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Timestamp: 2019-10-16 19:24:19+00:00

Document:
Consiglio regionale - Seduta n. 84 di Mercoledì 17-07-2019
n. 084 - 17.07.19 am
[10:07] Apertura Seduta Pubblica - 1563357605
[10:07] ZANIN Piero Mauro
[10:08] SUL PROCESSO VERBALE
[10:08] ZANIN Piero Mauro
[10:08] COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
[10:09] COMMEMORAZIONE DI PERSONALITA' DEL PANORAMA POLITICO, ISTITUZIONALE, LETTERARIO, ARTISTICO E IMPRENDITORIALE REGIONALE
[10:13] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 182 DEL CONSIGLIERE DA GIAU, AVENTE AD OGGETTO: "POLICLINICO DEL LIVENZA, TRA REALTA' E FANTASIA: COSA NE PENSA LA GIUNTA?"
[10:13] DA GIAU Chiara
[10:15] RICCARDI Riccardo
[10:18] DA GIAU Chiara
[10:20] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 191 DEL CONSIGLIERE LIGUORI, AVENTE AD OGGETTO: "QUALI SONO I RISULTATI DEL MONITORAGGIO AL 31/12/2018 SULLE ATTIVITA' DEI CENTRI DI ASSISTENZA PRIMARIA (CAP) IN FRIULI VENEZIA GIULIA?"
[10:21] LIGUORI Simona
[10:22] RICCARDI Riccardo
[10:28] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 198 DEL CONSIGLIERE USSAI, AVENTE AD OGGETTO: "LISTE D'ATTESA: QUAL E' LO STATO DI ATTUAZIONE DELLE NORMATIVE E QUALI SONO LE PRINCIPALI CRITICITA' RISCONTRATE?"
[10:28] USSAI Andrea
[10:35] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 200 DEL CONSIGLIERE BIDOLI, AVENTE AD OGGETTO: "LA MEDICINA TERRITORIALE VA TUTELATA E GARANTITA."
[10:35] MAZZOLINI Stefano
[10:35] BIDOLI Giampaolo
[10:37] MAZZOLINI Stefano
[10:37] RICCARDI Riccardo
[10:39] BIDOLI Giampaolo
[10:41] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 183 DEL CONSIGLIERE IACOP, AVENTE AD OGGETTO: "SMALTIMENTO RIFIUTI INDUSTRIALI SPECIALI."
[10:41] IACOP Franco
[10:44] SCOCCIMARRO Fabio
[10:46] IACOP Franco
[10:49] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 185 DEL CONSIGLIERE MORETTI, AVENTE AD OGGETTO: "DOPO LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO DEL 14/11/18 FAVOREVOLE ALLA REGIONE NEI CONFRONTI DELLA SIR SRL, QUALI LE TEMPISTICHE PER L'ESPROPRIO DEI TERRENI DELLA DISCARICA DI PECOL DEI LUPI E DELLA SUCCESSIVA GESTIONE POST-OPERATIVA DELLA STESSA?"
[10:51] MORETTI Diego
[10:51] MAZZOLINI Stefano
[10:51] SCOCCIMARRO Fabio
[10:53] MORETTI Diego
[10:55] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 187 DEL CONSIGLIERE MORETUZZO, AVENTE AD OGGETTO: "COME INTENDE ADEGUARSI LA REGIONE ALLA SENTENZA N. 153/2019 SULLE CONCESSIONI DI DERIVAZIONE D'ACQUA?"
[10:56] SCOCCIMARRO Fabio
[10:58] MORETUZZO Massimo
[10:59] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 190 DEL CONSIGLIERE RUSSO, AVENTE AD OGGETTO: "NUOVI AUMENTI SERVIZIO IDRICO: QUALI AZIONI A DIFESA DEGLI UTENTI?"
[11:07] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 194 DEL CONSIGLIERE COSOLINI, AVENTE AD OGGETTO: "CHIUSURA DELL'AREA A CALDO DELLA FERRIERA DI SERVOLA"
[11:07] MAZZOLINI Stefano
[11:07] COSOLINI Roberto
[11:09] SCOCCIMARRO Fabio
[11:14] COSOLINI Roberto
[11:17] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 197 DEL CONSIGLIERE CAPOZZELLA, AVENTE AD OGGETTO: "RICHIESTA DI REVISIONE DELL'A.I.A ALLO STABILIMENTO BUZZI UNICEM S.P.A., SITO NEL COMUNE DI FANNA (PN), CON DECRETO N. 276 DEL 20 FEBBRAIO 2014."
[11:17] CAPOZZELLA Mauro
[11:21] CAPOZZELLA Mauro
[11:21] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 199 DEL CONSIGLIERE DAL ZOVO, AVENTE AD OGGETTO: "FERRIERA: VISTI I DATI SULL'INQUINAMENTO ACUSTICO ESISTONO I PRESUPPOSTI PER L'EMANAZIONE DI UN'ORDINANZA CONTINGIBILE E URGENTE?"
[11:22] DAL ZOVO Ilaria
[11:25] SCOCCIMARRO Fabio
[11:26] MAZZOLINI Stefano
[11:26] DAL ZOVO Ilaria
[11:28] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 188 DEL CONSIGLIERE SANTORO, AVENTE AD OGGETTO: "COSA INTENDE FARE LA REGIONE RISPETTO ALLE NOVITA' DEL "DECRETO CRESCITA" CHE RISCHIANO DI PENALIZZARE LE PMI DEL "SISTEMA CASA"?"
[11:33] ZANNIER Stefano
[11:38] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 189 DEL CONSIGLIERE NICOLI, AVENTE AD OGGETTO: "BARRIERE ANTIRUMORE. A QUANDO LA LORO REALIZZAZIONE?"
[11:38] NICOLI Giuseppe
[11:45] NICOLI Giuseppe
[11:46] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 193 DEL CONSIGLIERE CONFICONI, AVENTE AD OGGETTO: "FVG STRADE INTENDE FINANZIARE LA REALIZZAZIONE DEFINITIVA DELLA ROTATORIA SULLA SS13 IN VIALE DELLA LIBERTA'?"
[11:46] CONFICONI Nicola
[11:49] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 196 DEL CONSIGLIERE SERGO, AVENTE AD OGGETTO: "STATO DEI LAVORI RELATIVI AI FONDALI LUNGO IL CANALE DI ACCESSO DI PORTO BUSO"
[11:51] ZANNIER Stefano
[11:54] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 186 DEL CONSIGLIERE GABROVEC, AVENTE AD OGGETTO: "MONITORAGGIO DEI DEPOSITI DERIVANTI DALL'ATTIVITA' DI ITTICOLTURA SUL FONDALE DIFRONTE A DUINO"
[11:54] GABROVEC Igor
[11:56] ZANNIER Stefano
[12:01] GABROVEC Igor
[12:03] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 192 DEL CONSIGLIERE GIACOMELLI, AVENTE AD OGGETTO: "TRASFERIMENTO DELLA PROPRIETA' DELL'IMMOBILE SEDE DELLA SEZIONE DI STUDI DI LINGUE MODERNE PER INTERPRETI E TRADUTTORI DELL'UNIVERSITA' DI TRIESTE ALLA COMUNITA' SLOVENA"
[12:03] GIACOMELLI Claudio
[12:04] ROBERTI Pierpaolo
[12:06] GIACOMELLI Claudio
[12:07] SULL'ORDINE DEI LAVORI
[12:07] BOLZONELLO Sergio
[12:08] BOLZONELLO Sergio
[12:09] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 184 DEL CONSIGLIERE BOLZONELLO, AVENTE AD OGGETTO: "NOMINA DI LUCIO GOMIERO COME AMMINISTRATORE UNICO DELL'ENTE UDINE E GORIZIA FIERE SPA."
[12:09] BOLZONELLO Sergio
[12:13] ZILLI Barbara
[12:22] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 195 DEL CONSIGLIERE MARSILIO, AVENTE AD OGGETTO: "PERCHE' NUOVE DOTAZIONI INFORMATICHE A PROMOTURISMOFVG"
[12:23] MARSILIO Enzo
[12:27] ZILLI Barbara
[12:28] MARSILIO Enzo
[12:33] INTERROGAZIONI E SVOLGIMENTO DI INTERPELLANZE
[12:33] INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE N. 45, PRESENTATA DAI CONSIGLIERI SIBAU, DI BERT E MORANDINI, ED AVENTE PER OGGETTO: "TRACCIABILITA' PAGAMENTO BOLLO AUTO."
[12:33] ZILLI Barbara
[12:41] INTERPELLANZA N. 55, PRESENTATA DAL CONSIGLIERE GIACOMELLI, ED AVENTE AD OGGETTO: "SITUAZIONE ATTUALE ABITAZIONI DI VIA MARGHERITA"
[12:42] GIACOMELLI Claudio
[12:43] ZANNIER Stefano
[12:45] GIACOMELLI Claudio
[12:46] DISCUSSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE: "MISURE DI SOSTEGNO A FAVORE DEL PATRIMONIO REGIONALE INSERITO NELLA LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE POSTO SOTTO LA TUTELA DELL'UNESCO" (51)
[12:47] BERNARDIS Diego
[12:54] GIBELLI Tiziana
[12:55] IACOP Franco
[13:04] HONSELL Furio
[13:13] SANTORO Mariagrazia
[13:18] TOSOLINI Lorenzo
[13:22] MORETUZZO Massimo
[13:25] RUSSO Francesco
[13:27] CAPOZZELLA Mauro
Dichiaro aperta l’ottantaquattresima seduta del Consiglio regionale. Informo che sono a disposizione dei Consiglieri alcune copie del processo verbale n. 82. Qualora non vi fossero eccezioni nel corso della seduta odierna, il verbale sarà considerato approvato. Comunico che sono pervenute alla Presidenza un disegno di legge, il DEFR 2020, Documento di Economia e Finanza 2020, tre interpellanze, quattro interrogazioni a risposta orale, due interrogazioni a risposta scritta, diciannove interrogazioni a risposta immediata, cinque mozioni, un voto alle Camere e al Governo della Repubblica, la dichiarazione di legittimità costituzionale di due norme regionali, il ritiro di una mozione, l’iscrizione in Commissione di un atto di sindacato ispettivo, l’evasione in Commissione di due atti di sindacato ispettivo, il ritiro di una mozione, la richiesta di parare su una deliberazione della Giunta regionale, una deliberazione della Sezione della Corte dei Conti sulla dichiarazione di affidabilità del rendiconto generale della Regione per l’anno 2018, la relazione annuale sullo stato di attuazione dei piani d’ambito, ex articolo 14 della legge regionale n. 5/2016, settore idrico, gestione integrata rifiuti urbani, la comunicazione di un’impugnativa di una legge regionale. Le su indicate comunicazioni sono a disposizione per esteso nel fascicolo distribuito a tutti i Consiglieri. Prima di passare all’ordine del giorno, chiederei un minuto di raccoglimento. Grazie. È mancato prematuramente pochi giorni fa, all’età di sessantanove anni, il dottor Claudio Malacarne, già Vicesegretario generale del Consiglio regionale. Vissuto a Trento, dove ha frequentato le scuole medie e superiori, ha iniziato a lavorare come funzionario alla FIAT, è passato in seguito alla Grandi Motori di San Dorligo della Valle, azienda che all’epoca apparteneva al gruppo industriale torinese. Durante questa esperienza riuscì a contemperare lavoro e studio, laureandosi in giurisprudenza all’Università di Trieste e iniziando subito dopo il suo percorso nella pubblica amministrazione presso la Provincia di Trento. Nel 1980 si sposò e l’anno successivo si trasferì in posizione di comando presso la Regione Friuli Venezia Giulia, come coordinatore dell’area giuridico legislativa della Segreteria Generale Straordinaria della ricostruzione. Nel 1996, alla ristrutturazione di questa struttura operativa, passò al Consiglio regionale nelle vesti di direttore di servizio, ricoprendo dal 2003 il ruolo di Vicesegretario generale. Fondamentale è stato il suo impegno nell’opera di ricostruzione del Friuli, avendo guidato per vent’anni l’ufficio legale e legislativo della Segreteria Generale Straordinaria preposta alla consulenza agli Enti locali e alla predisposizione degli atti amministrativi volti alla realizzazione degli interventi più rilevanti gestiti a livello regionale. Malacarne è stato un punto di riferimento per i sindaci del Friuli terremotato perché riusciva a evidenziare le criticità procedurali del complesso processo ricostruttivo sapendo individuare le soluzioni più efficaci per le comunità colpite dal sisma. È stato direttore del Consiglio pastorale di Buttrio, del Consiglio foraniale di Rosazzo, nonché membro della redazione del Bollettino parrocchiale. Aveva avuto un’esperienza di un quinquennio come Consigliere comunale nel Comune di Buttrio, dove risedeva con la famiglia, alla quale era legatissimo. Molto attivo come volontario laico nell’ambito parrocchiale, ha curato soprattutto gli aspetti liturgici e pastorali dell’informazione cattolica. Dal 2012 dirigeva l’ufficio diocesano per gli aspetti dell’immigrazione. Era membro della Commissione Migrantes Triveneta e componente laico dell’equipe diocesana per il catecumenato, membro della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo. È ricordato unanimemente come una persona generosa, che si metteva sempre a disposizione con la competenza di giurista e uomo di legge che gli era riconosciuta. Aveva collaborato con l’Ufficio di Gabinetto del Consiglio regionale in occasione degli eventi del quarantennale del terremoto contribuendo alla rinnovata edizione della raccolta delle leggi sulla ricostruzione. Uomo di profonda cultura, riservato, di una cordialità non comune, si dedicava al prossimo come collaboratore in tante attività ecclesiastiche a livello diocesano e parrocchiale, sapendo leggere in profondità i mutamenti in atto nella società nel contesto degli ultimi anni. Alla moglie Claudia e alla figlia Ilaria porgiamo le condoglianze del Consiglio regionale. Grazie. Partiamo con le IRI. Dopo le interrogazioni faremo lo svolgimento di interpellanze. Con le IRI partiamo per economia di lavori con l’Assessore Scoccimarro. Andiamo con ordine. Andiamo con l’Assessore Riccardi, che... Partiamo comunque con l’Assessore Riccardi. “Policlinico del Livenza, tra realtà e fantasia: cosa ne pensa la Giunta?” Prego. Da Giau. Le facciamo dopo, perché ci è stato richiesto di posticiparle. Prego.
Premetto che preferisco farmi spiegare dall’Assessore Riccardi piuttosto che dal consigliere Fundarò, per cui questa interrogazione nasce anche per questa cosa. Senza leggerla, il tema è quello delle proposte che vengono avanzate nel Comune di Sacile e nel territorio del Livenza in queste settimane rispetto alla realizzazione di un policlinico in sostituzione di quello che è il presidio ospedaliero di Sacile. Siccome, dall’essere una proposta che viene avanzata, con tutti i diritti, così come tante altre, si sono lette sui giornali anche delle affermazioni perentorie rispetto al fatto che verrà fatto un bando pubblico, immaginando che un bando pubblico preveda una programmazione della Regione, la definizione di contenuti di questa nuova struttura ospedaliera, l'interrogazione mira a farsi spiegare, appunto, che cosa abbia in testa la Giunta e l’Assessore rispetto a questa iniziativa e qual è la sua fondatezza, fatte salve anche delle precisazioni successive che sono venute rispetto al fatto che sarebbe a parità di posti letto, e quindi verrebbero sottratti evidentemente alla realtà pordenonese. In questo clima che consegna anche ai cittadini delle informazioni che magari disegnano scenari che possono essere anche futuribili, ma devono comunque avere un fondamento della realtà per non confondere i cittadini stessi, interrogo l’Assessore e la Giunta attraverso di lui per conoscere i dettagli di questa iniziativa.
Grazie consigliera Da Giau. Prego, Assessore Riccardi.
Io evito di leggere le risposte in burocratese che gli uffici devono preparare, e mi affido a qualche considerazione, che farò a braccio. Prima questione: la Giunta regionale ritiene che l’attuale programmazione relativamente all’individuazione del presidio di Sacile con la sua organizzazione, quindi la valorizzazione del presidio ospedaliero per la salute, costituisca un elemento fermo dal quale partire. Tutte le altre considerazioni che possono arricchire le discussioni e l’offerta sono naturalmente di interesse dell’Amministrazione, ma è evidente che qualsiasi interesse deve essere coerente con le attività di natura programmatoria, sul quale questo Consiglio regionale dovrà evidentemente affrontare nella revisione, e quindi davanti a questo tipo di ragionamenti io non mi sento di escludere nessun tipo di considerazione in ordine alle ipotesi, che peraltro però non conosco. Quindi non sono in grado di poter dare un giudizio su vicende che non conosco. Rispetto a questo guardo con interesse anche alle eventuali ipotesi che possono essere rappresentate. Una volta che le ipotesi saranno presentate, credo che sarà nostro dovere esaminarle, naturalmente queste nell’ambito di una programmazione che dovrà essere perfezionata nell’ottica di quella parte della revisione che è incardinata nella legge 17, che dovrà rivedere l’eventuale offerta. Quindi qualsiasi ipotesi di lavoro che possa essere rappresentata sicuramente avrà l’interesse dell’Amministrazione nell’essere osservata, però bisognerà capire se questo poi che cosa... che tipo di rappresentazione sarà presentata e, una volta che questa sarà presentata, saremo in grado di valutarla in ordine a quella che sarà la programmazione madre, dalla quale evidentemente dovremo partire. Io penso che il punto fermo sia quello che oggi, rispetto a Sacile, viene individuato. Qualsiasi altra opzione che possa dare delle risposte coerenti alla nuova programmazione, la guardo con interesse, ma non posso esprimere dei giudizi rispetto a una proposta che nel dettaglio ancora non sono in grado... non conosco. So della discussione, la seguo, sono stato anche interessato dal Consigliere comunale che leggo e sul quale la collega Da Giau interroga. Mi ha anticipato la volontà di discutere di questo argomento e quando qualcuno mi chiede di discutere io, a differenza di quello che si possa pensare, sono disponibile a discutere. Direi che la madre di questi ragionamenti non può che altro che partire dalla programmazione che parte evidentemente dal Consiglio regionale.
Grazie Assessore Riccardi. Consigliere Da Giau.
Sono soddisfatta della parte che l’Assessore ha dichiarato e che condivido in pieno rispetto alla valorizzazione del presidio ospedaliero di Sacile, che per la sua collocazione anche geografica si presta a essere la sede di sevizi che possano rappresentare un’attrattiva rispetto a tutto il territorio, che è un bacino di utenza che è consistente sia nella parte del Friuli Venezia Giulia sia in quella limitrofa del Veneto. Credo che alcune cose che erano state pensate dentro quel presidio, a partire dalla procreazione assistita, rappresentassero uno di questi elementi di valorizzazione molto seria a fianco dei quali credo che si possano mettere tutta una serie di altri servizi che vanno a completare quello che viene chiamato il modello Sacile, e che l’Assessore stesso ha avuto più volte modo di apprezzare e di indicare come modello per quello che è il rapporto della sanità e quello che è il servizio sul territorio. Sono anche soddisfatta del fatto che in qualche modo viene confermato quello che dicevo, cioè che siamo nel campo delle ipotesi e che quell’affermazione “faremo un bando”, annunciandolo anche con una certa velocità nell’esecuzione per vedere chi è interessato a questa cosa, al momento non abbia dei frutti, non abbia una radice concreta, una base concreta. Attendo quelle che saranno le indicazioni che verranno dall’Assessore per questa ulteriore valorizzazione di quel presidio e quelle che saranno le linee della sanità. Immagino che già sabato sapremo forse qualche cosa.
Grazie consigliera Da Giau. Passiamo alla consigliera Liguori, 191: “Quali sono i risultati del monitoraggio al 31/12/2018 sulle attività dei Centri di Assistenza Primaria (CAP) in Friuli Venezia Giulia?”. Prego, consigliera Liguori.
Grazie Presidente. Questa interrogazione si colloca anche in un momento storico qual è quello attuale in cui stiamo analizzando il DEFR insieme alla manovra di assestamento. Nel Documento Economico e Finanziario Regionale si legge testualmente che, alla luce del riassetto organizzativo, si intende realizzare un riorientamento delle nuove forme organizzative dell’assistenza primaria e dell’organizzazione delle attività distrettuali, quindi anche alla luce di questo si chiede conto un po’ dell’analisi della situazione di fatto sull’assistenza territoriale, che ha impegnato e ha viste impegnate le Aziende sanitarie dal 2017 ad oggi nel concepire delle forme di assistenza primaria che potessero in qualche modo avvicinare sempre di più i servizi sanitari e assistenziali al cittadino evitando ricoveri in pronto soccorso e in regime di degenza soprattutto a quella fascia di popolazione che è affetta da malattie croniche, per le quali serve assolutamente che sia la sanità che diventi di prossimità e non un modello naturalmente ospedale-centrico. Grazie.
La consigliera Liguori mi chiede i risultati del monitoraggio al 31 dicembre 2018. Io alla consigliera Liguori ricordo che le informazioni relative a questo andamento sono presentate il 30 giugno, quindi dieci giorni fa. La mappatura puntuale di questa cosa in questo momento io non sono in grado di dargliela, ma sarà mia cura, una volta che sarà perfezionato questo, di consegnargliela. Non di meno però, rispetto al tema che lei pone, mi sembra importante fare alcune riflessioni complessive che poi dovranno avere a che fare anche qui sugli aspetti di natura di riprogrammazione. Le prime indicazioni dei risultati raggiunti con la realizzazione dei CAP derivano dalle analisi che oggi sono disponibili, quindi i consuntivi del 2017, quindi si desume che l’obiettivo di realizzazione dei quattro CAP per azienda al 2017 sono stati raggiunti solamente dall’Azienda 3, ed è stato parzialmente raggiunto in tutte le altre non essendo ancora comunque comunicata la realizzazione di alcun CAP da parte dell’Azienda di Trieste. Quindi, se dovessimo fare alcune considerazioni, che peraltro si ispireranno anche a quello che è l’accordo che stiamo sottoscrivendo per la medicina generale 2019, io credo che sia necessario, ma questo sarà oggetto della discussione nelle Commissioni e nell’Aula, di superare la logica con cui nella precedente legislatura venivano privilegiate le concentrazioni dei medici nei CAP, laddove esistenti e funzionanti, dove io non intendo assolutamente intervenire su questo, nel senso che l’autonomia dei medici di trovare delle soluzioni che consentano di avviare queste collaborazioni ovviamente non mi trova assolutamente contrario, però questo non può essere ricondotto a una logica che non può vederli interpretati soltanto come dei poliambulatori sub-distrettuali per un ampliamento dell’offerta oraria di servizi non governata e non indirizzata. L’obiettivo primario riguarda la necessità di spostare progressivamente per l’appropriatezza il baricentro di assistenza e di cura per le cronicità, le fragilità, le cose che diceva il consigliere Liguori, azioni incentrate prioritariamente all’intercettazione dell’instabilità del cronico e nel fragile, che molto spesso genera ricoveri potenzialmente evitabili e del tutto insufficiente ad agire solo sul versante dell’offerta e non anche quello sulla domanda e dell’appropriatezza. Peraltro un’altra considerazione che mi sembra importante fare sono le diversità delle condizioni orogeografiche della regione, quindi la distribuzione della popolazione, che è caratterizzata in gran parte da comuni di piccola e media dimensione. La logica delle concentrazioni professionali nei CAP si rivela insufficiente a garantire un riorientamento dell’azione dei medici di medicina generale non tanto a una mera espansione oraria, come dicevo prima, dell’apertura degli ambulatori in sede unica, come peraltro oggi è ottenuto dai CAP, ma ad agire finalmente sull’appropriatezza della domanda, e non solo quindi sul governo critico dell’offerta, quindi attraverso una progressiva evoluzione verso reti complesse e integrate di assistenza primaria cui la distribuzione capillare sul territorio che ha storicamente caratterizzato la figura professionale del medico di medicina generale. In questo senso i centri di assistenza primaria, laddove realizzati, funzionanti e coerenti con le necessità sopra descritte, potranno, se del caso, continuare evidentemente a esistere, come interpretazione di una medicina di gruppo integrata in sede unica aziendale.
Grazie Assessore. L’Assessore ha giustamente toccato alcuni temi importantissimi che richiederanno senz’altro una ampia e proficua discussione in III Commissione, nella Commissione naturalmente Sanità. Questo è molto importante per due ordini di considerazioni. Essenzialmente, Assessore, ritengo che tutto quello che hanno fatto finora le Aziende sanitarie, che hanno messo soldi pubblici nella costruzione di questi CAP nell’adattamento naturalmente informatico di queste strutture, quindi in tutto ciò che di tecnologico e di logistico sia stato fatto, non vada assolutamente sprecato. La seconda osservazione riguarda le associazioni dei medici di famiglia, che si sono produttivamente costituite, quindi non partiamo naturalmente da un anno zero per quanto riguarda l’assistenza territoriale, però è necessario assolutamente che da qui in poi si vada oltre, quindi comprendo benissimo che l’iniziativa possa essere lasciata ai medici di famiglia, ma viceversa, se un medico di famiglia sottoscrive un accordo, un AIRE, che già prevedeva 2016/2018 naturalmente tutta questa serie di adempimenti, è un qualcosa in più che deve essere comunque garantito, perché il fatto che possano lavorare insieme agli specialisti e possano lavorare insieme agli infermieri e agli psicologi di comunità diventa fondamentale proprio per fare in modo che il cittadino non si rivolga al pronto soccorso, non si rivolga all’ospedale, e che quindi in qualche modo possa trovare le cure vicino a casa propria.
Grazie consigliera Liguori. Passiamo alla 198, Ussai: “Liste d’attesa: qual è lo stato di attuazione delle normative e quali sono le principali criticità riscontrate?” Consigliere, prego.
Grazie Presidente. Il Piano nazionale di governo liste d’attesa è stato siglato con l’intesa Stato-Regioni il 22 febbraio 2019. Le regioni e le province autonome avevano sessanta giorni per recepire il piano e redigere un piano regionale di governo liste d’attesa, che poi doveva aggiornare in qualche maniera anche i programmi attuativi aziendali nei successivi sessanta giorni. Rilevato che anche nel 2019 è stato disatteso l’articolo 15 della legge n. 7/2009, in materia di contenimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, che prevede la presentazione ogni anno presso la Commissione consiliare competente, entro il mese di febbraio, di una relazione che documenti lo stato di attuazione delle liste di attesa; visto che, nonostante lo scorso utilizzo del numero 1500, continuano le numerose segnalazioni dei cittadini sui lunghi tempi per prestare visite, ma il 9 giugno il Difensore civico ha citato come principali criticità le segnalazioni sui lunghi tempi di attesa per ottenere visite specialistiche, si interroga l’Assessore competente per conoscere la situazione del rispetto dei tempi di attesa, in particolar modo il recepimento del Piano nazionale di governo delle liste d’attesa, l’adozione del piano regionale con delibera, che doveva essere fatto, l’aggiornamento dei piani attuativi aziendali e la redazione del documento sullo stato di attuazione della legge 7/2009 e se, eventualmente questa relazione è stata redatta, quali sono le principali criticità che sono emerse. Grazie.
La Direzione Centrale Salute ha dato tempestiva informazione al Ministero rispetto alla piena intenzione della Regione di recepire i contenuti del piano delle liste di attesa. Il nuovo piano, che sostituirà il precedente, a differenza di quello che è accaduto con le altre regioni, non intende limitarsi al puro recepimento formale, ma sta perfezionando ed è in fase di completamento uno strumento più agile che se avesse recepito sostanzialmente gli indicatori delle disposizioni statali avrebbe rinunciato a qualsiasi opportunità di approfondimento sul tema estremamente importante, che a nostro giudizio non può essere ricondotto oggi a un’armonizzazione complessiva degli strumenti. La Regione peraltro è intervenuta con diverse disposizioni dal 2009 al 2016 in questa materia e anche lo spirito della 27, sul quale affidare i termini di coordinamento all’Azienda di coordinamento per la salute sui sistemi di attesa è una scelta di natura organizzativa importante. Quindi noi abbiamo costituito questo gruppo che sta lavorando alla stesura del documento molto articolato per far confluire diversi provvedimenti regionali adottati in materia di tempi di attesa per la produzione di questo unico documento. Una prima bozza avanzata di documento è già stata presentata, discussa e condivisa con i direttori sanitari, che sono il vicecommissario straordinario delle aziende, e siamo sostanzialmente alla redazione della versione che sostanzialmente è quasi definitiva. È intenzione dell’Amministrazione, prima dell’adozione della DGR, quindi questione che credo sia risolvibile in breve tempo, di affrontare il piano con le organizzazioni sindacali dei prescrittori e degli erogatori e con tutti gli stakeholders al fine di garantire una più efficiente ed efficace traduzione pratica del provvedimento, quindi, per quel che mi riguarda, anche alla III Commissione, la quale, rispetto alle cose che sono state indicate anche in questa interrogazione del consigliere Ussai, sull’attuazione della legge 7, è stata necessaria una rilettura degli effetti pratici dell’applicazione della legge, quindi andare con i precedenti strumenti sarebbe stato intempestivo e incompleto per relazionare alla Commissione e credo che nel giro di breve tempo sarò in grado, qualora la Commissione lo ritenga, anche di presentare questo lavoro, che evidentemente si distingue rispetto all’applicazione e all’adempimento delle disposizioni in termini oserei dire quasi matematici delle disposizioni statali.
Grazie Assessore Riccardi. Ussai.
Grazie Presidente. Noi siamo... sono tre le regioni che non hanno ancora recepito con delibera di fatto i piani regionali, e tra queste c’è la Regione Friuli Venezia Giulia. Mi fa piacere che si voglia fare di più di quello che è previsto nel piano nazionale. Aspetto di vedere questa bozza e la delibera, e soprattutto l’illustratore in III Commissione. Approfitto per segnalare all’Assessore Riccardi che comunque noi continuiamo a ricevere segnalazioni. È di due giorni fa la segnalazione di una signora cinquantenne che dice che per gli esami da mammografia ed ecografia mammaria, penso alla Casa della città di Udine, la lista è bloccata, anche se in teoria non potrebbero essere bloccate le liste. È di tre - quattro giorni fa il fatto che per fare una cataratta ci vuole più di un anno - questo in provincia di Trieste - per cui io spero che veramente i tempi siano brevi per avere un quadro completo della situazione rispetto a quelle che erano anche le criticità emerse con la relazione del 2017 fatta dalla precedente Giunta che proponeva tutta una serie di migliorie per la riduzione dei tempi di attesa. Spero che non continuiamo a limitarci a quelli che sono gli atti per il momento... gli unici atti che ho visto da parte di questa Giunta, che riguarda i tempi di attesa, che riscontrano delle linee per la gestione dove alla fine nell’ultimo paragrafo si dice che almeno il 40 per cento dei soldi per la legge 7/2019 devono essere destinati all’erogazione presso i privati convenzionati, in di più rispetto al budget già assegnato, o la delibera di fine gennaio, in cui si cerca di determinare il fabbisogno per accreditare ulteriori privati convenzionati. Visto che queste sono gli unici due atti di questa Giunta che riguardano le liste di attesa, almeno di mia conoscenza, aspetto di vedere cosa prevederà il nuovo piano per poter dare un giudizio. Grazie.
Scusate un momento, perché ho appena preso posto. Interrogazione n. 200. Bidoli.
Grazie Presidente. L’interrogazione prende lo spunto da una situazione particolare, se vogliamo, anche straordinaria e improvvisa, dal momento che il medico di medicina generale si è trasferito per problematiche sue, visto che ha trovato un posto più vicino a casa. Però è una situazione che coinvolge senza dubbio anche altre aree della nostra regione. C’è anche in zona Sarone di Caneva una mobilitazione di alcuni cittadini, che so, almeno dalla lettura dei giornali, che si stanno organizzando anche per arrivare fino a qui, a Trieste, a incontrare il Presidente Fedriga. Quindi è una situazione che soprattutto in aree disagiate, dove chiaramente non da adesso, ma sappiamo che risultano poco appetibili anche per i medici, si determinano grosse criticità, soprattutto per le persone anziane, che sono la maggior parte di quelli che risiedono in questi luoghi. L’interrogazione è per sapere come può agire l’Amministrazione regionale per sopperire nell’immediato a queste carenze. Grazie.
I tre medici continuano a operare nell’ambito di riferimento e hanno confermato la loro disponibilità a incrementare transitoriamente il massimale a oltre 1500 assistiti. Inoltre un medico appartenente a un altro ambito territoriale ha manifestato la propria disponibilità a effettuare una sostituzione in via temporanea ed è stato a ciò autorizzato. Comunque, al fine di garantire la presenza di un medico in ogni comune nell’ambito, il tempestivo intervento dell’Azienda sanitaria ha consentito di reperire locali idonei da rendere temporaneamente disponibili quale ambulatorio medico. È così garantita la possibilità di assegnare un medico ad ogni cittadino e di prevedere l’apertura dell’ambulatorio nei comuni di Fanna, Tramonti di Sopra e Sotto, in attesa della nomina del nuovo titolare, che arriverà con la procedura che deve rispettare un iter definito a livello nazionale e ineludibile. Quindi, premesso che non è facoltà della Regione disporre in deroghe di quanto previsto dagli accordi collettivi nazionali, perché questo è il vero tema, in merito alla copertura delle zone carenti, in occasione della cessazione del medico titolare, giova ricordare come lo stato di agitazione programmato negli ultimi giorni dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale riguarda temi di rilievo nazionale e non regionale. Questa non è una giustificazione, ma questo purtroppo è un elemento del campo nel quale stiamo giocando. Il tema dell’assistenza territoriale tuttavia rappresenta una priorità per l’intero sistema sanitario regionale e stiamo intraprendendo un percorso di programmazione a lungo termine della medicina territoriale con attenzione anche verso la necessità dei professionisti, che sono garantiti ad un aumento delle borse di studio per la formazione di nuovi medici di medicina generale, considerato che i medici di famiglia rappresentano le fondamenta del sistema sanitario regionale e il vero presidio a tutela del diritto della salute dei cittadini. Questo si sta concludendo con un iter di negoziazione dell’accordo regionale ponte per il 2019 in coerenza con le previsioni delle linee di gestione del servizio sanitario. La necessità di identificare congiuntamente ogni possibile strumento legittimo e rispettoso delle disposizioni nazionali in materia, al fine di sopperire nell’immediato della carenza del servizio sanitario territoriale in situazioni eccezionali di possibile emersione quale quella citata, che ha trovato rapida e soddisfacente soluzione, è stata portata da questa Amministrazione anche all’attenzione in sede di negoziazione trovando la sensibilità anche da parte delle organizzazioni sindacali dei medici.
Grazie. Se il consigliere Bidoli... prego.
Grazie, Assessore, per la risposta. Riconosco le criticità e anche il limite fino a dove può arrivare la Regione in questi termini, anche perché la professione di medico di medicina generale sappiamo che si svolge in regime di libera attività. Mi fa piacere che ci sia stata la deroga al superamento del limite, anche se è chiaro che per un medico superare i 1500 e arrivare... non so se si arriva fino ai 1800 - non ho idea - comunque col territorio così vasto diventa difficile un po’ anche garantire degli orari. Visto che c’è la sostituzione temporanea, in qualche maniera si riesce a sopperire temporaneamente a questo disagio. Magari pensare a delle sessioni, cioè fare più sessioni per le zone carenti. Non so, mi viene in mente la possibilità di fare, come succedeva tempo fa, due almeno all’anno per poter arrivare in tempi più celeri a sostituzione del medico laddove ci sono comunque delle difficoltà perché, come dicevo prima, quelle aree lì, le aree montane, sono sempre poco appetibili anche per i medici di medicina. Grazie.
Bene. Proseguiamo. Anticipiamo le risposte delle interrogazioni. Anticipiamo con l’Assessore Scoccimarro, quindi interrogazione 183. Iacop.
Grazie Presidente. Con questa IRI intendo sottolineare e porre all’evidenza dell’Assessore quella che è stata da più soggetti industriali una segnalazione di difficoltà nel compiere per intero il processo industriale, nel senso che alla fine del processo industriale c’è spesso lo smaltimento di quelli che sono i rifiuti sotto varia natura prodotti dalla lavorazione industriale, e soprattutto ho segnalato una tipologia specifica, quella legata agli sfridi dell’acciaio, ovviamente con parti di olio, quelli che non possono essere recuperati con processi di separazione e vanno quindi smaltiti in appositi impianti, tra l’altro utilizzando ditte che siano autorizzate alla manipolazione di detti rifiuti. Sono tra l’altro procedure estremamente costose e non ininfluenti anche nel definire quello che è il costo complessivo di produzione. Siccome parliamo di aziende che sono aziende leader - nel caso specifico sono aziende che producono utensili (parliamo delle seghe, frese) per legno e per altri prodotti, quindi sono aziende leader anche di grande innovazione nella nostra regione e producono gran parte per l’esportazione - mi si segnala come ormai da mesi si ha la difficoltà a far smaltire il rifiuto. Nemmeno le ditte autorizzate allo smaltimento prelevano il rifiuto. È ovvio che questo è un rifiuto industriale speciale e mantenerlo in azienda provoca di fatto il rischio per l’azienda di vedersi anche mettere sotto infrazione perché non sono autorizzati allo stoccaggio dei rifiuti. La giustificazione... io ho parlato personalmente con il titolare, il dottor Luci, della Gesteco e mi dice “sì, è vero, non c’è oggi in regione discarica per rifiuti speciali; noi ovviamente non possiamo ritirare, se non andando a conferire in Veneto”, per cui uno smaltimento anche di natura limitata, l’azienda mi ha segnalato, è costato 25 mila euro. Il rapporto... l’IRI ha il motivo di chiedere a lei, Assessore, se pensa di convocare un tavolo fra produttori, smaltitori e chi possa in qualche modo risolvere il problema, perché tra l’altro realizzare una discarica per rifiuti speciali non è una cosa che si fa in poche ore. Quindi questo problema rischia di essere un problema che si trascinerà e aggraverà i processi industriali per lungo periodo.
Grazie consigliere Iacop. Io passerei la parola, per la risposta, all’Assessore Scoccimarro. Grazie.
Grazie Presidente. Approfitto di questa interrogazione perché è un ulteriore stimolo nei confronti dei nostri uffici, che con il direttore di servizio, ingegnere Gabrielcig, stiamo già lavorando in questo senso, ma faremo un ulteriore sollecito affinché convochi più velocemente possibile questo tavolo anche se devo dire che la problematica della saturazione degli scarichi presenti sul nostro territorio regionale è all’attenzione dell’Assessorato e della Direzione competente da parecchi mesi. Ci sono già state tante interlocuzioni con i portatori di interessi. È ovvio che noi andiamo incontro a quelle che sono le esigenze della produzione dell’industria, perché è nostro interesse farlo, e quindi si stanno valutando anche delle possibili modifiche ai criteri localizzativi che possono dare la possibilità agli imprenditori di presentare dei progetti per nuove discariche. Una problematica presente sul territorio del Friuli Venezia Giulia è che le discariche dei rifiuti speciali in alcune parti del territorio, che sono state autorizzate, è difficile prendere in considerazione, e penso per esempio a Remanzacco e a Pozzuolo, perché dove hanno... queste località non ci sono criteri escludenti per fare nuove discariche, però ci sono state delle criticità sia in ordine alla chiusura sia in ordine al danno ambientale, per cui c’è una problematica esistente nel nostro territorio riguardo le discariche di rifiuti speciali. Questa è la risposta. Non è una risposta definitiva, in quanto non diamo la soluzione alle richieste delle imprese, però c’è il mio impegno, anche perché me lo sono trovato sul tavolo, ed è una cosa che parte da lontano, senza dare colpe a nessuno, perché non c’è una specifica responsabilità. La fotografia è questa e mi impegno nelle prossime settimane a seguire il consiglio del consigliere Iacop di convocare questo tavolo, che comunque, al di là del tavolo che si fa bella figura convocarlo, quello che è importante è che c’è sempre l’interlocuzione e sempre l’ufficio aperto sia dell’Assessorato, ma anche quello del direttore di servizio, quando, a differenza di altri Assessorati di altre regioni vi assicuro che non è così. Noi teniamo sempre le porte aperte perché questa non è una torre d’avorio, ma è un ente pubblico che è al servizio dei cittadini. In questo caso specifico è al servizio degli industriali e di chi ha questa necessità di smaltire questi rifiuti dopo la produzione. C’è questo impegno.
Prego, Iacop.
Assessore, prendo atto che c’è un impegno a questo punto da parte sua a convocare, perché credo non sia una soluzione che naturalmente trova risoluzione da quello che qualcuno potrebbe anche immaginare essere un normale... una normale questione che la domanda dare e avere, il rapporto dare e avere, c’è una necessità, c’è un’opportunità, qualche privato magari, perché no, si mette a disposizione. Mi sembra che tutto sia molto complesso, parlando anche con i gestori, e che l’intervento in questo caso dell’Assessorato nel poter coordinare quelli che sono i soggetti interessati sia fondamentale. Il problema non si risolve da solo. Viste le procedure che ci sono per attivare una discarica di rifiuti speciali, rischia di essere un problema che si trascinerà per tempo ancora in questa regione, ovviamente se non da subito si interviene, dando un peso anche non secondario a quella che è la competitività del nostro sistema industriale, soprattutto in questo tipo di lavorazioni. Ha accennato a Remanzacco, ma mi sembra che la discarica di Remanzacco - ne abbiamo parlato in questo Consiglio - dovrebbe essere un qualcosa non per rifiuti speciali. Almeno, parlavano di un prelievo di ghiaie e di una risistemazione ambientale. Non so se questo è il titolo, ma mi auguro che questo sia chiarito con l’amministrazione di Remanzacco, che mi sembra pensi tutt’altro in quella zona. C’è stato anche in intervento in Aula; vedo il collega Miani, che adesso è distratto, ma ha fatto un intervento specifico con un provvedimento anche transitorio di norma. Per quello evitiamo malintesi e prendiamo ben direttamente il tema, perché ovviamente è nell’interesse anche dei gestori di poter attivare un impianto di tale specie.
Grazie. Consigliere Moretti, interrogazione n. 185.
Grazie Presidente. L’interrogazione chiede all’Assessore qual è lo stato di fatto e quali sono le tempistiche rispetto alla questione Pecol dei Lupi. Pecol dei Lupi era una discarica in provincia di Cormons, una discarica che serviva alla provincia di Gorizia - comune di Cormons - su cui la società proprietaria aveva attivato tutta una serie di contenziosi che sono durati diversi anni, contenzioso che per anni è durato. Nel novembre 2018 la Regione ha avuto ragione in Consiglio di Stato rispetto al contenzioso che a suo temo era stato attivato. Prima di questa sentenza peraltro la Regione si era già mossa in altri modi anche stanziando una somma eventualmente per una possibile transazione. Alla fine comunque il Consiglio di Stato ha dato ragione all’Amministrazione regionale. Adesso ci sono le condizioni per attivare in primis l’esproprio e poi tutte quelli che sono gli atti conseguenti alla gestione post mortem della discarica. L’interrogazione chiede, anche alla luce dell’ulteriore norma che ha aumentato il capitolo a disposizione dei comuni, a ristoro degli oneri che i comuni andavano... vanno a sostenere, in attesa della gestione post mortem, oltre al fatto che è stato anche ampliato il termine per poter fare domanda. L’interrogazione vuole proprio capire qual è lo stato di fatto e quali sono le tempistiche per l’attivazione dell’esproprio e degli atti conseguenti.
Grazie Presidente. In merito a quanto richiesto si riportano le formalità portate a termine con i vari decreti del 2016 (della storia ormai ha fatto anche la sintesi il consigliere Moretti). È un contenzioso che poi ha dato ragione alla Regione in base all’esproprio, e quindi sono state depositate le ulteriori somme relative all’indennizzo dovuto per l’utilizzo senza titolo delle aree. Gli adempimenti a carico del servizio lavori pubblici, infrastrutture di trasporto e comunicazione sono stati conclusi e l’atto di acquisto risulta formalizzato. Questo con la nota di protocollo 40975/P del 4 luglio 2019 e di un tanto è stata informata la Direzione finanze e patrimonio. Da ultimo si precisa che il giudizio di riassunzione proposto davanti alla Corte d’appello di Trieste dalla società in liquidazione, quella che si è opposta alla proprietà, in opposizione alla stima effettuata ai fini dell’acquisizione postuma delle aree interessate dalla discarica, verte sulla determinazione del quantum indennitario e non comporta impedimenti in ordine alla concessione prevista dall’articolo 361, legge regionale 34/2016. Per rispondere alla domanda, quando la società Isambiente presenterà il progetto di variante e di chiusura del secondo lotto della discarica di Pecol dei Lupi si procederà alla relativa istruttoria al fine di addivenire al rilascio di apposito atto autorizzativo nei tempi e nei modi previsti dalla normativa. Ad oggi la società Isambiente non ha ancora depositato nessun progetto, per cui non è prevedibile la tempistica da parte della Regione per la definitiva chiusura della discarica. Aggiungo che sarà nostra cura e premura sollecitare Isambiente e, se nel caso, dare il supporto che è necessario da parte degli uffici regionali affinché faccia questo progetto. Grazie.
Grazie Presidente. Mi soddisfa rispetto a quello che è lo stato dell’arte, con l’impegno finale dell’Assessore di sollecitare e comunque di accompagnare in qualche modo Isambiente nel momento in cui presenterà la progettazione. Prendo atto che il 4 luglio la Direzione Centrale Infrastrutture ha completato - mi pare di capire così - l’iter dell’esproprio, che spettava a quella Direzione, per cui prendo atto della risposta, ringrazio l’Assessore. In qualche maniera ha risposto a tutte le domande, sollecitando e auspicando... sollecitando un impegno che si è dato l’Assessore, e auspicando che il 2019 sarà l’ultimo anno in cui la Regione stanzia una cifra rispetto a un tema che credo adesso può avere il suo iter normale, pur in presenza di un ulteriore contenzioso che la società ha fatto in ordine al quantum che dovrebbe essere riconosciuto. Così mi pare di aver capito da quello che lei ha significato nella risposta. Grazie.
Grazie. Interrogazione n. 187. Moretuzzo.
Grazie Presidente. È relativa al tema delle micro centraline idroelettriche ed è legata al fatto che già il 21 giugno è uscita una sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il comma 1 della legge regionale 12/2018. L’articolo diceva che le restrizioni del Piano di tutela delle acque non si applicano alle domande presentate prima dell’approvazione del piano. Già nel mese di aprile abbiamo presentato un emendamento e siamo nella situazione paradossale per cui di fatto sono state presentate una serie di domande di realizzazione di centraline, micro centraline in particolare, sui torrenti naturali prima dell’approvazione di questa, e rischia, secondo la nostra legge regionale, che vadano avanti al di là delle situazioni che erano previste. La Corte costituzionale naturalmente dice che questo è illegittimo, quindi vorremmo sapere tre cose: quante sono le istanze presentate prima dell’approvazione del Piano regionale di tutela delle acque, che hanno l’istruttoria conclusa, quindi prima della sentenza, prima di giugno, quante delle domande che hanno l’istruttoria ancora aperta è pendente e cosa pensano di fare l’Assessore e la Giunta rispetto a questo tema dopo la sentenza del 21 giugno. Grazie.
Grazie Presidente. La sentenza della Corte costituzionale n. 153 del 7 maggio 2019 è stata pubblicata nel sito ufficiale il 26 giugno, prima serie speciale, pertanto la norma regionale ha cessato di avere efficacia dal 27 giugno di quest’anno. Il Piano regionale di tutela delle acque (PRTA) è stato approvato con decreto del Presidente della Regione, col decreto n. 74, del 20 marzo 2018. Alla richiesta dell’interrogazione del consigliere Moretuzzo, le istanze presentate prima dell’approvazione del PRTA, cioè il numero di istanze in cui l’istruttoria si è conclusa prima del 27 giugno 2019, giorno in cui la norma regionale, come ho detto, ha cessato di avere efficacia, sono state per tutte le tipologie di derivazione 134, per derivazioni di corsi d’acqua superficiali 8, mentre il numero di istanze in cui l’istruttoria è ancora pendente ad oggi sono 247 per quanto riguarda tutte le tipologie di derivazione, mentre sono 78 quelle che riguardano le derivazioni da corsi d’acqua superficiali. Si precisa tuttavia che, tra le 78 istanze di concessione di derivazione d’acqua che riguardano i corsi d’acqua superficiali, il numero, che sarà certamente inferiore di quelle le quali saranno applicabili le delimitazioni previste dai commi 3, 4 e 5 dell’articolo 43 delle norme del Piano regionale, potrà essere determinato solamente valutando ogni singola istanza. All’esito della dichiarazione di illegittimità costituzionale, articolo 7, comma 1, della legge regionale n. 12/2018 è intenzione di questa Amministrazione procedere all’abrogazione di tale norma. Grazie.
Consigliere Moretuzzo.
Eventualmente chiedo la copia. Si apre un bel fronte, quindi adesso vedremo, rispetto a tutte queste domande pendenti, quale sarà l’esito delle istruttorie e come procederemo. Immagino che per gli uffici ci sarà un bel lavoro da fare. Grazie.
Grazie. Interrogazione n. 190. Consigliere Russo, ha la parola.
Grazie Presidente. Il tema è di strettissima attualità, come sa l’Assessore e come i colleghi hanno potuto vedere anche dai giornali di questi giorni. Il tema dell’acqua, come sappiamo, è bene primario, ed è un tema che non soltanto sta colpendo gli esercizi commerciali che hanno denunciato in questi giorni degli aumenti monstre delle bollette, fino a cinque - sei volte, cosa che mette in grande difficoltà ovviamente molte realtà del territorio regionale, ma che potrebbe rivelarsi ancora più grave rispetto alle utenze private, e questo vorrei richiamare l’Aula e anche interrogare la Giunta. Partendo da un dato di fatto, che condividiamo tutti, ossia la necessità di evitare sprechi e di far crescere una cultura del risparmio dell’acqua, come abbiamo visto e come vedremo nei prossimi giorni credo ancora di più, il problema non è legato soltanto agli esercizi commerciali, come ricordavo, ma in particolare l’adeguamento delle tariffe previsto dall’Autorità nazionale, che è retrodatato gennaio 2018, quindi stanno arrivando a tutti quanti, e arriveranno anche a voi colleghi, delle bollette che chiedono arretrati per tutto il 2018, anche in maniera significativa, questo, come potete immaginare, va a incidere anche sulle utenze private in maniera significativa perché il computo delle prossime bollette sarà pro capite. Questo significa che ciò che noi abbiamo pagato in maniera forfettaria a nucleo familiare finora sarà conteggiato pro capite, e capite come in questa regione, in cui l’utenza media è di uno - due persone per nucleo familiare, questo andrà a incidere in maniera rilevante, con degli aumenti dal 30 al 50 per cento sulle future bollette, e in particolare è evidente che, vista la composizione demografica, colpirà i nuclei di anziani singoli e pensionati, che hanno sicuramente dei redditi meno elevati e che solitamente hanno dei consumi incomprimibili, quindi sono aumenti significativi su fasce protette. L’oggetto in particolare della mia interrogazione è legato anche al fatto che l’Ausir, la responsabilità che abbiamo come Regione, ha in qualche maniera accettato in maniera acritica ciò che veniva deciso dall’Autorità nazionale, senza alcun filtro, senza alcuna critica. Questo ha portato a cosa? Ha portato al fatto intanto che c’è una disparità tra la nostra regione e altre regioni. Un dato su tutti: è stato fissato il consumo pro capite a 24 metri cubi per persona (in altre regioni arriva a 30), c’è una disparità all’interno del territorio regionale e mi permetto di segnalare, e chiudo, Presidente - grazie per la pazienza - che questo Consiglio ha presentato, e la Giunta ha fatto propria, già un’interrogazione in cui si chiedeva che fosse attivato il comitato degli utenti dell’Ausir, che auspicabilmente potrebbe essere il luogo dove minimizzare i danni per i cittadini di questa regione. Grazie.
Grazie Presidente. È necessario ricordare che il Servizio idrico integrato, in quanto afferente a materie ambientali e tutela della concorrenza, è di competenza primaria statale, ma già il senatore Russo questo lo sapeva. Non devo spiegarlo a lui. In tal senso, l’articolo 154 del decreto n. 152/2006 dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo servizio idrico integrato in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio, secondo il principio di recupero dei costi e secondo il principio che chi inquina paga. Viene predisposta dall’ente di governo ed ambito, ora Ausir, e viene approvata dall’autorità di erogazione nazionale, ora ARERA. Pertanto la norma nazionale non prevede spazi specifici di manovra per le regioni. Tuttavia l’articolo 12, comma 4, della lettera a), della legge regionale n. 5/2016 prevede che la Regione può provvedere all’individuazione degli interventi di interesse regionale tra quelli già previsti nel piano di ambito, con l’indicazione delle fonti di finanziamento, anche europee, per realizzare tali interventi al fine di ottenere effetti calmierati sulla tariffa del servizio. In effetti negli ultimi anni la Regione ha provveduto a finanziare direttamente, o tramite accordo di programma con fondi propri, nazionali e comunitari, per oltre un centinaio di milioni di euro, diversi interventi rivolti in particolare a superare le procedure di infrazione connesse alla direttiva europea, concernente il trattamento di acque reflue urbane, ma che hanno un effetto secondario significativo anche nel calmierare la tariffa. Quindi l’articolo 18, comma 3, della legge regionale 5/2016 prevede che la Giunta regionale, con il regolamento di cui all’articolo 10 della legge regionale 7 luglio 2006, n. 11 (Interventi regionali a sostegno della famiglia e della genitorialità), nel determinare le tipologie di servizio oggetto nella Carta famiglia, stabilisce altresì le modalità di intervento per le agevolazioni consistenti nella riduzione delle tariffe del servizio idrico integrato nell’ambito della zona montana classificata B e C dalla deliberazione della Giunta regionale 3303/2000. Detto questo, aggiungo inoltre che solleciterò che venga riunito il comitato utenti, che provvederemo a vedere se ci sono state delle manovre per adeguare in positivo rispetto a quali sono le esigenze dei nostri concittadini, quelli che sono i metri cubi famiglia, anche perché la risorsa idrica della nostra regione è ottima rispetto alle altre regioni d’Italia. Di conseguenza in questo senso deve andare. Quindi presumo che faremo quello che è nostro compito per agevolare l’interesse dei cittadini, pur rimanendo in quelle che sono delle norme di ambito nazionale rispetto alle tariffe idriche. Grazie.
Grazie. Ringrazio l’Assessore. Mi permetto semplicemente di sottolineare, e di pregarlo di trasmettere a chi di dovere, il fatto che la Regione ha invece qualche spazio di manovra. Lo dimostra il dato che citavo e il fatto che altre regioni hanno recepito favorendo un consumo pro capite maggiore, e potete immaginare come questo faccia la differenza, perché poi le tariffe scattano in maniera molto significativa. Prendo assolutamente in parola l’impegno a costituire - non soltanto a riunire - il comitato utenti, che credo possa anche fornire, alla luce di quanto le associazioni dei consumatori ci hanno segnalato, anche in modalità concrete. Ne segnalo una su tutte, Assessore: siamo in fase transitoria in questo momento, e nella fase transitoria esiste una previsione per la quale fino al 2022 va adottato un criterio pro capite standard, e questo criterio pro capite prevede un nucleo familiare standard di tre persone. Capisce che questo per esempio, per chi oggi è da solo o vive con due persone, è già fino al 2022 un momento di respiro. Non tutte, ma alcune delle nostre aziende multiutility, hanno invece inteso recuperare, in maniera anche un po’ particolare, i dati degli utenti e immediatamente applicare la tariffa meno favorevole. La Regione può in questa fase, anche alla luce di una normativa nazionale, che probabilmente non convince molti di noi, attutire di molto ciò che sta succedendo, può segnalare a livello nazionale ciò che non va e può dimostrarsi attenta alle esigenze dei cittadini e - ripeto - il luogo privilegiato in cui farlo sarebbe il comitato utenti. Mi permetta una battuta: per una volta prima gli italiani. Occupiamoci di queste esigenze. Grazie.
Grazie. Interrogazione 194. Cosolini.
Grazie Presidente. Assessore, alcuni giorni fa ci sono state delle sue dichiarazioni pubbliche relative alla previsione di una chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Servola prima della fine di questa legislatura, che sarebbe evidentemente la primavera del 2023. Queste dichiarazioni si potrebbero leggere in due diverse modalità: la prima evidentemente è quella di una mera aspettativa di una cessione dell’area da parte del gruppo Arvedi per ragioni che possiamo dire esclusivamente di opportunità industriale o di interesse aziendale, la seconda quella evidentemente di un’azione attiva da parte della Regione che prevede però, visto che il 2023 non è lontanissimo, la pronta attivazione di alcuni strumenti, ovvero un nuovo accordo di programma in qualche modo sostitutivo di quello precedente e l’individuazione di soluzioni industriali e occupazionali per l’area in questione. La domanda conseguentemente... l’interrogazione è per sapere se ci troviamo in questa seconda fattispecie e quali passaggi istituzionali finora realizzati e avviati vanno in questa direzione e quali altri sono in programma nell’immediato futuro.
Grazie Presidente. Tutto nasce da una trasmissione televisiva, dove era ospite anche il consigliere Cosolini, dove mi venne chiesto a bruciapelo se dovessi scommettere sulla chiusura della Ferriera. Io non sono un giocatore d’azzardo e dissi che se avessi dovuto scommettere un euro, pur in assenza di mie scommesse, l’avrei scommesso non sul fatto che la Ferriera restasse aperta oltre il periodo di questa consiliatura, ma entro questa consiliatura, nel senso che questa Giunta e l’Assessore all’Ambiente sta portando avanti delle trattative nel senso di quella che è la politica di questa Regione, di questa Giunta, cioè che le industrie del 1800 altamente impattati sono incompatibili con lo sviluppo del territorio. È un disco rotto che dico sempre, ma è esattamente quello che ho sempre detto. Senza mettere una data precisa, se non un desiderata di quello che potrebbe essere per noi, proporre all’azienda, e che stiamo già facendo. Come ho dichiarato nel comunicato stampa diramato la scorsa settimana, è in corso un dialogo con il Presidente Arvedi, con il quale sono convinto troveremo una strada per giungere a obiettivi soddisfacenti per tutti. Partivamo dall’altro anno, dove c’era un muro. La società siderurgica triestina voleva andare avanti e non voleva dialogare. Siamo arrivati dopo un anno ad avere un incontro soddisfacente per tutti, tra il sottoscritto e la proprietà del gruppo Arvedi. Questi incontri continueranno anche nei prossimi giorni direttamente con il vertice società, cioè con il Presidente Arvedi. Quindi obiettivi comuni soddisfacenti, chiudere per noi l’area a caldo entro il 2022. È la nostra proposta. Non è un documento scritto, ma una proposta che abbiamo fatto, quindi, non da meno importante, non lasciare nessuna famiglia dei lavoratori in strada, che è anche un punto importantissimo per una persona come Arvedi, che ha dichiarato che il suo gruppo non ha mai lasciato nessun lavoratore in strada. Quindi la cosa più importante, che è quella lavoratori, non lavoratori, a cui tiene è la salute dei cittadini. Come precedente accordo tra l’Autorità portuale e Ungheria agevolare l’arrivo, per quelle che sono le possibilità, di un ente come la Regione per fare il possibile per agevolare l’arrivo di nuovi investitori, che al momento io non ho notizia ci siano, oppure, se ci sono, sono nella fase di trattativa, ma non nella fase di chiusura accordo, almeno da quello che ho io notizie. Per garantire il giusto ritorno economico per gli investimenti messi in atto dalla società, che è venuta qua e comunque, pur in accordo con il Governo nazionale di allora, Governo Renzi, e con il governo regionale di allora, Giunta Serracchiani, hanno fatto degli accordi con loro successivi al dialogo. Quindi è un’operazione complessa, data da una scelta politica, come ho detto in premessa, di bisogno di sviluppo delle città che è differente da quella della Giunta precedente. Legittimamente ha fatto una scelta che va in senso opposto alla nostra, lecita, ma permettetemi di dire forse anche con meno prospettiva, perché contemporaneamente la stessa Giunta regionale affidava il porto di Trieste a una persona che è capace, che proponeva lo sviluppo del porto di Trieste e aree importanti servivano, come quelle delle Ferriera, per contro si permetteva alla Ferriera di andare avanti. Quindi forse una diversa visione strategica del porto e dell’industria andava fatta allora, però - ripeto - è una scelta legittima. Ognuno fa politica con degli obiettivi come ritiene e in questo caso sono obiettivi diametralmente opposti a questa Giunta. La chiusura dell’area a caldo è un obiettivo di questa Giunta - l’ho detto - partendo dal Presidente, passando per il sottoscritto, ma col supporto anche dei colleghi della Giunta competenti. Avvieremo tutte le azioni necessarie al fine di concordare con la società, e soprattutto il Ministero, il MiSE, oltre a quello dell’Ambiente, e anche l’Autorità portuale, un nuovo accordo di programma che definisca puntualmente, e permettetemi di dire quello del 2014 aveva delle lacune... qua non voglio dare la colpa a nessuno, ma leggo: un esempio su tutti, si programmava il progetto della copertura dei parchi minerali e si dava un tempo per fare il progetto, ma non veniva messo in questi atti il fatto che poi le coperture dovevano esserci. Quindi oggi, per astratto, la società fa il progetto e non copre i parchi, che è una cosa assurda. Ovviamente è difficile dimostrare che uno fa un progetto e poi non fa l’opera definitiva, ma sui miei documenti non c’è scritto. Dei buchi ci sono stati, senza dare colpe a nessuno, neppure politiche, ma il buco c’è. I passi di ogni soggetto coinvolto con tanto anticipo rispetto a questa chiusura che noi auspichiamo, ma dobbiamo ovviamente fare tutti i passi possibili nel più breve tempo possibile, e quando dissi 2022 dissi una data che è auspicabile, ma - ripeto - va concordata con la proprietà, che ad oggi ha tutte le autorizzazioni per andare avanti a fare questo tipo di industria, per noi impattante. Grazie.
Se ho ben capito, Assessore, in sintesi, si tratta di un auspicio basato su un’affermazione che il Cavaliere Arvedi forse aveva fatto in qualche colloquio, ma che ha fatto pubblicamente da tempi molto lontani, ovvero: “io faccio industria, però se poi qualcuno mi dirà che non la devo fare più e offrirà delle soluzioni alternative dal punto di vista industriale, garantendo l’occupazione, c’è la mia disponibilità evidentemente a trattare”. Questo l’ha sempre detto e quindi non c’è un fatto nuovo. Se auspicio è, se posso permettermi un consiglio, scommetta pubblicamente su qualcos’altro rispetto a ciò che da un certo punto di vista crea aspettative positive negli abitanti di Servola e crea angoscia, per altre ragioni, in centinaia di lavoratori. Anche perché le considerazioni critiche che lei ha fatto nella parte finale possono essere condivisibili o meno rispetto all’azione dell’Amministrazione precedente, mi permetto però di rilevare l’assoluta continuità in quello che è il fondamentale documento di programmazione della Regione, ovvero nel DEFR, relativamente alla Ferriera di Servola tra quanto appariva nei documenti della Giunta Serracchiani e quanto appare, e siamo già alla terza edizione... la prima poteva essere una legittima e veloce copiatura, la seconda in sede di previsione 2019 doveva essere qualcosa di più, ma qua siamo alla terza possibilità. Non si aggiunge una riga, nemmeno la richiesta di revisione dell’accordo di programma rispetto alle manchevolezze che lei ha segnalato. Diciamo così, per concludere, Presidente, e grazie se sto sforando di qualche secondo: la risposta lascia insoddisfatto nel senso che non c’è nessun fatto nuovo aggiuntivo a quanto il Cavaliere Arvedi ha dichiarato alla stampa più volte nel corso di questi anni.
Bene, grazie. Capozzella, n. 197 l’interrogazione.
Grazie Presidente. Assessore, le leggo l’IRI perché è strettamente tecnica. Richiamata l'IRI 128/2019 seguita da una risposta dell'Assessorato competente ritenuta non soddisfacente; visto il permanere della preoccupazione per la salute pubblica legata all'emissione in atmosfera di inquinanti riconosciuti quali cancerogeni certi e interferenti endocrini come i policlorobifenili (PCB), da parte dello stabilimento Buzzi Unicem di Fanna; considerato che, come da notizie di stampa del 28 e 30 giugno 2019 il rilascio dell'AIA a tale azienda è antecedente all'introduzione del Titolo III bis del Testo Unico Ambientale che stabilisce, di fatto, il limite di 0,1 ng/Nm3 per le emissioni del pericoloso PCB-DL; considerato che l'AIA del cementificio di Fanna riporta una soglia cinque milioni di volte superiore, pari a 0,5 mg/Nm3 per i PCB totali; considerato che le attuali misurazioni condotte a Fanna sull'emissione di PCB totali dal camino risultano, sì, in linea con il limite normativo previgente, ma non riportano le misurazioni dei PCB-DL come previsto dal successivo intervento normativo al Testo Unico Ambientale; tenuto conto che infatti parrebbe non risultare alcuna rilevazione di una specifica tipologia di Policlorobifenili (appunto, i PCB-DL); considerato altresì che il caso delle emissioni del cementificio di Fanna è attualmente oggetto di confronto tra il Deputato del Movimento 5 Stelle Luca Sut e il Ministro dell'Ambiente, tutto ciò premesso si chiede all'Assessore competente se intenda adottare una revisione dell'AIA dello stabilimento Buzzi Unicem di Fanna, che vada in direzione della previsione di limiti di emissione in atmosfera dei PCB-DL, individuati dal Titolo III bis del Testo Unico Ambientale nella concentrazione massima ammessa di 0,1 ng/Nm3.
Grazie Presidente. Risponderò anche io in forma molto tecnica, essendo argomento di questa portata. Al momento del rinnovo e del rilascio dell’AIA, AIA vigente del 20 febbraio 2014, non era ancora stato emanato il decreto 04/03/2014, n. 46, che apporta varie modifiche al decreto-legge n. 152/2006, tra le quali una modifica alla parte IV del decreto-legge n. 152/2006, inserendo in particolare il limite di emissioni di PCB di 0,1 ng/Nmc per emissioni degli impianti di incenerimento rifiuti, tra i quali rientra anche il citato cementificio Buzzi Unicem, che è anche autorizzato all’incenerimento dei rifiuti. Questo nuovo limite di 0,1 ng/Nmc, come si dice tecnicamente, per il PCB-DL, emanato successivamente al decreto AIA vigente, anche se non è più menzionato nel decreto stesso, viene regolarmente rispettato, come più volte accertato dall’Agenzia regionale per l’ambiente del Friuli Venezia Giulia nel corso delle periodiche attività di controllo, di cui già discusse con la IRO 14 precedente. Detto questo, rispondendo alla domanda del consigliere Capozzella, confermo che l’Amministrazione regionale, per questa e per altre installazioni, come tutte le installazioni ubicate in regione, come da programma della Direzione, avvierà il procedimento di riesame dell’AIA ai sensi dell’articolo 29, comma 4, lettera d) per la ridefinizione dei limiti autorizzativi. Grazie.
Grazie Presidente. Grazie Assessore. Io per questa indicazione, per questa affermazione, mi ritengo soddisfatto della risposta. Grazie.
Bene, grazie. Proseguiamo con l’interrogazione 199, Dal Zovo.
Grazie Presidente. Io ritorno su un argomento che è stato trattato poco fa dal consigliere Cosolini, e ritorno a parlare della Ferriera di Trieste, e nello specifico l’interrogazione che abbiamo fatto si riferisce all’inquinamento acustico della Ferriera. Nell’attuale autorizzazione della Siderurgica Triestina, nella parte riferita al rumore, i limiti massimi per le zone B sono durante il diurno 60 decibel e notturno 50 decibel. È in atto, come sappiamo, un piano di risanamento acustico che doveva attuarsi entro il 27 gennaio; nel marzo di quest’anno la Regione ha diffidato l’azienda a integrare il piano con altri interventi mitigativi, uno dei quali prescriveva entro la fine di giugno la presentazione di un piano di risanamento acustico da effettuare poi entro il 31 marzo del prossimo anno, i valori però che vengono registrati nel tempo hanno sempre, e non lo diciamo noi (c’è un grafico di ARPA, che io ho qui, ma si può vedere), sono sempre stati comunque superiori a questi limiti imposti anche dal piano di classificazione acustica comunale, da poco aggiornato, e comunque, anche se è aggiornato, i valori sono sempre stati o al limite o comunque superiori anche nei periodi in cui c’erano in atto le operazioni di riavvio dell’altoforno e degli impianti accessori, quindi la Ferriera lavorava a un regime diverso dal pieno regime, quindi comunque questi valori erano tendenti o superiori ai limiti che sono autorizzati. Abbiamo quindi richiamato all’interno dell’interrogazione una norma, che ovviamente è vigente, la 447/95, e tutti i decreti correlati, che in qualche maniera consente al Sindaco, alla Giunta regionale, al Prefetto o al Presidente della Provincia, che noi non abbiamo più, e anche agli organi superiori di poter, in casi come questi, ordinare il ricorso temporaneo - leggo - a speciali forme di contenimento di abbattimento delle emissioni sonore, inclusa l’inibitoria parziale o totale di determinate attività, e quindi abbiamo fatto questa interrogazione per capire se è volontà della Giunta regionale... per conoscere se ricorrono in questo caso, visti anche i dati che abbiamo, i presupposti per l’emanazione di questa ordinanza contingente e urgente a tutela soprattutto della salute dei cittadini.
Grazie Presidente. Sarò breve. La disposizione normativa in questione, l’articolo 9 della legge 447/95, prevede la possibilità di emanare ordinanze contingibili e urgenti in caso ricorrano eccezionali e urgenti necessità di tutela della salute pubblica o dell’ambiente, ma riserva il potere di ordinanza alle autorità rispettivamente indicate secondo le competenze di ciascuno. Le eccezionali e urgenti necessità di tutela della salute pubblica sono di competenza del sindaco, in veste di ufficiale di governo e massima autorità sanitaria, quindi il provvedimento in questione non rientra nei poteri ordinari di controllo in materia di inquinamento acustico, che è di competenza dei dirigenti, cui spetta invece l’adozione di tutti gli atti di gestione del Comune, ma consiste in un provvedimento contingibile e urgente di competenza del sindaco.
Grazie. Consigliere Dal Zovo.
Noi abbiamo una nota, la diffida... questa nota di ARPA che scrive... ARPA scrive, in questa nota che ha inviato al Comune e all’Azienda sanitaria... richiama proprio questo articolo 9 e c’è scritto: “qualora sia richiesto l’eccezionale e urgente necessità di salute della tutela dell’ambiente il Sindaco, il Presidente della Provincia, il Presidente della Giunta regionale, il Prefetto, il Ministro dell’Ambiente, secondo quanto previsto dall’articolo 8, può emettere questo provvedimento”. Per come è scritta la nota ARPA, e mi immagino anche che abbiano ripreso una legge vigente, potrebbe agire anche il Presidente della Giunta regionale, anche perché il Sindaco del Comune di Trieste è già stato interpellato a riguardo e ha già detto che lui non intende fare nulla, quindi continuiamo così. Lui continua a non fare... il Sindaco continua a non fare quello che dovrebbe fare, il Presidente della Giunta regionale continua a non fare quello che dovrebbe fare; evidentemente per norma, e non perché lo diciamo noi, ma perché lo scrive ARPA, non si vuole fare. Io mi dichiaro assolutamente insoddisfatta.
Grazie. Allora andiamo all’Assessore Pizzimenti. Risponde l’Assessore Zannier. Interrogazione a risposta immediata 188, Santoro: “Cosa intende fare la Regione rispetto alle novità del “Decreto Crescita” che rischiano di penalizzare le PMI del “sistema casa”?” Prego, consigliera Santoro.
Presidente, innanzitutto intendo sollevare una questione di attribuzione, perché pensare che questo tema, che riguarda le aziende certamente del comparto edilizio, ma che riguarda la modalità di finanziamento, riguardi l’Assessore alle Infrastrutture e non già l’Assessore alle Attività produttive mi colpisce molto, e mi dispiace altresì che l’Assessore Zannier sia l’unico - vedo che anche la quantità di colleghi in Aula si rappresenta bene - ad affrontare questo tema, che è un tema assolutamente cruciale per le nostre piccole e piccolissime imprese, soprattutto degli artigiani. Il tema... Presidente, mi piacerebbe se avessi ascolto. Grazie. Il tema è un tema cruciale per le nostre aziende piccole e piccolissime. Sostanzialmente il Decreto Crescita permette all’utente, al cittadino, di chiedere lo sconto dell’ecobonus all’operatore che gli fa il lavoro. Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che noi abbiamo artigiani piccoli e piccolissimi che rischiano di chiudere, e questo non lo dico io, ma l’ha detto in contemporanea a me ieri il presidente Tilatti, della Confartigianato, in quanto non capienti per quanto riguarda la possibilità di avere un credito d’imposta relativo a tutti i clienti, e quindi rinunciare perché questo credito di imposta non è possibile trasferirlo agli istituti di credito, ma è possibile semplicemente trasferirlo ai fornitori. Ringrazio il Messaggero, che forse oggi mi pubblica, perché ieri non l’ha fatto. A detta degli artigiani, cinquemila aziende potrebbero chiudere, perché - ripeto - il cittadino chiede un suo diritto e una sua possibilità che il Decreto Crescita propone, ovvero quella di avere lo sconto pari al beneficio fiscale che gli deriverebbe applicando lui stesso l’ecobonus. Vuol dire che io vado dal piccolo artigiano che mi cambia la caldaia, gli chiedo il 65 per cento di sconto e lui è tenuto a darmelo, perché il Decreto Crescita lo impone. Se non può farlo, evidentemente mi rivolgerò a un imprenditore più robusto, forse una multiutility, e questo piccolo e piccolissimo artigiano rimarrà senza lavoro, ovvero, se dovesse applicare questo del Decreto Crescita, si ritroverebbe a non avere capienza per quanto riguarda le questioni. È ovvio che è un tema di carattere nazionale sicuramente, e quindi io con questa IRI, Presidente, chiedo due cose: la prima è l’immediata attivazione da parte della nostra Giunta regionale, e quindi un pool di Assessori, e magari anche del Presidente, perché questa istanza che è stata chiesta anche da tutte le associazioni di artigiani venga portata sui tavoli nazionali. La seconda, siccome credo che i nostri artigiani non possano aspettare i tempi del Ministero, utilizzare l’assestamento per creare un fondo di emergenza, Presidente... forse non sono riuscita a rendere la gravità della questione, e mi dispiace. Me ne scuso, anzi. Un fondo di emergenza che sostanzialmente anticipi, con modalità che ritengo l’Assessore alle Attività produttive possa mettere in campo, i fondi ai piccoli e piccolissimi operatori economici della nostra regione, che ricordo siamo soliti farcene sempre un vanto, perché possano affrontare questa che in ogni caso possiamo definire come una concorrenza sleale che i grossi gruppi potranno fare in quanto capienti in termini fiscali e in quanto con grossi fornitori. L’esempio dell’idraulico con la caldaia credo sia l’esempio più classico che sia capitato a ciascuno di noi, dove non possiamo certamente chiedere a un piccolissimo artigiano, quale l’idraulico che viene a cambiarci la caldaia, di farci uno sconto del 65 per cento sulla sua parcella perché altrimenti non pagherebbe nemmeno la fornitura della caldaia, tantomeno il suo lavoro, tantomeno un eventuale aiutante che dovesse avere. Quindi il tema è gravissimo; nel nostro tessuto economico ritengo sia un’emergenza, e quindi chiedo alla Giunta di attivarsi attraverso queste due modalità.
Grazie consigliera Santoro. Risponde l’Assessore Zannier. Prego.
Grazie Presidente. Do subito comunicazione che per tutte le interrogazioni relative al collega Pizzimenti mi limiterò al classico esercizio di buona lettura, sperando di arrivare a farlo in maniera sufficientemente valida. A riscontro dell’IRI n. 188, si rappresenta che la misura trae spunto dall’istituto della cessione del credito di imposta per detrazioni fiscali collegate a opere di efficientamento energetico o sismico, già presenti nella legge 27 dicembre 2017, n. 205, legge di bilancio 2018, Governo Gentiloni, che ha operato modifiche al decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, Governo Letta. La modifica alla disciplina degli incentivi per interventi di efficienza energetica e rischio sismico ha introdotto la facoltà di optare per uno sconto sul corrispettivo dovuto al fornitore in luogo all’utilizzo diretto della detrazione, prevedendo che lo sconto sia rimborsato al fornitore tramite riconoscimento di un credito di imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione in cinque quote annuali costanti. L’istituto continua a essere previsto a titolo di opzione rispetto all’ipotesi ordinaria di detrazione diretta da parte del contribuente beneficiario diretto dell’intervento di efficientamento, che in fase di prima attuazione dell’agevolazione è risultata comunque l’ipotesi più ricorrente. Un tanto è evidentemente indirizzato al legislatore nazionale a ideare meccanismi compensativi e agevolativi che possano risultare più incisivi sia in termini temporali (cinque quote annuali anziché le dieci ordinarie) che di platea di possibili cessionari. Sempre in merito all’argomento sollevato dall’interrogante, si fa presente che sono stati presi dei contatti preliminari con Confartigianato FVG finalizzati alla valutazione di un modello di intervento sul tema, in quanto anche altre regioni si stanno attivando sulla materia. Tale modello, finalizzato a rendere liquidi tali crediti di imposta al minor costo possibile, andrà valutato nel suo complesso sia rispetto agli importi che si riterrà di mettere in gioco sia rispetto alle modalità con cui tali fondi andranno anticipati dalla Regione e successivamente restituiti. Si faranno infine le dovute valutazioni in merito alla certezza del credito e della sua effettiva esigibilità, che sta alla base del meccanismo.
Grazie Assessore Zannier. Consigliera Santoro.
Non mi ritengo assolutamente soddisfatta per tre motivi. Il primo: si dimentica che il decreto Gentiloni riguardava gli incapienti, e quindi andava a favore delle imprese in quanto permetteva al cittadino che non pagava tasse di poter ricorrere comunque alle agevolazioni fiscali attraverso uno sconto cedendo questo suo credito, ma erano casi che riguardavano gli incapienti, che in quel caso diventavano lavoro che altrimenti le imprese non avrebbero fatto. Mettere insieme queste due cose assolutamente no. Il terzo è che si tratti di un’opzione. Assessore, mi scusi, prendo lei perché è lei qua, ma se lei di fronte alla sostituzione di una caldaia, di fronte all’ipotesi di avere il 65 per cento spalmato in dieci anni o lo sconto immediato del 65 per cento, le sembra che sia opzionabile? Va bene tutto, Presidente, però o facciamo finta di essere noi quei cittadini, perché lo siamo, oppure diciamo delle cose astratte assolutamente che non attengono alla vita quotidiana, perché dire che è opzionabile il risarcimento nei dieci anni, spalmati, piuttosto che il 65 per cento... certo, sulla carta è opzionabile, ma nei fatti la gente lo sta pretendendo. Parlate con gli operatori del settore. La gente sta pretendendo questo come un diritto, e se l’artigiano non glielo dà va da un altro. È un’emergenza, e io chiedo che venga affrontata subito, perché come Regione a statuto speciale non dobbiamo aspettare Roma. Abbiamo la possibilità di avere delle opzioni eccezionali, attuali e in attesa di, che almeno rassicurano gli operatori di settore.
Grazie consigliera Santoro. Passiamo a Nicoli, interrogazione a risposta immediata 189: “Barriere antirumore. A quando la loro realizzazione?” Prego, consigliere Nicoli.
Grazie Presidente. Questo è un tema che coinvolge molti cittadini di molti centri urbani dove passa la ferrovia della linea Trieste - Udine, ma anche Trieste - Venezia, quindi nell’isontino e nel territorio giuliano. Si trovano spesso e volentieri a dover sopportare i rumori provenienti dalla ferrovia stessa, che ha ovviamente il transito anche di convogli merci. È bene che sta aumentando anche questo traffico delle merci e dei camion su rotaia, però certo che il problema del rumore c’è ed esiste. C’è un decreto ministeriale del 2000, del 29 novembre 2000, che prevedeva l’esecuzione da parte di RFI delle barriere antirumore sulla linea ferroviaria. L’esecuzione di queste barriere è del tutto ferma o, meglio, parlando con RFI sembra che il progetto che doveva essere svolto in quindici annualità sia ancora fermo alla prima - terza annualità, quindi parliamo di opere che dovevano essere eseguite ancora nel 2000, 2001, 2003. Oltretutto ci sono continuamente anche dei lavori di adeguamento della linea ferroviaria, e anche della linea elettrica, che opportunamente e ovviamente devono essere svolti durante la notte, quando non c’è il traffico ferroviario. Questi rumori ovviamente sulla linea ferroviaria vicino a case di civili abitazioni, ma anche a luoghi sensibili, continuano a creare questi grossi problemi. Volevo chiedere all’Assessore, viste queste problematiche e visto il grosso ritardo che si ritrova a dover oggi di fronte a RFI, che doveva fare queste opere ancora una decina di anni fa, quali possono essere le azioni che l’Amministrazione regionale ha posto in essere per la realizzazione delle opere delle barriere antirumore che - ripeto - credo sia un’opera importante e dovuta. Grazie.
Grazie consigliere Nicoli. Prego, Assessore Zannier.
Grazie Presidente. Va premesso innanzitutto che la legge quadro sul rumore, 447/95, articolo 10, comma 5, prevede che le società e gli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto e delle relative infrastrutture attuino piani di contenimento e abbattimento del rumore nel caso del superamento dei valori limite stabiliti per l’infrastruttura ferroviaria dal DPR 459/98. Tale piano, redatto da RFI secondo le direttive emanate con il DM Ambiente del 29 novembre 2000 (Criteri per la predisposizione di piani di contenimento del rumore da parte dei gestori dei servizi pubblici di trasporto e delle relative infrastrutture) prevede l’obbligo per il gestore delle infrastrutture di realizzare sulle linee ferroviarie in esercizio interventi di risanamento acustico nell’arco di quindici anni. Dati del piano di risanamento acustico a livello nazionale: 9025 interventi, 5760 barriere antirumore per 3675 chilometri di opere, 3265 interventi diretti su ricettori isolati. Il costo stimato per l’intero piano di risanamento è di 8,3 miliardi di euro. Il piano di risanamento acustico è stato sottoposto all’approvazione del Ministero dell’Ambiente e al benestare della Conferenza Unificata Stato-Regioni, che, con l’intesa del primo luglio 2004, ha approvato uno stralcio relativo agli interventi dei primi quattro anni per un totale di 428 interventi, di cui 416 barriere antirumore e dodici interventi diretti sui ricettori. L’entità delle risorse previste nell’aggiornamento 2016 del contratto di programma tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e RFI 2012/2016, già finalizzato all’attuazione del piano, è complessivamente pari a 352 milioni di euro. Con il contratto di programma 2017/2021 sono state destinate ulteriori risorse pari a 90 milioni di euro, a cui si aggiungeranno, con l’aggiornamento 2018/2019, al contratto di programma 2017/2021, aggiornamento in fase di approvazione, ulteriori risorse che porteranno la dotazione complessiva a un totale di 617 milioni di euro. Si tratta di un importo che, pur rilevante, non raggiunge nemmeno il 10 per cento del fabbisogno complessivo stimato per l’attuazione del piano. In considerazione del fatto che la situazione sopra descritta non consentirà con tutta probabilità in tempi brevi l’attuazione degli interventi oggetto dell’interrogazione, anche a fronte di una variazione della scala delle priorità, questa Amministrazione regionale, nell’ambito della fase di consultazione con le regioni attuata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sull’aggiornamento 2018/2019 al contratto di programma 2017/2021 con Rete Ferroviaria Italiana, parte investimenti, e in particolare in esito all’incontro tenutosi a Roma l’11 luglio 2019 presso lo stesso Ministero, ha chiesto formalmente, il giorno successivo, 12 luglio 2019, al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che venga attuata una necessaria sinergia tra i programmi di riduzione e abbattimento del rumore e gli interventi previsti sulle principali direttrici ferroviarie che interessano la regione autonoma Friuli Venezia Giulia, in particolare per quanto riguarda l’oggetto dell’interrogazione, il progetto di potenziamento della linea Trieste - Venezia, per la realizzazione della quale è stata inoltre chiesta una velocizzazione delle tempistiche al momento previste. Ciò consentirebbe di superare il vincolo determinato dalla limitata dotazione finanziaria del piano di RFI dedicato al risanamento e di realizzare invece, come detto, una necessaria e auspicabile sinergia tra i due interventi. Per quanto riguarda eventuali azioni da attuare nelle more della realizzazione di tali interventi, che possono portare a una riduzione del rumore emesso dal traffico ferroviario, e in particolare da quello merci, è in atto uno stretto coordinamento tra le strutture della Direzione centrale infrastrutture e territorio e della Direzione centrale Ambiente finalizzato a poter valutare con Rete Ferroviaria Italiana le azioni da porre in essere, anche in considerazione dell’aumento del traffico ferroviario, a fronte dello sviluppo delle attività del sistema portuale e interportuale regionale, in primis del porto di Trieste. Alla luce di quanto sopra riportato, possiamo rassicurare l’interrogante che il presidio della tematica è già in atto ed è finalizzato a individuare e attenuare tutte le azioni possibili per pervenire nel minor tempo possibile a un miglioramento della situazione. A corollario, vorrei ringraziare della lunga ed esaustiva risposta gli uffici, che mi consentono di fare un lungo intervento. Grazie.
Grazie Assessore Zannier. Prego, consigliere Nicoli.
Io ringrazio assolutamente l’Assessore e gli uffici, che hanno prodotto questa risposta. Sono soddisfatto rispetto anche alle rassicurazioni che ci danno sul tema. Terremo monitorata la situazione perché - ripeto - ormai la situazione sta diventando difficile. Vorrei solamente ricordare che, come stabilito nel decreto ministeriale del 2000, se oggetto di specifica domanda da parte della Regione, si possono anche cambiare un po’ le priorità di questo tipo di intervento. Quindi ringrazio ancora per la risposta anche gli uffici. Grazie.
Grazie consigliere Nicoli. Passiamo al consigliere Conficoni, IRI 193: “FVG Strade intende finanziare la realizzazione definitiva della rotatoria sulla SS13 in Viale della Libertà?” Prego, consigliere Conficoni.
Grazie Presidente. Sette anni fa proprio in questi giorni a Pordenone cominciavano i lavori di realizzazione di una rotatoria nell’incrocio tra Viale Venezia e tra la Statale 13 e Viale della Libertà. Penso che l’Assessore Zannier, essendo residente in provincia, abbia presente di cosa sto parlando. Oggi, come allora, quel tratto di strada è di competenza di FVG Strade. Quella rotonda faceva parte di un sistema di altre due rotatorie, tutte e tre realizzate in modo provvisorio, a titolo sperimentale, le altre due sono state consolidate recentemente dal privato, mentre quella di Viale della Libertà è ancora tracciato con i cordoli gialli e neri. Dopo molte sollecitazioni, con questa IRI si cerca di capire se da parte della Regione, di FVG Strade c’è la disponibilità a consolidare anche questo intervento, come richiesto anche dall’Amministrazione comunale. Grazie.
Grazie consigliere Conficoni. Prego, Assessore Zannier.
Grazie. La risposta è affermativa, nel senso che l’opera è stata inserita al numero 18 della programmazione annuale 2019 di FVG Strade per l’importo, al netto di oneri e Iva, di 200 mila euro. Tale programma è stato approvato dal Cda societario e recentemente trasmesso alla Direzione centrale Infrastrutture e Territorio al fine della successiva approvazione da parte della Giunta regionale. Si prevede che entro il corrente anno le opere verranno appaltate per dar corso poi alle attività di cantiere. I tempi di realizzazione previsti in progetto sono di 150 giorni.
Grazie. Prego, consigliere Conficoni.
Grazie Assessore. Non posso che essere soddisfatto della risposta, perché finalmente, dopo tante parole spese anche durante quest’anno sull’esigenza e sulla necessità di riqualificare la Statale 13, ci sarà un primo fatto concreto. Chiaramente l’auspicio è che a questo passaggio, a questo intervento, ne seguano altri, che da Roma arrivino notizie positive circa i finanziamenti annunciati rispetto alla riqualificazione di tutto il tratto di Statale 13 tra il capoluogo e Casarsa, e oltre, anche fino a Udine, in modo tale da rendere più sicura la circolazione e anche la stessa più scorrevole, agevolando la competitività di un sistema economico e produttivo che, come dimostrano anche purtroppo le ultime crisi aziendali, ha bisogno di essere ulteriormente sostenuto. Bene questo passaggio. Speriamo che altri fatti concreti possano seguire per migliorare la dotazione infrastrutturale del nostro territorio. Grazie.
Grazie consigliere Conficoni. Passiamo alla IRI 196: “Stato dei lavori relativi ai fondali lungo il canale di accesso di Porto Buso”, presentata dal consigliere Sergo, che ha la parola. Prego.
Grazie Presidente. Grazie all’Assessore Zannier, in anticipo, per la risposta su una materia ovviamente non di sua stretta competenza, ma è abbastanza semplice la domanda dell’interrogazione. Noi volevamo capire se finalmente dopo i problemi che ci sono stati su quel canale a febbraio, marzo e anche, come ricordato nella recente Commissione durante la discussione dell’assestamento di bilancio, c’è un problema ovviamente legato alla fine di questi lavori, noi volevamo capire a che punto siamo, se i lavori previsti e definiti di manutenzione per il ripristino urgente stanno andando avanti, sono al completamento oppure no. Dalle solite ordinanze che poi vengono emesse dalla Capitaneria di Porto, questa volta non riuscivamo a capire se si sta lavorando, fino a quando si sta lavorando. Sono lavori attesi dal 7 marzo, che dovevano partire. Volevo capire a che punto siamo. Grazie.
Grazie consigliere Sergo. Prego, consigliere Zannier.
Grazie Presidente. Premesso che, come richiamato dallo stesso interrogante, le richieste oggetto dell’interrogazione hanno già trovato ampia illustrazione nella risposta all’interrogazione orale 94 del 9 aprile 2019, risposta data in Aula nella seduta del 28 maggio 2019, e in particolare al punto 2, con tale risposta si dava già conto dell’appalto dei lavori di manutenzione per il ripristino urgente dei fondali lungo il canale di accesso di Porto Buso e della circostanza che gli stessi erano in corso di esecuzione. Io chiederei all’interrogante se posso saltare la riproposizione della risposta già data nella seduta precedente, perché altrimenti ci sono altre due pagine di risposta a un’interrogazione che invece prevede di sapere un dato più concreto, che arriva in questa parte della risposta. L’attualizzazione di quanto già esposto il 28 maggio scorso è rappresentata dalle seguenti informazioni: in questo breve arco temporale ad oggi sono stati scavati 20 mila metri cubi dei 35 mila previsti, concentrati nella parte di canale all’altezza dell’incagliamento della nave del 23 febbraio scorso, pur essendo che l’incaglio è avvenuto in un’area esterna al canale navigabile, pertanto in una zona estranea al canale navigabile stesso delimitato dai segnalamenti marittimi e solo per il quale vi è la necessità di garantire la sicurezza della navigazione. Nel corso della scorsa settimana è stata eseguita la necessaria manutenzione e ritaratura del sistema di monitoraggio della torbidità al fine di continuare a rilevare dati attendibili, e quindi garantire il costante controllo del perdurare delle condizioni ambientali nel rispetto della tutela dell’ambiente.
Grazie Assessore Zannier. Prego, consigliere Sergo.
Ringrazio l’Assessore per la succinta risposta. Siamo a 20 mila su 35 mila. Questo è il dato, quindi presumo che non ci siano problemi di nessun tipo, a parte questi ultimi annunciati sul monitoraggio. Come detto, ben venga. Vuol dire che siamo già a buon punto. Ci auguriamo ovviamente tutti quanti che si arrivi quanto prima alla conclusione di questi lavori anche perché poi, come ha detto, ne riparleremo anche la settimana prossima. Legati agli stessi c’è anche un intervento di bonifica di un’importante zona proprio di Porto Nogaro, su cui andremo a stanziare 10 milioni di euro. Come detto anche in Commissione, sarebbe importante riuscire a utilizzare quanto prima quei soldi. Prima finiamo i dragaggi e prima facciamo la bonifica, meglio è. Grazie Assessore. Mi ritengo soddisfatto per le informazioni che mi ha dato. La soddisfazione ci sarà quando finalmente finirà questo lavoro. Grazie.
Grazie consigliere Sergo. Continuiamo allora. Abbiamo finito le IRI dell’Assessore Pizzimenti. Passiamo però a quelle dell’Assessore Zannier, che ce lo abbiamo già caldo. Prego, consigliere Gabrovec.
Grazie per la parola, signor Presidente. Gentile signor Assessore Zannier, mi aspettavo che la risposta sarebbe stata data dall’Assessore Scoccimarro, e comunque mi adeguerò a quanto mi verrà detto. La questione riguarda l’allevamento ittico nel mare prospiciente la zona delle Falesie di Duino di valenza ambientale. Davanti le Falesie di Duino sono situate circa 60 vasche destinate all’allevamento ittico. È noto che questa problematica ha un impatto sulle specie ittiche concentrate in uno spazio ridotto. La zona è un tratto di costa interessata da una valenza naturalistica, è una zona molto limitata con correnti marine limitate e fondali poco profondi, che porta a una stagnazione quindi dei reflui e un impatto negativo sui fondali. In considerazione di quanto premesso, il tratto va ricordato ha una valenza sia naturalistica che turistica, quindi vi interrogo, senza entrare nel dettaglio, se intendete svolgere delle analisi dettagliate per valutare lo stato di salute e lo stato di integrità del fondale rispetto all’attività svolta.
Grazie consigliere Gabrovec. Prego, Assessore Zannier.
Grazie Presidente. Preliminarmente vorrei evidenziare come questa interrogazione si connetta a una similare interrogazione presentata in Consiglio comunale di Duino-Aurisina nel mese di maggio scorso, ove analoga risposta a quella presente è stata evidenziata, con uno specifico riscontro dell’ARPA a sua volta con una nota del 2 luglio 2019. L’interrogazione odierna chiede alla Giunta se e con quali modalità e frequenza venga monitorata la situazione del predetto allevamento ittico. In proposito, merita riportare gli esiti della specifica valutazione di carattere ambientale contenuta nella citata nota di ARPA FVG, dove si legge testualmente che negli ultimi anni non si sono verificati danni all’ambiente marino che possano essere direttamente imputabili ai residui provenienti dagli allevamenti di pescicoltura in oggetto. Questa valutazione definitiva riassume l’analisi di dettaglio di seguito riportata: gli impianti di pescicoltura in oggetto ricadono all’interno del corpo idrico denominato CE11 Duino Villaggio del Pescatore, avente una superficie pari a 9,83 chilometri quadri, designata per il monitoraggio delle acque marine e costiere di transizione della Regione Friuli Venezia Giulia, ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006. Lo stato di qualità di tale corpo idrico viene monitorato in due stazioni di campionamento: la CE111 e la CE112. Le attività di monitoraggio alle acque di transizione e marino-costiere sono definite in base a quanto riportato dal DM 260/2010, il quale indica le modalità per il monitoraggio e la successiva classificazione dei corpi idrici attraverso cui verificare il raggiungimento o meno degli obiettivi di qualità ambientale. I risultati del monitoraggio permettono di valutare lo stato ecologico dei corpi idrici analizzando gli elementi di qualità biologica, chimico-fisica e chimica, sostanze non appartenenti all’elenco di priorità, e di verificare lo stato chimico attraverso un’analisi delle sostanze dell’elenco di priorità. La classificazione allo stato ecologico include cinque classi di stato: elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo. Lo stato chimico invece è definito attraverso due classi in base alla conformità o meno delle concentrazioni delle sostanze prioritarie rispetto agli standard di qualità ambientale proposti: buono e mancato conseguimento dello stato buono. Nel triennio 2014/2016, come negli anni precedenti, è stato attuato un monitoraggio di tipo operativo su tutti i corpi idrici. Questo tipo di monitoraggio prevede il controllo degli elementi di qualità biologica (EQB) più sensibili alle pressioni insistenti sui corpi idrici. Gli EQB sono la clorofilla A, come stima della biomassa del fitoplancton, i macroinvertebrati bentonici, come stima delle comunità viventi associate al fondale, l’indice TRIX come elemento fisico-chimico a sostegno che definisce il grado di trofia del livello di produttività delle acque marino-costiere, prendendo in considerazione la concentrazione dei nutrienti, l’ossigeno disciolto e la clorofilla A. Nel corpo idrico CE11, dunque, nel triennio 2014/2016 lo stato ecologico del fitoplancton desunto dai valori di concentrazione di clorofilla è risultato elevato, lo stato ecologico dei macroinvertebrati bentonici è risultato elevato, lo stato ecologico desunto dall’indice TRIX è risultato buono. Lo stato ecologico complessivo di un corpo idrico è classificato in base alla classe più bassa risultante dal monitoraggio dei suddetti EQB. Pertanto il corpo idrico CE11 per il triennio 2014/2016 è stato classificato come buono. Lo stato chimico è stato definito in base ai risultati delle analisi delle sostanze nell’elenco delle priorità, di cui al DM 260/2010 e al decreto legislativo 172/2015. Per la classificazione dello stato chimico delle acque marino-costiere regionali è stata scelta la matrice d’acqua. Un corpo idrico che soddisfa per le sostanze nell’elenco di priorità tutti gli standard di qualità ambientale è classificato in buono stato chimico. In caso negativo viene classificato come corpo idrico in cui non è riconosciuto il buono stato chimico. Nel caso del corpo idrico CE11 per il triennio 2014/2016 non è stato conseguito il buono stato a causa della presenza di tributilstagno che ha superato lo standard della qualità ambientale. Il tributilstagno è un composto largamente utilizzato in passato come antivegetativo a uso navale. Lo stato ecologico e chimico al corpo CE11 nel triennio 2014/2016 è rimasto conforme a quello riscontrato nel quadriennio 2009/2012. Attualmente sono in corso le opere di analisi relative al monitoraggio operativo per il triennio 2017/2019. Per quanto di più stretta competenza della Direzione centrale risorse agricole, già con la propria nota è stato evidenziato che, in attuazione dell’articolo 6 bis della legge regionale 16 dicembre 2005, n. 31, l’attività di pescicoltura in oggetto opera nell’ambito della concessione demaniale marittima n. 12/2013, n. 9601, il cui iter amministrativo ha acquisito i pareri favorevoli della Commissione consultiva locale per la pesca e l’acquacoltura, del Compartimento marittimo di Trieste, dell’Agenzia delle dogane, del Genio civile per le opere marittime del Friuli Venezia Giulia, della Capitaneria di Porto di Trieste, dell’Agenzia del Demanio e infine del Comune di Duino-Aurisina.
Grazie. Prego, consigliere Gabrovec.
Con una valanga di dati si cerca di annullare e disarmare il senso dell’interrogazione. Infatti non mi risponde. Tutto quello che ha citato riguarda l’analisi idrica, quindi dell’acqua, e non parla di fondali. Io chiedevo se, oltre ad analizzare la qualità dell’acqua, si sta ponendo la giusta attenzione ai fondali. I fondali in quel tratto di itticoltura, sotto quelle vasche, sono completamente, da quel che ci dicono i sommozzatori, morti. È come se lei mette a pascolare due bovini in mille quadri o in tre ettari di superficie. Lì abbiamo una forte concentrazione di vasche, di strutture volte all’itticoltura, su una superficie piccola. Sostanzialmente si sono anche moltiplicate negli anni fondali bassi e correnti sostanzialmente inesistenti. Di conseguenza, se lei guarda il fondale, vede una distesa di nulla. È come un allevamento di cinque maiali in mille quadri, quindi radono il suolo a livello di pietra, sabbia e terra. Quindi non sono soddisfatto della risposta e chiedo che venga fatta un’analisi della qualità dei fondali e di come quelle strutture vanno a ledere l’equilibrio della vita in quello specchio d’acqua sul fondale e non sulla qualità dell’acqua. La qualità dell’acqua è analizzata, naturalmente l’acqua è balneabile, e quindi in regola sotto questo aspetto, però stiamo distruggendo i fondali.
Passiamo all’Assessore Roberti. C’è l’IRI 192, Giacomelli: “Trasferimento della proprietà dell’immobile sede della Sezione di Studi di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste alla Comunità Slovena”. Prego, consigliere Giacomelli.
Grazie Presidente. Ci sono state varie notizie di stampa dalle quali pare che ci sia un procedimento o quantomeno un lavoro per arrivare al trasferimento, intendo in senso atecnico, alla comunità slovena di Trieste del palazzo già sede della Narodni dom di via Filzi a Trieste. Al di là... si parla poi di un’operazione, almeno dalle notizie trapelate sulla stampa, che varrebbe circa 14 milioni di euro di soldi pubblici. Non è una IRI la sede per fare naturalmente commenti sulla storia e le valutazioni politiche sono altro, però all’interno di questa IRI io chiedo quale sia il ruolo normativo, amministrativo, politico e finanziario che la Regione Friuli Venezia Giulia gioca in questa vicenda.
Grazie. Prego, Assessore Roberti.
Grazie Presidente. l’ipotesi di trasferimento del palazzo di via Filzi, già sede del Narodni dom e oggi di proprietà dell’Università di Trieste, che lì ospita la Sezione degli studi di lingue moderne per interpreti e traduttori, alla comunità slovena è frutto di rapporti tra i due stati confinanti avvenuti durante i governi precedenti. Fatta questa doverosa premessa, rispondo alle sue domande dicendo che il ruolo della Regione Friuli Venezia Giulia in questo contesto è puramente politico non tanto nell’opportunità di procedere o meno in questo senso, essendo valutazioni di carattere statale, ma essendo di tutta evidenza che l’eventuale passaggio comporterebbe il coinvolgimento di molteplici soggetti. Tanto per citarne alcuni, sicuramente il Comune, l’Università, gli enti della minoranza slovena riconosciuti dalla Regione Friuli Venezia Giulia e ancora ulteriori, quindi appare necessario un coordinamento da parte della Regione. Informo, per concludere, che la Commissione consultiva per la minoranza slovena solo qualche giorno fa ha stabilito di destinare la somma di 50 mila euro a valere sulla legge regionale 26/2007, fondi statali, per la realizzazione di uno studio di fattibilità sul riutilizzo degli spazi dello stabile in oggetto.
Grazie Assessore Roberti. Prego, consigliere Giacomelli.
Sono soddisfatto sul fatto che la Regione Friuli Venezia Giulia non abbia alcun ruolo di carattere normativo, amministrativo e soprattutto finanziario in questa vicenda, cosa che mi avrebbe messo in straordinaria difficoltà. Se di ruolo politico e di coordinamento si tratta, di decisione statale, naturalmente noi faremo valere le nostre ragioni di inopportunità storica, economica, di questa vicenda, che naturalmente... quando si parla di spendere 14 milioni di euro su una vicenda di cento anni fa, dove peraltro lo Stato italiano aveva già risarcito con 500 milioni di lire degli anni Cinquanta la comunità slovena col teatro di via Petronio rispetto all’immobile del Narodni dom, peraltro venduto credo nel 1924 o nel 1926 dalla comunità slovena stessa, quello che ne era rimasto... Non fu espropriato, fu venduto. Basta andare a vedere il tavolare. Pertanto faremo valere le nostre ragioni di inopportunità storica, politica e finanziaria evidentemente in sede statale.
Grazie. Passiamo all’Assessore Zilli, che però non vedo in Aula. È l’ultima. Non ne abbiamo altre, sennò passiamo alle... Bini no. Zilli risponde. Prego, sull’ordine dei lavori. Bolzonello.
Intanto che così vi do il tempo di chiamare l’Assessore Zilli, che penso sia dal Presidente, vorrei capire il motivo per cui questa IRI è stata assegnata all’Assessore Zilli. Questa è una IRI che io ho fatto all’Assessore Bini, e vorrei capire perché non mi è stato... non è stata assegnata all’Assessore Bini, visto che Udine e Gorizia Fiere non sono una partecipata della Regione Friuli Venezia Giulia. Onde evitare di fare cose sbagliate, sono andato anche a farmi una visura camerale, giusto per capire, e non mi risulta che nell’ultimo anno siano state passate quote alla Regione. È pura curiosità.
L’assegnazione delle IRI le fa l’Ufficio di Gabinetto, quindi magari...
Magari qualcuno mi spiega perché... io ho tutto il rispetto nei confronti della...
È arrivata l’Assessore Zilli. Se vuole illustrarla, Consigliere...
Mi sarebbe piaciuto prima avere questa risposta.
Ha detto che risponde nella risposta.
Tutto organizzato bene. Si vede che non si vuole più... L’Assessore Bini si vede che non ha più intenzione di parlare col sottoscritto. Non c’è problema. Non è un problema, Presidente. Questa è una IRI molto semplice, e non polemica, perché, se volessi fare polemica, avrei preso e sarei andato immediatamente agli organi di informazione, avrei fatto un po’ di can-can, avrei creato non pochi problemi, eccetera, mentre mi aspettavo una risposta tecnica dall’Assessore competente. La delibera di incarico... ho saputo della nomina da parte del Direttore Gomiero, che tra l’altro nulla c’entra - lo metto subito in modo che sgombero il campo - rispetto a questa, quindi non ha fatto niente di male... non c’è un attacco a Gomiero, eccetera, però veniamo a sapere dai giornali, in particolare dal Messaggero Veneto, che Udine e Gorizia Fiere nominano un amministratore unico nella persona del Direttore di PromoTurismo, che dovrebbe occuparsi quindi di una riqualificazione in senso diverso rispetto alle fiere, quindi creare parchi tematici, eccetera, e cambiare sostanzialmente la mission della fiera, stante anche il fatto che ormai questa è una fiera che chiude in rosso da moltissimi anni, eccetera. Fin qui niente di strano, nel senso che cerchi un manager, cerchi di cambiare un po’ le cose, le cerchi di fare al meglio, ho visto dichiarazioni dell’Assessore Bini, per quello penso che l’indicazione dovrebbe essere lui a rispondere, quindi dichiarazioni del Presidente Da Pozzo, tutto corretto, però mi è venuto in mente un qualcosa rispetto al Direttore generale di PromoTurismo, visto che nei cinque anni precedenti ne avevamo nominato uno anche noi e quel contratto, come Assessore competente, l’avevo guardato. Quel contratto porta a dire che la nomina è in esclusiva, nel senso che il direttore lavora in esclusiva per la Regione Friuli Venezia Giulia. Leggo anche: “Si evidenzia come il ruolo di Direttore generale [...] è caratterizzato dall’esclusività del rapporto data la complessità e l’intensità dell’impegno che detto ruolo apicale comporta”. Questo c’è scritto nella delibera di incarico. Nessun problema, vorremmo riuscire a capire il perché e il per come, se questa cosa della delibera non ha più nessun valore, se il contratto che segue alla delibera, che quello non l’ho visto - lo dico molto chiaramente - dice qualcosa di diverso e, se sì, cosa dice di diverso. Capire un po’ tutto, perché poi c’è l’altra partita. Questa è quella semplice, poi c’è l’altra partita, e la chiudo in trenta secondi, perché vedo che ho esaurito il tempo, ed è quella dell’opportunità della nomina di Gomiero nel ruolo di amministratore unico di Udine e Gorizia Fiere. I territori altri, e parlo del territorio di Gorizia, di Trieste in parte e di Pordenone, eccetera, possono ancora contare sulla terzietà del direttore di PromoTurismo rispetto al fatto che fa l’amministratore unico di Udine e Gorizia Fiere, e del fatto che in quel posto si vuole fare un parco tematico di un certo tipo, molto legato alle animazioni, alle cose, eccetera? Non è che il direttore Gomiero, ma intendo PromoTurismo, quindi non la persona Gomiero, debba invece fare un ragionamento equilibrato, complessivo, per tutti i territori, eccetera, comprese le risorse? Tutto qua. È una cosa molto semplice. Grazie.
Grazie consigliere Bolzonello. Prego all’Assessore Zilli, che spiegherà anche perché ce l’ha lei. Prego, Assessore.
Grazie Presidente. Sulla richiesta che ho ascoltato in parte, perché stavo entrando, e chiedo scusa all’interrogante, della mancata assegnazione all’Assessore Bini, in realtà anche l’altra interrogazione, la 195 mi pare sia, è stata assegnata in modo volante a me. C’era un problema di contingentamento dei tempi di presenza dell’Assessore Bini, che già sapevamo ieri, nel momento in cui ci sono state assegnate le IRI. Lui pensava di poter rimanere e rispondere a entrambe; nel dubbio, sapendo che... Perché non accetta? Io rispondo a entrambe le interrogazioni per l’Assessore Bini. Per chiarezza, le spiego questo, anche perché avrà visto che Bini stamattina era qui, e quindi... Non lo so quanto sia stato, però i suoi impegni l’hanno portato altrove, e quindi...
Lasciamo rispondere l’Assessore e poi il consigliere Bolzonello, nella replica, ha tempo di poter dire. Prego, Assessore.
Comunque la risposta la do io e ovviamente è chiaro che l’Assessore Bini in questa risposta ha partecipato, perché l’interrogazione, come lei ha rilevato, era correttamente da assegnarsi al collega, e per queste ragioni lui non è qui e quindi rispondo io. Con riferimento quindi all’interrogazione da lei presentata, evidenzio che viene posta la questione della coesistenza in capo a un medesimo soggetto della carica di direttore generale, incarico amministrativo di vertice, presso PromoTurismo con quella di amministratore unico dell’ente Fiere. Evidenziamo subito e brevemente che l’agenzia, come lei ben sa, PromoTurismo FVG è secondo norma di legge, articolo 5 bis della legge regionale 50/93, un ente pubblico economico funzionale, vigilato dall’Amministrazione regionale e, in quanto tale, soggetto alle disposizioni del decreto legislativo 39/2013 in materia sia di inconferibilità che di incompatibilità. Udine e Gorizia Fiere, invece, essendo una spa a capitale prevalentemente pubblico, comuni e Camera di Commercio, alla quale non partecipa - la tranquillizzo, ma ho visto che lei ha fatto le indagini - neppure in misura residuale Regione Friuli Venezia Giulia, che non possiede neppure poteri di vigilanza e indirizzo né interviene in sede di nomina degli organi societari. Questo è importante al fine di evidenziare che la nomina quale amministratore unico nella spa non è stata fatta dalla Regione. Analizzando i due enti e considerato il quadro normativo sopra descritto, non sussiste un’ipotesi di incompatibilità né di inconferibilità tra i due incarichi di direttore generale di PromoTurismo e di amministratore unico della società proprio perché il decreto legislativo 39/2013 censura altre fattispecie e non questa. Conforme in questo senso l’orientamento - le do il riferimento, che poi potrà eventualmente andare a rileggere per esteso - n. 125 del 22 dicembre 2014, che è stato reso dall’ANAC, con cui lo stesso soggetto, in qualità di ente preposto alla vigilanza sul rispetto delle disposizioni del decreto 39, in merito dispone che non sussiste inconferibilità tra la carica di direttore generale di un ente pubblico economico di livello regionale e la carica di amministratore delegato di un ente di diritto privato in controllo pubblico. Comunque, tanto premesso, dato atto dell’incarico esclusivo attribuito al direttore generale di PromoTurismo FVG con delibera 1603/2018 e dell’attribuzione di quello di amministratore unico da parte dell’assemblea dei soci della società fieristica, questa Giunta, tenuto conto della sinergia in chiave turistica e promozionale tra le due cariche, sta valutando il proprio orientamento in questo senso perché, nella correttezza della procedura, credo che sia utile segnalarle che non risulta ad oggi concluso il procedimento di nomina. Devo altresì ricordare che proprio in passato, come lei sicuramente ricorderà, anche il direttore Petrangelo ebbe un incarico per le Terme di Arta, se non erro, pur essendo al tempo stesso direttore di PromoTurismo, e quindi diciamo che dal punto di vista dell’opportunità politica la scelta verrà fatta nel momento in cui l’iter procedimentale sarà concluso. Chiarisco quindi che ci sono dei precedenti in cui questa situazione si è venuta a verificare anche sotto la sua delega, quando lei fu Assessore, proprio per Petrangelo, e in ogni caso rappresento come la sinergia, come le ho indicato nella lettura di questa risposta, tra le due cariche potrebbe avere un risvolto molto utile in chiave turistica e promozionale. Grazie.
Grazie Assessore Zilli, anche per la spiegazione. Devo evidenziare che ringrazio l’Assessore, che ha sostituito l’Assessore Bini. Correttamente l’IRI andava sotto l’Assessore Bini, come è successo per le altre, e poi l’Assessore Zilli avrebbe risposto per supplenza. Questa è una questione solo formale. Prego, consigliere Bolzonello.
Presidente, non è formale. È sostanziale, nel senso che l’assegnazione è un atto sostanziale. Significa che l’Assessore Bini - ne prendo atto, non c’è nessun problema, dormirò tranquillamente anche stanotte, anche domani e anche dopodomani - non

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 articolo 14
e contrario
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 7
 articolo 9
 articolo 10
 articolo 5