Source: http://casabookimmobiliare.blogspot.com/2015/07/
Timestamp: 2020-07-09 07:21:37+00:00

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Casabook Immobiliare: luglio 2015
Pignoramento della prima casa: possibile?
– sia destinato ad uso abitativo del debitore (e quindi accatastato nella categoria A, escluso A/10);
– non sia “di lusso”: si considera di lusso l’immobile (fra quelli a destinazione abitativa) che sia classificato in catasto nelle categorie A/8 e A/9 [1].
L’unica novità in materia, a favore del debitore, è stata inserita con la riforma della giustizia di fine 2014 [2]: in pratica, si è previsto che tutte le volte in cui l’immobile, benché messo all’asta in una procedura esecutiva immobiliare, non venga venduto nonostante la ripetizione degli esperimenti, e quindi non sia più possibile “conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo”, il pignoramento immobiliare va chiuso anticipatamente e il debitore torna nella piena disponibilità del bene (leggi a riguardo: “Novità pignoramento casa: se non si vende all’asta l’esecuzione termina”). Questo discorso, inoltre, non vale solo per la prima casa, ma anche per qualsiasi altro immobile.
[1] O che rispondano ad una delle descrizioni riportate nel DM 2 agosto 1969 e qui di seguito descritte:
– Le abitazioni realizzate su aree destinate dagli strumenti urbanistici, adottati od approvati, a “ville”, “parco privato” ovvero a costruzioni qualificate dai predetti strumenti come “di lusso”.
– Le abitazioni realizzate su aree per le quali gli strumenti urbanistici, adottati od approvati, prevedono una destinazione con tipologia edilizia di case unifamiliari e con la specifica prescrizione di lotti non inferiori a 3000 mq., escluse le zone agricole, anche se in esse siano consentite costruzioni residenziali.
– Le abitazioni facenti parte di fabbricati che abbiano cubatura superiore a 2000 mc. e siano realizzati su lotti nei quali la cubatura edificata risulti inferiore a 25 mc. v.p.p. per ogni 100 mq. di superficie asservita ai fabbricati.
– Le abitazioni unifamiliari dotate di piscina di almeno 80 mq. di superficie o campi da tennis con sottofondo drenato di superficie non inferiore a 650 mq.
– Le case composte di uno o più vani costituenti unico alloggio padronale avente superficie utile complessiva superiore a mq. 200 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine) ed aventi come pertinenza un’area scoperta della superficie di oltre sei volte l’area coperta.
– Le singole unità immobiliari aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine).
– Le abitazioni facenti parte di fabbricati o costituenti fabbricati insistenti su aree comunque destinate all’edilizia residenziale, quando il costo del terreno coperto e di pertinenza supera di una volta e mezzo il costo della sola costruzione.
[2] Art. 164 bis DL n. 132 del 12.09.2014 conv. in legge n. 162 del 10.11.2014.
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 05:41
Quali sono i termini di prescrizione del reato di abuso edilizio, della sanzione amministrativa ed entro quanto tempo il Comune può ordinare la demolizione dell’opera.
Si tratta di una contravvenzione punita con arresto o ammenda [1]. Il reato si prescrive:
– in 5 anni dal compimento dell’illecito (cosiddetta prescrizione ordinaria) se c’è stato un atto interruttivo come, ad esempio, il decreto di citazione a giudizio [2]). Art. 161 cp. Elenco tassativo
Per giurisprudenza costante l’esercizio dei poteri amministrativi repressivi in materia di abusi edilizi non incontra alcun termine di decadenza o di prescrizione [3].
Ne discende che la irrogazione della sanzione amministrativa della demolizione di opere abusive non incontra limiti di prescrizione e, quindi, una volta che venga accertata l’esistenza dell’opera abusiva, è legittima l’adozione del provvedimento di demolizione [4].
In tali evenienze si esige, però, che l’amministrazione comunale dia conto puntualmente delle ragioni di pubblico interesse che depongono per la demolizione del fabbricato, diverse da quelle finalizzate al mero ripristino della legalità, tenendo peraltro in debita considerazione gli interessi privati maturati nel frattempo. Il decorso del tempo, in altri termini, oltre a produrre gli effetti che l’ordinamento riconosce e consacra dando vita a istituti ampiamente disciplinati in ogni settore del diritto, ivi compreso l’ordinamento amministrativo, determina l’esigenza di motivare in modo più forte i provvedimenti di natura repressiva [5].
Possono essere chiamati a rispondere del reato il titolare del permesso di costruire, il committente e il costruttore. Oltre ad essi possono essere considerati responsabili anche coloro che, pur non rivestendo nessuna di tali qualifiche, abbiano contribuito con la loro condotta alla consumazione del reato e, pertanto, alla realizzazione dell’opera edilizia abusiva [6]: ad esempio, l’esecutore materiale dei lavori, anche se muratore od operaio, o il proprietario o il comproprietario, non formalmente committente delle opere abusive, avendo lo stesso un potere di veto sull’esecuzione di opere non assentite sull’area in comunione.
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 05:38
06/07/2015 – La riqualificazione energetica degli edifici pubblici consentirebbe un risparmio pari a più di 240 milioni di euro. È la sintesi tracciata dall’Enea, che ha fornito una panoramica sulle condizioni degli immobili pubblici. Riqualificazione energetica degli edifici della PA Secondo l’Enea, gli edifici della Pubblica amministrazione sono oltre 13 mila. I loro consumi ammontano a 4,3 TWh, per un costo pari a 644 milioni di euro annui. La parte più energivora è rappresentata dal 20% circa degli edifici, che consumano 1,2 Terawattora e costano 177 milioni di euro all’anno. Gli interventi sull'involucro edilizio e sugli impianti consentirebbero una riduzione dei consumi di circa il 40%, con un risparmio di 73 milioni di euro all’anno. Per realizzarli servirebbe un investimento di più di un miliardo di euro. Riqualificazione energetica delle scuole Prendendo in esame la condizione..
«La ripresa del settore immobiliare stenta a decollare. L'evidente miglioramento del clima di fiducia fatica a tradursi in una dinamica espansiva delle compravendite. A frenare la...
Thu, 09 Jul 2015 07:58:22 GMT
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 05:31
La crescita silenziosa degli affitti brevi: ecco quanto rende affittare la stanza “che avanza” La crisi economica ha lasciato il segno anche nelle modalità abitative del nostro Paese. In silenzio,[...]
L'articolo Affitti brevi: quanto rende quella stanza che avanza sembra essere il primo su Casa.it.
Thu, 02 Jul 2015 15:59:18 GMT
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 05:30
Cedolare, stangata sugli affitti in nero
Il decreto attuativo delle riforme fiscali raddoppia le sanzioni per coloro che non indicano nella dichiarazione dei redditi il canone di locazione ricevuto. Mentre attua degli sconti per coloro che commettono piccoli errori. Allo stesso tempo però le cartelle di Equitalia diventano più leggere, con possibilità negli anni avvenire di calare ulteriormente i costi di riscossione.
In base a quanto riportato dal Sole 24 Ore le penalità per coloro che commettono degli sbagli di calcolo caleranno dal 30% al 15%, se la quota verrà versata entro 90 giorni dalla data di scadenza. E la convenienza sarà maggiore per coloro che faranno ravvedimento operoso entro 15 giorni. La riduzione però avverrà solamente se l’importo non supera i 30 mila euro e nel limite del 3%.
In base poi alle riforme delle sanzioni penali è stato introdotto l’aumento fino a 250 mila euro della soglia di non punibilità per gli omessi versamenti Iva, mentre fino ad oggi il limite era a 50 mila euro. Un’altra novità si trova anche all’interno delle sanzioni amministrative. Quelle edittali oggi comprese tra il 100% e il 200% dell’imposta dovuta, scenderebbero in un range tra il 90% e il 180%. Ma nel caso in cui l’imposta sia la cedolare secca sugli affitti, la sanzione verrebbe raddoppiata, fino ad un massimo del 360%. Poiché essendo un regime fiscale agevolato la sensazione viene ritenuta particolarmente grave.
Le cartelle diventano più leggere
Sul fronte della riscossione l’aggio incassato da Equitalia scende dall’8 al 6%, con la possibilità di calare ulteriormente. Così il compenso della società sarà legato ai costi sostenuti dalla stessa, con l’obbligo di presentare annualmente un piano di efficientamento per ridurli. Ciò permette anche di poter richiedere, per chi si trova in difficoltà, una dilazione del pagamento fino ad un massimo di 72 rate, non solo sui ruoli di Equitalia ma anche sugli atti di accertamento dell’Agenzia dell’Entrate.
La necessità di rinnovare il look di un mobile e quindi della stanza che lo ospita, trasformandolo in un ambiente più fresco e moderno, può portare a rivisitare arredi preesistenti, rigenerandoli nell’aspetto e, a volte, nella funzione. Come nel caso della vetrinetta in legno massello in una finitura passata di moda, che ha trovato nuova vita ed una nuova funzione diventando “total white” e sistemata all’interno di una quinta di ingresso, a protezione della privacy.
Dopo aver eliminato dalla struttura ante e cerniere, si è proceduto a carteggiare manualmente e delicatamente tutte le superfici laterali del mobile, in modo da prepararle all’applicazione della nuova vernice. Rimossa la polvere, con l’ausilio di un compressore sono state verniciate tutte le superfici lisce e gli intarsi laterali con uno smalto bianco all’acqua effetto lucido, pensato per aumentare la luminosità e il senso di ampiezza del piccolo spazio d’ingresso. Per un’uniforme colorazione si sono passate tre mani di vernice facendo attenzione ai tempi di asciugatura tra una mano e l’altra.
La totale trasformazione della vecchia vetrinetta ha portato alla realizzazione di un singolare mobile d’ingresso appoggiato direttamente al pavimento, dotato di sottili piedi regolabili e di un pannello retrostante, a sostituzione del preesistente fondo in legno, in grado coprire i 2,50 metri di lunghezza dello spazio ad esso destinato e verniciato dello stesso smalto sulla sola superficie visibile dall’ingresso stesso.
Il design e la funzionalità di due contemporanei e ricercati appendiabiti in acciaio cromato hanno fatto il resto, permettendo di organizzare all’interno giacche e soprabiti in armonia con un portaombrelli e un singolare supporto di vetro per borse, portapc… Modernità e dimensioni ridotte sono stati esaltati da due grandi specchi interni, incollati sul pannello di fondo, che con i loro riflessi hanno reso più vivace l’intero ambiente.
A chiusura dell’intervento di restyling, è stato posto un elegante vetro a protezione del piano, dove piccoli oggetti, chiavi e telefono sono sempre a portata di mano. Per ravvivare e personalizzare lo spazio, si è scelto di completare la quinta di separazione con un sistema di mensole sospese su cavetti d’acciaio fissati al soffitto, illuminato dall’alto da tre faretti incassati in vetro con lampade led, il tutto all’interno di una calda ed accogliente atmosfera creata dalla luce indiretta del led, incassato nella nuova controsoffittatura.
”rivisitazione” dei loro vecchi oggetti, mi aiuta a sensibilizzare all’idea di un riuso funzionale, creativo e divertente e soprattutto a convincere che il “bello” non sta sempre nell’ oggetto alla moda, ma anche in un oggetto che ci appartiene e che si trasforma con il nostro gusto e amore.
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Pubblicato da Casabook Immobiliare a 01:53
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 01:33
Anche dopo la riforma del 2014, il cosiddetto Piano Casa, è necessario il titolo edilizio rilasciato dal Comune per costruire la tettoia ancorata al muro.
La tettoia ancorata al muro richiede il permesso a costruire rilasciato dal Comune: e ciò nonostante le modifiche intervenute l’anno scorso il con cosiddetto “Piano Casa” [1] che ha liberalizzato la materia degli interventi sulla casa. Senza il titolo edilizio, infatti, scatta allora il reato di abuso edilizio per la costruzione del manufatto privo di autorizzazione. Lo ha chiarito la Cassazione in una recente sentenza [2].
Secondo la Corte, la tettoia si considera un intervento di nuova costruzione che amplia il volume dell’edificio, posizionando una struttura frangisole (nel caso deciso dai giudici si trattava di un manufatto di 35 metri quadrati, costituito da lamelle in alluminio e poggiante su sei travi in legno ancorate al muro).
Inutile, per l’imputato, sostenere che la tettoia non determini né un incremento volumetrico, né di superficie, tantomeno alteri il prospetto o la sagoma, anche per la facile amovibilità: non si tratta quindi di un intervento manutentivo, di quelli previsti nel testo unico per l’edilizia [3].
Al contrario, il nuovo Piano Casa definisce “nuove costruzioni” “l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee e salvo che siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno dei turisti”.
In definitiva, la realizzazione di una tettoia non costituisce un semplice intervento di manutenzione straordinaria, né si configura quale pertinenza atteso che, in quanto parte integrante dell’edificio, ne costituisce ampliamento, con conseguente integrabilità, in difetto del preventivo rilascio del permesso di costruire.
[1] Art. 10 ter della legge 80/2014.
[2] Cass. sent. n. 27575/2015.
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 01:30
Vendita di immobile per sottrarsi alle tasse: non sempre c’è reato
Sottrazione fraudolenta alle imposte: non scatta il reato se i proventi della vendita dell’atto ritenuto simulato vengono utilizzati proprio per pagare il fisco.
Chi vende i propri beni con lo scopo di non pagare le tasse (e quindi ponendo in essere un atto che, nella sostanza, è solo simulato, perché volto a frodare il fisco) si espone ad una incriminazione per “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte”; tuttavia questo reato non scatta se le somme incassate a seguito di una vendita ritenuta simulata sono utilizzate per il pagamento di imposte anche se non si tratti di quelle oggetto dell’asserita sottrazione.
È necessario provare che la vendita sia avvenuta a prezzi inferiori con la conseguente volontà di sottrarsi al versamento.
È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Infatti il reato di sottrazione fraudolenta dal pagamento delle imposte si caratterizza per la volontà specifica di sfuggire al fisco; quindi l’alienazione simulata, o il compimento di altri atti fraudolenti, devono essere finalizzati alla sottrazione al pagamento di imposte sui redditi o di IVA oppure di interessi o sanzioni amministrative relative a dette imposte. Pertanto, non può ritenersi esistente il dolo se, alla fine, il risultato economico dell’operazione posta dal contribuente con la vendita dell’immobile è andato a beneficio, e non a danno, dell’erario.
[1] Cass. sent. n. 27143 del 30.06.2015.
Pignoramento: il debitore custode paga i danni
Esecuzione forzata: quando il debitore è nominato custode dei beni paga di nuovo i beni al creditore pignorante.
Di norma, quando l’ufficiale giudiziario pignora i beni del debitore, nomina quest’ultimo custode degli stessi: in pratica, questo vuol dire che non li preleva, non li asporta e li lascia, invece, là dove si trovano (salvo poi il successivo intervento dell’IVG, Istituto Vendite Giudiziarie, che li prende per il tempo necessario all’asta). Tanto vale, ad esempio, per l’automobile, ma anche per beni mobili di facile trasporto come gioielli, quadri, televisione; stesso discorso per i beni aziendali come un computer, qualche sedia, ecc. Insomma, il debitore viene considerato il “garante” dei suoi stessi beni, per cui, anche dopo l’intervento dell’ufficiale giudiziario e il pignoramento – ed anzi, a maggior ragione, proprio per questo – è tenuto ad amministrarli e a custodirli con la massima diligenza e attenzione. Non li deve quindi abbandonare, disperdere, usare, ma neanche fare in modo che essi perdano il proprio valore commerciale come nel caso di lasciarli in una cantina umida o all’aperto.
Ma che succede se il debitore-custode viene meno a questo proprio obbligo e non conserva, con le dovute precauzioni, i beni pignorati? La risposta viene fornita da una recente sentenza del Tribunale di Cagliari [1].
Il debitore che in seguito a pignoramento viene nominato custode dei beni oggetto dell’esecuzione forzata è tenuto a conservare e amministrare i beni pignorati con la dovuta diligenza. Se non lo fa è costretto a risarcire il creditore con una somma pari al valore dei beni stessi.
Al debitore erano stati pignorati una cella frigorifera e un forno professionale, del valore di 18mila euro. Egli ne era stato nominato custode, ma ciò nonostante li aveva lasciati all’aperto per oltre un anno e, per ciò, si erano deteriorati, finendo in tal modo per essere del tutto inutilizzabili.
[1] Trib. Cagliari, sent. n. 634 del 25.02.2015.
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 01:29
Spese di manutenzione in una casa in affitto: chi deve sostenerle?
Come si ripartiscono in base alla legge, tra proprietario, affittuario e terzi, le spese di riparazione necessarie in un appartamento concesso in locazione.
È da sempre oggetto di dispute e, spesso, anche di vere e proprie liti giudiziarie la questione della ripartizione delle spese di manutenzione relative ad appartamenti concessi in locazione.
Gli aspetti problematici, già complessi di per sé, tendono poi a complicarsi allorquando i danni che si producono nell’appartamento (dove il conduttore e la sua famiglia vivono) sono causati, o si sospetta siano stati causati, da soggetti terzi e cioè, come sovente capita, dai vicini.
Il frequentissimo problema si pone ad esempio nel caso in cui nell’appartamento concesso in locazione si manifestino infiltrazioni di umidità provenienti dall’appartamento sovrastante.
Qualora la responsabilità sia stata accertata al di là di ogni dubbio (ad esempio attraverso la perizia di un tecnico imparziale) e le infiltrazioni provengano da parti di proprietà esclusiva del condomino confinante, la regola fissata dalla legge [1] è che non spetti al proprietario-locatore garantire il conduttore e quindi intervenire per poi sopportare egli direttamente le spese per riparare ciò che le infiltrazioni hanno danneggiato.
Questa regola (che esonera il proprietario da obblighi di intervenire e pagare le spese per rimettere a nuovo l’appartamento concesso al locatore) è applicabile a condizione che il terzo danneggiante non pretenda di avere particolari diritti sull’appartamento danneggiato (come avviene, ad esempio, se il danneggiante pretendesse di avere egli diritto a godere dell’immobile danneggiato).
A queste condizioni, il conduttore ha la facoltà di agire direttamente contro il proprietario confinante (responsabile del danno) per ottenere da lui la riparazione delle parti dell’appartamento danneggiate a seguito delle infiltrazioni (spese per ritinteggiare le pareti, per riparare e/o sostituire eventuali mobili danneggiati dalle infiltrazioni e/o dall’umidità).
Nel caso, invece, in cui non siano coinvolti terzi, ma i problemi di manutenzione riguardino e interessino soltanto i rapporti tra proprietario e conduttore, allora le regole poste dalla legge [2] sono altre e prevedono che, in caso siano urgenti e non siano di piccola manutenzione, esse possano essere anticipate dal conduttore a condizione che ne abbia dato avviso al locatore (si pensi, ad esempio, alle spese per la sostituzione di una caldaia o di un impianto citofonico).
Nei casi, infine, in cui si tratti di piccola o ordinaria manutenzione (sostituzione, ad esempio di lampadine o mattonelle) le spese sono a totale carico del conduttore [3].
La legge in generale non stabilisce cosa sia piccola manutenzione (a carico del conduttore) e cosa sia invece manutenzione straordinaria o che comunque spetti al proprietario.
Un utile strumento, quindi, per orientarsi nella infinita casistica delle possibili opere di manutenzione e che stabilisce quali spese debba sopportare il proprietario e quali il conduttore è la tabella appositamente redatta [4] e disponibile con una semplice ricerca sulla rete (ad esempio consultando il sito del Ministero dello Sviluppo) che, pur essendo stata stilata per le locazioni a canone concordato, è utilizzabile per ogni tipo di affitto.
[1] Art. 1585, comma 2°, cod. civ.
[2] Art. 1577, comma 2°, cod. civ.
[3] Art. 1587, cod. civ.
[4] Allegato g al decr. del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti del 30.12.2002.
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 01:26
Alla morte dell’assegnatario dell’alloggio, il congiunto (o il convivente) può ottenere la voltura del contratto a proprio nome solo se faceva già parte del nucleo familiare originario.
Non basta la parentela o la convivenza di fatto con l’assegnatario di una casa popolare per poter subentrare nel godimento di tale bene alla sua morte: affinché, infatti, un terzo soggetto possa ottenere la voltura del contratto di assegnazione della casa popolare in proprio favore occorre che, prima del decesso, egli fosse stato già riconosciuto come membro del nucleo familiare di appartenenza dell’originario conduttore da un espresso provvedimento dell’ente concedente e gestore.
È quanto ha affermato di recente la Cassazione [1].
La pronuncia prende spunto dal caso della nipote dell’assegnatario di una casa popolare; questa si era opposta all’intimazione di rilascio dell’immobile di cui aveva avviato domanda di subentro subito dopo la morte del congiunto. L’istanza veniva respinta dai giudici di primo e secondo grado secondo i quali, ai fini del legittimo subentro della donna nel contratto, l’ente gestore doveva aver preso (o potuto prendere) atto dello stabile ampliamento del nucleo familiare dato dall’inserimento della nuova componente, prima della morte dell’originario assegnatario.
La Cassazione, aderendo alla decisione dei primi giudici, conferma la necessità che la p.a. abbia effettuato un preventivo riconoscimento dell’ampliamento del nucleo familiare del primo assegnatario dell’alloggio, dopo aver accertato la duratura presenza del soggetto nell’immobile locato e l’indole assistenziale della convivenza tra le parti [2]. Accertamento che – sottolineano i giudici – pure in assenza di specifici termini per la proposizione delle istanze di ampliamento e di subentro, così come per il compimento dal parte dell’ente concedente delle diverse verifiche e constatazioni a ciascuna di esse, richiede l’assenso dell’originario assegnatario.
Nello specifico, la Corte ha chiarito che per poter usufruire del beneficio previsto dalla legge, la presenza del soggetto nella casa popolare concessa in locazione deve essere comunicata in modo tempestivo alla pubblica amministrazione; questa è, di seguito, tenuta ad autorizzarla dopo aver riscontrato la costituzione di una convivenza stabile e duratura caratterizzata dalla solidarietà reciproca e dalla assistenza economica ed affettiva tra le parti.
Alla morte dell’assegnatario di un immobile di edilizia popolare, il subentro e la voltura del contratto a favore di altra persona ( anche che si tratti di convivente o familiare) presuppone (insieme ad altre condizioni che la p.a. dovrà verificare) che questo facesse già parte del nucleo familiare originario, per come accertato dalla stessa p.a. In mancanza, la richiesta di subentro non potrà essere accolta.
Il consiglio, pertanto, è quello di evitare situazioni di mera coabitazione (magari scaturenti dalla necessità di assistere il congiunto) senza prima far tempestivamente verificare dalla pubblica amministrazione l’ampliamento del nucleo familiare e consentire a quest’ultima di riscontrare la sussistenza di una stabile e duratura convivenza. Ciò tanto più quando, in ragione dell’età o di condizioni di salute precarie dell’assegnatario dell’alloggio, sia maggiormente prevedibile un suo possibile decesso.
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 01:25
Sembrava tutto pronto, come si dice in questi casi, l’approvazione e il varo dovevano essere ormai una pura formalità eppure qualcosa è andato storto e a pochi metri dal traguardo, la tanto attesa riforma del catasto si è bloccata e, cosa ancora più grave, non è ben chiaro quando e se riprenderà il suo cammino.
La riforma degli estimi catastali su cui tutto si basava, secondo le volontà del legislatore, si sarebbe dovuta compiere mantenendo inalterato il gettito fiscale; vale a dire che le tasse gravanti sugli immobili non dovevano in alcun modo aumentare. A conti fatti, pare, ciò però non era possibile e visto che il peso delle tasse che insistono sul mercato immobiliare è già piuttosto elevato, si è preferito, almeno per ora, soprassedere e mettere in panchina la tanto attesa riforma.
Nonostante le affermazioni del governo Renzi, molti degli operatori del settore immobiliare avevano già sostenuto l’impossibilità dell’invarianza fiscale una volta modificato il calcolo degli estimi, ma a convincere l’esecutivo pare siano state le simulazioni fatte dall’ Agenzia delle Entrate che, nei giorni scorsi, ha presentato a Matteo Renzi e ai suoi ministri un resoconto detagliato di ciò che, in termini numerici, avrebbe significato riformare il Catasto nei modi previsti e dichiarati fino a pochi giorni fa.
È dunque questo il motivo che, fra lo stupore di tanti (o forse di pochi) ha fatto sparire dall’ordine del giorno del consiglio dei ministri del 23 giugno 2015 la discussione del decreto attuativo che riguardava la delega fiscale in materia di immobili. Per adesso, quando mancano pochissimi giorni alla scadenza della delega, pare che la discussione venga rimandata a settembre, anche se in pochi credono che dopo l’estate si riuscirà a trovare una soluzione valida a mantenere inalterata la pressione fiscale sugli immobili.
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 01:13
Istat: tendenza al ribasso dei prezzi delle case
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 01:12
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Fri, 03 Jul 2015 14:53:49 GMT
Pubblicato da Casabook Immobiliare a 01:05
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References: Art. 164
 Art. 161
 sentenza 
 Art. 10
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 Art. 1585
 Art. 1577
 Art. 1587