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Timestamp: 2020-08-15 14:00:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24391 del 16/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24391 del 16/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 16/10/2017, (ud. 22/02/2017, dep.16/10/2017), n. 24391
sul ricorso 7288-2015 proposto da:
P.A.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CELIMONTANA
dell’avvocato FABIO LORENZONI, rappresentato e difeso dall’avvocato
IRENE NADILE;
avverso la sentenza n. 873/2014 del TRIBUNALE di PAVIA, depositata il
partecipata del 22/ 02/ 2017 dal Consigliere Dott. MILENA FALASCHI.
P.A.C. ricorre per la cassazione della sentenza del Tribunale di Pavia, con la quale è stato rigettato il gravame dallo stesso proposto avverso la dichiarazione di infondatezza del ricorso presentato relativamente a verbale di contestazione elevato dalla Polizia locale, per violazione dell’art. 7 C.d.S., comma 114, circolando il ricorrente all’interno di zona a traffico limitato senza autorizzazione, pronunciata dal Giudice di Pace di Pavia.
Il ricorrente ha articolato cinque motivi.
Con il primo motivo il ricorrente denuncia la nullità della sentenza o del procedimento, in relazione all’ art. 112 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il secondo motivo lamenta omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il terzo motivo censura la violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione dell’art. 2697 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Con il quarto motivo si duole della violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione della L. n. 689 del 2011, art. 23 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il quinto motivo adduce la nullità della sentenza o del procedimento, in relazione all’art. 113 c.p.c., comma 1, e art. 115 c.p.c., comma 1, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Il Comune di Pavia ha resistito con controricorso.
Il ricorrente sviluppa con il primo motivo doglianza di nullità della sentenza o del procedimento, in relazione all’ art. 112 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per non avere il Giudice del gravame tenuto conto delle sue contestazioni sull’efficacia probatoria, del verbale redatto dalla Polizia locale di Pavia, in particolare la non identità tra l’agente accertatore e l’agente che aveva sottoscritto il verbale sanzionatorio, circostanza che comportava il venire meno della efficacia probatoria privilegiata dell’atto.
Tale motivo è infondato poichè il giudice di appello, nella sentenza impugnata (v. pag. 3), ha fatto espresso richiamo alla normativa in materia di elevazione delle contestazioni per violazione del codice della strada, verificando sia l’omologazione delle apparecchiature elettroniche, sia la correttezza del verbale in questione quanto all’indicazione della data e del luogo di commissione dell’illecito, per cui risulta correttamente garantito il diritto di difesa, come statuito da questa Corte. In tema di violazioni del codice della strada, la validità della contestazione, quale che sia la forma usata, dipende unicamente dalla sua idoneità a garantire l’esercizio del diritto di difesa al quale è preordinata, e solo tale accertata inidoneità può essere causa di nullità del verbale e della successiva ordinanza-ingiunzione (di recente, Cass. n. 462 del 2016).
Inoltre nel caso di infrazione stradale rilevata a distanza, il verbale d’accertamento redatto con sistemi meccanizzati per fini di notifica non richiede la sottoscrizione autografa dell’accertatore, che può essere sostituita dall’indicazione a stampa del nominativo del responsabile dell’atto, senza che occorra la formazione di un originale cartaceo firmato a mano e destinato a rimanere agli atti dell’ufficio (conforme, Cass. n. 9815 del 2015).
Con il secondo motivo lamenta omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: in particolare, il ricorrente denuncia l’illegittimità del verbale a seguito della suddetta non identità tra organo accertatore ed organo esecutore del verbale lamentando una mancanza di prova in merito alla infrazione contestata.
Con il terzo motivo viene denunciata la violazione o la falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. sull’assunto che una volta accertata la mancanza di efficacia probatoria privilegiata del verbale de quo, manca ogni dimostrazione della esistenza della violazione contestata.
Con il quarto motivo il ricorrente lamenta la violazione e la falsa applicazione di norme di diritto per non considerato la valenza della L. n. 689 del 1981, art. 23,penultimo comma, che seppure avente portata residuale, impone al giudice di accogliere l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente.
Infine con il quinto ed ultimo motivo il ricorrente conclude con la denuncia della violazione dell’art. 113 c.p.c., comma 1 e art. 115 c.p.c., comma 1 quanto alle regole di diritto imposte al giudice nel decidere.
I quattro motivi – che per evidente ragioni di connessione argomentativa vanno esaminati congiuntamente – non possono trovare seguito.
Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, ha riformato il testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, stabilendo che le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado possono essere oggetto di ricorso per cassazione solo “per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti” e non più, come previsto dal testo precedente, “per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio”.
Nella specie il ricorrente contesta, nella sostanza, da parte del Tribunale di Pavia la valutazione e rilevanza degli elementi di giudizio acquisiti attraverso il verbale di contestazione e la foto allo stesso allegata, con la conseguenza che non è possibile prospettare l’omesso esame di un fatto o l’esistenza di una motivazione mancante od apparente.
Alla stregua delle considerazioni sin qui svolte, il ricorso va pertanto rigettato. Le spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese in favore dell’Amministrazione resistente che liquida in complessivi Euro 900,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese forfettarie e agli accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 112
 art. 23
 sentenza 
 art. 115
 sentenza 
 art. 112
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 23
 art. 115
 art. 54
 art. 13
 art. 13