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Sentenza - Nonni, danni morali e convivenza
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Sentenza – Nonni, danni morali e convivenza
Sentenza – Danni morali per i nonni anche se manca la convivenza
Sentenza 4 giugno – 11 luglio 2013, n. 29735
1. La Corte di appello di Firenze, con sentenza del 29.5.2009, ha confermato la decisione con la quale, in data 20.12.2008, il Tribunale di Siena aveva affermato la responsabilità di F.S. per il reato di omicidio colposo conseguente ad incidente stradale, commesso in danno di G..C. , il quale viaggiava a bordo dell’autovettura condotta dall’imputato.
La Corte territoriale fondava il proprio giudizio sulla violazione, da parte dell’imputato, del comportamento prudenziale in quanto, postosi alla guida dell’autovettura con tasso alcolico elevato, nell’affrontare una curva sinistrorsa perdeva il controllo del mezzo andando a collidere contro un albero posto oltre il margine destro della carreggiata, così cagionando al trasportato lesioni che provocavano grave danno neurologico centrale e, successivamente, il decesso, avvenuto il (omissis) .
2. Il F. proponeva ricorso ai sensi dell’art. 625-bis cod. proc. pen., rilevando che la Corte aveva omesso di pronunciarsi sul motivo di ricorso riguardante la condanna al risarcimento del danno non patrimoniale in favore dei nonni della vittima, che era stato oggetto di contestazione in ragione del fatto che gli stessi non convivevano con il nipote deceduto ed essendo la convivenza necessario presupposto per la richiesta iure proprio del risarcimento del danno non patrimoniale.
Con sentenza n. 11411 dell’11.3.2013, questa Sezione ha annullato la decisione della Quarta Sezione limitatamente all’omesso esame del motivo di ricorso concernente il risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili, nonni del deceduto, rilevando che effettivamente era stata omessa ogni valutazione del motivo di ricorso, del quale non veniva neppure fatta menzione; conseguentemente è stata fissata nuova udienza dinanzi a questa stessa Sezione per l’esame del motivo.
4. La giurisprudenza civile di questa Corte, dando atto di due contrapposti orientamenti, ha recentemente richiamato un indirizzo risalente nel tempo, affermando che nell’ambito del danno non patrimoniale da perdita di congiunto, il rapporto reciproco tra nonni e nipoti, per essere giuridicamente qualificato e rilevante deve essere ancorato alla convivenza, escludendo che, in assenza di questo presupposto, possa provarsi in concreto l’esistenza di rapporti costanti e caratterizzati da affetto reciproco e solidarietà con il familiare defunto (Sez. III civ. n. 4253, 16 marzo 2012, che riprende Sez. III civ. n. 6938, 23 giugno 1993, menzionata anche in ricorso).
5. Nell’affermare tali principi, la ricordata decisione richiama, quale precedente di rilievo, la già citata sentenza n. 6938/93, sostenendo che la stessa, ai fini della risarcibilità del danno ai nonni, “ha ritenuto necessaria la convivenza”.
6. Il diverso indirizzo, invece, pone l’accento sulla lesione di valori costituzionalmente protetti e di diritti umani inviolabili determinato dal decesso del congiunto e la conseguente perdita dell’unità familiare quale perdita di affetti e di solidarietà inerenti alla famiglia come società naturale, escludendosi che l’assenza di coabitazione possa essere considerata elemento decisivo di valutazione qualora sia “imputabile a circostanze di vita che non escludono il permanere dei vincoli affettivi e la vicinanza psicologica con il congiunto deceduto” (Sez. III civ. 15019, 15 luglio 2005; Sez. III civ. 16716, 7 novembre 2003) V. anche Sez. IV n. 20231/2012 Rv. 252683.
7. Ritiene il Collegio, alla luce dei precedenti richiamati, che non possa ritenersi determinante, come sostenuto dal ricorrente, il requisito della convivenza, poiché attribuire a tale situazione un rilievo decisivo porrebbe ingiustamente in secondo piano l’importanza di un legame affettivo e parentale la cui solidità e permanenza non possono ritenersi minori in presenza di circostanze diverse, che comunque consentano una concreta effettività del naturale vincolo nonno-nipote: ad esempio, una frequentazione agevole e regolare per prossimità della residenza o anche la sussistenza – del tutto conforme all’attuale società improntata alla continua telecomunicazione – di molteplici contatti telefonici o telematici. A ben guardare, anzi, è proprio la caratteristica suddetta di intenso livello di comunicazione in tempo reale che rende del tutto superflua la compresenza fisica nello stesso luogo per coltivare e consentire un reale rapporto parentale e ciò vale tanto per i nonni verso i nipoti quanto – il che è assai comune oggi, senza peraltro, significativamente, porre in dubbio o in una posizione di deminutio la risarcibilità – per i genitori verso figli che lavorano o studiano in altra città o addirittura all’estero.
8. Ciò posto, si osserva che gli aspetti sopra illustrati sono stati doverosamente tenuti in considerazione dai giudici del gravame nel caso in esame, laddove, pur dando atto dell’assenza di convivenza, si è motivatamente posta in luce la intensità del legame venutosi a creare tra il deceduto e i nonni a causa della precedente perdita, in analoghe circostanze, di altro nipote che, nel 2001, decedeva anch’egli in occasione di un incidente.
9. Va infine ricordato che ai fini della pronuncia di condanna generica al risarcimento dei danni in favore della parte civile non è necessario che il danneggiato provi la effettiva sussistenza dei danni ed il nesso di causalità tra questi e l’azione dell’autore dell’illecito, essendo sufficiente l’accertamento di un fatto potenzialmente produttivo di conseguenze dannose, poiché tale pronuncia infatti costituisce una mera “declaratoria juris” da cui esula ogni accertamento relativo sia alla misura sia alla stessa esistenza del danno, il quale è rimesso al giudice della liquidazione. (Sez. VI n. 14377, 1 aprile 2009; Sez. III n. 16575, 2 maggio 2007; Sez. VI n. 12199, 29 marzo 2005; Sez. IV n. 1045, 26 gennaio 1999; Sez. VI n. 9266, 26 agosto 1994; Sez. I n. 3220, 18 marzo 1992; Sez. II n. 11813, 7 settembre 1989; Sez. III n. 2515, 24 febbraio 1987; Sez. II n. 3301, 11 aprilel985; Sez. II n. 9599, 15 novembre 1983).

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