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Timestamp: 2019-03-19 23:06:57+00:00

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Studio Legale Rimini Avvocato Andrea Mandolesi - Part 2
Ebbrezza in motorino
Si segnala all’attenzione dei lettori, la recentissima sentenza della Suprema Corte in materia di guida in stato di ebbrezza, con la quale gli ermellini hanno ritenuto corretta la previsione della sospensione della patente nei confronti di coloro che guidano il motorino sotto l’effetto dell’alcool (Cassazione penale, sez. IV, sent.13.08.2012 n. 32439).
Il conducente del motorino, che veniva sorpreso alla guida in stato di ebbrezza e per l’effetto patteggiava le pena per il reato di cui all’art. 186 cds, vedeva altresì disporsi l’applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida.
Di talché, veniva proposto ricorso per cassazione sostenendo l’illegittimità della sospensione, sul presupposto che, per la guida di ciclomotori, il conseguimento della patente non è in alcun modo necessario né richiesto.
La Corte rigettava il ricorso richiamando la norma di cui all’art. 116 cds, così come modificata dal D.lgs. 9/2002, in vigore dal 30 giugno 2003, che prevede, per la guida di ciclomotori, la necessità di aver compiuto i 14 anni e, contestualmente, quella di aver conseguito il certificato di idoneità. La richiamata norma è stata successivamente modificata con le novelle l. 214/2003 e l. 168/2005 che, a decorrere dal 1 ottobre 2005, hanno imposto il conseguimento di detto certificato a tutti coloro che avessero compiuto la maggiore età a partire dalla medesima data e che non fossero già titolari di patente.
Ciò posto, e in considerazione del fatto che l’articolo in esame equipara i requisiti fisici e psichici richiesti per la guida di ciclomotori a quelli prescritti per il rilascio della patente, la Corte ha ritenuto che, con riferimento al titolo abilitativo richiesto, il conducente di un ciclomotore sia omologabile al conducente di autoveicolo; tanto è vero che, “per il principio per cui il più contiene il meno” la titolarità di patente costituisce di per sé motivo di esonero dall’obbligo di conseguimento del certificato di idoneità e che il possessore di detto certificato è tenuto alla restituzione del medesimo in sede di rilascio della patente.
Posto, dunque, che la patente costituisce un mero equipollente anagrafico del certificato di idoneità, la Corte deduce che, il titolare di patente sorpreso alla guida di ciclomotore in stato di ebbrezza, è soggetto alle medesime sanzioni accessorie prescritte per il conducente di autoveicolo colto nelle medesime condizioni di alterazione fisico-psichica, ovvero alla sospensione della patente; inoltre, continua la Corte, il titolare di certificato di idoneità sorpreso ebbro alla guida di ciclomotore sarà assoggettabile alla sospensione del detto certificato, stante l’identità di ratio e funzione sottesa ad entrambe i titoli abilitativi.
Sentenza 7 giugno - 13 agosto 2012, n. 32439
Il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi applicava a D.B. G. ai sensi dell’art. 444 c.p.p. la pena concordata tra le parti, e ritenuta di giustizia, per il reato, previsto dall’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), di guida di un ciclomotore in stato di ebbrezza. Il giudicante disponeva altresì la sospensione della patente di guida per la durata di un anno. Ricorre per cassazione il D.B., con tempestivo atto di impugnazione, deducendo violazione di legge in ordine alla disposta sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, muovendo dal rilievo che il reato era stato commesso alla guida di un veicolo per il quale non è prevista la patente, trattandosi di una “Vespa Piaggio” 50 cc, e citando taluni precedenti di questa Corte.
Va certamente confermato il principio enunciato a suo tempo dalle Sezioni Unite di questa Corte secondo cui “non può essere applicata la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, che discenda per legge da illeciti posti in essere con violazione delle norme sulla circolazione stradale, a chi li abbia commessi conducendo veicoli per la cui guida non sia richiesta alcuna abilitazione o, se richiesta, non sia stata mai conseguita; nè, tanto meno, può essergli precluso, per un periodo corrispondente alla durata della sospensione, il diritto ad ottenerla nel caso in cui non ne sia ancora in possesso” (Sez. U, n. 12316 del 30/01/2002 Cc. - dep. 29/03/2002 - Rv. 221039). Mette conto sottolineare che quanto alla individuazione del veicolo in relazione al quale, nel caso di guida dello stesso in stato di ebbrezza, non è richiesta alcuna abilitazione, così come precisato dalle Sezioni Unite, bisogna por mente ad un veicolo la cui guida sia consentita del tutto liberamente, senza cioè la necessità di alcuna abilitazione o certificazione di idoneità (alla guida), come ad esempio la bicicletta; giova evidenziare, a conferma di tale assunto, che la fattispecie sottoposta al vaglio delle Sezioni Unite, nell’occasione appena ricordata, riguardava proprio un’ipotesi di guida (in stato di ebbrezza) di una bicicletta.
Orbene, analogo discorso non può farsi, ad avviso del Collegio, in relazione alla guida di un ciclomotore: si ritiene, in base al dato testuale delle disposizioni di riferimento, di non poter condividere l’affermazione della sentenza di questa Corte n. 9991 del 2009, citata dal ricorrente, secondo la quale non sarebbe possibile applicare la sanzione della sospensione della patente in relazione alla guida di un ciclomotore, trattandosi di veicolo per la cui guida non sarebbe richiesta alcuna abilitazione. Ed invero, secondo quanto disposto dall’art. 116 C.d.S., per la guida di un ciclomotore da parte di un minore che abbia compiuto i 14 anni, in forza della modifica introdotta con D.Lgs. n. 9 del 2002 - in vigore dal 30 giugno 2003 - è necessario aver conseguito il certificato di idoneità alla guida, “rilasciato dal competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri a seguito di specifico corso con prova finale organizzato secondo le modalità di cui al comma 11 bis”. Con successive modifiche introdotte con il D.L. n. 151 del 2003, conv. in L. n. 214 del 2003, e con il D.L. n. 115 del 2005, conv. in L. n. 168 del 2005, l’obbligo di conseguire detto certificato, a decorrere dal 1 ottobre 2005, andava esteso a coloro i quali “compiano la maggiore età a partire dalla medesima data e che non siano titolari di patente di guida”, stabilendo altresì la procedura da seguire per il conseguimento del certificato in argomento per coloro i quali al 30 settembre 2005 “abbiano compiuto la maggiore età”; ancora, l’art. 116 C.d.S., comma 1 quater, stabilisce che “i requisiti fisici e psichici richiesti per la guida dei ciclomotori sono quelli prescritti per la patente di categoria A, ivi compresa quella speciale”. E’ dunque agevole desumere dalle disposizioni appena ricordate che il certificato di idoneità per la guida dei ciclomotori è un vero e proprio titolo di abilitazione alla guida, del tutto assimilabile, quanto alla “ratio” ed alla sua funzione, con specifico riferimento alla guida dei ciclomotori, alla patente di guida. Ciò trova conferma nella disposizione successiva, di cui ai comma 1 quinquies, secondo il quale non possono conseguire il certificato di idoneità alla guida di ciclomotori i conducenti già muniti di patente di guida (per l’evidente ragione che “il più contiene il meno”), con l’ulteriore specificazione che i titolari di certificazione di idoneità alla guida di ciclomotori sono tenuti a restituirlo all’atto del conseguimento della patente.
Da tutto quanto sopra esposto, ne deriva che nel caso di guida di un ciclomotore in stato di ebbrezza da parte di un soggetto munito di patente di guida, tale titolo abilitativo ha una idoneità ed un’efficacia assorbente rispetto al certificato di idoneità, con l’ulteriore conseguenza che la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, prevista quale sanzione amministrativa obbligatoria anche in caso di sentenza di patteggiamento, deve necessariamente avere ad oggetto la patente di guida, in quanto titolo che abilita il soggetto “anche” alla guida del ciclomotore. Giova ricordare che recentemente è stata affermata da questa Corte l’applicabilità della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, prevista per il reato di guida in stato di ebbrezza, a qualsiasi titolo abilitativo alla guida, ivi incluso il certificato di idoneità alla guida di ciclomotori, (cfr. Sez. Feriale, n. 32806 del 17/08/2011 Ud. - dep. 22/08/2011 - Rv. 251006).
Precisato dunque che per la guida dei ciclomotori, ad avviso di questo Collegio, è richiesto, per un soggetto maggiorenne alla data del 30 settembre 2005 (ed è il caso del D.B. in quanto nato in data 11 agosto 1976), un titolo di abilitazione alla guida (certificato di idoneità oppure patente di guida se conseguita), non risulta pertinente, in relazione allo specifico motivo di ricorso, l’altro precedente evocato dal ricorrente - sentenza di questa Corte n. 867 del 1999 - in quanto concernente fattispecie relativa alla guida di un ciclomotore da parte di soggetto non titolare di patente:
il D.B., invero, nemmeno ha allegato di non essere titolare di patente di guida.
Test alcolemico nella guida in stato di ebbrezza
Si segnala all’attenzione dei lettori un’interessantissima sentenza, in punto di rifiuto alla sottoposizione del test alcolemico.
La quarta sezione penale della suprema Corte, infatti, con la sentenza n. 18134 del 2012, ha stabilito che, qualora non sia stato possibile stabilire, al di là di ogni ragionevole dubbio, se il tasso alcolemico nel sangue fosse o meno superiore al limite di 0,8 g/l, il trasgressore dovrà per l’effetto essere ritenuto responsabile della ipotesi meno grave, ormai depenalizzata.
Questi, brevemente, i fatti oggetto di processo.
Nella fattispecie analizzata dalla Corte, è stato discusso il caso di un uomo, condannato in entrambi i gradi di giudizio, poiché “aveva guidato in stato di ebbrezza e si era, altresì, rifiutato di sottoporsi all’alcool test“.
Reati unificati dal vincolo della continuazione con conseguente condanna ad un mese di arresto, nonché €. 900,00 di ammenda, oltre naturalmente sospensione della patente di guida per un mese.
L’imputato ricorreva in Cassazione giudicando gli elementi sintomatici rilevati non idonei alla dimostrazione della sussistenza dello stato di ebbrezza.
I giudici di legittimità, con la sentenza in commento, hanno assolto l’imputato ritenendo i fatti ascritti all’imputato non previsti dalla legge come reato.
Ha sostenuto la Corte, che lo stato di ebbrezza può essere accertato con qualsiasi mezzo, tuttavia, precisa la Consulta, qualora non risulti possibile stabilire con precisione se il tasso alcolemico sia superiore a 0,8 g/l, il trasgressore dovrà ritenersi responsabile, in base al principio del favor rei, della ipotesi meno grave, oggi depenalizzata.
Nella decisione in commento si legge testualmente che “…Quanto alla contravvenzione di guida in stato di ebbrezza, osserva il Collegio che costituisce pacifico e consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (cfr. ex multis le più recenti pronunzie: Sez. 4, n. 28787 del 2011; Sez. 4, n. 43017 del 2011) quello secondo il quale lo stato di ebbrezza, per tutte le ipotesi previste dall’art. 186 cod. strada, può esser accertato con qualsiasi mezzo e quindi anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale. Vero è peraltro che, qualora non sia possibile stabilire, al di là di ogni ragionevole dubbio, se il tasso alcoolemico era superiore al limite di 0,8 gr./l. il trasgressore doveva ritenersi responsabile, In nome del principio del favor rei, dell’ipotesi meno grave (fascia A), attualmente depenalizzata per effetto della novella di cui alla legge 29 luglio 2010, n. 120. Nel caso in esame, gli elementi sintomatici rilevati e testé descritti, in difetto di altri dati indiziari, non consentono di individuare un preciso gradiente di etilemia tale da indurre a ritenere sussistenti taluna delle più gravi fattispecie contravvenzionali previste dall’art. 186 cod. strada“.
Pertanto, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, in quanto secondo il sopra ricordato ragionamento, gli elementi sintomatici non hanno permesso di individuare un preciso grado di etilemia.
Sentenza 7 febbraio - 14 maggio 2012, n. 18134 (Presidente Sirena - Relatore Casella)
Con sentenza in data 15 ottobre 2008, la Corte d’appello di Palermo confermava la sentenza emessa il 27 aprile 2009 dal Tribunale di Palermo che aveva giudicato V.S. responsabile delle contravvenzioni di cui all’art. 186, commi 2 e 7 cod. strada (per aver guidato in Palermo l’8 febbraio 2007, l’autovettura tg. (…), in stato di ebbrezza alcoolica e per essersi rifiutato di sottoporsi ad accertamento alcoolemico). Per l’effetto l’imputato veniva condannato,unificati i reati sotto il vincolo della continuazione, alla pena di UN mese di arresto ed Euro 900,00 di ammenda, applicata la sospensione della patente di guida per UN mese. La Corte distrettuale, condividendo gli assunti argomentativi della sentenza di primo grado, ha ribadito,a dimostrazione dell’affermazione della penale responsabilità del prevenuto ed in conformità all’orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità, la sufficienza,ai fini della prova dello stato di ebbrezza in cui versava l’imputato, delle tipiche condizioni sintomatiche (alito fortemente vinoso; linguaggio sconnesso; eccessiva ed immotivata euforia; andatura barcollante; ecc.) rilevate dagli agenti operanti della Questura di Palermo (e descritte nel verbale di contestazione), giunti sul luogo in cui era stato segnalato che un’autovettura Audi 100, percorrendo via Terrasanta, aveva speronato vetture in sosta, danneggiandole e creando in tal modo allarme nei passanti. Il V. inoltre, alla richiesta degli agenti di sottoporsi al test alcoolemico, aveva opposto un netto rifiuto. L’imputato ricorre per la cassazione della sentenza, per tramite del difensore, deducendo vizi di violazione di legge e di difetto ed illogicità della motivazione, avendo la Corte distrettuale errato nel giudicare idonei a dimostrare la sussistenza dello stato di ebbrezza,gli elementi sintomatici rilevati dalla P.G., laddove, a seguito della riforma normativa della fattispecie contravvenzionale in questione, introdotta nell’anno 2007, l’accertamento di siffatto status deve esser positivamente eseguito secondo le modalità tecniche previste dall’art. 186, commi 3 e 4 cod.strada: le uniche che possano fornire la precisa individuazione dei valori numerici del tasso alcoolemico quale presupposto dell’affermazione della penale responsabilità dell’imputato. Lamenta altresì il ricorrente il diniego, con motivazione meramente apodittica, delle attenuanti generiche, cui i Giudici d’appello sarebbero pervenuti richiamando unicamente i precedenti penali dell’imputato.
L’impugnata sentenza deve esser annullata senza rinvio a’ sensi degli artt. 129 e 620 lett. a) cod.proc.pen., non risultando previsti come reato, entrambi fatti ascritti all’imputato. Quanto alla contravvenzione di guida in stato di ebbrezza, osserva il Collegio che costituisce pacifico e consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (cfr. ex multis le più recenti pronunzie: Sez. 4 n. 28787 del 2011; Sez. 4 n. 43017 del 2011) quello secondo il quale lo stato di ebbrezza, per tutte le ipotesi previste dall’art. 186 cod. strada, può esser accertato con qualsiasi mezzo e quindi anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale. Vero è peraltro che, qualora non sia possibile stabilire, al di là di ogni ragionevole dubbio, se il tasso alcoolemico era superiore al limite di 0,8 gr./l. il trasgressore doveva ritenersi responsabile, in nome del principio del favor rei, dell’ipotesi meno grave (fascia A), attualmente depenalizzata per effetto della novella di cui alla legge 29 luglio 2010 n. 120. Nel caso in esame, gli elementi sintomatici rilevati e testé descritti, in difetto di altri dati indiziari, non consentono di individuare un preciso gradiente di etilemia tale da indurre a ritenere sussistenti taluna delle più gravi fattispecie contravvenzionali previste dall’art. 186 cod. strada. In relazione all’altro addebito di rifiuto di sottoporsi all’alcooltest, rileva la Corte che, In ossequio all’art. 2, comma 2 cod. pen., non può non trovare applicazione l’art. 5 del D.L. 3 agosto 2007 n. 117 (in vigore dal 4 agosto 2007) convertito nella L. 2 ottobre 2007 n. 160 che, dopo la commissione della violazione de qua avvenuta l’8 febbraio 2007, ha sostituito l’art. 186, comma 7 cod. strada (vigente a detta data e concernente un’ipotesi contravvenzionale) introducendo una fattispecie di semplice illecito amministrativo punito esclusivamente con sanzione amministrativa pecuniaria. Non rileva ovviamente in contrario (atteso il principio costituzionale di irretroattività della legge penale: art. 25, comma 2 Cost. ed il disposto dell’art. 2, comma 1 cod. pen.) il fatto che a in seguito dell’entrata in vigore - a decorrere dal 27 maggio 2008 - dell’art. 4 del D.L. 23 maggio 2008 n. 92 convertito nella L. 24 luglio 2008 n. 125 - sia divenuto nuovamente reato (come peraltro è a tutt’oggi) la stessa condotta di rifiuto del conducente di veicolo di sottoporsi ad alcooltest.

References: sentenza 

Sentenza 
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 art. 25