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Timestamp: 2018-05-22 07:08:02+00:00

Document:
Camillo Marrone
1 Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo Adottato ai sensi del Decreto Legislativo 231 del 2001 Approvato dal Consiglio di Amministrazione il 22 giugno 2015 PARTE GENERALE Pag. 1 di 17
2 Indice sommario Premessa e note introduttive alla lettura del documento Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n I reati-presupposto Appartenenza dell autore del reato all organizzazione Il presupposto dell interesse o del vantaggio dell ente Le sanzioni Procedimento di accertamento e di applicazione delle sanzioni Presupposti per l esonero della responsabilità Funzione del Modello di organizzazione e gestione Le ragioni di adozione del modello di organizzazione e gestione idoneo a prevenire il rischio-reato Applicazione del modello Procedure seguite nell identificazione del rischio-reato con specifico riguardo alle attività sensibili Attività a potenziale sensibilità Funzioni e posizioni Il Codice Etico Deleghe e procure L Organismo di Vigilanza Formazione, informazione e selezione delle risorse umane Aggiornamento del Modello Procedure e circolari aziendali Segnalazioni e note finali Premessa e note introduttive alla lettura del documento Il presente documento è stato predisposto come sintesi del progetto di conformità al Decreto Legislativo 231 del 2001 al fine di presentare il modello di organizzazione gestione e controllo nella sua interezza e in modo unitario. Il presente documento è uno strumento di comunicazione con tutti i soggetti interessati alle attività della società 7R Srl-divisione Setter Business School: in particolare i dipendenti, i clienti, il management, i fornitori, i collaboratori e gli organi di controllo, al fine di conoscere procedure e prassi operative e migliorare le relazioni commerciali o sociali in essere. Pag. 2 di 17
3 Il documento attualmente è in prima emissione, è di proprietà esclusiva di 7R Srl - divisione Setter Business School e non può essere riprodotto in nessuna forma, neppure in modo parziale o citando la fonte fatti salvi gli obblighi di legge. Il documento è disponibile al pubblico su richiesta. Il modello di organizzazione, gestione e controllo descritto nel presente documento è stato predisposto attraverso un progetto che ha coinvolto tutta l organizzazione. Il vertice aziendale è stato coinvolto attraverso un percorso di informazione e sensibilizzazione iniziale che ha portato alla formale approvazione del presente documento. Le varie funzioni aziendali sono state coinvolte attraverso un processo di analisi dei rischi svolto in collaborazione con consulenti e professionisti qualificati. La direzione aziendale, da tale analisi, ha individuato le aree a rischio significativo e impostato un modello, dei regolamenti e dei protocolli operativi per la gestione dei possibili rischi reato. Per ogni informazione sul documento è a disposizione una funzione interna come referente 231. Note terminologiche: per comodità di lettura è utilizzato il termine Setter per 7R Srl divisione Setter Business School, il termine Modello per Modello di organizzazione e gestione, il termine Decreto per Decreto Legislativo n. 231 del 2001 Collegamento ISO 9001 Il modello di organizzazione, gestione e controllo è stato progettato ed implementato tenendo conto delle procedure organizzative già presenti in Setter. In particolare, come suggerito dall UNI (Ente nazionale italiano di Unificazione) nella sua attività formativa, sono state integrate all interno del modello 231 quelle parti del sistema di gestione per la qualità ISO 9001 compatibili. Infatti lo standard ISO, adottato anche a livello europeo come riferimento nelle direttive per la conformità dei prodotti e dei servizi, prevede analogie evidenti con i modelli di compliance aziendale come quelli previsti dal Decreto 231. In particolare l approccio per processi, la finalità preventiva ed il requisito di controllo e monitoraggio dei processi per garantire a terzi l efficacia delle prassi aziendali adottate sono elementi comuni ai due modelli Le parti del modello ISO 9001 applicate direttamente sono le seguenti: 1. Processo formazione: per gli aspetti di pianificazione della formazione in ingresso, di analisi delle esigenze (periodica) e di verifica dell efficacia; 2. Gestione della documentazione e delle registrazioni: in particolare per l identificazione, approvazione, distribuzione e dei documenti; 3. Verifiche ispettive interne: ampliamento alla conformità al codice e al modello; 4. Azioni correttive: per gli aspetti di correzione e registrazioni delle azioni intraprese (incluse l analisi delle cause). Le prassi, le procedure e i regolamenti riportati nel Manuale Qualità di Setter relativi ai processi operativi sono stati predisposti inserendo quanto definito dal modello 231. Pag. 3 di 17
4 1. Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 In attuazione della delega al Governo prevista dall art. 11 legge 29 settembre 2000 n. 300 e in adempimento a convenzioni internazionali, il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 ha introdotto la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, derivante dalla commissione di determinati reati commessi nell interesse o a vantaggio dell ente da determinate persone fisiche sia che siano inserite nell organizzazione dell ente in posizione apicale sia in posizione di soggezione alla direzione o alla vigilanza di un soggetto in posizione apicale. Nel caso in cui l'autore dell'illecito rientri tra i soggetti apicali è stabilita una presunzione di responsabilità dal momento che esso rappresenta e realizza la politica gestionale dell'ente. Al contrario, non vi è alcuna presunzione di responsabilità a carico dell'ente nel caso in cui l'autore dell'illecito rientri tra i soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza, poiché in tal caso l'illecito del soggetto sottoposto comporta la responsabilità dell'ente solo se risulta che la sua commissione è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o di vigilanza. In base al principio costituzionale per il quale la responsabilità penale è ascrivibile solo ad una persona fisica, la nuova disciplina ha introdotto una figura di responsabilità non penale (di qui si giustifica l aggettivazione di responsabilità amministrativa discussa però in sede penale) delle società o degli enti che si avvalgono del reato come strumento per affermare la loro posizione sul mercato (interesse o vantaggio). Si tratta di una figura di responsabilità autonoma dell ente che si aggiunge alla responsabilità penale della persona fisica autrice del reato e permette di colpire direttamente la società o gli enti che abbiano avuto un interesse o tratto un vantaggio dai soggetti in posizione apicale o sottoposti alla direzione o alla vigilanza di un soggetto in posizione apicale. Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 si applica in relazione sia a reati commessi in Italia sia a quelli commessi all'estero, purché l'ente abbia nel territorio dello Stato italiano la sede principale e nei confronti dello stesso non proceda direttamente lo Stato del luogo in cui è stato commesso il reato. 2. I reati-presupposto In base al principio di legalità espresso dall art. 2 del citato Decreto, l ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto costituente reato se la sua responsabilità amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni, non sono espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto. Da questo principio discende che la responsabilità non è connessa alla semplice commissione di un reato previsto come tale dall ordinamento penale, ma solo per determinati reati (definiti presupposto) che il legislatore ha introdotto con il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, ma che ha successivamente ampliato con ulteriori fattispecie di responsabilità e che continuamente aggiorna e corregge sia su indicazione dell Unione Europea sia per esigenze nazionali. Su questa base i reati-presupposto possono essere schematizzati nelle aree che seguono; tale classificazione è essenziale al fine di creare una relazione fra un approccio giuridico ed una fattiva Pag. 4 di 17
5 applicazione per Setter. Questa classificazione per aree permette infatti di individuare i processi e le attività dell organizzazione, i relativi soggetti che possono essere coinvolti e definire quindi procedure e controlli per la gestione di tali attività. In seguito l applicazione puntuale delle procedure potrà permettere un controllo specifico anche sulla singola fattispecie del reato. Nella parte speciale del Modello sono presentate le aree di gestione e controllo dove sono possibili rischi per Setter. Alcune tipologie di illecito previste dal Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 sono state escluse in quanto Setter, in considerazione dell'attività sociale svolta, ne ha ritenuto estremamente improbabile la commissione. Il presente Modello continuerà ad essere adeguato in relazione alle ulteriori disposizioni normative emanate di volta in volta nell'ambito di applicazione del Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n Le aree dei reati presupposto. Reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione Reati societari e di abuso dei mercati Reati con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico Reati contro la personalità individuale Reati collegati alla sicurezza sul lavoro Reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita Reati informatici Reati riguardanti i delitti di criminalità organizzata (reati transazionali e dichiarazioni mendaci) Reati riguardanti i delitti contro l industria e il commercio Reati in materia di violazione del diritto di autore Reati ambientali Impiego di cittadini privi di permesso di soggiorno 3. Appartenenza dell autore del reato all organizzazione Fermo restando che per il diritto italiano la responsabilità penale è configurabile solo con riferimento ad una persona fisica, per fondare la responsabilità da reato delle società o degli enti ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 occorre che il reato-presupposto sia commesso da una persona fisica che appartenga all organizzazione di impresa della società o dell ente. Questo presupposto è fissato dall art. 5 Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 quando si prevede che l ente è responsabile per i reati commessi da due categorie di persone fisiche: da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso (soggetto in posizione apicale); da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti in posizione apicale (cosiddetti soggetti sottoposti). 4. Il presupposto dell interesse o del vantaggio dell ente Altro presupposto oggettivo della responsabilità da reato delle società e degli enti è che il reato sia commesso nel suo interesse o a suo vantaggio (art. 5 Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231). Pag. 5 di 17
6 Questo principio è rafforzato dalla previsione per la quale la società e l ente non risponde se le persone indicate hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi (art. 5 Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231). Si aggiunga che l art. 12, comma 1, lettera a) Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 prevede una ipotesi di riduzione della sanzione pecuniaria qualora l autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l ente non ne ha ricavato vantaggio o ne ha ricevuto vantaggio minimo. Questo comporta che se l autore del reato ha agito perseguendo tanto l interesse proprio, quanto quello dell ente, quest ultimo è passibile di sanzione. Nel caso in cui sia prevalente l interesse della persona fisica autrice del reato rispetto a quello dell ente al quale appartiene, l ordinamento prevede un attenuazione della sanzione (pecuniaria o interdittiva) qualora l ente non abbia tratto vantaggio o abbia tratto vantaggio minimo dalla commissione del reato. 5. Le sanzioni Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 pone a carico dell ente nel cui interesse o a cui vantaggio sia stato commesso un reato-presupposto da un soggetto in posizione apicale o da un soggetto sottoposto alla direzione o alla vigilanza di un soggetto apicale, sanzioni che possono essere classificate nel seguente modo: 1. sanzioni pecuniarie fino ad un massimo di Euro (e sequestro preventivo in sede cautelare); 2. sanzioni interdittive: interdizione dall esercizio dell attività; sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi; 3. confisca del profitto che l ente ha tratto dal reato (comunque disposta, anche per equivalente); 4. pubblicazione della sentenza di condanna, che può essere disposta in caso di applicazione di una sanzione interdittiva (sanzione stigmatizzante). In particolare, per quanto attiene alle sanzioni pecuniarie ed alle sanzioni interdittive, si osserva quanto segue. La sanzione pecuniaria (art. 10 Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231) è sempre applicata in caso di responsabilità dell ente dipendente da reato e viene adeguata alle sue condizioni economiche attraverso un sistema di commisurazione per quote (per un numero non inferiore a 100 e non superiore a 1000) e graduato sulla base della gravità del fatto, del livello di responsabilità dell ente e delle attività e provvedimenti adottati per eliminare le conseguenze dannose del reato commesso. Ad ogni quota è assegnato un valore determinato in base alle condizioni economico-patrimoniali dell ente, oscillante tra un minimo di Euro 258 ed un massimo di Euro per ciascuna quota applicata. Le sanzioni interdittive sono previste per ipotesi più gravi e nel caso in cui ricorra uno dei seguenti presupposti: Pag. 6 di 17
7 1. l ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti alla loro direzione o vigilanza quando, per tale ultima ipotesi, la commissione del reato-presupposto è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; 2. in caso di reiterazione degli illeciti presupposto di responsabilità amministrativa degli enti. Le sanzioni interdittive hanno una durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni. Esse non si applicano nei casi in cui l art. 12 del Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 prevede la riduzione della sanzione pecuniaria. Come disposto dall art. 14 Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, nell applicazione delle sanzioni interdittive devono essere seguiti questi criteri: 1. le sanzioni interdittive hanno per oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l illecito dell ente; 2. il tipo e la durata della sanzione deve essere determinato in base alla gravità del fatto, al grado della responsabilità dell ente ed alla attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto o per prevenire la commissione di ulteriori illeciti; 3. il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione può essere limitato a determinati contratti ed a determinate amministrazioni; 4. l interdizione dall esercizio dell attività comporta la sospensione, la revoca delle autorizzazioni, licenze e simili funzionali allo svolgimento delle attività; 5. le sanzioni interdittive possono essere applicate congiuntamente; 6. l interdizione dall esercizio dell attività si applica soltanto quando l irrogazione delle altre sanzioni interdittive risulti inadeguata. Gli articoli 15 e 45 Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 prevedono la possibilità di nomina di un commissario giudiziale. Gli articoli 53 e 54 Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 prevedono il potere del giudice di disporre il sequestro preventivo delle cose di cui è consentita la confisca o il sequestro conservativo. 6. Procedimento di accertamento e di applicazione delle sanzioni La competenza a conoscere degli illeciti degli enti amministrativi dell ente appartiene al giudice penale competente per i reati dai quali gli stessi dipendono (art. 36 Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231). Il Pubblico Ministero, rilevato un reato-presupposto di responsabilità delle società e degli enti, verifica l appartenenza della persona fisica imputata all organizzazione di una determinata società o ente e quindi acquisita la notizia dell illecito amministrativo dipendente dal reato commesso nell interesse o a vantaggio dell ente, annota immediatamente nel registro di cui all art. 335 del c.p.p. gli elementi identificativi dell ente unitamente, ove possibile, alla generalità del suo legale rappresentante nonché il reato da cui dipende l illecito. Per l azione di responsabilità amministrativa dell ente, il Pubblico Ministero deve dimostrare l esistenza degli elementi oggettivi della responsabilità e precisamente: che è stato commesso uno dei reati-presupposto; che il reato è stato commesso nell interesse o a vantaggio dell ente; l autore del reato svolge formalmente o di fatto una funzione nell ente ed è in posizione apicale o di sottoposto anche se è rimasto ignoto. Pag. 7 di 17
8 A questo punto occorre distinguere se l autore del reato: a) è in posizione apicale; b) è in posizione di sottoposto. Nel primo caso la colpa di organizzazione è presunta e l ente deve dare prova dell esistenza a suo favore di una causa di esonero da responsabilità secondo quanto previsto dall art. 6 Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n Nel secondo caso il Pubblico Ministero, per accampare la responsabilità dell ente, deve fornire la prova che la commissione del reato è dovuta all inosservanza degli obblighi di direzione o di vigilanza mentre l ente ha l onere della prova dei fatti impeditivi della responsabilità. 7. Presupposti per l esonero della responsabilità L art. 6, comma 1, Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, dispone che l ente non risponde se prova che: a) l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quelli verificatisi; b) il compito di vigilare sul funzionamento, l efficacia e l osservanza dei modelli nonché di curare il loro aggiornamento è stato affidato ad un organismo interno dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo; c) le persone fisiche hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell organismo di cui alla precedente lettera b. L'esonero dalla responsabilità dell'ente viene sottoposto al giudizio di idoneità del modello che il giudice penale è chiamato a formulare in occasione del procedimento penale a carico dell'autore materiale del fatto illecito. Il modello di organizzazione e di gestione, utile per l esonero da responsabilità dell ente, deve rispondere a specifiche caratteristiche che possono essere così classificate: a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati (analisi del rischio e attività sensibili); b) predisporre specifici protocolli (procedure/ Manuale della Qualità/ Regolamenti) e sviluppare attività diretti a regolare la formazione e l attuazione delle decisioni dell ente in relazione ai reati da prevenire; c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di reati (controlli base da inserire nelle procedure, nei Regolamenti e nel Manuale della qualità ); d) prescrivere obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e sull osservanza del modello organizzativo (Regolamento Organismo di Vigilanza); e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello organizzativo (Sistema sanzionatorio). Sono stati riportati in parentesi e in grassetto i documenti predisposti da Setter applicativi dei modelli sopra richiesti. Le caratteristiche indicate dal Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 per la costruzione Pag. 8 di 17
9 del Modello di organizzazione e gestione si riferiscono ad un sistema aziendale di gestione dei rischi detto risk management. 8. Funzione del Modello di organizzazione e gestione Il modello di organizzazione e gestione, introdotto dal legislatore italiano sulla scorta di esperienze maturate nell ambito di ordinamenti stranieri, principalmente di stampo anglosassone e quindi di common law (conosciuti anche come compliance programme), costituisce un complesso organico di principi, di disposizioni e di schemi organizzativi e connessi compiti e responsabilità, funzionale alla realizzazione ed alla diligente gestione di un sistema di controllo e monitoraggio delle attività sensibili al fine della prevenzione del rischio della commissione (anche tentata) di un reato-presupposto ai sensi dei Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n L individuazione delle attività esposte al rischio di reato e la loro regolamentazione in procedure accompagnate da un efficiente sistema di controlli interni deve avere le seguenti precipue finalità: rendere tutti coloro che operano in nome e per conto di Setter consapevoli dei rischi di poter incorrere, nel caso di violazione dei dettati del modello, in illeciti passibili di sanzioni, sul piano penale e amministrativo, non solo nei propri confronti, ma anche nei confronti della società; affermare che ogni condotta illecita è fermamente condannata da Setter in quanto, anche nei casi in cui l Ente potesse in ipotesi trarne vantaggio, è comunque contraria non solo alle disposizioni di legge, ma anche ai quei principi di correttezza e trasparenza che Setter intende rispettare nell esercizio della propria attività; fornire all ente lo strumento per prevenire o contrastare la commissione di reati ed in tal modo evitare i rischi della conseguente responsabilità amministrativa dell ente. assicurare a Setter l efficacia dell azione, tanto più garantita se norme, regolamenti e leggi vengono seguiti e rispettati. Tra le finalità del modello vi è anche quella di rendere consapevoli i dipendenti, gli organi sociali, i consulenti ed i partner, che operano per conto o nell interesse dell ente, dell importanza che riveste il rispetto dei ruoli, delle modalità operative, dei protocolli (procedura) nello svolgimento delle attività dell ente. Il modello di organizzazione, gestione e controllo elaborato da Setter è inoltre conforme alle indicazioni fornite dalle Linee Guida Regionali per la definizione di modelli di organizzazione, gestione e controllo degli enti accreditati che erogano servizi nell ambito della filiera istruzione formazione - lavoro elaborate dalla Regione Lombardia e alle indicazioni contenute nel Decreto 5808 del 8 giugno 2010 e successive modificazioni e indicazioni. 9. Le ragioni di adozione del modello di organizzazione e gestione idoneo a prevenire il rischioreato Setter è una società dedicata alla ricerca, selezione e formazione delle risorse umane, nonché alla consulenza per la gestione del capitale umano in azienda. È autorizzata dal Ministero del lavoro quale Agenzia per il lavoro attiva nelle aree di ricerca, selezione e outplacement. A Sesto San Giovanni, a pochissimi chilometri da Milano e da Monza, Setter ha avviato una struttura dedicata alla formazione professionale, denominata Setter Business School. Il centro è dotato di 4 aule Pag. 9 di 17
10 attrezzate per ogni esigenza di carattere didattico, incluse la formazione informatica, tecnica ed esperienziale e offre incontri e percorsi didattici studiati per rispondere alle esigenze formative di aziende e privati. Grazie alla propria Business School, Setter offre corsi di formazione a pagamento e finanziati, corsi on-line e corsi progettati su misura, ed è disponibile come location per società e privati che vogliano organizzare incontri o percorsi didattici in una struttura completamente dedicata all'insegnamento. Setter intende osservare elevati standard etici nella conduzione quotidiana del proprio lavoro. Tali standard, ed i loro principi ispiratori, sono presenti nel codice etico di Gruppo adottato ed approvato con delibera del Consiglio di Amministrazione del Al fine di garantire la correttezza e la trasparenza nell'esercizio dell'attività Setter ha adottato un modello di organizzazione gestione e controllo adeguato e in linea con le disposizioni contenute nel Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n Nella redazione di questo modello è stata eseguita un'accurata analisi delle aree organizzative e gestionali più esposte, all'interno delle quali potrebbero essere commessi reatipresupposto rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa. Le modifiche, gli aggiornamenti e le integrazioni del modello sono adottati con provvedimento del Consiglio di Amministrazione o dei soggetti da questo delegati. Il Modello è destinato a tutti coloro che operano per Setter, quale che sia il rapporto che li lega alla stesso e, in particolare, a coloro che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione, direzione o controllo di Setter. Nella redazione del modello Setter ha fatto riferimento ai principi generali indicati nel Codice etico adottato. Come previsto dal Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, è l Organismo di Vigilanza a controllare la concreta osservanza delle prescrizioni contenute nel modello adottato, le regole operative e di funzionamento di tale organo sono disciplinate da apposito regolamento. Comportamenti non conformi al modello o ai documenti collegati sono sanzionati secondo quanto previsto dalle regole sanzionatorie di Setter, tali regole sono coerenti con le disposizioni legislative vigenti ed in particolare con i contratti collettivi di lavoro e le prassi di accertamento delle violazioni. 10. Applicazione del modello Ogni azione ed operazione di Setter deve essere adeguatamente registrata e documentata affinché sia sempre possibile, in ogni momento, la verifica del processo di decisione, autorizzazione e svolgimento, nonché il controllo delle caratteristiche e delle ragioni dell operazione e l individuazione del soggetto che ha autorizzato, effettuato, registrato e verificato l operazione stessa. Per la gestione delle attività aziendali è necessaria la partecipazione di più di un soggetto alla medesima attività, cosicché nessuna operazione sia posta in essere in autonomia assoluta da un solo soggetto. In tutti i contratti sensibili, stipulati da Setter sono riportate clausole che vincolano al rispetto del Codice etico, nonché delle regole di comportamento e delle procedure stabilite nel modello; la violazione delle clausole richiamate è causa di risoluzione del contratto ed eventualmente di risarcimento del danno ove ne ricorrano gli estremi. Pag. 10 di 17
11 Nei rapporti contrattuali con i terzi, Setter ha cura di controllare la serietà e le credenziali del contraente, disponendo che tutti i pagamenti tra le parti avvengano per tramite di bonifico o strumento equivalente e con evidenza della tracciabilità del pagamento. L assunzione delle decisioni dell ente che abbiano rilevanza esterna si svolge in assoluta trasparenza. Sono predisposte misure di sicurezza ed igiene sul lavoro rispondenti agli standard indicati dalla normativa vigente in materia, volte alla salvaguardia dei lavoratori. È definito un programma di formazione ed aggiornamento dei dirigenti e dei dipendenti ai principi del Codice etico e delle procedure definite in accordo con il presente documento. È previsto un sistema disciplinare e sanzionatorio, nei confronti dei dirigenti e dei dipendenti, per il caso di violazione dei principi contenuti nel Codice e nelle procedure previste. In sede di assunzione di cittadini extracomunitari è fatto obbligo verificare l esistenza e la validità dei documenti richiesti dalle disposizioni legislative vigenti. Coloro che svolgono funzioni di controllo devono riferire all Organismo di Vigilanza delle irregolarità riscontrate nel rispetto del Codice e delle procedure previste. Le suddette regole di condotta sono applicate attraverso la definizione di un Codice etico dettagliato, delle procedure e dei regolamenti (per esempio per l Organismo di Vigilanza o per gli aspetti sanzionatori). 11. Procedure seguite nell identificazione del rischio-reato con specifico riguardo alle attività sensibili Essenziale per garantire l esonero dell ente dalle responsabilità da reato è che il modello di organizzazione, gestione e controllo sia stato adottato secondo una procedura idonea a rilevare le occasioni del rischio-reato con specifico riferimento alle attività sensibili, tenuto conto delle concrete condizioni operative e di mercato di Setter; questo è stato fatto attraverso una valutazione formale e documentata dei rischi reato che viene aggiornata almeno con frequenza annuale ed i cui risultati sono sottoposti alla Direzione. Procedendo secondo questi criteri, è stato elaborato il modello di organizzazione, gestione e controllo (sintetizzato in questo documento) articolato in più parti in relazione alle singole attività ed ai differenti interlocutori. Sono state quindi predisposte procedure ed istruzioni di comportamento, secondo la logica dei comportamenti prescrittivi dei compliance programme e dei sistemi di gestione per permettere una reale integrazione alle attività di Setter ed il coordinamento con gli altri sistemi presenti (per esempio amministrazione, qualità, accreditamento, sicurezza). Le procedure e i regolamenti rappresentano quelle regole che il modello impone nello svolgimento di un attività sensibile o a rischio e costituiscono l aspetto più rilevante e qualificante del modello. Le attività sensibili (in relazione al rischio-reato) rappresentano i settori di attività ed i processi di Setter che potrebbero potenzialmente essere coinvolti nella commissione dei reati indicati nel Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 e le norme collegate. Di seguito sono elencate le aree aziendali potenzialmente sensibili e le posizioni organizzative a livello macro. Pag. 11 di 17
12 11.1 Attività a potenziale sensibilità Le aree di attività a potenziale rischio di sensibilità per l applicazione del Decreto legislativo 231 del 2001 vengono identificate in: area organizzativa in cui si identificano le mansioni e le responsabilità nonché i poteri di autorizzazione agli acquisiti e alle vendite all interno di Setter; area di gestione della richiesta di finanziamenti e corretto utilizzo degli stessi; area di gestione delle note spese, delle regole per i limiti di spesa e delle tipologie di controllo; area di gestione dei beni aziendali (ad es. i computer); area di gestione del ciclo attivo e ciclo passivo propri dell attività contabile; area di gestione dei flussi di denaro contante e della piccola cassa. Attività sviluppate per l accesso ai sistemi telematici o informatici della Pubblica Amministrazione per la trasmissione di dati o informazioni inerenti i dati fiscali o previdenziali dell azienda; Attività sviluppate per l accesso ai sistemi telematici o informatici della Pubblica Amministrazione per la trasmissione di dati o informazioni per la richiesta di finanziamenti e altre attività connesse all appartenenza all Albo degli enti accreditati per la formazione in Regione Lombardia. area di gestione dei sistemi informatici e delle regole di accesso agli stessi; area di gestione e coordinamento delle attività legate alle informazioni societarie (situazioni trimestrali, bilancio, nota integrativa, relazione sulla gestione); area di gestione e coordinamento delle attività legate al corretto funzionamento degli Organi Sociali e ai rapporti tra gli stessi. area di gestione dell assunzione del personale con particolare attenzione all assunzione di personale straniero che necessiti di permesso di soggiorno. area di gestione dei rapporti con le Parti terze e del pagamento di prestazioni effettuate a parti terze; area di gestioni dei contratti di acquisto e/o di vendita a privati. area di gestione delle sponsorizzazioni e degli omaggi. area di gestione di un sistema di valutazione dei rischi (81/2008); area di gestione della individuazione e presentazione delle caratteristiche del piano formativo e delle attività formativa di Setter; area di gestione delle regole per assicurare il rispetto del Copyright e delle licenze d uso per la documentazione o i software usati da docenti durante le lezioni e da Setter; area di gestione degli impatti ambientali dell attività sviluppate da Setter Funzioni e posizioni Per avere chiaro quali siano le funzioni e le posizioni presenti all interno di Setter è stato predisposto uno specifico organigramma, tenuto aggiornato in base alle modifiche sia della struttura organizzativa di Setter sia del cambiamento delle persone che ricoprono i differenti ruoli identificati. È importante ricordare che le funzioni identificate sono in linea con le specifiche richieste in merito da parte della Regione Lombardia per gli enti accreditati. Pag. 12 di 17
13 12. Il Codice Etico Il Codice etico di Gruppo adottato da Setter costituisce parte essenziale della gestione della compliance al Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n Il Codice etico di Gruppo è stato predisposto con l'obiettivo di definire con chiarezza l'insieme dei valori che il Gruppo riconosce, accetta e condivide, nel convincimento che l'etica nella conduzione degli affari sia da perseguire quale condizione di successo per il Gruppo e le realtà aziendali ad esso collegate. Le regole di condotta rappresentano i principi comportamentali di carattere generale cui debbono attenersi tutti i dipendenti, gli organi sociali, i consulenti, i partner ed i collaboratori di Setter. In particolare il codice disciplina i seguenti aspetti comportamentali (elenco sintetico e non esaustivo per dettagli vedere il codice etico nella versione applicabile): relazioni commerciali, con il mercato e la pubblica amministrazione; sponsorizzazioni, regali, omaggi e benefici; utilizzo dei beni personali; riservatezza; fornitori; sicurezza e salute; ambiente e rifiuti; fondi pubblici; aspetti commerciali e copyright. Il codice è basato su principi generali di legalità. Tutti i dipendenti e collaboratori di Setter devono impegnarsi al rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti; non devono porre in essere comportamenti che possono portare alle fattispecie di reato previste dal Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, né porre in essere comportamenti che possano potenzialmente diventarlo. Tali impegni devono essere assunti anche dai consulenti, dai collaboratori, dai docenti, dai fornitori, dai clienti e da chiunque abbia rapporti con Setter. Nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e con potenziali e attuali clienti privati, è proibita qualsiasi forma di pratica collusiva ed illegale, ogni pagamento illecito o tentativo di corruzione, ogni sollecitazione diretta ad ottenere vantaggi personali per sé o per gli altri. Ai dipendenti, consulenti e collaboratori è proibito fare elargizioni in denaro o in natura a dirigenti, funzionari o dipendenti della Pubblica Amministrazione e di società private al fine di trarne vantaggio per il Setter. Tutti i dipendenti, consulenti e collaboratori di Setter devono attenersi a quanto stabilito dall ente in merito all entità di omaggi o delle sponsorizzazioni. È vietato presentare dichiarazioni non veritiere ad organismi nazionali o comunitari al fine di conseguire erogazioni pubbliche, contributi o finanziamenti ed è vietato destinare le somme ricevute a titolo di erogazione o finanziamento pubblico a scopi diversi da quelli a cui erano destinati. Le dichiarazioni alla Pubblica Amministrazione trasmesse attraverso supporti informatici devono essere tutte munite di identificazione legale (per esempio firma digitale). Pag. 13 di 17
14 Nelle attività finalizzate alla formazione del bilancio ed alla diffusione al pubblico di dati e notizie inerenti la situazione patrimoniale e finanziaria devono essere adottati comportamenti improntati ai principi di correttezza, trasparenza e veridicità, nel rispetto delle norme di legge e dei principi contabili. Tutti i lavoratori sono formati sui principi e dei criteri fondamentali sui quali si basano le decisioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, attraverso la diffusione di un documento formale. 13. Deleghe e procure L assegnazione di responsabilità ed incarichi è uno degli aspetti più critici nella prevenzione dei rischi reato, di qui la necessità che l organizzazione abbia una particolare cura per il sistema delle deleghe e delle procure. Questo rappresenta anche un importante aspetto nell apparato dei controlli definito dal modello per attuare il principio della doppia responsabilità di attuazione delle decisioni. Ai fini dell applicazione del presente documento si applicano le seguenti definizioni: delega: atto interno di attribuzione di funzioni e compiti; procura: negozio giuridico unilaterale con cui la società attribuisce ad un soggetto i poteri di rappresentanza nei confronti dei terzi. In concreto, il sistema delle procure consente al vertice aziendale di far discendere in capo ai dirigenti ed ai responsabili di funzione tutti i poteri di cui necessitano per esercitare le attribuzioni e le mansioni loro assegnate, al vertice del sistema delle procure si trova l organo amministrativo che agisce secondo lo statuto e definisce le deleghe necessarie anche per l applicazione del modello, con particolare riferimento all internal auditing ed ai membri dell Organismo di vigilanza. La procura rappresenta lo strumento per regolare con la massima chiarezza e trasparenza gli aspetti inerenti il potere di spesa delegato per i singoli settori di attività, pertanto deve essere completa in ogni suo aspetto e prevedere, quando occorre, la disponibilità in capo al procuratore delle necessarie risorse finanziarie. L attività delegata è sottoposta sempre al controllo diretto e discrezionale del delegante affinché il delegato non possa agire in assoluta ed incontrollata autonomia. Rientrano nelle attività di delega e procura anche gli eventuali organigrammi, mansionari o le lettere di incarico che possono essere predisposti dalla Direzione. Le eventuali procure (incluse quelle speciali, ossia per atti unici o non ordinari) per atto ad un dipendente o un terzo possono essere conferite solo tramite delibera del Consiglio di Amministrazione. 14. L Organismo di Vigilanza All Organismo di Vigilanza, il legislatore ha assegnato l importante e fondamentale compito di promuovere l attuazione del modello, attraverso il monitoraggio dei comportamenti aziendali, l acquisizione di informazioni sulle attività e sui connessi rischi rilevanti ai fini del Decreto Legislativo 231 del Tale organo ha inoltre la responsabilità di sensibilizzare e diffondere i principi contenuti nel Codice etico aziendale e la verifica in concreto del funzionamento del modello. Pag. 14 di 17
15 L organo amministrativo provvede a nominare l Organismo di Vigilanza secondo quanto definito dal regolamento, tale documento è anch esso approvato dal vertice e sottoposto a gradimento dell Organismo di Vigilanza e, se necessario modificato secondo le esigenze. Di tale attività viene mantenuta completa registrazione nei verbali. Verso l Organismo di Vigilanza devono essere definiti i flussi informativi minimi e disciplinati dal regolamento suddetto o da istruzione operativa interna. Sono considerate informazioni minime: bilanci; verbali del CdA; sanzioni e verifiche enti di controllo; infortuni; sanzioni ai dipendenti; report, audit interni ed audit Regione Lombardia; visura camerale; segnalazioni e reclami clienti; finanziamenti pubblici; sponsorizzazioni; controlli pubblici. 15. Formazione, informazione e selezione delle risorse umane La Società al fine di dare concreta ed efficace attuazione ai principi ed ai contenuti del Modello e delle procedure collegate, assicura una corretta divulgazione degli stessi ai propri dipendenti (di ogni livello) ed ai soggetti che, a qualsiasi titolo, hanno rapporti contrattuali con la Società. Con riferimento alla generalità dei dipendenti, al momento dell assunzione sono consegnati e presentati a ciascun dipendente i manuali e le procedure necessarie, tale attività è registrata. Al momento dell assunzione viene, altresì, richiesto a ciascun dipendente di sottoscrivere una dichiarazione di conoscenza, adesione e impegno all osservanza dei principi ed alle regole fondamentali di comportamento. È dedicato inoltre un apposito spazio nella rete aziendale alla diffusione e conoscenza del Modello e delle procedure collegate. La partecipazione alle attività di formazione ed aggiornamento è obbligatoria per tutti i dipendenti della Società. Annualmente deve essere redatto apposito programma di informazione e formazione in collaborazione con l Organismo di Vigilanza. Pag. 15 di 17
16 16. Aggiornamento del Modello In conformità a quanto previsto dall art. 6, comma 1, lett. b) del Decreto legislativo 231 del 2001, all Organismo di Vigilanza è affidato il compito di curare l aggiornamento del Modello con cadenza minima annuale. Possono essere cause di aggiornamento: modifiche normative in tema di responsabilità amministrativa degli enti e significative innovazioni nell interpretazione delle disposizioni in materia; identificazione di nuove attività sensibili, o variazione di quelle precedentemente identificate, anche eventualmente connesse all avvio di nuove attività d impresa, modificazioni dell assetto interno della Società o delle modalità di svolgimento delle attività d impresa; emanazione e modifica di linee guida da parte dell associazione di categoria; commissione dei reati rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti da parte dei destinatari delle previsioni del Modello o, più in generale, di significative violazioni del Modello; riscontro di carenze nelle previsioni del Modello a seguito di verifiche sull efficacia del medesimo. L approvazione dell'aggiornamento del Modello viene immediatamente comunicata all Organismo di Vigilanza, il quale, a sua volta, vigila sulla corretta attuazione e diffusione degli aggiornamenti operati. L Organismo di Vigilanza provvede, altresì, mediante le relazioni periodiche, a informare il vertice aziendale circa l esito dell attività di vigilanza intrapresa a seguito delle modifiche come minimo annualmente. Il Modello è, in ogni caso, sottoposto a procedimento di revisione periodica con cadenza annuale da disporsi mediante delibera dell Organo amministrativo. 17. Procedure e circolari aziendali Costituiscono parte integrante del presente Modello le procedure ed istruzioni aziendali, le circolari e le comunicazioni emesse ai fini della prevenzione di condotte illecite dalle quali potrebbe conseguire il riconoscimento di responsabilità a carico della società. Tra queste, si ricordano oltre al manuale delle procedure fondamentali, al codice etico aziendale, al regolamento dell Organismo di Vigilanza, le seguenti: Report Organismo di Vigilanza Delibere per Consiglio di Amministrazione ed assemblee Elenco delle deleghe e procure Organigramma Parti contrattuali e condizioni generali di fornitura Procedura amministrazione Procedura sicurezza Procedura riservatezza informazioni Pag. 16 di 17
17 18. Segnalazioni e note finali Le segnalazioni possono essere inviate, per iscritto e in forma non anonima con le seguenti modalità: lettera all indirizzo: 7R Srl Via Desenzano 14, Milano con dicitura riservata per l Organismo di Vigilanza. Il presente documento è stato approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 22 giugno 2015 Pag. 17 di 17
C P F MODELLO DI ORGANIZZAZIONE DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N. 231 CFP TICINO MALPENSA GESTIONE E CONTROLLO PARTE GENERALE TICINO - MALPENSA
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N. 231 CP TICINO MALPENSA PARTE GENERALE UICIALIZZATO DA CDA CON DELIBERA N 11 DEL 28/12/2915 E CONTROLLO DEL CENTRO DI

References: art. 11
 art. 2
 art. 5
 art. 12
 sentenza 
 art. 12
 art. 14
 art. 335
 art. 6
 art. 6
 art. 6