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Timestamp: 2020-05-31 06:03:39+00:00

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Assemblea condominiale: interrompendo la riunione arriva a strappare un foglio del registro ingoiandolo. E’ violenza privata (Corte di Cassazione, Sezione V Penale, Sentenza 30 luglio 2019, n. 34800). – Noi Radiomobile™
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Assemblea condominiale: interrompendo la riunione arriva a strappare un foglio del registro ingoiandolo. E’ violenza privata (Corte di Cassazione, Sezione V Penale, Sentenza 30 luglio 2019, n. 34800).
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dott. PICARDI Antonietta, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore, Avv. Sebastiano Pennisi, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.
1. Con sentenza emessa il 04.10.2017 la Corte di Appello di Roma, in parziale riforma della sentenza del Tribunale capitolino, ha confermato l’affermazione di responsabilità nei confronti di R.M. per il reato di violenza privata, in esso ritenuto assorbito il reato di minaccia, per avere costretto i condomini dello stabile di (OMISSIS) a sospendere i lavori dell’assemblea condominiale ed a chiamare la polizia, minacciando l’Avv. C.M., delegato di altro condomino, e S.R., e strappando una pagina del verbale dell’assemblea, che ingoiava, rendendola inservibile.
Con i primi due motivi denuncia la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione al reato di cui all’art. 610 c.p.: sostiene che la violenza o la minaccia attribuite all’imputato non avrebbero esercitato alcuna influenza limitativa o ostativa della libertà dei condomini, in quanto l’assemblea aveva già approvato i lavori che l’imputato non voleva; la sua condotta era una mera ritorsione alla deliberazione non gradita.
Inoltre, la Corte non avrebbe considerato che C. e S., dopo la condotta aggressiva dell’imputato, reagirono afferrandolo per il braccio, e cagionandogli lesioni personali refertate; sicchè non è configurabile un non facere, un omettere o un tollerare.
Con un secondo motivo denuncia la violazione di legge ed il vizio di motivazione in ordine al diniego dell’art. 131 bis c.p..
1. Il primo ed il secondo motivo sono inammissibili, perchè sono manifestamente infondati, e perchè propongono doglianze eminentemente di fatto, che sollecitano, in realtà, una rivalutazione di merito preclusa in sede di legittimità, sulla base di una “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, Dessimone, Rv. 207944).
In particolare, con le censure proposte il ricorrente non lamenta una motivazione mancante, contraddittoria o manifestamente illogica – unici vizi della motivazione proponibili ai sensi dell’art. 606 c.p.p., lett. e), ma una decisione erronea, in quanto fondata su una valutazione asseritamente sbagliata del significato della condotta dell’imputato.
Inoltre, la deduzione del ricorrente, secondo cui il reato di violenza privata non sarebbe stato integrato, perchè l’assemblea condominiale aveva già approvato i lavori che l’imputato non condivideva, è manifestamente infondata, in quanto il R. risulta avere minacciato l’Avv. C. e gli altri partecipanti all’assemblea, avere spintonato il condomino S., facendolo cadere a terra, ed avere strappato la pagina del verbale che, pertanto, dopo la ripresa dei lavori che erano stati sospesi, dovette essere nuovamente redatto.
Tali condotte, integranti minaccia e violenza, hanno costretto i partecipanti dell’assemblea condominiale a tollerare quantomeno la sospensione dei lavori, ed a chiamare la polizia e poi redigere nuovamente il verbale strappato dal R.; a nulla rileva che la delibera fosse stata già approvata (nel senso che si era già formata la volontà assembleare), in quanto la costrizione concerne il pati (la sospensione dell’assemblea condominiale) ed il facere (la richiesta dell’intervento della polizia e la nuova redazione del verbale strappato ed ingoiato dall’imputato).
Nè la condotta minacciosa e violenta e l’effetto costrittivo sono suscettibili di essere obliterati, ai fini dell’integrazione della tipicità del reato di cui all’art. 610 c.p., dall’asserita reazione di C. e S., che avrebbero provocato lesioni personali all’imputato, trattandosi di comportamento che, a prescindere dalle valutazioni eventualmente rilevanti ai sensi dell’art. 52 c.p., è successiva alla condotta dell’imputato, e non ne elide la tipicità.
2. Il terzo motivo concernente l’art. 131 bis c.p., è inammissibile.
Premesso che, ai fini dell’applicabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis c.p., il giudizio sulla tenuità dell’offesa dev’essere effettuato con riferimento ai criteri di cui all’art. 133 c.p., comma 1, ma non è necessaria la disamina di tutti gli elementi di valutazione previsti, essendo sufficiente l’indicazione di quelli ritenuti rilevanti (Sez. 6, n. 55107 del 08/11/2018, Milone, Rv. 274647), la sentenza impugnata ha negato il riconoscimento della particolare tenuità del fatto ritenendo che le modalità della condotta minacciosa e violenta, rivolta nei confronti di diverse persone, impedissero, unitamente al comportamento tenuto successivamente, con la tardiva denuncia nei confronti delle persone offese, di affermare la particolare tenuità dell’offesa.
3. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna al pagamento delle spese processuali e la corresponsione di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende, che si ritiene equo determinare in Euro 3.000,00, nonchè alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalle parti civili, liquidate in Euro 2.500,00, oltre accessori di legge, per C.M., e in complessivi Euro 3.000,00, oltre accessori di legge, per P.F. e S.R., con distrazione in favore dell’Avv. Chinappi antistatario.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, e al versamento della somma di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende, nonché alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalle parti civili, liquidate in Euro 2.500,00, oltre accessori di legge, per C.M., e in complessivi Euro 3.000,00, oltre accessori di legge, per P.F. e S.R., con distrazione in favore dell’Avv. Chinappi antistatario.
Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2019.
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