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Timestamp: 2019-06-17 05:01:52+00:00

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ambienteparma: 26/02/12 - 04/03/12
Gli appalti affidati ad Iren inerenti il servizio di raccolta dei rifiuti e l’assegnazione della commessa inceneritore di Ugozzolo stanno uscendo dai confini locali e si tingono di giallo.
La Commissione Europea ha chiesto al Ministero degli Affari Esteri chiarimenti sull’affidamento diretto senza gara di un appalto di 315 milioni, quando il limite di legge è ben al di sotto (4 milioni 845 mila euro).
Ieri Angelo Alessandri, deputato della Lega Nord, ha presentato un’interrogazione al Ministro per gli Affari Europei ed al Ministro dell’Ambiente: chiede informazioni e lumi su quali iniziative intenda assumere il governo per verificare se i comuni di Parma, Reggio Emilia e Piacenza e quelli delle relative province, insieme a IREN, abbiano svolto operazioni fuori legge, esponendosi a multe milionarie con evidenti danni allo Stato e alle comunità locali.
E’ interessante notare che le dichiarazioni ufficiali di Iren riguardanti l'appalto dell'inceneritore hanno sempre snocciolato cifre notevolmente inferiori a quanto sta emergendo in queste settimane.
L’amministratore delegato Andrea Viero dichiarava: “Ribadisco quindi che la realizzazione del termovalorizzatore di Parma costerà 193 milioni di euro…”.
Forse molti capiranno oggi perché da oltre 600 giorni chiediamo alla multiutility di poter avere il relativo piano economico finanziario, documento che ci è sempre stato negato ma che farebbe luce sulle cifre corrette.
Capiamo anche perché il commissario straordinario Ciclosi abbia costituito una commissione ad hoc per andare a fondo sulle tante anomalie che riguardano il cantiere di Ugozzolo.
Interessante anche che il comune dichiari di non aver assolutamente affidato ad Iren alcun appalto, lasciando aperto un dubbio amletico che ci fa volgere lo sguardo da piazza Garibaldi a piazzale della Pace, da dove siamo certi giungere un rimpallo puntuale.
Un ping-pong attorno al forno, un rimpallo di responsabilità a cui eravamo abituati nel periodo in cui in comune sedeva la giunta Vignali, ma che ora assume nuovi contorni, visto che certo non si può imputare al sindaco pro tempore di avere interessi di parte.
Se alla fine ci sarà da pagare una sanzione, e vi assicuriamo nel caso affermativo sarà parecchio salata, a chi dovremo addossare l’onere di ripagare i costi per le eventuali inefficienze, incompetenze, errori commessi?
C’è qualcuno che in grado di fermare la pallina impazzita?
Parma, 1 marzo 2012
640 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
66 giorni all'accensione del forno, se ancora lo si farà
L'inceneritore di Montale ha avvelenato l'aria e i campi attorno al camino
A Pistoia condannati i responsabili: la diossina fu emessa dall'impianto
Una sentenza storica che ha confermato le preoccupazioni dei residenti, l'inceneritore ha contaminato l'aria e i campi di diossina, uno dei veleni più pericolosi al mondo
Ora lo dice anche una sentenza che gli inceneritori inquinano l'ambiente.
Il processo di primo grado a carico del presidente del Cis, gestore dell'impianto di incenerimento di Montale (Pistoia), e del suo direttore, si è concluso infatti con due condanne.
L'accusa riguardava la fuoriuscita di diossina dall'inceneritore e il mancato spegnimento del forno che avrebbe evitato il disastro ambientale.
Il fatto accadeva nel 2007 e da allora cittadini e comitati erano in lotta per far valere le ragioni della salute: durante il processo anche le testimonianze di Patrizia Gentilini, oncologa di Forlì e di Michelangelo Bolognini, medico Usl di Pistoia.
Nel maggio del 2010 una manifestazione di sostegno alla vertenza era stata organizzata dai comitati locali e anche Parma aveva dato il suo contributo con una corriera di attivisti targata Gcr.
A Montale avevamo trovato un clima di tensione, con un elicottero che volteggiava sul pacifico corteo e la polizia in tenuta anti sommossa, tombini sigillati.
L'atteggiamento strideva con il clima festoso della manifestazione e con la presenza di famiglie e bambini che manifestavano semplicemente il loro diritto alla salute ed alla trasparenza dai dati di performance dell'impianto, in diretta relazione col benessere del territorio, un diritto oggi finalmente corroborato dalla sentenza dei giudici.
Sono stati condannati ad un anno e sei mesi e 30 mila euro l'allora presidente del Cis Giorgio Tibo, e Maurizio Capocci, responsabile operativo dell'inceneritore.
I due imputati, in solido con il Cis, sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali, al risarcimento dei residenti costituitisi parte civile (in tutto una quarantina) ai quali andranno 1.000 euro ciascuno, e al risarcimento di Legambiente, 400 euro, che si era anch'essa costituita parte civile.
Una sentenza in un certo senso inaspettata, dato che il pm Riccardo Bastianelli al termine della sua requisitoria lo scorso 13 febbraio aveva chiesto l'assoluzione dall'accusa dello sforamento di sostanze tossiche nei confronti di entrambi gli imputati, mentre per il solo Capocci aveva chiesto la condanna a nove mesi di reclusione per non aver spento l'impianto dopo l'avvenuto sforamento.
“Una sentenza che crea un precedente importante e un monito per i gestori del Cis”, ha aggiunto l'avvocato Federico d'Angelo, che insieme ai colleghi Erica Battaglia ed Elena Di Salvio ha rappresentato i residenti costituitisi parti civili. Nessun commento invece dai legali dei due condannati, l'avvocato Cecilia Turco per Tibo e l'avvocato Andrea Niccolai per Capocci.
Le difese avevano sostenuto che, rispetto all'accusa di sforamento, non esisteva nessuna colpa perché l'evento era da attribuire all'inadeguatezza dei carboni. La vicenda suscitò molta apprensione in zona.
Successivamente all'evento Asl e Arpat avviarono un'indagine, durata tre anni, i cui risultati sono stati presentati a dicembre del 2011.
L'indagine confermò che i terreni dell'area circostante l'inceneritore di Montale sono inquinati.
Ora tutt'Italia deve sapere la verità di Montale e di tutti gli inceneritori sparsi per lo Stivale: attivi o presto in funzione.
Il riciclo sbarca nel mondo della moda
Una linea di abiti e accessori ricavata interamente da vecchi ombrelli.
L'idea è nata già nel 1994, dalla creatività della famosa artista dell’upcycling Catherine Edouard Charlot.
Proveniente da Port-au-Prince, Haiti, è fondatrice della Cfrat Lion Art e dopo il suo trasferimento a New York, la sua esuberante linea di abbigliamento e accessori, Himane Sustainable Designs, ha vinto una sfida impossibile: realizzare tutta la produzione riciclando vecchi ombrelli gettati r trovati per strada, destinati alle discariche.
Borse, borsoni, giacche e graziosi abitini da cocktail neri, hanno tutti la stessa caratteristica, ovvero il lavoro manuale, creativo, innovativo e allo stesso tempo elegante di Catherine, in aggiunta alla materia prima, che come si è detto sono ombrelli gettati via.
Con l’obiettivo di creare consapevolezza nell’apprezzare ciò che è realizzato con materiali di scarto, di dare nuova vita e valore ad un vecchio oggetto dimenticato, estendendone così la sua storia, il lavoro dell’artista non si limita ad utilizzare vecchi ombrelli ma accosta anche altri materiali provenienti da zone locali, quali ad esempio denim e tessuti in materiali naturali certificati.
Ma da dove provengono le centinaia di ombrelli utilizzati dalla stilista?
Niente di più facile, “dalla strada” e più in particolare da quelle di New York, dopo un’uggiosa e lunga giornata di pioggia.
Così dopo aver raccolto ombrelli, inizia il faticoso processo di smontaggio, lavaggio, taglio e progettazione, per dar vita, non solo a borse all’ultimo grido, come quella da viaggio che sembra aver stampato una fantasia plaid rossa, e disponibile anche in altri colori, ma anche a simpatiche pochette create con materiali innovativi, come la divertente e funzionale borsetta Clutch Yogy, realizzata da un vecchio tappetino da yoga.
Comoda e alla moda, la Clutch Yogy è fatta appositamente per potervi inserire tutti gli elementi essenziali, portafogli, occhiali da sole e rossetto.
Oppure che dire dell’abito nero da cocktail decisamente chic e in realtà composto da vari scarti di ombrelli abbandonati nella grande mela?
Proprio come afferma la stilista “ogni donna ha sempre bisogno di un abitino nero nel suo armadio. Le mie clienti amano il modello perché è così di classe, ed è davvero un pezzo unico”.
Infatti anche se la linea è pressoché la stessa ciò che cambia è la provenienza del materiale.
Mentre se siete alla ricerca dell’abito da sposa dei vostri sogni, quale miglior investimento se non uno realizzato con ben 18 ombrelli bianchi?
E per chi volesse dare uno sguardo più da vicino ai modelli e soprattutto ai prezzi, è possibile anche acquistare on-line sul sito www.himane.bigcartel.com/ .
Una percentuale su ogni acquisto sarà devoluta per la costruzione di una scuola sostenibile nel paese d’origine di Charlot ad Haiti.
L’artista ha attualmente un appezzamento di terreno su cui costruire la sua scuola, ma non ha ancora raccolto abbastanza fondi per iniziarne la costruzione.
Parma, 29 febbraio 2012
639 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
67 giorni all'accensione del forno, se ancora lo si farà
Il 12 marzo tornerà a riunirsi la commissione tecnica amministrativa sull'inceneritore di Ugozzolo.
Il comune di Parma non ha ancora sostituito Emanuele Moruzzi, che rappresentava l'ente locale, prima di essere travolto dal ciclone tangenti.
La commissione dovrebbe validare i progetti via via presentati da Iren per proseguire l'iter della costruzione dell'inceneritore a fianco del grande pastificio dei bianchi mulini.
Ma da quasi un anno la commissione non si riunisce più.
Iren con quali autorizzazioni sta proseguendo i lavori?
Tutte le opere in corso di completamento sono state interamente validate dalla commissione?
Tutte le modifiche apportate dal titolare dell'opera sono state accettate dalla commissione?
La commissione viene riconvocata a marzo “poiché il cantiere è ripartito” scrive l'assessore della Provincia Castellani.
A noi risulta che il cantiere sia ripartito lo scorso settembre, ma forse i rumori delle gru sono arrivati in piazzale della Pace solo l'altro ieri.
Così le reazioni sono lente. Chissà, le micce si saranno inumidite con le nebbie d'inverno e solo ora con il primo tiepido sole che avvisa della primavera imminente, cominciano a scoppiettare.
I dubbi sulla utilità di questa commissione restano.
Gcr si è tirata fuori dalla proposta di far parte di questo organismo proprio per non avallare, come è stato fatto in questi lunghi mesi di nulla, silenzi e pause che nulla hanno a che fare con un puntuale controllo e e verifica di che cosa stia succedendo al cantiere.
Si sussurra di modifiche mai approvate, mentre nella nostra cassetta della posta giunsero note puntuali su filtri cinesi mai utilizzati in Europa, che proprio a Ugozzolo si intendono testare, si rincorrono voci di stravolgimenti evidenti del progetto iniziale senza alcuna convocazione della conferenza dei servizi.
L'impressione, ancora una volta, è che il gestore abbia mano libera su tutto il fronte e che questi organismi siano solo una italianissima finzione di controllo che in realtà non ha alcun potere effettivo ne decisionale.
Uno specchietto per le allodole per confondere le idee agli ignari cittadini che hanno ancora, sono rimasti in pochi, un briciolo di fiducia nelle istituzioni preposte.
Parma, 28 febbraio 2012
638 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
68 giorni all'accensione del forno, se ancora lo si farà
Pericolosa per l'ambiente.
Vittoria a Calatafimi-Segesta: rigettato il progetto della centrale di combustione di biomassa. Emersi pericoli per tutti.
Presso l'Assessorato regionale dell'energia e dei servizi di pubblica utilità della Sicilia la conferenza dei servizi ha esaminato il progetto di una centrale a biomasse da costruire nel territorio del Comune di Calatafimi-Segesta (Trapani).
Il Consiglio comunale locale si era espresso con parere contrario alla realizzazione dell'impianto, motivando la decisione con un dettagliato e corposo documento.
L'amministrazione aveva sottolineato il pericolo che un impianto a biomassa può generare sia per l'ambiente che per la salute pubblica e per le implicazioni dirette ed indirette che tale impianto potrebbe provocare a tutta l'economia turistica, artigianale, industriale ed agroalimentare della comunità calatafimese ed al suo patrimonio storico ed artistico.
Considerato il parere contrario del Comune di Calatafimi-Segesta, a cui si sono associati di seguito altri Enti e complimentandosi con le motivazioni espresse dall'amministrazione comunale rappresentata dal sindaco Ferrara, l'assessorato ha chiuso la conferenza rigettando il progetto presentato da un privato.
Una grande vittoria per tutti i comitati, per gli amministratori che si impegnano nei percorsi di tutela ambientale e che hanno a cuore il loro territorio e la salute dei cittadini.
Chi lotta per la difesa della propria terra ha motivo di speranza.
L'associazione Rifiuti Zero Trapani ha colto l'occasione per ribadire il pericolo degli impianti a combustione di biomasse, inceneritori camuffati che nascono come forni per bruciare legname e rifiuti organici, ma che presto possono trasformarsi in veri e propri inceneritori di rifiuti industriali e speciali.
E' tornato all'attenzione dei media il progetto di una centrale a biomassa a fianco della Certosa di Parma.
Si tratta dell'inceneritore “piccolo”, a fianco di quello gigantesco in costruzione a Ugozzolo.
La “casalinga” Marina Papotti scrive ad un quotidiano locale lamentando il silenzio che vige attorno al tema e si chiede cosa stiano facendo le istituzioni per fermare questo progetto e per recuperare una visione del territorio che metta al primo posto la salute e non il business di pochi.
Sulle istituzioni saranno le stesse a rispondere delle loro intenzioni, se si vorranno scomodare.
Sul silenzio delle associazioni possiamo parlare per noi, le altre... non sappiamo se sia stata presa posizione o se un sussulto sia giunto anche da loro.
Certo è che Gcr non è rimasto fermo.
Non appena venuti a conoscenza del progetto (il silenzio a volte è favorito dalla difficoltà di reperire questo genere di informazioni) ci siamo subito mossi per andare a leggere le carte.
Dopo una rapida analisi ci siamo subito resi conto dei potenziali rischi che un impianto di questo genere e portata può causare e ci siamo impegnati per una approfondito studio a cura di esperti di nostra conoscenza e stima.
Fatta copia, a nostre spese, di tutto il faldone, siamo ora nella fase di analisi del progetto.
Lo scopo è quello di intervenire in sede di osservazioni in conferenza dei servizi per ribadire, ancora una volta, che il nostro territorio non possa e non debba essere considerato terra di conquista di chicchessia, ma sia necessario al contrario prendersene cura perché non solo la situazione non è delle migliori, ma senza interventi di recupero ambientale ci stiamo muovendo pericolosamente verso il disastro.
Il nuovo progetto si va a sommare ai tanti che sono in corso e porterà un impatto notevolissimo sui tanti aspetti ambientali del territorio, aria, acqua, traffico...
Di questi giorni il superamento continuo dei limiti delle polveri sottili (PM 10) che in meno di due mesi ha raggiunto il limite annuale di legge delle 35 giornate fuori range.
Abbiamo davanti ancora un intero anno da gestire.
Qual'è la risposta delle istituzioni verso questa drammatica situazione?
Debole, insufficiente, quasi nulla.
La salute dei cittadini dovrebbe essere il primo pensiero di ogni amministratore al risveglio.
Progetti come la centrale a biomassa della Certosa, l'inceneritore di Ugozzolo, la centrale di Tracasali, ed altri progetti simili che stanno nascendo come funghi sul territorio della nostra provincia, non fanno che incrementare l'inquinamento dell'aria già oggi oltre, e di molto, oltre i limiti.
Ma non solo di quella, ovviamente.
Ci stiamo avvelenando con le nostre stesse mani. Dov'è finito il buonsenso?
Noi ci siamo mossi, come sempre, per cercare di arginare i danni.
Certo la fatica di far circolare le informazioni e le notizie è sempre tanta.
Ma già il 19 gennaio siamo usciti con un comunicato stampa:
http://gestionecorrettarifiuti.it/sito/modules/news/article.php?storyid=1040
Non tutti i giornali certo hanno pubblicato.
Noi però ci siamo, come ci saremo il 14 aprile per le strade della città, per richiamare l'attenzione del Paese su uno dei problemi più gravi sul fronte dell'inquinamento: gli inceneritori dei rifiuti.
636 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma
70 giorni all'accensione del forno, se ancora lo si farà

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e contrario
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