Source: http://docplayer.it/2806431-1-r-aluffi-beck-peccoz-le-leggi-del-diritto-di-famiglia-negli-stati-arabi-del-nord-africa-torino-1997-p-27.html
Timestamp: 2018-02-25 02:50:41+00:00

Document:
1 R. ALUFFI BECK-PECCOZ, Le leggi del diritto di famiglia negli stati arabi del Nord-Africa, Torino, 1997, p.27 - PDF
1 R. ALUFFI BECK-PECCOZ, Le leggi del diritto di famiglia negli stati arabi del Nord-Africa, Torino, 1997, p.27
Download "1 R. ALUFFI BECK-PECCOZ, Le leggi del diritto di famiglia negli stati arabi del Nord-Africa, Torino, 1997, p.27"
1 La kafalah in Italia Forti flussi migratori si dirigono oggi dai paesi del Nord Africa verso l Italia: cresce il numero di famiglie immigrate che vivono stabilmente a nord del Mediterraneo, si intensificano le unioni miste, aumentano le dimensioni della comunità dei musulmani residenti in Europa. 1 Inevitabile è il confronto tra i diritti di tradizione europea e quelli di origine islamica. La situazione giuridica in materia di adottabilità e nello specifico la questione relativa ai minori affidati nel loro Paese d origine in kafalah a soggetti residenti in paesi Occidentali è da tempo oggetto di attenzione da parte dell opinione pubblica, dei legislatori, della giurisprudenza e della dottrina italiana. 2 I problemi principali riguardano: l ingresso del minore nello Stato di accoglienza sulla base del ricongiungimento familiare distinguendo il caso in cui la richiesta provenga da soggetti extracomunitari rispetto al caso in cui siano soggetti italiani; la situazione giuridica del minore in quanto la filiazione islamica è diversa rispetto a quella del mondo occidentale; la possibilità di trovare soluzioni alternative per rendere possibile il riconoscimento della kafalah nell ordinamento italiano utilizzando la nostra adozione in casi particolari; il bilanciamento tra l impegno da parte dello Stato Italiano di evitare un aggiramento delle norme relative all immigrazione in tema di sicurezza pubblica e l interesse preminente di tutela del minore musulmano. 1 La kafalah e il ricongiungimento familiare Il crescente numero di immigrati provenienti da paesi islamici ha determinato l aumento di richieste di ricongiungimento familiare per minori affidati attraverso l istituto della kafalah: il problema che si pone per l Italia è quello di valutare l idoneità di tale istituto a costituire titolo per il ricongiungimento familiare. L art. 29 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 (Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) prevede che a determinate condizioni Lo straniero può chiedere il ricongiungimento familiare per i [ ] figli minori residenti all estero che intende condurre con sé in Italia specificando al comma 2 che I minori adottati o affidati o sottoposti a tutela sono equiparati ai figli. Al comma 3 si prevede che In tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali finalizzati a dare attuazione 1 R. ALUFFI BECK-PECCOZ, Le leggi del diritto di famiglia negli stati arabi del Nord-Africa, Torino, 1997, p.27 2 J. LONG, Ordinamenti giuridici occidentali, kafala e divieto di adozione: un occasione per riflettere sull adozione legittimante, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 2, 2003, p.175 1
2 al diritto all unità familiare e riguardanti i minori, deve essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del fanciullo, conformemente a quanto previsto dall art.3, comma 1, della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 Novembre 1989 ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 Maggio 1991, n.176 Convenzione che, tra l altro, espressamente all art. 20 comma 2, contempla la kafalah tra i mezzi di protezione sostitutiva del minore. 3 Viste le numerose pronunce della Cassazione (le sentenze gemelle del 2008) 4 è ormai un dato difficilmente confutabile che la normativa all art. 29 del T.U. immigrazione applicabile ex lege all affidamento sia astrattamente estensibile per analogia legis anche alla kafalah. 5 In un primo momento i consolati italiani rifiutavano sistematicamente il visto d ingresso per i minori affidati a soggetti stranieri residenti nel nostro Paese sulla base di un interpretazione restrittiva dell articolo 29 comma 2 in cui la situazione di minori adottati o affidati o sottoposti a tutela è equiparata ai figli ai fini del ricongiungimento familiare escludendo pertanto qualsiasi altro istituto che non fosse espressamente menzionato 6 come nel caso della kafalah. I tre casi sottoposti alla Corte di Cassazione nel 2008 presentano una descrizione dei fatti analoga in cui il Ministero degli Affari Esteri impugna il decreto con il quale è stato disposto il visto per un minore affidato in kafalah a soggetti marocchini residenti in Italia e il quesito di diritto che viene posto alla Corte è il seguente: se la kafalah di diritto islamico possa essere considerata rilevante al fine del ricongiungimento ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998 art.29 nonostante la sua natura esclusivamente negoziale e l assenza di ogni intervento giurisdizionale volto alla verifica dei presupposti di fatto della situazione di abbandono del minore e dell idoneità dei kafil (o affidatari). La tesi sostenuta dall Amministrazione ricorrente è che si debba rifiutare il visto per il minore basandosi su un interpretazione restrittiva della disposizione del D.Lgs. 286 del 1998 sostenendo la natura eccezionale dell istituto del ricongiungimento familiare per cui sarebbe sbagliato estendere alla kafalah l applicazione della normativa prevista per determinati rapporti specifici: nessuno di essi, né la filiazione, né l adozione, né l affidamento sono equiparabili, per la sua natura prettamente negoziale, alla kafalah. 3 R. GELLI, << La Kafala di diritto islamico: prospettive di riconoscimento nell ordinamento Italiano >>, in Famiglia e diritto, n.1/2005, p.66 4 Cass. 3 Marzo 2008, n.7472, Cass. 2 Luglio 2008, n.18174, e Cass. 17 Luglio 2008, n R. GELLI, << Questioni relative al ricongiungimento del minore in Kafalah al cittadino italiano (Corte d appello di Torino, sez. fam. e pers., decr.19 novembre 2009 e Cassazione civile, 1 marzo 2010 n. 4868>>, in Famiglia e diritto, 8-9/ 2010, p J. LONG, << Sì al ricongiungimento familiare del minore affidato in con Kafalah (nota a Cass., sentenza 20 marzo 2008, n.7472>>, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 10, 2008, p
3 La decisione della Corte di Cassazione è tutt altra e con le sentenze n. 7472/2008, n /2008 e n /2008 respinge il ricorso permettendo il rilascio del permesso di soggiorno per le seguenti motivazioni: Innanzitutto laddove i valori costituzionali di riferimento siano plurimi (come nel caso del ricongiungimento familiare in cui da una parte c è l esigenza di protezione dei minori e dall altra la tutela democratica dei confini di Stato) potrà considerarsi adeguata solo quell interpretazione della norma che abbia alla base un equo bilanciamento degli interessi in gioco: in questo caso la prevalenza è tendenzialmente per la protezione del minore straniero rispetto alla difesa del territorio per arginare l immigrazione dal momento che tale interesse può comunque essere realizzato attraverso controlli interni del procedimento di autorizzazione. Rifiutare il visto, nelle parole dei giudici, significherebbe penalizzare tutti i minori, di paesi arabi, illegittimi, orfani o comunque in stato di abbandono, per i quali la kafalah è l unico istituto di protezione previsto dagli ordinamenti islamici. Nella sentenza viene infatti ricordato come in tali ordinamenti vi siano particolari regole in tema di filiazione previste dal Corano derivanti soprattutto dal principio per cui sia illecito qualsiasi rapporto sessuale al di fuori del matrimonio: pertanto i figli naturali e quelli adottati non sono veri figli (Sura 33 versetto 4) ma vi è comunque un dovere di fratellanza e solidarietà per qualsiasi minore (Sura 33 versetto 5) attraverso l unico strumento previsto che è quello della kafalah. Viene descritta la dinamica dell istituto che per la maggior parte delle volte è disposta con procedura giudiziale ricordando che ogni singolo Paese musulmano ha regolato la disciplina in maniera più o meno dettagliata; inoltre essa viene riconosciuta anche a livello internazionale dalla Convenzione di New York del 20 Novembre 1989 all art.20. Nel caso specifico del Marocco la disciplina è prevista a livello normativo nella legislazione speciale del dahir portant loi n del 13 Giugno 2002 intitolato prise en charge des enfants abandonnés. Secondo il parere dei giudici: Non si vede come possa pregiudizialmente escludersi, agli effetti del ricongiungimento familiare, l equiparabilità della kafalah islamica all affidamento. Fuori dai casi in cui l istituto sia esclusivamente negoziale in assenza di controlli effettivi dell autorità tra la Kafalah islamica e il modello dell affidamento nazionale prevalgono, sulle differenze, i punti in comune, non avendo entrambi tali istituti, a differenza dell adozione, effetti legittimanti, e non incidendo, sia l uno che l altro, sullo stato civile del minore; ed essendo anzi la Kafalah, più dell affidamento, vicina all adozione, in quanto, mentre l affidamento ha natura essenzialmente provvisoria, essa (ancorché ne sia ammessa la revoca) si prolunga tendenzialmente fino alla maggior età dell affidato. Il principio esposto secondo il quale la kafalah può fungere da presupposto per il ricongiungimento familiare non si pone in contrasto con la precedente sentenza n del In questa sentenza i giudici di legittimità erano stati chiamati per la prima volta a 3
4 pronunciarsi sulla kafalah: essi esclusero bensì il potere di rappresentanza legale dell affidatario nei confronti del makful espatriato in Italia ma ciò per il profilo esclusivamente processuale della (denegata) legittimazione autonoma del kafil ad opporsi alla dichiarazione dello stato di adottabilità del minore mentre sul piano sostanziale anche questa sentenza ha a sua volta riconosciuto che la kafalah attribuisce agli affidatari un potere di custodia a tempo indeterminato con i contenuti educativi di un vero e proprio affidamento preadottivo. Il caso affrontato riguardava una coppia italiana che eludendo consapevolmente sia le norme sull adozione internazionale sia i controlli alla frontiera aveva portato in Italia un neonato marocchino affidatole dalle autorità competenti. Questione nuova e diversa è quella che fa riferimento alla nazionalità di appartenenza dei soggetti legittimati a chiedere il ricongiungimento: se il soggetto che richiede l unione con il minore è non un cittadino extracomunitario ma un cittadino italiano, il riferimento normativo non potrà essere lo stesso dal momento che il T.U. opera esclusivamente nel caso si tratti di kafil (affidatario) straniero. Alla fattispecie si applicherà il decreto legislativo 6 Febbraio 2007, n. 30 in tema di Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri anche se nel concetto di familiare come inteso dal nostro ordinamento non può ricomprendersi il minore affidato in kafalah. Il caso affrontato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n del 01 Marzo 2010 riguarda un cittadino italiano di origine marocchina che aveva richiesto il ricongiungimento in Italia di una minorenne straniera residente in Marocco e a lui affidato tramite l istituto della kafalah. Il Ministero degli Affari Esteri ricorre in Cassazione impugnando il decreto con cui la Corte d Appello aveva concesso il rilascio del visto d ingresso (negato dal Consolato d Italia di Casablanca) nell interesse del minore al ricongiungimento familiare. I giudici di legittimità cassano il decreto impugnato ritenendo fondate le censure poste dall Amministrazione rigettando quindi il visto d ingresso per la minore marocchina. Le argomentazioni sono due. Si esclude che la minore straniera affidata nel suo Paese di origine con kafalah a persone residenti in Italia possa esser qualificata familiare ai fini del d.lgs. n. 286 del 1998 e del d.lgs. n. 30 del Quest ultimo riguarda l ingresso in Italia dei familiari di un cittadino comunitario ma anche di cittadino italiano salvo i casi in cui siano da applicarsi le norme del T.U. immigrazione in quanto disciplina più favorevole. Il decreto precisa la nozione di familiare comprendendo oltre ai discendenti infraventunenni a carico del cittadino e del suo coniuge o partner, anche i minori adottati o adottandi che fanno ingresso in Italia acquisendo lo status di minori in affidamento familiare sulla base della L. n. 184 del Non vi è spazio 7 J. LONG, << Kafalah: la Cassazione fa il passo del gambero? [nota a Cass.civ.,sez.I, sentenza 1 marzo 2010, n.4868]>>, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 7-8, 2010, p.835 4
5 per ricomprendervi minori che né siano discendenti diretti propri o del coniuge/partner, né siano legati da vincolo parentale per ragioni di sangue ed a carico o in convivenza nel Paese straniero con il cittadino ma vertano nella situazione di minori affidati alla stregua di norme dello stato di cittadinanza del minore che, come nel caso della legislazione del Marocco sulla kafalah, delineano una sorta di affidamento convenzionale, da omologare, dettato per la protezione materiale ed affettiva del minore e senza che questi assuma titoli di familiarità alla stregua delle norme poste dalla Direttiva 2004/38/CE. Inoltre non è possibile un interpretazione estensiva del T.U. immigrazione dal momento che essa deve essere nel rispetto dei suoi limiti che sono quelli di realizzare l unità familiare: risulta evidente che non è la situazione del caso di specie dal momento che si tratta di un cittadino italiano che non ha alcun rapporto di familiarità con il minore straniero né può includerlo come figlio nel proprio nucleo familiare: l unica possibilità prevista dal nostro ordinamento riguarda l adozione internazionale secondo la quale viene concesso ai cittadini italiani di inserire nella propria famiglia un minore straniero in stato di abbandono sulla base della L. n. 184 del L altra argomentazione a sostegno della decisione della Corte è quella di affermare la legittimità del trattamento differenziato tra minore affidato con kafalah a un cittadino italiano e minore affidato con kafalah a cittadino straniero residente nel nostro Paese per il quale ad oggi il ricongiungimento è ammesso. Per chiarire il concetto, se si tratta di straniero extracomunitario, il makful potrà entrare in Italia ex art.29 del T.U. immigrazione per motivi di ricongiungimento familiare; se invece si tratta di cittadino italiano l autorizzazione all ingresso nel nostro Paese sarà possibile attraverso l iter dell adozione internazionale. Tuttavia il ricongiungimento non può essere rifiutato aprioristicamente sulla base della nazionalità del kafil ma dovrà esser valutato di volta in volta verificando la preesistenza o meno di un rapporto sostanziale tra minore e affidatario tenendo anche conto del rischio di aggiramento della disciplina di controllo dell immigrazione: se il legame tra i due è consolidato anteriormente all ingresso in Italia potrà farsi luogo il ricongiungimento familiare applicando direttamente o indirettamente il T.U. dal momento che il ricongiungimento realizza il diritto all unità di due soggetti legati da un vincolo familiare attuale mentre l adozione mira a istituire un legame parentale ex novo tra due estranei. 8 2 La kafalah e il riconoscimento nel nostro ordinamento come adozione in casi particolari 8 R. GELLI, << Questioni relative al ricongiungimento del minore in Kafalah al cittadino italiano (Corte d appello di Torino, sez. fam. e pers., decr.19 novembre 2009 e Cassazione civile, 1 marzo 2010 n. 4868>>, in Famiglia e diritto, 8-9/ 2010, p.790 ss. 5
6 Un altro problema che si è posto ai tribunali italiani è il come intendere la kafalah nel nostro ordinamento per quel che riguarda la sua efficacia e rilevanza. La prima decisione sul tema è stata pronunciata dal Tribunale per i minorenni di Trento nel Una coppia di coniugi italiani dichiarati idonei all adozione internazionale avevano richiesto che fosse pronunciata l adozione di un piccolo di origine marocchina per il quale la Commissione per le adozioni internazionali italiana aveva autorizzato l ingresso e la residenza permanente nel nostro Stato. L affidamento in kafalah di un minore proveniente da un Paese come quello marocchino in cui è vietata l adozione ad un soggetto residente in un Paese occidentale presenta degli evidenti problemi giuridici. Innanzitutto in molti Paesi per autorizzare il rilascio del permesso di ingresso per fini adottivi è richiesto che l affidamento presenti la caratteristica tipica del modello occidentale per cui si venga a costituire un legame giuridico di filiazione: questo è un primo elemento che non può risultare nel momento in cui l affidamento è nel senso previsto dalla kafalah. Nel caso di adozioni internazionali in alcuni Paesi affinché il giudice valuti la presenza delle caratteristiche che rendano il minore idoneo all adozione viene tenuto conto del diritto nazionale di questi con la conseguenza che teoricamente non dovrebbe esser possibile l adozione laddove questa sia vietata nel Paese d origine. In Italia è prevista una procedura speciale per l autorizzazione all ingresso a fini di adozione: la competenza specifica in materia è della Commissione per le adozioni internazionali (CAI). Nel caso di specie la Commissione, pur ribadendo l autorizzazione all ingresso, dà atto del fatto che non sia possibile l equiparabilità della kafalah all adozione legittimante o all affidamento a scopo adottivo. 10 Pertanto tale domanda non può essere accolta e con decreto 10 Settembre 2002 il Tribunale conclude che la kafalah non può in alcun modo esser equiparata ad un affidamento a scopo adottivo e non può quindi nemmeno esser dichiarata efficace come tale in Italia ai sensi della L. n. 184 del 1983 in cui sono indicate le condizioni per l adozione internazionale. Il difetto maggiore di un interpretazione estensiva del concetto di affidamento a scopo adottivo è che permettendo la pronuncia dell adozione legittimante si creerebbe la formazione di uno status claudicante dal momento che l adozione legittimante pronunciata in Italia sarebbe inesistente rispetto al diritto marocchino e conseguentemente il minore figlio dei genitori adottivi in Italia sarebbe figlio dei genitori biologici nel suo paese d origine. Nell ipotesi di un viaggio in 9 J. LONG, << Adozione extraconvenzionale di minori provenienti da Paesi islamici (nota a Trib. min. Trento decreto 5 marzo 2002 e Trib. Min. Trento, decreto 10 settembre 2002>>, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 2, J. LONG, << Ordinamenti giuridici occidentali, Kafala e divieto di adozione: un occasione per riflettere sull adozione legittimante >>, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 2, 2003, p.180 ss. 6
7 Marocco, i genitori naturali potrebbero chiedere e riottenere la custodia del minore venendo a crearsi sicuramente delle conseguenze pregiudizievoli per il minore. Il Tribunale deduce un impossibilità nel pronunciare l efficacia di un provvedimento che non ha corrispondente nel diritto nazionale come viene anche chiarito dall Ambasciata del Marocco in Italia interpellata dal Presidente Relatore in cui si afferma che la legislazione marocchina del diritto privato, che si ispira in questa materia al diritto musulmano, non riconosce l istituto dell adozione, anzi la vieta in assoluto. Tuttavia non si può non considerare la condizione del minore e il fatto che sia ormai presente nel territorio italiano affidato a una coppia italiana non avendo inoltre alcuna prospettiva di un adeguata accoglienza ritornando nel Paese d origine. Il Tribunale sottolinea che è evidente che se egli dovesse rimanere in Italia come cittadino straniero, ospite di una famiglia estranea, la sua situazione psicologica e anche le sue future possibilità di inserimento sociale, ne risulterebbero gravemente compromesse. Invero, giunto all età del discernimento egli verrebbe a trovarsi in una situazione angosciosa: straniero in Italia e di fatto straniero più ancora in Marocco. 11 A questo punto risulta invocabile la disposizione dell art. 20 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo in cui si prevede che per il fanciullo che sia definitivamente privato del proprio ambiente familiare, gli Stati parte prevedono una protezione sostitutiva in conformità con la loro legislazione nazionale : vengono espressamente previste varie forme di protezione nelle quali figura anche la kafalah di diritto islamico e la selezione tra queste sarà effettuata tenendo presente il principio secondo il quale occorre mantenere una certa continuità di educazione per il minore oltre alla rilevanza della sua origine etnica. In Italia le forme di protezione per i minori abbandonati sono esplicitamente previste nell affidamento etero familiare, nell adozione legittimante e nell adozione in casi particolari. Il Tribunale ritenendo che le prime due fossero escluse e che fosse necessaria una soluzione per evitare che il minore rimanesse in Italia come cittadino straniero, ospite di una famiglia estranea suggerisce la terza delle tre opzioni. Alla luce della disposizione della Convenzione il Tribunale respinge la domanda di adozione legittimante ma ritiene non preclusa ( ) la possibilità di chiedere, nel preminente interesse del minore, l adozione del medesimo secondo le forme dell art. 44 ss. della legge n. 184 del 1983 ossia l adozione prevista per i casi particolari tra i quali quello di constatata impossibilità di affidamento preadottivo. La giurisprudenza in questo caso ritiene che il caso particolare in questione sia la circostanza che il minore risulti già inserito in una famiglia di accoglienza e abbia consolidato con essa una relazione d affetto significativa J. LONG, << Adozione extraconvenzionale di minori provenienti da Paesi islamici (nota a Trib. min. Trento decreto 5 marzo 2002 e Trib. Min. Trento, decreto 10 settembre 2002>>, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 2, 2003, p.149 ss. 12 R. GELLI, << La Kafala di diritto islamico: prospettive di riconoscimento nell ordinamento Italiano >>, in Famiglia e diritto, n.1/2005, p.68 7
8 Una parte della dottrina rileva come la constata impossibilità di affidamento preadottivo risponda a un tipo di casistica che è ben diversa da quella di un bambino proveniente da un ordinamento che non prevede l adozione ma si tratta solitamente di casi di ripetuti fallimenti preadottivi, problemi caratteriali o fisici, età ormai avanzata del minore adottabile. 13 Il testo dell art. 44 è il seguente: 1. I minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le condizioni di cui al comma 1 dell'articolo 7: a) da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre; b) dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell'altro coniuge ; c) quando il minore si trovi nelle condizioni indicate dall'articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e sia orfano di padre e di madre; d) quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo. 2. L'adozione, nei casi indicati nel comma 1, è consentita anche in presenza di figli legittimi. 3. Nei casi di cui alle lettere a), c), e d) del comma 1 l'adozione è consentita, oltre che ai coniugi, anche a chi non è coniugato. Se l'adottante è persona coniugata e non separata, l'adozione può essere tuttavia disposta solo a seguito di richiesta da parte di entrambi i coniugi. 4. Nei casi di cui alle lettere a) e d) del comma 1 l'età dell'adottante deve superare di almeno diciotto anni quella di coloro che egli intende adottare. Le caratteristiche dell adozione in casi particolari ( che sembra essere un residuo della antica adozione ordinaria) in effetti rappresentano delle similitudini con l istituto della kafalah: l adottato non assume la posizione di figlio legittimo non interrompendo il rapporto con la famiglia d origine e mantenendo il proprio cognome al quale eventualmente aggiunge quello del genitore adottivo; quest ultimo da parte sua ha il dovere di educare, istruire e mantenere il minore il quale non acquista diritti successori nella famiglia adottiva. La differenza tra l adozione legittimante e quella in casi particolari è la minore intensità degli effetti che ne derivano. 14 Una decisione di questo tipo sulla base dell adozione in casi particolari risulta sicuramente più rispettosa non solo del diritto ma anche della cultura del Paese di origine musulmana del minore rispetto all applicazione dell adozione legittimante. Nonostante questo vi sono comunque critiche a questa soluzione dal momento che, anche se concede la possibilità di 13 A. GALOPPINI, << L adozione del piccolo marocchino, ovvero gli scherzi dell eurocentrismo >>, in Il diritto di famiglia e delle persone, 2004, p M. ORLANDI, <<La kafala islamica e la sua riconoscibilità quale adozione>>, in Il diritto di famiglia e delle persone, 2005, p.654 8
9 mantenere e non interrompere i rapporti con la famiglia d origine, si viene a creare un legame di filiazione artificiale che i Paesi musulmani rifiutano e non riconoscono. In conclusione la pronuncia emessa nel decreto trentino rappresenta di per sé un unicum non riproducibile modularmente da seguirsi solo nel caso in cui altrettanto eccezionali circostanze rendano opportuna la pronuncia di adozione nella concreta fattispecie Il bilanciamento tra il rischio di aggiramento della disciplina sull immigrazione e il rischio di assenza di tutela per i minori musulmani La ricerca di una soluzione ottimale per l accoglimento del minore musulmano deve tener conto non solo del vaglio del concreto interesse di questo ma si dovrà contemperare caso per caso con la prevalenza di altre esigenze alternative risultanti dalla politica interna di protezione dei confini di Stato e di controllo sull immigrazione. Tra le maggiori preoccupazioni paventate dal Ministero degli Affari Esteri vi è quella di evitare che l ingresso nel nostro Stato di minori affidati in kafalah possa creare una sorta di binario parallelo di ingresso senza controllo di minori prossimi alla maggior età o di cosiddette adozioni internazionali selvagge. Allo stesso tempo appare sproporzionato un rifiuto automatico di ingresso di minori: lo strumento più idoneo per evitare il rischio di aggiramento della normativa italiana in tema di adozioni internazionali dovrebbe essere una attenta valutazione da parte del giudice nel verificare l eventuale non conformità della kafalah ai principi dell ordine pubblico. Nell ipotesi in cui siano rilevate delle effettive prove dell intento elusivo da parte dei soggetti affidatari vi sarà un dovere da parte del giudice di rifiutare l autorizzazione all ingresso del minore sulla base della contrarietà al principio dell ordine pubblico secondo il quale le persone non possono ricorrere a procedure fai da te nell individuare minori stranieri in stato di abbandono all estero da accogliere stabilmente in Italia. Gli indizi di buona fede del kafil possono essere individuati nell origine straniera e nell appartenenza alla religione musulmana ma anche nella scelta di avvalersi dell intermediazioni di enti italiani autorizzati per i contatti con l autorità del luogo di residenza del minore; il fatto che il minore sia già di età avanzata o il caso di violazione consapevole delle norme in materia di immigrazione costituiscono indizi di malafede. 16 Per prevenire il rischio di traffici di minori ai fini di adozione, occorrerebbe impedire 15 R. GELLI, << La Kafala di diritto islamico: prospettive di riconoscimento nell ordinamento Italiano >>, in Famiglia e diritto, n.1/2005, p J. LONG, << Kafalah: la Cassazione fa il passo del gambero? [nota a Cass.civ.,sez.I, sentenza 1 marzo 2010, n.4868]>>, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 7-8, 2010, p.837 9
10 il ricongiungimento familiare in quei casi in cui la kafalah è conclusa tra i genitori biologici (ovviamente nel caso in cui il minore non ne sia privo) e un terzo che non sia unito da vincoli di parentela motivando il rifiuto sulla base della contrarietà al principio italiano di ordine pubblico secondo il quale, nei casi di affidamento di lunga durata all esterno della famiglia allargata, occorre che l autorità pubblica intervenga per valutare l idoneità all inserimento del minore nella famiglia di accoglienza. La vicenda affrontata nel 2005 dalla Cassazione riguardava proprio il caso di una coppia italiana che tramite un avvocato di Rabat era riuscita ad individuare un minore abbandonato ed ad ottenere dalle autorità marocchine l affidamento in kafalah dopo essersi convertita alla religione islamica: nonostante il rifiuto del Consolato italiano a rilasciare il visto, la coppia aveva comunque portato con sé il minore in Italia. Successivamente i giudici italiani allontanavano d urgenza il bambino per dichiararne poi lo stato di adottabilità del minore. 17 Un ulteriore pericolo di strumentalizzazione della kafalah ai fini del ricongiungimento familiare può essere ragionevolmente profilato nel caso in cui tale istituto sia disposto al di fuori delle procedure istituzionalizzate con un accordo di natura meramente negoziale: sono infatti due le tipologie di kafalah esistenti nel diritto musulmano. Nel diritto marocchino ad esempio il diritto positivo disciplina esclusivamente l affidamento giudiziale mediante kafalah di un minore il cui stato di abbandono (per mancanza di genitori o per inidoneità degli stessi a prendersi cura) sia stato precedentemente accertato dall autorità giudiziaria. Tuttavia sopravvive anche una tipologia consensuale disciplinata dal diritto consuetudinario che consiste nell accordo diretto tra le due famiglie solitamente siglato davanti a un notaio (nella prassi avviene di solito quando l affidatario è parente del minore). Nella disciplina legislativa lo stato di abbandono makful e i requisiti di idoneità del kafil sono oggetto di un previo giudizio di accertamento sulla base del quale si permetterà o meno l affidamento. Diversamente in quella consensuale i presupposti si ritengono sussistenti in re ipsa nella dichiarazione del genitore legittimo con la quale interrompe l esercizio della sua potestà deferendola ad un terzo. In pratica mentre nella prima il controllo sulla legittimità del procedimento è fatto a monte, nell altra la verifica è solo eventuale e successiva qualora il kafil scelga di omologare l accordo davanti all autorità giudiziaria. La stessa Corte di Cassazione nei casi affrontati nelle sentenze del 2008 a proposito della rilevanza della kafalah come presupposto per il ricongiungimento familiare, ipotizza la possibilità di strumentalizzazione dell istituto ai fini di eludere le norme in tema di controllo dell immigrazione proprio nel caso in cui vi sia una procedura non giudiziale. Quello che è importante in tal senso è non tanto che la kafalah sia adottata in conformità e sulla base dell efficienza dei controlli dell ordinamento marocchino ma che vengano svolti con attenzione quelli che sono gli oneri probatori e i filtri procedimentali previsti dal nostro ordinamento. Lo 17 J. LONG, << Sì al ricongiungimento familiare del minore affidato in con Kafalah (nota a Cass., sentenza 20 marzo 2008, n.7472>>, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 10, 2008, p
11 stesso art. 29 del T.U. immigrazione afferma che il rilascio del visto per il ricongiungimento familiare è subordinato all effettivo accertamento dell autenticità, da parte dell autorità consolare italiana, della documentazione comprovante i presupposti di parentela, coniugio, minore età e che la richiesta di ricongiungimento familiare è respinta se è accertato che il matrimonio o l adozione hanno avuto luogo allo scopo esclusivo di consentire all interessato di entrare o soggiornare nel territorio dello Stato. In conclusione si può dire che al di là della forma con cui la kafalah viene disposta, sarà compito dell amministrazione italiana e della nostra giurisdizione verificare se in concreto vi siano i presupposti necessari. 18 Il riconoscimento di un negozio stipulato non passato al vaglio di alcun controllo delle autorità risulterebbe contrario all ordine pubblico internazionale anche se è stato osservato che il riconoscimento della dignità sociale, culturale e giuridica della kafalah dovrebbe, com è evidente, portare ad escludere che essa possa essere di per sé contraria all ordine pubblico internazionale, cioè a quell insieme di principi fondamentali che, posti a estremo baluardo di ciascun ordinamento nazionale, devono impedire l ingresso del diritto straniero qualora esso realizzi in concreto una violazione dei principi su cui l ordinamento si fonda. 19 Un ulteriore rischio è avvertito nei casi di pronuncia di adozione in casi particolari. Tra le ragioni contrarie ad essa vi sono quelle legate alla salvaguardia del sistema generale dell adozione previsto nell ordinamento italiano in cui l applicazione dell art. 44 della legge 184 del 1983 dovrebbe avvenire esclusivamente in quelle situazioni inquadrabili come casi particolari tali da giustificare una deroga alla regola generale; il tribunale per i minorenni dovrebbe inoltre valutare nel singolo caso concreto che questo tipo di adozione corrisponde all interesse del minore. Conseguenza di un applicazione estensiva dell art. 44 alla lettera d) (cioè la constata impossibilità di affidamento preadottivo) è il rischio di ricevere richieste di adozione anche da parte di coloro che non possiedono tutti i requisiti previsti e che non seguono i canali previsti dalla legge: dichiarazione preventiva di idoneità, intermediazione di un ente privato autorizzato e della Commissione R. GELLI, << La kafalah tra esigenze di tutela del minore e rischi di aggiramento della disciplina dell immigrazione. Cassazione civile, sez. I 20 marzo 2008, n. 7472>>, in Famiglia e diritto, n.7/2008, p.679 ss. 19 L. RACHELI, << La kafalah di diritto islamico è un presupposto per il ricongiungimento familiare [Nota a Cass. sez. I civ. 17 luglio 2008, n ], in Famiglia, persone e successioni, 2008, Volume 4, p J. LONG, << Adozione extraconvenzionale di minori provenienti da Paesi islamici (nota a Trib. min. Trento decreto 5 marzo 2002 e Trib. Min. Trento, decreto 10 settembre 2002>>, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 2, 2003, p
12 4 L efficacia della kafalah in Italia Per capire se l istituto della kafalah possa essere presupposto per il ricongiungimento familiare occorre verificare non solo se sia assimilabile all adozione e all affidamento, ma se essa sia idonea a produrre astrattamente degli effetti nel nostro ordinamento sulla base del diritto internazionale privato. La dottrina e la giurisprudenza maggioritaria concordano oggi nel ritenere che la kafalah possa produrre i suoi effetti in Italia senza necessità di alcun provvedimento di exequatur ( procedimento giudiziale attraverso il quale si riconosce in uno Stato il provvedimento proveniente da un altro) qualora sussistano i requisiti stabiliti dalla legge per il riconoscimento dei provvedimenti stranieri. Per quel che riguarda la norma applicabile vi sono tuttavia delle divergenze. Un primo indirizzo fonderebbe l automaticità del riconoscimento sul rinvio dell art. 42 della L. n. 218 del 1995 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale) alla Convenzione dell Aja del 1961 sulla competenza delle autorità e sulla legge applicabile in materia di protezione dei minori in cui all art. 7 si impone il riconoscimento automatico delle misure di protezione in conformità ad esse. L altro indirizzo invece che fa riferimento alla rubrica Giurisdizione e legge applicabile alla collocazione sistematica nel Titolo III dedicato al Diritto applicabile sostiene che l ambito di operatività dell art. 42 sarebbe limitato alla giurisdizione e alla legge applicabile per cui per il riconoscimento di provvedimenti stranieri in materia di protezione dei minori si applica la disciplina comune di cui agli art. 64 ss. che si ispira proprio al riconoscimento automatico. Occorre quindi verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge italiana per il riconoscimento degli atti stranieri che si realizza sulla base del contenuto e della natura giuridica di essi; inoltre è necessaria la non contrarietà della kafalah all ordine pubblico internazionale italiano attraverso un confronto tra la disciplina prevista dallo Stato che ha emanato l atto e i principi del diritto italiano. Risulta evidente che la differenza più eclatante è il fatto che nei Paesi islamici si rifiuta il modello occidentale di adozione ritenendo la famiglia come un istituzione di origine divina e pertanto l uomo non può artificialmente modificare quella che è la generazione biologica. Gli strumenti di protezione e di assistenza per i minori abbandonati sono comunque previsti attraverso l istituto della kafalah che può essere giudiziale o negoziale e che molti Stati musulmani come il Marocco l hanno direttamente disciplinata a livello normativo: tale istituto è evidente che possa essere ricompreso nell ambito di applicazione dell art. 42 della legge n. 218/1995. Il testo è il seguente: 1. La protezione dei minori è in ogni caso regolata dalla Convenzione dell'aja del 5 ottobre 1961, sulla competenza delle autorità e sulla legge applicabile in materia di protezione dei minori, resa esecutiva con la L. 24 Ottobre 1980 n Le disposizioni della Convenzione si applicano anche alle persone considerate minori soltanto dalla loro legge nazionale, nonché alle persone la cui residenza abituale non si trova in uno degli Stati contraenti. 12
13 La dottrina rileva come, da un punto di vista formale, la possibilità di inquadrare la kafalah come un istituto contrario di per sé all ordine pubblico sia da escludersi soprattutto se si fa riferimento al fatto che l Italia partecipa ad alcune Convenzioni che la includono espressamente come strumento di protezione dei minori: la Convenzione ONU e la Convenzione dell Aja del 1996 firmata dall Italia nel 2003 ma non ancora ratificata. In forza del principio del riconoscimento automatico di cui alla l. n.218/1995 la kafalah marocchina produce in Italia i medesimi effetti che in Marocco. Tuttavia la situazione giuridica del makful entrato in Italia rimane comunque molto incerta e instabile specialmente quando si tratta di una kafalah negoziale proprio per tutta quella serie di argomenti trattati in precedenza come la verifica dell eventuale contrarietà all ordine pubblico italiano e la natura stessa dell istituto islamico. A parziale soluzione di queste incertezze la Convenzione dell Aja del 1961 prevede un sistema di cooperazione tra gli Stati contraenti basato sullo scambio di informazioni tra le autorità centrali: le autorità competenti devono per quanto possibile adottare misure protettive solo dopo aver consultato le autorità degli altri Stati contraenti in cui sono ancora in vigore le decisioni (art. 10). Tutte le autorità che abbiano adottato misure in base alla Convenzione devono informare senza indugio le autorità dello Stato di cui il minore è cittadino e, se del caso, quelle dello Stato di abituale residenza (art.11). La situazione potrebbe migliorare con la ratifica da parte dell Italia della Convenzione dell Aja del 1996 (tra l altro già ratificata dal Marocco) e la conseguente sostituzione del rinvio previsto dall art. 42 della l. 218/1995 a quest ultima Convenzione anziché alla precedente del 1961: la nuova Convenzione disciplina infatti esplicitamente il caso in cui la collocazione di un minore presso una famiglia affidataria o il suo affidamento legale tramite kafalah o un istituto analogo debbano avere luogo in un Paese diverso da quello le cui autorità adottano le misure. 21 L Italia è, insieme alla Grecia, il solo paese europeo dove la Convenzione non è ancora entrata in vigore, nonostante la decisione 2008/431/CE del Consiglio, che invitava gli Stati membri a riconoscerla entro il 5 giugno Il Consiglio dell Unione Europea ha richiamato l Italia affinché ratifichi al più presto la Convenzione del 1996 dal momento che costituisce un atto fondamentale per la creazione di uno spazio giudiziario comune e per la garanzia della tutela del superiore interesse del minore. La Corte di Cassazione tornerà a pronunciarsi sull affidamento al cittadino italiano di un minore straniero affidato in kafalah: la Corte di Venezia con ordinanza del 9 Febbraio 2011 ha concesso il rilascio del visto di ingresso per due minori affidati in kafalah allo zio residente in Italia. 21 J. LONG, << Sì al ricongiungimento familiare del minore affidato in con Kafalah (nota a Cass., sentenza 20 marzo 2008, n.7472>>, in La nuova giurisprudenza civile commentata Volume 10, 2008, p.1232 e ss. 13
14 Il caso è quello di un cittadino italiano di origine marocchina il quale ha ottenuto l affidamento in kafalah dei due nipoti rimasti orfani del padre nonché fratello dell affidatario: egli chiede il ricongiungimento familiare ai sensi dell articolo 29, comma 2 del d.lgs. 286/1998 secondo il quale i minori adottati o affidati o sottoposti sono equiparati ai figli. La domanda di ricongiungimento così come il visto di ingresso vengono negati dall Amministrazione degli affari esteri e lo stesso Tribunale di Verona respinge il ricorso dello zio ritenendo che la kafalah sia contraria all ordine pubblico in quanto tale istituto realizza un affidamento etero familiare senza limiti di tempo e senza produrre gli effetti giuridici utili dell adozione. Inoltre il Tribunale ritiene che l art. 29 del T.U. immigrazione non consenta il ricongiungimento dei minori affidati in kafalah in quanto l istituto non sarebbe riconducibile a nessuna delle figure espressamente previste dal testo in aggiunta al rapporto di filiazione biologica. La Corte d Appello, non concorde con il Tribunale, dispone il rilascio del visto di ingresso per i nipoti affidati al cittadino italiano ai sensi dell articolo 30 del T.U. immigrazione. L ordinanza tuttavia si trova in contrasto con il recente orientamento della Corte di Cassazione del in cui si afferma che la kafalah può sì essere titolo idoneo per il ricongiungimento familiare ma questo può valere solo per i cittadini stranieri ai sensi dell art. 29 del T.U. immigrazione e non per i cittadini italiani (nella sentenza della Corte d Appello di Venezia si tratta di cittadino italiano). 23 Dott.ssa Alessia Randazzo. 22 Sentenza 1 Marzo 2010 n P. MOROZZO DELLA ROCCA, << Sull affidamento al cittadino italiano del minore straniero mediante kafalah tornerà a pronunciarsi la Cassazione>>, in Il corriere giuridico, 6/2011, p.848 ss. 14
z âw vxwéççta à Numero 2/2015
Il diritto di famiglia in Marocco e in Italia La giurisdizione italiana e i rapporti tra le due giurisdizioni La legge italiana sull adozione (l. n. 184 del 1983, modif. dalla l. n. 149 del 2001) prevede,
Svolgimento del processo OMISSIS, ha lavorato fin dal 1987 come ingegnere di una società di costruzioni in diversi paesi africani. Dopo alcuni periodi di saltuaria permanenza in Marocco, insieme alla moglie

References: art. 29
 art.3
 art. 20
 art. 29
 articolo 29
 art.29
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art.20
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art.29
 art. 20
 art. 44
 art. 44
 sentenza 
 sentenza 
 art. 29
e contrario
 art. 44
 art. 44
 Cass. sez. 
 art. 42
 art. 7
 art. 42
 art. 64
 art. 42
 art. 42
 sentenza 
 articolo 29
 art. 29
 articolo 30
 art. 29
 sentenza 
 Sentenza