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Timestamp: 2017-11-23 11:03:55+00:00

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AVVOCATO PENALISTA REATO INGIURIE LESIONI MINACCE
Quanto al reato di ingiurie, era certamente configurabile la reazione indotta da stato d’ira determinato da fatto ingiusto altrui. L’addebito di non avere sollecitato l’intervento dell’autorità a fronte di situazione asseritamente illegittima, infatti, era semmai imputabile al P., che aveva pensato di porre rimedio ad un preteso abuso edilizio facendosi giustizia da sé, sì da intraprendere autonomamente – peraltro per conto terzi – un’attività demolitoria. Proprio questa sua condotta integrava, dunque, fatto ingiusto, ove la caratterizzazione di ingiustizia va parametrata non già all’ipotetica illegittimità del comportamento di controparte, quanto piuttosto alla conformità della condotta dell’agente alle ordinarie regole del vivere civile (cfr., tra le altre, Cass. sez. 5, 16.9.2008, n. 40256, rv. 241732, secondo cui il fatto ingiusto, ai fini dell’applicazione della causa dì non punibilità della provocazione, di cui all’art. 599, comma 2, c.p., può essere costituito anche doll ‘esercizio dì un diritto che si svolga con modalità le quali, alla stregua del costume sociale e delle regole della civile convivenza, siano vessatorie, sconvenienti e rappresentino espressione di iattanza, dispetto, rivalsa). E con le regole della civile convivenza non può, certo, ritenersi in sintonia il farsi giustizia da sé, attraverso personali iniziative di restitutìo in integrum mediante demolizione di manufatto asseritamente illegittimo, la cui illegittimità avrebbe dovuto essere accertata e, eventualmente, rimossa nelle forme di legge. Quanto ai reati di minacce e lesioni personali risulta, parimenti, affetto da manifesta illogicità il diniego della scriminante dell’art. 52 c.p. sulla base dell’assunto che la sproporzione tra i valori in giuoco è del tutto evidente. Ben avrebbe potuto la L. interrompere l’azione del P. allertando le forze dell’ordine. Il giudice di appello non si è avveduto che, nella fattispecie in esame, sussistevano tutti i presupposti per l’applicabilità della causa di giustificazione, nel nuovo testo introdotto dall’art. 1 della 1. 13 febbraio 2006, n. 59, posto che la reazione della L., che aveva fatto uso di bastone, era determinata dalla necessità di difendere la propria incolumità ed i beni di sua proprietà (indipendentemente dalla legittimità o meno della fonte di acquisizione) dall’altrui aggressione. D’altronde, nel caso di specie, il rapporto di proporzionalità sussisteva pienamente in ragione di espressa previsione normativa.
AVVOCATO PENALISTA REATO INGIURIE LESIONI MINACCECORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE – SENTENZA 21 maggio 2009, n.21709 – Pres.
Marasca – est. Bruno
A. e V. G. erano chiamati a rispondere, innanzi al Giudice di pace di Comacchio, dei reati di seguito indicati:
la prima, dei reati di lesioni personali in danno di P. C., al quale procurava una contusione all’avambraccio destro, giudicata guaribile in giorni sette; di minacce, per aver rivolto allo stesso l’espressione: ti brucio con l’acido muriatico te e i tuoi figli, ti brucio la casa, ti brucio l’azienda’, e di ingiurie nei confronti del medesimo; il secondo, dei reati di minacce, nei confronti dello stesso P., con espressioni di identico tenore di quelle profferite dalla L. e di ingiurie.
Con sentenza dell’13 novembre 2007, il giudicante dichiarava la L. colpevole dei reati ascrittile e, con il vincolo della continuazione e le attenuanti generiche, la condannava alla pena della multa di euro 800,00 oltre consequenziali statuizioni nonché al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile da liquidarsi in separata sede, con provvisionale immediatamente esecutiva. Dichiarava il V. colpevole dei reati a lui ascritti e, con il vincolo della continuazione, lo condannava alla pena di euro 600,00 oltre consequenziali statuizioni ed il risarcimento dei danni in favore della parte civile.
Pronunciando sui gravami proposti dagli imputati, il Tribunale di Ferrara, con la sentenza indicata in epigrafe, confermava l’impugnata decisione, con ulteriori statuizioni di legge.
Avverso la pronuncia anzidetta, la L. personalmente ed il difensore del V. hanno proposto distinti ricorsi per cassazione, affidati alle ragioni di censura indicate in motivazione.
– Con il primo motivo d’impugnazione la L. deduce errata applicazione della legge penale. Si duole in primo luogo della mancata concessione dell’esimente di cui all’art. 599 c.p. nonostante fosse stato accertato che il P., munito di martello pneumatico, avesse iniziato a demolire un muro della sua abitazione. Lamenta, pure, il mancato riconoscimento dell’esimente di cui all’art. 52 c.p. Il secondo motivo deduce errata applicazione della legge processuale con particolare riferimento all’art. 210 c.p.p., sul rilievo che il P., sottoposto a procedimento penale per il reato di danneggiamento, avrebbe dovuto essere escusso con le forme prescritte dalla menzionata disposizione di rito. Lamenta, inoltre, che siano stati escussi testimoni non indicati tempestivamente nelle liste testimoniali ed infine l’errata valutazione delle prove documentali e testimoniali.
Il ricorso in favore del V. deduce, con il primo motivo, la mancata concessione dell’esimente di cui all’art. 599 c.p. e, con il secondo, l’errata applicazione dell’art. 210 ed erronea valutazione delle dichiarazioni della persona offesa, in termini identici a quelli rappresentati dalla L..
2. – Il fatto risultante dall’incontestata ricostruzione dei giudici di merito è il seguente. Recatosi in casa della suocera per renderle visita, il P. aveva constato che la L., vicina di casa, aveva intrapreso lavori di ampliamento della sua abitazione, che, a suo modo di vedere, invadevano la proprietà della congiunta. Munitosi di un martello pneumatico, iniziava allora la demolizione del muro che, cedendo in parte, procurava lievi lesioni personali alla L. che si trovava al di là dello stesso. Da qui, le rimostranze nei confronti del P., al quale rivolgeva espressioni ingiuriose e procurava lesioni personali con un bastone, nel tentativo di farlo desistere dalla sua furia devastatrice. Il V., dal canto suo, era intervenuto a sostegno delle ragioni della L., profferendo anch’egli le espressioni minacciose ed ingiuriose riportate in rubrica. Orbene, richiesto di riconoscere le esimenti di cui all’art. 599, comma 2, e 52 c.p., con riferimento, rispettivamente, alle ingiurie ed agli altri reati, il giudice di appello ne ha negato l’applicazione non ravvisando i presupposti del fatto ingiusto, in quanto, anche ad ammettere che la L. avesse avvertito come ingiustificato il comportamento del P. avrebbe ben potuto risolvere la cosa “civilmente ” (ad esempio chiamando senza indugio le forze dell ‘ordine).
La motivazione è palesemente incongrua e vistosamente illogica. Ed infatti, il costrutto giustificativo della sentenza impugnata si fonda su evidente ribaltamento di prospettiva, con effetti distorsivi che fanno
perdere di vista l’essenza precipua della vicenda e, con essa, i presupposti legittimanti di entrambe le esimenti reclamate. Quanto al reato di ingiurie, era certamente configurabile la reazione indotta da stato d’ira determinato da fatto ingiusto altrui. L’addebito di non avere sollecitato l’intervento dell’autorità a fronte di situazione asseritamente illegittima, infatti, era semmai imputabile al P., che aveva pensato di porre rimedio ad un preteso abuso edilizio facendosi giustizia da sé, sì da intraprendere autonomamente – peraltro per conto terzi – un’attività demolitoria. Proprio questa sua condotta integrava, dunque, fatto ingiusto, ove la caratterizzazione di ingiustizia va parametrata non già all’ipotetica illegittimità del comportamento di controparte, quanto piuttosto alla conformità della condotta dell’agente alle ordinarie regole del vivere civile (cfr., tra le altre, Cass. sez. 5, 16.9.2008, n. 40256, rv. 241732, secondo cui il fatto ingiusto, ai fini dell’applicazione della causa dì non punibilità della provocazione, di cui all’art. 599, comma 2, c.p., può essere costituito anche doll ‘esercizio dì un diritto che si svolga con modalità le quali, alla stregua del costume sociale e delle regole della civile convivenza, siano vessatorie, sconvenienti e rappresentino espressione di iattanza, dispetto, rivalsa). E con le regole della civile convivenza non può, certo, ritenersi in sintonia il farsi giustizia da sé, attraverso personali iniziative di restitutìo in integrum mediante demolizione di manufatto asseritamente illegittimo, la cui illegittimità avrebbe dovuto essere accertata e, eventualmente, rimossa nelle forme di legge. Quanto ai reati di minacce e lesioni personali risulta, parimenti, affetto da manifesta illogicità il diniego della scriminante dell’art. 52 c.p. sulla base dell‘assunto che la sproporzione tra i valori in giuoco è del tutto evidente. Ben avrebbe potuto la L. interrompere l’azione del P. allertando le forze dell’ordine. Il giudice di appello non si è avveduto che, nella fattispecie in esame, sussistevano tutti i presupposti per l’applicabilità della causa di giustificazione, nel nuovo testo introdotto dall’art. 1 della 1. 13 febbraio 2006, n. 59, posto che la reazione della L., che aveva fatto uso di bastone, era determinata dalla necessità di difendere la propria incolumità ed i beni di sua proprietà (indipendentemente dalla legittimità o meno della fonte di acquisizione) dall’altrui aggressione. D’altronde, nel caso di specie, il rapporto di proporzionalità sussisteva pienamente in ragione di espressa previsione normativa.
L’operatività di entrambe le esimenti andava, senz’altro, riconosciuta anche al V., che si trovava in compagnia della settantaduenne L. e che era intervenuto in favore della stessa.
3. – Per quanto precede, entrambe le esimenti devono essere riconosciute agli imputati e, per l’effetto, l’impugnata sentenza deve essere annullata, nei termini indicati in dispositivo.
Annulla la sentenza impugnata perché i fatti non costituiscono reato, rispettivamente ai sensi dell’art. 599 comma 2 c.p. e 52 c.p.
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ATTI OSCENI IN LUOGO PUBBLICO AVVOCATO PER DIFESA ATTI OSCENI IN LUOGO PUBBLICO
Questo articolo è stato pubblicato in Avvocato Penalista Bologna, Consulenza Legale il 22 novembre 2016 da Armaroli.
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 SENTENZA 
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