Source: https://www.butac.it/ancora-saviano-la-condanna-per-plagio/
Timestamp: 2019-07-17 05:00:40+00:00

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Ancora Saviano: la condanna per plagio — BUTAC - Bufale un tanto al chilo
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Il direttore editoriale dei quotidiani a cui si fa riferimento nell’articolo ci fa notare che la sentenza dice cose differenti da quelle raccontate da WIRED, volentieri riporto le parole con cui ha commentato pubblicamente in pagina facebook:
Questo vostro articolo è una bufala stratosferica. Io sono il direttore editoriale dei giornali dai quali Roberto Saviano ha copiato, Cronache di Napoli e di Caserta. Ho seguito personalmente la vertenza come responsabile dell’ufficio affari legali della società Editrice, insieme al nostro studio legale. Dire che “lui nel suo libro aveva chiaramente riportato che le parti copiate erano citazioni da quotidiani locali” significa dire una cosa falsa. Saviano ha copiato interi articoli attribuendosene la paternità come autore, nei casi di illecita riproduzione e in un solo caso ha fatto quello che voi dite, rendendosi responsabile in quell’unico caso di “omessa citazione della fonte”. Vi sarebbe bastato leggere la sentenza della Corte di Cassazione, liberamente disponibile in Internet a questo Url http://static.fanpage.it/…/fanpage-sentenza-saviano…. Vi state facendo portavoce delle stesse bufale che Saviano spaccia da anni. Siete voi i bufalari. Agiremo nelle sedi legali perché rimuoviate quanto prima questo articolo. Questo losco personaggio che voi difendete ci ha riempiti di fango dopo che ha saputo della causa che gli avevamo intentato e che alla fine abbiamo vinto e ora difenderemo la nostra immagine contro chiunque, anche contro di voi che vi definite antibufalari ma che vi divertite a spacciare bufale… un tanto al chilo.
La sentenza la trovate linkata nel post qui sopra, e potete leggerla anche voi, non ritengo che l’articolo qui sotto abbia intento diffamatorio nei confronti dei quotidiani in esame, non ritengo pertanto necessaria la cancellazione dello stesso. Sicuramente la copia completa della sentenza può essere utile a tutti, ed è vero che solo in un caso viene ritenuta omessa citazione della fonte, ma per il resto stiamo sempre parlando dello 0,6% del libro. Il nostro articolo faceva chiaro riferimento a un post social che trovate qui sotto, ed è su quello che commentavo e criticavo i toni.
Come spiegava fanpage (che ha pubblicato tutta la sentenza):
I primi due articoli sono stati copiati e inseriti nel best seller simbolo dell’anticamorra in Campania nel capitolo che parla della prima faida di Scampia, quella tra la famiglia Di Lauro e gli Scissionisti (i cosiddetti ‘spagnoli’). Il terzo, invece, in “Gomorra” viene riprodotto ma senza indicare la fonte dalla quale è copiato.
Nel 2016 questa la conclusione della storia, sempre riportata da fanpage:
Nel mese di novembre del 2016 la Corte di Appello di Napoli ha ribadito la condanna dell’autore de “La paranza dei bambini” e della Arnoldo Mondadori Editore spa per l’illecita riproduzione di articoli pubblicati dai quotidiani Cronache di Napoli e Corriere di Caserta e riportati nel libro ‘Gomorra’, rivedendo tuttavia la parte economica destinata alla Libra editrice e fissata in una «somma complessiva di 6mila euro a titolo di danni patrimoniali – si legge nella sentenza della Corte di Appello di Napoli – sezione specializzata in materia di impresa – per l’illecita riproduzione di articoli nei brani del libro “Gomorra” pubblicati dal quotidiano Cronache di Napoli, nonché per l’illecita riproduzione in quanto priva dell’indicazione della fonte dell’articolo, pubblicato dal quotidiano Corriere di Caserta».
Siete noiosi. Molto noiosi. Non è possibile che per mesi nessuno si fili Roberto Saviano e poi in tre settimane ci tocchi trattare così tanti articoli che lo riguardano. Viene quasi da pensare che nel nostro Paese a qualcuno faccia comodo difendere la criminalità organizzata.
Il 16 giugno la pagina social “Come i treni a vapore” (inserita fresca fresca in black list) pubblica quest’immagine:
SCORTATO DA 12 ANNI PER UN TESTO COPIATO DAI GIORNALI DI CRONACA
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna allo scrittore Roberto Saviano, per aver copiato articoli del quotidiano “Cronache di Napoli” nella stesura di “Gomorra”. Saviano è dunque colpevole di plagio, avendo la suprema corte rigettato tutti i motivi di ricorso, rinviando alla Corte d’Appello soltanto la riquantificazione del risarcimento che era stato stabilito in 80mila Euro complessivi, ma che adesso devono essere, come detto, ricalcolati.
Indignare con l’omissione
Il post vuole indignare, e lo fa raccontando una storia vera, ma evitando di addentrarsi nei dettagli. Vediamo cosa (nel 2013) veniva raccontato dalla sentenza della Corte di Cassazione. Come spiegava WIRED:
Un’attività di plagio, seppur in minima parte rispetto alla totalità del testo (“lo 0,6 per cento”, come ha dichiarato lo stesso autore), c’è stata. La Cassazione ha confermato quasi in tutti i punti la sentenza della Corte d’Appello di Napoli del 16 settembre 2013, che condannava Roberto Saviano e la Arnoldo Mondadori Editore a un risarcimento nei confronti della Libra.
Avete letto con attenzione? Lo 0,6% del testo risultava copiato, senza fare menzione dei giornalisti che l’avevano scritto. Sempre WIRED riporta:
I giudici di legittimità hanno riconosciuto che “non era in discussione l’originalità e a creatività del libro Gomorra”, al quale va riconosciuto di aver contribuito a diffondere la cultura dell’anticamorra in una terra piegata all’omertà e alla rassegnazione, “ma solo il plagio in alcune sue parti specifiche e limitate del libro degli articoli pubblicati da Libra, potendo l’attività plagiaria – scrivono i giudici – realizzarsi non solo in relazione all’opera intera ma anche a parti di essa, quando, come accertato nel caso di specie, si realizza la riproduzione quasi integrale dell’opera plagiata senza quindi che per quella parte del romanzo sia intervenuta l’attività creativa dell’autore dello stesso”
Quindi è vero che Saviano ha copiato degli articoli apparsi su quotidiani del Sud Italia, ma senza che questo intaccasse l’originalità della sua opera. Ma cercare di indignare contro Saviano, sfruttando una condanna per quello 0,6% di parti che non erano state correttamente attribuite nel suo libro è squallido.
La scorta non è data a caso…
Il prefetto e la squadra antimafia che si sono occupati di Saviano hanno ritenuto che quanto ha scritto negli anni l’abbia messo in una posizione di rischio al punto da assegnarli una scorta. Non riconoscere questo, dare a intendere che la scorta Saviano l’abbia voluta, che non gli serva, e attaccarlo costantemente significa stare dalla parte dell’illegalità, difendere quelli che invece dovremmo attaccare. E questo mi preoccupa. Perché vedo migliaia di like sotto al post di Come i treni a vapore. Migliaia di persone che credono a una narrativa in cui Saviano è il cattivo e la criminalità organizzata è una sua invenzione.
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