Source: https://emiliodangelo.wordpress.com/2016/12/
Timestamp: 2017-08-23 00:41:59+00:00

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dicembre | 2016 | CIS : UN PALAZZO DI CRISTALLO
Quando il torto diventa diritto vince la paura.
Sh. Agnon : Il torto diventerà diritto.
Premio Nobel. Edito in Italia da Bompiani nel 1966
Questo romanzo è veramente una breve e intensa odissea del ghetto galiziano.
Agnon, è uno degli ultimi se non l’ultimo narratore che riesce a fondere nelle proprie pagine l’autobiografia, la favola e il ricordo di un paesaggio unico, ormai estinto, di piccole sinagoghe, di mercati e di vagabondi.
Questo testo rappresenta, con malinconica rassegnazione la parabola morale del suo nobile e tormentato popolo.
Conservo da circa cinquanta anni questo testo ingiallito dal tempo trascorso, ma sempre vivo nella mia coscienza.
Ogni volta che lo rileggo mi appare sempre più nuovo perché ritrovo l’attualità del suo messaggio.
Ho dovuto, purtroppo, osservare che la tendenza a codificare ‘il diritto del torto’, anno dopo anno, si è confermata sempre con maggior chiarezza.
Provate a riflettere quante volte anche Voi avete visto un brutto torto, travestirsi lentamente in un elegante diritto.
Dice la Scrittura: ” E’ coperto d’oro e d’argento e non ha un pochino di spirito”
“Chi non ha occhi, cioè gli occhi dell’intelligenza, guarda al vestito”.
Di anno in anno si sono moltiplicati gli specialisti più raffinati nella trasformazione del torto in un perfetto diritto.
Il più grande problema di chi realizza un grave torto non é tanto la propria coscienza, semmai esista, ma come egli stesso appare all’esterno.
Un grande torto, travestito in bella foggia, da abili artigiani, in un sofisticato diritto rappresenta la perfezione per eccellenza.
Povero diritto, nasceva per difendere i deboli ed, invece, lentamente diventa legittimo strumento di protezione del potere.
Il ricordo di questo splendido libro lo dedico a quanti con affetto fraterno e grande fiducia mi hanno seguito durante tre anni di impegno civile per il nostro CIS .
L’Assemblea ha deciso e la scelta ha premiato l’Accordo.
Non voglio aggiungere altre parole, non servono più, sarebbero inutile suono in un mare sconfinato di indifferenza. Ogni altro tentativo richiederebbe l’esercizio di doti che non posseggo per grandi limiti personale alla cultura dell’adattamento.
A coloro che credono nella giustizia sia di debole conforto la certezza che un giorno “il diritto ” si accorgerà del “torto” che ha fatto.
Ora mi impongo il silenzio, ho bisogno di pace.
La mia piccola porta sarà sempre aperta per coloro che mi hanno sostenuto con stima e sincero affetto.
Questo, però, é il mio saluto:
Rielaborata il 29 dicembre 2016.
Il valore di una sconfitta.
Il giorno dopo l’Assemblea ti assalgano tanti dubbi e metti in discussione tutte le scelte che hai fatto ed anche quelle che potevi fare.
Al mattino, prima dell’Assemblea, avevo pubblicato un articolo dal titolo:
” Va’ dove ti porta il cuore ” .
Molti soci in assemblea si giravano a guardarmi in attesa di indicazioni, qualcuno era seccato per la richiesta del voto nominale che, alla fine, ha preso meno tempo di quello che si pensava, dissipando ogni dubbio sulla certezza del risultato.
Proprio la richiesta del voto nominale, approvata con larga maggioranza dall’Assemblea, la prima volta in un trentennio di vita sociale, ha dato un segnale forte.
Mi è parso di cogliere nel popolo del CIS una richiesta di ordine e di certezza, la precisa volontà di cambiare, di lasciare alle spalle mutui, manovre e tribunali, di scongiurare il pericolo del fallimento, di ripartire con le proprie aziende per fare impresa e cercare un confronto leale fra la gente del CIS.
Quella richiesta non è stato un atto arrogante ed ancor meno provocatorio, ma un orgoglioso grido di dolore per una condizione che non ci dava scampo.
Questa è stata la nostra unica vittoria, tre anni di impegno e mortificazioni, centinaia di pagine scritte ogni settimana, ma ne è valsa la pena.
Quando la gente del CIS ha potuto scegliere senza rischiare il fallimento, allora ha scelto assecondando le ragioni del cuore, ascoltando la voce della coscienza.
Allora siamo riusciti a fare una scelta consapevole?
Era l’unica possibile, ed è stato un grande successo il modo in cui si è stata espressa la volontà assembleare.
Se qualcuno avesse potuto scegliere un finale a questa storia, l’avrebbe scritto proprio così!
Una grande lezione di dignità della quale sono stati protagonisti tutti i soci, uno per uno, a partire dai nostri colleghi di consiglio che in questi mesi sono stati schiacciati in una morsa violenta che li lasciava ondeggiare tra i sentimenti e le ansie di ogni socio, il dovere di lealtà per la carica e l’enorme complessità strutturale della manovra.
“Non occorre essere diplomati in arte della navigazione per gonfiare le vele del “bene comune” con il vento alimentato dalla paura” non è difficile trascinare coloro che soffrono per la mancanza di una guida sicura al servizio del compromesso preparato con cura da menti esperte.
Era stato detto, a bilancio approvato, che in alternativa alle richieste modifiche statutarie, c’erano solo due strade : la ricapitalizzazione per ripianare la perdita, 150 milioni di euro, quasi mezzo milione a testa, oppure il fallimento.
L’ipoteca indivisa che aveva contrassegnato l’affidamento del finanziamento, senza merito creditorio individuale, ci schiacciava con il suo ingiusto peso, pur nella sicurezza del diritto di riscatto del contratto di leasing in un eventuale fallimento del CIS. Lo aveva chiarito, poco prima del voto per le richieste modifiche statutarie, l’avv.Gianni, in un suo raro intervento.
Un socio si voltava spesso a guardarmi con aria un po’ infastidita e quando si doveva votare la richiesta delle modifiche dello Statuto, si rivolse, finalmente, a tutti con piglio sicuro e disse, con una logica essenziale: ” ma, allora, se il Presidente con questa manovra ha salvato il CIS, tutto è risolto, perché dovremmo opporci?”
Le trottole del Sistema continuavano a girare in sala per incoraggiare gli indecisi e fu proprio allora che ho scelto di non votare perché quel voto sarebbe stato un voto inutile, tecnicamente inutile, solo un insanabile lesione sociale ancora più grave di quella prodotta con l’azione fallimentare verso tanti colleghi.
Che potevo rispondere a quel socio?
Forse sarebbe bastato domandargli perché ci trovavamo in quella sala e come erano stati accumulati 780 milioni di debiti nel distretto?
Non sarebbe bastato! La logica dell’effetto riparatore della manovra, della scaltrezza, del risultato che allontanava lo spettro di un fallimento è il frutto di una prudenza indispensabile e la prudenza è una dote, una grandissima dote.
Il coraggio è cosa diversa, non è una dote, ma un sentimento ed i sentimenti esaltano il cuore ma fanno pure soffrire. Non appartiene a tutti.
Alla fine abbiamo svoltato in una direzione nuova, ancora piena di dubbi e di incertezze, abbiamo ancora tanta strada da fare, ma finalmente abbiamo svoltato.
Vedete questo CIS, resta sempre la madre di tutto il Distretto, perché è una società fatta solo da imprese ( Benedetto Articolo 6 ) e nelle imprese ci sono donne e uomini, generazioni diverse, produzione di pensiero, di lavoro e di iniziative.
Solo il CIS può far ripartire il Distretto.
Non guardiamo più indietro, guardiamo avanti.
Sarà difficile ma c’è la faremo.
A chi, invece, mi guardava con tanta fiducia, prima di esprimere il voto, è bastato uno sguardo ed è stato bellissimo quel momento nel quale le modifiche dello Statuto, necessarie per definire il piano di ristrutturazione, sono passate solo con il voto favorevole della maggioranza necessaria.
Sapete che senso ha quel verbale d’Assemblea quando arriverà sulle scrivanie delle Banche e nei Tribunali?
Quando sarà registrato negli archivi camerali?
Abbiamo scritto, insieme, una pagina nuova della nostra storia ed il merito sarà di ognuno di noi.
Quella pagina dirà che la nostra gente è gente d’onore, soffre, si batte, contesta, ma alla fine si abbraccia la Croce e riparte.
Mentre Vi scrivo le lacrime mi rigano il volto e il mio primo pensiero torna solo a quei soci che non hanno potuto esprimere il voto.
Sono gli unici esclusi da un momento di aggregazione.
Per loro, l’altra sera, ” il torto è diventato diritto”.
Tutta la notte ho pensato a quei 50.000 euro al giorno che pagheremo di interessi ed oneri derivati alle banche dopo il 31.12. 2016.
Questa, infatti, era la scadenza originale del termine di avveramento.
A questa data erano stati calcolati gli interessi e la chiusura dei derivati.
E, allora ho pensato al ricorso presentato in Corte d’Appello dai soci falliti contro il decreto di omologa dell’Accordo.
L’udienza è stata fissata per il 22 febbraio e poi ci saranno altri giorni per la decisione.
Ci costeranno, almeno, tre milioni di euro in due mesi, perchè questo era il ritmo di indebitamento per interessi ed oneri derivati nel lungo periodo di moratoria: circa 20 milioni all’anno!
Ancora carte e tribunali e non ne usciamo più, ripicche, rivincite, ricorsi, ma chi paga è il CIS , il nostro fraterno amico CIS.
Perché sprecare preziose risorse in un momento così drammatico?
Propongo ufficialmente da questa tribuna, al Presidente, Giovanni Punzo, all’amministratore delegato, dr.Sergio Iasi, e a tutto il consiglio di amministrazione di affidarmi ad horas un incarico di mediazione.
Cerco il miracolo, voglio il sogno, pretendo l ‘impossibile, ma per farlo, ho bisogno della Vostra fiducia, mi servono dei pazzi come me, pazzi d’amore per una causa che è la nostra vita, ma soprattutto quella delle generazioni future.
Mi servono donne ed uomini di valore, gente disposta a credermi.
Proverò a chiedere ai falliti, a quelli che hanno patito la sorte peggiore in questa sciagurata vicenda, chiederò a loro se sono disposti a fare un passo indietro per il CIS.
Siatene certi, loro amano il CIS, come noi e forse più di noi, questa è gente di valore, non è gente qualunque.
Forse loro mi ascolteranno più facilmente di quanto non abbia fatto la nostra Società, forse saranno capaci di rinunciare alla loro ultima carta per amore del Cis, forse non tentenneranno.
Si può e si deve trovare una strada, con i legali del CIS e quelli della Confedercontribuenti.
Questa strada non la conosco, mi sto informando, arriverò preparato all’incontro, fidatemi di me, troverò la strada ed in tempi brevi.
Vorrei sperare in un altro miracolo, se mi aiuterete.
Sarà l’ultima volta che Vi chiedo qualcosa, non ce ne sarà un’altra.
L’improbabile non si verifica quasi mai, l’impossibile qualche volta.
L’introduzione nello Statuto della clausola di prelazione per i soci dell’area destinata alla ricollocazione offre stimolanti prospettive per un piano industriale conforme alla volontà assembleare.
La strada è lunga non possiamo permetterci nessun errore.
Io sarò con Voi solo se il CIS abbandonerà i tribunali e riparerà la grave lesione sociale, altrimenti mi dedicherò solo ai soci falliti.
Lo avevo promesso ed ho una sola parola.
Voi non perderete molto, avete recuperato, all’ultimo momento, uno spiraglio, grazie alla sensibilità del dr.Iasi ed al generoso intervento del Presidente Cacace, che mi ha onorato con la sua delega.
Abbiamo incontrato sulla nostra strada, Sergio Iasi, una bella persona, seria e preparata, con una grande dote: l’umanità.
Patto d’onore del CIS.
Buon Natale da Papa Francesco.
Buon Natale a tutti voi…. con l’augurio commovente di papa Francesco.
È il messaggio che il mio amico di tante battaglie, Gaetano Casillo, ha dedicato a tutti noi, soci del CIS, in un momento difficile e delicato che stiamo affrontando con tanta dignità.
Siamo all’inizio del nostro cammino, le parole di Francesco ci siano di guida per il nostro Patto d’onore.
Come sai, sta arrivando di nuovo la data del mio compleanno.
Tutti gli anni fanno festa in mio onore e credo che quest’anno succederà la stessa cosa. In questi giorni le persone fanno molte spese. Radio e televisione danno un sacco di pubblicità. Ovunque non si parla d’altro se non dei preparativi per il grande giorno.
È bello sapere che almeno un giorno all’anno alcune persone pensano un po’ a me.
Come sai, molti anni fa cominciarono a festeggiare il mio compleanno.
All’inizio sembravano capire e gradire ciò che ho fatto per loro, ma al giorno d’oggi nessuno sa più per quale ragione lo celebrano. Le persone si riuniscono e si divertono molto, ma non sanno il perché…
Sto ricordando l’anno scorso: all’arrivo del mio compleanno fecero una grande festa in mio onore. C’erano cose deliziose sulla tavola, tutto era decorato e c’erano molti regali…
Ma… Vuoi sapere una cosa? NON mi hanno invitato! Io ero l’invitato speciale e nessuno si è ricordato di invitarmi! La festa era per me e quando è arrivato il grande giorno, mi hanno chiuso la porta in faccia.
Preparati perché quando tutto sarà pronto, quando meno te l’aspetti, darò una grande festa. Non dimenticarti di mandare questo invito anche ai tuoi amici… Così come tu sei speciale per me, certamente, ci sono molti amici che sono speciali per te. Così faremo una festa con gli amici SPECIALI!
Alla fine “molti saranno gli invitati ma pochi gli eletti”… sai perché? Perché pochi accetteranno l’invito!”. ‬
Io ci sono accetto il tuo invito.
Ai miei soci del CIS, in particolare ai più deboli, dedico questo invito.
Questo Santo Natale per noi rappresenta l’anno zero, ritorniamo a camminare insieme, siamo in buona compagnia.
L’assemblea ha deciso: lunga vita al CIS.
* L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Ieri l’Assemblea ha deciso.
La manovra è stata approvata, il CIS riparte per una nuova vita.
Ci siamo battuti a lungo, con onore ed impegno per evitare le modifiche dello Statuto, ma abbiamo perso.
La maggioranza ha scelto la manovra così come era stata strutturata, consapevole delle limitazioni alle nostre facoltà di soci.
È stata una scelta sofferta ma necessaria per dare tranquillità alla continuità del CIS.
Dobbiamo ripartire, sarà una strada lunga e difficile, ma ripartiamo insieme con il rispetto reciproco per le opinioni diverse.
Questo è un momento di riflessione nel quale ognuno di noi raccoglie nel proprio cuore la parte migliore di questa esperienza sociale.
Credo che mai come ieri la nostra sia stata un’assemblea consapevole e ricca di contenuti.
Si apre una nuova era che sarà affidata soprattutto alle generazioni più giovani con una prospettiva stimolante per il recupero delle aree disponibili che rimangono in prelazione ai soci.
Il mio primo pensiero va ai soci che hanno sostenuto il nostro impegno.
A loro dedico il mio riconoscente saluto per la compostezza del loro comportamento.
Ringrazio ed apprezzo il dr. Sergio Iasi per l’equilibrio, la competenza e l’impegno che ha impiegato in un ambiente difficile, ma fortemente appassionato.
Il pensiero più intenso, però, lo dedico ai miei soci falliti per i quali mi impegnerò sin dai prossimi giorni a trovare una strada per sanare questa dolorosa lesione della nostra famiglia sociale.Non so quale, ma la cercherò con determinazione ed impegno.
Questo pensiero lo affido al Presidente ed al dr. Iasi e a tutto il consiglio d’amministrazione perché la nostra società deve ripartire senza lasciare indietro nessuno.
È una questione di onore.
Vi prego di scusarmi, ma non riesco a dare di più.
Buon Natale a tutti, dal profondo del cuore e soprattutto al mio amico CIS.
Caro socio, vota dove ti porta il cuore.
Eccoci nell’immediata vigilia della nostra Assemblea.
Siamo arrivati dalla calda estate al Santo Natale per decidere o subire, infine, il destino che è stato preparato per noi.
Sono migliaia di pagine, argomenti complessi sui quali, a furia di ragionare, molti si perdono.
Ognuno di Voi, però, è persona informata sui fatti, sapete tutto, lo avete vissuto giorno dopo giorno e molti di Voi, come me da oltre un trentennio.
Non esiste uno, uno solo di noi che non conosca la verità, che non è fatta solo di spine, ma anche da tanti momenti esaltanti.
Da cinque anni viviamo il periodo più buio della nostra storia, conosciamo i fatti, gli errori e le responsabilità, e non stanno tutte da una stessa parte.
Eppure non abbiamo il coraggio di affrontare questa realtà e preferiamo nascondere circa 740 milioni di debiti, fra CIS, Interporto e Vulcano, sotto una spessa coltre di ipocrisia.
Il bilancio deve essere approvato perché rischiamo il fallimento!
Questa è il nuovo verbo, quello che i messaggeri del potere amministrativo propagandano nelle nostre isole desolate.
Che tristezza per un CIS che ha trainato la nascita di tutto il Distretto.
In una società appena più normale, gli amministratori di questo dissesto avrebbero favorito un processo di riequilibrio del rapporto inter sociale che aveva coinvolto rovinosamente il CIS nelle difficoltà di Interporto.
Da noi è più comodo individuare i veri colpevoli in quei trenta soci che non hanno pagato, e rimanere al proprio posto senza alcun disagio, perpetuando anche nel nuovo che avanza il contemporaneo controllo di CIS, CISFI ed Interporto.
Non è una questione personale, né una discussione sui meriti o sul valore della Persona, è una riflessione sui fatti e sulle circostanza che ci hanno portato in queste condizioni.
Nell’assemblea di oggi non è in discussione solo l’approvazione del bilancio, ma il nostro futuro assetto sociale, la funzione ed il ruolo del socio.
Sul bilancio decidete come volete, se non capite molto, astenetevi dal voto, ma fate molta attenzione sulla parte straordinaria.
Sono molti i punti critici di questo bilancio e se cominciamo a discuterli non ne usciamo più.
Uno per tutti, il criterio di svalutazione degli immobili liberi.
Da noi al CIS prendiamo 39 milioni di capannoni sottratti ai morosi, e li svalutiamo di 36,5 milioni.
Abbiamo chiuso aziende e distrutto lavoro di nostri soci per recuperare appena 2,5 milioni?
Prendiamo poi un’altra lista di soci che chiameremo i piccoli morosi, e prevediamo un’altra svalutazione.
Questa lista la chiameremo Schindler list , sono soci più fortunati, più docili e servizievoli, magari qualcuno ha ricevuto pure la fascia di comando.
La provocazione più grave, però, è la svalutazione dei crediti e delle partecipazioni v/Interporto, ma devo ammettere che in questo caso è proprio giusto: non valevano più quello che abbiamo generosamente impiegato.
A furia di svalutare, di incrementare spese di consulenza per maestri e professori di ogni scienza, di complicati calcoli per interessi, di oneri per derivati, con tono trionfale per lo scampato pericolo, ci viene proposta l’approvazione del bilancio 2015 che presenta una perdita di 145 milioni.
Tre volte il capitale sociale.
Sareste dei pazzi a non approvarlo, rischiereste di fallire!
Che vergogna, avremmo gridato in altri tempi, che vergogna, rischiamo il fallimento!
In un paese normale saremmo già falliti da tempo perché non paghiamo le banche da cinque anni, incassiamo e non paghiamo; perché invece di ricollocare i capannoni a valori di bilancio, li accatastiamo per svalutarli e rivederli a prezzi stracciati: 47 milioni al 2027 per 100.000 mq.
IL PUNTO FONDAMENTALE è che per aggiustare tutto dovrete votare pure le modifiche dello Statuto, autorizzare 156 milioni di strumenti finanziari amministrativi, che servono per equilibrare il patrimonio netto, devastato da una gestione che si commenta da sola e da laceranti svalutazioni.
Rinunceremo a tutti i poteri patrimoniali ed amministrativi.
Diventeremo soci fantasma, destinati a vagare come ombre di soci in quello che fu il grande CIS, la madre di tutte le guerre.
Consegneremo, almeno fino al 2030, gli utili dei prossimi esercizi agli SFP, utili stimati dal collegio sindacale per i prossimi cinque anni intorno ai 40 milioni, per effetto della ricollocazione dei capannoni liberi.
E poi nemmeno sarà finita, perché il valore residuo sarà convertito in azioni svincolate dal rapporto con i metri posseduti.
Ecco perché bisogna assolutamente impedire l’ approvazione della modifica dell’articolo 6 che libera i titolari degli SFP da ogni vincolo di possesso proporzionale.
Questa scelta ci consegnerebbe, definitivamente, al potere finanziario, incartati in mille pagine tra accordi, allegati, perizie, stime, asseverazione, bilanci, nota integrativa, relazioni del c.d.a. e del collegio sindacale, regolamento degli SFP.
Ed ogni socio, Pico della Mirandola, avrà ben cinque minuti per intervenire in Assemblea.
A me basteranno pochi secondi, devo dire solo:
Se credete ancora in una Lunga Vita del nostro CIS, votale NO alle modifiche dello Statuto.
C’è ancora tempo per riflettere e negoziare condizioni che conservino ai nostri soci di esercitare i nostri diritti, o, almeno limitino gli effetti degli SFP nel periodo strettamente necessario per ripianare l’ultima trance di debito di 47 milioni, entro e molto prima del 2027.
Non esiste un rischio concreto di fallimento del CIS perché ” l’Interporto ha tempi più lunghi di riconversione di quelli del CIS”.
Questa è un’affermazione del dr.Sergio Iasi, al quale rivolgo il benvenuto nella nostra comunità sociale e gli auguri di buon lavoro, perché differenti opinioni e orientamenti diversi rappresentano una ricchezza nel processo di ristrutturazione non solo del debito ma del ruolo del nostro amato CIS.
Il CIS e la ragione della sua esistenza ci devono unire, mai dividere.
Informazioni sulla prossima Assemblea.
Art. 2368 Costituzione dell’Assemblea e validità delle deliberazioni.
L’assemblea ordinaria è regolarmente costituita in prima convocazione con la presenza di tanti soci che rappresentino almeno la metà del capitale sociale, escluse le azioni a voto limitato.
L’assemblea straordinaria delibera con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino almeno più della metà del capitale sociale (50% +1).
L’Assemblea è stata convocata in prima convocazione per giovedì 22 dicembre 2016 ore 18:00.
Possono intervenire in assemblea gli azionisti iscritti nel libro dei soci almeno cinque giorni prima di quello fissato per l’Assemblea.
Il principio è confermato nella sua semplicità dall’articolo 14 dello Statuto.
Pertanto quei soci che non ricevessero il biglietto di partecipazione con allegato modello per delega, devono accertarsi di essere regolarmente iscritti nel libro dei soci e chiedere alla società i motivi che hanno determinato la perdita del diritto alla partecipazione.
In caso di contestazione di legittimità provvedere con istanza scritta depositata al protocollo della società o via PEC.
I soci possono farsi rappresentare in Assemblea secondo le regole previste nell’atto costitutivo.
Il nostro Statuto (articolo 16) prevede che ogni socio che abbia diritto d’intervenire in assemblea può farsi rappresentare solo da altro socio.
Ciascun delegato non può rappresentare più di dieci soci.
La delega non può essere rilasciata con il nome del rappresentante in bianco ed è sempre revocabile.
Gli Enti e le società possono intervenire all’Assemblea a mezzo dell’amministratore unico o a mezzo di un membro del consiglio d’amministrazione designato mediante delega scritta oppure mediante delega ad altro socio.
Art.2373 Conflitto d’interessi.
Il diritto di voto non può essere esercitato dal socio nelle deliberazioni in cui egli ha, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con la società.
Questo potrebbe giustificare la mancata convocazione di soci inadempienti che sono in conflitto legale con la società.
Allo stesso modo potrebbe essere richiesto che nella delibera di approvazione del bilancio non siano ammessi a votare quegli amministratori che risultavano morosi nei confronti della società alla data di asseverazione.
(Allegato I Attestazione Tabella 14 Crediti v/clienti non interamente svalutati con almeno 5 rate scadute).
Resta, invece, espressamente vietata la partecipazione al voto nel caso si debba deliberare sull’azione di responsabilità .
Art.2393 Azione di responsabilità.
L’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione dell’Assemblea.
La deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori può essere presa in occasione della discussione del bilancio ( art. 2364 ) anche se non è indicata nelle materie da trattare.
La deliberazione dell’azione di responsabilità importa la revoca dall’ufficio degli amministratori contro cui è proposta, purché sia presa con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale ( 20% ).
L’azione di responsabilità può essere promossa, in assemblea, per fatti, cause e circostanze emerse nel corso dell’esercizio in discussione e non può riguardare episodi o rilievi diversi, relativi ad esercizi precedenti già approvati.
Art.2496 comma 3
In caso di riduzione del capitale per perdite i soci conservano i diritti sociali secondo il valore originario delle rispettive quote.
Art.2344 Azione di responsabilità.
L’approvazione del bilancio da parte degli amministratori non implica liberazione degli amministratori , dei direttori generali e dei sindaci per le responsabilità incorse nella gestione sociale.
Termine di avveramento dell’Accordo di Ristrutturazione dei debiti CIS.
3.1 : Il termine indicato è il 31 dicembre 2016, ovvero entro tale termine devono verificarsi tutte le condizioni, e non meno, di tutte le condizioni previste nell’Accordo, ciascuna delle quali costituisce un’autonoma e distinta condizione sospensiva.
Al punto ( i i ) richiede l’evidenza dell’intervenuta emissione del decreto di omologazione dell’Accordo ai sensi e per gli effetti dell’art.182 bis della Legge fallimentare e dell’intervenuto decorso del termine di 15 giorni dalla pubblicazione del decreto di omologa, senza che sia stato presentato alcun reclamo, oppure del rigetto dello stesso da parte della Corte d’Appello investita dello stesso, mediante consegna all’Agente di apposito certificato rilasciato dalla cancelleria del Tribunale (“l’omologa”).
Infine da più parti viene adombrato il rischio di vedere coinvolto il titolo di possesso del capannone nel malaugurato caso del fallimento del CIS.
Vorrei tranquillizzare tutti in proposito.
In caso di fallimento del CIS, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 72 quater Legge Fallimentare, l’utilizzatore (di beni concessi in locazione finanziaria) “conserva la facoltà di acquistare alla scadenza del contratto, la proprietà del bene, previo pagamento dei canoni e del prezzo pattuito. “
L’acquisto avverrebbe nell’ambito della procedura fallimentare, con conseguente “purgazione” delle ipoteche attualmente gravanti sugli immobili (naturalmente a condizione che il socio paghi tutto quanto dovuto per il leasing e, riterremmo, anche per il sub mutuo ed il prezzo di riscatto).
Spero sia stato utile chiarire alcuni aspetti tecnici della prossima assemblea.

References: Articolo 6

Art. 2368

Art.2373

Art.2393
 art. 2364

Art.2496

Art.2344