Source: http://www.confindustria.babt.it/index.php?option=com_content&view=article&id=183:dirigenti-sentenza-della-corte-di-giustizia-in-materia-di-licenziamenti-collettivi&catid=94&Itemid=794&tmpl=component&print=1&layout=default&page=
Timestamp: 2018-07-19 23:07:04+00:00

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Con sentenza resa il 13 febbraio 2014 la Corte di Giustizia si è pronunciata nella causa C-596/12 condannando l’Italia per non aver correttamente adempiuto alla Direttiva 98/59/CE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi (cfr. in allegato).
La Commissione aveva, infatti, presentato ricorso per inadempimento nei confronti del nostro Paese sostenendo che la legge n. 223/1991, che disciplina i licenziamenti collettivi nel nostro ordinamento, esclude dal proprio ambito di applicazione i dirigenti.
Tale esclusione, ad avviso della Commissione, non sarebbe stata conforme alla direttiva citata.
La Corte di Giustizia ha aderito alla tesi avanzata dalla Commissione, rigettando le argomentazioni sostenute dall’Italia in merito al regime di miglior favore previsto dal nostro ordinamento per la categoria dei dirigenti.
Quanto agli effetti della sentenza occorre precisare fin d’ora che essa non risulta dotata di efficacia diretta. Di regola, infatti, le sentenze rese dalla Corte di Giustizia nell’ambito di un procedimento per inadempimento richiedono un intervento legislativo da parte del legislatore dello Stato Membro per poter produrre effetti. Ne è riprova la disposizione di cui all’art. 260 del TFUE , che consente alla Commissione di aprire una seconda procedura di infrazione laddove lo Stato interessato non adotti i provvedimenti resi necessari dall'esecuzione di una sentenza della Corte di Giustizia.
Conseguentemente, è ragionevole affermare che la pubblicazione della sentenza non è, di per sé sola, in grado di modificare immediatamente la disciplina italiana dei licenziamenti collettivi.
Si segnala, tuttavia, che alcune prime indicazioni interpretative si sono espresse in maniera critica, sostenendo l’immediata estensibilità ai dirigenti della procedura prevista dalla legge n. 223/1991 e ciò in base al principio della “interpretazione conforme al diritto comunitario” del diritto nazionale.
Sebbene si tratti di una questione estremamente complessa, una simile ricostruzione non risulta condivisibile.
Secondo la migliore dottrina, formatasi sulla giurisprudenza dalla Corte di Giustizia in materia di interpretazione conforme, quest’ultima deve sempre prendere le mosse dall’interpretazione delle norme del diritto comunitario dotate di efficacia diretta.
Ebbene, la Direttiva 98/59/CE non risulta dotata dei requisiti necessari per produrre efficacia diretta nel nostro ordinamento e, in ogni caso, deve ritenersi esclusa la possibilità che, per via di “interpretazione conforme”, possano essere introdotti obblighi direttamente in capo a privati (cd. “efficacia orizzontale della direttiva”).
Alla luce di queste considerazioni si ritiene che la sentenza C-596/12 produca effetti soltanto nei confronti del legislatore nazionale e che, in assenza di una normativa nazionale di recepimento che estenda l’applicazione della procedura prevista dalla Legge n. 223/1991 anche ai dirigenti, non possa trovare immediata efficacia nel nostro ordinamento nei rapporti interprivati tra imprese e dirigenti.
Corte_UE_-_Licenziam._collettivi_-_Dirigenti.docx
(1)Il paragrafo 1 di tale articolo del TFUE prevede espressamente che: “Quando la Corte di giustizia dell'Unione europea riconosca che uno Stato membro ha mancato ad uno degli obblighi ad esso incombenti in virtù dei trattati, tale Stato è tenuto a prendere i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza della Corte comporta”.
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