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Timestamp: 2019-08-23 20:09:15+00:00

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Danni punitivi: compatibili con il nostro ordinamento (Sezioni Unite)
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Danni punitivi: per le Sezioni Unite sono ammissibili nel nostro ordinamento
Al danneggiato viene quindi riconosciuta una somma di denaro, il cui ammontare, supera il valore del danno stesso.
Come già evidenziato in una nostra precedente nota all’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite, sul punto sussisteva un contrasto giurisprudenziale.
Secondo l’orientamento giurisprudenziale maggioritario, nel nostro ordinamento giuridico i danni punitivi non sarebbero riconoscibili, in quanto, al sistema della responsabilità civile è assegnato il compito restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subito la lesione, mediante il pagamento di una somma di denaro che tenda ad eliminare le conseguenze del danno arrecato.
Alla luce di tale orientamento, i danni punitivi non potrebbero trovare riconoscimento nel sistema italiano poiché sono contrari all’ordine pubblico (Cass. Civ. sent. n. 1183/2007) dal momento che la funzione di deterrenza è estranea al sistema italiano della responsabilità civile.
Una parte della giurisprudenza, ha invece iniziato a manifestare una certa apertura all’ammissibilità dei punitive damages, avendo avuto modo di statuire che è necessario superare il carattere monofunzionale della responsabilità civile costituito unicamente dalla finalità reintegratoria del risarcimento.
La funzione sanzionatoria del risarcimento del danno
Per restare in tema, nella Sentenza n. 9100/2015, le Sezioni Unite avevano già stabilito che la funzione sanzionatoria del risarcimento del danno non è più incompatibile con i principi generali del nostro ordinamento.
Due sono le argomentazioni che avevano condotto ad un ripensamento della posizione assunta dalla giurisprudenza di legittimità nel 2007.
Il primo argomento è di diritto comparato: a bene vedere, altri ordinamenti europei hanno infatti riconosciuto che i punitive damages non sono di per sé contrari all’ordine pubblico.
Nonostante quanto sopra esposto, a parere dell’orientamento giurisprudenziale tradizionale, i danni punitivi resterebbero ad ogni modo estranei al sistema della responsabilità civile di cui all’articolo 2043 del Codice Civile che opera in chiave riparatoria più che sanzionatoria.
Con la Sentenza n. 16601 del 05/07/2017, le Sezioni Unite hanno risolto il predetto contrasto, affermando che l’istituto dei risarcimenti punitivi di origine statunitense non è ontologicamente incompatibile con l’ordinamento italiano.
La Suprema Corte ha in primo luogo chiarito che nel vigente ordinamento alla responsabilità civile non è assegnato solo il compito di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subito la lesione, poiché sono interne al sistema la funzione di deterrenza e quella sanzionatoria del responsabile civile.
Le Sezioni Unite, sono arrivate ad affermare ciò al termine di una argomentazione molto articolata.
In buona sostanza, nella sentenza è evidenziato come accanto alla primaria funzione compensativo-riparatoria dell’istituto della responsabilità civile, sia emersa altresì una natura polifunzionale che si proietta verso più aree tra cui quella preventiva e quella sanzionatorio-punitiva.
Secondo la Corte di legittimità, nel nostro ordinamento, vi sarebbe spazio per una concezione polifunzionale della responsabilità civile che risponde ad una un’esigenza di effettività della tutela.
Tutto ciò sarebbe peraltro confermato da una sentenza della Corte Costituzionale che, decidendo su una questione relativa all’art. 96 del codice di procedura civile, ha consacrato la natura non risarcitoria e più propriamente sanzionatoria con finalità deflattive del contenzioso della responsabilità stessa (Corte Costituzionale Sentenza n. 152/2016).
Quanto sopra esposto, rappresenta una forte e chiara presa di posizione da parte delle Sezioni Unite, a favore della compatibilità dell’istituto de quo con l’ordinamento giuridico italiano.
I limiti alla risarcibilità dei danni punitivi
Tutto quanto premesso, a parere delle Sezioni Unite, vi sono tuttavia una serie di limiti da rispettare.
Innanzitutto, in base al principio di legalità, è necessario che la sentenza straniera sia stata emessa in base ad una norma di legge che permetta
la tipicità delle ipotesi di condanna,
la loro prevedibilità
e i limiti di natura quantitativa al risarcimento stesso.
Per concludere, le Sezioni Unite hanno affermato il principio di diritto secondo cui i danni punitivi sono ammissibili nell’ordinamento italiano, ma soltanto laddove venga rispettato il principio di legalità e siano quindi riconosciuti soltanto nell’ipotesi in cui esista una norma di legge che li preveda.

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