Source: https://www.quinews.it/2015/09/19/mafia-capitale-la-relazione-gabrielli/
Timestamp: 2020-07-03 14:35:14+00:00

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Mafia Capitale, la relazione Gabrielli – Qui News
Mafia Capitale, la relazione Gabrielli
Mafia Capitale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica che dispone lo scioglimento del Municipio X di Roma con la “gestione straordinaria”, al decreto allegata anche la relazione del prefetto Franco Gabrielli.
dal DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 27 agosto 2015 Nomina della commissione straordinaria per la provvisoria gestione del Municipio X di Roma Capitale. (15A06859) (GU Serie Generale n.214 del 15-9-2015):
I – Genesi dell’accesso presso Roma Capitale e le attivita’
istruttorie svolte.
1. L’ordinanza del GIP di Roma del 28 novembre 2014.
L’esigenza di procedere ad un’indagine ai sensi dell’art. 143,
comma 2, TUEL su Roma Capitale scaturisce – come e’ noto – dalla
discovery dei primi esiti dell’indagine della Procura della
Repubblica di Roma, avvenuta per effetto dell’adozione dell’ordinanza
di applicazione di misure cautelari adottata dal GIP presso il
Tribunale capitolino il 28 novembre 2014 ed eseguita il successivo 2
dicembre (ordinanza n. 30546/10 RG MOD. 21 del 28 novembre 2014).
I capi di incolpazione descritti nel provvedimento hanno portato
alla luce l’esistenza di un sodalizio di stampo mafioso, sviluppatosi
dal peculiare substrato criminale della Capitale, il cui leader
indiscusso viene individuato in Massimo Carminati.
La ricostruzione del GIP ha messo in luce come Omissis goda di un
elevato prestigio “criminale”, derivantegli da un complesso di
la militanza con ruoli di rilievo nel gruppo terrorista dei
N.A.R.;
gli stretti legami con gli elementi di spicco del gruppo
delinquenziale romano della cd. “Banda della Magliana”;
l’essere stato associato ad alcuni inquietanti episodi,
verificatisi negli anni ’80, ancorche’ non sempre sia stato
processualmente possibile ascriverli a sue responsabilita’.
Tutto cio’ ha finito per circondare Omissis di una fama di
sinistra pericolosita’ e di grandi capacita’ delinquenziali, fama che
si e’ riverberata sul sodalizio e sui soggetti ad esso intranei che
l’hanno puntualmente sfruttata in chiave intimidatoria per imporsi e
sviluppare traffici illeciti.
Inoltre, il provvedimento del GIP ha messo in risalto l’assetto
organizzativo del sodalizio – denominato convenzionalmente “mafia
Capitale” – sostanzialmente articolato in un’ala militare” dedita
alle attivita’ “tipiche” delle mafie “storiche”, quali l’usura,
l’estorsione, il commercio delle armi, ecc., ed in un
“branchimprenditoriale”. Il core businness di quest’ultimo e’ stato
la ricerca del controllo degli appalti e delle erogazioni pubbliche.
In questo senso, il volto imprenditoriale dell’organizzazione era
rappresentato da Omissis, anch’egli con un passato criminale, il
quale ha gradualmente acquisito una fama positiva nel mondo della
cooperazione sociale e negli ambienti politici ad esso vicini.
In particolare, Omissis, sotto la stretta regia di Omissis, si e’
adoperato per realizzare i disegni criminali finalizzati a permeare
le procedure ad evidenza pubblica e la gestione di risorse degli enti
locali della provincia e delle societa’ da essi controllate o
2. Nomina e mandato della Commissione di accesso.
Uno dei filoni dell’indagine oggetto della citata ordinanza ha
riguardato una lunga sequela di fatti-reato riguardanti Roma Capitale
e le sue partecipate, verificatisi sia nella precedente che
nell’attuale consiliatura.
Alla luce di cio’, il 9 dicembre 2014, il Prefetto di Roma, a
seguito di mia richiesta formulata in pari data, e’ stato delegato
dal Ministro dell’interno ad esercitare i poteri di cui all’art. 1,
comma 4, del D.L. n. 629/1982 nei confronti di Roma Capitale.
In attuazione di tale delega, il Prefetto ha nominato, con
provvedimento del successivo 15 dicembre, una Commissione d’accesso –
composta dal Prefetto dr.ssa Marilisa Magno, dal Viceprefetto dr.ssa
Enza Caporale e dal dirigente del Ministero dell’economia e delle
finanze, dott. Massimiliano Bardani – al fine di verificare, ai sensi
dell’art. 143 del d.lgs. n. 267/2000 (TUEL), “se vi sia
compromissione tra l’attivita’ amministrativa e politica con la
criminalita’ organizzata … tale da condizionare la liberta’ di
autodeterminazione degli organi elettivi, del buon andamento e della
trasparenza, nonche’ del regolare funzionamento dei servizi e
dell’ente locale interessato”.
Con separati provvedimenti del 24 dicembre 2014 e del 27 febbraio
2015 e’ stata definita la struttura tecnica di supporto della
Commissione, articolata su due gruppi, uno composto da personale
dell’Amministrazione civile dell’interno, l’altro da Funzionari e
Ufficiali della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della
Il 9 marzo 2015, il Prefetto di Roma ha concesso, ai sensi
dell’art. 143, comma 2, TUEL, una proroga di tre mesi per il
completamento dell’incarico, individuando nel 16 giugno c.a. il
termine per l’assolvimento del mandato.
Il Collegio ha concluso, con puntualita’, l’incarico, depositando
presso questa Prefettura, il 15 giugno scorso, una relazione,
suddivisa in due volumi, di complessive 834 pagine, alla quale sono
acclusi due annessi in formato cartaceo e due supporti informatici
contenenti la riproduzione di svariati allegati.
La relazione e’ suddivisa nelle seguenti 9 partizioni, ciascuna
contraddistinta progressivamente con una lettera dell’alfabeto:
A. Omissis;
B. Omissis;
C. Omissis;
D. Il Municipio X di Ostia, dove vengono esposti gli esiti
dell’attivita’ ispettiva relativamente agli appalti e ad altre
vicende amministrative di competenza di quel Municipio;
E. Omissis;
F. Omissis;
G. Omissis;
H. L’ordinanza di custodia cautelare del 29/05/15, in cui
vengono riassunti gli elementi esposti in quel provvedimento
cautelare, sopraggiunto quando si approssimava la scadenza dei
termini assegnati alla Commissione per la conclusione del mandato;
3. Il metodo di lavoro della Commissione di accesso.
Nella Parte A) della relazione (pagg. 5 – 97), la Commissione di
accesso precisa di aver preso le mosse dalla documentazione trasmessa
dal Prefetto di Roma pro tempore, con nota del 24 dicembre 2014.
Su questa base, il Collegio riferisce di aver proceduto a:
acquisire, attraverso il Segretariato Generale di’ Roma
Capitale, atti e documenti utili a delineare l’attuale struttura
politico-amministrativa dell’ente, la sua organizzazione nonche’
altri atti relativi a gare, appalti, affidamenti e impegni fuori
effettuare audizioni di dirigenti, funzionari e componenti
degli organi di indirizzo politico (25 nel complesso), al fine di
acquisire un quadro immediato e diretto di conoscenze utili a
circostanziare il lavoro e a svolgere le verifiche necessarie
all’assolvimento del mandato.
La Commissione segnala, che ai fini dello svolgimento
dell’attivita’ di propria competenza, sono stati valorizzati gli
esiti emersi nel procedimento penale coordinato dalla Procura della
Repubblica di Roma su “mafia Capitale” (cd. indagine “Mondo di
mezzo”), nonche’ quelli riguardanti altre iniziative di indagine che
pure hanno riguardato Roma Capitale e le sue articolazioni
A questi si aggiungono la relazione predisposta dagli ispettori
dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica, Ufficio della Ragioneria
generale dello Stato del Ministero dell’economia e delle finanze,
all’esito della verifica condotta presso Roma Capitale dal 4 ottobre
2013 al 15 gennaio 2014 (nel prosieguo indicata solo come “relazione
MEF”), nonche’ gli altri atti acquisiti in corso di accesso.
La Commissione da’ altresi’ atto di aver tenuto conto, nei limiti
permessi dall’approssimarsi del termine di conclusione del proprio
mandato, anche delle ulteriori considerazioni svolte nell’ordinanza
di applicazione di misure cautelari, adottata dal GIP presso il
Tribunale di Roma il 29 maggio scorso ed eseguita il successivo 4
giugno, riguardante un altro filone dell’indagine su “mafia
Il Collegio riferisce che, considerati i tempi per l’assolvimento
dell’incarico e la particolare complessita’ e vastita’
dell’organizzazione di Roma Capitale e delle sue partecipate, ha
ritenuto opportuno concentrarsi sull’attivita’ contrattuale e
gestionale dei settori amministrativi oggetto dei predetti
procedimenti penali, nonche’ sulle procedure di controllo interno.
In sintesi, gli approfondimenti svolti dal Collegio hanno
riguardato:
il X Municipio (Ostia), sui quindici esistenti;
Il Collegio ha analizzato un cospicuo numero di vicende
amministrative e contrattuali, anche diverse rispetto a quelle
evocate nel compendio dei citati atti giudiziari, al fine di
accertare se esse fossero conformi alle vigenti normative in materia
di evidenza pubblica, nonche’ se esse fossero coerenti ai parametri
di massima economicita’, trasparenza, imparzialita’ e parita’ di
La verifica – come viene sottolineato nella relazione – non e’
stata volta alla ricerca fine a se stessa di profili di irregolarita’
o illegittimita’ amministrativa, bensi’ a comprendere il rapporto
esistente fra l’influenza di “mafia Capitale” sulla macchina
amministrativa capitolina e le lesioni dei citati principi di buon
andamento della cosa pubblica, onde stabilire l’estensione del
condizionamento criminale e in quale misura cio’ sia stato reso
possibile da una piu’ ampia e preesistente situazione di anomalia
4. Convocazione del Comitato provinciale per l’ordine e sicurezza
Pubblica ed astensione del Sindaco Marino.
All’esito della necessaria attivita’ di studio ed analisi, si e’
provveduto a convocare, per il giorno 7 luglio, il Comitato
provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, per l’espressione
del prescritto parere circa le definitive proposte da formulare al
sig. Ministro dell’interno in merito alle misure da applicare nei
confronti di Roma Capitale, ai sensi dell’art. 143 TUEL.
A seguito di cio’, il Sindaco Marino, nella veste anche di
Sindaco della Citta’ Metropolitana di Roma, con lettera del 1° luglio
scorso, ha formalmente comunicato la volonta’ di astenersi dal
partecipare alla seduta.
II – Le risultanze dell’attivita’ della Commissione.
1. La natura del sodalizio criminale “mafia Capitale”.
2. Il contesto amministrativo generale degli appalti
dell’Amministrazione capitolina.
3. Le vicende riguardanti il Dipartimento tutela ambientale e
4. Le vicende riguardanti il Dipartimento politiche sociali,
sussidiarieta’ e salute.
5. Le vicende riguardanti il Dipartimento politiche abitative.
6. Altri fatti ed accertamenti.
7. Il Municipio X (Ostia).
La Commissione si e’ soffennata con particolare attenzione sulle
vicende del X Municipio – storicamente connotato dalla presenza di
organizzazioni criminali di stampo mafioso di tipo “tradizionale” –
per verificarne l’attuale permeabilita’ agli interessi delle predette
organizzazioni e soprattutto l’esistenza di incroci ed interferenze
tra esse ed il sodalizio denominato Mafia Capitale. Cio’ al fine di
valutare la capacita’ di quest’ultimo di condizionare a proprio
favore il processo di formazione della volonta’ degli amministratori
e compromettere il buon andamento e l’imparzialita’ dell’azione
In questa logica la relazione compie un articolato excursus sulle
piu’ recenti operazioni di polizia che hanno disvelato i rapporti tra
i clan Omissis – Omissis, Omissis e Omissis – Omissis nelle piu’
importanti attivita’ economiche del territorio, in primis con
riferimento alla gestione delle aree demaniali marittime.
L’Operazione Nuova Alba.
Conclusa il 26 luglio 2013 dalla Squadra Mobile della capitale
con il coordinamento del Servizio centrale operativo ha portato
all’emissione di:
un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di
51 soggetti tra boss, “reggenti” ed elementi di vertice dei clan
Omissis e Omissis ritenuti responsabili di associazione mafiosa,
traffico internazionale di stupefacenti, intestazione fittizia di
beni, con l’aggravante di cui all’art. 7 del D.L. 152/1991;
un decreto di sequestro preventivo che ha interessato societa’
individuali e proprieta’ immobiliari site ad Ostia e zone limitrofe
per un valore complessivo di 50.000.000 di euro.
Le indagini hanno confermato l’esistenza sul territorio ostiense
di due distinte associazioni mafiose (quella dei Omissis, nata e
costituita sul litorale ed alleata con gli Omissis, e quella dei
Omissis – Omissis, proiezione della tradizionale mafia agrigentina)
in lotta per la spartizione degli interessi economici dell’area,
individuabili innanzi tutto nelle attivita’ commerciali della fascia
litoranea (gestione spiagge, stabilimenti balneari, chioschi e punti
di ristoro). Le modalita’ del conflitto si sono articolate in
incendi, danneggiamenti e reati contro la persona – effettuati anche
a colpi di arma da fuoco in pieno giorno – alternati a momenti di
“pax mafiosa” imposta da forze criminali esterne per evitare che
l’escalation di sangue incidesse negativamente sui lucrosi interessi
L’Operazione Tramonto.
Condotta dalla Guardia di Finanza nell’ambito del procedimento
penale RGNR 54911/12 su alcune aziende riferibili ai Omissis ha
disvelato soprattutto la capacita’ imprenditoriale del sodalizio,
manifestatasi mediante operazioni di mimesi delle proprieta’ e di
camuffamento, attraverso una mirata manipolazione degli strumenti
societari, in taluni casi compiute addirittura dopo l’esecuzione dei
provvedimenti di sequestro giudiziario. Gli esiti dell’indagine hanno
condotto nel gennaio 2014 all’adozione di un’ordinanza di custodia
cautelare in carcere a carico di 16 soggetti ed al sequestro
preventivo di attivita’ commerciali e quote societarie per un valore
di stima pari a 6.012.408 euro.
L’Affaire Omissis.
L’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Roma ha portato il 4
novembre 2014 all’arresto del dirigente dell’Ufficio tecnico e
dell’Unita’ organizzativa Ambiente e Litorale del Municipio di Ostia,
Ing. Omissis, ed altre 8 persone responsabili di abuso d’ufficio
turbata liberta’ degli incanti, falsita’ ideologica, concussione,
corruzione e reati finanziari, finalizzati ad agevolare il clan
Omissis alleato dei Omissis.
In particolare il dr. Omissis e’ risultato il fulcro di un
articolato sistema corruttivo nell’ambito della gestione di numerosi
appalti pubblici di lavori e concessioni per stabilimenti balneari in
favore di societa’ contigue alle associazioni criminali del
territorio. Dalla perquisizione eseguita ai danni del citato
dirigente e’ emerso addirittura il possesso del permesso di
invalidita’ per la viabilita’ in aree a traffico limitato intestato
al boss Omissis utilizzato dal Omissis sulla propria autovettura.
I comportamenti contestati agli arrestati risultano del resto in
linea con gli esiti di pregresse indagini, condotte gia’ dal 2004,
che avevano acclarato la penetrazione delle organizzazioni criminali
nel tessuto sociale ed imprenditoriale di Ostia con l’appropriazione
di diverse attivita’ legali (gestione di parcheggi, aree demaniali,
impianti sportivi, stabilimenti balneari) e beni immobili attraverso
l’applicazione di imponenti tassi usurari.
La Mafia di Ostia.
La sintesi delle caratteristiche del quadro criminale ostiense
emerge in maniera molto chiara dall’ordinanza adottata a chiusura
dell’operazione Alba Nuova, sopra citata, dove viene in rilievo
l’esistenza di un sistema che, attraverso il vincolo intimidazione e
le correlate situazioni di assoggettamento ed omerta’ proprie dei
sodalizi mafiosi, mira a scardinare gli assetti economici locali,
attraverso il saccheggio, pacificamente operato, di un territorio,
significativo per l’immediata contiguita’ con una grande capitale
europea, sede di scelte di governo.
Nella correlata ordinanza di sequestro preventivo il GIP
focalizza l’attenzione sui legami dei clan mafiosi radicatisi ad
Ostia con l’imprenditoria locale, in particolare con Omissis,
Presidente del Porto di Ostia, mediati dal pluripregiudicato Omissis,
tratto in arresto il 26 luglio 2013 dalla Squadra Mobile di Roma
perche’ “incaricato della gestione delle attivita’ economiche, in
particolare nel Porto di Ostia” per conto dei Omissis.
Omissis con il suo corredo di relazioni e contatti e’ lo
strumento attraverso cui l’organizzazione criminale effettua il salto
di qualita’ verso attivita’ commerciali di apparente rispettabilita’
e liceita’ volte a convertire lo stesso complesso portuale,
attraverso il gioco d’azzardo, in una struttura deputata al
Il quadro sopra delineato ha trovato una prima conferma nella
sentenza del giugno 2014 (con rito abbreviato) ed in quella del
gennaio 2015 laddove per la prima volta si riconosce l’esistenza di
un’organizzazione mafiosa sul territorio romano.
In particolare la sentenza del 30 gennaio 2015 emessa dalla I
sez. penale del Tribunale di Roma, seppure non ancora con forza di
giudicato, ha condannato i membri della famiglia Omissis per
associazione mafiosa ed altro infliggendo pene detentive complessive
per oltre 200 anni di carcere, cosi’ suggellando l’operativita’ di
un’organizzazione mafiosa autoctona sul territorio di Ostia.
Nella suddetta sentenza viene ribadito il ruolo di Omissis e di
un altro imprenditore Omissis, entrambi impegnati ad assicurare il
sostentamento economico alla famiglia di un killer mafioso, Omissis
(detto Omissis).
Collegamenti tra mafia di Ostia e “mafia Capitale”.
Particolare attenzione ha altresi’ posto la Commissione d’accesso
per verificare l’esistenza di legami tra la mafia di Ostia e
l’organizzazione “mafia Capitale”; il punto di partenza e’ costituito
proprio dalla sentenza del 30 gennaio scorso laddove nel ricostruire
la fitta rete di appoggi esterni all’organizzazione criminale
ostiense si fa riferimento alla figura del commercialista Omissis che
ha curato per anni le pratiche amministrative della societa’ Omissis
per conto della famiglia Omissis e destinatario di ordinanza di
custodia cautelare per i reati di associazione a delinquere
riciclaggio e frode fiscale nell’ambito di un’altra operazione
denominata” Nasty Business”.
Orbene dalle risultanze dell’operazione Mondo di mezzo emerge che
la sede legale dello Omissis sita in via Armando Armuzzi n. 6, nella
titolarita’ del prefato professionista e’ anche la sede dello
stabilimento balneare Omissis gestito, tra gli altri, da Omissis
fratello di Omissis (appartenente ai NAR ed ucciso nel 1981) in
favore del quale viene richiesto l’intervento di Omissis per
contrastare asserite prepotenze poste in essere da un terzo soggetto.
Il medesimo professionista e’ risultato inoltre collegato a
Omissis (trait d’union tra la dimensione criminale di Mafia capitale
e la dimensione istituzionale grazie ai suoi rapporti con Omissis e
Omissis da un lato ed il Sindaco Omissis dall’altro) al quale e’
legato da un rapporto di lavoro in diverse aziende che hanno sede
sempre presso il suo studio e da un rapporto societario nella
Omissis, ubicata anch’essa in via Armando Armuzzi, 6 del quale
Omissis e’ anche amministratore unico.
Ulteriore testimonianza del rapporto tra l’organizzazione di
Omissis e la mafia di Ostia e’ offerta dalle dichiarazioni del
collaboratore di giustizia Omissis che riferisce di un episodio del
2008 dove Omissis venne informato circa il rifiuto opposto dal
Omissis al trasporto di stupefacenti in Spagna richiestogli dal clan
Omissis, nonche’ del coinvolgimento di Omissis nell’organizzazione,
nell’estate 2011, dell’importazione di 500 kg di cocaina dal
Sudamerica, all’esito della quale il Omissis venne arrestato ad
Alghero il 26/9/2011.
Gli affidamenti di appalti e concessioni.
Nel proseguire l’analisi la Commissione si e’ soffermata su
alcune procedure di affidamento di appalti o concessioni di beni
demaniali indiziate dalla presenza di soggetti criminali vicini al
sodalizio di Omissis o alla mafia ostiense. Preliminarmente, in via
generale, gli accertamenti svolti dai ROS danno atto di una rilevante
contiguita’ tra il Presidente del X Municipio Omissis ed i sodali di
Mafia Capitale testimoniata da diverse intercettazioni telefoniche ed
ambientali, raccolte soprattutto in relazione all’affidamento del
servizio di manutenzione del verde pubblico, laddove il tenore delle
conversazioni evidenzia – oltre ad una indebita conoscenza, da parte
delle cooperative aspiranti all’aggiudicazione, di notizie sulla
gestione del servizio – il pesante condizionamento svolto da Buzzi ed
i suoi accoliti sulla stazione appaltante per ottenere condizioni a
loro favorevoli.
Nello specifico delle procedure esaminate e’ emerso quanto segue.
Appalto per la gestione del servizio di pulizia e manutenzione
degli arenili di Castel Porziano – stagione 2014 (valore euro
474.000). La prima rilevante carenza riguarda la determina a
contrarre che nel caso di specie costituiva presupposto indefettibile
per la legittimita’ della procedura prescelta, quella in regime di
economia, per di piu’ in assenza di un regolamento comunale che
disciplina gli acquisti in economia.
L’appalto e’ stato suddiviso in 2 lotti per ognuno dei quali
l’Amministrazione ha individuato i soggetti da invitare a gara,
senonche’ in entrambi i casi tutti i soggetti sono risultati
direttamente o indirettamente riconducibili a Omissis, alcuni
addirittura parte integrante del suo sodalizio. Con la conseguenza
che ad una apparente pluralita’ di aziende concorrenti ha corrisposto
una sostanziale unicita’ del centro di imputazione di interessi
economici, aggravata dal fatto che tale situazione non e’ dipesa da
una carenza di controlli successivi da parte dell’amministrazione
procedente, ma da una sua specifica scelta gia’ nella fase di
selezione delle societa’. Tale assunto, correlato al contenuto delle
conversazioni intercettate, viene dalla Commissione interpretato a
riprova dei collegamenti tra il sodalizio criminale ed il vertice
politico-amministrativo del Municipio.
Il percorso amministrativo seguito da questo appalto si incrocia,
peraltro, con quanto gia’ descritto in precedenza nel capitolo
dedicato al Dipartimento ambiente e territorio laddove si e’ riferito
dell’atto di indirizzo adottato dall’Assessore Omissis, su
sollecitazione del dr. Omissis, che ha innalzato l’importo degli
appalti da riservarsi alle cooperative sociali. E’ a riscontro di
tale atto infatti che il Presidente Omissis, su pressione di Omissis,
rivendica la competenza del Municipio alla gestione degli arenili ed
ottiene che l’assessorato capitolino gli destini la somma di euro
474.000, a fronte dei 680.000 da lui richiesti, poiche’ i restanti
206.000 dovevano servire per liquidare Omissis, cui comunque erano
stati affidati ad aprile 2014 i primi interventi di pulizia delle
Gestione servizio potatura delle alberature.
Anche in questo caso la procedura presenta diversi vizi di
legittimita’: utilizzo della somma urgenza in presenza di interventi
che potevano sicuramente essere pianificati e programmati, attivata
peraltro con una cadenza temporale (oltre 2 mesi dalla segnalazione
delle criticita’) incompatibile con la situazione di emergenza che ne
costituirebbe il presupposto indefettibile. Pure qui manca la
determina a contrarre e l’impiego di una procedura aperta: gli
interventi da realizzare (per un totale di circa 2 milioni di euro)
vengono artificiosamente frazionati in lotti e le indagini di mercato
si svolgono tra imprese di fiducia del Municipio (che coincidono con
quelle utilizzate dal Dipartimento tutela ambientale) e ricomprendono
sempre le cooperative di Omissis.
Anche in questo appalto si riproduce il modulo di una apparente
pluralita’ di imprese riferibili in concreto ad un unico centro di
Spiagge libere – Bando 2014.
La procedura presenta una prima anomalia in relazione al numero
dei partecipanti che, tenuto conto della remunerativita’
dell’attivita’ oggetto di affidamento, risulta estremamente basso (8
societa’ per 8 lotti messi a bando, 2 dei quali a causa di
irregolarita’ nella domanda dell’unico concorrente non riescono a
essere assegnati e dovranno formare oggetto di una ulteriore
procedura per l’aggiudicazione).
Ulteriore elemento di singolarita’ rilevato dalla Commissione
d’accesso concerne il verificarsi di aperti dissidi all’interno
dell’ufficio tra il Dirigente Ing. Omissis ed il Funzionario addetto
Arch. Omissis che inducono il primo a chiedere l’annullamento in
autotutela dell’aggiudicazione effettuata dal secondo.
Il contrasto si conclude con la rimozione del Omissis senza
comportare alcun annullamento dell’affidamento che resta in capo alla
Il bando in parola fa seguito ad un’ulteriore gara del 2012 che,
seppure approvata dalla Giunta nel gennaio 2012, veniva chiusa con
notevole ritardo. Addirittura nel dicembre 2012 la Commissione di
gara concludeva i lavori e trasmetteva gli atti al direttore del
Municipio per i provvedimenti consequenziali, con cio’ consentendo
all’ing. Omissis di prorogare gli affidamenti ai vincitori del bando
2011 per ben due stagioni balneari (2012 e 2013).
All’esito delle indagini avviate dalla Procura della Repubblica a
carico dell’Ing. Omissis, dirigente UTC del Municipio di Ostia, il
bando veniva messo sotto la lente di ingrandimento del nuovo
direttore ad interim, Avv. Omissis, il quale in forza dei vizi
rilevati effettuava l’annullamento della procedura.
Gestione chioschi sulle spiagge di Capocotta.
La spiaggia di Capocotta, estesa per 45 ettari e’ suddivisa in 5
lotti (denominati A, B, C, D, E) la cui gestione, affidata nel 1999
mediante procedura ad evidenza pubblica a 5 operatori per la durata
di anni 10 rinnovabili di ulteriori 5 anni, ha fatto registrare,
oltre ad indiscriminati ampliamenti degli spazi assegnati, reiterati
inadempimenti da parte dei concessionari nel pagamento dei canoni
dovuti annualmente.
Alle tardive richieste inoltrate dagli uffici comunali (ogni 6
anni) le societa’ affidatarie hanno opposto asserite spese sostenute
per manutenzioni straordinarie, da calcolare a scomputo, che
tuttavia, ove effettivamente realizzate, risulterebbero comunque
effettuate senza il preventivo assenso dell’Ente e dal medesimo non
verificate, ne’ ormai verificabili.
Tra esse spicca la posizione della societa’ Omissis che,
nonostante il mancato pagamento del canone (118.000 euro relativi al
periodo 2002- 2013), viene lasciata a gestire lo spazio demaniale
(lotto C) per ben 2 stagioni balneari senza neanche un formale atto
di proroga. Cio’ nonostante l’area fosse caratterizzata da
particolare pregio tant’e’ che risulta inserita in Sito di interesse
comunitario (cd. SIC) ed in una zona di protezione speciale (ZPS), e
su di essa l’amministrazione si fa carico di predisporre un progetto
di riqualificazione avente ad oggetto l’adeguamento impiantistico
delle strutture ivi esistenti. Tale progetto affidato alla Omissis
(per euro 6.050,00) non otteneva il nulla osta della Commissione di
Riserva del litorale romano istituita con decreto del Ministro
dell’ambiente, che allo stato deve pronunciarsi su un nuovo progetto
inoltrato il 27/3 u.s.
Per completezza di esposizione la Commissione riferisce di
un’ulteriore vicenda amministrativa maturata nel medesimo ambito del
litorale che ha portato allo scorporo di una porzione di spiaggia dal
lotto D con la creazione di un’ulteriore unita’ denominata D 1 e
destinata alla pratica naturista (giusta delibera C.C. n. 104/99).
La regolamentazione del relativo rapporto viene effettuata non
con atto concessorio ma con un accordo privatistico, senza la
previsione di alcun canone a favore del Municipio. Degna di nota e’
la presenza nella vicenda di Omissis (molto legato a Omissis ed
attualmente destinatario di misure restrittive della liberta’
personale) il quale ha operato oltre che come rappresentante della
societa’ affidataria del lotto interessato (la Omissis) anche come
rappresentante legale del Omissis che riunisce i concessionari dei 5
Lo stabilimento Omissis.
Di particolare interesse per le finalita’ della Commissione
d’accesso e’ risultata la vicenda concernente l’affidamento di un
chiosco bar nello stabilimento balneare denominato Omissis. La
relativa istanza veniva inoltrata dalla sorella del sig. Omissis
(Presidente del Porto di Ostia), Omissis, amministratore unico della
Omissis e definita con estrema velocita’ (nello stesso giorno di
presentazione dell’istanza 7/8/2014) in favore della societa’ Omissis
il cui legale rappresentante e’ Omissis, narcotrafficante di elevato
calibro legato alla mafia di Ostia.
Sulla vicenda la Commissione ha sentito in audizione il dott.
Omissis, responsabile del procedimento, il quale riferiva che, una
volta appreso dell’identita’ del gestore, aveva convocato Omissis ed
e’ quest’ultimo a farsi carico di risolvere diplomaticamente la
questione, facendo pervenire a nome dell’amministratore della
societa’ una comunicazione (peraltro a stagione balneare ormai
conclusa) nella quale si attesta che non si e’ dato poi seguito
all’affitto del bar in favore della Omissis.
Non puo’ non sottolinearsi l’illegittimita’ dell’azione svolta
dall’amministrazione del municipio che non solo viene meno al dovere
di accertare i requisiti soggettivi dell’affidatario di uno spazio
pubblico per finalita’ lucrative, ma una volta che li ha conosciuti
non procede all’annullamento dell’aggiudicazione ricercando indebite
mediazioni per giungere ad una soluzione che non esponga soprattutto
l’affidatario al “ludibrio” di un diniego dell’autorizzazione.
La nuova sede del Gruppo X della Polizia Municipale.
La vicenda concerne l’individuazione di una nuova sede per gli
uffici del Gruppo della polizia locale del X municipio, ospitati in
un immobile di proprieta’ della Omissis a base di un contratto
scaduto per il quale l’Amministrazione versa a titolo di indennita’
di occupazione circa Euro 1.166.000,00 annui.
A seguito di un avviso per la manifestazione di interesse
pubblicato il 10/4/2014 , sulle tre offerte presentate ne veniva
ammessa una sola, quella di Omissis relativa ad un immobile sito in
via dell’Idroscalo n. 3, riconducibile alla proprieta’ di Omissis,
nonostante la metratura dei locali fosse inferiore a quella richiesta
dal bando e la destinazione del bene non conforme.
Il Comandante della Polizia di Roma Capitale – che in maniera a
dir poco singolare non era stato affatto coinvolto nella procedura –
informato per caso della vicenda, in quanto destinatario per
conoscenza di una nota inviata dal dott. Omissis, evidenzia
formalmente l’assoluta inidoneita’ dei locali, la cui superficie
utile era di gran lunga inferiore a quella richiesta (1600 mq. a
fronte dei 2500 del bando) e che necessitavano di grossi interventi
di adeguamento per renderli idonei alle esigenze del Corpo di Polizia
Ma nonostante la ferma e formale opposizione del Comandante
Omissis il Dipartimento patrimonio del Comune nella persona della
d.ssa Omissis insiste nella volonta’ di stipulare il contratto a far
data dal 1/04/2015 ovvero dall’ultimazione di tutti gli “interventi
necessari a rendere il complesso immobiliare idoneo all’utilizzo
richiesto dal punto di vista tecnico, strutturale ed
infrastrutturale”.
La societa’ individuata, nella persona dell’amministratore unico,
con nota del 23/1/2015 accetta le richieste dell’Amministrazione e
contestualmente invia progetto esecutivo, crono-programma e computo
metrico dei lavori, rimanendo in attesa della convocazione per la
La ricostruzione documentale operata dalla Commissione d’accesso
si ferma qui, ma non puo’ farsi a meno di sottolineare
l’irregolarita’ della condotta del Comune nella gestione della gara,
laddove tenta di sanare la difformita’ dell’offerta proposta dalla
Omissis e non procede alla sua esclusione neanche dopo che in sede di
integrazione documentale l’immobile si rivela comunque di categoria
catastale D8 (grande distribuzione) a fronte di quella ad uso ufficio
(B4) richiesta dal bando.
A testimonianza dell’interesse della procedura contrattuale in
esame la Commissione sottolinea che, dopo l’avvio dell’iter per il
cambio di sede, i proprietari di quella attuale avrebbero avvicinato
rappresentanti sindacali della Polizia Municipale promettendo denaro
in cambio dell’attivazione di proteste contro il trasferimento.
Ostia “mon amour” – estate 2014.
Particolari approfondimenti sono poi stati svolti in ordine a due
iniziative realizzate dal X Municipio per animare l’estate 2014 .
Si tratta di due avvisi pubblici:
1) per realizzare una manifestazione turistico-ricreativa sul
Lungomare di Ostia (tra il 15/6 ed il 24/8/2014) consentendo
all’aggiudicatario di svolgere attivita’ commerciali e scomputando il
canone di occupazione con le spese sostenute per gli spettacoli;
2) per la riqualificazione dei giardini storici del Lungomare
di Ostia consentendo all’aggiudicatario di svolgere attivita’
commerciali tra il 14/6 ed il 14/9/2014 con scomputo del canone di
occupazione dalle spese sostenute per la riqualificazione dei
L’aggiudicazione avviene previo esame di una sola offerta
presentata da: Omissis per il primo bando e Omissis per il secondo.
Omissis e’ posseduta da Omissis – ex consigliere della Omissis al
quale e’ subentrato quale liquidatore il dr. Omissis commercialista
di Omissis.
In entrambi i casi si e’ proceduto ad affidare la concessione di
un bene pubblico con un’ulteriore finalita’ (nel 1° caso per affidare
anche un appalto di servizi, nel 2° per affidare anche un appalto di
lavori pubblici). Di questa scelta tuttavia quel che piu’ suscita
perplessita’ e’ il sistema “autorizzato” dagli uffici per eludere il
pagamento degli oneri concessori.
Il metodo dello scomputo degli oneri e’ in realta’ disciplinato
dall’ordinamento ma per un solo caso relativo all’effettuazione di
opere pubbliche a scomputo degli oneri di urbanizzazione, laddove
esiste una specifica norma di legge, che non si rinviene per i casi
di specie. Ma anche a voler ammettere una eventuale estensione del
modulo normativo e’ comunque mancato in entrambe le procedure un
passaggio fondamentale: per i servizi di intrattenimento la
quantificazione preventiva del valore dell’appalto, per la
riqualificazione dei giardini la presentazione di un progetto con
relativo computo metrico e quadro economico.
Per quest’ultimo la convenzione stipulata con Omissis prevedeva
infatti un progetto da presentarsi in sede di gara che pero’ non e’
stato rinvenuto in allegato all’offerta, corredata solo da un
documento estremamente generico non qualificabile assolutamente come
Tale carenza viene confermata dagli ulteriori sviluppi della
vicenda amministrativa sulla quale interviene anche un accertamento
da parte dell’Autorita’ giudiziaria che delega il Comandante della
polizia Municipale a svolgere indagini. In tale ambito, alla
richiesta formale di notizie depositata dal Comandante il direttore
Omissis, con nota del 3/10/2014, precisa che le strutture amovibili
utilizzate dalla societa’ sono in fase di smantellamento dal
19/9/2014 e la societa’ ha 90 gg. per effettuare i lavori di
riqualificazione i cui dettagli sono in corso di definizione con la
societa’ a cura del tecnico incaricato – geom. Omissis; comunque
risultano effettuati i lavori di pulizia e ripristino dello status
quo all’atto della consegna dell’area.
Quando poi il Omissis passa a quantificare alla societa’ il
canone di occupazione (euro 525.037,00) insorgono le criticita’
nell’ambito delle quali il Omissis, smentendo quanto comunicato alla
Polizia Municipale, contesta alla societa’ il mancato ripristino
delle aree, degradate e danneggiate dall’attivita’ svolta dalla
Omissis e la diffida nel febbraio 2015 all’esecuzione delle opere
La carenza del progetto di riqualificazione viene colmata solo
nel novembre 2014 (ben oltre l’epoca in cui si sono consumate le
attivita’ lucrative) quando il geom. Omissis succeduto alla Omissis –
dimessasi dall’incarico – redige il progetto definitivo ed il 20
novembre 2014 lo trasmette agli uffici capitolini per i prescritti
In sede di conferenza di servizi l’Ing. Omissis (dirigente della
Direzione ambiente e litorale) nega pero’ il parere di competenza
sottolineando la dubbia legittimita’ dell’intera procedura che,
avviata senza progetto, senza autorizzazioni paesaggistiche e senza
codifica degli oneri di occupazione di suolo pubblico, si pretendeva
di sanare con un progetto postumo.
Nel febbraio 2015 la Omissis comunica l’inizio dei lavori che
ancora a marzo non si erano conclusi, ad aprile poi sopravvengono i
primi esiti dell’attivita’ di indagine penale con l’ordine di
sequestro della documentazione; attualmente la vicenda e’ ancora al
vaglio dell’Autorita’ giudiziaria.
Va precisato tuttavia che oltre alla posizione del titolare della
Omissis non emergono ulteriori dati di interesse della Commissione
d’accesso poiche’ a carico dei proprietari delle varie strutture
amovibili cui era stata sub-concessa la gestione degli spazi non
vengono riscontrati elementi di rilievo da parte della Polizia
8. Il Caso AMA.
9. Il network societario di “mafia capitale”.
10. Il Capitale istituzionale di “mafia Capitale”: il “Capitale
La Commissione si sofferma a descrivere il “capitale
istituzionale”, cioe’ il milieu di amministratori e funzionari
pubblici che sono stati funzionali ai disegni di infiltrazione di
“mafia capitale”.
La Commissione rileva come la costruzione di questo “capitale”
sia il frutto di un lavoro condotto in sinergia da Omissis e Omissis,
conosciutosi in ragione del comune passato criminale.
Omissis, Presidente del X Municipio fino alle sue dimissioni,
indagato per concorso in corruzione, sottoposto a misure cautelari
restrittive della liberta’ personale;
11. Il “Capitale Amministrativo”.
Sulla base delle risultanze acquisite, la Commissione enumera i
dipendenti di Roma Capitale che attraverso azioni o omissioni hanno
contribuito a piegare la gestione amministrativa dell’Ente agli
interessi di “mafia Capitale (pagg. 719 – 752). Si riportano i
nominativi dei soggetti in questione, richiamando, per esigenze di
brevita’, le considerazioni svolte dalla Commissione nei confronti di
quelli il cui ruolo risulta meno tratteggiato dall’esposizione delle
vicende riscontrate. Secondo la Commissione, quindi, sono
riconducibili al “capitale amministrativo” i seguenti soggetti:
Omissis, Omissis e Omissis, rispettivamente i primi due
dirigenti, il terzo funzionario, del X Municipio, coinvolti, a vario
titolo, nei reati contro la pubblica amministrazione verificatisi
nella gestione di appalti dello stesso Municipio.
12. L’ordinanza emessa dal GIP di Roma il 29 maggio scorso.
Prima di avviarsi alle conclusioni, la Commissione ha ritenuto
opportuno riepilogare gli ulteriori elementi emersi dall’ordinanza di
applicazione di misure cautelari, emessa dal GIP presso il Tribunale
di Roma il 29 maggio scorso, ancorche’ in molti casi le risultanze in
essa esposte siano state gia’ riportate nell’esposizione di diverse
vicende sopra richiamate.
La Commissione segnala, inoltre, che l’ordinanza ricostruisce:
c) gli episodi corruttivi relativi ad alcune procedure
acquisitive nel X Municipio, ed i ruoli avuti nella vicenda dal
Presidente dell’epoca Omissis e dal Consigliere Omissis;
e) Omissis.
13. Le conclusioni della Commissione.
Al termine di questa articolata esposizione, la Commissione
sviluppa una ricostruzione del quadro normativo di riferimento e dei
principali orientamenti espressi dalla giurisprudenza circa la natura
dello scioglimento delle assemblee elettive dei Consigli comunali e
provinciali per infiltrazioni mafiose, previsto dall’art. 143, comma
2, TUEL (pagg. 807 – 821), per poi illustrare le conclusioni da essa
In questa parte (pagg. 822-834), il Collegio ricorda come la
misura dissolutoria rivesta un carattere straordinario, implicando
una deroga ai principi di democraticita’ e di autonomia che
caratterizzano nel nostro ordinamento il sistema degli enti locali.
Essa, quindi si giustifica in presenza di situazioni anch’esse
straordinarie, consistenti in una situazione di collusione, anche
indiretta, tra gli amministratori dell’ente, tale da rendere
pregiudizievole per la collettivita’ il loro permanere in carica.
Cio’ in quanto essi, anche a prescindere dall’accertamento di
responsabilita’ individuali, si sono dimostrati incapaci di garantire
una gestione della cosa pubblica scevra da anomale interferenze e
rispettosa dei principi di legalita’.
A questo proposito, il Collegio ritiene opportuno rammentare,
sulla scorta della giurisprudenza amministrativa, che l’art. 143 TUEL
subordina lo scioglimento all’esistenza di una condizione di
infiltrazione criminale sull’ente locale inteso nel suo complesso.
Tale situazione puo’ dunque sussistere anche quando la curvatura agli
interessi della delinquenza mafiosa non coinvolga tutti o la gran
parte degli amministratori o anche quando gli amministratori non si
siano rivelati in grado di opporsi efficacemente in presenza di
sintomatiche disfunzioni dell’agire dell’ente di cui si sia giovato
la criminalita’ organizzata.
La Commissione ricorda ancora come, sempre secondo gli
orientamenti della giurisprudenza amministrativa, l’accertamento
della situazione di infiltrazione deve essere il frutto di una
valutazione complessiva che deve tenere conto, tra l’altro, della
carente funzionalita’ dell’ente in settori sensibili agli interessi
della criminalita’ organizzata e che e’ il frutto di un apprezzamento
ampiamente discrezionale.
Cio’ posto, il Collegio sottolinea come le risultanze esposte
nell’ordinanza emessa dal GIP di Roma del 28 novembre 2014 e le
successive sentenze confermative del Tribunale del Riesame
(3342/2014) e della Corte di Cassazione (n. 625/2014) consentano di
affermare con certezza che il sodalizio criminale, il cui vertice
indiscusso e’ Omissis, rientri a pieno titolo tra le associazioni a
delinquere di stampo mafioso, come definite dall’art. 416-bis c.p.
“Mafia Capitale” si avvale, infatti, del metodo mafioso,
ovverossia della forza intimidatrice del vincolo mafioso, per il
conseguimento dei suoi scopi, modulando i propri modi operandi a
seconda del contesto in cui agisce. Essa, infatti, non esita a
ricorrere alle forme di pressione violenta quando agisce nel
perimetro criminale “tradizionale”, mentre nell’intessere rapporti
con il mondo dell’imprenditoria, delle istituzioni e della politica,
agisce di preferenza con gli strumenti della corruzione.
Da questo punto di vista, Omissis e’ l’uomo che stringe e
garantisce rapporti con le filiazioni delle “mafie storiche” operanti
nella Capitale e nel suo circondario (in primis nella. zona di Ostia)
e che definisce le strategie di penetrazione nella pubblica
amministrazione locale nell’intento, attraverso il ruolo di Omissis,
di acquisire commesse e risorse pubbliche a favore delle aziende
controllate dal sodalizio e delle imprese colluse.
III – La memoria del Sindaco Marino.
IV – Considerazioni e proposte finali.
1. Considerazioni e proposte circa le misure applicabili nei riguardi
2. Considerazioni e proposte circa le misure applicabili del
Municipio X di Roma Capitale.
Nella sua relazione, la Commissione non ha formulato specifiche
proposte relativamente al Municipio di Ostia, considerando la
questione assorbita dalle conclusioni che postulano la sussistenza
dei presupposti per lo scioglimento dell’Organo consiliare di Roma
Nell’ipotesi in cui venga condivisa l’impostazione sopra
illustrata, propensa a ritenere la non praticabilita’ della misura
dissolutoria, appare ineludibile affrontare il tema delle misure che,
in base agli esiti dell’accesso, sono suscettibili di trovare
applicazione nei riguardi del Municipio X, competente per l’area di
Sul punto, occorre ricordare che le misure di rigore previste
dall’art. 143 TUEL trovano applicazione non solo nei riguardi degli
organi elettivi comunali e provinciali, ma, in virtu’ dell’estensione
operata dal successivo art. 146, anche nei confronti di una serie di
altri organi ed enti. Tra questi ultimi vi sono anche i consigli
circoscrizionali, i quali costituiscono organismi di decentramento,
di partecipazione, di consultazione e di gestione dei servizi di base
(art. 17, comma 1, TUEL).
Orbene, va sottolineato che l’art. 26, comma 2, dello Statuto di
Roma Capitale qualifica espressamente i Municipi in termini di
circoscrizione attribuendo ad essi, sia pure in un contesto di
maggiore autonomia, le medesime funzioni indicate dal citato art. 17
Si deve, quindi, concludere che, al di la’ del diverso
nomeniuris, i Consigli dei Municipi rientrino nel genus dei Consigli
circoscrizionali, con la conseguenza che anche ad essi e’ possibile
applicare le diverse misure, ivi comprese quelle di carattere
dissolutorio, contemplate dal richiamato art. 143.
Entrando nel merito, va osservato che la Commissione ha
richiamato le risultanze delle convergenti evidenze emerse da una
serie di iniziative di indagine, coordinate dalla Procura della
Repubblica di Roma, sui clan delinquenziali operanti nell’area di
Le risultanze di tali attivita’ consentono di affermare che e’
oggi processualmente accertato che il territorio del Municipio X sia
caratterizzato dalla pervasiva e radicata presenza di organizzazioni
criminali di stampo mafioso. Tali organizzazioni costituiscono le
proiezioni nell’hinterland romano di sodalizi di analoga natura
presenti nelle regioni di radicamento storico della delinquenza
A cio’ si aggiunge la presenza sul territorio del X Municipio
anche di “mafia Capitale” che, come emerge dalle ricostruzioni
contenute nell’ordinanza del GIP di Roma del 28 novembre 2014, ha
sviluppato in queste aree attivita’ illegali sia con i metodi
dell’intimidazione mafiosa, sia attraverso l’azione correttiva posta
in essere dal branch economico facente capo a Omissis.
Peraltro, il sodalizio capeggiato da Omissis non si e’ limitato a
questo, ma ha intessuto solidi rapporti con le consorterie criminali
presenti nel distretto ostiense, stringendo intese anche sulle
modalita’ di svolgimento dei traffici illeciti.
Tali circostanze sono piu’ che sufficienti per concludere che
nella circoscrizione del Municipio X si sia realizzata la condizione
– base, richiesta per l’applicazione delle misure ex art. 143 TUEL,
della notoria ed accertata diffusione nel suo territorio della
criminalita’ organizzata.
Quanto alle dinamiche che hanno interessato quella
Amministrazione municipale, i numerosi episodi, riferiti dalla
Commissione, portano alla luce come in piu’ occasioni il Presidente
del Municipio, Omissis, abbia intrattenuto rapporti e connivenze con
il branch economico di “mafia Capitale”, funzionali a far conseguire
a quest’ultimo una serie di appalti pubblici. Tali rapporti sono,
inoltre, testimoniati in conversazioni intercettate intercorse tra
Omissis e Omissis.
Gia’ da queste circostanze emerge con chiarezza come le
collusioni esistenti tra il Presidente del Municipio e le
organizzazioni criminali abbiano prodotto l’effetto di piegare e
condizionare l’azione degli organi amministrativi agli interessi
illegali di “mafia Capitale”. Si concretizza cosi’ quel nesso di
causa-effetto tra il condizionamento degli amministratori e le
disfunzionalita’ amministrative riscontrate che, secondo gli
orientamenti della giurisprudenza, giustifica il ricorso alla misura
dissolutoria di cui al ripetuto art. 143 TUEL.
A queste si aggiungono le ulteriori interferenze e i
condizionamenti delle attivita’ amministrative che le filiazioni
delle “mafie storiche” hanno realizzato grazie alla collusione di
dirigenti e dipendenti del Municipio.
Il “fermo immagine”, scattato dalla Commissione, restituisce un
quadro di una Circoscrizione profondamente inquinata e piegata alle
esigenze delle diverse consorterie criminali.
Gli elementi raccolti in proposito sono indiscutibilmente
connotati dai tratti di concretezza, in quanto si riferiscono a
circostanze fattuali; rilevanza, in quanto appaiono significativi
della “curvatura” del Municipio alle esigenze criminali; univocita’,
non prestandosi le circostanze in questione ad interpretazioni o
deduzioni logiche di incerto significato.
Alla luce del quadro delineato dagli elementi raccolti dalla
Commissione, si ritiene che ricorrano tutti i presupposti di legge
per proporre lo scioglimento del Consiglio del Municipio X di Roma
3. Considerazioni e proposte sulle misure applicabili, ai sensi
dell’art. 143, comma 5 TUEL nei confronti di dirigenti e di
dipendenti di Roma Capitale e del Municipio X.
In conclusione – alla luce degli articolati elementi riferiti
dalla Commissione di accesso e di quegli altri desumibili, in
particolare, dalle ripetute ordinanze del GLP di Roma del 28 novembre
2014 e del 29 maggio scorso – appare necessario valutare se emergano
i presupposti per l’applicazione delle misure di cui all’art. 143,
comma 5 TUEL nei riguardi dei dirigenti e di altri dipendenti Omissis
e del Municipio X.
Come e’ noto, il citato art. 143, comma 5, prende in
considerazione l’ipotesi in cui siano emersi collegamenti o
condizionamenti della criminalita’ organizzata nei riguardi del
segretario comunale, del direttore generale e dei dipendenti
dell’Ente locale ispezionato.
In particolare, la norma consente di adottare, anche nei casi in
cui non si faccia luogo alla misura dissolutoria degli organi
elettivi, tutte le misure idonee a far cessare la situazione di
pregiudizio in atto e a ripristinare la legalita’, quali la
sospensione del dipendente, la sua rimozione dall’incarico e la sua
destinazione ad altro ufficio o mansione, con obbligo di avvio del
Secondo i piu’ recenti arresti della giurisprudenza
amministrativa, costituiscono presupposto sufficiente per
l’irrogazione delle predette misure elementi indiziari, non
necessariamente penalmente rilevanti, riferibili a comportamenti del
dipendente che possono consistere anche in mere incertezze od
esitazioni attribuibili a qualsivoglia collegamento, pure indiretto,
o ad una qualsiasi forma di condizionamento da parte della
criminalita’ organizzata, anche di natura meramente ambientale.
Assumono cosi’ rilievo, ai fini qui di interesse, anche l’aver
operato senza la piu’ opportuna solerzia ed incisivita’ in ragione
dell’esistenza di situazioni riconducibili alle forme di pressione
criminale sopra indicate. Gli stessi Giudici sottolineano altresi’
come gli elementi raccolti devono avere una consistenza tale da
giustificare un addebito disciplinare anche se non e’ necessario che
essi restituiscano ex ante la certezza dell’affermazione della
responsabilita’ del dipendente (TAR Sicilia, Catania, Sez. II, n.
707/2014).
Occorre altresi’ sottolineare che il ricordato art. 143, comma 5
TUEL consente l’adozione di misure anche “innominate”, le quali
possono consistere in provvedimenti di annullamento di procedure di
gara o di affidamento.
Cio’ premesso, va evidenziato che la Commissione nella sua
relazione ha indicato una serie di vicende contrattuali connotate da
palesi illegittimita’ e risultate in un’oggettiva agevolazione degli
interessi criminali di “mafia Capitale”.
In considerazione di cio’, condividendo le articolate
considerazioni sviluppate in proposito dal Collegio, si ritiene
opportuno proporre l’annullamento delle seguenti procedure, ove non
gia’ giunte a scadenza:
Per quanto concerne il Municipio X, si osserva che alcune delle
procedure di appalto che la Commissione ha rilevato essere oggetto di
inquinamenti da parte della criminalita’ organizzata hanno gia’
esaurito i propri effetti, riguardando in sostanza prestazioni
riferite all’anno 2014. In considerazione di cio’, si ritiene di
l’adozione di misure volte ad eliminare il rapporto
privatistico esistente relativo alla gestione dello spazio della
spiaggia di Capocotta destinato all’area naturalista, spazio di
proprieta’ demaniale, per il cui uso l’amministrazione capitolina non
percepisce alcun canone;
la revoca della procedura di affidamento del chiosco-bar
situato all’interno dello stabilimento balneare denominato “Omissis”,
situato anch’esso sulla fascia litoranea di Ostia.
Il Prefetto: Gabrielli
alfanoarma dei carabinieribanda della maglianacapitalecapocottacastel porzianocriminedprenzo caporalefranco gabrielligabrielliguardia di finanzalitoralemafiamafia capitalemarilisa magnomarinomondo di mezzomunicipio xN.A.R.oasi naturaleoperazione mondo di mezzooperazione nuova albaoperazione tramontoostiaprefetto di romaromaspiagge libere bando 2014squadra mobilestabilimenti balneari

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 146
 art. 17
 art. 143
 art. 143
 art. 143
 art. 143
 art. 143