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Timestamp: 2018-12-14 04:50:30+00:00

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SUCCESSIVE ADESIONI AL PATTO TRIPARTITO, Schede tecniche aerei militari italiani e storia degli aviatori
Adesione dell’Ungheria al Patto tripartito
Il 20 novembre, a Vienna, nel Castello del Belvedere, il conte Ciano, ministro degli esteri italiano, von Ribbentrop, ministro degli esteri germanico, Csaky, ministro degli esteri ma­giaro e l'ambasciatore giapponese a Berlino, Kurusu, hanno proceduto alla firma del seguente protocollo:
I Governi di Germania, d'Italia e del Giappone da una parte e il Governo dell'Ungheria dall'altra stabiliscono per mezzo dei loro plenipotenziari quanto segue
Art. 1. — L'Ungheria aderisce al Patto tripartito firmato a Berlino il 27 settembre tra l'Italia, la Germania e il Giap­pone.
Art. 2. — Per quanto concerne l'art. 4 del Patto tripartito sulla comune attività da svolgersi da parte di commissioni tecniche, rappresentanti ungheresi saranno chiamati a farne parte ogni volta che verranno trattati argomenti che tocchino interessi dell'Ungheria.
Art. 3. — Il testo del Patto tripartito viene allegato come an­nesso a questo protocollo.
Il presente protocollo viene redatto in lingua tedesca, italiana, giapponese e ungherese e ogni testo vale come autentico. Esso entra in vigore il giorno stesso della sua conclusione.
APPUNTI SUL COLLOQUIO FRA HITLER ED IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO UN­GHERESE CONTE TELEKI
tenuto alla presenza del ministro degli esteri del Reich e del conte Csaky, il 20 novembre 1940 a Vienna.
All'inizio del colloquio il Führer espresse in calde parole la sua sod­disfazione per l'adesione dell'Ungheria al Patto Tripartito. Diede quin­di una breve descrizione della situazione politica mondiale. La guerra era senza dubbio decisa a favore della Germania. Rimaneva soltanto
da chiedersi quando l'Inghilterra avrebbe ammesso la propria sconfitta. La Russia e l'America costituivano l'unica speranza della Gran Bretagna. Le forniture dell'America tuttavia prima dell'inverno 1941- 42 non potranno incominciare in pieno: l'industria americana aereonau­tica non può svilupparsi tanto rapidamente. Oltretutto le industrie degli armamenti in Inghilterra verranno in tal modo distrutte, che le relative deficienze ben difficilmente potranno essere colmate dall'America.
Con la Russia, la Germania ha stipulato trattati. Tuttavia egli (il Führer) si fonda assai più sui mezzi di potere reali. L'Armata tede­sca in primavera conterà 230 divisioni, di cui 186 sono divisioni d'assalto di prim'ordine, 20 divisioni corazzate, 4 brigate corazzate e 12 divisioni motorizzate. in questa potenza militare egli vede la mi­glior garanzia per il fatto che nella situazione odierna null'altro può esser mutato.
Nonostante il trattato germano russo, si doveva aver ben chiaro che la Russia, a seconda della situazione, si presentava come bolscevica o come esponente del nazionalismo russo: sceglieva sempre la ban­diera che volta per volta era più utile. Presso gli stati slavi, come per esempio la Jugoslavia, i Russi si presentavano come potenza nazionale slavistica, mentre con paesi non slavi, erano i combattenti di prima linea dei proletari. Tuttavia egli voleva tentare di trascinare anche la Russia in una forma o nell'altra, nella grande combinazione mon­diale che andava da Yokohama alla Spagna...
In relazione con la conciliazione dei rispettivi interessi con la Russia, il Führer riferì in via riservata che avrebbe dovuto comunicare ai Russi, a proposito della Finlandia, che per la Germania una ulteriore guerra presso il Baltico non sarebbe stata tollerabile, e che anche dal punto di vista psicologico la Germania non sarebbe potuta stare a guardare, nel caso in cui la Finlandia fosse stata coinvolta in una guerra. Oltracciò essa era una importante fornitrice di nichelio e di legno, ed il Baltico doveva essere mantenuto tranquillo come uno dei pochi mari a disposizione per il commercio, unitamente ai suoi stati annessi...
A questo proposito i Russi avevano espresso il desiderio di dare una garanzia alla Bulgaria. Ivi la Germania aveva un interesse essenziale: assicurarsi il rifornimento di petrolio dalla Romania. Doveva infatti provvedere di questo carburante non soltanto se stessa, ma anche gli Stati nordici, l'Olanda, il Belgio, la Francia e la Spagna. La Russia in­combeva come una nuvola minacciosa all'orizzonte e, come si è det­to, si dava ora un aspetto imperialistico e nazionalistico russo, oppure compariva in veste internazional-comunista, a seconda dei Paesi dei quali si trattava. Dato che, tuttavia, i Russi sapevano anche pensare in senso di politica realistica, sarebbe forse stato possibile dirot­tarli verso il continente sudasiatico, facendone una loro zona d'influenza.
Adesione della Romania al Patto tripartito
Il 23 novembre il ministro degli esteri tedesco, von Ribbentrop, il capo della divisione politica del ministero degli esteri ita­liano, ambasciatore Buti, e l'ambasciatore giapponese a Berlino
Kurusu, da un lato, e il Capo dello Stato romeno, Antonescu, dall'altro, hanno firmato a Berlino il seguente, pro­tocollo:
I Governi di Germania e d'Italia e del Giappone da un lato e il Governo di Romania dall'altro stabiliscono che:
Art. 1. — La Romania aderisce al Patto tripartito firmato il 27 settembre 1940 a Berlino.
Art. 2. — I rappresentanti della Romania parteciperanno ai lavori delle commissioni tecniche nominate dall'art. 4 del Patto tripartito quando queste commissioni tratteranno que­stioni che concernano gli interessi della Romania.
Art. 3. — Il testo del Patto tripartito è aggiunto in appendice a questo protocollo.
Il protocollo è redatto in lingua tedesca, italiana, giapponese e romena. Ognuno dei quattro testi deve essere considerato testo originale. Il protocollo entra in vigore il giorno della firma.
Adesione della Slovacchia al Patto tripartito
Il 24 novembre, è stato firmato a Berlino dal ministro degli esteri del Reich, dal direttore della sezione politica al ministero degli esteri italiano, ambasciatore Buti e dall'ambascia­tore del Giappone a Berlino, Kurusu, da una parte, dal Presi­dente del Consiglio e ministro degli esteri slovacco, dottor Tuka, dall'altra, il protocollo di adesione della Slovacchia al Patto Tripartito tra Germania, Italia e Giappone, del 27 settem­bre 1940, Il protocollo ha il seguente tenore:
I Governi di Germania, Italia e Giappone da una parte, e il Governo della Slovacchia dall'altra stabiliscono per mezzo dei loro plenipotenziari quanto segue:
Art. 1. — La Slovacchia aderisce al Patto tripartito firmato a Berlino il 27 settembre 1940, dalla Germania, dall'Italia e dal Giappone.
Art. 2. — Se le Commissioni comuni tecniche, previste dall'ar­ticolo 4 del Patto, dovranno trattare questioni che riguardano la Slovacchia, saranno chiamati alle consultazioni della Com­missione anche rappresentanti slovacchi.
Art. 3. - Il testo del Patto tripartito è annesso in appendice a questo protocollo.
Il protocollo è redatto in lingua tedesca, italiana, giapponese e slovacca. Ognuno dei quattro testi deve essere considerato come originale. Esso entra in vigore giorno della firma.
Adesione della Bulgaria al Patto tripartito
Il 1° marzo nel castello del Belvedere a Vienna il Ministro degli esteri italiano, conte Ciano, il Ministro degli esteri tedesco, von Ribbentrop, l'Ambasciatore nipponico a Berlino, Oshima, e il Primo Ministro bulgaro, Filov, hanno firmato il seguente pro­tocollo:
Art. 1. — La Bulgaria aderisce al Patto tripartito firmato a Ber­lino il 27 settembre tra l'Italia, la Germania e il Giappone.
Art. 2. — Per quanto concerne l'art. 4 del Patto tripartito sulla comune attività da svolgere da parte di commissioni tecniche, rappresentanti bulgari saranno chiamati a farne parte ogni volta che verranno trattati argomenti che tocchino interessi del­la Bulgaria.
Il protocollo viene redatto in lingua tedesca, italiana, giappo­nese e bulgara e ogni testo vale come autentico. Esso entra in vigore il giorno stesso della sua conclusione.
ADESIONE DELLA JUGOSLAVIA AL PATTO TRIPARTITO
Il 5 marzo, a Vienna, al Castello del Belvedere, il Ministro de­gli esteri del Reich, von Ribbentrop, il Ministro degli esteri dell'Italia, conte Ciano, l'Ambasciatore del Giappone a Berlino, Oshima, il Presidente dei Ministri di Iugoslavia, Zvetkovic, e il Ministro degli esteri jugoslavo, Cincar-Markovic, hanno fir­mato il protocollo col quale la Jugoslavia aderisce al Patto tri­partino concluso il 27 settembre 1940 fra la Germania, l'Italia e il Giappone. Ecco il testo del protocollo:
I Governi di Germania, d'Italia e Giappone da una parte, e il Governo di Jugoslavia dall'altra, stabiliscono per mezzo dei loro plenipotenziari sotto firmati, quanto segue:
Art. I. — La Jugoslavia aderisce al Patto tripartito concluso il 27 settembre 1940 a Berlino fra la Germania, l'Italia e il Giap­pone.
Art. II. — Per quanto riguarda le questioni che dovranno trat­tare le Commissioni tecniche comuni previste dall'ara. 4 del Patto tripartito, quando queste questioni tocchino gli interessi della Jugoslavia, saranno chiamati a partecipare alle discus­sioni anche rappresentanti della Jugoslavia.
Art. III. — Il testo del Patto tripartito è allegato a questo Pro­tocollo. Il presente protocollo è redatto in tedesco, italiano, giapponese e jugoslavo, ed ogni testo vale come originale.
Il presente protocollo entra in vigore nel giorno della firma.
Contemporaneamente alla firma di detto protocollo, i Governi delle Potenze dell'Asse hanno indirizzato al Governo Jugoslavo, a firma del conte Ciano e di von Ribbentrop, le seguenti note di identico tenore:
Signor Presidente dei Ministri, a nome e per incarico del R. Go­verno (del Governo del Reich) ho l'onore di comunicare a V. Eccellenza quanto segue:
In occasione dell'odierna adesione della Jugoslavia al Patto tripartito, il R. Governo (il Governo del Reich) conferma la sua decisione di rispettare in qualsiasi tempo la sovranità ed integrità territoriale della Jugoslavia.
Vogliate gradire, Eccellenza, gli atti della mia più alta consi­derazione.
Signor Presidente dei Ministri, con riferimento alle conver­sazioni che hanno avuto luogo in occasione dell'adesione della Jugoslavia al Patto tripartito, oggi avvenuta, mi onoro, Eccel­lenza, di confermarvi con la presente, in nome del R. Governo (del Governo del Reich), l'accordo fra i Governi delle Potenze dell'Asse e il Governo Jugoslavo sul fatto che i Governi delle Potenze dell'Asse, durante la guerra, non rivolgeranno alla Jugoslavia la richiesta di consentire il transito o il trasporto di truppe attraverso il territorio jugoslavo. Vogliate gradire gli atti della mia più alta considerazione.
LA BULGARIA MUTILATA. - La Bulgaria si proclamò regno indipendente il 5 ottobre 1908, sottraendosi alla sovranità della Turchia. Comprendeva allora la Bulgaria propriamente detta, tra i Balcani e il Danubio col bacino di Sofia, e la Rumelia orientale, tra i Balcani e il Rodope; in tutto 96 345 kmq. con 4 036 000 abitanti. Nel 1912 essa fu la promotrice della prima guerra balcanica, com­battuta insieme con la Serbia, la Grecia e il Montenegro contro la Turchia; la Bulgaria fu quella che sostenne i sacrifici maggiori, affrontando e debellando il grosso dell'esercito nemico e dando il contributo più notevole alla vittoria, la quale doveva scacciare quasi interamente i Turchi dall'Europa. Nella conferenza di Londra (30 maggio 1913) fu riconosciuta alla Bulgaria la frontiera verso la Turchia lungo una linea da Enos sull'Egeo (alla foce della Mariza) a Midia sul Mar Nero, che le dava il possesso di gran parte della Tracia orientale con Adrianopoli. Ma le contestazioni con la Serbia e la Grecia per la spartizione della Macedonia e della Tracia suscitarono la seconda guerra balcanica, in cui la Bulgaria si trovò isolata contro i vecchi alleati, ai quali si aggiunsero anche la Romania e la Tur­chia. Alla pace di Bucarest (10 agosto 1913) la Bulgaria poté conservare della Macedonia solo la valle superiore della Struma e quella della Strumica, e della Tracia col litorale del Mar Egeo il solo tratto compreso tra le foci della Mesta e della Mariza. Dovette inoltre cedere alla Romania la Dobrugia me­ridionale e restituire alla Turchia la Tracia orientale con Adrianopoli (accordo turco-bulgaro di Costantinopoli, 18 settembre 1913). In definitiva, al termine delle guerre balcaniche la Bulgaria era salita ad una superficie di 114 424 kmq, con una popolazione di 4 742 000 abitanti.
Durante la prima guerra mondiale, alla quale la Bulgaria partecipò dal 12 ottobre 1915, essa ottenne dalla Turchia tutto il territorio sulla destra della Marita, dalla Romania sconfitta la restituzione della Dobrugia meridionale (trattato di Bucarest, 8 maggio 1918), mentre le truppe bulgare occupavano la Macedonia fino ai confini dell'Albania. Ma sconfitta sul fronte macedone, la Bulgaria do­vette arrendersi agli alleati (armistizio di Salonicco, 27 settembre 1918) e subì poi con la pace di Neuilly (27 novembre 1919) una nuova mutilazione: restituzione della Dobrugia meridionale alla Romania; cessione alla Grecia della zona costiera della Tracia; cessione alla Iugoslavia di parecchi territori di confine (la sponda destra del Timok, la conca di Caribrod e quella di Bosiljgrad, la valle della Stru­mica). Si ridusse così a 103 146 kmq. con 5 479 000 abitanti (6 077 939 al censimento del 1934).
ACQUISTI TERRITORIALI DELLA BULGARIA. - Nella seconda guerra mondiale la Bulgaria, affiancatasi alle Potenze dell'Asse, ha visto soddisfatte le sue storiche aspirazioni nazionali e ven­dicate le mutilazioni subite nel 1913 e nel 1919. Numerosi gruppi di popolazione bulgara vivevano fuori delle frontiere fissate dal trattato di Neuilly: mentre le statistiche romene denunciavano, per il 1930, 361 000 Bulgari viventi entro i confini romeni (Dobrugia e Bessarabia), e quelle iugoslave circa 220 000 persone di lingua bulgara sul territorio iugoslavo (bacini della Morava e del Vardar), evidentemente diminuendo molto l'elemento bulgaro prevalente in Macedonia, nessuna statistica fu mai fatta dei Bulgari residenti nella Macedonia greca.
Al momento della crisi romena nell'agosto 1940 la Bulgaria sollevò la rivendicazione riguar­dante la Dobrugia meridionale; con un accordo diretto frac due Stati, stipulato a Craiova il 7settem­bre 1940, essa le venne restituita.
L'allineamento della Bulgaria con le Potenze dell'Asse, che già aveva favorito l'accordo bulgaro-romeno di Craiova, si compì con l'adesione ufficiale della Bulgaria al Patto Tripartito, firmata il 10 marzo 1941 nel Castello del Belvedere a Vienna. Contemporaneamente, in virtù d'un accordo bul­garo-tedesco, la Bulgaria consentì al passaggio sul suo territorio di truppe germaniche, che, var­cato il Danubio il 2 marzo 1941, si attestarono sui confini della Grecia e della Iugoslavia, donde ini­ziarono il 6 aprile le operazioni della campagna balcanica. In questa, truppe bulgare affiancate a quelle dell'Asse, operarono nell'occupazione della Macedonia e della Tracia.
Al termine delle operazioni, la Bulgaria tenne occupati i seguenti territori, di cui non è stata si­nora fissata la sistemazione definitiva né delimitate le frontiere: dall'ex Iugoslavia, oltre ai territori di Caribrod, Bosiljgrad e Strumica strappati alla pace di Neuilly: la conca di Pirot; l'alta valle della Morava; quasi l'intera Macedonia serba, cioè il bacino del Vardar a nord della frontiera greca (salvo la valle superiore del fiume, unita all'Albania) con una punta verso occidente raggiungente Ocrida; dalla Grecia: il territorio di Florina nella Macedonia occidentale; la Macedonia orientale ad est della Struma con le città di Serre, Drama e il porto di Cavala; la Tracia occidentale, col porto di Dede Agach, salvo una striscia lungo il confine turco, sinora occupata da truppe germaniche; le isole di Taso e Samotracia nell'Egeo settentrionale. In complesso, in attesa della sistemazione defi­nitiva, si può calcolare che la Bulgaria abbia raggiunto, nel 1941, 156 300 kmq. e 8 680 000 abitanti.
COMPOSIZIONE DELLO STATO ROMENO. - Il Regno di Romania contava nel 1910, 7 milioni d'a­bitanti su una superficie di 131 352 kmq. Fuori dei suoi confini vivevano, secondo le statistiche dell'e­poca, 1 121 669 Romeni nell'Impero Russo (Bessarabia e Ucraina occidentale), 3 030 442 in Austria-Ungheria (Bucovina, Transilvania e Banato), 89 873 in Serbia, 83 942 in Bulgaria, oltre ad un numero non precisato di Valacchi e Aromuni sparsi in Macedonia, Albania ed Epiro.
L'intervento nella seconda guerra balcanica contro la Bulgaria (3-21 luglio 1913) fruttò alla Romania alla pace di Bucarest (10 agosto 1913) l'annessione della Dobrugia meridionale (circa 8 000 kmq. e 350 000 ab.). Nella guerra del 1914-18 la Romania si schierò dalla parte dell'Intesa (27 agosto 1916), ma fu travolta dall'offensiva austro-tedesca e bulgara, e costretta alla disastrosa pace di Bu­carest (7 maggio 1918): per essa la Romania restituiva alla Bulgaria la Dobrugia meridionale, conse­gnava agli Imperi Centrali il resto della Dobrugia e la stretta del Danubio alle Porte di Ferro, e cedeva all'Ungheria i principali valichi dei Carpazi e un distretto moldavo ai confini della Bucovina. Lo scoppio della rivoluzione russa consentì ai Romeni di Bessarabia di votare (9 aprile 1918) la riunione alla madre patria.
La vittoria dell'Intesa annullò la pace di Bucarest. Liberata la Valacchia dall'occupazione austro-tedesca, lo Stato romeno poté rientrare in possesso dell'antico territorio; inoltre il 28 novembre 1918 a Cernauti fu proclamata l'annessione della Bucovina, e il 1° dicembre l'assemblea di Alba Iu­lia votava l'unione alla Romania dei Romeni soggetti all'Ungheria. Il trattato di pace di San Ger­mano (20 settembre 1919) riconobbe l'annessione della Bucovina; quello del Trianon (4 giugno 1920) le annessioni della Transilvania, del Maramures, della Crisciana e di parte del Banato; quello di Neuil­ly (27 novembre 1919) il ricupero della Dobrugia meridionale. L'annessione della Bessarabia non fu mai riconosciuta dalla Russia Sovietica. In confronto al 1914 la Romania aveva quindi ottenuto: dalla Russia (Bessarabia), 44 422 kmq. e 2 345 000 ab.; dall'Austria (Bucovina), 10 442 kmq. e 812 000 ab.; dall'Ungheria, 101 477 kmq. e 5 208 000 ab. La Romania, con 295 049 kmq. e 16 262 000 ab., aveva più che raddoppiato il suo territorio e la sua popolazione.
LA ROMANIA MUTILATA DEL 1940. - L'assetto territoriale dello Stato romeno uscito dai trattati di pace del 1919-20 aveva rovesciato, dal punto di vista etnico e nazionale, la situazione della Ro­mania del 1910. Riuniti tutti i Romeni, salvo piccole minoranze insignificanti, in un unico Stato, questo conglobava però forti minoranze di stirpe, di storia e di costumi diversi. Secondo il censimento romeno del 1930, su una popolazione di 18 025 237 abitanti l'elemento romeno non rappresentava più del 72 %, mentre si contavano: 1 426 178 Magiari (nella Crisciana, nel Maramure e in Transilvania, specie nella parte orientale), 740 169 Tedeschi (in colonie compatte nel Banato, nella Transilvania, Bucovina e Bessarabia meridionale), 577 693 Ruteni (nella Bucovina), 415 217 Ucraini (in Bessarabià), 361 058 Bulgari (nella Dobrugia e nella Bessarabia), oltre ad altre minoranze etniche senza carat­tere nazionale (ebrei, zingari, turchi). Era fatale che questa condizione di cose creasse delle difficoltà alla Romania coll'aggravarsi della situazione internazionale, specialmente nel caso che le mino­ranze fossero sostenute da rivendicazioni degli Stati finitimi (Bulgaria e Ungheria).
La crisi romena fu determinata dalla Russia, che, con l'ultimatum del 27 giugno 1940, pretese la consegna della Bessarabia e di parte della Bucovina. La Romania dovette cedere di fronte all'avan­zata delle truppe sovietiche, e perdette la Bessarabia già russa, la Bucovina settentrionale ex-au­striaca, nonché il distretto di Herta che aveva sempre appartenuto alla Moldavia; in tutto 50 400 kmq. con 3 700 000 abitanti.
L'umiliazione della Romania accentuò naturalmente le richieste bulgare e ungheresi; ma il con­flitto, che poteva riuscire fatale per l'esistenza stessa della Romania, fu condotto a una soluzione pacifica grazie all'azione moderatrice esercitata dalle Potenze dell'Asse. Con la Bulgaria si poté giungere a un accordo diretto (trattato di Craiova, 7 settembre 1940), col quale la Romania retrocedeva la Dobrugia meridionale (7726 kmq. e 378 000 abitanti), ristabilendo all'incirca il confine del 1912. Il conflitto con l'Ungheria, più aspro per l'entità delle questioni e l'accanimento dei contendenti, fu risolto dal giudizio arbitrale dei Ministri degli Esteri dell'Asse (30 agosto 1940), che aggiudicò all'Ungheria la Crisciana settentrionale, il Màramaros e la parte settentrionale e orientale della Tran­silvania, comprendente la valle del Szamos e le alte valli del Maros e dell'Olt, di popolazione preva­lentemente magiara: in tutto 43104 kmq. con 2 633 000, abitanti.
LA ROMANIA NEL 1942. - Lo Stato romeno era uscito dalla crisi del 1940 diminuito circa di un terzo, col territorio ridotto da 295 049 a 193 800 kmq. e la popolazione da 19 750 000 (nel 1938) a circa 13 500 000. Così dolorosi sacrifici determinarono nel paese gravi malcontenti contro i responsabili dell'indirizzo politico perseguito per tanti anni e che aveva portato alla crisi. I1 6 settembre 1940 Re Carol II era costretto ad abdicare in favore del giovane figlio Michele I. Il Gen. Antonescu, afferrate le redini dello Stato, istituì un regime autoritario per disciplinare e potenziare le energie interne, e orientò decisamente la politica estera del paese verso le Potenze dell'Asse, le quali, dopo l'arbitrato di Vienna, avevano accordato alla Romania (31 agosto 1940) la garanzia delle sue frontiere. L'affiancamento della Romania alle Potenze dell'Asse si concretò nell'annullamento del patto di garanzia inglese e nell'adesione al Patto Tripartito, firmata a Berlino il 23 novembre 1940.
L'accordo del 1940 con la Bulgaria venne perfezionato con una convenzione per lo scambio delle popolazioni; in virtù del quale si calcola che 60 000 Bulgari della Dobrugia e della Bessarabia siano stati trasferiti in Bulgaria e 85 000 Romeni della Dobrugia meridionale siano stati accolti nella madre patria.
Ma l'estendersi del conflitto europeo doveva dare alla Romania l'occasione per risarcire in parte le perdite di territorio subite. Scoppiata la guerra tra le Potenze dell'Asse e la Russia Sovietica, la Romania fu uno dei primi e più attivi collaboratori a fianco della Germania. Il 27 giugno, primo an­niversario dell'ultimatum russo per la cessione della Bessarabia, veniva varcata la frontiera; il 6 luglio era occupata Cernauti, il 16 Chi~sinàu, il 26 luglio si compiva la liberazione della Bucovina e della Bessarabia che ritornavano così nella Patria romena. Le truppe romene continuarono a parte­tecipare alle operazioni nell'Ucraina e il 16 ottobre espugnarono Odessa. Al termine della campagna del 1941, fu sottoposto all'amministrazione romena il territorio compreso tra i fiumi Nistro e Bug con capoluogo Odessa (la Transnistria). La Romania si trovò accresciuta pertanto a 245 337 km. quadrati e a 17 109 565 abitanti (censimento del 1941) entro i vecchi confini, oltre al territorio dipendente della Transnistria, con 41700 kmq. e 2 194 000 abitanti.

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

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