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Timestamp: 2018-08-18 17:47:23+00:00

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I rapporti dormienti | Avvocato a Bologna
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I cd. rapporti dormienti, per come definiti dall'apposito regolamento attuativo ex D.P.R. n. 116/2007, sono costituiti da tutti quei rapporti contrattuali - depositi di somme di denaro, di strumenti finanziari in custodia e amministrazione, contratti di assicurazione - per i quali non è stata effettuata alcuna operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto o di terzi da questo delegati, per un periodo di tempo di 10 anni decorrenti dalla data di libera disponibilità delle somme e degli strumenti finanziari stessi, il cui valore o saldo sia superiore ai 100 euro.
In base alle norme di legge, decorso il termine decennale, il rapporto dormiente deve essere estinto, ex art. 3 del D.P.R., e le somme depositate saranno trasferite ad un fondo pubblico, istituito ai sensi della legge finanziaria 2006 (art. 1, comma 343, L. n. 266/2005), al fine di indennizzare i risparmiatori rimasti vittime di frodi finanziarie, alimentato dall'importo dei conti correnti e degli altri rapporti bancari "dormienti" per come sopra definiti.
Ai fini della determinazione dello stato di dormienza, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha fornito alcuni chiarimenti sul concetto dell'"unitarietà dei rapporti", precisando che laddove un cliente intrattenga con l'intermediario più rapporti è sufficiente che lo stesso movimenti anche uno solo di questi affinché la non dormienza si estenda a tutte le posizioni in essere.
A titolo esemplificativo, quindi, se un cliente è titolare presso una banca sia di un deposito a risparmio nominativo dormiente che di un conto corrente non dormiente, anche il primo sarà da considerarsi non dormiente. Viceversa, la movimentazione di un rapporto al portatore (come un libretto di risparmio o un certificato di deposito) non è considerata idonea ad interrompere la dormienza di un rapporto nominativo allo stesso collegato sotto il profilo delle evidenze anagrafiche, ciò in quanto, essendo lo stesso soggetto alla disciplina dei titoli al portatore, potrebbe trovarsi nella materiale disponibilità di un terzo soggetto estraneo. Nel caso, invece, dell'esistenza di più rapporti, alcuni dei quali individuali e altri cointestati, la mancata movimentazione dei primi ne comporta l'assoggettamento alla disciplina sulla "dormienza" per come stabilita dal regolamento attuativo.
Al fine di tutelare i risparmiatori che risultano titolari di depositi cd. dormienti, mettendoli così in condizione di riattivare il rapporto prima che le somme vengano girate al fondo ministeriale, la normativa ha previsto appositi obblighi informativi a carico delle banche, le quali, al verificarsi delle condizioni di dormienza, sono tenute ad informare la clientela interessata dal decreto attraverso diversi strumenti a seconda del rapporto bancario instaurato.
Il mancato rispetto delle condizioni dettate dalla normativa vigente in materia realizza un inadempimento da parte dell'istituto bancario e una responsabilità nei confronti del cliente per avere ingiustificatamente sottratto dalla disponibilità dello stesso il saldo attivo del rapporto (Trib. Napoli 22.5.2012).
Ex lege, dunque, la banca è tenuta ad inviare ai titolari di rapporti nominativi una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno (indirizzata all'ultimo indirizzo comunicato o comunque conosciuto), mentre ai titolari di depositi al portatore, data l'impossibilità di conoscere il titolare pro-tempore del titolo che può circolare tramite la semplice consegna, la comunicazione viene fatta con affissione di un avviso nei locali della banca e con la pubblicazione sul sito web istituzionale, esibendo sia l'elenco dei depositi al portatore dormienti che non siano stati ancora estinti sia la lista di quelli già estinti ma non ancora trasferiti al fondo.
In entrambi i casi, la banca è tenuta ad avvisare la propria clientela che se entro il termine di 180 giorni dalla data della comunicazione il relativo titolare non provvede ad impartire disposizioni, ad attivare o movimentare il rapporto dormiente, lo stesso verrà estinto e le somme e i valori relativi a ciascun rapporto saranno devoluti al fondo.
Come precisato dal MEF, la ratio della norma è quella di collegare lo stato di dormienza ad una situazione di inerzia da parte del cliente, per cui è in grado di interrompere tale situazione qualsiasi evento interruttivo consistente in operazioni o movimentazioni capaci di eliminare l'inerzia del rapporto, purché provengano dal titolare o da un suo delegato. A titolo esemplificativo, sono considerati eventi interruttivi della dormienza: la comunicazione espressa all'intermediario di continuare il rapporto; le comunicazioni di variazione di residenza; la richiesta di copia della documentazione bancaria o di aggiornamento contabile (ecc.). Non interrompono invece la dormienza le operazioni automatiche (come ad es. un rid) e quelle provenienti da terzi (come ad es. un bonifico effettuato da un terzo estraneo).
Esperito l'obbligo di comunicazione, e trascorso il termine di 180 giorni dalla data di ricezione della raccomandata o dal giorno della pubblicazione presso le filiali e sul sito web dell'elenco, con riferimento ai depositi al portatore, i rapporti non rivitalizzati verranno considerati effettivamente dormienti e verranno estinti.
Il D.P.R. n. 116/2007 prevede, inoltre (ex art. 4) precisi obblighi "pubblicitari" a carico degli intermediari, i quali entro il 31 marzo di ogni anno dovranno comunicare al Mef i rapporti per i quali nell'anno precedente si siano verificate le condizioni per l'estinzione, nonché pubblicare mediante avviso cumulativo, entro lo stesso termine, l'elenco dei rapporti dormienti su un quotidiano a diffusione nazionale e sul sito web del ministero.
Con la circolare n. 87062/2010 il ministero ha affidato a Consap, per i trasferimenti al fondo effettuati a far tempo dal 1° gennaio 2011, la ricezione e pubblicazione sul proprio sito web degli elenchi dei rapporti dormienti.
Entro il 31 maggio di ogni anno, inoltre, gli intermediari sono tenuti ad effettuare i versamenti al fondo, salvo che per i rapporti per i quali, a seguito dell'apposita pubblicazione dell'avviso cumulativo ex art. 4 del D.P.R., esperita entro il 31 marzo, siano intervenute rivendicazioni da parte del cliente. In tal caso, come chiarito dal Mef, le somme relative a tali rapporti non vanno riversate al Fondo ma va data comunicazione allo stesso.
Il fondo nel quale le somme confluiscono, come anticipato - nato nel 2005 (ad opera della legge Finanziaria 2006) con l'obiettivo di indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, sono rimaste vittime di frodi e hanno sofferto un danno ingiusto non altrimenti risarcito -, è istituito presso il Mef, gestito da un'apposita commissione nominata con decreto del ministro dell'economia e delle finanzee alimentato dall'importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti dal regolamento attuativo (nonché dagli importi degli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione, da quelli delle polizze assicurative prescritte e da quelli dovuti ai beneficiari di buoni postali fruttiferi non reclamati entro il termine di prescrizione).
Ovviamente, la qualificazione di "dormiente" di un determinato rapporto non pregiudica il diritto alla restituzione delle somme attive al titolare, il quale potrà chiedere il rimborso delle stesse all'intermediario presso cui risulta il rapporto o direttamente al ministero, laddove le somme siano già state trasferite al fondo, entro il normale termine prescrizionale di dieci anni.
Proprio il dies a quo del termine di prescrizione ha suscitato un ampio dibattito in seno alla giurisprudenza e all'arbitro bancario finanziario.
La casistica dell'Arbitro Bancario Finanziario in materia di rapporti dormienti, data la rilevanza della materia, è piuttosto copiosa e verte soprattutto sulla valutazione dell'adempimento degli obblighi di informazione da parte dell'intermediario bancario e su quella della prescrizione del diritto al rimborso delle somme confluite nell'apposito fondo.
In ordine al primo punto, in una recente decisione relativa alla vicenda del mancato assolvimento da parte dell'intermediario bancario dell'obbligo di informazione agli eredi del titolare del rapporto dormiente (nella specie la moglie del de cuius), l'Abf ha ritenuto fondato il ricorso, sanzionando la banca per non aver fatto corretta applicazione della disciplina ex art. 1, comma 345, L. n. 266/2005 e relativo regolamento attuativo di cui al D.P.R. n. 116/2007.
In particolare, ha rilevato il collegio, l'art. 3, comma 1 del citato D.P.R. dispone che, al verificarsi delle condizioni di "dormienza", l'intermediario è tenuto ad inviare apposita comunicazione non solo al titolare del rapporto, ma anche a terzi da lui eventualmente delegati, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento contenente l'invito ad impartire disposizioni entro il termine di 180 giorni, a pena di estinzione del rapporto e devoluzione delle somme dei rapporti nell'apposito fondo.
Stante la disposizione di legge, nonché "alla luce dei generali principi di correttezza e buona fede", pertanto, il collegio ha deciso che l'avviso dovesse essere inviato anche all'erede, in quanto soggetto delegato ad operare sul rapporto oggetto della pretesa azionata, ritenendo "che la banca fosse gravata da obblighi di protezione quantomeno nei confronti della moglie del de cuius e, per l'effetto, fosse tenuta a comportarsi in maniera da preservare le ragioni dell'odierna ricorrente". Nel caso di specie, ha concluso l'Abf, accogliendo il ricorso e condannando l'intermediario al rimborso delle somme giacenti sul conto dormiente, "trova quindi applicazione quanto previsto all'articolo 11 della circolare 3 novembre 2010 del MEF: in deroga rispetto alla regolare procedura secondo cui, in caso di conti 'dormienti', è il cliente che si attiva per ottenere il rimborso delle somme devolute al fondo pubblico, la disposizione prevede che, in caso di erronea devoluzione di fondi, sia l'intermediario medesimo a rimborsare direttamente i clienti"(Abf, Collegio di Roma, decisione n. 556 del 26 gennaio 2015).
In ordine alla prescrizione del diritto al rimborso delle somme incorporate nei libretti di deposito - nella decisione in commento - l'Abf, traendo spunto da una vicenda relativa a un libretto dormiente al quale, peraltro, non risultava applicabile la normativa in materia data l'esigua entità del saldo attivo sul conto, e benché l'avvenuta prescrizione non fosse stata in alcun modo eccepita dall'intermediario, ha colto comunque l'occasione per ripercorrere l'evoluzione della giurisprudenza e della casistica in tema di dormienza.
Premettendo che sulla questione sottesa al ricorso in esame si contrappongono opposti orientamenti, e che la stessa è stata più volte affrontata dai diversi collegi (una puntuale ricostruzione dell'evolversi della giurisprudenza è contenuta anche nella decisione n. 1503/2013), l'Abf ha puntualizzato dapprima la posizione in senso negativo assunta in merito, e successivamente il suo uniformarsi al revirement della Cassazione, in senso positivo (cfr., ex multis, Cass. civ. n. 788/2012).
Per il precedente orientamento giurisprudenziale, inaugurato con la decisione della Cassazione n. 689/1963 e mantenuto per diversi decenni, ha precisato l'Abf, "il termine prescrizionale [decorreva] dal giorno della costituzione del rapporto o dell'ultima operazione di prelevamento o versamento effettuata".
La tesi si fondava sui seguenti passaggi logici: "la prescrizione del diritto alla restituzione delle somme depositate nel deposito bancario inizia a decorrere non già dalla data della richiesta di restituzione e neppure da quella del rifiuto della banca, ma dal giorno in cui il depositante poteva richiedere la restituzione, ossia o dal giorno stesso della costituzione del rapporto ovvero da quello dell'ultima operazione compiuta (se il rapporto si sia sviluppato attraverso distinte operazioni di versamento e/o prelevamento). Ciò in quanto, essendo il diritto alla restituzione un diritto di credito nel quale si è convertito il diritto di proprietà del depositante, il mancato esercizio di questo dà luogo immediatamente a quello stato di inerzia che è il presupposto della prescrizione; la condizione necessaria e sufficiente affinché decorra il termine di prescrizione è, infatti, che il titolare, pur avendone la possibilità, non eserciti il proprio diritto".
Nei depositi a risparmio, il diritto alla restituzione nascerebbe, secondo tale tesi, per effetto della conversione del diritto di proprietà in diritto di credito, e il mancato esercizio di quest'ultimo integrerebbe quello stato d'inerzia che costituisce il presupposto della prescrizione medesima (cfr. Cass. civ. n. 14345/2009).
Diametralmente opposto a quello illustrato - ha proseguito l'arbitro nel suo excursus - è, invece, il pensiero della prevalente dottrina e di una parte della giurisprudenza di merito(cfr. Trib. Torino, 27 giugno 2005; Trib. Catania, 24 giugno 2004; Trib. Reggio Emilia, 1° ottobre 2008), secondo cui la funzione del deposito bancario non è quella del mutuo (come ritenuto sinora dai precedenti della S.C.) ma quella "della custodia, tipica del deposito, cosicché risulterebbe irragionevole (ovvero contraddittorio con lo scopo negoziale tipico) assumere che il depositante possa esigere la restituzione di quanto depositato dal momento della creazione del rapporto o dalla scadenza del vincolo".
Per cui, l'obbligo della banca di procedere alla restituzione sorgerebbe "solo a fronte della richiesta avanzata dal titolare del libretto, con la conseguenza che il termine prescrizionale iniziale non decorrerebbe dalla costituzione del rapporto (che, essendo destinato a una custodia a tempo indeterminato, non sarebbe idonea a produrre tale effetto giuridico), ma dal momento in cui il depositante richieda un pagamento e il depositario lo rifiuti".
Ne deriva, ha affermato l'Abf, "che il mancato esercizio del diritto alla restituzione non configurerebbe uno stato d'inerzia idoneo a far decorrere la prescrizione, ma piuttosto costituirebbe esercizio da parte del depositante della facoltà rispondente all'interesse alla custodia dei beni conferiti. La prescrizione, dunque, inizierebbe a decorrere solo dal momento della richiesta di restituzione a cui la banca opponesse un rifiuto".
Tale ultima ricostruzione, ha osservato il collegio, sembra trovare conferma anche nell'intervenuta disciplina sui conti dormienti (ex art. 1, comma 345, L. n. 266/2005 e relative disposizioni attuativedi cui al D.P.R. n. 116/2007), atteso che il legislatore, definendo "dormienti" i conti in relazione ai quali non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto per il periodo di dieci anni decorrenti dalla data di libera disponibilità delle somme, "sembrerebbe avere implicitamente escluso che per essi si sia verificata l'estinzione del rapporto".
L'impostazione appena illustrata, con un recente revirement, è stata abbracciata anche dalla Suprema Corte, la quale nella sentenza n. 788/2012 ha argomentato che, essendo il deposito bancario un "negozio complesso nel quale l'interesse della banca alla raccolta e alla gestione del risparmio concorre con quello del privato alla custodia e alla remuneratività delle somme, l'obbligo restitutorio della banca sorge - salva la previsione di un termine convenzionale - solo a seguito della richiesta del cliente, quale condizione di esigibilità del credito del medesimo".
Ne deriva che l'inerzia tenuta dal titolare al riguardo non può interpretarsi "come manifestazione di disinteresse a far valere il suo diritto, cui possa collegarsi il decorso del termine prescrizionale, ma come mero esercizio di una facoltà", per cui la prescrizione del diritto del depositante di ottenere la restituzione delle somme depositate non può iniziare a decorrere "prima che il cliente abbia richiesto la somma in restituzione, facendo sorgere il corrispondente obbligo della banca".
Pur non condividendo "tutte le ragioni addotte dalla Corte di Cassazione per motivare il nuovo orientamento", l'Abf ha ritenuto tuttavia di doversi prontamente uniformare ai principi della giurisprudenza di legittimità, ritenendo fondato il ricorso e riconoscendo il diritto del ricorrente/cliente a riscuotere la somma depositata, trasformata in euro, con gli interessi dovuti in base alla disciplina legale ( Abf, Collegio di Milano, decisione n. 2315 del 6 luglio 2012).
In materia di rapporti dormienti e della prescrizione del diritto alla restituzione delle somme richieste dai relativi titolari (o loro delegati o aventi causa), deve darsi conto del lungo dibattito giurisprudenziale (e anche dottrinale) che ha occupato gli interpreti per oltre un cinquantennio sulla natura dei depositi bancari e sulla decorrenza del termine prescrizionale del diritto alla restituzione, rinverdito proprio in concomitanza con la nuova disciplina dei conti dormienti e pervenuto negli ultimi anni ad un netto revirement.
Come già anticipato, nella giurisprudenza sia di legittimità che di merito per quasi cinquant'anni - e cioè dagli anni Sessanta sino al 2012 (cfr., ex multis, Cass. civ. n. 689/1963; Cass. civ. n. 535/1979; App. Milano 12.12.2001) -, così come presso la dottrina - tra cui, per tutti, G. Molle, I contratti bancari, Milano, 1981, 181 e ss. -, e nelle decisioni dell'Arbitro bancario ha prevalso pressoché costantemente un orientamento che, muovendo da un'analogia con il deposito irregolare e al rinvio per esso operato al mutuo, riconosceva che anche nel caso di deposito bancario la prescrizione doveva decorrere dal momento in cui il diritto alla restituzione poteva essere esercitato dal depositante e, dunque, già a partire dalla stessa costituzione del deposito o da qualsiasi operazione attraverso la quale si fosse manifestato il diritto del cliente, interrompendo così la prescrizione.
In senso contrario, però, si muovevano sia la dottrina (per tutti, G. Ferri, Deposito bancario in conto corrente e prescrizione del diritto alla restituzione, in Riv. Dir. Comm., 1963, II, 378 e ss.) sia parte della giurisprudenza di merito (cfr. Trib. Reggio Emilia 1.10.2008; Trib. Catania 24.6.2004), sia le decisioni dell'Arbitro Bancario (cfr. Abf, Collegio di Roma, n. 229/2011), inaugurando un nuovo indirizzo che trovava infine espressa conferma da parte della Cassazione nel 2012.
A fare da spartiacque è la sentenza Cass. civ. n. 788 del 20 gennaio 2012, in base alla quale la Suprema Corte, sovvertendo letteralmente l'orientamento precedente, e prendendo atto del fatto che la natura del contratto di deposito bancario risulta tuttora controversa, ha riconosciuto nello stesso un negozio causalmente autonomo da quello di deposito c.d. irregolare o di mutuo, vedendovi piuttosto un"negozio complesso" che, pur partecipando della struttura dell'uno e dell'altro contratto, è dotato di propria autonomia, configurandosi "quale tipico negozio di durata, in cui la permanenza della somma presso la depositaria comporta la soddisfazione di entrambe le parti, ovvero quella della banca di gestire in operazioni finanziarie il risparmio raccolto e quella del cliente di essere remunerato di tale utilizzo attraverso gli interessi che gli vengono periodicamente accreditati".
Per cui, ha statuito la Corte, salvo che le parti non abbiano previsto un termine di scadenza del contratto, la banca è obbligata alla restituzione a richiesta del depositante, obbligazione che "sorge solo a seguito della richiesta in tal senso avanzata dal cliente il quale ha, per converso, la mera facoltà, e non certo l'obbligo, di esercitare il proprio diritto di credito (alla restituzione)".
L'esercizio di tale diritto si configura, dunque, "quale condizione di esigibilità del credito, in difetto della quale permangono (in alternativa) il diritto del depositante a mantenere la disponibilità delle somme (a detto credito corrispondenti) presso la banca e l'obbligo della depositaria di conservarle a sua disposizione. Tanto, del resto, in coerenza con la natura del rapporto negoziale come sopra delineata, in cui la circostanza che il denaro sia lasciato presso la banca costituisce situazione corrispondente all'interesse delle parti, che integra da ambo i lati adempimento del contratto di durata. Il comportamento del depositante che, pur non compiendo ulteriori operazioni di deposito, non richiede la restituzione, non può perciò essere di per se stesso interpretato come indicativo di un disinteresse a far valere il suo diritto di credito, configurante inerzia (all'esercizio del diritto medesimo) cui si ricollega il decorso del termine di prescrizione".
Ne consegue che, ha concluso la S.C., "in assenza di una manifestazione di volontà della banca di recedere dal rapporto, la prescrizione del diritto di credito del depositante non può iniziare a decorrere prima che questi avanzi la richiesta di restituzione, ponendo in essere quel comportamento che rende il credito esigibile e dal quale sorge il corrispondente obbligo della banca" (Cass. civ. n. 788/2012).
Giova ricordare, infine, che la gestione delle domande di rimborso delle somme affluite al Fondo istituito presso il Mef, a decorrere dal 14 giugno 2010, è stata affidata dal ministero a Consap.
Pertanto, a partire da questa data, le domande da parte degli aventi diritto e dei loro delegati o eredi devono essere inviate direttamente a Consap (anche per via telematica, unitamente alla documentazione richiesta), la quale provvederà alla disamina secondo l'ordine cronologico di presentazione.
A seguito di tale fase, ove ritenuti sussistenti i presupposti per il rimborso, Consap dispone il pagamento in favore della persona legittimata all'incasso, con le modalità indicate dalla stessa. Laddove, invece, la domanda di rimborso non venga accolta, Consap è tenuta comunque a riscontrarla motivando il diniego.
Nell'ipotesi in cui la domanda riguardi il rimborso di somme confluite nel fondo in assenza delle condizioni richieste ex lege per la dormienza (ad es. perché di importi inferiori a 100 euro), Consap informa sia il richiedente che l'intermediario, il quale sarà tenuto a soddisfare direttamente le richieste di restituzione dell'importo o a ripristinare le condizioni antecedenti la data di versamento al fondo, potendo in un secondo momento rivolgersi al fondo per ottenere il rimborso delle somme restituite ai titolari dei rapporti o ai loro aventi causa.
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References: art. 3
 art. 4
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 art. 1
 Cass. 
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 Cass. 
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