Source: http://societcivileecostituzione.blogspot.com/2009/06/
Timestamp: 2018-07-16 19:58:56+00:00

Document:
Società Civile e Costituzione: giugno 2009
I principi fondamentali della Costituzione della Repubblica: Berlusconi, la cocaina e il viagra.
A volte è difficile capire se una notizia ha fondamento o meno, ma quella pubblicata dalla Repubblica del 29 giugno 2009 e desunta dal “Sunday Times” a firma di Enrico Franceschini, lascia poco spazio ai dubbi.
“Il servizio del Sunday Times contiene una serie di dichiarazioni di Patrizia D'Addario, la escort pugliese che ha visitato due volte Berlusconi a Palazzo Grazioli e vi ha trascorso una notte con lui. "Non ho mai dormito", racconta la donna "era instancabile". Secondo la sua ricostruzione, il premier la condusse in camera da letto quasi alle 4 del mattino, dopo che le altre ragazze se n'erano andate. La D'Addario dice che Berlusconi fece mezza dozzina di docce ghiacciate durante la notte e lei lo raggiunse sotto la doccia a sua richiesta. A un certo punto, secondo quanto seguito dalla donna a un amico, "d'improvviso smise di muoversi e pensai fra me e me “grazie a Dio, si è addormentato”. Ma non durò".”
Che idea ci si può fare?
Che Berlusconi sia un “supermacio”?
Appare evidente, dalle dichiarazioni della D’Addario, che Berlusconi usa delle miscele di viagra e cocaina.
Se si fanno dei test antidroga ai guidatori di automobile, che possono fare dei danni, perché non si fanno a chi occupa ruoli Istituzionali che di danni, con i deliri di onnipotenza prodotti da miscele esplosive di educazione cattolica e droga, possono fare di ben più grandi alla Costituzione?
Dubito che verranno istituiti, a campione e a sorpresa, dei test antidroga come vengono fatti per gli sportivi. Quando si scoprì che i deputati della Repubblica Italiana erano fatti di cocaina, si alzò un polverone in nome della privacy, come se avessero diritto di farsi di cocaina e di negare quel diritto agli automobilisti o agli atleti: perché non impedirlo, in nome della privacy, anche a loro?
Proprio perché viene negato l’accertamento che si deve sostenere, fino a prova contraria, che Berlusconi è un cocainomane.
Berlusconi non è un cittadino qualunque che gode dei diritti di ogni cittadino di non essere colpevole fino a giudizio definitivo. Berlusconi occupa dei ruoli istituzionali pertanto, il semplice sospetto che possa aver commesso un delitto che compromette i principi fondamentali della Costituzione, lo rende oggettivamente colpevole perché l’onore che il ruolo Istituzionale gli concede deve essere ripagato al cittadino con un comportamento cristallino.
I diritti Costituzionali, come la presunzione di innocenza, si applica ai cittadini in quanto cittadini; non a chi occupa ruoli sociali o Istituzionali e che, attraverso quei ruoli sociali, assicura a sé e ad altri ingiusto profitto.
Diverso è se il sospetto, suffragato da riscontri, inducesse la persona ad abbandonare il ruolo Istituzionale e, come cittadino, si difendesse. La parola della D'Addario vale dieci volte più della parola di Silvio Berlusconi. Questo perché la D'Addario è una "semplice cittadina" portatrice dei diritti Costituzionali, mentre Berlusconi occupa un ruolo Isituzionale e non ha diritto ad essere tutelato, fintanto che sta nelle Istituzioni, da quei diritti.
Se così non fosse, anziché vivere in uno Stato Democratico, staremmo vivendo in uno Stato Nazi-fascista.
A meno che, torno a ripetere, non si dimetta.
Invece, usare il ruolo Istituzionale per aggredire Veronica Lario, sua moglie; usare il ruolo Istituzionale per aggredire il Parlamento; usare il ruolo Istituzionale per aggredire la Magistratura; con le dichiarazioni della D’Addario appare evidente che ci troviamo di fronte ad un individuo malato di delirio di onnipotenza ed esercita tale delirio con la cocaina e il viagra perché anche una figura barbina con una donna incrina il l'immagine delirante da onnipotenza che ha di sé stesso.
Al G8 l’Italia presenta un “premier” fatto di viagra e di cocaina. E’ di questo che dovrebbe preoccuparsi il Presidente della Repubblica Napolitano. O, forse, il Presidente Giorgio Napolitano pensa che negli altri paesi europei non si conosca l’origine di questo tipo di comportamenti? Non si conosca la psicologia o la psichiatria? O forse il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pensa che il Sunday Times abbia pubblicato questo passo così, tanto per scrivere?
Come se viagra, cialis e cocaina, non fossero conosciute in Inghilterra. Sia negli effetti fisici che in quelli psicologici e mentali.
Nessuno nega che non sia riuscito ad essere eletto a maggioranza. Nessuno nega che il suo governo ha un tale appoggio di persone che dipendono economicamente da lui che è impensabile che Berlusconi dia le dimissioni rinunciando alla protezione del lodo Alfano.
Sta di fatto che sta umiliando l’Italia. E, come disse qualcuno, le avventure di Clinton erano delle ragazzate moraliste rispetto alla morale di questo squallido individuo. Non invidio certo i rappresentanti dei paesi europei che si siederanno accanto condividendo con lui le avventure sessuali.
Aggiunge la D’Addario:
“La escort confida di essersi sentita imbarazzata quando un membro dello staff entrò in camera da letto al mattino, con un vestito per Berlusconi, ricordandogli che doveva fare una dichiarazione sulla vittoria di Obama, eletto presidente quella notte.”
Penso che tutta l’Italia si debba vergognare di Berlusconi. Primo fra tutti il Presidente Giorgio Napolitano che farebbe bene a sollecitare la stampa ad indagare e rivelare (come impone la Costituzione) piuttosto che zittirla.
Molto probabilmente aveva ragione la moglie, Veronica Lario, nei confronti di Silvio Berlusconi: l’uomo sta molto male psicologicamente e la recente visita che ha fatto ad Obama lo dimostra.
E mentre Berlusconi gioca a fare il gradasso, a Viareggio esplodono dei vagoni ferroviari carichi di gas. Le persone muoiono!
Colpa di Silvio Berlusconi? Non direttamente. Piuttosto colpa della sua incapacità (e del suo governo) di gestire la quotidianità delle esigenze degli italiani. Blatera di "grandi opere" e non è in grado di gestire quello che serve oggi. Un po' come davanti alla crisi in cui per mesi ha detto che non esisteva e ora esulta dicendo che il peggio è passato: è un atteggiamento da cocainomane. Il cocainomane nega la realtà del presente perché richiede responsabilità nell'affrontarla, e si esalta, appropriandosi degli effetti, quando magicamente si ritiene (ci si autoconvince) che il problema sia passato perché non ha costretto il drogato a misurarsi con esso. Solo che la crisi non è passata, i disoccupati aumentano e la produzione continua a crollare perché nessuno ha pensato di finanziare i consumi.
Così Berlusconi gioca con le grandi opere che fanno tanto ascolto in televisione, e ignora il presente fatto di problemi quotidiani che vanno dalla perdita di lavoro, alle proteste a Termini Imerese, alle esplosioni alla stazione di Viareggio che hanno carbonizzato un po' di persone questa notte.
Quale sarà il prossimo massacro?
Chiediamolo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano!
Se non ci sono i morti, come si fa ad andare alle esequie e presentare il proprio dolore in televisione?
Domani, il Presidente Napolitano manderà il suo messaggio di cordoglio per "le vittime di questa tragedia".
Pubblicato da Claudio Simeoni a 00:34 Nessun commento:
Etichette: Berlusconi, cocaina, costituzione, D'addario, Repubblica, viagra
La Corte di Cassazione e la mano morta come violenza sessuale.
La Corte di Cassazione, terza Sezione, con la sentenza n. 24801, ancora una volta, sentenzia che la “mano morta” è violenza sessuale. Lo ha dichiarato dichiarando inammissibile il ricorso di un idraulico di Monfalcone di 67 anni confermando, di fatto, la sentenza in corte d’Appello a 9 mesi e 10 giorni.
La sentenza di oggi non fa che confermare sentenze precedenti, come quella n. 12157 del marzo 2008 in cui classificò il gesto della “mano morta” come un gesto di violenza sessuale. Allora fu il palpeggiamento di un palermitano 56enne nei confronti di una ragazza su un autobus mentre faceva finta di dormire. Anche allora, come nel caso di Monfalcone, la Corte condannò nonostante la vittima “abbia evitato di reagire platealmente, limitandosi a cambiare subito posto e a chiamare in aiuto il fratello col cellulare".
Nel caso di Monfalcone, il palpeggiamento è avvenuto dopo che l’idraulico tentò di abbracciare la vittima e una serie di apprezzamenti. L’idraulico fu assolto in primo grado e condannato in appello a Trieste.
Si nota come troppo spesso le sentenze dei magistrati periferici divergano con le interpretazioni della legge che ne da la Corte di Cassazione. Impedire i ricorsi, dopo la sentenza assolutoria, significa, spesso, impedire giustizia nei confronti delle vittime.
Pubblicato da Claudio Simeoni a 18:14 Nessun commento:
Etichette: cassazione, mano, morta, sentenza 12157 del 2008, sentenza n. 24801
Non necessariamente il dipendente, assente dal lavoro perché arrestato, va licenziato: sentenza n. 12721 Corte di Cassazione
Succede che nella vita accadono cose “strane”, come venir incarcerato per essere sospettato di un qualche reato o di averlo commesso.
Capita che quel reato venga commesso al di fuori del lavoro che una persona svolge. In quel momento la persona è debole e, spesso, a meno che quella persona non sia socialmente forte, viene licenziata. A volte, alcuni PM, anni fa, prima che fosse istituito il tribunale della libertà e del riesame, quando emettevano mandati di arresto facevano in modo che le persone perdessero il posto di lavoro, specialmente se quel posto di lavoro consentiva loro di costruire un’opinione pubblica avversa alle loro decisioni: “Questo lo dobbiamo proprio rovinare!”. Sentito con le mie orecchie!
La Corte di Cassazione con la sentenza 12721ha respinto il ricorso della General Construction spa della regione Campania che chiedeva il licenziamento di un dipendente reintegrato sul posto di lavoro dalla Corte d’Appello di Napoli. Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva, in primo grado, accettato la versione dell’azienda confermando il licenziamento fatto nei confronti del dipendente quando questi non si era presentato al lavoro in quanto finito in carcere per motivi che nulla avevano a che vedere con il lavoro e le mansioni svolte.
La Corte di Cassazione ha detto no al licenziamento reintegrando il lavoratore anche in considerazione che la sua assenza non aveva costretto l’azienda ad assumere un altro lavoratore in sostituzione.
Non si tratta di buon senso; si tratta di considerare gli individui come delle persone che hanno un contratto di lavoro che deve essere rispettato con onore e non tentate di giocare a “fregare” i dipendenti.
Il lavoratore che finisce in galera non necessariamente va licenziato anche se, la Corte di Cassazione, giustifica la sospensione dallo stipendio del lavoratore.
Pubblicato da Claudio Simeoni a 23:38 Nessun commento:
Etichette: cassazione, galera, lavoro, licenziamnto, ripristino
L'azienda non può sostituire i lavoratori in sciopero con i dirigenti e i quadri: trasforma i lavorati in schiavi violando il diritto di sciopero
La sentenza riguarda i rapporti di lavoro. Lo sciopero non è una “vacanza”, ma l’espressione di una protesta per delle ingiustizie o delle sofferenze che i dipendenti hanno. Quando i dipendenti entrano in sciopero, significa che l’azienda non ha discusso; non ha preso in esame le richieste e i problemi; non ha mediato fra le sue esigenze e quelle dei dipendenti.
Così, quando i dipendenti scendono in sciopero l’azienda non può, dice la Corte di Cassazione, utilizzare personale dirigente, quadri e impiegati di alto livello per sostituire i lavoratori di mansioni inferiori che protestano per le loro condizioni di vita. La Corte di Cassazione dice che l’azienda non può offendere i dipendenti dicendo, in sostanza: “Io le cose le faccio lo stesso e voi siete solo zavorra!”.
Si tratta di un comportamento antisindacale. Che cosa significa? Significa che si tratta di un comportamento che riprende la logica schiavista. Quella logica secondo cui il dipendente non è una persona con delle esigenze, ma è un soggetto di obbedienza. I giudici della Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza n. 12811 hanno detto che è legittimo lo spostamento “nelle mansioni degli scioperanti di lavoratori della stessa qualifica, o addirittura di lavoratori con qualifica inferiore.”. Questo non comporta una lesione dei diritti di chi protesta e sciopera. Ciò che comporta la lesione del diritto di sciopero è : “il caso in cui i lavoratori chiamati a sostituire i dipendenti in sciopero, o chiamati a svolgere attività diverse ma che neutralizzino gli effetti dello sciopero, siano di qualifica superiore e vengano quindi impiegati in mansioni inferiori”
La Corte di Cassazione sottolinea l’importanza del patto fra azienda e lavoratore e la sacralità del rispetto di tale patto da parte dell’azienda. Una cosa che suona come beffarda in una situazione sociale in cui il rispetto delle persone è negato dalle Istituzioni che quel rispetto dovrebbero garantire. Pur tuttavia, alla Corte di Cassazione non resta altro che ribadire il principio secondo cui le persone non sono schiave. In questo momento, ascoltando Annozero di oggi 04 giugno 2009 ti accorgi come lo schiavismo si riproponga nella società italiana sotto una diversa forma di controllo militare delle persone.
Dice la Corte di Cassazione “sancendo che il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte”. Diventa illegittimo per la Corte di Cassazione “il comportamento del datore di lavoro che fa ricadere su altri lavoratori, non scioperanti o addetti a settori non interessati allo sciopero, le conseguenze negative di uno sciopero mediante il compimento di atti illegittimi, lede l’interesse collettivo del sindacato, tutelato dalla legge in modo distinto ed autonomo da quello dei singoli”.
Infine, la Corte di Cassazione afferma che l’azienda ha danneggiato la società e le sue regole violando: “ la capacità di difendere i diritti dei lavoratori mediante la coalizione solidale, perché fa derivare dallo sciopero conseguenze illegittime per altri dipendenti, dividendo gli interessi dei lavoratori e ponendoli in contrasto tra loro e con le organizzazioni sindacali”.
E’ un altro colpo al delirio di onnipotenza del dio padrone che, deridendo le persone in sciopero per rivendicare i propri diritti, si ritiene al di fuori delle regole sociali.
Pubblicato da Claudio Simeoni a 23:15 Nessun commento:
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