Source: https://ambientediritto.it/home/giurisprudenza/corte-di-cassazione-penale-sez-3-21062018-sentenza-n28725
Timestamp: 2018-11-16 14:40:27+00:00

Document:
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 21/06/2018, Sentenza n.28725 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 21/06/2018, Sentenza n.28725
ACQUA - INQUINAMENTO IDRICO - Acque meteoriche di dilavamento contaminate - Qualifica di reflui industriali - Scarico nel suolo e nel sottosuolo in mancanza di autorizzazione - Configurabilità del reato anche in mancanza di contaminazione - Artt. 133, 137, 256 d.lgs. 152/2006 - RIFIUTI - Discarica abusiva di rifiuti e mero abbandono di rifiuti - Configurabilità e differenza - Abitualità e sistematicità della condotta abusiva di accumulo - Specifiche indagini tecniche sulla qualità di rifiuti - Necessità - Esclusione - DANNO AMBIENTALE - Responsabilità da 231 - Requisito dell'interesse o vantaggio dell'ente - Elemento soggettivo - Colpa di organizzazione in capo al legale rappresentante dell'ente - D.lgs. 231/2001 - DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Ricorso per cassazione - Limiti e casi d'inammissibilità - Giurisprudenza.
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 21/06/2018 (Ud. 11/01/2018), Sentenza n.28725
ACQUA - INQUINAMENTO IDRICO - Acque meteoriche di dilavamento contaminate - Qualifica di reflui industriali - Scarico nel suolo e nel sottosuolo in mancanza di autorizzazione - Configurabilità del reato anche in mancanza di contaminazione - Artt. 133, 137, 256 d.lgs. 152/2006.
Le acque meteoriche da dilavamento sono costituite dalle sole acque piovane che, cadendo al suolo, non subiscono contaminazioni con sostanze o materiali inquinanti e non anche quelle contaminate, come nella specie, da sostanze o materiali inquinanti che non consentono di qualificare i reflui come acque di dilavamento o di prima pioggia, trattandosi invece di reflui industriali di cui è stato realizzato uno scarico nel suolo e nel sottosuolo in mancanza di autorizzazione. Per la configurabilità del reato non è, poi, necessaria la contaminazione del suolo o del sottosuolo.
RIFIUTI - Discarica abusiva di rifiuti e mero abbandono di rifiuti - Configurabilità e differenza - Abitualità e sistematicità della condotta abusiva di accumulo - Specifiche indagini tecniche sulla qualità di rifiuti - Necessità - Esclusione.
E' configurabile la realizzazione di una discarica abusiva di rifiuti in considerazione della qualificabilità dei rifiuti (in specie, parte dei veicoli, dei loro componenti e degli altri oggetti depositati nell'area nella disponibilità), e della evidente abitualità e sistematicità della condotta, escludendo la configurabilità di un mero abbandono di rifiuti, che si risolve nel semplice collocamento degli stessi in un determinato luogo, in assenza di attività prodromiche o successive, essendo la condotta rilevata nel caso in esame strutturata,	ancorché grossolanamente, al fine della definitiva collocazione dei rifiuti in loco (Cass. Sez. 3, n. 18399 del 16/03/2017, Cotto; Sez. 3, n. 47501 del 13/11/2013, Caminotto). Non essendo necessarie specifiche indagini tecniche per accertare la qualità di rifiuti di beni evidentemente abbandonati e insuscettibili di qualsiasi forma di riutilizzo, e deponendo chiaramente lo stato dei luoghi e la quantità di quanto ivi depositato per la ripetizione della condotta di accumulo di rifiuti, in guisa tale da trasformare l'area in ricettacolo o deposito con tendenziale carattere di definitività (Cass. Sez. 3, n. 41351 del 18/09/2008, Fulgori, secondo cui integra il reato di realizzazione di discarica abusiva la condotta di accumulo di rifiuti che, per le loro caratteristiche, non risultino raccolti per ricevere nei tempi previsti una o più destinazioni conformi alla legge e comportino il degrado dell'area su cui insistono).
DANNO AMBIENTALE - Responsabilità da 231 - Requisito dell'interesse o vantaggio dell'ente - Elemento soggettivo - Colpa di organizzazione in capo al legale rappresentante dell'ente - D.lgs. 231/2001.
In tema di responsabilità da 231, sia il necessario requisito dell'interesse o vantaggio dell'ente, sia l'elemento soggettivo della cosiddetta colpa di organizzazione in capo al legale rappresentante dell'ente si verificano nei casi in cui l'interesse, nel senso di proiezione finalistica della condotta, venga valutato ex ante, e il vantaggio conseguito per effetto della condotta illecita, da verificarsi ex post (Cass. Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn; conf. Sez. 4, n. 2544 del 17/12/2015, Gastoldi; Sez. 4, n. 24697 del 20/04/2016, Mazzotti)
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Ricorso per cassazione - Limiti e casi d'inammissibilità - Giurisprudenza.
Alla Corte di cassazione è preclusa la possibilità non solo di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi, ma anche di saggiare la tenuta logica della pronuncia portata alla sua cognizione mediante un raffronto tra l'apparato argomentativo che la sorregge ed eventuali altri modelli di ragionamento mutuati dall'esterno (Cass., Sez. U., n. 12 del 31/05/2000, Jakani; Sez. 2, n. 20806 del 5/05/2011, Tosto). Resta, dunque, esclusa, pur dopo la modifica dell'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen. la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze acquisite, da contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa lettura, sia pure anch'essa logica, dei dati processuali o una diversa ricostruzione storica dei fatti o un diverso giudizio di rilevanza o comunque di attendibilità delle fonti di prova (Sez. 3, n. 12226 del 22/01/2015, G.F.S.; Sez. 3, n. 40350, del 05/06/2014, e.e. in proc. M.M.; Sez. 3, n. 13976 del 12/02/2014, P.G; Sez. 6, n. 25255 del 14/02/2012, Minervini; Sez. 2, n. 7380 in data 11/01/2007, Messina ed altro). Inoltre, il ricorso per cassazione fondato sugli stessi motivi proposti in sede di impugnazione e motivatamente respinti da parte del giudice del gravame deve ritenersi inammissibile, sia per l'insindacabilità delle valutazioni di merito adeguatamente e logicamente motivate, sia per la genericità delle doglianze che, solo apparentemente, denunciano un errore logico o giuridico determinato (in termini v. Sez. 3, n. 44882 del 18/07 /2014, Cariolo e altri; Sez. 6, n. 20377 del 11/03/2009, Amone e altro; Sez. 5, n. 11933 del 27/01/2005, Giagnorio).
(conferma sentenza del 21/11/2016 - CORTE D'APPELLO DI LECCE) Pres. RAMACCI, Rel. LIBERATI, Ric. Cannone ed altra
Cannone Cosimo, nato a Brindisi il 20/3/1984;
S.r.l. Cannone Teodoro, con sede in Brindisi, via Circonvallazione per Bari s.n.c., in persona dell'amministratore, Donatella Cannone;
avverso la sentenza del 21/11/2016 della Corte d'appello di Lecce;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Felicetta Marinelli, che ha concluso chiedendo l'annullamento senza rinvio per essere i reati estinti per prescrizione;
udito per il ricorrente Cosimo Cannone l'avv. Elisabetta Valeri, in sostituzione dell'avv. Vincenzo Farina e dell'avv. Danilo Di Serio, che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso;
udito per la ricorrente S.r.l. Cannone Teodoro l'avv. Elisabetta Valeri, in sostituzione dell'avv. Vincenzo Farina e dell'avv. Danilo Di Serio, che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso.
1. Con sentenza del 9 luglio 2014 il Tribunale di Brindisi condannò Cosimo Cannone e Aldo Cannone, quali amministratori della S.r.l. Teodoro Cannone, alla pena, condizionalmente sospesa, di anni uno di arresto ed euro 6.000,00 di ammenda, in relazione ai reati di cui agli artt. 256, comma 3, d.lgs. 152/2006 (capo A della rubrica), 55, comma 5, lett. c), d.lgs. 81/2008 (capo B della rubrica, ascritto al solo Cosimo Cannone), e 137, commi 1 e 9, d.lgs. 152/2006 (capo C della rubrica), nonché la S.r.l. Cannone Teodoro al pagamento della sanzione pecuniaria di euro 28.600,00, in relazione all'illecito amministrativo di cui all'art. 25 undecies, comma 2, lett. b), nn. 2 et 3, in relazione all'art. 5, comma 1, lett. a), del medesimo d.lgs., e all'art. 256, comma 3, d.lgs. 152/2006 (capo D della rubrica), disponendo anche la confisca dell'area della superficie di 43.000,00	metri quadrati in Comune di Brindisi sottoposta a sequestro giudiziario, in quanto destinata a discarica non autorizzata di rifiuti speciali anche pericolosi.
La Corte d'appello di Lecce, provvedendo con la sentenza del 21 novembre 2016 sulle impugnazioni degli imputati e della S.r.l. Cannone Teodoro, ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di Aldo Cannone in relazione ai reati ascrittigli perché estinti per prescrizione; ha riqualificato il fatto di cui al capo A della rubrica nella fattispecie di cui all'art. 256, comma 3, seconda parte, d.lgs. 152/2006, rideterminando la pena nei confronti di Cosimo Cannone in mesi dieci di arresto ed euro 5.000,00 di ammenda ed eliminando la confisca dell'area in sequestro; ha confermato nel resto la sentenza impugnata.
La Corte territoriale, dando atto dell'accertamento dell'abbandono di molti veicoli e loro componenti nell'area utilizzata dalla S.r.l. Cannone Teodoro per ricoverarvi i veicoli sottoposti a sequestro giudiziario e affidati alla sua custodia, ha ritenuto configurabile il reato di cui all'art. 256, comma 3, seconda parte, d.lgs. 152/2006, per essere tale area stata trasformata in una vera e propria discarica abusiva, per il protratto e ormai definitivo accumulo di rifiuti (non costituiti solamente da veicoli e parti di essi, quali le batterie, costituenti rifiuti pericolosi), che aveva portato il sito a una condizione di evidente degrado, sottolineando la mancata bonifica della maggior parte dei veicoli ivi presenti e la mancata impermeabilizzazione dell'area.
E' stato, inoltre, ritenuto configurabile anche il reato di cui al capo e) della rubrica, per lo scarico di reflui industriali non autorizzato, sottolineando l'inidoneità del sistema di raccolta esistente a captare la totalità delle acque meteoriche e di dilavamento ricadenti sul deposito, stante l'assenza di opere di impermeabilizzazione, la mancanza di pendenze, la insufficienza strutturale dei pozzetti di raccolta delle acque, la assenza di manutenzione.
La responsabilità dell'ente all'epoca amministrato da Cosimo Cannone, la S.r.l. Cannone Teodoro, è stata confermata tenendo conto della responsabilità del suo amministratore per il reato di cui al capo a), sottolineando la presenza nell'area gestita da tale società e trasformata in discarica abusiva di numerosi veicoli da demolire, presi in carico dalla S.r.l. I.T.R.M., facente capo allo stesso nucleo familiare, con la conseguente sussistenza di un interesse della S.r.l. Cannone Teodoro ad agevolare tale società.
2. Avverso tale sentenza l'imputato Cosimo Cannone ha proposto ricorso per cassazione, affidato a sette articolati motivi, qui enunciati nei limiti strettamente necessari ai fini della motivazione.
2.1. Con un primo motivo ha denunciato violazione dell'art. 256, comma 3, seconda parte, d.lgs. 152/2006, e vizio della motivazione, in relazione alla affermazione della sussistenza di una discarica non autorizzata.
2. 7. Mediante un settimo motivo ha eccepito l'intervenuta estinzione dei reati per prescrizione delle ipotesi contravvenzionali.
3. Ha proposto ricorso per cassazione anche la S.r.l. Cannone Teodoro, affidato a quattro motivi.
b) violazione dell'art. 55, comma 5, lett. e), d.lgs. 81/2008, in relazione agli artt. 48, comma 1, e 46, comma 2, del medesimo d.lgs., e vizio della motivazione;
d) violazione dell'art. 256 d.lgs. 152/2006, per l'errata qualificazione dei fatti di cui al capo a).
Ha censurato l'affermazione della Corte d'appello secondo cui la società amministrata da Cosimo Cannone avrebbe avuto un interesse alla realizzazione delle condotte illecite allo stesso ascritte e ne avrebbe tratto un vantaggio, quanto nella condotta dell'amministratore non vi era alcuna tensione finalistica volta al perseguimento di un interesse qualificabile della società, né da tale condotta era derivato alcun apprezzabile vantaggio in termini di risparmio di costi, dal momento che la S.r.l. Cannone Teodoro aveva assolto a tutte le prescrizioni imposte per lo svolgimento della attività di depositeria giudiziaria e dalla disciplina in materia di sicurezza; l'eventuale risparmio di costi era, semmai, attribuibile alla S.r.l. I.T.R.M., per la provvisoria collocazione dei veicoli nell'area della depositeria, che così aveva visto aumentare la propria capacità ricettiva dei veicoli da avviare alla demolizione.
Ha, inoltre, prospettato la mancanza dell'elemento soggettivo della cosiddetta colpa di organizzazione e la mancanza di motivazione sul punto, in quanto in proposito la Corte d'appello si era limitata a confutare la censura svolta con l'atto di gravame riguardo al breve tempo avuto a disposizione dalla società per poter adeguare il proprio deposito, in quanto il d.lgs. 121/2011, che ha incluso reati ambientali tra reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti di cui al d.lgs. 231/2001, era entrato in vigore solamente due mesi prima dell'accertamento dei reati; la Corte territoriale, però, non aveva individuato alcuna specifica colpa di organizzazione dell'ente, con la conseguente insufficienza della motivazione sul punto, posto che tale colpa non consisterebbe nella mancata adozione del modello legale di organizzazione, ma nella violazione di norme, unitamente all'elemento oggettivo delle interesse o vantaggio e del nesso causale.
1. Il ricorso proposto da Cosimo Cannone è inammissibile e quello proposto dalla S.r.l. Cannone Teodoro non è fondato.
2. Per quanto riguarda il ricorso proposto da Cosimo Cannone, i primi tre motivi e il sesto motivo, mediante i quali sono stati contestati la qualificabilità come rifiuti dei veicoli e degli altri oggetti presenti nel deposito della S.r.l. Cannone Teodoro e la configurabilità di una discarica, e anche il mancato accertamento della inefficienza e della inidoneità dell'impianto antincendio, l'inidoneità dell'impianto di raccolta delle acque e la qualificabilità delle acque da dilavamento come reflui industriali, sono inammissibili, essendo volti a censurare accertamenti di fatto compiuti dai giudici di merito in modo coerente con le risultanze acquisite, di cui è stata fornita spiegazione motivata in modo logico e immune da vizi.
2.1. E' necessario preliminarmente rammentare che alla Corte di cassazione è preclusa la possibilità non solo di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi, ma anche di saggiare la tenuta logica della pronuncia portata alla sua cognizione mediante un raffronto tra l'apparato argomentativo che la sorregge ed eventuali altri modelli di ragionamento mutuati dall'esterno (tra le altre, Sez. U., n. 12 del 31/05/2000, Jakani, Rv. 216260; Sez. 2, n. 20806 del 5/05/2011, Tosto, Rv. 250362). Resta, dunque, esclusa, pur dopo la modifica dell'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen. la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze acquisite, da contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa lettura, sia pure anch'essa logica, dei dati processuali o una diversa ricostruzione storica dei fatti o un diverso giudizio di rilevanza o comunque di attendibilità delle fonti di prova (Sez. 3, n. 12226 del 22/01/2015, G.F.S., non massimata; Sez. 3, n. 40350, del 05/06/2014, e.e. in proc. M.M., non massimata; Sez. 3, n. 13976 del 12/02/2014, P.G., non massimata; Sez. 6, n. 25255 del 14/02/2012, Minervini, Rv. 253099; Sez. 2, n. 7380 in data 11/01/2007, Messina ed altro, Rv. 235716).
Inoltre, è opportuno ribadire che il ricorso per cassazione fondato sugli stessi motivi proposti in sede di impugnazione e motivatamente respinti da parte del giudice del gravame deve ritenersi inammissibile, sia per l'insindacabilità delle valutazioni di merito adeguatamente e logicamente motivate, sia per la genericità delle doglianze che, solo apparentemente, denunciano un errore logico o giuridico determinato (in termini v. Sez. 3, n. 44882 del 18/07 /2014, Cariolo e altri, Rv. 260608; Sez. 6, n. 20377 del 11/03/2009, Amone e altro, Rv. 243838; Sez. 5, n. 11933 del 27/01/2005, Giagnorio, Rv. 231708).
2.2. Con il primo motivo il ricorrente, nel censurare l'affermazione dei giudici di merito circa la qualificabilità come rifiuti di parte dei veicoli presenti nell'area nella disponibilità della S.r.l. Cannone Teodoro, destinata anche alla custodia di veicoli in sequestro giudiziario e amministrativo, e la configurabilità di una discarica nella porzione di tale area nella quale sono risultati ammassati veicoli considerati rifiuti, ha, in realtà, pur deducendo violazioni di legge, censurato la ricostruzione dei fatti e la loro valutazione, che risultano compiuti in modo coerente con gli elementi acquisiti e conformemente a consolidati orientamenti interpretativi di legittimità, sicché tali accertamenti non possono essere sindacati sul piano del merito nel giudizio di legittimità.
La Corte d'appello ha, infatti, ritenuto che parte dei veicoli e dei materiali presenti nell'area nella disponibilità della S.r.l. Cannone Teodoro potessero essere considerati rifiuti, in considerazione del loro stato e delle loro condizioni: è stato, in particolare, sottolineato come moltissimi veicoli apparissero in totale stato di abbandono, in quanto smembrati o privi di pezzi o di parti meccaniche o completamente arrugginiti, privi di targhe e spesso accatastati l'uno sull'altro; a terra vi erano diverse macchie di colore scuro e nell'area, oltre ai veicoli, vi erano accatastati confusamente parti di motori e di carrozzeria, pneumatici fuori uso, batterie di piombo, travi in legno, materiale inerte da demolizione, cumuli di materiale ferroso. E' stato, inoltre, evidenziato l'esito dell'esame a campione su 64 veicoli presenti nella depositeria, di cui solo 8 presenti nell'area perché sottoposti a sequestro giudiziario o amministrativo, mentre 45 di essi erano stati avviati a demolizione nei locali della S.r.l. I.T.R.M. (società ritenuta riferibile ai Cannone), che li aveva presi in carico come rifiuti pericolosi ed erano quindi ingiustificatamente stati ricollocati in detta area, mentre di altri 11 veicoli non era stata rinvenuta alcuna traccia documentale; i successivi accertamenti avevano consentito di accertare che 628 veicoli avviati alla demolizione presso la I.T.R.M. si trovavano allocati nell'area nella disponibilità della Cannone Teodoro S.r.l., pur non essendo stati sottoposti a sequestro.
Sulla base di tali elementi la Corte d'appello ha confermato la configurabilità della realizzazione di una discarica di rifiuti pericolosi, in considerazione della qualificabilità come rifiuti di buona parte dei veicoli, dei loro componenti e degli altri oggetti depositati nell'area nella disponibilità della Cannone Teodoro S.r.l. (stante il loro evidente stato di abbandono e l'impossibilità di qualsiasi riutilizzo), e	della evidente abitualità e sistematicità della condotta, escludendo la configurabilità di un mero abbandono di rifiuti, che si risolve nel semplice collocamento	dei rifiuti in un determinato luogo, in assenza di attività prodromiche o successive, essendo la condotta rilevata nel caso in esame strutturata,	ancorché grossolanamente, al fine della definitiva collocazione dei rifiuti in loco (cfr. Sez. 3, n. 18399 del 16/03/2017, Cotto, Rv. 269914; Sez. 3, n. 47501 del 13/11/2013, Caminotto, Rv. 257996).
Le doglianze del ricorrente tendono, attraverso l'affermazione della erroneità della qualificazione come rifiuti di quanto rinvenuto nell'area nella disponibilità della Cannone Teodoro e della configurabilità di una discarica abusiva, a censurare l'accertamento di fatto compiuto dai giudici di merito, sulla base del quale è stata correttamente affermata la sussistenza del reato di cui all'art. 256, comma 3, seconda parte, d.lgs. 152/2006, e risultano, pertanto, inammissibili nel giudizio di legittimità.
La Corte territoriale ha ribadito l'affermazione di responsabilità del ricorrente al riguardo, sottolineando l'accertata mancanza di idonei ed efficienti dispositivi antincendio, in quanto molti di essi sono risultati danneggiati, privi della manichetta destinata al convogliamento dell'acqua o con la manichetta danneggiata, non installata o srotolata nelle vicinanze dei rifiuti, con la conseguente difficoltà di utilizzo dei dispositivi. La Corte d'appello ha dato atto della evidenza di tali condizioni, sulla base di quanto riferito dalla polizia giudiziaria e di quanto emergente dalle fotografie dei luoghi, con la conseguente non necessarietà di indagini tecniche.
A fronte di tale corretto accertamento, essendo stati indicati gli elementi di fatto deponenti in modo univoco per l'inidoneità dell'impianto, il ricorrente propone, peraltro in modo assertivo e privo di autentico confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata, una rivisitazione sul piano del merito, affermandone, in sostanza, l'erroneità, formulando, dunque, una doglianza a un accertamento di fatto compiuto anche a questo proposito coerentemente con gli elementi a disposizione e di cui è stata fornita spiegazione con motivazione idonea, cosicché anche tale doglianza risulta inammissibile.
La Corte d'appello, in accordo con il primo giudice, ha sottolineato come, alla luce di quanto accertato dal consulente tecnico del pubblico ministero, il sistema di raccolta delle acque meteoriche e di dilavamento ricadenti sul deposito fosse inidoneo, a causa della assenza di opere di impermeabilizzazione, della mancanza di pendenze, dell'insufficienza strutturale dei pozzetti, dell'assenza di manutenzione, con la conseguente contaminazione delle acque con gli olii minerali e le altre sostanze inquinanti presenti nell'area prima di essere scaricate nel suolo e nel sottosuolo. Sulla base di tale situazione di fatto, la Corte territoriale, richiamando l'orientamento interpretativo di questa Corte di cui alla sentenza n. 2832 del 2015 di questa stessa Sezione Terza, ha quindi ritenuto configurabile uno scarico nel suolo e nel sottosuolo di reflui industriali non autorizzato.
A fronte di tale corretta e coerente ricostruzione, il ricorrente ne propone nuovamente una alternativa, volta a escludere la configurabilità di scarichi nel suolo e nel sottosuolo, per l'idoneità e l'adeguatezza dei sistemi delle acque meteoriche, e, soprattutto, a escludere che si tratti di scarichi di reflui industriali, richiedendo una non consentita rivisitazione delle risultanze di fatto, adeguatamente considerate dai giudici di merito e dunque non consentita nel giudizio di legittimità, posto che sia il Tribunale sia la Corte d'appello hanno dato atto della inadeguatezza dei sistemi di raccolta delle acque (e per tale accertamento non occorrono necessariamente specifiche conoscenze tecniche o indagini specialistiche), e della qualificabilità come reflui industriali delle acque meteoriche da dilavamento, in conseguenza della loro contaminazione con i rifiuti ammassati nell'area nella disponibilità della S.r.l Cannone Teodoro.
I rilievi sollevati dal ricorrente avverso tale affermazione sono, peraltro, manifestamente infondati, in quanto le acque meteoriche da dilavamento sono costituite dalle sole acque piovane che, cadendo al suolo, non subiscono contaminazioni con sostanze o materiali inquinanti (Sez. 3, n. 2832 del 02/10/2014, Mele, Rv. 263173; conf. Sez. 3, n. 40191 del 11/10/2007, Schembri, Rv. 238056), e non anche quelle contaminate, come nella specie, da sostanze o materiali inquinanti (cioè dai rifiuti pericolosi presenti nell'area nella disponibilità della Cannonte Teodoro, caratterizzata dall'inadeguatezza dell'impianto di smaltimento delle acque meteoriche), che non consentono di qualificare i reflui come acque di dilavamento o di prima pioggia, trattandosi invece di reflui industriali (tali dovendo considerarsi le acque meteoriche a seguito della contaminazione con i rifiuti pericolosi stoccati nel deposito della Cannone Teodoro S.r.l.), di cui è stato realizzato uno scarico nel suolo e nel sottosuolo in mancanza di autorizzazione.
3. Il quarto motivo, mediante il quale è stata lamentata l'insufficienza della motivazione della sentenza impugnata, che avrebbe fatto acritico rinvio a quella della sentenza di primo grado, omettendo di considerare alcuni dei motivi d'appello, è inammissibile, a causa della mancanza della necessaria specificità, sia intrinseca, perché non sono stati indicati i motivi che non sarebbero stati adeguatamente considerati dalla Corte d'appello, né la doglianza risulta altrimenti apprezzabile, non essendo stato allegato al ricorso l'atto d'appello, neppure riportato nel corpo del ricorso in sintesi o per estratto; sia estrinseca, essendo la censura priva di autentico confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata, nella quale le condotte contestate sono state ritenute sussistenti all'esito di un esame adeguato delle risultanze istruttorie e delle doglianze sollevate dall'imputato.
5. Il quinto motivo, mediante il quale è stata censurata la misura della pena ed è stata lamentata la mancanza di motivazione in ordine agli aumenti di pena per la continuazione con i reati di cui ai capi b) et c), essendo stato ritenuto più grave quello di cui al capo a), è inammissibile, sia a cagione della sua genericità, sia per la sua manifesta infondatezza.
6. Il settimo motivo, mediante il quale è stata eccepita la prescrizione dei reati successivamente alla pronuncia della sentenza di secondo grado, è inammissibile, in quanto una tale doglianza non rientra tra i motivi di ricorso di legittimità tassativamente enunciati dall'art. 606 cod. proc. pen., essendo volta solamente a far valere la verificazione della prescrizione intervenuta tra la sentenza di secondo grado e il giudizio di legittimità, in mancanza di qualsiasi critica o confronto con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato, o di censure riguardo all'omesso rilievo di tale prescrizione da parte dei giudici dell'impugnazione, ed è dunque carente della necessaria specificità dei
motivi richiesta dall'art. 581 cod. proc. pen., e, soprattutto, è estranea ai casi di ricorso stabiliti dall'art. 606 cod. proc. pen.
7. Il ricorso proposto da Cosimo Cannone deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.
8. Il ricorso proposto nell'interesse della S.r.l. Cannone Teodoro non è fondato.
8.1. Il primo motivo di ricorso è riproduttivo del primo, del secondo, del terzo e del sesto motivo del ricorso proposto da Cosimo Cannone, ed è quindi inammissibile per le medesime ragioni esposte a proposito di tali motivi.
8.2. Il secondo motivo, mediante il quale è stata censurata la conferma della pronunzia di condanna della Cannone Teodoro S.r.l., in relazione alla quale difetterebbero sia il necessario requisito dell'interesse o vantaggio dell'ente, sia l'elemento soggettivo della cosiddetta colpa di organizzazione in capo al legale rappresentante dell'ente, non è fondato.
L'interesse, nel senso di proiezione finalistica della condotta, da valutarsi ex ante, e il vantaggio conseguito per effetto della condotta illecita, da verificarsi ex post (cfr. Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn, Rv. 261114; conf. Sez. 4, n. 2544 del 17/12/2015, Gastoldi, Rv. 268065; Sez. 4, n. 24697 del 20/04/2016, Mazzotti, Rv. 268066), sono stati correttamente ravvisati dai giudici di merito, sia in considerazione della presenza di rifiuti di genere diverso dalle carcasse di veicoli e di alcuni di questi ultimi non provenienti dalla I.T.R.M., in relazione ai quali, stante l'abitualità e la sistematicità della gestione della discarica, sono stati ravvisati un interesse e un vantaggio per la società ricorrente, derivanti dal risparmio di spesa conseguente al mancato adeguamento dell'impianto alla disciplina di settore e al mancato avvio allo smaltimento dei rifiuti; sia in considerazione della partecipazione della Cannone Teodoro e della I.T.R.M. al medesimo gruppo.
Secondo quanto si desume dalla sentenza di primo grado, alla quale quella di secondo grado ha fatto espressamente rinvio e alla cui struttura giustificativa, dunque, si fonde, per formare un unico corpo argomentativo, sia la Cannone Teodoro sia la I.T.R.M. (che ha depositato nel sito gestito dalla prima veicoli che aveva preso in carico per destinarli allo smaltimento) facevano parte del medesimo gruppo di imprese, facente capo alla famiglia Cannone, cosicché la disponibilità da parte della I.T.R.M. del sito della Cannone Teodoro (utilizzato per abbandonarvi i veicoli presi in carico anziché destinarli allo smaltimento), riducendo i costi d'impresa, ha determinato un beneficio anche per il gruppo nel suo complesso, dunque anche per la Cannone Teodoro.
Ne consegue che il vantaggio non è stato conseguito esclusivamente da un terzo, del tutto estraneo alla Cannone Teodoro, bensì dalla controllante o capogruppo o, comunque, dalla medesima compagine di soci, non essendo stata contestata la coincidenza tra le compagini delle sue società, per cui correttamente è stato escluso che il vantaggio sia stato solamente di terzi, cioè di persone del tutto estranee alla compagine sociale, e che quindi possa operare la clausola di salvaguarda di cui al secondo comma dell'art 5 d.lgs. 231/2001: una tale coincidenza è, infatti, sufficiente per escludere l'operatività della suddetta clausola di salvaguardia, che non fa riferimento alle società controllate (di cui all'art. 2359 cod. civ.) o al fenomeno della direzione e coordinamento di società (di cui agli artt. 2497 e 2497 septies cod. civ.) o ai gruppi di imprese, ma richiede solamente che la condotta non sia stata tenuta nell'interesse esclusivo dell'amministratore o di terzi, come tali dovendosi intendere, proprio alla luce della genericità dell'espressione volutamente utilizzata dal legislatore, soggetti del tutto estranei alla compagine sociale e che abbiano ricevuto tutti i benefici dalle condotte illecite; una tale circostanza è stata, nel caso in esame, esclusa, non essendo stato della sola I.T.R.M. il vantaggio derivante dal reato, ma anche del gruppo o, comunque, della medesima compagine di soci, con la conseguente corretta affermazione della configurabilità di un vantaggio per la società ricorrente, anche in relazione alla tolleranza del deposito dei veicoli presi in carico per lo smaltimento dalla I.T.R.M., e invece abbandonati nella discarica non autorizzata gestita dalla Cannone Teodoro.
L'entità dei fatti, di non modesta entità, tenendo conto dell'estensione dell'area interessata dalle condotte illecite, della quantità di rifiuti presenti e del pericolo di inquinamento che ne è conseguito, descritti nella parte della motivazione relativa alla conferma della responsabilità di Cosimo Cannone in ordine ai reati allo stesso contestati, costituisce riferimento idoneo per giustificare l'entità della sanzione, non specificamente censurato, se non richiedendo una non consentita valutazione di merito, da parte della società ricorrente.
8.4. Il quarto motivo, mediante il quale è stata denunciata violazione degli artt. 546, comma 1, lett. d), 597 e 605 cod. proc. pen. e vizio della motivazione, per l'insufficienza del richiamo alla decisione di primo grado per dare conto delle ragioni del rigetto dell'impugnazione della S.r.l. Cannone Teodoro, è inammissibile, per mancanza di specificità, per le stesse ragioni esposte a proposito del quarto motivo del ricorso proposto da Cosimo Cannone, al quale è sovrapponibile.
9. In conclusione il ricorso proposto dalla S.r.l. Cannone Teodoro deve essere rigettato, a cagione della inammissibilità del primo, del terzo e del quarto motivo e della infondatezza del secondo motivo.
Dichiara inammissibile il ricorso di Cannone Cosimo che condanna al pagamento delle spese del procedimento e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Rigetta il ricorso proposto di S.r.l. CANNONE TEODORO con condanna alle spese del procedimento.
Totale Visitatori: 78605551
Visitatori Unici: 24532072
Il tuo IP: 188.14.13.177

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza