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Timestamp: 2019-11-15 18:04:13+00:00

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D.I.A. (OGGI S.C.I.A.) E TUTELA DEL TERZO
Sulle forme di tutela sperimentabili dal terzo controinteressato allo svolgimento di un’attività avviata tramite dichiarazione privata
T.A.R. Umbria, Perugia, 22 dicembre 2011, n. 400
D.i.a e tutela del terzo – Mancata impugnazione nel termine del provvedimento tacito di diniego – Formatosi in conseguenza del mancato esercizio dei poteri interdittivi – Determina il consolidamento degli effetti della dichiarazione privata.
D.i.a. e tutela del terzo – Diffida ad esercitare i poteri di autotutela – Non seguita dall’effettivo esercizio degli stessi – Impugnabilità del silenzio ex art. 31 c.p.a. – Ammissibilità della condanna all’esercizio dei poteri interdittivi – Va esclusa – Ragioni.
1. Il decorso di oltre dieci anni dalla presentazione della denuncia di inizio attività e dalla realizzazione dell’opera è tale da sottrarre a ragionevolezza la proposizione di qualsivoglia azione diretta all’annullamento del provvedimento tacito di diniego formatosi per effetto dell’interzia mantenuta dal Comune sull’attività edilizia iniziata o proseguita nel tempo da parte del dichiarante.
2. Allorché l’amministrazione non abbia emesso alcuna determinazione sulla diffida e messa in mora presentata dal controinteressato al fine di stimolare l’esercizio dei poteri interdittivi, il ricorso da questi presentato ben può qualificarsi come azione avverso il silenzio ai sensi dell’art. 31 c.p.a.: in questa sede peraltro il giudice non può pronunciare l’ordine di inibire l’attività, ma solo accertare la sussistenza del relativo obbligo, in quanto l’esercizio dei poteri di autotutela involge margini di discrezionalità tali da precludere, conformemente a quanto stabilito dall’art. 31, comma 3, c.p.a., una statuizione circa la fondatezza della pretesa sostanziale.
1. Nella qualità di proprietari di immobili limitrofi alla pista di moto cross realizzata dall'Associazione Scorpioni nel Comune di S. Venanzo - censita al foglio n. 17, particelle n. 2, 3, 4, 5, 22, 24, 79 e 141 - e di Associazione costituita dai residenti nell'area limitrofa alla pista di moto cross, per la salvaguardia degli habitat naturali nei Comuni di S. Venanzo e Marsciano, i ricorrenti impugnano i provvedimenti che seguono:
1.1. l’attestazione di agibilità rilasciata dal Comune di S. Venanzo, in data 5 gennaio 2011 relativa alla pista di motocross sui terreni siti in San Venanzo, loc. Ciciano;
1.1.1. la denuncia di inizio attività del 15 aprile 1995, prot. n. 1952 per la realizzazione di un piccolo impianto sportivo costituito da una pista di motocross per attività agonistica;
1.1.2. la concessione edilizia n. 49/97, in data 29 aprile 1997, per la realizzazione di servizi igienici per l’impianto sportivo pista di motocross;
1.1.3. la denuncia di inizio attività prot. n. 3178/04 avente ad oggetto il ricarico materiale lapideo di area destinata a parcheggio e transito e la realizzazione di un impianto d’illuminazione;
1.1.4. la denuncia di inizio attività prot. n. 4878 dell'8 settembre 2006 (in sanatoria) avente ad oggetto lo spostamento di un salto in terra battuta e la realizzazione di un chiosco in legno temporaneo.
1.2. I ricorrenti chiedono l'accertamento dell’assenza dei presupposti di assentibilità della D.I.A. del 15 aprile 1995, prot. n. 1952 e la declaratoria di illegittimità della concessione edilizia prot. n. 49/97 del 29 aprile 1997, costituenti entrambe il presupposto per il rilascio del provvedimento di agibilità.
1.2.1. I ricorrenti chiedono conseguentemente la condanna del Comune all'adozione delle misure repressive e sanzionatorie ex art. 27 D.P.R. 380/01 per l'inefficacia della D.I.A. del 15 aprile 1995, prot. n. 1952 e della concessione edilizia n. 49/97 e per assenza dei requisiti previsti dalla legge per la realizzazione della pista di moto cross.
2. Va preliminarmente disattesa l’eccezione di difetto di legittimazione dei ricorrenti quantomeno per ciò che attiene alla posizione dei sigg.ri Maria Adalgisa Fagioli, Claudia Renzetti Pagnotta, Nucci Giuseppe e Massimo Corneli che hanno fornito prova in atti della loro condizione di proprietari di abitazioni situate in prossimità dell’impianto sportivo la cui realizzazione è contestata nel ricorso (docc. sub 4, deposito il 26 aprile 2011).
2.1. La titolarità del bene concreta lo stabile collegamento con la zona interessata e il pregiudizio all’interesse sia di carattere urbanistico ed edilizio sia di natura ambientale e paesaggistico (ex plurimis: T.A.R. Sicilia Catania, sez. I, 9 ottobre 2007, n. 1629) necessario per configurare la posizione differenziata richiesta per adire il giudice (T.A.R. Molise Campobasso, 5 settembre 2006, n. 723), indipendentemente dall’effettiva concreta frequentazione degli immobili, eccepita dal Comune di San Venanzo nella comparsa di costituzione.
2.2. Va parimenti respinta l’eccezione di difetto di legittimazione a ricorrere dell’associazione denominata “Sviluppo e Tutela Ambientale di Civitella dei Conti” in ragione della finalità contenuta nell’atto costitutivo per notaio Domenici in Marsciano rep. N. 1.864 - racc. n. 1.256 in data 1° febbraio 2010 della “salvaguardia e la tutela dell’integrità e della qualità degli habitat naturali presenti all’interno delle aree dei comuni di San Venanzo e Marsciano e il risanamento di quelli compromessi”.
2.3. L’associazione ha in tal modo comprovato lo stabile e fisico collegamento con l'area interessata dall’impianto sportivo (Cons. St., sez. V, 13 luglio 2000, n. 3904)
3. Il Collegio ritiene necessario, in via preliminare di precisare l’oggetto della domanda come risultante dall’atto introduttivo.
3.1. Sotto un primo profilo la domanda riveste contenuto annullatorio: nei punti sub 2 e 3 dell’atto introduttivo, si afferma l’illegittimità del certificato di agibilità dell’impianto prot.n. 074 del 5 gennaio 2011 (all. 1, deposito 26 aprile 2011) perché viziato d’illegittimità derivata dalla denuncia d’inizio attività presentata al Comune il 15 aprile 1995 (all. 1, deposito 16 maggio 2011) ai sensi dell’art. 8 del decreto legge n. 88 del 27 marzo 1995 e dalla concessione edilizia rilasciata il 29 aprile 1997 (all. 11 deposito 16 maggio 2011) e perché affetto da vizi propri (assenza del certificato di prevenzione incendi).
3.2. Sotto un secondo profilo la domanda ha contenuto di condanna del Comune di San Venanzo all’adozione dei provvedimenti repressivi e ripristinatori dello status quo ante, ai sensi dell’art. 27, DPR n. 380/2001, previo accertamento della non assentibilità della D.I.A. prot. n. 1952 del 15 aprile 1995, e dell’illegittimità della concessione edilizia n. 49/97 (relativa alla realizzazione di servizi igienici per l’impianto sportivo pista di motocross) per difformità dagli strumenti urbanistici.
4. La denuncia d’inizio attività del 15 aprile 1995 riguarda la realizzazione di un piccolo impianto sportivo - pista di motocross per attività agonistica - ed è stata presentata dall’associazione sportiva al Comune ai sensi del decreto legge n. 88/95, il cui art. 8, co. 7, lett. g) subordinava le aree destinate ad attività sportive senza creazione di volumetrie a denuncia di inizio dell'attività “ai sensi e per gli effetti dell'art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dall'art. 2, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 … ferma restando la necessità delle autorizzazioni previste dalle leggi 1° giugno 1939, n. 1089; 29 giugno 1939, n. 1497; 8 agosto 1985, n. 431 e 6 dicembre 1991, n. 394”.
4.1. Alla D.I.A. siccome allora rilasciata (e convalidata ex art. 2, co. 61, l. n. 662/1996 di sanatoria degli atti e provvedimenti adottati sulla base del decreto legge n. 88/95, non convertito), devono essere applicati i precetti dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 15 del 29 luglio 2011, che ha attribuito alla scadenza del termine previsto dall’art. 19, co. 3, l. n. 241/1990 l’efficacia costitutiva del diniego tacito di adozione del provvedimento inibitorio che l’amministrazione adotta nell’esercizio della doverosa potestà di verifica dei requisiti per l’esercizio dell’attività denunciata, salva la residua potestà di autotutela.
5. Consegue la tardività delle censure rivolte nei confronti del diniego tacito di provvedimento inibitorio dell’attività (realizzazione di un piccolo impianto sportivo costituito da una pista di motocross per attività agonistica) oggetto della denuncia d’inizio attività del 15 aprile 1995, prot. n. 1952, la cui efficacia è divenuta inoppugnabile non essendo stato proposto ricorso comunque entro un termine che possa essere qualificato ragionevole.
5.1. Fra la presentazione della denunzia d’inizio attività da parte dell’Associazione Scorpioni, in data 15 aprile 1995, la proposizione della diffida e messa in mora per l’annullamento della D.I.A. in data 11 marzo 2011 e la notificazione del presente ricorso in data 13 aprile 2011, ad opera degli odierni interessati, sono infatti decorsi circa sedici anni.
5.2. Anche se nell’originario art. 19, l. n. 241/1990, richiamato dal decreto legge n. 88 del 1995, in esito al quale è stata proposta le denuncia d’inizio attività in esame, non era previsto un termine per impugnare l’inerzia dell’amministrazione sul divieto di prosecuzione dell'attività e sulla rimozione dei suoi effetti (termine stabilito nei sessanta giorni dalla denuncia con la formulazione dell’art. 19 introdotta dall’art.1, co. 10, l. n. 537/1993), non appare né logico né ragionevole affermare che durante un periodo di tempo talmente ampio non si fosse concretata in capo agli interessati la conoscenza della realizzazione dell’opera, onde procedere alla verifica del titolo di legittimazione alla sua realizzazione e adire il giudice per l’accertamento della mancanza dei requisiti richiesti per la sua formazione.
5.3. Ai fini della decorrenza del termine per ricorrere di cui all’art. 41, co. 2, cod. proc. amm., l'effettiva piena conoscenza del provvedimento abilitativo (formatosi per silentium) o dell'attività (privata) - a seconda della qualificazione che si intenda conferire alla D.I.A. - si determina quando l’opera realizzata riveli in modo certo ed univoco le sue caratteristiche essenziali e l'eventuale non conformità della stessa alla disciplina urbanistica (da ult. T.A.R. Campania Napoli, sez. VI, 10 gennaio 2011, n. 35).
5.4. Per ciò che attiene alle caratteristiche dell’opera onde contestarne la difformità dei presupposti a quelli previsti dalla legge o dalla strumentazione urbanistica, l’indagine ha carattere meramente fattuale perché connessa alle possibilità del terzo pregiudicato di acquisire la piena conoscenza della struttura e dei tratti essenziali: per una pista di motocross, realizzata completamente all’aperto e senza infrastrutture circostanti, come risulta dalla documentazione fotografica e dalle planimetrie allegate (doc. 6 deposito 16 maggio 2011) la percezione dei suoi elementi distintivi è contestuale alla sua esecuzione per l’evidenza della modificazione dell’ambiente circostante sotto l’aspetto della visuale e dell’acustica.
5.5. Non rileva perciò ai fini della tempestività dell’impugnazione, che della D.I.A. e dei successivi provvedimenti rilasciati dal Comune all’associazione Scorpioni sia stata appresa l’esistenza solo in data 18 febbraio 2011, a seguito dell’istanza di accesso presentata dagli interessati.
5.6. Il decorso di oltre dieci anni dalla presentazione della denuncia d’inizio attività e dalla realizzazione dell’opera (utilizzata per lo svolgimento di una gara appena in data 29 aprile 1995, a dire degli stessi ricorrenti) alla proposizione delle domande di accesso (del 23 gennaio e del 4 febbraio 2011) e del ricorso (del 13 aprile 2011), è tale da sottrarre a ragionevolezza la proposizione di qualsivoglia azione diretta all’annullamento del titolo edilizio formatosi per effetto dell’inerzia mantenuta dal Comune di San Venanzo sull’attività edilizia iniziata o proseguita nel tempo da parte dell’Associazione Scorpioni, anche in considerazione del termine, anch’esso decennale, stabilito dall'art. 39, DPR n. 380 del 2001 per l’esercizio del potere regionale di annullamento del permesso di costruire (Cons. St., sez. IV, 3 agosto 2010 n. 5170).
5.7. Dal consolidarsi degli effetti della denuncia d’inizio attività prot. n. 1952 del 15 aprile 1995 per l’inoppugnabilità del diniego tacito di adozione del provvedimento inibitorio formatosi al decorso del termine di legge, deriva l’inammissibilità del ricorso in esame nella parte in cui denuncia d’illegittimità derivata il certificato di agibilità in data 5 gennaio 2011.
5.8. Deriva, inoltre, l’inammissibilità del ricorso nella parte in cui impugna d’illegittimità derivata e senza la proposizione di autonome censure la concessione edilizia n. 49/97 (relativa alla realizzazione di servizi igienici per l’impianto sportivo pista di motocross) nonché le denunce di inizio attività prot. n. 3178/04 (relativa al ricarico materiale lapideo di area destinata a parcheggio e transito e alla realizzazione di un impianto d’illuminazione; e prot. n. 4878/06 (in sanatoria relativa allo spostamento di un salto in terra battuta e alla realizzazione di un chiosco in legno temporaneo).
6. Diverse conclusioni devono essere raggiunte con riferimento alla condanna dell’amministrazione comunale ad adottare i provvedimenti repressivi e ripristinatori dello status quo ante, ai sensi dell’art. 27, DPR n. 380/2001, previo accertamento della non assentibilità della D.I.A. prot. n. 1952 del 15 aprile 1995 (e della concessione edilizia n. 49/97 per i servizi igienici dell’impianto).
6.1. Con atto di diffida e messa in mora in data 11 marzo 2011 (doc. 10 deposito 26 aprile 2011), i ricorrenti hanno richiesto ai competenti organi comunali di “procedere in via di autotutela ad annullare e/o revocare, ai sensi e per gli effetti degli articoli 21-quinquies e 21-nonies, L. 241/1990, il certificato di agibilità prot. n. 74/11 rilasciato all’”Associazione Enrico Scorpioni” nonché gli atti autorizzativi presupposti (DIA 1952/1995 e C.E. n. 49/97) …”. Nell’istanza sono altresì intimati il Comune e la Regione “ad adottare nei confronti dell’Associazione Scorpioni i poteri repressivi stabiliti dall’art. 39 co. 5-bis e 40, D.lgs. n. 267/00” (recte: DPR n. 380/2011).
6.2. Ancorché espressamente estesa alla DIA edilizia dall'art. 49, co. 4-bis, del D.L. n. 78/2010, la potestà dell'amministrazione di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies, deve ritenersi espressione di un precetto generale dell’ordinamento che non ne assoggetta l’esercizio a precisi vincoli temporali, purché la potestà stessa si manifesti conforme a criteri di ragionevolezza, di certezza dei rapporti giuridici e di salvaguardia del legittimo affidamento del privato (Cons. St., sez. IV, 12 marzo 2009, n. 1474; T.A.R. Emilia Romagna Parma, sez. I, 22 settembre 2009, n. 676).
6.3. Non avendo il comune di San Venanzo emesso alcuna determinazione sulla diffida e messa in mora dell’11 marzo 2011, il presente ricorso ben può configurarsi come azione avverso il silenzio ai sensi dell’art. 31 cod. proc. amm., anche in ragione della domanda di “ordinare al Comune l’adozione degli opportuni e improcrastinabili provvedimenti repressivi e ripristinatori nei confronti dell’Associazione Scorpioni” (cfr, pag. 27 del ricorso introduttivo).
6.4. Deve essere respinta l’eccezione d’inammissibilità, formulata al proposito dall’Associazione “Enrico Scorpioni” a pag. 9 dell’atto di costituzione in giudizio, sull’assunto che il meccanismo del silenzio rifiuto sia configurabile solo di fronte ad un vero e proprio obbligo di provvedere e non nel caso in cui l’amministrazione abbia già regolato la situazione con una denuncia d’inizio attività.
6.5. Conformemente a quanto statuito dalla citata sentenza n. 15 del 29 luglio 2011, dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, al terzo pregiudicato dall’attività proseguita o iniziata illegittimamente, è attribuita, congiuntamente o separatamente da quella di annullamento dell’atto tacito di diniego, l’azione di adempimento dell’obbligo dell’amministrazione di adottare i provvedimenti interdittivi o restrittivi, da esercitare comunque nel termine di un anno stabilito dall’art. 31 co. 2, cod. proc. amm. per l’azione avverso il silenzio.
6.6. Relativamente a quest’ultima, la possibilità di chiedere l'accertamento della fondatezza della pretesa è prevista dall’art. 31 co. 3, cod. proc. amm. solo di fronte ad attività vincolata, o in assenza di ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non quando siano necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall'Amministrazione (Cons. St., sez. VI, 16 febbraio 2011, n. 996).
6.7. Nell’esercizio dell’autotutela ex art. 21-nonies, l. n. 241/1990 è, invece, evidente l’ampio margine di discrezionalità sia per quanto attiene l’individuazione dell’interesse pubblico e l’esame degli interessi dei destinatari e dei controinteressati sia per quanto concerne la ragionevolezza del termine entro il quale può intervenire d’ufficio l’annullamento dell’atto, sempreché illegittimo secondo una valutazione dell’attualità dell’interesse, da effettuare cioè alla stregua della disciplina legislativa ed urbanistica vigente.
6.8. Per questo limitato aspetto, il ricorso deve essere accolto e deve essere dichiarato l'obbligo del Comune di san Venanzo di provvedere sull’istanza di autotutela in data 11 marzo 2011, ancorché nei modi in precedenza precisati.
La pronuncia in rassegna costituisce una delle prime applicazioni – peraltro non del tutto fedele – dei principi di diritto espressi dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nella nota decisione n. 15 del 2011.
Il caso portato all’attenzione del Giudice è paradigmatico: Tizio ha intrapreso, nel 1995, una determinata attività edificatoria (nella specie ha realizzato un piccolo impianto sportivo costituito da una pista di motocross per attività agonistica); Caio e Sempronio, controinteressati all’intrapresa dell’attività in questione perché proprietari di immobili limitrofi all’area in questione, intendono rivolgersi al giudice amministrativo (che in materia è giudice esclusivo) per ottenere tutela. Che tipo di azione devono proporre?.
Il tema controverso, sinteticamente esemplificato dalla vicenda controversa che ha portato alla decisione in epigrafe – che, giova precisarlo a titolo incidentale, appare più ricca, avendo i proprietari dello stabilimento richiesto (ed ottenuto) una concessione edilizia per la realizzazione dei servizi igienici per l’impianto sportivo in questione e presentato successivamente alla prima delle ulteriori denunce di inizio attività per la realizzazione di interventi strumentali alla piena efficienza del predetto impianto (realizzazione di parcheggi ed impianti di illuminazione, nonché di un chiosco in legno removibile) – è quello della individuazione degli strumenti di tutela fruibili dai terzi controinteressati ad un’attività intrapresa tramite d.i.a., operazione che presuppone il chiarimento della natura giuridica della dichiarazione (un tempo denuncia ed oggi segnalazione certificata) di inizio attività.
Sul punto, complice anche la mutevolezza (spesso disorganica) del dato normativo, sia a livello generale che a livello settoriale, si sono profilati diversi orientamenti interpretativi:
per una prima impostazione, oggi da ritenersi del tutto superata ma assai seguita in passato dalla giurisprudenza, la fattispecie disciplinata (anzitutto) dall’art. 19 della l. 241 del 1990 è di carattere provvedimentale: più specificamente, la presentazione della dichiarazione/denuncia, accompagnata dal mancato esercizio dei poteri interdittivi attribuiti alla p.a., determina la formazione di un provvedimento tacito di assenso, che il terzo può impugnare – analogamente a quanto potrebbe fare con un provvedimento assentivo espresso – nel termine di decadenza previsto dalla legge [vedi tra le tante T.A.R. Veneto, Sez. II, 20 giugno 2003, n. 2405]. Il filone (soprattutto) pretorio in esame si è in particolare irrobustito all’indomani delle modifiche all’art. 19 introdotte nel 2005 [T.A.R. Piemonte, Sez. II, 19 aprile 2006, n. 1885; T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. I, 9 gennaio 2008, n. 74; T.A.R. Emilia Romagna, Bologna, Sez. I, 2 ottobre 2007, n. 2253], per effetto delle quali:
si era previsto che l’attività non potesse essere avviata immediatamente, occorrendo attendere il decorso di un primo termine di trenta giorni, prima di poter inoltrare una comunicazione di avvio dell’attività medesima, dopodiché l’amministrazione disponeva dell’ulteriore termine di trenta giorni per procedere all’inibitoria;
oltre questo secondo termine la pubblica amministrazione conserva il potere di adottare “determinazioni” ai sensi degli artt. 21-quinquies e 21-nonies.
La necessità di attendere un primo lasso di tempo dalla presentazione delle denuncia, accompagnata dalla previsione di poteri di riesame – aventi ad oggetto pregressi provvedimenti, anche taciti, di cui si suppone pertanto l’esistenza – denoterebbero quindi la chiara presa di posizione del legislatore in merito alla natura provvedimentale della d.i.a. [in questi termini, vedi Cons. St., Sez. IV, 25 novembre 2008, m. 5811];
secondo altra impostazione, la d.i.a. è atto soggettivamente ed oggettivamente privato e relativa fattispecie è pertanto distinta da quella disciplinata dall’art. 20 della l. 241 del 1990: la tutela del terzo non si può svolgere quindi nelle forme del giudizio di impugnazione perché non vi è nessun provvedimento, ancorché tacito, da impugnare; deve piuttosto attuarsi nella forma dell’impugnazione del silenzio-inadempimento che l’amministrazione abbia (eventualmente) serbato in relazione alla diffida presentata dal cittadino e volta a stimolare l’esercizio del potere inibitorio [di recente cfr. T.A.R. Campania, Salerno, Sez. II, 24 settembre 2009, n. 5451]. La giurisprudenza, in una prima e lunga fase, precisa però che la pronuncia che il giudice rende su tale ricorso è volta esclusivamente a dichiarare l’obbligo di provvedere senza alcuna statuizione in relazione al contenuto del provvedimento da adottare né tanto meno di condanna all’adozione di tale provvedimento [ma vedi in senso contrario e pionieristico T.A.R. Lombardia, Brescia, 1° giugno 2001, n. 397, resa prima che le riforme del 2005 riconoscessero al giudice del silenzio il potere di pronunciarsi sulla fondatezza dell’istanza]. Ad ogni modo, se questa ricostruzione riavvicina l’istituto alle intenzioni dei redattori dell’art. 19 – come si legge nel Parere dell’Adunanza Generale del Consiglio di Stato (17 febbraio 1987, n. 7) la funzione dell’istituto è quella di liberalizzare certe attività private –, la spiegazione del riferimento all’autotutela (in assenza di un provvedimento da annullare o revocare) appare a molti come “la quadratura del cerchio” [PARISIO, Il silenzio della pubblica amministrazione tra prospettive attizie e fattuali, alla luce delle novità introdotte dalla legge 11 febbraio 2005, n. 15 e dalla l. 14 maggio 2005, n. 80, in Foro amm. T.A.R., 2006, 2798, spec. 2811]. Sono state proposte, allora, delle letture svalutative del suddetto riferimento:
per una parte della dottrina i poteri di autotutela previsti dall’art. 19 hanno ad oggetto le uniche determinazioni provvedimentali riscontrabili nella fattispecie, ossia i provvedimenti inibitori [LIGUORI, Note su diritto privato, atti non autoritativi, e nuova denuncia di inizio attività, in www.giustamm.it; dello stesso A. è essenziale il riferimento a Attività liberalizzate e compiti della pubblica amministrazione, Napoli, 1999];
per altra parte della dottrina [GAFFURI, I ripensamenti giurisprudenziali in merito alla questione relativa alla natura della denuncia di inizio attività, in Dir. Proc. Amm., 2008, 244] e per la più recente giurisprudenza [Cons. St., Sez. VI, 9 febbraio 2009, n. 717], il riferimento all’autotutela non va enfatizzato, perché diretto soltanto ad indicare i criteri sostanziali e procedimentali alla luce dei quali esercitare i poteri inibitori dopo la scadenza del termine previsto all’uopo dalla legge. Osserva anzi il Consiglio di Stato (nella pronuncia da ultimo citata) che “quel riferimento potrebbe addirittura essere invocato contro la tesi del titolo abilitativo tacito: perché se la d.i.a. fosse veramente un provvedimento non vi sarebbe nemmeno bisogno di prevedere un potere di annullamento d’ufficio o di revoca essendo a tal fine sufficienti le norme generali di cui agli artt. 21-quinquies e 21-nonies”;

References: art. 31
 art. 27
 art. 8
 art. 2
 art. 19
 sentenza 
 art. 21