Source: http://www.scuola7.it/2017/61/
Timestamp: 2018-12-13 00:56:19+00:00

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Scuola7 - n. 61
Scuola7 9 ottobre 2017, n. 61
9 ottobre 2017, n. 61
Una scuola sicura? (B. Sozzi)
Responsabilità all'uscita da scuola (C. Olivieri)
La formazione per i neoassunti tra conferme e novità (L. Zauli)
PTOF... avanti Piano... (C. Brescianini)
Perché mi ribello alla “non cittadinanza” di alcuni miei alunni (F. Lorenzoni)
Valutazione dirigenti scolastici con Portfolio non compilato
Questionario di monitoraggio valutazione dirigenti scolastici
Parliamo diScuole sicure?
Una scuola sicura?
XV Rapporto di Cittadinanzattiva
Check up all’edilizia scolastica
Presentato a Roma il 28 settembre 2017, il XV Rapporto di Cittadinanzattiva fa il punto su sicurezza, qualità ed accessibilità delle scuole italiane, che nell’anno scolastico 2017-2018 risultano dislocate in 42.408 edifici frequentati da 7.816.408 studenti in 370.597 classi. Primo destinatario del Rapporto è anzitutto il popolo italiano, chiamato ad esigere con maggior forza l’adeguamento di strutture ed impianti in linea con la necessaria prevenzione dei pericoli. Questo mio convincimento nasce dall’assunto che la civiltà di un popolo si vede dalla cura posta alla formazione delle future generazioni.
Un’indagine sempre più mirata
Quest’anno Cittadinanzattiva ha condotto un’indagine su 75 edifici scolastici di 10 Regioni: Valle d’Aosta, (6), Piemonte (1), Veneto (2), Lazio (2), Abruzzo (8), Campania (23), Basilicata (4), Calabria (11), Sicilia (11), Sardegna (7), tramite la lettura di informazioni e fonti ufficiali.
I dati sono a dir poco deludenti: una scuola su quattro (23%) presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato, e solo il 3% è in ottimo stato. L’87% dei RSPP (Responsabile del Servizio di Protezione e Prevenzione) o dei Dirigenti ha chiesto interventi manutentivi all’ente proprietario, ma ben in un caso su cinque non è stato effettuato alcun intervento. Nel 14% dei casi è stato effettuato con molto ritardo, nel 43% con qualche ritardo e solo nel 22% tempestivamente. Una scuola su quattro ha chiesto interventi di tipo strutturale, che nel 74% dei casi non sono stati effettuati dall’Ente locale.
La tabella fotografa la preoccupante situazione: aule in cattive condizioni, palestre assenti in più di una scuola su quattro; un terzo dei cortili usati come parcheggio e quasi un quarto invaso da rifiuti o ingombri; un bagno su due senza carta igienica.
(mancano nel 28%
delle scuole monitorate)
Segni di fatiscenza (muffe e infiltrazioni)
Finestre senza tapparelle o persiane
Un capitolo a sé riguarda il rischio sismico: il 54% degli edifici scolastici italiani si trova in zone a rischio sismico (circa 19.000 insistono nelle zone a rischio più elevato) e solo l’8% è stato progettato secondo normativa antisismica.
Riguardo alla sicurezza interna l’attenzione va posta al pericolo crolli (di solai, controsoffitti, tetti e cornicioni; distacco di intonaci e corpi illuminanti): “Solo nello scorso anno scolastico abbiamo avuto notizia tramite la stampa locale di 44 episodi di crolli, con 6 feriti tra gli studenti ed il personale, oltre che danni alle cose e alle strutture. In alcuni casi eventi annunciati e prevedibili, in altri totalmente inaspettati, in altri ancora non prevedibili. Sommando quelli degli anni precedenti, arriviamo a 156 episodi di crolli negli ultimi quattro anni scolastici, con 24 feriti”. Le uscite di emergenza sono segnalate correttamente nel 90% degli edifici, anche se nell’8% sono state trovate chiuse o ingombre di materiali.
Ben il 28% delle scuole ha subìto atti di vandalismo, per lo più ad opera di soggetti esterni, e il 19% ha registrato episodi di bullismo. Il dato sembra in aumento rispetto agli anni precedenti, e bisogna tener conto che ad essere censiti sono gli episodi noti al Responsabile Prevenzione e Protezione o al Dirigente, e che probabilmente non si dà conto di altri casi di minore gravità.
L’indagine basata sull’accesso civico
“A partire da febbraio 2017 è stato avviato da Cittadinanzattiva un monitoraggio finalizzato ad ottenere, tramite l’istanza di accesso civico, dati ed informazioni utili nell’ambito dell’edilizia scolastica. Le richieste sono state rivolte ai Sindaci di circa un terzo dei Comuni e a quasi tutti i Presidenti di Provincia. Comuni e Province sono i detentori dei dati relativi alla sicurezza degli edifici scolastici, in quanto enti proprietari degli stessi. La scelta è stata motivata dal fatto che gran parte dei dati relativi all’edilizia scolastica non sono ancora stati riversati nell’Anagrafe dell’Edilizia scolastica o non sono aggiornati. Alcune voci, poi, pur non ancora presenti nell’Anagrafe, lo dovrebbero essere quando la Nuova Anagrafe verrà alla luce”.
Su 2821 PEC inviate da Cittadinanzattiva a Comuni, Città Metropolitane e Province di 18 Regioni, hanno risposto 527 amministrazioni, pari dunque al 19%. Questo ha permesso di censire 4401 edifici scolastici e di verificare la scarsa trasparenza delle pubbliche amministrazioni; il Rapporto elenca sinteticamente alcune tipologie di risposte negative ricevute a seguito dell’indagine.
Leggo dal Rapporto: “Le risposte delle pubbliche amministrazioni, nella maggioranza dei casi, denotano una grande difformità nell’attuazione della legge e una scarsa conoscenza delle linee guida dell’Anac” (Autorità nazionale anticorruzione). Le risposte sono “spesso del tutto inappropriate o prive di fondamento normativo, ci troviamo anche di fronte ad una difforme interpretazione ed applicazione della normativa, anche da parte di amministrazioni comunali di una stessa Provincia o Regione. Emblematica, tra tutte quelle ricevute, può essere considerata la risposta di uno dei tanti Comuni interpellati: L’Amministrazione ritiene di non fornire alcuna informazione”.
“Fra le Regioni, le più virtuose nel rispondere sono state: l’Emilia Romagna (94% di risposte pervenute), seguita a larga distanza da Sicilia (44%), Marche (36%), Umbria (34%), Liguria (33%), Lombardia e Veneto (31%). Fanalino di coda la Basilicata con il 3% di risposte, la Calabria (6%), la Campania (9%) e il Piemonte (18%)”.
Ho letto con interesse il XV Rapporto anche per le proposte largamente condivisibili, ad iniziare dalla richiesta del Regolamento attuativo del d.lgs. 81/2008, che tenga conto delle specificità dell’ambito scuola. Trattasi, a mio avviso, dell’incomprensibile omissione, da parte del Miur, del preciso dovere d’ufficio previsto dal Testo unico sulla sicurezza in ambito lavorativo (art. 3). A nulla sono valse le numerose interpellanze parlamentari inoltrate su sollecitazione di vari soggetti. Il Decreto interministeriale, atteso ormai da 10 anni, consentirebbe di “definire ulteriori specifiche in merito alle responsabilità in materia di edilizia scolastica rispetto ai datori di lavoro (Dirigenti scolastici) ed alle altre figure preposte alla gestione della sicurezza, come l’RSPP”, come proposto nel XV Rapporto.
Mentre rimando ad un’attenta lettura di tutto il Rapporto, segnalo alcune ulteriori richieste:
rivedere il Decreto Ministeriale 18 dicembre 1975, che stabilisce le norme tecniche di edilizia scolastica, ma anche i parametri di qualità, funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica. Solo la Provincia Autonoma di Trento ha approvato una nuova normativa in tal senso, e i frutti sono evidenti a tutti;
definire le condizioni e i criteri con cui decidere la chiusura o riapertura delle scuole dopo un sisma;
implementare in tutti i Comuni i Piani comunali di emergenza e raccordarli con i Piani di emergenza delle scuole;
realizzare una progettazione condivisa tra architetti, progettisti e attori della scuola;
creare ambienti scolastici polifunzionali;
Responsabilità all'uscita da scuola
Nuove apprensioni senza risposte
Si ripropone la questione dell'uscita autonoma degli allievi da scuola, a seguito dell'ordinanza della Cassazione n. 21593/2017, depositata il 19 settembre 2017.
Giacché la responsabilità va accertata con riferimento al caso concreto, non può prescindersi dalla narrazione sintetica di una vicenda giudiziaria che dura da quindici anni, sia in sede penale che civile, allorquando un ragazzo di 11 anni, alunno di prima media, all'uscita di scuola, al termine delle lezioni, veniva investito da un autobus sulla strada comunale antistante l'edificio scolastico, perdendo la vita.
In primo grado si riteneva avessero concorso, per un 20%, alla produzione dell'evento, anche la docente dell'ultima ora e la dirigente scolastica: l'insegnante per violazione del contratto collettivo di categoria (art. 5), ma soprattutto del regolamento di istituto, che disponeva anche per gli alunni della scuola media l'assistenza sino alla salita sull'autobus e la vigilanza in caso di ritardo dei mezzi, ovvero, se notevole, la consegna alla forza pubblica; la dirigente scolastica per violazione del dovere (artt. 396 capi 1 e 2, lett. c), d) l), e 491, capo 2, D.lgs. 297/1994) di assicurare l'osservanza delle delibere collegiali (regolamento), e per aver omesso di far rispettare agli insegnanti gli obblighi previsti per garantire l’incolumità degli alunni, pur essendo a conoscenza della prassi per cui questi non erano accompagnati agli autobus.
Successivamente invece la Corte d'appello ritenne che “l'obbligo stabilito dal contratto collettivo, secondo cui l'insegnante ‘assiste’ all'uscita degli alunni, non esprimeva un concetto estensivo del compito dell'insegnante, e parlava solo di ‘uscita’ evidentemente dalla scuola, uscita che nulla consente di ritenere che non sia quella dalla porta dell'edificio...”, rilevando altresì anche scarsa chiarezza nella norma regolamentare, e successive ed ulteriori disposizioni interne che dimostravano un’alternativa tra modalità di uscita, e non permettevano di comprendere con certezza a chi spettassero i compiti di vigilanza. Inoltre condivise che fosse materialmente impossibile per il docente vigilare fino alla salita sull'autobus di ogni alunno, essendo la classe composta di circa 20-25 ragazzi, con diverse modalità di rientro.
Tuttavia la sentenza Cassazione Penale, Sez. 4, n. 17574 del 7 maggio 2010 (http://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3457:cassazione-penale-sez-4-07-maggio-2010-n-17574-infortunio-ad-alunno-e-responsabilita-del-pers&catid=17:cassazione-penale&Itemid=60) ritenne sussistente in capo al docente l'obbligo giuridico di garanzia, protezione e controllo, non solo per quanto previsto dal regolamento di istituto, ma anche in virtù dell'art. 5 del Contratto Collettivo Nazionale di Categoria, che impone l'obbligo di "assistere" all'uscita della scuola, da interpretarsi nel senso di un dovere di vigilanza e controllo fino al passaggio di consegna del minore ad altro e diverso soggetto, ed essendo ormai pacifico nelle costanti pronunce della Suprema Corte che l'accoglimento della domanda di iscrizione alla scuola e la conseguente ammissione dell'alunno minorenne determina l'instaurazione di un vincolo negoziale che impone necessariamente all'istituto scolastico di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità del medesimo, sorveglianza che in concreto viene esercitata attraverso gli insegnanti[1].
Sulla dirigente scolastica, nella sua qualità, incombeva altresì l'obbligo di adottare le misure organizzative e disciplinari necessarie quanto meno ad eliminare un’oggettiva situazione di rischio, rappresentata dalle modalità con cui avveniva l'uscita dalla scuola: coincidenza dell'orario di uscita e quello di arrivo degli autobus, mancanza di opportuna segnaletica stradale e controllo della polizia municipale (fonti specifiche: D.Lgs. n. 626/1994, art. 4; D.P.R. n. 417/1974 artt. 3 e 6; D.P.R. n. 416/1974; D.Lgs. n. 297/1994, art. 396; Contratto Collettivo Nazionale di Categoria; Regolamento di Istituto).
Occorre evidenziare che la Cassazione nella sua decisione espressamente tenne conto della singolarità e particolarità della situazione, essendosi verificato l'incidente al termine delle lezioni e dopo l'uscita da scuola.
La Suprema Corte quindi cassò con rinvio, ma ebbe modo di ritornare (Cass. Penale Sent. Sez. 3 Num. 13349 Anno 2012) sulla vicenda, confermando la violazione del vincolo negoziale contratto dalla scuola al momento dell'accoglimento della domanda di ammissione del minore, non giustificabile con la imprecisa formulazione del regolamento di istituto fermo l'obbligo di vigilanza sugli alunni e di segnalazione della situazione di pericolo.
La recente ordinanza n. 21591/2017 della Corte di Cassazione Civile, in realtà, ha semplicemente confermato le precedenti pronunce, rigettando le eccezioni del Ministero per essersi l'incidente verificato fuori dai locali scolastici alla fine delle attività, e quindi in un luogo dove non si estendono gli obblighi di vigilanza della scuola, rilevando ancora una volta che il regolamento di istituto poneva a carico del personale scolastico l'obbligo di far salire e scendere gli alunni dall'autobus scolastico, e l'attività di vigilanza doveva sospendersi solo allorquando gli alunni fossero presi in consegna da altri soggetti.
L'importanza dei regolamenti scolastici e l'uscita autonoma degli allievi
Stante l'impossibilità di escludere a priori ogni possibile forma di responsabilità all'uscita, è evidente che nel caso è stata considerata rilevante la specifica modalità scelta dalla scuola con il proprio regolamento.
Infatti l'art. 10 del Dlgs 297/1994 prevede espressamente che spetti al consiglio l'adozione del regolamento interno del circolo o dell'istituto, che deve fra l'altro stabilire ... per la vigilanza degli alunni durante l'ingresso e la permanenza nella scuola nonché durante l'uscita dalla medesima.
Invero alla base dell'obbligo di vigilanza all'uscita si richiamano:
le responsabilità organizzative poste a carico del dirigente scolastico dal D.lgs 165/2001, per cui egli è chiamato ad intervenire per eliminare le fonti di pericolo a regolamentare l'ordinato deflusso degli studenti in uscita dalla scuola, ovvero a far approvare il regolamento di istituto dal consiglio d'istituto;
il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) 2006-2009 all'articolo 29, comma 5, per il quale per assicurare l'accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli insegnanti sono tenuti a trovarsi in classe 5 minuti prima dell'inizio delle lezioni e ad assistere all'uscita degli alunni medesimi;
il CCNL 2006-09 alla Tabella A dei profili ATA per l'area A, per cui il personale è addetto ai servizi generali della scuola con compiti di accoglienza e di sorveglianza nei confronti degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all'orario delle attività didattiche e durante la ricreazione, e del pubblico ...;
Considerata quindi l'importanza dei regolamenti, già con il Disegno di Legge S325 del 2013 si era proposta quale soluzione quella di determinare con esattezza il temine dell’obbligo di vigilanza degli alunni da parte dei docenti, ed il momento del passaggio reale o potenziale della responsabilità ai genitori, attribuendo ad essi piena validità giuridica così che, una volta autorizzata l’uscita autonoma degli studenti, questi, una volta fuori dall’istituto, dovessero ritenersi sotto la diretta responsabilità delle proprie famiglie.
Il disegno di legge proponeva quindi di aggiungere un ultimo periodo al predetto testo della lettera a) dell'art. 10, Dlgs 297/94: Il rispetto del regolamento interno del circolo o dell'istituto esenta i docenti da qualsiasi responsabilità civile o penale nei confronti degli studenti.
Del resto, come si è visto, nulla impedisce che di fatto una tale efficacia sia riconosciuta anche adesso ai regolamenti, a prescindere da tale previsione.
In realtà, paradossalmente, sono spesso proprio i regolamenti fonte del limite all'uscita autonoma, allorquando, stante l'inefficacia di liberatorie (che in quanto tali implicitamente riconoscono una responsabilità), per evitare conseguenze in caso di sinistro ed escludere un’eventuale accusa di abbandono (art. 591 c.p.)[2], vietano l'uscita autonoma agli infraquattordicenni.
Il dubbio è quindi che qualsiasi ipotesi di autorizzazione all'uscita autonoma di un minore possa concretare un’ipotesi di abbandono. Tanto però contrasta prevalentemente con le esigenze sia delle famiglie, che almeno dalla secondaria di primo grado prevalentemente lasciano che i figli ritornino in autonomia, sia degli stessi alunni che tale autonomia rivendicano.
Ma la norma suddetta ha la funzione di stabilire la pena per l'ipotesi di abbandono, mentre la sussistenza di questo va accertata caso per caso.
L'abbandono e la responsabilità anche all'ingresso
Invero la Corte di Cassazione (sez. V Penale, sentenza 8 febbraio - 27 marzo 2012, n. 11655) ha riconosciuto ad esempio sussistente il reato di abbandono in capo ai responsabili del servizio di trasporto scolastico e preposti alla custodia del minore[3] per omesso adempimento dei doveri di custodia e di cura incombenti in ragione del servizio prestato, con conseguente pericolo per l'incolumità della persona incapace.
Tuttavia la responsabilità della scuola è stata riconosciuta anche all'ingresso (Cassazione Civile Sent. Sez. 3 Num. 22752/2013), nel caso di una minore lasciata dallo scuolabus all'interno del piazzale antistante la scuola elementare, che cadeva da un muretto delimitante l'ingresso del seminterrato locale caldaia, sia in considerazione della situazione pericolosa del locale per riscaldamento seminterrato, non protetto da idonee recinzioni, sia perché la responsabilità contrattuale impone all'istituto l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa a sé non imputabile e cioè di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno che si è ciononostante verificato per un evento imprevedibile né superabile con la diligenza adeguata in relazione alle circostanze concrete (Cass., 24 maggio 1997, n. 4632), sia perché il rapporto si è ritenuto estendersi a tutto il tempo in cui l'alunno fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, e quindi sin dal momento in cui con l'apertura dei cancelli risulta consentito l'ingresso e la permanenza degli alunni nel detto piazzale antistante la scuola.
Peraltro non si esclude che il reato di abbandono possa configurarsi persino durante la permanenza a scuola (Cass. Pen., Sez. V, ud. 10 febbraio 2011, dep. 21 giugno 2011, n. 24849, che però nel caso di specie l'ha escluso).
Non è superabile, in considerazione del rapporto contrattuale intercorrente tra scuola e famiglia, che la scuola regoli le modalità di uscita prevedendo ed adottando gli opportuni accorgimenti atti ad evitare ogni situazione di pericolo all'uscita. La responsabilità non si estende a tutta la durata del percorso.
Di recente è stato richiamato il portale ministeriale francese http://eduscol.education.fr/cid47767/fonctionnement-ecoles-primaires.html#lien3, nel quale si legge sostanzialmente che per la scuola elementare, anche qui in assenza di precise indicazioni in merito ad un obbligo di vigilanza che si estenda oltre la scuola, nulla osterebbe che un alunno possa attendere i genitori all’esterno della scuola oppure rientrare da solo[4].
Alla luce delle questioni esposte, sebbene sia auspicabile una qualche indicazione ministeriale in merito alle modalità con cui avviene il passaggio di responsabilità, specie “potenziale”, dalla scuola ai genitori, così come maggiore chiarezza anche all'interno del contratto collettivo in merito al termine degli obblighi di vigilanza, il riconoscimento della possibilità di uscita autonoma non può escludere aprioristicamente ogni ipotesi di responsabilità.
In primo luogo tale scelta, di carattere educativo e riguardante minori, necessariamente dev’essere condivisa con le famiglie e tenere conto dell'età, del grado di maturità ed autonomia raggiunto dallo studente, nonché delle situazioni oggettive in relazione all'allocazione della scuola ed al percorso dello studente.
Importanti a tal fine sono quelle pratiche di avvio all'autonomia realizzate dalle scuole con i progetti “pedibus”.
Sicuramente determinante è l'adozione di un regolamento interno chiaro, specifico ed esaustivo oltre che differenziato nel prevedere le modalità di uscita rispetto alle età, agli ordini e gradi di istruzione, alle situazioni logistiche, nonché la predisposizione di un patto di corresponsabilità educativa che contrattualmente determini le scelte educative formulate dalle famiglie e condivise con la scuola.
[1] Tra le tante pronunce, Corte di Cassazione, sez. III Civile, Sentenza 20 novembre 2012 - 15 maggio 2013, n. 11751: la domanda e l’accoglimento di iscrizione alla frequentazione di una scuola - nella specie statale - fondano un vincolo giuridico tra l’allievo e l’istituto, da cui scaturisce, a carico dei dipendenti di questo, ... accanto all’obbligo principale di istruire ed educare, quello accessorio di proteggere e vigilare sull’incolumità fisica e sulla sicurezza degli allievi, sia per fatto proprio, adottando tutte le precauzioni del caso, che di terzi, fornendo le relative indicazioni ed impartendo le conseguenti prescrizioni, e da adempiere, per il tempo in cui gli allievi fruiscono della prestazione scolastica, con la diligenza esigibile dallo status professionale rivestito, sulla cui competenza e conseguente prudenza costoro hanno fatto affidamento...
[3] Lasciando che lo stesso scendesse dal pullman prima del pervenimento all'edificio scolastico e prima dell'affidamento al personale didattico, sì che il giovane - attese le condizioni precarie di viabilità per una recente nevicata - cadde per terra procurandosi lesioni al volto (analogamente Cass. n. 8833/2004).
[4] S'agissant des élèves en élémentaire, aucune disposition d'ordre réglementaire n'oblige les maîtres à veiller, à la sortie des classes et au-delà de l'enceinte scolaire, à la continuité de la prise en charge et de la surveillance des élèves rendus à leur famille. Rien ne s'oppose donc à ce qu'un élève d'école élémentaire attende ses parents à l'extérieur de l'école, ou, le cas échéant, puisse rentrer seul chez lui.
Si sono chiuse lo scorso 31 luglio le funzioni per la compilazione on line del Portfolio da parte dei dirigenti scolastici. Il Miur fornisce ora indicazioni per il procedimento di valutazione nei confronti di quei dirigenti scolastici il cui Portfolio risulta non compilato.
Entro lo scorso 31 luglio i dirigenti scolastici hanno provveduto alla compilazione on line del Portfolio, attraverso il Portale del Sistema nazionale di valutazione. La valutazione di prima istanza da parte del Nucleo di valutazione e la valutazione finale da parte del Direttore dell'USR avverranno, rispettivamente, entro novembre ed entro dicembre 2017.
Con nota 29 settembre 2017 prot. n. 12025 il Miur fornisce ai Direttori degli Uffici scolastici regionali e ai Coordinatori dei Nuclei di valutazione precisazioni in merito al procedimento di valutazione nei confronti dei Dirigenti scolastici il cui Portfolio risulta non compilato.
Vanno considerati non compilati sia i Portfolio che risultano tali a sistema, sia quelli che a sistema risultano compilati ma presentano nella parte terza (“Obiettivi e azioni”) non la descrizione delle azioni effettivamente realizzate per il perseguimento degli obiettivi interni alla lettera di incarico, bensì dei comunicati.
Per il procedimento di valutazione in corso, relativo all’a.s. 2016/17, l’interlocuzione non va richiesta ai Dirigenti scolastici il cui Portfolio risulta non compilato, bensì solo a quelli con il Portfolio effettivamente compilato, per svolgere approfondimenti sul Portfolio e sulla documentazione allegata.
Nei confronti dei Dirigenti scolastici il cui Portfolio risulta non compilato l’istruttoria si condensa e si perfeziona con la redazione di un verbale appositamente predisposto, che sarà a breve disponibile in piattaforma. Verrà predisposto e inviato in maniera riservata ai Direttori degli Uffici scolastici regionali un modello per l’espressione della valutazione finale nei confronti dei Dirigenti scolastici con Portfolio non compilato.
A partire dallo scorso 28 settembre è stato avviato dall’Invalsi il monitoraggio delle attività di valutazione dei dirigenti scolastici, la cui prima fase riguarda la richiesta di compilazione di un questionario da parte di ciascun dirigente.
Con un comunicato stampa datato 29 settembre 2017, l’Invalsi sottolinea come l’obiettivo del monitoraggio sia accompagnare il processo di valutazione in corso, rilevando dati relativi ad aspettative, atteggiamenti e contesto lavorativo dei dirigenti scolastici.
Compito dell’Invalsi è fornire dati attendibili sullo svolgimento del processo alle autorità competenti e a tutti gli stakeholder, al fine di assumere decisioni informate. Dal momento che sono intervenuti fattori estranei allo sviluppo del SNV, verrà aperto un tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali per condividere via via i principali risultati della ricerca di monitoraggio, nonché eventuali aggiustamenti che si renderanno necessari relativamente agli indicatori per la valutazione, elaborati e trasmessi al Miur nel gennaio 2015.
La formazione per i neoassunti tra conferme e novità
Norme, contenuti, modalità, funzioni, adempimenti
L’anno di formazione per il 2017-18
L’impianto complessivo del periodo di formazione e di prova per i docenti neoassunti (e per chi ha chiesto e ottenuto il passaggio di ruolo) è stato ridisegnato in maniera significativa dalla legge 107/2015, a partire dal suo decreto attuativo, DM 850/2015, fino alla più recente circolare ministeriale n. 33989 del 2 agosto 2017, che regolamenta l’anno di formazione per l’a.s. 2017-18.
Alcuni aspetti hanno subìto una totale ridefinizione sul piano sostanziale e formale. Sono stati altresì ridefiniti i ruoli dei soggetti a vario titolo coinvolti. Giova pertanto ripercorrere le principali norme di riferimento, i contenuti delle attività da svolgere, le funzioni e le responsabilità degli attori principali.
Il dirigente scolastico e le nuove responsabilità
Come ribadisce la citata nota 33989, in riferimento ai docenti neoassunti è affidato ai dirigenti scolastici un compito culturale, oltre che di garanzia giuridica; compito che si esplicita in una serie di azioni, atti e provvedimenti, dalla nomina del tutor alla formulazione del patto per lo sviluppo professionale, dalla visita nella classe del docente al decreto di conferma in ruolo. Non si tratta di atti solo formali o adempimenti burocratici, ma si delinea un ruolo strategico, di leadership e di valorizzazione delle professionalità, che inevitabilmente si riverbera nella vita di tutta la comunità professionale.
Il tutor: un ruolo importante, da valorizzare
Una figura fondamentale nel percorso degli insegnanti neoassunti è senza dubbio quella del tutor, al quale sono affidati compiti di accompagnamento, supporto, facilitazione, collaborazione, sostegno, condivisione, e al quale lo stesso DM 850/2015 stabilisce che sia riconosciuto un compenso economico, suggerendo, in caso di positivo svolgimento della funzione, che possa essere valorizzato nell’ambito dei criteri di cui all’art. 1, comma 127 della legge 107/2015. Per rafforzarne e valorizzarne la funzione strategica, il ruolo da connettore con il lavoro sul campo e di mentor, la citata circolare ministeriale n. 33989 dispone che gli UU.SS.RR. organizzino apposite attività di formazione, anche in collaborazione con università o enti accreditati, che mettano al centro la conoscenza di strumenti operativi e di metodologie di supervisione professionale. Ricordiamo inoltre che ai sensi del DM 797/2016, Piano di formazione dei docenti, il tutoraggio per i neoassunti è considerato un percorso di particolare rilevanza, da riconoscere adeguatamente con unità formative.
Il docente neoassunto, co-costruttore del proprio sviluppo professionale
La rinnovata formula del percorso destinato ai docenti neoassunti cerca di dare alla formazione in ingresso una curvatura maggiormente professionalizzante, operativa, aderente al contesto e alla comunità professionale della quale i docenti entrano a far parte (a tempo indeterminato). Non si tratta più di svolgere compiti e attività “neutre”, bensì di riflettere sulla propria professionalità e sul proprio operato tramite:
le attività di peer to peer con il tutor, un collega più esperto, non necessariamente più anziano;
la partecipazione ad attività in presenza, dal taglio prevalentemente laboratoriale. Una delle principali novità della circolare 33989 consiste nell’opportunità di dedicare almeno uno dei 4 laboratori previsti dal percorso formativo all’educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale, alla luce dell’Agenda 2030;
la costruzione di un portfolio professionale in formato digitale su piattaforma INDIRE, la cui apertura è prevista intorno al 20 novembre 2017, con una tempistica congrua e adeguata alle necessità e agli adempimenti richiesti ai docenti. Il portfolio raccoglie e documenta diversi aspetti del proprio passato e presente e funge da meta-riflessione e da volano per la futura carriera professionale. La piattaforma si compone di diversi strumenti, documenti e opportunità, che accompagnano i docenti nella costruzione del loro percorso: curriculum formativo, bilancio delle competenze in ingresso e in uscita, documentazione di attività didattiche…
Una significativa novità introdotta nel percorso formativo delineato per il 2017-18 dalla circolare 33989 è rappresentata dalla possibilità per i docenti, su base volontaria e senza oneri per l’Amministrazione, di sostituire il monte ore dedicato ai laboratori formativi con due giornate di visite-full immersion presso scuole caratterizzate da una consolidata propensione all’innovazione organizzativa e didattica.
Il nuovo percorso dell’anno di formazione è relativamente giovane, ma con basi ormai consolidate, sulle quali si innestano alcune significative novità. Il sistema di governance distribuita che si va delineando deve, grazie al contributo e alla valorizzazione di tutti i soggetti coinvolti, fare da supporto, da tutela e da volano per la professionalità docente con scrupolo e rigore, ma al tempo stesso con una irrinunciabile dose di calviniana leggerezza e di sana creatività.
Per un’analisi più approfondita delle caratteristiche del periodo di formazione e di prova si rimanda al fascicolo di Notizie della Scuola, n. 24, 16-31 agosto 2017, con interventi di Mario Rossi (Periodo di prova) e Chiara Brescianini (Formazione).
Si veda anche il contributo di Roberto Calienno, in notiziedellascuola.it
PTOF… avanti Piano…
Orientamenti sul Piano Triennale dell'Offerta Formativa
Riallineare il PTOF
Con nota n. 1830 del 6.10.2017 il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Dipartimento Istruzione, ha diffuso alcuni orientamenti relativi al Piano Triennale dell'Offerta Formativa.
La nota, a firma Capo Dipartimento Rosa De Pasquale, riepiloga in tre sezioni il quadro di riferimento relativo al POF triennale:
il legame con la Legge 107/2015 e i decreti legislativi di delega (Il PTOF: una trama disegnata dalla Legge 107/2015 e dai decreti legislativi di delega);
i richiami al POF triennale nei decreti legislativi (Il PTOF nei decreti legislativi di cui all'art. 1 comma 181 della Legge 107/2015);
l'attività di pianificazione del PTOF (Strumenti a supporto dell'autonomia scolastica).
Il ciclo triennale della progettazione (strategica)
La nota si propone, di fatto, come sintesi e momento di riflessione sull'innovato valore attribuito al Piano dell'Offerta formativa, ora delineato in una cornice temporale di più ampio respiro, poiché non limitata al singolo anno di riferimento, ma estesa a quel ciclo triennale, che l'Amministrazione ha posto a riferimento delle azioni più significative che definiscono il fare scuola: dal Sistema Nazionale di Valutazione agli incarichi triennali dei Dirigenti Scolastici, alla scansione triennale, appunto, della progettazione delle scuole.
Una scansione triennale appare certamente significativa, anche se di fatto scorre veloce al suono della campanella di avvio d'anno e all'altrettanto fragoroso squillo di chiusura. Le scuole possono comunque diluire obiettivi e proposte di azioni e progetti non nella concitazione di un singolo anno scolastico, ma nel respiro più ampio di tre annualità, con la possibilità di aggiustamenti in corso e di revisione del documento e soprattutto di ciò che effettivamente è stato progettato e realizzato con efficacia.
Il PTOF, quindi, si caratterizza come un documento flessibile, non rigido e precostituito, ma nato per adattarsi al contesto di riferimento (è "carta d'identità della scuola"), ai bisogni specifici del territorio e dell'utenza, alle risorse e ai partenariati innestati in loco, con una dimensione giocoforza elastica e flessibile.
Uno strumento flessibile e multiforme
L’elaborazione del POF ha consentito alle scuole, in oltre 20 anni dai lontani anni '90, di compiere una progressiva azione di riflessione sull'agito, valorizzando l'intera comunità professionale ("le scuole si sono impegnate nella predisposizione dei Piani dell'Offerta formativa, con la partecipazione di tutte le componenti della comunità scolastica"). Le istituzioni scolastiche autonome, anche attraverso la redazione del documento, hanno, timidamente e poi con sempre maggiore know how, saputo mettersi in gioco per redigere documenti di contenuto strategico, e non di semplice raccolta e collezione delle proposte del territorio, per interagire con le diverse realtà e anche per stimolarne lo sviluppo.
La ricchezza e multiformità dei PTOF, da un lato ha davvero consentito la valorizzazione delle competenze di ciascuno: genitori, studenti, docenti, dirigenti, personale ATA, stakeholder territoriali..., dall'altro ha determinato una sconfinata miriade di documenti progettuali, talora accomunati da una struttura affine, talaltra assai diversi l'uno dall'altro, in alcuni casi eccessivi e ridondanti, in altri scarni ed essenziali.
Verso PTOF leggibili e comparabili?
Considerando la numerosità delle scuole del Sistema Nazionale di Valutazione (quindi statali e paritarie), i tempi paiono maturi affinché ci si indirizzi, seppure timidamente e certamente senza mortificazione per il tanto lavoro realizzato dalle scuole, verso una direzione che conduca a "mettere a disposizione strumenti di supporto e di semplificazione per facilitare l'esercizio dell'autonomia scolastica, per rendere possibile una lettura comparata dei Piani Triennali dell'Offerta Formativa ...".
Il Miur, quindi, propone l'idea di una riflessione e di una tensione verso una possibile "modellizzazione" di Piani dell'Offerta Formativa, con il dichiarato e principale intento di aiutare le scuole, sostenendone l'autonomia, nonché certamente di disporre di documenti di più snella lettura, trasferibilità e confronto.
Si pensi per esempio alle azioni di valutazione in cui le scuole sono impegnate, che, attraverso l'utilizzo del Rapporto di autovalutazione, seppure nella sua prima edizione e utilizzazione, con uno schema comune consentono di comprendere effettivamente differenze e analogie fra scuole, di comparare in ottica costruttiva contenuti ed esiti. Ciò non è fattibile, ad oggi, con i PTOF, come pure, ad esempio, non è possibile con i Piani di miglioramento, poiché redatti con grande eterogeneità di format.
Tra il dichiarato e l’agito
È ovviamente necessario che la conduzione verso strumenti di "supporto e semplificazione" sia rispettosa del know how acquisito dalle scuole in un lasso di tempo così importante e significativo, attenta a formulare proposte "dal basso" che nascano, quindi, dalla voce di chi la scuola la vive ogni giorno, al fine di contemperare le esigenze dell'Amministrazione con i bisogni reali delle scuole, per non innestare un doppio livello, quanto mai inutile e faticoso, di documenti fatti ad hoc per l'apparato amministrativo e di carte reali e vissute che narrano la scuola "vera".
Questo vale per tutta la numerosa documentazione prodotta e normativamente prevista a scuola: dai Piani educativi di istituto alle programmazioni didattiche, dai Piani Educativi individualizzati (PEI) per gli studenti disabili ai Piani personalizzati (PDP) per gli studenti con bisogni educativi speciali, etc... Laddove non si crea lo sforzo di far collimare il dichiarato con il reale, la documentazione rimarrà sempre qualcosa di "obbligato", faticoso: la cosiddetta "burocrazia". Quando invece si comprende che documentare è innanzitutto un bisogno della comunità di narrare, raccontandosi in modo chiaro e comprensibile a se stessi e all'utenza, allora si crea il felice connubio fra quello che si fa e quello che si scrive.
Il PTOF alla prova degli otto decreti legislativi
La nota Miur 1830/2017 fornisce, inoltre, anche alcuni "orientamenti per le attività dei collegi docenti" in riferimento ai decreti legislativi ex art.1, comma 181 Legge 107/2015, evidenziando la "consapevolezza che il percorso dovrà essere completato con l'emanazione di diversi provvedimenti attuativi".
In particolare si sottolinea la possibilità per le scuole di:
ampliare la proposta formativa in tema di promozione della cultura umanistica e di valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali (Decreto legislativo 60/2017), avvalendosi anche dell'organico del potenziamento e delle reti di scuole;
affrontare e prevedere percorsi di approfondimento in tema di valutazione, con particolare riferimento ai voti e alla valutazione del comportamento, nonché alla valutazione dell'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione (Decreto legislativo 62/2017);
riflettere ed approfondire l'uso del Piano per l'inclusione, anche finalizzandolo al futuro raccordo (dal 2019) con i Gruppi Territoriali per l'Inclusione (GIT), nonché in tema di "indicatori per l'inclusione", anche in riferimento al Rapporto di Autovalutazione (Decreto Legislativo 66/2017).
L'indicazione da parte dell'Amministrazione centrale è quindi di iniziare a realizzare le previsioni normative con approfondite riflessioni interne alle scuole, volte a coadiuvare la piena compartecipazione alle innovazioni.
Pare, quindi, che la nota Miur proponga alle scuole un’attenta e ponderata azione di senso e di riflessione, definendo alcune aree prioritarie in cui il PTOF può costituire il luogo principe di co-costruzione e pensiero condiviso fra tutti gli attori della scuola.
Con nota 2 ottobre 2017, prot. n. 12071 il Miur trasmette le Indicazioni operative del Garante per la Protezione dei Dati Personali sull'art. 96 del Codice in materia di protezione dei dati personali, in tema di trattamento dei dati personali degli studenti da parte delle istituzioni scolastiche per finalità di orientamento, formazione e inserimento professionale.
Tali indicazioni concernono una fattispecie per molti aspetti analoga all'intermediazione, l'attività volta a favorire l'incontro tra la domanda di lavoro, orientamento professionale o attività formative e l'offerta disponibile sul mercato.
In particolare, l'intermediazione prevede che gli intermediari autorizzati si limitino a rendere pubblici e gratuitamente accessibili i curricula degli studenti, dopo il conseguimento del titolo di studio.
Le scuole non possono disporre ex officio la diffusione dei curricula, ma necessitano di un'esplicita richiesta da parte dello studente. Devono inoltre fornire idonea informativa in ordine al trattamento di dati personali effettuato nell'esercizio dell'attività di intermediazione.
Lo studente dev’essere posto nelle condizioni di poter in ogni momento revocare la richiesta, con l'effetto di fermare l'ulteriore diffusione, da parte delle scuole, dei suoi dati personali.
Perché mi ribello alla “non cittadinanza” di alcuni miei alunni
Da oltre dieci anni siamo invitati, da una Raccomandazione del Parlamento europeo fatta propria dal Miur, a lavorare nelle scuole alla costruzione di otto competenze di cittadinanza. Le Indicazioni nazionali per il curricolo, che sono legge dello Stato dal novembre 2012, titolano un paragrafo “Per una nuova cittadinanza”, ed è bene ricordare che la parola “cittadinanza” nomina, secondo il dizionario, il “vincolo di appartenenza di un individuo a uno Stato, che comporta un insieme di diritti e doveri.
Quando entriamo in classe, tuttavia, molti di noi si trovano davanti bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarlo; se arrivati qui da piccoli non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro Paese.
Sono oltre 800.000 i minori che vivono questa condizione, e noi li guardiamo negli occhi tutti i giorni. Io credo che non possiamo fare finta di niente e giocare con le parole. Non possiamo far nostre le Indicazioni che ci chiamano in modo prescrittivo ad assolvere al compito di “porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva”, mentre altre leggi impediscono a molti l’accesso ad una piena cittadinanza.
Se penso alla scuola come luogo primario di costruzione della democrazia, il presupposto è che tutte le bambine e bambini abbiano pari dignità, e che memorie, pensieri, emozioni e ragionamenti di tutti vadano ascoltati e accolti con cura e attenzione. Ma questa parità di diritti elementari come la concilio con la “non cittadinanza” dei figli di genitori stranieri, che ha i caratteri inequivocabili della discriminazione?
È partendo da queste considerazioni, e dal paradosso in cui ci veniamo a trovare, che con Clotilde Pontecorvo, Eraldo Affinati, i responsabili di importanti associazioni professionali degli insegnanti come il MCE, il CIDI e il CEMEA, insieme a molte scuole per stranieri, abbiamo pensato di lanciare, come docenti, un appello di “insegnanti per la cittadinanza”, per sollecitare l’approvazione della legge sullo ius soli e lo ius culturae.
In meno di tre settimane abbiamo raccolto oltre 6000 firme, e il 3 ottobre, nella Giornata che il Parlamento italiano ha dedicato alla Memoria delle vittime delle migrazioni, in migliaia ci siamo recati a scuola con un nastrino tricolore appuntato sul vestito, per indicare che noi, fin da oggi, consideriamo tutti i nostri alunni portatori di uguali diritti, e li vogliamo cittadini italiani a tutti gli effetti. In oltre 900 abbiamo anche compiuto uno sciopero della fame simbolico di una giornata, e siamo felici che lo sciopero sia stato ripreso da un numero di parlamentari che cresce di giorno in giorno. Per una volta un’iniziativa partita dagli insegnanti ha avuto forte risonanza fuori dal mondo della scuola, ed è stata accolta da uno schieramento trasversale che speriamo riesca finalmente ad approvare la legge dello ius soli temperato e dello ius culturae.
Il percorso necessario e complesso del trasformare la disomogeneità in ricchezza
Gran parte delle classi delle nostre scuole dell’infanzia, primarie e secondarie, presentano forti elementi di disomogeneità, non solo per lingua o provenienza geografica. Il nodo culturale che ciascuno di noi insegnanti è chiamato ad affrontare riguarda allora quale atteggiamento avere di fronte al grande lavoro che questa condizione di partenza comporta.
Se vediamo solo la fatica, che indubbiamente esiste, siamo spacciati. Se invece pensiamo che le ragazze e i ragazzi che popolano le nostre classi guardano il mondo e i manufatti culturali, che sono chiamati ad incontrare da punti di vista diversi, questa straordinaria disomogeneità può trasformarsi in una risorsa preziosa per conoscere e capire meglio la realtà che ci circonda.
“L’immigrato sospetta la realtà”, scrisse anni fa Salman Rushdie, che aveva cognizione profonda della questione. Quel “sospetto” ha una doppia valenza: può prendere la strada della diffidenza, e arrivare fino alla paranoia di vedere nemici e complotti dappertutto, o può aprire a una visione critica delle cose e sospettare, ad esempio, che dietro alle indubbie distanze di lingua, visioni del mondo, atteggiamenti e comportamenti, ci sia qualcosa di più profondo che ci accomuna: ci sia quell’elementarmente umano di cui parlava l’antropologo Ernesto De Martino, che permette l’incontro, il dialogo, e talvolta anche contraddizioni tra diverse posizioni che possono arricchirci tutti. In fondo cosa fanno gli scienziati se non sospettare continuamente la realtà per cercarvi ciò che nasconde? Cosa fanno gli artisti, i matematici, i letterati?
La fatica è grande, certo, ma forse un gruppo umano riunito insieme per apprendere, e dunque confrontarsi con il non sapere, è nelle condizioni migliori per sospendere il giudizio ed accogliere con serenità la propria ignoranza. Io non so e non capisco di matematica, come non so e non capisco perché tu ti comporti e pensi in modo diverso dal mio. Non so di storia e non so quali immagini produca la tua lingua materna, diversa dalla mia, nei tuoi pensieri e nei tuoi sogni.
Se tutti - io che insegno per primo - abbiamo il coraggio di confrontarci col nostro non sapere e con l’ignoto che circonda tanta parte della nostra vita, senza fare finta di non vederlo, siamo potenzialmente nella condizione migliore per aprirci all’altro. Il suo punto di vista, infatti, che è differente dal mio, gli permette di confrontarsi con un testo, un teorema, una musica o un paesaggio in modo diverso da me, aiutandomi a scoprire che la cultura è relazione, intreccio di relazioni, o non è.
La “non cittadinanza” mina alla base la costruzione educativa
Ma per realizzare tutto ciò, per tentare di trasformare le nostre classi in una comunità, seppur provvisoria, capace di ascolto reciproco, sono necessari studio, impegno e persuasione da parte di noi insegnanti. È necessario provare curiosità per ciascuno dei nostri allievi, perché solo testimoniando la nostra sincera curiosità verso ogni differenza possiamo pretendere uguale apertura da parte dei più chiusi. E lavorare sodo per dare pari dignità a tutti.
Io non posso accettare di avere in classe ragazzi cittadini e ragazzi che cittadini non saranno mai. È per un motivo educativo e perfino didattico che mi ribello alla “non cittadinanza”, perché quella condizione mina alla base il mio mestiere.
Chi desidera avere maggiori informazioni può leggere l’Appello degli insegnanti per la cittadinanza (http://www.mce-fimem.it/appello-per-ius-soli-e-ius-culturae/), di cui si continuano a sollecitare adesioni (https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdv4nlpr7qaTvndFqZuYK6EsUbqF6AZ765KXsX74dgnFZipsQ/alreadyresponded).
Un piccolo spiraglio per l’approvazione della legge si è aperto in questi giorni. Si può ancora dare una mano partecipando e sostenendo questa nuova tappa della mobilitazione, aderendo (https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfird9AsLb64c_sM39PghtL_7oZ13bhN6ufk-ZXDfJRrBky-w/viewform) a nuove iniziative.
Chi crede nella convivenza tra diversi come valore fondante di ogni educazione e democrazia degna di questo nome, l’idea che la scuola possa essere protagonista di una costruzione culturale coerente con i principi della nostra Costituzione, non può non sentirla come urgente e necessaria.
Il Miur ha comunicato alle scuole l'importo delle risorse finanziarie per il funzionamento amministrativo-didattico per l’intero anno scolastico 2017/18, per un’adeguata del Piano dell’Offerta Formativa. Attivati un help-desk e una piattaforma di monitoraggio.
Per consentire una migliore gestione finanziaria ed amministrativa delle istituzioni scolastiche, con nota 28 settembre 2017 prot. n. 19107 il Miur comunica l’assegnazione delle risorse finanziarie per il funzionamento didattico ed amministrativo ed altre voci (integrazione al Programma Annuale 2017 - periodo settembre-dicembre 2017) e fornisce informazione preventiva delle risorse finanziarie per il funzionamento amministrativo-didattico ed altre voci del Programma Annuale 2018 - periodo gennaio-agosto 2018.
Tale azione consente di fornire il quadro certo e completo della dotazione finanziaria disponibile per l’intero anno scolastico nel bilancio di ciascuna istituzione scolastica autonoma, anche ai fini di una adeguata programmazione delle attività da inserire nel Piano dell’Offerta Formativa, elaborato da ciascuna scuola sulla base dei bisogni reali e contestualizzati degli alunni e del territorio.
La ripartizione del Fondo di Funzionamento amministrativo-didattico avviene in attuazione di quanto previsto dal DM n. 834 del 15 ottobre 2015, che ha individuato i criteri ed i parametri più rispondenti alle mutate esigenze e condizioni del settore scolastico. In particolare:
innalzamento delle quote per alunno, che risultano in media raddoppiate;
introduzione di una quota aggiuntiva pari, a seconda del grado di scuola, a 12 o 20 euro, per le classi terminali che devono sostenere gli Esami di Stato;
innalzamento a 15 euro della quota aggiuntiva per gli alunni portatori di handicap;
introduzione di una quota aggiuntiva pari a 200 euro per le scuole con corsi serali, per le scuole carcerarie e per le scuole ospedaliere.
Tra le azioni volte alla semplificazione delle attività amministrativo-contabili a carico delle Istituzioni scolastiche, ricordiamo: il servizio di Help Desk Amministrativo Contabile (HDAC); la piattaforma SIDI per la rendicontazione ed il monitoraggio dei progetti a valere sul Fondo di Funzionamento; il servizio PagoInRete.
Con la suddetta nota si dà comunicazione alle scuole delle risorse finanziarie assegnate in merito a:
Quota funzionamento amministrativo-didattico, alternanza scuola-lavoro e revisori dei conti
Contratti di co.co.co. per le attività tecniche e di segreteria
Compensi per lo svolgimento degli esami di maturità
Inoltre la legge n. 107/2015 ha previsto che il Miur provveda ad adottare un nuovo regolamento di contabilità. Al riguardo, è in corso l’iter per l’adozione del decreto interministeriale, al termine del quale saranno forniti alle scuole gli opportuni aggiornamenti e le necessarie azioni di formazione e informazione.
Come ogni anno il Miur ha fornito indicazioni e tempistica relative alle procedure di elezione degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica per l’anno scolastico 2017/2018: confermate le istruzioni già impartite nei precedenti anni.
La nota 26 settembre 2017 prot. n. 11642 conferma le procedure previste dall’ordinanza ministeriale n. 215/1991, modificata ed integrata dalle successive OO.MM. nn. 267/1995, 293/1996 e 277/1998.
Entro il 31 ottobre 2017 dovranno concludersi le operazioni di voto per gli organi di durata annuale e quelle per il rinnovo annuale delle rappresentanze studentesche nei consigli d’istituto - non giunti a scadenza - delle istituzioni scolastiche d’istruzione secondaria di II grado, con la procedura semplificata.
Le elezioni per il rinnovo dei consigli di circolo/istituto scaduti per decorso triennio o per qualunque altra causa, nonché le eventuali elezioni suppletive nei casi previsti, si svolgeranno secondo la procedura ordinaria. La data della votazione sarà fissata dal Direttore Generale di ciascun Ufficio Scolastico Regionale in un giorno festivo dalle ore 8.00 alle ore 12.00 e in quello successivo dalle ore 8.00 alle ore 13.30, non oltre il termine di domenica 26 e lunedì 27 novembre 2017.
News alla "moviola"
La scuola del 2017 in 100 fotogrammi
La raccolta tematica ragionata di tutte le voci curate dai collaboratori di scuola7.it nel primo semestre del 2017.
Leggi il numero 54 di scuola7.it

References: sentenza 
 art. 4
 art. 396
 sentenza 
 Sentenza 
 Cass. 
 art.1