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Timestamp: 2019-01-20 05:46:47+00:00

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Il diniego della concessione non implica la negazione dello ius aedificandi | Geometra.info
Il diniego della concessione non implica la negazione dello ius aedificandi
Sentenza 14 giugno – 4 ottobre 2011, n. 5443
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(Presidente Trotta – Relatore Forlenza)
Con l’appello in esame, la società AIR CAR s.r.l. e le altre indicate in epigrafe, impugnano la sentenza 18 ottobre 2004 n. 3651, con la quale il TAR per l’Emilia – Romagna, sede di Bologna, sez. II, ha rigettato il ricorso proposto avverso il diniego di concessione edilizia n. 104672/96, opposto dal Comune di Bologna su domanda inerente la costruzione di 71 unità ricettive da adibire a “residence”, in area sita in via dell’Aeroporto.
La sentenza appellata ha affermato, in particolare:
– la decisione del Comune non viola il giudicato formatosi su precedenti sentenze pronunciate dal medesimo TAR nn. 666/1993 e 577/1993, poiché tali decisioni “affermano che l’area in questione può essere edificata sulla base delle previsioni del piano regolatore e di quelle del piano urbanistico di coordinamento, senza necessità di adottare piani attuativi o valutazioni di impatto dell’eliporto se ed in quanto non contemplato da progetti esecutivi”, laddove il provvedimento impugnato “afferma che il progetto risulta in contrasto con l’art. 67 del regolamento edilizio”;
– l’art. 67 citato “reca prescrizioni per il decoro estetico ambientale e la sicurezza e prevede che i progetti edilizi devono corrispondere alle esigenze del decoro edilizio e di una loro corretta ambientazione, tenuto conto dello stato dei luoghi, sia per la forma sia per i materiali impiegati”; inoltre, gli artt. 15 e 16 delle NTA “specificano la migliore collocazione dei parcheggi e del verde individuandola di norma sul fronte stradale e al diretto servizio delle attività insediate”;
– il diniego “fa corretta applicazione dei poteri di valutazione del progetto attribuiti all’amministrazione”, e, peraltro, “non presuppone l’inedificabilità dell’area, ma si limita ad indicare i profili progettuali da modificare per consentire la corretta ambientazione dell’intervento edilizio e la migliore distribuzione del verde pubblico e dei parcheggi”.
error in iudicando, in quanto:
a) “il progetto per il quale è stato richiesto il rilascio della concessione era perfettamente corrispondente al piano urbanistico di coordinamento”, di modo che il diniego impugnato in I grado, per un verso, oltre che assolutamente privo di motivazione, è “palesemente illogico in quanto fondato solo su rilievi immotivati di carattere estetico”; per altro verso, “la stessa vicinanza all’aeroporto non poteva essere considerata una giustificazione valida, in quanto il progetto non conteneva modifiche rispetto a quello già valutato dal Consiglio Comunale in sede di approvazione del piano di coordinamento”;
b) la ritenuta “non corrispondenza dell’intervento alla tipologia a residence, risultava essere un’éscamotage, dal momento che il piano urbanistico di coordinamento prevedeva quel tipo di insediamento, sia per i tre corpi di fabbrica, sia per la collocazione del verde pubblico che per i parcheggi”;
c) “il diniego di concessione edilizia, comportando una contrazione dello ius aedificandi, abbisogna di una circostanziata motivazione esplicativa delle reali ragioni impeditive, da individuarsi in un contrasto del progetto presentato con specifiche norme urbanistiche esplicitamente indicate”, laddove il richiamo effettuato dall’amministrazione è effettuato a norme del regolamento edilizio (artt. 67, 20, 15 e 16), che “si riferiscono a questioni prettamente estetiche”, le quali possono essere rilevanti, ma non determinanti” e non possono sorreggere il diniego di concessione edilizia.
Hanno spiegato intervento volontario le soc. New Air s.r.l. e Air Tennis s.r.l.. La prima, precisato di essere portatrice degli interessi delle originarie ricorrenti (in quanto società risultante dalla fusione di Air Car s.r.l., Air Flot s.r.l. e Air Pub s.r.l., ), insiste per l’accoglimento dell’appello. La seconda (estranea alla fusione) è, in realtà, già parte appellante.
Si è costituito in giudizio il Comune di Bologna, che ha concluso per il rigetto dell’appello, stante la sua infondatezza.
Si è altresì costituito in giudizio il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il quale ha concluso richiedendo la reiezione dell’appello, nella parte in cui il medesimo risulti rivolto avverso esso Ministero.
All’odierna udienza, la causa è stata riservata in decisione.
L’appello è infondato e deve essere, pertanto, respinto.
Le società appellanti ritengono, in sostanza, per il tramite dei motivi proposti:
– per un verso (v. le esplicazioni fornite in memoria dep. per l’udienza 14 giugno 2011), che il Comune di Bologna non avrebbe potuto negare la concessione edilizia, imponendo o suggerendo “una diversa collocazione dei fabbricati rispetto a quella prevista dallo strumento urbanistico attuativo”, poiché il progetto presentato “rispettava pienamente l’assetto planimetrico previsto dal piano e, in particolare, per la collocazione degli immobili”. E poiché tale piano era considerato “equipollente a un piano particolareggiato” dalle sentenze nn. 577 e 686 del 1993 del medesimo TAR, esso risultava vincolante sia per i privati sia per l’amministrazione; di qui la lamentata violazione del giudicato;
– per altro verso, che, in ogni caso, una concessione edilizia non può essere rifiutata su mere valutazioni di ordine estetico (deducendo altresì il difetto di motivazione).
Orbene, le più volte citate sentenze del TAR Emilia Romagna 12 novembre 1993 n. 577 e 23 novembre 1993 n. 666, prevedono:
– la n. 577/1993, decidendo del ricorso proposto avverso la mancata inclusione nel programma pluriennale di attuazione 1990 – 92 dell’area in via dell’Aeroporto in Bologna, motivata con il fatto di dover rimanere “in attesa di valutazione dell’impatto derivante dall’adiacente nuovo eliporto”, lo ha accolto, con conseguente annullamento del p.p.a., affermando che “il Comune non ha alcun potere di salvaguardia relativamente a soluzioni urbanistiche che non trovano concreto, quanto positivo riscontro in uno strumento urbanistico generale adottato dal proprio organo consiliare; d’altro canto, la mancanza . . . di un progetto dell’eliporto debitamente approvato impedisce al Comune di giustificare l’attuata scelta sulla base della prevalenza di un interesse pubblico concreto”;
– la n. 666/1993, decidendo del ricorso proposto avverso la previsione del PRG di Bologna 1985, in base alla quale per l’area di Via dell’aeroporto, la concreta attuazione delle previsioni urbanistiche consentite (consistenti negli “stessi interventi costruttivi di prima”) è subordinata alla redazione di un piano particolareggiato di iniziativa pubblica o privata”, lo ha accolto, annullando parzialmente il PRG. Ciò in quanto il piano urbanistico di coordinamento (p.u.c.), già approvato dal Consiglio Comunale, è stato ritenuto strumento di identica natura e volto al perseguimento dei medesimi scopi del piano particolareggiato, di modo che appare “illogico e contraddittorio . . . vincolare ogni intervento edificatorio nella zona di cui trattasi alla predisposizione di un ulteriore, identico strumento urbanistico”.
Alla luce del contenuto delle decisioni richiamate, il Collegio ritiene, innanzi tutto, che, ai fini della presente decisione, risulta irrilevante quanto statuito nella sentenza n. 577/1993, non essendo state assunte, in quella pronuncia, determinazioni incidenti sulle concrete modalità di esercizio dello ius aedificandi.
Quanto alla sentenza n. 666/1993, occorre osservare che correttamente la sentenza appellata ha ritenuto non sussistere (in relazione a quanto statuito nella pronuncia n. 666 citata) il vizio di violazione del giudicato, posto che effetto dell’annullamento ivi pronunciato era solo quello di non subordinare l’edificazione nell’area considerata ad un nuovo piano particolareggiato, attesa la presenza di uno strumento equipollente (il p.u.c.).
Non sfugge a questo Collegio che gli appellanti, per il tramite delle considerazioni svolte, intendono, in concreto, sostenere che, una volta affermata la valenza del p.u.c. quale strumento attuativo del p.r.g., ne discenderebbe l’illegittimità del diniego di concessione edilizia poiché – assumendosi la corrispondenza tra quanto oggetto della domanda di concessione edilizia e quanto previsto nel p.u.c. – non potrebbero essere prescritte modalità costruttive contrastanti con le previsioni di detto strumento urbanistico attuativo.
Ribadito che tale argomentazione non pone profili di illegittimità dell’atto per violazione del giudicato, il Collegio osserva innanzi tutto che il diniego di concessione edilizia, derivante dall’applicazione di talune norme del regolamento edilizio, non pone affatto in dubbio la sussistenza dello ius aedificandi sui terreni di via dell’Aeroporto, né la concreta potenzialità edificatoria del suolo.
In definitiva, l’amministrazione non ha negato per “questioni prettamente estetiche” l’esistenza dello ius aedificandi, ma ha fatto legittima applicazione di norme del regolamento edilizio (ed ha agito sulla base del parere reso dalla commissione edilizia), per negare allo stato il titolo autorizzatorio edilizio, individuando quelle puntuali prescrizioni che – fermo lo ius aedificandi – consentono al progetto di aderire a quegli interessi pubblici dei quali le norme del regolamento edilizio sono espressione.
Ed infatti, quanto al contrasto con l’art. 67 del regolamento edilizio (recante prescrizioni per decoro estetico-ambientale e della sicurezza) si è rilevato la non corrispondenza del progetto con la tipologia prevista “a residence” ed inoltre che la collocazione in prossimità alla sede aeroportuale di due dei tre corpi che costituiscono l’organismo edilizio A impone una progettazione planivolumetrica che accorpi l’organismo edilizio A in un solo volume e la realizzazione di un’opportuna barriera fonoassorbente eseguita essenzialmente con terra di riporto e soprastante verde (terrapieno). Si è inoltre suggerito (con riferimento agli artt. 15 e 16 NTA) che i parcheggi siano per quanto possibile previsti in fregio e in adiacenza all’accesso pubblico.
In definitiva, in sede di esame del progetto per il quale si è richiesta la concessione edilizia, l’amministrazione, facendo – come condivisibilmrente sostiene la sentenza appellata – “corretta applicazione dei poteri di valutazione del progetto” ad essa attribuiti dal complesso delle norme di natura urbanistico – edilizia, non ha negato lo ius aedificandi, né ha fondato il diniego su una non corrispondenza del progetto medesimo allo strumento urbanistico attuativo, ma ha esclusivamente indicato – così come evidenziato dal giudice di I grado – “i profili progettuali da modificare per consentire la corretta ambientazione dell’intervento edilizio e la migliore distribuzione del verde pubblico e dei parcheggi”.
Da quanto sin qui esposto, consegue che, per un verso, non appare privo di motivazione il diniego opposto dal Comune, ovvero privo di fondamento normativo, così come esso non si pone, come si è già affermato, né in violazione di giudicato né in contrasto con il p.u.c., attuando semmai un coordinamento tra quanto previsto dallo strumento attuativo e le esigenze espresse dalle norme sopra richiamate; esigenze che non appaiono né meramente estetiche, né irragionevoli (né gli appellanti deducono osservazioni “di merito” in ordine al contenuto delle prescrizioni).
Le considerazioni sin qui esposte fondano la reiezione dei motivi di appello (sub a- c dell’esposizione in fatto), e la conseguente conferma della sentenza impugnata, rendendosi, pertanto, superfluo esaminare la posizione dell’appellato Ministero delle Infrastrutture.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sull’appello proposto da AIR CAR s.r.l. ed altre, come in epigrafe indicate (n. 2273/2005 r.g.), lo rigetta e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.
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Il diniego della concessione non implica la negazione dello ius aedificandi redazione redazione 2015-06-17T05:38:10+00:00 Geometra.info

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