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Timestamp: 2020-01-19 22:48:13+00:00

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“L’ANGOLO TRIBUTARIO”
a cura del Dott. Maurizio D’Elia
Albo Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Firenze C.t.u. del Tribunale civile e penale di Firenze, specializzato in Società Associazioni Sportive ed Enti non Profit. Revisore Contabile; iscr. Albo Giudici Arbitrali di Firenze. Master di perfezionamento in Diritto ed Economia dello Sport
info@professionistiassociati.eu
16/2012: come cambiano le modalità d’accesso
Cari lettori, in un recente convegno ed articoli precedenti ho trattato circa le verifiche alle Associazioni ed al modus operandi in caso di accertamento in loco delle stesse. Sono felice che l’argomento abbia suscitato così tanto interesse da richiedere “ulteriori puntate” , ma allo stesso tempo non vi nascondo la preoccupazione generale. Per troppo tempo infatti, gli aspetti
tributari delle Associazioni e simili, sono rimasti sopiti non essendo stata attribuita loro, la giusta importanza; solo di recente l’incremento dei controlli anche a questi soggetti, ha portato i vari operatori dei Club, ad un brusco risveglio. Avrei dovuto continuare la trattazione delle
principalmente richiesta dagli
organi di controllo in tali occasioni, ma la mole delle recenti novità in campo fiscale, mi suggeriscono di procrastinare tale argomento per approfondire quanto in oggetto. A sostener il vero il D.L. 16 del 02.03.2012 (manovra Monti) in realtà è “accompagnato” da altri due riguardanti anche il terzo settore che, per motivi di spazio in questa occasione, accennerò solo marginalmente nonostante la loro importanza (si pensi ad esempio che contengono le norme che hanno consentito di somministrare alimenti e bevande in sagre e fiere a mezzo semplice presentazione Scia).
verifiche parlando della documentazione (obbligatoria
Una prima parte impatta sul modello EAS (di cui ho scritto nel precedente lavoro); una seconda concerne gli accessi degli organi di controllo di cui mi occuperò in particolare; ed una terza concerne la soppressione dell’Agenzia delle Onlus.
Anche se il primo argomento è stato già approfondito, la disposizione attuale sulle Comunicazioni ed adempimenti formali (art. 2, comma 1 d.l. 16/2012), stabilisce che l’intempestività o l’omissione di detti adempimenti non impedisce l’utilizzo dei regimi opzionali o la fruizione di benefici fiscali, qualora il soggetto abbia i requisiti sostanziali per accedervi e provveda a rimediare entro “la prima dichiarazione utile “, contestualmente versando l’importo minimo della sanzione prevista per le violazioni di tal tipo. Rammento infatti, che le Associazioni che si avvalgono dei benefici riferiti alla detassazione delle quote sociali e dei corrispettivi dai soci in base alla norma originaria, devono presentare il mod. EAS entro 60 giorni dalla costituzione (o entro il 31 marzo dell’anno successivo, in caso di variazioni intervenute) pena la decadenza dalla fruizione dei relativi benefici. Ora, la norma introdotta dal d.l. 16/2012 consente di sanare la violazione senza che questa comporti conseguenze irreversibili per l’ente.
Per l’articolo 8, comma 23 si può più sentitamente far presente che lo stesso ha cancellato l’Agenzia per il Terzo Settore, già Agenzia per le Onlus, la cui soppressione era, in verità, nell’aria già dalla fine dello scorso anno. Le sue funzioni vengono devolute al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Volutamente ho lasciato per ultimo il comma precedente -art. 8, comma 22 - (apro e chiudo parentesi: ringrazio tutti coloro i quali mi inviano i loro complimenti, ma credo che un conforto vada in generale a tutti i numerosi professionisti che da anni sono costantemente “sommersi”
in materia fiscale, da centinai di articoli, commi, circolari esplicative ?!
perché a mio avviso necessita di maggior attenzione. Nelle “Misure di contrasto all’evasione” cambiano infatti le regole per l’accesso degli organi di controllo presso le sedi delle Associazioni. Modificando l’art. 52 del d.P.R. n. 633/72, il Governo ha previsto che l’accesso possa avvenire alle stesse condizioni previste per le imprese e lavoratori autonomi, ossia sulla base della semplice autorizzazione del direttore dell’Ufficio.
Addio, quindi, alla preventiva autorizzazione del Procuratore della Repubblica, importante elemento di garanzia suppletiva per il Non Profit, concedibile solo in caso di sussistenza di “gravi indizi di violazione” della normativa. Inutile ricordare che la circostanza retroagisce negativamente non solo sul piano delle garanzie, ma anche su quello della concreta difesa in giudizio, eliminando uno dei più frequenti elementi di contestazione in sede di contenzioso, ossia l’accesso avvenuto in assenza della prescritta – ora non più necessaria – autorizzazione del Tribunale.
In realtà sembrerebbe ci sia poco ancora da puntualizzare, ma vorrei riportare ugualmente per
completezza d’esposizione (A&S 04.12), un percorso sull’evoluzione e la pericolosità di questa norma, tentando poi di suggerire alcuni comportamenti per mitigarne le conseguenze. Partiamo dal presupposto condivisibile che: lo scopo precipuo di una verifica fiscale effettuata
nei confronti di un’Associazione e, più in generale, di un Ente non commerciale, è quello di scoprire eventuali abusi di regimi fiscali agevolativi dedicati all’universo del “non profit”, ovvero
di scoprire chiunque tenti di occultare forme di commercio ordinario dietro una struttura
associazionistica privata. È ovvio, però, che per poter compiutamente accertare se dietro ad una dichiarata assenza di fine di lucro vi sia, invece, l’utilizzo improprio di uno schermo giuridico associativo, gli organi verificatori hanno la necessità di accedere presso i locali in cui si svolge l’esercizio delle prestazioni di servizi associativi. Peraltro se l’Ente, in base alle proprie previsioni statutarie ha un inequivocabile oggetto non commerciale l’onere di provare incombe totalmente in capo all’Amministrazione Finanziaria. Ciò anche ai fini della validità dell’avviso di accertamento che deriva dagli elementi raccolti nelle fasi d’accesso. Su questo principio, si sono basate numerose importanti sentenze (es. quella della Commissione TP Vercelli 46/ del 02.11), perché l’azione investigativa doveva coordinarsi per gli ENP, con specifiche garanzie procedurali. Esse sostanzialmente enunciavano che l'accesso nei locali “diversi”, ovvero non destinati ad attività commerciali, agricole, artistiche o professionali (quali, di norma, dovrebbero essere i locali associativi), doveva essere possibile:
solo una volta ottenuta l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica;
nonché in presenza di gravi indizi di violazione tributaria.
Nella realtà, più spesso, succedeva che: nel caso in cui nei locali associativi si svolgeva anche attività commerciale, le modalità di accesso ritenute attuabili erano le medesime indicate per i locali detenuti dalle imprese, in base al quale gli uffici dell'Amministrazione Finanziaria e la GdF possono, senza particolari limitazioni, disporre l'accesso per procedere a ispezioni documentali, verificazioni, ricerche e ogni altra rilevazione ritenuta utile per la repressione dell'evasione, fermo restando, ovviamente, che i funzionari che eseguono l'accesso devono essere sempre sicuramente muniti di apposita autorizzazione rilasciata dal capo dell'Ufficio da cui dipendono. Non solo: avveniva che se i locali associativi erano astrattamente aperti al pubblico ed ancorché l’accesso agli stessi fosse indicato come riservato ai soli soci, ovvero previa specifica iscrizione associativa, alcune sentenze affermavano la legittimità degli accessi, anche senza specifica autorizzazione della Procura. Sul punto, peraltro, la Circolare n.1/08 della Guardia di Finanza, afferma che, l’accesso in locali istituzionalmente adibiti all’esercizio di attività non commerciali è da ritenersi sicuramente subordinato alla previa autorizzazione della Procura. Tuttavia, un accesso presso la sede o i locali di un Ente non commerciale “potrebbe” ritenersi consentito anche in assenza della citata autorizzazione “ove siano preventivamente acquisiti specifici riscontri documentali, comprovanti, in maniera incontrovertibile, che presso la sede o i locali stessi si svolgano, in tutto od in parte, attività commerciali o professionali”. Tali elementi, peraltro, potevano essere:
“palesi” intendendosi per tali quelli già presenti in Anagrafe Tributaria, quale l’eventuale presentazione del Mod. UNICO comprendente quadri riservati all’attività di impresa, ecc. ovvero
“di fatto” laddove, invece, per svelare l’ effettiva esistenza occulta di un’attività commerciale, la citata circolare invita i verificatori a sviluppare una specifica attività info-investigativa, comprendente anche sopralluoghi preventivi, in incognito, nei locali associativi.
Ove la “commercialità” associativa fosse stata ritenuta conclamata, secondo la GdF le operazioni di accesso non sarebbero più regolate dalla specifica norma e non avrebbero dovuto sottostare a specifica autorizzazione della Procura. Tant’è che anche non più di sei mesi fa, secondo la CTR Piemonte (sentenza n.18/10/11), il luogo ove viene svolta un'attività commerciale “non è luogo assimilabile a domicilio” e, quindi, l’accesso effettuato presso un circolo non necessita dell'autorizzazione del Procuratore della Repubblica. La questione è stata spesso affrontata da autorevole dottrina ed affermata pubblicistica che si è anche occupa del problema relativo alle prove acquisite in sede di accesso non autorizzato. Anche sull’argomento però si era espressa la Corte di Cassazione (sentenza n.24923/11) ribadendo come gli elementi raccolti dalla Guardia di Finanza a carico del contribuente, senza il rispetto di formalità, sono utilizzabili nel procedimento di accertamento fiscale. A medesimi risultati, peraltro, si perverrebbe anche nei casi in cui l’accesso dei verificatori si fosse addirittura svolto senza autorizzazione, ma senza opposizione del contribuente. La Suprema Corte, infatti, ha affermato che l'assenso del contribuente può superare ogni questione sulla regolarità dell'atto istruttorio e se:
"l'accesso si è verificato con il consenso del contribuente, ciò (omissis
questione sulla legittimità dell'accesso stesso (…) Il rifiuto all'accesso deve essere fatto
constatare nel processo verbale di verifica, dandosi atto che l'accesso è stato effettuato nonostante l'opposizione".
vale a superare ogni
Dalla sintesi appena riportata, potrete facilmente capire come già da tempo l’adempimento garantistico dell’autorizzazione preventiva, fosse soggetto ad essere facilmente superato od in procinto di revisione. Ora l’argomento è stato definitivamente risolto: l’accesso potrà avvenire alle stesse condizioni previste per le imprese ed i professionisti, ossia sulla base della semplice autorizzazione del direttore dell’Ufficio.
Al di là di ogni commento sulla garanzia di delicati principi come quello che ho tentato di esporre, non mi rimane che scrivere sui comportamenti “difensivi” consequenziali e regole ulteriori da conoscere in merito a gli accessi, che vedremo la prossima volta.
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