Source: http://www.studiofalcone.net/assicurazione-contro-danni/
Timestamp: 2018-07-17 20:55:07+00:00

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Assicurazione contro danni – Avvocato Luca Falcone
Scopriamo cos’è il contratto di assicurazione contro danni, come funziona il pagamento del premio e la richiesta di indennizzo, quali sono le clausole e gli aspetti cui prestare più attenzione.
Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta dell’assicurazione sulla responsabilità civile auto, ma possiamo dire di sapere veramente come funziona? Inoltre, sapevate che è possibile assicurare anche beni di lusso, come un quadro o un oggetto prezioso dal possibile rischio di un danno? Il contratto di assicurazione contro danni è proprio questo: io ti pago un corrispettivo (il cosiddetto premio) e tu, in cambio, mi assicuri un risarcimento corrispondente ad un certo parametro (solitamente una percentuale del valore del bene), se il bene assicurato viene compromesso, danneggiato, smarrito o addirittura distrutto.
Il mondo delle assicurazioni, però, è tutt’altro che semplice. Dietro al vantaggio delle compagnie assicurative, infatti, c’è un complesso calcolo probabilistico delle possibilità che si possa effettivamente realizzare il rischio assicurato, che determina, come conseguenza, le variazioni sulla quantità del premio mensile o annuale da pagare alla compagnia, oltre a indurre gli assicuratori ad introdurre clausole speciali, che potrebbero spiazzare del tutto l’assicurato.
Dal lato del cliente, invece, gli aspetti che contano di più sono quelli che riguardano la spesa da sostenere per rimanere assicurati e le concrete possibilità di ottenere l’agognato risarcimento in caso di danni. É per questo motivo che, prima di sottoscrivere un contratto di assicurazione, è bene tenere presenti alcune delle regole che la legge impone in questi casi, oltre a verificare e comparare, magari con l’ausilio di appositi motori di ricerca o rivolgendosi a broker specializzati, le offerte e le condizioni proposte da ciascuna compagnia assicurativa: si tratta degli accorgimenti più efficaci che potreste adoperare per evitare brutte sorprese in seguito.
Cos’è l’assicurazione contro danni?
Come dicevamo, l’assicurazione contro danni è un contratto stipulato tra due parti necessarie: l’assicuratore e l’assicurato. Il primo si obbliga a rimborsare al secondo, dietro il pagamento periodico di una somma di denaro (il cosiddetto premio), i danni economici subiti a causa di un determinato evento (noto in gergo come sinistro): in sostanza, con l’assicurazione contro danni l’assicurato si premura di conseguire un ritorno in denaro dell’eventuale diminuzione di valore che abbia subito il bene assicurato. In particolare, nell’assicurazione sulla responsabilità civile, obbligatoria per legge, l’assicuratore interviene a pagare l’eventuale richiesta di risarcimento avanzata dal soggetto danneggiato a causa di incidenti e negli altri casi previsti dalle norme sulla circolazione stradale o per determinate categorie di attività professionali.
Si tratta di un contratto aleatorio: in altri termini, le parti non definiscono nel contratto l’obbligo di pagamento dell’indennizzo, ma solo la sua possibilità, il cui realizzarsi dipende dal fatto che si verifichi o meno il sinistro e il bene assicurato subisca un danno. Questo spiega perché l’assicurazione contro danni riceve una disciplina particolare, tanto che oltre alle disposizioni del codice civile è regolata anche da norme speciali, come il Codice delle Assicurazioni [1].
È possibile stipulare un contratto di assicurazione contro danni recandosi direttamente presso una delle filiali della compagnia di assicurazioni prescelta, oppure via internet: in questo secondo caso, è bene verificare che l’impresa metta a disposizione tutte le informazioni relative alle clausole dell’assicurazione, prima di dare il consenso e sottoscrivere il contratto. Altra modalità con cui è possibile concludere il contratto, molto frequente nella prassi, è quella di rivolgersi o venire contattati da un agente di assicurazione o un broker, che operano come intermediari della società di assicurazione. Questi soggetti sono ausiliari dell’impresa e hanno assunto l’obbligo, nei confronti dell’assicuratore, di procacciare nuovi clienti e promuovere la conclusione dei contratti di assicurazione. Visto che normalmente il guadagno degli agenti assicurativi dipende dalla quantità di contratti ottenuti, è normale che questi tentino di convincervi in tutti i modi a concludere il contratto: per questo motivo, è importante non limitarsi a subire passivamente l’offerta commerciale proposta, ma è necessario informarsi sulle condizioni e sui costi dell’assicurazione, per evitare sgradevoli sorprese. In questo caso, è importante conoscere gli strumenti che la legge dispone per proteggere i clienti meno accorti: infatti, se il soggetto con cui avete parlato non è un agente dell’assicurazione, il contratto sarà inefficace; allo stesso tempo, se ci sono clausole nascoste e non comprensibili, avete sempre a disposizione la protezione offerta dal Codice dei consumatori, che vi permetterà di rendere nullo un contratto di assicurazione poco conveniente [2].
Dal punto di vista del soggetto assicurato, chiunque può stipulare un contratto di assicurazione contro danni: dalla conclusione del contratto scatta l’obbligo al pagamento del premio, ma anche il diritto a richiedere il risarcimento in caso di verifica del sinistro. E’ possibile indicare un soggetto diverso a cui destinare il pagamento delle somme: in questo caso, all’atto della stipula del contratto o con una dichiarazione successiva diretta all’impresa di assicurazioni, il cliente può individuare un beneficiario, che avrà diritto a ricevere il pagamento dell’indennizzo (come avviene nel diverso caso dell’assicurazione sulla vita, in cui, per ovvi motivi, il beneficiario o i beneficiari sono persone diverse da chi ha stipulato il contratto di assicurazione).
Quali sono i beni e i rischi assicurabili?
La funzione dell’assicurazione è quella di tenere indenne il beneficiario dal rischio che si verifichi un danno ad un determinato bene. Le possibilità sono molteplici: ci si può assicurare contro il rischio del perimento del bene, oppure del suo danneggiamento, sia ad opera di terzi che involontario, ma anche nel caso del furto del bene medesimo. Nel dettaglio, si considerano comprese nell’ambito dell’assicurazione contro danni le ipotesi di incendio, infortunio e malattia, oltre che, come vedremo meglio in prosieguo, le ipotesi di RC per la circolazione stradale o per le attività professionali.
Perché si possa parlare di rischio assicurabile, la legge richiede che la possibilità di verificarsi del sinistro sia esistente e che l’assicurato abbia l’interesse ad esserne tenuto indenne. In particolare, vista la natura di contratto aleatorio, il rischio che si possa verificare un evento dannoso deve essere, appunto, soltanto una delle possibili evenienze: non è ammessa la possibilità di assicurarsi contro un rischio nullo o, al contrario, praticamente certo, perché verrebbe meno quell’elemento di incertezza che è alla base della struttura del contratto. Se le parti assicurano un rischio mai esistito o non più esistente al momento della conclusione del contratto, questo è nullo e il cliente ha la possibilità di chiedere la restituzione dei premi versati. Viceversa, se il rischio cessa di esistere dopo la conclusione del contratto, il contratto si scioglie automaticamente. E’ la legge a definire, in modo puntuale, le tipologie principali di rischi che possono costituire oggetto del contratto di assicurazione [3].
Per quanto concerne il discorso dei beni assicurabili, normalmente l’assicurazione viene stipulata da parte di un soggetto che ha interesse a tutelarsi contro i danni che potrebbero colpire beni rientranti nel suo patrimonio: si pensi all’assicurazione su un oggetto prezioso, sulla propria abitazione, e così via. E’ possibile assicurare un singolo bene contro un determinato rischio (ad esempio, l’incendio di uno strumento musicale), oppure coprire uno o più beni contro una pluralità di rischi, come nel caso dell’assicurazione globale, che può coprire tutti i rischi di una certa categoria (il furto delle merci depositate in un magazzino o, ancora, l’incendio dei beni aziendali depositati e così via).
Altro elemento necessario è la presenza di un interesse all’assicurazione da parte dell’assicurato. Nel dettaglio, se manca l’interesse del cliente ad ottenere un indennizzo contro il verificarsi di un danno al proprio patrimonio, il contratto è nullo, perché ne verrebbe compromessa la funzione tipica. Tuttavia, è possibile assicurarsi anche nei confronti di danni non ancora determinati al momento della conclusione del contratto, specificandoli con una successiva dichiarazione. Si parla, in questi casi di assicurazione in abbonamento, cui consegue l’insorgenza della copertura assicurativa dal momento effettivo in cui si verifica l’esposizione a rischio del bene assicurato, o quando il cliente fa un’apposita comunicazione all’assicuratore.
Come funziona il rapporto assicurativo?
Veniamo adesso ai dettagli relativi alla stipula e alla disciplina del rapporto di assicurazione contro danni. In primo luogo, la legge non chiede che il contratto sia stipulato per iscritto, ma questa forma è necessaria per provare l’esistenza delle pattuizioni (si parla, in gergo giuridico, di forma ad probationem): in sostanza, il contratto è valido in qualsiasi forma, ma se dovete citare in giudizio l’assicuratore perché non vi paga il risarcimento, dovete averne una copia scritta per provare l’esistenza del contratto [4]. Per questo motivo, l’assicuratore è obbligato a rilasciare copie originali della polizza ed è responsabile che il contenuto del contratto sia redatto in modo chiaro e comprensibile.
La polizza assicurativa rappresenta il documento che contiene la sintesi degli elementi considerati all’interno del contratto, come la determinazione del premio e delle scadenze di pagamento e il massimale che viene erogato dalla società di assicurazione in caso di sinistro. Tra gli elementi che invece devono essere necessariamente presenti nel contratto ci sono le generalità del soggetto assicurato, l’oggetto della garanzia assicurativa (quindi l’indicazione del bene assicurato e i rischi contro il cui verificarsi è apprestata l’assicurazione), l’importo del premio, la durata del contratto, il valore del bene assicurato e il massimale, che rappresenta il limite massimo entro cui l’assicurazione pagherà il risarcimento. Visto che la funzione dell’assicurazione è quella di tenere indenne l’assicurato contro le perdite economiche, il risarcimento non può essere superiore al danno effettivamente subito: la legge, in sostanza, impedisce che l’assicurato possa arricchirsi alle spalle delle compagnie assicurative, ottenendo un risarcimento superiore alla perdita economica subita [5]. Fa eccezione la cosiddetta sovrassicurazione, per la quale è prevista una disciplina peculiare: in sostanza, se viene assicurato un valore del bene superiore al reale, occorre verificare se la stima è stata effettuata con frode del cliente o meno. Se l’assicurato ha dichiarato apposta un valore superiore al reale, perde il diritto al risarcimento. Viceversa, se la sovrastima è dovuta ad errore, l’assicurazione sarà efficace nei limiti del valore effettivo del premio: il cliente, però, ha diritto a vedersi restituito l’eventuale premio in più che abbia pagato a causa della stima erronea del valore assicurativo.
E’ possibile che nel contratto vengano incluse anche clausole particolari, come la specificazione dei casi in cui non opera la copertura assicurativa. Ad esempio, l’assicurazione può contenere la clausola di franchigia, che comporta la non risarcibilità di danni che non superano una determinata soglia, oppure la determinazione di un ristoro forfettario. Discorso a parte merita il cosiddetto rischio putativo, che si verifica quando le parti non sanno se il rischio è ancora attuale o se il danno si è già verificato. In particolare, nelle assicurazioni professionali possono essere inserite le cosiddette clausole claims made, che consentono di coprire i comportamenti dell’assicurato anteriori alla data della stipula del contratto, purché la domanda di risarcimento venga proposta durante la vigenza della polizza [6].
Per quanto riguarda la durata della copertura assicurativa, generalmente, il contratto di assicurazione viene stipulato con una durata annuale, per cui alla scadenza le parti possono decidere di non rinnovarlo. Tuttavia, la legge prevede la proroga tacita del contratto, se questo non viene disdetto almeno tre mesi prima della scadenza, attraverso l’invio di una raccomandata. Per quanto riguarda la copertura, questa deve essere riconosciuta fino alle ore 24 dell’ultimo giorno di validità del contratto.
Altro meccanismo fondamentale che regola il rapporto assicurativo è la possibilità che l’assicuratore possa rivalersi nei confronti del responsabile dell’evento dannoso: quando il rischio coperto dall’assicurazione si è verificato a causa di un terzo, la legge consente la surrogazione dell’assicuratore: in sostanza, una volta che l’assicurato ha ricevuto il risarcimento dall’assicuratore, perde ogni diritto nei confronti del responsabile del danno; ma l’assicuratore, in questo caso, può sostituirsi al cliente risarcito e pretendere di essere rimborsato dal responsabile fino alla concorrenza di quanto pagato. Viceversa, fino al momento in cui non viene fatta la richiesta di danni all’assicurazione, l’assicurato può agire direttamente nei confronti del terzo, così come rimane salva la possibilità di rivalersi della somma residua non coperta dall’assicurazione: ad esempio, se l’incendio appiccato da un terzo ha generato danni per 20.000 euro e l’assicurazione ne copre solo la metà, potrete citare in giudizio il responsabile per la restante parte.
Determinazione e pagamento del premio
Una volta concluso il contratto di assicurazione contro danni, a carico del cliente sorge l’obbligo di pagare il premio, secondo la scadenza convenuta all’atto della stipulazione.
Al fine di determinare l’ammontare delle somme dovute come corrispettivo all’assicuratore, è necessario che il cliente comunichi alla società tutti gli elementi del bene e del rischio che intende assicurare: è sulla base di queste informazioni che, tramite complessi calcoli probabilistici, la società valuterà l’assicurabilità del rischio e il margine di profitto derivante dall’operazione, fissando il premio in base alla probabilità del verificarsi dell’evento. Dunque, quanto più probabile è che si verifichi, ad esempio, il crollo di un edificio, tanto più elevato sarà il premio che vi verrà richiesto.
La dichiarazione dell’assicurato riveste, quindi, un ruolo fondamentale: dovrete fornire informazioni precise e veritiere, onde evitare, da un lato, il rischio di vedervi richiesto un premio non corrispondente alla reale situazione di pericolo, e, dall’altro, di potervi vedere opposto il rifiuto da parte dell’assicuratore di pagare il risarcimento. Infatti, se è vero che la mancata comunicazione delle informazioni riguardanti il rischio non determinano di per sé la sospensione dell’assicurazione, è altrettanto possibile che la società risolva il contratto, ponendo nel nulla la stipulazione. In caso di informazioni non veritiere o reticenti riguardanti il rischio, la legge impone ulteriori gravi conseguenze: se l’omissione o l’informazione errata è stata dolosamente preordinata dal cliente, l’assicuratore può chiedere l’annullamento del contratto entro tre mesi dalla scoperta del fatto, con un’azione che si prescrive entro cinque anni. L’annullamento elimina il contratto, ma comporta anche la possibilità che l’assicurazione chieda il pagamento del premio dovuto per l’anno in corso a titolo del risarcimento del danno, trattenendo ovviamente quelli versati in passato. Se però, le dichiarazioni non veritiere o reticenti sono dovute a colpa lieve o sono involontarie, l’assicuratore può solo esercitare il recesso, ma se si è già verificato il danno assicurato, non viene meno l’obbligo di corrispondere l’indennizzo, sebbene diminuito in ragione della differenza tra la situazione dichiarata dal cliente e quella reale.
Per quanto riguarda il pagamento del premio, questo determina l’avvio della copertura assicurativa: fin quando non verrà versato il premio, infatti, il cliente sarà scoperto per gli eventi dannosi verificatisi nel frattempo; l’assicurazione resta sospesa per 6 mesi, termine entro cui l’assicuratore potrà decidere se agire in giudizio per riscuotere i premi scaduti o sciogliersi dal contratto. Il pagamento del premio avviene normalmente presso l’assicuratore o una delle agenzie di assicurazione, alla scadenza riportata solitamente sulla polizza. Alcune imprese di assicurazione ammettono la rateizzazione del premio, scandendo i pagamenti in vari tronconi durante tutta la durata del rapporto assicurativo.
Tuttavia, nel corso della durata del rapporto assicurativo possono verificarsi circostanze che comportano una variazione del rischio: quando questa è tale da determinare una diminuzione (o aggravamento) o addirittura una scomparsa del pericolo assicurato, la legge dispone alcune conseguenze sul contratto di assicurazione contro danni.
In particolare, nel caso della diminuzione del rischio, che può dipendere o dalla modifica delle circostanze esterne o dalla diminuzione del valore del bene assicurato, il cliente può comunicare all’assicuratore la modifica della situazione, mentre quest’ultimo è obbligato a rivedere l’ammontare del premio richiesto, o, in alternativa, a recedere dal contratto. Specularmente, se si verifica un aggravamento del rischio, all’atto della comunicazione della nuova situazione (che, come visto, costituisce un onere per il cliente), l’assicuratore potrà pretendere un premio più elevato, oppure sciogliere il contratto [7].
Quando si verifica l’evento assicurato, il cliente deve denunciare il sinistro e può pretendere dall’assicurazione il risarcimento del danno subito. L’avviso all’assicurazione del verificarsi del danno è necessario per molti motivi: in primo luogo, consente all’assicuratore di accertare immediatamente le cause e l’entità del danno, ma costituisce anche il metodo migliore per il cliente di esercitare la richiesta di risarcimento nei confronti della compagnia. In particolare, la denuncia di sinistro deve essere fatta entro 3 giorni da quando si è verificato l’evento o se ne ha avuta conoscenza, salvo che nel contratto non sia stato convenuto un termine diverso. Solitamente la richiesta deve essere fatta con raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure con ogni altro mezzo in grado di costituire una prova affidabile.
In caso di omessa denuncia del danno, l’assicurato può andare incontro ad alcune conseguenze. In particolare, se la comunicazione viene fatta per ignoranza o negligenza, l’assicuratore può ridurre l’indennizzo in ragione del danno ulteriore verificatosi a causa dell’inerzia del cliente: se non denunciate il danno e questo produce ulteriori conseguenze (ad esempio, da un semplice malfunzionamento si arriva alla distruzione integrale del bene), l’assicuratore può legittimamente rifiutarsi di coprire il danno più grave. Se, invece, l’assicurato omette la denuncia con dolo, la compagnia può rifiutarsi di pagare del tutto l’indennizzo [8].
Una volta denunciato il verificarsi del rischio, sorge a carico della compagnia di assicurazione l’obbligo di indennizzare il cliente, risarcendo l’ammontare stabilito in contratto fino alla concorrenza del massimale. Chiaramente, prima di procedere al risarcimento, l’assicurazione provvederà a fare tutti gli accertamenti necessari a valutare l’effettiva compatibilità del danno occorso con quello coperto dal contratto, anche impiegando un perito per stimare l’effettivo ammontare del risarcimento. I periti assicurativi, dopo aver verificato le circostanze del caso, provvederanno ad identificare l’ammontare del risarcimento.
Può esserci disaccordo sulla quantificazione del danno, nel qual caso, se dopo una richiesta formale all’assicurazione non riuscite ad ottenere quanto ritenuto giusto, sarebbe una soluzione quella di rivolgersi ad un esperto legale, per verificare l’opportunità di citare in giudizio l’impresa assicurativa. Lo stesso è possibile fare nel caso in cui l’assicuratore, dopo 30 giorni dalla richiesta, ritardi a liquidare il risarcimento: in questo caso, scatta la responsabilità ultramassimale, che vi consente di poter chiedere una somma aggiuntiva, superiore al massimale stabilito. Il diritto all’indennizzo assicurativo si prescrive in due anni dal verificarsi dell’evento dannoso, per cui, in caso di problemi nella riscossione del risarcimento è opportuno muoversi tempestivamente per vie legali.
Occorre tenere presente, però, che ci sono casi di esclusione dal diritto al risarcimento previsti direttamente dalla legge, per cui, in ognuna di queste ipotesi, potreste considerare opportuno lasciar perdere un processo potenzialmente perso in partenza. Ad esempio, il risarcimento non è dovuto:
se il danno è stato causato con dolo o colpa grave dall’assicurato;
nel caso in cui l’assicurato non abbia comunicato vizi e circostanze rilevanti all’assicurazione;
se il danno è dovuto ad eventi assolutamente imprevedibili e straordinari, come terremoti, guerre e simili, salvo che anche questo tipo di occasioni siano previste dal contratto.
Le peculiarità dell’assicurazione RC
Fanno parte del novero delle assicurazioni contro danni anche le assicurazioni sulla responsabilità civile: questo tipo di assicurazione permette all’assicurato di essere tenuto indenne dagli obblighi risarcitori sorti nei confronti di terzi a causa di una propria attività dannosa. Il tipico esempio, la cui copertura è obbligatoria a norma di legge, è quello degli incidenti stradali: in questi casi, infatti, il risarcimento che avreste dovuto pagare voi stessi al conducente o al passante danneggiato, verrà addebitato direttamente alla compagnia assicurativa. Nell’ambito delle assicurazioni RC sono inserite anche le assicurazioni professionali, che mirano a coprire l’assicurato dai rischi di danno che possono verificarsi nell’esercizio della propria attività (ad esempio, per medici e avvocati).
Questo tipo di assicurazioni prevede delle regole particolari rispetto a quelle esaminate in proposito di assicurazione contro danni. Innanzitutto, l’obbligo di denuncia del sinistro è disciplinato dalle leggi speciali che regolano la RC, per cui sono previsti termini legali non derogabili dalle parti contraenti. Anche dal punto di vista della liquidazione e risarcimento del danno, la compagnia può decidere se rimborsare l’assicurato (che abbia pagato, nel frattempo, il danneggiato), oppure pagare direttamente la vittima dell’incidente. Solitamente, quando l’assicurazione paga, si determina a vostro danno un peggioramento della classe di merito, con conseguente aumento del premio dovuto.
Inoltre, visto che in questo tipo di assicurazione esiste un soggetto terzo, non presente nell’assicurazione ordinaria, è ammessa anche l’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicurato: in sostanza, il conducente che avete tamponato o il cliente che lamenta un errore medico nei vostri confronti potrà citarvi direttamente in giudizio, in alternativa alla richiesta nei confronti dell’assicurazione. In questo tipo di processi, sarà vostro obbligo chiamare in causa l’assicurazione, tenendo presente che, nella stragrande maggioranza dei casi, le assicurazioni assumeranno un atteggiamento difensivo, facendo di tutto per evitare di vedersi costrette a sborsare: dunque, procuratevi un difensore esperto della materia, così da dimostrare la fondatezza della vostra richiesta nei confronti dell’assicurazione.
[1] Il contratto di assicurazione è disciplinato in via generale dagli artt. 1882-1918 c.c. e dal già citato Codice delle assicurazioni di cui al D.Lgs. 209/2005, come modificato recentemente dalla L. 124/2017.
[2] La giurisprudenza ha affermato che se l’agente di assicurazione non è un rappresentante effettivo dell’assicurazione, il contratto non è efficace per le parti (cfr. Cass. 28 agosto 2007, n. 18191). Per quanto riguarda, invece, la protezione accordata ai consumatori, sono rilevanti le disposizioni relative alla conclusione dei contratti fuori dai locali commerciali, che danno diritto ad un periodo di ripensamento per il cliente (entro il quale questo può esercitare il diritto di recesso dal contratto); e quelle relative alle clausole vessatorie, cioè a quelle clausole che impongo sacrifici irragionevoli al cliente, che possono essere dichiarate nulle dal giudice e portare, addirittura, all’invalidazione dell’intero contratto.
[3] Un primo elenco di rischi ricompresi dalla legge nel ramo danni si rinviene nell’art. 2 del Codice delle Assicurazioni, cui si rinvia per una trattazione esaustiva. Oltre all’incendio, esplosione, tempesta, cedimento del terreno e altri accadimenti che possono riguardare i beni, le leggi speciali prevedono forme di assicurazione peculiari, come nel caso della già citata responsabilità civile per gli autoveicoli, ma anche l’assicurazione delle perdite patrimoniali derivanti dall’insolvenza di un debitore (art. 14, co. 2 del Regolamento ISVAP 16 marzo 2009, n. 29), a tutela del credito ipotecario (art. 12, co. 2 del medesimo Reg.), o ancora polizze relative ad eventi come la perdita dell’occupazione, le intemperie e molti altri rischi economici relativi all’attività lavorativa o imprenditoriale.
[4] L’art. 1888 c.c. non lascia dubbi sul punto, tanto che la giurisprudenza è costante nell’affermare che solo la produzione di un documento scritto in giudizio può provare l’esistenza del contratto e il contenuto delle sue pattuizioni o sue successive modifiche (v. Cass. 7 settembre 2007, n. 18891). Tuttavia, per fornire questi elementi di prova, oltre alla polizza assicurativa è possibile produrre in causa anche altri documenti, come il certificato di assicurazione o la ricevuta di pagamento del premio rilasciata dall’assicuratore (cfr. Cass. 2 aprile 2001, n. 4799).
[5] E’ chiara in proposito la formulazione degli artt. 1905 e 1908, co. 1, c.c., dai quali si può desumere che le parti non possono attribuire al bene assicurato un valore superiore a quello effettivo, o pattuire un risarcimento superiore al danno effettivamente occorso. Il limite è solo per eccesso: le parti possono, al contrario, accordarsi per determinare un valore coincidente al danno subito (ad esempio, in caso di furto, il valore che aveva il bene al momento del sinistro), ma anche determinare un valore più basso di quello reale, per ottenere, ad esempio, uno sconto sostanziale sul premio pagato.
[6] Sulla validità di questo tipo di pattuizioni si è pronunciata la giurisprudenza più recente, ritenendo legittime le clausole claims made, dal momento che consentono al cliente di beneficiare di un’estensione della copertura assicurativa, garantendo al contempo all’assicuratore di determinare il premio in base alle effettive necessità di copertura del singolo assicurato (cfr. Cass. 23 novembre 2017, n. 27867). E’ da evidenziare, però, che la clausola può risultare illecita quando viene congegnata in modo tale da escludere la possibilità di richiedere il risarcimento per i danni verificatisi durante la vigenza del contratto (in tal senso Cass. S.U. 6 maggio 2016, n. 9140).
[7] Si veda in proposito l’art. 1898 c.c. In particolare, se il cliente non comunica l’aggravamento del rischio, l’assicuratore potrà legittimamente ridurre l’indennizzo dovuto in caso di sinistro (così Cass. 4 settembre 2003, n. 12880).
[8] E’ quanto affermato, ad esempio, da Cass. 11 marzo 2005, n. 5435, che precisa essere compito dell’assicuratore quello di provare l’esistenza del dolo nella violazione dell’obbligo di denuncia.
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