Source: http://opac.minori.it/VSRV01_EOS03_Linked_documents/Giuridico/Toscana_LR_26_luglio_2002_n_32.htm
Timestamp: 2017-05-01 02:28:28+00:00

Document:
Legge della Regione Toscana 26 luglio 2002, n
Legge della Regione Toscana 26 luglio 2002, n. 32
Regione toscana Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia
di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e
lavoro. BURT n.
23 del 5 agosto 2002
la seguente legge: Titolo i
Articolo 1 (Oggetto e obiettivi delle politiche di intervento)
1. La presente legge disciplina gli interventi che la
Regione Toscana promuove per lo sviluppo dell'educazione, dell'istruzione, dell'orientamento, della formazione professionale e dell'occupazione, al fine di costruire un
sistema regionale integrato che garantisca, in coerenza con le
strategie dell'Unione europea per lo sviluppo delle risorse umane, la piena realizzazione della libertà individuale e dell'integrazione sociale, nonchè il
diritto all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita quale fondamento necessario per il diritto allo
studio e il diritto al lavoro.
2. Gli interventi di cui al comma 1 concorrono ad assicurare
lo sviluppo dell'identità personale e sociale, nel rispetto della libertà e della
dignità della persona, dell'uguaglianza
e delle pari opportunità , in relazione alle condizioni fisiche,
culturali, sociali e di genere.
3. Per realizzare le finalità di cui al comma 1, la Regione, nel rispetto del principio di sussidiarietà previsto dall'articolo 118 della Costituzione, determina l'allocazione delle funzioni amministrative al livello di governo più vicino ai cittadini e favorisce l'integrazione di apporti funzionali di soggetti
4. Gli interventi della Regione si ispirano ai seguenti
a) assicurare la diffusione territoriale, la qualificazione
e il costante miglioramento dell'offerta di attività e di servizi;
b) favorire la
possibilità di apprendere e sviluppare
le conoscenze degli individui lungo l'intero arco della vita, garantendo l'esercizio della libertà di scelta nella costruzione di percorsi lavorativi, professionali e imprenditoriali al fine
di incrementare la capacità di inserimento e qualificare la permanenza nel mondo del lavoro;
c) sostenere lo sviluppo qualitativo dell'offerta di istruzione,
pubblica e paritaria, contribuendo a rendere effettivo il
diritto all'apprendimento per tutti, anche attraverso la
flessibilità dei percorsi;
d) sviluppare e promuovere le politiche del lavoro al fine
di favorire l'incontro fra la domanda e l'offerta;
e) prevenire la disoccupazione incentivando intese e accordi
tra soggetti pubblici e privati per la realizzazione di
iniziative locali;
f) favorire azioni di pari opportunità volte a migliorare l'accesso e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro con interventi specifici per sostenere l'occupazione femminile,
ad eliminare la disparità nell'accesso al lavoro, favorendo i percorsi di carriera, e a conciliare la vita familiare con
quella professionale;
g) promuovere l'inserimento o il reinserimento nel mercato
del lavoro delle persone esposte al rischio di esclusione
sociale attraverso percorsi di sostegno e accesso alle misure di politica del lavoro;
h) sviluppare le azioni volte a garantire ai disabili il
pieno accesso agli interventi previsti dalla presente legge;
i) promuovere l'innovazione, sviluppando con le parti
sociali i necessari accordi, al fine di raggiungere elevati livelli di
sicurezza e qualità del lavoro, come fondamento necessario per la competizione qualitativa e l'incremento della
produttività .
LE POLITICHE INTEGRATE DELL'EDUCAZIONE, DELL'ISTRUZIONE, DELL'ORIENTAMENTO E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
ARTICOLO 2 (Interventi di attuazione delle politiche integrate
dell'educazione, dell'istruzione, dell'orientamento e della formazione professionale)
1. Le politiche integrate dell'educazione, dell'istruzione, dell'orientamento e della formazione professionale si
attuano attraverso interventi diretti e indiretti. Per interventi
diretti si intendono azioni di sostegno, anche di tipo finanziario, in risposta a bisogni riferibili alla domanda individuale; per interventi indiretti si intendono azioni di consolidamento e
sviluppo dei sistemi dell'educazione, dell'istruzione, della
formazione professionale e dell'orientamento, finalizzate ad
assicurare l'accessibilità e il miglioramento sia dell'offerta formativa che dei servizi ad essa connessi, nonchè azioni di indirizzo, coordinamento, regolazione, qualificazione, monitoraggio e valutazione dei sistemi stessi, nelle loro articolazioni pubbliche e private.
2. L'insieme organico degli interventi delle politiche
integrate dell'educazione, dell'istruzione, dell'orientamento e della formazione professionale, attuati ai sensi e per i fini
della presente legge, è volto alla progressiva costruzione di un sistema integrato regionale per il diritto
all'apprendimento.
ARTICOLO 3 (Finalità degli
interventi educativi per la prima infanzia)
1. La Regione promuove e coordina interventi educativi
unitari rivolti all'infanzia, tesi alla piena e completa
realizzazione dei diritti della persona e informati ai principi del pieno e
inviolabile rispetto della libertà e della dignità personale, della
solidarietà , dell'eguaglianza di opportunità , della
valorizzazione della differenza di genere, dell'integrazione delle diverse culture, garantendo il benessere psicofisico e lo sviluppo
delle potenzialità cognitive, affettive e sociali.
2. La Regione, nel promuovere la realizzazione di servizi
efficaci in relazione ai bisogni emergenti nel proprio territorio, si
ispira alle seguenti finalità :
d) diversificazione delle offerte e flessibilità dell'organizzazione;
e) omogenea qualità dell'offerta;
g) organizzazione degli interventi per garantire
le pari opportunità e
conciliare la vita professionale dei genitori con quella familiare;
h) ottimizzazione dell'uso delle risorse, in relazione alla
qualità e all'economicità ;
i) tutela dei diritti all'educazione dei disabili.
ARTICOLO 4 (Tipologie degli interventi e servizi educativi per la prima
infanzia)
1. Gli interventi per la realizzazione delle finalità di cui all'articolo 3 sono rivolti ai bambini in età compresa da tre mesi a tre anni e consistono in:
a) nido di infanzia, quale servizio educativo e sociale per
la prima infanzia, aperto a tutti i bambini senza alcuna discriminazione, che concorre con le famiglie alla crescita,
cura, formazione e socializzazione dei bambini, assicurando
la realizzazione di programmi educativi, il gioco, i pasti e il
riposo pomeridiano;
b) servizi integrativi che hanno l'obiettivo di ampliare
l'azione dei nidi di infanzia, garantendo risposte flessibili e
differenziate alle esigenze delle famiglie e dei bambini, che possono comprendere servizi con caratteristiche educative, ludiche, culturali e di aggregazione sociale, anche per fruizioni temporanee o saltuarie nella giornata, rivolte ai soli
bambini o ai bambini con i loro genitori o adulti accompagnatori, e
servizi educativi e di cura presso il domicilio della famiglia o dell'educatore.
2. I nidi di infanzia ed i servizi di cui al comma 1,
lettere a) e b), devono attenersi agli standard strutturali, qualitativi ed
alle qualifiche professionali definiti dal regolamento di cui all'articolo 32, comma 2.
3. Il Comune è titolare delle funzioni amministrative in materia di servizi ed interventi educativi che gestisce in forma
diretta, in associazione con uno o più o tutti i Comuni compresi nella zona socio-sanitaria di cui all'articolo 19 della legge
regionale 3 ottobre 1997, n. 72 (Organizzazione e promozione di un
sistema di diritti di cittadinanza e di pari opportunità : riordino
dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari integrati), anche
attraverso gli strumenti previsti dal decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti
4. I Comuni, per l'erogazione dei servizi nell'ambito delle
risorse programmate, possono convenzionarsi con soggetti pubblici e privati accreditati ai sensi del regolamento di cui
all'articolo 32, comma 2, ed ammettere gli interessati alla fruizione delle prestazioni e dei servizi di rete tramite appositi
buoni-servizio, le cui modalità di
attribuzione sono disciplinate da apposito regolamento comunale, da adottarsi entro sei mesi
dall'entrata in vigore del regolamento di cui all'articolo 32, comma 2.
5. I Comuni, con riferimento agli standard previsti dal regolamento di cui all'articolo 32, comma 2, autorizzano soggetti privati ad istituire e gestire servizi di carattere
educativo e concedono ai soggetti privati autorizzati che ne facciano richiesta, l'accreditamento.
6. L'esercizio dei servizi educativi per la prima infanzia
privo dell'autorizzazione di cui al comma 5, comporta la
cessazione del servizio ad iniziativa del Comune, con procedure
definite dai regolamenti comunali.
ARTICOLO 5 (Educazione non formale degli adolescenti, dei giovani e
degli adulti)
1. Per educazione non formale si intende l'insieme di
interventi educativi non finalizzati direttamente al rilascio di titoli
di studio o di attestati professionali, ancorchè valutabili secondo quanto stabilito nel sistema generale dei crediti formativi e di
istruzione di cui all'articolo 32, comma 2, lettera c).
2. La Regione promuove interventi di educazione non formale degli adolescenti, dei giovani e degli adulti al fine di
concorrere ad assicurare lo sviluppo dell'identità personale e sociale, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, dell'uguaglianza e delle pari opportunità , in relazione
alle condizioni fisiche, culturali, sociali e di genere.
3. La Regione, per rendere effettivo il diritto
all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, sviluppa, nell'ambito della programmazione dell'offerta formativa integrata, il
progressivo raccordo delle iniziative educative non formali rivolte agli
adulti presenti sul territorio regionale, in un insieme organico e qualificato di opportunità educative per la popolazione, basato su accordi ed intese di rete fra tutti i soggetti, pubblici
e privati, promotori delle iniziative stesse.
4. Con il regolamento di cui all'articolo 32, comma 2, sono definite le caratteristiche strutturali ed organizzative del
sistema di educazione non formale degli adolescenti, dei giovani e
ARTICOLO 6 Interventi per lo sviluppo del sistema di istruzione
1. Nel rispetto delle norme generali sull'istruzione e dei
principi fondamentali stabiliti con legge dello Stato, la Regione promuove sul proprio territorio un organico sviluppo,
qualitativo e quantitativo, dell'istruzione scolastica.
2. Le finalità di
cui al comma 1 sono perseguite in particolare attraverso le seguenti funzioni:
a) la programmazione dell'offerta
formativa integrata tra istruzione e formazione professionale;
b) la programmazione, sul piano regionale, nei limiti delle disponibilità di
risorse umane e finanziarie, della rete scolastica, sulla base dei piani provinciali di cui
all'articolo 29, comma 2, assicurando il coordinamento con la programmazione di cui alla lettera a);
c) la suddivisione, anche sulla base delle proposte degli
enti locali interessati, del territorio regionale in ambiti
funzionali al miglioramento dell'offerta formativa;
3. La Regione, al fine di raccordare organicamente le
proprie competenze con quelle esercitate dall'amministrazione
statale e dagli enti locali nel campo dell'istruzione, sviluppa le
azioni di cui al comma 2, osservando il metodo della concertazione interistituzionale e stipulando con i suddetti enti intese operative.
ARTICOLO 7 (Finalità , destinatari e tipologie degli interventi per il
diritto allo studio scolastico)
1. La Regione promuove servizi e interventi volti a rendere effettivo il diritto all'apprendimento e all'istruzione
scolastica dei soggetti frequentanti le scuole statali, le scuole paritarie
private e degli enti locali, dall'infanzia fino all'assolvimento
dell'obbligo scolastico e formativo.
cui al comma 1 sono perseguite attraverso:
a) il sostegno di tutti i servizi e le iniziative di
supporto alla frequenza delle attività scolastiche;
b) l'erogazione di provvidenze economiche
prioritariamente destinate ai soggetti appartenenti a famiglie in condizioni svantaggiate;
c) lo sviluppo di
azioni di miglioramento della qualità dell'offerta di istruzione e formazione prioritariamente
finalizzate alla riduzione dell'insuccesso e dell'abbandono scolastico.
3. Per la realizzazione delle finalità di cui al presente articolo, il Piano di indirizzo generale integrato di cui all'articolo 31
individua gli interventi, rivolti agli studenti, che
prescindono dal possesso di determinati requisiti soggettivi e oggettivi e
gli interventi attribuiti per concorso.
4. Il Piano di indirizzo generale integrato prevede, altresì
a) le modalità di
individuazione dei requisiti di merito e di reddito;
b) i criteri per la contribuzione finanziaria dei
destinatari degli interventi rivolti agli studenti, che può essere differenziata in fasce connesse al reddito delle famiglie dei medesimi, fino
ad essere eventualmente esclusa.
ARTICOLO 8 (Finalità e
destinatari degli interventi per il diritto allo studio universitario)
1. In attuazione degli articoli 3 e 34 della Costituzione,
la Regione interviene per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano l'eguaglianza dei cittadini nell'accesso all'istruzione superiore e, in
particolare, per consentire ai capaci e meritevoli, anche se privi di
mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi.
2. Gli interventi sono destinati agli studenti iscritti, per
il conseguimento di un titolo di valore legale, ai corsi di
studio delle Università degli studi e degli Istituti di alta formazione e specializzazione artistica e musicale, con sede in Toscana,
tutti denominati in seguito, ai fini della presente legge,
3. La Regione assicura il coordinamento dei propri
interventi con quelli di competenza delle Università della Toscana.
ARTICOLO 9 (Tipologie degli interventi per il diritto allo studio
1. Gli interventi attuati per le finalità di cui all'articolo 8, comma 1, sono realizzati avendo riguardo sia al momento di
ingresso nel sistema universitario toscano, con azioni di
informazione e di integrazione culturale, sia agli aspetti logistici e di
possibilità di permanenza nelle sedi di studio, attivando appositi
servizi di ristorazione, di alloggio e di sostegno finanziario
attraverso borse di studio ed altre forme, sia alle prospettive di collocazione professionale con azioni di orientamento al
lavoro in rapporto con i centri per l'impiego.
2. Il Piano di indirizzo generale integrato di cui
all'articolo 31 individua gli interventi che prescindono dal possesso di determinati requisiti soggettivi e oggettivi degli studenti,
gli interventi che non prescindono dai suddetti requisiti o che vengono attribuiti per concorso e gli interventi cumulabili
di cui al comma 5.
3. Il Piano di indirizzo generale integrato di cui
all'articolo 31 stabilisce le modalità di individuazione dei requisiti di merito e di reddito degli studenti per l'accesso agli interventi
attribuiti per concorso e determina, altresì , le entità dei benefici.
4. Le borse di studio possono essere concesse al fine di favorire il conseguimento della prima laurea, della prima
laurea specialistica o di altri titoli equipollenti o superiori
aventi valore legale. Il Piano di indirizzo generale integrato di cui
all'articolo 31 può prevedere la
concessione di prestiti d'onore in sostituzione, anche parziale, delle borse di studio.
5. I benefici di cui al comma 3 non possono essere cumulati con altre erogazioni finanziarie a qualsiasi titolo
attribuite, salvo il caso di erogazioni concesse da istituzioni nazionali o straniere volte ad integrare, con soggiorni all'estero,
l'attività di formazione o di ricerca dei borsisti e salvo il caso di
erogazione di provvidenze da parte delle Aziende di cui all'articolo
10, individuate dal regolamento di cui all'articolo 32, comma 3.
6. Il servizio abitativo delle Aziende di cui all'articolo
10, utilizzato per i propri fini istituzionali e per quelli delle Università
, non costituisce esercizio di struttura ricettiva alberghiera ed extra-alberghiera.
ARTICOLO 10 (Aziende regionali per il diritto allo studio universitario)
1. La realizzazione, in collaborazione con le Università e gli enti locali, degli interventi di cui all'articolo 9 è demandata alle tre Aziende regionali per il diritto allo studio universitario,
di seguito denominate Aziende, che hanno sede legale nei comuni sedi delle Università di
Firenze, di Pisa e di Siena.
2. Alle Aziende fanno capo anche gli interventi da
realizzare in altre città della
regione sedi di decentramento universitario dipendenti dalle Università ove ha sede l'Azienda, nonchè gli interventi a favore degli iscritti agli Istituti di alta
formazione e specializzazione artistica e musicale.
3. Le Aziende sono dotate di personalità giuridica, di autonomia amministrativa e gestionale, di patrimonio proprio
e di proprio personale. Il loro funzionamento è disciplinato da un regolamento approvato dal Consiglio di amministrazione conformemente alle modalità definite dal regolamento regionale di cui all'articolo 32, comma 3, lettera b).
4. Sono organi dell'Azienda il Consiglio di amministrazione,
il Presidente e il Collegio dei revisori.
5. Le modalità di
nomina e la composizione del Consiglio di amministrazione, che assicura la rappresentanza delle Università e degli
studenti, sono stabilite con deliberazione del Consiglio regionale. Le modalità di funzionamento e le competenze degli organi di cui al comma 4 sono stabilite dal
regolamento di cui all'articolo 32, comma 3, lettera b).
6. Il bilancio previsionale economico delle Aziende con l'allegato piano di attività annuale e il conto di esercizio con i risultati finali del controllo di gestione sono soggetti all'approvazione del Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale.
7. Il patrimonio delle Aziende è vincolato nell'uso all'attuazione degli interventi del diritto allo studio universitario di
8. La Giunta regionale esercita la vigilanza
sull'amministrazione delle Aziende ai sensi dell'articolo 58 dello Statuto.
9. Nell'esercizio di tali poteri, la Giunta regionale:
b) provvede, previa diffida agli organi
dell'Azienda, al compimento di atti resi obbligatori da disposizioni di legge
e di regolamento, quando gli amministratori ne rifiutino o
ritardino l'adempimento.
10. In caso di persistente carenza di funzionamento o di
gravi e ripetute violazioni di leggi o di prescrizioni
programmatiche, con decreto del Presidente della Giunta regionale, il Consiglio
di amministrazione dell'Azienda è sciolto ed è nominato un commissario straordinario per la gestione dell'Azienda per
un periodo non superiore a sei mesi.
11. La Giunta regionale presenta una relazione annuale al Consiglio regionale sull'attività delle Aziende e sulla propria attività di
ARTICOLO 11 (Personale delle Aziende)
1. Il personale delle Aziende è iscritto nell'apposito ruolo del personale di ciascuna Azienda e ad esso si applica il
contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti della Regione Toscana.
2. Al personale iscritto nei ruoli delle Aziende, già trasferito dalla Regione Toscana ai sensi della legge regionale 11 agosto 1993, n. 55 (Norme per l'attuazione del diritto allo
studio universitario), continuano ad applicarsi i benefici
derivanti dalle disposizioni di cui alla legge regionale 10 maggio 1982, n.
35 (Trattamento previdenziale del personale regionale).
3. Ai fini di previdenza e quiescenza, il personale è iscritto, fin dalla data di inizio del rapporto di lavoro presso
l'Azienda, all'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP) e precisamente alla gestione autonoma ex CPDEL, per quanto riguarda il trattamento di pensione, ed alla gestione autonoma ex
INADEL, per l'indennità di
fine servizio.
4. Previa intesa, ciascuna delle Aziende per l'assunzione
del personale può utilizzare le graduatorie dei concorsi che siano stati banditi da una delle altre Aziende, dagli enti locali
ovvero dalla Regione Toscana ai sensi dell'articolo 54, comma 9,
della legge regionale 17 marzo 2000, n. 26 (Riordino della legislazione regionale in materia di organizzazione del personale).
ARTICOLO 12 (Orientamento)
1. La Regione garantisce ai cittadini di ogni età il diritto all'orientamento per la conoscenza delle opportunità finalizzate alla costruzione di percorsi individuali in ambito educativo
e scolastico, formativo e professionale, tenendo conto delle capacità e delle
aspirazioni individuali per il pieno sviluppo della persona umana e in relazione ai cambiamenti sociali.
2. Gli interventi e i servizi per l'orientamento si
realizzano con il concorso dei soggetti pubblici e privati che attuano le
politiche integrate dell'educazione, dell'istruzione, della formazione
e del lavoro, anche attraverso l'alternanza tra i sistemi, in
raccordo con la rete dei servizi per l'impiego.
ARTICOLO 13 (Obbligo formativo)
1. Al fine di dare attuazione alle attività relative all'assolvimento dell'obbligo formativo nel sistema di istruzione scolastica,
nel sistema della formazione professionale e nell'esercizio dell'apprendistato e della libera scelta nella costruzione
di percorsi professionali, la Regione promuove e sostiene
l'offerta qualitativamente e quantitativamente adeguata di percorsi formativi rivolti sia all'ambito della formazione
professionale e dell'apprendistato a completamento dei percorsi nell'ambito dell'istruzione, sia al rientro nel sistema di istruzione
per il completamento del ciclo di studio. La Regione favorisce, altresì , tutte le opportunità di integrazione e di personalizzazione che si rendano necessarie al fine di garantire il diritto al successo formativo previsto dalla
2. I servizi di accoglienza dei giovani in obbligo formativo
e verifica dei percorsi formativi integrati e personalizzati
sono svolti dai centri per l'impiego.
3. La Regione favorisce lo svolgimento dei percorsi
integrati di cui al comma 1, sulla base di specifiche intese con l'amministrazione scolastica e nell'ambito della definizione
del sistema generale dei crediti formativi e di istruzione al
fine anche di predeterminare, in sede di progetto del percorso formativo individualizzato, specifiche modalità di rientro nel sistema di istruzione per il completamento del ciclo di
4. Il progetto del percorso formativo individualizzato
contiene l'indicazione delle procedure di accertamento delle
competenze per il conseguimento della qualifica finale. Tali procedure
sono determinate secondo le modalità stabilite nel regolamento di cui all'articolo 32, comma 2, lettera c), per la conclusione
degli interventi relativi all'obbligo formativo.
ARTICOLO 14 (Formazione post-obbligo e superiore)
1. La Regione articola la propria offerta formativa mediante
a) formazione di supporto all'inserimento e al reinserimento
b) corsi di istruzione e formazione tecnica superiore a
carattere post-secondario;
c) formazione professionalizzante all'interno di corsi di
laurea universitari;
d) percorsi di formazione post-universitaria rivolti a
giovani e adulti, occupati e non occupati.
2. La Regione interviene a sostegno della domanda
individuale di formazione post-obbligo e superiore con misure anche di carattere finanziario.
ARTICOLO 15 (Formazione continua)
1. Al fine di assicurare il diritto all'apprendimento per
tutto l'arco della vita, la Regione sostiene lo sviluppo delle competenze
generali e tecnico-professionali dei soggetti occupati, promuovendo gli interventi volti all'adeguamento delle competenze, alla qualificazione e specializzazione professionale, al perfezionamento e alla riqualificazione professionale, anche imprenditoriale, e sostenendo la formazione continua e ricorrente, nonchè quella conseguente alla riconversione di attività produttive. In tale ambito, gli interventi debbono considerare l'insieme delle misure di formazione continua, di provenienza pubblica o privata.
ARTICOLO 16 (Finalità del
sistema della formazione professionale)
1. La Regione interviene a sostegno del sistema regionale
dei soggetti che promuovono e gestiscono le attività formative per realizzare le seguenti finalità :
a) assicurare standard di qualità dell'offerta formativa mediante l'innovazione dei profili e delle competenze degli operatori della formazione, lo sviluppo e l'innovazione dei modelli formativi e delle modalità di erogazione dell'offerta;
b) ridurre il dislivello qualitativo e quantitativo fra la
domanda e l'offerta di lavoro;
c) promuovere la formazione professionale in quanto servizio
di interesse generale volto a rendere effettivo il diritto al
lavoro ed alla sua libera scelta, favorendo la crescita della cultura professionale;
d) assicurare attività di qualificazione,
riqualificazione, specializzazione e riconversione professionale.
ARTICOLO 17 (Modalità di
attuazione degli interventi di formazione professionale)
1. Le attività di
formazione professionale sono svolte secondo una delle seguenti modalità :
a) mediante convenzione con organismi con finalità di formazione, nei casi in cui l'attività formativa sia finanziata, anche parzialmente, con contributi pubblici e sia conforme
agli standard qualitativi di cui all'articolo 32, comma 4,
b) mediante riconoscimento dell'attività formativa svolta da organismi con finalità di formazione, nei casi in cui essa non usufruisca di alcun finanziamento pubblico e sia conforme
c) mediante autorizzazione ad enti ed imprese che, con il contributo finanziario pubblico, anche parziale, svolgono
attività di formazione continua rivolta al personale di appartenenza
o finalizzata all'inserimento lavorativo nella propria
organizzazione aziendale, sulla base di accordi sindacali.
individuale di formazione professionale con misure anche di carattere finanziario.
3. Le attività di
formazione professionale svolte secondo modalità non
ricomprese nel comma 1, non rientrano nell'ambito di applicazione della presente legge .
4. Le attività di
cui al comma 1, lettere a) e b), sono attuate da organismi con finalità di formazione che siano stati accreditati dalla Regione Toscana ai sensi dell'articolo 32, comma 4, lettera b), aventi o meno scopo di lucro, ivi compresi gli
istituti scolastici e le Università .
5. I beni acquisiti o prodotti nell'ambito delle
attività convenzionate di cui al comma 1, lettera a), entrano a far
parte, secondo le rispettive competenze, del patrimonio disponibile
della Regione o delle Province.
6. Gli interventi formativi di cui al comma 1, lettere a) e
b), si concludono con la certificazione dell'avvenuta frequenza
ovvero con un esame di idoneità il cui esito positivo costituisce presupposto per l'attestazione dell'avvenuto conseguimento della qualifica o specializzazione professionale.
ARTICOLO 18 (Accertamento del reddito per l'accesso alle prestazioni)
1. L'accesso alle prestazioni per cui rilevano le condizioni
economiche dei destinatari è subordinato all'accertamento del reddito effettuato secondo gli indicatori della situazione economica equivalente di cui al decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 109 (Definizioni di criteri unificati di
valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni
sociali agevolate, a norma dell'articolo 59, comma 51, della
legge 27 dicembre 1997, n. 449), e successive modifiche.
IL SISTEMA REGIONALE PER L'IMPIEGO E LE POLITICHE DEL LAVORO
ARTICOLO 19 (Finalità )
1. Al fine di rendere effettivo il diritto al lavoro, la
Regione definisce le strategie e individua le proprie politiche in
linea con gli orientamenti in materia di occupazione definiti
dall'Unione europea.
2. La Regione promuove il diritto e l'accesso al lavoro
delle persone disabili favorendo, attraverso il collocamento
mirato, l'incontro tra le esigenze dei datori di lavoro e quelle dei
ARTICOLO 20 (Il sistema regionale per l'impiego)
1. Il sistema regionale per l'impiego è costituito dalla rete delle strutture organizzate ai sensi del presente capo per il conseguimento delle finalità di cui all'articolo 19 e per la gestione dei relativi servizi.
2. Sono definiti servizi per l'impiego tutte quelle
attività di informazione, orientamento, consulenza, aiuto, anche di
ordine finanziario, resi dal sistema regionale per favorire
l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, l'accesso alla formazione, la promozione della imprenditorialità e le iniziative volte allo sviluppo dell'occupazione.
3. Fanno parte del sistema regionale per l'impiego i centri
per l'impiego costituiti dalle Province ai sensi dell'articolo
4. La Regione promuove e favorisce il raccordo del sistema regionale per l'impiego, anche tramite convenzioni e misure finanziarie, con soggetti pubblici e privati aventi per
scopo la prestazione di servizi per il lavoro.
ARTICOLO 21 (Le politiche del lavoro)
1. La Regione sviluppa e promuove politiche del lavoro per prevenire la disoccupazione, evitare la disoccupazione di
lunga durata, agevolare l'inserimento lavorativo, la mobilità professionale e le carriere individuali, sostenere il reinserimento nella vita professionale, in particolare di
gruppi svantaggiati a rischio di esclusione sociale.
2. Per il conseguimento del fine di cui al comma 1, la
a) sostiene azioni positive per le pari opportunità finalizzate all'occupazione femminile;
b) promuove la diffusione della cultura di impresa, con particolare riferimento alla cultura cooperativa, e promuove
l'imprenditoria giovanile e femminile favorendo l'avvio di
nuove imprese con interventi di agevolazione e di sostegno alla
loro creazione anche in forma cooperativa;
c) sostiene politiche contro l'esclusione sociale, al fine
di favorire l'inserimento dei disabili e delle categorie
svantaggiate;
d) promuove l'inserimento e il reinserimento dei disoccupati
ARTICOLO 22 (Il sistema provinciale per l'impiego)
1. Le Province, sulla base dei criteri stabiliti dalla
Regione, al fine di assicurare l'integrazione dei servizi secondo la programmazione regionale, istituiscono il sistema
provinciale integrato dei servizi all'impiego di cui fanno parte i
3. Le Province hanno il compito di gestire attraverso il
sistema provinciale per l'impiego, di cui fanno parte i centri per l'impiego:
a) i servizi connessi alle funzioni e ai compiti relativi al
collocamento, e all'incontro fra la domanda e l'offerta di
b) i servizi connessi ai compiti di gestione in materia di
d) le attività di
orientamento di cui all'articolo 12 e le attività relative all'obbligo formativo di cui all'articolo 13.
4. Al fine di garantire omogeneità nell'erogazione dei servizi nel territorio regionale, con il regolamento di cui all'articolo
32, comma 5, sono stabiliti le tipologie dei servizi per
l'impiego, gli standard minimi di efficienza dei servizi e la qualità delle prestazioni.
ARTICOLO 23 (Commissione regionale permanente tripartita)
1. Al fine di assicurare il concorso delle parti sociali
alla determinazione delle politiche del lavoro e alla definizione
delle relative scelte programmatiche e di indirizzo della Regione,
è costituita una Commissione regionale permanente tripartita.
2. La Commissione di cui al comma 1 svolge compiti di progettazione, proposta in tema di orientamento, formazione,
mediazione di manodopera e politiche del lavoro,
limitatamente alle funzioni di competenza regionale, nonchè di valutazione e verifica dei risultati rispetto alle linee programmatiche e
agli indirizzi elaborati dalla Regione.
3. La Commissione di cui al comma 1 formula, altresì , proposte sui criteri e sulle modalità per la definizione delle convenzioni tra sistema pubblico e soggetti pubblici e
privati finalizzate al miglioramento della qualità dei servizi per l'impiego.
4. La procedura per la nomina della Commissione di cui al comma 1, la composizione e la durata in carica della stessa sono definite dal regolamento di cui all'articolo 32, comma
5. Fanno parte della Commissione, oltre alla rappresentanza istituzionale della Regione, i rappresentanti delle parti
sociali più rappresentative
a livello regionale, nel rispetto della pariteticità delle
posizioni delle parti sociali stesse, il consigliere di parità nominato ai sensi del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196 (Disciplina dell'attività delle consigliere e dei consiglieri di parità e disposizioni in materia di azioni positive, a norma dell'articolo 47 della L. 17 maggio 1999,
n. 144) nonchè , per la trattazione di argomenti relativi all'attuazione della legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per
il diritto al lavoro dei disabili) o comunque afferenti al collocamento dei disabili, i rappresentanti delle
associazioni dei disabili più rappresentative a livello regionale.
5. Il funzionamento della Commissione di cui al comma 1
è definito in apposito regolamento interno, approvato dalla Commissione stessa.
ARTICOLO 24 (Comitato di coordinamento istituzionale)
1. Al fine di assicurare l'efficace coordinamento delle
funzioni istituzionali ai diversi livelli del sistema regionale per
l'impiego e l'effettiva integrazione sul territorio tra i servizi
all'impiego, le politiche attive del lavoro e le politiche formative, è istituito un Comitato di coordinamento istituzionale.
2. Il Comitato di cui al comma 1 esprime valutazioni in
merito alla qualità dei
servizi resi e alla efficacia del sistema regionale per l'impiego, con particolare riguardo alla realizzazione dell'integrazione dei servizi.
3. Il Comitato di cui al comma 1 formula proposte sulla
qualità e sulla gestione dei servizi e sui contenuti generali delle convenzioni da attivare con enti e soggetti privati, ivi
compresi quelli di emanazione delle parti sociali, finalizzate al miglioramento della qualità dei servizi per l'impiego.
4. La procedura per la nomina del Comitato di cui al comma
1, la composizione e la durata in carica dello stesso sono
definite dal regolamento di cui all'articolo 32, comma 5. La composizione deve assicurare la presenza di rappresentanti istituzionali della Regione, delle Province e degli altri enti
ARTICOLO 25 (Commissione provinciale tripartita e Comitato tecnico provinciale per il collocamento dei disabili)
1. Per lo svolgimento delle funzioni attribuite in materia
di lavoro, le Province provvedono alla istituzione della Commissione provinciale tripartita per le politiche del
lavoro quale organo permanente di concertazione con le parti
sociali, in particolare in materia di programmazione provinciale
delle politiche del lavoro e della formazione professionale e di gestione dei servizi per l'impiego e dei centri per
l'impiego.
2. La Provincia garantisce all'interno della Commissione di
cui al comma 1 la presenza di rappresentanti dei lavoratori e
dei datori di lavoro, designati dalle organizzazioni più rappresentative, e del consigliere provinciale di parità .
3. La Provincia garantisce, per la trattazione di argomenti
relativi al diritto al lavoro dei disabili, l'integrazione della
Commissione di cui al comma 1 con i rappresentanti designati dalle
categorie interessate.
4. La Provincia istituisce un Comitato tecnico con compiti
relativi alla valutazione delle residue capacità lavorative, alla definizione degli strumenti e delle prestazioni atti all'inserimento e alla predisposizione dei controlli
periodici sulla permanenza delle condizioni di inabilità .
5. Il Comitato tecnico è composto dal medico legale e dall'esperto in servizi sociali, componenti della
commissione medica operante presso l'Azienda unità sanitaria locale incaricata di effettuare gli accertamenti dello stato
invalidante, nonchè da un
funzionario della Provincia.
ARTICOLO 26 (Istituzione del Fondo regionale per l'occupazione dei
disabili)
1. E' istituito il Fondo regionale per l'occupazione dei
disabili, finalizzato al sostegno delle iniziative di inserimento dei
disabili nel mondo del lavoro.
2. La Giunta regionale, sulla base dei criteri contenuti nel
Piano di indirizzo generale integrato di cui all'articolo 31,
stabilisce le modalità di gestione
del Fondo e, valutate le proposte del Comitato regionale per il Fondo di cui all'articolo 27,
approva il piano di ripartizione delle risorse e verifica i risultati
dell'attività .
ARTICOLO 27 (Comitato regionale per il Fondo per l'occupazione dei
1. E' istituito il Comitato regionale per il Fondo regionale
per l'occupazione dei disabili, che propone alla Giunta
regionale la destinazione delle risorse che costituiscono il Fondo e le modalità di verifica
2. La procedura per la nomina del Comitato di cui al comma
definite dal regolamento di cui all'articolo 32, comma 5. La
composizione deve assicurare la presenza della rappresentanza
istituzionale della Regione e della rappresentanza paritetica dei lavoratori,
dei datori di lavoro e dei disabili.
ARTICOLO 28 (Funzioni e compiti della Regione)
1. La Regione svolge le funzioni di programmazione,
indirizzo, coordinamento e attuazione di politiche di intervento che attengono ad esigenze di carattere unitario su base
regionale ed esprime i motivati pareri previsti dalle leggi vigenti.
2. La Regione esercita funzioni di impulso e regolazione nei
confronti del sistema allargato dell'offerta integrata tra istruzione, educazione, formazione; la Regione, nel rispetto
dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti
civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, previsti dall'articolo 117, secondo comma,
lettera m), della Costituzione, ne definisce gli ambiti territoriali di riferimento, i requisiti di accesso, gli standard
qualitativi, le linee guida di valutazione e di certificazione degli esiti e
dei risultati; con riferimento al sistema di istruzione, la
Regione definisce, altresì , gli indirizzi per la programmazione
della rete scolastica e il calendario scolastico.
3. Nell'ambito del sistema informativo regionale, la Regione
sviluppa appositi sotto-sistemi informativi concernenti i
settori disciplinati dalla presente legge.
4. Nei settori disciplinati dalla presente legge, la Regione
si riserva la possibilità di promuovere, finanziare e gestire interventi di carattere prototipale o di interesse e di
livello regionali, nonchè di
sviluppare tutte le iniziative di studio, ricerca ed informazione necessarie per l'esercizio delle
proprie competenze. Tali interventi sono svolti anche tramite intese
con gli organi dell'amministrazione dello Stato, con le Province
e con i Comuni.
ARTICOLO 29 (Funzioni e compiti delle Province)
2. Le Province sono titolari delle funzioni di
programmazione e coordinamento intermedio per le iniziative concernenti il
diritto allo studio scolastico e per le azioni di sviluppo del
degli adulti, nonchè del
sistema di istruzione con particolare riferimento alla formulazione dei piani provinciali di organizzazione della rete scolastica.
3. Le funzioni relative all'obbligo formativo di cui
all'articolo13 sono attribuite alle Province che le esercitano tramite
l'attività dei centri per l'impiego.
4. Alle Province sono attribuite tutte le funzioni in
materia di mercato del lavoro e di politiche del lavoro non
espressamente riservate con la presente legge alla Regione.
5. Le Province garantiscono l'integrazione delle funzioni in
materia di politiche del lavoro e di collocamento con quelle
relative alla formazione professionale e all'istruzione.
6. Le Province contribuiscono all'integrazione delle
funzioni di cui al comma 4 con gli strumenti di programmazione dello sviluppo economico e territoriale, e concorrono alla
definizione degli indirizzi e degli obiettivi della programmazione
7. Le funzioni ed i compiti attribuiti dal presente articolo
alle Province possono essere attribuiti dalle stesse ai
circondari, istituiti ai sensi della legge regionale 19 luglio 1995, n.
77 (Sistema delle autonomie in Toscana: poteri amministrativi e
norme generali di funzionamento) e della legge regionale 29 maggio 1997, n. 38 (Istituzione del circondario
dell'Empolese Val D'Elsa quale circoscrizione di decentramento amministrativo), che li esercitano, in tal caso, con le
modalità previste dalla presente legge.
ARTICOLO 30 (Funzioni e compiti dei Comuni)
1. I Comuni sono titolari delle funzioni in materia di
servizi educativi per la prima infanzia, educazione non formale
degli adolescenti, dei giovani e degli adulti, in materia di destinazione ed erogazione di contributi alle scuole non
statali e di provvidenze del diritto allo studio scolastico,
unitamente alla gestione dei relativi servizi scolastici.
ARTICOLO 31 (Piano di indirizzo generale integrato)
1. Le politiche di intervento di cui alla presente legge assumono come riferimento strategico le linee emergenti
nella programmazione di lungo periodo effettuata dal programma regionale di sviluppo (PRS) e quelle di aggiornamento
annuale di cui al documento di programmazione economica e finanziaria, in coerenza con quanto previsto dalla legge regionale 11 agosto 1999, n. 49 (Norme in materia di programmazione regionale).
2. Le politiche di intervento si conformano ai principi di sussidiarietà , differenziazione ed adeguatezza rivolti al
sistema delle autonomie locali, espressi dall'articolo 118, primo comma, della Costituzione, ed al principio di
sussidiarietà rivolto all'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e
associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, espresso dall'articolo 118, quarto comma, della Costituzione.
3. La programmazione generale degli interventi integrati e intersettoriali viene espressa attraverso un Piano di
indirizzo generale integrato a durata quinquennale, in raccordo temporale con il PRS, salvo diversi vincoli temporali di derivazione comunitaria, approvato dal Consiglio regionale. Eventuali aggiornamenti annuali del Piano sono approvati con
deliberazione del Consiglio regionale.
b) le tipologie, i contenuti ed i destinatari degli
interventi;
d) le modalità di
individuazione dei requisiti di merito e di reddito ;
e) i criteri per la contribuzione finanziaria dei
destinatari degli interventi;
f) le entità dei
g) le procedure di individuazione dei soggetti pubblici e
privati coinvolti nell'attuazione operativa degli interventi e le
indicazioni generali di raccordo operativo con gli stessi;
h) l'individuazione delle misure finanziarie di sostegno ai soggetti pubblici e privati coinvolti nell'attuazione
operativa degli interventi ed i criteri per la loro ripartizione fra gli
i) gli strumenti di valutazione, i criteri e le
modalità per le verifiche di efficienza ed efficacia del sistema;
j) la definizione degli indicatori per il monitoraggio degli
k) le indicazioni relative alla tipologia dei flussi
5. Il processo di formazione del Piano di indirizzo generale
integrato è informato al principio del concorso istituzionale e della partecipazione sociale ai sensi dell'articolo 15 della
LR 49/1999.
6. La Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale,
entro il 30 giugno di ogni anno, il rapporto sullo stato di
avanzamento del Piano di indirizzo generale integrato circa le
attività svolte e i risultati conseguiti, al fine di assicurare lo svolgimento
delle funzioni di verifica e di controllo.
ARTICOLO 32 (Regolamento di esecuzione)
1. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della
presente legge, la Giunta regionale, sentiti gli organismi
rappresentativi degli enti locali e delle parti sociali, attuando le
procedure di concertazione con i soggetti istituzionali e con i soggetti economici e sociali, approva un regolamento di esecuzione
con il quale definisce le regole generali di funzionamento del sistema integrato disciplinato dalla presente legge, ferma restando la competenza degli enti locali, ai sensi
dell'articolo 117, sesto comma, della Costituzione, all'emanazione delle norme regolamentari attinenti alla organizzazione e svolgimento delle funzioni amministrative loro attribuite.
2. Il regolamento regionale definisce le norme che
attengono:
a) alla classificazione dei presidi ed ai loro requisiti
tecnico strutturali, relativamente agli standard riguardanti la localizzazione dei servizi, le caratteristiche funzionali
generali, gli spazi per gli utenti, la ricettività , il
b) ai requisiti generali che assicurano i livelli di
qualità delle prestazioni, riguardanti la configurazione funzionale dei
sistemi, le metodologie ed i moduli operativi, il rapporto
operatori/utenti, gli standard di base per l'erogazione dei servizi, la qualificazione degli operatori;
c) alla regolazione ed al controllo del sistema al regime di
accreditamento, al regime di autorizzazione, al sistema di accertamento delle competenze e di rilascio delle relative attestazioni formali, al sistema generale dei crediti
formativi e di istruzione, al sistema di rendicontazione degli interventi,
al sistema di vigilanza ed ai conseguenti interventi.
3. Il regolamento regionale definisce, relativamente al
diritto allo studio universitario:
a) le Aziende competenti ad effettuare gli interventi presso
le sedi di decentramento universitario e le sedi di Istituti di
alta formazione e specializzazione artistica e musicale;
b) le modalità di
funzionamento e le competenze degli organi delle Aziende regionali per il diritto allo studio
universitario, nonchè i criteri di
organizzazione e di funzionamento delle Aziende stesse, ivi comprese le modalità e le forme per il controllo degli utenti sulla qualità dei servizi e delle attività sulla base della carte dei servizi.
b) gli standard di qualità dell'offerta formativa attraverso la disciplina:
1. dell'accreditamento, del monitoraggio e della verifica dell'offerta formativa;
2. della certificazione dei percorsi e delle competenze conseguite dall'utenza;
4. del potenziamento dei sistemi informativi e telematici
per la gestione del sistema;
5. della semplificazione delle procedure di programmazione e
6. dello sviluppo e l'innovazione dei modelli formativi e
delle modalità di
erogazione dell'offerta.
5. Relativamente al sistema regionale per l'impiego ed alle politiche del lavoro, il regolamento regionale disciplina :
a) le tipologie dei servizi per l'impiego, gli standard
minimi di efficienza dei servizi e la qualità delle prestazioni;
b) la procedura per la nomina, la composizione e la durata
in carica della Commissione regionale permanente tripartita di cui all'articolo 23, del Comitato di coordinamento
istituzionale di cui all'articolo 24 e del Comitato regionale per il Fondo
per l'occupazione dei disabili di cui all'articolo 27;
c) i criteri per l'individuazione delle organizzazioni
sindacali dei datori di lavoro, dei lavoratori e delle associazioni dei
disabili più rappresentative
ARTICOLO 33 (Decorrenza e abrogazioni)
1. Dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui all'articolo 32, sono abrogate le seguenti disposizioni e
a) legge regionale 19 giugno 1981, n. 53 (Interventi per il
diritto allo studio);
b) legge regionale 17 luglio 1989, n. 45 (Norme per
l'esercizio di funzioni in materia di orientamento professionale);
c) legge regionale 23 giugno 1993, n. 41 (Modifica della
legge regionale n. 53 del 1981: Interventi per il diritto allo
d) legge regionale 31 agosto 1994, n. 70 (Nuova disciplina
in materia di formazione professionale);
e) legge regionale 25 gennaio 1996, n. 6 (Disciplina
transitoria della promozione e gestione degli interventi di educazione permanente);
f) legge regionale 31 luglio 1996, n. 61 (Legge regionale 31
agosto 1994, n. 70 "Nuova disciplina in materia di
formazione professionale". Modifica);
g) legge regionale 29 ottobre 1997, n. 78 (Legge regionale
31 agosto 1994, n. 70 "Nuova disciplina in materia di
formazione professionale" e legge regionale 17 luglio 1989, n. 45
"Norme per l'esercizio di funzioni in materia di orientamento professionale". Modifiche);
h) legge regionale 6 agosto 1998, n. 52 (Norme in materia di
politiche del lavoro e di servizi per l'impiego);
i) articolo 14 della legge regionale 26 ottobre 1998, n. 74 (Norme per la formazione degli operatori del Servizio
sanitario);
j) articoli da 16 a 32 della legge regionale 26 novembre
1998, n. 85 (Attribuzione agli enti locali e disciplina generale
delle funzioni e dei compiti amministrativi in materia di tutela
della salute, servizi sociali, istruzione scolastica, formazione professionale, beni e attività culturali e spettacolo, conferiti alla Regione dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112);
k) legge regionale 14 aprile 1999, n. 22 (Interventi
educativi per l'infanzia e gli adolescenti);
l) legge regionale 28 gennaio 2000, n. 7 (Disciplina del
diritto allo studio universitario);
m) legge regionale 3 febbraio 2000, n. 12 (Legge regionale 52/1998 "Norme in materia di politiche del lavoro e di
servizi per l'impiego". Modifiche ed integrazioni);
n) articolo 11 della legge regionale 26 gennaio 2001, n. 3 (Disposizioni per il finanziamento di provvedimenti di spesa
per il periodo 2001-2003);
o) legge regionale 4 luglio 2001, n. 29 (Modifiche alla
legge regionale 6 agosto 1998, n. 52 "Norme in materia di
politiche del lavoro e di servizi per l'impiego". Soppressione
dell'Ente Toscana Lavoro);
p) legge regionale 14 novembre 2001, n. 56 (Modifiche alla legge regionale 6 agosto 1998, n. 52 "Norme in materia
di politiche del lavoro e di servizi per l'impiego");
q) legge regionale 21 dicembre 2001, n. 62 (Modifiche alla legge regionale 6 agosto 1998, n. 52 "Norme in materia
di politiche del lavoro e di servizi per l'impiego").
2. Gli interventi che fanno riferimento a leggi regionali
abrogate dalla presente legge si attuano, ove compatibili, secondo le
modalità in essa
3. Sono fatte salve tutte le obbligazioni assunte sulla base
delle norme abrogate.
ARTICOLO 34 (Disposizione finale in materia di formazione professionale)
1. L'esercizio diretto da parte delle Province degli
interventi di formazione professionale è consentito fino al 31 dicembre 2002.
ARTICOLO 35 (Norma finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente
legge viene fatto fronte, a partire dall'esercizio 2003, con gli stanziamenti stabiliti ogni anno con legge di bilancio nelle
apposite unità previsionali di base (UPB) di cui al bilancio pluriennale di previsione 2002-2004:
- 613 (Sistema dell'educazione e dell'istruzione - spese correnti);
- 614 (Sistema dell'educazione e dell'istruzione - spese di investimento);
- 615 (Attuazione
programma fondo sociale europeo - spese correnti);
La presente legge è pubblicata sul Bollettino Ufficiale
della Regione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e
farla osservare come legge della Regione Toscana. Firenze, 26 luglio 2002

References: Articolo 1

ARTICOLO 2

ARTICOLO 3

ARTICOLO 4

ARTICOLO 5

ARTICOLO 6

ARTICOLO 7

ARTICOLO 8

ARTICOLO 9

ARTICOLO 10

ARTICOLO 11

ARTICOLO 12

ARTICOLO 13

ARTICOLO 14

ARTICOLO 15

ARTICOLO 16

ARTICOLO 17

ARTICOLO 18

ARTICOLO 19

ARTICOLO 20

ARTICOLO 21

ARTICOLO 22

ARTICOLO 23

ARTICOLO 24

ARTICOLO 25

ARTICOLO 26

ARTICOLO 27

ARTICOLO 28

ARTICOLO 29

ARTICOLO 30

ARTICOLO 31

ARTICOLO 32

ARTICOLO 33
 articolo 14
 articolo 11

ARTICOLO 34

ARTICOLO 35