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Timestamp: 2018-06-21 02:49:14+00:00

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Cassa integrazione guadagni ordinaria (ante d.lgs n. 148/2015)
DEFINIZIONE: la cassa integrazione guadagni consiste nell' integrazione di una percentuale della retribuzione a favore del lavoratore subordinato (originariamente prevista solo a favore di lavoratori con qualifica di operaio, poi anche di impiegato o quadro) (art. 14 L. 223/1991) il cui rapporto di lavoro, seppure in vigore, risulta sospeso o ridotto in conseguenza della temporanea interruzione ovvero riduzione dell'attività dell'impresa per cause non dipendenti dalla volontà delle parti del rapporto di lavoro. La norma (art. 1 L. 164/1975) individua due distinte tipologie d'intervento: uno denominato ordinario e uno denominato straordinario. Il primo finalizzato a supportare ipotesi di crisi aziendale assolutamente contingenti e di breve durata, il secondo destinato, invece, ad intervenire nelle ipotesi di ristrutturazioni aziendali prolungate nel tempo e legate ad un ridimensionamento produttivo.
SOSPENSIONE DEL RAPPORTO: l'applicazione di entrambi gli interventi (ordinario e straordinario) determina una sospensione delle reciproche obbligazioni del lavoratore e del datore di lavoro connesse al rapporto di lavoro subordinato, nonostante il rapporto stesso permanga giuridicamente sussistente ed efficace. Le prestazioni connesse al rapporto sono destinate ad essere nuovamente rese dalle parti alla ripresa dell'attività produttiva aziendale. La decisione unilaterale del datore di lavoro di anticipare ai lavoratori l'importo del trattamento economico di Cig comporta - in caso di rigetto della domanda di Cig da parte dell'Inps - l'obbligo a carico del datore medesimo di versare i contributi previdenziali sugli acconti corrisposti (Cass. 23.6.2010, n. 15207). I due istituti hanno in comune anche il soggetto gestore, l'INPS, il quale provvede mediante la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti composta dalle Casse dell'agricoltura, dell'industria e dell'edilizia.
CAUSE DI INTERVENTO: si può avere l'intervento della cassa integrazione guadagni ordinaria in due ipotesi di sospensione dell'attività produttiva dell'azienda (art. 1 L. 164/1975):
- eventi transitori e non imputabili all'imprenditore o ai dipendenti. La non imputabilità va intesa nell'involontarietà o mancanza di imperizia e/o negligenza delle parti, ma anche nella non riferibilità all'organizzazione o programmazione aziendale (INPS, circ. 169/2003). Il requisito della transitorietà è invece legato alla temporaneità della causale che ha determinato la richiesta di CIG e alla ripresa certa (ovvero prevedibile) dell'attività lavorativa con riferimento al complesso aziendale e non ai singoli operai. In linea generale: 1) una sospensione di attività non può ritenersi transitoria quando la ripresa è prevista in tempi molto distanti dallo scadere del limite massimo delle 13 settimane integrabili (INPS, circ. 148/1994); 2) la ripresa dell'attività va valutata in via preventiva e non sulla base di quanto successivamente accaduto. Il momento in cui effettuare tale valutazione è quello in cui ha avuto inizio la contrazione dell'attività lavorativa (INPS, circ. 130/2003 e msg. 6990/2009). Diventa essenziale a questo fine la documentazione di supporto fornita dalla ditta richiedente; se mancante, tale documentazione deve essere richiesta dalle commissioni al fine di poter formulare un favorevole giudizio previsionale di ripresa di attività (INPS, msg. 7526/2009). È legittima la richiesta di integrazione salariale avanzata da aziende appaltatrici nel caso in cui la sospensione dei lavori derivi da fatti assolutamente imprevedibili e dovuti ad eventi eccezionali fortuiti e di forza maggiore. Al contrario non è ammissibile la richiesta in tutti i casi nei quali l'ordine di sospensione dei lavori da parte del committente non sia riconducibile a eventi eccezionali e imprevedibili, ma costituisca mero esercizio della facoltà contrattualmente riconosciuta. In questo caso infatti la sospensione dell'attività lavorativa dell'azienda appaltatrice è riconducibile al normale rischio di impresa INPS, circ. 249/1990); In caso di aziende soggette a contrazioni ricorrenti della produzione, per la verifica della temporaneità dell'evento, deve essere valutata l'entità del ricorso in ciascun anno alle integrazioni salariali, non potendosi considerare transitorio un evento che si ripresenta nel tempo con dimensioni di consistente entità (INPS, circ. 249/1990);
- situazioni temporanee di mercato (mancanza di lavoro, mancanza di commesse, mancanza di materie prime, ecc.).
CONTRAZIONI RICORRENTI: le domande di integrazione salariale ordinaria presentate da aziende soggette a contrazioni ricorrenti della produzione vengono valutate, fino al 31 dicembre 2010, alla luce dell'orientamento espresso dal Ministero del Lavoro, lett. circ. 30.3.2009, n. prot. 14/0005251. In tale documento il ministero, relativamente al caso di crisi aziendale, ha autorizzato la concessione del trattamento di CIGS anche nei casi di eventi improvvisi ed imprevisti riferibili non solo a puntuali fattispecie ascrivibili alla singola impresa, ma anche a tutte quelle situazioni emerse in ambito nazionale o internazionale che comportino una ricaduta sui volumi produttivi dell'impresa o sui volumi di attività e di conseguenza sull'occupazione. Nella valutazione di tali casistiche assume particolare rilevanza il periodo dell'anno in cui si verifica la sospensione. Ne consegue la necessità per il datore di lavoro di comprovare la reale mancanza di commesse, casistica questa da tenere distinta dalla ricorrente sosta stagionale per la quale risulta sempre applicabile la circ. INPS 249/1990 (INPS, circ. 117/2009). Per individuare come causa integrabile una "mancanza di commesse", la Commissione CIGO richiederà all'azienda tutta la documentazione utile quale: - numero delle commesse; - fatturato del periodo richiesto paragonato al fatturato dello stesso periodo per anni precedenti; - consumi energetici; - bilanci; - denunce IVA. Se al termine dell'istruttoria dovesse essere dimostrata una reale mancanza di ordini o commesse, le richieste verranno accolte. In caso contrario (causa integrabile riconducibile ad una "sosta stagionale") le richieste verranno respinte (INPS, msg. 28069/2009).
CIG E CIGS: nel caso di un periodo di CIG a cui segua immediatamente una richiesta di CIGS non è automaticamente da considerare non soddisfatto il requisito della temporaneità . Risulta pertanto autorizzabile il periodo di CIG (ovvero continua a risultare legittima l'autorizzazione già concessa) anche se la ditta non ha ripreso l'attività produttiva prima di ricorrere alle integrazioni salariali straordinarie. Ciò vale indipendentemente dalla causale (ristrutturazione, crisi, ecc.) relativa a queste ultime (INPS, msg. 6990/2009). In caso di sospensione dell'attività per crisi aziendale è possibile accedere al trattamento di CIGS immediatamente dopo e senza soluzione di continuità con il trattamento di CIG quando questa sia stata fruita nel limite massimo di 52 settimane (INPS, msg. 13406/2009).È ammissibile che un'azienda dopo un periodo di CIGO, ed uno successivamente di CIGS richieda un ulteriore periodo di CIGO senza soluzione di continuità, qualora sussistano tutti i presupposti previsti dalla legge (non imputabilità dell'evento, temporaneità e transitorietà dello stesso e prevedibilità di ripresa dell'attività lavorativa) e nel rispetto dei limiti temporali previsti dalla legge (INPS, msg. 25623/2010). Nel caso in cui un'azienda abbia usufruito di 52 settimane consecutive di Cigo, seguite da 52 settimane di Cigs ed intenda chiedere un ulteriore periodo di Cigo, l'anno di Cigs può essere considerato al pari di una ripresa di attività lavorativa solo nel caso in cui non ci sia stata sospensione a zero ore, ma l'attività lavorativa sia comunque proseguita per 52 settimane, seppure ad orario ridotto. Nel caso in cui la ditta abbia usufruito di 52 settimane di Cigs a zero ore non è ammissibile la richiesta di un nuovo periodo di Cig ordinaria prima che sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di attività lavorativa (INPS, msg. 19350/2011).
DATORI DI LAVORO DESTINATARI: sono destinatarie della normativa sulla cassa integrazione guadagni ordinaria le imprese del settore industriale e le cooperative (e loro consorzi) che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e zootecnici ex L. 240/1984.
LAVORATORI DESTINATARI: la prestazione di cassa integrazione guadagni spetta agli operai, impiegati e quadri del settore industria, soci e non soci di cooperative di produzione e lavoro esercenti attività assimilabili a quella industriale, operai delle cooperative agricole di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli ex L. 240/1984. L' indennità di CIG spetta anche ai lavoratori apprendisti il cui rapporto di lavoro è stato trasformato a tempo indeterminato e per i quali il datore di lavoro continua a versare la contribuzione ridotta per i 12 mesi successivi alla trasformazione (INPS, circ. 274/1991). Per i lavoratori comunitari è necessario il requisito di iscrizione anagrafica (Min. int., nota 4438/2008; INPS, msg. 20819/2009). Risultano invece esclusi i dirigenti, gli apprendisti, i soci di cooperative ex D.P.R. 602/1970 e i lavoratori a domicilio. Non è richiesto, al contrario di quanto avviene per la CIGS, un limite minimo di anzianità per beneficiare dell'indennità .
ALIQUOTE CONTRIBUTIVE DI FINANZIAMENTO: l'aliquota contributiva di finanziamento dell'istituto della CIG è fissata nei seguenti valori:
- 1,90%, per le aziende fino a 50 addetti nell'anno solare precedente;
- 2,20%, per le aziende con più di 50 addetti nell'anno solare precedente.
È inoltre previsto un contributo aggiuntivo calcolato sull'ammontare dell'integrazione corrisposta. Tale contributo, non dovuto se la causale che ha determinato il ricorso alla CIG è stato classificato come "oggettivamente non evitabile" (casi fortuiti, improvvisi e non prevedibili, per i quali risulti evidente e certa la forza maggiore: INPS, circ. 148/1994), è pari al:
- 4%, per le aziende fino a 50 addetti nell'anno solare precedente;
- 8%, per le aziende con più di 50 addetti nell'anno solare precedente.
MISURA DEL TRATTAMENTO: la misura dell'integrazione salariale è costituita dall' 80% della retribuzione globale di fatto che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate, comprese tra le zero ore ed limite dell' orario contrattualmente stabilito ed, in ogni caso, non superiore alle 40 ore settimanali. La misura del trattamento è erogata nel limite di un massimale retributivo mensile annualmente rivalutato (il massimale viene incrementato nel caso di superamento di una retribuzione mensile di riferimento anch'essa annualmente rivalutata) (art. unico L. 427/1980; co. 1, art. 14, L. 223/1991). Dall' 1.1.2008 la rivalutazione, fissata dalla L. 427/1980 nell' 80% dell'aumento derivante dalla variazione annuale dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati, è elevata al 100% dell'aumento del medesimo indice (art. 1 co. 27, L. 247/2007; INPS, circ. 11/2009). Il trattamento come sopra determinato deve essere ridotto di un importo pari all'aliquota contributiva a carico apprendisti (5,84%). Per l'anno 2015, (INPS, circ. 19/2015) gli importi dei massimali risultano i seguenti:
1) retribuzioni fino a euro 2.102,24: euro 971,71 (euro 914,96 al netto del 5,84%) per la generalità dei settori e euro 1.166,05 (euro 1.097,95 al netto del 5,84%) per il settore edile;
2) retribuzioni oltre euro 2.102,24: euro 1.167,91 (euro 1.099,70 al netto del 5,84%) per la generalità dei settori e euro 1.401,49 (euro 1.319,64 al netto del 5,84%) per il settore edile.
Il trattamento da corrispondere agli operai sospesi o lavoratori ad orario ridotto deve essere riferito agli emolumenti che sarebbero spettati nel corso della contrazione o sospensione della attività lavorativa e deve ritenersi comprensivo di ogni variazione nel frattempo intervenuta (INPS, circ. 12/1982). Il massimale mensile deve essere diviso per il numero delle ore lavorative ricadenti nel mese considerato e il risultato deve essere moltiplicato per le ore di lavoro, perse nello stesso mese, per le quali è legittimamente consentito l'intervento della CIG. In caso di aziende che applicano un orario di lavoro inferiore a quello contrattualmente previsto e retribuito, le ore integrabili sono esclusivamente quelle previste dall'orario di fatto praticato in azienda e a tale orario deve essere rapportata la retribuzione ai fini del calcolo della retribuzione oraria (INPS, msg. 13406/2009). Nel caso in cui l'integrazione salariale, spettante per le ore autorizzate in base al calcolo effettuato nella misura dell'80% della retribuzione integrabile, risulti inferiore al suddetto limite, le prestazioni in esame da considerare dovute sono quelle pari al minore importo (INPS, circ. 12/1982). I periodi di sospensione per i quali è ammessa l'integrazione salariale sono riconosciuti d'ufficio, e per un massimo complessivo di 36 mesi dell'intero rapporto assicurativo del lavoratore, al fine del conseguimento del diritto alla pensione di invalidità, di vecchiaia e per superstiti (L. 247/2007). Il contributo figurativo relativo ai periodi di sospensione è calcolato sulla base della retribuzione cui l'integrazione salariale si riferisce (art. 3 L. 164/1975).
RETRIBUZIONE INTEGRABILE: l'indennità di integrazione salariale viene calcolata su tutti gli elementi retributivi: 1) che sarebbero spettati nel corso della sospensione o riduzione dell'attività lavorativa comprensivi di ogni variazione retributiva intervenuta; 2) utili al calcolo della contribuzione previdenziale INPS; 3) corrisposti con carattere di continuità e non collegati all'effettiva presenza al lavoro (INPS, circ. 148/1994). Risultano integrabili, nel rispetto del massimale mensile, anche le mensilità aggiuntive.
MENSILITÀ AGGIUNTIVE: i ratei di gratifica natalizia, di quattordicesima mensilità, ecc. possono essere integrati (sempre nella misura dell'80% della retribuzione spettante) solo se risulta non superato il massimale del mese nel quale sono state corrisposte le integrazioni salariali ordinarie (INPS, circ. 50/1982). Per calcolare la quota oraria dell'integrazione a carico INPS delle mensilità aggiuntive l'importo delle stesse deve essere diviso per 2000 (in caso di periodi inferiori all'anno il divisore va rapportato al periodo di riferimento - 2000/12).
FESTIVITÀ: nel caso di lavoratori retribuiti in misura fissa mensile (ovvero mensilizzati) le festività civili, nazionali e religiose non comportano una riduzione della misura settimanale delle integrazioni salariali in quanto la retribuzione mensile prevista dal CCNL si riferisce a tutte le giornate lavorative del mese e non subisce alcuna variazione per il fatto che una di queste giornate coincida con una festività (INPS, circ. 50943/1973 e msg. 13552/2009). Le ore relative alle festività vanno computate sia nel numero delle ore lavorabili del mese per il quale deve essere diviso il massimale mensile sia nel numero delle ore integrabili. Nel caso di lavoratori pagati a ore le festività del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno non sono integrabili risultando sempre a carico del datore di lavoro. Risultano inoltre non integrabili le ore relative alle restanti festività (1° giorno dell'anno, Lunedì dopo Pasqua, Assunzione, Ognissanti, Immacolata Concezione, Natale, Santo Stefano ed eventuale Santo Patrono) infrasettimanali quando queste si collocano nell'ambito dei primi 15 giorni di sospensione. Sono invece da calcolare come ore integrabili quelle relative alle festività cadenti nei periodi successivi ai primi 15 giorni di sospensione. In caso di riduzione di orario le ore relative alle festività infrasettimanali che ricorrono nell'ambito di una settimana già lavorata ad orario ridotto devono considerarsi sempre non integrabili e quindi computate fra le ore lavorate nella settimana medesima (INPS, circ. 12/1982 e msg. 13552/2009). Tale trattamento è valso anche per la festività del 17 marzo 2011 (INPS, msg. 6137/2011).
FERIE E PERMESSI: poiché il periodo di godimento delle ferie è stabilito dal datore di lavoro, è possibile che, ove l'azienda acceda a un trattamento di Cig o Cigs, la fruizione delle ferie annuali residue già maturate alla data della richiesta di Cig/s venga posticipata al termine di questo periodo; inoltre, per quanto concerne il periodo minimo di due settimane, se la sospensione dell'attività riguarda l'intera prestazione, poiché non viene resa alcuna attività lavorativa e quindi non vi è necessità di recuperare le energie psicofisiche, slitta il godimento delle ferie maturate e in corso di maturazione, nel caso di Cig parziale invece, quindi in presenza di una semplice riduzione dell'orario di lavoro le ferie, seppure in misura parziale, devono essere fruite (Min. Lav. nota 17.6.2011, n. 19). Per quanto riguarda l'obbligo di versare i contributi sulle ferie non godute non oltre il 18° mese successivo all'anno di maturazione oppure nel termine indicato dal CCNL, in caso di slittamento delle ferie al termine del periodo di integrazione salariale, slitta anche, per un corrispondente periodo di tempo, l'obbligo del pagamento dei contributi (Min. Lav. nota 17.6.2011, n. 19).
SCIOPERO: sussiste il diritto all'integrazione salariale per i lavoratori che risultano già sospesi o lavoranti ad orario ridotto all'atto dell'effettuazione dello sciopero, a meno che gli stessi lavoratori non manifestino espressamente la volontà di rinunciare all'integrazione salariale per espressa adesione allo sciopero (INPS, circ. 93/1984).
DURATA DELL'INDENNITÀ: l'intervento ordinario di cassa integrazione è corrisposto fino ad un periodo massimo di 3 mesi continuativi prorogabili, in casi eccezionali, trimestralmente fino a un massimo complessivo di 1 anno (art. 6 L. 164/1975). Tali limiti massimi (trimestrale e mensile) possono essere computati avuto riguardo non ad un'intera settimana di calendario, ma alle singole giornate di sospensione del lavoro. Si considera usufruita una settimana solo quando la contrazione del lavoro ha interessato 6 giorni, ovvero 5 giorni in caso di settimana corta (INPS, circ. 58/2009). Le proroghe trimestrali sono autorizzate dal Comitato Amministratore della Gestione (art. 7, D.Lgs.Lgt. 788/1945) e, per la loro concessione, non è richiesta la ripresa dell'attività lavorativa (INPS, msg. 6990/2009). L'impresa che abbia fruito dell'integrazione salariale per 12 mesi consecutivi può promuovere una nuova domanda per la stessa unità produttiva per cui è stata concessa solamente quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa (art. 6 co. 2, L. 164/1975). In caso di fruizione di periodi di CIG non consecutivi l'integrazione salariale non può superare complessivamente la durata di 12 mesi (52 settimane) in un biennio (art. 6, co. 2, L. 164/1975). A decorrere dal 20.4. 2009, ai fini della verifica del rispetto di tale limite temporale, va fatto riferimento al numero di settimane effettivamente usufruite (somma delle singole giornate diviso 5/6) (INPS, circ. 58/2009). Tali limiti non si applicano nei casi d'intervento determinato da eventi oggettivamente non evitabili (art. 6, co. 3, L. 164/1975). Il periodo massimo integrabile di 52 settimane nel biennio non costituisce un presupposto rispetto al periodo richiesto, ma un arco temporale di durata all'interno del quale vanno collocate le settimane richieste. Ne consegue che, fermo restando che il biennio è costituito da 104 settimane consecutive, la settimana rispetto alla quale deve effettuarsi il calcolo al fine di verificare l'eventuale superamento del limite massimo è da ricomprendere nel biennio stesso come centoquattresima settimana (INPS, circ. 84/1988).
PROCEDURA DI CONCESSIONE DEL TRATTAMENTO: per poter accedere al beneficio dell'integrazione salariale, il datore di lavoro deve attivare una particolare procedura che è caratterizzata da due fasi fondamentali: 1) il previo esperimento di una consultazione sindacale; 2) la successiva presentazione di una domanda di ammissione al trattamento indirizzata all'INPS.
PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA: la domanda di ammissione al trattamento di integrazione salariale avviene tramite presentazione del Modello I.G.I. 15. Tale modello va presentato:
- alla sede INPS competente territorialmente in riferimento alla dislocazione della unità produttiva per la quale è avanzata;
- entro 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell'attività lavorativa (art. 7, co. 1, L. 164/1975).
La competenza a ricevere e trattare le domande è definita come segue: 1) struttura territoriale INPS presso cui è iscritta l'azienda nel caso di aziende che richiedono l'intervento per cantieri/stabilimenti/unità produttive situati nella Provincia nell'ambito della quale è anche presente la struttura territoriale INPS presso cui è iscritta l'azienda; 2) struttura territoriale INPS del capoluogo di Provincia nella cui competenza territoriale è presente il cantiere/stabilimento per il quale si presenta la richiesta nel caso di aziende che richiedono l'intervento per cantieri/stabilimenti/unità produttive situati al di fuori della Provincia dove risulta iscritta l'azienda. Fanno eccezione ai criteri generali precedenti: - domande presentate per mancanza lavoro / fine lavoro (intervento ordinario). Se la domanda di intervento riguarda un cantiere di breve durata (identificato dal tipo di lavorazione, ad esempio impermeabilizzazioni, verniciature, ricerche geognostiche) la competenza è della struttura territoriale INPS ove è iscritta l´azienda. Se la domanda di intervento riguarda un cantiere di lunga durata (individuato in base ad un contratto di appalto specifico) la competenza è della struttura territoriale INPS ove è ubicato il cantiere/unità produttiva; - domande presentate per personale trasfertista. Le richieste di intervento ordinario in cui siano interessate maestranze cosiddette "trasfertiste" devono essere presentate, indipendentemente dall´ubicazione del cantiere/unità produttiva, alla struttura territoriale INPS ove è iscritta l´azienda (INPS, msg. 24191/2011).
Dalla metà dell'anno 2010 la modalità ordinaria di presentazione della domanda è quella telematica. Nel caso di presentazione tardiva, l'eventuale trattamento di integrazione salariale non può aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione. In caso di omessa o tardiva presentazione della domanda, quando da essa derivi la totale o parziale perdita del diritto alle integrazioni salariali , il datore di lavoro è tenuto a corrispondere ai lavoratori una somma di importo pari alle integrazioni non percepite (INPS, circ. 148/1994).
DID: il datore di lavoro che presentava una domanda di integrazione salariale ordinaria doveva raccogliere e custodire presso di sé le dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro (DID) dei singoli lavoratori interessati dall'intervento (modello SR105) rendendo apposita dichiarazione nel modello IG15/IND circa sia la loro sottoscrizione che la custodia presso l'azienda stessa. La DID in questo caso era limitata all'adesione ad un percorso di riqualificazione professionale, ma risulta valida per le 52 settimane di potenziale protrazione del beneficio (INPS, circ. 133/2010). In caso di rifiuto di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità ovvero, una volta sottoscritta la dichiarazione, in caso di rifiuto di un percorso di riqualificazione professionale, il lavoratore destinatario del trattamento di sostegno del reddito perde il diritto a qualsiasi erogazione di carattere retributivo e previdenziale, anche a carico del datore di lavoro, fatti salvi i diritti già maturati (art. 19, co. 10, Legge n. 2/2009). Dal 18 luglio 2012 tale disposizione è abrogata (co. 47, art. 4, Legge 92/2012; INPS, circ. 1/2013).
DECADENZA DAL TRATTAMENTO DI INTEGRAZIONE SALARIALE: è prevista la decadenza dalla prestazione in costanza di rapporto di lavoro se il beneficiario rifiuta di essere avviato ad un corso di formazione o riqualificazione o non lo frequenti regolarmente senza giustificato motivo (co. 40, art. 4, Legge 92/2012). La decadenza si verifica quando le attività di formazione ovvero di riqualificazione si svolgono in un luogo che non dista più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore o comunque è raggiungibile con mezzi di trasporto pubblici mediamente in 80 minuti (co. 42, art. 4, Legge 92/2012). Qualora sia dichiarata la decadenza dalla prestazione, rimangono salvi i diritti già maturati. Avverso il provvedimento di decadenza è ammesso ricorso al Comitato provinciale di cui all' art. 34 del DPR n. 639/1970 (INPS, circ. 1/2013).
DOMANDE RESPINTE: nel caso di domande respinte perché presentate fuori termine, la sede INPS deve acquisire il numero delle ore, delle giornate e dei lavoratori interessati al trattamento. La stessa sede deve inoltre comunicare se la richiesta di CIGO è stata respinta: l'omissione della comunicazione impedisce di ricorrere contro il provvedimento che è suscettibile di impugnativa e determina il mancato versamento della relativa contribuzione per difetto di conoscibilità (INPS, msg. 30025/2010).
TERMINE DI PRESENTAZIONE DEI RICORSI AMMINISTRATIVI: avverso i provvedimenti delle Commissioni Provinciali è ammesso ricorso al Comitato di cui all'art. 7 del D. Lgs. Lgt. N. 788/1945, entro 30 giorni dalla notifica, (art. 9, L. 164/1975). Tale termine è ordinatorio e non perentorio. Ne consegue che i ricorsi sono ricevibili e vengono esaminati anche se pervenuti oltre il suddetto termine di 30 giorni, purché non sia prescritto il diritto all'azione giudiziaria. Infatti, secondo quanto già disposto all'art. 5 del "regolamento delle procedure in materia di ricorsi amministrativi" - delibera n. 13 del 21.5.1993 trasmessa con circ. n. 125/93 - "i ricorsi sono ricevibili fino a quando risultino pendenti i termini di legge per proporre l'azione giudiziaria." In via giudiziaria, per quanto riguarda la CIGO e la CIG edilizia, è possibile esperire ricorso al TAR territorialmente competente entro il termine perentorio di 60 giorni da quello in cui l'interessato ne abbia ricevuta la notifica, o ne abbia comunque avuta piena conoscenza (art. 21, L. 1034/71). Sarà comunque il Comitato Amministratore della Gestione Prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti a deliberare circa la ricevibilità dei ricorsi amministrativi pervenuti oltre i suindicati termini di scadenza delle azioni giudiziarie, in quanto Organo competente a decidere (INPS, msg. 2939/2013).
EROGAZIONE E FINANZIAMENTO DELLA CIG: una volta autorizzato l'intervento, l'erogazione dell'integrazione salariale viene materialmente effettuata dal datore di lavoro. Questi recupera le somme anticipate:
- fino a “Dicembre 2009 attraverso il conguaglio con l'importo dei versamenti contributivi dovuti all'INPS. I codici da utilizzare nel quadro D del Modello DM10/2 erano i seguenti:
1) in caso di CIG soggetta al contributo addizionale, rigo 39 e codice E800;
2) in caso di CIG non soggetta al contributo addizionale, codice G400 ed E200.
- da “Gennaio 2010” popolando gli elementi <CIGOrdACredito> e <CIGOACredAltre> all'interno dell'elemento <CIGOrdACredito> dell'Uniemens individuale.
Per il versamento del contributo addizionale è invece previsto:
- fino a “Dicembre 2009”, il codice E300 da indicare nel quadro B/C del Modello DM10/2.
- da “Gennaio 2010” popolando gli elementi <CausaleContrAddCIGO> e <ImportoContrAddCIGO> all'interno dell'elemento <CIGOrdADebito> dell'Uniemens individuale.In alcuni casi l'INPS provvede direttamente al pagamento ai lavoratori aventi diritto alla prestazione. Ciò avviene quando le aziende interessate dalla sospensione o dalla riduzione dell'orario di lavoro ne facciano richiesta sulla base di situazioni di insolvenza riconducibili alla sottoposizione dell'azienda a procedure concorsuali o alla cessazione dell'attività o ad una comprovata crisi finanziaria dell'azienda stessa (INPS, msg. 33753/2005). La richiesta di rimborso delle integrazioni salariali ordinarie anticipate ai lavoratori non è ammessa trascorsi 6 mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione (INPS, circ. 155/2002). Ai 6 mesi possono aggiungersi ulteriori 16 giorni concessi per la presentazione della denuncia mensile Modello DM10 (INPS, msg. 49/2003).
NUOVA GESTIONE DA GENNAIO 2011: a decorrere da gennaio 2011, è prevista una nuova modalità di gestione delle informazioni relative ai giorni di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa con intervento della cassa integrazione. Il nuovo sistema si basa sulla raccolta mensile, tramite il flusso Uniemens, di tutte le informazioni utili alla gestione dell'evento di Cassa Integrazione (CIG Ordinaria, Straordinaria o in Deroga) e alla modalità di pagamento (diretta dell'Istituto, a conguaglio dall'azienda). L'elemento centrale è il concetto di "Cassa Integrazione Richiesta", cioè in attesa di autorizzazione, con il quale il datore di lavoro, già con l'invio del flusso Uniemens relativo al mese in cui ha inizio il periodo di integrazione salariale, è chiamato a fornire alcune importanti informazioni. La nuova modalità di gestione porta con sé l'eliminazione dei seguenti modelli e relativi adempimenti:
- Modello SR41 (prospetto per il pagamento diretto delle integrazioni salariali ordinarie, straordinarie e in deroga), in vigore solo per la gestione "a stralcio" delle CIG a pagamento diretto gestite con il vecchio sistema in quanto iniziate prima o durante il periodo di transizione (fino al periodo di paga maggio 2011), nonché per i casi in cui non vi siano obblighi di comunicazione assolti mediante Uniemens (es. imprese sottoposte a procedura concorsuale con cessazione dell'attività);
- Modello SR42 (elenco dei lavoratori beneficiari del trattamento straordinario di integrazione salariale), con effetto immediato;
- Modello SR49 (elenco dei lavoratori beneficiari del trattamento di CIG concesso in deroga alla normativa vigente), con effetto immediato ( INPS, circ. 13/2011).
IL NUOVO UNIEMENS DA GENNAIO 2011: il flusso Uniemens è stato modificato sia a livello di denuncia individuale che a livello di denuncia aziendale per accogliere le novità sopra descritte. Tra i sottoelementi dell'elemento <DatiRetributivi> sono stati implementati i codici evento previsti per l'elemento <Settimana>. È stato introdotto il nuovo elemento <Giorno> contenente obbligatoriamente l'attributo GG (indica il giorno del mese ed ammette quindi valori compresi tra 1 e 31) e dove l'elemento <Lavorato> può contenere i valori S (= SI) (si considerano giornate effettivamente lavorate: il giorno di calendario in cui c'è stata prestazione d'opera subordinata retribuita indipendentemente dal numero di ore di lavoro svolto) e N (= NO). L'elemento <EventoGiorn> è presente solo se la giornata è interessata da CIG e contiene informazioni relative all'evento di cassa integrazione del giorno. Introdotto il nuovo elemento <EventoCIG> che contiene i seguenti elementi: - <IdentEventoCIG> (come elemento <EventoGiorn>); - <Did>, che contiene informazioni relative alla "Dichiarazione individuale di disponibilità"; - <PagDiretto>, elemento presente se per l'evento di CIG cui si riferisce è stato richiesto il pagamento diretto da parte dell'INPS. Relativamente alla denuncia aziendale è stato introdotto il nuovo elemento <ConguagliCIG> contenente le informazioni relative ai conguagli CIG, riferiti alle autorizzazioni secondo le nuove modalità in precedenza descritte ( INPS, circ. 13/2011).
ATTIVITÀ LAVORATIVE DURANTE LA CIG: durante il periodo di godimento dell'integrazione salariale è concesso, ai lavoratori che ne fruiscano, di prestare la propria attività lavorativa con contratti di lavoro subordinato o anche come lavoratori autonomi . I lavoratori che in tale periodo si dedicano ad attività lavorativa non hanno diritto a percepire il trattamento per le giornate lavorate (art. 8 co. 4 e 5, D.L. 86/1988). Gli stessi conservano il diritto a percepire il trattamento alla cessazione delle suddette attività lavorative. In considerazione del principio di "pluriefficacia della comunicazione", non trova più applicazione, almeno con riferimento alle tipologie oggetto della comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto, l'obbligo imposto al prestatore di lavoro di comunicare all'INPS lo svolgimento di attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale ex art. 8, comma 4, Legge n. 160/1988 (Min. Lav., interpello 19/2012). Le comunicazioni di assunzione, cessazione, trasformazione e proroga effettuate attraverso il sistema telematico gestito dal Ministero del Lavoro sono valide ai fini dell'assolvimento di tutti gli obblighi di comunicazione, ricomprendendo tra questi anche quelli a carico dei lavoratori dipendenti nei confronti delle Direzioni regionali e territoriali del lavoro, dell'INPS, dell'INAIL ma anche della Prefettura (INPS, circ. 57/2014). Le comunicazioni in argomento pertanto, producono analoga efficacia anche per quanto riguarda le comunicazioni di inizio e cessazione attività lavorativa (co. 5, art. 9, DL 76/2013; INPS, msg 15079/2013). Si ha:
- incompatibilità tra il nuovo rapporto di lavoro subordinato e l'integrazione salariale, nel caso in cui tale rapporto di lavoro venga stipulato a tempo pieno e indeterminato;
- compatibilità tra il nuovo rapporto di lavoro subordinato e l'integrazione salariale, nel caso in cui la nuova attività lavorativa intrapresa, per la collocazione temporale in altre ore della giornata o in periodi diversi dell'anno, sarebbe stata comunque compatibile con l'attività lavorativa sospesa che ha dato luogo all'integrazione salariale (due rapporti di lavoro a tempo parziale ovvero un rapporto di lavoro a tempo pieno e uno a tempo parziale nel limite dell'orario massimo settimanale di lavoro). In questo caso l'integrazione salariale risulta pienamente cumulabile con la remunerazione derivante dalla nuova attività lavorativa;
- compatibilità parziale tra il nuovo rapporto di lavoro (subordinato o autonomo) e l'integrazione salariale, nel caso in cui il lavoratore dimostri che il compenso (o provento) per tale attività è inferiore all'integrazione stessa. In questo caso il lavoratore percepirà una quota pari alla differenza tra l'intero importo dell'integrazione salariale spettante e il reddito percepito (INPS, circ. 107/2010).
PRESCRIZIONE DEL TFR MATURATO DURANTE LA CASSA INTEGRAZIONE: il credito del lavoratore avente ad oggetto quote di TFR maturate durante i periodi di collocamento in cassa integrazione guadagni, non ha natura retributiva ma previdenziale, non essendo compensativo di prestazioni di lavoro effettivamente rese. Ne consegue che, quanto alla prescrizione, deve applicarsi il termine ordinario decennale (art. 2946 c.c.) e non quello quinquennale relativo alle indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro (art. 2948, n. 5 c.c.) (Cass., sez. lav. 901/2014).
LAVORO ACCESSORIO E CIG: in via sperimentale, per l'anno 2009 e 2010 (termine inizialmente prorogato al 31 dicembre 2011 dal DPCM 25 marzo 2011 e ora prorogato fino al 31 dicembre 2014, le prestazioni di lavoro accessorio possono essere rese, in tutti i settori produttivi (compresi gli enti locali) e nel limite massimo di euro 3.000,00 per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito (integrazioni salariali, disoccupazione ordinaria, mobilità, trattamento speciale di disoccupazione edile) (INPS, circ. 17/2010). Il limite dei euro 3.000,00 è riferito al singolo lavoratore e va computato in relazione ai compensi da lavoro accessorio che lo stesso percepisce complessivamente nel corso dell'anno solare (anche per prestazioni effettuate nei confronti di diversi datori di lavoro). Tra le prestazioni di sostegno al reddito rientrano le indennità direttamente connesse ad uno stato di disoccupazione come le prestazioni di disoccupazione ordinaria, di mobilità nonché i trattamenti speciali di disoccupazione edili. Non rientrano invece le prestazioni pagate "a consuntivo" come l'indennità di disoccupazione in agricoltura e l'indennità di disoccupazione non agricola con requisiti ridotti. L'INPS provvederà a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa a tali prestazioni integrative gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio (co. 1 bis, art. 70 D.Lgs. 276/2003 introdotto dal co. 12, art. 7-ter, L. 33/2009). La quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale del buono (euro 1,30 per ogni buono da euro 10,00) non viene accreditata sulla posizione contributiva del lavoratore, ma va a parziale ristoro dell'onere legato alla contribuzione figurativa (INPS, msg. 12082/2010). Ne consegue che la quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale del voucher e dovuta di norma a favore della Gestione Separata (con aliquota convenzionale pari al 13%), deve essere destinata alla gestione a carico della quale è posto l'onere dell'accredito figurativo e non accreditata sulla posizione contributiva del singolo lavoratore (INPS, circ. 130/2010). I soggetti che, durante il periodo di percezione dell'integrazione svolgono attività lavorativa, dovevano (fino alla pubblicazione dell'Interpello 19/2012) di norma informare preventivamente l'INPS (co. 5, art. 8, L. 160/1988). Per il solo caso di emolumenti da lavoro accessorio che rientrano nel limite di euro 3.000,00, l'interessato non era tenuto a dare alcuna comunicazione all'Istituto. Le remunerazioni di lavoro accessorio che superano il predetto limite non sono integralmente cumulabili con la prestazione e il lavoratore era tenuto a fornire la preventiva comunicazione all'Istituto. Nel caso di più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell'anno e retribuiti singolarmente per meno di euro 3.000,00 per anno solare, la comunicazione andava resa prima che il compenso determinasse il superamento del predetto limite se sommato agli altri redditi per lavoro accessorio (INPS, circ. 107/2010). Si ritiene che, in considerazione del principio di "pluriefficacia della comunicazione", non trovi più applicazione anche in questo caso l'obbligo imposto al prestatore di lavoro di comunicare all'INPS lo svolgimento di attività di lavoro accessorio in caso di superamento della predetta soglia di euro 3.000,00 (Min. Lav., interpello 19/2012; INPS, msg. 15079/2013).
ACCREDITO DEI CONTRIBUTI FIGURATIVI IN CASO DI ATTIVITÀ LAVORATIVA DURANTE LA CIG: per quanto attiene l'accredito dei contributi figurativi ai fini della determinazione della retribuzione pensionabile, si possono verificare diverse situazioni:
- totale cumulabilità tra reddito di lavoro e integrazione salariale. In questo caso si applicano i criteri generali in quanto i periodi di attività lavorativa e di integrazione salariale non coincidono ovvero non si sovrappongono;
- parziale cumulabilità tra reddito di lavoro e integrazione salariale. In tutti i casi di cumulabilità parziale tra attività lavorativa (subordinata o autonoma) e integrazione salariale, l'accreditamento dei contributi figurativi avviene sulla base della differenza tra l'intera retribuzione presa a base per il calcolo dell'integrazione salariale e la retribuzione percepita in relazione all'attività svolta;
- lavoro accessorio. Il criterio dell'accredito dei contributi figurativi in quota integrativa trova applicazione, per espressa previsione legislativa, anche in caso di svolgimento di prestazioni di lavoro di tipo accessorio, in quanto, in base al comma 1 bis, articolo 70 del D.Lgs n. 276/2003 "... l'INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio” (INPS, circ. 107/2010).
CIG E MALATTIA (INPS, circ. 82/2009): se durante la sospensione dal lavoro (cassa integrazione a 0 ore) insorge lo stato di malattia, il lavoratore continua a usufruire delle integrazioni salariali ordinarie non risultando tenuto nemmeno a comunicare lo stato di malattia. Nel caso in cui lo stato di malattia risulti antecedente all'inizio della sospensione dell'attività lavorativa si possono verificare due casistiche:
- se la totalità del personale in forza all'ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene ha sospeso l'attività, anche il lavoratore in malattia entra in CIG dalla data di inizio della stessa;
- se invece non viene sospesa dal lavoro la totalità del personale in forza all'ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene, il lavoratore in malattia continua a beneficiare dell'indennità di malattia.
CIG E CONGEDO STRAORDINARIO DISABILI: durante la sospensione totale del rapporto di lavoro (CIG a zero ore) non risulta possibile avanzare la richiesta di congedo straordinario ex art. 42, co. 5, D.Lgs 151/2001 in quanto il lavoratore può già adempiere alle funzioni di cura e assistenza oggetto del congedo. Tale domanda risulta invece ammissibile se:
- presentata prima di un periodo di CIG a zero ore o CIG ridotta;
- presentata durante un periodo di CIG ridotta.
Nel primo caso il lavoratore percepisce esclusivamente l'indennità prevista per il congedo straordinario. Nel secondo caso invece il lavoratore ha diritto a ricevere il trattamento di integrazione salariale per le ore di CIG unitamente all'indennità per il congedo straordinario determinata al “netto” del trattamento integrativo (Min. lav., nota 70/2009; INPS, msg. 27168/2009).
CIG E PERMESSI DISABILI: in caso di lavoratore assente per CIG i permessi per l'assistenza disabili devono essere riproporzionati secondo il criterio illustrato nella INPS circ. 128/2003 dove è previsto che per ogni 10 giorni di assistenza continuativa spetta al richiedente un giorno di permesso (Min. lav., nota 3.10.2008, prot. 25/I/0013421). I permessi per disabili devono essere riproporzionati anche in caso di attività ridotta per CIG. In questo caso il riproporzionamento deve avvenire con i criteri illustrati nella INPS circ. 133/2000 sulla base della seguente proporzione: x : a = b : c (dove: a = numero dei giorni di lavoro effettivo, b = giorni di permesso teorici, c = numero dei giorni lavorativi mensili) (INPS, msg 26411/2009).
CESSAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO: le autorizzazioni alle integrazioni salariali, una volta rilasciate, attribuiscono un diritto soggettivo perfetto a favore dei lavoratori interessati, diritto che non viene meno se nel corso del periodo autorizzato viene risolto il rapporto di lavoro. La ripresa dell'attività aziendale non è necessariamente dipendente dalla riammissione al lavoro dei lavoratori sospesi, singolarmente considerati. Pertanto, sempreché sia stata autorizzata l'erogazione delle integrazioni salariali, i lavoratori sospesi hanno diritto a beneficiare delle prestazioni sino alla data dell'eventuale risoluzione del rapporto di lavoro (INPS, circ. 6645/1984).
CIG E DISTACCO: l'utilizzo dell'istituto del distacco può costituire un'alternativa all'utilizzo della CIG se volto al mantenimento del patrimonio professionale dell'impresa. L'interesse che legittima il distacco è, in questo caso, rappresentato dall'interesse dei lavoratori a non essere licenziati (ed eventualmente dall'interesse pubblico a preservare i livelli occupazionali) mentre, per quanto attiene il distaccante, l'interesse può essere individuato nel passaggio dei costi della manodopera eccedentaria in capo al distaccatario (Min. lav., circ. 28/2005).
COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO: il comma 5, articolo 3 della Legge n. 68/1999 (collocamento obbligatorio) prevede la sospensione degli obblighi occupazionali nei confronti dei lavoratori disabili per le imprese in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). Tale sospensione può essere applicata anche in caso di attivazione di ammortizzatori sociali in deroga e in particolare nei casi di CIGS in deroga (con esclusione invece della CIGO in deroga), contratti di solidarietà stipulati sia ai sensi della L. n. 863/1984, esplicitamente richiamati dal Legislatore, ma anche ai sensi della L. n. 236/1993 (Min. Lav., nota 10/2012).
INCENTIVO AI LAVORATORI PERCETTORI DI CIG E CIGS: in via sperimentale per gli anni 2009 e 2010 (prorogata per l'anno 2011 dalla Legge n. 220/2010 e per l'anno 2012 dallaLegge n. 183/2011), al lavoratore già percettore del trattamento di CIG e CIGS, nel caso in cui ne faccia richiesta per intraprendere un'attività di lavoro autonomo, per avviare un'attività autoimprenditoriale o una micro impresa o per associarsi in cooperativa, è liquidato il relativo trattamento per un numero di mensilità pari a quelle deliberate e non ancora percepite con un massimo di 12 mesi, con esclusione di eventuali proroghe del trattamento medesimo (art. 6, D.M. 49409/2009; co. 8, art. 7ter, L. 33/2009). La prestazione spetta in tutti i casi di integrazione salariale, ordinaria e straordinaria, sia in caso di sospensione che in caso di riduzione di orario o rotazione. In tale ultimo caso si deve avere riguardo alla percentuale di riduzione del lavoro mediamente avuta dal singolo lavoratore nel periodo precedente da calcolarsi con inizio dal primo mese di fruizione (INPS, msg. 23542/2010). Spetta inoltre anche ai lavoratori destinatari del contratto di solidarietà di cui all'art. 1, L. 863/1984 (art. 5, D.M. 49409/2009). In caso di cassa integrazione guadagni per crisi aziendale a seguito di cessazione totale o parziale dell'impresa, di procedura concorsuale o comunque nei casi in cui il lavoratore sospeso sia stato dichiarato in esubero strutturale, al lavoratore è liquidato altresì il trattamento di mobilità, se lo stesso soddisfa i requisiti soggettivi richiesti dalla normativa di riferimento (anzianità aziendale di almeno 12 mesi di cui 6 effettivamente lavorati) (art. 16, L. 223/1991; INPS, msg. 16508/2009; INPS, msg. 8123/2010), per un massimo di 12 mesi (co. 5, art. 6, D.M. 49409/2009; INPS, msg. 8123/2010). Tale indennità deve essere pagata per intero unitamente alla liquidazione del 75% dell'incentivo (INPS, msg. 23542/2010). I lavoratori che intendono beneficiare di tale incentivo sono tenuti a presentare domanda all'INPS presentando l'apposito Modello SR78 ANT/AMM entro i termini di fruizione del trattamento di sostegno al reddito (INPS, msg. 8123/2010). L'INPS, dopo aver valutato le condizioni e quantificato l'importo, eroga in un primo momento al richiedente solo il 25% del beneficio, interrompendo l'erogazione del trattamento di sostegno al reddito. Il restante 75% viene erogato successivamente in seguito alla presentazione di adeguata documentazione attestante l'avvio di un'attività autonoma, di un'attività autoimprenditoriale o di una micro impresa ovvero l'associazione in cooperativa (art. 3, DM 49409/2009). Nei casi in cui per l'esercizio di tale attività sia richiesta specifica autorizzazione ovvero iscrizione in albi professionali o di categoria, deve essere documentato il rilascio dell'autorizzazione ovvero l'iscrizione negli albi medesimi. Per quanto concerne l'attività di lavoro associato in cooperativa, deve essere documentata l'avvenuta iscrizione della cooperativa nel registro delle società presso il tribunale, competente per territorio, nonché nell'Albo nazionale degli enti cooperativi. In tutte le ipotesi di fruizione di sostegno al reddito, se il lavoratore, associandosi ad una cooperativa già esistente o partecipando alla costituzione di una nuova cooperativa, instauri, ai sensi del co. 3, art. 1 della L. 142/2001, un rapporto di lavoro subordinato, l'incentivo spetta rispettivamente alla cooperativa o deve essere conferito dal lavoratore al capitale sociale della cooperativa. Il lavoratore, una volta ricevuta dall'INPS la comunicazione di accoglimento della domanda, deve presentare, entro 15 giorni dalla predetta comunicazione, le dimissioni al datore di lavoro dandone copia alla sede INPS competente (in caso di associazione in cooperativa va presentato il contratto di lavoro di cui al co. 3, art. 1 della L. 142/2001 (art. 1, co. 7, D.L. n. 78/2009 - L. 102/2009; INPS, msg. 8123/2010). La domanda non può essere liquidata prima dell'adozione del provvedimento di autorizzazione da parte della competente Commissione provinciale. Nel caso di pagamento di CIG a conguaglio, gli elementi necessari per la liquidazione possono essere richiesti dalla sede INPS direttamente al datore di lavoro e/o al lavoratore (INPS, msg. 23542/2010).
FORMAZIONE E RIQUALIFICAZIONE: in via sperimentale per gli anni 2009 e 2010 (prorogata per gli anni 2011 e 2012 non prorogata per l'anno 2013 - INPS, circ 13/2013) le imprese potevano utilizzare i lavoratori percettori di trattamenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro in progetti di formazione e riqualificazione che possono includere attività produttiva connessa all'apprendimento (art. 1, co. 1-4, D.L. 78/2009; D.M. 49281/2010). Si tratta di lavoratori sospesi in CIG, lavoratori sospesi in CIGS, lavoratori sospesi a seguito di stipula di contratti di solidarietà ex L. 726/1984, lavoratori sospesi destinatari di CIG in deroga, e di lavoratori sospesi in base al co. 1, art. 19, D.L. n. 185/2008 (convertito nella L. 2/2009). Tale opportunità era riservata ai datori di lavoro con qualifica di azienda non risultando applicabile, ad esempio, ai professionisti. Ai fini dell'inserimento del lavoratore nelle attività del progetto era necessaria la stipula, presso il Ministero del Lavoro, di uno specifico accordo e, se previsto, con le medesime parti sociali che avevano sottoscritto l'accordo relativo agli ammortizzatori (co. 1, art. 2, D.M. 49281/2010; INAIL, circ. 18/2010; INPS, msg. 20810/2010). I lavoratori interessati conservavano il diritto alla prestazione di sostegno al reddito; ad essi spettava, inoltre, a carico dei datori di lavoro, la differenza tra l'importo del trattamento di sostegno al reddito spettante (al lordo del prelievo contributivo) e la retribuzione lorda originaria. Tale somma addizionale aveva natura retributiva (INPS, msg. 16508/2009; INAIL, nota 5153/2010; INPS, msg. 20810/2010). L'INPS provvedeva comunque ad accantonare, per ogni lavoratore coinvolto nei progetti di formazione e riqualificazione, la contribuzione figurativa prevista per la tipologia di sostegno al reddito di cui è titolare il lavoratore (co. 2, art. 4, D.M. 49281/2010). Tenuto conto che la contribuzione figurativa accreditata era utile ai soli fini pensionistici e che l'incentivo corrisposto al lavoratore era riconosciuto a titolo retributivo, i datori di lavoro dovevano versare su detta parte di incentivo/retribuzione le contribuzioni minori dovute (INPS, msg. 20810/2010). Per quanto attiene gli incentivi contributivi l'INAIL aveva precisato che (INAIL, nota 1597/2010):
- ai lavoratori sospesi ad orario ridotto utilizzati nei progetti di formazione o di riqualificazione si continuava ad applicare, ai fini del calcolo dell'importo del premio assicurativo, il tasso previsto dalla normativa vigente per le ipotesi di riduzione dell'orario di lavoro. Il datore di lavoro doveva dunque continuare ad applicare ai lavoratori sospesi ad orario ridotto utilizzati nei progetti il tasso di premio calcolato in base alla voce di tariffa corrispondente alla lavorazione normalmente esercitata ed alla base imponibile rapportata alle ore complessive da retribuire a carico del datore di lavoro, conformemente alle disposizioni vigenti (INAIL, circ. 18/2010; INAIL, nota 5153/2010);
- i lavoratori sospesi a zero ore impegnati nei predetti progetti erano soggetti all'obbligo assicurativo INAIL con calcolo del premio assicurativo in base alla retribuzione convenzionale prevista per gli allievi dei corsi anche aziendali di istruzione professionale comunque finanziati o gestiti in relazione ad ogni presenza giornaliera indipendentemente dal numero delle ore giornaliere di partecipazione alle attività teoriche e alle esercitazioni pratiche ed al tasso di tariffa del 5 per mille corrispondente alla voce di tariffa 0611 che individua i corsi di formazione professionale nell'ambito della Gestione Artigianato. Tale voce di tariffa si applicava indipendentemente dall'inquadramento settoriale dell'azienda ed in deroga alle logiche tariffarie vigenti (INAIL, nota 5153/2010). I dati relativi ai lavoratori utilizzati nel progetto formativo relativi al codice fiscale, cognome e nome e durata del progetto, non dovevano essere trasmessi all'Istituto dai datori di lavoro mediante l'apposita modulistica, ma venivano acquisiti direttamente dagli uffici competenti (INAIL, nota 5153/2010).
Dal punto di vista operativo le sedi dovevano:
- in caso di cliente inquadrato nella Gestione Artigianato ed avente una polizza dipendenti già in essere, istituire una voce di tariffa 0611 nell'ambito della polizza dipendenti con settore attività artigianato;
- in caso di cliente inquadrato in una gestione diversa dall'Artigianato (Industria, Terziario, Altre Attività), avente PAT e polizza dipendenti con settore attività non artigiano, posto che nella stessa PAT poteva sussistere solo una polizza dipendenti, istituire una nuova PAT con settore attività e polizza dipendenti Artigianato nonché voce di tariffa 0611 (INAIL, circ. 18/2010).
CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI IN AGRICOLTURA: la L. 457/1972 nonché la L. 223/1991 (art. 21) disciplinano ipotesi - sostanzialmente identiche a quelle previste per cassa integrazione ordinaria - per l'applicazione della cassa integrazione salariale per il settore dell'agricoltura. La prima ipotesi prevede che il trattamento sia applicabile nei casi di sospensione dell'attività riconducibili ad intemperie stagionali o ad altre cause non imputabili al datore di lavoro o ai lavoratori. La seconda estende l'impiego dell'intervento nei casi di sospensione dell'attività operate per esigenze di riconversione e ristrutturazione aziendale. Le predette esigenze devono essere previamente accertate dal Ministro del Lavoro su proposta del comitato amministratore della gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti di cui all'art. 25 L. 9.3.1989, n. 88 (art. 21 co. 1, L. 223/1991) (v. LAVORO AGRICOLO ).
CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI IN EDILIZIA: v. LAVORO EDILE.

References: art. 14
 art. 4
 art. 4
 art. 4
 art. 34
 art. 8
 art. 9
 art. 70
 art. 7
 art. 8
 articolo 70
 art. 42
 articolo 3
 art. 7
 art. 6
 art. 1
 art. 1
 art. 19
 art. 2
 art. 4