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Timestamp: 2020-07-14 14:35:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1366 del 19/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1366 del 19/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/01/2017, (ud. 10/11/2016, dep.19/01/2017), n. 1366
sul ricorso 22944-2015 proposto da:
R.S., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR
MARCO ZIDARICH giusta procura a margine del ricorso
BANCO POPOLARE – SOCIETA’ COOPERATIVA, C.F. (OMISSIS), elettivamente
dell’avvocato ANDREA CLEMENTE GROSSO, che la rappresenta e difende
giusta procura speciale a margine del controricorso
avverso la sentenza n. 331/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
emessa il 06/02/2015 e depositata il 23/02/2015;
“1. Il Banco Popolare soc. coop. (incorporante la B.P.N. S.p.A.) agì in giudizio, ai sensi dell’art. 702-bis c.p.c., nei confronti di B.C. e della figlia R.S., per ottenere la revoca, ai sensi dell’art. 2901 c.c., dell’atto di donazione della nuda proprietà di due cespiti immobiliari (un alloggio ed una autorimessa) effettuato dalla prima in favore della seconda.
La domanda fu accolta dal Tribunale di Torino.
La Corte di Appello di Venezia ha rigettato l’appello della R..
Ricorre la R., sulla base di un unico motivo.
Resiste con controricorso il Banco Popolare soc. coop..
Non ha svolto attività difensiva l’altra intimata.
Con l’unico motivo del ricorso si denunzia “violazione e falsa applicazione dell’art. 2901 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.
La ricorrente sostiene in sostanza che, al fine di valutare l’eventus damni nell’azione revocatoria, dovrebbe esclusivamente compararsi la situazione patrimoniale del debitore al momento dell’insorgere del credito con quella esistente all’esito dell’atto impugnato, onde – almeno laddove il suo patrimonio fosse già insufficiente al soddisfacimento delle ragioni creditorie al momento della loro insorgenza – non rileverebbero atti dispositivi che di per sè diminuiscono la garanzia patrimoniale per il creditore, nel caso in cui il complessivo patrimonio del debitore, benchè sempre insufficiente, si sia comunque incrementato (eventualmente per altri precedenti acquisti) o sia rimasto equivalente rispetto al momento di insorgenza del credito.
Ma si tratta di assunto manifestamente infondato.
E’ pacifico nella giurisprudenza di questa Corte il principio per cui l’azione revocatoria può ben riguardare l’alienazione di beni non ancora esistenti nel patrimonio del debitore al momento dell’insorgenza del credito, in quanto “rispondendo il debitore con tutti i suoi beni, presenti e futuri, dell’adempimento delle proprie obbligazioni (art. 2740 c.c.), il creditore ha diritto di soddisfarsi anche sui beni entrati nel patrimonio del debitore stesso dopo l’insorgere del credito, poichè il suo diritto è ben suscettibile di risultare pregiudicato anche da atti di disposizione che cadano su beni che ancora non esistevano, al momento della nascita del credito, nel patrimonio del debitore” (cfr. ad es. Cass, Sez. 3, Sentenza n. 4422 del 27/03/2001, Rv. 545212), e quello per cui, ai fini dell’esercizio di detta azione, è rilevante ogni aggravamento della già esistente insufficienza dei beni del debitore ad assicurare la garanzia patrimoniale (cfr. ad es. Cass., Sez. 1, Sentenza n. 19234 del 04/09/2009, Rv. 609896).
E’ quindi senz’altro infondato l’assunto della ricorrente, secondo il quale non sarebbero assoggettabili a revocatoria gli atti di disposizione patrimoniale che oggettivamente diminuiscono la già insufficiente garanzia patrimoniale per il creditore, laddove comunque tale insufficienza non possa ritenersi aggravata, in una comparazione tra il valore complessivo patrimonio del debitore al momento dell’insorgere del credito e dopo l’atto dispositivo, essendosi esso in precedenza incrementato in virtù dell’acquisto di altri e diversi beni.
In particolare, non sono condivisibili le argomentazioni dirette a sostenere che, in caso di obbligazione derivante da cd. “fideiussione omnibus” posteriore alla modifica dell’art. 1938 introdotte dalla L. 17 febbraio 1992, n. 154, all’azione revocatoria dovrebbero applicarsi i principi in tema di sequestro conservativo, con conseguente irrevocabilità degli atti di disposizione dei beni entrati nel patrimonio del debitore dopo il rilascio della fideiussione.
I principi che regolano i suddetti istituti non dipendono infatti dal titolo dell’obbligazione, ma dalla specifica finalità di tutela del creditore che ciascuno di essi è diretto a perseguire.
Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 18 deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.
– condanna la ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore della società controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 5.600,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
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 art. 1
 art. 13
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