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Timestamp: 2020-04-02 16:02:14+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21394 del 24/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21394 del 24/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 24/10/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 24/10/2016), n.21394
sul ricorso 5820-2015 proposto da:
D.V.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CREMERA 11,
avverso il provvedimento n. R.G. 75543/2013 del TRIBUNALE di ROMA del
24/07/2014, depositata il 25/07/2014;
udito l’Avvocato D.V.D. difensore di se stesso (ricorrente)
Ritenuto che il Tribunale di Roma, con ordinanza depositata il 25 luglio 2014, ha accolto parzialmente l’opposizione D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 170 proposta dall’avv. D.V.D. avverso il decreto di liquidazione, emesso dallo stesso Tribunale, del compenso per l’attività svolta in favore di C.K., ammessa al patrocinio dello Stato, nel giudizio iscritto al n. 68304/09 R.G., promosso contro ATER di Roma e avente ad oggetto il rilascio di immobile di edilizia residenziale pubblica;
che il giudice dell’opposizione rideterminava il compenso in Euro 1.100,00, rilevando: a) che la causa era di valore indeterminabile, e quindi doveva essere applicato lo scaglione tra Euro 25 mila ed Euro 50 mila, come previsto dal D.M. n. 140 del 2012; b) che non era dovuto un compenso aggiuntivo per la fase cautelare; c) che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 130 gli importi dovevano essere ridotti alla metà;
che per la cassazione dell’ordinanza ha proposto ricorso straordinario l’avv. D.V., sulla base di quattro motivi, anche illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c., ai quali resiste con controricorso il Ministero della giustizia.
che con il primo motivo è dedotta violazione del Decreto 20 luglio 2012, n. 140, art. 7 e si contesta il mancato riconoscimento del compenso per la fase cautelare;
con il secondo motivo è dedotta violazione dell’art. 115 c.p.c. e vizio di motivazione, assumendosi la violazione del principio dispositivo da parte del giudice dell’opposizione, che non aveva tenuto conto della prova scritta fornita dal difensore in ordine all’attività svolta nella fase cautelare, e della non contestazione da parte del Ministero;
che il giudice dell’opposizione correttamente ha escluso il compenso autonomo per l’attività defensionale consistita nella proposizione, in seno al ricorso, dell’istanza di sospensione dell’esecuzione del provvedimento di rilascio, non configurava attività ulteriore e diversa, in quanto non aveva comportato lo studio di questioni diverse nè la predisposizione di specifici atti difensivi, sicchè non era configurabile una autonoma fase cautelare del giudizio, ai sensi del D.M. n. 140 del 2012, art. 7 nè si poteva porre sul punto una questione di non contestazione, che ha ad oggetto soltanto i fatti allegati e non la qualificazione giuridica degli stessi ovvero la debenza della pretesa;
che con il terzo motivo è dedotta violazione della tabella A del Decreto n. 140 del 2012, e si contesta lo scostamento dai parametri ivi previsti per le controversie di valore indeterminabile;
che la doglianza è infondata in quanto il giudice dell’opposizione non era vincolato ai parametri indicati, giusta la previsione del Decreto n. 140 del 2012, art. 1, comma 7, secondo cui “In nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, sia nei minimi che nei massimi, per la liquidazione del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa”;
che la liquidazione era dunque rimessa al prudente apprezzamento del giudicante, che ha dato conto della modesta consistenza dell’attività svolta;
che con il quarto motivo è dedotta violazione del Decreto n. 140 del 2012, art. 9 e si contesta la riduzione degli importi alla metà disposta dal giudice dell’opposizione senza motivazione, con richiamo, peraltro erroneo, al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 130;
che, come già rilevato, il giudice dell’opposizione ha evidenziato la consistenza modesta delle questioni trattate dal difensore e l’esito del giudizio, e ciò giustifica la riduzione degli importi anche in applicazione del Decreto n. 140 del 2012, art. 9 richiamato dal ricorrente;
che con il quinto motivo è dedotta violazione dell’art. 92 c.p.c. e si contesta la compensazione integrale delle spese del giudizio di opposizione, in assenza sia della soccombenza reciproca sia della esplicitazione di altre gravi ed eccezionali ragioni;
che la nozione soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale delle spese processuali, è integrata dall’accoglimento parziale dell’unica domanda proposta (Cass., sez. 6-2, ordinanza n. 21684 del 2013; sez. 3, sentenza n, 3438 del 2016);
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite del presente giudizio, che liquida in Euro 800,00, oltre spese prenotate e prenotande a debito.

References: Sentenza 
 provvedimento n. 
 art. 170
 art. 130
 art. 378
 art. 7
 art. 7
 art. 1
 art. 9
 art. 130
 art. 9
 sentenza