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Timestamp: 2019-12-15 12:52:53+00:00

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VECCHIO PALLINO DAL 2008. Beppe Grillo vuole abolire l’Ordine dei Giornalisti. L’Ordine può essere anche cancellato, ma dopo il varo della legge 4/2013 i giornalisti, anche senza l’Ordine, resterebbero professionisti sia pure senza Albo. Nessun rischio per Inpgi e Casagit. Giudici disciplinari diventerebbero Consob, Agcom, Antitrust e Garante della privacy. Nuovo ruolo per la Fnsi. IN CODA il testo della legge 4/2013. La Fnsi potrebbe far parte dell’elenco delle associazioni professionali (vigilate dal Ministero dello Sviluppo economico) dopo il riconoscimento da parte del Cnel come associazione professionale dei giornalisti. L’iscrizione alla Fnsi rimarrebbe facoltativa e non obbligatoria per chi esercita la professione di giornalista. La Fnsi dovrebbe far rispettare le regole deontologiche. di Franco Abruzzo/consigliere Ordine
VECCHIO PALLINO DAL 2008. Beppe Grillo vuole abolire l’Ordine dei Giornalisti. L’Ordine può essere anche cancellato, ma dopo il varo della legge 4/2013 i giornalisti, anche senza l’Ordine, resterebbero professionisti sia pure senza Albo. Nessun rischio per Inpgi e Casagit. Giudici disciplinari diventerebbero Consob, Agcom, Antitrust e Garante della privacy. Nuovo ruolo per la Fnsi. IN CODA il testo della legge 4/2013.
La Fnsi potrebbe far parte dell’elenco delle associazioni professionali (vigilate dal Ministero dello Sviluppo economico) dopo il riconoscimento da parte del Cnel come associazione professionale dei giornalisti. L’iscrizione alla Fnsi rimarrebbe facoltativa e non obbligatoria per chi esercita la professione di giornalista. La Fnsi dovrebbe far rispettare le regole deontologiche.
di Franco Abruzzo/consigliere Ordine
Milano, 11 marzo 2012. Beppe Grillo dopo il fallimento del referendum del 2008 non demorde: vuole abolire l’Ordine dei Giornalisti per togliere agli iscritti la dignità di essere professionisti e per ridurli alla stregua di un “volgo disperso che nome non ha”. Grillo non si illuda. Il suo sogno non diventerà realtà. Cosa accadrebbe con l’abolizione dell’Ordine? Con l’entrata in vigore lo scorso 10 febbraio della legge 4/2013 i giornalisti, anche senza l’Ordine, resterebbero professionisti sia pure senza Albo. Giudici disciplinari, come ha scritto la Corte costituzionale nella sentenza 38/1997, diventerebbero Consob, Agcom, Antitrust e Garante della privacy. Come in Francia sarebbero giornalisti soltanto coloro che esercitano la professione in virtù di un contratto con un’azienda editoriale. Non essendoci più l’Albo, cadrebbe anche l’esame di Stato. Nessun rischio per Inpgi e Casagit.
Nella sentenza 38/1997 sull’ammissibilità della richiesta di referendum sulla legge relativa alla professione di giornalista, la Corte costituzionale ha scritto: “Né può sorgere il dubbio che, con l'eventuale esito abrogativo del referendum, possano venir meno l'attività giornalistica professionale, la disciplina contrattuale del rapporto di lavoro, o i canoni deontologici inerenti a tale attività. Questi ultimi derivano, oltre che dal costume, da altre leggi (cui del resto fa rinvio lo stesso art. 2della l. 69/1963), dalle funzioni del Garante, dalla giurisprudenza in materia e da forme di autoregolamentazione”. Abrogato l’Ordine, giudici disciplinari dei giornalisti diventerebbero Consob, Agcom, Antitrust e Garante della privacy. Le altre questioni sarebbero regolate dai giudici civili e penali.
Il fatto nuovo oggi è la legge 14 gennaio 2013 n. 4 che detta “disposizioni in materia di professioni non organizzate”. La legge 4/13, come si legge nel sito del Ministero dello Sviluppo economico, è stata adottata “per tutelare i consumatori, promuovere la conoscibilità e garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali”. La nuova legge coinvolge tutte quelle professioni non organizzate in ordini o collegi, definite come attività economiche anche organizzate, volte alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitabile abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, che però non risultano riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi. Un elenco delle associazioni professionali che dichiarano di possedere le caratteristiche previste dalla nuova legge sarà pubblicato sul sito web del Ministero dello sviluppo economico. L’elenco ha una finalità esclusivamente informativa e non un valore di graduatoria o di rilascio di giudizi di affidabilità da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
La Fnsi potrebbe far parte di questo elenco dopo il riconoscimento del Cnel come associazione professionale dei giornalisti. L’iscrizione alla Fnsi rimarrebbe facoltativa e non obbligatoria per chi esercita la professione di giornalista.
Nella scheda illustrativa preparata dal Ministero dello Sviluppo economico sulla legge 4/2013 si legge:
Chiunque svolga una delle professioni riconducibili alla legge in esame, è tenuto a far espresso riferimento nel corso della propria attività e in particolare in ogni documento e nel rapporto scritto con il cliente, agli estremi della legge stessa (esempio: “giornalista professionista ex legge 4/2013). L’inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori. La disposizione è volta a rendere il più chiaro possibile il rapporto con il consumatore, evitando ogni incertezza sul contenuto delle attività e sulle caratteristiche del servizio reso dal professionista.
Non hanno vincoli di rappresentanza esclusiva (ad esempio, possono esistere più associazioni per la stessa attività professionale) né scopo di lucro. Hanno il fine di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche per agevolare la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza. Garantiscono trasparenza delle attività e degli assetti associativi, dialettica democratica tra gli associati, l’osservanza dei principi deontologici e una struttura organizzativa adeguata alle finalità dell’associazione. Promuovono la formazione permanente dei propri iscritti e adottano un codice di condotta (art. 27 bis del Codice del Consumo). Vigilano sulla condotta professionale dei loro associati e stabiliscono le sanzioni derivanti dalla violazione del codice di condotta.
Un elenco delle associazioni professionali che dichiarano di possedere queste caratteristiche, conformandosi quindi alle finalità che la legge rimette alle associazioni, è pubblicato sul sito web del Ministero dello sviluppo economico, anche per consentire agli utenti e agli stessi professionisti la conoscenza di elementi utili sugli organismi che, tra gli altri, riuniscono gli operatori del mercato dei servizi professionali. L’elenco ha una finalità esclusivamente informativa e non un valore di graduatoria o di rilascio di giudizi di affidabilità da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
Possono svolgere l’attività anche i professionisti non iscritti ad alcuna associazione o iscritti ad associazioni non presenti sul sito del Ministero. Le associazioni possono anche (a determinate condizioni) autorizzare i propri iscritti a utilizzare il riferimento all’associazione come marchio/attestato di qualità dei propri servizi. Le associazioni di cui all’elenco, quindi, sono chiamate a un’azione di attuazione delle finalità della legge e ad un particolare impegno nei confronti dei consumatori e dei professionisti.
La certificazione da parte di un organismo terzo indipendente accreditato presso l’Ente nazionale di accreditamento indica che il singolo professionista “certificato” raggiunge determinati standard previsti dalla norma tecnica.
Il Ministero dello Sviluppo Economico, anche attraverso il proprio sito web, promuove l’informazione sull’adozione di norme tecniche UNI relative alle attività professionali oggetto della legge
LEGGE 14 gennaio 2013 n. 4. Disposizioni in materia di professioni non organizzate. (GU n. 22 del 26-1-2013). Entrata in vigore del provvedimento: 10/02/2013
ARTICOLO 1. Oggetto e definizioni
2. Ai fini della presente legge, per «professione non organizzata in ordini o collegi», di seguito denominata «professione», si intende l’attività economica,anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’articolo 2229 del Codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.
3. Chiunque svolga una delle professioni di cui al comma 2 contraddistingue la sua attività, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, con l’espresso riferimento, quanto alla disciplina applicabile, agli estremi della presente legge. L’inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori, di cui al Titolo III della parte II del Codice del consumo,
di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, ed è sanzionato ai sensi del medesimo Codice.
ARTICOLO 2 - Associazioni professionali
1. Coloro che esercitano la professione di cui all’articolo 1, comma2, possono costituire associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, con il fine di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.
3. Le associazioni professionali promuovono, anche attraverso specifiche iniziative, la formazione permanente dei propri iscritti, adottano un codice di condotta ai sensi dell’articolo 27-bis del Codice
del consumo, di cui al decreto legislativo6settembre 2005, n. 206, vigilano sulla condotta
professionale degli associati e stabiliscono le sanzioni disciplinari da irrogare agli associati per le violazioni del medesimo Codice.
4. Le associazioni promuovono forme di garanzia a tutela dell’utente, tra cui l’attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore, presso il quale i committenti delle prestazioni professionali possano rivolgersi in caso di contenzioso con i singoli professionisti, ai sensi dell’articolo 27-ter del Codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, nonché ottenere informazioni relative all’attività professionale in generale e agli standard qualitativi
da esse richiesti agli iscritti.
7. L’elenco delle associazioni professionali di cui al presente articolo e delle forme aggregative di cui all’articolo 3che dichiarano,con assunzione di responsabilità dei rispettivi rappresentanti legali, di essere in possesso dei requisiti ivi previsti e di rispettare, per quanto applicabili, le prescrizioni di cui agli articoli 5,6 e 7 è pubblicato dal ministero dello Sviluppo economico nel proprio sito internet, unitamente agli elementi concernenti le notizie comunicate al medesimo Ministero ai sensi dell’articolo 4,comma1, della presente legge.
ARTICOLO 3 - Forme aggregative delle associazioni
1.Le associazioni professionali di cui all’articolo 2, mantenendo la propria autonomia, possono riunirsi in forme aggregative da esse costituite come associazioni di natura privatistica.
3. Le forme aggregative hanno funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze a esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali. Su mandato delle singole associazioni, esse possono controllare l’operato delle medesime associazioni, ai fini della verifica del rispetto e della congruità degli standard professionali e qualitativi dell’esercizio dell’attività e dei codici di condotta definiti dalle stesse associazioni.
ARTICOLO 4 - Pubblicità delle associazioni professionali
1.Le associazioni professionali di cui all’articolo 2 e le forme aggregative delle associazioni di cui all’articolo 3 pubblicano nel proprio sito web gli elementi informativi che presentano utilità per il consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità. Nei casi in cui autorizzano i propri associati a utilizzare il riferimento all’iscrizione all’associazione quale marchio o attestato di qualità e di qualificazione professionale dei propri servizi, anche ai sensi degli articoli 7 e 8 della presente legge, osservano anche le prescrizioni di cui all’articolo 81 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.
3. Le singole associazioni professionali possono promuovere la costituzione di comitati di indirizzo e sorveglianza sui criteri di valutazione e rilascio dei sistemi di qualificazione e competenza professionali. Ai suddetti comitati partecipano, previo accordo tra le parti, le associazioni dei lavoratori, degli imprenditori e dei consumatori maggiormente rappresentative sul piano nazionale.
Tutti gli oneri per la costituzione e il funzionamento dei comitati sono posti a carico delle associazioni rappresentate nei comitati stessi.
ARTICOLO 5 - Contenuti degli elementi informativi
1. Le associazioni professionali assicurano,perle finalità e con le modalità di cui all’articolo 4, comma1, la piena conoscibilità dei seguenti elementi:
f) le garanzie attivate a tutela degli utenti, tra cui la presenza, i recapiti e le modalità di accesso allo sportello di cui all’articolo 2,comma4.
ARTICOLO 6 - Autoregolamentazione volontaria
1. La presente legge promuove l’autoregolamentazione volontaria e la qualificazione dell’attività dei soggetti che esercitano le professioni di cui all’articolo 1, anche indipendentemente
dall’adesione degli stessi a una delle associazioni di cui all’articolo 2.
2. La qualificazione della prestazione professionale si basa sulla conformità della medesima a norme tecniche Uni Iso, Uni En Iso, Uni En e Uni, di seguito denominate «normativa tecnica Uni»,
di cui alla direttiva 98/34/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, e sulla base delle linee guida Cen 14 del 2010.
ARTICOLO 7 - Sistema di attestazione
1. Al fine di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali, le associazioni professionalipossono rilasciare ai propri iscritti, previe le necessarie verifiche, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale, un’attestazione relativa:
ARTICOLO 8 - Validità dell’attestazione
1. L’attestazione di cui all’articolo 7, comma 1, ha validità pari al periodo per il quale il professionista risulta iscritto all’associazione professionale che la rilascia ed è rinnovata a ogni rinnovo dell’iscrizione stessa per un corrispondente periodo. La scadenza dell’attestazione è specificata nell’attestazione stessa.
2. Il professionista iscritto all’associazione professionale e che ne utilizza l’attestazione ha l’obbligo
di informare l’utenza del proprio numero di iscrizione all’associazione.
ARTICOLO 9 - Certificazione di conformità a norme tecniche Uni
Le associazioni professionali di cui all’articolo 2 e le forme aggregative di cui all’articolo 3 collaborano all’elaborazione della normativa tecnica Uni relativa alle singole attività professionali,attraverso la partecipazione ai lavori degli specifici organi tecnici o inviando all’ente di normazione i propri contributi nella fase dell’inchiesta pubblica, al fine di garantire la massima consensualità, democraticità e trasparenza. Le medesime associazioni possono promuovere la costituzione di organismi di certificazione della conformità per i settori di competenza, nel rispetto dei requisiti di indipendenza, imparzialità e professionalità previsti per tali organismi dalla normativa vigente e garantiti dall’accreditamento di cui al comma 2.
ARTICOLO 10. Vigilanza e sanzioni
1. Il ministero dello Sviluppo economico svolge compiti di vigilanza sulla corretta attuazione delle
2. La pubblicazione di informazioni non veritiere nel sito web dell’associazione o il rilascio dell’attestazione di cui all’articolo 7,comma1, contenente informazioni non veritiere, sono sanzionabili ai sensi dell’articolo 27 del Codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.
ARTICOLO 11 - Clausola di neutralità finanziaria
1. Dall’attuazione degli articoli 2,comma 7, 6, comma 4, e 10 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Il ministero dello Sviluppo economico provvede agli adempimenti ivi previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 2

ARTICOLO 1

ARTICOLO 2

ARTICOLO 3

ARTICOLO 4

ARTICOLO 5

ARTICOLO 6

ARTICOLO 7

ARTICOLO 8

ARTICOLO 9

ARTICOLO 10

ARTICOLO 11