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Timestamp: 2019-02-16 04:20:30+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 14 gennaio 2015, n. 477. Il Decreto Legislativo 21 aprile 1993, n. 124, articolo 10, (Disciplina delle forme pensionistiche complementari, a norma della Legge 23 ottobre 1992, n. 421, articolo 3, comma 1, lettera v)) si applica anche ai fondi pensionistici preesistenti all'entrata in vigore della legge delega (15 novembre 1992), quali che siano le loro caratteristiche strutturali e quindi non solo ai fondi a capitalizzazione individuale, ma anche a quelli a ripartizione o a capitalizzazione collettiva - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 14 gennaio 2015, n. 477. Il Decreto Legislativo 21 aprile 1993, n. 124, articolo 10, (Disciplina delle forme pensionistiche complementari, a norma della Legge 23 ottobre 1992, n. 421, articolo 3, comma 1, lettera v)) si applica anche ai fondi pensionistici preesistenti all'entrata in vigore della legge delega (15 novembre 1992), quali che siano le loro caratteristiche strutturali e quindi non solo ai fondi a capitalizzazione individuale, ma anche a quelli a ripartizione o a capitalizzazione collettiva
27. Un ulteriore tratto caratterizzante di questo intervento sulla previdenza complementare fu l’affermazione del diritto alla portabilita’ della posizione previdenziale complementare da un fondo ad un’altro. L’articolo 10, del decreto legislativo del â€˜92 introdusse tale diritto (solo) per i lavoratori che a causa del venir meno del rapporto di lavoro avessero perso la possibilita’ di essere iscritti al fondo, senza aver ancora maturato il diritto alla pensione (c.d. portabilita’ occasionata). Interventi normativi successivi (Legge n. 335 del 1995, Decreto Legislativo n. 47 del 2000) ampliarono tale possibilita’ riconoscendo la “facolta'” del lavoratore di chiedere il riscatto o il trasferimento da un fondo ad un altro a prescindere dal verificarsi di quella specifica occasione, ma semplicemente in presenza di un numero minimo di anni di adesione al fondo di provenienza, progressivamente ridotto dalle varie norme susseguitesi nel tempo (portabilita’ volontaria).
29. Nell’ipotesi di portabilita’ occasionata e’ previsto “il trasferimento ad altra forma pensionistica complementare alla quale il lavoratore acceda in relazione alla nuova attivita'” (secondo comma, lettera a). Gli statuti possono stabilire le “modalita’ di esercizio” di tale diritto alla “portabilita’ delle posizioni individuali e della contribuzione” (primo comma), ma non possono comprimerlo. Il comma 6, disciplina la portabilita’ volontaria, sancendo che gli statuti devono consentire all’aderente di esercitare la “facolta'” di “trasferire l’intera posizione individuale maturata ad altra forma pensionistica” alla sola condizione che siano decorsi due anni dalla data di adesione al fondo. La norma specifica che gli statuti devono prevedere tale facolta’ “esplicitamente”, che “non possono contenere clausole che risultino, anche in fatto, limitative del suddetto diritto alla portabilita’ dell’intera posizione individuale” e che non possono prevedere “costi” che disincentivino la portabilita’. Il comma successivo prevede esenzioni fiscali per garantire la portabilita’.

References: sentenza 
 articolo 10
 articolo 3
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 10
 articolo 3