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Timestamp: 2018-12-11 14:09:39+00:00

Document:
Cass. n. 1781/1993 - Installazione Ascensore
del 12/02/1993
in Sentenze, Ascensore
Un condomino può installare nella tromba delle scale dell'edificio condominiale un ascensore, ponendolo a disposizione degli altri condomini, e può far valere il relativo diritto con azione di accertamento, in contraddittorio degli altri condomini che contestino il diritto stesso, indipendentemente dalla mancata impugnazione della delibera assembleare che abbia respinto la sua proposta al riguardo.
Con citazione 13-18/11/1982 Fonti Alessandro insieme ad altri tre condomini del Condominio di Via Praga 8 di Milano convenivano davanti al Tribunale di Milano il condominio nonché Colombo Angela ed altri quattro condomini per sentire dichiarare che essi attori avevano diritto, in base all'art. 1102 C.C., di installare a proprie cure e spese un impianto di ascensore nel vano scala con possibilità, per tutti gli altri condomini, di utilizzarlo. Mentre il condominio restava contumace, si costituivano la Colombo e gli altri quattro condomini opponendosi alla domanda. Con sentenza 9.1.1986 il Tribunale dichiarava il diritto degli attori ad installare l'ascensore così come descritto nel preventivo prodotto, con l'esclusione dell'occupazione del locale carbonile; impianto che doveva essere messo a disposizione di tutti gli altri condomini dello stabile con obbligo per gli stessi di contribuire alle spese di manutenzione.
Su appello della Colombo e degli altri quattro condomini, la Corte d'Appello di Milano - con sentenza 31.5.1988 - in totale riforma della sentenza del Tribunale, dichiarava improponibile la domanda attorea.
Secondo la Corte di merito, l'azione proposta, in quanto tendente a superare l'efficacia delle delibere assembleari di rigetto della proposta di realizzazione dell'impianto di ascensore, aveva sostanzialmente natura di impugnazione di dette deliberazioni; aggiungeva che una tale impugnazione, però, era tardiva ex art. 1137 C.C. e comportava, comunque, la carenza di legittimazione passiva dei singoli condomini convenuti. Al riguardo, affermava:
- che l'installazione dell'ascensore ad opera e spese di un singolo condomino, con salvezza del diritto degli altri condomini di partecipare ai vantaggi dell'installazione medesima, tramite contributi nei costi di esecuzione e manutenzione, configurava innovazione diretta al miglioramento della cosa comune e, come tale, era validamente adottata con la maggioranza prescritta dall'art. 1136 comma quinto C.C.;
- che, comunque, l'applicabilità dell'art. 1102 C.C. non era configurabile, in quanto le modificazioni comportavano un'alterazione della consistenza e della destinazione della cosa stessa con correlativo pregiudizio del diritto degli altri condomini (ai quali, in particolare, veniva impedito, fra l'altro, l'uso di due locali comuni). Ricorrono il Fonti e consorti con cinque motivi, cui resistono con controricorso la Colombo, la Velo, il Passerini, il Cesarini, la Tersalvi nonche' Malaspina Francesco,quest'ultimo quale avente causa a titolo particolare di Vaschi Ferdinando.
Gli altri condomini ed il condominio non si sono costituiti.
Con il primo motivo, denunciandosi violazione degli artt. 1137, 1421, e 1422 C.C. nonche' contraddittoria motivazione, viene censurata l'impugnata sentenza, la quale, nel ritenere l'impugnazione tardiva, non aveva considerato che la domanda aveva per oggetto una delibera nulla (inibizione dell'esercizio del diritto di un condomino all'uso delle parti comuni riconosciuto dall'art. 1102 C.C.) e, quindi, non sussisteva la decadenza di cui all'art. 1137 C.C..
Con il secondo motivo, denunciando violazione dell'art. 1130 C.C. nonché carenza di motivazione, i ricorrenti sostengono che l'impugnata sentenza, ritenendo i singoli condomini privi di legittimazione passiva, aveva omesso di considerare:
- che l'esistenza di un ente di gestione (condominio) non priva il condomino dei poteri derivanti dalla propria posizione di comproprietario delle parti comuni;
- che perlomeno nei confronti del condominio sussisteva la legittimazione passiva;
- che si trattava dell'accertamento di un diritto contestato dai convenuti condomini.
Con il terzo motivo i ricorrenti, denunciando violazione degli artt. 1102 e 1120 C.C., censurano la sentenza per avere affermato che l'installazione dell'ascensore costituisce un'innovazione da adottarsi con la maggioranza di cui all'art. 1136 quinto comma C.C. anche se eseguita a cura e spese del condomino che abbia assunto l'iniziativa.
Al riguardo i ricorrenti rilevano che, quando non si fa questione di spese, e' applicabile l'art. 1102 C.C., per cui il condomino può apportare le necessarie modifiche per il migliore godimento della cosa comune.
Con il quarto motivo, denunciando carente e contraddittoria motivazione e violazione
dell'art. 1102 C.C., i ricorrenti, in relazione ai rilievi della sentenza impugnata relativi all'alterazione della cosa comune ed all'impedimento all'uso di due locali comuni, osservano:
- che il Tribunale aveva escluso l'occupazione del locale carbonile;
- che con l'installazione dell'ascensore non vi sarebbe stato un mutamento dell'originaria destinazione. Con il quinto motivo, denunciando motivazione contraddittoria e violazione dell'art. 1120 C.C., i ricorrenti sostengono che a torto la Corte di merito aveva escluso la configurabilita' di un'autonoma azione dichiarativa, omettendo, in tal modo, di considerare che le delibere assembleari impugnate non riguardavano l'ipotesi dell'installazione dell'ascensore a spese dei condomini.
I cinque motivi, che, in quanto intimamente connessi, vanno esaminati
congiuntamente, sono fondati nei limiti delle considerazioni che seguono.
Come questa Corte ha avuto occasione di precisare (sentenze 5220/78 e 1300/77), la
norma dell'art. 1120 Cod. Civ., nel richiedere che le innovazioni della cosa comune siano approvate dai condomini con determinate maggioranze, mira essenzialmente a disciplinare l'approvazione di innovazioni che comportino per tutti i condomini delle spese, ripartite su base millesimale. Ove non si faccia questione di spese, torna applicabile la norma generale dell'art. 1102 Cod. Civ. - che contempla anche le innovazioni - secondo cui ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto, e, a tal fine, può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa comune, come applicare nella tromba delle scale dell'edificio condominiale un ascensore, ponendolo a disposizione di tutti i condomini. Alla luce di tale principio si rivela senz'altro erronea l'affermazione della Corte milanese, secondo cui l'azione spiegata dagli attori avrebbe natura di una tardiva impugnazione delle delibere condominiali in cui era stata bocciata la proposta degli attori relativa all'installazione dell'ascensore, e, quindi, sarebbe incorsa in decadenza. Tale conclusione non si giustifica se si considera che la stessa Corte milanese nello svolgimento processuale precisa che gli attori avevano convenuto in giudizio i condomini ed il condominio "per sentire dichiarare che essi attori avevano diritto, in base all'art. 1102 c.c.3 (uso della cosa comune), di installare a propria cura e spese un impianto di ascensore nel vano scala" e che, sempre dalla narrativa della sentenza, risulta che in primo grado tale diritto vene riconosciuto "con esclusione dell'occupazione del locale carbonile" e che gli altri condomini avrebbero potuto usufruire del nuovo impianto contribuendo soltanto alle spese di manutenzione.
Pertanto, con la domanda gli attori avevano proposto un'azione di accertamento del loro diritto di servirsi della cosa comune nei limiti consentiti dall'art. 1102 C.C.; e nella causa da loro promossa legittimi contraddittori potevano essere soltanto quei condomini che tale diritto avevano contestato, e non necessariamente tutti i condomini o il condominio.
Così inquadrata l'azione, assumevano rilievo le circostanze di fatto relative sia all'alterazione della destinazione sia all'impedimento del pari uso da parte degli altri condomini in dipendenza dell'installazione dell'ascensore. Ma su tali punti e' priva di adeguata giustificazione la conclusione cui e' pervenuta la Corte di merito nell'affermare la sussistenza di entrambe tali condizioni impeditive, avendo essa tralasciato, tra l'altro, di considerare che in primo grado il manufatto era stato riconosciuto legittimo da parte del Tribunale con l'esclusione dell'occupazione del locale carbonile, nel mentre proprio dell'occupazione di tale carbonile la sentenza ne fa un argomento di motivazione. La sentenza deve essere, quindi, cassata e la causa rinviata ad altra sezione della stessa Corte d'Appello; questa, nel decidere la causa, terra' conto dei suesposti rilievi e
provvederà, infine, a regolare fra le parti le spese di questo giudizio.
La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione; cassa la sentenza impugnata e
rinvia, anche per le spese del presente giudizio, ad altra sezione della Corte d'Appello di

References: sentenza 
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 art. 1137
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