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⭐Sistemi Sanitari comparati
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1 Facoltà di Economia Corso di Laurea in Management Internazionale Tesi di Laurea Triennale in Management pubblico Sistemi Sanitari comparati Relatore Ch.mo Prof. Candidato: Franceschetti Marco Elisa Pintus Matricola: Anno Accademico 2011/2012 12 A mia madre, a tutti quelli che mi hanno accompagnato in questo lungo viaggio, a Roberto Monaco. 23 INTRODUZIONE La Sanità Pubblica rappresenta uno degli argomenti più discussi nel contesto politico economico mondiale. Il livello d impegno che i paesi di tutto il mondo promulgano è profondono dalla grande complessità per quanto concerne la gestione delle problematiche ambientali e delle relazioni con l utente, essendo quest ultime in continua evoluzione. I rapidi cambiamenti di questi due aspetti sono dovuti, in primis, alla grande influenza che il progresso scientifico ha maturato in questo settore. I policy makers espongono, durante le rispettive campagne elettorali, il loro programma sanitario, descrivendo le lacune esistenti e proponendo riforme tali da aumentarne l universalità di utilizzo e ridurre l esborso a carico dei cittadini. In particolar modo, nell ultima decade, il concetto di organizzazione e gestione aziendale si è andato sempre più a fondersi con quello di Sanità Pubblica, dando vita a nuove teorie gestionali e di pianificazione, considerando sempre più le aziende sanitarie alla stregua di veri e propri enti for profit. Nel corso degli anni, in particolare verso la fine del dopoguerra, l aumento delle comunicazione e dello sarhing informativo, ha creato modelli standard di Servizi Sanitari, scelti dalle nazioni in base ai bisogni che l ambiente esterno proponeva, ma soprattutto sfruttando le peculiarità della cultura sociale del paese in questione. In America ad esempio il Servizio Sanitario, al centro di continue diatribe fra le fazioni politiche, si sviluppa sul mercato libero delle assicurazioni private, e non si potrebbe mai pensare diversamente. Nato come il paese delle libertà, porta ad osservare comportamenti davvero unici: chiunque proponga una riforma che intende limitare il potere privato a fronte di una regolamentazione pubblica, verrebbe subito bollato come socialista, nell accezione più negativa del termine, segno di un sistema sanitario, ma soprattutto, di una nazione, che non ha ancora trovato la propria maturità sociale e politica. Con l elaborato non si pone l obiettivo di proporre un modello del Servizio Sanitario ottimale. Al contrario si vuole evidenziare come l assunzione di diversi criteri di gestione possano creare comunque ottimi risultati. Viceversa, un uguale pianificazione in paesi diversi può incontrare problematiche contraddittorie fra loro. La scelta della Germania, del Giappone e della Repubblica di Cuba non è casuale ma deriva da un insieme di fattori che li legano e da quelle peculiarità generali in cui hanno saputo eccellere. 34 Il primo modello preso in analisi, quello tedesco, è stato preferito agli altri sistemi europei in quanto la sua storia affonda le radici ben prima dell avvento dei Sistemi Sanitari odierni, di cui è matrice: una sorta di madre dei modelli nati in seguito in tutta Europa. Lo studio del sistema giapponese, d altro canto, mostra come una simile soluzione, data l ispirazione Bismarkiana, sviluppato in un environment opposto, come l estremo oriente, generi risultati gestionali significativamente divergenti. Gli esiti generali delle politiche sanitarie, implementate nel tessuto sociale attraverso il Sistema Sanitario, sono diversi, ma non totalmente opposti rispetto al modello europeo. L ultimo modello analizzato è quello del Sistema Sanitario cubano, considerato un vero e proprio paradosso nel settore pubblico mondiale. Le contraddizioni riscontrate durante lo studio del modello sono innumerevoli: da una parte troviamo un paese in cui i diritti sociali sono ridotti al minimo, dall altra i cittadini hanno accesso a cure mediche gratuite in toto; il sistema idrico non raggiunge i livelli di efficienza minima rispetto ai paesi dell America latina, ma vi è un numero spropositato di facoltà di medicina di eccellenza e alcune delle migliori specializzazioni al mondo nel campo dell etica medica; la spesa per i medicinali non coperti dallo Stato è una delle minori a livello mondiale e nonostante questo assorbe il novanta per cento del reddito pro capite, e così via. I tre modelli sono analizzati attraverso un percorso standard: dopo una breve digressione storica per capire i motivi politico-sociali e le necessità che hanno spinto i vari Governi ad adottare una soluzione sanitaria a discapito di un altra, si definisce un quadro generale del paese analizzato, riportando descrizioni coerenti dell ordinamento statale e classificando i soggetti coinvolti nella pianificazione, nella regolamentazione e nell esecuzione del piano sanitario. In seguito si espongono gli obiettivi su cui il management pone maggiore attenzione che, di riflesso, danno anche una visione di quello di cui la popolazione necessita. Una volta descritta la situazione generale si studiano i fattori macroeconomici legati al management sanitario, nella fattispecie, la creazione di base finanziaria per l attuazione delle varie politiche gestionali, lo studio della spesa sanitaria, in particolare la composizione periodica, e infine la scelta degli strumenti per la gestione del budget. L analisi è seguita da una conclusione riassuntiva che ripercorre i perni su cui ruota il buon funzionamento del sistema. I motivi che hanno spinto a scegliere il management pubblico come materia di tesi derivano dai mutamenti che il contesto socio economico mondiale ha subito nell ultimo 45 ventennio. Se prima vi era una netta separazione fra potere pubblico e iniziativa privata, ad oggi le due sfere sono collassate in unico sistema in cui l una è inevitabilmente dipendente dall altra. Se inizialmente il rapporto tra le due categorie poteva descriversi come un flusso unidirezionale generato dal potere pubblico sotto forma di norme e regolamenti, ora l output generato dal primo diventa input per il secondo e viceversa, generando una condivisione di strumenti, strutture, competenze e obiettivi a disposizione di tutti. La gestione sanitaria, in particolare, denota, a parere di chi scrive, tutte le problematiche e i miglioramenti che il binomio pubblico privato produce, ponendo in essere un quadro generale contenente gli aspetti da migliorare e i risultati ottenuti della collaborazione dei due settori. 56 SISTEMI SANITARI COMPARATI CAPITOLO I: IL SERVIZIO SANITARIO ITALIANO Introduzione 1.1 Servizio Sanitario Italiano: Cenni storici 1.2 Principi fondamentali del Sevizio Sanitario Nazionale Missione e obiettivi Soggetti Finalità 1.3 Profili finanziari Il procedimento di riparto dei finanziamenti Il Fondo perequativo nazionale Conclusioni CAPITOLO II: IL SERVIZIO SANITARIO TEDESCO Introduzione 2.1 Nascita del sistema sanitario tedesco 2.2 Ordinamento I soggetti 2.3 Obiettivi del management 2.4 Profilo finanziario La spesa sanitaria Strumenti di gestione del budget 2.5 Risultati gestionali rilevati in termini di qualità del servizio ed economicità Conclusione CAPITOLO III: IL SERVIZIO SANITARIO GIAPPONESE Introduzione 3.1 Cenni storici del sistema sanitario giapponese 3.2 Ordinamento 67 3.3 Obiettivi del management 3.4 Profilo finanziario La spesa sanitaria Strumenti di gestione del budget 3.5 Risultati Conclusione CAPITOLO IV : IL SERVIZIO SANITARIO CUBANO Introduzione 4.1 Nascita del sistema sanitario cubano 4.2 Ordinamento I soggetti 4.3 Obiettivi del management 4.4 Profilo finanziario La spesa sanitaria Strumenti di gestione del budget Conclusione CONCLUSIONI GENERALI: Cuba, Berlino o Tokyo? BIBLIOGRAFIA SITOGRAFIA 78 CAPITOLO I IL SERVIZIO SANITARIO ITALIANO INTRODUZIONE Il primo caso di gestione sanitaria è palesato dal modello italiano. L evoluzione del Sistema Sanitario italiano rispecchia perfettamente il concetto di adattamento tempestivo nei confronti dei cambiamenti che la società ha affrontato nel corso della sua storia. Dalla copertura dei lavoratori e delle rispettive famiglie, fino ad arrivare ad una struttura ad oggi tra le più efficienti, a livello di Governo centrale, leggermente meno a livello locale, il Sistema italiano è caratterizzato da una grande attenzione al progresso tecnico, con il pregio di avere avuto sempre a disposizioni le migliori strumentazioni mediche, non che strutture all avanguardia rispetto gli standard europei. In particolare verrà analizzato il costante aumento del coinvolgimento delle aziende for profit nel settore sanitario, che vede accrescere, come risultato principale, la condivisione di competenze e capitale garantito per fronteggiare al meglio le sfide del palcoscenico sociale di riferimento. L obiettivo principale del Governo sanitario è quello di creare un servizio che veda il paziente al centro del sistema, fornendo servizi sempre più specializzati e accessibili. Nel coro del capitolo si passerà in rassegna anche le modalità con cui lo Stato gestisce i finanziamenti a disposizione e come quest ultimi vengano ripartiti tra le varie amministrazioni locali. Il decentramento dell amministrazione a favore delle regioni ha portato il sistema ad adattarsi alle nuove autonomie, mantenendo sempre costante l attenzione sul rispetto dei principi fondamentali dettati dalla Costituzione; inoltre l ingresso nell Unione Europea ha fatto si che si debbano rispettare i cosiddetti Livelli Minimi di Assistenza (LEA), obiettivi standard di qualità con cui la realtà sanitaria italiana si confronta vincendo, finora, la sfida di un servizio equo, universale e di massima copertura. 89 1.1 Il Servizio Sanitario Nazionale: Cenni storici Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano, da sempre considerato uno dei modelli organizzativi più efficienti a livello mondiale nel campo della tutela del diritto alla salute, è il frutto di una lunga evoluzione che ha inizio nei primi anni del dopoguerra. Convenzionalmente, l incipit di tale processo è considerato nel 1958 quando, con la legge n. 259, durante il secondo Governo Fanfani, per la prima volta, s istituì in Italia il Ministero della Salute, scorporandolo dal Ministero degli Interni. In precedenza il sistema era suddiviso in enti mutualistici, ciascun competente per una determinata categoria di lavoratori che, con i familiari a carico, erano obbligatoriamente iscritti allo stesso e, in questo modo, fruivano dell'assicurazione sanitaria per provvedere alle cure mediche e ospedaliere. Tali enti erano finanziati attraverso contributi versati dai lavoratori e dai rispettivi datori di lavoro. Il diritto alla tutela della salute era, quindi, correlato non all'essere cittadino bensì all appartenenza ad una qualsiasi classe lavorativa, con l immediata conseguenza di lasciare senza un adeguata assistenza sanitaria, una grande porzione di cittadini italiani, ricordando che, nel periodo storico cui ci riferiamo, non erano poche le situazioni di squilibrio sociale: in primis tra le regioni del nord e sud dell Italia, ma anche nelle stesse realtà sociali cittadine dove la maggior parte dei lavoratori era sprovvisto di un contratto lavorativo equo 1. Il sistema mutualistico inoltre costringeva lo Stato a intervenire per coprire frequenti disavanzi economici, causando a sua volta un estrema lentezza nei lavori, data la complessità dei processi burocratici. L avvento della Grande Guerra ha inferto il colpo di grazia al sistema vigente e, con la nascita degli stati del welfare si è deciso di creare ex novo un servizio sanitario tale da garantire una copertura totale ai cittadini italiani. Il secondo step evolutivo compare nel 1968 con la legge n. 132 (cosiddetta legge Mariotti, dal nome del Ministro Luigi Mariotti), che sanciva la fine della gestione ospedaliera fino allora nelle mani degli enti di beneficienza e assistenza, rendendoli veri e propri enti pubblici (enti ospedalieri), cosi da rendere lo Stato unico detentore di quel potere decisionale, organizzativo ed esecutivo che le precedenti istituzioni non erano riuscite a ottimizzare. 2 Tale progetto fu perfezionato pochi anni dopo, precisamente nel 1 Paul Ginsborg Storia d Italia dal dopoguerra ad oggi, Einaudi scuola, Milano, Marzia Cirone, Storia, Organizzazione, evoluzione del servizio sanitario, Concorsi Pubblici,10 1974, con la legge n. 386 che, dopo aver estinto i debiti accumulati dagli enti mutualistici nei confronti degli enti ospedalieri, sciolse i Consigli d amministrazione di questi ultimi, disponendone il commissariamento, e trasferendo i compiti in materia di assistenza ospedaliera alle Regioni. Se invece si volesse indicare una data di nascita per il Servizio Sanitario Nazionale, quella non può che essere il 23 dicembre del 1978, dacché fu approvata la legge n. 833 votata dall 85% del Parlamento. Nasceva in Italia il Servizio Sanitario Nazionale pubblico. Un complesso di funzioni e servizi destinati alla tutela della salute di tutta la popolazione. Una risposta elaborata tra molteplici difficoltà, per rispondere all'inefficacia del precedente modello d assistenza 3. Tale riforma prevedeva la creazione di diversi livelli di competenze attraverso i quali si sviluppava l assistenza sanitaria. Il primo era occupato dallo Stato, seguito dalle Regioni e dagli Enti territoriali, garantendo inoltre la compartecipazione dei cittadini. Nello specifico, a livello nazionale è gestita la pianificazione degli interventi, al livello regionale, su delega diretta dello Stato, vengono esercitate invece, le funzioni legislative e di amministrazione in materia di assistenza sanitaria. Infine, al livello comunale l erogazione dei servizi sanitari si sostanzia attraverso le funzioni proprie delle Unità socio-sanitarie locali (USL) a loro volta divise in distretti, strutture tecnico funzionali per l erogazione dei servizi.. La riorganizzazione del servizio, inoltre, prevedeva un importante inversione di rotta: se fino allora erano le società mutualistiche a gestire i fondi e a preoccuparsi del finanziamento dei servizi attraverso la raccolta di partecipazioni volontarie, da quel momento lo stato si sarebbe incaricato di coordinare i flussi di entrate e di uscite finalizzati al buon funzionamento dell assistenza sanitaria, grazie ai meccanismi fiscali garantendo l equilibrio economico. La nuova riforma, nonostante l alto grado d innovazione tendente sempre più al miglioramento del management e del giusto impiego delle risorse, non fu totalmente immune da critiche anche abbastanza articolate. Essendo un progetto nato dalle ceneri di un sistema inefficiente, la nuova struttura organizzativa non presentava alcun modello di paragone precedente e i fautori stessi difettavano del cosiddetto know-how in tema di gestione e programmazione. I risultati iniziali, infatti, furono deludenti rispetto alle attese che si erano generate: la mancanza di una vera e propria cultura organizzativa fece slittare l approvazione del 3 Libro bianco sui principi fondamentali del Servizio Sanitario Nazionale. Libera Università di studi sociali - Luiss Guido Carli Centro di ricerca sulle amministrazioni pubbliche V. Bachelet 1011 primo Piano Sanitario Nazionale dal 1979 fino al La mancanza d indicatori di qualità riconosciuti a livello internazionale, impediva inoltre, il controllo effettivo dell andamento gestionale, dell efficienza e della giusta ripartizione delle risorse. Le scadenze furono fissate con scarso realismo tralasciando a lungo i controlli di feedback finalizzati alla misurazione del consenso sociale. Le difficoltà economicheorganizzative furono aggravate anche dalle gestioni clientelari operate dalle USL stesse, con l effetto immediato di creare sfiducia nei confronti della classe dirigente. Infine la nuova ripartizione delle competenze presentava numerose lacune e l assenza di una programmazione standard, uguale per tutte le Regioni, portò alcune di queste a largheggiare nella creazione dei presidi e servizi sanitari determinando un ulteriore aumento del disavanzo statale. Agli inizi degli anni Novanta furono approvati, come risposta alle critiche e alle problematiche riguardo alla prima riforma, i dd.lgs. 502/92 e 517/93. Si cercò soprattutto di ottimizzare l organizzazione a livello decentrato, andando a modificare il comportamento imprenditoriale degli enti locali. Con questa seconda riforma, iniziò una vera e propria aziendalizzazione dei Servizi Sanitari Locali attraverso l istituzione delle Aziende sanitarie (Aziende USL e Aziende ospedaliere) dotate di personalità giuridica pubblica di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica. Per fronteggiare, invece, il disavanzo pubblico, si decise per la riduzione del numero delle USL che da 600 divennero solo 200. Si preferì, inoltre, separare nettamente le responsabilità tra erogatori dei servizi sanitari e le USL stesse generando una maggiore competitività nell ambito della gestione delle prestazioni, giacché queste potevano essere erogate sia dal presidio pubblico sia da strutture private. In questo modo le singole aziende pubbliche avrebbero prestato molta più attenzione per quanto riguarda la gestione delle risorse. La minaccia delle aziende private, avrebbe secondo il legislatore, condotto le AAPP sanitarie a uno stile manageriale teso alla ricerca di un miglioramento costante nel tempo. Purtroppo, in cinque anni fu attuata solo una parte di questo progetto, poiché la cultura d impresa non fu assorbita dalla classe medica e, più in generale, dall amministrazione sanitaria stessa. Nel 1999 Rosy Bindi, Ministro della salute, presentò il d.lgs. 229, la vera nuova riforma del Sistema Sanitario Nazionale. In quest ultima, la terza in poco meno di dieci anni, si evinceva la voglia da parte del legislatore di perfezionare quella che era la normativa precedente. Si confermò l importanza del sistema sanitario nazionale come strumento attraverso cui l ordinamento svolge il compito di tutela della salute, affermando i 1112 principi della prima riforma; si completò l aziendalizzazione e regionalizzazione del sistema e delle strutture sanitarie; si potenziò il ruolo dei Comuni. In particolare, l aumento della responsabilità e dell indipendenza degli enti comunali non fu altro che un anticipazione di quello che si raggiunse nel 2001 con le modifiche apportate al titolo V della Costituzione dalla l. cost n.3. Con l esito positivo del referendum costituzionale del 7/10/2001 è entrata definitivamente in vigore la legge costituzionale suddetta che, modificando e abrogando parzialmente o totalmente alcuni articoli della Carta Costituzionale del 1948, contiene una serie di principi di straordinario valore istituzionale soprattutto per ciò che concerne la diversa ripartizione delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni. Coerentemente a un processo già da qualche tempo avviato per effetto delle cosiddette riforme Bassanini, che avevano introdotto nell ordinamento il principio di sussidiarietà e meccanismi di federalismo fiscale, (d.lgs. 56/2000 per cui alle Regioni spetta la responsabilità politica e finanziaria) la riforma del titolo V della Costituzione ribalta il vecchio criterio per cui lo Stato detiene la competenza legislativa generale e alle Regioni è dato unicamente di legiferare in un ristretto elenco di materie e pur sempre nel rispetto di limiti contenuti nella Costituzione. Con la riforma del 2001, infatti, lo Stato diventa titolare della potestà legislativa in alcune materie, tra cui non figura la Sanità. Sono così individuate competenze esclusive alle Regioni. La Devolution amministrativa va così ad aumentare la sfera di potere decisionale, manageriale e organizzativa degli enti comunali e regionali che, protetti inoltre dal principio di sussidiarietà, creerebbero una risposta più immediata, precisa e meno dispendiosa nei confronti dei bisogni dei cittadini. 1.2 Principi fondamentali del Sevizio Sanitario Nazionale In Italia la tutela del diritto alla salute è garantita dall articolo n.32 della Costituzione italiana che sancisce: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. 4. Il Servizio Sanitario Nazionale opera affinché il 4 Costituzione della Repubblica italiana 1213 suddetto articolo sia implementato nel contesto sociale attraverso riforme, proposte di legge, iniziative della classe medica, innovazione tecnologica, contenimento dei costi, investimenti nelle risorse umane e finanziarie. Il SSN assicura quindi un accesso ai servizi nel rispetto dei principi della dignità della persona, dei bisogni di salute, di equità, qualità, appropriatezza delle cure e economicità nell'impiego delle risorse. I cittadini eseguono la libera scelta del luogo di cura e dei professionisti nell'ambito delle strutture pubbliche e private accreditate ed esercitano il proprio "diritto alla salute" per ottenere prestazioni sanitarie, inclusive della prevenzione, della cura e della riabilitazione. Nel trentennale dell istituzione del SSN, il Ministero ha realizzato il "Libro bianco sui principi fondamentali del Servizio sanitario nazionale" 5. Nel documento, viene ripercorso l iter formativo dell attuale SSN, dalla Legge 833/ fino alla modifica del titolo V del 2001, mettendo in risalto l evoluzione dei principi di organizzazione e funzionamento, concentrandosi sul passaggio da un ottica collettivistica di tutela della salute ad una individualizzazione della pratica sanitaria. Tale processo si sposa con la scelta da parte del Legislatore, di decentrare l autorità amministrativa. Il passaggio delle competenze in tema di organizzazione della sanità pubblica da Stato a Regioni, non solo permette al cittadino strutture più adeguate ai propri bisogni, si pensi a patologie concentrate in regioni piuttosto che in altre, ma libera anche le stesse dall elevata burocratizzazione, rendendo i processi organizzativi più fluidi e rapidi. Il libro Bianco definisce esaustivamente i principi del funzionamento dell SSN, tracciando un quadro completo sia su argomenti basilari come obbiettivi, programmazione, buon funzionamento e approvvigionamento finanziario, sia su concetti ancora in evoluzione: l aziendalizzazione delle strutture sanitarie, la valorizzazione delle risorse umane, la necessità di formare una nuova cultura lavorativa all interno delle amministrazioni stesse Missione e Obiettivi 5 Redatto dal Centro di ricerca sulle amministrazioni pubbliche Vittorio Bachelet della Libera Università degli studi sociali - LUISS "Guido Carli" e con la supervisione di una commissione di esperti dello stesso Ministero 6 Legge dello Stato che fissa principi, obiettivi, competenze e strutture in materia di sanità pubblica. 1314 L espressione diritto alla salute sintetizza una pluralità di situazioni giuridiche soggettive quali il diritto all integrità psico-fisica e quello ad un ambiente salubre, il diritto ad ottenere prestazioni sanitarie, alle cure gratuite per gli indigenti nonché il diritto a non ricevere prestazioni sanitarie, se non quelle previste obbligatoriamente per legge, a tutela oltre che della persona del destinatario, di un interesse pubblico della collettività. Dal Libro Bianco s intuisce che il perno su cui ruota, e si adegua il SSN è l articolo 32 della Costituzione, il quale funge da limitatore per quanto concerne l operato delle AAPP, sia indirizza il sistema sanitario ad un erogazione equa dei servizi, che copra tutta la popolazione e richieda un sacrificio economico da parte degli utenti il minore possibile. Appare, inoltre, la disponibilità da parte dei poteri pubblici di cooperare con istituzioni private, usufruendo delle competenze specifiche e della flessibilità in termini di budgeting proprie di quelle istituzioni private, che, non avendo veri e propri limiti di deficit, riescono a creare servizi spesso più efficienti. Ciononostante il governo della Sanità è esercitato in via principale dalle amministrazioni decentrate e dallo Stato secondo la distribuzione di competenza prevista dalla revisione della Carta Costituzionale e della legislazione in materia 7. Si può allora intendere Il SSN l insieme dei processi organizzati in strutture complesse, volti a garantire il rispetto dell articolo 32 della Costituzione, attraverso la creazione di rapporti con realtà private, con livelli di governo superiore con i cittadini che usufruiscono dei servizi erogati, e il mantenimento di una visione manageriale basata sul contenimento dei costi, la creazione di valore aggiunto per gli utenti, la crescita in termini economici e di ricerca e sviluppo delle strutture e la preferenza a valorizzare una copertura sempre più specifica su quella generale che caratterizzava la tutela della saluta all inizio del XX secolo I Soggetti: Enti e Organismi I soggetti che considerati in primo piano, sono innanzi tutto lo Stato e le Regioni. Ciò è in linea con la previsione di cui all art. 32 Cost., che imputa alla Repubblica i compiti di tutela della salute. È opinione diffusa che quando la Costituzione utilizza il termine Repubblica intenda attribuire le funzioni di tutela di un determinato diritto (come, in 7 Si veda la riforma del titolo V della Costituzione, in particolare art15 questo caso, il diritto alla salute) o di un determinato bene (ad es. il paesaggio, ex art. 9, comma 2) non in esclusiva allo Stato ma anche ad altri enti che la costituiscono a norma dell art. 114, secondo la distribuzione di competenze che la Costituzione stessa prevede e la legislazione specifica. In particolare, la Costituzione provvede alla distribuzione delle competenze legislative tra Stato e Regione (art. 117) e contiene i principi con attinenza, la ripartizione delle funzioni amministrative (art. 118) ed alle risorse finanziarie (art. 119). La ripartizione delle competenze ai rispettivi titolari, principalmente Stato e Regioni, si definisce in maniera tutt altro che scontata. Da un lato lo Stato fissa i livelli essenziali per il rispetto dei diritti civili; d altro canto sono le Regioni che possiedono la competenza concorrente con quest ultimo per legiferare in materia di Sanità nel rispetto della Costituzione. La definizione di livelli essenziali di assistenza è affidata a un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell economia e delle finanze, d intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano 8. Tale procedimento non può essere trascurato per utilizzare altri atti governativi. Non è, quindi, sbagliato pensare di poter dividere in soggetti coinvolti nell amministrazione sanitaria in due macro- aree: un livello centrale (lo Stato) responsabile di garantire il diritto alla salute attraverso un sistema di garanzie e di livelli minimi di assistenza, ed un livello Regionale cui compito è quello di implementare tale tutela operativamente. Le Regioni possiedono l esclusiva in tema di regolamentazione e funzionamento dei servizi e per quanto riguarda la scelta dei criteri in tema di finanziamento delle Aziende Sanitarie Locali ( ASL ) e degli Enti Ospedalieri. I principali soggetti, a livello centrale sono suddivisi tra enti e organi istituzionali. Il Ministero della salute è il centro nevralgico, operativo ed esecutivo di tale livello. Presieduto dal Ministro della salute, ha la responsabilità su tutti gli atti emanati in tema di Sanità da parte degli organi del Ministero e dallo stesso. Vi sono inoltre,altre istituzioni pubbliche satellite al ministero che operano a supporto di questo: il Consiglio Superiore della Sanità (CSS) ad esempio, è un organo consultivo tecnicoscientifico del Ministro; l Istituto Superiore della Sanità invece, esercita una funzione di coordinamento tecnico dei lavori ministeriali; vi sono poi altre strutture focalizzate nello 8 Art. 6, comma 1, d.l. 18 settembre 2001, n. 347, conv. con l. 405/16 svolgere compiti più specifici come ISPESL Istituto Superiore per la prevenzione e Sicurezza del Lavoro, AGENAS- Agenzia nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, IRCCS- Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, IIZZSS- Istituti Zooprofilattici Sperimentali e l AIFA- Agenzia Italiana del Farmaco 9. L insieme di questi organi forma il governo centrale competente in materia di sanità. La sommatoria delle funzioni svolte ordinatamente, serve a garantire un background adatto al lavoro diretto delle istituzioni regionali, poiché i suddetti, ne indirizzano l attività generale dettando limiti e standard. Il secondo livello di responsabilità è invece affidato alle Regioni che suddividono le competenze su tre dimensioni diverse. La prima è occupata dalle Regioni stesse, le quali legiferano su materie riguardanti la tutela della sanità pubblica in concorrenza con lo Stato; dunque, nel rispetto delle normative statali, le Regioni sono titolari della funzione legislativa e amministrativa nel campo sanitario ed ospedaliero. Sono inoltre responsabili della programmazione sanitaria regionale e interfaccia dei livelli erogativi delle prestazioni anche per quanto attiene alla determinazione dei criteri di finanziamento. Dopo le riforme degli anni Novanta, si è deciso per una maggiore responsabilizzazione dei Comuni aggiungendo alle mansioni di amministrazione ordinaria nuove competenze in tema organizzativo e di programmazione. Primo e principale settore di affermazione di questo nuovo ruolo dei Comuni nella gestione del servizio sanitario è quello relativo alla programmazione sanitaria e sociosanitaria a livello regionale e locale. A cambiare è, in particolare, il nuovo rilievo istituzionale che si attribuisce al coinvolgimento degli Enti locali nei suddetti processi di programmazione, sicché l espressione del parere dei Comuni alla bozza del Piano Sanitario regionale si risolve non in una mera attività eventuale e facoltativa, bensì in un vero e proprio passaggio obbligatorio del procedimento di programmazione. Una seconda funzione esplicitamente attribuita ai Comuni, a seguito della riforma del 1999, coincide con la partecipazione ai procedimenti di valutazione dei risultati raggiunti dalle aziende USL ed ospedaliere rispetto ai programmi e agli obiettivi congiuntamente definiti www. Salute_gov.it 10 Articolo 2, comma 2 bis, d. lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal d. lgs. 19 giugno 1999, n17 La seconda dimensione del governo sanitario decentrato è occupata dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL). Le ASL sono enti locali dotati di personalità giuridica pubblica, di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica, che provvedono ad organizzare l'assistenza sanitaria nel proprio ambito territoriale e ad erogarla attraverso strutture pubbliche o private accreditate 11. Il compito principale è quello di raggiungere, e naturalmente superare, i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) fissati dal Legislatore, attraverso l organizzazione del servizio sanitario del rispettivo territorio. Le prestazioni vengono garantite grazie all utilizzo di apposite strutture pubbliche e private accreditate, che si fanno carico di rendere usufruibili i servizi di assistenza. La caratteristica principale delle ASL è l assetto organizzativo basato su quei principi aziendali propri del mondo del mercato privato, riadattati e tradotti per le strutture no-profit. L incipit di tale trasformazione, è trascrivibile alla riforma del , la quale sancisce il definitivo passaggio ad un sistema decentrato, investendo le Regioni di nuove e maggiori responsabilità e rendendole di fatto il vero cuore del Sistema Sanitario. L aspetto fondamentale della legge è la trasformazione da Unità sanitarie locali in Aziende sanitarie locali (Asl). Tali aziende sono poste a tutela della salute con finalità pubbliche; anche la gestione avviene con criteri aziendali, al fine di recuperare maggiore efficienza nelle prestazioni erogate. Infatti i manager, responsabili della gestione, sono nominati dall Assessore regionale alla sanità, in base a graduatorie di merito. Alle Giunte regionali invece spetta il compito di pianificare la programmazione sanitaria. L ultimo anello della catena organizzativa del SSN è occupata dagli Enti Ospedalieri, che rappresentano il contatto che il cittadino-utente ha con il Sistema Sanitario italiano. Sotto diretto controllo delle ASL, tali enti sono Ospedali di rilievo regionale o interregionale costituiti in Aziende, in considerazione delle loro particolari caratteristiche, ed hanno il compito di assicurare l'erogazione delle prestazioni sanitarie ai cittadini, nel rispetto delle modalità e nei regimi appropriati attraverso l'uso efficace delle risorse a disposizione, quantità erogata dalle ASL di competenza. I Rapporti quindi possono essere riassunti nel modo seguente: il governo centrale ha come propulsore il Ministero della Salute, che coadiuvati da istituzioni pubbliche 12 legge n.92 del18 competenti ognuna in specifiche materie, creano il background operativo, imponendo limiti superiori di spesa e inferiori di assistenza. Le ASL impostano il loro lavoro sincronizzando le disposizioni del Legislatore con i bisogni riguardanti il territorio di riferimento, formulando obiettivi intermedi e programmando i lavori degli enti sanitari minori. Questi ultimi rendono disponibile i servizi che permettono il raggiungimento degli obiettivi finali imposti dal governo sanitario, particolare dalle Regioni in concorrenza con lo Stato Finalità operative del SSN Il patrimonio informativo del Sistema Informativo Sanitario (SIS) del Ministero della Salute è stato costituito a partire dal 1984 e rappresenta una fonte unica di informazioni, che tiene conto dei processi di riorganizzazione del SSN intervenuti nel corso degli anni. Nel 2001 la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano ha ridefinito le caratteristiche strutturali e gli obiettivi del Nuovo Sistema Informativo Sanitario - NSIS 13 Il Nuovo Sistema Informativo Sanitario si basa sulla cooperazione ed integrazione dei diversi sistemi informativi gestiti in piena autonomia dalle singole amministrazioni regionali e locali, che rappresentano i diversi livelli di governo del Servizio Sanitario Nazionale, e sulla piena condivisione delle informazioni possedute dagli attori del SSN. Al suo interno vi sono numerosi dati statistici, indicatori di efficienza, rilevatori di efficacia, e strumenti per la raccolta e la strumentalizzazione dei feedback operativi. Le fonti informative sono rappresentate dal Ministero della Salute - Sistema Informativo Sanitario Nazionale (rete di offerta dei servizi sanitari, attività di assistenza, spesa sanitaria) e dall ISTAT (composizione demografica e dati di mortalità). Gli indicatori chiave più utilizzati, in quanto forniscono in linea generale l andamento delle politiche sanitarie, sono: il contesto demografico, lo stato di salute della popolazione, le risorse e il loro utilizzo, le attività di assistenza sanitaria, la spesa sanitaria e il finanziamento del SSN. Il contesto demografico aiuta a creare un ambiente di riferimento su cui costruire le rilevazioni statistiche tecniche. Infatti, i limiti di efficienza sono significativamente 1819 correlati a fattori come la numerosità e la densità di una determinata popolazione, l età media e la percentuale di persone con un età maggiore dei sessantacinque anni. Una volta determinato tal contesto si passa a studiare lo stato di salute della popolazione, censendo la distribuzione della percentuale delle nascite e della speranza di vita oltre i sessantacinque anni; descritte tali variabili si passa ad analizzare le cause di mortalità più frequenti per genere e se ne stila un trend decennale per calcolarne l aumento o la riduzione. Dopo aver descritto il contesto ambientale, si passa al calcolo delle risorse e all entità del loro utilizzo. Dapprima si determina il numero totale e la distribuzione (per 1000 adulti) di medici generali, personale ospedaliero e delle risorse umane in generale impegnate nel settore sanitario regionale; seguito ciò si numerano i giorni di media degenza ed infine i macchinari. Le tre macro famiglie di sottoindicatori appena citati sono utilizzate per misurare, in via principale, il potenziale di utenti e la ripartizione tra operatori sanitari. In secondo luogo, si calcola il fabbisogno medio in termini di servizio. Infine si registrano le strutture e gli strumenti necessari bilanciando livelli di assistenza minimi con il principio, puramente aziendalistico, di efficienza, in termini di costi e sfruttamento ottimale delle risorse. Completata la stesura dei fabbisogni regionali, si valutano i livelli di assistenza, ovvero la misurazione dell operatività delle strutture. A tale fine si registrano dati come la distribuzione del valore tasso di ospedalizzazione per acuti (ricoveri in Regime Ordinario e Day Hospital per acuti ogni 1000 residenti), la distribuzione dei dimessi acuti in Regime Ordinario per classi di età, la distribuzione per grandi gruppi di cause di ricovero (Capitoli ICD9-CM) per acuti in Regime Ordinario con evidenza dei gruppi diagnostici più frequenti: tumori; malattie del sistema circolatorio; malattie dell apparato respiratorio; malattie dell apparato digerente; complicazioni della gravidanza, parto e puerperio; traumatismi ed avvelenamenti. Infine si tratta l aspetto puramente finanziario in termini di approvvigionamento per il fabbisogno ed il mantenimento delle strutture, argomento che verrà trattato nel paragrafo successivo. L insieme di tutti gli indicatori sopra citati e non, rappresenta il braccio operativo dello Stato il cui obiettivo ufficiale è di garantire l'equità nel soddisfacimento del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione. In particolare dal sono tre i 14 il periodo di riferimento va dal 2005 al20 principali compiti a cui il Ministero deve adempiere: oltre a garantire a tutti la già citata equità del sistema, deve prestare attenzione alla qualità, all'efficienza e alla trasparenza, con la comunicazione corretta ed adeguata; deve evidenziare le disuguaglianze e le iniquità e promuovere le azioni correttive e migliorative. Infine ha l obbligo di collaborare con le Regioni nel valutare le realtà sanitarie, oltre che a migliorarle tracciando le linee dell'innovazione e del cambiamento e fronteggiare i grandi pericoli che minacciano la salute pubblica. 1.3 Profili Finanziari Il Servizio Sanitario Nazionale è finanziato attraverso la fiscalità generale e, in particolare, con imposte dirette (addizionale IRPEF ed IRAP) e indirette (compartecipazione all IVA, accise sulla benzina) - il cui gettito rappresenta un entrata propria delle Regioni, cui si aggiungono residuali trasferimenti erariali 15. Inoltre, le aziende sanitarie locali dispongono di entrate dirette derivanti dai ticket sanitari e dalle prestazioni rese a pagamento. Tale sistema di finanziamento rappresenta un evoluzione rispetto al previgente meccanismo fondato sul riparto del Fondo sanitario nazionale, vero e proprio fondo a destinazione vincolata che annualmente lo Stato distribuiva tra le Regioni per il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza. Al Fondo sanitario nazionale, che copriva in media il 44% delle risorse pubbliche destinate alla sanità, si aggiungevano i contributi sanitari a carico dei lavoratori dipendenti, dei liberi professionisti, dei lavoratori autonomi e degli imprenditori, la cui percentuale di incidenza rispetto al Fondo sanitario nazionale variava da regione a regione, passando da un equilibrio del 35% (contributi sanitari) 65% (FSN) della Calabria ad un assetto del 73% (contributi sanitari) 27% (FSN) della Lombardia. Due sono le sostanziali innovazioni introdotte dalla riforma del sistema di finanziamento del SSN, intervenuta nel 2000, poco prima della riforma del Titolo V della Costituzione. Da un lato i vecchi contributi sanitari sono stati sostituiti dall attribuzione alle Regioni dell IRAP 16, mentre la partecipazione al FSN è stata sostituita con il riparto dell aliquota regionale di compartecipazione all IVA. Il risultato 15 Art. 1, comma 4 d.lgs. 18 febbraio 2000, n D. lgs. n. 446/ Vedere altro
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 Art. 18
 ARTICOLO 119
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 Art. 1
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 Art. 2
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