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Timestamp: 2018-11-16 03:05:40+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 21 settembre, n. 19204. Il diritto dell'acquirente all'indennizzo da mancato rilascio del certificato di abitabilità si prescrive decorso il termine di dieci anni - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 21 settembre, n. 19204. Il diritto dell’acquirente all’indennizzo da mancato rilascio del certificato di abitabilità si prescrive decorso il termine di dieci anni
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Corte di cassazione – Sezione II – sentenza 21 settembre 2011, n. 19204. Il diritto dell’acquirente all’indennizzo da mancato rilascio del certificato di abitabilità si prescrive decorso il termine di dieci anni
Il diritto al risarcimento del danno, anche quando viene azionato per effetto della mancata realizzazione di un diritto indisponibile, conservando la propria autonomia rispetto al diritto originario, non ne assume il carattere della indisponibilità ed è, pertanto, soggetto alla prescrizione decennale di cui all’art. 2934 c.c.
Di conseguenza il diritto dell’acquirente all’indennizzo da mancato rilascio del certificato di abitabilità si prescrive decorso il termine di dieci anni dalla stipula del contratto o dalla fissazione da parte del giudice di un diverso termine per adempiere.
Il testo integrale sentenza 21 settembre, n. 19204
Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1381, 2934, comma 2 e 946 c.c., in relazione all’art.360, n.3 c.p.c., nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su di un punto decisivo della controversia, in relazione all’art.360, n. 5 c.p.c.
Con il secondo motivo parte ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 1470 e 2934, 2 comma c.c., nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art.360, nn.3 e 5 c.p.c.
Il terzo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1381, 1453 e 1477 c.c., in relazione all’art.2946 e, nonché l’illogicità e contraddittorietà della motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Con il quarto motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt.1381 e 2935 c.c. e l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Il quinto motivo denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 342, comma 1, e 324 c.p.c., dell’art.2909 c.c. in relazione all’art.360, nn. 3 e 5 c.p.c., nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione all’art.360, n.5 c.p.c.
Con il sesto motivo è dedotta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1381, 1218 1223, 1226 e 2697 c.c., in relazione all’art.360, nn. 3 e 5 c.p.c., nonché l’illogica e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, avendo la Corte d’appello qualificato come risarcitorio l’obbligo, di natura, invece, indennitaria, derivante dal mancato rilascio del certificato di abitabilità.
I primi quattro motivi, da esaminare congiuntamente perché in parte ripetitivi di una stessa censura ed in parte inerenti alla medesima quaestio iuris, avente ad oggetto l’applicabilità o non del regime della prescrizione al diritto all’indennizzo o al risarcimento del danno da mancato conseguimento della licenza di abitabilità, sono fondati nei sensi e nei termini logico-giuridici che seguono.
Non ha rilievo ai fini della decisione sia l’inquadramento sotto la norma dell’art. 1381 c.c. dell’obbligazione della società venditrice di far conseguire alla parte acquirente il certificato di abitabilità, sia la distinzione tra obbligo indennitario ed obbligo risarcitorio a carico del venditore, l’uno e l’altro consistendo nel pagamento di una somma di denaro succedanea dell’utilità non conseguita dalla parte acquirente. Comune ad entrambe le ipotesi, il problema della prescrizione si risolve o a monte, attraverso la qualificazione del diritto a ottenere il certificato di abitabilità, come ha ritenuto la Corte barese; o a valle, in base all’autonomia dell’obbligazione sostitutiva, come ritiene la società ricorrente.
Deviante, inoltre, rispetto al nucleo della questione, è il discorso sulla non coercibilità dell’obbligo del venditore a far conseguire all’acquirente la suddetta certificazione, non solo e non tanto perché anche gli obblighi incoercibili possono essere oggetto di condanna (e ciò anche prima dell’introduzione dell’art. 614-bis c.p.c.), ma anche e soprattutto perché la Corte territoriale si è limitata a condannare la società convenuta al pagamento di una somma, non al compimento di un facere infungibile.
Questa Corte ha avuto modo di osservare che il diritto al risarcimento del danno, anche quando viene azionato per effetto della mancata realizzazione di un diritto indisponibile, conservando la propria autonomia rispetto al diritto originario, non ne assume il carattere della indisponibilità ed è, pertanto, soggetto alla prescrizione decennale di cui all’art. 2934 c.c. (Cass. S.U. n. 1744/75; v. anche Cass. n.3921/82, secondo cui il diritto alla rendita per inabilità da infortunio sul lavoro è indisponibile e, conseguentemente, imprescrittibile nella sua configurazione unitaria, restando, invece, prescrittibili nel quinquennio, ai sensi dell’art. 2948, nn. 1 e 2 c.c., le singole rate della rendita; nello stesso senso, cfr. Cass. nn. 4317/81 e 2197/78).
All’affermazione di tali principi, che risultano essere stati già applicati ad una fattispecie affatto analoga alla presente (in una controversia in cui era parte la stessa società Dinvest s.p.a.), nel senso che il diritto dell’acquirente all’indennizzo da mancato rilascio del certificato di abitabilità si prescrive decorso il termine di dieci anni dalla stipula del contratto o dalla fissazione da parte del giudice di un diverso termine per adempiere (Cass. 26509/06, non massimata), occorre dare continuità, con le considerazioni aggiuntive che seguono.
Elaborata storicamente in rapporto ai diritti assoluti, ma variamente estesa ai crediti (si pensi alla materia tributaria, dei contratti con la P.A., delle prestazioni di carattere alimentare, retributivo, previdenziale o assistenziale ecc.), l’indisponibilità costituisce una qualificazione secondaria di determinati diritti soggettivi in funzione di rafforzamento della tutela ad essi apprestata dall’ordinamento giuridico, il quale ne vieta la negoziabilità preventiva per sottrarre la parte più debole alle pressioni del contraente economicamente più attrezzato. La sua funzione di precipuo stampo garantistico, non esclusa dal concorso con esigenze di più ampia protezione, inerenti non alle posizioni singole, ma alla collettività nel suo insieme, si esaurisce, non potendo altrimenti esplicarsi, allorché il diritto abbia subito una compromissione irretrattabile, vuoi per la lesione diretta arrecatagli, vuoi per l’inadempimento di un’obbligazione corrispondente, vuoi perché sia mancato il fatto del terzo necessario a soddisfare il diritto stesso. Ne deriva il sorgere di una diversa obbligazione risarcitoria o indennitaria a carattere succedaneo, essa stessa soggetta a (un proprio termine di) prescrizione, decorrente, ai sensi dell’art. 2935 c.c., dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, e non assistita dal carisma di indisponibilità che presidiava la tutela del diritto leso o insoddisfatto.
Traslando le considerazioni sopra esposte al caso di specie, si rileva che il mancato rilascio del certificato di abitabilità costituisce non già un illecito, ma un inadempimento contrattuale, essendo la relativa obbligazione connaturale alla destinazione abitativa dell’immobile alienato e viepiù specificamente assunta – come affermato dalla Corte territoriale, con accertamento non oggetto di censura – con il contratto di vendita, nel quale la società odierna ricorrente si era obbligata, a sua cura e spese, nel più breve tempo possibile, ad ottenere il rilascio della predetta certificazione da parte delle competenti autorità. Scaduto tale termine, come accertato dalla Corte d’appello con statuizione implicita (dato l’accoglimento della domanda) in parte qua non specificamente censurata, deve escludersi che l’inadempimento abbia carattere permanente, essendo la permanenza categoria omogenea all’illecito, con conseguente immediata decorrenza del termine di prescrizione del diritto succedaneo al risarcimento o all’indennizzo per il mancato rilascio della certificazione di abitabilità.
L’accoglimento dei motivi anzi detti assorbe l’esame delle restanti censure e, cassata la sentenza impugnata, consente la decisione della causa nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto. Invero, essendo decorsi più di quattordici anni dalla conclusione del contratto di vendita (7.7.1982) a quella di introduzione della domanda (18.3.1997), e comunque ben più di dieci anni al netto del termine (“il più breve possibile”) contrattualmente fissato per il rilascio del certificato di abitabilità, il diritto azionato deve ritenersi prescritto, con conseguente rigetto della domanda.
Sussistono giusti motivi, data la certa buona fede iniziale della parte attrice nell’introdurre la domanda, per compensare integralmente fra le parti le spese del doppio di giudizio di merito e del presente procedimento di cassazione.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2011-12-07T11:28:10+00:007 dicembre 2011|Cassazione civile 2011, Contratti - Obbligazioni, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|1 Commento
vincenzo gallo 19 dicembre 2011 at 09:55 - Reply
Ma quindi il diritto ad ottenere il certificato di abitabilitÃƒÆ’Ã‚Â ÃƒÆ’Ã‚Â¨ indisponibile anche nei rapporti tra le parti contraenti? Per giurisprudenza consolidata, la Cassazione ha sempre escluso la responsabilitÃƒÆ’Ã‚Â (per vendita aliud pro alio) del venditore quando questi sia stato espressamente esonerato dall’acquirente dal consegnare il certificato; in caso contrario non vi sarebbe una responsabilitÃƒÆ’Ã‚Â del notaio per evere consentito in atto pubblico la rinuncia ad un diritto “indisponibile”?

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