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Timestamp: 2019-12-08 10:21:49+00:00

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Art. 133 bis codice penale - Condizioni economiche del reo; valutazione agli effetti della pena pecuniaria - Brocardi.it
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Articolo 133 bis Codice penale
Dispositivo dell'art. 133 bis Codice penale
Nella determinazione dell'ammontare della multa o dell'ammenda il giudice deve tener conto, oltre che dei criteri indicati dall'articolo precedente, anche delle condizioni economiche del reo (2).
(1) La norma, introdotta dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, pone, come criterio ulteriore da considerare nella commisurazione della pena pecuniaria, oltre agli indici normativi della gravità del reato e della capacità a delinquere previsti dall'art. 133 del c.p.,le condizioni economiche del reo.
(2) Per quanto riguarda l'aumento, si tratta sempre di una decisione rientrante in quelle adottabili discrezionalmente dal giudice, mentre in caso di riduzione della pena pecuniaria, possibilità garantita dopo l'intervento legislativo del 1981, il soggetto che la richiede deve allegare una documentazione atta ad attestare la propri condizione economica.
La funzione propria della disposizione in esame si rinviene nella considerazione imprescindibile delle condizioni economiche in relazione alla commisurazione di pene pecuniarie.
Spiegazione dell'art. 133 bis Codice penale
Ad ulteriore complemento dell'art. 132 relativo al potere discrezionale del giudice in merito alla determinazione della pena, cui già si associa l'elenco dei parametri di valutazione di cui all'art. 133, qui il legislatore specifica che, solo per quanto riguarda la quantificazione delle pene della multa e dell'ammenda, il giudice deve tener conto anche delle condizioni economiche del reo.
Tali condizioni non possono dunque rilevare ai fini della determinazione delle pene di natura detentiva, in quanto ciò si porrebbe in insanabile contrasto con il principio di uguaglianza di cui all'art. 3.
Tuttavia, per quanto riguarda le pene pecuniarie, la valutazione delle condizioni economiche del reo non è da ritenersi in contrasto con il principio di cui sopra, anzi, sarebbe irragionevole condannare il soggetto abbiente ed il soggetto non abbiente alla stessa pena pecuniaria, dato che nei confronti del colpevole agiato non vi sarebbe quasi alcun effetto deterrente né punitivo.
Allo stesso modo, sanzionare con un pena pecuniaria troppo elevata il soggetto non abbiente non solo potrebbe rivelarsi come una misura più afflittiva della pena detentiva stessa, ma potrebbe altresì indurlo a commettere altri reati al fine di pagare la multa o l'ammenda.
Per tali motivi si prevede al secondo comma che il giudice possa aumentare la pena pecuniaria fino al triplo o diminuirla fino ad un terzo quando ritenga che la misura massima sia inefficace o che quella minima sia eccessivamente gravosa date le condizioni economiche del reo.
In questi il giudice, va precisato, può addirittura spingersi oltre il limiti massimi previsti dagli artt. 24 e 26 rispettivamente per la multa e per l'ammenda.
Massime relative all'art. 133 bis Codice penale
Cass. pen. n. 45482/2004
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 45482 del 24 novembre 2004)
Cass. pen. n. 2558/2000
Per ottenere la riduzione della pena pecuniaria ai sensi dell'art. 133 bis c.p. è necessario che l'imputato alleghi l'indispensabile documentazione atta a chiarire la sua posizione economica.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2558 del 1 marzo 2000)
Cass. pen. n. 9575/1996
Ai fini dell'applicabilità dell'art. 133 bis c.p. circa le condizioni economiche del reo — aumento fino al triplo e/o diminuzione fino ad un terzo della pena pecuniaria — le dette condizioni non debbono essere previamente contestate all'imputato come «circostanza», poiché, a seguito della modifica apportata dall'art. 101 legge 24 novembre 1981, n. 689, agli artt. 24 e 26 c.p., le condizioni economiche del reo sono state eliminate dal titolo II del codice penale ed inserite nell'art. 133 bis stesso codice fra i criteri di applicazione della pena. Tale diversa collocazione ha comportato l'eliminazione del carattere di «circostanza» di dette condizioni economiche e la configurazione di esse come parametro di riferimento ai fini della determinazione della pena. Pertanto l'imputato, tratto a giudizio per rispondere di un reato punibile con pena — solo o anche — pecuniaria, deve svolgere ogni difesa anche in relazione al possibile aumento fino al triplo del massimo della pena edittale, mentre alla accusa spetta l'onere di fornire prova della particolarmente elevata consistenza patrimoniale del reo ed al giudice l'obbligo di svolgere un ponderato e completo apprezzamento della detta situazione economico-patrimoniale, dando adeguata e congrua motivazione delle scelte al riguardo operate nonché degli elementi sui quali ha fondato il proprio convincimento. (Fattispecie relativa ad annullamento con rinvio di sentenza di condanna, a pene quantificate nel massimo edittale ed aumentate del triplo, corredata da motivazione inadeguata e insoddisfacente).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 9575 del 8 novembre 1996)
Cass. pen. n. 5484/1994
Poiché la circostanza attenuante prevista dall'art. 133 bis c.p. può trovare applicazione solo in caso di manifesta sproporzione per eccessiva gravosità della sanzione pecuniaria rispetto alle capacità economiche del soggetto, tale eccessiva gravosità deve comportare una vera e propria impossibilità, o quantomeno un'estrema difficoltà, a soddisfare la pena pecuniaria inflitta, che faccia apparire questa meritevole di riduzione.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 5484 del 12 maggio 1994)
Cass. pen. n. 4066/1994
In tema di impugnazioni, il semplice riferimento, nell'atto di appello, all'art. 133 bis c.p., senza indicazioni né generiche né specifiche degli elementi dai quali il giudice dell'appello dovrebbe desumere che la pena pecuniaria inflitta dal primo giudice sia eccessivamente gravosa, non obbliga il giudice di appello all'esame del motivo e tale omesso esame non costituisce vizio che comporti annullamento in sede di legittimità.
La norma di cui all'art. 133 bis c.p., diretta ad adeguare la commisurazione della pena pecuniaria alle condizioni economiche dell'imputato, non esime la parte impugnante dall'osservanza delle regole che sono proprie dell'impugnazione proposta, tra cui quella di esporre, a pena di inammissibilità, in modo specifico le ragioni di fatto e di diritto che sono alla base della doglianza. (Nella specie la Corte ha ritenuto che il riferimento alla qualità di tossicodipendente, contenuto nell'atto di appello, non appare di per sé rilevante ai fini dell'applicazione dell'attenuante di cui all'art. 133 bis c.p.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4066 del 7 aprile 1994)

References: Articolo 133

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