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Timestamp: 2020-08-11 12:01:32+00:00

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Nuovo appello fac-simile. Violazione di legge per mancato riconoscimento dell’effetto interruttivo della prescrizione da parte della domanda dichiarata inammissibile • Lex & Formazione
di Mirco Minardi - 18 Settembre 2013
Il giudice di primo grado ha accolto l’eccezione di prescrizione, ritenendo che nessun valido atto interruttivo fosse stato compiuto dal creditore, nonostante che in altro giudizio questi avesse proposto la stessa domanda di condanna, poi dichiarata inammissibile per tardività.
1. SULLA VIOLAZIONE DI LEGGE CONSISTITA NELL’AVER RITENUTO INIDONEA AI FINI DELL’INTERRUZIONE DELLA PRESCRIZIONE LA DOMANDA PROPOSTA IN ALTRO GIUDIZIO DICHIARATA INAMMISSIBILE
Il Tribunale ha accolto l’eccezione di prescrizione ordinaria decennale, ritenendo che la domanda di condanna dichiarata inammissibile dal Tribunale di ………….., nel procedimento n. …….., in quanto sollevata con comparsa di costituzione e risposta depositata solo all’udienza di trattazione, non aveva efficacia interruttiva.
Si tratta di una argomentazione contraria ai principi di diritto ripetutamente affermati dalla Corte di Cassazione, che, al contrario, ha costantemente statuito che “la domanda proposta per la prima volta nel corso del giudizio di appello ha efficacia interruttiva della prescrizione ai sensi dell’art. 2943 c.c., comma 2, e tale effetto si protrae fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, ai sensi dell’art. 2945 c.c., non rilevando, ai fini dell’esclusione dell’effetto interruttivo, il fatto che la domanda sia dichiarata inammissibile ai sensi dell’art. 345 c.p.c. in quanto nuova, né il fatto che essa sia sottoscritta dal solo procuratore ad litem e non anche dalla parte personalmente (Cass. n. 23017/2012; id. 255/06)”.
Al pari dell’atto introduttivo del giudizio, l’atto con il quale è proposta la domanda in corso di causa deve recare solo la sottoscrizione del procuratore ad litem del titolare del diritto prescrivendo; a differenza di esso non occorre che sia notificato; ciò perché la pendenza della lite ne garantisce la conoscenza e non perché l’atto non abbia natura recettizia. Solo in caso di contumacia del soggetto passivo la domanda va notificata (così, in motivazione, Cass. n. 696/02). L’inammissibilità della domanda, pertanto, da qualunque causa dipenda, non esclude l’efficacia interruttiva, che, anzi, permane pure in questo caso fino a quando non si formi il giudicato (cfr. Cass. nn. 8367/96 e 7664/95).
Tanto è stato ribadito di recente dalla S.C. con sent. 23017/2012.
2. SULLA RILEVAZIONE DELLA DEDOTTA VIOLAZIONE DI LEGGE
Nel caso in esame è bene evidenziare che:
a) la domanda riconvenzionale era stata sottoscritta tanto dal procuratore, quanto dal cliente nel mandato a margine;
b) essa era stata dichiarata inammissibile solo per tardività.
c) il debitore era regolarmente costituito quale attore.
Detto ciò, va sottolineato che il credito azionato dall’attore, oggi appellante, è sorto pacificamente in data 30/03/2001, ed è diventato esigibile in data 30/04/2001 (data di scadenza del termine di pagamento).
La comparsa di risposta contenente la domanda riconvenzionale, poi dichiarata inammissibile, fu depositata in data 22/5/2003, e dunque poco più di due anni dopo la data di esigibilità del credito.
Il relativo processo si è concluso con la sentenza della Corte di Appello n. …. del 29/09/2010. Detta sentenza è passata in giudicato il 31/12/2010, essendo stata notificata al procuratore del soccombente in data 1/12/2010.
Poiché il giudizio di primo grado di cui alla presente controversia è stato introdotto con citazione notificata il 15/05/2011, è evidente come nessuna prescrizione si fosse verificata, in quanto il termine è stato interrotto il 22/05/2003 (data del deposito della comparsa) e poi sospeso sino al 31/12/2010 (3o° giorno dalla scadenza del termine di notificazione della sentenza).
Pertanto, alla data del 15/05/2011 (data di notificazione della citazione di cui alla presente controversia) erano trascorsi solo 14 giorni (avendo il termine iniziato di nuovo a decorrere dal 1/1/2011 (cioè dal giorno successivo al passaggio in giudicato della sentenza) o al più dal 31/12/2010 (giorno del passaggio in giudicato).
Manifesta dunque la violazione di legge e la sua rilevanza nel presente giudizio, atteso che il convenuto non ha opposto ulteriori fatti estintivi, impeditivi e modificativi.
Francesco Manisco Aprile 18th, 2018
Salve. Vorrei sottoporle un quesito, sperando in un cortese riscontro. Proposto appello contro sentenza di conferma del d.i. opposto si chiedeva la riforma integrale della sentenza e la condanna alle spese di entrambi i gradi. Nelle more del giudizio di appello controparte metteva in esecuzione le spese legali ed otteneva l’assegnazione della somma comprensiva delle spese dell’esecuzione. Per dimenticanza non si richiedeva nella conclusionale espressamente la restituzione della somma pagata ma solo la riforma totale della sentenza di primo grado. La C.A. riformava in effetti in toto la sentenza del 1° grado di giudizio, condannando alle spese di entrambi i gradi. Orbene, controparte non intende restituire le somme incassate. E’ possibile procedere con una domanda restitutoria in Tribunale anche se non si è espressamente richiesta nel procedimento di appello la restituzione della somma? Grazie
@Francesco: si potrà richiedere un decreto ingiuntivo
GIUSI ANNA BRUNO Luglio 13th, 2018
G.mo Avv.,
vorrei chiederle un parere: Caia perde in appello,il giudice condanna al pagamento nei confronti della società Tizia delle spese di entrambi i gradi del giudizio che liquida in euro x. Caia provvede al pagamento.
Premetto che la sentenza di primo grado era stata fatta oggetto di azione esecutiva, facendo sia precetto che pignoramento e solo successivamente alla conclusione della fase esecutiva Caia ha fatto appello.
A questo punto Caia (che ha pagato le spese del primo e del secondo grado come liquidate nella sentenza d’appello) si vede recapitare una pec da parte di Tizia con la quale lo si avvisa della volontà di recuperare le spese dell’esecuzione.
Mi chiedo può farlo? se il giudice nella sentenza d’appello ha determinato le spese sia del primo che del secondo grado e Caia le ha pagate, può ancora pretendere le spese della fase esecutiva minacciando di fare decreto ingiuntivo?
Mirco Minardi Luglio 17th, 2018
Se l’esecuzione era andata a buon fine ha diritto al rimborso; altrimenti no.
A seguito di sentenza di appello che mi impone la restituzione di quanto incamerato (quale antistatario) in primo grado, mi viene un dubbio di carattere più fiscale che giuridico: il pagamento in mio favore venne effettuato comprensivo di iva e al netto di ritenuta d’acconto. Ora debbo restituire anche l’Iva (nonostante l’impresa soccombente abbia avuto diritto a scaricarla) e anche la R.A. a suo tempo versata dall’impresa soccombente e decurtata dal lordo ? (il mio cliente è un privato).

References: sentenza 
 Cass. 
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 sentenza 
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