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⭐LE PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE
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Ferdinando Molinari
1 6I QUADERNI DEL CONSUMATORE Pubblicità ingannevole, omissione delle controindicazioni, informazioni non trasparenti : cosa prevede la legge a tutela del consumatore e come segnalare una pratica commerciale scorretta LE PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE2 6I QUADERNI DEL CONSUMATORE Pubblicità ingannevole, omissione delle controindicazioni, informazioni non trasparenti : cosa prevede la legge a tutela del consumatore e come segnalare una pratica commerciale scorretta LE PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE3 Indice Presentazione 5 1. Riferimenti normativi 6 2. Definizioni e ambito di applicazione 9 3. Divieto generale di pratiche commerciali scorrette Pratiche commerciali ingannevoli Pratiche commerciali aggressive L Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Codici di condotta e autodisciplina Particolari modalità di comunicazione pubblicitaria: le televendite Pubblicità occulta 46 Si ringrazia per la collaborazione l Avv. Giulia Fesce del Foro di Ancona Aggiornato a: dicembre Come segnalare una pratica commerciale scorretta 494 Presentazione Il Servizio di Tutela del Consumatore è attivo presso l Ente camerale nell ambito delle c.d. funzioni di Regolazione del Mercato, funzioni che si sono affiancate a quelle più tradizionali, innovando profondamente la soggettività politica degli Enti camerali. Queste funzioni e più in generale la nuova mission affidata alle Camere di Commercio collocano gli Enti camerali super partes, cioè come fornitori di servizi utili non solo al sistema imprenditoriale ma anche ai consumatori/utenti, contribuendo alla rimozione di fattori di disturbo a un trasparente sviluppo del mercato. Imprese, professionisti, operatori economici e consumatori infatti non agiscono su fronti opposti; tra essi vi deve essere sintonia e scambio proficuo, verso la direzione di un mercato trasparente dove possa attuarsi una libera e leale concorrenza. In questa prospettiva, il Servizio di Tutela del Consumatore ha lavorato intensamente focalizzando la propria attenzione nella realizzazione di iniziative volte a favorire e a sostenere il dialogo tra imprese e consumatori e in particolare nella organizzazione di numerose attività di carattere divulgativo, finalizzate ad approfondire i principali aspetti della complessa legislazione sul consumo: un adeguata conoscenza delle disposizioni applicabili costituisce, infatti, uno strumento fondamentale per la realizzazione di un sistema economico caratterizzato da un maggior equilibrio tra imprese e consumatori, ma soprattutto per fare sì che i consumatori acquistino con consapevolezza beni e servizi. Questa pubblicazione si inserisce, dunque, nel quadro delle iniziative realizzate con l obiettivo di educare i consumatori sulle tutele a essi riconosciute dall ordinamento, fornendo loro gli strumenti necessari per agire a difesa dei propri diritti. Il volume, il sesto all interno della collana I Quaderni del Consumatore, intende aiutare a riconoscere una pratica commerciale scorretta e indicare cosa fare per segnalarla alle autorità competenti. Ancona, dicembre 2012 Il Presidente Rodolfo Giampieri 55 1. Riferimenti normativi Il Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206 recante il Codice del Consumo a norma dell art. 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229, nella parte II, titolo III, si occupa delle pratiche commerciali poste in essere dal professionista nel momento in cui entra in contatto con il consumatore e che possono rivelarsi di pregiudizio per quest ultimo. La tutela che si intende approntare con questo insieme di norme trae la sua origine nella Direttiva CE 2005/29 del Parlamento e del Consiglio dell 11 maggio 2005, attuata in Italia con i Decreti Legislativi n. 145/2007 e n. 146/2007, a loro volta confluiti nel Codice del Consumo, dall art. 18 all art. 32. Direttiva 2005/29/CE QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206 Decreto Legislativo 2 agosto 2007, n. 145 Decreto Legislativo 2 agosto 2007, n. 146 Delibera AGCM 15 novembre 2007, n Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, dell 11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio («direttiva sulle pratiche commerciali sleali») Codice del Consumo a norma dell art. 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229 Attuazione dell art. 14 della direttiva 2005/29/CE che modifica la direttiva 84/450/CEE sulla pubblicità ingannevole Attuazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e che modifica le direttive 84/450/CEE, 97/7/CE, 98/27/CE, 2002/65/CE, e il Regolamento (CE) n. 2006/2004 Pratiche commerciali scorrette: regolamento sulle procedure istruttorie Gli interessi che la normativa intende tutelare sono gli interessi economici del consumatore (inteso come qualunque persona fisica che agisce per fini che non rientrano nel quadro della sua attività professionale) relativi alla sua libertà di scelta e/o alle decisioni riguardanti i suoi diritti. Questi interessi sorgono prima, durante o dopo l operazione commerciale riguardante un prodotto. Rimangono escluse dall ambito di protezione perseguito le pratiche sleali, lesive esclusivamente degli interessi dei concorrenti di imprenditori e professionisti in genere, come l imitazione dei prodotti o la denigrazione dei concorrenti. Il comportamento economico del consumatore su cui può incidere la pratica commerciale scorretta del professionista riguarda qualsiasi bene o servizio, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni. La pratica commerciale è intesa come qualunque azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale, compresa la pubblicità e la commercializzazione del prodotto (marketing) posta in essere da un professionista, in relazione alla promozione, vendita o fornitura di un bene o servizio ai consumatori. Come verrà poi meglio illustrato, in via generale le pratiche commerciali sono considerate scorrette (secondo quanto richiesto in origine dalla normativa europea) quando si può riscontrare la compresenza di due criteri: la contrarietà della pratica alla diligenza professionale e quello della falsità o idoneità della pratica a falsare, in misura rilevante o apprezzabile, in relazione al prodotto, il comportamento economico del consumatore medio che raggiunge o al quale è diretta. Fulcro delle pratiche commerciali scorrette è l uso illegittimo della promozione pubblicitaria, che va riconosciuto, segnalato e da cui l utente deve sapersi difendere. Due sono le categorie di pratiche scorrette indicate dal Codice: le pratiche commerciali ingannevoli (sia attive, sia omissive) e quelle aggressive che si traducono in molestie o indebito condi- Delibera AGCM 15 novembre 2007, Pubblicità ingannevole e comparativa: n regolamento sulle procedure istruttorie zionamento. 6 76 Il Codice offre poi gli strumenti per la tutela dei diritti riconosciuti attraverso la figura dell Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (comunemente detta Antitrust ). Pratiche commerciali scorrette Azioni Pratiche Ingannevoli Lista nera Omissioni Pratiche aggressive Il legislatore ha poi previsto forme di tutela rafforzate per le pratiche rivolte ai minori o ad altri soggetti deboli (come gli anziani, i diversamente abili, ecc.) e per la promozione di prodotti pericolosi al fine di punire e scongiurare omissioni informative che possano essere fonte di danni alla salute dei potenziali acquirenti. 2. Definizioni e ambito di applicazione Come per ogni altro argomento trattato e disciplinato dal Codice del Consumo, anche in questo caso la disciplina si apre con una serie di definizioni, che devono essere di primo chiarimento per il consumatore. L art. 18 raggruppa quindi un elenco di concetti e di figure che caratterizzano la disciplina in esame e la cui esatta definizione aiuta a definirne gli ambiti di applicazione: consumatore: qualsiasi persona fisica che agisce per fini che non rientrano nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale; professionista: qualsiasi persona fisica o giuridica che agisce nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale e chiunque agisce in nome o per conto di un professionista; prodotto: qualsiasi bene o servizio, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni; pratiche commerciali tra professionisti e consumatori: qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale ivi compresa la pubblicità e la commercializzazione del prodotto (marketing), posta in essere da un professionista, in relazione alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori; falsare in misura rilevante il comportamento economico dei consumatori: l impiego di una pratica commerciale idonea ad alterare sensibilmente la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole, inducendolo pertanto ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso; 8 97 codice di condotta: un accordo o una normativa che non è imposta dalle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative di uno Stato membro e che definisce il comportamento dei professionisti che si impegnano a rispettare tale codice in relazione a una o più pratiche commerciali o a uno o più settori imprenditoriali specifici; responsabile del codice: qualsiasi soggetto, compresi un professionista o un gruppo di professionisti, responsabile della formulazione e revisione di un codice di condotta ovvero del controllo del rispetto del codice da parte di coloro che si sono impegnati a rispettarlo; diligenza professionale: il normale grado della specifica competenza e attenzione che ragionevolmente i consumatori attendono da un professionista nei loro confronti rispetto ai principi generali di correttezza e di buona fede nel settore di attività del professionista; invito all acquisto: una comunicazione commerciale indicante le caratteristiche e il prezzo del prodotto in forme appropriate rispetto al mezzo impiegato per la comunicazione commerciale e pertanto tale da consentire al consumatore di effettuare un acquisto; indebito condizionamento: lo sfruttamento di una posizione di potere rispetto al consumatore per esercitare una pressione, anche senza il ricorso alla forza fisica o la minaccia di tale ricorso, in modo da limitare notevolmente la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole; decisione di natura commerciale: la decisione presa da un consumatore relativa a se acquistare o meno un prodotto, in che modo farlo e a quali condizioni, se pagare integralmente o parzialmente, se tenere un prodotto o disfarsene o se esercitare un diritto contrattuale in relazione al prodotto; tale decisione può portare il consumatore a compiere un azione o all astenersi dal compierla; professione regolamentata: attività professionale, o insieme di attività professionali, l accesso alle quali e il cui esercizio o una delle cui modalità di esercizio è subordinata direttamente o indirettamente, in base a disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di determinate qualifiche professionali. 3. Divieto generale di pratiche commerciali scorrette L art. 20 sancisce il divieto generale delle pratiche commerciali scorrette. Il concetto di pratica commerciale deve essere inteso in senso molto ampio, comprendendo non solo azioni od omissioni del professionista, ma anche dichiarazioni o comunicazioni di qualsiasi tipo interessanti il rapporto professionista-consumatore; e non solo eventi relativi al contratto o rapporto contrattuale fra le parti, ma anche esterni a essi (ad esempio, fra le pratiche che si verificano all esterno di un rapporto contrattuale rientrano quelle dirette alla promozione commerciale, inclusa la pubblicità). La norma specifica la nozione di pratica commerciale scorretta, che viene identificata attraverso due criteri, entrambi necessari. Il primo è quello della contrarietà alla correttezza professionale o c.d. difetto di diligenza professionale; in questo concetto confluiscono sia la diligenza professionale, come definita all art. 18, sia la correttezza e la buona fede oggettiva, sia la correttezza professionale, secondo le modalità in cui normalmente è valutata l attività degli operatori concorrenti nel mercato. Si tratta certamente di un criterio che assorbe molteplici aspetti, tanto che la clausola ha sollevato dubbi e perplessità in merito alla possibilità che, vista la sua matrice europea, venga applicata in modo difforme nei vari Paesi membri8 Secondo criterio costitutivo della scorrettezza della pratica commerciale è la falsità della pratica o la sua idoneità a falsare in modo rilevante il comportamento economico del consumatore. Vale a dire che la pratica è scorretta se, in sua assenza, il consumatore avrebbe posto in essere una scelta differente da quella invece compiuta; sono tutte quelle situazioni in cui viene alterata e ridotta la autonoma capacità di prendere una decisione di tipo commerciale consapevole; l incidenza può essere sia in senso positivo, cioè il consumatore viene spinto a concludere un contratto che altrimenti non avrebbe concluso o a sciogliersi da un rapporto dal quale altrimenti non si sarebbe sciolto, sia in negativo, nel senso di pratiche idonee a dissuadere il consumatore dal concludere un contratto che altrimenti avrebbe concluso. Rientrano in questa ipotesi tutti i casi di pubblicità ingannevole (vedi paragrafo seguente). Tutti questi parametri e criteri hanno come punto di riferimento il c.d. consumatore medio, un soggetto normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, tenuto conto di fattori sociali, culturali e linguistici, ma tenuto anche conto della tecnica di contratto utilizzata o del settore di riferimento. Vale a dire che occorre operare riferimento al membro medio del gruppo, correlato al settore produttivo in cui si colloca la pratica in discussione, perché, ad esempio, il consumatore-investitore sarà ragionevolmente avveduto solo se e in quanto il professionista abbia adempiuto agli obblighi informativi aggiuntivi a suo carico; oppure, per fare un altro esempio, dovrà essere considerata la particolare vulnerabilità di categorie di consumatori quali i destinatari di prodotti per la salute, gli adolescenti, i destinatari di prodotti dietetici o alimentari. L art. 20 fa esplicito riferimento a gruppi di consumatori particolarmente vulnerabili a motivo della loro infermità mentale o fisica, della loro età o ingenuità. Il medesimo articolo rende esplicita la legittimità di quelle pra- te o non destinate comunque a essere prese alla lettera, la c.d. pubblicità superlativa o iperbolica. Si tratta di quelle forme di enfatizzazione delle caratteristiche di un prodotto e che, per la loro manifesta innocua vanteria, non vanno considerate come una forma di pubblicità ingannevole, poiché non destinate a essere prese alla lettera, così da poter essere considerate lecite. Sono quindi accettabili espressioni che definiscono un prodotto come il migliore o il vero e solo degno del nome, poiché si ritiene che il consumatore sia fornito del senso critico sufficiente per non accettare supinamente simili affermazioni pubblicitarie; ciò purché non vi siano apprezzamenti denigratori o discreditanti nei confronti dei concorrenti. L Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha confermato questo orientamento, stabilendo che la magnificazione del proprio prodotto presentato come leader di settore a livello mondiale, se priva di riferimenti a dati di fatto specifici, è sufficientemente generica da potersi qualificare alla stregua di pubblicità iperbolica, inidonea, come tale, a trarre in inganno i fruitori del messaggio pubblicitario e a pregiudicarne il comportamento economico. 4. Pratiche commerciali ingannevoli La prima grande categoria di pratiche commerciali scorrette è costituita dalla pratiche commerciali ingannevoli, disciplinate dall art. 21 del Codice del Consumo. Secondo la norma È considerata ingannevole una pratica commerciale che contiene informazioni non corrispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva, induce o è idonea a indurre in errore il consumatore medio riguardo a uno o più dei seguenti elementi e, in ogni caso, lo induce o è idoneo a indurlo ad assumere una decisione 12 tiche commerciali consistenti in semplici dichiarazioni esagera- di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso: 139 14 a. l esistenza o la natura del prodotto; b. le caratteristiche principali del prodotto, quali la sua disponibilità, i vantaggi, i rischi, l esecuzione, la composizione, gli accessori, l assistenza post-vendita al consumatore e il trattamento dei reclami, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, la consegna, l idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l origine geografica o commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo uso, i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sul prodotto; Sono state sanzionate confezioni di acquavite su cui vi erano messaggi diretti ad accreditare il prodotto come tipico sardo, attraverso indicazioni che affermavano come il liquore fosse prodotto e imbottigliato secondo la tradizione di Sardegna, laddove la distillazione avveniva fuori dalla suddetta Regione (caso in cui la falsità ha investito l indicazione dell origine geografica o commerciale del prodotto). Molti interventi dell Autorità hanno riguardato prodotti dimagranti o estetici che non garantivano i risultati promessi (casi in cui la falsità ha riguardato i risultati che si possono attendere dal prodotto). c. la portata degli impegni del professionista, i motivi della pratica commerciale e la natura del processo di vendita, qualsiasi dichiarazione o simbolo relativi alla sponsorizzazione o all approvazione dirette o indirette del professionista o del prodotto; d. il prezzo o il modo in cui questo è calcolato o l esistenza di uno specifico vantaggio quanto al prezzo; Sono stati considerati ingannevoli numeri telefonici denominati come numero verde quando in realtà il servizio risultava a pagamento. È stato considerato ingannevole l utilizzo da parte di compagnie telefoniche del termine gratis riferito alla possibilità di effettuare telefonate, quando invece si era in presenza di fatto di un credito tariffario utilizzabile solo entro un dato termine. Nel settore del trasporto aereo sono stati dichiarati ingannevoli alcuni messaggi che enfatizzavano la gratuità di un servizio, quando in realtà tale gratuità riguardava solo una componente del prezzo finale del biglietto. e. la necessità di una manutenzione, ricambio, sostituzione o riparazione; f. la natura, le qualifiche e i diritti del professionista o del suo agente, quali l identità, il patrimonio, le capacità, lo status, il riconoscimento, l affiliazione o i collegamenti e i diritti di proprietà industriale, commerciale o intellettuale o i premi e i riconoscimenti; Sono stati considerati ingannevoli messaggi che pubblicizzavano agenzie di guardie del corpo per scorte o sicurezze nei locali aperti al pubblico, allorché le stesse risultavano invece sprovviste delle autorizzazioni di legge ai sensi della disciplina sulla pubblica sicurezza. Sono stati considerati ingannevoli affittacamere che hanno utilizzato indebitamente termini quali albergo o hotel. g. i diritti del consumatore, incluso il diritto di sostituzione o di rimborso ai sensi dell art. 130 del Codice del Consumo. 1510 Siamo di fronte alle c.d. pratiche di tipo commissivo, che derivano, cioè, da comportamenti attivi o dichiarazioni del professionista, le quali, sia perché contengono informazioni non vere, sia perché, seppure corrette nel loro contenuto letterale, in relazione alla loro presentazione complessiva, inducono o sono idonee a indurre in errore il consumatore medio destinatario. Proprio l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha da sempre rilevato che l idoneità a indurre in errore l utente finale implica una valutazione omnicomprensiva della pratica, che si focalizzi sulla presentazione del messaggio, sul contesto della comunicazione, sulle sue modalità di diffusione, sulla veste grafica; si tratta infatti di elementi che possono incidere sull impatto e sulla percezione del messaggio al di là del contenuto, quindi potenzialmente distorsivi e alterativi della libertà di scelta. La norma poi fornisce, dalla lettera a) alla lettera g), la lunga elencazione degli elementi su cui fondare il giudizio di ingannevolezza; deve ritenersi che tale elencazione non sia completa ed esaustiva, seppur ampia; dunque sarebbe possibile estendere il suddetto giudizio anche su altre e ulteriori indicazioni non ivi ricomprese. Prosegue la norma con due casi particolari di pratiche commerciali ingannevoli. È altresì considerata ingannevole una pratica commerciale che, nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, induce o è idonea a indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso e comporti: a. una qualsivoglia attività di commercializzazione del prodotto che ingenera confusione con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente, ivi specifico l ingannevolezza attiene a un caso di pubblicità comparativa; b. il mancato rispetto da parte del professionista degli impegni contenuti nei codici di condotta che il medesimo si è impegnato a rispettare, ove si tratti di un impegno fermo e verificabile, e il professionista indichi in una pratica commerciale che è vincolato al codice. In questo caso si è in presenza di una fattispecie che implica la violazione di regole deontologiche; la norma sanziona l inosservanza da parte del professionista di regole di autodisciplina a carattere vincolante, che tutelano anche gli interessi economici dei consumatori. Gli ultimi due commi dell art. 21 contengono due casi di tutela rafforzata dei consumatori, la prima contro l ingannevolezza in riferimento ai prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza, la seconda per il caso di pratiche rivolte a bambini e adolescenti. È considerata scorretta la pratica commerciale che, riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, omette di darne notizia, in modo da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza. È considerata altresì scorretta la pratica commerciale che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini e adolescenti, può, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza. La prima previsione riguarda quei prodotti che offrono delle utilità, benefici e vantaggi alla collettività, ma sono potenzialmente pericolosi per la salute, ad esempio il forno a microonde, il telefonino o altri elettrodomestici. Niente a che fare perciò con prodotti dannosi in re ipsa, come le sigarette, per le quali la pubblicità è del tutto esclusa e vietata dalla legge. Dunque chi pubblicizza il prodotto potenzialmente pericoloso ha l obbligo contestuale di rendere edotti i consumatori dei rischi connessi per la salute e la compresa la pubblicità comparativa illecita. In questo caso sicurezza11 Sono stati sanzionati dall Autorità Garante: avvertenze inserite solo nella confezione o nel manuale d uso e non contestuali al messaggio pubblicitario, in modo che il consumatore sia in grado di prenderne atto solo in seguito all acquisto; dispositivi tecnici commercializzati come conformi a norme di sicurezza quando in realtà non lo erano; prodotti dietetici per i quali non era stato sconsigliato l uso in gravidanza o per i quali non era stata comunicata l interazione con farmaci; elettrostimolatore che ometteva di fornire informazioni specifiche in merito all esistenza di controindicazioni per soggetti portatori di pacemaker o affetti da epilessia. La seconda previsione, a tutela di bambini e adolescenti, è nata per proteggere in modo specifico soggetti considerati particolarmente vulnerabili per età e presunta ingenuità. La fattispecie va considerata in modo esteso, riguardando anche pratiche pubblicitarie che non abbiano come diretti destinatari, ad esempio, minori, ma è sufficiente che il messaggio sia suscettibile di raggiungerli (attraverso riviste, televisione, manifesti, ecc.). Può quindi trattarsi anche di pubblicità rivolta ad adulti, ma idonea a stimolare nei minori comportamenti imitativi pericolosi, facendo leva sul loro naturale spirito di emulazione e atta pertanto a indurli a esporsi a situazioni di rischio per l incolumità fisica o psico-fisica. È stata considerata scorretta la pubblicità di un ciclomotore che irrompendo sulla scena provocava la caduta di cartelli stradali, poiché ritenuta di stimolo alla violazione di norme del Codice della Strada. È stata sanzionata la pubblicità che proponeva immagini cruente di mani e piedi mozzati e sanguinanti, in quanto idonei a minare l equilibrio psico-fisico di bambini e adolescenti. L art. 22 del Codice del Consumo si occupa delle omissioni ingannevoli, ricomprendendo nel divieto generale quelle pratiche commerciali in cui in concreto sono omesse informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno nel contesto in cui si trova per prendere una decisione consapevole. 1. È considerata ingannevole una pratica commerciale che nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, nonché dei limiti del mezzo di comunicazione impiegato, omette informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno in tale contesto per prendere una decisione consapevole di natura commerciale e induce o è idonea a indurre in tal modo il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. 2. Una pratica commerciale è altresì considerata un omissione ingannevole quando un professionista occulta o presenta in modo oscuro, incomprensibile, ambiguo o intempestivo le informazioni rilevanti di cui al primo comma, tenendo conto degli aspetti di cui al detto comma, o non indica l intento commerciale della pratica stessa qualora questi non risultino già evidenti dal contesto nonché quando, nell uno o nell altro caso, ciò induce o è idoneo a indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. 3. Qualora il mezzo di comunicazione impiegato per la pratica commerciale imponga restrizioni in termini di spazio o di tempo, nel decidere se vi sia stata un omissione di informazioni, si tiene conto di dette restrizioni e di qualunque misura adottata dal professionista per rendere disponibili le informazioni ai consumatori con altri mezzi12 4. Nel caso di un invito all acquisto sono considerate rilevanti, ai sensi del primo comma, le informazioni seguenti, qualora non risultino già evidenti dal contesto: a. le caratteristiche principali del prodotto in misura adeguata al mezzo di comunicazione e al prodotto stesso; b. l indirizzo geografico e l identità del professionista, come la sua denominazione sociale e, ove questa informazione sia pertinente, l indirizzo geografico e l identità del professionista per conto del quale egli agisce; c. il prezzo comprensivo delle imposte o, se la natura del prodotto comporta l impossibilità di calcolare ragionevolmente il prezzo in anticipo, le modalità di calcolo del prezzo e, se del caso, tutte le spese aggiuntive di spedizione, consegna o postali oppure, qualora tali spese non possano ragionevolmente essere calcolate in anticipo, l indicazione che tali spese potranno essere addebitate al consumatore; d. le modalità di pagamento, consegna, esecuzione e trattamento dei reclami qualora esse siano difformi dagli obblighi imposti dalla diligenza professionale; e. l esistenza di un diritto di recesso o scioglimento del contratto per i prodotti e le operazioni commerciali che comportino tale diritto. Sono considerati rilevanti, ai sensi del primo comma, gli obblighi di informazione, previsti dal diritto comunitario, connessi alle comunicazioni commerciali, compresa la pubblicità o la commercializzazione del prodotto. di un elemento così cruciale nella scelta di acquisto dei consumatori, tutte le informazioni fornite nel contesto del messaggio devono risultare di immediata percezione. Moltissime pronunce ad esempio in materia di telefonia hanno sanzionato comportamenti omissivi da parte di gestori di compagnie telefoniche. La norma contempla poi non solo l ipotesi di occultamento di informazioni rilevanti, ma anche quella della omessa enunciazione della finalità a cui appare preordinata la pratica commerciale stessa, quando questa non risulti dal contesto. È il caso della pubblicità c.d. non trasparente, vista come pubblicità camuffata sotto forma di libero pensiero e per questo con maggiore forza persuasiva, in quanto il consumatore non pone in atto le normali autodifese che attiva di fronte a una comunicazione riconoscibile come messaggio pubblicitario. Sul punto si veda il paragrafo 9. La Legge 23 luglio 2009 n. 99 ha introdotto l art. 22 bis del Codice del Consumo, intitolato Pubblicità ingannevole delle tariffe marittime, che dispone quanto segue: È considerata ingannevole la pubblicità che, riguardando le tariffe praticate da compagnie marittime che operano sul territorio italiano direttamente o in code-sharing, reclamizzi il prezzo del biglietto dovuto alla compagna marittima separatamente dagli oneri accessori, dalle tasse portuali e da tutti gli oneri comunque destinati a gravare sul consumatore, dovendo la compagnia marittima pubblicizzare un unico prezzo che includa tutte queste voci. Si tratta di un altra ipotesi di tutela rafforzata, che viene realizzata mediante l introduzione di un obbligo espresso a non omettere nella formulazione e nella pubblicizzazione del prezzo informazioni che influiscono sull importo finale dello stesso. Per quel che riguarda le pratiche commerciali ingannevoli, la disciplina codicistica si completa con l art. 23 del Codice del Consumo, che contiene la c.d. lista nera delle pratiche commerciali L Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha emesso numerose pronunce nei confronti di inviti all acquisto che mancavano di offrire dati essenziali in relazione al prezzo del prodotto o al servizio offerto. Il prezzo dei prodotti offerti, in particolare, deve essere un fattore su cui il venditore fornisce compiute informazioni, infatti l Autorità ha affermato che nella presentazione considerate in ogni caso ingannevoli13 Sono considerate in ogni caso ingannevoli le seguenti pratiche h. impegnarsi a fornire l assistenza post-vendita a consumatori commerciali: con i quali il professionista ha comunicato prima dell operazione a. affermazione non rispondente al vero, da parte di un professionista, commerciale in una lingua diversa dalla lingua ufficiale di essere firmatario di un codice di condotta; dello Stato membro in cui il professionista è stabilito e poi b. esibire un marchio di fiducia, un marchio di qualità o un marchio offrire concretamente tale servizio soltanto in un altra lingua, equivalente senza aver ottenuto la necessaria autorizzazione; senza che questo sia chiaramente comunicato al consumatore c. asserire, contrariamente al vero, che un codice di condotta ha prima del suo impegno a concludere l operazione; l approvazione di un organismo pubblico o di altra natura; i. affermare, contrariamente al vero o generare comunque l impressione d. asserire, contrariamente al vero, che un professionista, le sue che la vendita del prodotto è lecita; pratiche commerciali o un suo prodotto sono stati autorizzati, l. presentare i diritti conferiti ai consumatori dalla legge come accettati o approvati, da un organismo pubblico o privato o che una caratteristica propria dell offerta fatta dal professionista; sono state rispettate le condizioni dell autorizzazione, dell accettazione m. salvo quanto previsto dal decreto legislativo 31 luglio 2005, n. o dell approvazione ricevuta; 177, e successive modificazioni, impiegare contenuti redazio- e. invitare all acquisto di prodotti a un determinato prezzo senza rivelare nali nei mezzi di comunicazione per promuovere un prodotto, l esistenza di ragionevoli motivi che il professionista può avere qualora i costi di tale promozione siano stati sostenuti dal pronali per ritenere che non sarà in grado di fornire o di far fornire da un altro fessionista senza che ciò emerga dai contenuti o da immagini professionista quei prodotti o prodotti equivalenti a quel prezzo o suoni chiaramente individuabili per il consumatore; entro un periodo e in quantità ragionevoli in rapporto al prodotto, n. formulare affermazioni di fatto inesatte per quanto riguarda la all entità della pubblicità fatta del prodotto e al prezzo offerti; natura e la portata dei rischi per la sicurezza personale del consumatore f. invitare all acquisto di prodotti a un determinato prezzo e successivamente: o della sua famiglia se egli non acquistasse il prodotto; o. promuovere un prodotto simile a quello fabbricato da un altro 1) rifiutare di mostrare l articolo pubblicizzato ai consumatori, produttore in modo tale da fuorviare deliberatamente il consumatore oppure inducendolo a ritenere, contrariamente al vero, che il 2) rifiutare di accettare ordini per l articolo o di consegnarlo prodotto è fabbricato dallo stesso produttore; entro un periodo di tempo ragionevole, oppure p. avviare, gestire o promuovere un sistema di promozione a carattere 3) fare la dimostrazione dell articolo con un campione difettoso, piramidale nel quale il consumatore fornisce un con- con l intenzione di promuovere un altro prodotto; tributo in cambio della possibilità di ricevere un corrispettivo g. dichiarare, contrariamente al vero, che il prodotto sarà disponibile derivante principalmente dall entrata di altri consumatori nel solo per un periodo molto limitato o che sarà disponibile sistema piuttosto che dalla vendita o dal consumo di prodotti; solo a condizioni particolari per un periodo di tempo molto limitato, q. affermare, contrariamente al vero, che il professionista è in in modo da ottenere una decisione immediata e privare procinto di cessare l attività o traslocare; i consumatori della possibilità o del tempo sufficiente per prendere r. affermare che alcuni prodotti possono facilitare la vincita in 22 una decisione consapevole; giochi basati sulla sorte; 2314 5. Pratiche commerciali aggressive s. affermare, contrariamente al vero, che un prodotto ha la capacità di curare malattie, disfunzioni o malformazioni; t. comunicare informazioni inesatte sulle condizioni di mercato La seconda grande categoria di pratiche commerciali scorrette o sulla possibilità di ottenere il prodotto allo scopo d indurre il è costituita dalle pratiche commerciali aggressive, cui il Codice consumatore all acquisto a condizioni meno favorevoli di quelle del Consumo dedica gli artt. 24, 25 e 26. Secondo la norma (art. normali di mercato; 24): È considerata aggressiva una pratica commerciale che, nella u. affermare in una pratica commerciale che si organizzano concorsi fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e o promozioni a premi senza attribuire i premi descritti o circostanze del caso, mediante molestie, coercizione, compreso un equivalente ragionevole; il ricorso alla forza fisica o indebito condizionamento, limita o v. descrivere un prodotto come gratuito o senza alcun onere se il è idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di consumatore deve pagare un supplemento di prezzo rispetto al comportamento del consumatore medio in relazione al prodotto normale costo necessario per rispondere alla pratica commerciale e, pertanto, lo induce o è idonea a indurlo ad assumere una deci- e ritirare o farsi recapitare il prodotto; sione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. z. includere nel materiale promozionale una fattura o analoga richiesta Anche per la pratica aggressiva il legislatore si è preoccupato di evitare di pagamento che lasci intendere, contrariamente al comportamenti da parte del professionista che abbiano il risultato di vero, al consumatore di aver già ordinato il prodotto; alterare la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole; aa. dichiarare o lasciare intendere, contrariamente al vero, che il ma mentre per le pratiche ingannevoli vi è la mancanza di professionista non agisce nel quadro della sua attività commerciale, messa a disposizione del consumatore di informazioni adeguate, veri- industriale, artigianale o professionale, o presentarsi, tiere e sufficienti, tanto da provocare un effetto distorsivo e fuorviante contrariamente al vero, come consumatore; nella sua scelta, in questo caso vi è una riduzione forzata della libertà bb. lasciare intendere, contrariamente al vero, che i servizi postvendita del consumatore di autodeterminarsi e di prendere in via autonoma relativi a un prodotto siano disponibili in uno Stato e liberamente la decisione che sente sua. Viene così protetta dall or- membro diverso da quello in cui è venduto il prodotto. dinamento la libertà di comportamento dell utente, in modo che egli Ciascuna delle pratiche sopra indicate va considerata sempre e non possa essere sottoposto a indebiti condizionamenti e compressioni comunque scorretta e come tale sanzionabile dall Autorità Garante della sua volontà, da parte di un professionista che sfruttando della Concorrenza e del Mercato, a prescindere dalla valutazione debolezze emotive, caratteriali e culturali può spingerlo a prendere sulla presenza dei requisiti o criteri dell ingannevolezza decisioni positive o negative che altrimenti non avrebbe mai adottato. esaminati per gli artt. 21 e 22 del Codice del Consumo. Siamo La norma differenzia le pratiche aggressive a seconda che si integrino in presenza di una elencazione tassativa che semplifica e accelera in molestie, coercizione o indebito condizionamento, fattispecie il giudizio dell Antitrust, che, una volta accertato che il caso diverse per diversa gradazione di aggressività: le pratiche aggressive sottoposto rientra in una delle ipotesi elencate dall art. 23, dovrà per molestie ricomprendono quei comportamenti di fronte ai quali emettere il provvedimento inibitorio della pratica senza alcuna il consumatore a un certo punto è indotto a cedere per non essere 24 altra valutazione. magari ulteriormente disturbato, ad esempio: telefonate, fax o 2515 non richiesti e martellanti; le pratiche aggressive per coercizione sono le più gravi, poiché implicano una violenza morale (minacce) e addirittura una violenza fisica; le pratiche aggressive per indebito condizionamento si collocano in una posizione intermedia come gravità, dato che per indebito condizionamento, il Codice del Consumo, sulla scorta di quanto individuato dalla Direttiva, intende: lo sfruttamento di una posizione di potere rispetto al consumatore per esercitare una pressione, anche senza il ricorso alla forza fisica o la minaccia di tale ricorso, in modo da limitare notevolmente la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole. Mentre per individuare in una fattispecie concreta la presenza di un eventuale indebito condizionamento l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è aiutata dalla presenza della definizione appena fornita, per il caso delle molestie e della coercizione dovranno essere valutati una serie di elementi, alcuni dei quali sono specificati all art. 25 Codice del Consumo. Tale norma, come si è detto, specifica meglio le circostanze che debbono essere prese in considerazione per accertare la presenza di una pratica aggressiva; viene infatti chiarito che l indagine deve focalizzarsi su una serie di elementi, che sono: a. i tempi, il luogo, la natura o la persistenza della pratica commerciale; b. il ricorso alla minaccia fisica o verbale; c. lo sfruttamento da parte del professionista di qualsivoglia evento tragico o circostanza specifica di gravità tale da alterare la capacità di valutazione del consumatore, al fine di influenzarne la decisione relativa al prodotto; d. qualsiasi ostacolo non contrattuale, oneroso o sproporzionato, imposto dal professionista qualora un consumatore intenda esercitare diritti contrattuali, compresi il diritto di risolvere un contratto o quello di cambiare prodotto o rivolgersi a un altro professionista; e. qualsiasi minaccia di promuovere un azione legale ove tale Parallelamente a quanto già visto per le pratiche commerciali considerate in ogni caso ingannevoli, l art. 26 del Codice del Consumo elenca le pratiche commerciali considerate in ogni caso aggressive. Appartengono a questa lista nera le seguenti pratiche commerciali: a. creare l impressione che il consumatore non possa lasciare i locali commerciali fino alla conclusione del contratto; Offerta di sottoscrizione di un abbonamento ADSL in un centro commerciale, con continui inviti a considerare attentamente l offerta, aggiunte di omaggi, indicazione di altre persone che hanno appena sottoscritto il contratto, offerta insistita e reiterata di cibo e bevande, cosicché il consumatore si senta quasi in dovere di sottoscrivere il contratto. b. effettuare visite presso l abitazione del consumatore, ignorando gli inviti del consumatore a lasciare la sua residenza o a non ritornarvi, fuorché nelle circostanze e nella misura in cui siano giustificate dalla legge nazionale ai fini dell esecuzione di un obbligazione contrattuale; è il caso delle vendite aggressive a domicilio; Il venditore suona alla porta del consumatore, viene fatto entrare, ma quando il consumatore si mostra non interessato al suo prodotto e gli chiede di uscire, il venditore non lo fa e si intrattiene insistendo per l acquisto, oppure si ripresenta il giorno dopo. c. effettuare ripetute e non richieste sollecitazioni commerciali per telefono, via fax, per posta elettronica o mediante altro mezzo di comunicazione a distanza, fuorché nelle circostanze e nella misura in cui siano giustificate dalla legge nazionale ai azione sia manifestamente temeraria o infondata. fini dell esecuzione di un obbligazione contrattuale; 26 2716 Ripetute telefonate promozionali di una società di telefonia per proporre nuove offerte di abbonamento o nuove opzioni tariffarie. d. imporre al consumatore che intenda presentare una richiesta di risarcimento del danno in virtù di una polizza di assicurazione di esibire documenti che non possono ragionevolmente essere considerati pertinenti per stabilire la fondatezza della richiesta o omettere sistematicamente di rispondere alla relativa corrispondenza, al fine di dissuadere un consumatore dall esercizio dei suoi diritti contrattuali; Richiesta di risarcimento del danno per incendio all interno di una casa di campagna assicurata in cui l assicurazione chiede certificazioni relative alle caratteristiche idro-geologiche della zona o non risponde a più richieste avanzate dall assicurato a mezzo lettera o fax. e. salvo quanto previsto dal decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e successive modificazioni, includere in un messaggio pubblicitario un esortazione diretta ai bambini affinché acquistino o convincano i genitori o altri adulti ad acquistare loro i prodotti reclamizzati; non sono ammissibili appunto esortazioni dirette ai bambini, del tipo: Bambini, dite alla mamma di comperarvi il nuovo gioco XYZW: non potete restare senza! ; f. esigere il pagamento immediato o differito o la restituzione o la custodia di prodotti che il professionista ha fornito, ma che il consumatore non ha richiesto, salvo quanto previsto dall art. 54, secondo comma, secondo periodo; Arriva presso il domicilio del consumatore un pacco mai ordinato e viene richiesto il relativo pagamento, oppure si richiede di restituire il pacco non ordinato a spese del consumatore. g. informare esplicitamente il consumatore che, se non acquista il prodotto o il servizio saranno in pericolo il lavoro o la sussistenza del professionista; non sono ammissibili frasi come Se non acquista questo nostro prodotto, temo che alla fine del mese la mia azienda sarà costretta a chiudere ; h. lasciare intendere, contrariamente al vero, che il consumatore abbia già vinto, vincerà o potrà vincere compiendo una determinata azione un premio o una vincita equivalente, mentre in effetti non esiste alcun premio né vincita equivalente oppure che qualsiasi azione volta a reclamare il premio o altra vincita equivalente è subordinata al versamento di denaro o al sostenimento di costi da parte del consumatore; ciò accade quando ad esempio si fa credere che all acquisto di un bene o alla sottoscrizione di un contratto sia associata automaticamente la vincita di un premio, mentre tale vincita è in realtà soggetta a una estrazione o se ne può usufruire fino a esaurimento scorte, perché i premi sono numericamente limitati. Ciascuna di queste pratiche, individuate tassativamente dal legislatore, va considerata sempre e comunque scorretta e come tale censurata dall Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella sua attività di controllo delle pratiche commerciali. Nell esercizio del suo ruolo di controllo l Autorità dovrà quindi come prima valutazione esaminare il caso per verificare se esso rientri tra le ipotesi tipizzate dalla norma in esame e in caso di esito positivo dovrà emettere il provvedimento inibitorio; il giudizio in questi casi risulterà quindi rapido e semplificato17 30 6. L Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Gli artt quater del Codice del Consumo contengono le regole fissate dall ordinamento per rendere effettiva e concreta la tutela del consumatore nei confronti di un professionista che ponga in essere pratiche commerciali scorrette. Il legislatore italiano ha istituito un sistema di controllo di tipo amministrativo, creando un apposito organo: l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, affiancando altresì a questo strumento la possibilità di un controllo contrattualistico di autodisciplina e regolando poi il coordinamento tra le due possibili procedure. La legittimazione ad agire davanti all Autorità viene attribuita a ogni soggetto o organizzazione che ne abbia interesse; è prevista anche un iniziativa d ufficio dell organo di controllo. Per quel che riguarda i soggetti potenzialmente interessati all azione, rientrano in questa categoria sia i consumatori, sia i concorrenti (in particolare i concorrenti leali del professionista che ponga in essere, appunto, la pratica sleale). Parallelamente, nella nozione di organizzazione non rientreranno solo le associazioni dei consumatori, ma anche quelle associazioni o organizzazioni rappresentative dei professionisti che operano nel settore di competenza di colui che ha posto in essere una pratica commerciale sleale. La richiesta rivolta all Autorità deve avere un contenuto minimo costituito da: individuazione del richiedente, identificazione della pratica commerciale di cui si chiede il controllo, identificazione del professionista che l ha posta in essere e, infine, indicazione di ogni ulteriore elemento utile alla valutazione da parte dell Autorità. Una volta instauratosi il procedimento questo verrà comunicato dall Autorità al professionista interessato. La procedura può essere suddivisa in più fasi. Fase preistruttoria: diretta a verificare la regolarità della richiesta e la presenza di tutti i requisiti; se dovesse risultare un incompletezza degli elementi, il richiedente potrà integrare e sanare la situazione; in questa fase l Autorità può altresì invitare per iscritto il professionista a rimuovere i profili di possibile scorrettezza. Fase istruttoria: in cui l Autorità deve raccogliere gli elementi necessari alla propria valutazione; in questa fase vige un principio di inversione dell onere della prova, dovendo essere il professionista, in ogni caso, a dover dimostrare all Autorità deputata al controllo che egli non poteva ragionevolmente prevedere l impatto della pratica commerciale sui consumatori. L Autorità può altresì disporre che sia ancora una volta il professionista a fornire prova dell esattezza dei dati di fatto connessi alla pratica commerciale in oggetto, se essa valuta inesatti i dati di cui non venisse fornita prova o questa fosse ritenuta non sufficiente. In sede di istruttoria all Autorità sono forniti ampi poteri, tra cui quelli rivolti all individuazione del committente, se non conosciuto, e i poteri di richiedere informazioni ai soggetti terzi (imprese, enti o persone) e documenti rilevanti al fine dell accertamento della violazione; un esempio è costituito dalla possibilità di richiedere informazioni a società di registrazione di nomi a dominio, laddove, per le pratiche poste in essere via internet, sia necessario individuare il titolare del domain name del sito internet segnalato. Se si è in presenza di un messaggio distribuito via stampa, radio o televisione (o altro mezzo di comunicazione, come internet o sms) è prevista nella fase istruttoria la richiesta di un parere non vincolante all Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; per parere non vincolante si intende che l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato può tranquillamente discostarsi da esso in sede decisionale. Completata la fase istruttoria l Autorità può assumere il provvedimento decisorio finale. 3118 Fase decisoria: è previsto che il procedimento si concluda entro dei termini prestabiliti: 180 giorni decorrenti dalla data di protocollo del procedimento di avvio e 210 giorni quando sia necessario richiedere il parere all Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di cui sopra: tali termini non hanno natura perentoria, ma meramente sollecitatoria e possono inoltre essere prorogati di 30 giorni in presenza di particolari esigenze istruttorie (disposizione di perizie, analisi economiche o altre prove richieste al professionista). Il termine può anche essere sospeso in due ipotesi. La prima causa di sospensione ricorre quando è richiesto il parere dell Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di cui sopra e la sospensione dura fino al ricevimento del suddetto parere o fino alla scadenza del previsto termine per renderlo, di 30 giorni. La seconda causa ricorre quando l Autorità sospenda il giudizio per la pendenza di un procedimento di autodisciplina (cfr. infra paragrafo 7). produrre effetti. Se la comunicazione commerciale oggetto del provvedimento è inserita nelle confezioni o etichette del prodotto, il provvedimento conterrà altresì un termine per permettere al professionista di adeguare i prodotti alle nuove determinazioni. Con il provvedimento che accerta la scorrettezza della pratica l Autorità dispone anche sanzioni amministrative pecuniarie variabili in ragione della gravità e della durata della violazione da a euro. Per graduare l entità della sanzione, per esempio, l Autorità si è ispirata a criteri quali la particolare debolezza o vulnerabilità del destinatario, soprattutto in riferimento a particolari settori come quello dei prodotti o servizi sanitari dietetici o estetici; la capacità di penetrazione del mezzo di diffusione; l ampiezza della diffusione; l importanza dell operatore pubblicitario o, in genere, del professionista; l entità dell eventuale pregiudizio per i consumatori o utenti. Nei casi di tutela c.d. rafforzata contro le pratiche commerciali scorrette perché relative a prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, ovvero, di pratiche scorrette perché suscettibili di raggiungere bambini o adolescenti e minacciare, anche indirettamente, la loro sicurezza, si prevede una sanzione minima più consistente, non inferiore a euro. Inoltre nel caso di inottemperanza da parte del professionista ai provvedimenti di urgenza e a quelli inibitori o a quelli di rimozione degli effetti o di mancato rispetto degli impegni assunti può essere comminata una sanzione variabile da a euro; infine in caso di reiterata inottemperanza l Autorità può addirittura disporre la sospensione dell attività di impresa fino a un periodo massimo di 30 giorni. In caso di urgenza l Autorità può emanare sia su iniziativa di parte, sia d ufficio, provvedimenti cautelari con efficacia provvisoria con cui dispone la sospensione provvisoria della pratica commerciale scorretta, in attesa di avere la pronuncia definitiva di merito. L Autorità emette un provvedimento definitivo di merito motivato con cui accerta e dichiara la scorrettezza o meno della pratica. Se la pratica viene ritenuta effettivamente scorretta l Autorità emette provvedimenti che hanno carattere inibitorio, proibendo la diffusione della pratica stessa qualora non sia stata ancora portata a conoscenza del pubblico oppure vietandone la continuazione qualora la pratica sia già stata diffusa. Il provvedimento inibitorio prescinde dalla intenzionalità del professionista, come dalla sua negligenza; in altre parole il rimedio inibitorio può comunque essere esperito verso il professionista indipendentemente dalla prova del danno concretamente subito dai consumatori e/o dalla prova della colpa del professionista stesso. Con il provvedimento in questione l Autorità può anche disporre che a cura e spese del professionista venga pubblicata la delibera, anche per estratto, ovvero un apposita dichiarazione rettificativa, in modo da impedire che le pratiche commerciali ritenute scorrette continuino a È il caso tipico dei messaggi pubblicitari19 34 È stato sospeso il messaggio che pubblicizzava una bevanda destinata principalmente a contrastare gli effetti di sostanze alcoliche ingerite, comportando un implicito invito all assunzione indiscriminata di alcool in particolari situazioni. È stato sospeso il messaggio che ometteva di indicare alcune controindicazioni sull utilizzo del prodotto per soggetti affetti da patologie gravi o in situazioni particolarmente delicate (come le donne in gravidanza). È stato sospeso il messaggio che ometteva di informare i destinatari circa gli oneri aggiuntivi da sostenere per la fruizione dei beni e servizi reclamizzati, comportando un grave pregiudizio economico per i consumatori. È prevista poi dal Codice una terza forma di definizione della procedura: l assunzione di impegno da parte del professionista a porre fine all infrazione, cessando la diffusione della stessa o modificandola in modo da eliminare i profili di illegittimità. L Autorità potrà disporre la pubblicazione della dichiarazione di assunzione dell impegno in questione, a cura e spese del professionista; in queste ipotesi l Autorità, valutata l idoneità di tali impegni può renderli obbligatori per il professionista e definire il procedimento senza procedere all accertamento dell infrazione. La decisione a conclusione del procedimento è comunicata alle parti ed è pubblicata sul bollettino dell Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Tale decisione può essere impugnata davanti al TAR Lazio. 7. Codici di condotta e autodisciplina I codici di condotta sono quell insieme di regole che spontaneamente soggetti che rappresentano i professionisti, previa concertazione con le associazioni dei consumatori, adottano per regolare la propria attività. L orientamento del legislatore comunitario è già da qualche anno quello di incentivare l adozione di codici di condotta, in quanto vengono visti come possibile strumento coadiuvante nella lotta alle pratiche commerciali sleali, laddove indichino in particolare la definizione di buone prassi. Secondo l art. 27 bis del Codice del Consumo, le associazioni o le organizzazioni imprenditoriali e professionali possono adottare, in relazione a una o più pratiche commerciali o a uno o più settori imprenditoriali specifici, appositi codici di condotta, che definiscono il comportamento dei professionisti che si impegnano a rispettare tali codici con l indicazione del soggetto responsabile o dell organismo incaricato del controllo della loro applicazione. Il codice di condotta è redatto in lingua italiana e inglese ed è reso accessibile dal soggetto o organismo responsabile al consumatore, anche per via telematica. Il mancato rispetto da parte del professionista degli impegni contenuti nei codici di condotta configura un comportamento ingannevole ai sensi dell art. 21, secondo comma, lett. b) del Codice del Consumo, soprattutto laddove l impegno espresso dal professionista sia fermo e verificabile e lo stesso abbia dichiarato nella pratica commerciale di esservi vincolato; allo stesso modo viene considerata ingannevole la pratica consistente nell asserire, contrariamente al vero, che un codice di condotta ha l approvazione di un organismo pubblico o di altra natura. Nel codice di condotta si fa usualmente riferimento a un organismo di autodisciplina, che si affianca al controllo dell organo amministrativo (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) e a cui il consumatore può altresì rivolgersi. Come si coordinano le due procedure e le due possibilità di controllo? 3520 Innanzitutto va detto che in ogni caso il ricorso davanti a un organismo di autodisciplina non pregiudica il diritto del consumatore di adire l Antitrust (art. 27 ter, secondo comma). Se le parti hanno già adito l organo di autodisciplina possono convenire di astenersi dall adire l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato finché non si abbia la pronuncia definitiva ovvero possono chiedere la sospensione del procedimento innanzi alla citata Autorità, ove lo stesso sia stato attivato anche da altro soggetto legittimato, in attesa della pronuncia dell organismo di autodisciplina; l Autorità ha facoltà di disporre, su richiesta, e dopo aver valutato tutte le circostanze, la sospensione del procedimento avanti a sé per trenta giorni, in attesa della pronuncia dell organo di autodisciplina (art. 27 ter, terzo comma, Codice del Consumo). Il codice di condotta più importante del nostro ordinamento è quello di Autodisciplina pubblicitaria, la cui prima edizione risale addirittura al Di recente tale codice ha subito una ennesima revisione e aggiornamento, diventando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale (www.iap.it/it/codice.html) e ampliando il proprio ambito di competenza anche alle comunicazioni commerciali in genere (ad esempio le promozioni e il direct marketing). Tanto le associazioni o organizzazioni imprenditoriali che adottano codici di condotta, quanto la stessa Antitrust sono sottoposti a oneri di informazione nei confronti del Ministero dello sviluppo economico, cui devono comunicare periodicamente le decisioni adottate. Nel sito del Ministero dello sviluppo economico sono a tal riguardo disponibili: 8. Particolari modalità di comunicazione pubblicitaria: le televendite La comunicazione pubblicitaria, come si è visto, è l ambito di applicazione di gran lunga più importante della disciplina sulle pratiche commerciali scorrette. A quella particolare modalità di comunicazione pubblicitaria che è la televendita il Codice del Consumo dedica poi un capo specifico, sul presupposto che questo strumento di veicolazione dei messaggi pubblicitari abbia caratteristiche tali da renderlo potenzialmente più pericoloso per le persone alle quali direttamente si rivolge o che sono suscettibili di essere colpite dalle sue conseguenze. Tra l altro tale forma di tutela rafforzata si è resa necessaria anche a causa del significativo sviluppo che le televendite hanno avuto nel corso degli ultimi anni, soprattutto a causa della diffusione di emittenti televisive private che traggono la loro principale fonte di finanziamento dagli introiti derivanti dalla pubblicità. Non sempre è facile distinguere il semplice messaggio promozionale trasmesso in televisione, dalla televendita. La seguente tabella evidenzia le principali differenze. Pubblicita televisiva Sollecitazione a contrarre Non identità tra produttore e futuro proponente Offerta al pubblico Televendita Identità tra produttore o somministratore e proponente informazioni generali sulle procedure relative ai meccanismi di reclamo e ricorso disponibili in caso di controversie, nonché sui codici di condotta; gli estremi delle autorità, organizzazioni o associazioni presso le quali si possono ottenere ulteriori informazioni o assistenza; gli estremi e la sintesi delle decisioni significative riguardo a controversie, comprese quelle adottate dagli organi di compo- Incompletezza dell informazione Completezza dell informazione sugli elementi essenziali sugli elementi essenziali sizione extragiudiziale. 36 dell accordo contrattuale dell accordo contrattuale 37 Vedere altro
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References: art. 7
 art. 18
 art. 32
 art. 7
 art. 14
 art. 18
 art. 20
 art. 18
 art. 20
 art. 21
 art. 130
 art. 21
 art. 22
 art. 22
 art. 23
 art. 23
 art. 25
 art. 26
 art. 54
 art. 27
 art. 21
 Articolo 2