Source: https://www.diritto.it/annullamento-dufficio-consentito-superamento-dei-diciotto-mesi/
Timestamp: 2019-09-19 17:34:41+00:00

Document:
Annullamento d'ufficio, quando è possibile superare i diciotto mesi
Qui la sentenza: Consiglio di Stato - V sez. - sentenza n. 3940 del 27-06-2018
Riferimenti normativi: art. 21-nonies, della Legge n. 241 del 07 agosto 1990
Con la sentenza in commento, il Consiglio di Stato ha interpretato elasticamente il disposto di cui all’art. 21-nonies, della Legge n. 241 del 07 agosto 1990, specificando le ipotesi per le quali è consentito il superamento del termine di diciotto mesi per l’annullamento d’ufficio del provvedimento amministrativo illegittimo.
Prima di entrare nel merito della sentenza, è opportuno riprendere il dettato normativo secondo il quale ai sensi dell’art. 21-nonies, comma 1, della Legge n. 241/90 “Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’ articolo 21-octies, esclusi i casi di cui al medesimo articolo 21-octies, comma 2, può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell’articolo 20, e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall’organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge. Rimangono ferme le responsabilità connesse all’adozione e al mancato annullamento del provvedimento illegittimo”.
Con l’art. 14, comma 1, della Legge n. 15 del 2005, il legislatore ha introdotto nello stesso articolo il comma 2-bis al fine di precisare ed aggiungere che “I provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall’amministrazione anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1, fatta salva l’applicazione delle sanzioni penali nonché delle sanzioni previste dal capo VI del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445”.
Secondo una interpretazione letterale della sopra richiamata normativa sembrerebbe, quindi, che il termine dei diciotto mesi non trovi applicazione soltanto nelle ipotesi in cui il provvedimento da annullare sia stato adottato in occasione di “false rappresentazioni dei fatti” o “dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci” posti in essere soltanto in occasione di “condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicate”.
La questione posta al vaglio del Consiglio di Stato ha scaturito il dubbio circa l’applicabilità dell’inciso “per l’effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato” alle sole “dichiarazioni sostitutive di certificazione dell’atto di notorietà false o mendaci” o anche alle “false rappresentazioni dei fatti”.
A tal proposito, con la sentenza in commento, il Consiglio di Stato ha statuito che l’art. 21-nonies della L. n. 241/1990 deve essere interpretato nel senso che il superamento del rigido termine di diciotto mesi è consentito:
b) sia nel caso in cui l'(acclarata) erroneità dei ridetti presupposti risulti comunque non imputabile (neanche a titolo di colpa concorrente) all’Amministrazione, ed imputabile, per contro, esclusivamente al dolo (equiparabile, per solito, alla colpa grave e corrispondente, nella specie, alla mala fede oggettiva) della parte: nel qual caso – non essendo parimenti ragionevole pretendere dalla incolpevole Amministrazione il rispetto di una stringente tempistica nella gestione della iniziativa rimotiva – si dovrà esclusivamente far capo al canone di ragionevolezza per apprezzare e gestire la confliggente correlazione tra gli opposti interessi in gioco.
Il Collegio è giunto a tale conclusione avvalendosi dei seguenti rilievi:
a) sul piano testuale (e, prima ancora, rigorosamente grammaticale e sintattico), il sintagma “per effetto di condotte”, che introduce una causa efficiente e postula, sul piano logico, una predicazione nominale, appare riferibile esclusivamente al predicato (appunto, nominale) “false e mendaci” (con più lungo discorso, reso verosimilmente necessario dalla sottigliezza dell’argomento: il doppio aggettivo, che esprime, per giunta, una endiadi, sottintende di necessità – in quanto seguito da complemento di causa efficiente – un verbo copulativo: come a dire: dichiarazioni [che siano, o risultino o appaiano, et similia]”false e mendaci”, per effetto di determinate condotte causali);
Secondo i Giudici di Palazzo Spada, quindi, il richiamato inciso “per l’effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato” è riferibile esclusivamente alle false o mendaci dichiarazioni sostitutive di certificazione dell’atto di notorietà.

References: sentenza 
 art. 21
 sentenza 
 articolo 21
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 sentenza 
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