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Timestamp: 2020-07-05 11:37:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2170 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2170 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 13/12/2016, dep.27/01/2017), n. 2170
sul ricorso 27504/2014 proposto da:
speciale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MICHELE MERCANTI
51, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO BRIGUGLIO, che lo
TENDENZA CASA SRL;
avverso la sentenza n. 797/2014 del 28/02/2014 del TRIBUNALE di
BENEVENTO, depositata il 11/04/2014;
p.1. Telecom Italia s.p.a. ha proposto ricorso per Cassazione, contro la s.r.l. Tendenza Casa avverso la sentenza n. 797/2014, con cui il Tribunale di Benevento in data 11 aprile 2014, rigettava l’appello proposto dall’odierna ricorrente e confermava la sentenza n. 1657 del 12 settembre 2011 del Giudice di Pace di Guardia Sanframondi, con cui si condannava Telecom Italia s.p.a. alla restituzione, in favore dell’intimato, dell’importo pari all’IVA applicata sulle spese postali di spedizione delle fatture, relative al rapporto di utenza inter partes, assumendo tale importo come non dovuto e l’IVA come erroneamente applicata.
p.2. L’intimato non ha svolto attività difensiva.
p.1. Nella relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., sono state svolte le seguenti considerazioni:
La giurisprudenza da essa evocata ha, infatti, affermato il principio di diritto secondo cui: “In tema di rapporto di utenza telefonica fra utente e Telecom, poichè il costo sopportato per l’anticipazione delle spesa sostenuta nei confronti delle Poste Italiane dalla Telecom, per la spedizione della fattura a mezzo del servizio postale, prevista dalle condizioni generali di contratto come costo da addebitare a carico dell’utente, non è, in mancanza di previsione nelle condizioni contrattuali, un’anticipazione eseguita in nome e per conto dell’utente, ma solo un’anticipazione per conto (e nell’interesse) dello stesso, e, dunque, non da luogo alla fattispecie del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 15, n. 3, deve ritenersi che la pretesa di rimborso della Telecom verso l’utente riguardo a quanto corrisposto per la spesa di spedizione alle Poste Italiane fa parte della base imponibile ai sensi dell’art. 13 del detto D.P.R., trattandosi di spesa per l’esecuzione della prestazione, con la conseguenza che legittimamente la Telecom ricarica detta spesa dell’i.v.a. e ciò ancorchè la Telecom sopporti la spesa di spedizione verso le Poste Italiane in regime di esenzione ai sensi dell’art. 10, n. 16, dello stesso D.P.R.” (così, in particolare, Cass. (ord.) n. 17526 del 2013). Presupposto per l’affermazione del principio di diritto è stata la seguente precisazione: “Ai fini del rapporto con l’utente, poichè il costo sopportato per l’anticipazione delle spesa sostenuta nei confronti delle Poste Italiane non è anticipazione in nome e per conto dell’utente e, dunque, non da luogo alla fattispecie del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 15, n. 3 e poichè l’esenzione di cui all’art. 10, n. 16 concerne solo chi ha diretto rapporto con chi gestisce il servizio postale universale, la pretesa di rimborso della Telecom verso l’utente fa parte della base imponibile ai sensi dell’art. 13, detto D.P.R. quale spesa per l’esecuzione della prestazione e, quindi, può essere ricaricata di I.v.a., in quanto nessuna norma prevede una sorta di trascinamento dell’esenzione che ha avuto la Telecom al rapporto con l’utente, per cono del quale Essa ha fatto ricorso al sevizio postale”.
Non occorrendo accertamenti di fatto per decidere sulla domanda proposta dalla parte qui intimata nel senso del suo rigetto, sembrano sussistere le condizioni per decidere nel merito con l’accoglimento dell’appello della Telecom e il rigetto della domanda della parte attrice”.
La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata. Pronunciando sul merito, accoglie l’appello della Telecom contro la sentenza del Giudice di Pace di Guardia Sanframondi e rigetta la domanda degli intimati. Compensa le spese dei gradi di merito. Condanna gli intimati alla rifusione alla ricorrente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro seicento, di cui Euro duecento per esborsi, oltre accessori come per legge.

References: Sentenza 
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 art. 15
 Cass. 
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