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1 n.173 febbraio distribuzione gratuita il mensile del vivere naturale chi vuole il rigassificatore? / nuove strategie di rinnovamento urbano case piu ` efficienti / le liberalizzazioni dei farmaci di fascia c slow medicine / srečno novo leto / un bene senza fine2 Questo numero di Konrad è dedicato al Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio ed ai volontari della Sezione Appassionati dei Trasporti dell Associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste, affinché vengano superate tutte le attuali difficoltà ed il Museo possa svilupparsi e vivere ancora a lungo, come polo culturale indispensabile alla vita della città. 2 Konrad febbraio 2012 SOMMARIO 3 Chi vuole il rigassificatore? 4 Nuove strategie di rinnovamento urbano 5 La verità sulle liberalizzazioni dei farmaci di fascia C 6 Case più efficienti 7 Da Itaca a VEA: un'odissea per tanti professionisti 8 Piatto ricco mi ci ficco 9 Libri: Ieri 9 50 mm 10 L'elogio del moralismo 11 C'era c'è e ci sarà una volta 12 Siamo tutti intelligenti: Statistiche 12 Il sacro rituale dei guerrieri di Psiche 13 Rubrika.pika.si: Srečno novo leto 14 Un bene senza fine 15 Diritti umani: le sfide del nuovo anno 15 Lavaggio dei meridiani e riequilibrio dei chakra 16 I trattamenti intensivi di CTS 18 Slow medicine 19 Rischia di chiudere il Museo Ferroviario di Trieste 19 No al nuovo stabulario a Trieste 20 Cinema Dai viaggi nel tempo agli intrighi della politica 21 Teatri di confine La cotogna di Rumiz La libertà di Azade Danceproject tra acqua e miti 22 Musica: Yane Crispino e la comare 23 Il generale inverno e il pane sotto la neve 24 Alimentazione: Mangia poco e vivrai a lungo 25 Storie di uomini, animali e fiori di Bach 25 "Cani invisibili": aiutiamoli a sopravvivere 26 Colonna vertebrale: La Pseudo Sciatica 27 Brevi 28 Gli appuntamenti di febbraio konrad febbraio 2012 Konrad Mensile di informazione di Naturalcubo s.n.c. Redatto dall Associazione Konrad via Corti 2a Trieste Fax Aut. Trib. di Udine n. 485 del 5/9/80 Aut. fil. di Trieste Direttore editoriale: Roberto Valerio Direttore responsabile: Dario Predonzan Pubblicità: Alex Cibin cell Hanno collaborato: Beatrice Achille, Maria Grazia Beinat, Nadia e Giacomo Bo, Giulia Canziani, Stefano Cattinelli, Michele Colucci, Stefano Crisafulli, Giorgio Dendi, Marco Esposito, Giorgia Facis, Eleonora Gardos, Alessandro Giadrossi, Francesco Gizdic, Luisella Pacco, Giuliano Prandini, Riccardo Ravalli, Riccardo Redivo, Lino Santoro, Tanja Seganti, Marco Segina, Marco Segulin, Lucia Sirocco, Gianni Ursini, Barbara Žetko. Progetto grafico e impaginazione: Erratacorrige, Trieste Stampa: Tip. Villaggio del Fanciullo - Opicina Trieste Konrad non è responsabile della mancata pubblicazione degli annunci o di eventuali inesattezze. Konrad inoltre non si assume la responsabilità dei contenuti degli annunci e degli spazi pubblicitari. 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È bastato che alcuni politici locali di centrosinistra (compresi quelli favorevoli fino a poco prima), si dichiarassero contrari. E che anche alcuni di centro-destra facessero lo stesso. Mentre altri, come l ex sindaco Dipiazza, accanito sponsor del rigassificatore, semplicemente evitavano di parlarne Tutto bene, quindi? Mica tanto. Perché GasNatural non ha rinunciato affatto all idea e alcuni mesi fa ha consegnato il progetto definitivo, sollecitando la convocazione della conferenza dei servizi (coordinata dalla Regione), che dovrebbe rilasciare l autorizzazione alla costruzione dell impianto. Del resto, GasNatural ha in mano il (vergognoso) decreto VIA favorevole rilasciato nel luglio 2009 dai ministri dell ambiente, Prestigiacomo, e dei beni culturali, Bondi. Superato bene o male quello scoglio, manca appunto solo l ok della conferenza dei servizi. Contro il decreto VIA pendono però vari ricorsi al TAR del Lazio: degli ambientalisti (WWF, Legambiente e Greenaction) e dei Comuni di Muggia, Dolina e Capodistria, cui si è aggiunto di recente anche il Governo sloveno. Manca qualcuno? Certo, manca il Comune di Trieste. Strano, perché il sindaco Cosolini e l assessore all ambiente Laureni ripetutamente sui media si erano dichiarati contrari al rigassificatore. Non solo: il WWF aveva subito chiesto alla neo insediata giunta comunale di intervenire al TAR in appoggio ai ricorsi di ambientalisti e Comuni. Nessuna risposta. Nelle direttive per il nuovo piano regolatore comunale (PRGC), votate lo scorso ottobre, è stato inserito però un emendamento che esclude nuovi impianti a rischio di incidente rilevante tra cui anche il rigassificatore dal territorio comunale. Emendamento scritto da Legambiente e proposto dal consigliere Andolina, perché la Giunta non ci aveva pensato... Purtroppo non basta. Nella conferenza dei servizi il Comune di Trieste sarà infatti uno dei tanti enti convocati (insieme alla Regione, l Autorità portuale, la Capitaneria di Porto, i Vigili del Fuoco, la Provincia, ecc.) ed il suo voto contrario, se isolato, otterrebbe l unico risultato di far mancare l unanimità. La decisione finale spetterebbe allora alla Giunta regionale, favorevole da sempre al rigassificatore (ma in campagna elettorale Tondo & c. hanno evitato di parlarne ). Il suo ok farebbe anche variante automatica al PRGC, se questo contenesse norme contrarie all insediamento dell impianto. Però il PRGC vigente (detto per inciso è quello del sindaco Illy, approvato nel 97) non contiene nulla del genere: se ne accenna solo nelle direttive del nuovo piano, che sarà adottato ben che vada tra un anno e mezzo. Servirebbe perciò un azione di lobbying del Comune di Trieste verso gli altri partecipanti alla conferenza dei servizi, per mettere in luce le tante lacune e manipolazioni negli studi di GasNatural e nella procedura VIA. Ambientalisti e Tavolo Tecnico della UIL-Vigili del Fuoco hanno offerto da tempo la propria collaborazione alla Giunta comunale: chissà se l offerta sarà accolta? La Regione protegge gli interessi di GasNatural Storiella istruttiva. Lo scorso novembre, appreso della consegna in Regione del progetto definitivo del rigassificatore, WWF e Legambiente chiedevano in base alle norme sulla trasparenza di averne una copia. Risposta negativa del direttore del Servizio energia della Regione, arch. Pietro Giust, in quanto sussiste la necessità di tutelare gli interessi intellettuali, industriali e commerciali della Società GasNatural. Viva la sincerità! Gli ambientalisti, poiché il Comune aveva ricevuto copia del progetto dalla Regione, si rivolgevano allora all assessore Laureni, il quale aveva verbalmente dichiarato ad alcuni di loro di essere pronto a divulgare il progetto. Sennonché, ricevuta la richiesta ufficiale, Laureni la girava alla Regione, cioè allo stesso arch. Giust di cui sopra. Facile immaginare l esito. Il progetto di GasNatural è poi stato consegnato agli ambientalisti dal Comune di Muggia: meglio tardi che mai. Il neoministro dell ambiente e il PRP Nel Governo Monti il ministro dell ambiente è Corrado Clini, fino al giorno prima e per lunghi anni direttore generale di quel ministero. E, come tale, responsabile di la vignetta di colucci quello che il ministero ha fatto. Compresa la gestione della procedura VIA sul rigassificatore di Trieste, conclusa con il citato decreto del luglio Perché i decreti sono firmati dai ministri, ma sono i funzionari che li preparano (magari ispirati da qualcuno?) e glieli fanno firmare Intervistato dal PICCOLO a fine dicembre, sulla compatibilità tra il rigassificatore e lo sviluppo di traffici portuali, Clini dichiarava: Dipende dalle decisioni che l Autorità portuale intende prendere per lo sviluppo del porto. Posso dire che abbiamo bisogno di un Piano energetico per capire, a livello nazionale, quanto gas ci serve. Ci sono pipeline e altri progetti, per cui credo che dovremo sicuramente capire qual è il ruolo che vogliamo dare all Italia. Vogliamo farne un hub per smistare il gas in eccesso? Si tratta di scelte strategiche. Spetterebbe proprio al Governo, di cui Clini fa parte, dotarsi del Piano energetico per fare queste scelte strategiche. E solo dopo averle fatte, decidere sui singoli progetti. L idea del ministro pare sia invece quella di lasciare che sia l Autorità portuale di Trieste a togliere le castagne dal fuoco. La quale Autorità ha già espresso, nella gestione Boniciolli, un parere favorevole sul progetto di GasNatural in sede di procedura VIA. Parere mai smentito dalla successiva gestione Monassi. Il rigassificatore, si è appreso dalla stampa (!), è previsto nel nuovo Piano regolatore portuale (PRP), adottato nella primavera Curiosamente, però, la procedura VIA sul PRP, obbligatoria per legge, è partita in segreto! verso la fine di dicembre Perché solo allora? Fonti anonime dell Autorità portuale hanno dichiarato al PICCOLO che nella prima fase di questa procedura sarebbero stati consultati vari enti, compreso il WWF. Ma il WWF non lo sapeva Non è difficile, a questo punto, capire chi vuole il rigassificatore a Trieste e manovra obliquamente e nell ombra perché lo si faccia. Dario Predonzan4 nuove strategie di rinnovamento urbano 4 Konrad febbraio 2012 Intervista a Marco Svara, pianificatore urbano, che il 20 gennaio 2011 ha presentato insieme a Marco Barbariol, laureato in architettura, MANI- FETSO2020: un gruppo che oggi riunisce giovani studenti, ricercatori e professionisti con formazioni e percorsi lavorativi eterogenei il cui fine è la realizzazione di progetti utili al miglioramento della qualità della vita triestina. Com è nato MANIFETSO2020? Un giorno di dicembre del 2010 io e Marco Barbariol ci siamo rivisti a Trieste dopo che ciascuno di noi aveva intrapreso un percorso di formazione in Italia e all estero. Ci siamo chiesti: piuttosto che aprire un altro studio di progettazione, perché non mettiamo le competenze che abbiamo acquisito a disposizione della comunità? Ed ecco nato MANI- FETSO2020. Perché avete deciso di tornare a Trieste? Crediamo che Trieste abbia grandi potenzialità, nonostante i no se pol. Ci sono tantissime risorse di vario tipo. Parlo soprattutto di un imponente substrato di conoscenza e di gente che ha voglia di fare. Questa gente ha solo bisogno di essere connessa e stimolata a lavorare assieme. Le idee non mancano, ma in questa città si tende a lavorare da soli: è la città delle identità, ognuno vuole mantenere il proprio nome e difficilmente si mette in gruppo. Noi crediamo invece che attraverso il lavoro di gruppo le idee possano concretizzarsi. Questi processi dal basso rappresentano il futuro dal momento che l amministrazione pubblica possiede risorse limitate. Abbiamo instaurato un ottimo rapporto con le istituzioni perché da quando è nato MANIFETSO2020 non abbiamo chiesto soldi né agevolazioni. Ci siamo presentati ed abbiamo messo a disposizione le nostre competenze per cercare di migliorare questa città. Da lì è nato un dialogo propositivo. Pensiamo che sia arrivato il momento di fare politica in un altro modo, senza partiti, ma cercando di fare concretamente qualcosa di positivo per la città. L importante è cercare geometrie tali da creare una situazione win-win, in cui tutti ci guadagnano qualcosa. Quindi cosa avete deciso di fare? La prima mossa è stata quella di distribuire un questionario rivolto a ragazzi tra i 18 e i 30 anni in cui chiedevamo di immaginare Trieste nel 2020 come prima città per qualità della vita a livello europeo. Che cosa era successo? Abbiamo chiesto di individuare una problematica che era stata risolta per arrivare a quel risultato e come era stata risolta. Quindi abbiamo esteso il questionario agli over 30. Tutti hanno sottolineato la necessità di progetti che puntino sui giovani, che trattino di occupazione, lavoro, impresa e che si concentrino sulle aree inutilizzate o sottoutilizzate. A cosa vi sono serviti questi sondaggi? Grazie al fondamentale aiuto della SWG, una delle società di sondaggi più famose d Italia, abbiamo analizzato criticamente i risultati. Il nostro non era un ragionamento del tipo se la popolazione chiede più panchine allora tempestiamo la città di panchine. Abbiamo invece cercato di capire le ragioni profonde delle istanze che venivano proposte per progettare strumenti capaci di dare inizio a trasformazioni a catena. Qual è stato il passo successivo? La creazione dei primi 5 progetti di MANIFETSO2020. Uno degli elementi emersi dal sondaggio era la mancanza di eventi culturali. Trieste in realtà è piena di eventi, spettacoli teatrali, mostre, concerti. Il problema è che vengono pubblicizzati poco o in modo non adeguato. Abbiamo allora pensato alle Proiezioni Culturali, ovvero la proiezione sulle pareti cieche di alcuni edifici pubblici del programma di tutto quello che c è da fare a Trieste. Uno dei momenti del workshop con i ragazzi delle scuole superiori. Ormai le e gli inviti su Facebook sono tantissimi e non li si guarda nemmeno più, in questo modo invece chi passa vicino alle proiezioni può informarsi in maniera facile e veloce. Contemporaneamente abbiamo creato il programma radiofonico Si può fare!, in onda su Radio Fragola ogni martedì dalle 17 alle 18. Ogni settimana un ospite presenta un idea per un progetto che riguarda Trieste, solitamente per il recupero di un edificio inutilizzato o sottoutilizzato, in modo da dare visibilità al progetto e trovare le risorse che mancano per la sua realizzazione. M2020COLLECTIVE invece è una piattaforma multimediale per la sponsorizzazione a livello internazionale degli artisti e creativi locali (http://cargocollective.com). Finora ci sono stati risultati concreti? Tre fra gli ospiti che finora hanno partecipato al programma radiofonico sono stati ricontattati. Un buon risultato, tenendo conto del fatto che si tratta di una radio locale e di un programma nuovo. Due artisti interni a M2020COLLECTIVE hanno inoltre venduto alcune loro opere. Avete anche lavorato con ragazzi molto giovani in uno dei vostri progetti. Analizzando i risultati del sondaggio per la fascia tra i 18 e i 20 anni abbiamo cercato di capire quali fossero le loro problematiche e speranze nei confronti della città. È emerso che questa fascia d età è terrorizzata da quello che succederà una volta finita la scuola superiore e non si sente pronta a fare una scelta universitaria o ad entrare nel mondo del lavoro. Così abbiamo pensato di raccontare loro in maniera molto informale, come fossimo i fratelli più grandi, cosa può succedere una volta usciti dalla scuola superiore scegliendo un percorso piuttosto che un altro. Da qui è nato il quarto progetto, un workshop inserito all interno del processo di Agenda 21 Locale per la Scuola promosso dall I.T. Max Fabiani. Attraverso questo strumento abbiamo raccontato concretamente ai ragazzi cosa succede nel momento in cui si decide di diventare architetti, di intraprendere la strada dell università e così via. Il workshop inoltre si sposava in pieno con la volontà della scuola di recuperarsi degli spazi: abbiamo infatti proposto di far lavorare alcuni ragazzi degli ultimi anni provenienti dal Max Fabiani, dalla Scuola Edile-Edilmaster e dall I.T. Ziga Zois ad un progetto di recupero del vecchio alloggio del custode, uno spazio inutilizzato di circa 60 metri quadri localizzato al piano terra della scuola. Ogni gruppo di ragazzi era seguito da un giovane tutor fin dall inizio del percorso di progettazione. Si lavorava dalle 8 alle 16:30 con un ora di pausa. Nelle prime 2 ore due persone esterne venivano a raccontare la loro esperienza lavorativa, dopodiché si cominciava il lavoro di progettazione vero e proprio. I ragazzi hanno quindi organizzato un esposizione dove hanno presentato i progetti dei singoli gruppi valutati da una giuria composta da rappresentanti delle Istituzioni, degli Istituti Scolastici e del team del MANIFETSO2020. Il progetto vincitore è in fase di analisi tecnico-attuativa da parte degli uffici competenti della Provincia di Trieste (proprietaria dell immobile).5 Come hanno reagito i ragazzi a questa iniziativa? È successa una cosa molto bella mentre si pranzava alla mensa della scuola: i ragazzi di quarta ci pregavano di riproporre il progetto per loro l anno prossimo. Ed abbiamo intenzione di farlo. L ultimo progetto invece, quello più forte, è il Catalogo degli Spazi-Opportunità che si articola in tre fasi. In un primo momento (ancora in corso) raccoglieremo tutti i dati relativi a spazi inutilizzati o sottoutilizzati di Trieste. Forniremo delle schede con parametri molto precisi in funzione di un loro recupero nelle quali indicheremo il grado di ristrutturazione necessario e i dati tecnici. Nella seconda fase tutti coloro che stanno cercando uno spazio dove inserire un attività ci manderanno la loro idea per il recupero edilizio di uno di questi spazi unitamente alla pianificazione della gestione economica dell attività. Verranno infine scelte le idee più coerenti con le linee di sviluppo urbano delle amministrazioni locali e quelle maggiormente 5 Konrad febbraio 2012 capaci di garantirsi un auto-sostentamento economico fin dal primo giorno di attività. Riuniremo quindi intorno allo stesso tavolo gli ideatori con i proprietari dell immobile e con una serie di potenziali investitori e stakeholders locali. Che tipo di riscontro state ricevendo rispetto al Catalogo? La comunità di persone che ci seguono e ci scrivono dimostrazioni di interesse cresce costantemente in maniera quasi esponenziale. Per verificare di persona basterà collegarsi alla pagina Facebook di MANIFETSO2020 o al sito ufficiale Giorgia Facis la verità sulle liberalizzazioni dei farmaci di fascia C Si è parlato molto, in questi ultimi tempi, della liberalizzazione dei farmaci di fascia C, prevista dall art. 32 contenuto nella manovra di dicembre del Governo Monti, poi abilmente modificato e ridimensionato dai parlamentari più influenzati dalle lobby che rappresentano i titolari di farmacia. Per fare un po di chiarezza spieghiamo cosa sono i farmaci di fascia C: sono i medicinali che possono essere venduti solo su presentazione di ricetta medica ma a totale carico dell assistito, cioè a pagamento o, per meglio intenderci, non mutuabili. Se fosse passata la versione originale dell art. 32 avremmo potuto trovarli presso i farmacisti che lavorano nelle parafarmacie e nei corner dei supermercati, assieme ai farmaci da banco già liberalizzati nel 2006 dalla Legge Bersani. I vantaggi per il pubblico sarebbero stati due: il primo economico, il prezzo dei medicinali liberalizzati avrebbe potuto essere scontato e si sarebbe creata una concorrenza che, come è successo per i farmaci da banco, avrebbe fatto diminuire i prezzi. Il secondo vantaggio è quello del servizio perchè sarebbe aumentato il numero dei punti vendita. La campagna avviata dai titolari di farmacia contro questa liberalizzazione al di là di ovvi motivi di difesa di privilegi e rendite di posizione unici nel campo delle professioni si è svolta con la diffusione di una incredibile serie di informazioni strumentalizzate e false, con raccolte di firme e pagine sui giornali destinate a disinformare la gente. Ecco cosa abbiamo letto sui volantini e sulle pagine dei giornali: Abbiamo letto che questa liberalizzazione avrebbe favorito soltanto le famigerate coop rosse ; nulla di più falso; l 85% dei punti vendita aperti dal 2006 dopo la Legge Bersani sono parafarmacie di proprietà di farmacisti, laureati ed abilitati come i titolari di farmacia. Abbiamo letto che i farmaci sarebbero stati venduti nelle pizzerie e nei negozi di frutta e verdura; assolutamente impossibile perché non hanno i requisiti necessari e nessuno di questi esercizi sarebbe disposto ad assumere un farmacista. Abbiamo letto che ci sarebbero state offerte di viagra 3 x 2 ; Impossibile perchè la legge prevede che nelle farmacie e nelle parafarmacie i medicinali non possono essere soggetti a offerte promozionali, sono permesse solo per il parafarmaco. Abbiamo letto che le parafarmacie non hanno gli strumenti ed i controlli per conservare i farmaci; al contrario, in questi esercizi, per legge, ci sono già gli strumenti per la conservazione dei medicinali e sono soggetti alle stesse verifiche da parte dell Azienda Sanitaria e dei NAS come nelle farmacie; inoltre sono già obbligati alle procedure di farmacovigilanza e al sistema di segnalazioni di farmaci ritirati e revocati. Abbiamo letto che ci sarebbero stati decessi per abuso di farmaci ; questa è la bugia più grossa; al centro della sicurezza per il cliente non ci sono i muri tra i quali si acquista un farmaco ma c è la professionalità di personale laureato ed abilitato dallo Stato. Trattandosi poi di farmaci soggetti a ricetta medica il naso di Pinocchio si allunga: se il medico prescrive un farmaco su una ricetta che vale per 10 confezioni in 6 mesi, il vincolo della prescrizione medica e la presenza di un farmacista non permetterebbero alcun abuso, le 10 confezioni potrebbero essere acquistate in una o 10 farmacie diverse così come in 5 farmacie e in 5 parafarmacie, il numero di confezioni non cambia. Abbiamo letto che i farmacisti nelle parafarmacie non offrono le stesse garanzie; falso anche questo; un farmacista che ha lavorato per 20 anni in farmacia non può diventare pericoloso per i clienti nella sua parafarmacia perché la sua laurea, il suo Esame di stato e la sua iscrizione all ordine professionale sono rimasti immutati. Abbiamo letto che le farmacie avrebbero dovuto licenziare persone; puro terrorismo psicologico, è stato stimato che questa liberalizzazione, che prevedeva solo una parte dei medicinali di fascia C (erano esclusi stupefacenti e psicofarmaci), avrebbe causato una perdita mensile di 380,00 euro per farmacia. Abbiamo letto che situazioni simili non si riscontrano negli altri paesi europei e nemmeno in America; oltre ad essere falso è un paragone assudo, mentre in Italia con questa liberalizzazione qualsiasi farmaco sarebbe comunque passato nelle mani di un farmacista, in molti paesi europei, per esempio, il paracetamolo viene venduto nelle drogherie e la c.d. pillola del giorno dopo non ha obbligo di ricetta; quest ultima, negli Stati Uniti, viene venduta nei supermercati, basta essere maggiorenni. Per concludere: quando vi propongono qualsiasi petizione informatevi, c è sempre qualcuno che, con lo strumento della disinformazione, raccoglie firme a suo esclusivo vantaggio, senza farsi scrupolo di prendere in giro la gente. Vediamo cosa cambia ora con il nuovo Decreto sulle liberalizzazioni. Cancellata definitivamente la fascia C, il nuovo Decreto prevede che venga abbassato il cosiddetto quorum, cioè il rapporto numerico tra farmacie e abitanti; questo rapporto è stato fissato salvo modifiche delle ultime ore ad una farmacia ogni 3000 abitanti, con la previsione dell apertura di 5000 nuove farmacie in tutta Italia; naturalmente sulla carta perché, tenendo conto delle farmacie soprannumerarie già presenti e delle sedi già in attesa di assegnazione, il numero verrà molto ridimensionato. Altra novità è l eliminazione dei vincoli dell orario di apertura. La cosa incredibile è che alle farmacie non va bene neanche questo: è già stata minacciata una serrata per il 2 febbraio; eppure i loro rappresentanti si arrabbiano quando nelle trasmissioni televisive vengono accusati di essere chiusi a qualsiasi cambiamento; ma se non cambiare nulla non equivale a chiusura, e se sostengono di non essere una casta, come potrebbero essere definiti? Marco Esposito6 Case più efficienti La convenienza della riqualificazione energetica dell'edilizia 6 Konrad febbraio 2012 Si è svolto a Trieste il 27 ottobre un interessante convegno promosso dalla Camera di Commercio su: Nuove energie per vecchi edifici Ristrutturare in modo efficace la nostra casa. Oltre ai tecnici dell Agenzia Provinciale per l Energia di Udine, centrale era la relazione dell ing. Oscar Stuffer, dello studio Solarraum di Bolzano. Lo abbiamo intervistato. Quali sono le basi normative e strategiche - europee e nazionali per l uso razionale dell energia nell edilizia? In primo luogo la Direttiva europea 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia, recepita in Italia dal D. Lgs. 109/8/2005 n Ancora più importante la Dir. 2010/31/UE sugli edifici a quasi consumo zero, obiettivo da raggiungere entro Ogni Paese membro deve ora recepirne le indicazioni, ma alcuni stanno già anticipando in tempi: la Francia ha già fissato l obiettivo al 2015 e il Belgio al Chi si attiverà prima di altri, avrà quindi un vantaggio concorrenziale sul mercato. Per i cittadini, è importante capire che il percorso verso una sempre maggiore efficienza energetica ormai è tracciato. L obiettivo strategico è sia ambientale (minori emissioni inquinanti e di gas serra ), sia di ridurre la bolletta energetica e la dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio, rivolgendosi soprattutto alla fonte energetica più sicura e pulita: il sole. Senza dimenticare che le scelte di oggi, nell edilizia, avranno conseguenze positive o negative per decenni a venire. Lei viene dalla Provincia di Bolzano, all avanguardia in Italia per il sostegno al risparmio energetico nell edilizia, grazie soprattutto all Agenzia KlimaHaus/ CasaClima. A cosa si deve questo primato? È stato un mix di varie situazioni. La Provincia di Bolzano vive molto di turismo, attirato soprattutto dalle bellezze naturali. C è quindi da tempo una grande sensibilità,a tutti i livelli, per la protezione dell ambiente. Bisogna poi citare l ing. Norbert Lantschner, che è il padre dell Agenzia CasaClima, e l assessore provinciale all urbanistica, natura, paesaggio, agenzia per l ambiente, le acque e l energia, il dott. Michl Laimer. La scelta vincente è stata quella di comunicare in modo semplice e chiaro per tutti i concetti sull uso efficiente dell energia. Il successo è poi dovuto al fatto che la certificazione CasaClima è emessa da un ente indipendente (l Agenzia è proprietà al 100% della Provincia), non è emessa cioè da un tecnico privato con scopi commerciali. Quali risultati sono stati ottenuti finora, nella vostra Provincia, in termini di risparmio complessivo di combustibili fossili? L Agenzia ha calcolato che gli edifici CasaClima, rispetto a edifici classici sull intero territorio nazionale portano a un risparmio annuo di 10 milioni di litri di petrolio, cioè tonn/anno di CO 2. L obiettivo futuro è nel Piano Clima della Provincia, con 10 raccomandazioni da attuare entro il 2050: tra queste c è l ulteriore potenziamento dell efficienza energetica (recepimento della Direttiva 2010/31 già citata), ma anche la fornitura ecosociale di energia. Si tratta di creare cioè un agenzia pubblica, incaricata di fornire energia rinnovabile, a costi sostenibili per tutti, residenze e settori produttivi. Anche altre regioni europee si stanno attrezzando con gli stessi obiettivi. Molti sono convinti che sia assai più facile e conveniente attuare interventi di risparmio energetico negli edifici di nuova costruzione, anziché in quelli esistenti. È davvero così? Ovviamente nell edificio nuovo il risparmio energetico è più facilmente programmabile, perché tutti i prodotti e i materiali sono nuovi e possono essere scelti liberamente. Nell esistente si interviene su materiali e strutture già in opera. Siccome però il futuro del settore immobiliare è la riqualificazione dell esistente, le tecnologie in sviluppo si stanno adattando benissimo a tutte le situazioni che si possono incontrare sull esistente. Questo trend si amplificherà nei prossimi decenni e forse a breve si potrà dire che un intervento di riqualificazione sull esistente è altrettanto facile di un intervento sul nuovo. Già oggi però, con le attuali incentivazioni, la riqualificazione energetica dell esistente è più conveniente rispetto all intervento sul nuovo. Quali risultati si possono ottenere, in termini percentuali sulla quantità di combustibili fossili consumati, con interventi sugli edifici esistenti? Ogni edificio è differente dagli altri, ma raggiungere un risparmio energetico del 70% è relativamente facile e conveniente, ma anche raggiungere il 90% è tecnicamente possibile e in futuro sarà sempre più appetibile economicamente, grazie all evoluzione tecnologica dei materiali. I costi d investimento dovuti alle tecnologie e ai materiali necessari per un elevato livello di risparmio energetico si ripagano con la riduzione dei consumi di combustibili fossili. In quanto tempo, mediamente? Sull intervento medio di riqualificazione energetica, alle condizioni attuali i tempi di rientro medi sono di anni (a volte meno). Va però tenuto conto del fatto che la durata dell intervento edilizio è di almeno 30 anni. Va poi anche considerato che la riqualificazione aumenta il valore intrinseco dell edifico. Esistono esempi di interventi di risparmio energetico su edifici esistenti, che riguardino grandi condomini, i quali in molte città rappresentano la maggior parte dello stock edilizio? Se sì, è stato difficile ottenere il consenso dei diversi proprietari? Occorre ovviamente il consenso di tutti i proprietari, per modificare ad es. le facciate di un condominio. Probabilmente il legislatore interverrà, prevedendo che sia possibile intervenire sulle parti comuni anche a maggioranza e non con l unanimità. Si sta già lavorando in questo senso.7 7 Konrad febbraio 2012 Per fortuna, la sensibilità su questi temi sta crescendo e già diversi interventi di riqualificazione su condomini sono stati attuati sia a Bolzano, sia altrove. Del resto, l esperienza concreta del miglioramento del confort abitativo, da parte di chi ha già realizzato interventi del genere, è decisiva nell ottenere il consenso anche di altri. Fino a che punto è possibile intervenire su edifici di pregio storico e architettonico, spesso anche vincolati? Ogni edificio fa storia a sé. Solo il 2% del patrimonio edilizio italiano è totalmente vincolato, mentre in molti casi sono vincolate solo alcune parti dell edificio, ad es. le facciate, mentre nell interno si può intervenire liberamente. Le aziende ed i tecnici che operano nell edilizia in Italia, sono sufficientemente preparati nelle tecnologie e dei materiali per la riqualificazione energetica? Per operare bene in questo settore, è necessario che tutti gli operatori (progettisti, imprese esecutrici, artigiani, ecc.) collaborino tra loro e siano aperti mentalmente per assorbire le nuove tecnologie e applicarle. Ciò non si ottiene con un corso di pochi giorni, ma con un esperienza protratta nel tempo. Anche perché l evoluzione delle tecnologie è rapidissima, mentre per decenni l edilizia è rimasta sostanzialmente ferma dal punto di vista tecnologico. Serve insomma un iter formativo continuo e l applicazione al progetto dall inizio alla fine. Uno sguardo al futuro? Il futuro, nell edilizia, sarà rappresentato da edifici che produrranno più energia (sotto forma di elettricità) di quella che consumano. In questo modo, potranno diventare fornitori di energia per le auto elettriche, contribuendo così a risolvere anche il problema del consumo energetico e delle emissioni inquinanti nel settore dei trasporti. D. P. Certificazione energetica in Friuli Venezia Giulia Da ITACA a VEA: un odissea per tanti professionisti Nel 2004 il gruppo di lavoro interregionale in materia di bioedilizia istituito presso l Istituto per la Trasparenza, l Aggiornamento e la Certificazione degli Appalti ITACA, sotto il coordinamento della Regione Friuli Venezia Giulia, elaborava il «Protocollo ITACA per la valutazione della qualità energetica ed ambientale degli edifici». Questo strumento a livello nazionale rappresentava un metodo particolarmente innovativo, che analizzava per la prima volta in una visione sistemica, sia gli aspetti energetici, sia quelli ambientali degli edifici. Da ITACA ebbe origine VEA, e nell estate del 2010 con Decreto del Presidente della Regione 199/ Pres. del 25 agosto 2010 veniva istituita in Friuli Venezia Giulia la figura del certificatore VEA; ovvero di un professionista legittimato all emissione di un certificato di Valutazione della qualità Energetica e Ambientale degli edifici (certificato indispensabile per poter vendere o locare gli immobili), con il fine dichiarato di rendere il nostro patrimonio immobiliare energeticamente efficiente. Questo esperto, secondo le norme regionali, doveva essere un tecnico abilitato che, in aggiunta alla propria preparazione professionale, fosse in possesso di un attestato di frequenza relativo a specifici corsi di formazione, con superamento di esami finali, svolti dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall Agenzia Regionale per l Edilizia Sostenibile s.r.l. (ARES).. Si può ben comprendere come, in tempi di crisi, per gli operatori del settore edilizio (architetti, geometri, ingegneri, periti, ma anche dottori forestali o geologi) il nuovo ambito della certificazione della sostenibilità energeticoambientale degli edifici, potesse apparire un interessante opportunità professionale. Così, non appena ARES, società totalmente partecipata dalla Regione con l obiettivo di promuovere la sostenibilità edilizia, unica autorizzata a gestire il protocollo VEA, aprì le iscrizioni al primo di questi corsi di formazione, l interesse da parte degli operatori del settore fu ingente. In pochi giorni i posti disponibili nelle quattro Province furono rapidamente coperti anche da tanti giovani, benché l iscrizione a entrambi i moduli (certificazione energetica e certificazione ambientale degli edifici) non fosse propriamente economica (costo totale Euro) e l impegno fosse considerevole (144 ore di lezione in aula) I corsi però si rivelarono ben presto di scarsa qualità, sia per contenuti e organizzazione, sia per qualità del corpo docente, al cui interno coesistevano, a parere di chi scrive, insegnanti di alta levatura e insegnanti assolutamente inadeguati al ruolo. Se a questo aggiungiamo la continua incertezza sulla data effettiva dell entrata in vigore dell obbligo della certificazione, possiamo facilmente comprendere la ragione dei due ricorsi al TAR del Friuli Venezia Giulia proposti dall Ordine degli ingegneri delle Province di Trieste, Pordenone, Udine e Gorizia e dal Collegio dei geometri e periti industriali di Trieste, Udine, Gorizia e Pordenone, con i quali si chiedeva l annullamento, previa sospensiva, dei provvedimenti normativi istitutivi della figura del certificatore VEA. Senza entrare nel merito della discussione fra chi ritiene che la certificazione energetica e ambientale di un edificio costituisca un importante passaggio verso la sostenibilità degli interventi edilizi e chi, al contrario, non riconosce alcun ruolo all efficienza energetica di un edificio e considera pertanto l attestato un inutile balzello o un mero appesantimento burocratico nel mercato immobiliare, spiace constatare che comunque la Regione non è stata in grado di portare a termine il cammino intrapreso con il protocollo ITACA ed ha comunque avuto la presunzione di organizzare e gestire corsi di specializzazione sull utilizzo di uno strumento che non è evidentemente ancora utilizzabile. Quello che sconcerta, infine, è l ambiguità del ruolo di coloro che hanno frequentato il corso e di coloro che hanno già conseguito l abilitazione, in quanto la Regione, prevedendo che i ricorsi potessero oggettivamente essere accolti (vista un analoga sentenza del TAR della Puglia) ha abrogato gli articoli del regolamento che riguardavano la figura del certificatore VEA. Sembrano quindi quasi di scherno, per chi ha frequentato e lautamente pagato i corsi di abilitazione ARES, i titoli che appaiono sull Homepage della società regionale e che comunicano enfaticamente i nominativi dei professionisti partecipanti al corso di formazione sulla certificazione energetica e sulla certificazione ambientale VEA degli edifici, che hanno superato l esame finale con esito positivo. Poco sotto, in grassetto infatti campeggia la scritta: Si sottolinea il fatto che i professionisti in elenco non sono gli unici professionisti che possono redigere le certificazioni energetiche o le certificazioni VEA E ancora di più sbigottisce la notizia che la legge regionale n.184 (finanziaria 2012) ha disposto nell articolo 6 comma 127, che per compravendite e locazioni non è più necessario il certificato VEA... Lucia Sirocco8 Piatto ricco mi ci ficco Il sito inquinato d'interesse Nazionale di Trieste 8 Konrad febbraio 2012 Nel 1949 venne istituita la zona industriale di Trieste. Dagli anni cinquanta agli anni settanta, a Zaule si realizzarono interramenti e bonifiche idrauliche dell area paludosa della Valle delle Noghere, utilizzando materiali provenienti dallo sbancamento degli originari promontori e macerie prodotte dai bombardamenti dell ultima guerra, ma anche rifiuti inerti e pericolosi. L uso dell area come discarica di rifiuti, di ceneri e di residui delle lavorazioni industriali (aree ex Esso e ex Aquila, stabilimento siderurgico di Servola, cementificio) ha causato la contaminazione di suolo, sottosuolo e acque sotterrane. Dai risultati delle indagini di caratterizzazione ovvero la ricerca dell inquinamento il suolo risulta contaminato da idrocarburi alifatici e policiclici aromatici e metalli, ma anche da diossine e furani, PCB, amianto, fitofarmaci e fenoli. A livello superficiale sono presenti delle falde sospese, in cui si ritrovano gran parte degli inquinanti percolati dai terreni, costituite da acque meteoriche che si infiltrano fino a una profondità di 1,5-3 m. Le falde idriche che si ritrovano ad una profondità maggiore di 40 metri sono protette da strati limo-argillosi che ne tutelano le caratteristiche qualitative. In mare sfociano due torrenti: il Rio Ospo e il Rosandra, che trasferiscono in mare inquinanti provenienti anche dall entroterra sloveno. Il Sito inquinato di Interesse Nazionale di Trieste individuato con il d.m.468/2001, e finanziato inizialmente con 23,2 miliardi di lire, è ubicato a sud-est della città nei Comuni di Trieste e di Muggia e confina ad est con il Comune di Dolina. La perimetrazione è stata definita con d.m. 24/02/2003. Secondo il classico piatto ricco mi ci ficco le dimensioni del SIN sono state probabilmente estese a dismisura, per usufruire dei finanziamenti. L area copre complessivamente 1700 ha, 500 a terra, nella quasi totalità all interno dell area dell Ente Zona Industriale di Trieste (EZIT), e 1200 a mare, con uno sviluppo costiero di 10,5 km. L Ezit è il soggetto unico individuato dalla Regione FVG per coordinare la caratterizzazione della parte in terraferma del Sito. Ha il compito di raccogliere i documenti dei piani e i dati delle caratterizzazioni già eseguite,e far verificare all Arpa la loro validità. In base al D.Lgs. 152/2006 è obbligatorio eseguire l analisi di rischio sito specifica (ovvero la verifica con modelli di tipo matematico del rischio per la salute umana dell eventuale contaminazione di alcune aree). L assenza di rischio dovrebbe permettere lo svincolo di alcune aree. Nel SIN sono attive 353 aziende. Il trattamento delle acque di falda dovrebbe essere realizzato da Sogesid S.p.A. (società pubblica), a cui è anche affidata l analisi di rischio e la bonifica dei suoli nelle aree pubbliche. La caratterizzazione attualmente copre circa il 70% della superficie a terra. Nel novembre del 2009 la TESECO S.p.A ha concluso la bonifica di una porzione di un area dell ex raffineria Aquila con trattamento sul posto e utilizzo o rimozione e smaltimento del terreno contaminato. Il Piano di caratterizzazione dello specchio acqueo inserito entro il perimetro del SIN è stato affidato all Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica applicata al Mare (Icram ora Ispra) nel La sua attuazione spetta all Autorità Portuale di Trieste. Esclusivamente gli interventi su aree pubbliche inquinate da insediamenti pubblici sono finanziabili con risorse regionali e/o nazionali. I fondi disponibili sono quelli della linea d azione del Programma operativo regionale, Fondo europeo di sviluppo regionale, del Programma attuativo regionale, Fondo aree sottoutilizzate e del Programma nazionale di bonifica (dm 468/2001). Gli interventi su aree private sono interamente a carico dei proprietari, che devono eseguire la caratterizzazione, l analisi di rischio e l eventuale bonifica. Circa il 60% delle aziende ha completato la caratterizzazione. Sono ancora da investigare 133 ha nell area a terra del SIN. La Regione con uno stanziamento 15 milioni di euro ha affidato all Ezit di elaborare ed eseguire il piano complessivo di caratterizzazione dell intera area secondo griglie e criteri omogenei. Il piano deve essere approvato dalla Conferenza di servizi del Ministero dell Ambiente, e dovrebbe essere pronto entro aprile Il 14 giugno 2011 si è tenuta in Regione una riunione del Tavolo di lavoro istituzionale sul SIN in cui sono state esplicitate le azioni da intraprendere riguardanti il completamento dell attività di caratterizzazione e l esecuzione dell analisi di rischio sull intero sito. Finora è stata effettuata la ricognizione preliminare, una stima dei costi di caratterizzazione, la verifica e l aggiornamento del data base, la verifica dei diversi fondi disponibili o accessibili (UE, nazionale, regionale, locale). L avvio è previsto per maggio/giugno 2012 e la fine per maggio/giugno Per la validazione dei dati da parte dell Arpa saranno necessari altri 5 mesi. E successivamente, in seguito ai risultati dell analisi di rischio, si procederà alla definitiva riperimetrazione del Sin con i siti effettivamente inquinati, da sottoporre alla bonifica o alla messa in sicurezza permanente. Esiste un progetto Ezit di una barriera di contenimento lungo tutta la linea di costa del SIN per evitare che le acque della falda superficiale continui a inquinare l ambiente marino. È in gestazione il quindicesimo accordo di programma fra tutti gli enti coinvolti dai ministeri agli enti e alle autorità locali. I contenuti delle precedenti 14 ipotesi di accordo di programma avevano provocato la contrarietà delle associazioni degli artigiani, delle piccole e medie imprese e degli industriali per l obbligo di sottoscrivere atti transattivi con la remissione delle azioni di danno ambientale, prima di individuare le aree effettivamente inquinate, per la restituzione agli usi legittimi delle aree in caso di analisi di rischio favorevoli. Per tutti gli interventi di bonifica e di riqualificazione il fabbisogno finanziario è di 350 milioni di euro, di cui quasi 240 dovrebbero arrivare dalle transazioni. La riperimetrazione del sito per il recupero di parte dell attuale SIN per attività produttive innovative è sostenuta dall attuale ministro dell ambiente Clini. La Green Economy potrebbe creare nuova occupazione. L obiettivo è quello di riconnettere il Sistema Trieste ovvero realizzare il trasferimento tecnologico dalla ricerca applicata alle imprese e mettere in rete i molti centri di ricerca (Sissa, Ictp, Ogs, Università), l Area Science Park e il tessuto di piccole e medie aziende presenti e di altre che potrebbero essere attirate sull ampio territorio reso disponibile dopo gli interventi di bonifica. Si prefigura l istituzione di un commissario per accelerare questa prospettiva. Lino Santoro9 libri IERI Il bianco e nero è come una struttura architettonica, rispecchia le fondamenta del nostro essere, del nostro sentire. Potremmo paragonarlo alle travi portanti di un edificio. Evoca l essenza dell esperienza vissuta. Sul piano emotivo è, a mio parere, molto più intenso del colore. Il colore si ferma all apparenza delle cose. Può essere bello, delicato, meraviglioso a suo modo, ma è totalmente diverso. L ha detto Rodney Smith, considerato il maestro della fotografia surrealista, certo riferendosi esclusivamente al suo mestiere. Ma il discorso potrebbe applicarsi bene anche alla narrativa. Ci sono storie a colori e ci sono storie in bianco e nero, meno belle delle prime. Essenziali, spoglie, con un retrogusto amaro, di radice, di stortura del destino. Sono storie che stanno sullo stomaco (mi piace, non mi piace non conta più, si è già oltre), eppure le riprendi ugualmente dallo scaffale, spesso, e le soppesi chiedendoti se di nuovo ti sarà necessario rileggerle. E lo farai, e sarà un esperienza quasi fisica, come camminare in un campo all alba, senza riferimenti, passi nel vuoto. Solo un brivido di umidità nella schiena e un sasso, ogni tanto, sotto il piede. Ieri è una di queste storie (e guarda caso, c è una foto di Smith in copertina). L eccezionale brevità ne facilita la ri-ri-rilettura all infinito e la riscoperta ogni volta di qualcosa di nuovo e struggente tra le righe. Romanzo, racconto, soffio, Ieri ha per protagonista Tobias Horvath, nato in un villaggio senza nome. Dell infanzia misera, con la mamma ladra prostituta mendicante, ricorda poche cose, una più delle altre: quando, tra i molti uomini che vede passare in casa, scopre quale sia suo padre (il maestro di scuola), tenta di ucciderlo spingendo il coltello a fondo nel desiderio di uccidere anche la madre che gli sta sotto. Tutto il resto della sua vita è fuga. Cambia nome, sul suo passato mette una sepoltura di bugie. Sono un orfano di guerra. I miei genitori sono morti durante i bombardamenti. Il suo presente è noia e abitudine in un paese straniero. Il lavoro in una fabbrica di orologi: sempre il medesimo gesto, ripetitivo, alienante. Il sabato sera con una donna che gli è indifferente, tanto per ricordarsi di essere uomo. La scrittura, unica passione, che lo salva e lo condanna. E un ossessione: quella di incontrare Line, la donna del suo destino, quella per cui crede di essere venuto al mondo. Oggi ricomincio la corsa idiota. Mi alzo alle cinque di mattina, mi lavo, mi faccio la barba, mi preparo un caffè e vado, corro fino alla piazza Principale, salgo sul bus, chiudo gli occhi, e tutto l orrore della mia vita presente mi salta al collo. 50 mm Agota Kristof, Ieri Einaudi, 2002, 96 pagine, 10,00 9 Konrad febbraio 2012 Ma un mattino, una giovane donna sale sull autobus. A quella fermata non era mai salito nessuno. Tobias la riconosce immediatamente: è Line, ma non quella dei sogni malati. È la vera Line, la compagna di scuola, figlia del maestro, sua sorellastra... Anche lei lavora alla fabbrica, è nuova dell ambiente, smarrita. Viene da quell altrove lontano ha nello sguardo l esilio, l erranza (i segni distintivi dell opera di Agota Kristof) ma è determinata a tornare a casa presto. Tobias inizia a osservarla, a seguirla, a sorriderle. È l inizio di una storia d amore palesemente impossibile. Il linguaggio è scarno, secco, poco più di un graffio sulla carta bianca. Poteva essere altrimenti? Questa storia poteva essere raccontata a colori? Certo, tutte le storie, come tutti i visi di donna, possono. È il trucco e parrucco della letteratura, è la cipria sulle parole, il fronzolo che pende dalle frasi opulente. Ma sarebbe stato un inganno. Ieri andava scritto così, e soltanto così, poveramente. Agota Kristof, morta lo scorso luglio, sapeva fin dove la parola è autentica e dove comincia a far sceneggiate. Lei non aggiungeva niente là dove non serviva. Scrittrice discreta e umile, grandissima senza la presunzione di esserlo, interviste stringate e poca voglia di scherzare, per tutta la vita non ha fatto che ripeterci questo: la verità deve essere semplice, sfrondata di tutto, nuda. Ben altre firme hanno reso omaggio, immediatamente e ottimamente, ad Agota che se ne andava. Questo è un saluto modesto, tardivo, un cenno della mano, un ringraziamento per ciò che resta. Delle molte eredità, la più preziosa è forse questa che ritroviamo in una frase di Tobias. Quando Line, che freme per tornare in patria, avere un buon posto e un buon futuro, gli dice Mio fratello maggiore è diventato avvocato e l altro medico. Ma tu hai scelto di scappare e di diventare un niente. Un operaio di fabbrica. Perché?, Tobias le risponde: Perché è diventando assolutamente niente che si può diventare uno scrittore. Luisella Pacco Inizia con questo numero la rubrica 50mm, racconti brevissimi pensati come scatti fotografici, ritratti di un momento rubato Quest uomo, la nostalgia addosso come fosse un abito. Quest uomo, le mani in tasca, prende la stessa strada ogni giorno, prima di andare in ufficio. Passa davanti a una casa fatiscente, la casa dove i genitori sono stati bambini, e poi sposi, e adulti e vecchi. E dove lui stesso è nato. E gli zii, e i nonni. Tutti, tutti sono vissuti in quella casa. Tre generazioni esistite, tre generazioni scomparse. Da non crederci. Passa. Si ferma. Non può evitare di farlo. Per inventarsi un gesto normale tra la gente che corre, finge di accendersi una sigaretta, aspirando il vento. Fissa quel portone chiuso da un catenaccio, intravvede il buio profondo dell androne. Un immagine che gli toglie il respiro. Motivi di sicurezza, ma a lui hanno spezzato il cuore. Quando il catenaccio ancora non c era, qualche volta si concedeva di entrare, sostare un minuto nell ombra, ascoltare il silenzio, e nel silenzio risate lontane, schiocco di baci e rumore di posate nei piatti. Se fosse abbastanza scaltro, se non temesse di avere guai con la polizia o di fare brutte figure, lo farebbe ancora. Potrebbe divellere quel lucchetto, introdursi in quella casa che sente ancora profondamente sua, con una torcia in mano salire le scale che conosce così bene, buttar giù le porte ormai fragili di tutti gli appartamenti, accarezzare gli angoli con il fascio di luce, scendere in cantina, salire in soffitta, recuperare le vecchie cose che nessuno ha sgomberato, soppesarle, odorarle. Trovare un vecchio giocattolo, ridiventare bambino. L illusione di una carezza sulla nuca. E se l intero edificio crollasse proprio in quel momento, sarebbe una bella fine. Tornare in famiglia. Osserva ancora un po il portone serrato, ma è tardi. Deve andare a lavorare, vivere. Ripasserà domani. Lui lo sa che lì dentro, c è qualcuno ci deve essere per forza ancora qualcuno che lo aspetta. elle.pi10 L'elogio del moralismo Stefano Rodotà, Elogio del moralismo, Laterza, Roma Bari, 2011, pp. 94, 9,0 10 Konrad febbraio 2012 Qualche mese prima della nomina dell attuale Governo tecnico, Stefano Rodotà, uno dei maggiori giuristi italiani, ha mandato in libreria un suo nuovo volumetto. Il titolo, L elogio del moralismo, ci induce subito a sfogliarlo per comprendere il significato che Rodotà attribuisce al termine moralista. Nel gergo questa parola ormai la si collega ad una saccente pedanteria che sa di qualunquismo e puzza di portineria. Rintona nella nostra mente l aforisma di Oscar Wilde per cui un uomo che moraleggia è di solito un ipocrita, una donna che moraleggia è invariabilmente brutta. Lo chiarisce subito, nelle prime pagine del libro, l Autore: sono un vecchio, incallito, mai pentito moralista. La parola mi piace, perché richiama non una moralità passiva, compiaciuta, contemplativa o consolatoria, ma una attitudine critica da non abbandonare, una tensione continua verso la realtà, il rifiuto di uno storicismo da quattro soldi che, riducendo a formula abusiva l hegeliano tutto ciò che è reale è razionale spalma di acquiescenza qualsiasi comportamento pubblico o privato. Il moralista non mugugna, non si appaga delle barzellette antiregime. Esce allo scoperto, e non è frenato dal timore d essere sgradito, o sgradevole. Non si fa incantare dal realismo di chi invoca la natura ferrigna della politica come un salvacondotto che legittima qualsiasi azione, anche quando il tornaconto personale è l unica molla. Va quindi - rifiutata l idea dei tutti ladri vista come un atteggiamento pericoloso e distruttivo che ha le sue origini proprio nella cancellazione della moralità nella politica, anzi della politica in quanto tale. Rodotà, anche richiamando alcuni suoi scritti dell inizio degli anni Novanta, ripercorre le principali tappe del deturpamento della vita civile di questo Paese. Morale e politica hanno perso di dialogare tra loro, sono stati considerati due corpi separati. Le regole sono diventate non più il prodotto di quel confronto, ma il frutto di nudi patti di potere. Si è voluto dimostrare visibilmente, ostentatamente addirittura, che ogni pretesa di far valere interessi generali, logiche non proprietarie, valori culturali, diritti dei cittadini è ormai improponibile: e c è spazio solo per negoziazioni, accordi, sopraffazioni magari, ma solo tra soggetti forti, che creano essi stessi le regole, affrancati ormai da ogni legge o codice. L elogio della morale è, quindi, l elogio dell etica pubblica che trova i suoi riferimenti nei valori della Costituzione repubblicana. Alla moralità che la Costituzione trasuda, sono collegati alcuni principi che Rodotà efficacemente sottolinea. Secondo l art. 54 della Carta costituzionale il comportamento dei cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche, dev essere improntato a disciplina e onore. Al potere giudiziario spettano i compiti per i quali è preposto. Tra questi non vi sono quelli di Tribunale della classe politica. Ciò spetta al dibattito politico, sia dentro i partiti, sia tra le contrapposte forze politiche. Il disvalore dell azione di un leader politico non può essere confinato a quanto è penalmente rilevante. L art. 54 parla di onore, dunque di etica pubblica, non di codice penale. Un corollario di questo principio Rodotà lo rinviene nell art. 6 del Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell esercizio dell attività giornalistica, secondo il quale la sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche, deve essere rispettata se le notizie e i dati non hanno alcun rilievo su loro o sulla loro vita pubblica. Democrazia non è semplicemente governo del popolo ma governo in pubblico. Inammissibile è, pertanto, la menzogna o la pretesa di una classe politica di non rendere conto dei propri comportamenti. L art. 139 della Costituzione ce lo ricorda Rodotà - ha anch esso un significato ulteriore rispetto a quello apparente. Quando si dice che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale non si vuole solamente porre un ostacolo al ritorno alla monarchia. Si prescrive, invece, che il sistema costituzionale, rappresentato nei suoi principi supremi, non possa essere sovvertito o modificato nel suo contenuto essenziale, neppure da leggi di revisione costituzionale. Nel precedente Governo Berlusconi stavano affiorando iniziative e proposte per passare da un sistema di scelta dei rappresentanti a uno di investitura diretta del premier con una personalizzazione estrema del potere che assume inevitabilmente caratteri autoritari. Per passare da un sistema di mediazioni istituzionali ad uno che si organizza intorno a rapporti diretti tra capo e popolo, e così assume una innegabile natura plebiscitaria. Si voleva passare da un sistema di separazione dei poteri, di pesi e contrappesi ad un sistema di concentrazione del potere che sostanzialmente cancellava ogni forma di controllo. Si voleva passare ad un sistema dove i circuiti istituzionali sono sostituti da quelli della comunicazione, sì che il controllo totalitario di questi ultimi viene presentato come una necessità perché il governo possa realizzare senza inciampi il suo programma, con l inevitabile conseguenza che chiunque usi i mezzi di comunicazione per esprimere critiche venga considerato come un oppositore illegittimo perché non accreditato dal voto popolare. All eversione quotidiana, a uno stillicidio di comportamenti che stravolgono il funzionamento delle istituzioni e dell intera vita pubblica che fanno venir meno quella fiducia dei cittadini che rappresenta il carburante indispensabile per il buon funzionamento della macchina democratica, si contrappone l intransigenza del moralista. Lui, che ancora crede che senso dello Stato e delle istituzioni non siano un anticaglia può, con la sua azione, in qualsiasi contesto questa avvenga, contribuire al rafforzamento degli anticorpi democratici. A quel moralista Rodotà ha pensato quando ha scritto questo libro. Alessandro Giadrossi Autorealizzazione e servizio all umanità Meditazione - Servizio sociale Corsi di Yoga e cucina vegetariana Cene indiane per beneficenza Organizzazione Umanitaria Ananda Marga Cordenons PN - Piazza San Pietro 10 Tel Cell11 C'era c'è e ci sarà una volta spunti da un libro di favole 11 Konrad febbraio 2012 Dacché l uomo ha parola esiste una catena che lo unisce fatta delle sue stesse storie e favole che assumono infinite varianti. Alla fine, o all inizio, ogni uomo nato è l inizio di una storia. Le storie presero vita con la prima forma di linguaggio ed esistono, consapevolmente o meno, grazie al tempo, inarrestabile, che l uomo riesce parzialmente, e illusoriamente, a governare grazie alla memoria (con lo stupore e l emozione che questa riesce a procurare) di chi dalla vita le racconta a un altra vita che le ascolta. Gli animali, per quanto ne sappiamo, non si raccontano storie (al massimo si comunicano informazioni più o meno istintive) ma noi possiamo fargliele raccontare, fingendo, certo, ma con una falsità che ci serve, ci fa capire, ci confonde, ci incanta. Dopo il tempo c è il luogo, indispensabile per la loro creazione ma non per la continuità della sua vita orale, volante : se non possono nascere favole eschimesi nelle foreste del Congo, possono però esservi là raccontate. Accolgo e consiglio calorosamente il libro di Andrea Satta per la sua idea, antica e sempre valida, di diffondere favole, cioè storie che incantano la mente infantile, quella che possedevamo e che facciamo sempre più fatica a recuperare. Satta, pediatra, musicista e scrittore, ha riunito delle storie in una più grande che le abbraccia tutte: il suo ambu (ambulatorio pediatrico) nella periferia di Roma accoglie storie, storie vive che hanno timori, curiosità, dubbi, necessità con le quali, se sei almeno un po intelligente e sensibile, ti è concesso il tempo di conoscere e capire (tu medico che hai la fortuna e l obbligo di ascoltare sintomi, che non sono altro che storie fisiche: ogni dettaglio racconta; Non derido. Ascolto, rispetto, colloco, sorrido). E se sei un artista cosa fai? Beh, chiedi alle mamme e ai papà di scambiarsi storie, quelle storie, o favole, che venivano raccontate a loro prima di non essere più solamente figli, cioè prima di diventare genitori, e le riunisci in un libro, magari accennando ogni volta alla persona che la racconta, e alla storia di cui è portatrice. Puoi scoprire che raccontare non serve solamente a intrattenere ed emozionare i bambini ma a conoscere altri genitori di altre nazionalità (l ambu, per natura, è multietnico a contare sono 35 Paesi come non lo è ancora il nostro stato) con spaccati di vita che possono come minimo riflettersi sulla situazione presente ( Emigrare è un dolore e una speranza mi disse una sera una mamma ) dato che questi incontri servono a scambiare culture. In queste fiabe, favole o storie, possiamo trovare quella che premia la bontà, quella che finisce male, quella che riscatta un torto, quella che affossa la giustizia, quella fondativa di una città, quella moralista, pedagogica, edificante etc: perché servono anche a questo, a dire la verità. Le favole raccontate portano aria fresca e imprevista e ci ripetono che esistiamo, che abbiamo uno scopo e che a un certo livello siamo tutti uguali. Per questo alcune favole qui raccolte si assomigliano e la paternità di una favola, di una storia non esiste, come non esiste il nome di una rondine o di un tramonto. La congiunzione fra le favole dei genitori e la pratica Illustrazione di Giulia Canziani medica del pediatra avviene nel rapporto col bambino: Io il camice non lo uso mai, spesso mi siedo per terra, cerco l altezza bimbo, mi diverte, ed è proprio ciò che fanno le favole. La prosa di Satta è onesta e semplice; se giudica lo fa chiaramente (I padri assenti non sono padri. I padri mammi non li sopporto; Lotto contro la medicalizzazione dell infanzia e non è una partita facile) e si sbraccia nel dare consigli e proporre il proprio punto di vista (Un bambino è sano finché non è malato e non viceversa; Nessun bambino è campione, nessuno è più bello, nessuno è migliore, nessuno, nessuno, solo ognuno è unico). Sul sito una-volta/2811/default.aspx. potrete trovare una presentazione, sincera e senza pretese, dell autore. Ovadia scrive nell Introduzione che saper raccontare, in qualche misura è già saper dissipare le tenebre, ed è vero, dato che conoscersi significa tracciare una linea di civiltà, sapere che gli altri sono esseri umani e non numeri o cose, che possono essere di aiuto o avere bisogno e, alla fine, sarà più difficile farsi del male. Conoscersi è la strada: credo che questa, oltre all incantamento, sia un po la finalità delle favole, che così si eternano e si eterneranno finché ci sarà una bocca che parlerà a delle orecchie che ascolteranno. Riccardo Redivo Nota carina: nei ringraziamenti abbiamo finalmente! un medico che chiede scusa ai farmacisti che sopportano la mia grafia. Andrea Satta Ci sarà una volta. Favole e Mamme in Ambulatorio, illustrazioni di Sergio Staino testi di Dario Vergassola e Moni Ovadia, Infinito edizioni 2011, pp. 124, 12,00 Elisir di Elisabetta Turati Trieste Via Crispi, 17 tel12 Durante l ultima riunione della redazione di Konrad, ci è capitato di parlare di statistiche, e abbiamo osservato che non sempre è semplice capire qualcosa, poiché i dati facilmente possono confonderci. Se poi i numeri sono messi ad arte in una certa maniera, allora è quasi sicuro che interpreteremo in maniera distorta quanto ci viene presentato. Tante volte, al telegiornale, ci parlano dei dati di borsa, e può capitare che ci dicano il lunedì, ad esempio, che c è stato un calo del 10%, ma poi il martedì un aumento del 10%, quindi la perdita del giorno precedente è stata annullata. Nulla di più falso, giacché se fossimo partiti da un valore simbolico di 100, con una perdita del 10% arriviamo a 90, e con un successivo aumento del 10% (che equivale ad una crescita di 9) arriviamo a 99, anziché a 100. La perdita è stata quindi dell 1%. Per fortuna sbalzi del 10% non capitano mai in un giorno, ma il numero è stato scelto per praticità nel nostro esempio. Cito un altro esempio che forse ci può stupire. Ammettiamo che per fare dei lavori, la nostra piscina rettangolare debba venir ridimensionata, e un lato debba venir accorciato del 30%. Decidiamo a questo punto di allungare l altro lato del 40%, pensando che magari così ne guadagniamo qualcosa. In realtà, se la piscina avesse avuto ad esempio 100 unità di area, dopo l accorciamento di 30% di un lato, l area diventa di 70 unità, e con l allungamento di un lato del 40%, arriviamo a 98 unità, con un calo del 2% rispetto all inizio. 12 Konrad febbraio 2012 siamo tutti intelligenti Statistiche Il risultato appena citato forse non era previsto, ma quando vediamo una statistica, la controlliamo, oppure ci fidiamo? Anche il nostro quotidiano cittadino Il Piccolo qualche volta può cadere in fallo. Ecco cosa ci ha presentato alcuni anni fa. LA SINISTROSITÀ NELLA PROVINCIA DI TRIESTE ANNO 2003 ANNO 2004 VARIAZIONE % Incidenti mortali ,4% Incidenti con feriti ,9 % Incidenti con danni ,2 % Totale incidenti ,7% Leggiamo la prima riga: se gli incidenti mortali passano da 2 a 3, riteniamo che l aumento sia stato del 50%, e non del 3,4%, come pubblicato. Anche i dati delle righe inferiori sono tutti errati, e stranamente la percentuale è sempre inferiore a quella esatta avranno licenziato il proto? A parte il fatto che il buon senso ci suggerisce di non fare statistiche su valori piccoli (come il nostro: 2 eventi in un anno), le variazioni sono tutte come se qualcuno dovesse fare bella figura con i dati presentati... Qualche tempo dopo l uscita di questa statistica, Trieste è risultata fra le migliori città italiane per la qualità della vita mica grazie a questa tabella? Giorgio Dendi Il sacro rituale dei guerrieri di Psiche Lo psichiatra Marco Bertali ha recentemente pubblicato con la EIFIS il dvd con libro Il sacro rituale dei guerrieri di Psiche;anche con questa ulteriore proposta editoriale Bertali continua a porsi nell ambito dell approccio olistico alla salute e al bene-essere,, rimarcandone puntualmente le oramai riconosciute evidenze scientifiche. Il sacro rituale dei guerrieri di Psiche è una pratica meditativa, sia introspettiva che espressiva, che l autore ha elaborato nel tempo per meglio rappresentare e testimoniare la metafora del guerriero di Psiche. Tale metafora è stata proposta dall autore stesso in precedenti scritti ed in particolare nel libro Psichiatria come Medicina dell Anima (Macro ed.)e vuole significare il ruolo che ognuno può svolgere nella sua vita quando venga a riferirsi all energia a al potere di Psiche, della propria Anima cioè. Il guerriero di Psiche è colui il quale riesce innanzitutto a trovare autentici radicamento e centratura interiori, quindi ad aprirsi a comprensione e saggezza, infine a donare amorevolezza e bene-volenza a se stesso e agli altri. Questi talenti animici essenziali il guerriero di Psiche dapprima li utilizza per attraversare i propri intimi disagi e dolori;poi per portare in società, in modo intenzionato, determinato e concreto i valori della sacralità, della spiritualità, della trascendenza. E tutto ciò comporta anche il doversi esporre e contrapporre alla pervasività e alla prevaricazione di quegli atteggiamenti sempre più materialistici e disanimanti di tanta parte della cultura contemporanea. Tale atteggiamento culturale in particolare lo si vede nel tentativo, promosso dalle multinazionali del farmaco, di far passare le sofferenze psichiche come mera disfunzione cerebrale da trattare con molecole chimiche impropriamente chiamate psicofarmaci(certamente non sono buoni rimedi per Psiche, la nostra Anima);a tal proposito è da ricordare che Bertali è anche promotore e referente di SOS Cervello, campagna sociale di psicofarmaco-vigilanza(www.sos-cervello.it). Il sacro rituale, composto da 21 passi, attraverso l integrazione di momenti introspettivi con altri di espressività gestuale e vocale, ci guida a radicarci agli ordinamenti sottili del mondo, a riconnetterci con la nostra Anima, a portare consapevolezza ai nostri chakra(i centri psico-energetici del nostro organismo), a far fluire le emozioni custodite nel nostro Corpo, a sciogliere sofferenze e dolori, a risvegliare il nostro guerriero interiore, a celebrare il senso mistico e sacro della nostra vita, a donare al mondo Amore, giustizia, pace Ad integrazione degli esaurienti insegnamenti contenuti nel dvd e nel libro allegato, l autore è anche disponibile a tenere specifici incontri13 rubrika.pika.si Cari amici di Konrad, essendo questo il primo articolo del 2012 approfitto per farvi gli auguri di buon anno in sloveno: srečno novo leto! (leggi ssrečno) Felice anno nuovo! Ma qual è il significato dell augurio sloveno? Partiamo dall ultima parola. Leto significa anno. Novo equivale a nuovo. Srečno è invece un aggettivo che ha diverse sfumature di significato. Esso può essere tradotto in vari modi: felice, contento oppure fortunato. Nel nostro caso il termine srečno equivale a favorevole, propizio. La frase slovena racchiude in sé l idea che l anno nuovo si svolga in modo favorevole. E questo, cari lettori, ve lo auguro di cuore. Durante le festività natalizie gli auguri sono all ordine del giorno. Auguri in sloveno si dice srečno (leggi ssrečno). Poc anzi si è visto che srečno, inteso come aggettivo, può significare anche fortunato. Il termine srečno viene usato anche come saluto di commiato. In italiano si potrebbe tradurre con buona fortuna. Srečno è anche il saluto dei minatori sloveni. Chi più di loro ha bisogno di fortuna, di sreča (leggi ssreča), nell esplorare le gallerie alla ricerca del prezioso minerale. Altrettanta sreča è necessaria per uscire incolumi dal pozzo minerario. Si è visto che leto significa anno, mesec (leggi mesez) equivale a mese. La c slovena si legge come la z aspra presente nella parola stazione. La z aspra si trova anche nel dialetto triestino. Il termine zivola (cipolla) contiene infatti il medesimo suono di stazione. È giunto il momento di analizzare i nomi dei mesi. I mesi hanno in sloveno una doppia denominazione latina e slava. La denominazione latina viene usata nel linguaggio corrente. Qui di seguito trovate la denominazione latina: italiano gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre ˇ SRECNO NOVO LETO sloveno januar (come j in Jesolo) februar marec (leggi marez) april maj junij julij avgust (leggi august) september oktober november 13 Konrad febbraio 2012 Svečan (leggi ssvecian) indicava il mese di febbraio. Esso contiene la parola sveča (leggi ssvecia) che significa candela. È molto probabile che svečan si riferisca alla Candelora (in sloveno svečnica, leggi ssvečniza), festa cattolica della Purificazione della Madonna che ricorre il 2 febbraio, nella quale si benedicono le candele (sveče, leggi ssvecie). Sušec (leggi suscez) era il mese di marzo. Suša significa aridità, siccità. Il termine allude probabilmente alla scarsità delle precipitazioni, un evento che condizionava il lavoro dei contadini. Aprile veniva chiamato mali traven ovvero piccolo erboso. Trava significa infatti erba. In aprile l'erba inizia a crescere. A maggio l'erba, la trava, è già alta. I contadini sloveni chiamavano questo mese il grande erboso: veliki traven. Giugno è il mese dei fiori. Anche in questo caso la natura suggerisce il nome del mese: rožnik. La parola deriva da roža che significa fiore (la ž si legge come la g di gigolo). A luglio i contadini iniziavano a falciare i campi. L'operazione si protraeva fino al mese successivo. I lavori agricoli danno il nome ai due mesi estivi che si chiamano rispettivamente mali srpan e veliki srpan. Questi termini derivano da srp che significa falce. Luglio veniva chiamato il mese della piccola falce, mentre agosto era il mese della grande falce: entrambi alludono alla falciatura del grano nei campi. Meno chiara è l'etimologia di settembre che anticamente si chiamava kimavec (leggi kimavez). Questo termine deriva probabilmente da kimati che significa annuire, sonnecchiare. Ottobre è il mese della vendemmia. Esso veniva chiamato vinotok, una parola composta da due termini: vino e tok. Tok significa in questo caso corrente intesa come movimento di masse liquide in una data direzione. Il termine vinotok potrebbe essere quindi tradotto come il mese, nel quale scorre il vino. Listopad era il mese di novembre. Si tratta di una parola composta da list che significa foglia e pad che equivale a caduta. Ancora una volta ci imbattiamo in un termine che allude alla natura e ai suoi cambiamenti. Listopad è infatti il mese in cui cadono le foglie. Dicembre veniva chiamato gruden. Quest'ultimo deriva da gruda che significa zolla di terra. Con il termine gruden si intendeva probabilmente il mese in cui le zolle di terra si congelano. La parola rimanda pertanto ai campi spogli di colture, dove la terra è formata da zolle che si congelano a causa del freddo. Gruden è anche un cognome molto diffuso sul Carso. Queste espressive denominazioni slave legate, come si è visto, alla natura e alla lavorazione dei campi, non vengono più usate nella lingua slovena. Esse sono presenti in croato e vengno usate nella lingua corrente. Il croato non conosce infatti la denominazione latina dei mesi. Alcune sono molto simili a quelle slovene. Un esempio è travanj (leggi travagn) che in croato indica il mese di aprile. Il termine contiene la parola trava che anche in questa lingua significa erba. Travanj è quindi il mese, nel quale cresce la trava, l'erba. Molto probabilmente anche le altre lingue slave conoscono una terminologia dei mesi simile a questa. Invito i lettori ad esprimere la loro opinione in merito scrivendo a: Bibliografia: Marko Snoj, Slovenski etimološki slovar, Ljubljana, Modrijan založba, 2009; Giovanni Tallone, Lingua slovena grammatica di base, Udine, Editore Aviani & Aviani, 2004 (pag. 69). Tanja Seganti dicembre december (leggi dezember) La denominazione slava è obsoleta, ma degna di un approfondimento, in quanto ci rivela la vita dei contadini sloveni scandita dal ritmo della natura e dal lavoro nei campi. Prosinec (leggi prosinez) è l antico nome sloveno che si usava per il mese di gennaio. Il termine deriva da una parola protoslava che originariamente significava splendere oltre. Il questo mese infatti il sole incomincia a fare capolino da dietro le nuvole.14 un bene senza fine Così siamo giunti all anno fatidico. Conosciamo perfino la data e l ora dell evento: 21 dicembre, giorno del solstizio d inverno, che quest anno cade (con gran gioia dei numerologi) alle 11 e 11 minuti. Per i meno informati: stiamo parlando della fine del mondo. È da diversi anni, dal 1987 per l esattezza, data di uscita del libro di José Argüelles The Mayan Factor (uscito in Italia come Il fattore Maya. La via al di là della tecnologia) che si parla di questa presunta profezia maya, in realtà inventata dallo stesso Argüelles, sulla base di una ormai celebre iscrizione ritrovata in Messico. Ma è in quest ultimo decennio che è esplosa la mayamania, con metri cubi di libri che minacciano catastrofi senza precedenti, morte e distruzione. Da un paio d anni a questa parte è emersa una corrente più morbida, secondo la quale non avverrebbero catastrofi, bensì quello che viene definito un salto quantico nella coscienza globale dell umanità. In pratica che accada qualcosa o che non accada nulla i profeti cadranno sempre in piedi. Ma una cosa è certa: prima o poi la fine ci sarà. Non sarà un discorso tanto allegro, ma è realistico. Sicuramente la fine più vicina per ognuno di noi (2012 permettendo) è la nostra morte individuale. Successivamente la storia insegna che tutte le civiltà antiche sono scomparse o sono state assimilate dalle civiltà dei popoli emergenti e vincitori. Sarebbe presuntuoso pensare che la civiltà occidentale faccia eccezione. Ragionando ancora più in là, la paleontologia ci insegna che tutte le specie viventi mutano continuamente e si estinguono. Pure le antiche razze umane e pre-umane che ci avrebbero preceduto sono scomparse, per lasciare spazio all Homo sapiens sapiens, ovvero a noi. Verrà quindi probabilmente il giorno in cui la fiaccola del dominatore passerà a qualcun altro. Proiettandoci ancora più in là nel tempo, si sa che avvengono periodicamente eventi catastrofici di portata globale, causati dall impatto di grandi comete con il nostro pianeta, eventi in grado di resettare la vita sulla Terra. Fra qualche miliardo di anni lo stesso Sole comincerà a perdere colpi, e prima di spegnersi si espanderà inghiottendo il nostro pianeta. Infine troviamo l appuntamento con la fine dell Universo conosciuto, che secondo gli astronomi potrà avvenire in modo violento con il cosiddetto Big Crunch (ovvero grande implosione ) oppure con il lento e progressivo spegnimento di tutte le stelle. Dopodiché potrebbe anche nascere un nuovo universo, ma questo è un altro paio di maniche. Per completare il quadro consideriamo che la morte è insita nelle stesse particelle che compongono la materia: pare che perfino il protone, uno dei mattoni più solidi e robusti del mondo che ci circonda, non sia eterno, e alla fine della sua lunghissima vita si dissolva in un breve lampo di energia. Tutto questo per introdurre a una mia semplice, antica riflessione: perché arrabattarsi tanto ad essere buoni, rispettare gli altri, proteggere l ambiente, faticare tanto per migliorare noi stessi e la società in cui viviamo se ogni cosa finirà? Una mia risposta è che, in un mondo così precario, un mondo che potrebbe benissimo essere un sogno o un illusione, il dolore e Nelle immagini, dall'alto in basso il filosofo tedesco Immanuel Kant ( ) la nebulosa Elica, chiamata popolarmente Occhio di Dio, che ci osserva da 650 anni luce di distanza Terra e cuore in inglese si scrivono quasi uguali: earth e heart. Il più semplice e completo manuale di filosofia pulsa dentro ognuno di noi 14 Konrad febbraio 2012 la sofferenza curiosamente appaiono reali. È quindi un imperativo fare qualunque cosa possa evitare queste spiacevoli sensazioni a noi stessi e agli altri. In genere le religioni pongono l accento sul rispetto delle leggi divine e sulla vita eterna che otterranno i virtuosi. Mi permetto due considerazioni: primo, sull al di là, nonostante tutto quello che se ne è parlato nei secoli, non c è niente di certo. Secondo punto, oserei dire ancora più importante, fare qualcosa in vista di una ricompensa, fosse anche l atto più coraggioso, fosse anche il sacrificio più folle, non mi pare granché. Qualcuno, non rammento chi, aveva detto: anche se sapessi di essere destinato all inferno, continuerei a eseguire la volontà di Dio. Secondo me chiunque applichi su di sé questa filosofia di vita è degno del massimo rispetto. Un idea del genere si avvicina alla mia tesi: che il bene vada fatto per il bene in sé e basta. Le buone azioni si dovrebbero ripagare da sole, anche se Dio non dovesse esistere, anche se al di là di questo mondo ci fosse il nulla, anche se non dovessero esistere le carceri né la riprovazione sociale. Immanuel Kant al riguardo distingue tra azione prudenziale e azione morale. Nel primo caso si tratta di un azione fatta in vista di un utile o per schivare una punizione: in quest ottica timbrare il biglietto perché altrimenti il controllore ci dà la multa o aiutare un infortunato per non essere colpevoli di omissione di soccorso ci fa forse essere bravi cittadini ma non ha nulla di morale. Timbrare il biglietto perché si usufruisce di un servizio che si trova giusto pagare, così come soccorrere un ferito perché è naturale e umano, queste sì che sono azioni morali e responsabili. Le leggi in una società complessa come la nostra sono probabilmente un male necessario. Ma, commi e cavilli a parte, le principali norme della convivenza con gli altri dovrebbero essere naturali e spontanee. Va considerato ed è un fatto purtroppo poco pubblicizzato, perché non fa notizia che se il mondo bene o male sta ancora in piedi e non ci siamo autodistrutti da tempo immemorabile è perché giorno dopo giorno miliardi di persone fanno il loro dovere incondizionatamente: madri che allevano e amano i loro figli senza obbligo di legge, lavoratori che eseguono il loro compito semplicemente perché va fatto, persone che aiutano il prossimo senza altro tornaconto che la sensazione di aver fatto il giusto. Non c è bisogno dello sguardo delle ormai proverbiali telecamere amiche disseminate nelle nostre città, né dell occhio divino che tutto scruta, c è uno sguardo ben più critico ed esigente, che non riposa mai e che credenti o non credenti, kantiani o no spia ogni nostra mossa, ogni più recondito pensiero: l occhio della coscienza. Ascoltiamolo e le cose andranno certamente meglio. Praticare un bene senza fine dovrebbe essere il nostro unico fine. Fine. Francesco Gizdic La Bottega delle Spezie erboristeria dott. Manuela Zippo spezie e tè dal mondo - cioccolate selezionate integratori alimentari - fitocosmesi via combi 12 - trieste - tel15 Diritti umani: le sfide del nuovo anno 15 Konrad febbraio 2012 Tabula rasa dei diritti umani in nome della sicurezza nazionale dopo l 11 settembre 2001, Guantanamo ancora lì nonostante Obama avesse promesso di chiuderla, rendition (trasferimenti illegali, sparizioni forzate) attuate dalla Cia che ha deportato persone in tutto il mondo, Italia compresa, discriminate le minoranze, carcerazione per motivi di opinione, tortura. È una vergogna! Lo scorso dicembre, a Trieste, al liceo Galilei e poi durante il Concerto dell Opera Giocosa diretto dal maestro Zannerini nella sala Giubileo, Paolo Pignocchi, coordinatore per l Europa di Amnesty International, ha denunciato questa sospensione dei diritti umani in tutto il mondo nel 50 anniversario della fondazione dell organizzazione umanitaria e nel 63 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E ha invitato a firmare gli appelli in difesa di detenuti russi ai quali sono negate cure mediche, e della giornalista Anna Politkovskaya, affinché i mandanti del suo omicidio vengano consegnati alla giustizia. L anno nuovo si apre con la speranza che in Nord Africa e nel Medio Oriente le rivoluzioni in atto puntino a riforme democratiche e alla tutela dei difensori dei diritti umani, alla lotta contro la tortura, i maltrattamenti, le esecuzioni e che vengano protetti i civili durante i conflitti e i diritti delle donne. Dopo le denunce per l inquinamento causato nel delta del Niger (Nigeria) dalle industrie petrolifere (Shell, Total e l italiana Eni), la mobilitazione verso le aziende multinazionali perchè rispettino i diritti umani delle popolazioni locali si è estesa alla raffineria di bauxite della Vedanta che nello stato dell Orissa nell India orientale ha inquinato l aria e l acqua con danni per la popolazione locale. In Europa la comunità Rom subisce attacchi razzisti, espressioni di odio, discriminazione, povertà ed esclusione; i bambini sono spesso posti in classi per alunni con lievi disabilità mentali oppure segregati etnicamente e le famiglie sono colpite da sgomberi forzati. Gravi violazioni dei diritti umani contro i Rom anche in Italia. A Torino, il 10 dicembre, sono state incendiate le loro roulotte durante una manifestazione di solidarietà per una ragazza che aveva falsamente denunciato di essere stata stuprata da Rom stranieri. A Milano le giunte comunali che si sono succedute, compresa quella di centrosinistra guidata da Pisapia, sono state accusate di aver proceduto a sgomberi forzati senza umanità e garanzie. In molti stati dell Europa centrale e orientale sono frequenti i casi di discriminazione contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt); non sono state concesse le autorizzazioni per l organizzazione dei Pride e le persone non ricevono un adeguata protezione contro i frequenti attacchi omofobi. In nome della sicurezza e succubi di politici e mezzi di informazione che hanno accusato migranti e rifugiati responsabili di atti criminali e di allarmi sanitari, i governi europei hanno ridotto la loro protezione. I rifugiati sono costretti a fuggire dalle persecuzioni, dai conflitti, dalla disperazione economica e in Europa cercano semplicemente la salvezza, la libertà, una vita migliore. Nel tentativo di raggiungerla ogni anno centinaia di persone muoiono e quelli che ce la fanno subiscono detenzioni arbitrarie, espulsioni collettive, discriminazione, attacchi xenofobi. Se rinviati verso il paese di provenienza, in violazione del principio di non respingimento previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951, rischiano gravi persecuzioni. Le sfide del nuovo anno sono enormi, conforta l efficacia delle campagne di Amnesty International che in cinquant anni ha contribuito alla liberazione di cinquanta mila prigionieri, e l ottimismo dei tanti che hanno fatto proprio il detto cinese meglio accendere una candela che maledire l oscurità. Giuliano Prandini Lavaggio dei meridiani e riequilibrio dei chakra Con il lavaggio dei meridiani e il riequilibrio dei chakra, otteniamo il ri-equilibrio del sistema nervoso, endocrino, sanguineo, linfatico arrivando a un beneficio psico-fisico di tutto il corpo. Anno 2012 Si parla tanto del 2012, ma poco cambierà, anzi è già cambiato. Stiamo già vivendo nella nuova era, dove non c è nulla di particolare, ma solamente l energia che ci circonda, a una vibrazione più sottile. È necessario prendere coscienza di questa energia, per poter vivere in buona salute. Il corpo umano è una macchina perfetta, con i suoi meccanismi di apertura e di chiusura nell assorbimento delle energie esterne. Ed è importante imparare a metabolizzarle per incanalarle nei vari meandri dell essere, attraverso la rete dei meridiani (canali) e conoscere la funzionalità dei vari chakra (ruote o motori). Per una corretta funzionalità è necessario conoscere l interrelazione tra i meridiani e i chakra. Scuola di pensiero taoista Lavaggio meridiani equilibrio chakra16 I TRATTAMENTI INTENSIVI DI CST - TECNICA CRANIO-SACRALE Nel programma delle attività dell Accademia Cranio-Sacrale Metodo Upledger e dell Istituto Upledger Italia S.r.l., figura anche il Trattamento Intensivo di CST. Per saperne di più ci siamo rivolti al Dott. Diego Maggio Bsc. (Hons) D.O., CST-D che lo organizza una volta all anno, a Trieste, presso la sede dell Accademia. Innanzi tutto chiediamo al Dott. Maggio cos è il Trattamento Intensivo di CST? Il Trattamento Intensivo di CST è una modalità della Tecnica Cranio- Sacrale con la quale il paziente/utente sarà trattato intensivamente, appunto, per cinque giorni consecutivi e per cinque ore ogni giorno. I trattamenti verranno effettuati da terapisti e operatori esperti di Tecnica Cranio-Sacrale, con la continua supervisione di un medico. Ogni paziente/ utente riceverà questi trattamenti nella modalità multi-mano, eseguiti da parte di un capo-terapista e dai suoi assistenti ed operatori. Il medico responsabile assiste assieme a me che sono il supervisore e formatore. Come mai questo trattamento si svolge a Trieste? Devo premettere che la prima volta in cui io stesso ho partecipato come terapista a questo tipo di trattamento (che per brevità chiameremo T.I.), ero in America con il Dott. John E. Upledger; infatti è stato lui ad introdurre in tutto il mondo il Trattamento Intensivo di Tecnica Cranio-Sacrale presso la sua clinica, all Upledger Institute INC di Palm Beach Gardens, in Florida, per poi diffonderlo nel mondo attraverso gli istituti Upledger, uno per ogni nazione. In Italia, appunto, l Istituto Upledger Italia che io rappresento, è l unico autorizzato ad applicare il T.I. attraverso l Accademia Cranio-Sacrale Metodo Upledger. sedute con un terapista, sedute della durata che varia dai 20 ai 30 minuti ciascuna, nelle quali il terapista potrà avvalersi di tecniche manuali e/o di alcuni strumenti meccanici e potrà consigliare al paziente il modo migliore per aiutare se stesso verso la riabilitazione, suggerendo anche degli esercizi e, se è il caso, anche alcune modifiche rispetto al suo stile di vita. Quello che è importante notare, è che il trattamento verrà impostato sul sintomo dichiarato dal paziente. Va detto che la CST è una metodica innovativa in quanto si prende cura ugualmente del sintomo, ma lo fa andando a valutare il corpo nella sua interezza ed unicità, il che vuol dire che un dolore al collo può anche essere causato da un modo di camminare non corretto o da un malfunzionamento di un organo interno, in quanto il corpo si rimodella attorno alla causa che provoca il sintomo. Ad esempio un mal di collo : la causa del problema può portare a compensare la disfunzione attraverso una postura errata ed, eventualmente, manifestare un sintomo doloroso esclusivamente come elemento più apparente laddove il corpo non è più capace di sostenere il problema di base. Ecco quindi che la CST, a differenza di tante altre metodiche, investiga attraverso il tocco manuale tutto il corpo e va a liberare con tecniche fasciali tutte quelle aree in cui trova delle tensioni anomale, per poi ripristinare la funzionalità globale del corpo del paziente/utente migliorandone l omeostasi. Prendiamo ora in considerazione i traumi. Sono di natura principalmente fisica, ma alcune volte la loro natura è molteplice ed alla componente fisica si sovrappone anche una componentistica emotiva. Che cosa vuol dire? Chi è il Dott. John E. Upledger? Il Dott. J. E. Upledger è un medico chirurgo e osteopata anglosassone (nei paesi anglosassoni l osteopatia è riconosciuta come professione sanitaria) ed è famoso in tutto il mondo per essere stato il pioniere e l evolutore della CST (Cranio Sacral Therapy) fin dal Prima di lui la Tecnica e Terapia Cranio-Sacrale non esisteva e l unica metodica di medicina manuale conosciuta in questo settore specifico era l osteopatia cranica riconducibile al Dott. A. T. Still ed al Dott. W. G. Sutherland. Uno dei pregi della CST del Dott. Upledger, oltre che ad applicare delle tecniche manuali di mobilizzazione fasciale assolutamente non invasive, è stato quello di valutare e trattare la componentistica emotiva che normalmente accompagna ogni tipo di trauma. Gli studi del Dott. Upledger, negli anni, sono stati successivamente ripresi da molte altre scuole che hanno creato discipline diverse, ciò non di meno il Dott. Upledger ed il suo staff hanno continuato a perfezionare e ad evolvere la CST, dando sempre maggior supporto al benessere delle persone. È importante sottolineare che in Italia la CST è una tecnica del benessere, complementare alle terapie mediche e successiva a diagnosi medica, e viene praticata sia da terapisti (medici, fisioterapisti, ecc.) che da operatori del benessere (professionisti non ordinistici L. R. 13/2004 della Regione FVG). Quali sono i benefici di questo tipo di trattamento? Quando un paziente lamenta un dolore o una disfunzione fisica, dopo aver accertato con il medico la natura del problema, di solito riceve una o più Vuol dire che a volte mi rodo il fegato dalla rabbia ed eventualmente potrò sviluppare un dolore a questo organo che, se non trattato nella sua completezza, potrebbe mantenere una disfunzione di sottofondo e ancora una volta il corpo si rimodellerebbe ed eventualmente presenterebbe un dolore fisico in una parte del corpo (ad esempio il mal di collo ) che ne è il suo riflesso. Il Dott. Upledger in vista di queste complessità propone un trattamento multi-mano, cioè 3 terapisti che lavorano contemporaneamente su ogni paziente/utente e quindi 6 mani piazzate sul corpo stesso del paziente per essere di massimo auspicio a quelle zone o aree a bersaglio del corpo dando la massima incisività al trattamento. A chi è rivolto? Generalmente è rivolto a tutti coloro i quali sono in disfunzione o palesino dolore cronico, qualunque ne sia la causa o ovunque si manifesti. Il T.I. può essere applicato contestualmente ed in modo complementare alle terapie allopatiche o ad altre terapie, sempre che non si necessiti di una soluzione per la quale risulti necessario intervenire chirurgicamente. Per maggiori informazioni e chiarimenti su questo tipo di trattamento o per saperne di più sulla CST: telefono: , 17 18 SLOW MEDICINE A Torino a metà novembre è nata, come essa stessa si definisce, una rete in movimento di persone convinte che anche la medicina possa cambiare ritmi e modelli. Tra loro c è il triestino Andrea Gardini, a cui abbiamo chiesto di cosa si tratta. Ancora più slow? Non basta aspettare sei mesi per una risonanza magnetica? La parola slow messa assieme a medicine equivale alla parola slow messa assieme a food, cibo. Lo slow food nacque vent anni fa, rivendicando il diritto al piacere per un cibo buono pulito e giusto, in contrapposizione esplicita all allora come ora dominante cultura del fast food. La slow medicine pensa alla cura come sobria, rispettosa e giusta: sobria, sapendo che fare di più non vuol dire fare meglio, rispettosa delle persone per quello che sono e come lo sono, giusta nel senso di equamente distribuita fra tutte le persone e appropriata, costituita cioè dalle migliori pratiche sanitarie, quelle più utili a risolvere i problemi di salute di ciascuna delle persone trattate. La lista d attesa per una risonanza spesso è cosè lunga perché molte delle richieste per farla sono inappropriate, e intasano quei servizi con i loro esami inutili. Ne patiscono quelli che dell esame hanno proprio bisogno e che devono attendere molto tempo per poterlo fare... ma quella risonanza nucleare magnetica non è neppure detto che sia utile rispetto ad altri esami che possono essere fatti, e che possono aiutare anche meglio il medico a fare diagnosi ed il paziente ad avere una risposta ai propri problemi. Ad esempio, raccogliere una buona storia clinica, un racconto del paziente al medico sui suoi sintomi e visitare bene il paziente. La gran parte delle diagnosi si può fare ancora con successo con queste semplici attività di relazione, che in seguito possono essere confermate dalla tecnologia per essere meglio specificate. Equamente distribuita fra tutte le persone e costituita dalle migliori pratiche sanitarie. Non sarà troppo per il nostro sistema sanitario? Se si usano le buone pratiche di efficacia dimostrata e una medicina sobria, cioè appropriata nell approccio e attenta nella comprensione dei problemi delle persone e alla relazione con esse è dimostrato che si può fare a meno di molte delle pratiche ipertecnologiche correnti, che spesso non portano a risultati utili per la guarigione dalle principali malattie. Ci sono d altra parte approcci tecnologici che sono molto buoni, utili, ad esempio come l angioplastica, primaria nella cura dell ischemia cardiaca, che previene l infarto del miocardio e riduce la mortalità per questa causa... questa anche se è una pratica tecnologicamente avanzata oramai viene considerata un approccio corretto, e noi della slow medicine pensiamo che gli approcci corretti sono per definizione slow... ma non tutte le migliori pratiche sanitarie hanno per forza un supporto tecnologicamente avanzato, e quindi è possibile garantire la sostenibilità del sistema. Pensiamo solo all eccesso di consumo di antibiotici nel corso di epidemie influenzali, approccio sbagliato e dannoso per le persone e l ambiente, o la pratica, indotta dai produttori di farmaci, di ridurre i livelli di allarme nel caso degli esami di laboratorio... in questo modo si curano gli esami e non le malattie... l epidemia di colesterolo alto è un tipico esempio... l ipercolesterolemia infatti è un fattore di rischio, non è una malattia... si cura con movimento e dieta appropriata, con uno stile di vita decente... e sostenibile per il sistema Konrad febbraio 2012 Il rapporto con i medici di famiglia varia a seconda delle aspettative dei pazienti e degli stili dei medici stessi di condurre le relazioni terapeutiche. C è lo stile dell iperprescrittore, anche ben descritto da Alberto Sordi in un celebre film, ma c è anche il professionista attento ai problemi delle persone che cerca di garantire un minimo di esami e di prescrizioni ed un massimo di assistenza e di ascolto. Il primo potrebbe essere definito fast, il secondo slow. Visto che il secondo atteggiamento è frutto, come il primo del resto, di un abitudine culturale più che organizzativa, il lavoro che sta impostando slow medicine è proprio quello di convincere chiunque abbia un rapporto terapeutico con un altra persona che un atteggiamento di ascolto rispettoso, che dedichi tempo alla conoscenza delle storie delle persone e dei loro bisogni e che garantisca, nel rispetto della normale metodologia clinica, anche un uso appropriato delle risorse che abbiamo a nostra disposizione, questo atteggiamento dicevo paga anche dal punto di vista della soddisfazione, sia del medico per il proprio lavoro sia del paziente per il conseguimento di uno stato di salute migliore. Non è possibile imporre un certo tipo di atteggiamento, ma è possibile consigliarlo ed aiutarci assieme a conseguirlo. Cosiccome in slow food il consumatore viene considerato co-produttore di cibi puliti, buoni e giusti, cosè la persona in trattamento va considerato un co-progettista, un alleato nel cercare assieme al medico ed all organizzazione cui questo appartiene le vie migliori (più sobrie, rispettose e giuste) per otteneere lo stato di salute migliore possibile tenendo conto della sua storia, della sua età e delle proprie aspettative... Si diceva che una volta in Cina i medici venivano pagati finché i loro assititi erano sani. Voi date molta importanza alla prevenzione. Ma in questo come in altri campi in Italia sembra che per la prevenzione non ci siano mai mezzi. È tanto difficile? La prevenzione è il primo atto slow. Può essere fatta da un singolo individuo, sotto forma di mantenimento di uno stile di vita sano o da una comunità, sotto forma di azioni per evitare il contatto con luoghi insalubri o resi insalubri da attività inquinanti. Ormai è abbastanza chiaro ed evidente che l epidemia di tumori nella nostra civiltà avanzata è dovuta a inquinanti ambientali di vario genere e concentrazione. La prevenzione non sarebbe difficile se la società fosse orientata a migliorare lo stato di salute delle persone che la costituiscono. Fare politiche per la salute in genere confligge con le politiche del profitto a tutti i costi. Per questo motivo è così difficile. T. C. Andrea Gardini (1951). Medico, direttore sanitario dell azienda ospedaliero universitaria di Ferrara. Per 14 anni pediatra ospedaliero, poi medico di direzione sanitaria a Gorizia, Trieste, IRCCS Burlo Garofolo e direttore a Monfalcone. Per 10 anni responsabile qualità ARS Marche. Socio fondatore ed attuale presidente SIQuAS-VRQ. Socio fondatore ISQua. Questo modo di affrontare la malattia presuppone medici di base molto qualificati, che abbiano anche il tempo necessario da dedicare ai pazienti. Invece di solito li sbrigano con una sfilza di esami e li mandano da uno specialista, spesso sbagliato. E il malato perde tempo, a volte prezioso. Come fare?19 Rischia di chiudere il museo ferroviario di trieste 19 Konrad febbraio 2012 No al nuovo stabulario a Trieste! PER COLPA DELLA DIREZIONE NAZIONALE DELL'ASSOCIAZIONE DOPOLAVORO FERROVIARIO E DELLA HOLDING DELLE FERROVIE PROPRIETARIE DELL'IMMOBILE Questa è stata la denuncia che il presidente dell Associazione DLF di Trieste Claudio Vianello ha fatto in occasione della conferenza stampa di giovedì 12 gennaio alla presenza del giornalista Paolo Rumiz e di altri esponenti della vita pubblica cittadina. Il direttore del Museo ing. Carollo ed il presidente dell associazione Ferstoria dott. Leandro Steffè, nel loro appassionato intervento, hanno affermato che per colpa di una meschina mentalità affaristica rischia di vanificarsi tutto il lavoro volontario iniziato quasi 40 anni fa dalla Sezione Appassionati dei Trasporti del DLF di Trieste e che ha portato all inaugurazione ufficiale del Museo Ferroviario l 8 marzo 1984, alla presenza dell allora Ministro dei Trasporti Claudio Signorile e del Direttore Generale delle Ferrovie dello Stato dott. Ercole Semenza. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. La decine di mostre fotografiche, i viaggi con treni storici e tutte le varie iniziative culturali portate avanti dai volontari del Museo negli ultimi 25 anni rischiano di essere vanificate. Prima della privatizzazione, ai tempi della Ferrovie dello Stato, il Dopolavoro Ferroviario aveva il museo e le altre sedi in comodato d uso in base ad una legge del Con la privatizzazione del 2003 il DLF è stato costretto a pagare Euro di affitto annuale complessivo per tutte le sedi con annessa la clausola della manutenzione ordinaria e straordinaria: un vero contratto capestro. Per il 2012 in base alle leggi del mercato tale cifra verrà triplicata, arrivando a (280 milioni di vecchie lire). Una cifra che il DLF di Trieste non può permettersi. Intanto le Ferrovie hanno posto in vendita la stazione di Trieste Campo Marzio che nel 2007 è stato acquistata dalla società veneta Sviluppo 70. Solo i vincoli esterni ed interni, infissi compresi, posti dalla Sovrintendenza alle Belle Arti hanno finora impedito che il Museo venisse abbattuto per costruire al suo posto un enorme quartiere di cemento. Le Ferrovie volevano già smantellare i binari, ma per ora sono state bloccate. Perciò adesso hanno cambiato strategia: tentano di cacciare via i volontari e di chiudere il Museo che così diventerebbe un inutile rudere. Gli Euro di affitto solo per il Museo a partire da gennaio 2012 dovrebbero diventare , e con le spese aggiuntive si arriverebbe alla cifra iperbolica di Euro di affitto annuale. Una quantità di danaro enorme, per le scarse finanze del DLF triestino. Perciò il nuovo contratto non è ancora stato firmato lasciando la situazione in sospeso. Senza i Euro da versare a Roma, il Museo rischia di chiudere. L unica speranza rimane il sindaco Cosolini il quale ha assicurato che durante il suo incontro con l A.D. delle Ferrovie SpA ing. Moretti, in visita a Trieste il prossimo 2 febbraio, cercherà di perorare la causa del Museo Ferroviario tentando di strappare almeno la proroga di un anno. Anche l assessore alla cultura del comune di Trieste Andrea Mariani si è interessato recentemente alla vicenda, dando la propria parola d onore che tenterà di fare l impossibile per salvare il Museo. In mezzo a tutto questo fervore di iniziative preoccupa il silenzio del governatore regionale Tondo, dell assessore alla cultura De Anna e quello ai trasporti Riccardi che finora non si sono fatti sentire. Sappiamo tutti che le varie privatizzate ferroviarie, da Trenitalia a Ferservizi considerano soprattutto le regioni come degli interlocutori privilegiati, mentre Comuni e Province stanno in secondo piano. Quindi speriamo che a livello regionale si muova qualcosa, perché altrimenti le cose potrebbero andare a finire molto male. G. U. Trieste dice NO alla costruzione di un nuovo stabulario, luogo di tortura e di morte. (vedi articolo di cronaca sul web de Il Piccolo di Trieste con data 31 dicembre 2011) La sperimentazione animale, o vivisezione, non è un metodo di ricerca tollerabile nel 2012! Oltre ad essere un metodo mai validato scientificamente è anche chiaramente inaccettabile se si vuole rispettare la vita tutta, e non può servire a proteggere la nostra specie. Tutte le evidenze e le nostre attuali conoscenze scientifiche dimostrano che la vivisezione è inutile e fuorviante, così come documentato da importanti ricercatori, medici, scienziati, veterinari e come testimoniano purtroppo i gravi danni e a volte le catastrofi farmaceutiche che si sono verificate per aver estrapolato all uomo i dati osservati su di una specie animale diversa. Tale errore metodologico, tale pratica basata su presupposti anti-scientifici e su modelli fuorvianti, è di fatto un ostacolo all avanzamento della ricerca bio-medica e alla scienza, e costituisce un pericolo per la nostra salute lasciando l essere umano come la vera inconsapevole cavia. I fondi che arriveranno per la costruzione dello stabulario sono 459mila euro, soldi pubblici che invece di sovvenzionare un vergognoso lager, potrebbero piuttosto essere investiti per l istruzione come per lo sviluppo di metodi di ricerca SENZA l inutile utilizzo e sfruttamento degli animali, oppure quei fondi potrebbero aiutare finanziariamente coloro che non hanno la possibilità economica di studiare ma vorrebbero farlo, etc. Venite a manifestare con noi, sabato 11 febbraio alle ore , condividete con tutti i vostri amici e parenti, facciamo sentire il nostro sdegno! Se il numero di partecipanti sarà alto, creeremo un corteo per le vie del centro di Trieste, altrimenti faremo una manifestazionepresidio in una piazza del centro città. Potete confermare la vostra partecipazione nell evento creato su Facebook intitolato: No al nuovo stabulario a Trieste! Oppure - per chi non ha un profilo su Facebook - scrivendo una mail vuota con oggetto Subscribe alla mailing list: All Università di Trieste si allevano per la vivisezione: Opossum, Conigli, Ratti, Topi, Uccelli (Pulcini), Rospi africani. Per chi non ne fosse a conoscenza, deve sapere che la sperimentazione animale, oltre ad essere fatta sui topolini, viene praticata in maniera cruenta anche su un numero enorme di altre specie viventi compresi gli animali definiti d affezione come conigli, cani e gatti esattamente come i vostri, quelli che avete a casa e dei quali vi prendete cura, gli stessi che chiamate per nome e coccolate, ed in altri luoghi vengono seviziati per inutili scopi di ricerca pseudoscientifica come per la produzione di nuovi cosmetici (prodotti di bellezza che in realtà nascondono mostruose atrocità). Nell Unione Europea, solamente nell anno 2008, vi sono stati decessi per reazioni avverse al farmaco, tragedia cui ha contribuito certamente un metodo di ricerca ingannevole come la sperimentazione animale. Amando gli animali non si può che essere solidali con battaglie come questa in loro difesa. Concludendo con una frase di M. Gandhi : La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali, dimostriamo tutti assieme che ci crediamo veramente! Claudia Bognolo, Anna Stancanelli, Micol Devescovi, Francesca Vitturi20 cinema DAI VIAGGI NEL TEMPO AGLI INTRIGHI DELLA POLITICA, RITORNA ALLA GRANDE IL MIGLIORE CINEMA AMERICANO 20 Konrad febbraio 2012 Il viaggio nel tempo come categoria dello spirito, riservata solo agli artisti creativi? Può essere. La fantasia diventa realtà nell ultimo film di Woody Allen Midnight in Paris, dove Gil (Owen Wilson) è uno scrittore frustrato ed annoiato che si è fatto i soldi scrivendo commedie insulse per la televisione americana. Egli è veramente entusiasta della sua vacanza a Parigi mentre la moglie e gli suoceri miliardari pensano solo a mangiare, a bere e a fare acquisti nei negozi esclusivi. Un giorno, stanco della moglie e dei suoi conoscenti noiosi e pedanti si mette a passeggiare per le vie notturne, dopodichè si ritrova come per miracolo nella Parigi degli Anni Venti a stretto contatto con personaggi storici come Scott Fitzgerald, Cole Porter, Ernst Hemingway, Gertrud Stein, Pablo Ricasso, Salvador Dalì, Man Ray, Luis Bunuel, Erik Satie ed altri che non ricordo. La ricostruzione maniacale va dalla ricerca delle peculiarità decorative di quel periodo storico fino all individuazione di attori famosi che assomiglino fisicamente ai protagonisti di quell epoca ormai scomparsa che nel film di Allen viene descritta con dovizia di particolari. Ottimi tutti i comprimari, un po legnoso il protagonista Owen Wilson che si sforza in tutti modi di parlare e gesticolare come Woody Allen, anche se fisicamente non gli assomiglia per niente. Purtroppo in certi momenti il film sembra un po' troppo studiato a tavolino, a cominciare dall impeccabile colonna sonora e da un uso della fotografia forse anche troppo sapiente. Infatti le scene notturne ambientate nel passato sono tutte girate in una penombra calda ed avvolgente, mentre il presente si svolge quasi sempre alla cruda luce del sole, una luce che dissipa tutte le illusioni e fa ripiombare il protagonista nel mondo di oggi, che lui comincia a trovare sempre più stupido, volgare ed ostile. A me è sembrato tutto un po' troppo facile ed ovvio, anche la trovata finale che non vi svelerò e che mi ha lasciato leggermente la bocca amara. Comunque il mio amore per il cinema fantastico ed il mio rispetto per l arte di Woody Allen mi hanno fatto perdonare questo ed altro. Dalla Parigi dei favolosi Anni Venti all America del futuro in un film duro e gelido come una montagna di ghiaccio. Le Idi di Marzo di George Clooney è un thriller ambientato nell ambiguo mondo dell alta politica. Il riferimento storico contenuto nel titolo una volta tanto tradotto correttamente, è fin troppo noto nel nostro Paese, e parla di tradimento e vendetta. Durante la corsa alle elezioni primarie presidenziali nello Stato dell Ohio, Stephen Meyers (Ryan Gosling ), l addetto stampa del candidato democratico Mike Morris (George Clooney), commette un imprudenza accettando d incontrare il capo della compagine avversaria. Egli subito dopo si rende conto di avere sbagliato e racconta tutto al suo superiore Paul Zara, ma è tutto inutile. Paul ha un concetto quasi maniacale della lealtà umana, e nel giro di qualche ora Stephen viene licenziato ed estromesso da ogni cosa. Sembrerebbe la fine di una brillante carriera politica, ma Stephen ha un asso nella manica di cui nessuno sospetta l esistenza. La battaglia interna proseguirà senza esclusione di colpi, lontano dagli occhi dei giornalisti considerati solo degli squali assetati di sangue, ed alla fine qualcuno, o meglio dire qualcuna ci rimetterà la pelle. È chiaro che qui siamo lontanissimi dal rigore morale di film come Tempesta su Washington (1962) di Otto Preminger dove al Congresso USA i senatori delle opposte fazioni si combattevano in maniera spietata, ma sempre con grande correttezza e lealtà verso il loro Paese. L innegabile simpatia umana del Governatore Morris, candidato democratico alla primarie con idee radicali ancor più progressiste di quelle dell attuale presidente USA Barack Obama, crolla miseramente nel momento in cui gli spettatori lo vedono piegarsi e cedere al ricatto come un vigliacco qualsiasi. Il film indaga a fondo sui pericoli reali che corre la democrazia USA quando la direzione del Paese arriva nelle mani di gente per cui i rapporti tra esseri umani si dissolvono facendo sì che le parole stesse perdano totalmente il loro valore. Sarebbe questo l inizio di un processo che potrebbe portare alla liquidazione della coscienza nazionale e ad una putrefazione generale dello stato di diritto. Anche Clint Eastwood con il suo J.Edgar lancia un grido d allarme sui pericoli della trasformazione della società americana in uno stato di polizia. Nulla a che fare con il vecchio film di Mervyn LeRoy Sono un agente FBI (1959) dove attraverso la biografia dell agente Chip Hardesty (James Stewart) si faceva il panegirico del Federal Bureau of Investigations, sempre pronto a proteggere i buoni ed a perseguitare i delinquenti, a cominciare dai pericolosissimi comunisti. Il film di Eastwood fa giustizia sommaria di tutti quei luoghi comuni, mettendo in scena una biografia abbastanza credibile di J.Edgar Hoover, dal 1924 quando viene nominato capo dell FBI dal Presidente Calvin Coolidge, fino alla sua morte avvenuta nel 1972 ai tempi di Richard Nixon, forse il peggior presidente di tutta la storia degli Stati Uniti. Gli spettatori seguono le vicende di questo giovane poliziotto ambizioso che in 48 anni di storia americana diventa un personaggio potentissimo disposto a tutto pur di mantenere il suo potere. Bravissimo Leonardo Di Caprio in una parte che non lascia molto spazio ai sentimentalismi, e che lo costringe ad indossare delle impressionati maschere facciali per simulare il progressivo invecchiamento fisico. Dal proibizionismo e la lotta contro i gangster, al rapimento di Baby Lindberg, dalla persecuzione spietata di artisti e scienziati sospettati di comunismo, fino alle indagini illecite sulle Pantere Nere ed all assassinio di Robert Kennedy e Martin Luther King, il film contiene un grande affresco su 50 anni di vita americana, accompagnato da scorci non banali sulle vicende private del protagonista. La sottomissione alla volontà della madre dispotica e manipolatrice, il rapporto ambiguo con le donne, l amicizia fraterna con il collaboratore Clyde Tolson che con il tempo si trasforma prima in diffidenza e poi in aperta ostilità, sono tutte finestre inedite aperte sulla vita di una persona che nel bene, ma soprattutto nel male, ha rappresentato e sta rappresentando tuttora la parte più retriva, reazionaria e paranoica degli Stati Uniti d America. Gianni Ursini dott. Majaron Leonarda Bilanciamento craniosacrale - Cromopuntura Test intolleranze alimentari - Fiori di Bach Dieta Psicosomatica Associazione Regionale Via San Lazzaro, 7 - Trieste Biodinamica Cranio Sacrale Centro Trattamento e Formazione21 teatri di confine 21 Konrad febbraio 2012 la cotogna di rumiz LA LIBERTà DI AZADE È il 7 gennaio del 1997 quando l'ingegnere Max Altenberg parte da una Vienna imbiancata di neve per andare in Bosnia, a Sarajevo. Non sa ancora che lì incontrerà Maša, una donna selvaggia, "dall'occhio tartaro e i femori lunghi". E che quell'incontro gli sarà fatale. La storia d'amore tra Max e Maša è divenuta materia ardente di un libro scritto da Paolo Rumiz e pubblicato da Feltrinelli, La cotogna di Istanbul. Essendo, però, in forma di ballata, la sua originaria propensione all'oralità ha ben presto preso il sopravvento, tanto che lo stesso Rumiz, in carne e voce, ha voluto raccontarla al pubblico del Teatro Miela. E la prima assoluta dello spettacolo, o meglio, del reading diretto da Franco Però e accompagnato dalle suggestive musiche balcanico-danubiane di Alfredo Lacosegliaz, martedì 10 gennaio, gli ha dato ragione: tutto esaurito, in ogni ordine di posti, e replica non prevista la domenica successiva. Schierati sul palco, oltre a Lacosegliaz, c'erano Orietta Fossati alle tastiere, Daniele Furlan al clarinetto, Cristina Verità al violino e la cantante Ornella Serafini. È vero: Rumiz ha giocato in casa, ma la sua trasformazione in voce narrante non è stata indolore. Lui stesso ha affermato nel libro che Max non voleva scrivere questa storia "perché narrarla ad alta voce è molto più bello" e "perché scrivere è cosa fredda, senza cuore". Forse per questo l'esigenza di metterla in musica e di leggerla a un pubblico che ha molto apprezzato l'iniziativa. E che si è lasciato trasportare sul tappeto magico delle parole. Stefano Crisafulli DANCEPROJECT TRA ACQUA E MITI Da una parte l'acqua fresca e in perpetuo movimento, dall'altra il mito, duro a morire, di una certa idea di femminilità. A queste due suggestioni corrispondono altrettanti spettacoli inseriti nel cartellone della nona edizione del Danceproject festival: il primo, ispirato al liquido vitale, porta il nome di Val ed è stato ideato e interpretato da Daša Grgič, con la partecipazione nell'inedito ruolo di danzatrice dell'attrice Nikla Petruška Panizon. Il secondo si chiama Incorpocanto/Mea Dea ed è firmato da Daniela Bandini. Entrambi hanno trovato ospitalità presso il ridotto del Teatro Stabile Sloveno domenica 18 dicembre. A questo terzo appuntamento del festival di danza e di teatro danza realizzato e promosso dall'actis ha partecipato anche l'attrice Sara Alzetta con una lettura tratta da Lighea di Tomasi di Lampedusa. Si comincia con Val, dunque. Una scenografia composita accoglie il pubblico: un corpo rannicchiato è circondato da una luce violacea e si sente il rumore dell'acqua che scorre da una fontanella posta sul fondo del palco, mentre un telo ondeggia dolcemente sospinto da una leggera brezza artificiale. Eppure la musica che apre la performance è dissonante con questo quadro quasi idilliaco, così come i movimenti di Daša Grgič, che annaspano alla ricerca di qualcosa, forse soltanto di aria per respirare. Molto divertente l'entrata di Nikla Panizon: munita di bottiglietta, si riempie la bocca d'acqua e poi inizia a parlare come un demagogo, mostrando la futilità dei suoi discorsi. Lo spettacolo si avvale anche di innesti video nei quali i movimenti diventano impalpabili, quasi fossero indizi di una danza fuori fuoco, mentre tratti di corpo si espongono con una certa crudezza al video-occhio. Dopo un effetto molto bello con il telo che si trasforma in vestito e il confronto giocoso con l'acqua, le due danzatrici concludono la sequenza con una carezza. Successivamente Daniela Bendini, danzatrice genovese, interpreta da sola la sua coreografia Incorpocanto/ Mea Dea e lo fa con un piglio deciso e con un'ottima dose di teatralità e ironia. L'inizio è bruciante ed è caratterizzato dall'uso polimorfico di due ferri che diventeranno via via oggetti di decorazione dei capelli, strumenti tradizionali per cucire, armi micidiali. Indossate le scarpe con i tacchi e una giacca, Daniela Bendini si trasforma in donna manager e ne fa la caricatura mostrando i muscoli, per poi dare spazio alla pura e semplice gioia di danzare. S.C. "Non dimenticateci". Questo è il grido di dolore e rabbia che proviene da tutti coloro che, in Iran e in altri paesi del Medio Oriente, protestano contro regimi ancora oggi liberticidi e fondamentalisti. Come Azade, la ragazza iraniana al centro dell'omonimo spettacolo andato in scena venerdì 2 dicembre al Teatro Miela, nell'ambito della rassegna S/ paesati - eventi sul tema delle migrazioni. Prodotto dalla "Fabbrica delle Bucce", Azade è un contrappunto politico-poetico che nasce sull'onda della protesta iraniana del movimento verde (giugno 2009). La rappresentazione avrebbe dovuto essere limitata, per ammissione della regista stessa, dall'attualità dei fatti, ma poi di cose ne sono accadute: i popoli di Tunisia, Egitto, Libia e Siria si sono ribellati ai loro governi, per la maggior parte antidemocratici, e lo spettacolo è diventato una metonimia quasi profetica di una primavera dei popoli che, probabilmente, non si è ancora conclusa. Anche perché quella di Azade, nella finzione una studentessa iraniana scomparsa durante le manifestazioni contro il regime, è una storia ispirata a fatti realmente accaduti. In effetti, anche sul palco del Miela, Azade non c'è. La sua presenza/assenza viene evocata da un'amica, Negar, scappata in Occidente e ancora molto legata alle sorti del suo paese, che, per via informatica, cerca di aiutare gli insorti. Anche il padre di Azade, un venditore di tappeti fatalista e amante della poesia, dopo aver perso ogni speranza nel ritorno della figlia, si decide a passare dalla parte dei manifestanti. All'ottima performance dei due attori, in particolare dell'interprete della giovane Negar, si aggiungono le suggestive musiche dal vivo e gli elementi multimediali, rappresentati da un computer e da innesti tratti da internet che mostrano ciò che è realmente successo in Iran in quei giorni. Social network, inserti video e web-cam, nella loro modernità, si mescolano così a elementi della tradizione, come la musica e la letteratura. "Possono distruggere tutto, ma non la bellezza della poesia", dice il padre di Azade. E nemmeno il desiderio di libertà che c'è in ognuno di noi. Gli applausi, alla fine, sono stati dedicati alle popolazioni che stanno ancora lottando per liberarsi dal giogo di governi antidemocratici, come in Siria, o in un Egitto in mano ai militari nonostante il successo delle recenti proteste. O, naturalmente, in Iran, dove per ora le richieste di Azade e di tanti altri giovani sono rimaste lettera morta. S.C.22 22 Konrad febbraio 2012 YANE Il rap ormai è il genere principe in Italia, come produttività e interesse fra i giovani. Dopo anni di ghettizzazione, imposta dai media e in parte voluta dalla stessa scena che temeva la snaturalizzazione a contatto con il pubblico mainstream, finalmente questo genere ha imparato a relazionarsi con il grande pubblico, pur mantenendo gli stilemi classici dell hip hop (la cultura che genera questa musica). Come esempi basta pensare alla copertina di Rolling Stone Italia con Fabri Fibra, Marracash che conduce un programma di freestyle battle in prima serata su MTV, i Club Dogo che spopolano sui media e il giovanissimo Fedez, campione di views su youtube con il video del suo nuovo singolo (si parla di 1 milione di visualizzazioni in un paio di giorni). Incontro nel suo studio Riccardo Civita, in arte Yane, il rappresentante triestino più fresco e innovativo di questa musica per parlare del suo nuovo album Animals. Mi racconta come è venuto a contatto con la cultura hip hop e il genere rap. Ho iniziato a ballare la breakdance verso gli 11 anni insieme ai ragazzi del rione e ha 14 anni sono entrato definitivamente nel giro. Ho sempre avuto fotta per il ballo e lo faccio tuttora, anche se ai tempi già mi cimentavo con il writing e il freestyle (l arte di improvvisare rime su una base n.d.r.). Nel 2005 provavo a comporre canzoni di genere ironico per divertimento, in stile Riki Malva, ma poi la voglia di fare mi ha portato insieme a Sano a creare il gruppo LDC con cui abbiamo pubblicato dischi e fatto parecchi live in maniera seria. Il disco di Yane è particolarmente atipico come disco rap: le produzioni musicali sono molto energiche e dal sapore più suonato rispetto allo standard, quindi molto più assimilabili da un pubblico non avvezzo al genere. Siccome è lui alle macchine a produrre gli chiedo delucidazioni. Qui in studio ho imparato ad usare tastiere e programmi da solo. Mi racconta: Non amo le etichette, non mi sono messo lì a produrre strumentali rap, volevo semplicemente fare musica, filtrarla attraverso le mie ispirazioni da autodidatta. Ho pure messo accordi di chitarra che ho suonato io. Inoltre ho mescolato testi, basi e ritornelli di periodi diversi. Puoi trovare un testo scritto adesso, con il beat di un anno fa e il ritornello di 4 anni prima. Un elemento fondamentale nel rap sono i testi. Yane non è un tecnico che cerca le rime ad incastro e le punchline (strofe fatte per dimostrare la propria abilità) e nemmeno un rapper conscious, che si interessa prevalentemente di tematiche sociali. Yane è un ragazzo sincero, che tralascia l autocelebrazione tipica del genere, per raccontarsi onestamente e mette nelle canzoni grinta e melodia come pochissimi sanno fare. Racconta se stesso, il suo mondo e la sua vita. É lui a confermarlo In questo disco mi presento e rappresento me stesso, ogni mia canzone mi racconta alla società, il che può essere pure un'arma a doppio taglio. Spesso scrivo dei testi che possono sembrare universali, ma la realtà è che sono sempre frutto di esperienze personali che mi hanno toccato. Dopo l uscita del disco ha fatto un paio di date a Trieste e Gorizia, a gennaio suonerà insieme al suo socio Sano (gli LDC) a Trieste al Round Midnight, il 20 presentato dal top freestylers d Italia Ensi, da Torino, e il 21 aprirà alla Pieffe Factory di Gorizia il live Kaos One, il padrino del rap italiano. Gli chiedo come sono strutturati i live, mi risponde che suona insieme al suo socio di sempre Sano, in modo che entrambi possano portare i propri pezzi solisti e quelli del loro gruppo, gli LDC. Gli LDC si completano artisticamente, perché se Yane ci mette la grinta, Sano compensa con la tecnica. Inoltre segue la crescita musicale di Sizza, giovanissimo talento di soli 16 anni (mi ha fatto sentire la sua roba e confermo). L album di Yane, Animals, merita sicuramente un posto nel vostro stereo, anche se non foste amanti del genere, perché è capace di conquistare chiunque con freschezza, onestà e grinta. Potete scaricarlo da internet sul link di mediafire che trovate sulla sua pagina di Facebook Yane, oppure su reverbnation o soundcloud, digitando su google Yane più i nomi dei due siti. Inoltre su youtube gira il video ufficiale della canzone Questa è per, curato dal talentuoso video-maker Dagan mind, che ha fatto pure recentemente la regia del video del nuovo singolo da solista di Sano Un giorno no è uno si, anche questo su youtube. Big up Yane, keep it real! Marco Segulin Crispino e la Comare, Il melodramma dei fratelli Ricci rivive alla Sala Filoxenia Tra i capolavori musicali, di notevole importanza per la storia del nostro Teatro, si annovera il melodramma fantastico-giocoso di Luigi e Federico Ricci Crispino e la Comare, su libretto di Francesco Maria Piave. Napoletani per nascita, ma musicalmente cresciuti nella nostra città, Luigi (Napoli 1805-Praga 1859) infatti ricoprì per 20 anni la carica di Direttore del Teatro Grande, Federico (Napoli1809 -Conegliano 1877) fu Direttore della Cappella della Cattedrale di San Giusto. L Opera, capolavoro dei due fratelli, venne all epoca rappresentata in tutti i principali Teatri europei, e anche nel nostro Teatro Grande. All inizio del 900 l Opera veniva rappresentata con una certa frequenza alla Fenice di Venezia, ma è totalmente assente dal nostro Teatro cittadino dal Per colmare questa assenza gli Amici della Lirica Giulio Viozzi di Trieste proporrano domenica 12 febbraio alle ore 17 una esecuzione, affidata all Opera Giocosa, in forma di concerto (selezione), presso la Sala Polifunzionale dell Hotel Filoxenia in Riva III Novembre 9, angolo via Mazzini. La Giocosa ha curato il recupero musicale del capolavoro. Il genere di musica brillantissimo, dei fratelli Ricci è in stile Donizetti-Rossini, ed il libretto è pieno di trovate teatrali brillanti e di sicuro effetto ed è una feroce satira contro i medici. La storia verrà narrata da Giorgio Sardot che così legherà gli interventi vocali di un cast di notevole rilievo artistico, da Eugenio Leggiadri Gallani -Crispino (baritono), Ilaria Zanetti Annetta (soprano), Raffaele Prestinenzi Contino (tenore), Guisela Zannerini Neri Comare (mezzosoprano). Leo Paul Chiarot - Fabrizio (Baritono), Piero Prato (Mirabolano basso). Parteciperà il Coro maschile dei Lions Singers, tutti accompagnati al pianoforte da Manuel Tomadin e sotto la mia direzione musicale. Lo spettacolo sarà arricchito dai costumi di Silvia Bartole. Dell opera dei Fratelli Ricci sono divenute pezzi da baule ed eseguite dalle grandi cantanti come fuori programma (Sutherland... ecc), le Arie Non son più l Annetta e la straordinaria Aria della frittola. Il concerto sarà a ingresso libero. Severino Zannerini23 Il generale inverno ed il pane sotto la neve 23 Konrad febbraio 2012 La neve dà una curiosa sensazione di sospensione del tempo, un limbo ove convivono presente e passato, realtà e sogno. Fresca, attenua i suoni del mondo contingente e lascia riemergere i ricordi. Anche luoghi normalmente caotici rallentano e l artificiale viene per una volta ridimensionato. Ghiacciata, a fine inverno, temprata ma anche pericolosamente indebolita dalle oscillazioni della temperatura, sul punto di sciogliersi al tiepido sole primaverile, offre le ultime emozioni invernali, fondendosi poi in acque di liberi torrenti. Vorrei condividere le emozioni della montagna invernale che speriamo possa trovare nuovi adepti in futuro, sebbene non facciano ben sperare le attuali condizioni climatiche, caratterizzate da un progressiva diminuzione delle precipitazioni nevose. È impagabile la sensazione di magia che colora di bianco le nostre escursioni in montagna, ad esempio se ci inoltriamo nel bosco con le ciaspole, con i dovuti limiti e precauzioni, lungo un percorso che d estate può sembrare insignificante. Quanto è diverso però l atteggiamento di coloro che in montagna vivono tutto l anno. I ritmi, gli spostamenti sono resi più difficoltosi. Neve e ghiaccio sono ostacoli da superare ogni giorno. Il sole ed il calore dell estate un ricordo, un'esigenza quasi fisiologica, mentre il Generale inverno mostra tutta la sua forza. Meno poetico il rombo delle motoslitte e di qualche elicottero per l elisky, per fortuna ancora raro dalle nostre parti. La neve è ancora fonte di pane, non più come protezione di colture agricole e di campi seminati ma come motore di un economia sempre più condizionata dall industria dello sci e del turismo. Questa offerta del mondo montano invernale in veste tecnologica, è in crisi come tutte le monoculture. Sport costoso ed artificiale richiama sempre meno giovani e non è compatibile con i cambiamenti climatici in atto: la neve è ora presente, con continuità e adeguati spessori, solamente sopra i 1300 m di quota. Nonostante ciò nuovi impianti, finanziati per la maggior parte da Amministrazioni pubbliche, continuano ad essere progettati, senza tener conto che molti comprensori sciistici andranno dismessi nel giro di pochi anni. Chi controlla l effettiva redditività dei capitali pubblici che, in tempi di vacche magre, vengono sperperati in questo modo? La gestione del territorio dovrebbe incentrarsi su interventi flessibili e reversibili, per far si che il Generale inverno, pur nella sua fisiologica durezza, continui ad essere il custode di patrimonio universale di biodiversità. Dal punto di vista del singolo individuo, frequentare l ecosistema montano, scampolo di mondo ancora incontaminato, fragile e severo per tutti gli esseri viventi, umani e non, richiede un approccio meditato, rispettoso della naturalità che vi si è conservata quasi integra. Il nostro approccio di cittadini è quindi un accedere attento ad un mondo incantato la cui frequentazione non è però così tranquilla e semplice come può apparire, al fine di preservare la propria ed altrui incolumità. Il freddo è subdolo e le basse temperature, associate al vento ed altri fattori, possono risultare molto pericolosi specialmente per i più piccoli, se non difesi da abiti adeguati. Il rischio valanghe diventa rilevante se esploriamo un bosco rado di abeti o larici con pendenze dei terreni circostanti superiori ai 27 e spesso il seppellimento per soli 15 minuti può essere fatale per quasi tutti quelli che ne vengano coinvolti. Un comportamento adeguato è inoltre necessario per non disturbare la fauna selvatica che popola l ambiente alpino. Come facilmente si può immaginare, gli erbivori che non vanno in letargo sopravvivono in condizioni di estrema difficoltà, nutrendosi per lo più di piante secche, dallo scarsissimo potere nutritivo. Nonostante queste criticità, proprio nel periodo invernale, i maschi di camoscio e di stambecco sono fieramente impegnati in combattimenti per la conquista delle femmine ed assicurare così la perpetuazione della specie, anche a scapito della sopravvivenza del singolo individuo. Al termine di questo periodo, molti di loro muoiono sotto valanghe, a causa di nevicate eccezionali, o di stenti, se nel periodo estivo non sono riusciti a cibarsi a sufficienza (in quanto arrivano a perdere fino a metà del proprio peso corporeo). Avviciniamoci quindi a questo ambiente con cautela e rispetto per non costringere gli animali a fughe precipitose e ad inutili dispendi di energia. Seguiamo percorsi usualmente utilizzati, lungo i quali la presenza umana è quella di un ospite conosciuto e tollerato ed in discesa, non disperdiamoci caoticamente nel bosco. Mi auguro che la domanda espressa da cittadini ambientalisti di un mondo alpino integro ed autentico aumenti e diventi lo strumento per salvare la montagna spronando a tirar fuori da cantine e soffitte, abitudini, usi e costumi del passato, non per allestire un museo a cielo aperto, ma per la salvaguardia di un territorio. Forse non gli sci di legno ikory, ma vorrei almeno una slitta trainata da sbuffanti cavalli haflinger, al posto di rombanti e puzzolenti motoslitte, da usare solo in caso d emergenza. La salvaguardia di questo ambiente alto montano, naturale o antropico, da scoprire o riscoprire un po alla volta, può dipendere anche dalla rinuncia a qualche confort tecnologico cui siamo sempre più acriticamente assuefatti. In parallelo è indispensabile una gestione del territorio che ne valorizzi ed assicuri le peculiarità, per uno sviluppo veramente sostenibile nel tempo. Intanto lasciamo solo orme nella neve, quale traccia del nostro passaggio. Riccardo Ravalli Operatore Naturalistico del CAI S.A.G. Trieste24 alimentazione Mangia poco e vivrai a lungo 24 Konrad febbraio 2012 Uno studio scientifico e una vasta ricerca sul campo Sin da bambini ci è sempre stato detto che bisogna mangiare per vivere, e più mangi meglio è! Mangia che altrimenti ti indebolisci!, Mangia così ti tornano le forze e guarisci! e così via. Due generazioni di persone, i nostri nonni e i nostri padri, sono stati condizionati da questo comandamento, e gli effetti ora sono visibili, con un tasso di sovrappeso e di obesità che supera il 30% della popolazione, per non parlare di tutte le malattie correlate. Tempo fa avevamo scritto su queste pagine di un interessante ricerca scientifica del National Geographic; Agli inizi degli anni Settanta Alexander Leaf, medico di fama mondiale, fece una grande ricerca per identificare quali fossero le popolazioni più sane e longeve del pianeta. Scoprì allora tre zone sulla terra dove gli abitanti diventavano vecchi in piena salute superando abbondantemente i cento anni: la valle di Vilcabamba nell Equador, la regione di Hunza in Pakistan e la regione dell Abkhazia, nel Causaso. Successivamente il dr. Leaf prese in esame anche gli abitanti delle isole Okinawa in Giappone, famosi anche loro per la salute e la longevità. Attraverso uno studio molto completo durato più di un decennio e che coinvolse centinaia di ricercatori, emersero chiaramente alcuni punti fondamentali che potevano essere considerati come la base della longevità di tutti e quattro i popoli. Il primo era l alimentazione, basata quasi esclusivamente su frutta, verdura, cereali, legumi e noci, con una dieta molto varia che però non superava le calorie al giorno! Ben distante dalle calorie dell americano medio. La ricerca del dr. Leaf sollevò un polverone di critiche perché contrastava nettamente con la letteratura scientifica di quei tempi, dove appunto l alimentazione veniva considerata come la base della longevità sul principio: Più mangi, più vivi. Sono passati quasi 40 anni e finalmente gli scienziati hanno trovato la prova scientifica a fondamento della ricerca del dr. Leaf. Un'èquipe dell Università Cattolica di Roma (istituti di Patologia e di Fisiologia) ha scoperto l esistenza di una molecola (chiamata Creb1) che si attiva con una dieta a basso contenuto calorico, il cui compito consiste nel guidare altri geni importanti per la longevità e per il buon funzionamento del cervello. In verità l osservazione, negli ultimi anni sempre più avvalorata da numerosi risultati sperimentali, aveva già collegato l obesità ad un rallentamento e ad un invecchiamento precoce delle funzioni del cervello (le sinapsi dei neuroni funzionano sempre peggio), così come avviene con malattie tipiche della terza età, dalla demenza senile al Parkinson. Al contrario, la restrizione calorica (nella giusta misura) mantiene giovane il cervello. Lo rende più attivo. Ma i pulsanti molecolari che governano gli effetti positivi della dieta sul cervello erano finora ignoti. La molecola individuata dal gruppo di scienziati della Cattolica apre più di uno spiraglio. Non a caso Creb1 regola normalmente importanti funzioni cerebrali come la memoria, l apprendimento e il controllo dell ansia. E la sua attività diminuisce, o viene compromessa, proprio dall età che avanza. La restrizione calorica potenzia la capacità delle sinapsi dei neuroni di memorizzare le informazioni e molto altro. Tali azioni benefiche sono proprio mediate da Creb1. Quante calorie allora? Gli scienziati dicono un 30% in meno di quelle normalmente consigliate, quindi su un alimentazione di circa calorie, stiamo parlando di calorie al massimo. Il dato conferma in pieno la ricerca del dr. Leaf. Questi popoli primitivi istintivamente mangiano poco (abbiamo detto calorie) e vivono fino a cent anni in modo sano e naturale, arrivando addirittura in alcuni casi a oltre 150 anni! Ancora una riflessione importante: gli scienziati concludono quindi che dovremmo lasciare nel piatto il 30% del nostro cibo (sono proprio queste le parole da loro usate). Nello yoga, in un testo di migliaia di anni fa, si parla dell alimentazione giusta per l uomo e si consiglia di lasciare un terzo del proprio cibo nel piatto in onore al Dio Shiva. L uomo dimentica la saggezza antica e la riscopre con la scienza! Nadia e Giacomo Bo Via San Giuliano, 35 - Pordenone tel./fax:25 STORIE DI UOMINI, ANIMALI E FIORI DI BACH 25 Konrad febbraio 2012 Dalla personalità infantile all'adulto responsabile e quindi, riassumendo, quand è che Margò ha incominciato a tossire per la prima volta? Quando sono comparse le prime difficoltà respiratorie? dissi rivolgendomi direttamente al ragazzo, piuttosto che alla ragazza che gli stava accanto. Lui rivolse lo sguardo verso sua moglie cercando in lei quella precisione nel ricordo che sembrava sfuggirgli. beh disse all incirca a metà estate di due anni fa. La ragazza, dal conto suo, annuì con un cenno del capo. A luglio? dissi, cercando di stimolare in lui un ricordo più nitido. Si, mi pare di si. Poi seguì un vivace dibattito tra di loro, con citazioni di persone e di fatti accaduti a cavallo di quell estate. Dopo qualche minuto il ragazzo mi confermò l esattezza della sua precedente affermazione. Ok aggiunsi allora, come secondo passaggio, diciamo così, mi interesserebbe molto sapere che novità, nella vostra vita, è capitata in quel periodo. Avevo deciso di rivolgere le mie domande sempre e solo al ragazzo perché dalle risposte che mi aveva fornito precedentemente era emerso che la gattina aveva vissuto da sola con lui per diversi mesi; Margò, al momento della visita aveva tre anni; insieme, il ragazzo e sua moglie, l avevano presa da una famiglia che aveva avuto una cucciolata in casa. Avrebbero dovuto fare semplicemente da messaggeri di quella gattina e cioè trasportarla verso la sua nuova destinazione, che era la casa della sorella di lei, ma durante il tragitto accadde quello che nessuno si poteva immaginare: scoccò semplicemente e spontaneamente la famosa scintilla e in un attimo la direzione della macchina e della vita di quella gattina cambiarono definitivamente. Così, quando Margò arrivò nella sua nuova casa, si trovò in un appartamento molto piccolo, appena sufficiente per una persona sola. Roby, così si chiamava il ragazzo, a quel tempo viveva da solo e Margò non potè far altro che scegliere lui come unico destinatario del suo immenso amore. Ecco perché avevo deciso di rivolgere le mie domande esclusivamente a lui. Il leggero rossore del suo volto mi stava comunicando che Roby aveva cominciando a capire il senso di quell ultima domanda. Beh disse abbassando leggermente il tono di voce in quel periodo c è stata la novità che Alessandra, la mia futura moglie, è venuta ad abitare con me. In quel piccolo appartamento?. Il ragazzo annuì. Lo guardai dritto negli occhi prima di fargli l ultimissima domanda:.. e dimmi, onestamente, come hai vissuto dentro di te questa novità voglio dire, avevi il tuo appartamentino, eri single, immagino, e se mi permetti di aggiungere, felicemente single, avevi un bel ritmo, la sera fuori con gli amici, poi al lavoro, poche faccende domestiche, poche responsabilità, come hai vissuto questa dolce invasione di Alessandra? Non hai avuto la sensazione che ti venisse a mancare l aria?. Il suo intenso rossore in volto era molto più eloquente di qualunque ulteriore risposta verbale. In quel momento, dal trasportino, Margò confermò il tutto con un sonoro colpo di tosse. Fiore californiano: Fairy Lantern: l individuo che ha bisogno di questa essenza tende a mantenere una personalità infantile; molte volte questa tematica riguarda la repressione, da parte dei genitori, durante lo sviluppo, della possibilità che la vera natura del bambino ha di esprimersi. In tal senso il bambino impara che potrà ricevere amore soltanto rimanendo nello stadio arenato di bambino dipendente; così facendo si precludono le possibilità di arrivare ad uno stadio dove è richiesta la piena assunzione di responsabilità. Fairy Lantern aiuta l individuo a muoversi attraverso i blocchi emotivi verso un processo di maturazione, mantenendo un rapporto sano con il proprio bambino interiore, ma da adulto maturo con tutte le proprie funzioni. Stefano Cattinelli Per saperne di più: Scuola di Dinamica Emozionale Uomo Animale Uomo CANI INVISIBILI, AIUTIAMOLI A SOPRAVVIVERE... Dall inizio dell attività nel 2006, l associazione Il Capofonte onlus ha fatto adottare oltre 500 cani: cuccioli, adulti, anziani, malati, invalidi, paurosi, tutti hanno trovato il proprietario adatto alle loro esigenze, lasciando talvolta meravigliati i volontari per la velocità con cui un cane particolarmente difficile e per la sistemazione del quale si prevedevano tempi lunghi, veniva invece adottato in brevissimo tempo dalla persona giusta al momento giusto. Ebbene, a fianco di questi cani fortunati, che con l adozione hanno ritrovato una vita degna di essere vissuta, dobbiamo segnalare la presenza di un piccolo, ma non per questo meno importante numero di cani invisibili. I cani invisibili sono quelli che, benché abbiano un carattere meraviglioso, un aspetto piacevole e un desiderio di contatto umano commovente, non vengono inspiegabilmente presi in considerazione dalle centinaia di persone che ogni anno adottano i cani in cerca di una famiglia. Le loro sono letteralmente vite sprecate, nell inutile e interminabile attesa di vedere un amico umano avvicinarsi per una carezza oltre le sbarre. Ai cani invisibili è concesso solo sperare e fremere, alla vista di coloro che potrebbero diventare i loro nuovi compagni di vita, fino al momento in cui attraversando il corridoio del canile passeranno oltre senza nemmeno degnarli di uno sguardo di compassione e si fermeranno sempre davanti alla gabbia di un altro. Ai cani invisibili è concesso solo seguire con lo sguardo impietrito i loro vicini di sventura, che si avviano festosi verso una nuova vita a fianco dei loro nuovi amici umani. Per loro non cambia mai nulla: detenuti senza colpe, sfiniti dal caldo estivo opprimente e dal gelido freddo invernale, dalla solitudine e dalla dura vita del canile, increduli e rassegnati ma non per questo sfiduciati verso l uomo, pronti a dare tutto il loro amore e tutta la loro fedeltà se solo qualcuno li vedesse... Uno degli obiettivi principali di Il Capofonte per il 2012, è proprio quello di aiutare i cani invisibili ad uscire dall incubo senza fine della detenzione, intensificando la collaborazione attiva dal 2006 con l Associazione Litorale contro il Maltrattamento degli Animali che gestisce il canile sloveno di sv. Anton, dove vengono accolti i cani trovati vaganti lungo la fascia transfrontaliera Slovenia-Italia.La normativa vigente in Slovenia, come in altri paesi della comunità europea, prevede un contributo per il mantenimento dei cani accalappiati esclusivamente per 30 giorni dal momento della cattura; allo scadere del tempo previsto, se i cani non vengono adottati o presi in custodia da associazioni locali, vengono soppressi con metodi eutanasici. Il 19 febbraio alle ore 18, nell ambito della serata organizzata dall associazione Il Gattile onlus Trieste presso il teatro Miela, verrà inaugurata una mostra fotografica intitolata aiutiamoli a sopravvivere, dedicata ai cani più sfortunati reclusi nel canile sloveno da lungo tempo, che pur essendo ancora giovani, molto dolci ed equilibrati non destano l attenzione dei visitatori. Queste bestiole sono ancora vive soltanto grazie alla caparbietà ed instancabile attività dei volontari. Durante la serata sarà possibile scegliere un cane da adottare a distanza, versando direttamente il contributo necessario per il mantenimento mensile di 35 euro. Gli adottanti potranno inoltre conoscere il cane da loro scelto, recandosi al canile ogni giorno dalle ore 12 alle 20 ed avranno la possibilità di instaurare un rapporto diretto portandolo a passeggio nei vicini boschi, contribuendo così ad alleviare la solitudine e lo sconforto della bestiola. Maria Grazia Beinat26 colonna vertebrale 26 Konrad febbraio 2012 La Pseudo Sciatica (detta anche sindrome del piriforme ) La sindrome del muscolo piriforme è una condizione che provoca un dolore di tipo sciatalgico (alcuni autori la definiscono anche falsa sciatica ). Se fra le cause di tale dolore si possono escludere patologie quali un ernia del disco, una stenosi lombare, una massa neoplastica o un ematoma a livello dei muscoli ischio-crurali è opportuno invece effettuare indagini a livello del muscolo piriforme; è possibile infatti che una sofferenza del muscolo piriforme (che può essere dovuta a svariati motivi) sia la responsabile della dolorabilità sciatalgica. Il primo autore a ipotizzare il ruolo del muscolo piriforme quale causa di dolore di tipo sciatalgico fu W. Yoeman, nel 1928 (The relationship of arthritis of the sacro-iliac joint to sciatica), ma non fu lui, contrariamente a quanto viene riportato in più fonti, a parlare di sindrome del piriforme bensì D. Robinson, nel 1947 (Piriformis muscle in relation to sciatic pain. Am J Surg 1947;73;355-8). La sintomatologia causata da questa condizione può derivare dalla compressione del nervo sciatico contro l arcata ossea del grande forame ischiatico o dalla strozzatura dello stesso nervo nel ventre del muscolo. Approfondimento: Il muscolo piriforme è un muscolo piuttosto sottile, inizialmente è appiattito e poi si trasforma in un ventre dalla forma rotondeggiante che si allarga a ventaglio. È costituito da tre fasci che originano dalla regione sacrale. È posizionato sia all interno che all esterno della pelvi (la regione anatomica costituita dalle ossa delle anche, dal sacro e dal coccige. Le arterie glutee e il nervo ischiatico possono passare al di sopra o al di sotto del muscolo. Ha funzione extrarotatoria (ruota in fuori la coscia) con lieve componente di abduzione e di estensione. In fase di appoggio del carico sull arto, il piriforme stabilizza il femore e ne impedisce la rotazione all interno. È un muscolo che può essere soggetto a fenomeni ipertrofici e di irrigidimento, fenomeni che possono scatenare la cosiddetta sindrome del piriforme. Le cause L eziologia della sindrome del muscolo piriforme è multifattoriale; dai dati presenti in letteratura sembra che la causa più frequente sia di tipo traumatico; altre cause sono le dismetrie degli arti inferiori, le miositi del piriforme, gli interventi chirurgici per l anca. Alcuni sport che sollecitano molto tale muscolo (come la danza, la corsa e gli sport in carico) possono portare a delle contratture saltuarie che scatenano la sintomatologia classica. I sintomi La sintomatologia della sindrome del piriforme è alquanto variegata. Spesso si avverte dolore, talvolta accompagnato da parestesie, al tratto lombare, alla regione glutea, nelle zone posteriori della gamba e della coscia e molto raramente alla pianta del piede; altri sintomi che possono comparire sono deficit di tipo motorio, riduzioni della sensibilità in alcune zone degli arti inferiori e gonfiore esteso nella zona che va dal sacro al gran trocantere. La sintomatologia è spesso acutizzata se il soggetto è rimasto a lungo seduto con il femore intraruotato oppure se si sono svolte attività sportive o lavorative caratterizzate da notevole intensità. La diagnosi La diagnosi della sindrome del muscolo piriforme viene effettuata, di norma, attraverso un esame di tipo clinico che deve essere accurato, infatti la sintomatologia è simile a quella di altre patologie che interessano la colonna lombare ; talvolta può essere necessario ricorrere a indagini supplementari (elettromiografia per valutare la conducibilità nervosa del nervo sciatico, Radiografie o Risonanza magnetica). Fra i test clinici maggiormente usati per la diagnosi della patologia in questione ricordiamo il test di Freiberg e il test di Pace e Nagle. PER UNA PRE VISITA E INFORMAZIONI SULLA CONFERENZA VEDI APPUNTAMENTI IN FONDO AL KONRAD Il trattamento Esistono diverse modalità di trattamento di questa patologia sia di tipo farmacologico che fisioterapiche. I trattamenti di tipo farmacologico comprendono l assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e di farmaci miorilassanti, il medico può inoltre ricorrere in alcuni casi selezionati all infiltrazione diretta di farmaci anestetici e di corticosteroidi. La fisioterapia può invece risolvere il problema attraverso: terapie manuali specifiche volte allo scioglimento della contrattura muscolare (manipolazioni fasciali); Tecar terapia per la sua azione decontratturante e mio rilassante; Esercizi di autotrattamento specifici (come alcuni movimenti di streching o di rinforzo dei muscoli antagonisti) Va precisato che senza una corretta diagnosi non sarà possibile individuare con precisione il trattamento idoneo. Inoltre a prescindere dal tipo di trattamento (medico o farmacologico) le tecniche fisioterapiche possono risultare sinergiche ed accelerare il processo di guarigione anche attraverso dei consigli posturali : ad esempio può essere utile, nelle ore di sonno, posizionare un cuscino o due tra le ginocchia allo scopo di favorire il rilassamento del muscolo contratto. Marco Segina 27 brevi 27 Konrad febbraio 2012 DA 15 ANNI L'ISTRIA FA FESTA AL SUO ORO L olio d oliva con le sue ottime qualità rappresenta l ingrediente per eccellenza nella dieta mediterranea. Per questo va sempre festeggiato, e da 15 anni ciò avviene alla fiera dell olio d oliva Oleum Olivarum di Crassiza, in Istria, un paesino a 5 chilometri da Buie. Questo luogo si è rivelato ideale per ospitare l evento grazie alla sua incontaminata bellezza, elegante ed acogliente nella sua semplicità. L evento si svolge presso la sede della Comunità degli Italiani di Crassiza ed è organizzato dalla Città di Buie, dal Comitato locale di Crassiza, dall Ente per il Turismo della città di Buie e dall Università Popolare Aperta di Buie grazie anche al contributo della Comunità degli Italiani di Crassiza ed il patrocinio della Regione Istriana e del Ministero per l Agricoltura della Repubblica di Croazia. La manifestazione, che quest anno si svolgerà tra il 10 e l 11 marzo, è un esposizione di olii che possono essere degustati dal pubblico. Collateralmente saranno organizzate lezioni sull olio d oliva, sulla sua qualità, sulla coltivazione e sulle nuove tecnologie. Ci sarà spazio anche per lo spettacolo e la buona tavola con i cooking show, eventi durante i quali verranno preparati e serviti al pubblico pietanze a base d olio d oliva. Gli chef regaleranno consigli su come usare l olio in cucina nel modo migliore. Accanto all olio si potranno trovare anche prodotti tipici dell Istria quali miele, marmellate, prodotti a base di tartufo e vini. E per rendere il clima ancora più festoso il tutto sarà accompagnato dall intrattenimento musicale di complessi, musicisti e cantanti del Buiese. Quest anno si festeggerà anche il decimo anniversario del Concorso Internazionale di Pittura. Il tema ovviamente non potrà che essere incentrato sull olio d oliva e i partecipanti arriveranno da ogni parte del mondo per presentare il loro punto di vista su queste terre e sul loro olio. Potrete infine immergervi nel paesaggio dove passeggiare accarezzando gli stessi ulivi i cui frutti avrete appena assaggiato. E non dimenticate di fermarvi nelle varie case dove si produce olio d oliva per assaggiare diversi tipi di olio e prodotti vari. Sarebbe un peccato non godersi il profumo di queste terre e il sapore dei suoi preziosi frutti. Eleonora Gardos life IN ITALY IS OK EMERGENCY PROGRAMMA ITALIA Il gruppo Emergency di Trieste organizza mercoledì 22 febbraio, alle ore 21, al Knulp in via Madonna del Mare 7 a Trieste la proiezione gratuita del film Life in Italy is Ok - EMERGENCY Programma Italia Migranti, stranieri, nuovi poveri raccontano la loro vita in Italia e l aiuto ricevuto dai medici di Emergency. «Life in Italy is OK»: a dirlo è Gloria, una paziente nigeriana del Poliambulatorio di Palermo. Un affermazione quasi paradossale, comprensibile solo immaginando un altra vita, quella che Gloria ha lasciato nel suo Paese. Hanno un opinione diversa Michele, disoccupato veneto, e Aldo, ex autista di autobus, ormai senza lavoro e senza casa, che si sentono stranieri pur essendo nati in Italia. Storie come la loro o come quella di Ousmane - bracciante agricolo da molti anni in Italia - sono al centro del documentario che racconta la vita quotidiana e le difficoltà di persone diverse ma legate da un bisogno comune: la ricerca di una vita migliore. Gloria, Ousmane, Michele, Aldo sono tra le persone che abbiamo curato in questi anni nei nostri Poliambulatori di Palermo e di Marghera e nei due ambulatori mobili che prestano servizio in aree disagiate. Nonostante sia un diritto riconosciuto, anche in Italia il diritto alla cura è spesso un diritto disatteso: migranti, stranieri, poveri spesso non hanno accesso alle cure di cui hanno bisogno per scarsa conoscenza dei propri diritti, difficoltà linguistiche, incapacità a muoversi all interno di un sistema sanitario complesso. Da questa consapevolezza nascono gli interventi di Emergency nell ambito del sistema penitenziario (conclusi nel 2007) e dell area dell immigrazione e del disagio sociale. Laura Vascotto - Gruppo Emergency di Trieste I nutrimenti necessari all'uomo Dice Goethe: Tutto l effimero non è che un simbolo. Che cosa significa? Significa che ogni cosa: minerale, vegetale, animale e ognuno di noi esseri umani siamo visibili, udibili, toccabili ma i corpi che distinguiamo, altro non sono che la parte visibile dello spirito che sta all origine di tutto. Quando nei corsi parlo di nutrizione, lo faccio sempre relazionandomi alle origini spirituali ed è questo che distingue una veritiera cultura da un certo pressapochismo. Un esempio di quadripartizione: Il corpo fisico abbisogna dei suoi nutrienti, il corpo vitale dei suoi, l anima si nutre di altro e l Io, l organizzatore dell ensamble, di altro ancora. Far convivere i nutrimenti necessari all uomo quadripartito diviene armonia, il solo mangiare bio, secondo le stagioni ecc. purtroppo no. Aiuta ma non basta. L uomo di questo tempo ha bisogno, per divenire cosciente, di una nutrizione cosciente. Crimini, follie ed altro sono eventi ovviabili soltanto in virtù delle due colonne che reggono l uomo: Il cibo sano e la giusta coscienza. Il primo lo si acquista in euro, la seconda la si fabbrica da sé mediante lo studio e la riflessione. Nevio Sgherla, Nutrizionista olistico, scrittore ed editore Vedere altro
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 art. 32
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 sentenza 
 articolo 6
 art. 54
 art. 54
 art. 6
 art. 139
 Art. 2
 art. 9
 art. 9
 art. 26
 art. 9
 art. 26
 articolo 9
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