Source: http://sportelegge.gazzetta.it/2011/07/27/il-calcio-scommesse-e-la-deriva-del-pallone-parte-ii/
Timestamp: 2017-10-22 11:41:03+00:00

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IL CALCIO SCOMMESSE E LA DERIVA DEL PALLONE: PARTE II | Sport e Legge
A distanza di neanche 2 mesi dalla pubblicazione sui principali quotidiani sportivi della notizia dell’avvio dell’inchiesta “LAST BET”, il Procuratore Federale della FIGC, dopo aver esaminato tutte le carte trasmesse dalla Procura della Repubblica di Cremona (che come già anticipato nel precedente articolo pubblicato su questo blog il 1/6/11 sono utilizzabili in base all’art. 2 della legge 401/89) e dopo una lunga attività istruttoria – che a partire dal 4 luglio ha visto gli interrogatori di più di 48 persone – ha ufficialmente reso noti i deferimenti ai competenti organi di giustizia sportiva.
Il Dott. Palazzi ha di fatto deferito alla Commissione Disciplinare ben 18 clubs.
In particolare, sono state deferite due società di serie A, Atalanta e Chievo, tre di serie B (Ascoli, Verona e Sassuolo), undici di Lega Pro (Alessandria, Cremonese, Benevento, Ravenna, Virtus Entella, Piacenza, Esperia Viareggio, Portogruaro, Taranto, Spezia e Reggiana) e due della Lega Dilettanti (Cus Chieti e Pino Di Matteo).
I sodalizi sono tutti stati deferiti a vario titolo, ovvero per responsabilità diretta, per responsabilità oggettiva o per responsabilità presunta, a seconda dei casi e dei diversi profili di coinvolgimento. Sul punto ricordiamo che la responsabilità diretta entra in gioco quando i fatti sono imputabili a soggetti che hanno rappresentato anche per singole questioni i sodalizi sportivi. Tale figura non pone problemi in quanto compatibile con i principi civilisti in tema di rappresentanza e con la conseguente riferibilità alla società degli atti posti in essere dai suoi organi rappresentativi.
Quanto invece alla responsabilità presunta si rileva che il legislatore sportivo al fine di evitare applicazioni “inique” della norma, esige una prova contraria che non abbia i requisiti della certezza e che non necessariamente deve essere fornita dalla società “avvantaggiata”: la presunzione di responsabilità si ha per superata se dalle prove fornite dalla società, dall’istruttoria svolte in corso di procedimento, risulti, anche in via di fondato e serio dubbio, che la società medesima non ha partecipato all’illecito e lo ha ignorato. La presunzione sarà vinta non solo quando si accerti positivamente l’estraneità della società a qualunque forma di compartecipazione materiale o morale, bensì anche nel caso in cui la prova della partecipazione sia insufficiente o contraddittoria. Ad analoga conclusione dovrà giungersi in mancanza della prova: allorché nessun elemento coinvolga, neppure a livello indiziario, la società nell’illecito sportivo commesso da altri, il giudice, valutando la portata negativa di quanto emerso nei confronti della società, dovrà necessariamente prospettarsi il fondato dubbio dell’estraneità della stessa alla commissione del fatto.
Più complessa è, infine, la questione della legittimità o meno della responsabilità oggettiva, per la quale, infatti, da sempre si contrastano le voci di quanti, da un lato, ne contestano la sua conformità con i principi generali dell’ordinamento giuridico, ed in particolare con il principio di personalità della responsabilità personale (art. 27 Costituzione), e quanti, invece, rilevano che la responsabilità de qua, riguardando le società e non anche i singoli atleti, trova nell'ottica della particolare autonomia dell’ordinamento sportivo e nelle sue finalità una valida giustificazione, rispondendo di fatti all'esigenza di assicurare il pacifico e regolare svolgimento dell'attività sportiva.
Altresì deferiti risultano poi ben 26 tesserati (ma il numero è presumibile che sia destinato a crescere), tra calciatori, dirigenti ed allenatori: alcuni per le violazioni dell’art 9 CGS (associazione finalizzata alla commissione di illecito sportivo) – come ad es. Signori e Paoloni , il d.s. del Ravenna Giorgio Buffone e anche Massimo Erodiani – altri per la violazione ex art 7 CGS (illecito sportivo) – come per es. Doni.
A questo punto è legittimo domandarsi quali saranno gli scenari futuri anche se è d’obbligo evidenziare che i procedimenti disciplinari sono ancora ai loro albori e, pertanto, appare difficile in oggi sbilanciarsi in ogni genere di previsione.
In ogni caso sin d’ora appare importante soffermarsi su alcune questioni che appaiono rilevanti.
Nel precedente post del 1/6/11 si era rilevato come in caso di coinvolgimento societario nei fatti di illeciti sportivi, il CGS ex art 7 prevede, a seconda della gravità, in caso di responsabilità diretta le sanzioni dell’esclusione dal campionato di competenza, della retrocessione all’ultimo posto e della revoca dello scudetto. In caso di responsabilità presunta o oggettiva è applicabile, oltre alle pene anziviste, anche la sanzione della penalizzazione in classifica.
Ai singoli soggetti riconosciuti responsabili di illecito sportivo sarà invece applicata la sanzione non inferiore all’inibizione o alla squalifica per un periodo minimo di tre anni.
Pene poi ulteriormente aggravate in caso di contestazione anche dell’illecito di cui all’art 9 CGS (Associazione)
In oggi, però, pare interessante rilevare come in questi due mesi, e all’indomani della deflagrazione dello nuovo scandalo, la FIGC conscia della necessità di arginare e fermare il dileguarsi del fenomeno ha deciso di adottare un pugno di ferro andando ad incidere sul CGS e, più in particolare, andando a inasprire i trattamenti sanzionatori. Con comunicato del 177/A del 9/6/11, infatti, sono stati modificati l’art. 6 (divieto di scommesse) e 7 (illecito sportivo) del medesimo codice.
Il nuovo art 6 CGS, in specie, aumentata la squalifica per i casi di violazione da parte dei tesserati del divieto previsto dalla norma portando il limite minimo edittale dai precedenti 18 mesi di squalifica al nuovo minimo di 2 anni, ed in aggiunta prevede, altresì, la sanzione dell’ammenda non inferiore a 25.000.
Nulla cambia, invece, per le società che, in caso di accertamento di una loro responsabilità diretta, continuano a venire sanzionate con la pena della penalizzazione, retrocessione, esclusione dal campionato o non assegnazione o revoca del titolo ex art. 18 CGS.
Nuova è la previsione di un obbligo specifico di denuncia dei casi conosciuti di scommesse ora sanzionato ad hoc con la pena dell’inibizione o squalifica non inferiore a 3 mesi e con l’ammenda non inferiore a € 15.000,00.
Il nuovo art. 7 CGS per i soggetti ritenuti responsabili dell’illecito sportivo tiene ferma la sanzione della squalifica o inibizione per un periodo minimo di 3 anni MA introduce ex novo la sanzione di una ammenda non inferiore a € 50.000,00, nonché la previsione per i casi di mancato adempimento dell’obbligo di denuncia dei fatti di illecito sportivo della sanzione dell’inibizione o della squalifica non inferiore a 6 mesi e dell’ammenda non inferiore a € 30.000,00
L’iniziativa merita un plauso ma non può sfuggire ad un attento osservatore della materia che le nuove sanzioni in linea di principio non potrebbero applicarsi ai fatti oggetto dello scandalo in essere per i quali, invece, dovrebbero trovare applicazione le norme del vecchio CGS ante riforma e le relative sanzioni.
Vale la pena di osservare infatti che lo stesso CGS ex art. 2 (Applicabilità e conoscenza delle regole) prevede espressamente che “in assenza di specifiche norme del presente Codice e degli altri regolamenti federali, gli Organi della giustizia sportiva adottano le proprie decisioni in conformità ai principi generali di diritto applicabili nell'ordinamento sportivo nazionale e internazionale, nonché a quelli di equità e correttezza sportiva”. Ebbene sul punto si deve osservare che gli art. 25 Costituzione e art. 2 Codice Penale sanciscono il principio di irretroattività della legge sfavorevole e della retroattività della legge favorevole al reo.
Più in particolare, l’art. 25 dispone che “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. In conformità, quindi, al precetto costituzionale l’art. 2 c.p. dispone che “nessuno può’ essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato” e prosegue prevedendo che “nessuno può’ essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore non costituisce reato; e, se vi e’ stata condanna, ne cessano la esecuzione e gli effetti penali” e che “se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più’ favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile”.
In sostanza, quindi, dal combinato dell’art. 25 Cost. e art. 2 del c.p. si evincerebbe il principio di irretroattività della legge penale e con essa delle norme sanzionatorie, ragione per cui nella vicenda in esame, ed in assenza di disposizioni in senso contrario contenute nei regolamenti federali, si potrebbe affermare l’inapplicabilità delle nuove disposizioni ai procedimenti in essere.
Altra questione interessante sui cui soffermarsi è poi anche quella relativa al campo di applicazione delle eventuali sanzioni. Se all’esito del procedimento verranno infatti irrogate sanzioni, queste, molto probabilmente, potrebbero venir fatte scontare a partire dal prossimo campionato anzichè andare ad incidere sulle classifiche del campionato passato. Questo perché lo stesso CGS introdurrebbe un principio importante, ossia quello della c.d.”afflittività delle sanzioni”. L’art. 18 CGS, infatti, prevede che la sanzione “che si appalesi inefficace nella stagione sportiva in corso, può essere fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva successiva ”, ragion per cui gli organi disciplinari ben potrebbero valutare tale opzione, con tutte le conseguenze del caso in virtù anche del fatto che nell’eventuale procedimento di appello si potrebbe essere in prossimità dell’inizio dei Campionati.
Infine, last but not least, ultima questione ulteriormente interessante da analizzare è quella relativa agli aspetti processuali.
Il CSG, infatti, per il procedimento di illecito sportivo prevede una disciplina ad hoc disciplinata dagli art. 40 e 41. In questa sede preme però osservare come l’aspetto più interessante è contenuto nel C.U. FIGC 181/A del 14/06/2011 con il quale si dispone che per i procedimenti di prima istanza presso la Commissione Disciplinare Nazionale il termine di 5 giorni per le memorie difensive è ridotto a 3 giorni dalla comunicazione del deferimento ed il termine per la comparizione di 10 giorni è ridotto a 5 giorni, ragion per cui la prima udienza è già stata fissata al 3 di agosto.
Sicuramente le difese delle società, giocoforza, dovranno affrontare un vero e proprio tour de force per esaminare tutti gli atti e predisporre adeguate linee difensive in un arco di tempo così ridotto, circostanza questa che non può non lasciare qualche perplessità in relazione alla tutela del diritto di difesa di cui all’art 24 Cost. ampiamente ridotto dal limitatissimo tempo a disposizione .
Quanto poi alle procedure di appello sin d’ora con il medesimo comunicato viene previsto che le decisioni della Commissione Disciplinare Nazionale potranno essere impugnate da quanti ne avranno diritto entro il termine di due giorni dalla pubblicazione delle stesse con Comunicati Ufficiali.
A questo punto quindi non resta che attendere i futuri sviluppi della vicenda per poter vedere come tutti questi nodi saranno affrontati e, se del caso, risolti !!

References: art. 18
 art. 7
 art. 2
 art. 25
 art. 2
 sentenza 
 art. 2
 art. 40