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Timestamp: 2018-08-17 15:49:53+00:00

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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza del 15 settembre 2011, n. 34091. La misura di sicurezza della libertà vigilata applicata per effetto della dichiarazione di abitualità del reato non può essere sostituita, per sopravvenuta infermità psichica, con la misura del ricovero in casa di cura e custodia, non operando in tale ipotesi la disposizione di cui all’art. 232, comma III, c.p. - Avvocato Renato D'Isa
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Corte di Cassazione – S.U.P. – Sentenza 15 settembre 2011, n. 34091. La misura di sicurezza della libertà vigilata applicata per effetto della dichiarazione di abitualità del reato non può essere sostituita, per sopravvenuta infermità psichica, con la misura del ricovero in casa di cura e custodia, non operando in tale ipotesi la disposizione di cui all’art. 232, comma III, c.p.
Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza del 15 settembre 2011, n. 34091
La Sezione Prima penale con ordinanza deliberava la rimessione del procedimento alle Sezioni Unite, ritenendo necessario un intervento al fine di prevenire la concreta possibilità dell’insorgere di un contrasto di giurisprudenza in ordine alla interpretazione dell’art. 232[1] c.p.
In altre parole Le Sezioni Unite sono state chiamate a stabilire «se la misura di sicurezza della libertà vigilata applicata in conseguenza della dichiarazione di abitualità nel reato possa essere sostituita, per sopravvenuta infermità psichica, con la misura del ricovero in casa di cura e di custodia».
La Corte in adunanza plenaria preliminarmente in applicazione dell’art. 173[2], comma III, disp. att. c.p.p., pronunciava il seguente principio di diritto: “la preclusione del giudicato, nel procedimento di sorveglianza in materia di misure di sicurezza, opera rebus sic stanti bus e non impedisce, una volta esauriti gli effetti della precedente decisione, la rivalutazione della pericolosità del soggetto e la conseguente individuazione di un’eventuale nuova misura da applicare sulla base di ulteriori elementi non valutati, perché palesatisi successivamente all’adozione del provvedimento divenuto definitivo o, pur preesistenti, non presi da questo in considerazione”.
Dopo aver brevemente ricostruito il sistema delle misure di sicurezza delineato dal codice, al fine di individuare la corretta soluzione del caso, alla luce del corrispondente quadro normativo di riferimento, all’esito dell’analisi logico-sistematica, le Sezioni Unite, in ossequio del disposto di cui all’art. 173, comma III, disp. att. c.p.p., hanno espresso i seguenti principi di diritto:
1) Il giudizio di pericolosità, in quanto strettamente connesso con gli indici di valutazione su cui esso di volta in volta si fonda, trova la sua ragion d’essere in titoli diversi e comporta, in forza del principio di legalità, l’applicazione o la sostituzione o il mantenimento o la trasformazione della misura di sicurezza prevista dalle corrispondenti norme di riferimento;
2) L’art. 212 c.p., disciplina il caso della persona che, sottoposta a misura di sicurezza detentiva o non detentiva per un titolo diverso dall’infermità psichica, sia colpita da tale patologia durante l’esecuzione della misura;
3) L’art. 231[3] c.p., regolamenta gli effetti che conseguono alla trasgressione degli obblighi imposti al libero vigilato, dichiarato pericoloso per un titolo diverso dall’infermità psichica;
4) L’art. 232[4] c.p. non è norma speciale rispetto all’art. 231 c.p. e dicliplina – tra l’altro – la diversa ipotesi della persona che, dichiarata pericolosa per infermità psichica e sottoposta alla libertà vigilata per tale titolo, manifesta, in corso di esecuzione della misura, nuovi sintomi di una più accentuata pericolosità, sì da rendere inadeguata la misura non detentiva in atto e da legittimarne la sostituzione con il ricovero in casa di cura e custodia;
5) La misura di sicurezza della libertà vigilata applicata per effetto della dichiarazione di abitualità del reato non può essere sostituita, per sopravvenuta infermità psichica, con la misura del ricovero in casa di cura e custodia, non operando in tale ipotesi la disposizione di cui all’art. 232, comma III, c.p.
Sorrento 15 settembre 2011. Avv. Renato D’Isa
[1] Articolo 232 – Minori o infermi di mente in stato di libertà vigilata
Qualora tale affidamento non sia possibile o non sia ritenuto opportuno, è ordinato, o mantenuto, secondo i casi, il ricovero nel riformatorio, o nella casa di cura e di custodia .
[2] Articolo 173 – Motivazione della sentenza. Enunciazione del principio di diritto
1. Nella sentenza della corte di cassazione i motivi del ricorso sono enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione .
2. Nel caso di annullamento con rinvio, la sentenza enuncia specificatamente il principio di diritto al quale il giudice di rinvio deve uniformarsi .
[3] Articolo 231 – Trasgressione degli obblighi imposti
Avuto riguardo alla particolare gravità della trasgressione o al ripetersi della medesima, ovvero qualora il trasgressore non presti la cauzione, il giudice può sostituire alla libertà vigilata l’assegnazione a una colonia agricola o ad una casa di lavoro, ovvero, se si tratta di un minore, il ricovero in un riformatorio giudiziario
[4] Articolo 232 – Minori o infermi di mente in stato di libertà vigilata

References: sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Articolo 232
 Articolo 173
 sentenza 
 sentenza 
 Articolo 231
 Articolo 232