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Timestamp: 2018-06-25 17:39:23+00:00

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Responsabilità professionale degli avvocati: nessuno statuto particolare • Lex & Formazione
Responsabilità professionale degli avvocati: nessuno statuto particolare
di Mirco Minardi - 29 ottobre 2017
Ci fu un tempo in cui non era facile ottenere una sentenza di condanna nei confronti di un avvocato non diligente. La strada era in salita: onere della prova della colpa, ma soprattutto onere della prova che la diversa attività non compiuta avrebbe con certezza consentito al cliente di ottenere il bene della vita.
Mi spiego meglio. Supponiamo che l’avvocato non avesse proposto appello avverso una sentenza. Per ottenere il danno pari al bene della vita perduto, il cliente avrebbe dovuto dimostrare che l’appello avrebbe consentito “con certezza” di ottenere la riforma della sentenza di primo grado. Praticamente una prova impossibile da dare.
Sennonchè, l’onda lunga del criterio del “più probabile che non” non poteva non bagnare anche il litorale della responsabilità professionale dell’avvocato (come già fatto per quello dei medici). Sicchè oggi, ben pochi si azzerderebbero ad affermare che occorre la prova “della certezza morale”, come si affrermava in passato.
In secondo luogo, i principi affermati da Cass. 13533/2001 non potevano non toccare anche la materia de qua; sicchè oggi grava sull’avvocato l’onere di provare di avere esattamente adempiuto la propria prestazione. Al cliente spetta solo di provare il titolo (cioè il contratto) e di allegare l’inadempimento.
Tutto ciò viene ribadito da Cass. 25112/2017.
GRAZIOLI 20, presso lo studio dell’avvocato LORENZO ALBANESE
GINAMMI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
CO.PI. e PO.MA., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
presso lo studio dell’avvocato RENATO TOBIA, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato ROBERTO COCIANCICH giusta procura in
CO.PI. e P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
FELICE 89, presso lo studio dell’avvocato TIZIANO MARIANI,
rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO PANNI unitamente
all’avvocato ALESSANDRO PAPA giusta procura in calce al ricorso;
avverso la sentenza n. 4248/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
13/06/2017 dal Consigliere Dott. COSIMO D’ARRIGO;
PEPE Alessandro, che ha concluso per l’accoglimento del 1, 4 e 8
motivo di ricorso C.M., accoglimento del 2 e 4 motivo di
ricorso C.G., rigetto del ricorso incidentale;
udito l’Avvocato LORENZO ALBANESE GINAMMI;
udito l’Avvocato RENATO TOBIA;
2.2 Tali doglianze riguardano il medesimo capo della sentenza d’appello impugnato da C.G. con il quarto e il quinto motivo di ricorso, nel cui ambito si deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c. e degli artt. 1218, 1223 e 2697 c.c., nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo discusso fra le parti.
5.2 Con il sesto motivo, C.M. deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonchè degli artt. 1176,1281 e 2697 c.c., nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo.
7.1 Con l’ottavo motivo C.M. denuncia la violazione o falsa applicazione degli artt. 1218,2946 e 2948 c.c., nonchè dell’art. 393 c.p.c. e l’omessa valutazione di un fatto decisivo.

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 Cass. 
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