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Timestamp: 2019-08-20 15:50:25+00:00

Document:
LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) - Tutela delle condizioni di lavoro - - disagi e pressioni (molestie sessuali, mobbing)
Con ricorso del 14.3.2002 V.P., dipendente del Comune di Siracusa, agiva nei confronti del datore di lavoro davanti al Tribunale di Siracusa, chiedendo accertarsi il proprio diritto -
anche ai sensi dell'art. 13 Stat. Lav e 2087 cc e previa dichiarazione di nullità delle note di trasferimento nr. (OMISSIS) del 6.6.2000 e nr. (OMISSIS) del 20.9.2000 - alla reintegrazione nelle funzioni precedenti o in funzioni equivalenti ed al risarcimento dei danni subiti per illegittima dequalificazione ed emarginazione (mobbing) nella misura di Lire 200milioni per danno alla salute e biologico;
- Lire 100milioni per danno professionale, all'immagine, alla carriera ed alla dignità personale, da valutare in via equitativa in rapporto alle retribuzioni percepite durante il periodo di dequalificazione, oltre rivalutazione ed interessi;
- Lire 100milioni per danno morale ed esistenziale.
Il Comune di Siracusa eccepiva in via preliminare la continenza del giudizio rispetto alla causa già pendente presso altro Giudice dell'ufficio nonchè la carenza di interesse e la infondatezza della domanda.
Il Giudice del Lavoro, con sentenza del 16.10.2004, respinta la preliminare eccezione di identità dei giudizi, dichiarava cessata la materia del contendere sulla domanda relativa alla reintegra nelle mansioni e condannava il Comune di Siracusa al risarcimento del danno, nella misura di Euro 20.000 per danno biologico ed Euro 47.000 per danno esistenziale.
Proponeva appello il Comune di Siracusa ribadendo che sugli stessi fatti era intervenuta precedente sentenza - passata in giudicato - ed instando, comunque, per il rigetto delle domande.
Il V. proponeva appello incidentale, censurando la ...
1. Con il primo motivo il ricorrente denunzia - ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5 - omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.
Censura la statuizione della Corte territoriale - che aveva ritenuto la identità tra la azione esercitata e quella già costituente oggetto del procedimento nr. 723/2001, definito con sentenza del Tribunale di Siracusa (nr. 2014/02) passata in giudicato - facendo leva sulla autonomia della azione di mobbing proposta rispetto alle singole condotte vessatorie, ciascuna potenzialmente oggetto di azione autonoma. Tale diversità portava ad escludere nella fattispecie la applicabilità del divieto di frazionamento della domanda, dovendo anche tenersi conto dei più gravosi oneri probatori sottesi al mobbing. Come risultava dalla stessa sentenza di appello, egli aveva chiesto nel primo giudizio, definito con sentenza nr. 2014/2002, l'annullamento degli atti di trasferimento, con condanna del Comune alla riassegnazione nell'ufficio di provenienza ed, in subordine, al risarcimento del danno. Nel presente giudizio aveva chiesto, invece, il risarcimento dei danni subiti in conseguenza della illegittima dequalificazione ed emarginazione.
Nella fattispecie trova applicazione catione temporis (ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 3) il nuovo testo dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto la sentenza impugnata è stata pubblicata in data successiva all'1I settembre 2012 sicchè il vizio della motivazione è deducibile soltanto in termini di "omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti".
Come chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte (Cass. S.U. ...

References: sentenza 
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 art. 54
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