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Timestamp: 2018-06-18 13:44:14+00:00

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Codice penale Art. 109 codice penale: Effetti della dichiarazione di abitualità, professionalità o tendenza a delinquere
Oltre gli aumenti di pena stabiliti per la recidiva e i particolari effetti indicati da altre disposizioni di legge, la dichiarazione di abitualità o di professionalità nel reato o di tendenza a delinquere importa l’applicazione di misure di sicurezza (1).
La dichiarazione di abitualità e professionalità nel reato e quella di tendenza a delinquere si estinguono per effetto della riabilitazione (2).
(1) La dichiarazione di delinquenza qualificata comporta, oltre all’effetto primario dell’applicazione di una misura di sicurezza, i seguenti effetti particolari: interdizione perpetua da pubblici uffici [v. 28]; inapplicabilità dell’amnistia e dell’indulto (salvo che il decreto disponga diversamente, come è avvenuto nel d.P.R. n. 75/1990); divieto di sospensione condizionale della pena [v. 164]; esclusione della prescrizione della pena per i delitti e raddoppio di tale termine per le contravvenzioni [v. 172-173]; previsione di un maggior termine per la riabilitazione [v. 179]; inapplicabilità dell’attenuante dell’art. 62, n. 3; divieto di ricovero in un ospedale civile in caso di infermità psichica sopravvenuta al condannato [v. 148].
La dichiarazione di abitualità e di professionalità nelle contravvenzioni comporta, oltre all’applicazione di una misura di sicurezza, solo il divieto della sospensione condizionale della pena [v. 164] e l’inapplicabilità dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 3.
(2) La dichiarazione di cui al presente comma può essere revocata, ai sensi dell’art. 69, c. 4, l. 354 del 1975 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), come sostituito dall’art. 21, l. 10-10-1986, n. 663.
Effetti della dichiarazione di abitualità, professionalità e tendenza a delinquere
Anche quando l'abitualità del reato è presunta dalla legge, non è consentito il permanere di uno "status" di delinquenza qualificata in caso di insussistenza di un'attuale concreta pericolosità sociale. Ne consegue pertanto, qualora ricorra un caso di abitualità presunta dalla legge, la necessità della sospensione dell'esecuzione formale del titolo, che spetta alla competenza del p.m. o del pretore, in attesa della decisione sull'attuale concreta pericolosità sociale da parte del magistrato di sorveglianza, il cui intervento può essere sollecitato anche di ufficio.
Cassazione penale sez. I 12 dicembre 1988
La dichiarazione di abitualità presunta, a norma dell'art. 102 c.p., ha natura dichiarativa con effetto dalla commissione dell'ultimo dei reati considerati ed è di ostacolo all'applicazione dell'amnistia quando l'ultimo dei reati considerati è stato commesso anteriormente all'entrata in vigore del decreto di clemenza e l'abitualità è stata dichiarata irrevocabile (con sentenza del giudice di cognizione o con decreto del magistrato di sorveglianza), anche se il provvedimento è successivo all'entrata in vigore del decreto di clemenza. La dichiarazione di abitualità presunta non è di ostacolo all'applicazione dell'amnistia qualora prima dell'entrata in vigore del decreto di clemenza sia revocata a norma dell'art. 69 comma 4 l. 26 luglio 1975 n. 354, come sostituito dall'art. 2 l. 10 ottobre 1986 n. 663.
Cassazione penale sez. un. 28 giugno 1988
Il magistrato di sorveglianza di Firenze con l'ordinanza emessa il 30 settembre 1985 ha sollevato questione di legittimità costituzionale della disciplina relativa alla dichiarazione di "delinquenza abituale" nonché dell'art. 109 cpv. I c.p. in relazione agli art. 3 e 27 cost.
Corte Costituzionale 17 marzo 1988 n. 324
È manifestamente inammissibile, essendo stata dedotta in via meramente astratta ed ipotetica, la questione di legittimità costituzionale degli art. 102 e 109 c.p. (che comportano l'applicazione automatica della misura di sicurezza nei confronti di soggetti dichiarati delinquenti abituali, senza necessità di previo accertamento preventivo della pericolosità) sollevata, in riferimento all'art. 3 cost. dalla corte d'appello di Venezia, con ordinanza emessa il 30 gennaio 1987.
Corte Costituzionale 10 marzo 1988 n. 281
È rilevante, e non manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 cost. la questione di legittimità costituzionale degli art. 102 e 109 c.p. i quali comportano l'applicazione automatica della misura di sicurezza nei confronti di soggetti dichiarati delinquenti abituali, senza necessità di previo accertamento preventivo della pericolosità. A seguito dell'entrata in vigore dell'art. 31 l. 10 ottobre 1986 n. 663, è stato abolito l'art. 204 c.p. disponendosi che tutte le misure di sicurezza personali sono ordinate previo accertamento che colui il quale ha commesso il fatto è persona socialmente pericolosa; l'ordinamento risulta pertanto informato al principio della necessità dell'accertamento concreto della pericolosità in ogni caso per il quale è prevista l'applicazione delle misure di sicurezza personali; e di tale principio le norme impugnate costituiscono una deroga ingiustificata.
Corte appello Venezia 30 gennaio 1987
Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3 e 27, comma 3 cost. - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 109 c.p. e delle altre norme concernenti la disciplina della dichiarazione di delinquenza abituale, nelle parti in cui prevedono l'ultrattività della qualificazione di pericolosità che si esprime nella suddetta dichiarazione, nella durata senza limiti dei vari e gravi effetti che ne derivano, la possibilità infine che la dichiarazione di abitualità sia pronunciata dopo l'esecuzione della pena.
Sezione Sorveglianza Firenze 30 settembre 1985
Sono rilevanti, e non manifestamente infondate, in riferimento agli art. 3 e 27 comma 3 cost., le questioni di legittimità costituzionale: a) della disciplina relativa alla dichiarazione di delinquenza abituale, ed alle sue conseguenze, nelle parti in cui prevede la ultrattività nel tempo della qualificazione di pericolosità, che si esprime in tale dichiarazione, e la durata illimitata nel tempo dei vari e gravi effetti che ne conseguono; b) dell'art. 109, I cpv. c.p., nella parte in cui stabilisce che la dichiarazione di abitualità può essere pronunciata in ogni tempo, anche dopo la esecuzione della pena.
Tribunale Firenze 30 settembre 1985
A norma dell'art. 109 comma 4 c.p. la dichiarazione di abitualità nel reato si estingue solo per effetto della riabilitazione, mentre il potere di revoca anticipata, attribuito dall'abrogato art. 207 comma 3 c.p. al ministro della giustizia ed ora dall'art. 70 comma 1 l. 26 luglio 1975 n. 354 alla sezione di sorveglianza, riguarda solo la misura di sicurezza applicata per effetto della dichiarazione di abitualità e non la dichiarazione stessa.
Cassazione penale sez. V 19 dicembre 1979

References: Art. 109
 sentenza 
 art. 3
 art. 102
 art. 102
 art. 3
 art. 3
 art. 207