Source: https://www.laleggepertutti.it/197811_si-puo-ritrattare-un-accordo
Timestamp: 2018-09-21 06:57:06+00:00

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Si può ritrattare un accordo?
Impugnabilità della transazione: se si firma una transazione è sempre possibile contestarla e annullarla se si scoprono fatti nuovi, se c’è stata mala fede della controparte o i documenti sono falsi.
Se è vero che «un accordo è un accordo» e una volta firmato non può più essere ritrattato, è anche vero però che quando questo è il frutto di un grave errore o della malafede altrui è sempre possibile contestarlo e far finta che non sia mai esistito. A prevederlo sono alcune disposizioni del codice civile e la stessa giurisprudenza che hanno aperto numerose vie per impugnare una transazione. Di tanto forniremo un dettagliato elenco in questo articolo in cui scopriremo se e quando si può ritrattare un accordo.
1 Accordo: cos’è una transazione
2 Che valore ha un accordo?
3 Quando si può ritrattare una transazione?
3.3 Errore
3.4 Lite temeraria
3.5 Lesione
3.6 Transazione su un titolo nullo
3.7 Transazione su documenti falsi
3.8 Scoperta di documenti
3.9 Lite già passata in giudicato
Accordo: cos’è una transazione
Se hai letto il nostro articolo Nulla a pretendere: cosa significa e quali effetti produce saprai di certo che la transazione è il nome giuridico di ciò che comunemente chiamiamo accordo. Si tratta cioè di un vero e proprio contratto che in teoria potrebbe anche essere concluso verbalmente, salvo che si riferisca a un precedente contratto scritto, nel qual caso anch’esso richiede la forma scritta; il suo scopo è porre fine una lite già in corso o prevenire che essa sfoci in una causa in tribunale. Nella transazione le parti rinunciano in parte alle rispettive pretese per trovare un’intesa che ponga fine alla controversia. Questo non significa necessariamente incontrarsi a metà strada con una perfetto dimezzamento delle reciproche rivendicazioni. Ad esempio se Mario chiede 100 euro ad Antonio e questi sostiene di non dovergli nulla, non è necessario chiudere la vertenza a 50 euro, ben potendosi trovare un accordo a 20 o 80 euro.
Per fare una transazione non ci sono formule particolari o procedimenti da seguire. Tutto ciò che devono fare le parti è indicare, preferibilmente su un documento scritto, qual è l’oggetto del contendere e specificare come intendono definirlo una volta per tutte. In questo modo tutti i precedenti accordi si intendono automaticamente revocati e superati dalla transazione che fungerà da nuova regolamentazione dei futuri rapporti su quello specifico oggetto.
Che valore ha un accordo?
Una transazione, essendo un contratto, vincola i firmatari. Se una parte non rispetta la transazione, l’avversario può agire davanti al giudice per ottenerne l’adempimento forzato con l’eventuale risarcimento del danno. Non si può più chiedere però, una volta firmata la transazione, l’adempimento dell’originario accordo che ha determinato la lite. Ciò perché la transazione lo ha superato. In questo modo però si potrebbero avallare possibili abusi: per cui è bene cautelarsi in anticipo. Per comprendere la questione facciamo un esempio. Immaginiamo Fabrizio che faccia dei lavori edili a Giovanni. Quest’ultimo vorrebbe pagare il meno possibile e così si mette a contestare l’esecuzione delle opere – pur non avendone motivo – e minaccia Fabrizio di non pagarlo. Fabrizio vorrebbe evitare una lunga e costosa causa: così decide di concedere uno sconto a Giovanni a fronte delle sue contestazioni. I due firmano una transazione che supera il precedente contratto e lo sostituisce. Ma Giovanni non paga neanche i nuovi importi. Se le cose rimanessero così, Fabrizio potrebbe ricorrere in tribunale contro Giovanni solo per la somma oggetto di transazione e non per l’originario contratto. Giovanni rischierebbe un pignoramento per somme inferiori e Fabrizio rimarrebbe due volte fregato. Per evitare questa conseguenza, di solito, nella transazione si inserisce una clausola con cui si stabilisce che, in caso di mancato adempimento alla transazione, resta in vita il precedente accordo. La dicitura può essere più o meno la seguente: «La presente transazione non costituisce novazione del contratto del …; per cui, in caso di mancato adempimento entro il …., il sig. …. si riserva la possibilità di pretendere, nei confronti del sig. …. il maggior importo di euro … per come previsto nel contratto del ….».
Quando si può ritrattare una transazione?
Vediamo ora le ipotesi in cui è possibile contestare e annullare un accordo, o meglio una transazione. Si deve verificare uno dei vizi che riporteremo qui di seguito.
Se la transazione riguarda più soggetti, la nullità, l’annullamento o la risoluzione riguardante il vincolo di una sola parte non si estende a tutti gli altri.
Si può annullare una transazione viziata quando una parte è stata costretta a firmare perché l’altra l’ha minacciata fisicamente («Se non accetti ti ammazzo») o psicologicamente («Se non firmi ti rovino», «Se non firmi dirò a tutti che hai rubato»). È questa l’ipotesi di annullamento per violenza.
Si può annullare una transazione quando una parte compia dei raggiri o delle reticenze ai danni dell’altra, facendola così dolosamente cadere in errore e inducendola ad accettare nell’accordo clausole diverse da quelle che avrebbe sottoscritto se la sua volontà non fosse stata viziata.
Si può annullare l’accordo sul licenziamento di un dipendente motivato da crisi aziendale se poi il datore di lavoro, qualche mese dopo, assume nuovo personale, così dimostrando che l’azienda versava in buone condizioni e che la crisi era solo una scusa.
Se una persona ritiene di poter perdere una causa e perciò firma la transazione, non può poi annullarla se viene a sapere da un altro avvocato che invece avrebbe potuto vincere il giudizio. Dunque l’errore non rileva se le parti hanno un’errata conoscenza delle norme giuridiche. Tradotto in termini tecnici questo significa che non si può revocare una transazione per errore di diritto.
L’unico errore che dà la possibilità di ritrattare l’accordo è l’errore sul fatto. Si pensi a una persona che fa un incidente stradale e lì per lì si accorge che si è ammaccato il parafanghi; così accetta 100 euro dal danneggiante, ma dopo qualche giorno si accorge che c’è stato un grave danno al motore. Oppure si pensi a una persona che firma una transazione con il vicino di casa per delle infiltrazioni che hanno determinato delle macchie di umidità solo nel soggiorno, ma qualche giorno dopo le infiltrazioni raggiungono anche le altre stanze.
Se una parte era consapevole di aver torto e che la casa era, da parte sua, temeraria, l’altra può chiedere l’annullamento della transazione [1]. Se, invece, la controparte, pur conoscendo la temerarietà delle pretese dell’altro contraente, conclude e dà comunque esecuzione alla transazione, non può poi chiederne l’annullamento [2].
In base al codice civile [3] non si può ritrattare una transazione se c’è stata una lesione degli interessi di una parte; difatti, per valutare se c’è stata una lesione a carico di una delle parti, occorre accertare la situazione giuridica contestata, accertamento che la transazione generalmente evita. In altri termini, ai fini della validità della transazione, non è richiesta l’equivalenza economica tra le reciproche concessioni; ne consegue che è del tutto irrilevante che vi sia un grave squilibrio tra le posizioni dei contendenti. Del resto, se si ammettesse l’impugnabilità della transazione per causa di lesione, si eliminerebbe ogni stabilità del contratto, la cui funzione è proprio quella di comporre la lite prescindendo dall’accertamento della situazione incerta preesistente.
La transazione relativa ad un contratto illecito è nulla, anche se in essa le parti hanno trattato della nullità di questo [4].
Negli altri casi in cui la transazione è stata fatta relativamente a un titolo nullo, l’annullamento di essa può chiedersi solo dalla parte che ignorava la causa di nullità del titolo.
Transazione su documenti falsi
La transazione può essere annullata quando è stata conclusa sulla base di documenti in seguito riconosciuti falsi [5]. L’impugnazione può essere proposta solo dalla parte che non conosceva la falsità.
La transazione rimane, invece, valida ed efficace se entrambe le parti erano a conoscenza della falsità del documento o quando la transazione ha avuto come oggetto proprio la falsità dei documenti.
Bisogna chiedere l’annullamento entro cinque anni da quando è stata accertata la falsità dei documenti.
Scoperta di documenti
Se dopo la sottoscrizione di una transazione relativa a un affare determinato (c.d. speciale) una parte scopre dei documenti che dimostrano che la controparte non aveva alcun diritto, può agire in giudizio chiedendo l’annullamento della transazione [6].
Non si può annullare la transazione che riguarda in generale tutti gli affari intercorsi tra le parti, a meno che i documenti successivamente scoperti non siano stati occultati da una di esse. In particolare la transazione è annullabile:
se la parte che ignorava il documento è caduta in errore e per via di questa ignoranza si è decisa a transigere, mentre l’altra parte conosceva il documento e ha deciso di tacere la sua esistenza;
se c’è un errore sull’esistenza del documento il cui contenuto configura diversamente la pretesa di una parte e la contestazione dell’altra, come presenti all’atto della stipulazione della transazione.
Lite già passata in giudicato
Si può annullare una transazione intervenuta su una controversia che in realtà era già stata decisa con sentenza definitiva del giudice [7].
Chi impugna ha l’onere di provare l’ignoranza relativa alla formazione del titolo passato in giudicato (la sentenza definitiva).
[1] Art. 1971 cod. civ.
[2] Trib. Napoli sent. del 4.01.1994.
[3] Art. 1970 cod. civ.
[4] Art. 1972 cod. civ.
[5] Art. 1973 cod. civ.
[6] Art. 1975 cod. civ.
[7] Art. 1974 cod. civ.

References: sentenza 
 sentenza 
 Art. 1971
 Art. 1970
 Art. 1972
 Art. 1973
 Art. 1975
 Art. 1974