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Timestamp: 2017-11-25 09:42:30+00:00

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TAR di Brescia Sentenza 01791, 2016 | JurisWiki.it
TAR di Brescia Sentenza 01791, 2016
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Stezzano;
I. Con l’atto introduttivo del giudizio, depositato il 22 novembre 2016, i ricorrenti, Signor G. e Signor I. - che dichiarano di essere conviventi more uxorio e di risiedere da undici anni in Comune di Stezzano - espongono in fatto che il pomeriggio del giorno 4 ottobre 2016 il Signor G. (il quale si era rivolto all’ufficio servizi demografici di quel Comune onde avere delucidazioni sulla documentazione da predisporre in vista della costituzione di una unione civile con il sig. I., ai sensi della Legge 76/2016) fu informato da un’impiegata di quell’ufficio, oltre che dei documenti a ciò necessari, anche della circostanza che “con deliberazione assunta qualche giorno prima, la giunta comunale aveva disposto che le unioni civili fossero costituite in una stanza adiacente a quell’ufficio”; stanza che gli fu poi mostrata.
- deliberazione di giunta 29.10.2010, n. 125, che aveva esteso la facoltà di celebrazione dei matrimoni, oltre che nella casa comunale costituita da Villa Grumelli Pedrocca, in altre due dimore storiche, Villa Caroli Zanchi e Villa Moroni, site entrambe all’interno del territorio comunale;
- deliberazione del consiglio comunale 1.06.2011, n. 29, di approvazione di un apposito regolamento per la disciplina della celebrazione del matrimonio civile, a norma del quale si destinava, per la celebrazione dei matrimoni nella casa comunale, la sala di rappresentanza del palazzo; in particolare, all’art. 7 di tale regolamento si stabiliva che “nelle celebrazioni nelle sale comunali il Comune garantisce che la sala sia allestita con un tavolo, un numero adeguato di sedie per gli sposi ed i testimoni e i divani abitualmente presenti nel locale. I richiedenti possono, a propria cura e spese, arricchire la sala con ulteriori arredi ed addobbi che, al termine della cerimonia, dovranno essere tempestivamente ed integralmente rimossi, sempre a cura dei richiedenti”;
- successiva deliberazione della giunta comunale n. 66 del 23.04.2015, con cui furono stabilite le tariffe per la celebrazione dei matrimoni civili introducendo un distinguo di costi tra persone residenti e non residenti, i primi onerati della somma di € 50 per la celebrazione a palazzo comunale ed € 100 per quelle a Villa Caroli Zanchi e Villa Moroni; i secondi,	invece, rispettivamente, delle somme di € 150 ed € 250.
a) eccesso di potere per irragionevolezza, illogicità, manifesta ingiustizia del provvedimento impugnato e sua inadeguatezza a modificare una precedente deliberazione del consiglio comunale: previo richiamo all’art. 1 della legge della L. 76/2016 (secondo cui “La presente legge istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli artt. 2 e 3 della Costituzione ...”) e alla sentenza 10/5/2011, in causa C-147, Römer della Corte di Giustizia - Grande Sezione, i ricorrenti sostengono:
- che sussisterebbe l’equiordinazione valoriale (nello Stato laico) del matrimonio eterosessuale all’unione omosessuale;
- che non sarebbe consentito a una pubblica amministrazione di discriminare due soggetti in ragione dei loro orientamenti sessuali;
- non vi sarebbe alcuna valida ragione organizzativa tale da giustificare la scelta di assegnare alle due (costituzionalmente equiordinate) funzioni dell’ufficio dello stato civile due differenti stanze;
- che tale scelta contrasterebbe con i canoni di “buon andamento” e “imparzialità” dell’azione amministrativa ex art. 97 Cost.; con il combinato disposto degli artt. 8 (“diritto al rispetto della vita privata e familiare”) e 14 (“divieto di discriminazione”) della CEDU; con gli artt. 1 della Carta dei diritti fondamentali UE sull’inviolabilità della dignità umana e 21 sul divieto di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale;
- che l’impugnata deliberazione di giunta contrasterebbe con quella consiliare del 2011 e che competente a disciplinare la costituzione dell’unione civile sarebbe, ex art. 42, comma 2, lett. a) del d.lgs. n. 267/2000, lo stesso Consiglio comunale;
- che la stessa deliberazione giuntale non si risolverebbe in una mera misura logistica relativa al palazzo municipale, ma determinerebbe le modalità di esercizio di una funzione, stabilendo che la celebrazione delle unioni civili sia effettuata da soggetti (i consiglieri comunali che hanno comunicato la propria disponibilità e, in caso di indisponibilità dei consiglieri, il dipendente comunale cui sono state delegate le funzioni di ufficiale di stato civile) differenti da quello (sindaco) cui è attribuito il compito di officiare i matrimoni eterosessuali;
c) mancato rispetto del disposto del comma 20 della L. 76/2016, che recita: “Al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall'unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. La disposizione di cui al periodo precedente non si applica alle norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge, nonché alle disposizioni di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184. Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”).
Di qui, la disposizione recata dal surriportato comma 20, il quale - ferma restando la non equiparazione tra i due istituti - determinerebbe esclusivamente al fine di porlo al riparo da trattamenti deteriori rispetto al matrimonio civile: con la conseguenza, rispetto al caso di specie, che il “Regolamento comunale per la celebrazione dei matrimoni civili” del Comune di Stezzano si applicherebbe inderogabilmente - stante la suddetta fonte normativa di rango superiore - anche alla costituzione delle unioni civili, cosicché “la circostanza che il luogo individuato per la costituzione delle unioni civili sia diverso da quello assegnato ai matrimoni civili dall’art. 3 del citato regolamento rende, ex se, illegittima la delibera di giunta comunale n. 199/2016”.
- : dunque, la disposizione relativa all’ufficio servizi demografici si applicherebbe anche alla celebrazione dei matrimoni fra persone eterosessuali, tanto è vero che è prevista la celebrazione dei matrimoni civili e della costituzione delle unioni civili proprio nella sala dedicata, attigua all'ufficio servizi demografici, come risulterebbe dalla documentazione prodotta.
In ogni caso - prosegue il Comune - “l'interpretazione del contenuto della delibera in questione non può che essere quella che oggi il Comune ribadisce nelle presenti difese”.
In secondo luogo, i ricorrenti censurerebbero la delibera de qua sotto un profilo del tutto inconferente, in quanto è pacifico che competa “al Sindaco (e non al Consiglio Comunale) il potere di delegare, come per i matrimoni fra persone eterosessuali, per la costituzione delle unioni civili fra persone eterosessuali, un soggetto diverso da sé, ovvero i "consiglieri comunali che abbiano dato la propria disponibilità o il dipendente comunale a cui siano state delegate le funzioni di Ufficiale di Stato Civile", ai sensi e per gli effetti degli artt. 1 e seguenti del D.P.R. n. 396/2000”.
In terzo luogo, la delibera impugnata non violerebbe la competenza del Consiglio Comunale in materia, proprio perché in forza dell'art. 3 del D.P.R. n. 396/2000 la Giunta ha specifica competenza per istituire o sopprimere uno o più separati Uffici dello Stato Civile, nel cui ambito può regolare il funzionamento degli uffici con i relativi servizi, senza dover ricorrere ogni volta a una previa delibera del Consiglio Comunale (come testimonierebbero “i numerosi precedenti di delibere di Giunta Comunale - di altri Comuni - in materia”, pure prodotti).
Nemmeno potrebbe essere accolta la censura formulata dai ricorrenti circa la scelta del Sindaco di delegare ad altri la celebrazione dei matrimoni e della costituzione delle unioni civili, essendo tale facoltà di delega stata riconosciuta dal Consiglio di Stato, sezione consultiva per gli atti normativi, nell'adunanza del 15 luglio 2016.
Invero, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, se per un verso il diritto al matrimonio può essere riconosciuto alle persone dello stesso sesso sulla base di una scelta riservata ai singoli Stati (Corte europea dei diritti dell'uomo, 15 marzo 2012, Gas e Dubois c. Francia), per altro verso, la Convenzione garantisce alle coppie dello stesso sesso di disporre di uno specifico quadro giuridico per il riconoscimento e la tutela delle unioni omosessuali.
- complessivamente analoghi al matrimonio sono il regime dell’invalidità per mancanza di presupposti soggettivi (libertà di stato, assenza di vincoli di parentela e affinità, assenza dell’impedimento ex delicto) o per vizi derivanti dalla mancata espressione di un consenso libero e consapevole; e identica è anche la disciplina dei termini per proporre la relativa azione;
- anche gli effetti dell’unione nei rapporti tra i partner sono disciplinati sulla falsariga di quelli propri del matrimonio, con esclusione delle norme relative ai rapporti tra genitori e figli e alla separazione personale dei coniugi;
- per quanto riguarda i rapporti patrimoniali e successori, gli obblighi alimentari, l’istituto dell’amministrazione di sostegno e il rapporto di lavoro, si applicano le norme previste per i coniugi: ed è prevista anche la facoltà di scelta del cognome comune;
- anche per quanto riguarda i reciproci diritti e doveri (assistenza morale e materiale, coabitazione, contribuzione), sussiste analogia con quanto previsto per i coniugi dagli artt. 143, 144, 145 c.c..
Con l’ulteriore conseguenza che ogni mancato richiamo alle disposizioni codicistiche segna anche una differenza tra le rispettive discipline dei due istituti, come nel caso del mancato richiamo all’art. 78 del codice civile che, comporta - ancora secondo la prevalente opinione dottrinale - una differenza tra gli status di coniuge e di unito civilmente, in quanto sarebbe da escludere che l’unione civile generi il vincolo di affinità tra ciascuna parte ed i parenti dell’altra.
Così come è pacifico - nelle prime esegesi, dottrinali e giurisprudenziali, della medesima legge 76 - che il comma 20 dello stesso articolo unico (qui integralmente riportato al capo I dell’esposizione in fatto) rappresenti al contempo la chiave di volta dell’istituto dell’unione civile e la norma di chiusura dell’intera sua disciplina positiva.
Nella dottrina civilistica si è, così, definita regola generale quella contenuta nel comma 20 e si è affermato che - per effetto del rinvio ivi effettuato ad ogni disposizione diversa dal codice civile non espressamente richiamata - tutti i diritti previsti dalla legge per il matrimonio sono riconosciuti anche ai partner di unione civile in materia di lavoro, assistenza, previdenza, sanità, pensioni, immigrazione e in campo penale, penitenziario, fiscale.
E, seppur in un obiter dictum, è la stessa Corte Costituzionale ad aver qualificato recentemente (sentenza 14/07/2016, n. 174, punto 3.2. del Considerato in diritto, cui si richiamano anche i ricorrenti nella propria censura sub “b”) come “clausola generale” quella del comma 20, in forza della quale l'istituto della pensione di reversibilità è stato applicato alle unioni civili “in modo coerente con i princìpi di eguaglianza e ragionevolezza”.
Infine, per quanto riguarda invece un esempio di automatica applicazione in sede amministrativa del comma 20, si può segnalare la circolare prot. 0003511 del 05/08/2016, con cui la Direzione Centrale per le Politiche dell'Immigrazione e dell'Asilo del Ministero dell’Interno ha pregato i Prefetti di informare le associazioni e i rappresentanti delle comunità straniere presenti sul territorio che, in virtù del comma 20, “il diritto al ricongiungimento familiare di cui all'art. 29 e seguenti del D.lgs 286/98 (T.U. Immigrazione), si estende ai cittadini stranieri dello stesso sesso uniti civilmente” e che “la procedura di rilascio del nulla osta e conseguente ingresso del ricongiunto non subisce alcuna modifica operativa se non con riferimento all'aggiornamento della modulistica in uso”.
Nel caso della legge n. 76/2016 una previsione del genere non è stata introdotta; e, anzi, dai lavori parlamentari risulta che un emendamento volto ad introdurre per i sindaci l’ sulla costituzione di una unione civile è stato respinto dal Parlamento, che ha così fatto constare la sua volontà contraria, non aggirabile in alcun modo nella fase di attuazione della legge.
Del resto, è prassi ampiamente consolidata già per i matrimoni che le funzioni dell’ufficiale di stato civile possano essere svolte da persona a ciò delegata dal sindaco, ad esempio tra i componenti del consiglio comunale, sicché il problema della “coscienza individuale” del singolo ufficiale di stato civile, ai fini degli adempimenti richiesti dalla legge n. 76/2016, può agevolmente risolversi senza porre in discussione - il che la legge non consentirebbe in alcun caso – il diritto fondamentale e assoluto della coppia omosessuale a costituirsi in unione civile>>.
- l’art. 3 del D.P.R. n. 396/2000 e la relativa circolare del Ministero dell'Interno n. 10/2014 che hanno ad oggetto la Celebrazione del matrimonio civile presso siti diversi dalla casa comunale;
- la deliberazione n. 125/29.10.2010 con la quale la Giunta Comunale approvava l'istituzione di separati uffici di stato civile per la celebrazione dei matrimoni, presso la Villa Caroli-Zanchi e la Villa Moroni;
- il D.P.C.M. 23.7.2016, n. 144, cioè il Regolamento recante disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri nell'archivio dello stato civile, ai sensi dell'articolo 1, comma 34, della legge 20 maggio 2016, n. 76 su cui il Consiglio di Stato ha espresso il citato e preventivo parere n. 1695/201;
c) dopodiché, l’unico passaggio argomentativo della motivazione - prima del “ritenuto” in cui si riportano le determinazioni da assumere che saranno ripetute nella parte dispositiva - è il seguente:
- 1.“di autorizzare la celebrazione o la costituzione delle unioni civili, oltre che nella sede comunale, presso l'ufficio dei servizi demografici, anche presso la Villa Caroli-Zanchi e la Villa Moroni”;
- 2. “di confermare le seguenti tariffe comunali vigenti”: si tratta delle tariffe stabilite con la deliberazione giuntale n. 66 del 23.04.2015, articolate per ubicazione e per residenza, di cui si è dato conto al capo I dell’esposizione in fatto;
- 3. “di stabilire che le celebrazioni e costituzioni civili siano effettuate:
-	dai consiglieri comunali che hanno comunicato la propria disponibilità;
-	in caso di indisponibilità dei consiglieri, dal dipendente comunale cui sono state delegate le funzioni di Ufficiale di Stato Civile”.
4.2. L’insieme dei dati testuali appena riportati e dei richiami ovvero non richiami a precedenti atti deliberativi del Comune conduce inequivocabilmente a concludere che - lungi dal costituire la regolamentazione uno actu della celebrazione dei matrimoni civili e delle unioni civili, come prospettato nella memoria difensiva comunale - l’impugnata deliberazione n. 199/2016 introduca una autonoma e distinta disciplina della celebrazione delle sole unioni civili.
aa) innanzitutto quella letterale: non è vero che nella delibera de qua si tengano sempre distinte le parole "celebrazione" (intesa come "celebrazione del matrimonio" fra persone eterosessuali) e "costituzione di unione civile".
- per le celebrazioni dei matrimoni civili, si applica il Regolamento di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale 1.6.2011, n. 29, alla stregua del quale le relative celebrazioni avvengono nella sala di rappresentanza del Municipio e nelle sale di Villa Caroli-Zanchi e Villa Moroni (art. 3) e sono effettuate dal Sindaco o da suoi delegati ai sensi dell’art. 1 D.P.R. n. 396/2000 (art. 2);
- per la celebrazione delle unioni civili, si applica l’atto di indirizzo così espressamente intitolato e approvato dalla Giunta municipale con deliberazione 27.9.2016, n. 199, ai sensi della quale le relative celebrazioni avvengono, in Municipio presso l’ufficio dei servizi demografici e nelle sale di Villa Caroli-Zanchi e Villa Moroni; e sono effettuate dai consiglieri comunali che si siano dichiarati a ciò disponibili ovvero, in caso di loro indisponibilità, dal dipendente comunale cui siano state delegate le funzioni di Ufficiale di Stato civile.
5.1. Il riferimento è in primo luogo alla censura sub c), con cui si deduce il mancato rispetto dell’art. 1 comma 20 legge 76/2016 e si sostiene che il “Regolamento comunale per la celebrazione dei matrimoni civili” del Comune di Stezzano si applicherebbe inderogabilmente - stante la suddetta fonte normativa di rango superiore - anche alla costituzione delle unioni civili.
si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso) riveste un’automatica efficacia etero-integratrice delle norme regolamentari originariamente “pensate” per (e dedicate a) il (solo) istituto del matrimonio in allora esistente, nel senso che tali norme devono ora intendersi automaticamente estensibili e applicabili anche all’istituto delle unioni civili pur senza la necessità di una apposita modifica espressa in tal senso.
Ed invero - come si è esposto al precedente capo 2 - questo significato e questa valenza le nostre giurisdizioni superiori hanno attribuito a tale clausola generale in materia di pensione di reversibilità; e in questo senso si è orientato lo stesso Ministero dell’Interno che, con semplice circolare, ha preso e dato atto che l’istituto del ricongiungimento familiare dovesse “semplicemente” valere anche nei confronti del partner dello stesso sesso unito civilmente, previo mero aggiornamento della modulistica in uso.
Né l’operatività del comma 20 nei confronti di un Regolamento comunale che disciplina la celebrazione del matrimonio civile può trovare ostacoli nel ricordato incipit dello stesso comma 20, il quale espressamente pone il “fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti … derivanti dall'unione civile tra persone dello stesso sesso”: se è vero, infatti, che, in questo caso il diritto non può derivare da una unione civile non ancora costituita, è altrettanto e ancor di più vero che - come questa volta si è già osservato al capo 1.4. - essendo identica tra matrimonio e unione civile la natura giuridica dell’atto costitutivo, la vis espansiva del comma 20 non può non estendersi al momento genetico dell’istituto, in modo da assicurare sin dall’origine e sin dal suo sorgere quella “parificazione”, pur nella distinzione delle relative e specifiche discipline positive, della nozione di coniuge con quella di persona unita civilmente, parificazione già individuata da Cass. Pen. n. 44182/2016 (citata al capo 1.2.) quale finalità perseguita dal legislatore della legge 76/16; nonché quella equiparazione tra unione civile e matrimonio a sua volta riconosciuta dalla dottrina menzionata al capo 2.
- è stato pubblicato due mesi prima dell’adozione della deliberazione n. 199/2016;
- risulta espressamente richiamato nelle premesse del DPCM 23 luglio 2016, n. 144 che pure la stessa delibera n. 199/2016 dà per “visto”;
- è consultabile liberamente e integralmente, sin dalla sua pubblicazione, sul sito istituzionale della Giustizia amministrativa www.giustizia-amministrativa.it.
Il quale parere esplicita chiaramente anche che - in caso di “impedimento di coscienza” - resta integra in capo al Sindaco la facoltà/possibilità di fare ricorso all’istituto delle delega: naturalmente secondo le modalità e i parametri propri del corretto esercizio di tale istituto ovvero, in primo luogo, delega ad personam (ad uno dei soggetti individuati dall’art. 1 comma 3 D.P.R. n. 396/2000: consiglieri o assessori comunali; cittadini italiani che hanno i requisiti per la elezione a consigliere comunale; dipendenti comunali; segretario comunale) e non a una categoria indeterminata (i consiglieri comunali che si siano dichiarati disponibili).
- per un verso, si affidano a parametri di illegittimità di carattere ampio e generale (violazione articoli 2 e 3 Cost.; eccesso di potere per irragionevolezza, illogicità, manifesta ingiustizia) rispetto a quelli assai più puntuali supra presi in considerazione e ritenuti fondati;
- per altro verso, prospettano un possibile profilo di incompetenza della giunta municipale che risulta contraddittorio con la censura di mancato rispetto della comma 20 legge 76/2016, censura questa che presuppone non la competenza a deliberare dell’uno o dell’altro organo comunale, bensì la non necessità di alcuna attività provvedimentale da parte del Comune, per effetto della forza eterointegratrice della norma invocata.
- quanto alla premesse: limitatamente al primo e al secondo capoverso del “ritenuto”;
- quanto al dispositivo: limitatamente al punto 1 e al punto 3.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare i ricorrenti -OMISSIS-.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 14 dicembre 2016 con l'intervento dei magistrati:

References: Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 97
 art. 42
 Cass.