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Timestamp: 2018-12-11 07:59:44+00:00

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Se la formulazione di una legge o di una regola giuridica è l’espressione della civiltà di un popolo, non possiamo non convenire sui caratteri di <modernità> dei concetti presenti nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Già nella premessa al documento dell’Assemblea nazionale, infatti, si parla di <diritti dell’uomo>, di diritti naturali, inalienabili e sacri, come dimostra l’articolo primo[i] che si apre proprio con la considerazione della libertà e della uguaglianza <per nascita> di tutti gli uomini.
L’articolò primo della dichiarazione recita infatti: “ Gli uomini nascono e rimangono liberi ed uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune”.[ii] Confrontato con i primi articoli della Costituzione italiana, notiamo come esso ne rappresenti il presupposto.
Se l’articolo 2[iii] della costituzione repubblicana, facendo riferimento ai diritti<inviolabili> dell’uomo rimanda a quei concetti di dignità inerenti l’essenza stessa dell’umanità, l’articolo 3 definisce nella uguaglianza il principio fondamentale da cui dipendono tutti i successivi diritti.
A norma del primo comma dell’art.3[iv] leggiamo :“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ciò vuol dire che il legislatore non può discriminare gli individui in base a questi parametri. Questo primo comma resterebbe una pura enunciazione teorica se non fosse integrato dal secondo, che recita: “ E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.
La dignità della donna è un concetto che emerge in modo implicito dalla lettura di numerosi articoli della Costituzione, i quali costituiscono un corollario della tesi sull’uguaglianza espressa dall’ articolo 3. L’articolo 29 della Costituzione, ad esempio, il primo di una sere di articoli che regolano i rapporti etico-sociali[v], recita: “ La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Questa norma è stata posta a fondamento di quella riforma del diritto di famiglia che giudicava incostituzionali, perché contrari al principio di uguaglianza, molte norme sia del codice civile, sia del codice penale.[vi]
Se è vero che l’articolo 51[vii] afferma che: “Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizione di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge(…)”, è anche vero che sono pochi i posti di alta responsabilità ricoperti dalle donne. Per queste esigenze è stato istituito negli ultimi anni il “Ministero per le pari opportunità”, a dimostrazione di come un principio espresso, fin dal 1947, non sia sufficiente alla sua applicazione.
In alcuni articoli della Dichiarazione sono tuttavia presenti principi di uguaglianza molto vicini ai principi della Costituzione: l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge è garantita dall’articolo 6[viii] della Dichiarazione, così come il diritto democratico riconosciuto a ciascun cittadino di concorrere personalmente, o mediante i suoi rappresentanti, alla sua formazione.
Si è già parlato dell’art.29 circa l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi e di come di essa non si parli affatto nella Dichiarazione ; si è fatto cenno all’uguaglianza dei cittadini dell’uno e dell’altro sesso nell’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive[ix], è importante riflettere, inoltre, sulla garanzia, da parte dello stato di un’ equa retribuzione del lavoro compiuto dai lavoratori, dalle lavoratrici e, a condizioni particolari, dai minori.[x]
Al principio di uguaglianza formale si conforma, inoltre, l’eguale libertà di espressione di tutte le confessioni religiose[xi], mentre nello Statuto Albertino, essendo dichiarata la religione cattolica <religione di stato> , gli altri culti vengono solamente tollerati.[xii]
Possono esistere, infatti, circostanze obiettive che impediscono una assoluta parità di trattamento, perché la stessa Costituzione ha apportato delle deroghe al principio. Tali deroghe sono contenute negli articoli 68[xiii] e 122, che sottraggono i parlamentari ed i consiglieri regionali alla responsabilità civile, penale ed amministrativa, per le opinioni espresse ed i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. L’articolo 68 subordina, inoltre, ad una autorizzazione della Camera alla quale appartengono, la limitazione della libertà personale dei parlamentari ed un eventuale procedimento penale a loro carico.
Allo stesso modo il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio ed i Ministri, che abbiano compiuto determinati reati, sono sottratti alla giurisdizione ordinaria, in particolare il Presidente della Repubblica è responsabile unicamente in caso di alto tradimento o di attentato alla Costituzione.[xiv]
La Costituzione rimette, però, al cittadino, il dovere di svolgere, secondo la propria scelta e le proprie possibilità, un’attività che concorra al progresso materiale e spirituale della società.[xv] Il lavoro è quindi un diritto-dovere per il cittadino di una repubblica fondata, appunto, sul lavoro, per cui non esistono più distinzioni in base al titolo, al grado o all’appartenenza ad una classe sociale[xvi], in uno stato in cui l’unico titolo di dignità è da rinvenire nello svolgere un’attività che concorra al progresso della società.
Il termine <suddito> è mantenuto all’interno dello Statuto Albertino, proprio perché esso è un chiaro esempio di costituzione elargita ai cittadini da parte di un re la cui autorità sovrana<sottomette> coloro che si trovano in una posizione subalterna. Il termine <suddito> infatti, deriva dal latino subditu(m), participio passato di subdere <sottomettere>.[xvii]
La persona del re è sacra ed inviolabile[xviii]ed è detentrice del potere esecutivo dello stato, sanzionando le leggi e promulgandole.
Possiamo concludere, infine, che il concetto di uguaglianza include quello di libertà, come a buon diritto afferma Bobbio : “(…) L’unica forma di eguaglianza che non solo è compatibile con la libertà così come è intesa dalla dottrina liberale, ma è addirittura richiesta da essa è l’eguaglianza nella libertà: il che significa che ognuno deve godere di tanta libertà quanta è compatibile con la libertà altrui e può fare tutto ciò che non lede l’eguale libertà degli altri (…)”[xix].
[i]. Cfr.Le carte dei diritti, a cura di F. Battaglia. Sansoni Firenze 1949, p 119.
[iii] Cfr.Codice civile( con la Costituzione, il trattato C.E.E. e le principali norme complementari)Giuffrè Milano 1993, p.3, art.2: “La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’ uomo,sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
[iv] Cfr.Codice civile( con la Costituzione, il trattato C.E.E. e le principali norme complementari) Giufrrè Milano 1993, p.3
[v] Cfr.Codice Civile, op.cit,p.8, atr.29-34
[vi] Si pensi agli art.559 e 560 del codice penale riguardo l’adulterio e la relazione adulterina della moglie e il concubinato del marito.
[vii] Cfr.Codice civile, op cit, p.13
[viii] Cfr.Le carte dei diritti, op.cit.p.120.art.6 “La legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno il diritto di concorrere personalmente o per mezzo dei loro rappresentanti alla sua fomazione.(…)”
[ix] Cfr.art 51 Cost , in Codice Civile, op. cit.
[x] Cfr. art.37: “ La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.(…). La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato (…), in Codice Civile, p.10, op.cit.
[xi] Cfr. art.8, in Codice Civile, p.4.op.cit.
[xii] Cfr art.1 dello Statuto Albertino in Le carte dei diritti, p.268, op.cit.
[xiii] Cfr art.68 Cost: “(...) Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene,nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale.(…)”, art.122: “ (…) I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’ esercizio delle loro funzioni (…),op.cit.
[xiv] Cfr. art 90-96 Cost.,op.cit.
[xv] Cfr.art 4 Cost.,op.cit.
[xvi] Cfr.XIV dis.transitoria e finale:” (…) I titoli nobiliari non sono riconosciuti (…)”,op.cit.
[xvii] Cfr Dizionario etimologico, Rusconi Trento 2004
[xviii] Cfr.art.2 Statuto Albertino, op.cit.
[xix] Cfr N.Bobbio Liberismo e democrazia, Franco Angeli, Milano 1986, pp22-28

References: articolo 3
 art.2
 art.559
 art.37
 art.8
 art.1
 art.68
 art.122