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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL GIUDICE DEL LAVORO DEL TRIBUNALE ORDINARIO DI TRENTO - PDF
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1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL GIUDICE DEL LAVORO DEL TRIBUNALE ORDINARIO DI TRENTO terminata la discussione orale, pronunzia, mediante lettura in udienza pubblica, la presente S E N T E N Z A nel proc. n. 116/2011 RG promosso da L. G. con l avv. G. R. contro F. F. P. con l avv. S. D. L. OGGETTO: lavoro a progetto simulazione di lavoro subordinato accertamento conseguenze - licenziamento MOTIVAZIONE Il ricorso proposto da L. G. nei confronti di F. F. P. (titolare della ditta F.P.I. I.), può essere senz altro accolto nei termini che seguono, atteso che, sebbene tra dette parti sia stato formalmente stipulato un contratto di lavoro a progetto in data (ai sensi degli artt. 61 e ss. del decreto legislativo n. 276 del 10 settembre 2003), dall istruttoria svolta è emerso che in realtà ha poi avuto luogo un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, come 1
2 attestato dalle dichiarazioni rese in sede ispettiva da A. M., L. T., F. S., E. T. e A. G. (prodotte alla prima udienza dal ricorrente L., e ritualmente acquisite, trattandosi di documenti pervenuti nella disponibilità del medesimo solo dopo il deposito del ricorso). Sul punto, va ricordato che i verbali redatti dai funzionari degli enti previdenziali e assistenziali o dell ispettorato del lavoro, fanno piena prova dei fatti che i funzionari stessi attestino avvenuti in loro presenza o da loro compiuti, mentre, per le altre circostanze di fatto che i verbalizzanti segnalino di avere accertato (ad esempio, per le dichiarazioni provenienti da terzi, quali i lavoratori, rese agli ispettori), il materiale probatorio è liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, unitamente alle altre risultanze istruttorie raccolte o richieste dalle parti (v. da ultimo Cass., sez. L, , n. 9251). Nella fattispecie, va evidenziato che il resistente non ha contestato le dichiarazioni rese in sede ispettiva, ed anzi le ha esplicitamente richiamate, sia pure a proprio favore, nelle note conclusive, con la conseguenza che esse costituiscono - a tutti gli effetti - materiale probatorio utilizzabile ai fini del giudizio. Ebbene, da tali dichiarazioni è risultato che il L. non ha svolto alcun lavoro a progetto (formalmente consistente nella raccolta di informazioni finalizzate all individuazione delle cause che determinano danno patrimoniale ), svolgendo invece una vera e propria attività di vigilanza all interno dei negozi M. e P. di Trento continuativamente nel periodo (data in cui il datore di lavoro ha unilateralmente posto fine al rapporto), 6 giorni alla 2
3 settimana, alle dipendenze e sotto la direzione del F., atteso che gli orari di lavoro venivano settimanalmente comunicati al ricorrente da altra collaboratrice del F., tale sig. ra A. S.. Ciò appare sufficiente per ritenere esistente un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato ex art c.c., atteso che, come ribadito recentemente anche da Cass., sez. L, , n. 9251, la qualificazione del rapporto compiuta dalle parti nella iniziale stipulazione del contratto, non è determinante, stante la idoneità, nei rapporti di durata, del comportamento delle parti ad esprimere sia una diversa effettiva volontà contrattuale, sia una diversa nuova volontà (così anche Cass., sez. L, , n. 1420; e Cass., sez. L, , n. 9900). Il comportamento delle parti va dunque considerato e valorizzato proprio perché idoneo a rendere manifesto il concreto assetto che esse hanno inteso imprimere ai loro rapporti, a prescindere dal carattere confermativo o non della originaria qualificazione da essi voluta. Va quindi accertato che, nel periodo , tra il ricorrente ed il resistente, ha avuto luogo un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ed a tempo pieno, disciplinato dal CCNL della vigilanza privata, con tutte le conseguenze retributive e contributive del caso (rimanendo irrilevante che la Provincia autonoma di Trento abbia ritenuto di emettere la comunicazione di regolarità del , sostenendo che non sono emersi elementi sufficienti per ricondurre tali rapporti di lavoro all area della subordinazione : trattasi invero di espressione di un 3
4 mero giudizio, privo di alcuna efficacia probatoria - nemmeno indiziaria - nel presente procedimento, cfr. da ultimo Cass., sez. I, , n. 6838). Per l effetto, il recesso decorrente dal intimato dal F., deve correttamente qualificarsi come vero e proprio licenziamento, con la conseguenza che, risultando esso privo di giusta causa o di giustificato motivo, il L. ha anche diritto al pagamento dell indennità di importo pari a 2,5 mensilità della retribuzione globale di fatto (ex art. 8 della legge , n. 604), considerando che dal doc. 1 prodotto dallo stesso L., emerge che le dimensioni aziendali sono inferiori a quelle richieste dall art. 18 della legge , n Si impongono quindi le declaratorie di cui in dispositivo. Le spese di giudizio seguono la soccombenza. P Q M Il Giudice del lavoro, definitivamente pronunziando, accerta che tra le parti dell odierno giudizio, nel periodo , ha avuto luogo un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ed a tempo pieno, disciplinato dal CCNL della vigilanza privata. Condanna il resistente a corrispondere al ricorrente, detratti gli acconti, tutti gli emolumenti conseguenti (retribuzioni, ferie, eventuali straordinari, trf ecc.), con interessi legali e rivalutazione monetaria. Condanna inoltre il resistente a regolarizzare la posizione contributiva del ricorrente. Accerta l illegittimità del licenziamento intimato con decorrenza dal e condanna il resistente a pagare al ricorrente 4
5 un indennità pari a 2,5 mensilità della retribuzione globale di fatto, come sopra determinata. Condanna infine il medesimo convenuto a rifondere all attore le spese di giudizio, liquidate nella complessiva somma di 1.590,00 per diritti ed onorari, oltre spese generali. Trento, 21 giugno 2012 Il Giudice del lavoro dott. Roberto Beghini 5
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 art. 615
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