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Timestamp: 2018-11-16 05:16:14+00:00

Document:
(Esame degli articoli - A.C. 5901)
PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame degli articoli del disegno di legge di conversione.
Ricordo che sono state testè respinte le questioni pregiudiziali presentate.
Comunico che sono stati ritirati prima dell'inizio della seduta tutti gli emendamenti a prima firma Luciano Dussin, nonché quelli a prima firma Emerenzio Barbieri. Avverto che sono stati ritirati altresì gli emendamenti Zanella 2-ter.40 e 2-ter.44.
Avverto, inoltre, che l'emendamento 2-decies.1 deve intendersi a prima firma dell'onorevole Colasio.
Avverto, infine, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 5901 sezione 3).
(Esame dell'articolo 1 - A.C. 5901)
PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 5901 sezione 4), approvato dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 5901 sezione 5), nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 5901 sezione 6).
Avverto che le proposte emendative presentate si intendono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 5901 sezione 7).
Avverto, altresì, che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo 1 del disegno di legge di conversione.
Avverto infine che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi dell'articolo 89, comma 1, e dell'articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto non strettamente attinente alla materia del decreto in esame, l'emendamento 2-sexies.100 della Commissione, limitatamente al comma 2.ter, relativo alla revoca e alla riattribuzione delle quote-latte, nonché alla decadenza dell'assegnazione integrativa. Ricordo, infatti, che l'articolo 2-sexies del decreto disciplina la competenza giurisdizionale in materia di controversie relative all'applicazione del prelievo supplementare sulle quote-latte (vedi l'allegato A - A.C. 5901 sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Antoni. Ne ha facoltà.
SERGIO ANTONIO D'ANTONI. Signor Presidente, il provvedimento d'urgenza in esame ha come scopo principale, insieme a tanti altri non riguardanti la materia, così com'è stato dimostrato da diversi colleghi durante l'esame della questione pregiudiziale presentata con riferimento ai requisiti di necessità e di urgenza, quello di ricostituire il Ministero per il Mezzogiorno. Non avendo effettivamente il coraggio di chiamarlo «Ministero per il Mezzogiorno», lo si è definito «Ministero per lo sviluppo e la coesione sociale», perché, anche sotto l'aspetto del linguaggio, sembra più appropriato e adatto - con molta ipocrisia, in verità - non chiamare le cose con il loro nome.
In questo paese si è svolto un dibattito molto serio e impegnato circa la necessità di istituire un Ministero per il Mezzogiorno. A conclusione di questo dibattito - che, in verità, era ampio e non aveva le caratteristiche di schieramento, ma riguardava scuole di pensiero e ambienti culturali e politici - è emersa la necessità di evitare la parcellizzazione del problema meridionale e la separazione della questione meridionale dall'insieme dei problemi del paese, nonché quella di evitare di costituire una sorta di riserva indiana.
Quindi, giustamente, si era arrivati alla conclusione di non istituire un ministero specifico, ma di trattare la questione meridionale nei singoli settori e nell'assetto determinante della politica economica e sociale del paese, ossia, in particolare, nelle sedi dei ministeri dell'economia e delle finanze e delle attività produttive. In generale, si deve trattare tale tema nell'ambito complessivo dell'azione di Governo, perché la questione meridionale costituisce un insieme di questioni riguardanti aspetti economici, sociali e di sicurezza. Si tratta di una questione generale e di un grande problema del nostro paese, che si muove a due velocità, con un sistema duale, che risulta spaccato in due, e in cui la differenza tra le due condizioni è tale da rendere il paese stesso complessivamente più debole e, quindi, da negargli, nel quadro della competizione internazionale, quel ruolo, quella forza e quella capacità che un grande paese come l'Italia deve avere.
In questi anni si è posta la questione di unificare il paese nella sua essenzialità, ossia di dare all'Italia quella spinta formidabile in termini di integrazione europea e di competizione mondiale, unendo e avvicinando le distanze.
Bisogna fare in modo, cioè, di diminuire le grandi distanze esistenti tra Nord e Sud, tra zone ricche e zone povere. Tutto ciò non ha trovato una risposta. Nei quattro anni di Governo dell'attuale maggioranza abbiamo assistito ad un rafforzamento del disequilibrio: i ricchi sono diventati più ricchi ed i poveri più poveri e, pur in una crisi generale, si sono allungate distanze tra zone forti e zone deboli. Si tratta di una questione centrale per il paese che, per affrontare le grandi sfide che ha davanti, deve far sviluppare il Mezzogiorno tanto da raggiungere le parti forti del paese perché poi, tutti insieme, possano competere a livello internazionale. Se perde questa grande occasione il paese tutto si indebolisce.
Il paese dovrebbe avere una crescita del 3 per cento, mentre negli ultimi quattro anni lo sviluppo è stato dello 0,3-0,4 per cento e quest'anno siamo in termini negativi. Per avere la crescita auspicata per l'intero paese avremmo bisogno di un Mezzogiorno che cresce del 5-6-7 per cento, allo stesso ritmo, cioè, che oggi hanno tante aree non sviluppate del mondo. Perché questo non avviene? Perché il Governo, anziché dare una risposta a tale questione, non trova di meglio che istituire un nuovo ministero e, per non chiamarlo Ministero del Mezzogiorno, lo chiama Ministero per lo sviluppo e la coesione sociale? Evidentemente, si è accorto che in questi quattro anni la questione meridionale è stata cancellata e nessuno dei provvedimenti necessari per dare vigore, forza e capacità di sviluppo alle zone meridionali è stato adottato. Dopo la batosta elettorale dell'attuale maggioranza, verificatasi con ancora maggiore forza e visibilità nelle regioni meridionali, che hanno scelto tutte di cambiare, il Governo non trova di meglio che riproporci un Ministero per il Mezzogiorno. Si tratta di un errore: settorializza, non risolve le questioni e determina un eccesso di dispersione che finirà per aggravare le questioni aperte, anziché risolverle.
Affronterò solo tre di tali questioni per dare il segno delle distanze che si registrano. La prima questione è quella occupazionale. Siamo in una situazione incredibile ed abbiamo dati contraddittori sull'occupazione. Costruiamo un'occupazione complessivamente non buona in tutto il paese, ma ancora più grave in questa situazione è che abbiamo una caduta dell'occupazione nelle aree deboli del paese, esattamente quelle che dovrebbero crescere.
Ciò determina ulteriori problemi nelle aree deboli e produce fenomeni di grave preoccupazione. Il primo fenomeno è oggi denunciato dall'ISTAT - quindi non un istituto rivoluzionario, ma quello che dovrebbe fornire i dati con assoluta verità - che ci avverte che i dati sulla disoccupazione meridionale sono diminuiti perché molte persone non si iscrivono più alle liste di disoccupazione non credendo più nella possibilità di trovare un lavoro.
Ciò significa che in molte zone vi è uno scoraggiamento, una chiusura, una condizione reale di disagio. Se molte donne - perché, tra le persone che non vanno più ad iscriversi in quelle liste, vi sono in particolare le donne - perdono fiducia nella possibilità di trovare un lavoro e si allontanano, il lavoro che trovano, quando ciò avviene, spesso è svolto nelle condizioni peggiori: è un lavoro nero e comunque caratterizzato da condizioni assolutamente inadeguate per dare al paese quella spinta e quella forza che esso invece meriterebbe.
Insieme a questo fenomeno, già di per sé grave, ve n'è un altro, del quale tuttavia si parla pochissimo nel nostro paese. Nel corso degli ultimi cinque anni è aumentato il numero delle persone che sono emigrate dalle zone deboli del paese verso quelle più forti. È in corso un fenomeno di emigrazione di pari entità di quello degli anni Cinquanta. Tuttavia, mentre in quegli anni tale fenomeno veniva affrontato, descritto e discusso, in questi anni esso non viene assolutamente esaminato. Si tratta, infatti, di un fenomeno pari a quello degli anni Cinquanta in termini quantitativi, ma assolutamente diverso in termini qualitativi. Coloro che emigrano oggi non sono persone come quelle degli anni Cinquanta, le quali, avendo la necessità di andare a trovare un lavoro lontano dalla propria terra, lasciavano le loro case con grande e profonda sofferenza, mantenendo però la testa e gli affetti nei luoghi di origine, con la conseguenza che tutto quello che conquistavano fuori lo riversavano immediatamente nei posti che avevano lasciato.
Le persone che oggi lasciano il Mezzogiorno sono persone preparate; si tratta infatti in gran parte di diplomati e di laureati. È la grande maggioranza di un grande patrimonio umano che sta lasciando le aree meridionali: sono esattamente quelli che non dovrebbero lasciare le aree meridionali, perché lo sviluppo si fa sulle persone, sulla conoscenza, sulla mente d'opera (come ormai dicono tutti)! Se le menti d'opera lasciano il Mezzogiorno e lo desertificano, andandosene nelle zone forti del paese, noi registriamo una perdita di ricchezza umana spaventosa, oltre che una perdita di ricchezza economica, cosa della quale non si discute. Al riguardo, ho fatto un piccolo calcolo: se è vero che ogni anno circa 100-130 mila persone lasciano il Mezzogiorno per andare nelle zone forti del paese, ciò significa, in termini economici, che le famiglie meridionali spendono, per fare studiare questi ragazzi, mediamente dai 6 mila ai 10 mila euro a persona; tale importo, moltiplicato per il numero di persone che emigrano, corrisponde a 13 miliardi di euro, che ogni anno le zone povere del paese forniscono alle zone forti del paese, in termini di qualità e di quantità!
Di fronte a questo fenomeno, qualunque paese, qualunque maggioranza, qualunque opposizione, qualunque Parlamento dovrebbe fermarsi, riflettere e vedere cosa non funziona. Non è infatti possibile assistere a tutto questo nel silenzio assoluto e nell'assoluta mancanza anche di un dibattito! Perché tutto ciò è avvenuto e continua ad avvenire? Perché non si provvede? Quali sono gli aspetti che non hanno funzionato?
PRESIDENTE. Onorevole D'Antoni, la invito a concludere.
SERGIO ANTONIO D'ANTONI. Ebbene, se consideriamo tutti gli interventi succedutisi, ci accorgiamo che in questi anni tutti gli strumenti che avrebbero dovuto incentivare lo sviluppo - dalla legge n. 488 alla contrattazione programmata, dalla programmazione negoziale ai contratti d'area e ai crediti di imposta - sono stati di fatto cancellati, resi vani, perché non finanziati! Nella sostanza, si è realizzata un'operazione di perfetto abbandono, con la consapevolezza che ciò avrebbe prodotto, così come è successo, il risultato che vi ho prima descritto. Di fronte a tutto ciò, penso che, anziché costituire un ministero, così come si fa con questo decreto, si dovrebbe promuovere un bel dibattito in questa aula sulla nuova questione meridionale e sui nuovi termini che la caratterizzano.
Si dovrebbe, inoltre, far capire al Nord che gli conviene che il Sud si sviluppi, perché ciò gli permetterà, a sua volta, di svilupparsi, nonché spiegare che la nuova integrazione tra Nord e Sud può rappresentare una via di uscita dalla crisi italiana, da una situazione di grave preoccupazione che può sfiorare il dramma.
Colleghi, colgo l'occasione di questo decreto-legge sbagliato, che istituisce un ministero inutile, per dire che dovremmo prendere coscienza della necessità di un grande cambiamento.
Questo paese va unito; occorre una nuova unità tra Nord e Sud. In particolare, il Sud dovrebbe ricoprire un nuovo ruolo per fare in modo che centinaia di migliaia di giovani possano trovare lavoro nel luogo in cui hanno gli affetti, dove hanno studiato ...
PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, onorevole D'Antoni.
SERGIO ANTONIO D'ANTONI. ... ed hanno la possibilità di crescere.
Ciò darebbe una forte spinta al Nord, ad un nuovo paese che vogliamo costruire (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-SDI-Unità Socialista)!
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, condivido le considerazioni svolte da molti colleghi (da ultimo, dal collega D'Antoni), quindi i rilievi critici mossi sul provvedimento in esame. Vorrei comunque segnalare, con riferimento allo stesso, un dato interessante afferente agli articoli 2-ter, 2-quater e 2-quinquies, riguardanti la verifica preventiva dell'interesse archeologico delle opere.
Si tratta di un'iniziativa legislativa più volte richiesta; in particolare, è stato rivolto un invito ad operare in tal senso da parte del professor Settis, della Normale di Pisa, e di altre componenti del mondo interessato a salvaguardare la straordinaria unicità del patrimonio archeologico italiano, del nostro patrimonio storico-culturale, per far realizzare, senza produrre danni, le opere necessarie al paese. È una normativa innovativa ed interessante e mi auguro che verrà applicata coerentemente all'ispirazione di fondo, anche se sono state espresse nei confronti del provvedimento critiche e giudizi negativi da parte delle forze di opposizione.
Comunque, vorrei lasciare traccia del lavoro positivo svolto per quando riguarda la necessità di conciliare l'esigenza di realizzare quelle opere che sono effettivamente necessarie al nostro paese (in molti casi non andrebbero intraprese opere inutili, come spesso accade) con la salvaguardia del nostro patrimonio archeologico, storico e culturale, perché ciò rientra nell'interesse comune, nell'interesse dell'identità e del futuro dell'Italia.
Da questo punto di vista, mi sembra sia stato svolto un buon lavoro e mi auguro che presto venga messo in pratica (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PIERANTONIO ZANETTIN, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sugli identici emendamenti Chiaromonte 2-ter.16 e Zanella 2-ter.41, nonché sull'emendamento Colasio 2-ter.2, mentre raccomanda l'approvazione dell'emendamento 2-sexies.100 della Commissione, nella parte ritenuta ammissibile. Esprime parere contrario sulle restanti proposte emendative.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo accetta l'emendamento 2-sexies.100 della Commissione e concorda per il resto con il parere espresso dal relatore, ad eccezione dell'emendamento Grignaffini 2-ter.23 sul quale formula un invito al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario; invito peraltro l'onorevole Grignaffini a presentare un ordine del giorno di analogo contenuto, preannunziando la disponibilità del Governo ad accoglierlo.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Colasio 2.1, Titti Simone 2.2 e Boato 2.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.
CARLO CARLI. Signor Presidente, con l'emendamento da noi presentato abbiamo richiesto la soppressione dell'articolo 2 e già nelle Commissioni cultura e affari costituzionali ne abbiamo evidenziato le ragioni.
Devo riconoscere che su alcune parti del provvedimento vi è stato un dialogo con la maggioranza e con il Governo: mi riferisco, in particolare, alla verifica preventiva dell'interesse archeologico, in ordine alla quale vi è stata l'approvazione anche di nostre proposte emendative.
Ciò che rimane incomprensibile è il mantenimento da parte del Governo e della maggioranza della decisione di rivedere le competenze ministeriali e della Presidenza del Consiglio con riferimento alla SIAE; se tale posizione era comprensibile, anche se non giustificata da parte nostra, al fine di evitare un ulteriore esame del provvedimento da parte del Senato, ora non lo è più, visto che il testo dovrà comunque passare all'altro ramo del Parlamento.
La Presidenza del Consiglio non ha compiti di gestione amministrativa e non ha competenza ad entrare nel merito delle materie come invece ha la SIAE. A seguito di questo trasferimento di competenze dal ministero alla Presidenza del Consiglio, non si rafforzano gli strumenti di lotta alla pirateria né si garantisce una maggiore tutela e valorizzazione del diritto d'autore.
Riteniamo sbagliata questa nuova ripartizione delle competenze, riconoscendo nel Ministero dei beni e delle attività culturali il soggetto più adatto a promuovere un settore così importante per il nostro paese. Ciò determina un forte limite alla libertà di espressione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 17,30)
CARLO CARLI. Si tratta di un fatto molto grave. Inoltre, ci si chiede come si possa trasferire questa competenza alla Presidenza del Consiglio quando tutti, in Italia e nel mondo, sono a conoscenza degli interessi editoriali, in particolare nel settore delle televisioni, dello stesso Presidente.
Onorevoli colleghi e rappresentante del Governo, il conflitto di interessi viene accentuato, visto che una rete di televisioni fa riferimento al premier in termini di proprietà e che la Presidenza del Consiglio è chiamata a svolgere una funzione di vigilanza nella tutela dei diritti di autore e di editore. Lo ritengo un fatto molto grave, che dà con forza il segnale della mancata volontà di risolvere il conflitto di interesse. Anzi, in questo caso, lampante ed evidente, esso diventa ancora più grave. Pertanto, vi invito con forza a riflettere su questo problema. Tale riflessione sarebbe utile ed importante per giungere allo stralcio dell'articolo.
PRESIDENTE. Onorevole Carli...
CARLO CARLI. Pertanto, insistiamo su tale proposta affinché questa materia resti nell'ambito delle competenze del Ministero dei beni e delle attività culturali, così come noi chiediamo.
PRESIDENTE. Onorevole Carli, la prego di concludere.
CARLO CARLI. Signor Presidente, sto concludendo.
Inoltre, vorrei ricordare che lo statuto della SIAE è recente e che, pertanto, un intervento così pesante su di esso è fortemente sbagliato.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, francamente ci resta difficile comprendere le ragioni che hanno indotto il Governo a ricorrere alla decretazione d'urgenza in materia di SIAE, anche perché, paradossalmente, l'enunciato del decreto non ha alcuna efficacia nei confronti di quanto recita il decreto stesso.
Non so se il sottosegretario Ventucci o il relatore, onorevole Zanettin, sono in grado di spiegarmi la correlazione tra il contrasto alla pirateria internazionale e il rafforzamento della vigilanza da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri. Onorevole Zanettin, il dato di fatto è che oggi siamo di fronte a problemi veri; infatti, la rete Internet impone a livello governativo la tutela del diritto d'autore e della proprietà intellettuale con scelte innovative come quelle dei DRM, ovvero la gestione dei diritti digitali. È questo il vero nodo che si sarebbe dovuto affrontare; il suo mancato scioglimento è tanto più paradossale perché il Governo ha anche fatto cose buone. Mi riferisco all'operato della commissione Vigevano, assolutamente condivisibile in molti suoi punti. Quindi, si pone assai chiaramente il problema della digitalizzazione a livello di editoria informatica, musicale (MP3, formati di compressione digitale) e, soprattutto in prospettiva, per il settore cinematografico. Pertanto, occorre rispondere in modo innovativo, potenziando e qualificando tecnologicamente la SIAE con lo sportello informatico, per dar vita ad un efficace contrasto alla pirateria.
Vorrei anche aggiungere un'ulteriore considerazione. Si pone il problema di creare le condizioni - come avvenuto negli Stati Uniti, dove il vero mercato ha superato la pirateria in termini di risorse positivamente allocate a favore del diritto d'autore e dei grandi produttori di contenuti culturali - affiché la rete, da fattore distruttrice di valore, divenga, al contrario, un elemento di creazione di valore, che premi la creatività intellettuale e il diritto d'autore in formato digitale. Di questi aspetti si sarebbe dovuto parlare se vi fosse stata coerenza fra l'enunciato del decreto e il merito. Allora, preso atto che il decreto Urbani relativo alle norme «antipirateria» non ha fornito tutte le risposte necessarie, si sarebbe potuto lavorare insieme sui DRM e sul rafforzamento della tutela dei diritti digitali. Infatti, è questo il problema.
Ma oggi ci confrontiamo con una previsione assolutamente irrilevante rispetto al tema. Lo ha ricordato anche il sottosegretario Bono, al Senato: capisco l'esigenza di vigilanza, ha affermato, ma di fatto si tratta di un passo indietro rispetto ai decreti legislativi n. 300 e n. 303 del 1999. Tali decreti, a nostro avviso, avevano definito un percorso molto chiaro, in virtù del quale la vigilanza SIAE e la tutela del diritto d'autore venivano ricondotte nell'ambito del Ministero dei beni e delle attività culturali, vale a dire nell'ambito della collocazione corretta, e non della Presidenza del Consiglio dei ministri. In virtù della normativa previgente, lo statuto della SIAE veniva approvato, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, dal Ministero dei beni e delle attività culturali. Oggi, invece, è approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministero dei beni e delle attività culturali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze. Non vi sembra una procedura a dir poco tortuosa? E, soprattutto, a cosa serve? Non le chiedo una risposta, signor sottosegretario...
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
L'ho già data, nel corso della discussione sulle linee generali.
ANDREA COLASIO. Ci riesce difficile comprendere il senso compiuto di tale previsione, dal momento che anche voi, all'epoca, eravate d'accordo sull'attribuzione della competenza al Ministero dei beni e delle attività culturali. Siamo infatti in una società della conoscenza e la tutela, la promozione e la valorizzazione della creatività e del diritto d'autore necessitano di nuovi strumenti legislativi, all'altezza della sfida tecnologica: questo ci interessa, non una procedura che, di fatto, riconduce la tutela del diritto d'autore nell'ambito della vecchia logica autoritativo-burocratica della Presidenza del Consiglio dei ministri. Non viene definita una strategia innovativa.
Ciò premesso, non possiamo che esprimere contrarietà su tale previsione normativa. Infatti, al di là delle osservazioni di merito che ho formulato, nutriamo preoccupazione per il fatto che la SIAE, purtroppo, ha conosciuto negli ultimi mesi vicissitudini che attengono al rispetto della sua autonomia e alla necessità che gli autori e gli enti associati siano in grado di definire autonomamente il loro statuto e di eleggere il loro presidente. Temiamo che il rafforzamento del controllo e della vigilanza da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri possa tradursi in una riduzione dell'ambito di autonomia della SIAE, vale a dire in una riduzione dell'ambito di autonomia degli autori, che rappresentano una grande risorsa per il nostro patrimonio culturale.
Per tali ragioni, esprimiamo voto favorevole sugli emendamenti soppressivi in esame.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Colasio 2.1, Titti De Simone 2.2 e Boato 2.3, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Avverto che sono stati ritirati gli emendamenti Zanella 2-quater.40 e 2-quinquies.40.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Titti De Simone 2-ter.6 e Cento 2-ter.45.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Onorevoli colleghi, l'onorevole Colasio ha diritto di parlare...
ANDREA COLASIO. Una volta tanto che parlo bene di quello che fate...! Almeno ascoltatemi, sto dicendo che avete fatto una cosa buona!
PRESIDENTE. Non si può fare un piacere a nessuno...!
ANDREA COLASIO. Non c'è verso: siete un pò ingovernabili...!
Scherzi a parte, ritengo vada sottolineato con chiarezza che alcune norme sono estremamente positive, ed è un peccato che vengano vanificate - spiace dirlo, signor sottosegretario - in quel «processo negoziale» che al Senato ha definito l'iter del provvedimento in esame. Siete riusciti, infatti, ad incidere su una norma estremamente positiva, che introduce, a mio avviso, un elemento di riflessione politico-culturale sulle modalità con le quali vanno definite le politiche culturali nel nostro paese.
Il codice dei beni culturali è stato modificato, in particolare all'articolo 28, comma 4; consideriamo tale misura in termini molto positivi in quanto introduce, a regime - come è giusto che sia -, una procedura ordinaria di verifica preventiva dell'interesse culturale, in particolare archeologico, nella fase di progettazione preliminare.
La norma in questione reca una disposizione che condividiamo e che, sostanzialmente, si basa sulla consapevolezza che il sottosuolo del nostro territorio racchiude un grande patrimonio identitario, una profonda sedimentazione e stratificazione storica.
Ebbene, è allora evidente - sia detto con chiarezza - che va riconosciuta intelligenza politica non solo al Ministero per i beni e le attività culturali, ma anche a quello delle infrastrutture e dei trasporti, che ha voluto con decisione questa norma nella consapevolezza che gli interventi di tipo infrastrutturale implicano a monte, non a valle, la verifica della sussistenza di aree ad interesse archeologico.
Ciò detto, se consideriamo le caratteristiche morfologiche del nostro paese, dobbiamo convenire che questo era un atto dovuto: in Italia, ovunque si scavi, emergono testimonianze di civiltà culturali. La norma in questione, pertanto, trova il nostro consenso: la consideriamo assolutamente importante e condivisibile sia nel merito sia per la procedura ipotizzata. Tale misura è rafforzativa e consente di porre a regime una procedura che, in precedenza, era meramente discrezionale. L'articolo 28, comma 4 del codice dei beni culturali, infatti, concedeva al sovrintendente, riguardo ad un'opera pubblica, la facoltà di intervenire con modalità discrezionali nell'iter progettuale.
Nell'ipotesi in esame, il progetto preliminare dell'opera pubblica deve ricevere una validazione tecnico-scientifica da parte dei dipartimenti di archeologia e della competente sovrintendenza territoriale. Lo considero un atto di civiltà, una modalità intelligente di governare e bilanciare l'identità territoriale con la necessarietà degli interventi infrastrutturali.
Signor sottosegretario Ventucci, sono queste le ragioni che, nel merito, ci hanno portato ad esprimere un giudizio positivo. Inoltre, non è meno evidente che, ove possibile, la norma in questione andrebbe rafforzata e modificata.
Le proposte emendative in esame propongono che i progetti vadano presentati nella loro interezza. Ebbene, lo stralcio della parte relativa all'intervento archeologico ci sembra impedire alla competente sovrintendenza una visione di insieme dell'efficacia e degli effetti dei vari progetti. Pur comprendendo, quindi, le ragioni di praticità alla base di una tale misura, temiamo che venga meno quella visione di insieme che avrebbe consentito alla competente sovrintendenza di esprimere un giudizio di merito molto più motivato.
Sono queste le ragioni che ci hanno indotto a presentare tali proposte emendative.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.
CARLO CARLI. Come ho già avuto modo di ribadire in occasione del mio intervento sull'articolo 2, in materia di nuove competenze concesse alla Presidenza del Consiglio sulla SIAE, ritengo che le disposizioni ora in esame, introdotte al Senato, siano largamente condivisibili.
Come tutti possono verificare, le nostre proposte emendative hanno una funzione migliorativa: propongono sia di definire meglio alcune disposizioni dal punto di vista procedurale sia di rendere la norma più completa e organica.
Pertanto, insistiamo affinché il rappresentante del Governo, il relatore e la maggioranza considerino più attentamente le nostre proposte emendative in quanto volte a rendere il testo più completo.
Riteniamo che l'introduzione al Senato di questo articolo e anche della norma che riguarda la verifica preventiva dell'interesse archeologico costituisca un fatto molto importante. Del resto, tutti sappiamo quanto costi per la comunità, sia in termini di civiltà che di valore storico-artistico ed anche economico, la sospensione dei lavori o la realizzazione di opere infrastrutturali in un territorio del quale non conosciamo il valore sottostante.
Ritengo che siano stati compiuti molti errori e prodotti danni irreparabili. Vi sono stati nei decenni passati rilevanti danni anche economici: infatti, di fronte al rinvenimento di un reperto appartenente a quel grande patrimonio che è l'archeologia, è giusto fermare i lavori e andare a verificare come sia possibile portare avanti il progetto a suo tempo approvato.
La verifica preventiva dell'interesse archeologico del territorio è dunque molto importante, come lo è anche, peraltro è esplicitato nell'articolato del provvedimento, il coinvolgimento delle regioni, le quali hanno, a seguito della riforma costituzionale, un ruolo ed una competenza importantissimi riguardo ai beni culturali, in termini di tutela, assicurata attraverso un'azione congiunta tra lo Stato e le regioni, gli enti locali, le province ed i comuni.
Ecco allora che, di fronte a questa innovazione legislativa che non ha precedenti rilevanti, ci troviamo oggi nella condizione di migliorarla e di intervenire in questa fase attraverso i nostri emendamenti, i quali, ad una lettura attenta, non sono stravolgenti, ma, anzi, danno un senso compiuto al provvedimento stesso ed alla parte modificata dal Senato.
Auspico che il Governo e la maggioranza possano accogliere le nostre proposte volte a rendere la norma più efficace. In effetti, sia l'emendamento dei deputati di Rifondazione comunista che quello dei Verdi hanno una rilevanza procedurale e contribuiscono ad evitare possibili incongruenze e «letture» del testo improprie e non coerenti con l'intendimento del legislatore. Entrambi gli identici emendamenti hanno lo stesso significato; invitiamo, pertanto, ad approvarli.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Titti De Simone 2-ter.6 e Cento 2-ter.45, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare!
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Mascia. Revoco l'indizione della votazione.
Prego, onorevole Mascia, ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto (Commenti).
Mi dispiace, onorevoli colleghi, ma se l'onorevole Mascia ha chiesto di parlare ha diritto di farlo. Questo è il Parlamento: i deputati devono poter parlare! Prego, onorevole (Applausi)!
GRAZIELLA MASCIA. La ringrazio, signor Presidente.
Noi partiamo da un assunto negativo del codice dei beni culturali del ministro Urbani e della cosiddetta verifica preventiva dell'interesse archeologico delle aree oggetto di speculazione edilizia e di altro genere.
Consideriamo che questo possa rappresentare un salto in avanti nella campagna governativa che ha consentito di fatto politiche di privatizzazione e di devastazione degli stessi beni.
Noi partiamo da un assunto negativo ed è per questa ragione che cerchiamo di restringere i varchi introdotti al testo al nostro esame; a questo fine, per rendere più rigorose le verifiche degli enti preposti, restringiamo la platea dei soggetti qualificati a svolgerle.
Se con il precedente emendamento ci proponevamo di trattare singoli aspetti della materia, perché lo stralcio non era sufficiente per addivenire ad un esame del progetto, in questo caso facciamo riferimento a questioni di reperibilità in ordine a possibili discrezionalità e ad omissioni poste in atto da parte di chi deve reperire quei dati. Con gli emendamenti successivi a quello in esame si tende a delimitare il campo dei soggetti - i tecnici - in possesso della necessaria qualifica per esprimere un giudizio completo; faccio riferimento, in particolare, ai comitati tecnici scientifici chiamati ad esprimersi sui singoli progetti.
Lo spirito dei nostri emendamenti è quello di introdurre rigore, anche rispetto ai progetti presentati tempo addietro e già presi in esame. Si tratta quindi di emendamenti che hanno una loro coerenza in riferimento alle finalità dell'articolo 2 (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2-ter.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2-ter.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2-ter.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cento 2-ter.46. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carli. Ne ha facoltà (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Colleghi, per favore! Il collega Carli parla bene ed ha l'accento toscano...! Prego, onorevole Carli.
CARLO CARLI. Presidente, lei che è pisano conosce bene l'accento toscano.
PRESIDENTE. L'accento della Versilia...
CARLO CARLI. Signor Presidente, quello al nostro esame è un emendamento su cui invito i colleghi ad esprimere un voto favorevole perché con esso si chiede l'introduzione del comitato tecnico scientifico per i beni archeologici del Ministero per i beni e le attività culturali. Si tratta, quindi, di un emendamento senz'altro migliorativo del testo del provvedimento, e segue l'impostazione collaborativa che abbiamo dato durante il dibattito su questa materia.
Per tutte queste motivazioni, insistiamo perché l'emendamento Cento 2-ter.46 sia accolto dal Governo e dai colleghi della maggioranza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cento 2-ter.46, non accettato dalla Commissione né dal Governo. (Segue la votazione).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2-ter.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2-ter.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Chiaromonte 2-ter.16 e Zanella 2-ter.41, accettati - rara avis! - dalla Commissione e dal Governo.
[*2-ter. 16. Chiaromonte, Grignaffini, Carli, Leoni, Amici, Tocci, Martella, Mascia, Titti De Simone, Sgobio.
Al comma 3, sostituire le parole: trenta giorni con le seguenti: sessanta giorni]
Avverto che l'emendamento Colasio 2-ter.1 è precluso a seguito dell'esito della precedente votazione.
Passiamo all'emendamento Carli 2-ter.17.
ANDREA COLASIO. Chiedo di parlare.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, molto telegraficamente, ringrazio il sottosegretario per avere «recepito» un emendamento esplicativo: la parola «puntualmente» poteva dare adito, infatti, ad un'interpretazione restrittiva.
Il problema riguarda le modalità con cui il sovrintendente definisce un supplemento di indagine istruttoria. A tale proposito, è evidente che la richiesta deve essere motivata. Sono convinto che l'efficacia di un vincolo - misura tipica con la quale il ministero interviene in sede di tutela - debba essere supportata, come appare indiscutibile, da una buona motivazione. Il fatto che sia stato espresso parere favorevole sul mio emendamento successivo, che propone di sostituire alla parola «puntualmente» le parole «con modalità analitiche», risolve il problema: si introdurrà, in tal modo, una definizione squisitamente tecnica che bilancia le esigenze di tutela con quelle di chiarezza. Ringrazio, dunque, il relatore ed il sottosegretario per aver espresso parere favorevole sul mio emendamento 2-ter.2.
È evidente, a questo punto, che la parola «puntualmente», dal significato troppo vago, verrà sostituita dalle parole «con modalità analitiche», con una previsione più corretta dal punto di vista tecnico.
CARLO CARLI. Chiedo di parlare.
CARLO CARLI. Signor Presidente, il collega Colasio si riferiva al parere favorevole espresso dalla Commissione e dal Governo sul successivo emendamento Colasio 2-ter.2, che propone di sostituire la parola «puntualmente» con le parole «con modalità analitiche», che specificano meglio. È per questo motivo che la maggioranza ed il Governo hanno espresso parere favorevole.
Naturalmente, ringrazio e, per brevità, colgo l'occasione per preannunciare che, quando passeremo all'emendamento Colasio 2-ter.2, esprimeremo su di esso un voto favorevole.
PRESIDENTE. Dunque, se ho ben compreso, l'emendamento Carli 2-ter.17 è stato ritirato. Lo conferma, onorevole Carli?
CARLO CARLI. Lo confermo, signor Presidente.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2-ter.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.
[2-ter. 17. Carli, Grignaffini, Chiaromonte, Leoni, Amici, Tocci, Martella, Mascia, Titti De Simone, Boato, Sgobio.
Al comma 4, primo periodo, sostituire la parola: puntualmente con le seguenti: con modalità analitiche]
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Titti De Simone 2-ter.12, Grignaffini 2-ter.18 e Zanella 2-ter.42.
CARLO CARLI. Signor Presidente, è un intervento migliorativo anche quello volto a prevedere tempi più congrui (trenta giorni anziché dieci) per l'esame della materia, dei progetti, dei provvedimenti. Pertanto, credo che la Commissione ed il Governo, che invito ad un'ulteriore riflessione, potrebbero esprimere anche in questo caso un parere favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Titti De Simone 2-ter.12, Grignaffini 2-ter.18 e Zanella 2-ter.42, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cento 2-ter.47, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 2-ter.3.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, ricordo che anche nei rapporti privati si definiscono i dieci o i quindici giorni lavorativi. In questo momento, le soprintendenze di settore sono sovraccariche di funzioni. Il Parlamento ha approvato una procedura innovativa per la verifica dell'interesse culturale. In via del tutto incidentale, ricordo all'Assemblea che tale procedura (la cui approvazione è stata da noi molto contestata), di fatto, sarà modificata implicitamente dall'approvazione di questo disegno di legge di conversione (sono estremamente soddisfatto di ciò). Infatti, con grande chiarezza, si stabilisce ciò a prescindere dalla valutazione di interesse culturale, per un motivo molto semplice. La valutazione di interesse culturale - che avete modificato - che è diventata costituiva, affinché un oggetto possa essere considerato un bene culturale, per noi è meramente dichiarativa. Ebbene, in questo decreto-legge, positivamente, affermate la stessa cosa. Ma poiché le soprintendenze, in questi ultimi dodici mesi, sono state sovraccaricate a seguito della molteplicità di richieste di verifica di interesse culturale, credo sarebbe opportuno (il relatore potrebbe benissimo accettare questa proposta) prevedere una dilazione temporale minimale; non stiamo chiedendo novanta giorni, ma quindici giorni invece di dieci. Sarebbe un segnale intelligente nei confronti, non tanto delle opposizioni, quanto di quegli operatori che, di fatto, in questo momento, con risorse esigue e decrescenti stanno svolgendo la loro funzione di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Il riconoscimento della loro professionalità e del sovraccarico lavorativo rappresenterebbe un segnale positivo da parte del Parlamento e una dimostrazione di attenzione nei confronti di quei lavoratori e del nostro patrimonio culturale. Mi affido, quindi, al relatore.
PRESIDENTE. Il relatore mantiene il suo caratteristico riserbo... Quindi, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2-ter.3 , non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo all'emendamento Grignaffini 2-ter.19.
[2-ter. 19. Grignaffini, Chiaromonte, Carli, Leoni, Amici, Boato, Tocci, Martella, Mascia, Titti De Simone, Sgobio.
Al comma 4, secondo periodo, sostituire le parole: ", per una sola volta, richiede" con le seguenti: "è tenuto a richiedere"]
CARLO CARLI. Signor Presidente, il comma 4 dell'articolo 2-ter, al secondo periodo, recita: «In caso di documentata esigenza di approfondimenti istruttori il soprintendente, per una volta sola » - lo ripeto: per una sola volta - «richiede le opportune integrazioni puntualmente riferibili ai contenuti della progettazione ed alle caratteristiche dell'intervento da realizzare ed acquisisce presso per la stazione appaltante le conseguenti informazioni». La norma, quindi, specifica che è possibile avanzare tale richiesta una sola volta. Ma nel caso in cui un soprintendente si sbaglia nel chiedere l'integrazione, si porta avanti un'opera devastante per l'arte e per la civiltà? Credo che ciò non debba accadere. E nel caso in cui un soprintendente, che non ha tenuto conto di una parte del progetto, si vede costretto ad avanzare un'ulteriore richiesta di integrazione, cosa accade? Non gli è consentito farlo, perché la legge stabilisce «una sola volta».
Francamente, non occorre un trattato di giurisprudenza; si tratta di buonsenso.
Pertanto, invito l'Assemblea ad approvare la proposta emendativa che, indubbiamente, migliorerebbe fortemente il testo evitando i rischi, da me segnalati, di gravi ed irreparabili danni al patrimonio ed alla cultura.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, francamente, l'espressione «per una sola volta» è criticabile, atteso il giudizio estremamente positivo con cui ci siamo espressi su quella che potremmo definire una sorta di nuova VIA (nel senso di una valutazione di impatto archeologico).
Riteniamo si sia trovato un giusto equilibrio tra esigenze di tutela dei beni culturali ed esigenze di progettazione e di modernizzazione; cambia alquanto la filosofia seguita, essendosi superata la logica meramente autoritativa dell'imposizione del vincolo a prescindere dalla motivazione, il che, francamente, aveva prodotto vincoli ineffettuali. La questione si pone poiché siamo in fase pre-preliminare, nel senso che la stazione appaltante è obbligata, per legge, a comunicare al soprintendente competente il progetto preliminare prima della sua approvazione. Pertanto, nel prosieguo delle frasi di progettazione, dal preliminare al definitivo, all'esecutivo, nell'implementazione del progetto, proprio perché il nostro sottosuolo è una miniera sconosciuta, ci si può confrontare con emergenze ambientali tali da modificare la valutazione che giustamente avete previsto debba essere recata dalla relazione definitiva archeologica (che conclude la procedura). I sondaggi ed i lavori di scavo e carotaggio condotti secondo la previsione della disposizione - sempre che esistano condizioni per effettuare scavi e sondaggi -, si effettuano su un campione (ribadisco, su un campione); se dunque stiamo costruendo un'autostrada di 200 chilometri, è evidente che si fa il sondaggio ed il carotaggio sulle aree dove presuntivamente vi è emergenza archeologica. È dunque noto al soprintendente ed alla stazione appaltante se l'opera insiste su aree già suscettibili di tutela; perciò, che senso ha il restringere l'operatività del soprintendente specificando che «per una sola volta» può chiedere un approfondimento di istruttoria?
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ma non è così! Colasio, non è così!
ANDREA COLASIO. Vi è una sorta di mancanza di fiducia tra articolazioni periferiche dello Stato, tra Ministero dei beni culturali - che deve tutelare i beni - e Ministero dei lavori pubblici, che, in una logica cooperativa, devono definire comunque un progetto in tempi ragionevoli rispetto alle esigenze di un dato territorio.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Facciamoli in tempi ragionevoli!
ANDREA COLASIO. Sottosegretario Ventucci, poichè siamo d'accordo con lei e crediamo nelle esigenze di modernizzazione e di tutela, è ridondante l'espressione «per una sola volta»; siamo convinti che le soprintendenze, spesso e volentieri, agiscono secondo una logica di tutela rafforzata, ed è bene sia così. Non vi è alcuna logica distorsiva rispetto al progetto; vi è una precisa volontà di valorizzare eventuali emergenze significative che non siano preventivate nel progetto preliminare. Tra l'altro, devo far notare al relatore Zanettin come la stessa norma preveda modalità con cui lo stesso soprintendente può bloccare tale procedura. Dinanzi al rifiuto dell'approfondimento di istruttoria, si può applicare il vecchio articolo 12 del decreto sulle dichiarazioni di interesse culturale (ora, articolo 13 del codice), che prevede la verifica di interesse culturale. Quindi, si verrebbe a creare una situazione conflittuale tra stazione appaltante e Ministero dei beni culturali, con i ricorsi amministrativi previsti dall'articolo 16 del codice dei beni culturali e del paesaggio.
Ritengo che sostituire la logica autoritativa con una logica cooperativa tra stazione appaltante, Ministero dei lavori pubblici e Ministero dei beni culturali rappresenti invece una risposta innovativa. Quel «per una sola volta» è dissonante rispetto a tale armonia progettuale.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, condivido completamente le argomentazioni testè sostenute dal collega Colasio e, prima ancora, dall'onorevole Carli.
Desidero rivolgermi al sottosegretario Ventucci. È chiaro che la formulazione «per una sola volta» risulta contraddittoria rispetto allo spirito della normativa in esame, che, come abbiamo sostenuto più volte, riteniamo interessante, e di cui diamo atto al Governo di essersene fatto promotore.
Potete immaginare tutte le sue controindicazioni: cosa vuol dire «per una sola volta»? E se la documentazione risultasse ancora incompleta? È come un matrimonio: si parli ora o si taccia per sempre! Il nostro interesse è realizzare le opere in tempi certi, ma con la garanzia che, al contempo, non siano distrutte anche ricchezze, identità e storie, nonché il futuro del nostro paese.
Il concetto sotteso all'espressione «per una sola volta» evoca una sorta di legittima suspicione nei confronti di un intento ostruzionistico da parte di alcune istituzioni dello Stato, che non credo rientri nelle finalità della parte dell'articolato del provvedimento che stiamo attualmente esaminando. Per questo motivo, chiedo francamente al Governo ed ai colleghi di valutare con attenzione l'emendamento in esame, nonché la proposta emendativa successiva, che mi sembra che nulla tolgano al rigore della norma, evitando tuttavia che emergano le contraddizioni contenute nella formulazione in questione.
Signor sottosegretario Ventucci, so che lei è una persona colta e sensibile: ci faccia capire, pertanto, qual è il significato dell'espressione «per una sola volta», dal momento che, in assenza di una spiegazione adeguata, dobbiamo interpretarla come una sorta di «clausola di dissolvenza» del significato di una disposizione che presenta aspetti positivi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, sempre a titolo personale, dunque con la coerente sintesi, l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, la sintesi sarebbe di due o tre minuti? Quanto tempo ho a disposizione?
PRESIDENTE. Sarebbe un minuto, ma io gliene concedo un po' di più: lei sa che sono buono! Prego, onorevole Duca.
EUGENIO DUCA. Veramente, sarebbe opportuno che il rappresentante del Governo adducesse una motivazione in ordine al parere contrario espresso sull'emendamento in esame, che costituisce una proposta emendativa di buonsenso. Credo si tratti, altresì, di un emendamento che consente allo stesso rappresentante del Governo di esercitare il proprio ruolo: non vorrei, infatti, che sia stato espresso parere contrario per il solo fatto che esso è stato presentato da deputati appartenenti all'opposizione. Nel nostro paese, infatti, vi sono numerose circostanze che necessitano di ulteriori approfondimenti.
Potrei citare, al riguardo, un episodio segnalato da tanti quotidiani, peraltro in una zona del nostro paese che non sono abituato a frequentare. Mi riferisco alla città di Benevento, nella quale sono stati costruiti, da un certo signor Zamparini, alcuni capannoni abusivi sull'ansa di un
fiume. Tali capannoni hanno ottenuto persino il parere favorevole della soprintendenza, ma sulla base di progetti che localizzavano tali fabbricati in un luogo diverso da dove sono stati effettivamente realizzati.
Sto parlando di un'area di grande valore ambientale, come il fiume Calore, nella gloriosa città di Benevento. Si tratta di capannoni abusivi costruiti dove...
PRESIDENTE. Onorevole Duca...
EUGENIO DUCA. ...non era indicato nelle carte.
Ho finito il tempo a mia disposizione, signor Presidente?
PRESIDENTE. Sì, purtroppo: lei deve dire cosa è accaduto di male...!
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, ovviamente mi attengo ai tempi, semmai...
PRESIDENTE. Onorevole Duca, i tempi sono quelli che lei conosce, dal momento che è già intervenuto un deputato appartenente al suo stesso gruppo, in maniera che definirei molto esauriente.
EUGENIO DUCA. Interverrò successivamente, signor Presidente...
EUGENIO DUCA. ... per spiegare meglio l'accaduto, perché ha già parlato un mio collega. Il tempo è tiranno, e quindi mi arrendo!
PRESIDENTE. Si tratta di un tiranno galantuomo, perché lo è con tutti!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2-ter.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Verdi, l'Unione e Misto-comunisti italiani - Commenti).
Prendo atto che l'onorevole Maninetti non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2-ter.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo, limitatamente alla parte non preclusa dall'approvazione dell'emendamento Grignaffini 2-ter.19.
SERGIO COLA. Presidente, votano per quattro!
PIERO RUZZANTE. Cola, ma guardati dietro!
Colleghi, sono bonario su tutto, ma sul «voto per conto terzi» sono severo, perché, a mio parere, è un reato votare per altri. Non si deve fare!
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo solo per fare una piccola chiosa a quanto lei ha testé detto. Volevo fare i «complimenti» al collega che, in settima fila del primo settore (banchi del centrodestra), è riuscito a votare per tre!
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, lei sa che omne trinum est perfectum!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 2-ter.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, guardi là!
SERGIO COLA. Signor Presidente, guardi anche dall'altra parte!
PRESIDENTE. Io guardo! Ho già fatto un ammonimento di carattere etico-giuridico, anche se debbo constatare che, purtroppo, non è servito.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2-ter.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 2-ter.20.
CARLO CARLI. Chiedo scusa agli onorevoli colleghi, ma credo che i nostri interventi non siano caduti nel vuoto. Abbiamo constatato di aver convinto anche i colleghi della maggioranza. In ogni caso, è stato un successo: è stato approvato un emendamento da noi proposto (Una voce dai banchi del gruppo di Alleanza Nazionale: Vi accontentate di poco!).
Anche l'emendamento in esame, che invito tutti ad esaminare attentamente, modifica, da 15 a 20 giorni un termine previsto dal comma 4, quarto periodo, dell'articolo 2-ter.
Signor rappresentante del Governo, credo che esprimere un parere favorevole su tale emendamento non sia la fine del mondo! Anzi, direi che si tratterebbe di un gesto di riconoscimento di una posizione di buon senso. Anche un giorno è infatti importante in questa materia, perché il non arrivare in tempo, quando si opera sul territorio, qualche volta vuol dire arrecare danni irreparabili alla storia e alla cultura (in questo caso, si parla di archeologia).
Invito, dunque, nuovamente il Governo a riflettere ed a riformulare il proprio parere in senso positivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, mi atterrò al minuto di tempo che mi è concesso e vorrei rivolgere una richiesta al rappresentante del Governo. Il collega Carli ha proposto un'argomentazione di tutto rispetto. Sappiamo come funziona la burocrazia: il tempo e i giorni, in casi come questi, diventano importanti. In qualche caso, diventano importanti anche pochi giorni o poche ore: per una notifica, per consegnare un atto, per impedire, magari, che si possa compiere uno scempio
su parte di un patrimonio importante. Il collega Carli ha posto, quindi, un problema pregnante.
Sarebbe bene - questa è la mia raccomandazione - che il rappresentante del Governo ci spiegasse il motivo per cui vi è un parere contrario sull'emendamento in esame e che ci dicesse se è credibile che, in base al funzionamento della macchina burocratica del Ministero, i tempi previsti possano essere rispettati.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2-ter.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cento 2-ter.48, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Carli 2-ter.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Colasio 2-ter.5 e Grignaffini 2-ter.22, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
PIERO RUZZANTE. Presidente, là in fondo!
Onorevoli colleghi, ve l'ho già detto: perché volete spingermi a far effettuare il controllo delle schede da parte dei segretari?
NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, in caso di controllo, ci guadagneremmo...
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Grignaffini 2-ter.23 formulato dal Governo.
CARLO CARLI. Signor Presidente, questo emendamento è relativo al comma 8, sul quale abbiamo espresso alcune riserve. Da parte del Governo è stato formulato un invito al ritiro ed è stato annunciato (in proposito, chiedo se questo intendimento sia confermato) un parere favorevole su un ordine del giorno che abbiamo presentato. Pertanto, ritiriamo l'emendamento Grignaffini 2-ter.23.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, sono d'accordo con il ritiro dell'emendamento a questa condizione. Infatti, diversamente, vi sarebbero territori su cui insisterebbe una logica di tutela asimmetrica. Poiché siamo in fase di progettazione preliminare, è evidente che il ritardo e l'impatto negativo sull'effettuazione dei lavori non sarebbero poi così dannosi.
Credo che, se finora abbiamo saputo contemperare con intelligenza modernizzazione del paese e tutela, il fatto di creare una tutela asimmetrica sarebbe un cattivo segnale.
Ringrazio, pertanto, il sottosegretario per la disponibilità manifestata in ordine al recepimento del nostro ordine del giorno.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2-ter.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che l'onorevole Mauro non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2-quater.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Chiaromonte 2-quater.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'eme

References: e contrario
e contrario
 articolo 12
 articolo 13
e contrario
e contrario
e contrario