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Timestamp: 2018-09-23 17:36:26+00:00

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Lavoro Part Time: in assenza della distribuzione dell'orario spetta il risarcimento del danno - Paghe Facili
Va riconosciuto il risarcimento del danno (e non necessariamente la trasformazione a tempo pieno) a favore del lavoratore con il quale si è stipulato un contratto part-time senza aver previsto per iscritto l’esatta distribuzione e collocazione oraria o giornaliera della prestazione lavorativa. Così si è espressa la Corte di Cassazione in sentenza 27553 del 30/12/2016.
Una lavoratrice aveva richiesto il risarcimento del danno per mancata predeterminazione, nel contratto di lavoro a tempo parziale instauratosi fra le parti, della distribuzione dell’orario nel giorno, nella settimana, nel mese e nell’anno.
La Corte d’appello aveva confermato il risarcimento del danno richiesto per circa un quindicennio di rapporto di lavoro nel quale il datore aveva previsto solo una durata minima di prestazione (80 ore) ma non la sua collocazione temporale, avendo anche la lavoratrice un obbligo di reperibilità, sanzionato disciplinarmente, sicché ella era in attesa della chiamata che avveniva con un preavviso minimo. Solo più recentemente, la collocazione oraria era stata fissata con turnazioni mobili.
I giudici d’appello richiamavano la sentenza n. 210/1992 della Corte costituzionale, secondo cui, in particolare, la prescrizione – contenuta nell’art. 5, comma 2, I. 19 dicembre 1984, n. 863 – in base alla quale nel contratto di lavoro a tempo parziale devono essere indicate, oltre alle mansioni, anche “la distribuzione dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno“, denota con chiarezza che il legislatore ha inteso stabilire che sia dell’orario giornaliero, che dei giorni lavorativi, deve “essere indicata la distribuzione“, rispettivamente, nell’arco della giornata e della settimana ecc.
In tal modo si è voluto escludere proprio l’ammissibilità di un contratto di lavoro a tempo parziale nel quale sia riconosciuto il potere del datore di lavoro di determinare o variare unilateralmente la collocazione temporale della prestazione lavorativa, ciò che impedirebbe al lavoratore, e alla lavoratrice, di programmare le altre attività cui, fuori di casa o in casa, devono dedicarsi, e verrebbe altresì a ledere la libertà del lavoratore, assoggettato ad un potere di chiamata esercitabile “ad libitum”.
Il datore di lavoro resisteva con ricorso per Cassazione.
Ha evidenziato la suprema Corte sul motivo specifico che già secondo Cass. lav. n. 1430 – 01/02/2012, la distribuzione dell’orario della prestazione, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno, integra il nucleo stesso del contratto di lavoro a tempo parziale e la ragion d’essere della particolare garanzia costituita dalla forma scritta, che assolve alla funzione di evitare che il datore di lavoro, avvalendosi di una carente o generica pattuizione sull’orario, possa modificarla a proprio piacimento a fini di indebita pressione sul lavoratore.
Ne consegue che il contratto di lavoro part-time, che non rechi l’indicazione scritta della distribuzione oraria è nullo e non dà titolo al beneficio contributivo previsto dall’art. 5, comma 5, del d.l. n. 726 del 1984.
Ancora: in Cass. lav. n. 20989 del 12/10/2010: l’art. 5 d.l. n. 726 del 1984, convertito nella legge n. 863 del 1984, deve essere interpretato nel senso che il requisito della pattuizione per iscritto dell’orario di svolgimento delle prestazioni a tempo parziale è soddisfatto allorché, anche mediante rinvio alle tipologie contrattuali previste in sede collettiva, risulti precisata la riduzione quantitativa della prestazione lavorativa e la distribuzione di tale riduzione per ciascun giorno -cosiddetto part-time orizzontale – ovvero con riferimento alle giornate di lavoro comprese in una settimana, in un mese o in un anno per il c.d. part-time verticale.
Più recentemente, poi, Cass. lav. n. 4229 del 3/3/2016, pur avendo opinato che in tema di lavoro a tempo parziale, in assenza di una espressa previsione di legge, va escluso che la mancata indicazione in contratto dell’articolazione dell’orario ridotto determini la nullità della clausola di part-time, o comporti l’automatica trasformazione del rapporto in rapporto di lavoro a tempo pieno e il diritto alla retribuzione delle ore in c.d. disponibilità in attesa della fissazione dei turni, ha fatto comunque salvo il solo diritto al risarcimento del danno, per eventuali comportamenti abusivi del datore di lavoro, o quello al compenso del lavoro supplementare, in caso di effettiva prestazione oltre l’orario pattuito.
Ad ogni modo deve inoltre escludersi, in base ad una lettura dell’art. 5 legge n. 863 del 1984 conforme al dettato costituzionale, l’ammissibilità di pattuizioni che espressamente attribuiscono al datore di lavoro il potere di variare unilateralmente la collocazione temporale della prestazione lavorativa, atteso che una simile pattuizione toglierebbe al lavoratore la possibilità di programmare altre attività con le quali integrare il reddito ricavato dal lavoro a tempo parziale, possibilità che va salvaguardata in quanto soltanto essa rende legittimo il fatto che dal singolo rapporto di lavoro il dipendente percepisca una retribuzione inferiore a quella “sufficiente” ex art. 36 Costituzione.
Disattese anche le restanti censure mosse dal ricorrente in materia di inammissibilità della pretesa risarcitoria, in quanto il fatto che la norma non prevede alcuna espressa sanzione quanto alla omessa specificazione per iscritto della distribuzione dell’orario, alla luce dei succitati principi non significa che tale difetto possa perciò soltanto non comportare conseguenze risarcitorie.
Ricorso quindi rigettato.
Categorie:	Approfondimenti, News	/ Nessuna risposta / di Dott. Paolo Casini 5 gennaio 2017

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 Cass. 
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 art. 36