Source: https://paolovalenti.info/2008/05/31/rete4-europa7-consiglio-di-stato-esempi-di-informazione/
Timestamp: 2019-05-27 05:35:55+00:00

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Rete4 - Europa7 - Consiglio di Stato - Esempi di informazione - Wolly's Weblog
Rete4 – Europa7 – Consiglio di Stato – Esempi di informazione
Pubblicato da wolly il 31/5/2008
TGCOM pubblica la notizia dicendo che il Ministero dovrà rivedere, “anche in applicazione della sentenza della Corte di giustizia” europea, l’assegnazione delle frequenze a Europa7 e aggiunge che il Consiglio di Stato ribadisce che RETE4 deve continuare a trasmettere.
REPUBBLICA riporta semplicemente la prima parte con un titolo non equivocabile.
Ora a chi dare retta?
Semplice basta andare a leggersi la sentenza del Consiglio di Stato che vedrò di trovare, se qualcuno sa dove trovarla per esteso pubblichi il link per favore.
UPDATE: Anche il CORRIERE riporta la versione del TGCOMe cioè il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso per l’annullamento del provvedimento del TAR che rendeva senza frequenze Rete4.
La sensazione quindi è che come al solito i lettori di REPUBBLICA hanno la sfortuna di leggere notizie monche, parziali oltre che a volte fasulle (non in questo caso che solo solo parziali),ovviamente come sempre sarà solo una dimenticanza del giornalista o un taglio inatteso assolutamente no informazione parziale e faziosa.
Tags: consiglio di stato, corriere della sera, europa 7, informazione, politica, repubblica, rete4, tgcom
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se ho tempo la trovo e la metto on-line…
@Hermansji grazie e mille l’ho cercata ma non risulta ancora tra quelle pubblicate.
ma sta benedetta sentenza quando esce??
ci avvertiranno secondo voi?
o deciderà il consiglio di mediaset al posto del consigloi di statol qual’è la sentenza?!
3/6/2008 Reply
Salva Rete4 o non salva Rete4? « Alessandro Ingegno blog
[…] Salva Rete4 o non salva Rete4? Rete4 – Europa7 – Consiglio di Stato – Esempi di informazione: […]
Ciao a tutti, sono capitato su questo blog nel tentativo di cercare un po’ di info sulla questione Rete4/Europa7.
Per avere un quadro generale guardarsi:
con il video di Travaglio “Unici colpevoli: i cittadini” (la parte su rete4 inizia sui 7 minuti).
Cosa secondo me incredibile è che il CdS non decida in pratica nulla, ma lasci al Governo la possibilità di mettere a posto la questione…leggerisssssssimo conflitto di interessi.
4/6/2008 Reply
#Wolly non leggo un tuo commento
@Lorenzino non è proprio così non si lascia al “Governo la possibilità di mettere a posto la questione” . Se vogliamo sintetizzare al massimo quello che dice il Consiglio di Stato suonerebbe così:
“il Ministero e l’AGCOM sono stati fino ad ora inadempienti devono muoversi a fare il riparto frequenze e devono tener conto anche di quanto detto dalla Corte di Giustizia”
Ricordo che si tratta di un giudizio amministrativo e che vengono applicate regole e consuetudini del “diritto amministrativo” e non di altro diritto come quello civile…
Grazie ad Hermansji che mi inviato il provvedimento per email
Consiglio di Stato VI Sezione Giurisdizionale n. 2624 del 31 Maggio 2008
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Centro Europa 7 s.r.l. e del Ministero delle comunicazioni;
Uditi l’Avv. Medugno, l’Avv. Pace, l’Avv. Grandinetti e l’Avv. dello Stato Di Carlo;
Sotto l’aspetto sostanziale, si ricorda che, secondo la giurisprudenza, nel processo amministrativo, la legittimazione all’appello va individuata in base al criterio della soccombenza, ossia in capo alle parti che subiscono un effetto giuridico sfavorevole dalla sentenza di primo grado. Pertanto, nel caso di una pronuncia d’accoglimento del ricorso di primo grado e di annullamento dell’atto impugnato, detta legittimazione spetta non solo alla amministrazione emanante, ma anche a chi è portatore di una posizione sostanziale differenziata, diretta a sostenere l’atto annullato, anche in assenza dei presupposti per qualificare tale parte come controinteressato (Cons. Stato, V, n. 1764/2000; n. 456/1997; IV, n. 1826/2004).
Non si tratta di un interesse di mero fatto al quieta non movere, in relazione al quale è stata esclusa in data odierna da questo Collegio la legittimazione di R.T.I. ad appellare altra sentenza del Tar riguardante sempre il settore televisivo (R.G. n. 2862/07), ma si è in presenza di una autonoma posizione sostanziale, che può essere pregiudicata dall’attuazione del Piano nazionale delle frequenze e da quella risistemazione delle frequenze, postulata da Europa 7 e idonea a coinvolgere la posizione di R.T.I. di materiale utilizzatrice della frequenze, anche con riferimento alla c.d. rete “eccedente” (Retequattro).
Come evidenziato dalla Corte Costituzionale (sent. n. 466/2002), “la formazione dell’esistente sistema televisivo italiano privato in ambito nazionale ed in tecnica analogica trae origine da situazioni di mera occupazione di fatto delle frequenze (esercizio di impianti senza rilascio di concessioni e autorizzazioni), al di fuori di ogni logica di incremento del pluralismo nella distribuzione delle frequenze e di pianificazione effettiva dell’etere”. Detta occupazione di fatto è stata, peraltro, in varie occasioni per lunghi periodi temporali, legittimata ex post e sanata dal legislatore (decreto legge 6 dicembre 1984, n. 807, convertito, con modificazioni, nella legge 4 febbraio 1985, n.10, prorogato con decreto-legge 1° giugno 1985, n. 223, convertito nella legge 2 agosto 1985, n. 397; art. 32, comma 1, legge 6 agosto 1990, n. 223, con termini prorogati dal decreto-legge 19 ottobre 1992, n.407, convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 1992, n. 482, dal decreto-legge 27 agosto 1993 n. 323 convertito, con modificazioni, nella legge 27 ottobre 1993, n. 422; dal decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 545 convertito, con modificazioni, nella legge 23 dicembre 1996, n. 650).
Su tale assetto ha poi inciso la sentenza n. 420 del 1994 con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’art. 15, comma 4 l. 6 agosto 1990 n. 223 (c.d. legge Mammì), nella parte in cui consente ad uno stesso soggetto di esser titolare di tre delle nove concessioni per reti televisive su scala nazionale assentibili ai privati, ritenendo infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 1 e 3 d.l. 27 agosto 1993 n. 323, che consentiva provvisoriamente la prosecuzione dell’esercizio degli impianti preesistenti fino all’agosto del 1996 (termine poi prorogato).
Con la stessa legge è stata introdotta una ulteriore disciplina transitoria delle reti televisive nazionali eccedenti i predetti limiti concentrativi, stabilendo che dette reti potevano continuare a trasmettere in via transitoria, dopo il 30 aprile 1998, nel rispetto degli obblighi previsti per le emittenti concessionarie, a condizione che le trasmissioni fossero effettuate simultaneamente su satellite o cavo (art. 3, comma 6) ed affidando all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni la fissazione del termine entro il quale, in relazione all’effettivo e congruo sviluppo dell’utenza dei programmi via cavo o via satellite le predette reti eccedenti avrebbero dovuto trasmettere programmi esclusivamente su satellite o cavo, abbandonando le frequenze terrestri (art. 3, comma 7).
In attuazione della legge n. 249/1997 sono stati adottati il Piano nazionale delle frequenze approvato con delibera n. 68/98 dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e il regolamento n. 78/98 della stessa Autorità relativo ai requisiti ed alle modalità per il rilascio delle concessioni televisive su frequenze terrestri in tecnica analogica.
Il Piano ha individuato 11 reti televisive a copertura nazionale da assegnare alle emittenti nazionali. Su tale numero era calcolato il 20 per cento – limite antitrust – pari a due reti. Delle 11 reti tre erano assegnate per legge al servizio pubblico radiotelevisivo ed otto reti a copertura nazionale erano assentibili ad emittenti privati a mezzo di gara.
Europa 7, invece, pur avendo ottenuto la concessione, era un nuovo entrante privo di rete e non era, quindi, nella condizione di esercire una rete all’atto di presentazione della domanda di concessione, quanto meno fino all’assegnazione delle frequenze da parte dell’amministrazione.
Anche nei decreti degli altri concessionari nazionali non venivano indicate le frequenze, ma veniva stabilito che, fino alla completa assegnazione delle frequenze di funzionamento di ciascun impianto (poi mai avvenuta), la concessionaria poteva proseguire nell’esercizio dell’attività radiotelevisiva con impianti e frequenze già in uso ed oggetto del censimento di cui alla legge n. 223/90.
Successivamente, prima della scadenza del termine del 31 dicembre 2003, dopo il rinvio alle Camere da parte del Presidente della Repubblica del disegno di legge in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI s.p.a., che era stato approvato dal Parlamento il 2 dicembre 2003, con il D.L. 24 dicembre 2003, n. 352 veniva demandato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni l’accertamento dell’offerta dei programmi televisivi digitali terrestri sulla base di predeterminati parametri e veniva consentito, sempre in via transitoria, alle c.d. emittenti eccedenti di proseguire l’esercizio delle reti fino alla data di adozione delle deliberazioni dell’Autorità, per le quali era fissato il termine del 30 aprile 2004.
Il nuovo assetto del sistema radiotelevisivo è stato poi definito dalla legge 3 maggio 2004 n. 112 (c.d. legge Gasparri), con cui sono stati introdotti differenti criteri per stabilire i limiti di concentrazione ed è stato prevista la prosecuzione da parte delle attuali emittenti delle trasmissioni anche analogiche fino all’attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale.
Infine, con sentenza della sezione IV, 31 gennaio 2008, C-380/05, la Corte di Giustizia, in risposta ad un rinvio pregiudiziale disposto dalla Sezione nell’ambito di altro giudizio promosso da Centro Europa 7, ha dichiarato che “l’art. 49 CE e, a decorrere dal momento della loro applicabilità, l’art. 9, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/21/CE, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva «quadro»), gli artt. 5, nn. 1 e 2, secondo comma, e 7, n. 3, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/20/CE, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva «autorizzazioni»), nonché l’art. 4 della direttiva della Commissione 16 settembre 2002, 2002/77/CE, relativa alla concorrenza nei mercati delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica, devono essere interpretati nel senso che essi ostano, in materia di trasmissione televisiva, ad una normativa nazionale la cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell’impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”.
Il riferimento di R.T.I. all’impossibilità di attribuire a Europa 7 “frequenze non pianificate” conferma che l’amministrazione doveva porre in essere ogni adempimento per completare il processo di pianificazione, avviando il procedimento per l’approvazione del programma di adeguamento.
Correttamente, il Tar ha affermato che “l’amministrazione era tenuta o ad adottare i provvedimenti necessari al fine di consentire al suddetto provvedimento di produrre i propri effetti tipici ovvero, a negare l’assegnazione delle frequenze, procedendo, pertanto, ad una sostanziale revoca della concessione la quale in assenza delle frequenze risultava essere totalmente inefficace, sulla base di una specifica e dettagliata illustrazione dei presupposti di fatto e di diritto che rendevano impossibile tale operazione”.
Si tratta di un fatto, temporalmente riferibile al 2005, in relazione al quale pende altro contenzioso in primo grado e che è controverso tra le parti, anche con riferimento alla possibilità della decorrenza del termine di durata della concessione prima del completamento della “fattispecie progressiva” dell’atto.
Così deciso in Roma, il 6 maggio 2008 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sez.VI -, riunito in Camera di Consiglio, con l’intervento dei Signori:
Ho trovato la sentenza. E’ qui:
http://freenetlog.blogspot.com/2008/06/sentenza-del-consiglio-di-stato-sul.html
La sentenza è qui:

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