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Timestamp: 2020-01-19 00:40:01+00:00

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Camillo Bernardini, Author at Sportello SOS Equitalia - Pagina 17 di 17
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, i termini di costituzione dell’opponente e dell’opposto sono automaticamente ridotti alla metà per il solo fatto che l’opposizione sia stata proposta, quindi non soltanto nel caso di effettiva assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello ordinario. Infatti, il dimezzamento dei termini di comparizione è un effetto legale della proposizione dell’opposizione e non dipende affatto dalla volontà dell’opponente di assegnare un termine inferiore a quello previsto dall’art. 163 bis c.p.c. Pertanto, la tardiva costituzione dell’opponente va equiparata alla sua mancata costituzione e comporta l’improcedibilità dell’opposizione. (Fonte: Massimario.it – 33/2010. Cfr. nota di Adriana Capozzoli, nota di Paolo Maresca e nota su Altalex Mese – Schede di Giurisprudenza) – Cassazione Civile S.U. 9 settembre 2010 n. 19246
Procedimento civile – fatto non contestato – esplicita o implicita ammissione della controparte
Affinchè un fatto allegato da una parte possa considerarsi pacifico sì da essere posto a base della decisione, ancorchè non provato, non è sufficiente la mancata contestazione, non sussistendo nel nostro ordinamento processuale un principio che vincoli alla contestazione specifica di ogni situazione di fatto dichiarata dalla controparte, occorrendo invece che esso sia esplicitamente ammesso dalla controparte, ovvero che questa pur non contestandolo in modo specifico, abbia impostato il proprio sistema difensivo su circostanze o argomentazioni logicamente incompatibili con il suo disconoscimento (sentenza 27/5/2009 n. 12214). Peraltro, non sussistendo per la parte un onere di contestazione specifica di ogni fatto dedotto ex adverso, la mera mancata contestazione in quanto tale non può avere automaticamente l’effetto di prova (sentenza 16/6/2006 n. 13958). Inoltre i fatti allegati da una delle parti vanno considerati “pacifici” – e quindi possono essere posti a fondamento della decisione – quando siano stati esplicitamente ammessi dalla controparte oppure quando questa pur non avendoli espressamente contestati abbia tuttavia assunto una posizione difensiva assolutamente incompatibile con la loro negazione, così implicitamente ammettendone l’esistenza (sentenza 14/3/1996 n. 5488). – Cassazione Civile Sez. II 29 aprile 2010 n. 10285
IMPOSTA VALORE AGGIUNTO (I.V.A.) – Soggetti passivi
Cassazione civile sez. trib., 21/12/2009, n. 26851
Imposta valore aggiunto (Iva) – Soggetti passivi – Detrazioni – Servizi resi dalla capogruppo alle società affiliate – Esistenza ed inerenza dei costi – Onere della prova – A carico del contribuente
In tema di Iva, qualora la società capofila, di un gruppo di imprese, al fine di coordinare le scelte operative delle aziende formalmente autonome e ridurre i costi di gestione attraverso economie di scala, fornisca servizi e curi direttamente le attività di interesse comune alle società del gruppo ripartendone i costi fra le affiliate, l’onere della prova in ordine all’esistenza ed all’inerenza dei costi sopportati incombe sulla società che affermi di aver ricevuto il servizio, occorrendo, affinché il corrispettivo riconosciuto alla capogruppo sia detraibile ai sensi dell’art. 19 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, che la controllata tragga dal servizio remunerato un’effettiva utilità e che quest’ultima sia obiettivamente determinabile ed adeguatamente documentata.
DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 19
Camillo Bernardini Uncategorized Dalila Loiacono
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Tributi erariali indiretti – Ipotecarie e catastali – Agevolazioni ed esenzioni
Beneficio cd. “prima casa“ – Trasferimento della residenza oltre il termine perentorio – Effetti Perdita del beneficio – Accertamento – Termine triennale – Decorrenza.
Il termine decadenziale triennale per l’accertamento dell’avvenuta perdita del beneficio “prima casa” per mancato trasferimento della residenza entro il termine perentorio di 18 mesi dalla stipulazione dell’atto non decorre dalla data di stipulazione dell’atto bensì dal termine del 18 mese dalla data di stipulazione perché soltanto da quella data è possibile accertare la verifica dei presupposti della decadenza dal beneficio fiscale.
Comm. Trib. Prov.le di Reggio Emilia, Sez. III Sentenza n. 120/03/09 depositata il 23/07/2009 Pres. Sutich R., Rel. Reggioni M.
Disconoscimento dei benefici previsti per immobili di interesse storico artistico per mancanza dell’attestazione fanale da parte della sovrintendenza
Avvio del procedimento – Sufficienza
Il beneficio della tassazione sulla base delle rendite catastali degli immobili di interesse storico artistico è stato previsto dal legislatore al fine di compensare i proprietari per le restrizioni e i vincoli che sugli stessi gravano, sia per i controlli che devono subire, sia per le spese di conservazione e manutenzione che devono affrontare, sia per i limiti imposti alla circolazione e all’alienazione. Tali vincoli valgono, sia pur in via cautelare, sin dal momento in cui viene comunicato l’avvio del procedimento. E’ pertanto logico e legittimo dedurre che insieme ai limiti anche i benefici debbano essere applicati sin dall’inizio del procedimento; in mancanza si finirebbe per sancire degli obblighi a carico dei cittadini senza riconoscergli quei vantaggi, che proprio per compensare i primi erano stati previsti.
Comm. Trib. Prov.le di Rimini, Sez. II Sentenza n. 60/02/09 depositata l’08/04/2009 Pres. e Rel. Battaglino F.
Il ricorrente ha avuto conoscenza del verbale solo con la notifica della cartella di pagamento e quindi dopo il termine di centocinquanta giorni dall’accertata infrazione, termine previsto dal primo comma dell’art. 201 del C.d.S. Conseguentemente, ai sensi di quanto disposto dal 5° comma dello stesso art. 201 del C.d.S., nei confronti del ricorrente si è estinto l’obbligo di pagare la sanzione richiesta con la cartella impugnata.(Giudice di Pace di Roma, sez. III, 29 agosto 2008, n. 36456).
Processo tributario: illegittime norme che escudono l’utilizzo del servizio postale – Corte Costituzionale, sentenza 06/12/2002 n° 520
La mancata previsione nel processo tributario della possibilità di effettuare il deposito degli atti ai fini della costituzione in giudizio mediante l’utilizzo del servizio postale viola il diritto di difesa sancito dall’art. 24 della costituzione.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con sentenza 06.12.2002 n° 520, ribadendo che non sono conformi alla Costituzione quelle disposizioni legislative che frappongono ostacoli non giustificati da un preminente interesse pubblico ad uno svolgimento del processo adeguato alla funzione ad esso assegnata, nell’interesse generale, a protezione di diritti soggettivi dei cittadini, ovvero che impongano oneri o modalità tali da rendere estremamente difficile l’esercizio del diritto di difesa o lo svolgimento di attività processuale.
IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE (I.R.P.E.F.) – Valutazione del reddito d’impresa
Cassazione civile sez. I, 14/12/1999, n. 14016
In tema di deducibilità, dai redditi d’impresa, delle cosiddette “spese di regia”, quelle, cioè, sostenute dalla sede centrale e addebitate alla filiale italiana della società perché strumentali alla produzione del reddito di questa, l’inerenza di dette spese, sostenute all’estero, ai redditi della succursale italiana viene correttamente riconosciuta sulla base della prova dei servizi svolti incontestatamente in favore di questa dalla casa madre (seminari, opuscoli illustrativi dell’attività sociale, analisi e ricerche di mercato, etc.) e della congruità del costo degli stessi rispetto alla norma, con una valutazione induttiva incensurabile in sede di legittimità.
DPR 29 settembre 1973 n. 597, art. 56
DPR 29 settembre 1973 n. 597, art. 74

References: art. 19
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 201
 sentenza 
 sentenza 
 art. 56
 art. 74