Source: http://www.famigliasannicodemo.it/statuto-parte-a.html
Timestamp: 2019-08-25 06:33:10+00:00

Document:
Statuto Parte A - Famiglia Missionaria San Nicodemo
Regola > Comunità Religiosa Clericale > Costituzioni
Associazione Clericale
Statua di San Nicodemo Abate
La statua é stata realizzata nella Locride intorno all'anno 2000. Si trova attualmente nella Casa della Comunità Clericale Religiosa della Famiglia San Nicodemo, a Feroleto Antico (Catanzaro).
Sezioni delle Costituzioni e relativi Pulsanti di accesso
Le presenti Costituzioni sono state approvate ad experimentum dal Vescovo di Luebo (Repubblica Democratica del Congo). Riferendosi ad un'Associazione pubblica di fedeli in vista di essere eretta in Istituto religioso di diritto diocesano, la struttura giuridica di queste Costituzioni é "analogo" a quello degli Istituti religiosi.
Il contenuto delle Costituzioni, anche per favorirne la lettura, é stato diviso in cinque parti, cosi come risulta dalla riga soprastante. Per accedere alle singole predette parti, basta cliccare sulle rispettive scritte.
La stesura delle Costituzioni comprende anche la sezione Sigle e Abbreviazioni e la sezione Indice, che sono riportate alla fine della parte relativa all'Appendice.
Erezione Canonica e Fondazione
Art. 1 – § 1. A norma del can. 312, par. 1, 3°, la “Famiglia Missionaria San Nicodemo – Associazione Clericale” viene canonicamente eretta, come associazione pubblica di fedeli, con decreto del Vescovo della Diocesi di Luebo (Repubblica Democratica del Congo), in data 16 settembre 2013.
§ 2. L’Associazione viene costituita in vista di essere eretta in Istituto religioso di diritto diocesano.
§ 3. L’Associazione ha sede nella città di Tshikapa, quartiere Sami (Repubblica Democratica del Congo), in via R 706.
Art. 2 – La “Famiglia Missionaria San Nicodemo – Associazione Clericale”, è realtà suscitata dallo Spirito Santo mediante l'opera del sacerdote Tommaso Boca, in seguito indicato come “Fondatore”.
Art. 3 – § 1. La “Famiglia Missionaria San Nicodemo – Associazione Clericale”, è una forma stabile di vita con la quale dei fedeli cattolici, laici e chierici, ricercano la propria santificazione, secondo la misura del dono ricevuto.
§ 2. Essi, nell’unione intima con Gesù, si propongono di testimoniare l’uguale dignità di ogni uomo e di vivere tra loro, un rapporto cristiano familiare, nel rispetto della singola persona, nella semplicità e nel mutuo sostegno, coscienti di essere inseriti nel circolo dell’amore interno ed esterno della Famiglia Trinitaria.
§ 3. La Famiglia Missionaria San Nicodemo, essa stessa salvata e sempre bisognosa di salvezza, volendo portare alla comunione Trinitaria ogni uomo, si pone al servizio della Redenzione, nella Chiesa e secondo la volontà di Dio.
Art. 4 – § 1. Nella sua partecipazione all’opera pastorale della Chiesa, l’Associazione in particolare si vuole impegnare:
1° nell’evangelizzazione, evidenziando da una parte l'amore e la vicinanza salvifica del Signore e dall'altra la sua santità, e dunque la necessità per l'uomo di convertirsi;
2° nella preghiera e nella penitenza, offerte primariamente secondo la volontà di Dio e per la conversione dei peccatori;
3° nella promozione, nella preparazione e nell'amministrazione del sacramento della Confessione.
§ 2. Attraverso quest'ultima azione pastorale, si vuol fare affrontare convenientemente alla persona umana la sofferenza materiale, fisica, psichica e spirituale e, finalmente, rimuovere quella morale, in modo che essa possa vivere nella pace, nella serenità e nella gioia.
Art. 5 – L’Associazione, inoltre, vuole interessarsi del bene integrale dei familiari stretti dei propri Membri, anche assistendoli nei bisogni materiali urgenti.
Art. 6 – Vita Consacrata.
Lo stato di vita consacrata, che si realizza attraverso il rito della professione religiosa e si radica nel Battesimo, appare come uno dei modi di conoscere una più “intima” consacrazione a Dio. Nella vita consacrata, i fedeli di Cristo si propongono, sotto la mozione dello Spirito Santo, di seguire Cristo più da vicino, di donarsi a Dio amato sopra ogni cosa e, tendendo alla perfezione della carità a servizio del Regno, di significare e annunziare nella Chiesa la gloria del mondo futuro (cfr. CCC, 916).
Art. 7 – Professione Religiosa.
Con la professione religiosa il candidato, guidato e sostenuto dallo Spirito Santo, nella comunione con Cristo e alla sua sequela, nella ricerca e nell’attuazione della volontà del Padre, mediante il ministero della Chiesa, si consacra a Dio ed assume con voto privato l’obbligo di praticare i tre consigli evangelici di castità nel celibato, di povertà e di obbedienza, seguendo le Costituzioni di questa Associazione, cioè il suo Statuto e il suo Regolamento.
Art. 8 – Devozione alla Madonna.
Nella stessa circostanza, il candidato si impegna formalmente a curare l'amore filiale verso la Madonna, via privilegiata per la fedeltà alla vocazione ricevuta e un aiuto efficacissimo per progredire in essa e viverla in pienezza (cfr. Vita Consecrata, 28).
Art. 9 – Consigli Evangelici.
§ 1. La perfezione della Legge nuova consiste essenzialmente nei comandamenti dell'amore di Dio e del prossimo: oltre ai precetti, essa comprende anche i consigli evangelici. I precetti mirano a rimuovere ciò che è incompatibile con la carità. I consigli si prefiggono di rimuovere ciò che, pur senza contrastare con la carità, può rappresentare un ostacolo per il suo sviluppo (cfr. CCC, 1973).
§ 2. I consigli evangelici non vanno considerati come una negazione dei valori inerenti alla sessualità, al legittimo desiderio di disporre di beni materiali e di decidere autonomamente di sé. Essi, invece, pur affermando il valore dei beni creati, li relativizzano, additando Dio come il bene assoluto (cfr. Vita Consecrata, 87).
Art. 10 – Castità nel Celibato.
§ 1. “Il consiglio evangelico di castità assunto per il Regno dei cieli, che è segno della vita futura e fonte di una più ricca fecondità nel cuore indiviso, comporta l'obbligo della perfetta continenza nel celibato” (CIC, 599).
§ 2. La persona consacrata attesta che, in Cristo, l'uomo può trovare la forza della padronanza di sé e della disciplina necessarie per non cadere nella schiavitù dei sensi e degli istinti (cfr. Vita Consecrata, 88).
Art. 11 – Povertà.
§ 1. Il consiglio evangelico della povertà, ad imitazione di Cristo che essendo ricco si è fatto povero per noi, ha innanzi tutto il significato di testimoniare Dio come vera ricchezza del cuore umano.
§ 2. Tale consiglio, inoltre, comporta una testimonianza evangelica di abnegazione e di sobrietà, aliena dalle ricchezze terrene, e di attenzione alle necessità del prossimo e dei poveri in particolare (cfr. CIC, 600; Vita Consecrata, 90).
§ 3. Per quanto riguarda le proprietà e le entrate finanziarie dei singoli Fratelli, si rimanda a quanto è previsto dal diritto comune nonché dagli artt. 80 e 81 del presente Statuto.
Art. 12 – Obbedienza.
§ 1. “Il consiglio evangelico dell'obbedienza, accolto con spirito di fede e di amore per seguire Cristo obbediente fino alla morte, obbliga a sottomettere la volontà ai Superiori legittimi, quali rappresentanti di Dio, quando comandano secondo le proprie costituzioni” (CIC, 601).
§ 2. L' obbedienza che caratterizza la vita consacrata e che ripropone in modo particolarmente vivo l'obbedienza di Cristo al Padre, testimonia che non c'è contraddizione tra obbedienza e libertà: in effetti, l'atteggiamento del Figlio svela il mistero della libertà umana come cammino d'obbedienza alla volontà del Padre e il mistero dell'obbedienza come cammino di progressiva conquista della vera libertà (cfr. Vita Consecrata, 91).
§ 3. L'obbedienza nella vita religiosa assume un particolare significato anche per la dimensione comunitaria che la caratterizza: nella fraternità, animata dallo Spirito, ciascuno intrattiene con l'altro un prezioso dialogo per scoprire la volontà del Padre, e tutti riconoscono in chi presiede, l'espressione della paternità di Dio e l'esercizio dell'autorità ricevuta da Dio, a servizio del discernimento e della comunione.
§ 4. Contro lo spirito di discordia e di divisione, autorità e obbedienza risplendono come un segno di quell'unica paternità che viene da Dio, della fraternità nata dallo Spirito, della libertà interiore di chi si fida di Dio nonostante i limiti umani di quanti Lo rappresentano (cfr. Vita Consecrata, 92).
Art. 13 – Chiamata alla comunione Trinitaria.
§ 1. La relazione con Dio è il bene fondamentale di ogni uomo, infatti “il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa” (CCC, 27a).
§ 2. L'uomo è dunque creato per vivere in comunione con Dio, più precisamente “con ognuna delle Persone divine, senza in alcun modo separarle. Chi rende gloria al Padre lo fa per il Figlio nello Spirito Santo; chi segue Cristo, lo fa perché il Padre lo attira e perché lo Spirito lo guida” (CCC, 259c).
§ 3. Nella misura in cui, nella docilità allo Spirito Santo, ci uniamo alla Persona del Figlio unigenito, alla sua Umanità glorificata e in particolare alla sua volontà umana, il nostro agire sgorga insieme da noi e dallo stesso Spirito Santo e si rivolge come espressione d'amore al Padre, non solamente per mezzo di Cristo, ma anche in Lui (cfr. CCC: 2564, 2615).
§ 4. E poiché la Santissima Trinità è consustanziale e indivisibile, la nostra azione di adorazione e di glorificazione del Padre, nello stesso tempo si rivolge al Figlio e al loro unico Santo Spirito (cfr. CCC, 2789).
Art. 14 – Unione con Dio nella Chiesa.
§ 1. L'unione con Cristo si realizza concretamente nella Chiesa, suo Corpo mistico. La Chiesa è in Cristo come un sacramento, segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano. Se la Chiesa è il sacramento dell'intima unione con Dio, tale è in Gesù Cristo, in cui questa stessa unione si attua come realtà salvifica.
§ 2. Tale è in Gesù Cristo per opera dello Spirito Santo. La pienezza della realtà salvifica, che è il Cristo nella storia, si diffonde in modo sacramentale nella potenza dello Spirito Paraclito. Dentro l'azione svolta dalla Chiesa nella storia della salvezza, inscritta nella storia dell'umanità, è presente e operante lo Spirito Santo (cfr. Dominum et Vivificantem, 63-64).
Art. 15 – Cammino di perfezione.
§ 1. Tutti gli uomini sono chiamati alla santità, tutti sono chiamati dal Padre ad essere in tutto obbedienti alla sua volontà e ad essere conformi all'immagine del Figlio suo.
§ 2. Il Signore, nell’Antico Testamento, dice al suo popolo: “Sarete santi per me, poiché io, il Signore, sono santo” (Lv 20,26a); e Gesù nel Nuovo Testamento aggiunge: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48); e ancora: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34b).
§ 3. È necessario pertanto fare continuamente un esercizio di umiltà, tanto rispetto alla comprensione quanto alla capacità di fare il bene, impegnandosi conseguentemente nella ricerca e nell'accoglienza della verità e della grazia.
§ 4. Inoltre, per imparare ad affrontare e ad accettare la croce nell'attuazione del bene e nel rifiuto del male, bisogna rafforzarsi mediante le opere di penitenza.
§ 5. L'unione sempre più intima con Cristo, e in Lui con la Santissima Trinità, comporta l'ascesi e la mortificazione, che gradatamente conducono a vivere nella pace e nella gioia delle beatitudini (cfr. CCC: 2014, 2015).
Art. 16 – Grazia e Preghiera.
§ 1. La ricerca della grazia avviene nella preghiera ma anche nelle stesse opere ben fatte: da queste, infatti, scaturisce una grande sicurezza nella fede (cfr. 1 Tim 3,13).
§ 2. Preghiera e vita cristiana sono inseparabili, perché si tratta del medesimo amore e della medesima abnegazione, che scaturisce dall'amore. La medesima conformità filiale e piena d'amore al disegno d'amore del Padre. La medesima unione trasformante nello Spirito Santo, che sempre più ci configura a Cristo Gesù. Il medesimo amore per tutti gli uomini, quell'amore con cui Gesù ci ha amati.
§ 3. Prega incessantemente colui che unisce la preghiera alle opere e le opere alla preghiera. Soltanto così noi possiamo ritenere realizzabile il principio di pregare incessantemente (cfr. CCC, 2745).
Art. 17 – La Vocazione della Persona umana.
§ 1. La dignità della persona umana ha il suo compimento nella vocazione alla beatitudine di Dio, nell’adesione alla sua volontà e nella comunione con Lui.
§ 2. É proprio dell’essere umano tendere liberamente a questo compimento; con i suoi atti liberi, la persona umana si può conformare al bene promesso da Dio e attestato dalla coscienza morale, e così si edifica e cresce interiormente (cfr. CCC, 1700).
§ 3. Un edificarsi e una crescita che tendono al bene integrale dell’uomo, dell’uomo considerato nella sua unità e nella sua totalità, di corpo e anima, di cuore e coscienza, di pensiero e volontà.
§ 4. L’edificarsi e la crescita sono pure ordinati al bene comune di ogni uomo, all’instaurazione di una fratellanza universale (cfr. Gaudium et Spes, 3).
Art. 18 – Sviluppo della Persona e Comunità religiosa.
§ 1. La comunità religiosa, per il fatto che aiuta a crescere nell'amore verso Dio e i fratelli, diventa anche luogo di crescita umana, di valorizzazione della persona.
§ 2. Il percorso è esigente, perché comporta la rinuncia di beni molto apprezzabili, ma non impossibile: lo dimostra la schiera dei santi e sante e le meravigliose figure di religiosi e religiose, che hanno mostrato come la consacrazione a Cristo non si oppone al vero progresso della persona umana.
§ 3. Tale progresso non conosce limiti, perché comporta un continuo rivestirsi non soltanto dei valori spirituali, ma anche di quelli di ordine psicologico, culturale e pastorale (cfr. Vita Consecrata, 65), conformando i propri pensieri, parole ed opere ai sentimenti che furono in Cristo Gesù e seguendone gli esempi (cfr. CCC, 1694).
§ 4. Così esorta San Paolo, nella lettera ai Filippesi: “Rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,2-5).
Art. 19 – La Comunicazione.
§ 1. Tra i valori non spirituali appena ricordati una particolare importanza riveste la comunicazione.
§ 2. La comunicazione crea normalmente relazioni più strette, alimenta lo spirito di famiglia e la partecipazione alle vicende dell'intera Associazione, sensibilizza ai problemi generali, stringe le persone consacrate attorno alla comune missione.
§ 3. La mancanza e la povertà di comunicazione genera di solito l'indebolimento della fraternità, per la non conoscenza del vissuto altrui che rende estraneo il confratello e anonimo il rapporto, oltre che creare vere e proprie situazioni di isolamento e di solitudine.
§ 4. La comunione nasce soprattutto dalla condivisione dei beni dello Spirito; le forme assunte dalla comunicazione dei doni spirituali possono essere diverse: condivisione della Parola e dell'esperienza di Dio, discernimento comunitario, progetto comunitario, correzione fraterna, la revisione di vita e altre forme tipiche della tradizione.
§ 5. Per tutti è necessario avere a cuore il bene del Fratello, coltivando la capacità evangelica di ricevere dagli altri tutto quello che essi desiderano dare e comunicare, e di fatto comunicano con la loro stessa esistenza (cfr. Christi Amor, 30-33).
Art. 20 – Determinazione della Persona umana.
§ 1. La vita comunitaria si rivela fondamentale per la maturazione della persona umana; l’uomo, infatti, per sua natura, ha bisogno della vita sociale: é attraverso la relazione con gli altri, la reciprocità dei servizi e il dialogo, che l’uomo sviluppa la conoscenza di se stesso e le proprie virtualità (cfr. CCC, 1879).
§ 2. Ma la verità della persona umana trova ultimamente luce nel mistero del Verbo incarnato. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro cioè di Cristo Signore. Egli è l'uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato.
§ 3. Cristo rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione: la persona umana é chiamata a diventare figlio con il Figlio, e a partecipare, nello Spirito Santo, alla sua relazione con Dio chiamandolo: Abbà, Padre!
§ 4. È dunque in questa relazione con Dio Padre, in Cristo, che la persona umana riceve la sua determinazione suprema, diventando così anche capace, fortificata dalla speranza, di adempiere la legge nuova dell'amore, ad amare come Gesù stesso ha amato (cfr. Gaudium et Spes, 22).
Art. 21 – Identità e Maturità affettiva.
§ 1. Il processo di maturazione umana avviene dunque nella propria identificazione con la chiamata di Dio; in particolare, l'identità della persona consacrata è opera dello Spirito, che spinge a conformarsi a Cristo, secondo quella particolare modalità che è data dal carisma originario, mediazione del Vangelo ai membri di una data associazione.
§ 2. Una identità incerta può spingere, specie nei momenti di difficoltà, verso un'autorealizzazione malintesa, con bisogno estremo di risultati positivi e dell'approvazione da parte degli altri, con esagerata paura del fallimento e depressione per insuccessi.
§ 3. La vita fraterna in comune esige da parte di tutti un buon equilibrio psicologico, entro cui possa maturare la vita affettiva del singolo.
§ 4. Componente fondamentale di tale maturazione è la libertà affettiva, grazie alla quale il consacrato ama la sua vocazione, e ama secondo la sua vocazione: é proprio questa libertà e maturità che consente di vivere bene l'affettività, all'interno come all'esterno della comunità (cfr. Christi Amor, 36-37).
Art. 22 – La Santità personale e comunitaria.
§ 1. Ogni Fratello, pertanto, deve cercare di prender sempre più coscienza del suo essere persona e dei diversi aspetti che la riguardano, in modo da realizzare in se stesso quella santità che sola può dare pieno appagamento alle aspirazioni dell’uomo.
§ 2. Oltre alla santità personale, ogni Fratello deve contribuire, non soltanto passivamente ma anche attivamente e proprio come aspetto della sua santità personale, alla realizzazione, per quanto da lui dipende, della santità comunitaria.
§ 3. L’Associazione, da parte sua, si impegna a vigilare affinché, attraverso l’adesione sapienziale di ogni Fratello al suo carisma spirituale ed apostolico, si possa raggiungere l’auspicata perfezione evangelica personale e comunitaria (cfr. Vita Consecrata, 93).
§ 4. L’atteggiamento di carità richiesto ai singoli Fratelli, deve riflettersi in ogni struttura, spontanea e organizzata, della vita comunitaria;
§ 5. L’autorità preposta deve opportunamente vigilare affinché ogni sua espressione sia sempre più segno e strumento di comunione con Dio e tra i Fratelli, bandendo ogni sorta di male, in particolare la doppiezza.
Art. 23 – Modalità di Vita personale e comunitaria.
§ 1. I Membri effettivi dell’Associazione, vivono in Comunità di vita fraterna; il termine fraternità indica che i Membri della Comunità restano profondamente uguali: pertanto deve essere bandito ogni atteggiamento di superiorità e deve ricercarsi lo sforzo di ognuno a farsi prossimo ai Confratelli e ad onorarli.
§ 2. Questo non significa in alcun modo sminuire il ruolo dell’autorità che anzi deve essere da tutti riconosciuto, rispettato e apprezzato come la mediazione della volontà salvifica del Signore.
§ 3. Volendo favorire la maturazione personale e insieme quella comunitaria, lo stile di vita è caratterizzato, in particolare nella preghiera e nel tempo propriamente libero, da momenti comunitari e da momenti individuali.
Art. 24 – Aspetti strutturali della Vita in Comunità.
§ 1. All’interno dei locali della Comunità, tranne casi contingenti, ogni Fratello dovrà avere almeno una stanza, a suo esclusivo uso personale. Si dovrà però fare ogni sforzo affinché, in ogni Comunità, ciascun Fratello possa avere, oltre al bagno personale, la disponibilità di due stanze: una per dormire e l’altra per lo studio o qualche attività lavorativa a carattere individuale e silenzioso.
§ 2. È consentito tenere nel proprio alloggio tutti i mezzi di comunicazione sociale, ma il loro uso sia fatto con prudenza e moderazione, e senza recare disturbo alle persone che sono presenti negli ambienti vicini. Tale alloggio non deve mai diventare luogo di conversazione: l’accoglienza in esso di una persona, deve avere il carattere di straordinaria e necessaria esigenza.
§ 3. Alcune altre specificazioni sulla vita in Comunità dei Fratelli, in particolare riguardo all’utilizzo del tempo e al vestiario, sono indicate nel Regolamento.
Art. 25 – Termine dell’Apostolato.
§ 1. Partecipando all’opera pastorale della Chiesa, la Famiglia San Nicodemo vuole aiutare tutti gli uomini a maturare e a scoprire il rapporto personale con il Dio vivente, uno e trino, santo e misericordioso.
§ 2. A tal fine, la Famiglia curerà la proposizione e la diffusione comprensibile della verità evangelica nonché l’inculturazione dei valori cristiani, in particolare la giustizia e la pace.
§ 3. Anche quando questo suo operare assume dimensioni generalizzate, la Famiglia si pone ultimamente al servizio dell’uomo concreto, chiamato a salvarsi nella sua storia, cioè nel suo luogo e nel suo tempo.
Art. 26 – Aiuti e Mezzi dell’Apostolato.
§ 1. L’Associazione Clericale della Famiglia Missionaria San Nicodemo, nello svolgimento delle sue opere di apostolato, si può avvalere della collaborazione dell’Associazione Femminile e dell’Associazione Ecclesiale della Famiglia stessa.
§ 2. Per sostenere e realizzare le sue finalità di apostolato, la Famiglia si avvarrà anche di pubblicazioni e dei mezzi di comunicazione sociale.
§ 3. Per svolgere al meglio le sue attività, l’Associazione conterà tra i suoi Membri degli esperti in Teologia Morale, in Teologia Spirituale e in Psicologia, e potrà poter ricorrere ad altri Specialisti, interni od esterni alla Famiglia San Nicodemo.
§ 4. Soprattutto, essendo la Famiglia parte della Chiesa, mentre la serve fa affidamento sul suo aiuto per poter svolgere il suo apostolato.
Art. 27 – Apostolato della Preghiera e della Penitenza.
§ 1. Perché sulla terra si attui la salvezza e abbiano successo i tentativi degli uomini per realizzarla, è necessario il dono della grazia che viene da Dio (cfr. Centesimus Annus, 59).
§ 2. Dunque la salvezza e la sua realizzazione sono frutto della grazia e questa grazia bisogna implorarla (cfr. Sollicitudo Rei Socialis, 31), sia con la preghiera sia con l’offerta della penitenza (cfr. Ad Gentes, 38).
§ 3. È soprattutto nella celebrazione e nell’adorazione dell’Eucarestia, fonte e culmine dell’evangelizzazione, che si può chiedere il dono della salvezza e delle energie per collaborare alla sua realizzazione, sull’esempio di Gesù Cristo che in tale Sacramento dà la vita per i suoi amici (cfr. Sollicitudo Rei Socialis, 48).
§ 4. I Membri della Famiglia sono consapevoli di doversi impegnare, e lo faranno secondo le modalità previste nel Regolamento, alla preghiera e alla penitenza, tramite di grazia per la salvezza propria e quella dei fratelli.
Art. 28 – Attività a livello Diocesano.
§ 1. Nella consapevolezza di dover contribuire alla salvezza degli uomini in concreto, la Famiglia San Nicodemo si propone anche di avvicinarne alcuni nel loro territorio e per fare questo si pone al servizio della Chiesa Diocesana.
§ 2. I Membri dell’Associazione Clericale della Famiglia San Nicodemo, possono essere presenti in una Diocesi con una o più Comunità, e, quando è possibile, saranno aggregati in modo tale da poter guidare almeno una Parrocchia.
§ 3. Essi compiono una prima forma di apostolato attraverso la testimonianza della loro vita cristiana, nella forma di speciale consacrazione a Dio (cfr. 2 Cor 3,2).
§ 4. Inoltre offrono il loro impegno di preghiera e di penitenza, particolarmente per la salvezza degli abitanti della Diocesi in cui vivono.
§ 5. Ancora, nella misura in cui è possibile, l’Associazione vuole offrire, alle Parrocchie della stessa Diocesi, un sostegno qualificato riguardo alla preparazione e all’amministrazione del sacramento della Riconciliazione.
§ 6. L’Associazione si propone, infine, di promuovere il culto di San Nicodemo, almeno in una Parrocchia di ciascuna Diocesi in cui l’Associazione stessa opererà.
Art. 29 – Attività a livello Interdiocesano.
§ 1. A livello Interdiocesano, eventualmente in collaborazione con l’Associazione Femminile della Famiglia San Nicodemo, si costituiranno dei Centri per accogliere giovani in ricerca vocazionale, altri Centri per ritiri spirituali, ancora altri Centri per l’assistenza delle persone anziane o ammalate, che siano membri dell’Associazione Clericale e dell’Associazione Femminile della Famiglia San Nicodemo, oppure stretti familiari dei membri stessi.
§ 2. In tali Centri di assistenza, per quanto è possibile, si potranno accogliere altre persone, innanzi tutto i membri dell’Associazione Ecclesiale della Famiglia San Nicodemo e i loro stretti familiari, nonché i simpatizzanti, i benefattori e i collaboratori della Famiglia stessa.
Art. 30 – Apostolato rivolto alla Famiglia.
§ 1. Una specifica finalità di apostolato che l'Associazione vuole realizzare, é quella di contribuire allo sviluppo della famiglia come piccola chiesa e cellula fondamentale della società.
§ 2. All'uopo, l'Associazione si prende cura, per quanto è possibile, del bene integrale di tutti i familiari stretti dei suoi Membri, anche assistendoli nei loro bisogni materiali urgenti ma interessandosi innanzi tutto del loro benessere morale e spirituale.
§ 3. Inoltre, nella sua attività di apostolato, si propone di diffondere fra gli uomini in genere, un similare atteggiamento di cura verso i loro familiari stretti.
Art. 31 – Apostolato della Giustizia e della Pace.
§ 1. Volendo perseguire l’inculturazione dei valori evangelici della giustizia e della pace, l’Associazione si prefigge di promuovere la solidarietà tra i soggetti della società, oltre che della famiglia, anche attraverso la realizzazione di progetti assistenziali a favore dei più bisognosi.
§ 2. L’Associazione, inoltre, vuole promuovere la pacifica convivenza sociale, anche attraverso iniziative che possano favorire il dialogo, il rispetto della dignità e della libertà di coscienza di ogni uomo, e l’educazione alla moralità e alla legalità.
§ 3. L’operare per un siffatto benessere sociale, oltre ad essere un’esigenza della carità evangelica, si configura come invito alla conversione, dunque come via di preparazione alla conoscenza e all’amore della verità assoluta che è Cristo (cfr. Gv 3,21).
Art. 32 – Attività lavorativa come Apostolato.
§ 1. Al benessere sociale sopra indicato, contribuisce anche lo sviluppo economico, e all’uopo l’Associazione Clericale della Famiglia San Nicodemo, dove è possibile, promuove la nascita di qualche attività lavorativa, al fine di alleviare il problema della disoccupazione, e insieme possibilmente altri problemi sociali, oltre che creare un’opportunità di lavoro per i Fratelli dell’Associazione stessa.
§ 2. Alcuni di essi, infatti, come impegno principale di apostolato possono svolgere un’attività lavorativa, anche esterna rispetto al domicilio della Comunità, annunciando l’amore salvifico di Dio e la sua santità, con l’amore verso il prossimo e la fedeltà all’imperativo morale.
Adesione e Separazione
Art. 33 – Ammissione temporanea all'Associazione.
§ 1. Per essere accolti nell’Associazione Clericale della Famiglia Missionaria San Nicodemo, è necessario aver compiuto i sedici anni di età ed, inoltre, avere una buona salute, adeguato carattere e sufficienti qualità di maturità per assumere il genere di vita proprio dell’Associazione stessa: le persone accolte diventano Membri ordinari, ovvero Membri non effettivi, dell’Associazione e rimangono tali per tutto il tempo del Probandato e del Noviziato.
§ 2. È pure possibile accogliere in case della Comunità dei ragazzi di età inferiore ai sedici anni, che vogliono diventare Fratelli, ma fino a quando non raggiungono il sedicesimo anno di età essi rivestono lo status di semplici Studenti.
§ 3. Per essere ammessi al Noviziato, bisogna aver compiuto i diciassette anni. Il Noviziato ha la durata di un anno. Al termine l’interessato o lascia l’Associazione o, se giudicato idoneo, nel corso di un rito religioso emette la Professione, assume formalmente gli impegni previsti dallo Statuto e dal Regolamento e viene ammesso, in maniera temporanea, tra i Membri effettivi dell’Associazione stessa.
Art. 34 – Ammissione definitiva all'Associazione.
§ 1. I Membri effettivi si distinguono in Membri effettivi di aggregazione temporanea e Membri effettivi di aggregazione definitiva.
§ 2. Chi inizia la vita di appartenenza effettiva alla Famiglia, deve trascorrere un tempo di aggregazione temporanea della durata, ordinariamente, di cinque anni e al termine il Membro giudicato idoneo viene ammesso all’aggregazione definitiva.
§ 3. Il Fondatore, in quanto tale, ha la qualità di Membro effettivo di aggregazione definitiva.
Art. 35 – Responsabili dell’Ammissione e della Formazione.
§ 1. Demandato all’accoglienza di chi chiede di entrare nel Probandato e nel Noviziato è il Superiore Provinciale.
§ 2. Il Superiore Provinciale, nomina per la formazione dei Probandi e dei Novizi alcuni Responsabili, i quali, con l’eventuale collaborazione di altri Educatori, cureranno tale formazione in perfetto accordo con lo stesso Superiore Provinciale.
§ 3. Al termine di ognuno dei due periodi di preparazione e di prova, l’interessato potrà fare domanda scritta di ammissione, rispettivamente, al Noviziato o fra i Membri effettivi dell’Associazione, al Superiore Provinciale che la potrà accogliere, nel secondo caso con voto deliberativo del Consiglio Provinciale.
§ 4. Quest’ultima procedura deve essere pure adottata quando, annualmente, devono essere rinnovati i voti prima di quelli che si riferiscono all’aggregazione definitiva.
§ 5. Per essere ammesso all’aggregazione definitiva, sempre di seguito a domanda scritta, l’interessato dovrà mostrare di aver sufficientemente assimilato, spiritualmente e pastoralmente, il carisma dell’Associazione: demandato a decidere sulla richiesta é il Superiore Generale con voto deliberativo del suo Consiglio.
Art. 36 – Separazione dall’Associazione.
Per l’uscita di un Membro effettivo dall’Associazione, si procederà per come previsto dal vigente Codice Canonico (cfr. cann. 694-704) nonché dagli articoli al riguardo di cui alla sezione Governo dell’Associazione di questo Statuto.
Art. 37 – Linee fondamentali e Scopo della Formazione.
§ 1. Nel Regolamento sono evidenziati alcuni elementi ed aspetti della formazione che si ritengono di base per la focalizzazione e l’attuazione della spiritualità dei Membri dell’Associazione Clericale della Famiglia San Nicodemo.
§ 2. Tra l’altro, nel Regolamento – art. 11, par. 3 – si richiede la conoscenza delle Costituzioni e la progressiva conoscenza della Bibbia, di un Catechismo e di un documento ecclesiale sulla Vita Consacrata.
§ 3. Attraverso lo studio di questi documenti si vuole far conoscere il carisma della Famiglia San Nicodemo all’interno della Vita Religiosa, e questa all’interno della dottrina generale della Santa Chiesa che media la Parola di Dio.
§ 4. Gli elementi e aspetti formativi di cui sopra, vengono opportunamente ampliati e approfonditi in questa sezione, nella quale vengono tracciate le linee fondamentali di un progetto di formazione, il cui scopo è quello di accompagnare, in ogni stadio della loro esistenza, tutti i Membri della Famiglia San Nicodemo.
Art. 38 – “Ratio Formationis”.
§ 1. Per esplicitare o rendere operativo quanto viene stabilito nelle Costituzioni dell’Associazione intorno alla Formazione, saranno emanate dall’Autorità competente delle Disposizioni, le quali avranno lo stesso valore obbligante delle Costituzioni e non potranno mai essere in contrasto con le stesse.
§ 2. Tali Disposizioni, assieme a quanto viene stabilito nelle Costituzioni intorno alla Formazione, verranno esposte in modo organico in un unicum e costituiranno la Ratio Formationis dell’Associazione.
Art. 39 – Destinatari della Formazione.
§ 1. Sono destinatari di questo iter formativo, ciascuno per la sua parte, i Membri ordinari e i Membri effettivi della “Famiglia Missionaria San Nicodemo – Associazione Clericale”.
§ 2. Sono Membri ordinari coloro che aspirano a diventare Membri effettivi della Famiglia e rivestono lo status di Probandi o Novizi.
§ 3. I Membri effettivi si distinguono in Membri effettivi di aggregazione temporanea e Membri effettivi di aggregazione definitiva.
Art. 40 – Responsabili della Formazione.
§ 1. Demandato all’accoglienza di chi chiede di entrare nel Probandato, nel Noviziato e tra i Membri effettivi di aggregazione temporanea, è il Superiore Provinciale, nel terzo caso col voto deliberativo del suo Consiglio.
§ 2. Lo stesso Superiore Provinciale, perciò, é responsabile della formazione dei Probandi e dei Novizi; egli nomina per la loro formazione un Educatore, il quale, con l’eventuale apporto di altri Collaboratori, curerà tale formazione in perfetto accordo con lui.
§ 3. Il Superiore Provinciale ha pure il compito di curare la formazione dei Membri effettivi dell’Associazione, sia di quelli di aggregazione temporanea che di quelli di aggregazione definitiva.
§ 4. In questo caso, però, il Superiore Provinciale dovrà agire secondo le indicazioni del Superiore Generale, e in perfetto accordo con lui, considerato che demandato ad accogliere tra i Membri effettivi di aggregazione definitiva é il Superiore Generale, con il voto deliberativo del suo Consiglio.
Art. 41 – Fasi e Aspetti della Formazione.
§ 1. Da quanto sopra riportato emergono chiaramente le diverse fasi della formazione: Probandato, Noviziato, Aggregazione Temporanea e Aggregazione Definitiva.
§ 2. Per essere ammesso al Probandato, l’interessato dovrà manifestare di voler vivere la fede cristiana e di volerla vivere nella vita religiosa.
§ 3. La formazione ha lo scopo di verificare l’accoglienza teorica e fattiva degli elementi fondamentali della vita cristiana e religiosa.
§ 4. Per essere ammesso al Noviziato, il Probando dovrà dichiarare di voler vivere la vita religiosa secondo il carisma della Famiglia San Nicodemo e dunque di volersi impegnare alla relativa verifica.
§ 5. La formazione ha lo scopo di verificare un’iniziale e sufficiente attuazione della spiritualità e del carisma dell’Associazione Clericale della Famiglia Missionaria San Nicodemo.
§ 6. Per essere ammesso all’Aggregazione Temporanea, il Novizio dovrà dichiarare di avere sperimentato la serenità e la gioia di vivere la vita consacrata secondo il carisma della Famiglia San Nicodemo e, conseguentemente, di volere continuare la sua permanenza nell’Associazione.
§ 7. La formazione dovrà perseguire una convinta e profonda attuazione della spiritualità e del carisma della Famiglia Missionaria San Nicodemo.
§ 8. Per essere ammesso all’Aggregazione Definitiva, l’interessato dovrà mostrare di aver sufficientemente assimilato, spiritualmente e pastoralmente, il carisma dell’Associazione.
§ 9. La formazione dovrà sempre più perseguire una maturazione e una naturale attuazione della spiritualità e del carisma della Famiglia Missionaria San Nicodemo.
Art. 42 – L’Impegno della Formazione iniziale.
§ 1. Obiettivo centrale del cammino formativo è la preparazione della persona alla totale consacrazione di sé a Dio nella sequela di Cristo, a servizio della missione.
§ 2. La formazione dovrà, pertanto, raggiungere in profondità la persona stessa, così che ogni suo atteggiamento o gesto, nei momenti importanti e nelle circostanze ordinarie della vita, abbia a rivelarne la piena e gioiosa appartenenza a Dio.
§ 3. Dal momento che il fine della vita consacrata consiste nella configurazione al Signore Gesù e alla sua totale oblazione, è soprattutto a questo che deve mirare la formazione. Si tratta di un itinerario di progressiva assimilazione dei sentimenti di Cristo verso il Padre.
§ 4. Dovrà essere formazione di tutta la persona, in ogni aspetto della sua individualità, nei comportamenti come nelle intenzioni.
§ 5. La formazione comprende tutti i campi della vita cristiana e della vita consacrata e, pertanto, richiede una preparazione umana, culturale, spirituale e pastorale, ponendo ogni attenzione perché sia favorita l'integrazione armonica dei vari aspetti.
§ 6. Nel caso delle vocazioni al presbiterato, tale formazione deve coincidere ed armonizzarsi con uno specifico programma di studi (cfr. Vita Consecrata, 65).
§ 7. L’iter presbiterale comincia, dopo il Noviziato, con l'ammissione agli ordini sacri per arrivare, passando attraverso il ministero del lettorato e l’accolitato, alle sacre ordinazioni.
§ 8. La formazione al presbiterato si conformerà ai cann. 245ss del CIC e agli orientamenti e direttive delle Conferenze Episcopali nazionali.
Art. 43 – Aspetti particolari della Formazione iniziale.
§ 1. A partire dal momento di accoglienza tra i Membri ordinari dell’Associazione, ciascuno curerà di ricorrere alla Confessione sacramentale frequente – almeno una volta al mese – e alla Direzione spirituale.
§ 2. Ciascuno poi dovrà osservare il regime di preghiera e penitenza di cui si parla nel Regolamento e si dovrà applicare allo studio e alle attività che verranno opportunamente indicate, in modo da focalizzare e verificare la possibilità di attuare la spiritualità e il carisma della Famiglia Missionaria San Nicodemo.
Art. 44 – Elementi ulteriori della Formazione iniziale.
§ 1. Poiché la formazione deve essere anche comunitaria, il suo luogo privilegiato, è la Comunità: in essa avviene l'iniziazione alla fatica e alla gioia del vivere insieme.
§ 2. Nella fraternità ciascuno impara a vivere con colui che Dio gli ha posto accanto, accettandone le caratteristiche positive ed insieme le diversità e i limiti. In particolare, egli impara a condividere i doni ricevuti per l'edificazione di tutti, poiché “a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune” (1 Cor 12,7b).
§ 3. Al tempo stesso, la vita comunitaria deve, sin dalla prima formazione, mostrare l'intrinseca dimensione missionaria della consacrazione.
§ 4. È perciò importante che la persona consacrata si formi progressivamente una coscienza evangelicamente critica verso i valori e i disvalori della propria cultura e di quella che incontrerà nel futuro campo di lavoro.
§ 5. La persona consacrata, inoltre, deve esercitarsi nella difficile arte dell'unità di vita, della mutua compenetrazione della carità verso Dio e verso i fratelli e le sorelle, sperimentando che la preghiera è l'anima dell'apostolato, ma anche che l'apostolato vivifica e stimola la preghiera (cfr. Vita Consecrata, 67).
Art. 45 – Formazione permanente.
§ 1. Il processo formativo non si riduce alla sola fase iniziale, giacché, per i limiti umani, la persona consacrata non potrà mai ritenere di aver completato la sua configurazione agli stessi sentimenti di Cristo.
§ 2. Inoltre, nessuna fase della vita può considerarsi tanto sicura e fervorosa da escludere l'opportunità di specifiche attenzioni per garantire la perseveranza nella fedeltà.
§ 3. La formazione iniziale deve, pertanto, saldarsi con quella permanente, creando nel soggetto la disponibilità a lasciarsi formare in ogni giorno della vita (cfr. Vita Consecrata, 69).
§ 4. Qui di seguito vengono brevemente riportate le diverse dimensioni della formazione permanente che debbono essere affrontate.
Art. 46 – Dimensione spirituale.
§ 1. Innanzi tutto bisogna curare la vita nello Spirito, in cui la persona consacrata ritrova la propria identità ed una serenità profonda, cresce nell'attenzione alle provocazioni quotidiane della Parola di Dio e si lascia guidare dall'ispirazione originaria dell’Associazione.
§ 2. Sotto l'azione dello Spirito vengono difesi con tenacia i tempi di orazione, di silenzio, di solitudine e si implora dall'Alto con insistenza il dono della sapienza nella fatica di ogni giorno.
Art. 47 – Dimensione umana e fraterna.
§ 1. Essa richiede la conoscenza di sé e dei propri limiti, per trarne opportuno stimolo e sostegno nel cammino verso la piena liberazione.
§ 2. Di particolare importanza sono la libertà interiore della persona consacrata, la sua integrazione affettiva, la capacità di comunicare con tutti, specialmente nella propria Comunità.
§ 3. Bisogna ancora ricercare la sensibilità verso chi soffre, l'amore per la verità, la coerenza lineare tra il dire e il fare.
Art. 48 – Dimensione apostolica.
§ 1. Tale dimensione apre la mente e il cuore della persona consacrata, e la dispone ad un continuo sforzo operativo, quale segno dell'amore del Cristo che la spinge.
§ 2. In pratica, ciò significherà l'aggiornamento di metodi e scopi delle attività apostoliche nella fedeltà allo spirito e alla finalità del Fondatore e alle tradizioni successivamente maturate, con costante attenzione alle mutate condizioni storiche e culturali, generali e locali, dell'ambiente ove si opera.
Art. 49 – Dimensione culturale e professionale.
§ 1. Sulla base di una salda formazione teologica che renda capaci di discernimento, tale dimensione implica un aggiornamento continuo e una particolare attenzione ai diversi campi ai quali indirizza il carisma della Famiglia San Nicodemo.
§ 2. É dunque necessario mantenersi aperti mentalmente e il più possibile duttili, perché il servizio sia concepito e reso secondo le esigenze del proprio tempo, avvalendosi degli strumenti forniti dal progresso culturale.
Art. 50 – Dimensione del Carisma.
§ 1. Nel carisma si trovano raccolte tutte le altre istanze, come in una sintesi che esige un continuo approfondimento della propria speciale consacrazione nelle sue varie componenti, non solo in quella apostolica, ma anche in quella ascetica e mistica.
§ 2. Ciò comporta per ciascun Membro uno studio assiduo, a partire dalle Costituzioni, dello spirito dell'Associazione, della sua storia e della sua missione, per migliorarne l'assimilazione personale e comunitaria (cfr. Vita Consecrata, 71).
Art. 51 – Accenti particolari di Spiritualità.
§ 1. Un particolare accento si pone riguardo alla ricerca costante dell’amicizia e dell’imitazione di Cristo, rivestendosi delle sue virtù e delle sue qualità, soprattutto nella ricerca e nella docilità all’azione dello Spirito Santo e alla volontà del Padre.
§ 2. Un secondo accento si pone riguardo al rispetto e alla promozione, da parte di ogni Fratello, della dignità di ogni uomo, innanzi tutto riguardo a quelli che vivono all’interno della Comunità; pertanto chi esercita la legittima e necessaria autorità dovrà sempre ritenere il relativo insegnamento di Gesù, Maestro e Signore: “Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo” (Mt 20,26b-27).
§ 3. Un terzo e ultimo accento si pone riguardo al termine del nostro cammino che è l’incontro nella gloria con il Signore Dio uno e trino, e con i suoi santi, con la conseguenza che bisogna vivere coscientemente, responsabilmente e con coraggio l’attimo presente, come anticipo e preparazione fattiva della vita futura.

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