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Timestamp: 2018-05-24 06:05:44+00:00

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Per capire un fenomeno, bisogna osservarlo dal maggior numero possibile di punti di vista.
Allo stesso modo, per conoscere e padroneggiare una materia giuridica che spesso finisce nelle aule di giustizia, bisogna affrontarla, possibilmente, dalla posizione di tutte, o quasi tutte, le parti in causa.
Questo principio vale tanto più quando ci sono di mezzo beni assolutamente primari come la vita o la salute, da una parte, e la libertà personale e l'onorabilità professionale, dall'altra.
Saper difendere compiutamente questi diritti quando essi sono contrapposti in un Tribunale è impresa, già di suo, difficile.
Saper difendere i diritti del proprio cliente nella maniera più completa ed efficace, ma in forme giuridicamente avanzate che contemplino l'idea della "riduzione del danno" per tutte le parti in causa è ancora più arduo.
Ma, nel terzo millennio, non per questo meno necessario; proprio per provare a garantire a quei fondamentali diritti e alle persone che ne sono portatrici la tutela migliore possibile.
Dato che in questo campo, in generale, si presentano questioni come quelle elencate nella casisitica
La pluridecennale esperienza dello Studio Palmisano in materia di responsabilità medico-sanitaria, maturata anche grazie a una passata convenzione con una Asl pugliese, ci consente di mettere a disposizione del cliente una qualificata consulenza stragiudiziale e/o una seria assistenza giudiziale, quale che sia il ruolo rivestito dal nostro assistito nel contenzioso.
Per avere un'idea di quali questioni tratti, in questa materia, questo Studio si può dar un'occhiata a questi casi, (idem) in cui abbiamo difeso, alternativamente, sia i diritti dei medici imputati che quelli dei pazienti lesi, con un obiettivo prioritario: tutelarli al meglio.
Per avere un'idea di come lavori questo Studio è sufficiente chiedere una prima consulenza, del tutto gratuita, tramite la nostra pagina dedicata alla consulenza online
Casisitica assistenza e consulenza legale in materia di responsabilità medica
Cassazione penale, sez. V, sentenza del 10 gennaio 2014 n. 660
Una recentissima pronuncia in cui la Suprema Corte ha ritenuto responsabile un ginecologo di aver cagionato l'interruzione della gravidanza di una paziente per aver omesso di effettuare un taglio cesareo già programmato con urgenza ma rinviato dallo stesso medico, peraltro senza una giusta motivazione.
La condotta omissiva consistente nella mancata esecuzione dell'intervento e nel non aver provveduto ad un monitoraggio cardiografico della donna non può essere considerata una colpa lieve.
Ne consegue che non è applicabile, nel caso di specie, l'esimente (causa di non punibilità) di cui all'art. 3 L. 8 novembre 2012 n. 189 (il c.d. Decreto Balduzzi) che, per l'appunto, esclude la responsabilità penale per colpa lieve dell'esercente la professione sanitaria il quale, nell'esercizio dell'intervento sanitario, si attenga alle linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica.
Per i giudici, nelle concrete circostanze della vicenda, la condotta ascritta all'imputato non può assolutamente essere ritenuta come connotata da colpa lieve né conforme a buone pratiche perché "l'induzione farmacologica al parto, richiamata dal ginecologo quale alternativa al taglio cesareo, era ormai inutile in una situazione nella quale la paziente era giunta alla trentasettesima settimana di gravidanza, il feto era ormai maturo e l'induzione faramacologica si sarebbe risolta in un pericoloso prolungamento della gestazione [..]; il fatto che il feto cessava di vivere la notte seguente alla giornata programmata per il taglio cesareo, rende coerenti le conclusioni della sentenza impugnata sull'essere tale intervento l'unico a quel punto idoneo ad impedire l'evento letale".
Cassazione civile, sez. III, sentenza del 20 agosto 2013 n. 19220
Una sentenza che pone dei punti cardine in materia di consenso informato, stabilendo quali caratteristiche esso debba avere affinché sia validamente prestato dal paziente e quali obblighi gravino sul medico in quest'ambito.
Per i giudici di legittimità, la firma da parte del paziente di un modulo prestampato contenente sommarie indicazioni circa l'intervento a cui il malato è prossimo a sottoporsi non soddisfa l'obbligo del consenso informato e, pertanto, non esonera il sanitario dalla responsabilità derivante da possibili esiti nefasti dell'intervento stesso.
L'inadempimento da parte del medico dell'obbligo di richiedere il consenso informato al paziente costituisce violazione del diritto alla salute e dell'inviolabile diritto all'autodeterminazione, tutelati dagli artt. 2, 3 e 32, comma 2 della Costituzione.
In effetti, se è vero, come è vero, che ogni individuo ha il diritto di essere curato, egli ha, altresì, il diritto di ricevere le opportune informazioni in ordine alla natura e ai possibili sviluppi del percorso terapeutico cui si sottopone, nonché delle eventuali terapie alternative.
Tali informazioni devono essere le più esaurienti possibili, dettagliate e fornite da parte del medico con un linguaggio che tenga conto del livello culturale del paziente, del suo stato soggettivo e delle conoscenze di cui dispone.
Pertanto, la firma di un modulo prestampato non esonera il medico dall'obbligo di un rapporto diretto con il malato affinché possa rispondere alle sue richieste di ulteriori chiarimenti e delucidazioni. Ciò perché il consenso deve essere sempre completo, effettivo e consapevole ed è onere del medico provare di aver adempiuto tale obbligazione, a fronte della dichiarazione di inadempimento da parte del paziente.
Cassazione penale, sez. IV, sentenza del 29 gennaio 2013
In tale sentenza la Corte ha assolto un medico dal reato di omicidio colposo, ritenendo applicabile al caso concreto l'esimente della colpa lieve prevista dall' art. 3 L. 8 novembre 2012 n. 189 (il c.d. Decreto Balduzzi).
La vicenda è quella di un chirurgo di una clinica privata accusato di aver cagionato la morte di un suo paziente a seguito di un intervento di ernia discale recidivante durante il quale si verificava una lesione della vena e dell'arteria iliaca che determinava la morte del paziente per emorragia.
Secondo i giudici di legittimità, la condotta del sanitario, conforme alle linee guida della migliore scienza medica, esclude ogni responsabilità penale del professionista.
Ciò perché la disciplina della colpa, in ambito penale, necessita di essere integrata non solo dalla legge ma anche da fonti di rango inferiore quali ad esempio il sapere medico-scintifico consolidatosi nel corso del tempo.
Al fine di valutare il grado della colpa, il giudice deve verificare, attraverso l'ausilio di perizie tecniche, se il sanitario si sia attenuto alle linee guida accreditate in campo medico che costituiscono un modello direttivo per l'esercizio della attività sanitaria.
Inoltre, la colpa del terapeuta va rapportata alla difficoltà tecnico-scientifica dell'intervento richiestogli e al contesto in cui esso si è svolto, tenendo in debita considerazione la complessità del quadro patologico, l'eventuale atipicità della situazione concreta e tutte le ulteriori varianti e difficoltà del caso specifico.
Sulla base di tali considerazioni, quando il professionista segua in ambito diagnostico e terapeutico le linee guida delineate dal consolidato sapere scientifico e, tuttavia, commetta qualche errore, la sua condotta sarà penalmente perseguibile solo ove la colpa non sia lieve ma grave.
Giurisprudenza di studio - Esempi
Proc. pen. 3708/07 R.G.N.R. Tribunale di Trani
Procedimento penale in cui lo Studio Palmisano ha assunto la difesa di uno degli imputati, il chirurgo ortopedico, nella triste vicenda della morte di un paziente diabetico, affetto da frattura del piatto tibiale del ginocchio sinistro.
Gli imputati erano accusati, ciascuno nelle loro differenti qualità professionali e in rapporto di cooperazione colposa, di aver cagionato, per colpa derivante da negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle regole della scienza medica, la morte del paziente per aver omesso di prestare la necessaria assistenza e non aver trattato adeguatamente la ferita chirurgica.
Proc. Pen. 3869/2006 R.G.N.R. Tribunale di Trani
In questo processo lo Studio Legale Palmisano ha sostenuto la difesa di uno degli imputati, il direttore generale di una struttura sanitaria accusato del reato di lesioni ai danni di una minore che si trovava in ospedale per una visita ad un parente e veniva colpita al capo e al torace dalla caduta di un armadio.
Al dirigente è stato ascritto, come detto, il reato di lesioni, a seguito della presunta violazione, da parte sua, dell'art. 374 del DPR 547/55, avendo omesso ogni forma di controllo e prescrizione al fine di evitare danni a terzi dovuti alla mancata messa in sicurezza degli armadi in dotazione all'ospedale.
Proc. pen. n. 18284/08 RG.N.R. Tribunale di Bari
In questo procedimento lo Studio ha difeso i parenti, di un paziente deceduto in seguito ad un trapianto di fegato, nel quale al malato era stato innestato un organo cosiddetto "marginale", ossia un fegato, "di seconda scelta", di un donatore già affetto dal virus dell'epatite b).
Il paziente, inoltre, non era stato adeguatamente informato sulle caratteristiche "marginali" dell'organo che gli sarebbe stato impiantato e sui rischi specifici connessi alle stesse.
I parenti della vittima si sono costituiti parte civile contro i medici dell'équipe chirurgica, tutti imputati di omicidio colposo.

References: sentenza 
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 art. 3