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Timestamp: 2019-12-07 05:00:57+00:00

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Newsletter n. 5 dell’11 aprile 2018, Studio Lana – Lagostena Bassi
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Newsletter n. 5 dell’11 aprile 2018
I due principali nodi giurisprudenziali interni sul sangue infetto all'esame della Corte di Strasburgo: prescrizione quinquennale e compensazione dell’indennizzo.
L’assegno divorzile e il parametro della ‘specifica posizione sociale delle parti’ (Trib. Roma, sent. n. 4856/2018 del 7 marzo 2018, giud. Velletti).
Nuovo art. 570-bis c.p.: violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio.
Tabelle di Milano 2018 per la liquidazione del danno non patrimoniale: le novità.
Roma, 4-5 maggio 2018 – Corso di specializzazione “Diritti umani e impresa”.
Siamo lieti di informarvi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ci ha recentemente informati di aver comunicato al governo due rico rsi da noi presentati in favore di alcuni nostri assistiti in materia di sangue infetto. I ricorsi concernono due importanti questioni su cui abbiamo da sempre dato battaglia nel corso dei procedimenti interni: la prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento del danno in caso di contagio da sangue infetto, da un lato, e la compensazione di quanto percepito a titolo di indennizzo ai sensi della legge n. 210/1992 con la somma risarcitoria riconosciuta dal giudice interno.
In particolare, con un primo ricorso la Corte si occuperà della correttezza dell’assunto della prescrizione quinquennale del risarcimento del danno e del dies a quo dal quale far decorrere il suddetto termine, valutando se tali limitazioni non restringano eccessivamente il diritto di accesso a un giudice garantito dall’art. 6 CEDU e gli obblighi procedurali di protezione del diritto alla vita di cui all’art. 2 CEDU.
Nel secondo ricorso, la Corte valuterà se la compensazione dell’importo ottenuto a titolo di indennizzo con la somma riconosciuta a titolo risarcitorio renda o meno tale ristoro soddisfacente ed effettivo ai sensi degli obblighi procedurali di protezione del diritto alla vita sanciti dall’art. 2 CEDU.
Due fondamentali questioni che sarà nostra cura perorare dinnanzi ai giudici di Strasburgo.
Con l’interessante sentenza in commento, il tribunale di Roma, sezione 1, ha arricchito il panorama giurisprudenziale in tema di assegno divorzile. Ciò, all’indomani della ormai nota sentenza n. 11504 del 2017 della Corte di Cassazione che ha dato vita ad un nuovo orientamento sul tema, abbandonando il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e abbracciando il criterio dell’autosufficienza.
Precisa infatti il giudice che, accantonato il criterio del ‘tenor e di vita’, ai fini della determinazione dell’assegno divorzile vanno comunque considerati ulteriori criteri quali il possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali, mobiliari e/o immobiliari di chi richiede l’assegno, le capacità e possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro nello specifico settore di cui trattasi, così come la stabile disponibilità di una casa di abitazione.
Ebbene, tutti questi parametri considerati, il giudice ha ritenuto che l’istante, nel caso trattato, non potesse considerarsi ‘economicamente autosufficiente’, e che tale valutazione dovesse essere fatta “alla luce della specifica posizione sociale delle parti”. Si tratta, si legge nella sentenza, del medesimo criterio contenuto nell’art. 438, comma 2, c.c. ai fini della determinazione degli alimenti.
Come anticipato, la sentenza mostra dei profili di indubbio interesse, poichè àncora la determinazione dell’assegno a parametri specifici, i quali, tutti insieme considerati, rendono la valutazione del giudice sul tema ‘assegno divorzile’ ragionevole sotto il profilo logico.
Il decreto n. 21/2018 – in attuazione della legge n. 103 del 23 giugno 2017 contenente la delega al Governo per l’attuazione del principio della riserva di codice in materia penale – inserisce nel codice penale nuove fattispecie di reato, abrogando consequenzialmente previsioni analoghe presenti in altre leggi speciali.
Tra le nuove fattispecie di reato, quella prevista dal nuovo articolo 570 bis che si occuperà della “violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio”.
La norma seguirà l’attuale art. 570 c.p., disposizione tesa a tutelare i rapporti interpersonali intercorrenti all’interno di una famiglia e, in particolare, quelli che impongono ai coniugi-genitori doveri di assistenza morale e materiale, solidarietà, collaborazione, nonché di mantenimento (ex artt. 143, 146 e 147 c.c.).
Il nuovo articolo 570 bis così dispone: “Le pene previste dall’articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.”
La norma stabilisce espressamente che le pene previste dall’articolo 570 – che prevedono la reclusione fino a un anno o la multa da centotre euro a milletrentadue euro – si applicheranno, e ciò a decorrere dal 6 aprile, anche al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di qualsivoglia tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero che contravvenga agli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.
La norma, oltre ad apparire di difficile lettura sul piano strettamente semantico, suscita più di una perplessità, già prima facie, nella misura in cui sembra riferirirsi soltanto al matrimonio ed al ‘coniuge’ (non contemplando tutte le altre ipotesi di convivenza, unione civile e di fatto), e perchè restringe il suo ambito di applicazione al solo ‘affido condiviso’, creando così un vuoto per tutte le altre ipotesi, quali, ad esempio, l’affido esclusivo, alternato, ecc.
Ciò lascia facilmente presagire delle pronunce “correttive” della Corte Costituzionale.
L’Osservatorio sulla Giustizia civile del Tribunale di Milano ha pubblicato le nuove Tabelle di Milano 2018 per la liquidazione del danno non patrimoniale. Il documento neo introdotto, denominato “Criteri orientativi per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da lesione alla integrità psico-fisica e dalla perdita-grave lesione del rapporto parentale”, rispetto alla scorsa edizione (del 2014), non si limita a prevedere un aggiornamento dei valori già ivi indicati, ma introduce finanche delle nuove voci di danno non patrimoniale risarcibili.
Più in particolare, con riferimento all’adeguamento degli importi già presenti nelle precedenti Tabelle, ogni valore è stato aggiornato dell’1,2%, in base agli indici Istat. Altra novità riguarda il valore monetario relativo al danno non patrimoniale per un giorno di inabilità assoluta, innalzato a 98 euro, con la possibilità di un aumento personalizzato fino al 50% in presenza di “comprovate peculiarità”.
Anche i valori relativi al danno da perdita del rapporto parentale sono stati aggiornati: le cifre possono arrivare anche fino quasi a 332mila euro per la madre che deve dedicare la propria vita al figlio che ha subito macrolesioni; eguali somme sono previste in favore del figlio per la morte di un genitore e in favore del coniuge non separato, della parte dell’unione civile o del convivente di fatto sopravvissuto.
Con riferimento, invece, alle nuove voci di danno risarcibili, sono stai introdotti criteri orientativi per la liquidazione del danno da premorienza – definibile come pregiudizio all’integrità psicofisica subito dal danneggiato nell’arco temporale che intercorre tra l’illecito dal quale deriva la menomazione subita e la morte avvenuta per una causa diversa e indipendente dalla lesione -, quelli per la liquidazione del danno terminale – pregiudizio che la vittima di lesioni mortali subisce quando la morte non è immediata, ma avvenga dopo un apprezzabile lasso di tempo dal verificarsi del danno – , quelli per la liquidazione del danno da diffamazione a mezzo stampa e con altri mezzi di comunicazione di massa e, infine, i criteri orientativi per la liquidazione ex art. 96, III co., c.p.c.- cd. danno da “lite temeraria”, pregiudizio subito dalla parte che si è trovata costretto a resistere o ad agire in giudizio in conseguenza della mala fede e della scorrettezza processuale della controparte.
Il Consiglio nazionale forense (CNF) e l’Unione forense per la tutela dei diritti umani (UFTDU) hanno organizzato – in collaborazione con il Comitato interministeriale diritti umani (CIDU) e con il patrocinio del Ministero degli Esteri (MAE) e della Scuola Superiore dell’Avvocatura – per le giornate del 4 e 5 maggio 2018, un corso di specializzazione sul tema “Diritti umani e impresa”. L’evento si svolgerà a Roma presso la Pontificia Università della Santa Croce (Piazza S. Apollinare, 49).
Il corso vede la partecipazione, in qualità di relatori, di autorevoli esponenti del mondo accademico e professionale, tra cui il Prof. Guido Alpa, la Prof.ssa Elena Sciso, il Prof. Fausto Pocar, il Prof. Rino Sica, l’Avv. Prof. Anton Giulio Lana, l’Avv. Marco Marazza, l’Avv. Roberto Giovene di Girasole, della Responsabile formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), Dott.ssa Maura Miraglio, nonché dei rappresentanti delle imprese, che interverranno nella prima mattina di sabato 5 maggio.
L’evento sarà introdotto dagli interventi di saluto dell’Avv. Andrea Mascherin, Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Avv. Francesco Caia, Presidente della Commissione diritti umani del CNF, Dott. Fabrizio Petri, Presidente del Comitato interministeriale diritti umani e dell’Avv. Anton Giulio Lana, Presidente dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani.

References: art. 570
 sentenza 
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 articolo 570
 art. 570
 articolo 570
 art. 96