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Timestamp: 2019-12-06 18:54:50+00:00

Document:
Consiglio - Assemblea legislativa regionale delle Marche - Resoconto della seduta n.58 del 08/11/2011
Resoconto della seduta n.58 del 08/11/2011
SEDUTA N. 58 DELL’8 NOVEMBRE 2011
PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 57 del 25 ottobre 2011, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’art. 29 del Regolamento Interno.
- n. 145, in data 24 ottobre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Norme in materia di diritto allo studio universitario. Modifica della legge regionale 2 settembre 1996, n. 38”, assegnata alla I Commissione in sede referente e al Consiglio delle Autonomie Locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 2, della legge regionale n. 4/2007;
- n. 146, in data 26 ottobre, ad iniziativa dei Consiglieri regionali Ortenzi, Marangoni, concernente: “Modifiche alla legge regionale 4 aprile 2011, n. 5 'Interventi regionali per il sostegno e la promozione di osterie, locande, taverne, botteghe e spacci di campagna storici'”, assegnata alla I Commissione in sede referente e al Consiglio delle Autonomie Locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 5 della legge regionale n. 4/2007;
- n. 147, in data 31 ottobre, ad iniziativa dei Consiglieri regionali Foschi, Marinelli, Acquaroli, Latini, Malaspina, Natali, Bugaro, Ciriaci, Massi, Zinni, Carloni, Giorgi, concernente: “Istituzione del Registro regionale dell'endometriosi”, assegnata alla V Commissione in sede referente;
- n. 148, in data 2 novembre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Ulteriori modifiche alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 'Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria'”, assegnata alla III Commissione in sede referente e al Consiglio delle Autonomie Locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 2, della legge regionale n. 4/2007;
- n. 149, in data 2 novembre, ad iniziativa del Consigliere regionale Latini, concernente: “Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile, diritti edificatori e attuazione dell'articolo 5 del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70 (semestre europeo - prime disposizioni urgenti per l'economia), convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106”, assegnata alla IV Commissione in sede referente e al Consiglio delle Autonomie Locali per l'espressione del parere ai sensi dell'articolo 11, comma 2, della legge regionale n. 4/2007.
- n. 36/2011, in data 24 ottobre, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Modifica parziale della prescrizione 1.2 al Piano del Parco del Conero approvata dall'Assemblea Legislativa delle Marche con deliberazione n. 154 del 2 febbraio 2010”, assegnata alla IV Commissione in sede referente.
- n. 6/2011, in data 28 ottobre, ad iniziativa dell'Ufficio di Presidenza, concernente: “Proroga della Commissione Assembleare d'Inchiesta tendente ad esaminare le vicende relative alla “Realizzazione dell'Interporto delle Marche dalla costituzione della Società CE.M.I.M. agli attuali sviluppi”, istituita con deliberazione assembleare 19 aprile 2011, n. 25” (Iscritta all’ordine del giorno della seduta odierna).
- n. 211, del Consigliere Latini “Storico marchio 'Fiera internazionale della Pesca'”;
- n. 212, del Consigliere D'Anna “Piano di riorganizzazione della rete scolastica”;
- n. 213, dei Consiglieri Marinelli, Massi, Acquaroli “Interventi per la difesa della costa”.
- n. 18 in data 25 ottobre 2011 “Attribuzione delle funzioni in materia di servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e modifiche alla legge regionale 12 ottobre 2009, n. 24 'Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati”.
Ha chiesto congedo l'Assessore Moroder.
PRESIDENTE. Devo comunicare l'Assessore Moroder Guarna, impegnata all'estero per motivi d'ufficio quale assessore al turismo, mi ha chiesto il rinvio alla prossima seduta del punto 3) relativo alla proposta di legge n. 102 “Norme in materia di politiche giovanili”. Se l'Assemblea non solleva problemi credo possiamo accogliere tale richiesta
Ha chiesto la parola il Consigliere Zinni, ne ha facoltà.
Giovanni ZINNI. Presidente, comunico il ritiro dell'interrogazione n. 264.
PRESIDENTE. D'accordo. Ha chiesto la parola il Consigliere Latini, ne ha facoltà.
Dino LATINI. Per due richieste, Presidente. Chiedo innanzitutto se si può dedicare un minuto di silenzio in memoria delle vittime delle alluvioni che hanno colpito le regioni Toscana e Liguria.
Inoltre chiedo, come ho fatto nelle due precedenti sedute, l'anticipazione della mozione n. 193 iscritta al punto 11) dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Bene, se l'Aula è d'accordo la poniamo come punto 8 bis).
Ha chiesto a parola il Consigliere Eusebi, ne ha facoltà.
Paolo EUSEBI. Come avevo già detto alla Conferenza dei Capigruppo, e anche in relazione a quanto ha appena chiesto il Consigliere Latini, secondo me è successo un fatto grave che va al di là della problematica legata alla dignità del Consigliere regionale in quanto istituzione.
Ricordo a tutti che a fronte di una mozione depositata dai Consiglieri Latini e Pieroni con cui denotavano una conoscenza approfondita di una questione che io non possedevo, ho presentato un'interrogazione in cui chiedevo semplicemente e asetticamente di conoscere lo stato dell'arte. E non perché non mi fidassi dei due colleghi che hanno illustrato, anche se sommariamente, i fatti in questione, ma perché vorrei avere dagli uffici una spiegazione tecnica.
L'Assessore Donati chiese il rinvio perché il tecnico non era presente, il Presidente dell'Assemblea legislativa e tutta l'Aula aderirono al rinvio per ben due volte, ma a patto che la questione – come risulta da verbale – venisse rinviata ad oggi.
Bene, a dimostrazione che ancora una volta qui siamo non in democrazia ma in burocrazia, il tecnico ha firmato degli atti dopo che c'era stato impegno formale che questa cosa non dovesse andare tecnicamente avanti.
La ritengo una questione gravissima. A parte il fatto in se, ossia può anche darsi che gli atti dovessero essere firmati così, può darsi che l'Assemblea legislativa avrebbe concluso che era questa la procedura giusta, in ogni caso questa mancanza di riguardo nei confronti dell'Assemblea legislativa e dei Consiglieri regionali perpetrata in questa maniera dire quasi subdola effettivamente a me ha dato molto fastidio.
Rimetto quindi il problema al Presidente dell'Assemblea legislativa affinchè ci dica se questa è una procedura corretta!
PRESIDENTE. Consigliere Eusebi, siccome c'è stata una richiesta da parte del Consigliere Latini di anticipo, ed in fondo entrando già il suo intervento nel merito del tema che verrà trattato in sede di discussione della mozione, ecco, eventuali approfondimenti e confronti li faremo appunto nell'ambito della discussione della mozione.
Ha chiesto la parola il Consigliere D'Anna, ne ha facoltà.
Giancarlo D'ANNA. Chiedo l'anticipo della n. 12 a mia firma e del Consigliere Acquaroli “Tutela dell'ambiente, del paesaggio e regolamentazione degli impianti fotovoltaici”. E' un tema che sta prendendo una piega abbastanza grave. Nel senso che ci si sta rendendo conto che tutto il nostro territorio, che viene pubblicizzato come un'eccellenza dal punto di vista degli agriturismo, delle country house ecc., sta vivendo una vera e propria aggressione da parte di una diffusione non controllata degli impianti fotovoltaici a terra.
Questa mozione, Presidente, è già da tempo all'ordine del giorno, ma visto che nel frattempo la situazione si è aggravata chiedo di anticiparne la discussione.
PRESIDENTE. Se l'Aula è d'accordo possiamo mettere il punto 25) come punto 10bis).
Ci sono altre richieste? (…) Prego, Consigliere Giancarli.
Enzo GIANCARLI. Presidente, così come comunicato nella Conferenza dei Capigruppo chiedo il rinvio alla prossima seduta della proposta di legge n. 111 “Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico”.
Bene. Ci sono altre richieste? Qualcuno mi aveva detto che c'erano dei problemi anche sulla pdl n. 130 “Norme urgenti in materia di passaggio al digitale terrestre”. Ci sono richieste formali?
Enzo GIANCARLI. Presidente, qui siamo in presenza di una lettera del Presidente Spacca, una proposta ferma e determinata nei confronti del Ministero dello sviluppo economico a tutela dell'emittenza privata radiotelevisiva marchigiana. In questi giorni, come appunto da richiesta del Presidente Spacca, dovrebbe arrivare una risposta.
Quindi chiediamo che anche questo punto venga rinviato alla prossima seduta. Penso concordi anche il relatore di minoranza.
PRESIDENTE. Pertanto, se non ci sono posizioni contrarie, do per approvato la rimodulazione dell'ordine del giorno così come richiesto da diversi Consiglieri.
Commemorazione in memoria delle vittime causate dagli ultimi fenomeni di maltempo che si sono abbattuti in diverse regioni italiane.
PRESIDENTE. Così come richiesto, che peraltro era la stessa volontà dell'Ufficio di Presidenza, propongo un minuto di silenzio per le vittime causate dagli ultimi fenomeni di maltempo, ma più ancora, purtroppo, causati dall'incuria rispetto all'assetto idrogeologico di questo nostro Paese.
“Attuazioni disposizioni D.P.R. 462/2001”
PRESIDENTE. In ordine all'interrogazione n. 403 del Consigliere Silvetti c'è una richiesta di rinvio da parte dell'Assessorato.
Interrogazione n. 454
della Consigliera Malaspina
“ASUR - Acquisizione in locazione immobile ed uso ambulatori per servizi distrettuali di base sito in comune di Pedaso”
PRESIDENTE. L'interrogante Consigliera Malaspina ha chiesto il rinvio dell'interrogazione n. 454.
“Ulteriore proroga termini rispetto requisiti legge 20/2000 sulle strutture sanitarie e socio-sanitarie”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 453 del Consigliere Binci. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Mezzolani.
Almerino MEZZOLANI. Il Consigliere Binci con questa interrogazione chiede di conoscere le motivazioni per cui si è provveduto a prorogare ulteriormente i termini per il possesso dei requisiti minimi di autorizzazione di cui alla legge regionale n. 20/2000. Al riguardo si precisa quanto segue.
La proroga dell'adeguamento ai requisiti minimi autorizzativi si è resa necessaria soprattutto in virtù dell'entrata in vigore di nuove normative a livello nazionale (vedi, a puro titolo di esempio, l'aggiornamento della normativa antisismica), direttamente collegate ai requisiti minimi autorizzativi previsti dalla DGR 2200/00.
La proroga, con particolare riferimento agli standard assistenziali delle strutture ospedaliere, prevede come limite massimo la scadenza dei termini di adeguamento al 31 dicembre 2011.
La proroga riguarda esclusivamente le strutture in regime di autorizzazione provvisoria e quindi esclusivamente le strutture pubbliche. In quanto le strutture di ricovero e residenziali private sono passate, a seguito del completamento dell'iter di verifica previsto entro il 31 dicembre 2010, al regime di autorizzazione definitiva, e pertanto da quel momento non possono più usufruire di qualsiasi prolungamento dei tempi di adeguamento (e quindi di proroga).
Riassumendo, la proroga riguarda essenzialmente le struttura sanitarie e socio-sanitarie pubbliche ed è dovuta alla necessità di un progressivo adeguamento ai requisiti impiantistici in conseguenza sia delle nuove normative tecniche nazionali sia della crisi economica che stiamo vivendo che ha visto una drastica contrazione di finanziamenti in conto capitale.
Massimo BINCI. L'Assessore dice che la proroga non è per le strutture private, però di fatto, a mio parere, le strutture private non si sono adeguate agli standard al fine di tutelare gli utenti e assicurare servizi adeguati ai loro bisogni.
Faccio solo un esempio. La Regione da due anni si è dotata di 10 milioni di euro per aumentare il minutaggio dell'assistenza però ancora questi servizi aggiuntivi non vengono fruiti dagli utenti.
Oltretutto ci sono problematiche legate a lacune normative ove non si definiscono per le diverse strutture gli aspetti essenziali di funzionamento, come gli standard assistenziali, la definizione delle figure professionali e l'inserimento di requisiti strutturali che sono molto importanti per gli utenti.
Pertanto ancora in molte strutture sanitarie e socio-sanitarie ci sono delle inadempienze dei soggetti pubblici e privati titolari delle strutture che di conseguenza vanno a totale detrimento delle esigenze degli utenti.
“Condanna penale a dipendente per calendario venatorio”
PRESIDENTE. L’interrogazione n. 264 del Consigliere Zinni è stata dallo stesso ritirata.
“Sperimentazione della bigliettazione elettronica”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 430 dei Consiglieri Marinelli, Massi. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Viventi.
Luigi VIVENTI. L'argomento di questa interrogazione era già iniziato negli anni corsi con la precedente Giunta regionale.
L'obiettivo della realizzazione di un sistema di bigliettazione elettronica estesa a tutto il territorio regionale, come previsto nella l.r. 45/98, è di per se un'operazione estremamente complessa e che non trova uguali nello scenario nazionale. Pur esistendo già dei progetti in atto (come ad esempio in Emilia-Romagna, con il progetto 'Mi Muovo'), infatti, questi sono comunque limitati a singole aree urbane o metropolitane.
La Regione negli anni scorsi ha dovuto comunque implementare un sistema di bigliettazione elettronica per il TPL a titolo di sperimentazione e limitato ad alcune linee dei bacini di Ancona e Macerata.
A tal fine, nella sua relazione inter organica con la propria Società di sviluppo SVIM, la Regione ha affidato alla stessa lo svolgimento del servizio di implementazione del progetto di bigliettazione automatica, finanziando integralmente l'operazione, con un investimento complessivo di euro 640.000,00.
La SVIM, attraverso una fase di studio e condivisione con le aziende di trasporto coinvolte nel progetto, tramite una gara, ha affidato la fornitura di beni e servizi utili alla sperimentazione ed ha coordinato l'attuazione esecutiva della stessa.
Riguardo alle campagne informative poste in essere per la promozione della sperimentazione nei confronti dell'utenza, seguendo il principio che nella fase di avvio della sperimentazione si sarebbero dovuti coinvolgere principalmente gli utenti fruitori delle linee di TPL interessate dalla sperimentazione, si è proceduto mediante l'invio di circolari agli abbonati da parte delle due aziende coinvolte, Contram e Conerobus.
La Regione, inoltre, ha promosso una campagna informativa sia tramite comunicati stampa che mediante una conferenza stampa tenutasi in data 16 aprile 2009. Inoltre è avvenuta tramite diffusione di materiale informatico nelle rivendite a bordo dei mezzi Conerobus e Bucci Senigallia e nelle stazioni ferroviarie coinvolte. L'attività è stata gestita dalla SVIM.
La Regioneha anche attivato un sito web di riferimento, consultabile tuttora all'indirizzo (htta://www.trasporti.marche. it/sbe).
Dal report finale, redatto dalla società SVIM nel mese di marzo 2011, si evince che le spese sostenute per le campagne di marketing sono state comprese tra i costi di gestione del progetto (composti da formazione del personale e dei dirigenti, da negoziazioni contrattuali e gestione dei contratti, da campagne di marketing e spese legali), in misura approssimativamente pari al 10% circa dei costi di investimento.
Con riferimento agli esiti della sperimentazione, avviata nel settembre del 2009 e conclusasi prima delle ferie dello scorso anno (agosto 2010), per tale fase si è proceduto ad allestire 35 autobus, 3 depositi bus e 6 punti vendita/ricarica smart card presso la biglietteria Conerobus in Ancona, le stazioni Trenitalia di Senigallia, Falconara M.ma e Ancona, la sede di Autolinee Bucci a Senigallia e della Contram a Camerino.
Sono stati complessivamente venduti 2.853 titoli di viaggio elettronici, di cui il maggior numero da Conerobus (2062 di cui 169 extraurbani).
Per quanto riguarda i titoli extraurbani, che rivestivano un particolare interesse per la sperimentazione, Bucci Senigallia è il soggetto che ha effettuato le maggiori operazioni (647 titoli extraurbani). Mentre sono poco significativi i risultati per i titoli di viaggio venduti da Contram (107 titoli extraurbani) e per gli abbonamenti ferroviari emessi dalla biglietteria della stazione di Senigallia (29 abbonamenti in tutto).
I titoli sono stati utilizzati in larghissima parte nell'ambito urbano di Ancona, mentre in ambito extraurbano la relazione di viaggio più utilizzata è stata Senigallia-Ancona.
Le tipologie di titolo di viaggio più richieste sono state: abbonamenti mensili ordinari urbani di Ancona (1.526), abbonamenti mensili ordinari extraurbani (293) e abbonamenti mensili urbani per studenti (214). Gli abbonamenti integrati (TrenoMarchebus, integrato urbano/extraurbano Atma) rappresentano circa il 5% del totale.
Riguardo, infine, all'estensione del sistema a tutto il territorio regionale, la sperimentazione è servita per verificare definitivamente che le tecnologie da impiegare sono mature e affidabili e che le stesse, dal punto di vista concettuale, sono candidabili anche per un sistema esteso regionale.
Pertanto l'intenzione della Regione era quella di procedere in tal senso al termine della sperimentazione.
Ma così era e non è! Ne spiego il perché. Tuttavia i pesanti tagli dei trasferimenti statali per il settore del TPL, imposti con le manovre finanziarie del 2011, hanno indotto la Regione a non utilizzare al momento i fondi in bilancio previsti per l'attuazione di tale progetto, considerando prioritario l'utilizzo delle risorse per garantire la copertura finanziaria necessaria per la gestione dei servizi minimi e per gli investimenti indispensabili per il settore. Io una volta in una battuta dissi che per far camminare la macchina prima dobbiamo acquistare la benzina e poi possiamo acquistare il cambio automatico, altrimenti non andremmo da nessuna parte!
Paola Giorgi.
Erminio MARINELLI. Mi aggancio alle ultime considerazioni dell'amico Assessore Viventi. Ossia, il progetto era, non è e, aggiungo, mai sarà! Perché se ogni volta che interveniamo su un argomento tutti poniamo l'accento sul taglio che esiste e che certamente mette in difficoltà qualsiasi amministrazione, è inutile presentare le interrogazioni, tanto la risposta è scontata, cioè che i miracoli l'amministrazione regionale, l'Assessore non può farli.
Il problema che voglio mettere in evidenza, invece, è quello che lei, Assessore, ha detto prima dell'ultima frase: 640 mila euro dati alla Svim per 2.800 biglietti in sperimentazione. 640 mila euro!
Questa interrogazione a luglio quando l’ho presentata – quindi in un tempo parzialmente sospetto per la Svim, ma ora la Svim sta sull'occhio del ciclone, viene tutto monitorizzato – era solo per dimostrare come questa sperimentazione, che appunto è costata tantissimo, non ha portato a nessun risultato. E non è vero che sul territorio nazionale non ci sono progetti analoghi, ci sono, sono operativi, e c'è una semplificazione tariffaria con un’integrazione dei servizi di trasporto andati a buon fine.
Qui si è partiti nel 1995 con la legge regionale n. 48 dicendo che bisognava fare una integrazione tariffaria. Il piano di trasporto pubblico triennale prevedeva l’informatizzazione. E si è partiti dando gli incarichi, che hanno comportato una spesa di 640 mila euro: a un professionista della Svim per capire la fattibilità del progetto, alla Svim con una delibera regionale del 2005 per realizzare un master plan, e il contributo maggiore è stato dato con una delibera regionale del 2006 per l'individuazione dell'ambito per un importo di circa 540 mila euro. E tutto questo in una fase in cui vengono fatte le pulci a tutte le spese della politica.
Dunque è una cifra considerevole spesa in maniera inutile attraverso la Svim, che poi ha dimostrato la sua inefficienza per non aver portato alcun risultato. Questa è la realtà.
PRESIDENTE. Mi scusi, Consigliere Marinelli. Per favore, Consiglieri, se non siete interessati parlate almeno più piano. Grazie.
Erminio MARINELLI. Presidente, credo che se durante lo svolgimento delle interrogazioni ci fosse attenzione i Consiglieri capirebbero l'essenza e il motivo riportato nelle stesse. Però capisco pure che può non essere interessante.
Io invece in questo caso mi sono appassionato nel vedere come questo grande dispendio non ha portato a niente, in una fase peraltro in cui cerchiamo di conciare la pelle anche alle pulci, permettetemi questa espressione non bellissima.
Quindi la sperimentazione ha fallito, la campagna informativa è stata limitata solo agli abbonati – immaginate invece la sperimentazione quanti utenti poteva avere nella zona della tratta Visso-Camerino –, i comunicati stampa si sono visti parzialmente, si è vista una gestione non adeguata al tempo e con una Svim che ha dimostrato di essere il vero papocchio. E questo è solo un piccolo e marginale esempio. Dunque mettiamoci mano in maniera determinata.
Mi dispiace che questa sperimentazione della bigliettazione, che invece è un modo intelligente per agevolare l'utilizzo del treno e del bus e che permette un risparmio di tempo, non abbia portato ad un risultato positivo ma soltanto ad una fuoriuscita di 640 mila euro.
”Tagli al fondo di Protezione Civile”
PRESIDENTE. L'’interrogazione n. 391 del Consigliere Sciapichetti è rinviata per assenza dell'Assessore Guarna.
“Centro anticoagulante ospedale di Macerata”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l’interrogazione n. 424 dei Consiglieri Marinelli, Massi. Ha la parola, per la risposta, l'Assessore Mezzolani.
Almerino MEZZOLANI. In relazione all'interrogazione in oggetto si precisa che a seguito di una specifica richiesta di questo Assessorato in risposta ad una nota dell'Associazione AIPA, la direzione della ex Zona Territoriale aveva predisposto una relazione esaustiva sull'argomento che qui vi riporta integralmente.
Con la nota in oggetto i rappresentanti dell’AIPA pongano l'accento sul lavoro svolto dai Cento di medicina trasfusionale della ZT 9 nel campo della terapia anticoagulante.
Ricordiamo brevemente che la terapia anticoagulante orale (TAO) è indicata per il trattamento e/o la prevenzione di diversi stati tromboembolici, può essere attuata sia per cicli relativamente brevi, da qualche settimana a qualche mese, sia per anni o per tutta la vita.
Scopo fondamentale del farmaco è quello di deprimere in modo controllato e reversibile la coagulazione del sangue ed ottenere così la massima protezione dagli "incidenti tramboemibolici" con il minimo rischio dì emorragia.
L'effetto del farmaco anticoagulante è influenzato dalla sensibilità individuale delle persone e da molti fattori, quali malattie intercorrenti, farmaci associati, drastiche variazioni nelle abitudini alimentari. Ed ognuno, per raggiungere il livello efficace dì anticoagulazione, ha bisogno di una dose personalizzata.
Per rendere efficace la terapia anticoagulante orale è dunque indispensabile una stretta collaborazione fra paziente, medico di medicina generale e specialisti de! centro emostasi.
Il numero elevato dei pazienti, con un aumento annuo stimato in tutta Italia intorno al 10%, ha visto un progressivo sovraffollamento dei Centri emostasi, tradizionalmente deputali alla sorveglianza e gestione di questi pazienti, rendendo necessaria l'individuazione di interventi, anche di tipo organizzativo, volti al decentramento dell'attività.
Il Centro TAO di Macerata opera con un bacino di utenza di circa 1.800 pazienti, al servizio dell’intera ZT 9 e parte della ZT 8.
Il Centro era nato negli anni 80 come centro ambulatoriale ospedaliero, dove la determinazione del PT INR veniva eseguita da un infermiere da puntura digitale e la terapia veniva prescritta dal medico e consegnata al paziente insieme all'indicazione al prossimo controllo.
Dal 2005 il Centro, tramite la Zona ed in collaborazione con i Comuni, ha organizzato un sistema di dislocazione periferica del monitoraggio TAO.
I pazienti possono recarsi alle sedi distrettuali dei Comuni di Treia, Montecassiano, Pollenza, Corridonia, Sarnano, Macerata e Tolentino ed avere la determinazione immediata del PT INR con coagulometri portatili utilizzati da personale infermieristico.
Il risultato viene dato in cartaceo al paziente ed inserito nel sistema gestionale informatico.
Il medico nel corso della stessa mattina invia il piano terapeutico e la data del controllo successivo.
L'attivazione di questo servizio è previsto anche per il comune di Caldarola.
Per i pazienti domiciliari, esclusivamente nel distretto di Macerata (per circa 200 persone), viene effettuata la determinazione PT INR da digitopuntura, per tutti gli altri pazienti domiciliari gli infermieri eseguono il prelievo venoso. La determinazione del PT INR viene eseguita nel Laboratorio di coagulazione di Macerata e la terapia inviata via fax o per posta elettronica ai pazienti.
Le terapie prescritte nel 2010 sono state 20.831 presso l'ambulatorio ospedaliero e 19.410 quelle per i pazienti territoriali (i dati di attività del Centro si possono leggere in una tabella allegata depositata agli atti).
Si tratta dì un'attività aumentata negli anni in modo esponenziale, difficile da continuare a garantire dal centro, utilizzando le stesse modalità. Nel corso degli ultimi mesi le difficoltà di gestione, dovute all'aumento dei pazienti trattati, si sono aggiunte alle difficoltà fisiologiche dovute al naturale avvicendamento dei professionisti.
Il pensionamento di due medici ha posto il problema, ormai speriamo risolto, delle sostituzioni. Attualmente opera lo stesso numero di professionisti previsto dalla pianta organica.
Il problema è che anche nella provincia di Macerata viviamo gli stessi problemi segnalati dallo studio italiano ISCOAT, che ha focalizzato aspetti importanti delle problematiche del trattamento anticoagulante sull'anziano.
Studi di farmaco-economia sono necessari per dimostrare quanto ormai indicano dati indiretti, e cioè che un adeguato sistema di controllo clinico in strutture sanitarie dedicate è economicamente conveniente in quanto riduce le complicanze del trattamento (e quelle del non trattamento).
Va detto peraltro che non è pensabile che la gestione del paziente anticoagulato (in Italia, secondo stime indirette. è attualmente dall'1% al’1,5% della popolazione) sia affidata sempre e soltanto a Centri dì sorveglianza ospedalieri. La sorveglianza di tali pazienti è costituita da un insieme dì varie attività frutto di un approccio interdisciplinare. Una task force della Federazione dei Centri per la sorveglianza degli anticoagulanti (FCSA) e della SIMG ha provveduto alla rielaborazione della Guida alla terapia con anticoagulanti orali prodotta in precedenza dalla FCSA, rendendola uno strumento utilizzabile anche nell'ambito della medicina generale.
È necessario proseguire l'opera di sensibilizzazione dei medici di medicina generale è standardizzare le procedure di monitoraggio clinico.
Un altro punto importante riguarda l'educazione del paziente, che diviene cruciale in questa terapia che spesso lo accompagna per tutta la vita.
II problema della difficoltà di una trasmissione delle informazioni al paziente in modo facilmente comprensibile è stato recentemente affrontato in letteratura.
Due aspetti di particolare importanza attualmente in esame sono: il ruolo dei programmi informatici nella gestione di questa terapia; il valore dell’autovalutazione e dell'automonitoraggio della terapia anticoagulante da parte del
paziente con coagulemetri portatili, ciò alla luce dei positivi risultati di tale approccio nella recente letteratura.
I Centri di sorveglianza della terapia anticoagulante operanti nel territorio italiano gestiscono un elevato numera di pazienti e già da anni ricorrono a programmi informatici per la gestione della terapia.
Oltre a fornire proposte di terapia basate su algoritmi prestabiliti, tali programmi permettono di tenere un archivio elettronico di lutti i pazienti che si riferiscono al Centro.
In letteratura esistono studi che hanno dimostrato l'efficacia di tale gestione rispetto a quella tradizionale, ed un risparmio di tempo da parte del personale sanitario.
Ad esempio l'impiego dei coagulometri portatili nella gestione della terapia anticoagulante orale ha il vantaggio di consentire una misura dell'lNR veloce e al di fuori del laboratorio (distretti ospedalieri periferici, comunità, medici di medicina generale, pazienti stessi).
I monitor sono costituiti da una unità di misura di piccole dimensioni (a volte tascabile) e da una striscia reattiva delle dimensioni di una carta di credito, che contiene la tromboplastina tissutale e ioni calcio in forma liofila. Il campione in esame è costituito da una goccia di sangue capillare o venoso non citratato che viene posta dall'operatore nella zona reattiva della striscia. Il tempo dì coagulazione viene poi convertito automaticamente in INR mediante i parametri di calibrazione inseriti dal fabbricante nel codice della striscia reattiva.
La possibilità di gestire la TAO in tutto o in parte al di fuori degli ambienti tradizionali (laboratorio e medico proscrittore) è stata presa in considerazione già alla fine degli anni ’80 negli Stati Uniti. Tuttavia è negli ultimi anni che questo tipo di gestione sta ricevendo consensi sempre più vasti. Soprattutto in Germania. Ciò è dovuto essenzialmente alla disponibilità di apparecchi portatili per la misura dell’INR sempre più affidabili e dal continuo aumento del numero dei pazienti, che rende inevitabile il decentramento della gestione della TAO.
Sono stati pubblicati studi clinici, condotti in Austria (Watzkc.2000), Olanda (Cromhheccke.2000, Gadisseur.2003) e Italia, che dimostrano come l’autogestione sia almeno di pari efficacia rispetto alla gestione tradizionale. Le conclusioni sono però basate su end-point surrogati (valutazione del tempo trascorso in range terapeutico). Restano ragionevoli margini di incertezza che potranno essere fugati da studi clinici con end-point basati sulla valutazione degli eventi avversi.
La FCSA ha stabilito linee guida di riferimento per la gestione della terapia anticoagulante al di fuori dei modi tradizionali, esistono infatti diversi tipi di decentramento nella sorveglianza della TAO. Sono i seguenti.
1) Gestione completamente assistita dal Centro di sorveglianza.
Il paziente si reca in un centro periferico (distretto) collegato con il Centro di sorveglianza, dove trova un operatore sanitario (di solito infermiere) che si occupa di ricevere il paziente, raccogliere le informazioni utili alla conduzione della terapia (eventi avversi, formaci interferenti, ecc.), eseguire il test di laboratorio (strumento portatile o coagulometro tradizionale), trasmettere tutti i dati di interesse al Centro, dove il medico proscrittore elabora la proposta terapeutica e la trasmette al paziente.
2. Gestione completamente assistita dal medico di Medicina generale.
In questo caso il paziente si reca dal medico di Medicina generale che esegue, egli stesso, il test con apparecchio portatile e prescrive contestualmente la terapia.
3. Gestione parzialmente assistita.
Il paziente (o un suo congiunto) esegue direttamente il test di laboratorio al suo domicilio (apparecchio portatile), trasmette il risultato (insieme a tutte le altre informazioni di interesse) al medico dei Centro di sorveglianza o al medico di Medicina generale che elabora la proposta terapeutica e la trasmette al paziente.
4. Gestione autonoma.
Il paziente (o un suo congiunto) esegue direttamente il lesi di laboratorio al suo domicilio (apparecchio portatile) ed elabora autonomamente la proposta terapeutica sulla base di un algoritmo ad hoc.
Tutti le opzioni sono in teoria praticabili, ma implicano livelli diversi di organizzazione e problematiche solo in parte comuni.
Riguardo alla gestione completamente assistita dal Centro di sorveglianza, la responsabilità ricade interamente sul Centro stesso. È importante che l'operatore periferico sia adeguatamente allenato ad eseguire il test nella maniera carretta. Se si tratta di uno strumento portatile è importante che l'addestramento avvenga sotto la diretta responsabilità del laboratorio del Centro. Lo strumento deve essere sotto la diretta responsabilità del laboratorio del Centro, che provvede anche alla esecuzione dei controlli di qualità interna ed esterna.
Riguardo alla gestione completamente assistita dal medico di Medicina generale, la responsabilità ricade sullo stesso medico di Medicina generale, che oltre a conoscere le problematiche della TAO dovrà essere adeguatamente addestrato all’uso dello strumento portatile con tutte le implicazioni che esso comporta. L'addestramento dovrebbe avvenire a cura del fabbricante della strumento o a cura del Centro di sorveglianza se i medico lavora in collaborazione con quest’ultimo. La responsabilità dei controllo della qualità dei risultati sarà del medico di Medicina generale.
La gestione parzialmente assistita, invece, comporta un livello organizzativo più complesso dei precedenti, se si considera che il test sarà eseguito dal paziente o da un suo congiunto, quindi da operatori non professionali. In questo caso bisogna prevedere un livello di istruzione dell'operatore adeguato all'importanza dell'operazione che egli dovrà eseguire. La responsabilità dell'addestramento dovrà essere del fabbricante e/o dei Centro di sorveglianza o del medico di Medicina Generale. La responsabilità del controllo della qualità dei risultati sarà del paziente, assistito dal Centro di sorveglianza a dal medico di Medicina generale.
Infine in merito alla gestione autonoma. Per quanto riguarda l'uso dello strumento valgono le stesse raccomandazioni di cui alla gestione parzialmente assistita. In aggiunta, in questo tipo di gestione, è necessario sviluppare adeguatamente i problemi relativi all'algoritmo per l'autoprescrizione. Sarebbe auspicabile un algoritmo uniforme in maniera da consentire una gestione standardizzata della terapia. La responsabilità dell'applicazione corretta dell'algoritmo è ovviamente del paziente, che dovrà però essere messo in condizioni di ben operare dal Centro e/o dal medico di Medicina. generale mediante apposite sedute di addestramento e assistenza continua.
Alcune regioni hanno organizzato sistemi decentrati per la gestione della TAO. Nel 2008 la Regione Toscana, ad esempio, ha emanato una delibera che stabilisce le linee guida per una corretta gestione dei pazienti in TAO, allo scopo di garantire requisiti minimi di qualità e sicurezza per tutti i pazienti, siano essi seguiti in strutture centralizzate che in periferia. Sono stati identificali i punti chiave per una corretta gestione, quali percorsi e tempi stabiliti, continuità di cure tra ospedale e territorio e tracciabilità del percorso con materiale scritto,
Ad esempio, nella realtà della provincia di Parma è stato messo a punto ed attuato un modello che vede il coinvolgimento diretto e completo dei medici di Medicina generale che, attraverso un percorso formativo dedicato, la fornitura di strumento portatile ed il collegamento telematico con il data base comune ai quattro Centri emostasi presenti a livello provinciale, vengono messi in grado di comportarsi come un Centro di sorveglianza. Sulla base dell'analisi dei risultati ottenuti è stato evidenziato che i medici di Medicina generale sono stati in grado di offrire ai propri pazienti una prestazione sovrapponibile a quella erogata da Centri specialistici.
Il progetto, avviato nel 2002, ha visto al 30 giugno 2011 la partecipazione di 107 medici di Medicina generale che assistono complessivamente 1.939 pazienti.
In sintesi, il medico di Medicina generale aderente al progetto effettua una presa in carico condivisa dei propri pazienti, già in carico ai Centri emostasi provinciali, individuati dai Centri come eleggibili alla gestione integrata.
II medico di Medicina generale esegue direttamente la determinazione periodica ambulatoriale (o domiciliare, in caso di pazienti non in grado di recarsi all’ambulatorio dei proprio medico) dell’INR, effettua direttamente la prescrizione terapeutica, consegna il referto al paziente e gli comunica l'appuntamento per il successivo controllo.
Il Centro emostasi di riferimento rimane comunque sempre disponibile per eseguire, nel corso dell’anno, con richiesta dettagliata, ogni ulteriore controllo che il medico di Medicina generate ritenga necessario per la comparsa di problemi inerenti la gestione della TAO in situazioni complesse.
Si tratta di modelli ben sperimentati, sicuramente perfettibili, ma da tenere in considerazione per un futuro razionale dei Centri, sempre nell'ottica di offrire un servizio ottimale ai pazienti che necessitano di TAO.
Questo excursus è semplicemente per chiarire che esistono anche altre vie, ampiamente descritte in letteratura, alla gestione diretta dei pazienti in terapia anticoagulante da parte dei centri TAO. Il Centro di Macerata, con una grande esperienza, offre un servizio di ottima qualità assistenziale. E però possibile ampliare l’offerta, cosi come richiede l'aumento della domanda, ricorrendo anche a modelli assistenziali diversi.
A completamento di quanto sopra c'è da aggiungere che un gruppo di lavoro, coordinato dall'ARS e con il coinvolgimento di medici specialisti e dei medici di Medicina generale, ha predisposto un documento che verrà approvato con delibera di Giunta entro la fine dell’anno.
Erminio MARINELLI. Io stamattina, Assessore, pensavo di avere una risposta a questa nostra interrogazione, non pensavo di partecipare a un corso di ECM! La sua risposta, infatti, è stata proprio un corso per medici, quindi, per cortesia, Presidente, provveda a darmi dei punti che mi sono obbligatori come medicina di base, perché qui è stata letta la relazione dell'AIPA che tutti conosciamo o per lo meno la conosce chi si è interessato di questo problema.
La mia interrogazione, invece, era molto semplice. Tiene cioè conto dell'essenzialità del servizio e di tutte le motivazioni di cui alla relazione dell'AIPA, che appunto l'Assessore ha confermato e che quindi dà anche più valore a quanto da me scritto nelle premesse.
Le persone che vanno in pensione vengono sostituite oppure no? Punto! Lei, Assessore Mezzolani, come assessore della Giunta regionale, che cosa ha fatto nello specifico? Perchè il fatto che la relazione AIPA parli della terapia anticoagulante o a che serve e come viene fatta, a me è parsa una disquisizione medica che, ripeto, può essere capita solo da chi è medico – a me ha fatto pure piacere, ho ripassato quello che ho studiato trentacinque anni fa –. Io vorrei sapere chi ha scritto questa risposta, perché non è questo il modo di affrontare il problema dal punto di vista politico, come non è neppure il modo di mandare un Assessore sulle considerazioni che ho prodotto nella mia interrogazione. Un Assessore deve dare risposte, ma non su che cosa serve la TAO o su come questa viene realizzata.
Certo, il servizio di Macerata è indispensabile, l'ho detto io e l'ha detto l'Assessore a più riprese. Ci sono tanti pazienti di tutta la provincia che vanno in questo Centro. Vengono effettuati 120 prelievi giornalieri. C'è la possibilità con ogni coagulometro portatile di arrivare anche a domicilio. Però c'è anche un problema effettivo per il pensionamento di due professionisti. Allora vorrei sapere che cosa la Regione pensa di fare. Pur nelle difficoltà economiche. Nel piano socio-sanitario era prevista questa sostituzione. Io non penso che questo servizio lo si potrà chiudere, in parte si potrà intervenire magari spostando delle professionalità, tenendo conto, tra l’altro, che adesso si parla di area vasta.
Ma di tutto questo non se ne è parlato. Assessore, che cosa sia la TAO probabilmente la Consigliera Ciriaci non lo sa, non è certo un suo argomento, come magari non lo sa il Consigliere Natali in quanto avvocato, ma certamente non è così per me, anzi, io sono d'accordissimo con quanto è stato detto nella relazione. Come pure parlare del fatto che negli ambulatori dei medici di famiglia si possano allargare le competenze. Insomma, sono discussioni che si fanno da tempo, ma questo è un discorso che deve essere affrontato con i sindacati ecc. e non in maniera strumentale.
Io invece voglio sapere, perché la risposta non l'ho avuta, se le professionalità di questo servizio essenziale verranno sostituite, come e quando.
Quindi, Assessore, la risposta che mi ha dato è veramente insufficiente e negativa. Ma il nostro territorio di Macerata la esige. Io di questa risposta mi sento veramente infastidito. E’ sicuramente una risposta medica, a cui do 30 e lode, ma dal punto di vista politico ci vede costretti a presentare un’ulteriore interrogazione.
Proposta di legge regionale n. 91 (testo base)
“Disposizioni regionali in materia di multifunzionalità dell'azienda agricola e diversificazione in agricoltura”
Proposta di legge regionale n. 68
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 91 ad iniziativa della Giunta regionale e la proposta di legge n. 68 ad iniziativa del Consigliere Latini, abbinate.
Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Acacia Scarpetti.
Luca ACACIA SCARPETTI. Ho l'onore di essere relatore di una legge che considero molto importante per una serie di elementi. Recepisce una modifica del codice civile, che non è cosa da poco, e recepisce una legge nazionale del 2006, ma soprattutto regolamenta in senso più ampio una categoria che ha un estremo bisogno di aiuto, l'agricoltura. Lo dice il titolo stesso “Disposizioni regionali in materia di multifunzionalità dell'azienda agricola e diversificazione in agricoltura”. Significa che le Regioni, con i passaggi normativi che ho appena ricordato, ossia il codice civile e la legge nazionale, con questo strumento ampliano il raggio di azione e quindi la possibilità di fare reddito delle aziende agricole. Una categoria, ripeto, che ha un estremo bisogno di aiuto.
Qualche domenica fa Report su Rai3 ha spiegato perché purtroppo oggi gli agricoltori prendono 13-15-18 euro al quintale per il grano mentre qualche anno fa ne prendevano il doppio, allora la nafta per lavorare in campagna costava la metà. Altro dato molto significativo, direi quasi simpatico, anche se analizzato è drammatico, è il fatto che nel dopoguerra per andare a caccia un agricoltore doveva impegnare il reddito di due quintali di grano invece oggi lo deve impegnare per circa 70 quintali.
Quindi è una categoria fortemente penalizzata. Ma con questa legge la Regione Marche gli apre uno spiraglio. In che modo? Permettendo a chi vi lavora, pur rimanendo nel campo del settore agricolo, di fare qualcosa in più. Basta avere un ettaro di terra, rispettare i rapporti di connessione, cioè far capire che quello che offri è fortemente vincolato alla produzione, che poi puoi fare una serie di attività quali agriturismo, agricoltura sociale, vendere direttamente i prodotti, trasformarli e manipolarli, produrre energia, lavorazioni in conto terzi. Inoltre si possono fare, che a mio parere è la cosa più importante vista anche la drammaticità dei fatti degli ultimi giorni – funzioni di manutenzione, sistemazione del territorio, salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, cura e mantenimento dell'assetto idrogeologico, ovviamente con incarichi e sistemi contrattuali con l'ente pubblico. E questa io la considero veramente una rivoluzione copernicana, perché dà una risposta puntuale; l'ente pubblico può toccare territori più lontani, più bisognosi di manutenzione e in termini di necessità sociale di chi vi risiede. In ultimo può fare anche la trasformazione dei prodotti agricoli conto terzi e può condurre, rispettando un certo iter, aziende faunistico venatorie.
Un elemento importantissimo di questa legge, che appunto valuta il tessuto marchigiano, è anche legato al fatto che l’offerta di prodotti deve essere associata a prodotti del territorio. Almeno l'80% dei prodotti che queste aziende agricole potranno sottoporre alle lavorazioni elencate devono essere del territorio marchigiano. Dunque un altro punto fondamentale per dare una risposta concreta a quello che è uno slogan molto comune in campo agricolo e non solo, ossia, la filiera corta, chilometri zero. Ecco, questo è un incentivo fortissimo a questo slogan, che è una necessità ed anche green economy.
Un’altra rivoluzione importantissima di questa legge è l'introduzione del concetto di agricoltura sociale. Chi cioè fino a ieri ha fatto agricoltura ordinaria, oltre alle cose che ho appena detto, può aprire la sua azienda al sociale. Sicchè c’è tutta una serie di attività legate al sociale, che appunto è una risposta ad una necessità fortissima.
L'agricoltura è una delle attività più premianti in termini di recupero, di mantenimento, di aiuto a categorie svantaggiate, quindi in questo filone può fare servizi educativi didattici per la costituzione di agri-asili, agri-nidi, centri per l'infanzia e similari, con attività ludiche e di aggregazione che mirano alla scoperta del mondo rurale e dei cicli biologici e produttivi.
Tra i servizi sociali e assistenziali rientrano attività di riabilitazione, ospitalità e integrazione sociale rivolte ad anziani, soggetti con disabilità, dipendenti da alcool o da stupefacenti, traumatizzati psichici, ex detenuti.
Inoltre tra i servizi socio-sanitari rientrano le terapie assistite con gli animali, le terapie con prodotti agricoli in produzione nell’azienda, le terapie con medicine naturali o non convenzionali.
In ultimo, sempre sull'aspetto del sociale, si potranno svolgere lavorazioni tipiche delle strutture e dei servizi che corrispondono a quelle individuate dalle vigenti normative regionali di settore e dai regolamenti di cui all’articolo 32.
Non parliamo di uno strumento che permetterà di stravolgere l'azienda agricola, l'azienda agricola sarà sempre l'attività prevalente di questi soggetti, però è anche vero che potranno integrare il loro reddito e la loro attività, e quindi una presenza continua sul territorio con le fonti di attività appena elencate.
Secondo me è un grossissimo passo avanti sotto molteplici punti di vista: una presenza garantita nel territorio, una risposta sociale, un’opera di compensazione e di complementarità verso queste attività e che non ha precedenti a livello normativo.
Mi auguro che il testo venga approvato; tra l’altro eravamo tutti qui quando numerose categorie agricole vennero in Aula per denunciare il loro stato di sofferenza, per denunciare lo stato di abbandono che sentono nei loro confronti, come pure denunciare alcune questioni, su cui però la Regione non poteva dare risposte perché sono di valenza nazionale o europea. Dobbiamo quindi fare quello che ci spetta, sicchè con questa legge diamo una risposta concreta a quell'esigenza che abbiamo vissuto solo poche settimane fa in quest'Aula.
Graziella CIRIACI. Come gruppo di minoranza abbiamo accolto e modificato in Commissione questa legge. E l'abbiamo accolta anche con entusiasmo considerato che è il recepimento di una legge nazionale, la n. 96 del 2006, che prevede a tutti gli effetti una evoluzione dell'imprenditoria agricola.
Questa proposta di legge rivede la normativa regionale sull'agriturismo, la l.r. n. 3/2002, a seguito appunto dell'approvazione della legge quadro nazionale n. 96/2006.
Nel contempo la modifica dell'articolo 2135 del codice civile ha ampliato il ventaglio delle attività considerate agricole e lo stesso imprenditore agricolo si caratterizza come soggetto inserito in un contesto economico, sociale e territoriale anche con compiti di presidio, tutela e valorizzazione delle risorse ambientali.
Per questo la proposta ha cercato anche di rivedere l'ambito delle attività che possono essere esercitate dall'imprenditore in connessione all'attività agricola e che possono rientrare nell'ambito della multifunzionalità.
Il riconoscimento della multifunzionalità agricola costituisce una importante opportunità economica e un valore strategico per lo sviluppo delle stesse imprese, perchè collegato al mantenimento del paesaggio e dell'ambiente, alla qualità alimentare e dei servizi alla persona. In particolare, con l'attività di agricoltura sociale si è cercato di realizzare un collegamento ed un avvicinamento tra le politiche agricole, sociali e formative.
E' stato introdotto, inoltre, il concetto della diversificazione, da intendere come la possibilità di sviluppare tutta una serie di iniziative che sebbene completamente lontane dall'agricoltura vera e propria si possono integrare con essa, allo scopo di aumentare le opportunità di creare reddito per la famiglia agricola.
E' da evidenziare che la proposta è finalizzata a valorizzare la funzione dell'impresa agrituristica e ad accrescerne le potenzialità turistiche sotto il profilo della salvaguardia e della valorizzazione del nostro bel territorio in cui l'impresa agricola ha la propria sede.
In questo contesto la proposta di legge costituisce l'occasione per ampliare le attività potenzialmente esercitabili dall'imprenditore agriturista dal punto di vista culturale e di protezione e valorizzazione del territorio rurale a rischio di spopolamento e di abbandono.
Si prevede, in particolare, la possibilità di ampliare le attività agrituristiche anche attraverso la fornitura di servizi ricreativi, sportivi, divulgativi o culturali, nonché la realizzazione di fattorie didattiche che consentono di avvicinare i giovani alla cultura dell’agricoltura e dei suoi prodotti, alla conoscenza del territorio rurale e in generale per conoscere quel legame esistente tra le tradizioni alimentari gastronomiche e il patrimonio storico e culturale. Quindi insegnare anche ai giovani che si deve dare un valore aggiunto alle nostre produzioni
Resta evidentemente fermo il rapporto tra il fondo agricolo e l'attività ricettiva e di ristorazione che l'imprenditore agriturista può svolgere. Nel senso che la proposta di legge si basa sul fondamento del principio di connessione tra le attività agrituristiche e quella agricola che, ai sensi dell'art. 4 della proposta, deve rimanere principale.
Questo rapporto di principalità è definito sulla base del computo del tempo di lavoro impiegato per le attività agrituristiche, che deve risultare inferiore a quello previsto per le attività tradizionali agricole.
Si sottolinea che le modifiche apportate dalla terza Commissione rispetto al testo proposto dalla Giunta regionale, riguardano una sostanziale semplificazione delle procedure, che renderà più semplice e più veloce l'apertura di nuove attività.
Gli imprenditori che si intendono volgere l'attività agrituristica presentano al Comune dove hanno sede gli immobili la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). Nella SCIA devono essere indicate le attività che si intendono esercitare con i relativi limiti, nonché le utenze annuali e i periodi di apertura.
E' da rilevare, inoltre, che la Commissione ha apportato modifiche inerenti la capacità ricettiva delle aziende agrituristiche e sulle disposizioni in materia di somministrazione di alimenti e bevande.
La proposta di legge rivede, infatti, aumentandoli, i valori relativi alla capacità ricettiva rispetto a quelli previsti dalla legge regionale n. 3/2002: i posti letto passano infatti dagli attuali 35 a 40, elevabili a 55 delle aree montane e in quelle ricomprese nei parchi regionali e nazionali. L'azienda agrituristica potrà inoltre ospitare fino a 20 piazzole per la sosta in spazi aperti, purchè la superficie agricola utilizzabile, vale a dire destinata alla coltivazione, sia almeno di 3 ettari.
Per quanto riguarda la somministrazione di alimenti e bevande, al fine di valorizzare al massimo il rapporto tra il territorio agricolo marchigiano e l'attività di ristorazione posta in essere, l'art. 6 della proposta di legge pone dei precisi vincoli di provenienza dei prodotti utilizzati dall'azienda agrituristica, che per una percentuale del 30% devono derivare direttamente dalle produzioni dell'azienda stessa.
A questa percentuale si aggiunge un 30% relativo a prodotti regionali che siano tracciati o comunque tracciabili e che devono provenire da aziende agricole delle Marche, quindi produzioni certificate DOP, IGP, STG (specialità tradizionale garantita), DOC, DCG e IGT.
Questo in sostanza significa che l'80% del prodotto utilizzato da una impresa agrituristica marchigiana deve essere di provenienza del territorio regionale.
Dichiaro quindi, a conclusione, il voto favorevole del nostro gruppo.
Massimo BINCI. Ritengo positiva questa proposta di legge in quanto raccoglie le istanze degli operatori del campo agricolo, raccoglie le difficoltà di questa fase economica drammatica, che è ancora più drammatica per chi appunto lavora in agricoltura.
Dando la possibilità alle imprese agricole di fare quello che di fatto fanno tutti i giorni e di applicare quella multifunzionalità tanto declamata, ma oggi spesso bloccata dalla burocrazia, le stesse potranno vedere aumentare il proprio reddito, partendo appunto dalle attività giornaliere e dalle risorse della terra su cui lavorano.
Su questa proposta di legge c’è un articolo che riguarda l'agriturismo, ma di fatto la legge sull'agriturismo non viene abrogata. Secondo me bisognerebbe allora ragionare sull'inserimento di tutti gli aspetti dell'agriturismo all'interno di questa legge, andando così all'abrogazione di quei falsi agriturismi, di cui è piena la nostra regione, che nei fatti sono solo semplici attività commerciali. Nel senso che possono certamente continuare a fare la loro attività ma solo come attività commerciale. Altrimenti questa multifunzionalità delle imprese agricole non riuscirà mai a partire. Vorrei che si riflettesse su questo.
Molto positiva, invece, è l'istituzione delle fattorie didattiche.
Un aspetto a mio parere da tenere in considerazione – la legge lo prevede con il passaggio in Commissione - è il regolamento di attuazione. Dovrà esserci infatti un adeguato confronto con le associazioni del mondo agricolo. Inoltre l'attenzione dovrà essere rivolta anche verso la sburocratizzazione. Affinché cioè questa legge possa avere effetti non deve esserci un'eccessiva burocratizzazione che poi costringe le aziende a sostenere costi di tipo amministrativo. Altrimenti ancora una volta non riusciremo a raggiungere l'obiettivo più grande, ovvero quello di dare strumenti alle piccole imprese agricole, soprattutto quelle ubicate in territori fragili come quelli interni o montani, affinchè possano rimanere custodi del territorio in cui svolgono la propria attività.
Dunque secondo me nel regolamento di attuazione si dovrà fare in modo di non aumentare i vincoli burocratici. E sopratutto bisogna fare in modo ci sia l'accessibilità a poter attuare forme di intervento di multifunzionalità da parte delle piccole e piccolissime imprese agricole dei territori più fragili da un punto di vista economico, territori, però, che hanno una maggiore valenza ambientale seppure con maggiori criticità.
Raffaele BUCCIARELLI. Dichiaro subito che non voterò a favore di questa legge, come ho fatto in Commissione. Penso sia contraddittoria. Non soddisfa cioè le esigenze dell'agricoltore vero e, viceversa, scontenta le esigenze di chi vede nell'attività ricettiva e di ristorazione, gli agriturismi, un concorrente sleale. Quindi scontenta uno e non soddisfa le esigenze dell'altro.
Tanto è vero che sul piano normativo non viene abrogata la legge sugli agriturismi, inoltre anziché parlare di multifunzionalità a 360 gradi anche in Commissione per quanto riguarda l'attività turistica si è parlato sopratutto di ricettività, di somministrazione di pasti, di disponibilità di posti letto o di piazzole.
Oltretutto per realizzare quanto prevede la legge ritengo occorra un'iniziativa, un'attività politica nel senso alto del termine, perché finora non c'è stata.
Per esempio l'articolo 2, lettera g) è stato dichiarato, giustamente, molto positivo e d'avanguardia dai due relatori di maggioranza e minoranza, anzi, direi dai due relatori di maggioranza, perchè la relazione fatta dalla Consigliera Ciriaci penso sia stata ancora più puntuale, ha riportato motivazioni molto più precise, quindi in questo caso possiamo dire che questa Regione ha una maggioranza variabile. Comunque, tornando all’articolo 2, lett. g), le attività ivi elencate sono già previste dalla legge sulla montagna del 1998. Ma io sfido chiunque di noi a trovare un Comune, una Provincia o la stessa Regione che abbia appaltato direttamente, come prevedeva la legge, per un importo massimo di 300 milioni di lire (allora c’era ancora la lira) ad agricoltori o associazioni di agricoltori lavori per la manutenzione del territorio. Non è stata attuata! Però ora noi la riproponiamo e diciamo quanto siamo bravi.
Quindi, vedete, non bastano le norme, basta una serie di attività quotidiane di relazioni, di rapporti, di tessitura delle varie iniziative.
Così anche per quanto riguarda le fattorie didattiche, che sicuramente non sono una novità a livello nazionale nè tanto meno lo sono nella nostra regione. Ma da noi non sono state mai realizzate politiche di incentivo, non è stato mai realizzato un colloquio costruttivo e formativo tra le scuole e il mondo dell'agricoltura.
Torno all'aspetto che è stato più discusso in Commissione.
La nostra agricoltura si contraddistingue per la limitata dimensione delle aziende. E' vero che c'è il principio di connessione che vincola tutto alla superficie delle aziende, ma io sfido qualunque agricoltore ad aprire un agriturismo con 55 posti letto. Nessun agricoltore sarà in grado di fare questo. Nessuno! A meno che non si voglia camuffare per agriturismo altre iniziative. Per carità, legittimo e degno.
Così come nessuno riuscirà a rispettare i parametri che vediamo nella legge che parlano della somministrazione di 80 pasti, perchè significa che in un giorno sono 160 pasti (se ci sono 80 clienti a pranzo poi per cena l'agriturismo sicuramente non è che può mandarli via).
Chi allora può essere in grado con i piccoli appezzamenti delle nostre aziende di rispettare i parametri che ci siamo dati? Ecco dunque che è una legge contraddittoria, è una legge che scontenterà sia gli uni che gli altri.
Infatti l'ultimo emendamento proposto riguarda proprio i controlli che devono fare i Comuni. Però i Comuni – anche questo ci è stato detto nelle audizioni – non sono in grado, per ovvii motivi politico elettorali, di fare i controlli, di far rispettare le norme in modo rigido, come invece sarebbe necessario.
Addirittura c'era un emendamento che diceva che con tre ettari di terra si possono costruire 20 piazzole per camper, e c'era chi, americaneggiando, proponeva case con le ruote – negli Stati Uniti d'America questa è una moda molto usata anche per trasferire la propria residenza momentaneamente –. Ecco, se ci trovassimo di fronte a cinque agricoltori che hanno appezzamenti di terra vicino e attuassero questa legge, noi avremmo 100 piazzole con 300-400 camper o tende, così avremmo il nostro bel paesaggio da un lato con una bella esposizione di pannelli solari, dall'altro pieno di tende, di camper o di roulotte. Evviva l'agricoltura! Evviva chi deve vivere della coltivazione del proprio territorio!
Dunque queste sono le motivazioni – forse qualche volta ho anche estremizzato – che non mi fanno votare a favore di questa legge. E’ una legge che sul piano dell'immagine può far pure cassa, ma che poi sul piano della sostanza sarà di difficile attuazione e sicuramente agli agricoltori non porterà niente in più.
Cosa diversa è invece l'agricoltura sociale. Qui c'è una bella novità. Una novità, però, anche questa, che avrebbe avuto un'altra valenza – ne abbiamo discusso anche in Commissione - se avessimo fatto per questo una legge ad hoc. Il riconoscimento del valore sociale dell'agricoltura lo avremmo potuto porre al centro di una discussione e al centro di un progetto di sviluppo alternativo di questa nostra regione, di cui c'è tanto bisogno, ove avremmo dovuto mettere il territorio e gli operatori che vi operano, ossia gli agricoltori. Ma questo non è avvenuto, nonostante sia stato richiesto dal collega Cardogna.
Quindi per tutti questi motivi non voterò questa legge. Pur comprendendo che c'è bisogno di fare chiarezza sugli agriturismi e che c’è sopratutto bisogno di affermare il concetto di multifunzionalità dell'agricoltura, che sicuramente questo insieme di norme non afferma nè valorizza.
PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Perazzoli, ne ha facoltà
Paolo PERAZZOLI. Ritengo che la Commissione abbia fatto un buon lavoro. Quando si contrappone, ci si lamenta perché si contrappone, allora anche quando si fa un lavoro positivo bisognerebbe darne atto. Nella speranza poi che un buon lavoro non venga annullato da successivi atti impropri. Prendere infatti ad esempio casi limite, che nelle Marche saranno non più di uno o due, per smontare il contenuto positivo di una legge, è un’azione che non condivido, perché si ha comunque la libertà eventualmente di votare contro.
Ho più volte detto in quest’Aula che per non rendere vano il passare degli anni si dovrebbe diventare tutti un po’ più saggi. Voglio dire, cioè, che qui spesso alle parole che diciamo poi non siamo mai conseguenti nelle azioni che bisogna mettere in campo. Puntualmente ogni volta che avvengono dei disastri naturali si incolpano i sindaci dei luoghi in cui questi si verificano, quando invece le cause stanno a monte. Ad esempio una delle cause fondamentali è il fatto che un certo tipo di agricoltura che garantiva in passato una adeguata manutenzione sul territorio oggi non c’è più. E del resto non ritornerà, sarebbe anche ingiusto pensare di tornare in agricoltura a forme di lavoro ormai superate. Oggi la tecnologia è andata avanti e quindi è diversa anche la condizione, la dignità del lavoro, per cui tornare indietro non sarebbe possibile, è inaccettabile.
Ma purtroppo anche nell’ipotesi ci dovesse essere un ritorno verso il settore dell’agricoltura dobbiamo avere consapevolezza che certe problematiche non potranno essere risolte d’amblé; per esempio oggi la ripulitura dei fossi viene fatta con i mezzi meccanici, mentre una volta veniva fatta manualmente con la zappa, è per dire, cioè, che tutto va rivisto in modo diverso.
Detto questo, l’obiettivo che si pone questa legge, che speriamo di aver raggiunto, è quello creare le opportunità per migliorare il reddito dell’impresa agricola. Nei giorni scorsi ho letto – non ricordo se fosse Pratesi o Emiliani – un articolo che diceva che bisogna trovare forme di integrazione per incentivare gli attuali coltivatori e i giovani a tornare a lavorare in agricoltura. Ecco, è proprio questo un modo serio, sicuramente non assistenzialistico, per cercare di dare più opportunità diversificando le attività per integrare il reddito, perché ovviamente se conviene si è motivati a rimanere nel settore agricolo.
Qualcosa oggi è cambiato, ma c’è stato un periodo in cui lavorare per produrre grano o uva non era conveniente, ossia il costo per produrre era maggiore di quello che poi era il prezzo del mercato. Se così fosse chi rimarrebbe in campagna? Uno non può sicuramente lavorare per rimetterci.
Noi quindi con questa legge siamo convinti di aver raggiunto un equilibrio ragionevole tra le esigenze della multifunzionalità in agricoltura. Inoltre, altro punto importante, vogliano evitare quella concorrenza sleale con chi svolge un’attività turistica o commerciale.
Un’ulteriore questione riguarda il controllo che spetta ai Comuni. Dobbiamo sapere che le aziende agricole e agrituristiche sono per lo più presenti nei piccoli comuni, ove i vigili, quando va bene, si contano sulle dita della mano, quindi fare il controllo è complicato. In più fare il controllo sulla veridicità di un’azienda agrituristica non è sicuramente come multare per un divieto di sosta. Però, certo, il controllo da parte dei Comuni va fatto, anzi, è una forma che va sviluppata perchè è fondamentale; ad esempio i piccoli Comuni potrebbero associarsi magari accorpando le proprie polizie municipali, insomma, vanno sviluppate le varie forme ai fini del controllo.
Così come la Finanza deve continuare a fare i suoi controlli. Io sono stato direttore della Confesercenti, quindi certamente non sono meno sensibile di altri al problema delle aziende commerciali e turistiche, però dobbiamo dire con chiarezza che il problema dell’elusione fiscale non riguarda solo gli agricoltori o le finte aziende agrituristiche, è una malattia endemica, brutta, drammatica di questo nostro Paese, è una delle ragioni che ci ha portato nella grave situazione in cui ci troviamo. Quindi va sicuramente combattuta in tutti i settori.
Concludo sottolineando ancora una volta che è una buona legge, magari come altre leggi avrà forse anche bisogno di essere in futuro rivista, ma comunque abbiamo fatto un buon lavoro. Ecco perché ritengo vada espresso un voto favorevole.
Roberto ZAFFINI. La multifunzionalità è sicuramente importante perché ricorda un po’ la costituzione antica della famiglia patriarcale ove all’interno venivano svolte tutte le mansioni, dall’educazione al sociale, dalla cultura alla manutenzione territoriale e al dissesto idrogeologico. Che sono tutte quelle caratteristiche positive che si potevano vedere anche in questa normativa di legge, ma forse qui si è andati al di là riguardo all’aspetto turistico, ricettivo. Aspetto per il quale vediamo inserito, ad esempio, un eccesivo numero di posti letto. Pensate che a Fano abbiamo un albergo con 55 posti letto. Voglio dire cioè che siamo veramente andati oltre. Idem per i posti tavola. Solo grandi ristoranti possono coprire 80 posti a tavola.
Ritengo quindi che dal punto di vista turistico-commerciale abbiamo esagerato. Per cui recepisco anche tutti i timori della Confcommercio e delle associazioni dei commercianti e turistiche, perché effettivamente ancora una volta con questa legge si ripercuote quella vigente concorrenza sleale.
La legge ha sicuramente delle basi positive, però, ripeto, qui si va al di là, non possiamo far finta di niente, i numeri non sono teorie.
Addirittura si arriva a concedere la vendita di prodotti acquistati da terzi, sicchè si possono originare anche negozi di prossimità, di vicinato, senza obblighi fiscali, igienico-sanitari e amministrativi.
Tutte cose, queste, che a noi lasciano perplessi.
Dunque, ripeto, il titolo della legge è buono, ma il contenuto secondo me si è un po’ allargato, va al di là della tutela dell’attività agricola; ed io penso che fondamentalmente l’agricoltore voglia fare per lo più l’agricoltore.
Recentemente sono stato a una riunione ove è stata presentata la nuova PAC europea, che entrerà a regime nei prossimi anni, lì le tipologie di contributi sono addirittura sei, tra questi sono previsti contributi a ettaro per l’azienda agricola che fa manutenzione del suolo. Pertanto c’è un contributo europeo che andrà a coprire quelle aziende agricole che garantiscono la tutela del territorio e il contenimento del dissesto idrogeologico. C’è inoltre un contributo, sempre per ettaro, per le zone svantaggiate e ulteriori contributi per le imprese giovanili.
Ecco, l’Europa ci darà sicuramente una mano. Allora perché noi dobbiamo a mettere in concorrenza sleale con cose secondo me non adeguate. I numeri ad esempio, come dicevo poc’anzi, sono troppo elevati, se invece si rimaneva entro certe cifre sarebbe stato ammissibile, avremmo potuto avere, ripeto, una famiglia patriarcale che allargandosi poteva lanciarsi nel mondo del futuro, ma qui abbiamo veramente prevaricato.
Pertanto sono molto dubbioso e quindi non ho ancora deciso se astenermi o se addirittura votare contro.
PRESIDENTE. Vedo che chiede di nuovo la parola il Consigliere Bucciarelli. Faccio uno strappo alla regola, prego Consigliere.
Raffaele BUCCIARELLI. Presidente, è solo perché prima intervenendo ho detto un’inesattezza, quindi la voglio correggere, ma ovviamente il significato del mio intervento non cambia. E’ che in realtà la legge sull’agriturismo è stata abrogata dall’articolo 49, comma 8, lettera a).
PRESIDENTE. Bene. Ha chiesto la parola il Consigliere Latini, ne ha facoltà.
Dino LATINI. Cercherò di essere breve, cercando di non ripetere le cose su cui sono d’accordo. Sostanzialmente mi accomuna su ciò che ha illustrato il Consigliere Perazzoli.
Questa legge, pur non potendo o non volendo raggiungere la risoluzione di quei problemi decennali così gravi che aggravano il mondo dell’attività primaria, pone comunque fra i dati positivi la riscoperta della multifunzionalità dell’imprenditore agricolo. In un mondo divenuto ormai più che moderno si pone in luce per la prima volta la capacità di valorizzare quelle attività primarie compiute dall’uomo e che altrimenti rischierebbero di perdersi nel tempo.
Appena l’altro ieri la Confartigianato di Mestre ha prodotto un’analisi sui mestieri che andranno a scomparire e che quindi non sarà più possibile tramandare, dunque fra questi credo ci sia proprio quella attività agricola espletata nelle forme che tutti conosciamo e che sono storicamente visibili attraverso testi di agraria.
L’aspetto positivo di questa legge è che pone per la prima volta l’opportunità per l’agricoltore di sviluppare le sue potenzialità non solo in monodirezione, cioè produzione agricola e vendita del prodotto, ma anche nella capacità di fare filiera corta, di valorizzare le attività complementari a favore della pubblica amministrazione – qualcuno prima citava gli interventi a difesa dei fossi e canali –, di valorizzare le potenzialità turistiche, qui sottolineate in negativo, o comunque lo sfruttamento, diciamo, industriale, dell’attività agricola, sia per quanto riguarda la ristorazione, la vendita dei prodotti e la possibilità di alloggio.
Però io credo che questo aspetto sia complementare, non primario, a ciò che invece la legge vuole mettere in risalto, ovvero il fatto che, attraverso appunto un rinnovato impegno della legislazione sul tema del settore agricolo, l’agricoltore possa svolgere in modo dignitoso il suo compito sviluppandolo a 360 gradi.
Quello che per me è interessante, è importante, pur nelle lacune che pone questa legge, pur nelle contraddizioni per opportunità di inserimento delle singole norme nella volontà di cogliere tutti gli aspetti e profili possibili, è che per la prima volta si ritorna a sottolineare la qualità dell’imprenditore agricolo. E’ sicuramente una svolta, e lo è tanto più oggi che stiamo vivendo un momento di grande preoccupazione per il mondo del lavoro. Da un lato vi è infatti la possibilità di riconvertire quelle tante persone che pur non essendo ancora vecchi dalla campagna hanno trasmigrato verso attività industriali, ma che oggi, con la crisi occupazionale in atto, rischiano di ritrovarsi senza lavoro. Dall’altro si incentiva soprattutto l’inserimento di giovani. Quindi anche quei giovani che non sono titolari per conduzione paterna o per proprietà familiare di terreni in grado di soddisfare le esigenze economiche di sopravvivenza potranno vedere un barlume per il loro inserimento nell’ambito di una vocazione lavorativa propria.
Accanto a questo, però, voglio aggiungere che c’è un passaggio finale, o meglio, un passaggio iniziale che dobbiamo avere la forza di fare a livello di mondo politico e anche a livello di attività amministrativa regionale, ovvero su ciò riguarda la qualificazione didattica dei lavori agricoli. In futuro dovremmo pensare ad organizzazioni di scuole che siano pratiche, professionali e didattiche, ove non esca solo il diplomato di scuola superiore ragioniere o di liceo classico, ma anche una persona che abbia già qualche consistenza ed operatività pratica destinata all’attività agricola.
Certamente ci sono i licei agrari, ma oggi non sono così significativamente orientati per dare una qualsiasi formazione futura di ogni attività. Per cui una attività che non sia appunto solo quella di formazione classica, su cui peraltro ci sarà sempre di più un esubero del personale destinato ad essa.
Quindi l’interessamento che pone questa legge è quello della funzionalità nel senso globale dell’attività agricola. Come pure l’attenzione, attraverso le associazioni, a cominciare dalla Coldiretti sempre più attenta a questi aspetti importanti, verso quel microcosmo del mondo agricolo (oggi non più di vasta estensione come era originariamente con il contadino marchigiano) da cui potrà derivare – sono sicuro che in parte sarà così – una nuova spinta verso la tutela dell’ambiente, verso una coltivazione massima del nostro territorio, come pure verso quella sopravvivenza delle unità produttive che si vorranno impiegare in questo settore.
Elisabetta FOSCHI. La proposta di legge che stiamo valutando e che ci accingiamo a votare interviene sull’attività non prevalente dell’imprenditore agricolo. E questo è un controllo che dobbiamo puntualmente attuare, cioè dobbiamo verificare esattamente e puntualmente che tutte quelle attività che vengono consentite a un imprenditore agricolo e che rientrano nell’ambito della multifunzionalità rimangano settore non prevalente. Sicchè attività che non danno reddito primario all’imprenditore agricolo ma che costituiscono una fonte aggiuntiva rispetto al reddito tradizionalmente agricolo.
Non si può quindi pensare che questa Regione risponda ai problemi che ha l’agricoltura con una legge che, come dicevo, interviene su un’attività che deve essere parallela e non primaria, come appunto dice chiaramente la legge stessa.
Allora mi chiedo: la precedente legge 3/2002 che, come giustamente correggeva il collega Bucciarelli, oggi abroghiamo, in questa direzione che risultati ha prodotto? La legge sull’agriturismo, che è una parte di quella multifunzionalità che oggi andiamo ad ampliare, quanto ha aiutato gli imprenditori agricoli di questa regione ad integrare il proprio reddito? Ha centrato l’obiettivo? Ha presentato delle difficoltà?
Ecco, questo a me sarebbe piaciuto averlo ben chiaro prima di discutere questa nuova legge, eventualmente anche per correggere magari eccessive burocratizzazioni o quelle difficoltà nell’effettuare i controlli che comunque i Comuni hanno avuto.
Quindi mi sarebbe piaciuto partire da un dato di fatto, ovvero capire se la precedente legge sugli agriturismi ha portato delle agevolazioni agli imprenditori agricoli, e quindi proseguire in questa direzione oppure in altre.
Peraltro non è la Regione Marche – vorrei precisarlo al collega Zaffini - che di sua iniziativa si inventa e pone una legge, noi non facciamo altro che recepire la legge nazionale n. 63/2006 che prevede la multifunzionalità e delega poi alle Regioni la declinazione sul proprio territorio dei precisi regolamenti attuativi.
Torno al problema dell’imprenditore. Se devo guardare al settore prevalente di cui si occupa questa legge, cioè se guardo al reddito dell’imprenditore agricolo, che sappiamo benissimo essere in difficoltà per diversi motivi, bèh, dico subito che questa legge non può essere l’unica risposta. Sicuramente dà all’agricoltore la possibilità di fare altro ad integrazione di un reddito, ma dobbiamo fare anche in modo con qualsiasi strumento di far diventare questo reddito il più alto possibile. Per cui dobbiamo cercare di capire come intervenire su quel versante. Io non vorrei che la risposta della Regione Marche si limiti a voler aiutare gli agricoltori e gli imprenditori agricoli facendo una legge che interviene solo sull’attività non prevalente.
Dunque su quel versante mi piacerebbe molto ragionare. Le domande che dobbiamo porci sono: che cosa serve questa legge a un agricoltore in crisi? Quanto serve poter trasformare i prodotti? Peraltro trasformare i prodotti vuol dire, ad esempio, fare il pane dalla farina, ma significa farlo con le stesse condizioni, le stesse prescrizioni, gli stessi vincoli che hanno i fornai? Perché se così fosse metteremo gli agricoltori in condizione di soffocare. Se pensiamo che l’imprenditore agricolo o l’agricoltore debba sottostare a tutte le forti limitazioni che hanno i fornai non li aiuteremo di certo. Quindi anche su questo c’è da capire bene quali sono gli ambiti in cui ci andiamo ad inserire.
Anche relativamente alla vendita del prodotto qual è l’obiettivo primario che ci vogliamo dare? La legge vuole consentire la valorizzazione e la diffusione di un prodotto tipico e di un prodotto biologico, però non dovremmo limitarci solo a questo, altrimenti andrebbe forse nella direzione opposta. Non limitiamoci cioè solo a dire che il prodotto biologico o caratteristico di un territorio va venduto nell’azienda dell’agricoltore al quale diamo la possibilità di creare un punto vendita, ma dobbiamo fare in modo che anche il ristoratore abbia la possibilità di utilizzare il più possibile il prodotto caratteristico locale o il prodotto biologico di nostra produzione. Dobbiamo ovvero mirare ad avere la più grande distribuzione di un prodotto caratteristico, non farne solo un prodotto di nicchia di alcune rivendite.
In conclusione, ritengo che dare la possibilità ad un agricoltore di integrare il reddito primario derivante dall’attività agricola tradizionale sia una buona cosa.
Ricordo che in Commissione c’era chi poneva dubbi circa possibili conflittualità che si verrebbero a creare con altre categorie. Noi abbiamo fatto diverse audizioni e abbiamo recepito le diverse istanze di tutte quelle associazioni che seguono più da vicino la ristorazione o il settore alberghiero, dopodichè abbiamo cercato una sintesi. Mi pare che la riunione del Crel e le istanze proposte siano state recepite o comunque, ripeto, si è fatta una sintesi poi accettata sostanzialmente da tutti. Quindi il lavoro buono della Commissione è stato in questo senso.
Un’ultima cosa la voglio dire riguardo la produzione di energia. La legge in questo senso non entra troppo nello specifico, recepisce la normativa nazionale che dà la possibilità, giustamente, all’imprenditore agricolo di realizzare un impianto di produzione di energia ad integrazione del proprio reddito, che poi, quando appunto si parla di creazione di impianti di energia alternative, sarebbe la cosa più giusta e più sana. Però mi permetto di chiedere che si sollecitino magari le coperture di serre o di altri impianti che sono di proprietà degli imprenditori agricoli piuttosto che consumare ulteriori territori così come abbiamo visto fare ultimamente.
In sostanza ritengo utile la definizione di ambiti ulteriori di intervento da parte degli agricoltori. Ambiti che, ripeto, sono stati stabiliti da una legge nazionale che noi recepiamo e decliniamo. Raccomando però la Giunta di non limitarsi a questo e di intervenire sul settore primario dell’agricoltura.
Fabio BADIALI. Solo brevi commenti. Intanto debbo ringraziare tutta la Commissione per il lavoro svolto. Ringrazio il relatore di maggioranza Consigliere Acacia Scarpetti e la relatrice di minoranza Consigliera Ciriaci. Nonché gli uffici che hanno lavorato assiduamente, insieme al dirigente della Commissione dott. Misiti, per affrontare la proposta di legge ora in discussione.
Secondo me questa legge fa molti passi in avanti sia riguardo la multifunzionalità sia sull’agricoltura sociale. Noi siamo un’Assemblea legislativa quindi dobbiamo mettere in atto strumenti normativi atti a migliorare l’economia, a migliorare i rapporti fra le varie associazioni e le varie categorie.
Questa legge dà l’opportunità al mondo dell’agricoltura di fare attività che non erano consentite però in una forma che non vada in contrasto con altri settori dell’economia. Questo è l’aspetto importante. La questione del commercio, che in un primo momento era stata vista come una difficoltà, è stata portata, tramite la concertazione e grazie all’Assessore Petrini, su un piano di collaborazione. Quindi non c’è una legge contro ma pro.
La multifunzionalità è molto importante, permette di svolgere diverse altre attività senza andare ad incidere in maniera negativa su altri settori. Quindi serve per fare reddito e permette all’agricoltore di restare nel proprio appezzamento di terreno.
Per noi è infatti importante mantenere sul territorio le persone, che sono poi il presidio naturale del nostro territorio ossia quella nostra ricchezza naturale che non possiamo assolutamente perdere.
L’agricoltura, tra l’altro, non è soltanto un bene primario a fini dell’alimentazione, ma è anche un bene primario per tutto il settore del turismo. Noi abbiamo tanti monumenti e tante opere d’arte ma se a questo aggiungiamo anche un ambiente naturale perfetto potremo certamente potenziare, come del resto stiamo facendo, il turismo nella nostra regione.
Un’altra cosa che deve essere messa in evidenza sono le regole che devono essere uguali per tutti. Quindici-venti anni fa quando l’imprenditore agricolo e agrituristico ristrutturava casolari di campagna ha fatto sì una cosa molto positiva, infatti nelle nostre campagne abbiamo casolari recuperati di una bellezza eccezionale, ma sicuramente non avevano ancora compreso appieno la cultura dell’accoglienza. Oggi invece con questa proposta di legge c’è anche una valorizzazione in questo senso, ossia uno si sente propenso a fare l’agriturismo ma culturalmente è più preparato in merito all’accoglienza che è la cosa prioritaria.
Un’altra cosa importante sono i controlli che devono essere seri e approfonditi riguardo l’igiene e la sicurezza. I Comuni li devono fare in base alle normative comunali, mentre la Regione li deve fare in riferimento alle leggi regionali ed europee.
Questa legge stabilisce che i controlli devono essere fatti di frequente, come minimo una volta ogni tre anni. Per cui l’operatore agrituristico sapendo che gli arriverà comunque un controllo (oggi, domani, fra quindici giorni o quando sarà) cercherà secondo me di rispettare in maniera più attenta le regole che abbiamo messo, come quella che non debbono andare a contrastare con gli altri operatori che a loro volta hanno delle regole ben precise.
L’aver invece elevato i posti letto da 35 a 40 e da 50 a 55 nelle aree montane è soltanto un adeguamento alla normativa nazionale, la 96/2006, che addirittura dà la possibilità di arrivare sino a 60. Noi non abbiamo voluto arrivare al massimo, ma comunque un’apertura in questo senso c’è stata. Perché? Perchè se in montagna c’è un agriturismo che è operativo e che funziona bene questo va sicuramente nell’interesse di tutti. I turisti che arrivano nel nostro territorio, oltre al mare e alle città d’arte, hanno anche l’ambizione di andare nei parchi, nelle nostre colline e nelle nostre montagne. Quindi è senza dubbio un fatto positivo che non crea concorrenza ma soltanto sinergia fra i vari operatori sul territorio.
Anche l’agricoltura sociale è una novità positiva per la nostra regione, però dobbiamo trasformare questa novità in legge e con le risorse finanziarie messe a disposizione con il bilancio. So che parlare di risorse finanziarie in questo periodo è molto complicato e difficile, però è anche vero che incentivare l’agricoltura sociale significa poter dare risposte anche al problema del welfare che oggi nei territori si sta sempre di più aggravando. E quindi in campagna ad esempio gli agri-nido potrebbe essere davvero una risposta per quei lavoratori che non sanno dove portare i loro figli. Inoltre è importante anche per imparare a vivere la campagna, i nostri figli, i nostri nipoti non sanno più che cosa sia una mucca o una gallina.
Quindi tutto questo va anche nell’interesse della cultura dei nostri giovani e della nostra società.
Secondo me è dunque una buona legge, e con la competenza degli uffici e la disponibilità dell’assessorato a reperire quelle risorse minime necessarie anche la sua applicazione potrà essere altrettanto buona.
Paolo PETRINI. Con la legge che ci accingiamo ad approvare, come veniva ricordato, ottimizziamo per gli agricoltori la possibilità di cogliere tutta una serie di opportunità. Ed è un fatto rivoluzionario, e lo è perché quegli agricoltori che fino ad oggi sono riusciti ad essere tali e quindi a fare reddito pur con 100 ettari e facendo solo grano, un domani non saranno più capaci di farlo perché questo non sarà più possibile. Infatti con 100 ettari di grano un agricoltore non riuscirà a mantenere la propria azienda, perché le oscillazioni di mercato e i prezzi che tendenzialmente potranno ottenere non permetteranno la remunerazione del proprio lavoro.
Le aziende agricole vanno quindi diversificate e vanno differenziate le produzioni. Inoltre bisogna essere nel territorio con l’approccio di chi semplicemente non coltiva solamente il proprio appezzamento ma si rivolge alla comunità per offrire una serie di beni e servizi. Beni e servizi, fra l’altro, che a volte hanno un valore che va al di là di quello strettamente economico.
E noi ovviamente l’abbiamo fatto in relazione ai cambiamenti che vi sono stati anche a livello nazionale. Ma sono cambiamenti che in qualche caso abbiamo facilitato anche come Regione Marche, soprattutto per quanto riguarda, ad esempio, la possibilità per gli agricoltori di svolgere anche attività artigiane - la nostra è la prima Regione ad applicarlo - ed in particolare con la produzione di birra. Una produzione che prima non era possibile fare nelle aziende agricole, ovvero non era possibile farlo se non producendo un altro regime contabile e fiscale e che ovviamente usciva da quello agricolo.
Quindi è una legislazione che va tutta a favore dei nostri agricoltori.
A seguito di questa legge i nostri agricoltori non solo potranno fare un’accoglienza di livello qualitativamente superiore nei tanti agriturismi nati dopo la precedente legge – ricordo che gli agriturismi che abbiamo nella nostra regione sono circa 800 –, ma potranno anche qualificare questa offerta con una serie di servizi che intercettano quelle che sono le notevoli esigenze espresse dai loro clienti o dai turisti che in genere preferiscono lo spazio rurale piuttosto che quello costiero.
Inoltre attraverso questa legge offriamo una pluralità di attività che possono essere frutto addirittura di fantasia e creatività, che peraltro non abbiamo neanche elencato perché sono infinite. Come infinite sono le opportunità che possono essere colte in relazione alla natura.
Ma la questione a cui teniamo di più in termini di novità è quella legata all’agricoltura sociale. Poter fare nelle aziende agricole una serie di attività, come appunto quelle elencate in questa legge, rappresenta una ulteriore frontiera di un welfare che non riesce più ad offrire servizi sostenibili economicamente. Basti pensare, ad esempio, al diverso valore fondiario che vi è in un’azienda agricola nella fascia periurbana di Ancona piuttosto che nel centro o periferia di Ancona. Aprire un agri-asilo in un paese come Offagna non è certamente così difficile sotto il profilo economico, in relazione anche alla tariffa che si può applicare, come invece potrebbe essere se fatto al centro della città di Ancona.
E questo vale non solo per gli agri-asilo ma anche per tutta una serie di altri servizi di questo carattere che possono essere offerti alle comunità. Comunità che possono essere quelle delle aree interne che molto spesso mancano di questi servizi, ma possono anche essere comunità urbane che così potranno sottrarsi anche all’eccessiva congestione che oggi appunto caratterizza i nostri centri urbani.
E nella legge il rapporto di connessione non è basato sulla maggioranza del valore del reddito, bensì sulla quantità delle ore lavorate. Quindi potrebbe anche avvenire che si guadagni di più con una di queste attività piuttosto che con la tradizionale attività agricola. Dunque nell’analisi di questa legge anche questo è un aspetto sicuramente da valutare.
Che poi in definitiva, e anche per quelli che sono i conflitti che ha generato – pochi, devo dire, sono stati solo con alcune associazioni commerciali -, credo che vi sia la profonda consapevolezza che qui bisogna far fare sacrifici ad altre categorie per far sì che una categoria fondamentale per il benessere di tutta la comunità possa profittevolmente rimanere sul territorio. Utilizzo la parola profittevolmente perché altrimenti sul territorio non ci rimarrebbe, e quindi indirettamente l’abbandono del territorio ricadrebbe su tutti noi.
E’ una consapevolezza che hanno anche aziende rappresentate da Confcommercio e Confesercenti, con le quali ci siamo confrontati e che semplicemente volevano in maniera più equilibrata regolamentare le opportunità, quelle opportunità che poi abbiamo offerto.
Opportunità che credo siano assolutamente equilibrate, anche per come sono le caratteristiche delle nostre aziende agricole. Aziende agricole la cui maglia poderale, Consigliere Bucciarelli, è cresciuta nel tempo arrivando a sfiorare i 10 ettari. E la media dei posti letto che offriamo attraverso i nostri agriturismo oscilla tra 15 e 20.
Ma certamente non possiamo precludere alle aziende più grandi di avere più posti letto. Quindi a quelle aziende che hanno già strutture più grandi. Infatti per raggiungere l’obiettivo non è che si possono aumentare gli spazi, cioè non è che si può andare in Comune a dire che voglio raddoppiare il mio edificio rurale per avere più posti letto, uno offre i posti letto in relazione alla quantità di volume che già possiede. E dunque questa quantità di volume per alcuni nostri agricoltori è molto ampia e quindi gli consente di avere una quantità di posti letto molto più alta rispetto alla media regionale.
Credo pertanto che anche il coinvolgimento degli agricoltori, pur in quell’attività di governo del territorio, compreso l’assetto idrogeologico a cui prima faceva riferimento il Consigliere Bucciarelli, si stia intercettando. Faccio solo un esempio, il consorzio di bonifica di Macerata ha coinvolto 450 agricoltori per lavori di manutenzione dei fossi all’interno di quel piano che devono portare avanti. E qualche altro Comune l’ha già fatto in passato, foss’anche solo per il taglio dell’erba.
Insomma, credo che stiamo andando in una direzione ove il lavoro dell’agricoltore singolo o associato potrà essere di gran lunga meglio valorizzato di quanto non si sia fatto fino ad oggi.
E noi questa possibilità non è che possiamo limitarla semplicemente perché abbiamo qualche difficoltà a svolgere quei controlli che riterremo più adeguati. Nelle nostre città certamente non fermiamo il traffico laddove non riusciamo ad avere un numero di vigili sufficienti, il traffico è sempre quello, magari facciamo fare qualche straordinario oppure controlliamo meno. Quindi anche in questo caso non possiamo certo limitare l’attività e le possibilità dei singoli agricoltori solo perché non riusciamo a fare un controllo all’anno anziché uno ogni tre anni.
Credo che quello che avevamo proposto, cioè fare un controllo quadriennale, fosse tarato sulla base delle possibilità che già abbiamo a disposizione. Abbassare quel controllo passando ad esempio da quattro a tre anni o addirittura di più è naturalmente possibile, ma per poter poi effettivamente dar seguito a questa disposizione dovremo rafforzare l’ufficio, e non mi pare che con questi chiari di luna potremo andare in tale direzione.
Quindi vi invito, oltre naturalmente a votare la legge, a fare anche una riflessione ponderata sulle effettive possibilità che abbiamo al fine di soddisfare le indicazioni che consolideremo in questa legge.
Emendamento n. 4/1 del Consigliere Latini:
“1. Le attività agrituristiche devono risultare in rapporto di connessione con l'attività agricola, che rimane comunque principale. II carattere di principalità si intende realizzato quando il tempo-lavoro impiegato all'attività agricola è superiore a quello impiegato all'attività agrituristica.".
Ha la parola l’Assessore Petrini.
Paolo PETRINI. Semplicemente per dire che dal nostro punto di vista e anche dal punto di vista tecnico, tra il termine “attribuito” e il termine “impiegato” non ravvisiamo nessuna differenza.
Emendamento n. 4/2 della Consigliera Foschi. Ritirato.
Emendamento n. 6/1 del Consigliere Marangoni:
Al comma 2 il numero “30” è sostituito con il numero: “40”.
Enzo MARANGONI. Nell’ottica della valorizzazione delle tradizioni e della tipicità marchigiana e anche per il fatto che le aziende percepiscono finanziamenti in merito, diminuire la percentuale significa, secondo me, anche disincentivare ad usare le materie prime locali e quindi a produrre con le stesse materie prime.
Chiedo dunque di votare il ripristino della percentuale originaria del 40%.
PRESIDENTE. Emendamento n. 6/1. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 6/2 del Consigliere Marangoni:
Al comma 3 il numero “25” è sostituito con il numero “20”.
Enzo MARANGONI. Qui non condivido ciò che è previsto riguardo le aziende nelle aree svantaggiate, le aree montane, la percentuale di produzione aziendale viene portata al 25%. E’ vero che queste aziende sono favorite dal piano di sviluppo rurale per quanto riguarda la priorità nei finanziamenti, però c’è comunque una situazione oggettiva di svantaggio sociale, orografico, infrastrutturale che a mio avviso pesa. E quindi sarebbe opportuno mantenere la percentuale originaria.
PRESIDENTE. Emendamento n. 6/2. Lo pongo in votazione.
(…) Il Consigliere Acquaroli fa presente che ha votato a favore, quindi i voti favorevoli passano da 26 a 27.
Emendamento n. 14/1 del Consigliere Latini:
Al comma 1 è inserita la seguente lettera: “a) dare inizio all'attività entro centoventi giorni dalla presentazione della SCIA;”.
Emendamento n. 17/1 del Consigliere Latini:
AI comma 1 dell'articolo 17 le parole "Nel caso di ristrutturazione sono consentiti gli aumenti volumetrici previsti dalla normativa urbanistica comunale" sono sostituite dalle seguenti: "Nel caso di ristrutturazione sono consentiti gli aumenti volumetrici e nel caso di ricostruzione previa demolizione, come da D.P.R. 380/2001, si può concedere l'autorizzazione edilizia per locali interrati e/o seminterrati con allocazione delle attività e dei servizi agrituristici. Tale tipologia edilizia non costituisce aumento di volumetria ne alterazione paesaggistica a condizione che sia dimostrata la necessità e comunque dimensionata all'attività agrituristica connessa secondo le caratteristiche di cui all'articolo 20”.
Emendamento n. 17/2 del Consigliere Latini:
Al comma 4 dell'articolo 17 sono aggiunte, infine, le parole: "Possono inoltre essere consentite, se necessarie e dimensionate all'attività agrituristica, strutture leggere, anche semipermanenti e quindi amovibili, in armonia con l'ambiente e compatibili con gli edifici preesistenti per l'allocazione di servizi agrituristici comuni e complementari alle attività principali autorizzate anche ai fini della classificazione obbligatoria e certificazione volontaria delle strutture.”.
Articolo 18. Ha la parola il Consigliere Binci.
Massimo BINCI. Nell’articolo 18, barriere architettoniche, si dice “Ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche nelle strutture agrituristiche, si applicano le prescrizioni previste per le strutture ricettive ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 9 gennaio 1989, n. 13 (Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati), quando la ricettività complessiva aziendale sia superiore a sei camere per alloggio o a quattro piazzole per la sosta in spazi aperti o a venticinque posti per la somministrazione di pasti e bevande”. Io penso che il superamento delle barriere architettoniche legato…(…) Ah, ecco, scusate, non avevo visto, ringrazio il Consigliere Perazzoli per l’attenzione.
PRESIDENTE. Articolo 18. Lo pongo in votazione.
Articolo 19 bis. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 20/1 del Consigliere Latini:
Al comma 1 dell'articolo 20 dopo la lettera h) è inserita la seguente:
“h bis) le modalità di presentazione della SCIA”.
Emendamento n. 20/2 del Consigliere Latini:
“h ter) le modalità per l'iscrizione nell'elenco di cui all'articolo 12”.
Emendamento n. 21/1 della terza Commissione:
Al comma 1 dopo le parole “esercitati dai Comuni” sono inserite le seguenti: “a cadenza almeno triennale”.
Articolo 21, così come emendato. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 33/1della Consigliera Foschi.
Elisabetta FOSCHI. Io ho due emendamenti all’articolo 33, che però ritiro perché sono stati ricompresi negli emendamenti fatti dalla Commissione. Quindi votiamo quelli.
PRESIDENTE. Emendamento n. 33/1. Ritirato.
Emendamento n. 33/1 bis della terza Commissione:
Emendamento n. 33/2 della Consigliera Foschi. Ritirato.
Articolo 33, così come emendato. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 36/1 del Consigliere Marangoni:
Dopo il comma 3 va aggiunto il seguente:
“3 bis. La percentuale di prevalenza dei prodotti di origine dell'azienda agricola di cui la comma precedente viene stabilita con l'atto di Giunta regionale di cui all'articolo 44, comma 1, diversificandola a seconda delle tipologie dei prodotti di cui la comma 1 del presente articolo.”.
Enzo MARANGONI. L’articolo 36 parla della vendita diretta dei prodotti agricoli. Il comma 3 prevede che nell’ambito della vendita diretta i prodotti di origine dell’azienda agricola debbano essere prevalenti in termini di valore rispetto a quelli acquistati da terzi. Io propongo l’aggiunta di un comma 3 bis perché l’articolo 3 è troppo vago. Occorre una definizione di questa percentuale di prevalenza di alcuni prodotti rispetto ad altri. Questo per vari motivi. Intanto per evitare contenziosi e poi per dare qualche riferimento agli organi deputati alla vigilanza.
Quindi chiedo l’approvazione di questo emendamento che appunto aggiunge comma 3 bis, cosicchè con l’atto di Giunta regionale, di cui all’articolo 44, comma 1, si ha la possibilità di normare questo articolo in modo più dettagliato. Questo è l’obiettivo dell’emendamento.
PRESIDENTE. Emendamento n. 36/1. Lo pongo in votazione.
Articolo 42. Soppresso.
Emendamento n. 46/1 del Consigliere Marangoni:
“1 bis. Il servizio regionale competente è tenuto alla verifica periodica rispetto al mantenimento degli impegni di cui al comma 1.”.
Enzo MARANGONI. L’articolo 46 riguarda il vincolo di destinazione: “Le opere e gli allestimenti utilizzati per lo svolgimento delle attività di cui al Titolo I, Capi I e II, e finanziati ai sensi dell'articolo 45 sono vincolati alla loro specifica destinazione per la durata di dieci anni a decorrere dalla data di liquidazione finale dei contributi.”. Chiedo con questo emendamento di inserire un comma 1 bis perché a mio avviso occorre un minimo di controllo sul rispetto di tale vincolo di destinazione. Cioè occorre una verifica periodica sul mantenimento delle opere e degli allestimenti di cui al comma 1.
Fabio BADIALI. La Commissione ha detto no a questo emendamento perché è ridondante. C’è infatti quello della Commissione che prevede sopralluoghi periodici almeno triennali. Quindi è un doppione che non ha senso.
PRESIDENTE. Emendamento n. 46/1. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 48/1 della terza Commissione:
Dopo il comma 5 aggiungere il seguente comma:
“5 bis. La Giunta regionale presenta, a cadenza almeno triennale, alla competente Commissione assembleare una relazione sulle verifiche e controlli effettuati ai sensi dell’articolo 21, comma 2, e dell’articolo 33, comma 2, della presente legge.”.
Articolo 48, così come emendato. Lo pongo in votazione.
Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha la parola il Consigliere Marangoni.
Enzo MARANGONI. Io non avevo posizioni preconcette su questa legge, ho solo presentato quattro emendamenti di miglioramento, ma vista l’apertura preconcetta dei compagni dichiarata ancora prima che illustrassi gli emendamenti stessi, a questo punto cambio idea, mi adeguo alla loro posizione preconcetta e quindi voto contro.
Adriano CARDOGNA. Dichiaro il mio voto favorevole su questa proposta di legge, Mi convince l’impianto, è la prima legge regionale che tratta di multifunzionalità. E’ vero che coglie la necessità di adeguamento in materia di agriturismo a una norma quadro nazionale, però è anche vero che nell’Unione europea parla di multifunzionalità dai primi anni ‘80.
Quindi questo nostro tentativo di riportare ad organicità questioni che lungo questi decenni hanno attraversato e interrogato il mondo agricolo credo sia comunque un buon modo per sperimentare i diversi percorsi. L’Assessore ha parlato di creatività, io a questo ci aggiungo la sperimentazione, che sono comunque delle sfide a cui viene chiamato il mondo agricolo…
PRESIDENTE. Mi scusi, Consigliere Cardogna. Colleghi, non è possibile, non si riesce a seguire!
Adriano CARDOGNA. Il settore dell’agricoltura, così come richiamato nelle conclusioni dell’Assessore Petrini, che io apprezzo nella sua attività, è di così vitale importanza non soltanto per la sua stessa configurazione quanto per il mondo intero.
Dire che il mondo agricolo va sostenuto è evidente che non esonera nessuno dal confrontarsi con le problematiche e le sofferenze che lo stesso vive sia localmente come pure per una speculazione globale.
Dunque non stiamo trattando le questioni qui rappresentate sulla multifunzionalità come fossero solo dei piccoli giochi localistici ma è una sfida. Una sfida secondo me importante sia a livello concettuale che a livello ideale, che non coinvolge soltanto le nostre agricolture locali ma anche il rapporto non solo tra l’agricoltura e i consumatori ma addirittura tra coloro che l’agricoltura la fanno.
Dunque mi auguro che questa legge ci permetterà di monitorare questa sfida a cui diamo inizio, affinchè la si possa eventualmente migliorare ed aggiustare per dare risposte concrete al mondo agricolo. Un mondo che deve preservare non soltanto quel nostro diritto al cibo ma anche il nostro diritto al paesaggio e alla sicurezza.
Massimo BINCI. Solo due brevi concetti. Ma innanzitutto evidenzio il mio voto favorevole su questa legge.
Il Consigliere Cardogna diceva che il reddito agricolo va sostenuto, e sono d’accordo, però vorrei anche aggiungere un’altra cosa. Ossia che per gli agricoltori marchigiani il termine “sostenuto” è direi quasi un insulto, in quanto sono persone che lavorano tantissime ore e che rischiano in prima persona sulle loro imprese agricole. Qualunque altro imprenditore, in qualsiasi altro settore, non porterebbe avanti un’attività che non considera remunerativa. Mentre gli imprenditori agricoli, ripeto, lavorano e mettono la loro vita e quella dei loro familiari – spesso sono infatti aziende a conduzione familiare - per poter svolgere questa attività.
Dunque la legge è positiva perché dà la possibilità di valorizzare questo loro lavoro, senza obbligarli a quella produzione schiavistica che altrimenti richiederebbe il mercato.
L’unico sfogo che finora c’era erano le produzioni di mercato. Ha detto bene l’Assessore, cioè che oggi 100 ettari a monocoltura a grano produce in termini reali meno che negli anni ’60. Il prezzo del grano allora era quello che prendeva mio padre quando faceva il mezzadro negli anni ‘50, era 30 mila lire al quintale, mentre oggi il valore è di 18 euro al quintale.
Quindi è logico che per valorizzare il lavoro agricolo dobbiamo dare gli strumenti, dobbiamo liberalizzare. E dunque questa legge è giusta perché liberalizza il lavoro di chi vi lavora, quindi gli agricoltori, che così possono investire senza rischiare direttamente e senza neppure logorarsi fisicamente.
Pertanto è bene che questa legge vada avanti. E che si vada avanti, giustamente, per sperimentazioni, poi magari vedremo come aggiustare anche con i regolamenti.
Infine mi auguro, come ho già detto nel mio intervento precedente, che la regolamentazione non sia iperburocratica e costosa, ma che sia diretta semplicemente verso la tutela dei consumatori, che appunto dovranno raffrontarsi con il prodotto del lavoro agricolo, e verso le questioni della sicurezza. Due aspetti, quest’ultimi, che dovrebbero essere gli unici alla base dei controlli.
Quindi, ripeto, poca burocrazia, inoltre controlli che più che altro dovrebbero andare a verificare e direi a bloccare i furbetti se ci dovessero essere, che in genere non sono quelli che della campagna vivono bensì quelli che sulla campagna vogliono speculare.
Graziella CIRIACI. Per dichiarare il voto favorevole a questa legge. E’ infatti una legge che dà la possibilità di migliorare la qualità dei servizi, di migliorare il valore economico delle produzioni del nostro territorio. Inoltre fa chiarezza e valorizza non solo la qualità, ma soprattutto, ripeto, valorizza il modo in cui si fa servizio. Dà cioè la possibilità di poter essere professionista a chi svolge l’attività agrituristica.
Pertanto con questo miglioramento potremo anche dire che nell’agriturismo avremo un prodotto di qualità in modo totale, dal servizio al prodotto sul tavolo.
PRESIDENTE. Proposta di legge n. 91, così come emendata. La pongo in votazione.
PRESIDENTE. Consiglieri, in apertura di seduta non ho portato l’Aula a conoscenza che nella Conferenza dei Capigruppo si è deciso, diversamente dal calendario approvato dalla stessa, che martedì prossimo sarà giorno di seduta. Non era nel calendario, però il rinvio di alcuni atti della seduta odierna ci hanno fatto appunto propendere unitariamente per la seduta di martedì 15.
“Proroga della Commissione Assembleare d'Inchiesta tendente ad esaminare le vicende relative alla “Realizzazione dell'Interporto delle Marche dalla costituzione della Società Ce.MIM. agli attuali sviluppi” istituita con deliberazione assembleare 19 aprile 2011, n. 25”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di deliberazione n. 6 ad iniziativa dell’Ufficio di Presidenza. Ha la parola la relatrice Consigliera Giorgi.
Paola GIORGI. Questa proposta di deliberazione dell’Ufficio di Presidenza chiede all’Assemblea la possibilità, così come richiesto dalla Commissione stessa, di prorogare per altri sei mesi i lavori della Commissione d’inchiesta che esamina le vicende relative alla realizzazione dell’Interporto delle Marche dalla costituzione della società CeMIM agli attuali sviluppi.
La Commissione sta lavorando intensamente – lo dico anche come componente –, sta facendo un lavoro attento e scrupoloso.
Per cui questa proroga è necessaria, dopodiché entro il 18 aprile 2012 il Presidente riferirà all’Assemblea dei lavori.
Volevo anche comunicare che è giunto un emendamento da parte del Consigliere Giancarli, che è un attuale componente della Commissione, che chiede di essere sostituito con Angelo Sciapichetti. E ciò è possibile perché nella delibera di istituzione della Commissione era specificata la composizione della Commissione stessa. Quindi l’emendamento è accoglibile, ma poi ovviamente sarà l’Aula a valutare.
Chiedo quindi l’approvazione sia dell’emendamento che dell’intera proposta deliberazione.
Fabio BADIALI. Voglio innanzitutto ringraziare il Presidente Bugaro e l’intera Commissione per l’impegno ed il lavoro che si è svolto in maniera quasi ciclica ogni settimana o ogni quindici giorni.
Ora è vero che il lavoro non è stato completato, ma come componente della Commissione mi sto rendendo conto che non avremo un granchè da riportare alla discussione dell’Aula.
Quindi la proroga è necessaria perché dobbiamo comunque chiudere, però è anche vero che gli atti giudiziari sono ormai tutti completati e quindi, ripeto, non avremo un granchè da dire.
Voglio inoltre ringraziare il Consigliere Enzo Giancarli che per altri impegni lascia questa Commissione e dare il benvenuto ad Angelo Sciapichetti.
Emendamento n. 1 del Consigliere Giancarli:
Dopo le parole “fino al 18 aprile 2012” sono aggiunge in fine le seguenti: “e di sostituire il componente Enzo Giancarli con il componente Angelo Sciapichetti”.
Proposta di deliberazione n. 6, così come emendata. La pongo in votazione.
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la nomina di un componente effettivo con funzione di presidente del collegio dei revisori del consorzio di bonifica integrale dei fiumi Foglia, Metauro e Cesano. Il voto è limitato a uno.
PRESIDENTE. Prima che dichiari l’esito della votazione, ha richiesto di intervenire la Consigliera Giorgi, ne ha facoltà.
Paola GIORGI. Presidente, voglio solo dire che per questa votazione non ho espresso nessuna preferenza in quanto stiamo facendo una battaglia, nella quale crediamo, contro i consorzi di bonifica. Quindi penso sia inopportuno partecipare appunto a questa votazione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, Consigliera Giorgi, anche se così dichiarando ha violato il segreto di voto. Ha chiesto la parola il Consigliere Marangoni, ne ha facoltà.
Enzo MARANGONI. Presidente, visto che è stato concesso alla Vicepresidente dell’Assemblea legislativa delle Marche di violare il segreto, essendo un Consigliere come gli altri, per par conditio voglio violarlo anch’io. Quindi dichiaro che sulla scheda ho scritto “abolire i consorzi di bonifica oppure farli funzionare”. Grazie.
PRESIDENTE. Bene. Chiusa la discussione. Dichiaro l’esito della votazione…(…) Prego.
Francesco ACQUAROLI. Anche nel PdL c’è la volontà di abolire il consorzio e quindi l’abbiamo anche noi espresso nelle nostre schede.
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione. Votanti n. 37, schede bianche n. 8, schede nulle n. 8, schede valide n. 21.
Ricordo che l'Assemblea legislativa nel votare ha preso atto delle risultanze istruttorie contenute nel parere della prima Commissione consiliare e dell'accertamento relativo alle cause di ineleggibilità dei candidati.
Hanno ricevuto voti: Ennio Braccioni n. 16, Aleardo Fenocchi n. 5.
Proclamo quindi eletto componente effettivo con funzione di presidente del collegio dei revisori del Consorzio di bonifica integrale dei fiumi Foglia, Metauro e Cesano, Ennio Braccioni.
dei Consiglieri Latini, Pieroni
“Progetto Fileni”
del Consigliere Eusebi
“ATI a 4 per impianto allevamento avicolo industriale in C.da S. Vincenzo nel territorio del comune di Osimo”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 193 dei Consiglieri Latini, Pieroni, abbinata all’interrogazione n. 467 del Consigliere Eusebi.
Umberto TRENTA. Presidente, chiedo il rinvio di questa mozione in quanto alcuni aspetti non sono stati approfonditi, essendo una questione delicata penso sia opportuno.
Moreno PIERONI. Io non sono d’accordo su questa richiesta di rinvio del Consigliere Trenta. Ma è soltanto per un motivo, Consigliere. Cioè per il fatto che è ormai la terza volta che la rinviamo. Inoltre già nelle due sedute precedenti l’Assessore nel richiedere ai Consiglieri Pieroni e Latini il rinvio aveva preso un impegno personale di non dare l’autorizzazione regionale riguardo la VIA - (…) No, ripeto, è un impegno personale che l’Assessore aveva preso in Aula -, dopodichè è invece successo che dopo due giorni dall’ultimo rinvio gli uffici l’hanno rilasciata.
Allora, ecco, ritengo che oggi tale questione vada una volta per tutte definita. Anche perché così sentiremo dalla voce diretta dell’Assessore le motivazioni sul perché è stata rilasciata la VIA. Che credo non sia stato corretto non tanto nei riguardi dei Consiglieri Latini e Pieroni quanto nei riguardi di una città come Osimo e della sua Amministrazione e soprattutto dei tanti cittadini che vogliono chiarezza su una questione veramente così difficile.
Mirco RICCI. Un argomento come questo è abbastanza complesso, ha a che fare con la pianificazione urbanistica di un comune. E’ vero, come diceva il Consigliere Pieroni, che è ora che lo discutiamo, ma è talmente intrecciato, ripeto, alle vicende urbanistiche di un comune, alle vicende dell’industria di un comune, che mi pare che in quest’Aula non si possa discutere più di tanto.
Chiedo quindi la verifica del numero legale, in quanto è un argomento che abbisogna di essere approfondito in maniera più adeguata. Oggi mi pare non ci siano le condizioni, per altri impegni manca anche tutto il Gruppo, quindi non credo si possa andare avanti.
Umberto TRENTA. Molto garbatamente il Consigliere Ricci credo abbia percepito il significato della mia richiesta. Quindi riconfermo la richiesta di rinvio per ulteriori approfondimenti.
Paolo EUSEBI. Come dicevo ad inizio seduta tale questione suscita in me un grande imbarazzo. So per certo che gli uffici competenti erano stati messi bene al corrente che la questione andava rimandata a dopo la discussione. Quindi chi si era preso l’ impegno l’ha mantenuto. Ma il problema purtroppo è un altro, collega Pieroni. E’ cioè che questo Ente non è governato dai politici, non è nemmeno tante volte controllato dai politici. Qui siamo in piena burocrazia. La democrazia salta troppo spesso. Allora…
PRESIDENTE. Consigliere Eusebi, non vorrei interromperla, lei è sempre persona molto garbata, però il tema è che in questo momento dobbiamo decidere sul rinvio.
Paolo EUSEBI. Chiedo scusa, Presidente, finisco un attimo il ragionamento. La premessa che ho fatto ad inizio seduta mi serve per dire che ormai, sia che se ne parli oggi o fra un mese, il vulnus c’è stato. E non è stato, secondo me, un vulnus di un organismo politico. Il problema, Consigliere Pieroni, è di altra natura, è ciò che ho denunciato sin dall’inizio. E purtroppo questo fatto di oggi evidenzia ancora una volta come qui dentro ci sia una democrazia strana. Quindi, ripeto, secondo me che se ne parli oggi o fra quindici giorni non cambia nulla.
Ora cercherò di studiarmi la questione per conto mio, mi farò consegnare dall’Assessore l’intervento che aveva preparato, poi ne parleremo sui giornali, mettendo in luce ancora una volta che qui nel sistema democratico c’è qualcosa che salta.
PRESIDENTE. Grazie, Consigliere Eusebi. (…) Consigliere, la richiesta del numero legale va fatta quando si è in procinto di votare, prima si fanno tutti gli interventi.
Ha chiesto la parola il Consigliere Latini, ne ha facoltà.
Dino LATINI. Questa mozione, per carità, non vuole essere un caso di lacerazione all’interno della maggioranza. Quindi se vi è la certezza delle persone che fanno politica e che rappresentano le istituzioni che la stessa andrà in assoluto al primo punto della prossima seduta assembleare, che non è fra cento giorni bensì fra sette giorni, non ci sono problemi a rinviarla. Anche perché ciò di cui si discuterà e le posizioni che verranno fuori sono evidenti anche oggi. Semmai resta il problema essenziale, come rilevato dal collega Eusebi, delle modalità, su cui in questo momento ovviamente non entro. Siccome è un mese e mezzo che di volta in volta rinviamo, ripeto, se vi è la certezza che si discuterà al numero zero della seduta di martedì prossimo, bene, altrimenti non credo sia opportuno far perdere tempo ai colleghi proponendo altre soluzioni che però non fanno parte dell’attività e dell’iter di quest’Aula.
PRESIDENTE. Consigliere Latini, io tutto quello che potevo fare l’ho fatto, nel senso che quando mi avete chiesto di anticiparla l’ho posta come prima mozione. Invece per poterla mettere al primo punto dell’ordine del giorno, considerato peraltro che ci siamo già presi l’impegno di mettere la pdl n. 130 che oggi abbiamo rinviato, deve esserci un’espressione dell’Aula. Io mi posso impegnare nuovamente di metterla fra le prime mozioni, non posso andare oltre, se invece dobbiamo inserirla subito dopo le interrogazioni è una cosa, ripeto, che devo chiedere all’Aula.
Enzo MARANGONI. Presidente, a me sembra che in questo momento si stiano verificando delle cose interessantissime! Non so se ci avete fatto caso. Qui abbiamo due Consiglieri della maggioranza che chiedono di discutere e di votare una mozione, peraltro già rinviata in precedenza, ma il maggior partito della maggioranza di cui fanno parte fa mancare loro il numero legale. Che spettacolo! Poi abbiamo il Capogruppo dell’Italia dei Valori che interviene per la seconda volta con lo stesso tono in quest’Aula – ha fatto un intervento analogo in apertura della odierna seduta – che dice che qui c’è una strana democrazia, per usare un eufemismo, e anche una strana burocrazia. Bèh, Consiglieri presentatori della mozione e Capogruppo dell’Italia dei Valori, vi invito a questo punto ad uscire dalla maggioranza e ad entrare nell’opposizione! Prendete atto di ciò che vi sta succedendo! Cioè, voi presentate una mozione e il PD vi fa mancare il numero legale! Consigliere Eusebi, sa quanto la stimo, ma lei si lamenti per due volte…(…) Sì, però chi la gestisce la burocrazia! E insomma! L’invito che vi faccio è: siate coerenti con le affermazioni che fate!
PRESIDENTE. Consigliere Marangoni, bene, si è capito.
C’era la proposta del Consigliere Latini di iscrivere la mozione come punto 1). (…) Come? (…) Allora devo capire meglio, sta cioè chiedendo di mettere al primo punto questa mozione, no? (…) Sì, però il Segretario mi sta facendo notare che questa è la proposta, ma che prima dobbiamo procedere alla verifica del numero legare così come richiesto dal Consigliere Ricci.
Quindi vi chiedo di premere uno pulsante qualsiasi per accertare se appunto siamo in presenza del numero legale. - (...) Consigliere D'Anna, però l'appello nominale deve essere richiesto da tre Consiglieri -. Chiusa la verifica.
Presenti: Acquaroli, Ciriaci, Donati, Pieroni, Binci, D’Anna, Mezzolani, Solazzi.
Assenti: Acacia, Badiali, Bucciarelli, Bugaro, Busilacchi, Camela, Canzian, Cardogna, Carloni, Comi, Eusebi, Foschi, Giancarli, Giannini, Giorgi, Latini, Luchetti, Malaspina, Marangoni, Marconi, Marinelli, Massi, Natali, Ortenzi, Perazzoli, Petrini, Ricci, Romagnoli, Sciapichetti, Silvetti, Spacca, Traversini, Trenta, Zaffini, Zinni.
Il numero legale non è garantito, la seduta è sciolta.

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 Articolo 18

Articolo 19

Articolo 21

Articolo 33

Articolo 42

Articolo 48
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