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Timestamp: 2019-03-20 07:19:02+00:00

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Diritto commerciale - Proprietà intellettuale, industriale - Redazione P&D - 09/01/2019
Convegno Torino – 22/11/2018
INTRODUZIONE: Oggetto del diritto d’autore Le opere protette dal diritto d’autore Soggetti Diritti
DIRITTO MORALE: Diritto di paternità dell‟opera Diritto all’integrità dell’opera Diritto di rivelazione dell’autore Diritto morale dopo la morte dell‟autore
DIRITTI CONNESSI: Diritti dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive Diritti di artisti interpreti ed esecutori
Oggetto del diritto d’autore sono le opere dell‟ingegno dotate di carattere creativo. Art. 1 legge 633/1941 e suc. mod.: -“Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.
Sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opere letterarie...., nonchè la banche dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale del diritto d’autore”.
Per poter accedere alla tutela riconosciuta dall‟ordinamento l‟opera dell‟ingegno deve altresì rispettare il requisito della novità. Non sono invece previsti come requisiti la liceità, il merito o il valore dell‟opera, trattandosi di elementi di carattere soggettivo e mutevole.
Le opere dell‟ingegno constano di tre elementi: -forma esterna: l‟organizzazione delle idee, la forma che l‟opera ricopre nella sua versione originaria (es.; in una canzone: insieme di melodia, ritmo e parole); -forma interna: la forma di espressione, la sua struttura espositiva (es.; sequenza delle note); -contenuto: l‟insieme dei fatti, dei pensieri e delle idee espresse attraverso la forma. Il diritto d‟autore riconosce tutela solo alla forma (interna ed esterna) dell‟opera, non anche al suo contenuto, informativo ed espressivo. Restano dunque esclusi dalla tutela le semplici idee, il mero pensiero. E‟ tutelata l‟idea creativa che sia rappresentata all‟esterno e si consolidi in una espressione nuova, compiuta e originale, che sia il risultato di una creazione intellettuale. Non è necessario un supporto materiale, può trattarsi di un‟opera comunicata oralmente, anche se così è più difficile da provare. Non è protetta l‟idea in sé, ma la forma specifica che essa viene ad assumere in concreto (la forma dell‟opera).
Requisito del carattere creativo: la creatività, secondo la Cassazione, si riferisce alla personale e individuale espressione di un‟opera a cui è riconosciuta tutela a condizione che sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore.
Una stessa idea può essere a base di diverse opere, che sono diverse per la diversa creatività soggettiva degli autori (es.: opere pittoriche che ritraggono lo stesso soggetto). Requisito della novità: l‟opera non deve riprodurre in modo diretto o fortemente evocativo un‟opera altrui, altrimenti ricorrerebbe l‟ipotesi di plagio.
Corte di Giustizia UE, 13/11/2018, causa C-310/17
Infatti, il sapore di un alimento non può essere qualificato come «opera»
L‟«Heksenkaas» è un formaggio spalmabile con panna ed erbe aromatiche, creato nel 2007 da un commerciante olandese di prodotti ortofrutticoli e prodotti freschi. I diritti di proprietà intellettuale su tale prodotto sono attualmente detenuti dalla Levola, una società di diritto olandese, alla quale tale commerciante li ha ceduti.
Dal 2014 la Smilde, società di diritto olandese, produce un alimento denominato «Witte Wievenkaas» per una catena di supermercati nei Paesi Bassi. Considerando che la produzione e la vendita del «Witte Wievenkaas» violassero il suo diritto d‟autore sul sapore dell‟«Heksenkaas», la Levola ha chiesto ai giudici olandesi di ingiungere alla Smilde di porre fine, segnatamente, alla produzione e alla vendita di tale prodotto. La Levola sostiene, da un lato, che il sapore dell’«Heksenkaas» costituisce un’opera tutelata dal diritto d’autore e, dall‟altro, che il sapore del «Witte Wievenkaas» costituisce una riproduzione di tale opera.
Chiamato a pronunciarsi in sede di appello su tale controversia, il Gerechtshof Arnhem-Leeuwarden (corte d‟appello di Arnhem-Leeuwarden, Paesi Bassi) chiede alla Corte di giustizia se il sapore di un alimento possa beneficiare di tutela in forza della direttiva sul diritto d’autore Nella sua sentenza, la Corte sottolinea che, per essere tutelato dal diritto d‟autore a norma della direttiva, il sapore di un alimento deve poter essere qualificato come «opera» ai sensi della medesima direttiva. Tale qualificazione presuppone, anzitutto, che l’oggetto di cui trattasi costituisca una creazione intellettuale originale. Essa richiede, inoltre, un’«espressione» di tale creazione intellettuale originale.
Infatti, ai sensi dell‟Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, adottato nell‟ambito dell‟Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e al quale l‟Unione ha aderito2, e del Trattato dell‟Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI) sul diritto d‟autore3, del quale l‟Unione è parte, sono le espressioni e non le idee, i procedimenti, i metodi di funzionamento o i concetti matematici in quanto tali a poter costituire oggetto di tutela in virtù del diritto d‟autore.
Di conseguenza, la nozione di «opera» di cui alla direttiva implica necessariamente un’espressione dell’oggetto della tutela ai sensi del diritto d’autore che lo renda identificabile con sufficiente precisione e obiettività. In tale contesto, la Corte rileva che non vi è possibilità di procedere a un’identificazione precisa e obiettiva per quanto riguarda il sapore di un alimento. Su tale punto, la Corte precisa che, a differenza, ad esempio, di un‟opera letteraria, pittorica, cinematografica o musicale, che è un‟espressione precisa e obiettiva, l‟identificazione del sapore di un alimento si basa essenzialmente su sensazioni ed esperienze gustative soggettive e variabili. Infatti, queste ultime dipendono, in particolare, da fattori connessi alla persona che assapora il prodotto in esame, come la sua età, le sue preferenze alimentari e le sue abitudini di consumo, nonché l‟ambiente o il contesto in cui tale prodotto viene assaggiato.
Inoltre, non è possibile, con i mezzi tecnici disponibili allo stato attuale dello sviluppo scientifico, procedere ad un‟identificazione precisa e obiettiva del sapore di un alimento, che consenta di distinguerlo dal sapore di altri prodotti dello stesso tipo. Ciò considerato, la Corte conclude dichiarando che il sapore di un alimento non può essere qualificato come «opera» e, quindi, non può beneficiare della tutela del diritto d’autore ai sensi della direttiva.
Contro tale decisione si è osservato che anche le note musicali sono ascoltate in modo diverso da individuo a individuo e l‟ambiente circostante influisce sull‟effetto della musica. Ma ciononostante, un‟opera musicale è considerata una oggettiva espressione, tutelabile con il diritto d‟autore.
Le opere protette dal diritto d’autore:
Ai sensi dell‟art. 2 L.A.:
1) le opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, tanto se in forma scritta quanto se orale; 2) le opere e le composizioni musicali, con o senza parole, le opere drammatico- musicali e le variazioni musicali costituenti di per sé opera originale; 3) le opere coreografiche e pantomimiche, delle quali sia fissata la traccia per iscritto o altrimenti;
4) le opere della scultura, della pittura, dell'arte del disegno, della incisione e delle arti figurative similari, compresa la scenografia; 5) i disegni e le opere dell'architettura; 6) le opere dell'arte cinematografica, muta o sonora, sempreché non si tratti di semplice documentazione protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II; 7) le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II;
8) i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell'autore. Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso. 9) le banche di dati di cui al secondo comma dell'articolo 1, intese come raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo. La tutela delle banche di dati non si estende al loro contenuto e lascia impregiudicati diritti esistenti su tale contenuto.
10) Le opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico. A proposito di alcune di esse: -opere scientifiche: è protetta esclusivamente la forma espressiva, non il contenuto scientifico;
-opere fotografiche: si distingue tra opere fotografiche (opere dotate di creatività) e fotografie semplici (comunque oggetto della tutela prevista per i diritti connessi al diritto d‟autore). Il discrimen è dato dal livello di creatività. Non godono di tutela le fotografie di mera documentazione (mere riproduzioni di scritti, ecc.);
-Programma per elaboratore o software: è espressione di un insieme organizzato e strutturato di istruzioni o simboli, capace di far eseguire una funzione; restano esclusi le idee e i principi alla base di qualsiasi elemento di un programma.
Le istruzioni possono essere espresse attraverso: un codice sorgente comprensibile per l‟uomo, oppure un codice oggetto comprensibile solo dal computer.
Con il Computer software Amendment Act del 1980 fu emendato il Copyright Act degli Stati Uniti ed incluso il software come opera protetta. A questo orientamento aderirono successivamente alcuni stati europei come la Gran Bretagna e la Francia fino ad arrivare alla Direttiva Europea 91/250/CEE che ha introdotto a livello comunitario il software tra i beni tutelabili dal diritto d‟autore
L‟unica tutela prevista espressamente per il software è quella stabilita dal diritto d’autore. Si può brevettare un software?
Sì. Interpretando tale disposizione di legge si è giunti a riconoscere la possibilità di brevettare un software che abbia determinate caratteristiche. In primo luogo un software, come qualsiasi altra invenzione, per essere brevettato deve avere un “carattere tecnico”.
Deve quindi trattarsi di un software che si propone di risolvere un problema tecnico (ad esempio migliorare le prestazioni di frenata di un veicolo) ed offrire una soluzione che abbia elementi tecnici che consentono di ottenere un effetto tecnico (ad esempio l‟ottimizzazione della frenata). Si può brevettare ad esempio un programma che controlla e gestisce un forno in un impianto industriale, oppure un software che ottimizza la memoria interna di un computer. Non si può brevettare un programma che esegue dei calcoli o un gestionale; non sono normalmente brevettabili se si limitano a gestire ed elaborare delle informazioni senza produrre alcun effetto tecnico.
Art. 45, co. 2 CPI: non sono brevettabili i programmi per elaboratore “in quanto tali” (comma 3); dunque è ammessa la brevettabilità di un software, a condizione che da esso scaturisca un effetto tecnico apprezzabile esternamente. Il brevetto consente di tutelare le funzioni del software indipendentemente dal codice in cui è scritto e quindi garantisce una protezione maggiore rispetto al diritto d‟autore. La legge sul diritto di autore protegge i programmi considerandoli sostanzialmente dei testi letterari. Il diritto d‟autore protegge il codice del programma ma è comunque una buona tutela, facilmente richiamabile in giudizio nel caso in cui vi sia una copia letterale, anche parziale, del codice. Viene tutelato il codice sorgente nel linguaggio in cui è scritto e nello stesso modo è tutelato anche il codice oggetto, ovvero la traduzione del linguaggio del programma in bit o linguaggio macchina.
-opere del disegno industriale: oltre al carattere creativo (atto creativo minimo suscettibile di manifestazione esteriore, secondo un‟impronta personale dell‟autore) devono avere l‟ulteriore requisito del valore artistico (quando il prodotto, oltre ad essere espressione di una personale rappresentazione dell‟autore, si qualifichi anche come “oggetto artistico”, nel senso che ad esso sia attribuito valore autonomo nel mercato degli oggetti d‟arte, preponderante rispetto alla destinazione alla produzione industriale in serie).
Caso: Sentenza Tribunale di Torino 17/3/2017: è accolta la domanda riconvenzionale della Piaggio di violazione del diritto d’autore ad opera del modello Ves delle attrici.
Si osserva che, ai sensi dell‟art. 2, punto 10, L.D.A., sono comprese nella protezione del diritto d‟autore “le opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico”.
La forma della Vespa, caratterizzata dagli elementi sopra accertati, è senz‟altro nata come oggetto di design industriale.
Tuttavia, nel corso dei decenni, ha acquisito talmente tanti riconoscimenti dall‟ambiente artistico (e non meramente industriale), che ne ha celebrato grandemente le qualità creative e artistiche, da diventare un‟icona simbolo del costume e del disegn artistico italiano.
Ciò emerge dalle produzioni documentali della convenuta: -innumerevoli pubblicazioni, mostre, premi e riconoscimenti, esposizione presso le collezioni permanenti di prestigiosi musei quali la Triennale di Milano e il MOMA di New York ed altri in tutto il mondo, presentazioni continue in occasione di fiere, convention o eventi, tra cui il Giro d‟Italia, la Manifestazione MITO, la Maratona di Roma, le Mostre per i 150 Anni dell‟Unità d‟Italia, le sponsorizzazioni ai Nastri d„Argento del Festival del Cinema, e in tutte le principali fiere di settore, come l‟EICMA ed altre convention europee e mondiali, innumerevoli presenze anche in film, pubblicità, fotografie, che hanno come protagonista un mito, articoli dal titolo: “La rivoluzione della Vespa elettrica stella dell’innovazione a Eicma” da Corriere della Sera – motori del 9 novembre 2016 e “Gli oggetti che fecero l’impresa” da Il Sole 24 Ore del 13 novembre 2016.
Questi plurimi ed eccezionali riconoscimenti da parte di numerosi ed importanti istituzioni culturali, che annoverano la Vespa tra le espressioni più rilevanti del design, confermano il suo carattere creativo ed il valore artistico. Ed infatti il carattere creativo ed il carattere artistico di un‟opera di design vengono evidenziati e debbono essere valutati alla stregua del riconoscimento collettivo di mercato e degli ambienti artistici, considerando il successo di critica, il conferimento di premi, la presenza nei musei, la partecipazione a mostre, la diffusione di pubblicazioni sulle riviste.
In tal senso, per es.: Cass. Civ., sez. I, 13/11/2015 n. 23292 (“Il valore artistico di un'opera del disegno industriale costituisce un elemento, pur non suscettibile di definizione onnicomprensiva, che, unitamente al carattere creativo, conferisce al prodotto un valore diverso ed aggiunto rispetto a quello della sua mera .funzionalità, con conseguente possibilità di usufruire della tutela del diritto d'autore, la cui sussistenza va accertata dal giudice di merito, di volta in volta, in relazione alle peculiarità di ciascuna fattispecie, alla stregua di parametri di riferimento il più possibile obiettivi, quali: il riconoscimento che l'oggetto ha ricevuto da parte degli ambienti culturali ed istituzionali sulla sussistenza delle qualità estetiche ed artistiche, così collocandosi nella c.d. fascia alta del design, che si manifesta tramite l'esposizione in mostre e in musei, la pubblicazione in riviste specializzate non a carattere commerciale, la partecipazione a manifestazioni artistiche, l'attribuzione di premi, gli articoli di critici esperti del settore...”); Cass. Civ., sez. I, 29/10/2015 n. 22118.
E, proprio riguardo alla Vespa, così ha deciso il Tribunale de Grande Istance di Parigi, 7/2/2013. Né appare condivisibile l‟osservazione, formulata dalle attrici, secondo la quale l‟opera d‟arte dovrebbe essere tale fin dall’inizio ed essere creata proprio con l‟intento di fare un‟opera
d‟arte. Non si ritiene, cioè, che il diritto d‟autore protegga unicamente un design industriale che nella
mente dell‟autore dovesse sin dall‟origine avere carattere creativo e sia stato concepito anche a fini artistici. Un’opera di design industriale può nascere come mera forma tecnica esteriore di un mezzo industriale ed acquisire successivamente, attraverso il riconoscimento collettivo da parte del mercato e degli ambienti artistici, un valore artistico che supera la sua originaria valenza meramente tecnica e funzionale.
Il diritto d‟autore su una data opera dell‟ingegno si acquista a titolo originario attraverso la creazione dell’opera, intesa come particolare espressione del lavoro intellettuale.
Presunzione di paternità: è reputato autore dell‟opera, salvo prova contraria, chi è indicato in essa come tale nelle forme d‟uso (art. 8 L.A.). Caso del documentario. L‟azienda, al fine di ottenere una data opera dell‟ingegno, può rivolgersi per la sua creazione a un dipendente o ad un soggetto esterno collaboratore sulla base di un contratto di prestazione d’opera.
Il diritto morale spetta sempre al soggetto che ha direttamente creato l‟opera, in quanto diritto inalienabile e intrasmissibile (Trib. Torino 23/5/2013). Quanto ai diritti di utilizzazione economica, il datore di lavoro né è automaticamente titolare per i programmi per elaboratore e per le opere del disegno industriale (artt.. 12 bis e 12 ter L.A.). Negli altri casi, dipende dalle clausole contrattuali.
Diritti L’autore ha il diritto esclusivo di:
-pubblicare l‟opera; -utilizzare economicamente l‟opera in ogni forma e modo originale o derivato, nei limiti e modi fissati dalla legge (art. 12 L.A.). Il diritto morale d‟autore invece tutela la personalità dell‟autore in relazione al processo creativo che ha portato alla creazione dell‟opera.
Il diritto morale d‟autore tutela la personalità dell‟autore in relazione al processo creativo che ha portato alla realizzazione dell‟opera.
-Art. 20 L.A.: “Indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica della opera, previsti nelle disposizioni della sezione precedente, ed anche dopo la cessione dei diritti stessi, l'autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell'opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell'opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione. Tuttavia nelle opere dell'architettura l'autore non può opporsi alle modificazioni che si rendessero necessarie nel corso della realizzazione. Del pari non potrà opporsi a quelle altre modificazioni che si rendesse necessario apportare all'opera già realizzata. Però se l'opera sia riconosciuta dalla competente autorità statale importante carattere artistico spetteranno all'autore lo studio e l'attuazione di tali modificazioni”.
L’autore, indipendentemente dai diritti di utilizzazione economica e anche dopo la cessione di questi, conserva il diritto: -a rivendicare la paternità dell‟opera; -ad opporsi a modifiche dell‟opera e ad ogni atto a danno della stessa che possano essere di pregiudizio al suo onore e reputazione.
L‟autore che abbia conosciuto e accettato le modifiche, però, non è più ammesso ad agire per impedirne l‟esecuzione o chiederne la soppressione (art. 22 , c.o. 2 L.A.). In caso di opere dell‟architettura l‟autore non può opporsi alle modifiche necessarie. Ma se all‟opera è stato riconosciuto un importante carattere artistico, all‟autore spetta lo studio e l‟attuazione di tali modifiche.
Per quanto riguarda le opere collettive (come riviste e giornali), il diritto morale d‟autore spetta a chi dirige e organizza l‟opera. Resta fermo il diritto d‟autore di coloro che hanno creato le singole parti (art. 3 L.A.). L‟autore dello script di uno spot pubblicitario, realizzato successivamente da altri, in cui ne sono stati anticipati gli elementi caratteristici, va riconosciuto come coautore morale dello spot, diritto suscettibile di tutela cautelare (Trib. Torino, 31/3/2105).
Il diritto morale d‟autore è un diritto personale, che viene acquistato a titolo originario dall‟autore ed è: inalienabile (art. 22, co. 1, L.A.), intrasmissibile, imprescrittibile. Titolare del diritto morale può essere solo una persona fisica, o un gruppo di persone fisiche cooperanti, autore dell‟elaborato.
Diritto di paternità dell‟opera: diritto dell‟autore a vedersi riconosciuto come l‟autore dell‟opera e a che l‟opera riporti il nome dell‟autore. All‟autore spetta anche la facoltà di disconoscere la paternità dell‟opera. La lesione del diritto di paternità dell‟opera comporta il diritto al risarcimento del danno.
Esempi: -è violazione la pubblicazione in un catalogo della raffigurazione di un dipinto con erronea attribuzione ad altro artista (Trib. Milano 15/7/2009);
- è violazione l‟attribuzione all‟asserito autore di qualcosa che egli non ha scritto, a prescindere dalle caratteristiche positive o negative dell‟opera (Trib. Torino 9/4/2010); -non integra la violazione della paternità dell‟opera la mancata indicazione dell‟autore nell‟opera perché non può essere considerata una presunzione di indebita attribuzione della paternità dell‟opera (Trib. Bari 10/5/2010; Trib. Milano 7/11/2016);
-non integra detta violazione neppure lo sfruttamento non autorizzato dell‟opera. Qualora le modalità di sfruttamento non autorizzato non comportino l‟indicazione dell‟autore dell‟opera, la mancata menzione del nome dell‟autore non integra una presunzione di indebita attribuzione della paternità all‟utilizzatore (Cass. 4723/2006).
In caso di opera che appaia creata da due autori, senza che sia possibile distinguere il loro rispettivo contributo, nessuno dei due può proporre contro l‟altro domanda cautelare di inibitoria della rivendicazione di paternità (Trib. Milano 23/3/2005).
Diritto all’integrità dell’opera: Si tratta del diritto ad opporsi a qualunque alterazione dell‟opera che possa comportare un pregiudizio all’onore o alla reputazione dell‟autore. Dunque il diritto morale d‟autore osta non a qualsiasi modificazione, anche minima, dell‟opera, ma solo a quelle, sia sostanziali che formali, che rechino danno e pregiudichino l‟onore e la reputazione dell‟autore. Solo le modificazioni sostanziali o formali che alterino la coerenza narrativa, il significato complessivo del messaggio dell‟opera o il suo pregio artistico. Conta non tanto l‟ampiezza delle modifiche, quanto la loro incisività nello stravolgere e alterare il significato e il valore dell‟opera, in modo da recare pregiudizio alla reputazione dell‟autore. Per esempio la Cassazione ha escluso l‟illecito a fonte di tagli, pur consistenti, apportati dal produttore ad un‟opera filmica televisiva, che però ne avevano lasciata inalterata la struttura e la coerenza del racconto e il messaggio sociale che il regista intendeva proporre (Cass. 20227/2013). L‟onore è il sentimento personale dell‟autore della propria capacità creativa in rapporto ad un‟opera. La reputazione rappresenta il giudizio che altri danno del valore dell‟autore attraverso la valutazione dell‟opera. Secondo la giurisprudenza:
-sono pregiudizievoli dell‟onore e reputazione dell‟autore: .la pubblicazione di una trascrizione di un corso orale di lezioni
universitarie caratterizzate da errori (Trib. Milano 16/4/1998); .la pubblicazione da parte dell‟editore senza il consenso dell‟autore e anzi contro la sua volontà di un libro preceduto da una prefazione fortemente
critica e discordante da esso (Trib. Milano 27/11/1995); Nel caso di opera collettiva, l‟autore della singola parte vanta il diritto di aggiornare il proprio contribuito in caso di nuove edizioni dell‟opera, ex art. 20 L.A., e di opporsi a qualsiasi modificazione che possa essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.
Caso: Sentenza del Tribunale di Torino del 25/10/2013. Un architetto riferisce di aver proceduto, su incarico della Fiat Engineering (a cui la Iride aveva commissionato la costruzione della centrale termoelettrica di Moncalieri), alla creazione del progetto architettonico di tale centrale. L‟architetto si era poi accorto nell‟anno 2011 che era in corso di realizzazione in Torino, zona Vallette Nord, un progetto architettonico (per nuova centrale termoelettrica, commissionata dalla Iren spa) identico a quello creato per la centrale di Moncalieri, la cui paternità però era stata attribuita ad un ingegnere. Sosteneva l‟architetto che il progetto per la centrale di Torino Nord copiava pedissequamente il suo progetto relativo alla centrale di Moncalieri, presentando le medesime caratteristiche, linee, contorni, forma e struttura e riprendendo il medesimo concetto di “orizzonti contrapposti”, con conseguente plagio-contraffazione della sua precedente opera del Visconti. Sosteneva che erano violati i suoi diritti patrimoniali, considerato che non erano stati ceduti alla Iren i diritti di riproduzione del progetto di Moncalieri. Sosteneva inoltre che erano stati violati i suoi diritti morali dell‟autore Visconti, ai sensi dell‟art. 20 LDA, considerato che non era stata riconosciuta la sua paternità dell‟opera originaria e che le modifiche introdotte nel progetto della centrale di Torino Nord (tra cui l‟inserimento di mastodontici tubi d‟acciaio sovrastanti la facciata) e il collocamento inadatto dell‟opera avevano comportato una deformazione peggiorativa della sua idea originaria e la conseguente lesione della sua reputazione. Decisione: Il concetto di creatività dell‟opera architettonica non deve essere inteso nel senso di originalità e novità assolute, ma nel senso che l‟opera costituisca una elaborazione personale dell‟autore ed abbia un minimo di individualità rappresentativa, che sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore (Cass. civ., sez. I, 28/11/2011 n. 25173; Cass. civ., sez. I, 12/03/2004, n. 5089). Nel presente caso, il progetto architettonico elaborato dall‟architetto per la centrale termoelettrica di Moncalieri risulta essere dotato di originalità e di carattere creativo, sia tenuto conto dei riconoscimenti dello stile e della personalità artistica dell‟architetto, sia tenuto conto delle conclusioni del Collegio dei CTU sul punto (tema compositivo delle fasce orizzontali, a colori diversi contrastanti, “mitigazione delle masse edilizie di grandi infrastrutture inserite nel paesaggio”, teoria degli orizzonti sovrapposti, composizione dei volumi,“con una sua armonia chiara che determina una sostanziale originalità della centrale di Moncalieri”). A questo punto si osserva che la realizzazione della centrale di Torino Nord risulta riprodurre illecitamente il progetto dell‟architetto attore.
L‟art. 4 della LDA prevede: “Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria o artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale”.
Sono dunque tutelate dalla LDA anche le elaborazioni creative di opere originarie. A questo proposito, l‟elaborazione dottrinaria e giurisprudenziale (v., per es., Cass. cv., sez. I, 27/10/2005 n. 20925) distingue tra contraffazione (sostanziale riproduzione dell‟opera originaria, con differenze di mero dettaglio che non sono frutto di un apporto creativo, ma del mascheramento della contraffazione), elaborazione creativa tutelata ex art. 4 LDA (elaborazione dell‟opera originale con un riconoscibile apporto creativo; il suo sfruttamento economico è però soggetto al veto o consenso dell‟autore dell‟opera originaria, ex art. 18 LDA) ed elaborazione talmente creativa da diventare a sua volta opera originaria (che gode di protezione autonoma e non è sottoposta al veto dell‟autore). Si osserva, poi, che l‟art. 12 LDA, inserito nella sezione I del Capo III, relativa alla protezione della utilizzazione economica dell‟opera, prevede che l‟autore abbia il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l‟opera in ogni forma e modo. E l‟art. 18, inserito nella stessa sezione, specifica che l‟autore ha anche il diritto- economico- esclusivo di elaborare l‟opera, controllando tutte le forme di modificazione, di elaborazione e di trasformazione dell‟opera previste dall‟art. 4 su citato.
L‟autore, dunque, può controllare lo sfruttamento economico anche delle elaborazioni della sua opera.
Ciò significa che l‟autore dell‟opera, se non può impedire una rielaborazione creativa della sua opera (protetta ex art. 4, a meno che non si tratti di contraffazione, sempre illecita), può però impedire all‟autore di questa rielaborazione di sfruttarla economicamente senza il suo consenso (a meno che non si tratti della terza forma sopra indicata, cioè di un‟opera totalmente nuova. Si veda, per es.: Cass. civ., sez. I, 27/10/2005 n. 20925; Trib. Roma 11/1/2005; Pretura Pisa 11/4/1984).
Nel presente caso, dalla relazione dei CTU appare emergere che il progetto architettonico realizzato per la centrale termoelettrica di Torino Nord (firmato da un ingegnere) costituisca una riproduzione non creativa del progetto realizzato dall‟architetto attore per la centrale di Moncalieri. A questo punto, da un lato si osserva che la parte convenuta Iren spa non può essere ritenuta titolare di diritti patrimoniali sul progetto dell‟architetto, considerato:
- che la Iren ha stipulato con la Fiat Engineering contratto di appalto avente ad oggetto la progettazione e la realizzazione della centrale termoelettrica di Moncalieri; - che il committente (la Iren) acquista solo i diritti patrimoniali ricavabili dal contratto intercorso con l‟autore della progettazione e, quindi, nel presente caso, unicamente il bene (progetto riferito solo alla centrale di Moncalieri e relativa costruzione) oggetto del contratto di appalto (v., per es.: Cass. civ., sez. I, 23/12/1982 n. 7109), non anche la possibilità di utilizzare quel progetto per altre costruzioni;
- che, infatti, tra l‟altro, l‟art. 109 LDA prevede che la cessione di uno o più esemplari dell‟opera non importa, salvo patto contrario, la trasmissione dei diritti di utilizzazione regolati dalla legge sul diritto d‟autore; - che la Iren non ha provato che si sia trattato della committenza di un “progetto-tipo”, da realizzarsi in più esemplari, e non ha dimostrato, per iscritto, ex art. 110 LDA, di avere in altro modo acquistato i diritti di utilizzazione economica del progetto dell‟architetto al di là della realizzazione della centrale di Moncalieri, cioè il diritto di riprodurre detto progetto in altri ambiti costruttivi. Dall’altro lato si osserva, però, che i diritti patrimoniali sul progetto della centrale di Moncalieri non appaiono sussistere neppure in capo all‟architetto, considerato:
- che il medesimo risulta aver realizzato detto progetto come dipendente della Fiat Engineering, in qualità di Dirigente e Responsabile del Gruppo Architettura della stessa (percependo uno stipendio appunto come dipendente);
- che i diritti di utilizzazione economica dell'opera dell'ingegno, realizzata dal lavoratore dipendente nell'esecuzione delle sue mansioni, o su istruzioni impartite dal datore di lavoro, spettano al datore, in forza del contratto di lavoro, salvo che le parti non abbiano pattuito diversamente, anche in sede collettiva, con onere della prova a carico del lavoratore
- che il ricorrente non ha dato prova di una diversa pattuizione; - che è irrilevante il riferimento dell‟attore all‟art. 119, co. 4, L.A. (“L’alienazione di uno o più diritti di utilizzazione non implica, salvo patto contrario, il trasferimento di altri diritti che non siano necessariamente dipendenti dal diritto trasferito, anche se compresi, secondo le disposizioni del titolo, nella stessa categoria di facoltà esclusive”), trattandosi, nel caso dei diritti del datore di lavoro, di un acquisto a titolo originario e non di una alienazione di parte dei diritti di utilizzazione dell‟opera; Si osserva, tuttavia, che la realizzazione progettuale della centrale di Torino Nord ha comportato anche la violazione dei diritti morali dell‟autore del progetto pedissequamente copiato. Visto l‟art. 20, co. 1°, LDA , anche nel caso in cui l‟autore abbia ceduto ad altri i suoi diritti di sfruttamento economico dell‟opera, può però rivendicare sempre la paternità della sua opera e può opporsi ad ogni modifica della stessa che pregiudichi il suo onore o reputazione. Si osserva, dunque, da un lato, che, a fronte del fatto che l‟ingegnere ha firmato il progetto della centrale di Torino Nord, all‟attore spetta il diritto di rivendicare la paternità sul progetto originario, inerente alla centrale termoelettrica di Moncalieri, che è stato imitato nella realizzazione della centrale termoelettrica di Torino Nord. Dall‟altro lato si nota che i CTU hanno rilevato l‟introduzione, nella progettazione della centrale di Torino Nord, di modifiche peggiorative rispetto al progetto originario dell‟architetto. Le modifiche descritte hanno comportato una realizzazione peggiorativa del progetto originario, essendo ripresa la forma individuale di rappresentazione architettonica di Moncalieri, con una realizzazione superficiale e non chiara e dunque peggiorativa e lesiva dell‟immagine del progettista originario, arch. Visconti. Le modifiche meno rilevanti (dimensioni, finestrature e modanature verticali) non hanno un carattere necessitato, mentre l‟inserimento del grande canale a vapore è stata resa necessaria da una diversa concezione impiantistica della centrale di Torino Nord (art. 20, co. 2, L.A.). Va, però, respinta la domanda attorea, ex art. 20 L.A., di opposizione alle modifiche al progetto originario, realizzate nell‟ambito dell‟opera della centrale di Torino Nord, mediante distruzione delle parti già edificate o mediante l‟inserimento di adattamenti. Si osserva, infatti, da un lato, che la lesione della reputazione dell‟arch. Visconti, derivante dalle modifiche minori sopra indicate (dimensioni, modanature verticali, ecc.) può essere- attesa la scarsa incidenza di tali modifiche sul valore del progetto originario- riparata attraverso la pubblicità del fatto che spetta all‟attore la paternità del progetto originario e che la realizzazione presso la centrale di Torino Nord ne ha comportato un peggioramento. Ciò in applicazione dell‟art. 169 LDA, che prevede: “l'azione a difesa dell'esercizio dei diritti che si riferiscono alla paternità dell'opera può dar luogo alla sanzione della rimozione e distruzione solo quando la violazione non possa essere convenientemente riparata mediante aggiunte o soppressioni sull'opera delle indicazioni che si riferiscono alla paternità dell'opera stessa o con altri mezzi di pubblicità”.
Nè rileva il riferimento all‟art. 170 L.A. (“L’azione a difesa dei diritti che si riferiscono all’integrità dell’opera può condurre alla rimozione o distruzione dell’esemplare deformato, mutilato o comunque modificato dell’opera, solo quando non sia possibile ripristinare detto esemplare nella forma primitiva a spese della parte interessata ad evitare la rimozione o la distruzione”), perché nel presente caso non è stata modificata l‟opera originaria dell‟attore, ma, venendo realizzato (in forma peggiorativa) il suo progetto originario nell‟ambito di un‟altra opera architettonica, è stato leso il suo diritto di paternità sul progetto originario e la sua immagine, riparabili, come detto sopra, mediante adeguati sistemi pubblicitari e mediante il risarcimento dei danni non patrimoniali.
Dall‟altro lato, l‟attore non può opporsi alla modifica consistita nella costruzione del grande canale a vapore, trattandosi di intervento necessitato da motivazioni tecnologiche e impiantistiche, come sopra rilevato, con conseguente applicazione dell‟art. 20, co. 2, prima parte, L.A.
Diritto di rivelazione dell’autore: L‟autore di un‟opera anonima o pseudonima ha sempre il diritto di rivelarsi e di far conoscere in giudizio la sua qualità di autore (art. 21, co. 1, L.A.). Nonostante qualunque precedente patto contrario, gli aventi causa dell'autore che si sia rivelato ne dovranno indicare il nome nelle pubblicazioni, riproduzioni, trascrizioni, esecuzioni, rappresentazioni, recitazioni e diffusioni o in qualsiasi altra forma di manifestazione o annuncio al pubblico (art. 21, co. 2, L.A.). L‟autore può anche chiedere tutela del proprio pseudonimo-maschera (per esempio nel caso di estromissione del proprio pseudonimo dal novero dei coautori di un‟opera costituente riedizione di quella precedente, Trib. Milano 29/11/1995).
Diritto morale dopo la morte dell‟autore: Dopo la morte dell'autore il diritto previsto nell'art. 20 può essere fatto valere, senza limite di tempo, dal coniuge e dai figli e, in loro mancanza, dai genitori e dagli altri ascendenti e da discendenti diretti; mancando gli ascendenti ed i discendenti, dai fratelli e dalle sorelle e dai loro discendenti (art. 23, co. 1, L.A.). L'azione, qualora finalità pubbliche lo esigano, può altresì essere esercitata dal Presidente del Consiglio dei Ministri, sentita l'associazione sindacale competente (art. 23, co. 2, L.A.). I diritti d‟autore sono diritti personali, non trasferibili mortis causa. I soggetti predetti, dunque, esercitano un diritto proprio, quello di difendere la stima sociale e l‟immagine dell‟autore non più in vita. Non tutte le facoltà si trasmettono agli eredi, ma solo quelle che possono essere esercitate senza l‟apporto personale e diretto dell‟autore. In particolare, non è trasmissibile la facoltà di chiedere il riconoscimento dell‟importante carattere artistico di un‟opera architettonica in funzione dello studio e attuazione delle modifiche dell‟opera stessa (art. 20, co. 2, ultima parte). Art. 24 L.A.:
.Il diritto di pubblicare le opere inedite spetta agli eredi dell'autore o ai legatari delle opere stesse, salvo che l'autore abbia espressamente vietata la pubblicazione o l'abbia affidata ad altri.
.Qualora l'autore abbia fissato un termine per la pubblicazione, le opere inedite non possono essere pubblicate prima della sua scadenza.
.Quando le persone indicate nel primo comma siano più e vi sia tra loro dissenso, decide l'autorità giudiziaria, sentito il pubblico ministero. E' rispettata, in ogni caso, la volontà del defunto, quando risulti da scritto. Il diritto di rivendicazione o di disconoscimento della paternità di un‟opera spetta solo all‟autore di essa e alla sua morte può essere fatto valere, quale diritto proprio, dagli eredi (Trib. Milano 22/7/2016).
In tal senso Trib. Milano 1/7/2004: l‟attività di autenticazione di un‟opera d‟arte, risolvendosi nell‟attribuzione all‟autore della paternità di un‟opera o nel disconoscimento della provenienza dall‟autore, può essere svolta solo previa autorizzazione dell‟autore o, dopo la sua morte, dai suoi eredi.
Il diritto morale dell‟autore, dopo la sua morte, può essere fatto valere disgiuntamente dai soggetti su indicati, secondo l‟ordine ivi previsto (per esempio il Tribunale di Napoli, 18/4/1997, aveva negato alla sorella di Massimo Troisi, Rosaria, la legittimazione ad agire, essendo ancora in vita il padre Alfredo- che precede nell‟ordine i fratelli/sorelle-).
Sentenza del Tribunale di Torino del 26/2/2010
La società attrice – che opera da molti anni nel settore del commercio di opere d‟arte moderna e contemporanea - ha convenuto in giudizio Maria Beatrice Merz e Maria Luisa Truccato, rispettivamente figlia e vedova del Maestro Mario Merz deceduto nel 2003, per sentir accertare e dichiarare “l‟autenticità e l‟attribuibilità al maestro Mario Merz dell‟opera d‟arte “Luoghi senza strada” 1968-1979, diametro 200 cm., tecnica: metallo, catrame e neon”.
Maria Beatrice Merz e Maria Luisa Truccato si sono costitute in giudizio chiedendo il rigetto della domanda, premetetndo che il rifiuto di riconoscere l‟opera oggetto di causa quale opera del Maestro Mario Merz non derivava dalla necessità di tutelare interessi personali ma dalla volontà di tutelare il nome e l‟opera di Mario Merz del quale sono le uniche eredi.
Viene esclusa la carenza di legittimazione passiva delle convenute che le stesse adombrano richiamando il disposto dell‟art. 64 del d. lgs. 42/2004. Tale norma, infatti, rubricata “attestati di autenticità e di provenienza”, riguarda la documentazione attestante l‟autenticità o la probabile attribuzione e la provenienza o, in mancanza, la dichiarazione recante tutte le informazioni disponibili sull‟autenticità o la probabile attribuzione o la provenienza dell‟opera che, chi esercita l‟attività di vendita al pubblico di opere d‟arte o di oggetti d‟antichità, deve rilasciare all‟acquirente.
Le convenute Maria Luisa Truccato e Maria Beatrice Merz, invece, sono state convenute in giudizio ai sensi dell’art. 23 LdA, norma che, come è noto, prevede la legittimazione attiva del coniuge e dei figli dell‟autore nell‟azione di rivendica della paternità di un‟opera dopo la morte del suo autore, che legittima i soggetti in essa indicati anche ad agire per il disconoscimento della paternità di un‟opera attribuita al loro congiunto (Tribunale di Milano, 25 novembre 2005) e quindi anche a resistere nei giudizi che, come nel caso, sono diretti a sentir dichiarare l‟attribuibilità ad un autore di una determinata opera. Alla fine, poiché gli elementi che parte attrice ha portato all‟attenzione del Tribunale - singolarmente o complessivamente considerati - non consentono di ritenere provata l‟attribuibilità a Mario Merz dell‟opera per cui è causa, la domanda formulata dalla parte attrice deve essere respinta.
Per diritti connessi all‟esercizio del diritto d‟autore si intendono quei particolari diritti che la legge attribuisce non all‟autore dell‟opera dell‟ingegno, ma a diversi soggetti che hanno avuto un ruolo in alcune fasi connesse alla fruizione dell‟opera da parte del pubblico e al suo sfruttamento economico.
Tra i diritti connessi più importanti: -i diritti dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive o sequenza di immagini in movimento (art. 45 e 78 ter L.A.);; -i diritti riconosciuti agli artisti interpreti ed esecutori (artt. 80-85 bis L.A.); -i diritti relativi alle fotografie (artt. 87-92 L.A.; si tratta delle fotografie semplici; i diritti esclusivi spettano al fotografo o, in caso di contratto di impiego o di lavoro, al datore di lavoro o committente; se invece sono opere dell‟ingegno, seguono le norme del diritto d‟autore, art. 2 n. 7 L.A.). Altri diritti connessi riguardano: gli inediti pubblicati dopo la scadenza del termine di tutela del diritto d‟autore; le edizioni critiche e scientifiche di opere di dominio pubblico; i bozzetti di scene teatrali, ecc.
Diritti dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive o sequenza di immagini in movimento. Soggetti: ai sensi dell‟art. 45 L.A., l‟esercizio dei diritti di utilizzazione economica dell‟opera cinematografica spetta al produttore, cioè colui che ha organizzato la produzione dell‟opera (si tratta di attività imprenditoriale, caratterizzata da investimenti). Art. 78 ter L.A.
Può essere sia una persona fisica che una persona giuridica. Vale la stessa cosa per il produttore di fonogrammi (art. 72 L.A.). Si presume produttore chi è indicato come tale sulla pellicola cinematografica (o chi risulta nel registro tenuto dalla Siae, art. 103 L.A.; fino a prova contraria).
Il produttore ha il diritto esclusivo (art. 78 ter L.A.) di autorizzare la riproduzione, la distribuzione, il noleggio e prestito e la messa a disposizione del pubblico dell‟originale e delle copie dell‟opera. La durata di questi diritti connessi è di cinquanta anni.
Oggetto del diritto, secondo la giurisprudenza relativa all‟art. 78 ter, sono: opere cinematografiche, filmati pubblicitari, videoclip musicali, programmi televisivi, documentari, sequenze di immagini in videogiochi, fiction televisive.
Diritti di artisti interpreti ed esecutori
Si considerano artisti interpreti ed artisti esecutori gli attori, i cantanti, i musicisti, i ballerini e le altre persone che rappresentano, cantano, recitano, declamano o eseguono in qualunque modo opere dell'ingegno, siano esse tutelate o di dominio pubblico (art. 80 L.A.). E inoltre (art. 82 L.A.): 1) coloro che sostengono nell'opera o composizione drammatica, letteraria o musicale, una parte di notevole importanza artistica, anche se di artista esecutore comprimario;
2) i direttori dell'orchestra o del coro; 3) i complessi orchestrali o corali, a condizione che la parte orchestrale o corale abbia valore artistico di per sé stante o non di semplice accompagnamento.
L‟elenco di cui all‟art. 82 non è tassativo, non contiene un numero chiuso, considerato l‟art. 80 (“tutti coloro che eseguono in qualunque modo opere dell‟ingegno”). E‟ stata riconosciuta la qualità di titolari di diritti connessi a: soggetti creatori di effetti sonori speciali (c.d. rumoristi; Cons. Stato 25/1/2007); ai musicisti che accompagnano una cantante di successo in una tournée, qualora non sia un mero accompagnamento privo di apporto creativo.
Gli interpreti ed esecutori hanno il diritto esclusivo di autorizzare (art. 80 L.A.):
.la fissazione delle loro prestazioni artistiche e la riproduzione delle fissazioni,
.la comunicazione al pubblico delle loro prestazioni dal vivo via etere, via satellite, via cavo, compresa la modalità streaming attraverso la televisione via cavo on demand o su internet, a meno che le stesse siano già oggetto di una fissazione e allora spetterà all‟artista interprete un compenso (lettera c);
.la messa a disposizione del pubblico delle fissazioni e delle relative riproduzioni (lettera d: anche il caso del c.d. downloading, copie digitali). Gli artisti interpreti ed esecutori hanno il diritto di opporsi (sin dal d.lgs. 68/2003, così sostituito l‟art. 81 L.A.) alla comunicazione al pubblico o alla riproduzione della loro rappresentazione, che possa essere di pregiudizio al loro onore o reputazione.
Per es.: la distribuzione di compact disc recanti registrazioni particolarmente carenti di opere musicali eseguite dal vivo (in tal caso è violato il diritto d‟autore e anche i diritti connessi degli interpreti, con conseguente violazione degli artt. 20 e 81 L.A.).
Gli artisti che sostengono le prime parti nell‟opera hanno diritto a che il loro nome sia indicato nella comunicazione al pubblico (onde evidenziare il ruolo svolto dall‟interprete). L‟art. 84 L.A. disciplina il compenso spettante all‟artista esecutore.
L‟art. 85 L.A. disciplina la durata dei diritti connessi: 50 anni (il d.lgs. 22/2014, in attuazione della Direttiva UE 2011/77 ha innovato, portando al durata fino a 70 anni in determinate ipotesi).
Con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 39 astenuti, il Parlamento Europeo ha trovato, in data 12 settembre, un accordo sul testo della proposta di direttiva per la riforma del diritto d’autore nel mercato unico digitale (Direttiva n. 2016/0280,così detta riforma del Copyright): si apre dunque una nuova fase di negoziati con Consiglio dei ministri e Commissione al fine di arrivare alla definitiva approvazione del testo.
La necessità di una riforma dell’attuale disciplina del diritto d’autore
è oggettiva; lo sviluppo del web e dei social media rende, infatti, sempre più veloce la circolazione di contenuti ed informazioni e la disciplina legislativa, ancora basata sulla concezione tradizionale dei mezzi di diffusione, non è più adeguata.
Inoltre è necessario armonizzare le varie legislazioni nazionali.
La DIRETTIVA (su cui si lavora dal 2016) è composta da 5 Titoli e 24 articoli. In particolare, il Titolo I contiene disposizioni generali che precisano l'oggetto e l'ambito di applicazione della normativa. Il titolo II riguarda misure atte ad adeguare eccezioni e limitazioni all'ambiente digitale e al contesto transfrontaliero. Il Titolo III contiene misure per migliorare le pratiche di concessione delle licenze e per garantire maggior accesso ai contenuti. Il Titolo IV contiene tutte le misure per creare un mercato funzionante per il diritto d'autore ed, infine, il Titolo V contiene le disposizioni finali relative alle modifiche di altre direttive, per armonizzarle con quest'ultima.
Nel nuovo contesto generale - che ha rafforzato il ruolo di Internet quale principale mercato per la distribuzione e l'accesso ai contenuti protetti dal diritto d'autore - i titolari di diritti incontrano notevoli difficoltà al momento in cui cercano di concedere una licenza e di essere remunerati per la diffusione online delle loro opere. Ciò potrebbe mettere a rischio lo sviluppo della creatività europea e la produzione di contenuti creativi.
Occorre perciò garantire – secondo la Commissione Europea – che gli autori ed i titolari di diritti ricevano una quota equa del valore generato dall'utilizzo delle loro opere e di altro materiale. Da un lato, allora, il Titolo III prevede misure volte a migliorare le procedure di concessione delle licenze e a garantire un più ampio accesso ai contenuti.
E’ poi previsto un nuovo diritto di equo compenso agli editori, dovuto dai servizi online come Google e Facebook La tematica è stata ampiamente discussa e i diversi operatori coinvolti (giornalisti, editori, musicisti) hanno più volte, e per diverse ragioni, espresso perplessità in merito ai contenuti della proposta.
Per esempio, vi sarebbe per gli editori un compenso in caso di pubblicazione di snippet. Lo snippet è quell'anteprima che compare - per esempio su Google News - di fianco al link con le notizie. Il compenso è quanto i servizi online dovrebbero pagare agli editori giornalistici per sfruttare a fini commerciali quest'anteprima. Titolo IV, Articolo 11
1.Gli Stati membri riconoscono agli editori di giornali i diritti di cui all'articolo 2 e all’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29/CE per l'utilizzo digitale delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico. 2.I diritti di cui al paragrafo 1 non modificano e non pregiudicano in alcun modo quelli previsti dal diritto dell’Unione per gli autori e gli altri titolari di diritti relativamente ad opere e altro materiale inclusi in una pubblicazione di carattere giornalistico. Essi non possono essere invocati contro tali autori e altri titolari di diritti e, in particolare, non possono privarli del diritto di sfruttare le loro opere e altro materiale in modo indipendente dalla pubblicazione di carattere giornalistico in cui sono inclusi. 3.Gli articoli da 5 a 8 della direttiva 2001/29/CE e la direttiva 2012/28/UE si applicano, mutatis mutandis, ai diritti di cui al paragrafo 1. 4.I diritti di cui al paragrafo 1 scadono 20 anni dopo l'uscita della pubblicazione di carattere giornalistico. Tale termine è calcolato a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di pubblicazione.
L'art. 11, dunque, nello specifico stabilisce una tutela giuridica armonizzata per gli utilizzi delle pubblicazioni giornalistiche. Tra le pubblicazioni di carattere giornalistico rientrerebbero i quotidiani, le riviste settimanali o mensili di interesse generale e i siti web di informazione. Per l'utilizzo digitale di tali pubblicazioni, gli Stati membri riconoscono agli editori i diritti di cui agli artt. 2 e 3 della direttiva 2001/29/CE. Per meglio chiarire, quindi, ciò significa che anche gli editori di giornali godranno del diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione di opere (art. 2) o la messa a disposizione del pubblico (art. 3).
Questo è visto da molti come un possibile pericolo alla libera circolazione dell'informazione, perché i grandi gruppi editoriali potrebbero, distorcendo lo spirito della Direttiva, operare un controllo sull'informazione digitale ed autorizzare solo alcune pubblicazioni a scapito di altre.
Titolo IV, Articolo 13
Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti 1.I prestatori di servizi della società dell‟informazione che memorizzano e danno pubblico accesso a grandi quantità di opere o altro materiale caricati dagli utenti adottano, in collaborazione con i titolari dei diritti, misure miranti a garantire il funzionamento degli accordi con essi conclusi per l‟uso delle loro opere o altro materiale ovvero volte ad impedire che talune opere o altro materiale identificati dai titolari dei diritti mediante la collaborazione con gli stessi prestatori siano messi a disposizione sui loro servizi. Tali misure, quali l‟uso di tecnologie efficaci per il riconoscimento dei contenuti, sono adeguate e proporzionate. I prestatori di servizi forniscono ai titolari dei diritti informazioni adeguate sul funzionamento e l‟attivazione delle misure e, se del caso, riferiscono adeguatamente sul riconoscimento e l‟utilizzo delle opere e altro materiale.
2.Gli Stati membri provvedono a che i prestatori di servizi di cui al
paragrafo 1 istituiscano meccanismi di reclamo e ricorso da mettere a disposizione degli utenti in caso di controversie in merito all‟applicazione delle misure di cui al paragrafo 1. 3.Gli Stati membri facilitano, se del caso, la collaborazione tra i prestatori di servizi della società dell‟informazione e i titolari dei diritti tramite dialoghi fra i portatori di interessi, al fine di definire le migliori prassi, ad esempio l'uso di tecnologie adeguate e proporzionate per il riconoscimento dei contenuti, tenendo conto tra l‟altro della natura dei servizi, della disponibilità delle tecnologie e della loro efficacia alla luce degli sviluppi tecnologici.
Dunque le piattaforme online saranno obbligate a introdurre filtri sui contenuti pubblicati sul web dai propri utenti, qualora non abbiano fatto accordi specifici con i detentori del diritto d'autore. Questa disposizione, che si applica a tutti i soggetti, secondo alcuni equivale a introdurre una censura preventiva, nel tentativo di filtrare contenuti protetti da diritto d'autore.
Se non è ben prevista l‟esenzione per le piccole imprese, l'obbligo di filtri preventivi rischia di penalizzare soprattutto le piccole piattaforme online e i nuovi entranti (privi della capacità economica di Google di realizzare questi strumenti automatici). E quindi può essere un boomerang per la competizione e l'innovazione del mercato digitale.

References: Art. 1

Art. 45
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 20
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 4
 art. 18
 art. 4
 Cass. 
 Cass. 
 art. 110
 art. 20
 Art. 24

Sentenza 
 art. 2
 Art. 78
 art. 103
 Articolo 11
 Articolo 13