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Timestamp: 2019-02-16 07:48:34+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 14 gennaio 2014, n. 629. È giustificato il recesso dell’acquirente dal preliminare di compravendita se il venditore non rilascia il certificato di abitabilità dell’immobile, in quanto si tratta di un requisito essenziale del bene idoneo ad incidere sulla sua funzione economico-sociale - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 14 gennaio 2014, n. 629. È giustificato il recesso dell’acquirente dal preliminare di compravendita se il venditore non rilascia il certificato di abitabilità dell’immobile, in quanto si tratta di un requisito essenziale del bene idoneo ad incidere sulla sua funzione economico-sociale
Sentenza 14 gennaio 2014, n. 629
1.2 – Il motivo, ai limiti dell’ammissibilita’ in relazione alle prescrizioni di cui all’articolo 366-bis cod. proc. civ. applicabile ratione temporis, e’ infondato. Non risulta, infatti, adeguatamente formulato il necessario momento di sintesi richiesto per il vizio di motivazione.
2.1 Il motivo e’ inammissibile quanto al vizio di motivazione, stante la mancata formulazione del momento di sintesi. Quanto alle violazioni di legge denunciate e’ infondato. La Corte territoriale ha rilevato che la certificazione in questione non era intervenuta neppure nel corso del giudizio. Di qui la corretta valutazione del grave inadempimento e l’applicabilita’ dell’articolo 1460 cod. civ.. Al riguardo, questa Corte ha piu’ volte avuto occasione di affermare tale principio in materia, avendo anche ritenuto la sussistenza dell’aliud pro alio, affermando: “Nella vendita di immobile destinato ad abitazione, il certificato di abitabilita’ costituisce requisito giuridico essenziale del bene compravenduto poiche’ vale a incidere sull’attitudine del bene stesso ad assolvere la sua funzione economico – sociale, assicurandone il legittimo godimento e la commerciabilita’. Pertanto, il mancato rilascio della licenza di abitabilita’ integra inadempimento del venditore per consegna di aliud pro alio, adducibile da parte del compratore in via di eccezione, ai sensi dell’articolo 1460 cod. civ., o come fonte di pretesa risarcito ria per la ridotta commerciabilita’ del bene, a meno che egli non abbia espressamente rinunciato al requisito dell’abitabilita’ o esonerato comunque il venditore dall’obbligo di ottenere la relativa licenza“. (Cass. n. 1514 del 26/01/2006, rv. 586498). Questa Corte ha poi ritenuto di mitigare tale affermazione, escludendo l’ipotesi di aliud pro alio, solo nel caso in sia intervenuto il successivo rilascio del certificato (vedi Cass. n. 6548 del 18/03/2010, rv. 611804), circostanza questa esclusa in fatto nel caso specifico dalla Corte territoriale. L’assenza del certificato in questione rende ininfluente la questione relativa agli obblighi relativi al preliminare e al definitivo, posto che la Corte territoriale ha chiarito che non si giunse al definitivo proprio in relazione a tale circostanza. In ogni caso, la Corte territoriale ha chiarito che nel preliminare non si faceva cenno al certificato di abitabilita’ di cui eventualmente il promittente venditore era venuto a conoscenza successivamente ed al quale non poteva ritenersi che avesse rinunciato. Tale valutazione e’ a fondamento della ratio decidendi e del relativo principio affermato dalla Corte di merito, pienamente conforme ai principi affermati da questa Corte al riguardo e su richiamati.
“Rilevi la Suprema Corte che la Corte di Appello di Roma nella Sentenza impugnata ha erroneamente applicato la normativa riguardante le obbligatori del venditore e in particolare quella di cui all’articolo 1477 c.c., comma 3, decretando erroneamente con omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, l’inadempimento del promittente venditore che invece ha regolarmente adempiuto a tutti i propri obblighi, compresi quelli specifici di consegnare la documentazione relativa alla proprieta’ e all’uso della cosa venduta, e perche’ nessuna norma prevede l’obbligo assoluto del promittente venditore di consegnare il certificato di abitabilita'”.
6. Col sesto motivo di ricorso si deduce la “violazione e falsa applicazione della norma sull’onere probatorio, e in particolare sull’onere della prova a carico di chi solleva le eccezioni in giudizio (articolo 2697 c.c. e articolo 360 c.p.c., n. 3). Omessa motivazione sul punto, (articolo 360, n. 5)”.

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