Source: https://www.riformadelterzosettore.it/come-adeguarsi/
Timestamp: 2019-07-22 07:37:14+00:00

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Come adeguarsi – Riforma del Terzo Settore
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Chi sono i ‘committenti’ della tua organizzazione?
I ‘committenti’ sono i soggetti che richiedono le attività svolte dall’organizzazione o che affidano ad essa lo svolgimento delle stesse. I committenti non sono necessariamente i beneficiari finali. Ad esempio un’organizzazione può svolgere un servizio ad un proprio associato oppure ad un privato cittadino non appartenente alla stessa perché da questi richiesto, oppure può realizzare un’attività sulla base di una convenzione con la Pubblica Amministrazione o gestire per suo conto un servizio in appalto o in concessione, ma i cui beneficiari sono privati cittadini.
Associati (di ETS associazioni)
Nota L’identificazione dei committenti del tuo Ente di Terzo Settore (ETS) è molto importante, sia perché identifica a quale ‘mercato’ si rivolge e perché questo ha riflessi sulla sua capacità di sviluppo e di sostenibilità nel tempo, sia per le conseguenze che attività dirette a differenti committenti hanno sulla loro disciplina fiscale. Da questo punto di vista, la distinzione fondamentale è quella formulata dal TUIR (Testo Unico Imposte sui Redditi) tra Ente commerciale ed Ente non commerciale. Tale distinzione è per così dire ‘preminente’ rispetto alla qualifica di ETS e relativa quindi alla dinamica interna all’organizzazione. Ad esempio, un ETS con importanti ricavi, potrebbe qualificarsi come non commerciale pur avendo importanti attività commerciali, ma tali da non essere prevalenti secondo il nuovo Codice del Terzo Settore; al contrario, un ETS con ricavi modesti, ma derivanti prevalentemente da attività commerciali, si qualificherebbe come ETS commerciale. A fronte di questa qualificazione, da dichiarare al momento della iscrizione al RUNTS (Registro Unico degli Enti di Terzo Settore), con l’obbligo di comunicare l’eventuale perdita (dunque con riferimento al singolo esercizio), è disposta una differente disciplina fiscale e tributaria in relazione alle imposte dirette ed indirette nonché relativamente alle detrazioni e deduzioni previste per chi effettua erogazioni liberali agli ETS.
Nota associati Le attività de-commercializzate
L’art. 79 c. 6 del Codice del Terzo Settore (CTS) evidenzia come “Si considera non commerciale l’attività svolta dalle associazioni del Terzo settore nei confronti dei propri associati, familiari e conviventi degli stessi in conformità alle finalità istituzionali dell’ente. Non concorrono alla formazione del reddito delle associazioni del Terzo settore le somme versate dagli associati a titolo di quote o contributi associativi. Si considerano tuttavia, attività di natura commerciale le cessioni di veni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli associati, familiari o conviventi degli stessi verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi a seconda che le relative operazioni abbiano carattere di abitualità o di occasionalità.” La de-commercializzazione speciale per ODV e APS
Oltre a questa ‘de-commercializzazione generale’ (a cui devono aggiungersi le fattispecie de-commercializzate e relative ad attività verso Enti Pubblici secondo specifici criteri, attività di ricerca scientifica di particolare interesse sociale e le attività di raccolta fondi, oltre ad altre specifiche casistiche indicate dall’art. 79), il CTS prevede una ‘de-commercializzazione speciale’ per talune tipologie di ETS, in particolare per le Organizzazioni di Volontariato (ODV) e per le Associazioni di Promozione Sociale (APS) L’art. 84 CTS prevede una de-commercializzazione per le ODV per specifiche attività svolte senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità:
Attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario (non si considerano intermediari però i portali online)
La cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari, sempreché la vendita dei prodotti sia curata anche in questo caso direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario
Le attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili, a carattere occasionale.
L’art. 85 si occupa invece delle APS, indicando che non si considerano commerciali le attività svolte dalle associazioni di promozione sociale in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti dei propri associati e dei familiari conviventi degli stessi ovvero degli associati di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale. Tale previsione era già contenuta nell’art. 148 TUIR che continua a valere per gli enti non commerciali sportivi, religiosi, culturali, assistenziali non ETS, e che per gli ETS adesso vale solo per le APS. Non si considerano commerciali per le APS anche:
le attività svolte nei confronti di enti composti in misura non inferiore al 70% da ETS
le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati e ai familiari conviventi degli stessi verso pagamento di corrispettivi specifici in attuazione degli scopi istituzionali
Si considerano comunque commerciali invece (in deroga a quanto stabilito dello stesso articolo 85 CTS) le cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, le somministrazioni di pasti, le erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, le prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito e le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali nonché le prestazioni effettuate nell’esercizio delle seguenti attività:
gestione di spacci aziendali e di mese
telecomunicazioni e radiodiffusioni cicolari
Vi è tuttavia una riserva, per quanto attiene alle APS ricomprese tra le organizzazioni iscritte al registro delle organizzazioni le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’Interno, di cui alla LEGGE 25 agosto 1991, n. 287 - Aggiornamento della normativa sull'insediamento e sull'attività dei pubblici esercizi. Per queste, non si considerano in ogni caso commerciali le attività di somministrazione di alimenti e bevande svolte presso la sede in cui viene svolta l’attività istituzionale, nonché l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici se tali attività siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e sia effettuata nei confronti degli associati e dei familiari e conviventi e se per tali attività non ci si avvale di alcuno strumento pubblicitario rivolto a terzi non associati.
Infine, non sono considerate attività commerciali per le APS (come per le ODV) Attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario e sia svolta senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato.
Nota privati Natura commerciale delle attività a fronte di corrispettivi
L’art. 79 c. 6 del Codice del Terzo Settore (CTS) evidenzia tra le altre, una fattispecie di de-commercializzazione per le quote associative ma non per le prestazioni a corrispettivo rivolte a soci, familiari e conviventi degli stessi. Nei confronti più in generale dei privati non associati ad associazioni ETS, e in generale dei privati committenti per le altre tipologie di ETS, le prestazioni sono da considerarsi di natura commerciale. Pertanto, i corrispettivi derivanti da tali attività, concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito. Questo ha naturalmente rilevanza non solo ai fini del calcolo delle imposte, ma anche relativamente al mantenimento della qualifica di ETS non commerciale, qualora si evidenzi nell’esercizio una prevalenza di attività di natura commerciale (peraltro non necessariamente derivanti solo da committenza privata). Le entrate da privati de-commercializzate
Da sottolineare che in generale sono invece considerate de-commercializzate le entrate derivanti da raccolta fondi. Come specifica l’art. 7 del CTS “Per raccolta fondi si intende il complesso delle attività ed iniziative poste in essere da un ente del Terzo settore al fine di finanziare le proprie attività di interesse generale, anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva. Gli enti del Terzo settore, possono realizzare attività di raccolta fondi anche in forma organizzata e continuativa, anche mediante sollecitazione al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di beni o servizi di modico valore, impiegando risorse proprie e di terzi, inclusi volontari e dipendenti, nel rispetto dei principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e il pubblico, in conformità a linee guida adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti la Cabina di regia di cui all'articolo 97 e il Consiglio nazionale del Terzo settore.” Non concorrono inoltre al computo delle attività commerciali, pur restando soggette a tassazione, le attività di sponsorizzazione (attività per sua natura commerciale, generalmente svolta da imprese in favore degli ETS) e rientranti perciò nelle attività diverse di cui all’art. 6 del CTS. Infine anche contributi e sovvenzioni (ad esempio derivanti da Enti erogativi) sono da considerarsi come non commerciali.
Nota enti La co-programmazione e la co-progettazione
Un’importante novità normativa introdotta dal Codice del Terzo Settore è il recepimento degli orientamenti già espressi nelle Linee guida dell’ANAC, nella delibera del 20 gennaio 2016, n. 32 (Determinazione delle linee guida per l’affidamento di servizi a enti del Terzo Settore e alle cooperative sociali). In particolare un punto qualificante è la previsione all’art. 55 della co-programmazione, della co-progettazione e dell’accreditamento come modalità di coinvolgimento degli Enti del Terzo Settore. Tale coinvolgimento era già presente all’interno della legislazione nella L. 328/2000 relativa al sistema di interventi e servizi sociali. La novità introdotta dal Codice del Terzo Settore è non solo la legittimazione di tale orientamento codificandolo, ma la sua estensione potenzialmente a tutte le attività di interesse generale nelle quali sono impegnati gli Enti del Terzo Settore. Da questo punto di vista, se è vero che tale livello di coinvolgimento è una facoltà delle Amministrazioni Pubbliche, tuttavia rappresenta una prospettiva di sviluppo anche rispetto al ruolo che gli Enti del Terzo Settore a livello territoriale possono svolgere. Ciò implica anche una sfida culturale e un adeguamento delle competenze non solo in seno all’Amministrazione Pubblica, ma anche all’interno degli Enti stessi del Terzo Settore. Co-programmazione, co-progettazione e accreditamento non sono espressioni che semplicemente identificano modalità generiche di coinvolgimento, ma veri e propri processi amministrativi che occorre pertanto conoscere nel loro funzionamento al fine di potervi partecipare attivamente.
L’affidamento in convenzione
Un ulteriore aspetto toccato dalla Riforma del Terzo Settore attiene al capitolo dell’affidamento in convenzione, per il quale l’art. 56 del Codice del Terzo Settore specifica che tale modalità è riservata per lo svolgimento in favore di terzi di attività o servizi sociali di interesse generale, se più favorevole rispetto al ricorso al mercato, svolte da Organizzazioni di Volontariato e da Associazioni di Promozione Sociale, iscritte da almeno sei mesi al RUNTS – Registro Unico Nazionale degli Enti del Terzo Settore (restringendo in questo caso a tali fattispecie e non a tutti gli ETS, il campo di applicazione). Lo stesso art. 56 precisa poi caratteristiche del percorso di convenzionamento, delle stesse organizzazioni e circa il contenuto necessario della convenzione. Un punto qualificante è che tali convenzioni possano prevedere soltanto il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate. L’articolo 57 del Codice del Terzo Settore prevede inoltre una ‘riserva’ relativa al convenzionamento delle attività di trasporto sanitario di emergenza urgenza, che possono essere affidati in convenzione appunto in via prioritaria alle sole Organizzazioni di Volontariato che, oltre ad essere iscritte da almeno sei mesi al RUNTS devono altresì aderire ad una rete associativa nazionale ed essere accreditate in base alla normativa regionale.
La disciplina fiscale per le attività in rapporto finanziario con la Pubblica Amministrazione
Sul piano fiscale poi, il ragionamento è più ampio perché – pur nelle more dei provvedimenti attuativi relativi – l’art. 79, per tutti gli ETS diversi dalle imprese sociali (che hanno una natura commerciale in sé), esprime un concetto più ampio di convenzionamento con la Pubblica Amministrazione, indicando tutte le attività di interesse generale, incluse quelle accreditate o contrattualizzate o convenzionate con le Amministrazioni Locali, ma anche con l’Unione Europea ecc., le quali si considerano non commerciali e pertanto non assoggettate agli stessi obblighi contabili e tributari rispetto alle imposte sui redditi (non formano base imponibile per il calcolo delle imposte sui redditi) se:
Sono svolte a titolo gratuito, oppure
Se sono svolte dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi, tenuto conto anche degli apporti economici degli enti e salvo eventuali importi di partecipazione alla spesa previsti dall’ordinamento
Ne discende che qualora tali attività oltrepassino tali confini, sono da considerarsi commerciali. Anche questo elemento (una novità introdotta dal CTS) incide naturalmente sulla qualifica di ente commerciale o non commerciale in base al calcolo della prevalenza.
A quale tipologia di Ente di Terzo Settore appartiene la tua organizzazione? Seleziona...Organizzazione Di Volontariato (ODV)Associazione di Promozione Sociale (APS)Associazione NON OdV/APS / FondazioneCooperativa socialeImpresa socialeAltro
Nota 1 Le organizzazioni di volontariato sono tra quelle tipologie organizzative di Enti di Terzo Settore (ETS) che rientrano nelle ‘particolari categorie di enti’. Ad una disciplina generale per gli ETS, infatti, il Codice del Terzo Settore (CTS) prevede ad integrazione una disciplina speciale per aspetti di tipo civilistico o fiscale per alcune particolari categorie di organizzazioni. Nel caso delle Organizzazioni di Volontariato (OdV) ecco le principali novità:
Il CTS chiarisce che la forma giuridica che può assumere la OdV è quella di associazione (riconosciuta o non riconosciuta) (art. 32 CTS)
Viene introdotto il numero minimo di persone fisiche (non inferiori a 7) o altre organizzazioni di volontariato (non inferiori a 3) che devono avere le OdV (art. 32). Gli atti costitutivi delle OdV possono prevedere l’ammissione con associati di altri ETS, ma in misura non superiore al 50% delle OdV associate (art. 33).
Le finalità e le attività si allineano a quelle degli ETS; le finalità di tipo civico, solidaristico e di utilità sociale, le attività sono quelle di interesse generale (artt. 5 CTS), ma con una precisazione che esse devono essere rivolte prevalentemente a terzi (quindi non soci) e che devono essere svolte avvalendosi in modo prevalente delle prestazioni dei volontari associati.
La denominazione deve contenere l’indicazione di organizzazione di volontariato o OdV
È previsto un rinvio alle disposizioni in materia di protezione civile per le OdV che svolgono tale attività
Per la disciplina del volontariato e dei rimborsi ai volontari, vale quella generale introdotta per tutti gli ETS di cui all’art. 17 CTS
All’interno della OdV deve essere mantenuta la prevalenza dell’opera volontaria e i lavoratori (dipendenti o prestazioni di lavoro autonomo) devono restare entro i limiti necessari al regolare funzionamento o nei limiti necessari a qualificare o specializzare l’attività. Il numero dei lavoratori non può essere superiore al 50% del numero dei volontari (art. 33 CTS).
Anche le OdV si iscriveranno al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore – RUNTS. Nelle more della sua introduzione, per il regime transitorio, resta funzionante il registro regionale.
In relazione agli aspetti di qualifica di ente commerciale o ente non commerciale, oltre alle disposizioni valide per tutti gli ETS eccetto che per le imprese sociali di cui all’art. 79, che delinea le diverse fattispecie di attività de-commercializzate, l’art. 84 CTS specifica che non si considerano commerciali (se svolte senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato), le attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente senza intermediari (eccetto portali online); non si considerano commerciali neanche le attività di cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari; l’attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di manifestazioni di carattere occasionale.
Nota 2 Le Associazioni di Promozione Sociale (APS) sono tra quelle tipologie organizzative di Enti di Terzo Settore (ETS) che rientrano nelle ‘particolari categorie di enti’. Ad una disciplina generale per gli ETS, infatti, il Codice del Terzo Settore (CTS) prevede ad integrazione una disciplina speciale per aspetti di tipo civilistico o fiscale per alcune particolari categorie di organizzazioni.Nel caso delle APS ecco le principali novità:
Il CTS chiarisce che la forma giuridica che può assumere la APS è quella di associazione (riconosciuta o non riconosciuta) (art. 35 CTS)
Viene introdotto il numero minimo di persone fisiche (non inferiori a 7) o altre APS (non inferiori a 3) che devono avere le APS (art. 35). Gli atti costitutivi delle APS possono prevedere l’ammissione con associati di altri ETS, ma in misura non superiore al 50% delle APS associate (art. 35).
Le finalità e le attività si allineano a quelle degli ETS; le finalità di tipo civico, solidaristico e di utilità sociale, le attività sono quelle di interesse generale (artt. 5 CTS), ma con la precisazione che esse sono rivolte ai propri associati, a familiari degli associati o a terzi e che devono essere svolte avvalendosi in modo prevalente delle prestazioni dei volontari associati.
La denominazione deve contenere l’indicazione di associazione di promozione sociale o APS
Per la disciplina del volontariato all’interno dell’APS e dei rimborsi ai volontari, vale quella generale introdotta per tutti gli ETS di cui all’art. 17 CTS
Il numero dei lavoratori (dipendenti, autonomi ecc.) non può essere superiore al 50% del numero dei volontari o al cinque per cento del numero degli associati (art. 36 CTS). Le APS possono avvalersi di lavoratori quando ciò è necessario ai fini dello svolgimento dell’attività di interesse generale e al perseguimento delle finalità.
Anche le APS si iscriveranno al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore – RUNTS. Nelle more della sua introduzione, per il regime transitorio, resta funzionante il registro APS.
In relazione agli aspetti di qualifica di ente commerciale o ente non commerciale, oltre alle disposizioni valide per tutti gli ETS eccetto che per le imprese sociali di cui all’art. 79, che delinea le diverse fattispecie di attività de-commercializzate, l’art. 85 CTS specifica che non si considerano commerciali le attività svolte in attuazione degli scopi istituzionali verso un corrispettivo specifico nei confronti degli associati, dei familiari conviventi degli stessi, ovvero degli associati di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, nonché nei confronti di enti composti in misura non inferiore al settanta per cento da enti del Terzo settore per servizi strumentali. Non sono inoltre considerate attività commerciali ai fini delle imposte sui redditi le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati e ai familiari conviventi, verso pagamento di corrispettivi specifici in attuazione degli scopi istituzionali. In deroga a tali principi si considerano invece commerciali le cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, le somministrazioni dei pasti, le erogazioni di utenze, le prestazioni alberghiere e di alloggio, di trasporto, deposito e le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali, la gestione di spacci aziendali, la gestione di fiere, la pubblicità commerciale le telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. Per le APS iscritte in un apposito registro del Ministero dell’Interno (ex. L. 287/1991) per il riconoscimento delle finalità assistenziali, non si considerano commerciali i corrispettivi derivanti dalla somministrazione di alimenti e bevande effettuata presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale purché sia svolta verso gli associati e loro familiari conviventi e che per tale attività non ci si avvalga di alcuno strumento pubblicitario diretto a terzi non associati.
Nota 3 L’articolo 4 del Codice Terzo Settore (CTS) annovera, tra gli Enti di Terzo Settore (ETS) oltre alle organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali incluse le cooperative sociali, le società di mutuo soccorso, anche le associazioni riconosciute o non riconosciute e le fondazioni costituite per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi ed iscritte nel RUNTS – Registro unico nazionale del Terzo settore. La qualifica di ONLUS (per chi di tali soggetti l’aveva acquisita) – con l’abrogazione del D.Lgs 460/97 (eccetto che per gli aspetti che per il periodo transitorio in attesa della piena applicazione del nuovo CTS restano in vigore), non ci sarà più e gli Enti del Terzo Settore, ad esempio associazioni non ODV o APS e Fondazioni che finora avevano il riconoscimento di ONLUS, potranno diventare ETS – Enti del Terzo Settore. Tutti gli ETS, diversi dalle imprese sociali incluse le cooperative sociali, esercitano in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale così come elencate nell’articolo 5 del CTS e possono svolgere, qualora lo preveda l’atto costitutivo o lo statuto, anche attività diverse da queste, secondo criteri e limiti che saranno definiti da un decreto applicativo, in quanto secondarie e strumentali a quelle di interesse generale (art. 6 CTS). Il CTS disciplina quindi gli aspetti civilistici e fiscali (salvo rinviare a decreti applicativi per specifiche regolamentazioni di aspetti normati), gli ETS in generale indipendentemente dalla forma giuridica che essi assumono. Sinteticamente qui di seguito si richiamano i principali aspetti oggetto della disciplina comune:
Iscrizione al RUNTS
Lavoro negli ETS
Volontariato e attività di volontariato negli ETS
Nonché disposizioni di carattere civilistico relative alle associazioni riconosciute e non riconosciute e alle fondazioni riguardo la loro costituzione, l’amministrazione e il controllo. Ma anche i rapporti con gli Enti Pubblici, le misure di sostegno agli ETS e non certo per ultimo il regime fiscale degli ETS. Su ciascuno di questi aspetti, il CTS in parte riprende la normativa previgente, ma in parte introduce anche importanti novità che devono essere considerate per chi intende naturalmente costituire un nuovo ETS, ma anche da chi deve adeguare la propria organizzazione alla nuova normativa. Non si tratta di considerare semplicemente le modifiche di carattere formale allo Statuto (che pure ci sono), ma riflettere anzitutto sull’impatto che la normativa nei suoi diversi aspetti ha sull’organizzazione e gli adeguamenti che essa le impone di fare, evidentemente non solo sul piano formale.
Nota 4 IL decreto legislativo 112/2017 sull’impresa sociale, all’articolo 1 indica come le cooperative sociali e i loro consorzi, di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, acquisiscono di diritto la qualifica di imprese sociali. Alle cooperative sociali e ai loro consorzi, le disposizioni del presente decreto si applicano nel rispetto della normativa specifica delle cooperative ed in quanto compatibili, fermo restando l’ambito di attività di cui all’articolo 1 della citata legge n. 381 del 1991, come modificato ai sensi dell’articolo 17, comma 1. Le Cooperative sociali, sono ETS per quanto previsto dal CTS (Codice Terzo Settore) all’art. 4 e tuttavia, alla normativa da questo previsto sono sovente escluse in quanto il legislatore ha voluto mantenere la normative previgente (l. 381/1991) e applicare, in quanto compatibili le norme sull’impresa sociale. Vi sono tuttavia alcuni aspetti fondamentali che il nuovo assetto normativo prevede per la cooperazione sociale. Anzitutto le materie possibile oggetto di attività, ampliate rispetto all’elencazione fatta dalla legge istitutiva, ma non coincidenti con tutte le attività di interesse generale riservate all’operatività dell’impresa sociale. Il Ministero del Lavoro ha inoltre emanato una nota direttoriale interpretativa di alcuni punti della nuova normativa:
In materia di applicazione dell’obbligo di redazione del bilancio sociale, si è espresso affermativamente così come previsto per l’impresa sociale ex lege
Riguardo alle materie possibile oggetto di attività, di cui si diceva poco sopra, conferma la limitazione alle attività previste dalla l. 381/91, gli ampliamenti espressamente previsti dal decreto sull’impresa sociale, nonché le materie (es. agricoltura sociale) previste da altre normative previgenti
Il Ministero si è espresso invece negativamente rispetto all’applicabilità alle Cooperative sociali delle norme relative agli organi di controllo interni previste per l’impresa sociale, indicando come prevalente la normativa civilistica applicabile.
Nota 5 L’impresa sociale, ai sensi dell’art. 4 del CTS – Codice del Terzo settore è un Ente del Terzo Settore a tutti gli effetti, ma il legislatore ha voluto dedicare uno specifico decreto ad essa, ampliandone l’ambito di operatività e incentivandone l’azione sotto molteplici punti di vista. La previgente normativa in materia di impresa sociale, il decreto 155/2006 viene così superato dal nuovo decreto legislativo 112/2017. Le materie di operatività dell’impresa sociale (parzialmente diverse anche da quelle previste per gli ETS) sono ampliate e ne fanno oggi un soggetto (o meglio una qualifica giuridica che soggetti non associativi del libro primo o soggetti del libro quinto del codice civile possono assumere in presenza dei requisiti costitutivi) molto interessante. Altri aspetti in particolare meritano di essere sottolineati come novità:
Il regime agevolativo e gli strumenti finanziari (es. crowdfunding equity based) che vengono messi a disposizione delle imprese sociali che preludono ad un suo rilancio. Ad esempio, per i soggetti che investono nelle imprese sociali:
a) (se soggetti IRPEF) è prevista una detrazione dall’imposta dovuta pari al 30% della somma investita nel capitale sociale di una o più imprese sociali, fino ad un importo massimo di un milione di euro per ogni periodo di imposta; b) (se soggetti IRES) è prevista una deduzione dalla base imponibile pari al 30% della somma investita, fruibile in relazione ad investimenti fino ad euro 1,8 milioni di euro. In entrambi i casi purché i capitali restino nell’impresa sociale per almeno tre anni.
Nota 6 La Riforma del Terzo Settore è una riforma profonda, non si limita a dettare un riassetto normativo da un punto di vista civilistico e fiscale, ma introduce elementi di novità nel panorama delle organizzazioni di terzo settore, a partire dalla qualificazione stessa di Ente di Terzo Settore. L’articolo 4 del CTS – Codice Terzo Settore identifica quali soggetti rientrano nel perimetro degli ETS e i soggetti che invece ne sono esclusi. Tra questi i partiti politici, i sindacati, le associazioni professionali, di rappresentanza delle categorie economiche, le associazioni di datori di lavoro ecc. Particolari disposizioni sono previste poi per gli Enti religiosi, a cui solo in specifici circostanze risulta applicabile la normativa sugli ETS e conseguentemente anche l’iscrizione al Registro unico RUNTS. Lo stesso CTS poi, dedica un intero titolo (il V) a particolari categorie di Enti di Terzo Settore, tra queste le ODV (Organizzazioni di Volontariato) e le APS (Associazioni di Promozione Sociale), ma anche ad ulteriori soggetti:
Le imprese sociali (per le quali fa rinvio allo specifico decreto ad esse dedicato)
Per ciascuna di tali categorie di soggetti prevede alcune specifiche disposizioni che vanno ad aggiungersi o a qualificare diversamente la comune disciplina degli ETS. Si tratta, anche per questi soggetti, di interpretare la Riforma nei suoi impatti di carattere civilistico e fiscale, non solo come effetti formali che richiedono correttivi o adeguamenti statutari, pur previsti. Si tratta piuttosto di approfondire le singole disposizioni introdotte dal CTS, anche in chiave di sviluppo dell’organizzazione e non soltanto nell’ottica di un adeguamento conservativo.
Quali sono le attività di cui si occupa la tua organizzazione?
scegli una o più attività tra quelle dell’elenco sotto indicato e relative ad attività di interesse generale
Nota Se la tua organizzazione è un ETS (Ente Terzo Settore) diversa da un’impresa sociale ex lege (di cui al D.Lgs 112/2017 o costituita secondo la previgente normativa del D.Lgs 155/2006) e diversa altresì dalla Cooperativa Sociale ex L. 381/1991 per potersi considerare tale deve esercitare una o più attività di interesse generale tra quelle disciplinate dall’art. 5 del Codice del Terzo Settore (D. Lgs. 117/2017) in via esclusiva o principale. Qui sotto trovi l’elenco completo delle attività di interesse generale che gli ETS possono esercitare, purché rispettino due condizioni:
La prima è che esse siano esercitate per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
La seconda è che le attività siano svolte in conformità alle norme particolari che ne disciplinano l’esercizio
L’elenco aggiornato delle attività di interesse generale è il seguente:
Interventi e servizi sociali ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, e successive modificazioni, e interventi, servizi e prestazioni di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, e alla legge 22 giugno 2016, n. 112, e successive modificazioni;
interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell'ambiente e all'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, con esclusione dell'attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi;
radiodiffusione sonora a carattere comunitario, ai sensi dell'articolo 16, comma 5, della legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni;
attività commerciali, produttive, di educazione e informazione, di promozione, di rappresentanza, di concessione in licenza di marchi di certificazione, svolte nell'ambito o a favore di filiere del commercio equo e solidale, da intendersi come un rapporto commerciale con un produttore operante in un'area economica svantaggiata, situata, di norma, in un Paese in via di sviluppo, sulla base di un accordo di lunga durata finalizzato a promuovere l'accesso del produttore al mercato e che preveda il pagamento di un prezzo equo, misure di sviluppo in favore del produttore e l'obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure, nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali, in modo da permettere ai lavoratori di condurre un'esistenza libera e dignitosa, e di rispettare i diritti sindacali, nonché di impegnarsi per il contrasto del lavoro infantile;
servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 6 giugno 2016, n. 106;
alloggio sociale, ai sensi del decreto del Ministero delle infrastrutture del 22 aprile 2008, e successive modificazioni, nonché ogni altra attività di carattere residenziale temporaneo diretta a soddisfare bisogni sociali, sanitari, culturali, formativi, lavorativi;
agricoltura sociale, ai sensi dell'articolo 2 della legge 18 agosto 2015, n. 141, e successive modificazioni;
beneficenza, sostegno a distanza, cessione gratuita di alimenti o prodotti di cui alla legge 19 agosto 2016, n. 166, e successive modificazioni, o erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate o di attività di interesse generale a norma dell’art. 5 d.lgs 117/2017);
promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici, nonché dei diritti dei consumatori e degli utenti delle attività di interesse generale di cui all’art. 5 del d.lgs 117/2017, promozione delle pari opportunità e delle iniziative di aiuto reciproco, incluse le banche dei tempi di cui all'articolo 27 della legge 8 marzo 2000, n. 53, e i gruppi di acquisto solidale di cui all'articolo 1, comma 266, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
Ad esempio, un’attività inerente interventi e prestazioni sanitarie potrebbe essere svolta per fini di utilità sociale e solidaristici da un ETS o da un’impresa sociale o da una cooperativa sociale, oppure al contrario con finalità lucrative ad esempio da una società commerciale. Inoltre, tali attività non potranno prescindere in ogni caso, indipendentemente da chi le esercita, dalle previste autorizzazioni o dai processi di accreditamento ove previsti per il loro svolgimento. Gli Enti di Terzo Settore possono esercitare anche attività diverse da quelle di interesse generale, a condizione che l’atto costitutivo e lo statuto lo consentano e siano secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale, secondo criteri e limiti che saranno definiti da un apposito decreto ministeriale, tenendo conto dell’insieme delle risorse, anche volontarie e gratuite, impiegate in tali attività in rapporto all’insieme delle risorse, anche volontarie e gratuite, impiegate nelle attività di interesse generale. Riferimenti normativi: art. 5 d.lgs. 117/2017
ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, e successive modificazioni, e interventi, servizi e prestazioni di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, e alla legge 22 giugno 2016, n. 112, e successive modificazioni
di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 129 del 6 giugno 2001, e successive modificazioni
ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive modificazioni, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa
interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell'ambiente e all'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, con esclusione dell'attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi
interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42, e successive modificazioni
Gestione di attività culturali, artistiche o ricreative
ai sensi dell'articolo 16, comma 5, della legge 6 agosto 1990, n. 223, e successive modificazioni
Attività turistiche di interesse sociale
finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo, alla prevenzione del bullismo e al contrasto della povertà educativa
Servizi strumentali ad enti del Terzo settore
resi da enti composti in misura non inferiore al settanta per cento da enti del Terzo settore
ai sensi della legge 11 agosto 2014, n. 125, e successive modificazioni
attività commerciali, produttive, di educazione e informazione, di promozione, di rappresentanza, di concessione in licenza di marchi di certificazione, svolte nell'ambito o a favore di filiere del commercio equo e solidale, da intendersi come un rapporto commerciale con un produttore operante in un'area economica svantaggiata, situata, di norma, in un Paese in via di sviluppo, sulla base di un accordo di lunga durata finalizzato a promuovere l'accesso del produttore al mercato e che preveda il pagamento di un prezzo equo, misure di sviluppo in favore del produttore e l'obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure, nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali, in modo da permettere ai lavoratori di condurre un'esistenza libera e dignitosa, e di rispettare i diritti sindacali, nonché di impegnarsi per il contrasto del lavoro infantile
Inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro
servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 6 giugno 2016, n. 106
ai sensi del decreto del Ministero delle infrastrutture del 22 aprile 2008, e successive modificazioni, nonché ogni altra attività di carattere residenziale temporaneo diretta a soddisfare bisogni sociali, sanitari, culturali, formativi, lavorativi
ai sensi dell'articolo 2 della legge 18 agosto 2015, n. 141, e successive modificazioni
Beneficenza, sostegno a distanza, cessione gratuita di alimenti
o prodotti di cui alla legge 19 agosto 2016, n. 166, e successive modificazioni, o erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate o di attività di interesse generale a norma dell’art. 5 d.lgs 117/2017)
Promozione della cultura della legalità, della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata
Promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici
nonché dei diritti dei consumatori e degli utenti delle attività di interesse generale di cui all’art. 5 del d.lgs 117/2017, promozione delle pari opportunità e delle iniziative di aiuto reciproco, incluse le banche dei tempi di cui all'articolo 27 della legge 8 marzo 2000, n. 53, e i gruppi di acquisto solidale di cui all'articolo 1, comma 266, della legge 24 dicembre 2007, n. 244
cura di procedure di adozione internazionale ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184
ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni
Riqualificazione di beni pubblici
Altre attività secondarie o strumentali
Quali sono le attività di cui si occupa la tua Cooperativa?
Agricoltura sociale, di cui al d.lgs. n. 112/2017, art. 2, comma 1, lettera t), conformemente al dettato dell'articolo 2 della legge n.141/2015, recante "Disposizioni in materia di agricoltura sociale" che, dopo aver fornito al comma 1 la definizione di agricoltura sociale, al successivo comma 4 prevede che le relative attività essere possono essere esercitate dalle cooperative sociali (fermo restando il rispetto dei requisiti ivi previsti)
Riqualificazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, ai sensi del d.lgs. n. 112/2017, art.2, comma 1, lettera v), alla luce della previsione contenuta nell'articolo 48 del d.lgs. n.159/2011 (Codice delle leggi antimafia) che annovera le cooperative sociali tra i soggetti assegnatari dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
" data-price="0" >Se la tua organizzazione è una Cooperativa Sociale (ex l. 381/1991) scegli una o più opzioni per le attività esercitate dall’elenco sottostante delle nuove possibili attività che possono essere svolte dalle cooperative sociali alla luce della Riforma del Terzo Settore:
interventi e servizi sociali ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, della legge n. 328/2000 ed interventi, servizi e prestazioni di cui alla legge n. 104/1992 e alla legge n. 112/2016
educazione, istruzione e formazione professionale, ai sensi della legge n. 53/2003, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;
servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone svantaggiate di cui al comma 4 dell’articolo 2 d.lgs. n.112/2017.
svolgimento di attività diverse - agricole, industriali, commerciali o di servizi - finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate
di cui al d.lgs. n. 112/2017, art. 2, comma 1, lettera t), conformemente al dettato dell'articolo 2 della legge n.141/2015, recante "Disposizioni in materia di agricoltura sociale" che, dopo aver fornito al comma 1 la definizione di agricoltura sociale, al successivo comma 4 prevede che le relative attività essere possono essere esercitate dalle cooperative sociali (fermo restando il rispetto dei requisiti ivi previsti)
Riqualificazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata
ai sensi del d.lgs. n. 112/2017, art.2, comma 1, lettera v), alla luce della previsione contenuta nell'articolo 48 del d.lgs. n.159/2011 (Codice delle leggi antimafia) che annovera le cooperative sociali tra i soggetti assegnatari dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
Quali sono le attività di cui si occupa la tua Impresa?
Nota La tua organizzazione è un’impresa sociale per la quale la Riforma ha previsto uno specifico decreto legislativo, il D.Lgs. 112/2017, nel quale vengono indicate le attività di interesse generale che l’impresa sociale può esercitare in via stabile e principale. Naturalmente tali attività devono essere indicate nello Statuto dell’impresa, come per qualsiasi impresa. La Riforma ha operato un’estensione del perimetro di operatività dell’impresa sociale includendo nuove materie rispetto a quelle già presenti nel previgente D.Lgs. 155/2006 ora abrogato. L’elenco delle attività di interesse generale dell’impresa sociale non è tuttavia lo stesso previsto in generale dal Codice del Terzo Settore per gli ETS - Enti del Terzo Settore, pur essendo l’impresa sociale essa stessa un ETS. Le attività di interesse generale sono elencate all’art. 2 D.Lgs. 03.07.17, n.112, il quale prevede una riserva di ampliamento futuro delle stesse nel caso di un’evoluzione del contesto che il legislatore potrà e vorrà cogliere. Per il momento questo è l’elenco aggiornato:
interventi e servizi sociali ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, e successive modificazioni, ed interventi, servizi e prestazioni di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, e di cui alla legge 22 giugno 2016, n. 112, e successive modificazioni;
attività commerciali, produttive, di educazione e informazione, di promozione, di rappresentanza, di concessione in licenza di marchi di certificazione, svolte nell'ambito o a favore di filiere del commercio equo e solidale, da intendersi come un rapporto commerciale con un produttore operante in un'area economica svantaggiata situata, di norma, in un Paese in via di sviluppo, sulla base di un accordo di lunga durata finalizzato a promuovere l'accesso del produttore al mercato, e che preveda il pagamento di un prezzo equo, misure di sviluppo in favore del produttore e l'obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure, nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali, in modo da permettere ai lavoratori di condurre un'esistenza libera e dignitosa, e di rispettare i diritti sindacali, nonché di impegnarsi per il contrasto del lavoro infantile;
servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di cui al comma 4;
microcredito, ai sensi dell'articolo 111 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni;
Da sottolineare come queste attività sono di interesse generale ed esercitabili dalle imprese sociali sono tali se orientate al perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e devono naturalmente essere svolte in conformità alle norme particolari che ne disciplinano l'esercizio. L’impresa sociale può inoltre esercitare anche attività diverse da quelle di interesse generale, ma in via secondaria ma in misura inferiore al 30% dei ricavi complessivi, secondo criteri ministeriali che dovranno essere emanati con successivo provvedimento attuativo. Inoltre, si considerano comunque di interesse generale, indipendentemente dall’oggetto, l’attività d’impresa nella quale, per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, sono occupati: a) lavoratori molto svantaggiati ai sensi dell'articolo 2, numero 99), del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, e successive modificazioni; b) persone svantaggiate o con disabilità ai sensi dell'articolo 112, comma 2, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni, nonché persone beneficiarie di protezione internazionale ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 2007, n.251, e successive modificazioni, e persone senza fissa dimora iscritte nel registro di cui all'articolo 2, quarto comma, della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, le quali versino in una condizione di povertà tale da non poter reperire e mantenere un'abitazione in autonomia Per tali attività l'impresa sociale impiega alle sue dipendenze un numero di persone di cui alle lettere a) e b) non inferiore al trenta per cento dei lavoratori. Ai fini del computo di questa percentuale minima, i lavoratori di cui alla lettera a) non possono contare per più di un terzo. La situazione di tali lavoratori di cui alle lettere a) e b) deve essere attestata ai sensi della normativa vigente. Specifiche indicazioni in merito sono poi previste per gli enti religiosi. Riferimenti normativi Art. 2 D.Lgs. 112/2017
ai sensi dell'articolo 111 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni
Fatturato/Bilancio *
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References: articolo 85
 art. 56
 art. 5
 art. 2
 art.2
 art. 2
 art.2
 Art. 2