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Timestamp: 2017-12-13 22:50:00+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza n. 23986 depositata il 15/6/2011. Sequestrabili, in via preventiva, i beni costituiti in fondo patrimoniale per sottrarli al Fisco
By Avv. Renato D'Isa on 15 giugno 2011 • ( Lascia un commento )
Corte di Cassazione – Sezione III penale – Sentenza 15 giugno 2011 n. 23986. Sequestrabili, in via preventiva, i beni costituiti in fondo patrimoniale per sottrarli al Fisco
Corte di Cassazione – III sezione – sentenza n. 23986 depositata il 15.6.2011.
Così ha deciso la Corte di cassazione, con la sentenza n. 23986/2011, confermando quanto statuito dal Tribunale di Latina, rigettando il ricorso di un cittadino indagato per false ed omesse dichiarazioni fiscali oltreché per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ex artt. 4[1],5[2],11[3] d.lgs 74/2000
I giudici di Piazza Cavour cominciano col richiamare la previsione dell’articolo 11 del Dlgs 74/2000[1], secondo il quale il reato è commesso da colui che, al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto e relativi interessi e sanzioni, aliena simulatamente i propri beni o compie altri atti fraudolenti idonei a frustrare l’efficacia della riscossione coatta. Inoltre “nel nuovo reato dell’art. 11, l’evento materiale si trasforma da danno in pericolo essendo sufficiente la idoneità della condotta a raggiungere il fine illecito che il contribuente si prefigura”.
In tal modo, “il legislatore ha anticipato la tutela penale del bene protetto non limitandolo alla effettiva riscossione dei tributi, ma anche alla conservazione delle garanzie patrimoniali connesse”. Dunque, è sufficiente la mera “potenzialità” a rendere impossibile il pagamento del debito tributario
Pertanto, “la fraudolenta costituzione di un fondo patrimoniale” è “condotta idonea ad ostacolare il soddisfacimento della pretesa fiscale”.
Nessun rilievo ha la relativa annotazione sull’atto matrimoniale, costituendo un atto dovuto del notaio, e determinando, “ai fini civili, il momento dell’opponibilità del fondo ai terzi, mentre in sede penale si traduce in un post factum non punibile”.
Sorrento, 15/6/2011
[1]Art. 4. Dichiarazione infedele
b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, e’ superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, e’ superiore a lire quattro miliardi.
[2] Art. 5. Omessa dichiarazione
[3]Art. 11. Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, e’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore a lire cento milioni, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva.
“Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205”
Visto l’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205, che delega il Governo ad emanare, entro otto mesi dall’entrata in vigore della stessa legge, un decreto legislativo recante la nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto in conformita’ dei principi e dei criteri direttivi stabiliti dal medesimo articolo, procedendo all’abrogazione del titolo I del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516, e delle altre norme vigenti incompatibili con la nuova disciplina;
3. Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi e’ inferiore a lire trecento milioni, si applica la reclusione da sei mesi a due anni.
b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, e’ superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, e’ superiore a lire tre miliardi.
b) chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non e’ punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 8.
1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, e’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore a lire cento milioni, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva.
Circostanza attenuante. Riparazione dell’offesa nel caso di estinzione per prescrizione del debito tributario
Adeguamento al parere del Comitato per l’applicazione delle norme antielusive
1. Non da’ luogo a fatto punibile a norma del presente decreto la condotta di chi, avvalendosi della procedura stabilita dall’articolo 21, commi 9 e 10, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, si e’ uniformato ai pareri del Ministero delle finanze o del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive previsti dalle medesime disposizioni, ovvero ha compiuto le operazioni esposte nell’istanza sulla quale si e’ formato il silenzio-assenso.
Modalita’ di documentazione dell’avvenuta estinzione dei debiti tributari
Modifica dell’articolo 2 della legge 26 gennaio 1983, n. 18
1. L’ottavo comma dell’articolo 2 della legge 26 gennaio 1983, n. 18, e’ sostituito dal seguente:
“Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque manomette o comunque altera gli apparecchi misuratori previsti nell’articolo 1 o fa uso di essi allorche’ siano stati manomessi o alterati o consente che altri ne faccia uso al fine di eludere le disposizioni della presente legge e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire due milioni a lire quindici milioni. Con la stessa sanzione e’ punito, salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, allo stesso fine, forma in tutto o in parte stampati, documenti o registri prescritti dai decreti indicati nell’articolo 1 o li altera e ne fa uso o consente che altri ne faccia uso; nonche’ chiunque, senza avere concorso nella falsificazione, fa uso degli stessi stampati, documenti o registri.”.
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 26 maggio 2011, n. 11609. Il giudice, nel liquidare quanto spetta al danneggiato, deve tenere conto dei diversi aspetti in cui il danno si atteggia nel caso concreto

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 Art. 5
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