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Timestamp: 2019-01-19 09:29:31+00:00

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Fare sesso con una donna ubriaca è violenza sessuale
> Donna e famiglia Pubblicato il 7 Febbraio 2018
Violenza sessuale: il rapporto con una donna in condizioni di inferiorità e incapacità psicologica anche momentanea è reato.
Attenzione ad approfittare delle condizioni di inferiorità mentale o fisica di una donna: il reato di violenza sessuale è assai insidioso ed è sempre dietro l’angolo quando il consenso al rapporto non è espresso in modo cosciente ed in piena capacità di intendere e volere. Ad esempio è reato fare sesso con una persona che ha dei problemi psicologici o soffre di uno stato di depressione. Allo stesso modo è reato anche quando la situazione di incapacità non è permanente ma solo momentanea. Proprio per questa ragione è stato chiesto alla Cassazione: fare sesso con una ragazza ubriaca è violenza sessuale? Ecco qual è stata la risposta dei giudici.
1 Quando c’è violenza sessuale?
2 Cosa si intende per “violenza” nella violenza sessuale?
3 Che succede se la donna con cui si ha un rapporto sessuale è incapace?
4 Avere un rapporto sessuale con una donna ubriaca è reato?
Il codice penale [1] punisce la condotta di chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali.
Il concetto di abuso di autorità si riferisce a tutte quelle situazioni in cui una persona approfitta della propria supremazia derivante da autorità, sia pubblica che privata, il tutto ovviamente per costringere la vittima a compiere o subire atti sessuali [2]. È il caso, ad esempio, di un professore a danno di una studentessa, del direttore di un ufficio sulla propria dipendente, ecc.
Cosa si intende per “violenza” nella violenza sessuale?
A torto si pensa spesso che la violenza sessuale scatti solo in presenza di una violenza fisica, ossia di una coartazione con armi o con la stessa forza bruta volta a porre la vittima nell’impossibilità di opporre resistenza. In verità la violenza cui si riferisce il codice penale è anche quella del compimento di un gesto insidioso e rapido, che faccia leva sulla distrazione della vittima e sull’incapacità di sottrarsi in un tempo rapido. Si pensi a chi, sul più bello, durante una conversazione, palpeggi il seno di una donna o metta le mani tra le sue cosce. Anche un bacio improvviso (non importa se sulle labbra o sul collo), con una stretta sui fianchi tale da impedire alla donna di divincolarsi, viene considerato violenza sessuale.
Peraltro la violenza sessuale non è necessariamente la congiunzione carnale e la consumazione del rapporto, ma anche qualsiasi tipo di sfioramento o comunque contatto con le zone erogene di una persona (cosce, natiche, collo, seno, ecc.).
Il reato di violenza sessuale non richiede necessariamente un contatto fisico diretto con la vittima. Si pensi al di violenza sessuale su internet quando una persona minacci l’altra di svolgere atti di autoerotismo nella prospettiva del reo di soddisfare od eccitare il proprio istinto sessuale. Secondo la Cassazione, il reato di violenza sessuale può consistere nel compimento da parte della persona offesa di atti sessuali su se stessa; perciò può essere commesso anche a distanza, ovverosia tramite telefono o il computer. La minaccia rivolta ad ottenere l’invio di foto oscene integra quindi il reato di violenza sessuale anche se la vittima non ha mai avuto alcun rapporto fisico con l’aggressore [3].
Che succede se la donna con cui si ha un rapporto sessuale è incapace?
Il reato di violenza sessuale scatta anche quando si abusi delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto. Questo significa che fare sesso con una persona che ha dei problemi psichici ed è incapace di intendere e volere, o magari è solo momentaneamente incapace perché è sotto effetto di sedativi o di psicofarmaci, costituisce reato.
Certo, questo non significa che l’incapace non possa avere rapporti sessuali se consenziente. Il problema è capire quando il consenso è esplicito, pur con le dovute limitazioni della persona o invece è stato determinato da una incapacità della vittima a dire di “no” proprio a causa della sua patologia. Secondo la Cassazione [4], il carattere consenziente del rapporto sessuale di un soggetto affetto da minorazione psichica è da escludersi ove si accerti che la malattia abbia impedito allo stesso di resistere all’altrui prevaricazione.
Avere un rapporto sessuale con una donna ubriaca è reato?
Abbiamo anticipato che il reato di violenza sessuale è escluso solo in presenza di un consenso fornito – anche in modo tacito – da una persona nella piena capacità di comprendere il significato delle proprie azioni. Ne deriva che chi è in stato, anche momentaneo, di incapacità non può manifestare questo consenso. È il caso, ad esempio, di chi è sotto l’effetto di stupefacenti e di alcool. Fare sesso con una ragazza o una donna ubriaca è reato per quanto questa sia volontariamente posta in tale condizione di debolezza psichica, avendo la consapevolezza di poter perdere la coscienza.
La Cassazione ha ritenuto sussistente la violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica la condotta di chi ha un rapporto carnale con una donna addormentatasi a seguito di stato di ubriachezza, essendo l’aggressione alla sfera sessuale della vittima connotata da modalità insidiose e fraudolente [5].
Con una sentenza dell’anno scorso [6] la Suprema Corte ha detto che integra il reato di violenza sessuale, con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole.
[1] Art. 609 cod. pen.
[2] Cass. sent. n. 19419/2012.
[3] Cass. sent. n. 41412/11, n. 25112/2007, n. 37076/12.
[4] Cass. sent. n. 44978/2010; n. 20578/2010.
[5] Cass. sent. n. 1183/2012; n. 20766/2010.
[6] Cass. sent. n. 45589/2017.
Cassazione penale, sez. III, 11/01/2017, (ud. 11/01/2017, dep.04/10/2017), n. 45589
1. Il Tribunale di Roma, pronunciando sull’appello del P.M., con ordinanza del 29 settembre 2016, confermava l’ordinanza, di rigetto di custodia cautelare in carcere chiesta dal P.M. nei confronti B.S., del Giudice per le indagini preliminari di Roma del 23 maggio 2016, per i reati di cui: Capo 1- all’art. 609 octies c.p. (in relazione all’art. 609 bis c.p.) e all’art. 609 ter cod. pen. perchè, partecipavano ad atti di violenza sessuale ai danni di E.S.J.. Segnatamente, mediante violenza consistita nello spingere la parte offesa sul letto e nell’immobilizzarla tenendole ferme le braccia e le gambe, approfittando anche dello stato di inferiorità fisica e psichica della stessa (che aveva assunto insieme a loro alcol e a cui avevano ceduto cocaina) costringevano E.S.J. a subire molteplici e ripetuti rapporti sessuali anali e vaginali, nella notte del (OMISSIS); più precisamente, mentre il K. e il S. la costringevano a subire predetti rapporti, il B. assisteva per tutta la durata della violenza (tentando, dopo che due complici se n’erano andati, di avere anche lui un rapporto sessuale con la parte offesa afferrandola per le braccia ma desistendo di fronte alla sua resistenza). Con l’aggravante del fatto commesso con l’uso di sostanze alcoliche e stupefacenti. Fatto commesso a (OMISSIS) in data (OMISSIS).
Capo 2- Art. 81 c.p., art. 582 c.p., comma 1, e art. 585, comma 1, in relazione all’art. 576 c.p., comma 1, n. 5. Perchè con la condotta descritta precedente al capo numero uno cagionavano a E.S.J. “ecchimosi al livello delle ginocchia bilateralmente, a livello del polso sinistro e della porzione mediale prossimale di entrambe le cosce, delle anche a livello esterno e dei polpacci” giudicate guaribili in giorni tre, nonchè una ecchimosi alla mammella destra giudicata guaribile in ulteriore giorni tre. Con l’aggravante di aver commesso il fatto in occasione della commissione del delitto di cui all’art. 609 octies cod. pen.. Fatto commesso il (OMISSIS).
2. Ricorre per Cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1.
Il Tribunale ha ritenuto insussistente i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato B.. Il Tribunale ha ritenuto che la parte offesa si era volontariamente ubriacata ed aveva assunto sostanza stupefacente, aveva inoltre volontariamente fatto salire gli indagati a casa sua offrendo loro da bere e si era recata in camera da letto, dove era stata raggiunta dai tre indagati. Il fatto materiale è incontrastato, ovvero la parte offesa la sera del (OMISSIS) in stato di inferiorità conseguente all’assunzione di bevande alcoliche e stupefacenti aveva un rapporto sessuale con tutti e tre gli indagati; ciò viene anche ammesso nel corso dell’interrogatorio di garanzia dagli indagati.
Il Tribunale confonde l’induzione degli indagati a far assumere alla ragazza alcolici e droga, contestata dal PM solo come circostanza aggravante, e l’induzione a subire un rapporto sessuale; invero anche senza aggravante il reato di cui all’art. 609 bis c.p., comma 2, n. 1 risulterebbe sussistente. Emerge dagli atti che la parte offesa era già ubriaca, e che durante il tragitto in macchina le era stata offerta cocaina e poi una “canna”, quindi nel momento in cui ebbe rapporti sessuali, con gli indagati era totalmente incapace di autodeterminarsi.
3. Il ricorso del P.M. è fondato, e l’ordinanza deve annullarsi con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Roma, sezione riesame.
In tema di violenza sessuale, rientrano tra le condizioni di “inferiorità psichica”, previste dall’art. 609 bis c.p., comma 2, n. 1, anche quelle conseguenti all’ingestione di alcolici o all’assunzione di stupefacenti, poichè anche in tal caso si realizza una situazione di menomazione della vittima che può essere strumentalizzata per il soddisfacimento degli impulsi sessuali dell’agente. (Sez. 3, n. 38059 del 11/07/2013 – dep. 17/09/2013, C, Rv. 25737401; vedi anche, nello stesso senso, Sez. 3, n. 39800 del 21/06/2016 – dep. 26/09/2016, C, Rv. 26775701).
La decisione impugnata ritiene che l’assenza di comportamenti, del B.S. (e degli altri indagati), rivolti a cagionare lo stato di ubriachezza e di stordimento da stupefacenti della ragazza, escluda la sussistenza della violenza, del reato – i gravi indizi di colpevolezza poichè “la p.o. si era già volontariamente ubriacata ed aveva assunto sostanza stupefacente, aveva volontariamente fatto salire gli indagati a casa sua… aveva offerto loro da bere e mentre gli stessi parlavano in camera, si era recata in camera da letto (perchè si stava annoiando) ove poi era stata raggiunta da loro”.
Orbene le condizioni per esprimere un valido consenso (la capacità) al rapporto sessuale prescindono dalla condotta di cagionare l’incapacità o l’incoscienza – nel caso l’ubriachezza e l’assunzione di stupefacenti -; anche l’incapacità volontariamente cagionata deve valutarsi ai fini della sussistenza del consenso all’atto sessuale. L’ordinanza impugnata quindi non motiva adeguatamente lo stato di inferiorità fisica (o psichica) per assunzione massiccia di alcol e droga, anche se volontariamente cagionato dalla donna, ai fini della verifica del valido consenso ad un rapporto sessuale con tre persone. Quello che rileva, infatti, non è chi ha cagionato lo stato di incapacità (ovvero se a fornire alcol e droga fossero stati gli indagati al fine dell’atto sessuale, o se la ragazza lo avesse assunto volontariamente), ma se al momento degli atti sessuali la donna era o no in grado di esprimere il consenso al rapporto con tre ragazzi.
“Integra il reato di violenza sessuale di gruppo (art. 609 octies cod. pen.), con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole” (Sez. 3, n. 40565 del 19/04/2012 – dep. 16/10/2012, D. N., Rv. 25366701).
Il difetto di motivazione consiste proprio nell’essersi fermata l’analisi all’assunzione volontaria di alcool e stupefacenti, senza considerare se al momento dei fatti la ragazza era o no capace di esprimere il consenso.
4. Può conseguentemente affermarsi il seguente principio di diritto: ” Integra il reato di violenza sessuale di gruppo (art. 609 octies cod. pen.), con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe, rilevando solo la sua condizione di inferiorità psichica o fisica seguente all’assunzione delle dette sostanze”.
09/02/2018 alle 19:46
IN AGGIUNTA AL MIO PRIMO COMMENTO.
RENDO NOTO,CHE SE ENTRO E’ NON OLTRE IL
“01 MARZO 2018”,NON OTTERRO’ IL RIPRISTINO DELLA MIA PENSIONE E’ RELATIVI ARRETRATI,POICHE’ PUO’ DARSI CHE ANCORA LA CRICCA DI MALAFFARE STA’ “DISTOGLIENDO” QUALCUNO DELLINPS DI FOGGIA E’ SAN SEVERO (FG) TRAMITE IMBROGLI,ATTI E’ FIRMA E FALSIFICATE,POICHE’ “E’ NON DA MENO”, L’AVVOCATO ANTONIO TURCO,MI CHIESE LA META’ DEGLI ARRETRATI SE VOLEVO OTTENERLI,(TRATTASI DI € 14.269.00,(QUATTORDICIMILA),NONOSTANTE LUI NON AVEVA FATTO NULLA POICHE’ LA PRATICA DI “RICOSTITUZIONE” PER MAGGIORAZINE SOCIALE LA INOLTRAI IO PERSONALMENTE;MENTRE DOPO POCHI GIORNI DALL”01 GIUGNO 2015″,DATA IN CUI L’INPS MI AVEVA MANDATO GLI ARRETRATI RELATIVI ALLA MAGGIORAZIONE DELLA MIA PENSIONE,MENTRE VITTORIA DAPOLITO DACCORDO CON IL DIRETTORE DELL’UFFICIO POSTALE DI CAGNANO VARANO (FG), DACCORDO CON LLA CRICCA DI MALAFFARE DELL”AVVOCATO MATTEO DI NAUTA,LA FIGLIA MARIA,L’AVV.SSA CRISCUOLI MARIA ANTONIETTA,LE SORELLE STEFANIA MARIA MADDALENA E’ GIUSEPPINA, ASSIEME AI LORO CONIUGI CRISCUOLI MICHELE E’ ALDO TROMBETTA,(CHE SI SONO SEMPREDEFDINITI DI ESSERE DEI PADRI ETERNI,MA REALMENTE SONO DEGLI,IM………………ECC.,ECC.;POICHE’,TRA L’ALTRO, QUEST’ ULTIMI PER CIRCA 19 ANNI (DICIANNOVE),HANNO DA ME INTASCATO IN “NERO” LA “PIGIONE” DI UN LORO LOCALE,E’ NON DA MENO,NONOSTANTE LA MIA ONESTA’ NEI LORO CONFRONTI,PRESERO ACCORDI CON “ALCUNI DIPENDENTI DELL’ENEL” E’ CONSIMILI AMICI,E’ MI FACEVANO PERVENIRE BOLLETTE CHE VARI MESI SUPERAVANO LA SOMMA DELLA MIA PENSIONE,PER CUI MI HANNO FATTA INDEBITARE. LA SOMMA RELATIVI AI CONSUME “ALTRUI” DELL’ENEL EQUIVALE A € 09.750,00,(NOVEMILA,750), CONTI FATTOMI DALL’ENEL;OE’ OLTRE

References: sentenza 
 Art. 609
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 81
 art. 582
 art. 585