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Timestamp: 2019-03-25 04:54:30+00:00

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Restitutio in integrum dipendenti pubblici, condizioni per il riconoscimento | Sentenze
Scritto il Giugno 25, 2018 Giugno 23, 2018 da sentenze
La restitutio in integrum, cioè l’integrale ricostruzione degli effetti economici della posizione del pubblico dipendente, è ammessa nei soli casi di un’illegittima interruzione o sospensione di un rapporto già costituito, e non laddove vi sia stata una mancata o tardiva immissione in ruolo (cfr., da ultimo, Consiglio di Stato, sez. III, 29 gennaio 2018, n. 616), ciò in dipendenza della natura sinallagmatica del rapporto di lavoro e dell’attività di servizio, il che impedisce il parallelismo tra interruzione del rapporto già in atto, e che doveva altrimenti proseguire rispetto ad un rapporto non ancora costituito e mai svolto.
Peraltro tale riconoscimento non si estende a tal punto da riconoscere allo stesso anche un indebito arricchimento dalla situazione giuridica che la Pubblica amministrazione ha illegittimamente determinato con la conseguenza che, nella ricostruzione della carriera economica per il periodo interessato, la stessa dovrà comunque detrarre quanto il dipendente risulti aver percepito a qualsiasi titolo, per prestazioni o attività svolta nel periodo di tempo durante il quale il rapporto è stato interrotto.
Sotto il profilo risarcitorio dunque non potrebbe in ogni caso ottenersi una somma pari a quanto sarebbe stato corrisposto dall’Amministrazione, a qualsiasi titolo, stipendiale o previdenziale, in base all’aspirato rapporto sinallagmatico.
Consiglio di Stato sentenza n. 616 29 gennaio 2018 sull’integrale ricostruzione degli effetti economici della posizione del pubblico dipendente in caso di illegittima interruzione o sospensione del rapporto di lavoro
Restitutio in integrum dopo illegittima sospensione dipendente pubblico
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Consiglio di Stato sentenza n. 3877 22 giugno 2018
1.Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata con la sentenza segnata in epigrafe ha respinto il ricorso proposto dalla signora Omissis per la condanna del Comune di Pietragalla al risarcimento del danni subiti per non averla tempestivamente assunto la ricorrente ex art. 5, co. 4 e 5, D.L. n. 702-1978, convertito in legge n. 3-1979, per il periodo compreso fra il 24.10.1982 e l’1.9.1995, nella misura corrispondente al trattamento economico che le sarebbe spettato, compreso degli oneri previdenziali.
– la ricorrente era stata immessa in ruolo ai sensi dell’art. art. 5 commi 4 e 5, D.L. n. 702-1978 (Disposizioni in materia di finanza locale), che non prevede termini specifici entro cui deve procedersi all’assunzione;
– né lo stesso TAR della Basilicata che, con la sentenza n. 571 del 1995 aveva ordinato l’assunzione della ricorrente, aveva fissato all’amministrazione comunale onerata un espresso termine per l’adempimento;
– pertanto l’interessata avrebbe dovuto tempestivamente impugnare gli atti con cui l’amministrazione aveva disposto la sua immissione nel ruolo (deliberazione consiliare n. 22 del 27.6.1996, istitutiva del ruolo soprannumerario e di collocamento della ricorrente nella sesta qualifica funzionale come istruttore; deliberazione giuntale n. 339 del 26.8.1996 di immissione nel ruolo predetto con decorrenza 2.9.1996; decreto sindacale prot. n. 5357 del 28.8.1996 di immissione in detto ruolo con la qualifica di istruttore del 28.8.1996 e presa di servizio in data 2.9.1996), nella parte in cui avevano disposto la decorrenza degli effetti dello status giuridico – economico ad una data diversa da quella asseritamente spettante (e chiesta col presente gravame);
– la citata sentenza n. 571-1995, nella parte in cui aveva dichiarato l’illegittimità del silenzio rifiuto tenuto dal Comune sulla diffida del 26.6.1987 e, soprattutto, il diritto dell’interessata all’immissione in ruolo, aveva accolto il ricorso nei sensi di cui in motivazione, cioè “secondo le modalità prescritte dai commi 4° e 5° del D.L. n. 702-1978, convertito nella L. n. 3-1979”.
2. L’interessata ha chiesto la riforma di tale sentenza, deducendone l’erroneità per erronea valutazione della propria posizione giuridica, erronea valutazione della sentenza del TAR n. 571-1995, erroneo rigetto della domanda risarcitoria e vizio di ultrapetizione….
… 1.2. Nel caso di specie poi, come ha correttamente rilevato il giudice di prime cure, non è nemmeno prospettabile un danno da ritardo, la cui quantificazione peraltro non è stata nemmeno specificata, una volta ritenuto che esso non può corrispondere identicamente alla perdita del rapporto sinallagmatico.
Infatti, da un lato, il TAR nell’originaria citata n. 571 del 1995 non aveva assegnato al Comune alcun termine entro cui provvedere alle necessarie attività di carattere amministrativo, con la conseguenza che non può essere qualificata come tardiva l’immissione in ruolo dell’istante rispetto alla data di notifica della sentenza, disposta otto mesi dopo la notifica della sentenza medesima.
Né, d’altro canto, è configurabile un danno ingiusto risarcibile per il periodo anteriore alla sentenza predetta, poiché la legge in esame (D.L. n. 702-1978) non fissava alle amministrazioni interessate termini entro cui effettuare i concorsi per titoli e l’immissione in ruolo del personale interessato, previa istituzione, nella specie, d’un ruolo soprannumerario ad hoc, con la conseguenza che non può nemmeno prospettarsi un ritardo ingiusto sul quale basare una richiesta risarcitoria.
1.3. E’ da aggiungere che la domanda risarcitoria che ha, quale presupposto, la declaratoria del ritardo nell’adempimento da parte dell’Amministrazione e la conseguente affermazione della sua responsabilità, dovendosi imputare a questa il pregiudizio patrimoniale sofferto “durante tutto il periodo d’inosservanza dell’obbligo di immissione in ruolo”, è da qualificarsi come responsabilità extracontrattuale, perché nel periodo nel quale l’azione amministrativa viene sindacata non era in essere alcun rapporto di pubblico impiego tra la ricorrente ed il Comune.
La Suprema Corte di Cassazione con sentenza a Sez. Unite Civili, 29 settembre 2014, n. 20451 e 27 febbraio 2013, n. 4850 ha ritenuto che riguardo ad una azione relativa a questioni attinenti al periodo antecedente al 1° luglio 1998 la giurisdizione è devoluta al giudice amministrativo se si tratta di inadempimento, mentre appartiene al giudice ordinario nel caso in cui si tratti di azione che trova titolo in un illecito (cfr., per tutte, Cass. SS.UU. 4 marzo 2008, n. 5785).
1.4. Peraltro, la domanda volta a rivendicare il diritto all’immissione in ruolo dal 24.10.1982 è pure inammissibile in quanto nel precedente giudizio definito con la sentenza n. 571-1995, la ricorrente aveva già formulato la stessa domanda di immissione in ruolo dal 24.10.1982 ed il TAR si era pronunziato affermando il diritto alla immissione in ruolo, ma non riconoscendo, e quindi implicitamente respingendo, la domanda diretta alla fissazione del termine per la decorrenza della immissione in ruolo.
La statuizione costituisce giudicato interno e per il principio del “ne bis in idem”, impedisce ora il riesame della domanda.
Come è noto, l’autorità del giudicato copre il dedotto e il deducibile, ovvero non soltanto le questioni di fatto e di diritto fatte valere in via di azione e di eccezione, e comunque, esplicitamente investite dalla decisione, ma anche le questioni non dedotte in giudizio che costituiscano tuttavia un presupposto logico essenziale ed indefettibile della decisione stessa, restando salva e impregiudicata soltanto la sopravvenienza di fatti e situazioni nuove verificatesi dopo la formazione del giudicato (cfr., ex multis, da ultimo, Consiglio di Stato sez. IV 15 settembre 2017 n. 4348).
Anche nel giudizio di legittimità, comunque, il giudicato si forma in relazione ai vizi dell’atto di cui è stata accertata la sussistenza (o l’insussistenza) sulla base dei motivi di censura articolati dal ricorrente (cfr. Consiglio di Stato sez. IV 01 agosto 2016 n. 3475).
Nella specie, poiché la domanda di immissione in ruolo dal 24.10.1982 era stata formulata, come detto, in quell’originario giudizio, su di essa si deve ritenere formato il giudicato nel senso che la pretesa qui ripetuta deve essere dichiarata inammissibile.
2. Conclusivamente, alla luce delle predette argomentazioni, l’appello deve essere respinto….
…Le spese di lite del presente grado di giudizio possono essere compensate, in ragione della risalenza della controversia.…
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