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Timestamp: 2019-10-21 11:24:13+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 10 settembre 2019, n. 22636 - Alla ricorrenza di una delle ipotesi previste dalla contrattazione collettiva non può conseguire automaticamente il giudizio di legittimità del licenziamento, ma occorre sempre che la fattispecie tipizzata contrattualmente sia riconducibile alla nozione di giusta causa, - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 10 settembre 2019, n. 22636 – Alla ricorrenza di una delle ipotesi previste dalla contrattazione collettiva non può conseguire automaticamente il giudizio di legittimità del licenziamento, ma occorre sempre che la fattispecie tipizzata contrattualmente sia riconducibile alla nozione di giusta causa,
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 10 settembre 2019, n. 22636
Licenziamento disciplinare – Grave insubordinazione – Violenza, minacce e distruzione di beni aziendali – Art. 69 CCNL Unionmeccanica Confagi – Sanzione espulsiva
1. In data 10.3.2016 la Z. srl intimava a C. G., dipendente dal 10.3.2008 in qualità di manutentore elettrico di IV livello ex CCNL Unionmeccanica, il licenziamento disciplinare in quanto si era reso autore, il 26.2.2016 di episodi di grave insubordinazione, violenza, minacce e distruzione di beni aziendali, talmente gravi da risolvere il rapporto per giusta causa ai sensi dell’art. 2119 c.c. e dell’art. 69 del CCNL Unionmeccanica.
4. La Corte di appello di Torino, con la pronuncia n. 917/2017, respingeva infine il reclamo presentato da C. G. rilevando, per quello che interessa in questa sede, che la condotta accertata, a prescindere dalla configurabilità di un comportamento di insubordinazione, integrava senz’altro manchevolezze che, per la loro gravità, risultavano sanzionabili con il licenziamento come statuito dall’art. 69 CCNL citato, nella parte in cui prevedeva puniti con la sanzione espulsiva gli “alterchi con vie di fatto, ingiurie, disordini, risse o violenze sia al di fuori che all’interno dei reparti di lavorazione o degli uffici (lett. e n. 9)”.
5. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione G. C. affidato a due motivi, illustrati con memoria.
6. Ha resistito con controricorso la Z. srl formulando ricorso condizionato sulla base di un motivo.
1. Con il primo motivo del ricorso principale si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della legge n. 300 del 1970; la violazione e falsa applicazione di norme di diritto e CCNL: nello specifico la violazione e falsa applicazione dell’art. 69 CCNL Unionmeccanica Confagi. Si sostiene che erroneamente la Corte territoriale aveva ritenuto sussumibile la fattispecie concreta in quella prevista dalla norma collettiva perché l’alterco senza vie di fatto, con contegno minaccioso, ravvisabile nella condotta del C., non equivaleva all’alterco con vie di fatto sanzionato con il licenziamento dalla contrattazione collettiva; inoltre, si deduce che la Corte di merito aveva tralasciato di esaminare l’ipotesi della insubordinazione che, in ogni caso, nella fattispecie in esame, non era connotata dalla gravità e, quindi, avrebbe potuto essere sanzionata unicamente con una sospensione dal lavoro.
2. Con un secondo articolato motivo si censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 2119 cc sia sotto il profilo dell’omessa valutazione, da parte della Corte di merito, della gravità dei fatti contestati in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, al contesto in cui furono commessi e al profilo dell’intensità dell’elemento volitivo, sia sotto l’aspetto del giudizio di proporzionalità.
6. L’art. 69 del CCNL Unionmeccanica CONFAPI, richiamato nel caso in esame nella lettera di contestazione e in quella di licenziamento, prevede – tra l’altro- la sanzione espulsiva del licenziamento (lett. e n. 9) nei casi di “alterchi con vie di fatto, ingiurie, disordini, risse o violenze, sia al di fuori che all’interno dei reparti di lavorazione o degli uffici”.
9. Infatti, incontestati i fatti come sono stati accertati nei gradi di merito, rileva il Collegio che effettivamente -nel caso de quo- sia ravvisabile la ipotesi di cui alla lett. e n. 9) del CCNL sopra richiamato.
15. I giudici del merito hanno anche escluso, con una indagine di merito non censurabile in questa sede perché adeguatamente motivata, che il comportamento del C. potesse essere la conseguenza ad una serie di condotte vessatorie attuate dal suo capo ufficio G., perché queste non erano state dimostrate dall’istruttoria svolta e non erano ricollegabili ai “rapportini” di lavoro risalenti nel tempo, con ciò valutando, quindi, di fatto l’intensità dell’elemento volitivo ed il contesto in cui avvenne l’alterco.
16. La trattazione delle doglianze sulla insubordinazione, non esaminate dalla Corte di appello e oggetto sia di parte dei motivi del ricorso principale che di quello incidentale, resta assorbita dalla rilevata infondatezza delle censure sul punto scrutinato in ordine alla condotta ritenuta già di per sé idonea a giustificare il recesso.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02, nel testo risultante dalla legge 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, sempre come da dispositivo, limitatamente al ricorso principale. La controricorrente, il cui ricorso incidentale sia dichiarato assorbito, non può essere condannato al pagamento del doppio del contributo unificato, trattandosi di sanzione conseguente alle sole declaratorie di infondatezza nel merito ovvero dì inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione, ex art. 13 comma 1 quater, del DPR n. 115 del 2002 (cfr. Cass. 25.7.2017 n. 18348; Cass. 19.7.2018 n. 19188).
Rigetta il ricorso principale, assorbito quello incidentale. Condanna il ricorrente principale al pagamento, in favore di Z. srl, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in euro 200,00 ed agli accessori di legge. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
Licenziamento per assenze per malattia se la condotta del lavoratore malato è scorretta – Cassazione sentenza n. 1777 del 2014
Licenziamenti per giusta causa – insubordinazione – Cassazione sentenza n. 16986 del 2013

References: Art. 69
 art. 13
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