Source: http://www.laurabianconi.it/newsletters-descrizione.php?id=195
Timestamp: 2018-08-22 04:05:30+00:00

Document:
Newsletter n. 182 del 4 giugno 2013
Uffici territoriali di governo
Proroga del blocco della contrattazione dei dipendenti pubblici
Proroga della riforma della geografia giudiziaria
Ratifica della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotto alla violenza contro le donne
Indagine conoscitiva sulla tassazione degli immobili
Lege di Delegazione 2013 (relatrice Bianconi)
Pagamento debiti della PA
Emergenze ambientali e altre misure urgenti Mozione Lucidi, sui consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica
FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI, BENE DARE UN SEGNALE MA OCCORRE EQUILIBRIO
“E’ importante dare un segnale agli elettori, che a causa di vicende assolutamente riprovevoli, hanno perso fiducia nei partiti. Bene ha fatto dunque il governo Letta ad approvare il decreto legge volto all’eliminazione graduale del finanziamento pubblico ai partiti”. Questa in sintesi la posizione espressa dalla senatrice Laura Bianconi che ammonisce però a non dare spazio a posizioni massimaliste e demagogiche. “I partiti politici sono un fattore determinante e imprescindibile della democrazia, sono l’ambito in cui si forma una classe politica: Se oggi stanno vivendo un periodo di difficoltà, sia di credibilità che nell’intercettare le aspettative dei cittadini, non significa che abbiamo perduto il loro significato storico e la loro valenza, per questo – continua Bianconi – è necessario agire in modo ponderato per evitare che l apolitica si riduca ad un esercizio elitario. Le recenti elezioni evidenziano la necessità di saper trovare nuovi modelli di finanziamento che coinvolgano anche i privati, ma perché si sviluppi una cultura di questo genere occorre tempo, se il modello – conclude Bianconi – dovrà diventare quello anglosassone e americano occorre il tempo per sensibilizzare cittadini ad utilizzare nuovi strumenti fiscali quali la devoluzione del due per mille del reddito”.
EPPE GRILLO E I SUOI PRESIDENTI
Solo poche settimane fa si consumava un’inedita e lacerante, per il Pd, elezione del Presidente della Repubblica. Da un lato il Pdl, consapevole che il risultato elettorale imponeva ragionamenti condivisi, dall’altro lato il Pd che ancora doveva elaborare la mancata vittoria e che non riusciva a trovare una sintesi al proprio interno. Terzo Beppe Grillo, l’innovatore, l’uomo che il Presidente lo doveva decidere la rete attraverso la consultazione degli iscritti e simpatizzanti del M5S accreditati al server gestito da Casaleggio. Questa mini consultazione popolare aveva prodotto una rosa di candidati: Gabanelli Strada, Rodotà. I primi due hanno benignamente declinato l’invito, Stefano Rodotà invece ha dato la propria disponibilità. Come è andata a finire si è visto: il nome del celebre professore, già garante della privacy, non ha trovato sostegno a sinistra e, come si dice, il resto è storia. O perlomeno sarebbe storia, perché
In politica tutto passa velocemente, si ricorda chi viene eletto, non chi stava per essere eletto, ma ci ha pensato proprio lo stesso Beppe Grillo a riportare in auge la memoria di quelli che erano i suoi fiori all’occhiello. Ha cominciato con Milena Gabanelli, rea di giornalismo d’inchiesta, che aveva osato chiedere conto di quanto rendessero gli spazi pubblicitari sul blog di Grillo. Da prima della lista a espulsa in un attimo. Sorte forse peggiore è toccata a Stefano Rodotà, che da giurista esperto di Costituzione si è permesso di correggere i grillini sulla delicata materia delle riforme costituzionali. E’ stato apostrofato con uno sprezzante “ottuagenario”, come se arrivare a quell’età in salute e con la mente ancora lucida fosse una cosa riprovevole. E allora vien da chiedersi: cosa sarebbe successo per una qualche ragione sul nome di Rodotà si fosse trovato un accordo e fosse diventato il Presidente della Repubblica? Ci saremmo trovati con la prima carica dello Stato sbertucciata proprio da chi lo aveva candidato?
VALORI E LIBERTA’ NELLE TERRE COLPITE DAL TERREMOTO
Sabato 1° giugno, a un anno dal tragico terremoto che ha colpito l’Emilia la senatrice Laura Bianconi ha accompagnato una delegazione dell’associazione Valori e Libertà a Sant’Agostino, comune del ferrarese tra i più colpiti dal sisma, per consegnare la somma che l’associazione ha raccolto nell’ambito delle sue iniziative. “Appena saputo della terribile prova che stava vivendo una parte così rilevante della nostra regione – ha dichiarato la presidente Maria Lucia Macagnino – come socie abbiamo siamo subito deciso di impegnarci per dare il nostro contributo per la ricostruzione, e come per il terremoto in Abruzzo, abbiamo deciso di dedicare le iniziative programmate dall’associazione per raccogliere fondi per questo scopo. Grazie all’aiuto della senatrice Bianconi abbiamo contattato l’amministrazione del Comune di Sant’Agostino, individuando nella nuova scuola media il progetto al quale avremmo contribuito. Così come per L’Aquila – continua Lucia Macagnino – anche in questa circostanza abbiamo scelto di sostenere un progetto educativo, come donne e come madri ci sta a cuore il futuro dei giovani e in questo senso è andato il nostro impegno”. Nel corso dell’incontro, accolte dal sindaco Fabrizio Toselli e dall’assessore Filippo Marvelli, la senatrice Bainconi e le socie di Valori e Libertà hanno potuto visitare il nuovo Istituto Comprensivo che ha sostituito la sede della Scuola Media Dante Alighieri, gravemente danneggiata dal terremoto e per questo completamente demolita. “La nuova struttura, progettata e realizzata a tempo di record e già perfettamente funzionante, è stata costruita secondo le più moderne tecniche di costruzione e con strutture energetiche che la rendono completamente autosufficiente – osserva la senatrice Laura Bianconi – ma soprattutto, come ci diceva il sindaco Toselli, è stata realizzata grazie alle donazioni che la generosità degli italiani ha messo a disposizione, segno evidente che lo sforzo di ciascuno, anche se può sembrare piccolo, è fondamentale e prezioso. ’associazione Valori e Libertà – continua Laura Bianconi - sin dal suo sorgere si è distinta proprio per la sua capacità di non sottrarsi a un impegno concreto nei confronti di chi si trova in difficoltà, lo fa già ogni anno sostenendo progetti di volontariato nella provincia di Forlì-Cesena, lo ha fatto anche in questa circostanza contribuendo alla rinascita della scuola di Sant’Agostino che ha deciso di ricordare questo momento inserendo anche il nome dell’associazione Valori e Libertà nella targa che ricorda tutti i benefattori”.
La Costituzione più bella del mondo necessità di un restyling. L’evoluzione dei tempi rivela tutta la necessità di aggiornare i meccanismi che regolano gli organi costituzionali. A dirlo non sono quelli che hanno in spregio la nostra storia e, in particolare, quel particolare periodo storico che ha dato vita alla nostra Carta Costituzionale. Lo dice tanta parte della politica, lo dicono tanti studiosi e esperti di diritto pubblico. La scorsa settimana il Senato ha votato la mozione che impegna il Governo a una sorta di road map. Come naturale, trattandosi di un argomento così importante, non sono mancati i distinguo e le polemiche. Quello che segue è l’intervento del Presidente Letta, che nel prendere un impegno preciso ha saputo fare sintesi anche degli interventi che si sono succeduti.
DISCUSSIONE DELLE MOZIONI RELATIVE ALL’AVVIO DEL PERCORSO DELLE RIFORME COSTITUZIONALI
Intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Enrico Letta
Signor Presidente, onorevoli senatori, il 22 aprile - pochi giorni fa, in fondo - ascoltavamo tutti insieme le parole del Capo dello Stato, il quale, appena rieletto, in una situazione drammatica, dopo una crisi istituzionale senza precedenti per il nostro Paese, esprimeva al Parlamento parole inequivocabili, le parole legate ad una situazione di crisi senza precedenti delle nostre istituzioni, con le quali il presidente Napolitano appena rieletto chiedeva al Parlamento di esprimersi con il linguaggio della verità: il linguaggio della verità legato alla necessità, assolutamente non rinviabile, di renderci conto che la crisi della politica e delle istituzioni nel nostro Paese è arrivata a un tal punto che non è immaginabile che si continui facendo finta di niente; facendo finta di fare le riforme; facendo finta di litigare sulle riforme da fare, salvo poi non combinare nulla.
Quelle parole ritornano nella nostra memoria, nella nostra mente e alle nostre orecchie perché sono le parole fondamentali attorno alle quali oggi siamo qui chiamati, un mese dopo quei momenti così forti, a dare immediato seguito, e applicazione ad un impegno che tutti insieme ci siamo presi nel momento in cui si è deciso di chiedere al presidente Napolitano di essere rieletto Capo dello Stato e poi di cominciare un percorso assolutamente originale che ha portato alla nascita del Governo che ho l'onore di presiedere.
D'altronde, questa nostra discussione così interessante - di essa stamane qui, in Senato, ho potuto cogliere, durante gli interventi di illustrazione delle mozioni, interventi interessanti ed approfonditi, dei quali ovviamente ho preso dovuta nota - arriva due giorni dopo un altro momento non secondario della nostra vita politica e democratica. Mi verrebbe da dire che, se ci fosse stato bisogno di avere ulteriori conferme della situazione di drammatico distacco dei cittadini dalla politica come oggi essa è declinata nel nostro Paese, essa è arrivata con il voto delle elezioni amministrative di domenica e lunedì e - non voglio usare parole troppo forti, ma ci credo profondamente - con quel drammatico campanello d'allarme che la bassa, troppa bassa, partecipazione dei cittadini al voto ha voluto suonare per l'intero sistema delle istituzioni. Non possiamo accettare che, in una grande città come Roma, la Capitale del nostro Paese, voti un cittadino su due e che un cittadino su due non vada a votare, senza non porci tutti noi il problema di che cosa questo significhi.
Non possiamo non partire da qui per svolgere una riflessione di cornice su quanto oggi stiamo facendo in questa sede. Non stiamo semplicemente adempiendo ad un dovere necessario, potrei dirlo io per primo, perché faceva parte di uno degli impegni che mi sono assunto con voi, con questo Parlamento, il giorno che questo Parlamento ha voluto darci la fiducia. Non si tratta di un dovere e di una semplice assunzione di responsabilità. È un qualcosa di più, perché il segnale che i cittadini italiani hanno dato domenica e lunedì è inequivoco. È un segnale rispetto al quale oggi abbiamo un'occasione che credo dobbiamo cogliere fino in fondo. Abbiamo un'occasione - questa mattina è stato per me interessante ascoltare il dibattito che in questa sede si è svolto, almeno nella parte iniziale dell'illustrazione delle mozioni - che non è la prima, perché tanti interventi - prendo a riferimento quello del senatore Calderoli - hanno fatto l'elenco di tutte le occasioni perdute in questi non anni, decenni, di riforme che sono cominciate e poi si sono perse, non sono andate avanti, e che ci hanno condotto alla situazione che oggi conosciamo.
Questo Governo è nato con tre grandi obiettivi, tre punti. Innanzitutto il grande tema dell'Europa, l'Europa rispetto alla quale è necessario contribuire a un cambiamento di linea, una linea che non sia più legata soltanto al tema del totem dell'austerità; una linea che sia consolidamento fiscale, niente debiti, da una parte, e impegno per la crescita dall'altra, perché l'intero Continente europeo ritrovi la strada della crescita e della prosperità.
Vi è poi il tema dell'economia, della crescita, del lavoro, il tema sociale, così difficile da vivere in un Paese come il nostro.
E poi, terza grande questione, la riforma della politica. E su questo tema della riforma della politica e della riforma delle istituzioni, oggi, giorno in cui l'Italia esce dalla procedura di deficit eccessivo e in cui le istituzioni comunitarie fanno all'Italia una serie di raccomandazioni - la principale delle quali è: dovete continuare, e dovete fare le riforme strutturali - io penso (e ho cercato in tutti i modi di evidenziarlo, e lo stesso hanno fatto i Ministri del Governo che hanno rappresentato lo stesso ai loro omologhi e colleghi europei) che quello che stiamo facendo qui oggi sia, probabilmente, l'inizio di una delle più importanti riforme strutturali che l'Italia può fare.
Non è infatti vero che, quando parliamo di riforme strutturali, ci leghiamo esclusivamente alla materia economica o alla materia finanziaria: non è così. Quando parliamo di riforme strutturali, partiamo anzitutto - credo - dal senso delle istituzioni di un Paese, il nostro, che non ha istituzioni che lo rendano capace di decidere.
Questo è il primo dei grandi temi che abbiamo di fronte: essere capaci di decidere; essere capaci di decidere coinvolgendo democraticamente tutti, ma essere capaci di decidere. Ciò è stato detto in tanti interventi, che ho trovato molto interessanti. Abbiamo la più bella Costituzione. Ho trovato molto forte il messaggio dato stamani dal senatore Campanella nell'illustrare la mozione che il Gruppo del Movimento 5 Stelle ha presentato. La nostra Costituzione è la più robusta, la migliore, ma, nonostante abbia retto - e abbia retto bene - dobbiamo cambiarla, perché oggi, rispetto alle esigenze che la nostra società, l'Europa e la competizione con gli altri Paesi ci portano ad avere, abbiamo bisogno di istituzioni che decidano più rapidamente, più efficacemente e più democraticamente: questo è, in fondo, l'obiettivo principale che noi oggi abbiamo. Abbiamo di fronte l'obiettivo di compiere una delle principali riforme strutturali che renda il nostro Paese in grado di decidere e che lo faccia rafforzando la qualità della nostra democrazia, questione che ha visto i nostri cittadini dare dei giudizi molto severi, anche in questi ultimi giorni.
Credo sia molto importante - nella discussione di oggi questo è avvenuto - che ci sia, con chiarezza, il senso dell'urgenza e quindi il senso del tempo in cui noi dobbiamo assumere queste decisioni. Non può qui cominciare, oggi, un percorso dai tempi indefiniti. Sarebbe, credo, la cosa peggiore che potremmo fare quella di iniziare un percorso dai tempi indefiniti che dà l'idea ai nostri concittadini che risiamo punto e da capo; che risiamo lì a cercare di svolgere un esercizio che poi non porterà a niente, come i tanti che già hanno preceduto questo esercizio.
Non è così: dobbiamo dare tempi certi. I 18 mesi che sono contenuti dentro il testo della mozione di maggioranza sono un tempo che ritengo essere il tempo giusto: non può essere un tempo successivo rispetto ai 18 mesi. Questi 18 mesi devono essere il tempo entro cui termina un percorso di riforme che, ovviamente, è complesso: lo sappiamo tutti, lo sanno i nostri concittadini. La nostra Costituzione ha retto, ed ha retto bene, cambiarla comporta una rigidità e, quindi, dei tempi complessi. Questi tempi devono però trovare una determinazione da parte nostra, da parte di tutti noi, nel riuscire a fare bene e a fare presto, in modo tale da avere, nell'arco di 18 mesi appunto, la riforma costituzionale approvata e le nostre istituzioni in grado di funzionare con questo nuovo passo: la qualità della democrazia nuovamente rinvigorita, come io penso possa assolutamente avvenire.
Questa XVII legislatura - lo diceva prima il collega Laniece - può essere la legislatura costituente, finalmente. E io credo sia un obiettivo che dobbiamo darci tutti, sapendo che l'adeguamento della Parte II della Costituzione - riprendo quanto detto dal senatore De Cristofaro presentando la mozione del Gruppo Misto-SEL - serve per dare più forza ai principi della Parte I, ai quali continuiamo oggi a credere e a considerarli il centro della koinè, della nostra vita comune. Ma essi devono avere più forza proprio per questo motivo.
D'altronde, è difficile - lo sappiamo, lo diceva il senatore Nencini stamani - che il potere costituito diventi potere costituente, ma dobbiamo provarci, perché non ci sono alternative. È l'unico pertugio che abbiamo, ed è un pertugio che dobbiamo assolutamente percorrere arrivando a degli obiettivi. Ho detto i tempi, tempi certi. I cittadini devono saperlo. L'ho detto nel discorso sulla fiducia: se questi tempi passeranno senza si arrivi a conclusioni positive, credo che il Governo non possa che prendere atto dell'inconcludenza di questo nostro lavoro comune.
Sono convinto però che questa volta il passo sia quello giusto. Ne sono convinto perché innanzitutto oggi, 29 maggio, è un mese che abbiamo cominciato a lavorare e siamo già qui, oggi, in condizione di far partire il processo costituente. Questo è il segno che il Parlamento è completamente convinto di questo obiettivo, un obiettivo che ci accomuna tutti. Voglio qui anticipare uno dei punti che ritengo essenziali della discussione sulle mozioni e del percorso che faremo insieme, un percorso che rafforza la centralità del Parlamento. Lo dico rispetto a molta parte della discussione che c'è stata questa mattina (il senatore Campanella ha molto insistito su questo): la centralità del Parlamento.
Mi rivolgo in particolare al senatore Calderoli, che ha citato una parte delle dichiarazioni sulla fiducia. Sulla mozione presentata dalla Lega il mio parere è positivo nel momento in cui viene interpretato però quanto sto dicendo, ovvero che le dichiarazioni che feci al momento della fiducia hanno avuto un'evoluzione rispetto a quello che è successo nel rapporto tra le forze politiche. Oggi arriviamo qui con quest'idea, con questo schema che secondo me può funzionare. Uno schema che dà centralità al Parlamento nella creazione di questo Comitato di quaranta parlamentari, scelti all'interno delle Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato, che saranno il motore del processo riformatore, in una condizione in cui l'intero Parlamento sarà poi coinvolto, in una logica quindi in cui il Parlamento non verrà esautorato ma rafforzato nella sua centralità.
Il Governo si farà carico di consultare e coinvolgere, con un ampio spettro di provenienze culturali e politiche, attraverso la commissione di esperti che creeremo nei prossimi giorni, nelle prossime ore, il meglio della scienza giuridica italiana, delle esperienze culturali del nostro Paese per cercare di aiutare un processo che, però, è il Parlamento che deve svolgere, senza sovrapposizioni che probabilmente potrebbero essere foriere di incomprensioni e di meccanismi di separazione che alla fine sarebbero negativi.
È il Parlamento che farà la riforma costituzionale, ma ritengo assolutamente importante sottolineare che lo sforzo della commissione dei saggi, degli esperti che nelle prossime ore, ripeto, lavoreranno con il contributo di tutte le provenienze culturali, ha come funzionalità quella di rendere il percorso del Parlamento più forte, e aggiungo, senza mortificare il protagonismo di ognuno dei parlamentari e dei senatori e, soprattutto, senza togliere la possibilità - cosa che ritengo importante e che ho colto negli interventi di stamani - che alla fine con il referendum i cittadini del nostro Paese si esprimano su questa scelta così importante e complessa.
Credo che questo punto finale - saranno i cittadini italiani a decidere - sia un punto di recupero di fiducia tra istituzioni e cittadini che è assolutamente fondamentale, perché questa riforma va fatta, e va fatta non contro, ma insieme. Ed é una riforma essenziale per ridare credibilità alla politica, è fondamentale che quegli obiettivi - la fine del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, una maggiore efficacia nel lavoro e nella modalità con la quale poter decidere - siano realizzati. Al riguardo ho ascoltato stamani parole importanti anche sul tema dei Regolamenti parlamentari, tema ovviamente che non è materia del Governo, il quale è completamente sussidiario rispetto al lavoro delle Camere, ma che è stato importante individuare, perché sappiamo tutti quanto Regolamenti parlamentari così per certi versi antichi rendano complesso un lavoro invece moderno che deve essere fatto, e sapendo che molto del lavoro che è stato fatto in particolare nella scorsa legislatura (prendo a riferimento il presidente del Senato della scorsa legislatura, il senatore Schifani) è sicuramente in grado, perché era stato un lavoro molto avanzato, di essere parte integrante dei contenuti su molti temi del lavoro che dovrà essere finalizzato in questo percorso riformatore.
Io credo che sia un obiettivo alla portata di tutti noi; ne sono convinto, perché ritengo che tutti ci rendiamo conto del fatto che non si può scherzare questa volta, che la legge elettorale andrà cambiata e che sarà ovviamente parte fondamentale di questo processo di riforma, perché sappiamo tutti che la legge elettorale attuale non funziona, non è quella giusta per le esigenze che abbiamo oggi. Sappiamo quindi che la legge elettorale va cambiata e sappiamo benissimo che sarà una parte essenziale di questa discussione.
Sappiamo anche che in questo percorso (lo hanno detto in molti questa mattina, sia al Senato sia nella discussione alla Camera, e voglio riprendere l'argomento) la legge elettorale dobbiamo approvarla insieme, con una larga condivisione, così come questa riforma costituzionale dobbiamo approvarla con una larga condivisione. Non possiamo permetterci di arrivare al termine di questo percorso con divisioni, maggioranze strette, contrapposizioni che finirebbero per sporcare e rendere alla fine non efficace questo lavoro fondamentale che dobbiamo fare. E dobbiamo coinvolgere i nostri cittadini. Nel lavoro che la commissione che il Governo creerà subito, e soprattutto nel lavoro del Parlamento, attraverso quel percorso di consultazione, anche tramite la Rete, che metteremo e dovremo mettere in campo, dovrà esserci un coinvolgimento di tutti cittadini, e sono tanti coloro i quali vogliono essere coinvolti in questo processo riformatore.
Siamo di fronte a un'occasione storica; credo che sia un'occasione storica, di quelle che dobbiamo cogliere assolutamente; penso che sia un'occasione storica che possiamo cogliere e che sia alla nostra portata. Credo che possiamo riuscire a dare alle nostre istituzioni una maggiore capacità di decisione, una maggiore capacità di rappresentatività, una maggiore capacità di essere - mi verrebbe da dire - europee nella loro efficacia e nella loro capacità decisionale, nella capacità poi di essere rapidi nelle decisioni ma allo stesso tempo di essere molto rappresentativi.
Insomma, il percorso che è iniziato il 22 aprile, il percorso che è stato portato avanti nelle commissioni che il Presidente della Repubblica aveva nominato, che poi è continuato nella discussione che abbiamo avuto qui e nel vostro voto di fiducia ad un programma di governo che conteneva la discussione attorno ai temi di oggi, quindi la riforma della politica, la riforma delle istituzioni come tema basilare e centrale della stessa vita del Governo, oggi arriva a un momento essenziale.
E questo momento di svolta, per quanto ci riguarda, noi non vogliamo mancarlo, sapendo che il ruolo del Governo è solo una parte, piccola, di questo percorso, perché sarà il Parlamento protagonista, e sapendo anche - lo dico ai Gruppi parlamentari che non sostengono il Governo, in questo momento soprattutto - che la nostra volontà è la volontà piena e completa di considerare che questo percorso dovrà essere un percorso che coinvolge tutti, perché tutti siamo stati toccati da quello che è successo domenica e lunedì.
E non possiamo rinfacciarci a vicenda il fatto che c'è chi è stato toccato di più o di meno dall'astensionismo, chi ha vinto e chi ha perso, chi è più vecchio e chi è più nuovo: è l'intero sistema delle istituzioni che viene messo in discussione quando soltanto un cittadino su due va a votare; e non c'è nessuno che può tirarsi fuori. Abbiamo una grande occasione, secondo me, per fare questa riforma, e questa riforma dobbiamo farla bene fino in fondo e facendo sì che questo impegno collettivo sia un impegno che ci prende tutti.
Signor Presidente, vengo a dare i pareri sulle mozioni che sono state presentate. Con gli argomenti che dicevo prima, il parere è favorevole sulla mozione n. 31 (testo 3), a prima firma del senatore Calderoli, così come è favorevole sulla mozione n. 44, a prima firma del senatore Zeller, a condizione che ci sia quella modifica sul passaggio relativo ai membri non componenti della Commissione affari costituzionali, perché abbiamo valutato che i componenti devono essere presi tra i membri della Commissione affari costituzionali.
Il parere sulla mozione n. 46 a prima firma del senatore Crimi, data l'impostazione generale, non può che essere contrario.
Il parere sulla mozione n. 47, presentata dal senatore Zanda e da altri senatori, è favorevole, con un invito al ritiro degli emendamenti ad essa riferiti, sui quali, ove non fossero ritirati, il parere è contrario.
Esprimo altresì parere contrario sull'ordine del giorno G2, a prima firma del senatore Crimi, e parere contrario sull'ordine del giorno G1, a prima firma del senatore Nencini, perché la convocazione di un'Assemblea costituente è ovviamente un percorso diverso da quello che stiamo svolgendo in questo momento.
Esprimo parere contrario anche sull'ordine del giorno G3 del senatore Barani, perché contiene un'indicazione di merito relativa al riparto di competenze legislative ex articolo 117 della Costituzione. Per quanto riguarda SEL, confesso che sono abbastanza stupito, nel senso che noi siamo aperti al confronto - l'ho detto - anche rispetto ai contenuti. Ma apprendere con rammarico che la scelta di SEL sarà quella di votare contro la mozione della maggioranza, per quello che è stato detto (ovviamente ascolterò con molta attenzione la dichiarazione di voto per cercare di capire perché), non può che portarmi a ritenere che noi non potremo quindi esprimere un parere favorevole sulla mozione che SEL ha presentato; il parere pertanto non può che essere contrario. Però - ripeto - ascolterò con grande attenzione la dichiarazione di voto, perché invece ritengo che ci fossero tutte le condizioni per una scelta differente e per andare quindi in una condizione diversa.
Ritengo pertanto - come ho spiegato - che rispetto a tutti questi temi noi abbiamo oggi una grandissima occasione. Vorrei che la cogliessimo fino in fondo, e cogliere questa occasione fino in fondo vuol dire sapere che attorno a questa scelta ci giochiamo la credibilità tutta delle istituzioni e della politica nei confronti dei cittadini. Io sono convinto che non sprecheremo questa grande occasione.

References: e contrario
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 articolo 117
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