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Timestamp: 2020-01-22 22:28:27+00:00

Document:
Insidia stradale – Responsabilità dell’ente locale quale custode – Sentenza n. 15884 del 6 luglio 2010 – Confederazione Giudici di Pace
Procedimento: Sentenza n. 15884 del 6 luglio 2010
INSIDIA STRADALE – RESPONSABILITA’ DELL’ENTE LOCALE QUALE CUSTODE – DIVIETO DI IUS NOVORUM IN APPELLO
(Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, sentenza n°15884 del 6 luglio 2010)
L’ente locale, in qualità di proprietario delle infrastrutture di collegamento, è responsabile della loro custodia; nel caso di pericolo occulto nella sede stradale, poiché non oggettivamente visibile né soggettivamente prevedibile, è scriminato il conducente di un motoveicolo che, procedendo a velocità moderata, cade rovinosamente a causa di un tombino fuoriuscente.
Il Comune che non prova di aver affidato a terzi la manutenzione dell’asse viario deve farsi carico del risarcimento in favore del centauro e del terzo trasportato: l’ente locale vede bocciarsi la domanda di manleva poiché il contratto che assegnava ad una società la manutenzione della strada è stato prodotto solo in appello.
L’art. 345, III comma c.p.c., relativo alla produzione di nuovi documenti in grado di appello, va interpretato (cfr. Corte Sez. Un. N. 8203/2005) nel senso che fissa il generale principio dell’inammissibilità dei mezzi di prova nuovi – la cui ammissione, cioè, non sia stata chiesta precedentemente – con le uniche e seguenti eccezioni: i nuovi mezzi di prova si sono formati solo successivamente; si sono prodotti in ragione dello sviluppo assunto dal processo; le parti dimostrano di non averli prodotti prima per cause ad esse non imputabili; infine, il giudice li ha ritenuti indispensabili per la decisione.
SENTENZA N° 15884 DEL 6 luglio 2010
I giudici dell’appello consideravano che il tombino fuoriuscente (che successivamente il Comune aveva provveduto a pareggiare al livello del piano stradale) non poteva essere scorto da chi percorreva quel tratto di strada, che il motoveicolo procedeva a velocità moderata; che la conducente aveva perso il controllo del mezzo a seguito dell’impatto con il suddetto ostacolo; che la presenza a bordo del mezzo di due persone non aveva avuto alcuna incidenza causale in ordine al sinistro. Ritenevano, inoltre, non provato l’affidamento della manutenzione della strada all’impresa di M. C., essendo stata prodotta soltanto in appello la prova documentale del relativo negozio pattizio.
Con il primo motivo d’impugnazione – deducendo la violazione e la falsa applicazione delle norme di cui agli art. 2043 e 2051 cod. civ. e 116 cod. proc. civ. nonché la erronea valutazione delle prove circa la fondatezza della domanda ed il riconoscimento della responsabilità di esso ricorrente – il Comune di omissis critica la sentenza di secondo grado nelle parti in cui il giudice del merito: – malamente interpretando la deposizione del teste C. (il quale aveva dichiarato che il tombino “si notava soltanto se si prestava attenzione”), aveva ritenuto, invece, che esso non poteva essere scorto da chi percorreva la strada; – non aveva attribuito rilevanza causale al fatto che la caduta dal motoveicolo poteva anche essere attribuita alla perdita di equilibrio del guidatore per la presenza sul mezzo di altra persona.
Anche detta censura non è fondata, poiché il giudice di secondo grado si è attenuto alla regola di diritto, ormai pacifica a seguito della pronuncia di questa Corte a Sezioni Unite n. 8203/2005, secondo cui nel rito ordinario, con riguardo alla produzione di nuovi documenti in grado di appello, l’art. 345, terzo comma, cod. proc. civ. va interpretato nel senso che esso fissa, sul piano generale, il principio dell’inammissibilità di mezzi di prova nuovi – la cui ammissione, cioè, non sia stata richiesta in precedenza – a meno che la loro formazione non sia successiva; la loro produzione non sia stata resa necessaria in ragione dello sviluppo assunto dal processo; le parti abbiano dimostrato di non averli potuto proporli prima per causa ad esse non imputabile; il giudice li abbia ritenuti indispensabili per la decisione.

References: Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 

SENTENZA 
 art. 2043
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