Source: https://www.prontoconsiglio.it/2017/05/
Timestamp: 2019-03-19 06:02:54+00:00

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Maggio, 2017 | Pronto consiglio
24 Maggio 2017 /in Argomenti legali, Argomenti Pronto Famiglia /da pr0nic0le11a
Cosa accade se, dopo la separazione, il genitore non collocatario dei figli non provveda a versare l’assegno di mantenimento stabilito dal giudice e non eserciti il diritto di visita?
A parte le conseguenze di natura penale per la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento, vengo qui prese in esame le conseguenze di tipo civilistico.
Ce ne dà l’occasione una recente sentenza pronunciata dal Tribunale Civile di Roma il 21 febbraio 2017 (sentenza n. 3492).
Nel caso preso in esame dai Giudici di Roma una madre, nel richiedere il divorzio, evidenziava la completa violazione del coniuge non solo degli obblighi di mantenimento verso i figli, ma anche la sua assenza dalla loro vita, domandando la sua condanna (ai sensi dell’art. 709 ter cpc) al risarcimento dei danni nei confronti della prole.
Il Tribunale di Roma ha condannato l’ex coniuge a risarcire i figli a causa dei danni non patrimoniali inflitti loro per esser stato assente nella loro vita dopo la separazione, assenza protrattasi nel tempo ed ancora attuale.
La sentenza presa in esame ci conferma che i Tribunali stanno iniziando a riconoscere il valore dei danni subiti dai figli di genitori separati quando uno dei genitori non eserciti i doveri nascenti dalla genitorialità, tra i quali, appunto, quello di partecipare alla crescita e sviluppo dei figli. Viene pertanto dato sempre più rilievo alla importanza della figura gentoriale dopo l’evento separazione o divorzio, mediante sanzioni pecuniarie a carico del genitore che, senza un giusitificato motivo, trascuri i suoi doveri, non vedendo i figli, non interessandosi di loro e rimanendo assente dalla loro vita.
Chiaramente il padre in questione ha perso l’affidamento dei figli, che è stato disposto in via esclusiva in favore della madre.
No all’assegno divorzile all’ex coniuge che instaura una stabile convienza, anche se il convivente sia stato dichiarato fallito.
Interviene ancora la Cassazione con la recentissima ordinanza 12879 depositata il 22 maggio 2017 in materia di assegno divorzile.
La suprema Corte si riporta ad altre precedenti decisioni (6885/15 e 2466/16) per confermare che l’instaurazione di una convivenza more uxorio da parte della ex moglie con un nuovo compagno fa venire meno il suo diritto all’assegno divorzile.
Il principio sembra oramai indiscutibile ed applicato anche dai Tribunali, come quello di Roma, e si basa sulla circostanza che la costituzione di un nuovo legame affettivo da parte dell’ex coniuge, sempre che tale legame sia caratterizzato da una stabile convivenza, comporta la decadenza da qualsiasi diritto ad ottenere un assegno divorzile da parte dell’altro ex coniuge.
La sentenza oggi commentata aggiunge un elemento in più, stabilendo che non ha alcun rilievo la circostanza che il nuovo compagno della ex coniuge non possa contribuire al suo mantenimento in quanto dichiarato fallito. Ecco quindi che a nulla rileverà la circostanza che la nuova convivenza sia instaurata con un compagno/a che non abbia mezzi economici, essendo al contrario rilevante unicamente il fatto che il legame con l’ex coniuge si sia definitivamente reciso per una scelta ben precisa di iniziare una nuova vita di coppia e che quindi ogni dovere di solidarietà cessa definitivamente per una scelta libera dell’ex coniuge.
E’intervenuta la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 11569/2017 per confermare che gli assegni per il nucleo familiare, semplicemente definiti assegni familiari, possono essere richiesti all’Inps anche dal genitore separato affidatario dei figli, nel caso in cui questi non abbia i requisiti per richiederli in quanto non occupato e sempre che il diritto sussista in capo all’altro genitore non affidatario.
Ricordiamo che l’assegno per il nucleo familiare ha lo scopo di assicurare una tutela nei confronti delle famiglie che si trovino in situazioni di bisogno, modulandolo in base al numero dei membri della famiglia ed al reddito del nucleo.
Per tale ragione, in caso di separazione dei coniugi, gli assegni familiari devono essere garantiti anche al genitore affidatario dei figli che non abbia un lavoro, utilizzando il diritto agli assegni dell’altro coniuge lavoratore.
Si parla di genitore affidatario, ma, alla luce della nuova normativa relativa all’affidamento condiviso del 2006, si deve intendere il genitore collocatario dei figli, cioè il genitore presso il quale i figli vengano collocati in modo stabile e quindi con cui i figli convivano a seguito della separazione dei genitori.
La Cassazione con la sentenza in esame non fa altro che confermare un principio già in precedenza affermato, come nella precedente sentenza n. 6351/2015.
E’ giusto fare il bagno con i propri figli piccoli? Se si, fino a che età?
4 Maggio 2017 /in Argomenti Pronto Famiglia, Argomenti psicologici /da pr0nic0le11a
Una domanda che molti genitori si pongono è se sia giusto fare il bagno o la doccia insieme ai propri figli piccoli.
Il dubbio che giustamente coglie mamma e papà è se il bambino possa vivere tale condivisione intima in modo errato, traendone quindi input sbagliati e provocandogli imbarazzo.
In realtà il bambino non vive la nudità come la vive l’adulto, non ha la maliza di quest’ultimo e non è in grado di leggere oltre la nudità. Per il bambino condividere un bagno con il genitore o anche con un fratello o sorella più grande sarà un divertimento e certamente non vivrà il momento con alcun imbarazzo.
Il presupposto, però, è che il genitore sappia affrontare questo momento intimo con naturalezza, senza manifestare imbarazzo.
A propria volta il bimbo si sentirà a proprio agio. Noterà le differenze fisiche, ma non darà a questo alcun valore sessuale o malizioso, in quanto il bimbo ha un vissuto del tutto diverso dall’adulto. Il bimbo potrà fare all’adulto delle domande sul corpo ed in tal caso il genitore dovrà rispondere con maturalezza e semplicità, soddisfacendo la curiosità del bambino.
Sia ben chiaro che il genitore dovrà evitare di stimolare inavvertitamente parti delicate del figlio, il che potrebbe provocare stati di eccitazione involontari che potrebbero turbare il bimbo creandogli disagio. Sta quindi al genitore, durante il lavaggio delle parti intime del figlio piccolo, stare attendo agli stimoli percepiti dal piccolo.
Gli psicologi, però, evidenziano che a partire dai 6 anni sia necessario portare il bambino alla autonomia anche nella fase della pulizia personale, abituandolo piano piano alla completa autonomia e facendogli comprendere l’importanza ed il valore della riservatezza e della intimità.

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