Source: http://crescendoingrazia.wordpress.com/tag/abito-talare/
Timestamp: 2014-03-12 14:29:39+00:00

Document:
abito talare | Crescendo in Grazia
Post contrassegnati da tag 'abito talare'	Padre Reverberi, il prete accusato di crimini contro l’umanità, si nasconde in una parrocchia di Parma
Pubblicato 6 settembre 2013	666 notizie
Tag:abito talare, argentina, cappellano, colletto bianco, crimini contro l'umanità, curia, dittatura di videla, franco reverberi boschi, il prete torturatore, interpol, magistratura italiana, mandato di cattura, padre reverberi prete, parrocchia di parma, prete criminale, richiesta di estradizione, rifugio, san rafael, squadrone VIII, torture
http://www.retelabuso.com/padre-reverberi-il-prete-accusato-di-crimini-contro-lumanita-si-nasconde-in-una-parrocchia-di-parma/
-R.P.- 28 agosto 2013- E’ ricercato per crimini contro l’umanità, fuggito dalla provincia di Mendoza.
La richiesta di estradizione è stata inoltrata alla magistratura italiana, ostacolata a quanto pare dalla curia del nostro Paese. Estradizione al vaglio del Tribunale di Bologna.
In questo contesto, la sede dell’Assemblea permanente per i diritti dell’uomo di San Rafael, ha rivolto un mese fa un appello a papa Bergoglio, attraverso il Nunzio apostolico argentino, monsignor Emil Paul Tscherring, invitando il pontefice a “intercedere, ordinare, o istruire qualsiasi azione che ritenga rilevante affinchè Franco Reverberi sia sottoposto a procedimento giudiziario in Argentina per accertare la sua condotta la sua criminale o confermare la presunzione di innocenza sotto il pieno godimento delle garanzie costituzionali e Stato di diritto democratico “.
Agghiacciante la testimonianza di Mario Bracamonte: “Ho visto quel prete quattro volte. Ricordo che un pomeriggio venimmo sottoposti ad un pestaggio particolarmente violento. Il pavimento del locale delle torture era rosso di sangue. Padre Reverberi ordinò che lo pulissimo con i nostri corpi, strisciando per terra, zuppi d’acque e di sangue. Era inverno, la temperatura era di 10 gradi sotto zero”.
Bracamonte ricorda perfettamente che Reverberi assistette alla scena in compagnia di ufficiali e funzionari della polizia della giunta Videla e dell’esercito. Una notte, sempre Bracamonte, venne barbaramente pestato per quattro interminabili ore, torturato, la testa immersa più volte in una vasca colpa d’acqua. Sollevò il capo, vide Reverberi che lo apostrofò “Che hai da guardare? Cane!”.
Tag:abiti sacerdotali, abito talare, autoritá ecclesiastiche, caso nazionale, don corsi, due donne uccise, femminicidio, indignazione, parroco, Sacerdote, sacerdozio, scandalo, telefono rosa, ventimiglia, vescovo di la spezia, violenza
Savona: Riconosciuta piena responsabilità del Vescovo Lanfranconi nel favoreggiamento di crimini sessuali su minori
Tag:abito talare, cei, Chiesa, chiesa cattolica, clero, comunicato stampa, corsi antipedofilia, criminali, crimini, crimini sessuali, dante lanfranconi, deviati mentali, diocesi, magistratura, minori, papa, perversioni sessuali, presidente, preti pedofili savonesi, sacerdoti, savona, sentenza storica, vergognoso scandalo, vescovi, vittime
UNA SENTENZA SENZA PRECEDENTI!!
PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA VIENE RICONOSCIUTA LA RESPONSABILITÀ DI FAVOREGGIAMENTO NEL REATO DI CRIMINI SESSUALI DI UN VESCOVO DELLA CHIESA CATTOLICA, UN DIPENDENTE DALLO STATO ESTERO DEL VATICANO.
LA FONDAZIONE PROTEJE A TUS HIJOS, SOLIDALE A FRANCESCO ZANARDI E ALL’ASSOCIAZIONE L’ABUSO, SI ASPETTA LE DIMISSIONI DEL PRESULE E IL RISARCIMENTO ALLE VITTIME.
Addì 08/05/12 ore 13,40
Una sentenza storica quella nei confronti Dante Lafranconi, per la prima volta in Italia la magistratura savonese argomenta con ben 6 pagine di ordinanza (allego Copia) i crimini dei preti pedofili savonesi e dei vescovi che li hanno coperti, come Dante Lafranconi che non solo ha permesso ma anche alimentato le perversioni sessuali di almeno due sacerdoti pedofili, non curandosi minimamente dei minori che frequentano il clero, ma curandosi solamente del fatto che i criminali potessero continuare a fare i preti e che nessuno ne parlasse con l’unico scopo di non infangare la chiesa, una multinazionale in nome di Dio.
Anche in Italia arriva, grazie a questa ordinanza storica, la prima nel nostro paese, forse la soluzione per evitare che la chiesa cattolica continui a proteggere, nascondere e difendere dei deviati mentali.
È triste dirlo ma con la chiesa occorre “il bastone e la carota” per mettere fine ai crimini sessuali commessi dal clero. La chiesa a partire dal Papa, dal presidente della CEI e così via, ha dimostrato il più totale disinteresse anche solo nel limitare i casi di pedofilia e malgrado questa sentenza, il vescovo di Savona continua a lasciare altri preti pedofili a contatto con i minori.
Il motivo? Sono reati prescritti e quindi la magistratura non può procedere.
Ma la pedofilia è una devianza della personalità, non va in prescrizione e non si cura, anzi peggiora con l’avanzare dell’età quindi, con maggior attenzione, questi pervertiti in abito talare continueranno nella loro opera.
Mettere mano al portafogli della chiesa pare l’unico strumento che possa far sì che la chiesa intervenga. I corsi antipedofilia della Diocesi di Savona confermano in pieno questo disegno, in realtà la chiesa con quei corsi tutela solo se stessa, non attua alcun provvedimento preventivo o di soccorso nei confronti delle decine di vittime che ha seminato in questi ultimi 32 anni, nessuna assunzione di responsabilità, malgrado ciò che è emerso.
Vi lascio alla lettura del decreto di archiviazione del giudice, è palesemente chiara la grave responsabilità del Lafranconi, ma non procedibile causa prescrizione, a mio avviso doverose le dimissioni del presule.
Da notare anche che la prescrizione non avrebbe avuto effetto se Lafranconi avesse voluto uscire con chiarezza da questo vergognoso scandalo ai danni di minori, avrebbe potuto chiedere al GIP di proseguire fino alla sentenza ma i troppi scheletri nell’armadio non glielo hanno permesso.
L’attuale Vescovo di Savona Vittorio Lupi ha sempre sostenuto l’estraneità ai fatti della Diocesi di cui è a capo, malgrado la documentazione ritrovata dagli investigatori nella sua cassaforte. La magistratura, invece conferma tutte le responsabilità. Come portavoce delle vittime savonesi chiedo che la Diocesi di Savona intervenga al più presto e a proprie spese nel soccorrere le vittime, molte già ben note al presule. Credo che questa assunzione di responsabilità sia il minimo che la chiesa si debba assumere anche in virtù delle responsabilità educative che ha nei confronti dei milioni di minori che frequentano il clero e le sue attività, anziché infangare le vittime, i testimoni e spesso anche la magistratura.
L’associazione annuncia per i prossimi giorni ulteriori iniziative utili a sensibilizzare la comunità savonese e cremonese sulla gravità di ciò che è accaduto e sulle indiscutibili responsabilità della Diocesi.
Doveroso ringraziare per l’integrità morale e per il senso di giustizia la Dott. Fiorenza Giorgi, la Dott. Alessandra Coccoli e il Dott. Giovanni Battista Ferro insieme agli investigatori che hanno lavorato a 360 gradi su questo caso. Un ringraziamento particolare anche al Dott. Carla Corsetti la quale si è presa in carico, con molta responsabilità e a titolo gratuito l’intera vicenda.
Atti della magistratura:
documento 1 : documento 2 : documento 3: documento 4: documento 5: documento 6: QUANDO NON SI PUÒ PIÙ INSABBIARE: IL CASO DESSÌ
Pubblicato 9 febbraio 2010	666 notizie
Tag:abito talare, abusi sessuali, autorità ecclesiastica, congregazione per la dottrina della fede, dimesso dallo stato clericale, disciplina teologica, divieto di celebrare messa, espulso dalla chiesa, ex sant'ufficio, gerarchie ecclesiastiche, il caso dessì, marco dessì, missionario di villamassargia, papa benedetto XVI, sacramenti, santa romana chiesa, stato laicale, Vaticano, violenza sui bambini
http://parma.repubblica.it/dettaglio/dessi-espulso-dalla-chiesa-decreto-di-benedetto-xvi/1849581
martedì 09.02.2010 ore 19.08
Dessì espulso dalla Chiesa
Decreto di Benedetto XVI
Marco Dessì era stato condannato per abusi sessuali su bambini del Nicaragua. Ora non è più prete: un decreto inappellabile del Sommo Pontefice lo ha dimesso dallo stato clericale. Nel maggio scorso la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per le imputazioni antecendenti l’agosto 1998
Padre Marco Dessì è stato espulso dalla Chiesa. Il missionario di Villamassargia condannato per abusi sessuali su bambini del Nicaragua è stato estromesso con un decreto promulgato l’otto gennaio da Papa Benedetto XVI, che lo ha “dimesso dallo stato clericale” e ridotto allo stato laicale. Per Dessì divieto assoluto di celebrare messa e altri sacramenti, di portare l’abito talare e “insegnare alcuna disciplina teologica”, perfino “negli istituti anche non dipendenti dall’Autorità ecclesiastica”. Si tratta di un provvedimento inappellabile promulgato dalla più alta autorità di Santa Romana Chiesa a seguito di indagini compiute direttamente dagli ispettori dalla Congregazione per la dottrina della fede (ex Sant’Uffizio). Un verdetto, quello del Vaticano, che arriva prima della fine dei vari gradi di giudizio dei tribunali italiani, segno che le gerarchie ecclesiastiche non hanno dubbi sulla colpevolezza di Dessì.
o le evidenze sono tanto schiaccianti da non poter fare altro? – gec
La vicenda. Il sacerdote sardo era stato condannato il 23 maggio del 2007 dal gup Roberto Spanò della Procura di Parma a 12 anni per violenza sessuale su tre ragazzi della comunità di Chinandega, in Nicaragua, di cui era responsabile. Dessì sta scontando la pena nel carcere di Saluzzo in un reparto riservato ai detenuti per reati a sfondo sessuale. Il processo d’appello si era chiuso con uno sconto di pena, dopo che il procuratore generale aveva chiesto la conferma del verdetto di primo grado. A Bologna il sacerdote aveva tentato, attraverso i propri legali, di dimostrare che nulla aveva a che vedere con quelle pesantissime accuse. Avendo scelto il rito abbreviato aveva avuto diritto, come in primo grado, a uno sconto di un terzo della pena. Un’inchiesta complessa, quella condotta dal pm Lucia Russo, che delineò l’immagine di un sacerdote che raccoglieva fondi in tutto il mondo per assistere quei ragazzi di cui poi, secondo l’accusa, abusava. Nel computer di don Dessì furono trovati 1.440 file con immagini pedopornografiche. Materiale che il prete, stando alle imputazioni, continuò a scaricare fino a due giorni prima dell’arresto, avenuto il 4 dicembre 2006. Le indagini partirono dopo le denunce, raccolte da alcuni volontari italiani, da parte di sei ragazzi nicaraguensi che poi si appoggiarono ad alcune associazioni, come Rock no war di Modena e Solidando di Cagliari.
Dessì può tuttavia sperare in una nuova riduzione della pena dopo che la Corte di Cassazione ha giudicato prescritti alcuni episodi che gli venivano addebitati e ha disposto la celebrazione di un nuovo processo in Appello il prossimo autunno. Nel maggio 2009 la terza sezione penale della Cassazione ha infatti annullato senza rinvio la sentenza di condanna per quanto riguarda tutte le imputazioni relative ai fatti precedenti l’agosto 1998. Processo da rifare, invece (annullamento con rinvio alla corte d’appello di Bologna) per gli altri episodi al centro del processo.

References: sentenza 
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza