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Timestamp: 2019-10-18 05:54:34+00:00

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Di fronte a sintomi aspecifici il medico non può sospendere il giudizio ed attendere il corso degli eventi. - Torquati Assicurazioni
Di fronte a sintomi aspecifici, potenzialmente ascrivibili a malattie diverse, o comunque di difficile interpretazione, il medico non può acquietarsi in una scettica epochè, sospendendo il giudizio ed attendendo il corso degli eventi. Deve, al contrario, o formulare una serie di alternative ipotesi diagnostiche, verificandone poi una per una la correttezza; oppure almeno segnalare al paziente, nelle dovute forme richieste dall’equilibrio psicologico di quest’ultimo, tutti i possibili significati della sintomatologia rilevata.
Tiene di conseguenza una condotta non conforme al precetto di cui all’art. 1176 c.c., comma 2, il medico che, di fronte al persistere di sintomi od indici diagnostici dei quali non è agevole intuire l’eziogenesi, non solo non compia ogni sforzo per risalire, anche procedendo per tentativi, alla causa reale del sintomo, ma per di più taccia al paziente i significati di esso.
AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE N(OMISSIS) NUORO, in persona del suo Commissario Straordinario p.t., Dott. P.M.C.A., considerata domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ANGELO MOCCI giusta procura a margine del controricorso;
MU.LU., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo studio dell’avvocato MARCO VINCENTI, rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONIO CAREDDU giusta procura in calce al controricorso;
ALLIANZ SPA, in persona dei legali rappresentanti Dott.ssa G.A. E SI.MA.TE., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO 17/A, presso lo studio dell’avvocato MICHELE CLEMENTE, che la rappresenta e difende giusta procura in calce al controricorso;
-) il rispettivo marito e padre, M.A., il (OMISSIS) ebbe uno svenimento e, su indicazione del medico curante, si rivolse al pronto soccorso dell’ospedale (OMISSIS), dove venne visitato dalla dott.ssa F.R.M.N., la quale gli prescrisse unicamente una visita cardiologica ed il controllo della pressione sanguigna;
-) cinque giorni dopo ((OMISSIS)), sempre su indicazione del medico curante, a causa d’una preesistente cefalea M.A. tornò nel medesimo ospedale, dove venne visitato dalla dott.ssa Mu.Lu., la quale anche in questo caso non prescrisse particolari accertamenti diagnostici, limitandosi a prescrivere l’assunzione del farmaco Laroxil;
-) il (OMISSIS) M.A. venne colto da una emiparesi sinistra; questa volta, sempre nell’ospedale di (OMISSIS), venne sottoposto ad un esame TAC del cranio, che rivelò la presenza d’un ematoma intracranico, dovuto alla rottura d’un aneurisma:
-) sebbene il paziente, trasferito a (OMISSIS), fosse stato ivi sottoposto ad intervento chirurgico di evacuazione dell’ematoma e di chiusura della lesione che l’aveva provocato (“clippaggio” dell’aneurisma), M.A. decedette il (OMISSIS) a causa delle conseguenze del pregresso ematoma intracranico;
-) i sanitari dell’ospedale di (OMISSIS) furono imperiti e negligenti nella gestione del paziente, dal momento che non lo sottoposero tempestivamente a quegli esami (come una TAC del cranio) che avrebbero potuto rivelare la presenza dell’aneurisma, e consentire più tempestive e salvifiche cure.
3. Nel giudizio intervennero i genitori ( Me.An. e S.G.) ed i fratelli della vittima ( M.P. e M.N.), anch’essi chiedendo il risarcimento dei danni rispettivamente patiti in conseguenza della morte del rispettivo figlio e fratello.
-) non vi fu colpa nella condotta dei sanitari dell’ospedale di (OMISSIS), i quali visitarono con zelo il paziente, nè potevano sospettare l’esistenza d’una patologia (l’aneurisma) della quale non esistevano sintomi specifici;
5. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da C.A., M.A., M.G., M.N. e S.G., con ricorso fondato su sei motivi ed illustrato da memoria.
M.A., M.G., M.N. e S.G. hanno dichiarato di ricorrere anche “quali eredi” di (rectius, quali successori nel credito vantato da) Me.An. e M.P..
1.1. Col primo motivo i ricorrenti lamentano che la sentenza impugnata sia nulla per inintelligibilità, ai sensi dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4.
In primo luogo lo è perchè l’omesso esame d’una allegazione difensiva non è mai causa di nullità della sentenza, ma potrebbe integrare – a seconda dei casi – o il vizio di omessa pronuncia, oppure eventualmente il vizio di omesso esame di un fatto decisivo debitamente prospettato (ex multis, in tal senso, Sez. 1, Sentenza n. 5277 del 10/03/2006, Rv. 589439 – 01).
In secondo luogo il motivo è inammissibile perchè nè nella illustrazione del motivo, nè nelle pagine del ricorso dedicate allo svolgimento del processo, i ricorrenti indicano in modo chiaro ed esaustivo, secondo quanto prescritto dall’art. 366 c.p.c., n. 6, quali fossero le critiche mosse da essi mosse all’operato del consulente, e non esaminate dalla Corte d’appello.
2.1. Col secondo motivo i ricorrenti lamentano che la sentenza impugnata sia affetta dal vizio di omesso esame d’un fatto decisivo, ex art. 360 c.p.c., n. 5.
Il (OMISSIS) successivo, invece, vi fu una “rottura maggiore” dell’aneurisma, la quale determinò un copioso sanguinamento e la formazione di un ematoma intracranico.
E’ dunque vero – questo il senso fondamentale della censura – che l’intervento di clippaggio dell’aneurisma presentava gli stessi rischi sia se fosse stato eseguito il (OMISSIS), sia se fosse stato eseguito il 5 luglio; ma se fosse stato compiuto il (OMISSIS) non ci sarebbe stato un così vasto ematoma da evacuare, e di conseguenza i tessuti intracranici non avrebbero subito l’insulto neurologico che invece si verificò a causa della ritardata esecuzione dell’intervento.
2.2. La società Allianz ha eccepito l’inammissibilità del motivo, tra l’altro, perchè la censura di omesso esame del fatto decisivo non può essere proposta nel caso di c.d. “doppia conforme”.
Tale eccezione è infondata: infatti la previsione d’inammissibilità del ricorso per cassazione, di cui all’art. 348 ter c.p.c., comma 5, il quale esclude che possa essere impugnata ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la sentenza di appello “che conferma la decisione di primo grado”, non si applica, ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, convertito nella L. n. 134 del 2012, per i giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione anteriormente all’11 settembre 2012 (ex multis, Sez. 5 -, Ordinanza n. 11439 del 11/05/2018, Rv. 648075 – 01).
Nel caso di specie, il giudizio di appello venne introdotto cinque anni prima del D.L. n. 83 del 2012, sicchè non s’applica ad esso l’art. 348 ter c.p.c., comma 5.
La Corte d’appello ha escluso il nesso di causa tra l’intempestiva diagnosi di aneurisma e la morte del paziente sul presupposto che le possibilità di successo dell’intervento di clippaggio dell’aneurisma sarebbero state identiche, anche se l’intervento fosse stato compiuto con un anticipo di venti prima, vale a dire subito dopo la prima visita all’ospedale di (OMISSIS).
Questo “fatto” (formazione dell’ematoma) effettivamente non è stato preso in considerazione dalla Corte d’appello, e presenta tutti i requisiti richiesti dall’art. 360 c.p.c., n. 5 (così come interpretato da Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830).
Il fatto “formazione dell’ematoma”, pertanto, non considerato dalla Corte d’appello, era teoricamente idoneo a condurre una decisione differente da quella impugnata in punto di nesso di causalità, e, dunque, decisivo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5.
3.1. Col terzo motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione degli artt. 40 e 41 c.p.. Nella illustrazione del motivo si sostiene una tesi così riassumibile:
-) se dunque la Corte d’appello avesse (implicitamente) rigettato la domanda proposta dagli attori nei confronti dell’ASL di Nuoro, sul presupposto che la responsabilità andasse ascritta ai sanitari dell’ospedale di (OMISSIS), tale decisione sarebbe erronea, perchè questi ultimi avrebbero al massimo tenuto una condotta concausativa del danno, la quale ai sensi dell’articolo 2055 c.c. non escludeva la responsabilità dei sanitari dell’ospedale di (OMISSIS).
La Corte d’appello infatti non ha mai affermato nè esplicitamente, nè implicitamente, che la morte della vittima sia stata causata o concausata dalla condotta dei sanitari dell’ospedale di (OMISSIS).
4.1. Col quarto motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, l’omesso esame d’un fatto decisivo e controverso. Formulano una tesi così riassumibile:
4.2. Col quinto motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’art. 1218 c.c..
I ricorrenti infatti (al di là del richiamo formale all’art. 360 c.p.c., n. 5, il quale comunque non impedisce a questa Corte di badare alla sostanza della censura, che consiste in una violazione di legge: cfr. Sez. U, Sentenza n. 17931 del 24/07/2013, Rv. 627268 – 01), in ambedue i motivi suddetti sostengono che la Corte d’appello avrebbe applicato una regola erronea per la valutazione della diligenza esigibile dal medico, esonerando da colpa un sanitario che, dinanzi a sintomi generici, non aveva compiuto alcuno sforzo per il loro corretto inquadramento.
Nel caso di specie la Corte d’appello ha ritenuto insussistente la colpa dei sanitari che visitarono in due diverse occasioni M.A..
La prima di tali considerazioni può essere così riassunta: Mu.Lu., nel visitare M.A., esaminò la mobilità del collo e la manovra di Lasegue (flessione delle gambe sul bacino); ma poichè tali esami normalmente non vengono compiuti durante una visita neurologica, il fatto che essi vennero compiuti dimostrerebbe che il medico “ebbe ben presente la possibilità di un evento emorragico”.
L’art. 1176 c.c., impone al debitore di adempiere la propria obbligazione con diligenza.
Nel caso, invece, di inadempimento di obbligazioni professionali, ovvero di danni causati nell’esercizio d’una attività “professionale” in senso ampio, il secondo comma dell’art. 1176 c.c., prescrive un criterio più rigoroso di accertamento della colpa.
L’ideale “professionista medio” di cui all’art. 1176 c.c., comma 2, nella giurisprudenza di questa Corte, non è un professionista “mediocre”, ma è un professionista “bravo”: ovvero serio, preparato, zelante, efficiente.
4.7. Poichè il parametro di riferimento per valutare la colpa del medico è la condotta che avrebbe teoricamente tenuto, al posto del convenuto, un medico “diligente” ex art. 1176 c.c., comma 2, vale a dire un medico bravo, occorre chiedersi quale debba essere, alla stregua della norma appena ricordata, la condotta del sanitario Medio dinanzi a sintomi aspecifici.
La risposta è che di fronte a sintomi aspecifici, potenzialmente ascrivibili a malattie diverse, o comunque di difficile interpretazione, il medico non può acquietarsi in una scettica epochè, sospendendo il giudizio ed attendendo il corso degli eventi. Deve, al contrario, o formulare una serie di alternative ipotesi diagnostiche, verificandone poi una per una la correttezza; oppure almeno segnalare al paziente, nelle dovute forme richieste dall’equilibrio psicologico di quest’ultimo, tutti i possibili significati della sintomatologia rilevata.
4.8. E’ alla luce di questi principi che si può ora tornare ad esaminare la motivazione riassunta supra, al p. 4.4..
4.9. Tale errore di diritto non può dirsi sanato dalle due considerazioni che la Corte d’appello ha mutuato dal c.t.u., e ricordate supra, al p. 4.4..
Ma a prescindere dal fatto che questo modo di argomentare costituisce una praesumptio de praesumpto, non consentita dall’art. 2727 c.c., nè al giudice nè, a fortiori, al c.t.u., quel che più rileva è che il ragionamento appena riassunto costituisce un autentico paralogismo, così riassumibile: “poichè il medico non ha rilevato i sintomi, vuol dire che questi non c’erano”.
Ora, se davvero c’era “bisogno di ulteriori studi per valutare l’ampiezza del problema”, come affermato nel contributo appena trascritto, appare davvero incomprensibile da un punto di vista logico come la Corte d’appello abbia potuto affermare che colpa non vi fu, perchè non v’erano alterazioni cardiologiche.
Anche questo fu un vizio di insanabile illogicità, che conduce alla nullità della sentenza ex art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4: se, infatti, l’alterazione cardiologica nelle persone colpite da ematoma subaracnoideo può esserci e può non esserci, anche la mancanza di alterazioni del ritmo cardiaco non era una circostanza sicuramente deponente nel senso dell’assenza di aneurismi, ma era una circostanza anch’essa aspecifica, e come tale avrebbe dovuto indurre i sanitari ad ulteriori accertamenti.
5.1. Col sesto motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’art. 2729 c.c.; nonchè degli artt. 40 e 41 c.p..

References: sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 360
 sentenza 
 art. 54
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 1176
 sentenza 
 art. 132