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Timestamp: 2020-06-04 20:45:59+00:00

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Ciro Esposito 3.05.2014 Corte di Assise
Morte di Ciro Esposito, il Comune sarà parte civile nel processo
La delibera è stata approvata quest'oggi dalla giunta de Magistris. Il procedimento è attualmente a carico del solo Daniele De Santis, fortemente indiziato di aver sparato e ucciso il giovane tifoso.
Approvata in giunta comunale la delibera che attesta la decisione del Comune di Napoli di costituirsi parte civile nel processo per la morte di Ciro Esposito, il tifoso partenopeo morto dopo la trasferta a Roma per la finale di Coppa Italia, quando fu ferito a colpi di pistola. La delibera sottolinea la scelta di costituirsi "parte civile nell'ambito del giudizio penale susseguente alle indagini preliminari in corso di svolgimento da parte della Procura della Repubblica del tribunale di Roma relative al ferimento ed al successivo decesso del giovane Ciro Esposito".
31 giugno 2014
Fotografia: Espresso.repubblica.it
Omicidio Ciro Esposito, chiusa l'inchiesta: De Santis verso il processo
Conclusa per la Procura della Repubblica di Roma l'indagine per gli incidenti accaduti il 3 maggio dello scorso anno in margine alla partita Napoli-Fiorentina. In quell'occasione rimase gravemente ferito il tifoso napoletano Ciro Esposito poi morto in ospedale 53 giorni dopo gli scontri. A ferirlo, secondo l'accusa fu l'ultrà giallorosso Daniele De Santis che ora è imputato di omicidio volontario e di tentativo di omicidio di due tifosi partenopei Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito. Entrambi sono imputati nell'inchiesta di rissa aggravata. Il pubblico ministero Eugenio Albamonte ha invece stralciato la posizione di quattro altri tifosi giallorossi che erano in compagnia di De Santis quando fu preso d'assalto nella zona di Tor di Quinto un pullman di tifosi napoletani. De Santis che rimase anche gravemente ferito ferì Ciro Esposito sparandogli con la pistola. (Ansa)
Morte Ciro Esposito, procura chiede processo per De Santis
La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Daniele De Santis, l'ex ultrà giallorosso accusato dell'omicidio di Ciro Esposito, ferito gravemente il 3 maggio 2014 poco prima della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli e morto dopo un'agonia di 53 giorni. La richiesta sarà esaminata dal gup il 28 aprile prossimo. De Santis deve rispondere di omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo di armi. A chiedere il rinvio a giudizio sono stati i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. A rischiare il processo sono anche due tifosi napoletani, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, i quali facevano parte del gruppo che, con Ciro Esposito, si avventarono contro "Gastone". Sono accusati di rissa aggravata. Dal procedimento sono state stralciate le posizioni di quattro romanisti sospettati di aver spalleggiato De Santis.
Omicidio Ciro Esposito, chiesto il rinvio a giudizio per Daniele De Santis
L'ex ultrà romanista conosciuto come "Gastone" era indagato per omicidio volontario per i fatti del 3 maggio 2014, quando venne ucciso il tifoso del Napoli: il gup deciderà il 28 aprile.
Milano - Per la morte di Ciro Esposito il tifoso napoletano che il 3 maggio dello scorso anno in occasione dell'incontro di Coppa Italia Fiorentina Napoli venne gravemente ferito, la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di tre persone. In particolare per Daniele De Santis ex ultrà della Roma che ferì a morte Esposito (il decesso avvenne dopo 58 giorni di ricovero in ospedale) i pubblici ministeri Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio hanno chiesto il giudizio per omicidio aggravato e tentativo di omicidio. Mentre per altri due Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito i pubblici ministeri hanno sollecitato il giudizio per rissa aggravata. Il 28 aprile prossimo il gup esaminerà la richiesta e prenderà le sue decisioni. L'inchiesta sui fatti del maggio dello scorso anno prosegue nei riguardi di quattro tifosi giallorossi che quando avvenne la sparatoria erano vicini a De Santis.
Ciro Esposito, De Santis in aula in barella
(AGI) - Roma, 28 apr. - E' in corso l'udienza preliminare davanti al gup Maria Paola Tomaselli per l'esame della richiesta di rinvio a giudizio, avanzata dai pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, per Daniele De Santis, l'ex ultrà romanista che il 3 maggio dello scorso anno, durante alcuni incidenti avvenuti in viale Tor di Quinto a poche ore dalla finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, sparò diversi colpi di pistola contro un gruppo di supporter partenopei provocando la morte di Ciro Esposito (deceduto dopo 53 giorni di ricovero in ospedale), e il ferimento di Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito (accusati di rissa aggravata dalla procura). De Santis, che risponde di omicidio e di lesioni personali, è stato portato in aula in barella per le precarie condizioni di salute ed è in compagnia dei genitori. Al suo arrivo, al primo piano della palazzina A del tribunale, ha trovato amici e parenti pronti a gridare "forza Daniele" come segno di incoraggiamento e solidarietà. "Vedere Daniele De Santis in aula questa mattina è stato molto doloroso. Dico la verità. Ho provato un dolore simile a quello di quando l'ostetrica ti prende il figlio appena nato". Antonella Leandri, mamma di Ciro Esposito, è in aula perseguire l'udienza gup nei confronti dell'ex ultrà romanista accusato di omicidio. "Un po' di tensione c’è, ma sono abbastanza tranquilla - confessa la signora - e ho intenzione di seguire anche tutte le udienze del processo. È nostro dovere essere sempre presenti". Sulle grida di incoraggiamento rivolte all'imputato al suo arrivo in aula, la mamma di Ciro preferisce non dire nulla: "Io stavo dentro e non ho sentito niente". Il suo legale, l'avvocato Angelo Pisani invece aggiunge: "In questi mesi non c’è stato mai nessun segnale di pentimento". E ancora la signora: "I genitori di De Santis mi hanno chiesto scusa ? Mai. Silenzio assoluto dall'inizio di questa vicenda a oggi. Ma non è a me che la devono chiedere. A Dio un giorno dovranno spiegare quello che è stato fatto".
Omicidio Esposito, De Santis rinviato a giudizio. E vede la madre di Ciro
L'ex ultrà romanista sarà processato: prima udienza l'8 luglio. In occasione dell'udienza preliminare Antonella Leardi ha incrociato lo sguardo dell'uomo che ha sparato a suo figlio: "È stato come un parto".
ROMA - L'ex ultrà romanista Daniele de Santis è stato rinviato a giudizio per l'omicidio di Ciro Esposito, ferito poco prima della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli il 3 maggio dello scorso anno e morto dopo 53 giorni di agonia. Il processo comincerà il prossimo 8 luglio. A disporre il processo, su richiesta dei pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, è stato il gup Maria Paola Tomaselli. De Santis dovrà rispondere di omicidio volontario, lesioni e porto abusivo d'arma. Sotto processo è finito, per rissa, anche un napoletano, Gennaro Fioretti, il quale faceva parte del gruppo che, con Ciro Esposito, si avventò contro "Gastone" dopo l'assalto ad un pullman di tifosi. Per l'altro napoletano, Alfonso Esposito, andrà rifatta l'udienza preliminare a causa di un difetto di notifica.
L'incontro - Quasi un anno dopo, inaspettatamente, l'incontro. Raggelante. Dolorosissimo. "Come un parto". Antonella Leardi ha incrociato lo sguardo di Daniele De Santis, l'uomo che il 3 maggio 2014 sparò al figlio, il 29enne Ciro Esposito, deceduto dopo aver lottato per 52 giorni contro i postumi delle ferite al polmone. "Il dolore che ho provato oggi è immenso - racconta la signora Leardi davanti all'aula 6 della Palazzina A del Tribunale di Roma - simile a quello che si prova durante il parto, quando l'ostetrica ti prende il figlio appena nato". Per l'udienza preliminare convocata davanti al Gup Maria Paola Tomaselli, è arrivato, inaspettatamente e a bordo di una lettiga, anche l'ex ultrà romanista Daniele De Santis. E con l'indagato, difeso dai legali Politi e Terracina, si è presentato un gruppo di amici che lo ha sostenuto con cori e grida di incitamento. Una scena inquietante, che ha ferito ancor più la mamma di Ciro. "Mi hanno chiesto scusa ? Mai. Ma non è a me che le devono presentare - ha detto ancora Antonella Leardi - A Dio un giorno devono spiegare quello che hanno fatto".
Morte Ciro Esposito, rinviato a giudizio De Santis
Accolto in aula da grida: "Forza Daniele"
Processo al via l'8 luglio davanti alla Corte d'Assise per "Gastone", il romanista accusato dell'omicidio del tifoso napoletano, e per Gennaro Fioretti, il supporter partenopeo accusato di rissa aggravata dalla Procura. La mamma della vittima: "Doloroso rivederlo in aula".
L'ex ultrà romanista Daniele De Santis è stato rinviato a giudizio per l'omicidio di Ciro Esposito, ferito poco prima della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli il 3 maggio dello scorso anno e morto dopo 53 giorni di agonia. Il processo ci sarà il prossimo 8 luglio davanti alla III Corte d'Assise di Roma e riguarderà anche Gennaro Fioretti, il tifoso partenopeo accusato di rissa aggravata dalla Procura. La posizione dell'altro tifoso napoletano, Alfonso Esposito, è stata stralciata dal giudice per un difetto di notifica. La procura di Roma dovrà inoltrare nei suoi confronti una nuova richiesta di rinvio a giudizio. Oltre che di omicidio, De Santis deve rispondere anche di lesioni personali (per aver ferito i due tifosi partenopei Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito in occasione degli scontri avvenuti in viale Tor di Quinto) e di porto e detenzione di arma da fuoco per il possesso della pistola. L'udienza preliminare a carico di De Santis è iniziata questa mattina davanti al gup Maria Paola Tomaselli. L'ultrà giallorosso è arrivato in aula su una lettiga per le precarie condizioni di salute: con un tutore alla gamba destra, ferita dagli ultras partenopei il giorno degli scontri. Al suo arrivo, al primo piano della palazzina A del Tribunale di Roma, "Gastone" è stato accolto dall'incoraggiamento e dalle urla "Forza Daniele" di una decina di suoi amici e parenti. Il gup ha deciso in merito alla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dei pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. A processo per il reato di rissa anche il tifoso napoletano, Gennaro Fioretti che, secondo l'accusa, faceva parte del gruppo che, con Ciro Esposito, si scagliò contro "Gastone" dopo l'assalto del giallorosso a un pullman di tifosi partenopei. Stralciata per un difetto di notifica, la posizione del terzo imputato nel procedimento: Alfonso Esposito, sostenitore napoletano che con Fioretti condivide l'accusa di rissa. "Sono soddisfatta della decisione del gup, tutto è andato come previsto - ha detto Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito alla fine dell'udienza preliminare - Seguirò il processo fin dalla prima udienza - ha aggiunto la donna, visibilmente commossa - perché lo devo a mio figlio. Ora andiamo avanti, mi interessa solo che la giustizia faccia il suo corso". Prima dell'udienza, Antonella Leardi aveva detto: "Il dolore che ho provato oggi è simile a quello che si prova durante il parto, quando l'ostetrica ti prende il figlio appena nato - descrivendo la sensazione provata nel vedere De Santis oggi in aula - Mi hanno chiesto scusa ? Mai. Ma non è a me che le devono presentare. A Dio un giorno lo devono spiegare quello che hanno fatto". "Dobbiamo essere qui, anche se c'è tensione in noi - ha aggiunto Angelo Pisani, legale della famiglia Esposito - Siamo sempre stati presenti. È il nostro dovere. Non c'è mai stato nessun segnale di pentimento in nessuna delle persone accusate". È stato vergognoso - ha proseguito l'avvocato - l'atteggiamento di De Santis, entrato in barella in aula dopo che mesi fa si faceva fotografare in piedi su Facebook - Addirittura un gruppo di suoi supporter gli ha fatto l'applauso e così sono stati subito fermati dalle forze dell'ordine che blindano l'aula". Dall'altra parte, gli avvocati Tommaso Politi e David Terracina, difensori di Daniele De Santis hanno fatto sapere: "La decisione del gup è stata, di fatto, da noi sollecitata e non subita nel momento in cui abbiamo chiesto il processo con rito ordinario. Un processo che dovrà partire, inevitabilmente, dalla perizia del Racis che rappresenta una certezza come ribadito anche oggi dal giudice". I penalisti hanno definito "inammissibili" le illazioni fatte sulla "presenza oggi in aula di De Santis su una barella". "Tutti sono a conoscenza delle condizioni - hanno spiegato - di salute del nostro assistito che a breve dovrà sottoporsi ad un nuovo intervento chirurgico alla gamba che rischia, altrimenti, di essere amputata". I difensori di "Gastone" si sono detti "amareggiati" anche per aver letto di "cori ultras" con cui De Santis è stato accolto in tribunale. "Si è trattato - hanno concluso - di semplici frasi di incoraggiamento rivolte da un piccolo gruppo di familiari nei confronti di una persona alle prese con una drammatica vicenda giudiziaria".
De Santis a processo per la morte di Ciro
ma in aula urlano "Siamo tutti con te"
"Omicidio volontario aggravato": è questo il capo d'imputazione con cui De Santis viene rinviato a giudizio.
ROMA - Quando arriva sdraiato come un attore consumato su una specie di lettiga per i "postumi delle ferite riportate quel giorno maledetto, fuori dallo stadio" - dopo aver per mesi "pubblicato foto su Facebook in cui stava in piedi" dice l'avvocato Angelo Pisani - Daniele De Santis viene accolto da uno sguaiato coro di "Forza Gasto', daje !" "Evvai Daniele, semo tutti co' tte!", pollici alzati e qualche applauso. La gup Maria Paola Tomaselli dovrà infatti esaminare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio proprio nei confronti dell'ex ultrà romanista, noto alle curve con il soprannome di "Gastone", che il 3 maggio dello scorso anno, durante alcuni incidenti avvenuti in viale Tor di Quinto a poche ore dalla finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, sparò diversi colpi di pistola contro un gruppo di supporter partenopei provocando la morte di Ciro Esposito (deceduto dopo 53 giorni di ricovero in ospedale), e il ferimento di Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito. Anche per loro i pm hanno richiesto il rinvio a giudizio per rissa aggravata. Poi polizia e carabinieri zittiscono parenti, amici e sostenitori di "Gastone", e le porte dell'aula si aprono e si richiudono inghiottendo indagati, avvocati, genitori di Gastone e madre di Ciro Esposito. "Ma la storia dei cori per Daniele - proveranno poi a negare i genitori - è falsa. Oltre agli avvocati, per nostro figlio c'eravamo solo noi due e i parenti più stretti, tra cui diverse donne". Eppure chi c'era sa cos'è successo: incitamenti, e grida di incoraggiamento. "Antonella Leardi, la mamma di Ciro, ad aprile dopo gli insultanti striscioni durante una partita" dice per esempio un'amica della donna, scuotendo la testa e quasi in lacrime, "doveva subire anche questo". Passano pochi minuti e Antonella Leardi esce dall'aula. È in lacrime. Per la prima volta "ho guardato negli occhi l'assassino di mio figlio: uno sguardo che non dimenticherò facilmente". Rientra e poi esce di nuovo, durante le lunghe ore del dibattimento: non ce la farà a sentire De Santis dire che ha sparato per "legittima difesa". Anche gli altri due imputati si difenderanno nello stesso modo: "legittima difesa". Saranno tutti rinviati a giudizio, tranne, per un banale difetto di notifica Alfonso Esposito: invece delle cinque pagine di atti che doveva ricevere a Napoli, ne ha ricevuti soltanto quattro. E così la sua posizione viene stralciata. In una ventina di giorni, però, assicurano gli inquirenti, l'errore sarà corretto e la sua posizione nuovamente associata a quella degli altri.
Il Comune parte civile per Ciro Esposito
La giunta comunale, su proposta del sindaco Luigi de Magistris, ha approvato la costituzione di parte civile nel processo per la morte di Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli aggredito da ultrà romanisti il 3 maggio 2014 prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina. La prossima udienza del processo, che vede imputato Daniele De Santis, sarà l'8 luglio. La Giunta comunale ha formalizzato anche la costituzione di parte civile nel procedimento penale per il cedimento parziale dell'immobile di Riviera di Chiaia 72. L'udienza preliminare si terrà il 22 giugno.
Coppa Italia, processo a De Santis rinviato al 7 ottobre.
La madre di Ciro Esposito: "La giustizia trionferà"
Nell'aula bunker di Rebibbia la prima udienza a carico dell'ultrà romanista accusato dell'omicidio del tifoso napoletano, ferito nel prepartita della finale del 3 maggio scorso e morto dopo 50 giorni di agonia.
È stato rinviato al 7 ottobre prossimo il processo per l'omicidio del tifoso del Napoli, Ciro Esposito. Oggi si è svolta la prima udienza nell'aula bunker di Rebibbia a carico di Daniele De Santis, l'ultrà romanista accusato della morte di Esposito, il supporter partenopeo ferito con un colpo di pistola nel prepartita della finale di Coppa Italia il 3 maggio dello scorso anno. De Santis deve rispondere di omicidio volontario, lesioni e porto abusivo d'arma. Sotto processo anche, per rissa, un tifoso partenopeo, Gennaro Fioretti, che faceva parte del gruppo che con Esposito si avventò contro "Gastone" dopo il suo assalto ad un pullman di tifosi nella zona di viale Tor di Quinto. La Corte, dopo aver sentito le richieste dei legali delle parti, ha accolto le loro richieste per quanto riguarda le prove ma ha chiesto di tagliare la lista dei testimoni del 50 per cento. In Aula era presente De Santis, che segue l'udienza in barella a causa della ferita al piede destro rimediata negli scontri, ed è accompagnato da un piccolo gruppo di amici e familiari. C'era anche la mamma di Ciro, Antonella Leardi. "Finalmente inizia il processo, anche se per me dovrebbe finire oggi - ha commentato - Ormai i fatti sono evidenti: sono certa che la giustizia trionferà. Non mi importa degli striscioni apparsi contro di me allo stadio, sono una mamma che sta facendo di tutto per eliminare la violenza negli stadi, queste persone devono solo vergognarsi". Il legale della famiglia Esposito, Angelo Pisani, ha annunciato che oggi presenterà la richiesta di costituzione di parte civile della Municipalità di Scampia, quartiere di Napoli dove Ciro viveva. "Sono orgogliosa del fatto che il Comune di Napoli abbia dimostrato la sua vicinanza costituendosi parte civile nel processo contro Daniele De Santis", ha precisato la mamma di Ciro. "Aspettiamo giustizia a un anno da questa tragedia ingiustificabile. Chiederemo che Ciro Esposito sia dichiarato vittima della criminalità organizzata. Lo sport non ha alcun collegamento con questi assassini e lo Stato si deve assumere la responsabilità per quanto accaduto", ha commentato il legale. Al termine della prima udienza del processo, i giudici della terza Corte d'Assise di Roma hanno respinto una questione sollevata dai difensori di parte civile relativa all'ammissibilità della perizia con cui i carabinieri del Racis hanno ricostruito la dinamica dei fatti. "Questo signore - ha detto Giovanni Esposito, padre di Ciro, riferendosi a De Santis - ha aggredito un autobus come un terrorista, e questo mi pare evidente. Quello che non capisco è come si possa parlare di rissa per quanto accaduto".
La mamma di Ciro Esposito "Tutto chiaro fu atto criminale"
Nell'aula bunker di Rebibbia a Roma, ieri, è iniziato il processo per la morte di Ciro Esposito, ucciso prima della finale di Coppa Italia del maggio 2014. In prima fila, "Gastone", imputato numero uno del processo. "È tutto chiaro - ha detto la mamma di Ciro - Fu un atto criminale". Il Comune parte civile. Di nuovo in aula il 7 ottobre.
Nell'aula bunker di Rebibbia "Gastone" è in prima fila, sdraiato su una barella per quella gamba spezzata e poi devastata da una infezione, che ha rischiato di vedersi amputare. Invalido ma vivo. E soprattutto imputato numero uno con l'accusa di omicidio al processo che finalmente ha inizio, un anno e oltre due mesi dopo la morte di Ciro Esposito, il trentenne tifoso napoletano ucciso con un colpo di pistola durante gli scontri a Roma prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Più in là c'è lei, Antonella Leardi, la madre del giovane di Scampia ammazzato brutalmente dopo una rissa a poca distanza dallo stadio Olimpico. Dice di Gastone: "Per me l'impatto con la persona che aveva ucciso mio figlio era forte, cercherò di guardarlo con altri occhi". Antonella Leardi ha fatto della tragica morte del figlio il motivo della sua personale battaglia contro il tifo violento, ricevendone in alcuni casi anche pubblici insulti. Quella prima udienza, ieri mattina, è come un sospiro di sollievo. ""Finalmente inizia il processo - dice - anche se per me dovrebbe finire oggi. È tutto così palese...". Scoppia a piangere prima dell'inizio dell'udienza, mentre il suo legale Angelo Pisani commenta: "Aspettiamo giustizia a un anno da questa tragedia inqualificabile". Ma intanto comincia l'udienza e pochi minuti dopo il processo viene rinviato al prossimo 7 ottobre. Non è come vorrebbe mamma Antonella. Non finisce tutto in un giorno. I giudici della terza corte d'Assise fissano la data dopo aver accolto le richieste delle parti per quanto riguarda le prove, ma chiedono di tagliare la lista dei testimoni del cinquanta per cento. Poco dopo l'aula si svuota, "Gastone" - al secolo Daniele De Santis, l'ultras romanista - viene portato via sulla sua barella. Mamma Antonella dovrà aspettare ancora per avere giustizia. "Ormai i fatti sono certi - commenta - Sono certa che la giustizia trionferà". E gli insulti subiti durante quest'anno di calvario e di attesa ? ""Non importa degli striscioni e dei cori allo stadio. Sono una mamma che sta facendo di tutto per eliminare la violenza negli stadi. Queste persone devono solamente vergognarsi. Piuttosto, dovrebbero unirsi a me in questa lotta che sto portando avanti". Dunque si dovrà attendere per vedere alla sbarra De Santis e l'altro imputato - il tifoso partenopeo Gennaro Fioretti - accusato di rissa. Perché tutto cominciò con una rissa, il 3 maggio 2014 in viale Tor di Quinto. Fioretti era con un gruppo di tifosi azzurri tra cui anche Esposito, intervenuti contro gli ultras giallorossi che avevano assaltato un autobus di napoletani. Quindi l'intervento di "Gastone" che sparò e ferì tre tifosi azzurri. Tra loro c'era il ragazzo di Scampia, ferito gravemente. Per lui fu l'inizio di una agonia destinata a durare quasi due mesi. Ciro morì il 26 giugno 2014. Dopo la sparatoria - come si evince anche da alcuni filmati - De Santis venne inseguito e si schiacciò una gamba nel tentativo di chiudere un cancello. Per gli investigatori era stato assalito da persone incappucciate e armate di spranghe e fu lui uccidere Ciro. Ci sono testimoni che dichiarano di averlo visto sparare. Lo aveva ammesso lo stesso Gastone in una lettera ai pm dello scorso ottobre: "È vero, alla fine i colpi li ho esplosi io ma senza mirare. Ero pieno di sangue dappertutto. Mi stavano ammazzando, punto e basta". Dunque un caso "palese", come dice mamma Antonella. Che aggiunge: "Dietro la morte di mio figlio non vedo nulla che non sia criminalità. Persone - ha proseguito - che scendono con caschi, pistole e pugnali e assalgono un autobus, che non sono della tifoseria. Non sono forse criminali ? Lo sport non c'entra". Insiste l'avvocato Pisani: "Chiederemo che Ciro sia dichiarato vittima della criminalità organizzata. Lo sport non ha alcun collegamento con i fatti che si sono verificati e lo Stato si deve assumere la responsabilità di quanto accaduto". Il Comune di Napoli sarà parte civile nel processo a carico di De Santis (verrà presentata anche la richiesta di costituzione di parte civile della Municipalità di Scampia), come hanno deciso i giudici. Decisione che non piace alla difesa di De Santis. "Ci siamo opposti all'istanza per una questione puramente giuridica - spiega il legale Tommaso Politi - Riteniamo che il Comune di Napoli non abbia nulla a che vedere con questa vicenda". Ma intanto per mamma Antonella è una prima buona notizia: "Sono orgogliosa del fatto che il Comune di Napoli abbia dimostrato la sua vicinanza in questo modo".
Al via il processo per Ciro Esposito Madre in lacrime "Voglio giustizia"
AL via il processo per la morte di Ciro Esposito, il tifoso napoletano morto per i colpi di pistola subiti nei pressi dello stadio Olimpico nel prepartita della finale di coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, il 3 maggio dello scorso anno. Ieri nell'aula bunker di Rebibbia si è svolta la prima udienza che vede alla sbarra Daniele De Santis, il tifoso romanista accusato dell'omicidio di Ciro. Prima di rinviare all'udienza di ottobre per sentire i primi testimoni, la corte d'Assise ha fissato alcuni punti: in primis ha ammesso la costituzione di parte civile del Comune di Napoli, come ente che rappresenta gli interessi della comunità partenopea, poi la perizia del Racis, su cui i difensori di parte civile avevano chiesto la non ammissibilità, e quindi ha tagliato del 50 per cento le liste dei testimoni forniti dai pm Antonino Di Maio e Eugenio Albamonte e da tutti gli avvocati. In aula De Santis, che ha seguito l'udienza in barella per le lesioni subite alla gamba. Poi parenti e amici della vittima e dell'imputato. Antonella Leardi, mamma di Ciro, si è commossa più volte: "Per me il processo dovrebbe finire oggi, ormai i fatti sono evidenti. La giustizia trionferà". "La perizia del Racis è stata ammessa definitivamente ed è il punto da cui partire - ha detto l'avvocato Tommaso Politi, difensore dell'imputato - per i consulenti l'omicidio è scaturito a seguito dell'aggressione a De Santis e non prima".
Morte Ciro Esposito, ex capo Digos Roma:
"Con De Santis tre complici fuggiti e processati da ultrà romanisti"
Diego Parente ascoltato durante il processo per l'omicidio del giovane tifoso napoletano durante gli scontri prima della finale di Coppa Italia del 2014. E spunta anche un video dei momenti immediatamente precedenti all'assalto al pullman partenopeo.
Daniele De Santis, l'ultrà romanista finito a processo per l'omicidio volontario di Ciro Esposito, il tifoso napoletano morto dopo 50 giorni di agonia al policlinico Gemelli per le ferite riportate durante gli scontri prima della finale di Coppa Italia del 2014 tra Napoli e Fiorentina disputata all'Olimpico di Roma, non sarebbe stato solo nelle fasi dell'attacco al pullman dei tifosi partenopei. Stando a quanto riferito in aula da Diego Parente, ex dirigente della Digos capitolina, ascoltato oggi in aula durante un'udienza del processo per la morte di Esposito, sarebbe infatti "emersa la possibilità che ci fossero altre 3 persone travisate" che, pur "non avendo avuto un comportamento attivo" avrebbero "spalleggiato De Santis". Le stesse tre persone che, ha aggiunto il testimone rispondendo alle domande dei pm Eugenio Albamonte e Antonino di Maio, "stando a fonti confidenziali" sarebbero state sottoposte a "una sorta di processo da parte del tifo organizzato romanista". Una specie di grottesco "tribunale del popolo" con il quale gli ultrà giallorossi avrebbero cercato di verificare perché chi era con De Santis non lo aveva spalleggiato a dovere".
"Tre romanisti sul luogo degli incidenti" - Una tesi, questa della possibile presenza di altri tre romanisti sul luogo degli incidenti che avrebbe poi portato al ritrovamento di un k-way e di un mazzo di chiavi in un campo incolto, situato nei pressi del Ciak Village (il "covo" di De Santis), che sarebbe servito da via di fuga per i tre fiancheggiatori. A sostegno di questa ipotesi, inoltre, ci sarebbe la testimonianza di un militare che, dalla sua postazione nella caserma dei carabinieri a cavallo (nelle immediate vicinanze del Ciak Village) avrebbe visto un gruppetto di persone allontanarsi. Attraverso lo stesso campo, i tre sarebbero poi arrivati sulla tangenziale, all'altezza del viadotto Fleming. Zona, quest'ultima, già in passato teatro di agguati e scontri tra tifosi. Alla chiusura delle indagini, prima del rinvio a giudizio di De Santis, era già stata stralciata la posizione di quattro persone che, secondo l'accusa, erano con l'imputato. Che oggi ha scelto di non comparire davanti ai giudici della terza Corte d'Assise del tribunale di Roma, nell'aula bunker di Rebibbia.
"De Santis cacciato dai Boys" - Per Italo De Astis, ex responsabile della squadra tifoserie della Digos, chiamato oggi a testimoniare, Daniele De Santis "è stato allontanato dai Boys perché considerato troppo violento". Ha poi spiegato che si tratta di un personaggio "di spicco" della tifoseria estrema giallorossa; una persona di "indole particolarmente violenta". De Astis ha anche elencato una serie di episodi di violenza nel quale sarebbe stato coinvolto De Santis. Una lunga lista di "precedenti", che però l'avvocato difensore dell'imputato ha in parte smentito, affermando che a carico del suo assistito non risultano condanne. Secondo il funzionario della Digos, De Santis sarebbe stato arrestato, nel 1994, a Brescia, in occasione di un incontro di calcio tra la Roma e la squadra lombarda passata alla cronaca per l'accoltellamento di un questore aggiunto. Nel 1995, invece, stando ancora al racconto di De Astis, l'ultrà giallorosso sarebbe stato sottoposto a daspo per aver danneggiato alcune automobili nei pressi dello stadio di Vicenza. Ancora nel 2007, De Santis avrebbe partecipato all'assalto di un pullman di tifosi del Milan, sulla tangenziale, all'altezza del Foro Italico. L'ultimo episodio di cui si sarebbe reso protagonista lo stesso imputato, prima dei tragici fatti del 3 maggio scorso, riguarderebbe invece l'uso ovviamente non autorizzato di un idrante nella curva sud dello stadio Olimpico di Roma. Nel tempo, dopo aver lasciato i Boys, De Santis avrebbe prima costituito un suo gruppo e poi si sarebbe legato a "Opposta Fazione", una delle frange di estrema destra della tifoseria giallorossa. Contemporaneamente, De Santis, avrebbe dimostrato la fede politica avvicinandosi al "Movimento politico occidentale". Diversa invece la situazione descritta dal testimone per quanto riguarda gli altri due imputati e per il defunto Ciro Esposito. I tre partenopei, infatti, secondo gli accertamenti svolti con la questura di Napoli, non sarebbero riconducibili alla tifoseria violenta e organizzata del capoluogo campano.
Il video degli scontri - Nel corso dell'udienza oltre al ricongiungimento del procedimento che vede sul banco degli imputati De Santis e Gennaro Fioretti (quest'ultimo accusato di rissa) e quello nei confronti di Alfonso Esposito (stralciato per un difetto di notifica), sono state mostrate alcune riprese video effettuate nell'immediatezza dei fatti. In uno di questi, in particolare, il dirigente della Digos, rispondendo alle domande dei pm Eugenio Albamonte e Antonino di Maio, ha affermato di poter riconoscere con tutta probabilità Ciro Esposito, ripreso nell'atto di scavalcare uno spartitraffico su via di Tor di Quinto insieme a una cinquantina di altri tifosi napoletani. In questa circostanza, il gruppo sarebbe intervenuto in soccorso del pullman assaltato da De Santis. Ciro Esposito, nel video, sarebbe riconoscibile per via di uno zaino fucsia indossato sulle spalle. Lo stesso zaino, infatti, sembrerebbe del tutto simile a quello che Ciro Esposito portava mentre veniva trascinato fuori dal luogo del delitto. Antonella Leardi, madre di Ciro, ha seguito con grande tensione tutte le fasi dell'udienza e, in particolare, nel momento in cui da uno dei filmati si sono uditi distintamente quattro colpi di pistola, si è abbandonata a una drammatica crisi di pianto. Non riuscendo a trattenere il dolore suscitato dalla visione delle immagini, è stata accompagnata fuori dall'aula e per qualche minuto l'udienza è stata sospesa. Subito dopo la visione del materiale video, i giudici dell'Assise hanno poi ascoltato le registrazioni delle comunicazioni radio intercorse tra le forze dell'ordine nei momenti più concitati della vicenda.
Minacce sul web ai difensori di De Santis - Intanto, i magistrati hanno stabilito che i difensori di Daniele De Santis non potranno essere più ripresi dagli operatori televisivi, nel corso delle udienze davanti ai giudici della Terza Corte d'Assise di Roma. È stata così accolta la questione sollevata dagli avvocati dell'ultrà giallorosso accusato dell'omicidio di Ciro Esposito. I penalisti, infatti, nel corso dell'udienza odierna, hanno sottolineato come, malgrado fosse stata già negata la ripresa di immagini dell'imputato, al termine della scorsa udienza sia stato mandato in onda da un telegiornale nazionale un servizio in cui De Santis compariva in aula adagiato sulla barella tra i suoi due legali. Immagine, quest'ultima, che sarebbe poi finita su internet corredata di alcune minacce nei confronti degli avvocati. La rinnovata richiesta di escludere le telecamere dal procedimento, ha più volte precisato l'avvocato Tommaso Politi, deriva dalla necessità di consentire un sereno svolgimento del processo e metterlo al riparo dal rischio di un possibile condizionamento esterno, e non ha nulla a che vedere con le minacce ricevute. Un esposto sui fatti, intanto, è stato presentato in procura dai due penalisti.
Ciro Esposito, "Gastone" lasciato solo dagli amici ultrà giallorossi
Per la Digos De Santis era con tre spalleggiatori, poi "processati" dai tifosi della Roma per averlo lasciato solo.
Forse non era solo l’ex ultrà romanista Daniele De Santis quando prese parte all’assalto del bus che trasportava i tifosi del Napoli verso lo stadio Olimpico il 3 maggio del 2014, giorno della finale di Coppa Italia contro la Fiorentina. È "possibile che almeno tre spalleggiatori, forse fuggiti attraverso un campo, e senza aver avuto un ruolo attivo", fossero in compagnia di "Gastone" poco prima degli scontri in viale Tor di Quinto culminati con il ferimento del tifoso partenopeo Ciro Esposito, deceduto dopo 50 giorni di agonia di ospedale. È la ricostruzione dell’ex capo della Digos romana, Diego Parente, sentito in Corte d’assise nel processo in cui De Santis è accusato di omicidio e lesioni in relazione al ferimento di altri due tifosi, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, a loro volta imputati di rissa aggravata per aver aggredito l’ex ultrà giallorosso. Rispondendo alle domande dei pm Eugenio Albamonte e Antonino di Maio, Parente, ora all’Ucigos, ha detto che "i tre spalleggiatori, stando a fonti confidenziali, sarebbero stati sottoposti a una sorta di processo da parte del tifo organizzato romanista per capire chi avesse lasciato solo De Santis al momento dell’aggressione da parte del gruppetto dei sostenitori del Napoli". Anche un militare, in servizio alla caserma dei carabinieri a cavallo (poco distante dal Ciak Village, teatro degli scontri), disse di aver visto alcune persone allontanarsi per i campi. I tre, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero poi raggiunto la tangenziale, all’altezza del viadotto Fleming. (Agi)
Processo-ultrà agli amici di De Santis
Un "processo" fatto dagli ultrà agli amici di Daniele De Santis colpevoli di non averlo aiutato adeguatamente durante la rissa con i napoletani. A rivelarlo nell'aula bunker di Rebibbia è Diego Parente, dirigente della Digos, che ha indagato sulla morte di Ciro Esposito, ucciso il 3 maggio del 2014 in viale Tor di Quinto, poco prima della finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina. Insieme a Daniele c'erano tre tifosi romanisti che poi furono sottoposti a una sorta di "processo" da un gruppo di tifosi. Il funzionario della Digos ha riferito, inoltre, che De Santis, era stato espulso dai "Boys", perché ritenuto "troppo violento". Durante l'udienza la madre di Esposito, Antonella Leardi, è scoppiata a piangere davanti al video degli scontri nei quali il figlio fu ferito gravemente. Per ragioni di sicurezza, inoltre, i giudici hanno proibito le riprese in tribunale dopo le minacce apparse sul web ai legali di De Santis.
De Santis di nuovo in aula, ripresa la gamba rotta: "Non sono pentito"
Ancora una tappa del processo per l’omicidio di Ciro Esposito, ieri a Roma. Stavolta i giudici hanno ascoltato due dei testimoni della difesa di Daniele De Santis: Ivan La Rosa e Anna Valli, il primo socio del Ciak. Entrambi hanno confermato l’assalto al pub. Una testimonianza, la loro, fatta di molti "non ricordo" anche se è passato poco più di un anno. Tanto che la cosa ha spinto i pm a chiedere l’acquisizione dei verbali all’epoca resi alla Digos e alla Procura (interamente, quindi confermati come prove) dai testimoni. E in quelle prime testimonianze entrambi confermavano che De Santis era uscito dal Ciak, passando davanti a loro, con i petardi in mano e dunque con l’intenzione di creare caos e violenza. La Valli, ad ogni modo, ha riferito di aver visto alcune persone "mascherate" da caschi e sciarpe lanciare petardi contro un pullman su viale Tor di Quinto. Il che, comunque, confermerebbe l’attacco di De Santis ai napoletani, insieme con altri complici ancora da identificare. La cosa clamorosa accaduta ieri però è un’altra. Cioè che Daniele De Santis, oltre un anno dopo la vicenda fuori all’Olimpico, si è presentato ancora una volta in barella e stavolta, non si capisce con qualche scopo, è stata permessa la ripresa della sua gamba. Noi però non dimentichiamo le varie "tappe" di De Santis dentro e fuori l’aula: prima in piedi, ripreso dall’Ospedale dove è ricoverato da quasi un anno, poi in barella e adesso operato per un "grave intervento" alla gamba destra. Ma la gravità sarebbe solo determinata dal fatto che una gamba è più lunga di un’altra. Dall’altra parte ricordiamo che c’è un ragazzo napoletano morto. "Daniele De Santis ha una gamba più corta di dieci centimetri, recentemente è stato sottoposto a un intervento chirurgico", ha spiegato il difensore dell’omicida, Tommaso Politi, a conclusione della quarta udienza del processo. Il legale e De Santis, che oggi era in aula in barella a Rebibbia, hanno autorizzato la telecamera di Roma Post a riprendere l’arto, operato nuovamente per le lesioni riportate negli scontri di quel tragico giorno di un anno e mezzo fa. E il giornale - romano e romanista - solleva ancora dubbi sul chi ha scatenato l’inferno fuori l’Olimpico, dimenticando che nella scorsa udienza sia Digos che Polizia hanno confermato nelle loro testimonianze che è stato De Santis ad attaccare l’autobus e Ciro ha tentato di fermarlo ed è stato sparato. Come testimoniano anche i video proiettati sempre nella scorsa udienza. Intervistato poi da Piùenne, emittente campana sempre molto attenta sulla vicenda processuale, l’avvocato Politi, ha inoltre detto che l’assassino non è manco pentito, a confermare un atteggiamento meschino e sprezzante: "Lo ha anche scritto che prova un profondo dolore per quanto accaduto e che ovviamente il fatto di non avere mai esibito richieste di scuse deriva da due circostanze diverse - ha spiegato Politi - la prima è che appunto lui ritiene di avere legittimamente reagito ad un tentativo di omicidio, di linciaggio sostanzialmente. Il che non vuol dire, perché non l’ha mai detto, che uno di questi portatori di questo tentativo di linciaggio sia stato il povero Ciro Esposito, che sicuramente faceva parte di un gruppo di persone. De Santis ha sempre detto "io non ho mai preso la mira, io avevo il viso pieno di sangue e non ho visto e ovviamente nell’imminenza del pericolo, di fronte a questo linciaggio ho esploso quattro colpi che sono andati poi a finire… Purtroppo… Uno dei quali si è rivelato poi nel corso del tempo, mortale nei confronti di Ciro Esposito…". Di questo, a riprova ennesima della barbarie del personaggio, però, non ha parlato nessun giornale napoletano, tutti presi invece a raccontare che Antonello Venditti ha invitato la Leardi sul palco, ieri, rifiutando al tempo stesso di partecipare al Ciro Day in programma il 23 novembre, che sarà una giornata solidale organizzata dall’Associazione che porta il suo nome, in occasione di quello che avrebbe dovuto essere il suo 31esimo compleanno.
Morte di Ciro Esposito, il testimone: "De Santis disse: vado a farmi valere"
In aula le testimonianze sui fatti del 3 maggio 2014 a Tor Di Quinto. Il cugino del tifoso napoletano: "Una colluttazione di pochi secondi poi vidi gli spari".
Un bambino vide Daniele De Santis avanzare nel Ciak Village con una pistola in mano il giorno in cui fu ucciso Ciro Esposito: un punto per l’accusa (il presunto omicida andò già armato all’assalto dei bus di tifosi napoletani). Prima degli scontri in cui fu ucciso il tifoso azzurro, De Santis passò al bar per prendere dei panini e ne prenotò altri per la sera perché "ci sono delle donne con me tutta la notte": un punto per la difesa ("Danielino" aveva altri progetti, non certo l’agguato mortale). Brani di verità da ricomporre emergono dalle testimonianze in aula al processo sui fatti del 3 maggio 2014. Parla anche il cugino di Ciro, Domenico Pinto: "Vidi De Santis sparare", ma la sua testimonianza è duramente contestata dai legali dell’estremista di destra ed ex ultrà romanista, Tommaso Politi e David Terracina.
"Droga e prostitute" - Il barista del Ciak, Luigi Proietti parla dei momenti che precedono il caos prima d Napoli-Fiorentina, finale di coppa Italia all’Olimpico. A ora di pranzo, dice rispondendo alle domande dei pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, De Santis esce dalla sua baracca e va da lui per comprare del cibo. Ha già passato la notte con due prostitute e ha chiesto loro di fermarsi anche per quella successiva. Il racconto delle due ragazze combacia con questa versione e verrà riascoltata in aula nelle prossime udienze. Le due hanno anche messo a verbale che De Santis non tornerà nell’abitazione (dalla quale è uscito dopo aver preso da un cassetto un oggetto non meglio identificato). Si è fatto trascinare nell’assalto ai pullman di tifosi o non pensava che prendessero quella piega ? Proietti racconta anche che il giorno successivo la mamma di uno dei bambini impegnato in una partita di calcio sui campi dell’associazione Boreale, all’interno del complesso Ciak Village, gli racconta che lì uno dei piccoli giocatori "ha visto De Santis armato" e non è riuscito a dormire la notte. Un racconto di terza mano il cui valore processuale andrà pesato dai giudici.
L’arma e i sette "complici" - Tocca poi alla signora Maria Grazia Di Fabio sedere al banco dei testimoni. Quel pomeriggio la donna era a spasso con il suo cane e racconta di aver visto fuggire dal retro del Ciak, verso la tangenziale, sei o sette uomini vestiti di scuro, uno impugnava ancora una cinghia di cuoio usata forse nella colluttazione. Si tratterebbe di altri ultrà romanisti che parteciparono agli scontri. La teste ci tiene a sottolineare che erano più di quattro, come finora si credeva. Le indagini su di loro non hanno finora dato frutti. La Di Fabio conferma l’episodio del bambino, raccontatole a sua volta da Proietti e aggiunge che il barista le disse anche di aver sentito De Santis tornare in casa a prendere un borsello nero e dire "Vado a far valere i miei diritti". Anche in questo caso si tratta di episodi riportati da terze persone.
La colluttazione con Ciro - L’ultima testimonianza è quella di Domenico Pinto, arrivato a Roma su un’auto che viaggiava assieme a quella del cugino. "Mentre andiamo a piedi allo stadio dal parcheggio di Tor Di Quinto sentiamo uno scoppio e vediamo del fumo vicino a un autobus. Ciro è il primo ad accorrere, vediamo un uomo grosso vestito di nero, guanti e cappellino che lancia petardi e poi ci fa segno di raggiungerlo. Ciro lo insegue e lui scappa. Mio cugino lo acchiappa da dietro pochi metri dopo l’ingresso nel Ciak Village, c’è una colluttazione di pochi secondi, Ciro dà un pugno a De Santis poi De Santis prende la pistola e spara tre o quattro colpi mentre Ciro si gira per fuggire. Viene colpito quando è a un paio di metri di distanza. Anche noi scappiamo e quando ci giriamo vediamo Ciro a Terra. Torniamo a soccorrerlo e De Santis prova ancora a sparare senza riuscirci. Mentre portiamo via mio cugino ci arrivano addosso da dietro una siepe bulloni, pietre, fumogeni e bombe carta. Una cade vicino una spalla di Ciro e qualcuno la allontana con un calcio. De Santis era in piedi quando ha sparato poi è caduto". Una versione che sulla dinamica non combacia con la perizia della polizia scientifica, secondo la quale De Santis sparò da terra durante la colluttazione con più persone che gli erano addosso (e secondo referti medici subendo delle coltellate ai fianchi). "Non ricordo con chi ero e mi sono fatto vivo solo tre mesi dopo perché non volevo, e speravo che Ciro ce la facesse. Per me è dura parlarne anche oggi", risponde stizzito Pinto ai difensori dell’imputato, ai quali lancia un’occhiata di sfida andando via.
Ecco come è stato ferito Ciro Esposito: "Mentre scappava, De Santis ha sparato"
"Si sono scambiati qualche spintone, poi Ciro Esposito gli ha dato un pugno, a quel punto De Santis ha tirato fuori la pistola e mentre Ciro si è voltato di spalle per scappare De Santis gli ha sparato. Tre o quattro colpi".
Sarebbe stato aggredito così Ciro Esposito, il giovane napoletano arrivato a Roma il 3 maggio del 2014 per assistere alla partita di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, e morto tre mesi dopo in ospedale. A ricostruire attimo dopo attimo la dinamica dei fatti è stato il cugino Domenico Pinto, sentito come testimone oculare nell'aula bunker di Rebibbia, dove si sta svolgendo il processo per omicidio a carico di Daniele Santis, davanti alla terza sezione della Corte d'Assise. Considerato uno dei principali testi dei pubblici ministeri Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, Domenico Pinto ha raccontato di essere arrivato nella capitale da Napoli per assistere all'incontro di calcio e di aver viaggiato con il cugino per tutto il tragitto, anche se a bordo di due veicoli diversi e in compagnia di alcuni conoscenti. Parcheggiate le automobili in via di Tor di Quinto, a poche centinaia di metri dall'Olimpico, il gruppetto di quattro o cinque tifosi azzurri, accorgendosi della presenza di alcuni pullman fermi sulla carreggiata opposta, all'interno dei quali c'erano delle persone che urlavano e chiedevano aiuto, ha scavalcato lo spartitraffico per vedere cosa sta accadendo. "Abbiamo sentito delle esplosioni. Vedevamo del fumo e delle donne e dei bambini che chiedevano aiuto dai pullman. Ciro fu il primo ad andare verso gli autobus. Superato il guardrail ci siamo trovati di fronte questo omone che ci diceva di andare verso di lui per provocarci. Era alto, robusto, con una tuta e una maglietta nera, un cappello e dei guanti neri". A quel punto, Pinto racconta che De Santis sarebbe fuggito verso l'interno del vivaio, dove sarebbe stato raggiunto dal tifoso napoletano. "Ciro lo ha preso per le spalle e hanno avuto una breve colluttazione. Poi De Santis ha estratto la pistola e ha sparato. Nel momento in cui noi, che eravamo distanti qualche metro, vedemmo la pistola, fuggimmo. Ma dopo aver sentito almeno quattro colpi, tornammo indietro per soccorrere Ciro. De Santis era a terra e tentava di sparare ancora contro di noi. Non so perché la pistola non esplose altri colpi, forse si era inceppata oppure i colpi erano finiti. Se non fosse andata così ci sarebbero stati altri morti". Rispondendo alle domande dei pm, Pinto ha ricostruito anche i momenti successivi, raccontando di pietre, fumogeni e bombe carta che un gruppo di tre o quattro persone, incappucciate con i caschi integrali e vestiti di nero, avrebbero lanciato contro chi stava soccorrendo Esposito. Il tifoso azzurro ha anche raccontato che: "Inizialmente pensavamo a una pistola a salve. Non riuscivamo a capire, perché non usciva sangue". Anche in un secondo momento, una volta portato Ciro al sicuro sulla strada, nessuno sarebbe riuscito a comprendere immediatamente cosa fosse successo al ragazzo. "So che è stato spogliato nudo ma non usciva sangue". Una testimonianza decisiva per la famiglia di Ciro Esposito, che la difesa ha tentato di smontare, facendo cadere il teste in contraddizione. "Come mai dopo aver visto quello che è successo, aspettò tre mesi prima di depositare la sua testimonianza ?" ha chiesto incalzando uno dei legali di Daniele De Santis, l'avvocato Politi. "Non volevo andare, pensavo che Ciro ce l'avrebbe fatta. Anche stare qui oggi per me è dura, non voglio pensare a quello che è successo quel giorno, ogni volta che accade sto male".
"Esposito, De Santis aveva la pistola"
La testimonianza di Luigi Proietti, gestore del bar situato all'interno del centro sportivo nel quale abitava Daniele De Santis, potrebbe aprire nuovi scenari nella vicenda di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito a morte il 3 maggio del 2014. "Alcune mamme dei bambini che giocano nella Boreale si sono lamentate che un bambino aveva visto De Santis con la pistola e non aveva dormito per tutta la notte per la paura". Un'altra testimone, Maria Grazia Di Fabio, ha confermato l'episodio del bambino.
Napoli. Il cugino di Ciro Esposito ascoltato come testimone:
"Vidi De Santis sparare. Ciro colpito mentre scappava"
Ciro che accenna un tentativo di fuga, De Santis che estrae la pistola. Ciro fermato con un colpo di pistola che lo fa cadere, De Santis che si muove come a mirare anche su qualcun altro e l’arma che si blocca. "Forse si era inceppata, forse erano finiti i colpi. Se non fosse andata così ci sarebbero stati altri morti". È una ricostruzione da brividi quella fatta in aula da un cugino di Ciro Esposito, il tifoso napoletano morto dopo una lunga agonia per le conseguenze dell’aggressione che avvenne il 3 maggio di due anni fa, durante gli scontri a margine della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina che si disputò nella capitale. Citato come testimone nell’udienza del processo che vede tra gli imputati l’ultrà romanista Daniele De Santis e che si celebra davanti ai giudici del tribunale di Roma, Domenico Pinto, cugino di Esposito, ha ricordato i tragici e concitati momenti degli scontri prepartita. "Vidi Ciro a due metri da De Santis - ha raccontato - Ricordo che stava per voltarsi e fuggire quando De Santis estrasse la pistola e sparò". Accadde nella zona di Tor di Quinto. "Sentimmo delle esplosioni, vedemmo del fumo e delle donne e dei bambini che chiedevano aiuto dai pullman. Ciro fu il primo ad andare verso gli autobus - ha aggiunto, ripercorrendo la dinamica - Superato il guardrail ci trovammo di fronte questo omone che ci diceva di andare verso di lui. Ciro lo prese per le spalle e ci fu una breve colluttazione, che durò pochi secondi. Poi, se non erro, Ciro gli diede un pugno e lui prese la pistola". "De Santis - ha proseguito nel ricordo - prese la pistola, la puntò verso Ciro e subito sparò. Noi scappammo ma Ciro, mentre tentava di fuggire alla vista della pistola, fu colpito e cadde a terra. Così noi ritornammo indietro per soccorrerlo". Il testimone, seguendo la traccia delle domande del pubblico ministero e degli avvocati, è tornato indietro a due anni fa e a quelle fasi rapide e concitate per riferire dettagli e circostanze di cui è stato testimone. "De Santis - ha detto ancora - puntò l’arma anche contro di noi ma non so cosa accadde. La pistola non esplose altri colpi per fortuna. Forse si inceppò o probabilmente erano finiti i colpi. Se non fosse andata così, ci sarebbero state altre vittime. Comunque noi riuscimmo a trascinare fuori il corpo di Ciro". Non fu facile, secondo il racconto del testimone, perché mentre il gruppo tentava di soccorrere Ciro ferito e sanguinante sarebbe sopraggiunto un altro gruppetto, composto da quattro o cinque persone, vestite di nero e con il casco, che lanciavano oggetti contro i tifosi napoletani. "Ci lanciavano pietre, fumogeni e bombe carta - ha raccontato in aula il testimone - Una bomba carta finì anche accanto al braccio di Ciro e qualcuno la allontanò con un calcio". Dopo il cugino di Ciro Esposito, è stata la volta di un medico del pronto soccorso dell’ospedale Gemelli citato come testimone in aula: ha ricordato dettagli sulla visita all’ultrà imputato la notte degli scontri e in particolare ha affermato di aver visitato De Santis prima dell'una di notte, di averlo visitato e sottoposto anche a tac e di non aver riscontrato ferite, tagli o sanguinamenti sulla schiena e sullo stomaco dell’ultrà. "Ancora una volta - hanno dichiarato i difensori della famiglia Esposito, gli avvocati Angelo e Sergio Pisani e Damiano de Rosa - sono state confermate la tesi e le indagini difensive della parte civile. Ormai appare chiaro - hanno sostenuto a conclusione dell’udienza - che l'obiettivo di De Santis erano gli occupanti indifesi del pullman, donne e bambini da punire perché napoletani". "L'assalitore e i suoi complici scappati dopo gli spari - hanno aggiunto - non si aspettavano che l'eroico Ciro e i suoi amici stessero sopraggiungendo da dietro e che avrebbero difeso le vittime predestinate. Prima di attaccare il pullman si attese il passaggio dei tifosi azzurri e, solo dopo aver pensato che erano già passati, fu attuato il piano criminale per colpire gli indifesi e pacifici tifosi napoletani". Si torna in aula il 4 febbraio.
De Santis: sparai a Ciro, pistola non mia
Ultrà Roma: "Era di tifoso del Napoli, ma non gruppo di Esposito. Gliela strappai".
"Penso a Ciro tutti i giorni e mi dispiace per quello che è successo". È quanto ha affermato oggi in aula Daniele De Santis, imputato per l'omicidio di Ciro Esposito ferito da alcuni colpi di pistola negli scontri avvenuti nel prepartita della finale di Coppa Italia del 2014. L'ultras giallorosso ha risposto alle domande del pm fornendo la sua versione di quanto avvenuto nel maggio di due anni fa. "Ho esploso io i colpi di pistola - ha detto - ma quell'arma non l'ho portata io, ma ce l'aveva un tifoso del Napoli, non però appartenente al gruppo di cui faceva parte Esposito. Ricordo di avere cercato di chiudere il cancello del Ciak Club, ma di non esserci riuscito e di essere stato aggredito da un gruppo di napoletani che mi hanno ferito ad una gamba". De Santis, noto come "Gastone", ha spiegato: "Nel corso della colluttazione sono stato colpito alla testa dal calcio della pistola che però sono riuscito a strappare dalle mani di chi la possedeva; ricordo che era una persona dal fisico corpulento ed ho esploso dei colpi, ma non ricordo neanche quanti". De Santis, difeso dall'avvocato Tommaso Politi, ha detto di non essersi "neanche reso di conto" di aver colpito Ciro e che "c'era una persona a terra". Per il difensore della famiglia Esposito, l'avvocato Angelo Pisani, quella di De Santis, è "una deposizione contraddittoria, non credibile, che rappresenta un'ulteriore, grande prova della sua colpevolezza. Auspichiamo - conclude Pisani - che il pubblico ministero chieda ed ottenga la condanna all'ergastolo, perché la massima punizione del colpevole sarà unico modo per rendere giustizia alla memoria di Ciro e alla sua famiglia".
Omicidio Esposito De Santis confessa
"Sì, ho sparato ma l'arma non era mia"
Ha confessato di aver sparato ma con una pistola non sua, strappata dalle mani di uno dei suoi aggressori dopo essere stato colpito in fronte con il calcio della stessa arma. A distanza di due anni da quel 3 maggio maledetto Daniele De Santis ha raccontato in aula la sua versione dei fatti. L'uomo accusato di aver ucciso a colpi di pistola il 29enne di Scampia Ciro Esposito, durante gli scontri avvenuti poco distante dallo stadio Olimpico, nel prepartita della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, ha ricostruito nell'aula bunker di Rebibbia, dove da un anno va in scena il processo che lo vede imputato per omicidio, la sua verità. Un resoconto che se da una parte mette nero su bianco la sequenza dell'omicidio, dall'altro avvalora la tesi della legittima difesa, visto che De Santis ha riferito di essere stato aggredito da "una marea di gente" e di essersi dovuto difendere; ma che si scontra con il punto di vista della procura, i pm Antonino Di Maio e il pm Eugenio Albamonte, che ritengono che l'ultras giallorosso sia uscito di casa con l'arma in tasca, e che per di più in sua compagnia ci siano state altre quattro persone (attualmente indagate per concorso in omicidio in un fascicolo stralcio). Il racconto è entrato nel vivo della rissa: "In quel momento mi sono trovato una marea di gente addosso. Sono scesi dai pullman, dalle macchine. Non sapevo se erano napoletani o fiorentini o cinesi. So solo che ho preso due coltellate. Mi hanno preso anche a bastonate. Poi una persona corpulenta è venuta verso di me e mi ha dato una pistolettata in fronte, con il calcio della pistola". L'ultrà ha riferito poi di aver sparato alla cieca, senza vedere verso chi: "Sono riuscito in un tira e molla a strappare dalle mani di quel bestione che mi aveva colpito con la pistola. Sono campione di karate, nel 2000 ho vinto un titolo. In quel momento ho sparato alla cieca. Poi non mi sono nemmeno accorto che alcune persone erano a terra. A Ciro penso tutti i giorni. Mi dispiace per quello che è successo". "È una deposizione contraddittoria, non credibile, che rappresenta un'ulteriore, grande prova della sua colpevolezza - ha detto l'avvocato Angelo Pisani, difensore della famiglia Esposito - Auspichiamo che il pm chieda ed ottenga l'ergastolo".
Ciro Esposito, la Procura di Roma chiede l'ergastolo per De Santis
I pm chiedono il massimo della pena per l'ultrà giallorosso accusato dell'omicidio del tifoso del Napoli e una condanna a 3 anni anche per due ultrà napoletani che si avventarono contro il romanista.
Milano - La Procura di Roma ha chiesto l'ergastolo per Daniele De Santis, l'ultrà giallorosso accusato dell'omicidio di Ciro Esposito, ferito gravemente il 3 maggio 2014 poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli e morto dopo un'agonia di 53 giorni. I pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio hanno inoltre sollecitato una condanna a tre anni per gli altri due imputati, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, tifosi del Napoli e accusati di rissa aggravata. I due facevano parte del gruppo che con Ciro Esposito si avventarono contro De Santis nella zona di viale di Tor di Quinto. "L'ergastolo me lo do da solo, non me lo date voi. Non ho paura di morire, buffoni", le parole urlate da De Santis, mentre veniva portato fuori dall'aula bunker di Rebibbia, dove aveva assistito all'udienza su una barella per le ferite riportate negli scontri culminati con le ferite al tifoso napoletano.
Dolore - "Nulla ci restituirà Ciro - ha commentato il legale della famiglia Esposito, Angelo Pisani a Radio Crc - Anche oggi in aula Antonella Leardi (la madre di Ciro, ndr) piangeva. Hanno smontato la perizia tecnica, poi a fine maggio uscirà la sentenza. C'era anche il presunto assassino in aula, ancora in barella: l'interrogatorio è stato usato per colpevolizzarlo in quanto si è contraddetto spesso. Il dolore della mamma di Ciro era enorme e l'ergastolo non è una consolazione, solo la rappresentazione della giustizia. Hanno provato a nascondere le macchie e le responsabilità ma i pubblici ministeri hanno seguito bene le indagini e siamo soddisfatti che la giustizia abbia fatto il suo corso".
"Bugiardi ! Non avete visto niente e mo’ parlate", ha urlato l’imputato mentre veniva riaccompagnato in barella sull’ambulanza. E poi, rivolto ai pm: "Che vi pensate che ho paura di morire ? Buffoni !".
Nessuna attenuante possibile per Daniele de Santis nell’omicidio di Ciro Esposito, l’estremista di destra ed ex ultrà romanista va condannato all’ergastolo. È la richiesta della procura nelle conclusioni al processo nell’aula bunker di Rebibbia. Tre anni a testa sono stati chiesti per i due tifosi napoletani, Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti, che erano con Esposito, accusati di lesioni. "Bugiardi ! Non avete visto niente e mo’ parlate", ha urlato De Santis mentre veniva riaccompagnato in barella sull’ambulanza. E poi, rivolto ai pm: "Me lo do da solo l’ergastolo, che vi pensate che ho paura di morire ? Buffoni !".
"Un unicum nelle risse calcistiche" - "L’azione di Daniele De Santis è un unicum nella storia degli scontri calcistici del nostro Paese e cade in un ambito diverso di aggressività rispetto agli scontri tra ultras con mani, bastoni, sassi, eventualmente anche coltelli ma mai per provocare ferite mortali", ha detto il pm Eugenio Albamonte. Il suo collega Antonino DI Maio ha invece sottolineato che "De Santis non ha agito da solo ma in maniera preordinata con altri sei individui purtroppo non identificati, con una studiata aggressione al pullman dei napoletani. Ma è rimasto travolto dalla risposta dei tifosi aggrediti che non pensava così numerosi. De Santis ha sparato puntando l’arma contro Ciro Esposito e gli altri napoletani non alla cieca come vuole farci credere, poteva essere una strage". A "Gastone" non viene contestata la premeditazione perché non conosceva Esposito e in punta di diritto il bersaglio dei suoi spari era dunque ignoto. "Non sarebbe serio giuridicamente contestare questa aggravante ma la valutazione del dolo deve essere comunque massima per il fattore psicologico che ha portato a precostituire e preordinare in tutti i modi una situazione di rischio", hanno concluso i pm.
Le ferite e gli spari che incastrano "Danielino" - Rigettata dall’accusa anche l’ipotesi della legittima difesa, sulla quale ha insistito "Danielino" anche nel suo interrogatorio: "Le prove acquisite - tracce di sangue sulla pistola, esame dei video dei testimoni - dimostrano che De Santis ha esploso i colpi mentre era in piedi e prima di essere ferito. Ciro Esposito ha fatto in tempo a raggiungerlo al massimo per uno schiaffo". La tesi difensiva è invece che l’omicida abbia sparato da terra, con il piede destro maciullato mentre cercava di chiudersi alle spalle un cancello (dopo diverse operazioni e aver rischiato l’amputazione, oggi ha dei vistosi ferri che gli ingabbiano la tibia per una osteomielite). Avrebbe inoltre strappato la pistola a uno degli aggressori e fatto fuoco "alla cieca". Secondo la procura quella persona era Alfonso Fioretti ma era questo che cercava di strapparla a De Santis dopo i colpi esplosi.
Le altre richieste - La procura ha chiesto inoltre la condanna a tre anni di reclusione per Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti, i due sostenitori partenopei coinvolti nella rissa che portò al ferimento mortale di Ciro Esposito, il 3 maggio del 2014, a poche centinaia di metri dallo Stadio Olimpico, teatro della finale di coppa Italia disputata da Napoli e Fiorentina. Esposito morì dopo 53 giorni di agonia. Fioretti e Alfonso Esposito, a loro volta rimasti feriti durante lo scontro con De Santis, sono accusati di rissa e lesioni. Stando alla ricostruzione dei fatti, proposta oggi in aula dai due pm ai giudici della Corte d’Assise di Roma, Ciro Esposito venne raggiunto da due colpi d’arma da fuoco esplosi da distanza ravvicinata dall’ultrà giallorosso. Citando numerose testimonianze, l’accusa ha evidenziato come De Santis, dopo aver preso d’assalto con il lancio di due petardi un pullman carico di tifosi napoletani fermo in via di Tor di Quinto, e averli invitati a scendere gridando "scendete, vi rompo, vi ammazzo", sarebbe fuggito in direzione del Ciak Village inseguito dal gruppo di Ciro Esposito e lì avrebbe fatto fuoco ferendo mortalmente il giovane.
La difesa: "Pena sproporzionata" - Tommaso Politi, avvocato di De Santis, giudica "Debole, lacunosa e contraddittoria" la requisitoria dei pm. "È stata chiesta una condanna da "mostro" che non ha riscontri con quanto emerso nel processo ed è del tutto contraria alle tante perizie che raccontano di una brutale aggressione subita da De Santis e di un suo disperato tentativo di difesa. Smonteremo le accuse punto per punto". Il 18 maggio parola agli avvocati, sentenza attesa una settimana dopo.
Quello messo in atto da Daniele De Santis il 3 maggio di due anni fa fu un "vero e proprio agguato" ai tifosi del Napoli. Una azione che si concluse con il ferimento e la successiva morte di Ciro Esposito e che oggi è costata a "Gastone" la richiesta di ergastolo. L'ultrà giallorosso sparò due colpi di pistola verso Esposito nel corso degli scontri avvenuti nella capitale nel prepartita della finale di coppa Italia tra Napoli e Fiorentina il 3 maggio 2014. Alla richiesta dei pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, De Santis ha risposto con urla polemiche. "L'ergastolo me lo do da solo. Non me lo date voi. Non ho paura di morire, buffoni", ha gridato in direzione dei magistrati mentre veniva portato, ancora in barella, fuori dell'aula bunker di Roma. Mentre per la madre di Ciro Esposito, Antonella Leardi "la richiesta di ergastolo deve essere un monito, non è una questione di soddisfazione, io ho perso mio figlio e nessuno me lo ridarà ma chi esce per uccidere ci deve pensare due volte". La donna, in aula, ha detto di non aver ascoltato le parole di De Santis, "i miei occhi non erano rivolti verso di lui. Guardavo altrove, poco l'ho guardato e poco mi interessa". La Procura ha, inoltre, sollecitato una condanna a tre anni di reclusione per gli altri due imputati, i due tifosi napoletani accusati di rissa aggravata: Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito. I due facevano parte del gruppo che, con Ciro Esposito, si avventarono contro "Gastone" ferendolo gravemente ad una gamba. Nel corso della requisitoria i pubblici ministeri hanno affermato che "De Santis ha agito per tendere un vero e proprio agguato ai napoletani". Ricostruendo le drammatiche fasi degli scontri, avvenuti nella zona di viale di Tor di Quinto, poco distante dallo stadio Olimpico, i pm, citando numerose testimonianze, hanno sostenuto come De Santis, dopo aver preso d'assalto con il lancio di due petardi un pullman carico di tifosi napoletani e averli invitati a scendere gridando "scendete, vi rompo, vi ammazzo", sarebbe fuggito in direzione del Ciak Village inseguito dal gruppo di Esposito. De Santis fu coinvolto in una rissa. A suo dire fu colpito dal calcio di una pistola che aveva un tifoso del Napoli. Secondo una perizia svolta dal Ris fece fuoco, nel corso della colluttazione, in direzione dei tifosi del Napoli dopo essere stato raggiunto da alcune coltellate all'addome, "sopraffatto dagli aggressori", scrivono i periti. Il colpo partì dalla pistola nel corso della rissa scoppiata nel viottolo di accesso al Ciak dove "Gastone" viveva in quanto custode. Uno dei proiettili perforò il polmone di Esposito per andarsi a conficcare nella colonna vertebrale. Lesioni che apparvero subito gravissime al punto che se Ciro si fosse salvato avrebbe comunque rischiato di rimanere paralizzato. La battaglia per la vita di Esposito durò 53 giorni. Una lunga agonia durante la quale il tifoso del Napoli riuscì anche a "identificare" l'autore degli spari descrivendolo come "il chiattone". Parole che portarono subito a De Santis.
Ciro Esposito, pm chiede l’ergastolo per De Santis
Lui grida in aula: "Non ho paura di morire, buffoni"
L'ultrà romanista è accusato dell'omicidio del tifoso del Napoli, ferito gravemente poco prima della finale di Coppa Italia nel 2014. Chiesta anche la condanna a tre anni per gli altri due imputati, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, accusati di rissa aggravata.
La Procura di Roma ha chiesto l’ergastolo per Daniele De Santis, l’ultrà giallorosso accusato dell’omicidio di Ciro Esposito, ferito gravemente il 3 maggio 2014 poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli e morto dopo un’agonia di 53 giorni. E mentre veniva portato fuori dall’aula bunker di Rebibbia De Santis ha gridato: "L’ergastolo me lo do da solo, non me lo date voi. Non ho paura di morire, buffoni". L’ultrà giallorosso ha seguito l’udienza su una barella a causa delle ferite ad una gamba riportate nel corso degli scontri avvenuti due anni fa nel prepartita della finale di coppa Italia. I pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio hanno, inoltre, sollecitato una condanna a tre anni per gli altri due imputati, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, tifosi del Napoli e accusati di rissa aggravata. I due facevano parte del gruppo che con Ciro Esposito si avventarono contro De Santis nella zona di viale di Tor di Quinto. De Santis alcuni giorni fa aveva risposto in aula alle domande del pubblico ministero: "Penso a Ciro tutti i giorni e mi dispiace per quello che è successo" ha detto tra l’altro De Santis, noto come "Gastone". "Ho esploso io i colpi di pistola - aveva detto - ma quell’arma non l’ho portata io, ma ce l’aveva un tifoso del Napoli, non però appartenente al gruppo di cui faceva parte Esposito. Ricordo di avere cercato di chiudere il cancello del Ciak Club, ma di non esserci riuscito e di essere stato aggredito da un gruppo di napoletani che mi hanno ferito ad una gamba". "Nel corso della colluttazione - ha aggiunto - sono stato colpito alla testa dal calcio della pistola che però sono riuscito a strappare dalle mani di chi la possedeva; ricordo che era una persona dal fisico corpulento ed ho esploso dei colpi, ma non ricordo neanche quanti". De Santis, difeso dall’avvocato Tommaso Politi, ha detto di non essersi "neanche reso di conto" di aver colpito Ciro e che "c’era una persona a terra". Per il difensore della famiglia Esposito, l’avvocato Angelo Pisani, quella di De Santis, è "una deposizione contraddittoria, non credibile, che rappresenta un’ulteriore, grande prova della sua colpevolezza".
"Uccise tifoso, ergastolo per De Santis"
ROMA - "Siete dei buffoni, l'ergastolo me lo do da solo, non me lo date voi". La procura chiede l'ergastolo per Daniele De Santis. E l'uomo, accusato di aver ucciso Ciro Esposito, il 29enne di Scampia colpito da due proiettili nel prepartita della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina nel 2014 e morto quasi due mesi dopo in ospedale, grida il suo disappunto fuori dall'aula, al termine del processo. Sul viottolo che conduce all'aula bunker del carcere di Rebibbia, a Roma, ci sono ancora una decina di persone. Dentro è appena andata in scena l'udienza del processo, che si è conclusa con la richiesta di ergastolo per Daniele De Santis, l'uomo che impugnò la pistola quel 3 maggio del 2014 e poi fece fuoco verso Ciro e altri due tifosi del Napoli, uccidendo il giovane. "Mamma, non preoccuparti, vedrai che andrà tutto bene", sussurra De Santis alla donna, che si è avvicinata alla barella su cui lui siede per una lesione permanente alla gamba, subita durante quegli scontri. La madre non trattiene le lacrime, De Santis sbotta e attacca gli inquirenti: "Siete degli ipocriti". Mentre gli agenti della penitenziaria lo separano dalla donna e lo conducono verso l'ambulanza, urla: "L'ergastolo me lo do da solo, non me lo date voi. Che vi credete, che ho paura di morire ?". Poi si passa la mano sul collo con un gesto netto, a simulare il suicidio. La mamma, il papà e la cugina, che lo seguono con lo sguardo, scuotono la testa. De Santis, mentre viene caricato sul mezzo, grida ancora: "Buffoni". I parenti di Ciro sono già andati via. Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito, dopo la requisitoria si stringe al marito e a un'amica. Occhi lucidi, nascosti dagli occhiali, e poca voglia di parlare: "Era meglio che non succedeva niente di tutto questo. L'ergastolo è una magra consolazione, speriamo che glielo diano per davvero". Ciro ? "Guardavo altrove, poco l'ho guardato e poco mi interessa. Grazie a Dio la verità che mio figlio mi ha raccontato durante quei terribili giorni in ospedale è venuta a galla al processo". I pm Eugenio Albamonte e Antonino di Maio hanno chiesto l'ergastolo senza attenuanti per De Santis, per omicidio volontario. L'aggravante della premeditazione non gli è stata contestata anche se "il dolo è massimo, e lambisce la premeditazione". Secondo la procura, infatti, "l'ultrà romanista" ha messo in atto un "piano preordinato": è uscito di casa con "bombe carta e pistola "; ha cercato lo scontro inveendo contro i pullman di tifosi napoletani, al grido "scendete, scendete, vi ammazzo"; ha provocato i tifosi napoletani fino ad attirarli in una trappola, all'interno del circolo Ciak Village, "dove 4-5 persone col volto travisato stavano aspettando i tifosi del Napoli". De Santis ha sparato "mirando per uccidere chi lo stava inseguendo". E proprio il 29enne di Scampia è stata la prima persona a corrergli dietro e a placcarlo. E poi ad essere raggiunto dai due colpi di pistola: "l'unica sua colpa è di aver sorpassato il cancello del Ciak e di non aver lasciato andare via De Santis". Di opposto parere è l'avvocato Tommaso Politi, difensore dell'imputato: "Una requisitoria contraddittoria e lacunosa, che dimostra la debolezza dell'impianto accusatorio. Ancora non ci hanno spiegato come avrebbe fatto De Santis a nascondere un'arma da due chili, che nessuno ha visto, in un pantalone di tuta, senza rimanere in mutande nella corsa".
I pm: "Carcere a vita per De Santis"
Sulla sedia a rotelle per le lesioni riportate durante la rissa in cui morì il tifoso azzurro Ciro Esposito. Eppure non ha perso la sua rabbia. Nell'aula bunker di Rebibbia l'accusa chiede per Daniele De Santis l'ergastolo, quale condanna per l'omicidio del ragazzo. Lui esplode: "L'ergastolo me lo do da solo. Non me lo date voi. Non ho paura di morire, buffoni". Quindi il gesto di tagliarsi la gola mentre viene portato via in ambulanza, a fine requisitoria dei pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. Ergastolo, per quell'atroce delitto commesso per rivalità da tifoseria. Quando il 3 maggio 2014, poco prima della finale di Coppa Italia allo stadio Olimpico tra Fiorentina e Napoli, il trentunenne Ciro Esposito venne ferito gravemente da un colpo di pistola negli scontri tra tifosi napoletani e romanisti. Morì dopo cinquanta giorni di agonia. Una giornata da incubo, che si concluse con le folli trattative gestite dall'ultrà napoletano Genny ‘a carogna e la sospensione della partita. Ciro morì all'ospedale Gemelli dopo una lunga altalena di speranze e attese. Daniele De Santis, noto come "Gastone", venne individuato ben presto quale presunto autore dell'omicidio. Che lui stesso aveva ammesso. "Penso a Ciro tutti i giorni e mi dispiace per quello che è successo - aveva detto all'udienza dello scorso 14 aprile rispondendo alle domande dei pm - Ho esploso io i colpi di pistola, ma quell'arma non l'ho portata io. Ce l'aveva un tifoso del Napoli, non però appartenente al gruppo di cui faceva parte Esposito. Ricordo di avere cercato di chiudere il cancello del Ciak Club, ma di non esserci riuscito e di essere stato aggredito da un gruppo di napoletani che mi hanno ferito ad una gamba. Durante la colluttazione sono stato colpito alla testa dal calcio della pistola che però sono riuscito a strappare dalle mani di chi la possedeva, una persona dal fisico corpulento. Ho esploso dei colpi per difendermi ma non ricordo quanti. Non mi sono neanche reso conto di aver colpito Ciro, e che c'era una persona a terra". Pochi giorni dopo, ieri, esplode invece la rabbia per una richiesta di condanna "sproporzionata persino rispetto alla loro ipotesi ricostruttiva", dice l'avvocato di De Santis, Tommaso Politi. Ma intanto quella richiesta di carcere a vita rimbalza sul web, subito nasce un gruppo su Facebook: "Vogliamo l'ergastolo per De Santis". E anche stavolta l'unico esempio di moderazione arriva dalla madre di Ciro Esposito, Antonella Leardi, che ieri nell'aula bunker ha visto con i suoi occhi la reazione di De Santis alla richiesta dell'ergastolo. "Ringrazio i miei avvocati perché giustizia è fatta. Ovviamente per me è una magra consolazione. Nulla può compensare la perdita di mio figlio Ciro. La richiesta di ergastolo deve essere un monito. Le parole di De Santis io non le ho udite - dice poi a proposito dell'esplosione di rabbia di "Gastone" - I miei occhi non erano rivolti verso di lui. Guardavo altrove, poco l'ho guardato e poco mi interessa. Grazie a Dio continua la signora Antonella - la verità, quella che mi ha raccontato mio figlio durante quei terribili giorni in ospedale, è venuta a galla nel processo". Ha invece qualcosa da dire a proposito delle parole rancorose di De Santis lo zio di Ciro Esposito, Vincenzo. Che commenta: "Il comportamento sprezzante di De Santis in aula conferma quello che io ho sempre sostenuto: "Gastone", come lo chiamano a Roma, ha sempre goduto di qualche copertura che in passato gli ha consentito di uscire indenne da accuse e processi a cui è stato sottoposto. Pensava che anche questa volta avrebbe evitato il peggio. Ma questa volta è rimasto fregato: ogni tanto in questo paese la giustizia funziona".
Il caso Ciro Esposito e gli elementi investigativi che hanno portato la Procura ad accusare Daniele De Santis smentendo il RIS.
Per la Procura di Roma è Daniele De Santis il colpevole per l’omicidio di Ciro Esposito, il giovane ragazzo napoletano morto dopo 53 giorni di agonia a seguito delle ferite riportate da due colpi di arma da fuoco mentre si recava alla finale di Coppa Italia per la partita Fiorentina-Napoli. Il 18 aprile 2016 i pm Albamonte e Di Maio, nell’aula bunker di Rebibbia, hanno infatti chiesto l’ergastolo per De Santis, accusato di omicidio ed attualmente unico soggetto identificato tra i sei che la Procura ritiene abbiano agito durante l’aggressione al pullman dei tifosi napoletani in zona Tor di Quinto, a Roma. Nel merito, abbiamo contattato Stefania Borghetti che, assieme a Angela Tibullo e Daniela Celani, ha preso parte alle indagini difensive richieste dalla famiglia di Ciro Esposito, in collaborazione con i legali incaricati avvocati Sergio e Angelo Pisani e Damiano de Rosa. "La richiesta della Procura - ha spiegato la dott.ssa Borghetti - si discosta in maniera significativa dalle risultanze della perizia tecnica richiesta al RIS di Roma che, nel suo elaborato di 663 pagine contenente indagini di natura biologica, dattiloscopica, balistica e dei residui dello sparo, ha ricostruito la dinamica delittuosa. Il RIS individua in De Santis l’autore degli spari ritenendo che gli stessi erano stati esplosi a seguito dell’aggressione e di alcune coltellate infertili al lato sinistro dell’addome da parte dei tifosi napoletani. Una ricostruzione con forza sostenuta dagli avvocati di De Santis che hanno sempre cercato di portate avanti la tesi della legittima difesa, ma che evidentemente non è risultata credibile per la Procura. Quest’ultima, con la richiesta dell’ergastolo, sembra appoggiare quanto sostenuto dalla famiglia di Ciro Esposito che ha sempre ritenuto che la ricostruzione dell’azione delittuosa non fosse sufficientemente supportata da rilevanze scientifiche, in particolare da evidenze di tipo medico-legale". Inoltre, specifica Stefania Borghetti: "La difesa della famiglia di Ciro Esposito infatti ha lamentato proprio l’assenza dell’analisi della documentazione medico-legale relativa alle ferite patite da tutti i soggetti coinvolti nei fatti, al momento del deposito della perizia non ancora consegnate dai medici di riferimento e che pertanto non erano state utilizzate nella ricostruzione degli eventi. Ciò aveva portato a conclusioni non confrontate con tutte le prove empiriche disponibili". Nello specifico, "sono proprio le ferite di armi da taglio sul corpo di De Santis - spiega Stefania Borghetti - elemento centrale nella ricostruzione del RIS, che non ha trovato riscontro nella documentazione medica del Policlinico Gemelli di Roma. Nel primo referto del Pronto Soccorso del 3 maggio 2014 è scritto: "Frattura lussazione esposta tibiotarsica e perone dx + fratture costali + frattura ossa nasali + processi trasversi L1 - L2", senza far alcun riferimento a ferite di armi da taglio, così come confermato dall’audizione del Dott. Logroscino, medico che per primo prestò le cure a De Santis. E poi ci sono i video che circolano sul web, numerosi ed acquisiti dalla DIGOS, che riprendono solo da lontano quanto accaduto ma che ben permettono di definirne i tempi. Solo pochi secondi tra il momento in cui Ciro Esposito ed i suoi amici si dirigevano verso il De Santis per interrompere l’aggressione al pullman e il momento degli spari per ipotizzare un’aggressione dalle conseguenze fisiche così gravi, a carico di De Santis". Probabilmente questi, insieme ad altri (come ad esempio l’assenza di documentazione che avrebbe dovuto riferire circa i fori di ingresso dei proiettili che hanno colpito Ciro Esposito), sono tra i motivi per cui la criminodinamica proposta dal RIS non è stata presa in considerazione in toto e ha portato la Procura a rovesciarne in parte le conclusioni e formulare la sua accusa. Saranno adesso gli avvocati di De Santis, il 18 maggio, a dover smontare le gravi accuse che gravano sul loro assistito, in attesa della sentenza prevista circa una settimana dopo. (Luigi M.)
Il processo / La Procura aveva chiesto l'ergastolo
Delitto Esposito, la difesa: "Assolvete De Santis"
"Siamo in presenza di un episodio imprevisto ed imprevedibile. La pistola con cui Daniele De Santis ha fatto fuoco non era sua perché non aveva armi con sé. Chiedo l'assoluzione per legittima difesa". A sostenerlo nel processo davanti alla corte d'assise l'avvocato Tommaso Politi, difensore dell'ultrà romanista imputato per l'omicidio di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito prima della finale di coppa Italia e morto in ospedale dopo 2 mesi. "De Santis era già in fin di vita quando venne raggiunto, nel vialetto di accesso al Ciak, dai tifosi del Napoli di cui faceva parte Ciro Esposito. Era ferito a un piede e fu accoltellato".
ll legale dell'ultras De Santis "Quella pistola non era sua"
"Siamo in presenza di un episodio imprevisto ed imprevedibile. La pistola con cui Daniele De Santis ha fatto fuoco non era sua perché non aveva armi". Così l'avvocato Tommaso Politi, legale del tifoso ultras accusato dell'omicidio di Ciro Esposito prima della finale di Coppa Italia del 2014. L'avvocato ha sollecitato, davanti alla corte d'Appello di Roma, l'assoluzione per legittima difesa. Per De Santis, invece, la Procura di Roma ha chiesto l'ergastolo.
L'ex ultrà romanista condannato in Assise anche a risarcire la famiglia Esposito: dovrà versare una provvisionale di 140.000 euro ai genitori e ai due fratelli di Ciro.
Milano - Daniele De Santis è stato condannato a 26 anni di reclusione per la morte di Ciro Esposito e per il ferimento di altri due tifosi del Napoli, avvenuti il 3 maggio 2014 a Roma nei drammatici scontri prima della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli. Lo ha deciso la terza Corte d'Assise di Roma dopo tre ore di camera di consiglio. I giudici hanno anche condannato l'imputato a risarcire la famiglia Esposito: in particolare, l'ex ultrà giallorosso dovrà versare una provvisionale di 140.000 euro ai genitori e ai due fratelli di Esposito. De Santis, inoltre, dovrà risarcire il Comune di Napoli che si era costituito parte civile. Con la stessa sentenza la Corte d'Assise ha condannato a 8 mesi di reclusione ciascuno due tifosi del Napoli amici di Ciro, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, riconosciuti colpevoli dei reati di rissa aggravata e delle sole lesioni al volto riportate da De Santis.
Sentenza - A De Santis - come si legge nel dispositivo della terza corte d'assise di Roma - sono state concesse "le attenuanti generiche": i reati a lui ascritti sono omicidio, lesioni personali, rissa, porto e detenzione di arma da fuoco e possesso di materiale esplodente. Tra 60 giorni verranno depositate le motivazioni della sentenza. "Devi marcire per quello che hai fatto", è stato l'urlo che amici di Ciro Esposito presenti in tribunale hanno indirizzato a De Santis: l'ex ultrà romanista condannato a 26 anni di reclusione è entrato in aula solo per la lettura della sentenza ed era ancora in barella per la osteomielite alla gamba destra contratta in seguito alle ferite di quel giorno.
La vicenda - Daniele De Santis sparò a Ciro Esposito il 3 maggio 2014: il proiettile ferì il napoletano a un polmone e arrivò alla colonna vertebrale. Le condizioni del trentenne apparvero subito disperate e il giovane, ricoverato al Policlinico Agostino Gemelli di Roma, morì dopo 53 giorni di agonia. L'episodio che ha portato alla sentenza di condanna per l'ex ultrà romanista avvenne al termine degli scontri cominciati quando alcuni tifosi napoletani vennero assaliti in viale di Tor di Quinto con bombe carta e sassi lanciati all'indirizzo di un pullman diretto verso lo stadio. Secondo l'accusa De Santis tese l'agguato, fu poi inseguito dagli ultrà del Napoli e a quel punto esplose quattro colpi di pistola ad altezza uomo, dopodiché gli furono inferte le ferite da parte dei tifosi del Napoli poi condannati a 8 mesi. Secondo la ricostruzione della difesa De Santis non tese alcun agguato ma si limitò a rilanciare gli ordigni arrivati all'ingresso del Ciak Village di cui era custode, dopodiché fu inseguito e picchiato dagli ultrà del Napoli e solo a quel punto, strappando la pistola a una persona non identificata, sparò a Ciro Esposito.
Reazioni - "Giustizia è fatta, ma soddisfazione è una parola grossa, prima ero una donna soddisfatta, ma la sentenza è un monito. Altre mamme non devono soffrire più - ha detto Antonella Leardi, mamma di Ciro Esposito - Se devo essere sincera questo processo è stato guidato in modo egregio. Questa mattina ero serena e questo era un segno divino che tutto sarebbe andato bene secondo giustizia. Questo deve servire affinché non accada più quanto è successo a mio figlio. La mia vita non è più la stessa, nulla potrà ripagare ciò che era mio figlio, ma non ho mai detto una parola di cattiveria, l'odio non mi appartiene. De Santis l'ho perdonato". Anche l'avvocato Angelo Pisani ha commentato favorevolmente la sentenza: "I 26 anni li giudichiamo bene, cade l'ipotesi della legittima difesa. Siamo soddisfatti perché formalmente è un ergastolo. Hanno riconosciuto a De Santis le attenuanti generiche riconoscendo non un barlume di difesa". Il legale di De Santis, al contrario, si è scagliato contro i giudici: "Quel giorno Daniele De Santis fu vittima di un linciaggio a cui tentò di sottrarsi - ha detto Tommasi Politi - oggi mi aspettavo un proscioglimento per legittima difesa. Non mi aspettavo questa decisione perché le nostre argomentazioni erano solide. Argomentazioni suffragate anche da una serie di testimonianze".
Morte Ciro Esposito, 26 anni a De Santis.
La madre della vittima: "Non lo odio, pena giusta"
La condanna decisa dalla Terza corte d'assise di Roma per l'ex ultrà giallorosso, accusato di aver ferito a morte il tifoso del Napoli durante gli scontri del maggio 2014 prima della finale di Coppa Italia, Napoli-Fiorentina. I pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio avevano chiesto l'ergastolo.
La terza Corte d'Assise di Roma ha condannato a 26 anni Daniele De Santis, ex ultrà giallorosso, per la morte di Ciro Esposito, il tifoso partenopeo ferito gravemente da un colpo di pistola sparato in occasione degli scontri in viale Tor di Quinto nel maggio del 2014 alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina e deceduto dopo 53 giorni di agonia in ospedale. Disposto anche un risarcimento alla famiglia Esposito di 140 mila euro. "La pena inflitta è congrua e giusta, per De Santis non provo odio perché l'ho perdonato", è il commento della madre di Ciro Esposito, Antonella Leardi. "Qualsiasi pena - ha aggiunto - sia di monito per tutti gli altri, perché non accadano più questi delitti assurdi. Il mio ragazzo non doveva morire eppure Ciro è morto per odio". La decisione è stata presa dai giudici della terza Corte d'Assise di Roma, al termine di una camera di consiglio durata circa 4 ore. Nei confronti di De Santis i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio avevano chiesto la condanna all'ergastolo. "Devi marcire per quello che hai fatto", hanno urlato alcuni amici della vittima, presenti in aula tra il pubblico, dopo la lettura della sentenza. Oltre a De Santis, nell'ambito del processo per l’omicidio di Ciro Esposito sono stati condannati a 8 mesi di reclusione per rissa aggravata e lesioni (con pena sospesa) i tifosi partenopei Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito. Entrambi sono ritenuti parte del gruppo che provocò gli scontri durante i quali Ciro venne ferito a morte. "Attendiamo la sentenza. Oggi siamo qui perché vogliamo giustizia, Ciro è sempre con noi", aveva detto in mattinata la madre di Esposito in attesa nell'aula bunker di Rebibbia della sentenza. Accompagnata dal marito e da altri parenti la donna, che è stata presente a tutte le udienze del processo, ha aggiunto: "Siamo qui per un dovere verso Ciro. Il suo sogno era andare a vivere in Inghilterra con la fidanzata. Avrebbe compiuto 31 anni se non me lo avessero portato via".
De Santis condannato, la mamma di Ciro Esposito:
"Non lo odio, lo perdono. Ma la sentenza è giusta"
Giovanni, il papà: "Doveva restare in galera tutta la vita". L'associazione Ciro Vive: "26 anni sono pochi". L'avvocato Pisani: "Siamo soddisfatti, è il massimo della pena per questo reato".
"Ventisei anni sono pochi". Le urla dei familiari alla lettura della sentenza De Santis sono le stesse del popolo dei social che ha commentato la notizia sulla pagina facebook dell’Associazione Ciro Vive. "Stiamo vicini a papà Giovanni e mamma Antonella", questo l’appello lanciato nelle ore precedenti il verdetto. Tanti i messaggi di incoraggiamento. "Ma volevamo l’ergastolo", commentano in molti. La sentenza è arrivata dopo quattro ore di Camera di Consiglio. La Corte d’Assise di Roma ha ritenuto Daniele De Santis responsabile di omicidio volontario per la morte di Ciro Esposito, avvenuta il 3 maggio di due anni fa. Esposito fu ferito poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli e morì dopo un'agonia durata 53 giorni. "Doveva restare in galera tutta la vita", così a caldo papà Giovanni. Più sereno, invece, il commento di Antonella Leardi. "La pena inflitta è congrua e giusta, per De Santis non provo odio perché l’ho perdonato", è il commento della madre di Ciro Esposito, Antonella Leardi. "Qualsiasi pena - ha aggiunto - sia di monito per tutti gli altri, perché non accadano più questi delitti assurdi. Il mio ragazzo non doveva morire eppure Ciro è morto per odio". Sentenza De Santis, l'avvocato della famiglia di Ciro: "Speriamo che si possa evitare altra violenza". Soddisfatto, invece, Angelo Pisani che con Sergio Pisani e Damiano De Rosa assiste la famiglia esposito: "La condanna inflitta è il massimo della pena per questo reato e pensiamo ci sia stato un bilanciamento tra attenuanti generiche ed aggravanti. L’impianto accusatorio ha retto totalmente - afferma ancora l’avvocato Angelo Pisani - ora aspettiamo di leggere le motivazioni. Dopo l’ottimo lavoro compiuto dalla Procura - aggiunge il legale - il compito di noi tutti e dello Stato è in ogni caso quello di accertare le ulteriori responsabilità di quella terribile giornata emerse nel corso delle indagini, a cominciare dai complici mascherati di De Santis fuggiti dopo l’assalto. La condanna di "Gastone" è un primo, importante passo avanti, ma occorre andare avanti, anche per dare un segnale di presenza forte dello Stato in un contesto inquinato come quello è diventato quello del calcio italiano".
Delitto Ciro Esposito Il silenzio della Sud dopo la condanna
"Ventisei anni è una condanna eccessiva". Non una parola di più. A poche ore dalla lettura della sentenza di primo grado che ha condannato Daniele De Santis per l'omicidio di Ciro Esposito c'è poca voglia di parlare tra i romanisti. Tacciono i social, forse compariranno altri gli striscioni di solidarietà sui muri di Roma: opera di quella fetta di tifoseria che non ha mai preso le distanze da De Santis. "La morte non ha colori, ma la Sud rimarrà sempre al fianco di un suo figlio", recitava un comunicato diffuso in rete il 1 luglio 2014, una settimana dopo la scomparsa del tifoso napoletano ferito dai colpi di pistola esplosi proprio da De Sanctis il 3 maggio, nel pre-partita della finale di Coppa Italia, Napoli- Fiorentina. Del resto Ciro era ancora vivo quando le frange ultrà più vicine a De Santis decisero di far capire subito da che parte stavano. "Daje Daniè", recitavano due striscioni esposti durante Roma-Juventus dell'11 maggio. Uno dei due messaggi era corredato da un fascio littorio, a rimarcare l'appartenenza politica del "camerata" cresciuto nella sezione di via Ottaviano. La maggioranza dei tifosi romanisti però non ha mai condiviso, stringendosi piuttosto alla famiglia Esposito. Un gruppo di ultrà raggiunse persino Scampia per consegnare una lettera alla madre. "I messaggi di solidarietà ai ragazzi deceduti o arrestati sottolinea Lorenzo Contucci, avvocato e profondo conoscitore della sottocultura ultrà - vengono esposti da sempre in tutte le curve italiane, perché fanno parte del linguaggio proprio degli ultrà". "È vero, ma sono stati un errore - ragiona un vecchio ultrà - quelle prese di posizione non hanno fatto altro che peggiorare la posizione di Daniele, facendolo percepire come una persona peggiore di quella che è, e allo stesso tempo hanno danneggiato irreversibilmente anche la Curva Sud. Perché diciamolo - aggiunge - la sentenza di oggi (ieri, ndr) non fa altro che confermare le tesi del primo giorno: Daniele è l'assassino e Ciro l'eroe. Ma le coltellate a De Sanctis chi gliele ha date ?". Dello steso avviso l'avvocato Fabrizio Grassetti, presidente dell'Unione tifosi romanisti. Certo è che la tragedia di Ciro, oltre a frantumare due famiglie e acuire la rivalità tra Roma e Napoli ha sconvolto anche l'universo del tifo giallorosso.
De Santis condannato la mamma di Ciro "Ma io ho perdonato"
Gli amici di Ciro e qualche familiare hanno urlato al momento della lettura della sentenza, lei no. Mamma Antonella (Leardi) è rimasta in silenzio quando la terza sezione della Corte di Assise di Roma ha condannato a 26 anni di reclusione Daniele De Santis, riconoscendolo colpevole della morte di suo figlio dopo gli incidenti del 3 maggio 2014 a Roma, nella zona di Tor di Quinto, prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. La battaglia processuale - anche se i legali dell'ultras giallorosso hanno annunciato che ricorreranno in appello - è giunta al termine e lei è provata: non ha saltato un'udienza dallo scorso ottobre per quel sentimento di giustizia che l'ha accompagnata assieme al dolore della perdita di Ciro. "Non me lo restituisce nessuno, quindi non posso definirmi soddisfatta, non credo sia questo il termine adatto". Serena sì. Ma anche stanca. "Ero totalmente priva di forze che pensavo di svenire". Lo dice con un filo di voce mentre sta rientrando in auto a Scampia dopo la mattinata trascorsa nell'aula di bunker di Rebibbia. Al suo fianco come sempre c'è il marito Giovanni. "Il processo - spiega la Leardi - è stato guidato in modo egregio: 26 anni rappresentano una giusta condanna. Cade l'ipotesi assurda della legittima difesa. Sono soddisfatta perché fondamentalmente è un ergastolo". Era questa, infatti, la richiesta dei pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. "Penso ci sia stato un bilanciamento tra attenuanti generiche ed aggravanti", ha spiegato l'avvocato Angelo Pisani che ha assistito la famiglia Esposito. "L'impianto accusatorio ha retto totalmente e ora aspettiamo di leggere le motivazioni". De Santis dovrà anche risarcire gli Esposito con 140 mila euro, mentre i due tifosi del Napoli, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, sono stati condannati per lesioni, entrambi ad otto mesi ciascuno (pena sospesa). "Ora continua Pisani - non dobbiamo fermarci. Bisogna andare avanti e accertare le ulteriori responsabilità di quella terribile giornata del 3 maggio. Mi riferisco ai complici mascherati di De Santis che sono fuggiti dopo l'assalto. È necessario fare chiarezza sull'intera vicenda". La sentenza di ieri è un primo passo. "Deve rappresentare un monito - aggiunge Antonella Leardi - affinché episodi del genere non accadano mai più. Purtroppo una nuova tragedia si stava ripetendo di nuovo sabato scorso sempre per la finale di Coppa Italia con due tifosi accoltellati. Nessuna mamma deve soffrire, è inconcepibile morire per il calcio". È questo il messaggio che sta portando avanti. "Non ci fermeremo mai. Dobbiamo spiegare ai giovani quanto lo sport sia un fenomeno di aggregazione e una passione. È fondamentale diffondere questo messaggio. L'odio si combatte con l'amore. Ho perdonato De Santis già il 4 maggio, il giorno dopo l'incidente che mi ha portato via Ciro dopo una lunga agonia al Policlinico Gemelli". E da allora ha cominciato la sua battaglia con l'Associazione Ciro Vive. "Abbiamo tante idee da sviluppare non solo a Napoli, ma in tutta Italia. Siamo stati a Torino alle giornate mondiali della pace". Il prossimo passo è la ristrutturazione della sede. "Il Comune ci ha messo a disposizione alcuni locali presso l'ottava Municipalità. Stiamo facendo i lavori e contiamo di terminare a fine giugno. Per noi è un appuntamento molto importante perché avremo finalmente una casa dove possiamo mettere a punto tanti progetti. Partiremo ovviamente con l'inaugurazione. L'Associazione è il motivo che ci fa andare avanti. Questo vuol dire che Ciro continua a vivere assieme a noi. Lo facciamo per lui. Da un'enorme tragedia, abbiamo deciso di fare qualcosa di buono per tanti altri". Con grande compostezza e senza mai alzare la voce. Tanti i commenti sulla condanna. Dice il ministro Alfano: "La pena è alta e nessuno la renda incerta, sia scontata per intero quando sarà il momento".
"Ha ucciso Ciro", 26 anni a De Santis
ROMA - "La Corte condanna l'imputato Daniele De Santis a ventisei anni di carcere e a 140mila euro di risarcimento alla famiglia di Ciro Esposito". L'aula bunker di Rebibbia è un fiume di telecamere, taccuini, amici di Ciro. La madre e il padre di Esposito siedono tra i banchi riservati agli avvocati, sei file dopo i pubblici ministeri Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio che avevano chiesto per l'ultrà romanista l'ergastolo. Alla loro destra, ad ascoltare la sentenza della III sezione della Corte d'Assise di Roma disteso su una barella c'è l'imputato numero uno a processo per omicidio. Dal pubblico a lettura del dispositivo, si leva la voce di una donna. "Deve marcire in carcere, marcire !". I venti agenti antisommossa presenti in aula sono schierati attorno a loro, gli amici di Ciro. Ma niente di quanto era possibile accadesse - scontri o discussioni tra le parti - è successo. A parte quel grido a sottolineare una condanna che non ha concesso attenuanti a "Gastone". Motivo per cui "ricorreremo ovviamente in appello", spiega l'avvocato Tommaso Politi che sperava in un proscioglimento per legittima difesa. La sentenza di condanna a 26 anni di carcere arriva dopo 4 ore di camera di consiglio e a quasi due anni dalla morte di Esposito, il tifoso del Napoli ferito al torace da un proiettile durante gli scontri nel parcheggio di Tor di Quinto prima della finale di Coppa Italia Fiorentina- Napoli e morto dopo 53 giorni di agonia al Policlinico Gemelli. Era il 3 maggio del 2014. Le indagini della procura, grazie a testimonianze, ricostruzioni della digos e prove inconfutabili, come la polvere da sparo trovata sui guanti di De Santis, portarono subito a individuare il responsabile dell'agguato mortale. Ieri il processo, iniziato l'8 luglio del 2015 ha visto la parola fine, con una condanna a 8 mesi di reclusione anche per i due tifosi Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito che parteciparono alla rissa. A differenza della mamma della vittima, non è soddisfatto per la sentenza il papà di Ciro: "Io quel mostro non lo perdono. Mio figlio aveva 30 anni e doveva campare fino a 90, altri sessant'anni. Che quello esca tra 26 anni per me è poco: tutta la vita deve rimanere dentro e non trovare mai pace. Quindi ho sentito che loro faranno appello ? Bene lo farò anche io, perché ventisei anni sono pochi, sono niente per me. Voglio l'ergastolo". Dello stesso avviso il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli che sostiene: "La pena è troppo mite soprattutto se si pensa che De Santis aveva pianificato un attacco al pullman dei tifosi del Napoli senza preoccuparsi di poter provocare una vera e propria strage". L'augurio che la sentenza diventi al più presto definitiva è invece quella del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e del ministro dell'Interno Alfano: "La condanna a 26 anni è una condanna con una pena molto alta e nessuno si sogni di non renderla certa. La condanna è stata severa, la pena deve essere per intero scontata quando sarà il momento". (f. a.)
"Contro Daniele una sentenza pilotata dai media"
Sono stati i media a condannare Daniele De Santis: "una condanna" dunque "esclusivamente mediatica e simbolica già decisa molto prima dell'inizio del processo". Questa, in sostanza, la tesi del padre, della madre e del fratello dell'ultrà giallorosso, che ieri hanno scritto una lettera aperta in cui hanno ricostruito le drammatiche fasi degli scontri scoppiati nel vialetto di accesso al Ciak Village, dove viveva De Santis, difendendo il figlio che martedì scorso è stato condannato a 26 anni di carcere per l'assassinio del tifoso del Napoli Ciro Esposito. "È incredibile vedere come il tentato omicidio di Daniele a coltellate e sprangate venga omesso con naturalezza e sfacciataggine". Daniele è ancora, dopo più di due anni, in "condizioni gravissime, immobile su una barella con un'intelaiatura d'acciaio alla gamba, cercando di salvarla dall'amputazione: tre mesi fa gli sono già stati amputati 15 cm di osso necrotico". E poi: "Inseguire fin dentro casa, aggredire e massacrare un uomo in fuga non può di certo essere spacciato per una difesa". "I tempi e i modi dell'aggressione a Daniele" parlano chiaro. Ma nessuno ne avrebbe tenuto conto.
Delitto Esposito, "agguato preordinato"
Le motivazioni della sentenza di condanna dell'ultras romanista.
La notte prima della partita aveva sniffato cocaina. Il giorno dopo, alla vigilia della finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina disputata a Roma il 3 maggio di due anni fa, l'ultrà romanista Daniele De Santis detto "Gastone" aveva "preordinato" assieme ad almeno altre sei persone "un vero e proprio agguato" ai danni dei sostenitori napoletani diretti allo stadio Olimpico. "Non solo si premunisce di bombe carta, ma anche di una pistola che porta appresso carica e con il colpo in canna", scrive la Corte d'Assise della capitale nelle motivazioni della sentenza con la quale De Santis è stato condannato in primo grado a 26 anni di reclusione per l'omicidio di Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli assassinato a colpi di pistola durante gli scontri divampati a Tor di Quinto. Il collegio presieduto da Evelina Canale non manca di sottolineare come il quartiere dove dovevano passare i bus dei napoletani sia stato "purtroppo lasciato privo di qualsiasi presidio dalla polizia benché fosse noto che si trattava della "tana" di un pericoloso e facinoroso ultras". I giudici, che hanno condannato a 8 mesi ciascuno gli altri due feriti della sparatoria, i due napoletani Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti, ritenuti responsabili della ferita alla fronte riportata da De Santis dopo l'omicidio di Ciro, hanno smontato la linea difensiva di "Gastone". L'ultrà romanista "aveva elaborato un piano preordinato che prevedeva la provocazione contro un pullman di tifosi napoletani inermi. Secondo i giudici, deve essere escluso che De Santis sia stato ferito prima di estrarre la pistola. È falso che l'arma non fosse sua e viene definita "un'altra menzogna" che De Santis si sia ferito al piede mentre tentava di chiudere un cancello per sfuggire ai tifosi del Napoli. "Una sentenza esemplare - dice l'avvocato Angelo Pisani, che ha assistito la madre di Ciro Esposito perché rende giustizia a un innocente come Ciro, che quella mattina sacrificò la propria vita per mettere in salvo donne e bambini. Resta adesso da indagare sui complici", conclude Pisani.
"De Santis studiò l'agguato ai tifosi e colpì Esposito da 30 centimetri"
Due bombe carta lanciate contro un pullman di tifosi con sopra bambini e disabili, l'invito provocatorio ai partenopei a bordo a scendere giù. Poi l'inseguimento di Ciro Esposito e 7 secondi dopo, la pistola puntata ad altezza uomo da 30/50 centimetri di distanza. Quindi gli spari (che sono 4), il ferimento di Ciro, che morirà dopo 55 giorni di agonia. E l'assassino che smette di sparare solo quando ha esaurito il caricatore. Nelle 40 pagine delle motivazioni della sentenza con cui due mesi fa Daniele De Santis, ultrà giallorosso, è stato condannato a 26 anni di carcere, la Corte ricostruisce, passo dopo passo le scene di una guerriglia urbana "che sono un unicum" nella capitale, scrive il giudice Evelina Canale. "Tra testimoni palesemente reticenti e periti imparziali, i giudici hanno ritenuto più credibili ha dichiarato l'avvocato Tommaso Politi difensore di De Santis resto convinto che il condizionamento mediatico sia stato determinante". Eppure nelle carte che hanno portato alla decisione della Corte si parla di "bambini che hanno visto De Santis impugnare la pistola e non hanno dormito la notte", di "filmati testimoniali e della Digos che mostrano l'intera sequenza", di "testimoni che hanno visto premere il grilletto", e della dichiarazione di Esposito, in ospedale di fronte alla foto del suo assassino "è questo il chiattone che mi ha sparato". Nulla è stato casuale quel 3 maggio 2014, poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, tanto che, scrivono i magistrati della terza corte d'Assise, De Santis "aveva elaborato un piano preordinato che prevedeva la provocazione contro un pullman di tifosi inermi". Per i giudici non era solo al momento dell'aggressione al pullman, ma spalleggiato da almeno altre sei persone, non identificate. "È certo - si legge nelle motivazioni che detti "supporters" romanisti erano stati convocati da lui per organizzare un vero e proprio agguato contro l'invisa tifoseria partenopea". La corte sottolinea come i fatti costituiscano un "unicum". "In altri episodi - si legge - mai si è fatto uso di armi da fuoco, giungendo al massimo all'uso del coltello, ma mai usato per uccidere, bensì sempre e solo con l'intenzione di procurare ferite superficiali, come quelle subite dall'imputato, appunto le "puncicate". Ed è indubitabile che l'intensità del dolo dimostrato da De Santis, fino a lambire le forme della premeditazione, sia massima". Tanto che la pistola che porta con sé è carica e con il colpo in canna. L'uso della cocaina assunta nel corso di un festino della notte precedente con due prostitute ha, secondo i giudici, dato quella sensazione di "onnipotenza" a De Santis tale da non farlo rendere conto del numero "soverchiante" di persone pronte ad aggredirlo dopo le sue provocazioni.
Rese note le motivazioni della sentenza che ha condannato l'ultras della Roma Daniele De Santis a 26 anni. L'assalto ai tifosi del Napoli faceva parte di un piano. De Santis non era solo. Almeno altre sei persone con lui.
"De Santis aveva elaborato un piano preordinato che prevedeva la provocazione contro un pullman di tifosi napoletani inermi". Lo scrivono i giudici della corte d'assise di Roma che il 24 maggio scorso hanno condannato a 26 anni di reclusione Daniele De Santis per l'omicidio del tifoso del Napoli Ciro Esposito, avvenuto in occasione della finale di coppa Italia tra la squadra partenopea e la Fiorentina, il 3 maggio 2014. I giudici, sempre nelle motivazioni della sentenza, ricordano la testimonianza del cugino di Ciro, Domenico Pinto, che ha spiegato in udienza come "ad un certo punto, prima ancora di scappare, il De Santis si rivolge ai tifosi napoletani, cioè a Ciro Esposito, incitandoli a raggiungerlo, evidentemente per realizzare il piano già predisposto che, nel progetto folle, doveva concludersi con il pestaggio dei tifosi napoletani che erano corsi ad inseguirlo dentro il vialetto, là dove sarebbe stato spalleggiato da almeno sei individui non identificati che ovviamente, alla vista della moltitudine dei tifosi napoletani accorrenti, non hanno potuto fare altro che scappare". Sulla dinamica dei fatti lo stesso Pinto ha aggiunto: "Appena De Santis è entrato nella stradina, dopo qualche metro, Ciro Esposito lo ha raggiunto, c'è stata una brevissima colluttazione, forse Ciro è riuscito a dargli uno schiaffo, forse un pugno, comunque c’è stata una brevissima colluttazione e, subito dopo, De Santis ha estratto la pistola e ha sparato". De Santis, "secondo la dinamica dei fatti ritenuta dalla Corte preordina, in concorso con altri soggetti, un vero e proprio agguato e non solo si premunisce di bombe carta, ma anche di una pistola che porta appresso carica e con il colpo in canna, perché lo sviluppo e la progressione dell’agguato progettato è tale per cui egli prevede che possa determinarsi una situazione per cui debba sparare", si legge nelle motivazioni. I giudici hanno ricostruito quei momenti. Tutto ha inizio con il lancio di bombe carta contro il pullman dei tifosi giunti da Napoli. Poi il romanista, di fede neofascista, "cerca di attrarli nell’agguato, percorre alla velocità che gli è consentita dalla sua mole un tratto della stradina, i suoi spalleggiatori cominciano il lancio di bombe carta ed altri oggetti ma, resisi conto che i tifosi del Napoli, inizialmente nascosti alla loro vista dal pullman, si stavano riversando in numero soverchiante e minacciosi in direzione della stradina, si defilano. A quel punto De Santis, raggiunto da Ciro Esposito e dagli altri, rimane solo, estrae la pistola e spara quattro colpi ad altezza d’uomo e smette di sparare soltanto quando questa ha esaurito i colpi nel caricatore. Quando spara ha di fronte a sé un gruppo di inseguitori, che gli sono addosso". Secondo la tesi dall'accusa, accolta dalla corte, erano "almeno sei gli individui non identificati" che avrebbero dovuto spalleggiare Daniele De Santis nel pestaggio dei tifosi napoletani. Per i giudici, i "soggetti nascosti alla vista dei tifosi partenopei erano con ragionevole certezza ultras romanisti, convocati (da De Santis) per organizzare un vero e proprio agguato contro l’invisa tifoseria partenopea, agguato cessato immediatamente quando, al termine della sparatoria, i tifosi napoletani accorrevano in numero soverchiante". La notte precedente agli scontri e all'omicidio, De Santis aveva "assunto abbondantemente cocaina, è fatto notorio che detto narcotico produce nell’assuntore un senso di onnipotenza associato a una correlativa incapacità critica di razionale valutazione di fatti, azioni e circostanze. Entrambi questi fattori hanno, con tutta evidenza, indotto l’imputato nella sua azione di prevaricazione a sottovalutare il grave pericolo, scaturente dalla reazione voluta e sollecitata dei napoletani presenti in numero esorbitante in viale Tor di Quinto e a sopravvalutare la sua scellerata scelta di operare la provocazione con una pistola in tasca e con il colpo in canna". "Una sentenza esemplare, che conferma, come da sempre da noi denunciato ed emerso dalle indagini difensive, essersi trattato di un agguato premeditato. Nulla potrà restituire Ciro alla sua famiglia o risarcire quanto accaduto ma giuridicamente quella della corte d’Assise di Roma su Daniele De Santis è una condanna equilibrata che si deve non solo alla stessa famiglia di Ciro, anche per il grande esempio di valori e civiltà dato da Scampia e Napoli a tutti, ma a quel mondo ancora sano del calcio italiano non inquinato da violenze e speculazioni". È il commento degli avvocati della famiglia Esposito, Angelo e Sergio Pisani.

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