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Timestamp: 2017-08-19 01:54:43+00:00

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PERDITA TESTAMENTO OLOGRAFO , INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO, RISOLVI | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
FORLI BOLOGNA PERDITA TESTAMENTO OLOGRAFO , INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO, RISOLVI
PERDITA TESTAMENTO OLOGRAFO , PRESCRIZIONE TESTAMENTO , INVALIDITA’ DEL TESTAMENTO, CAUSE EREDITA’ BOLOGNA
Ond’è che, quando consti dell’esistenza del testamento olografo, ma chi lo invoca si trovi nell’impossibilità di produrlo onde dar luogo alla sua pubblicazione – per essere il documento andato distrutto o smarrito, o per altra circostanza equivalente costitutiva di caso fortuito o di forza maggiore – la rispondenza di esso ai requisiti di forma voluti dalla legge ed il suo contenuto possono essere accertati in via giudiziale e tale accertamento viene a sostituirsi alla formalità della pubblicazione legittimando, quindi, la realizzazione coattiva delle pretese su di esso fondate (Cass., 17 luglio 1974, n. 2145, 6 marzo 1956, n. 645).
CORTE DI CASSAZIONE Sezione II, sentenza 24 febbraio 2004, n. 3636
Svolgimento del processo. – M. L. (detta M.) D. G., con testamento olografo redatto il 20 agosto 1956, nominava suo erede universale il proprio marito R. G. e detto documento, deceduta la disponente il 5 ottobre 1986, veniva pubblicato il 24 ottobre 1986 per atto notar R. D’A. di A. (rep. n. 9235, racc. n. 1691).
Il 9 ed il 19 dicembre 1988 F. G. di C. notificava a F. C. G. ed E. P. atto di citazione innanzi al tribunale di Roma con il quale, assumendo esserle stata legata dalla M. L. D. G. una spilla con grande topazio di F. per codicillo testamentario del 23 febbraio 1986, contenente una serie di disposizioni a titolo particolare in favore di persone care, chiedeva che il primo, quale figlio adottivo ed erede del R. G., e la seconda, quale attuale detentrice materiale, venissero condannati a consegnarle il gioiello.
Costituendosi, F. C. G. chiedeva respingersi l’avversa domanda evidenziando come il bene fosse stato donato dai coniugi G. alla E. P. prima della morte della M. L., ciò che aveva comportato l’implicita revoca della disposizione in favore della F. G. di C., e come, inoltre, la disposizione stessa risultasse cancellata nel codicillo.
La E. P. non si costituiva.
L’adito tribunale, con sentenza 18 gennaio 1995, rigettava la domanda sulla considerazione, tra l’altro, che il codicillo non risultava sottoscritto e che, comunque, la attrice non ne aveva prodotto l’originale, sì che agli atti risultavano due copie della disposizione testamentaria in discussione, una delle quali con evidenti cancellature ed interpolazioni, le cui divergenze ostavano all’accertamento dell’autenticità dell’una o dell’altra per prova testimoniale.
Avverso tale decisione la F. G. di C. proponeva gravame cui resisteva il F. C. G.
Decidendone con sentenza 11 novembre 1999, la Corte d’appello di Roma lo respingeva sulla considerazione che il codicillo in questione non era stato pubblicato a norma dell’art. 620 c.c. e non costituiva, pertanto, come rilevabile anche d’ufficio, titolo legittimante alla proposizione dell’azione intesa ad ottenere l’esecuzione delle disposizioni in esso contenute; che, comunque, il documento contenente detto preteso codicillo, per il suo tenore letterale e logico, era da considerare non un testamento, contenente disposizioni d’ultima volontà impositive d’oneri a carico dell’erede suscettibili in quanto tali d’esser fatti valere in via giudiziaria, ma l’espressione all’erede del proprio gradimento perché questi, a sua discrezione, volesse autonomamente disporre di taluni beni in favore delle persone indicate, quindi un suggerimento e non una manifestazione di volontà direttamente dispositiva idonea a costituire diritti per i nominati ed obblighi per l’erede.
Detta sentenza veniva impugnata dalla F. G. di C. con ricorso per cassazione basato su quattro motivi.
Resisteva il F. C. G. con controricorso. Entrambe le parti depositavano memorie.
Motivi della decisione. – La ricorrente denunzia, ex art. 360, n. 5 c.p.c.: con il primo motivo, «insufficiente e contraddittoria motivazione circa il punto decisivo della controversia, rilevato d’ufficio in ordine alla legittimazione ad causam della appellante, conseguente alla mancata pubblicazione del testamento dedotto in lite»; con il secondo motivo, ancora «insufficiente e contraddittoria motivazione circa il punto decisivo della controversia sulla mancata sottoscrizione e sulla interpretazione della lettera codicillo 23 febbraio 1986 con conseguente declaratoria d’inapplicabilità dell’art. 590 c.c.»; con il terzo ed il quarto motivo, «omessa motivazione sul punto decisivo relativo alle prove testimoniali dedotte dall’appellante ed insufficiente ed illogica motivazione sul rigetto dell’istanza d’ammissione d’interrogatorio formale di E. P. dedotto dall’appellante».
La prima delle riferite censure, che attiene a questione cui la Corte di merito ha correttamente attribuito priorità logica di trattazione ed assorbente rilievo, non merita accoglimento.
È opinione del tutto prevalente in dottrina ed in giurisprudenza che la pubblicazione, sebbene costituisca circostanza esterna al testamento olografo – in quanto questo, ove redatto in conformità al modello normativamente previsto e poi mantenuto sino alla morte del testatore, a seguito di tale evento, per il quale si apre la successione, diviene ipso iure efficace – e non possa esserne, pertanto, configurata come requisito di validità o d’efficacia, si ponga non di meno, per l’espresso disposto dell’art. 620/V c.c., come atto preparatorio necessario ai fini della sua coattiva esecuzione e, quindi, come condizione di essa.
È esatta, dunque, la conclusione cui è pervenuta la Corte territoriale laddove ha ritenuto inammissibile l’azione della sedicente legataria – intesa ad ottenere, nei confronti dell’erede, la condanna alla consegna del bene assuntivamente oggetto d’una disposizione in favore d’essa deducente – in quanto promossa esclusivamente sulla base d’una scheda testamentaria per la quale non s’era previamente provveduto alla necessaria pubblicazione.
Né rilevava, in relazione ai termini nei quali il giudizio era stato promosso, che alla pubblicazione non si fosse potuto provvedere in quanto del preteso testamento olografo non era disponibile l’originale ma solo una fotocopia.
Come si è sopra evidenziato, l’impossibilità della pubblicazione non impedisce a chi ne abbia interesse di promuovere un’azione intesa a far valere disposizioni testamentarie assuntivamente contenute in un testamento olografo, ma detta azione deve, anzi tutto, contenere una domanda d’accertamento dell’esistenza e della persistenza del dedotto testamento, con le invocate disposizioni, al momento della morte del de cuius.
Cassazionecivile,sezioneII,sentenza24 febbraio 2004,n. 3636
Poiché il testamento olografo può essere revocato dal testatore anche mediante distruzione o lacerazione (art. 684 codice civile), il suo mancato reperimento giustifica la presunzione che il de cuis lo abbia revocato, distruggendolo deliberatamente, con la conseguenza che per vincere tale presunzione occorre provare o che la scheda testamentaria esisteva ancora al momento dell’apertura della successione e che quindi la sua irreperibilità non può farsi risalire al testatore, oppure che quest’ultimo, benché autore materiale della distruzione, non era animato da volontà di revoca. Cassazionecivile,sezioneII,sentenza22novembre1995, n. 12098
In tema di accettazione della eredità non operano gli atti interruttivi della prescrizione, attesa la natura potestativa del diritto, che si realizza con il compimento dell’atto in cui si concreta l’accettazione; d’altro lato, il termine -definito dalla legge di prescrizione – è soggetto alle cause ordinarie di sospensione e agli impedimenti legali, non ricorrendo altri fatti impeditivi del suo decorso.
Articolo 591.
Nei casi d’incapacità preveduti dal presente articolo il testamento può essere impugnato da chiunque vi ha interesse. L’azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie (590, 620, 621, 623).
– Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione la Regione Lombardia sulla base di sette motivi illustrati da memoria.
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Articolo 591
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