Source: https://francescocolaci.wordpress.com/2012/07/
Timestamp: 2019-06-25 17:56:25+00:00

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luglio | 2012 | Francesco Colaci's BLOG
L’attribuzione dell’invalidita’ civile da parte della competente Commissione Asl pari al 75% non comporta il riconoscimento della “condizione di gravita’” e pertanto non spetta all’invalido civile ed ai familiari previsti dalla legge di usufruire dei permessi giornalieri ed orari dal lavoro.
Invece ,si puo’ usufruire delle seguenti agevolazioni ai sensi dell’art. 3, comma 1°, della Legge 104/1992 ,secondo cui:è
La circolare del Ministero dell’Interno sottoriportata n.27 luglio 2012, n. 6410 concerrne il Decreto legislativo 16 luglio 2012, n. 109 recante “Attuazione della direttiva 2009/52/CE ,che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno e irregolare” -.con relativa modificazione degli articoli 22 e 24 del novellato decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 ed introduzione di una disposizione transitoria riguardante la sanatorioa di stranieri irregolasrmente impiegsati al lavoro.
Si comunica che sulla Gazzetta Ufficiale n. 172, del 25 luglio 2012, è stato pubblicato il decreto legislativo in oggetto, in vigore dal prossimo 9 agosto 2012, che, recependone l’impianto normativo vigente in materia di immigrazione le disposizioni contenute nella Direttiva 2009/52/CE, che modifica gli articoli 22 e 24 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e introduce, all’articolo 5 del decreto legislativo in analisi, una disposizione transitoria finalizzata all’emersione di rapporti di lavoro irregolare.
Con riguardo alle modifiche apportate dal legislatore all’articolo 22, si evidenzia l’inserimento dopo il comma 5, dei commi 5-bis e 5-ter, che disciplinano i motivi di rifiuto e di revoca del nulla osta lavoro.
il comma 5-bis introduce una preclusione ad ottenere il nullaosta all’ingresso di lavoratori stranieri qualora il datore di lavoro abbia riportato, nell’ultimo quinquennio, una condanna in sede penale per i reati di particolare gravità riconducibili:
– al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e dell’immigrazione clandestina dall’Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite;
– all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell’articolo 603-bis codice penale;
– al reato previsto dello stesso articolo 22, comma 12;
il comma 5-ter prevede che il nulla osta al lavoro debba essere rifiutato ovvero, nel caso sia stato rilasciato, debba essere revocato nell’ipotesi in cui:
a) gli specifici documenti, presentati ai sensi del precedente comma 2, dell’articolo 22, siano stati ottenuti mediante frode o siano stati falsificati contraffatti,
b) ovvero qualora lo straniero si rechi presso lo sportello unico competente, per la firma del contratto di soggiorno, entro i termini di otto giorni, esplicitamente previsto dall’articolo 22, comma 6 (salvo, chiaramente, il ritardo sia dipeso da causa di forza maggiore);
Si evidenzia, inoltre, l’inserimento, dopo il comma 12, dei commi 12-bis, 12-ter, 12-quater e 12-quinques. Mentre, infatti, il comma 12, dello stesso articolo 22, già prevede la specifica fattispecie di reato nell’ipotesi di mero impiego da parte di un datore di lavoro di uno straniero privo del permesso di soggiorno, il legislatore con il comma 12-bis ha inteso introdurre delle aggravanti nei casi di impiego irregolare accompagnato da particolare sfruttamento lavorativo, riconducibili alle ipotesi di cui all’articolo 603-bis del codice penale, terzo comma. Di particolare interesse, in tale ambito:
alla luce di tali dispositivi, codeste questure, su proposta o con il parere favorevole del Procuratore della Repubblica, cureranno il rilascio del prescritto permesso di soggiorno, con validità semestrale, rinnovabile alla scadenza, fino alla definizione del procedimento penale, ovvero provvederanno alla revoca nel caso non sussistano più le condizioni che hanno dato luogo al rilascio. Si evidenzia che nei casi in analisi dovrà essere utilizzato il nuovo codice motivo soggiorno UMAN 5 – sfruttamento ambito lavorativo articolo 22, TUI, all’uopo istituito, con lo scopo di poter individuare, in modo puntuale, il numero dei permessi di soggiorno concessi per motivi umanitari e riconducibili alla specifica, nuova, fattispecie introdotta dalla norma in esame.
Si segnala, infine, l’abrogazione del comma 7, del già richiamato articolo 22,. Tale intervento abrogativo si è resa necessaria la luce dell’entrata in vigore del sistema della comunicazione obbligatoria, di cui all’articolo 9-bis del decreto legge 510/96 convertito con legge 608/1996 (da ultimo sostituito dall’articolo 1, comma 1180, della legge 296/2006), al competente Centro per l’impiego, che assorbe gli obblighi di comunicazione dal datore di lavoro nei confronti della competente Prefettura, con l’invio del modello unico. Ciò, unitamente al fatto che l’articolo 4 della legge 183 del 2010 ha, peraltro, introdotto sanzioni amministrative più gravi a fronte della violazione del predetto obbligo di comunicazione.
Relativamente all’articolo 24 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si sottolinea la chiara volontà, espressa dal legislatore, di estendere le previsioni in materia di rifiuto e di revoca del nulla osta al lavoro contenute nei commi 5-bis e 5-ter dell’articolo 22, anche al lavoro subordinato di tipo stagionale.
Con riguardo, infine, ai contenuti della disposizione transitoria, di cui all’articolo 5 del decreto legislativo in esame, nel precisare che sarà cura di questa Direzione Centrale fornire le necessarie indicazioni di carattere tecnico-operativo, a seguito dell’adozione del Decreto interministeriale previsto dal comma 1, si richiama l’attenzione delle SSLL sui seguenti dispositivi:
– al comma 1 è precisato che:
– al comma 3 è previsto che sono ammessi alla procedura di emersione i datori di lavoro italiani, comunitari o stranieri titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo che non risultino condannati:
a) per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, verso l’Italia e dell’immigrazione clandestina dall’Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite;
b) ai sensi dell’articolo 603-bis codice penale;
c) per i reati previsti dall’articolo 22, comma 12, dello stesso novellato decreto legislativo 286/98;
– al comma 4 è chiarito che non possono accedere alla procedura anche quei datori di lavoro che, a seguito dell’espletamento di precedenti procedure di ingresso di cittadini stranieri per motivi di lavoro subordinato ovvero di procedure di emersione, non hanno provveduto alla sottoscrizione del relativo contratto di soggiorno o all’assunzione dello straniero (salvo, chiaramente, cause di forza maggiore non imputabili al datore di lavoro);
– al comma 5 è precisato che il datore di lavoro è tenuto al versamento di un contributo forfettario di 1.000 euro per ciascun lavoratore e alla regolarizzazione delle somme dovute a titolo di retributivo, contributive fiscale;
– al comma 6 è previsto che, dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo 16 luglio 2012, n 109 (9 agosto 2012) fino alla definizione del procedimento di regolarizzazione instaurato, sono sospesi i procedimenti penali e amministrative sia nei confronti del datore di lavoro che nei confronti del lavoratore straniero; tuttavia, tale previsione deve essere letta alla luce delle successive disposizioni contenute nei commi 11 e 13 dello stesso articolo 5 in esame
– al comma 9 è previsto che contestualmente alla stipula del contratto di soggiorno i datori di lavoro effettui la comunicazione obbligatoria di assunzione al Centro per l’Impiego ovvero, in caso di lavoro domestico, all’INPS;
– al comma 11 è precisato che, nelle more della definizione del procedimento di regolarizzazione, lo straniero non può essere espulso tranne che nei casi specificatamente previsti nel successivo comma 13, e così sintetizzabile:
a) qualora risulti destinatario di un provvedimento di espulsione, comminato ai sensi dell’articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n 286, e dell’articolo 3 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni ed integrazioni;
b) qualora risulti segnalato, nel SIS, da un altro Stato Schengen, anche in base ad accordi o convenzioni internazionali in vigore per l’Italia ai fini della non ammissione;
c) qualora risulti condannato, anche con la sentenza non definitiva, compresa quella pronunciata anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei reati previsti dall’articolo 380 del medesimo codice;
d) qualora lo straniero sia considerato una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei paesi con i quali l’Italia ha sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone; né la valutazione della pericolosità dello straniero si tiene conto anche di eventuali condanne, anche con la sentenza non definitiva, compresa quella pronunciata anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei reati previsti dall’articolo 381 del medesimo codice.
– al comma 13, infatti, sono specificatamente indicati i lavoratori stranieri che non sono ammessi alla procedura di emersione.
Per quanto concerne l’azione di contrasto all’immigrazione illegale, occorre tenere presente che il legislatore ha escluso dalla procedura di emersione:
– il lavoratore straniero che appartiene ad una delle categorie indicate al comma 13, precedentemente illustrate, pur se presenti sul territorio nazionale prima del 31 dicembre 2011;
– Il lavoratore straniero che non appartiene ad una delle categorie di cui al citato comma 13, qualora lo stesso non sia presente sul territorio nazionale, ininterrottamente, almeno dal 31 dicembre 2011.
A tale proposito, si legge ancora di più l’esigenza di far precedere ogni attività correlata all’allontanamento dello straniero da un’attenta valutazione della sua situazione personale, rilevabile dalla rituale intervista o documentabile mediante la compilazione del “foglio notizie”, come indicato con la circolare n. 400/A2011/10.2.5 del 29 giugno 2011, a firma del Signor Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.
Le modifiche disposte dalla legge n.92/2012 in materia di collocamento sono contenute nel comma 33 dell’art.4 della predetta e fanno riferimento agli articoli 3 e 4 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181
Questo blog ,qualche giorno fa pubblicato un post(ttp://francescocolaci.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=19682&action=edit) dedicato al suddetto argomento , in cui alla fine è stato sollecitato , onde rendere operative le citate modifiche all’art.4 del dec.legvo n.181/00, l’intervento normativo delle Regioni e Province autonome ,competenti in materia di collocamento ,a seguito di s conforme indicazione del Ministero del Lavoro.
La predetta premura del post ha trovato realizzazione ,nel senso che con la nota n.10587 del 19.07 .2012 la Direzione Generale politiche attive servizi per il lavoro (All.1) ,nel fornire alcuni indirizzi operativi per una applicazione omogenea delle disposizioni introdotte dalla legge n. 92/2012 in materia di servizi per l’impiego,sottolinea che tali disposizioni diventano efficaci ,e come tali hanno effetto sullo status di disoccupato, solo dopo l’emanazione dei provvedimenti regionali cui il medesimo articolo 4 del d. lgs. N. 181/2000.
Inoltre aggiunge essere necessario che da parte delle Regioni e Province Autonome siano emanati in tempi congrui i provvedimenti regionali soprarichiamati, individuando contestualmente sia criteri omogenei sia tempi d’attuazione che garantiscano parità di trattamento a tutti i cittadini.
Infine la nota in questione ,dopo aver affermato che, in caso contrario, il Ministero potrà intervenire autonomamente, invocando il principio di sussidarietà, costituzionalmente garantito che, naturalmente, verrà meno al momento dell’emanazione dei suddetti provvedimenti,conclude essere in teso che, fino a tale data, restano in vigore i provvedimenti regionali già emanati sulla base della normativa previgente.
Pertanto ,come esplicitato chiaramente dalla documentazione sia ministeriale ,che regionale,in Abruzzo l’efficacia delle modifiche in materia di collocamento apportate dal comma 33 dell’art.4 della legge di riforma del lavoro resta sospesa ,in attesa delle norme che la Regione si appresta ad adottare , così che continuano a trovare applicazione quelle previgenti.
prestazioni concernenti i servizi per l’impiego. Prime indicazioni.
La presente nota intende fornire alcuni indirizzi operativi per una applicazione omogenea delle disposizioni introdotte dalla legge n. 92/2012 in materia di servizi per l’impiego.
In particolare l’art. 4, comma 33, lett b) della suddetta legge apporta modifiche al decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, individuando dei principi “nuovi” che stanno alla base dell’accertamento dello stato di disoccupazione e degli interventi per contrastare la disoccupazione di lunga durata, precedentemente individuati dall’articolo 4, comma 1 del citato decreto legislativo, così come novellato dall’articolo 5, comma 1 del decreto legislativo 19 diccembre 2002, n. 297.
perdita dello stato di disoccupazione in caso di mancata presentazione senza giustificato motivo alla convocazione del servizio competente nell’ambito delle misure di prevenzione di cui all’articolo 3 del decreto legislativo n. 181/2000;
perdita dello stato di disoccupazione in caso di rifiuto senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno ed indeterminato o di lavoro temporaneo nell’ambito di bacini, distanza dal domicilio e tempi di trasporto con mezzi pubblici stabiliti dalle Regioni;
Tali disposiszioni diventano efficaci, e come tali hanno effetto sullo status di disoccupato, solo dopo l’emanazione dei provvedimenti regionali cui il medesimo articolo 4 del d. lgs. N. 181/2000 rinvia.
Tuttavia al fine di dare concretezza all’obiettivo delle nuove disposizioni e attuare anche per i servizi al lavoro i “livelli essenziali per le prestazioni” cui l’art. 117 della Costituzione fa riferimento, occorre che codeste Regioni e Province Autonome emanino in tempi congrui i provvedimenti regionali soprarichiamati, individuando contestualmente sia criteri omogenei sia tempi d’attuazione che garantiscano parità di trattamento a tutti i cittadini.
In caso contrario, questo Ministero potrà intervenire autonomamente, invocando il principio di sussidarietà, costituzionalmente garantito che, naturalmente, verrà meno al momento dell’emanazione dei suddetti provvedimenti.
Si auspica di poter addivenire ad un orientamento comune in tempi brevi, tale da assicurare parità di trattamento su tutto il territorio nazionale, contrastare con interventi efficaci ed omogenei la disoccupazione di lunga durata, garantendo contestualmente una governace dei servizi per l’impiego. A tal proposito, la scrivente si rende disponibile fin da subito ad attivare un tavolo tecnico di confronto.
L’art.4 ,comma 33 ,della legge 28 giugno 2012,n.92,introduce modigficazioni al d,lgvo n.181/00 ,in particolasre agli artt 3 e 4.
I commi 1 ,sia dell’art.3 sia dell’art.4 del dec.legvo n.181/2000,rinviano espressamente a provvedimenti regionaòli la disciplina delle prestazioni concernenti i servizi per l’impoiego e le procediure in materia di accertamento dello stsato di disoccupazione.
Pertanto,nelle more della emanaszione degli atti attuativi e in coerenza con quanto espresso nella nota del Direttore Generale per le politiche dei servizi per l’impego ,si ribsadisce che restano in vigore i provvedimenti regionali gia’0 emanati sulla base della normativa previgente.
COMUNICATO ARAN RIPARTIZIONE PREROGATIVE SINDACALI COMPARTO REGIONI_AUTONOMIE LOCALI
Con la Nota A.Ra.N. 2 aprile 2012, prot. 14500,rimessa a tutti gli Enti del comparto Regioni e Autonomie locali,avente ad OGGETTO: Ottemperanza alla sentenza n. 58899/11 del 19 maggio 2011 emessa dal Tribunale di Roma – Revoca ammissione con riserva del CSA Regioni e Autonomie locali per il biennio 2008-2009,l’Aran ebbe a comunicare che
“Al fine di dare piena ottemperanza alla sentenza in oggetto, si comunica, per gli adempimenti di competenza, che il Comitato Direttivo di questa Agenzia, nella seduta del 28 marzo 2012, ha preso atto della sentenza del Tribunale di Roma n. 58899/11 del 19 maggio 2011, non appellata.
A tale riguardo, si comunica che è revocata l’ammissione con riserva alle trattative nazionali relative al Comparto Regioni e Autonomie locali. Conseguentemente, ai sensi della vigente normativa contrattuale, il CSA Regioni Autonomie Locali perde la titolarità dei permessi e delle prerogative nei luoghi di lavoro.
Si comunica, inoltre, che in data 30 marzo 2012 è stata sottoscritta, presso l’Agenzia, l’ipotesi di CCNQ di modifica del CCNQ del 9 ottobre 2009, con la quale i distacchi ed ai permessi di cui all’art. 11 del CCNQ 7 agosto 1998, per la quota assegnata con riserva al CSA Regioni e autonomie locali ed alla CISAL, sono stati riassegnati alle organizzazioni e confederazioni rappresentative nel comparto Regioni ed autonomie locali.”
Di seguito si pubblica il il sottostante Comunicato dell’ARAN datato 27 luglio 2012,relativo al CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE QUADRO DI MODIFICA DEL CCNQ 9 OTTOBRE 2009
Art. 1 Ripartizione delle prerogative sindacali nel Comparto Regioni-Autonomie locali
1. In esecuzione della sentenza n. 58899/11 emessa dal Tribunale di Roma in data 19 maggio 2011, le prerogative sindacali di cui all’art. 2 sono distribuite come segue:
a) i distacchi di cui all’art. 2, comma 1 sono ripartiti secondo la tavola n. 2bis;
b) il contingente di distacchi derivante dai permessi cumulati di cui al comma 6 dell’art. 2 è ripartito tra le confederazioni, in via transattiva e nel rispetto del peso proporzionale di ognuna nel comparto, come indicato nella tavola n. 3bis;
c) il contingente dei permessi di cui all’art. 2, comma 7 è distribuito come indicato nella tavola n. 4bis.
2. Pertanto, a decorrere dall’entrata in vigore del presente contratto, le tabelle 2, 3 e 4 del CCNQ 9 ottobre 2009 sono sostituite dalle seguenti tabelle 2bis, 3bis e 4bis.
TAVOLA 2 BIS-REGIONI – AUTONOMIE LOCALI
Orzanizzazioni sindacali rappresentative
TAVOLA 3 BIS DISTACCHUI CUMULATI A DISPOSIZIONE DELLE CONFEDERAZIONI
TAVOLA 4 BIS REGIONI E AUTONOMIE LOCALI PERMESSI PER LA PARTECIPAZIONE ALLE RIUNIONI DI ORGANISMI DIRETTIVI STATUTARI
Provvedimento pubblicato nella G.U. 27 luglio 2012, n. 174.
RISULTATI ATTIVITA’ VIGIILANZA MINISTERO LAVORO PRIMO SEMESTRE 2012
L’attività di vigilanza svolta dagli ispettori del lavoro delle Strutture
territoriali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel 1° semestre
2012 ha portato a ispezionare 69.498 aziende. Il 52% di queste sono state
trovate in una situazione di irregolarità, sono stati cioè contestati 36.426
Nel corso delle attività, sono state verificate n. 200.109
I lavoratori irregolari sono risultati 73.325 di
cui 22.587 totalmente in nero (pari al 31%). Gli importi introitati (non
accertati ma riscossi) a seguito dell’irrogazione delle sanzioni ammontano ad €
61.983.539.
Nel corso del primo semestre sono state sospese 4.311
aziende per l’utilizzo di personale in nero. Le principali violazioni
riscontrate nel periodo gennaio-giugno 2012 hanno riguardato la disciplina in
materia di orario di lavoro (12.879) e l’illecita intermediazione di manodopera
(6.335 lavoratori).
Sono stati disconosciuti 7.270 rapporti di lavoro
autonomi fittizi. Inoltre, sono state riscontrate irregolarità amministrative e
penali relative all’occupazione delle lavoratrici madri (n. 183), dei disabili
(n. 496), dei minori (n. 405). Nell’ambito dell’attività di vigilanza svolta si
segnala, in particolare, l’Operazione “Mattone sicuro” finalizzata a rafforzare
nel settore edile il contrasto al lavoro sommerso e gli interventi di tutela
della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Nel corso delle attività,
svolte dal personale ispettivo del Ministero del lavoro e dai militari dell’Arma
dei Carabinieri, nel periodo 21 maggio-30 giugno 2012 sono state ispezionate
7.682 aziende di cui il 57% è risultato irregolare mentre i lavoratori
irregolari sono pari a 2.939.
Significativa è la percentuale dei
lavoratori totalmente in nero (1.531) pari al 52%, con punte del 77% in Lazio,
del 68% in Campania, del 66% in Puglia.
Sono state contestate 5.312
violazioni prevenzionistiche, deferite all’Autorità giudiziaria 3.078 autori di
illeciti penali, adottati 496 provvedimenti di sospensione dell’attività
imprenditoriale e disposti 24 sequestri.
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Art. 1
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