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Timestamp: 2020-05-27 23:21:06+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22955 del 29/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22955 del 29/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 29/09/2017, (ud. 06/07/2017, dep.29/09/2017), n. 22955
sul ricorso 3050/2016 proposto da:
V.V., amministratore di sostegno di M.L.,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38, presso lo
studio dell’avvocato ELENA ALLOCCA, rappresentato e difeso
dall’avvocato GABRIELE GARCEA;
avverso la sentenza n. 20535/2015 del TRIBUNALE di BOLOGNA,
la Madera propose opposizione avverso il d.i. emesso ad istanza del Pini per la restituzione di somme da questi prestate all’ingiunta; l’opponente formulò domanda di annullamento del contratto ex artt. 1439 e 1440 c.c. e, con memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6, n. 1, propose ulteriore domanda di annullamento ex art. 428 c.c.;
il Tribunale rigettò le domande proposte in relazione agli artt. 1439 e 1440 c.c. e dichiarò inammissibile, in quanto “domanda nuova rispetto a quelle formulate con l’atto di citazione in opposizione”, quella di annullamento ex art. 428 c.c. (di cui argomentò comunque l’infondatezza, in relazione agli esiti della c.t.u.);
la Corte di Appello ha dichiarato l’inammissibilità – ex artt. 348 bis e 348 ter c.p.c. – del gravame proposto dalla M., in persona del suo amministratore di sostegno V.V.;
operando nell’anzidetta qualità, il V. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado, cui non ha resistito l’intimato.
con l’unico motivo, viene denunciata l'”errata applicazione dell’art. 428 c.c., art. 183 c.p.c., comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3″: premesso che, fin dall’atto introduttivo, era stato ampiamente illustrato lo stato di incapacità di intendere e di volere in cui versava l’attrice, si evidenzia “come la domanda di annullamento ex art. 428 c.c., espressamente formulata “solo” nella prima memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6, dovesse a rigore ritenersi implicitamente formulata già nell’atto introduttivo” e si assume -con richiamo a Cass., S.U. n. 12310/2015 – che non possono considerarsi “come nuove le domande che differiscono da quella iniziale anche solo per uno degli elementi sul piano oggettivo”;
il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto non trascrive l’atto di citazione in misura sufficiente a permettere alla Corte di verificare, già sulla base della lettura del ricorso, l’assunto secondo cui la domanda ex art. 428 c.c., era stata implicitamente formulata nell’atto di citazione, nonchè a consentire di apprezzare se l’espressa formulazione
della domanda effettuata con la memoria ex art. 183 c.p.c., abbia o meno determinato “la compromissione delle potenzialità difensive della controparte ovvero l’allungamento dei termini processuali” (ex Cass. cit.);
in difetto di attività difensiva da parte dell’intimato, non deve provvedersi sulle spese di lite;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 183
 art. 428
 art. 428
 sentenza 
 art. 183
 art. 428
 art. 183
 art. 428
 art. 183
 Cass.