Source: http://isolapulita.blogspot.com/2012/07/
Timestamp: 2018-03-23 01:42:03+00:00

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Isola Pulita: July 2012
L'Agenda ROSSA di Isola delle Femmine: COOPERATIVE APOLLONIA STAM CASA FUTURA DOMUS AUREA...: COOPERATIVE APOLLONIA STAM CASA FUTURA DOMUS AUREA NOVA LOCUS LA TIZIANA COMPL 183 APPARTAMENTI decreto asse coope 19 11 08 modifica 2 4 0...
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PER COSTA UN NUOVO COLPO DI SCENA 24 NOVEMBRE 1984
PER COSTA UN NUOVO COLPO DI SCENA
TRAPANI - Un colpo di scena dietro l' altro. Quando l' istruttoria sul caso Costa sembrava definitivamente chiusa, l' inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel Palazzo di giustizia di Trapani ha avuto una vigorosa impennata. Prima l' arresto di Giorgio Collura, ex capo della squadra mobile di Trapani. Poi, ieri, l' esecuzione di altri mandati di cattura. Le manette sono scattate ai polsi di Vittorio Sugamiele e dei figli Gaspare e Antonina. La donna è sposata con Girolamo Marino, detto "Mommu u nanu", arrestato in serata a Bergamo e coinvolto nel processo Rodittis e scagionato dall' accusa di omicidio, grazie all' intervento massiccio della mafia e alla corruzione del sostituto procuratore Antonio Costa. Le indagini condotte dal giudice istruttore di Caltanissetta, Claudio Lo Curto, hanno permesso di accertare un collegamento esplicito tra Costa e Vito Sugamiele. Sarebbe stato il boss, infatti, a consegnare al magistrato trapanese i 50 milioni trovati nella villa del sostituto procuratore a Castellammare del Golfo. L' indagine era scattata subito dopo l' arresto di Costa avvenuto il 7 agosto ed era stata agevolata da una fascetta che avvolgeva le banconote con la data e il timbro della banca che le aveva messe in circolazione. Gli accertamenti affidati da Claudio Lo Curto alla Guardia di finanza hanno consentito di stabilire un legame diretto tra Costa e la potente mafia del Trapanese. La prova della corruzione è contenuta in una serie di intercettazioni telefoniche ordinate dal sostituto procuratore Ciaccio Montalto (ucciso dalla mafia il 25 gennaio 1983) ed eseguite da Giorgio Collura. In quelle ventiquattro bobine si parla del Palazzo di giustizia di Trapani, si fanno riferimenti indiretti ad Antonio Costa e all' altro giudice impegnato nel processo Rodittis, Raimondo Cerami, che però rifiutò 150 milioni sottraendosi alle offerte della piovra mafiosa. Le bobine rimasero misteriosamente per più di un anno e mezzo negli archivi della squadra mobile e furono rispolverate solo dopo il clamoroso trasferimento di Giorgio Collura (per l' occasione si rispolverò anche la storia del padre e di uno zio del commissario mandati tempo fa al confino). Da qui il mandato di cattura. A giudizio del procuratore della Repubblica, Sebastiano Patanè, è molto più di una disattenzione: "Se si fosse lavorato in tempo quelle intercettazioni avrebbero forse evitato l' omicidio Montalto", afferma Patanè. "Non riesco a capire, infatti, perchè Collura stette zitto. C' è un agente di polizia che nel novembre 1982 ascolta le bobine e, intuendo cosa ha per le mani, va a riferire al capo della mobile. E Collura cosa fa? Niente, dimentica. E dimentica anche dopo l' assassinio di Ciaccio Montalto". Partendo proprio dall' inchiesta Montalto, Patanè e il giudice istruttore Lo Curto sono riusciti a sollevare il coperchio sulle connessioni tra la mafia trapanese e gli organi dello Stato allargando il campo degli accertamenti anche al periodo in cui il sostituto procuratore Costa dirigeva la pretura di Castellammare del Golfo, uno dei centri a più alta densità mafiosa. Ed è proprio un dipendente della pretura, il custode Bernardo Scuteri, il quinto arrestato ieri. A giudizio di Lo Curto l' impiegato aveva ricevuto una sorta di delega alla firma dal pretore Costa. In quest' ambito comunque sembra stiano maturando altre novità. Si parla di altri mandati di cattura. Il giudice istruttore di Caltanissetta nei mesi scorsi sequestrò decine di fascicoli tra cui anche quello relativo alla Agesp, una società che gestiva il servizio di ritiro immondizie a Castellammare del Golfo e in alcuni comuni della Sicilia. Al vertice dell' impresa c' era Vincenzo Bongiorno, adesso latitante, socio della moglie di Costa nella cooperativa vitivinicola Helios. Anche per questa vicenda il giudice Lo Curto avrebbe firmato un nuovo mandato di cattura. Un' inchiesta amministrativa è in corso al comune di Marsala. La sta conducendo il vice prefetto ispettore Galamini. Il funzionario è stato inviato a Marsala dal ministero degli Interni su richiesta dell' alto commissario per la lotta contro la mafia Emanuele De Francesco. L' inchiesta, che è coperta dal più assoluto riserbo, riguarderebbe alcune delibere approvate dalle giunte comunali.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/11/24/per-costa-un-nuovo-colpo-di-scena.html
http://www.ilcarrettinodelleidee.com/sito/cronaca/item/2076-trapani-batte-un-colpo.html
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(LEGGE 20 DICEMBRE 1962, N. 1720)
PRESIDENTE: GATTANEI FRANCESCO, deputato
Dal fascicolo di un bidello assegnato alla scuola convenzionata presso la ditta Bertolino non risulta che sia stato preso alcun provvedimento di sospensione dal servizio anche dopo il rinvio a giudizio e la successiva condanna per contrabbando emessa a suo carico.
Alquanto strani appaiono i continui trasferimenti di personale: citiamo il solo caso di un bidello, per il quale manca il certificato del casellario giudiziale, che al momento dell'assunzione fu assegnato alla scuola convezionata presso la ditta Bertolino di Partinico; successivamente fu assegnato a Pantelleria, poi trasferito a Partinico, quindi ad Alcamo, di nuovo a Partinico, e finalmente nominato di ruolo ed assegnato a Castellammare del Golfo. Il fascicolo fornisce informazioni, assai incomplete, solo fino al 1° luglio 1967.
Anche dall'esame dei fascicoli relativi al personale delle scuole professionali regionali di Alcamo e Castellammare del Golfo appare, in maniera macroscopica, la persistente irregolarità nel metodo e nella pratica delle assunzioni e dei trasferimenti.
Come esempio si riportano le vicende dell'istruttore Ofria Vito, veramente significative.
Dal fascicolo personale a lui intestato risulta:
28 luglio 1955: è nominato istruttore pratico presso la scuola professionale regionale di tipo industriale di Catania (officine Scibilia);
7 settembre 1955: viene revocato da tale incarico perché ritenuto « non idoneo », come risulta anche da una annotazione a penna sul certificato di cittadinanza del 29 agosto 1955 contenuto nel fascicolo;
2 dicembre 1955: la commissione esaminatrice non gli conferma l'incarico di istruttore pratico presso la scuola professionale di tipo industriale di Sommatino, attribuitogli all'inizio dell'anno scolastico perché non lo ritiene idoneo;
24 gennaio 1959: gli viene revocato l'incarico di istruttore pratico presso la scuola professionale regionale di tipo industriale di Alcamo, attribuitogli il 31 ottobre 1958;
14 marzo 1959: risulta in servizio presso la scuola professionale regionale di tipo industriale di Salemi;
8 aprile 1959: assume servizio presso la scuola professionale regionale di tipo industriale « Sicilmobili » di Carini;
4 settembre 1959: è confermato nell'incarico di istruttore, per l'anno scolastico 1959-60, presso la scuola professionale regionale di tipo industriale « Sicilmobili » di Carini;
17 dicembre 1960: « per esigenze di servizio » viene trasferito presso la scuola professionale regionale a tipo industriale « Officine SINDEL » di Palermo;
3 ottobre 1964: è trasferito alla scuola professionale regionale di tipo industriale « Sicilmobili » di Carini;
14 febbraio 1966: viene cautelarmente sospeso dal servizio perché, il 21 gennaio 1966, i carabinieri di Partinico lo avevano arrestato in esecuzione di ordinanza di custodia precauzionale emessa dal tribunale.
Fino a questo momento e dall'anno 1958- 1959 ha sempre avuto la qualifica di « ottimo » nelle note caratteristiche.
Il comando della tenenza dei carabinieri di Partinico, nel fornire informazioni alla Presidenza della regione siciliana, così specificava in data 8 aprile 1967: « ...è di cattiva condotta in genere e a sua carico figura:
8 giugno 1962: pretore di Carini – lire 20.000 di ammenda per contravvenzione all'articolo 106 del codice stradale;
agosto 1962: pretura unificata di Palermo
- lire 5.800 di ammenda per contravvenzione stradale;
11 gennaio 1965: sottoposto alla diffida da parte della questura di Palermo ai sensi dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423;
19 febbraio 1966: tribunale di Palermo
- lo sottopone alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni 3.
In un rapporto del comando della legione dei carabinieri di Palermo, Giuseppe Bertolino, nato a Partinico e residente a Palermo, è indicato come « uno dei più qualificati esponenti della mafia locale », colpito da mandato di cattura per associazione a delinquere aggravata assieme ad altri (tra cui Centineo Gaspare da Partinico, sotto il cui nome si nascondeva il bandito Leggio Luciano fino alla data del suo arresto) ed assolto per insufficienza di prove al processo di Catanzaro. Il Bertolino è possidente di consistenti proprietà terriere e conduttore di un'azienda vinicola dove aveva sede la scuola professionale regionale, presso la quale il nucleo regionale di Palermo della guardia di finanza accertò una rilevante frode, attuata dal titolare con il concorso di altri, in materia di imposta di fabbricazione gravante sull'acquavite.
Il Bertolino è stato inoltre indiziato di avere esercitato coartazione nei riguardi di alcuni proprietari terrieri di Monreale e di Roccamena con l'evidente scopo di imporre agli stessi la cessione a terzi, a prezzi irrisori, di proprietà terriere di considerevole valore ed indiziato, altresì, di avere arrecato danni alla proprietà altrui, danni che sarebbero stati taciuti dagli interessati per tema di possibili rappresaglie. È stato poi inviato al soggiorno obbligato.
Dal 1960 al 1965, la regione ha versato al Bertolino un contributo complessivo di lire 31.154.445.
Soltanto quando il Bertolino venne arrestato e tutta la stampa scrisse della sua attività, l'assessore si decise a denunciare la convenzione e a chiudere la scuola.
In proposito l'onorevole Giacalone, assessore alla pubblica istruzione, dichiarò all'assemblea regionale siciliana il 22 dicembre 1967: « Scuole professionali. Onorevoli colleghi, quante ne ho trovate ! Ben 14 nella mia provincia, alcune in paesetti dove già al momento della istituzione si sarebbe dovuto capire che non avrebbero avuto frequenza di alunni, non perché la scuola non potesse attrarli, ma perché effettivamente la popolazione di quel paese non avrebbe mai consentito che fosse vitale e funzionale. Un fatto più grave: vi sono moltissime scuole convenzionate. Che cosa significa questo termine ?
« L'assessore contrattava con una grande ditta il locale, le attrezzature, impegnandosi a dare, per ogni anno, sette, otto, dieci, dodici, quattordici milioni. Non v'è dubbio che, se fosse stato un contratto serio, sarebbe stata anche una cosa seria che una scuola sorgesse presso una industria e che i ragazzi che la frequentavano potessero veramente avvantaggiarsene. Ma, onorevoli colleghi, durante la mia gestione ho dovuto chiudere una scuola, convenzionata con un mafioso. A Partinico.
« Non solo; devo aggiungere che ho fatto deliberare dalla giunta di governo allora in carica che non si sarebbe mai istituita un'altra scuola convenzionata e che via via tutte le rimanenti avrebbero dovuto essere eliminate.
« Ho ripreso la mia attività in quell'assessorato da pochi giorni: ebbene, ho già firmato sei decreti per la soppressione di scuole convenzionate ».
Una delibera della giunta regionale in data 30 dicembre 1967 disponeva la soppressione delle seguenti scuole professionali convenzionate: « Pace » di Marsala, « Sanchez » di Palermo, « ICS » di Palermo, « Miele » di Termini Imerese, « San Salvatore » di Piana degli Albanesi, « Lucentini » di Castelvetrano.
Ma, poco dopo, quando all'assessorato alla pubblica istruzione l'onorevole Giacalone venne sostituito dall'onorevole Zappala, questi, contrariamente a quanto disposto in precedenza, confermò le convenzioni sopra indicate; le scuole restarono aperte ancora per due anni (« La Pace » di Marsala e la « ICS » di Palermo) o per tre anni (le altre); vennero chiuse solo a seguito dell'interessamento della Commissione.
L'assessore Zappala assunse poi l'assurda decisione di istituire una scuola professionale regionale a tipo industriale in Castelbuono (Palermo) dove già vi era un istituto professionale di Stato a tipo agrario.
Essa rimase aperta appena due anni e la chiusura coincise con l'inizio di un procedimento penale della procura della Repubblica contro il direttore per i delitti di concorso in tentata truffa aggravata e di concorso in falso continuato ed aggravato.
Ultimamente l'assessore regionale alla pubblica istruzione, considerato il comportamento contraddittorio di alcuni funzionari dell'assessorato, ha ritenuto di disporre un'indagine per un esame urgente ed approfondito di tutte le vicende relative alle scuole di Castelbuono e di Lercara Friddi.
Da un esame delle assunzioni nelle province di Trapani e Palermo effettuate dall'assessore alla pubblica istruzione, onorevole Giacalone, anche dopo la formulazione di graduatorie e nonostante queste fossero stracariche di aspiranti, risulta che nel corso del solo anno scolastico 1963-64 vennero assunte fuori delle graduatorie, cioè a chiamata diretta — come sempre era stato fatto in passato —, 14 persone nella provincia di Trapani a cui dovevano aggiungersi due persone che rientravano nella graduatoria, ma che furono assunte senza il rispetto della loro posizione in graduatoria.
Tra le cinque persone assunte fuori graduatoria nella provincia di Palermo figuravano Giacalone Mariano e Giacalone Clara, vedova Fallari. Casi analoghi si sono verificati in altri anni scolastici.
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/906941.pdf
L'Agenda ROSSA di Isola delle Femmine:
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FONTE: caffenews.ithttp://www.caffenews.it/mezzogiorno-sud/574/per-l%E2%80%99amianto-si-muore-ancora%E2%80%A6la-storia-di-dullio-castelli-di-monfalcone/
http://marco-lavocedellaverita.blogspot.it/2012/03/per-lamianto-si-muore-ancora-la-storia.html
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Palermo, 3 luglio 2009 - 09:46
20:295' 4"
Dichiarazioni spontanee 30 GENNAIO 2009
imputato 12:218' 21"
12:153' 39"
Palermo, 21 gennaio 2009 - 16:20
18:007' 56"
Palermo, 16 ottobre 2008 - 10:26
10:3141' 18"
11:1216' 28"
11:292' 42"
11:321' 46"
avvocato, difesa di Vincenzo Collesano
13:0311' 2"
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Labels: ALBERGHI.FIORELLO PIERINA, Lorenzo Altadonna, PIPITONE, PROCESSO OCCIDENTE
N. 01612/2012 REG.PROV.COLL N. 00209/2012 REG.RIC AVVOCATO LA BUA GIOVANNI LO MONACO SAVERIO TAR PALERMO
sul ricorso con il numero di registro generale 209 del 2012, proposto da LA BUA Giovanni, rappresentato e difeso dagli Avvocati Debora Zaccaria e Salvatore Galioto, con domicilio eletto in Palermo, via Mariano Stabile n.118/B, presso lo studio dei predetti difensori;
- il Comune di Isola delle Femmine (PA) in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avv. Saverio Lo Monaco, con domicilio eletto in Palermo, via dei Biscottari, 17, presso lo studio del predetto difensore;
della sentenza n.1305/2011 dei 14 – 18 marzo 2011, del Tribunale di Palermo, sez. civile.
Visto l’atto di rinuncia al ricorso, depositato all’udienza camerale del 26 giugno 2012, dal difensore di parte ricorrente;
Uditi, nella camera di consiglio del giorno 26 giugno 2012, l’Avv. D. Zaccaria per il ricorrente e l’Avv. S. Lo Monaco per il Comune resistente;
Visto l’art. 35, comma 2, lett. c), c.p.a.;
PRESO ATTO che, nel corso dell’udienza pubblica del giorno 26 giugno 2012, la difesa del ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso chiedendo la dichiarazione di estinzione del giudizio, con compensazione delle spese processuali, richiesta quest’ultima, alla quale si è opposta la difesa di controparte;
RITENUTO, pertanto, che va dichiarata l’estinzione del giudizio ai sensi dell’art. 35, comma 2, lett. c), c.p.a., ai sensi e per gli effetti del quale “il giudice dichiara estinto il giudizio: (…) c) per rinuncia;
RITENUTO, quanto alle spese processuali che le stesse vanno poste a carico di parte ricorrente che ha rinunciato all’impugnazione proposta, nella misura indicata in dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione terza, definitivamente pronunciando, dichiara estinto il giudizio in epigrafe indicato.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore del Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, che liquida in complessivi € 500,00 (euro cinquecento/00), oltre accessori come per legge.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 26 giugno 2012 con l'intervento dei magistrati:
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=7LQL46JJ22I4IKDWN3G3FSVVSY&q=SAVERIO%20or%20LO%20or%20MONACO%20or%20LA%20or%20BUA
L'AVVOCATO CON UNA SUA NOTA PROT 2525 DEL 4 MARZO 2002 L'AVVOCATO LA BURA TRASMETTEVA LA SENTENZA OVE MORICI E CRISAFULLI DEFINISCONO LA LORO POSIZIONE NEL PROCEDIMENTO 5073 1996 R.G.N.R. 5954 1996 R.G.G.I.P. 6207 1998 R.GG.IP 1446 1999 R.G.G.I.P. A CARICO DI GIALLOMBARDO + 43 CELEBRATOSI DAL GUP DI PALERMO DR. AGLIASTRO MIRELLA OVE IL COMUNE DI ISOLA SI ERA COSTITUITO PARTE CIVILE. SENTENZA DI ONDANNA DI REFUSIONE AL COMUNE PARTE CIVILE LIRE 14.575 IVA E CPA IL COMUNE DI ISOLA SI COSTITUISCE PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO5073 1996 R.G.N.R. 5954 1996 R.G.G.IP GIALLOMBARDO + 42 IL 9 FEBBRAIO 2004 PROT 1580 L'AVVOCATO LA BUA PRESENTA UNA FATTURA DI EURO 39.330,96. LA DETERMINA DEL DIRETTORE CAPO 1à SETTORE N 100 DEL 2 APRILE 2003 ANTICIPA LA SOMMA DI EURO 9.389,73.
CON LA NOTA2012 DEL 16. FEBBRAIO 2005 NOTA 2261 2006 E NOTA 3772 DEL 26 MARZO 2007 SOLLECITA IL PAGAMENTO DELLA PARCELLA INVIATA CON NOTA 1580 DEL 9 FEBBRAIO 2004 DECRETO INGIUNTIVO 4389 DEL 2008 TRIBUNALE CIVILE DI PALERMO IUNTROITATO DAL COMUNE 8 GENNAIO 2009 PROT 069 SI INGIUNGE AL OMUNE DI PAGARE ALL'AVVOCATO LA BUA GIOVANNI LA SOMMA DI EURO 46.100,90 PIU' INTERESSI LEGALI DAL 9 FEBBRAIO 2004 PIU' ONORARIO DEL PROCEDIMENTO 12.84
2001 7 OTTOBRE BOLOGNA SINDACO 2001 7 OTTOBRE MAFIA OPERAZIONE ULBRICK 1996 GIALLOMBARDO GIOVANNI SINDACI IMPRENDITORI CRISAFULLI LORENZO LANZALACO SALVATORE COLLABORATORI DI GIUSTIZIA GIALLOMBARDO GIOVANNI SINDACO NONTEMAGGIORE BELSITO MORICI SERAFINO GIUDICE MIRELLA AGLIASTRO DELIBERA CC 49 15.12.2016 IN DICIANNOVE TRA POLITICI E IMPRENDITORI Un patto fra boss mafiosi e pubblici funzionari di diversi Comuni della Provincia per controllare capillarmente i meccanismi di aggiudicazione degli appalti pubblici, e la spartizione delle tangenti pagate dalle imprese per aggiudicarsi le commesse. È questo lo scenario che emerge dall'operazione della Guardia di Finanza di Palermo, denominata in codice "Ulrick", come il cane di uno degli imprenditori coinvolti, Ettore Crisafulli, che ha collaborato con gli inquirenti rivelando i dettagli dell'intesa per la divisione delle gare, e i canali delle mazzette. I risultati dell'operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa conclusasi poco prima delle 13 presso il comando della Legione della Guardia di Finanza. Sono 49 gli ordini di custodia cautelare firmati dal gip, Renato Grillo. L'ordinanza è molto voluminosa: 344 pagine in cui vengono contestati punto per punto agli indagati pesanti capi di imputazione: associazione mafiosa, corruzione, abuso d'ufficio e falso in atto pubblico. Gli arrestati sono 43, altri quattro provvedimenti sono stati notificati in carcere a persone già detenute per altre inchieste, mentre soltanto un indagato è sfuggito al blitz e viene ricercato. La Guardia di Finanza ha operato, oltre che a Palermo, anche a Milano, Roma, Bologna e Firenze. Gli arrestati sono 14 funzionari pubblici, 19 imprenditori, 3 professionisti e 9 amministratori di società e titolari di imprese. A 13 di essi il gip ha concesso gli arresti domiciliari. Fra le persone che hanno ricevuto il provvedimento in carcere, c'è anche Angelo Siino, indicato dagli inquirenti come il 'ministro dei lavori pubblici di Toto' Riina' e già condannato nel processo per mafia e appalti. L'inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto, Luigi Croce, e dai sostituti Luigi Patronaggio e Gaspare Sturzo, ha in pratica confermato il sistema di controllo mafioso delle commesse pubbliche nella provincia di Palermo già delineatosi durante il processo a Siino. Al setaccio della Procura, in tutto venti appalti, aggiudicati fra l'89 e il '95, a 18 diverse imprese edili, dai Comuni di Monreale, Montemaggiore Belsito, Cerda, Bolognetta. Importo complessivo, 130 miliardi, sui quali sarebbero state versate tangenti per 10 miliardi, ricavati da fondi nei appositamente costituiti. Le indagini hanno fatto luce anche su un caso di "lupara bianca", quello dei fratelli Salvatore e Giuseppe Sceusa, imprenditori edili scomparsi nel '91. Sono stati sequestrati e uccisi, e i loro corpi nascosti, perché non avrebbero rispettato gli accordi spartitori con i boss. Per l'omicidio sono indagati Domenico Farinella, figlio del boss delle Madonie, Giuseppe, e Santi Pullara', Gioacchino, Spinnato, Pietro La Chiusa, Salvatore Lanzalaco. Le dichiarazioni di Crisafulli sono state confermate anche da due pentiti di mafia, Santo Di Matteo e Salvatore Barbagallo, e da tre imprenditori, Angelo Randazzo e i fratelli Capomaccio, che hanno già collaborato con la giustizia in altre inchieste. Le indagini dell'operazione "Ulbrick" (e non "Ulrick" come riferito in precedenza) erano state avviate dalla tenenza della Guardia di Finanza di Bagheria, che aveva scoperto un giro di false fatturazioni volte, secondo l'accusa, a costituire i fondi neri per il pagamento delle tangenti. Le fatture false, è stato accertato, venivano emesse sempre dalle stesse imprese, poi risultate le vincitrici di tutte le gare d'appalto prese in considerazione dall'inchiesta. I finanzieri hanno seguito le tracce dei movimenti di danaro, scoprendo che le società contraevano debiti con la Cassa rurale e artigiana di Monreale, già al centro di un'inchiesta antimafia e considerata una centrale del riciclaggio a disposizione dei boss, in modo da avere la disponibilità economica sufficiente per giustificare le fatturazioni inesistenti. Cosa Nostra aveva imposto in tutta la provincia di Palermo lo stesso sistema. La ditta che intendeva concorrere a commesse pubbliche doveva ottenere il permesso del capo della zona in cui si svolgeva l'appalto. Ciò fatto, si decideva quale impresa dovesse vincere in quell'occasione, e le altre partecipanti alla gara erano obbligate a presentare offerte tali da venire escluse, dette in gergo "buste d'appoggio". Fra le ditte coinvolte si stabiliva così una sorta di turno. Al capomafia locale veniva corrisposta una tangente del 4% sul valore dell'opera, a funzionari e amministratori locali andava un'altra mazzetta, del 3%. I pagamenti avvenivano anche a rate, man mano che l'impresa incassava il prezzo dei lavori. Nel meccanismo di controllo degli appalti, avevano un ruolo particolare anche i progettisti, incaricati di far inserire opere, anche inutili, nel piano triennale delle opere pubbliche della Regione. Gli stessi professionisti redigevano poi bandi di gara su misura per l'impresa che, secondo gli accordi, doveva vincere l'appalto.
http://archivio.agi.it/articolo/8e2fe1de30f92d42c94e6768a5bdf39e_19951201_tangenti-operazione-gdf-palermo-patto-con-mafia-per-appalti/
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Labels: 1996, 5073 1996, 5954 1996, BOLOGNA, FIORENZA GIUSEPPE, GIALLOMBARDO GIOVANNI, LA BUA GIOVANNI, LANZALACO, MIRELLA AGLIASTRO DELIBERA CC 49 15 12 2016, MORICI SERAFINO, OPERAZIONE ULBRICK, SENTENZA
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