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⭐LA FORMAZIONE DELLA PROVA NEI PROCESSI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
LA FORMAZIONE DELLA PROVA NEI PROCESSI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
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1 LA FORMAZIONE DELLA PROVA NEI PROCESSI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA Relatore: Prof. Marcello Luigi Busetto Laureando: Riccardo Todesco Parole chiave: Criminalità organizzata Associazione di tipo mafioso Prova penale Diritto alla prova Intimidazione del testimone Anno accademico 2011/2012 I2 II3 Indice Prefazione... V INTRODUZIONE CRIMINE ORGANIZZATO E CONSORTERIE MAFIOSE: INQUADRAMENTO DEI FENOMENI IN CHIAVE STORICO-CRIMINOLOGICA E IMPLICAZIONI PENALISTICHE... 9 CAPITOLO 1. I PROCEDIMENTI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA PARTE I. LA LEGISLAZIONE SPECIALE IN TEMA DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA: TRA TUTELA DEL SINGOLO E DIFESA DELLA COLLETTIVITÀ PARTE II. LA SPECIALITÀ SUL VERSANTE SOSTANZIALE I reati associativi Il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.): processo genetico, ragioni e struttura della fattispecie Struttura della fattispecie: elementi costitutivi e condotte punibili Segue. Il concorso esterno L'introduzione di una fattispecie incriminatrice speciale, con lo sguardo rivolto al processo I processi di mafia come processo alla mafia PARTE III. LA NORMATIVA PROCESSUALE Cenni all'evoluzione della risposta legislativa al fenomeno mafioso sul versante processuale I4 2. Inventario delle disposizioni processuali in tema di criminalità organizzata La prima categoria: norme che si riferiscono espressamente alla criminalità organizzata La seconda categoria: la normazione per cataloghi Segue. Una nozione processuale di criminalità organizzata Le peculiarità dei procedimenti di criminalità organizzata Una panoramica sulla procedura penale antimafia Il c.d. doppio binario : un primo approccio critico CAPITOLO 2. ACQUISIZIONE PROBATORIA E CRIMINALITÀ ORGANIZZATA: TRASFORMAZIONI E PRINCIPI FONDAMENTALI 1. Un modello processuale per la criminalità organizzata Il codice Vassalli e le difficoltà nell'accertamento dei delitti di mafia La controriforma del La Corte Costituzionale e il principio di non dispersione del materiale probatorio Segue. Il d.l. 8 giugno 1992 n. 306 (convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992 n. 356) Il recupero del precedente difforme attraverso il meccanismo delle contestazioni (art. 500 c.p.p.) La circolazione dei verbali di prova (art. 238 c.p.p.) e l'art. 190 bis c.p.p La sentenza irrevocabile come prova dei fatti in essa accertati (art. 238 bis c.p.p.) Un bilancio sulla stagione dell'emergenza: contrasto alla criminalità organizzata e garanzie processuali Gli sviluppi del conflitto tra legislatore e Corte Costituzionale sul valore epistemologico del contraddittorio La riforma costituzionale sul giusto processo L'attuazione della riforma (la legge 1 marzo 2001 n. 63). In particolare: la c.d. testimonianza assistita Qualche cenno sull'influenza degli orientamenti sovranazionali in tema di prova dichiarativa nei processi di criminalità organizzata Right of confrontation tra Convenzione Europea dei Diritti dell'uomo e giurisprudenza della Corte di Strasburgo Il crimine organizzato e la tutela del testimone II5 CAPITOLO 3. REGIME PROBATORIO E INTIMIDAZIONE DEI TESTIMONI PARTE I. L'ART. 190 BIS C.P.P.: IL DIRITTO ALLA PROVA NEI PROCESSI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA La riforma dell art. 111 Cost. e la disciplina di attuazione L'ambito applicativo della norma I soggetti e le dichiarazioni rese in incidente probatorio Le narrazioni dibattimentali. In particolare: la controversa ipotesi della rinnovazione dell'istruzione dibattimentale per il sopravvenuto mutamento della composizione del collegio giudicante Le dichiarazioni raccolte in un altro procedimento, acquisite ai sensi dell'articolo 238 c.p.p Le condizioni per l'ammissione di un nuovo esame del dichiarante I persistenti profili di criticità della norma: i principi del contraddittorio e della neutralità metodologica del giudice PARTE II. PROVATA CONDOTTA ILLECITA E AMBIENTE MAFIOSO: UN DOPPIO BINARIO GIURISPRUDENZIALE? Cenni introduttivi sull'art. 500 c.p.p La ratio essendi del contraddittorio inquinato La condotta illecita e la sua traduzione in norma ordinaria L'accertamento del comportamento inquinante Gli elementi utilizzabili per l'accertamento dell'inquinamento probatorio Il grado di convincimento La valorizzazione del dato ambientale e il doppio binario empirico nei processi di criminalità organizzata PARTE III. ALCUNE CONSIDERAZIONI FINALI La differenziazione del rito probatorio per la criminalità organizzata: ostacoli di ordine costituzionale ed epistemologico Qualche spunto in una prospettiva de iure condendo Bibliografia III6 IV7 Prefazione Accostandosi al tema della criminalità organizzata, il giurista avverte una certa empatia per il funambolo. Infatti, lo studioso del diritto penale, quando è chiamato ad affrontare le problematiche poste dal fenomeno mafioso, si trova a dover ricercare un difficile equilibrio tra spinte contrapposte: da un lato, la società civile e la magistratura schierata in prima linea invocano risposte energiche al fine di debellare la piaga del crimine organizzato; dall'altro, tali istanze possono porsi in frizione con i principi fondamentali della nostra cultura giuridica, spesso cristallizzati a livello costituzionale. Insomma, sul versante del contrasto al crimine mafioso, campeggia l eterno problema di conciliare l'efficacia degli strumenti repressivi (in modo da soddisfare le pressanti esigenze di tutela della collettività), con il rispetto dei valori cardine sanciti dalla Costituzione (posti principalmente a tutela del singolo). Il presente lavoro si incarica, dunque, di analizzare i tratti essenziali di tale specialità; in quest'ottica, lo sguardo si focalizzerà principalmente sul versante processuale e, più in particolare, sulle regole di formazione della prova. La tesi prende, tuttavia, le mosse dal dato sociologico. L'individuazione dei tratti essenziali di questa realtà criminale rappresenta un problema caratterizzante dell'analisi che si andrà a svolgere, per le importanti ricadute sul discorso giuridico (sia sulla formulazione astratta delle fattispecie sostanziali, che sui meccanismi di repressione giudiziaria). Infatti, solo a partire da una corretta conoscenza del fenomeno criminale di riferimento è possibile ragionare sulla specifica azione di contrasto posta in essere dall'ordinamento penale. Innanzitutto, la specialità del sottosistema antimafia informa la normativa sostanziale. L'art. 416 bis c.p., la norma incriminatrice su cui fa perno l'intero apparato, delinea una fattispecie che combina lo scarso livello di tipicità carattere peculiare dei reati associativi a elementi costitutivi di chiara derivazione criminologica. Ma tale indeterminatezza pone il problema della qualificazione dei comportamenti all'interno dell'alveo delle condotte mafiose. E si tratta di una questione cruciale sotto due punti di vista: da un lato, in tema di costruzione V8 dell'imputazione, la tecnica di tipizzazione della fattispecie rischia di pregiudicare l'effettivo esplicarsi della dialettica processuale; dall'altro, invece, occorre considerare che, con la contestazione del reato di cui all'art. 416 bis c.p., si entra in un universo processuale parallelo caratterizzato da numerosi profili di specialità. Infatti, a partire dagli anni Ottanta, questo diritto penale di lotta ha interessato direttamente il versante processuale, riaccendendo il dibattito sull'ortodossia sistematica e costituzionale del c.d. doppio binario (e cioè, sulla possibilità di intraprendere una strategia processuale diversificata per i fatti di criminalità organizzata da affiancare a un rito ordinario per i reati comuni ). Ad oggi, in effetti, si riscontra un coacervo di deroghe alla disciplina processuale ordinaria, dalla fase preliminare a quella esecutiva (si pensi alle strutture investigative e giudiziarie; alla durata, conoscibilità e strumentario per le indagini; al regime di custodia cautelare; e così via) e indirizzate, seppur all'infuori di un compiuto progetto di diversificazione, a contrastare il fenomeno della criminalità organizzata. Di conseguenza, dopo aver cercato di sciogliere i nodi classificatori e applicativi della disciplina speciale e derogatoria, si punterà l attenzione sul tema principale del lavoro: la formazione della prova. In particolare, all'interno di questo campo d indagine, si prenderanno in considerazione soprattutto gli istituti di cui all'art. 190 bis c.p.p. ( requisiti di prova in casi particolari ) e all'art. 500 c.p.p. (contestazioni all esame testimoniale). Il terreno della prova è, infatti, tra i più scivolosi del processo penale. In quest'ambito, l'interrogativo circa la percorribilità di un doppio binario merita ponderate riflessioni. In effetti, sul versante della formazione della prova non è soltanto necessario comporre il conflitto tra esigenze repressive e tutela del singolo imputato, ma occorre porsi anche in una diversa prospettiva. Spesso si trascura, invero, che è proprio dalla scelta delle regole di acquisizione probatoria che deriva la qualità della ricostruzione giudiziale dei fatti. D'altro canto, non si deve trascurare un dato di fondo. Una delle caratteristiche essenziali del fenomeno mafioso risiede nella potenzialità inquinante del materiale probatorio, mediante la creazione ad arte di un clima di omertà e il VI9 ricorso sistematico all'intimidazione (quando non alla soppressione) dei soggetti disposti a collaborare con le autorità. Ciò premesso, non è casuale che dall ultima riforma del codice di rito la disciplina del processo sia stata segnata da un andamento ondulatorio tra aspirazioni accusatorie (si pensi alla disciplina originaria codice del 1988, al tentativo di ripristino del contraddittorio attuato dalla legge n. 267 del 1997 e, infine, alla legge costituzionale n. 2 del 1999) e recupero della logica inquisitoria, proprio in nome dell'efficienza nell'accertamento dei reati di criminalità organizzata (ci si riferisce alla controriforma del 1992, cominciata dalla Consulta e conclusa dal d.l. n. 306 del 1992, nonché alla sentenza demolitoria n. 361/1998 della Corte Costituzionale). Com'è noto, però, lo statuto metodologico cui deve ispirarsi la giurisdizione penale trova oggi un riconoscimento esplicito a livello costituzionale (precisamente, all'art. 111 della Carta fondamentale). Di conseguenza, si impone al giurista una verifica dei meccanismi processuali rivolti alla tutela dell'accertamento contro l'adulterazione del procedimento probatorio. Questi istituti, pertanto, dovrebbero configurarsi in termini generali e astratti, nonché trovare applicazione da parte della giurisprudenza, in maniera tale da rispettare i principi costituzionali e, quindi, da assicurare l'avvicinamento alla verità della ricostruzione giudiziale. In definitiva, l'idea di affrontare il tema del processo di criminalità organizzata, le sue regole, le sue dinamiche probatorie, deriva da una considerazione. Un processo penale improntato alla ricerca della verità è l'unico strumento attraverso cui può passare una transizione democratica dall'attuale sistema corrotto a uno Stato legale. Di conseguenza, ciò potrà avvenire solo attraverso l'abbandono di tutte quelle scorciatoie processuali, votate all'efficienza dell'apparato repressivo, che realizzano un aggiramento delle funzioni difensive e delle scelte epistemologiche. Insomma, tra esigenze repressive e garanzie individuali, è opportuno percorrere una terza via: la via della verità. VII10 11 INTRODUZIONE CRIMINE ORGANIZZATO E CONSORTERIE MAFIOSE: INQUADRAMENTO DEI FENOMENI IN CHIAVE STORICO- CRIMINOLOGICA E IMPLICAZIONI PENALISTICHE La prima tappa dell'instabile cammino che si vuole percorrere tra i procedimenti di criminalità organizzata, sempre in tensione tra le esigenze di difesa sociale e la tutela delle garanzie individuali, non può che essere costituita da un analisi (per quanto sintetica) del dato storico-sociologico. Le caratteristiche empiriche dei fenomeni in questione, fornite dalle scienze sociali, costituiscono, infatti, la premessa necessaria per l'azione di contrasto dell'apparato repressivo. Inoltre, un'adeguata ricostruzione della nozione criminologica non solo è fondamentale per la tipizzazione delle fattispecie normative, ma costituisce un bagaglio molto prezioso in sede esegetica e applicativa della norma astratta nel caso concreto. Cominciamo, allora, con la c.d. criminalità organizzata. Questa locuzione è molto diffusa nel linguaggio corrente e, da alcuni anni a questa parte, ha preso piede anche nel lessico specialistico. Ciò nonostante, a tale endiadi non viene comunemente assegnato un significato univoco. Autorevoli studiosi hanno sostenuto che si tratti, addirittura, di una nozione talmente generica da abbracciare le attività criminose più disparate purché realizzate da soggetti che concorrano, con un minimo di organizzazione, nella preparazione e/o esecuzione dei reati 1. A complicare il percorso che conduce a una definizione condivisa di crimine organizzato sul piano criminologico, si aggiunge la continua evoluzione del panorama criminale nel suo adattamento ai mutamenti economici, culturali e politici della società. Nonostante le difficoltà descritte, si è comunque proposto di circoscrivere il concetto mediante una sua identificazione con l'attività di 1 Così, testualmente: FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, in Ind. pen., 1991, pag. 5. 912 quelle associazioni criminali contraddistinte da strutture organizzative così complesse e sofisticate, per cui è proprio l'elemento-organizzazione ad assumere un ruolo (per così dire) istituzionale preminente e autonomo rispetto ai singoli associati 2. Di conseguenza, non è la tipologia di reati perpetrati che caratterizza l'organized crime, ma talune peculiarità strutturali degli aggregati criminali dalla capacità specializzante 3. Innanzitutto, per quanto concerne la dimensione temporale-organizzativa, si richiede che il gruppo criminale sia dotato di un apparato strutturale permanente o, quantomeno, duraturo; per la realizzazione degli scopi dell'organizzazione, i membri dispongono di risorse economiche e strumentali e si ripartono tra loro le diverse mansioni, secondo un modello gerarchico-piramidale oppure orizzontale. In secondo luogo, sul versante strumentale, la criminalità organizzata si caratterizza per il ricorso alla violenza, alla corruzione e, in genere, ad attività delittuosa per raggiungere gli scopi sociali. Infine, con riguardo alle finalità, i sodalizi in questione mirano ad acquisire posizioni monopolistiche sul mercato legale e illegale o, comunque, alla realizzazione del maggior profitto, secondo una logica tipicamente economico-imprenditoriale. É proprio quest'ultimo profilo a distinguere, sul versante criminologico, il crimine organizzato comune da quello politico-eversivo di matrice terroristica 4. La finalità ultima dei gruppi legati al terrorismo (interno o internazionale) è di tipo ideologico e le ragioni economiche regrediscono a tratto strumentale. Di conseguenza, mentre queste organizzazioni aspirano a rovesciare l'ordine costituito, la delinquenza organizzata comune si muove spesso in una logica 2 Ancora: FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, cit., pag. 7. Per una definizione giurisprudenziale di criminalità organizzata, si rinvia alla ricostruzione effettuata dai giudici della Corte di cassazione nel tentativo di delimitare i confini delle norme processuali recanti tale endiadi come presupposto di applicazione (ad esempio l'art. 13 del d.l. n. 152 del 1991, in tema di intercettazioni); per una trattazione più specifica, sia consentito rimandare alla terza parte del Capitolo 1. 3 Per le caratteristiche empiriche che rappresentano i tratti di originalità del crimine organizzato, riportate a seguito, si vedano: FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, cit., pag. 7; SAVONA E.U., Voce Criminalità Organizzata, in Enciclopedia del Novecento, Treccani, Roma, 1998, pagg. 422 e ss.; BORRACCETTI V., Il processo e la criminalità organizzata, in Quest. giust., n. 6, 2001, pag FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, cit., pag. 7; SAVONA E.U., Voce Criminalità Organizzata, cit., pagg. 422 e ss. 1013 di convivenza interessata o collusione rispetto al sistema legale 5. Pertanto, volendo adottare un punto di vista giuridico-penale, i particolari connotati del crimine organizzato in particolare, la preminenza della struttura organizzativa pongono una prima questione di politica criminale: come inquadrare penalmente i fatti commessi per la realizzazione degli scopi del sodalizio 6? In primo luogo, è indubbio che le condotte illecite poste in essere dai membri dell'organizzazione criminosa in un'ottica di funzionalità rispetto ai fini di quest'ultima, i c.d. reati scopo, possano integrare le fattispecie incriminatrici comuni, eventualmente aggravate da circostanze di carattere generale che sottolineino il particolare disvalore del fatto collegato a una attività delittuosa complessa (ad esempio, l'art. 7 d.l. n. 152 del ). Tuttavia, è altresì sanzionabile la stessa partecipazione nel sodalizio criminale mediante la predisposizione di una figura incriminatrice autonoma, nella forma del reato associativo (come l'art. 416 del codice penale 8 ). Peraltro, la necessità di contrastare la criminalità organizzata attraverso la previsione di specifiche norme incriminatrici si è affermato anche a livello sovranazionale 9. 5 Nondimeno, come si vedrà meglio in seguito, una simile distinzione è stata fatta propria dal legislatore italiano nella predisposizione una risposta normativa contro i delitti commessi con finalità di terrorismo o eversione dell'ordinamento costituzionale (da una parte) e i delitti di criminalità organizzata (dall'altra). 6 Cfr. FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, cit., pag. 7; BORRACCETTI V., Il processo e la criminalità organizzata, cit., pag Come si dirà meglio più avanti, tale disposizione prevede l'aumento di un terzo della pena per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall art. 416 bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, la pena è aumentata da un terzo alla metà. 8 Con la legge Rognoni-La Torre (legge n. 646 del 1982) si è, infatti, introdotta un apposita fattispecie incriminatrice che qualifica espressamente l'associazione di tipo mafiosa come reato e prevede un notevole carico sanzionatorio per i soggetti che ne fanno parte. In particolare, si stabiliscono maggiorate per i vertici dell'organizzazione ( coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione ). A proposito, si segnala che il c.d. decreto sicurezza del 2008 (d.l. n. 92 del 2008, convertito dalla legge n. 125 del 2008) ha aumentato la misura delle sanzioni relative a questa norma incriminatrice. Oggi, ai sensi del primo comma dell'art. 416 bis c.p., il partecipe semplice è punito con la pena della reclusione da sette a dodici anni (da nove a quindici, se l'organizzazione ha disponibilità di armi ai sensi dei commi 4 e 5), mentre i capi sono puniti con la reclusione da nove a quattordici anni (da dodici a ventiquattro, in caso si rientri nell'aggravante citata). 9 In particolare, l art. 2 della Convenzione ONU sottoscritta a Palermo nel 2000 (ed entrata in vigore nel 2003) fornisce una definizione di "gruppo criminale organizzato" gruppo strutturato, esistente per un periodo significativo di tempo, composto da tre o più persone che agiscono di concerto al fine di commettere uno o più reati gravi o reati stabiliti dalla 1114 Con riguardo al nostro Paese, è risaputo che la scena criminale è dominata da una serie di sodalizi dall'origine storica risalente 10 e fortemente legati a un contesto regionale 11 : Cosa nostra per la Sicilia, la Camorra per la Campania, la presente Convenzione, al fine di ottenere, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o un altro vantaggio materiale mentre l'art. 5 prevede l'obbligo di adottare misure legislative per la penalizzazione della partecipazione (o del semplice accordo, la c.d. conspiracy ) in tali gruppi criminali organizzati. Di conseguenza, molte legislazioni nazionali hanno importato nel diritto interno una fattispecie incriminatrice con analoghi connotati. Deve, inoltre, menzionarsi la Decisione Quadro 2008/841/GAI sul crimine organizzato. Questo provvedimento normativo, inserito in un contesto di armonizzazione delle legislazioni degli Stati Membri in materia penale, fornisce una definizione di criminalità organizzata e disciplina la condotta partecipativa e le relative sanzioni, sulla scia dell'impostazione accolta nella Convenzione di Palermo. Occorre infine segnalare che, nell'ottobre del 2011, il Parlamento Europeo ha adottato una Risoluzione sul tema della criminalità organizzata nell'unione Europea [2010/2309(INI)] in cui, al punto 7: chiede alla Commissione tenendo presente l'impatto estremamente limitato esercitato sui sistemi legislativi degli Stati membri dalla decisione quadro 2008/841/GAI sul crimine organizzato, la quale non ha apportato significativi miglioramenti né alle legislazioni nazionali né alla cooperazione operativa volta a contrastare la criminalità organizzata di presentare entro la fine del 2013 una proposta di direttiva che contenga una definizione di criminalità organizzata più concreta e che individui meglio le caratteristiche essenziali del fenomeno, in particolare focalizzando l'attenzione sulla nozione chiave di organizzazione e altresì tenendo conto dei nuovi tipi di criminalità organizzata; chiede che, per il reato di partecipazione a organizzazione criminale e nel debito rispetto delle «diversità e specificità» dei vari ordinamenti giuridici nazionali, si valuti l'abolizione dell'attuale doppio approccio (che criminalizza sia la partecipazione che la cospirazione) e si identifichi una serie di reati tipici per i quali, indipendentemente dalla pena massima prevista negli ordinamenti degli Stati membri, sia configurabile tale fattispecie penale; chiede inoltre che venga esaminata con maggior rigore la questione della criminalizzazione di qualsiasi forma di sostegno alle organizzazioni criminali. La Risoluzione in questione, nonostante sia sprovvista di efficacia giuridica, è molto rilevante poiché affronta in maniera specifica il problema del contrasto alle associazioni di tipo mafioso, invitando la Commissione a provvedere all'armonizzazione delle legislazioni penali degli Stati membri mediante l'introduzione di una norma incriminatrice rivolta specificamente a sanzionare tale fenomeno (punto 14) e creando una specifica commissione di studio della mafia in ambito europeo (punto 15). Cfr. BALSAMO A. - LUCCHINI C., La risoluzione del 25 ottobre 2011 del parlamento europeo: un nuovo approccio al fenomeno della criminalità organizzata, in Dir. pen. cont., 2012, pagg Sulla genesi storica del fenomeno mafioso sono stati versati fiumi d inchiostro. In questa sede ci si limita a rilevare che il concetto di mafia ha un'origine relativamente recente, essendo emerso nell'opinione pubblica di poco successiva all'unità d'italia. É in questo periodo che la debolezza dello Stato italiano nella provincia siciliana si concretizza nell'affidamento alle cosche della gestione dell'ordine pubblico, contribuendo alla loro affermazione nella fornitura della protezione (sia sul versante legale, sia su quello illegale). Cfr. LUPO S., Storia della mafia, Donzelli editore, Roma, 1996, pagg. 45 e ss. 11 Tuttavia, nonostante la mafia debba considerarsi figlia di un ambiente locale, non è nel suo ambiente d'origine (o quantomeno non solo in esso) che deve ricercarsene la causa ultima: essa è, infatti, il prodotto di una serie di circostanze sociali, economiche e politiche; cfr. LUPO S., Storia della mafia, cit., pagg. 17 e ss.; SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, Donzelli Editore, Roma, 2009, pagg. 23 e ss. Si aggiunge che raggio d'azione delle organizzazioni criminali si è ormai esteso a macchia di leopardo su tutto il territorio italiano e ha, altresì, varcato i confini nazionali. Cfr. SAVONA 1215 ndrangheta per la Calabria, la Sacra Corona Unita per la Puglia 12. Quando si parla di queste organizzazioni, viene spesso utilizzata l'espressione generica mafia o addirittura la sua declinazione plurale: le mafie. Si tratta indubbiamente di un astrazione, una riconduzione semplificatoria a un modello unico, che, peraltro, è stata fatta propria dal diritto penale 13. Quando si indaga sui tratti di originalità di questa forma particolare di criminalità, è importante tenere presente che tra le organizzazioni mafiose sussistono significative differenze (circa le attività svolte, le forme organizzative, l'area di espansione, ecc...), al mutare del contesto spaziale e temporale 14. In aggiunta, il crimine mafioso cambia forma con il passare del tempo per adattarsi ai mutamenti del sistema politico, economico e culturale 15. É innegabile, tuttavia, che il fenomeno mafioso presenti anche una formidabile continuità storica e che, tra i diversi gruppi, si possa individuare un minimo comune denominatore 16. In altri termini, l'essenza è sempre la stessa ed è proprio questa identità che permette di classificare, quella mafiosa, come una E.U., Voce Criminalità Organizzata, cit., pagg. 422 e ss.; SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pagg. 55 e ss. 12 SAVONA E.U., Voce Criminalità Organizzata, cit., pagg. 422 e ss. 13 Il riferimento è, chiaramente, all'art. 416 bis c.p. il quale sanziona il coinvolgimento in una organizzazione criminale con determinate caratteristiche cui ampio spazio verrà dedicato nel seguito della trattazione, all'interno del quale sono esplicitamente ricondotte: la mafia in senso stretto; la camorra, la ndrangheta (riferimento aggiunto dall'art. 6, comma 2, del D.L. n. 4 del 2010 convertito in legge n. 50 del 2010) e le altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere (locuzione inserita dall art. 1, comma 1, lett. b bis), n. 4) del D.L. n. 92 del 2008, n. 92, convertito in legge n. 125 del 2008), che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso. Cfr. art. 416 bis c.p., ultimo comma. 14 SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., 2009, pag SAVONA E.U., voce Criminalità Organizzata, cit., 1998, pagg. 422 e ss. 16 Sarebbe fuorviante, quindi, la tesi secondo la quale la Mafia isolana si sarebbe trasformata, nel corso degli anni '60 e '70, in un organizzazione criminale moderna, dalle spiccate capacità imprenditoriali. Cfr. LUPO S., Storia della mafia, cit., pag. 22. Così anche: SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag. 23. Essa si è semplicemente adattata ai cambiamenti della società siciliana, a sua volta passata da un'economia rurale a una capitalistica. Cfr. SAVONA E.U., voce Criminalità Organizzata, cit., 1998, pagg. 422 e ss.; SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag. 22. Non vi è stato alcun salto di qualità in senso imprenditoriale da parte di Cosa Nostra: essa è sempre stata, in qualche maniera, imprenditrice e al tempo stesso non lo è stata mai. É sempre stata attiva nel settore economico, ma vi si è sempre inserita in modo parassitario o, nei casi di gestione diretta delle imprese, con scarsi risultati; Cfr. LUPO S., Storia della mafia, cit., pagg ; SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pagg16 forma sui generis di criminalità organizzata 17. Per questi motivi, si è sostenuto in maniera molto efficace che l'odierna manifestazione del fenomeno mafioso costituisce un singolare ibrido di elementi di innovazione ed elementi di continuità 18 e questo carattere duplice si riversa su tutti i suoi aspetti: attività, organizzazione e metodo. Con riguardo al primo profilo, la mafia si configura tradizionalmente come una sorta di industria della protezione privata, contendendo allo Stato il monopolio della violenza sul territorio 19. Infatti, le organizzazioni pretendono di assicurare la sicurezza degli operatori economici (industriali, commercianti, agricoltori, ecc ), in cambio del pagamento di un corrispettivo: il c.d. pizzo 20. Non si pensi, però, che le mafie contribuiscano a garantire l'ordine sociale 21. Anzi, la suddetta protezione è diretta a salvaguardare l incolumità di imprese e imprenditore da minacce create dalla mafia stessa, trasformandosi così in estorsione 22. D'altra parte, l'attività economica dei gruppi mafiosi si va caratterizzando da un livello sempre maggiore di infiltrazione nei mercati legali, anche finanziari 23 ; si tratta, invero, di settori in cui i sodalizi criminali possono reinvestire i capitali provenienti dalla gestione dei traffici illeciti (stupefacenti, prostituzione...) FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, cit., pag. 8; in senso analogo: SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, cit., pag GAMBETTA D., The Sicilian Mafia: The Business of Private Protection, Harvard University Press, Cambridge MA, 1993, pagg Lo stesso autore riconosce che già nel 1876 Leopoldo Franchetti, primo del studioso del fenomeno, definiva la mafia come un'industria, in particolare come industria della violenza ; cfr. FRANCHETTI L., Considerazioni politiche e amministrative sulla Sicilia, Donzelli editore, Roma, 2011, pagg. 84 e ss. Conformemente: SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag FIANDACA G., Il concorso «esterno» tra sociologia e diritto penale, in Foro It., V, 2010, pag È un ceto di persone violente a essere chiamato a mantenere l'ordine. Tra gli aspiranti protettori intercorre un sistema di relazioni giuridiche molto primitivo che lascia spesso spazio alla violenza, specialmente in caso di emersione di forze riformatrici che fanno saltare il modello. Cfr. LUPO S., Storia della mafia, cit., pag La minaccia viene amplificata o creata ex novo perché la polizza venga stipulata. Così LUPO S., Storia della mafia, cit., pag. 24. In senso analogo: SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag LUPO S., Storia della mafia, cit., pagg ; SAVONA E.U., Le organizzazioni criminali in Europa viste dall'esperienza italiana, in AA.VV. (a cura di FIANDACA G. - VISCONTI C.), Scenari di mafia, Giappichelli, Torino, 2010, pagg FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, cit., pagg. 8-9; SAVONA E.U., voce Criminalità Organizzata, cit., pagg. 422 e ss. 1417 Questo duplice volto sul piano economico-operazionale si riversa sulla forma organizzativa la quale, a sua volta, comprende due sfere concettualmente ed empiricamente separabili, ma funzionalmente sovrapponibili 25. Il mantenimento del controllo capillare del territorio, causa ed effetto della gestione del racket, implica: un organizzazione duratura, dotata di una struttura gerarchica composta da gruppi locali o famiglie (spesso, tenuti assieme da un giuramento di sangue) e organismi direttivi di vertice rappresentativi delle singole realtà territoriali 26. Allo stesso tempo, però, i gruppo mafiosi sono strutturati come imprese multinazionali la cui rete affaristica si dirama a livello globale, muovendosi in un limbo che si insinua tra l'attività economica illegale e quella para-legale 27. In ogni caso, la vera risorsa dei gruppi mafiosi rimane il controllo del territorio 28. Attraverso la gestione monopolistica del sistema di protezioneestorsione, le organizzazioni mafiose si atteggiano a veri e propri soggetti politici nella dimensione locale 29. Questo carattere politico della mafia si manifesta, inoltre, nella capacità di influenzare le istituzioni politicoamministrative in un'ottica di reciprocità di favori: l'industria della protezione chiede l'impunità e la disponibilità dei fondi pubblici e li ottiene in cambio di vantaggi elettorali, indirizzando il bacino di voti di cui detiene il controllo 30. Insomma, la criminalità di stampo mafioso si atteggia come un network di relazioni illecite 31 il cui scopo non è solo l'arricchimento, ma anche 25 Espressamente: SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag. 44. In senso analogo: LUPO S., Storia della mafia, cit., pag LUPO S., Storia della mafia, cit., pag. 33. Le mafie mantengono un forte vincolo associativo, in controtendenza rispetto alla flessibilizzazione sempre maggiore dei principali gruppi criminali dell'europa occidentale; cfr. SAVONA E.U., Le organizzazioni criminali cit., pagg Ancora oggi, si caratterizzano per la segretezza e la struttura gerarchica di comando; cfr. SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, cit., pag. 8-9; SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pagg ; LUPO S., Storia della mafia, cit., pag Testualmente: SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag SAVONA E.U., Le organizzazioni criminali cit., pagg ; SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag LUPO S., Storia della mafia, cit., pag. 26; SAVONA E.U., Le organizzazioni criminali cit., pagg SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag18 l'occupazione delle posizioni di potere 32. Infatti, lo sfruttamento del capitale sociale (proveniente da una fitta rete di dipendenze o relazioni personali con gli esponenti del sistema sociale politico ed economico), in una logica dello scambio o della reciprocità di favori 33, rappresenta una costante storica del fenomeno in esame 34. Insomma, il ruolo di soggetti contigui è fondamentale per la vita delle organizzazioni: la criminalità mafiosa trae risorse e si alimenta non solo grazie degli affiliati in senso stretto, ma anche grazie a questi contributi provenienti dall'esterno dell'associazione 35. Ciò detto, è evidente che si tratta di comportamenti contigui il cui grado di disvalore può giustificare la repressione mediante gli strumenti giuridico-penali e, com'è noto, la risposta dell'ordinamento ha assunto la forma del c.d. concorso esterno, i cui aspetti problematici verranno affrontati in seguito. Tuttavia, il risalto attribuito all'impiego delle relazioni intrattenute dalla mafia con i ceti dirigenti dell'apparato economico-politico legale non deve far passare in secondo piano il ricorso che i sodalizi fanno alla violenza e all'intimidazione. L'impiego della forza è, da sempre, il tratto distintivo delle organizzazioni mafiose 36, sia come strumento per il raggiungimento degli scopi sociali 37, sia come mezzo per il conseguimento dell'impunità (la quale rappresenta la condizione di esistenza dell'organizzazione stessa) 38. In questa prospettiva, la consorteria mafiosa provvede ad alimentare un clima di omertà diffusa, ricorrendo alla soppressione delle prove a carico 39 con un 32 SAVONA E.U., voce Criminalità Organizzata, cit., pagg. 422 e ss.; SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag FIANDACA G., Il concorso «esterno» tra sociologia e diritto penale, cit., pag LUPO S., Storia della mafia, cit., pag LUPO S., Storia della mafia, cit., pag. 36; SAVONA E.U., voce Criminalità Organizzata, cit., pagg. 422 e ss.: SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag FIANDACA G., Il concorso «esterno» tra sociologia e diritto penale, cit., pagg LUPO S., Storia della mafia, cit., pag La violenza è condizione essenziale per la vita delle associazioni criminali. In particolare è stata efficacemente qualificata come precondizione per l'accesso alle risorse necessarie per alimentare il circuito criminale; SCIARRONE R., Mafie vecchie, mafie nuove, cit., pag FIANDACA G., Criminalità organizzata e controllo penale, cit., pag Secondo la Commissione Parlamentare Antimafia (Relazione del 1991), è, perciò, normale che i testimoni siano intimiditi fino alla violenza fisica, che i pentiti siano uccisi, che siano soppressi o siano a rischio tanto i poliziotti e i magistrati più capaci, quanto gli imprenditori che rifiutano la passività. La violenza è il metodo ordinario per la risoluzione dei conflitti di cui è parte la mafia e viene conseguentemente utilizzata anche nel conflitto con la legalità. 1619 impegno che per citare le celeberrime parole di Elvio Fassone i sodalizi hanno elevato a scienza 40. In particolare, l'arma utilizzata per un certo fatto di sangue viene distrutta, per evitare comparazioni con altri episodi di fuoco; l'auto impiegata non è soltanto un veicolo rubato, ma viene incendiata per impedire il rilevamento di micro-tracce; le telefonate dei sequestratori non durano mai tanto da consentire il blocco; le fonti testimoniali, quando raramente vi sono, vengono intimidite o soppresse 41. In un ottica processualpenalistica, queste ultime considerazioni hanno indotto la dottrina a interrogarsi sulla capacità di un sistema processuale di ispirazione accusatoria (come quello previsto dal codice di rito entrato in vigore nel 1988) di accertare i reati di criminalità organizzata. Le potenzialità insite nella consorteria criminale di tipo mafioso di demolizione delle prove, hanno dato vita a un dibattito (mai sopitosi) circa la possibilità di differenziare la disciplina processuale volta ad accertare questa insidiosa forma di criminalità. In particolare, ci si è chiesti se fosse ipotizzabile, in termini di opportunità e di compatibilità costituzionale, un c.d. doppio binario con riferimento al procedimento probatorio nei processi di mafia. In queste pagine si è tentato di mostrare l importanza del dato criminologico nella predisposizione di una risposta legislativa al fenomeno della criminalità organizzata. Nel prosieguo del lavoro si procederà, quindi, alla ricostruzione dell'insieme di norme poste in essere in tale ottica cercando di seguire in parallelo i dibattiti relativi all'indagine socio-criminologica del fenomeno mafioso, per evidenziare, eventualmente, le sfasature che le misure di contrasto presentano rispetto ai risultati da essa forniti. Cfr. VIOLANTE L., La formazione della prova nei processi di criminalità organizzata, in Cass. pen., 1992, pag FASSONE E., La valutazione della prova nei processi di criminalità organizzata, in AA.VV. (a cura di GREVI V.), Processo penale e criminalità organizzata, Laterza, Roma-Bari, 1993, pag Ancora, testualmente: FASSONE E., La valutazione della prova nei processi di criminalità organizzata, cit., 1993, pag20 Vedere altro
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 sentenza 
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 art. 2
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