Source: http://acqualiberadaipfas.blogspot.it/2014/12/
Timestamp: 2017-07-28 02:36:49+00:00

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Acqua Bene Comune Vicenza e Libera dai Pfas : dicembre 2014
Acqua Bene Comune Vicenza e Libera dai Pfas lunedì 29 dicembre 2014
Alla Conferenza stampa abbiamo invitato oltre che ai giornalisti anche tutti i sottoscrittori del nostro esposto -Questo l'articolo apparso sul Giornale di Vicenza del 18 Novembre 2014 Pubblicato da
Inquinamento da fluoro da dicembre Indagini sugli animali e in gennaio su 150 cittadini Partiranno a dicembre i primi campionamenti su animali e alimenti. Sono
predisposti in quattro Comuni dell'Ulss 5 sulla base di un programma di
controlli definito dalla Regione Veneto con l'Istituto superiore di sanità. Avvengono nei territori vicentini e veronesi interessati dal fenomeno dell'inquinamento dell'acqua da sostanze perfluoro alchiliche, derivanti cioè dall'uso industriale del fluoro, rilevato a luglio dello scorso anno. Interessati nell'Ulss 5 sono Alonte, Brendola, Lonigo e
Sarego. Comuni nei quali, secondo le disposizioni di Regione e Istituto
superiore di sanità, è previsto anche un bio monitoraggio sulle persone
che, a campione, saranno sottoposte a un prelievo di sangue. Il Sian, Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione dell'Ulss 5, sta predisponendo la fase di indagine degli alimenti. Il bio monitoraggio, che coinvolgerà circa 150 cittadini, non partirà invece prima di gennaio.
Medio Chiampo: in 16 dal giudice per codici alterati 18-11-2014 Medio Chiampo: Rigon e Paccanaro si difendono spiegando che loro si erano fidati di quelle ditte che avevano confluito a Medio Chiampo ben venticiquelmila tonnellate di rifiuti pericolosi facendole passare per acque reflue modificando il codice CER.Ieri è iniziata l'udienza a Venezia dove si sono costituiti parte civile il Ministero dell'Ambiente , la provincia e
Medicina Democratica per chiedere i danni
L’assemblea ha preso avvio con un’introduzione in cui è stata effettuata una sintesi delle proposte e idee condivise nel ciclo delle assemblee macroregionali, dalle quali, in primis, è emerso un giudizio decisamente positivo su questa modalità di discussione poichè da una parte consente una maggiore facilità di partecipazione degli attivisti e
dall’altra mette in relazione diretta comitati afferenti a territori contigui. Su questa base si è condiviso di replicare lo svolgimento delle assemblee macroregionali, in particolar modo quando si attraversano periodi, come quello attuale, di profondo cambiamento di fase politica e sociale che ha effetti diretti sul nostro percorso. D’altra parte è stato ribadito che la normale modalità di svolgimento della discussione e assunzione delle decisioni rimane la riunione del Coordinamento nazionale.
La discussione, poi, si è concentrata sullo scenario che si è andato delineando in funzione delle norme contenute nel decreto “Sblocca Italia” e nella legge di stabilità. Si è convenuto sul fatto che il combinato disposto dei due provvedimenti costruisca un piano complessivo
di attacco all’esito referendario e più in generale ai beni comuni, mirando alla privatizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali. E’ apparso anche chiaro come il Governo attuale abbia costruito una meccanismo molto più sottile e subdolo rispetto a quello derivante dal decreto Ronchi, prevedendo di giungere al medesimo obiettivo attraverso una generica operazione di “razionalizzazione” delle aziende partecipate dagli Enti Locali seguendo lo slogan “riduzione da 8000 a 1000″, ma di fatto imponendo processi di aggregazione e fusione, incentivando la dismissione delle quote in capo agli Enti Locali, assegnando prioritariamente ai gestori privati i finanziamenti derivanti
da risorse pubbliche e, infine, rendendo la scelta dell’affidamento “in
house” più onerosa per gli Enti Locali.
Di fronte a tale quadro è stata condivisa la necessità e urgenza di costruire una campagna attraverso la quale nei prossimi due mesi diffondere una mobilitazione ampia e intensa di contrasto ai nuovi processi di privatizzazione, che sia portata avanti territorialmente e coordinata a livello nazionale. In merito si è ribadita l’opportunità di
lavorare in sinergia con le altre realtà e movimenti sociali attivi sui
beni comuni. Di seguito si riportano le tappe mediante la quale ci si propone di svilupparla:
predisposizione del materiale di comunicazione, tra cui manifesti, volantini, spot video e spot radio. A tale scopo in riunione è stata presentata una prima bozza di ipotesi grafica successivamente aggiornata
e condivisa in lista secondo quanto emerso durante la discussione (in allegato);
Inoltre è emersa come questione ampiamente condivisa il fatto che tale campagna debba essere accompagnata da un rilancio di alcuni temi cruciali su cui il movimento per l’acqua ha lavorato negli ultimi anni. Da una parte diviene importante contrapporre alla rinnovata propaganda governativa contro “il pubblico”, su cui in larga parte si basa il rilancio delle privatizzazioni, un nuovo modello di gestione pubblica che sia incentrato sulla partecipazione diretta della cittadinanza e dei
lavoratori come elemento qualificante e realmente innovativo; dall’altra la necessità, in funzione del rispetto dell’esito referendario, che la gestione del servizio idrico non debba più sottostare alla logica del profitto.
E’ stato poi affrontato il tema relativo allo stato dell’arte delle risorse economiche. A riguardo, come da previsioni del piano triennale 2012-2014 di utilizzo del rimborso elettorale, è stato fatto presente che alcuni voci di spesa andranno ad esaurire le dotazioni individuate e
quindi non sarebbe più possibile sostenere iniziative e azioni in quella direzione, mentre per altre permangono fondi inutilizzati, come ad esempio per diversi comitati regionali. In particolare e a titolo esemplificativo è stato riportato come allo stato attuale non ci sarebbero fondi in grado di sostenere, a partire dal 1° gennaio 2015 la segreteria operativa o qualsiasi azione legale si rendesse necessaria.
Su questa base è stata condivisa la necessità di dare continuità alla segreteria operativa anche nel 2015, come della possibilità di poter sostenere spese per iniziative di carattere nazionale, comprese le spese
legali. Tutto ciò a maggior ragione in un periodo in cui s’intende rilanciare i processi di privatizzazione a tutto campo.
Pertanto si è convenuto di dare mandato alla segreteria e al tesoriere di definire nel dettaglio lo stato dell’arte delle risorse economiche al
fine di giungere a costruire una proposta di rimodulazione della distribuzione dei fondi tra le varie voci da riportare alla prossima riunione di coordinamento nazionale, andando a prendere le risorse laddove risultano inutilizzate. E’ stato condiviso che tale proposta debba porsi prioritariamente due obiettivi: mantenimento della segreteria operativa per il 2015, con al minimo una persona retribuita; sostegno dell’iniziativa di carattere nazionale con particolare riferimento alla campagna contro le privatizzazioni.
è stato fatto presente come in molti territori la pratica dei distacchi dell’acqua si stia diffondendo sempre di più. La riflessione ha portato a evidenziare come dietro la diffusione massiccia di tale pratica da parte dei gestori si celi il tentativo di equiparare ancor di
più il servizio idrico agli altri servizi pubblici dimostrando che anche questo servizio può essere staccato giungendo ad eliminare di fatto le “peculiarità” dell’acqua. Ciò, di fatto, permetterebbe di rendere ancor più appetibile il servizio idrico alle lobbies economiche e
finanziarie soprattutto in un momento in cui si rilanciano fortemente i
processi di privatizzazione. Su tale questione si è convenuto che vada svolto un approfondimento ulteriore al fine di individuare possibili iniziative da mettere in campo in grado di contrastare questa strategia;
in merito alla campagna sulla costituzionalizzazione del diritto all’accesso all’acqua e dei diritti della natura è emerso un giudizio decisamente positivo riconoscendole la capacità di divenire uno strumento utile anche nella ricostruzione di una narrazione e di un panorama generale intorno al tema dell’acqua come bene comune, oltre di un immaginario più compiuto sui beni comuni. E’ stata valutata positivamente anche la proposta di diffondere una sorta di questionario (in allegato una bozza) attraverso il quale coinvolgere direttamente gli
attivisti dei comitati nella discussione e nella costruzione della campagna. Per la sua diffusione si è ragionato sulla possibilità di utilizzare moduli da compilare telematicamente e inviare on-line, ciò consentirebbe di raggiungere un maggior numero possibile di attivisti e ricevere prima le risposte. Si è infine condivisa l’esigenza di integrare e modificare leggermente tale questionario per renderlo più efficace come strumento di coinvolgimento, dando mandato al gruppo di lavoro costituito ad hoc per questa campagna. Inoltre, è stata ribadita la necessità di avviare l’interlocuzione con i giuristi per definire l’articolato e lo strumento più opportuno con cui svilupparla (ad es. valutare la legge d’iniziativa popolare di modifica costituzionale), oltre a prevedere l’organizzazione di un convegno con la consapevolezza che tale campagna verrà avviata con ogni probabilità nei primi mesi del 2015;
è stato sottolineato come oramai sia sempre più evidente il procedere
di alcuni processi involutivi delle istituzioni e come dietro questo si
celi il tentativo di liquidazione della stessa democrazia rappresentativa e di delegittimazione delle stesse istituzioni democratiche, provocando di fatto svolta autoritaria e una perdita, anche formale, del loro controllo da parte dei cittadini. Nella stessa direzione va il riordino delle autonomie locali e delle loro competenze,
con un sostanziale svuotamento di sovranità degli enti locali di prossimità a favore delle aree metropolitane e dell’unione dei comuni. In merito è stato ricordato che entro il 31 dicembre dovrà essere fatto un primo passaggio rispetto all’approvazione degli statuti delle citta metropolitane, per cui è stato sottolineato come sia necessario che il movimento per l’acqua prenda posizione e parola in merito avanzando proposte concrete. A tal fine, anche sulla base di quanto emerso nella riunione macroregionale di Salerno, è stato condiviso di avviare uno specifico gruppo di lavoro che elabori una proposta inerente gli statuti
comprendente l’inserimento del principio del diritto all’accesso all’acqua e di alcuni strumenti di partecipazione e di democrazia diretta;
per quanto concerne il livello internazionale è stato ricordato che il lunedì successivo alla riunione del coordinamento nazionale si sarebbe svolta una conference call della Rete Europea per l’Acqua in cui
all’ordine del giorno ci sarebbe stata la costruzione della manifestazione a Bruxelles, iniziativa condivisa durante l’assemblea della Rete svolta a fine Agosto Parigi che inizialmente era prevista per
dicembre mentre attualmente si sta valutando il suo svolgimento per inizio febbraio;
è stata evidenziata anche la necessità di proseguire nel sostegno e promozione della campagna nazionale STOP TTIP, ovvero contro il trattato
internazionale di libero scambio Usa-Ue.
Sono state poi sottoposte all’attenzione dell’assemblea una serie di questioni non ancora risolte e sui cui è divenuta opportuna e irrununciabile una decisione. Per sintesi si riportano di seguito i temi
affrontati e quanto condiviso in merito:
- presentazione del nuovo sito del Forum su cui come segreteria e web master si è lavorato negli ultimi mesi. Si tratta di un sito completamente aggiornato e rinnovato rispetto a quello “storico”, più attinente alle attività attuali del movimento per l’acqua. Ovviamente verrà mantenuto la stessa “URL”, ossia www.acquabenecomune.org. E’ stato
proposto che nel momento in cui si accede al sito la prima visualizzazione sia una sorta di “copertina” con un’immagine a tutto schermo con cui segnalare la campagna in primo piano in quel momento. Al
fine di condividere la nuova versione si è condiviso di segnalare in lista coordinamento nazionale il link (http://www.tempestastudio.com/clienti/forummovimenti/), ancora non pubblico, su cui è possibile visualizzarla;
- è stata sollecitata una decisione in merito all’ordine dei calendari sull’acqua bene comune realizzati dall’Ass. Compartir Giovane. Visti i costi abbastanza elevati, anche rispetto ad un ordine cumulativo di alcune centinaia, e una valutazione condivisa per cui non possa essere venduto a più di 5 € l’uno, si è convenuto che non possa essere un valido strumento per l’autofinanziamento e quindi di non procedere all’ordine cumulativo, eventualmente ciascun comitato valuterà in autonomia l’acquisto. Però si è condivisa l’opportunità di sviluppare dei gadjet, oltre alle borracce ancora disponibili, che abbiamo uno stretto collegamento con le campagne in corso a partire da quella contro
Inoltre, è stata sottoposta all’assemblea la richiesta di sottoscrizione del ricorso al TAR che il Coordinamento campano sta predisponendo in merito alla Struttura di missione/legge finanziaria regionale, scelte effettuate dall’amministrazione regionale che di fatto
vanno contro l’esito referendario. In merito si è espresso un parere positivo al sostegno da parte del Forum Acqua, mediante il suo strumento
operativo ovvero l’Ass. Acqua Bene Comune Onlus. Si è, in ultimo, condivisa l’opportunità di avere ulteriori informazioni in merito all’azione legale segnalandole in lista in mdo che tutti siano aggiornati in emrito.
Presenze: Comitato Savonese Acqua Bene Comune, Coordinamento Ligure dei Moviemnti per l’Acqua, Comitato Acqua Pubblica Lecco, Comitato Acqua
Pubblica Salerno, Comitato Acqua Pubblica Torino, Comitato Roma XII Beni Comuni, Comitato Acqua Pubblica Sulmona, Comitato Acqua Pubblica Ferrara, Comitato Provinciale Reggiano Acqua Bene Comune, Comitato Acqua
Pubblica Capena-Morlupo, Coordinamento Acqua Pubblica Valle del Tevere,
Campagna Stop TTIP, Coordinamento Regionale Campano per la Getsione pubblica dell’Acqua, Abruzzo Social Forum, Forum Abruzzese dei Movimenti
per l’Acqua, Attac Italia, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Coordinamento Acqua Pubblica Frosinone, Coordinamento Acqua Pubblica Valle Aniene, Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
da Pfas, analisi del rischio: la Regione stanzia 450mila euro in favore
dell’Iss per il supporto tecnico-scientifico
E’ stata pubblicata sul Bur n. 106 del 4 novembre la delibera
della giunta regionale n. 1869 del 14 ottobre 2014 con cui la Regione stanzia un finanziamento a favore dell'Istituto Superiore di Sanità per
il supporto tecnico scientifico, analitico e consultivo per l'analisi di rischio correlato alla contaminazione da Pfas di matrici ambientali e
filiera idro-potabile e potenziale trasferimento di PFAS alla filiera alimentare e allo studio di biomonitoraggio.
Tale finanziamento è stabilito in base all’Accordo di collaborazione tra la Regione del Veneto approvato con la Dgr n.764
del 27 maggio scorso. Per il 2014 la Regione impegna la somma di € 74.000 dal bilancio di previsione dell’esercizio in corso e prenota per l'esercizio finanziario 2015 e l'esercizio finanziario 2016 rispettivamente le somme di € 230.00 e di € 146.000 sul capitolo di spesa del bilancio di previsione pluriennale
5 novembre 2014 Pubblicato da
Deliberazione della Giunta Regionale n. 1874 del 14 ottobre 2014 pubblicata sul Bur , riguardante la questione monitoraggio dei Pfas:Bur Veneto n. 105 del 31 ottobre 2014. Materia: Sanità e igiene pubblica
Approvazione del Documento contenente le procedure regionali di indirizzo e del Piano di monitoraggio regionale relativi alla presenza delle sostanze perfluoro alchiliche (PFASs) nelle acque ad uso potabile. Note per la trasparenza
Nel 2006 il progetto europeo PERFORCE ha avviato un'indagine per stabilire la presenza di perfluoro derivati nelle acque e nei sedimenti dei maggiori fiumi europei e ne è emerso che il fiume Po presentava le concentrazioni massime di acido perfluororoottanoico (PFOA) tra i fiumi europei. Tale dato è stato confermato e approfondito da successive indagini sperimentali in altre zone del bacino del Po, effettuate da Istituti di ricerca come il Joint Research Centre dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e l'Istituto
di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
Di fronte al rischio di una situazione di potenziale pericolo ecologico
e sanitario, nel 2011 è stata stipulata una Convenzione tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM)
e il CNR per la realizzazione di uno studio, datato 25/03/2013, di valutazione del rischio ambientale e sanitario associato alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nel bacino del Po e
nei principali bacini fluviali italiani.
A seguito della nota prot. n. 37869/TRI del 29/05/2013, indirizzata ad una pluralità di amministrazioni centrali e periferiche, con la quale il
MATTM - Divisione III chiedeva di "effettuare gli accertamenti necessari all'individuazione delle fonti di immissione delle sostanze in
parola [PFASs] e all'attivazione delle conseguenti iniziative di tutela
delle acque", la Regione del Veneto, di concerto con tutte le amministrazioni istituzionalmente competenti, ha delineato un percorso condiviso e coordinato di prevenzione e tutela.
In particolare, con nota prot. n. 280929 del 2/07/2013 la Regione del Veneto ha chiesto all'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e al Ministero della Salute un parere sui rischi immediati per la popolazione, derivanti dalla presenza
delle sostanze PFASs.
Il Ministero della Salute, con nota prot. n. 15565/DGPRE dell'8/07/2013, ha comunicato alla Regione del Veneto il parere dell'Istituto Superiore di Sanità del 7/06/2013, prot. n. 2264, da cui si evince la mancanza di un rischio immediato per la popolazione.
Tuttavia, si afferma che la situazione potrebbe comportare un rischio potenziale per la salute umana e, dunque, si consiglia l'adozione di misure di trattamento delle acque potabili per l'abbattimento delle sostanze perfluoroalchiliche e di prevenzione e controllo della filiera idrica sulla contaminazione delle acque destinate al consumo umano nei territori interessati.
Tuttavia, ad oggi, la normativa nazionale non ha ancora individuato parametri limite, né linee guida in ordine alle sostanze PFASs nelle acque e, nelle more della definizione di valori di riferimento a livello nazionale, il Ministero della Salute ha incaricato
l'Istituto Superiore di Sanità di predisporre un rapporto tecnico sui livelli di riferimento provvisori che garantiscano la salute della popolazione.
Il Ministero della Salute, con nota prot. n. 2565-P-DGPRE del 29/01/2014 indirizzata alla Regione del Veneto, ha raccomandato l'applicazione di adeguate tecnologie di assorbimento e/o filtrazione, atte a garantire il rispetto dei suddetti livelli, attraverso anche membrane di provata efficienza per la rimozione di PFAS
nella filiera di produzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano.
Con nota prot. n. 18780 del 4/06/2014 l'Istituto Superiore di Sanità, in risposta alla richiesta di precisazioni avanzata
dalla Regione del Veneto in ordine al parere del 16/01/2014, ha raccomandato di "valutare l'ottemperanza al valore limite su base statistica, nell'ambito dell'attività di controllo dei processi di trattamento". Con riferimento all'acqua potabile emunta dai pozzi privati non allacciati alla rete acquedottistica, la citata nota dell'ISS ha stabilito che "sono da adottare i medesimi criteri definiti per le acque distribuite da sistemi di gestione idro-potabili, previo idoneo monitoraggio", precisando che l'uso potabile include anche l'utilizzo per la reidratazione e la ricostituzione di alimenti e bevande in cui l'acqua costituisca ingrediente o entri in contatto con l'alimento per tempi prolungati o sia impiegata per la cottura. Le acque, invece, "in cui i livelli di sostanze perfluorate risultino superiori ai limiti di performance indicati nel richiamato parere ISS ed
indicativamente inferiori ai valori di concentrazioni stimabili in base
alla TDI definita dall'EFSA in 0,3 microgrammi/litro per il PFOS e 3 microgrammi/litro per il PFOA (quest'ultimo generalmente rinvenuto come sostanza rilevante nei profili di contaminazione delle acque nel territorio), possono essere utilizzate per il lavaggio di stoviglie, ed alimenti in cui l'acqua entri in contatto per tempi ridotti e venga rimossa per la gran parte dalla superficie (ad esempio lavaggio di frutta e verdura, sotto flusso d'acqua, consigliando l'uso di acque potabili per l'ultimo risciacquo) e per igiene personale, anche ove sia ravvisabile possibilità di ingestione (ad esempio lavaggio denti); le acque emunte da pozzi privati possono comunque essere utilizzate per l'igiene di indumenti ed ambienti e per ogni uso nelle reti di scarico e
tecnologiche (es. impianti termici)".
Nell'ambitodelle attività svolte per il presidio sanitario relativo al ritrovamento di sostanze PFAS in alcune aree del territorio regionale ed al controllo delle acque
potabili distribuite in rete, sono stati costituiti e convocati dei Gruppi di lavoro, a cui hanno preso parte i Servizi Igiene degli Alimenti e Nutrizione (di seguito, SIAN) delle Aziende Ulss interessate dalla presenza delle acque da sostanze PFASs (Aziende Ulss 5, 6, 17, 20 e
21), l'Osservatorio Acque Interne e il Dipartimento regionale Laboratori di ARPAV, in collaborazione con il Dipartimento Ambiente della Regione del Veneto e il Dipartimento Provinciale ARPAV di Vicenza.
L'obiettivo era la definizione di procedure regionali di indirizzo per la tutela della salute pubblica dai rischi derivanti dal consumo di acque fornite da pubblici acquedotti e da approvvigionamenti autonomi destinati a scopo potabile ed alimentare, non conformi agli standard di qualità fissati dalle vigenti norme. In particolare, per il giudizio di idoneità relativo alle acque dei pozzi privati, è stata adottata la D.G.R. n. 618 del 29/04/2014, con la quale è stato preso formalmente atto dei livelli di performance indicati e sono stati approvati i "Primi
indirizzi operativi per l'utilizzo dei pozzi privati ai Comuni delle Province interessate dalla presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque destinate al consumo umano".
E', inoltre, emersa la necessità di avviare una revisione della rete regionale di monitoraggio per le acque potabili (D.lgs. n. 31/2001), in fase iniziale
limitatamente alle aree interessate all'impatto, per una maggiore razionalizzazione della numerosità e dei costi dei campionamenti.
Tale revisione è stata sviluppata con il supporto tecnico specialistico
esperto di ARPAV e l'impiego di un applicativo webgis predisposto da ARPAV, che ha permesso di definire l'ambito territoriale dell'impatto, di identificare le principali fonti di pressione e di fornire una rappresentazione grafica georeferenziata della distribuzione ambientale dell'inquinante degli aggiornamenti continui sul rispetto dei livelli di
performance (obiettivo) fissati dal Ministero della Salute per i tre parametri PFOA, PFOS e altri PFAS.
Pertanto, con il presente provvedimento si intende approvare il Documento contenente le procedure regionali di indirizzo e il Piano di monitoraggio regionale, contenuti rispettivamente all'Allegato "A" e all'Allegato "B" al presente provvedimento, di cui costituiscono parte integrante e sostanziale. Le indicazioni contenute in tali documenti saranno applicabili fino a nuova
diversa indicazione da parte dell'Istituto Superiore di Sanità, a cui la Regione del Veneto si adeguerà tempestivamente.
2. di approvare il Documento contenente le procedure regionali di indirizzo
e il Piano di monitoraggio regionale, contenuti rispettivamente all'Allegato "A" e all'Allegato "B" al presente provvedimento, di cui costituiscono parte integrante e sostanziale;
Salviamo la madre acqua Alex Zanotelli Salviamo la madre acqua Alex Zanotelli | 30 ottobre 2014 di Alex Zanotelli
“Tra i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici in corso, quello dell’accesso all’acqua è il più criminale,” ha scritto l’attivista Roberto Lessio nel suo libro All’ombra dell’acqua. “Un progetto folle a cui possono credere solo persone profondamente malate ,
ammalate del nulla”. E in questo paese sono tante le persone ‘ammalate
del nulla’, che spingono di nuovo l’Italia verso la privatizzazione dell’acqua.
E questo nonostante il referendum (11-12 giugno 2011), quando 26 milioni di italiani hanno sancito che l’acqua deve essere tolta dal mercato e che non si può fare profitto su un bene così fondamentale .
A tutt’oggi il parlamento italiano è stato incapace di rispondere a questa decisione popolare con un’appropriata legislazione. Eppure lo scorso anno duecento deputati hanno preparato un disegno di legge che non si riesce a far discutere in parlamento. La ragione è che il governo
Renzi sta perseguendo una devastante politica di privatizzazioni. Con “Sblocca Italia” e la “Legge di Stabilità”, Renzi offrirà incentivi agli enti locali che privatizzano i servizi pubblici. E’ il tradimento del Referendum.
Il governatore della Campania Caldoro ha fiutato bene questo clima
e il 31 luglio ha fatto votare al Consiglio regionale la finanziaria con due maxi-emendamenti: uno, sul condono edilizio e l’altro sulla privatizzazione dell’acqua. La Regione Campania affida così alle società
operanti sul territorio, soprattutto alla Gori, non solo la gestione e distribuzione dell’acqua, ma anche la captazione e l’adduzione alla fonte. Per di più Caldoro ha deciso di costituire presso la giunta una Struttura di missione con grandi poteri sulla gestione dei servizi idrici, togliendoli agli enti locali.
Abbiamo reagito con forza come comitati acqua della Campania con una vivace campagna mediatica.
Anche il governo ha impugnato il maxi-emendamento perché in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia. “Troveremo un’intesa con il governo”, ha replicato Caldoro, che è deciso
a procedere sulla via della privatizzazione. Tutto questo mette in pericolo l’Abc (Acqua Bene Comune) di Napoli, un comune che è passato da
una gestione Spa ad un’Azienda Speciale, uno strumento che non permette
di fare profitti.
Napoli è l’unica grande città in Italia che ha obbedito al referendum ed ha dimostrato che si possono gestire i servizi idrici con un’Azienda Speciale. L’errore del sindaco De Magistris
è stato che, nonostante le pressioni dei comitati, non ha “ messo in sicurezza”l’Abc. Così anche l’acqua di Napoli potrebbe capitolare alla spinta privatizzatrice di Caldoro. A raccogliere i frutti di questa operazione di Caldoro sarà l’Acea (Roma) di Caltagirone che si sta espandendo in Toscana e ora tenta di prendersi l’acqua del Meridione. L’Acea detiene il 37% delle azioni della Gori, che ha una
gestione molto contestata di 76 comuni dell’area vesuviana.
E’ la negazione del Referendum. Davanti a questo scenario, mi viene spontaneo chiedermi: ”Dov’è il grande movimento dell’acqua? Dove sono i 26 milioni di italiani che tre anni fa hanno votato per la ripublicizzazione dell’acqua? Ma soprattutto dov’è la chiesa italiana, le chiese, le comunità cristiane su un tema così fondamentale come l’acqua, la Madre di tutta la vita sul pianeta Terra?”. La chiesa si batte contro l’aborto, l’eutanasia e la pena di morte in nome del ‘Vangelo della Vita’, così deve oggi battersi per il diritto all’acqua come ‘diritto alla vita’ come afferma la teologa americana Christiana Peppard nel suo volume Just Water.
Per questo chiedo a tutto il movimento per l’acqua pubblica di ricompattarsi e di rimettersi insieme sia a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Mettiamo da parte rancori e scontri e continuiamo a
camminare insieme! A livello regionale dobbiamo contrastare la spinta alla privatizzazione dell’acqua e opporci alle multiutilities.
dobbiamo fare pressione sul parlamento italiano perché discuta subito la Legge sull’acqua, firmata da duecento parlamentari. E’ possibile che il movimento Acqua del Lazio si impegni a dei “sit-in” davanti a Montecitorio? Dobbiamo batterci contro le politiche del Governo Renzi contenute in “Sblocca Italia” e nella “Legge di Stabilità”, che spingeranno i Comuni a privatizzare i servizi pubblici.
dobbiamo fare pressione sui parlamentari a Bruxelles, perché boccino il
“Piano Acqua Europa 2027”, noto come “Water Blueprint” e contestino la Commissione Europea che si è rifiutata di prendere in considerazione l’iniziativa dell’Ice (Iniziativa dei cittadini europei ) sull’acqua ,che ha ottenuto oltre un milione e mezzo di firme in sette paesi.
A livello internazionale continuiamo a sostenere come movimento Acqua, il vasto movimento contro il T-Tip
(Partenariato Transatlantico per gli Investimenti e il Commercio tra Usa e Ue) e il Tisa (Trattato sui servizi pubblici sotto l’egida della Wto), che spingono verso la privatizzazione di tutti i servizi pubblici.
Infine, in un momento così grave, chiediamo alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) di dichiarare che l’acqua è un diritto fondamentale, invitando tutte le comunità cristiane a impegnarsi a fianco del movimento per l’Acqua pubblica in Italia e a scrivere una lettera come quella del vescovo cileno Luis Infanti della Mora:”Dacci oggi la nostra Acqua Quotidiana“. ”La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile –scrive il vescovo Luis Infanti (che con il suo popolo ha impedito che l’Enel costruisse 5 dighe in Patagonia) – quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l’acqua, creando una nuova categoria:gli esclusi! Alcune multinazionali che cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura, e
sopratutto dell’acqua, possono essere legalmente padrone di questi beni
e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietarie di un bene dal quale dipende la vita dell’umanità. E’ un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri in particolare”.
la lettera ufficiale predisposta dal dott. Vincenzo Cordiano sull'indagine epidemiologica INDAGINE EPIDEMIOLOGICA
Pubblichiamo la lettera ufficiale , predisposta dal dott. Vincenzo Cordiano, presidente dell'associazione Medici per l'Ambiente delle provincia di Vicenza .
IL documento è stato presentato alla ULSS n 4 di Schio e adesso , grazie a Piero Magnabosco anche al direttore generale della ULLS 5 , dott Cenzi . L'iniziativa ha lo scopo di rendere trasparente il quadro delle patologie neoplastiche nell'ambito del nostro territorio
Oggetto: richiesta pubblicazione dati ai sensi della legge 241/90 e DLGs 33/2013 Egregio Signor Direttore Generale, premesso che:
(lo scrivente o gli scriventi sono interessati a conoscere i dati relativi alla diffusione di alcune malattie nel territorio in cui vivono
essendo presidente di qualche associazione, o semplici cittadini o consigliere comunale, sindaco, ecce cc) chiedono che siano pubblicati sul sito istituzionale dell’azienda da lei diretta in forma aperta, accessibile e trasmissibile i seguenti dati disaggregati per comune secondo il codice ISTAT, anno di diagnosi , genere maschile o femminile, e le seguenti fasce di età (0-4; 5-9; 15-19; 20-24; 25-29; 30-34; 35-39; 40-44; 45-49;50-54;55-59;60-64;65-69;70-74;75-79;80-84;85+). Per quanto riguarda le malattie neoplastiche chiediamo che siano pubblicati e resi disponibili i codici delle diagnosi delle seguenti malattie neoplastiche
secondo il sistema di classificazione internazionale ICD-10, disaggregati secondo i criteri sopra elencati: 1) Tumori maligni del labbro, della cavità orale e della faringe (C00-C14) 2) Tumori maligni degli organi dell'apparato digerente (C15-C26) 3) Tumori maligni dell'apparato respiratorio e degli organi intratoracici (C30-C39) 4) Tumori maligni di osso e cartilagine articolare (C40-C41) 5) Melanoma ed altri tumori maligni della cute (C43-C44) 6) Tumori maligni di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli (C45-C49) 7) Tumore maligno della mammella (C50) 8) Tumori maligni degli organi genitali femminili (C51-C58) 9) Tumori maligni degli organi genitali maschili (C60-C63) 10) Tumori maligni dell’apparato urinario (C64-C68) 11) Tumori maligni dell'occhio, dell’encefalo e di altre parti del sistema nervoso centrale (C69-C72) 12) Tumori maligni della tiroide e delle altre ghiandole endocrine (C73-C75) 13) Tumori maligni di sedi mal definite, tumori secondari e di sedi non specificate (C76-C80) 14) Tumori maligni del tessuto linfatico, ematopoietico e tessuti correlati (C81-C96) 15) Tumori maligni di sedi indipendenti (primitive) multiple (C97) 16) Tumori di comportamento incerto o sconosciuto (D37-D48).
Per quanto riguarda le neoplasie ematologiche chiediamo che siano pubblicati i dati delle diagnosi secondo il sistema ICD-O con i codici da 9650 a 9989 compresi. Per quanto riguarda le leucemie (C91-95), i
linfomi di Hodgkin (C81), i linfomi non Hodgkin (C82-85, C96), chiediamo anche che i dati siano disaggregati anche per le seguenti fasce d’età: 0-1 e 2-4 anni.
Infine chiediamo che vengano pubblicati i dati relativi alle esenzioni ticket rilasciate per le patologie elencate nella tabella seguente, dati disaggregati per comune secondo il codice ISTAT, anno di diagnosi , genere maschile o femminile,
e le seguenti fasce di età (0-4; 5-9; 15-19; 20-24; 25-29; 30-34; 35-39; 40-44; 45-49;50-54;55-59;60-64;65-69;70-74;75-79;80-84;85+).
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. MALFUNZIONAMENTI AL DEPURATORE DELLA MEDIO CHIAMPO DI MONTEBELLO VICENTINO? Presentata il 27 ottobre 2014 dal cons. Pettenò Premesso:
che la maggior parte della struttura produttiva del distretto conciario di Zermeghedo e di Montebello Vicentino deve la propria funzionalità al corretto uso del depuratore consortile di Montebello, gestito dalla società pubblica Medio Chiampo S.p.A.; che tale società, per la mala gestione del proprio impianto di depurazione e della propria discarica, negli ultimi anni è salita più volte agli onori
della cronaca per i diversi processi che hanno visto come imputati i propri dirigenti e tecnici; che, per quanto a conoscenza dell’interrogante, la società Medio Chiampo ha in questi giorni grosse difficoltà tecniche a garantire il corretto funzionamento dell’impianto di depurazione, con continui esuberi dei limiti tabellari stabiliti per lo scarico delle acque reflue dell’impianto; che l’attuale disfunzione dell’impianto di depurazione sta oggettivamente mettendo a repentaglio la continuità produttiva delle aziende industriali ed artigianali allacciate alla fognatura ad esso conferente;
ciò premesso il sottoscritto chiede: se la Giunta regionale sia a conoscenza dei motivi di questa difficoltà
nelle depurazione delle acque reflue, che rischia di mettere in mora il
progetto di risanamento ambientale del bacino Fratta Gorzone a suo tempo concordato con il Ministero dell’Ambiente; se questo deficit di depurazione sia dovuto a mancanze tecniche interne al depuratore o se
sia causato invece da fattori esterni inerenti ai processi produttivi delle aziende conferenti le proprie acque di lavorazione all’impianto;
se vi sia la possibilità che - non riuscendo a risolvere i problemi tecnici prima dell’inverno - si rischi, con l’abbassamento delle temperature nei prossimi mesi invernali, il blocco totale del ciclo depurativo (con la relativa chiusura delle aziende che fanno capo al depuratore della società Medio Chiampo); se, a fronte di tutto ciò, sia stato predisposto un piano di emergenza efficace e risolutore delle problematiche riscontrate, onde evitare il blocco delle attività produttive; il motivo per cui la Giunta, nonostante i continui processi penali per gravissimi reati di natura ambientale a carico della
dirigenza e dei tecnici della società Medio Chiampo, non abbia ancora esercitato i propri poteri, anche di natura straordinaria, per rimuovere
dagli incarichi i dirigenti e i tecnici coinvolti e in alcuni casi condannati.
A tre anni dal referendum, l'obiettivo della ripubblicizzazione pare arenato in un vicolo cieco.
Da Emilio Molinari, storico fondatore del Comitato italiano per un contratto mondiale sull'acqua, una riflessione e un invito a ripartire, a
partire dalla sottoscrizione di una "Carta dell'acqua" e del superamento di alcuni steccati "ideali", come quello dell'azienda speciale
I successi del movimento stanno nell’aver fermato la Multiutility del Nord, respinto a Cremona il tentativo di far entrare i privati nella gestione in house, impedito al Comune di Roma di vendere altre quote di ACEA, nello scorporo dell’acqua a Trento e -si spera- a Reggio Emilia, e
nell'aver aperto in Toscana la discussione sullo scorporo dell'acqua dalle aziende partecipate da ACEA. L’ostilità dei governi e l’attacco allo stesso referendum erano scontati.
Ma ciò non spiega il vicolo cieco in cui si è arenato il movimento. Credo sia tempo di rivedere criticamente non il contenuto della ripubblicizzazione in sé, ma la strategia con la quale è stato perseguito, improntata al rigido spartiacque della coerenza al vincolo quasi ideologico dell’eliminazione delle SPA in house. Prescindendo dalla lettura della realtà, dai rapporti di forza, dalla capacità di farsi capire dalla gente, dai limiti stessi presenti nel risultato referendario che, al di la della volontà degli elettori, di certo fermava l’obbligatorietà all’ingresso dei privati. Non c’è stato un percorso, dove accumulare forze, con tappe e obbiettivi intermedi da cui ripartire con le alleanze possibili.
Anzi, alla rigidità è stata aggiunta una campagna sulla “obbedienza civile” con relativa autoriduzione delle tariffe, che non poteva che arenarsi. Ma in questa visione, oggettivamente, tutti i Comuni, tutti i sindaci e tutte le aziende in house non potevano che diventare avversari da attaccare. E il movimento si è connotato come parte di un fronte di giuste “resistenze” ( No Tav, No Mose, No Expo, No Dal Molin, No al gassificatore, No alla precarietà, No agli sgomberi delle case, etc) tenuto assieme dall’involucro politico/ideologico “del fronte antagonista dei beni comuni”. Uno stretto recinto, nel quale le ragioni dell’acqua, la novità della sua cultura inclusiva, si sono perse assieme all’anima universale, il linguaggio popolare, la capacità di dare passione a tanti e costruire ampie adesioni e alleanze.
Facciamo una pausa di riflessione per ripartire. Proviamo a pensare a quei Comuni e (perché no) anche a quelle aziende in
house, che resistono all’ingresso dei privati o quelle che vorrebbero disfarsi dei privati, come a nostri interlocutori e possibili alleati. Perché c’è una relazione profonda tra la volontà di privatizzare i servizi pubblici locali e quella di svuotare d’ogni ruolo e credibilità
i Comuni. Una consapevolezza, dovrebbe perciò rafforza l’altra e l’alleanza non è solo una opportunità, ma una strategia politica da perseguire.
E in prima linea lo sono nel reggere l’urto della reazione dei cittadini per la decadenza dei servizi, del territorio, etc. Ma ormai la sottrazione di sovranità alle istituzioni ad ogni livello è la politica del nostro tempo. Dalla troika al trattato USA-UE, si va prefigurando un nuovo ordine mondiale che privatizza la politica e la trasferisce alle sedi finanziarie e ai tribunali arbitrari delle Multinazionali.
Le multinazionali sono diventate soggetti decisionali e attori ufficiali
della “governance”, termine che oggi sostituisce i “Governi politici e rappresentativi.” Il Consiglio mondiale dell'acqua, partecipato dall'ONU, è presieduto da SUEZ e VEOLIA (a loro volta controllate da Goldman Sachs). Il CEO Water Mandate, delegato dall'ONU, con più di 100 aziende multinazionali di tutti i comparti produttivi, protese ad assicurare acqua alle loro produzioni.
Negli USA-Canada-Cile-Australia, la compravendita dei diritti allo sfruttamento dell’acqua è già operante e per darne una idea il magnate texano Boone Pickens ha comprato un lago in Alaska e lo rivende all'Arabia Saudita e alla Cina. In Cile, l'acqua dei fiumi è lottizzata e venduta all'asta e la concessione ha la priorità sui bisogni essenziali degli abitanti del luogo. Il “Water Grabbing” è la realtà di tutta l’Africa.
Nella Detroit della crisi dell'auto, 90mila persone sono private dall'accesso all'acqua perché indigenti. Nell'ambito di EXPO, è la multinazionale Barilla a lanciare un Protocollo mondiale sull'alimentazione, ed è la politica e l’associazionismo ad aderire, mentre a Nestlé viene delegata la piazza tematica dell’acqua, escludendo l’acqua pubblica di Milano. Tutto il contesto ci vede correre verso il suicidio idrico. 15 milioni di persone all’anno si devono spostare nel mondo solo per effetto di scelte tecnologiche inerenti all’acqua. Alla domanda di acqua del 2030, verrà a mancare il 40% della risorsa.
Una realtà che scarica su Comuni e aree metropolitane i drammatici problemi di questo secolo, al contempo privandoli di ruolo, di poteri e di risorse. La corruzione e l’impotenza screditano la politica e le istituzioni, dall’ONU in giù, fino ai Comuni, e cresce nei movimenti l’idea di combatterle, di metterle tutte tra i “nemici”. Ma il nostro compito è altro. È quello di riconquistarle, in quanto istituzioni, alla politica,
al bene pubblico, alla fiscalità generale per le opere e i servizi di interesse generale. Difendendone il ruolo con la stessa volontà con la quale difendiamo la Costituzione.
Per costruire una rete di Città dell’acqua (water policy), ma anche di imprese pubbliche e in house, che si muovano con in testa la visione di quale città progettare. Non con l’anarchia dei costruttori, ma con i cittadini, il territorio agricolo e l’acqua circostante. Con i contadini
veri con i loro prodotti (food policy). Una rete che in Italia e in Europa sia in grado di fare politica (non vincere sul mercato delle utilities). Soggetti, capaci di conquistare ai governi leggi e direttive.
Per promuovere incontri tra sindaci di tutto il mondo, affinché l’ONU concretizzi quella che è stata una grande vittoria del movimento: la risoluzione del 2010 con la quale l’acqua potabile e i servizi igienici,
sono diventati un diritto umano imprescrittibile.
Il movimento dell’acqua ha indicato a tutti un qualcosa di straordinariamente nuovo. Qualcosa da cui partire non solo per realizzare gli obiettivi in sé, ma per riprendere a ragionare sul nostro tempo, sulla necessità di una nuova visione della politica e dei movimenti con al centro i diritti universali.
A Bologna 11 ottobre contro la privatizzazione dell'acqua Bologna 11 ottobre 2014 :Corrado Oddi: "Articolo 18 e referendum acqua sono gli scalpi che Renzi vuole portare in Europa" https://www.youtube.com/watch?v=hIAzTdEEh2g#t=54
Zach System di Almisano, gli sviluppi Zach System di Almisano, gli sviluppi
Lo scorso 3 settembre, l’amministratore delegato di Zach System ha comunicato alla Rsu dello stabilimento di Almisano di Lonigo, la decisione della proprietà di ricercare un socio industriale strategico. L’amministratore delegato non ha escluso la possibilità della cessione del pacchetto di maggioranza. Questo fatto segna una svolta storica nella politica industriale del gruppo Zambon. La ricerca di tale partner anche se presentata come una opportunità di crescita e rafforzamento, solleva comunque alcune perplessità e preoccupazioni tra le maestranze aziendali ben evidenziate nelle assemblee del 04/09/2014. Nonostante alcuni anni di sofferenza acuiti dal calo di uno dei prodotti di punta, la proprietà per lungo tempo ha dichiarato che la chimica occupava un posto speciale nel proprio cuore
e pensiero. I fatti ora dimostrano che non è così. Avremmo preferito che ad informare i Sindacati e i Lavoratori fosse la proprietà direttamente; non perché fosse un atto dovuto, ma ci pareva ovvio e normale viste le aspettative create con continue dichiarazioni che siamo
parte di una grande famiglia. In una vera famiglia non si condividono solo i momenti “buoni”. Evidentemente ci siamo sbagliati. I lavoratori e
le Oo.Ss ribadiscono che: l’attuale situazione di difficoltà aziendale non è stata causata dalle maestranze ma dalle scelte errate fatte dal management e dalla proprietà del gruppo; che tali scelte, in particolare
quella di non investire decisamente e “per tempo” nell’ammodernamento tecnologico e industriale del sito di Lonigo ha ridotto la disponibilità
economica del gruppo nel medio periodo non consentendo quelle scelte che ora sarebbero tornate utili; - la focalizzazione su un solo grande (per quantità) prodotto ha fatto perdere di vista altre possibilità che il mercato offriva; che la Rsu ed i lavoratori, con grande senso di
responsabilità, hanno sempre consentito allo stabilimento Zach di Almisano di Lonigo di cogliere le opportunità di mercato che si sono presentate negli anni. Tutto questo è dimostrato dalla grande flessibilità messa a disposizione dai lavoratori per coprire le esigenze produttive e dall’accordo che ha introdotto il salario d’ingresso volto appunto a contribuire al contenimento dei costi aziendali; che sono i lavoratori stessi a volere il rilancio dello stabilimento, non fosse altro per evitare di sentirsi dire che l’impegno
profuso di anno in anno non è bastato a centrare gli obiettivi, che i lavoratori stessi concordano sulla necessità di un partner industriale
strategico che porti, prodotti, soldi/investimenti, intelligenze (e che non svuoti il brand o lo stabilimento delle ricchezze umane e di conoscenza che già possiede), ma che i lavoratori chiedono anche un partner che garantisca, valorizzi e incrementi i livelli occupazionali, che valorizzi gli accordi esistenti, che continui l’impegno su ricerca, sicurezza, ambiente e salute. Per tutti questi motivi, nella attuale fase di transizione in cui l’incertezza è massima, le Rsu Aziendali, chiedono di essere costantemente aggiornate su tutto quanto riguardi il
futuro di Zach System e inoltre, richiedono unitamente alle Oo.Ss Territoriali, un incontro con i vertici del gruppo e con la proprietà. Incontro che dovrà essere occasione di approfondimento delle strategie aziendali e di esposizione delle preoccupazioni che i dipendenti, in assemblea, hanno espresso per il loro futuro.
aziende chimiche e inceneritori
Il sindaco di Montebello dopo le condanne ai vertici non ci sta a unire
la gestione di Medio Chiampo ad Acque del Chiampo come suggerito da noi
e da altri in questi ultimi due anni e vuole invece rilanciare l'ente per farlo crescere come l'Aim di Vicenza diventando così una Multiutility al servizio dei comuni
453.333 volte oltre i limiti nella falda superficiale e 46.607 volte nella falda profonda; il tricloroetilene 193.333 volte oltre i limiti nella falda superficiale e 156 nella profonda. Il mercurio 2.100 volte nella falda superficiale; il diclorometano 1.073.333 volte in falda superficiale e 3.267 volte nella falda profonda, il tetracloruro di carbonio 666.667 volte nella falda superficiale e 3.733 volte nella falda
profonda. Questi i monitoraggi ambientali fatti dalla società Environ nella zona della discarica di Bussi, la discarica abusiva di rifiuti tossici più grande d'Europa, una superficie grande come venti campi di calcio, per un totale di 500 mila tonnellate di rifiuti. Durante il processo era stata mostrata una relazione dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sull’analisi della acque contaminate. Le falde acquifere permeate dai veleni della discarica di Bussi sul Tirino avrebbero contaminato 700 mila consumatori. Uno studio che pesa come un macigno. L’altro ieri c’è stata la requisitoria nel processo in Corte d’Assise a Chieti.
“Sono stati commessi crimini tra i peggiori del genere in Italia, sulla
testa di decine di migliaia di persone. Le pubbliche autorità avvertirono Montedison dell'inquinamento delle acque dei pozzi e non i cittadini, le vittime”. È uno dei passaggi in aula del pm Anna Rita Mantini, durante la requisitoria, nell'ambito del processo a porte chiuse. L’accusa mostra i documenti. E in particolare ricorda quando
nel 1993 una società esterna segnalò a Montedison la grave situazione di inquinamento, sottolineando che le attività erano inadeguate e proponendo investimenti sia per il risanamento che per lo studio degli effetti sulla salute. E su un appunto sequestrato, riconducibile ai vertici Montedison, rispetto allo studio e con riferimento alle vecchie discariche c'è scritto “non ci conviene”. I PM hanno chiesto per 18 dei 19 imputati delle pene che variano dai 4 ai 12 anni di carcere.
Qui la relazione del’ISS http://www.iss.it/binary/epam/cont/BUSSI_MARZO.PDF
Diversi sono, infatti, gli indizi che vanno esplicitamente in questa direzione: il piano sulla "spending review" che punta alla razionalizzazione delle società partecipate dagli enti locali, seguendo lo slogan "riduzione da 8.000 a 1.000"; il decreto "Sblocca Italia" che, modificando profondamente la disciplina riguardante la gestione dell'acqua, arriva ad imporre un unico gestore in ciascun ambito territoriale e individua, sostanzialmente, nelle grandi aziende e multiutilities, di cui diverse già quotate in borsa, i poli aggregativi; la legge di stabilità in cui probabilmente verranno inserite quelle norme volte a imporre agli Enti Locali la collocazione in borsa delle azioni delle aziende che gestiscono servizi pubblici. Si arriverebbe, addirittura, a costruire un
vero e proprio ricatto nei confronti degli Enti Locali i quali, oramai strangolati dai tagli, sarebbero spinti alla cessione delle loro quote al mercato azionario per poter usufruire delle somme derivanti dalla vendita, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.
Appare sempre più evidente come in queste ultime settimane si stia imprimendo un'accelerazione alla discussione pubblica provando a concentrare l'attenzione esclusivamente su tale tema
attraverso la costruzione di una propaganda che prova a disegnare uno scenario di ineluttabilità di questo processo utilizzando argomentazioni
come la necessità di superare l'eccessiva frammentazione delle aziende,
di ridurre gli sprechi e di realizzare delle aziende di dimensioni tali
da essere in grado di competere sul mercato, anche globale, e di effettuare gli investimenti.
Ne emerge così un dibattito pubblico
del tutto distorto in quanto si prova a nascondere il reale obiettivo sotteso, ovvero la privatizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali, e finanche la finanziarizzazione degli stessi.
nostro avviso la proposta di creare pochi soggetti gestori, intorno alle grandi multiutilities esistenti, che si spartiscano tutto il territorio nazionale, ripercorre la strada dei fallimenti testimoniati dai bilanci in debito di queste società e ripropone l'idea di vendere servizi essenziali per coprire buchi di bilancio. Si tratta esclusivamente di un’operazione che espropria i consigli comunali dei loro poteri e allontana le decisioni dal controllo democratico. Oggi serve una gestione dell'acqua, dei rifiuti, del TPL, dell'energia, prossima ai cittadini e alle amministrazioni locali, per garantirne la trasparenza e la partecipazione nella gestione dei servizi.
la rassegna stampa sulle vicende del cambio dirigenti Arpav a Vicenza e
caso Medio Chiampo con nuove nomine dei vertici e cronostoria della vicenda sulle condanne per un grave inquinamento della nostra acqua sopratutto qui a Lonigo e a Cologna Veneta . Non possiamo ancora stare tranquilli ma anche il nostro comunicatohttp://www.montecchiopiu.com/leggi/medio-chiampo-spa-le-richieste-di-acqua-bene-comune oltre a quello di Pietrangelo Pettenòhttp://www.veneziaonline.com/news/ultim-ora/ambiente-petteno-fsv-rimuovere-vertici-medio-chiampo-spa.html ha fatto in modo che ci sia stato questo cambio direzionale RIORGANIZZAZIONE. Verona e Vicenza da unire Arpav, nuove nomine ma si va a macro-aree Da Il Giornale di Vicenza venerdì 03 ottobre 2014 REGIONE, pagina 9 PADOVA
Nuove nomine all´Arpav, l´agenzia della Regione, dove però si arriverà presto a “macro-aree sovraprovinciali», come previsto dal piano strategico 2012-14 aggiornato con l´ok della Regione in estate. Erano scaduti i mandati dei direttori dei dipartimenti, e il direttore generale Carlo Emanuele Pepe ha provveduto alle nuove nomine che dureranno 3 anni. I nuovi direttori sono Loris Tomiato per i dipartimenti provinciali di Treviso e di Venezia, Renzo Biancotto per Rovigo, Vincenzo Restaino per Padova, Primo Munari per Verona e infine Giancarlo Cunego per il dipartimento provinciale di Vicenza. È arrivata la conferma per Rodolfo Bassan a Belluno, Alberto Luchetta al dipartimento regionale Sicurezza del territorio e Francesca Daprà a quello Laboratori. L´Arpav però mira a creare tre macroaree per Verona-Vicenza, Padova-Rovigo, Venezia-Treviso, lasciando invariati Belluno e i due dipartimenti di valenza regionale: «L´attivazione delle tre macroaree sarà graduale, pertanto ogni direttore attualmente designato ha il mandato fin d´ora di intraprendere soluzioni organizzative propedeutiche all´avvio dei nuovi dipartimenti».P.E. Il Giornale di Vicenza mercoledì 01 ottobre 2014 – PROVINCIA – Pagina 34
MONTEBELLO. Nominati i nuovi amministratori Castaman al vertice di Medio Chiampo dopo lo scandalo I sindaci soci: «Un Cda di alto profilo, competente e capace»
È stato nominato il nuovo consiglio di amministrazione di Medio Chiampo. Cambiano così i vertici della società a capitale pubblico che gestisce il ciclo idrico integrato e l´impianto di depurazione fanghi dopo lo scandalo dei controlli facili sfociato nella sentenza di primo grado che aveva visto condannati il presidente e il managment dell´azienda. La nomina da parte dei sindaci dei Comuni soci paritari, Dino Magnabosco per Montebello e Gianluigi Cavaliere per Zermeghedo, è avvenuta a pochi giorni dalla scadenza naturale del mandato dei componenti, prevista per fine mese. «Abbiamo chiesto ai 3 membri del Cda
che erano rimasti ancora in carica di fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni in modo da poter permettere ai nuovi componenti
di essere operativi già dai primi di ottobre» spiega Magnabosco. Ad accogliere le richieste dei sindaci sono stati i consiglieri Scalzolaro e
Cazzavillan mentre il presidente di Medio Chiampo, Pier Giorgio Rigon, è
stato travolto dalla decadenza dell´organo dovuta al venir meno, per dimissioni dei consiglieri, della maggioranza minima di componenti fissato dalla legge e dallo statuto. «Non voglio pronunciarmi sulla mancanza di dimissioni spontanee da parte di Rigon - precisa Magnabosco - l´importante adesso per noi è che ci sia un nuovo Cda di alto profilo nominato di comune accordo e formato da persone competenti e
capaci, in grado di imprimere quella svolta di cui la società ha bisogno». Presidente di Medio Chiampo è ora il due volte sindaco di
Zermeghedo Giuseppe Castaman, suo vice è Lorenzo Altissimo, chimico, direttore del Centro idrico di Novoledo, già membro del Cda di Medio Chiampo dal 2006 al 2009. Consiglieri sono Chiara Biscotto, bancaria ed esperta di finanza aziendale; Antonio Gennarelli, commercialista e revisore contabile, nel Cda di diverse Spa pubbliche e Monica Battistella, laurea in farmacia, responsabile s! icurezza e qualità di una multinazionale. Il Giornale di Vicenza domenica 10 agosto 2014 – PROVINCIA – Pagina 30 MONTEBELLO. Il sindaco: «Serve un nuovo cda tecnico e gestionale» Idea Medio Chiampo «Crescere come Aim» Cura del verde e delle strade per restare autonomi
Rilanciare la partecipata municipale Medio Chiampo Spa e difenderne l´autonomia. Sono le intenzioni che il sindaco di Montebello, Dino Magnabosco, ha reso note durante il consiglio comunale relazionando ai consiglieri in merito alla società che, con socio paritario il comune di
Zermeghedo, gestisce il servizio idrico integrato e finita al centro di
una vicenda giudiziaria con i vertici condannati il mese scorso in primo grado per violazioni delle norme ambientali. In quest´ottica il primo punto da realizzare è la nomina di nuovi uomini nel consiglio di amministrazione dell´azienda. «Medio Chiampo è una risorsa da difendere e
da valorizzare - ha detto Magnabosco - e ad oggi si sta lavorando per selezionare un gruppo dirigente che possa dare nuovo lustro e prospettive. È quindi nostra intenzione nominare un cda che garantisca alla società una copertura tecnico gestionale nei rapporti con gli altri
enti, evitando concorrenze! inutili con altri gestori». Una necessità che non può non passare attraverso un ripensamento della missione aziendale. «Vogliamo - hanno annunciato il sindaco e l´assessore al bilancio Anna Cracco - che Medio Chiampo cambi passo e che ci sia una chiara programmazione economica e finanziaria e una strategia aziendale finalizzata a migliorare e ad implementare i servizi
offerti, diventando una multiutility al sevizio dei Comuni». Il modello cui ispirarsi sono le Aim di Vicenza e il primo ampliamento delle competenze cui fare riferimento saranno le manutenzioni stradali e
la cura del verde pubblico. Inoltre, per poter permettere una scelta più consapevole è stato affidato ad una società di consulenza aziendale l´incarico di stilare un rapporto sulla situazione complessiva di Medio Chiampo. «Se vogliamo che conservi la sua autonomia e che non venga fagocitata da più grandi realtà industriali di Arzignano - ha precisato Magnabosco rispondendo ai consiglieri Maria Grazia Maggio e Alberto Zanuso - occorre aumentare la redditività con l´allargamento dell´offerta dei servizi». Il rapporto sullo stato di salute della partecipata sarà reso noto ai primi di settembre, il cda scadrà alla fine del mese prossimo. Poi sarà l´ora delle decisioni. Il Giornale di Vicenza sabato 26 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 32 AMBIENTE Pettenò chiede di rimuovere i vertici Medio Chiampo Spa
«I vertici dell´azienda Medio Chiampo, che gestisce il servizio idrico integrato dei comuni di Montebello Vicentino, Zermeghedo e Gambellara, devono essere rimossi». Lo chiede il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra Veneta), in un´interrogazione rivolta alla giunta regionale e in particolare all´assessore all´ambiente Maurizio Conte, a seguito della condanna ad un anno e mezzo
di reclusione, oltre al risarcimento di 500 mila euro nei confronti del
Ministero dell´Ambiente, che il tribunale di Vicenza ha comminato al presidente, al direttore generale e al direttore tecnico della Medio Chiampo per l´inquinamento del depuratore di Montebello e della discarica di Zermeghedo. «La condanna, peraltro arrivata a otto anni
dai fatti contestati e dalle ispezioni Arpav - osserva Pettenò - va ad aggiungersi a episodi che nel corso degli anni hanno visto operare in negativo i verti! ci della società pubblica, che invece avrebbero dovuto
gestire in modo impeccabile il delicato equilibrio ambientale del distretto produttivo di Zermeghedo, Montebello e Gambellara. Ritengo pertanto necessario e urgente procedere subito alla revoca del presidente e alla sospensione dei dipendenti condannati». M.G.
Il Giornale di Vicenza - lunedì 14 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 17 MONTEBELLO. Il Pd «Si dimettano i vertici di Medio Chiampo» Il Pd di Montebello ha chiesto le dimissioni dei vertici della Medio Chiampo condannati in primo grado. «Il Partito democratico a seguito della condanne inflitte ai vertici del consiglio di amministrazione della Medio Chiampo Spa per l´inquinamento del depuratore di Montebello e della discarica di Zermeghedo – si legge nel volantino fatto circolare nei giorni scorsi – chiede le dimissioni immediate dei dirigenti e dei dipendenti condannati». L´altro ieri un´analoga richiesta di azzeramento dei vertici era stata formulata da parte del coordinamento Acqua bene comune
di Vicenza e del comitato Acqua bene comune della Valchiampo ai sindaci
di Montebello e Zermeghedo, soci paritari al 50 percento della società a
capitale pubblico che gestisce il ciclo idrico integrato. Il presidente del Cda Piegiorgio Rigon, il direttore amministrativo Luigi Culpo e il direttore tecnico Stefano Paccanaro sono stati c! ondannati a
un anno e mezzo di reclusione col beneficio della sospensione della pena a condizione del risarcimento al ministero dell´Ambiente di mezzo milione di euro. Della sentenza di condanna è già stata annunciata la presentazione dell´impugnazione in appello. M.G.
dal sito Il Giornale di Vicenza Clic. Il Giornale di Vicenza Clic domenica 13 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 31 MONTEBELLO «Azzerare i vertici di Medio Chiampo»
Un azzeramento dei vertici di Medio Chiampo spa. È quanto chiedono il coordinamento “Acqua bene comune” Vicenza e il comitato “Acqua bene comune” Val Chiampo ai sindaci di Montebello e Zermeghedo, i cui Comuni sono soci dell´ente di gestione del ciclo dell´acqua. La richiesta è
motivata con le condanne del presidente della società Piergiorgio Rigon, del direttore generale Luigi Culpo e del direttore tecnico Stefano Paccanaro. Gli attivisti invitano i primi cittadini “a procedere
con urgenza alla revoca del mandato al presidente Piergiorgio Rigon e ad attivare le procedure per la sospensione dal servizio e dello stipendio dei dipendenti Luigi Culpo e Stefano Paccanaro, nel caso che i
citati ricorrano rispetto alla sentenza di condanna; diversamente, di procedere, per quanto di competenza, al licenziamento senza preavviso e al recupero delle spese processuali dai condannati”. I comita! ti, poi, oltre a sollecitare una verifica dello stato di salute dell´impresa
per valutare una fusione con Acque del Chiampo, chiedono un´indagine alla vecchia discarica di Zermeghedo, anche in seguito alle malattie che
hanno colpito persone operanti, in passato, per Medio Chiampo, o residenti nella zona. MA.CA.
Il Giornale di Vicenza mercoledì 02 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 28 MONTEBELLO. La replica dei vertici della società ritenuti responsabili di traffico di rifiuti «MedioChiampo, la condanna è contro un lavoro di 30 anni» «Il fango non è pericoloso perchè non è cancerogeno Ne va delle attività delle concerie di tutta la zona»
«Di fronte alla condanna siamo quanto mai perplessi. Perchè la sentenza
del giudice, oltre a ritenerci responsabili, di fatto condanna un´attività trentennale della società, che continua analoga anche oggi, ben dopo i fatti che erano oggetto dell´imputazione». A parlare sono
gli imputati che l´altra sera, il giudice Michela Rizzi, accogliendo la
richiesta del pubblico ministero onorario Stefano Conte, ha ritenuto responsabili e ha inflitto loro 18 mesi di reclusione (pena sospesa solo
se risarciranno mezzo milione di euro al ministero dell´Ambiente e se rimuoveranno quanto è di pericolo per l´ambiente) a Piergiorgio Rigon, 79 anni, di Montebello, presidente della società Medio Chiampo spa; al direttore amministrativo Luigi Culpo, 54, di Arzignano, e ai due dipendenti Stefano Paccanaro, 53 anni, di Zermeghedo, e Stefania Malesan, 41, di Monteforte d´Alpone. Condannati anche Paolo Crestani, 51, di Montebello, e Luigi Storato, 40, pure di Montebello. Sono stati ritenuti colpevoli di traffico illecito di rifiuti per la gestione della discarica di Zermeghedo. I condannati, assistiti dagli avv. Marco Dal Ben. Marco Tonellotto, Lucio Zarantonello, Giovanni
Manfredini, Ilaria Benedetti, Linda Marchesini e Alessandro Zennaro, attenderanno le motivazioni prima di presentare ricorso in appello. Il reato si prescriverà in novembre, ma resta aperto il nodo del risarcimento. «Medio Chiampo è una società pubblica nata per volontà dei
Comuni di Montebello e Zermeghedo che intendevano organizzare in maniera pianificata la gestione dei rifiuti da fanghi di conceria. Il depuratore di Montebello li riceve e li tratta, e poi li conferisce alla
discarica di Zermeghedo. Così da trent´anni, sulla scorta di autorizzazioni rilasciate da più enti, l´ultima nel 2011», spiegano gli imputati. L´inchiesta della procura era partita con altre ipotesi di
reato, molte de! lle quali cadute in aula per prescrizione. È rimasta in piedi! la questione del traffico di rifiuti, che fa riferimento al fatto che i fanghi erano contaminati da idrocarburi e fenoli in eccesso.
Per il consulente della procura Vergnano, infatti, il fatto che venissero superati i limiti di idrocarburi e fenoli stava a indicare la pericolosità di quei rifiuti. «Questa tesi, peraltro espressa in solitudine dal consulente, è stata contrastata fra l´altro dall´Istituto
superiore di Sanità. Perchè, per stabilire se un rifiuto è pericoloso, va indicato se è cancerogeno; e per accertarlo servono dei “marker”. Lo ha poi stabilito anche una legge del 2009: non è sufficiente il superamento del limite». A questi risultati, proseguono i condannati, era giunta anche l´Arpav, e i suoi tecnici lo hanno testimoniato in aula; ma c´era giunta anche la procura ancora nel 2007. «Per dare il via
libera al dissequestro della discarica il pm di allora ci chiese - sottolinea Culpo con l´avv. Dal Ben - ! di portare i fanghi in un laboratorio indicato dallo stesso magistrato. Gli esiti dimostrarono che
i nostri fanghi superavano sì il limite degli idrocarburi, ma non erano
cancerogeni. La Medio Chiampo interpellò anche la Stazione delle Pelli di Napoli, che diede gli stessi esiti. I nostri fanghi, sempre gli stessi, che trattiamo da 30 anni, non sono rifiuti pericolosi. Purtroppo
la sentenza racconta di una verità contraria». È questa la maggiore
preoccupazione dei condannati. «Ad essere messa in dubbio non è la nostra singola attività, ma tutto il sistema su cui da decenni si fonda la Medio Chiampo, che è fondamentale per lo sviluppo del lavoro delle concerie di tutta la zona. Senza discarica, si blocca la produzione. Ma se gestendo la struttura così come abbiamo sempre fatto abbiamo commesso
un reato, vuol dire che oggi stiamo continuando a sbagliare. Ne siamo certi?». La risposta in Appello. D.N.
Il Giornale di Vicenza martedì 01 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 31 MONTEBELLO. Si è chiuso ieri pomeriggio il lunghissimo processo vicentino legato all´inquinamento del depuratore Medio Chiampo, sei condanne
I responsabili dovranno risarcire il ministero dell´Ambiente con 500 mila euro per i danni. Sono andate prescritte sette posizioni Un anno e mezzo di reclusione ciascuno, con la sospensione della pena solo se pagheranno il mezzo milione di euro di provvisionale al ministero dell´Ambiente. È questa la condanna, letta dopo tre ore di camera di consiglio, inflitta dal giudice Michela Rizzi a carico di sei dei tredici imputati del maxiprocesso per l´inquinamento del depuratore di Montebello e della discarica di Zermeghedo. Otto anni dopo il blitz compiuto da polizia stradale e Arpav, seguito alla visita a sorpresa della troupe di “Striscia la notizia”, la vicenda giudiziaria arriva ad un punto fermo. Assolti gli altri imputati, tre per non aver commesso il
fatto e gli altri perchè le accuse - in relazione a specifiche violazioni ambientali - sono oramai prescritte. Il tribunale ha accolto,
diminuendole di sei mesi, le richieste della procura con il pubblico ministero onorario Stefano Conte, cui era stato affidato un fascicolo scottante. La parte civile - il ministero - con l´avv. Bonora aveva chiesto una provvisionale di un milione per i danni provocati. Il risarcimento complessivo sarà valutato dal giudice civile. Il dicastero sottolinea che per bonificare il bacino (che insiste soprattutto sulla provincia di Verona) ha un accordo di programma che prevede investimenti
per 90 milioni di euro. Sono stati ritenuti responsabili di aver contaminato la discarica con idrocarburi e fenoli Stefano Paccanaro, 53 anni, di Zermeghedo (avv. Lucio Zarantonello); Piergiorgio Rigon, 79, di
Montebello (avv. Marco Dal Ben e Marco Tonellotto); Luigi Culpo, 54, di
Arzignano (avv. Giovanni Manfredini e Ilaria Benedetti); Paolo Crestani, 51, di Montebello; Luigi Storato, 40, di Montebello (avv. Alessandro Zennaro e Linda Marchesini), e Stefania Malesan, 41, di Monteforte d´Alpone. Assolti con formula piena Giovanni Bartucci, 42, di
San Bonifacio; Fabio Crestani, 47, di Montebello (avv. Angelo Merlin), e
Sandra Dal Grande, 7! 0, di Montebello. Infine, prescritte le posizioni, oltre che p! er alcune accuse di Paccanaro, Rigon, Culpo, Storato e Malesan, di Tiziana Piras, 42, di San Bonifacio (avv. Francesco e Lino Pasquino); Davide Zannato, 37, di Montecchio Maggiore; Gianna Tasson, 51, di Zermeghedo (avv. Luisa Fiorentino), e infine Bruno
Pellizzari, 72, di Montecchio Maggiore. Era il marzo 2006 quando la
procura fece perquisire la sede della Medio Chiampo. Scattarono verifiche sulla gestione ambientale di depuratore e discarica. A dover rispondere i vertici della Medio Chiampo, e di Elidra Multiutility, che gestiva il depuratore. Il Giornale di Vicenza - martedì 01 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 31 «Sentenza ingiusta Proporremo appello»
«Una sentenza assurda, da rivedere. Ricorreremo in Appello». I commenti
a caldo dei sei condannati sono simili fra loro e lapidari, soprattutto
da parte dei vertici della Medio Chiampo, che si riservano di tornare a
bocce ferme sulla condanna, sulla quale peraltro incombe la prescrizione, che non tutela però dal risarcimento. Per l´avv. Dal Ben, che difende il presidente Piergiorgio Rigon, il suo assistito è sempre stato «convinto di avere operato in maniera corretta». Articolato il
ragionamento dell´avv. Manfredini, che assiste Culpo. «Abbiamo portato in aula testimonianze che hanno riferito come Culpo fosse direttore del servizio amministrativo della società, senza delega ambientale. È stato legale rappresentante fino al 2002, poi si è occupato solo di amministrazione. Non solo non aveva deleghe, ma nemmeno competenze di natura ambientale. Fra l´altro, a questa conclusione era già giunta la medesima magistratu! ra, archiviando un altro procedimento, oltre alla Provincia, che ha annullato delle sanzioni che aveva elevato a Culpo ancora alcuni anni fa per questa stessa vicenda giudiziaria. Attendiamo le motivazioni per comprendere il ragionamento del giudice». «Paccanaro e
Malesan erano dipendenti, e non è emerso nulla a loro carico - rimarca l´avv. Zarantonello -: siamo sconcertati. Senza dire che i consulenti hanno smentito il superamento dei limiti di legge». Soddisfatto invece l´avv. Pasquino, che tutelava Tiziana Piras, amministratrice di Elidra: «Pur con la prescrizione, la mia assistita esce di scena senza alcun obbligo risarcitorio».D.N.
Il Giornale di Vicenza - martedì 01 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 31 Il servizio di Striscia la notizia
Era il 2006 quando l´allora pm Angela Barbaglio, a margine della maxinchiesta nella gestione dei rifiuti, fece perquisire la Medio Chiampo. Gli accertamenti scattarono anche dopo la messa in onda del tg satirico “Striscia la notizia”, che con un servizio di Moreno Morello denunciò le pulizie in discarica prima dei controlli. L´indagine nei confronti di 65 persone fu spezzettata in più filoni. In quello rimasto a
Vicenza erano indagate 31 persone, fra cui i politici regionali in carica fino al 2010, usciti di scena con l´archiviazione. Erano tutti accusati di aver favorito numerose concerie allacciate alla fognatura pubblica per smaltire i loro fanghi in deroga ai limiti fissati dalla legge. Il caso suscitò un ampio dibattito fra le necessità ambientali e quelle di salvaguardare i posti di lavoro.
""SENZA LIMITI IL CAMINO E4"" A TRISSINO Ditta MITENI SpA ""SENZA LIMITI IL CAMINO E4"" A TRISSINO Ditta MITENI SpA - Autorizzazione Integrata Ambientale
Materia: Ambiente e beni ambientali DECRETO DEL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO AMBIENTE n. 59 del 30 luglio 2014 59_Allegato A_DDR_59_30-07-2014_282303.pdf Ditta MITENI SpA, con sede legale in Loc. Colombara, 91 a Trissino (VI) e ubicazione impianto in Loc. Colombara, 91 a Trissino. Autorizzazione Integrata Ambientale Punti 4.1f, 4.2b e 4.2d dell'Allegato VIII, Parte II del Decreto Legislativo n° 152/2006 Note per la trasparenza Rilascio di un'Autorizzazione Integrata Ambientale ad un impianto chimico per la produzione di prodotti chimici organici come idrocarburi alogenati e prodotti chimici inorganici come acidi e sali.
Estremi dei principali documenti dell'istruttoria: Richiesta per l'ottenimento dell'AIA definitiva pervenuta con prot. n. 567301 del 13.12.2012 Integrazione alla domanda di AIA pervenuta con prot. dal 213877 al 213886 del 19.05.2014 Il Direttore VISTE le Direttive del Consiglio dell’Unione Europea 96/61/CE del 24/09/1996 e 2008/1/CE del 15/01/2008, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento; VISTO il Decreto Legislativo n. 152 del 03/04/2006, “Norme in materia ambientale”; VISTA la deliberazione della Giunta Regionale n. 668 del 20/03/2007 “Autorizzazione ambientale per la prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento. Modalità di presentazione delle domande da parte dei gestori degli impianti soggetti all’autorizzazione integrata ambientale -
Approvazione della modulistica e dei calendari di presentazione delle domande previsti dall’art. 5 comma 3 del D.Lgs. n. 59/2005” e le successive deliberazioni integrative; VISTE la deliberazione del Consiglio Regionale Veneto n. 107 del 05/11/2009 che approva il Piano di Tutela delle Acque e la deliberazione
di Giunta Regionale Veneto n. 80 del 27/01/2011 che riporta le linee guida per l’applicazione di alcune norme tecniche di attuazione del Piano di Tutela delle Acque; CONSIDERATO che, con decreto del Segretario Regionale all’Ambiente e Territorio n. 138 del 30.10.2007, come integrato e prorogato dai successivi decreti n.18 del 29.03.2010, n.31 del 14.06.2010, n. 58 del 29.09.2010, e n.85 del 29.10.2012, n.20 del 29.04.2013 è stata rilasciata l’autorizzazione integrata ambientale “provvisoria”, alla ditta MITENI SpA, per le attività attualmente individuate ai punti 4.1f,
4.2b e 4.2d dell’Allegato VIII, Parte II del Decreto Legislativo n. 152/2006; VISTA la domanda di rinnovo dell’AIA di cui al DSR n. 138/2007, presentata dalla Ditta MITENI SpA. in data 07 dicembre 2012 ed acquisita
al prot. reg.le n. 567301 del 13 dicembre 2014; VISTI gli esiti della riunione tecnica istruttoria, effettuata presso gli Uffici regionali in data 13 maggio 2014, alla quale erano presenti i
rappresentanti della Provincia di Vicenza, di ARPAV – Dipartimento prov.le di Vicenza, del Comune di Trissino, di AVS Alto Vicentino Servizi SpA e della Ditta, come trasmessi a tutti gli Enti convocati con
nota n. 206311 del 13.05.2014; VISTA la documentazione integrativa presentata dalla Ditta a seguito dell’incontro del 13 maggio, ricevuta con prot. n. dal 213877 al 213886,
del 19.05.2014; CONSIDERATO che durante l’incontro del 13 maggio è stato comunicato agli
Enti che il procedimento di rinnovo verrà concluso, come previsto dall’art.29 comma 1 del D.Lgs. 46/2014, con riferimento alla normativa vigente all’atto della presentazione dell’istanza entro e non oltre settantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del citato decreto
D.Lgs. 46/2014; VISTO Il Decreto n.111 del 31.10.1990 che autorizzava, con limiti, le emissioni del camino E4 VISTO il Decreto n.2384 del 18.04.1997 rilasciato dalla Provincia di Vicenza, che autorizza il convogliamento delle emissioni precedentemente inviate al camino E4 al nuovo camino E19, previo abbattimento delle stesse nel nuovo termo combustore, mantenendo il convogliamento al camino E4 solo nei casi di malfunzionamenti e manutenzioni ordinarie e straordinarie al termocombustore; CONSIDERATO inoltre che, come dichiarato dalla Ditta, durante le operazioni di manutenzione al termo combustore gli impianti produttivi sono fermi e pertanto in questo caso le emissioni inviate al camino 4 sono relative solo agli sfiati derivanti dalla polmonazione dei serbatoio di stoccaggio del reparto BTF e dei serbatoi di stoccaggio degli infiammabili; CONSIDERATO che in caso di anomalia o malfunzionamento al termo combustore viene interrotta l’alimentazione allo stesso dei rifiuti; RITENUTO pertanto di poter autorizzare senza limiti il camino E4, prescrivendo comunque l’obbligo della corretta manutenzione degli impianti di abbattimento ad esso collegati; VISTO il Piano di Monitoraggio e Controllo, relativo a tutto lo stabilimento, allegato alla documentazione integrativa prot. n. dal 213877 al 213886, del 19.05.2014; CONSIDERATO che, ai sensi del comma 7 dell’art. 29 – quater del D. Lgs. n. 152/2006, per tutti gli impianti assoggettati alla disciplina dell’AIA, deve essere acquisito sulla proposta del gestore di controlli e
monitoraggi ambientali il parere della competente Agenzia regionale per
la protezione dell’ambiente; CONSIDERATO che, ai sensi della DGRV n. 242 del 9 febbraio 2010, come modificata dalla successiva DGRV n. 863 del 15 maggio 2012, i piani di monitoraggio e controllo relativi agli impianti di gestione rifiuti assoggettati alla disciplina dell’AIA devono essere “validati” dalla Provincia e dal Dipartimento ARPAV competenti per territorio; VISTO il nulla osta congiunto del 23 giugno 2014 prot. N 044034 della Provincia di Vicenza e del Dipartimento ARPAV di Vicenza in merito al PMC predisposto dalla Ditta Miteni S.p.A.; CONSIDERATO che l’art. 33 della parte II del D. Lgs. n. 152/2006, prevede che le spese occorrenti per effettuare i rilievi, gli accertamenti e i sopralluoghi necessari per l’istruttoria delle domande di Autorizzazione Integrata Ambientale e per i successivi controlli sono
a carico del gestore e che le relative tariffe sono state individuate dal Decreto interministeriale 24 aprile 2008 (pubblicato sulla G.U. n. 222 del 22.09.2008); VISTA la DGR n. 1519 del 26/05/09 con la quale la Giunta regionale ha approvato le “Modalità di quantificazione delle tariffe per le istanze assoggettate a procedura di AIA Regionale e Provinciale ai sensi del Decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59”, fornendo altresì le specifiche modalità e tempistiche di versamento di detti oneri istruttori; PRESO ATTO che la Ditta MITENI S.p.A. ha provveduto al pagamento degli oneri istruttori di cui sopra, come evidenziato dalla quietanza di pagamento allegata alla medesima istanza del 07 dicembre 2012; VISTA la DGRV n. 2229 del 20.12.2011, come modificata dalle successive DDGRV n. 1543/2012 e n. 346/2013, con la quale sono state individuate le
modalità per la prestazione delle garanzie finanziarie a copertura dell’attività di smaltimento e recupero di rifiuti in sostituzione delle
precedenti emanate con DGRV n. 2528/1999; PRESO ATTO che la Ditta MITENI SpA ha presentato alla Provincia di Vicenza, le garanzie finanziarie conformi alle succitate disposizioni regionali e che tali garanzie risultano essere state formalmente accettate dalla medesima Provincia di Vicenza; VISTO che, ai sensi art. 29 quater comma 12, D.lgs. n. 152/2006 ogni autorizzazione integrata ambientale deve includere, tra l’altro, l'indicazione delle autorizzazioni sostituite; RITENUTO di sostituire, in conformità a quanto detto al punto precedente, l’autorizzazione all’esercizio delle operazioni di stoccaggio rifiuti, l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto di recupero rifiuti, l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto di incenerimento rifiuti, l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera, l’autorizzazione allo scarico dei reflui produttivi; RITENUTO pertanto di rilasciare, in base alla documentazione presentata dalla ditta e da quella acquisita dall’Autorità competente durante l’espletamento della fase istruttoria, l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla ditta, per l’attività prevista dal D.Lgs 3 aprile 2006 n. 152, nell’All. VIII, alla Parte Seconda, ai punti 4.1f, 4.2b e 4.2d, per un periodo di anni 5 come previsto dall’articolo 29 octies comma 3 del D.Lgs. n. 152/2006, subordinatamente all’osservanza delle prescrizioni elencate nel successivo dispositivo; decreta 1. L’autorizzazione integrata ambientale è rilasciata alla Ditta MITENI SpA con sede legale in Località Colombara, 91 a Trissino (VI), codice fiscale 01795740925 / partita IVA 10129460159 e ubicazione impianto in Loc. Colombara, 91 a Trissino (VI), per l’attività individuata ai punto 4.1f, 4.2b e 4.2d dell’Allegato VIII alla Parte II del D.Lgs. 152/2006; 2. L’autorizzazione integrata ambientale rilasciata alla Ditta MITENI SpA. ha validità 5 (cinque) anni, a partire dalla data di rilascio del medesimo provvedimento, così come previsto dall’articolo 29 – octies del D. Lgs. n. 152/2006. 3. Ai sensi dell’articolo dell’art.
29-quater, comma 11, del D.Lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii. la presente Autorizzazione Integrata Ambientale sostituisce le seguenti autorizzazioni ambientali di settore: Autorizzazione all’esercizio dell’impianto di incenerimento rifiuti (sezione B); Autorizzazione all’esercizio delle operazioni di stoccaggio rifiuti (sezione C); Autorizzazione all’esercizio delle operazioni di trattamento rifiuti (sezione D) Autorizzazione alle emissioni in atmosfera (sezione E); Autorizzazione agli scarichi acque reflue (sezione F); 4. L’impianto autorizzato è descritto sinteticamente in Allegato A. 5. L’autorizzazione ambientale integrata è subordinata al rispetto delle seguenti prescrizioni: A) Esercizio impianto di incenerimento rifiuti 5.1. Sono ammesse alle operazioni di incenerimento (D 10) di cui all’allegato B alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 - combinate con il recupero energetico del vapore
generato dalla combustione – delle tipologie di rifiuti prodotte all’interno dello stabilimento chimico del medesimo Gestore ed identificate mediante codifica C.E.R. e relativa descrizione che di seguito si riportano: CER: 07 07 07* – rifiuti della
produzione di prodotti della chimica fine e di prodotti chimici non specificati altrimenti -fondi e residui di reazione, alogenati; 5.2. La potenzialità massima autorizzata è fissata in complessivi 150 kg/h; 5.3. E’ ammesso il convogliamento al forno inceneritore dei reflui gassosi provenienti dai processi produttivi per una potenzialità massima di 1.600 Nm3/h, e di quelli provenienti da silos e serbatoi per una potenzialità massima di 400 Nm3/h; 5.4. Nei casi di guasto, il Gestore riduce o arresta l’attività di alimentazione rifiuti e/o flussi gassosi appena possibile, finché sia ristabilito il normale funzionamento, come previsto dall’art. 16, comma 2
del D.Lgs. n. 133/05; 5.5. L’impianto di incenerimento deve essere gestito in modo che durante il periodo di effettivo funzionamento (al di sopra del minimo tecnico), esclusi arresti o guasti, non
vengano superati i limiti delle emissioni degli inquinanti, come valore
medio giornaliero e come valore medio semiorario, indicati nell’allegato 1, paragrafo A, del D. Lgs. 133/05 “Attuazione della direttiva 2000/76/ce – Incenerimento rifiuti”; 5.6. Fatto salvo l’articolo 8, comma 8, lettera c) del D. Lgs. n. 133/05, per nessun motivo, in caso di superamento dei valori limite di emissione, l’impianto o la singola linea di incenerimento può continuare
ad incenerire rifiuti per più di quattro ore consecutive a partire dalla segnalazione del superamento e dalla conseguente nonché immediata attivazione delle misure necessarie a riportare l’impianto nelle normali
condizioni di esercizio; inoltre la durata cumulativa del funzionamento
in tali condizioni in un anno deve essere inferiore a sessanta ore. La durata di sessanta ore si applica alle linee dell’intero impianto che sono collegate allo stesso dispositivo di abbattimento degli inquinanti dei gas di combustione; 5.7. In caso di malfunzionamenti, guasti dei dispositivi di depurazione o arresti tecnicamente inevitabili, la
concentrazione totale di polveri nelle emissioni in atmosfera non deve in alcun caso superare i 150 mg/Nm3, espressi come media su 30 minuti; non possono essere inoltre superati i valori limite relativi alle emissioni nell’atmosfera di CO e TOC. 5.8. In caso di guasto dei sistemi di misurazione delle emissioni in atmosfera, al fine della verifica del rispetto dei relativi limiti, la ditta è tenuta ad effettuare – per lo stretto periodo necessario alla riparazione e/o sostituzione dello strumento – almeno una misura settimanale in continuo per almeno 8 ore del parametro di norma rilevato
con lo strumento interessato dal malfunzionamento: il Gestore è tenuto altresì a comunicare tempestivamente alla Regione Veneto e agli Enti di Controllo (Provincia ed ARPAV) il guasto occorso ed il tempo previsto per la riparazione e/o sostituzione dello strumento interessato da detto
malfunzionamento; 5.9. La gestione dell’attività di incenerimento di rifiuti dovrà avvenire nel rispetto delle seguenti prescrizioni: a) Il Gestore dovrà provvedere a caratterizzare i rifiuti prima del loro avvio al processo di incenerimento, e comunque, in concomitanza con
ogni variazione sostanziale del ciclo di lavorazione, dello stabilimento, che ne origina la produzione; dovranno
essere verificati almeno i seguenti parametri: Cloro totale, Fluoro totale, Zolfo totale, PCB/PCT, PCP, Alluminio, Antimonio, Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Cobalto, Manganese, Mercurio, Nichel, Piombo, Rame, Stagno, Tallio, Vanadio, Zinco, nonché ogni altro parametro significativo della pericolosità del rifiuto; le concentrazioni massime degli inquinanti principali presenti nei rifiuti inviati al forno inceneritore non dovranno superare le concentrazioni di
b) Dovrà essere prevista la possibilità di campionare i reflui dalle linee di alimentazione dei rifiuti all'inceneritore; c) Le scorie e le ceneri totali prodotte dal processo di incenerimento non possono presentare un tenore di incombusti totali, misurato come TOC, superiore al 3% in peso, od una
perdita per ignizione superiore al 5% in peso sul secco; d) Ai fini della corretta esecuzione del processo di incenerimento la temperatura della camera di
post - combustione deve essere mantenuta ad almeno 1200°C, al di sotto dei quali deve essere interrotta l’alimentazione dei rifiuti. di Tale controllo, garantito dall’efficiente funzionamento del PLC deve consentire la rilevazione della temperatura ottimale mediante sua misurazione con la sonda di temperatura T2 installata in uscita dalla camera di post - combustione. La temperatura misurata nella camera di combustione primaria, rilevata tramite la sonda T1, non dovrà scendere al di sotto degli 850 ° C; e) Il Gestore deve provvedere a garantire il corretto e regolare funzionamento del PLC; in caso di anomalie deve essere attivata la procedura di emergenza con conseguente blocco, anche manuale, dell’alimentazione dei rifiuti all’inceneritore; f) Ai fini dell’esecuzione dei controlli analitici sugli effluenti gassosi, di cui all’Allegato A al D.Lgs. 133/05, sono definiti come periodi di inattività dell’impianto di
incenerimento di rifiuti, le fasi di avviamento, di stand- by e di fermo tecnico dell’impianto (durante i quali i fumi di combustione vengono evacuati attraverso il cosiddetto “cappello di emergenza”); g) Nei periodi di chiusura estiva e
invernale (fermo tecnico) la ditta dovrà comunicare con congruo anticipo agli Enti di Controllo (Provincia ed ARPAV) gli effettivi giorni di fermata dell’impianto; h) Ogni variazione in ordine ai succitati periodi di fermo impianto deve essere preventivamente e formalmente comunicata alla Regione Veneto e all’autorità di controllo (Provincia ed ARPAV); i) L’impianto di incenerimento deve essere dotato di un sistema automatico che impedisca l’alimentazione di rifiuti nei seguenti casi: all’avviamento, finché non sia raggiunta in camera di post - combustione la temperatura minima di 1200°C; qualora la temperatura nella camera di post - combustione scenda al di sotto di quella minima stabilita di 1200°C; qualora le misurazioni continue degli inquinanti negli effluenti indichino il superamento di uno qualsiasi dei valori limite di emissione, a causa del cattivo funzionamento o di un guasto dei dispositivi di depurazione dei fumi. B. Stoccaggio rifiuti 5.10. Sono autorizzate le operazioni di deposito provvisorio (D15) di cui all’allegato B alla parte IV del D. Lgs. n. 152/06 e s.m.i. dei rifiuti pericolosi derivanti
dalla propria attività, indicati in tabella, nel rispetto dei quantitativi massimi, dei tempi e delle modalità di stoccaggio così definite:
massimo di stoccaggio
alogenati, soluzioni di lavaggio ed acqua madri
solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri
di distillazione e residui di reazione alogenati
fondi di distillazione e residui di reazione
di filtrazione, assorbenti esauriti, alogenati
plastica, legno contenenti sostanze pericolose o da esse
08 07*
esauriti contaminati da sostanze pericolose
contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali
sostanze (CER quantità massima 15 ton;
esausti da motori, trasmissioni ed ingranaggi non componenti
sintetici isolanti e termoconduttori
acquose di lavaggio ed acque madri
E’ autorizzata l’operazione di messa in riserva R13 del rifiuto, prodotto da terzi, indicato in tabella, nel rispetto dei quantitativi massimi, dei tempi e delle modalità di stoccaggio così definite:
tensioattivo >10%
fisico:Liquido giallognolo pH3-11
Cloruri<
Solfati<
ammoniacale < 5000 ppm
5.12. Gli altri rifiuti prodotti dallo stabilimento, ivi compresi quelli provenienti dalle attività di manutenzione degli impianti e delle
apparecchiature, devono essere gestiti nel rispetto delle modalità previste dall’art. 183, comma 1, lettera bb) relative al “deposito temporaneo”; 5.13. Relativamente allo stoccaggio dei rifiuti (ivi compreso il deposito temporaneo) il Gestore è tenuto a rispettare le seguenti prescrizioni: Le aree di stoccaggio devono essere chiaramente identificate e munite di
cartellonistica, ben visibile per dimensione e collocazione, indicante le quantità, i codici dell’Elenco Europeo dei Rifiuti, lo stato fisico e
le caratteristiche di pericolosità dei rifiuti stoccate, nonché le norme di comportamento per la manipolazione dei rifiuti e per il contenimento dei rischi per la salute dell’uomo e per l’ambiente; Deve essere prevista la presenza di sostanze adsorbenti, appositamente stoccate nella zona adibita ai servizi dell’impianto, da utilizzare in caso di perdite accidentali di liquidi nelle aree di stoccaggio; deve essere inoltre garantita la presenza di detersivi sgrassanti; Deve essere assicurata una regolare ispezione e manutenzione delle aree di stoccaggio, inclusi serbatoi, pavimentazioni e bacini di contenimento. Le ispezioni devono essere effettuate prestando particolare attenzione ad ogni segno di danneggiamento, deterioramento e
perdita. Se la capacità di contenimento o l’idoneità dei bacini di contenimento, delle pavimentazioni o dei serbatoi dovesse risultare compromessa, i rifiuti devono essere spostati sino a quando gli interventi di riparazione non siano stati completati. La ditta dovrà disporre la regolare manutenzione ed il mantenimento in efficienza dei misuratori di livello presenti nelle cisterne di stoccaggio dei rifiuti, nonché provvedere alla loro installazione qualora assenti e/o in avaria; Lo stoccaggio dei rifiuti deve essere realizzato e condotto in modo da consentire sempre l’agevole accesso per ispezioni e controlli da parte dell’Autorità di Controllo; C. Trattamento rifuti 5.14. E’ autorizzato il trattamento di recupero R3 del rifiuto 070201*, con le seguenti potenzialità: limite max rifiuti conferibili all’impianto: 119 t/anno limite max rifiuti trattabili all’impianto: 5,4 t/giorno 5.15. Le modalità di verifica delle caratteristiche del rifiuto in ingresso e del conseguimento delle caratteristiche di “materiale che ha cessato la qualifica di rifiuto” dovranno essere effettuate secondo le procedure descritte nel PMC Esercizio provvisorio 5.16. Al fine verificare il tempo di saturazione e conseguentemente la
frequenza di rigenerazione dei sistemi a letto filtrante (in particolare delle resine costituenti l’impianto a copolimeri), la Ditta dovrà monitorare costantemente le caratteristiche dei reflui in ingresso
e in uscita dall’impianto di trattamento. Qualora detti reflui non risultassero conformi alle prescrizioni individuate dal gestore della fognatura, gli stessi dovranno essere smaltiti come rifiuti ; 5.17. La Ditta dovrà rispettare l’organizzazione complessiva dell’impianto e le condizioni organizzative di stoccaggio dei rifiuti e i
processi di trattamento, esclusivamente nelle aree indicate negli elaborati tecnici; 5.18. La Ditta dovrà comunicare preventivamente all’Autorità competente le variazioni che si intendano apportare alla gestione dell’impianto e informare tempestivamente, oltre l’Autorità competente, anche la Provincia di Vicenza, il Comune di Trissino e l’A.R.P.A. di Vicenza di eventuali anomalie e/o incidenti che dovessero verificarsi nell’esercizio dell’attività. 5.19. La Ditta Miteni dovrà assicurare che la gestione dell’impianto e
la manipolazione dei rifiuti rispettino le norme vigenti in materia di tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente, nonché di sicurezza e igiene del lavoro, emissioni in atmosfera e prevenzioni incendi; 5.20. Dovrà essere mantenuta adeguata impermeabilizzazione delle pavimentazioni in modo da evitare possibili inquinamenti del terreno sottostante; 5.21. Dovranno essere mantenute costantemente pulite le superfici e in
buono stato d’uso, rimuovendo tutti gli spanti in genere occorsi durante l’attività; 5.22. La superficie dedicata al conferimento deve avere dimensioni tali da consentire un’agevole movimentazione dei mezzi e delle attrezzature in ingresso e in uscita; 5.23. Le aree destinate al conferimento di rifiuti dovranno essere fisicamente separate da quelle destinate allo stoccaggio degli stessi nonché al deposito dei rifiuti prodotti dall’attività; dovranno essere inoltre identificate in modo univoco mediante idonea cartellonistica indicante il codice C.E.R. Collaudo 5.24. Il documento di collaudo dovrà essere redatto entro i termini e con i contenuti previsti dall’art.25 comma 8 della L.R. n. 3/2000; 5.25. Contestualmente al collaudo, dovrà essere presentato un nuovo lay-out che tenga conto di tutte le eventuali variazioni intervenute durante la fase di collaudo ed esplicitamente ritenute dal collaudatore di carattere gestionale e non sostanziale; D. Emissioni in atmosfera 5.26. I valori di emissione per gli inquinanti emessi in atmosfera non devono essere superiori al valore limite autorizzato:
* Si ritengono rispettati i valori di portata se il valore misurato non supera il valore limite aumentato del 20% **
Il limite per HBr dovrà essere verificato solo negli anni in cui la lavorazione relativa (n°77) sarà effettivamente effettuata ***
In caso di inattività della lavorazione n.11, la portata nominale viene
aumentata di 1000 o 1200 Nm3/h, normalmente convogliati al camino E17 5.27.
Si dà atto che i punti di emissione denominati E1A, E1B, E2, E4, E20,
E21 si intendono autorizzati per effetto del presente provvedimento, a condizione che siano presidiati da impianti di abbattimento mantenuti in efficienza secondo quanto previsto dal costruttore. Per il camino E4 si veda anche la prescrizione n. 5.41 e 5.42. 5.28.
Sono autorizzate le emissioni provenienti dai gruppi elettrogeni di emergenza alimentati a gasolio (punto di emissione E22 a, b, c, d, e), quelle provenienti dall'impianto antincendio (E23 a, b, c) e le emissioni provenienti dalle aspirazioni localizzate dei banchi di lavoro
dell'area officina. 5.29. Sono autorizzate le emissioni diffuse prodotte dalla linea fanghi dell’impianto di depurazione. 5.30.
Per tutte le emissioni saltuarie (emissioni di emergenza, emissioni gruppi elettrogeni, ecc.) si prescrive la tenuta di un registro con registrazione delle ore di funzionamento da mettere a disposizione degli
Enti di Controllo 5.31.
Relativamente ai punti di emissione dei laboratori (E 9 a-q, E10 a-f,) la Ditta è tenuta a mantenere in funzione i sistemi di refrigerazione e di captazione ad umido a servizio dei laboratori. 5.32.
In caso di fermata del termocombustore per guasti, malfunzionamenti o
avarie la ditta interrompe istantaneamente l’alimentazione dei rifiuti al termo combustore e. previa comunicazione alla Regione Veneto, alla Provincia di Vicenza, al dipartimento provinciale Arpav di Vicenza, è autorizzata al convogliamento delle relative emissioni al camino 4, per il tempo strettamente necessario al ripristino del termocombustore stesso. La ditta dovrà registrare il tempo di utilizzo del by-pass per le emissioni convogliate al camino 4 durante l’attività produttiva. In questo caso il tempo di funzionamento annuo del by-pass non dovrà essere
superiore al 3% della durata annua dell’emissione del termocombustore. 5.33.
Durante le operazioni di ordinaria manutenzione al termocombustore la
ditta interrompe le attività produttive ed è autorizzata al convogliamento delle emissioni degli sfiati dei serbatoi del reparto BTF
e degli sfiati dei serbatoi degli infiammabili al camino 4. 5.34.
In caso di inattività della lavorazione n.11 è autorizzato il convogliamento al camino E19 delle emissioni normalmente inviate al camino E17. 5.35. Sono autorizzate le lavorazioni indicate come “attive” nella domanda di AIA , e cioè le lavorazioni n° 03, 04, 08, 09, 10, 11, 21, 22, 24, da 26
a 41, compresa la 35 bis da 44 a 60, da 62 a 68, da 70 a 73, 77, 78, 79, 81, 82, da 85 a 93. 5.36.
Il controllo delle emissioni in atmosfera del camino del termocombustore (camino E19) dovrà avvenire nel rispetto delle seguenti modalità, prescrizioni e limiti, validi sia nel caso di alimentazione a rifiuti liquidi sia nel caso in cui l’alimentazione sia costituita dai soli flussi gassosi. a) I limiti di emissione prescritti per il camino sono quelli di seguito indicati: Valori
limite di emissione medi giornalieri stabiliti dalle linee guida recanti i criteri per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili” D.Lgs. 29/01/2007 per l’incenerimento di rifiuti Tabella E.4.1. “livelli operativi di emissione in atmosfera associati all’applicazione delle BAT”, b) Sostanze organiche sotto forma di gas e vapori, espresse come
c) Composti inorganici del cloro sotto forma di gas o vapore,
espressi come acido cloridrico (HCl)
d) Composti inorganici del fluoro sotto forma di gas o vapore,
espressi come acido fluoridrico (HF)
b) Sostanze organiche sotto forma di gas e vapori, espresse come
Valori limite di emissione medi ottenuti con periodo di campionamento
di 1 ora (rif. Allegato 1 al Titolo III-bis alla Parte Quarta)
,05 mg/m3 in totale
mg/m3 in totale
I suddetti valori medi comprendono anche le emissioni sotto forma di polveri, gas e vapori del metalli presenti nei relativi composti. 3. I valori limite di emissione medi, per i microinquinanti organici sono: a) Diossine e furani (PCDD + PCDF) 0,1 ng/m3 b) Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) 0,01 mg/m3 I valori limite di emissione si riferiscono alla concentrazione totale di diossine e furani, calcolata come concentrazione “tossica equivalente”. Per la determinazione della concentrazione “tossica equivalente”, le concentrazioni di massa delle seguenti policloro-dibenzo-p-diossine e policloro-dibenzofurani misurate
nell’effluente gassoso devono essere moltiplicate per i fattori di equivalenza tossica (FTE) di seguito riportati, prima di eseguire la somma.
– Tetraclorodibenzodiossina (TCDD)
– Pentaclorodibenzodiossina (PeCDD)
2, 3, 4, 7, 8 – Esaclorodibenzodiossina (HxCDD)
2, 3, 7, 8, 9 – Esaclorodibenzodiossina (HxCDD)
2, 3, 6, 7, 8 – Esaclorodibenzodiossina (HxCDD)
2, 3, 4, 6, 7, 8 – Eptaclorodibenzodiossina (HpCDD)
3, 7, 8 – Tetraclorodibenzofurano (TCDF)
3, 4, 7, 8 – Pentaclorodibenzofurano (PeCDF)
2, 3, 7, 8 – Pentaclorodibenzofurano (PeCDF)
2, 3, 4, 7, 8 – Esaclorodibenzofurano (HxCDF)
2, 3, 7, 8, 9 – Esaclorodibenzofurano (HxCDF)
2, 3, 6, 7, 8 – Esaclorodibenzofurano (HxCDF)
3, 4, 6, 7, 8 – Esaclorodibenzofurano (HxCDF)
2, 3, 4, 6, 7, 8 – Eptaclorodibenzofurano (HpCDF)
2, 3, 4, 7, 8, 9 – Eptaclorodibenzofurano (HpCDF)
Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono determinati come somma di: Benz[a]antracene Dibenz[a,h]antracene Benzo[b]fluorantene Benzo[j]fluorantene Benzo[k]fluorantene Benzo[a]pirene Dibenzo[a,e]pirene Dibenzo[a,h]pirene Dibenzo[a,i]pirene Dibenzo[a,l]pirene Indeno[1,2,3-cd]pirene 4. Valori limite di emissione per il monossido di carbonio (CO) (rif. rif. D.Lgs 4 marzo 2014, n. 46) : I seguenti valori limite di emissione
per le concentrazioni di monossido di carbonio (CO) non devono essere superati nei gas di combustione (escluse le fasi di avviamento ed arresto): a) 50 mg/Nm3 come valore medio giornaliero; b) 100 mg/Nm3 come valore medio su 30 minuti, c) 150 mg/Nm3 come valore medio su 10 minuti, d) Max. 100 su un’ora . 5. Valori limite di emissione per l’ammoniaca (NH3) – (rif. D.Lgs 4 marzo 2014, n. 46) a) 30 mg/Nm3 come valore medio giornaliero; b) Come valore su 30 minuti: 100% 97% 60 mg/Nm3 30 mg/Nm3 6 Valori limite di emissione per le polveri (rif. D.Lgs 4 marzo 2014, n. 46) a) 10 mg/Nm3 come valore medio giornaliero; b) Come valore su 30 minuti: 100% 97% 30 10 b) Il sistema di acquisizione dati dovrà rispettare quanto previsto dall’allegato VI alla parte quinta del D.Lgs. n. 152/06 con particolare riferimento al punto 4 “Taratura e verifiche” e al punto 5 “Elaborazione, presentazione e valutazione dei risultati”; c) “Le operazioni di taratura e verifica periodica di cui al punto 4 dell’All-VI del D.Lgs.152/06 vanno effettuate con periodicità annuale, ed in relazione alle due diverse modalità operative di conduzione dell’impianto (con o senza alimentazione dei rifiuti liquidi); la data di tali verifiche dovrà essere comunicata con congruo anticipo al Dipartimento Provinciale A.R.P.A.V. di Vicenza; d) I valori limite di emissione si intendono rispettati se conformi a quanto previsto nell’Allegato 1, paragrafo C, punto 1 del D.Lgs. 133/2005, fatto salvo l’obbligo di rispettare i valori medi giornalieri indicati al precedente punto 5.27 lett. a); e) I requisiti dell’apparecchiatura utilizzata nel monitoraggio delle emissioni afferenti l’inceneritore dovranno essere conformi al punto 3 “Requisiti e prescrizioni funzionali dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni” dell’allegato VI alla parte quinta del D.Lgs. n. 152/06; 5.37. Dovranno essere mantenute le impostazioni dei parametri di configurazione degli strumenti analogici e digitali dello SME dichiarate
dalla ditta ed inserite nel manuale dello SME per entrambe le modalità di funzionamento. Nel caso in cui si rendessero necessarie modifiche ai parametri impostati, queste dovranno essere preventivamente comunicate a
Regione, Provincia e ARPAV, fornendo le opportune motivazioni. 5.38. Dovranno essere conservati presso l’impianto e tenuti a disposizione degli Enti di controllo: Apposita procedura di gestione dell’emergenza nel caso di superamento dei limiti autorizzati per le medie semiorarie; Manuale operativo e manuale SME aggiornati per la gestione dell’impianto
in tutte le modalità di funzionamento (con o senza alimentazione rifiuti). 5.39. Nel caso in cui vengano inviati rifiuti al termocombustore dovrà
essere garantita in camera di combustione la temperatura di 1200°C; 5.40. Nel caso in cui vengono avviati al termocombustore i soli flussi
gassosi valgono le dovrà essere garantita in camera di combustione la temperatura di 950°C; 5.41. Le bocche dei camini devono risultare ad asse verticale, più alte di almeno un metro rispetto
al colmo dei tetti, ai parapetti ed a qualunque altro ostacolo o struttura distante meno di 10m; 5.42. Deve essere apposta su tutti i camini presenti nell’impianto apposita targhetta inamovibile riportante la numerazione del camino stesso. 5.42. I fori di prelievo di tutti i camini devono trovarsi preferibilmente in tratti verticali, possibilmente ad una distanza da qualsiasi ostacolo a monte e a valle pari al numero di diametri previsti
dalle norme UNI. Le zone di accesso ai camini devono essere tenute sgombre 5.44. I camini al fine di consentire i controlli di legge degli inquinanti emessi, devono avere le seguenti caratteristiche: essere dotati di adeguate strutture fisse di accesso e permanenza per gli operatori incaricati al controllo in conformità alle norme di sicurezza di cui al D. Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008 ed alla Appendice A della Norma UNI EN 13284-1; è opportuno, inoltre, predisporre una presa elettrica alimentata a 220 V per il collegamento in sicurezza della strumentazione di campionamento, adeguatamente protetta contro i rischi di natura elettrica; essere dotati di appositi fori normalizzati per consentire la verifica delle emissioni osservando le prescrizioni delle specifiche norme tecniche (UNI EN 16911-1:2013 - UNI 16911-22:2013 - UNI EN 13284-1/2003,
in relazione agli accessi in sicurezza e alle caratteristiche del punto
di prelievo (numero di tronchetti in funzione del diametro e posizione degli stessi); 5.45. Per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite di emissioni in atmosfera, le emissioni convogliate si considerano conformi se, nel corso di una misurazione, la concentrazione
calcolata come media di almeno tre campionamenti consecutivi e riferita
ad un’ora di funzionamento dell’impianto nelle condizioni di esercizio
più gravose, non supera i valori limite autorizzati, ad eccezione di quanto previsto nel PMC per i microinquinanti organici. 5.46. Gli impianti termici con potenza termica nominale pari o superiore a 6 MW devono essere dotati di rilevatore in continuo di temperatura e monossido di carbonio nell’effluente gassoso, e di analizzatore per la misurazione e registrazione in continuo dell’ossigeno libero. 5.47. Ai sensi del comma 20 all’art. 271 del D.Lgs. n. 152/2006, se si
verifica un superamento del valore limite di emissione durante i controlli di competenza del gestore, le difformità tra i valori misurati
ed i valori limite prescritti devono essere specificatamente comunicate
dalla ditta alla Regione del Veneto – Settore Tutela Atmosfera, alla Provincia di Vicenza, al Comune di Trissino e al Dipartimento Provinciale ARPAV di Vicenza entro 24 ore dall’accertamento. E. Scarichi acque reflue Scarico nel torrente Poscola 5.48. E’ autorizzato lo scarico
nel torrente Poscola delle acque reflue di raffreddamento, provenienti dal circuito di scambio termico, e le acque di dilavamento di seconda pioggia derivanti dalle aree non produttive, nel rispetto delle seguenti
prescrizioni: a. Le caratteristiche delle acque di scarico nel torrente Poscola dovranno essere conformi ai limiti
di accettabilità di cui alla tabella 3 dell’allegato 5 alla parte III del D.Lgs. 03.04.2006 n. 152 modificata nei parametri e relativi limiti di emissione di seguito indicati: 1. Fosforo totale limite 1 mg/l 2 Azoto totale limite 10 mg/l Le analisi di controllo delle suddette acque dovranno riguardare anche le sostanze perfluoroalchiliche (PFASs). In caso di loro presenza (si prende atto dell’esistenza nel caso delle acque di raffreddamento di un sistema di trattamento a carboni attivi) dovranno essere attuati, qualora necessari, ulteriori apprestamenti e trattamenti prima dello scarico, atti a raggiungere i livelli di performance indicati dall’Istituto Superiore di Sanità nel proprio documento tecnico del 16.01.2014 (prot. n. 0001584), nel quale i livelli di performance (obiettivo) sono espressi nei valori di seguito indicati: PFOS: ≤ 0,03 µg/litro; PFOA: ≤ 0,5 µg/litro; altri PFAS: ≤ 0,5 µg/litro . Come precisato dallo stesso Istituto, la valutazione del raggiungimento dei livelli stessi dovrà essere eseguita su base statistica. Il raggiungimento di detti obiettivi potrà essere raggiunto per gradi utilizzando le Migliori Tecniche Disponibili (MTD) anche se di tipo sperimentale; entro un anno comunque dovranno essere rispettati almeno i seguenti obiettivi: (PFOS +
PFOA): ≤ 0,5 µg/litro, altri PFAS: ≤ 0,5 µg/litro 5.49. Per gli autocontrolli periodici deve essere raccolto un campione
medio composito nell’arco di tre ore. Per ogni prelievo o serie di prelievi dovrà essere trascritto un verbale di prelevamento a firma del tecnico abilitato. I verbali dovranno essere raccolti in apposito registro, assieme ai rapporti di prova, a disposizione dell’Autorità di Controllo. 5.50. I limiti di accettabilità stabiliti dalla presente autorizzazione non potranno essere conseguiti mediante diluizione con acqua prelevata allo scopo. 5.51. Lo scarico deve essere reso sempre accessibile per il campionamento nel punto assunto per la misurazione, ai sensi dell'art. 101 del citato D.Lgs 152/2006, a mezzo di pozzetto ubicato immediatamente a monte dello scarico. Il pozzetto di campionamento deve
essere del tipo UNICHIM o analogo, in modo da permettere il prelievo manuale o con l’attrezzatura automatica (autocampionatore), deve essere idoneo per i prelievi e le misure di portata e deve essere indipendente da altri eventuali apporti di acque reflue. 5.52. Deve essere garantito il deflusso del refluo scaricato nel corpo
idrico recettore, il quale dovrà essere mantenuto sgombro al fine di evitare ristagni e interruzioni nello scorrimento delle acque. Scarico in fognatura 5.53. Per quanto riguarda lo scarico in fognatura delle acque reflue industriali provenienti dalle fasi produttive e delle acque meteoriche (prima e seconda pioggia) proveniente dalle aree produttive (dopo pretrattamento su sistema a copolimeri), lo stesso dovrà rispettare quanto prescritto dal gestore del servizio idrico integrato nell’autorizzazione allo scarico.
5.54. I limiti di accettabilità
stabiliti dalla presente autorizzazione non potranno essere conseguiti mediante diluizione con acqua prelevata allo scopo. 5.55. Gli scarichi devono essere resi sempre accessibili per il campionamento nei punti assunti per la misurazione, ai sensi dell'art. 101 del citato D.Lgs 152/2006, a mezzo di idoneo pozzetto ubicato immediatamente a monte dello scarico. F. Rumore 5.56. Per quanto concerne i valori limite in materia di inquinamento acustico, gli stessi dovranno rispettare quanto previsto dalla Zonizzazione Acustica del Comune di Trissino (VI) sia come immissione che come emissione e altresì garantire il rispetto dei valori differenziali; 5.57. Le rilevazioni fonometriche, previste dal PMC, dovranno essere realizzate nel rispetto delle modalità previste dal DM 16/3/98 e delle linee guida di cui all’Allegato 2 del DM 31.01.2005 “Emanazione di linee
guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili, per le attività elencate all’Allegato 1 del d.lgs. 4.8.1999
n.372”. G Monitoraggio e Controllo 5.58. Il controllo delle emissioni degli inquinanti in tutte le matrici, dei parametri di processo e il monitoraggio dei dati e gli interventi agli impianti dovranno essere eseguiti con le modalità e le frequenze previste nel PMC di cui all’Allegato C, che costituisce parte integrante del presente provvedimento. 5.59. Tutti i dati ottenuti dall’autocontrollo devono poter essere verificati in sede di sopralluogo ispettivo. I dati originali (es. bollette, fatture, documenti di trasporto, rapporti di prova etc.) ed eventuali registrazioni devono essere conservati almeno per 5 anni; è facoltà del Gestore registrare i dati su documenti ad approvazione interna, appositi registri o con l’ausilio di strumenti informatici. Sui
referti analitici devono essere chiaramente indicati: l’ora, la data, la modalità di effettuazione del prelievo, il punto di prelievo, la data
di effettuazione dell’analisi, gli esiti relativi e devono essere firmati da un tecnico abilitato 5.60. Il Gestore dell’impianto deve inviare all’Autorità competente, alla Provincia di Vicenza, al Comune di Trissino e al Dipartimento Provinciale ARPAV di Vicenza, entro il 30 aprile di ogni anno un documento contenente i dati caratteristici dell’attività dell’anno precedente costituito da: un report informatico sul modello reperibile nel sito ARPAV (http://www.arpa.veneto.it/servizi-ambientali/ippc/servizi-alle-aziende/report-annuale) contenente i dati previsti dalle tabelle del “Piano di Monitoraggio e Controllo” ossia quelli a cui è stato assegnato “SI’” nella colonna 'Reporting'; il report dovrà essere trasmesso su supporto informatico; una relazione di commento dei dati dell’anno in questione e i risultati nel monitoraggio; la relazione
deve contenere la descrizione dei metodi di calcolo dei utilizzati e, se del caso, essere corredata da grafici o altre forme di rappresentazione illustrata per una maggior comprensione del contenuto. La suddetta relazione dovrà essere trasmessa su supporto informatico. una relazione di commento dei dati relativi alle emissioni di PFOA e PFAS nelle acque di scarico. Le metodiche utilizzate dal Servizio Laboratori di ARPAV faranno fede in
fase di contradditorio e sono reperibili attraverso il sito internet http://www.arpa.veneto.it/servizi-ambientali/ippc/servizi-alle-aziende/metodiche-analitiche-di-Arpav. 5.61. Per la tariffazione dei controlli è previsto quanto disposto dalla DGRV 1519 del 26 maggio 2009. 5.62. In occasione delle effettuazione dei controlli analitici previsti dal PMC di cui all’Allegato C la ditta deve comunicare alla Regione Veneto e ad ARPAV, con almeno 15 giorni naturali e consecutivi di preavviso, le date di esecuzione delle attività di autocontrollo pianificabili. Per quelle non pianificabili, la ditta dovrà comunicare entro le 24 ore successive l’avvenuto campionamento. H. Disposizioni finali 5.63. Il Gestore deve attuare gli interventi previsti nell’Allegato B “Interventi di miglioramento” secondo il cronoprogramma indicato, dandone immediata comunicazione alla Regione Veneto. 5.64. Le Autorità di Controllo sono autorizzate ad effettuare all’interno dello stabilimento tutte le operazioni che ritengono necessarie per l’accertamento delle condizioni che danno luogo alla formazione di emissioni (in tutte le matrici ambientali). Il Gestore è tenuto a consentire l’accesso ai luoghi dai quali originano le emissioni, a fornire le informazioni richieste e l’assistenza necessaria
per lo svolgimento delle verifiche tecniche, e a garantire la presenza o
l’eventuale possibilità di reperire un incaricato che possa assistere all’ispezione; qualora il Gestore si opponga all’accesso delle autorità di controllo ai luoghi adibiti all’attività, si procederà alla diffida e
sospensione ai sensi del D.Lgs.152/06. 5.65. La ditta dovrà rispettare le eventuali prescrizioni stabilite ai sensi del D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 334. 5.66. Il Gestore dovrà predisporre e trasmettere, entro il 30 giugno di ogni anno, alla Regione, al Comune, alla Provincia , e all'ARPAV una relazione relativa al funzionamento ed alla sorveglianza dell’impianto di incenerimento, come indicato nell’art. 15, comma 3, del D. Lgs. n. 133/05. Tale relazione deve contenere le informazioni in merito all’andamento del processo, dei monitoraggi ambientali (emissioni nell’atmosfera e nell’acqua), rispetto alle norme di emissione previste dal medesimo decreto n. 133/05. 5.67. Il Gestore dovrà dare tempestiva comunicazione all'Autorità competente circa qualsiasi modifica apportata agli scarichi o al loro processo di formazione, nonché l'eventuale apertura di nuove bocche di scarico, nel qual caso queste saranno soggette e nuova autorizzazione, nonché eventuali modifiche circa le modalità di approvvigionamento idrico. 5.68. Dovrà essere comunicata ed approvata qualsiasi tipo di modifica alla configurazione del parco stoccaggio rifiuti indicati nella tabella di cui alla prescrizione 6.10 e 6.11, nonché qualsiasi variazione in merito alle tipologie dei rifiuti stoccati ed alle loro quantità. 5.69. Ai sensi dell’art. 29-nonies del D. Lgs. n. 152/2006, il gestore
è tenuto a comunicare a Regione, Provincia ed ARPAV le eventuali variazioni nella titolarità della gestione dell'impianto ovvero modifiche progettate dell'impianto, così come definite dall'articolo 5, comma 1, lettera l) del medesimo decreto. 5.70. Il gestore deve dare tempestiva comunicazione a Regione Veneto, Provincia ARPAV e Comune, di eventuali inconvenienti o incidenti che influiscano in modo significativo sull'ambiente nonché eventi di superamento dei limiti prescritti, secondo quanto previsto dall’art. 29-decies, comma 3, lett. c), del D. Lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii.., motivandone le cause e programmando le successive azioni correttive e monitoraggi; contemporaneamente il gestore attiva tutte le procedure e gli interventi necessari a ripristinare la corretta funzionalità dell’impianto. Il Gestore sospende l'esercizio dell'attività o l’impianto dai quali si originano le emissioni fino a che la conformità non è ripristinata qualora il fatto possa arrecare pregiudizio alla salute. Analoga comunicazione viene data non appena è ripristinata la completa funzionalità dell’impianto, come previsto dall'art. 16, comma 5
del D.Lgs. n. 133. 5.71. Qualunque variazione in ordine al nominativo del tecnico responsabile degli impianti dovrà essere comunicata agli stessi soggetti
di cui al precedente punto, accompagnata da esplicita dichiarazione di accettazione dell’incarico. 5.72. Il Gestore deve mantenere efficienti tutte le procedure e gli impianti per prevenire gli incidenti e garantire la messa in atto dei sistemi individuati per ridurre le conseguenze degli impatti sull’ambiente. 5.73. Il Gestore dovrà provvedere al ripristino finale e al recupero ambientale dell’area anche in caso di chiusura dell’attività autorizzata. 5.74. Resta salvo l’obbligo da parte della Ditta, pena la decadenza del provvedimento di A.I.A., l’eventuale integrazione degli oneri istruttori di cui all’art. 18 del D.Lgs n. 59/2005, su specifica richiesta dell’Autorità Competente (ora art. 33, comma 3-bis del Titolo V
della parte seconda del D.Lgs. n. 152/2006) secondo le tariffe individuate dal Decreto interministeriale 24 aprile 2008 (pubblicato sulla G.U. n. 222 del 22.09.2008) e con le modalità indicate nella D.G.R. n. 1519 del 26/05/2009. 6. Ai sensi dell'art. 29-sexies, punto 6, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, l' ARPAV effettuerà, con oneri a carico del gestore, nell’arco della validità dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, un’ispezione ambientale intesa come controlli documentali, tecnici, gestionali relativamente agli aspetti indicati con “SI” nel quadro sinottico del PMC. 7. Il presente provvedimento è accordato restando comunque salvi gli eventuali diritti di terzi nonché l'obbligo di acquisire le eventuali autorizzazioni di competenza di altri Enti. 8. Il presente provvedimento è soggetto a pubblicazione ai sensi dell’art. 23 del D.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 9. Di pubblicare il presente atto integralmente nel Bollettino ufficiale della Regione; 10. Il presente provvedimento è comunicato alla ditta Miteni SpA con sede legale ed ubicazione dell’impianto in Località Colombara, 91 nel Comune di Trissino (VI), al Comune di Trissino (VI), alla Provincia di Vicenza, ad A.R.P.A. Veneto - Dipartimento Provinciale di Vicenza ed a AVS Alto Vicentino Servizi SpA; 11. Avverso il presente provvedimento, è ammesso ricorso giurisdizionale al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) oppure in via alternativa al Presidente della Repubblica, nei termini e nelle modalità previste dal D.Lgs.104/2010. Alessandro Benassi (seguono allegati) 59_Allegato A_DDR_59_30-07-2014_282303.pdf Pubblicato da

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 art. 29
 art. 33