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Artemisia Mattioli
1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI VARESE SEZIONE N. 12 riunita con l'intervento dei Signori: 1) SANTANGELO MIRO - Presidente 2) ZAMBELLI PAOLO MARIA - Relatore 3) RENZI MAURO - Giudice ha emesso la seguente SENTENZA sul ricorso n. 164/13 depositato il 01/03/ avverso AVVISO DI CONTESTAZIONE n. /2012 IRES-FISC.PRIV Contro AG. ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI VARESE Proposto dal Ricorrente Difeso da sul ricorso n. 165/13 depositato il 01/03/ avverso AVVISO DI ACCERTAMENTO n. /2012 IRES-FISC.PRIV Contro AG. ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI VARESE
2 Proposto dal Ricorrente Difeso da IN FATTO Con atto pervenuto in Commissione in data 1 marzo 2013, srl promuoveva ricorso contro l'atto di contestazione relativo all'anno di imposta 2007, emesso a seguito di verifica fiscale della Guardia di Finanza per gli anni 2008/2010, poi estesa alle annualità 2006 e Con l'atto sub judice veniva irrogata la sanzione per ,00 per omessa indicazione nel modello RF del Modello Unico dei costi (provvigioni), ritenuti indeducibili mediante contestuale avviso di accertamento, per l'anno 2007, per ,07. Tali costi derivavano da operazioni intercorse con società "Black List" (fornitore ). Il ricorrente eccepiva l'illegittima applicazione delle sanzioni, per inesistenza della presunta violazione: osservava che l'art. 110 comma 10 del TUIR stabilisce una presunzione relativa di indeducibilità di spese e altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse tra imprese residenti ed imprese domiciliate fiscalmente in Stati o territori non appartenenti all'unione Europea aventi regimi fiscali privilegiati. Aggiungeva che il successivo comma 11 prevede la non operatività di tale presunzione "quando le imprese residenti in Italia forniscano la prova che le imprese estere svolgono prevalentemente un'attività commerciale effettiva, ovvero ii) che le operazioni poste in essere rispondono ad un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione". Tale regime è completato dall'obbligo di indicare tali costi "Black list" separatamente nella dichiarazione dei redditi, obbligo sanzionato - ex art. 8 comma 3 bis D.Lgs. 471/ al 10 per cento dell'importo complessivo delle spese e dei componenti negativi non indicati nella dichiarazione dei redditi, con un minimo di euro 500,00 ed un massimo di euro ,00. Specificava, in relazione all'omissione contestata con l'atto sub judice, di aver presentato, in data 26 ottobre 2011, al fine di ovviare al provvedimento sanzionatorio dichiarazione integrativa, con cui aveva sanato tale vizio meramente formale, e richiamava le sentenze delle Commissioni Tributarie che hanno statuito l'irrilevanza dell'avvio dell'attività di controllo sulla possibilità di presentazione di dichiarazione integrativa, al fine di indicare l'ammontare delle spese derivanti da operazioni intercorse con imprese domiciliate in Stati o territori non appartenenti all'unione Europea. In subordine, chiedeva l'applicazione delle sanzioni in misura fissa - di cui all'art. 8 comma 1 (e non % di cui al comma 3 bis) - trattandosi di vizio meramente formale di compilazione. Chiedeva la trattazione in pubblica udienza e la riunione al procedimento RG 165/13,
3 relativo all'avviso di accertamento di cui in narrativa, così concludendo: "Voglia l'onorevole Commissione Tributaria Provinciale adita dichiarare illegittimo e conseguentemente annullare l'atto di contestazione n. /2012 notificato il 21 dicembre 2012 e relativo all'anno di imposta 2007 per i motivi esposti nel presente ricorso". In data 22 aprile 2013 si costituiva l'agenzia delle Entrate, rilevando che, in sede di verifica, la documentazione prodotta circa i rapporti con il fornitore non era stata ritenuta sufficiente. Ne erano pertanto conseguiti i) l'avviso di accertamento con il quale erano stati ripresi a tassazione i costi black list indebitamente detratti (oggetto del procedimento sub RG 165/13) e ii) l'atto di contestazione portante la sanzione di ,00 per omessa indicazione nel quadro RF degli stessi. Osservava che la parte aveva ammesso espressamente l'omessa annotazione dei costi e che, nel caso de quo, non erano integrate nessuna delle due esimenti previste dall'art. 110 comma 11. Ciò si ripercuoteva sul sistema sanzionatorio, con applicazione dello specifico sistema di cui al comma 3 bis dell'art. 8 D.Lgs. 471/ aggiunto con la legge finanziaria e non di quello previsto dal comma 1, applicabile prima della formale conoscenza dell'attivazione di controlli. A sostegno di tale posizione richiamava l'ordinanza della Corte Costituzionale n. 392 del 2002 avente ad oggetto l'art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), che consentiva la presentazione di dichiarazioni integrative solo in assenza di accessi ispezioni e verifiche, osservando che le sanzioni previste dai commi 1 e 3 bis hanno un diverso ambito applicativo. L'ufficio chiedeva la riunione del procedimento RG 615/13 e il rigetto del ricorso con vittoria di spese. Risulta riunito, al procedimento sub RG 164/13, il ricorso sub RG 165/13 pervenuto in commissione in data 1 marzo 2013 e promossa srl contro l'atto portante, per l'anno 2007, l'accertamento del maggior reddito di per effetto dell'indeducibilità delle provvigioni per ,07 derivanti dalle operazioni intercorse con società "Black List", oltre a maggiori imposta IRES per , IRAP per ,00 e sanzioni per complessivi Il ricorrente in atto eccepiva l'illegittimità dell'avviso per: i) violazione dei principi di buon andamento dell'azione amministrativa, affidamento e buona fede: rilevava che l'ufficio ha valutato il rapporto contrattuale con il fornitore "Black list" in maniera difforme per l'annualità 2007 (per la quale è stato notificato l'avviso di accertamento sub judice) e per la precedente annualità 2006, per la quale era stato notificato un mero atto di contestazione per la mancata formale indicazione dei costi m dichiarazione, con la conseguenza che il ricorrente ha maturato un legittimo affidamento sulla posizione dell'amministrazione finanziaria; ii) violazione dell'art. 12 comma 5 della L. 212/2000 essendosi la verifica protratta per circa due mesi;
4 iii) carenza motivazionale e probatoria dell'accertamento, per aver l'ufficio "archiviato" la contestazione relativa al 2006; iv) violazione dell'art. 110 comma 11 del TUIR per aver la società fornito "granitiche motivazioni e prove idonee a dimostrare l'esistenza delle due esimenti" e specificamente: 1) evidenza che l'impresa estera svolge un'effettiva attività commerciale (mediante produzione dell'atto costitutivo, dello statuto, del bilancio 31 marzo 2008, allegati quali documenti da 8 a 13 al ricorso), e 2) che le degli anni di imposta. Infine sul quarto motivo l'agenzia osservava che la documentazione fornita in sede di controllo e a seguito del questionario non è stata ritenuta idonea, considerati i continui cambiamenti di domicilio e di ragione sociale dell'agente la sede di Singapore doveva ritenersi meramente formale, mancando la prova della "struttura organizzativa idonea". Circa le ragioni economiche, l'agenzia osservava che il ricorrente non ha provato "con evidenza documentale la convenienza ad approvvigionarsi da un fornitore residente in un paese Black List". Infine, con riferimento alla richiesta di condanna ex art. 96 cpc, l'ufficio rilevava la carenza di giurisdizione della commissione. L'ufficio chiedeva quindi la riunione al procedimento RG 614/13 e il rigetto del ricorso con vittoria di spese. In data 6 novembre 2013 le parti chiedevano un rinvio della trattazione al fine di consentire all'agenzia di ottemperare alla sentenza 2353/2013 del TAR e, all'udienza 20 novembre 2013, la Commissione rinviava all'udienza 29 gennaio A tale udienza il ricorrente produceva documentazione attestante la conciliazione sul ricorso principale e l'ufficio confermava quanto sopra. MOTIVI DELLA DECISIONE La Commissione osserva che le parti, nel corso del giudizio, hanno raggiunto un accordo, in relazione a quello che era il petitum iniziale di cui all'avviso di accertamento oggetto di impugnazione con ricorso sub RG 165/13 e che, in occasione dell'udienza 29 gennaio 2014, hanno depositato la documentazione attestante tale conciliazione. Residua, tuttavia, la questione attinente l'omessa indicazione, in dichiarazione dei redditi, dei costi Black list, oggetto dell'atto di contestazione di cui al procedimento RG 164/13. La Commissione, vista la dichiarazione integrativa presentata dal ricorrente in data 26 ottobre 2011, in conformità con il consolidato orientamento della giurisprudenza di merito in relazione alla possibilità di sanare (anche successivamente all'avvio di accessi, ispezioni o verifiche) la formale mancata indicazione di costi Black list nel
5 Modello Unico, ritiene debbano essere annullate le sanzioni inflitte alla società contribuente. Ricorrono giusti motivi per la integrale compensazione tra le parti delle spese processuali. P.Q.M. La Commissione dichiara cessata la materia del contendere relativamente alla domanda di cui al procedimento n. 165/13 e accoglie il ricorso di cui al procedimento n. 164/13. Compensa le spese processuali. Varese lì 29 gennaio 2014.
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