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Timestamp: 2019-02-17 00:28:42+00:00

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Assicurazione professionale, responsabilità civile Azienda ospedaliera - Iussit.com
Assicurazione professionale – clausola c. d. claim’s made
Responsabilità civile Azienda ospedaliera
Cassazione, Sez. III Civ., sentenza n. 10506 del 28 aprile 2017
Contratto di assicurazione – claims made – claims made pure ed impure – giudizio di vessatorietà delle suddette clausole – atipicità di clausole sviluppate per esigenze commerciali e non per legge – violazione art. 1341 c.c. – interesse meritevole di tutela ex art. 1322 c.c. – meritevolezza come analisi del risultato del contratto
La clausola claims made che esclude l’intervento assicurativo per le richieste di risarcimento successive al periodo di vigenza della polizza, ma inerenti ad un fatto avvenuto durante il periodo di copertura, è considerata un patto atipico immeritevole di tutela ex art. 1322 c.c., interpretato secondo gli artt. 2, 4 e 41 Cost. Il giudizio di meritevolezza del risultato contrattuale puo portare anche all’ammissione di clausole claims made che non collidono con i principi di coscienza civile, economia, buon costume e ordine pubblico e che quindi non comportano nei confronti dell’assicurato un’ingiustificata soggezione od una indebita sproporzionalità.
1. Il sig. (…) convenne (in data che nè le parti, nè la sentenza impugnata indicano) dinanzi al Tribunale di Milano l’Azienda Ospedaliera (…) (che in seguito sarà trasformata in “Azienda Socio Sanitaria (…)”; d’ora innanzi, per brevità, “l’Azienda”).
L’Azienda si costituì e, oltre a chiedere il rigetto della domanda, chiamò in causa il proprio assicuratore della responsabilità civile, la (…) s.p.a. (che in seguito muterà ragione sociale in (…) s.p.a.; d’ora innanzi, per brevità, “la (…)”).
La (…) si costituì e negò di essere tenuta al pagamento dell’indennizzo. Dedusse che il contratto escludeva la garanzia per i fatti illeciti commessi dall’assicurato, anche durante la vigenza del contratto, se la richiesta di risarcimento da parte del terzo fosse pervenuta all’assicurato dopo la scadenza del periodo di assicurazione indicato nella polizza (c.d. clausola claim’s made).
2. Il Tribunale di Milano, con sentenza 18 marzo 2010 n. 3527, accolse la domanda principale e rigetto quella di garanzia, ritenendo il sinistro escluso dalla copertura.
La Corte d’Appello di Milano, con sentenza 20 luglio 2012 n. 2655, accolse il gravame dell’Azienda e condannò la (…) al pagamento dell’indennizzo, ritenendo che:
(-) ergo, la clausola claim’s made pattuita nel caso in esame era atipica e vessatoria; doveva ritenersi nulla perchè non espressamente sottoscritta, e per effetto della nullità si doveva sostituire di diritto con la regola generale di cui al 1 comma dell’articolo 1917 c.c..
3. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione dalla (…), con ricorso fondato su un solo motivo.
1.1. Con ambedue le memorie depositate ai sensi dell’articolo 378 c.p.c., e poi nella discussione orale, la difesa dell’Azienda ha invocato la formazione del giudicato esterno sulla questione oggetto del contendere.
A fondamento di tale eccezione ha dedotto che la polizza della cui validità si discute nel presente giudizio, distinta dal n. NNNNNN, ha formato oggetto di un secondo giudizio tra l’Azienda e la (…), relativo ad un diverso fatto colposo per il quale un paziente dell’ospedale “(…)” chiese all’Azienda il risarcimento del danno. Ha soggiunto che tale giudizio è stato definitivamente chiuso dalla sentenza di questa Corte n. 22891 del 2015; che con tale sentenza questa Corte, cassando la sentenza impugnata e decidendo nel merito, ha dichiarato l’inefficacia della stessa clausola contrattuale, la cui validità forma oggetto del presente ricorso.
La prima ragione è che col proprio ricorso per cassazione la (…) ha censurato la sentenza impugnata sul presupposto che la Corte d’appello ha escluso la garanzia assicurativa, dopo aver dichiarato vessatoria una clausola del contratto di assicurazione (l’articolo 23, comma primo, delle condizioni generali) che non doveva essere applicata al caso di specie, perchè disciplinava un caso diverso da quello oggetto del contendere.
L’oggetto del giudizio concluso dalla sentenza n. 22891 del 2015 era invece diverso: in quel giudizio si doveva infatti stabilire se la clausola claim’s made contenuta nel contratto di assicurazione fosse vessatoria ai sensi dell’articolo 1341 c.c..
2.1. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta sia da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3, (si lamenta, in particolare, la violazione degli articoli 1322, 1341, 1917 e 1932 c.c.; 112 c.p.c.); sia dal vizio di illogicità della motivazione, di cui all’articolo 360 c.p.c., n. 5, (nel testo applicabile ratione temporis al presente giudizio, ovvero quello anteriore alle modifiche di cui al Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134).
Spiega che il contratto di assicurazione prevedeva una clausola (l’articolo 23 delle condizioni generali) la quale estendeva la copertura alla responsabilità dell’assicurata per i fatti commessi sino a tre anni prima della stipula del contratto, a condizione che la richiesta risarcitoria pervenisse all’assicurata stessa nel periodo di vigenza del contratto; ed escludeva la copertura della responsabilità dell’assicurata per i fatti commessi in costanza di contratto, ma per i quali la richiesta di risarcimento da parte del terzo danneggiato le fosse pervenuta dopo la scadenza del periodo assicurativo.
Tuttavia – prosegue la (…) – nel caso in esame non era in discussione se l’assicuratore dovesse o non dovesse garantire gli illeciti commessi prima della stipula della polizza, ma se dovesse o non dovesse coprire gli illeciti commessi durante il contratto, ma per i quali l’assicurato fosse stato escusso dopo la scadenza di questo.
L’Azienda, infatti, chiese alla (…) di essere tenuta indenne per un illecito colposo commesso durante la vigenza del contratto, e non già per un fatto commesso prima della stipula di esso. Pertanto che il contratto prevedesse una retroattività di uno, tre o dieci anni era circostanza irrilevante ai fini del decidere.
2.3. In secondo luogo, e ad abundantiam, sussiste anche la violazione dell’articolo 1341 c.c..
In buona sostanza, la Corte d’appello ha ritenuto che, dato un patto atipico diffuso, sarebbe vessatoria la clausola che vi deroga. Ma tale affermazione è manifestamente erronea: sia perchè non esiste una clausola “claim’s made tipica”, se non sul piano della c.d. tipicità commerciale; sia perchè il parametro di valutazione delle vessatorietà d’una clausola riduttiva della responsabilità del predisponente puo essere solo la legge o un patto contrattuale concreto e contenuto nel medesimo contratto.
3.1. L’Azienda e la (…) hanno stipulato un contratto di assicurazione della responsabilità civile.
Tale contratto prevedeva, all’articolo 23, che “la garanzia esplica la sua operatività per tutte le richieste di risarcimento presentate all’assicurato per la prima volta durante il periodo di efficacia della presente assicurazione”.
(a) la clausola claim’s made, nella parte in cui consente la copertura di fatti commessi dall’assicurato prima della stipula del contratto, non è nulla, e non rende nullo il contratto di assicurazione per inesistenza del rischio, ai sensi dell’articolo 1895 c.c.;
(c) la clausola claim’s made, pur non essendo vessatoria, potrebbe tuttavia risultare in singoli casi specifici non diretta a “realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico”, ai sensi dell’articolo 1322 c.c.. Quest’ultima valutazione tuttavia va compiuta in concreto e non in astratto, valutando:
Per effetto dell’intervento delle Sezioni Unite, resta dunque definitivamente stabilito che la clausola claim’s made non rende il contratto privo di rischio, e non ne comporta la nullità ex articolo 1895 c.c.; e che la suddetta clausola non è vessatoria ai sensi dell’articolo 1341 c.c..
Resta, invece, da stabilire caso per caso se quella clausola possa dirsi anche “diretta a realizzare interessi meritevoli di tutela”, ai sensi dell’articolo 1322 c.c., in particolare quando, come nel caso di specie, escluda il diritto all’indennizzo per i danni causati dall’assicurato in costanza di contratto, ma dei quali il terzo danneggiato abbia chiesto il pagamento dopo la scadenza del contratto (d’ora innanzi, per brevità, “le richieste postume”).
Ritiene questa Corte che la clausola in esame non superi il vaglio di meritevolezza richiesto dall’articolo 1322 c.c., e che pertanto corretto sia il dispositivo della sentenza impugnata, nella parte in cui ne ha escluso la validità.
La “meritevolezza” di cui all’articolo 1322 c.c., comma 2, non si esaurisce nella liceità del contratto, del suo oggetto o della sua causa. Secondo la Relazione al Codice civile, la meritevolezza è un giudizio (non un requisito del contratto, come erroneamente sostenuto da parte della dottrina), e deve investire non il contratto in sè, ma il risultato con esso perseguito.
Tale risultato dovrà dirsi immeritevole quando sia contrario alla coscienza civile, all’economia, al buon costume od all’ordine pubblico (così la Relazione al Codice, § 603, 2 capoverso). Principio che, se pur anteriore alla promulgazione della Carta costituzionale, è stato da questa ripreso e consacrato negli articoli 2, secondo periodo; 4, secondo comma, e 41, secondo comma, cost..
Affinchè dunque un patto atipico possa dirsi “immeritevole”, ai sensi dell’articolo 1322 c.c., non è necessario che contrasti con norme positive: in tale ipotesi sarebbe infatti di per sè nullo ai sensi dell’articolo 1418 c.c..
È stata ritenuta “immeritevole” la clausola, inserita in una concessione di derivazione di acque pubbliche, che imponeva al concessionario il pagamento del canone anche nel caso di mancata fruizione della derivazione per fatto imputabile alla p.a. concedente, per contrarietà al principio di cui all’articolo 41 Cost., comma 2, (Sez. U, Sentenza n. 4222 del 17/02/2017).
Nè può tacersi, infine, un richiamo alla importante decisione pronunciata dalle Sezioni Unite di questa Corte in tema di esercizio officioso, da parte del giudice, del potere di ridurre la clausola penale manifestamente eccessiva (Sez. U, Sentenza n. 18128 del 13/09/2005). Nella motivazione di tale sentenza, infatti, in piena sintonia col § 603 della Relazione al Codice civile sopra ricordato, si ribadisce che l’autonomia negoziale delle parti non è sconfinata, ma è circoscritta entro il limite della meritevolezza, travalicato il quale l’ordinamento cessa di apprestarle tutela.
3.4. Riducendo a “sistema” le motivazioni dei precedenti appena ricordati, se ne ricava che sono stati ritenuti immeritevoli, ai sensi dell’articolo 1322 c.c., comma 2, contratti o patti contrattuali che, pur formalmente rispettosi della legge, avevano per scopo o per effetto di:
È alla luce di questi criteri che va valutata, nel caso di specie, la meritevolezza della clausola claim’s made inserita nel contratto di assicurazione stipulato tra l’Azienda e la (…).
Ciò determina uno iato tra il tempo per il quale è stipulata l’assicurazione (e verosimilmente pagato il premio), e il tempo nel quale può avverarsi il rischio. È vero che tale iato ricorre anche in alcuni tipi assicurativi (ad es., nei trasporti marittimi, nei quali la copertura inizia al momento della caricazione anche se il contratto è stato stipulato prima di tale momento), ma è altresì vero che in quei contratti prima dell’inizio della copertura, o dopo la sua fine, non è possibile l’avveramento del rischio (la merce non puo essere perduta dal vettore prima della caricazione o dopo la scaricazione), mentre nell’assicurazione della responsabilità civile sanitaria è ovviamente possibile che l’assicurato causi danni a terzi anche negli ultimi mesi, o giorni, od ore precedenti la scadenza del contratto.
Questo iato temporale, è inconciliabile con il tipo di responsabilità professionale cui puo andare incontro il medico, la cui opera può talora produrre effetti dannosi a decorso occulto, che si manifestano a distanza anche di molto tempo dal momento in cui venne tenuta la condotta colposa fonte di danno.
L’avveramento di tale condizione, tuttavia, esula del tutto dalla sfera di dominio, dalla volontà e dall’organizzazione dell’assicurato, che non ha su essa ha alcun potere di controllo. Cio determina conseguenze paradossali, che l’ordinamento non può, ai sensi dell’articolo 1322 c.c., avallare.
La prima è che la clausola in esame fa sorgere nell’assicurato l’interesse a ricevere prontamente la richiesta di risarcimento, in aperto contrasto col principio secolare (desumibile dall’articolo 1904 c.c.) secondo cui il rischio assicurato deve essere un evento futuro, incerto e non voluto.
La seconda conseguenza paradossale è che la clausola claim’s made con esclusione delle richieste postume pone l’assicurato nella seguente aporia: sapendo di avere causato un danno, se tace e aspetta che sia il danneggiato a chiedergli il risarcimento, perde la copertura; se sollecita il danneggiato a chiedergli il risarcimento, viola l’obbligo di salvataggio di cui all’articolo 1915 c.c..
La clausola c. d. claim’s made, inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile stipulato da un’azienda ospedaliera, per effetto della quale la copertura esclusiva è prestata solo se tanto il danno causato dall’assicurato, quanto la richiesta di risarcimento formulata dal terzo, avvengano nel periodo di durata dell’assicurazione, è un patto atipico immeritevole di tutela ai sensi dell’articolo 1322 c.c., comma 2, in quanto realizza un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell’assicuratore, e pone l’assicurato in una condizione di indeterminata e non controllabile soggezione.
4.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17).
– compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità;
– dà atto che sussistono i presupposti previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di (…) s.p.a. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.
art. 1322 c.c., art. 1341 c.c., clausola vessatoria, responsabilità civile, responsabilità medica, responsabilità professionale
Borse, Europa positiva. Piazza Affari resta indietro, vola Astaldi

References: sentenza 
 art. 1341
 art. 1322
 art. 1322
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 sentenza 
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 articolo 54
 articolo 1895
 sentenza 
 § 603
 Sentenza 
 Sentenza 
 § 603
 articolo 13
 articolo 1
 articolo 13

art. 1322
 art. 1341