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Timestamp: 2019-07-21 05:11:35+00:00

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Art. 434 codice di procedura penale - Casi di revoca - Brocardi.it
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Articolo 434 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 434 Codice di procedura penale
1. Se dopo la pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere sopravvengono o si scoprono nuove fonti di prova (1) che, da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a giudizio (2), il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero, dispone la revoca della sentenza[649].
(1) Si tratta di fonti non sottoposte in precedenza alla valutazione del giudice dell'udienza preliminare, le quali devono avere autonoma capacità probatoria o per lo meno integrativa.
(2) La revoca è ammessa solo quando le nuove fonti sono idonee a condurre al rinvio a giudizio dell'imputato, valutazione ex ante che spetta al giudice per le indagini preliminari.
Spiegazione dell'art. 434 Codice di procedura penale
La norma in commento tratta esplicitamente delle prove già acquisite, per cui non è necessaria alcuna altra attività investigativa, motivo per il quale il giudice potrà quasi immediatamente richiedere il rinvio a giudizio a seguito della revoca.
Massime relative all'art. 434 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 47755/2014
Ai fini della revoca della sentenza di non luogo a procedere, il giudice deve verificare se le fonti di prova sopraggiunte giustifichino la riapertura delle indagini, compiendo una valutazione diversa ed in nulla assimilabile rispetto a quella propria dei giudizi di impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 47755 del 19 novembre 2014)
Cass. pen. n. 33300/2001
Per effetto della preclusione derivante dalla pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere, non può essere applicata una misura cautelare, per lo stesso fatto, nei confronti dell'imputato prosciolto prima che, emerse nuove fonti di prova, sia pronunciata dal giudice per le indagini preliminari la revoca della sentenza medesima. Ne consegue che non sussiste alcuna preclusione se si procede per fatto diverso da quello per cui è intervenuta la sentenza di non luogo a procedere, dovendosi valutare l'identità del fatto in relazione agli elementi costitutivi del reato (condotta, evento e nesso causale), in applicazione analogica dei criteri elaborati per l'applicazione del principio ne bis in idem di cui all'art. 649 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 33300 del 4 settembre 2001)
Cass. pen. n. 8/2000
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 8 del 9 marzo 2000)
Cass. pen. n. 2970/1999
I casi di revoca della sentenza di non luogo a procedere sono subordinati alla sopravvenienza o alla scoperta di nuove fonti di prova che, da sole o unitamente a quelle già esistenti, possono determinare il rinvio a giudizio. Il che comporta che la fonte di prova deve avere idoneità ad essere valutata positivamente ai fini di un'ipotesi di affermazione di responsabilità dell'eventualmente rinviato a giudizio e che, a tal fine, occorre, da parte del giudice per le indagini preliminari, un esame nel merito di quella idoneità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2970 del 15 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 3734/1996
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3734 del 23 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 4332/1996
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4332 del 2 agosto 1996)
Cass. pen. n. 3855/1992
I casi di revoca della sentenza di non luogo a procedere sono subordinati alla sopravvenienza o alla scoperta di nuove fonti di prova che da sole o unitamente a quelle già esistenti, possono determinare il rinvio a giudizio. Il che comporta che la fonte di prova deve avere idoneità ad essere valutata positivamente ai fini di un'ipotesi di affermazione di responsabilità dell'eventualmente rinviato a giudizio e che, a tal fine, occorre, da parte del giudice per le indagini preliminari, un esame nel merito di quella idoneità. (Nella specie è stato ritenuto corretto l'operato del giudice di merito che aveva rigettato la richiesta di revoca di sentenza di proscioglimento, avanzata dal P.M. con l'allegazione della ritrattazione fornita dalla parte offesa — la quale aveva dichiarato di essere stata costretta a non riconoscere il suo feritore a cagione delle minacce subite dalla sua famiglia — sul rilievo che questa sola circostanza non era sufficiente, nel generale contesto di scarsa credibilità del teste, a far ritenere verosimili le ultime dichiarazioni da lui fornite rispetto a quelle più risalenti).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3855 del 10 novembre 1992)
Cass. pen. n. 998/1992
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 998 del 23 maggio 1992)

References: sentenza 
 Articolo 434

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