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Timestamp: 2013-05-22 11:46:52+00:00

Document:
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1167-B (ore 17,52)
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Saltamartini.
SALTAMARTINI, relatore. Signor Presidente, la mia replica sarà brevissima e verterà su due disposizioni molto importanti: la prima è relativa all'articolo 19 sulla specificità delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Per la prima volta, dopo tantissimi anni, il Parlamento approva questa norma in favore del comparto sicurezza e del comparto difesa allargato al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, dove si riconosce la specificità dell'ordinamento, cioè il regime normativo attribuito alle fonti primarie del nostro ordinamento.
Dall'approvazione di questa norma conseguirà che le prossime leggi finanziarie dovranno tener conto delle attribuzioni, delle funzioni specifiche del comparto sicurezza e difesa e conseguentemente per la prima volta nella storia del pubblico impiego questo personale dovrà ottenere riconoscimenti normativi ed anche retributivi relativi alle prestazioni aggiuntive che svolgono nelle attività professionali, non ultimo - lo vorrei qui ricordare - il rischio della vita che caratterizza le missioni delle Forze armate e delle Forze di polizia all'interno del territorio nazionale.
Il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco vede riconosciuta in questa norma la sua natura di corpo speciale dello Stato ed in forza delle precedenti leggi rinnoverà i contratti collettivi di lavoro nel contesto, appunto, delle risorse che il Governo attribuirà alle Forze armate e alle Forze di polizia. Questa è una rivendicazione che era maturata sui tavoli della contrattazione collettiva del comparto sicurezza e del comparto difesa e per la prima volta il Governo e la maggioranza la traducono in un precetto normativo.
La seconda disposizione su cui volevo soffermarmi riguarda il trattamento per i decessi da amianto, in particolare per il personale militare imbarcato sul naviglio di Stato. Il Governo e la maggioranza dovranno impegnarsi su tale fronte per riconoscere a questo personale i trattamenti che esso stesso rivendica, ma, indipendentemente da tutto ciò, credo che occorrerà snellire le procedure di riconoscimento degli equi indennizzi e delle pensioni privilegiate. Si registra un ritardo di diversi anni sul riconoscimento di queste patologie che trovano origine e causa nel servizio militare e nel servizio di polizia. Credo che il Governo e la maggioranza dovranno impegnarsi sul versante di quegli interventi capaci di far riconoscere queste patologie in tempi celeri e non nei tempi previsti oggi, che sono addirittura di 4-6 anni.
La maggioranza è impegnata in Commissione lavoro sul fronte dell'amianto con altri provvedimenti e, a nome della maggioranza, credo di poter sostenere la tesi che il tema sarà affrontato e risolto, così come oggi risolviamo in via di principio la questione del riconoscimento della specificità per il comparto sicurezza e il comparto difesa. Naturalmente è un grande onore per me oggi essere il relatore di questa legge e portare a casa un risultato storico per il comparto sicurezza e difesa.
In conclusione, desidero ringraziare tutti coloro, colleghi di opposizione e di maggioranza, che hanno contribuito alla realizzazione di questo obiettivo. Non citerò nessuno, ma credo che questa norma, all'interno di questa legge, sia stata il frutto di una convergenza tra maggioranza e opposizione che riconosce, per la prima volta nella storia, questo principio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Castro.
CASTRO, relatore. Signor Presidente, ho ascoltato con grande attenzione gli interventi sia dei colleghi dell'opposizione che dei colleghi della maggioranza.
Vorrei formulare due rapide osservazioni d'impianto in ordine ai temi sollevati, che sostanzialmente si coagulano, da un lato, intorno all'apprendistato, così come novellato dall'articolo 48 e, dall'altro, sul ricorso esteso ed intensificato alla conciliazione e all'arbitrato. Lo dico in particolare agli amici dell'Italia dei Valori, i quali hanno voluto riproporre un'argomentazione che è già comparsa oggi sulla prima pagina di un noto quotidiano e che assumerebbe nella valorizzazione della conciliazione e dell'arbitrato un tentativo di eludere le protezioni di cui all'articolo 18.
Mi sembra davvero improponibile un'argomentazione secondo la quale la valorizzazione di un istituto radicato in tutte le migliori democrazie industriali dell'Occidente possa rappresentare un tentativo fraudolento di superamento di un sistema di guarentigie nel quale invece ribaditamente crediamo. Si tratta anzi proprio in questa congiuntura, dopo la grande crisi, di valorizzare l'autonomia delle parti sociali dalle quali promana la regolazione dell'arbitrato e della conciliazione. Conciliazione e arbitrato sono strumentazioni endosindacali e tutte le volte nelle quali si ricorre ad esse si affianca alla tutela giurisdizionale classica una tutela che significativamente intensifica la qualità della coesione sociale. È un arricchimento della prospettiva della coesione sociale; è la dotazione di una cassetta degli attrezzi arricchita quella con la quale abbiamo a che fare: altro che tentativo di eludere il sistema dell'articolo 18.
Mi ricorda in qualche modo un'osservazione che era stata fatta proprio in Commissione, con la quale venivamo accusati di ribadire l'esistenza di un interesse oggettivo dell'impresa. Noi crediamo profondamente nell'esistenza di un interesse oggettivo dell'impresa, proprio perché a derive liberiste non abbiamo mai acceduto. Crediamo significativamente e densamente alla scansione dell'articolo 41 della Costituzione ed alla vocazione sociale dell'esercizio dello stesso diritto di proprietà. La nostra scuola culturale, la nostra matrice valoriale è quella dell'economia sociale di mercato. Per effetto di questo è ovvio che esista e che sia superiore e distinto rispetto agli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro l'interesse oggettivo dell'impresa come organismo. Altro che affievolimento, altro che indebolimento delle tutele: miglior vocazione, migliore finalizzazione, teleologismo delle tutele.
Un ragionamento analogo, illustri colleghi, mi sento di fare per quel che riguarda la contestata norma sull'apprendistato. Ho l'impressione, lo dico in modo molto amichevole e sommesso, che in qualche modo essa si muova da una sopravvalutazione di un impianto dogmatico che è adatto al modello dell'apprendistato del 1955. Con la legge Biagi l'apprendistato, così come lo abbiamo introiettato nella nostra struttura culturale, non esiste più; esistono tre apprendistati significativamente diversi uno dall'altro. In particolare, quello cui mettiamo mano, vale a dire quello funzionale all'espletamento del dovere di istruzione, assomiglia assai poco alla classica configurazione dell'istituto.
Siccome nulla incide sulla permanente e ribadita vigenza dell'obbligo scolastico salito a 16 anni, si tratta molto banalmente - laddove, al Nord, ad esempio, esista un eccesso di attrattività del mercato del lavoro o, al Sud, un difetto di attrattività della scuola - di riuscire ad intercettare un drop out ed a ricondurlo dentro un percorso regolare di convergenza con il mondo misto dell'apprendistato, che assume il ragazzo da una condizione di opacità, spesso di illegalità, per riportarlo dentro un veicolo democraticamente consolidato; ebbene, tutte le volte che riusciremo a fare ciò sarà un grande successo. Quindi, l'unico driver di questo provvedimento è la coesione sociale.
Crediamo, per una serie di interventi deliberatamente plurali, di aver costruito un sistema nella cui complessità maggiore risiede la copertura di zone di gracilità e di fragilità del sistema. Siamo anche disponibili a rimettere mano a tutti questi sistemi, proprio perché non disponiamo di un'algida architettura neoclassica, ma abbiamo la ruvidità, in qualche modo l'impetuosità, della necessità di governo di una crisi che ha stracciato tutti i manuali, che ha configurazioni altre rispetto ai mondi che abbiamo conosciuto. Non abbiamo l'arroganza intellettuale di chi è convinto di possedere già le soluzioni, ma l'umiltà intelligente di chi le soluzioni le vuole sperimentare, anche in prospettive di lavoro comune.
Crediamo - lo ha ribadito il ministro Sacconi - che dopo le elezioni di marzo, proprio sul territorio del lavoro e della promozione dell'impresa si potrebbero raggiungere intese le quali potrebbero dischiudere una capacità di recupero competitivo del nostro Paese tale non soltanto da traghettarlo oltre la crisi, ma da riportarlo in quella aristocrazia industriale alla quale non può non appartenere. (Applausi dal Gruppo PdL).
VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, intervengo a mia volta per ribadire alcune valutazioni già egregiamente espresse dai relatori e per aggiungere rapidissimamente qualche considerazione conclusiva rispetto all'iter di un provvedimento importante e significativo, che sicuramente - sarebbe intellettualmente disonesto non riconoscerlo - è stato inevitabilmente appesantito dal lungo iter. Sicuramente si tratta di un provvedimento al quale non si può certo riconoscere organicità, ma al quale non si può non riconoscere corposità per l'importanza delle questioni che affronta, dei temi che focalizza, dell'itinerario che apre, del processo significativo e importante che mette in moto.
Sicché mi soffermerò soltanto sulla parte conclusiva, cioè su quello che nel passaggio tra Camera e Senato si è determinato di sostanzialmente nuovo e rispetto al quale il Senato ha espresso le sue riflessioni e le sue valutazioni. Mi riferisco in particolare al tema dell'apprendistato. Su tale questione, però, mi consentirete, prima di fare le mie considerazioni, di recuperare una riflessione che il relatore, il senatore Castro, ha da ultimo sviluppato in risposta ad alcune considerazioni emerse nel dibattito di oggi.
Io vorrei che tra di noi, tra maggioranza e opposizione, ci fosse un confronto serio, importante, significativo come quello che abbiamo avuto durante i lavori della Commissione, con l'obiettivo di misurarsi con la realtà, di attraversarne le difficoltà e le criticità, di sentire un impulso civico prima ancora che politico per fronteggiare alcune questioni laceranti dal punto di vista dell'impatto sociale, ad iniziare dalla questione della dispersione scolastica e della perdita di capitale umano senza, se mi è consentito, un approccio vetero-ideologico. La nostra risposta è coerente con una cultura che si richiama ad una moderna economia sociale e di mercato, è intrisa di cultura della sussidiarietà, è spinta sul terreno della bilateralità e della rivalutazione del ruolo e della funzione delle parti sociali rispetto alle novità che sono state introdotte, si spinge sul terreno della cultura partecipativa dove si incrociano diverse storie e diverse culture politiche. Per questo, sentirsi dire che è solo un modo per recuperare una sorta di individualismo del lavoratore rispetto al padrone capitalista significa non aver compreso che siamo ben al di là delle culture novecentesche, nel tentativo di affrontare su terreni di nuove sintesi i problemi che abbiamo di fronte.
Certo non è con l'approccio ideologico che si risolve il problema della solitudine del lavoratore, del disoccupato e dell'inoccupato, ma a quella solitudine si risponde individuando servizi, provando finalmente a riformare e di cambiare il mercato del lavoro, cercando con il privato, con il privato sociale e con il pubblico di creare i luoghi dove questa solitudine può trovare una risposta, tentando di recuperare in una dimensione nuova e diversa il ruolo, la rappresentatività e la funzione del sindacato. Significa, insomma, rimettere in moto una mobilitazione di carattere sociale che, dentro un quadro di coesione, recuperi il protagonismo delle parti e che sia finalizzata a dare una risposta che non sia quella che abbiamo dietro le nostre spalle.
Anche la riflessione sull'apprendistato si inserisce dentro questa dinamica. Si tratta di uno sforzo, di un tentativo non di abbassare la soglia dell'obbligo scolastico ma di riconoscere una funzione fondamentale al lavoro, per dare risposte attraverso non una norma ma un impulso in direzione della ripresa della riflessione con le Regioni e con le parti sociali per recuperare il valore e l'importanza dell'apprendistato, anche di quello che nella legge Biagi, in relazione all'atteggiamento che non sempre le Regioni hanno assecondato in direzione positiva, non ha trovato il modo di poter esplicitare tutta la sua potenzialità. Noi oggi lo recuperiamo tentando di inserire in un circuito positivo e virtuoso chi lascia il mondo della scuola, un circuito quindi che non vuole abbassare il livello ma che cerca di costruire un sistema ed una filiera di cui questo Paese ha bisogno e necessità.
Detto questo, ringrazio i relatori per il lavoro che è stato svolto e ringrazio i presidenti delle Commissioni lavoro e affari costituzionali, senatori Giuliano e Vizzini. Inoltre, mi permetterete di ringraziare, non in maniera formale ma sostanziale, i rappresentanti dell'opposizione che in Commissione lavoro e in Commissione affari costituzionali hanno consentito un confronto anche aspro in alcune circostanze ma sicuramente utile per cercare di rendere attraverso questo provvedimento il miglior servizio all'obiettivo comune. Tale obiettivo prevede di risolvere alcuni nodi strutturali del nostro sistema per rilanciare il mercato del lavoro, per garantire tutele moderne e per riordinare alcuni sistemi che vanno orientati in maniera positiva al fine di affrontare il tema della filiera dell'istruzione e formazione lavoro, che è la grande questione che abbiamo di fronte. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).
PRESIDENTE. Invito la senatrice Segretaria a dar lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
BAIO, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminati gli emendamenti riferiti alle modifiche apportate dalla Camera dei deputati al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul testo, osservando che dalla modifica contenuta nell'articolo 31, comma 8, volta a recepire nella pubblica amministrazione la risoluzione arbitrale delle controversie di lavoro, potrebbero determinarsi effetti finanziari negativi.
Per quanto concerne gli emendamenti, esprime parere di semplice contrarietà sulla proposta 22.4. Esprime parere non ostativo su tutti i restanti emendamenti».
PRESIDENTE. Procediamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare. (Brusìo).
Colleghi, per cortesia, siamo in una fase delicata del lavoro, quindi cerchiamo di fare in modo che si possa procedere nel modo più agevole possibile.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, con l'emendamento 1.2 riteniamo che, se da un lato è positivo il fatto che si dia finalmente attuazione alla delega sui lavori usuranti, prevista ormai quasi tre anni fa dal Governo Prodi, non possono non essere rilevate forti perplessità in merito ai meccanismi di priorità nella liquidazione dei trattamenti pensionistici previsti, connessi alla clausola di salvaguardia contenuta al comma 2. Il meccanismo di priorità va infatti garantito in ragione della maturazione dei requisiti agevolati e a parità degli stessi dalla data di presentazione della domanda. Ciò potrebbe comportare che anche chi abbia maturato i requisiti agevolati potrebbe non vedersi riconosciuto il trattamento pensionistico perché, per una mera questione di presentazione della domanda, potrebbe trovare le risorse esaurite. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, se si continua con questo brusìo sarò costretto a sospendere la seduta. Non avverto più: la prossima volta sospenderò la seduta.
CARLINO (IdV). L'emendamento che abbiamo presentato è volto ad introdurre come meccanismo unico per la priorità nell'assegnazione del trattamento pensionistico la durata del periodo di attività lavorativa usurante davvero svolta.
PRESIDENTE. Il restante emendamento si intende illustrato.
CASTRO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.1 e 1.2.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1, identico all'emendamento 1.2.
ROILO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
ROILO (PD). Signor Presidente, noi siamo favorevoli alla delega in materia. Parliamo infatti di lavori usuranti ed è davvero tempo che si intervenga con una normativa adeguata affinché si riconosca a tali lavoratori un trattamento previdenziale appropriato. Ciò premesso, sottolineiamo che nella norma il diritto al beneficio rimane condizionato alle disponibilità di bilancio, quindi si tratta non di un diritto assoluto, come dovrebbe essere, ma di un diritto relativo e, casualmente, ciò accade sempre quando sono in discussione i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Inoltre il diritto al beneficio dipende, in ordine di priorità, dalla data di presentazione della domanda; dovrebbe dipendere - come noi sosteniamo con l'emendamento 1.1 - più ragionevolmente e più logicamente dalla durata dell'attività lavorativa usurante, prevedendo quindi un criterio oggettivo anziché un criterio burocratico.
Per questa ragione chiediamo di votare a favore del nostro emendamento.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Roilo e da altri senatori, identico all'emendamento 1.2, presentato dalla senatrice Carlino e da altri senatori. Dichiaro aperta la votazione.
Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che invito i presentatori ad illustrare.
BASSOLI (PD). Signor Presidente, intervengo brevemente per illustrare l'emendamento 2.1.
Trovo grave, in linea generale, che nel testo si diano delle deleghe a piene mani al Governo; deleghe che non solo non sono circostanziate, ma nemmeno finalizzate negli argomenti, chiaramente quindi indirizzate nel loro futuro dispiegarsi rispetto alle indicazioni del Parlamento.
Il provvedimento in esame tratta le questioni più diverse e fra queste anche una delega che noi contestiamo, a cui cerchiamo di apportare le modifiche con l'emendamento 2.1 all'articolo 2, per sottrarre da queste ampie deleghe al Governo quelle che riguardano il riordino di enti che oggi fanno riferimento al Ministero della salute. La delega che il Governo deve adottare entro dodici mesi dall'entrata in vigore del provvedimento prevede diversi decreti legislativi che sono volti appunto a riorganizzare enti, istituti e società che sono vigilati dal Ministero della salute. Questa è una delega nemmeno circostanziata rispetto invece alla denominazione degli enti così com'era stata definita alla Camera, che circostanziava quindi le deleghe al Ministero competente.
Inoltre la delega prevede la ridefinizione del rapporto di vigilanza sugli stessi enti e istituti vigilati ed anche la possibilità di emanare indirizzi e direttive nei confronti di enti o istituti che sono sottoposti alla vigilanza del Ministero competente. Allora è evidente come attraverso questo si prefiguri una ingerenza del Ministero che di fatto annulla l'autonomia di questi enti.
Per queste ragioni chiediamo un voto favorevole al nostro emendamento.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, la delega contenuta nell'articolo appare eccessivamente ampia. Si parla genericamente di riorganizzazione di enti, istituti e società vigilati, senza indicare quali essi siano. Il rischio è in particolare di limitare l'autonomia dei soggetti deputati all'attività ispettiva in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
L'emendamento 2.2, da noi presentato, è volto da un lato a salvaguardare la pur giusta necessità di un coordinamento fra i soggetti aventi compiti di vigilanza e controllo in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, ma dall'altro lato anche a specificare la necessità di rispettare la competenza e l'autonomia di ciascun ente.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e l'ordine del giorno si intendono illustrati.
CASTRO, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 2.1, 2.2 e 2.4. Invito il senatore Cursi a ritirare l'emendamento 2.3, altrimenti il parere è contrario.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G2.100, invito il senatore Lauro a ritirarlo, altrimenti il parere è contrario.
VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.1, presentato dalla senatrice Bassoli e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.2.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.2, presentato dalla senatrice Carlino e da altri senatori.
ROILO (PD). Signor Presidente, l'ISPESL - come è noto - è un istituto di ricerca per la prevenzione e la salute sul lavoro, mentre l'INAIL è semplicemente un ente assicurativo che non può avere, proprio per questa ragione, una adeguata competenza in materia di prevenzione.
Con il nostro emendamento 2.4 non escludiamo la possibilità che l'INAIL emani direttive in materia, ma esprimiamo il nostro disaccordo sul fatto che gli venga conferita una competenza assoluta.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Roilo e da altri senatori.
PRESIDENTE. Senatore Cursi, se accetta l'invito del relatore di ritirare l'emendamento 2.3?
CURSI (PdL). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Stante l'assenza del proponente, l'ordine del giorno G2.100 è decaduto.
Metto pertanto ai voti l'articolo 2.
Ricordo che la Camera dei deputati ha soppresso l'articolo 3 del testo approvato dal Senato.
Metto ai voti l'articolo 3, corrispondente all'articolo 4 del testo approvato dal Senato.
Metto ai voti l'articolo 4, corrispondente all'articolo 5 del testo approvato dal Senato.
Passiamo all'esame dell'articolo 5, corrispondente all'articolo 6 del testo approvato dal Senato, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
SALTAMARTINI, relatore. Esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.1, presentato dalla senatrice Carlino e da altri senatori.
Passiamo all'esame dell'articolo 6, corrispondente all'articolo 7 del testo approvato dal Senato.
Ricordo che gli articoli 7 e 8 sono identici, rispettivamente, agli articoli 8 e 9 del testo approvato dal Senato.
Metto ai voti l'articolo 9, corrispondente all'articolo 10 del testo approvato dal Senato.
Metto ai voti l'articolo 10, corrispondente all'articolo 11 del testo approvato dal Senato.
Ricordo che gli articoli 11, 12 e 13 sono identici, rispettivamente, agli articoli 12, 13 e 14 del testo approvato dal Senato.
Passiamo all'esame dell'articolo 14, corrispondente all'articolo 15 del testo approvato dal Senato, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 14.1, presentato dalla senatrice Carlino e da altri senatori.
Ricordo che gli articoli 15, 16, 17, 18 e 19 sono identici, rispettivamente, agli articoli 16, 17, 18, 19 e 20 del testo approvato dal Senato.
Passiamo all'esame dell'articolo 20, corrispondente all'articolo 21 del testo approvato dal Senato, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
PARDI (IdV). Signor Presidente, intervengo molto brevemente sullo stesso argomento affrontato dal collega Nerozzi. Concordo con quanto egli ha detto per cui posso limitarmi al minimo. Abbiamo presentato un emendamento soppressivo dell'articolo, il 20.2, e un emendamento propositivo, il 20.4.
Il primo è motivato dal fatto che la norma non è accettabile. Oltretutto siamo venuti a sapere da un'indagine aggiornata che la mancata soppressione di questo articolo toglierebbe giustizia ad altri (circa 120 dipendenti della marina) che non erano stati computati fino adesso e che, ammalati di tumore a causa dell'esposizione all'amianto, sono stati coinvolti in un processo sfociato in un'azione legale che ha proceduto presso la procura della Repubblica di Torino. La situazione è gravissima, l'ho già sottolineato nel mio intervento.
Con l'emendamento 20.4 proponiamo una norma che autorizzi il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ad emanare, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore di questa legge, un decreto ministeriale al fine di integrare la disciplina di protezione riguardo a questi lavoratori colpiti dagli effetti dell'amianto.
La situazione è - ripeto - grave e la maggioranza sembra non volerla considerare. Trarremo le conseguenze dell'eventuale disinteresse.
CASTRO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 20.1, 20.2, 20.3, 20.4, 20.5 e 20.6.
BAIO, segretario. «Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante "Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro",
l'articolo 20 del provvedimento reca una interpretazione autentica dell'articolo 2 della legge 12 febbraio 1955, n. 51, con la quale si stabilisce che ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, l'articolo 2, lettera b), della legge 12 febbraio 1955, n. 51, si interpreta nel senso che l'esclusione dalla delega concerne anche il lavoro a bordo del naviglio di Stato fatto salvo il diritto del lavoratore al risarcimento del danno eventualmente subito,
sentiti gli enti preposti, ad individuare la platea dei lavoratori del naviglio di Stato esposti e le necessarie coperture economiche al fine di valutare gli interventi da assumere».
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G20.100 non verrà posto in votazione.
Passiamo alla votazione dell'articolo 20.
CASSON (PD). Signor Presidente, l'articolo 20 del disegno di legge in esame si pone in netto ed evidente contrasto con le dichiarazioni del Governo e della maggioranza di voler intervenire con questo provvedimento a tutela dei lavoratori.
Questo articolo 20 propone una sorta di interpretazione autentica di una vecchissima e consolidata norma posta a tutela dei lavoratori fin dal 1955, norma ripetutamente e pacificamente applicata nel tempo da organi amministrativi, dalla polizia giudiziaria e dalla magistratura, nei rispettivi ambiti di competenza, soprattutto per i casi di infortunio sul lavoro e di malattie professionali.
Tanto è vero che, anche di recente, sono stati instaurati dei processi penali a carico delle persone ritenute responsabili, per colpa, della malattia e della morte di lavoratori a causa dell'amianto. E in particolare, davanti all'autorità giudiziaria di Padova è pendente un processo per la morte da amianto di alcuni militari. E altri processi seguiranno, perché sono ormai circa seicento i militari della nostra marina colpiti da patologie asbesto-correlate e non si capisce per quale motivo i nostri militari non dovrebbero essere tutelati dalle malattie professionali.
In questo momento, con questa norma, con una piroetta giuridica, nel tentativo di dare una mano ai responsabili di vertice (secondo l'accusa) di quei decessi e di sottrarli ai processi e all'eventuale condanna, si vorrebbe cambiare la legge, secondo uno stile deplorevole e vergognoso già visto in altre occasioni e che sembra caratterizzare il modo di pensare e di agire di questo Governo e di questa maggioranza. Una legge non va bene? C'è il rischio di un processo e di una condanna penale? La soluzione è a portata di mano, per il Governo. Un colpo di spugna e via.
Il giochino perverso è molto semplice: si cambia la legge, infischiandosene dei profili di illegittimità costituzionale e del principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. E nel caso di norme già contestate agli imputati e applicate dalla magistratura, si fa come in questo caso: la norma va interpretata, autenticamente, come dice questo Governo e non come logicamente e correttamente farebbe qualsiasi persona normale, di buon senso, qualsiasi interprete del diritto, con ciò tentando di salvare qualcuno ai vertici militari, a discapito di altri militari di grado inferiore deceduti solo per aver fatto il proprio dovere.
È, questa dell'articolo 20, una manovra viscida e vergognosa, perché nascosta nelle pieghe poco comprensibili di commi e contro-commi. E soprattutto è paradossale, perché si pone all'interno di un provvedimento che avrebbe come finalità la tutela del lavoro e la sicurezza sul lavoro, anche militare, mentre invece, con un'interpretazione autentica di una legge di 55 anni fa, si determina, deliberatamente, un vuoto normativo proprio in materia di sicurezza e di igiene sul lavoro.
Ha poco senso quanto detto poco fa dal relatore, senatore Saltamartini, che ha detto che il Governo dovrà impegnarsi, che ci sono ritardi di anni e che il tema amianto sarà risolto: intanto i lavoratori muoiono. È pilatesco, è un vero e proprio colpo di spugna, conforme ad una consolidata politica di questo Governo, anche in materia di sicurezza sul lavoro.
Signori della maggioranza, decidetevi. I lavoratori non si tutelano soltanto con le parole, ma con i fatti. E nella nostra veste di senatori si tutelano approvando leggi che siano davvero a salvaguardia della loro integrità e dei loro diritti. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 20.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 21, corrispondente all'articolo 22 del testo approvato dal Senato, sul quale è stato presentato un ordine del giorno che invito i presentatori ad illustrare.
CASTRO, relatore. Signor Presidente, se l'ordine del giorno, presentato dalla collega Ghedini, venisse riformulato, eliminando le sei premesse e perimetrando il testo dell'ordine del giorno in questi termini: «Il Senato (...) impegna il Governo a rafforzare le iniziative...», eccetera, lasciando cioè immodificato il testo dell'impegno, il parere sarebbe favorevole. Altrimenti, esso sarebbe inevitabilmente contrario.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, vorrei rivolgere una richiesta al relatore. Comprendo che nella premessa, in relazione all'articolo 21, vi siano delle perplessità sulla ripresa del Comitato, argomento sul quale noi non siamo d'accordo e che, invece, la maggioranza ha portato avanti. Pur tuttavia, tutti gli altri aspetti dell'ordine del giorno mi sembrano ammissibili, anche sotto il punto di vista di una giusta logica di promozione dei diritti delle donne, con il richiamo all'Unione europea e alla Commissione europea. Non capisco perché questi elementi così oggettivi, peraltro relativi anche ad altre istituzioni, debbano essere espunti dall'ordine del giorno. Almeno, manteniamo il riferimento a queste normative e a questi organismi internazionali. Eliminiamo invece la prima parte, quella riguardante appunto il Comitato, sulla quale sappiamo di non essere d'accordo. Poiché mi sembra che sul dispositivo il relatore sia d'accordo, potremmo convenire così.
PRESIDENTE. Senatore Castro, vi è una sorta di trattativa trasparente.
CASTRO, relatore. Signor Presidente, la proposta conclusiva, il punto di caduta, come si dice in gergo negoziale, è quella relativa all'accoglimento dell'ultima fra le premesse, che inizia con le parole «i dati relativi all'occupazione femminile dimostrano». Questa è l'unica premessa che, secondo il relatore, può essere mantenuta come condizione per il voto favorevole. Le altre le riteniamo inaccettabili.
PRESIDENTE. Se ho capito bene, il relatore dà parere favorevole se vengono mantenuti solo l'ultima premessa e il dispositivo.
CASTRO, relatore. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Senatrice Ghedini, accoglie la proposta di riformulazione?
GHEDINI (PD). Signor Presidente, se l'accoglimento del dispositivo implica, come credo sia già stato proposto in sede di Ufficio di Presidenza, una corsia accelerata per il provvedimento sul lavoro che abbiamo in Commissione, sono disponibile ad accogliere la riformulazione.
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno così come riformulato.
VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il Governo lo accoglie.
PRESIDENTE. Pertanto, essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G21.100 (testo 2) non verrà posto in votazione.
Passiamo alla votazionedell'articolo 21.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 21.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 22, corrispondente all'articolo 23 del testo approvato dal Senato, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
SALTAMARTINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
VIESPOLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore.

References: e contrario
e contrario
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 articolo 20
e contrario
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