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Timestamp: 2019-09-18 14:27:48+00:00

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2018 - Pagina 2 di 63 - Spagnolo & Associati
La relata di notificazione fa fede fino a querela di falso per le attestazioni che riguardano l’attività svolta
Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 13 dicembre 2018, n. 32350 (Rel. Carrato)
Nell'ipotesi in cui — come nel caso di specie - la notifica venga eseguita, nel luogo indicato nell'atto da notificare e nella richiesta di notifica, secondo le forme previste dall'art. 140 c.p.c., è da presumere che in quel luogo si trovi la dimora del destinatario e, qualora quest'ultimo intenda contestare in giudizio tale circostanza al fine di far dichiarare la nullità della notificazione stessa, ha l'onere di fornirne la prova (invece, nella fattispecie, non offerta), non potendosi egli limitare ad allegare — come ha fatto l'odierna ricorrente - che, sul plico oggetto di notificazione a mezzo posta, mancava il numero civico dello stabile e che il cad (con avviso di ricevimento) poteva essere stato immesso in una cassetta postale diversa da quella riferibile all'abitazione del soggetto destinatario. Oltretutto, occorre aggiungere che, nella notificazione a mezzo del servizio postale, l'attività legittimamente delegata dall'ufficiale giudiziario all'agente postale in forza del disposto dell'art. 1 della legge n. 890 del 1982 gode della stessa fede privilegiata dell'attività direttamente svolta dall'ufficiale giudiziario stesso ed ha il medesimo contenuto, essendo egli, ai fini della validità della notifica, tenuto a controllare il rispetto delle prescrizioni del codice di rito sulle persone a cui l'atto può essere legittimamente notificato, e ad attestare la dichiarazione resa dalla persona che riceve l'atto, indicativa delle propria qualità.; ne consegue che, anche nel caso di notificazione eseguita dall'agente postale, la relata di notificazione fa fede fino a querela di falso (nel caso in esame non proposta) per le attestazioni che riguardano l'attività svolta, trattandosi di circostanza frutto della diretta percezione del pubblico ufficiale nella sua attività di identificazione del soggetto cui è rivolta la notificazione dell'atto (v. Cass. n. 11452/2003; Cass. n. 19417/2004 e Cass. n. 2421/2014).
Sul concorso colposo del danneggiato (art. 1227 c.c.)
Cass. Civ., sez. III, ordinanza 11 dicembre 2018, n. 31967 (rel. M. Gorgoni)
Per invocare l'applicazione dell'art. 1227, comma 2, cod. civ. è necessario che il fatto dannoso risulti già provato e che al suo verificarsi il danneggiato non abbia contribuito fornendo il proprio apporto. Infatti, la disposizione comporta una sorta di interruzione tra il fatto del danneggiante e la singola conseguenza dannosa: interruzione provocata da un comportamento omissivo del danneggiato che rende non dovuto il danno.
Infatti, mentre l'art. 1227 c.c., comma 1 concerne il concorso colposo del danneggiato nella produzione dell'evento, quindi la sua cooperazione attiva, nel secondo comma, il danno è eziologicamente imputabile al danneggiante, ma le conseguenze dannose dello stesso avrebbero potuto essere impedite o attenuate da un comportamento diligente del danneggiato; un conto sono le condizioni di nascita della responsabilità, altro i criteri di determinazione del contenuto dell'obbligazione risarcitoria che ne consegue, cui si rapporta la corrispondente segmentazione in due fasi distinte del giudizio di responsabilità con cui si distribuisce il costo di un evento dannoso (l'an e, poi, il quantum).
Destinatario irreperibile: notificazione ai sensi dell’art. 140 c.p.c.
Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 12 dicembre 2018, n. 32201 (Rel. Scoditti)
Nella notificazione nei confronti di destinatario irreperibile, ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ., non occorre che dall'avviso di ricevimento della raccomandata informativa del deposito dell'atto presso l'ufficio comunale, che va allegato all'atto notificato, risulti precisamente documentata l'effettiva consegna della raccomandata, ovvero l'infruttuoso decorso del termine di giacenza presso l'ufficio postale, né, che, in definitiva, detto avviso contenga, a pena di nullità dell'intero procedimento notificatorio, tutte le annotazioni prescritte in caso di notificazione effettuata a mezzo del servizio postale, dovendo piuttosto da esso risultare, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 3 del 2010, il trasferimento, il decesso del destinatario o altro fatto impeditivo (non della conoscenza effettiva, ma) della conoscibilità dell'avviso stesso (Cass. 27 febbraio 2012, n. 2959). Nella notificazione ai sensi dell'art. 140 cod. proc. civ., la raccomandata cosiddetta informativa, poiché non tiene luogo dell'atto da notificare, ma contiene la semplice "notizia" del deposito dell'atto stesso nella casa comunale, non è soggetta alle disposizioni di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890, sicché occorre per la stessa rispettare solo quanto prescritto dal regolamento postale per la raccomandata ordinaria (Cass. 18 dicembre 2014, n. 26864).
Danni da circolazione stradale: termine di prescrizione più lungo in ipotesi di reato
Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 24 ottobre 2018, n. 26958 (rel. E. Vincenti)
In tema di diritto al risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli, la disposizione del terzo comma dell'art. 2947 cod. civ., che prevede, ove il fatto che ha causato il danno sia considerato dalla legge come reato, l'applicabilità all'azione civile per il risarcimento, in luogo del termine biennale stabilito dal secondo comma dello stesso articolo, di quello eventualmente più lungo previsto per detto reato, è invocabile da qualunque soggetto che abbia subito un danno patrimoniale dal fatto considerato come reato dalla legge, e non solo dalla persona offesa dallo stesso, ove detto danno sia conseguenza risarcibile dello stesso fatto-reato e, dunque, ad esso collegato eziologicamente anche in via mediata e indiretta, secondo il criterio della regolarità causale.
Consenso informato: ipotesi e oneri probatori
Cass. Civ., sez. III, ordinanza 4 dicembre 2018, n. 31234 (rel. G. Positano)
Sono enucleabili le seguenti ipotesi di danni risarcibili per mancanza di adeguato consenso informato (in termini, di recente, Cass. 7248/2018):
Ove il paziente, sul presupposto che l'atto medico sia stato compiuto senza un consenso consapevolmente prestato, richieda il risarcimento del danno da lesione della salute, determinato dalle non imprevedibili conseguenze di un atto terapeutico, necessario e correttamente eseguito secundum legem artis, deve allegare e dimostrare che egli avrebbe rifiutato quel determinato intervento se fosse stato adeguatamente informato.
In particolare, l'attore ha l'onere di provare, anche con presunzioni, che, se adeguatamente informato, non avrebbe autorizzato l'intervento anche nell'ipotesi di operazione salva vita.
Responsabilità medica: il valore delle linee guida
Responsabilità medica: l’attore deve sempre provare il nesso causale
Cass. Civ., sez. III, ordinanza 30 novembre 2018, n. 30998 (rel. M. Rossetti)
Ai fini della responsabilità sanitaria, non è decisivo che i sanitari non si siano attenuti alle linee-guida. Queste, infatti, non rappresentano un letto di Procuste insuperabile.
Esse sono solo un parametro di valutazione della condotta del medico: di norma una condotta conforme alle linee guida sarà diligente, mentre una condotta difforme dalle linee guida sarà negligente od imprudente. Ma ciò non impedisce che una condotta difforme dalle linee guida possa essere ritenuta diligente, se nel caso di specie esistevano particolarità tali che imponevano di non osservarle (ad esempio, nel caso in cui le linee guida prescrivano la somministrazione d'un farmaco verso il quale il paziente abbia una conclamata intolleranza, ed il medico perciò non lo somministri); e per la stessa ragione anche una condotta conforme alle linee-guida potrebbe essere ritenuta colposa, avuto riguardo alle particolarità del caso concreto (ad esempio, allorché le linee guida suggeriscano l'esecuzione d'un intervento chirurgico d'elezione ed il medico vi si attenga, nonostante le condizioni pregresse del paziente non gli consentissero di sopportare una anestesia totale).
Sicché, non costituendo le linee-guida un parametro rigido ed insuperabile di valutazione della condotta del sanitario, la circostanza che il giudice abbia ritenuto non colposa la condotta del sanitario che non si sia ad esse attenuto non è, di per sé e da sola, sufficiente per ritenere erronea la sentenza, e di conseguenza per ritenere "decisivo" l'omesso esame del contenuto di quelle linee-guida.
Nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica, è onere del paziente dimostrare l'esistenza del nesso causale, provando che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del "più probabile che non", causa del danno, sicché, ove la stessa sia rimasta assolutamente incerta, la domanda deve essere rigettata (Cass. Civ., Sez. 3 - , Sentenza n. 3704 del 15/02/2018; nello stesso senso, Sez. 3 - , Ordinanza n. 19199 del 19/07/2018; Sez. 3 -, Sentenza n. 29315 del 07/12/2017, e Sez. 3 -, Sentenza n. 18392 del 26/07/2017.
Danno non patrimoniale – Stress da timore: la mancata allegazione di elementi obiettivi specifici impedisce di inferire la prova per presuzioni
Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 7 dicembre 2018, n. 31785 (rel. F. Spena)
Il danno non patrimoniale— ( al di fuori dei casi di risarcibilità previsti direttamente dalla legge)— è risarcibile nei soli casi di danno prodotto dalla lesione di diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione sicchè non sono meritevoli di tutela risarcitoria i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie, non derivanti — ( al di fuori dei casi determinati dalla legge ordinaria)— dalla lesione di un diritto inviolabile della persona concretamente individuato.
Nel caso di specie, il rigetto della domanda per il danno definito come «stress da timore» è stato fondato su due autonome rationes decidendi:
- la mancata individuazione del diritto della persona di rilievo costituzionale violato;
- in ogni caso, la mancanza di prova del danno.
La autonomia delle due rationes decidendi è evidente alla luce del principio, enunciato dalle Sezioni Unite con sentenza n. 26972 del 11 novembre 2018, secondo cui «il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce danno conseguenza che deve essere allegato e provato».
Infortunio sul lavoro: meccanismo assicurativo pubblico (INAIL) e obbligo del datore di lavoro di risarcire il danno
Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 7 dicembre 2018, n. 31795 (Rel. Ghinoy)
Occorre distinguere i presupposti per l'azionabilità della tutela prevista dall'assicurazione infortuni e malattie professionali gestita dall'INAIL e quelli necessari per l'accertamento di una responsabilità contrattuale del datore di lavoro ai sensi dell'art. 2087 c.c..
Il meccanismo assicurativo pubblico prescinde dall'accertamento della colpa e si fonda sulla mera occasione di lavoro, cioè su di una condizione di collegabilità, anche indiretta, dell'evento all'attività lavorativa, sicché l'indennizzo può essere riconosciuto finanche per eventi verificatisi nel percorso fatto dal dipendente per recarsi al lavoro. Invece, in un giudizio risarcitorio proposto nei confronti del datore di lavoro, è indispensabile fornire al giudice ed alla controparte tutti gli elementi fattuali necessari affinché sia apprezzabile, anche solo in ipotesi, un colpevole inadempimento, non potendo il lavoratore limitarsi a dedurre di avere riportato un danno in occasione o durante la prestazione lavorativa (così Cass. n. 27364 del 23/12/2014, Cass. n. 12241 del 12/6/2015).
Dovendosi dare seguito a tale condivisibile orientamento, la soluzione adottata dalla Corte territoriale sotto tale aspetto non risulta corretta e conforme a diritto, in quanto ha desunto la sussistenza di un inadempimento rilevante dall'esistenza del danno da caduta, prescindendo dall'accertamento delle modalità con le quali essa si era verificata.
L’acquisizione di documenti da parte del consulente tecnico d’ufficio
Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 7 dicembre 2018, n. 31794 (Rel. Ghinoy)
Il consulente tecnico d'ufficio può acquisire documenti pubblicamente consultabili o provenienti da terzi o dalle parti nei limiti in cui siano necessari sul piano tecnico ad avere riscontro della correttezza delle affermazioni e produzioni documentali delle parti stesse, o quando emerga l'indispensabilità dell'accertamento di una situazione di comune interesse, indicandone la fonte di acquisizione e sottoponendoli al vaglio del contraddittorio, mentre non può ricercare "aliunde" ciò che costituisce materia rimessa all'onere di allegazione e prova delle parti stesse» (Cass. n. 26893 del 15/11/2017). Il consulente tecnico d'ufficio ha infatti il potere di acquisire ogni elemento necessario per espletare convenientemente il compito affidatogli, anche se risultante da documenti non prodotti in giudizio, sempre che non si tratti di fatti che, in quanto posti direttamente a fondamento delle domande e delle eccezioni, debbono essere provati dalle parti (Cass. n. 12921 del 23/06/2015 e, da ultimo, n. 16989 del 27/06/2018). Né rileva che tale acquisizione da parte dell'ausiliare potesse eventualmente avere ecceduto i limiti del mandato ricevuto dal giudice di primo grado, essendo comunque funzionale all'accertamento cui la consulenza era finalizzata (v. in tal senso Cass. n. 5965 del 25/03/2004 ).
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