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Timestamp: 2019-05-25 20:01:38+00:00

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VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> FASCE DI RISPETTO E DISTANZE LEGALI --> DISTANZE --> SOSTITUZIONE AUTOMATICA
L'art. 9 D.M. 1444/1968 impone determinati limiti edilizi ai comuni nella formazione o revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che l'adozione, da parte degli enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con la norma comporta l'obbligo, per il giudice di merito, non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la disposizione del ricordato art. 9, divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.
L'adozione da parte degli enti locali di strumenti urbanistici contrastanti con l'art. 9 D.M. 1444/1968 comporta l'obbligo, per il giudice di merito, non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la disposizione del ricordato art. 9, divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.
La distanza minima di dieci metri tra le costruzioni stabilita dall'art. 9 D.M. 1444/1968 trae la sua efficacia precettiva inderogabile nell'art. 41-quinquies ... [Omissis - La versione integrale é presente nel prodotto - Omissis] ...1942 ed è come tale prevalente sulle eventuali contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi, con sostituzione alle stesse per inserzione automatica.
Stante il carattere tassativo e inderogabile del limite di distanza tra pareti finestrate, non è ammessa deroga alla disposizioni recate dall'art. 9 del D.M. n. 1444/68 e, conseguentemente ogni previsione regolamentare in contrasto con l'anzidetto limite va disapplicata, stante la sua automatica sostituzione con la clausola legale della fonte normativa sovraordinata costituita appunto dall'art. 9 citato.
L'adozione, da parte degli enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con la norma che fissa in dieci metri la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, comporta l'obbligo per il giudice di merito non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la menzionata disposizione (art. 9, n. 2, DM n. 1444/1968) che diventa, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico, in sostituzione della norma illegittima disapplicata.
In tema di distanze tra costruzioni, il principio secondo il quale l'art. 9 D.M. 1444/1968 che con disposizione tassativa ed inderogabile, d... [Omissis - La versione integrale é presente nel prodotto - Omissis] ...negli edifici ricadenti in zone territoriali diverse dalla z.t.o. A, è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti), va interpretato nel senso che la adozione, da parte degli enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con la normativa di cui al D.M. comporta l'obbligo non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente le sue disposizioni divenute, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.
In tema di distanze tra costruzioni, l'adozione da parte dei Comuni di strumenti urbanistici contenenti disposizioni illegittime perché contrastanti con la norma di superiore livello dell'art. 9 D.M. 1444/1968 comporterebbe l'obbligo per il giudice di applicare, in sostituzion... [Omissis - La versione integrale é presente nel prodotto - Omissis] ...posizioni illegittime, quelle dello stesso strumento urbanistico, nella formulazione derivante, però, dalla inserzione in esso della regola sulla distanza fissata nel decreto ministeriale.
Non è consentita l'adozione, da parte degli strumenti urbanistici comunali, di norme contrastanti con quelle del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, nel senso che lo stesso, essendo stato emanato su delega dell'art. 41 quinquies, inserito nella L. 17 agosto 1942, n. 1150, dalla L. 6 agosto 1967, art. 17, ha efficacia di legge, sicché le sue disposizioni, in tema di limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati, cui i Comuni sono tenuti a conformarsi, prevalgono sulle contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi, alle quali si sostituiscono per inserzione automatica, con conseguente loro operatività tra privati.
In tema di distanze legali, il Giudice, data la prevalenza della legge dello Stato sulla normativa comunale, non può decidere le cause in base a un precetto di quest'ultima che risulti illegittimo, perché in contrasto con la prima, e deve, quindi, procedere alla determinazione della disposizione da applicare in sua sostituzione.
Laddove lo strumento ur... [Omissis - La versione integrale é presente nel prodotto - Omissis] ...ontenga una disciplina delle distanze illegittima perché contraria a quella dell'art. 9 D.M. n. 1444 del 1968, è quest'ultima norma che deve trovare applicazione, però non come norma del D.M. del 1968, bensì dello strumento urbanistico, di cui è divenuta parte integrante, previa espunzione da esso della regola originaria.
In tema di distanze tra costruzioni, l'adozione da parte dei Comuni di strumenti urbanistici contenenti disposizioni illegittime perché contrastanti con la norma di superiore livello dell'art. 9 DM 2 aprile 1968 n.1444 – che fissa in dieci metri la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti – comporta l'obbligo per il giudice di applicare, in sostituzione delle disposizioni illegittime, quelle dello stesso strumento urbanistico, nella formulazione derivate, però, dalla inserzione in esso della regola sulla distanza fissata nel decreto ministeriale.
Ogni previsione regolamentare in contrasto con il limite di dieci metri fissato dal d.m. 1444/1968 è illegittima e va annullata ove oggetto di impugnazione, o comunque disapplicata, stante la sua automatica sostituzione con la clausola legale dettata dalla fonte sovraordinata.
[Omissis - La versione integrale é presente nel prodotto - Omissis] ...rma regolamentare locale delle norme tecniche di esecuzione del piano regolatore generale non può derogare alle distanze minime stabilite dalla norma di rango superiore contenuta nel D.M. n. 1444 del 1968, art. 9 emanato in attuazione della L. 6 agosto 1967, n. 765, art. 17, sorgendo, in caso di discostamento, l'obbligo, per il giudice di merito, non solo di disapplicare le disposizioni comunali illegittime, ma anche di applicare direttamente la previsione del ricordato art. 9, così divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.
L'art. 9 D.M. 1444/1968 sostituisce eventuali disposizioni contrarie contenute nelle norme tecniche di attuazione di un piano regolatore; la prescritta distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, infatti, va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario e della sicurezza, per cui il suo disposto non è eludibile in funzione della natura giuridica dell'intercapedine stessa.
Il D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, art. 9, comma 2, ha efficacia di legge dello Stato, essendo stato emanato su delega della L. 17 a... [Omissis - La versione integrale é presente nel prodotto - Omissis] ... n. 150 art. 41 quinquies (c.d. legge urbanistica), aggiunto dalla L. 6 agosto 1967, n. 765, art. 17; ne consegue che, poiché il citato art. 9 dispone l'inderogabilità dei limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati, i Comuni sono obbligati - in caso di redazione o revisione dei propri strumenti urbanistici - a non discostarsi dalle regole fissate da tale norma, le quali comunque prevalgono ove i regolamenti locali siano con esse in contrasto.
In tema di distanze legali tra costruzioni, la cui disciplina è applicabile anche alle sopraelevazioni. l'adozione, da parte dei comuni, di strumenti urbanistici contenenti disposizioni illegittime perché contrastanti con la norma di superiore livello del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, art. 9 - che fissa in dieci metri la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - comporta, per il giudice di merito, l'obbligo di applicare, in sostituzione delle disposizioni illegittime, quelle dello stesso strumento urbanistico, nella formulazione derivante dall'inserzione in esso della regola sulla distanza fissata nel decreto ministeriale.
Le norme locali entrate in vigore successivamente al D.M. 1444/1968 che prevedono distanze i... [Omissis - La versione integrale é presente nel prodotto - Omissis] ...quelle prescritte dall'art. 9 D.M. cit. devono essere disapplicate in sede giudiziale e sostituite "ex lege" con quelle dello stesso D.M..
Le norme dell'art. 17, co. 1 e 3, legge 765/1967 (prevedenti limiti volumetrici degli edifici, di sovrapposizione di piani, di altezze e di rapporti tra aree coperte e scoperte) risultano immediatamente applicabili nei Comuni sprovvisti di piano regolatore generale o di programma di fabbricazione.
L'art. 9 D.M. 1444/1968 stante la natura di norma primaria, sostituisce eventuali disposizioni contrarie contenute nelle norme tecniche di attuazione.
L'adozione, da parte degli enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con la norma di cui al Decreto n. 1444 del 1968, art. 9 (che fissa in dieci metri la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti), comporta l'obbligo, per il giudice di merito, non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la disposizione del ricordato art. 9, divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.
Le norme sulle distanze previste dal D.M. 1444/1968, pur non essendo di per sé im... [Omissis - La versione integrale é presente nel prodotto - Omissis] ...e operative tra privati, obbligano i Comuni a conformarvisi nella formazione o revisione degli strumenti urbanistici; sicché, nell'ipotesi in cui questi non vi si conformino negli adottati piani regolatori o programmi di fabbricazione, sussiste l'obbligo per il giudice non solo di disapplicare le disposizioni locali illegittime, ma anche di applicare direttamente ed in via sostitutiva quelle di rango superiore, del citato decreto ministeriale, che viene in tal modo ad assumere efficacia integrativa dell'art. 873 c.c..
L'adozione, da parte degli enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con l'art. 9 del DM 1444/68 comporta l'obbligo, per il giudice di merito, non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la disposizione del ricordato art. 9, divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.

References: art. 9
 art. 9
 art. 17
 art. 9
 art. 17
 art. 9
 art. 9
 art. 41
 art. 17
 art. 9
 art. 9
 art. 9
 art. 9
 art. 9