Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7931-del-06-04-2011
Timestamp: 2020-08-14 00:33:23+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 7931 del 06/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7931 del 06/04/2011
Cassazione civile sez. VI, 06/04/2011, (ud. 09/03/2011, dep. 06/04/2011), n.7931
D’ANGIOLELLA Luigi Maria e Flavio Brusciano, dal quale è rapp.to e
Regionale della Campania n. 206/2009/51 depositata il 30/10/2009;
La controversia promossa da Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero dell’Arcidiocesi di Capua contro l’Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto dell’appello proposto dal contribuente contro la sentenza della CTP di Caserta n. 443/12/2008 che aveva respinto il ricorso del contribuente avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) ICI 2002. Il ricorso proposto si articola in due motivi. Resiste con controricorso la Darti s.r.l..
Con primo motivo il ricorrente assume la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 2 e 3, nonchè l’insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
La CTR avrebbe erroneamente ritenuto sussistente la soggettività passiva dell’istituto in ordine al fondo in Cat. Fol 5, p.lla 41.
Inammissibile è la censura di violazione di legge; ed invero, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa – quale quella prospettata dalla ricorrente- è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione (Sez. U, Sentenza n. 103 13 de/ 05/05/2006).
Inammissibile è altresì la censura in ordine alla motivazione non avendo la ricorrente evidenziato sia il fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa – sia le ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione. Nè tale rilievo può desumersi dalle espressioni “detto immobile è di proprietà dell’Ente …..e tanto si evince dalle visure catastali allegate…di tanto non hanno tenuto conto nè la sentenza di primo grado, nè la sentenza di secondo grado qui censurate”, di cui al ricorso in esame.
Con secondo motivo il ricorrente assume la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11, comma 2 bis e art. 5, n. 5 e della L. n. 212 del 2000, art. 7. La sentenza avrebbe ingiustamente ritenuto soddisfatto l’obbligo motivazionale dell’atto impositivo.
Anche tale censura è inammissibile risultando esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerendo l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa alla tipica valutazione del giudice di merito, che, con riferimento a tale motivo di appello, ha affermato la presenza, nell’atto, di tutti gli elementi oggettivi e soggettivi atti a caratterizzare la pretesa.
la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione, in favore della Darti s.r.l., delle spese del grado che si liquidano in complessivi Euro 1.100,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 11
 art. 5
 art. 7
 sentenza