Source: https://www.slideshare.net/mrccavalli/dm-compensi-avvocati
Timestamp: 2017-04-30 02:27:26+00:00

Document:
Dm compensi avvocati
Cassazione: pubblicata la sentenza ...
Cassazione civile 14 novembre 2012 ...
Ordinanza tribunale-minorenni-tries...
Tabella oneri registrata (Confedili...
Professioni - Ecco il testo del decreto sulle nuove tariffe di avvocato (in attesa di pubblicazione)
Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organogiurisdizionale dei compensi per le professioni regolamentate vigilate dal Ministero della giustizia,ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1 convertito con modificazioni dallalegge 24 marzo 2012 n. 27. 2.
Il Ministro della giustiziaVisto larticolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;Visto larticolo 9, comma 2, primo periodo, del decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1 convertito, conmodificazioni, dalla legge 24 marzo 2012 n. 27;Udito il parere del Consiglio di Stato n. 3126/2012, favorevole con osservazioni, espresso dallaSezione consultiva per gli atti normativi nelladunanza del 5 luglio 2012;Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in data… ; ADOTTA IL SEGUENTE REGOLAMENTO Capo I Disposizioni generali Art. 1 (Ambito di applicazione e regole generali)1. L’organo giurisdizionale che deve liquidare il compenso dei professionisti di cui ai capi che seguonoapplica, in difetto di accordo tra le parti in ordine allo stesso compenso, le disposizioni del presente decreto.L’organo giurisdizionale può sempre applicare analogicamente le disposizioni del presente decreto ai casinon espressamente regolati dallo stesso.2. Nei compensi non sono comprese le spese da rimborsare secondo qualsiasi modalità, compresa quellaconcordata in modo forfettario. Non sono altresì compresi oneri e contributi dovuti a qualsiasi titolo. I costidegli ausiliari incaricati dal professionista sono ricompresi tra le spese dello stesso.3. I compensi liquidati comprendono l’intero corrispettivo per la prestazione professionale, incluse le attivitàaccessorie alla stessa. 3.
4. Nel caso di incarico collegiale il compenso è unico ma l’organo giurisdizionale può aumentarlo fino aldoppio. Quando l’incarico professionale è conferito a una società tra professionisti, si applica il compensospettante a uno solo di essi anche per la stessa prestazione eseguita da più soci.5. Per gli incarichi non conclusi, o prosecuzioni di precedenti incarichi, si tiene conto dell’operaeffettivamente svolta.6. L’assenza di prova del preventivo di massima di cui all’articolo 9, comma 4, terzo periodo, del decretolegge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, costituisceelemento di valutazione negativa da parte dell’organo giurisdizionale per la liquidazione del compenso.7. In nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, sia nei minimi che nei massimi,per la liquidazione del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per laliquidazione stessa. Capo II Disposizioni concernenti gli avvocati Art. 2 (Tipologia di attività)1. Le prestazioni professionali forensi sono distinte in attività stragiudiziale e attività giudiziale. Le attivitàgiudiziali sono distinte in attività penale e attività civile, amministrativa e tributaria. Art. 3 (Attività stragiudiziale)1. L’attività stragiudiziale è liquidata tenendo conto del valore e della natura dell’affare, del numero edell’importanza delle questioni trattate, del pregio dell’opera prestata, dei risultati e dei vantaggi, anche noneconomici, conseguiti dal cliente, dell’eventuale urgenza della prestazione.2. Si tiene altresì conto delle ore complessive impiegate per la prestazione, valutate anche secondo il valoredi mercato attribuito alle stesse.3. Quando l’affare si conclude con una conciliazione, il compenso è aumentato fino al 40 per cento rispetto aquello altrimenti liquidabile a norma dei commi che precedono. Art. 4 (Attività giudiziale civile, amministrativa e tributaria)1. L’attività giudiziale civile, amministrativa e tributaria è distinta nelle seguenti fasi: fase di studio dellacontroversia; fase di introduzione del procedimento; fase istruttoria; fase decisoria; fase esecutiva.2. Nella liquidazione il giudice deve tenere conto del valore e della natura e complessità della controversia,del numero e dell’importanza e complessità delle questioni trattate, con valutazione complessiva anche aseguito di riunione delle cause, dell’eventuale urgenza della prestazione.3. Si tiene altresì conto del pregio dell’opera prestata, dei risultati del giudizio e dei vantaggi, anche nonpatrimoniali, conseguiti dal cliente.4. Qualora l’avvocato difenda più persone con la stessa posizione processuale il compenso unico può essereaumentato fino al doppio. Lo stesso parametro di liquidazione si applica quando l’avvocato difende una parte 4.
contro più parti. Nel caso di controversie a norma dell’articolo 140-bis del decreto legislativo 6 settembre2005 n. 206, il compenso può essere aumentato fino al triplo, rispetto a quello liquidabile a normadell’articolo 11.5. Quando il procedimento si conclude con una conciliazione il compenso è aumentato fino al 25 per centorispetto a quello liquidabile a norma dell’articolo 11.6. Costituisce elemento di valutazione negativa, in sede di liquidazione giudiziale del compenso, l’adozionedi condotte abusive tali da ostacolare la definizione dei procedimenti in tempi ragionevoli. Art. 5 (Determinazione del valore della controversia)1. Ai fini della liquidazione del compenso, il valore della controversia è determinato a norma del codice diprocedura civile avendo riguardo, nei giudizi per azioni surrogatorie e revocatorie, all’entità economica dellaragione di credito alla cui tutela l’azione è diretta, nei giudizi di divisione, alla quota o ai supplementi diquota in contestazione, e nei giudizi per pagamento di somme, anche a titolo di danno, alla somma attribuitaalla parte vincitrice e non alla somma domandata. In ogni caso si ha riguardo al valore effettivo dellacontroversia, anche in relazione agli interessi perseguiti dalle parti, quando risulti manifestamente diverso daquello presunto a norma del codice di procedura civile o alla legislazione speciale.2. Nelle cause davanti agli organi di giustizia amministrativa il valore della causa è determinato a norma delcomma 1 quando l’oggetto della controversia o la natura del rapporto sostanziale dedotto in giudizio ocomunque correlato al provvedimento impugnato ne consentono l’applicazione. Quando ciò non è possibile,va tenuto conto dell’interesse sostanziale tutelato.3. Per le controversie di valore indeterminato o indeterminabile si tiene particolare conto dell’oggetto e dellacomplessità della stessa. Art. 6 (Procedimenti arbitrali)1. Per i procedimenti davanti agli arbitri, nel caso di arbitrato rituale, è dovuto il compenso stabilito per lecontroversie davanti ai giudici competenti a conoscere sulle stesse.2. In ogni altro caso di arbitrato o fattispecie analoga, per la liquidazione dei compensi si applicano iparametri previsti per l’attività stragiudiziale. Art. 7 (Procedimenti cautelari o speciali o non contenziosi)1. Fermo quanto specificatamente disposto dalla tabella A – Avvocati, nei procedimenti cautelari ovverospeciali ovvero non contenziosi anche quando in camera di consiglio o davanti al giudice tutelare, ilcompenso viene liquidato per analogia ai parametri previsti per gli altri procedimenti, ferme le regole e icriteri generali di cui agli articoli 1 e 4. Art. 8 (Cause di lavoro) 5.
1. Nelle controversie di lavoro il cui valore non supera 1.000 euro, il compenso è ridotto di regola fino allametà. Art. 9 (Cause per l’indennizzo da irragionevole durata del processo e gratuito patrocinio)1. Nelle controversie per l’indennizzo da irragionevole durata del processo, il compenso può essere ridottofino alla metà. Per le liquidazioni delle prestazioni svolte a favore di soggetti in gratuito patrocinio, e perquelle a esse equiparate dal testo unico delle spese di giustizia di cui al decreto del Presidente dellaRepubblica 30 maggio 2002 n. 115, si tiene specifico conto della concreta incidenza degli atti assunti rispettoalla posizione processuale della persona difesa, e gli importi sono di regola ridotti della metà anche inmateria penale. Art. 10 (Responsabilità processuale aggravata e pronunce in rito)1. Nel caso di responsabilità processuale ai sensi dell’art. 96 del codice di procedura civile, ovvero,comunque, nei casi d’inammissibilità o improponibilità o improcedibilità della domanda, il compenso dovutoall’avvocato del soccombente è ridotto, di regola, del 50 per cento rispetto a quello liquidabile a normadell’articolo 11. Art. 11 (Determinazione del compenso per l’attività giudiziale civile, amministrativa e tributaria)1. I parametri specifici per la determinazione del compenso sono, di regola, quelli di cui alla tabella A –Avvocati, allegata al presente decreto. Il giudice può sempre diminuire o aumentare ulteriormente ilcompenso in considerazione delle circostanze concrete, ferma l’applicazione delle regole e dei criterigenerali di cui agli articoli 1 e 4.2. Il compenso è liquidato per fasi.3. Nella fase di studio della controversia sono compresi, a titolo di esempio: l’esame e lo studio degli atti aseguito della consultazione con il cliente, le ispezioni dei luoghi, la ricerca dei documenti e la conseguenterelazione o parere, scritti oppure orali, al cliente, precedenti la costituzione in giudizio.4. Nella fase introduttiva del procedimento sono compresi, a titolo di esempio: gli atti introduttivi delgiudizio e di costituzione in giudizio, e il relativo esame incluso quello degli allegati, quali ricorsi,controricorsi, citazioni, comparse, chiamate di terzo ed esame delle relative autorizzazioni giudiziali, l’esamedi provvedimenti giudiziali di fissazione della prima udienza, memorie iniziali, interventi, istanze,impugnazioni, le relative notificazioni, l’esame delle corrispondenti relate, l’iscrizione a ruolo, il versamentodel contributo unificato, le rinnovazioni o riassunzioni della domanda, le autentiche di firma o l’esame dellaprocura notarile, la formazione del fascicolo e della posizione della pratica in studio, le ulterioriconsultazioni con il cliente.5. Nella fase istruttoria sono compresi, a titolo di esempio: le richieste di prova, le memorie di precisazione ointegrazione delle domande o dei motivi d’impugnazione, eccezioni e conclusioni, ovvero meramenteillustrative, l’esame degli scritti o documenti delle altre parti o dei provvedimenti giudiziali pronunciati nelcorso e in funzione dell’istruzione, gli adempimenti o le prestazioni comunque connesse ai suddettiprovvedimenti giudiziali, le partecipazioni e assistenze relative ad attività istruttorie, gli atti comunquenecessari per la formazione della prova o del mezzo istruttorio anche quando disposto d’ufficio, ladesignazione di consulenti di parte, l’esame delle corrispondenti attività e designazioni delle altre parti, 6.
l’esame delle deduzioni dei consulenti d’ufficio o delle altre parti, la notificazione delle domande nuove o dialtri atti nel corso del giudizio compresi quelli al contumace, le relative richieste di copie al cancelliere, leistanze al giudice in qualsiasi forma, le dichiarazioni rese nei casi previsti dalla legge, le deduzioni a verbale,le intimazioni dei testimoni, comprese le notificazioni e l’esame delle relative relate, gli atti comunqueincidentali comprese le querele di falso e quelli inerenti alla verificazione delle scritture private. Al fine divalutare il grado di complessità della fase rilevano, in particolare, le plurime memorie per parte, necessarie oautorizzate dal giudice, comunque denominate ma non meramente illustrative, ovvero le plurime richiesteistruttorie ammesse per ciascuna parte e le plurime prove assunte per ciascuna parte. La fase rileva ai finidella liquidazione del compenso quando effettivamente svolta.6. Nella fase decisoria sono compresi, a titolo di esempio: le precisazioni delle conclusioni e l’esame diquelle delle altre parti, le memorie, illustrative o conclusionali anche in replica, compreso il loro deposito edesame, la discussione orale, sia in camera di consiglio che in udienza pubblica, le note illustrative accessoriea quest’ultima, la redazione e il deposito delle note spese, l’esame e la registrazione o pubblicazione delprovvedimento conclusivo del giudizio, comprese le richieste di copie al cancelliere, il ritiro del fascicolo,l’iscrizione di ipoteca giudiziale del provvedimento conclusivo stesso.7. Nella fase esecutiva, fermo quanto previsto nella richiamata tabella A – Avvocati, per l’atto di precetto,sono ricompresi, a titolo di esempio: la disamina del titolo esecutivo, la notificazione dello stesso unitamenteal precetto, l’esame delle relative relate, il pignoramento e l’esame del relativo verbale, le iscrizioni,trascrizioni e annotazioni, gli atti d’intervento, le ispezioni ipotecarie, catastali, l’esame dei relativi atti, leassistenze all’udienza o agli atti esecutivi di qualsiasi tipo.8. Il compenso, ai sensi dell’articolo 1 comma 3, comprende ogni attività accessoria, quali, a titolo diesempio, gli accessi agli uffici pubblici, le trasferte, la corrispondenza anche telefonica o telematica ocollegiale con il cliente, le attività connesse a oneri amministrativi o fiscali, le sessioni per rapporti concolleghi, ausiliari, consulenti, magistrati.9. Per le controversie il cui valore supera euro 1.500.000,00 il giudice, tenuto conto dei valori di liquidazioneriferiti di regola allo scaglione precedente, liquida il compenso applicando i parametri di cui all’articolo 4,commi da 2 a 5. I parametri indicati nel periodo precedente si applicano anche ai procedimenti peringiunzione.10. Per le procedure concorsuali si applicano per analogia i parametri previsti per la fase esecutiva relativa abeni immobili. Art. 12 (Attività giudiziale penale)1. L’attività giudiziale penale è distinta nelle seguenti fasi: fase di studio; fase di introduzione delprocedimento; fase istruttoria procedimentale o processuale; fase decisoria; fase esecutiva. Se ilprocedimento o il processo non vengono portati a termine per qualsiasi motivo ovvero sopravvengono causeestintive del reato, l’avvocato ha diritto al compenso per l’opera effettivamente svolta.2. Nella liquidazione il giudice deve tenere conto della natura, complessità e gravità del procedimento o delprocesso, delle contestazioni e delle imputazioni, del pregio dell’opera prestata, del numero edell’importanza delle questioni trattate, anche a seguito di riunione dei procedimenti o dei processi,dell’eventuale urgenza della prestazione. Ai fini di quanto disposto nel periodo che precede, si tiene conto ditutte le particolari circostanze del caso, quali, a titolo di esempio, il numero dei documenti da esaminare,l’emissione di ordinanze di applicazione di misure cautelari, l’entità economica e l’importanza degli interessicoinvolti, la costituzione di parte civile, la continuità, la frequenza, l’orario e i trasferimenti conseguentiall’assistenza prestata.3. Si tiene altresì conto dei risultati del giudizio e dei vantaggi, anche civili e non patrimoniali, conseguiti dalcliente. 7.
4. Qualora l’avvocato difenda più persone con la stessa posizione processuale il compenso unico può essereaumentato fino al doppio. Lo stesso parametro di liquidazione si applica, in caso di costituzione di partecivile, quando l’avvocato difende una parte contro più parti.5. Per l’assistenza d’ufficio a minori il compenso può essere diminuito fino alla metà.6. Costituisce elemento di valutazione negativa in sede di liquidazione giudiziale del compenso l’adozione dicondotte dilatorie tali da ostacolare la definizione del procedimento in tempi ragionevoli.7. Si applica l’articolo 9, comma 1, secondo periodo. Art. 13 (Parte civile)1. I parametri previsti per l’attività giudiziale penale operano anche nei riguardi della parte e del responsabilecivile costituiti in giudizio, ma per quanto non rientri nelle fasi penali, operano i parametri previsti perl’attività giudiziale civile. Art. 14 (Determinazione del compenso per l’attività giudiziale penale)1. I parametri specifici per la determinazione del compenso sono, di regola, quelli di cui alla tabella B –Avvocati, allegata al presente decreto. Il giudice può sempre diminuire o aumentare ulteriormente ilcompenso in considerazione delle circostanze concrete, ferma l’applicazione delle regole e dei criterigenerali di cui agli articoli 1 e 12.2. Il compenso è liquidato per fasi.3. Nella fase di studio sono compresi, a titolo di esempio: l’esame e lo studio degli atti, le ispezioni deiluoghi, la ricerca dei documenti, le consultazioni con il cliente e la relazione o parere, scritti ovvero orali, alcliente precedenti gli atti di fase introduttiva o che esauriscono l’attività.4. Nella fase introduttiva sono compresi, a titolo di esempio: gli atti introduttivi quali esposti, denunce,querele, istanze, richieste, dichiarazioni, opposizioni, ricorsi, impugnazioni, memorie.5. Nella fase istruttoria sono compresi, a titolo di esempio: le richieste, gli scritti, le partecipazioni o leassistenze, anche in udienza in camera di consiglio o pubblica, relative ad atti o attività istruttorie,procedimentali o processuali anche preliminari, funzionali alla ricerca dei mezzi di prova, alle investigazionio alla formazione della prova, comprese le liste, le citazioni, e le relative notificazioni ed esame di relata, deitestimoni, consulenti e indagati o imputati di reato connesso o collegato. La fase si considera in particolarecomplessa quando le attività ovvero le richieste istruttorie sono plurime e in plurime udienze, ovverocomportano la redazione scritti plurimi e coinvolgenti plurime questioni anche incidentali.6. Nella fase decisoria sono compresi, a titolo di esempio: le difese orali o scritte anche in replica,l’assistenza alla discussione delle altre parti, in camera di consiglio o udienza pubblica.7. Nella fase esecutiva sono comprese tutte le attività connesse all’esecuzione della pena o delle misurecautelari.8. Fermo quanto specificatamente disposto dalla tabella B – Avvocati, nei procedimenti cautelari ovverospeciali anche quando in camera di consiglio, il compenso viene liquidato per analogia ai parametri previstiper gli altri procedimenti, ferme le regole e i criteri generali di cui agli articoli 1 e 12.9. Il compenso, ai sensi dell’articolo 1 comma 3, comprende ogni attività accessoria, quali, a titolo diesempio, gli accessi agli uffici pubblici, le trasferte, la corrispondenza anche telefonica o telematica o 8.
collegiale con il cliente, le attività connesse a oneri amministrativi o fiscali, le sessioni per rapporti concolleghi, ausiliari, consulenti, investigatori, magistrati. Capo III Disposizioni concernenti i dottori commercialisti ed esperti contabili SEZIONE PRIMA Disposizioni generali Art. 15 (Tipologia di attività)1. Per l’applicazione delle disposizioni del presente capo sono individuate le seguenti attività svolte daidottori commercialisti ed esperti contabili: a) amministrazione e custodia; b) liquidazione di aziende; c) valutazioni, perizie e pareri; d) revisioni contabili; e) tenuta della contabilità; f) formazione del bilancio; g) operazioni societarie; h) consulenza contrattuale ed economico-finanziaria; i) assistenza in procedure concorsuali; l) assistenza, rappresentanza e consulenza tributaria; m) sindaco di società.2. Quando la prestazione professionale ha per oggetto attività diverse da quelle elencate al comma 1, per ilprofessionista iscritto negli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili il compenso è determinatoin analogia alle disposizioni del presente capo. Art. 16 (Definizioni)1. Ai fini del presente decreto e per l’applicazione delle disposizioni del presente capo, si intendono per:a) «professionista iscritto negli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili»: il dottorecommercialista, il ragioniere commercialista, l’esperto contabile iscritti all’albo; 9.
b) «valore della pratica»: entità numerica espressa in euro che costituisce il parametro di base per laliquidazione delle singole attività professionali;c) «componenti positivi di reddito lordi», la sommatoria dei seguenti componenti reddituali risultanti dalconto economico:1) il valore della produzione, con esclusione delle variazioni delle rimanenze di prodotti in corso dilavorazione, semilavorati e finiti; delle variazioni dei lavori in corso su ordinazione, e degli incrementi diimmobilizzazioni per lavori interni;2) il valore complessivo dei proventi finanziari;3) tutte le rideterminazioni dei valori, quali rivalutazioni e ripristini, dell’attivo dello stato patrimonialeimputate al conto economico;4) il valore complessivo dei proventi straordinari;d) «attività»: il valore complessivo dell’attivo dello stato patrimoniale di cui all’articolo 2424 del codicecivile;e) «passività»: la somma dei valori delle voci B, C, D ed E della sezione “Passivo” dello schema di cuiall’articolo 2424 del codice civile;f) «assistenza tributaria»: la predisposizione su richiesta e nell’interesse del cliente di atti e documenti aventirilevanza tributaria sulla base dei dati e delle analitiche informazioni trasmesse dal cliente, che nonrichiedono particolare elaborazione;g) «rappresentanza tributaria»: l’intervento personale, quale mandatario del cliente, presso gli uffici tributari,presso le commissioni tributarie, e in qualunque altra sede anche in relazione a verifiche fiscali;h) «consulenza tributaria»: la consulenza, in qualsiasi materia tributaria, di carattere generale o specifico,prestata, in particolare, per l’analisi della legislazione, dell’interpretazione e applicazione, anchegiurisprudenziale e dell’amministrazione finanziaria, di disposizioni, in sede di assistenza tributaria e in sededi scelta dei comportamenti e delle difese in relazione all’imposizione fiscale, anche in ambito contenzioso. Art. 17 (Parametri generali)1. Il compenso del professionista è determinato con riferimento ai seguenti parametri generali:a) valore e natura della pratica;b) importanza, difficoltà, complessità della pratica;c) condizioni d’urgenza per l’espletamento dell’incarico;d) risultati e vantaggi, anche non economici, ottenuti dal cliente;e) impegno profuso anche in termini di tempo impiegato;f) pregio dell’opera prestata.2. Il valore della pratica è determinato, in relazione alle singole attività svolte dal professionista, secondo icriteri specificati nelle disposizioni della sezione seconda del presente capo.3. Il compenso è di regola liquidato, salve ulteriori variazioni determinate dai parametri di cui al comma 1,applicando al valore della pratica le percentuali variabili stabilite nella tabella C – Dottori commercialisti edesperti contabili allegata, nonché utilizzando, di regola, gli ulteriori valori monetari indicati nella stessatabella. 10.
Art. 18 (Maggiorazioni e riduzioni)1. Per le pratiche di eccezionale importanza, complessità o difficoltà, ovvero per le prestazioni compiute incondizioni di particolare urgenza, al compenso del professionista può essere applicata una maggiorazionefino al 100 per cento rispetto a quello altrimenti liquidabile.2. Nel caso in cui la prestazione può essere eseguita in modo spedito e non implica la soluzione di questionirilevanti, al compenso del professionista può essere applicata una riduzione fino al 50 per cento rispetto aquello altrimenti liquidabile. SEZIONE SECONDA Disposizioni e parametri specifici Art. 19 (Amministrazione e custodia)1. Il valore della pratica per la liquidazione relativa a incarichi di amministrazione e custodia di aziende èdeterminato dalla sommatoria dei componenti positivi di reddito lordo e delle attività, e il compenso èliquidato, di regola, in misura pari a quanto indicato dal riquadro 1 della tabella C–Dottori commercialisti edesperti contabili. Art. 20 (Liquidazioni di aziende)1. Il valore della pratica per la liquidazione concernente incarichi di liquidatore ai sensi degli articoli 1977,2275, 2309 e 2487 del codice civile, ovvero di liquidatore giudiziale, è determinato dalla sommatoria sultotale dell’attivo realizzato e sul passivo accertato e il compenso è liquidato, di regola, in misura pari aquanto indicato dal riquadro 2 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili. Art. 21 (Valutazioni, perizie e pareri)1. Il valore della pratica per la liquidazione concernente perizie, pareri motivati, consulenze tecniche di parte,valutazioni di singoli beni, di diritti, di aziende o rami d’azienda, di patrimoni, di partecipazioni sociali nonquotate e per la redazione delle relazioni di stima richieste da disposizioni di legge o di regolamenti, èdeterminato in funzione del valore risultante dalla perizia o dalla valutazione, e il compenso è liquidato, diregola, secondo quanto indicato dal riquadro 3 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili. Art. 22 (Revisioni contabili)1. Il valore della pratica per la liquidazione relativa a incarichi di revisioni amministrative e contabili, diispezioni, nonché per il riordino di contabilità, per l’accertamento dell’attendibilità dei bilanci, previsti dalla 11.
legge o eseguiti su richiesta del cliente, dell’autorità giudiziaria o amministrativa, anche ai fini dellaerogazione di contributi o finanziamenti pubblici, anche comunitari, nonché per l’accertamento dellarendicontazione dell’impiego di risorse finanziarie pubbliche, è determinato in funzione dei componentipositivi di reddito lordo e delle attività e il compenso liquidato, di regola, secondo quanto indicato nelriquadro 4 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili. Art. 23 (Tenuta della contabilità)1. Il valore della pratica per la liquidazione di incarichi di tenuta della contabilità ordinaria, è determinato infunzione dei componenti positivi di reddito lordi, delle attività e delle passività risultanti dal bilancio di fineesercizio, e il compenso è liquidato, di regola, secondo quanto indicato dal riquadro 5.1 della tabella C –Dottori commercialisti ed esperti contabili.2. Il valore della pratica per la liquidazione di incarichi di tenuta della contabilità semplificata, è determinatoin funzione dei componenti positivi di reddito lordi, e il compenso è liquidato, di regola, secondo quantoindicato dal riquadro 5.2 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili. Art. 24 (Formazione del bilancio)1. Il valore della pratica per la liquidazione relativa a incarichi per la formazione del bilancio, è determinatoin funzione dei componenti positivi di reddito lordi, delle attività e delle passività, e il compenso è liquidato,di regola, secondo quanto stabilito dal riquadro 6 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperticontabili. Art. 25 (Operazioni societarie)1. Il valore della pratica di liquidazione di incarichi per la costituzione e per le successive variazioni dellostatuto sociale, incluse le trasformazioni, di qualunque tipo di società, ente o associazione, è determinato infunzione del capitale sottoscritto ed è liquidato, di regola, secondo quanto indicato dal riquadro 7.1 dellatabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili.2. Il valore della pratica per la liquidazione di incarichi per le fusioni, scissioni e altre operazionistraordinarie di qualunque tipo di società, ente o associazione, è determinato in funzione del totale delleattività delle situazioni patrimoniali utilizzate per l’attività professionale svolta, e il compenso è liquidato, diregola, secondo quanto indicato dal riquadro 7.2 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili. Art. 26 (Consulenza e assistenza contrattuale e consulenza economico-finanziaria)1. Il valore della pratica per la liquidazione di incarichi di consulenza o assistenza nella stipulazione di tutti itipi di contratti, anche preliminari, atti, scritture private, è determinato in funzione del corrispettivo pattuitoal lordo delle eventuali passività accollate dal cessionario, e il compenso è liquidato, di regola, secondoquanto indicato dal riquadro 8.1 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili.2. Il valore della pratica per la liquidazione di incarichi riguardanti contratti di mutuo, di finanziamento econtributi a fondo perduto, sono determinati in funzione del capitale mutuato o erogato, e il compenso è 12.
liquidato, di regola, secondo quanto indicato dal riquadro 8.2 della tabella C – Dottori commercialisti edesperti contabili.3. Il valore della pratica per la liquidazione di incarichi di consulenza economica e finanziaria è determinatoin funzione dei capitali o dei valori economico-finanziari oggetto della prestazione, e il compenso èliquidato, di regola, secondo quanto indicato nel riquadro 8.2 della tabella C – Dottori commercialisti edesperti contabili. Art. 27 (Assistenza in procedure concorsuali)1. Il valore della pratica per la liquidazione di incarichi di assistenza al debitore nel periodo preconcorsuale e,altresì, nel corso di una procedura di concordato preventivo, accordo di ristrutturazione di debiti e diamministrazione straordinaria, è determinato in funzione del totale delle passività, e il compenso è liquidato,di regola, secondo quanto indicato dal riquadro 9 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperticontabili.2. Le percentuali di liquidazione indicate in tabella per l’ipotesi del comma 1 sono ridotte fino alla metà nelcaso in cui le procedure si concludono con esito negativo. Art. 28 (Assistenza, rappresentanza e consulenza tributaria)1. Il compenso per gli adempimenti dichiarativi e le prestazioni connesse è liquidato, di regola, secondoquanto indicato nel riquadro 10.1 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili.2. Il valore della pratica per la liquidazione di incarichi di predisposizione di ricorsi, appelli e memorie allecommissioni tributarie e ad altri organi giurisdizionali, nonché per la rappresentanza tributaria, èdeterminato, per ogni grado di giudizio, in funzione dell’importo complessivo delle imposte, tasse,contributi, sanzioni, interessi che sarebbero dovuti sulla base dell’atto impugnato o in contestazione oppuredei quali è richiesto il rimborso, e il compenso è liquidato, di regola, secondo quanto indicato dal riquadro10.2 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili.3. Il valore della pratica per la liquidazione di incarichi di consulenza tributaria è determinato in funzionedell’importo complessivo delle imposte, tasse, contributi, sanzioni, interessi che sarebbero dovuti sulla basedell’atto impugnato o in contestazione oppure dei quali è richiesto il rimborso, e il compenso è liquidato, diregola, secondo quanto indicato dal riquadro 10.3 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperticontabili. Art. 29 (Sindaco di società)1. Il valore della pratica per la liquidazione della funzione di sindaco di società che svolge i controlli dilegalità e sull’amministrazione della società è determinato in funzione della sommatoria dei componentipositivi di reddito lordi e delle attività, e il compenso è liquidato, di regola, secondo quanto indicato nelriquadro 11 della tabella C – Dottori commercialisti ed esperti contabili.2. Quando la funzione di sindaco è svolta in società di semplice amministrazione di beni immobili diproprietà, in società dedicate al solo godimento di beni patrimoniali, in società in liquidazione o in procedura 13.
concorsuale, le percentuali di liquidazione stabilite in tabella per l’ipotesi del comma 1 sono ridotte fino allametà.3. Quando il professionista riveste la carica di sindaco unico le percentuali di liquidazione stabilite in tabellaper l’ipotesi del comma 1 sono aumentate fino al 100 per cento. Quando il professionista riveste la carica dipresidente del collegio sindacale le percentuali di liquidazione stabilite in tabella per l’ipotesi del comma 1sono aumentate fino al 50 per cento. Capo IV Disposizioni concernenti i notai Art. 30 (Tipologia di attività)1. Ai fini della liquidazione di cui all’articolo 1, l’attività notarile si distingue nelle seguenti tipologie: attirelativi a beni immobili, atti relativi beni mobili, inclusi i beni mobili registrati, atti societari, altri atti.2. Le prestazioni di garanzia, reale e personale, sono considerate atti relativi a beni immobili o mobili aseconda del bene cui accedono.3. Gli atti societari sono quelli che attengono alla costituzione, trasformazione, modifica della società.4. Rientrano tra gli «altri atti» tutte le attività non riconducibili a una delle tipologie di atti indicate al comma1, e le attività di valore indeterminato o indeterminabile.5. La autentica di firma, quando costituisce la sola prestazione richiesta, è compresa tra gli «altri atti». Art. 31 (Criteri)Per valore di riferimento si intende:a) per gli atti relativi a beni immobili e a beni mobili: il valore del bene indicato nell’atto ovverodesumibile dallo stesso, o, in mancanza, quello di mercato;b) per le prestazioni di garanzia reale o personale: l’entità del credito garantito;c) per i contratti di affitto e di locazione: l’importo del canone pattuito per la durata del contratto finoalla prima scadenza;d) per gli atti societari: il valore dell’oggetto dell’atto come indicato dalle parti o desumibile dall’atto o,in mancanza, quello di mercato; in ogni altro caso l’atto si considera di valore indeterminato. Art. 32 (Parametro)1. Ai fini della liquidazione, l’organo giurisdizionale tiene conto, orientativamente, per ciascuna categoria diatti, della percentuale riferita al valore medio dell’atto come indicata nelle allegate tabelle A- Notai, B-Notai, 14.
C-Notai. Il compenso è liquidato, di regola, in una percentuale del valore reale dell’atto compresa nellaforbice indicata in tabella, con aumento ovvero diminuzione, rispetto a quella riferita al valore medio, inmisura inversamente proporzionale all’aumento o alla diminuzione del valore stesso.2. Se uno stesso atto ha per oggetto beni mobili e immobili, il valore medio di riferimento è quello relativo aibeni immobili.3. Per le prestazioni di garanzia il compenso è liquidato, di regola, in percentuale tra lo 0,14 per cento e lo0,025 per cento dell’ammontare del credito garantito fino all’importo di euro 400.000,00; per importisuperiori si applica il comma 7.4. Il compenso può essere aumentato o ridotto, anche derogando alle forbici indicate nelle tabelle allegate, inconsiderazione, oltre che del valore di riferimento dell’atto, della natura, difficoltà, complessità, importanzadelle questioni trattate, dell’eventuale urgenza della prestazione professionale, dell’impegno profuso anche intermini di tempo impiegato, del pregio dell’opera prestata, dei risultati e dei vantaggi, anche non economici,conseguiti dal cliente.5. Per la determinazione del compenso complessivo possono essere utilizzate più tabelle e più voci dellamedesima tabella.6. Per la tipologia relativa agli «altri atti», tabella D-Notai, il compenso complessivo può essere liquidatosommando i compensi relativi ai singoli atti.7. Per gli atti il cui valore supera euro 5.000.000,00 per la tipologia della tabella A – Notai e C – Notai, euro4.500.000,00 per la tipologia della tabella B – Notai, l’organo giurisdizionale, tenuto conto dei valori diliquidazione riferiti di regola allo scaglione precedente, liquida il compenso tenuto conto del valore dell’atto,della natura, difficoltà, complessità, importanza delle questioni trattate, dell’eventuale urgenza dellaprestazione professionale, dell’impegno profuso anche in termini di tempo impiegato, del pregio dell’operaprestata, dei risultati e dei vantaggi, anche non economici, conseguiti dal cliente. Il medesimo criterio siapplica per gli atti il cui valore è inferiore a euro 25.000,00 per la tipologia della tabella A-Notai e C-Notai,euro 10.000 per la tipologia della tabella B-Notai.8.Per il rilascio di copie, estratti e certificati, per le letture, le ispezioni e per qualsiasi altra operazionerelativa agli atti notarili conservati presso il notaio, è, di regola, liquidato al notaio quanto dovutoall’Archivio notarile. Capo V Disposizioni concernenti le professioni dell’area tecnica Art. 33 (Ambito di applicazione)1. Il presente capo si applica alle professioni di agrotecnico e agrotecnico laureato, architetto, pianificatore,paesaggista e conservatore, biologo, chimico, dottore agronomo e dottore forestale, geometra e geometralaureato, geologo, ingegnere, perito agrario e perito agrario laureato, perito industriale e perito industrialelaureato, tecnologo alimentare. Art. 34 (Parametri generali per la liquidazione del compenso) 15.
1. Il compenso per la prestazione dei professionisti di cui all’articolo 33 è stabilito tenendo conto deiseguenti parametri:a) il costo economico delle singole categorie componenti l’opera, definito parametro «V»;b) il parametro base che si applica al costo economico delle singole categorie componenti l’opera, definitoparametro «P»;c) la complessità della prestazione, definita parametro «G»;d) la specificità della prestazione, definita parametro «Q». Articolo 35 (Costo economico dell’opera)1.Il costo economico dell’opera, parametro «V», è individuato tenendo conto del suo valore determinato, diregola, con riferimento al mercato, tenendo anche conto dell’eventuale preventivo, del consuntivo lordo nelcaso di opere o lavori già eseguiti, ovvero, in mancanza, dei criteri individuati dalla tavola Z-1 allegata.2. Il parametro base «P» è determinato mediante l’espressione: P=0,03+10/V0,4applicato al costo economico delle singole categorie componenti l’opera come individuato in base alla tavolaZ-1 allegata. Art. 36 (Complessità della prestazione)1. La complessità della prestazione, parametro «G», è compresa, di regola, tra un livello minimo, per lacomplessità ridotta, e un livello massimo, per la complessità elevata, secondo quanto indicato nella tavola Z-1 allegata.2. In considerazione, altresì, della natura dell’opera, pregio della prestazione, dei risultati e dei vantaggi,anche non economici, conseguiti dal cliente, dell’eventuale urgenza della prestazione, l’organogiurisdizionale può aumentare o diminuire il compenso di regola fino al 60 per cento rispetto a quelloaltrimenti liquidabile. Art. 37 (Specificazione delle prestazioni)1. Le prestazioni si articolano nelle seguenti fasi :a) definizione delle premesse, consulenza e studio di fattibilità;b) progettazione;c) direzione esecutiva;d) verifiche e collaudi. 16.
2. Le prestazioni attengono alle seguenti categorie di opere, specificate nella tavola Z-1 allegata:a) edilizia;b) strutture;c) impianti;d) viabilità;e) idraulica;f) tecnologie dellinformazione e della comunicazione (ICT);g) paesaggio, ambiente, naturalizzazione;h) agricoltura e foreste, sicurezza alimentare;i) territorio e urbanistica.3. Ad ogni singola prestazione effettuata, corrisponde un valore specifico del parametro «Q», distinto in basealle singole categorie componenti l’opera come indicato nella tavola Z-2 allegata.4. Il compenso per le prestazioni non comprese nelle fasi di cui al comma 1, e nelle categorie di cui alcomma 2, è liquidato per analogia. Art. 38 (Consulenze, analisi ed accertamento)1. Il compenso per le prestazioni di consulenza, analisi ed accertamento, se non determinabileanalogicamente, è liquidato tenendo particolare conto dell’impegno del professionista e dell’importanza dellaprestazione. Art. 39 (Determinazione del compenso)1. Il compenso per la prestazione professionale «CP» è determinato, di regola, dal prodotto tra il valoredell’opera «V», il parametro «G» corrispondente al grado di complessità delle prestazioni e alle categoriedell’opera, il parametro «Q» corrispondente alla prestazione o alla somma delle prestazioni eseguite, e ilparametro «P», secondo l’espressione che segue: CP=V×G×Q×P CAPO VI Disposizioni concernenti le altre professioni Art. 40 17.
(Altre professioni)1. Il compenso relativo alle prestazioni riferibili alle altre professioni vigilate dal Ministero della giustizia,non rientranti in quelle di cui ai capi che precedono, è liquidato dall’organo giurisdizionale per analogia alledisposizioni del presente decreto, ferma restando la valutazione del valore e della natura della prestazione,del numero e dell’importanza delle questioni trattate, del pregio dell’opera prestata, dei risultati e deivantaggi, anche non economici, conseguiti dal cliente, dell’eventuale urgenza della prestazione Capo VII Disciplina transitoria ed entrata in vigore Art. 41 (Disposizione temporale)1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle liquidazioni successive alla sua entrata invigore. Art. 42 (Entrata in vigore)1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella GazzettaUfficiale della Repubblica italiana.Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normatividella Repubblica italiana. E fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Il Ministro della giustizia Visto, il Guardasigilli 18.
Relazione illustrativaPremessaL’articolo art. 9, comma 1, del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, ha espressamente abrogatole tariffe professionali.È stata quindi abbandonata una disciplina dei compensi professionali non direttamente rapportata al mercato quanto, invece, alla predeterminazioneamministrativa, aggiornabile, varata su proposta degli stessi Ordini professionali di riferimento, sia pure poi approvata dal Ministro competente.Il comma 2 dello stesso articolo appena menzionato stabilisce che «ferma restando l’abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di unorgano giurisdizionale, il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante».Si tratta peraltro di previsione che lascia intatta la specialità della disciplina dei compensi spettanti agli ausiliari del giudice di cui al testo unico delle spese digiustizia di cui al D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115.Il Consiglio di Stato, nel suo parere, suggerisce di specificare che l’organo giurisdizionale applica le disposizioni del presente decreto anche alle ipotesi diliquidazione d’ufficio «quando previsto dalla legge». La specifica risulta superflua posto che la modalità d’impulso della liquidazione, se officiosa o su domanda,non si riflette sull’ambito di applicazione oggettivo del regolamento, riferito appunto all’assenza di accordo sul compenso (art. 9 citato, commi 2 e 4, incombinato disposto). Seppure l’organo giurisdizionale liquiderà il compenso d’ufficio, sulla base di una disposizione normativa primaria, il decreto non potràche applicarsi (salva diversa disposizione di legge) se non quando manchi l’accordo sul compenso medesimo tra professionista e soggetto tenuto al pagamento.Del resto, che nella norma regolamentare sia inclusa l’ipotesi di liquidazione d’ufficio è già reso evidente dalla sottolineatura che l’organo giurisdizionale applicail decreto quando «deve» liquidare il compenso.Si è quindi chiarito che la mancanza di accordo si riferisce, come logico, al compenso.Il comma 4 del citato art. 9 enuncia, inoltre, che «il compenso per le prestazioni professionali è pattuito, nelle forme previste dallordinamento, al momento delconferimento dellincarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dellincarico, fornendo tutte le informazioni utilicirca gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dellincarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danniprovocati nellesercizio dellattività professionale. In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima, deveessere adeguata allimportanza dellopera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi».Ancora, il comma 5 indica che «sono abrogate le disposizioni vigenti che, per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe di cui alcomma 1». 1 19.
Ne consegue che: i) la regola è divenuta quella del mercato, ripristinandosi la centralità dell’accordo già enucleabile dall’art. 2233 c.c., in incipit del primo comma; ii) in mancanza di accordo, e a seguito dell’abrogazione delle tariffe, la norma di legge speciale, e successiva a quella codicistica appena ricordata: a) non menziona gli usi – concetto più ampio di quello di mercato – e b) esclude implicitamente la necessità, per l’organo giurisdizionale che debba procedere alla liquidazione, di sentire «l’associazione professionale» cui si riferisce l’art. 2233 c.c.; iii) i punti di riferimento in sede giurisdizionale divengono quindi: importanza e complessità dell’opera e, implementando la chiave sistematica dell’art. 9 rispetto all’ultimo inciso del secondo comma dell’art. 2233 c.c., il pregio della stessa, che riflette in termini giustificativi il razionale rilievo del decoro della professione.Il presente decreto – a natura evidentemente regolamentare stanti i caratteri di generalità e astrattezza delle previsioni che deve contenere – non può quindiriprendere la logica tariffaria della rigida predeterminazione di griglie liquidatorie, ma, orientando in modo tendenzialmente omogeneo la funzionegiurisdizionale in relazione ai generali principi di ragionevolezza e unicuique suum tribuere, offra alla stessa «parametri» e non più «tariffe».Questa differenza impone un ruolo centrale alla valutazione latamente giudiziale del caso concreto, con conseguenti rilevanti forbici di implementazione deiparametri numerici comunque ritenuti utili alla suddetta funzione di orientamento, ed esclusione di ogni inderogabilità, minima e massima, delle soglieindividuate ai fini di un’applicazione cui «di regola», ma senza alcun vincolo, si guida l’organo giurisdizionale stesso.La descritta impostazione risulta l’unica che rispetta non solo la differenza altrimenti vanificata tra «parametro» e «tariffa», ma anche, e contestualmente, lamanifesta valorizzazione dell’accordo, e cioè del mercato, operata dalla novella del 2012, attesa la conseguente induzione all’accordo che, all’opposto, con larigidità delle tariffe, è stato strutturalmente disincentivato.Le professioni interessate, poiché sottoposte all’alta vigilanza del Ministero della giustizia, sono state suddivise nelle seguenti categorie: avvocati,commercialisti ed esperti contabili, notai, professioni dell’area tecnica, altre professioni vigilate.Al capo I sono state dettate alcune norme generali, la cui esplicazione può ora trovare base per una migliore comprensione.All’articolo 1 si enuncia dunque che in ogni caso in cui l’organo giurisdizionale – fuori dei vincoli derivanti da un accordo – debba liquidare il compenso deiprofessionisti di cui ai capi successivi, esso si attiene alle disposizioni del decreto, applicate anche per via di analogia interna. Quanto a quest’ultima ipotesi sipuò pensare all’ipotesi dell’avvocato cui si debba liquidare il compenso, nei presupposti sopra descritti, per la sua attività di revisore contabile, per cui l’organogiurisdizionale potrà utilizzare analogicamente i parametri previsti per i revisori contabili, sistematicamente più contigui a quelli per la generica attivitàstragiudiziale forense. 2 20.
Aderendo al suggerimento del Consiglio di Stato si è soppresso, perché sovrabbondante, il doppio riferimento all’analogia contenuto nel comma 1, primoperiodo, dell’art. 1, ipotizzato – come indicato nell’iniziale relazione illustrativa – per alludere alla possibilità di applicazione analogica delle norme decretalianche in via “interna” al medesimo regolamento (si pensi a segmenti dell’attività professionale non espressamente normati), e non solo, nella ricorrenza deipresupposti perché operi l’analogia, con riferimento a fattispecie “esterne” al perimetro oggettivo normato (si pensi a nuove competenze, e quindi attività,della singola professione, aggiunte da successiva normativa). Si condivide, però, l’assunto che la conclusione può essere egualmente raggiunta senzaduplicazione del riferimento all’analogia.Nei compensi – che pure ricomprendono l’intero corrispettivo per la prestazione professionale, non escluse le attività accessorie alla stessa – non sono inclusele spese da rimborsare secondo qualsiasi modalità, anche quella concordata in modo forfettario (si pensi alla voce “spese forfettarie” propria di molteprecedenti tariffe). Non sono altresì compresi oneri e contributi dovuti a qualsiasi titolo. Logicamente, i costi degli ausiliari incaricati dal professionista sonoricompresi tra le spese dello stesso.Il Consiglio di Stato suggerisce di modificare l’art. 1 comma 2 nel senso di specificare che il compenso, unitario e onnicomprensivo, comprende anche le spese,ferma restando la possibilità di indicarle in modo distinto come componente del compenso stesso.Nel parere si rinviene base normativa per questo assunto nell’art. 9, comma 4, del citato d.l. n. 1 del 2012, come convertito, in cui, al penultimo periodo, sienuncia che il compenso va pattuito «indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi».Non si condivide l’assunto e, pertanto, non è stata accolta l’osservazione. Nella norma in parola la locuzione “spese” è utilizzata in senso lato all’evidentefinalità di indurre a formulazioni chiare e compiute del preventivo, e non per snaturare il concetto di compenso che, come tale, sul piano logico prima chegiuridico, è da sempre distinto da quelle.L’art. 9 comma 4 menzionato, infatti, riguarda il ben diverso caso del compenso pattuito. Caso in cui, logicamente, può ipotizzarsi e pretendersi che l’accordo siestenda al computo o meno delle spese, tipicamente forfettarie, ovvero alle modalità di quel computo. Il precetto mira cioè a contenere al massimo leasimmetrie informative ma, appunto, in una cornice negoziale e negoziata.È evidente che quando invece l’accordo e, ancor prima, la negoziazione non vi siano stati, l’organo giurisdizionale liquiderà le spese in base alle prove – equindi, tipicamente, liquiderà quelle documentate – non esistendo alcun parametro che le possa surrogare. Si pensi alle spese di trasferta che possono esservio meno, possono crescere, come costi, a seconda delle urgenze e distanze, e di cui l’organo giurisdizionale non potrà che accogliere la domanda di liquidazione 3 21.
non già in base a non meglio precisati né precisabili, e dunque arbitrari, parametri, ma solo ed esclusivamente, mancando la pattuizione che le riguardi, a frontedi quello che effettivamente risulta, secondo i principi generali e primari che sovrintendono l’attività giurisdizionale, qui naturalmente non derogabili.Di quanto appena detto vi è anche un’inequivoca, anche se indiretta, conferma normativa: il concetto di compenso cui l’art. 9 fa riferimento al comma 4 è,difatti, letteralmente comprensivo di tutte le voci di «costo» (del servizio professionale), quali gli «oneri e contributi», confermando che si ha riguardo a unacategoria solo latamente e quindi impropriamente qualificata “compenso” nel senso di corrispettivo.L’art. 9 comma 4, cioè, menziona voci, come quelle appena menzionate, per cui neppure astrattamente sarebbe ipotizzabile alcun parametro. E se, riguardo aquelle voci, si tratta di componenti del “costo” discendenti e regolati da altre norme, nel caso delle spese di tratta di segmenti del “costo” che l’organogiurisdizionale deve liquidare, parimenti in forza di altre norme di legge, in base alle risultanze, se non ne risulti concordata l’imputazione in ragione del fattoche si tratta di componente disponibile del costo medesimo.Naturalmente ciò non toglie che l’assenza di prova del preventivo di massima di cui all’articolo 9, comma 4, terzo periodo, comprensivo delle spese, non possacostituire elemento di valutazione negativa dell’organo giurisdizionale per la liquidazione del compenso. In questo senso, accogliendo una specificaosservazione del Consiglio di Stato, si è aggiunto un apposito comma all’art. 1, per l’ipotesi in cui, appunto, nel corso del procedimento non sia emersa prova inmerito all’assolvimento degli obblighi informativi di cui costituisce sintesi il preventivo di massima.Proseguendo nell’illustrazione dell’articolato, si stabilisce poi che nel caso di incarico collegiale il compenso è unico ma l’organo giurisdizionale può aumentarlofino al doppio. Va nuovamente rammentato, pure sul punto, che la liquidazione cui si riferisce il decreto è conseguente non a una prestazione latamenteimposta come quella, ad esempio, di un consulente tecnico d’ufficio, ma fiduciaria, e in cui, però, le parti non hanno previamente voluto accordarsi sulcorrispettivo.Si aggiunge che quando l’incarico professionale è conferito a una società tra professionisti, si applica il compenso spettante a un solo di essi anche per la stessaprestazione eseguita da più soci.Per le gli incarichi non conclusi, o prosecuzioni di precedenti incarichi, si tiene conto dell’opera effettivamente svolta.Infine una norma più ricognitiva che costitutiva che costituisce una fondamentale ricaduta del superamento delle tariffe: in nessun caso, come già si anticipava,le soglie numeriche indicate per la liquidazione, di regola, del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa. 4 22.
Va qui rilevato che il Consiglio di Stato ha evidenziato che la scelta, espressamente qualificata come legittima, effettuata dall’amministrazione di prevedere,quali parametri, anche forbici percentuali operanti su valori medi di liquidazione, innescherebbe un rischio di riedizione surrettizia delle griglie tariffarie. IlConsiglio ha pertanto proposto di eliminare qualsiasi riferimento in particolare alle diminuzioni minime, anche se appare evidente che dovrebbe trarsi lamedesima conclusione per il simmetrico tetto massimo.Non si condivide l’osservazione, che, pertanto, non è stata accolta.Messa da parte la pur rilevante considerazione che, così facendo, fattispecie come le liquidazioni dei compensi forensi per le assistenze legali dei soggetti ingratuito patrocinio avrebbero più che probabili, significative e attualmente insostenibili ricadute negative per la finanza pubblica (venendo meno il parametrominimo di riferimento, sia pure derogabile), va rimarcato con forza che privando l’organo giurisdizionale di forbici di oscillazione dei valori medi di liquidazione,si innescherebbe un altro e ben più consistente rischio: quello di appiattire le liquidazioni giudiziali sul valore medio di liquidazione, rimasto unico e del tuttoanelastico parametro certo di riferimento. Il tutto, per un verso, con l’alto rischio di pregiudizio dell’unicuique suum tribuere, per altro verso, con l’alto rischiodi deviazioni disomogenee nelle liquidazioni giudiziali, che non potrebbero considerarsi un obiettivo da perseguire, e, per altro verso ancora, con serio rischio diconseguente incremento del contenzioso.La soppressione delle forbici anche solo orientative, cioè, non potrebbe che avere come effetto quello di irrigidire il valore medio di liquidazione, privandolo deidati che ne segnano il significato ponderale, nella logica della liquidazione per fasi di attività, del compenso professionale. Si avrebbe così la più che altaprobabilità di offrire allo stesso mercato un segnale marcatamente rigido, laddove la logica dei parametri, rapportata al superamento delle tariffe in chiave diliberalizzazioni e promozione della concorrenza, si ritiene debba fare proprio dell’elasticità un dato distintivo volto a indurre al puntuale accordo sul compenso(e le spese) il professionista e il cliente che fruisce del suo servizio.Il tutto si inscrive, del resto, come sembra opportuno tornare a sottolineare, in una logica, esplicitata normativamente, di piena derogabilità delle forbici stesse,costituenti mera “fascia di orientamento” per l’organo giurisdizionale.AvvocatiGeneralitàTraendo qualche spunto dalla riforma tedesca del 2004, Rechtsanwaltsvergütungsgesetz, RVG, che ha sostituito la legge federale sulla retribuzione degliavvocati (Bundesrechtsanwaltsgebührenordnung, BRAGO) del 1957, il Consiglio Nazionale Forense, nel settembre del 2010, all’esito di un proficuo confronto 5 23.
con il Ministero della giustizia, aveva formulato una proposta innovativa e già strutturata nel senso poi valorizzato dalla modifica legislativa cui con il presenteregolamento viene data più specifica attuazione.Si era proposto infatti di semplificare la tariffa forense accorpando le voci di onorari, diritti, indennità, fondendole in funzione di una suddivisione in fasi deiprocedimenti giudiziali (cfr. § 19 RVG), anche per contenere possibili incentivazioni delle lungaggini processuali, e invece favorire un’attenzione alcontenimento dei tempi a sua volta correlato al comune valore costituzionale della ragionevole durata dei procedimenti.La proposta indicava 4 fasi e una macrovoce complementare: fase di studio della controversia, fase introduttiva del procedimento o del processo, faseistruttoria a sua volta articolata in semplice e complessa, fase decisionale, compenso accessorio inteso, quest’ultimo, con sostanziale riferimento alle sessioni dilavoro collaterali residue rispetto a quelle fatte rientrare nelle fasi vere e proprie.L’impianto è stato utilmente ripreso per razionalizzare i parametri di riferimento, di cui, come anticipato, non si è inteso dare declinazione solo per clausolegenerali, articolando 5 fasi: di studio, introduttiva del procedimento o del processo, istruttoria, decisoria, esecutiva, così da ricomprendere anche quest’ultimaquale completamento per la realizzazione del bene della vita perseguito nel settore civile, amministrativo, comprensivo del contenzioso contabile, e tributario,e quale segmento terminale nel penale. Ferma la diversa regolazione dei parametri per l’attività stragiudiziale, di cui si darà conto più sotto.La stessa proposta del CNF, del settembre 2010, aveva quindi indicato l’opportunità di aggiornare i valori della precedente tariffa di cui al decreto del Ministrodella giustizia 8 aprile 2004 n. 127, secondo gli indici ISTAT riferibili alle professioni liberali, del 24,1%.Nel presente decreto, ferma restando la radicale soluzione di continuità che la norma di legge fondante ha determinato con il precedente sistema tariffario, si èanalogamente inteso prendere le mosse dalla precedente tariffa non nel senso, altrimenti in frizione con la norma primaria, di aggiornarla o rimodularla omutarne le vesti, ma quale orientamento razionale rispetto all’attività forense e, al contempo, quale momento di raccordo tra il precedente sistema e quellonuovo nella lata chiave degli usi sinora invalsi.È necessario sottolineare, dunque, che non si sarebbe potuto in alcun modo riversare la precedente tariffa, aggiornata, nel nuovo sistema dei parametri. Irifermenti alla precedente tariffa sono quindi stati solamente e ragionevolmente orientativi.Il decreto si propone, anche per gli avvocati, infatti, di stabilire dei parametri generali (quali sono ad esempio la complessità, l’importanza, il pregio o l’urgenzadell’opera), e dei parametri specifici, numerici e rapportati all’attività forense davanti ai vari organi giurisdizionali e in funzione del vario valore della causa, ininterrelazione tra loro.Per un verso i parametri numerici – che, come anticipato, lasciano marcato spazio all’attività di concreta determinazione giudiziale, con pochi scaglioni e largheforbici – orientano i parametri generali traducendosi in segnalazione del grado di complessità della prestazione, e, non trattandosi di tariffari, sono aggiornabili 6 24.
giudizialmente nel tempo, tipicamente secondo gli indici ISTAT rilevanti. Per altro verso i parametri generali, che segnano il connotato specifico dellaliquidazione non tariffaria, possono sempre e motivatamente prevalere sul risultato della determinazione per parametro numerico, appunto non vincolante.Si è pertanto proceduto innanzi tutto ad aggiornare la precedente tariffa del 2004 – quale mero termine di riferimento nei sensi sopra illustrati – tenendo contodegli indici ISTAT dei prezzi al consumo per l’intera collettività, e, in specie, della componente Professioni liberali, con un aumento del 24,1%. Sul punto vaspecificato che la bozza di proposta del CNF del settembre 2010 sottolineava che il dato, ottenuto e confermato dal Centro elaborazione dati dell’ISTAT (le seriestoriche sono comunque reperibili sul sito ufficiale www.istat.it), è riferibile, per la componente Professioni liberali, al periodo aprile 2004 aprile 2009. Tenutoconto, però, che la generale variazione dei prezzi al consumo è stata tra il 2004 e il 2010 (per anno successivo) dell’11,4%, (serie storiche, tavola 21.8, con unamedia dell’1,9%) è sembrato ragionevole non incrementare ulteriormente l’aggiornamento raggiungendo e superando la soglia di ¼ dei precedenti valori.L’incremento di riferimento 2004 2012 è stato quindi del 3% all’anno di media.All’esito della rivalutazione sono stati utilizzati i medesimi arrotondamenti previsti dal D.M. n. 127 del 2004, come indicati nella relativa relazioneaccompagnatoria.Si è poi proceduto a individuare gli onorari e diritti di riferimento per ogni fase.Si è infine adattato il risultato: a) con criterio di ragionevolezza, che impone di considerare il problema dell’aumento dei costi legali anche sotto l’aspetto dell’incidenza degli stessi sul reddito medio reale degli utenti, e dunque pure in rapporto al valore, e cioè al costo di acquisto, dei beni della vita contesi, così da evitare che, in frizione con i principi costituzionali, «il ricorso alla giustizia possa diventare privilegio per pochi» (parere interlocutorio del Consiglio di Stato, 27 ottobre 2003, n. sez. 4061/2003, con riferimento al procedimento per l’approvazione della precedente tariffa del 2004); b) con criterio di proporzionalità, che si traduce non solo nel rispetto del criterio di adeguatezza del compenso professionale rispetto all’opera svolta, ma che impone anche, e proprio per ciò, la considerazione di un adeguato rapporto di regola sussistente tra le controversie di dato valore e tra i relativi procedimenti davanti ai diversi organi di giustizia dei singoli gradi o nei gradi (latamente) superiori.Un’altra importante precisazione di metodo: con l’abrogazione delle tariffe risulta definitivamente superata la distinzione tra onorari e diritti, oltre cheindennità. Questo è un necessario precipitato sia in termini di rottura con il sistema tariffario sia in termini sistematici.Infatti: i) il «compenso» evoca chiaramente un concetto unitario; 7 25.
ii) come conferma anche la disciplina del preventivo (art. 9 comma 4, cit.), lo scopo della riforma è rendere massimamente intellegibile la focalizzazione del corrispettivo dovuto, e dunque semplice, nella massima misura possibile, la sua struttura, superando perciò parcellizzazioni e duplicazioni anche parziali; iii) non si giustificherebbe, quindi, una duplicità o una differenza di parametri, cui invece la legge assegna un’univoca funzione unitaria, oltre che residuale rispetto all’accordo.Ciò posto, non resta che prendere a riferimento principale, per il parametro, il precedente onorario perché: a) unitariamente riferito all’opera prestata (tanto che, a differenza con i diritti, secondo il tradizionale orientamento della Suprema Corte, andava liquidato «con la tariffa in vigore al momento in cui lopera è portata a termine e, conseguentemente, nel caso di successione di tariffe, [con] quella sotto la cui vigenza la prestazione o lattività difensiva si è esaurita»: Cass. n. 8160 del 2001); b) parametricamente declinato rispetto agli stessi valori di controversia, e non fisso come per il “diritto”.Ciò non toglie che, nella individuazione dei parametri numerici di orientamento per fasi, si è tenuto conto anche dei valori di costo riferiti ai precedenti diritti, inquanto relativi, in via integrativa, alla componente “attuativa” piuttosto che propriamente “valutativa” dell’attività professionale. Senza, però, obliterare che: non poteva in alcun modo rivivere sotto altre formali spoglie la duplicità in esame (si pensi all’onorario per la redazione e non solo per la preparazione di un atto introduttivo della lite davanti al giudice: voce 15 della tabella A delle tariffe, e corrispondente diritto, voce n. 3 della tabella B), e la suddivisione in fasi, correlata alla parametrazione in funzione di un compenso unitario, supera l’idea di un “diritto” distinto per ogni frazione di attività anche quando, ad esempio, consista nella partecipazione a un’udienza di mero rinvio (voce 19 della tabella B della tariffa: v. Cass. n. 920 del 1994).L’unicità del compenso mira dunque a dare spessore alla semplificazione insita nell’abrogazione delle tariffe. Questa semplificazione costituisce a sua volta unutile supporto alla riduzione delle asimmetrie informative che possono essere implicate non solo da fisiologiche lacune di trasparenza del mercato, ma ancheda un eccesso d’informazioni incidenti sullo stesso, dovute alla frammentazione e parcellizzazione delle componenti delle informazioni stesse, come potevaragionevolmente dirsi delle più che complesse e non facilmente intellegibili tariffe precedenti.Il Consiglio di Stato ha suggerito, nel merito, di diminuire il quantum assunto come base per congegnare il valore medio di liquidazione, e, pertanto, di ridurregli importi individuati come parametri. Ha osservato che, come da propria giurisprudenza (Cons. di Stato, parere 2 luglio 2010 n. 3229, riguardante le tariffe deidottori commercialisti ed esperti contabili), l’adeguamento ISTAT «non necessariamente» deve essere operato per intero, soprattutto «in un momento in cuigran parte del Paese è stata chiamata a sostenere sacrifici per far fronte alla contingenza economica». Considerazioni ancora più valide oggi – si aggiunge – chela «crisi finanziaria» risulta aggravata. E ancora più valide – si afferma – con il passaggio dalle tariffe ai parametri. 8 26.
Naturalmente il Consiglio propone di estendere il contenimento ovvero la riduzione ai valori medi di liquidazione propri delle altre professioni.Non si è ritenuto di accogliere il suggerimento per i seguenti motivi. Il tema è affrontato riguardo ai compensi forensi perché sono quelli che soffrivano di unmancato adeguamento ISTAT delle tariffe realmente significativo in relazione al lungo tempo trascorso, come rilevato, dall’ultimo aggiornamento. E questo èstato per l’amministrazione un ulteriore motivo per aggiornare i valori tariffari forensi al fine di contribuire a individuare ragionevolmente i parametri numericidati dal valore medio di liquidazione, seppure strutturalmente diversi, e, in particolare, come visto, con un’elasticità e variabilità del tutto estranee alla logicadegli importi tariffari.Sul punto va poi considerato che della congiuntura economica soffre anche il mondo lavorativo delle libere professioni.Ciò posto, deve preliminarmente rilevarsi che l’adeguamento ISTAT in parola, assunto, secondo quanto appena illustrato e che qui va ribadito, solo qualepiattaforma di riferimento iniziale:a) non è stato operato per intero, posto che, come rilevabile già da quanto prima specificato, l’indice ISTAT (componente professioni liberali) aprile 2009 aprile2012 è del 29,3% (contro il 24,1% applicato) con una differenza di oltre il 5% (cfr., sempre, in www.istat.it );b) è stato contenuto, come pure già illustrato, proprio in funzione dei criteri di ragionevolezza e proporzionalità sopra spiegati, in ragione della tutela dei valori,storicamente contestualizzati sul piano economico, inerenti all’accesso alla giustizia;c) è stato contenuto (anche in questo caso si tratta di un tema già affrontato nella iniziale relazione) dalla fusione tra diritti, onorari e indennità, sia pureparzialmente bilanciata dalla considerazione che questa fusione ha avuto nella determinazione del valore medio di liquidazione (su cui vedi infra);d) è stato poi ulteriormente contenuto dall’assorbimento della voce, propria delle precedenti tariffe, data dalle spese forfettarie (mentre si è visto che ora lespese saranno liquidate giudizialmente, in difetto di accordo, solo in quanto attestate).Da ultimo si deve notare come nella determinazione degli importi si è mirato a contenere l’attuale rapporto medio ponderale tra costi legali concretamentesostenuti e valore del bene oggetto della lite giudiziaria, rilevato secondo gli indici doing business della Banca mondiale (v. infra).Tipologia di attività. Attività stragiudiziale. Tipologie di controversia e procedimentoLe prestazioni professionali forensi sono state distinte in attività stragiudiziale e attività giudiziale. Le attività giudiziali sono state a loro volta distinte in attivitàpenale; e attività civile, amministrativa, comprensiva come si diceva del contenzioso contabile, e tributaria. 9 27.
L’attività stragiudiziale si prevede sia liquidata tenendo conto del valore e della natura dell’affare, del numero e dell’importanza delle questioni trattate, delpregio dell’opera prestata, dei risultati e dei vantaggi, anche non economici, conseguiti dal cliente, dell’eventuale urgenza della prestazione. Si tiene altresìconto delle ore complessive impiegate per la prestazione, valutate anche secondo il valore di mercato attribuito alle stesse.Non si è previsto alcun parametro a vacazione, eccessivamente rigido (anche quando meramente orientativo) rispetto alla complessa varietà dell’attivitàstragiudiziale, strettamente connessa alle dinamiche di mercato.Si stabilisce che quando l’affare si conclude con una conciliazione, il compenso è aumentato (sempre senza vincoli insuperabili, e cioè di regola) sino al 40 percento rispetto a quello liquidabile in base ai parametri altrimenti rilevanti per l’attività stragiudiziale. Viene cioè valorizzata la componente non conflittualedell’attività forense, di supporto a una giurisdizione intesa quale extrema ratio, rispetto a quella amichevole, per la soluzione delle controversie, in attuazionedel principio costituzionale di proporzionalità nell’uso della risorsa giudiziaria a sua volta direttamente connesso con quello del giusto processo e dellaragionevole durata collettiva della complessiva dinamica giudiziaria.Attività giudiziale civile, amministrativa e tributariaQuanto all’attività giudiziale dell’area civile, ferma la distinzione in fasi, nella liquidazione il giudice deve tenere conto del valore e della natura e complessitàdella controversia, del numero e dell’importanza e complessità delle questioni trattate, con valutazione complessiva e quindi tendenzialmente unitaria anche aseguito di riunione delle cause, dell’eventuale urgenza della prestazione. Si tiene altresì conto del pregio dell’opera prestata e dei risultati del giudizio e deivantaggi, anche non patrimoniali, conseguiti dal cliente. Qualora l’avvocato difenda più persone con la stessa posizione processuale il compenso unico puòessere aumentato fino al doppio. Lo stesso parametro di liquidazione si applica quando l’avvocato difende una parte contro più parti. Nei casi di azione diclasse, attesa la tipica complessità della controversia, si stabilisce la possibilità di aumento del compenso liquidato fino al triplo.Quando il procedimento si conclude con una conciliazione il compenso è (analogamente a quanto sopra) aumentato fino al 25 per cento rispetto, logicamente,a quello ordinariamente liquidabile. Si conferma la valorizzazione dell’attività forense diretta alla conciliazione nella stessa prospettiva sopra illustrata quantoall’attività stragiudiziale.Accogliendo un’osservazione del Consiglio di Stato, pienamente coerente con le implicazioni sistematiche appena descritte, si è previsto che debba costituireelemento di valutazione negativa, in sede di liquidazione giudiziale del compenso, l’adozione di condotte processuali abusive tali da ostacolare la definizione deiprocedimenti in tempi ragionevoli.L’art. 5 stabilisce i criteri di valutazione del valore della controversia ai fini della parametrazione, riprendendo quelli, consolidati, della precedente tariffa. 10 28.
Ai fini della liquidazione del compenso, il valore della controversia è determinato a norma del codice di procedura civile avendo riguardo, nei giudizi per azionisurrogatorie e revocatorie, all’entità economica della ragione di credito alla cui tutela l’azione è diretta, nei giudizi di divisione, alla quota o ai supplementi diquota in contestazione, e nei giudizi per pagamento di somme, anche a titolo di danno, alla somma attribuita alla parte vincitrice e non alla somma domandata.In ogni caso si ha riguardo al valore effettivo della controversia, anche in relazione agli interessi perseguiti dalle parti, quando risulti manifestamente diverso daquello presunto a norma del codice di procedura civile o alla legislazione speciale.Nelle cause davanti agli organi di giustizia amministrativa, latamente compresi quelli di giustizia contabile (in linea con le concettualizzazioni della precedentetariffa), il valore della causa è determinato allo stesso modo quando l’oggetto della controversia o la natura del rapporto sostanziale dedotto in giudizio ocomunque correlato al provvedimento impugnato ne consentono l’applicazione. Quando ciò non è possibile, va tenuto conto dell’interesse sostanziale tutelato.Per le controversie di valore indeterminato o indeterminabile, per un verso si prevede, nella tabella allegata, un allineamento allo scaglione generale diriferimento (25.001 50.000 euro), con ampia forbice di variazione (da +150% a 50% del valore medio di liquidazione di cui si dirà più sotto), per altro verso sitiene «particolare» conto dell’oggetto e della complessità della stessa controversia.L’art. 6 specifica che per i procedimenti davanti agli arbitri, nel caso di arbitrato rituale, è dovuto il compenso stabilito per le controversie davanti ai giudicicompetenti a conoscere sulle stesse. In ogni altro caso di arbitrato o fattispecie analoga quali gli arbitraggi, per la liquidazione del compensi si applicano iparametri previsti per l’attività stragiudiziale, sintetizzando, questi casi, ipotesi di mandato a transigere.L’art. 7, poi, indica che, fermo quanto specificatamente disposto dalla tabella A – Avvocati, nei procedimenti cautelari ovvero speciali ovvero non contenziosianche quando in camera di consiglio o davanti al giudice tutelare, il compenso viene liquidato per analogia ai parametri previsti per i procedimenti diversi,ferme le regole e i criteri generali (artt. 1 e 4).L’art. 8, riprendendo la precedente tariffa, stabilisce che nelle controversie di lavoro il cui valore non supera 1.000 euro, il compenso è ridotto di regola fino allametà. Si tratta di un parametro orientativo volto ad assicurare il principio costituzionale di accesso alla giustizia per la tutela di posizioni fondamentali e a forteconnotazione personalistica, usualmente connesse a situazioni di disparità di forze tra le parti coinvolte, come tali considerate sotto vari profili, processuali esostanziali, dall’ordinamento.Per la particolare semplicità seriale, a sua volta connessa a oneri della finanza pubblica, si è stabilito (art. 9), che il compenso può essere ridotto fino alla metànelle controversie per l’ottenimento dell’indennizzo da irragionevole durata del processo (legge n. 89 del 2001).Per i compensi relativi alle prestazioni svolte in favore di soggetti ammessi al gratuito patrocinio, e per quelle a esse equiparate dal testo unico delle spese digiustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002 n. 115 (si pensi alle previsioni di cui agli artt. 115, 116, 117 e 118 del testo unico inparola), anch’essi connessi a rilevanti ricadute erariali, si prevede che si tenga specifico conto dellincidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale 11 29.
della persona difesa. Questa menzione è attualmente contenuta nell’art. 82 del D.P.R. n. 115 del 2002 che, però, prevede riferimenti non più fruibili alle tariffe.Restano ferme le altre riduzioni previste dal testo unico spese di giustizia quale quella di cui all’articolo 130 di tale testo normativo, che qui si estendono peromogeneità di parametro anche al settore penale.Si specifica che sebbene nell’individuazione dei parametri numerici per i compensi si sia partiti da un aggiornamento della tariffa forense del 2004, specie la giàevidenziata fusione delle voci di onorario con quelle dei diritti, e la previsione della riduzione del 50% del valore medio di liquidazione dei compensi anche inmateria penale, determina in ogni caso l’assenza di riflessi negativi sulla finanza pubblica, come confermato dalla relazione tecnica della Direzione generale delBilancio del Ministero della giustizia.L’art. 10 indica che nel caso di responsabilità processuale ai sensi dell’art. 96 del codice di procedura civile, ovvero, comunque, nei casi d’inammissibilità oimproponibilità o improcedibilità della domanda, il compenso dovuto all’avvocato del soccombente è ridotto, di regola, del 50 per cento. La ragione èchiaramente relativa all’esercizio professionalmente inappropriato dei diritti processuali. Quanto alle pronunce in rito, seppure risulta rispondente al vero chenon necessariamente potrebbero essere conseguenza delle premesse professionali appena richiamate, va detto che l’ormai consolidato diritto vivente escludepossano andare a danno della parte i mutamenti giurisprudenziali, posto che in ipotesi di overruling in senso proprio, e cioè processuale, la parte viene rimessain termini (Cass., S.U., n. 15144 del 2011, Cass., n. 3042 del 2012). Fasi e parametri. MetodoL’art. 11 indica i criteri di determinazione del compenso per l’attività giudiziale civile, amministrativa e tributaria, in relazione alle fasi.Si ribadisce che i parametri specifici per la determinazione del compenso sono solo di regola quelli di cui alla tabella A – Avvocati. Il giudice può semprediminuire o aumentare ulteriormente il compenso in considerazione delle circostanze concrete, ferma l’applicazione delle regole e dei criteri generali di cui agliarticoli 1 e 4.Si specifica che nella fase di studio della controversia sono compresi, solo a titolo di esempio: l’esame e lo studio degli atti a seguito della consultazione con ilcliente, le ispezioni dei luoghi, la ricerca dei documenti e la conseguente relazione o parere, scritti oppure orali, al cliente, precedenti la costituzione in giudizio.Nella fase introduttiva del giudizio sono compresi, sempre a titolo di esempio: gli atti introduttivi del giudizio e di costituzione in giudizio e il relativo esameinclusivo di quello degli allegati, quali ricorsi, controricorsi, citazioni, comparse, chiamate di terzo, memorie, istanze, impugnazioni, le relative notificazioni,l’esame delle corrispondenti relate, l’iscrizione a ruolo, il versamento del contributo unificato, le rinnovazioni o riassunzioni della domanda, le autentiche difirma o l’esame della procura notarile, la formazione del fascicolo e della posizione della pratica in studio, le ulteriori consultazioni con il cliente. 12 30.
Nella fase istruttoria sono compresi, ancora a titolo di esempio: le richieste di prova o controprova, le memorie di precisazione o integrazione delle domande odei motivi d’impugnazione, eccezioni e conclusioni, ovvero meramente illustrative, l’esame degli scritti o documenti delle altre parti o dei provvedimentigiudiziali pronunciati nel corso o in funzione del giudizio, gli adempimenti o le prestazioni connesse ai suddetti provvedimenti giudiziali, le partecipazioni eassistenze relative ad attività istruttorie o altri atti anche connessi nel corso del giudizio, gli atti necessari per la formazione della prova o del mezzo istruttorioanche quando disposto d’ufficio, la designazione di consulenti di parte, l’esame delle corrispondenti designazioni delle altre parti, l’esame delle deduzioni deiconsulenti d’ufficio o delle altre parti, la notificazione delle domande nuove o di altri atti nel corso del giudizio compresi quelli al contumace inerenti a mezzi diprova, le relative richieste di copie al cancelliere, le istanze al giudice in qualsiasi forma, le dichiarazioni rese nei casi previsti dalla legge, le deduzioni a verbale,le intimazioni dei testimoni, comprese le notificazioni e l’esame delle relative relate, gli atti comunque incidentali comprese le querele di falso e quelli inerentialla verificazione delle scritture private. Al fine di valutare il grado di complessità della fase rileveranno, in particolare, le plurime memorie per parte, necessarieo autorizzate dal giudice, comunque denominate purché non meramente illustrative, ovvero le plurime richieste istruttorie ammesse per ciascuna parte e leplurime prove assunte per ciascuna parte. Logicamente, fase rileva ai fini della liquidazione del compenso quando effettivamente svolta, secondo quanto piùsotto si dirà in aggiunta.Nella fase decisoria sono compresi, fermo il carattere non tassativo dell’elencazione: le precisazioni delle conclusioni e l’esame di quelle delle altre parti, lememorie, illustrative o conclusionali anche in replica, compreso il loro deposito ed esame, la discussione orale, sia in camera di consiglio che in udienzapubblica, le note illustrative accessorie a quest’ultima, la redazione e il deposito delle note spese, l’esame e la registrazione o pubblicazione del provvedimentoconclusivo del giudizio, comprese le richieste di copie al cancelliere, il ritiro del fascicolo, l’iscrizione di ipoteca giudiziale, quale precipitato del titolo decisorioottenuto.Nella fase esecutiva, fermo quanto previsto nella richiamata tabella A – Avvocati, per l’atto di precetto formalmente estraneo all’esecuzione in senso proprio,sono ricompresi, a titolo di esempio: la disamina del titolo esecutivo, la notificazione dello stesso unitamente al precetto, l’esame delle relative relate, ilpignoramento e l’esame del relativo verbale, le iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, gli atti d’intervento, le ispezioni ipotecarie, catastali, l’esame dei relativiatti, le assistenze all’udienza o agli atti esecutivi di qualsiasi tipo.Riprendendo l’articolo 1 comma 3, si ribadisce che il compenso comprende ogni attività accessoria, quali, a titolo di esempio, gli accessi agli uffici pubblici, letrasferte, la corrispondenza anche telefonica o telematica o collegiale con il cliente, le attività connesse a oneri amministrativi o fiscali, le sessioni per rapporticon colleghi, ausiliari, consulenti, magistrati.Va premesso che – come si tornerà a sottolineare – il comma 9 dell’art. 11 stabilisce che, ferma la suddivisione in fasi, per le controversie il cui valore superaeuro 1.500.000,00 il giudice, tenuto conto dei valori di liquidazione riferiti di regola allo scaglione precedente, liquida il compenso tenuto conto natura del 13 31.
procedimento, del numero e dell’importanza delle questioni trattate, del pregio dell’opera prestata, dei risultati e dei vantaggi, anche non economici,conseguiti dal cliente, dell’eventuale urgenza della prestazione. I parametri appena indicati si applicano anche ai procedimenti per ingiunzione oltre tale valore.L’articolo chiude enunciando che per le procedure concorsuali si applicano per analogia i parametri previsti per la fase esecutiva riferita ai beni immobili.Nella ricostruzione delle fasi si è tenuto conto di tutto quanto emergente dalla bozza CNF del settembre 2010 e dai lavori del correlativo gruppo di studio.Queste indicazioni sono poi quelle seguite per elaborare i parametri numerici di riferimento.Il dettaglio del procedimento seguito è il seguente.Si è assunto a riferimento, su cui tarare gli parametri numerici (per valore, grado e organo di giudizio), lo scaglione 25.001 50.000 euro, nei procedimentidavanti al tribunale di primo grado e agli organi equiparati della giustizia tributaria. Questo scaglione ha avuto quale termine di riferimento, per la precedentetariffa, lo scaglione, pressoché sovrapponibile, ma lievemente diverso, 25.900,01 51.700,00.Prima fase: studio.Nella bozza CNF settembre 2010 già si segnalava che per la fase di studio può aversi a tipico riferimento, della precedente tariffa, le voci di onorario (tabella Aprecedente tariffa) studio (n. 12), consultazione (n. 13) e ispezione e ricerca di luoghi e documenti (n. 14). Gli importi degli onorari, incrementati come sopra siè detto, sono stati sommati nel loro valore medio (somma di minimi e massimi, divisione per due), per un totale di circa 1.148. La proposta CNF settembre 2010segnalava, quale diritto (tabella B precedente tariffa), riferibile a tale fase, solo quello della disamina (n. 2), ma certamente possono imputarsi altre voci di“diritto” quali consultazioni e corrispondenza con il cliente (nn. 21 e 22).Il valore medio di liquidazione, seguendo i criteri metodologici sopra richiamati (esclusione di duplicità di voci, ragionevolezza dei costi), è stato cosìdeterminato in euro 1.200.Questo, dunque, il valore medio di liquidazione, su cui orientativamente operare le concrete determinazioni che sono esplicazione dei parametri generali. Ilvalore medio di riferimento è logicamente riferibile a tutta l’area valoriale della controversia e non solo alla sua linea media (37.500 euro). Il valore dellacontroversia, d’altra parte, refluirà sulla concreta determinazione della liquidazione, quale parametro generale – e quindi unitamente agli altri – di cui all’art. 4comma 2, richiamato infatti espressamente dall’art. 11 comma 1.Le variazioni sul valore medio sono orientativamente incanalate, dalla tabella allegata al decreto, entro forbici percentuali come si diceva non inderogabili. Irelativi moltiplicatori percentuali della forbice (per questa fase da +60% e 50%) sono stati individuati tenendo conto, sempre orientativamente, dei minimi edei massimi degli onorari coinvolti nell’elaborazione. 14 32.
Seconda fase: introduzione.Qui la bozza CNF settembre 2010 proponeva di imputare le seguenti voci: (onorari di) preparazione e redazione dell’atto introduttivo anche in risposta (ricorso,citazione, comparsa di risposta) (n. 15 tabella A della precedente tariffa), e, quanto ai diritti (tabella B precedente tariffa): domanda introduttiva, comparsa dirisposta e/o intervento (n. 3), rinnovazione o riassunzione della domanda (n. 4), chiamata di terzo in causa (n. 5), autentica di firma (n. 6), esame dell’eventualeprocura notarile (n. 7), versamento del contributo unificato (n. 8), iscrizione della causa a ruolo (n. 9), ovvero costituzione in giudizio (n. 10), esame diprovvedimenti giudiziali relativi (n. 15, come quelli riferibili al decreto di fissazione dell’udienza o di suo differimento o di autorizzazione alla chiamata primadell’udienza), la formazione del fascicolo (n. 18), le (ulteriori) consultazioni con il cliente (n. 21), la notifica di ogni atto e il relativo esame (n. 23 e n. 24),l’eventuale richiesta di documenti (n. 29). Può aggiungersi l’esame della costituzione in giudizio avversaria riconducibile alla voce n. 11 della tabella A dellaprecedente tariffa.Seguendo lo stesso metodo sia quanto agli onorari (media: 520 euro) sia in funzione dell’unicità del compenso, con esclusione di ogni duplicazione a qualsiasititolo (voce n. 3 della tabella B e n. 15 della tabella A); sia in funzione della ragionevolezza del parametro numerico, si è determinato il valore medio diliquidazione in 600 euro.Va tenuto conto che, logicamente, molte delle voci di diritto sopra elencate, attengono alla complessità della fase, e quindi restano assorbite dal margine dioscillazione del valore medio di liquidazione (pluralità di notifiche, rinnovazione della citazione).Deve considerarsi, inoltre, che l’unicità del compenso comporta l’assoggettamento del valore medio di liquidazione ai moltiplicatori inerenti alla forbiceorientativa abbinata, contro la natura fissa dei precedenti diritti.Per la forbice delle oscillazioni si è tenuto conto, orientativamente, del margine di oscillazione proprio dei minimi e dei massimi della precedente tariffa per lavoce di onorario rilevante (n. 15 della tabella A della precedente tariffa): di qui le percentuali di incremento e diminuzione del 60% e del 50%Terza fase: istruzione.Riprendendo e sviluppando anche per questa fase la bozza CNF settembre 2010, si è considerata, in conseguenza, l’imputazione delle voci di onorario riferibilialle memorie e assistenze alla prova (n. 18 e n. 17), e, tipicamente, quanto ai diritti (tabella B della precedente tariffa), le voci relative a: esame di scrittidifensivi anteriori alla pronuncia di ordinanze e sentenze (n. 11), della documentazione prodotta dalla controparte nella stessa cornice temporale (n. 12),istanze, ricorsi o simili (n. 14), esame dei provvedimenti giudiziali (dispositivo) interlocutori (n. 15), dichiarazioni rese nei casi previsti dalla legge (n. 17),assistenza alla parte comparsa davanti al giudice (n. 20), notifica e relativo esame (n. 23 e n. 24), esame dell’interrogatorio formale o non formale della parte (n.36), e le altre voci relative ai mezzi istruttori, come le intimazioni di testi o le designazioni di consulenti di parte (nn. 26, 27, 28). 15 Recommended
Ordinanza tribunale-minorenni-trieste-25-05-2011

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