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Timestamp: 2020-08-06 07:56:25+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 27355 del 29/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27355 del 29/12/2016
Cassazione civile, sez. II, 29/12/2016, (ud. 23/09/2016, dep.29/12/2016), n. 27355
sul ricorso 11973-2012 proposto da:
LA FRENTANA PRIMA, a r.l. p.iva (OMISSIS), in persona del suo
Amministratore Unico pro tempore, nonchè DUCKLING TWO S.r.l. (che
ha incorporato per fusione LA FRENTANA SECONDA S.r.l.) p.iva
(OMISSIS), in persona del suo Presidente del Consiglio di
Amministrazione pro tempore, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA
CICERCHIA, che le rappresenta e difende;
V.M.L., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
VIALE BRUNO BUOZZI 82, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA
IANNOTTA, che la rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 1366/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
23/09/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO;
udito l’Avvocato PIETRO CICERCHIA, difensore delle ricorrenti, che si
udito l’Avvocato ALESSANDRA IANNOTTA, difensore della
controricorrente, che si riporta agli atti depositati;
per la condanna alle spese.
La signora V.L.M. e la società La Frentana s.r.l. (successivamente scissasi nelle società La Frentana Prima e La Frentana Seconda, quest’ultima poi incorporata nella società Duckling Two srl), entrambe proprietarie di unità immobiliari all’interno del fabbricato di via dei (OMISSIS), adirono il tribunale di Roma per risolvere il contenzioso insorto tra loro dopo che esse stesse aveva generalizzato nel suddetto fabbricato un ascensore; il tribunale di Roma, con la sentenza n. 7453/79, affermò, per quanto qui ancora interessa, che taluni vani di proprietà della società La Frentana, di fatto destinati al servizio dell’impianto dell’ ascensore, dovevano ritenersi oggetto di una concessione precaria e che per il loro uso la signora V. doveva pagare alla società La Frentana un corrispettivo da determinarsi, per il periodo fino al 31 dicembre 1976, in Lire 723.001 e, per il periodo successivo al 31 dicembre 1976, nella misura risultante all’applicazione dei parametri specificati dalla c.t.u. svolta in corso di causa.
La corte di appello di Roma, adita con l’impugnazione principale della società La Frentana e con l’impugnazione incidentale della signora V., con la sentenza n. 242/85 dichiarò inammissibile, perchè tardivo, l’appello incidentale con cui quest’ultima aveva, tra l’altro, chiesto che fosse dichiarato che essa nulla doveva per l’occupazione delle superfici di proprietà esclusiva della società La Frentana sulle quali insisteva l’impianto dell’ascensore o, in ipotesi, che la misura del corrispettivo a tal titolo determinato dal primo giudice fosse adeguatamente ridotta.
La statuizione di inammissibilità dell’appello incidentale della signora V. venne cassata da questa Corte con la sentenza n. 5479/91 e, all’esito del conseguente giudizio di rinvio, la medesima corte d’appello di Roma, con sentenza n. 3447/94, dichiarò che la sig.ra V. nulla doveva alla società La Frentana “a titolo di occupazione dei locali di proprietà esclusiva della società, poste servizio dell’impianto ascensore dello stabile condominiale sito in via dei (OMISSIS), fino a tutto il 31/12/1976”.
Sulla scorta di quest’ultima sentenza, passata in giudicato, la società La Frentana srl propose ricorso per ingiunzione argomentando che la sentenza n. 3447/94 aveva escluso il suo diritto all’indennizzo per l’occupazione dei vani di sua proprietà, con l’impianto dell’ascensore, soltanto fino al 31/12/76, conseguentemente confermando la statuizione di prime cure che aveva accertato il suo diritto all’indennizzo, nella misura risultante all’applicazione dei parametri specificati dal consulente tecnico, per il periodo decorrente dal 1/1/77; la società La Frentana chiese quindi, e ottenne, decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo, di condanna della signora V. al pagamento della somma di Lire 26.779.548 a titolo d’indennizzo dovuto per l’uso precario dei vani in questione per il periodo dal 1/1/77 al dicembre 1995.
La conseguenza opposizione al decreto ingiuntivo da parte della signora V. venne accolta dal tribunale capitolino con la sentenza del 37345/03, che dispose altresì la condanna della società La Frentana a restituire alla signora V. l’importo di Euro 15.108,04 versati in esecuzione provvisoria del decreto opposto.
Il tribunale argomentò che la sentenza n. 3447/94 emessa dalla corte d’appello in sede di rinvio andava interpretata nel senso di un accertamento della gratuità dell’occupazione dei vani destinati al servizio dell’ascensore, e quindi, ad onta dello specifico riferimento di tale sentenza al credito relativo al periodo fino al 31/12/76, nel senso dell’accertamento negativo dell’intero credito vantato dalla società La Frentana per tale occupazione, anche per il periodo successivo al 31/12/76.
La corte d’appello di Roma, adita dalle società La Frentana Prima e La Frentana Seconda (sorte della scissione della società La Frentana), ha confermato, con la sentenza n. 1366/11, impugnata in questa sede, l’accoglimento dell’opposizione al decreto ingiuntivo deciso dal tribunale con la sentenza 37345/03.
La corte distrettuale ha motivato la propria decisione argomentando che la signora V., con l’appello incidentale da lei proposto avverso la sentenza del tribunale di Roma n. 7453/79, aveva chiesto accertarsi che nulla spettava alla società La Frentana per il fatto che l’impianto dell’ascensore occupasse alcune superfici di proprietà esclusiva di quest’ultima e che, pertanto, la sentenza della corte capitolina n. 3447/94 – che su tale appello si era pronunciata, accogliendolo, in sede di rinvio (all’esito della cassazione della sentenza n. 242/85 che lo aveva dichiarato inammissibile) – conteneva in sostanza un accertamento negativo, ormai coperto dal giudicato, del diritto della società La Frentana alla percezione di un corrispettivo per l’occupazione dei locali destinati all’esercizio dell’ascensore.
Avverso la sentenza n. 1366/11 della corte d’appello di Roma le società La Frentana Prima e Duckling Two srl hanno proposto ricorso per cassazione articolato su due motivi, relativi, il primo, al vizio di violazione di legge, con riferimento all’art. 2909 c.c. e art. 12 disp. att. c.c. e, il secondo, al vizio di insufficiente motivazione. Con entrambi tali motivi le ricorrenti denunciano, in sostanza, la violazione del giudicato in cui la corte territoriale sarebbe incorsa interpretando la sentenza della corte d’appello di Roma n. 3447/94 nel senso, asseritamente contrastante con il tenore letterale della stessa, di un accertamento negativo del credito della ricorrente per l’occupazione dei suoi locali destinati all’esercizio dell’ascensore, non solo limitatamente al periodo fino al 31/12/76 ma anche per il periodo successivo a tale data.
La signora V. si è costituita con controricorso.
La causa è stata discussa alla pubblica udienza del 23/9/16, per la quale entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative e nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.
I due motivi di ricorso vanno trattati congiuntamente, per la loro intima connessione.
Le società ricorrenti dissentono dall’interpretazione che la sentenza gravata, al pari di quella di primo grado, ha offerto del giudicato costituito dalla sentenza della corte di appello di Roma n. 3447/94. Sostengono che il tenore letterale di quest’ultima sentenza sarebbe inequivoco nel senso che la sentenza di primo grado resa dal tribunale di Roma con il numero 7453/79 (che aveva accertato l’obbligo della V. di pagare alla società La Frentana un corrispettivo per l’uso dei locali asserviti all’impianto comune di ascensore nella misura di Lire 725.001 per il periodo fino al 31/12/76 e nella misura da determinare secondo i parametri specificati nella c.t.u. per il periodo successivo) veniva riformata solo in relazione alla statuizione di accertamento dell’obbligo di pagamento del corrispettivo per il periodo fino al 31/12/76, cosicchè la statuizione di accertamento dell’obbligo di pagamento del corrispettivo per il periodo successivo al 31/12/76, nella misura da determinare secondo i parametri specificati nella c.t.u., sarebbe passata in giudicato (cfr., in particolare, pag. 35 del ricorso per cassazione).
Osserva al riguardo il Collegio che il presupposto giuridico del ragionamento svolto dalle ricorrenti è di per sè corretto, in quanto il giudizio di rinvio definito con la sentenza della corte d’appello di Roma n. 3447/94 proveniva da una sentenza di questa Corte che aveva cassato, per error in procedendo (in relazione all’art. 334 c.p.c.), la declaratoria di inammissibilità dell’appello a suo tempo proposto in via incidentale dalla signora V. avverso la sentenza del tribunale di Roma n. 7453/79; si trattava, quindi, di rinvio restitutorio e non prosecutorio (cfr. Cass. 4290/15, ove si precisa che le ipotesi di rinvio c.d. improprio o restitutorio sono “ravvisabili nei casi in cui per qualunque ragione di carattere processuale il giudizio innanzi al giudice territoriale si sia concluso con una pronuncia declinatoria della potestas iudicandi nel merito della controversia”; in termini, Cass. 7436/96, 17780/03, 25244/13, 25250/13). La sentenza cassata (c. app. Roma n. 242/85), d’altra parte, si risolveva in una definizione in rito dell’appello, dichiarato inammissibile, cosicchè non possedeva alcun effetto sostitutivo della sentenza di primo grado, la quale, quindi, non poteva ritenersi travolta dalla pronuncia di secondo grado. Nè, peraltro, nella specie ricorreva l’ipotesi dell’estinzione dell’intero giudizio di cui all’art. 393 c.p.c., giacchè, all’esito della sentenza di questa Corte n. 5479/91, il giudizio di rinvio era stato tempestivamente riassunto (e quindi definito con la più volte menzionata sentenza della corte d’appello di Roma n. 3447/94). In considerazione di tali rilievi, dunque, la pronuncia del tribunale di Roma n. 7453/79 non poteva ritenersi eliminata dal modo del diritto (cfr. Cass. 3074/13, in motivazione: “A sua volta l’art. 393 c.p.c. ricollega l’estinzione dell’intero giudizio soltanto alla mancata riassunzione tempestiva oppure alla sopravvenienza di altra causa estintiva, così mostrando che in mancanza di tali evenienze, dovute ad inattività delle parti nel proseguire il giudizio di rinvio, gli svolgimenti del grado anteriore alla sentenza cassata e, quindi, anche il suo prodotto, cioè la stessa sentenza di primo grado, non risultano scomparsi dal mondo giuridico per effetto della pronuncia della sentenza d’appello cassata”), cosicchè, se effettivamente l’appello avverso tale sentenza fosse stato accolto solo in parte – per avere la corte d’appello di Roma, in sede di rinvio, riformato la statuizione di accertamento dell’obbligo della signora V. di pagare un corrispettivo alla società La Frentana soltanto in relazione al periodo fino al 31/12/76, e non anche in relazione al periodo successivo a tale data – si dovrebbe convenire con l’assunto svolto nel primo mezzo di ricorso secondo cui, sull’accertamento positivo dell’obbligo della signora V. di pagare un corrispettivo per il periodo successivo al 31/12/76, sarebbe calato il giudicato. Tuttavia, ad avviso del Collegio, l’interpretazione svolta nella sentenza qui gravata in ordine alla portata della sentenza della corte d’appello di Roma n. 3447/94 – secondo cui quest’ultima sentenza avrebbe negato totalmente, e non solo per il periodo fino al 31/12/76, l’obbligo della signora V. di pagare alla società La Frentana un corrispettivo per l’uso dei locali posti servizio dell’impianto comune di ascensore – resiste alle censure mosse dalle odierni ricorrenti.
Se infatti è vero che, tanto in dispositivo quanto nella motivazione, la sentenza n. 3447/94 correda l’affermazione della inesistenza dell’ l’obbligo della signora V. di pagare alla società La Frentana un corrispettivo per l’uso dei locali de quibus con la delimitazione cronologica “fino al 31/12/1976” ed è parimenti vero che l’interpretazione di un giudicato deve basarsi in primo luogo sul dispositivo e sulla motivazione della sentenza, essendo consentito il riferimento agli atti di causa solo in caso di obiettiva incertezza sul contenuto della statuizione (15902/11, 24749/14, 24952/15), è pure vero, per contro, che nella specie tale obiettiva incertezza doveva appunto ritenersi sussistente. Il dispositivo della sentenza n. 3447/94 recita infatti, per quanto qui interessa: “accoglie l’appello incidentale e, in riforma dell’impugnata decisione, dichiara che V.M.L. nulla deve alla società La Frentana a titolo di occupazione dei locali di proprietà esclusiva della società, posti a servizio dell’impianto ascensore dello stabile condominiale sito in via (OMISSIS), fino a tutto il 31/12/1976”; l’appello incidentale della signora V., accolto con la trascritta statuizione, chiedeva che la corte d’appello, riformando la sentenza n. 7453/79 del tribunale di Roma, dichiarasse “che nulla deve la signora V. alla srl La Frentana per l’utilizzazione, per l’impianto comune dell’ascensore dello stabile in Roma via (OMISSIS), di porzione di proprietà esclusiva della società La Frentana”.
L’affermazione del dispositivo della sentenza n. 3447/94 “accoglie l’appello incidentale”, senza alcuna limitazione in ordine alla portata della statuizione di accoglimento, implica dunque l’accoglimento integrale della domanda della signora V. di declaratoria che ella “nulla deve” per il titolo dedotto in giudizio; ciò determina una innegabile contraddizione con l’inciso “fino a tutto il 31/12/1976”, contenuto alla fine del periodo, che, al contrario, sembra suggerire che la portata della riforma della sentenza di primo grado si limiti alla statuizione concernente il periodo anteriore al 31/12/76. A fronte dell’incertezza sull’interpretazione del giudicato derivante dalla evidenziata contraddizione, quindi, correttamente la sentenza qui gravata ha ritenuto di dover avvalersi, ai fini di tale interpretazione, dell’esame degli atti di causa e, segnatamente, dell’esame della sentenza n. 242/85 della corte d’appello di Roma e della sentenza di questa Corte n. 5479/91 con la quale la sentenza n. 242/85 è stata cassata e si è dato luogo al giudizio di rinvio definito con la sentenza n. 3447/94.
Tanto premesso, il Collegio condivide l’interpretazione operata dalla sentenza qui gravata in ordine alla portata delle giudicato formatosi con la sentenza n. 3447/94, giacchè:
a) dall’esame degli atti di causa sopra menzionati risulta che l’ambito oggettivo del devolutum rimesso alla corte d’appello di Roma – una prima volta con l’appello nei confronti della sentenza di primo grado ed una seconda volta con la riassunzione in sede di rinvio (dopo la cassazione della statuizione che tale appello aveva dichiarato inammissibile) investiva l’esistenza stessa di un obbligo della signora V. di pagare alla società La Frentana un corrispettivo per l’occupazione dei locali de quibus, e non solo la sussistenza di tale obbligo per alcuni periodi e non per altri;
– dal contenuto della motivazione della sentenza n. 3447/94 risulta che la ratio decidendi su cui quest’ultima si fonda consiste nell’accertamento della reciproca gratuità fra i condomini de “le autorizzazioni, le occupazioni di superficie, le possibilità di vincolo di appoggio e tutte le altre incombenze e gravami nascenti dalla realizzazione dell’ascensore”, giusta quanto documentato nel verbale dell’assemblea condominiale del 28/2/68, a cui avevano preso parte tanto la signora V. quanto la società La Frentana; tale ratio decidendi non contiene alcuna differenziazione tra il periodo fino al 31/12/76 e quello successivo a tale data e pertanto il dictum della sentenza n. 3447/94 non può che essere inteso nel senso di una esclusione in radice dell’obbligo della signora V. di versare un corrispettivo alla società La Frentana.
Nè a diversa conclusione può condurre il rilievo che nella sentenza di questa Corte n. 22316/13, resa tra le odierni ricorrenti ed un terzo, si affermi, che “è stato riconosciuto con sentenza passata in giudicato l’indennizzo dovuto alla proprietaria da parte della V. per l’uso dalla medesima compiuto sia pure per il periodo successivo al 31/12/1976”; tale affermazione non è infatti giuridicamente vincolante in questa sede, essendo stata resa in un giudizio inter alios, e, d’altra parte, la stessa non è sorretta da alcuna specifica argomentazione, risultando quindi in definitiva sfornita di qualunque efficacia persuasiva.
Il ricorso va dunque, in definitiva, rigettato.
Condanna le ricorrente a rifondere alla contro ricorrente le spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 3.500, oltre Euro 200 per esborsi ed oltre accessori di legge.

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 Cass. 
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