Source: http://morrirossetti.it/pubblicazioni/big-data-senza-tutele-giuridiche-a-rischio-l-economia-digitale-ue.html
Timestamp: 2020-02-28 05:04:50+00:00

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Big data: senza tutele giuridiche a rischio l’economia digitale Ue - Morri Rossetti
Big Data sono considerati il motore dell’economia digitale, in grado di manifestare il loro enorme potenziale economico non tanto nel singolo dato, quanto nella possibilità di elaborare, organizzare e analizzare i dati nel loro complesso attraverso l’utilizzo di software e algoritmi i quali, di volta in volta, possono generare un’informazione diversa e nuova rispetto a quella di partenza la quale concede, a chi la detiene, un vantaggio economico potenzialmente immenso.
economico sotteso ai Big Data ci permette di classificarli come bene commerciabile inteso come asset dell’impresa. Il legame tra il bene (i Big Data) e l’utilità economica che ne deriva dalla loro elaborazione si traduce in un’esigenza di protezione della loro proprietà.
Motivo di questa prassi è da rintracciarsi nell’inadeguatezza degli strumenti giuridici nell’assicurare protezione al patrimonio derivante dai dati, la quale comporta – come conseguenza inevitabile – la tendenza delle imprese a non rendere disponibili tali dati [1].
Diritto d'autore e banche di dati
La Legge sul diritto d’autore tutela “le banche di dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell’autore” (art. 1), e definisce le banche di dati come le “raccolta di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo (art. 2, n. 9), precisando che “la tutela delle banche dati non si estende al loro contenuto e lascia impregiudicati diritti esistenti su tale contenuto” [2]. Il legislatore tutela dunque la forma espressiva delle banche dati, non il loro contenuto, quando queste posseggano il requisito della creatività [3]: qualora esse siano cioè il frutto di una creazione intellettuale del loro autore, desumibile dalla scelta o dalla disposizione sistematica e metodica del materiale all’interno della banca dati stessa. Si tenga presente che nella maggior parte dei sistemi giuridici, il diritto d’autore protegge le sole opere che siano “espressione della creazione intellettuale del loro autore”, vale a dire le opere realizzate da una o più persone fisiche [4].
Ma a ben vedere, ciò che sembra a priori escludere la tutela autorale è l’assenza del requisito della creatività, così come sopra definita. Sebbene infatti la Direttiva 96/9/CE tuteli le banche dati “in ogni loro forma” [5] e dunque, potenzialmente, anche i Big Data raccolti con processi automatizzati e non controllati, nel processo di raccolta dati infatti non vi è infatti alcun contributo da parte dell’autore, né relativamente alla scelta dei dati da raccogliere, né quanto alla loro disposizione. La Corte di Giustizia dell’UE si è peraltro già espressa nel senso che la banca dati “è protetta dal diritto d’autore […] a condizione che la scelta o la disposizione dei dati in essa contenuti costituisca un’espressione originale della libertà creativa del suo autore” [6], risultato dunque necessario che la memorizzazione informatica degli elementi sia espressione della creazione intellettuale dell’autore e dunque, come abbiamo visto, di una persona fisica [7].
Il fine ultimo della norma è dunque quello di assicurare protezione all’investimento economico sostenuto dal costitutore per la creazione della banca dati. Per questa ragione, l’attenzione va posta sul concetto di “investimento rilevante” in quanto condizione necessaria per accedere alla tutela. La sua definizione è oggetto di incertezza giuridica nonché un punto di costante confronto in dottrina, divisa nell’interpretazione del concetto di “profilo quantitativo” inteso come investimento finanziario e “qualitativo” concepito come sforzo intellettuale posto alla base dell’organizzazione dei dati nella banca dati [8].
Se sono protetti dal diritto sui generis i soli dati raccolti dal costitutore grazie a investimenti economici e sforzi organizzativi, evidentemente esclusi dalla tutela sono i dati generati in modo incidentale a seguito della raccolta. Tale assunto è stato confermato anche dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia [9], la quale ha statuito che devono ritenersi escluse dalla tutela le banche di dati che costituiscono solo un sottoprodotto dell’attività primaria svolta dal costitutore [10].
COM (2017) “Costruire un’economia dei dati europea”, p. 10.
La normativa nazionale sulle banche dati deriva dalla Direttiva 96/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 1996.
Requisito che, in base all’art. 1 della Legge Autore, è richiesto per la protezione di tutte le opere dell’ingegno.
Crf tra le tante Corte Giust. CE, 16 luglio 2009, caso C-5/08.
CGUE C-604/10.
CGUE C-5/08.
Cfr. L. Ubertazzi, Commentario breve alle leggi su proprietà intellettuale e concorrenza, vi edizione, CEDAM, 2016. Art.102-bis p.1902 ss..
CGUE C-444/02.
Cfr. L. Ubertazzi, Commentario breve alle leggi su proprietà intellettuale e concorrenza, vi edizione, CEDAM, 2016. Art. 102-bis p.1904 ss..
Direttiva del’8 giugno 2016 sulla protezione del know-how registrato e delle informazioni riservate (segreti commerciali) contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti.
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References: sui generis

CGUE 

CGUE 
 Art.102

CGUE 
 Art. 102