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Timestamp: 2019-12-07 19:56:23+00:00

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Su Ustica, Giovanardi “allineato” (da L’Unità)
Pubblicato da lucatleco in 13 settembre 2011
“Le sentenze hanno spazzato via l’ipotesi del missile e della battaglia aerea. Sappiamo ormai con certezza che non c’erano aerei in prossimità del Dc9 e che le tracce accertate sui resti dell’aereo sono quelle di una bomba. C’è da chiedersi perché all’epoca non si indagò su questa ipotesi”. Così, solo due mesi fa, parlava Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del consiglio. Per capire la portata della sentenza pronunciata ieri mattina dal giudice di Palermo, basta ricordare le parole con cui un membro qualificato del governo si è di fatto allineato ai depistaggi che per anni ingolfarono, rallentandole, le indagini sulla strage del 27 giugno 1980.
Quelle bugie, gli “ostacoli” di cui parla la sentenza palermitana, servivano ad allontanare una verità che il giudice Priore sintetizzò definendo la strage di Ustica “un’azione che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata”. Altro che bomba, il Dc 9 precipitato nel mare di Ustica fu abbattuto da un missile, lanciato da un aereo di nazionalità sconosciuta e su cui sono tutt’ora in corso rogatorie internazionali. Rogatorie che un governo dovrebbe sostenere ma, da quando Giovanardi ha parlato, il condizionale è d’obbligo.
Ustica e gli altri misteri italiani nei dossier ritrovati a Tripoli (da L’Unità)
Non solo Cia. Non solo MI6. Altri imbarazzanti dossier sono stati ritrovati negli uffici dei servizi segreti libici a Tripoli. Ognuno ha la denominazione del Paese di riferimento: «Francia», «Germania», «Austria». E «Italia». A riferirlo a Le Monde è Peter Bouckaert, che indaga per l’Ong Human Rights Watch in Libia. Nei giorni scorsi, la stampa britannica e americana avevano già posto l’accento su una serie di rivelazioni che riguardano il coinvolgimento della Cia e dei colleghi inglesi dell’MI6 nel trasferimento top secret di prigionieri verso la Libia. Dossier dei «misteri» ingombranti, degli sporchi affari che hanno caratterizzato, in 42 anni, il rapporto tra il regime di Muammar Gheddafi e i servizi (e i Paesi) di mezzo mondo. Misteri che riguardano anche l’Italia. Dossier ingombrante A cominciare dalla strage di Ustica, 81 morti nel giugno 1980, quando un Dc9 Itavia fu colpito da un missile in duello aereo tra caccia dei libici e della Nato. Racconta in proposito il giudice Rosario Priore, che di quella strage si è occupato per anni: «Secondo una fondata ipotesi, sembra che il bersaglio fosse proprio un aereo su cui viaggiava Gheddafi. Nei piani di volo conservati presso la nostra Aeronautica, quella sera era previsto un volo con vip a bordo da Tripoli a Varsavia». L’ipotesi, qualcosa di più di un’ipotesi, è che qualcuno volesse eliminare Gheddafi; «ma avvertito dell’imminente pericolo all’altezza di Malta l’aereo avrebbe improvvisamente cambiato rotta per tornare in Libia». Chi avvertì Gheddafi, ancora gli italiani? «È del tutto verosimile – rimarca Priore al collega Valter Vecellio – visti i rapporti privilegiati tra l’Italia e la Libia. Il capo dei servizi segreti libici era di casa a Roma e nel Sismi». Ma Ustica non è il solo «mistero» insanguinato che riguarda i rapporti tra l’Italia e la Libia del Colonnello. Sempre nel giugno (l’11) del 1980, a Milano viene ferito mortalmente Azzedine Lahderi, uomo di affari libico espatriato in Italia dopo la rivoluzione di Gheddafi. Lo stesso giorno a Roma, un altro dissidente, Mohamed Barghati, sopravvive miracolosamente a un attentato. Il 27 novembre 1986 la Corte d’Assise di Milano condanna all’ergastolo per quell’assassinio Said Mohammed Rashid. Per la giustizia italiana era un agente segreto, «capo dei tribunali rivoluzionari» e «capo di un gruppo di agenti libici operanti in Europa». Ventitrè anni dopo, lo stesso Rashid è il numero uno delle Ferrovie di Stato libiche. E in questa veste, il 22 luglio 2009, alla presenza del presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, della sottosegretaria agli Esteri Stefania Craxi e del ministro dei trasporti libico Muhammad Ali Zidane, è Rashid a firmare il contratto per la megafornitura. Un affare da 541 milioni di euro. L’incontro avviene a Tripoli. E non poteva essere altrimenti, visto che Rashid non può entrare in Italia, dove verrebbe arrestato per scontare la condanna all’ergastolo. Il «dossier Italia» ritrovato a Tripoli potrebbe contenere «verità» imbarazzanti.
Ustica, 100 milioni di risarcimento, condannati la Difesa e i Trasporti
Il Tribunale civile di Palermo ha accolto l’istanza di un gruppo di parenti delle vittime imponendo ai due ministeri il pagamento per le omissioni e i depistaggi. Bonfietti: “E’ una sentenza fondamentale perché ribadisce che l’aereo Itavia è stato abbattuto nel corso di una battaglia aerea”.
Il relitto dell’aereo Itavia ricostruito nell’hangar di Bologna
Un risarcimento di 100 milioni di euro (più interessi e oneri accessori) ai parenti delle vittime della strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. A pagarlo, ha stabilito questa mattina il Tribunale civile di Palermo, saranno i ministeri della Difesa e dei Trasporti, colpevoli di “omissioni e negligenze”, nonché dei depistaggi che hanno ostacolato l’inchiesta giudiziaria.
Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei famigliari delle vittime di Ustica, sottolinea l’importanza della sentenza, “perché – spiega – conferma la ricostruzione della strage fatta dal giudice Rosario Priore, e riconosce la validità della sentenza di primo grado (poi ribaltata nei successivi gradi di giudizio) nel procedimento penale. La cosa importante non è tanto la cifra, quanto quello che questa sentenza riconosce. Oggi viene ribadito che l’aereo è stato abbattuto in un episodio di guerra aerea, e vengono ribadite le responsabilità dei due ministeri anche in campo civile: non hanno vigilato sulla sicurezza dei voli civili e hanno nascosto la verità con i successivi depistaggi”.
“Questa sentenza – conclude Bonfietti – dovrebbe convincere il nostro governo a premere seriamente sugli stati coinvolti nella battaglia di Ustica, affinché rispondano finalmente e in modo completo alle rogatorie internazionali. E consentano di arrivare finalmente, dopo 31 anni, a scoprire chi e come ha abbattuto quell’aereo”.
Ustica, condanna record per i ministeri: “Cento milioni ai familiari delle vittime” (da Il Fatto)
Si tratta di uno di una cifra mai riconosciuta in Italia: sul banco degli imputati i dicasteri di Difesa e Trasporti. Le motivazioni: “Non garantirono la sicurezza del volo e depistarono l’accertamento dei fatti”
Lo scrive un tribunale, la terza sezione civile di Palermo: i ministeri della difesa e dei trasportisi macchiarono di “omissioni e negligenze” e, dopo la sciagura, operarono in modo tale per cui ai familiari delle vittime fosse negato il diritto alla verità. Per questo i dicasteri dovranno rifondere un risarcimento record – 100 milioni di euro, più interessi e oneri accessori – ai parenti delle persone che morirono nella strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. Risarcimento che costituisce un caso più unico che raro nella giurisprudenza italiana.
I parenti, per 31 anni, sono stati sottoposti alla “tortura della goccia cinese”. Soprattutto sono stati due i punti su cui l’istanza in sede civile dei familiari ha battuto. Da un lato, lasicurezza del volo Itavia 870 – decollato da Bologna con un paio d’ore di ritardo e che avrebbe dovuto atterrare all’aeroporto di Punta Raisi – non venne garantita. E non venne garantita in particolare in una tratta, che va sotto il nome di “Punto Condor”. I legali dei parenti facevano infatti rilevare che quella era una zona ad alto rischio, dove si concentravano attività militari ufficiali e ufficiose.
Intanto, però, viene lanciato un appello da Daniele Osnati. “Il governo italiano”, dice, “deve esserein prima linea nel richiedere e farsi consegnare quei documenti. Non possiamo permettere che vengano presi dai francesi e dagli americani perché il rischio è quello che siano sottratti o alterati contribuendo ancora una volta ad modificare la verità dei fatti”.
Blu Notte – Il caso Ustica
Pubblicato in: carlo lucarelli, strage di ustica.	1 Commento

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