Source: http://firenze.sentenze.ilcaso.it/codice_fallimentare/43
Timestamp: 2020-05-31 20:05:05+00:00

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Domanda di risoluzione contrattuale - Azione promossa prima del fallimento della parte convenuta - Pretese esclusive di carattere restitutorio o risarcitorio - Ricorso al procedimento di insinuazione al passivo - Necessità - Pretese estranee alla partecipazione al concorso - Proseguibilità con il rito ordinario - Ammissibilità - Fondamento.
In materia di fallimento, l'art. 72, comma 5, secondo periodo l. fall. postula - anche alla luce dei principi di specializzazione, concentrazione e speditezza sottesi agli artt. 24 e 52 l.fall., nonché del contraddittorio incrociato tipico del procedimento di accertamento del passivo - che la domanda di risoluzione proposta prima della declaratoria fallimentare, se diretta in via esclusiva a far valere le consequenziali pretese risarcitorie o restitutorie in sede concorsuale, non può proseguire in sede di cognizione ordinaria, ma deve essere interamente proposta secondo il rito speciale disciplinato dagli artt. 93 e ss. l.fall.; deve parimenti essere esaminata e decisa dal giudice fallimentare la domanda di risoluzione che costituisca antecedente logico-giuridico della domanda di risarcimento o restituzione, non essendo applicabile in via analogica l'istituto dell'ammissione con riserva ai sensi dell'art. 96, n. 1 e n. 3, l.fall., né potendosi disporre la sospensione necessaria ai sensi dell'art. 295 c.p.c., in attesa della decisione della causa pregiudiziale di risoluzione in ipotesi proseguita in sede di cognizione ordinaria. Viceversa, la domanda di risoluzione diretta a conseguire finalità estranee alla partecipazione al concorso (come la liberazione della parte "in bonis" dagli obblighi contrattuali o l'escussione di una garanzia di terzi) è procedibile in sede di cognizione ordinaria, dopo l'interruzione del processo ex art. 43 l.fall. e la sua riassunzione nei confronti della curatela fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Febbraio 2020, n. 2990. Segue...
Fallimento – Accertamento del passivo – Domanda di risoluzione proposta in sede ordianaria – Antecedente logico-giuridico della domanda di risarcimento o restituzione – Domanda di risoluzione diretta a conseguire finalità estranee al concorso – Prosecuzione dopo l’interruzione del processo.
Nel sistema concorsuale riformato, la L. Fall., art. 72, comma 5, secondo periodo, impone - anche alla luce dei principi di specializzazione, concentrazione e speditezza sottesi alla L. Fall., artt. 24 e 52, nonchè del contraddittorio incrociato tipico del procedimento di accertamento del passivo - che la domanda di risoluzione proposta prima della dichiarazione di fallimento, se diretta in via esclusiva a far valere le consequenziali pretese risarcitorie o restitutorie in sede fallimentare, non può proseguire in sede di cognizione ordinaria, ma deve essere interamente proposta secondo il rito speciale disciplinato dalla L. Fall., artt. 93 e segg..
In sede di accertamento del passivo, la domanda di risoluzione che costituisca antecedente logico-giuridico della domanda di risarcimento o restituzione deve essere esaminata e decisa dal giudice fallimentare, non essendo applicabile in via analogica l'istituto dell'ammissione con riserva ai sensi della L. Fall., art. 96, nn. 1) o 3), nè potendosi disporre la sospensione necessaria ai sensi dell'art. 295 c.p.c., in attesa della decisione della causa pregiudiziale di risoluzione in ipotesi proseguita in sede di cognizione ordinaria.
La domanda di risoluzione diretta a conseguire finalità estranee alla partecipazione al concorso (come la liberazione della parte in bonis dagli obblighi contrattuali, o l'escussione di una garanzia di terzi) è procedibile in sede di cognizione ordinaria, dopo l'interruzione del processo L. Fall., ex art. 43 e la sua riassunzione nei confronti della curatela fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Febbraio 2020, n. 2991. Segue...
Fallimento in corso di causa del debitore esecutato - Conseguenze - Interruzione del giudizio - Eventuale riassunzione nei confronti della curatela - Pronuncia di sentenza - Natura dichiarativa della stessa - Suoi effetti - Fattispecie.
In tema di opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c., qualora, nel corso del giudizio, il debitore esecutato sia dichiarato fallito, il processo deve essere interrotto, ai sensi dell'art. 43, comma 3, l.fall., e la pretesa dell'opponente va accertata in sede fallimentare. L'eventuale riassunzione del processo nei confronti della curatela potrà condurre alla pronuncia di una sentenza meramente dichiarativa e non di condanna, inopponibile al fallimento ed idonea esclusivamente a costituire un titolo da fare valere verso il fallito ove dovesse tornare "in bonis" o se il bene oggetto del contendere dovesse restare invenduto alla chiusura della procedura concorsuale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto inammissibile per carenza di interesse il ricorso proposto dal creditore nei riguardi della curatela, poiché la sentenza di secondo grado che aveva accolto l'originaria opposizione non era opponibile al fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Settembre 2019, n. 22166. Segue...
Fallimento del promittente venditore - Inammissibilità o improcedibilità della domanda - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.
L'azione esperita dal promissario acquirente ai sensi dell'art. 2932 c.c. per ottenere l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto, non diviene improcedibile a seguito della dichiarazione di fallimento del promittente venditore; essa infatti non ha ad oggetto il soddisfacimento diretto ed immediato di un credito pecuniario, ed inoltre, malgrado il tenore apparente della rubrica della disposizione e la "sedes materiae", si differenzia dalle azioni esecutive individuali, onde non può configurarsi alcun profilo di inammissibilità originaria della domanda o di improcedibilità successiva della stessa ai sensi degli artt. 51 e 52 l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2018, n. 9010. Segue...
In virtù del combinato disposto di cui agli artt. 83, terzo comma del D.lgs 1 settembre 1993, n. 385 (TUB) e 57, terzo comma del D.lgs 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), dalla data di insediamento degli organi liquidatori del fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso e, comunque, dal terzo giorno successivo alla data di adozione del provvedimento che dispone la liquidazione coatta amministrativa non può essere promossa o proseguita alcuna azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Ancorché i Fondi comuni di investimento immobiliare di tipo chiuso abbiano un patrimonio separato rispetto a quello della società che li gestisce, essi sono privi di autonoma soggettività giuridica e non hanno, pertanto, la capacità di stare in giudizio autonomamente, sicché legittimata ad agire in giudizio per far accertare diritti di pertinenza del patrimonio immobiliare del Fondo è la società di gestione (Cass. 15 luglio 2010, n. 16605). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Aprile 2014. Segue...
Il provvedimento del giudice dichiarativo dell'interruzione del processo a seguito dell'apertura del fallimento, avente natura meramente ricognitiva, è privo di rilevanza ai fini della decorrenza del termine per la riassunzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
E’ ammissibile la riassunzione parziale pur laddove sia stato interrotto il processo in toto per fallimento di una delle parti convenute, poi non rievocata in giudizio dall’attore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 12 Dicembre 2009. Segue...

References: art. 43
 art. 72
 art. 96
 art. 43
 sentenza 
 art. 619
 sentenza 
 sentenza