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Timestamp: 2018-04-25 03:06:07+00:00

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Newsletter - marzo 2016
Danno cagionato da cose in custodia – Estensione del bene – Rapporti con l’art. 2043 c.c. – Nesso causale - Caso fortuito – Prova – Tribunale di Chieti – sentenza 02.02.2016, n. 62 – est. Ria.
1. La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia, di cui all’art. 2051 c.c., non si applica al proprietario-custode ogni qual volta sul bene, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia, intesa come potere di fatto sulla cosa. L’estensione del bene, pertanto, e l’utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi, sono solo figure sintomatiche dell’impossibilità di custodia da parte del responsabile, essendo dirimente che il bene stesso, da cui è derivato il danno, si trovi nel perimetro di effettiva controllabilità da parte del proprietario.
2. Ove non sia applicabile la disciplina della responsabilità ex art. 2051 c.c., per l’impossibilità in concreto dell’effettiva custodia del bene, il proprietario-custode risponde dei danni da detti beni, subiti dall’utente, secondo la regola generale di cui all’art. 2043 c.c., che non prevede alcuna limitazione della responsabilità per comportamento colposo alle sole ipotesi di insidia e trabocchetto.
3. La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia prescinde dall’accertamento del carattere colposo dell’attività o del comportamento del custode ed ha natura oggettiva, necessitando, per la sua configurabilità, del mero rapporto eziologico tra cosa ed evento; tale responsabilità prescinde, altresì, dall’accertamento della pericolosità della cosa stessa e sussiste in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l’insorgenza in essa di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito, che può essere rappresentato – con effetto liberatorio totale o parziale – anche dal fatto del danneggiato, avente un’efficacia causale tale da interrompere del tutto il nesso eziologico tra la cosa e l’evento dannoso o da affiancarsi come ulteriore contributo utile nella produzione del danno.
4. In ipotesi di caso fortuito, il danneggiato non è dispensato dall’onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito.
Separazione dei coniugi – Provvedimenti temporanei ed urgenti – Corte d’Appello de L’Aquila – decreto – Pres.- est. Iannaccone.
In materia di separazione dei coniugi, i provvedimenti temporanei ed urgenti resi in base all’art. 708, comma 3, c.p.c., a prescindere dall’esito di un eventuale reclamo, rappresentano comunque una decisione interlocutoria, assunta dal Presidente allo stato degli atti e sulla base di una deliberazione sommaria, per cui possono essere modificati nel corso del giudizio, o con la sentenza definitiva, per effetto di nuove prove addotte dalle parti, o anche solo a seguito di una più approfondita valutazione da parte del Giudice.
Rapporti giuridici di durata – Efficacia del giudicato – Successione tra contratti collettivi – Mutamento sfavorevole – Limite dei diritti quesiti – Tribunale di Pescara – sentenza 26.02.2016, n. 210 – est. De Cesare.
1. In ordine ai rapporti giuridici di durata ed alle obbligazioni periodiche che eventualmente ne costituiscono il contenuto, sui quali il giudice pronuncia con accertamento su una fattispecie attuale ma con conseguenze destinate ad esplicarsi in futuro, l’autorità di giudicato impedisce il riesame e la deduzione di questioni tendenti ad una nuova decisione di quelle già risolte con provvedimento definitivo, il quale pertanto esplica la propria efficacia anche nel tempo successivo alla sua emanazione, con l’unico limite di una sopravvenienza, di fatto o di diritto, che muti il contenuto materiale del rapporto o ne modifichi il regolamento [ndr. Fattispecie nella quale il Giudice ha escluso che l’efficacia di giudicato di una sentenza potesse estendersi al periodo successivo alla stipula di un nuovo CCNL di settore].
2. Nell’ipotesi di successione tra contratti collettivi, le precedenti disposizioni possono essere modificate da quelle successive anche in senso sfavorevole al lavoratore, con il solo limite dei diritti quesiti, intendendosi per tali solo le situazioni che siano entrate a far parte del patrimonio del lavoratore subordinato, come i corrispettivi di prestazioni già rese, e non anche quelle situazioni future o in via di consolidamento che sono autonome e suscettibili come tali di essere differentemente regolate in caso di successione di contratti collettivi, sicché si deve escludere che il lavoratore possa pretendere di mantenere come definitivamente acquisito al suo patrimonio un diritto derivante da una norma collettiva non più esistente.
Turbata libertà degli incanti – Configurabilità del reato - Tribunale di Pescara – sentenza 19.02.2016 - Pres. Zaccagnini – est. Villani.
Il reato di turbata libertà degli incanti è configurabile in ogni situazione nella quale la pubblica amministrazione proceda all'individuazione del contraente mediante una gara, quale che sia il nomen iuris conferito alla procedura ed anche in assenza di formalità, con la conseguenza che, se l’amministrazione, dopo aver avviato una gara, orienta la propria azione nel senso della conclusione di un accordo sostitutivo del provvedimento finale, l’attività volta alla preparazione ed alla conclusione dell’accordo non integra gli estremi della fattispecie penale di cui all’art. 353 c.p.
Servizi pubblici – Poste e telecomunicazioni – Uffici postali – Soppressione dell’ufficio postale della frazione di un Comune – Tar Abruzzo, L’Aquila – sentenza 16.03.2016, n. 147 – Pres. Amicuzzi -est. Abbruzzese.
E’ illegittimo, per difetto di motivazione, il provvedimento con il quale Poste Italiane s.p.a. ha disposto la chiusura degli Uffici Postali di due frazioni di un Comune, facendo generico riferimento a un piano di efficientamento volto all’adeguamento dell’offerta all’effettiva domanda dei servizi postali in tutti i Comuni del territorio nazionale, in ragione del comprovato disequilibrio economico di cui alla erogazione del servizio postale universale, atteso che tale motivazione risulta disancorata da qualunque esplicitazione di fatti riferibili al caso di specie, tanto da ridursi ad una mera clausola di stile, replicabile per la sua genericità e astrattezza, e di fatto replicata in maniera pedissequa, in qualunque situazione [n.d.r. Nella specie, si trattava degli uffici postali siti in Cologna e Montepagano, frazioni del Comune di Roseto degli Abruzzi].
Edilizia – Interventi di ristrutturazione – strutture prive degli elementi essenziali – Tar Abruzzo, sez. Pescara – sentenza 11.03.2016, n. 83 – Pres. Eliantonio -est. Tramaglini.
Nel concetto di ristrutturazione rientrano anche gli interventi da eseguirsi su strutture prive dei connotati essenziali, e pertanto inesistenti quali organismi edilizi. Ciò conferma che l’art. 15 T.U. Edilizia, nel richiamare l’art. 22 del medesimo T.U. (tale ultima norma consente di completare l’intervento mediante d.i.a. allorché le opere residue siano assumibili nell’ambito delle categorie degli interventi sul patrimonio edilizio esistente, compresi “gli interventi di ristrutturazione di cui all'articolo 10, comma 1, lettera c), non considera come intervento di nuova costruzione quello relativo ad un edificio incompleto, la cui consistenza strutturale sia però in grado di identificarne gli elementi essenziali.
Diritto di accesso agli atti amministrativi – Rifiuto in caso di possibile emersione di fatti di reato – Tar Abruzzo, sez. Pescara – sentenza 11.03.2016, n. 79 – Pres. Eliantonio -est. Balloriani.
In materia di accesso agli atti amministrativi, non è consentito differire il diritto di ostensione ad un verbale di sopralluogo per abuso edilizio fino al completamento degli accertamenti ed alla eventuale autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria, adducendo che possano emergere condotte penalmente rilevanti a carico dei soggetti autori dell’abuso. Il diniego, infatti può essere giustificato solo qualora l’Amministrazione non si sia munita preventivamente e tempestivamente dell’autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria, nel caso in cui siano emersi fatti di rilievo penale da compendiare in un’informativa di reato.
Giurisdizione – Giudice competente in caso di compresenza di atti di imperio ed atti privatistici – Tar Abruzzo, sez. Pescara – sentenza 07.03.2016, n. 76 – Pres. Eliantonio -est. Balloriani.
Nel caso in cui in una medesima fattispecie vi sia la concorrente presenza di atti d’imperio (nella specie la modifica alla pianta organica e al piano triennale delle assunzioni) e di gestione privatistica del rapporto di lavoro (nella specie la mancata assunzione a seguito della procedura di mobilità), deve prevalere il Giudice munito di giurisdizione sul petitum sostanziale (nella specie il diritto all’assunzione), e ciò per evidenti ragioni di economia processuale ed effettività della tutela [n.d.r. Fattispecie nella quale la ricorrente chiedeva il risarcimento del danno, anche da ritardo, per la mancata assunzione, resa definitiva dalla successiva attività autoritativa dell’Amministrazione di modifica della pianta organica. Il Tar ha ritenuto che sussistesse la giurisdizione del Giudice Ordinario, in quanto – si legge in sentenza - “la modifica della pianta organica, in sostanza, è solo l’adeguamento formale a valle alla scelta compiuta a monte, sul contrasto tra due diritti soggettivi e sulla meritevolezza di tutela degli stessi, e pertanto può al massimo assumere rilievo nella fase esecutiva dell’eventuale ulteriore giudicato del Giudice ordinario. La questione centrale, il thema decidendum principale, riguarda pertanto la lesione, anche per tardività, del diritto soggettivo all’assunzione per mobilità, e la sua meritevolezza di tutela anche eventualmente nel contrasto con quello all’assunzione di altra dipendente in ottemperanza all’ordine del Giudice”].
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