Source: https://canestrinilex.com/risorse/baci-in-caserma-imputata-condannata-cass-1225019/
Timestamp: 2019-10-20 00:22:19+00:00

Document:
Le dichiarazioni della vittima di violenza sessuale possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell'affermazione di penale responsabilità dell'imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone.
Il reato di violenza sessuale, quantunque attenuato, come nel caso di specie, dalla diminuente del caso di minore gravità, non consente quoad poenam l'applicabilità della causa di non punibilità ex articolo 131-bis del codice penale perché - siccome la norma si esprime nel senso che la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi e siccome, in tali casi, la diminuzione di pena per l'attenuante della minore gravità va calcolata, sul massimo, nella misura minima, cioè nella misura di un giorno (argumenta anche ex articolo 65, comma, n. 3), del codice penale) - la pena massima edittale, una volta applicata la riduzione minima di un giorno di reclusione per la diminuente prevista dall'ultimo comma dell'articolo 609-bis del codice penale, è ampiamente superiore al limite di cinque anni di reclusione previsto per l'applicazione della speciale causa di non punibilità dall'articolo 131-bis, stesso codice.
sez. III Penale, sentenza 18 ottobre 2018 – 20 marzo 2019, n. 12250
Presidente Cervadoro - Relatore Di Nicola
1. Ma. Be. ricorre per cassazione impugnando la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Corte di appello di Milano ha parzialmente riformato quella del Tribunale concedendo alla ricorrente l'attenuante di cui all'articolo 62 n. 6 del codice penale e rideterminando la pena in mesi otto e giorni ventisei di reclusione per il reato di cui all'articolo 609-bis del codice penale perché costringeva con violenza (in particolare con un'azione repentina volta a limitare la libertà di autodeterminazione e di reazione della vittima) il Caporal Maggiore AD a subire atti sessuali in quanto - portatasi nella camera in uso alla parte offesa che era, in quel frangente, intenta a preparare un borsone, chinata in avanti - la abbracciava, stringendola con forza, e la baciava sul collo. In Milano il 12 luglio 2012.
La sentenza impugnata ha riportato il contenuto delle prove dichiarative dalle quali è emerso che l'imputata era pienamente consapevole di non essere gradita, né fisicamente, né sentimentalmente dalla DR, la quale non aveva nessuna intenzione di avere approcci sessuali con lei.
Sulla base di tali presupposti, la Corte d'appello ha ritenuto che la condotta posta in essere dalla Be., in data 12 luglio 2012, integrasse perciò in tutti i suoi elementi il reato di cui all'articolo 609-bis, del codice penale, in quanto il bacio, oggetto di imputazione, non era un atto tramite il quale l'imputata voleva salutare la persona offesa, la quale era intenta a partire, quanto piuttosto un comportamento connotato da valenza sessuale, come risulta del resto confermato dalla ossessività e dalla morbosità che la Be. nutriva nei confronti della DR, nell'ambito dei numerosi sms inviati alla persona offesa.
Nel pervenire a tale conclusione, la Corte d'appello si è attenuta ai principi reiteratamente affermati dalla giurisprudenza di legittimità, secondo i quali le regole dettate dall'articolo 192, comma terzo, del codice di procedura penale non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell'affermazione di penale responsabilità dell'imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone (Sez. U, n. 41461 del 19/07/2012, Bell'Arte ed altri, Rv. 253214).
A prescindere da ogni considerazione in ordine alla gravità dell'offesa e alla non configurabilità, per tale motivo, della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, va ribadito il principio di diritto per il quale il reato di violenza sessuale, quantunque attenuato, come nel caso di specie, dalla diminuente del caso di minore gravità, non consente quoad poenam l'applicabilità della causa di non punibilità ex articolo 131-bis del codice penale perché - siccome la norma si esprime nel senso che la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi e siccome, in tali casi, la diminuzione di pena per l'attenuante della minore gravità va calcolata, sul massimo, nella misura minima, cioè nella misura di un giorno (argumenta anche ex articolo 65, comma, n. 3), del codice penale) - la pena massima edittale, una volta applicata la riduzione minima di un giorno di reclusione per la diminuente prevista dall'ultimo comma dell'articolo 609-bis del codice penale, è ampiamente superiore al limite di cinque anni di reclusione previsto per l'applicazione della speciale causa di non punibilità dall'articolo 131-bis, stesso codice (Sez. 3, n. 35591 del 11/05/2016, F., Rv. 267647).
4. Sulla base delle precedenti considerazioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e ciò comporta l'onere per la ricorrente, ai sensi dell'articolo 616 codice di procedura penale, di sostenere le spese del procedimento.
Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza "versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", si dispone che la ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Va disposta, ai sensi dell'articolo 154-ter delle disposizioni di attuazione al codice di procedura penale, la trasmissione del presente dispositivo, in copia, al Ministero della Difesa, amministrazione di appartenenza del dipendente pubblico.

References: articolo 131
 articolo 65
 sentenza 
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