Source: https://www.popolodellafamiglia.info/blog/articolo/marco-cappato-mina-welbyuna-sentenza-attesa-in-tribunale.html
Timestamp: 2020-08-13 09:19:38+00:00

Document:
Marco Cappato - Mina Welby, una sentenza attesa in tribunale
Pubblicato il 10/07/2020 Autore/Fonte: Marcello Protto Visite: 102
Una delegazione del Popolo della Famiglia ha manifestato ieri davanti al tribunale di Massa dove si è tenuta l’ennesima udienza del processo a Mina Welby e Marco Cappato per l’aiuto prestato al suicidio in Svizzera di Davide Trentini. La decisione dei giudici è stata di rinviare ancora la sentenza, che arriverà a questo punto a quattro anni dal decesso provocato da Erika Preisig.
È ripreso ieri, dopo il rinvio dovuto al coronavirus dell’udienza di marzo, il dibatti mento presso la Corte d’Assise di Massa nel processo che vede imputati Marco Cappato e la nata bolzanina Mina Welby (Wilhelmine Schett ved. di Piergiorgio Welby) accusati ex art. 580 del vigente codice penale, ed in concorso ex art. 110 C.P., di aiuto al suicidio di Davide Trentini, entrambi rei confessi come pienamente acclarato nelle precedenti udienze.Malato di sclerosi multipla fin dal 1993, Trentini, visto il progressivo peggioramento delle proprie condizioni di salute, indebolito psicologicamente e probabilmente con una “Weltanschauung” che non considera comunque vita e un valore anche quella caratterizzata dalle gravi limitazioni di una malattia invalidante, si era rivolto agli imputati per essere aiutato a portare a termine la procedura di suicidio assistito nella clinica “Life Circle” di BielBenken nella Svizzera tedesca.
Mina Welby non solo svolse le pratiche interfacciandosi con la clinica elvetica ed esercitando anche la funzione di interprete, ma materialmente accompagnò Davide Trentini; Cappato invece, che non varcò la frontiera a differenza di quanto avvenuto nel recente caso di Dj Fabo (Fabiano Antoniani), morto il 27 febbraio 2017 aveva raccolto, attraverso l’associazione SOS Eutanasia di cui fanno parte sia lui sia la Welby, i poco più di mille euro mancanti per pagare la clinica mortifera. Per la precisione quando Trentini aveva scritto a Marco Cappato, aveva già autonomamente preso contatti con un’altra struttura sanitaria di Lugano, ma l’eutanasia non aveva potuto essere attuata in quanto le Autorità sanitarie, avendo riscontrato gravi irregolarità procedurali, avevano chiuso la clinica. Lo stesso Trentini era rimasto molto deluso da questa prima struttura, in quanto aveva dovuto subire diversi rinvii, e alla fine aveva deciso di non avvalersi più di questa clinica.
È bene precisare anche, che mentre l’ Associazione “Luca Coscioni”, che deriva il nome dal presidente dei Radicali Italiani, eletto all’unanimità nel 2001, e morto in modo naturale nel 2006 per sclerosi laterale amiotrofica, si occupa essenzialmente di politica, l’associazione “S.O.S. Eutanasia” persegue fini strettamente connessi alla pratica dell’eutanasia, fornendo informazioni e, se del caso, anche sostegno logistico ed economico; inoltre mentre alla prima può aderire chiunque condivida i fini e le lotte politiche dei radicali, della seconda, che appunto è chiusa, fanno parte solo tre persone: Marco Cappato, che ne è il legale rappresentante, Mina Welby e Gustavo Fraticelli.
La ragione di ciò è proprio che non si vogliono coinvolgere altre persone nella responsabilità penale, conseguenti ai fini in parte illeciti che i membri dell’associazione perseguono costantemente con la strumentalizzazione e spettacolarizzazione propagandistica dell’ordinamento giurisdizionale a scopi politici.Come noto infatti scopo dei processi penali è la mera valutazione della colpevolezza dell’imputato, che commette illeciti puniti dall’ordinamento, e solo incidentalmente può essere posta la questione della conformità della legge alla costituzione, mentre invece è sempre stata pratica dei radicali, fin dai tempi di Marco Pannella che distribuiva droga nelle piazze, quella di commettere reati per fare propaganda politica e per adire la Corte costituzionale, al fine di ottenere un cambiamento delle norme. Un uso della giustizia così improprio pone anche dei problemi in ordine all’aspetto economico dell’uso delle risorse finanziarie dello Stato, utilizzate non per velocizzare i processi, eliminando il processi pendenti, ma dirottate per impegnare intere corti ed i loro apparati amministrativi in procedimenti il cui scopo è strettamente politico e propagandistico.
Incapaci di avere una rappresentanza parlamentare significativa, nel luogo cioè titolare del potere legislativo, i radicali hanno da una parte “infettato” ideologicamente le altre forze politiche nazionali e straniere – il famoso partito radicale “transnazionale e transpartito” cui poteva aderire con doppia tessera qualsiasi altro iscritto ad altri partiti – coinvolgendole nelle proprie lotte politiche, dall’altra ricorrendo a un abuso dello strumento referendario, spesso fallendo, e dall’altra ancora hanno usato il sistema giudiziario per addivenire a cambiamenti delle norme attraverso le dubbie sentenze della Corte Costituzionale stessa, che a sua volta è un organo deputato alla valutazione della sola legittimità costituzionale delle leggi, e che non dovrebbe supplire al ruolo del Parlamento, come troppo spesso è accaduto, seguendo delle prassi costituzionali e non delle norme.
Anche oggi Marco Cappato, sia prima sia dopo l’udienza, intervistato dai giornalisti, ha ribadito che lo scopo di questi atti di “disobbedienza civile”, come lui definisce la commissione delle violazioni delle norme penali, non è quello di porsi in linea di conflitto con i giudici, che dichiara invece di rispettare integralmente, ma di obbligare il Parlamento ad approvare la proposta di legge di iniziativa popolare, che sette anni fa i radicali depositarono in Parlamento, volta a legalizzare l’eutanasia. A precisa domanda di un giornalista ha anche spiegato che non solo le forze politiche contrarie alla legalizzazione del suicidio assistito, ma anche quelle favorevoli, non hanno il coraggio in Parlamento di approvare la legge, proprio perché sui temi eticamente sensibili, dovrebbero lasciare libertà di coscienza ai membri dei propri gruppi parlamentari, assolutamente non tutti irregimentabili ad intenti di morte. Cappato fa finta di non capire che in Italia esiste la tripartizione dei poteri e che costituisce atto politico sovrano quello di un Parlamento di non decidere su una proposta di legge. Oggi è stato audito in qualità di consulente tecnico di parte (pro imputati) il dott. Mario Riccio, che è dirigente medico presso il reparto di anestesia e rianimazione de l’Ospedale di Cremona ed è, tra gli altri incarichi, componente del Consiglio generale dell’ Associazione “Luca Coscioni” di Roma e del Consiglio direttivo della Consulta di bioetica di Milano. Il dott. Mario Riccio tuttavia è un nome noto nella storia dei radicali, perchè fu lui che materialmente staccò la spina del respiratore che teneva in vita Piergiorgio Welby, marito dell’attuale imputata Mina. Egli fu anche inquisito per omicidio del consenziente, ma infine prosciolto dall’accusa, in quanto il giudice dell’udienza preliminare (G.U.P.) di Roma, ritenne che il medico avesse agito ex art. 51 del Codice penale, che esclude la responsabilità penale se si agisce nell’adempimento di un dovere. Il fondamento costituzionale era anche stato cercato in un’interpretazione estensiva dell’art. 32 c. 2 della Costituzione, secondo il quale “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e che la norma costituzionale prevalesse sul quella penale.Il dottore ha sostanzialmente descritto le condizioni cliniche di Davide Trentini, affetto da sclerosi multipla, malattia inguaribile, con sintomi di esordio sostanzialmente tollerabili, ma con un decorso via via sempre più peggiorativo delle condizioni del paziente.
I nervi perdono il rivestimento esterno e non sono quindi più in grado di trasmettere gli impulsi elettrici, che fanno muovere i muscoli. Di conseguenza chi ne è affetto, perde sempre più le funzioni motorie e gestuali, fino ad arrivare a non controllare e distinguere gli stimoli della funzione intestinale e renale. Col tempo i nervi provocano contratture e spasmi muscolari, che sono dolorosi, sì che si rende necessaria iniziare una terapia del dolore, fino all’uso del cannabinoide (cannabis terapeutica) e poi dei farmaci oppiacei (morfina). Nel caso di Trentini il dottor Mondello di Massa non potè aumentare le dosi come il paziente avrebbe desiderato, per non provocare la morte per arresto cardiaco, sintomo tipico della morte per “overdose” dei tossicodipendenti, in quanto la morfina riduce la frequenza del battito cardiaco, dovendosi anche usare dei betabloccanti, che hanno lo stesso effetto. Attualmente l’ arte medica, come ha dichiarato il dott. Riccio, non conosce tutti gli effetti collaterali della morfina, per cui è opportuno usare molta precauzione a certi dosaggi.Inoltre il povero Trentini negli ultimi anni della sua vita doveva subire settimanalmente pratiche meccaniche di evacuazione intestinale, per evitare la formazione di fecalomi, trattamenti ai quali provvedeva la mamma stessa del paziente.
Lo scopo di questa consulenza nell’ambito della strategia processuale della difesa degli imputati è quello di cercare di dimostrare che Trentini, sebbene non dipendesse da macchine di sostegno delle funzioni vitali, era totalmente dipendente dalle terapie farmacologiche, per altro solo sintomatiche, non esistendo una cura della sclerosi, e per questa via abbattere l’ultimo “paletto”, che la stessa Corte Costituzionale aveva fissato nella storica sentenza n. 242 del 2019 con la quale essa “dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, con le modalità previste dagli artt. 1 e 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) – ovvero, quanto ai fatti anteriori alla pubblicazione della presente sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, con modalità equivalenti nei sensi di cui in motivazione –, agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente” Corte cost., Sent., (ud. 25 settembre 2019) 22 novembre 2019, n. 242. È bene ricordare che nella stessa sentenza la Corte aveva ribadito l’illiceità penale dell’istigazione o aiuto al suicidio, tranne il caso che fossero rispettati i famosi quattro paletti.Cappato, da me precisamente intervistato, ha fatto chiaramente capire, che scopo ultimo della sua azione politica è quello di arrivare al pieno diritto di disporre per chiunque della propria vita, indipendentemente da ogni condizione di malattia fisica o psichica, anche se per il momento si limita a ciò che la proposta di legge di sette anni fa prevede.
La volontà di morte deve essere, secondo lui, totalmente condizionata al principio di autodeterminazione, che appunto non deve più trovare alcun ostacolo né legale né politico, rifiutando egli il principio che la vita è un diritto indisponibile della persona umana, soggetto alla difesa dello Stato.Il Popolo della Famiglia, unica forza politica “prolife” presente, come già nelle scorse udienze, ha manifestato di fronte al palazzo di giustizia, con aderenti e simpatizzanti giunti dalle regioni vicine. Incuranti del sole cocente, dato che l’udienza cominciava alle h. 12, fin dall’inizio della mattinata i pidieffini non si sono risparmiati nel sostenere che il sistema sociosanitario e la società tutta devono organizzarsi per evitare che i suoi membri più deboli siano tentati dalle lusinghe dei profeti della morte. Infatti nel corso del dibattimento era venuto fuori, a riprova di ciò, che Trentini era caduto cinque volte, con frattura delle costole, e questo significa, che nonostante tutti gli sforzi della famiglia e dell’A.S.L. le cure palliative e il sostegno alla persona non erano sufficienti.Il numero dei pidieffini era pari, se non superiore, al numero dei militanti pro eutanasia delle varie sigle presenti: l’U.A.A.R. (Unione atei agnostici razionalisti), Partito Comunista di Marco Rizzo, e la colorita e goliardica presenza della Chiesa pastafariana italiana, unica nota allegra all’insegna della gastronomia del “Prodigioso Spaghetto Volante” in una tetra atmosfera di morte, tipica dei processi che vedono coinvolti gli esponenti radicali.La prossima udienza, che sarà di discussione, cioè di presentazione delle arringhe degli avvocati della difesa al collegio giudicante, è convocata per il 27/7/2020 alle h. 12; in quella sede Cappato farà presentare dai suoi avvocati la richiesta di deferire la valutazione della legittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale.
Eutanasia La Croce (Quotidiano) Marco Cappato Mario Adinolfi

References: sentenza 
 art. 580
 art. 110
 art. 51
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza