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Timestamp: 2016-10-26 09:37:36+00:00

Document:
1P.783/2006 (11.12.2006)
ricorrente, patrocinato dall'avv. Flavio Amad�,
che il 19 novembre 2001 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha aperto un procedimento penale per titolo di truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e falsit� in documenti promuovendo l'accusa nei confronti di D.________ in data 22 gennaio 2002;
che il 19 settembre 2002 il Ministero pubblico ha respinto, nonostante la sostanziale diversit� della posizione processuale di quest'utlimo accusato, un'istanza di disgiunzione dei procedimenti, rilevando che "per il momento" nei suoi confronti non vi erano elementi per ritenerlo correo di D.________ riguardo agli altri reati;
che il 22 ottobre 2002 il Giudice dell'istruzione e dell'arresto (GIAR) ha respinto un ricorso di A.________, ritenendo che le indagini preliminari erano ancora in corso e che anche nei suoi confronti l'inchiesta � stata avviata per quei reati e per gli stessi fatti che vedono coinvolto l'altro accusato;
che a una richiesta di A.________ di emanare un decreto di abbandono non � stato dato seguito e che nei suoi confronti il 20 novembre 2003 e il 15 marzo 2004 � stato ordinato il deposito degli atti acquisiti su complementi d'inchiesta per il reato di cui all'art. 305ter CP;
che con decisione del 31 agosto 2006 l'attuale Procuratore pubblico ha esteso l'accusa nei confronti di A.________ per titolo di truffa, amministrazione infedele qualificata e falsit� in documenti, una decisione di chiusura dell'istruzione formale non essendo ancora stata emanata;
che contro questa decisione l'accusato � insorto alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) che, con giudizio del 25 ottobre 2006, ha respinto il gravame;
che A.________ impugna questa pronunzia con un ricorso di diritto pubblico del 28 novembre 2006 al Tribunale federale, chiedendo di annullarla facendo valere una violazione degli art. 6 CEDU, 9 Cost. e dei principi della parit� di trattamento, della buona fede, della proporzionalit� e della celerit� del procedimento penale: dei motivi si dir�, in quanto necessario, nei considerandi;
che in questo caso, secondo l'art. 87 OG, non trattandosi di una decisione pregiudiziale o incidentale sulla competenza o su una domanda di ricusazione notificata separatamente dal merito, il ricorso di diritto pubblico � ammissibile soltanto se la decisione impugnata possa cagionare un pregiudizio irreparabile di natura giuridica;
che se il ricorso di diritto pubblico contro una pronuncia di questo genere non � ammissibile o non � stato interposto, le decisioni pregiudiziali e incidentali possono essere impugnate soltanto mediante ricorso contro la decisione finale (art. 87 cpv. 3 OG);
che l'art. 87 OG � dettato da esigenze di economia processuale, il legislatore avendo voluto sgravare il Tribunale federale che, come Corte costituzionale, deve di regola occuparsi una sola volta della stessa contestazione (DTF 128 I 177 consid. 1.1, 123 I 325 consid. 3b, 122 I 39 consid. 1a/aa);
che secondo la costante prassi, un atto d'accusa, con cui viene formalizzato il deferimento di una persona alla Corte di merito perch� la giudichi, non � infatti considerato una decisione incidentale arrecante danno irreparabile, n� anticipa l'esame della colpevolezza dell'accusato, che rimane di competenza del giudice del merito dinanzi al quale il ricorrente potr� ancora fare valere l'asserita violazione del diritto cantonale, federale e convenzionale (DTF 115 Ia 311 consid. 2c, 114 Ia 179 pag. 181 in basso, 98 Ia 326 consid. 3; cfr. anche DTF 123 IV 252 consid. 1; sentenze 1P.775/2001 del 14 gennaio 2002 e 1P.77/2002 del 12 marzo 2002, consid. 2.2; Robert Hauser/Erhard Schweri/Karl Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ed., Basilea 2005, pag. 540/541, n. 11);
ch'egli potr� ancora fare valere le contestazioni sollevate in questa sede relative alle attuali difficolt� di assunzione di mezzi di prova, dipendenti dal trascorrere del tempo, dandosene il caso, in sede di processo penale (art. 224 segg. CPP/TI) e, se del caso, presentarle nel quadro di un ricorso al Tribunale federale contro la decisione finale dell'ultima istanza cantonale;
che il ricorrente riconosce di essere in presenza di una decisione incidentale, ma adduce ch'essa gli causerebbe un pregiudizio irreparabile in particolare poich� le asserite lesioni, considerato il tempo trascorso, non potrebbero pi� essere sanate data l'intervenuta impossibilit� di procedere a una istruttoria tempestiva sui fatti oggetto d'inchiesta, comportante la pretesa lesione del diritto di essere sentito e del principio della parit� di trattamento rispetto alla posizione dell'altro accusato, il quale avrebbe avuto la possibilit� di partecipare, oltre che a conoscenza dei reati rimproveratigli, all'assunzione delle prove in tempi immediatamente successivi ai fatti incriminati;
ch'egli sostiene che a dipendenza degli anni trascorsi le prove sarebbero quindi viziate riguardo alla loro affidabilit� e la loro assunzione resa pi� laboriosa, motivo per cui l'asserita lesione del principio della buona fede e di quello della celerit� imporrebbero la rinuncia alla persecuzione dei reati;
che la CRP ha riconosciuto che il ricorrente non ha attuato alcuna strategia dilatoria n� ha intralciato l'iter della procedura e che gli orientamenti espressi dal primo Procuratore pubblico non lasciavano presagire una successiva estensione dell'accusa, dovuta non a fatti nuovi emersi in corso d'inchiesta, ma a una rivalutazione della posizione processuale del ricorrente e delle risultanze gi� agli atti compiuta dal nuovo magistrato;
che la Corte cantonale, sebbene abbia ritenuto l'estensione litigiosa "temporalmente intempestiva", ha stabilito tuttavia ch'essa � proceduralmente possibile e necessaria nell'ottica della repressione di reati perseguibili d'ufficio e pertanto non abusiva: pur costituendo una situazione limite, il principio della legalit� prevale nondimeno su quello della buona fede;
che il ricorrente, insistendo in maniera inutilmente prolissa sulla circostanza che dev'essere esperita un'istruttoria dopo oltre quattro anni dal suo inizio, accenna al fatto che la riassunzione di testi, oltre alle difficolt� di rintracciarli, offrirebbe un minor grado di affidabilit� delle loro deposizioni e rileva altres� l'asserita impossibilit� attuale di reperire importanti documenti (quali mail e tabulati telefonici), ma non dimostra l'arbitrariet� della tesi della CRP;
ch'egli con questi argomenti a sostegno del pregiudizio giuridico irreparabile asseritamente subito si limita ad affermare l'impossibilit� di ricostruire in modo efficace la propria tesi difensiva riguardo ai reati contestatigli soltanto nel 2006;
ch'egli disattende tuttavia che in definitiva spetter� alla Corte di merito valutare, sulla base dei principi della parit� delle armi e di un equo processo, quali mezzi di prova potranno essere ritenuti nell'ambito del processo, tenuto conto anche del principio "in dubio pro reo" e di quello della celerit� del procedimento, nonch� vagliare compiutamente l'affidabilit� e la forza probatoria delle prove assunte dal Ministero pubblico nei mesi successivi all'apertura dell'inchiesta e di quelle assunte dopo l'estensione dell'accusa e la loro ammissione sotto il profilo delle citate garanzie;
che in effetti, in particolare, compete di regola al giudice del merito esaminare compiutamente, sulla base di un apprezzamento globale della fattispecie, se il principio della celerit� sia stato violato e stabilirne le eventuali sanzioni (DTF 129 I 149 consid. 2.2.2, 124 I 139 consid. 2c; vedi anche DTF 130 IV 54, 130 I 269 consid. 3.3; sul tema vedi anche Mauro Mini, Il principio della celerit� in materia penale, in: Diritto senza devianza, Studi in onore di Marco Borghi, Basilea 2006, pag. 527 e segg. n. 5.4 pag. 542 e segg.);
che in siffatte circostanze la decisione impugnata, nel suo risultato di non rinunciare al perseguimento dei reati, non � comunque arbitraria;
che d'altra parte il ricorrente disattende che l'eventuale assunzione intempestiva delle prove cui accenna non comporta di per s� un pregiudizio giuridico irreparabile;
che infatti, gi� nella citata sentenza del 10 novembre 2003, quando l'altro accusato era insorto contro la decisione del GIAR di respingere l'assunzione della quasi totalit� delle prove da lui proposte, il Tribunale federale aveva ribadito che in linea di principio le decisioni incidentali che riguardano l'assunzione di prove non arrecano all'interessato un pregiudizio irreparabile di natura giuridica, ossia uno svantaggio che nemmeno una decisione finale a lui favorevole eliminerebbe interamente (DTF 101 Ia 161; sentenza 1P.179/2000 dell'11 aprile 2000, consid. 1d, apparsa in RDAT II-2000 n. 66, pag. 247 segg.);
che, in quell'ambito, l'altro accusato chiedeva l'assunzione per rogatoria di ulteriori mezzi di prova, segnatamente l'audizione di testimoni, nonch� il sequestro di documentazione e di tabulati telefonici, poich� la loro assunzione avrebbe potuto condurre a un decreto d'abbandono senza la necessit� del dibattimento, ravvisando quindi in sostanza - come nella fattispecie - un pregiudizio irreparabile sulla mancata possibilit� di un suo proscioglimento prima del processo;
che queste conclusioni valgono anche nel caso di specie, ribadito che il ricorrente potr� far valere i suoi diritti - segnatamente quelli relativi ai diritti di parte e di difesa garantiti dal diritto cantonale, federale (art. 9, 29, 30 e 32 Cost.) e dall'art. 6 CEDU, riguardo a un equo processo, alla parit� delle armi e alla possibilit� di difendersi, come pure al diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) - nel processo penale e, se del caso, nell'ambito di un ricorso al Tribunale federale contro la decisione cantonale di ultima istanza;
che nella sentenza del 10 novembre 2003, pronunciandosi su critiche analoghe addotte dall'altro accusato circa la concreta possibilit� di assumere determinate prove e l'affidabilit� di testimonianze riassunte, il Tribunale federale aveva ritenuto che non era dimostrata dal ricorrente, n� resa verosimile, la sussistenza di un concreto pericolo di perdita dei mezzi probatori: la circostanza che la loro assunzione potrebbe risultare difficoltosa in sede dibattimentale non era decisiva e non fondava di per s� un pregiudizio irreparabile, ricordato che in tali circostanze, il ricorrente poteva, se del caso, fare valere successivamente, nell'ambito di un eventuale ricorso di diritto pubblico un'asserita violazione del suo diritto di essere sentito o dei suoi diritti di difesa (consid. 2.2; art. 87 cpv. 3 OG; DTF 101 Ia 161, 99 Ia 437 consid. 1; Walter K�lin, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a ed., Berna 1994, pag. 343 seg.);
che giova nondimeno sottolineare, come rettamente precisato dalla CRP, che il principio della celerit� impone che la procedura prosegua senza ulteriori indugi;

References: art. 6
 DTF 
in dubio
 DTF 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 87
 DTF