Source: https://www.all-all.it/2019/07/11/
Timestamp: 2019-09-22 22:32:35+00:00

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11 Luglio 2019 - Sito all-all.it
Salvò vita a giovane che tentò di suicidarsi: sarà premiata l’infermiera del 118 di Lecce
by Dott.ssa Maria Grimaldi | Lug 11, 2019 | News
Sarà premiata con una nota di encomio dal proprio Ordine di appartenenza l’infermiera della Centrale 118 di Lecce che ha salvato la vita ad un uomo di 30 anni che minacciava di suicidarsi utilizzando un grosso coltello da cucina.
A darne notizia è lo stesso ente, attraverso la propria pagina Facebook:
“Con riferimento all’intervento di cui all’oggetto, quest’OPI vuole ringraziare tutta l’equipe del SEUS 118 dell’ASL LE ed in particolare l’infermiera operante in centrale operativa che con le sue competenze tecnico-relazionali ha intrattenuto al telefono un uomo di 30 anni che voleva ammazzarsi con un coltello da cucina lungo oltre 20 centimetri nella sua casa di Veglie fino all’arrivo dei carabinieri, salvandoli la vita.
Nella relazione d’aiuto che l’infermiera ha trattenuto col paziente, ha percepito da subito una situazione di pericolo. Solo l’esperienza di quasi 20 anni di centrale operativa e la sensibilità di donna le hanno consigliato di non tagliare corto salvando un padre di un bambino.
Questo intervento, ha dimostrato umanità e professionalità da parte di tutti gli operatori che sono intervenuti a vario titolo (118 e Carabinieri) nella vicenda, gestendo l’intera situazione con estrema umanità e professionalità.
Il Consiglio Direttivo dell’OPI di Lecce, esprime compiacimento per l’azione svolta e la ringrazia per la professionalità, disponibilità e l’alto senso del dovere che ha messo a disposizione del paziente residente nel Comune di Veglie.
Il gesto da lei compiuto è motivo di orgoglio per la categoria infermieristica.”
L’articolo Salvò vita a giovane che tentò di suicidarsi: sarà premiata l’infermiera del 118 di Lecce scritto da Simone Gussoni è online su Nurse Times.
ASST del Garda: concorso pubblico unificato ASST Garda – Franciacorta per 80 infermieri
Concorso pubblico, per titoli ed esami, in forma unificata ASST Garda – ASST Franciacorta per collaboratore professionale sanitario – infermiere
In esecuzione del decreto n. 150 del 1 luglio 2019, è indetto pubblico concorso, per titoli ed esami, con gestione amministrativa in forma unificata e utilizzo congiunto della risultante graduatoria finale in forza della Convenzione sottoscritta dall’ASST del Garda e dall’ASST della Franciacorta il 14 marzo 2019 ed in conformità alle vigenti norme di legge in materia ed a quelle di seguito indicate dal presente bando, per la copertura a tempo indeterminato dei seguenti posti di Infermiere:
per n. 50 unità presso l’ASST del GARDA
per n. 30 unità presso l’ASST della FRANCIACORTA
La domanda di partecipazione al concorso dovrà essere prodotta esclusivamente tramite la procedura telematica, collegandosi al sito internet www.asstgarda.iscrizioneconcorsi.it
Pubblicato sul B.U.R. Lombardia Serie Avvisi e Concorsi n. 28 di Mercoledì 10 luglio 2019. In attesa della pubblicazione sulla G.U.
Bando concorso pubblico (pag. 43)
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Licenziato il dipendente che sfrutta i permessi 104 per rimanere a casa evitando di assistere il disabile
La Corte di Appello di Bologna con la sentenza n. 79 del 19 gennaio 2018, confermava la sentenza di prime cure che aveva ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa intimato dalla Società Autostrade SPA al lavoratore che, aveva abusato dei permessi ex art. 33, comma 3, della L. n. 104/92
La corte Territoriale, in sintesi, aveva osservato che poteva ritenersi raggiunta la prova dell’abuso dei permessi di cui sopra, a seguito della relazione investigativa (su incarico del datore di lavoro) confermata anche in sede di prova testimoniale.
Infatti, il lavoratore, nelle giornate del 5 e dell’8 settembre 2015, non era mai entrato o uscito dall’abitazione nell’arco orario compreso tra le 6.30 e le 21.00 e, dunque, non poteva essersi recato presso la diversa abitazione di residenza della zia per fornirgli assistenza, circostanza che valutata unitamente alle dichiarazioni rilasciate dal lavoratore in sede di giustificazioni rese ai sensi dell’art. 7 della legge n. 300/70 ed alla prova ulteriore degli investigatori, giustificava il provvedimento espulsivo per il disvalore sociale ed etico della condotta compromettendo irrimediabilmente il vincolo fiduciario tra azienda e lavoratore.
Il lavoratore propone ricorso in Cassazione e la società resiste con controriscorso.
Secondo il ricorrente, la corte territoriale avrebbe commesso violazione e falsa applicazione di legge degli artt. 5 L. n. 604/66, 2119 e 2698 c.c., 18, comma 4 della L. n. 300/70, avendo illegittimamente invertito l’onere della prova in ordine alla sussistenza della condotta addebitata al lavoratore e ritenuto quindi legittimo il licenziamento in considerazione della mancata prova, richiesta al lavoratore, di aver effettuato assistenza alla propria zia nelle date del 5 e 8 settembre 2015.
Per altro le risultanze investigative fornite dal datore di lavoro, hanno solo rappresentato un mezzo probatorio ulteriore, ma impreciso, visto che l’appostamento effettuato dagli investigatori non risultava corrispondente all’indirizzo della zia malata.
Deduce inoltre, vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360, primo comma c.p.c., avendo la corte territoriale trascurato che il datore di lavoro è dovuto ricorrere ad una attività investigativa integrata, in data 7 dicembre 2015 (dopo il licenziamento) in considerazione della mancanza dell’esatta conoscenza del numero civico dell’abitazione del lavoratore.
Deduce ancora che, la corte territoriale avrebbe trascurato il fatto che, in data 30 e 31 agosto 2015, il lavoratore avrebbe invece prestato assistenza alla zia malata, compromettendo così il nesso causale tra la condotta addebitata e il provvedimento espulsivo.
La mancata piena prova, ossia quella prova puntuale e precisa sul fatto contestato, ben poteva essere equiparata ad una prova inesistente se non quantomeno parziale, determinando così un’incertezza idonea a generare un serio dubbio sull’effettivo abuso e di conseguenza, sulla durata dell’abuso stesso atto ad incidere sulla gravità del fatto e sulla proporzionalità della sanzione espulsiva.
Deduce infine violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. per aver condannato il lavoratore alle spese di lite nonostante lo stesso rimanesse, a causa del licenziamento privo di reddito.
La Cassazione contesta le deduzioni di parte ricorrente, infatti secondo il supremo consesso le censure svolte dalla parte medesima, purché proposte come violazioni e false applicazioni della legge si traducono in realtà come critiche ed obiezioni avverse una valutazione delle risultanze istruttorie del giudice di merito nell’esercizio del suo libero convincimento delle prove e si risolvono nella prospettazione del risultato della valutazione degli elementi probatori acquisiti e evidenziando così un sindacato di merito della causa non consentito in sede di legittimità.
Tale ipotesi infatti è configurabile qualora dal ragionamento del giudice di merito, come risultante dalla sentenza impugnata, emerga un totale stravolgimento degli elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione, ovvero, quando sia manifesta l’obiettiva carenza del procedimento logico che lo ha indotto, sulla base degli elementi acquisiti al suo convincimento, ma giammai quando invece vi sia difformità rispetto alle attese ed alle deduzioni della parte ricorrente.
Inoltre, i motivi di impugnazione ripropongono gli stessi già manifestati nell’appello e tanto basta per farli ritenere inammissibili poiché avulsi dal paradigma di riferimento tassativamente previsti dall’art. 360 c.p.c..
Si aggiunga a questo poi la pronuncia “doppia conforme” poiché sia la corte di primo grado che l’appello hanno confermato le medesime deduzioni, pertanto ove vi sia una doppia conforme il vizio di motivazione non è deducibile.
Come anche confermato dalle SS.UU. n. 8053/2014, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico” ,“nella motivazione apparente”, nel ”contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e ”nella motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile” esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.
La Corte territoriale ha con motivazioni logicamente congrue, affrontato la questione relativa all’abuso dei permessi ex art. 33, comma 3, della L. n. 104/92, di due dei 4 gg. contestati al lavoratore, osservando la relazione investigativa prodotta dal datore di lavoro confermata in sede di prova testimoniale dall’investigatore, dimostrando ce il lavoratore nelle gg. del 5 e dell’8 settembre 2015 non era uscito né entrato nella propria abitazione in orario compreso tra le 6.30 e le 21.00.
Il tutto strideva poi con le affermazioni rese dal lavoratore in sede di audizione disciplinare, asserendo che invece aveva prestato regolare assistenza alla zia malata ad eccezione di alcune ore della giornata, non deducendo altresì di aver però prestato assistenza in orario precedente alle 6.30 e successivo alle 21.00.
Per quanto riguarda le spese di lite, dedotte con la violazione dell’art. 91 c.p.c., anche ove fosse ipotizzato u vizio di cui all’art. 360 c.p.c., la censura sarebbe infondata perché è solo la compensazione delle spese e non l’applicazione delle regole della soccombenza a dover essere sorretta da motivazioni trattandosi di circostanze discrezionalmente valutabili e perciò non costituenti punti decisivi idonei a determinare una decisione diversa da quella adottata. La decisione poi, è successiva all’entrata in vigore della legge di stabilità 2013 e pertanto le spese così per come sono state espresse risultano corrette.
Per tali motivi si rigetta il ricorso e si condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in 200 € per esborsi e in 4000 € per compensi professionali.
L’articolo Licenziato il dipendente che sfrutta i permessi 104 per rimanere a casa evitando di assistere il disabile scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.
“Vogliamo andare a fondo sull’intera vicenda per questo abbiamo depositato una interpellanza urgente al Ministro dell’Interno che sarà discussa nei prossimi giorni in Aula alla Camera” così il deputato del M5S Cosimo Adelizzi
Roma, 10 luglio – “E’ intollerabile anche solo pensare che un presidio ospedaliero importante come il San Giovanni Bosco di Napoli, possa essere stato per anni sede logistica di una cupola camorristica, come emergerebbe da una recente indagine dei Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Napoli”, afferma Cosimo Adelizzi, deputato campano del MoVimento 5 Stelle.
“Vogliamo andare a fondo sull’intera vicenda per questo abbiamo depositato una interpellanza urgente al Ministro dell’Interno che sarà discussa nei prossimi giorni in Aula alla Camera, al fine di valutare la sussistenza dei presupposti per l’invio di una commissione d’accesso presso le strutture sanitarie coinvolte dove si sarebbero registrati gravi e reiterati illeciti che hanno messo a rischio l’imparzialità delle amministrazioni, il regolare funzionamento dei servizi e la tutela della sicurezza pubblica sul territorio campano”, prosegue Adelizzi.
“Ritengo si debba intervenire per contrastare il radicamento della criminalità organizzata all’interno di un settore importante come quello della sanità. Parliamo di una delle più estese inchieste anticamorra che ha portato all’esecuzione, su tutto il territorio nazionale, di 126 provvedimenti cautelari emessi dal giudice per le indagini preliminari. Soggetti che pare controllassero l’intero funzionamento dell’ospedale, dalle assunzioni, agli appalti, alle relazioni sindacali. Una vera e propria base logistica per trame delittuose”, conclude Cosimo Adelizzi.
L’articolo Scandalo camorra infiltrata al San Giovanni Bosco, depositata interpellanza urgente dal M5S scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.
Due super antibiotici contro le infezioni multi-resistenti
Partendo da una tossina batterica, gli esperti hanno sviluppato una molecola efficace e non tossica.
Nuove potenti armi contro i super bug. Non solo sono efficaci contro i batteri multi-resistenti Gram-positivi e negativi, ma sembrano anche non “attivare” un meccanismo di resistenza quando vengono usati per trattare l’infezione, almeno nei topi. Queste sono le promesse dei due nuovi antibiotici creati da Brice Felden e dal suo team presso l’Inserm e l’Université de Rennes, in collaborazione con un gruppo dell’Istituto di Chimica di Rennes.
Lo studio, pubblicato su Plos Biology, potrebbe dare nuovo impulso alle ricerche per combattere la resistenza agli antibiotici in tutto il mondo. In particolare, i ricercatori hanno recentemente identificato una nuova tossina batterica, che hanno trasformato in potenti antibiotici, attivi contro vari batteri responsabili di infezioni umane, sia Gram-positivi che negativi.
«Tutto è iniziato con una scoperta fondamentale fatta nel 2011 – spiega Brice Felden –. Ci siamo resi conto che una tossina prodotta dallo Staphylococcus aureus, il cui ruolo è quello di facilitare l’infezione, è anche in grado di uccidere altri batteri presenti nel nostro corpo. Quella che avevamo identificato era una molecola con proprietà tossiche e antibiotiche. Abbiamo pensato che, se potevamo separare queste due attività, saremmo stati in grado di creare un nuovo antibiotico non tossico per il corpo. Una sfida che abbiamo raccolto».
In collaborazione con il team del chimico Michèle Baudy Floc’h è stata sintetizzata una nuova famiglia di cosiddetti peptidomimetici. Come suggerisce il nome, questi peptidi sono ispirati ai peptidi batterici naturali, ma sono stati ridotti e modificati. Delle venti molecole create, due si sono rivelate efficaci contro Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa resistenti ai farmaci, in modelli murini di sepsi grave o infezione della pelle. Inoltre non è stata osservata alcuna tossicità per le altre cellule, sia negli animali che nelle cellule umane studiate in coltura.
Questi nuovi composti sono ben tollerati alle dosi attive e sono privi dei problemi di tossicità renale spesso riscontrati con questo tipo di composti. «Li abbiamo testati a dosi da 10 a 50 volte più alte del dosaggio efficace, senza rilevare tossicità», specifica Felden. Il team è convinto che queste nuove molecole siano candidate promettenti per lo sviluppo di nuovi antibiotici in grado di contrastare anche l’antibiotico-resistenza.
L’articolo Due super antibiotici contro le infezioni multi-resistenti scritto da Redazione Nurse Times è online su Nurse Times.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 33
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