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Timestamp: 2015-03-04 08:30:27+00:00

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Amianto Inpdap: sì alla rivalutazione per pensionati dal 28.3.1992 | Sindacato FSI
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Amianto Inpdap: sì alla rivalutazione per pensionati dal 28.3.1992
(Corte dei Conti Appello, sentenza 10.2.2006 n° 630)
Come correttamente evidenziato dal giudice di prime cure, infatti, la giurisprudenza di questa Corte è univocamente orientata nel senso di ritenere che il titolare di pensione di anzianità liquidata dopo l’entrata in vigore dell’art.13, comma 8, della L.n.257 del 1992 (nel testo sostituito dall’art.1, comma 1, del D.L. n.169 del 1993, conv., con modif., nella L.n.271 del 1993), ha diritto al ricalcolo della pensione con applicazione dei benefici previsti dalla succitata normativa e la stessa giurisprudenza civile ha ritenuto che la maggiorazione secondo il coefficiente 1,5 dei periodi lavorativi comportanti esposizione all’amianto, prevista dall’art.13, comma ottavo, della legge 27 marzo 1992, n.257, come modificato dall’at.1, comma primo, del D.L. n.169 del 1993, convertito nella legge n.271 del 1993, in virtù di un’interpretazione che la Corte Costituzionale ha giudicato conforme agli artt.3 e 38 della Costituzione (sent. n.434 del 2002 della Corte Costituzionale) – non spetta solo ai soggetti che, alla data di entrata in vigore della legge n.257 del 1992 (28 aprile 1992), erano già titolari di una pensione di anzianità o di vecchiaia ovvero di inabilità, mentre va riconosciuta -ferma restando la ricorrenza di tutti gli altri requisiti stabiliti dalla succitata disposizione -ai lavoratori che, a quella medesima data, prestavano ancora attività di lavoro dipendente, ovvero versavano in uno stato di temporanea disoccupazione…. REPUBBLICA ITALIANA
DOTT. TULLIO SIMONETTI PRESIDENTE
DOTT. NICOLA MASTROPASQUA CONSIGLIERE REL.
DOTT. ANTONIO VETRO CONSIGLIERE
DOTT. MARIA TERESA ARGANELLI CONSIGLIERE
(Numero 690 del 10.2.2006)
nel giudizio iscritto al n.23092 del registro di segreteria, proposto dall’I.N.P.D.A.P. avverso la sentenza n.5/2005 del 10 gennaio 2005 resa dalla Sezione Giurisdizionale per la Regione Veneto.
Uditi all’udienza pubblica del 10 febbraio 2006 il Consigliere relatore Nicola Mastropasqua, e, non presente il procuratore costituito di parte appellante avv.to Flavio Urso, e l’avv. Berti Franco per parte appellata.
Il sig. A.S., già dipendente dell’A. s.p.a., in quiescenza dal 31 dicembre 1998, ha adito la Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Friuli-Venezia Giulia per sentir dichiarare il proprio diritto ad ottenere la rideterminazione della pensione, in atto goduta, sulla base di una diversa anzianità contribuitiva di servizio derivante dall’applicazione del coefficiente di 1,5 per ogni anno di esposizione qualificata all’amianto, ai sensi dell’art.13, comma 8, dalla L.27.3.1992, n.257.
Con l’impugnata sentenza il Giudice Unico delle pensioni, disattendendo le argomentazioni dell’INPDAP, ha accolto il ricorso riconoscendo in favore dell’interessato i benefici di cui alla citata disposizione, con interessi legali e rivalutazione monetaria da calcolarsi sulle differenze dei singoli ratei di pensione già corrisposti e da riliquidare in conseguenza del riconosciuto beneficio.
Deduce parte appellante violazione e falsa applicazione dall’art.13, comma 8, della legge L.27/3/1992, n.257, recante norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto.
Assume parte appellante che i soggetti destinatari del citato art.13, comma 8, della L.n.257/92 sono “…i lavoratori che siano stati esposti all’amianto per un periodo superiore a dieci anni…” e che secondo la nuova formulazione della norma di cui trattasi ad oper del D.L. n.169/1993 (“Disposizioni urgenti per i lavoratori del settore dell’amianto”) i soggetti aventi diritto alle provvidenze introdotte dal legislatore sono esclusivamente i lavoratori, per cui i soggetti abilitati a presentare istanza per il riconoscimento del beneficio della maggiorazione contributiva devono essere in possesso del requisito dell’attualità dell’occupazione. Richiama alla scopo la giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr., ex plurimis, Cass. Civ.Sez.Lav., 7/7/1998, n.6605).
La ratio legis del più volte citato art.13 sarebbe la volontà del legislatore di agevolare l’esodo dal lavoro dei lavoratori esposti a un rischio ritenuto gravemente morbigeno, come quello derivante dall’amianto.
Conclusivamente chiede parte appellante:
-in via principale, dichiarare il difetto di legittimazione attiva del ricorrente; il difetto di legittimazione passiva dell’INPDAP in quanto la richiesta maggiorazione contributiva attiene al rapporto di impiego e doveva essere rivolta al datore di lavoro ed all’INAIL; il conseguente difetto di giurisdizione della Corte dei conti a favore della cognizione dell’AGO;
-annullare, comunque, in quanto illegittima ed ingiusta, l’impugnata sentenza con conseguente reiezione delle richieste di controparte in quanto palesemente infondate.
Parte appellata si è costituita in giudizio deducendo che punto nodale della questione è la data di entrata in vigore della legge in questione, che segna il discrimine tra coloro a cui la legge non si applica, per essere andati in pensione prima della sua entrata in vigore, e coloro a cui la legge si applica, per essere andati in pensione dopo, indipendentemente dalla circostanza che la richiesta del beneficio sia stata effettuata prima, congiuntamente o dopo la domanda di pensione; allo scopo richiama numerosa giurisprudenza della Corte di Cassazione.
La limitazione dell’esclusione dal beneficio ai soli soggetti già titolari di pensione all’entrata in vigore della legge 257/1992 dovrebbe ritenersi confermata anche dall’art.80 della legge finanziaria del 2001 (legge 23 dicembre 2000 n.388), il quale operando una sorta di interpretazione autentica (ex multis Cass. 14.2.02 n.2168, ma anche Cass. 13195 e 13786/01, 24108, 24109 e 24196/04) pone come elemento discriminante per l’attribuzione del diritto la non cessazione dell’attività lavorativa alla data del 28 aprile 1992.
All’atto della sua entrata in vigore (28 aprile 1992) la legge si rivolgeva pertanto a tutti coloro che in quel momento versavano nella condizione di essere “lavoratori che siano stati esposti all’amianto per un periodo superiore ai dieci anni”, e fra i destinatari della legge c’era anche l’appellato, il quale non solo era stato esposto all’amianto per un periodo superiore ai dieci anni (dal 2.2.1980 al 31.12.1991, come da certificazione prodotta) ma era anche “lavoratore” ed avrebbe continuato ad esserlo fino al 31.6.2001, non essendo andato in pensione prima di quell’entrata in vigore, ma ben dopo.
All’udienza dibattimentale del 10 febbraio 2006 assunto il difensore dell’appellante l’avv.to Franco Berti quale procuratore costituito di parte appellata ha illustrato lo scritto in atti.
Va anzitutto affermata la giurisdizione della Corte dei conti nel presente giudizio perché la questione qui introdotta attiene alla determinazione del trattamento pensionistico di parte appellata a non già al rapporto di lavoro.
L’appello sotto tale profilo è pertanto infondato.
Anche riguardo al merito il gravame è privo di giuridico fondamento.
Come correttamente evidenziato dal giudice di prime cure, infatti, la giurisprudenza di questa Corte è univocamente orientata nel senso di ritenere che il titolare di pensione di anzianità liquidata dopo l’entrata in vigore dell’art.13, comma 8, della L.n.257 del 1992 (nel testo sostituito dall’art.1, comma 1, del D.L. n.169 del 1993, conv., con modif., nella L.n.271 del 1993), ha diritto al ricalcolo della pensione con applicazione dei benefici previsti dalla succitata normativa e la stessa giurisprudenza civile ha ritenuto che la maggiorazione secondo il coefficiente 1,5 dei periodi lavorativi comportanti esposizione all’amianto, prevista dall’art.13, comma ottavo, della legge 27 marzo 1992, n.257, come modificato dall’at.1, comma primo, del D.L. n.169 del 1993, convertito nella legge n.271 del 1993, in virtù di un’interpretazione che la Corte Costituzionale ha giudicato conforme agli artt.3 e 38 della Costituzione (sent. n.434 del 2002 della Corte Costituzionale) – non spetta solo ai soggetti che, alla data di entrata in vigore della legge n.257 del 1992 (28 aprile 1992), erano già titolari di una pensione di anzianità o di vecchiaia ovvero di inabilità, mentre va riconosciuta -ferma restando la ricorrenza di tutti gli altri requisiti stabiliti dalla succitata disposizione -ai lavoratori che, a quella medesima data, prestavano ancora attività di lavoro dipendente, ovvero versavano in uno stato di temporanea disoccupazione, ovvero erano titolari della pensione o dell’assegno di invalidità.
La Corte di Cassazione infatti ha chiarito che “hanno diritto al godimento del beneficio previsto dal comma 8 dell’art.13 l.257/92, consistente nell’applicazione del coefficiente moltiplicatore 1,5 al periodo di continuativa ultradecennale attività prestata dal lavoratore in ambiente esposto direttamente o indirettamente al rischio amianto, tutti i lavoratori che conseguono la pensione di anzianità o di vecchiaia ovvero di inabilità con decorrenza successiva all’entrata in vigore della predetta legge, i quali, qualora abbiano maturato i requisiti pensionistici richiesti anche senza la prevista maggiorazione, tuttavia non raggiungendo la maggior prestazione conseguibile, possono giovarsene per migliorare la prestazione, previa comunicazione all’ente previdenziale dell’avvenuta esposizione all’amianto alle condizioni previste dalla legge (Nella specie, la Corte di cassazione ha cassato la sentenza di merito per aver rigettato la domanda del lavoratore sul presupposto -giuridicamente errato- che l’aver conseguito una pensione di anzianità nella vigenza della L.257/92, senza utilizzare la prevista maggiorazione, fosse di ostacolo all’applicazione della norma dell’art.13, comma 8, della stessa legge)”.
E nella motivazione si precisa che ““le sole situazioni che si pongono come ostative all’applicazione del ripetuto art.13, ottavo comma, sono quelle nelle quali l’interessato, al momento dell’entrata in vigore della legge n.257/1992, abbia definitivamente cessato l’attività lavorativa e acquisito il diritto ad una pensione (di anzianità o di vecchiaia) “fisiologicamente” collegata al realizzarsi di un simile evento, ovvero quelle nelle quali -sempre a tale momento- fruisca di una pensione di inabilità, stante l’incompatibilità di tale trattamento, specificamente prevista dalla legge (art.2, quinto comma, della legge n.222/1984), con un’attività lavorativa retribuita””. (cfr. Cass. Sez. Lavoro 17.1.2005, n.757; idem: 13.1.2005, n.467, nonché Cass.852, 853 e 854/2005 citate da parte appellata).
Conclusivamente il beneficio in esame non è applicabile ai lavoratori già collocati in pensione alla data di entrata in vigore della legge n.257 del 1992.
Ed alla data di entrata in vigore della citata legge.257 del 1992 (28.4.1992) parte appellata era stata esposto all’amianto per un periodo superiore a 10 anni (2.2.1980/31.12.1991) e non era alla stessa data (28.4.1992) già collocato in pensione, bensì “lavoratore”.
Va pertanto affermato che nel caso di specie l’appello va respinto in quanto lo status di lavoratore o di pensionato rileva esclusivamente con riferimento alla data di entrata in vigore della legge 257 del 1992 nel senso che con riferimento alla data del 28.4.1992 va verificato lo status stesso ai fini dell’applicazione dei benefici invocati da parte appellata.
Le spese giudiziali vanno compensate in ragione dei dubbi interpretativi.
definitivamente pronunciando, respinge l’appello in epigrafe nei termini di cui in motivazione.
Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 10 febbraio 2006.
Depositata in Segreteria il IL DIRIGENTE
(Dott.ssa Maria FIORAMONTI)
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