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Timestamp: 2019-04-23 12:00:35+00:00

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Il reato di violenza sessuale a danno dei minori - Ius in itinere
di Tayla Jolanda Mirò D'Aniello · Pubblicato 22 Marzo 2018 · Aggiornato 22 Marzo 2018
Dal greco paidos ‘fanciullo’ e filia “ amore” letteralmente “amare i fanciulli”, il termine pedofilia, indica un’attrazione sessuale verso i bambini, indipendentemente dal loro sesso. [1] Nel passato, intraprendere delle relazioni con minori non era considerato reato, accettato come “costume comune”, considerando il contesto storico e sociale. In tal senso anche nell’Ordinamento giuridico italiano tarda ad arrivare una norma che regoli il reato di violenza sessuale sui minori. Una prima, seppur embrionale forma di reato si riscontra nell’articolo 519 del codice panale che disciplina il reato di violenza carnale. La norma tuttavia posta in maniera generale, non si preoccupa di individuare le ipotesi e le condizioni che possono integrare il reato di cui sopra, limitandosi a specificare la pena di reclusione dai tre ai dieci anni per chiunque commetta violenza a danno di un minore.
Una prima progressione in merito, si ha grazie alla legge del 1996, n. 66 “Norme contro la violenza sessuale” introduce una disciplina specifica per gli “atti sessuali contro i minori”, in particolare aggiungendo al codice penale l’articolo 609 bis e seguenti, le specifiche ipotesi che integrano il reato di violenza sessuale e prevedendo delle pene molto più severe.
Si menziona anche la legge 269 del 1998 “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”, conosciuta anche come “legge anti-pedofilia” [2] introduce nel codice penale gli articoli 600 bis e seguenti che disciplinano rispettivamente il reato di prostituzione e pornografia minorile e considerando reato anche la detenzione di materiale pedo-pornografico.
L’incremento dell’utilizzo d’internet con conseguente diffusione del materiale pedopornografico ha richiesto la necessità di una disciplina che punisca suddette forme di reato. In tal senso si ricorda la legge del 2006 n. 38 “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografica anche a mezzo Internet” che ha apportato rilevanti modifiche in particolare l’irrigidimento delle pene per chi commette violenza sessuale ed estendendo la nozione di pornografia.
Nonostante siano stati fatti enormi passi avanti, mediante leggi che tendono a punire severamente le molteplici forme di reato sessuale contro minori, ampliandone la tutela, le statistiche dell’ISTAT mostrano preoccupanti percentuali riguardo le violenze commesse a danno di bambini. Si pensi che dal 2016 vi è stato un incremento del circa 3,4 %[3] di episodi di abusi e il fattore realmente preoccupante è che la maggior parte delle violenze avviene nel contesto familiare, mentre la restante parte si verifica con l’adescamento tramite internet, per tale ragione si auspicano maggiori controlli sui social, onde evitare le insidie di malintenzionati.
Diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno contribuito ad incrementare la tutela dei minori riguardo gli abusi sessuali, si ricordi la sentenza n. 31290 del 2013[4] che ha asserito che ai fini dell’integrazione dell’ipotesi di reato di violenza sessuale non è necessario che vi sia stato il contatto fisico tra i due soggetti ma è rilevante anche solo l’intenzione del soggetto agente.
Altra sentenza che merita sicuramente menzione è la n. 21406 del 2001[5] che asserisce di ritenere credibili i fatti esposti dai bambini nei processi per abuso sessuale. Entrambe le sentenze rappresentano un grande passo avanti connesso ad una più incisiva tutela per i minori che subiscono violenze
La pedofilia, inclusa nella macro categoria delle parafìlie, rappresenta un ossessione e/o interesse verso i bambini, che culmina spesso in un impulso incontrollabile. Alcuni studi evidenziano che i soggetti che maturano questa forma di attrazione, sono stati essi stessi, oggetto di violenza in passato, provocando di conseguenza questo disturbo della psiche. Difatti ci si muove in un’ottica di prevenzione dei reati di abuso sessuale mediante un trattamento riabilitativo del comportamento deviante del soggetto. Interessanti studi hanno mostrato gli esiti positivi ottenuti grazie trattamenti psichiatrici effettuati, tuttavia non essendoci risultati certi, tale progetto non ha ottenuto l’unanimità degli assensi ed in molti Ordinamenti giuridici la violenza sessuale contro minori è punita con la castrazione chimica effettuata unicamente a determinate condizioni. Alcune associazioni ritengono che suddetto trattamento sia contrario ai diritti dell’uomo motivo per cui ne richiedono l’abrogazione prevedendo altre pene per chi commette violenza.
Anche in Italia, fu avanzata la proposta della castrazione chimica come soluzione per i reati di violenza sessuale sui minori ma non ottenne esito favorevole. Ad oggi il reato di violenza sessuale è disciplinato dall’articolo 609 bis del codice penale che prevede:
“Chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni”.
E’ previsto inoltre, un aumento della pena fino a dodici anni di reclusione, quando la violenza è commessa a danno di un minore di età inferiore ai quattordici anni.
[1] http://www.treccani.it
[2]ww .wikipedia.org
[3]www.istat.it
[4] Cass. Pen, sez. IV, sentenza n° 31290 del 2013
[5] Cass. Pen, sez. IV, sentenza n. 21406 del 2001
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