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Timestamp: 2019-07-16 00:32:44+00:00

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Cass. Pen. Sez. III 06/07/2018 n. 30626 - Classificazione: è sempre necessaria un’analisi disposta dal giudice? - Tuttoambiente.it
n. 30626
Ai fini della qualificazione di un rifiuto quale tossico e nocivo non è sempre necessaria un’analisi disposta dal giudice, potendosi ricavare da altri elementi del processo il relativo convincimento. Per esempio, relativamente alla natura dei reflui provenienti da impianto fognario civile, non sussiste una necessità di analisi con perizia in quanto l'osservazione diretta degli operanti di P.G. (sia del caricamento e sia dello sversamento) rende certa la natura del liquido sversato dall'autobotte.
1.Il Tribunale di Taranto con sentenza del 28 febbraio 2017 ha condannato P.D.G.e G.A. alla pena di € 2.600,00 di ammenda ciascuno, relativamente al reato di cui agli art. 110, cod. pen. e 256, comma 1, lettera B), d. Igs. 152/2006 per avere, in concorso tra loro, smaltito illecitamente, mediante lo sversamento incontrollato al suolo, rifiuti pericolosi del tipo reflui provenienti da impianto fognario civile. Il 4 dicembre 2014.
2.I due imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, tramite il difensore, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.
2.1. Motivi comuni ad entrambi. Violazione di legge, art. 111, Cost., 6, comma 2, CEDU, in relazione all'art. 117, Cost., 24, Cost. e 190, cod. proc. pen. Violazione del diritto di difendersi provando, per non aver consentito l'escussione di un teste della difesa già ammesso; mancata assunzione di una prova decisiva.
Il Tribunale ha dato atto che la difesa aveva regolarmente citato il teste D. per l'udienza del 28 febbraio 2017, ma il teste non aveva ritirato la citazione testimoniale. Nonostante la esplicita manifestazione della difesa in ordine all'interesse all'escussione del teste, il giudice, invece, ha ritenuto la difesa disinteressata alla citazione del teste.
2.2. Sempre motivo comune ai due ricorrenti. Violazione di legge, art. 256, d. Igs. 152/2006, relativamente al mancato accertamento della natura del rifiuto asseritamente sversato per strada. Omessa motivazione e travisamento delle foto, dalle quali non si evince la natura del rifiuto.
2.3. Solo per il ricorrente G. A.. Omessa motivazione sulla responsabilità concorsuale di G. A..
Il ricorrente si accompagnava a P.D.G. sull'autobotte, al posto del passeggero, in quanto P. era alla guida.
3.I ricorsi sono inammissibili, per manifesta infondatezza dei motivi, e per genericità.
4.La decisione impugnata, relativamente alla responsabilità e alla natura del materiale sversato, con motivazione adeguata, immune da contraddizioni o da manifeste illogicità rileva che: «Il teste M. L. (in forza alla capitaneria di Porto di Taranto) dopo aver premesso che già in data precedente a quella in contestazione aveva avuto modo, nel corso dell'attività di indagine, esattamente in data 19 dicembre del 2014, di accertare che il D.G. dopo aver prelevato con un autobotte i reflui da una civile abitazione nel Comune di Sava, li sversava in una stradina di campagna, ha poi riferito, con riguardo specifico ai fatti in contestazione, che in data 4 dicembre 2014 si portava alle ore 4,00 presso l'autorimessa dove il D.G. parcheggiava l'autobotte e alle ore 5,40 notava che lo stesso alla guida del mezzo con a bordo l'A. G., lasciava il locale, si portava presso una civile abitazione sita in L. e, dopo aver prelevato i reflui, si portava sulla strada L. – S., direzione S., e all'altezza del canile iniziava lo sversamento dei reflui sul ciglio della strada. Ha precisato il teste che lo sversamento avveniva alle 6,50 circa e in detta occasione, mentre seguivano l'autobotte, la loro autovettura che comunque si trovava a distanza del mezzo in argomento, iniziava a riempirsi dei reflui che in quel frangente venivano sversati sul ciglio della strada. In detta circostanza ha soggiunto, infine il teste, si procedeva al fermo e al sequestro del mezzo e alla identificazione del D.G. che era alla guida del veicolo e dell'A. G. che viaggiava a bordo del mezzo».
4.1. Nei ricorsi i ricorrenti, genericamente contestano la natura del materiale trasportato e sversato per strada, ritenendo (in maniera contraddittoria) che la prova testimoniale, non assunta fosse, diretta a dimostrare lo sversamento accidentale, e che fosse solo acqua potabile il materiale fuoriuscito dall'autobotte.
Tutta l'operazione è avvenuta sotto il controllo diretto degli operanti di P.G., come evidenziato dalla sentenza impugnata, con il riferimento preciso alla testimonianza di M. L. (in forza alla capitaneria di Porto di Taranto), che hanno assistito alla fuoriuscita dell'autobotte con a bordo i due imputati, al prelievo dei reflui di fogna presso un'abitazione e allo sversamento del contenuto dell'autobotte che ha investito anche la macchina della P.G.
4.2. Quanto detto dimostra il pieno concorso, al fatto reato, di G. A., in quanto egli è stato sempre presente a tutte le operazioni, e non certo si trovava nell'autobotte per caso, come da lui sostenuto nel ricorso. Era presente sin dalla partenza dell'autobotte dal garage e poi al prelievo e allo sversamento dei reflui. Egli quindi, come adeguatamente sostenuto dalla sentenza impugnata, ha operato congiuntamente all'altro ricorrente per tutte le operazioni.
4.3. Relativamente alla natura dei rifiuti (reflui provenienti da impianto fognario civile) non sussiste una necessità di analisi con perizia, come invece sostenuto dai ricorrenti, in quanto l'osservazione diretta degli operanti di P.G. (sia del caricamento e sia dello sversamento) rende certa la natura del liquido sversato dall'autobotte: «Ai fini della qualificazione di un rifiuto quale tossico e nocivo non è sempre necessaria una analisi disposta dal giudice, potendosi ricavare da altri elementi del processo il relativo convincimento (nel caso di specie, il Nucleo Ecologico dei Carabinieri aveva certificato la presenza di sostanze quali cromo, arsenico, piombo, tipiche in rifiuti di concerie come dalla tabella allegata al D.P.R. n. 915 del 1982 e lo stesso imputato aveva ammesso l'esistenza dei rifiuti nocivi ridimensionandone solo l'aspetto quantitativo, ma non aveva fornito una adeguata prova contraria ai sensi della Delibera 24 luglio 1984 del Comitato Interministeriale)» (Sez. 3, n. 7705 del 28/06/1991 - dep. 19/07/1991, De Vita, Rv. 18780501).
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di C 2.000,00, ciascuno, e delle spese del procedimento, ex art 616 cod. proc. pen.

References: sentenza 
 art. 110
 art. 111
 art. 256
 sentenza 
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