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Timestamp: 2020-08-05 05:19:13+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25466 del 12/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25466 del 12/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 12/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep.12/12/2016), n. 25466
sul ricorso 2930-2015 proposto da:
P.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LAZIO 20/C,
presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO COGGIATTI, che lo rappresenta
e difende unitamente agli avvocati GIOVANNI VIOLI, NICOLA BIANCHI
avverso la sentenza n. 1082/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di BOLOGNA, depositata il 04/06/2014;
19/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GUIDO FEDERICO;
udito l’Avvocato Claudio Coggiatti difensore del controricorrente che
si riporta agli scritti del controricorso.
L’Agenzia delle Entrate ricorre nei confronti di P.F., che resiste con controricorso, per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia-Romagna n. 1082/14, depositata il 4 giugno 2014, con la quale, in riforma della sentenza di primo grado, è stato annullato l’avviso di accertamento D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39 con il quale veniva rideterminato il reddito del contribuente.
La CTR affermava che, sulla base della copiosa ed univoca documentazione prodotta) risultava che il contribuente era già da molti anni afflitto da gravi malattie, ormai croniche, che non gli consentivano di svolgere in modo assiduo ed intenso la propria attività lavorativa.
Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia denunzia l’omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5), rilevando che agli atti non risultava depositata alcuna certificazione sanitaria che attestasse il verificarsi di particolari eventi patologici nell’anno 2004 idonei a limitare in maniera particolarmente significativa l’attività lavorativa del contribuente per tale annualità.
Il motivo appare inammissibile in quanto, nei termini in cui è formulato, non censura l’omesso esame di un Fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, ma evidenzia, piuttosto, una insufficiente motivazione, non più censurabile alla luce del nuovo disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ( Cass. Ss.Uu. n. 8053/2014), lamentando in effetti che la CTR non abbia valutato in modo adeguato le risultanze istruttorie, ed in particolare il fatto che sulla base della documentazione prodotta non risulta che le pur gravi patologie del contribuente abbiano inciso negativamente nell’anno oggetto di accertamento.
Con il secondo motivo di ricorso l’Agenzia denunzia la violazione falsa applicazione degli artt. 2729 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), deducendo che la CTR avrebbe erroneamente ritenuto che la pretesa erariale era fondata su elementi privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, avuto riguardo in particolare alla esiguità dei redditi conseguiti dal contribuente nell’anno oggetto di accertamento ed in quello successivo, tali da non giustificare lo svolgimento di un’attività economica.
Come già affermato da questa Corte, la procedura di accertamento standardizzato, mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore, costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata in relazione ai soli standards in sè considerati, ma nasce procedimentalmente in esito al contraddittorio da attivarsi obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente: nella motivazione dell’accertamento vanno esposte le ragioni per la quale i rilievi del destinatario dell’attività accertativa siano state disattese.
Il contribuente ha, nel giudizio relativo all’impugnazione dell’atto di accertamento la più ampia facoltà di prova, anche a mezzo presunzioni semplici ed il giudice può liberamente valutare tanto l’applicabilità degli standards al caso concreto, che va dimostrata dall’ente impositore, quanto la controprova sul punto offerta dal contribuente. (Cass. n. 26635/2009).
Avuto riguardo alla esiguità dei ricavi, in particolare, la CTR ha specificamente evidenziato come il contribuente, già nell’anno successivo a quello oggetto di accertamento(2005) fosse stato costretto ad un’operazione di ristrutturazione del debito, in quanto il piano di ammortamento non era stato rispettato.
Condanna l’Agenzia alla refusione delle spese del giudizio, che liquida in 4.000,00 Euro per compensi, 200,00 Euro per rimborso spese vive e rimborso forfettario spese generali in misura del 15%.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 Cass.