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Timestamp: 2020-08-09 15:41:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12338 del 09/05/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12338 del 09/05/2019
Cassazione civile sez. trib., 09/05/2019, (ud. 27/02/2019, dep. 09/05/2019), n.12338
sul ricorso 24945-2012 proposto da:
C.M., domiciliato in ROMA P.ZZA CAVOUR presso la
dall’Avvocato LUCIANO SANDRINI;
AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI UDINE in persona del
avverso la sentenza n. 95/2011 della COMM.TRIB.REG. di TRIESTE,
27/02/2019 dal Consigliere Dott. LOCATELLI GIUSEPPE.
A seguito di processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza del 16.10.2006, l’Agenzia delle Entrate notificava a C.M., quale Presidente di quattro associazioni sportive dilettantistiche, un avviso di accertamento per l’anno di imposta 1999 contenente la contestazione di avere svolto attività prettamente commerciale utilizzando lo scherma delle quattro associazioni sportive dilettantistiche da lui presiedute; quindi accertava che il contribuente aveva corrisposto emolumenti ai propri dipendenti omettendo di effettuare la ritenuta Irpef a titolo di acconto ed il successivo versamento.
C.M. proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Udine che lo rigettava con sentenza n. 87 del 2008.
C.M. proponeva appello alla Commissione tributaria regionale del Friuli Venezia Giulia che lo rigettava con sentenza n. 95 del 18.7.2011.
Contro la sentenza di appello C.M. propone tre motivi di ricorso per cassazione.
1. Primo motivo: “Violazione di legge in relazione alla illegittimità dell’avviso di accertamento per violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7”, nella parte in cui la C.T.R. ha ritenuto la legittimità dell’avviso di accertamento emesso prima della decorrenza del termine di sessanta giorni dalla consegna del p.v.c..
Il motivo è fondato nei termini di seguito indicati. In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali questa Corte ha stabilito i seguenti principi: a) la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento – termine decorrente dal rilascio al contribuente nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni – determina di per sè, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso “ante tempus”, poichè detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione, deve essere provata dall’ufficio. (Sez. U, Sentenza n. 18184 del 29/07/2013); b) Le particolari ragioni di urgenza, che, ove sussistenti e provate dal fisco, consentono l’inosservanza del termine dilatorio di cui alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, non possono consistere nell’imminente scadenza del termine decadenziale utile al fine dell’accertamento da parte dell’Ufficio, qualora ciò sia dovuto esclusivamente ad inerzia o negligenza di quest’ultimo e non anche ad altre circostanze che abbiano ritardato incolpevolmente l’accertamento ovvero abbiano reso difficoltoso con il passare del tempo il pagamento del tributo e necessario procedere senza il rispetto del termine. (Sez. 5, Sentenza n. 9424 del 30/04/2014; conforme Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 8749 del 10/04/2018).
A tali principi non si è attenuto il giudice di appello, il quale ha ritenuto che l’osservanza del termine dilatorio stabilito dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, non sia prescritta a pena di nullità, e che il mancato rispetto del termine possa essere giustificato dalla semplice “vicinanza del termine di decadenza dell’azione da parte della A.F.”.
2. Secondo motivo: “Violazione di legge per omessa integrazione del contraddittorio nei confronti delle associazioni asseritamente interposte”.
3. Terzo motivo: “omesso esame circa un fatto decisivo – già oggetto di discussione tra le parti- della legittimazione passiva del ricorrente.”.
I motivi secondo e terzo sono assorbiti dall’accoglimento del primo motivo.
In accoglimento del primo motivo di ricorso la sentenza deve essere cassata, e non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere decisa nel merito con l’accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente.
L’anteriorità dei giudizi di merito e della proposizione del presente ricorso per cassazione rispetto ai principi di diritto affermati dalla citata giurisprudenza di legittimità giustifica la compensazione integrale delle spese.
Accoglie il ricorso, cassa le sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie il ricorso introduttivo del contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 12
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