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Timestamp: 2020-08-04 19:41:09+00:00

Document:
Consiglio regionale delle Marche - Resoconto della seduta n.68 del 13/06/2017
Resoconto della seduta n.68 del 13/06/2017
SEDUTA N. 68 DEL 13 GIUGNO 2017
La seduta inizia alle ore 10,35
PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 68 del 13 giugno 2017. Do per letti i processi verbali delle sedute n. 66 e n. 67, rispettivamente del 23 e 30 maggio, i quali, ove non vi siano obiezioni, si intendono approvati ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento Interno.
- n. 142 in data 30 maggio, dei Consiglieri Biancani, Giancarli, Bisonni, Giorgini, Giacinti, Micucci, Rapa, Zura Puntaroni, concernente: “Modifiche ed integrazione alla legge regionale 20 aprile 2015, n. 19 'Norme in materia di esercizio e controllo degli impianti termici degli edifici'”, assegnata alla III Commissione in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4, della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15, alla II Commissione assembleare ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
- n. 143 in data 6 giugno, dei Consiglieri Busilacchi, Marconi, Rapa, Talè, Giacinti, Mastrovincenzo, Biancani, Traversini, Giancarli, Urbinati, Minardi, Volpini, concernente: “Sostegno all'inserimento lavorativo e interventi per l'occupabilità”, assegnata alla II Commissione in sede referente, alla I Commissione per il parere obbligatorio, trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4, della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4, al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15 e alla IV Commissione per il parere ai sensi del comma 1 articolo 68 Regolamento interno;
- n. 144 in data 9 giugno, dei Consiglieri Busilacchi, Celani, Leonardi, Maggi, Marconi, Rapa, Zaffiri, concernente: “Modifiche alla legge regionale 16 febbraio 2015, n.3 'Legge di innovazione e semplificazione amministrativa'”, assegnata alla I Commissione in sede referente e trasmessa alla II Commissione assembleare ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno.
E’ stata presentata la seguente proposta di regolamento regionale:
- n. 5 in data 1 giugno, ad iniziativa del Consigliere Zaffiri, concernente: “Abrogazione del comma 3 ter dell'articolo 20 del regolamento regionale 9 febbraio 2009, n. 3 concernente 'Attività funebri e cimiteriali ai sensi dell'articolo 11 della legge regionale 1 febbraio 2005, n. 3'”, assegnata alla IV Commissione in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 4, della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15.
- n. 37 in data 1 giugno, ad iniziativa della Giunta regionale, concernente: “Piano regionale per il diritto allo studio per il triennio 2017/2019. Anni accademici 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020. Legge regionale 20 febbraio 2017, n. 4, articolo 5”, assegnata alla I Commissione in sede referente e trasmessa al Consiglio delle autonomie locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 11, comma 2, lettera c), della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro per il parere di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 2), della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15.
- n. 253 della Consigliera Marcozzi “Dilazioni e agevolazioni su restituzione tributi sospesi e non versati dei residenti nelle zone terremotate”;
- n. 254 dei Consiglieri Rapa, Mastrovincenzo, Giacinti, “Campagna di informazione sui rischi del fenomeno della Blue Whale Challenge e dei pericoli di internet in generale”;
- n. 255 dei Consiglieri Giacinti, Micucci, Biancani, Talè, Traversini, Giancarli, Urbinati, Busilacchi, Marconi, Minardi, Rapa, “Promozione dei corretti stili di vita”;
- n. 256 della Consigliera Pergolesi, “Legge 22 giugno 2016, n. 112 - Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare. Richiesta di intervento nelle istituzioni competenti”;
- n. 257 dei Consiglieri Mastrovincenzo, Traversini, Busilacchi, Rapa, Marconi, “Grave situazione umanitaria del popolo siriano ed in particolar modo della città di Aleppo”;
- n. 258 dei Consiglieri Rapa, Busilacchi, Marconi, “Licenziamento ditta Ragaini Radiatori di Loreto”;
- n. 259 della Consigliera Leonardi, “Ditta "Ragaini-Radiatori di Loreto. Procedura di licenziamento collettivo di 166 lavoratori. La Regione intervenga”;
- n. 260 dei Consiglieri Maggi, Pergolesi, “Per il rispetto del Trattato di non proliferazione nucleare”;
- n. 261 dei Consiglieri Giacinti, Mastrovincenzo, Micucci, Minardi, Biancani, Urbinati, Rapa, Traversini, Giancarli, Busilacchi, Talè, Volpini, Marconi, “Adesione ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità”.
PRESIDENTE. So che il Presidente della IV Commissione deve chiedere una cosa. Ha la parola il Consigliere Volpini.
Fabrizio VOLPINI. Chiedo il rinvio in Commissione della proposta di legge sulla fibromialgia per un ulteriore approfondimento.
PRESIDENTE. Si, ne avevamo già parlato ai capigruppo, se l'Aula è d'accordo, la proposta è rinviata in Commissione per tornare in Aula appena è possibile.
Passiamo al punto 2 all'ordine del giorno.
Proposta di deliberazione n. 15
ad iniziativa dei Consiglieri Marconi, Traversini, Micucci, Giacinti, Biancani, Volpini, Giancarli
“Proposta di legge alle Camere concernente: Modifica al decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 e successive modificazioni recante ‘Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale’”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di deliberazione n. 15 dei Consiglieri Marconi, Traversini, Micucci, Giacinti, Biancani, Volpini, Giancarli.
La discussione è aperta, ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Rapa.
Boris RAPA. Grazie Presidente. Occorre precisare che questa proposta di legge alle Camere è di competenza parlamentare e che questo deve essere anche un indirizzo da dare in sede regionale al Parlamento.
In Italia dal 2012 con il decreto “salva Italia” a firma di Mario Monti, nel tentativo di rilanciare l'economia del nostro Paese e con l'intento di incrementare i posti di lavori si decise di liberalizzare le aperture festive nel commercio.
Ad oggi, a distanza di anni, possiamo considerare questa iniziativa un fallimento in quanto non si è avuto nessun aumento di posti di lavoro né sono aumentati gli incassi.
Si parla di una perdita di quasi 32.000 imprese e di 90.000 posti di lavoro.
Con il “sempre aperto” non è aumentato il Pil, non è aumentata l'occupazione, non sono aumentati i consumi, questo significa che senza regole la libertà di concorrenza non è in grado di tutelare la concorrenza stessa.
Al contrario, le conseguenze negative si sono riversate nei piccoli commercianti che non riescono a reggere i costi di gestione di 365 giorni di apertura con conseguente impoverimento dell'offerta commerciale soprattutto nei centri storici a favore delle cittadelle del consumo.
Vanno sottolineate anche altre motivazioni che sono meno economiche e finanziarie, ma certamente altrettanto importanti: il tempo libero dei lavoratori da dedicare alle proprie famiglie, le festività laiche, religiose che si stanno impoverendo del loro significato originario riducendosi a semplici giorni di consumismo.
Nell'Unione europea le norme comunitarie lasciano libertà ai vari Stati membri sulle aperture dei negozi e nei giorni di festa a partire dalla domenica, l'unico vincolo contenuto nella direttiva europea sull'orario di lavoro è quello di concedere al dipendente un giorno di riposo dopo sei di impiego che però non necessariamente deve ricadere in un giorno festivo.
A partire da qui però ogni Paese si regola autonomamente: in Austria, per esempio, le aperture sono previste dal lunedì al venerdì dalle 6,00 alle 21,00 e sabato fino alle ore 18,00; in Germania dal lunedì al sabato, domenica giorno di chiusura, salvo casi eccezionali; in Grecia dal lunedì al venerdì fino alle ore 21,00, il sabato fino alle 20 e domenica giorno di chiusura, eccetto per alcune categorie particolari.
Chiudere i negozi nelle giornate festive più importanti è dunque segno di civiltà, in quanto l'apertura nelle giornate festive porta ancora con se la mercificazione delle feste e che nulla ha più valore davanti alle ragioni economiche.
Pertanto con questa proposta di legge alla Camera si chiede che si determini la chiusura nelle giornate festive e si ripristini fattivamente la possibilità per gli enti locali e le parti sociali di poter definire la programmazione delle aperture degli esercizi commerciali per sostenere uno sviluppo sostenibile del commercio, favorendo la coniugazione dei tempi di vita e di lavoro, tenendo conto soprattutto delle diverse peculiarità territoriali. Grazie.
Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Questa legge che viene presentata all'Aula stamattina è una proposta che poi dovrà essere decisa a livello nazionale, come sappiamo tutti. Per quanto riguarda queste disposizioni, è un sollecito affinché si tenti di ripristinare un modo di vivere dignitoso.
Ho ascoltato la relazione del Consigliere di maggioranza e credo che effettivamente l’Aula possa dare un contributo unitario per permettere a livello nazionale - in questa legislatura o nelle prossime - di riprendere in mano queste disposizioni, anche se fanno parte, a mio parere, del problema contrattuale tra il mondo del lavoro e le organizzazioni sindacali.
Questo aspetto è importante, soprattutto credo che possiamo dare una maggiore forza ai rappresentanti dei lavoratori che nei rinnovi contrattuali possono contrattare una posizione più dignitosa per i lavoratori nei giorni festivi, per dare loro un po' più di libertà affinché si possano dedicare più al sociale e vivere una vita più dignitosa anche nel tessuto sociale del nostro Paese. Grazie.
Luca MARCONI. Grazie Presidente. Visto che è l'unico atto che andremo ad esaminare ci prendiamo qualche momento di riflessione in più.
Ringrazio i colleghi relatori che hanno enfatizzato due aspetti fondamentali, sia il Consigliere Rapa che il Consigliere Zaffiri, il significato di questa proposta di deliberazione, e mi permetto di ricordare all'Aula che sempre di più le Regioni fanno questo tipo di attività, esercitano questa loro facoltà costituzionale nel proporre leggi al Parlamento.
E' chiaro che, lo dico sul piano del metodo, non potremmo non seguire, e quindi faccio un appello a tutti i colleghi, sia di maggioranza che delle minoranze, questa proposta in Aula, perché non è sola, nel senso che presso la Camera dei Deputati giacciono diverse proposte di legge e penso che il tempo sia maturo per una decisione.
Lo spiego in maniera estremamente semplice, ma anche direi con grande parresia, nessuno si offenderà, perché la totale liberalizzazione delle attività commerciali nel nostro Paese è stata una cosa, nel passato, trasversale, voluta prevalentemente dal centro destra, ma sostenuta anche da alcuni settori del centro sinistra.
Parliamo di 20/25 anni fa quando si è cominciato a togliere ai Comuni la facoltà di decidere, lasciando sempre di più la libertà ai negozianti. Che il Paese Italia fosse uno degli ultimi in Europa per l'altissimo numero di esercizi commerciali, avevamo una grande dispersione della distribuzione con un certo svantaggio per i consumatori, questo è un dato di fatto.
Come si è favorita questa concentrazione? Si è favorita attraverso la liberalizzazione. Chi regge la liberalizzazione assoluta? Certamente non il piccolo negoziante di Mondavio o di Carpegna, ma la grande commercializzazione, la grande struttura, anche se nel tempo ha chiuso, perché nelle aree commerciali di Ancona, di Civitanova Marche, di San Benedetto, di Fano, di Pesaro, delle maggiori città lungo il nostro litorale, abbiamo visto un continuo aprire e chiudere, perché anche lì è molto difficile mantenere quei livelli di orari, di servizi e di prezzi.
Oggi che l'effetto si è compiuto e che diventa sconveniente per la stessa grande distribuzione mantenere questo livello di servizi, perché costa, il ripensamento è in atto, il che non significa che ritorneremo a tutte le chiusure domenicali, a qualche sabato pomeriggio, alle infrasettimanali com'era negli anni '80, negli anni '70, ma neanche a questo eccesso che abbiamo raggiunto. Unici al mondo, penso che possiamo essere equiparati a Singapore, a Taiwan, neanche negli Stati Uniti d'America, nei liberisti Stati Uniti d'America o in Inghilterra c'è questa deregolamentazione. Nella relazione della proposta di deliberazione, che ho presentato insieme ai colleghi Traversini, Micucci, Giacinti, Biancani, Volpini e Giancarli, ho anche segnalato questo aspetto.
La nostra è una proposta mite che non ha effetto deliberante, ma solo proponente, e mira a far riflettere il Parlamento. Il tempo c'è perché dalle ultime evoluzioni sembra che il Parlamento forse durerà per tutto questo anno, si chiuderà a febbraio, ma qualcuno dice che con i calcoli si potrebbe arrivare anche a maggio, ed io non dispero che si arrivi a maggio.
Detto questo, il tempo ci sarebbe, ma nulla ci impedisce, visto che la delibera è molto semplice (nel caso in cui la legislatura dovesse chiudersi in anticipo rispetto alla scadenza naturale) di ripresentarla immediatamente, visto che il leader lo abbiamo fatto, siamo tutti sostanzialmente d'accordo con qualche distinguo, che io comprendo, anche dei colleghi che in III Commissione hanno espresso qualche perplessità, astenendosi.
Ripeto, non è una norma che propone una restrizione, mette solo in conto una serie di chiusure, lasciando poi ai Comuni la facoltà di disciplinare soprattutto per le condizioni stagionali. Penso all'apertura di alcuni mesi lungo la costa per l'estate o nell'entroterra per l'inverno, a seconda delle stagioni turistiche più o meno accentuate, quindi questa facoltà rimane ai Comuni, ma la cosa, credo, eticamente significativa di questa legge è che mettiamo in conto, lo ricordava il Consigliere Rapa ed anche il Consigliere Zaffiri, che ci sono alcuni giorni sacri e se questi giorni sono sacri, siano essi civili o religiosi, sono sacri per tutto il Paese, lo debbono essere anche per i lavoratori e consentitemi anche per i consumatori, perché buona educazione vuole che non si abbia l'idea che l'attività prevalente dei cittadini di questo Paese sia quella di lavorare per accumulare denaro e di impiegare il tempo libero per spenderlo.
Questo binomio è terribile, abbiamo in tante sedi, soprattutto nei servizi sociali, valutato come questo circolo vizioso produce una società consumistica, materialistica, che nulla ha a che vedere con lo spirito che una Nazione dovrebbe avere.
Purtroppo questo lo accentua, non a caso facevo riferimento a certe società orientali, dove altre filosofie, altre discipline, diverse dal nostro umanesimo, hanno poi portato a questo tipo di condizione.
Non la voglio fare pesante da questo punto di vista, ma dico che questa considerazione, come ha detto il Consigliere Zaffiri, per i lavoratori e, come ha detto il Consigliere Rapa, anche per i consumatori e per le famiglie, trovi uno stop, cioè ci sia l'idea che il 1° maggio, il 25 dicembre, il 25 aprile, come le festività pasquali, siano tempi nei quali ci si ferma tutti. Facciamo lavorare solo quelli che sono indispensabili per la nostra salute e per la nostra sicurezza, cioè gli ospedali e le varie forze di polizia, per il resto ci riposiamo tutti.
Ringrazio per l'attenzione che è stata prestata a questo atto. Ripeto, non è un fatto personale, è un fatto largamente condiviso dai Consiglieri proponenti, ma anche dalla stessa Commissione. Grazie.
Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Ringrazio i relatori ed i proponenti che hanno consentito anche in Commissione un dibattito interessante anche sul piano politico culturale. Essendo una proposta di legge alle Camere, non avendo una immediata cogenza amministrativa, ha consentito un dibattito libero. Alla fine di questa discussione mi sono convinto per l'astensione su questa proposta di legge alle Camere, ed adesso dirò il perché. Chiaramente non è una astensione politica, anzi - ringrazio tutti i proponenti e credo che questo tema meriti una discussione parlamentare - è più un segnale politico-culturale, e mi spiego.
Come convinzione mi considero un socialista-liberale, quindi credo che il mercato, se viene regolato, possa portare dei benefici ai consumatori, ma anche ai lavoratori.
Su questo tema quindi sono a favore delle aperture anche durante i giorni di festa, perché consentono ai consumatori di poter andare a fare la spesa - spesso vado il sabato pomeriggio o la domenica mattina quando ci sono dei problemi in altri momenti - e possono consentire persino un aumento della domanda di lavoro. Allora perché non voto contro? Non voto contro perché di questa proposta condivido un aspetto, un principio giusto, quello di favorire le aperture e anche dei possibili effetti giusti che queste aperture possono avere, ma nella pratica ha leso i diritti dei lavoratori. Proprio poco tempo fa ho avuto l'occasione di parlare con alcune cassiere degli ipermercati che mi raccontavano che mentre alcuni anni fa queste aperture domenicali erano pagate al 100% di straordinario e quindi consentivano una scelta, uno poteva scegliere di stare a casa oppure di fare un po' di straordinario, e consentivano libertà, essendo uno straordinario più pagato, consentiva una rotazione tra i lavoratori, questo straordinario anno dopo anno è stato sempre meno pagato ed oggi una cassiera di un supermercato che lavora la domenica o a ferragosto guadagna 10 euro in più rispetto ad una giornata tradizionale. La riduzione della quota di straordinario ha fatto sì che moltissimi lavoratori preferiscano non utilizzare quella che in realtà era un'opzione di libertà e questo ha fatto sì che gli imprenditori, i proprietari dei supermercati hanno reso obbligatoria, a rotazione per alcune di queste persone, la presenza nei giorni festivi.
In realtà uno strumento che poteva dare più libertà ai consumatori, ma persino più libertà ai lavoratori è diventato uno strumento di costrizione, quindi sono favorevole alle aperture anche nei giorni festivi, ma contrario agli effetti che queste hanno prodotto nella vita di tutti i giorni e quindi la somma, il combinato disposto, è una astensione che ripeto non ha un significato politico, ma solamente una riflessione sul piano culturale dei diritti del lavoro.
Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Annuncio per questa proposta di deliberazione il voto favorevole del Movimento 5 Stelle perché, come abbiamo visto, come è stato ricordato, con le aperture festive non sono aumentati i fatturati per il commercio ma sono aumentate soprattutto le spese per i turni di lavoro.
Come ha detto il Consigliere Busilacchi questo è un fatto culturale e di contro c'è questo depauperamento dei centri storici, dei centri commerciali al centro delle città e dei paesi, di quei negozi che avevano delle peculiarità, che avevano quei prodotti di nicchia, quei prodotti particolari che nei centri commerciali, ormai governati dalle stesse catene merceologiche in tutta Italia e forse anche in tutta Europa, non si trovano, ma si trovano nei centri dei nostri borghi, dei nostri paesi, delle nostre città.
Perché c'è questa attenzione favorevole nei confronti di questa proposta di deliberazione? Perché come Movimento 5 Stelle nel 2013 abbiamo presentato una proposta di legge che va in tal senso, la proposta di legge a firma dell'orco giace ancora nei cassetti del Parlamento e non è stata discussa assieme ad altre proposte a cui ha fatto riferimento il Consigliere Marconi. Non solo si occupava delle aperture festive dei negozi, ma addirittura chiedeva l'istituzione di un fondo di sostegno per le piccole imprese del commercio, per quelle che non arrivano a 150 metri quadrati di superficie nei piccoli Comuni e che non superano i 250 nelle città superiori a 10.000 abitanti.
Questa proposta di legge addirittura, lo dico al Consigliere Marconi, era sostenuta dalla Cei, che ovviamente nella giornata festiva vede un momento di incontro soprattutto per le famiglie.
Direi che questa cosa dovrebbe essere anche sollecitata agli enti locali perché alla fine la famiglia non resti in casa o il capofamiglia rimanga davanti alla televisione a vedere la partita. Gli enti locali, i Comuni, dovrebbero creare alternative al fatto di non sapere dove andare il giorno di festa piuttosto che schiaffare la famiglia dentro i centri commerciali con il carrello a girare, con un appiattimento del dibattito e della socializzazione della famiglia stessa.
Noi siamo favorevoli a questo, certo abbiamo visto che tutto è in trasformazione e tutto è in movimento, le stesse catene di negozi che sono nei centri commerciali stanno piano piano spostandosi nei centri delle città e dei paesi, ce n'è una qua ad Ancona nell'ex Cinema Metropolitan, è una catena che sta in tutti i centri commerciali e si è spostata nel centro della città.
I Comuni e le Regioni devono riprendere in mano la gestione del commercio, quindi la gestione della vita sociale e culturale della città è sicuramente una cosa da perseguire, una cosa da incrementare.
Noi voteremo a favore perché - questi esperimenti che ci sono stati sulla libertà di apertura in tutti i giorni dell'anno assolutamente – noi siamo per una regolamentazione da una parte e nel contempo per creare situazioni diverse, che facciano accrescere non solo la cultura, ma anche la felicità delle famiglie e dei loro componenti. Grazie.
Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Sono fra i firmatari della proposta e non soltanto per un cedimento culturale nei confronti del collega Marconi, ma perché ne condivido profondamente le motivazioni, tant'è che noi in quest'Aula, un paio di mesi fa, abbiamo approvato una legge sull'impresa amica che stabilisce criteri, requisiti su come assegnare questo riconoscimento alle attività nella nostra Regione. Quindi un valore aggiunto alle imprese alle quali affidare questa visibilità, questo riconoscimento e fra i punti, fra i requisiti, fra i criteri abbiamo anche scritto che in alcune giornate dell'anno, in alcune festività, siano esse laiche o religiose, le attività commerciali devono rimanere chiuse.
Il Consigliere Busilacchi sottolineava gli aspetti positivi, ovviamente li condivido, poi contrariamente a lui non vedo quelli negativi, anche se ovviamente non penso che sia tutto bianco o tutto nero. Ci sono sicuramente alcune questioni che trovano delle difficoltà oggettive nella loro attuazione, però ci sono alcuni punti di forza, a mio avviso, in questa proposta di legge che sono fortemente maggioritari, rispetto a quelli che possono essere i dubbi.
Penso alla tutela della dignità del lavoro e nella relazione illustrativa, non l'ho scritta io, c'è una domanda e si chiede se lavorare la domenica sia una vera libertà, quindi in riferimento allo spazio non si può perdere lo spazio della gratuità e della dignità del lavoro.
C’è anche un altro aspetto a mio avviso molto importante, noi siamo la regione delle piccole imprese, delle piccole attività, credo che questo vada tenuto presente, proprio come libertà di impresa, quindi non soltanto la libertà e la dignità dei lavoratori, ma anche la libertà di impresa. Queste piccole nostre imprese possono competere con le grandi aziende e garantire l'apertura in tutte queste giornate, in tutte queste festività? Quindi, oltre agli aspetti di carattere sociale, di carattere culturale legati alla vita della comunità, a mio avviso, c'è anche questo altro aspetto.
Ho detto che sicuramente non è tutto bianco o tutto nero, c'è sempre qualche punto di difficoltà, c'è sempre qualche ostacolo, però le ragioni che mi hanno portato prima a sottoscrivere questa proposta di deliberazione ed oggi a votarla sono di gran lunga prevalenti perché a mio avviso rispondono ad un approccio in qualche modo legato ad una vita armonica.
Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Solo per puntualizzare alcuni concetti su questa proposta di deliberazione.
Gli effetti purtroppo sono abbastanza chiari, non c'è stato un ritorno economico, e questo ci deve far riflettere, viceversa c'è stata una pesante contrazione dal punto di vista della qualità della vita degli operatori, soprattutto di chi lavora nei centri commerciali dove effettivamente, come anche i colleghi Consiglieri hanno sottolineato, non è più retribuita come un tempo la festività lavorativa ed addirittura viene imposto durante la settimana il turno di riposo. Effettivamente abbiamo una contrazione dei diritti sindacali e non abbiamo un ritorno economico reale.
Viceversa bisogna aprire, e questa è un'ottima occasione, il dibattito a livello generale. Noi come II Commissione stiamo analizzando la direttiva europea sulla conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi della famiglia, stiamo spingendo ed io ho presentato anche numerosi emendamenti sulla flessibilità e sul fatto che le famiglie riescano in maniera più tranquilla e corposa a vivere insieme in momenti anche strutturati, quale la giornata di festa, e, andando incontro anche alle esigenze da una parte della globalizzazione, dall'altra parte dell'informatizzazione e quindi del progresso che ci porta ad un'industria 4.0, bisogna assolutamente ripensare al fatto di quanto lavorare, come lavorare e riorganizzare la vita a livello generale.
Detto questo la proposta è abbastanza bilanciata, lascia 12 festività all'interno dell'anno da gestire come aperture, chiede la chiusura nelle feste nazionali, chiede alla Regione di redigere un piano triennale che i Comuni poi recepiranno, quindi solleva, a mio avviso, una abbondante riflessione su questa cosa.
Chiaramente il Movimento 5 Stelle già dal 2013 si era espresso in maniera favorevole concettualmente su questa tipologia di iniziative, quindi noi votiamo e sosteniamo questa proposta di legge, chiedendo di approfondire il dibattito in sede di Camera e Senato che hanno la potestà di legiferare su questo argomento.
Francesco MICUCCI. Brevemente perché molto è stato detto, però mi piace sottolineare alcuni punti.
L'obiettivo che la legge si era posto qualche anno fa credo che fosse un palliativo ed era sotto gli occhi di tutti. Se le tasche quello contengono, uno può spalmarlo su sei giorni, su cinque o su sette, ma alla fine il mucchio è sempre lo stesso.
Poter implementare le vendite attraverso l'aumento di un giorno di apertura non era pensabile ed i risultati hanno dato questo, probabilmente era una spinta e un palliativo.
Qual è quindi l'utilità di tenere aperti i negozi nei giorni festivi e nelle domeniche? Potrebbe avere una valenza sociale, una valenza turistica, e credo che questa, come è stato detto, vada analizzata caso per caso dalle comunità locali e non può essere per legge nazionale, perché il messaggio che passa attraverso questa normativa è che si può utilizzare o si devono utilizzare le festività e i giorni di socialità - non voglio parlare solo delle famiglie, ma delle persone in generale - avendo più tempo a disposizione per consumare e per andare a fare spesa. Credo che questo tempo potrebbe essere meglio impiegato e il suggerimento che andrebbe dato è quello di impiegarlo per fare attività sociale, culturale ed altro.
Qualcuno si oppone dicendo: ma la domenica lavorano tutti, quindi perché un trattamento di favore? In realtà non tutti lavorano la domenica, lavorano quelle categorie socialmente utili: gli ospedali, i musei, le altre strutture di questo tipo, che hanno un obbligo peraltro retribuito nel lavorare in queste giornate. Penso che questo concetto si possa anche estendere alle categorie lavorative che si rapportano con quei settori, penso al turismo, alle attività culturali, che in alcuni casi hanno anche un ruolo sociale. E’ sotto gli occhi di tutti, è chiaro che se nei territori che in estate lavorano a pieno regime, il turista arriva e trova i negozi chiusi, i ristoranti chiusi, non è una bella immagine, quindi in questo caso credo che sia utile creare delle condizioni, con tutto il rispetto delle categorie sociali, dei lavoratori, per dare anche un servizio. Penso che in questo caso parliamo, in senso lato, di attività socialmente utili, altrimenti, ripeto, il rischio è che si creano solo dei danni ed io aggiungerei dei danni agli stessi operatori commerciali, perché chi ha avuto la fortuna di fare l'amministratore locale sa che, parlando un po' con il piccolo negoziante, le piccole attività commerciali, per loro questo è più un obbligo che si sentono, un peso, che non un’opportunità che gli viene data.
Quando i tuoi antagonisti sono le grandi catene commerciali che, attraverso la turnazione, attraverso centinaia di dipendenti, non hanno difficoltà a tenere aperto, anche con le retribuzioni di cui ha parlato il Consigliere Busilacchi, è chiaro che c'è una concorrenza impari per il piccolo operatore commerciale che ha tutto il peso dell'attività sulle spalle della propria famiglia, del singolo operatore, della singola commessa e non riesce, attraverso una turnazione, a dare il giorno di riposo, a tenere aperto, quindi si crea una concorrenza, passatemi il termine, sleale, tra il piccolo operatore e le grandi catene.
Diverso sarebbe se queste cose fossero concordate tra gli operatori stessi perché sarebbe sì un vantaggio dare l'opportunità, ad esempio, di tenere aperti i piccoli negozi anche nel dopo cena, nelle cittadine rivierasche o turisticamente interessanti, sarebbe un'opportunità, magari, la butto lì, tenendo chiuso la mattina che non c'è nessuno in giro perché sono tutti al mare.
Un'operazione di questo tipo, che viene direttamente dal territorio, avrebbe un senso rispetto alla normativa che viene dall'alto; la sensazione è che sia solo una mercificazione, un favore fatto alle grandi catene e, non credo sia l'obiettivo da perseguire, contemplando oltre ai danni sociali alle famiglie e ai singoli cittadini il rischio è che gli unici collettori di socialità diventino gli ipermercati.
Francamente non è un messaggio che vorrei sentirmi sulle spalle, quindi mi auguro che il Parlamento possa recepire positivamente questa nostra sollecitazione, magari facendo gli aggiustamenti che riterrà opportuni, e che questa normativa si possa estendere a tutto il territorio nazionale. Grazie.
Piero CELANI. Alcune riflessioni su questo aspetto. Il Consigliere Busilacchi si è definito un socialista liberale, io su questo argomento, mi definirei invece un liberale con un occhio che guarda verso il socialismo illuminato.
A parte le battute, questa riflessione mi sento di farla. Il problema dell'apertura domenicale si è posto (e ve lo dice uno che su questo tema ci ha riflettuto molto amministrando una città come Ascoli) nel momento in cui sono nati i grandi centri commerciali, perché prima non se ne parlava o per lo meno, solo rarissimamente. Il problema nasceva soltanto nelle località turistiche dove c'era la necessità di dare spazio al commercio per dare una risposta, per dare dei servizi, non perché si volesse fare cassetta e basta, non era un fatto prettamente economico e speculativo, era un fatto di servizi.
Con l'avvento dei grandi centri commerciali, che hanno investito sui territori, dobbiamo dire che i centri commerciali, non vogliamo fare cose qualunquiste, hanno portato anche un sacco di lavoro, sia in termini di investimenti che in termini di occupazione. L'hanno portata, che tipo di occupazione di quantità e non di qualità, è un altro aspetto e lì c'è il sindacato che deve controllare, vigilare, però, ad esempio, improvvisamente, ad Ascoli due centri commerciali hanno messo dentro 800/900 persone, non quisquilie. Questo è il discorso.
Fermo restando la qualità, la dignità del lavoro, il rispetto delle norme, il riposo e quant'altro, il problema è nato nel momento in cui, e non ce lo nascondiamo, le istituzioni non sono state in grado di tutelare le piccole attività commerciali, soprattutto nei centri storici posti a ridosso dei grandi centri commerciali.
Questa politica è totalmente mancata. Chi si doveva occupare di commercio e di programmazione di queste cose? Mi dispiace signori, ma era la Regione, adesso non possiamo batterci il petto dicendo: “Torniamo alla dignità del lavoro”, qui la dignità del lavoro va sposata con le esigenze dei piccoli commercianti, dei negozi in prossimità o che stanno all'interno ad esempio dei centri storici.
Va bene questo discorso, torniamo un attimo a rivedere questi orari, però non basta questo, non avremmo fatto un grande servizio né alle persone né al commercio, perché continueranno a soffrire tutti, i centri commerciali cominceranno con qualche licenziamento, sicuro, la pressione sarà questa, l'avete messo in conto?
Io voto questo atto amministrativo, però le considerazioni vanno fatte fino in fondo, non in apparenza, sennò stiamo qui a fare soltanto provvedimenti di facciata.
L'altro aspetto, mi piacerebbe vedere una programmazione, un aiuto, un sostegno concreto per i negozi di prossimità, quelli che sono all'interno dei centri storici e che hanno subìto l'aggressività dei centri commerciali.
Primo fra tutti dobbiamo incentivare i centri commerciali all'aperto, nei centri storici, perché dobbiamo cambiare anche la cultura degli amici commercianti, non possono fare concorrenza ai centri commerciali con la comodity, vendendo le stesse cose che vendono loro, noi abbiamo delle nicchie di qualità non indifferenti, tutto il Made in Italy e l’enogastronomia. I negozi vanno incentivati a mettere sul mercato prodotti di nicchia e di qualità che non si trovano in quei centri, allora ecco che si risolve il problema di riportare la gente nei centri storici, non soltanto a comprare, ma anche a vivere. Si invita la gente ad andare nei centri storici per visitarli e nel frattempo a fare la spesa nei giorni di festa, e quindi si pone il problema dell'apertura totale nei giorni di festa, esclusi Natale, capodanno, 1° maggio, 25 aprile, però gli altri giorni sempre aperto se vogliamo fare questo, perché le Marche sono costituite da questi borghi.
Diciamoci tutto, non stiamo qui a batterci il petto e a far vedere che siamo bravi a tutelare la dignità del lavoro, questa va tutelata sempre e comunque, indipendentemente dagli orari di lavoro perché il lavoro va difeso anche attraverso la parte economica, dando al lavoratore la possibilità di avere la giusta remunerazione. Quei negozi che sono stati maltrattati non hanno avuto la giusta remunerazione, quelli hanno subìto l'aggressività dei centri commerciali dal punto di vista della liberalizzazione.
Va bene questo provvedimento fino ad un certo punto, perché è troppo generalistico, però è un invito alla normativa nazionale e poi sarà il Governo a mediare questa cosa, però è chiaro che la Regione dovrà mettere mano a dei progetti seri per far riprendere le attività dei piccoli negozi, quelli che hanno fatto la fortuna dei nostri centri.
Vedo il Consigliere Giancarli che mi guarda perplesso, ma noi abbiamo i borghi piccoli, noi dobbiamo lavorare lì, incentivarli e dobbiamo dare anche degli incentivi per farli stare aperti il sabato e la domenica perché è lì che in qualche modo guadagnano e danno anche un servizio a noi perché in quei giorni che stanno aperti probabilmente qualcuno è invogliato ad andare lì, è invogliato a fare una passeggiata per vedere il borgo, la fortezza ed a gustare i prodotti tipici locali, acquistare qualche prodotto di qualità, qualche griffe marchigiana, perché ne abbiamo tante, è questa la politica.
Dobbiamo accompagnare questo atto, altrimenti sarà una scatola vuota ed avremmo fatto un pessimo servizio al nostro territorio. Prossimamente discuteremo in Aula un provvedimento che va in questo senso, mettendoci qualche soldino, perché non possiamo fare soltanto enunciazioni di principio, su questi temi vanno messe delle risorse.
Mi aspetto un intervento di questo tipo da parte dell'esecutivo, ripeto, nell’ambito del principio della dignità del lavoro e delle tante belle cose che abbiamo detto, in Commissione mi sono astenuto, qui faccio un'apertura all'esecutivo con la speranza che prossimamente possa iniziare una programmazione nel verso che ho specificato. Grazie.
PRESIDENTE. Ricordo che con questa votazione finale si approvano anche la relazione illustrativa e la relazione tecnico-finanziaria.
Giovanni MAGGI. Grazie Presidente. Su questo mi voglio inserire per ricordare che nella legge omnibus è stata stralciata la parte del commercio.
Il Consigliere Celani ha detto: “Bisogna valorizzare i centri, le peculiarità”, questo si inserisce in quel discorso che abbiamo fatto e che abbiamo rinviato, quello sui mercatini, le fiere, le sagre, che comunque va a tutelare le piccole attività peculiari di nicchia dei nostri borghi, dei nostri paesi, vanno tutelate senza che arrivino ambulanti da altre regioni che, nelle fiere e nelle sagre, poco hanno a che fare, con i nostri prodotti marchigiani.
Quindi vorrei rammentare al Consiglio di coordinare questo che approviamo oggi con quello che approveremo domani. Grazie.
Proposta di deliberazione n. 15. La pongo in votazione.
Piero CELANI. Chiedo una sospensione di 10 minuti per “nominare meglio”.
PRESIDENTE. Va bene sospensione concessa, ci rivediamo fra 10 minuti.
Elezione del Presidente e del Vice Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis)
(articolo 9, comma 1, lettera a), 2, lettera a) e 3, legge regionale 20 febbraio 2017, n. 4) - Voto limitato ad uno
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’elezione del Presidente e del Vice Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis) - Voto limitato ad uno
Ricordo che l’Assemblea legislativa nel votare ha preso atto delle risultanze istruttorie contenute nel parere della I^ Commissione assembleare e dell’accertamento relativo alle cause di ineleggibilità ed inconferibilità dei candidati.
Schede valide n. 22
Di Cosimo Giovanni n. 14;
Pencarelli Tonino n. 8.
Proclamo eletti Presidente e Vice Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis) Di Cosimo Giovanni e Pencarelli Tonino.
Elezione del Primo Componente del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis)
(articolo 9, comma 1, lettera a), 2, lettera b) e 4, legge regionale 20 febbraio 2017, n. 4) - Voto limitato ad uno
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’elezione del Primo Componente del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis) - Voto limitato ad uno
Mucelli Attilio n. 13;
Spaterna Andrea n. 10;
Ruggeri Lorenzo n. 2.
Proclamo eletto Primo Componente del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis) Mucelli Attilio.
Elezione del Secondo Componente del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’elezione del Secondo Componente del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis) - Voto limitato ad uno
Spaterna Andrea n. 22;
Ruggeri Lorenzo n. 3.
Proclamo eletto Secondo Componente del Consiglio di amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis) Spaterna Andrea.
Elezione del Revisore unico dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis)
(articolo 12, comma 5, legge regionale 20 febbraio 2017, n. 4) - Voto limitato ad uno
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’elezione del Revisore unico dell’ente regionale per il diritto allo studio (Erdis) - Voto limitato ad uno
Balestieri Paolo n. 16;
Vittori Roberto n. 6;
Ercolani Michaela n. 4.
Proclamo eletto Revisore unico dell’Ente regionale per il diritto allo studio (Erdis) Balestieri Paolo.
Interrogazione n. 434 - a risposta immediata
"Trattativa UBI Banca - organizzazioni sindacali sul personale di Nuova Banca Marche"
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 434 del Consigliere Giancarli.
Manuela BORA. Con riferimento ai temi sollevati dall'interrogante si forniscono i seguenti elementi informativi.
La Giunta regionale ha incontrato sia le organizzazioni sindacali marchigiane presenti in Banca Marche, attraverso le strutture regionali della Federazione Autonoma Bancari Italiani (FABI), sia la dirigenza della vecchia Banca Marche con l'AD Luciano Goffi, dopo l'offerta di acquisto vincolante avanzata da UBI Banca a gennaio 2017, ma prima dell'effettiva incorporazione di Banca Marche nel Gruppo UBI, sia più recentemente la dirigenza della Nuova Banca Marche con il nuovo AD Alberto Pedroli, dopo l'approvazione agli inizi di maggio da parte del Consiglio di gestione di Banca UBI della fusione per incorporazione di Banca Marche, assieme ad altre realtà bancarie (tra cui in particolare Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio e Carichieti), nella capogruppo.
L'acquisizione di Banca Marche da parte di UBI Banca è giunta al termine di un periodo di crisi iniziato nel 2012 durante il quale la banca è riuscita sostanzialmente a conservare la raccolta, la clientela e gli impieghi, a riprova del proprio radicamento nel territorio. L'acquirente è una banca tra le più grandi e solide nel panorama italiano, che è cresciuta proprio grazie alle progressive fusioni di realtà più piccole.
La Giunta nel corso di tutti i contatti ha promosso, e continuerà a promuovere in futuro, i seguenti indirizzi:
1) minimizzazione e accompagnamento nel tempo del ridimensionamento della forza lavoro. In particolare, un obiettivo per una transizione ordinata ed efficiente verso il nuovo Gruppo bancario, che salvaguardi il più possibile i livelli occupazionali e la capacità amministrativa di rispondere alle esigenze di erogazione del credito nella Regione, deve essere quello di escludere ogni ricorso a procedure di licenziamento collettivo ai sensi della legge 223/1991 e di ricorrere esclusivamente all'individuazione di esuberi volontari, attraverso prepensionamenti e misure di accompagnamento alla pensione con contratti di solidarietà;
2) mantenimento per quanto possibile di strutture direzionali nel territorio marchigiano. Banca Marche detiene il più alto numero di lavoratori (circa 800) nella propria Direzione prima della fusione, tra le tre Banche maggiori recentemente assorbite da UBI Banca. Il mantenimento del maggior numero possibile di lavoratori nella struttura direzionale marchigiana avrebbe anche l'effetto di attenuare la pressione sulla rete degli sportelli, che sarebbe invece generata da elevati livelli di esuberi tra il personale dei centri direzionali;
3) mantenimento e se possibile rafforzamento di una capacità di erogazione del credito nelle Marche, al fine di sostenere l'economia regionale e di preservare una corrispondenza tra raccolta e impiego del risparmio all'interno del territorio. In linea di principio, un processo di fusione bancaria può portare a fenomeni di razionamento del credito rispetto alla situazione preesistente di frazionamento dei centri di affidamento creditizio alla clientela, a causa della concentrazione dei processi di credit scoring e di formazione dei plafond e dell'allontanamento dei centri decisori rispetto ai territori di impiego. Occorre quindi vigilare affinché la fusione in una banca più grande e presente in tutto il territorio nazionale porti, viceversa, a un miglioramento della qualità dell'offerta creditizia sul territorio e a uno stimolo concorrenziale nei confronti degli altri istituti di credito.
Enzo GIANCARLI. Grazie Assessore. Da parte mia volevo che ci fosse una attenzione e un monitoraggio continuo su questo percorso avviato da tempo, ma che si sta concludendo.
Come è stato ricordato dall'Assessore, abbiamo al centro due aspetti importanti, da un lato la vita della banca, gli occupati nella banca, le filiali della banca, dall'altro la funzione principale della banca che è quella di garantire credito al territorio e soprattutto alle imprese.
Quindi con questa interrogazione, come con altri atti che anche in passato ho inoltrato, intendo mantenere alta l'attenzione su questa vicenda che purtroppo è costata, ed è stato pagato, un prezzo alto dalla comunità marchigiana, questo per quanto riguarda la vecchia banca.
“Azioni intraprese a seguito del sisma del 1997 in particolare modo nel Comune di Fiordimonte (MC)”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 315 dei Consiglieri Malaigia, Zura Puntaroni, Zaffiri.
Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. In riferimento all'interrogazione c'è stata già anche in passato da parte della Regione la relazione esplicativa che ripercorre un po' tutto l'iter, che è particolarmente complesso della pratica, la cui problematica è essenzialmente di natura privatistica.
Per riprendere però quello a cui facevano riferimento gli interroganti si precisa che con la relazione predisposta in data 14 ottobre 2015 sono state fornite ampie informazioni sulla pratica relativa all'immobile sito in Piazza Marconi n. 11 informando che per quanto attiene l'edificio sito in località Alfi, il Tar Marche con sentenza n. 428/07 ha dichiarato inammissibile il ricorso inoltrato dalla ditta proprietaria in merito all'annullamento dell'ordinanza n. 10 del 13 giugno 2005 con la quale il Comune di Fiordimonte oggi Valfornace, ha disposto la revoca del contributo, per cui a tale atto è stata data esecuzione.
In risposta alle puntuali istanze presentate nell'interrogazione in questione si rileva che, come si evince dall'accurata relazione citata, quella del 2015 prot. 0720273, il Presidente della Giunta regionale era a conoscenza dettagliatamente delle questioni relative alla Signora XY, omettiamo il nome perché è una interrogazione ad personam, tanto è vero che ho fatto una relazione nel 2015 citando punto per punto di 4, 5 pagine.
Premettendo che gli uffici della Regione Marche nel tempo hanno messo in atto ogni adempimento previsto, per quanto riguarda l’edificio in località Alfi, dovrà essere verificata l’effettiva restituzione delle somme erogate e successivamente richieste alla proprietaria inadempiente con provvedimento comunale di revoca; per quanto riguarda l’edificio sito in Piazza Marconi, danneggiato in modo non rilevante dagli eventi sismici iniziati il 24 agosto 2016, mentre era in fase di ultimazione l’iter relativo al finanziamento di cui all’articolo 4 della legge 61/98, l’Ufficio speciale per la ricostruzione Marche valuterà la possibilità di ammissione a finanziamento delle lavorazioni relative alla riparazione del danno causato dai recenti sismi.
In ordine alla puntuale supervisione, si precisa che le attività ispettive e le numerose richieste poste in essere tra gli altri dal Dipartimento della Protezione Civile - Ufficio opere pubbliche d’emergenza - Servizio terremoto, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari regionali, dalla Prefettura di Macerata, non hanno evidenziato anomalie sull’operato delle strutture regionali.
La nomina di un Commissario ad acta ordinata dal Tar, in totale sintonia con le richieste dell’amministrazione comunale, vista l’impossibilità a sostituirsi per la conclusione dei lavori, è di per se un’attività di controllo sull’azione amministrativa posta in essere dal Comune di Fiordimonte (oggi Valfornace).
Il procedimento inerente l’erogazione dei fondi di cui all’articolo 4 della legge 61/98 (sisma 1997), verrà concluso con l’esito del controllo attualmente ancora in corso, che dovrà portare alla definitiva dichiarazione di agibilità per l’immobile e all’esito di conformità tecnica-amministrativa-contabile della pratica, all’eventuale impossibilità di addivenire ad un esito positivo dell’intero procedimento, seguiranno le opportune azioni amministrative.
Marzia MALAIGIA (parla dagli scranni della minoranza). Grazie Assessore. Purtroppo non posso ritenermi soddisfatta perché vediamo che contro i cittadini, contro chi è in difficoltà, c’è sempre la burocrazia.
Questa interrogazione l’ho presentata a novembre dello scorso anno perché la signora in questione attende una risposta a questo dramma da 20 anni. Parliamo sempre di terremoto ma è quello del 1997. Dal 26 settembre 1997, quando successive scosse di terremoto hanno provocato gravissimi danni in particolar modo a Serravalle del Chienti, Camerino, Fiordimonte, Castelsantengelo sul Nera, la signora ha una casa a cielo aperto ad Alfi su cui scende la pioggia, non avendo ancora un tetto. E’ un vecchio palazzo settecentesco affrescato, con all’interno mobilio di pregio su cui polvere, oblio, crepe e calcinacci hanno steso un velo di inaccessibilità.
Queste sono le due proprietà della signora che ancora restano devastate a testimoniare una ricostruzione mai avvenuta, questo mi fa presagire in maniera negativa quello che potrebbe succedere per quanto riguarda gli ultimi sismi.
Ho ascoltato la signora lo scorso anno, ho avuto di fronte una storia agghiacciante per l’assenza di un adeguato sostegno da parte della pubblica amministrazione. La signora è anziana, malata, pensionata e vive ancora nella casetta di legno per i terremotati ed ha alle spalle 15 anni di cammino giudiziario per avere una più che legittima risposta al suo dramma.
Facendo un salto nel passato, e in maniera molto sintetica, la signora al momento della presentazione del progetto di ricostruzione si rese subito conto che il progettista incaricato di presentare la documentazione presentò degli elaborati difformi rispetto a quanto previsto dalla legge, i progetti furono in ogni caso regolarmente approvati, fu concesso un primo contributo di circa 40.000 euro, totalmente non sufficienti per partire con i lavori di recupero, per danni stimati di circa 300.000 euro. La signora denunciò fin da subito l’irrealizzabilità dei lavori in quanto mancava la sicurezza statica per gli immobili. Per fare un esempio mi ha detto che in un caso mancavano addirittura le scale e in un altro non erano state inserite le fondazioni del tetto.
La documentazione presentata quindi non era idonea a permettere alla signora di rientrare a casa sua e le inesattezze dei progetti furono più volte segnalate dalla proprietaria, sia al servizio competente presso la Regione Marche sia al Centro operativo di Muccia, senza mai avere alcun responso alle questioni sollevate da altri tecnici, ingegneri, pagati dalla stessa signora.
Procedettero dunque i lavori, così come da progetto, il progettista inviò alla signora richiesta di decreto ingiuntivo per essere pagato, ma nel 2009 il Tribunale di Camerino le diede ragione, stabilendo che non aveva diritto al compenso perché il progetto era difforme da quanto previsto.
Da allora a tutt’oggi ha continuato a lottare per poter modificare i progetti ma non è ancora riuscita ad intervenire sulle sue proprietà per assurde procedure burocratiche.
Ora mi chiedo come possa essere possibile che un cittadino debba lottare 20 anni con notevoli sacrifici ed a spese proprie per poter essere ascoltato. Tra l’altro alla luce dell’ultima sentenza, che lei ha citato, della Corte d’Appello di Ancona del 20 ottobre 2015, che conferma anch’essa la sentenza di primo grado del Tribunale di Camerino, riconoscendo quindi la fallacità del progetto, mi viene da chiedere perché la Regione alla luce delle contestazioni della signora non sia intervenuta tempestivamente con una puntuale supervisione sulle perizie effettuate dai propri tecnici e perché non abbia svolto in tempi rapidi un’azione ispettiva sulla legittimità e sull’efficienza dell’azione amministrativa posta in essere dal Comune di Fiordimonte.
Questa storia di malagestione da parte di questa Giunta circa gli ultimi eventi sismici non mi fa stare del tutto tranquilla.
Oggi abbiamo territori, province intere, dove si reclama soccorso, dove si reclama un sostegno, dove ci sono famiglie che non hanno risposte sul proprio futuro, spero e mi auguro che all’interno di questo nuovo quadro non si verifichi un altro gravissimo episodio come quello che ho portato oggi e credo che sia ora di rimboccarsi seriamente le maniche, al di là degli slogan, al di là delle magliette gialle, e dare avvio a serie e concrete proposte di ricostruzione formulate anche alla luce dell’ascolto attento ai territori colpiti dal sisma perché abbiamo responsabilità sulle nostre spalle, con quella serietà che è dovuta a chi rappresenta la Regione di essere tramite e sostegno alle iniziative di difesa e di protezione di ogni cittadino. Grazie.
“Attuazione dell’accordo di riconversione produttiva dello stabilimento Eridiana Sadam SpA di Jesi”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 388 del Consigliere Giancarli.
Manuela BORA. Il Consigliere Giancarli interroga il Presidente della Giunta regionale per conoscere:
1- Lo stato di attuazione dell'accordo sia per quanto riguarda le realizzazioni di carattere industriale che quelle di carattere commerciale.
Per lo stato di attuazione dell'accordo sia per quanto riguarda le realizzazioni di carattere industriale che quelle di carattere commerciale si riassumono le misure concretizzate e non concretizzate fino ad oggi.
a)	Sadam Meccanica
Costituzione di Sadam Meccanica (allestimento della sede operativa a novembre 2012), una realtà produttiva specializzata nella costruzione di carpenterie strutturali e di precisione e di componentistica per la movimentazione e il trattamento di materiali. Sadam Meccanica supporta anche Sadam Engineering nella produzione, revamping e installazione di impianti industriali.
b)	Incubatore di imprese
Per quanto riguarda l'incubatore di imprese Jesi Cube (ora JCube), tale realtà nasce nel dicembre 2012, nel rispetto dei requisiti stabiliti dalla legge 221/2012 sugli incubatori certificati. L'attività operativa è iniziata nel marzo 2013 con l'apertura del centro d'incubazione (1000 mq) e a dicembre dello stesso anno JCube ha ottenuto il riconoscimento di Incubatore Certificato. Nel febbraio 2014 è stato anche riconosciuto dalla Regione Marche quale struttura di ricerca e trasferimento tecnologico. Le startup incubate da JCube ad oggi sono state oltre 30; quelle attualmente presenti sono 13. Il personale impegnato - tra dipendenti e collaboratori delle startup incubate - è di circa 60 persone; sono state depositate domande per 7 brevetti. L'incubatore segue startup che operano in diversi settori (Biotech, Pharma, ICT/WEB, Food/Bio, Sicurezza, Nanotech, 3DPrinting), e predilige l'accompagnamento di realtà che possano sviluppare "valenza industriale".
c)	Servizi corporate del Gruppo Maccaferri - Sadam Engineering
Per quanto riguarda il mantenimento delle professionalità che svolgono attività a livello di servizi aziendali, si possono citare: il mantenimento in sito di servizi corporate del Gruppo Maccaferri e il mantenimento in sito di Sadam Engineering, società che segue la progettazione, project management e realizzazione di nuovi impianti industriali, specie saccariferi.
d)	Progetto MED
L'attivazione del progetto MED (valorizzazione di sottoprodotti delle filiere agroindustriali tipiche del bacino del Mediterraneo) risulta invece al momento accantonata. Per la precisione il progetto è stato avviato nel 2011 con il coinvolgimento dell'Università di Bologna e si è proposto di valutare la possibilità di impiegare i sottoprodotti derivanti dalle filiere agroindustriali tipiche del bacino del Mediterraneo quale materia prima per la produzione di biogas, integrando a monte la filiera attraverso processi di estrazione delle componenti a elevato valore aggiunto (esempio flovonoli), al fine di ottimizzare il modello di valorizzazione secondo un approccio di bio-raffineria. Purtroppo, nonostante la ricerca su piccola scala (laboratoriale) avesse dato risultati incoraggianti, il passaggio alle valutazioni impiantistiche ed economiche relative alla possibile realizzazione dell'impianto pilota finalizzato allo scale up preindustriale ha dato esiti negativi sulla possibilità/utilità di proseguire con successiva fase del progetto.
e)	Strutture commerciali
II core della riconversione sono le strutture commerciali, ricordo tre medie strutture ed il retail park.
E' necessaria tuttavia l'approvazione del Piano urbanistico attuativo (PUA) in variante al PRG e la sua formalizzazione attraverso Accordo di Programma al fine di poter insediare destinazioni produttive, commerciali, terziarie, ricreative, residenziali-temporanee e per il tempo libero.
La protocollazione del Piano urbanistico attuativo e la richiesta di attivazione del relativo Accordo di Programma risalgono a gennaio 2012. Si è poi tenuta una serie di conferenze dei servizi dedicate sia ad aspetti concertativi che alle previste procedure di verifica ambientale.
In data 6 ottobre 2016 la Regione ha convocato un incontro alla presenza degli Assessori e dei funzionari dei settori commercio lavoro e agricoltura nel quale è stato fatto il punto della situazione ed è stato chiesto al Comune ed alla Provincia di accelerare le procedure per arrivare alla attuazione del Piano urbanistico attuativo.
La sottoscritta, l’Assessore Bravi e l'allora segretario generale Fabrizio Costa, nel mese di novembre 2016 hanno incontrato le associazioni sindacali e i referenti della ditta Maccaferri per fare il punto della situazione sullo stato dei lavori della riconversione dell'ex zuccherificio Sadam di Jesi.
A seguito dell'incontro il dott. Pietro Talarico è stato delegato dal Segretario generale Costa di convocare un incontro con la Provincia di Ancona e il Comune di Jesi per capire quali siano gli elementi di criticità che ancora non fanno partire la riconversione dell'ex zuccherificio e di notificare allo stesso Segretario generale le risultanze della riunione.
In data 6 dicembre 2016 l'Ufficio regionale del settore del commercio ha convocato l'incontro dal quale è emerso la seguente situazione:
1. Comune di Jesi:
Nel 2013 la società SECI Real Estate spa per conto di Eridania-Sadam ha presentato, in conseguenza dell'accordo di riconversione dell'area ex Zuccherificio sita in Jesi via della Barchetta stipulato nel 2010 tra Comune, Provincia, Regione, Eridania-Sadam e Organizzazioni sindacali, il piano attuativo in variante allo strumento urbanistico generale per la trasformazione dell'impianto suddetto in area commerciale-produttivo-terziaria con la previsione, tra l'altro, dell'insediamento di una grande struttura di vendita (c.d. retail park).
La procedura di variante urbanistica, in base a quanto indicato dal Piano territoriale di coordinamento della Provincia (PTCP) comporta, per quanto attiene la localizzazione della grande struttura commerciale, l'attivazione della fase di concertazione tra i Comuni del bacino commerciale-produttivo individuati dal PRCP stesso, la quale dovrebbe concludersi con la stipula di un apposito Accordo di Programma tra le Amministrazioni interessate (Comune, Provincia, Regione, eventuali Comuni del bacino).
Il Piano inizialmente presentato è stato oggetto di successive modifiche ed integrazioni da ultimo trasmesse dalla società proponente nell'agosto del 2016. Le modifiche si sono rese necessarie oltre che per recepire le indicazioni-prescrizioni da parte degli enti chiamati ad esprimersi nella fase preliminare del procedimento di Valutazione ambientali strategica (VAS), anche a seguito dell'entrata in vigore della nuova legge regionale in materia di commercio e del suo regolamento attuativo.
In sintesi il piano attuativo prevede le seguenti destinazioni principali: destinazione commerciale per una quantità di 48.00 mq circa; produttiva di 44.000 mq circa; terziaria di 11.000 mq circa; residenziale/turistica di 7.500 mq circa, per un totale di 110.500 mq circa.
Nel mese di novembre 2016 si è conclusa la fase di scoping di VAS propedeutica all'Accordo di Programma sopra citato.
Si riportano le seguenti fasi procedimentali finalizzate all'approvazione del Piano attuativo in variante al PRG propedeutico all'eventuale richiesta di apertura della grande struttura commerciale con l'indicazione dei relativi tempi stimati:
-	definizione contenuti accordo di programma;
-	stipula proposta Accordi di Programma e fasi di pubblicazione;
-	approvazione Accordo di Programma da parte della Provincia;
-	ratifica del Consiglio comunale dell'Accordo di Programma - approvazione Piano di recupero in variante al PRG.
Si evidenzia inoltre che per quanto riguarda il rilascio delle autorizzazioni per le tre medie strutture la competenza è esclusiva del Comune dal punto di vista amministrativo.
2. Provincia di Ancona:
Il contributo della Provincia riguardava il progetto della viabilità che costituisce di fatto l'oggetto dell'Accordo di Programma, la Provincia di Ancona con le osservazioni fatte pervenire afferma che la strada dovrebbe essere considerata di tipo B e pertanto dovrebbe rispettare quanto previsto nel D.M. 5 novembre 2001 del Ministero infrastrutture e trasporti in base al quale:
-	spartitraffico della larghezza minima di ml. 2,50 (da noi presentato di larghezza 1,80 - nel corso della riunione tenutasi nel 2015 la Provincia aveva suggerito di adottare una larghezza pari a 80 cm);
-	nelle strade di tipo B (extraurbane a 2 corsie) non sono ammessi attraversamenti a raso;
-	i golfi di fermata per i mezzi destinati a trasporto pubblico vanno adeguati considerando che transitano autobus autosnodati.
La categoria B è quella che identifica le strade di scorrimento esterne ai centri abitati e non consente il transito di: motocicli di cilindrata inferiore a 249 cc; ciclomotori d cilindrata inferiore a 149 cc; biciclette; pedoni, e richiede tra l'altro che le soste dei mezzi pubblici siano esterne alla piattaforma stradale e con immissione/re-immissione autonome.
Si è quindi aperto un dibattito in relazione a tale aspetto: in particolare i Comuni di Jesi e di Monsano si sono confrontati in merito all'ipotesi di inserimento di tale tratto di viabilità provinciale all'interno del centro abitato.
Nel mese di maggio Jesi e Monsano hanno condiviso il progetto di adeguamento del tratto di viabilità provinciale, così come presentato dalla ditta, ritenendolo sufficiente a garantire le necessarie condizioni di sicurezza e le prospettive di sviluppo dell'area ex zuccherificio e poi hanno trasmesso una nota congiunta a firma dei Sindaci e delle aree tecniche dei due Comuni per un confronto definitivo con la Provincia.
Si attende l'esito di tale incontro e se condiviso il progetto di viabilità si potrà partire con la stipula dell'Accordo di programma e con la sua pubblicazione al fine di adottare il Piano. Nella fase di pubblicazione, si faranno anche le valutazioni di carattere ambientale.
Si ricorda che prima di essere pubblicato, il PUA dovrà essere sottoposto al preventivo vaglio della Giunta comunale e si ricorda che a Jesi sono indette le elezioni amministrative.
A questo punto si stima che entro l'anno 2017 si possa arrivare alla Conferenza dei servizi conclusiva e alla sottoscrizione dell'Accordo di Programma.
2 - La situazione dei lavoratori
In merito allo stato occupazionale degli ex dipendenti Sadam, rispetto agli accordi sindacali assunti nel giugno 2015, ad oggi risulta che dei 66 ex dipendenti Eridania Sadam dall’1 luglio 2015 in mobilità
- 63 persone sono rimaste ancora da ricollocare, infatti 3, secondo informazioni assunte, hanno trovato altra occupazione;
- 14 unità sono alla Sadam Meccanica con contratto a tempo determinato, per loro la mobilità finirà il prossimo anno a luglio 2018;
- circa 7 unità stanno scegliendo di andare a lavorare a Russi con inizio febbraio 2018. La trattativa è in corso. Alcuni di questi hanno la mobilità con termine in quel periodo per altri necessario che lavorino almeno 1 mese con impegno del Gruppo Maccaferri per avere la disoccupazione e protrarre quindi il periodo fino a luglio 2018.
Per i restanti, la maggioranza dei lavoratori hanno già finito il periodo di mobilità e i pochi altri lavoratori hanno una situazione di scadenze scaglionate fino al 2018.
Come detto sopra si stima che entro l'anno 2017 si possa arrivare alla Conferenza dei servizi conclusiva e alla sottoscrizione dell'Accordo di Programma. In ogni caso la Regione continuerà a monitorare l'iter procedurale per accelerare lo stesso e per giungere quanto prima all'attuazione del programma con l'inserimento lavorativo delle unità non ancora occupate.
Per le stesse ci si impegna a sollecitare il Gruppo Maccaferri a favorire l'occupazione, fino alla completa attuazione del programma, anche per periodi superiori a quelli minimi per il perseguimento della disoccupazione.
Si vuole infine far presente alcune realizzazioni positive per il territorio pur se non contemplate nell'accordo:
Manifattura 3D
Nel 2015 nell'ambito di Jesi Cube è stata realizzata una ulteriore infrastruttura, il Fab Space, che si configura pertanto come un nuovo investimento promosso sull'area. Si tratta di un laboratorio di manifattura additiva, realizzato recuperando uno stabilimento inutilizzato dell'ex zuccherificio. Il Fab Space è un luogo dell'apprendere e del fare, capace di aggregare community che condividano conoscenze sulla manifattura 3D, che ho anche personalmente visitato e di cui condivido l’apprezzamento della struttura tecnica. Una palestra di alfabetizzazione e sperimentazione per artigiani, imprenditori, designer, inventori, creativi, dove ciascun utilizzatore potrà dar corpo alle proprie idee in laboratori dotati di macchine controllate da computer che permettono di fabbricare con tecniche di "Additive Manufacturing". I servizi oggi disponibili presso FabSpace sono: realizzazione prototipi, servizi di ricerca e sviluppo e progetti custom, attività di formazione, noleggio macchine e supporto di esperti in ambito additive manufacturing, workshop ed eventi sul 3D. Gli strumenti a disposizione sono: sampanti 3D, scanner 3D, macchina taglio laser, pantografo CNC, fresa CNC, plotter.
C’è anche un laboratorio territoriale e si segnala inoltre che nel corso del 2016 Sadam ha sottoscritto una convenzione con l'istituto tecnico statale "Pietro Cuppari", capofila e titolare del Progetto "culture@labj: Laboratorio territoriale per I'occupabilità in Jesi per l'impresa culturale e manifattura 4.0", finanziato dal MIUR, nell'ambito della quale Sadam medesima si è impegnata a concedere in comodato d'uso gratuito per la effettiva durata del progetto alcuni spazi nell'ambito del FabSpace, provvedendo ai necessari interventi di adeguamento e sostenendo le spese di gestione degli stessi.
Inoltre nel gennaio 2017 Sadam ha sottoscritto con la Fondazione Pergolesi Spontini un contatto di locazione di uno stabile ad uso magazzino ed un contratto di comodato gratuito per la porzione posta al piano primo dello stabile ad uso magazzino e confezionamento attualmente presenti nell'area dell'ex zuccherificio.
Enzo GIANCARLI. Ringrazio ancora l’Assessore Bora, tra l’altro mi dispiace che stamattina abbia dovuto rispondere a due mie interrogazioni, ho ascoltato con attenzione e so che, dal punto di vista procedurale, questa mattina c’è stata un’ulteriore conferma, si sta andando avanti.
So che c’è anche un’attenzione politica, l’Assessore stesso ricordava che ha fatto una visita all’azienda non molto tempo fa e nella risposta c’era un riferimento esplicito alle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale di Jesi. Le elezioni si sono svolte, credo che dal punto di vista politico occorra un incontro almeno Regione Marche/Comune di Jesi e l’istituzione provincia (coinvolta sulla viabilità e non soltanto perché è di area vasta) per accelerare ulteriormente la conclusione di questo percorso avviato tantissimo tempo fa. Grazie.
“Immobile della Regione Marche ‘Casa del Mutilato’”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 429 del Consigliere Maggi.
Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Si premette che l'immobile di proprietà regionale denominato "Casa del Mutilato", sito in Ancona, Corso Stamira n. 9, risulta attualmente classificato nel patrimonio disponibile della Regione e destinato alla vendita "previa regolarizzazione edilizia", come risultante dalle delibere di Giunta regionale 1051/2015 e 1096/2016. Tali deliberazioni confermano quanto già stabilito con l'articolo 38 della legge regionale n. 29/2004, in sostanza abbiamo agito in esecuzione di quella legge.
Posto ciò, l'interrogazione in oggetto è diretta ad appurare in cosa consiste la regolarizzazione edilizia necessaria per l’alienazione. Questo è il primo punto per il quale voglio evidenziare che la regolarizzazione edilizia consiste nella predisposizione di una comunicazione inizio lavori asseverata (CILA) in sanatoria (articolo 6 bis del D.P.R. 380 del 6 giugno 2001 e sue modificazioni) con richiesta di atti presupposti (cioè con richiesta di acquisizione del parere della Soprintendenza belle arti e paesaggio delle Marche), per parziali difformità interne riscontrate nei vari piani dell'immobile (trattasi comunque di opere interne di modesta entità, realizzazione di alcune brevi tramezzature interne, comunque facilmente rimuovibili).
Tale regolarizzazione, unitamente ad ulteriori prestazioni da effettuare su altri immobili di proprietà regionale, è stata affidata a uno Studio tecnico esterno aggiudicatario dei servizi tecnici connessi alla gestione del patrimonio immobiliare della Regione Marche.
A seguito di sopralluogo in “situ”, rilievo dettagliato dell'edificio, ricerca ed acquisizione presso il Comune di Ancona di tutti i titoli abilitativi edilizi rilasciati nel corso degli anni, la CILA in sanatoria è stata recentemente depositata in Comune e si è in attesa di risposta.
Tempi massimi per la conclusione del procedimento: con riferimento alle disposizione normative, l'autorizzazione da parte della Soprintendenza è rilasciata entro il termine di 120 giorni dalla ricezione della richiesta.
Sentito il Dirigente del Servizio edilizia del Comune di Ancona, vista la fattispecie (opere interne minime) il procedimento dovrebbe chiudersi entro 60 giorni (anche in considerazione del fatto che la pratica è stata preventivamente concordata dallo Studio tecnico esterno sopra richiamato con l'ufficio comunale e la Soprintendenza). Questo per quanto riguarda il punto 1, Consigliere Maggi.
Per quanto riguarda il punto 2, quali siano i vincoli e le tutele previsti dalla legge e dalla Soprintendenza di Ancona per la vendita degli edifici, poiché il bene denominato "Palazzo del Mutilato" (con Decreto del Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici delle Marche n. 9 dell’8 marzo) è stato dichiarato di interesse storico-architettonico, ai sensi dell'articolo 10 comma 1 del decreto legislativo n. 42/2004, l'alienazione dello stesso è subordinata al procedimento di richiesta di "Autorizzazione all'alienazione" ai sensi dell'articolo 55 del citato decreto legislativo e al successivo procedimento di "prelazione" ai sensi dell'articolo 62 dello stesso decreto legislativo.
Con il punto 3 si chiede quali siano le iniziative e i tempi per interventi di valorizzazione del Palazzo e al punto 4 quali siano le iniziative e i tempi per la manutenzione e conservazione del bassorilievo esterno dell'arengario e della scultura della "Vittoria Alata", situata all'interno del Palazzo. Per quanto riguarda i punti 3 e 4 deve precisarsi che l'immobile, allo stato attuale è e resta destinato alla vendita e, per tale motivo, sono esclusi lavori di manutenzione straordinaria e/o di valorizzazione, in quanto gli stessi determinerebbero un ingiustificabile onere finanziario a carico dell'amministrazione regionale piuttosto che dell'acquirente. Gli interventi, pertanto, sono solamente quelli strettamente correlati alla conservazione e ad evitare il deterioramento e i medesimi sono in ogni caso concordati con la Soprintendenza di Ancona, come regolarmente avvenuto in passato.
Conformemente a tale criterio di intervento si precisa, incidentalmente, che su indicazione del competente Assessorato, su mia indicazione (appena mi sono insediato, nel corso del 2015-2016), sono stati effettuati lavori manutentivi diretti:
- alla sistemazione della copertura, al fine di evitare infiltrazioni d'acqua;
- alla messa in sicurezza della facciata esterna al fine di evitare distacchi di piccole parti;
- l'eliminazione di una superfetazione edilizia a livello del tetto (piccolo locale tecnico).
Diedi disposizioni perché addirittura in quel palazzo ci pioveva, quindi vennero fatti su mia indicazione gli interventi sopracitati, anche abbastanza significativi, se non ricordo male intorno ai 40.000 euro.
Per quanto riguarda il punto 5, con il quale si chiede quali siano gli orientamenti della Giunta sulla destinazione dell'immobile, viste le ormai nulle possibilità di vendita dello stesso, come già accennato nel punto che precede, la Giunta è orientata al processo di dismissione dell'immobile, tra l’altro non potrebbe essere diversamente anche in esecuzione di una apposita legge regionale. L'eventuale acquisto da parte di un investitore privato la cui possibilità non sembra affatto da escludersi garantirebbe, senza onere per la pubblica amministrazione, tutti gli interventi per una congrua valorizzazione del Palazzo.
Consigliere Maggi non è da escludersi l’acquisizione di un privato perché in passato ci fu una risposta ad un bando di gara da parte di un soggetto interessato, non si perfezionò la vendita proprio a causa della mancata regolarizzazione, che le dicevo prima nel rispondere ai punti di questo immobile, e di fatto erano regolarizzazioni che impedivano il perfezionarsi della vendita. Per questo motivo noi vogliamo adempiere a quegli oneri.
Circa le prospettive di realizzare la vendita, si fa presente che i tentativi d'asta sono stati i seguenti:
2006 - prezzo a base d'asta 2.826.000 - aggiudicazione effettuata senza addivenire alla stipula del contratto, quindi ci fu proprio l’aggiudicazione;
2010 - prezzo a base d'asta 2.420.000 - procedura andata deserta;
2011 - prezzo a base d'asta 2.420.000 - procedura andata deserta.
Si fa presente che, attualmente, da perizia di stima, il Palazzo è valutato in 2.369.000. Tale importo sarà, con ogni probabilità quello da mettere a base d'asta della prossima asta.
Si evidenzia, incidentalmente, che l’articolo 6 del regolamento regionale n. 4/2015 prevede un sistema di tre aste successive nel quale, ove andasse deserta la prima, si procede immediatamente con la seconda con abbattimento automatico del prezzo del 15% e così, in caso di infruttuosità della seconda, si procede con un ulteriore abbattimento del 15% per la terza. Circa i tempi di esperimento delle tre aste si stima approssimativamente 90 giorni, a decorrere dalla regolarizzazione di cui al punto 1.
Questa, Consigliere Maggi, è la risposta formale che è stata predisposta dal Servizio competente, ovviamente, concordata con me perché io amo sempre metterci del mio nelle risposte perché credo che ci debba essere anche un indirizzo di ordine politico in una risposta che io condivido pienamente ed è molto puntuale, anzi voglio ringraziare con l’occasione il Servizio competente per la precisione con cui la risposta stessa è stata preparata, dalla quale si evincono aspetti che credo che per lei siano di interesse, su questo vado a braccio, la necessità di regolarizzare questo bene tenendo presente tutti quelli che sono i vincoli giusti posti dalla Soprintendenza, dall’altro fare quegli interventi necessari di minima conservazione, come noi abbiamo fatto, io stesso, come le ho detto, ho dato immediate disposizioni; l’impossibilità di interventi di ristrutturazione straordinaria perché nel momento in cui c’è la vendita si determinerebbe un ingiustificato vantaggio nei confronti dell’eventuale acquirente; la possibilità secondo me, che una volta regolarizzato - la cui regolarizzazione è in corso, le pratiche sono state depositate - si potrebbe anche procedere alla vendita e penso che, l’eventuale acquirente non potrà non pensare ad un progetto di valorizzazione di quell’importante immobile anche per il luogo dove è ubicato, come da lei sottolineato, all’ingresso, quasi alla porta della città capoluogo di Regione.
Aggiungo che oggi non c’è alternativa alla vendita, però sempre fuori dalla risposta, quando lei nel punto 5 della sua interrogazione chiede quali siano gli orientamenti della Giunta sulla destinazione dell'immobile, viste le ormai nulle possibilità di vendita dello stesso. Lei chiede: “Visto che non si può vendere che cosa ne volete fare? Pensate di lasciarlo lì all’infinito così, in quelle condizioni?” Io credo che lei ponga un interrogativo giusto ed è anche il mio punto interrogativo e se vogliamo anche il mio cruccio di Assessore al patrimonio. Ripeto, non dispero che si possa vendere per il bene non soltanto delle casse regionali ma per il bene della città di Ancona, per quel palazzo stesso e per la storia che rappresenta, quindi ci dobbiamo impegnare in quella direzione e non le nascondo che io sono impegnato anche con una fitta rete di rapporti con istituti pubblici, penso all’Archivio di Stato, penso ad Associazioni pubbliche, perché, e credo che su questo possiamo concordare senza sentirci, io non dispero, magari, non solo di vendere ma di poter assegnare questo bene - come Assessore al patrimonio potrei fare solo la proposta - a qualche istituzione pubblica od anche a qualche associazione di rilevanza pubblica. Penso agli Archivi storici delle Marche, penso a delle associazioni, però ci deve essere una pre-condizione: è evidente che anche sulla base di disposizioni legislative regionali che ci sono, noi non possiamo farci carico della ristrutturazione, però se fosse possibile assegnare questo immobile per finalità pubbliche io penso, lo dico a titolo personale, che sosterrei questa proposta. La Regione Marche potrebbe anche assegnarlo così per quella finalità pubblica, fermo restando che poi dovrà essere ristrutturato, valorizzato, conservato perché penso che quell’immobile sia un patrimonio per la città capoluogo, per la stessa regione Marche, città capoluogo che spero di coinvolgere in questo percorso.
Questa fase è aperta e qualora si dovesse concretizzare non esiterò ovviamente ad investire il Consiglio regionale di eventuali alternative decisioni rispetto a quella della vendita che oggi inevitabilmente resta in campo.
Giovanni MAGGI. Io non posso che ringraziare l’Assessore Cesetti, le risposte sono precise e circostanziate su tutte le domande fatte.
Il rammarico è che ormai c’è questa tendenza a vendere i gioielli della Regione, della città, per motivi economici e l’Assessore ha colto il fatto che questa interrogazione, che viene da un movimento che viene dal basso per rivalorizzare questo edificio, soprattutto nel senso che lei ha detto, ci sono dei comitati che si sono formati nella nostra città in questo senso, quindi vedremo gli sviluppi.
Quello che mi meraviglia però è che la Giunta del Comune di Ancona non abbia fatto una diffida alla Regione perché quel palazzo è sporco, è annerito, è l’incuria della politica fatta evidenza.
Sicuramente lì c’è molto traffico, quindi non si guardano gli edifici che sono accanto al Corso Stamira, si passa velocemente perché c’è la corsia dell’autobus, ma il palazzo è completamente annerito, è un pessimo biglietto da visita, ma non ce l’ho con lei, ce l’ho soprattutto con l’amministrazione di Ancona che non ha chiesto alla Regione di pulire questo palazzo. Quando c’è una persiana rotta, eccetera, i vigili urbani sono molto solleciti a dire: “Devi mettere a posto il palazzo per il decoro della città, devi accomodare il portone o devi togliere quella crepa nel palazzo perché il decoro della città va tutelato nell’interesse generale e non nel tuo interesse privato”.
Mi meraviglio che il Comune di Ancona non abbia chiesto in prima istanza in maniera cordiale e cortese, in seconda istanza in maniera più pressate, alla Regione di pulire quel palazzo. E’ veramente vergognoso, come si gira dal porto, dalla Banca d’Italia e si arriva lì, subito c’è questo palazzo che tra l’altro è l’unico esempio di architettura littorio, non lo dico io, citato nei libri di storia dell’arte, addirittura l’architettura fascista è rappresentata da questo palazzo “dei mutilati” insieme ad altri che erano stati fatti a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale.
Io ho dei ricordi particolari perché mio padre, quando ero bambino, mi portava lì a prendere il pacco della “Befana” del mutilato e invalido, e mi ricordo questa grandissima scala con la “Vittoria alata” di Blasi, che è uno scultore marchigiano, e i bassi rilievi.
Faccio appello alla sua sensibilità, Assessore, perché impieghi qualche migliaia di euro per ripulire questo palazzo e riportare il capoluogo alla dignità e al decoro che le istituzioni debbono in generale, soprattutto le istituzioni regionali, a tutti i paesi, alle città, ma in particolare al capoluogo regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha la parola, per una precisazione, l’Assessore Cesetti.
Fabrizio CESETTI. Solo per ribadire. Come le ho detto questo Assessorato appena insediato ha dato disposizioni per un primo intervento su quel palazzo, nella consapevolezza di quanto sia importante per la città capoluogo, quindi io stesso ho dato quelle disposizioni appena insediato.
Ci sono ulteriori interventi, quelle difficoltà che le ho detto, perché in un immobile per il quale è stata disposta la vendita oggi è complicato poter fare degli interventi che non siano di stretta conservazione.
Fatta questa premessa sono intervenuto, e ringrazio il Presidente, perché avevo dimenticato una cosa, Consigliere Maggi, su quello che io ho detto, fuori anche da quella risposta, ai contatti con delle associazioni, ovviamente, qualora lei dovesse avere qualche idea, qualche soluzione, ben venga, il mio telefono è a disposizione e se le venisse qualche idea e potesse dare una mano per una soluzione per quell’importante palazzo sarebbe il benvenuto, le volevo dire questo.
ad iniziativa dei Consiglieri Busilacchi, Biancani, Urbinati
“Acque di balneazione: sversamenti di acque reflue urbane”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 390 dei Consiglieri Busilacchi, Biancani, Urbinati.
Angelo SCIAPICHETTI. Grazie Presidente. La risposta è molto tecnica ed ha bisogno anche di una serie di allegati, che poi consegnerò agli interroganti, che voglio ringraziare perché ci permette di prendere coscienza e di fare il punto della situazione su un tema molto delicato, complesso e difficile rispetto al quale noi peraltro come Regione Marche annosamente riscontriamo dei ritardi e delle difficoltà.
In riferimento al punto 1, sono stati presentati e realizzati vari interventi tutti finalizzati al superamento delle procedure d'infrazione sulle acque reflue urbane e l'attuazione della direttiva 90/271/CEE, dove la Regione Marche presenta - questo vorrei che fosse noto a tutti, lo sappiamo, ma ogni volta sono costretto a risottolinearlo - su 92 agglomerati 46 agglomerati non conformi: due relativi alla procedura 2009/2034 con condanna da parte della Corte Costituzionale Europea nella Causa 85/13, mentre altri 44 relativi alla procedura 2014/2059.
Gli interventi individuati ed in corso di realizzazione o da realizzare contribuiscono sia agli adempimenti relativi alla direttiva acque reflue urbane che alla direttiva quadro acque nonché alla direttiva balneazione e al miglioramento della qualità delle acque superficiali fluviali, lacustri e costiere.
In particolare sono stati realizzati interventi importanti sul Musone, con il collettamento ed il trattamento delle acque reflue urbane di Filottrano, il completamento (realizzati ed in fase di realizzazione) di 4 collettori dell'agglomerato di Castelfidardo (che comprende il territorio di Castelfidardo ed Osimo) ed il relativo ampliamento dell'impianto di depurazione di Villa Poticcio, il completamento di alcuni tratti di fognatura dell'agglomerato di Cingoli e di Montefano.
Gli interventi sull'Esino riguardano il completamento delle reti fognarie degli agglomerati di Matelica e di Agugliano.
Sul torrente Arzilla è stato realizzato l'impianto di depurazione del centro urbano di Santa Maria dell'Arzilla, mentre alla foce del torrente è in fase di aggiudicazione il progetto relativo alla realizzazione di una vasca di prima pioggia per contenere lo sversamento delle acque reflue urbane in occasione di eventi meteorici che hanno comportato la chiusura di tratti di costa adibiti alla balneazione.
Sull'Asola e sul Tesino attualmente non sono previsti nuovi interventi di collettamento in quanto i sistemi fognari e di depurazione sono conformi; la scarsa quantità di acque di questi corpi idrici soffre i carichi immessi dagli scarichi di acque reflue urbane ed industriali, per cui la soluzione è quella di aumentare la capacità di rimozione degli inquinanti, azione che richiede un significativo sforzo finanziario.
Tuttavia relativamente al bacino dell'Asola, che coinvolge i Comuni di Potenza Picena e Civitanova Marche, è in corso di progettazione un intervento di sistemazione della fognatura a sud di Potenza Picena, che permetterà di collettare reflui non depurati e dismettere i sistemi di trattamento individuali presenti, per un importo di investimento di 435.000 euro, programmato per il 2017.
In riferimento al punto 2, sono in fase di realizzazione molti interventi su tutti gli agglomerati (46) in procedura d'infrazione; tali interventi sono conformi alle varie direttive sulle acque ed in particolare per quella delle acque reflue urbane.
In riferimento al punto 3, il fenomeno della fuoriuscita delle acque reflue urbane dagli scolmatori nei tratti terminali fluviali o direttamente a mare, dove sono individuate acque di balneazione, è stato ampiamente evidenziato nel Piano di tutela delle acque.
Nello stesso Piano sono state indicate come priorità: 1) quella del raggiungimento della conformità degli agglomerati, 2) quella relativa alla tutela delle aree protette, così come definite dalla direttiva quadro acque.
Solo nell'agglomerato di Fano e di Grottammare, conformi alla direttiva 91/271/CEE, sono state realizzate o sono in fase di realizzazione, infrastrutture tali da rispondere agli indirizzi riportati nel Piano di tutela, specificatamente agli articoli 35 e 43.
La Regione Marche sta sollecitando alcuni Enti gestori del Servizio idrico integrato a predisporre progettazioni su alcune situazioni particolarmente critiche, ma è chiaro che la soluzione di tale aspetto, considerando che le infrastrutture fognarie da sempre hanno cercato anche di risolvere impropriamente il problema dell'allontanamento delle acque meteoriche con lo stesso reticolo idraulico delle acque reflue richiederà tempi molto lunghi ed investimenti importanti; attualmente la tariffa permette parzialmente di coprire i fabbisogni finanziari per il raggiungimento della conformità degli agglomerati.
In riferimento al punto 4, i fondi a disposizione sono solo quelli relativi ai progetti che possono essere realizzati, e attualmente sono solo due ed ubicati nel Comune di Fano.
E' in fase di realizzazione e finanziato dalla sola tariffa, l'intervento a Fano degli scolmatori della zona Bersaglio e zona Sassonia, per un importo di circa 700.000 euro.
E' in progettazione e sarà realizzata quest'anno, una vasca di accumulo a servizio dello scolmatore di acque reflue urbane in prossimità della foce del torrente Arzilla (importo previsto 1.180.000 euro).
In riferimento al punto 5, i Piani d'ambito sono in fase d'attuazione; la loro realizzazione avviene su programmi biennali di interventi individuati e finanziati principalmente dalla tariffa. I programmi d'interventi sono posti alla verifica dell'Autorità energia elettrica gas e servizi idrici (EEGSI), l'ultimo dei quali per il periodo 2016/2019, suddiviso nei bienni 2016/2017 e 2018/2019, la cui copertura finanziaria sarà definitiva previa valutazione consuntiva della stessa agenzia.
Possono essere evidenziati alcuni ritardi dovuti alle procedure di esproprio, quelle di appalto dovute all'emanazione di nuove norme ed in alcuni casi dal rilascio dei pareri previsti per legge.
In riferimento al punto 6, II livello qualitativo del servizio fornito dai gestori è in linea con gli standard richiesti dall'Autorità energia elettrica gas e servizi idrici (AEEGSI), come indicato nei rapporti annuali dell'Agenzia.
In riferimento al punto 7, è in fase di verifica una bozza di legge che l'Assessorato e l'ufficio regionale preposto stanno approfondendo e valutando.
In tempi brevi si vuole presentare per la concertazione una proposta definitiva affinché siano realizzati 5 sub ambiti con altrettanti gestori unici invece degli attuali 8, nel rispetto delle norme vigenti.
Gli interroganti, ripeto possono trovare una risposta molto più circostanziata, precisa e dettagliata negli allegati che consegno. Grazie.
Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Grazie Assessore per la sua abituale puntualità e solerzia nella risposta, che è molto completa.
Noi abbiamo presentato questa interrogazione alcuni mesi fa, in seguito ad una serie di notizie che erano apparse sulla stampa nazionale in occasione della giornata mondiale dell’acqua, da cui avevamo appreso che il 25% della popolazione italiana riceve un inadeguato servizio di depurazione, che anche a livello comunitario non rispettiamo alcune direttive e che abbiamo da risarcire milioni di euro di multa per ritardi nell’adempimento.
E’ una situazione chiaramente nazionale, anche i dati di Goletta Verde segnalano dei problemi nel nostro Paese, un punto inquinato ogni 54 chilometri di costa, che nella stragrande maggioranza dei casi corrispondono a foci di fiumi, torrenti, scarichi e canali.
Devo dire che la Regione Marche, come ha ricordato adesso l’Assessore, si è attivata recentemente approvando il Programma degli adempimenti relativi all’applicazione del decreto legislativo e nel frattempo, Assessore, da quando abbiamo fatto l’interrogazione, devo dire che sono stati determinati alcuni divieti temporanei di balneazione, lo so perché risiedo in questo territorio, ci sono stati ad esempio tre divieti di balneazione nel tratto di mare compreso tra Palombina e Ancona, pochi giorni fa, tra fine aprile e fine maggio. Quindi, come lei giustamente ha ricordato, su questo tema dobbiamo prestare attenzione, in primis per la questione ambientale ma anche per tutte le ricadute dal punto di vista turistico.
La ringrazio nuovamente per la sua risposta e confido che la Giunta saprà, come sempre con il lavoro che lei produrrà, cercare la migliore risoluzione per questo importante problema.
“Richiesta adeguamento della legge regionale 2 settembre 1997, n. 60 ad oggetto ‘Istituzione dell’agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche (Arpam)’ alla Legge n. 132/2016”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 226 della Consigliera Pergolesi che ha la parola per illustrarla.
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Come tutti sapete questa mozione arriva in maniera tardiva perché erano cose che si vociferano lungo i corridoi, però non si era mai giunti ad un’azione efficace, quindi ho ritenuto necessario, visto che l’Arpam è un ente di rilevanza strategica sia per la Regione Marche che per i Comuni e per i cittadini che la chiamano in causa quando avvertono dei pericoli per la loro salute e per l’ambiente, chiedere semplicemente di recepire la legge nazionale e di predisporre una proposta di modifica della legge n. 60/1997, inoltre di indire quanto prima un avviso pubblico per la nomina del Direttore generale, del Direttore tecnico e del Direttore amministrativo dell’Arpam con i requisiti professionali richiesti dalla normativa vigente, nonché adottati dalla stragrande maggioranza delle Arpam italiane. Grazie.
Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Io auspico che questa mozione, con e se verranno approvati i due emendamenti che io ho presentato, in relazione ai quali ho già avvertito la presentatrice, la Consigliera Pergolesi, venga votata dal Consiglio regionale perché le finalità cui tende sono giuste, nel senso che è corretta la richiesta di una proposta di adeguamento della legge regionale 60/1997 alle nuove disposizioni della legge 132/2016.
Ovviamente la Giunta, tramite il servizio di competenza, si sta adoperando a tal fine, l’Assessore Sciapichetti già me ne parlava ed ha allertato in questa direzione, però i tempi non sono quelli indicati dalla Consigliera Pergolesi, e in questo senso c’è un mio emendamento, ma sono quelli previsti dall’articolo 17 della legge 132 del 2016, la quale all’articolo 16, comma 4, testualmente ci dice che la proposta di legge 132 entra in vigore decorsi 180 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e che, entro i 180 giorni successivi dall'entrata in vigore, le Regioni e le Province autonome devono recepire le disposizioni della medesima legge.
Quindi il termine è il 18 luglio 2017, al quale ovviamente andranno aggiunti i tempi di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e c’è un mio emendamento dove inserisco la parola auspicabilmente perché è evidente che i tempi non sono perentori, però noi ci sentiamo impegnati a rispettarli.
Per quanto riguarda l’altro aspetto c’è un emendamento nella premessa con il quale si dà atto, come correttamente fa la Consigliera, che per la nomina del Direttore generale si è proceduto nel rispetto delle previgenti disposizioni normative, con una proroga che tra l’altro scadrà nel mese di settembre 2017 per il pensionamento dell’attuale nominato Direttore generale. In questo senso c’è una modifica con un emendamento nella parte dispositiva che, senza stravolgere la finalità della Consigliera Pergolesi, sostanzialmente dice che impegna la Giunta ad indire, al termine dell’attuale incarico, un avviso pubblico per la nomina del nuovo Direttore nel rispetto della procedura di cui all’articolo 7 della legge regionale 60/1997 vigente al tempo. E’ di tutta evidenza che se noi andremo a modificare e ad adeguare l’articolo 7 verrà applicato quello che sarà vigente al tempo nel rispetto della piena autonomia del Consiglio regionale.
Quindi auspico l’approvazione di questi emendamenti all’esito della quale mi auguro che il Consiglio regionale voglia votare a favore della mozione della Consigliera Pergolesi. Grazie.
Romina PERGOLESI. Siccome non abbiamo avuto ancora gli emendamenti vorremo un attimo attendere.
PRESIDENTE. Li sto per leggere.
Romina PERGOLESI. Perfetto.
Emendamento n. 226/1 a firma dell’Assessore Cesetti: “Nella premessa il punto “rilevato che” è sostituito dal seguente: Per la nomina dell’attuale direttore generale si è proceduto ai sensi dell’articolo 7 della legge regionale n. 60/1997, così come modificato dall’articolo 6 della legge regionale 13/2011”. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 226/2 a firma dell’Assessore Cesetti: “Nel dispositivo il punto 1 è sostituito dal seguente: 1. a predisporre una proposta di modifica della legge regionale 60/1997 ad oggetto ‘Istituzione dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche (Arpam)’ auspicabilmente nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 16 della legge 132/2016”. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 226/3 a firma dell’Assessore Cesetti: “Il punto 2 del dispositivo è sostituito dal seguente: 2. ad indire, al termine dell’attuale incarico di Direttore generale dell’Arpam, un avviso pubblico per la nomina del nuovo Direttore nel rispetto della procedura di cui al vigente articolo 7 della legge regionale 60/1997”.
Romina PERGOLESI. Grazie Presidente. Se possibile vorrei presentare un sub emendamento, oppure se l’Assessore Cesetti vuole modificare il suo emendamento, perché fa riferimento solo al Direttore generale, mentre l’avviso pubblico era auspicabile anche per il Direttore tecnico e per il Direttore amministrativo, quindi se è possibile inserire la parola “Direttori” …, però al termine dell’incarico del Direttore generale, inserendo anche l’avviso pubblico per gli altri due Direttori.
Fabrizio CESETTI. Non li ho scritti volutamente, Consigliera Pergolesi, perché queste due figure non sono menzionate all’interno della legge 132/2016, tra l’altro attualmente è in carica il solo Direttore amministrativo, non sono contemplate all’interno della legge 132, quindi, per questo motivo non le ho messe, se potesse ritenersi ugualmente soddisfatta …
PRESIDENTE. Emendamento n. 226/3. Lo pongo in votazione.
Mozione n. 226, così come emendata. La pongo in votazione.
Mozione n. 229
“Efficientamento energetico degli edifici di proprietà regionale”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 229 del Consigliere Fabbri che ha la parola per illustrarla.
Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. Questa è una mozione semplice, lineare, di buon senso, ma comunque importante.
Abbiamo alcuni mesi fa approvato il Pear, anche se con vedute differenti siamo tutti d’accordo sul fatto che l’efficientamento energetico degli edifici debba essere fatto e sia una priorità.
Chiaramente vorremmo prenderci l’impegno di iniziare dagli edifici che sono di proprietà della Regione e gestiti dalla Regione, quindi semplicemente consideriamo che c’è il Conto energia termico il 2.0 che approvato a gennaio 2016 dà 900 milioni di euro disponibili nell’ambito dell’efficientamento energetico; sappiamo che i nostri edifici come Regione sono soggetti a larghi margini di miglioramento da questo punto di vista per cui l’impegna, il dispositivo di questa mozione punta su tre cardini che sono quello di intraprendere delle concrete azioni di efficientamento energetico negli edifici di proprietà; di pubblicizzare il piano di efficientamento energetico che sarà adottato, anche al fine di fornire un fattivo esempio di buona amministrazione, che potrà essere replicabile anche dagli altri enti pubblici, quindi abbiamo un effetto a trascinamento; ad avviare un’azione di sensibilizzazione e informazione del personale dipendente sui temi inerenti l’utilità dell’adozione di comportamenti proattivi in merito al risparmio energetico, in quanto abbiamo riscontrato che non tutti i dipendenti, i cittadini, sono sensibilizzati allo scopo.
In questa mozione abbiamo inserito una foto esplicativa in cui il sole illumina il corridoio e riflette i suoi raggi sul pavimento in piena luce e le lampadine dei lampadari sono accese, quindi una maggiore attenzione iniziando con dei sensori, ad esempio, nei bagni le luci rimangono sempre accese, basterebbe mettere un sensore di presenza e quant’altro.
Partire dalle piccole cose per poi proseguire con la sostituzione e l’efficientamento degli impianti, le ristrutturazioni, verificare se è possibile andare verso l’energia rinnovabile, verificare se è possibile fare il cappotto sugli esterni, iniziamo a dare al Pear la giusta applicazione, iniziando dai nostri edifici in modo che tutti gli altri enti pubblici possano prendere esempio da noi. Grazie.
Fabrizio CESETTI. Grazie Presidente. Attualmente la Regione Marche nell'ambito del Programma operativo regionale (POR) Marche FESR 2014/2020 ASSE 4 - Azione 13.1.1 "Interventi di efficienza energetica negli edifici pubblici" ha predisposto un bando per la concessione di contributi finalizzati al risparmio energetico relativi ad edifici pubblici non residenziali, esclusi gli edifici pubblici adibiti ad attività sportive, localizzati nel territorio regionale.
II bando è gestito dalla Posizione di Funzione qualità dell'aria in attuazione all'Asse Prioritario 4 "Sostenere la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori" del Programma operativo regionale delle Marche fondo europeo di sviluppo regionale relativo al periodo anni 2014/2020, di cui alla deliberazione amministrativa dell'Assemblea legislativa della Regione Marche n. 126 del 31 marzo 2015.
Beneficiari dell'intervento saranno gli enti locali singoli o in forma associata o un consorzio di enti come individuati e definiti ai sensi del decreto legislativo n. 267/2000 ed enti pubblici che svolgono attività di interesse pubblico non economico, come individuato e definito ai sensi del articolo 1, comma 2, decreto legislativo n.165/2001.
I contributi saranno concessi per le seguenti tipologie di interventi:
- interventi di miglioramento dell'efficienza energetico-ambientale degli edifici pubblici esistenti riferiti sia all'involucro edilizio sia agli impianti (installazione di impianti solari termici e fotovoltaici, impianti di cogenerazione, eccetera) e in ogni caso riguardanti tutte le opere edili finalizzate alla riduzione dei consumi energetici dell'edificio e volte a conseguire una elevata efficienza energetica e qualità ambientale;
- introduzione di sistemi di contabilità energetica per rilevare, monitorare e documentare l'evoluzione dei consumi degli edifici pubblici assicurando l'implementazione del catasto energetico regionale.
Le risorse finanziarie attivate con il presente bando, in termini di contributo pubblico - dato dall'insieme delle quote Fesr, fondi regionali e fondi statali - sono pari a 4.200.000 euro.
Il sopraindicato bando, in coerenza con la scheda MAPO attualmente vigente, non prevede tra i beneficiari la Regione Marche, ciò non toglie che una proposta in tal senso potrebbe essere formulata se ritenuta opportuna, come già previsto, nell'ambito dell'asse 4, per il finanziamento della nuove sede della Protezione civile presso Interporto Marche di Jesi; mentre i restanti fondi sono indirizzati al miglioramento energetico di edifici pubblici (non regionali) e piccole e medie imprese.
Si evidenzia che il finanziamento di interventi di efficientamento energetico necessita almeno di un progetto di fattibilità tecnico economica, quale elemento di partenza o per una rimodulazione con l'inserimento di una nuova scheda MAPO (laddove si trovassero spazi finanziari) all'interno del Por o per la ricerca di finanziatori privati (tipo ESCO o altri soggetti).
Allo stato le disponibilità finanziarie non consentono altre azioni concrete di efficientamento energetico seppur in edifici di proprietà regionale.
Si esprime comunque una posizione favorevole rispetto agli impegni richiesti dalla mozione in oggetto, tra l’altro ci sarà anche un emendamento del Presidente Biancani ed io voterò ed auspico il Consiglio voglia votare a favore, in quanto sono coerenti con l’attuazione della strategia prevista del Pear 2020.
Ritengo importante anche attuare le necessarie attività per sensibilizzare il personale regionale sull’importante tema di concreti e corretti comportamenti in merito al risparmio energetico.
Si ritiene opportuno segnalare che alcuni edifici di proprietà regionale sono stati recentemente oggetto di interventi di efficientamento energetico, fra questi si cita in particolare l’edificio sito in Via Oberdan ad Ancona, ex sede del Consiglio regionale, per il quale è stato recentemente realizzato con fondi europei un complessivo intervento di riqualificazione energetica relativo sia all’impiantistica che all’involucro edilizio proprio al fine di contenere i consumi energetici, migliorare il confort interno ed abbattere i consumi elettrici grazie ad un sistema di rilevazione presenze e luminosità.
Mi piace aggiungere Consigliere Fabbri, fuori dalla risposta, ma per il verbale che tra l’altro in questo importante edificio noi non soltanto abbiamo operato una procedura di efficientamento energetico, ma anche un consistente risparmio perché in questo edificio, che citavo poc’anzi, in Via Oberdan, sono stati trasferiti gli uffici dell’Asur Marche e questo ha consentito, come sappiamo, un risparmio per le casse regionali di 700.000 euro all’anno che noi sborsavamo per i cosiddetti fitti passivi.
Lo so che i risultati cospicui e consistenti dell’amministrazione provocano al Consigliere Zaffiri un’irritazione allergica, però non ci posso fare nulla pur con tutta la considerazione che ho per la sua persona, il popolo vuole questo e quindi lui deve subire queste irritazioni.
Inoltre nell’ambito della convenzione Consip servizio energia, ogni qualvolta si rileva la possibilità di sostituire componenti impiantistiche scarsamente efficienti con dispositivi di nuova generazione, ad esempio vecchi generatori con caldaie a condensazione, gruppi frigoriferi con pompe di calore, illuminazione tradizionale con luce elettrica che consentono di conseguire un maggior risparmio energetico, tali soluzioni vengono puntualmente adottate.
Ulteriori e più articolati interventi potranno essere programmati e realizzati solamente sulla base di specifiche risorse finanziarie espressamente destinate all’efficientamento energetico oltre a quelle previste in bilancio per interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria degli immobili di proprietà regionale.
Concludo, Presidente, auspicando all’esito degli emendamenti del Consigliere Biancani l’approvazione, ringraziando il Consigliere Fabbri di aver presentato la mozione, in quanto ci ha consentito di fare il punto della situazione e nel contempo voglio ringraziare anche l’arch. Nardo Goffi che ha preparato questa puntuale risposta di ricognizione. Grazie.
Andrea BIANCANI. Grazie Presidente. Anch’io ho avuto modo di leggere questa mozione presentata dal Consigliere Fabbri, devo dire che la gran parte dei punti che vengono trattati sono sicuramente condivisibili e il Consigliere sa che noi siamo riusciti, e devo dire che ha partecipato anche lui qualche volta, ad approvare in Commissione il Piano energetico regionale proprio a fine anno 2016, per cercare di non perdere sia i cofinanziamenti statali e soprattutto non rischiare di perdere quelli che erano i fondi europei e dedicati.
Vorrei innanzitutto sollecitare la Giunta a fare uscire quanto prima i bandi perché, questo è un aspetto importante, ad oggi, al di là di bandi per le strutture sanitarie, non sono usciti, quindi è importante accelerare perché parliamo di bandi dedicati agli edifici pubblici, alla piccola e media impresa, alle imprese, al trasposto pubblico, risorse importanti che possono servire per mettere in circolo, per promuovere e stimolare l’efficientamento energetico.
Io ho presentato un emendamento, ne ho parlato sia con i Consiglieri del gruppo della maggioranza che con l’Assessore, ma anche con il Consigliere Fabbri, che è colui che ha presentato la mozione, che vuole rimarcare il fatto che è necessario, per portare avanti azioni concrete legate all’efficientamento energetico, individuare - è importante - quanto prima dei progetti, incaricando, magari, del personale specializzato all’interno della struttura regionale, che va valorizzato, o tramite un incarico da dare all’esterno perché, per riuscire ad avere risorse, alla base di tutto bisogna fare un’analisi dello stato energetico degli edifici di proprietà regionale, per cui è necessario avviare una progettualità.
Dall’altra parte, ovviamente, è anche importante verificare la possibilità, come ha già detto l’Assessore, perché attualmente i finanziamenti previsti non sono utilizzabili dalla Regione Marche, perché quando si parla di edifici pubblici, gli edifici di proprietà della Regione nelle schede non sono contemplati, quindi capire se c’è l’opportunità di modificare queste schede, per far sì che anche la Regione possa essere beneficiaria.
Con l’emendamento voglio aggiungere le parole “in prevalenza”, che non vuol dire in maniera esclusiva, siccome oggi c'è il decreto 2016 sul Conto termico energia la Regione potrebbe avere la possibilità, una volta che ha i progetti - da qui la necessità di fare dei progetti e di avere un catasto delle proprietà pubbliche per capire anche come sono messe dal punto di vista energetico - di partecipare anche ad altre risorse che possono venire direttamente dallo Stato, perché ogni risorsa che noi utilizziamo per mettere a posto gli edifici regionali l’andiamo a togliere ad altri soggetti che fino ad oggi avevamo detto che l’avrebbero avuta.
Ciò non toglie di prendere una parte delle risorse, che comunque gestiamo, ed utilizzarle per mettere a posto gli edifici regionali.
Il mio emendamento si va ad inserire nel dispositivo, il punto n. 1 della mozione presentata dal Consigliere Fabbri viene sostituito dal punto 1 e dal punto 1 bis, poi il 2 ed il 3 rimangono invariati.
Ho già spiegato in parole concrete quello che è l’obiettivo del mio emendamento e da questo punto di vista, se ci sarà il voto favorevole, non avremo dubbi nel votare favorevolmente la mozione.
Piergiorgio FABBRI. Grazie Presidente. L’emendamento del Consigliere Biancani è accoglibile, la prevalenza dei contributi sono da attingere dal Conto energia termico 2.0, ma non vuol dire che ci siano soltanto quelli, impegniamoci a metterci anche del nostro, quindi sfruttiamo al meglio le possibilità che ci vengono date.
Sarei ben contento se riuscissimo ad aggiornare la scheda Mapo in modo da poter far rientrare anche gli edifici regionali, finora esclusi, all’interno dei bandi, in quanto poi, quello che risparmieremo come Regione, riusciremo a darlo nel circuito dell’assistenza pubblica, per cui non è che portiamo via risorse al privato e non gli facciamo fare niente, perché noi abbiamo il doppio volano e quello che risparmiamo poi lo rimettiamo in circolo. Quindi mi sembra interessante poter adeguare le schede MAPO in modo che anche la Regione possa partecipare.
Sulle competenze interne spero che ci siano in Regione tecnici che possano fare lo studio per l’efficientamento di ciascun edificio in modo da non esternalizzare più di tanto queste attività che ritengo ormai essere tecnicamente abbastanza standard.
Siamo contenti del favore di questa mozione, approviamo sicuramente l’emendamento e spero che la mozione venga approvata all’unanimità.
Sandro ZAFFIRI. Grazie Presidente. Credo che sia stato introdotto in quest’Aula un argomento molto importante perché si discute di una mozione relativa al risparmio energetico. Penso che il risparmio energetico sia una cosa molto seria perché in questo Paese, in questa Italia, qualche mese fa, le famiglie hanno dovuto affrontare l’introduzione di strumenti di risparmio energetico nel riscaldamento nei condomini.
Quel risparmio non c’è! E lo sappiamo tutti, perché non ci sono progetti seri, perché era un progetto che serviva alla Germania per far vendere in Italia questi famosi strumenti che sono stati messi nei radiatori, nei condomini.
Questo progetto, che è stato subìto dalla comunità italiana, purtroppo, è una cosa molto seria, questo è il problema! Noi dobbiamo intervenire su edifici già vecchi che devono essere ristrutturati, bisogna capire i progetti, perché non è il risparmio dell’illuminazione o delle caldaie, bisogna capire qual è il progetto, perché se io spendo tot soldi per il risparmio energetico e magari consumo qualcosa in meno nell’illuminazione, devo capire quanto ho speso e quando rientro. La cosa è molto seria.
Io non vedo in questa mozione, in questo ragionamento, un progetto serio.
La Lega Nord in questo momento vuol far riflettere e guardare con attenzione a queste cose. Non è il passaggio dello slogan, perché il passaggio dello slogan è semplice, ed abbiamo affrontato il passaggio semplice dello slogan, perché basta andare da qualsiasi amministratore di condominio per sentirsi dire, ma ormai è approvato anche in termini tecnici, che quello strumento messo nei condomini non porta ad un risparmio di riscaldamento, in questo caso parliamo di risparmio energetico di calore, ma ha portato le famiglie a pagare circa 2.500 euro per ogni intervento e quando rientrano da questo intervento?
Questo è il ragionamento che noi vogliamo evidenziare, come è stato detto anche in modo veloce, senza approfondimento, però il progetto di risparmio energetico è una cosa seria.
Se queste cose verranno fatte in termini seri, noi le valuteremo ed esprimeremo senz’altro dei consensi positivi, in questo momento vi diciamo “attenzione”, pertanto il nostro è un voto di astensione su questi progetti e quando arriveranno vedremo come saranno fatti, se si realizzeranno con un’ipotesi di ripianamento ed in quali termini, in quanti anni, in quanto tempo, se si rientra dentro, perché se io faccio un investimento voglio capire anche quando rientro. Perché se rientro dopo 30 anni o dopo 40 anni, non lo so! Bisogna vedere i progetti e bisogna vedere che tipo di intervento si fa e - l’intervento di cui ha parlato l’Assessore Cesetti è stato fatto per una struttura, anche se non sono soldi della comunità, sono sempre della comunità perché sono presi da altri meccanismi di finanziamento - quando si rientra da questi piani? Cosa è successo? E poi nello stesso tempo verificare se, anno per anno, in base ai progetti, si mantiene la possibilità del rientro del risparmio come era già previsto nello stesso piano. Grazie.
Sandro BISONNI. Grazie Presidente. Vorrei sottolineare il fatto che il Pear già prevede in maniera preponderante interventi in seno all’efficienza energetica degli edifici, pertanto è chiaro che una Regione, che mette in maniera così evidente nel suo piano energetico questo punto, debba dare l’esempio.
Ritengo che questa mozione che parla di efficientare, che chiede di efficientare, o perlomeno di iniziare a ragionare sull’efficientamento degli edifici pubblici, abbia un senso importante e io voterò a favore.
Vorrei dire una parola sull’emendamento che, secondo me, si salva per il fatto che sono state aggiunte le parole “in prevalenza” perché i possibili finanziamenti statali o europei sono molti, quindi limitare tutto al Conto termico sarebbe stato un errore, però con le parole “in prevalenza” questo emendamento si salva ed auspico che quando la Giunta andrà a realizzare l’impegno che prendiamo oggi, se la mozione sarà votata favorevolmente dall’Aula, avrà anche l’occhio non solo verso il conto termico, ma anche verso altre fonti di finanziamento.
Ripeto, penso che un ente debba dare il buon esempio, un ente che nel proprio piano energetico mette al primo punto l’efficientamento degli edifici dei privati è giusto che proceda cominciando dai propri, quindi mi sembra una mozione accoglibile ed io voterò a favore. Grazie.
Piero CELANI. Il tema dell’efficientamento energetico è particolarmente accattivante e soprattutto di grande attualità, perché c’è un problema di costi, c’è un problema di ambiente, c’è un problema di salute pubblica, quindi non può non essere attenzionato da parte nostra.
Questo è un tema che non può essere discusso, affrontato in modo settoriale, parlando soltanto di un aspetto dell’efficientamento energetico di un edificio perché per parlare di efficientamento energetico dobbiamo parlare adeguatamente di prestazione energetica dell’edificio - la mozione all’inizio fa un accenno a quello che è il parere della Comunità europea - e porci l’obiettivo di avere degli edifici pubblici e privati che siano, altrimenti non risolviamo nulla, il meno energivori possibili, cioè meno divoratori di energia.
E’ questo il tema che noi dobbiamo affrontare, perché qualsiasi cosa che affrontiamo settorialmente, onestamente, non ci porta da nessuna parte.
L’energia elettrica va bene, ma abbiamo un problema grosso di gestione del calore negli edifici pubblici, quindi quando parliamo di gestione del calore, parliamo di gestione del riscaldamento, ma parliamo anche di gestione di acqua sanitaria, parliamo anche di problemi relativi al comportamento, alla risposta che la struttura dell’edificio deve dare, con interventi da fare sull’involucro resistente, su quelle che sono le tamponature esterne, su quelle che sono le coperture, non possiamo lavorare soltanto su un micro settore.
Vedo di buon grado l’emendamento fatto dal Consigliere Biancani perché parla più in generale di individuare ed elaborare progetti atti ad individuare le migliori azioni di efficientamento.
Mi auguro che in queste “migliori azioni” venga ricompreso tutto quello che dico altrimenti non ha senso, cioè facciamo soltanto operazioni di …, va bene, spegniamo la luce prima di andare via, bacchettiamo l’usciere che non spegne oppure il Consigliere, oppure l’addetto che durante una bella giornata di sole tiene ancora la luce accesa, ma non è questo, noi possiamo mettere tutti i dispositivi ma, lo dico con molta onestà intellettuale, perché questo tema è fondamentale, Consigliere Fabbri, dobbiamo andare oltre, dobbiamo fare dei progetti specifici che tengano conto della vera prestazione energetica del nostro edificio pubblico e poi andare alla ricerca di fondi per poter fare questo discorso, magari non all’unisono, perché non abbiamo la capacità di spesa così grande, ma incominciare, laddove è possibile, con piccole spese, magari l’illuminazione è il primo intervento da fare come piccola spesa, ma sarebbe un intervento monco se non interveniamo sul resto.
Questa è la mia preoccupazione, ci vorrebbe un impegno molto più forte da parte della Regione nel fare progetti di questo tipo e soprattutto fare delle normative che vadano ad incentivare, perlomeno nelle nuove costruzioni l’autoproduzione di energia di ogni edificio, in modo tale da renderlo indipendente come consumo energetico.
Questo lo si può fare in un modo soltanto: rimodificando di nuovo, ancora, non soltanto il Pear, che è uno strumento monco se non si riguarda la legge urbanistica per le nuove costruzioni, per gli interventi di manutenzione, per gli interventi di ristrutturazione edilizia. Sono interventi che devono essere coordinati, altrimenti non producono l’effetto che noi vorremmo e per fare questo dobbiamo dare degli incentivi. Di che tipo? Sta alla politica decidere. Incentivi economici? Ho dei dubbi perché gli incentivi economici possono essere utilizzati in modo diverso. Incentivi volumetrici? Non lo so, dobbiamo pensarci perché se si parla di nuove costruzioni forse non servono, però magari servono incentivi di altro tipo, mentre per le costruzioni da adeguare gli incentivi in termini volumetrici possono dare dei risultati perché consentono di fare qualche sistemazione migliore, modificare il tetto al di là del piano casa, e quant’altro.
Questo è quello che noi dobbiamo fare: coordinare le azioni dal punto di vista urbanistico, dal punto di vista energetico per determinare e far sì che la prestazione energetica sia il più possibile avanzata e renda l’edificio il meno energivoro possibile.
Se lo studio viene fatto in questo senso allora abbiamo fatto qualcosa di pregio, qualcosa che va nell’interesse della comunità amministrata, altrimenti abbiamo fatto solo un esercizio di buona volontà, per cui ok all’emendamento da parte mia, questo è un discorso personale, sul discorso totale siccome non vedo un grande impegno da parte dell’amministrazione mi astengo in attesa di vedere risultati concreti. Grazie.
Piergiorgio FABBRI. Accolgo le osservazioni dei colleghi e voglio puntualizzare che questa mozione interessa anche l’involucro della struttura, non soltanto le modalità di gestione, infatti noi parliamo di interventi di isolamento termico delle pareti e dei soffitti, ad esempio, e chiediamo di trasformare gli edifici in strutture moderne maggiormente sostenibili dal punto di vista ambientale, quindi parliamo di un efficientamento anche strutturale.
Dopodiché vogliamo comunque pubblicizzare e fare l’effetto trascinamento sugli altri enti pubblici e sensibilizzare i cittadini e per primi i fruitori dei nostri edifici.
Quindi ritengo che questa sia una mozione completa, l’emendamento aggiunge questa progettualità che è necessaria, individuiamo le modalità di finanziamento modificando anche la scheda MAPO.
Ritengo che il discorso, a 360 gradi, sia volto verso una svolta che ci consenta sui grandi numeri di: andare verso energie pulite, diminuire la dipendenza che abbiamo dall’estero nella produzione di energia stessa, avere un risparmio economico, avere una diminuzione degli effetti negativi sull’inquinamento e quindi effetti positivi sulla salute, tutto sull’energia si tiene. Iniziamo noi a dare il buon esempio ristrutturando i nostri edifici. Grazie.
Emendamento 229/1 a firma del Consigliere Biancani. Lo pongo in votazione.
Mozione 229, così come emendata. Lo pongo in votazione.
PRESIDENTE. La mozione n. 159, su richiesta della Consigliera Marcozzi, è rinviata.
ad iniziativa dei Consiglieri Zaffiri, Malaigia, Zura Puntaroni, Leonardi
“Polizia stradale di Porto Recanati: un presidio indispensabile che deve rimanere”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le mozione n. 164 dei Consiglieri Zaffiri, Malaigia, Zura Puntaroni, Leonardi.
Sandro ZAFFIRI. Di questa mozione che avevamo presentato un po’ di tempo fa ce ne eravamo un po’ dimenticati per quanto tempo è trascorso, però credo che sia un argomento molto interessante e, prima dell’illustrazione di questa mozione, c’è stata una sensibilizzazione di tutta l’Aula, protagonista è stato l’Assessore Cesetti che ha recepito questa mozione anche perché precedentemente, come ha già detto, c’era stato un interessamento per la sede della caserma della Polizia stradale di Porto Recanati.
Perché diciamo che questo è molto importante? Perché quella struttura era collegata all’uscita dell’autostrada e per la Polizia stradale avere una sede adiacente all’uscita dall’autostrada è fondamentale. In secondo luogo perché quella zona, il territorio di Porto Recanati, è purtroppo particolare.
Mi fermo a dire “particolare” perché a poche centinaia di metri c’è un agglomerato che d’estate diventa un luogo molto sensibile, perché dentro l’Hotel House si stabiliscono centinaia e migliaia di persone e la Polizia che controlla il territorio è un deterrente molto sensibile perché questo popolo guarda con attenzione all’Arma, perché il più delle volte, purtroppo, non ha nemmeno i documenti regolari.
Questa caserma rispondeva a più esigenze ed è stato senz’altro un errore chiuderla ed oggi, con il contributo dei colleghi, poc’anzi ho accennato all’Assessore Cesetti in modo particolare perché si era già sensibilizzato a questa cosa, siccome la mozione viene a posteriori in quanto la caserma è stata chiusa, al momento della presentazione era ancora aperta, giustamente viene inserita la parola “ripristino” del presidio della caserma di Porto Recanati.
Chiediamo la sensibilizzazione di tutto il Consiglio proprio perché l’Assessore possa sostenere con più forza il ripristino della caserma di Porto Recanati avendo il mandato unanime di tutto il Consiglio, maggioranza e opposizione, e l’Assessore Cesetti, come ho poc’anzi già detto, potrà sostenere con più forza questa richiesta. Grazie.
Luca MARCONI. Non aggiungo altre motivazioni a quelle che la mozione già presenta, ma porto un’attenzione, una riflessione sul fatto che queste strutture, Assessore Cesetti, abbiamo firmato tutti un emendamento condiviso, purtroppo hanno una tara ed è il fatto che il mantenimento dell’apertura di una struttura costa, indipendentemente da quello che fa, costa la sua stessa esistenza.
Direi quindi che quando il Governo ragiona di queste ristrutturazioni, che potranno rendersi necessarie per centomila motivi, dovremmo cominciare a pensarle non solo in termini di presenza fisica. Faccio un esempio, la caserma dei Carabinieri a Recanati, se nella caserma dei Carabinieri di Recanati ci sono 10 persone, 10 militari, e di questi 10 militari ben 6 servono semplicemente per mantenere aperta la struttura, quindi per fare servizi di piantonamento, e solo 4 sono fisicamente su strada, la cosa non funziona comunque. L’obiettivo del mantenimento della struttura è importante ma deve essere collegato al servizio, è questo il senso dell’emendamento.
Se queste strutture aperte potessero essere mantenute tali, per esempio, con l’utilizzo di personale civile, può darsi che non costi di meno, ma avrebbe una funzione diversa, noi avremmo tutti gli agenti su strada, perché il vero problema, la cosa che chiede la popolazione, è questa! Cioè avere la struttura aperta, sapendo che la sezione di Polizia stradale di Porto Recanati ha bisogno di tre agenti al giorno perché ognuno deve mantenere il turno di otto ore, si sa che un turno si mantiene con tre, perché c’è bisogno di coprire le festività, le malattie, altrimenti servirebbe a poco, se poi il servizio non funziona. Dico paradossalmente meglio pattuglie che case, cioè caserme.
Questi sono ragionamenti che mi permetto di affrontare perché li ho sostenuti tante volte in altre sedi, anche con lo stesso sindacato di Polizia, compresi gli agenti di Porto Recanati.
Credo che questo emendamento sia fondamentale per far caprie che il nostro obiettivo non è avere una targa su un edificio, il nostro obiettivo è avere un servizio, avere un servizio in quell’area che ha Porto Recanati, come punto di riferimento, ma che interessa anche i Comuni limitrofi e non è solo il problema dell’Hotel House perché quelli dell’Hotel House di macchine ne hanno poche, è un problema reale. Nel bacino che va da Porto Recanati a Civitanova, nell’entroterra da Recanati fino a Monte San Giusto di notte abbiamo normalmente due pattuglie, una dei Carabinieri e una della Polizia stradale, risultato: se ci sono due incidenti. non ci sono più pattuglie.
Qualche Comune riesce ad organizzare le sue, quelli più grossi, il Comune di Porto Recanati è costretto a farlo d’estate perché ha un movimento che dura fino alle prime ore del mattino, però poi c’è il rischio che una chiamata di emergenza non venga soddisfatta.
L’obiettivo l’ho spiegato in maniera pratica, se ci sarà un interlocutore che a livello governativo capisce queste cose, è quello di avere il servizio prima di ogni altra cosa.
Elena LEONARDI. Grazie Presidente. Parliamo della caserma che si trovava nel mio Comune, Porto Recanati. Ovviamente devo parlare al passato perché da quando è stata presentata la mozione - parliamo di circa un anno fa, ad oggi che viene in discussione - la caserma è stata chiusa. Ho qui il decreto del Capo della Polizia datato 31 marzo 2017 nel quale viene sancita la chiusura di 18 reparti di Polizia stradale.
Il problema purtroppo colpisce a livello nazionale e la riflessione da fare è che è vero che c’è necessità di avere agenti su strada, ed è questa la richiesta, ma credo pure che un agente che dai 18 anni, da quando entra in Polizia, ai 55/60 anni difficilmente riesca a mantenere quel tipo di attività su strada, perché è un’attività logorante, che si fa su ritmi e turnazioni che ovviamente sono pesanti da fare per 40 anni.
La riflessione va fatta anche a livello nazionale, purtroppo, su quello che è il problema reale, cioè il turn over delle forze dell’ordine, il mantenimento e il ripristino di personale, che io reputo indispensabile, sul quale andrebbe fatta una riflessione considerando la sicurezza e quindi le forze dell’ordine come una priorità nazionale.
Scendendo nello specifico della caserma di Porto Recanti reputo che l’emendamento sia necessario e sono contenta che se ne sia fatto carico direttamente l’Assessore Cesetti e tutte le forze politiche che compongono il Consiglio regionale per attualizzare la mozione che parlava di mantenimento dell’apertura quando già si ventilava la chiusura e ad oggi che purtroppo la caserma è stata chiusa sarebbe stata anacronistica anche in termini lessicali.
Ben venga questo sostegno e ben venga, qualora non fosse possibile la riapertura, che si agisca, e questo lo chiedo in termini diretti. La presenza di queste pattuglie su Porto Recanati, di divise sul territorio portorecanatese - proprio perché è vero che per alcuni tratti la Stradale fondamentalmente non ha competenze specifiche, quindi fa determinati tipi di controlli - credo che sia indispensabile non solo nel periodo estivo ma tutto l’anno laddove purtroppo c’è una criminalità dilagante data da determinati fattori e molto legata al discorso della droga.
Ci sono una serie di criticità forti e la presenza di agenti, di pattuglie di tutte le forze dell’ordine sono una priorità per un Comune che va tutelato, lo dico perché lo conosco, non solo per campanilismo, perché è una realtà sulla quale, secondo me, è necessario intervenire nella maniera più forte possibile.
Grazie ed ovviamente il mio voto, sono tra i firmatari della mozione, è favorevole anche all’emendamento presentato.
Francesco MICUCCI. Non mi sono messo d’accordo con i Consiglieri, però la riflessione che ho sentito dai colleghi Marconi e Leonardi è la stessa che poco fa condividevo con l’Assessore, nel senso che ben vengano le caserme, facciamone tante, mi rendo conto che in tempi di “vacche magre” è difficile fare un ragionamento del genere, ma la cosa che più conta, se dobbiamo spendere una parola nell’ottica della razionalizzazione, è che possiamo anche fare meno caserme ma l’importante è che la presenza su strada rimanga viva ed anzi venga incentivata, perché è questo che dà la misura della risposta che chiedono i cittadini.
Ora non so se sarà possibile ripristinare la caserma di Porto Recanati, mi rendo conto che il percorso iniziato a livello di Governo difficilmente vedrà dei passi indietro, ma credo che sia fondamentale che ci sia una presenza di forze dell’ordine e mi permetto di allargare la visuale non solo al Comune di Porto Recanati, che ha certamente le problematiche di cui si è parlato finora. Purtroppo sono problematiche che se allarghiamo un po’ lo sguardo in estate coinvolgono tutte le città rivierasche, e non solo, nel senso che la diminuita presenza sul territorio crei una problematica in termine di sicurezza, è un tema vissuto, evitando così di dare voce a tutto quel populismo imperante ed a quella demagogia che a volte buttano benzina sul fuoco della sicurezza anche laddove un problema vivo non c’è, però è chiaro che creare una presenza fisica di agenti in divisa è assolutamente una priorità che ci dobbiamo porre. Quindi ben venga il turn over, ben vengano le caserme, ma ripeto più che le caserme la presenza fisica di agenti che girano per le nostre strade.
Mi auguro che questo appello che viene oggi per Porto Recanati …, io credo che sia necessario ampliare il tema della discussione piuttosto che sul singolo caso, però in questo clima di condivisione non mi è sembrato opportuno creare eventuali motivi di divisione, però ripeto è una riflessione che oggi vale per Porto Recanati, ma va allargata in generale.
Mi auguro che i Governi che, io non parlo di Governo perché purtroppo questo è un tema trasversale ai Governi di centro destra e centro sinistra, da anni vanno in questa direzione …, posso portare l’esempio di Civitanova, noi per primi avevamo chiesto una razionalizzazione, avevamo un Commissariato di Polizia ed un Commissariato di Polizia Stradale, c’erano le condizioni per accorparli poi lì si sono innescati meccanismi sconosciuti ai nostri ragionamenti e non si è riusciti neanche ad accorpare per fare quel servizio di cui ho detto prima, cioè tenere aperta una sola struttura per diminuire le necessità del Commissariato e per aumentare la possibilità di stare per strada. Quindi il concetto è questo, ben venga tutto quello che in qualche modo può stimolare la presenza sul territorio. Grazie.
Piero CELANI. Premesso che quando si parla di sanità, sicurezza, ed io aggiungerei anche diritto allo studio e trasporti pubblici, il concetto del risparmio, il concetto di voler a tutti i costi fare dei tagli per rientrare in certi budget è veramente pleonastico, non ha alcun senso, perché ne va di mezzo il vivere civile di certe collettività, ma anche e soprattutto di alcune zone, tipo quella di cui stiamo trattando, Porto Recanati, con tutte le problematiche che ci sono nel territorio.
Vorrei fare un piccolo ragionamento per contestare, perché è successo altre volte, questo concetto del risparmio e dei costi.
Avere dei distaccamenti sui territori è un grandissimo vantaggio per l’amministrazione che gestisce la sicurezza. Innanzitutto si parla di distaccamenti e non di presidi, io vi inviterei a rivedere un po’ questo discorso. Dobbiamo parlare di distaccamento, non di presidio, che è qualcosa di molto leggero, fumoso. Il presidio è di 4 persone, 2 servono per tenere aperta la caserma, altre due, siccome non possono girare da sole, stanno lì soltanto 4 ore. Il presidio è riduttivo, tanto è vero che ad Amandola, per esempio, per quanto riguarda i Vigili del Fuoco è arrivato il decreto definitivo per il distaccamento dei Vigili del Fuoco, non il presidio, il distaccamento che è molto più importante rispetto al presidio.
Questo consente all’amministrazione pubblica, che gestisce la sicurezza, di stare sui luoghi in modo molto più rapido, più repentino, facendo meno chilometri. Immaginate la pattuglia della caserma di Ancona o di Macerata che deve andare a rilevare un incidente a Recanati o a Villa Musone. Quanto spende? Molto spesso la tempestività è fondamentale nel fare queste cose ed anche negli interventi di pubblica sicurezza. Addirittura ci sarebbe un risparmio di mezzi, un risparmio non indifferente di spesa generale in questo senso. Il personale poi deve essere tutto pagato, su questo non si discute, o sta ad Ancona, o sta a Porto Recanati, o sta a Loreto, o da un’altra parte quello sta sul groppone.
Si dice spesso: noi chiudiamo la caserma ed abbiamo minori costi generali nella gestione delle infrastrutture. Anche qui si possono fare dei ragionamenti importanti, esiste sul territorio nazionale un censimento dei beni del demanio? Esiste un censimento dettagliato delle possibilità che hanno gli enti locali di mettere a disposizione i loro edifici? No! Allora è semplicissimo, anche qui l’importante è che i Comuni, le ex Province, il Demanio mettano a disposizione le strutture, dopodiché la gestione è molto semplice, si tratta soltanto di un aggravio di costi per il riscaldamento - parlavamo di efficientamento energetico poco fa - per l’acqua, la luce e il gas, come si diceva una volta. Questo risparmio non può assolutamente essere la motivazione per eliminare sul territorio un presidio, un distaccamento che tuteli la sicurezza del cittadino. Credo che tutto questo discorso sia frutto di una razionalizzazione fatta a tavolino che non tiene conto di queste cose, alla fine tutto questo ragionamento nella regione Marche che cosa porterà? Porterà ad un risparmio di qualche decina di migliaia di euro su tutto quello che è il budget di spesa del Dipartimento della sicurezza pubblica.
Io direi di valutare questo aspetto, di non parlare di presidi, ma di distaccamenti che possono avere una consistenza maggiore. La mozione è fatta così e la lasciamo così, però in futuro le richieste devono essere fatte in termini di distaccamenti, un po’ più pesanti, che possono gestire in modo molto più concreto e molto più fattivo un territorio anche molto più ampio con notevoli risparmi e con maggiore efficienza dell’amministrazione centrale che gestisce la sicurezza pubblica.
Fabrizio CESETTI. Intervengo perché innanzitutto voglio ringraziare i presentatori della mozione che hanno colto con essa il senso di un’esigenza diffusa non soltanto nei territori, ma credo nel Paese, perché, come è stato ricordato nel corso degli interventi, da ultimi quelli del Consigliere Celani, del Consigliere Micucci, del Consigliere Marconi oltre che dei presentatori, oggi c’è ed è diffusa una forte esigenza di sicurezza nel Paese e nei territori. E’ un’esigenza reale che attiene tra l’altro anche alla coesione delle nostre comunità, che attiene e sovrintende anche alla cultura dell’accoglienza, se vogliamo, che deve essere praticata anche attraverso tutto questo.
L’esigenza di sicurezza viene garantita innanzitutto dai presidi, poi certo che sono meglio i distaccamenti, citavo sempre un esempio, nelle cosiddette mie vite precedenti, da Sindaco, da Presidente della Provincia, la straordinaria intuizione delle caserme dei Carabinieri, ubicate lì da duecentennale memoria, ubicate nei paesi anche i più sperduti perché costituivano e costituiscono presidi di sicurezza e di legalità. Non sono solo il faro su di essa ma quando c’è un presidio con uomini e donne, perché adesso per fortuna ci sono anche le donne nelle forze dell’ordine, è un tema di comunicazione delle comunità, cioè la vecchia caserma dei Carabinieri nel paese di montagna era quella che sapeva dove si annidava “la delinquenza”, quindi il controllo del territorio. Questo è un valore e su questo non si può fare economia, anzi è un investimento forte in termini di sicurezza, di questo noi dobbiamo essere consapevoli.
Nel caso di specie i presentatori hanno colto bene l’esigenza di un territorio anche più vasto di quello di Porto Recanati, ad esempio noi non possiamo non tener conto della presenza dell’Hotel House, non soltanto per i risvolti sulla sicurezza e l’ordine pubblico ma anche su quelli che sono i criteri e gli obiettivi dell’accoglienza.
Quindi hanno colto bene, l’ha ricordato la Consigliera Leonardi, con il provvedimento del Capo della Polizia del 31 marzo, 18 presidi sono stati chiusi tra cui quello di Porto Recanati, la mozione va nel senso, con gli emendamenti, di ripristinare questo presidio.
Con l’emendamento che dice: garantendo il servizio di pattugliamento h24 si coglie l’obiettivo di cui ha parlato la Consigliera Leonardi. Questo passaggio me lo ha suggerito ieri il Consigliere Marconi, anche lui ha colto il senso, comunque va garantito questo, soprattutto questo, non ci interessa tanto il piantone che sta sul presidio ma quello che deve essere garantito in ogni caso, poi se c’è anche il piantone ancora meglio, ovviamente, anche quello deve essere un obiettivo, comunque deve essere garantito il pattugliamento h24, quindi quel “comunque” rende il senso di questa mozione.
Termino dicendo che di fatto l’emendamento è stato presentato da tutto il Consiglio, l’ha firmato anche il gruppo del Movimento 5 Stelle, quindi ci accingiamo a votare la mozione all’unanimità e questo a me come Assessore alla polizia ed alla sicurezza mi dà forza nei confronti del Governo.
Io sono già intervenuto, lo voglio dire, ho qui la e-mail dove ho interessato di questa vicenda, da voi posta già prima di questo giorno, il Sottosegretario agli interni On. Bocci, al quale ho trasmesso la vostra mozione, trasmetterò nei prossimi giorni la mozione così come approvata con il voto del Consiglio regionale e questo credo, come è stato colto, come diceva anche il Consigliere Zaffiri, mi darà maggiore forza politica nei confronti del Governo e penso che questo obiettivo con un po’ di pazienza e con un po’ di determinazione lo dobbiamo portare a casa perché è utile e necessario per garantire la sicurezza in quella parte del nostro territorio regionale, ma non solo, perché poi sappiamo che gli effetti di un presidio di sicurezza e di legalità si espandono oltre i confini territoriali di competenza, perché quella è un’esigenza diffusa. Grazie.
Emendamento n. 164/1 a firma Cesetti, Zaffiri, Malaigia, Zura Puntaroni, Leonardi, Fabbri, Micucci, Giorgini, Marconi, Pergolesi, Maggi. Lo pongo in votazione.
Mozione n. 164, così come emendata. La pongo in votazione.
Mozione n. 206
ad iniziativa dei Consiglieri Leonardi, Giancarli
“Interventi a sostegno, di finanziamento e di promozione dell’attività di speleologia, così come da legge regionale 23 febbraio 2000, n. 12”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la mozione n. 206 dei Consiglieri Leonardi, Giancarli.
Ha la parola, per l’illustrazione, la Consigliera Leonardi.
Elena LEONARDI. La Regione Marche ha un grande patrimonio speleologico fatto di grotte, forre, gole, un patrimonio naturale che credo tutti conoscano anche fuori dai confini della nostra regione attraverso quello che è l’emblema più noto, il complesso delle Grotte di Frasassi. Ricordiamo che solo nel 2015 sono stati 266.000 i visitatori delle Grotte di Frasassi.
La Regione Marche nel 2000 si è dotata della legge regionale 23 febbraio 2000 n. 12, legata all’attività speleologica.
Le finalità principali di questa legge sono quelle di tutelare il patrimonio speleologico e le aree carsiche presenti nel territorio anche attraverso la Federazione speleologica marchigiana e i gruppi speleologici riconosciuti iscritti all’Albo regionale.
Attraverso la presentazione di progetti, che dovevano essere presentati ogni anno entro il 31 marzo, la Giunta regionale approvava e cofinanziava degli interventi che andavano non solo nell’ambito della valorizzazione di questo patrimonio e della conoscenza, ma che riguardavano anche progetti, ad esempio, con le scuole, progetti di formazione, progetti di recupero di aree di accesso alle grotte ed alle gole, e progetti di conoscenza e promozione.
Purtroppo la legge ha visto il suo ultimo finanziamento nel 2014, partiamo dai 400 milioni del 2000, fino ai 9.000 euro del 2014 relativi all’ultimo finanziamento.
Con questa mozione voglio chiedere un impegno concreto per rifinanziare una legge che reputo sia molto importante, reintroducendo dal prossimo bilancio un contributo economico. Appositamente non ho voluto mettere una cifra perché credo che questi conti li dovrà fare l’Assessore al bilancio valutando le disponibilità relative ai prossimi esercizi di bilancio.
Credo che la legge sia rilevante soprattutto oggi che questo nostro patrimonio ambientale e dell’entroterra è stato compromesso anche dagli eventi sismici, quindi poter rifinanziare, poter tornare a dare vigore ad un settore, può essere un rilancio anche in ambito turistico ed un volano importante.
Voglio ringraziare anche il Consigliere Giancarli per aver sottoscritto e sostenuto questa mozione, ci siamo trovati proprio nel quarantacinquesimo anno della scoperta delle Grotte di Frasassi a parlarne insieme e abbiamo condiviso non solo l’importanza di questo nostro patrimonio, ma anche la voglia di poter dare un contributo effettivo a chi si dà da fare e si applica per tutelare e far conoscere questo patrimonio.
Credo che sia molto importante perché attorno alla speleologia, che io ho avuto la fortuna di conoscere direttamente, facendo questo tipo di attività, si scopre un mondo e chi ci entra in contatto lo vuole preservare e proteggere, quindi fa crescere una cultura di conoscenza. Ho preso parte anche a dei progetti con le scuole, quindi far calare i bambini in una realtà ai più sconosciuta, quella del mondo ipogeo, fa sì che emerga anche una cultura di tutela dell’ambiente che credo sia assolutamente fondamentale portare avanti.
Mi auguro che ci sia una condivisione rispetto alle motivazioni che sono alla base di questa mozione, che possa trovare accoglimento da parte dell’Aula. Grazie.
Enzo GIANCARLI. Pochissime parole perché la mozione è stata illustrata bene dalla Consigliera Leonardi, tra l’altro non sapevo di questa sua passione, quando ora ha parlato di testimonianza diretta.
Ho incontrato la Consigliera Leonardi nella Grotta Grande del Vento e lì ho scoperto la sua passione per la speleologia, era un momento significativo perché erano i 45 anni dalla scoperta delle Grotte di Frasassi ed abbiamo anche ragionato sulle opportunità non soltanto di tutela e di valorizzazione, ma anche di crescita turistica.
Mentre la Consigliera Leonardi parlava, il Consigliere Urbinati, da cittadino protagonista delle stagioni turistiche sambenedettesi, ha messo in evidenza che in giornate non eccezionali per il mare, la possibilità, che viene più volte offerta ai villeggianti è quella di recarsi alle Grotte di Frasassi o in altri siti del nostro territorio marchigiano. Quindi, da questo punto di vista c’è anche un arricchimento dell’offerta turistica, però non è di questo che voglio parlare, come non voglio parlare della mozione perché lo ha già fatto lei, credo che sia importante cogliere l’aspetto della mozione, quello di rifinanziare la legge, e ringrazio la Consigliera Leonardi perché mi ha chiesto di firmarla e l’ho fatto ben volentieri.
Mozione 206. La pongo in votazione.
La seduta termina alle ore 15,00.

References: articolo 68
 articolo 5
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 7
 articolo 1