Source: https://www.scribd.com/document/48817527/PROCEDURA-PENALE-PROGREDITO
Timestamp: 2018-03-20 22:24:20+00:00

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PROCEDURA PENALE PROGREDITO PAOLOZZI VADEMECUM PER GLI ENTI SOTTO PROCESSO
PREMESSA: Molte sono le difficoltà di classificare il prodotto del d.lgs. 231/2001, ossia il modello sanzionatorio degli illeciti amministrativi dipendenti da reato ascrivibili agli enti. Ne è prova la molteplicità degli orientamenti forniti a riguardo, che vanno dall assunto ufficiale propugnato dalla Relazione allo schema definitivo del d.lgs., a detta della quale si sarebbe dato vita ad un tertium genus di responsabilità, che coniuga i tratti essenziali del sistema penale e di quello amministrativo; a quello che ravvisa nel nuovo sistema il terzo binario del diritto penale criminale, accanto alla pena ed alla misura di sicurezza; sino a quello più estremo, che configura la responsabilità degli enti per illeciti amministrativi dipendenti da reato alla stregua di un quartum genus a cavallo fra responsabilità civile aquiliana, penale e punitivo amministrativa. Non si pensi però che la promiscuità tra sistema penale e amministrativo nasca da animo pusillo del legislatore: esistevano vincoli imposti a questo proposito dalla legge di delega, che conferiva al Governo un mandato in equivoco, cioè di disciplinare la responsabilità amministrativa degli enti . Certo, a favore di una scelta ibrida è verosimile che abbia pesato innanzitutto il bisogno di rafforzare la resistenza del sistema ad eventuali obiezioni di principio fondate sull art. 27 Cost., secondo cui la responsabilità penale è personale. Si ha inoltre modo di avvedersi che l ibrido generato dal d.lgs. in questione produce un effetto involontario: coniugando regole di accertamento proprie della giurisdizione penale con comminatorie di natura amministrativa si finisce infatti per salvaguardare formalmente la sopravvivenza del principio societas delinquere non potest. Nel comune sentire ormai la responsabilità degli enti viene avvertita come responsabilità penale ed i più garbati parlano di resp. para penale . La novità assoluta introdotta dal decreto è che il processo penale viene elevato a sede istituzionale di accertamento dell illecito amministrativo dell ente e di conseguente formazione del giudicato applicativo di sanzioni non penali. Tale scelta comporta però vari rischi: il più scontato è l appesantimento del processo determinato dal moltiplicarsi delle azioni accessorie,e ancora la quaestio criminis può degradare a parte minoritaria dell attività di accertamento relativa alla commissione del reato, il che si verifica in tutti quei casi in cui il processo inizia congiuntamente nei confronti della persona giuridica e di quella fisica, ma poi continua solo nei confronti di quest ultima e all esclusivo fine di accertarne la responsabilità amministrativa (art.8). Infine non si può trascurare che il riconoscimento di u pieno statuto penalistico alla responsabilità delle società e degli enti è incoraggiato dagli inputs provenienti dal Consiglio dell Unione Europea. - CAP. I, LE COORDINATE SOSTANZIALI: Il legislatore consegna all interprete una disciplina lacunosa, non sempre chiara e completa, demandandogli una difficile opera di raccordo e integrazione. Era realmente necessaria l introduzione di questo nuovo sistema? La risposta è almeno in parte affermativa. La legge delega ,infatti, era un atto dovuto più che un passo spontaneo dello Stato italiano, imposto dalla inderogabile pressione di impegni pattizi da onorare a livello europeo. D altra parte l illegalità d impresa si era andata intensificando, quanto meno a partire dagli anni 60; di qui la necessità di porre un freno a tale fenomeno criminale mediante uno strumento di controllo sociale efficace sia dal punto di vista della struttura sia delle finalità. La colpevolezza dell ente: è bene precisare subito che il nuovo sistema non pare calibrato a misura di imprese intrinsecamente illecite, vale a dire su enti che trovano la propria ragione sociale nella realizzazione di attività totalmente contrarie ai precetti di legge. L art.16 comma 3 stabilisce infatti che se l ente o una sua unità organizzativa risultino utilizzati all unico o prevalente scopo di consentire o agevolare
2 la commissione dei reati da cui può scaturire la responsabilità dell ente stesso, il giudice applichi obbligatoriamente e in via definitiva la sanzione dell interdizione dallo svolgimento della specifica attività. Designata dalla formula responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato , la colpevolezza della persona giuridica postula un nesso di dipendenza tra due categorie di illecito amministrativo e penale. Alla base della responsabilità del soggetto collettivo si colloca il rapporto di carattere organico sussistente con la persona fisica autrice del reato, che porta quest ultima a tenere una condotta illecita nell interesse o a vantaggio dell ente, ex art. 5. Quest espressione è problematica: la mera ricaduta a vantaggio dell ente si rivela un criterio che di per sé solo non consente di formulare un giudizio di riprovevolezza nei confronti della persona giuridica. D altro canto il riferimento all interesse o vantaggio dell ente non può nemmeno essere considerata un endiadi, escludendo il testo la sinonimia dei due termini. Per superare l impasse è stato prospettato un ragionevole punto di mediazione facente leva sull idea che l addebito del fatto illecito all ente si muova sui due piani dell imputazione del reato consumato e tentato, con la conseguenza di configurare una ricaduta a vantaggio esclusivamente nell ipotesi in cui ed in quanto si sia realizzato un evento e non dove il reato sia semplicemente tentato. Di qui la possibilità di scomporre il canone enunciato nell art. 5, collegando, da un lato, l inciso nell interesse ad un azione autonoma, disgiunta cioè dal vantaggio procurato, nel solo caso in cui il reato presupposto sia perfezionato sotto forma di reato tentato,e, dall altro, l operatività della formula a vantaggio al solo reato consumato. Il richiamo all interesse dell ente caratterizza in senso marcatamente soggettivo la condotta delittuosa della persona fisica e si accontenta di una verifica ex ante; viceversa, il vantaggio, che può essere tratto dall ente anche quando la persona fisica non abbia agito nel suo interesse, richiede sempre una verifica ex post. I criteri di imputazione sul piano oggettivo: Il cuore della parte generale del nuovo sistema è rappresentato dagli artt. 5 e 6 dello schema. Il primo si muove su di un piano squisitamente oggettivo, e identifica le persone fisiche che, autori del reato, impegnano sul terreno sanzionatorio penale-amministrativo la responsabilità della societas. Art. 5: l ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: 1. Da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; 2. Da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui al punto 1. L ente non risponde se le persone suindicate hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi. Quanto alle categorie di persone che vengono in rilievo, l articolato riprende la distinzione tra soggetti in posizione apicale (lett. a)) e soggetti in posizione subordinata (lett. B. I criteri di imputazione sul piano soggettivo: Ai fini della responsabilità dell ente occorrerà, dunque, non soltanto che il reato sia ad esso ricollegabile sul piano oggettivo (le condizioni alle quali ciò si verifica, come si è visto, sono disciplinate dall art. 5); di più, il reato dovrà costituire anche espressione della politica aziendale o quanto meno derivare da una colpa di organizzazione. Lo schema di decreto legislativo differenzia la disciplina a seconda che il reato sia commesso da un soggetto in posizione apicale ovvero da un semplice sottoposto. Ipotesi di reati commessi da soggetti in posizione apicale: art. 6 se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell art. 5 comma 1 lett. A, l ente non risponde se prova che: a) L organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) Il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli, e di curare il loro aggiornamento, è stato affidato a un organismo dell ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; c) Le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) Non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza dell organismo di cui alla lettera b). La particolare qualità degli autori materiali dei reati ha suggerito al delegato l opportunità di differenziare il sistema rispetto all ipotesi in cui il reato risulti commesso da un sottoposto, prevedendo, nel primo caso, una inversione dell onere probatorio. In altri termini, si parte dalla presunzione (empiricamente fondata)
3 sia, nel caso di reato commesso da un vertice, il requisito soggettivo di responsabilità dell ente sia soddisfatto, dal momento che il vertice esprime e rappresenta la politica dell ente; ove ciò non accada, dovrà essere la societas a dimostrare la sua estraneità, e ciò potrà fare soltanto provando la sussistenza di una serie di requisiti tra loro concorrenti (è ragionevole prevedere che questa prova non sarà mai agevole; si rivelerà poi praticamente impossibile nel caso di ente a base manageriale ristretta). Una notazione finale. La circostanza che, nel caso di elusione fraudolenta del modello senza colpa dell ente, non sia ravvisabile alcuna responsabilità dello stesso, nulla toglie all inopportunità che la persona giuridica si giovi dei profitti economici che abbia comunque tratto dall operato del c.d. amministratore infedele. Per tale ragione, l articolato prevede che, anche in queste ipotesi, venga disposta comunque la confisca del profitto del reato (comma 5). Ipotesi di reati commessi dai sottoposti: art. 7 l ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. In ogni caso è esclusa l inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza se l ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Ma il legame ente persona fisica reato pare in alcuni casi stemperarsi sino al punto da sfumare quasi del tutto. Tanto si evince dall art. 8(autonomia delle responsabilità dell ente): 1. la responsabilità dell ente sussiste anche quando: a) L autore del reato non è stato identificato o non è imputabile; b) Il reato si estingue per una causa diversa dall amnistia 2. Salvo che la legge disponga diversamente, non si procede nei confronti dell ente quando è concessa amnistia per un reato in relazione al quale è prevista la sua responsabilità e l imputato ha rinunciato alla sua applicazione. 3. L ente può rinunciare all amnistia. Protocolli di comportamento: Meritano un discorso a parte i modelli di organizzazione dell ente previsti dagli artt. 6 e 7, costituendo uno degli assi portanti della riforma. Come già detto occorre che l addebito rivolto all ente sia ancorato alla mancata adozione di modelli comportamentali specificamente calibrati sul rischio di reato. Il rischio di commissione di reati è connaturato all esistenza stessa dell impresa, e dunque risulta ineliminabile, ma si ha modo di contenerlo entro ambiti accettabili. Stimolando gli enti alla fissazione di regole di condotta, si intende appunto circoscrivere i limiti entro cui il rischio collegato all attività di impresa risulta permesso. Si tratta comunque di scriminanti sui generis, dal momento che neppure l adozione e l efficace attuazione di un modello organizzativo idoneo a prevenire il reato commesso da soggetti apicali salvaguarda l ente dalla confisca (art. 15 comma 4). Se attuati prima della commissione del reato, comportano l esenzione da responsabilità dell ente. Se attuati ex post, unitamente agli adempimenti risarcitori, consentono la sospensione delle misure cautelari (art.49); se adottati prima dell apertura del dibattimento determinano la riduzione della sanzione pecuniaria che dovrebbe venire inflitta nel caso di specie e rendono inapplicabili le sanzioni interdittive. Sortiscono effetti vantaggiosi anche in executivis, producendo la conversione delle sanzioni interdittive in sanzioni pecuniarie. Gli artt. 6 e 7 non precisano quale sia il soggetto cui è demandata l adozione dei modelli né la modalità della stessa. Pare logico però che i protocolli siano adottati con delibera assembleare e che vengano poi iscritti nello statuto societario. L art. 6 comma 2 si preoccupa di dettare una serie di linee guida alla redazione di tali modelli, e il comma 3 stabilisce che i protocolli possono essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della Giustizia che, di concerto con i ministri competenti, può formulare entro trenta giorni osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire reati. Concretamente di tale strumento di altolocata consulenza possono avvalersi solo le associazioni di categoria. Tale procedimento, integrato in sede regolamentare, consta di due fasi: nella prima, di carattere preliminare, occorre controllare, principalmente sulla scorta dello statuto e dell atto costitutivo dell associazione, che questa non si sia auto investita della rappresentanza di una specifica categoria di enti. Due i possibili sbocchi di tale fase: l arresto della procedura di controllo per mancanza dello statuto e dell atto costitutivo dell associazione o per carenza nel richiedente dei requisiti di rappresentatività, ovvero la decisione di dare impulso al momento valutativo. In questo caso procede
4 all esame dei codici il Direttore Generale della giustizia penale. Anche in relazione a tale fase è prevista una duplicità di epiloghi: ove il Dir. Gen. reputi il codice inidoneo, entro 30 gg deve formulare osservazioni in merito al loro adeguamento e deve comunicarle all associazione di categoria. In caso contrario il codice acquista efficacia. Soggetti: Il nesso di dipendenza tra illecito amministrativo e illecito penale postulato dall art. 1 comma 1 quale presupposto della colpevolezza del soggetto collettivo, colloca la materia della responsabilità degli enti a metà strada fra la disciplina delle sanzioni amministrative e la disciplina penale, innestandovi il divieto di applicazione analogica che caratterizza ambedue i sistemi sanzionatori. Tale è il motivo per cui i soggetti destinatari delle norme contenute nel decreto costituiscono un numerus non dilatabile per via interpretativa, e quindi clausus. Art. 1 comma 2: le disposizioni si applicano agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica . Dunque ne fanno parte le persone giuridiche private, le società di persone e di capitali, gli enti pubblici economici, le associazioni non riconosciute ed i comitati. Nella prima categoria di soggetti rientrano le persone giuridiche private riconosciute, fondazioni comprese. Nelle società di persone vanno incluse anche le società di fatto e quelle irregolari. L inserimento degli enti pubblici economici lo si desume a contrario dall estromissione degli enti pubblici non economici disposta dal comma 3. Agli enti in tal modo identificati può addebitarsi la responsabilità per illeciti amministrativi dipendenti da reati commessi non solo in Italia ma anche all estero. Ex art. 4 , infatti, nei casi e nelle condizioni previste dagli art. 7, 8 ,9 e 10 del codice penale, gli enti aventi nel territorio dello Stato la sede principale rispondono anche in relazione ai reati commessi all estero, purché nei loro confronti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto. Il decreto si rivolge in conclusione a enti che seppur sprovvisti di personalità giuridica, possono comunque ottenerla, con l esclusione dunque dell impresa e in particolare di quella individuale, come ribadito dalla Cassazione. L art. 1 comma 3, infine, sancisce che le disposizioni del decreto non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici, nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Alcuni dubbi: cosa sono gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale? Non sono certo il Presidente della Repubblica, le Camere, il Governo e la Corte Costituzionale, in quanto organi rientranti nella definizione di Stato. Si pensa che il legislatore abbia inteso riferirsi ad enti che svolgono funzioni preordinate alla tutela di un bene o di un interesse costituzionalmente protetto anche se gli atti con i quali si esprimono non sono connotati dal carattere autoritativo. Esempio en sono i sindacati ed i partiti politici. Dibattuta è anche la questione dei gruppi di imprese : la questione nasce dall assenza nel decreto di qualsiasi riferimento. Principi generali: Un sistema siffatto non poteva dunque che replicare da entrambi i modelli, quello penale e quello amministrativo, il fondamentale principio di legalità (nelle sue accezioni di riserva di legge, tassatività e irretroattività), ovviamente plasmandone la formulazione sulla peculiarità della materia (art. 2). Per quanto riguarda la successione di leggi, ex art. 3: 1. L ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto che secondo una legge posteriore non costituisce più reato o in relazione al quale non è più prevista la responsabilità amministrativa dell ente, e se vi è stata condanna, ne cessano l esecuzione e gli effetti giuridici. 2. Se la legge del tempo in cui è stato commesso il reato e le successive sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli, salvo che sia intervenuta pronuncia irrevocabile. 3. Tali disposizioni non si applicano se si tratta di leggi eccezionali o temporanee. Il sistema sanzionatorio: La sezione II dello schema di decreto detta la disciplina generale delle sanzioni amministrative applicabili agli enti. La legge delega individua, in proposito, un sistema essenzialmente binario, che prevede l irrogazione di sanzioni pecuniarie e di sanzioni interdittive. Tuttavia, mentre le prime sono indefettibili, le seconde vanno previste solo nei casi di particolare gravità . Per completare il quadro occorre inserire due ulteriori istituti, la confisca, utilizzata come pena principale e obbligatoria, e il commissariamento dell ente. Art.9: le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono: la sanzione pecuniaria, le sanzioni interdittive, la confisca e la pubblicazione della sentenza.
5 Le sanzioni interdittive sono: l interdizione dall esercizio dell attività, la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio, l esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli già commessi, il divieto di pubblicizzare beni o servizi. La sanzione pecuniaria: Occorre subito precisare che i soci, almeno con riferimento all esecuzione della pena pecuniaria, non subiscono alcun pregiudizio, disponendo l art. 27 comma 1 che di tale obbligazione risponda soltanto l ente con il proprio patrimonio o fondo comune. La sanzione pecuniaria costituisce la sanzione fondamentale e indefettibile, applicabile sempre, in relazione a tutti gli illeciti dipendenti da reato (art.10). Viene applicata per quote in un numero non inferiore a cento né superiore a mille. L importo di una quota va da un minimo di lire 500000 ad un massimo di lire 3 milioni, quindi la cornice edittale oscilla tra i 50 milioni e i tre miliardi di lire. Non è ammesso il pagamento in misura ridotta, né la sospensione condizionale della pena. Derivata dall abbandono del tradizionale sistema per somma complessiva , sostituito da quello per quote, l operazione di computo ha struttura bifasica, di cui all art. 11. In una prima fase il giudice è chiamato a determinare, sulla base della cornice edittale, il numero delle quote da addebitare all ente, tenendo conto della gravità del fatto, del grado di responsabilità dell ente nonché dell attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto o per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. Nella seconda fase, invece, il giudice è chiamato ad assegnare il valore a ogni singola quota sulla scorta della capacità economica e patrimoniale dell ente, avvalendosi di bilanci o di altre scritture idonee a fotografare tale situazione. La legge delega ha delegato il governo a prevedere casi di riduzione della sanzione quando si è in presenza di fatti di particolare tenuità ovvero di condotte riparatorie da parte dell ente. Ex art. 12: 1. La sanzione pecuniaria è ridotta della metà e cmq non può essere superiore a lire 200 milioni se: a) L autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e non ne ha ricavato vantaggio o ne ha ricavato vantaggio minimo; b) Il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità. La particolare tenuità ha ad oggetto non il reato, che potrebbe essere tutt altro che lieve, ma l illecito dell ente, e segnatamente il suo grado di coinvolgimento nell illecito: coinvolgimento minimo sia sul versante della colpevolezza, atteso che l autore del reato ha agito per un interesse prevalentemente personale o di terzi, sia sul versante oggettivo, visto che nessun vantaggio, o comunque un vantaggio minimo, è stato ricavato dall ente. 2. La sanzione è ridotta da un terzo alla metà se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado: a) l ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque adoperato efficacemente in tal senso; b) è stato adottato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. 3. Nel caso in cui concorrano entrambe le condizioni previste dalle lettere del comma 2, la sanzione è ridotta dalla metà ai due terzi. 4. In ogni caso la sanzione pecuniaria non può essere inferiore a lire 20 milioni. Le sanzioni interdittive: Ex art. 13 si applicano in relazione ai reati per le quali sono previste, quando ricorra almeno una delle seguenti condizioni: a) l ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all altrui direzione, quando in questo caso la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; b) in caso di reiterazione degli illeciti. La loro durata non è inferiore a 3 mesi e non superiore a 2 anni. Ai sensi dell art. 14, il giudice ne determina il tipo e la durata sulla base dei criteri di cui all art. 11. Il divieto di contrattare con la p.a. può anche essere limitato a determinati tipi di contratto o a determinate amministrazioni. Se necessario, le sanzioni interdittive possono essere applicate congiuntamente. E infine l interdizione dall esercizio dell attività si applica solo quando l irrogazione di altre sanzioni risulta inadeguata, come extrema ratio. Altro istituto è quello del commissionariamento dell ente, di cui all art. 15: se sussistono i presupposti per l applicazione di una sanzione interdittiva che determina l interruzione dell attività dell ente, il giudice, in luogo dell applicazione della sanzione, dispone la prosecuzione dell attività dell ente da parte di un commissario per un periodo pari alla durata della pena interdittiva altrimenti applicata, quando ricorre
6 almeno una delle seguenti condizioni: a) l ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può recare un grave pregiudizio alla collettività. b) l interruzione può provocare rilevanti ripercussioni sull occupazione. Quanto alla nomina del commissario, essa viene richiesta dal pubblico ministero in esecuzione della sentenza che ha disposto la prosecuzione dell attività e vi provvede senza formalità il giudice dell esecuzione. Dopo di che, il commissario subentra nel contesto societario con i compiti e i poteri assegnatigli dal giudice, senza che ciò comporti la revoca dei sindaci e degli amministratori. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell attività viene confiscato, e il commissariamento non può essere disposto quando l interruzione dell attività consegue all applicazione in via definitiva di una sanzione interdittiva. Le sanzioni interdittive applicate in via definitiva: art. 16: può essere disposta l interdizione definitiva dall esercizio dell attività se l ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed è già stato condannato, almeno 3 volte negli ultimi 7 anni, all interdizione temporanea. Lo stesso vale per il divieto di contrattare con la p. a. o di pubblicizzare beni o servizi, quando l ente è già stato condannato alla stessa sanzione almeno 3 volte negli ultimi 7 anni. Riparazione delle conseguenze del reato: E istituto inteso a sollecitare l ente al compimento di attività riparatorie. Ex art. 17, ferma l applicazione delle sanzioni pecuniarie, le sanzioni interdittive non si applicano quando, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, concorrono le seguenti condizioni: a) l ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque operato efficacemente in tal senso; b) l ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l adozione e l attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati delle specie di quello verificatosi; c) l ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca. Altre sanzioni: Gli artt. 18 e 19 prevedono le altre sanzioni applicabili nei confronti dell ente. La sanzione della pubblicazione della sentenza di condanna, mutuata dall arsenale penalistico, non solleva problemi interpretativi. Essa può essere applicata dal giudice quando l ente soggiace all irrogazione di una sanzione interdittiva. Di particolare rilievo la sanzione della confisca (art. 19), irrogabile con la sentenza di condanna, che si atteggia a sanzione principale e obbligatoria. Essa viene configurata sia nella sua veste tradizionale, che cade cioè sul prezzo o sul profitto dell illecito, sia nella sua forma moderna , quella per equivalente (comma 2). La confisca tradizionale colpisce il prezzo del reato, costituito dalle cose, dal denaro o da altre utilità date o promesse per determinare o istigare alla commissione del reato, e il profitto del reato, da intendersi come una conseguenza economica immediata ricavata dal fatto di reato. La confisca per equivalente , già conosciuta nel nostro ordinamento, ha invece ad oggetto somme di denaro, beni o altra utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato. Essa opera, ovviamente, quando non è possibile l apprensione del prezzo o del profitto con le forme della confisca tradizionale. La confisca deve essere sempre disposta nei confronti dell ente con la sentenza di condanna. Sono fatti salvi i diritti acquistati da terzi in buona fede. Reiterazione, pluralità di illeciti, prescrizione:Ex art. 20, si ha reiterazione quando l ente, già condannato in via definitiva almeno una volta per un illecito dipendente da reato, ne commette un altro nei 5 anni successivi alla condanna definitiva. Ex art. 21, quando l ente è responsabile in relazione ad una pluralità di reati commessi con un unica azione od omissione ovvero commessi nello svolgimento di una medesima attività, si applica la sanzione pecuniaria prevista per l illecito più grave aumentata fino al triplo, ma cmq non superiore alla somma delle sanzioni applicabili per ciascun illecito. Quando in relazione ad uno o più illeciti ricorrono le condizioni per l applicazione delle sanzioni interdittive, si applica quella prevista per l illecito più grave. Ai sensi dell art. 22, infine, le sanzioni amministrative si prescrivono nel termine di 5 anni dalla data di consumazione del reato. Interrompono la prescrizione la richiesta di applicazione di misure cautelari interdittive e la contestazione dell illecito a norma dell art. 59. A seguito di interruzione i termini di prescrizione decorrono ex novo, e qualora l interruzione sia avvenuta mediante la contestazione dell illecito amministrativo dipendente da reato, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio. Inosservanza delle sanzioni interdittive: Con l art. 23 si introduce una nuova fattispecie penale destinata a sanzionare le violazioni agli obblighi o ai divieti inerenti alle sanzioni interdittive, anche se applicate in via
7 cautelare durante il processo. Chiunque, nello svolgimento dell attività dell ente a cui è stata applicata una sanzione o misura cautelare interdittiva trasgredisce agli obblighi o ai divieti ad esse inerenti, è punito con la reclusione da sei mesi a 3 anni, e nei confronti dell ente si applica la sanzione pecuniaria da 200 a 600 quote e la confisca del profitto. Se il profitto è rilevante, si applicano sanzioni interdittive anche diverse da quelle in precedenza irrogate. Responsabilità amministrativi per reati previsti dal codice penale: La sez. III del capo I costituisce, parafrasando il linguaggio penalistico, la parte speciale del sistema di responsabilità degli enti. L attuazione della delega viene pertanto limitata al novero dei reati che formano oggetto delle Convenzioni ratificate con la legge di delega: dunque, i reati di concussione, corruzione e frode. Non sussistono dubbi sulla necessità di prevedere che la responsabilità amministrativa dell ente debba essere estesa anche alle ipotesi di reato tentato. La norma dell art. 26 stabilisce che, in presenza di un delitto tentato, le sanzioni pecuniarie e interdittive applicabili all ente sono ridotte da un terzo alla metà. Concorso di sentenze interdittive: La disposizione dell art. 83, collocata nell ambito delle disposizioni di attuazione e di coordinamento, disciplina un fenomeno di convergenza di sanzioni interdittive, la cui ricorrenza può pronosticarsi come tutt altro che virtuale. Il fenomeno è legato alla possibile applicabilità di sanzioni interdittive (sovente qualificate come accessorie) stabilite da leggi speciali nei confronti dell ente in presenza di una sentenza di condanna per uno dei reati previsti nel decreto legislativo. Il comma 1 sancisce che nei confronti degli enti si applicano solo le sanzioni previste dal decreto legislativo, sul presupposto che questo, come legge successiva, introduce la nuova disciplina organica della responsabilità sanzionatoria degli enti, destinata perciò a prevalere sulle diverse disposizioni della legislazione speciale. La disposizione del comma 2 contempla il caso in cui, per effetto della commissione dell illecito da parte dell ente, quest ultimo abbia già risentito dell applicazione di sanzioni amministrative di identico o analogo contenuto rispetto a quelle irrogate dal giudice penale che accerta la responsabilità dell ente. Per fronteggiare simili evenienze, la norma stabilisce che la durata della sanzione già sofferta dovrà essere computata ai fini della determinazione della durata della sanzione interdittiva dipendente da reato, irrogata dal giudice penale. - CAP. II, RESPONSABILITA PATRIMONIALE DEGLI ENTI E LA SAGOMATURA DEL PROCESSO: Responsabilità patrimoniale: L art. 27 stabilisce che dell obbligazione per il pagamento della sanzione pecuniaria risponde soltanto l ente con il suo patrimonio o con il fondo comune, escludendo così, che possano essere chiamati a risponderne anche i singoli soci od associati, secondo la disciplina valevole in rapporto alle altre obbligazioni dell ente. La medesima disposizione estende, altresì, ai crediti dello Stato connessi alla responsabilità dell ente per fatti di reato il privilegio che assiste, a norma del codice di procedura penale (v., in particolare, l art. 320, comma 2), i corrispondenti crediti dipendenti da reato. Processo ad un quasi imputato: Al capo III del d.lgs. 231/2001 era demandata l attuazione dell art. 11 della legge di delega 300/2000 (Ratifica ed esecuzione di Atti internazionali elaborati in base all art. K. 3 del Trattato sull Unione europea), secondo cui per l accertamento della responsabilità degli enti si applicano in quanto compatibili le disposizioni del codice di procedura penale, assicurando l effettiva partecipazione e difesa degli enti nelle diverse fasi del procedimento penale. Ne è derivato un inatteso ribaltamento dei dettami della delega: ex art. 34 per il procedimento relativo agli illeciti amministrativi dipendenti da reato si osservano le norme del capo III nonché, in quanto compatibili, le disposizioni del codice di procedura penale e del d.lgs. 271/89. Per quanto riguarda l identificazione del giudice chiamato ad accertare la responsabilità della persona giuridica, ex art. 36 è il giudice penale competente per materia, territorio ed eventualmente connessione per i reati dai quali dipende l illecito amministrativo. Un potere cognitivo, quello del giudice, che resta immutato anche quando il processo dovesse instaurarsi o proseguire nei confronti del solo soggetto collettivo; non senza problemi però. Nell eventualità configurata dall art. 8, infatti, il giudice, pur chiamato a risolvere incidenter tantum la questione penalistica, risultando ignoto l autore del reato, non è in grado innanzitutto di stabilire quale siano i criteri soggettivi di attribuzione della responsabilità (artt. 6 e 7), né ha modo di accertare la sussistenza del presupposto oggettivo di cui all art. 5. Determinante al fine di assicurare all impresa un efficace sistema di garanzie è l equiparazione della persona giuridica all imputato, ai sensi dell art. 35, con un ovvio effetto: risultano applicabile all ente solo le norme che riguardano l imputato come soggetto del processo, ma non come persona fisica.
8 L art. 39 pone il principio base, secondo cui l ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, prevedendo inoltre una formalizzazione della partecipazione che richiama i modi di partecipazione al processo delle altre parti private, piuttosto che dell imputato. Infatti, l ente che intenda partecipare al procedimento deve costituirsi depositando una dichiarazione contenente la denominazione dell ente, le generalità del rappresentante legale e del difensore, la dichiarazione o l elezione di domicilio; è inoltre previsto che alla dichiarazione sia allegata la procura conferita nelle forme di cui all art. 100 c.p.p. La partecipazione al procedimento è in ogni caso inibita al rappresentante legale che sia imputato del reato da cui dipende l illecito amministrativo. In tale ipotesi, l ente che voglia partecipare ugualmente al procedimento dovrà nominare un rappresentante per il processo. Il comma 4 del medesimo articolo pone una peculiare ipotesi di rappresentanza legale necessaria dell ente da parte del difensore, che si determina in caso di mancata comparizione del legale rappresentante della persona giuridica. L art. 43 disciplina, invece, le modalità delle notificazioni all ente. Si richiamano le regole che l art. 154, comma 3, c.p.p. prevede per le notifiche alle pubbliche amministrazioni e alle persone giuridiche, rinviando alla disciplina stabilita per il processo civile. Al fine di evitare disfunzioni nelle notifiche, si è stabilito espressamente che la notifica eseguita mediante consegna al legale rappresentante, anche se imputato del reato da cui dipende l illecito amministrativo, è comunque valida. Quello che allo stato appare ben difficile da stabilire sono i livelli di rischio, sotto il profilo della funzionalità del processo penale, collegati all innesto, al suo interno, del nuovo corpo normativo. Fondamentalmente si teme che ne possa derivare un ipertrofia funzionale del preesistente sistema processuale penale, tutta a detrimento della semplificazione e dell auspicata durata ragionevole: in un ipotesi limite, ad es., il giudice competente potrebbe venire chiamato ad accertare nello stesso contesto processuale la responsabilità penale dell imputato, quella amministrativa dell ente, e, là dove risulti esercitata l azione civile nei confronti dell autore del reato, quella civile dell imputato nonché eventualmente dello stesso ente citato in qualità di responsabile civile o di civilmente obbligato per la pena pecuniaria. Proprio onde evitare tali rischi non vi è da stupirsi se non è stata prevista la costituzione di parte civile del danneggiato dal reato nei confronti dell ente, perché questo presupporrebbe l intercorrenza di un nesso tra reato, autore del medesimo e danno accampato non riscontrabile con riferimento all illecito dell ente. Parimenti da escludere anche la legittimazione dell ente imputato a costituirsi parte civile nei confronti dell imputato persona fisica. Tutt altra questione è invece quella relativa all esperibilità delle azioni civili di rivalsa e di risarcimento da parte dell ente condannato per illecito amministrativo dipendente da reato. Sebbene tenda a prevalere l idea che la persona giuridica possa cercare ristoro di tutti i costi economici derivatigli dal procedimento, convenendo in sede civile l autore del reato ed ogni altro soggetto che abbia derogato ai doveri inerenti alla propria carica, tale tesi incontra ostacoli superabili solo attraverso un faticoso e non convincente lavoro interpretativo. In particolare, la legittimazione del soggetto collettivo all esercizio della pretesa risarcitoria in sede civile svuoterebbe il collegamento tra illecito ed ente, con la conseguenza che il sistema finirebbe per contraddire se stesso. Senza contare che in tal modo l autore del reato sarebbe costretto a rispondere del fatto proprio e indirettamente del fatto altrui . A conti fatti la titolarità del diritto di rivalsa può riconoscersi solo all ente assolto dall addebito o nei cui confronti il processo penale non sia mai nato, a patto che ricorra il presupposto di cui al c.c. del danno diretto. Improcedibilità e riunione e separazione di procedimenti: ex art. 37, non si procede all accertamento dell illecito amministrativo dell ente quando l azione penale non può essere iniziata o proseguita nei confronti dell autore del reato per mancanza di una condizione di procedibilità. Per quanto riguarda la riunione e separazione di procedimenti di cui all art. 38, occorre premettere che l ipertrofia del procedimento, come l esperienza della connessione ha insegnato, genera macchine mal governabili, e per questo la scelta compiuta dal decreto va nel senso di uno spiccato favor separationis. Tanto premesso, vale la pena risolvere una questione di nomenclatura originata dalla rubrica, in cui si parla al plurale di procedimenti. È evidente che l articolo riguardi anche e soprattutto il processo. Il primo comma stabilisce che il procedimento per l illecito amministrativo dell ente è riunito al procedimento penale instaurato nei confronti dell autore del reato da cui l illecito dipende ; si tratta però di un cumulo non necessario, sebbene preferenziale, e la formula con cui l articolo si chiude rompe di fatto la tassatività delle deroghe al regime della riunione. Tale regola, infatti , è derogabile in una serie di ipotesi solo
9 apparentemente determinata. Il comma secondo ammette accertamenti in tre casi: il primo concerne il perdurante stato di incapacità dell imputato a partecipare coscientemente al processo cui sia conseguita la sospensione a norma dell art. 71 c.p.p. Nella seconda ipotesi lo scisma si verifica qualora l imputato abbia richiesto il giudizio abbreviato, o stipula un concordato sulla pena senza che l ente, tramite il proprio rappresentante legale, abbia assunto una corrispondente iniziativa e viceversa, ovvero nel caso in cui il p.m. abbia richiesto ed ottenuto dal giudice l emissione di un decreto penale di condanna (la richie di giudizio sta abbreviato o di patteggiamento, però, di per sé sole non generano la scissione delle due vicende processuali, occorrendo attendere la definizione dei procedimenti speciali prima di poter disporre la separazione del procedimento a carico dell ente da quello che si celebra nei confronti della persona fisica; si avrà dapprima una sospensione del processo di accertamento dell illecito amministrativo). Una volta sfalsate le due vicende sono destinate a non ricongiungersi più. La terza ipotesi ricorre quando la separazione è resa necessaria ai fini dell ordinata gestione del processo. È appunto una formula aperta. All interno di tali situazioni possono distinguersi due fattispecie: da un lato quelle riconducibili ad eventi connessi al procedimento penale, altri che riguardano il procedimento per l accertamento dell illecito amministrativo, determinandone l arresto temporaneo o definitivo e il distacco da quello concernente con la persona fisica. Esempi: ex art. 8 è impensabile la celebrazione cumulativa dei procedimenti in caso di mancata identificazione dell autore del reato, di dichiarazione di non imputabilità dell autore stesso ovvero di estinzione del reato per causa diversa dall amnistia/ O ancora causa separazione la scelta del giudizio direttissimo o del giudizio immediato operata dall accusa nei confronti della persona fisica o della persona giuridica/ ex art. 43 comma 4, su richiesta del p.m., il giudice ordina la sospensione del procedimento qualora non sia stato possibile effettuare le notificazioni all ente nei modi previsti dal medesimo articolo e siano risultate infruttuose le nuove ricerche obbligatoriamente disposte./ l art. 65 prevede poi che il processo concernente l illecito amministrativo possa venir sospeso qualora l ente, prima dell apertura del dibattimento, richieda di provvedere alla riparazione delle conseguenze del reato e dimostri di essersi trovato nell impossibilità di adempiervi sino a quel momento. Per quanto riguarda la questione della compatibilità del giudice che abbia pronunciato o concorso a pronunciare sentenza nei confronti della persona giuridica a partecipare al giudizio a carico dell autore del reato o viceversa, sorgono alcuni dubbi. Nel caso in cui il procedimento a carico dell ente, a seguito della separazione, sia stato definito per primo, non dovrebbero sussistere dubbi in ordine all incapacità dell organo giurisdizionale che ha assunto la deliberazione a partecipare al giudizio nei confronti dell imputato. Maggiori incertezze solleva l opposta eventualità. Si potrebbe infatti sostenere che, ove il giudice abbia pronunciato sentenza nei confronti della persona fisica, sia irragionevole reputarlo incompetente a partecipare al giudizio relativo al soggetto collettivo. In questo caso l accertamento del giudice non ha avuto ad oggetto né i criteri soggettivi né i criteri oggettivi di imputazione della responsabilità all ente. In ogni caso queste obiezioni non convincono del tutto: a ben guardare in quest ultima ipotesi il giudice si pronuncia sì su 2 fondamentali presupposti della resp. amministrativa, il perfezionamento del reato da cui discende l illecito amministrativo e attribuzione di tale reato ad una persona collegata da rapporto organico alla persona giuridica. Per concludere, in regime di separazione, nulla preclude il travaso di atti dall uno all altro giudizio, nel rispetto però dell art. 238 c.p.p. Per cui i verbali di dichiarazioni potranno venir utilizzati contro l imputato soltanto se il suo difensore ha partecipato all assunzione della prova, ovvero se è intervenuto il consenso del difensore della persona giuridica. La fase prodromica: Nell immaginario del legislatore delegato l avvio della fase prodromica dovrebbe realizzarsi contemporaneamente nei confronti del presunto autore del reato e della persona giuridica reputata responsabile dell illecito amministrativo. Tanto si evince dall art. 56, che appunto colloca l accertamento dell illecito amm. nel contesto delle indagini preliminari. In ogni caso l instaurazione del procedimento coincide con l iscrizione della notizia dell illecito amministrativo nel registro delle notizie di reato (art. 55). Vi sono però alcuni adattamenti connessi alla specificità della fattispecie. Innanzitutto la menzione degli elementi identificativi dell ente, il che esclude l iscrizione di notizie non soggettivizzate; è richiesta poi , ove possibile, l indicazione del legale rappresentante dell ente. I veicoli di conoscenza da parte dell ente dell instaurazione di un procedimento nei suoi confronti sono uguali a quelli di cui fruisce l indagato. La discovery si realizza pertanto grazie al meccanismo di accesso al
10 registro delle notizie di reato (v. art. 335, comma 3 e 3 bis c.p.p.), ovvero in seguito ad atti del p.m. compiuti nei confronti dell ente ai quali il difensore abbia diritto di assistere. Dall annotazione nel registro di cui all art. 335 c.p.p. decorrono termini di durata delle indagini preliminari uguali a quelli previsti per l accertamento del reato presupposto (art. 56). Occorre poi ricordare che, ai sensi dell art. 35, l ente gode delle prerogative proprie dell imputato, ma la sua capacità di agire nel processo è subordinata ad un atto di costituzione (art.39) ed alla nomina di un individuo chiamato a rappresentare legalmente l ente. Strano appare il fatto che l ente non possa farsi rappresentare dall imputato del reato da cui dipende l illecito amm. ma che quest ultimo possa ricevere validamente le notificazioni destinate all ente ex art. 43 comma 2. Ex art 40 poi distinta dalla rappresentanza per la partecipazione al procedimento è l assistenza legale difensiva dell ente. Desta a questo punto forti perplessità la rappresentanza necessaria che l art. 39 comma 4 conferisce al difensore nominato qualora il rappr. legale non compaia all udienza preliminare o al dibattimento: in tal caso il difensore è in grado di sovrapporre la propria volontà a quella dell ente. Per quanto riguarda le strategie difensive, nulla sembra opporsi, fatte salve ragioni di opportunità da verificare caso per caso, all ipotesi che ente e imputato persona fisica abbiano lo stesso difensore, scelta comunque non molto conveniente. Vicende modificative dell ente: I successivi artt. da 28 a 32 regolano l incidenza sulla responsabilità dell ente delle vicende modificative connesse ad operazioni di trasformazione, fusione o scissione. Il criterio di massima al riguardo seguito è stato quello di regolare la sorte delle sanzioni pecuniarie conformemente ai principi dettati dal codice civile in ordine alla generalità degli altri debiti dell ente originario,mantenendo, per converso, il collegamento delle sanzioni interdittive con il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il reato. In tale prospettiva, l art. 28 precisa, anzitutto, che nel caso di trasformazione resta ferma la responsabilità dell ente trasformato per i fatti di reato anteriormente commessi; con riferimento all ipotesi di fusione, l art. 29 prevede che l ente che ne risulta (ivi compreso l ente incorporante, nel caso di fusione per incorporazione) risponde dei reati dei quali erano responsabili gli enti partecipanti all operazione. Maggiormente articolata risulta la disciplina dettata per l ipotesi della scissione, la quale tiene conto delle differenti forme che questa può assumere. L art. 30 esordisce, in particolare, stabilendo che, nel caso di scissione parziale quando, cioè, la scissione avvenga mediante trasferimento di una frazione soltanto del patrimonio della società scissa, la quale pertanto sopravvive tale società rimane responsabile per i reati commessi anteriormente alla data in cui l operazione ha avuto effetto, salva la speciale regola in tema di sanzioni interdittive cui poco più oltre si farà cenno; gli enti beneficiari sono solidamente obbligati al pagamento delle sanzioni pecuniarie dovute dall ente scisso per reati anteriormente commessi, nel limite nel valore effettivo del patrimonio netto trasferito a ciascuno di essi: limite che tuttavia non opera rispetto agli enti ai quali risulta devoluto, anche solo in parte, il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il reato. Una regola particolare è dettata in ordine alle sanzioni interdittive, le quali risultano applicabili ai soli enti cui è rimasto (nel caso di scissione parziale) o è stato trasferito (in ogni ipotesi di scissione), anche solo in parte, il ramo di attività che ha dato luogo alla commissione del reato. Il successivo art. 31 dettando disposizioni comuni tanto alla fusione che alla scissione, con riferimento all eventualità che esse siano intervenute prima della conclusione del giudizio chiarisce, al comma 1, che nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice deve far riferimento in ogni caso alle condizioni economiche e patrimoniali dell ente originariamente responsabile. L ente risultante dalla fusione e l ente che, in caso di scissione, risulterebbe esposto ad una sanzione interdittiva possono ovviamente evitarne in radice l applicazione provvedendo alla riparazione delle conseguenze del reato, chiedendo la sostituzione della sanzione interdittiva con una sanzione pecuniaria di ammontare pari una a due volte quella inflitta all ente per il medesimo reato. L art. 32 prevede che il giudice possa tener conto delle condanne già inflitte nei confronti degli enti partecipanti alla fusione o dell ente scisso al fine di ritenere la reiterazione in rapporto agli illeciti dell ente risultante dalla fusione o beneficiario della scissione, correlati a reati successivamente commessi. La reiterazione, in tal caso, non opera peraltro automaticamente, ma forma oggetto di valutazione discrezionale da parte del giudice, in rapporto alle concrete circostanze. Nei confronti degli enti beneficiari della scissione, essa può essere inoltre ravvisata solo quando si tratti di ente cui è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il precedente reato.
11 L art. 33 si occupa delle diverse fattispecie della cessione e del conferimento di azienda. Si stabilisce che nel caso di cessione o conferimento dell azienda nella cui attività è stato commesso il reato, il cessionario è solidalmente obbligato, salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente e nei limiti del valore dell azienda ceduta, al pagamento della sanzione pecuniaria correlata al reato stesso: purché, peraltro, il relativo debito emerga dai libri contabili obbligatori, ovvero il cessionario fosse comunque a conoscenza dell illecito amministrativo dell ente cedente. Resta esclusa, di contro, in ogni caso, l estensione al cessionario delle sanzioni interdittive inflitte al cedente. Il legislatore provvede anche a coordinare tali vicende con i meccanismi processuali di accertamento della responsabilità stessa, agli art. 42 e 70, che sostanzialmente attribuiscono all ente subentrato al soggetto collettivo originariamente responsabile una veste processuale coincidente, a tutti gli effetti, a quella dell imputato. Ex art. 42, nel caso di fusione, trasformazione o scissione dell ente originariamente responsabile, il procedimento prosegue nei confronti degli enti risultanti da tali vicende modificative o beneficiari della scissione, che partecipano al processo nello stato in cui lo stesso si trova. Non assume invece la veste di parte processuale il cessionario od il conferitario di azienda, risultando escluso ogni fenomeno di contagio della responsabilità del cedente o del conferente per i reati commessi anteriormente alla data operazione. Ai sensi dell art. 70 poi il giudice, in caso di vicende modificative dell ente, deve pronunciare la sentenza nei confronti degli enti derivanti da fusione o trasformazione o beneficiari della scissione. Per partecipare al procedimento, sostituendovi in tutto e per tutto l ente originariamente responsabile, il soggetto collettivo derivato dalla vicenda modificativa è tenuto al deposito nella cancelleria dell autorità giudiziaria procedente di una nuova dichiarazione di costituzione; se il neo nato non si costituisce, lo stesso sarà dichiarato contumace. Misure cautelari: Gli interventi cautelari sono senza dubbio tra gli avvenimenti più significativi che possono coinvolgere l ente nella fase prodromica. Sono due i presupposti per l adozione di provvedimenti cautelari definiti dall art. 45: che sussistano gravi indizi sulla responsabilità dell ente per l illecito amministrativo, (replicando in parte la disposizione sulle condizioni generali di applicabilità delle misure di cui all art. 273 c.p.p.), e che vi sia il pericolo, desunto da fondati e specifici elementi, di reiterazione di illeciti della stessa indole di quello per cui si procede. Spicca il totale disinteresse per la salvaguardia di esigenze probatorie. A ben guardare vi è pure un presupposto implicito, derivante dall istituita corrispondenza tra sanzioni interdittive e cautele contra societatem: quest ultime infatti non possono prescindere dalle medesime premesse dell omologo trattamento sanzionatorio e, conseguentemente, del principio di legalità di cui all art.13. E ancora si deve escludere che la persona giuridica possa subire provvedimenti cautelari se l autore del reato lo abbia commesso nel prevalente interesse proprio o di terzi e l ente non ne abbia ricavato vantaggio, o questo sia stato minimo oppure sia stato cagionato un danno patrimoniale di particolare tenuità. Naturalmente la verifica dei gravi indizi riferiti all applicabilità delle misure deve considerare la particolare natura e struttura dell illecito amministrativo in questione, per cui la responsabilità dell ente è per così dire derivata da quella dell imputato-persona fisica. Pertanto, la gravità degli indizi dovrà riguardare il complesso meccanismo di imputazione della responsabilità all ente di cui all art. 5: in sostanza, la valutazione in ordine alla sussistenza dei gravi indizi andrà riferita al reato posto in essere, alla verifica dell interesse o del vantaggio derivante all ente e al ruolo dei soggetti indicati nelle lett. a) e b) del citato art. 5. Maggiori varianti rispetto alla disciplina ordinaria si registrano con riferimento al periculum in mora, constando il quale può venire autorizzata l adozione di misure interdittive nei confronti dell ente: l art. 45 richiede la sussistenza di specifici e fondati elementi, formula ben diversa da quella di cui all art. 274 c.p.p. che eleva a indicatori del periculum specifiche modalità e circostanze del fatto e la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell imputato, desunta da atti o comportamenti concreti e dai suoi precedenti penali. Vi è dunque un vuoto di disciplina che cmq non è impossibile da colmare. Il giudice potrebbe infatti avvalersi in funzione prognostica di quegli stessi elementi il cui riscontro è condizione per l applicabilità delle sanzioni interdittive. Ciò comporta però nella pratica un autentico bis in idem. La scelta delle misure viene operata sulla base dei criteri selettivi di adeguatezza e proporzionalità indicati dall art. 46, e dunque in forza di canoni analoghi a quelli previsti dall art. 275 c.p.p. , con l aggiunta dei parametri della economicità e della specificità dell intervento cautelare.
12 Il primo criterio che viene in considerazione, dunque, è quello di idoneità, dovendo il giudice valutare la specifica funzionalità della misura richiesta a scongiurare i pericula sussistenti nel caso concreto; in secondo luogo, la valutazione del giudice dovrà essere guidata da un criterio di proporzione rispetto al fatto contestato ed alla sanzione per esso applicabile all ente in via definitiva; infine, si dovrà tener conto dell adeguatezza della cautela, con riferimento all interdizione dall esercizio dell attività. La gravità di quest ultima sanzione e la sua attitudine ad incidere sulla stessa vita dell ente giustifica la sua possibilità di applicazione come extrema ratio. Ancora le misure cautelari non possono essere applicate congiuntamente. Come già detto, le misure cautelari corrispondono alle sanzioni interdittive, ad esclusione della sanzione prevista dall art. 16 comma 3, consistente nell interdizione definitiva dall esercizio dell attività se l ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico e prevalente di consentire o agevolare la commissione di reati in relazione ai quali è prevista la sua responsabilità. D altronde l adozione provvisoria di un provvedimento qualificato come definitivo sarebbe un palese nonsense. Onde evitare che in specifiche circostanze l accertamento della responsabilità dell ente si risolva in un pregiudizio per la collettività, il comma 3 dell art. 45 stabilisce che in luogo della misura cautelare interdittiva il giudice possa nominare un commissario giudiziale ex art. 15 per un periodo pari alla durata della misura da applicare. Vediamo ora il procedimento di applicazione delle misure: previa selezione del materiale probatorio mediante il quale supportare il petitum cautelare, l accusa rivolge la richiesta di applicazione di una misura interdittiva al g.i.p. ovvero al giudice procedente nelle fasi successive. La variante più sensibile rispetto al procedimento ordinario previsto dal c.p.p. consiste nell innesto di un momento di contraddittorio anticipato, a norma dell art. 47. La misura, infatti, sarà applicata in udienza pubblica, qualora sia stata ivi presentata la relativa richiesta, ovvero in un udienza camerale fissata ad hoc dal giudice, a cui partecipano l accusa, l ente e il suo difensore. Non trova spazio però in questo contesto l interrogatorio di cui all art. 294 c.p.p. Mutazioni del regime cautelare: Notoriamente ogni intervento cautelare vale rebus sic stanti bus. Possono dunque verificarsi tre ordini di possibili mutamenti del regime cautelare. La prima figura, sconosciuta al sistema cautelare ordinario, è la sospensione, di cui all art. 49, che ha natura premiale. Presupposto è la richiesta dell ente di poter realizzare gli adempimenti cui la legge condiziona l esclusione di sanzioni interdittive; si instaura così un procedimento incidentale che si sviluppa a tappe. In un primo momento il giudice verifica se sussistono le condizioni per accordare la sospensione della misura cautelare, consultando la parte pubblica. Mancano però indicazioni sui parametri con cui il giudice decide della richiesta. Se il giudice decide di accogliere la domanda, impone all ente una cauzione, determinandone l importo in misura cmq non inferiore alla metà della sanzione pecuniaria minima prevista per l illecito; a questo punto ordina la sospensione della misura cautelare e fissa un termine per gli adempimenti. Nel caso di mancata, incompleta o inefficace esecuzione degli impegni riparatori nel termine fissato, la misura viene ripristinata e la cauzione è devoluta alla Cassa delle ammende. Diversamente il giudice revoca la misura e ordina la restituzione della somma depositata. Dopo di che il processo segue il suo corso normale. Gli ulteriori istituti incidenti sulla vita delle misure interdittive, di cui all art. 50, non presentano carattere di novità: revoca e sostituzione. La prima mutazione si verifica quando risultino mancanti le condizioni di applicabilità di cui all art. 45, o adempiuti gli oneri riparatori di cui all art. 17. Con evidente scostamento rispetto alla disciplina codicistica (art. 299 c.p.p.), l art. 50 autorizza revoche ex officio . La sostituzione invece è ricollegabile a due fenomeni distinti: la sostituzione vera e propria della misura originaria con altra obbligatoriamente meno afflittiva, ovvero la modifica delle modalità esecutive dell interdizione, che vengono rideterminate in senso meno gravoso. La sostituzione è cmq sempre in melius. Qui però il giudice non interviene mai ex officio, ma deve venire evocato sulla scena da una richiesta del p.m. o dell ente sulla quale decide de plano. Altro fenomeno estintivo delle misure cautelari è il decorso dei termini massimi di durata ex art. 51 (in particolare non possono superare la metà del termine massimo indicato nell art. 13 comma 2, quindi un anno; dopo la sentenza di condanna di primo grado, la durata della misura cautelare può avere la stessa durata della corrispondente sanzione applicata con la medesima sentenza ma in ogni caso non superiore ai due terzi del limite max. suddetto). Altri fenomeni estintivi sono costituiti dall archiviazione dell illecito
13 amministrativo, la pronuncia di una sentenza di esclusione della responsabilità o dichiarativa di una causa di improcedibilità. Cautele reali: nessun accenno è contenuto nella legge di delega riguardo a due misure inserite nel decreto potenzialmente attingenti al patrimonio. Si tratta di due strumenti di natura reale, il sequestro conservativo (art. 54) ed il sequestro preventivo (art.53). La prima misura non si distacca dal modello originario. Ne fa richiesta il p.m. in ogni stato e grado del procedimento di merito, al giudice procedente, indicando i beni mobili e immobili dell ente e le somme o cose sui quali deve costituirsi il vincolo, quando vi sia fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie del pagamento della pena pecuniaria, delle spese del procedimento e do ogni altra somma dovuta all erario. Il secondo istituto invece presenta notevoli differenze con il corrispondente codici stico (art. 321 c.p.p.), trattandosi di uno strumento unidirezionale, esclusivamente finalizzato all eventuale esecuzione della confisca. Conserva la natura di atto a sorpresa e per cui disposto inaudita altera parte. Il sistema dei controlli in materia cautelare: Tutti i provvedimenti in materia di misure cautelari adottate nei confronti della persona giuridica sono impugnabili. Ex art. 52 si accorda in prima istanza un solo mezzo di impugnazione: l appello, esperibile dal p.m. e dall ente per mezzo del suo difensore, i quali, contestualmente alla domanda, espongono i temi da decidere. È escluso chiaramente il ricorso per saltum in Cassazione, nel qual caso ope legis il ricorso si converte in appello. La decisione sull appello in materia cautelare compete al tribunale in composizione collegiale del capoluogo della provincia ove ha sede il giudice da cui emana l ordinanza impugnata. La decisione del Tribunale di appello è ricorribile in Cassazione solo per violazioni di legge (non è sufficiente la sola insufficienza motivazionale). Scelte diverse riguardano le cautele reali contra societatem: il rinvio agli artt. 322 e 322 bis c.p.p. operato dall art. 53 rende il sequestro preventivo suscettibile di riesame anche nel merito, ed appellabili le ordinanze che respingono la richiesta di sequestro avanzata dal p.m. o revochino o rifiutino la richiesta. Lo stesso vale per il seq. conservativo. L archiviazione della notizia dell illecito amministrativo:Formalmente gli sbocchi delle indagini preliminari condotte nei confronti dell ente non divergono da quelli ordinari, consistendo nella contestazione dell addebito o nell archiviazione. In particolare l archiviazione presenta cospicue differenze rispetto al modello codici stico: in sostanza, l accusa viene lasciata arbitro assoluto della decisione con un ovvia conseguenza: l azione punitiva nei confronti degli enti non ha carattere obbligatorio. Il legislatore, infatti, rinuncia all intervento del giudice nel procedimento di archiviazione e conferisce direttamente al p.m. il potere di disporla con decreto motivato (art. 58).ecco però che il p.m. deve obbligatoriamente comunicare il decreto di archiviazione al procuratore generale presso la Corte di Appello, il quale entro 6 mesi, eventualmente svolti accertamenti indispensabili, può muovere all ente la contestazione delle violazioni amministrative conseguenti al reato. Nulla è detto invece riguardo alla riapertura delle indagini, e soccorre dunque il principio di sussidiarietà ex art. 34 : si crea però una situazione singolare in quanto, se il p.m. è libero di archiviare il caso, per la riapertura delle indagini occorre invece l autorizzazione del g.i.p. Qualora invece la parte pubblica non reputi di dover emettere decreto di archiviazione, contesta all ente l illecito amministrativo in uno dei modi previsti dall art. 59. Resta incerto se l imputazione possa innestarsi sulla richiesta di giudizio direttissimo o di giudizio immediato, non previsti nel novero dei procedimenti speciali elencati dal decreto. Il dubbio va risolto in senso affermativo, per il principio di sussidiarietà. - CAP. III, DALLA CONTESTAZIONE ALL ESECUZIONE: Incompatibilità testimoniali: Come già precisato, il decreto consegna all interprete una disciplina a tratti fortemente lacunosa. Ne è un allarmante esempio l unica norma espressamente dedicata alla tematica probatoria, l art. 44, che disciplina le incompatibilità con l ufficio del testimone. La prima situazione ostativa dettata dall art. concerne il presunto autore del reato che debba venire ascoltato in ordine ai fatti sui quali si fonda la responsabilità amministrativa dell ente. Altrettanto dicasi nell eventualità in cui l imputato venga chiamato a rendere dichiarazioni nel processo separato a carico del soggetto collettivo, salvo che nei loro confronti sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena concordata. Successivamente l art. 44 sancisce l inidoneità anche del rappresentante legale dell ente ad assumere la veste di testimone nel processo a carico del rappresentato. Tale incompatibilità, però, non è assoluta ma
14 opera solo in presenza di due specifici presupposti fissati cumulativamente: l indicazione del rappresentante effettuata nell atto di costituzione in giudizio ed il conferimento delle funzioni di rappresentanza dell ente alla medesima persona fisica anche all epoca del commesso reato (disposizioni non molto chiare. Pare difficile, infatti, sostenere con pretesa di coerenza, da un lato, che la figura del rappresentante legale è equiparata a quella dell imputato, con la conseguenza di venir sottoposto ad interrogatorio per conto dell ente, godendo di tutte le facoltà e i diritti riconosciuti all imputato, e, da un altro lato, che quello stesso soggetto assume invece, la veste di testimone, qualora non abbia rivestito tale qualifica al momento del reato, senza che ciò collida con l elementare canone secondo cui nemo testis in causa propria). È ovvio poi che l illecito penale e quello amministrativo da esso dipendente finiscano nella sostanza per condividere il medesimo nucleo fattuale. Pertanto il soggetto che rappresenta l ente nel giudizio a carico di colui che ha commesso il reato viene ad assumere una posizione uguale a quella del coimputato del medesimo reato. Restano da chiarire le modalità di ascolto, nel processo proprio ed in quello altrui, dell imputato del reato presupposto e del rappresentante legale. Con riferimento all imputato del reato presupposto da ascoltare nel processo a carico dell ente valgono, ovviamente, le regole vigenti nel processo ordinario, e dunque, nel corso delle indagini preliminari, costui verrà sottoposto ad interrogatorio e nel dibattimento cumulativo potrà essere sottoposto ad esame. Restando fermo il divieto di testimonianza dell art. 44 comma 1 lettera a dell imputato del reato, anche nel processo separato l incompatibilità risulta assoluta, cedendo solo di fronte all intervento della sentenza irrevocabile. La situazione, pertanto, va disciplinata con modalità identiche a quelle che, nel processo ordinario, si impiegherebbero per l ascolto degli imputati in un procedimento connesso, applicando cioè l art. 210 c.p.p. (obbligo di presentarsi, assistenza del difensore, hanno facoltà di non rispondere). Quanto al rappresentante dell ente, viene sentito nelle forme previste per l esame della persona imputata in un procedimento connesso. Sfide probatorie: Notoriamente accollato al p.m. nel giudizio penale ordinario, l onere di provare l accusa è invece a carichi differenziati nel processo scaturito dalla contestazione dell illecito amministrativo dipendente da reato. Occorre distinguere 2 ipotesi. Cominciamo dal rappresentante dell accusa che ipotizzi la commissione di un reato da parte dei vertici aziendali. In tal caso, all enunciazione in forma chiara e precisa del fatto che può comportare l applicazione di sanzioni amministrative, il p.m. deve far seguire operazioni acquisitive che immettano o elaborino nel processo la prova in relazione ad un triplice ordine di elementi. Innanzitutto occorre dimostrare che il reato rientri nel catalogo formulato dagli artt. 24, 25, 25 bis, ter, quater, quinquies e sexies, e che la responsabilità amministrativa dal medesimo derivante sia prevista da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto. In secondo luogo la parte pubblica deve documentare che l autore dell illecito penale coincide con uno dei soggetti di vertice. L accusa infine deve provare che l ascrivibilità all ente della condotta criminosa è determinata dalla commissione del reato nell interesse o a vantaggio dell ente medesimo. E proprio da qui ha origine il compito probatorio accollato all ente: innanzitutto provare che il fatto non è stato commesso nell interesse dell ente. Successivamente il soggetto collettivo dovrà dimostrare l assenza della colpa di organizzazione. Ciò però fa sorgere alcune perplessità: i protocolli di organizzazione fungono da prove precostituite in ordine alla volontà dell ente di prendere le distanze dal reato e dal reo, ma la loro mera predisposizione vale, a fini dimostrativi, quanto una dichiarazione di intenti. Occorrerà infatti dimostrare non solo la adozione ma anche la concreta ed efficace attuazione di plannings di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; e ancora la creazione all interno dell ente di organismi dotati di autonomi poteri di iniziativa e di controllo cui sia stato affidato il compito di vigilare sull osservanza e sull aggiornamento dei suddetti protocolli. In secondo luogo occorre provare che l autore del reato si è dissociato fraudolentemente dagli standard comportamentali fissati dall ente di appartenenza. A conti fatti, le probabilità che la difesa riesca a provare tutti questi 4 elementi paiono esigue; è quasi una probatio diabolica, in particolare in relazione a enti a base manageriale ristretta Il regime di ripartizione del rischio probatorio tra accusa ed ente muta in modo drastico se la responsabilità amministrativa dipende da un illecito penale posto in essere da soggetti sottoposti all altrui direzione o vigilanza. La parte pubblica deve provare in primo luogo l esistenza di un vero e proprio legame eziologico tra l inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza da parte della persona fisica cui gli stessi sono imposti e la realizzazione del reato da parte del sottoposto. La parte pubblica è tenuta a provare, in secondo luogo, che l ente ha adottato un modello di
15 organizzazione, gestione e controllo inidoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi, ovvero la mancata attuazione del modello stesso. Resta invece a carico dell ente l onere di dimostrare l adozione, anteriore al perfezionamento del reato, di un modello organizzativo inteso a prevenire quell illecito penale: l ente però sarà qui dispensato dalla dimostrazione in ordine all osservanza degli obblighi di direzione, vigilanza e controllo se prova la predisposizione di modelli idonei ed efficienti. L udienza preliminare: La tecnica del rinvio al codice di rito penale (art. 34), trova ampi spazi di esercizio con riferimento all udienza preliminare. Non a caso il decreto dedica una sola norma a quest udienza, l art. 61. Ne consegue che la richiesta di rinvio a giudizio dell imputato funge da atto propulsivo dell udienza preliminare anche nei confronti della persona giuridica e che il successivo iter processuale è scandito dalle cadenze ordinarie. Si riscontrano però tre ordini di aggiustamenti: il primo attiene alla disciplina concernente la verifica in ordine alla regolare costituzione delle parti prevista dall art. 420 c.p.p. : ove consti l impossibilità di notificare l avviso di fissazione dell udienza preliminare, l autorità giudiziaria deve disporre nuove ricerche, ma, in casi di esito negativo, non può adottare la tecnica di notificazione prevista dal codice per gli imputati irreperibili, bensì sarà tenuta a sospendere l udienza in corso. Il secondo adattamento riguarda la regolamentazione dell impedimento a comparire: venendo la persona giuridica incarnata dal proprio rappresentante legale, nulla osta ad adattare la disciplina ordinaria nel senso che sia il legittimo impedimento di quest ultimo ad assumere rilevanza ai fini di un eventuale rinvio dell udienza a norma dell art. 419 c.p.p. L ingiustificata comparizione del legale rappresentante della persona giuridica non sortisce poi altro effetto che quello di determinare l assunzione della rappresentanza dell ente da parte del suo difensore di ufficio o di fiducia. Ancora il nesso di dipendenza che lega l illecito amministrativo a quello penale rende opportuno, infatti, che all eventuale modifica dell imputazione a carico della persona fisica si accompagni un corrispondente riassetto dell addebito mosso all ente. Vediamo ora gli adattamenti espressamente previsti dall art. 61. Innanzitutto il dovere di pronunciare sentenza di non doversi procedere nei confronti dell ente viene raccordato alle ipotesi di estinzione della sanzione amministrativa. L evento estintivo, a rigore, va ricondotto alla sola scadenza dei termini previsti dall art. 22 ovvero alla decadenza della contestazione ex art. 60. La seconda ipotesi discende dall improcedibilità della sanzione amministrativa e in particolare: quando l azione penale nei confronti dell autore del reato presupposto non poteva essere iniziata o proseguita per mancanza di una condizione di procedibilità, ovvero nel caso in cui, per lo stesso reato, sia stata concessa amnistia senza che l imputato o l ente vi abbiano rinunciato e, infine, qualora l illecito amministrativo sia stato contestato dopo l estinzione di quello penale dovuto a prescrizione. Ancora la responsabilità del soggetto collettivo va esclusa tanto nel caso in cui dagli atti sottoposti al vaglio del giudice dell udienza preliminare emergano elementi di prova positiva in ordine alla non colpevolezza della persona giuridica quanto nell eventualità che, a contrario, manchino elementi dimostrativi della fondatezza dell addebito mosso all ente. La vocatio in iudicium dell ente deve poi contenere, ai sensi del comma secondo dell art. 61, la contestazione dell illecito amministrativo dipendente da reato, l enunciazione del fatto che può comportare l applicazione delle sanzioni, l indicazione del reato da cui l illecito dipende e dei relativi articoli di legge, l enunciazione degli elementi identificativi dell ente e l enucleazione delle fonti di prova. Il difetto di tali requisiti è fonte di una nullità generale a regime intermedio, deducibile ai sensi dell art. 180 c.p.p. ( rilevabile anche d ufficio, ma non deducibile né rilevabile dopo la deliberazione della sentenza di primo grado, ovvero, se si sono verificate nel giudizio, dopo la deliberazione della sentenza di grado successivo). Per l impugnazione della sentenza di non luogo a procedere, nel silenzio del decreto, si applicherà quanto disposto dall art. 428 c.p.p. (solo ricorso per Cassazione, proposto dal Procuratore della Repubblica ovvero Generale, dall imputato). Percorsi semplificati: Gli artt. 62, 63 e 64 innestano tre possibili varianti sull iter processuale tipico, il giudizio abbreviato, l applicazione della pena su richiesta e il giudizio monitorio. La logica deflattivo premiale di tali riti, però, non è stata interamente recepita dal decreto, avendo il legislatore subordinato l adozione dei primi due ad un fondamentale limite: il giudice deve respingere la relativa domanda qualora per l illecito amministrativo sia prevista l applicazione di una sanzione interdittiva in via definitiva.
16 La definizione dell illecito penale amministrativo mediante riti speciali di natura premiale può avvenire su richiesta del solo soggetto collettivo, indipendentemente cioè da un omologa domanda della persona fisica, nei modi e nei termini ordinari. Ex art. 62 il giudizio abbreviato si svolge secondo le ordinarie regole previste dal codice di rito, in quanto applicabili (per tanto si svolgerà secondo le regole previste per l udienza preliminare, in camera di consiglio). Così come stabilito nell art. 442 c.p.p. in caso di condanna la pena determinata dal giudice è diminuita di un terzo e l effetto premiale incide sia sulla durata della sanzione interdittiva sia sull ammontare della sanzione pecuniaria applicabili in concreto, ma non sulla confisca. L art. 63 disciplina l istituto dell applicazione della pena su richiesta: il legislatore ha elaborato un modello di patteggiamento che, pur articolandosi come quello ordinario, prevede condizioni di accesso al rito in alcuni casi macchinose. Al primo comma vi è l ipotesi più semplice, corrispondente alla richiesta di applicazione della pena per fattispecie di illecito amministrativo connotate da minor gravità, venendo punite con la sola sanzione pecuniaria. In tal caso la composizione sulla pena non incontra specifiche limitazioni né viene fissato un tetto in ordine al quantum negoziabile. Si applicano dunque le regole di cui al comma 2 dell art. 444 c.p.p. (occorrerà verificare la corretta qualificazione del reato, il diligente impiego dei criteri di commisurazione della pena pecuniaria e dello sconto di pena per la scelta del rito - diminuzione fino ad un terzo ). Le cose si complicano quando per il reato da cui l illecito amministrativo discende è prevista l applicazione di una sanzione interdittiva. L ente, infatti, viene ammesso al patteggiamento solo se il giudizio nei confronti dell imputato è definito o definibile a norma dell art. 444 c.p.p. Tale disposizione è comprensiva di un triplice ordine di situazioni: si va dal caso in cui l imputato abbia già definito la propria posizione processuale e l ente, a sua volta, decida nel processo separato di far ricorso al medesimo strumento, all eventualità che la richiesta di semplificazione del rito sia stata formulata, nel processo cumulativo, tanto dalla persona fisica quanto da quella giuridica, alla possibilità infine che la richiesta di patteggiamento venga formulata dal solo ente. Nei primi due casi la praticabilità del patteggiamento da parte dell imputato è in re ipsa, e pertanto non sorgono difficoltà di accertamento della condizione richiesta dal primo comma. Altrettanto non può dirsi invece quando la persona fisica non ha formulato domanda di patteggiamento. In questa eventualità infatti occorre che la persona giuridica istante convinca il giudice che, qualora l imputato avesse optato per l applicazione della pena concordata, non vi sarebbe stato motivo di respingere la domanda (ipotesi non affatto agevole qualora ad esempio il responsabile del reato non sia stato identificato). Vige poi sempre il limite dell applicazione di una sanzione interdittiva in via definitiva, ma a differenza di quanto disposto dal precedente articolo, qui si richiede una valutazione in concreto e non in astratto. Non essendo prevista dal decreto la sospensione condizionale della pena, è naturale che la domanda di applicazione della pena concordata non possa essere subordinata alla concessione di tale beneficio. Al patteggiamento qui descritto sono riconducibili effetti solo parzialmente coincidenti con quelli previsti dall art. 445 c.p.p. Non operando il decreto alcuna distinzione tra pene principali, pene accessorie e misure di sicurezza non pare applicabile il primo comma dell art. 445. La confisca ovviamente deve essere cmq disposta. Paiono poi inapplicabili le disposizioni attinenti all efficacia della sentenza di patteggiamento, non profilandosi giudizi civili o amministrativi di danno o disciplinari, nei quali dedurre eventuali effetti vincolanti della decisione irrevocabile sulla resp. dell ente. L art. 64 infine disciplina il giudizio monitorio o per decreto, spendibile esclusivamente nei casi in cui l organo dell accusa reputi che, per l illecito dell ente, possa venir inflitta la sola sanzione pecuniaria. Ovviamente anche l adozione delle condotte riparatorie può agevolare la praticabilità del procedimento o addirittura renderla possibile. Quanto all iniziativa del p.m. e alla decisione del giudice su la richiesta di quest ultimo non vi sono sensibili differenze rispetto a quanto disposto dall art. 459 c.p.p. Ex art. 64, infatti, entro 6 mesi dall annotazione dell illecito amministrativo nel registro e previa trasmissione del fascicolo delle indagini, il p.m., qualora reputi applicabile la sola pena pecuniaria, presenta richiesta motivata di emissione del decreto di applicazione della pena pecuniaria, indicandone la misura, al g.i.p. Le riduzioni di pena possono giungere sino alla metà dell importo minimo applicabile, oltre al beneficio della non iscrizione del provvedimento nel certificato dell anagrafe nazionale delle sanzioni amministrative. Il comma 3 prevede poi che il giudice che non accoglie la domanda restituisca gli atti al p.m. perché proceda con le forme ordinarie. Non si applicherà però in tal caso la confisca in quanto condizione esclusiva per l esperibilità del giudizio monitorio è l applicabilità della sola pena pecuniaria.
17 Va registrata, infine, l assenza nel decreto di norme relative al giudizio immediato o al giudizio direttissimo nei confronti degli enti: ma ciò non significa che questi siano esclusi, come dimostrato dal richiamo, operato dall art. 62 all art. 558 comma 8, riguardante la trasformazione del giudizio direttissimo in giudizio abbreviato per reati di competenza del tribunale in composizione monocratica. Pertanto, entro 50 gg dall illecito amministrativo, il p.m. potrà sperimentare il giudizio immediato nei confronti del soggetto collettivo ove reputi di aver raccolto elementi idonei ad integrare la prova evidente della sua responsabilità amministrativa e sui fatti cui la prova stessa collegata abbia interrogato il legale rappresentante della persona giuridica o lo abbia invitato a presentarsi per rendere l interrogatorio con l osservanza delle forme indicate dall art. 375. Nessuna questione anche in relazione all applicabilità del giudizio direttissimo nei confronti dell ente: il suo impiego sarà però pressoché nullo o limitatissimo in quanto si richiederebbe la confessione del legale rappresentante dell ente. Il giudizio dall avvio alla deliberazione: Particolare appare innanzitutto il meccanismo di sospensione del processo configurato dall art.65. Prima della dichiarazione di apertura del dibattimento,infatti, l ente può chiedere di provvedere alle attività riparatorie di cui all art. 17, qualora dimostri di essere stato nell impossibilità di effettuarle prima (es. per tardiva conoscenza del procedimento, per difficoltà incontrate nell esecuzione di tali attività ). Pur non essendo fissato il dies a quo per presentare la domanda, è ragionevole ritenere che esso coincida con l arrivo del fascicolo per il dibattimento presso la cancelleria del corrispondente giudice. Orbene, se il giudice ritiene di accogliere la richiesta, fissa, unitamente alla determinazione di una somma di denaro a titolo di cauzione, sia il termine entro il quale vanno poste in essere le attività sia la data della nuova udienza, sino alla quale restano sospesi il processo nonché le misure cautelari eventualmente disposte, ma non il decorso dei termini di prescrizione del reato. Il termine assegnato non è suscettibile di proroga. Nel caso di scadenza di tale termine nell inattività dell ente, si ripristinano le misure e la somma devoluta alla Cassa delle ammende. Naturalmente, qualora debba pronunciarsi sentenza anticipata di proscioglimento a favore tanto dell imputato quanto dell ente, non potendo l azione penale essere iniziata o proseguita nei confronti dell autore del reato per la mancanza di una condizione di procedibilità ovvero perché il reato da cui dipende l illecito amministrativo è estinto per prescrizione, il processo può esaurirsi nell ambito della fase degli atti preliminari al dibattimento. Potrebbe però creare qualche complicazione la pronuncia della suddetta sentenza (art. 67) nei confronti di un ente non costituitosi e dichiarato perciò contumace, dovendo l imputato prestare personalmente il consenso alla declaratoria di non doversi procedere ovvero ad opporvisi. Si pronuncerà in tal caso una sentenza contumaciale di non doversi procedere. Ancora possono verificarsi altre due situazioni peculiari: sebbene ipotesi puramente teorica, non può escludersi, innanzitutto, che, risultando eventuali cause oggettive o soggettive di non punibilità dell imputato, il giudizio a suo carico venga immediatamente definito ex art. 129 c.p.p. e che invece prosegua quello concernente la responsabilità amministrativa (es. imputato non ha commesso il fatto, morte del reo, prescrizione del reato o amnistia cui l ente abbia rinunciato). In secondo luogo, l eventuale modifica dell imputazione a carico della persona fisica dovrà essere accompagnata da un corrispondente riassetto dell addebito mosso all ente. Gli artt. 66 -70 configurano le sentenze pronunciabili in sede ordinaria. Innanzitutto ex art. 66 occorre pronunciare sentenza di esclusione della responsabilità dell ente se l addebito contestatogli non sussiste ovvero quando manchi, sia insufficiente o contraddittoria la prova dell illecito amministrativo. Come già detto l art. 67 disciplina la sentenza di non doversi procedere , emanata quando, ai sensi dell art. 60, il reato da cui dipende l illecito amministrativo è estinto per prescrizione ovvero quando la sanzione amministrativa è estinta per il medesimo motivo. In realtà tale sentenza può scaturire da altre ipotesi: qualora una legge posteriore non preveda più la resp. amm. dipendente da un dato reato, quando l azione penale nei confronti dell autore non poteva essere iniziata o proseguita per mancanza di una condizione di procedibilità, nel caso in cui sia stata concessa per il reato amnistia e l imputato o l ente non vi abbiano rinunciato e infine nell eventualità di bis in idem concernente la vicenda giudiziaria amministrativa. Ex art. 69, naturalmente, qualora si provi la responsabilità dell ente il giudice pronuncia sentenza di condanna ed impone al soggetto collettivo il pagamento delle spese processuali. Bisogna poi sottolineare come il nesso che lega l illecito penale e quello amministrativo complichi ulteriormente le cose. Quando l illecito penale non sussiste, non costituisce reato, non è previsto dalla
18 legge come reato, andrà pronunciata sentenza di non doversi procedere anche nei confronti dell ente. Diversamente se il reo viene assolto perché non ha commesso il reato la responsabilità dell ente non cade, così come se il fatto non costituisce reato per il difetto dell elemento psicologico nonché nel caso di intervento di cause estintive del reato diverse da amnistia. Ex art. 70 poi, nel caso di trasformazione, fusione o scissione dell ente, il giudice dà atto nel dispositivo che la sentenza è pronunciata nei confronti degli enti risultanti da tali fenomeni, indicando l ente originariamente responsabile. La sentenza:Quanto alle pronunce a contenuto liberatorio, va guardato con favore il canone secondo cui il giudice ha l obbligo di indicare nel dispositivo della sentenza la causa del proscioglimento; un canone che si estende alla mancanza, insufficienza ed alla contraddittorietà della prova dell illecito amministrativo. Tali pronunce sono portatrici anche di una disposizione accidentale rilevante: dichiarano la cessazione delle misure cautelari eventualmente applicate. La sentenza di condanna dovrà invece indicare specifiche attività o strutture oggetto dell interdizione inflitta in concreto, nonché le relative modalità di applicazione. Introduce qualche variante la nomina di un commissario giudiziale in quanto il giudice dovrà indicare quali sono i poteri e i compiti del commissario, anch essi rapportati alla specifica attività in cui è stato posto in essere l illecito da parte dell ente. Punto interessante è quello che riguarda la confisca: ex art. 19, infatti, le statuizioni relativa alla confisca entrano nel novero dei punti essenziali della sentenza. Anche la pronuncia di esclusione della resp. dell ente può contenere però identiche statuizioni e ciò si verifica quando, ex art. 6 comma 2, l adozione dei modelli di comportamento scrimina l illecito amministrativo, ma il reato è stato commesso da soggetto apicale dell azienda (dunque le sole pronunce esenti da disposizioni correlate alla confisca restano quelle di non doversi procedere). Si distinguono così due figure di confisca: la prima è una sanzione principale, la secondo è uno strumento inteso al ristoro dell equilibrio economico alterato. I suddetti interventi sono accomunati dalla sottoposizione ad esproprio dei soli beni che presentano un collegamento eziologico con il reato e dall accertamento del quantum debeatur con annesso il relativo calcolo aritmetico. Il legislatore ha però omesso di fornire adeguate indicazioni in ordine ai criteri che devono guidare il giudice in questo calcolo. Dovrà innanzitutto stabilire se la nozione di profitto del reato abbinato alla persona giuridica vada tradotta nel computo del ricavo complessivo, cioè dell insieme dei valori che affluiscono all ente, ovvero se debba intendersi come margine di guadagno conseguito dal soggetto collettivo una volta detratte le spese sostenute in esecuzione dell incarico lucrato grazie al reato. Quando il calcolo entra a far parte della pronuncia di esclusione della responsabilità dell ente, non sembrano sussistere dubbi circa la necessità di operarlo solo sull utile netto conseguito dall ente, essendo l esproprio privo di qualsiasi carattere sanzionatorio. Più problematica è l ipotesi della confisca conseguente a sentenza di condanna. Si deve tener conto qui del divario intercorrente tra la posizione dell autore del reato che sostiene delle spese per un attività totalmente in contrasto con la legge e quella dell ente che esegue la propria prestazione contrattuale, sebbene l abbia ottenuta attraverso il contributo delittuoso della persona fisica. Quando ci si trovi di fronte ad una prestazione lecita, ancorché scaturente da un affare illecito, sembra pertanto preferibile l adozione del calcolo del profitto del reato al netto delle spese sostenute dalla persona giuridica per il raggiungimento degli scopi negoziali. (rilevante entità del profitto = vantaggio da monopolio derivante dall aggiudicazione di contratti di fornitura ottenuti grazie ad attività corruttive). Le impugnazioni:La disciplina delle impugnazioni delle sentenze relative alla responsabilità amministrativa dell ente ha tenuto conto di due distinti profili. Da un lato, l esigenza di evitare, fin dove possibile, l insorgere di un possibile contrasto di giudicati tra l accertamento penale e quello relativo all illecito amministrativo dipendente dal medesimo reato, modulando la possibilità di impugnare dell ente in modo simmetrico rispetto a quella riconosciuta all imputato. Dall altro lato, la necessità di garantire all ente a prescindere dalle facoltà che l ordinamento riconosce all imputato del reato presupposto dell illecito amministrativo la più ampia possibilità di impugnare pronunce applicative delle sanzioni interdittive. Parlando innanzitutto dell impugnabilità soggettiva, occorre dire che l inciso dell art. 71 l ente può proporre impugnazione non dà adito a dubbi sul fatto che possano impugnare tan il difensore quanto il to legale rappresentante dell ente. Per quanto riguarda l impugnabilità oggettiva, ex art. 71, nei confronti della sentenza che applica sanzioni amministrative diverse da quelle interdittive (e quindi sanzioni pecuniarie, la pubblicazione della sentenza o
19 la confisca), l ente può proporre impugnazione nei casi e nei modi stabiliti per l imputato del reato dal quale dipende l illecito amministrativo. Complicazioni nascono però nell ipotesi in cui il processo a carico dell ente e quello a carico dell autore del reato siano separati, laddove il processo a carico dell imputato del reato presupposto non sia ancora pervenuto a sentenza ovvero si sia concluso in conseguenza di una vicenda estintiva che però non estingue quella dell ente. In questo caso si può accettare l idea di una iniziale diversificazione tra le impugnazioni proposte dall ente e dall imputato, gli effetti negativi della quale vengano poi eliminati attraverso la conversione del gravame nel mezzo più favorito. Per quanto riguarda invece le sentenze che infliggono sanzioni interdittive, l ente potrà sempre proporre appello anche qualora l imputato del reato non possa avvalersene. Si potrebbe obiettare che la disciplina determini, in relazione allo stesso fatto di reato, una asimmetria nelle facoltà di impugnare, a vantaggio dell ente che in fin dei conti risponde di un illecito amministrativo. Tuttavia, nel caso in cui l imputato possa proporre solo ricorso per cassazione e l ente, invece, possa appellare la sentenza, troverà applicazione il disposto dell art. 580 c.p.p. Dunque, il ricorso dell imputato si convertirà, ex lege, in appello. Con una postilla però: ciò vale solo se gli imputati hanno operato scelte identiche in ordine al rito e il processo si è sviluppato in un contesto cumulativo (art. 580 parla infatti delle ipotesi di impugnazioni proposte dalle parti del medesimo processo contro un unica sentenza). Contro la sentenza che riguarda l illecito amministrativo, l organo dell accusa può proporre le stesse impugnazioni consentite per il reato da cui l illecito amministrativo contestato all ente dipende. Pertanto il p.m. può esperire appello contro le sentenze sia di condanna sia di proscioglimento dell ente, ma non contro quelle di patteggiamento ovvero a seguito di giudizio abbreviato, salvo che si tratti di sentenza modificativa del titolo di reato. Anche in questa ipotesi le cose si complicano nel caso di processi separati, laddove quello a carico dell ente sia stato definito prima. In tal caso si deve ritenere che il p.m. sia legittimato all impugnazione con lo stesso mezzo che gli sarebbe stato accordato per la sentenza a carico dell imputato del reato presupposto là dove costui avesse operato identiche scelte in ordine al rito. Sempre allo scopo di evitare il più possibile il contrasto di giudicati eterogeneo, ossia tra la pronuncia relativa al reato presupposto e quella che attiene all illecito dell ente, è stata dettata una apposita disposizione che attiene all estensione degli effetti delle impugnazioni presentate dai diversi soggetti (art. 72). Precisamente, le impugnazioni proposte dall imputato del reato da cui dipende l illecito amministrativo e quelle proposte dall ente giovano, rispettivamente, all ente e all imputato. Il limite all effetto estensivo dell impugnazione è, naturalmente, rappresentato dalla circostanza che le stesse non devono essere fondate su motivi esclusivamente personali. Il che vuol dire tenuto conto della struttura complessa dell illecito dell ente che le doglianze dell imputato, che non attengono alla sussistenza del fatto illecito o ai profili dello stesso che valgono ad escludere la responsabilità dell ente, ovvero relative all estinzione del reato per cause diverse dall amnistia o dalla remissione della querela, non possono riverberarsi a vantaggio dell ente. Ugualmente, rimarranno confinate nella sfera della rilevanza solo penale le impugnazioni relative all entità e alla specie della pena inflitta, alle circostanze del reato, alla concessione dei benefici di legge, ecc. Per converso, l impugnazione dell ente, nella quale non si contestino i profili relativi al reato, ma ci si dolga dell imputazione del fatto di reato all ente o si invochi l intervenuta prescrizione della sanzione, ovvero si chieda un mutamento della sanzione applicata, non produrrà effetti nei confronti della statuizione relativa all imputato. In virtù delle proprietà diffusive dell impugnazione va disposta la citazione del soggetto non appellante onde metterlo in grado di intervenire al giudizio di appello. Ecco che però tanto la sospensione del procedimento per in capacità dell imputato (art. 71 c.p.p.), quanto la scelta operata dal soggetto collettivo o dalla persona fisica a favore del giudizio abbreviato o del patteggiamento, ovvero l emissione del decreto penale di condanna possono determinare la scissione delle vicende cumulate in un unico processo: opera qui l effetto estensivo? Non sembrano frapporsi ostacoli in ordine all estensione nei casi di opposizione al decreto penale di condanna e di sentenza liberatoria pronunciata a favore della persona fisica o della persona giuridica in seguito al giudizio conseguente all opposizione. Nelle restanti ipotesi di separazione dei procedimenti, invece, viene a mancare il fattore dell accertamento unitario, e conseguentemente, la possibilità di benefiche interferenze della sentenza emessa in sede di appello o di cassazione su quelle seguite alla revoca dell ordinanza di sospensione ed alla ripresa del procedimento.
20 Nonostante la disciplina introdotta, è pur sempre possibile che si verifichi un contrasto di giudicati in relazione all accertamento della responsabilità penale della persona fisica e della responsabilità amministrativa dell ente. Per tale ipotesi, l art. 73 prevede, espressamente, la possibilità di revisione delle sentenze pronunciate nei confronti dell ente. Quanto ai presupposti e al procedimento, è stata richiamata la relativa disciplina processuale penale, nei limiti di compatibilità (in particolare si richiamo gli artt. 630642 c.p.p.). Pertanto il soggetto legittimato a richiedere la revisione (condannato o il procuratore generale presso la Corte di Appello) può formulare la relativa domanda se i fatti posti a fondamento della condanna sono inconciliabili con quelli stabiliti in un altra sentenza, se la condanna è conseguenza di una decisione pregiudiziale poi revocata, se dopo la condanna sono sorte nuove prove non conosciuteo non valutate in precedenza, e infine se la condanna è frutto di provata condotta illecita. Onde evitare possibili dubbi interpretativi, si è chiarito, infine, che al procedimento di accertamento della responsabilità amministrativa dell ente non sono applicabili le disposizioni del codice di procedura che regolano la riparazione dell errore giudiziario (che presuppongono la natura penale della condanna e, perlopiù, l espiazione senza giusto titolo di una pena detentiva o di una misura di sicurezza). Regole esecutive, pubblicazione della sentenza ed esecuzione delle sanzioni pecuniarie :Esecuzione presto e bene è il target che connota il modello esecutivo predisposto dagli artt. 74-79. Presto perché è lo stesso giudice a conoscere dell esecuzione delle pene quanto delle sanzioni amministrative; bene perché la fase dell esecuzione risulta garantita dall usbergo giurisdizionale del procedimento codicistico. Le controversie durante l iter esecutivo, infatti, sono risolte dal giudice che ha emesso la condanna divenuta irrevocabile. Da questo punto di vista non cambia nulla rispetto al modello originario, ma vengono sensibilmente modificati ed appesantiti i compiti di tale organo. Innanzitutto per un criterio di sussidiarietà di competenza del giudice dell esecuzione saranno le materie previste dal codice di rito,e in particolare le questioni in materia di conflitto pratico di giudicati e di verifiche sul titolo esecutivo. Successivamente si aggiungono i compiti fissati dal decreto: e in particolare, ai sensi dell art. 74, il giudice dell esecuzione (individuato ex art. 665 c.p.p. = è il giudice stesso che ha deliberato il provvedimento da eseguire) è competente per i provvedimenti relativi alla cessazione dell esecuzione delle sanzioni per effetto di successione di leggi che abbiano abrogato l illecito o il reato presupposto, alla cessazione dell esecuzione nei casi di estinzione del reato per amnistia, alla confisca e alla restituzione delle cose sequestrate, alla determinazione della pena in caso di pluralità di illeciti o di cumulo di sanzioni, e ancora all autorizzazione al compimento da parte dell ente interdetto di atti di ordinaria amministrazione che non comportino la prosecuzione dell attività. Seguono i compiti demandategli dall art. 76, con riferimento alla pubblicazione della sentenza di condanna a spese dell ente, dall art. 78 in relazione alla conversione delle sanzioni interdittive, e dall art. 79 in relazione alla nomina di un commissario giudiziale. Una volta esercitata l azione esecutiva, ogni questione sull omologo titolo funge da momento genetico del procedimento di esecuzione ed il giudice vi interviene evocato da una richiesta del p.m., dell interessato o del difensore. Generalmente si dà spazio al contraddittorio tra le parti, e solo nei casi tassativamente indicati dai commi 3 e 4 dell art. 74 (estinzione del reato per amnistia, confisca e restituzione delle cose sequestrate, autorizzazione al compimento di atti di ordinaria amministrazione) il contraddittorio è successivo ed eventuale. L esecuzione viene sempre promossa dal p.m. e la situazione meno problematica è costituita dalla pubblicazione della sentenza, sotto l egida della cancelleria del giudice e a spese dell ente (art.694 c.p.p.). L esecuzione delle sanzioni pecuniarie, ex art. 75, avviene in maniera esattamente identica alla riscossione delle somme di natura giudiziaria. Annuncia però modifiche la Decisione quadro del Consiglio dell Unione Europea 214/2005, che prevede l esecuzione su tutto il territorio comunitario delle pronunce definitive, ivi comprese quelle che emettono sanzioni pecuniarie nei confronti degli enti. Esecuzione delle sanzioni interdittive e pubblicità dei carichi pendenti e delle sanzioni:Decisamente sui generis le modalità di esercizio dell azione esecutiva correlata alle sanzioni più gravose, avvalendosi il p.m. di una semplice notifica all ente cui egli stesso provvede (art. 77), indicando l attività o le strutture oggetto delle sanzioni stesse. Pertanto il termine di durata delle sanzioni inflitte decorre dalla data di suddetta notificazione. Ma con tale data si identifica anche il dies a quo per il computo del termine di venti gg entro cui tanto l ente originario quanto l ente risultante da eventuali vicende modificative possono fruire dell ultima occasione per porre in essere le condotte riparatorie previste dall art. 17. Ex art 78, di fronte alla tardiva riparazione delle conseguenze del reato, il giudice dispone la conversione delle sanzioni interdittive,
21 anche se applicate in via definitiva, in sanzioni pecuniarie (a differenza che nel caso di riparazione prima dell apertura del dibattimento, qui la sanzione interdittiva non viene eliminata ma si aggiunge, monetizzata, a quella pecuniaria già inflitta con la sentenza di condanna). Il giudice dell esecuzione, ricevuta la domanda di conversione dall ente entro i suddetti 20 gg, entro i successivi 10 gg fissa un udienza in camera di consiglio. A questa può seguire il rigetto della domanda irrituale o manifestamente infondata, la momentanea sospensione dell esecuzione, disposta con decreto motivato revocabile, finalizzata alla verifica dell effettivo compimento delle attività riparatorie, ovvero l accoglimento con ordinanza della domanda. Questo è sostanzialmente un obbligo per il giudice. La nuova sanzione pecuniaria non potrà essere inferiore a quella già applicata né superiore al doppio della stessa. L esecuzione delle sentenze di condanna a sanzioni interdittive pronunciate nei confronti di enti che svolgono un servizio pubblico o di pubblica necessità presenta alcune varianti eventuali rispetto allo schema tracciato dall art. 77, imposte dalla disposizione accidentale della sentenza con la quale il giudice stabilisce la prosecuzione dell attività sotto l egida di un commissario giudiziale. Ex art. 79, l onere di instaurare il procedimento esecutivo incombe sempre sul p.m., il quale vi adempie formulando al giudice dell esecuzione una richiesta di nomina del commissario giudiziale; quest ultimo svolge i compiti specificati nella sentenza e ogni tre mesi presenta al giudice e al p.m. una relazione sull andamento della gestione esercitata. Alla scadenza dell incarico, il commissario trasmette una relazione finale sull attività svolta e l attuazione dei protocolli di comportamento, indicando anche il profitto da confiscarsi. Nel caso in cui il giudice si avveda dell inefficienza del modello attuato dal commissario, può disporre in concerto con il p.m. la sostituzione dello stesso. È esclusa invece l irrogazione di ulteriori sanzioni o la modifica dei compiti attribuiti al commissario dal giudice di merito. Era scelta ineludibile quella di assicurare un sistema di pubblicità delle sentenze di condanna irrevocabili a carico degli enti. Di qui l istituzione di un Anagrafe nazionale delle sanzioni amministrative. Ex art. 80 viene istituito presso il casellario giudiziale centrale, ma tale articolo viene poi abrogato dal d.p.r. 313/2002, che istituisce l anagrafe dei carichi pendenti degli illeciti amministrativi dipendenti da reato. Pertanto nell Anagrafe dei carichi pendenti vanno iscritti, per estratto, i provvedimenti giudiziari che fungono da veicolo della contestazione dell illecito amm. all ente (coincidenti con uno degli atti di cui all art.405 c.p.p., quindi richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, di decreto penale di condanna, decreto di citazione a giudizio direttissimo e di applicazione della pena concordata) e ogni altro provvedimento che decide sulla contestazione dell illecito amministrativo emesso in fasi o gradi successivi; nell Anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato vengono iscritti i provvedimenti definitivi che applicano agli enti le sanzioni previste dal decreto in questione e quelli relativi all esecuzioni delle stesse sanzioni. Le iscrizioni dall Anagrafe dei carichi pendenti sono eliminate alla cessazione della qualità di ente sottoposto al procedimento di accertamento della resp. amm. dipendente da reato. Più complessa l eliminazione dall Anagrafe dei provvedimenti definitivi: il termine quinquennale per l eliminazione delle sanzioni pecuniarie coincide con il termine per la configurazione della reiterazione dell illecito ex art. 20, che a sua volta coincide con quello cui viene agganciato l impedimento alla cancellazione, costituito appunto dall astensione nei 5 anni dalla commissione di un ulteriore illecito amministrativo. L art. 81 reca le regole relative al rilascio dei certificati dell anagrafe nazionale, anche in tal caso ispirandosi alla disciplina dei certificati penali. Si prevedono dunque due distinti certificati. Il primo, rilasciato a richiesta dell autorità giudiziaria competente in ordine alla responsabilità amministrativa dell ente dipendente da reato e delle pubbliche amministrazioni ed enti incaricati di un pubblico servizio (sempre che il certificato sia necessario per provvedere ad un atto delle loro funzioni), comprende tutte le iscrizioni esistenti nei confronti dell ente (non, ovviamente, quelle che siano state eliminate ai sensi dell articolo precedente). Il secondo, rilasciato all ente, senza alcun onere di motivazione, non riporta le iscrizioni relative alle sentenze di applicazione delle sanzioni amministrative su richiesta e ai decreti di applicazione delle sanzioni pecuniarie. Viene così in rilievo uno dei più significativi benefici premiali collegati alla scelta dei citati riti alternativi. Infine, l art. 82 delinea il meccanismo di tutela giurisdizionale per tutte le controversie inerenti le iscrizioni (ovviamente comprensive delle questione connesse all eliminazione delle stesse) e i certificati dell anagrafe. Anche in questo caso, mutuando la disciplina processuale penale (art. 690 c.p.p.) si prevede la competenza del Tribunale di Roma (luogo ove si trova l anagrafe nazionale), che decide in composizione monocratica osservando le disposizioni sul procedimento di esecuzione .
22 La disciplina di attuazione, coordinamento e regolamentare:L art. 83 detta disposizioni di coordinamento relative, in particolare, al concorso di sanzioni interdittive. Pertanto nei confronti dell ente si applicano soltanto le sanzioni interdittive stabilite nel decreto anche quando diverse disposizioni di legge prevedono l applicazione di sanzioni amministrative di contenuto identico o analogo. Se poi l ente ha già scontato per lo stesso illecito una sanzione amministrativa identica o analoga a quella da irrogare secondo le disposizioni del d.lgs. in questione, la durata della sanzione già sofferta viene computata ai fini della determinazione della durata della nuova sanzione amministrativa. L art. 84 dispone poi che il provvedimento che dispone misure cautelari e la sentenza definitiva di condanna siano comunicati a cura della cancelleria del giudice alle autorità che esercitano il controllo o la vigilanza sull ente. L art. 85, infine, preannuncia l emanazione di un regolamento che interverrà sulle modalità di formazione e tenuta dei fascicoli relativi al procedimento a carico degli enti, i compiti e il funzionamento dell Anagrafe nazionale, e infine la procedura di controllo dei codici di comportamento trasmessi, a norma dell art. 6 comma 3, dalle associazioni rappresentative al Ministero della Giustizia. - CAP. IV, I MODELLI ATIPICI Consulenti di prestigio: Con l espressione modelli atipici si indicano infiorescenze nel sottosistema, a cui ad ogni modo vanno applicati i principi contenuti nel d.lgs. 231/2001. Ne sono germinati, di recente, due. Il primo ha ad oggetto gli illeciti amministrativi dipendenti da reati commessi dalle banche e da specifici intermediari finanziari. Se ne fa portatore il d.lgs. 197/2004 ( coordinamento tra TUB e TUF), che dà attuazione alla direttiva 24/2001 CE per il risanamento e la liquidazione degli enti creditizi. L intervento si sviluppa, sul piano soggettivo, su due piani, coinvolgendo da un lato le banche, e, nei limiti della compatibilità, le succursali di banche comunitarie ed extracomunitarie, e dall altro gli intermediari finanziari (SIM, SGR e SICAV). Fatti salvi alcuni adattamenti formali, la disciplina relativa ai due destinatari è sostanzialmente identica. Gli artt. 8 e 10 del d.lgs. 197/2004 modificano il modello tipico a partire dalle indagini preliminari, nel cui ambito il p.m. deve, contestualmente all annotazione di un illecito amministrativo a carico di una banca o intermediario, darne comunicazione alla Banca di Italia e, per i profili di specifica competenza, anche alla CONSOB. Tale comunicazione funge sostanzialmente da monito all esercizio dei poteri di vigilanza ispettiva, informativa e regolamentare propri dei due organismi suddetti. E ancora, con riferimento ai soli promotori finanziari, essendo preclusa in tale ambito l applicazione delle misure cautelari di cui all art. 9 del d.lgs. 231/01 e del commissariamento giudiziale, è possibile che sia l organo di vigilanza a disporre le misure cautelari previste dall art. 55 TUF (d.lgs. 58/98), e quindi sospensione dall esercizio dell attività per max 60 gg o di un anno se disposta dalla Consob nei confronti di un promotore finanziario già sottoposto a misure cautelare previste dal codice di rito. Tre sono le forme del possibile contributo al procedimento della Banca d Italia e della CONSOB: su iniziativa del p.m., iussu iudicis o su richiesta delle parti in ogni stato e grado del giudizio di merito, e ancora su iniziativa degli stessi Istituti. Con riferimento alla prima eventualità il p.m. , senza necessità di chiedere al giudice un autorizzazione se in sede di indagini preliminari, formula richiesta di audizione agli Istituti stessi che designano il proprio portavoce. Una volta instaurata la fase del giudizio, invece, il p.m. chiederà l autorizzazione in sede di atti preliminari al dibattimento. Quanto alla cooperazione dei due Istituti disposta d ufficio dal giudice ovvero su richieste delle parti (accusa o ente stesso), non si prevede propriamente una vocatio di tali organi, bensì la presentazione di un contributo a carattere informativo sulla situazione della banca o dell intermediario finanziario. Ciò può avvenire solo in ogni stato e grado del giudizio di merito, e quindi si esclude nelle indagini preliminari, nel ricorso per Cassazione ed in sede di esecuzione. Va aggiunto infine che il contributo informativo fornito da BI e CONSOB non surroga il parere eventualmente reso dal Ministero della Giustizia, concernendo il primo l efficacia di modelli di comportamento già posti in essere. Infine BI e CONSOB possono in ogni caso presentare relazioni scritte di propria iniziativa. In ogni caso, sotto le mentite spoglie di relazioni si celano consulenze tecniche di fatto. Come già detto, le banche e gli intermediari finanziari ricevono un trattamento più favorevole in tema di misure cautelari, per esigenze di salvaguardia della stabilità finanziaria, dei diritti dei depositari e della clientela e degli investitori. In particolare non applicabili sono l interdizione dall esercizio dell attività e la sospensione o revoca delle autorizzazioni e licenze funzionali alla commissione dell illecito, così come il commissariamento dell ente, mentre restano applicabili le ulteriori fattispecie previste dall art. 9. Il
23 commissariamento non può essere disposto neppurecome sanzione definitiva. Questo perché, ex art. 53 TUF, già BI e CONSOB hanno il potere di nominare uno o più commissari cui devolvere la gestione dell ente al posto degli organi ordinari. Altri adattamenti sono posti in relazione all esecuzione delle sanzioni interdittive: l AG, dopo il decorso dei termini per la conversione delle sanzioni interdittive in sanzioni pecuniarie, trasmette a BI e/o CONSOB la sentenza di condanna per la sua esecuzione. Accanto alla mera esecuzione delle sanzioni interdittive, BI e CONSOB possono adottare o proporre i provvedimenti previsti dal Titolo IV sia del TUB (d.lgs. 385/93) che del TUF: si tratta di provvedimenti straordinari quali il divieto di intraprendere nuove operazioni o, con specifico riferimento alle banche, l ordine di chiusura di succursali, o ancora la disposizione dell amministrazione straordinaria, della gestione provvisoria e della liquidazione coatta amministrativa, provvedimenti che di fatto vengono a sostituire la sanzione interdittiva. L accertamento degli illeciti amministrativi dipendenti da illeciti amministrativi: Altro modello atipico è sorto a seguito della l. 62/2005, il cui art. 9 comma 2 lett. a) innesta nel TUF il Titolo I-bis. Il legislatore del 2005 configura un duplice ordine di illeciti connotati da sostanziale identità di condotta: da un lato i riformulati delitti di abuso di strumenti privilegiati e di manipolazione del mercato, di cui agli artt. 184 e 185 TUF, e dall altro le omologhe figure di illecito amm. previste dagli artt. 187-bis e 187-ter del TUF. Ad entrambe le categorie è correlata la resp. amm. dell ente, ma la responsabilità dipendente da reato si conforma ai noti schemi del d.lgs. 231, mentre quella originata dalla condotta penalmente irrilevante di abuso di strumenti privilegiati e di manipolazione del mercato si snoda seguendo percorsi nuovi. È una resp. amm. degli enti nascente da illecito amm., peculiare paradigma di colpa di organizzazione. Nonostante incertezze derivanti dall incipit dell art. 187-quinquies TUF ( l ente è responsabile per il pagamento ), si tratta di una responsabilità diretta dell ente per un illecito a lui autonomamente ascritto. Tutt altro che agevole distinguere le fattispecie penalmente rilevanti di abuso di strumenti privilegiati da quelle costituenti un illecito amministrativo: le condotte penalmente irrilevanti risultano infatti del tutto speculari ai delitti corrispondenti, da circoscrivere l elemento distintivo al solo difetto dell elemento soggettivo del reato. In particolare si prevede che pure nel caso in cui il fatto costituisca reato, all autore di quest ultimo si applichino le sanzioni amministrative di cui agli artt. 187 bis e ter ed all ente quelle imposte dall art. 187-quinquies. Con un ovvia conseguenza: il cumulo di tali sanzioni, a seconda dei rispettivi destinatari, per un verso, con quelle penali di natura pecuniaria inflitte a colui che ha commesso il reato di abuso di strumenti priv. o di manip. del mercato, e per altro verso, con quelle comminate dall art. 25-sexies d.lgs. 231/01 alla persona giuridica per gli illeciti dipendenti dai medesimi reati. Pertanto è possibile che a seguito di un unico accadimento si instaurino nei confronti della persona giuridica due procedimenti, collegati l uno all ipotesi in cui il fatto costituisca reato, che si svilupperà secondo quanto stabilito dal d. 231, e l altro avente ad oggetto l accertamento della resp. amm. dell ente per gli illeciti amministrativi dipendenti dagli illeciti di uguale natura ascritti alle persone fisiche. A ben guardare ciò può dare origine a 4 procedimenti: quello penale a carico dell autore del reato, quello a carico dell ente riunito al primo, quello nei confronti della persona fisica per l applicazione delle sanzioni amministrative previste dagli artt. 187 bis e ter TUF e infine quello a carico dell ente per l applicazione delle sanzioni amm. di cui all art. 187 quinquies. Per quanto riguarda l ultimo di questi procedimenti, radicalmente diverse appaiono sia le tecniche di accertamento sia i meccanismi sanzionatori, sebbene talora si rinvii al contenuto del d. 231/01. Tale procedimento non si ricollega al codice di rito, ma è autarchico e compiuto, anche in relazione all organo (CONSOB o BI) cui viene demandato il compito di ius dicere, infliggendo la sanzione. Ex art. 187-septies viene dato spazio ad un contraddittorio di natura prevalentemente cartolare (che si realizza mediante la presentazione di deduzioni scritte entro 30 gg dalla contestazione), e la distinzione tra funzioni istruttorie e decisorie rischia di risultare solo formale, venendo le dette funzioni espletate da soggetti sia pure diversi ma appartenenti alla medesima Istituzione. La disciplina dell onere della prova segue, con poche differenze, la scomposizione dell onere stesso tra i contraddittori operata dal d. 231/01, avendo il TUF mantenuto fermi i criteri soggettivi e oggettivi di imputazione della resp. all ente previsti dal decreto e lasciata inalterata la funzione esimente dei modelli organizzativi. L onere probatorio della persona giuridica risulta però complicato dal meccanismo di acquisizione della prova a discarico disciplinato sbrigativamente dall art. 187-septies; questa la regola: la possibilità, accordata al destinatario dell addebito, di far pervenire alla CONSOB deduzioni scritte entro 30
24 gg dalla contestazione, nonché di richiedere, entro il medesimo termine, di essere ascoltato personalmente. L impianto è in linea con la natura amministrativa del procedimento. Ancora ai sensi dell art. 187- septies, il procedimento sanzionatorio si instaura a seguito della contestazione ed è celebrato cumulativamente a carico della persona fisica autrice dell illecito amministrativo e della persona giuridica cui la prima è legata da rapporto organico. La contestazione costituisce il risultato dell attività istruttoria svolta dalla CONSOB, che si avvale dei poteri di cui all art. 187-octies. È mossa in forma scritta e deve venir notificata agli interessati residenti o aventi sede nel territorio della Repubblica entro 90 gg dall accertamento, ovvero entro 360 gg se residenti o aventi sede all estero. Decorsi trenta gg dalla notificazione, la CONSOB è tenuta all ascolto personale di chi ne abbia fatto richiesta, dopo di che decide emettendo un provvedimento in cui dimostra di aver dato conto delle deduzioni presentate dagli interessati. Se reputa sussistente l illecito contestato, applicherà direttamente le sanzioni alla persona fisica ed all ente. spicca in questa fase l assenza di qualsiasi intervento giurisdizionale; solo il ricorso in opposizione proposto avverso il provvedimento applicativo delle sanzioni dai relativi destinatari investe un giudice della decisione, in particolare la Corte di Appello civile. Svariati indici inducono a ritenere che questo schema procedimentale fungerà da prototipo ai fini dell attuazione dell art. 12 l. 262/2005 recante disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari . Fonti probatorie in condominio:Il procedimento amm. sin qui descritto, quello penale instaurato per i reati di abuso di strumenti privilegiati e di manipolazione del mercato ed il simultaneus processus a carico dell ente per l illecito amministrativo dipendente dai medesimi reati (artt. 38 e 25-sexies d.lgs. 231/01), quand anche coesistano, cosa molto probabile, devono svilupparsi, per espressa volontà di legge, su piani indipendenti (ex art. 187-duodecies TUF). Restano però molteplici punti di tangenza tra le vicende menzionate. Per quanto riguarda il coordinamento informativo tra organo inquirente ed autorità di vigilanza, l art. 187decies chiama in causa il p.m. quale naturale destinatario della notitia criminis relativa ai reati di cui agli artt. 184 e 185 TUF, imponendogli di comunicarne al Presidente della CONSOB l avvenuta iscrizione nell apposito registro. Vige però un regime di reciprocità, essendo anche il Presidente CONSOB a rendere edotto il p.m. della scoperta di un reato e, in tal caso, a trasmettergli la documentazione raccolta nel corso dell attività di accertamento. La CONSOB e l autorità giudiziaria collaborano tra loro, anche mediante scambio di informazioni, al fine di agevolare l accertamento delle violazioni di cui al presente titolo anche quando queste non costituiscono reato. Che tipo di impiego può avere la documentazione trasmessa dalla CONSOB al p.m. nel simultaneus processus? Il dubbio, tutt altro che secondario, è acuito dalla corrispondenza, almeno sul piano nominale, di una varia gamma di attività investigative poste in essere dalla CONSOB con altrettanti mezzi di ricerca della prova operanti nell ordinamento processuale penale (audizione personale di qualsiasi soggetto informato sui fatti, sequestro dei beni che possono formare oggetto di confisca, ispezioni e perquisizioni). Nonostante la maggior parte degli accertamenti svolti dalla CONSOB a più alto tasso di invasività debbano essere autorizzati dal Procuratore della Repubblica, tale materiale probatorio non è utilizzabile nel processo penale, anche perché manca l obbligo della partecipazione difensiva a tali atti. Non a caso il carattere tassativo dell elencazione contenuta nell art. 431c.p.p. preclude l inserimento dei verbali degli atti compiuti in sede amministrativa nel fascicolo dibattimentale; e sebbene dei dati e delle informazioni acquisite o dei fatti accertati, dei sequestri eseguiti e delle dichiarazioni rese dagli interessati sia redatto processo verbale, pare ulteriormente da escludere che ne sia consentita l acquisizione ai sensi dell art 495 comma 3 c.p.p., riferendosi tale norma ad una nozione di prova documentale nel senso di elaborato la cui formazione sia avvenuta al di fuori del processo nel quale si chiede o si dispone che faccia ingresso. Ma quando anche i verbali in questione venissero considerati documenti extraprocessuali, la loro ammissione sarebbe ostacolata dalla possibilità di citare come teste in giudizio il verbalizzante. Neppure è ipotizzabile che tali processi verbali refluiscano nel processo penale a norma dell art.238 c.p.p., non essendovi contemplata la possibilità di importare atti da procedimenti amm., perché formati senza adeguate garanzie. Pertanto gli atti ripetibili e irripetibili posti in essere dalla CONSOB prima della insorgenza degli indizi di reato andranno trasmessi al p.m. solo per informarlo che l indagine amm. ha portato alla luce materia di sua probabile spettanza. Successivamente alla comunicazione al p.m., potrà continuare a svolgere attività di indagine di propria iniziativa tramite soggetti che rivestono la doppia funzione di polizia amministrativa e
25 polizia giudiziaria, e i verbali degli atti compiuti potranno rifluire nel fascicolo del p.m. ed essere assoggettati al regime di utilizzazione previsto per gli elementi probatori ivi inseriti. Rapporti tra procedimenti: l art. 187-undecies ammette la CONSOB ad esercitare nei procedimenti per violazioni di cui agli artt.184 e 185 TUF i diritti e le facoltà attribuite dal codice di rito agli enti e associazioni rappresentative di interessi lesi dal reato; ma l esercizio di tali poteri viene svicolato dal consenso della persona offesa, e la CONSOB stessa è legittimata anche a costituirsi parte civile nei confronti del presunto autore delle condotte penalmente rilevanti. Cosa accade nel simultaneus processus? La CONSOB non potrà cmq costituirsi parte civile nei confronti dell ente imputato, essendo ciò escluso dal d.lgs. 231/01. Ancora, ai sensi dell art. 187-duodecies tra il procedimento amm. di accertamento ed il simultaneus processus non esistono vincoli di pregiudizialità: si esclude ad es. che quello amministrativo possa venir sospeso per pendenza di quello penale. Ecco dunque lo scenario dei possibili contrasti. Essendo scontato che il procedimento amm. si concluda prima di quello penale, può darsi innanzitutto che la CONSOB si astenga dall infliggere sanzioni alla persona fisica ed a quella giuridica, non reputando integrata la condotta tipica di abuso di str. priv. e di manip. del mercato. Tale decisioni potrà influire sul convincimento del giudice penale ma di certo non sarà vincolante. Sarebbe diverso invece se la decisione liberatoria fosse incarnata da una sentenza divenuta irrevocabile, emessa dalla Corte di Appello dinnanzi alla quale si è celebrato il giudizio conseguente all opposizione proposta avverso il provvedimento della CONSOB: in tal caso la pronuncia potrebbe venir acquisita ai fini della prova del fatto nella medesima accertato. Qualora il giudice penale poi smentisca il provvedimento liberatorio della CONSOB, occorrerà riaprire il procedimento di cui all art. 187 speties per infliggere le relative sanzioni. Nell ipotesi inversa, qualora il giudice penale pronunci sentenza di assoluzione a seguito di condanna da parte della CONSOB, l errore dell organismo di vigilanza non pare rimediabile. L art. 187-terdecies stabilisce infine che quando per lo stesso fatto è stata applicata a carico del reo o dell ente una sanzione amministrativa pecuniaria ai sensi dell articolo 195, la esazione della pena pecuniaria e della sanzione pecuniaria dipendente da reato è limitata alla parte eccedente quella riscossa dall Autorità amministrativa. Secondo un esegesi benevola l art. andrebbe interpretato nel senso che l importo riscosso nei confronti dell autore del reato vada a scomputo di quanto dovuto dalla persona giuridica per gli illeciti amministrativi commessi nel suo interesse o vantaggio. A ben vedere però, il suddetto art. esclude visibilmente dall ipotizzata compensazione le sanzioni inflitte ai sensi dell art.187septies. In ogni caso il cumulo di sanzioni a carico dell ente per lo stesso accadimento appare evitabile ai sensi dell art. 9 l. 689/81 in base a cui quando uno stesso fatto è punito da una pluralità di disposizioni che prevedono sanzioni amm., si applica la disposizione speciale.
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References: art. 27
 art.16
 art. 5
 art. 5
 Art. 5
 art. 5
 art. 6
 art. 5
 art. 7
 art. 8
sui generis
 art. 6
 art. 1
 Art. 1
 art. 4
 art. 7
 art. 1
 art. 3
 Art.9
 art. 27
 art. 11
 art. 12
 art. 13
 art. 14
 art. 11
 art. 15
 sentenza 
 art. 16
 art. 17
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 20
 art. 21
 art. 22
 art. 59
 sentenza 
 art. 23
 art. 26
 art. 83
 sentenza 
 art. 27
 art. 320
 art. 11
 art. 34
 art. 36
 art. 8
 art. 5
 art. 35
 art. 39
 art. 100
 art. 43
 art. 154
 art. 37
 art. 38
 art. 71
 art. 8
 art. 43
 art. 65
 sentenza 
 sentenza 
 art. 238
 art. 56
 art. 335
 art. 335
 art. 35
 art. 43
 art. 39
 art. 28
 art. 29
 art. 30
 art. 31
 art. 32
 art. 33
 art. 42
 art. 42
 art. 70
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 art. 45
 art. 273
 art.13
 art. 5
 art. 5
 art. 45
 art. 274
 art. 46
 art. 275
 art. 16
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 art. 15
 art. 47
 art. 294
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 art. 17
 art. 50
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 art. 13
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 sentenza 
 art. 52
 art. 53
 art. 34
 art. 59
 art. 44
 sentenza 
 art. 44
 art. 44
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 art. 210
 art. 61
 art. 420
 art. 419
 art. 61
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 art. 444
 art. 444
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 art. 64
 art. 62
 art. 558
 art. 375
 art.65
 art. 17
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 60
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 art. 69
 sentenza 
 sentenza 
 art. 70
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 sentenza 
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 art. 71
 art. 71
 sentenza 
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 art. 74
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 art. 17
 sentenza 
 art. 77
 sentenza 
 art. 79
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 art. 187
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 art. 187
 art. 187
 art. 187
 art. 187
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 art. 12
 art. 187
 art. 187
 art. 431
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 art. 187
 art. 187
 sentenza 
 art. 187
 sentenza 
 art. 187
 articolo 195
 art.187
 art. 9