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Timestamp: 2019-04-22 00:04:37+00:00

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Informazioni dell'Ordine 20/04/2016
Informazioni dell’Ordine 20/04/2016
DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO: LA FNOMCEO IN AUDIZIONE ALLA CAMERA.
CORSO FAD-FNOMCEO IN MODALITA’ RESIDENZIALE: LE ALLERGIE ALIMENTARI
NO DEI GINECOLOGI AL DDL SULLA VIOLENZA OSTETRICA: CONTRO LA MALASANITA’ NON SERVONO NUOVE LEGGI.
Una norma per introdurre il reato di violenza ostetrica e per frenare coercizione, abusi verbali, carenza di consenso realmente informato. A prevederla la proposta di legge "Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico" presentata alla Camera dal deputato Adriano Zaccagnini (Sinistra Italiana), che ha suscitato l’immediata reazione dei ginecologi. «Per tutelare la salute delle neo-madri italiane e garantire la sicurezza in sala parto non c’è bisogno di nuove leggi. E’ sufficiente applicare al 100% la regolamentazione già vigente a partire dai provvedimenti stabiliti dalla riforma Fazio del 2010» sottolineanola Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), l’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani (Aogoi) e l’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (Agui) in merito al Ddl presentato da Adriano Zaccagnini, sostenuto da alcune associazioni e da un campagna virale sui social media. Un disegno di legge che offende la professionalità degli operatori sanitari i quali non sono stati nemmeno convocati per richiedere spiegazioni o documentazioni. Il provvedimento diventa così soltanto un duro attacco immotivato a tutta la categoria degli operatori dei punti nascita che si riservano di tutelare, in ogni sede, il loro diritti e la loro onorabilità. «Eventuali offese alla dignità personale della partoriente e del neonato, scelte terapeutiche non corrette o abusi da parte del personale sanitario devono essere ovviamente contrastati – affermano Paolo Scollo (Presidente Sigo), Vito Trojano (Presidente Aogoi) e Nicola Colacurci (Presidente Agui) -. Alla magistratura spetta il compito di punire chi ha sbagliato ma siamo convinti che la malasanità si possa prevenire. Bisogna applicare la normativa prevista dal decreto ministeriale D.M. 70 che prevede la chiusura e accorpamento dei punti nascita al di sotto dei 1.000 parti l’anno e la corrispettiva messa in sicurezza dei restanti. Il disegno di legge, proposto dall’Onorevole Zaccagnini e attualmente presentato alla Camera, stabilisce invece una serie di nuove restrizioni inutili o addirittura controproducenti. Molte di queste norme, se applicate, renderebbero il nostro lavoro ancora più difficile. Inoltre alimenterebbero il contenzioso medico-legale e di conseguenza anche il ricorso alla medicina difensiva». «Le nostre Società Scientifiche – aggiungono i ginecologi italiani – sono state le prime a sollecitare la messa in sicurezza delle sale parto del nostro Paese. Per ottenere questo obiettivo fondamentale, non solo per i professionisti ma anche per l’intera collettività, ci siamo mossi nelle sedi istituzionali. Abbiamo promosso una legge sulla responsabilità professionale che tutela la salute delle pazienti mettendo in sicurezza l’operato dei sanitari. E non abbiamo esitato a scioperare, nel febbraio del 2013, per la prima volta nella storia della Repubblica. Non tutti i punti nascita con meno di mille parti l’anno sono stati chiusi o riconvertiti. Quel provvedimento deve essere applicato al 100% per assicurare la salute di donne e neonati». «Nei mesi scorsi alcuni gravi episodi di malasanità si sono verificati proprio nei reparti materno-infantili – concludono Scollo, Trojano e Colacurci -. Al di là del clamore mediatico suscitato da certi eventi bisogna ricordare che i dati del nostro Paese sulla mortalità neonatale e materna sono tra i più bassi in Europa. Siamo convinti che resta ancora molta strada da percorrere per rendere più sicuro nascere in Italia. Come rappresentanti dei ginecologi e ostetrici italiani siamo pronti a collaborare con le Istituzioni».
A tutti gli aventi diritto – Sanitari dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, Sanitari che volontariamente aderiscono alla contribuzione, nonché contribuenti vitalizi e trentennali – verrà spedito entro il prossimo 7 aprile il plico elettorale contenente la scheda ed il materiale illustrativo per la corretta
procedura di voto. Concluse le operazioni di scrutinio, nel mese di giugno avverrà la proclamazione degli eletti e l’insediamento del nuovo Comitato di Indirizzo della Fondazione.
CORTE DI CASSAZIONE – CIVILE: il medico di famiglia associato non paga l’IRAP.
Il medico di famiglia associato non paga l’Irap. Lo afferma una sentenza della Corte di Cassazione. E stavolta non è frutto solo di una sezione, ma delle Sezioni Unite investite con ordinanza. La sentenza 7291 depositata la scorsa settimana stabilisce che la medicina di gruppo dei medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale non comporta mai la presenza di autonoma organizzazione, presupposto per l’Irap. L’impiego di collaboratori ed infermieri previsto dall’accordo nazionale dei Mmg infatti non caratterizza autonoma organizzazione ma garantisce un servizio per il pubblico. Dal 2006 ad oggi, progressivamente, dopo aver distinto la medicina generale convenzionata da altre situazioni che configurano autonoma organizzazione, le sentenze della Suprema Corte hanno accettato che la convenzione giustifichi l’uso di personale e strumenti senza configurare libera professione pura. Di solito però rispondevano a una risposta per volta. Ad esempio la 11919/2014 evitava l’Irap al medico organizzato senza dipendente; la 26991 dello stesso anno affermava che la presenza del dipendente (part-time) non basta a provare che il medico va assoggettato all’imposta. Ora si parla di medicine di gruppo con dipendente. «La sentenza 7291 porta avanti contenuti importantissimi e si può dire decisiva per la medicina generale italiana – commenta Carmine Scavone, della Commissione Fisco Fimmg – in sostanza, per i medici che operano in medicina di gruppo unici destinatari della sentenza, non si può presumere l’esistenza di autonoma organizzazione» (tale presupposto invece vale per le forme societarie tra medici, oggetto di un’altra recente sentenza della Cassazione, la 7371/2016 ndr)». «Per le sezioni unite, nei riguardi della medicina di gruppo, attesa l’impossibilità di applicazione sic et simpliciter dell’Irap, restano validi i "vecchi" criteri per determinare il presupposto impositivo», ribadisce Dario Festa, esperto della Commissione Fisco Fimmg. «Particolare di assoluto rilievo: l’infermiera e la segretaria, essendo previste dalla Convenzione con il Ssn, rientrano fra i requisiti di "minimalità" che determinano l’esclusione dall’Irap della medicina di gruppo».
CORTE DI CASSAZIONE – PENALE: Esercizio abusivo della professione medica:
La Corte di Cassazione con sentenza n. 13213/16 ha affermato che “è configurabile il reato di esercizio abusivo della professione, previsto dall’art. 348 c.p., nel caso di attività chiropratica, che implichi il compimento di operazioni riservate alla professione medica, quali l’individuazione e diagnosi delle malattie, la prescrizione delle cure e la somministrazione dei rimedi, anche se diversi da quelli ordinariamente praticati”.
FATTO: La Corte di appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza emessa il 17 gennaio 2012 dal Tribunale di Pistoia nei confronti di E.G.G., C.G., D.D., L.C.C. e B.C., li ha assolti dal reato di truffa per insussistenza del fatto; ha assolto la D. anche dal reato di associazione per delinquere e dalla contravvenzione di cui al R.D. n. 1265 del 1934, art. 193 per non aver commesso il fatto, e ha confermato nel resto la sentenza impugnata con riguardo ai reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di esercizio abusivo della professione sanitaria, di esercizio abusivo della professione sanitaria e medica e di esercizio di un ambulatorio medico sanitario in assenza della prescritta autorizzazione regionale, rideterminando conseguentemente la pena inflitta. La vicenda ha ad oggetto l’esercizio abusivo della professione medico-sanitaria da parte di G.E.G., meglio nota come "(OMISSIS)", figura carismatica, ritenuta dotata di poteri taumaturgici ed esorcistici, presso Villa (OMISSIS), ove convergevano numerosi malati, ai quali venivano praticati massaggi corporei con una crema non meglio precisata, cui seguiva l’imposizione delle mani con benedizione e preghiera di liberazione.
CORTE DI CASSAZIONE – PENALE: Diagnosi errata, va risarcito il turbamento emotivo.
Va accolta la domanda di risarcimento nei confronti della struttura sanitaria e del medico responsabili di una diagnosi di recidiva tumorale errata, giacché la stessa, anche se per un breve lasso di tempo, ha provocato un turbamento emotivo di natura ansiosa non indifferente, tanto più in considerazione della giovane età della paziente e del fatto che, avendo già subito un precedente intervento, tale recidiva avrebbe comportato l’elevata probabilità di ripresa del tumore con effetti più gravi e devastanti. Ciò anche se, avendo la paziente rifiutato l’intervento e deciso di sottoporsi presso altra struttura ad ulteriori esami, evitando di conseguenza la mastectomia, non ha patito lesioni e postumi biologicamente rilevanti e come tali suscettibili di risarcimento. (Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net)
Il convegno si terrà a Palmanova – Aula grande dell’Ospedale, in data 29 aprile 2016 dalle ore 15.00 alle 18.15
IDENTIFICARE I BISOGNI DI CURE PALLIATIVE DELLE PERSONE CON MALATTIA RENALE CRONICA AVANZATA.
Il Corso ECM ASMEPA si terrà a Bentivoglio (BO) in data 4 maggio 2016
TUMORE DEL POLMONE. VERSO NUOVI PARADIGMI DI CURA.
Il Convegno si terrà a Udine il 6 maggio 2016.
MALATTIE MUSCOLARI. ASPETTI NUTRIZIONALI.
Il Convegno si terrà a Lignano Sabbiadoro (UD) dal 12 al 14 maggio 2016.
ZOONOSI EMERGENTI E RIEMERGENTI NEL FRIULI VENENZIA GIULIA. UN APPROCCIO "ONE HEALTH"
Il convegno si terrà presso il Grand Hotel Entourage – Piazza S. Antonio 2 Gorizia, in data 20 maggio 2016 dalle ore 8.30.

References: sentenza 
 sentenza 
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 art. 193
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