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Timestamp: 2017-01-23 14:57:53+00:00

Document:
Risoluzione Agenzia Entrate n. 112 del 13/10/2006
Istanza di interpello. Unione Industriale
della Provincia di Alfa.. Art. 19, comma 4-bis, del Tuir. Trattamento fiscale
delle somme erogate a titolo di incentivo all'esodo
specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 19, comma 4-bis, del DPR n. 917
del 1986, è stato esposto il seguente
L'Unione Industriale della
Provincia di Alfa chiede di sapere se la previsione normativa contenuta
nell'art. 19, comma 4-bis, del Tuir, che
prevede l'applicazione di un'aliquota ridotta per le somme corrisposte al fine
di incentivare l'esodo dei lavoratori che abbiano superato l'età di cinquanta
anni, se donne, e di cinquantacinque anni, se uomini, continui a trovare
applicazione, anche a seguito della sentenza della Corte di Giustizia delle
Comunità Europee, n. C-207/04, del 21 luglio 2005.
In particolare, chiede di conoscere se i sostituti
d'imposta, per il periodo successivo all'adozione della sentenza, in sede di
ritenute alla fonte sulle somme erogate a titolo di incentivo all'esodo agli
uomini di età compresa tra i cinquanta e i cinquantacinque anni, possano
derogare alla norma nazionale.
Con la sentenza sopra citata, la Corte di Giustizia
Europea ha rilevato, infatti, che la norma di diritto interno sopra citata si
pone in contrasto con il principio di parità di trattamento tra uomini e donne
con riguardo alla formazione, alla promozione professionale e alle condizioni di
lavoro, di cui all'art. 141 del Trattato istitutivo della CE e alla direttiva
76/207/CEE del 9 febbraio 1976.
L'Unione Industriale istante
ritiene possibile che i sostituti d'imposta deroghino alla norma nazionale
contenuta nell'art. 19, comma 4-bis, del Tuir, ed
applichino l'aliquota ridotta al cinquanta per cento sulle somme corrisposte a
titolo di incentivo all'esodo agli uomini che al momento della cessazione del
rapporto di lavoro abbiano un'età compresa tra i cinquanta e i cinquantacinque
L'istanza di interpello
pervenuta è da ritenersi inammissibile ai sensi dell'art. 3, comma 1, del D. M.
26 aprile 2001, n. 209, in quanto
presentata da una organizzazione non per esprimere interessi personali della
stessa ma interessi diffusi.
Con circolare 31 maggio 2001, n. 50, al punto n. 3.1, è stato chiarito
espressamente che tra i soggetti abilitati alla presentazione dell'istanza di
interpello sono esclusi i "portatori di interessi collettivi, quali le
associazioni sindacali e di categoria e gli ordini professionali, fatta
posizione fiscale e non a quella degli associati, iscritti o
rappresentati".
L'art. 19, comma 4-bis, del Tuir,
introdotto, con decorrenza 1 gennaio 1998, dall'art. 5, comma 1, lett. d), n.
2), del d. lgs. 2 settembre 1997, n. 314,
e ora abrogato per effetto delle disposizioni contenute nell'art. 36, comma 23, del recente
d.l. 4 luglio 2006, n. 223, prevedeva che "per le somme corrisposte in
occasione della cessazione del rapporto al fine di incentivare l'esodo dei
lavoratori che abbiano superato l'età di cinquanta anni se donne e di
cinquantacinque anni se uomini, di cui all'art. 17, comma 1, lett. a), l'imposta
si applica con l'aliquota pari alla metà di quella applicata per la tassazione
del trattamento di fine rapporto e delle altre indennità e somme indicate alla
richiamata lett. a) del comma 1 dell'art. 17".
Condizione soggettiva per poter fruire della tassazione
agevolata sull'incentivo all'esodo era, dunque, il compimento del cinquantesimo
anno di età, per le donne, e del cinquantacinquesimo anno di età, per gli
uomini, al momento dell'interruzione del rapporto di lavoro.
Proprio in merito a tale ultimo requisito soggettivo
richiesto dalla norma di diritto interno, la Corte di Giustizia delle Comunità
Europee è intervenuta, con sentenza C-207/04 del 21 luglio 2005, dichiarando la
norma sopra citata non conforme al diritto comunitario.
In particolare, la Corte di Giustizia delle Comunità
Europee ritiene che la norma contenuta nel Tuir, laddove concede, a parità di
altre condizioni, il vantaggio dell'incentivo all'esodo con aliquota ridotta in
funzione dell'età del lavoratore crea condizioni di disparità di trattamento
tra uomo e donna, vietate dall'art. 141 del Trattato istitutivo della Comunità
Europea e dalla Direttiva 76/207/CEE del 9 febbraio 1976.
Nella sentenza C-207/04 del 21 luglio 2005, la Corte di
Giustizia Europea afferma, infatti, che la Direttiva del Consiglio 9 febbraio
1976, 76/207/CEE, relativa all'attuazione del principio della parità di
trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro,
alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro,
"deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una norma" quale
quella di cui all'art. 19,
comma 4-bis del Tuir "che consente, a titolo di incentivo all'esodo, il
beneficio della tassazione con aliquota ridotta alla metà delle somme erogate
in occasione dell'interruzione del rapporto di lavoro ai lavoratori che hanno
superato i cinquanta anni, se donne, e i cinquantacinque anni, se uomini".
Nella sentenza è fatto presente, inoltre, che,
"tenuto conto dell'importanza fondamentale del principio della parità di
trattamento, l'eventuale eccezione al divieto di discriminazioni fondate sul
sesso, prevista dall'art. 7, n. 1, lett. a), della direttiva 79/7, deve essere
interpretata restrittivamente. Tale disposizione può applicarsi soltanto alla
fissazione dell'età del pensionamento per la corresponsione delle pensioni di
vecchiaia e di anzianità e alle conseguenze che ne derivano per altre
prestazioni previdenziali." Tale eccezione al divieto di discriminazioni
fondate sul sesso non è dunque applicabile a un'agevolazione fiscale quale
quella in discorso, considerato che la stessa non costituisce una prestazione
Atteso quanto sopra, la Corte di Giustizia delle
Comunità Europee ha dichiarato la differenza di trattamento prevista dall'art. 19, comma 4-bis, del Tuir, una
discriminazione fondata sul sesso.
In merito alla direttiva comunitaria 9 febbraio 1976,
n. 76/207/CEE, sopra citata, si fa presente, per completezza, che è stata
disposta l'abrogazione della stessa, con decorrenza 15 agosto 2009, ad opera
della Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006, n.
2006/54/CE, sempre riguardante l'attuazione del principio delle pari
occupazione e impiego.
Al fine di eliminare i profili di incompatibilità
della normativa nazionale vigente con la normativa comunitaria, evidenziati
dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee con la sentenza n.C-207/04
sopra citata, con d.l. 4 luglio 2006, n. 223, il legislatore ha ritenuto
opportuno abrogare il comma 4-bis dell'art. 19 del Tuir, facendo salvi però
i diritti di coloro che avevano già contrattato un piano incentivato di esodo.
Per quanto concerne gli effetti della sentenza della
Corte di Giustizia delle Comunità Europee sui rapporti giuridici sorti nel
periodo precedente all'emanazione della stessa, e in particolare gli effetti sul
rapporto tributario collegato alla tassazione applicata nei confronti dei
soggetti di sesso maschile destinatari di incentivi all'esodo, che avevano
un'età compresa tra i cinquanta e i cinquantacinque anni al momento
dell'interruzione del rapporto di lavoro, si esprime l'avviso che le eventuali
istanze di parziale rimborso dell'imposta pagata non possano trovare
Ciò in quanto la sentenza della Corte di Giustizia ha
solamente affermato l'illegittimità della previsione di limiti differenti, tra
uomini e donne, per l'accesso al beneficio.
Non ha invece affermato (né avrebbe potuto farlo) che
il legislatore italiano avrebbe dovuto estendere anche agli uomini il limite di
età, più vantaggioso, previsto per le donne.
L'adeguamento alla statuizione della Corte potrebbe
anche consistere, in linea teorica, nell'applicazione alla donna del limite di
età, più sfavorevole (cinquantacinque anni) per l'accesso al beneficio.
Per i medesimi motivi i sostituti d'imposta, per tutto
il periodo residuo di vigenza dell'art. 19, comma 4-bis, del Tuir,
dovranno rispettarne le previsioni, operando la ritenuta alla fonte sulle somme
corrisposte, a titolo di incentivo all'esodo, ai soggetti di sesso maschile che
al momento della cessazione del rapporto di lavoro avevano un'età compresa tra
i cinquanta e i cinquantacinque anni.
istanza di interpello presentata alla Direzione Regionale delle Entrate .....,
viene resa dalla scrivente ai sensi dell'articolo 4, comma 1, ultimo periodo del
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