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Sospensione Feriale - Cassazione Penale 18/09/2017 N° 42361 - Legge semplice
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Sospensione Feriale – Cassazione Penale 18/09/2017 N° 42361
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Numero: 42361
Testo completo della Sentenza Sospensione feriale – Cassazione penale 18/09/2017 n° 42361:
Sentenza 20 luglio – 18 settembre 2017, n. 42361
Dott. BONITO F. M. S. – Consigliere –
D.A., nato a (OMISSIS);
avverso la ordinanza del 14/07/2016 della Corte di appello dell’Aquila;
sentita la relazione svolta dal componente Dott. Maria Vessichelli;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. ANIELLO Roberto, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
Il termine per la presentazione dell’appello era, ex art. 585 c.p.p., comma 1, lett. c), di 45 giorni, per avere il Tribunale fissato quello di 30 giorni per il deposito della motivazione. Essendo stato, quest’ultimo, rispettato, l’impugnazione avrebbe dovuto essere proposta al più tardi il 15 ottobre 2015, calcolando i 45 giorni a partire dal primo giorno successivo alla fine del periodo feriale del 31 agosto 2015, mentre era stata proposta, tardivamente, il 29 ottobre successivo.
3. Nel ricorso in esame il difensore ha eccepito l’inosservanza dell’art. 585 c.p.p. perchè il termine di 45 giorni per la proposizione dell’appello avrebbe dovuto essere computato, non solo prescindendo dal tempo effettivamente utilizzato dal giudice per il deposito del proprio provvedimento (ove, come nella specie, più breve di quello indicato nel dispositivo), ma anche considerando la sospensione feriale dal 1 al 31 agosto per il deposito della sentenza di primo grado: ossia, conclusivamente, con decorrenza dalla data del 27 settembre 2015, essendo stata, la sentenza di primo grado, pronunciata il (OMISSIS). Con la conseguenza che il termine per la proposizione dell’impugnazione doveva ritenersi destinato a maturare l’11 novembre 2015 e cioè dopo la data di effettiva presentazione del gravame.
Ha aggiunto che il principio non appare superato dal sopravvenuto D.L. n. 132 del 2014, convertito dalla L. n. 162 del 2014, che ha modificato la durata della detta sospensione portandola a 30 giorni, con decorrenza dal 1 agosto al 31 agosto e quindi abbreviandola rispetto allo stato normativo precedente che ne prevedeva la scadenza il 15 settembre: si tratta, infatti, di una modifica riguardante esclusivamente la durata del periodo feriale e non anche la disciplina del termine per il deposito della motivazione dei provvedimenti giurisdizionali.
Rilevava di non condividere il principio espresso nel 1996 dalle Sezioni Unite, le quali, per escludere dalla sospensione il termine di deposito del provvedimento destinato a scadere durante il periodo feriale, avevano dato risalto ad un argomento letterale (e cioè quello della L. n. 742 del 1969, art. 1, comma 1, seconda parte, che disciplina, nell’ottica della sospensione feriale, i soli termini che abbiano “inizio” durante tale arco temporale): argomento da reputare non decisivo, dal momento che l’accreditamento della tesi della sospendibilità dei termini per il deposito della motivazione durante il periodo feriale si lega necessariamente con la rappresentazione di un termine per l’impugnazione di cui non può dirsi che abbia “inizio” in tale frangente ma ha una decorrenza procrastinata oltre.Inoltre, la lettera della legge non consentirebbe di distinguere, all’interno del genus dei termini processuali che sono sospesi durante il periodo feriale, quelli previsti per il deposito della sentenza, come ontologicamente diversi rispetto a quelli espressamente indicati come eccettuati. E comunque non consentirebbe la distinzione in base al fatto che si tratti di termini dotati oppure privi di sanzione processuale, considerato, in particolare, che il termine per il deposito della motivazione è strettamente correlato a quello della presentazione dell’impugnazione, il quale è certamente presidiato dalla sanzione processuale della decadenza, in caso di mancato rispetto.
In terzo luogo, poneva in luce che l’interpretazione qui censurata comporterebbe, per le parti e i difensori un particolare aggravio nello svolgimento dell’attività professionale dovuto al fatto che si farebbe decorrere il termine di impugnazione di tutte le sentenze depositate nel periodo feriale, dallo stesso giorno e cioè dal 1 settembre: un aggravio asseverato anche dalla abbreviazione del periodo di ferie, per un terzo, e dalla soppressione, dovuta alla L. n. 67 del 2014, della notifica dell’estratto contumaciale della sentenza, incombente che, in un certo numero di casi, aveva l’effetto di procrastinare il termine per l’impugnazione.
6. Con ordinanza del 14 marzo 2017, la Quarta Sezione rimetteva il ricorso alle Sezioni Unite perchè decidessero, anche nell’ottica di evitare un potenziale contrasto giurisprudenziale, se il termine per il deposito della motivazione della sentenza dovesse o meno – a seguito delle innovazioni apportate dalla L. n. 67 del 2014 e dal D.L. n. 132 del 2014, convertito con modificazioni – ritenersi soggetto alla sospensione nel periodo feriale.
Quella sentenza era stata, invero, determinata dalla necessità di superare il contrasto giurisprudenziale sorto all’indomani di una prima riduzione della durata delle ferie dei magistrati, portata da 60 a 45 giorni dalla L. 2 aprile 1979, n. 97, art. 8, che modificò l’art. 90 Ord. giud.. In quell’occasione si era affermato che la sospensione di diritto durante il periodo feriale aveva riguardo soltanto ai termini che hanno una sanzione processuale, ciò che ne faceva intendere la necessaria riferibilità alle parti e non anche all’attività del giudice per la redazione delle sentenze.
Veniva anche dato atto della delibera del C.S.M. 26 marzo 2015, provocata dalla testuale disposizione del D.L. n. 132 del 2014, art. 16, comma 4, che riconosceva la necessità di garantire un periodo feriale mensile effettivo modificando, in tale ottica, la circolare sui criteri per la valutazione di professionalità e specificamente il parametro della diligenza valutato in rapporto al rispetto dei termini deposito di provvedimenti.
7. Con provvedimento del 29 marzo 2017, il Primo Presidente disponeva la restituzione degli atti alla Sezione rimettente, ai sensi dell’art. 618 c.p.p. e art. 172 disp. att. c.p.p., osservando la mancanza, nell’ordinanza di rimessione, della espressa presa di posizione in favore di una soluzione contraria a quella accolta dalla giurisprudenza, fatta propria peraltro non solo dalle Sezioni Unite ma dalla assoluta maggioranza delle decisioni successive delle diverse sezioni della Cassazione.
8. Il 26 maggio 2017, la difesa dell’imputato depositava nuova memoria ex art. 611 c.p.p. sollecitando la Quarta Sezione a rimettere nuovamente il ricorso alle Sezioni Unite, pur nella osservanza di quanto rilevato dal Primo Presidente.
Invece la sospensione dei termini processuali (originariamente dal 1 agosto al 15 settembre) aveva formato oggetto della L. 14 luglio 1965, n. 818, nata per garantire le ferie degli avvocati, legge sul punto modificata dal più volte citato D.L. n. 132 che aveva anticipato la scadenza del detto termine al 30 agosto.Nel riprendere le già illustrate citazioni della giurisprudenza della Corte di giustizia e delle fonti Euro-unitarie (tra le quali la Direttiva 2003/88/CE del 4 novembre 2003 in tema di organizzazione dell’orario di lavoro), la Quarta Sezione ha posto in evidenza come la durata del periodo di sospensione feriale stia a garantire il diritto alle ferie e dunque debba esservi coincidenza nella durata con le ferie dei magistrati.
Nella stessa prospettiva, il provvedimento impugnato ha citato la ord. n. 268 del 1993 della Corte costituzionale, che ha esteso la portata applicativa della L. n. 742 del 1969, art. 1, includendovi alcuni termini non strettamente processuali.
Ha aggiunto la irrilevanza dell’argomentazione riguardante la effettività del godimento delle ferie posto che, per quanto concerne i magistrati, il D.L. n. 132 del 2014, art. 16, comma 4, ha previsto che gli organi di autogoverno delle magistrature e dell’avvocatura dello Stato adottino misure organizzative conseguenti alla riduzione del periodo feriale, disposizione che è stata eseguita.
12. Nelle date del 5 e del 12 luglio 2017, per l’odierna udienza dinanzi alle Sezioni unite, il difensore ha fatto pervenire nuove memorie contenenti l’auspicio di un mutamento dell’orientamento della giurisprudenza di legittimità sul tema in discussione.Motivi della decisione
1. La questione di diritto sottoposta al vaglio delle Sezioni Unite è la seguente: “Se i termini per la redazione della sentenza siano soggetti alla sospensione nel periodo feriale, a seguito della riduzione del periodo annuale di ferie dei magistrati da 45 a 30 giorni stabilita dal D.L. n. 132 del 2014, conv. con modif. dalla L. n. 162 del 2014”.
2. La formulazione del quesito rende evidente che la rilevanza del tema in esame è venuta di recente in considerazione, a seguito della entrata in vigore del D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla L. 10 novembre 2014, n. 162 (Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile).
Il nuovo testo normativo prevede, all’art. 16, commi 1 e 2, sia la modifica della L. 7 ottobre 1969, n. 742, art. 1, in materia di durata della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, sia la integrazione, con la L. 2 aprile 1979, n. 97, art. 8-bis, sullo stato giuridico dei magistrati ordinari e amministrativi, dei magistrati della giustizia militare e degli avvocati dello Stato.
Tale duplice innovazione, mirante ad interventi per razionalizzare i tempi processuali e incrementare l’efficienza degli uffici giudiziari (v. Relazione illustrativa di presentazione al Senato) per la definizione dell’arretrato nella tendenziale attuazione del principio della ragionevole durata del processo, riduce, da un canto, la sospensione di diritto del decorso dei termini processuali, portandola dalla previsione allora vigente, riferita al periodo compreso fra il 1 agosto e il 15 settembre, a quello invece intercorrente fra il 1 e il 31 agosto di ciascun anno, e, dall’altro, introduce nella L. n. 97 la previsione di un periodo di ferie annuo di trenta giorni.
E’ rimasta ferma in entrambi i testi l’attribuzione, agli organi di autogoverno e di governo delle categorie interessate, del potere di adottare misure organizzative conseguenti all’applicazione delle suddette disposizioni (art. 16, comma 4).
Ebbene, proprio in considerazione degli effetti di tali modifiche normative, sostanzialmente ritenute, dalla Sezione rimettente, convergenti nel ridurre in maniera sensibile e incongrua, sia per i magistrati che per gli avvocati dello Stato e del libero foro, il godimento del periodo di ferie che costituisce diritto soggetto a tutela costituzionale (art. 36 Cost.), la stessa Sezione ha reputato maturate le condizioni per una revisione dell’orientamento giurisprudenziale ad oggi consolidato nell’escludere l’applicabilità della disciplina della sospensione dei termini durante il periodo feriale anche a quello previsto per il deposito delle sentenze.Ha cioè ritenuto che il principio in tal senso espresso dalla sentenza delle Sez. U, n. 7478 del 1996, Giacomini, Rv. 205335, fosse, a seguito degli interventi normativi del 2014, da superare mediante un mutamento di interpretazione giurisprudenziale.
4. La sentenza delle Sez. U Giacomini del 1996 era già intervenuta per dirimere un contrasto giurisprudenziale apertosi sul tema del possibile assoggettamento del termine per il deposito della sentenza alla disciplina sulla sospensione nel periodo feriale: un contrasto originato dalla sopravvenienza della L. n. 97 del 1979, art. 8, norma con cui era stato ridotto il periodo annuale di ferie dei magistrati da 60 a 45 giorni, mediante la corrispondente modifica dell’art. 90 Ord. giud., comma 1 (R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, già una prima volta modificato con L. 28 luglio 1961, n. 704) e la previsione che la individuazione di detto periodo avvenisse con decreto ministeriale, anno per anno.
Invero, la riformulazione dell’art. 90 ad opera della L. del 1979 aveva prodotto l’effetto, da un lato, di non ripetere la previgente previsione secondo cui nei primi quindici giorni avrebbero dovuto essere definiti gli affari e gli atti in corso, e dall’altro, quello di determinare di fatto, per la prima volta, una equiparazione nella durata, tra il periodo feriale con sospensione dei termini processuali (definita dai commentatori “ferie degli avvocati”) e quello delle ferie dei magistrati e delle altre categorie richiamate. E, proprio dalla situazione normativa venutasi a determinare, una parte minoritaria della giurisprudenza di questa Corte (Sez. 1, n. 5193 del 22/03/1995, Mancuso, Rv. 201874) aveva dedotto che l’intervento legislativo avesse inteso sancire implicitamente che il periodo di ferie così ridotto dovesse essere inteso rigidamente dedicato al riposo: conclusione la cui effettività veniva collegata alla necessaria applicazione, anche al termine per la redazione dei provvedimenti giudiziari, della sospensione dei termini processuali cui alla L. n. 742 del 1969.
5. Ritengono le Sezioni Unite che non vi siano i presupposti per i quali tale impostazione di fondo, peraltro recepita dalle Sezioni Unite civili (Sez. U civ., n. 7527 del 26/02/2013) debba essere abbandonata, neppure alla luce del più recente intervento legislativo che, pur incidendo contestualmente e in una ottica funzionale unitaria sui diversi temi delle ferie dei magistrati (nonchè degli avvocati dello Stato, con decorrenza per tutti dal 2015) e della durata della sospensione dei termini processuali, non offre spunti per il riconoscimento della necessaria interdipendenza tecnica delle due materie e comunque non induce, neppure da una visuale di respiro normativo sovranazionale, ad un riordino della interpretazione della L. n. 742 del 1969, art. 1, prima parte, nel senso di includere, tra i termini processuali soggetti la sospensione, quello del deposito del provvedimento giudiziario.
5.1. Il tema posto dalla questione rimessa non è quello del mutamento di interpretazione letterale del precetto di rilievo (L. n. 742 del 1969, art. 1, comma 1, prima parte), che è rimasto immutato nella struttura e chiaro nella portata semantica.
E’ utile ricordare che anche il primo disegno di legge riguardante la materia (n. 1789, presentato al Senato il 13 luglio 1951) era denominato “Ferie degli avvocati e procuratori”.
Si tratta, cioè, di norma, quella dell’art. 1, che seppure di fatto applicata agli atti processuali della parte pubblica per evidenti ragioni di simmetria procedimentale, non può ritenersi portatrice di un precetto di carattere generale, come si desume anche dal fatto che, in alcuni casi specificamente previsti dalla legge e relativi a procedimenti con imputati in stato di custodia cautelare, è prevista la rinunciabilità alla sospensione nel periodo feriale, riconosciuta all’imputato e al difensore (L. n. 742 del 1969, art. 2, comma 1).
Del tutto improprio appare del resto il ricorso all’argomento della avvenuta abrogazione, per effetto della L. 28 aprile 2014, n. 67, assieme all’intero processo contumaciale, della norma (art. 548 c.p.p., comma 3) che, in tema di deposito della sentenza, prevedeva l’obbligo della notifica di questa all’imputato dichiarato contumace. La circostanza cioè che, nella vigenza del nuovo processo “in assenza”, il termine per impugnare sia solo quello collegato al tempestivo deposito della sentenza o, in mancanza di questo, alla notifica dell’avviso di deposito della sentenza al solo difensore e non anche alla notifica all’imputato, non gioca alcun ruolo diretto sulla configurazione di una erosione del diritto al riposo del primo. La notifica dell’estratto contumaciale non era stata infatti concepita con tale finalità ma per ragioni tutte interne alla effettività della conoscenza del provvedimento giudiziario per una congrua valutazione, anche da parte dell’imputato, della opportunità della impugnazione.
6.2. Non vengono nemmeno in discussione, infatti, il complesso apparato normativo ed il livello di elaborazione giurisprudenziale che evidenziano, con presidi di rango costituzionale (art. 36 Cost.) e successivamente di livello sovranazionale (Direttiva 2003/88/CE, art. 7), immediatamente precettivi (per i primi, v. l’affermazione del principio in Corte cost., sent. n. 616 del 1987; per i secondi, Corte giustizia, 20/07/2016, Maschek; 24/01/2012, Dominguez; 12/06/2014, Bollacke), come il diritto alle ferie annuali retribuite sia per ogni lavoratore non solo riconosciuto ma anche irrinunciabile; come gli Stati debbano garantire al lavoratore ferie annuali retribuite di almeno 4 settimane (Direttiva 2003/88/CE, art. 7); come, infine, il principio contenuto nella direttiva Europea menzionata rappresenti un risultato da raggiungere anche mediante la interpretazione, ad esso conforme, del diritto interno ad opera dei giudici nazionali, i quali danno così applicazione al disposto dell’art. 288, comma 3, T.F.U.E. 6.3. Il pericolo, avvertito già nella fase dei lavori parlamentari, che la drastica riduzione delle ferie di fatto vanifichi l’effetto, legittimato dalla disciplina di settore, di godere del periodo minimo previsto dalla normativa Euro-unitaria necessariamente intervallato da ineliminabili giornate lavorative dedicate alla motivazione e al deposito di sentenze in scadenza o attività similari – rendendolo spendibile entro un periodo complessivamente più ampio, quale era quello dei 45 giorni previsti dalla normativa modificata, non può dirsi ignorato dal legislatore il quale, seppur aveva fatto registrare due appositi emendamenti al testo del decreto legge, finalizzati a formalizzare la sospensione, nel periodo feriale, del termine per il deposito dei provvedimenti giudiziari non urgenti, ha optato per una soluzione diversa, volta al medesimo scopo, che era quello di contemperare il diritto al godimento effettivo dell’intero periodo annuale di ferie con le necessità del servizio giudiziario.
La soluzione è quella che si rinviene nel D.L. n. 132 del 2014, art. 16, comma 4, relativa alla previsione di misure organizzative con carattere di normazione secondaria.
E’ indubbio, infatti, che agire sul termine di deposito delle sentenze, sospendendolo, era una delle opzioni in campo che tuttavia si poneva in una linea di contrapposizione con diritti fondamentali dipendenti dal processo penale, mentre il processo civile e quello amministrativo rimanevano sostanzialmente poco sensibili al tema in questione, non essendo in essi previste immediate conseguenze in caso di mancato rispetto del termine ordinatorio in questione.
Ci si riferisce essenzialmente al valore della libertà personale dell’imputato ma anche a quello della ragionevole durata del processo (Cost., art. 13, comma 1 e art. 111, comma 2), i quali, già coinvolti nel bilanciamento con le esigenze organizzative del magistrato e dell’ufficio dall’art. 304 c.p.p. e art. 159 c.p., comma 1, avrebbero dovuto registrare un nuova compressione nel bilanciamento con un diritto – quello alle ferie del magistrato – tutelabile altrimenti.
E’ appena il caso di rimarcare, al riguardo, che, posto che nel sistema processuale penale durante il tempo fissato per la redazione della sentenza, ai sensi dell’art. 544 c.p.p., commi 2 e 3, non decorrono i termini di durata della custodia cautelare e della prescrizione del reato, il prolungamento di tale periodo di tempo per effetto della sospensione nel periodo feriale andrebbe a procrastinare da un lato la durata del termine di fase interessato e dall’altra i termini di prescrizione del reato.
E’ l’art. 304 c.p.p., comma 1, lett. c) e c-bis), infatti, a prevedere che durante la pendenza dei termini per la stesura della sentenza sono sospesi quelli previsti dall’art. 303, salvo il limite insuperabile fissato al comma 6; a sua volta, l’art. 159 c.p., comma 1, sancisce la sospensione automatica del corso della prescrizione per effetto della sospensione dei termini di custodia.
Il termine di deposito dei provvedimenti è, di regola, ordinatorio: fanno eccezione talune specifiche ipotesi fra le più numerose delle quali va annoverata quella riguardante il deposito della motivazione di ordinanze di riesame, introdotto con L. 16 aprile 2015, n. 47, comunque prorogabile fino a 45 giorni.Nel processo penale in generale, il termine di deposito è modulabile in modo differenziato e tale da sottolineare non solo la opportunità di decisioni contestuali nei casi semplici che lo consentano, ma anche la possibilità per il giudice di assegnarsi termini conformi alla complessità della motivazione, fino a 90 giorni dalla pronuncia. Il comma 3-bis dell’art. 544, e il comma 4-bis dell’art. 154 disp. att. c.p.p., introdotti dal D.L. 24 novembre 2000, n. 34, art. 4, commi 2 e 2-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 gennaio 2001, n. 4, inoltre prevedono il raddoppio per talune specifiche ipotesi concernenti reati particolarmente gravi o processi complessi.
Il mancato rispetto di tale termine, peraltro, è specificamente regolamentato dall’art. 548 c.p.p., comma 2, con un rimedio (l’avviso di deposito al p.m. e la notifica alle parti private legittimate alla impugnazione) che riconduce tale eventualità alle disfunzioni fisiologiche dell’apparato processuale, salva la ipotesi del carattere non occasionale e grave del ritardo, eventualmente apprezzabile in sede disciplinare.
In particolare, con la espressa finalità di assicurare il principio di effettività delle ferie, da destinare, cioè, al recupero delle energie psicofisiche del magistrato e non alla attività di studio o di redazione di provvedimenti, con la delibera del 26 marzo 2015 sono state apportate modifiche alla “Circolare ricognitiva sulle modalità di godimento delle ferie” (Circolare n. P. 10588 del 22 aprile 2011 Delibera del 21 aprile 2011) e alla circolare riportante “Nuovi criteri per la valutazione di professionalità dei magistrati a seguito della L. 30 luglio 2007, n. 111, recante Modifiche alle norme sull’Ordinamento giudiziario” n. 20691 dell’8 ottobre 2007 e succ. modifiche, con la previsione che nelle ipotesi in cui il magistrato durante il periodo feriale debba personalmente compiere atti o attività, inclusa la redazione o il deposito di provvedimenti, caratterizzati da urgenza (ad esempio provvedimenti di natura cautelare o nei confronti di imputati detenuti), possa richiedere formalmente al dirigente (con almeno sette giorni di anticipo, se possibile) di essere richiamato in servizio.
“Anche a seguito della riduzione del periodo annuale di ferie dei magistrati da 45 a 30 giorni stabilita dal D.L. n. 132 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla L. 10 novembre 2014, n. 162, art. 16, i termini per la redazione della sentenza non sono soggetti alla sospensione del periodo feriale”.
Depositato in Cancelleria il 18 settembre 2017.
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 art. 585
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 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 8
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 art. 172
 art. 611
 art. 1
 art. 16
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 art. 1
 art. 8
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 art. 8
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 art. 2
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 art. 7
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 art. 16
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 art. 4
 art. 16
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