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Timestamp: 2019-01-19 21:20:55+00:00

Document:
Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 14 ottobre 2014, n. 42858. Successivamente a una sentenza irrevocabile di condanna, la dichiarazione d'illegittimita' costituzionale di una norma penale diversa dalla norma incriminatrice, idonea a mitigare il trattamento sanzionatorio, comporta la rideterminazione della pena, che non sia stata interamente espiata, da parte del giudice dell'esecuzione. Ne consegue che: per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2012, che ha dichiarato l'illegittimita' costituzionalita' dell'articolo 69 c.p., comma 4, nella parte in cui vietava di valutare prevalente la circostanza attenuante di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, articolo 73, comma 5, sulla recidiva di cui all'articolo 99 c.p., comma 4, il giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'articolo 666 c.p.p., comma 1, e in applicazione della Legge 11 marzo 1953, n. 87, articolo 30, comma 4, potra' affermare la prevalenza della circostanza attenuante, sempreche' una simile valutazione non sia stata esclusa nel merito dal giudice della cognizione, secondo quanto risulta dal testo della sentenza irrevocabile; per effetto della medesima sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2012, e' compito del pubblico ministero, ai sensi degli articoli 655, 656 e 666 c.p.p., di richiedere al giudice dell'esecuzione l'eventuale rideterminazione della pena inflitta all'esito del nuovo giudizio di comparazione - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 14 ottobre 2014, n. 42858. Successivamente a una sentenza irrevocabile di condanna, la dichiarazione d'illegittimita' costituzionale di una norma penale diversa dalla norma incriminatrice, idonea a mitigare il trattamento sanzionatorio, comporta la rideterminazione della pena, che non sia stata interamente espiata, da parte del giudice dell'esecuzione. Ne consegue che: per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2012, che ha dichiarato l'illegittimita' costituzionalita' dell'articolo 69 c.p., comma 4, nella parte in cui vietava di valutare prevalente la circostanza attenuante di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, articolo 73, comma 5, sulla recidiva di cui all'articolo 99 c.p., comma 4, il giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'articolo 666 c.p.p., comma 1, e in applicazione della Legge 11 marzo 1953, n. 87, articolo 30, comma 4, potra' affermare la prevalenza della circostanza attenuante, sempreche' una simile valutazione non sia stata esclusa nel merito dal giudice della cognizione, secondo quanto risulta dal testo della sentenza irrevocabile; per effetto della medesima sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2012, e' compito del pubblico ministero, ai sensi degli articoli 655, 656 e 666 c.p.p., di richiedere al giudice dell'esecuzione l'eventuale rideterminazione della pena inflitta all'esito del nuovo giudizio di comparazione
La netta distinzione tra abrogazione e declaratoria d’illegittimita’ costituzionale venne anche sottolineata dalla Corte di cassazione a proposito dell’applicabilita’ dell’articolo 673 c.p.p., a sentenza di condanna fondata su norma incriminatrice contenuta in un decreto-legge decaduto per mancata conversione, in cui fu evidenziato che “la decadenza di un decreto-legge ha effetti maggiori dell’abrogazione, poiche’ fa venir meno sin dall’origine la norma decaduta, determinando una situazione sostanzialmente assimilabile a quella dell’efficacia ex tunc della dichiarazione di incostituzionalita'” (Sez. 1, n. 7058 del 16/12/1997, dep. 1998, Karomi, Rv. 209352).
E’ significativo che gia’ nei primi anni di vigenza della Costituzione della Repubblica, ossia nel periodo di piu’ forte tensione culturale tra il vecchio Stato e i valori del nuovo ordinamento democratico, un’autorevole dottrina coglieva il “forte legame tra il problema dei limiti del giudicato ed organizzazione democratica dello Stato”, sottolineando che la democrazia “non puo’ tollerare che in situazioni strettamente inerenti alla personalita’ possa una esigenza politica, una esigenza cioe’ afferente all’organizzazione della societa’, schiacciare un’esigenza di giustizia che tocca interessi fondamentali della persona e per cio’ stesso un interesse generale della societa'”.
A sostegno della tesi che il giudicato esaurisce il rapporto, l’ordinanza di rimessione invoca la sentenza della Corte cost. n. 139 del 1984 (avente ad oggetto norme sui contratti agrari e in materia di affitto di fondi rustici) che definisce rapporti esauriti “quelli che sul piano processuale hanno trovato la loro definitiva e irretrattabile conclusione mediante sentenza passata in giudicato, i cui effetti non vengono intaccati dalla successiva pronuncia di incostituzionalita'”.
E’ stato efficacemente affermato che “applicare una pena di misura diversa o con criteri diversi da quella contemplata dalla legge non puo’ essere ritenuto conforme al principio di legalita'” (ex plurimis, Corte cost., sent. n. 115 del 1987, che espressamente aderiva ad analoga affermazione dell’ordinanza con cui la Corte di cassazione aveva avviato l’incidente di costituzionalita’).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 73
 articolo 30
 sentenza 
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 articolo 73
 articolo 30
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