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Timestamp: 2017-08-22 07:14:35+00:00

Document:
ATTO AMMINISTRATIVO Silenzio della P. A. diffida
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA In genere
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA Appello contro le decisioni della Giunta Provinciale Amministrativa (G.A.P.)
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA Istruzione e prove in genere
DANNI In genere
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA Ricorso giurisdizionale in genere
PROCEDIMENTO CIVILE In genere
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Autorità giudiziaria amministrativa - Ricorso per la dichiarazione di illegittimità del ritardo della p.a. nel provvedere su istanze di autorizzazione edilizia e per il risarcimento del danno da ritardo - Giurisdizione esclusiva del g.a. - A seguito della sentenza della C. cost. n. 204 del 2004 - Sussistenza.
Giustizia amministrativa - Istruzione e prove - Domanda di risarcimento del danno da ritardo - Intervenuto riconoscimento del ritardo da parte della p.a. - Natura necessariamente confessoria - Esclusione.
Giustizia amministrativa - Risarcimento del danno da ritardo -Risarcimento per equivalente - Ammissibilità - Presupposti.
Atto amministrativo - Silenzio della p.a. - Diffida - Ad adempiere - Prima dell'entrata in vigore dell'art. 6 bis, d.l. n. 35 del 2005 convertito nella l. n. 80 del 2005 - Necessità.
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Attività giudiziaria amministrativa - Risarcimento del danno da mero ritardo provvedimentale - Interesse legittimo pretensivo - Giudice amministrativo.
Danni - In genere - Danno da mero ritardo provvedimentale - Risarcibilità - Esclusione - Spettanza del bene della vita finale - Accertamento - Necessità.
Giustizia amministrativa - Ricorso giurisdizionale - In genere - Provvedimento amministrativo negativo tardivo - Risarcibilità del danno per equivalente monetario - Pregiudiziale pronuncia di illegittimità del provvedimento amministrativo - Necessità.
Consiglio Stato a. plen., 15 settembre 2005, n. 7
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria ) ha
sul ricorso in appello n. 10988 del 2003 (reg. ric. Sez IV; n. 5  del
2005 reg. ric. Ad.  Plen.),  proposto  dalla  s.p.a.  Antognolla,  in
persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso
dagli avvocati Giuseppe La Spina e Stefano Crisci,  ed  elettivamente
domiciliato in  Roma,  alla  via  Parigi  n.  11,  presso  lo  studio
dell'avvocato Stefano Crisci;
il  Comune  di  Perugia,  in  persona  del  Sindaco   pro    tempore,
rappresentato e difeso dagli  avvocati  Mario  Cartasegna  e  Alarico
Mariani Marini, ed elettivamente domiciliato in Roma, alla via  Maria
Cristina n. 8, presso lo studio dell'avvocato Goffredo Gobbi;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Umbria, 8
agosto 2003, n. 649, e per l'accoglimento del ricorso di primo  grado
n. 77 del 2003;
Vista la memoria depositata dall'appellante in data 16 ottobre 2004;
Visto il controricorso di costituzione in  giudizio,  depositato  dal
Comune di Perugia in data 22 dicembre  2003,  integrato  con  memorie
depositate in data 14 ottobre 2004 e 4 maggio 2005
Vista l'ordinanza di rimessione della causa (n. 825  del  2005  della
Sezione Quarta);
Data per letta la relazione del Consigliere di Stato  Luigi  Maruotti
alla pubblica udienza del 16 maggio 2005;
Uditi  gli  avvocati  Giuseppe  La  Spina  e  Stefano   Crisci    per
l'appellante e gli avvocati Mario Cartasegna e Alarico Mariani Marini
per il Comune di Perugia;
Col ricorso n. 77 del 2003, proposto al T.A.R. dell'Umbria, la s.p.a. Antognolla - proprietaria di un comprensorio di circa 700 ettari - ha esposto di aver avviato una pluralità di pratiche (sessantuno) innanzi al Comune di Perugia, per conseguire il rilascio dei titoli autorizzativi occorrenti per la ristrutturazione degli immobili posti all'interno del detto comprensorio (un antico castello del XII secolo e il circostante borgo) e per la realizzazione di varie opere infrastrutturali.
Il T.A.R. dell'Umbria, con la sentenza n. 649 del 2003, ha respinto il ricorso ed ha condannato alle spese del giudizio la s.p.a. Antognolla.
Si è appellata al Consiglio di Stato la s.p.a. Antognolla, che ha insistito nelle sue pretese senza mettere, però, in contestazione l'affermazione del giudice di primo grado in ordine alla tempestiva definizione di tutte le pratiche diverse da quelle di cui ai numeri 2, 3, 6 e 7.
1. In via preliminare, l'ordinanza di remissione ha avanzato il dubbio che, in relazione alla presente controversia, non sussisterebbe la giurisdizione del giudice amministrativo: e ciò in quanto le lamentate inadempienze dell'amministrazione integrerebbero «comportamenti» omissivi, lesivi di diritti soggettivi conoscibili del giudice ordinario dopo la sentenza n. 204 del 2004 della Corte Costituzionale.
È esatto che la Corte Costituzionale ha stralciato dalla previsione dell'art. 34 del decreto legislativo n. 80 del 1998 (nella versione di cui alla legge n. 205 del 2000) il termine «comportamenti», devolvendo al giudice ordinario la cognizione delle liti relative a diritti soggettivi provocate da condotte materiali dell'amministrazione (liti riservate, invece, al giudice amministrativo prima della parziale dichiarazione di incostituzionalità).
Nella specie, però, non si è di fronte a «comportamenti» della pubblica amministrazione invasivi dei diritti soggettivi del privato in violazione del neminem laedere (la fattispecie presa in considerazione dal citato art. 34 nella parte dichiarata incostituzionale dalla Corte), ma in presenza della diversa ipotesi del mancato tempestivo soddisfacimento dell'obbligo della autorità amministrativa di assolvere adempimenti pubblicistici, aventi ad oggetto lo svolgimento di funzioni amministrative.
Non ha formato oggetto di contestazione, invero, da parte della società, quel punto della sentenza del TAR in cui si afferma che tutte le pratiche (ad eccezione di quelle recanti i n. 2-7 e 3-6) sono state definite entro i termini prescritti.
In un quadro non dissimile si muoveva, d'altra parte - secondo talune linee interpretative - l'art. 17, comma 1, lettera f), della legge n. 59 del 1997, che ipotizzava «forme di indennizzo automatico e forfettario», pur se a favore del richiedente, qualora l'amministrazione non avesse adottato tempestivamente il provvedimento, anche se negativo.
È assorbente a questo riguardo rilevare che la presentazione delle predette istanze non è stata seguita, dopo la scadenza dei termini procedimentali, dalla notifica della diffida (conditio sine qua non per la costituzione delle inadempienze pubblicistiche almeno fino al sopravvenire dell'art. 6 bis del decreto legge n. 35 del 2005 convertito nella legge n. 80 del 2005 che non si applica, ratione temporis, alla presente fattispecie).
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio tenutasi il giorno 16 maggio 2005, presso la sede del Consiglio di Stato, Palazzo Spada, con l'intervento dei signori:
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 15 SET. 2005.
LS 6 dicembre 1971 n. 1034 art. 21 bis L.
LS 21 luglio 2000 n. 205 L.
LS 14 marzo 2005 n. 35 art. 6 D.L.
LS 14 marzo 2005 n. 35 art. 6 bis D.L.
LS 14 maggio 2005 n. 80 L.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 34
 sentenza 
 art. 21
 art. 6
 art. 6