Source: https://www.avvocatolomaistro.it/truffa-ricettazione-appropriazione-indebita-avvocato-penalista/
Timestamp: 2019-07-16 20:56:10+00:00

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Delitti contro il patrimonio - Avvocato Cristian Lomaistro
Avvocato penalista Altamura| Furto truffa ricettazione appropriazione indebita
Il titolo XIII del libro II del codice penale è intitolato Dei delitti contro il patrimonio, espressione quest’ultima, la cui determinazione ha creato in dottrina un profondo contrasto tra due distinti orientamenti.
Secondo un primo orientamento, infatti, il significato da attribuire ai concetti va desunto esclusivamente dal diritto privato. Secondo un secondo orientamento, invece, c.d. autonomistico certe figure, pur trovando la loro principale regolamentazione nel diritto privato, assumono, nel diritto penale, particolari caratteristiche. Una via intermedia, infine, sposta il problema sull’interpretazione delle norme penali e ritiene possibile ampliare quei concetti privatistici la cui rigorosa applicazione contrasterebbe con gli scopi e le esigenze proprie del diritto penale.
Quanto, in particolare, alla nozione di patrimonio, dottrina e giurisprudenza più recenti recepiscono il concetto privatistico di patrimonio inteso come il complesso dei rapporti giuridici, economicamente valutabili, che fanno capo ad una persona. Di tale complesso fanno parte non solo i diritti reali, i diritti di credito, il possesso, le aspettative, ma persino le cose possedute contra ius (anche quello del ladro, rispetto alla cosa rubata, è infatti possesso tutelabile, per cui chi sottrae al ladro una cosa da questi rubata, commette furto), nonché le cose di valore soltanto affettivo.
I delitti contro il patrimonio (artt. 624 – 648-quater c.p.) sono stati divisi dal legislatore in due capi separati aventi ad oggetto rispettivamente i delitti contro il patrimonio mediante violenza alle cose o alle persone e delitti contro il patrimonio mediante frode, sulla base del concetto romanistico aut vi aut fraude delinquitur.
Le norme indicate non esauriscono le ipotesi di delitto contro il patrimonio, in quanto anche in altri titoli si riscontrano figure di reato che offendono interessi patrimoniali (come nel caso del delitto di peculato e di inosservanza degli obblighi di assistenza familiare).
Va, inoltre, ricordato che, per il disposto dell’art. 649 c.p., non è punibile chi ha commesso uno dei delitti patrimoniali a danno dei congiunti indicati dalla norma (coniuge non legalmente separato, parte di un’unione civile fra persone dello stesso sesso, ascendente o discendente o affine in linea retta, ovvero adottante o adottato, fratello o sorella conviventi con l’autore del reato).
Fanno eccezione alla regola di cui sopra i delitti di rapina, estorsione o sequestro di persona a scopo di estorsione. Tali delitti, inoltre, salvo le eccezioni indicate, sono punibili a querela della persona offesa se sono stati commessi a danno di congiunti ivi indicati.
DELITTI CONTRO IL PATRIMONIO MEDIANTE VIOLENZA ALLE COSE O ALLE PERSONE
Fra i delitti contro il patrimonio commessi mediante violenza a cose o persone deve innanzitutto annoverarsi il furto (art. 624 c.p.), punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516. L’oggetto materiale del reato è una cosa mobile, per tale intendendosi anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico. Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli articoli 61, numero 7), e 625 c.p. L’art. 624-bis c.p., invece, punisce il furto in abitazione e il furto con strappo, mentre l’art. 625 c.p., come detto, prevede numerose circostanze aggravanti per il reato di furto semplice, comminando la pena della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 927 a euro 1.500, pene recentemente inasprite dalla legge 23 giugno 2017, n. 103 (c.d. riforma Orlando).
È richiesta la querela dell’offeso e si applica la reclusione fino a un anno ovvero la multa fino a euro 206, se il furto è commesso da persona che abbia agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa sottratta, e questa, dopo l’uso momentaneo, sia stata immediatamente restituita, ovvero quanto la mancata restituzione sia stata dovuta a caso fortuito o forza maggiore; se il fatto è commesso su cose di tenue valore, per provvedere a un grave ed urgente bisogno; se, infine, se il fatto consiste nello spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati interamente dal raccolto.
Altri delitti che devono menzionarsi sono la rapina (art. 628 c.p.), l’estorsione (art. 629 c.p.), il sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, la deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi (art. 632 c.p.), l’invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.), la turbativa violenta del possesso di cose immobili e il danneggiamento (art. 635 c.p.), recentemente riformato dal Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 contenente disposizioni in materia di abrogazione di reati e di illeciti civili puniti con sanzione pecuniaria civile. L’art. 635-bis c.p. punisce il danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici, mentre l’art. 635-ter c.p. definisce come reato il danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità. L’art. 635-quater rende penalmente rilevante il danneggiamento di sistemi informatici o telematici; l’art. 635-quinquies punisce il danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità.
Infine, degno di nota è il delitto di deturpamento e imbrattamento di cose altrui (art. 639 c.p.): la norma prevede la multa fino a euro 103 per chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 635 (danneggiamento), deturpi o imbratti cose mobili altrui. Si procede a querela della persona offesa. Se il fatto è però commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, la pena è della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro. Negli ultimi due casi, si procede d’ufficio e nei casi di recidiva si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro. Recentemente, il Decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito nella legge 18 aprile 2017, n. 48, contenente “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”, ha stabilito che in alcune ipotesi di condanna per il delitto di imbrattamento, il giudice, ai fini della sospensione condizionale della pena, può disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero, qualora ciò non sia possibile, l’obbligo di sostenerne le spese o di rimborsare quelle a tal fine sostenute, ovvero, se il condannato non si oppone, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate nella sentenza di condanna.
Clicca sui titoli sottostanti per leggere le norme del codice penale.
Chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli articoli 61, numero 7), e 625.
Art. 624-bis
Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 927 a euro 1.500.
La pena è della reclusione da quattro a dieci anni e della multa da euro 927 a euro 2.000 se il reato è aggravato da una o più delle circostanze previste nel primo comma dell’articolo 625 ovvero se ricorre una o più delle circostanze indicate all’articolo 61.
Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 625-bis, concorrenti con una o più delle circostanze aggravanti di cui all’articolo 625, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall’aumento conseguente alle predette circostanze aggravanti.
La pena è della reclusione da sette a venti anni e della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente.
Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui con violenza alla persona o con minaccia ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall’articolo 331, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Per i reati di cui al primo e al secondo comma, la sospensione condizionale della pena è subordinata all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna.
Con la sentenza di condanna per i reati di cui al secondo e terzo comma il giudice, ai fini di cui all’articolo 165, primo comma, può disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero, qualora ciò non sia possibile, l’obbligo a sostenerne le relative spese o a rimborsare quelle a tal fine sostenute, ovvero, se il condannato non si oppone, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate nella sentenza di condanna.
DELITTI CONTRO IL PATRIMONIO MEDIANTE FRODE
Il capo II del titolo XIII, contenente i delitti contro il patrimonio commessi mediante frode si pare con il più tipico dei reati commessi utilizzando mezzi fraudolenti, ovvero la truffa: l’art. 640 c.p., infatti, punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032 chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. Il comma 2 della medesima disposizione prevede, nella forma aggravata, la reclusione da uno a cinque anni e la multa da euro 309 a euro 1.549 qualora il fatto sia compiuto a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare, ovvero ancora se il fatto sia commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’autorità. La truffa è aggravata, infine, se il fatto è stato commesso “in presenza delle circostanze di cui all’art. 61 n. 5 c.p.”. Tale ultima aggravante, inserita dal c.d. “pacchetto sicurezza” (legge 15 luglio 2009, n. 94), viene comunemente denominata “minorata difesa”, che si ha quando il colpevole abbia profittato di circostanze di tempo e di luogo (ovvero, quelle che si riferiscono alla particolare situazione temporale o ambientale, come l’ora notturna, la pubblica calamità, ecc., in cui si realizza il reato) o di persona (sono quelle che si riferiscono al soggetto passivo e consistono nello stato di minorazione in cui egli, per qualsiasi ragione, si trovi, compresa l’età) tali da ostacolare la pubblica o privata difesa (ostacolata non vuol dire del tutto impossibile, ma resa più difficile rispetto alle condizioni normali; per difesa pubblica, si intende quella predisposta dalle pubbliche autorità; per difesa privata si intende quella legittimamente realizzabile dal privato, come la vigilanza o la custodia dei beni o la reazione fisica finalizzata alla difesa). Il delitto è punibile a querela della persona offesa, a meno che non ricorra taluna delle circostanze aggravanti sopra indicate o un’altra circostanza aggravante: in tal caso si procede d’ufficio.
L’art. 640-bis c.p. punisce la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, stabilendo una pena più severa rispetto a quella prevista per la truffa, anche nelle forme aggravate: è applicata la reclusione da uno a sei anni, se il fatto di cui all’articolo 640 (truffa) riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee. La procedibilità è d’ufficio. La Cassazione ha avuto modo di precisare (Cass., S.U., sentenza 28 aprile 2017, n. 20664) che il delitto di malversazione ai danni dello Stato concorre materialmente con quello di cui all’art. 640-bis, non verificandosi un concorso apparente di norme.
L’art. 640-ter c.p. punisce la frode informatica, mentre l’art. 640-quinquies c.p. contiene il reato di frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica.
Fra i reati contro il patrimonio mediante frode rientra anche quello di insolvenza fraudolenta (art. 641 c.p.). La norma stabilisce la pena della reclusione fino a due anni o la multa fino a euro 516 per chiunque, dissimulando il proprio stato d’insolvenza, contragga un’obbligazione col proposito di non adempierla, qualora l’obbligazione non sia adempiuta e vi sia la querela della persona offesa. La disposizione chiarisce infine che l’adempimento dell’obbligazione avvenuto prima della condanna estingue il reato.
Occorre menzionare, fra i reati commessi utilizzando mezzi fraudolenti, anche quello di fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona (art. 642 c.p.), nonché quello di circonvenzione di persone incapaci (art. 643 c.p.).
L’art. 644 c.p. punisce il reato di usura, mentre l’art. 645 c.p. contiene la disciplina penale della frode in emigrazione. Inoltre, l’art. 646 c.p. punisce l’appropriazione indebita, stabilendo la pena della reclusione fino a tre anni e della multa fino a euro 1.032 per chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropri il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Se, però, il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata (fino ad un terzo). In tale ultimo caso e nei casi in cui ricorra l’aggravante di cui all’art. 61, n. 11 c.p. (l’avere commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, ovvero con abuso di relazioni di ufficio, di prestazione d’opera, di coabitazione, o di ospitalità) la procedibilità è d’ufficio e non più a querela. Tale norma completa la fattispecie criminosa del furto: entrambe le norme, infatti, tutelano cose mobili altrui ma, mentre il furto implica nell’autore la mancanza del possesso, consistendo nel fatto di procurarselo (impossessamento), l’appropriazione indebita presuppone che l’agente già possegga le cose medesime. Tale caratteristica giustifica la minore gravità che, di solito, viene attribuita alla fattispecie di appropriazione indebita. Presupposto di tale ultimo delitto è il possesso da parte dell’agente del denaro o della cosa mobile altrui, possesso che può essere “a qualsiasi titolo”, essendo sufficiente ad attribuire al soggetto la qualità di possessore la mera facoltà, concessa dal dominus, di disporre della cosa al di fuori della sua sfera di sorveglianza (c.d. disponibilità giuridica).
L’art. 647 c.p. prevedeva una serie di ipotesi minori di appropriazione indebita (cose smarrite, tesoro, cose avute per errore o caso fortuito). Tuttavia, il Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 ha abrogato tale articolo e ha trasformato le fattispecie precedentemente previste in illeciti civili sottoposti a sanzioni pecuniarie. Si applica, quindi, la sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila per chi, avendo trovato denaro o cose da altri smarrite, se ne appropri, senza osservare le prescrizioni della legge civile sull’acquisto della proprietà di cose trovate; per chi, avendo trovato un tesoro, si appropria in tutto o in parte, della quota dovuta al proprietario del fondo; per chi si appropri di cose delle quali sia venuto in possesso per errore altrui o per caso fortuito.
Fra i delitti contro il patrimonio mediante frode, assume particolare rilevanza quello di ricettazione, previsto dall’art. 648 c.p. La norma prevede la reclusione da due ad otto anni e la multa da euro 516 a euro 10.329 per chi, fuori dei casi di concorso nel reato, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquisti, riceva od occulti denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intrometta nel farle acquistare, ricevere od occultare. La pena è aumentata (fino ad un terzo) quando la ricettazione riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata ai sensi dell’articolo 628, terzo comma, di estorsione aggravata ai sensi dell’articolo 629, secondo comma, ovvero di furto aggravato ai sensi dell’articolo 625, primo comma, n. 7-bis) (ovvero, il furto che ha avuto ad oggetto componenti metalliche o altro materiale sottratto ad infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici e gestite da soggetti pubblici o da privati in regime di concessione pubblica). La pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 516 se il fatto è di particolare tenuità. Non è rilevante ai fini della configurabilità del delitto di ricettazione il fatto che l’autore del delitto da cui il denaro o le cose provengono non sia imputabile (perché, ad esempio, minore degli anni quattordici) o non sia punibile, ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.
Presupposto della ricettazione è che, anteriormente ad essa, sia stato commesso altro delitto (c.d. reato presupposto) al quale, però, il ricettatore non abbia partecipato, in nessuna delle forme in cui può configurarsi il concorso di persone nel reato. Il reato anteriormente commesso deve consistere in un delitto e non in una semplice contravvenzione, e deve essere effettivamente avvenuto e non meramente presupposto; è irrilevante, invece, il fatto che ne sia noto l’autore.
Il criterio distintivo tra il delitto di ricettazione e la contravvenzione prevista dall’art. 712 c.p. (acquisto di cose di sospetta provenienza, il c.d. incauto acquisto) consiste nell’elemento psicologico, nel senso che nel primo caso l’agente ha la consapevolezza della provenienza delittuosa della cosa acquistata o ricevuta, mentre nel secondo caso ricorre da parte dell’agente una condotta colposa consistente nel mancato accertamento della provenienza della cosa acquistata o ricevuta (Cfr. Cass. 7 giugno 1995, n. 6684).
Il fatto materiale consiste nell’acquistare, ricevere od occultare danaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto ovvero nell’intromettersi nel farli acquistare, ricevere od occultare. Acquistare significa comprare; ricevere significa entrare in possesso a qualsiasi titolo che non sia la compravendita; occultare significa nascondere la cosa dopo averla avuta; l’intromissione consiste in una vera e propria attività di mediazione da non intendersi, però, in senso rigorosamente civilistico.
Denaro o cose provenienti da qualsiasi delitto sono, per alcuni, non solo il frutto del precedente delitto (il c.d. corpo di reato), ma ogni altra cosa che servì o fu destinata a commettere il delitto precedente. Secondo un diverso orientamento, invece, devono considerarsi tali solo le cose ottenute attraverso il reato presupposto, allo scopo di non confondere le cose provenienti con quelle attinenti al reato. Secondo la dottrina e la giurisprudenza prevalenti, le cose cui fa riferimento l’art. 648 c.p. sono quelle mobili, non essendo configurabile il delitto di ricettazione di un bene immobile.
Il delitto è consumato quando l’agente ha compiuto uno dei fatti indicati. In particolare, nell’ipotesi di mediazione il delitto si consuma per il solo fatto di essersi il colpevole intromesso allo scopo di fa acquistare, ricevere od occultare la cosa di provenienza delittuosa, senza che sia necessario che l’intromissione abbia raggiunto il fine propostosi dall’agente, cioè il trasferimento materiale della cosa al terzo.
Degni di nota, infine, solo i delitti di riciclaggio (art. 648-bis c.p.), di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.) e di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.), da ultimo inserito con la legge 15 dicembre 2014, n. 186.
L’art. 648-quater c.p. stabilisce l’applicazione della misura della confisca nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento) per i delitti di riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e di autoriciclaggio, dei beni che ne costituiscono il prodotto o il profitto, salvo che gli stessi appartengano a persone estranee al reato.
Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.
Art. 640-bis
Chiunque, dissimulando il proprio stato d’insolvenza, contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla è punito, a querela della persona offesa, qualora l’obbligazione non sia adempiuta, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 516.
Chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto, che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 206 a euro 2.065.
Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032.
Si procede d’ufficio, se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell’articolo 61.
Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329. La pena è aumentata quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata ai sensi dell’articolo 628, terzo comma, di estorsione aggravata ai sensi dell’articolo 629, secondo comma, ovvero di furto aggravato ai sensi dell’articolo 625, primo comma, n. 7-bis).
La pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 516 se il fatto è di particolare tenuità.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l’autore del delitto da cui il denaro o le cose provengono non è imputabile o non è punibile ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale delitto.
Furto truffa ricettazione appropriazione indebita|Studio legale Avvocato Cristian Lomaistro Altamura

References: sentenza 

Art. 624
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 

Art. 640