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Timestamp: 2020-03-31 12:27:24+00:00

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Uncategorized – PINO PISANI
Nuovo Ospedale di Siracusa
Sul tema dell’Ospedale di Siracusa vedo tante prese di posizioni ma tutte incentrate sulla sua collocazione, come se questo fosse l’unico problema risolto il quale la città avrà comunque un nosocomio all’altezza delle esigenze di tutto il territorio che dovrà servire.
Purtroppo non è così. La collocazione è solo un aspetto e, a mio avviso, esistono più siti adatti per la costruzione del nuovo presidio. Tuttavia mi sembra che bisogna fare un passo avanti e per questa nuova importante opera avanzare richieste che la rendano veramente all’altezza delle esigenze del bacino di utenza. In questo senso sposo in pieno il decalogo proposto dall’Ordine dei Medici di Siracusa che pone una serie di questioni e non solo la scelta dell’area sulla quale non entra perché spetta all’Istituzione Comunale.
“Modularità”, “Flessibilità” e predisposizione per i futuri sviluppi
L’impianto del nuovo Ospedale di Siracusa dovrà essere ispirato ai principi di modularità e di flessibilità, al fine di renderlo da un lato coerente con l’attuale “Rete Ospedaliera Regionale”, ma dall’altro già predisposto per l’eventuale futuro sviluppo verso il “DEA di 2° Livello”.
2) Priorità della idea progettuale rispetto al condizionamento territoriale
Le scelte progettuali del nuovo Ospedale di Siracusa dovranno essere dettate dai “Fabbisogni Sanitari”, dalle scelte tecniche e dai più moderni ed aggiornati principi della “Edilizia Ospedaliera” e, pertanto, non potranno essere condizionate dalla scelta del terreno, ma viceversa.
3) Adozione delle Linee Guida per l’Edilizia Ospedaliera del CNETO
Un buon punto di partenza per sviluppare l’Idea progettuale è rappresentato dalle più moderne Linee Guida del CNETO (Centro Nazionale per l’Edilizia e la Tecnica Ospedaliera).
4) Adozione degli indirizzi Agenas in tema di Edilizia Ospedaliera
Un altro basilare indirizzo è lo studio su “L’Ospedale modello” elaborato da Agenas: “Principi guida organizzativi, tecnici e gestionali, per la realizzazione e gestione di ospedali ad alta tecnologia e assistenza”.
5) Adozione del “Modello dell’Ospedale a Cure Integrate centrato sul Paziente”
In coerenza coi suddetti indirizzi, l’Ospedale dovrà essere pensato e realizzato per favorire lo sviluppo del cosiddetto “Modello a cure Integrate centrato sul Paziente” che rappresenta oggi il più efficace ed efficiente modello organizzativo ospedaliero per acuti, nonché il punto di partenza per ogni eventuale sviluppo verso il “Modello per intensità di cure”. Un modello in cui l’organizzazione della struttura deve soddisfare le necessità del paziente e non più soltanto degli operatori, favorendo lo sviluppo di percorsi e processi integrati, di PDTA, del lavoro d’equipe e del funzionamento per aree omogenee.
6) Caratteristiche architettoniche funzionali al Modello
Per far fronte alle peculiarità sopra esposte l’ospedale dovrà essere concepito con le caratteristiche strutturali più idonee al suddetto modello, quali ad esempio lo “sviluppo orizzontale”, per ridurre al massimo l’impatto ambientale, favorire i percorsi integrati ed eliminare l’uso delle “torri”, ovvero l’organizzazione per “blocchi funzionali” (area dell’emergenza, piastra tecnologica, corpo delle degenze e della ospitalità alberghiera), oppure ancora l’ adozione di soluzioni architettoniche tra le più moderne che consentano l’organizzazione dipartimentale, la flessibilità organizzativa e la progressiva espandibilità di moduli e posti letto.
7) Previsione delle Aree minime di Supporto
Accanto all’area occupata fisicamente dal complesso ospedaliero è necessario prevedere tutte le aree di supporto. La dotazione minima e obbligatoria di queste aree è costituita dall’ “elisoccorso”, dalla “centrale tecnologica con riserva idrica”, dai “parcheggi dedicati”, dislocati su di una superficie di almeno 30.000 mq e capaci di mille posti macchina, e dalle “aree a verde attrezzato con viabilità interna”, secondo i più moderni principi di umanizzazione e urbanizzazione dell’edilizia ospedaliera (circa il 30% dell’intera area).
8) Superfici necessarie e principi di Urbanità
Per realizzare la suddetta tipologia di ospedale moderno e funzionale è necessario prevedere pertanto una superficie complessiva compresa tra i 150.000 e i 180.000 mq, comprensiva degli spazi dedicati alla mera struttura ospedaliera (almeno 90.000) e le aree di supporto, prevedendo altresì che il nosocomio sia ben servito dalla viabilità urbana, extraurbana e territoriale.
9) Valenza “Provinciale”, collocamento nella rete dell’Emergenza e accessibilità viaria
Un altro elemento fondamentale è il target geografico del Presidio Ospedaliero, che non è determinato dalla sua eventuale classificazione in DEA di II Livello (le cui caratteristiche, ai sensi del D.M. 70/2015, sono il bacino di utenza minimo di 600.000 abitanti e oltre 70.000 accessi appropriati al P.S.), bensì dalla collocazione del P.O. nella programmazione provinciale. A tal proposito, oggi l’Ospedale del Capoluogo ospita ben 10 specialità non presenti negli altri ospedali della ASP, e dunque programmate per le necessità dell’intera provincia (Malattie Infettive, Pneumologia, Oncologia, Nefrologia, Chirurgia Vascolare, Urologia, Neonatologia, Radioterapia, Medicina Nucleare e Pet-Tac, Anatomia Patologica). Inoltre altre 3 specialità previste soltanto nel P.O. di Siracusa sono fondamentali nell’economia della già esistente rete provinciale per l’Emergenza: l’Emodinamica (fondamentale nella Rete per l’Infarto), la Stroke Unit (fondamentale nella Rete per l’Ictus), e la Terapia Intensiva Neonatale (fondamentale nella rete per l’Emergenza Neonatale e dei Punti Nascita). Ciò significa in altri termini che l’Ospedale di Siracusa, avendo una collocazione strategica nelle reti tempo-dipendenti dell’Emergenza, e servendo l’intera Provincia, deve essere facilmente raggiungibile non solo dai cittadini del Capoluogo, ma anche da quelli dell’intero bacino provinciale, da nord, da sud e dall’area montana. Dunque le scelte devono prendere in considerazione anche, e soprattutto, la sua accessibilità viaria provinciale, con particolare riferimento ai tempi di percorrenza e al rispetto della cosiddetta “golden houer”, vale a dire il tempo massimo entro cui il paziente critico deve raggiungere l’Ospedale per evitare la morte.
10) Caratteristiche orografiche, geomorfologiche ed economicità dell’area da individuare
L’ultimo principio basilare è legato alle migliori caratteristiche orografiche e geomorfologiche del territorio (accessibilità e sicurezza), nonché dalle migliori condizioni del valore economico del terreno da espropriare, onde riservare più risorse per la realizzazione della struttura e del parco tecnologico.
Credo che il contributo fornito dall’Ordine dei Medici è un’ottima base di discussione sul piano tecnico e scientifico per formalizzare il progetto del nuovo ospedale. Oggi più che mai la Citta e la Provincia di Siracusa hanno la necessità di avere un moderno nosocomio, costruito secondo specifiche caratteristiche e che abbia la possibilità di implementare la propria offerta sanitaria nel futuro e di adeguarla a sopravvenute esigenze. Non quindi un’opera bloccata ma capace di evolversi nel tempo. Se ci si adeguerà a questi principi, la scelta del sito poi sarà un aspetto non dico secondario ma non così importante da bloccarne l’iter amministrativo. Si faccia presto quindi: e si faccia bene.
DDL REGISTRO DEI TUMORI
Come vi ho comunicato in un mio post, ieri in Commissione Sanità abbiamo approvato – all’unanimità – il Disegno di Legge n.. 535 denominato “Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione“.
Questo provvedimento ha avuto come prima firmataria la collega Maria Domenica Castellone e io sono stato relatore in Commissione. Vorrei illustrarvi cosa contiene questa ddl che ora passa all’Aula solo per l’approvazione, visto che noi lo abbiamo approvato in sede redigente.
ARTICOLO 1. (Istituzione della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza)
Viene istituita la Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza dei sistemi sanitari regionali per le seguenti finalità:
a) prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, programmazione sanitaria, verifica della qualità delle cure, valutazione dell’assistenza sanitaria;
b) messa in atto di misure di controllo epidemiologico delle malattie oncologiche e delle malattie infettive tumore-correlate;
c) studio dell’incidenza e della prevalenza delle malattie oncologiche e delle malattie infettive tumore-correlate, per poterne monitorare la diffusione e l’andamento;
d) sorveglianza epidemiologica per ridurre il rischio di introduzione o reintroduzione di malattie infettive, anche eliminate o sotto controllo;
e) prevenzione primaria e secondaria;
f) studio della morbosità e mortalità per malattie oncologiche e delle malattie infettive tumore-correlate;
g) semplificazione delle procedure di scambio di dati, facilitazione della trasmissione degli stessi e loro tutela;
h) studio e monitoraggio dei fattori di rischio e fattori di protezione delle malattie sorvegliate;
i) promozione della ricerca scientifica in ambito oncologico, anche nel campo dei tumori rari;
l) monitoraggio dei fattori di rischio di origine professionale, anche attraverso forme di connessione e di scambio di dati con i sistemi informativi esistenti, con particolare riferimento al sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (Sinp).
Entro dodici mesi dall’approvazione definitiva della legge verranno individuati e disciplinati i dati da inserire nella Rete, le modalità relative al loro trattamento, i soggetti che possono avere accesso alla medesima Rete, i dati che possono essere oggetto dell’accesso stesso, le misure per la custodia e la sicurezza dei predetti dati nonché le modalità con cui è garantito agli interessati, in ogni momento, l’esercizio dei diritti previsti dal regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali.
Le Regioni dovranno procedere all’inserimento tempestivo dei dati entro e non oltre il 30 aprile dell’anno successivo quale adempimento obbligatorio Lea. Il titolare del trattamento dei dati contenuti nella Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza è il Ministero della Salute. Per le finalità della legge, possono essere stipulati dal Ministro della salute accordi di collaborazione a titolo gratuito con università, con centri di ricerca pubblici e privati e con enti e associazioni scientifiche che da almeno dieci anni operino, senza fini di lucro, nell’ambito dell’accreditamento dei sistemi di rilevazione dei tumori secondo standard nazionali e internazionali, della formazione degli operatori, della valutazione della qualità dei dati, della definizione dei criteri di realizzazione e di sviluppo di banche dati nazionali e dell’analisi e interpretazione dei dati, purché tali soggetti siano dotati di codici etici e di condotta che prevedano la risoluzione di ogni conflitto di interesse e improntino la loro attività alla massima trasparenza, anche attraverso la pubblicazione, nei rispettivi siti internet, degli statuti e degli atti costitutivi, della composizione degli organismi direttivi, dei bilanci, dei verbali e dei contributi e delle sovvenzioni a qualsiasi titolo ricevuti.
ARTICOLO 2. (Partecipazione di enti del terzo settore all’attività della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza)
In questo articolo viene disciplinato la partecipazione di enti del terzo settore all’attività della Rete nazionale. Per le finalità della legge, si spiega, possono essere stipulati accordi di collaborazione a titolo gratuito dal Ministro della salute con gli enti del terzo settore con le associazioni attive nel campo dell’assistenza sociosanitaria e con enti e associazioni attivi nella valutazione dell’impatto della patologia oncologica e della quantificazione dei bisogni assistenziali e nell’informazione e comunicazione sui rischi per la popolazione, purché tali soggetti siano dotati di codici etici e di condotta che prevedano la risoluzione di ogni conflitto d’interesse e che improntino la loro attività alla massima trasparenza, anche attraverso la pubblicazione, nei relativi siti internet, degli statuti e degli atti costitutivi, della composizione degli organismi direttivi, dei bilanci, dei verbali e dei contributi e sovvenzioni a qualsiasi titolo ricevuti.
Gli stessi enti del terzo settore potranno presentare proposte al Ministro della salute in relazione a iniziative finalizzate allo sviluppo e alla valorizzazione dell’attività della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza fermo restando il rispetto degli standard scientifici.
ARTICOLO 3 (Modifica all’articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179)
La normativa sul fascicolo sanitario elettronico viene modificata.
ARTICOLO 4 (Istituzione del referto epidemiologico)
Sarà istituito il referto epidemiologico. Entro 12 mesi il Ministero della Salute dovrà adottare un decreto per l’istituzione del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione con particolare attenzione alle aree più critiche del territorio nazionale, al fine di individuare i soggetti preposti alla raccolta e all’elaborazione dei dati che confluiscono nel referto epidemiologico e di disciplinare il trattamento, l’elaborazione, il monitoraggio continuo e l’aggiornamento periodico dei medesimi dati, nonché la pubblicazione, con cadenza annuale, del referto epidemiologico, in particolare per quanto riguarda i dati relativi all’incidenza e alla prevalenza delle patologie che costituiscono più frequentemente causa di morte, nei siti internet, delle regioni.
ARTICOLO 5 (Conferimento dei dati)
L’obbligo di raccolta e di conferimento dei dati rappresenta un adempimento ai fini della verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) da parte del Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali.
ARTICOLO 6 (Relazione alle Camere)
Sancisce che entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge e successivamente entro il 30 settembre di ogni anno, il Ministro della salute trasmette una relazione alle Camere sulla sua attuazione.
Introduce una clausola di invarianza finanziaria.
(http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01069512.pdf)
FOCUS SULLE BONIFICHE DEL SIN DI PRIOLO
Stamattina ho partecipato all’incontro che si è tenuto nella sala U. Gianformaggio di Confindustria Siracusa, promosso dal Patto di Responsabilità Sociale – Gruppo di lavoro Industria Impresa. Il tema trattato è stato “Focus sulle Bonifiche del SIN di Priolo”.
Nel mio intervento che potete seguire nei video allegati ho sottolineato alcuni aspetti, a mio avviso, importanti e da tenere assolutamente in considerazione. L’incidenza dei tumori e della mortalità per queste patologie nel nostro territorio SIN – allargato anche ad altre cittadine limitrofe – è superiore alla media regionale. È del tutto evidente che questa incidenza non è da attribuirsi alle emissioni attuali ma è il frutto di una gestione dell’ambiente sbagliata tenuta nel passato. Tali comportamenti non virtuosi hanno inciso non soltanto su chi direttamente è stato colpito dalle emissioni ma si sono trasmesse per via epigenetica alle generazioni successive e di tutto ciò si paga pesantemente il prezzo. Ho altresì messo in giusto rilievo come l’insorgenza dei tumori non si può attribuire per intero alla condizione ambientali ma ha un peso molto elevato anche lo stile di vita condotto.
Va dato atto che, rispetto al passato, molte cose sono mutate e attualmente il livello di attenzione all’abbattimento dell’inquinamento da parte delle imprese è molto più alto. Per questo motivo occorrono tavoli di dialogo continuo fra tutti gli attori in campo: le imprese, le popolazioni, la politica nazionale e regionale, le amministrazioni locali e le associazioni che si occupano del tema.
Ho ribadito che la mia parte politica pone in altissima considerazione le questioni ambientali. Attualmente al Senato è in via di definizione un disegno di legge che si occupa, fra l’altro, proprio di normare alcune emissioni fino a questo momento non normate come previsto, per altro, anche dalle prescrizioni regionali.
Il ministro dell’Ambiente Costa mi ha personalmente ribadito che la situazione dei SIN siciliani, in particolare del nostro, gli sta particolarmente a cuore e che farà di tutto per reperire i fondi – elemento indispensabile – per procedere al risanamento territoriale. Da parte mia non perderò mai di vista questo tema su cui sono impegnato ormai da alcuni decenni, prima dal punto di vista professionale e ora anche politico.
Ha partecipato all’incontro con un suo intervento anche il sindaco di Augusta, l’avvocato Cettina Di Pietro, la quale – dopo un breve cenno al problema dei rifiuti, si è soffermata sulla questione della rada di Augusta e del campo sportivo, siti inquinati e considerati dalla Unione Europea “discariche”. Per questo motivo anche il Comune di Augusta si trova sotto procedura di infrazione. Infine ha messo in guardia nel trattare semplicisticamente la questione ambientale come industria si/industria no; occorre piuttosto trovare un equilibrio che sappia opportunamente contemplare in un unico quadro l’impresa industriale con la tutela dell’ambiente. Ci sono gli strumenti per poterlo fare.
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Il divieto della pubblicità al gioco d’azzardo nel Decreto Dignità
Nei prossimi giorni, il governo emanerà il cosiddetto Decreto Dignità, un pacchetto di riforme con il quale si vuole dare contenuto alle idee di cambiamento che hanno caratterizzato la formazione di questo esecutivo.
Una delle misure in esso contenuta sarà sicuramente il divieto di pubblicità al gioco d’azzardo. Ad alcuni è sembrato una misura minore ma il Movimento 5 Stelle, con a capo il proponente del provvedimento Luigi Di Maio, lo considera uno snodo fondamentale in quanto indicativo di un modo di pensare e di agire: si lavora nell’esclusivo vantaggio dei cittadini, in particolare di quelli che hanno meno risorse e maggiore bisogno di emanciparsi.
Quando si parla di gioco d’azzardo niente vale di più che i numeri. Nel 1997 i cittadini italiani spendevano 17 miliardi di euro (attualizzati ai valori di oggi) per il gioco. Venti anni dopo la cifra è quasi sei volte tanto, oltre 96 miliardi di euro. Fatto qualche conteggio siamo oltre il 450%, in un periodo in cui – tanto per fare dei raffronti – la popolazione è cresciuta del 10% e il Pil meno del 50%. Sono risorse immense che sono sottratte all’economia e ai bilanci familiari. Ed è una delle ragioni per cui l’Italia non cresce e non riesce ad uscire definitivamente dalla crisi economica come hanno fatto gli altri paesi europei. Va sottolineato e stigmatizzato che l’Italia è il primo Paese europeo nel gioco d’azzardo e il terzo al mondo: la cifra impegnata pro-capite è di 16.000 euro.
Ma non è tutto. Diverse ricerche sul settore hanno evidenziato come i soggetti che più ricorrono al gioco d’azzardo abbino un profilo di bassa istruzione e di basso reddito, in particolare sono molti i pensionati che cadono in quella malefica rete. In molti l’hanno definita la tassa dei poveri, un’imposta per di più regressiva perché l’impatto di 100 euro su chi guadagna 1000 euro è molto più pesante di chi ne guadagna il doppio.
Si potrebbe dire molto semplicemente e consigliare a chi gioca di non farlo più. Ma è la stessa cosa che chiedere di smettere di fumare o di drogarsi. Il gioco è una vera e propria dipendenza da cui è difficile uscire anche perché – rispetto alle altre citate dipendenze – nessuno è disposto ad aiutarti.
In quest’ottica entra in gioco proprio la pubblicità. Ormai ha invaso tutti i canali di comunicazione di massa ed è diventata particolarmente aggressiva con l’avvento di Internet con il quale è possibile giocare somme ingentissime con un semplice click sul telefonino, permettendo di fare ciò anche ai minorenni, altri soggetti deboli che spesso cadono in questa trappola.
Negli ultimi anni gli investimenti nel settore sono sempre più aumentati. E sempre più soldi andranno distolti alle attività utili per il progresso del Paese. Il provvedimento che sta per essere emanato su iniziativa di Luigi Di Maio e del Movimento 5 Stelle rappresenta un indubbio pericolo per questa attività. Se ne sono sicuramente accorti i proprietari dei grandi centri scommesse che stanno cercando di esercitare un’azione di lobbying nei confronti del governo. Oggi Niklas Lindhal – rappresentante legale di una società svedese di gioco d’azzardo – ha comprato sul Corriere della Sera un’intera pagina dove ha inserito una lettera aperta a Luigi Di Maio chiedendogli di non varare il provvedimento. Luigi, convintissimo dell’utilità di questo decreto ha risposto compiutamente; la risposta la trovate in un link nella mia pagina di Facebook. Ne voglio riportare solo un pezzetto.
La nostra Costituzione mette la persona al centro e recita che : “è compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Per me l’azzardopatia è un ostacolo ed è mio compito rimuoverlo e abbiamo individuato il divieto della pubblicità all’azzardo come strumento. Non torneremo indietro. Anzi: se come credo riscuoteremo successo, proporrò che la stessa legislazione venga applicata in tutti i paesi dell’Unione Europea.
Adesso si fa sul serio. Comincia una settimana importante per l’attività parlamentare e legislativa. Difatti da domani 19 giugno in Aula si discuterà del DEF, il Documento di Programmazione Economica e Finanziara.
La Commissione speciali su atti urgenti del Governo nella seduta pomeridiana di mercoledì 16 maggio, ne aveva concluso l’esame, conferendo mandato al relatore, il collega senatore Bagnai, a riferire in Assemblea.
Le Commissioni speciali di Senato e Camera, in seduta congiunta, hanno svolto un ciclo di audizioni sul DEF.
Sempre in questa settimana si dovrebbero definire la composizione delle Commissioni permanenti, organismi indispensabili per l’attività legislativa.
Come avete potuto notare dai miei post precedenti, i nostri ministri sono già a lavoro per proporre al Parlamento l’approvazione di leggi che vadano nella direzione della risoluzione dei problemi dei cittadini. Su questo fronte noi parlamentari del Movimento 5 Stelle, e della maggioranza, siamo mobilitati. Le proposte non mancano: da quelle fatte da Luigi Di Maio a quelle di Raffaele Costa, da Giulia Grillo a Danilo Toninelli.
Sarà mia cura aggiornarvi sui lavori del Senato.
AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE: presentazione della relazione sull’attività svolta nel 2017
Nella mattinata di oggi 14 giugno, ho partecipato alla presentazione della Relazione sull’attività nel 2017 dell’ANAC, Autorità Nazionale Anticorruzione, che si è tenuta nella Sala Koch di Palazzo Madama.
Alla presenza del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di alcuni ministri e di molti colleghi parlamentari, Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità, ha tracciato un quadro complessivo dell’attività svolta nello 2017. Durante lo scorso anno sono pervenute all’Anac oltre 5190 segnalazioni riguardanti appalti di lavori, servizi e forniture con un incremento rispetto al 2016 di quasi il 20%. Nel settore lavori sono pervenuti 1700 esposti e aperte 500 istruttori; per il settore sevizi e forniture sono state 3490 segnalazioni con 585 istruttorie aperte.Sette le segnalazioni che l’Autorità ha inviato a Governo e Parlamento. Avvalendosi della preziosa collaborazione della Guardia di Finanza sono stati controllati alcuni cantieri connessi alla ricostruzione post-terremoto 2016 individuando imprese non in regola con le regole del subappalto ed è stata effettuata un’indagine ad ampio spettro che ha coinvolto 17 stazioni appaltanti, con pratiche elusive evidenziate in 12 diverse delibere.
La presenza del nuovo premier e dei nuovi ministri ha indotto Cantone a parlare dello sviluppo futuro dell’Organismo da lui presieduto. La materia degli appalti, secondo l’Autorità, ha certamente bisogno di scelte chiare da parte del nuovo legislatore e il rilancio del sistema dei lavori pubblici necessita non solo di regole semplici e comprensibili, ma anche stabili per consentire alla burocrazia il tempo di digerirle per applicarle in modo corretto.
Non riteniamo che l’Autorità debba essere destinataria di nuovi poteri e funzioni ma che sia piuttosto messa in condizioni di poter svolgere quelle attribuite. Da parte nostra – ha aggiunto – continueremo a lavorare con il massimo impegno fino al 2020, quando questo Consiglio terminerà il suo mandato, per far sì che la prevenzione si imponga, diventando un indispensabile strumento di efficienza del sistema
e non un intralcio burocratico.

References: ARTICOLO 1

ARTICOLO 2

ARTICOLO 3

ARTICOLO 4

ARTICOLO 5

ARTICOLO 6