Source: http://www.tecmen.it/v31.htm
Timestamp: 2018-12-10 11:26:12+00:00

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L'AUTORITA' NEL DETTAGLIO
Il D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 rappresenta, come è noto, la fonte normativa fondamentale dell'intero comparto delle comunicazioni nel nostro Paese.
Il "Codice Postale e delle telecomunicazioni", approvato con il D.P.R. citato, ha subito profonde modifiche nel corso degli anni, pur rimanendo ancora oggi il riferimento normativo a cui rimandare ogni decisione in materia postale, di bancoposta e telecomunicazioni.
Composto da quattro libri, il primo indicante le norme generali e al suo Titolo II le "Norme comuni ai servizi postali, di bancoposta e delle telecomunicazioni"; il II libro "Dei servizi postali"; il III "Dei servizi di bancoposta" ed infine il Libro IV "Dei servizi di telecomunicazioni" che nei diversi suoi titoli attiene a "Titolo I - parte generale"; "Titolo II - Dei servizi telegrafici"; "Titolo III - Dei servizi telefonici"; "Titolo IV - Dei servizi radioelettrici".
In una sommaria disamina si può rilevare come il DPR 156/73 sia stato principalmente modificato vuoi per le decisioni della Corte Costituzionale, sia per le disposizioni legislative relative ai servizi postali, di telecomunicazione, telefonici e radiotelevisivi, oltreché per il recepimento delle direttive della Comunità Europea.
Degno di particolare nota è il riferimento al DPR 19 settembre 1997, n. 318 che, d'altra parte, dovrebbe subire importanti modifiche da parte della finanziaria 1998.
Infine per la istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo.
Pur rimarcando che, allo stato, parrebbe necessario procedere all'aggiornamento del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale di bancoposta e di telecomunicazioni mediante l'emanazione di un nuovo D.P.R. in sostituzione di quello più volte citato, è opportuno solo richiamare alcune modificazioni intervenute che meglio possono delineare l'intero contesto in cui, appunto, ha preso sostanza sia l'istituzione dell'Autorità, che la modifica strutturale e funzionale del Ministero delle Poste e delle telecomunicazioni, oggi Ministero delle Comunicazioni, con l'avvertenza che ciò riguarderà, fondamentalmente, il libro IV "Dei servizi di telecomunicazioni".
Inizia praticamente con la sentenza della Corte Costituzionale, 9-10 luglio 1974, n. 225 (Gazz. Uff. 17 luglio 1974, n. 187), la grande modificazione nel settore delle trasmissioni via etere in Italia. Detta sentenza ha dichiarato l'illegittimità degli artt. 1, 166, 168 n. 5 e 178 (così come sostituito dall'art. 1, n. 2, della L. 14 marzo 1952, n. 196) e 251 del R.D. 27 febbraio 1936, n. 645 (approvazione del codice postale e delle telecomunicazioni), e degli artt. 1, 183 e 195 del D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, nella parte relativa ai servizi di radiotelediffusione circolare a mezzo di onde elettromagnetiche.
Caduta perché incostituzionale, la "riserva" monopolistica delle trasmissioni circolari radiotelevisive via etere ed anche quella via cavo, dichiarata ugualmente incostituzionale con altra sentenza della Corte Costituzionale: 9-10 luglio 1974, n. 226 (Gazz. Uff. 17 luglio 1974, n. 187), la stessa Corte ha confermato l'illegittimità degli artt. 1, 183 e 195 del D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, nelle parti relative ai servizi di televisione via cavo, l'art. 183 del DPR 156/73 è stato sostituito dall'art. 45, L. 14 aprile 1975, n. 103.
Situazione che ha aperto la strada alla concretizzazione della concorrenza nel comparto delle radiotelediffusioni circolari e che, ancor oggi, non ha trovato il suo assetto complessivo entro il quale permangono quella inderminatezza e confusione che neppure la legge 223 del 1990 è riuscita ad eliminare dimostrandosi incapace di razionalizzare compiutamente il settore talchè la sua sostituzione con altro provvedimento è sollecitata quasi unanimemente.
Un'altra tappa importante sul cammino che ha condotto all'istituzione dell'Autorità e, conseguentemente, alla sostanziale modifica di importanti aspetti del "Codice Postale" è rappresentata dal d.l. 1° dicembre 1993, n. 47, convertito in legge 29 gennaio 1994, n. 71 "Trasformazione dell'Amministrazione delle poste e telecomunicazioni in ente pubblico economico e riorganizzazione del Ministero."
Nel suo Capo II - Ministero delle poste e telecomunicazioni - Art. 11 - Attribuzioni del Ministero - sta probabilmente la chiave di maggior lettura dell'innovazione e - forse - della conservazione del "corpus" legislativo delle telecomunicazioni.
L'art. 11 citato, profondamente modificato al momento della sua conversione in legge (le integrazioni sono sottolineate ndr), così stabilisce:
"1. Il Ministero delle poste e delle telecomunicazioni sovraintende ai servizi postali, di bancoposta, di telecomunicazioni; esercita direttamente le funzioni di regolamentazione nonché i poteri di indirizzo, coordinamento, vigilanza e controllo previsti dalla legge; rappresenta il Governo nelle sedi comunitarie e internazionali; analizza e studia, anche con appositi piani di ricerca, sul piano nazionale ed internazionale, le prospettive di evoluzione economica, tecnica e giuridica dei settori delle poste e delle telecomunicazioni; adotta e pubblica le norme tecniche per la omologazione e la utilizzazione degli apparati terminali suscettibili di essere collegati direttamente o indirettamente alle reti di telecomunicazione e rilascia i relativi certificati; omologa le apparecchiature di
telecomunicazioni; rilascia le concessioni, le autorizzazioni e le licenze, approvando le relative convenzioni e vigila sul rispetto degli obblighi in esse previsti; definisce le norme tecniche e, in considerazione degli interessi degli utenti, i livelli di qualità dei servizi; predispone i piani di ripartizione e di assegnazione delle radiofrequenze e vigila sulla loro applicazione, prestando assistenza tecnica al Garante per la radiodiffusione e l'editoria".
In merito a quest'ultimo aspetto è da rilevare che con l'entrata in vigore della l. 249/1997 (avvenuta 1 agosto 1997) e del dettato previsto al suo art. 1, p 22 che stabilisce l'abrogazione dei commi 1, 2, 3, 4, 5, 12 e 13 dell'art. 6 della l. 223/90 al Garante sia subentrata l'Autorità. Recita in proposito la 249/97: ".. dalla data di entrata in vigore del regolamento di organizzazione dell'Autorità (delib. 16 giugno 1998 dell'Autorità in G.U. 169, S.O. 128 - entrata in vigore il 22/7/98), al Garante per la radiodiffusione e l'editoria è subentrata l'Autorità nei procedimenti amministrativi e giurisdizionali e nella titolarità dei rapporti attivi e passivi facenti capo al Garante per la radiodiffusione e l'editoria
Si deve osservare come la costituita Autorità non ricalchi il modello di analoghe esperienze operanti da tempo nel mondo.
E' diversa dalla Federal Communications Commission degli Stati Uniti che esplica la propria azione attraverso cinque Commissioni che agiscono in maniera completamente indipendente rispetto al Governo centrale con poteri normativi, di controllo e sanzionatori; oppure dal modello Inglese che condiziona le Indipendent Regulatory Agencies nei confronti sia dell'Esecutivo che del Parlamento impedendo loro di risultare veramente indipendenti onde poter compiere scelte autonome di indirizzo del settore ma sono, più semplicemente, abilitate a svolgere certe funzioni, attraverso strutture e procedure speciali ma sempre nel quadro di una rigorosa subordinazione agli indirizzi dell'esecutivo.
E' diversa anche dal modello francese che attraverso il Conseil Supérieur de l'Audovisuel, oggi modificato in Commissione Nazionale della comunicazioni e delle libertà, garantisce maggiore indipendenza all'Autorità in vasti ambiti. Solo ad esempio, si valuti come il Governo francese abbia ceduto al Conseil un intero Dipartimento che operava in precedenza alle dipendenze delle Poste e Telecomunicazioni mentre il riparto delle frequenze disponibili tra i diversi servizi di comunicazione è effettuato direttamente dall'Autorità.
Al fine di fornire un quadro sufficientemente completo delle novità, tecnico-giuridiche, che l'introduzione dell'Autorità nel nostro Paese ha comportato, riportiamo ampi stralci del provvedimento legislativo relativo commentandolo, sia pure in sintesi, per le parti che a nostro avviso possono interessare maggiormente i lettori di Tecnews.
L'Autorità italiana
Art. 1, p 3. "Sono organi dell'Autorità il presidente, la commissione per le infrastrutture e le reti, la commissione per i servizi e i prodotti. Il Consiglio. Ciascuna commissione è organo collegiale costituito dal presidente dell'Autorità e da quattro commissari. Il consiglio è costituito dal presidente e da tutti i commissari..."
2) elabora, avvalendosi anche degli organi del Ministero delle comunicazioni e sentite la concessionaria pubblica e le associazioni a carattere nazionale dei titolari di emittenti o reti private nel rispetto del piano nazionale di ripartizione delle frequenze, i piani di assegnazione delle frequenze, comprese quelle da assegnare alle strutture di protezione civile...... e li approva, con esclusione delle bande attribuite in uso esclusivo al Ministero della difesa che provvede alle relative assegnazioni"
L'articolato della legge, anche per quanto previsto ai successivi punti: 3) eliminazione delle interferenze elettromagnetiche; 4) standard per i decodificatori; 5) registro degli operatori di comunicazione; 6) subentro nelle funzioni e acquisizione di titolarità nelle materie già di competenza del Garante per la radiodiffusione e l'editoria; 7) criteri per le tariffe massime e l'interconnessione alle infrastrutture di telecomunicazione; 8) rapporti tra gestori ed utilizzatori delle infrastrutture di telecomunicazione; 9) contenzioso tra le parti di cui al punto precedente; 10) interruzioni nel servizio pubblico di telecomunicazione; 12) interconnessione tra sistemi nazionali e quelli di altri Paesi; 13) criteri di numerazione nazionale delle reti e servizi di telecomunicazione, oltrechè per lo stesso esplicito riferimento contenuto nel punto 1) alla legge 223/90 "Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato", pare riferirsi esclusivamente ai sistemi di radiodiffusione e televisiva circolare oltre che ai sistemi telefonici fissi e mobili.
Il p. 15 dello stesso art. 1, però, esplicitamente richiama, il tema delle irradiazioni elettromagnetiche "le licenze o le concessioni all'installazione di apparati con emissioni elettromagnetiche".
Stabilisce tale punto che la commissione per le infrastrutture e le reti "vigila sui tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana e verifica che tali tetti, anche per effetto congiunto di più emissioni elettromagnetiche, non vengano superati. Il rispetto di tali indici rappresenta condizione obbligatoria per le licenze o le concessioni all'installazione di apparati con emissioni elettromagnetiche. Il Ministero dell'ambiente, d'intesa con il Ministero della sanità e con il Ministero delle comunicazioni, sentiti l'Istituto superiore di sanità e l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA), fissa entro sessanta giorni i tetti di cui al presente numero, tenendo conto anche delle norme comunitarie".
Poiché, come è noto, le concessioni riguardano anche altri servizi e, tra questi, quelli previsti dal DPR 156/73 nel suo Libro IV, Capo II "Concessioni di stazioni radioelettriche", Sezione I, "Concessione di collegamenti in ponte radio privato", non sembra illogico sostenere che l'Autorità debba estendere la propria pertinenza su tutti gli aspetti riguardanti le comunicazioni nel nostro Paese ivi comprese quelle attivate con mezzi radioelettrici a supporto delle attività di produzione, servizio, assistenza e tutela delle persone e delle cose.
b) commissione per i servizi e i prodotti
La commissione ha: p.1) compiti di vigilanza in merito alla conformità alle prescrizioni della legge dei servizi e dei prodotti che sono forniti da ciascun operatore destinatario di concessione ovvero di autorizzazione;
1) vigila sulla conformità in base alla vigente normativa promuovendo l'integrazione delle tecnologie e dell'offerta di servizi di telecomunicazioni; 2) emana direttive concernenti i livelli generali di qualità dei servizi; 3) vigila sulle modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti; 4) assicura il rispetto dei periodi minimi che debbono trascorrere per l'utilizzazione delle opere audiovisive da parte dei diversi servizi; 5) in materia di pubblicità sotto qualsiasi forma e di televendite, emana i regolamenti attuativi delle disposizioni di legge 6) verifica il rispetto nel settore radiotelevisivo delle norme in materia di tutela dei minori anche tenendo conto dei codici di autoregolamentazione relativi al rapporto tra televisione e minori e degli indirizzi della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi; 7) vigila sul rispetto della tutela delle minoranze linguistiche; 8) verifica il rispetto nel settore radiotelevisivo delle norme in materia di diritto di rettifica;
9) garantisce l'applicazione delle disposizioni vigenti sulla propaganda, sulla pubblicità e sull'informazione politica e di propaganda elettorale ed emana le norme di attuazione; 10) propone al Ministero delle comunicazioni lo schema della convenzione annessa alla concessione del servizio pubblico radiotelevisivo e verifica l'attuazione degli obblighi previsti nella suddetta convenzione e in tutte le altre che vengono stipulate tra concessionaria del servizio pubblico e amministrazioni pubbliche.
Compiti particolarmente delicati ed importanti sono assegnati alla commissione ai punti successivi.
15) favorisce l'integrazione delle tecnologie e dell'offerta di servizi di comunicazioni.
Proprio la delicatezza di alcuni compiti ha comportato che in attuazione dell'art. 1, comma 7 della l. 249/97, "Le competenze indicate al comma 6 possono essere ridistribuite con il regolamento di organizzazione dell'Autorità" (regolamento emanato con deliberazione dell'Autorità in data 16 giugno 1998), siano state attribuite al consiglio le competenze dell'art. 1, comma 6, lett a) nn. 1 (parere sul piano delle frequenze), 2 (elaborazione ed approvazione dei piani di ripartizione ed assegnazione delle frequenze, 5 (registro operatori della comunicazione), e 6 (funzioni già del Garante della radiodiffusione ed editoria) originariamente attribuite alla Commissione per le infrastrutture e le reti oltre a quelle previste dall'art. 1, comma b, n. 10 (convenzione annessa alla concessione del servizio pubblico radiotelevisivo) e 15 (integrazione delle tecnologie e offerta dei servizi di comunicazioni), attribuite in un primo momento alla Commissione per i servizi ed i prodotti.
. c) il consiglio
3) promuove ricerche e studi in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo nel settore delle comunicazioni e dei servizi multimediali, anche avvalendosi dell'Istituto superiore delle poste e delle telecomunicazioni, che viene riordinato in «Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione», ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettera b), del decreto-legge 1° dicembre 1993, n. 487, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 1994, n. 71;
9) assume le funzioni e le competenze assegnate al Garante per la radiodiffusione e l'editoria, escluse le funzioni in precedenza assegnate al Garante ai sensi del comma 1 dell'articolo 20 della legge 10 ottobre 1990, n. 287 (17), che è abrogato;
Regolamenti organizzativo ed etico
9. L'Autorità, entro novanta giorni dal primo insediamento, adotta un regolamento concernente l'organizzazione e il funzionamento, i bilanci, i rendiconti e la gestione delle spese sulle modalità operative e comportamentali del personale, dei dirigenti e dei componenti della Autorità attraverso l'emanazione di un documento denominato Codice etico dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Detti regolamenti sono stati adottati con rispettive deliberazioni del 16 giugno 1998 da parte dell'Autorità e sono stati pubblicati sulla G.U. 169 del 22 luglio 1998, S.O. n. 128.
Interesse ad agire nei confronti dell'Autorità
Avvalimento da parte dell'Autorità - Decentramento dell'Autorità
13 L'Autorità si avvale degli organi del Ministero delle comunicazioni e degli organi del Ministero dell'interno per la sicurezza e la regolarità dei servizi di telecomunicazioni nonché degli organi e delle istituzioni di cui può attualmente avvalersi, secondo le norme vigenti, il Garante per la radiodiffusione e l'editoria. Riconoscendo le esigenze di decentramento sul territorio al fine di assicurare le necessarie funzioni di governo, di garanzia e di controllo in tema di comunicazione, sono funzionalmente organi dell'Autorità i comitati regionali per le comunicazioni, che possono istituirsi con leggi regionali entro sei mesi dall'insediamento, ai quali sono altresì attribuite le competenze attualmente svolte dai comitati regionali radiotelevisivi. L'Autorità, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, individua gli indirizzi generali relativi ai requisiti richiesti ai componenti, ai criteri di incompatibilità degli stessi, ai modi organizzativi e di finanziamento dei comitati. Entro il termine di cui al secondo periodo e in caso di inadempienza le funzioni dei comitati regionali per le comunicazioni sono assicurate dai comitati regionali radiotelevisivi operanti. L'Autorità d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adotta un regolamento per definire le materie di sua competenza che possono essere delegate ai comitati regionali per le comunicazioni.
Nel più ampio contesto del ruolo delle Regioni e del necessario decentramento sul territorio degli importanti compiti dell'Autorità il p. 13) dell'art. 3 riveste una significativa rilevanza.
Non crediamo possa sfuggire come un'Autorità centralizzata abbia ben poche possibilità di realizzare una presenza articolata ed efficiente se non può disporre di adeguate articolazioni regionali.
Quanto viene previsto nella l. 249/97 non pare corrispondere a queste esigenze.
Prefigurare che i Comitati regionali per le comunicazioni siano esclusivamente "organi funzionali" dell'Autorità con personale "reclutato" attraverso le normali procedure di mobilità tra il personale in ruolo del Ministero delle Poste e delle telecomunicazioni (art. 1, p. 14, l. cit.), senza prevedere che agli stessi Co.re.com. siano attribuite funzioni di autonomo controllo e coordinamento, non rafforza altro che l'impostazione centralistica dell'impianto legislativo che rischia di riproporre i noti rischi di lentezza operativa e di inadeguatezza funzionale contestati nel passato a carico di larghi settori del Ministero P.T.
Poco rileva la circostanza che le Regioni "possano" istituire i predetti Comitati con leggi regionali "entro sei mesi dall'insediamento dell'Autorità" quando viene rimandato alla stessa Autorità, sia pure d'intesa con Conferenza permanente delle regioni per i rapporti con lo Stato, il potere di definire le materie di sua competenza che possono essere delegate ai Comitati.
La stessa previsione che "in caso di inadempienza" le funzioni dei comitati regionali per le comunicazioni siano assicurate dai comitati regionali per i servizi radiotelevisivi "operanti", può lasciare trasparire la volontà di nulla o poco innovare rispetto agli attuali compiti dei Co.re.rat. (Comitati regionali per i servizi radiotelevisivi). Le diverse e già richiamate, importanti competenze dell'Autorità (da non racchiudersi, a nostro avviso, nel limitato comparto delle telecomunicazioni radiotelevisive e telefoniche), imporrebbero piuttosto una ben diversa è più pregnante attenzione da parte delle Regioni che da tempo, purtroppo invano, rivendicano nella materia una più ampia possibilità di azione e coordinamento. Azione che potrebbe tempestivamente realizzarsi con la nomina dei nuovi Comitati per le comunicazioni, in cui professionalità e conoscenza tecnico-giuridica dovrebbero costituire il denominatore comune di ogni suo componente.
Comitati che potrebbero affiancare le Regioni proprio nel momento delicato dell'individuazione di quelle materie ad esse delegabili.
Riorganizzazione della P.A. nel settore delle telecomunicazioni
Non è chiaro, al momento, quale sia il nuovo quadro di riassetto del comparto, ipotizzato dal p. 23).
Lo stesso regolamento concernente l'organizzazione ed il funzionamento dell'Autorità, approvato con deliberazione n. 17 in data 16 giugno 1998, non chiarisce quanto previsto.
Nella sua norma transitoria, al titolo VI, infatti, oltre a riprendere quanto già stabilito dalla l. istitutiva dell'Autorità in tema di esercizio delle funzioni già di competenza del Ministero delle Comunicazioni, al punto 2, precisa: "Ai fini dello svolgimento delle funzioni di cui al comma precedente e delle altre
trasferite dal Ministero delle Comunicazioni ai sensi della l. 481/95, 249/97 e DPR 318/97, l'Autorità può avvalersi delle strutture centrali e periferiche del Ministero secondo le modalità previste dall'accordo di collaborazione, stipulato, ai sensi degli artt. 11 e 15 della l. 241/90 - Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi -, tra lo stesso Ministero e l'Autorità.
Accordo non conosciuto e quindi non valutabile.
E' però al punto 3) che emergono i maggiori dubbi circa la possibilità che il trasferimento-decentramento a favore dell'Autorità possa concretizzarsi tempestivamente.
Stabilisce infatti tale punto "Per le funzioni relative alle materie diverse da quelle indicate al comma 1 o rispetto alle quali non sia stata attivata la procedura di avvalimento di cui al comma 2, permane, fino all'espletamento delle procedure di selezione del personale e dei concorsi pubblici previsti dalla l. 31 luglio 1997, n. 249, l'esercizio in supplenza del Ministero, ai sensi dell'art. 1, comma 25, della stessa legge".
Unendo a ciò quanto già evidenziato in ordine alla modificazione dell'art. 11, intervenuta all'atto della conversione in legge del decreto legge 1 dicembre 1993, n. 487, meglio si può comprendere la ratio di un combinato disposto che, probabilmente, mira a circoscrivere l'azione dell'Autorità nell'angusto steccato delle telecomunicazioni di massa o telefoniche.
Il numero delle reti
6. Ad uno stesso soggetto o a soggetti controllati da o collegati a soggetti i quali a loro volta controllino altri titolari di concessione in base ai criteri individuati nella vigente normativa, non possono essere rilasciate concessioni né autorizzazioni che consentano di irradiare più del 20 per cento rispettivamente delle reti televisive o radiofoniche analogiche e dei programmi televisivi o radiofonici numerici, in ambito nazionale, trasmessi su frequenze terrestri, sulla base del piano delle frequenze. ..... Nel piano nazionale di assegnazione delle frequenze ...... l'Autorità fissa il numero delle reti e dei programmi irradiabili in ambito nazionale e locale, tenendo conto dell'evoluzione tecnologica e delle frequenze pianificate secondo i seguenti criteri :
Le antenne di ricezione dei segnali radiotelevisivi
13. A partire dal 1° gennaio 1998 gli immobili, composti da più unità abitative di nuova costruzione o quelli soggetti a ristrutturazione generale, per la ricezione delle trasmissioni radiotelevisive satellitari si avvalgono di norma di antenne collettive e possono installare o utilizzare reti via cavo per distribuire nelle singole unità le trasmissioni ricevute mediante antenne collettive. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge i comuni emanano un regolamento sull'installazione degli apparati di ricezione delle trasmissioni radiotelevisive satellitari nei centri storici al fine di garantire la salvaguardia degli aspetti paesagistici.
14. [Gli interventi per la realizzazione di nuovi impianti o per la riqualificazione di quelli esistenti, concernenti la distribuzione all'interno degli edifici e delle abitazioni di segnali provenienti da reti via cavo o via satellite, sono soggetti ad IVA nella misura del 4 per cento. Analoga misura si applica agli abbonamenti alla diffusione radiotelevisiva con accesso condizionato effettuata in forma digitale a mezzo di reti via cavo o via satellite, nonché ai relativi decodificatori di utenti] (Comma abrogato dall'art. 1, D.L. 29 settembre 1997, n. 328.
I "ripetitoristi locali"
43-bis. L'installazione e l'esercizio di impianti e ripetitori privati, destinati esclusivamente alla ricezione e trasmissione via etere simultanea ed integrale dei programmi delle concessionarie televisive in ambito nazionale e locale, sono assoggettati a preventiva autorizzazione del Ministero delle comunicazioni, il quale assegna le frequenze di funzionamento dei suddetti impianti. Il richiedente deve allegare alla domanda il progetto tecnico dell'impianto. L'autorizzazione è rilasciata esclusivamente ai comuni, comunità montane o ad altri enti locali o consorzi di enti locali, ed ha estensione territoriale limitata alla circoscrizione dell'ente richiedente tenendo conto, tuttavia, della particolarità delle zone di montagna.
La questione affrontata dal p. 16) non è di poco conto. Con la l. 223/90 era sorto il problema, mai completamente risolto, degli impianti privati di ripetizione dei programmi televisivi in zone non servite a cura dell'emittente principale. Il disposto normativo prevedeva che anche per tali impianti si dovesse richiedere la relativa concessione Un insieme di concause a cui non è certo rimasto estraneo il competente Ministero, che provvedeva continuamente a spostare nel tempo date che apparivano certe, molti ripetitori non sono stati regolarizzati. Il risultato è stato che diverse zone, specie periferiche e montane, non state più in grado di ricevere i programmi televisivi.
La disposizione contenuta nella l. 249/97 riapre la possibilità, a cura della comunità locali, di ripristinare la diffusione locale dei segnali. Condizione ovvia che le stesse Comunità provvedano all'istruzione della necessaria pratica autorizzativa.
Art. 4. Reti e servizi di telecomunicazioni. -
Queste ultime questioni ripropongono un ruolo particolare ed importante dell'Autorità anche in materia di occupazione di suolo pubblico e di relative autorizzazioni.
Similmente anche "l'installazione delle reti dorsali", non limitate a nostro giudizio alle sole reti pubbliche ma interessanti anche il settore del PMR e del PAMR, dovrà formare oggetto di particolare attenzione al momento dell'emanazione dell'apposito regolamento da parte dell'Autorità mentre il ricorso alla "conferenza dei servizi" se da un lato può oggettivamente agevolare la realizzazione di nuovi impianti non può dimenticare le competenze in materia paesistica e urbanistica che la presente legge tutela esplicitamente solo nei confronti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 11
 art. 1

Art. 1
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Art. 4