Source: http://www.privacy.it/archivio/garanterico201410094.html
Timestamp: 2018-02-17 23:21:26+00:00

Document:
Registrodei provvedimenti n. 456 del 9 ottobre 2014
VISTO ilricorso presentato al Garante in data 21 maggio 2014 da XY nei confrontidi RCS MediaGroup S.p.A., in qualità di editore del quotidiano "IlCorriere della Sera", con il quale il ricorrente, in relazione allapubblicazione nell'archivio on-line del predetto quotidiano - consultabileanche attraverso i motori di ricerca esterni al predetto sito - di due articolirisalenti al 28 luglio 2013 e al 2 agosto 2013 (intitolati, rispettivamente,"XX" e "YY") contenenti dati personali che lo riguardanoriferiti ad una vicenda giudiziaria nella quale il medesimo si era trovatocoinvolto, reiterando le istanze già avanzate ai sensi degli artt. 7 e 8 d.lgs.n. 196 del 30 giugno 2003, Codice in materia di protezione dei dati personali(di seguito "Codice"), ha chiesto l'adozione di ogni misuratecnicamente idonea ad evitare l'indicizzazione degli articoli in questionetramite i comuni motori di ricerca in quanto le notizie riportate ledono lareputazione, la riservatezza e l'immagine del ricorrente;
VISTIgli ulteriori atti d'ufficio e, in particolare, la nota del 23 maggio 2014 conla quale questa Autorità, ai sensi dell'art. 149 comma 1 del Codice, hainvitato la società resistente a fornire riscontro alle richiestedell'interessato, nonché la nota del 18 luglio 2014 con cui è stata disposta,ai sensi dell'art. 149 comma 7 del Codice, la proroga del termine per ladecisione sul ricorso;
VISTA lanota del 9 giugno 2014 con cui la società editrice resistente ha dichiarato chenon intende dare corso alla richiesta di deindicizzazione degli articoli inquestione tramite i comuni motori di ricerca in quanto tali articoli"riguardano accadimenti recenti, ovvero vicende realizzatesi nel corso del2013, e trattano di argomenti che (Š) rivestono un interesse pubblico";
VISTA lanota del 19 giugno 2014 con la quale il ricorrente ha ammesso che "nessunnuovo elemento oggettivo è per ora emerso" in relazione alla vicenda inquestione; ha ribadito invece la richiesta di deindicizzazione motivata daitempi piuttosto lunghi del normale iter giudiziario italiano che locostringeranno ad attendere alcuni anni prima di poter dimostrare la propriaestraneità alla vicenda in questione; pertanto, ad avviso del ricorrente, intale situazione la tutela della privacy e quindi il diritto all'oblioprevarrebbero sul diritto all'informazione in quanto "un interventoconcreto che si verificasse solo alla conclusione delle vicende giudiziarieindicizzate sarebbe del tutto tardivo e inutile"; inoltre, il ricorrenteha sostenuto di poter legittimamente esercitare il proprio diritto all'oblio aseguito dell'intervenuta sentenza della Corte di giustizia europea del 13 maggio2014 secondo la quale "i cittadini europei hanno diritto di richiedere chesiano rimosse, dai motori di ricerca, le informazioni che li riguardano,qualora siano inadeguate, irrilevanti o non più rilevanti e/ eccessive rispettoagli scopi per le quali sono state pubblicate";
VISTA lanota del 22 luglio 2014 con la quale la resistente ha sostenuto che lo stessoricorrente "dà atto della mancanza di aggiornamenti relativi alla vicendache lo ha interessato" sostanzialmente confermando "che il giudizioper la lunga lista di reati contestatigli è ancora pendente";conseguentemente, posto che gli articoli in questione riportano notiziecorrette, aggiornate, di pubblico interesse e soprattutto ancora attuali (levicende risalgono al 2013), nel caso di specie il diritto all'oblio non puòessere legittimamente invocato e la richiesta di deindicizzazione avanzata dalricorrente non può essere accolta; la stessa sentenza della Corte di giustiziaeuropea citata dal ricorrente ha per la prima volta statuito che la richiestadi deindicizzazione di articoli ritenuti dannosi possa essere rivoltadall'interessato che si si ritenga leso direttamente nei confronti dei motoridi ricerca ma non ha introdotto elementi di novità rispetto al dirittoall'oblio che può essere esercitato solo rispetto a notizie risalenti nel tempoe non più attuali; rilevato che, qualora emergano fatti nuovi (quali unasentenza di assoluzione, l'archiviazione delle indagini, ecc.), l'interessatoha la facoltà di richiedere l'aggiornamento dei dati detenuti negli archivistorici del quotidiano ma tale rimedio, peraltro non richiesto dal ricorrente,"non è invocabile nel caso di specie, avendo il sig. XY affermato chenessun nuovo elemento è emerso nella vicenda che lo riguarda";
RILEVATOche, al fine di contemperare i diritti della persona (in particolare il dirittoalla riservatezza) con la libertà di manifestazione del pensiero e con essaanche l'esercizio della libera ricerca storica e del diritto allo studio eall'informazione, la disciplina in materia di protezione dei dati personaliprevede specifiche garanzie e cautele nel caso di trattamenti effettuati pertali finalità, confermando la loro liceità, anche laddove essi si svolganosenza il consenso degli interessati, purché avvengano nel rispetto dei diritti,delle libertà fondamentali e della dignità delle persone alle quali siriferiscono i dati trattati (cfr. artt. 136 e ss. e art. 102 comma 2, lett. a)del Codice, nonché artt. 1 comma 1 e art. 3 comma 1,del Codice di deontologia edi buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici,pubblicato in G. U.del 5 aprile 2001, n. 80);
RILEVATOche il trattamento dei dati personali del ricorrente cui fa riferimentol'odierno ricorso, a suo tempo effettuato in modo lecito per finalità giornalistiche,nel rispetto del principio dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fattidi interesse pubblico, rientra ora, attraverso la riproposizione dei medesimidati negli articoli pubblicati quale parte integrante dell'archivio storico delquotidiano reso disponibile on-line sul sito Internet dell'editore resistente,tra i trattamenti effettuati al fine di concretizzare e favorire la liberamanifestazione del pensiero e, in particolare, la libertà di ricerca, cronaca ecritica storica; rilevato che, alla luce di ciò, l'attuale trattamento puòessere effettuato senza il consenso degli interessati (cfr. art. 136 e ss. delCodice),ed è compatibile con i diversi scopi per i quali i dati sono stati inprecedenza raccolti o trattati e può essere effettuato in termini generalianche oltre il periodo di tempo necessario per conseguire tali diversi scopi(cfr. art. 99 del Codice);
RILEVATOche, nel caso in esame, il trattamento di dati personali relativiall'interessato effettuato mediante la riproposizione on-line, sul sitoInternet dell'editore resistente, degli articoli che li contengono quale parteintegrante dell'archivio storico del quotidiano, non risulta illecito, essendoriferito a notizie relative a fatti veri e di interesse pubblico e ciò, tantoal tempo della sua pubblicazione, quanto attualmente per chi opera una ricercarelativa alla vicenda, anche giudiziaria, in questione;
RITENUTOdi dover dichiarare infondata nel caso di specie la richiesta dideindicizzazione degli articoli in questione manifestata dal ricorrente, tenutoconto del fatto che le notizie pubblicate fanno riferimento a fatti veri, noncontestati dallo stesso ricorrente e che hanno suscitato un rilevante allarmesociale; ciò anche in considerazione del non ampio lasso di tempo (circa unanno) trascorso dai fatti e dalla relativa vicenda giudiziaria;

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 102
 art. 3
 art. 136
 art. 99