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Timestamp: 2020-06-03 09:31:07+00:00

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Estratti giurisprudenziali per i mesi di settembre ottobre 2018
1 novembre 2018 1 febbraio 2019 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
Cass. civ., 10 ottobre 2018 n. 25184
L’incremento dell’assegno di mantenimento per il figlio, in affidamento condiviso con collocazione presso la madre, non può essere giustificato unicamente dal riferimento «alle oltremodo consistenti risorse reddituali e patrimoniali» del padre.
Cass. civ., 10 ottobre 2018 n. 25635
L’assicurazione sulla vita segue regole diverse rispetto a quelle della successione ereditaria. Per esempio, una volta individuato il beneficiario, l’indennizzo fuoriesce dall’asse. Dunque, se il riferimento della polizza è alla categoria degli “eredi legittimi”, la successiva istituzione come “erede universale” di un soggetto diverso non vale come revoca della disposizione che è a carattere contrattuale e non successorio.
Cass. civ., 28 settembre 2018 n. 23543
L’illiceità di una costruzione realizzata a distanza inferiore a quella prescritta dalle norme regolamentari e la conseguente facoltà del proprietario del fondo confinante di chiedere la riduzione in pristino, secondo la previsione dell’articolo 872 del Cc, non restano escluse dal fatto che la costruzione medesima sia stata eseguita in conformità di licenza o concessione edilizia, poiché tali provvedimenti amministrativi non incidono sui suddetti rapporti, né pregiudicano i diritti soggettivi dei terzi, i quali rimangono tutelabili davanti al giudice ordinario.
Cass. civ., 12 ottobre 2018 n. 25376
In tema di riscatto di immobile adibito a uso diverso da abitazione, con riguardo al termine del pagamento del prezzo che deve essere effettuato entro tre mesi decorrenti dalla prima udienza del relativo giudizio ovvero dal passaggio in giudicato della sentenza che lo definisce a seconda che vi sia stata o meno opposizione da parte del retrattato, la formulazione dell’articolo 39 della legge 392/1978, che ha riguardo a qualsiasi motivo per il quale l’acquirente faccia opposizione, comporta che va considerata tale non solo quella inerente ai motivi che investono la sussistenza di tutte le condizioni soggettive e oggettive necessarie ai fini dell’utile esercizio del riscatto, ma anche tutte quelle opposizioni che in qualsiasi modo operano perché il diritto potestativo del retraente, di subentrare nella qualità di acquirente con effetti ex tunc, non trovi immediata e diretta soddisfazione.
Cass. civ., 9 ottobre 2018 n. 24791
Il dominus deve restituire la somma ricevuta dal padre di un suo praticante per costituire, una volta raggiunto il titolo, una associazione tra legali, se a distanza di anni il giovane di studio non è riuscito a superare l’esame.
Cass. civ., 5 ottobre 2018 n. 24563
Nella stipula di una polizza vita non sono tollerabili reticenze nelle risposte al questionario fornito dalla compagnia assicurativa. In particolare, nessun sintomo o ricovero idoneo ad influire sul «rischio assicurato» può essere tralasciato
Cass. cv., 4 ottobre 2018 n. 24160
Il conferimento in denaro effettuato da un coniuge, attraverso il quale l’altro coniuge acquisti un immobile, è riconducibile nell’ambito della donazione indiretta, come tale perseguente un fine di liberalità e soggetta ai soli obblighi di forma previsti per il negozio attraverso il quale si realizza l’atto di liberalità, e revocabile solo per ingratitudine. Nell’ipotesi di donazione indiretta, valida anche tra coniugi, essendo venuto meno il divieto di cui all’articolo 781 del codice civile, vanno seguiti, ai fini della individuazione della causa e della rilevazione dei suoi vizi, gli stessi principi e criteri che valgono per la donazione diretta.
Cass. civ., 26 settembre 2018 n. 22810
Tutti gli acquisti sostenuti dai legali per l’esercizio della professione – quali, ad esempio, i testi giuridici; la stipula di una RC professionale; l’appalto dei servizi di pulizia o la somministrazione di luce, gas e servizi telefonici per lo studio – sono da considerarsi atti della professione. e come tali non sono riconducibili alla più benevola normativa in favore dei consumatori.
Cass. civ., 25 settembre 2018 n. 22551
In materia di rapporti di conto corrente, se l’estratto conto prodotto dalla banca non risulta debitamente comunicato al correntista o dallo stesso è stato tempestivamente contestato, ai sensi dell’articolo 1832 del Cc, il documento perde il valore probatorio privilegiato previsto da tale norma, ma è comunque prudentemente apprezzabile dal giudice come elemento di prova, a mente degli articoli 115 e 116 del codice di procedura civile.
Cass. civ., 24 settembre 2018 n. 22463
Se il risparmiatore ha continuato ad investire anche quando il rischio è diventato palese ed è stato segnalato, non può poi chiedere alla banca di dichiarare la nullità dell’operazione o la risoluzione del contratto per mancato rispetto degli obblighi informativi.
Cass. civ., 30 ottobre 2018 n. 27477
Se i giudici di appello hanno provveduto a definire con precisione il quantum del danno biologico con apposita ctu, non è possibile in una fase successiva pretendere una personalizzazione del danno.
Cass. civ., 24 ottobre 2018 n. 26728
Negli interventi chirurgici anche il medico aiuto nell’equipe medica ha responsabilità (per mancato consenso) se consiglia il paziente verso l’operazione poi finita male. La colpa quindi non è sempre e solo imputabile al chirurgo che seguendo le regole della best practice non riesce a effettuare l’intervento positivamente.
Cass. civ., 12 ottobre 2018 n. 25429
A seguito di un sinistro stradale, la compagnia di assicurazione per agire in regresso nei confronti dell’assicurato deve provare l’esistenza del contratto e l’avvenuto pagamento a favore dei soggetti danneggiati ma non l’adeguatezza della somma corrisposta. Tale onere infatti grava sul proprietario del veicolo che ha contestato la congruità del risarcimento.
Cass. civ., 12 ottobre 2018 n. 25393
La banca non ha colpa se non conserva copia di movimenti di diversi anni prima del cliente in relazione a un accertamento fiscale.
Cass. civ., 11 ottobre 2018 n. 25161
Non vi è riconoscimento agli eredi del danno da fumo se il congiunto è venuto meno per un tumore alla laringe in funzione di un consumo smodato di sigarette.
Cass. civ., 4 ottobre 2018 n. 24162
L’Anas deve risarcire in solido con l’istituto assicurativo ed il proprietario del veicolo, i genitori per la morte del figlio terzo trasportato su di un’auto precipitata in una scarpata a causa sia dell’assenza di qualsivoglia barriera laterale sia della negligente ed imprudente condotta di guida (con il superamento del limite di velocità).
Cass. civ., 3 ottobre 2018 n. 24142
La prova del mancato rispetto da parte della banca dei doveri informativi nei confronti dell’investitore, come per esempio la mancata acquisizione del profilo di rischio o l’assenza del prospetto informativo dell’investimento, è sufficiente a radicare la responsabilità dell’intermediario.
Cass. civ., 28 settembre 2018 n. 23447
hi ha riportato una «invalidità permanente» a seguito di un incidente stradale non ha diritto alla liquidazione separata del danno estetico: che esso è infatti già ricompreso nel danno biologico.
Cass. civ., 13 settembre 2018 n. 22066
Nel caso di microlesioni subite in un sinistro stradale, l’invalidità permanente «non può essere esclusa per il solo fatto che non sia documentata da un referto strumentale per immagini.
Cass. civ., 31 ottobre 2018 n. 27960
E’ legittimo licenziamento disciplinare del dipendente che cede a terzi le proprie credenziali per l’accesso al sistema informatico dell’Amministrazione per effettuare revisioni di veicoli con esito positivo mai avvenute nella realtà.
Cass. civ., 26 ottobre 2018 n. 27199
E’ possibile licenziare un dirigente per affidarne le mansioni a un quadro: un simile avvicendamento, infatti, configura una «riorganizzazione aziendale» che legittima l’estinzione del rapporto, considerato che non vi è una coincidenza tra «mansioni» e «posizione aziendale».
Cass. civ., 28 settembre 2018 n. 23775
La semplice ammissione al passivo fallimentare degli ex dipendenti dell’azienda cedente non fa scattare il Fondo di Garanzia Inps per il Tfr. E ciò anche se la domanda è limitata alla sola quota di Tfr (ed alle ultime tre mensilità) maturata presso il datore di lavoro poi fallito a seguito della cessione dell’azienda.
Cass. civ., 20 settembre 2018 n. 22382
È licenziabile per «insubordinazione» il dipendente che per otto volte nel giro di poco più di un mese interrompe il lavoro 10 minuti prima della fine del turno, attribuendosi un “tempo tuta” non previsto dal contratto, e ciò nonostante i ripetuti ammonimenti da parte dell’azienda.
Cass. civ., 12 settembre 2018 n. 22177
Nel primo anno di vita del bambino, il padre lavoratore dipendente ha diritto di usufruire dei riposi giornalieri anche se la madre, lavoratrice autonoma, percepisca contemporaneamente il trattamento economico di maternità.
Cass. civ., 12 settembre 2018 n. 21717
In tema di verifica del rispetto delle regole procedurali per i licenziamenti collettivi per riduzione di personale, la sufficienza dei contenuti della comunicazione preventiva di cui alla legge 223/1991, articolo 4, comma 3, deve essere valutata in relazione ai motivi della riduzione di personale, che restano sottratti al controllo giurisdizionale, per cui, in relazione a essi, l’imprenditore può limitarsi all’indicazione del numero complessivo dei lavoratori eccedenti, suddiviso tra i diversi profili professionali previsti dalla classificazione del personale occupato nell’azienda, senza che occorra l’indicazione degli uffici o reparti con eccedenza.
Cass. civ., 23 ottobre 2018 n. 26725
La class action non può essere utilizzata per l’accertamento, e tantomeno per il risarcimento, di un interesse o diritto individuale anche se potenzialmente estensibile ad una più vasta platea di soggetti.
Cass. civ., 5 ottobre 2018 n. 24516
Nel caso in cui tra due o più parti sussista conflitto di interessi è inammissibile la loro costituzione in giudizio a mezzo di uno stesso procuratore, al quale sia stato conferito mandato con un unico atto, e ciò anche in ipotesi di simultaneus processus, dato che il difensore non può svolgere contemporaneamente attività difensiva in favore di soggetti portatori di istanze confliggenti, essendo siffatta violazione rilevabile d’ufficio, anche in sede di appello, in quanto investe il diritto di difesa e il principio del contraddittorio. Peraltro, il carattere dell’attualità del conflitto può anche venir meno, ma a detto fine è necessario che dalle risultanze processuali emerga che la contrapposizione di interessi è stata effettivamente superata, come accade nel caso in cui una delle parti abbia rinunciato alle proprie pretese, in conflitto con quelle vantate dalla parte rappresentata dallo stesso difensore.
Cass. civ., 25 settembre 2018 n. 22601
Il mero deposito presso la cancelleria della Corte di cassazione, da parte del ricorrente, della copia della sentenza di appello, in forma cartacea, autenticata dalla cancelleria ma priva della relata di notifica, non rispetta i requisiti legali prescritti dall’articolo 369, secondo comma, del Cpc, per cui, in difetto di deposito di tale atto da parte del controricorrente, rende il ricorso medesimo improcedibile.
Cass. civ., 24 settembre 2018 n. 22406
È del giudice ordinario la competenza sull’azione di responsabilità contro il management di una società partecipata. Nello stesso tempo, però, può essere affermata una sorta di concorso con la giurisdizione contabile, tutte le volte in cui emerge un danno erariale.
Cass. civ., 11 settembre 2018 n. 22107
Cass. pen., 29 ottobre 2018 n. 49366
La circostanza aggravante della «quantità ingente» di sostanza stupefacente (articolo 80, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990 n. 309), dopo il novum normativo introdotto a seguito della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, non è di norma ravvisabile quando la quantità di principio attivo è inferiore a
4.000 volte (e non 2.000) il valore massimo in milligrammi (valore-soglia), determinato per detta sostanza nella predetta tabella allegata al decreto ministeriale 11 aprile 2006, ferma restando la discrezionale valutazione del giudice di merito, quando tale quantità sia superata.
Cass. pen., 19 ottobre 2018 n. 47748
Cass. pen., 18 ottobre 2018 n. 47456
L’operatività della messa alla prova nei reati edilizi, formalmente ricompresi nella cornice edittale che consente l’applicazione dell’istituto, richiede la necessaria eliminazione delle conseguenze dannose dei reati in questione, ovvero la preventiva e spontanea demolizione dell’abuso edilizio, o, comunque, la sua riconduzione alla legalità urbanistica, ove ricorrano i presupposti per la sanatoria.
Cass. pen., 9 ottobre 2018 n. 45307
Cass. pen., 2 ottobre 2018 n. 43553
Ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale, va qualificato come atto sessuale anche il bacio sulla bocca che sia limitato al semplice contatto delle labbra, potendosi detta connotazione escludere solo in presenza di particolari contesti sociali, culturali o familiari nei quali l’atto risulti privo di valenza erotica, come, ad esempio, nel caso del bacio sulla bocca scambiato, nella tradizione russa, come segno di saluto.
Cass. pen., 1 ottobre 2018 n. 43298
Cass. pen., 25 settembre 2018 n. 41448
Non può contestarsi il reato di ricettazione a chi acquista monete antiche tramite il sito di aste online “Ebay”, semplicemente sostenendo che ha accettato il rischio dell’illecita provenienza del bene.
Cass. pen., 24 settembre 2018 n. 40986
In tema di successione di leggi penali, a fronte di una condotta interamente posta in essere sotto il vigore di una legge penale più favorevole e di un evento intervenuto nella vigenza di una legge penale più sfavorevole, deve trovare applicazione la legge vigente al momento della condotta.
Cass. pen., 24 settembre 2018 n. 40985
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca prevista dall’articolo 12-sexies del decreto legge 8 giugno 1992 n. 306, convertito dalla legge 7 agosto 1992 n. 356 (attuale articolo 240-bis del codice penale) può essere disposto per uno dei reati presupposto anche nella forma del tentativo aggravato ex articolo 7 del decreto legge 13 maggio 1991, convertito dalla legge 12 luglio 1991 n. 203 (attuale articolo 416-bis.1 del codice penale).
Cass. pen., 24 settembre 2018 n. 40984
È abnorme e quindi ricorribile per cassazione anche dalla persona sottoposta a indagine il provvedimento del giudice per le indagini preliminari che, non accogliendo la richiesta di archiviazione, ordini, ai sensi dell’articolo 409, comma 5, del codice di procedura penale, che il pubblico ministero formuli l’imputazione per un reato diverso da quello oggetto della richiesta.
Cass. pen., 24 settembre 2018 n. 40982
Le fattispecie previste nell’articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 configurano circostanze aggravanti del reato di pericolo di cui al comma 1 del medesimo articolo. Da ciò conseguono effetti sostanziali e processuali, sia con riguardo all’applicabilità del bilanciamento delle circostanze di cui all’articolo 69 del codice penale, sia con riguardo all’applicabilità dell’articolo 59, comma 2, del codice penale, che permette l’addebito delle circostanze aggravanti anche per colpa, mentre la qualificazione della norma come fattispecie autonoma di reato presupporrebbe esclusivamente una responsabilità dolosa, sia con riguardo alla disciplina delle misure cautelari. In particolare, con riferimento al giudizio di bilanciamento ex articolo 69 del codice penale, ne consegue che, in caso di riconoscimento di attenuanti, l’aggravante di cui all’articolo 12, comma 3, se ricorrerà soltanto una delle cinque ipotesi in essa contemplate, potrà essere ritenuta prevalente, equivalente o subvalente rispetto alle attenuanti. Invece, nel caso in cui ricorrano due o più ipotesi previste dal comma 3 e sussista, quindi, l’aggravante di cui al successivo comma 3-bis, il giudice non potrà procedere a bilanciamento con eventuali circostanze attenuanti diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114 del codice penale, in forza del divieto di cui al comma 3-quater: pertanto, determinerà la pena base alla luce dei limiti edittali indicati dal comma 3 (reclusione da cinque a quindici anni e multa di 15.000 euro per ogni straniero), la aumenterà fino a un terzo in ragione dell’aggravante di cui al comma 3-bis e sulla pena così determinata opererà le riduzioni per le attenuanti riconosciute (tra cui, in ipotesi, quella prevista dall’articolo 12, comma 3-quinquies, soggetta anch’essa al divieto di bilanciamento).
Cass. pen., 21 settembre 2018 n. 40718
Integra il reato di disastro ambientale l’abbandono al suolo per diversi mesi di sottoprodotti di origine animale (Soa), idonei a porre in pericolo l’incolumità pubblica in quanto potenziali diffusori di agenti patogeni, da parte della Srl che avrebbe dovuto smaltirli. E ciò a prescindere dalla effettiva realizzazione del danno.
Cass. pen., 13 settembre 2018 n. 40802
Ai fini della configurabilità dell’elemento psicologico del delitto di rifiuto di atti d’ufficio, è necessario che il pubblico ufficiale abbia consapevolezza del proprio contegno omissivo, dovendo egli rappresentarsi e volere la realizzazione di un evento “contra ius”, senza che il diniego di adempimento trovi alcuna plausibile giustificazione alla stregua delle norme che disciplinano il dovere di azione.
Cass. pen., 13 settembre 2018 n. 40799
Il rifiuto di cui all’articolo 328, comma 1, del codice penale si verifica non solo a fronte di una richiesta o di un ordine, ma anche quando sussista un’urgenza sostanziale, impositiva del compimento dell’atto, in modo tale che l’inerzia del pubblico ufficiale assuma la valenza di rifiuto dell’atto medesimo. Il reato di rifiuto di atti di ufficio è un reato di pericolo, onde la violazione dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice al corretto svolgimento della funzione pubblica ricorre ogniqualvolta venga denegato un atto non ritardabile alla luce di esigenze prese in considerazione e protette dall’ordinamento, prescindendosi dal concreto esito dell’omissione.
Cass. pen., 12 settembre 2018 n. 40447
Cass. pen., 11 settembre 2018 n. 40343
Cass. pen., 11 settembre 2018 n. 40294
In materia di stupefacenti, la valutazione in ordine alla destinazione della droga, ogni qualvolta la condotta non appaia indicativa della immediatezza del consumo, deve essere effettuata dal giudice di merito tenendo conto di tutte le circostanze oggettive e soggettive del fatto, secondo parametri di apprezzamento sindacabili in sede di legittimità soltanto sotto il profilo della mancanza o della manifesta illogicità della motivazione.
Cass. pen., 10 settembre 2018 n. 40256
La falsità commessa su un assegno bancario munito della clausola di non trasferibilità configura la fattispecie di cui all’articolo 485 del codice penale, abrogato dall’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 15 gennaio 2016 n. 7 e trasformato in illecito civile. Rimane, invece, la persistente rilevanza penale degli assegni trasmissibili mediante girata, senza che ciò determini alcuna ingiustificata disparità di trattamento, in ragione della peculiarità della odierna disciplina sulla clausola di trasmissibilità degli assegni, qualificata da particolari limiti quantitativi e dalla soddisfazione di specifiche ragioni dell’emittente, tali da rendere non irragionevole la scelta del legislatore di conservarne la rilevanza penale.
Cass. pen., 4 settembre 2018 n. 39905
Consiglio di Stato, 26 settembre 2018 n. 5538
Legittima la delibera del direttore generale del personale di una Asl che impone anche agli avvocati della medesima Azienda sanitaria di strisciare il badge all’entrata e all’uscita dal lavoro, pena l’adozione di misure disciplinari.
Consiglio di Stato, 20 settembre 2018 n. 5480
La società a conduzione familiare ha particolare rilievo nell’ambito della prevenzione antimafia, perché quando dietro la singola realtà d’impresa vi è un nucleo familiare compatto è statisticamente più facile che coloro i quali sono apparentemente al di fuori delle singole realtà aziendali possono curarne la gestione o interferire in quest’ultima utilizzando i suoi più stretti congiunti: il nucleo familiare “allargato”, ma unito nel curare gli “affari” di famiglia, è uno degli strumenti di cui la criminalità organizzata (mafia) si serve di più per penetrare legalmente nell’economia.
Consiglio di Stato, 14 settembre 2018 n. 5413
Consiglio di Stato, 14 settembre 2018 n. 5410
Il condizionamento mafioso, che porta all’interdittiva della società, può derivare dalla presenza di soggetti che non svolgono ruoli apicali, ma che figurino come dei dipendenti, entrati a far parte dell’impresa senza alcun criterio selettivo e filtri preventivi. Il condizionamento mafioso si può desumere anche dalla presenza di un solo dipendente “infiltrato”, che l’associazione criminale utilizza per controllare o guidare dall’esterno l’impresa, nonché dall’assunzione o dalla presenza di lavoratori con precedenti legati alla criminalità organizzata, nonostante non ermergano specifici riscontri oggettivi sull’influenza nelle scelte dell’impresa. Le imprese possono effettuare liberamente le assunzioni quando non intendono avere rapporto con le pubbliche amministrazioni: se invece vogliono avere tali rapporti devono vigilare affinché nella loro organizzazione non vi siano dipendenti legati al mondo della criminalità.
Consiglio di Stato, 14 settembre 2018 n. 5409
Il possesso di un minimo reddito lecito costituisce condizione soggettiva non eludibile ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno all’extracomunitario, poiché riguarda la sostenibilità dello straniero nella comunità nazionale. La dimostrazione del possesso di un reddito di lavoro o di altra fonte lecita di sostentamento punta a evitare la permanenza sul nostro territorio di soggetti che non sono in grado di offrire un’adeguata contropartita in termini di lavoro e di partecipazione fiscale alla spesa pubblica, e a evitare che il cittadino extracomunitario corra il rischio di dedicarsi ad attività illecite o criminose.
Consiglio di Stato, 12 settembre 2018 n. 5345
La penalità di mora prevista dall’articolo 114, comma 4, lettera e), del Cpa, è una misura coercitiva indiretta a carattere pecuniario, inquadrabile nell’ambito delle pene private o delle sanzioni civili indirette, che intende vincere la resistenza del debitore, inducendolo ad adempiere all’obbligazione sancita a suo carico dall’ordine del giudice; assolve, quindi, a una finalità sanzionatoria e non risarcitoria perché non mira a riparare il pregiudizio cagionato dall’esecuzione della sentenza ma vuole “punire” la disobbedienza alla statuizione giudiziaria e stimolare il debitore a mettersi in regola.
Consiglio di Stato, 12 settembre 2018 n. 5341
Per stabilire se un atto amministrativo sia solo confermativo (e perciò non impugnabile) o di conferma in senso proprio (e, quindi, autonomamente lesivo e da impugnarsi nei termini), occorre verificare se l’atto successivo sia stato adottato o meno senza una nuova istruttoria e una nuova ponderazione degli interessi; in particolare, non può considerarsi confermativo rispetto a un altro precedente l’atto la cui adozione è stata preceduta da un riesame della situazione che aveva condotto al precedente provvedimento, giacché l’esperimento di un ulteriore adempimento istruttorio, sia pure mediante la rivalutazione degli interessi in gioco, e un nuovo esame degli elementi di fatto e di diritto che caratterizzano la fattispecie considerata, può condurre a un atto propriamente confermativo in grado, come tale, di dare vita a un provvedimento diverso dal precedente e quindi suscettibile di autonoma impugnazione; si tratta invece di atto meramente confermativo quando la pubblica amministrazione si limita a dichiarare l’esistenza di un suo precedente provvedimento senza dare avvio a una nuova istruttoria e senza una nuova motivazione.
Consiglio di Stato, 10 settembre 2018 n. 5300
Anche se l’articolo 35 della legge 22 ottobre 1971 n. 865, nel testo modificato dalla legge 17 febbraio 1992 n. 179, ha ridotto da venti a cinque anni – decorrenti dalla data del rilascio della licenza di abitabilità – i limiti inderogabili all’alienazione successiva dell’immobile di edilizia residenziale pubblica sovvenzionato, attraverso la convenzione il Comune, potendo pattuire che dopo i cinque anni l’immobile venga venduto solo a chi ha i requisiti per ottenere un alloggio agevolato, può di fatto introdurre dei limiti convenzionali alla successiva alienazione da parte dell’assegnatario.
T.A.R. Lazio, 10 settembre 2018 n. 9209
Il Comune ha il potere/dovere di vigilare sulla regolarità dei cambi di destinazione d’uso; tra questi rientra anche il passaggio da magazzino a palestra, per l’evidente incidenza sul carico urbanistico di zona. E in effetti in linea di principio l’amministrazione ha sempre il potere di verificare la compatibilità del mutamento di destinazione, con le disposizioni urbanistiche locali, oltre che con le condizioni di sicurezza, igiene e salubrità: la portata derogatoria dell’articolo 32, comma 4, della legge n. 383 del 2000, non consente, infatti, di trascurare la valutazione della compatibilità urbanistica e dell’eventuale aggravio del carico urbanistico in seguito al cambio di destinazione d’uso.
T.A.R. Napoli, 10 settembre 2018 n. 5499
Non ci può essere la formazione del silenzio assenso sulla domanda di riconoscimento della parità scolastica presentata da un privato ai sensi dell’articolo 1 della legge 10 marzo 2000 n. 62, secondo tempi e modalità di cui al paragrafo 3, del Dm 10 ottobre 2008 n. 83, e paragrafo 1.6, del Dm 29 novembre 2007, senza la prova del possesso dei requisiti prescritti dalla legge. Infatti il meccanismo del silenzio-assenso non implica alcuna deroga al potere- dovere dell’amministrazione di verificare la sussistenza di tutti i presupposti legali, intesi come sia di fatto che di diritto, per il rilascio dell’autorizzazione.
Il principio della unitarietà dell’avviso di accertamento comporta che è ammissibile il frazionamento della verifica in caso di sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi, cosicchè non è consentito all’Ufficio sostituire un primo atto di accertamento con altro successivo sulla base degli stessi elementi diversamente valutati.
Cass. civ., 10 ottobre 2018 n. 25021
Le sponsorizzazioni sportive, per esempio delle squadre di calcio, rientrano tra la “spese di rappresentanza” dell’impresa in quanto volte ad accrescerne il prestigio e sono dunque deducibili nei limiti di legge.
Corte UE, 18 ottobre 2018 n. C-149/17
Il detentore di una connessione internet, attraverso la quale siano state commesse violazioni del diritto d’autore mediante una condivisione di file, non può esonerarsi dalla propria responsabilità indicando semplicemente un suo familiare che aveva la possibilità di accedere alla suddetta connessione.
Corte UE, 20 settembre 2018 n. C-51/17
Il carattere abusivo di una clausola contrattuale non chiara che fa gravare il rischio di cambio sul mutuatario e che non riproduce disposizioni legislative può essere oggetto di un controllo giurisdizionale.
Corte UE, 13 settembre 2018 n. C-54 e C-55/17
Mettere in commercio carte Sim contenenti servizi a pagamento preimpostati e previamente attivati costituisce una pratica commerciale «aggressiva sleale» qualora i consumatori non ne siano stati previamente informati.
Taggato abbandono di rifiuti, accesso a sistema informatico, affidamento condiviso, ammissione al passivo, anas, apello, arbitrato, art. 872 c.c., assegno bancario, assegno di mantenimento, avviso di accertamento, bancarotta, casazione civile, cassazione penale, circostanze aggravanti, clausola contrattuale, compromesso, comunione, condominio, confisca, connessione internet, Consiglio di Stato, conto corrente, contratti, corte di cassazione, corte di giustizia europea, CTU, danneggiato, danni, danno biologico, danno da fumo, danno erariale, destinazione d'uso, detenzione, dirigente, diritti reali, diritto ambientale, diritto amministrativo, diritto civile, diritto comunitario, diritto d'autore, diritto del lavoro, diritto dell'unione europea, diritto di famiglia, diritto internazionale, diritto minorile, diritto penale, diritto processuale civile, diritto processuale penae, diritto tributario, disastro ambientale, distanza tra gli edifici, donazione, ebay, elemento psicologico, eredi, eredi legittimi, errore diagnostico, fallimento, falsità, giurisprudenza, impresa, invalidità permanente, licenza di abitabilità, licenziamento disciplinare, locazione, malattia, misura coercitiva, misure disciplinari, obbligazioni, patologia, polizza vita, previdenza sociale, procedura civile, procedura penale, profitto, proprietà, pubblico ufficiale, rassegna, responsabilità civile, ricettazione, risarcimento del danno, riscatto, sequestro preventivo, silenzio assenso, sinistro stradale, società partecipata, sostanze stupefacenti, sotoprodotti, spaccio, successione, t.a.r., TFR, veicolo, violenza sessuale

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