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Timestamp: 2017-05-24 19:46:04+00:00

Document:
L'ETICA DELLA RESPONSABILITA': Pd-Articolo 4 i legami tra i Sudano e la Oikos dei Proto La discarica di Tiriti prende la tessera dei democratici
Pd-Articolo 4 i legami tra i Sudano e la Oikos dei Proto La discarica di Tiriti prende la tessera dei democratici
Pd-Articolo 4, i legami tra i Sudano e la Oikos
dei Proto «La discarica di Tiriti prende la tessera dei democratici»
SALVO CATALANO 25 FEBBRAIO 2015
CRONACA – A
Misterbianco quasi tutto il gruppo dirigente del Pd va verso le
dimissioni. A Motta Sant'Anastasia quasi. Sono i due Comuni in cui il
matrimonio con il partito di Luca Sammartino e Valeria Sudano non va giù.
Questione di valori. E di persone. «È inconcepibile per chi ha fatto della
battaglia alla discarica una ragione di vita»
Se c'è un luogo dove il
matrimonio tra Pd e Articolo 4 non unisce ma lascia ferite sanguinanti
è Motta Sant'Anastasia. La scorsa primavera per giorni i
deputati Valeria Sudano e Luca Sammartino si sono fermati
nella cittadina del Catanese, per sostenere il loro candidato sindaco, Anastasio Carrà,
poi risultato vincitore per una manciata di voti. Un impegno notevole per una
cittadina diventata di strategica importanza per la presenza
della discarica Tiritì-Valanghe d'inverno. Impianto di proprietà
della famiglia Proto, storicamente vicina proprio ai Sudano. Finora
Pd e Articolo 4 si sono trovati sulle due parti opposte della barricate. Valori
antitetici che ora si chiede di far convivere in un unico contenitore.
Differenze da sacrificare sull'altare della capitalizzazione dei voti.
«Per chi come me ha fatto della
battaglia alla discarica Tiritì una ragione di vita,è inconcepibile che
Articolo 4 prenda la tessera del Pd, è come se fosse la stessa discarica a
tesserarsi nel mio ormai ex partito». Massimo La Piana, militante
democratico di Misterbianco e candidato a sindaco
(sconfitto) del Pd alle ultime elezioni comunali, mastica amaro mentre
annuncia le proprie dimissioni dal partito. Ieri nella cittadina del Catanese
si è svolta una riunione per decidere cosa fare dopo il matrimonio, sancito
dalla direzione regionale, con Articolo 4. «La stragrande maggioranza del
gruppo dirigente si dimetterà», annuncia La Piana. A Motta Sant'Anastasia,
paese che con Misterbianco condivide la battaglia contro l'impianto, i malumori
sono gli stessi, mentre le decisioni al momento si limitano alla stesura
di un documento che invita il Pd regionale a tornare sui suoi passi. Seguiranno
chiarimenti con la segreteria provinciale. Ma se queste
mosse non avranno l'effetto sperato, anche in questo caso si profila
l'ipotesi di dimissioni di massa. I militanti democratici di
Misterbianco e Motta non saranno gli unici a consegnare le tessere. La protesta
dal basso si allarga, soprattutto nell'ala che fa riferimento a Pippo
Civati. In
più di 600 tra amministratori, dirigenti locali e semplici militanti hanno
sottoscritto una lettera scritta da Valentina Spata, a capo
dell'area siciliana che fa riferimento a Civati. Si pone in attesa il
sindaco di Misterbianco, Nino Di Guardo, anche lui del Pd. «Confido nella
saggezza del mio partito e do per scontato che la nostra politica sulla
discarica non cambierà. In caso contrario - continua - se dovesse cedere a
eventuali ricatti, non sarebbe più il mio partito. Resta il fatto che
l'adesione al Partito Democratico di esponenti politici come Sammartino e
Sudano, non è affatto una bella notizia. È noto, infatti, il sostegno che gli
stessi hanno profuso per mantenere in vita la discarica di Motta
Sant'Anastasia». Un nome su tutti non va giù
ai militanti antidiscarica: Valeria Sudano, deputata regionale di
Articolo 4, tra i principali artefici insieme a Luca Sammartino dell'ingresso
nel Pd, ma soprattutto nipote dell'ex senatore Mimmo
Sudano. La famiglia Sudano è legata a doppio filo ai Proto,
titolari della ditta Oikos, a sua volta proprietaria dell'impianto. Il
capostipite, Domenico Proto, è sotto processo a Palermo, proprio
per le vicende legate alla discarica. «I legami tra le due famiglie
sono storici, il Pd ha deciso di assumere una precisa identità nella quale non
possiamo riconoscerci», afferma La Piana. Il cugino di Valeria
Sudano, Salvatore detto Chicco, figlio dell'ex senatore di Forza
Italia Mimmo Sudano, è uno degli avvocati della Oikos. La sede della ditta
si trova nello stesso appartamento dello studio legale di Sudano. Il suo nome
compare (da non indagato) negli atti del processo Terra Mia, alle prime
battute a Palermo. Tra i rinviati a giudizio ci sono il numero uno della
Oikos, Domenico Proto e Gianfranco Cannova (dipendente
dell'assessorato regionale Territorio e ambiente) che avrebbe rilasciato
autorizzazioni alle attività di diversi impianti senza i relativi controlli,
accettando denaro, regali e viaggi, agevolando gli iter per gli
impianti amici. È proprio Chicco
Sudano, per conto della Oikos, come scrive il gip nell'ordinanza per
l'applicazione delle misure cautelari in carcere, a pagare due soggiorni presso
l'Hotel Baia Verde di Aci Castello a Cannova. «La disinvolta confidenza tra i
due indagati (Cannova e Proto ndr) - scrive ancora il Gip - è avvalorata
dagli altri elementi in atti a partire dai contatti intrattenuti dal Cannova
anche con l’avvocato Sudano Salvatore (Chicco), il quale ha anche inviato una
sua memoria intercettata con e-mail. Un documento di notevole rilevanza dal
momento che contiene, in pratica, la risposta che il Cannova a nome
dell’ufficio che rappresentava quale funzionario dell’assessorato al
Territorio, avrebbe dovuto fornire alla richiesta della Provincia Regionale di
Catania di parere sulla chiusura della discarica di contrada Valanghe d’Inverno
e sull’annullamento del decreto Aia già emesso». Danilo Festa, esponente
del Pd di Motta, ricorda come, quando nel 2013 i comitati sono stati ascoltati
alla commissione Rifiuti e ambiente dell'Ars, «Valeria Sudano si mostrò ostile
verso le criticità da noi spiegate e quando arrivò Mimmo Proto si abbracciarono
calorosamente».
Di certo se qualcosa nella
politica del Pd rispetto alla discarica Tiritì cambierà si vedrà a breve.
«Entro Pasqua l'impianto verrà chiuso, sono questi i tempi previsti e che
vogliamo fare rispettare», spiega il sindaco Di Guardo. «A novembre - aggiunge
Festa - dissero che, in base al programma di chiusura fissato della Oikos che
prevede il riempimento della struttura, a marzo avrebbero chiuso. Poi si
passerà alla fase di bonifica che sarà sempre a carico della
Oikos. Vedremo se quanto promesso sarà effettivamente rispettato».
http://catania.meridionews.it/articolo/31764/pd-articolo-4-i-legami-tra-i-sudano-e-la-oikos-dei-proto-la-discarica-di-tiriti-prende-la-tessera-dei-democratici/
PD, IN SICILIA SEICENTO LASCIANO IL PARTITO IL CASO ARTICOLO
4 MOTIVO DELLA DIASPORA
LEANDRO PERROTTA 24 FEBBRAIO
POLITICA – Una
lettera sul blog di Giuseppe Civati ha fatto esplodere il malcontento:
centinaia di militanti del Partito democratico non rinnoveranno la tessera. E
stanno già creando un nuovo percorso politico. A scriverla la ragusana
Valentina Spata, tra i firmatari Danilo Festa, ex candidato a sindaco di Motta
Sant'Anastasia. «Ma domani potremmo essere già mille»
«Non siamo più disposti a
rimanere all'interno di un partito in cui non ci riconosciamo. E ci teniamo a
precisare, con forza e determinazione, che non siamo noi ad uscire dal Pd
siciliano ma ci vediamo costretti ad andar via». Finisce così una lunga lettera pubblicata poche ore fa sul blog
di Giuseppe Civati: a scriverla è Valentina Spata, a capo
dell'area siciliana che fa riferimento all'ex candidato alla segreteria
del Partito democratico. A sottoscriverla «già più di seicento tra
amministratori, dirigenti locali e semplici militanti, contro un partito
consegnato al centro destra», afferma spiegando il gesto. Lei, ragusana, ha
personalmente già lasciato il partito in polemica lo scorso ottobre, a
causa dell'ingresso nel Pd dell'ex sindaco del capoluogo
ibleo Nello Dipasquale. E all'indomani dell'ufficializzazione
dell'ingresso di Articolo 4 all'interno del gruppo Pd dell'Assemblea regionale, sono
stati in tantissimi a seguirla.
Tra i firmatari, riferisce Spata,
«ci sono già l'assessore del Comune di NotoSebastiano
Ferlisi, Sabrina Rocca, già candidata a sindaco a Trapani e due
consiglieri. A Regalbuto Nicola Manoli anche lui consigliere
comunale. E poi tutti i referenti dell'area Civati delle
province tranne Palermo e Messina non hanno rinnovato la tessera. A
Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento quasi tutti si
sono dimessi. E ci sono molti estranei all'area Civati,
semplici militanti, sia Cuperliani che Renziani», afferma Spata. Che
come casi più eclatanti cita quello di Motta Sant'Anastasia e
Misterbianco. «Attualmente i gruppi locali sono in riunione: devono
decidere se uscire in massa dal Partito democratico», riferisce Danilo
Festa, candidato a sindaco nelle scorse amministrative, dove aveva avuto un
duro scontro con la segreteria provinciale, che gli aveva preferito come
candidato Daniele Capuana. «Personalmente sono fuori dal Pd, dopo questa
lettera scritta insieme a Valentina Spata, perchè non posso
accettare Valeria Sudano di Articolo 4: lei ha sostenuto personalmente la
discarica della Oikos di contrada Tiritì persino in commissione Ambiente
all'Ars».
Secondo Spata comunque «domani si
potrebbero superare le mille adesioni: abbiamo sempre detto di non condividere
le azioni del governo Crocetta e del Pd sicliano, che ha visto mesi
fa l'ingresso dell'ex sindaco di Agrigento Marco Zambuto, ex Pdl
ed ex Udc, ora l'ingresso di altri 5 ex Udc da Articolo
4: è la goccia che ha fatto traboccare il vaso», spiega Spata.
Che riferisce anche dei prossimi passi del grande gruppo di fuoriusciti.
«Faremo senza dubbio un grande evento regionale a breve. Siamo in contatto con
associazioni, ex membri del Pd, con Sel e tanti altri della sinistra». Spata
specifica comunque che il fatto che Giuseppe Civati abbia riportato la sua
lettera sul blog personale, non significa che questo arriverà a una scelta
simile a livello nazionale. «Civati mi ha detto che, data la situazione,
questa era una scelta da farsi, e comprende. Ma a livello nazionale, a parte i
dialoghi aperti con Landini o con Vendola la situazione è molto meno
definita. Mi auguro solo che la Sicilia diventi un laboratorio politico e
che questa nostra scelta magari apra un percorso simile in tutta Italia»,
conclude Valentina Spata.
http://meridionews.it/articolo/31758/pd-diaspora-in-sicilia-a-causa-di-articolo-4-civatiani-vanno-via/
IL MANDATO DELLA DIREZIONE AL SEGRETARIO: ALLARGARE IL PD LE
DIFFICOLTÀ DI UNIRE IN MATRIMONIO I NEMICI DI UNA VITA
SALVO CATALANO 22 FEBBRAIO 2015
POLITICA – «La nostra
bussola deve essere un irrobustimento, passando da un sistema di soggetti
federati a un'idea diversa». Così il segretario Fausto Raciti annuncia il nuovo
corso che punta a portare tra i democratici le piccole formazioni. Basta doppie
tessere e roccaforti di potere come successo col Megafono. Ma da Catania a
Gela, passando per Motta Sant'Anastasia si tratta di mettere insieme percorsi
«Nella nostra stanza
abbiamo Enrico Berlinguer e Che Guevara, mi auguro che si
sentano a loro agio nella nuova casa». Prova a metterla
sull'ironia Niccolò Notarbartolo, consigliere comunale del Pd a Catania,
ma non sarà semplice per i sette colleghi di Articolo 4 a Palazzo
degli elefanti sentirsi a proprio agio, visto il percorso politico distante da
quei punti di riferimento che campeggiano sulle pareti del gruppo consiliare
del Pd: tre ex Pdl, altrettanti ex autonomisti, molti con un recente passato a
sostegno del precedente sindaco Raffaele Stancanelli.Ma il capoluogo etneo
non è l'unica realtà siciliana dove il
matrimonio tra Pd e Articolo 4 sarà difficile o, in alcuni casi, forse
impossibile da digerire. Da Gela a Motta Sant'Anastasia a dover indossare la
stessa casacca saranno i nemici di una vita. Paradossi figli del mandato
affidato ieri dalla direzione regionale del Pd al suo
segretario Fausto Raciti: allargare il Partito democratico
siciliano. Una decisione che arriva a seguito della «disponibilità»
di Articolo 4, la formazione guidata dai deputati regionali Luca
Sammartino e Valeria Sudano, a entrare nella famiglia dei
democratici. Che potrebbe diventare sempre più grande, visto che l'obiettivo
che emerge dalla riunione di ieri a Palermo è abbandonare un sistema di
soggetti federati per passare a «un'idea diversa». In questa nuova
versione di partito di massa potrebbero rientrare anche il Megafono,
Sicilia Democratica e i Drs, tutti movimenti che al momento appoggiano il
governo diRosario Crocetta. «La disponibilità di Articolo 4
cambia il quadro - ha affermato il segretario Raciti - pone la
questione di quale modello il Pd vuole adottare per gestire questo percorso dal
momento che al Partito Democratico guardano una serie di forze politiche.
Finora abbiamo avuto un modello di partito al quale facevano riferimento
soggetti politici satellite: la nostra bussola deve essere lavorare a un
irrobustimento, passando da un sistema di soggetti federati a un'idea
diversa». Svolta benedetta da Davide Faraone, sottosegretario e
ambasciatore in Sicilia del premier Matteo Renzi. In direzione
regionale Faraone ha ricordato come questo allargamento parta da Roma, con
l'adesione di Scelta Civica in Parlamento e FUTURE nuove annessioni provenienti dalle
file di Sel e ex Cinque Stelle. D'altronde anche la nuova legge
elettorale che pone il premio di maggioranza al partito che raggiunge il
40 per cento dei voti rappresenta un segnale chiaro. All'Ars il matrimonio tra Pd
e quello di Articolo 4 si farà dunque. Il regolamento non pone ostacoli, come
ha spiegato a MeridioNews il segretario della provincia di Catania Enzo
Napoli. La direzione ha anche parlato delle prossime elezioni
amministrative. «Il riferimento resta la coalizione messa in piedi per le
regionali - ha spiegato Raciti - laddove ci saranno sindaci uscenti,
valuteremo. Laddove invece non ci sarà un accordo faremo le primarie».
Ma quello che dalle parole del
segretario potrebbe sembrare lineare, pone numerosi dubbi quando si va a
parlare degli enti locali. Raciti ha tenuto a precisare che non ci saranno
effetti a cascata nei Comuni. Ma il traguardo, magari con tempi più lunghi,
resta un unico grande partito. Perché i vertici democratici non vogliono ripetere l'esperienza
del Megafono, si vuole evitare quel binomio che ha portato a doppie tessere e
roccaforti di potere esterne al Pd. E allora da ieri è iniziata ufficialmente
quella che un deputato del Pd ha definito «la transumanza». In alcuni casi
particolarmente problematica. Viste le resistenze su entrambi i fronti. «Noi rimaniamo sulle nostre
posizioni, la trinità Crocetta, Raciti e Lumia se ne faccia una
ragione». Peppe Di Dio, consigliere comunale di Articolo 4 a Gela e
candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative di maggio, di confluire
nel Pd non ci pensa affatto. «Ognuno di noi matura percorsi diversi nella
propria vita, non si può fare il copia incolla su certe scelte. Quindi plaudo
all'iniziativa di Sammartino all'Ars, ma nei Comuni è un'altra cosa. Fasulo
(sindaco di Gela del Pd ndr) è anche mio compare, è il padrino di mio figlio,
ma la politica è un'altra cosa. Articolo 4 non si scioglie». Sarà complicato il percorso di
avvicinamento anche per i consiglieri comunali di Catania. Dopo una riuscita
campagna di adesioni a Palazzo degli elefanti sono in sette nel gruppo Articolo
4. Alcuni - come Giuseppe Musumeci e Beatrice Viscuso -
sono stati consiglieri di circoscrizione con il Popolo delle Libertà; altri -
come il capogruppo Nuccio Lombardo, Rosario Gelsomino e Ludovico
Balsamo convinti autonomisti con il Mpa di Raffaele Lombardo; altri
ancora - è il caso di Giovanni Marletta e Antonino Manara -
alle ultime amministrative del 2013 sono stati eletti nella coalizione che
sosteneva Raffaele Stancanelli prima di confluire nel partito di
Sammartino. Forse, un ulteriore passo a sinistra potrebbe risultare indigesto.
Sant'Anastasia - centro del Catanese dove ha sede la discarica
Tiritì-Valanghe d'inverno, al
centro dell'inchiesta Terra Mia e di un sequestro per le vicende che
riguardano i proprietari, la famiglia Proto - si tratterebbe
di far convivere chi finora si è fatto la guerra. Anastasio Carrà, attuale
sindaco proprio in quota Articolo 4, la scorsa primavera ha battuto il
candidato del Pd Daniele Capuana, mantenendosi su posizioni di apertura
sulla presenza dell'impianto. A differenza del rivale sconfitto. «Sarà una fase difficile da gestire
- spiega Tania Spitaleri, consigliera Pd a Giarre (dove
Articolo 4 tiene sotto scacco l'amministrazione ndr) e membro
della direzione regionale - I nodi sul territorio saranno affrontati
quando si presenteranno, col supporto del partito, a livello cittadino e non
solo. Serve un metodo comune ma calato sul territorio, evitando trattative
tra singoli». «La cosa peggiore che può fare il Pd - le fa eco Daniele
Sorelli, responsabile nazionale Cultura dei Giovani Democratici e
catanese - è fare politica aggregando pezzi di ceto politico, anziché
basarsi sulle proposte. E' giusto che il Pd sia accogliente, ora è anche
appetibile. Corriamo il RISCHIO che adesso che è arrivato il
momento di prendere qualcosa, arrivino i barbari. Alla Regione Articolo 4
ha un percorso più vicino al nostro, nelle realtà locali no, vedremo
dunque se saranno loro a venire sulle nostre posizioni o viceversa».
http://meridionews.it/articolo/31698/il-mandato-della-direzione-al-segretario-allargare-il-pd-le-difficolta-di-unire-in-matrimonio-i-nemici-di-una-vita/
OPERAZIONE TERRA
MIA, MOTTA PARTE CIVILE «PER TUTELARE INTERESSI E IMMAGINE DEL COMUNE»
CARMEN VALISANO 5 GENNAIO 2015
CRONACA – Tra
pochi giorni, il 15 gennaio, partirà il processo che mette sotto accusa un
dipendente regionale dell'assessorato Territorio e ambiente e i dirigenti di
tre discariche in tutta la Sicilia. Tra queste anche quella di proprietà della
Oikos spa, nel territorio mottese. La giunta guidata dal primo cittadino Carrà
nominerà con provvedimento urgente un LEGALE per tutelare la cittadina
Motta Sant'Anastasia si
costituirà parte civile nel procedimento scaturito
dall'operazione Terra mia. L'inchiesta della procura della
Repubblica di Palermo, resa nota lo scorso luglio, ha messo in LUCE un sistema di presunte corruzioni
nella gestione delle discariche private in tutta la
Sicilia. Nell'indagine è coinvolta la Oikos spa, azienda proprietaria
della contestata discarica nel territorio mottese, da qui la decisione presa
dalla giunta guidata dal primo cittadino Anastasio
Carrà che mira a tutelare «gli interessi e l'immagine del Comune di
Motta Sant'Anastasia». Come si legge nella delibera firmata lo scorso 2 gennaio, dal lavoro della
procura «emergono, tra l'altro, inquietanti scenari in merito alle
attività di GESTIONE dei rifiuti nella discarica sita in
territorio comunale e di cui è titolare la suddetta SOCIETÀ». Secondo gli inquirenti
palermitani, fulcro del meccanismo sarebbe stato Gianfranco Cannova (DIPENDENTE dell'assessorato regionale
Territorio e ambiente) che avrebbe rilasciato autorizzazioni alle attività di
diversi impianti senza i relativi controlli, accettando
denaro, regali e viaggi, agevolando gli iter per gli
impianti amici. Un eventuale quadro di corruzione
preoccupante nel quale sarebbero coinvolti il PROPRIETARIO della Oikos spaDomenico Proto, gli
imprenditori Giuseppe Antonioli (amministratore della discarica di
Mazzarrà Sant'Andrea, in provincia di Messina) e i fratelli Calogero(ex
senatore della Casa delle libertà) e Nicolò Sodano, responsabili della
Soambiente di Agrigento. Tutti gli indagati sono stati
rinviati a giudizio e giovedì 15 gennaio compariranno davanti ai giudici del
tribunale di Palermo. Così, quasi sei mesi dopo l'apertura del fascicolo e
gli arresti domiciliari per Proto, i rappresentanti del
Comune mottese propongono di «costituirsi parte civile nel procedimento
penale scaturito dall'operazione», e - con provvedimento esecutivo, data
l'urgenza - «dare mandato al sindaco di provvedere con propria
determina a nominare il professionista di FIDUCIA». Una
mozione uguale, condivisa da tutta l'opposizione, era stata già
approvata dal consiglio comunale a ridosso dello scandalo. Anche il sindaco del
vicino Comune di Misterbianco, Nino DiGuardo, negli
infuocati giorni successivi, aveva annunciato la stessa misura. http://catania.meridionews.it/articolo/30679/operazione-terra-mia-motta-parte-civile-per-tutelare-interessi-e-immagine-del-comune/ LA LETTERA DI VALENTINA SPATA E DI ALTRI CINQUECENTO FIRMATARI SULLA
SITUAZIONE IN CUI VERSA IL PD SICILIANO
Siamo dirigenti, amministratori
locali, militanti siciliani e siciliane del Partito Democratico. Il nostro
impegno politico è sempre stato indirizzato al bene collettivo, la nostra
militanza non è mai stata incentrata sulla carriera o alla conquista di
poltrone da occupare con avidità, per questo sentiamo, forte, l'obbligo di
rendere pubbliche le nostre considerazioni in merito alla gestione del Pd in
Sicilia. Convinti che perplessità, imbarazzo, senso di smarrimento siano
largamente diffusi dentro la base del Partito e per questo vogliamo lanciare un
ultimo grido disperato ma sincero e in armonia con il nostro modo di guardare
all’impegno politico.
La situazione della nostra Isola
è insostenibile. Parole come “trasformismo” e “opportunismo” non bastano più a
rappresentare lo stato di un partito, il Pd, che ha smarrito ogni identità, ha
tradito la propria storia ed ha ceduto, anche e soprattutto, sul piano della
dignità politica e personale.
Il Pd ed il Governo siciliano da
anni litigano per mostrare chi sia il miglior rottamatore, chi sia più
antimafioso, chi rappresenti il cambiamento, chi sia più rivoluzionario.
Peccato che in una Isola che affonda non c’è ombra di rottamazione men che meno
di rivoluzione. E tra una lite e l’altra, tra un rimpasto e l'altro – in una
fase di stallo devastante per la Sicilia – il Pd diventa la casa per tutto e il
contrario di tutto, anche per chi era considerato il peggior avversario di
centro destra, anche per uomini e donne passate da Cuffaro a Lombardo fino ai
lidi democratici.
Il “Governo della rivoluzione e
del Fare”, che si è rivelato solo il governo degli annunci e dei rinvii, solo
in un campo è stato davvero operoso: nel raccattare esponenti di centrodestra,
provenienti da tutte le formazioni siciliane. Personaggi ambigui, spesso con un
passato di primo piano in giunte e amministrazioni che hanno contribuito a
devastare la nostra terra.
E mentre governo e Pd aprivano le porte a tutti, la Sicilia affondava,
continuando a perdere tutte le opportunità di rinascita. La Sanità è da quarto
mondo, trattata come bancomat elettorale e squassata da scontri di potere. I
rifiuti assediano i centri urbani, mentre sulle discariche si consuma una
guerra per accaparrarsi affari e denari. L’istruzione è ai livelli più bassi
del Paese e la Sicilia è la prima regione per abbandono e dispersione
scolastica. La disoccupazione, soprattutto quella giovanile e femminile, e la
povertà dilagano. Siamo in testa nella non invidiata classifica dei neet, ai
primissimi posti per povertà assoluta e relativa con il 36% in condizione di
fortissimo disagio sociale. Finanche l’agricoltura, un settore importante per
l’intera economia siciliana e cavallo di battaglia durante la campagna
elettorale del Presidente, rischia di morire. I Comuni sono al collasso e di
conseguenza i servizi dei cittadini in pericolo.
A queste emergenze governo e Pd
rispondono con chiacchiere e conferenze stampa. Noi non vogliamo più essere
“schiavi” delle chiacchiere, schiavi di programmi prima sbandierati e poi
puntualmente disattesi da un partito che è capace di spaccarsi quando si tratta
di scegliere un assessore, ma che è sempre compatto quando si tratta di SALVARE le proprie “poltrone”. Abbiamo subito fin troppo. In
questi mesi abbiamo assistito, con grande sofferenza, all’ingresso di
personaggi come l’ex Sindaco di Agrigento, Marco Zambuto (già Udc, poi Pdl, poi
di nuovo Udc) premiato con l’elezione a Presidente regionale del Pd dopo la
folgorazione renziana; l'on. Dipasquale, ex berlusconiano di ferro e sindaco
Pdl di Ragusa; l'on. Giovanni Di Giacinto passato da Grande Sud di Gianfranco
Miccichè al Megafono e poi al Pd, uno che sulle gare d’appalto a Castaldaccia,
quando fu Sindaco di centrodestra. E poi una pletora di consiglieri comunali,
sindaci, assessori tutti di matrice estranea ai valori fondanti del Pd e
incompatibili con qualsiasi ipotesi di cambiamento.
Di fronte a tutto ciò il nostro
grido di dissenso non è servito a niente. Anzi, siamo stati accusati di “non
avere disciplina di partito”. Addirittura ci sono stati casi in cui qualcuno di
noi è stato denunciato per aver detto semplicemente la verità sulla vicende
delle discariche e violentemente aggredito da chi rappresenta il Pd in una sede
istituzionale come l’Ars.
Adesso l’ingresso degli esponenti
di Articolo 4 come Paolo Ruggirello a Trapani, che alle scorse regionali del
2012 era candidato con la lista di Nello Musumeci, ex capogruppo Mpa all'Ars;
Luca Sammartino (eletto all’Ars con l’Udc); Valeria Sudano (nipote dell'ex
senatore Udc Mimmo Sudano, vicino a Cuffaro), Raffaele Nicotra (ex Udc) ed
Alice Anselmo (ex Udc). Se il Pd di Renzi in tutta Italia
sta facendo alleanze con pezzi del centro destra, in Sicilia si è oltrepassato
ogni limite consegnando direttamente al centrodestra il partito, una negazione
totale della storia e dei nostri valori. Tutto ciò è intollerabile!
La decisione, adottata senza
alcun dibattito, di modificare il quadro politico, facendo transitare nel
Partito Democratico siciliano forze che facevano parte di uno schieramento
contrapposto per storia, valori, metodi e visioni, desta molta preoccupazione e
smarrimento anche nell’elettorato di centro sinistra e del Pd.
Anziché tentare di ricostruire
quella “casa comune” tra le forze di centro sinistra, si è piuttosto cercato di
aggirare e compensare una rottura a sinistra con la cooptazione di forze nel
Partito sempre più marcatamente moderate e di centro destra.
Il Pd in Sicilia è un partito che
ha perso i suoi luoghi identitari, dove questa nuova classe dirigente è
assolutamente incapace di innescare quel cambiamento indispensabile incidendo
nel rinnovamento non tanto anagrafico ma del metodo di fare politica
Il progetto del Pd è stato
interpretato miseramente come foglia di fico per coprire ogni tipo di misfatto.
In questi mesi, a parte la convocazione degli Stati generali che a poco serve
se ad intervenire sono solo i deputati regionali, non si è parlato d’altro che
di rimpasto. Non siamo riusciti ad affrontare, con un ampio dibattito, i
problemi che attanagliano i nostri territori. Da alcuni membri della Segreteria
nazionale abbiamo ascoltato solo parole, a parte qualche posizionamento di
fedelissimi all’interno degli assessorati.
Insomma, ci stiamo giocando il
futuro dei siciliani, tra chi pretende di governare da solo e chi pretende di
risolvere i conflitti con il Governo attraverso continui ed inutili rimpasti in
giunta necessari solo a “sistemare” amici e compagni.
Pertanto, nessuno si sorprenda,
se di questo passo ognuno si sentirà libero di scegliersi da solo il proprio
compagno di viaggio, perché, per fortuna, in Sicilia ci sono eccellenti
risorse. Brave persone che hanno voglia di contribuire al riscatto sociale,
economico e politico della nostra amata terra. Nessuno si sorprenda se molti di
noi abbiano già deciso di non rinnovare la tessera o di restituirla, non perché
vogliosi di abbandonare “la barca che affonda”, ma semplicemente perché abbiamo
una grande responsabilità: dare alla Sicilia una nuova prospettiva guidata da
persone competenti con un profilo professionale adeguato, con comportamenti
etici-morali indiscutibili, capaci di rispondere ai bisogni della nostra terra.
Il Pd siciliano, più di quello
nazionale, ha bisogno di un anno zero. Nel cambiare tutto affinché niente cambi
siamo maestri da secoli. Le campagne acquisti spregiudicate che si susseguono
dal congresso ad oggi non aiuteranno certo a trovare quell’identità riformista
che servirebbe per rimuovere i macigni che opprimono la nostra Regione. E
fin quando il quadro politico rimarrà questo la gente continuerà a disertare le
urne nella convinzione che tanto chiunque andrà al Governo non sarà capace di
risolvere i problemi reali della Sicilia. Per questo motivo non siamo più
disposti a rimanere all' interno di un partito in cui non ci riconosciamo. E ci
teniamo a precisare, con forza e determinazione, che non siamo noi ad uscire
dal Pd siciliano ma ci vediamo costretti ad andar via perché non vogliamo
essere complici di questo disastro e di questo sistema per nulla democratico.
Perché non ci sentiamo rappresentati e non ci riconosciamo in questa classe
dirigente politica, quella del Pd, che in questi anni ha fatto del
posizionamento, dello strategismo e del puro tatticismo, gli unici modi con cui
misurare la propria azione politica. Non siamo più disposti a tollerare questo
modo di agire. La nostra dignità vale più di ogni altro aspetto! Il nostro
impegno continuerà, più di prima, per mettere in rete chi continua a lottare
nel partito, chi non ne farà più parte e chi non ne ha mai fatto parte. Amici e
compagni diversi tra loro ma con un sogno comune: costruire un’alternativa a sinistra
che possa donare speranza alla nostra terra.
http://www.ciwati.it/2015/02/24/la-lettera-di-valentina-spata-e-di-altri-cinquecento-firmatari-sulla-situazione-in-cui-versa-il-pd-siciliano/ IL MANDATO DELLA DIREZIONE AL SEGRETARIO: ALLARGARE IL PD LE
«Nella nostra stanza abbiamo Enrico Berlinguer e Che
Guevara, mi auguro che si sentano a loro agio nella nuova casa». Prova a
metterla sull'ironia Niccolò Notarbartolo, consigliere comunale del Pd a
Catania, ma non sarà semplice per i sette colleghi di Articolo
4 a Palazzo degli elefanti sentirsi a proprio agio, visto il percorso
politico distante da quei punti di riferimento che campeggiano sulle pareti del
gruppo consiliare del Pd: tre ex Pdl, altrettanti ex autonomisti, molti con un
recente passato a sostegno del precedente sindaco Raffaele Stancanelli.Ma
il capoluogo etneo non è l'unica realtà siciliana dove il
affidato ieri dalla direzione regionale del Pd al suo segretario Fausto
Raciti: allargare il Partito democratico siciliano. Una decisione che
arriva a seguito della «disponibilità» di Articolo 4, la formazione
guidata dai deputati regionali Luca Sammartino e Valeria Sudano,
a entrare nella famiglia dei democratici. Che potrebbe diventare sempre
più grande, visto che l'obiettivo che emerge dalla riunione di ieri a
Palermo è abbandonare un sistema di soggetti federati per passare a
«un'idea diversa». In questa nuova versione di partito di massa potrebbero
rientrare anche il Megafono, Sicilia Democratica e i Drs, tutti movimenti
che al momento appoggiano il governo diRosario Crocetta. «La disponibilità di Articolo 4
l'adesione di Scelta Civica in Parlamento e future nuove annessioni provenienti
dalle file di Sel e ex Cinque Stelle. D'altronde anche la nuova legge
amministrative. «Il riferimento resta la coalizione messa in piedi per le regionali
- ha spiegato Raciti - laddove ci saranno sindaci uscenti, valuteremo.
Laddove invece non ci sarà un accordo faremo le primarie».
resta un unico grande partito. Perché i vertici democratici non vogliono
ripetere l'esperienza del Megafono, si vuole evitare quel binomio che ha
portato a doppie tessere e roccaforti di potere esterne al Pd. E allora da ieri
è iniziata ufficialmente quella che un deputato del Pd ha definito «la
transumanza». In alcuni casi particolarmente problematica. Viste le resistenze
su entrambi i fronti. «Noi rimaniamo sulle nostre
avvicinamento anche per i consiglieri comunali di Catania. Dopo una
riuscita campagna di adesioni a Palazzo degli elefanti sono in sette nel gruppo
Articolo 4. Alcuni - come Giuseppe Musumeci e Beatrice
Viscuso - sono stati consiglieri di circoscrizione con il Popolo delle
Libertà; altri - come il capogruppo Nuccio Lombardo, Rosario
Gelsomino e Ludovico Balsamo convinti autonomisti con il Mpa
di Raffaele Lombardo; altri ancora - è il caso di Giovanni
Marletta e Antonino Manara - alle ultime amministrative del 2013
sono stati eletti nella coalizione che sosteneva Raffaele Stancanelli prima
di confluire nel partito di Sammartino. Forse, un ulteriore passo a sinistra
potrebbe risultare indigesto.
sulla presenza dell'impianto. A differenza del rivale sconfitto. «Sarà una fase difficile da
gestire - spiega Tania Spitaleri, consigliera Pd a Giarre (dove
appetibile. Corriamo il rischio che adesso che è arrivato il momento
di prendere qualcosa, arrivino i barbari. Alla Regione Articolo 4 ha un
percorso più vicino al nostro, nelle realtà locali no, vedremo dunque se
saranno loro a venire sulle nostre posizioni o viceversa».
PD E ARTICOLO 4, AL MATRIMONIO MANCA SOLO LA DATA NAPOLI: «NESSUN
OSTACOLO A LIVELLO DI REGOLAMENTO»
LEANDRO PERROTTA 21 FEBBRAIO 2015
POLITICA –
I due gruppi si uniranno a breve all'Ars. Nonostante, statuto alla mano,
nell'ultimo direttivo del Pd siano stati esclusi alcuni soggetti vicini al
deputato ex Udc Nicola D'Agostino, di Acireale. Città d'origine anche del
segretario regionale Fausto Raciti. Il nuovo sodalizio potrebbe tornare utile
«A livello regionale, e quindi nazionale, ormai è
sicuro: Articolo 4 confluirà nel Partito democratico. Restano da vedere le
posizioni dei gruppi consiliari locali, dove ci sono state anche
contrapposizioni». Ad affermarlo è il capogruppo di Articolo 4 al consiglio
comunale di Catania, Nuccio Lombardo. Il matrimonio politico porterà in
dote al partito di Matteo Renzi ben cinque consiglieri regionali: Alice
Anselmo, Paolo Ruggirello, e soprattutto gli etnei Raffaele Nicotra, Luca
Sammartino e Valeria Sudano. Proprio gli ultimi due, rispettivamente capo e
vicecapogruppo all'Assemblea regionale siciliana, «danno ormai per certo
l'ingresso nel Pd, su questo Sammartino è stato chiarissimo anche sulla
stampa», riferisce il capogruppo del secondo partito di maggioranza
a Palazzo degli elefanti, che conta ben sette consiglieri, contro i
cinque del partito del sindaco Enzo Bianco. Che aggiunge: «A livello catanese
cambierebbe ben poco, siamo tutti in maggioranza, anche se forse - prosegue
Lombardo - sarebbe meglio restare con la situazione attuale con il nostro
gruppo autonomo. Dobbiamo ancora valutare, ma non è solo un calcolo numerico,
ma di sicuro c'è che sosteniamo Enzo Bianco. In Comuni
comeMisterbianco invece sarebbe molto più complicato, data la spaccatura
che c'è stata con il sindaco Di Guardo», riferisce Lombardo. Uno scenario che
sembra speculare a quello del Pd: se di matrimonio si parla, il
fidanzamento è avvenuto ad Acireale, città d'origine del segretario regionale
Fausto Raciti.
L'adesione al momento non viene né confermata né
smentita dal Partito democratico: dalla segreteria regionale confermano solo
che «il percorso è stato avviato, ma non ancora formalizzato». E
a ribadirlo è anche il segretario della provincia di Catania, Enzo
Napoli: «Certamente il tutto verrà vagliato a livello locale dalle
direzioni sia regionale che provinciali, che non possono essere
scavalcate. Ci esprimeremo appena verrà chiesto di farlo: potrebbe essere
un parere positivo, ma non per forza», spiega Napoli. Che non vede nessun
ostacolo formale al matrimonio: «Un intero movimento politico può
confluire dentro il Pd: lo ha già fatto Scelta civica, e si è già
fatto un percorso insieme alle elezioni Europee», spiega il segretario del
Pd della provincia di Catania, ricordando l'elezione all'interno del Pd in
quota Articolo 4 della giornalista Michela Giuffrida. Il regolamento va invece applicato «ai singoli casi, e
lì faremo una valutazione: non è possibile che un candidato che ha appoggiato
liste in contrapposizione al Pd negli ultimi due anni, entri a far parte del
Pd. E' una posizione - prosegue Napoli - che è stata spiegata all'interno dell'ultimo direttivo provinciale in merito alla
formazione di un secondo circolo ad Acireale, proposto da persone che non
hanno appoggiato un candidato del Pd. E lo stesso è accaduto a Piazza
Armerina con degli esponenti del Megafono».
La questione acese potrebbe però essere la chiave di
lettura di tutta l'operazione. Alcuni dei promotori del secondo circolo
nella città dei cento campanili sono vicini politicamente al deputato
regionale Nicola D'Agostino, che ha lasciato il gruppo all'Ars dell'Udc -
ex partito anche di Sammartino e Sudano - a metà gennaio fa per
aderire al gruppo misto, avviando una serie di contatti con il partito di
Renzi. Intanto il politico acesce è considerato uno degli ispiratori di
un'altra esperienza politica nata sotto l'Etna, Catania Futura, lanciata
dall'imprenditore Nico Torrisi, ex assessore regionale alle Infrastrutture
nella giunta di Rosario Crocetta. Formazione che ha dimostrato
vicinanza alla giunta Bianco.
D'Agostino al momento preferisce non andare oltre un
«no comment» per quanto riguarda sia la sua personale vicenda che quella
dell'adesione di Articolo 4 al più grande partito italiano, considerati i
difficili equilibri. Soprattutto quelli territoriali: tra chi benedice
l'accordo ci sarebbe un pezzo da novanta dei democratisi siciliani: Fausto
Raciti, membro della Camera dei deputati, segretario regionale del Partito
democratico, e pure lui acese. Un accordo con una forza politica
fortissima in provincia di Catania con un bacino di oltre 30mila voti,
potrebbe agevolare la futura formazione delle liste nella nuova legge
elettorale nazionale. Il cosiddetto Italicum prevede la doppia
preferenza di genere, e un candidato forte come Valeria Sudano sarebbe il
partner ideale per qualunque candidato locale di sesso maschile. Finora nelle file del Pd nessuno ha manifestato dubbi
sul matrimonio. A suscitare qualche mal di pancia potrebbe essere la
delicata situazione giudiziaria del terzo deputato regionale di Articolo
4: Raffaele Nicotra. Per lui è stato chiesto il rinvio a
giudizio per falso e truffa lo scorso maggio dalla procura di Catania per
fatti risalenti al 2010, quando era sindaco di Aci Catena. A fine
gennaio la guardia di Finanza ha anche disposto il sequestro di suoi beni per
90mila euro, dissequestrati solo pochi giorni fa. Nel frattempo, il sito ufficiale del Pd regionale
sembra involontariamente dare conto della situazione di attesa: sulla
homepage di www.pdsicilia.it campeggia
la scritta «sito sospeso».
http://meridionews.it/articolo/31673/pd-e-articolo-4-al-matrimonio-manca-solo-la-data-napoli-nessun-ostacolo-a-livello-di-regolamento/
GIARRE, LA
MIGRAZIONE DEI CONSIGLIERI VERSO ARTICOLO 4 SITUAZIONE DI STALLO E
IL SINDACO PENSA ALLE DIMISSIONI
DARIO CALDERONE, SALVO
CATALANO 19 FEBBRAIO 2015
Alle ultime elezioni il suo simbolo non era neanche tra quelli eleggibili, oggi
è diventato il gruppo più folto in consiglio comunale. E tiene sotto scacco
l'amministrazione. Il primo cittadino Roberto Bonaccorsi non sembra
intenzionato a cedere alle richieste e valuta il colpo di scena. D'accordo il
senatore Pippo Pagano. Città Viva: «Temiamo una quadra fatta da accordi di
segreteria»
Due anni fa, alle ultime elezioni
comunali giarresi, il partito Articolo 4 era appena nato. Il simbolo
tra il lungo elenco delle liste che si contendevano il voto dei cittadini del
centro ionico nemmeno c'era. Oggi, dopo una florida campagna di adesioni
in consiglio comunale sia tra le fila della maggioranza che in quelle
dell'opposizione, conta ben 6 unità. Più altri due consiglieri,
appartenenti al gruppo Proposta Popolare, ma federati con Articolo
4. In totale fanno otto. Non hanno chiarito ancora da che parte stanno ma
dalle loro richieste e dalle loro scelte dipende il futuro dell'amministrazione
di Giarre. Senza il loro sostegno il sindaco Roberto
Bonaccorsi (eletto con una coalizione di centrodestra) perderebbe la
maggioranza. D'altra parte, il primo cittadino non intende snaturare la sua
squadra e cedere a un rimpasto di giunta, che sembrerebbe essere una delle
principali richieste del nuovo nutrito drappello. Bonaccorsi ha quindi
annunciato che sta prendendo in considerazione l'ipotesi di dimettersiper
tornare già a maggio alle urne. Con lui nuovamente candidato. Sulla fattibilità
di questa ipotesi si aspetta a breve una risposta dalla Regione. Ma quella del
sindaco non sarebbe solo una provocazione. Intanto la situazione politica
è in stallo.
Fino a qualche giorno il partito
Articolo 4 in consiglio comunale era rappresentato da due soli esponenti,
il capogruppo Raffaele Musumeci (eletto con la lista Vitale per
Giarre), e Carmelo Strazzeri (ex RilanGiarre). Ai due negli ultimi giorni
se ne sono aggiunti altri quattro: Vincenzo Mangano (eletto con
RilanGiarre), Gabriele Di Grazia (ex Vitale per Giarre), Salvo
Zappalà (ex Per un'altra Giarre) e Gianni Gulisano (ex
Movimento civico per Giarre). Equamente distribuiti tra esponenti della
maggioranza e dell'opposizione. Oggi tutti si dichiarano vicini al
deputato regionale Luca Sammartino. Mentre con Articolo 4 si
sono federati Orazio Scuderi (ex Pdl) e Vittorio
Valenti (ex Tutti per Giarre), adesso in Proposta Popolare, che si
sono dichiarati vicini all’onorevole Valeria Sudano. Ha così preso forma un vero
e proprio ribaltone: il nuovo e grosso gruppo consiliare conta 8
membri sui 20 che costituiscono l’intera assemblea. Il sindaco Bonaccorsi
rimanda al mittente qualsiasi accusa rivoltagli dagli esponenti di Articolo
4, autori di un documento che accusa il primo cittadino
diinadeguatezza politico amministrativa, chiusura al dialogo e una
gestione distante dalle reali esigenze della città. «Non mi rispecchio
assolutamente nelle accuse rivoltemi - spiega li primo cittadino - Ho
sempre operato nel totale rispetto delle parti politiche. Mi prenderò un
paio di giorni per riflettere e decidere con calma sul da farsi, ma di
certo non valuterò alcuna possibilità che vada contro il rispetto
degli elettori. I cittadini in sede elettorale si sono espressi
chiaramente, quindi andremo avanti con la linea che abbiamo sempre
intrapreso». Dello stesso avviso anche il senatore del Nuovo centro
destra,Pippo Pagano, giarrese e main sponsor dell'attuale
amministrazione. «Il sindaco Bonaccorsi ha fino ad ora svolto un lavoro
ottimo e il mio giudizio non può che essere positivo, visti i risultati
conseguiti. È giusto che il sindaco vada avanti per la sua strada in
maniera coerente al suo programma e soprattutto nel totale rispetto
della volontà dei cittadini». D'altronde Articolo 4 non
chiarisce le proprie intenzioni, pur prendendo le distanze dall’operato
dell’amministrazione. «Siamo stati vittima di una strumentalizzazione –
spiega Gabriele Di Grazia – visto che la nostra azione non è
assolutamente legata alla richiesta di poltrone. L’unico interesse è
quello di promuovere una politica capace di venire incontro alle reali
esigenze dei cittadini». Come si comporteranno gli altri
gruppi consiliari? Francesco Cardillo, di Forza Italia, sottolinea
che «la città non può permettersi un consiglio bloccato che non è capace
di deliberare». Mentre gli unici consiglieri ufficialmente all'opposizione al
momento rimangono in quattro: le due del movimento Città
Viva, Patrizia Lionti e Patrizia Caltabiano; Tania
Spitaleri del Pd e Giannunzio Musumeci. «Solo in corso d’opera –
spiega Spitaleri – capiremo come si porrà Articolo 4 nei confronti del
consiglio. Noi continueremo e fare opposizione, come abbiamo sempre
coerentemente fatto». C'è chi guarda proprio al
movimento Città Viva come possibile sostegno all'amministrazione
Bonaccorsi. «Con due consiglieri non saremmo comunque determinanti per
un'eventuale maggioranza, ma soprattutto serve una netta discontinuità -
afferma il leader Angelo D'Anna - la situazione che si è venuta a
creare dimostra che si deve stare insieme sui programmi condivisi, non
accumulando candidati. Noi abbiamo chiesto al sindaco più attenzione per
le mozioni del consiglio e più ascolto del territorio. Rimaniamo all'opposizione,
responsabile e non confusa». Sugli scenari possibili D'Anna spiega che «siamo
aperti al dialogo e pronti a prendere posizione, ma serve rompere con questa
fase politica. Invece - conclude - temo che si troverà una quadra fatta da
accordi di segreteria, perché molti dei soggetti in campo rispondono a vertici
esterni a Giarre. Sarà una soluzione non risolutiva, per prendere tempo e
andare avanti ancora un po', ma distante da una vera svolta per i giarresi».
http://catania.meridionews.it/articolo/31640/giarre-la-migrazione-dei-consiglieri-verso-articolo-4-situazione-di-stallo-e-il-sindaco-pensa-alle-dimissioni/
FALSO E TENTATA
TRUFFA, ACCUSATO NICOTRA LA DIFESA: «MI SEMBRA
TUTTO ASSURDO»
SIMONE OLIVELLI 19 MAGGIO 2014
CRONACA – L'ex
sindaco di Aci Catena, oggi deputato regionale, è stato rinviato a giudizio
dalla Procura etnea. Secondo l'accusa avrebbe rinnovato il contratto a tempo
determinato a tre professionisti assunti per gestire le pratiche
post-terremoto. Ma i dipendenti, invece, avrebbero lavorato per l'ufficio
tecnico. Secondo il suo difensore si tratta di una verità parziale: «È
singolare che un sindaco sia chiamato a rispondere di truffa in una vicenda in
cui il beneficiario è lo stesso Comune»
Falso e tentata truffa. È questa
l’accusa di cui dovrà rispondere il deputato regionale Raffaele
Pippo Nicotra, in seguito al rinvio a giudizio chiesto dalla Procura di
Catania. L’accusa, rappresentata dal sostituto
procuratore Alessia Natale, fa riferimento a fatti risalenti
al 2010, quando l’onorevole era sindaco di Aci Catena. A quel tempo,
Nicotra rinnovò il contratto a tempo determinato a tre figure che erano
state assunte per gestire le pratiche post-terremoto e che
invece avrebbero lavorato per l’ufficio tecnico: «Si tratta di due
ingegneri e un geometra – dichiara il legale di Nicotra, Orazio
Consolo Queste assunzioni a tempo
determinato andavano a carico della Regione. La Procura contesta gli
incarichi perché le pratiche relative alla gestione del terremoto erano
sospese».
Ma secondo la difesa dell’onorevole
questa sarebbe una verità parziale: «Da parte nostra – aggiunge l’avvocato
possiamo dire che quando fu fatta la delibera
d’incarico le pratiche erano state sospese soltanto in parte; i soggetti,
infatti, continuarono a espletare altre mansioni inerenti a quegli eventi
e comunque voglio sottolineare che quei dipendenti hanno continuato
a lavorare per l’ente, di certo non per un privato. È singolare che
un sindaco sia chiamato a rispondere di truffa in una vicenda in cui il
beneficiario è lo stesso Comune».
Dal canto suo, il diretto
interessato si dichiara stupefatto dal capo d’imputazione: «Non
capisco quale sarebbe il ritorno personale che avrei ottenuto da queste
assunzioni. La trovo un’accusa inverosimile - afferma Nicotra – All’epoca
assunsi tre figure indicatemi dall’ufficio tecnico per una carenza
di personale e perché bisognava espletare le pratiche post-terremoto. A
febbraio 2010, poi, rinnovai i contratti e il mese successivo l’ufficio
tecnico mi fece sapere che i lavori riguardanti gli eventi sismici stavano
per concludersi. Ripeto, mi sembra tutto assurdo».
Il deputato regionale non
crede che il rinvio a giudizio potrà influire nelle amministrative
di domenica prossima ad Acireale, dove Nicotra insieme ad Articolo 4 sostiene la candidatura a sindaco
di Sebi Leonardi: «Dubito che possano esserci riflessi elettorali. Si
tratta di una vicenda a dir poco bizzarra e sono sicuro che chiarezza
verrà fatta». La prima udienza del processo, intanto, è stata fissata per
il 3 giugno dell’anno prossimo.
http://catania.meridionews.it/articolo/10930/falso-e-tentata-truffa-accusato-nicotra-la-difesa-mi-sembra-tutto-assurdo/
Isola Pulita di Isola delle Femmine http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/03/piano-regione-sicilia-tutela-qualita.html
IMU 2012 COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE PIANO ARIA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02066 PIANO ARIA REGIONE SICILIA PIANO ARIA INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02066 PIANO ARIA REGIONE SICILIA Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 17 S...

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