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Timestamp: 2020-03-29 03:30:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 21156 del 19/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21156 del 19/10/2016
Cassazione civile sez. trib., 19/10/2016, (ud. 08/09/2016, dep. 19/10/2016), n.21156
sul ricorso 3627-2011 proposto da:
avverso la sentenza n. 180/2009 della COMM. TRIB. REG. di POTENZA,
C.M.A. propone cinque motivi di ricorso per la tassazione della sentenza n. 180/2/09 del 15 dicembre 2009 con la quale la commissione tributaria regionale di Potenza, in riforma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di accertamento notificatole dal Comune di Potenza a titolo di maggior valore di mercato attribuito, ai fini (OMISSIS), su un’area fabbricabile da lei posseduta.
Per quanto concerne il rigetto dell’appello incidentale, esso risulta finanche inammissibile là dove mostra di indebitamente sovrapporre – nel richiamo, da un lato, all’insufficiente motivazione e, dall’altro, alla violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e art. 112 c.p.c., – la carenza motivazionale con il vero e proprio error in procedendo rappresentato dall’omessa pronuncia ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4). Inoltre, il motivo in esame appare del tutto generico e privo del requisito di autosufficienza ex art. 366 c.p.c., n. 6), nella parte in cui lamenta la mancata decisione, nel rigetto dell’appello incidentale, “delle molteplici eccezioni sollevate dalla contribuente in entrambi i gradi di giudizio”, senza però indicare quali fossero tali eccezioni; in quale momento e sede processuale fossero state introdotte; secondo quali modalità esse fossero state fatte oggetto di specifici motivi di appello incidentale volti a contrastare una non meglio precisata decisione di primo grado sulle stesse. Dalla sentenza qui impugnata, d’altra parte, si evince (pag. 2) come tali eccezioni riguardassero profili strettamente “in diritto” dell’avviso di accertamento, così come oggi riproposti dalla contribuente quali motivi di ricorso per cassazione; per essi, suscettibili – come detto – di rilevanza e valutazione strettamente giuridica, valgono dunque le considerazioni che saranno svolte nella disamina dei motivi che seguono.
Quanto, poi, alla lamentata carenza di potere da parte della giunta comunale (aspetto anche questo preso cumulativamente in considerazione nel motivo di ricorso, ancorchè concernente un profilo diverso tanto dalla carenza di motivazione, quanto dall’inammissibilità della produzione documentale in appello), va richiamato il principio espresso da Cass. 18503/10 (così Cass. 6603/08; Cass. 9216/07), secondo cui “in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), ai sensi della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art 3, comma 53, la competenza a determinare l’aliquota dell’imposta è spettata al consiglio comunale nel periodo intercorso tra il 1 gennaio 1997 e l’entrata in vigore del D.Lgs n. 267 del 2000, il cui art. 18 ha ripristinato l’attribuzione alla giunta comunale già originariamente prevista dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 6, comma 1”.
L’affermazione di edificabilità del terreno ai fini della determinazione del suo valore venale, infatti, non potrebbe – una volta risconosciuta tale edificabilità da uno strumento urbanistico generale – ritenersi inficiata dalla (eventuale) mancanza di un piano particolareggiato o attuativo, atteso l’indirizzo giurisprudenziale di legittimità incentrato sul D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2 conv. in L. n. 248 del 2006 (richiamato anche nella sentenza impugnata) secondo il quale “in tema di ICI, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. 30 settembre 2005, n. 203, art. 11 – quaterdecies, comma 16, convertito con modificazioni dalla L. 2 dicembre 2005, n. 248, e del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 36, comma 2, convertito con modificazioni dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, che hanno fornito l’interpretazione autentica del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 2, comma 1, lett. b), l’edificabilità di un’area, ai fini dell’applicabilità del criterio di determinazione della base imponibile fondato sul valore venale, dev’essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita nel piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione dello stesso da parte della Regione e dall’adozione di strumenti urbanistici attuativi” (Cass. 25676/08; Cass 11433/10 ed altre).
Nel caso di specie è dunque dirimente osservare come il terreno dovesse considerarsi edificabile, e dunque sottoponibile a stima secondo il valore venale di mercato D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 5, comma 5, quand’anche in assenza di adozione di uno strumento particolareggiato attuativo.
Va infatti applicato, in proposito, l’orientamento di legittimità secondo cui, in tema di ICI, la delibera di giunta municipale che periodicamente determina, per zone omogenee, i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili – volta a limitare il potere di accertamento del Comune qualora l’imposta sia versata sulla base di un valore non inferiore a quello predeterminato – pur non avendo natura imperativa, integra una fonte di presunzioni idonea a costituire, anche con portata retroattiva, un indice di valutazione per l’Amministrazione ed il giudice, con funzione analoga agli studi di settore (Cass. 5068/15; Cass. 15555/10 ed altre). Dal che si desume che non si tratta di inammissibile applicazione retroattiva di una norma impositiva, bensì della determinazione presuntiva di un valore economico di mercato riferibile ad un delimitato arco temporale, ancorchè antecedente all’emanazione della delibera medesima.
Va affermata, in proposito, la sufficienza della motivazione dell’atto impositivo che faccia riferimento ad elementi extratestuali che il contribuente sia comunque in grado di conoscere (Cass. 9582/13) con riaffermazione, nella specie, del principio secondo cui “in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI, l’obbligo di allegazione all’avviso di accertamento, ai sensi della L. 7 luglio 2000, n. 212, art. 7,egli atti cui si faccia riferimento nella motivazione riguarda necessariamente, come precisato dal D.Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32, art. 1, gli atti non conosciuti e non altrimenti conoscibili dal contribuente, ma non gli atti generali come le delibere del consiglio comunale (nella specie, delibera relativa ai criteri di stima dei terreni edificabili) che essendo soggette a pubblicità legale, si presumono conoscibili” (Cass. 9601/12).
Il che è conforme all’orientamento secondo cui “in tema di responsabilità amministrativa tributaria, la condizione d’inevitabile “incertezza normativa tributaria” sul contenuto, sull’oggetto e sui destinatari della norma tributaria, che costituisce causa di esenzione, consiste in un’oggettiva impossibilità, accertabile esclusivamente dal giudice, d’individuare la norma giuridica in cui sussumere un caso di specie, mentre resta irrilevante l’incertezza soggettiva, derivante dall’ignoranza incolpevole del diritto o dall’erronea interpretazione della normativa o dei fatti di causa” (Cass. 13076/15 ed altre).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 art. 112
 art. 360
 art. 366
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 18
 art. 6
 art. 36
 sentenza 
 art. 11
 art. 36
 art. 2
 art. 5
 Cass. 
 art. 7
 art. 1