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Timestamp: 2017-01-17 17:22:05+00:00

Document:
Risoluzione Agenzia Entrate n. 28 del 31.01.2008
Istanza di Interpello - Decreto di
omologazione Concordato Preventivo - Regime fiscale
interpello, presentata ai sensi dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, l'istante ha formulato il seguente
La società istante, ALFA, chiede chiarimenti in
merito alla tassazione del decreto di omologa di concordato preventivo, ex
articolo 180 del R.D.
16.03.1942, n. 267 (c.d. Legge fallimentare), emesso dal Tribunale di ...., II
sez. civile, in data 9 febbraio 2007. Nell'interpello presentato, la società
istante ha ricostruito la vicenda che l'ha condotta ad avvalersi della procedura
concorsuale del concordato preventivo, precisando quanto segue:
a) la ALFA, opera nel settore della
lavorazione delle carni con produzione di salumi e relativo commercio. Nel corso
del biennio 1998 - 2000 ha realizzato numerosi investimenti che l'hanno esposta
ad una situazione debitoria non immediatamente risanata dal fatturato prodotto;
b) il verificarsi di eventi straordinari ha
concorso a radicare una situazione - poi rilevatasi transitoria - di crisi che,
nel febbraio 2006, ha determinato la società istante ad affittare l'azienda,
con successivo avvio di una fase di liquidazione e cessione a terzi dell'intero
pacchetto azionario;
c) in data 10 agosto 2006, la ALFA, in
stato di liquidazione, ha presentato al Tribunale di .... istanza di ammissione
alla procedura di concordato preventivo "con garanzia";
d) il Tribunale, con decreto depositato il
23 settembre 2006, ha ammesso la ALFA alla procedura di concordato preventivo;
e) con decreto, depositato in data 10
febbraio 2007, il Tribunale di ...... ha omologato il concordato preventivo;
f) in data 20 aprile 2007, l'assemblea
straordinaria della ALFA deliberava il ritorno in bonis, revocando lo stato di
La riforma del diritto fallimentare (ad opera delle
modifiche introdotte con il DL 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, e con il DLgs 9 gennaio 2006,
n. 5 e con il DLgs 12
settembre 2007, n. 169) e la mutata
natura del provvedimento giudiziale di omologa del concordato preventivo (da
sentenza a decreto) pongono problemi in ordine alla corretta applicazione del
regime tributario di tassazione ed all'applicazione dell'articolo 8 della Tariffa, parte prima, allegata al
Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (di seguito TUR).
In relazione a quanto sopra esposto, l'istante
manifesta dubbi interpretativi in ordine alla liquidazione dell'imposta di
registro, attesa la mutata natura del provvedimento giudiziale di omologa del
L'istante, richiama integralmente la sentenza della
Corte di Cassazione, Sez. Trib., del 7 maggio 2007, n. 10352, in base alla quale
il decreto di omologazione del concordato preventivo deve essere registrato,
applicando l'imposta di registro in misura fissa, ai sensi dell'articolo 8,
comma 1, lett. g), Tariffa, parte
prima, del TUR, e non, come ritenuto in precedenza, l'imposta in misura
RISPOSTA DELL'AGENZIA DELL'ENTRATE
La questione prospettata dall'interpello in
disamina richiede un preventivo esame della recente riforma del diritto
fallimentare, con particolare riferimento alla natura del decreto di
omologazione del concordato preventivo, al fine di valutare i riflessi che
questa ha comportato in ordine al regime tributario cui assoggettare il relativo
E' il caso di precisare che, con l'entrata in vigore
del DLgs 9 gennaio 2006, n. 5,
è stata completata la riforma del diritto fallimentare, iniziata ad opera delle
modifiche introdotte con il DL 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modifiche,
dalla legge 14 maggio 2005, n. 80.
Il predetto decreto legge n. 35
del 2005 (c.d. decreto competitività), entrato in vigore il 17 marzo 2005 , ha
trovato applicazione per tutti i procedimenti pendenti e non ancora omologati a
La prima importante novità (articolo 160 LF) introdotta in tema di
concordato preventivo è rappresentata dal fatto che il nuovo concordato prende
avvio quando l'imprenditore versi in uno "stato di crisi", anziché di
insolvenza, come era invece previsto dalla disciplina previgente. Il Tribunale
deve verificare l'ammissibilità alla procedura di concordato preventivo,
valutando determinati requisiti quali la natura di imprenditore del soggetto che
intende avvalersi della procedura in esame; che lo stesso versi in "stato
di crisi"; che egli abbia difficoltà finanziarie e patrimoniali non così
gravi da dichiararne il fallimento.
Invero, la domanda di concordato preventivo può anche
essere dichiarata inammissibile e il Tribunale, su istanza del creditore o su
richiesta del pubblico ministero, all'esito del procedimento di verifica può
dichiarare il fallimento del debitore, qualora, ovviamente, ricorrano i
presupposti di legge.
Atteso ciò, deve ritenersi che la procedura di
ammissione al concordato preventivo da parte del Tribunale, dettata dai
novellati articoli 161 e seg. LF, non può intendersi
come limitata ad un mero controllo di regolarità formale, in quanto, anche a
seguito delle modifiche apportate alla legge fallimentare nel caso de quo il
Tribunale è comunque chiamato ad effettuare un controllo di merito
sull'idoneità della proposta di accordo intervenuta tra il soggetto in stato di
crisi e i suoi creditori (ex plurimis, Trib. Bari 7/11/2005; Tri. Monza
16/10/2005; Trib. Treviso 15/07/2005).
Infatti, nel giudizio di omologazione, il Tribunale
- le condizioni di ammissibilità del
concordato;
- la regolarità della procedura;
- il raggiungimento delle maggioranze
prescritte dalla legge.
A tal fine, si ricorda che, tra l'altro, l'Autorità
giudiziaria è chiamata anche a verificare che "Il concordato è approvato
dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Ove
siano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se tale
maggioranza si verifica inoltre nel maggiore numero di classi ..."
(articolo 177 LF).
In ragione di ciò, il giudizio di omologazione - che
si svolge in camera di consiglio - è un giudizio a cognizione piena, con la
necessaria presenza in contraddittorio delle parti. Il Tribunale, in definitiva,
è chiamato ad effettuare una valutazione nel merito degli elementi
condizionanti l'ammissione alla procedura concorsuale.
Infatti, da una lettura coordinata dell'articolo 180 con le
norme dettate in materia di concordato preventivo, non abrogate dalle riforme
del 2005 e del 2006, si evince che il Tribunale effettua l'analisi della
situazione economico-finanziaria dell'impresa, al fine di accertare la
realizzabilità del concordato.
In definitiva, il concordato preventivo è un processo
concorsuale avente natura complessa: volontario, come iniziativa della domanda;
di cognizione, quando si accerta l'esistenza dei presupposti per l'ammissione
alla procedura e la volontà dei creditori. A conclusione del processo
concorsuale viene emanato un decreto di omologa (che ha sostituito la sentenza
di omologazione), avente effetto costitutivo.
Atteso ciò, devono ritenersi tuttora confermati i
chiarimenti forniti dal Ministero delle finanze con la Circolare del 05/07/1991
n. 35, con la quale venne precisato che l'omologazione non è "...un mero
momento di controllo rispetto all'autonomia espressa nel patto concordatario",
ma un atto giurisdizionale autoritativo, che concludendo una complessa
procedura, realizza per forza propria l'effetto generale dell'obbligatorietà
del concordato, in quanto trasforma in obbligo giuridico, vincolante per
l'imprenditore e tutti i creditori -anche quelli dissenzienti - la proposta
(...) Conclusivamente, il presupposto per
l'assoggettamento dell'atto de quo a imposta proporzionale di registro va
ricercato non tanto in relazione all'effetto economico del medesimo, quanto a
quello giuridico, avendo, cioè, riguardo alla sua natura quale titolo idoneo a
produrre delle modificazioni ai diritti delle parti cui l'atto stesso è
destinato...".
Parimenti deve ritenersi attuale l'orientamento che
individua nel provvedimento giudiziario di omologazione del concordato l'atto
conclusivo di un procedimento giurisdizionale di per sè produttivo di effetti
obbligatori a contenuto economico (ex pluribus, Cassazione del 4 febbraio 1986,
n. 681; Cassazione, sez. I, 13 giugno 1990, n. 5769; Cassazione, sez. V 16
settembre 2005, n. 18435).
Infatti, nel decreto di omologazione, come nella
precedente sentenza di omologazione si costituisce "un peculiare diritto al
pagamento, nella struttura sostanziale non diverso dal diritto originariamente
spettante al creditore, ma tuttavia costitutivamente contrassegnato, in senso
negativo, dalla riduzione che esso autoritativamente subisce in termini di
quantità (falcidia concordataria) e, in senso positivo, dal fatto che il suo
soddisfacimento si svolge sotto la sorveglianza degli organi della procedura (artt.
136 e 185 Legge fallimentare) e con il
corredo di una sanzione (la risoluzione del concordato: artt. 137 e 186 stessa legge) che, per la sua
officialità, si rileva posta a presidio non tanto degli originari diritti
sostanziali di credito quanto piuttosto di una "situazione soggettiva
attiva di massa", creata dal procedimento concordatario e dalla sentenza
che, chiudendolo, determina la obbligatorità dei suoi effetti" (Cassazione
del 4 febbraio 1986, n. 681).
In conclusione, in base alle precisazioni di cui sopra,
deve ritenersi che, nel procedimento di concordato preventivo, il decreto di
omologa (e non i precedenti rapporti obbligatori tra l'imprenditore ed i
creditori) dà luogo una nuova situazione soggettiva attiva di natura
patrimoniale, che comporta l'applicazione dell'imposta di registro nella misura
proporzionale del 3%, ai sensi dell'articolo 8 della Tariffa, parte prima, lettera b) del TUR.
Naturalmente, in ossequio principio di alternatività
IVA/Registro, di cui all'articolo 40
del TUR, si renderà dovuta l'imposta di registro nella misura fissa
relativamente alle disposizioni del provvedimento concernenti il pagamento di
corrispettivi per cessioni di beni o prestazioni di servizi rientranti
nell'ambito di applicazione IVA.
dell'articolo 4, comma 1, del decreto ministeriale 26 aprile 2001, n. 209, in risposta all'istanza di
interpello presentata dalla società istante alla Direzione Regionale.
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References: articolo 180

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