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Sentenza n. 9328 del 28 novembre 2011 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio | Tutto Stranieri
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Sentenza n. 9328 del 28 novembre 2011 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
Silenzio inadempimento sulla richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato – risarcimento danni.
sul ricorso numero di registro generale 5597 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Albertina Pepe, con domicilio eletto presso Albertina Pepe in Roma, via Prenestina, 246;
Ministero dell’Interno, Questura di Roma;
SILENZIO INADEMPIMENTO SULLA RICHIESTA DI RILASCIO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO PER LAVORO SUBORDINATO – RISARCIMENTO DANNI – ART. 117 C.P.A.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2011 il dott. Alessandro Tomassetti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso notificato in data 15 giugno 2011 e depositato il 27 giugno 2011 l’odierno ricorrente deduce la illegittimità del silenzio serbato dalla Amministrazione sulla istanza volta ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno presentata il 23 febbraio 2009.
Alla camera di consiglio del 13 ottobre 2011 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Con istanza avanzata in data 23 febbraio 2009 e successiva diffida del 15 novembre 2010, l’odierno ricorrente ha chiesto alla Questura di Roma il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato.
La Questura, tuttavia, non ha concluso il procedimento amministrativo relativo alla istanza in oggetto.
Per quanto sopra argomentato il ricorso va accolto e, per l’effetto, va dichiarata l’illegittimità del silenzio-rifiuto, con conseguente obbligo della intimata Questura di concludere, con un provvedimento espresso, il procedimento attivato con l’istanza avanzata dal ricorrente in data 23 febbraio 2009 e successiva diffida del 15 novembre 2010, entro il termine di 30 (trenta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione, se anteriore.
Parimenti va accolta la domanda del ricorrente di nomina, sin da ora, di un Commissario ad acta, affinché provveda, in via sostitutiva, nell’ipotesi di ulteriore inadempienza dell’Amministrazione all’obbligo di cui sopra.
Sotto tale profilo, infatti, occorre rilevare – come più volte osservato (cfr. Cons.St., V, 16.1.2002, n. 230; Tar Lazio, Sez. II quater sentenza n. 6759 del 14.7.2008) – che appare del tutto coerente con la ratio acceleratoria della legge n. 205/2000 ritenere che, quando il ricorrente ne faccia esplicita richiesta, in sede di impugnazione del silenzio, si debba provvedere, in caso di accoglimento di detto ricorso, anche alla contestuale nomina del Commissario, al fine di evitare all’interessato l’inutile aggravio di una ulteriore autonoma istanza giurisdizionale.
A tale stregua, la domanda del ricorrente della nomina di un Commissario ad acta deve essere accolta e, per l’effetto, in caso di ulteriore inottemperanza provvederà, su istanza di parte, il Commissario ad acta, che si nomina sin da ora nella persona del Dirigente del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno o di un funzionario da lui designato, il quale dovrà provvedere in via sostitutiva, previo accertamento della perdurante inottemperanza della Amministrazione, entro l’ulteriore termine di 60 (sessanta) giorni, avvalendosi, se ritenuto necessario, anche degli uffici e dei funzionari del predetto Ministero.
L’onere del compenso al Commissario ad acta viene posto, sin da ora, a carico del Ministero dell’Interno soccombente e verrà liquidato con separata ordinanza ad avvenuto espletamento dell’incarico, dietro presentazione di documentata e quantificata richiesta e di una relazione illustrativa sull’attività espletata da parte del Commissario medesimo.
Deve, al contrario, dichiararsi inammissibile la domanda volta all’accertamento della fondatezza della pretesa azionata dal ricorrente innanzi la Amministrazione.
Occorre, infatti, osservare come nel giudizio avverso il silenzio rifiuto la possibilità, per il Giudice amministrativo, di pronunciarsi anche nel merito della pretesa sostanziale – e cioè sul contenuto del provvedimento che avrebbe dovuto essere adottato dall’Amministrazione – è esclusa allorquando, come nella fattispecie in esame, non si tratti di provvedimento vincolato e sia comunque necessario esperire accertamenti istruttori ad opera della Amministrazione (art. 31, comma 3, c.p.a.)
Allo stesso modo deve respingersi la domanda di risarcimento del danno da ritardo per assenza di elementi probatori in merito alla sussistenza del danno lamentato.
Sotto tale profilo, è sufficiente rilevare che per ogni ipotesi di responsabilità della P.A. per i danni causati per l’illegittimo esercizio (o mancato esercizio) dell’attività amministrativa, spetta al ricorrente fornire in modo rigoroso la prova dell’esistenza del danno, non potendosi invocare il c.d. principio acquisitivo, perché tale principio attiene allo svolgimento dell’istruttoria e non all’allegazione dei fatti; se anche può ammettersi il ricorso alle presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. per fornire la prova del danno subito e della sua entità, è comunque ineludibile l’obbligo di allegare circostanze di fatto precise; sicché – come nella fattispecie oggetto del presente ricorso – qualora il soggetto onerato della allegazione e della prova dei fatti non vi adempie, non può darsi ingresso alla valutazione equitativa del danno ex art. 1226 c.c., poichè tale norma presuppone l’impossibilità di provare l’ammontare preciso del pregiudizio subito, né può essere invocata una consulenza tecnica d’ufficio, diretta a supplire al mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte del privato.
Le spese di giudizio – in considerazione della reciproca soccombenza – possono essere compensate tra le parti.
– dichiara illegittimo l’impugnato silenzio rifiuto con conseguente obbligo del Ministero dell’Interno intimato di pronunciarsi con un provvedimento espresso in ordine alla richiesta di permesso di soggiorno presentata dall’odierno ricorrente in data febbraio 2009 e successiva diffida del 15 novembre 2010, entro il termine di 30 (trenta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione se anteriore;
– nomina, fin d’ora, per il caso di ulteriore persistente inadempimento il Commissario ad acta nella persona del Dirigente del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno o di un funzionario da lui designato, il quale dovrà provvedere in via sostitutiva, previo accertamento della perdurante inottemperanza della Amministrazione, entro l’ulteriore termine di 60 (sessanta) giorni, avvalendosi, se ritenuto necessario, anche degli uffici e dei funzionari del predetto Ministero;
– rinvia la determinazione del compenso del predetto Commissario ad acta a successiva ordinanza, il cui onere è posto sin da ora a carico del Ministero dell’Interno;
– dichiara inammissibile in questa sede la domanda relativa all’accertamento della fondatezza del ricorso
– respinge la domanda di risarcimento del danno;
– compensa le spese di giudizio.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2011
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Sentenza n. 5245 del 8 ottobre 2012 Consiglio di Stato

References: Sentenza 

Sentenza 
 ART. 117
 sentenza 
 art. 2729
 art. 1226

Sentenza 

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