Source: https://www.codaconslombardia.it/inquinamento/
Timestamp: 2020-01-22 01:54:33+00:00

Document:
Inquinamento - Codacons Lombardia associazione per la difesa dei consumatori
Comunicati Stampa (3.194)
L`ambiente rappresenta l`emergenza mondiale che ognuno di noi deve porre al primo posto nella realizzazione delle attività umane e nella prevenzione dei disastri ecologici.
La necessità di adottare tecnologie innovative che siano riduttive dell`impatto ambientale e soprattutto alternative a quelle inquinanti attraverso lo sviluppo sostenibile, l`applicazione del principio di prevenzione, il risanamento dei siti a rischio, le competenze normative previste a livello regionale e locale in capo alle istituzioni pubbliche, le iniziative dei cittadini rappresentati dai comitati e dalle associazioni, rappresentano le tematiche che verranno sviluppate da questo dipartimento con particolare attenzione a :
Fonti rinnovabili e Fonti alternative;
Impatto Ambientale delle Infrastrutture e Valutazione;
Energia Pulita e Certificati Verdi;
Green Pricing;
Risanamento dei siti.
Siamo disponibili ad accogliere sul sito relazioni, proposte, progetti e idee attinenti agli argomenti prospettati.
In merito all’elettrosmog, il Codacons si occupa degli effetti provocati dalle onde elettromagnetiche sulla salute umana.
Le apparecchiature che producono campi elettromagnetici possono infatti causare inquinamento nell’ambiente circostante, sia dentro casa che all’esterno, provocando con la lunga esposizione e soprattutto con la “vicinanza” ai suddetti impianti danni fisici e psichici alle persone.
Studi epidemiologici condotti a livello mondiale hanno dimostrato che l’esposizione inconsapevole e protratta nel tempo può causare malattie gravi come la leucemia.
Sotto accusa sono soprattutto le stazioni radio base costruite su edifici abitati, scuole, ospedali, i telefonini che funzionano come impianti radio base in miniatura e, per l’alta frequenza, i tralicci elettrici.
Il decreto emanato il 10.9.98 n. 381 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3.11.98 n.257 regolamenta per la prima volta questa materia, una conquista anche se minima ottenuta grazie al lavoro continuo di alcune associazioni impegnate in questa difficile materia, tra le quali vi è il Codacons.
I limiti di esposizione fissati da questo decreto sono di 6 V/m per gli impianti costruiti nelle immediate vicinanze di case e in generale abitazioni, un valore che tuttavia prende in esame solo gli effetti a breve termine e non quelli a lungo termine che sono i più gravi e possono anche provocare tumori.
Inoltre, nello stesso decreto è disposto che in ogni caso per la realizzazione di sistemi fissi di telecomunicazione i valori di campo elettromagnetico devono essere più bassi possibile, compatibilmente con la qualità del servizio svolto dal sistema stesso al fine di minimizzare l’esposizione della popolazione.
Quindi è possibile effettuare una perizia tramite società private oppure enti sanitari pubblici, come l’I.S.P.E.S.L., per verificare l’entità dei valori di esposizione ai campi elettromagnetici provocati da apparecchiature che insistono nella vicinanza della propria casa e nel caso superino i 6 V/m chiedere la sospensione del funzionamento o addirittura la rimozione degli impianti .
Anche il Codacons si è munito di uno strumento di misurazione dei campi elettromagnetici utilizzato da tecnici qualificati per fornire un’assistenza adeguata agli utenti.
Il Codacons, tuttavia, non è pienamente soddisfatto di questo decreto che non realizza il massimo della cautela nei confronti della popolazione.
Infatti l’iniziale proposta avanzata dall’I.S.P.E.S.L. per la fissazione dei limiti di esposizione da far rientrare nel decreto in oggetto era di 3 V/m, un valore oltre il quale, in base a studi scientifici, già é possibile che vi sia pericolo per la salute umana.
La nostra associazione pertanto s’impegna ad informare la popolazione sui rischi ed eventuali pericoli per la propria salute provocati dalla diretta esposizione ai campi elettromagnetici ed a convincere le società di telefonia mobile e in generale quelle che procedono all’installazione di impianti elettromagnetici, ad adottare le migliori misure tecnologiche per il rispetto del territorio e l’installazione degli impianti che producono onde elettromagnetiche a distanza da edifici abitati.
Lo sportello elettrosmog attivo presso il Codacons si occupa degli effetti provocati dalle onde elettromagnetiche sulla salute umana.
Infatti le apparecchiature che producono campi elettromagnetici possono causare inquinamento nell’ambiente circostante, sia dentro casa che all’esterno, provocando con la lunga esposizione e soprattutto con la “vicinanza” ai suddetti impianti danni fisici e psichici alle persone.
Informare la popolazione sui rischi ed eventuali pericoli per la propria salute provocati dalla diretta esposizione ai campi elettromagnetici
Convincere le società di telefonia mobile e in generale quelle che procedono all’installazione di impianti elettromagnetici ad adottare le migliori misure tecnologiche attraverso il rispetto del territorio e a distanza da edifici abitati per l’installazione degli impianti che producono onde elettromagnetiche.
INTERVISTA A LIVIO GIULIANI, PRESIDENTE DEL COMITATO PROMOTORE PER IL REFERENDUM SULL’ELETROSMOG
Mancano pochi mesi all’appuntamento referendario. Tra i quesiti, uno particolarmente importante per il diritto alla salute: quello sull’elettrodotto coattivo. In che cosa consiste?
Nel quesito referendario si propone l’abrogazione dell’articolo 1056 del codice civile, intitolato, appunto, “elettrodotto coattivo”, e dell’articolo 119 del testo unico “elettricità e acqua”.
Entrambi gli articoli stabiliscono che il proprietario del fondo non si può opporre al passaggio dell’elettrodotto. La Corte di Cassazione, poi, ha modificato il titolo del referendum da “abrogazione dell’elettrodotto coattivo” ad “abrogazione della servitù del passaggio delle linee elettriche”, ma la sostanza rimane la stessa, anche perché l’esproprio degli elettrodotti è rimandato ad altra legge.
Quello dell’inquinamento elettromagnetico è un problema che da tempo attende una soluzione.
In passato non si è riusciti a contenere l’inquinamento elettromagnetico, né ad effettuare il risanamento degli elettrodotti pericolosi che dovrebbero essere risanati, adesso, dal decreto Marzano, con una spesa che ammonta ad un miliardo cinquecento milioni di euro. Il problema, però, va risolto alla fonte, rendendo difficile la costruzione degli elettrodotti, anche da un punto di vista economico.
Abolendo l’elettrodotto coattivo si elimina anche il vantaggio economico che questa liberalizzazione comporta, e ci crea un equilibrio che non può che favorire le energie alternative, oggi penalizzate dal basso costo del trasporto dell’energia elettrica.
Mi spiego meglio. Il trasporto dell’energia è la condizione fondamentale per il suo sfruttamento. Noi dobbiamo prefigurare un futuro dove l’energia, anziché trasportata, venga, distribuita, ovvero prodotta in loco e consumata. Questo referendum favorisce questa svolta perché, abrogando il sussidio statale occulto all’industria del trasporto di energia, che avviene grazie al mancato costo del terreno, si creano condizioni di competitività economica tra le diverse fonti energetiche.
Questo vuol dire che nel caso dovesse vincere il Sì, come auspichiamo, cambierebbero molte cose?
Questo referendum ha un’importanza vitale e un impatto economico e industriale ancora più grande di quello sul nucleare. Se dovesse vincere il Sì, ci sarebbe uno stravolgimento delle politiche energetiche nazionali. Si dovrebbero cambiare i piani energetici, si agirebbe sul 90 per cento dell’energia prodotta nel paese, s’imboccherebbe la strada dello sviluppo sostenibile.
Perché, allora, se ne parla così poco?
A causa della dipendenza della stampa italiana dal mondo dell’industria. Non si può pensare che un dibattito come questo, che potrebbe davvero portare ad una vera svolta verso la strada dello sviluppo sostenibile, sia accolto con favore dal mondo industriale, anche perché potrebbe avere ripercussioni nel mondo della telefonia e dell’image information tecnology, settori trainanti dell’economia.
E poi c’è l’aspetto ancora più importante del diritto alla salute.
Eliminando l’elettrodotto coattivo ognuno sarebbe libero di decidere se mettere o meno a rischio la propria salute. La possibilità di discutere, e anche di trattare, su un argomento del genere viene finalmente rimessa nelle mani del destinatario del rischio. È chi subisce gli effetti dell’inquinamento elettromagnetico che può decidere se essere cauto o no, dopo un’analisi reale del rapporto costi-benefici. Questa è la vera attuazione del principio di precauzione nei confronti di un inquinante potenzialmente cancerogeno, come detto anche dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Che previsione fai sull’esito del referendum?
Io sono ottimista. Penso che gli italiani abbiano la maturità per riflettere e capire l’importanza di questi temi. Lo dimostrano i tanti comitati che sono nati in materia di elettrosmog ed energia.
A proposito di comitati, quello per il Sì al referendum, di cui sei presidente, può contare su tante adesioni.
Abbiamo raccolto il sostegno di organizzazioni che godono di un vasto consenso popolare, a destra e a sinistra: il movimento per la non-violenza, Aldo Capitini; molti comitati contro l’elettrosmog, come il Conacem; gli ecoistituti del Veneto e dell’Emilia Romagna; Aut; L’Intesa consumatori; la Casa del consumatore; il Movimento di consumatori del Veneto e il Centro consumatori… Questo dimostra quanto il tema sia importante per tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche. Si tratta del diritto alla salute e di avviare un nuovo sviluppo energetico che ci faccia cambiare pagina una volta per tutte.
Uno slogan che riassuma i motivi per cui gli italiani debbano votare Sì a questo referendum?
Innanzi tutto, per contenere l’inquinamento elettromagnetico, riducendo i rischi sulla salute. Poi, per ristabilire un equilibrio economico tra l’industria elettrica e le altre industrie. Infine, per favorire le energie alternative e soprattutto quella solare che si produce in loco.
I Limiti di 3V/m e 0,5 microtesla nelle Regioni
Il consiglio regionale della Toscana nel consiglio della scorsa settimana ha approvato una mozione presentata dal Girasole che indica alla giunta di agire verso il governo affinché emetta il regolamento applicativo della legge contro l’elettrosmog ponendo come liniti per esposizioni di oltre 4 ore gli 0,2 microtesla per glielettrodotti e gli 0,5 voltmetro per le antenne di telefonia cellulare.
Il consiglio ha approvato la mozione all’unanimità, credo che una adeguata circolazione della notizia potrebbe servire a far pendere la bilancia verso Bordon Pecoraro e Mattioli. Inoltre ora non sussistono più ostacoli di natura politica per l’emissione del regolamento anche a livello regionale.
Non bisogna distrarsi perché nelle fine legislature le lobby potenti hanno campo più libero del solito e possono spostare dentro le burocrazie quelli che sperano che cambi il vento.
Vorrei invece invitare chi ha le notizie precise sul ruolo giocato dall’ANPA a farmi avere maggiori informazioni. Comunque mai come in questo momento si è visto con chiarezza chi mette al centro del proprio messaggio politico e della propria pratica la sostenibilità. Speriamo che molti capiscano che non possiamo essere lasciati soli nelle urne perché non aspettano altro per dare via libera a tutto.
Tentativo di spiegazione sintetica del WLL (Wireless local loop) A cura di Luigi Alba
La rete locale, anche chiamata “ultimo miglio” o “local loop”, è il collegamento tra l’abitazione dell’utente e la prima centrale telefonica di commutazione. Ora, questa rete è costituita da fili di rame. La tecnica della rete locale senza filo (Wireless Local Loop;WLL), permette di stabilire questo collegamento utente centrale mediante onde elettromagnetiche. Il WLL permette dunque un collegamento senza filo tra un utente e una centrale. Non è pertanto più necessario posare nuovi cavi tra la centrale telefonica e l’utente, il che significa che è possibile costruire una rete di collegamenti senza un’infrastruttura basata su fili.
La liberazione di frequenze per la realizzazione di varie reti di collegamenti senza filo incentiva la concorrenza in questo settore.
Grazie al WLL, i fornitori di servizi di telecomunicazione possono collegare direttamente i loro clienti senza dover ricorrere all’infrastruttura di un altro fornitore (monopolio dell’ultimo miglio di telecom ad esempio).
Le licenze WLL permettono pertanto di offrire servizi innovativi e, di conseguenza, di promuovere la competitività. La tecnologia WLL permette non solo collegamenti telefonici per la trasmissione della voce, ma anche servizi di trasmissione dati con elevate velocità di trasmissione in entrambe le direzioni, ad esempio per il trasferimento di dati tra le reti locali, per l’accesso a Internet a banda larga e per le applicazioni multimediali, per cui può entrare in concorrenza con la fibra ottica che, come per il doppino di rame, richiede lunghi lavori di scavo e spese rilevanti. Una Wll richiede poco tempo e poca spesa.
La centrale è simile alla stazione di base di una rete di telefonia mobile, che ricevuto il segnale dall’utente può farlo circolare anche via cavi esistenti.
La stazione centrale è costituita da un’unità di comando, da un ricetrasmettitore e da un’antenna. Quest’ultima è un’antenna di tipo settoriale; ossia copre un settore con un angolo d’apertura determinato.
La stazione centrale di una rete WLL invia il segnale radio all’interno di un settore per raggiungere più impianti d’utente (antenne esterne poste sui tetti) nella zona di copertura (Point-to-Multipoint, PMP). I segnali radio dell’impianto d’utente in direzione della stazione centrale possono essere inviati in modo raggruppato come per il ponte radio. Come per la telefonia mobile, una vasta zona abitata è divisa in settori, ciascuno coperta da una stazione centrale.
Presso l’utente viene installata una stazione ricetrasmittente che viene collegata all’interno della casa alle prese degli apparecchi terminali abituali mediante le normali installazioni basate su fili.
La stazione centrale deve essere installata in un luogo in cui può essere in contatto visivo con gli impianti (antenne sul tetto)d’utente. Pertanto, queste stazioni sono spesso installate su grattacieli o in altri punti sopraelevati.
Impianto d’utente
L’impianto d’utente è costituito da un’antenna, un ricetrasmettitore e un’unità di comando alla quale è collegata l’apparecchiatura di telecomunicazione via cavo.
Poiché l’impianto d’utente deve essere collegato unicamente alla sua stazione centrale, l’antenna deve essere montata in un luogo in cui può essere in contatto visivo con la stazione centrale.
Infostrada ha tentato un esperimento in zona Garibaldi a Milano ponendo l’antenna centrale su un grattacielo alto 100 metri, solo il 30% di stabili sarebbe stato raggiunto pur essendo il luogo pianeggiante.
La difficoltà nel realizzare reti con stazione base il linea ottica con la stazione utente (antenna sul tetto che serve via cavo gli abitanti del palazzo) porterà al sistema tipo cordless cioè antenna in casa dell’utente raggiunta dal segnale della stazione base (come un telefonino!) Per cui anche il telefono fisso diventa un cellulare! In città per saltare l’ultimo miglio e vincere la concorrenza della fibra si utilizzerà questa via per cui ognuno avrà in casa sua brava antenna!
Il Wll sarà applicato per raggiungere siti poco densamente abitati dove non giungerà mai la fibra ottica.
La costruzione di nuove reti di telecomunicazione implica obbligatoriamente l’installazione di nuove infrastrutture come ad es. le antenne. Per trovare un equilibrio effettivo tra gli interessi della costruzione di reti di telecomunicazione e le esigenze della protezione della natura e del paesaggio sarà necessario una pianificazione del territorio.
Sia le antenne delle stazioni centrali che quelle degli impianti d’utente emettono nell’ambiente radiazioni supplementari non ionizzanti. Queste radiazioni sono sottoposte all’attuale legge 6 V/m. Le antenne delle stazioni centrali WLL emettono radiazioni in un dato settore e quindi, da questo punto di vista, sono simili alle stazioni di base delle reti di telefonia mobile.
In ultima analisi la wll con centrali e utenti con antenne sui tetti e trasmissione dal tetto negli appartamenti via cavo può non essere molte inquinante perchè rimane ad ‘alta quota’, mentre un centrale che funzionasse come una radio base dei telefonini creerebbe problemi non solo nell’elettrosmog usuale ma anche ambientale avendo in casa l’antenna.
Dal Notiziario di Le Scienze del 15.01.2005
“Non date cellulari ai bambini”
La possibilità che emettano radiazioni dannose non può essere esclusa
Recenti studi che suggerivano come la radiazione dei telefoni cellulari potesse rappresentare un pericolo per la salute hanno spinto alcuni esperti britannici a consigliare i genitori di non regalare telefonini ai bambini piccoli.
Un rapporto pubblicato l’11 gennaio 2005 dal National Radiological Protection Board (NRPB), un ente governativo del Regno Unito, richiede un “approccio precauzionale” all’uso dei cellulari. Lo studio riconosce che non ci sono prove evidenti del fatto che la radiazione del telefonini sia dannosa, ma avverte che – allo stesso modo – questa possibilità non può nemmeno essere esclusa.
“Non credo che possiamo mettere le mani sul fuoco e affermare che i telefoni cellulari siano perfettamente sicuri”, ha commentato sir William Stewart, presidente del NRPB, nel corso di una conferenza stampa a Londra. Il rapporto dell’ente fa proprie le preoccupazioni sollevate per la prima volta in un’influente studio sugli effetti dei telefoni cellulari sulla salute, pubblicato nel 2000 dall’Independent Expert Group on Mobile Phones, istituito dal governo del Regno Unito e guidato a sua volta da William Stewart. Tuttavia, il nuovo rapporto aggiunge che altre ricerche scientifiche, pubblicate dopo il 2000, forniscono ulteriori prove che la radiazione dei cellulari possa essere dannosa. Uno studio europeo pubblicato nel dicembre 2004 indicava che la radiazione può danneggiare il DNA, mentre uno studio svedese dell’aprile 2004 mostrava una correlazione fra l’uso dei cellulari e i tumori del nervo uditivo. Una ricerca olandese dell’ottobre 2003, infine, associava i telefonini a una riduzione delle funzioni cerebrali.
T.A.R. CAMPANIA, Napoli, Sez. I – Ordinanza 10
novembre 2004, n. 5210
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA CAMPANIA NAPOLI PRIMA
nelle persone dei Signori: LUIGI DOMENICO NAPPL Presidente f.f.
GUGLIELMO PASSARELLI DI NAPOLI Ref. , relatore ha pronunciato la seguente ORDINANZA nella Camera di Consiglio del 10 Novembre 2004
Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n, 1034; Visto il ricorso 1 1499/2004 proposto da: H3G S.P.A.
rappresentato e difeso da: SAR TORIO GIUSEPPE con domicilio eletto in NAPOLI VIA DEI MILLE, 16 presso SAR TORIO GIUSEPPE contro
COMUNE DI CASALNUOVO DI NAPOLI rappresentato e difeso da: BERGAMO FEDERICO con domicilio eletto in NAPOLI VICO SAN NICOLA ALLA DOGANA, 9 presso la sua sede; per l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, della nota n. 3539 del 14.6,2004 con la quale il Comune di Casalnuovo di Napoli, relativamente alla d.i.a. protocollata il 30.4.2004 dalla ricorrente per l’installazione di un impianto di telefonia mobile, da ubicarsi in via dei Tigli, ha ordinato di “non dare corso all’esecuzione delle opere oggetto della comunicazione di inizio attività”; Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;
Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente; Udito il relatore Ref. GUGLIELMO PASSARELLI DI NAPOLI
Uditi altresì per le parti gli avvocati come da verbale; CONSIDERATO che ad un sommario esame il ricorso appare prima facie infondato, atteso che, come si evince dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, il comune è comunque titolare di un potere di localizzazione e pertanto, anche se la destinazione di zona non può di per sé precludere l’installazione dell’impianto, deve ritenersi consentito al sindaco il divieto di realizzazione dell’impianto stesso in un’area destinata a parco pubblico; Ritenuto che non sussistono le ragioni di cui al citato art. 21 della L. 6.12.1971, 1034;
RESPINGE la suindicata domanda cautelare, La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti. NAPOLI, lì 10 novembre 2004
1) Inquinamento elettromagnetico – Impianti di telefonia mobile – Comune – Potere di localizzazione – Sussistenza – Divieto di realizzazione dell’impianto in area destinata a parco pubblico – Legittimità. In materia di installazione di impianti di telefonia mobile, come si evince dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, il comune è comunque titolare di un potere di localizzazione e pertanto, anche se la destinazione di zona non può di per sé precludere l’installazione dell’impianto, deve ritenersi consentito al sindaco il divieto di realizzazione dell’impianto stesso in un’area destinata a parco pubblico. Pres. f.f. Nappi, Est. Passarelli di Napoli – H. s.p.a. (Avv. Sartorio) c. Comune di Casalnuovo di Napoli (Avv. Bergamo) – T.A.R. CAMPANIA, Napoli, Sez. I – ordinanza 10 novembre 2004, n. 5210
AL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II CITTA’ DEL VATICANO
AL TRIBUNALE DELLE ANIME CITTA’ DEL VATICANO
In relazione ai gravi avvenimenti rappresentati dalla stampa romana e relativi alla emittente Radio Maria, si chiede un urgente intervento del Pontefice e l’applicazione delle sanzioni religiose per un comportamento censurabile secondo la morale e il diritto:
Inquinare oltre i limiti di sicurezza è grave peccato mortale
Violare un ordine della autorità civile o impedire o rendere difficoltosa la notifica costituisce un ingiusto intralcio alla Giustizia e peccato mortale
Non tenere a cuore la salute di centinaia di bambini esposti ai pericoli delle onde è peccato mortale
Per tutte queste ragioni si chiede che siano individuati i responsabili e nei confronti di quelli di loro religiosi, sia facenti parte del personale amministrativo e dirigente sia dipendenti e giornalisti, sia applicata la scomunica prevista dal codice canonico.
Si chiede comunque un urgente intervento diretto del Pontefice che ripristini anche l’immagine offuscata di una radio così seria e importante per la comunità proprio nel periodo caldo del Giubileo.
IL CODACONS: ORA PROCESSARE TUTTI I RESPONSABILI PER OMICIDIO COLPOSO
Dopo la decisione di ieri della Cassazione su Radio Vaticana, il Codacons rende note oggi le sconcertanti conclusioni cui è giunta la perizia redatta dallo studio che ha condotto una indagine epidemiologica volta ad individuare gli effetti delle onde elettromagnetiche sugli abitanti di Cesano.
Ecco cosa accerta la perizia:
“lo studio … che vi sia stata un’associazione importante, coerente e significativa tra esposizione residenziale all’emittente ed eccesso di rischio di morte per leucemia”.
[…] “lo studio …. che vi sia stata un’associazione importante, coerente e significativa, tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini”.
[…] “Lo studio suggerisce che l’esposizione di lungo periodo (oltre 10 anni) alle antenne di Radio Vaticana sia stata associata ad un eccesso di mortalità per leucemia; la leucemia è una patologia relativamente rara negli adulti e l’effetto osservato è plausibilmente il risultato di un lungo periodo di esposizione”.
Ora – sostiene il Codacons – tutti i responsabili dell’emittente devono essere processati per omicidio colposo, in merito ai decessi riconducibili all’elettrosmog prodotto dalle antenne di Radio Vaticana.
NON METTERLI A RISCHIO!
CAMPAGNA INFOMATIVA PER DISINCENTIVARE L’USO DI CELLULARE E CORDLESS DA PARTE DEI PIU’ PICCOLI.
PROTEGGI I PIU’ PICCOLI, EVITA L’USO DEL CELLULARE E DEL CORDLESS AL DI SOTTO DEI 12 ANNI!
L’ESPOSIZIONE PROLUNGATA ALLE ONDE ELETTROMAGNETICHE EMESSE DAL CELLULARE E DAL CORDLESS PUO’ CAUSARE DISTURBI PSICOLOGICI E NEUROLOGICI, RITARDO NELLO SVILUPPO ED ANCHE TUMORI E CANCRI. OGGI SAPPIAMO CHE CHI INIZIA AD USARE QUESTE TECNOLOGIE PRIMA DEI 20 ANNI RISCHIA DI PIU’. PENSIAMOCI E DIFENDIAMO I PIU’ PICCOLI!
CLICCA QUI SOTTO PER VEDERE IL NOSTRO NUOVO MANIFESTO REALIZZATO GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE DI ALESSIA KRISANOSKI E ALBERTO BISON, DUE STUDENTI DEL LICEO DELLA COMUNICAZIONE “M.AUSILIATRICE” DI PADOVA CHE HANNO LAVORATO AL PROGETTO GRAFICO DURANTE UNO STAGE SVOLTO PRESSO DI NOI NELL’AMBITO DEI PROGETTI DI ALTERNANZA SCUOLA LAVORO.
Il Ministero della Pubblica Amministrazione ha dato il via dal 9 maggio 2011 all’iniziativa “Scuole in WIFI”, cui hanno aderito oltre 1700 scuole in tutta Italia e 167 nel Veneto (v. l’elenco qui sotto), che vanno ad aggiungersi agli Istituti che autonomamente hanno gia’ fatto questa scelta. Il 31 maggio scorso l’OMS/IARC ha incluso i campi elettromagnetici (CEM) le radiofrequenze tra i possibili CANCEROGENI per l’uomo. Le tecnologie che emettono queste radiazioni, oltre ai radar, sono tutti i sistemi cosiddetti “wireless” che utilizzano le microonde, frequenze che vanno dagli 800-900 MHz ai 2.500 Mhz e oltre.
Il Parlamento Europeo ha approvato, il 27 maggio la Risoluzione che, a proposito di bambini e adolescente invita gli Stati membri:
“a sviluppare con diversi ministeri (educazione, ambiente e salute) campagne specifiche di informazione dirette a insegnanti, genitori e alunni per allertarli sui rischi specifici sull’utilizzo precoce, sconsiderato e prolungato di cellulari e altri dispositivi che emettono microonde;
per i bambini in generale e in particolare nelle scuole nelle classi, a dare la preferenza a connessioni internet cablate, e regolare severamente l’uso dei cellulari da parte degli alunni nei locali della scuola” (V. il doc. tradotto in italiano in HOME PAGE-DOCUMENTI-parlamento europeo).
Ad aprile 2011 l’RNCNIRP, Comitato Nazionale Russo per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti, ha emanato una risoluzione proprio sugli effetti di queste frequenze su bambini e teen-agers, con precise raccomandazioni sulla cautela nell’utilizzo e sulla necessita’ di dare informazioni anche con l’etichettatura delle apparecchiature che emettono CEM (il documento originale in homepage-documenti-documenti scientifici).
Insomma sappiamo ormai troppo per fare FINTA DI NIENTE. Non si tratta di rinunciare ad INTERNET a SCUOLA, ma di averlo con il CAVO!!!
RISPETTIAMO IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE e, anche se riteniamo di avere solo dei dubbi, RISPETTIAMO I BAMBINI E I RAGAZZI.
Se non volete il WIFI nella scuola di vostro figlio, INVIATE almeno una MAIL di protesta richiamandovi al PRINCIPIO DI PRECAUZIONE!!!
David CARPENTER, Direttore dell’INSITUTE FOR HEALTH AND THE ENVIROMNENT, School of Public Health dell’Universita’ di Albany (N.Y.) ha scritto:
“Sulla base delle evidenze scientifiche odierne, molti esperti della salute pubblica credono sia possibile che ci troveremo di fronte ad una epidemia di cancri in futuro come risultato dell’utilizzo incontrollato dei telefoni mobili e la crescente esposizione della popolazione al WIFI ed alle altre tecnologie wireless. Percio’ e’ importante che tutti noi e specialmente i bambini, limitiamo l’uso di cellulari, del WIFI e che i governi e le industrie scoprano modi per consentirci di usare i dispositivi wireless senza rischio di seri danni. Dobbiamo educare colore che prendono le decisione che “business as usual” e’ inaccettabile. L’importanza di questa questione riguardante la salute pubblica non deve essere sottostimata”.
Campagna informativa sull’uso sicuro del cellulare.
Di seguito e’ scaricabile il pieghevole che A.P.P.L.E. diffonde dal 2004 presso tutte le Scuole dove propone il Progetto Scuola e durante le conferenze rivolte agli adulti (insegnanti, genitori, cittadini): vi sono indicate 10 regole per usare bene il cellulare.
Un utile strumento da diffondere sia tra gli adulti sia, soprattutto, tra i bambini e gli adolescenti perchè imparino ad usare in modo corretto le tecnologie che emettono CEM e a non abusarne, proteggendo la salute propria e quella dei compagni. L’uso INTENSO e SCORRETTO di CELLULARI e CORDLESS può indurre DANNI BIOLOGICI GRAVI e aumenta il RISCHIO di TUMORI al CERVELLO.
In allegato ALCUNE NORME DI SICUREZZA tratte dal libretto d’uso di alcuni recenti e noti modelli di cellulare che INDICANO LA NECESSITA’ di PORRE ATTENZIONE sia alle DISTANZE del CELLULARE dal CORPO, sia alle MODALITA’ di UTILIZZO. La loro lettura e’ ILLUMINANTE! I produttori stanno premunendosi contro possibili class-action da parte dei consumatori!
Sottolineiamo in particolare l’indicazione di non tenerlo nella zona dell’ADDOME per quanto riguarda MASCHI giovani e donne IN GRAVIDANZA!!
LE POLVERI SOTTILI, IL PM10, IL PM 5, IL PM 2,5, L’OSSIDO DI AZOTO, IL BENZENE. CHI SI SALVA PIU’?
Cosa sono le polveri sottili e le concentrazioni di PM10?
Come illustrato e dimostrato da un’amplissima letteratura scientifica, oggi l’inquinamento atmosferico da particelle viene valutato per legge pesandone la quantità contenuta in un metro cubo d’aria. Ancora, semplificando, si prendono tutte le polveri di diametro uguale o inferiore a 10 micron (un micron equivale ad un millesimo di millimetro) e si mettono sulla bilancia. Se l’ipotetica lancetta si ferma sotto i 40 microgrammi (un microgrammo è un milionesimo di grammo), il burocrate è soddisfatto. Chi non risulta, però, soddisfatto è lo scienziato!
…non esistono quantità di polveri tollerabili dall’organismo!!!
E’ del tutto evidente che i 40 microgrammi sono un limite di comodo che non ha significato scientifico!
Stante il fatto che il diametro della sfera sta in relazione cubica con il suo volume, una particella da 10 micron pesa quanto mille particelle da un micron. Così, se si vanno a pesare le particelle di diametro da 10 micron in giù – nel caso di specie le PM10- le più grosse saranno quelle che incidono davvero su dove la lancetta si fermerà. Dunque, se si mette su un piatto della bilancia una particella da 10 micron, si dovrà disporne un miliardo da 0,01 micron sull’altro piatto per raggiungere l’equilibrio. Dal momento che ciò che conta per la legge è il peso finale, una particella grossa o un miliardo di particelle piccole diventano del tutto equivalenti.
Purtroppo, però, più la particella è piccola, più facilmente penetra nell’organismo. La via preferenziale d’ingresso del particolato di dimensioni micro-metriche è l’inalazione. Le particelle sospese vengono inspirate e finiscono, in quanto sono di dimensioni sufficientemente ridotte, negli alveoli polmonari dove, per quanto concerne la loro frazione dimensionalmente grossolana, vale a dire qualche micron o decina di micron, sono di norma fagocitate dai macrofagi. Una volta divorati questi corpi estranei, i macrofagi non riescono, però, a degradarli né a distruggerli in quanto i granelli sono costituiti da sostanze non biodegradabili.
Pertanto, esclusa la frazione che i macrofagi riescono a portare a livello delle vie respiratorie superiori e ad eliminare tramite l’espettorazione, morto il macrofago, le particelle rimangono nell’organismo. Ne consegue, evidentemente, che se il particolato è di dimensioni nanometriche e, cioè, da qualche decimillesimo di millimetro in giù, riesce a passare, in un minuto, direttamente dall’alveolo polmonare alla circolazione sanguigna. Dal sangue agli organi il passo è breve, soprattutto considerando che le nanoparticelle sono in grado di entrare anche nei globuli rossi. Si è, altresì, dimostrato che queste particelle di dimensioni micro-metriche, entro breve tempo, vengono sequestrate da qualche tessuto dell’organismo e possono finire in fegato, reni, cervello o altro organi. Aggrava la situazione il fatto che il particolato, oltre a non essere biodegradabile, è anche non biocompatibile, il che significa che è, per definizione, PATOGENICO e cioè in grado di innescare una malattia. Come avviene per un qualsiasi corpo estraneo, l’organismo reagisce alla presenza indesiderabile di quei minuscoli granelli di polveri con uno stato infiammatorio; tale reazione diventa visibile quando la concentrazione dei detriti è abbastanza elevata. Ma, quando i granelli sono nanometrici, ecco che sono capaci di penetrare in profondità nelle cellule, fino all’interno del nucleo, senza che la cellula percepisca la loro presenza.
In altre parole le particelle, una volta entrate nell’organismo, non possono essere eliminate e diventano tanto più nocive quanto più sono piccole perché riescono ad eludere meglio le difese dell’organismo e ad entrare più in profondità.
Il corpo umano, quindi, produrrà una sorta di capsula (granuloma) al cui interno rimarrà per tutta la vita dell’individuo questo corpuscolo. I granulomi che così si formano sono infiammatori e possono, così, dare origine alla formazione di malattie, quali, ad esempio, tumori.
E’, a questo punto, del tutto evidente che l’obiettivo di riduzione dell’inquinamento non può non essere perseguito creando, così, danni maggiori.
L’art. 32 della COSTITUZIONE ed il RUOLO delle AMMINISTRAZIONI LOCALI
Risulta palese la violazione dell’art. 32 della Costituzione posta in essere dalle Amministrazioni locali nel momento in cui rendono obbligatoria l’adozione di dispositivi antiparticolato che non distruggono le PM10 ma le riducono solamente, rendendole, così, più aggressive per la salute.
La Pubblica Amministrazione, nel perseguire l’interesse pubblico, è tenuta ad assicurare una corretta ed adeguata tutela del diritto alla salute. Si tratta, infatti, di un diritto fondamentale dell’individuo, costituzionalmente garantito.
…l’ARIA come bene giuridico da proteggere e tutelare…
Più in particolare, l’aria, come risorsa, è un bene giuridico da proteggere e tutelare. Tale tutela, peraltro estesa alla vita associata dell’uomo nei luoghi ove si articola e alla preservazione delle condizioni indispensabili, o anche soltanto propizie alla sua salute, si configura oltre che come diritto all’incolumità fisica, come “diritto all’ambiente salubre” così come affermato dalla giurisprudenza di legittimità a sezioni unite (cfr. Cass. Sez. Unite, 6.10.1979, n. 5172). La giurisprudenza poc’anzi menzionata ha sottolineato che il diritto alla salute non rileva tanto come mero diritto alla vita e all’incolumità fisica, quanto come diritto all’ambiente salubre, fondato sugli artt. 2 e 32 della Costituzione, azionabile da parte di qualsiasi cittadino in forza dell’art. 2043 c.c..
Così come affermato dalla giurisprudenza di merito “il danno all’ambiente costituisce vulnus al diritto che ciascun individuo vanta, sia uti singulus, sia collettivamente, al corretto ed armonico sviluppo della propria personalità in ambiente salubre” (Pret. Camerino, 5.05.1993, in Giur. It., 1995, I,2,858).
La giurisprudenza di merito e di legittimità hanno, quindi, messo in luce che non può essere negata tutela a chiunque sia interessato in relazione a un bene giuridicamente protetto per la sola ragione che questo non appare attribuito né attribuibile a lui in modo esclusivo. Si tratta di un importante riconoscimento del diritto all’ambiente come diritto tutelabile anche nei confronti della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, a prescindere dalla titolarità in capo all’attore di un diritto di proprietà o di altro diritto reale. L’evoluzione giurisprudenziale più recente ha confermato questo orientamento, procedendo ad una progressiva estensione del diritto alla salute che arriva a comprendere tutte le condizioni nelle quali si svolge la vita di ciascun individuo. La Cassazione Civile, nel noto procedimento relativo all’incidente di Seveso, ha confermato l’interpretazione secondo cui il diritto alla salubrità dell’ambiente costituisce un’esplicazione del diritto alla salute e, come tale, è “suscettibile di tutela aquiliana diretta e autonoma rispetto a quella indiretta e indifferenziata apprestata dalla legge sull’inquinamento” (Cass. civ. sez III, 20.06.1997, n. 5530).
La Cassazione ha, quindi, progressivamente confermato che il danno ambientale –oltre che una compromissione dell’ambiente- determina altresì “un’offesa della persona umana nella sua dimensione individuale e sociale” (Cass. Pen., sez. III, 1.10.1996, n. 9837. Conformi: Cass. Pen., sez III, 2.04.1996, n. 5378; Cass. Pen., sez III, 9.07.1996, n. 8699; Corte App. Brescia, 24.03.1993; Pretura Velletri, 9.10.1992).
Per quanto attiene la giurisprudenza amministrativa, il Consiglio di Stato ha affermato che il cittadino è titolare di un diritto soggettivo all’ambiente salubre, quale riflesso del suo diritto alla salute costituzionalmente tutelato ex artt. 2 e 32 Cost.” (Cons. St., sez. VI, 27.03.2003, n. 1601; Cons. St., sez. IV, 7.09.2004, n. 5795); conseguentemente, è stato sottolineato dalla giurisprudenza l’obbligo per le p.a. di adottare le misure necessarie ad evitare un aumento anche temporaneo dell’inquinamento (Cass. Sez. unite, 31.01.2002, n. 3798; Cons. St., sez IV, 7.05.2002, n. 2441).
Le Amministrazioni locali, l’utilizzo dei filtri antiparticolato e le gravi conseguenze per la salute dei cittadini… perché un veicolo dotato di filtro antiparticolato libera una quantità di inquinanti maggiore di quanto non sarebbe evitandone l’impiego!!!
Occorre a questo punto mettere in luce ulteriori considerazioni in merito alle conseguenze pregiudizievoli per la salute dovute all’utilizzo dei dispositivi antiparticolato oggi imposti dalle Amministrazioni locali:
1) l’uso del filtro provoca di per sé un aumento del consumo di carburante, giacché le particelle, di volta in volta bloccate all’interno, creano una massa che non permette la fuoriuscita dei gas; la conseguenza è l’aumento della contropressione interna e la necessità di premere di più sull’acceleratore per ottenere le stesse prestazioni del motore. Aumento del consumo di carburante significa, naturalmente, aumento di costi e di inquinamento;
2) la rigenerazione del filtro, cioè la pulizia, avviene solo a temperature molto elevate, motivo per cui il veicolo deve essere posto sotto sforzo, condotto ad alta velocità o in salita, con tutto ciò che questo comporta in termini di inquinamento. Solo in questo modo il filtro può frantumare le sostanze trattenute e liberarsene, immettendole, con una grande fumata nera, nell’atmosfera. Il processo descritto viene consigliato non appena si accende la “spia rossa” e, quindi, ovunque ci si trovi: in centro a Milano così come in autostrada;
3) anche qualora la rigenerazione avvenisse nelle officine autorizzate, non è dato di capire come queste siano attrezzate per “smaltire” i fumi prodotti;
4) non sono ancora disponibili, inoltre, i dati sulla durata effettiva dei dispositivi e soprattutto su “come” questi verranno smaltiti. Resta, quindi, il problema di come disfarsi del filtro una volta che questo “ha terminato la sua vita” mediamente assai più breve di quella i un moderno motore Diesel;
5) da ultimo, per funzionare il filtro ha bisogno di additivi, come ad esempio l’ossido di cerio o il ferrocene, che entreranno inevitabilmente nell’ambiente, cosa che non avverrebbe senza l’uso degli stessi filtri.
Tutto ciò dimostra come un un veicolo dotato di filtro antiparticolato libera una quantità di inquinanti maggiore di quanto non sarebbe evitandone l’impiego.
Basti pensare al dato di fatto che, nonostante i filtri antiparticolato siano stati installati in quasi tutti i mezzi pubblici della città di Milano e della Lombardia, nonché resi obbligatori e già installati su una grande maggioranza di veicoli, il livello di inquinamento di Milano (dati ARPAL), non solo non è migliorato ma, in linea con le considerazioni sin qui svolte, è, purtroppo, peggiorato.
…Inquinamento da smog…le grandi città e dintorni…
In particolare, la scrivente Associazione ha, infatti, analizzato da vicino la situazione concernente l’inquinamento da smog nella città di Milano ed è emerso che la violazione dei valori limite di emissione di materiale particolato (PM10) non solo non è migliorata, ma è addirittura peggiorata.
Nell’anno 2009 i dati sono stati in peggioramento rispetto all’anno 2008. Secondo i dati ufficiali dell’Arpa Lombardia, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, relativamente all’inquinante PM10, a Milano si sono superate le soglie di 50 μg/m³ per 106 giorni nell’anno 2009 contro i 104 giorni nell’anno 2008. Non solo, quindi, i provvedimenti adottati non raggiungono gli obblighi di risultato previsti ex lege, ma non vi è neppure alcun segnale di miglioramento posto che i superamenti passano da 104 a 106 giorni. Dunque non vi è stata alcuna progressiva e costante riduzione dell’inquinamento.
Tale situazione persiste posto che anche nell’anno 2010 e 2011 non si sono registrati segnali di miglioramento.
Al contrario, se nell’anno 2009 si era toccato il 35° giorno di superamento il 22 febbraio, nell’anno 2010 si è toccato il 35° giorno di superamento il 15 febbraio e nell’anno 2011 addirittura il 7 febbraio (sic!): per trovare un dato peggiore bisogna risalire all’anno 2006 in cui si sono toccati i 35 giorni di superamento il 5 febbraio 2006.
Sconfortanti sono anche i dati dell’anno 2009 nelle altre province della Lombardia. Si sono superati, infatti, i limiti previsti di 50 μg/m³ (fonte Arpa Lombardia) per 106 giorni a Milano, 67 giorni a Como, 82 a Cremona, 125 a Mantova, 98 a Pavia, 53 a Sondrio, 61 a Bergamo, 92 a Brescia, Monza 106, Lecco 44, Lodi 94. In tutta la Lombardia sono, quindi, molte le situazioni di peggioramento. Oltre a Milano, infatti, aumentano i giorni di superamento anche a Mantova, che passa da 80 giorni dell’anno 2008 a 125 giorni dell’anno 2009, Pavia che passa da 76 a 98 gironi, Brescia che passa da 77 a 92 giorni, Monza da 89 a 106 giorni, Lodi da 91 a 94 giorni.
La legge impone di non superare i 35 giorni all’anno e, pertanto, un giorno o 100 in più costituiscono, in ogni caso, una violazione di legge!!!
Non esistono quantità di polveri tollerabili dall’organismo: il mancato miglioramento dell’inquinamento da smog è indicativo di come la Pubblica Amministrazione, continuando a non voler bloccare la circolazione dei veicoli come la legge prevede, anche nel caso vi sia il solo rischio potenziale di superare le soglie, sia ben lontana dal raggiungere significativi progressi con misure alternative; ciò rappresenta evidentemente un’aggravante del mancato blocco della circolazione.
…ancora a Milano…la “corsa dello smog”!
Volgendo di nuovo un’attenzione specifica all’inquinamento da smog nella città di Milano si intende mettere in evidenza che nei primi giorni del mese di novembre 2011 ed, in particolare, il giorno 3 novembre 2011, si sono registrati valori relativi alle concentrazioni del PM10 doppi rispetto a quelli massimi consentiti di 50 µg/m3 di PM10: Verziere 114, Senato 99, Pascal 97.
Dall’inizio dell’anno 2011 si sono superati i limiti, sempre alla data del 3 novembre 2011, per 96 giorni a Verziere, 89 a Senato e 80 a Pascal.
Risulta del tutto evidente che l’attuale Ecopass non ha certamente sortito gli effetti desiderati e che il presunto miglioramento asserito e pubblicizzato dal Comune di Milano relativamente all’anno 2010, quando si era registrata una discesa dai 106 superamenti dell’anno 2009 agli 85 dell’anno 2010, era unicamente conseguenza delle favorevoli condizioni climatiche; si rammenta, infatti, che gli ultimi quatto mesi dell’anno 2010 sono stati i più piovosi dall’anno 1980.
Come attestato da tutti gli esperti, il calo poc’anzi descritto era fittizio ed era dovuto esclusivamente alle eccezionali favorevoli condizioni climatiche. Gli ultimi 4 mesi dell’anno 2010, infatti, erano stati i più piovosi e ventosi degli ultimi 30 anni. Mai nel periodo settembre/dicembre, a partire dall’anno 1980, la quantità e la continuità di pioggia, vento e perturbazioni erano state così intense come negli ultimi quattro mesi del 2010.
Nell’anno 2011, quindi, è regolarmente ripresa a tutti gli effetti la “corsa dello smog” ed il finto miglioramento del 2010 è già venuto meno.
La normativa di riferimento in materia di qualità dell’aria e le recenti modifiche
Occorre, a questo punto, illustrare che nel corso dell’anno 2010 il quadro normativo in materia di qualità dell’aria ha subito sostanziali modifiche.
La normativa precedente, articolata in una legge quadro (DL 351/99) ed in decreti attuativi (che fornivano modalità di misura, indicazioni sul numero e sulla collocazione delle postazioni di monitoraggio, limiti e valori di riferimento per i diversi inquinanti), è stata sostituita da un’unica norma, il Decreto Legislativo del 13 agosto 2010, n. 155 “Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”.
Il Decreto del 2010 –recepimento della direttiva europea 2008/50/CE- introduce importanti novità nell’ambito del complesso e stratificato quadro normativo in materia di qualità dell’aria in ambiente, introducendo nuovi strumenti che si pongono come obiettivo di contrastare più efficacemente l’inquinamento atmosferico.
Oltre a fornire una metodologia di riferimento per la caratterizzazione delle zone (zonizzazione), definisce i valori di riferimento che permettono una valutazione della qualità dell’aria, su base annuale, in relazione alle concentrazioni dei diversi inquinanti.
– Valore limite: Livello che deve essere raggiunto entro un termine prestabilito e che non deve essere successivamente superato;
– Valore obiettivo: Livello da conseguire, ove possibile, entro una data prestabilita;
– Livello critico: Livello oltre il quale possono sussistere rischi o danni per ecosistemi e vegetazione, non per gli esseri umani;
– Margine di tolleranza: Percentuale del valore limite entro al quale è ammesso il superamento del VL;
– Soglia di allarme: Livello oltre il quale sussiste pericolo per la salute umana, il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni adeguate e tempestive;
– Soglia di informazione: Livello oltre il quale sussiste pericolo per la salute umana per alcuni gruppi sensibili, il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni adeguate e tempestive;
– Obiettivo a lungo termine: Livello da raggiungere nel lungo periodo mediante misure proporzionate;
– Indicatore di esposizione media: Livello da verificare sulla base di selezionate stazioni di fondo nazionali che riflette l’esposizione media della popolazione;
– Obbligo di concentrazione dell’esposizione: Livello da raggiungere entro una data prestabilita;
– Obiettivo nazionale di riduzione dell’esposizione: Riduzione percentuale dell’esposizione media rispetto ad un anno di riferimento, da raggiungere entro una data prestabilita.
Per ogni inquinante sono previsti dei valori limite ed, in particolare, per quanto concerne il materiale particolato (PM10), il valore limite è rimasto immutato rispetto al Decreto Ministeriale 2 aprile 2002 n. 60 posto che lo stesso è di 50 µg/m³ da non superare più di 35 volte per anno civile così come previsto dall’allegato XI del D.lgs 155/2010.
…gli obblighi delle Regioni…
La registrazione del superamento della soglia di informazione o di allarme comporta l’obbligo, per la Regione, di fornire al pubblico informazioni relativamente a:
– superamenti registrati (località, tipo di soglia superata, data, ora di inizio e durata del fenomeno, concentrazione oraria più elevata e concentrazione media più elevata sulle 8 ore);
– previsioni sull’evoluzione del fenomeno con l’indicazione dell’area geografica prevedibilmente interessata dai superamenti;
– informazioni sui settori colpiti della popolazione e sui possibili effetti sulla salute e sulla condotta raccomandata;
– informazioni sulle azioni preventive per la riduzione dell’inquinamento e/o per la riduzione dell’esposizione all’inquinamento dei principali settori cui si riferiscono le fonti e delle azioni raccomandate per la riduzione delle emissioni.
L’art. 9 del D.lgs 155/2010 intitolato “Piani e misure per il raggiungimento dei valori limite e dei livelli critici, per il perseguimento dei valori obiettivo e per il mantenimento del relativo rispetto” prevede che se in una o più aree all’interno di zone o di agglomerati, i livelli degli inquinanti superano i valori limite (nello specifico, per quanto concerne il materiale particolato PM10, il valore limite è rimasto immutato rispetto al Decreto Ministeriale 2 aprile 2002 n. 60 posto che lo stesso è di 50 µg/m³ da non superare più di 35 volte per anno civile), le regioni e le province autonome adottano un piano che preveda le misure necessarie ad agire sulle principali sorgenti di emissione aventi influenza sulle aree di superamento ed a raggiungere i valori limite nei termini prescritti. In caso di superamenti dopo i termini prescritti all’allegato XI il piano deve essere integrato con l’individuazione di misure atte a raggiungere i valori limite superati nel più breve termine possibile.
Ancora, l’art. 11 intitolato “Modalità e procedure di attuazione dei piani”prevede fra le diverse misure e piani per il raggiungimento ed il perseguimento dei valori obiettivo quello di criteri per limitare la circolazione dei veicoli a motore. All’attuazione di tali previsioni provvedono i sindaci o la diversa autorità individuata dalle regioni o dalle province autonome.
Alla luce di tutto quanto sin qui esposto emerge, in tutta evidenza, come il D.lgs 155/2010, entrato in vigore dal 30.09.2010, in attuazione alla direttiva 2008/50/CE pone precisi obblighi in capo alle regioni, alle province autonome ed ai comuni per il raggiungimento di chiari obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria.
Il decreto legislativo individua e classifica, infatti, diversi livelli di degrado dell’aria ed impone che al momento del raggiungimento effettivo del livello considerato (livello critico o livello d’allarme) si dovranno prendere PROVVEDIMENTI IMMEDIATI per porvi rimedio.
Oltre la soglia di qualità dovrà essere istituita una SOGLIA DI INFORMAZIONE dei cittadini sulla qualità dell’aria e i relativi pericoli potenziali.
Le misure da adottare variano in relazione al pericolo potenziale; potranno così riguardare interventi diretti alla fonte di emissione con relative prescrizioni anche fortemente incidenti sui siti di carattere industriale ma anche limitazioni alla circolazione dei veicoli.
Chi sono dunque i SOGGETTI RESPONSABILI???
Regioni, Province autonome, Sindaci!!!
La normativa sin qui illustrata, dunque, individua i soggetti responsabili della violazione delle prescrizioni in esso contenute; è il decreto stesso che fornisce, quindi, gli elementi utili per l’identificazione dei responsabili della sua violazione, consentendo di individuare i soggetti precisi contro cui poter procedere.
In particolare, le regioni, le province autonome ed i sindaci hanno il preciso obbligo di raggiungere il risultato di non superare il valore limite dell’emissione di materiale particolato (PM10) pari a 50 µg/m³ più di 35 volte per anno civile.
Eppure, nonostante la soglia dei 35 giorni sia entrata in vigore sin dal 1 gennaio 2005 e confermata a tutt’oggi dal D.lgs 155/2010, la stessa è sempre stata abbondantemente superata (sic!).
Ricordiamo, poi, che se è dal 1° gennaio 2005 che i sindaci ed i presidenti di regione hanno l’obbligo giuridico di raggiungere il risultato di non superare il valore limite di 50 µg/m³ di PM10 per più di 35 volte per anno civile, tale obbligo era come minimo noto fin dal 2002, quando il Decreto Ministeriale 2 aprile 2002, n. 60 è stato pubblicato sul Suppl. n. 77 alla G.U. n. 87 del 13 aprile 2002. Sono, quindi, 9 anni che i sindaci hanno la possibilità ed il dovere di predisporre misure per raggiungere tale obiettivo. Eppure, nonostante la soglia dei 35 giorni sia entrata in vigore dal 1° gennaio 2005, da allora, per ben 7 anni, dal 2005 al 2011, la soglia dei 35 giorni è sempre stata abbondantemente superata. In proposito si ricorda che la Commissione Europea, con decisione del 28.09.2009 ha deciso di riattivare la procedura di infrazione contro la Lombardia che rischia una sonora multa. Il piano regionale di risanamento dell’aria, infatti, è stato ritenuto insufficiente.
Le Regioni, quindi, ed i Sindaci non solo devono adottare un piano, ma tale piano deve raggiungere l’obiettivo ed il risultato di conservare i livelli degli inquinanti al di sotto dei valori limite.
Un piano che non raggiunga gli obblighi di risultato non esaurisce, infatti, gli obblighi previsti in capo alle regioni, province autonome e sindaci (sic!).
GLI STUDI SUI DANNI PRODOTTI DALL’INQUINAMENTO
Innumerevoli gli studi che attestano in modo scientificamente inequivocabile che in Italia, a Milano e, più in generale, in Lombardia ci sono centinaia di persone che muoiono ogni anno per inquinamento da smog.
…Il progetto “EpiAir-Inquinamento atmosferico e salute”…
E’ stato effettuato un nuovo studio, l’ultimo in ordine di tempo, il progetto “EpiAir-Inquinamento atmosferico e salute: sorveglianza epidemiologica ed interventi di prevenzione” di cui la scrivente Associazione intende dare atto.
Tale studio, in particolare, riporta nuovi DATI ALLARMANTI; esso si è svolto per la durata di cinque anni e ha riguardato 10 città italiane fra le quali Milano. Nelle dieci città analizzate –Torino, Milano, Mestre-Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Taranto, Palermo, Cagliari-emerge che i morti per inquinamento da smog e i ricoveri ospedalieri conseguono ai i picchi di inquinamento nell’aria.
Secondo quanto riporta il quotidiano “Corriere della Sera” del 26.11.2009 a Milano ci sono ogni anno “oltre 140 morti per colpa delle polveri” o, come detto più avanti, “140 morti attribuibili all’aumento del Pm10”. Inoltre su 240 ricoveri di bambini milanesi per crisi asmatiche gravi, “18 si devono al biossido d’azoto” o, come detto più avanti, “su 240 bambini milanesi che entrano in ospedale d’urgenza per crisi asmatiche gravi, 18 non si sentirebbero male se in città si rispettassero i limiti per il biossido d’azoto”. Il coordinatore della ricerca, Francesco Forastiere, dichiara sul quotidiano “Corriere della Sera” che “Gli effetti più gravi sono quelli che si manifestano in un aumento delle morti. Se si considerano i decessi per cause naturali, il solo Pm 10 provoca un aumento del rischio di morte in media dello 0,69 per ogni incremento di concentrazione nell’aria di 10 microgrammi per metro cubo”.
Tale principio generale può essere applicato alla situazione milanese in cui le medie annuali di polveri sottili sono stabilmente sopra i 40 microgrammi rispetto a una soglia che l’Unione europea fissa in 20 come obiettivo da raggiungere per il 2015. Secondo quanto riferisce il coordinatore della ricerca Forastiere “Se si applicano questi parametri a una città come Milano dove muoiono in media 10.000 persone l’anno per cause naturali, si scopre che in dodici mesi sono almeno 140 le morti riconducibili al persistente superamento della soglia di inquinamento. Morti che nella maggioranza dei casi avvengono per cause cardiache e respiratorie”. I soggetti più a rischio sono naturalmente gli anziani e i cardiopatici. Ancora, risulta interessante mettere in luce quanto dichiarato da Forastiere sul quotidiano “Il Tempo” del 26 novembre 2009: “l’inquinamento atmosferico urbano, in gran parte originato dal traffico veicolare, si conferma un problema ambientale di assoluta rilevanza per la salute pubblica nelle città italiane”.
…I soggetti più a rischio: bambini ed anziani…
Esistono innumerevoli studi, ormai noti da anni, che dimostrano, in particolare, come i soggetti più a rischio in caso di inquinamento da smog siano i bambini, gli anziani, gli asmatici e chi soffre di disturbi respiratori e cardiovascolari.
In particolare per i bambini in età scolare (minore di anni 14), a puro titolo di esempio, si cita uno studio, ormai noto da anni, sui danni da inquinamento atmosferico da traffico veicolare effettuato dal “SIDRA”, gruppo formato prevalentemente da medici pediatri dell’ICP (Istituti Clinici di Perfezionamento). La metodologia adottata è stata quella dei questionari compilati dalle famiglie e dalle indagini epidemiologiche: la valutazione dell’inquinamento atmosferico è stata effettuata, quindi, considerando il traffico veicolare in prossimità dell’abitazione e/o della scuola. I questionari analizzati in Milano sono stati n. 6928. I risultati indicano chiaramente che i bambini che vivono o frequentano scuole in zone ad elevato traffico veicolare sono più soggetti a polmoniti, bronchiti, catarro persistente, respiro affannoso fino a mancanza della parola. Il rischio per i bambini che vivono in una zona ad alto traffico veicolare di ammalarsi per problemi respiratori è 1.09 rispetto ai bambini che vivono in una zona a basso traffico veicolare; l’8% di tutte le patologie che si verificano in questi bambini è attribuibile proprio al traffico veicolare. Se nella propria strada passano una o più linee di autobus, la percentuale di patologie respiratorie attribuibili all’inquinamento atmosferico sale al 15% (rischio 1.18) e ben al 28% (rischio 1.39) se la strada di casa è trafficata da camion. Il risultato è indicativo per il legame fra malattie respiratorie e traffico veicolare di bus e veicoli commerciali cioè di motori diesel, il cui esausto è particolarmente correlato all’emissione del particolato PM10.
Occorre, altresì, mettere in evidenza che i fumi del traffico possono influenzare negativamente l’apprendimento e le funzioni cognitive dei bambini. Questo il risultato di uno studio di alcuni epidemiologi dell’università della Harvard University su 200 bambini di Boston esposti a diverse concentrazioni di inquinanti. Negli animali è noto che le particelle presenti nel particolato possono raggiungere il cervello passando dal naso al nervo olfattivo. Una volta nel cervello, le particelle possono danneggiare le cellule nervose e causare infiammazione del tessuto nervoso. Studi sui cani delle aree più inquinate di Città del Messico hanno per esempio mostrato danni cerebrali simili a quelli osservati nei malati di Alzheimer. Secondo gli autori, questo studio pone l’impatto delle polveri sottili al pari di quello del piombo e di altre sostanze tossiche note per danneggiare lo sviluppo cerebrale!
…i lavoratori a rischio…
Sono noti da anni anche gli studi sui lavoratori a rischio. Secondo lo studio del Prof. Aldo Ferrara dell’Università di Siena, Cattedra di Fisiopatologia Respiratoria, che ha effettuato una ricerca sugli effetti immediati dell’inquinamento veicolare sui lavoratori a rischio, in special modo sui Vigili Urbani, vi è una significativa decurtazione dei volumi polmonari e degli indici di ostruzione, più evidente nei mesi invernali. I sintomi più frequenti sono bruciore oculare, tosse secca, rinite, bronco-spasmo. Gli agenti della polizia municipale hanno riduzioni fino al 40 % delle funzioni respiratorie. Negli ultimi vent’ anni, in Italia, ne sono morti oltre 500 per malattie cardio-polmonari.
Lo smog ci fa invecchiare 13 anni prima!!!
Esiste anche un ulteriore nuovo studio, secondo il quale lo smog fa invecchiare 13 anni prima (con relativi guai per la salute). A tal proposito si ricorda quanto emerso dal quotidiano “Corriere della Sera” del 28 gennaio 2010: “L’ orologio biologico del corpo corre più in fretta, infatti, per chi respira l’ aria inquinata. Lo dimostra il Dna di vigili, edicolanti e parcheggiatori che lavorano su strade trafficate di Milano: i loro telomeri – ossia le estremità dei cromosomi, considerate la cartina di tornasole dell’ invecchiamento – sono decisamente più corti rispetto a quelli degli impiegati in uffici lontani dalle vie dello smog. A parità di età anagrafica, i telomeri di chi è a stretto contatto con l’ inquinamento si accorciano prima. E – dopo l’ esposizione continuata allo smog per 2 anni e più – queste sequenze di Dna arrivano a misurare quanto quelle di un individuo di 13 anni più vecchio, ma meno esposto ai veleni dell’ aria”. Il problema è che più i telomeri sono corti, più c’è il rischio di avere disturbi cardiovascolari, infarti, ictus e tumori. E l’ aspettativa di vita si riduce. Ancora una volta, si sottolinea, a causa del traffico. I dati emergono da uno studio innovativo condotto dalla Clinica del Lavoro, tra le massime autorità nel campo. L’ indagine, svolta da un’ équipe di dodici ricercatori, è recentemente stata pubblicata sulla rivista scientifica “Environmental health”. Tra gli autori, Pier Alberto Bertazzi, docente di Medicina del lavoro e direttore della Clinica del lavoro, Andrea Baccarelli, Mirjiam Hoxha e Joel Schawartz di Harward.
Il New England Journal of Medicine, la più prestigiosa rivista medica statunitense ha, altresì, affermato che ad ogni aumento di 10 µg/m³ del PM2.5 è associato un incremento del 24% del rischio di un primo episodio cardiovascolare (ictus, infarto ecc.) e una crescita del 76% del rischio di morte per malattia cardiovascolare nelle donne dopo la menopausa rispetto allo stesso rischio misurato nella popolazione generale.
Dalla medesima rivista è, altresì, emerso che l’aspettativa di vita aumenta quando si riducono le polveri sottili; nelle città americane dove le polveri sottili sono diminuite l’aspettativa di vita è aumentata.
Il contributo dell’aria più pulita all’allungamento della vita può arrivare fino al 15%. Quindi, una riduzione dell’esposizione all’inquinamento da particolato provoca miglioramenti significativi e misurabili dell’aspettativa di vita.
Lo studio, pubblicato sulla rivista medica più prestigiosa al mondo, è particolarmente importante perché gli autori, Pope e Dockery, sono i “padri” delle ricerche su salute e polveri sottili.
Livelli crescenti di biossido di azoto (No2) nell’aria sono associati all’aumento di rischio di cancro al seno, secondo uno studio condotto a Montreal, in Canada dalla McGill University. In particolare, ogni aumento di 5 ppb nella concentrazione di NO2 nell’aria si tradurrebbe in un incremento del 25 per cento del rischio di tumore al seno.
Ancora, uno studio tedesco si è concentrato su un campione di donne non più giovanissime che vivono nelle aree urbane ed ad alto tasso di industrializzazione della Ruhr per un arco di tempo di 16 anni.
Il risultato è un netto incremento del rischio di diabete di tipo 2 dovuto all’esposizione a inquinamento da traffico; si ipotizza, in particolare, che una costante infiammazione clinica delle pazienti dovuta al contatto con gli inquinanti aumenterebbe il rischio di sviluppare la malattia.
La scienza parla chiarissimo: tante polveri, tante malattie, tanti morti; meno polveri, meno malattie, meno morti. Che cosa aspettano politici, amministratori, cittadini??!!. Poiché la relazione tra la concentrazione del particolato e la mortalità, sia per gli effetti a breve sia per gli effetti a lungo termine è lineare, gli effetti ottenibili da una riduzione anche limitata dell’inquinamento sulla salute sono importanti e ottenibili in un arco di tempo di pochi anni!
Ridurre l’esposizione della popolazione all’inquinamento atmosferico rappresenta, quindi, un’importante misura di prevenzione!!
L’art. 32 della Costituzione e la tutela dei diritto alla salute…lo smog generato dal traffico e le conseguenze letali sull’uomo…
L’art. 32 della Costituzione garantisce un diritto fondamentale dell’individuo la cui tutela deve essere estesa alla vita associata dell’uomo nei luoghi ove si articola e alla preservazione delle condizioni indispensabili o anche soltanto propizie alla sua salute. La tutela così intesa si configura, quindi, non solo come diritto all’incolumità fisica ma anche come “diritto all’ambiente salubre”.
I fatti come sopra descritti evidenziano come la presenza di inquinamento atmosferico al di sopra dei limiti di attenzione e di allarme possa provocare gravissimi danni alla salute dei cittadini al punto da produrre 73 ricoveri al giorno.
Come dimostrato dagli innumerevoli studi sopra citati e analizzati, lo smog generato dal traffico ha delle conseguenze letali sull’uomo.
Da quanto sopra esposto, emerge come indubbia la grave pericolosità a cui è sottoposta ogni giorno la salute dei cittadini.
…l’inerzia delle Amministrazioni locali…
Le Amministrazioni locali continuano a mantenere un comportamento di grave inerzia, sottovalutando il grave problema dell’inquinamento atmosferico e non attivandosi per tutelare la salute della cittadinanza. E’ chiara la loro noncuranza e negligenza nell’approntare le misure idonee a fronteggiare l’emergenza inquinamento, non essendosi le stesse attivate per salvaguardare la salute dei propri cittadini messa quotidianamente in pericolo. E’, quindi, indispensabile ed improcrastinabile un intervento di igiene pubblica per il pericolo alla salute dei cittadini che può derivare dall’inquinamento atmosferico.
Risulta, a questo punto, fondamentale mettere in evidenza che la L. 281/1998 (attualmente recepita dal Codice del Consumo ex artt. 140 e ss.) assegna alle associazioni di consumatori una precisa funzione giuridico – sociale che si traduce nel riconoscimento della legittimazione processuale attiva a far accertare la sussistenza di condotte lesive degli interessi e dei diritti dei cittadini (art. 139) e del conseguente potere dell’Autorità giudiziaria di inibire la prosecuzione di dette condotte (art. 140, lett. a) e di ordinare l’adozione delle misure più opportune a correggerne e rimuoverne gli effetti (art. 140, lett. b), con possibile pubblicazione della sentenza di condanna del soggetto responsabile (art. 140, lett. c).
In buona sostanza, la legge 281/1998, ora recepita dagli artt. 139 e ss. D. Lgs. 206/2005 ha rappresentato un primo segnale di attenzione del legislatore a rendere un’effettiva tutela dei consumatori che, troppo spesso, vuoi per il deterrente degli oneri della Giustizia in relazione al valore delle singole controversie, vuoi per i rischi connessi ad improvvise sanatorie legislative, si trovano a vedere compromessi i propri diritti individuali senza avere la possibilità di reagire adeguatamente nelle competenti sedi giudiziarie.
La scrivente Associazione è, quindi, legittimata ad intervenire giudizialmente quale associazione di protezione ambientale riconosciuta ai sensi della legge 349/86, quale associazione di volontariato riconosciuta ai sensi della legge 266/91, nonché quale associazione a tutela dei consumatori e degli utenti riconosciuta ai sensi del Decreto Legislativo n. 206/2005. In particolare, con decreto del 15 maggio 2000, il Codacons è stato iscritto nel registro delle associazioni di consumatori e utenti rappresentative a livello nazionale tenuto presso il Ministero dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato, ai sensi dell’art.5 della legge n.281 del 30 luglio 1998.
Stante il fatto che il Decreto Legislativo n. 206/2005 riconosce come fondamentali i diritti alla tutela della salute; alla sicurezza e alla qualità dei prodotti e dei servizi; ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità; all’educazione al consumo; alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali; alla promozione e allo sviluppo dell’associazionismo libero, volontario e democratico tra i consumatori e gli utenti; alla erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità e di efficienza (art. 2 comma 2), le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale, inserite nell’elenco di cui all’art. 137, sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi (art. 139), richiedendo al tribunale di inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti e di adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate (art. 140).
Nell’ambito delle prerogative di questa norma, alla scrivente Associazione viene riconosciuto il diritto/dovere di intervenire per combattere le situazioni di abuso e di violazione dei diritti dei cittadini nell’ambito della loro posizione di consumatori ed utenti. Posto che l’inquinamento atmosferico realizza un comportamento idoneo a pregiudicare il diritto alla salute di utenti e consumatori è palese la violazione di uno dei diritti fondamentali garantiti ex art. 2, secondo comma, lettera a) D.Lgs. n. 206/2005.
…le BATTAGLIE del CODACONS!!!
Nell’ambito del quadro normativo poc’anzi descritto si inseriscono, dunque, le azioni giudiziarie promosse dalla scrivente Associazione volte ad assicurare una corretta ed adeguata tutela del diritto alla salute nel perseguimento dell’interesse pubblico così da assicurare un’effettiva tutela dei consumatori che, altrimenti, troppo spesso, rischiano di vedere compromessi i propri fondamentali ed inviolabili diritti.
…la DENUNCIA-ESPOSTO del Codacons alla Procura della Repubblica di Milano
Si intende, a questo punto, mettere in evidenza che ad oggi è aperto un procedimento penale, rubricato sub n. 52981/09, R.G.N.R./mod. 21, nei confronti del Presidente della Regione Lombardia dott. Roberto Formigoni, dell’ex Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati e dell’ex Sindaco di Milano Letizia Moratti: detto procedimento è scaturito proprio dalla presentazione, da parte del Codacons, di una DENUNCIA-ESPOSTO alla Procura della Repubblica, a fronte dei dati allarmanti di uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Health impact of PM10 and ozone in 13 italian cities) effettuato sulla popolazione residente nelle 13 città italiane di maggiori dimensioni, circa 9 milioni di italiani, pari al 16% della popolazione totale italiana, nel quale si stima che, tra il 2002 e il 2004, una media di 8.220 morti l’anno è da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 µg/m³, il che equivale al 9% della mortalità degli over 30 per tutte le cause, esclusi gli incidenti stradali. In particolare, con tale esposto si evidenziava la violazione del Decreto Ministeriale 2 aprile 2002, n. 60 (Suppl. n. 77 alla G.U. n. 87 del 13 aprile 2002), laddove stabilisce che, per quanto riguarda il materiale particolato (PM10), il valore limite di 50 µg/m3 è “da non superare più di 35 volte per anno civile“. Tale limite di 35 giorni, entrato in vigore dal 1° gennaio 2005, è stato sempre abbondantemente superato sia a Milano che nel resto della Lombardia.
La scrivente Associazione ha messo in evidenza che la Regione Lombardia ed il Comune di Milano, in qualità di ente locale delegato, hanno mantenuto un comportamento di GRAVE INERZIA, sottovalutando il grave problema dell’inquinamento atmosferico e non attivandosi per tutelare la salute della cittadinanza. E’ stata messa in luce l’inerzia di Regione e Comune nell’approntare le misure idonee a fronteggiare l’emergenza inquinamento, non essendosi gli stessi attivati per salvaguardare la salute dei propri cittadini messa quotidianamente in pericolo. Stante il fatto che era indispensabile un intervento di igiene pubblica per il pericolo alla salute dei cittadini derivante dall’inquinamento, il Codacons ha evidenziato che l’omissione di atti d’ufficio ai sensi dell’art. 328 c.p. (Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione) punisce il pubblico ufficiale o l’incaricato del pubblico servizio che “indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo”; ancora, il dettato dell’art. 650 del codice penale (Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità) in base al quale “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi (…)” e l’art. 674 cod. pen. (Getto pericoloso di cose), secondo cui “Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda (…).”
Ad oggi sono, quindi, tutt’ora in corso indagini al fine di perseguire i responsabili dei fatti penalmente rilevanti denunziati dalla scrivente Associazione.
…il RICORSO DEL CODACONS innanzi al TRIBUNALE CIVILE DI MILANO ex art. 140 del D.lgs 206/2005
Nell’ambito delle azioni poc’anzi descritte, si è inserito il ricorso ex art. 140 D.lgs 206/2005, promosso dal Codacons, volto a far inibire alla Regione Lombardia, in persona del suo Presidente pro tempore Roberto Formigoni, “la prosecuzione del comportamento illecito e lesivo dei diritti dei consumatori e degli utenti consistente nell’adozione delle delibere n. 8/10293 del 7.10.2009 e n. 8/10322 del 13.10.2009 e relativi allegati e ogni atto successivo e conseguente, che rendono obbligatoria l’adozione di dispositivi antiparticolato che in realtà non distruggono le PM10, bensì le riducono solamente a dimensioni micro-metriche rendendole così in grado di entrare nell’organismo in modo assai più dannoso, in spregio al precetto ex art. 32 della Costituzione”.
Si intende mettere in evidenza che, unitamente a detto ricorso, il Codacons ha allegato agli atti un’amplissima letteratura scientifica che dimostra chiaramente la drammatica dannosità e nocività degli effetti dei dispositivi antiparticolato.
In particolare, sono state allegate le risultanze scientifiche degli studi dell’Ill.mo Prof. Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena, uno dei massimi esperti in materia di nano polveri; dette risultanze hanno così evidenziato che le particelle rese dal dispositivo antiparticolato di dimensioni micro-metriche oltre a non essere biodegradabili sono non biocompatibili; è evidente che il particolato è, per definizione, patogenico e cioè in grado di innescare una malattia.
…L’ultimo ESPOSTO del CODACONS e la SVOLTA nella LOTTA allo SMOG…la Procura di Milano indaga per DISASTRO COLPOSO!!!
Occorre, a questo punto, mettere in evidenza che seguito dell’ultimo esposto del Codacons del novembre 2011, in cui si prospettavano i nuovi filoni di indagine, dallo studio Ispra alla mancata pubblicazione dello studio Poemi, dal Progetto EpiAir agli effetti dell’inquinamento sui vigili urbani,. la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per disastro colposo in relazione ai livelli di smog a Milano. Una vera e propria svolta!!!
Per la prima volta in Italia, infatti, si indaga per disastro colposo in relazione all’inquinamento prodotto dalle polveri sottili.
Finalmente si è considerata la gravità della situazione- è ufficialmente un disastro!-
Per la Procura di Milano, quindi, lo smog costituisce una concreta situazione di pericolo per la vita e l’incolumità delle persone. Ogni anno i milanesi, infatti, muoiono per inquinamento nel silenzio e nell’indifferenza generale. Si tratta, a seconda del livello di inquinamento e delle stime, di una strage che varia da 800 a 1200 persone per la sola città di Milano.
La scrivente Associazione ricorda, dunque, che fino ad oggi si era indagato, ad esempio a Firenze (anche in questo caso a seguito di un esposto del Codacons), solo per getto di cose pericolose (art. 674 cod pen) ed omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.).
Ben più grave, anche come pena, è invece il reato di delitto colposo di danno (art. 449 cod pen).
L’INQUINAMENTO DA ELETTROSMOG
Quante antenne sui tetti per le strade per consentire a tutti l’uso del telefonino? Quanti tralicci dell’alta tensione? Le reti wi-fi dappertutto…microonde..ferri da stiro…phon..televisioni…Ma il nostro corpo esposto alle onde elettromagnetiche come reagisce? Gli studi internazionali non ci lasciano tranquilli ed anche gli studi sull’uso dei cellulari e cordless dicono che l’uso intenso e scorretto degli stessi può indurre danni biologici gravi ed aumenta il rischio di tumori al cervello!
La scrivente Associazione, legittimata ad intervenire nell’ambito normativo poc’anzi descritto, si è trovata ad agire e, quindi, ad affrontare da vicino un’altra tematica che interessa in maniera rilevante il cittadino, in qualità di consumatore-utente, quale l’elettrosmog.
Le apparecchiature che producono campi elettromagnetici possono causare inquinamento nell’ambiente circostante, sia dentro casa che all’esterno, provocando con la lungo esposizione e con la “vicinanza” ai suddetti impianti danni fisici e psichici alle persone.
…la normativa di riferimento…
In proposito, è utile rammentare che la normativa di riferimento in materia è costituita dalla legge quadro 22 febbraio 2001 n. 36 sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.
La norma in realtà non individua limiti precisi in ordine alla esposizione ai campi elettromagnetici, limitandosi a fissare un complesso iter attraverso il quale giungere alla loro determinazione.
L’art. 4 comma 2, infatti, disponeva espressamente che, per quanto riguarda la popolazione, i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, le tecniche di misurazione e rilevamento dell’inquinamento elettromagnetico e i parametri per la previsione di fasce di rispetto per gli elettrodotti fossero stabiliti entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Ambiente di concerto con il Ministro della Sanità sentiti il Comitato interministeriale per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento elettromagnetico istituito dalla medesima legge (composto dai Ministri o sottosegretari delegati al Ministero dell’ambiente, della sanità, dell’università, e della ricerca scientifica, del lavoro, del tesoro, del bilancio, della programmazione economica, dei lavori pubblici, dell’industria, dei beni culturali, dei trasporti, delle comunicazioni, della difesa e dell’interno), nonché le competenti commissioni parlamentari previa intesa in sede di Conferenza unificata.
ATTENZIONE: la pericolosità dell’esposizione a campi elettromagnetici e gli effetti a lungo termine!!!
Ciò di cui non si tiene mai conto sono gli effetti a lungo termine dell’esposizione a campi elettromagnetici ma soltanto dei c.d. effetti acuti.
Numerose ricerche hanno confermato la pericolosità dell’esposizione a campi elettromagnetici nel lungo periodo.
Tra le molte voci che si sono espresse in tale senso, il prof. Comba dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha sostenuto che esiste “un’associazione fra esposizioni a campi a 50 Hz e leucemia infantile in corrispondenza di esposizioni superiori a 0,2-0,3 microtesla; concorre ad annettere carattere di probabilità, e non di certezza, al ruolo eziologico dei campi magnetici all’induzione dei tumori, il fatto che non vi sia tuttora accordo sul possibile meccanismo biologico d’azione dei campi stessi”.
Nello stessa direzione si sono espressi in un documento congiunto ISS (Istituto Superiore di Sanità) e ISPELS (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) sulla problematica della protezione dei lavoratori e della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici e magnetici e a campi elettromagnetici a frequenze comprese tra 0 Hz e 300 Hz.
A tale proposito va precisato che esistono perlomeno due importanti lavori che correlano l’esposizione al campo elettrico a frequenza industriale e l’aumento di rischio di leucemia, infantile ed adulta (Coghill ed altri, “Extra low frequency eletric and magnetic fields in the bedplace of children diagnosed with leukemia: a case control study” European Journal of cancer prevention, vol. 5, pag. 153-58, 1996 e Miller ed altri, “Leukemia following occupationale xposure to 60 Hz eletric and magnetic fields among Ontario eletric utility workers”, American Journal of Epidemiology, vol. 144, n. 2, pag. 150-60, 1996).
Basti pensare che lo studio di Coghill riporta un aumento del rischio di leucemia infantile del 286% per gli esposti a più di 10 volt al metro rispetto al gruppo esposto a meno di 10 volt/metro.
L’ISS e l’ISPELS giungono entrambi ad affermare in modo inequivoco la pericolosità di detti campi.
L’ISS identifica, in particolare, questo pericolo come disturbi neurovegetativi ed astemici già in atto e come maggiori disturbi neurologici sviluppabili in futuro, mentre l’ISPESL lo individua in un aumento del rischio di sviluppare tumori, in maggior misura leucemia infantili e di adulti per cui vi sono maggiori intrusioni epidemiologiche. Invero, il rischio deve ritenersi cumulativo nel senso che le indicazioni scientifiche propendono per l’aumento del rischio leucemico, con carattere di probabilità e l’aumento di patologie neurologiche con carattere di possibilità: ha invece carattere di certezza con le attuali conoscenze la non possibilità di esclusione del nesso causale tra queste patologie (aggiungendovi forse anche quelle cardiopatiche) e l’esposizione a campi elettromagnetici a frequenze inferiori a quelle dell’infrarosso (0-300 Ghz), peraltro a qualunque livello di intensità dei medesimi.
A ciò si aggiunge anche un rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità del 1995 che raccoglie tutta una serie di studi circa il rischio cancerogeno associato a campi magnetici 50/60hz. Dalla disamina di tali ricerche, emerge che “Tutti gli autori concordano sul fatto che gli effetti sulla salute vadano attribuiti alla componente magnetica del campo”.
L’esposizione ai campi elettromagnetici può determinare, inoltre, una riduzione del 10% dei linfociti come per i sieropositivi.
Ma vi è di più. L’ISPELS, con lettera del 8 giugno 1999, ha precisato che dal punto di vista terminologico, per “rischio” derivante dall’esposizione ai campi elettromagnetici si deve intendere la probabilità di insorgenza di un danno.
Infatti: “la distinzione tra i termini rischio e pericolo, contenuta nelle conclusioni della relazione stessa, è puramente terminologica: si è ritenuto di fare riferimento al termine rischio perché tale termine ha una precisa accezione scientifica come probabilità di danno, laddove il termine pericolo appartiene al lessico colloquiale”.
E ancora: un ulteriore studio di natura epidemiologica predisposto dalla ASL di Varese ha confermato l’inequivocabile nesso eziologico tra esposizione ai campi elettromagnetici e insorgenza della leucemia infantile.
Per un’analisi più approfondita sulla letteratura scientifica, si possono consultare i risultati delle indagini di alcuni scienziati (prof. G.J. Hyland, University of Worwick, prof. N. Cherry, Lincoln University, prof. M. Kundi, Università di Vienna, prof. R. Santini, Università di Villeurbanne Cedex) che da anni ormai si occupano della questione, e che hanno individuato nell’esposizione ai campi elettromagnetici un serio rischio biologico per la salute (Atti del Convegno di Lacco Ameno di Ischia, 20/21 ottobre, organizzato dal Codacons).
…Il principio di cautela e l’importanza dell’azione preventiva!!!
Un elemento di particolare rilievo introdotto dalla legge quadro 36/2001 consiste nel riferimento espresso al principio di cautela, introdotto in precedenza solo a livello europeo.
L’art. 1 lett. B), infatti, nell’individuare le finalità proprie della legge, indica la promozione della ricerca scientifica per la valutazione degli effetti a lungo termine e l’attivazione di misure di cautela da adottare in applicazione del principio di precauzione di cui all’art. 174, comma 2, del Trattato istitutivo dell’Unione Europea.
L’art. 174 citato, infatti, stabilisce che la politica della Comunità in materia ambientale mira ad un elevato livello di tutela ed è fondata sul principio di precauzione e dell’azione preventiva.
Tale norma, che introduce il famoso principio A.L.A.R.A. (As Low As Reasonably Avoidable), muove da due indicazioni:
1) precauzione: in caso di dubbio sul livello di rischio, si tratta di adottare l’impostazione più conservativa consistente nel minimizzare detto rischio, ricorrendo, eventualmente all’opzione zero;
2) scelta della tecnologia che deve comportare l’esposizione più debole possibile.
..le applicazioni del principio di cautela nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea
Si può ricordare, a puro titolo esemplificativo, che il principio in esame ha determinanti applicazioni, in particolare nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Gli ambiti di tali interventi sono stati quelli più significativi in ordine a recenti fenomeni che hanno destato allarme e preoccupazione: il rapporto tra l’encefalopatia spongiforme bovina (BSE), e il morbo di Creutzfeldt-Jacob, gli organismi geneticamente modificati, i rifiuti di varia natura.
In tutti questi casi la Corte ha ribadito che “quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, le istituzioni possono adottare misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi” (Corte di Giustizia C.E. 5 maggio 1998, che ha confermato la legittimità della decisione della Commissione di vietare l’esportazione del bestiame dalla Gran Bretagna per prevenire il rischio di trasmissione del morbo c.d. della mucca pazza (BSE). Nella stessa motivazione si legge ancora che “Questa considerazione è corroborata dall’articolo 130R, n. 1, del Trattato CE [ora art. 174, nda], secondo il quale la protezione della salute umana rientra tra gli obiettivi della politica della Comunità in materia ambientale. Il n. 2 del medesimo articolo dispone che questa politica, che mira a un elevato livello di tutela, è fondata segnatamente sui principi della precauzione e dell’azione preventiva e che le esigenze connesse con la tutela dell’ambiente devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle altre politiche comunitarie” (punti 99 e 100 della motivazione).
Analogo principio si trova nella risoluzione del Parlamento Europeo sulle radiazioni non ionizzanti del 5.5.1994, recepito nel decreto interministeriale Ambiente-Sanità-Comunicazioni n. 381 del 10 settembre 1998 “Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana”, dove all’art. 4, “Misure di cautela ed obiettivi di qualità”, nel comma 1 si legge: “la progettazione e la realizzazione dei sistemi (…) e l’adeguamento di quelli preesistenti, deve avvenire in modo da produrre i valori di campo elettromagnetico più bassi possibile, compatibilmente con la qualità del servizio svolto dal sistema stesso al fine di minimizzare l’esposizione della popolazione”.
Appare quindi evidente come il quadro legislativo complessivo deponga a favore dell’ADOZIONE di CRITERI PRUDENZIALI nella valutazione delle problematiche connesse all’inquinamento elettromagnetico.
La carenza di adeguati studi scientifici sull’esposizione nel lungo periodo ai campi elettromagnetici, insieme con l’acceso dibattito scientifico circa gli effetti e i rischi connessi all’esposizione ai campi elettromagnetici, deve comunque indurre ad adottare, in relazione ai fenomeni di inquinamento elettromagnetico, un principio di cautela.
In altre parole, pur nella mancanza di una prova certa ed indiscussa delle conseguenze dannose dell’esposizione a campi elettromagnetici nel lungo periodo, il principio di cautela, indicato da ultimo nella legge 36/2001, porta ad adottare misure precauzionali per la salute degli individui.
…il principio di cautela e la giurisprudenza nazionale
Valgano soltanto alcuni esempi per chiarire le modalità di applicazione del suddetto principio di cautela, in sede giudiziaria nazionale.
La sentenza 27 luglio 2000 n. 9893 della Suprema Corte di Cassazione ha affermato il seguente principio di diritto: “la tutela giudiziaria del diritto alla salute in confronto della pubblica amministrazione può essere preventiva e dare luogo a pronunce inibitorie, se, prima ancora che l’opera pubblica sia messa in esercizio nei modi previsti, sia possibile accertare, considerando la situazione che si avrà una volta iniziato l’esercizio, che nella medesima situazione è insito un pericolo di compromissione per la salute di chi agisce in giudizio”.
Si noti come il principio sia stato applicato ad una fattispecie ove era stata autorizzata la costruzione e messa in esercizio di una linea di trasmissione di energia elettrica e le relative opere erano già state dichiarate indefettibili, urgenti e di pubblica utilità; la Corte ha ammesso l’attore a provare la circostanza che “l’esercizio dell’elettrodotto, per la distanza tra la linea elettrica e la sua abitazione, dia luogo ad un’esposizione al campo elettromagnetico generato dal passaggio dell’energia, capace di creare pregiudizio per la sua salute, oltre che per la salute del suo nucleo familiare”, affermando che “non è necessario che il danno si sia verificato, perché il titolare del diritto possa reagire contro la condotta altrui, se essa si manifesta in atti suscettibili di provocarlo. In termini generali, può dirsi che la protezione apprestata dall’ordinamento al titolare di un diritto si estrinseca prima nel vietare agli altri consociati di tenere comportamenti che contraddicano il diritto e poi nel sanzionare gli effetti lesivi della condotta illecita obbligando il responsabile al risarcimento del danno. Con specifico riferimento al diritto alla salute, sarebbe contraddittorio affermare che esso non tollera interferenze esterne che ne mettano in discussione l’integrità e ammettere che alla persona sia data la sola tutela del risarcimento del danno e non anche quella preventiva.”
Ammette peraltro la Suprema Corte che l’esistenza di una disciplina circa i limiti massimi di esposizione ai campi magnetici “dimostra che, allo stato delle conoscenze scientifiche, l’esposizione ai campi elettrici e magnetici generati da elettrodotti, se siano superati determinati limiti massimi, è considerata fonte di possibili effetti negativi sulla conservazione dello stato di salute. Esso costituisce d’altro canto espressione di uno degli obiettivi del sistema sanitario, la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita, oltre che di lavoro (art. 2 legge 833/1978). Dato il presupposto che è alla loro base, e data la natura di normazione secondaria che è loro propria, discipline di questo tipo hanno il valore di impedire che possa essere tenuta una condotta che vi contrasti. Non hanno quello di rendere per sé lecita la condotta che vi si uniformi. Queste discipline ritraggono il fondamento della loro legittimità dall’essere adeguate allo stato delle conoscenze circa i possibili effetti negativi dei fenomeni presi in considerazione ed è la stessa legge primaria a prevedere che debbano essere soggette a periodica revisione”. Rientra, quindi, nei compiti del giudicante, investito della questione, quello di accertare se “sulla base delle conoscenze scientifiche acquisite nel momento in cui si tratta di decidere sulla domanda, avuto riguardo anche alla situazione del caso concreto, vi sia pericolo per la conservazione dello stato di salute nella esposizione al fattore inquinante di cui si tratta, ancorché tale esposizione si determini nei limiti massimi stabiliti dalla disciplina di rango secondario vigente al momento della decisione“.
Un’altra applicazione del principio di precauzione, è rappresentata dall’ordinanza del Tribunale di Torino del 5 aprile 2001 che ha vietato, in via cautelare, l’attivazione di una antenna radio base pur in presenza di livelli di esposizione che rientravano nei limiti indicati dalla disciplina regolamentare vigente; in particolare, il Tribunale di Torino ha ribadito che “il principio di cautela funziona per se solo, anche in assenza di evidenza in senso stretto, a fondamento di orientamenti pragmatici e giurisprudenziali in sede processuale cautelare“.
…Gli studi dell’ARPA e lo IARC…
La relazione tecnica dell’ARPA Piemonte, Dipartimento di Alessandria, del 13/10/2000 ammette che i limiti sono stati formulati per prevenire “i soli effetti immediati (scosse, bruciature, ecc.) perché solo di questi è adeguatamente documentata la relazione con l’intensità del campo elettromagnetico. Questi limiti di esposizione non rivestono un significato di prevenzione di possibili patologie dannose all’organismo umano, in particolare leucemie infantili, che potrebbero essere correlate ad esposizioni a lungo termine anche a livelli molto più bassi di campo, soprattutto per quanto riguarda la componente magnetica. Indagini epidemiologiche sugli effetti dannosi delle esposizioni continuative a campi elettrici e magnetici a 50hz hanno raccomandato livelli inferiori a 1 microtesla per l’esposizione prolungata della popolazione al campo magnetico”.
L’ARPA conclude nel senso di raccomandare l’adozione di misure preventive di contenimento dell’esposizione, soprattutto nei luoghi destinati all’infanzia e per tutti quegli ambienti dove le persone permangono per lunghi periodi.
Da ultimo lo IARC (International Agency for Research of Cancer), la massima autorità a livello mondiale sul cancro, ha classificato gli ELF, sigla che si usa per indicare i campi a bassa frequenza, quali quelli di cui si discute, in classe 2B, cioè tra i possibili cancerogeni umani.
…Ancora l’articolo 32 della Costituzione e la sua preminenza assoluta!!!
L’art. 32 Cost. individua il bene della salute come bene primario, diritto assoluto garantito a tutti i cittadini.
Tale diritto, nel nostro ordinamento giuridico, si configura quale diritto soggettivo irrinunciabile, sia sotto il profilo dell’integrità fisica che sotto quello della salubrità degli ambienti in cui si vive e lavora.
Il diritto alla salute, così definito ed individuato, quale diritto “fondamentale”, è destinato a prevalere, in caso di contrasto, su qualsiasi altro bene giuridico tutelato dall’ordinamento, anche a livello costituzionale.
La Costituzione, cioè, riconosce e tutela la salute dei cittadini in via primaria, non condizionata da eventuali interessi di ordine particolare né collettivo generali (Corte Costituzionale 30 dicembre 1987 n. 641).
Va da sé, pertanto, che a fronte di relazioni scientifiche che, pur senza individuare in modo immediato, diretto e inequivocabile l’esistenza di un nesso eziologico tra esposizione a campi elettromagnetici e insorgenza di patologie, assumono l’esistenza di una relazione tra i due fenomeni, il bene giuridico della salute dovrà prevalere su ogni altro interesse facendo ogni sforzo per ridurre l’esposizione ai campi elettromagnetici.
Occorre preliminarmente rilevare che la semplice presenza di un “rischio”, accertata peraltro da studi scientifici e giurisprudenza in materia, costituisce di per sé, secondo la medicina legale, “una probabilità di danno”.
Analogamente, nell’ ordinanza 30 novembre 2001, il Tribunale di Como, ha stabilito che “la valutazione del nesso eziologico, con riferimento al danno alla salute, può ben essere accertato facendo riferimento al concetto di possibilità – probabilità meramente statistica.”.
Pertanto, pur in assenza, allo stato, di gravi patologie manifeste, la semplice sussistenza di un rischio per la salute, così come accertato dagli studi scientifici, costituisce già da sé un profilo di grave pregiudizio.
…Il rispetto dei limiti imposti dalla legge non vale di per sé a rendere lecite le immissioni dannose!!!
Secondo un principio più volte espresso dalla giurisprudenza di merito, e ripreso in sede di legittimità, il rispetto dei limiti imposti dalla legge non vale di per sé a rendere lecite le immissioni dannose (Cassazione Civile 9893/2000).
È fatta salva quindi la possibilità, per il Giudice investito della questione, di disapplicare la normativa vigente, nel caso in cui vi sia fondato timore per la salute, soprattutto laddove l’esposizione alle immissioni elettromagnetiche sia continua, prolungata e ravvicinata.
Ciò è consentito proprio in virtù della prevalenza del diritto alla salute rispetto a tutti gli altri beni giuridicamente tutelati: in tal caso, infatti, la cessazione dell’attività economica, per quanto costituzionalmente protetta, causerebbe alla collettività un danno meno grave rispetto a quello ben più rilevante alla salute della collettività, che sarebbe provocato dalla continuazione dell’attività (dott. Chindemi, Giudice della XII sez. Tribunale Milano, in Atti del Convegno “Le immissioni nelle abitazioni” 29 maggio 2001, Milano).
Alla luce di quanto sopra, se ne dovrà desumere che possono essere ritenute illecite anche immissioni provenienti da campi elettromagnetici che non superino i limiti di legge, qualora il Giudice ritenga che vi sia un danno o un pericolo di danno per la salute umana.
Si tratta del principio ispiratore della cospicua giurisprudenza formatasi in materia, sopra ampiamente riportata.
Non si può, quindi, attendere che i soggetti esposti ai campi elettromagnetici si ammalino, per azionare la tutela del diritto alla salute, posto che questo opera anche e soprattutto in un’ottica preventiva, consentendo di intervenire anche prima che il pregiudizio si sia concretamente realizzato, nel caso in cui si ritenga sussistere un probabile rischio per la salute.
Ciò è tanto più vero quando l’esposizione ai campi elettromagnetici non sia sporadica ed occasionale, ma caratterizzata dalla continuità e vicinanza delle esposizioni.
Vi è di più. Alla luce degli studi scientifici e dell’orientamento giurisprudenziale sopra riportati, appare di tutta evidenza la possibilità di ricondurre l’inquinamento elettromagnetico nell’ambito delle immissioni che eccedono i limiti di tollerabilità, nei cui confronti è ammesso il ricorso alla forma di tutela prevista dall’art. 844 c.c..
La natura particolare delle onde elettromagnetiche non osta, infatti, alla loro ricomprensione tra le immissioni intollerabili, così come definite dal codice.
Da un lato, infatti, l’elenco delle immissioni di cui all’art. 844 c.c. deve ritenersi meramente esemplificativo, dall’altro, la giurisprudenza della Corte di Cassazione si è orientata nel senso di includere tra queste anche le onde elettromagnetiche, in virtù dell’inciso “e simili propagazioni” contenuto nella disposizione codicistica.
Del resto, si può ritenere che l’evoluzione delle tecnologie e la trasformazione dell’economia abbiano influenzato l’applicazione concreta della norma, includendovi anche fattispecie prima ad essa estranee.
In tal senso si è pronunciato anche il Tribunale di Como, che, con l’ordinanza 30 novembre 2001, ha statuito che il vasto ambito di problematiche interpretative a vario titolo inerenti l’art. 844 c.c. non può essere limitato alle sole immissioni immediatamente avvertibili sul piano organolettico, ma va esteso anche a quelle idonee comunque ad influire in modo lesivo sull’organismo umano. Precisa inoltre che “l’immissione sussumibile nella previsione dell’art. 844 c.c. è non soltanto quella che lede immediatamente, che produce subito un vulnus all’essere umano, ma anche quella che comporti elementi di rischio“.
Non date cellulari ai bambini!!!
E’ noto sin dal 2005: un rapporto pubblicato l’11 gennaio 2005 dal National Radiological Protection Board (NRPB), un ente governativo del Regno Unito, richiede un “approccio precauzionale” all’uso dei cellulari. Lo studio riconosce che non ci sono prove evidenti del fatto che la radiazione del telefonini sia dannosa, ma avverte che – allo stesso modo – questa possibilità non può nemmeno essere esclusa.
“Non credo che possiamo mettere le mani sul fuoco e affermare che i telefoni cellulari siano perfettamente sicuri”, aveva commentato sir William Stewart, presidente del NRPB, nel corso di una conferenza stampa a Londra. Il rapporto dell’ente ha fatto proprie le preoccupazioni sollevate per la prima volta in un’influente studio sugli effetti dei telefoni cellulari sulla salute, pubblicato nel 2000 dall’Independent Expert Group on Mobile Phones, istituito dal governo del Regno Unito e guidato a sua volta da William Stewart. Tuttavia, il nuovo rapporto ha aggiunto che altre ricerche scientifiche, pubblicate dopo il 2000, forniscono ulteriori prove che la radiazione dei cellulari possa essere dannosa. Uno studio europeo pubblicato nel dicembre 2004 indicava che la radiazione può danneggiare il DNA, mentre uno studio svedese dell’aprile 2004 mostrava una correlazione fra l’uso dei cellulari e i tumori del nervo uditivo. Una ricerca olandese dell’ottobre 2003, infine, associava i telefonini a una riduzione delle funzioni cerebrali.
L’uso del telefono cellulare è oggi molto diffuso: lo utilizza il 98% dei giovani tra i 14 e i 19 anni. Ormai è diventato uno strumento irrinunciabile per comunicare ma deve essere utilizzato con precauzione. Alcuni studi epidemiologici recenti documentano, infatti, un nesso tra uso prolungato del cellulare e del cordless e tumori di vario tipo alla testa.
Tali studi indicano che gli effetti dovuti all’uso del cellulare non sono solo di tipo termico ma anche di tipo biologico come effetti neurologici-induzione di tumori.
Nell’uso del cellulare è indispensabile seguire il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, cioè MINIMIZZAZIONE dell’ESPOSIZIONE.
I telefoni cellulari sono dispositivi che emettono e ricevono onde radio ad alta frequenza (microonde da 900 MHz a 2200 MHz): queste collegano ogni cellulare ad una rete di stazioni radio base, in modo da permettere agli utenti di fare e ricevere chiamate.
I NOSTRI CONSIGLI IN 10 REGOLE!
Usare l’auricolare per diminuire l’effetto delle onde elettromagnetiche sulla testa (no blue-tooth) oppure usare il viva voce: l’intensità del campo elettromagnetico diminuisce rapidamente con l’aumentare della distanza!
evitare le lunghe telefonate, alternare spesso l’orecchio durante le conversazioni e limitare drasticamente la durata; quando si fa una chiamata, aspettare che rispondano prima di avvicinare il cellulare all’orecchio;
telefonare quando c’è pieno campo altrimenti il cellulare aumenta la potenza delle emissioni sull’orecchio;
durante la notte non si deve tenere il cellulare acceso sul comodino né ricaricarlo vicino al letto;
durante il giorno non tenere il telefonino acceso in tasca o a contatto con il corpo: appena possibile riporlo sul tavolo, negli indumenti appesi, nella borsa o nello zaino;
non tenere il cellulare acceso negli ospedali o dove sono presenti apparecchiature elettromedicali, sugli aerei ed in presenza di persone con dispositivi quali pacemaker o apparecchi acustici;
al cinema, al teatro, a scuola tenere il cellulare spento e utilizzare l’opzione segreteria;
l’uso del cellulare da parte dei bambini dovrebbe essere limitato alle sole chiamate di emergenza!
quando si acquista un cellulare nuovo, occorre informarsi sul livello delle sue emissioni;
all’interno degli edifici il cellulare aumenta la sua potenza di emissione: nei luoghi chiusi occorre cercare di usare la rete telefonica fissa (non il cordless).
OK INTERNET A SCUOLA…MA CON IL CAVO!!!
Il Ministero della Pubblica Amministrazione ha dato il via dal 9 maggio 2011 all’iniziativa “Scuole in WIFI”, cui hanno aderito oltre 1700 scuole in tutta Italia e 167 nel Veneto, che vanno ad aggiungersi agli Istituti che autonomamente hanno gia’ fatto questa scelta. Il 31 maggio scorso l’OMS/IARC ha incluso i campi elettromagnetici (CEM) le radiofrequenze tra i possibili CANCEROGENI per l’uomo. Le tecnologie che emettono queste radiazioni, oltre ai radar, sono tutti i sistemi cosiddetti “wireless” che utilizzano le microonde, frequenze che vanno dagli 800-900 MHz ai 2.500 Mhz e oltre.
per i bambini in generale e in particolare nelle scuole nelle classi, a dare la preferenza a connessioni internet cablate, e regolare severamente l’uso dei cellulari da parte degli alunni nei locali della scuola”.
Ad aprile 2011 l’RNCNIRP, Comitato Nazionale Russo per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti, ha emanato una risoluzione proprio sugli effetti di queste frequenze su bambini e teen-agers, con precise raccomandazioni sulla cautela nell’utilizzo e sulla necessita’ di dare informazioni anche con l’etichettatura delle apparecchiature che emettono CEM.
Non si può fare FINTA DI NIENTE; non si tratta di rinu
nciare ad INTERNET a SCUOLA, ma di averlo con il CAVO!!!
Sulla base delle evidenze scientifiche odierne, quindi, molti esperti della salute pubblica credono sia possibile che ci troveremo di fronte ad una epidemia di cancri in futuro come risultato dell’utilizzo incontrollato dei telefoni mobili e la crescente esposizione della popolazione al WIFI ed alle altre tecnologie wireless. Percio’ e’ importante che tutti noi e specialmente i bambini, limitiamo l’uso di cellulari, del WIFI e che i governi e le industrie scoprano modi per consentirci di usare i dispositivi wireless senza rischio di seri danni. Dobbiamo educare colore che prendono le decisione che “business as usual” e’ inaccettabile. L’importanza di questa questione riguardante la salute pubblica non deve essere sottostimata!!!
IL CODACONS E LA BATTAGLIA CONTRO RADIO VATICANA!
Da tanti anni il Codacons conduce una vera e propria battaglia contro radio Vaticana e l’emissione di onde elettromagnetiche dimostrando che non solo i limiti fissati dalla legge all’emissione di onde elettromagnetiche furono superati dalle antenne di Radio Vaticana ma che l’emissione di tali onde era idonea a creare disagi e danni per gli abitanti delle zone limitrofe. Numerosi, infatti, sono stati i decessi avvenuti nelle aree circostanti le antenne di Radio Vaticana. Il Codacons da tempo si sta battendo affinchè centinaia di parenti di vittime causate dalle onde elettromagnetiche dell’emittente potranno ottenere un giusto risarcimento per le sofferenze subite.
La scrivente associazione ha, in particolare, reso note le risultanze di una perizia a seguito dello svolgimento di un’indagine epidemiologica volta ad individuare gli effetti delle onde elettromagnetiche e si è così saputo che vi è stata un’associazione importante, coerente e significativa, tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini. L’esposizione di lungo periodo (oltre 10 anni) alle antenne di Radio Vaticana è stata associata ad un eccesso di mortalità per leucemia; la stessa è una patologia relativamente rara negli adulti e l’effetto osservato è plausibilmente il risultato di un lungo periodo di esposizione.
Così il Codacons adesso attende la sentenza della Corte di Cassazione, adita dai difensori del Cardinale Roberto Tucci, che ha diretto la Radio Vaticana dal 1985 al 2001, i quali hanno impugnato la sentenza del Tribunale di Appello di Roma del 14 ottobre 2009 con cui veniva respinta la richiesta di proscioglimento per l’imputato e si confermavano gli effetti sul piano civile per le parti civili (cittadini e Codacons).
La scrivente associazione è naturalmente convinta che anche i giudici della Suprema Corte confermeranno le responsabilità della Radio Vaticana e segnala, altresì, che il pm incaricato dalla Procura di Roma sta procedendo per omicidio, ma anche per le malattie come tumore e leucemia, nei confronti dei due dirigenti dell’emittente della Santa Sede e del direttore tecnico Costantino Pacifici.
I DANNI DA FUMO PASSIVO: tutto ciò che occorre sapere!
Le sigarette contengono 400 sostanze nocive tra cui i più potenti cancerogeni (ad es. policarburi policiclici aromatici); la NICOTINA è, invece, una sostanza che causa estrema dipendenza psico-fisica in chi l’assume. E’ del tutto assodato che le sigarette inducono ad un uso reiterato e che pertanto rilasciano nell’organismo, in particolare nei polmoni, le sostanze più cancerogene determinando in tal modo il peggiore dei mali: il cancro ai polmoni.
Questo purtroppo accade anche a chi non fuma, ma e’ costretto a fumare le sigarette degli altri!
Con la storica sentenza del 10 maggio 2005 del Tribunale Civile di Roma, sez. lavoro, si è aperta la strada ai risarcimenti del danno per chi è stato costretto a lavorare in ambienti in cui si fumavano le sigarette: una dipendente, infatti, lamentava di essere stata costretta a lavorare in un ambiente saturo di fumo e di aver contratto, di conseguenza, una serie di affezioni che hanno comportato la sua assenza dal lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia del Tribunale, il quale aveva accertato la sussistenza di un nesso eziologico, in termini di ragionevole certezza, fra l’inadempimento del datore di lavoro agli obblighi di protezione di cui all’art. 2087 cod. civ. e la malattia della lavoratrice contratta sul luogo di lavoro, saturo dalla presenza di fumo passivo.
La Corte d’Appello di Roma nella sentenza 1015/05 dell’ormai famoso Caso Stalteri ha ritenuto, altresì, responsabile l’allora Ente Tabacchi Italiano di NON aver adeguatamente informato i consumatori sulla natura delle sigarette per le proprietà nocive per la salute stessa. In estrema sintesi la Corte di Appello di Roma ha condannato l’Ente Tabacchi Italiano al risarcimento del danno morale subito dagli eredi di un fumatore deceduto nel 1991 a causa di cancro ai polmoni. Risarcimento del danno pertanto liquidato nella somma complessiva pari a € 200.000,00.
In America La Philip Morris è stata condannata a pagare un risarcimento di otto milioni di dollari per la morte per cancro ai polmoni di un fumatore della Florida.
La sigaretta purtroppo ha una particolarita’, che la rende unica al mondo: la sigaretta e’ infatti l’unico bene di consumo che uccide il consumatore quando viene utilizzato esattamente come previsto dal suo produttore! L’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato il fumo la prima causa di morte evitabile nel mondo.
I dati forniti dalla “Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori”, ente pubblico, indicano che il fumo del tabacco e’ responsabile dell’80-90% dei tumori laringei e polmonari, del 20-40% dei tumori della vescica, dei reni e del pancreas, insieme con l’alcol del 40-50% dei tumori della bocca e dell’esofago, nonche’ del 20-30% sia delle broncopatie croniche che degli infarti e delle altre affezioni cardio-circolatorie.
Fumare provoca, sintetizzando, 2 diverse tipologie di danni estremamente gravi, che colpiscono sia i fumatori attivi che i passivi. Innanzitutto vi e’ una lesione dell’albero bronco-polmonare, che porta non solo al tumore ma anche all’asma e alla bronchite cronica. E vi sono poi le lesioni al sistema cardiocircolatorio, danni provocati anche dal calore che agisce sulle coronarie. Per bambini e donne in gravidanza i pericoli sono ancora maggiori. E’ inoltre accertato che il fumo causa la nascita di bimbi sottopeso, che rischiano più di altri nella crescita.
ECCO CIO’ CHE EMERGE!
Il fumo di tabacco è la più importante causa di morte prematura, è prevenibile e rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica a livello mondiale.
Il Ministero della salute ha stimato che in Italia avvengano ogni anno più di 80.000 decessi attribuibili al fumo..
Questi i dati!
Cause di Morte Maschi Femmine Totale
Cancro 31.365 4.504 35.869
Cardiovascolari 22.028 7.187 29.215
Respiratorie 12.220 4.551 16.771
Totale 65.613 16.242 81.855
Il fumo di tabacco contiene più di 4000 sostanze chimiche, alcune delle quali dotate di marcate proprietà irritanti ed altre, circa 60, che sono sostanze sospettate o riconosciute cancerogene, cioè sostanze che causano il cancro.
Secondo l’autorevole Agenzia per la Protezione Ambientale della California 1997, i danni dipendono dal periodo della vita in cui si verifica l’esposizione. Se l’esposizione avviene nella vita fetale, aumenta il rischio di basso peso alla nascita e morte improvvisa del lattante; se l’esposizione avviene nell’età infantile aumentano i rischi di avere otite media, asma, bronchiti e polmoniti; nell’età adulta, aumenta il rischio di infarto del miocardio, ictus cerebrale, cancro del polmone e cancro del naso. Ciò è stato accertato. Si sospetta che i non fumatori esposti al fumo passivo, abbiano maggiori rischi di aborto spontaneo, difficoltà di apprendimento, meningiti, leucemia. Gli studi su questi rischi non hanno consentito fino ad ora di dare giudizi definitivi.
Specifici Rischi per la Salute derivati dall’Esposizione a Fumo Passivo
Nascita e Prima Infanzia Bambini Adulti Possibile Fattore di Rischio per:
Basso peso alla nascita Otite media Malattie Ischemiche Cardiache Aborto Spontaneo
Morte Improvvisa del Lattante (SIDS) Asma: induzione ed esacerbazione Ictus Impatto sull’apprendimento dei bambini
Bronchite: induzione ed esacerbazione Cancro del Polmone Infezioni Meningococciche nei bambini
Polmonite: induzione ed esacerbazione Cancro Nasale Cancro e leucemia nei bambini
Esacerbazione Asma in adulti
Esacerbazione di fibrosi cistica
Ridotta funzionalità respiratoria
Quanto aumenta il rischio di cancro del polmone per i non fumatori esposti a fumo passivo ?
Sono stati condotti oltre 50 studi per verificare e stimare quanto fosse grande l’associazione tra fumo passivo e rischio di cancro del polmone nei non fumatori. Dall’insieme dei risultati scientifici emerge che esiste un eccesso di rischio di cancro del polmone:
tra i non fumatori che vivono con fumatori, l’eccesso di rischio è attorno al 20% per le donne ed al 30% per gli uomini.
Tra i non fumatori esposti a fumo passivo sul lavoro l’aumento del rischio è 16% – 19%.
Il rischio per un non fumatore di sviluppare cancro del polmone aumenta con gli anni di esposizione e il numero di sigarette fumate dal convivente fumatore.
Quanto aumenta il rischio cardiovascolare per i non fumatori esposti a fumo passivo?
Il rischio cardiovascolare è la probabilità di avere una malattia coronarica (un infarto del miocardio o un’ischemia cardiaca) o una malattia a carico di altre arterie, principalmente quelle cerebrali, che provocano l’ictus cerebrale.
L’esposizione a fumo passivo aumenta il rischio di malattie cardiache nei non fumatori. L’eccesso di rischio di infarto del miocardio è tra il 20 e il 30% rispetto a non fumatori non esposti. Il rischio di malattie cardiache nelle persone esposte pesantemente al fumo passivo è sovrapponibile a quello dei fumatori da 1 a 9 sigarette al giorno.
L’eccesso di rischio di ictus cerebrale, dovuto al fumo passivo, è decisamente più elevato potendo raggiungere l’80%. Diversamente dal rischio di cancro del polmone, questo rischio non aumenta in proporzione all’entità ed alla durata dell’esposizione: anche un’esposizione a fumo passivo di lieve entità può avere un effetto importante sul cuore ed ulteriori esposizioni hanno effetti aggiuntivi relativamente modesti. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che l’esposizione al fumo passivo provoca aggregazione piastrinica, una specie di addensamento del sangue: è stato mostrato che solo mezz’ora di esposizione a fumo passivo è sufficiente per avere una reazione nelle cellule che rivestono le arterie coronariche che fa avvicinare le pareti delle coronarie e ridurre il deflusso del sangue.
Il Fumo Passivo provoca malattie respiratorie?
Gli adulti esposti a fumo passivo a casa o sul luogo di lavoro hanno un rischio di asma bronchiale aumentato del 40-60% in confronto con adulti non esposti.
Quali effetti ha il Fumo passivo sui bambini?
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha analizzato i risultati di oltre 40 studi sull’impatto del fumo dei genitori sulle malattie delle basse vie respiratorie dei bambini, i figli di madri fumatrici hanno un eccesso di rischio del 70% di avere malattie delle basse vie respiratorie rispetto ai bambini figli di madri non fumatrici.
Il fumo materno durante la gravidanza è la principale causa di morte improvvisa del lattante (sudden infant death sindrome, SIDS) e di altri effetti sulla salute, incluso il basso peso alla nascita e ridotta funzionalità respiratoria.
L’asma, la malattia cronica più comune nei bambini, è più frequente tra i bambini i cui genitori fumano. Il fumo passivo è un fattore di rischio per l’induzione di nuovi casi di asma e provoca esacerbazioni dell’asma in bambini con malattia stabilizzata.
L’esposizione a fumo passivo nell’infanzia è anche associata con otite media acuta e cronica: un eccesso di rischio che va dal 20% di alcuni studi al 40% di altri.
Quanti bambini sono esposti al fumo passivo in Italia?
Uno studio effettuato in Italia nel 2002, , ha stimato che il 52% dei bambini nel secondo anno di vita è abitualmente esposto al fumo passivo. Il 38% degli esposti ha almeno un genitore che fuma in casa. Secondo l’ISTAT, che ha fornito i dati relativi all’esposizione al fumo nelle famiglie italiane nel 1999, il 49% dei neonati e dei bambini fino a 5 anni hanno almeno un genitore fumatore e il 12% hanno entrambi i genitori fumatori. Circa un neonato su 5 ha una madre fumatrice.

References: art. 21
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 2
 art. 140
 art. 140
 art. 32
 art. 174
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza