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Timestamp: 2020-03-28 09:48:42+00:00

Document:
Avvocato Castellani – Studio Legale Porto Recanati (Macerata)
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Il danno patrimoniale (alle cose)
Il danno patrimoniale è la lesione al patrimonio della vittima e si compone dal:
1) Danno emergente cioè la spesa necessaria per la riparazione del veicolo e comunque per la riparazione o la sostituzione di tutti gli oggetti danneggiati. ATTENZIONE se il danno al veicolo è superiore al valore di mercato dello stesso, il risarcimento avviene per equivalente ai sensi dell’art. 2058 comma 2 codice civile; in tal caso ad essere risarcito non sarà il costo della riparazione del mezzo ma il valore commerciale che esso aveva al momento dell’incidente. In questa seconda modalità di risarcimento può capitare di ricevere molto spesso, una liquidazione non propriamente equa, che potrebbe non essere sufficiente per affrontare l’acquisto di un nuovo mezzo. E’ pertanto importante essere coscienti che, in tali casi, ciò che può essere richiesto consiste:
– nel valore del veicolo in base quotazione di mercato;
– nel rimborso della tassa circolazione;
– nel rimborso del costo di immatricolazione di un altro veicolo;
– nel costo di demolizione veicolo danneggiato;
– nel costo di trasporto veicolo presso autodemolitore;
– nel costo relativo al noleggio di altro veicolo di medesima classe per il periodo strettamente necessario.
2) Lucro cessante è il minor guadagno che il soggetto subisce in seguito ad un incidente; si pensi, ad esempio, alla riduzione degli introiti per un artigiano impossibilitato a recarsi presso i clienti in assenza di un veicolo o ad astenersi dal lavoro per le lesioni subite.
4) Fermo tecnico è il danno che il proprietario viene a subire per essere stato privato dell’utilizzo del mezzo per il periodo necessario alle riparazioni dello stesso.
1) E’ possibile un accordo pre-matrimoniale? La giurisprudenza stabilisce che, in tema di divorzio (ma il principio deve ritenersi valido anche in materia di separazione), la convenzione (detta accordo prematrimoniale) con cui gli interessati stabiliscono anticipatamente il regime giuridico relativamente alla cessazione degli effetti civili del matrimonio, è invalido, nella parte riguardante le condizioni per il mantenimento dei figli e del coniuge. Questo per contrasto sia con l’art. 9 della L. 898/70, che non consente limitazioni di ordine temporale alla possibilità di revisione del regime divorzile, sia con l’art. 5, che, fissando i criteri per il riconoscimento e la determinazione di un assegno all’ex coniuge, configura un diritto insuscettibile, anteriormente al giudizio di divorzio, di rinunzia o transazione. Un simile accordo viene considerato illecito perché rivolto, esplicitamente o implicitamente, a viziare, o quanto meno a circoscrivere, la libertà di difendersi in giudizio di divorzio, con irreparabile compromissione di un obbiettivo d’ordine pubblico come la tutela dell’istituto della famiglia (Cass. 3777/81). 2) Qual è la differenza tra separazione e divorzio? Con la separazione i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell’attesa o di una riconciliazione o di un provvedimento di sciglimento del matrimonio. La separazione può essere legale (consensuale o giudiziale) o “di fatto”, senza l’intervento di un Giudice. La separazione legale rappresenta la condizione principale per poter addivenire allo scioglimento del matrimonio o alla cessazione degli effetti civili dello stesso (in caso di matrimonio religioso concordatario). Col divorzio vengono a cessare definitivamente gli effetti del matrimonio sia sul piano personale (cognome del marito, presunzione di concepimento ecc.), sia sul piano patrimoniale. 3) Qual è la differenza tra separazione consensuale e separazione giudiziale? La separazione consensuale presuppone un accordo dei coniugi avente ad oggetto le condizioni personali e patrimoniali della separazione stessa quali, principalmente, l’affidamento dei figli, il loro mantenimento, l’eventuale contributo al mantenimento di un coniuge in favore dell’altro, nonchè dell’assegnazione della casa familiare. Il Tribunale, rilevato il rispetto dei diritti di ciascun coniuge e della prole, omologa tale accordo. L’accordo di separazione può prevedere il trasferimento di beni immobili (senza bisogno di rogito notarile) con ingente risparmio in termini di imposte e tasse, data l’esenzione di legge per i procedimenti in materia di separazione. La separazione giudiziale è quella alla quale si ricorre laddove i coniugi siano in disaccordo. In tal caso il Tribunale si pronuncia con sentenza disponendo le condizioni patrimoniali e personali della separazione. 4) A quale dei due coniugi viene assegnata l’abitazione coniugale? Tendenzialmente la casa ove si è svolta la vita coniugale viene assegnata (a prescindere da chi ne sia proprietario) al coniuge affidatario dei figli. Oggi, nel caso di applicazione della legge n. 54/2006 sull’affidamento condiviso, la casa verrà assegnata al genitore col quale i figli manterranno la residenza. 5) Quando si può richiedere una quota della liquidazione (TFR) dell’ex coniuge? L’art. 12 bis della L. 898/70 stabilisce che il coniuge nei cui confronti sia stata pronunziata sentenza di “divorzio” ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno di mantenimento divorzile, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro. Tale percentuale è pari al 40% del TFR totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso col matrimonio. 6) Quali sono gli effetti della separazione? La separazione personale dei coniugi non scioglie il vincolo del matrimonio; tuttavia tra i coniugi separati viene meno l’obbligo della coabitazione e quello della fedeltà. Il dovere di assistenza assume carattere puramente economico, riducendosi alla corresponsione di un assegno di mantenimento. La separazione, inoltre, determina lo scioglimento della comunione legale dei beni ove esistente. 7) Cos’è l’addebito della separazione? Nel pronunziare la separazione giudiziale il Giudice può dichiarare, ove richiesto, a quale dei due coniugi sia addebitabile la separazione. L’addebito consiste in un giudizio di responsabilità che il Giudice esprime qualora ravvisi che la condotta di uno od entrambi i coniugi sia stata contraria ai doveri coniugali come ad esempio l’omessa assistenza morale e materiale, ingiustificato rifiuto del conforto spirituale, ingiustificato abbandono del tetto coniugale, compimento di atti oppressivi ed intolleranti e l’infedeltà (ma solo se continua, manifesta ed offensiva, così da rendere intollerabile la convivenza). L’addebito comporta la perdita delle aspettative ereditarie nonchè la perdita al diritto al mantenimento. 8) Quando è dovuto l’assegno di mantenimento in sede di separazione? L’assegno di mantenimento è una prestazione pecuniaria periodica spettante al coniuge separato senza addebito che non abbia un reddito tale da consentirgli di conservare il livello di vita goduto in costanza di matrimonio (ma sul punto sono intervenute sentenze delle Sezioni Unite contrastanti ad iniziare dalla famosa sentenza numero 11504, relativa al divorzio tra Vittorio Grilli, ex ministro dell’Economia nel governo di Mario Monti, e l’imprenditrice Lisa Lowenstein). Al coniuge a cui è stata addebitata la separazione non spetta l’assegno di mantenimento, può però essere nelle condizioni di ottenere un assegno alimentare (e cioè non volto al mantenimento del medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma dovuto in caso il coniuge versi in stato di bisogno perchè totalmente privo di reddito o di capacità lavorativa). In caso di inadempienza, il Giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato o ordinare al datore di lavoro di quest’ultimo di versare parte della retribuzione direttamente al coniuge creditore. In caso vi siano comprovati motivi il Giudice può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti che obbligano il coniuge al versamento dell’assegno. 9) Quali sono le condizioni per poter ottenere il divorzio? Lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili dello stesso può essere chiesta da uno dei due coniugi (o da entrambi in caso di ricorso congiunto) quando: a) dopo la celebrazione del matrimonio l’altro è stato condannato ad una serie di reati. Oppure b) l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti di cui sopra, una volta accertata l’inidoneità alla continuazione della convivenza. Oppure c) è stata pronunciata sentenza di separazione, oppure omologato un accordo di separazione e che sia trascorso un periodo di separazione determinato dalla legge ininterrottamente senza che sia avvenuta una riconciliazione. Oppure d) l’altro coniuge, cittadino straniero, abbia ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglim. del matrimonio.
Danno non patrimoniale (lesioni personali)
Si tratta del così detto danno biologico, ossia la lesione all’integrità psico-fisica. La valutazione di tale danno avviene mediante accertamento medico, che terrà conto sia dell’invalidità temporanea(vale a dire il periodo trascorso tra il giorno del sinistro e la guarigione, con o senza postumi) sia dell’invalidità permanente (vale a dire tutte quelle conseguenze negative residuanti, che il danneggiato non può eliminare neppure continuando a curarsi). L’ammontare del risarcimento di tale danno è calcolato solitamente utilizzando delle tabelle che individuano una somma di denaro per ogni giorno di invalidità temporanea e per ogni punto percentuale di invalidità permanente. Va specificato che la quantificazione del danno sarà differente a seconda che le lesioni siano c. d. micropermanenti o c. d. macropermanenti. La linea di confine tra tali due voci è costituita dai 9 punti percentuali: se tale soglia è superata si hanno lesioni macropermanenti, in caso contrario le lesioni si considerano di lieve entità.
CASO GRILLI LOWESTEIN
Caso Grilli – Lowestein Cambiamento epocale in materia di divorzio? Una sentenza che segna un punto di svolta nella giurisprudenza italiana? Cassazione, numero 11504, relativa al divorzio tra Vittorio Grilli, ex ministro dell’Economia nel governo di Mario Monti, e l’imprenditrice Lisa Lowenstein. I supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale l’ex moglie del ministro reclamava l’assegno di mantenimento già negato le con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014. Il mantenimento del tenore di vita precedente il divorzio non è più un diritto. La Lowenstein può mantenersi da sola! In realtà la Cassazione stabilisce nuovi parametri in materia di assegno di divorzio: conta il criterio dell’indipendenza o autosufficienza economica, non il tenore di vita goduto nel corso delle nozze per assegnare l’assegno al coniuge che lo richiede. Il matrimonio cessa così di essere “un punto di arrivo economico: una sistemazione definitiva”: sposarsi, scrive la Corte, è un “atto di libertà e autoresponsabilità”.Intervenendo nel caso Grilli-Lowenstein, la Cassazione ha corretto anche la motivazione del verdetto della Corte d’Appello di Milano: a far perdere alla ex moglie dell’ex ministro il diritto all’assegno non è il fatto che si supponga abbia redditi adeguati, ma la circostanza che i tempi ormai sono cambiati e occorre “superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva” perché è “ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile. Si deve quindi ritenere – afferma la Cassazione – che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale” La Cassazione spiega in una nota la sentenza 11504 con cui “la Prima sezione civile ha superato il precedente consolidato orientamento, che collegava la misura dell’assegno al parametro del tenore di vita matrimoniale, indicando come parametro di spettanza dell’assegno, avente natura assistenziale, l’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede”

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