Source: http://www.sicurezzaedile.it/DPR_303_56.htm
Timestamp: 2016-12-11 13:42:51+00:00

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DPR n° 303 1956
D.P.R. del 19/03/56 n. 303
1. Le norme del presente decreto si applicano a tutte le attività alle quali
sono addetti lavoratori subordinati o ad essi equiparati ai sensi del successivo
art. 3, comprese quelle esercitate dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province,
dai Comuni, da altri Enti pubblici e dagli istituti di istruzione e di
beneficenza, salve le limitazioni espressamente indicate.
2. Nei riguardi delle Ferrovie dello Stato e di quelle esercite da privati in
regime di concessione le disposizioni del presente decreto saranno applicate
adattandole alle particolari esigenze dell'esercizio ferroviario.
1. Le norme del presente decreto non si applicano ai lavori a bordo delle
navi mercantili e a bordo degli aeromobili, nonché all'esercizio delle miniere,
delle cave e delle torbiere.
2. Sono escluse altresì le imprese industriali e commerciali gestite
direttamente dal titolare con il solo aiuto dei membri della famiglia con lui
conviventi e le aziende agricole indicate nel secondo comma dell'art. 49.
Art. 3. Definizione di lavoratore subordinato
1. Agli effetti dell'art. 1, per lavoratore subordinato si intende colui che
fuori del proprio domicilio presta il proprio lavoro alle dipendenze e sotto la
direzione altrui, con o senza retribuzione, anche al solo scopo di apprendere un
mestiere, un'arte o una professione.
2. Sempre agli effetti dell'art. 1 sono equiparati ai lavoratori subordinati
i soci di società e di enti in genere cooperativi, anche di fatto che prestino
la loro attività per conto delle società o degli enti stessi.
CAPO II - OBBLIGHI DEI DATORI DI LAVORO, DEI DIRIGENTI, DEI PREPOSTI E DEI
Art. 4. Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti
1. I datori di lavoro, dirigenti e i preposti che esercitano, dirigono o
sovrintendano alle attività indicate all'art. 1, devono, nell'ambito delle
rispettive attribuzioni e competenze:
b) rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti e
portare a loro conoscenza i modi di prevenire i danni derivanti dai rischi
d) disporre ed esigere che i singoli lavoratori osservino le norme di igiene
ed usino i mezzi di protezione messi a loro disposizione.
a) osservare, oltre le norme del presente decreto, le misure disposte dal
datore di lavoro ai fini dell'igiene;
b) usare con cura i dispositivi tecnico - sanitari e gli altri mezzi di
protezione predisposti o forniti dal datore di lavoro;
c) segnalare al datore di lavoro, al dirigente o ai preposti le deficienze
dei dispositivi e dei mezzi di protezione suddetti;
d) non rimuovere o modificare detti dispositivi e mezzi di protezione senza
averne ottenuta la autorizzazione.
Art. 6. Altezza, cubatura e superficie
1. I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali chiusi
destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più
di 5 lavoratori, e in ogni caso in quelle che eseguono le lavorazioni indicate
nell'articolo 33, sono i seguenti:
c) ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di una
superficie di almeno mq. 2.
2. I valori relativi alla cubatura e alla superficie si intendono lordi cioè
senza deduzione dei mobili, macchine e impianti fissi.
3. L'altezza netta dei locali deve essere misurata dal pavimento all'altezza
media della copertura dei soffitti o delle volte.
4. Quando necessità tecniche aziendali lo richiedono, l'organo di vigilanza
competente per territorio può consentire altezze minime inferiori a quelle
sopra indicate e prescrivere che siano adottati adeguati mezzi di ventilazione
dell'ambiente. L'osservanza dei limiti stabiliti dal presente articolo circa
l'altezza, la cubatura e la superficie dei locali chiusi di lavoro è estesa
anche alle aziende industriali che occupano meno di cinque lavoratori quando le
lavorazioni che in esse si svolgono siano ritenute, a giudizio dell'organo di
vigilanza, pregiudizievoli alla salute dei lavoratori occupati.
5. Per i locali destinati o da destinarsi a uffici, indipendentemente dal
tipo di azienda, e per quelli delle aziende commerciali, i limiti di altezza
sono quelli individuati dalla normativa urbanistica vigente.
Art. 7. Pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e
marciapiedi mobili, banchina e rampe di carico
1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della
lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi i locali chiusi che non
a) essere ben difesi contro gli agenti atmosferici, e provvisti di un
isolamento termico sufficiente, tenuto conto del tipo di impresa e
dell'attività fisica dei lavoratori;
d) avere le superfici dei pavimenti, delle pareti, dei soffitti tali da poter
essere pulite e deterse per ottenere condizioni adeguate di igiene.
2. I pavimenti dei locali devono essere esenti da protuberanze, cavità o
piani inclinati pericolosi, devono essere fissi, stabili ed antisdrucciolevoli.
3. Nelle parti dei locali dove abitualmente si versano sul pavimento sostanze
putrescibili o liquidi, il pavimento deve avere superficie unita ed impermeabile
e pendenza sufficiente per avviare rapidamente i liquidi verso i punti di
raccolta e scarico.
4. Quando il pavimento dei posti di lavoro e di quelli di passaggio si
mantiene bagnato, se i lavoratori non sono forniti di idonee calzature
impermeabili, il pavimento deve essere munito in permanenza di palchetti o di
5. Qualora non ostino particolari condizioni tecniche, le pareti dei locali
di lavoro devono essere a tinta chiara.
6. Le pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti completamente
vetrate, nei locali o nelle vicinanze dei posti di lavoro e delle vie di
circolazione, devono essere chiaramente segnalate e costituite da materiali di
sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, ovvero essere separate dai
posti di lavoro e dalle vie di circolazione succitati in modo tale che i
lavoratori non possono entrare in contatto con le pareti né rimanere feriti
qualora esse vadano in frantumi. Nel caso in cui vengono utilizzati materiali di
sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, tale altezza è elevata
quando ciò è necessario in relazione al rischio che i lavoratori rimangono
feriti qualora esse vadano in frantumi.
7. Le finestre, i lucernari e i dispositivi di ventilazione devono poter
essere aperti, chiusi, regolati e fissati dai lavoratori in tutta sicurezza.
Quando sono aperti essi devono essere posizionati in modo da non costituire un
pericolo per i lavoratori.
8. Le finestre ed i lucernari devono essere concepiti congiuntamente con
l'attrezzatura o dotati di dispositivi che consentono la loro pulitura senza
rischi per i lavoratori che effettuano tale lavoro nonché per i lavoratori
presenti nell'edificio ed intorno ad esso.
9. L'accesso ai tetti costituiti da materiali non sufficientemente resistenti
può essere autorizzato soltanto se sono fornite attrezzature che permettono di
eseguire il lavoro in tutta sicurezza.
10. Le scale ed i marciapiedi mobili devono funzionare in piena sicurezza,
devono essere muniti dei necessari dispositivi di sicurezza e devono possedere
dispositivi di arresto di emergenza facilmente identificabili ed accessibili.
11. Le banchine e rampe di carico devono essere adeguate alle dimensioni dei
carichi trasportabili.
12. Le banchine di carico devono disporre di almeno un'uscita. Ove è
tecnicamente possibile, le banchine di carico che superano m 25,0 di lunghezza
devono disporre di un'uscita a ciascuna estremità.
13. Le rampe di carico devono offrire una sicurezza tale da evitare che i
lavoratori possono cadere.
13 bis. Le disposizioni di cui ai commi 10, 11, 12, 13 sono altresì
applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell'impresa, alle
vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di
circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli
impianti dell'impresa, nonché alle banchine di carico.
Art. 8. Locali sotterranei
1. È vietato adibire al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei.
2. Possono essere destinati al lavoro locali sotterranei o semisotterranei,
in deroga alle disposizioni del precedente comma, quando ricorrano particolari
esigenze tecniche. In tali casi si deve provvedere con mezzi idonei alla
aerazione, alla illuminazione ed alla protezione contro l'umidità.
3. L'Ispettorato del lavoro, d'intesa con l'ufficiale sanitario, può
consentire l'uso dei locali sotterranei e semisotterranei anche per altre
lavorazioni per le quali non ricorrono le esigenze tecniche, quando dette
lavorazioni non diano luogo ad emanazioni nocive e non espongano i lavoratori a
temperature eccessive, sempre che siano rispettate le altre norme del presente
decreto e sia provveduto, con mezzi idonei, alla aerazione, alla illuminazione
ed alla protezione contro l'umidità.
1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei
metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori,
essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente.
2. Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre
mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema
di controllo, quando ciò è necessario per salvaguardare la salute dei
3. Se sono utilizzati impianti di ventilazione meccanica o di condizionamento
dell'aria, essi devono funzionare in modo che i lavoratori non siano esposti a
correnti d'aria fastidiosa.
4. Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo
immediato per la salute dei lavoratori dovuto all'inquinamento dell'aria
Art. 10. Illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro
1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità delle
lavorazioni e salvo che non si tratti di locali sotterranei, i luoghi di lavoro
devono disporre di sufficiente luce naturale. In ogni caso, tutti i predetti
locali e luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentono
un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute
e il benessere dei lavoratori.
2. Gli impianti di illuminazione dei locali di lavoro e delle vie di
circolazione devono essere installati in modo che il tipo d'illuminazione
previsto non rappresenti un rischio di infortunio per i lavoratori.
3. I luoghi di lavoro nei quali i lavoratori sono particolarmente esposti a
rischi in caso di guasto dell'illuminazione artificiale, devono disporre di
un'illuminazione di sicurezza di sufficiente intensità.
4. Le superfici vetrate illuminanti ed i mezzi di illuminazione artificiale
devono essere tenuti costantemente in buone condizioni di pulizia e di
1. La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all'organismo
umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e
degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.
2. Nel giudizio sulla temperatura adeguata per i lavoratori si deve tener
conto della influenza che possono esercitare sopra di essa il grado di umidità
ed il movimento dell'aria concomitanti.
3. La temperatura dei locali di riposo, dei locali per il personale di
sorveglianza, dei servizi igienici, delle mense e dei locali di pronto soccorso
deve essere conforme alla destinazione specifica di questi locali.
4. Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere tali da evitare
un soleggiamento eccessivo dei luoghi di lavoro, tenendo conto del tipo di
attività e della natura del luogo di lavoro.
5. Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente,
si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte
o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di
Art. 12. Apparecchi di riscaldamento
1. Gli apparecchi a fuoco diretto destinati al riscaldamento dell'ambiente
nei locali chiusi di lavoro di cui al precedente articolo, devono essere muniti
di condotti del fumo privi di valvole regolatrici ed avere tiraggio sufficiente
per evitare la corruzione dell'aria con i prodotti della combustione, ad
eccezione dei casi in cui, per l'ampiezza del locale, tale impianto non sia
Art. 13. Umidità
1. Nei locali chiusi di lavoro delle aziende industriali nei quali l'aria è
soggetta ad inumidirsi notevolmente per ragioni di lavoro, si deve evitare, per
quanto è possibile, la formazione della nebbia, mantenendo la temperatura e
l'umidità nei limiti minimi compatibili con le esigenze tecniche.
1. Quando la sicurezza e la salute dei lavoratori, segnatamente a causa del
tipo di attività, lo richiedono, i lavoratori devono poter disporre di un
locale di riposo facilmente accessibile.
2. La disposizione di cui al primo comma non si applica quando il personale
lavora in uffici o in analoghi locali di lavoro che offrono equivalenti
possibilità di riposo durante la pausa.
3. I locali di riposo devono avere dimensioni sufficienti ed essere dotati di
un numero di tavoli e sedili con schienale in funzione del numero dei
4. Nei locali di riposo si devono adottare misure adeguate per la protezione
dei non fumatori contro gli inconvenienti del fumo.
5. Quando il tempo di lavoro è interrotto regolarmente e frequentemente e
non esistono locali di riposo, devono essere messi a disposizione del personale
altri locali affinché questi possa soggiornarvi durante l'interruzione del
lavoro nel caso in cui la sicurezza o la salute dei lavoratori lo esige. In
detti locali è opportuno prevedere misure adeguate per la protezione dei non
fumatori contro gli inconvenienti del fumo.
6. L'organo di vigilanza può prescrivere che, anche nei lavori continuativi,
il datore di lavoro dia modo ai dipendenti di lavorare stando a sedere e ogni
qualvolta ciò non pregiudica la normale esecuzione del lavoro.
7. Le donne incinte e le madri che allattano devono avere la possibilità di
riposarsi in posizione distesa e in condizioni appropriate.
1. Il datore di lavoro deve mantenere puliti i locali di lavoro, facendo
eseguire la pulizia, per quanto è possibile, fuori dell'orario di lavoro e in
modo da ridurre al minimo il sollevamento della polvere nell'ambiente, oppure
mediante aspiratori.
Art. 16. Sistemazione dei terreni scoperti dipendenti dai locali di lavoro
1. I terreni scoperti costituenti una dipendenza dei locali di lavoro devono
essere sistemati in modo da ottenere lo scolo delle acque di pioggia e di quelle
di altra provenienza.
Art. 17. Depositi di immondizie, di rifiuti e di materiali insalubri
1. Nelle adiacenze dei locali di lavoro e delle loro dipendenze, il datore di
lavoro non può tenere depositi di immondizie o di rifiuti e di altri materiali
solidi o liquidi capaci di svolgere emanazioni insalubri, a meno che non vengano
adottati mezzi efficaci per evitare le molestie o i danni che tali depositi
possono arrecare ai lavoratori ed al vicinato.
2. Per lo scarico dei rifiuti solidi, liquidi e gassosi, devono essere
osservate le norme speciali dettate dalle leggi e dai regolamenti sanitari.
Art. 18. Difesa dalle sostanze nocive
1. Ferme restando le norme di cui al R.D. 9 gennaio 1927, n. 147, e
successive modificazioni, le materie prime non in corso di lavorazione, i
prodotti ed i rifiuti che abbiano proprietà tossiche o caustiche, specialmente
se sono allo stato liquido o se sono facilmente solubili o volatili, devono
essere custoditi in recipienti a tenuta e muniti di buona chiusura.
2. I recipienti devono portare una scritta che ne indichi il contenuto ed
avere indicazioni e i contrassegni di cui all'art. 355 del D.P.R. 27 aprile
1955, n. 547.[Vedi]
3. Le materie in corso di lavorazione che siano fermentescibili o possano
essere nocive alla salute o svolgere emanazioni sgradevoli, non devono essere
accumulate nei locali di lavoro in quantità superiore a quella strettamente
necessaria per la lavorazione.
4. I recipienti e gli apparecchi che servono alla lavorazione oppure al
trasporto dei materiali putrescibili o suscettibili di dare emanazioni
sgradevoli, devono essere lavati frequentemente e, ove occorra, disinfettati.
Art. 19. Separazione dei lavori nocivi
1. Ogni qualvolta è possibile, il datore di lavoro è tenuto ad effettuare,
in luoghi separati le lavorazioni pericolose o insalubri allo scopo di non
esporvi senza necessità i lavoratori addetti ad altre lavorazioni.
Art. 20. Difesa dell'aria dagli inquinamenti con prodotti nocivi
1. Nei lavori in cui si svolgono gas o vapori irrespirabili o tossici od
infiammabili, ed in quelli nei quali si sviluppano normalmente odori o fumi di
qualunque specie, il datore di lavoro deve adottare provvedimenti atti ad
impedirne o a ridurne, per quanto è possibile, lo sviluppo e la diffusione.
2. L'aspirazione dei gas, vapori, odori o fumi deve farsi, per quanto è
possibile, immediatamente vicino al luogo dove si producono.
3. (Nota)
4. Un'attrezzatura di lavoro che comporta pericoli dovuti ad emanazione di
gas, vapori o liquidi ovvero ad emissioni di polvere, deve essere munita di
appropriati dispositivi di ritenuta ovvero di estrazione vicino alla fonte
corrispondente a tali pericoli.
Art. 21. Difesa contro le polveri
1. Nei lavori che danno luogo normalmente alla formazione di polveri di
qualunque specie, il datore di lavoro è tenuto ad adottare i provvedimenti atti
ad impedirne o a ridurne, per quanto è possibile, lo sviluppo e la diffusione
2. Le misure da adottare a tal fine devono tenere conto della natura delle
polveri e della loro concentrazione nella atmosfera.
3. Ove non sia possibile sostituire il materiale di lavoro polveroso, si
devono adottare procedimenti lavorativi in apparecchi chiusi ovvero muniti di
sistemi di aspirazione e di raccolta delle polveri, atti ad impedirne la
dispersione. L'aspirazione deve essere effettuata, per quanto è possibile,
immediatamente vicino al luogo di produzione delle polveri.
4. Quando non siano attuabili le misure tecniche di prevenzione indicate nel
comma precedente, e la natura del materiale polveroso lo consenta, si deve
provvedere all'inumidimento del materiale stesso.
5. Qualunque sia il sistema adottato per la raccolta e la eliminazione delle
polveri, il datore di lavoro è tenuto ad impedire che esse possano rientrare
6. Nei lavori all'aperto e nei lavori di breve durata e quando la natura e la
concentrazione delle polveri non esigano l'attuazione dei provvedimenti tecnici
indicati ai comma precedenti, e non possano essere causa di danno o di incomodo
al vicinato, l'Ispettorato del lavoro può esonerare il datore di lavoro dagli
obblighi previsti dai comma precedenti, prescrivendo, in sostituzione, ove sia
necessario, mezzi personali di protezione.
7. I mezzi personali possono altresì essere prescritti dall'Ispettorato del
lavoro, ad integrazione dei provvedimenti previsti al comma terzo e quarto del
presente articolo, in quelle operazioni in cui, per particolari difficoltà
d'ordine tecnico, i predetti provvedimenti non sono atti a garantire
efficacemente la protezione dei lavoratori contro le polveri.
Art. 22. Difesa dalle radiazioni nocive
1. Il datore di lavoro deve provvedere affinché i lavoratori esposti in modo
continuativo a radiazioni calorifiche siano protetti mediante la adozione di
mezzi personali e di schermi, ogni qualvolta non sia possibile attuare sistemi
tecnici di isolamento o altre misure generali di protezione.
2. Quando le radiazioni calorifiche sono accompagnate da luce viva, i mezzi
indicati al comma precedente devono essere atti a proteggere efficacemente gli
3. Parimenti protetti devono essere i lavoratori contro le radiazioni
ultraviolette mediante occhiali, schermi ed indumenti idonei.
Art. 23. Difesa contro le radiazioni ionizzanti
1. Nei procedimenti lavorativi che esigono l'impiego dei raggi X o di
sostanze che emettono radiazioni ionizzanti, il datore di lavoro è tenuto ad
adottare le misure necessarie a tutelare efficacemente la salute dei lavoratori
contro le radiazioni e le emanazioni nocive.
2. Con decreto del Presidente della Repubblica saranno stabilite le modalità
d'impiego dei raggi X e delle sostanze che emettono radiazioni ionizzanti, le
cautele da osservarsi nel loro uso e le misure di protezione, tenuto conto della
natura delle radiazioni nocive, della loro intensità, nonché della entità e
della durata della esposizione e della estensione della superficie corporea
3. Il datore di lavoro è tenuto altresì a provvedere affinché i residui e
i rifiuti delle lavorazioni, aventi proprietà ionizzanti, siano
convenientemente eliminati o resi innocui.
Art. 24. Rumori e scuotimenti
1. Nelle lavorazioni che producono scuotimenti, vibrazioni o rumori dannosi
ai lavoratori, devono adottarsi i provvedimenti consigliati dalla tecnica per
diminuirne la intensità.
Art. 25. Lavori in ambienti sospetti di inquinamento
1. È vietato far entrare i lavoratori nei pozzi neri, nelle fogne, nei
camini, come pure in fosse, in gallerie, ed in generale in ambienti od in
recipienti, condutture, caldaie e simili, dove possano esserci gas deleteri, se
non sia stata preventivamente accertata l'esistenza delle condizioni necessarie
per la vita, oppure se l'atmosfera non sia stata sicuramente risanata mediante
ventilazione o con altri mezzi.
2. Quando possa esservi dubbio sulla pericolosità della atmosfera, i
lavoratori devono essere legati con cintura di sicurezza, vigilati per tutta la
durata del lavoro e, ove occorra, forniti di apparecchi di protezione.
Art. 26. Mezzi personali di protezione
1. I mezzi personali di protezione forniti ai lavoratori, quando possano
diventare veicoli di contagio, devono essere individuati e contrassegnati col
nome dell'assegnatario o con un numero.
Art. 27. Pronto soccorso
1. Nelle aziende industriali, e in quelle commerciali che occupano più di 25
dipendenti, il datore di lavoro deve tenere i presidi sanitari indispensabili
per prestare le prime immediate cure ai lavoratori feriti o colpiti da malore
2. Detti presidi devono essere contenuti in un pacchetto di medicazione o in
una cassetta di pronto soccorso o in una camera di medicazione.
3. Con decreto del Ministro del lavoro e per la previdenza sociale, saranno
indicate le quantità e la specie dei presidi chirurgici e farmaceutici.
Art. 28. Pacchetto di medicazione
1. Sono obbligate a tenere un pacchetto di medicazione le aziende industriali
che non si trovino nelle condizioni indicate nei successivi articoli 29 e 30,
nonché le aziende commerciali che occupano più di 25 dipendenti.
Art. 29. Cassetta di pronto soccorso
a) le aziende industriali, che occupano fino a 5 dipendenti, quando siano
ubicate lontano dai centri abitati provvisti di posto pubblico permanente di
pronto soccorso e le attività che in esse si svolgono presentino rischi di
scoppio, di asfissia, di infezione o di avvelenamento;
b) le aziende industriali, che occupano fino a 50 dipendenti, quando siano
ubicate in località di difficile accesso o lontane da posti pubblici permanenti
di pronto soccorso e le attività che in esse si svolgono non presentino i
rischi considerati nella lettera a);
c) le aziende industriali, che occupano oltre 5 dipendenti, quando siano
ubicate nei centri abitati provvisti di posto pubblico
permanente di pronto soccorso e le attività che in esse si svolgono
presentino rischi di scoppio, di asfissia, di infezione o di avvelenamento;
d) le aziende industriali, che occupano oltre 50 dipendenti, ovunque ubicate
che non presentino i rischi particolari sopra indicati.
Art. 30. Camera di medicazione
1. Sono obbligate a tenere la camera di medicazione le aziende industriali
che occupano più di 5 dipendenti quando siano ubicate lontano dai posti
pubblici permanenti di pronto soccorso e le attività che in esse si svolgono
presentino rischi di scoppio, di asfissia, di infezione o di avvelenamento.
2. Quando, a giudizio dell'Ispettorato del lavoro, ricorrano particolari
condizioni di rischio e di ubicazione, le aziende di cui al precedente art. 29,
in luogo della cassetta di pronto soccorso, sono obbligate ad allestire la
3. Sono obbligate a tenere la camera di medicazione anche le aziende
industriali che occupano più di 50 dipendenti soggetti all'obbligo delle visite
mediche preventive e periodiche a norma degli artt. 33, 34 e 35 del presente
4. La camera di medicazione, oltre a contenere i presidi sanitari previsti
dall'art. 27, deve essere convenientemente aerata ed illuminata, riscaldata
nella stagione fredda e fornita di un lettino con cuscino e due coperte di lana;
di acqua per bere e per lavarsi; di sapone e asciugamani.
Art. 31. Decentramento del pronto soccorso
1. Nei complessi industriali, ove la distanza dei vari reparti di lavoro dal
posto di pronto soccorso dell'azienda è tale da non garantire la necessaria
tempestività delle cure, l'Ispettorato del lavoro può prescrivere che
l'azienda, oltre a disporre del posto centrale di pronto soccorso, provveda ad
istituirne altri localizzati nei reparti più lontani o di più difficile
2. Detti posti di soccorso, quando le lavorazioni non presentino particolari
rischi, devono essere dotati del pacchetto di medicazione. L'Ispettorato del
lavoro, in relazione al numero degli operai occupati nel reparto ed alla
lontananza di questo dal posto di pronto soccorso, può prescrivere che sia
tenuta, in luogo del pacchetto di medicazione, la cassetta di pronto soccorso.
3. Quando le lavorazioni eseguite nei vari reparti presentino rischi
specifici, l'Ispettorato del lavoro può altresì prescrivere che vi siano sul
posto i presidi e le apparecchiature di pronto soccorso ritenuti necessari in
relazione alla natura e alla pericolosità delle lavorazioni.
Art. 32. Personale sanitario
1. Nelle aziende che eseguono le lavorazioni indicate al successivo art. 33
deve essere affisso in luogo ben visibile un cartello indicante il nome, il
cognome ed il domicili od il recapito del medico a cui si può ricorrere ed
eventualmente il numero del suo telefono, oppure il posto di soccorso pubblico
più vicino alla azienda.
2. Nelle aziende di cui agli articoli 29 e 30, un infermiere od, in difetto,
una persona pratica dei servizi di infermeria, deve essere incaricato di curare
la buona conservazione dei locali, degli arredi e dei materiali destinati al
Art. 33. Visite mediche
1. Nelle lavorazioni industriali che espongono alla azione di sostanze
tossiche o infettanti o che risultano comunque nocive, indicate nella tabella
allegata al presente decreto, i lavoratori, devono essere visitati da un medico
a) prima della loro ammissione al lavoro per constatare se essi abbiano i
requisiti di idoneità al lavoro al quale sono destinati;
b) successivamente nei periodi indicati nella tabella, per constatare il loro
2. Per le lavorazioni che presentano più cause di rischio e che pertanto
sono indicate in più di una voce della tabella, i periodi da prendere a base
per le visite mediche sono quelli più brevi.
3. L'Ispettorato del lavoro può prescrivere la esecuzione di particolari
esami medici, integrativi della visita, quando li ritenga indispensabili per
l'accertamento delle condizioni fisiche dei lavoratori.
1. I lavoratori occupati nella stessa azienda in lavorazioni diverse da
quelle indicate nella tabella, quando esse siano eseguite nello stesso ambiente
di lavoro ed espongano, a giudizio dell'Ispettorato del lavoro, a rischi della
medesima natura, devono essere sottoposti alle visite mediche previste
dall'articolo precedente.
2. Le visite mediche sono altresì obbligatorie per i lavoratori occupati in
lavorazioni diverse da quelle previste nella tabella, ma che espongono a rischi
della medesima natura, quando le lavorazioni stesse siano soggette alla
assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali ai sensi della L.15
novembre 1952, n. 1967 e, per le condizioni in cui si svolgono, risultino, a
giudizio dell'Ispettorato del lavoro, particolarmente pregiudizievoli alla
salute dei lavoratori che vi sono addetti.
1. Il datore di lavoro può essere autorizzato dall'Ispettorato del lavoro a
far eseguire le visite mediche periodiche a intervalli più lunghi di quelli
prescritti nella tabella allegata, ma non superiori al doppio del periodo
indicato, quando i provvedimenti adottati nella azienda siano tali da diminuire
notevolmente i pericoli igienici della lavorazione.
2. L'Ispettorato del lavoro può altresì esentare il datore di lavoro
dall'obbligo delle visite mediche, qualora, per la esiguità del materiale o
dell'agente nocivo trattato e per la efficacia delle misure preventive adottate,
ovvero per il carattere occasionale del lavoro insalubre, possa fondamentalmente
ritenersi irrilevante il rischio per la salute dei lavoratori.
CAPO IV - SERVIZI IGIENICO - ASSISTENZIALI
Art. 36. Acqua
1. Nei luoghi di lavoro o nelle loro immediate vicinanze deve essere messa a
disposizione dei lavoratori acqua in quantità sufficiente, tanto per uso
potabile quanto per lavarsi.
2. Per la provvista, la conservazione e la distribuzione dell'acqua devono
osservarsi le norme igieniche atte ad evitarne l'inquinamento e ad impedire la
Art. 37. Docce
1. Docce sufficienti e appropriate devono essere messe a disposizione dei
lavoratori quando il tipo di attività o la salubrità lo esigono.
2. Devono essere previsti locali per docce separati per uomini e donne o
un'utilizzazione separata degli stessi. Le docce e gli spogliatoi devono
comunque facilmente comunicare tra loro.
3. I locali delle docce devono avere dimensioni sufficienti per permettere a
ciascun lavoratore di rivestirsi senza impacci e in condizioni appropriate di
4. Le docce devono essere dotate di acqua corrente calda e fredda e di mezzi
detergenti e per asciugarsi.
Art. 39. Gabinetti e lavabi
1. I lavoratori devono disporre, in prossimità dei loro posti di lavoro, dei
locali di riposo, degli spogliatoi e delle docce, di gabinetti e di lavabi con
acqua corrente calda, se necessario, e dotati di mezzi detergenti e per
2. Per uomini e donne devono essere previsti gabinetti separati; quando ciò
sia impossibile a causa di vincoli urbanistici o architettonici e nelle aziende
che occupano lavoratori di sesso diverso in numero non superiore a 10, è
ammessa un'utilizzazione separata degli stessi.
Art. 40. Spogliatoi e armadi per il vestiario
1. Locali appositamente destinati a spogliatoi devono essere messi a
disposizione dei lavoratori quando questi devono indossare indumenti di lavoro
specifici e quando per ragioni di salute o di decenza non si può loro chiedere
di cambiarsi in altri locali.
2. Gli spogliatoi devono essere distinti fra i due sessi e convenientemente
Nelle aziende che occupano fino a cinque dipendenti lo spogliatoio può
essere unico per entrambi i sessi; in tal caso i locali a ciò adibiti sono
utilizzati dal personale dei due sessi, secondo opportuni turni prestabiliti e
concordati nell'ambito dell'orario di lavoro.
3. I locali destinati a spogliatoio devono avere capacità sufficiente, essere possibilmente vicini ai locali di lavoro aerati, illuminati, ben difesi dalle intemperie, riscaldati durante la stagione fredda e muniti di sedili.
6. Qualora non si applichi il primo comma ciascun lavoratore deve poter disporre delle attrezzature di cui al quarto comma per poter riporre i propri indumenti.
Art. 41. Refettorio
1. Salvo quanto disposto dall'art. 43 per i lavori all'aperto, le aziende nelle quali più di 30 dipendenti rimangono nell'azienda durante gli intervalli di lavoro, per la refezione, e quelle che si trovano nelle condizioni indicate dall'art. 38 devono avere uno o più ambienti destinati ad uso di refettorio, muniti di sedili e di tavoli.
2. I refettori devono essere ben illuminati, aerati e riscaldati nella stagione fredda. Il pavimento non deve essere polveroso e le pareti devono essere intonacate ed imbiancate.
Art. 42. Conservazione vivande e somministrazione bevande
1. Ai lavoratori deve essere dato il mezzo di conservare in adatti posti fissi le loro vivande, di riscaldarle e di lavare i relativi recipienti.
2. È vietata la somministrazione di vino, di birra e di altre bevande alcoliche nell'interno dell'azienda.
3. È tuttavia consentita la somministrazione di modiche quantità di vino e di birra nei locali di refettorio durante l'orario dei pasti.
Art. 43. Locali di ricovero e di riposo
Art. 44. Dormitori stabili
Art. 45. Dormitori di fortuna
1. Per i lavori in aperta campagna, lontano dalle abitazioni, quando i lavoratori debbano pernottare sul luogo, il datore di lavoro deve loro fornire dormitori capaci di difenderli efficacemente contro gli agenti atmosferici. Nel caso che la durata dei lavori non superi i 15 giorni nella stagione fredda ed i 30 giorni nelle altre stagioni, possono essere destinate ad uso di dormitorio costruzioni di fortuna costruite in tutto o in parte di legno o di altri materiali idonei ovvero tende, a condizione che siano ben difese dall'umidità del suolo e dagli agenti atmosferici.
Art. 46. Dormitori temporanei
d) avere aperture sufficienti per ottenere una efficace ventilazione dell'ambiente, ma munite di buona chiusura;
4. A ciascun lavoratore deve essere assegnato un letto, una branda o una cuccetta arredate con materasso o saccone, cuscino, lenzuola, federe e coperte sufficienti ed inoltre un sedile, un attaccapanni ed una mensolina.
5. Anche per i dormitori di cui al comma precedente vale la norma prevista dal quarto comma dell'articolo 44.
6. In vicinanza dei dormitori, oppure facenti corpo con essi, vi devono essere convenienti locali per uso di cucina e di refettorio, latrine adatte e mezzi per la pulizia personale.
Art. 48. Notifiche all'Ispettorato del lavoro
3. L'Ispettorato del lavoro può chiedere ulteriori dati e prescrivere modificazioni ai progetti dei locali, degli impianti e alle modalità delle lavorazioni, quando lo ritenga necessario per l'osservanza delle norme contenute nel presente decreto.
4. L'Ispettorato del lavoro tiene conto, nelle sue determinazioni, delle cautele che possono essere necessarie per la tutela del vicinato, prendendo all'uopo gli opportuni accordi col medico provinciale o con l'ufficiale sanitario, al fine di coordinare la adozione dei provvedimenti di rispettiva competenza.
5. Qualora l'Ispettorato del lavoro non faccia prescrizioni entro i 30 giorni dalla notifica, gli interessati possono eseguire i lavori, ferma restando però la loro responsabilità per quanto riguarda la osservanza delle disposizioni del presente decreto.
Art. 49. Aziende e lavori soggetti al presente titolo
Art. 50. Abitazioni e dormitori
1. Ferme restando le disposizioni relative alle condizioni di abitabilità delle case rurali, contenute nel T.U. delle leggi sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265 [Vedi (DEMO)] è vietato di adibire ad abitazioni di lavoratori stabili o a dormitorio di lavoratori assunti per lavori stagionali di carattere periodico:
2. È fatta eccezione per i ricoveri diurni e per i soli lavori non continuativi, né periodici che si devono eseguire in località distanti più di cinque chilometri dal centro abitato, per qual caso si applicano le disposizioni dell'art. 45.
3. È fatta pure eccezione per i ricoveri dei pastori, quando siano destinati ad essere abitati per la sola durata del pascolo e si debbano cambiare col mutare delle zone a questo di mano in mano assegnate.
Art. 51. Dormitori temporanei
Art. 52. Acqua
Art. 53. Acquai e latrine
1. Le abitazioni stabili assegnate dal datore di lavoro ad ogni famiglia di lavoratori, devono essere provviste di acquaio e di latrina.
2. Gli scarichi degli acquai, dei lavatoi e degli abbeveratoi devono essere costruiti in modo che le acque siano versate nel terreno a distanza non inferiore a m 25 dall'abitazione, nonché dai depositi e dalle condutture dell'acqua potabile.
4. I locali delle latrine non devono comunicare direttamente con le stanze di abitazioni, a meno che le latrine non siano a chiusura idraulica.
Art. 54. Stalle e concimaie
4. Nei locali di nuova costruzione, le stalle non devono avere aperture nella stessa facciata ove si aprono le finestre delle abitazioni o dei dormitori a distanza minore di m 3 in linea orizzontale.
5. Le concimaie devono essere normalmente situate a distanza non minore di m 25 dalle abitazioni o dai dormitori, nonché dai depositi e dalle condutture dell'acqua potabile.
6. Qualora, per difficoltà provenienti dalla ubicazione, non sia possibile mantenere la distanza suddetta, l'Ispettorato del lavoro può consentire che la concimaia venga situata anche a distanze minori.
Art. 55. Locali sotterranei
Art. 56. Mezzi di pronto soccorso e di profilassi
1. Le aziende che occupano almeno cinque lavoratori, devono tenere il pacchetto di medicazione di cui all'art. 27; quando il numero dei lavoratori superi i cinquanta, le aziende devono tenere la cassetta di pronto soccorso di cui all'articolo predetto.
1. Nelle attività concernenti il diserbamento, la distribuzione degli antiparassitari delle piante, dei semi e degli animali, la distruzione dei topi o di altri animali nocivi, nonché in quelle concernenti la prevenzione e la cura delle malattie infettive del bestiame e le disinfezioni da eseguire nei luoghi e sugli oggetti infetti ed, in genere, nei lavori in cui si adoperano o si producono sostanze asfissianti, tossiche, infettanti o comunque nocive alla salute dei lavoratori, devono essere osservate le disposizioni contenute nell'art. 18.
2. Nei casi in cui per la difesa della salute dei lavoratori si debba fare uso di mezzi individuali di protezione devono essere applicate le disposizioni di cui all'art. 26.
Titolo IV - Norme penali
Art. 58. Contravvenzioni commesse dai datori di lavoro e dai dirigenti
a) con l'arresto da tre mesi a sei mesi o con l'ammenda da lire tre milioni a lire otto milioni per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 4, lettera c); 6, commi 1 e 3; 7, commi 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 13; 8; 9, commi 1, 2 e 4; 10, commi 1, 2 e 3; 13; 18, primo, terzo e quarto comma; 20; 21, primo, secondo, terzo, quarto e quinto comma; 22; 23, primo e terzo comma; 25; 52. Alle stesse penalità soggiacciono i datori di lavoro e i dirigenti che non osservano le prescrizioni rilasciate dall'organo di vigilanza ai sensi degli articoli 6, comma 4; 21, sesto e settimo comma;
b) con l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da lire un milione a lire cinque milioni per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 4, l comma primo, lettera b); 10, comma 4; 11; 12; 14, commi 1, 2, 3, 4, 5 e 7; 16; 17, primo comma; 18, secondo comma; 19; 24; 28; 29; 30; 36; 37; 39; 40; 41, primo e secondo comma; 43; 44; 45; 46; 47, primo comma; 48, primo e secondo comma; 50, primo comma; 51, primo comma; 53; 55; 65, secondo comma. Alle stesse penalità soggiacciono i datori di lavoro e i dirigenti che non osservano le prescrizioni rilasciate dall'organo di vigilanza ai sensi degli articoli 14, comma 6; 31, terzo comma; 48, terzo comma; 51, secondo comma;
c) con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire cinquecentomila a lire due milioni per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 4, comma 1 lettera d); 7, comma 5; 9, comma 3; 15; 31, secondo comma; 32; 42, primo e secondo comma; 54, primo, secondo, terzo, quarto e quinto comma; 56. Alle stesse penalità soggiacciono i datori di lavoro e i dirigenti che non osservano le prescrizioni rilasciate dall'organo di vigilanza ai sensi degli articoli 31, primo e secondo comma; 33, terzo comma".
d) con l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda fino a lire due milioni per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 26, 33, primo comma e 34.
Art. 59. Contravvenzioni commesse dai preposti
a) con l'arresto da uno a tre mesi o con l'ammenda da lire un milione a lire quattro milioni per la inosservanza delle norme di cui agli articoli 4 lettera b), 9 commi 1, 2, 4, 11, 13, 18 primo, terzo e quarto comma, 20 secondo comma, 21 terzo e quarto comma, 25;
b) con l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda fino a lire due milioni per la inosservanza delle norme di cui agli articoli 4, lettera d), 9, comma 3, 18 secondo comma, 36 secondo comma, 50 primo comma.
Art. 60. Contravvenzioni commesse dai lavoratori
a) con l'arresto fino ad un mese o con l'ammenda da lire trecentomila a lire unmilionecinquecentomila per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 5 lettera d), 20 secondo comma, 21 terzo comma, 47 secondo comma;
b) con l'arresto fino a quindici giorni o con l'ammenda da lire duecentomila a lire ottocentomila per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 5 lettera a), b) e c), 41 quarto comma.
Art. 61. Deroghe di carattere generale
Le disposizioni del presente decreto non si applicano per il
periodo da stabilirsi con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza
sociale, sentita la Commissione consultiva permanente di cui all'art. 393 del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, per gli edifici, locali,
impianti e loro parti, preesistenti o in corso di costruzione alla data di
entrata in vigore del presente decreto, relativamente alle attività
industriali, commerciali ed agricole per le quali ricorrano esigenze tecniche o
di esercizio o altri motivi eccezionali, sempre che sussistano o vengano
adottate idonee misure sostitutive per la tutela igienico-sanitaria dei
Art. 62. Deroghe particolari
Gli Ispettori del lavoro competenti per territorio hanno
facoltà di concedere alle singole aziende, che ne facciano apposita richiesta,
deroghe temporanee per l'attuazione di determinate norme del presente decreto,
quando non sia possibile in impianti o loro parti preesistenti alla data di
entrata in vigore del decreto medesimo, l'applicazione di dette norme, per
riconosciute esigenze tecniche o di esercizio o per altri motivi eccezionali, e
sempre che siano adottate opportune misure igienico-sanitarie.
Art. 63. Vigilanza
1. La vigilanza sull'applicazione del presente decreto è
affidata al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, che la esercita a
mezzo dell'Ispettorato del lavoro.
2. Il Ministro per il lavoro e la previdenza sociale potrà
anche stabilire che la vigilanza sia esercitata, per le aziende agricole e
forestali, sotto la direzione degli Ispettorati del lavoro, dal personale
tecnico del Ministero dell'agricoltura e dal Corpo forestale dello Stato.
3. Per la vigilanza nelle aziende esercitate direttamente
dallo Stato, il Ministro per il lavoro e la previdenza sociale prenderà accordi
con le Amministrazioni dalle quali tali aziende dipendono.
4. L'Amministrazione delle ferrovie dello Stato esercita
direttamente sulle ferrovie stesse, a mezzo dei propri organi tecnici ed
ispettivi, la vigilanza per l'applicazione del presente decreto.
Art. 64. Ispezioni
1. Gli ispettori del lavoro hanno facoltà di visitare, in
qualsiasi momento ed in ogni parte, i luoghi di lavoro e le relative dipendenze,
di sottoporre a visita medica il personale occupato, di prelevare campioni di
materiali o prodotti ritenuti nocivi, e altresì di chiedere al datore di
lavoro, ai dirigenti, ai preposti ed ai lavoratori le informazioni che ritengano
necessarie per l'adempimento del loro compito, in esse comprese quelle sui
2. Gli ispettori del lavoro hanno facoltà di prendere
visione, presso gli ospedali ed eventualmente di chiedere copia, della
documentazione clinica dei lavoratori per malattie dovute a cause lavorative o
presunte tali.
3. Gli ispettori del lavoro devono mantenere il segreto sopra
i processi di lavorazione e sulle notizie e documenti dei quali vengono a
conoscenza per ragioni di ufficio.
Art. 65. Prescrizioni
1. Le prescrizioni impartite dagli ispettori del lavoro per
l'applicazione del presente decreto sono compilate, di norma, in sede di
ispezione, su apposito foglio in doppio, firmato dall'ispettore e dal datore di
lavoro, o dalla persona che lo rappresenta all'atto della visita, al quale viene
consegnata una delle copie.
2. Il datore di lavoro è tenuto a conservare il foglio sul
luogo del lavoro e a presentarlo su richiesta nelle successive visite di
3. Quando siano assenti il datore di lavoro o la persona che
lo rappresenti, o quando costoro rifiutino di firmare il foglio di prescrizione,
quest'ultimo potrà essere inviato d'ufficio.
Art. 66. Ricorsi
1. Le disposizioni impartite da gli ispettori del lavoro in
materia di igiene del lavoro sono esecutive.
2. Contro le disposizioni di cui al comma precedente è
ammesso ricorso al Ministero del lavoro e della previdenza sociale entro il
termine di giorni 30 dalla data di comunicazione delle disposizioni medesime. Il
ricorso deve essere inoltrato al Ministero predetto tramite l'Ispettorato del
lavoro competente per territorio.
3. Il ricorso non ha effetto sospensivo, salvo i casi in cui
la sospensione sia disposta dal capo dell'Ispettorato del lavoro di cui al comma
precedente o dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
4. È altresì ammesso ricorso al Ministero del
lavoro e della previdenza sociale, entro il termine e con le modalità di cui al
secondo comma, avverso le determinazioni adottate dagli Ispettori del lavoro in
materia di deroghe temporanee ai sensi dell'art. 62.
Art. 67. Contravvenzioni
1. I verbali di contravvenzione devono determinare con
chiarezza e precisione i dati di fatto costituenti le infrazioni e le altre
informazioni necessarie per il giudizio sulla contravvenzione.
2. Il processo verbale deve essere compilato dall'Ispettore
del lavoro e firmato da lui e dal datore di lavoro o da chi lo rappresenta in
quel momento, oppure dal lavoratore nel caso di violazioni da lui commesse.
3. La persona a cui viene contestata la contravvenzione ha il
diritto di fare inserire nel processo verbale le dichiarazioni che riterrà
convenienti nel proprio interesse.
4. Qualora la persona stessa si rifiuti di firmare il
processo verbale, l'ispettore del lavoro ne fa menzione indicandone le ragioni.
Art. 68. Coordinamento della vigilanza
1. Nulla è innovato per quanto riguarda la competenza delle
autorità sanitarie nell'applicazione dei provvedimenti relativi alla tutela
dell'igiene e della sanità pubblica.
2. I Ministeri del lavoro e della previdenza sociale,
dell'industria e del commercio, dei trasporti e delle poste e delle
telecomunicazioni, nonché l'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità
stabiliranno d'accordo le norme per coordinare l'azione dei rispettivi
funzionari dipendenti.
3. L'Ispettorato del lavoro collabora con le autorità
sanitarie per impedire che l'esercizio delle aziende industriali e commerciali
sia causa di diffusione di malattie infettive oppure di danni o di incomodi al
4. In caso di dissenso fra gli uffici sanitari comunali e
l'Ispettorato del lavoro, circa la natura dei provvedimenti da adottarsi,
giudicherà il prefetto, con decreto motivato, sentito il Consiglio provinciale
Art. 69. Coordinamento con le disposizioni speciali
Le disposizioni in materia di igiene del lavoro contenute
nelle vigenti leggi e regolamenti
speciali restano ferme in quanto non incompatibili con le norme del presente
decreto, o riguardanti settori o materie da questo non espressamente
Art. 70. Decorrenza
1. Il presente decreto entra in vigore il 1 luglio 1956.
2. A decorrere da tale data il regolamento generale per
igiene del lavoro, approvato con regio decreto 14 aprile 1927, n. 530, è
3. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà
inserto nella Raccolta Ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
VISITE MEDICHE PREVENTIVE E PERIODICHE (Art. 33 del Decreto)
1.Antimonio,
preparazione delle leghe e dei composti;
produzione di colori, vernici e mastici;
preparazione delle miscele per la produzione di vetri;
e) alla
produzione degli antiparassitari ed all'uso professionale di essi;
all'impiego dei composti di antimonio nell'industria
chimica-farmaceutica;
g) alla
vulcanizzazione e colorazione della gomma;
h) alla
tintura e stampaggio dei tessuti.
alla produzione dell'arsenico; b)
alla preparazione delle leghe e dei composti; c)
ai lavori di pittura, verniciatura e smaltatura; d)
alla preparazione delle miscele per la produzione di vetro; e)
alla tintura dei filati e dei tessuti; f)
alla concia delle pelli. Trimestrale
alla produzione del bario; b)
alla produzione degli ossidi e dei sali. Annuale
produzione del berillio;
preparazione delle leghe e dei composti
fabbricazione delle lampade, schermi ed altri materiali fluorescenti;
fabbricazione di cristalli, di ceramiche e di refrattari.
o trimestrale a seconda delle lavorazioni
produzione del cadmio;
cadmiatura;
fabbricazione degli accumulatori.
produzione del cromo;
produzione del fosforo;
all'impiego del fosforo come materia prima nei processi chimici
all'impiego professionale di antiparassitari contenenti composti
organici del fosforo.
produzione del manganese;
fabbricazione di pile a secco;
preparazione delle miscele per la produzione del vetro e degli smalti;
produzione dei fiammiferi;
f) alla
saldatura con elettrodi al manganese.
produzione del mercurio;
preparazione delle amalgame e dei composti;
fabbricazione, riparazione e manutenzione di apparecchi e strumenti a
mercurio (limitatamente alle operazioni che espongono alla azione del
lavorazione del pelo per capelli (secretaggio);
produzione e lavorazione in bianco del feltro ottenuto mediante
secretaggio con preparati mercuriali;
lavorazione in nero del feltro secretato;
g) alle
operazioni di elettrolisi con catodo di mercurio;
doratura od argentatura a fuoco con uso di mercurio;
i) alla
fabbricazione di inneschi;
trattamento dei minerali auriferi e argentiferi di recupero;
m) all'
impiego di pompe e mercurio;
n) all'
impiego professionale di antiparassitari contenenti composti organici di
o) alla
preparazione e all'impiego di vernici contenenti mercurio e composti
raffinazione del nichel;
produzione e all'impiego del nichel-carbonile
o mensile a seconda delle lavorazioni
produzione del piombo;
fabbricazione e preparazione di colori, di vernici e di mastici;
fabbricazione di lamine, tubi, proiettili ed altri oggetti di piombo o
contenenti piombo; alla cernita e al ricupero dei materiali piombiferi;
operazioni di pittura e di intonaco con mastici o colori di piombo; alla
asportazione di verniciature piombifere;
composizione tipografica a mano, con la linotype, con la monotype, con
la stereotipia);
cromolitografia eseguita con colori o polveri piombiferi;
fabbricazione e governo (carica, pulizia, riparazione, ecc.) degli
saldatura autogena e al taglio con processi termici delle lastre di
piombo o rivestite di piombo;
l) alla
saldatura con leghe piombifere e dissaldatura;
m) alla
messa in opera e manutenzione di tubazioni, conduttoue ed in genere di
impianti costituiti da materiale piombifero;
n) alla
piombatura o smaltatura su superfici metalliche;
o) alle
operazioni di tempera con bagno di piombo;
p) alla
zincatura delle lamiere o alla stagnatura o alla verniciatura dei
q) alle
operazioni di pulimento con o su materiali piombiferi;
all'industria caramica (limitatamente alla preparazione e macinazione
delle vernici, alla vetrificazione delle terraglie dolci ed alla
decorazione di stoviglie od altri oggetti di ceramica con vetrine o
vernici piombifere);
s) alla
preparazione delle miscele per la fabbricazione del vetro piombifero;
t) alla
produzione della gomma, guttaperga ed ebanite (limitatamente alle
operazioni di mescola con composti di piombo);
u) alla
lavorazione della gomma piombifera.
vengono superati i 40 µ gr/mc di PbA o i 35 µ gr/100 cc di PbE le visite sono
trimestrali, semestrali o annuali 12.
produzione del selenio:
fabbricazione delle cellule fotoelettriche, alla preparazione di colori
e inchiostri, alla vulcanizzazione della gomma
produzione del vanadio;
pulitura degli impianti di combustione della nafta ed al ricupero delle
ceneri relative;
all'impiego del vanadio e dei composti come materie prime nei processi
chimici industriali;
preparazione delle miscele per a fabbricazione del vetro
produzione del bromo;
all'impiego del bromo come materia prima nei processi chimici
produzione del cloro e dello acido cloridrico;
all'impiego del cloro e dell'acido cloridrico come materie prime nei
processi chimici industriali;
decapaggio dei metalli con acido cloridrico;
all'imbianchimento delle fibre tessili con acido cloridrico.
produzione del fluoro e dell'acido fluoridrico;
preparazione dei composti del fluoro;
preparazione della criolite artificiale;
elettrolisi dell'allumina con impianto di criolite.
produzione dello iodio;
preparazione dei composti.
produzione di acido cianidrico, di cianuri e di altri composti del
distruzione di parassiti alla agricoltura (in quanto assuma il carattere
professionale o di lavorazione industriale);
depurazione chimica del gas illuminante;
operazioni di galvanoplastica;
f) alle
operazioni di tempera e di cementazione;
fabbricazione di gomme e resine sintetiche (limitatamente alle
operazioni che espongono all'azione dell'acrilnitrile e dei disocianati
produzione dell'acido nitrico;
produzione della nitrocellulosa;
produzione degli esplosivi con processi di nitrazione;
produzione di coloranti azoici;
decapaggio ed all'incisione dei metalli;
saldature ossiacetilenica e ad arco.
produzione della cloropicrina;
distribuzione di parassiti nocivi alla agricoltura (in quanto assuma il
carattere professionale o di lavorazione industriale).
produzione dello zolfo;
produzione dell'anidride solforosa;
sbiancatura di paglia, carta e fibre tessili;
solforazione della frutta e delle sostanze alimentari in generale;
derattizzazione e disinfestazione in quanto assuma il carattere
fusione dell'elektron.
carbonissaggio delle lane;
decapaggio dei metalli;
produzione dello zinco elettrolitico;
purificazione e raffinazione dei grassi e degli olii;
all'impiego dell'acido solforico nelle sintesi organiche.
raffinazione degli olii minerali;
filatura della viscosa;
produzione del cloruro di zolfo;
produzione, distribuzione e trattamento industriale dell'ossido di
carbonio e di miscele gassose contenenti ossido di carbonio;
condotta termica dei forni, delle fornaci, delle fucine;
seconda lavorazione del vetro alla fiamma;
saldatura autogena ed al taglio dei metalli con arco elettrico o con
fiamma ossidrica o ossiacetilenica;
prova di motori a combustione interna o a scoppio.
Cloruro di carbonile (fosgene) e difosgene (cloroformio
dimetiletriclorurato)
produzione e utilizzazione del cloruro di carbonile e del cloroformio di
metile triclorurato.
produzione del tetracloruro di carbonio;
all'impiego del tetracloruro di carbonio come solvente;
carica degli estintori;
produzione delle miscele frigorifere (freon).
produzione di solfuro di carbonio;
all'impiego del solfuro di carbonio come solvente;
trattamento dell'alcalicellulosa con solfuro di carbonio e successive
operazioni fino all'essiccamento del prodotto;
vulcanizzazione della gomma;
disinfestazione e derattizzazione in quanto assuma carattere

References: art. 3

Art. 3

Art. 4

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 10

Art. 12

Art. 13

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 29

Art. 30
 art. 29

Art. 31

Art. 32
 art. 33

Art. 33

Art. 36

Art. 37

Art. 39

Art. 40

Art. 41

Art. 42

Art. 43

Art. 44

Art. 45

Art. 46

Art. 48

Art. 49

Art. 50

Art. 51

Art. 52

Art. 53

Art. 54

Art. 55

Art. 56

Art. 58

Art. 59

Art. 60

Art. 61

Art. 62

Art. 63

Art. 64

Art. 65

Art. 66

Art. 67

Art. 68

Art. 69

Art. 70