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Timestamp: 2018-12-13 11:55:42+00:00

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Rischio idrogeologico:udienza finale
Molfetta, 4 maggio 2012
Rischio idrogeologico: udienza finale
Il 14 maggio udienza presso la Cassazione a Sezioni Unite per discutere il ricorso del Comune di Molfetta dopo la bocciatura da parte del Tribunale superiore delle acque
Legambiente: “La pervicacia del Comune di Molfetta nel tentativo di nascondere il rischio idrogeologico è preoccupante. I sei candidati alla carica di sindaco dicano chiaramente da che parte stanno”.
Che Molfetta sia a rischio idrogeologico è ben noto. Naturalmente non basterebbe l’evidenza empirica, che pure è sotto gli occhi di tutti e che, ad ogni pioggia, conferma il fatto che in ampie zone della città gli equilibri idraulici siano del tutto saltati.
Il fenomeno, ben più nel dettaglio, è stato studiato dall’Autorità di Bacino, confermato dal Tribunale superiore delle Acque (sentenza n. 19/2012) e riconosciuto anche dal Comune di Molfetta e dal Consorzio ASI, ora congiuntamente all’opera per redigere un progetto di mitigazione del rischio (costo del progetto: 25milioni di euro).
Eppure, a fronte di una tale criticità, appare preoccupante e inquietante il tentativo degli attuali amministratori di aggirare il problema, magari allo scopo di perseverare negli errori del passato. Oggi, infatti, si riaffaccia il rischio che, per cavilli tutt’altro che sostanziali, la Cassazione annulli la sentenza del Tribunale delle Acque e cancelli – formalmente – le criticità idrauliche di Molfetta.
Sta per giungere a definizione il processo di appello promosso dal Comune di Molfetta contro l’Autorità di Bacino della Puglia, che è sostenuta invece da Legambiente; obiettivo dell’appello è contrastare la sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che aveva già accolto completamente le difese di Legambiente e dell’Avvocatura dello Stato.
Il 14 maggio prossimo avrà luogo probabilmente l’ultima tappa del lungo iter giudiziario. La discussione, questa volta, avverrà dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione che dovranno decidere se la sentenza del Tribunale delle Acque ha correttamente valutato l’operato dell’Autorità di Bacino della Puglia.
Legambiente – difesa dall’Avv. Rosalba Gadaleta con il supporto tecnico del Prof. Vito Copertino –
sarà ancora una volta in prima linea nella difesa del territorio, a tutela dell’ambiente e dei cittadini. Il Comune di Molfetta, invece, pervicacemente, insisterà nel chiedere l’annullamento degli atti che hanno fotografato il rischio idraulico: e, questo, nonostante lo stesso Comune abbia in questi anni ridefinito i comparti edilizi interessati dalla presenza delle lame in modo da stralciare le aree più a rischio, con ciò dimostrando che è necessario e possibile effettuare una pianificazione che tenga conto delle emergenze idrauliche, ambientali e paesaggistiche.
Legambiente, oggi come nel 2009, è fortemente convinta che l’Amministrazione preposta alla tutela del vincolo idrogeologico debba esprimere il proprio parere secondo princìpi di precauzione, indicando le condizioni di sicurezza del territorio e dei cittadini, per evitare che il rischio idraulico possa aumentare e facendo in modo che le lame continuino a svolgere la loro funzione.
Le conoscenze acquisite con i moderni strumenti di indagine del territorio vanno messe a frutto affinché, con un’attenta attività di manutenzione, si possa mitigare il rischio, senza ricorrere ad atti di ulteriore cementificazione del territorio con infrastrutture che avrebbero impatti devastanti per il paesaggio, per il consumo di suolo e per l’enorme costo economico (cfr scheda allegata).
È auspicabile che tali conoscenze divengano patrimonio comune perché amministratori, tecnici e cittadini acquistino coscienza delle potenzialità del territorio e delle sue fragilità. Se, infatti, passassero l’idea e la nozione giuridica che il rischio idrogeologico è un fattore aggirabile, si imporrebbe una visione di città ancora più refrattaria alle regole e si produrrebbe un colpevole vulnus ai danni della salvaguardia e dello sviluppo futuro di Molfetta.
Chiediamo, pertanto, ai sei canditati alla carica di sindaco di prendere posizioni chiare in merito e di spiegare alla città che tipo di azioni intendono perseguire a seguito della sentenza della Cassazione.
(347.8544583)
Gli aspetti salienti della vicenda
Con sentenza n. 19/2012 il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) ha respinto il ricorso, proposto dal Comune di Molfetta, per l’annullamento della delibera n. 11/2009 con cui il Comitato istituzionale dell’Autorità di Bacino della Puglia (AdBP) ha approvato la perimetrazione di vaste aree, nel territorio comunale di Molfetta, ad alta pericolosità idraulica, evidenziando situazioni di rischio aggravate dalla edificazione intensa e disorganica degli ultimi decenni.
Un rischio idrogeologico, questo, non solo dovuto alle caratteristiche fisiche del territorio, ma anche indotto da una gestione sbagliata dello stesso, dovuta all’approvazione di Piani che hanno visto sempre più soffocata l’integrità del suolo cittadino. Una storia emblematica è quella dei Piani per Insediamenti Produttivi (P.i.p.) che a Molfetta inizia nel lontano 1976 e prosegue sino ai nostri giorni e vede, a partire dal 2000, un grande avversario: il Piano di assetto idrogeologico (PAI) che, approvato dal Comitato istituzionale dell’AdBP, riporta cartografie che perimetrano aree ad alta, media e bassa pericolosità idraulica riguardanti anche il territorio di Molfetta.
Con la sentenza n. 19 del 2012, il TSAP ha respinto tutti i motivi di ricorso, confermando il lavoro svolto dall’AdBP, giudicato coerente ed accurato, mentre l’istruttoria svolta dal C.T.U. ha ritenuto non condivisibili le obiezioni tecniche sollevate dal Comune e dai suoi consulenti confermando, di contro, la notevole accuratezza con cui l’AdBP ha proceduto all’analisi del territorio in esame.
Consorzio ASI BARI, il progetto di mitigazione del rischio idraulico

References: sentenza 
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