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Timestamp: 2019-10-22 23:29:43+00:00

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Art 10 D Lvo 39/2010 nullità dell'atto di nomina del revisore
Home Diritto Societario Art 10 D Lvo 39/2010 nullità dell’atto di nomina del revisore
L’articolo 10, del Decreto Legislativo n. 39 del 2010, è norma di natura imperativa, o comunque di ordine pubblico economico, essendo tale norma finalizzata ad assicurare la massima trasparenza ed obiettivita’ delle informazioni ai soggetti che operano nel mercato, dovendo i revisori attestare al cospetto di tutti gli operatori economici (soci, creditori, terzi in generale) l’attendibilita’ del bilancio dagli stessi certificato nell’interesse generale dell’economia. Ne consegue che dalla violazione della norma in esame deriva la nullita’ dell’atto di nomina del revisore, venendo quindi meno il suo diritto al compenso.
Corte di Cassazione|Sezione 1|Civile|Ordinanza|31 maggio 2019| n. 14919
sul ricorso 8106/2014 proposto da:
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS) che lo rappresenta e difende, giusta procura a margine del ricorso;
(OMISSIS) S.p.a., in Amministrazione Straordinaria, in persona dei Commissari Straordinari pro tempore, domiciliato in Roma, P.zza Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avv. (OMISSIS), giusta procura in calce al controricorso;
avverso il decreto n. 2636/2014 del TRIBUNALE di MILANO, depositato il 24/02/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 26/03/2019 dal cons. FIDANZIA ANDREA.
Con decreto depositato il 14 febbraio 2014 il Tribunale di Milano ha rigettato l’opposizione L. Fall., ex articolo 98, proposta da (OMISSIS) avverso il decreto con cui il G.D. dello stesso Tribunale aveva rigettato la domanda di insinuazione in via privilegiata al passivo della procedura di amministrazione straordinaria della societa’ (OMISSIS) s.p.a. del credito dell’importo di Euro 65.241,00, preteso dall’opponente per la sua attivita’ di revisore contabile svolta negli anni 2010 e 2011 per la predetta societa’ (veniva, segnatamente, richiesto il saldo per l’anno 2010 e tutto il compenso per il 2011).
Il Tribunale di Milano, evidenziando lo stretto legame professionale intercorrente tra il (OMISSIS) ed il sindaco della (OMISSIS) s.p.a. (OMISSIS), entrambi facenti parte del medesimo studio di consulenza, ritenendo che tale rapporto di collaborazione rendesse in concreto insussistenti in capo all’opponente i requisiti di indipendenza e obiettivita’ richiesti per l’esercizio dell’attivita’ di revisore contabile dal Decreto Legislativo n. 39 del 2010, articolo 10, norma avente natura imperativa, concludeva che il difetto di indipendenza costituisse una causa di invalidita’ della nomina del revisore che, conseguentemente, non aveva titolo per richiedere il pagamento del compenso.
Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso per cassazione (OMISSIS). I Commissari straordinari della (OMISSIS) s.p.a. si sono costituiti in giudizio con controricorso.
1. Con il primo motivo (OMISSIS) ha dedotto violazione e falsa applicazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al Decreto Legislativo n. 39 del 2010, articolo 10 e articolo 1 comma 1 lettera l).
Lamenta il ricorrente che il Decreto Legislativo n. 39 del 2010, articolo 10, impone al revisore il requisito dell’indipendenza con riferimento solo alla societa’ e non gia’ ad un componente del collegio sindacale. La norma predetta non introduce alcun divieto in capo al revisore di intrattenere relazioni economiche con i sindaci della stessa societa’ a favore della quale svolgono le proprie prestazioni.
L’attivita’ di revisione contabile non ha ad oggetto l’attivita’ dei sindaci, rispetto alla quale si pone su un piano diverso, ma parallelo, essendo sindaci e revisori entrambi controllori della societa’, orientando la rispettiva attivita’ verso il medesimo risultato di tutela dei terzi.
Non viola, pertanto, l’obbligo di indipendenza il revisore che sia legato da rapporti di tipo professionale o economico (nel caso di specie, mera condivisione di costi) con uno dei sindaci della societa’ oggetto di revisione.
2. Con il secondo motivo e’ stata dedotto, violazione e falsa applicazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3. in relazione al Decreto Legislativo n. 39 del 2010, articolo 10, e articolo 1, comma 1, lettera l), con riferimento al requisito di indipendenza del revisore.
Espone il ricorrente che ai fini della ricorrenza di una situazione di incompatibilita’, non e’ sufficiente la mera sussistenza di meri rapporti di tipo patrimoniale tra la societa’ (o il sindaco) ed il revisore, essendo necessario che tali rapporti siano significativi e tali da compromettere l’indipendenza del revisore.
Evidenzia che il Decreto Legislativo n. 39 del 2010, articolo 10, e’ stata introdotta nel nostro ordinamento in ragione dei dettami comunitari (vedi raccomandazione della Commissione Europea del 16 maggio 2002) in virtu’ dei quali un revisore legale o una societa’ di revisione possono essere visti come finanziariamente dipendenti da un singolo cliente o gruppo di clienti quando il totale dei corrispettivi per servizi di revisione e non che prevedono di ricevono oltrepassino un a soglia critica dei loro ricavati totali.
Ne consegue che se una relazione d’affari sussiste, ma non assuma carattere di significativita’ e rilevanza, tale relazione non consente al terzo obiettivo e ragionevole di trarre la conclusione che l’indipendenza del revisore legale risulti compromessa.
Nel caso di specie, l’importo pattuito per la revisione contabile non aveva rappresentato una percentuale elevata dei ricavi professionali complessivi del ricorrente.
3. Con il terzo motivo e’ stata dedotta la violazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti.
Lamenta il ricorrente che non e’ stato esaminato il fatto, oggetto di discussione tra le parti, rappresentato dall’accertamento della rilevanza e significativita’ delle relazioni d’affari e di lavoro intercorrenti tra la societa’ ed il Dott. (OMISSIS).
4. I tre motivi, da esaminare unitariamente in ragione della loro stretta connessione, sono infondati.
Ad avviso di questo Collegio, affinche’ siano salvaguardati i requisiti di obiettivita’ ed indipendenza, richiesti dal Decreto Legislativo n. 39 del 2010, articolo 10, per l’esercizio dell’attivita’ di revisore contabile, nel concetto di “societa’” che non puo’ intrattenere con il revisore legale relazioni finanziarie, d’affari, di lavoro o di altro genere, dirette o indirette (aventi ad oggetto la prestazione di servizi anche diversi dalla revisione) rientra, a pieno titolo, anche l’organo societario del collegio sindacale.
Si tratta, infatti, di un organo facente parte della c.d. governance della societa’, il quale concorre alla formazione dell’iter decisionale della medesima, sia partecipando alle assemblee dei soci che ai consigli di amministrazione, sia svolgendo, a norma dell’articolo 2403 c.c., l’attivita’ di vigilanza sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto del principio di corretta amministrazione ed anche sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla societa’ e sul corretto funzionamento.
In particolare, in materia di bilancio, se e’ pur vero che il c.d. controllo esterno delle societa’ per azioni (e negli altri casi previsti dalla legge) compete alla societa’ di revisione, la quale deve esprimere un parere sull’attendibilita’ del bilancio di esercizio e sulla corretta valutazione delle singole voci appostate nel medesimo, tuttavia, anche il collegio sindacale svolge nella procedura di approvazione del bilancio un ruolo non certo irrilevante, dovendo, a norma dell’articolo 2429 c.c., non solo riferire all’assemblea sui risultati dell’esercizio sociale, ma fare osservazioni e proposte in ordine al bilancio medesimo ed alla sua approvazione.
Dunque, anche se formalmente non possono esservi sovrapposizioni tra l’attivita’ svolta dai sindaci e quella dei revisori contabili, avendo solo quella dei revisori una rilevanza esterna nei rapporti con i terzi e con gli stessi soci – significativo, in tal senso, e’ l’articolo 2434 bis c.c., secondo cui per impugnare la deliberazione di approvazione del bilancio, su cui il soggetto incaricato di effettuare la revisione ha emesso un giudizio privo di rilievi, occorrono tanti soci che rappresentino almeno il cinque per cento del capitale sociale (norma che evidenzia, peraltro, l’importanza dell’attivita’ dei revisori contabili e la conseguente necessita’ della loro indipendenza) – i pur diversi ambiti operativi delle due figure professionali sopra indicate possono venire comunque in stretta relazione ed eventuale interferenza.
Alla luce di quanto osservato, e’ indubbio che l’esistenza di un rapporto di natura patrimoniale, anche lato sensu, tra sindaco e revisore contabile sia potenzialmente fonte di possibili reciproci condizionamenti, tenuto conto, peraltro, che, in caso di mala gestio, a norma dell’articolo 2407 c.c., comma 2, i sindaci sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, qualora il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformita’ degli obblighi della loro carica.
Anche le modalita’ di nomina e revoca dei revisori contabili sono tali per cui e’ necessario escludere, a priori, ogni possibile forma di condizionamento ed interessenza.
In proposito, il Decreto Legislativo n. 39 del 2010, articolo 13, comma 1, dispone che l’assemblea conferisce l’incarico al revisore contabile alla societa’ di revisione su proposta motivata dell’organo di controllo, il quale deve essere sentito, ai sensi del comma 3, della stessa norma, per la revoca dell’incarico quando ricorre una giusta causa di revoca del revisore.
D’altra parte, va osservato che il nostro legislatore, al fine di salvaguardare i principi dell’obiettivita’ e dell’indipendenza del revisore contabile, ha accolto al Decreto Legislativo n. 39 del 2010, articolo 10, comma 2, il criterio, gia’ indicato dal legislatore comunitario nell’articolo 22, comma 2 (e nel considerando n. 11) della direttiva n. 43/2006 del 17 maggio 2006, della valutazione del “terzo informato, obiettivo e ragionevole” che dall’esistenza tra la societa’ ed il revisore contabile di relazioni finanziarie, d’affari, di lavoro etc. “trarrebbe la conclusione che l’indipendenza del revisore legale o della societa’ di revisione legale risulta compromessa”. In sostanza, e’ stato accolto il principio della cosiddetta indipendenza anche “in apparenza”, essendo necessario che il revisore contabile, oltre ad essere indipendente, appaia anche tale agli occhi dei terzi.
Dunque, sia il legislatore comunitario che quello italiano, allo scopo di affermare la necessita’ della massima trasparenza ed indipendenza possibile della figura del revisore contabile, hanno ormai superato quel passaggio – evidenziato dalla parte ricorrente – della raccomandazione della Commissione Europea del 16 maggio 2002, secondo cui “un revisore legale, una societa’ di revisione o una rete possono essere visti come finanziariamente dipendenti da un singolo cliente o gruppo di clienti quando il totale dei corrispettivi, per servizi di revisione e non, che ricevono o prevedono di ricevere da quel cliente o gruppo di clienti oltrepassa una soglia critica dei loro ricavi totali”.
Ne’ nel testo della direttiva comunitaria sopra citata, ne’ in quello del legislatore italiano, e’ stato accolto un criterio che, per valutare l’obiettivita’ e l’indipendenza del revisore contabile, attribuisca rilievo all’esistenza di una relazione d’affari tra quest’ultimo ed una societa’ solo se tale relazione assuma un carattere di significativita’. Nessun riferimento e’, infatti, contenuto nei testi normativi sopra indicati ai concetti di “significativita’” e “rilevanza” del rapporto d’affari tra societa’ e revisore contabile che, pertanto, ai fini della valutazione dell’esistenza dei requisiti di obiettivita’ ed indipendenza del revisore contabile, deve escludersi tout court.
Si condivide, infine, l’impostazione giuridica del Tribunale in ordine alla natura imperativa, o comunque di ordine pubblico economico, del Decreto Legislativo n. 39 del 2010, articolo 10, essendo tale norma finalizzata ad assicurare la massima trasparenza ed obiettivita’ delle informazioni ai soggetti che operano nel mercato, dovendo i revisori attestare al cospetto di tutti gli operatori economici (soci, creditori, terzi in generale) l’attendibilita’ del bilancio dagli stessi certificato nell’interesse generale dell’economia.
Ne consegue che dalla violazione della norma in esame deriva la nullita’ dell’atto di nomina del revisore, venendo quindi meno il suo diritto al compenso.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 7.200, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15 % ed accessori di legge.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso articolo 13, comma
Società di fatto o irregolare responsabilità solidale dei soci

References: articolo 98
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