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Timestamp: 2019-03-20 07:01:59+00:00

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26 | Giugno | 2016 | Edscuola
Archivi giornalieri: domenica 26 Giugno 2016
Marcello Pacifico (presidente Anief): ci auguriamo che i test preselettivi siano strutturati in modo differente rispetto agli scorsi anni e con maggiore professionalità. Troppo spesso il nostro team di esperti ha rilevato nelle domande parzialità e imprecisioni, se non veri e propri errori che hanno inficiato il corretto esito dell’accesso al corso abilitante. I nostri legali, coadiuvati dalla competenza dello staff del settore contenzioso nazionale, hanno già permesso a diverse centinaia di ricorrenti di ribaltare l’orientamento del Miur all’atto della loro illegittima esclusione.
UNA RISPOSTA DI CORTESIA ISTITUZIONALE AD INTERLOCUTORI ARROGANTI
Dopo aver fallito – almeno per il momento – l’obiettivo della ricerca di interlocuzioni con i livelli politici e istituzionali, i sindacati generalisti di comparto hanno spregiudicatamente puntato il “ventre molle del sistema”, inviando ai dirigenti scolastici di varie regioni – con nome e cognome – una minacciosa lettera di diffida per “contrattare” l’intera partita del “bonus premiale”.
A tutti i colleghi che, doverosamente, dovranno applicare una legge dello Stato e agire correttamente le loro prerogative, DIRIGENTISCUOLA pone a disposizione il modello che segue: una risposta di cortesia istituzionale ad interlocutori arroganti.
Alle Segreterie provinciali di
FLCGIL, CISL Scuola, UILSCUOLA e SNALS Confsal
OGGETTO: Riscontro diffida alla ritenuta illegittima omissione di convocazione e partecipazione delle organizzazioni Sindacali. Fondo per la valorizzazione del merito del personale docente (Legge 107/2015)
Con diffida a firma congiunta di codeste OO.SS, acquisita agli atti con nota prot……………….del……………….è stato intimato al sottoscritto di riconoscere il diritto di partecipare alla definizione dei criteri per l’erogazione del trattamento economico accessorio, nella forma del bonus da elargire ai docenti meritevoli, e quindi, ancor prima, alla determinazione dei criteri per la composizione, la nomina, il funzionamento interno, e quant’altro riguardi il Comitato di valutazione incaricato di stabilire a quali condizioni potrà essere corrisposto, ai docenti, il bonus per la valorizzazione del merito del personale docente.
Avvisano che, perdurando il comportamento sopra denunciato, provvederanno a rivolgersi ai loro legali di fiducia al fine di:
-Proporre un ricorso presso la Sezione lavoro del Tribunale di Roma, anche per condotta antisindacale, ex art. 28 Statuto dei Lavorarori.
-Tutelare i diritti dei lavoratori dell’Istituto eventualmente lesi dalla condotta de qua, avviando azione giudiziale ordinaria presso il Tribunale del Lavoro.
A fondamento della suddetta diffida codeste OO.SS. argomentano che:
1.Il bonus ha natura di retribuzione accessoria (comma 128, legge 107/15) e perciò, secondo l’art. 45 del D. Lgs. 165/01, dev’essere definito dai contratti collettivi, quindi con l’intervento e la partecipazione attiva delle Organizzazioni Sindacali, non potendo la predetta norma essere ignorata o disapplicata dai dirigenti (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale della Puglia, sentenza 762/13 e sentenza 86/15).
2.Il richiamato articolo 45 è norma speciale, quindi non derogabile da eventuali disposizioni contenute nella legge 107, ancorché successive.
La Corte di Cassazione, nel corpo della sentenza 22961/13 (sostanzialmente in un obiter dictum) ha (avrebbe) statuito la riserva di contrattazione collettiva sull’attribuzione di ogni trattamento economico, con conseguente perdita di efficacia di leggi, regolamenti o atti amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non previsti dai contratti collettivi.
Tali argomentazioni, a giudizio del sottoscritto, non paiono condivisibili, per quanto appresso significato.
1.Anzitutto, non esiste nel nostro ordinamento giuridico una riserva di contrattazione per così dire ontologica; nel senso che le parti possono sì liberamente determinare il contenuto del contratto, ma nelle materie e nei limiti imposti dalla legge (art. 1322, cod. civ.). E, nello specifico, l’articolo 40 del D. Lgs. 165/01 al primo comma impone che nelle materie relative alla valutazione delle prestazioni, ai fini della corresponsione del trattamento accessorio, la contrattazione collettiva è consentita negli esclusivi limiti previsti dalle norme di legge.
Ora, giusto una norma di legge – la legge 107/15, nei commi 126, 127, 128, 129 e 130 – regola compiutamente, in modo autonomo e autoconsistente, l’istituto della valorizzazione del merito del personale docente, finanziato annualmente con un fondo extracontrattuale (200 milioni di euro), per riconoscere prestazioni di particolare qualità, oltre il loro livello di esigibilità contrattuale, coerenti con i criteri autonomamente deliberati dal Comitato di valutazione: prestazioni apprezzabili nell’arco dell’anno scolastico e, volta per volta, remunerate sulla scorta di una motivata valutazione del dirigente scolastico; pertanto naturaliter non strutturali o fisse, bensì accessorie.
In ciò il bonus premiale si distingue dal Fondo d’istituto, che remunera prestazioni e/o incarichi aggiuntivi ovvero intensificazioni del lavoro; che resta nella disponibilità della regolazione pattizia: parimenti di natura accessoria, mettendo capo – come correttamente precisato in un passaggio della Diffida – a un trattamento economico per compensare, in termini di sinallagma, prestazioni aggiuntive rispetto ai compiti ordinari della categoria e/o dell’area e del profilo professionale rivestito: ed è certamente incontestato che per queste prestazioni aggiuntive il sottoscritto non può e non vuole ignorare o disapplicare le disposizioni – contrattuali – che le regolano, senza infrangere quei canoni di diligenza minimale, che essi sono tenuti ad adottare nell’esercizio delle proprie funzioni, sempre come è scritto nell’allegato stralcio della sentenza della Corte dei conti della Puglia, n. 762/13.
E a fugare ogni dubbio in ordine alla pretesa cedevolezza delle neointrodotte disposizioni di legge a favore della generale disciplina contrattuale sovviene il comma 196 della legge 107, nel dichiarare inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla presente legge.
2.Quanto alle qualificazioni – e corrette attribuzioni – di norma speciale e norma generale, e a non voler tenere conto del comma 1 dell’art. 40 del D. Lgs. (supra), oltreché a voler prescindere dal criterio cronologico per disposizioni normative poste sullo stesso piano della gerarchia delle fonti (D. Lgs. 165/01 e Legge 107/15), la natura di norma generale è ascrivibile – sempre a giudizio del sottoscritto e all’opposto di quanto asserito da codeste OO.SS. – proprio al D. Lgs. 165/01 e s.m.i. , in quanto contiene l’organica e generale disciplina del pubblico impiego. E dunque norma speciale sono, semmai, quelle specifiche disposizioni dei commi 126-130 della legge 107.
Per completezza, da ultimo e per quanto è stato dato di comprendere dalla sua diretta lettura, il richiamo della sentenza della Cassazione, n. 22961/13, non sembra conferente, riguardando il contenzioso di un dipendente di un’azienda sanitaria, risalente al 1999, che si era visto sospendere la delibera che gli riconosceva un’indennità quale operatore di uno sportello di cassa, in ragione del successivo intervenuto accordo sindacale che, secondo la Suprema corte, ora attribuiva alla regolazione contrattuale la corresponsione di trattamenti economici, fondamentali e vieppiù accessori in sede decentrata, con perdita di efficacia di leggi, regolamenti o atti amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non previsti dai contratti collettivi: come, per l’appunto, avvenuto nel caso di specie. Tutto qui, e comunque non figurando più tale previsione dopo la novella del D. Lgs. 150/09, c.d. Riforma Brunetta.
Per quanto innanzi dedotto, il sottoscritto ritiene di non poter corrispondere alla diffida, dovendosi per converso attenere alle menzionate e cogenti disposizioni di una legge dello Stato.
In attuazione della legge n. 89/2016. È una vittoria dell’Anief che per prima ha denunciato l’irragionevolezza della norma. Tuttavia, il sindacato ricorda che i vincitori hanno diritto ad essere assunti nella regione di appartenenza della rispettiva GM secondo i posti già autorizzati nel triennio. Per questo motivo, già da tempo, è stato attivato uno specifico ricorso al giudice del lavoro. Il ricorso è aperto anche ai vincitori che presenteranno domanda attraverso istanze on-line tra il 29 luglio e il 9 agosto 2016.
Studium est amor
STUDIUM EST AMOR SED SCHOLA EST ODIUM di Umberto Tenuta
CANTO 686 Nel suo originario significato lo studio (studium) è amore (amor).
Spesso la Scuola non coltiva l’amore, ma l’odio.
Quanti giovani in questi giorni avvertono un senso di liberazione nel lasciarsi alle spalle la scuola che li ha torturati per anni ed anni?
Lo studio è un dovere.
Lo studio è un obbligo.
Se non studi sarai punito.
Se non studi sarai respinto dalla tua scuola.
Sì, la scuola obbliga i giovani a frequentarla e poi li respinge!
Lo studio è amore, ma la Scuola insegna ad odiare lo studio.
Quale contraddizione!
Qui è tutto illogico.
A scuola i giovani non dovrebbero apprendere un complesso di nozioni ma la passione per la Matematica, per la Poesia, per la Storia, per la Geografia, per la Botanica, per la Zoologia, per la Fisica…
Invece imparano a odiarle.
Insegnanti cari, io non accuso nessuno.
Si facciano avanti i docenti che d’estate, sui monti o al mare, sono perseguitati dai loro studenti.
Ministra Stefy, crei l’ISLAVNI.
Con il preciso compito di individuare, con procedura anonima, quanti sono gli studenti che amano studiare le singole discipline.
Ministra Stefy, utilizzi questa indagine per licenziare i docenti delle discipline odiate dagli studenti nelle singole scuole.
Sì, Ministra Stefy, li licenzi, questi indocenti, non solo perché essi non realizzano la tua Buona Scuola, ma la Cattiva Scuola.
Ministra Stefy, faccia che sui portoni di tutte le scuole i giovani scrivano “QUI REGNA AMORE”!

References: art. 28
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 45
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza