Source: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-421.htm
Timestamp: 2019-02-21 14:00:17+00:00

Document:
CONCORSONE!
Apro qui una delle pagine più deprimenti e vergognose del sindacalismo italiano. Il sindacato che dovrebbe difendere il lavoro e la professionalità docente, elabora con il ministro amico (Berlinguer) un progetto che demoralizza e discrimina gli insegnanti. Chi vuole un miserabile aumento, una tantum, deve sottoporsi ad un test che, si badi bene, non va ad indagare sulla preparazione specifica di ciascuno ma su pretese conoscenze prsicopedagogiche partorite dalla mente malata degli "esperti di scienze dell'educazione di regime".
La cosa venne spazzata via dalla giusta protesta degli insegnanti ma, cose d'Italia, i vertici sindacali che avevano auspicato tali accordi restarono (e continuano) al loro posto).
http://www.ecn.org/reds/scuola/concorsone/art29.html
Art.29 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il personale della scuola (firmato dalla CGIL Scuola dopo essere stato partorito da una insana unione con il MPI) e Sintesi delle disposizioni relative all'art.29.
Gennaio 2000. Da CGIL scuola nazionale.
ART. 29 DEL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE
TRATTAMENTO ECONOMICO CONNESSO ALLO SVILUPPO DELLA FUNZIONE DOCENTE
1. E' offerta l'opportunità di riconoscimento della crescita professionale nell'esercizio della funzione docente per favorire una dinamica retributiva e professionale in grado di valorizzare le professionalità acquisite con particolare riferimento all'attività di insegnamento. Essa consiste nella possibilità per ciascun docente, con 10 anni di servizio di insegnamento dalla nomina in ruolo, di acquisire un trattamento economico accessorio consistente in una maggiorazione pari a £ 6.000.000 annue. Il diritto a tale maggiorazione matura a seguito del superamento di una procedura concorsuale selettiva per prove e titoli attivata ordinariamente nell'ambito della provincia in cui è situata la scuola di titolarità. La maggiorazione ha effetto in tutte le posizioni stipendiali successive, salvo esito negativo delle valutazioni periodiche di cui al comma 3.
2. Alla maggiorazione di cui al comma 1 potrà accedere almeno il 20% del personale di ruolo al 31 dicembre 1999 e comunque un numero di destinatari del beneficio economico da determinare in sede di contrattazione integrativa nazionale sulla base delle disponibilità di cui all'articolo 42, comma 3. Subordinatamente all'acquisizione di ulteriori risorse rispetto a quelle indicate all'art. 42, comma 3, la percentuale dei percettori della maggiorazione retributiva di cui al presente articolo potrà essere aumentata fino al 30% del personale di ruolo alla stessa data del 31 dicembre 1999. La decorrenza della maggiorazione è fissata al 1° gennaio 2001.
Con le stesse procedure si provvederà, a cadenza biennale, alla reintegrazione delle predette quote percentuali. A tal fine, le procedure saranno avviate, in ciascuna provincia e per posti o per raggruppamenti di cattedra individuati per aree disciplinari omogenee, secondo i seguenti criteri:
a) la procedura si articola nella valutazione del curricolo professionale e culturale, debitamente certificato, e in prove riguardanti la metodologia pedagogico - didattica e le conoscenze disciplinari, da svolgersi anche mediante verifiche in situazione;
b) i contenuti delle prove ed i criteri per la costituzione delle commissioni giudicanti sono definiti dal Ministro della Pubblica Istruzione, sentito il Consiglio Nazionale della P.I.;
c) la procedura può prevedere momenti formativi da realizzare eventualmente in collaborazione con l'Università e con l'impegno dell'Amministrazione ad offrire opportunità distribuite sul territorio.
3. La contrattazione integrativa nazionale fisserà le procedure concorsuali, gli ulteriori criteri operativi della selezione di cui al presente articolo, e disciplinerà le modalità delle valutazioni periodiche necessarie per conservare il diritto alla maggiorazione anche nelle posizioni stipendiali successive.
4. Entro il 30 giugno 2001, le parti si incontreranno per esaminare, anche ai fini del successivo rinnovo contrattuale, l'esperienza applicativa della presente normativa sulla base dei dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione su richiesta dell'ARAN.
Il Ministro della Pubblica Istruzione e il Direttore Generale del Personale hanno firmato le disposizioni relative alla valutazione finalizzata all'acquisizione del beneficio economico di sei milioni annui a partire dal 1 gennaio 2001.
Il tempo intercorso dopo il pronunciamento del CNPI è stato utilizzato per perfezionare ulteriormente i testi relativi alla formazione delle commissioni e alla prova strutturata, già predisposti dal Ministero per il parere del Consiglio nazionale.
I materiali licenziati in forma definitiva dal Ministro sono i seguenti:
1) Curriculo professionale DM n. 316 del 23 dicembre 1999;
2) Decreto sulla prova strutturata DM n. 317 del 23 dicembre 1999;
3) Decreto sulla costituzione delle commissioni giudicatrici DM n. 318 del 23 dicembre 1999;
4) Delega al Direttore Generale del Personale per i provvedimenti relativi all'attuazione dell'art.38 CCNI DM n. 319 del 23 dicembre 1999.
Essi riguardano argomenti rinviati dal CCNL alla competenza del Ministro.
I provvedimenti licenziati dal Direttore generale del Personale in attuazione della delega conferitagli dal Ministro della Pubblica Istruzione con DM n.319/99, allo scopo di assicurare il tempestivo espletamento delle procedure sono i seguenti:
1) Ordinanza di indizione della prova DD prot. D1/7230 del 23 dicembre 1999;
2) Domanda partecipazione commissioni giudicatrici DD prot. D1/7229 del 23 dicembre 1999.
Su queste materie, non si è sviluppata la contrattazione, ma le relazioni sindacali si sono limitate all'informazione e al confronto.
Nei prossimi giorni dovrà essere emanato il Decreto con il quale il Direttore generale del personale ripartisce ai Provveditori agli Studi il numero dei benefici calcolati in relazione al personale docente complessivamente in servizio.
Esaminiamo di seguito, integrando fra di loro le disposizioni contenute nei vari provvedimenti, gli elementi principali. E' opportuno ricordare che queste norme si applicano, con alcuni adattamenti, anche al personale dei Convitti Nazionali ed Educandati Femminili.
Per quanto riguarda la partecipazione alla prova strutturata e alla verifica in situazione o alla trattazione di unità didattica, verranno fornite dal Ministero successive disposizioni.
a) essere docente (compresi gli ITP) o educatore di ruolo;
b) avere - alla data di scadenza dei termini di presentazione delle domande - almeno 10 anni di effettivo servizio di insegnamento dalla nomina in ruolo (anche in ruoli diversi);
c) essere in servizio.
Va prodotta entro 45 giorni dalla data di pubblicazione dell'Ordinanza in Gazzetta. Si presenta al capo di istituto della scuola di titolarità, non alla scuola di servizio (gli utilizzati) o nella sede di servizio (riguarda i comandati). I docenti in servizio nelle scuole e nei corsi all'estero e quelli senza titolarità presentano le domande all'ultima scuola di titolarità (è bene specificarlo nella domanda citando l'art 5, comma II, dell'Ordinanza).
Si presentano insieme domanda e curriculum professionale, quest'ultima potrà essere autocertificato.
a) mancanza dei requisiti ;
b) domanda presentata oltre i termini o priva della firma ;
c) mancata regolarizzazione.
Regolarizzazione:
non oltre i 10 giorni successivi alla avvenuta notifica da parte del capo d'istituto o, per i docenti in servizio all'estero, dell'autorità consolare.
avverso i provvedimenti di inammissibilità delle domande o di esclusione è ammesso ricorso al Provveditore agli Studi, entro trenta giorni dall'emanazione del provvedimento di esclusione.
Ripartizione delle domande e dei benefici economici
Costituzione dei gruppi di scuola:
il capo di istituto, entro 10 giorni dalla scadenza dei termini per la presentazione delle domande, invia al Provveditore un elenco nominativo con l'indicazione dei candidati ripartiti nei settori (ordine di scuola e/o area disciplinare) e nei sottosettori (accorpamenti disciplinari omogenei contenuti in un'area). Ricevute le comunicazioni, il Provveditore costituisce i gruppi di scuola con un numero di partecipanti tra i 300 e i 400.
In presenza di un numero di domande inferiore al minimo è assicurata la costituzione di almeno un gruppo per ciascun settore (materna, elementare, ecc.) o area disciplinare.
A ciascuna commissione è assegnato un gruppo di scuole o, nella secondaria, un'area disciplinare.
Scaglioni:
in rapporto al numero di domande, il Provveditore dispone lo svolgimento della procedura in due o più scaglioni. Ad ogni scaglione sono assegnati, per sorteggio, uno o più gruppi di scuole. I candidati di una stessa scuola o, nella secondaria, della stessa area disciplinare una scuola non possono essere separati.
Ripartizione delle risorse:
il Provveditore ripartisce il numero dei benefici economici (sei milioni), assegnati dal Ministero alla provincia, tra i gruppi di scuole costituiti in precedenza. Ad ogni gruppo le risorse sono assegnate in proporzione al numero dei docenti di ruolo in servizio nelle scuole (non alle domande presentate) comprese nel gruppo.
Nota: in questa prima applicazione il beneficio economico finale riguarderà il 20% di tutto il personale di ruolo al 31 dicembre 1999, pari a circa 150.000 insegnanti.
Se rapportiamo il beneficio al personale con almeno 10 anni di anzianità (cioè come se partecipassero tutti) l'aumento riguarderà il 28,04% del personale.
Pagamento del beneficio economico:
decorrenza unica per tutti, indipendentemente dallo scaglione, dal 1 gennaio 2001.
sono nominati fra i docenti universitari, gli ispettori tecnici e i capi d'istituto che abbiano presentato domanda entro il 10 febbraio 2000 utilizzando il modulo di domanda allegato al Decreto. Considerata la necessità di avviare tutta la procedura sull'intero territorio nazionale e considerato che l'addensarsi di varie scadenze nel 2000 (es.: corsi di formazione per i capi d'istituto; concorsi ordinari; concorsi riservati) limita oggettivamente il numero delle possibili disponibilità è previsto anche il ricorso a personale in pensione da non più di cinque anni.
Costituisce titolo di preferenza il possesso di esperienze professionali maturate nel campo della valutazione.
sono nominati fra i docenti che hanno già superato la selezione (costituisce titolo di preferenza il possesso di esperienze professionali maturate nel campo della valutazione) e che abbiano fatto domanda entro 10 giorni dalla conclusione delle prove dello scaglione di appartenenza. Per quanto riguarda il primo scaglione sono nominati fra i docenti in pensione da non più di 5 anni che abbiano 15 anni di ruolo, 12 per la materna. In questo caso la domanda deve essere presentata entro il 10 febbraio 2000 al Provveditore della sede di servizio.
I presidenti e i Commissari sono esoneri dagli obblighi di servizio per il periodo di svolgimento della prova strutturata e di quella in situazione (art.4 DD prot. D1/7229 del 23 dicembre 1999).
I compensi sono quelli previsti dal DPCM 23 marzo 1995 per i concorsi per esami e titoli.
Sono attribuiti distinti compensi alla prova strutturata e alla prova in situazione (art.5 DD prot. D1/7229 del 23 dicembre 1999).
a) La diversa anzianità di ruolo richiesta ai commissari per la scuola materna rispetto agli altri ordini tiene conto che l'istituzione della scuola materna statale e i successivi concorsi sono più recenti.
b) i docenti in pensione non verranno nominati in quanto tali ma solo se in possesso di specifici titoli culturali e professionali (vedi art.3) coerenti con le mansioni da svolgere. La loro nomina avverrà in relazione al maggior numero di titoli posseduti.
le commissioni saranno costituite, oltre che dal presidente, da 2 docenti per la scuola materna, elementare e media e da 4 docenti per la secondaria superiore, in considerazione della suddivisione delle aree in sottosettori che raggruppano classi di concorso omogenee per evitare la genericità della procedura.
Nel caso in cui le domande a commissario non siano sufficienti per costituire tutte le commissioni secondo la composizione indicata sopra, si possono utilizzare anche capi d'istituto o gli ispettori (art.4) non utilizzati come presidenti, onde evitare il congelamento di alcune prove. Da ciò conseguirebbe mancata attribuzione dei benefici economici ed uno svolgimento della selezione fortemente differenziato fra province o fra ordini di scuola.
Componenti aggregati:
nel caso in cui le commissioni ritengano necessario integrare le proprie competenze, per la valutazione di docenti titolari di specifiche classi di concorso, si procede alla nomina di membri aggregati con i requisiti professionali necessari. La funzione dei membri aggregati si limitata alla valutazione della prova in situazione o simulata.
è effettuata dal Provveditore sulla base delle domande ricevute. Per ogni scaglione sono costituite le relative commissioni. Negli scaglioni successivi al primo le commissioni saranno composte anche da docenti in servizio che, avendo partecipato allo scaglione precedente ed avendo acquisito il diritto al beneficio economico, abbiano presentato domanda. In sostanza, i partecipanti ad ogni scaglione possono fare domanda (entro 10 giorni dalla conclusione) per fare i commissari nello scaglione successivo.
tutto il personale nominato, prima dell'insediamento della commissione, deve frequentare il corso di formazione previsto dall'art.38 del CCNI "finalizzato a far loro prendere cognizione dell'istituto contrattuale della maggiorazione retributiva accessoria [...] e a dare omogeneità al lavoro loro assegnato".
Coordinamento: saranno previste forme di coordinamento delle commissioni per assicurare unità di indirizzo e di applicazione dei criteri di valutazione.
Si articola in tre fasi distinte:
a) prima fase: presentazione della domanda di partecipazione e del curricolo professionale, culturale e formativo. Il curricolo, che può essere autocertificato, per semplificare le procedure ed evitare corse alla ricerca di documentazione, verrà poi validato dal Comitato per la valutazione del servizio della scuola (avverso la mancata validazione del curricolo è ammesso ricorso al Provveditore, entro trenta giorni);
b) seconda fase: prova strutturata nazionale che verrà svolta nello stesso giorno per tutti i candidati. La prova consiste in quesiti a risposta multipla. La prova sarà articolata in sezioni comuni ai vari ordini e gradi dell'istruzione e in settori specifici, strutturati in modo da consentire l'accertamento sia delle competenze pedagogiche metodologico-didattiche, dell'aggiornamento professionale nelle discipline di insegnamento (in relazione ai campi di attività e agli ambiti disciplinari costituiti all'interno delle due aree individuate).
Essa consterà di 100 quesiti, di cui 30 riservati alle sezioni comuni e 70 ai settori specifici di riferimento.
La verifica delle prove è fatta, per ogni scaglione, dalla rispettiva commissione non appena insediata;
c) terza fase: prevede un primo momento di illustrazione e discussione del curricolo da parte del candidato. Il successivo momento è rappresentato da una verifica in situazione alla presenza in aula degli alunni e della commissione giudicatrice. In alternativa, al candidato, che il giorno della prova strutturata ne faccia esplicita richiesta, viene assegnata la trattazione di una unità didattica destinata agli alunni senza la loro presenza.
Punteggi ed elenco finale
non superiore a 100 punti.
1) curricolo: non superiore a 25;
2) prova strutturata: non superiore a 25;
3) prova in situazione o trattazione dell'unità didattica: non superiore a 50.
Alla fine della terza fase della procedura la commissione comunica ai candidati i punteggi parziali e quello finale
Elenco finale:
sulla base dei punteggi assegnati la commissione giudicatrice redige l'elenco alfabetico dei candidati destinatari della maggiorazione retributiva, in numero corrispondente a quello assegnato al territorio di competenza della commissione.
L'elenco è pubblicato agli atti della scuola o dell'ufficio indicato dal Provveditore agli studi.
Avverso l'elenco è ammesso ricorso al giudice ordinario.
Appunti per una storia dell'art.29. (Ovvero: come il "sinistro" Patroncini tenta di recuperare credibilità ... oggi tutti sanno che tale sinistro ha votato con tutta Alternativa Sindacale per Panini alla Segreteria)
Di Pino Patroncini. Febbraio 2000.
C'era una volta il merito distinto.
Non è la prima volta che nella storia della scuola italiana esistono differenziazioni salariali fondate su meccanismi di carriera. Fino agli anni settanta, quando la scuola era meritocratica - direbbe qualcuno -, esisteva il cosiddetto "concorso per merito distinto", concorso per esami e titoli che dava diritto all'anticipazione dell'ultimo scatto stipendiale (all'epoca la progressione ordinaria era basata su 8 scatti automatici biennali ). La parte per titoli del concorso consisteva nella presentazione di alcuni titoli culturali e professionali: i titoli di studio, eventuali servizi come vicario, e le note di qualifica ( all'epoca i capi di istituto davano a fine anno note di qualifica sul rendimento degli insegnanti e naturalmente, per partecipare, occorreva avere "ottimo" almeno negli ultimi tre anni). La prova scritta consisteva invece nella trattazione dell'argomento di una lezione ed era seguita da un colloquio.
Come si vede, se si toglie la prova strutturata e la ridondanza del curriculum, allora ridotto a pochi titoli, e se si aggiunge che oggi i soldi in palio sono almeno tre volte quelli di allora ( anche se allora, in tempi di baby-pensioni, la cosa aveva un grande ruolo per aumentare la base pre-pensionabile), le cose non sono poi tanto cambiate!
Verso la fine degli anni settanta le battaglie sindacali condotte soprattutto dalla CGIL Scuola, allora da poco nata e frequentata soprattutto da giovani insegnanti, portarono alla morte delle note di qualifica e, con non pochi crucci da parte di SNALS e Sinascel CISL, sindacati "più anziani", del concorso per merito distinto.
Egualitaristi e differenziazionisti.
Non è fuori luogo dire che l'egualitarismo degli anni settanta era stata la tomba del merito distinto e che quindi era difficilmente proponibile allora non solo un altro meccanismo analogo, ma persino una qualsiasi differenziazione salariale che non fosse quella derivante dalla progressione automatica fondata sugli scatti di anzianità. Tuttavia restava aperto il problema di come retribuire le diversità di carico di lavoro o di orario che pure esistevano tra scuola e scuola o dentro una medesima scuola, in relazione alle diverse modalità di organizzazione della didattica spesso coesistenti. In parte a questi problemi si era risposto con il raddoppio dell'organico (scuola elementare e materna) o con riduzioni di orario frontale ( secondaria di primo e di secondo grado). Restavano tuttavia aperti molti problemi per le diverse intensità di lavoro e per il riconoscimento delle attività di programmazione, soprattutto laddove si sperimentava. Per non parlare poi delle più classiche differenziazioni lavorative: correzione dei compiti, diverso numero di classi, alunni e consigli ecc.
L'istituzione non aveva abbandonato del tutto comunque l'idea di una valutazione del lavoro docente , anche se non più affidata al preside: i Decreti delegati del 1974 prevedevano un comitato di valutazione eletto dai docenti, la cui attività però rimase limitata alla valutazione dell'anno di prova per i neo-immessi in ruolo (opera per altro non da poco allora, se si pensa che tra il 1974 e il 1984 furono immessi in ruolo almeno 600.000 lavoratori della scuola).
Sul fronte sindacale si fronteggiavano due schieramenti: coloro che, per diversi motivi - a volte anche opposti - erano a favore di un sistema rigidamente egualitario e coloro che ritenevano andasse introdotto un meccanismo di riconoscimento delle diversità del lavoro. Del primo schieramento facevano parte buona parte dell'estrema sinistra, allora molto presente in CGIL e nel Sism-CISL, ma anche coloro che si opponevano alle innovazioni (lo SNALS e una parte del Sinascel CISL), del secondo faceva parte la maggioranza della CGIL Scuola e una parte del Sinascel CISL.
I limiti della risposta taylorista.
In particolare dentro la CGIL Scuola la discussione sulla differenziazione prese come riferimento il meccanismo dell'orario ipotizzando la possibilità di prevedere per l'insegnante un orario onnicomprensivo full-time (Congresso di Copanello, 1981), magari introducendo una fase o un sistema a doppio regime. Ma il contratto nazionale del 1982 non approdò a nulla in merito e questa ipotesi risultò battuta in una consultazione nazionale sull'orario di lavoro tenutasi nel 1984. Questa specie di referendum, forse la consultazione sindacale più ampia che si sia mai tenuta nella scuola italiana, diede solo il 15% all'ipotesi full-time, il 35% all'ipotesi conservatrice di lasciare le cose come stavano. Al contrario circa il 50% dei consultati si dichiarò favorevole ad un'ipotesi che riconoscesse orari e attività fatti in aggiunta all'orario normale.
Dall'esito di questa consultazione prese il via l'ipotesi di istituire un fondo per queste attività: quello che sarà poi il fondo d'incentivazione e successivamente il fondo d'istituto. Un tentativo di reintrodurre una specie di orario onnicomprensivo in nuce verrà fatto nel contratto del 1989, ma senza fortuna, dato che le funzioni del cosiddetto "tempo potenziato" rimarranno schiacciate tra le esigenze dell'Amministrazione (supplenze e classi collaterali) e quelle del sindacato (attività sperimentali, extracurricolari, integrative ecc.)
In questi anni, alla fine degli ottanta, segnati anche dalla nascita dei Cobas e poi della Gilda, emergono i limiti della risposta taylorista per la definizione della professionalità docente, una professionalità creativa e non esecutiva, quindi difficilmente inquadrabile negli orari o nelle quantità di lavoro. Questa difficoltà si registra anche nelle spinte contestative che vanno dall'ipertayloristica proposta di correggere i compiti a cottimo alla antitayloristica ineffabilità del lavoro "artigiano" del docente. Una coesistenza impossibile che separerà rapidamente l'area individualistico-aristocraticista del movimento di contestazione sindacale, che darà vita alla Gilda, da quella collettivista-egualitarista, che a sua volta si scinderà in Cobas e Unicobas.
Dal taylorismo al "toyotismo".
E' in questi anni che fa di nuovo capolino l'ipotesi di una valutazione del lavoro docente: parallelamente alla messa in discussione del modello taylorista nelle industrie, dei suoi ruoli rigidi, delle sue inquadrature sistematiche e parallelamente alla sua sostituzione con le teorie dell'organizzazione più recenti fondate sugli obiettivi della qualità totale, anche nella scuola riprende piede l'ipotesi di un lavoro di valutazione a più livelli. Si parte dall'ipotesi di una valutazione di sistema, che però presto precipita sulla valutazione del lavoro docente: così mentre la prima è ancora tutta da costruire, l'urgenza sembra essere quella di arrivare alla seconda.
In testa all'operazione sono paesi come gli Stati Uniti o l'Inghilterra, i quali, oltre a vedere la prevalenza sfrenata dei modelli liberisti, hanno storicamente un sistema scolastico talmente disarticolato in autonomie locali da prevedere già di per sé servizi di valutazione nazionali che tengano sottocchio l'omogeneità del sistema. Lì le politiche liberiste fanno il resto nello spostare dal sistema al singolo la valutazione.
In Italia le nuove concezioni, meno rigidamente legate ad orario ed organizzazione del lavoro sembrano adattarsi meglio ad un lavoro difficilmente incasellabile come quello dell'insegnante, tanto più che i costi eccessivi di un'operazione full-time su larga scala e l'indisponibilità della categoria sconsigliano di continuare con simili parametri. A ciò si aggiunga il fatto che nel 1993 il decreto ministeriale 29 aveva tolto la progressione economica automatica per anzianità e quindi si rendeva urgente trovare un meccanismo non più fondato su automatismi. In seguito a ciò va registrata un passaggio di attenzione dal sistema al singolo: il contratto nazionale del 1995, il primo in nuovo regime di contrattazione, quello che deve applicare il blocco degli automatismi previsti dal decreto 29, modifica in durata e valore gli scatti portandoli da 2-3 anni a 3-6-7 anni, individua per la progressione ordinaria il meccanismo degli aggiornamenti (100 ore di aggiornamento requisito per poter godere dello scatto nel periodo previsto) e introduce il principio dell'accelerazione di carriera, in ragione della valutazione della professionalità. Quest'ultima però rimane lettera morta e le risorse saranno redistribuite a pioggia. Non è chiaro infatti su cosa debba basarsi la valutazione: per titoli, o in ragione di funzioni coperte, oppure, eventualmente, per orari.
Excursus sui modelli stranieri.
Come abbiamo visto il rivolgersi a pratiche di valutazione della professionalità e l'individuazione di differenziazioni stipendiali nel corpo docente sono fenomeni in questi anni presenti in vari paesi europei ed extraeropei. I due fenomeni tuttavia non vanno confusi: il secondo in molti casi era già presente a prescindere dall'attuale spinta alla valutazione della professionalità, mentre in alcuni casi, come vedremo, quest'ultima si è sovrapposta ad altre valutazioni o differenziazioni già esistenti.
La Gran Bretagna è stato il primo paese europeo che ha introdotto la valutazione, in epoca thatcheriana ed in coerenza col programma neoliberista dei conservatori: in realtà in Gran Bretagna la valutazione esisteva già come valutazione di sistema, necessario, come si diceva prima, a dare omogeneità ad un sistema scolastico frantumato in numerose autonomie. Ciò che la Thatcher ha fatto è stato trasferire queste valutazioni ad un servizio esterno, applicare criteri più rigidi e precipitare, in vario modo, il tutto sulla valutazione degli insegnanti. Il tutto con l'opposizione, per quanto vana, dei sindacati degli insegnanti i quali oggi, caduta la Thatcher, stanno spingendo per passare ad un sistema di autovalutazione. Nello stesso tempo tuttavia il governo Blair ha introdotto un'ulteriore selezione consistente nella individuazione di un corpo ristrettissimo di super-docenti molto ben pagati ma di cui non sono chiare le performances, motivo per cui il provvedimento ha l'ostilità aperta del sindacato.
La Francia ha "da sempre" un sistema di differenziazione salariale molto radicale in quanto il suo corpo docente, caratterizzato da una selva di relazioni contrattuali differenti (elementari, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado, insegnanti tecnici, insegnanti dei licei professionali agrari, insegnanti di educazione fisica, distaccati ecc.) a cui corrispondono sindacati scuola struttura federativa, è diviso in due tronconi retributivi principali i "certifiès" e gli "agregès" questi ultimi costituiscono "da sempre" una "casta" superiore per retribuzione e per considerazione, a metà tra il docente di scuola e quello universitario. Agregès si diventa con un concorso nazionale selettivo e si viene redistribuiti sulle varie scuole come un ruolo a parte. Tuttavia questa valutazione ha poco a che fare con le recenti teorie sulla valutazione e corrisponde piuttosto ad un carattere se non aristocratico, aristocraticista delle scuole francesi, ornamento e vanto della "Republique".
Alle più recenti teorie corrisponde invece un'altra valutazione a cui si possono sottoporre tutti e che dà luogo ad un'accelerazione di carriera accorciando a uno o due anni lo scatto di anzianità che in Francia è triennale. La verifica è esercitata dal corpo degli ispettori, che in Francia è più nutrito che in Italia, anche a causa di una diversa amministrazione complessiva del sistema. In genere chi beneficia di questa accelerazione è circa il 70% del personale ed i problemi sorgono a causa della diversa quantità di ispettori per le diverse discipline che rende diversa l'opportunità da disciplina a disciplina.
In Spagna esiste una progressione di carriera basata sulla formazione, più o meno come quella che avevamo noi fino al contratto e non vi sono valutazioni.
In Portogallo, dove esisteva un sistema simile a quello spagnolo, è stato da pochi mesi siglato un accordo sulla valutazione degli insegnanti. Questa si basa su un rapporto individuale dell'insegnante ed è sanzionato da un comitato di esperti :un rappresentante del ministero, un rappresentante dell'istituto designato dal consigliere pedagogico (una sorta di coordinatore della didattica) , un insegnante scelto dal candidato. Un voto negativo produce un arresto della progressione di carriera. Un secondo voto negativo produce una riconversione di carriera. Al contrario lo sviluppo della carriera produce un investimento nella formazione continua.
In Germania la differenziazione fondamentale passa tra funzionari e contrattisti. I primi hanno stiipendi più alti, ma anche doveri maggiori nonché regole più rigide per ciò che riguarda ad esempio i diritti sindacali e persino politici (tra queste il famigerato Berufverbot, introdotto negli "anni di piombo" col pretesto della lotta al terrorismo, che esclude chi è ritenuto un pericolo per lo Stato, compresi i comunisti, e che ha portato all'epurazione di circa 20.000 docenti della ex DDR).
In Norvegia esistono funzioni di supporto ai docenti (simili alle nostre attuali funzioni obiettivo, ma più professionalizzate) che sono remunerate con un beneficio economico e alcune ore di esonero. Per il resto la progressione è automatica.
Come si vede quindi non ovunque la valutazione è il mezzo fondamentale con cui si introducono differenze economiche e, soprattutto, quasi ovunque è stata osteggiata dai sindacati, anche se non sempre con molta fortuna.
L'ultimo contratto (1999). Fase 1.
Tornando alle vicende italiane, come abbiamo visto le accelerazioni di carriera del contratto del 1995 erano rimaste inapplicate. Ma con la scadenza di questo era evidente che queste si sarebbero ripresentate. Ed infatti puntualmente alla stesura delle bozze di piattaforma ecco ripresentarsi il problema della differenziazione nella triplice veste di orari, impegni e professionalità. La tripartizione mirava ad evitare la sovrapposizione di queste tre "culture" che era stato uno degli elementi irrisolti che aveva portato all'affondamento delle accelerazioni di carriera nel contratto precedente. Al riconoscimento di questi tre aspetti avrebbero dovuto corrispondere tre strumenti diversi: retribuzioni aggiuntive , indennità di funzione, carriere.
Nel dicembre 1998 la messa a disposizione di una parte consistente delle risorse derivante dai tagli nella scuola e dai mancati rinnovi contrattuali degli anni precedenti rendeva possibile questa triplice operazione. Se il recupero di questi risparmi era sicuramente positivo restava però il problema dei costi che questi avevano comportato ed in quell'occasione Alternativa Sindacale denunciò: " Si vogliono dare a pochi i soldi di tutti".
In questa fase il problema era evitare che i soldi andassero tutti in operazioni di differenziazione, ma che una parte almeno servisse a compensare tutti i lavoratori investiti dai carichi delle trasformazioni scolastiche. L'esito di questa battaglia è stato il cosiddetto Compenso Integrativo Accessorio che ha permesso grosso modo di raddoppiare l'aumento previsto sulla base dei soli parametri di aumento del costo della vita. Un altro problema era evitare che l'operazione servisse a consolidare un modello aziendalista di scuola e un modello manageriale di gestione in cui tutte le decisioni di natura didattica ed organizzativa e tutte le risorse economiche fossero in mano al capo di istituto e servissero ad alimentare uno staff composto di figure gerarchiche da quest'ultimo direttamente scelte, seppure con la compensazione di una contrattazione scuola per scuola di cui sarebbero state soggetto le RSU.
Per la parte relativa alle carriere le bozze restavano pericolosamente sul generico.
L'ultimo contratto. Fase II.
La pericolosità di questo genericismo fu subito evidente ai primi di febbraio del 1999 quando il confronto tra Aran e OO.SS., superate le questioni circa il diritto di sedersi al tavolo delle trattattive delle forze sindacli minori e le manfrine preliminari, cominciò ad entare nel vivo. Citiamo da Italia Oggi del 5 febbraio 1999:
"Confederali e Snals hanno bocciato la proposta Aran sulla ripartizione dei premi. Ai sindacati non piace che gli aumenti siano legati in larga misura ai meriti. L'Aran, secondo l'atto di indirizzo del governo, ha prospettato un contratto che crea una forte selezione e qualificazione degli insegnanti e del personale in genere, abbandonando l'idea di aumenti generalizzati. La proposta, che piace a Gilda, è stata fortemente contrastata da Cgil, Cisl e Uil, (....) Il nuovo contratto nella bozza dell'Aran prevede invece concorsi per gli insegnanti che vogliono fare carriera, la possibilità di incarichi differenziati e di spostarsi in altre sedi." La proposta Aran infatti affrontava la questione delle funzioni e delle carriere prospettando due coordinatori, organizzativo e didattico, designati dal capo di istituto e un premio di 12 milioni per il 5% della categoria.
Se sul fronte delle funzioni la resistenza alle ipotesi aziendaliste ha in qualche modo dato frutti, consentendo un numero più alto di funzioni-obiettivo rispetto alla gerarchia prevista e soprattutto vincolandole ad una decisione del collegio docenti, sul terreno delle carriere, pur con modifiche quantitative dell'originaria proposta Aran, ne è uscito confermato il profilo aristocratico-neogentiliano del "bravo insegnante" e il metodo selettivo e meritocratico della valutazione tramite concorso per esami, contenuto nell'articolo 29 che tutti conosciamo e che tanta indignazione ha suscitato in questi giorni.
La scelta di accettare nella sostanza questa impostazione non è stata indolore: all'interno delle strutture sindacali si sono registrati notevoli dissensi, anche se solo all'interno del Direttivo della CGIL Scuola, questo dissenso si è espresso in una votazione finale in cui circa un terzo dei componenti non hanno votato a favore della firma del contratto, mentre a livello di base una consultazione generalmente fatta male e superficialmente, per non dire manipolata, ha annacquato gli stessi dissensi su questo argomento espressi non solo dai pur numerosi voti contrari al contratto ma anche dagli ancor più numerosi emendamenti votati in merito, per altro talvolta presentati al solo scopo di estorcere un'approvazione a scatola chiusa del contratto stesso.
L'ultimo contratto. Fase III.
Se, ironia della sorte, chi, come la Gilda, all'inizio si era dimostrato entusiasta delle proposte meritocratiche dell'Aran, ha finito per non siglare il contratto accampando il pretesto aristocratico dei soldi troppo pochi e dati a troppi, chi si era opposto alla prima proposta dell'Aran ha finito per accettarne pienamente la logica, fino a farla propria. Ciò ha sprecato anche la possibilità di utilizzare la contrattazione integrativa per migliorare l'istituto puntando a quello che propagandisticamente si proclamava esserne l'obiettivo: premiare chi si impegna di più.
Evidentemente l'attribuzione dei sei milioni al 20% dei docenti è sembrato un gestibile compromesso tra resistenze egualitaristiche e spinte alla differenziazione, tra aziendalisti e nostalgici del merito distinto, tra tempopienisti e meritocratici.
Da questo compromesso è uscita l'ipotesi delle tre valutazioni (curriculum, prova strutturata, lezione o simulazione di questa) vendute come atte ad esaminare i tre aspetti fondamentali della professionalità docente (impegno, competenze, abilità), ma più credibilmente afferenti a diversi profili docenti (il docente attivo, il docente colto, il docente abile) a loro volta privilegiati come target dai diversi soggetti sindacali
La fretta e l'approssimazione con cui sono state definite poi le prove e la formazione delle commissioni hanno prodotto ancora di più l'immagine di un concorso-lotteria di cui non erano chiare le regole e dove quindi poteva regnare l'arbitrio.
Super insegnanti e scuola di serie B.
Il concorsone premia con 6 milioni di aumento gli insegnanti "più capaci" ma non migliora affatto la scuola italiana. REDS. Gennaio 2000.
Il 23 dicembre 1999 il ministro Berlinguer, ha firmato i decreti per l'attuazione delle prove selettive che in base all'art. 29 del contratto collettivo della scuola e all'art. 38 dell'integrativo individuano 150.000 docenti, dalle materne alle superiori, ai quali vengono riconosciute competenze e professionalità superiori e che quindi percepiranno sei milioni lordi in più all'anno rispetto agli altri, a partire dal 1 gennaio 2001. Possono partecipare alle prove "i docenti delle scuole di ogni ordine e grado e gli educatori dei convitti e degli educandati con contratto a tempo indeterminato che abbiano maturato almeno 10 anni di effettivo servizio di insegnamento dalla nomina in ruolo". Si calcola che il numero degli aventi diritto sia di circa 530.000 unità, inferiore a quello di tutti gli insegnanti di ruolo e non di ruolo (o meglio: a tempo indeterminato e a tempo determinato) della scuola statale italiana, sia su territorio nazionale che estero. Ma di gran lunga superiore a quelli che saranno certificati come "i più bravi e meritevoli": solo il 28% degli aventi diritto, tra il 15 e il 20% dell'intero corpo docente!
La procedura del concorso si articola in tre fasi, al termine delle quali i candidati possono ottenere un massimo di 100 punti: 25 punti per la prima fase, ossia valutazione del curriculum personale (titoli di studio, abilitazioni, pubblicazioni, corsi di aggiornamento, attività di sperimentazione, progetti con enti esterni all'istituto, ecc.); 25 punti per la seconda, "prova strutturata nazionale" a quiz, che si terrà il 4 aprile 2000; 50 punti per la terza, "verifica in situazione alla presenza in aula degli alunni e della commissione giudicatrice" o in alternativa "trattazione di una unità didattica destinata agli alunni senza la presenza dei medesimi". Tale prova non si svolgerà in un'unica soluzione ma sarà scaglionata nel tempo, in due o più tappe successive, a seconda del numero dei candidati in ogni provincia.
A detta del governo si tratta di una novità sostanziale che si inscrive a pieno titolo nei processi di miglioramento del sistema educativo nazionale. I sindacati confederali che hanno sostenuto questa novità e che appoggiano i piani di ristrutturazione governativa sono ovviamente soddisfatti. Il segretario nazionale della CGIL-scuola, Panini, afferma: "Dopo la firma degli atti amministrativi trova applicazione l'istituto più innovativo ed atteso del recente contratto scuola. Le competenze acquisite con il lavoro in classe saranno oggetto di valutazione e, per la prima volta nel nostro Paese, non solo il passare del tempo servirà ad incrementare i salari degli insegnanti. La prima applicazione di un nuovo istituto contrattuale presenta sempre problemi più complessi ma le soluzioni adottate sono positive e sono già oggetto di attento esame da parte degli altri sindacati europei".
Qualcuno dei problemi complessi lo analizzeremo più avanti. Sulla positività dell'istituto "più atteso" (da chi?), oltre a registrare la posizione sempre critica anche se piuttosto impacciata sul piano dell'azione di Alternativa Sindacale, troviamo i pronunciamenti contrari agli articoli del contratto in questione da parte di consistenti gruppi di docenti delle singole scuole, ad esempio il "Gentileschi" di Milano, e i ricorsi di sindacati quali la Gilda e i Cobas. Condividiamo il giudizio di Bernocchi, portavoce dei Cobas della scuola: "Giudico negativi molti punti dell'ultimo contratto nazionale e dell'integrativo, ma la vicenda dei 6 milioni è certamente la più ignobile e distruttiva. Nell'albo della scuola verranno comunicati a studenti e famiglie i 'bravi' e i 'mediocri e somarelli', da quel momento nulla potrà mettere in discussione questa gerarchia. Non solo, questo bollino blu, potrebbe indurre i più 'bravi' a lavorare meno e peggio di prima. L'elemento fondamentale dell'insegnamento è il meccanismo collegiale. In base a tale motivo irrinunciabile vanno incentivati tutti i docenti che fanno il loro dovere e non messi in concorrenza artificiosa e dannosa tra loro". I Cobas pertanto annunciano battaglia e "faranno di tutto per bloccare questa selezione" e intanto presentano ricorso contro l'illegalità dell'ammissione alla prova solo di chi ha più di dieci anni di anzianità.
In effetti ci sembra alquanto contraddittorio cercare di tenere insieme, in nome di una presunta qualità, anzianità e merito professionale. Inoltre, una difficoltà tecnica che non può non pregiudicare il corretto svolgimento dell'intera procedura sta nell'impossibilità, dichiarata dal ministero stesso, di reperire il numero di commissari necessario alla costituzione delle commissioni giudicatrici (2 docenti per la scuola materna, elementare e media; 4 docenti per la secondaria superiore). Questo sia per la novità della cosa, sia per l'affastellarsi nel corso dell'anno 2000 di numerose prove concorsuali (corsi di formazione per i capi d'istituto, concorsi ordinari, concorsi riservati). I docenti in pensione che abbiano i requisiti (e la voglia) non sono sufficienti. Si prevedono quindi due tipi di soluzioni che porteranno inevitabilmente, come sostiene la CGIL che pure ha voluto tale situazione, "uno svolgimento della selezione fortemente differenziato fra province o fra ordini di scuola", a scapito ovviamente della correttezza e dell'oggettività. La prima consiste nel nominare i commissari fra i docenti che hanno già superato la selezione e che abbiano fatto domanda entro 10 giorni dalla conclusione delle prove dello scaglione di appartenenza; la seconda nell'utilizzare come commissari anche capi d'istituto o ispettori non utilizzati come presidenti di commissione. Ma avverso i candidati che hanno superato la selezione e si sono assicurati la maggiorazione retributiva è sempre possibile il ricorso, che ha a sua volta i suoi tempi tecnici. Si potrebbe verificare il caso di candidati/commissari esclusi dalla maggiorazione in seguito a ricorso che avranno magari nel frattempo giudicato loro colleghi.
L'incertezza regna sovrana, e in questo clima si andrà a determinare un rivolgimento senza precedenti nella scuola italiana!
Che dire poi della divisione che si crea tra i docenti che un tempo (solo pochi mesi addietro o addirittura giorni) erano pari grado? Non solo ci saranno quelli più bravi e quelli meno bravi selezionati in base a criteri non ancora del tutto definiti, come si deduce dai decreti emanati nei giorni scorsi. Saranno infatti oggetto di provvedimenti successivi la definizione del numero di insegnanti per ogni provincia che percepiranno i sei milioni, le modalità della prova a quiz; le commissioni verranno composte e istruite dopo l'effettuazione delle prove; i curricoli saranno valutati da commissioni appena insediate e formate per l'occasione senza che siano espliciti fin da ora i criteri, saranno previste forme di coordinamento delle commissioni, ma non si sa né quando né come. Ma prima ancora di tutto ciò ci saranno docenti che aspirano a essere riconosciuti come bravi che saranno giudicati da colleghi che in partenza erano come loro e che da poco saranno stati patentati come bravi (sui quali potrebbe sempre pendere un ricorso). Costoro si troveranno nei panni dell'esaminatore e non dell'esaminato semplicemente per caso, per sorteggio dell'ordine cronologico delle procedure. Ad appianare tutte queste contraddizioni vi è "certamente" la garanzia che i commissari saranno formati, cioè istruiti a dovere, benché in fretta e furia, perché tutto il personale giudicante nominato, prima dell'insediamento della commissione, deve frequentare il corso di formazione previsto dall'art.38 del CCNL "finalizzato a far loro prendere cognizione dell'istituto contrattuale della maggiorazione retributiva accessoria [...] e a dare omogeneità al lavoro loro assegnato". Tenuto conto che la prima prova si svolgerà il 4 aprile 2000 e che la maggiorazione stipendiale scatta a partire dal 1 gennaio 2001, ci sembra proprio che i tempi siano adeguati sì... per una farsa!
Le vere ragioni della nostra opposizione a questo provvedimento vanno però ben aldilà di questioni meramente tecniche. Con questo provvedimento si divide la categoria docente in insegnanti di serie A e di serie B, con tutte le nefaste conseguenze nei rapporti con genitori e studenti, e tra colleghi (o meglio ex-colleghi) stessi: sarcasmi, illazioni, recriminazioni, invidie, ingiurie, divisioni... Nessuna ricaduta didattica! I docenti verranno ancor più divisi, deresponsabilizzati e demotivati! Qual è il genitore che si accontenterà di avere un docente non "bravo" per suo figlio? Ovviamente è la credibilità dell'intero sistema scolastico pubblico che viene messa in gioco. E a ragion veduta, da parte del governo confindustriale, se le nostre analisi sulla politica scolastica del centro sinistra non sono campate per aria!
D'altro canto lo sappiamo tutti benissimo che non è con una procedura concorsuale selettiva per prove e titoli (esami che tra l'altro non finiscono mai!) che si verificano - se mai ciò fosse possibile - le professionalità acquisite, cioè la qualità dell'insegnamento. Essa si determina in primo luogo, oltre che sulle competenze disciplinari e pedagogiche, sul piano dei rapporti umani e sociali, sul piano della mediazione didattica. E su questi piani ciò che primariamente incide è il rapporto numerico tra docenti e alunni. Altre sono quindi le strade da percorrere per conseguire il miglioramento della qualità della scuola. Le risorse del contratto dovevano servire a compensare il lavoro in più, senza dimenticare quello già svolto da tutti i lavoratori della scuola in tutti questi anni.
In attesa del ricorso dei Cobas è auspicabile che si apra subito un fronte di mobilitazione a cui partecipi tutto il movimento sindacale alternativo, che sappia rappresentare e convogliare il risentimento della categoria verso questo istituto contrattuale. Tale avversione si era già registrata in occasione della consultazione farsa che i confederali avevano sostenuto tra i lavoratori all'atto della stipula del contratto (primavera '98). Una consultazione condotta senza regole chiare e condivise (perdonate il refrain!), con modalità differenti da luogo a luogo (voto per alzata di mano, voto su scheda, nessuna votazione, scrutinio differito, proposta di emendamenti, ecc.), che aveva visto una scarsa partecipazione della categoria (il 15% a livello nazionale), e che nella zona di Milano, dove il voto è stato più certo che altrove, il SÌ era prevalso di poco (48%), ma con una buona percentuale di contrari all'art. 29 (12%). Dato tale risultato, Alternativa Sindacale di Milano affermava che "le assemblee dei lavoratori, sia con il no sia con sì condizionati, hanno in sostanza espresso un mandato alla revisione profonda soprattutto dell'art. 29 come condizione necessaria per la firma del contratto" giudicando che "quel che ha indotto molti di coloro che hanno votato SÌ a farlo è stato il timore di una vacanza contrattuale prolungata o addirittura della perdita, già sperimentata dalla categoria, di un rinnovo contrattuale" e concludeva, facendosi carico dell'impegno, che "è necessario quindi rilanciare una battaglia ferma, decisa e coerente, a partire dai posti di lavoro perché nel contratto integrativo sia reso inapplicabile soprattutto l'art. 29, e si cerchi di recuperare almeno parzialmente ciò che questo contratto non ha portato alla categoria, in termini di avanzamento contrattuale unitario e omogeneo per tutti i lavoratori". Ora si deve mantenere quell'impegno, anche e soprattutto a livello nazionale.
Il trattamento economico connesso allo sviluppo della professione docente subordinato al superamento di prove selettive è ancora più ingiusto e odioso se rapportato all'art. 4 del collegato alla Finanziaria 2000, che riguarda i capi di istituto. Essi, "assolto l'obbligo di formazione mediante la frequenza degli appositi moduli previsti dalla stessa disposizione, sono inquadrati nei ruoli regionali dei dirigenti scolastici e assumono la qualifica dirigenziale alla data del 1 settembre 2000, con attribuzione nominale della sede a tutti gli effetti giuridici ed economici". La maggiorazione di qualifica e di stipendio dei dirigenti scolastici non avviene cioè per selezione, ma per cooptazione, previo un giusto indottrinamento svolto presso aziende di formazione molto vicine, se non diretta emanazione, di Confindustria. È questa un'ulteriore prova del carattere antipopolare del tanto decantato processo di riforma promosso da Berlinguer, di cui il contratto della scuola è l'ennesimo tassello. Antipopolare perché crea ex-novo pochi insegnanti di serie A e contemporaneamente aumenta poteri e stipendi di dirigenti e "quadri". Antipopolare perché mira a dividere i lavoratori con ripercussioni nefaste sull'intera comunità scolastica, alunni e genitori compresi.
Nella scuola dell'autonomia, della concorrenza cioè dei diversi istituti tra loro, si prospetta una convergenza di interessi e quindi un'alleanza tra i "privilegiati": dirigenti, collaboratori e insegnanti "bravi". Questi ultimi infatti divengono appetibili per il lustro che danno all'istituto, e potranno perciò far valere tutto il peso contrattuale delle loro competenze riconosciute rifiutando carichi di lavoro aggiuntivi, che ricadranno inevitabilmente sulla massa dei diseredati. I quali non solo non avranno alcun adeguamento economico, ma dovranno solo ringraziare di poter ancora lavorare. Si realizza in tal modo nella scuola il modello dell'azienda, con la ricattabilità della categoria e la divisione non solo tra insegnanti di serie A e di serie B, ma addirittura tra scuole di serie A e B.
Che i carichi di lavoro aumenteranno lo si desume anche dal già citato collegato alla Finanziaria, col quale si provvede alla riduzione delle supplenze temporanee. L'art. 2 recita infatti: "Per la sostituzione dei docenti temporaneamente assenti nella scuola secondaria, il dirigente scolastico si avvale delle risorse di personale assegnato all'istituzione scolastica" - cioè il ridotto organico di istituto - "ed utilizza gli strumenti di flessibilità organizzativa previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, salvaguardando il piano dell'offerta formativa dell'istituzione scolastica". Egli è indotto cioè a fare ricorso allo sfruttamento dei lavoratori, chiamati a soddisfare gli "obblighi di lavoro" disciplinati dal contratto o, ancora una volta, dall'adeguamento delle norme dopo trattativa da avviare entro giugno 2000 tra le parti sociali (art. 24 del CCNL). "In via subordinata e per il tempo strettamente necessario, il dirigente scolastico è autorizzato a ricorrere alle supplenze".
Perché ci sia un progetto educativo di istituto che possa prevedere l'intercambiabilità dei docenti nelle supplenze è necessaria una cooperazione collegiale avviata e affiatata. Tutti i provvedimenti di riforma vanno invece nella direzione opposta della competizione individualistica. In questa situazione, la riduzione delle supplenze, oltre che colpire i precari, non fa altro che svelare i veri intenti e gli obiettivi della politica scolastica del governo, che continua a considerare la scuola non un sistema educativo, ma un'area di parcheggio da rendere solo più efficiente ed efficace in vista del contenimento della spesa e delle esigenze dell'impresa.
Gli insegnanti si mobilitano.
Sciopero della scuola contro il concorsone. REDS. Gennaio 2000.
L'attivazione del concorsone da 6 milioni annui in più per 150.000 docenti su 750.000 sta provocando una mobilitazione di grande portata tra gli insegnanti. Essi chiedono con forza l'abolizione degli articoli 29 e 38 dei contratti collettivo e integrativo siglati tra la primavera e l'estate scorsa, e la ripartizione delle risorse previste per questi istituti a parziale ricompensa del lavoro già svolto da tutti i docenti. Questo dev'essere il primo passo in direzione dell'adeguamento dei salari ai livelli europei. Parole d'ordine chiare, semplici e condivisibili che tutti i lavoratori della scuola devono fare proprie senza titubanze, come già sta avvenendo in moltissime realtà dell'intero territorio nazionale.
La sinistra sindacale sia di area confederale che extraconfederale ha sostenuto nei mesi scorsi una battaglia coerente contro l'intero impianto contrattuale e contro i suddetti articoli in particolare. Anche a firme avvenute ha mantenuto le proprie posizioni annunciando che avrebbe continuato la lotta approfittando di ogni circostanza. Ora si dimostra ampiamente che aveva ragione chi si era battuto contro le iniquità del nuovo contratto, e che aveva torto chi sbandierava un presunto e mai verificato consenso della categoria al nuovo impianto contrattuale. I docenti si sono mossi e molto spesso di moto spontaneo (lettere singole e collettive al ministero, ai gionali, pronunciamenti di collegi-docenti, di assemblee sindacali, volantini, appelli, ecc.).
Il movimento che si sta creando assume proporzioni sempre più consistenti, ma solo Cobas e Gilda ne hanno per ora assunto decisamente la testa. Alternativa Sindacale, l'area di opposizione in CGIL, si mobilita anch'essa: aspre critiche di direttivi provinciali al concorso (es. Frosinone), dimissioni in massa dai direttivi (Padova) raccolta firme a livello nazionale, ecc. C'è bisogno però di un passo in più da parte dei vertici nazionale e locali.
Tutte le varie iniziative che nelle ultime settimane sono state messe in campo hanno ora la possibilità di coagularsi e produrre un effetto dirompente sulle scelte di governo e sindacati firmatari nello sciopero proclamato per il 17 febbraio p.v., che già raccoglie numerosissimi consensi. Non si può rimanere inerti. I lavoratori della scuola parteciperanno in massa e attivamente alle mobilitazioni programmate. Stanchi di promesse e trattamenti indecorosi hanno deciso di essere protagonisti diretti delle loro sorti e di dare battaglia.
Noi di Reds siamo senza alcuna remora a fianco dei lavoratori della scuola italiana in lotta, invitiamo ad aderire in massa allo sciopero del 17 febbraio prossimo perché:
tale sciopero è la logica conseguenza dei percorsi di opposizione e critica fino a qui prodotti contro i famigerati suddetti articoli;
le parole d'ordine, che attaccano istituti contrattuali inaccettabili, sono semplici e chiare e trovano ampio consenso nella categoria;
bisogna far sentire forte la voce dei lavoratori per spingere i sindacati a riorientare la barra della loro iniziativa politica verso una reale rappresentanza degli interessi e della volontà dei lavoratori.
Auspichiamo che questo sia il primo passo vittorioso di una più lunga e dura battaglia per il miglioramento effettivo e il rilancio della scuola pubblica in Italia, centrata sui bisogni delle bambine e dei bambini, dei giovani e delle giovani.
NO ALL'ART. 29,
NO AL CONCORSONE DEI 6 MILIONI,
SÌ A UNA SCUOLA DI QUALITÀ PER TUTTI!
Mozione e appello dall'ITSOS.
I documenti della scuola che ha dato inizio al movimento a Milano. Gennaio 2000.
ITSOS "Albe Steiner", Milano, 25 Gennaio 2000
NO ALL'ART. 29
AL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, ROMA
I sottoscritti insegnanti chiedono l'abrogazione dell'art.29 del CCNL (firmato il 26-5-1999) e dell'art.38 del CCNI (firmato il 31-08-1999).
Tali articoli prevedono un meccanismo concorsuale selettivo per gli insegnanti che abbiano maturato 10 anni di servizio di ruolo che comporta, per il 20% del personale docente, una maggiorazione retributiva di 6.000.000 annui lordi pensionabili.
Riteniamo che tali norme contrattuali:
1) abbiano comportato un aumento salariale insufficiente per tutti in cambio di consistenti aumenti per una presunta elite di insegnanti.
2) svalorizzino, sottovalutando la peculiarità e la complessità del lavoro docente, la funzione docente stessa con l'introduzione di opinabili meccanismi di divisione tra docenti rappresentando una palese contraddizione con la necessità sempre più impellente di sviluppare attività scolastiche centrate strategicamente sulla collaborazione progettuale e attiva tra i docenti, soprattutto in questa fase di transizione (riordino dei cicli, sperimentazione e attuazione dell'autonomia scolastica, nuovi bisogni formativi a livello territoriale ).
3) introducano un principio arbitrario che prevede salario e trattamento pensionistico diversificati, a parità di funzione e di orario di lavoro.
A riprova delle innumerevoli incongruenze tra pretese di valutazione della professionalità e concrete possibilità di realizzarle, basti proporre qualche osservazione sulle modalità organizzative del concorso:
a) la composizione delle commissioni: chi giudica chi? Persone in genere distanti dalla pratica didattica quotidiana e dal rapporto pedagogico coi ragazzi: docenti in pensione, presidi, docenti universitari
b) test, a quanto è dato di capire, incentrati su conoscenze libresche e non sulla concreta pratica didattica (non a caso sta fiorendo un mercato di manualetti per la preparazione a un concorso che dichiara di voler riconoscere la competenza pregressa e non quella appiccicata)
c) la conclamata "oggettività" della suddetta prova a test (max 25 punti) è contraddetta dai 50 punti assegnati alla lezione simulata, la cui valutazione sarà affidata alle commissioni di cui sopra, i cui criteri non sono per nulla trasparenti
d) eccetera eccetera eccetera
Da anni si chiede di valorizzare la funzione docente con aumenti dignitosi per il lavoro che viene svolto nelle scuole e che è andato via via aumentando (attività connesse al nuovo esame di stato, all'autonomia scolastica, all'aggiornamento...).
Chiediamo la revoca delle norme in oggetto e una diversa finalizzazione delle risorse previste per tutti gli insegnanti senza limiti di anzianità.
Riteniamo che una vera democrazia sindacale comporti che scelte contrattuali così importanti per la ridefinizione della professione docente siano sottoposte a una reale consultazione tra i lavoratori della scuola.
Invitiamo gli insegnanti a fare sentire la loro voce superando il pesante senso di rassegnazione presenti ormai nelle scuole per aprire un proficuo dibattito a tutti i livelli.
I docenti dell'ITSOS Albe Steiner, Milano, entrati in agitazione da oggi:
aderiscono alle iniziative legali intraprese da vari soggetti per invalidare il concorso
partecipano allo sciopero indetto contro il concorso per il 17 febbraio 2000, adoperandosi per promuovere in tale giornata un incontro delle scuole in agitazione.
Milano, 28 Gennaio 2000
PER UNA ASSEMBLEA DELLE SCUOLE
IN PREPARAZIONE DELLO SCIOPERO DEL 17 FEBBRAIO
CONTRO IL CONCORSONE DEI SEI MILIONI
Sono in corso nelle scuole assemblee, manifestazioni, raccolte di firme contro l'art.29 del CCNL (firmato il 26-5-1999) e l'art.38 del CCNI (firmato il 31-08-1999). Tali articoli prevedono un meccanismo concorsuale selettivo per gli insegnanti che abbiano maturato 10 anni di servizio di ruolo che comporta, per il 20% del personale docente, una maggiorazione retributiva di 6.000.000 annui lordi pensionabili. Riteniamo che tali norme contrattuali:
1) abbiano comportato un aumento salariale insufficiente per tutti in cambio di consistenti aumenti per una presunta élite di insegnanti.
4) Le innumerevoli incongruenze tra pretese di valutazione "oggettiva" della professionalità e concrete possibilità di realizzarla, nonché definirla, sollecitano ogni sorta di dubbio sulla necessità e funzionalità di questo meccanismo enorme e dispersivo.
Da anni si chiede di valorizzare la funzione docente con aumenti dignitosi per il lavoro che viene svolto nelle scuole e che è andato via via aumentando (attività connesse al nuovo esame di stato, all'autonomia scolastica, all'aggiornamento ...).
Perché la marea montante della protesta non si disperda in mille rivoli e mille sigle, e diventi invece capace di aprire un dibattito proficuo e un'iniziativa coordinata, proponiamo che il giorno 9 febbraio alle ore 15.00 all'ITSOS di via San Dionigi 36, Milano (fermata metro Corvetto) si riuniscano le scuole in agitazione e i singoli insegnanti intenzionati a mobilitarsi dal basso per discutere come organizzare l'importante scadenza dello sciopero del 17 ed il percorso di mobilitazione che punti a far saltare il concorsone.
Comitati di agitazione, gruppi di lavoro e singoli delegati delle seguenti scuole:
ITSOS Albe Steiner (Milano), SMS Giovanni Segantini (Nova Milanese),
SMS Luigi Majno (Milano), SMS Vivaldi (Pieve Emanuele), SMS Leonardo da Vinci (Gorgonzola), SMS Giovanni XXIII (Senago), ITCS Gadda (Paderno Dugnano)
Aumenti salariali, senza discriminazioni.
Mozione sottoscritta da 380 docenti di Padova. Gennaio 2000.
I sottoscritti insegnanti chiedono l'abrogazione dell'articolo 29 del Contratto di Lavoro (26-5-99) e dell'articolo 38 del Contratto integrativo (3-8-99). Tali articoli, a fronte di un aumento salariale di 90.000 lire lorde per tutti, prevedono un meccanismo concorsuale selettivo per gli insegnanti che abbiano maturato 10 anni di servizio di ruolo che comporta, per il 20% del personale docente, una maggiorazione di 6.000.000 annui pensionabili. Riteniamo che tali norme contrattuali:
non corrispondano alle esigenze dei docenti che mai hanno chiesto un aumento salariale irrisorio per tutti in cambio di consistenti aumenti salariali per una presunta èlite di insegnanti; svalorizzino, umiliandola, la funzione docente introducendo surrettiziamente meccanismi di divisione fra docenti di serie A e di serie B che tendono oggettivamente ad incentivare atteggiamenti e pratiche individualistiche. Inoltre, esse sono in palese contraddizione con la necessità, sempre più impellente in questo particolare momento di transizione (modifiche dei cicli scolastici, sperimentazioni e attuazioni di progetti per l'autonomia scolastica, nuove richieste culturali a livello territoriale), di sviluppare attività scolastiche, curricolari ed extracurricolari, centrate strategicamente sulla collaborazione attiva e progettuale tra gli insegnanti; violino un principio fondamentale dello Statuto dei Lavoratori che prevede, a parità di funzione e di orario di lavoro, pari salario e pari trattamento pensionistico, oltre che l'art. 3 della Costituzione.
Da anni si chiede di valorizzare la funzione docente con aumenti salariali dignitosi per il lavoro che già viene svolto nelle scuole e che è andato via via aumentando in questi anni (attività connesse al nuovo esame di stato, all'autonomia scolastica, all'aggiornamento, etc.). Chiediamo la revoca delle norme in oggetto e la ridistribuzione equa della quota prevista tra tutti gli insegnanti. Chiediamo, comunque, che scelte contrattuali così importanti per la ridefinizione della professione docente siano sottoposte a serie e democratiche consultazioni. Invitiamo gli insegnanti a far sentire la propria voce superando il senso di rassegnazione che serpeggia ormai nelle scuole e aprendo un proficuo dibattito a tutti i livelli.
Seguono 380 firme di insegnanti di Padova.
La mobilitazione a Torino contro il concorsone.
Gennaio-febbraio 2000.
TORINO: DOCUMENTO CULTURALE APPROVATO DALL'ASSEMBLEA
Documento n. 1 documento culturale per la discussione sul senso della nostra battaglia e della nostra professione.
RIPRENDIAMOCI LA CATTEDRA!
La scuola nasce nel mondo antico dal privilegio aristocratico.
E' scholé, tempo libero dal lavoro e dalla politica.
E' privilegiata e libera, o meglio: libera ma segnata dal privilegio.
Con l'Illuminismo diventa pubblica.
La borghesia, che si progetta classe dirigente universale, vuole una scuola sottratta ai particolarismi, cosmopolita e universale. Kant dice che la scuola deve educare non solo a vivere nell'ordine esistente ma anche a cambiarlo secondo l'ordine ideale. La scuola si sottrae al controllo familiare aristocratico e al monopolio ecclesiastico.
Il privilegio borghese la divide in scuola a indirizzo classico per dirigenti, in scuola tecnica e professionale per i quadri intermedi e in semplice alfabetizzazione per le masse popolari. Degli anni sessanta la scuola diventa anche di massa.
Libera pubblica e aperta a tutti.
Così si presenta la scuola ideale di fine millennio, in tensione dialettica con una scuola reale ancora segnata dal privilegio, divisa e cono pesanti chiusure.
E' la scuola che ha superato con successo la prima e la seconda rivoluzione industriale. Non deve farsi travolgere dalla rivoluzione informatica.
Anche il nobile e tradizionale mestiere dell'insegnante non può farsi mettere fuori corso dal computer, il nuovo vitello d'oro, la nuova torre di Babele.
Gli insegnanti non devono cedere il passo agli organizzatori e ai gestori delle "attività di apprendimento" delineate dagli ultimi tayloristi al seguito di un vulcanico e sempre più confuso Berlinguer. Un ceto di distaccati dall'insegnamento, in carriera nei sindacati e negli IRRSAE, sta delineando una scuola e dei profili professionali segnati dalla separatezza, dalla distanza dall'insegnamento. Sta partorendo il mostro della scuola azienda, burocratica e flessibile alle esigenze del mercato, gerarchizzata, lacerata dalla concorrenza e dalla divisione salariale basata sull'aria fritta.
Vuole consegnare la scuola al dirigente scolastico che, col suo staff di specialisti di organizzazione scientista del lavoro scolastico e dei cronometristi, manda in soffitta il vecchio preside, burocrate ma primus inter pares.
Spera in una risposta stacanovista degli insegnanti. Per fare accettare le sue ricette operative e sempre più dettagliate e sempre più astruse, si offrono miseri incentivi salariali. Ci vuole trasformare in animatori e gestori di attività delineate dal suo sapere espropriandoci del nostro mestiere, schiacciando la libertà che la tradizione ci ha consegnato e che la costituzione ci garantisce piena e senza aggettivi.
Offesi e umiliati dall'ultima trovata, il concorsone a premi, riscopriamo con orgoglio la dignità del nostro mestiere.
Nel '68 gli studenti hanno alzato la voce per far scendere dalla cattedra autorità non più riconosciute.
Noi non dobbiamo fare nessuna rivoluzione. In cattedra ci siamo noi. Ancora!
Non facciamoci cacciare!
Riprendiamo il nostro posto.
Riscopriremo che esso ci offre molte più possibilità di quanto si creda. A chi ci vuole sottoporre a un controllo offensivo, rispondiamo con il nostro mestiere, che è fatto di cultura e libertà.
Torino 8 febbraio 2000
Votato a stragrande maggioranza dall'assemblea generale di Torino e provincia
TORINO: DOCUMENTO POLITICO DI MOBILITAZIONE APPROVATO DALL'ASSEMBLEA
Documento n.2 documento politico per la mobilitazione degli insegnanti
A TUTTE LE SCUOLE, A TUTTI GLI INSEGNANTI ISCRITTI E NON ISCRITTI ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI
Mentre in numerose città italiane, da Milano a Padova, da Bologna a Rimini, da Pisa a Siracusa, ad Ascoli Piceno... gli insegnanti si organizzano nell'unità per rivendicare il ritiro del concorsone ed esprimere la loro opposizione a questa politica. L'assemblea generale degli insegnanti delle scuole di Torino e provincia si riunisce oggi, 8 febbraio, su iniziativa delle assemblee del liceo Volta, dell'ist Magistrale Berti di Torino e del Coordinamento Regionale che si è costituito il 2 febbraio, All'assemblea hanno partecipato insegnanti di scuole di ogni ordine e grado, molte delle quali hanno a loro volta preso posizione contro il concorsone in assemblee, riunioni, petizioni. L'assemblea fa proprie le motivazioni espresse dalle assemblee che toccano vari temi tra i quali: la difesa della libertà di insegnamento sancita dall'art. 33 della Costituzione, contro ogni ipotesi di pedagogia di stato, contro il salario al merito, per la difesa dei valori e dei principi storici della scuola pubblica e laica, per la difesa della democrazia sindacale e il rispetto del mandato, per l'unità degli insegnanti, per una libera discussione sulla scuola, sulle riforme, sulle politiche scolastiche che sono applicate sulla testa degli insegnanti, degli studenti e delle famiglie, come per la recente "riforma dei cicli". L'assemblea degli insegnanti di Torino e provincia valuta che l'annuncio di modifiche prospettate dal ministro della Pubblica Istruzione, di "sospensione" o "rinvio" del concorsone non risolve alcun problema e ribadisce che l'unica soluzione possibile resta l'abrogazione definitiva del concorsone.
L'assemblea prende atto che alcune organizzazioni e raggruppamenti sindacali, sotto la pressione del movimento, hanno assunto posizioni contrarie o critiche e dichiara che i sindacati non hanno ricevuto alcun mandato per firmare l'art.29 del contratto che introduce i salari al merito. Pertanto l'assemblea decide di proseguire sulla strada della mobilitazione di tutte le scuole e di tutti gli insegnanti, nella loro unità, per ottenere:
- L'ABROGAZIONE COMPLETA E DEFINITIVA DEL CONCORSONE
- IL RITIRO DELLA FIRMA DEI SINDACATI DALL'art. 29
- LA RIAPERTURA DELLE TRATTATIVE CONTRATTUALI
- LA DISTRIBUZIONE DEI SEI MILIONI NEL CONTRATTO
- LA DIFESA DEL DIRITTO DI ASSEMBLEA E DEI DIRITTI DEMOCRATICI E SINDACALI NELLE SCUOLE
Infine, rivolgiamo un invito morale a tutti gli insegnanti a non partecipare al concorsone.
Per portare avanti queste rivendicazioni l'assemblea decide:
L'ASSEMBLEA, FORMATA DA INSEGNANTI ISCRITTI ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI CGIL CISL UIL SNALS COBAS CUB CISAL-GILDA E NON ISCRITTI AD ALCUNA ORGANIZZAZIONE, PROPONE DI PARTECIPARE ALLO SCIOPERO DEL 17 FEBBRAIO E
INVITA LE SCUOLE A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE ALLE ORE 10 PRESSO IL PROVVEDITORATO CON CARTELLI CHE IDENTIFICHINO I NOMI DELLE SCUOLE.
L'ASSEMBLEA CONVOCA IL COORDINAMENTO IL GIORNO 14 FEBBARIO ALLE ORE 15 PRESSO LA PALAZZINA A. MORO DELL'UNIVERSITÀ DI TORINO (VIA S. OTTAVIO, PALAZZO NUOVO)
L'ASSEMBLEA DA MANDATO AL COORDINAMENTO DI ESPLORARE LA POSSIBILITÀ DI ORGANIZZARE UNA RIUNIONE NAZIONALE CON I COORDINAMENTI DELLE ALTRE CITTÀ.
Approvato all'unanimità dall'assemblea generale di Torino e provincia
Oggi, 13 febbraio, siamo venuti a conoscenza del fatto che il ministro Berlinguer ha fatto un importante passo indietro annullando il concorsone.
Valutiamo questa notizia come una grande vittoria del movimento degli insegnanti che in tutta Italia ha realizzato la propria unità imponendo il rispetto della sua volontà.
Ci riserviamo di valutare nel suo esatto significato la portata della decisione del ministro e rinnoviamo l'invito a tutte le scuole di mandare i loro rappresentanti alla riunione del coordinamento che si terrà:
lunedì 14 febbraio alle ore 17 alla palazzina A. Moro c/o Università agli Studi (via S. Ottavio, Torino) ore 17 In quella sede, sulla base del sentimento generale degli insegnanti e di una obiettiva valutazione dei fatti, assumeremo tutte le decisioni necessarie.
D'altro canto stiamo mantendo i contatti con i coordinamenti di altre città italiane.
Ogni posizione ufficiale sarà presa lunedì alla riunione del Coordinamento.
Firmato: Costanzo Preve, Giuseppe Bailone, Alberto Pian, Mauro Bidoni, Lorenzo Varaldo, Sandro Moisio, del coordinamento regionale insegnanti del Piemonte.
http://members.xoom.it/concorsone
albertopian@libero.it
maurobidoni@libero.it
Sul concorsone.
Comunicato di Alternativa Sindacale scuola nazionale e milanese. Gennaio 2000.
Roma, gennaio 2000.
Raccogliamo ed estendiamo l'appello lanciato da 380 insegnanti di Padova contro il nuovo concorso per merito distinto.
Il maxiconcorso per superdocenti (art. 29 del CCNL e art. 38 CCNI) è stato certamente l'elemento centrale della opposizione di Alternativa sindacale alle logiche del Contratto e del Contratto integrativo.
D'altra parte chi di noi frequenta le scuole in queste settimane ha ampiamente modo di costatare quale sia il fastidio con il quale si attende questa scadenza, le profonde riserve sulle modalità di selezione e la diffusissima preoccupazione sulle conseguenze che questa operazione potrà avere sulla categoria e sull'utenza.
Finora come Alternativa sindacale abbiamo fatto poco per dare seguito alla nostra formale presa di posizione contraria al CCNL e in particolare a questo istituto contrattuale. In questo periodo (la scadenza del 15 novembre come data di avvio della macchina concorsuale), una nostra presenza su questo tema sarebbe molto utile, anche ai fini di rilanciare un nostro ruolo in difesa della scuola pubblica e per una sua riqualificazione non aziendalistica.
Da alcuni compagni/colleghi di Padova è già partito un'appello sul quale in quella città si sta procedendo ad una massiccia raccolta di firme nelle scuole. Questo appello ha avuto anche una certa risonanza sulla stampa locale e anche sul "Manifesto" di alcuni giorni fa.
Si è provveduto ad apportare all'appello un paio di piccolissime correzioni per precisare meglio alcuni aspetti che, altrimenti, potrebbero essere presi a pretetsto per criticarlo e si propone che esso inizi ad essere oggetto anche per la nostra area programmatica di un'iniziativa nazionale di raccolta di firme.
Milano, 21 Gennaio 2000
Alternativa Sindacale Scuolòa di Milano
Con la firma dei decreti ministeriali a fine dicembre 1999 si dà attuazione all'istituto più controverso del nuovo contratto della scuola, nei confronti del quale Alternativa Sindacale Scuola ha espresso una posizione di contrarietà in tutte le fasi.
L'art.29 del CCNL e l'art.38 del CCNI sono quelli che maggiormente evidenziano l'inadeguatezza e le contraddizioni del contratto ormai in gestione.
L'avvio della procedura concorsuale selettiva sta alimentando in tante scuole un clima di tensione e indignazione, aumentano gli elementi di confusione e di divisione, si diffondono prese di posizione di docenti, iscritti o no al sindacato.
La difficoltà della fase applicativa, qualche ambiguità di linguaggio, forse non casuale, del CCNI legittimano interpretazioni diverse fra gli stessi sindacati firmatari che rimettono in discussione almeno in tendenza, il carattere ultraselettivo di questo istituto contrattuale, dove negativamente si sommano una logica individualistica, elementi di casualità e soprattutto la mancanza di ricaduta sulla qualità del lavoro scolastico.
Sono contraddizioni in cui vale la pena di inserirsi per rilanciare la battaglia contro il premio alla presunta professionalità e per una organizzazione del lavoro che punti al coinvolgimento e alla qualificazione professionale di tutti gli operatori della scuola pubblica.
Occorre ridefinire e aggiornare il profilo del lavoro di chi insegna: orari, mansioni, carichi di lavoro, formazione, responsabilità rispetto al progetto educativo in una scuola dell'autonomia.
Si comprendono pertanto le diverse iniziative messe in atto, sia da parte di organizzazioni sindacali che di docenti di singole scuole, contro l'istituto previsto dai succitati articoli: dai ricorsi avverso la formulazione dei requisiti di accesso, agli inviti a iscriversi in massa alle prove, alle richieste di abrogazione degli articoli in
ALTERNATIVA SINDACALE SCUOLA in particolare critica le affermazioni secondo cui sarebbe la qualità del servizio scolastico a trarre benefici da tale riconoscimento retributivo, anche accessorio, della progressione professionale, valuta invece che sia contro ogni principio costituzionale e sindacale prevedere
strutturalmente retribuzioni, anche accessorie, differenziate a parità di mansioni, orario di lavoro e responsabilità rispetto ai risultati sul piano educativo-didattico.
Si invitano pertanto i docenti di tutte le scuole a discutere e a individuare forme opportune di critica e di dissenso verso l'istituto contrattuale in oggetto.
Si propongono le linee di un documento, peraltro già circolato in altre parti d'Italia, sulla cui base si promuove una raccolta di firme da indirizzare via fax al MPI e alle OO.SS. per chiedere l'abrogazione degli articoli in questione.
I Cobas sul concorsone.
Serie di comunicati stampa. Gennaio 2000.
NO GRAZIE, 6 MILIONI A TUTTI
Tra i punti altamente negativi dell'ultimo contratto della scuola stipulato dal governo con Cgil, Cisl, Uil e Snals, quello più insopportabile per i docenti e più distruttivo per la scuola pubblica è certamente il concorso per i sei milioni annui elargiti ad un 20% di insegnanti, scelti attraverso umilianti ed arbitrarie prove di "competenza virtuale". Dopo l'annuncio della Uil, all'insaputa di Berlinguer, che il concorso partirà ad aprile, la macchina per frammentare la categoria si è messa in moto, ed è compito dei lavoratori/trici bloccarla con iniziative che ne rendano visibile l'indignazione.
La creazione di una casta di presunti "superdocenti" è l'elemento più eclatante della strategia di gerarchizzazione dei lavoratori, passaggio decisivo per la privatizzazione, la scuola-azienda e l'istruzione-merce. Se su altri punti aventi lo stesso fine (funzioni-obiettivo, "tremilionisti", POF - Piano dell'offerta formativa - come contratto vincolante d'azienda, "cottimismo" e flessibilità oraria), il governo e i sindacati concertativi avevano un qualche paravento - chi lavora con orario e funzioni maggiorati guadagnerà di più - sui sei milioni l'obiettivo gerarchizzante è senza veli. Coloro che li riceveranno, infatti, non dovranno svolgere alcuna funzione o orario aggiuntivo: anzi, paradossalmente, una volta forniti del "bollino blù" ministeriale, potrebbero fare addirittura meno lavoro in classe e pretendere di dirigere/controllare il lavoro altrui, come già succede in Inghilterra ove i "superdocenti" svolgono spesso solo funzioni di direzione, controllo e valutazione del lavoro degli altri insegnanti.
Certo, così Berlinguer e i sindacati concertativi ammettono che lo stipendio è vergognosamente basso, tant'è che lo aumentano, di botto e non di poco, ai "bravi": ma nello stesso tempo confessano l'intento di creare una gerarchia a scapito del lavoro collegiale. Altrimenti, perché non aumentare lo stipendio a tutti coloro che svolgono il loro lavoro regolarmente? La scusa del "non ci sono i soldi" è puerile: a parte il costo del concorso che basterebbe a raddoppiare i "premiati", sarebbe sufficiente che nella prossima Finanziaria venissero utilizzati una parte degli enormi risparmi, ottenuti con la drastica riduzione del personale e delle scuole negli ultimi 6-7 anni, per risolvere il problema.
La gerarchizzazione e la divisione (quand'anche costruita con meccanismi meno arbitrari delle previste prove concorsuali) della categoria distruggerebbe quello che è il fulcro dell'attività didattica: la collegialità, il "disinteresse" economico personale nello scegliere una strategia di insegnamento, la non-conflittualità a fini di profitto. La scuola è l'unico luogo sociale formativo ove non si trasmette ai giovani che il profitto, il guadagno, la mercificazione e la compra-vendita di tutto, la lotta per il potere e il carrierismo devono essere i criteri-guida per la vita di ognuno e della società. Come potrà questa cruciale "ingenuità" positiva preservarsi, se i docenti per primi si comporteranno come "yuppies" rampanti, accoltellandosi per qualche soldo in più e per la carriera, e, lungi dal socializzare le proprie conoscenze, le useranno come oggetto contundente per colpire gli altri docenti/concorrenti?
Entrando poi nel merito del meccanismo concorsuale, ne è lampante l'arbitrarietà didattica. Legare la scelta dei "superdocenti" alle risposte a 100 quiz all'americana è umiliante per gli insegnanti e ridicolo per la scuola italiana: e in quanto ai cosidetti titoli, essi al più segnalano potenzialità, corsi frequentati, magari qualche pubblicazione, ma non dicono nulla sulle capacità didattiche. Resta la "simulazione" di una lezione: che, messa così, è una "sceneggiata". Il docente dovrebbe accattivarsi la commissione con un "coup de theatre": commissione peraltro diretta da presidi ed ispettori e con qualche imprevedibile collega-pensionato.
Se, poi, a questa torta avvelenata aggiungiamo la ciliegina al curaro del divieto di partecipazione ai colleghi/e che magari insegnano da venti anni o più ma hanno avuto il passaggio "in ruolo" meno di dieci anni fa, la risposta non può che essere un colossale NO.
I Cobas hanno avviato il ricorso contro il principio della retribuzione differenziata a parità di lavoro e contro il divieto di partecipazione a chi non ha i dieci anni "di ruolo". Ma invitano i docenti ad esprimere subito la loro protesta contro il concorso-farsa e a battersi perché i 6 milioni vadano a tutti coloro che svolgono regolarmente il proprio lavoro, utilizzando anche ogni forma di intralcio verso l'iter del concorso: ad esempio facendo fare la domanda anche a coloroche non hanno i dieci anni di "ruolo", invitando le commissioni ad accettare tali domande in attesa della sentenza della magistratura sul nostro ricorso o bloccando il lavoro delle commissioni se questo non dovesse avvenire, contestandole valutazioni dei titoli e i quiz.
I Cobas non intendono subire passivamente questo concorso-farsa né prestarsi in alcun modo alla frammentazione della categoria: QUESTO CONCORSO DEVE SALTARE
6 MILIONI?
SÌ GRAZIE MA A TUTTI
La manovra demenziale del Governo e dei sindacati di stato di dividere gli insegnanti e degradare la scuola pubblica ha il suo acme nella vicenda dei seimilionisti. La base materiale perché la manovra abbia successo sta nella miseria dei salari tabellari degli insegnanti. Da questa constatazione nasce la parola d'ordine dei Cobas della scuola: 6 milioni a tutti in stipendio base, tabellari quindi pensionabili, nel T.F.R., nella tredicesima. Ma dove reperire le risorse?
I soldi già ci sono!
900 miliardi sono già stanziati per i 6 milioni al 20% della categoria;
2.000 miliardi sono lo stanziamento della finanziaria per il secondo biennio contrattuale 2000/2001;
240 miliardi stanziati per i tremilionisti (funzioni obiettivo), che possono essere dirottati, sopprimendo le funzioni obiettivo;
1.000 miliardi è la spesa minima per la realizzazione del concorso demenziale dei sei milionisti;
150 miliardi del fondo spese del Gabinetto del ministro Berlinguer (che lo vuole raddoppiare quest'anno);
200 miliardi da togliere ai fondi delle istituzioni scolastiche per il pagamento del lavoro aggiuntivo.
La somma è 4.500 miliardi, esattamente quanto serve per dare 6 milioni al 100% degli insegnanti.
Se sindacati di stato e governo non vogliono distribuire i soldi che già ci sono, è solo per dividere la categoria e poterla ricattare costringendola al lavoro aggiuntivo e a cottimo, e risparmiare altri soldi sui precari che non verranno assunti nella misura che sarebbe necessaria
Retribuzione degli insegnanti in 5 paesi europei in dollari degli Stati Uniti convertiti in Parità del potere d'acquisto, percorso di carriera retributiva e confronto con l'Italia
Insegnanti medie
Insegnanti superiori
Rapporto Iniziale-
Massimo Iniziale Massimo
27.570 100/150
34.485 100/190
45.183 100/144
35.179 100/135
38.994 100/130
43.071 100/137
32.709 100/188
35.986 100/206
38.175 100/219
30.509 100/129
39.093 100/127
31.391 100/150
34.993 100/163
41.380 100/156
24.192 100/155
27.066 100/159
28.387 100/157
3.243 idem
Nuovo stipendio
27.435 idem
30.309 idem
31.630 idem
Fonte: Nelson e O'Brien 1993, elaborazione - COBAS Scuola
Come si vede dalla tabella risulta chiaramente che l'aumento in paga base di 6.000.000 a
tutti gli insegnanti costituisce soltanto una tappa dell'obiettivo storico dei Cobas:
IL SALARIO EUROPEO
Infatti con 6 milioni in più recuperiamo soltanto la metà della differenziazione di salario che vede gli insegnanti italiani buoni ultimi nell'importo degli stipendi.
Roma, 25 Gennaio 2000
OCCUPATO DA INSEGNANTI E ATA DEI COBAS IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE CONTRO L'IGNOBILE CONCORSO PER I 6 MILIONI E PER LA RESTITUZIONE DEL DIRITTO DI ASSEMBLEA
Nella giornata del 24/1/2000 docenti ed ATA aderenti ai Cobas della scuola hanno occupato per più di 10 ore il ministero della pubblica istruzione per esprimere la protesta della grande maggioranza dei lavoratori/trici contro l'ignobile concorso per i 6 milioni con il quale verrà elargita ad un 20% di docenti scelti con prove grottesche una maggiorazione stipendiale e contro il furto di democrazia operato dallo stesso ministero vietando ai Cobas il diritto di assemblea in orario di servizio.
I Cobas hanno richiesto un incontro al ministro Berlinguer affinché su entrambi i punti si arrivasse ad una soluzione positiva accogliendo l'amplissima contestazione che emerge dalla categoria.
Berlinguer non ha voluto svolgere trattative "a ministero occupato". Successivamente la discussione è avvenuta telefonicamente, e nel corso di essa, il Ministro è sembrato voler prendere in considerazione le proteste degli occupanti e del mondo della scuola che con tale iniziativa hanno inteso rappresentare.
Ma di fronte all'ingiunzione di Berlinguer di uscire dal ministero, la trattativa si è bloccata, la polizia è intervenuta e ha portato in questura i partecipanti all'iniziativa.
La trattativa è ripresa successivamente, perché alcuni docenti Cobas, saliti da ore sul cornicione del ministero, si sono rifiutati di scendere.
Superata la mezzanotte, dopo una lunga trattativa, i colleghi hanno deciso di abbandonare il cornicione del ministero e si è concordato di verificare l'effettiva volontà del ministero di affrontare le problematiche rappresentate e ricercare una soluzione positiva così come già discusso telefonicamente, durante la serata con il ministro Berlinguer in un INCONTRO che si terrà tra lo stesso Ministro e la delegazione dei Cobas Scuola domani, mercoledì 26 gennaio 2000 alle ore 14.00 presso il Ministero della P.I..
Ci auguriamo che l'impegno del ministro non si risolva in un "escamotage" per scoraggiare la protesta: dovrebbe apparire evidente che l'opposizione al concorso per i 6milionisti ed il furto di democrazia è tale da non poter essere bloccata in alcun modo.
I Cobas, comunque, invitano i lavoratori e le lavoratrici della scuola ad estendere le
mobilitazioni e le proteste già in atto in centinaia di scuole in tutte le forme utili ed efficaci in vista dell'appuntamento dello SCIOPERO GENERALE indetto dai Cobas Scuola per il 17 FEBBRAIO 2000 e preparare la MANIFESTAZIONE NAZIONALE di ROMA che avrà inizio alle ore 10.00 in Piazza della Repubblica.
Al fine di comunicare i risultati dell'incontro indiciamo una CONFERENZA STAMPA sempre per mercoledì 26 gennaio alle ore 17.00 in Via Sannio 61 presso la sede Cobas.
Per l'esecutivo nazionale
Dei cobas della scuola
IL CONCORSACCIO PUO' E DEVE SALTARE!
L'indicazione prioritaria è lavorare per FAR SALTARE ORA IL CONCORSO e non pensare cosa si farà il 4 aprile, dando per scontato che il concorso partirà!
Quest'obiettivo è assolutamente realistico perché:
1) sta crescendo impetuosamente un grande movimento che vuole bloccare il concorso, che è nettamente maggioritario e che si sta autorganizzando;
2) i tre quarti delle forze politiche sono contrarie al concorso;
3) il fronte sindacale favorevole è sempre più ridotto;
4) la trafila burocratica è ancora quasi tutta da svolgere, è ultra-faraginosa e incontrerà sempre più difficoltà.
Dunque, lo sciopero e la manifestazione del 17 febbraio saranno decisivi. Dobbiamo organizzare più pullman possibili e dare subito i riferimenti in proposito.
Abbiamo inviato a Gilda una lettera perché si arrivi ad un unico corteo (è stato già autorizzato con partenza da Piazza della Repubblica alle ore 10): analogo invito va fatto a tutte le strutture locali di Gilda e va pubblicizzato tra i docenti che vogliamo un'unica manifestazione.
Inoltre, da qui al 17 (e successivamente, se servirà) si possono e si devono fare varie cose tra le quali, oltre quelle che la fantasia dei docenti partorirà, le seguenti:
- autoconvocazione dei collegi docenti o assemblee oltre l'orario di servizio;
- occupazione "simbolica" delle scuole senza interruzione di servizio con dibattiti e feste pomeridiane e serali;
- esposizione di striscioni in tutte le scuole contro l'odiosa selezione;
- dimissione e/o rifiuto dei comitati di valutazione di "validare" il curriculum (compito non previsto dalle norme);
- invio di appelli alla stampa, ai sindacati, al ministero (fax 065882139, 065809828);
- manifestazioni con invito a televisioni e stampa locali;
- presìdi presso i provveditorati agli studi;
- appello agli iscritti ai sindacati firmatari di questo contratto per la revoca della delega e l'iscrizione ai Cobas affinché raggiungano il 5% previsto per la rappresentatività nazionale.
Sul quesito "fare o meno la domanda", i Cobas fanno propria sia la posizione di chi non fa la domanda e nel contempo lotta per far saltare il concorso, sia di chi fa la domanda (e in questo si da indicazione di presentarla con le sole generalità, titolo di studio e classe di concorso) per riservarsi anche la possibilità - qualora il concorso parta - di bloccare anche "dall'interno" la prova del 4 aprile, purché sia chiaro che comunque non si sosterrà l'esame.
17 FEBBRAIO SCIOPERO GENERALE
Primo successo della mobilitazione.
Il Concorsone semiannullato. Ma occorre vigilare. REDS. Febbraio 2000.
Di fronte alla mobilitazione massiccia e unitaria degli insegnanti estesasi rapidamente su tutto il territorio nazionale il ministero ha capitolato.
Il concentramento annunciato di migliaia e migliaia di lavoratori della scuola a Roma, provenienti da tutto il sud Italia, e le decine e decine di manifestazioni cittadine del nord avrebbero precipitato il governo in una grave crisi politica. Inevitabile quindi la ritirata su tutti i fronti, confermata dalla secchezza della nota ufficiale delle ore 20 di venerdì: "Il ministro della Pubblica Istruzione ha deciso di azzerare le modalità di attuazione in materia di valorizzazione docente, per consentire un loro radicale ripensamento".
La resa del ministero era stata anticipata dall'inversione di rotta dei sindacati firmatari. La UIL nel pomeriggio aveva dichiarato: "Il riconoscimento retributivo deve essere legato al complesso dell'impegno professionale che si svolge nella scuola. Siamo per l'annullamento di tutti i decreti attuativi relativi ai 6 milioni. Gli insegnanti non devono sostenere alcun esame, siamo inoltre contrari al rigido tetto del 20 per cento del corpo docente, chiediamo al governo l'impegno per lo stanziamento di nuove risorse per la scuola pubblica".
Questa la cronaca recentissima di una partita giocata in tempi molto ristretti, e che ha avuto nell'ultima settimana un'accelerazione incredibile: in gennaio l'indizione del concorsone con le prime iniziative sindacali, sia confederali che extraconfederali, di critica e opposizione; l'adesione spontanea e massiccia della categoria che ha superato le sigle ed è diventata in breve battaglia unitaria dei lavoratori contro il concorso e l'art. 29; il rinvio del concorso contestualmente alla proliferazione di comitati e coordinamenti di lotta in tutte le città d'Italia. Per fare degli esempi, a Torino è sorto il 2 febbraio un Coordinamento Regionale del Piemonte con un proprio sito web; a Milano e provincia il coordinamento, preparato nelle settimane precedenti, è nato mercoledì 9 all'assemblea dell'ITSOS "Albe Steiner", alla quale hanno partecipato oltre cento lavoratori in rappresentanza di 52 scuole, (Vedi "mozione del Coordinamento delle Scuole in Lotta contro il Concorsone"). Solo due giorni dopo, la capitolazione di Berlinguer!
Che il moto sia di massa e non di singole sigle è stato reso visibile dalle numerose assemblee di scuola, di distretto, di coordinamento. Addirittura da riunioni organizzate dai sindacati confederali, che nelle prime intenzioni volevano essere illustrative dei meccanismi concorsuali, e che si sono invece trasformate in animate assemblee di discussione, dibattito e agitazione. Fortissime critiche, con richieste di dimissioni dei vertici sindacali, di convocazione di un congresso straordinario, nonché di adesione allo sciopero per l'abrogazione dell'art. 29 sono venute ad esempio dalla base degli iscritti CGIL.
Qual è l'insegnamento da trarre? Che la lotta paga! È stata vinta un grossa battaglia, senza neppure sparare un colpo, grazie alla decisione e volontà di resistenza messa in campo. L'organizzazione della lotta è stata rapidissima ed efficacissima, avendo saputo convogliare in pochissimo tempo il diffuso malumore della categoria alimentato solo in ultimo dal concorsone. Ora si tratta di non cullarsi sugli allori e tenere alto il livello di organizzazione della categoria per difendere la recente vittoria da inevitabili tentativi revanchisti e preparare la battaglia sugli altri fronti ancora aperti: gli aumenti salariali, gli investimenti alla scuola pubblica, il riordino dei cicli, la parità, l'autonomia, ecc. Lo sciopero del 17 è stato confermato dai sindacati promotori. Ora si attende la decisione dei coordinamenti: il Regionale del Piemonte in una sua dichiarazione rinvia ogni decisione all'assemblea di lunedì 14.
Quel che è certo è gli obiettivi dello sciopero sono ora ovviamente diversi. Quello che più conta è dare continuità e struttura organizzativa permanente ai coordinamenti che si sono creati spontaneamente. Lo sciopero è cioè da fare solo se serve come momento identitario di una coesione raggiunta. Se allo stesso obiettivo si può giungere più efficacemente con altri mezzi, allora quelli si devono adottare. Questo dovrà essere l'oggetto della discussione delle prossime riunioni dei coordinamenti. Ciò che è assolutamente centrale e prioritario è che il livello dei coordinamenti cittadini e provinciali sia mantenuto e formalizzato in una struttura certa, numerosa e stabile, che lavori in prospettiva di un coordinamento nazionale da formarsi al più presto. Tale organismo nazionale si dovrà impegnare nell'elaborazione di percorsi unitari di lotta contro l'intero impianto controriformistico della pubblica istruzione, e nel fare questo sostenere e allacciare rapporti con analoghi coordinamenti studenteschi. La riforma della scuola si fa non attraverso decreti amministrativi calati dall'alto sotto la regia, neppure tanto occulta, di Confindustria (Vedi l'articolo di Romeo Bassoli, Facciamo una gara tra scuole, L'Espresso, 17 febbraio), ma con il confronto, la partecipazione, il dialogo costruttivo e democratico - in una parola l'alleanza - dei soggetti protagonisti: studenti e lavoratori della scuola (insegnanti e non).
Il 17 febbraio occorre scioperare.
La tattica temporeggiatrice del rinvio del concorsone, non deve fermare né frenare le mobilitazioni. REDS. Febbraio 2000.
La mobilitazione degli insegnanti contro l'iniquo concorsone che intende assegnare un aumento lordo di sei milioni a un ristretto numero di docenti ha già prodotto alcuni risultati. Il ministro Berlinguer, dopo una rapida consultazione con i dirigenti dei sindacati confederali e dello Snals, ha deciso di prendere tempo e rinviare le prove, precisando però di non voler affatto rinunciare al suo disegno.
Questo fatto rivela un'ambiguità che può celare una minaccia.
È certa anzitutto la paura di governo e sindacati firmatari del contratto di fronte al netto rifiuto opposto dalla categoria. Il governo di centrosinistra, infatti, non può permettersi di avere la piazza contro. Ne va della sua credibilità e della capacità di mantenere il consenso di ampi settori sociali che esso rappresenta, tra cui numerosi sono i lavoratori della scuola. Se questa è un'esigenza sempre necessaria, tanto più lo è in occasione di scadenze importanti come quella delle elezioni amministrative del 14 aprile (si rammenti che la prima prova del concorsone era prevista per il 4 aprile).
Il clima di aperto malcontento che si è generato a causa dell'istituto previsto dall'art. 29 è per il ministro Berlinguer molto pesante. L'approvazione definitiva del riordino dei cicli (altra pessima iniziativa del nostro) è solo un parziale lenimento. Non solo la sinistra sindacale (tra cui Alternativa Sindacale), i sindacati di base (Cobas, Cub), quelli che hanno come referente politico esponenti del Polo (Gilda-Forza Italia), gli si rivoltano contro, ma l'intera categoria degli insegnanti, ampi settori di base della maggioranza CGIL e degli altri sindacati, nonché la stampa nemica e amica sono aspramente critici. Ad esempio l'Espresso - insieme a Repubblica uno tra i maggiori sponsor cartacei della politica "riformatrice" - gli dedica una pepata copertina con tanto d'orecchie d'asino e un articolo al veleno che riportiamo nelle colonne della nostra campagna contro l'art. 29 (vedi Berlinguer Luigi: bocciato).
Stessa difficoltà se non maggiore incontrano le organizzazioni sindacali investite da valanghe di lettere e fax di denuncia e di protesta a cui non sanno opporre che pietosi silenzi e patetiche fughe, col solo risultato di far aumentare l'indignazione. Un esempio di questa sconcertante debolezza del sindacato è la lettera che la segreteria della CGIL Scuola di Milano ha inviato a delegati e iscritti il 31 gennaio, avvisandoli che l'attivo "tecnico" previsto per il 10 febbraio in Camera del Lavoro "per fornire indicazioni e suggerimenti sulla compilazione del curricolo e sulle altre prove" non si terrà più. Al suo posto vengono organizzati, nell'arco di tre giorni, otto diversi appuntamenti in otto luoghi decentrati diversi, ovviamente per rendere più efficaci gli interventi illustrativi. Questo (per così dire) imprevisto cambiamento di programma, a detta della segreteria CGIL è stato reso necessario dalla richiesta di adesioni alla giornata del 10 febbraio "quantitativamente rilevante" e che "va intensificandosi di giorno in giorno", tanto che si è ritenuto che potesse "essere compromesso l'obiettivo dell'iniziativa". Giudicate voi se si tratta di miopia assoluta, tattica suicida... o implicita dichiarazione di resa!
Benché sindacati e ministero siano paralizzati dalla paura, la decisione di rinviare il concorso nasconde, come dicevamo, una minaccia o quantomeno un rischio. Tale atto si configura chiaramente come il disperato tentativo di rompere il fronte dell'opposizione, di fare breccia sui più tiepidi cercando di tranquillizzarli con vaghe promesse. Per rompere il fronte dell'opposizione si cerca di prendere tempo nella speranza che la tensione si allenti e la protesta si affievolisca. Intanto si cerca di mettere in campo argomenti più suadenti e palliativi che rendano digeribile la pillola indigesta del concorso.
Cedere a queste lusinghe è l'errore che gli insegnanti in agitazione non devono compiere, la trappola in cui non devono cadere. Devono essere consapevoli della propria forza che ha fatto tremare (è proprio così) ministro e sindacati compiacenti, i quali sono ridotti alla difensiva e alla ricerca di vie di fuga. La mobilitazione deve perciò essere ancora più convinta e tenace di prima. L'attacco deve essere portato fino in fondo, fino cioè al ritiro definitivo dell'art. 29 e di tutto quello che ne consegue. Altro che rinvio!
Non si deve neppure dubitare che questo sia un obiettivo minimo, una mera e bieca questione di soldi per la quale non vale la pena di battersi più di tanto perché sono altre, più alte e più nobili, le lotte da condurre! A parte il fatto che quella di una giusta e adeguata retribuzione è tutt'altro che una questione disprezzabile, non ci si dimentichi che è proprio in nome di una pretesa qualità della scuola che si vuole introdurre il trattamento economico differenziato a parità di lavoro. Inoltre portare a termine una battaglia in maniera vittoriosa (anche minima, se si vuole) è il miglior viatico per affrontare nuove e più dure prove, che dovranno certamente essere sostenute. Ora però non è il momento di pensare alle battaglie di domani; ora bisogna concentrarsi su quella presente, che gli insegnanti possono solo vincere, avendo già messo l'avversario alle corde. Si tratta solo di infliggergli l'ultimo colpo, l'ultima spallata. E questa può venire dallo sciopero del 17 febbraio che deve vedere la più ampia partecipazione di lavoratori. L'impegno di tutti i militanti perciò è quello di lavorare nei pochi giorni che ancora restano per la riuscita della giornata del 17.
REDS CHIAMA TUTTI I LAVORATORI DELLA SCUOLA AD ADERIRE ALLO
SCIOPERO DEL 17 FEBBRAIO
CONTRO L'ART. 29 E IL CONCORSONE.
Contro il concorsone.
Comunicato del Coordinamento delle scuole in lotta di Milanoin occasione dello sciopero del 17 febbraio. Febbraio 2000.
SCIOPERO DEGLI INSEGNANTI A MILANO
Oggi 17 febbraio si è tenuta la prima manifestazione degli insegnanti a Milano da 12 anni: eravamo dicimila. All'inizio si prevedevano tre diversi cortei: uno del Coordinamento delle Scuole in Lotta (che riunisce oggi un centinaio di scuole del milanese), e poi due del sindacato Gilda e della CUB. Ma in Largo Cairoli è accaduto un fatto imprevisto: gli insegnanti (molti dei quali con in tasca la tessera dei sindacati confederali) hanno letteralmente imposto ai propri dirigenti un percorso unitario. Il corteo dunque, dietro lo striscione del Coordinamento, si è diretto alla Direzione Generale Regionale della Pubblica Istruzione, dove una delegazione pluralista (presenti iscritti di CGIL, Gilda, CUB e senza tessera) ha avuto un incontro con il Dott. De Santis. Questo il comunicato stampa della delegazione all'uscita:
La delegazione indicata dalla manifestazione di insegnanti tenuta il 17/2 ha riferito al Direttore Generale Regionale della Pubblica Istruzione De Santis:
- Il netto rifiuto e l'abrogazione dell'art.29 del contratto collettivo nazionale di lavoro della scuola (concorsone)
- L'allargamento dei diritti sindacali nella scuola e il diritto dei lavoratori a convocare assemblee senza la mediazione di sigle sindacali
- La necessità di adeguamenti salariali per tutti che avvicinino i salari degli insegnanti italiani a quelli europei.
Tutto ciò deve darsi in un quadro di riapertura della trattativa contrattuale in cui devono essere presenti tutte le OO.SS. della scuola firmatarie o no del contratto nazionale e rappresentanze dei delegati delle scuole.
Affossare definitivamente il concorsone!
La nascita del Coordinamento delle scuole in lotta di Milano. Febbraio 2000.
Oggi 9 febbraio 2000 all'ITSOS Albe Steiner si è svolta con successo l'assemblea convocata da una serie di scuole contro il concorsone (art.29 del CCNL art.38 del CCNI). All'assemblea hanno partecipato più di 100 docenti in rappresentanza di 52 scuole. L'assemblea ha approvato all'unanimità la mozione che alleghiamo, la costituzione di un Coordinamento delle Scuole in Lotta contro il Concorsone, a livello provinciale, che si propone l'abolizione definitiva dell'art.29, e infine l'organizzazione e la partecipazione allo sciopero del 17 e alla manifestazione che partirà da Largo Cairoli lo stesso giorno alle ore 9.30.
MILANO 17 FEBBRAIO 2000:
SCIOPERO E MANIFESTAZIONE DELLE SCUOLE IN LOTTA
PER L'ABROGAZIONE DELL'ART.29 DEL CCNL E DELL'ART.38 DEL CCNI
UN MOVIMENTO DIVERSIFICATO MA UNITO
Voci varie e diverse di migliaia e migliaia di insegnanti si sono già levate contro l'annunciata divisione retributiva della categoria che vorrebbe premiare con un aumento di 6.000.000 lordi l'anno una quota predeterminata di presunti meritevoli da individuare tramite il famigerato concorsone (530.000 i potenziali aspiranti, il 28% dei quali - 20% della categoria - potrà agguantare l'osso: proposta ancor più indecente in quanto risultato della scarnificazione operata sugli ultimi aumenti contrattuali!).
Questi docenti di scuole di ogni ordine e grado hanno saputo mettere subito sul tappeto un nucleo unitario e coerente di questioni cruciali, delegittimando profondamente cultura "implicita", metodo e merito della fraudolenta procedura concorsuale nonché della sua concertazione e messa a punto.
Non va dimenticato che la maggioranza di quella parte di categoria effettivamente "consultata" sulla bozza di contratto si era già espressa contro la proposta, e che perciò la lotta al concorso è trasversale a tutte le sigle.
CHI DI RETE FERISCE NELLA RETE FINISCE
Qualità, radicalità e unità di fondo espresse dall'intelligenza critica collettiva degli insegnanti hanno permesso di raggiungere in tempo brevissimo un primo risultato, il rinvio denominato pausa di riflessione, grazie anche alle nuove tecnologie di comunicazione tanto appassionatamente promosse e utilizzate dal Ministro stesso per sommergere gli istituti dei suoi decreti e circolari.
L'ingranaggio abnorme e macchinoso, contraddittorio e dispendioso del concorsone è stato inceppato sul nascere facendo piazza pulita delle vuote frasi sulla sua trasparenza e futuribile equità, ma soprattutto sulla sua funzionalità alla crescita qualitativa della scuola pubblica e alla effettiva valorizzazione di attività e competenze di quanti vi operano.
Perché il concorsone prospetta un dissennato sperpero e una parzialissima (nel doppio senso) ridistribuzione - senza alcun vantaggio per la qualità e quantità dell'"offerta formativa" - di quanto è stato sottratto negli ultimi anni alla stessa scuola pubblica attraverso tagli del personale e aumenti del carico di lavoro, accorpamenti di scuole e riduzione degli edifici scolastici, compressione degli stipendi e degli scatti di anzianità.
A CHI GIOVA ALLORA?
Tutto questo unicamente allo scopo di produrre una gerarchizzazione smaccatamente artificiosa e arbitraria della categoria, fondata su una differenziazione di ruoli vuoti di funzione e credibilità, parodia di modelli aziendali e di logiche di mercato.
Modelli e logiche riecheggianti il lessico neo-didattichese (credito, debito, domanda, offerta) ma in rotta di collisione con la necessità di sviluppare attività scolastiche centrate strategicamente sulla collaborazione progettuale e attiva tra i docenti: tanto più in una fase di transizione come l'attuale (riordino dei cicli, attuazione dell'autonomia scolastica, nuovi bisogni formativi a livello territoriale) che comporta più ampie assunzioni di responsabilità e accresce ulteriormente la complessità della funzione docente e la problematicità della sua definizione e adeguata retribuzione.
A fronte di ciò, il disegno di innescare a freddo un'odiosa competizione mistificandola come sbocco di carriera e strumento di valorizzazione dell'attività ordinaria non solo appare improduttivo e del tutto controproducente, ma soprattutto mirato a prefigurare una categoria ancor più ricattabile, flessibile e subordinata, in cambio di stipendi sempre più lontani dall'Europa!
NON FIDARSI PIÙ È MEGLIO: SCIOPERIAMO TUTTI IL 17 FEBBRAIO
Se il concorsone insomma è risultato definitivamente impresentabile, e la sua concreta attuabilità fortemente compromessa, è indispensabile dare ancora maggior ampiezza, visibilità e incisività alla protesta in atto per dissuadere qualunque ipotesi di emendamento e scoraggiare eventuali colpi di coda.
DIAMO VITA A UNA MANIFESTAZIONE PROVINCIALE UNITARIA
Oltre la prima scadenza dello sciopero che, preparata da numerosi momenti di incontro, sta sedimentando una rete di nuovi contatti dal basso e un coordinamento spontaneo fra scuole (con l'inevitabile riconoscimento di comuni insofferenze e sofferenze), ci proponiamo di cogliere l'occasione per promuovere approfondimento e ampliamento del dibattito e dell'azione sui temi affrontati a partire dalla lotta all'art.29.
Non facciamoci più togliere la parola! Diamo un primo momento di visibilità al carattere unitario e trasversale di questo movimento con una manifestazione pubblica a Milano, in sostegno a quella nazionale di Roma, la mattina dello sciopero del 17 febbraio:
APPUNTAMENTO ALLE ORE 9.30 IN LARGO CAIROLI
Mozione approvata all'unanimità dall'assemblea di costituzione del COORDINAMENTO DELLE SCUOLE IN LOTTA CONTRO IL CONCORSONE dove erano presenti i comitati di lotta, singoli delegati e rappresentanti delle seguenti scuole:
ITSOS Albe Steiner, LS Allende, SMS Negri, SMS Curiel (Rozzano), SMS Luini (Rozzano), SMS Primo Levi, IA (Monza), 3°SMS (Cologno Monzese), SMS Tabacchi, ITS PACLE Morante (Limbiate), CDP 93, SMS Segantini (Nova Milanese), ITCG Gadda (Paderno Dugnano), elem.Venini, SMS Curiel (Quinto De Stampi), SMS Leonardo Da Vinci (Gorgonzola), IP Marignoni, LA Hajech, ITCG Erasmo Da Rotterdam (Bollate), ITIS Marie Curie, SMS Allende (Senago), ITC Primo Levi (Bollate), ITIS Caramuel (Vigevano), SMS Bussi (Vigevano), SMS Calamandrei (Sesto San Giovanni), SMS Zelasco Marelli (Bovisa), SMS De Marchi Junior, IP Bertarelli, 1° LA, LS Cremona, LA Caravaggio, LS Severi, SMS Aldo Moro (Cernusco S.N.), ITIS Ettore Conti, ITT Varalli, ITC Leonardo Da Vinci (Cologno Monzese), ITIS Molinari, SMS Pascoli (Cusago), IPSIA Pacinotti, IPSIA Luxemburg, SMS Calvino, SMS Majno, IM Tenca, ITIS Feltrinelli, SMS Vivaldi (Pieve Emanuele), LC Berchet, SMS Arioli Pascoli, ITT Gentileschi, SMS Tommaseo, IM Virgilio, elem.Lincoln (Cinisello Balsamo), SMS Giovanni XXIII (Senago), SMS via Ojetti
Milano 9/2/2000
articolo29no@hotmail.com
La scuola in piazza.
17 febbraio: grande successo delle manifestazioni. L'esempio del Coordinamento delle scuole di lotta di Milano. Febbraio 2000.
Grandi manifestazioni si sono svolte nelle maggiori città italiane contro il concorsone voluto da Berlinguer. C'è stata una massiccia partecipazione degli insegnanti e ovunque è prevalso lo spirito unitario della categoria: 50.000 a Roma, 10.000 a Milano, 5.000 a Torino, più numerose altre iniziative a Cagliari, Ancona, Bologna, ecc. A Roma l'unitarietà si è manifestata con la confluenza del corteo dei Cobas, deviato dall'itinerario prestabilito, al sit-in organizzato dalla Gilda sotto il ministero della Pubblica Istruzione. A Milano si è pervenuti alla costituzione di un unico corteo sotto la pressione della piazza in luogo dei tre previsti originariamente.
Nella città lombarda la protesta delle settimane scorse aveva prodotto prima la costituzione di diversi comitati di scuole, poi di un coordinamento delle scuole in lotta, formato dagli insegnanti di oltre cento scuole di ogni ordine e grado di Milano e provincia, aldilà di ogni appartenenza sindacale e di ogni orientamento politico. L'assemblea dell'ITSOS del 9 febbraio, che aveva sancito la nascita del coordinamento, alla quale erano presenti più di cento insegnanti (tra cui anche iscritti alla Gilda) in rappresentanza di 52 scuole, aveva deciso all'unanimità di aderire allo sciopero e al corteo organizzato dalla Gilda con spirito unitario, senza che ci fosse cioè il "cappello" di alcuna sigla. A quel punto i dirigenti Gilda si sono opposti, rivendicando la paternità delle iniziative di lotta e dichiarando di essere l'unico sindacato che per anni ha difeso la categoria. Per questo motivo non avrebbero subito passivamente alcun condizionamento ai propri programmi. La loro intenzione dichiarata era avere un riconoscimento politico quanto più ampio possibile e una visibilità amplificata dalla confluenza in piazza di migliaia di persone sotto le loro bandiere. Il corteo da loro immaginato avrebbe dovuto sfilare fino al Corriere della Sera, dove si sarebbe celebrato il trionfo mediatico di Gilda. Parallelamente la CUB aveva organizzato una autonoma iniziativa, con meta la Prefettura. A quel punto gli insegnanti delle scuole in lotta si trovavano davanti alla scelta tra due diverse iniziative, che vanificavano nei fatti l'obiettivo dell'unitàrietà della categoria. L'assemblea riunita il 14 febbraio, all'unanimità, ha optato per un terzo corteo, con medesimo concentramento dei precedenti (Largo Cairoli), ma con meta finale la Direzione Generale Regionale della Pubblica Istruzione, la sede cioè del "prefetto" del ministro della P. I., senza però rinunciare a ricercare l'unità dei lavoratori.
Il 17 febbraio, la piazza ha sancito la vittoria di questa impostazione. Le migliaia di insegnanti confluiti fin dalle 9 del mattino in largo Cairoli si sono riuniti sotto lo striscione del "Coordinamento delle Scuole in Lotta", e tra essi i pochi aderenti alla CUB; qualche centinaio si concentrava con Gilda. Alla partenza del corteo, che avrebbe dovuto essere aperto da Gilda, percorrere un centinaio di metri e poi prendere diverse direzioni, gli appelli all'unità provenienti dalla massa dei manifestanti, compresi gli iscritti alla Gilda, ha posto in notevole imbarazzo i dirigenti di quel sindacato, che hanno dovuto recedere dai loro propositi. Riconosciuta la loro esiguità numerica, hanno rinunciato alla loro meta e sono sfilati dietro lo striscione del coordinamento fino alla Direzione Regionale in piazza Diaz. Anche la CUB, le cui intenzioni sono rimaste ambigue fino alla fine, ha rinunciato alla sua autonoma iniziativa: infatti, quando il corteo è giunto in piazza San Babila, dove avrebbe dovuto avvenire la separazione, solo una piccola delegazione, comprendente un membro del coordinamento, s'è diretta in Prefettura; i restanti, pochi per la verità, hanno proseguito con la massa dei manifestanti.
Giunto in piazza Diaz il corteo non si è sciolto, ma ha proseguito coi canti e gli slogan contro Berlinguer e la politica scolastica del governo e in favore di una riqualificazione della scuola pubblica a partire dalla riqualificazione dei salari. Una delegazione composta da insegnanti di ogni ordine e grado, tesserati e non ai diversi sindacati, è stata ricevuta dal Direttore Generale De Santis, al quale sono state consegnate le richieste dei lavoratori in lotta da trasmettere al ministro della Pubblica Istruzione. Insieme ad esse sono stati recapitati i pacchi di firme raccolte in centinaia di scuole contro gli aumenti salariali riservati a pochi insegnanti per merito distinto, le numerose lettere e fax di protesta, gli appelli e i pronunciamenti di collegi docenti, assemblee, ecc. La delegazione ha poi rilasciato un comunicato stampa contenente le richieste avanzate, mentre la riunione si andava sciogliendo con l'impegno a ritrovarsi per le prossime scadenze: un dibattito alla Casa della Cultura, in via Borgogna, sabato19 febbraio, dal titolo "Coro a più voci, per il ritiro del concorsone, per un'idea diversa di qualità nella scuola"; l'assemblea di bilancio delle lotte e degli impegni successivi del movimento giovedì 24 febbraio, ore 17.00, all'ITSOS di via San Dionigi 36 a Milano.
A un mese dallo sciopero del 17 febbraio.
Il Ministero riorganizza la sua offensiva, ma il movimento non è intenzionato a cedere. Marzo 2000.
Dopo l'imponente sciopero e relative manifestazioni del 17 febbraio scorso che hanno portato alla cancellazione del concorsone per determinare una ristretta quota di insegnanti (il 20%) cui attribuire un consistente aumento di stipendio (6 milioni), si assiste a un periodo di relativa calma. Il ministro in questo mese si è posto "in ascolto" e ha avviato un giro di consultazioni con i sindacati di categoria. Le istanze avanzate dagli extraconfederali che hanno dato il là alle proteste non hanno trovato però grande ascolto e il canale privilegiato resta quello con i confederali, CGIL in testa, che più di ogni altra organizzazione sindacale ha difeso l'istituto contrattuale che ha mandato letteralmente in bestia la categoria. Anch'essa però ha ha avviato una fase di ascolto della categoria (in verità, per il momento, dei soli iscritti), organizzando per le prossime settimane una serie di attivi provinciali e di zona. Tra tutte le questioni da affrontare quella più stringente è la distribuzione delle risorse previste per l'art. 29 (1480 milardi, pari a 2 milioni annui ciascuno se distribuiti egualitariamente a tutti gli insegnanti), ora che il concorsone è saltato.
Nel documento della segreteria, che costituisce il punto di partenza di questi attivi, benché si esordisca affermando che di fronte "al forte dissenso e alla diffusa richiesta di revisione che sono stati espressi dagli insegnanti" sia necessaria "una fase di riflessione e di dibattito sull'intera questione" (in altre parole un "confronto a tutto campo" sul nuovo contratto), non c'è però traccia di rimessa in discussione del principio della differenziazione di funzioni e di salari nella categoria.
Si legge infatti nella parte centrale del documento: "Ci pare che la discussione approfondisca se la quantificazione percentuale del personale a cui assegnare i benefici economici debba collocarsi a livello di singola istituzione scolastica o, se, invece, debba avvenire a livello territoriale". E poco dopo: "un'ipotesi su cui lavorare potrebbe prevedere ad esempio: l'utilizzo dei docenti, cui è attribuito il riconoscimento retributivo, per le attività di ricerca, produzione, documentazione di materiali didattici e per la predisposizione di strumenti per il monitoraggio e la valutazione; la messa a disposizione della scuola di materiali ed esperienze prodotte; lo svolgimento di compiti inerenti il tutoraggio dei docenti neo-assunti e dei tirocinanti; il coordinamento di aree e dipartimenti disciplinari".
Come si vede tutti compiti e mansioni o di gestione o "didattiche" sì, ma che avvengono fuori della classe! Il piano della mediazione didattica, del lavoro in classe, della cosiddetta "trincea", sempre più infuocata per il numero sempre più consistente di alunni "detenuti" in un'aula è assolutamente assente da qualsiasi discorso di "valorizzazione". In altre parole, la differenziazione non solo è data come un fatto non in discussione se non nelle modalità, ma si insiste sulla valorizzazione di una équipe specializzata, con funzioni di progettazione didattica da consegnare per l'esecuzione in classe alla manovalanza degli insegnanti comuni.
Anche il Ministero, che in un primo momento ha fatto un balzo indietro, si sta riprendendo e riproponendo la solita filosofia aziendalista. Berlinguer stesso ha rilasciato importanti dichiarazioni in proposito. Sul Corriere della Sera del 23 marzo si legge: "Dopo aver rivoluzionato i cicli scolastici, il ministro vuol rivoluzionare gli insegnanti. Farli uscire da quello che chiama 'l'appiattimento impiegatizio'. Creare tre fasce diverse di carriera - come in Francia- e quindi di reddito. Ma per fare questo occorre tempo. Gli incentivi, quei 1480 miliardi da distribuire a un 20% di insegnanti, possono essere un primo strumento per creare due fasce di insegnanti, in attesa della riforma a regime, che non arriverà prima dei due anni. Ma Berlinguer non ha fretta. Ci sono voluti 75 anni per fare una riforma scolastica, se ne possono aspettare altri due per portarla a termine".
Il disegno è assolutamente chiaro: assicurare, con una qualche formula tesa ad abbindolare una parte consistente di docenti, la distribuzione ineguale dei 1480 miliardi, come primo passo per la divisione permanente degli insegnanti, condizione essenziale per avere una categoria strutturalmente divisa e dunque frammentata, docile e passivizzata.
Diventa dunque necessario che dagli insegnanti emerga la risposta giusta da dare a questo problema. L'offensiva di Berlinguer ripartirà, subito dopo le regionali, da lì, da quei 1480 miliardi. In tal senso l'assemblea dei militanti di Alternativa sindacale scuola di Milano si è mossa nella direzione giusta, approvando una mozione da proporre e far votare negli attivi dei delegati e degli iscritti, che riportiamo nel sito (linkare).
Nel frattempo altri segnali positivi vanno senz'altro registrati. Si è costituita una rete di resistenza all'offensiva ministeriale sulla scuola, pilastro dello stato sociale; offensiva che prende forma sia di attacco all'unità della categoria dei lavoratori della scuola sia di ristrutturazione e riforma dell'intero sistema (autonomia, riordino dei cicli, parità, ecc.). Questa rete di resistenza è costituita dai coordinamenti di inseganti e scuole, presenti in numerose città e regioni italiane, che continuano a riunirsi, a discutere, a produrre riflessioni e iniziative. Nel coordinamento delle scuole in lotta di Milano e regione la resistenza si organizza secondo modalità nuove, di ampio respiro, fondate sul lungo periodo, ed è tesa alla coscientizzazione della categoria. Significativo in questo senso, poiché riflette una situazione comune al mondo della scuola e propone un percorso di analisi e di elaborazione collettiva è il documento (scaricabile dal sito del coordinamento linkare alla pagina) predisposto per l'assemblea nazionale dei coordinamento, tenutasi a Milano il 25 marzo scorso. Da questa riunione, ristretta ma partecipata (130 persone circa), sono emerse importanti indicazioni e la volontà di condurre a oltranza la lotta contro le iniziative ministeriali di smantellamento della scuola pubblica. Gli insegnanti hanno ribadito di non essere più disposti a rimanere inascoltati, di non essere più disposti a subire passivamente provvedimenti fortemente penalizzanti calati dall'alto. Appuntamento fondamentale è quello del 6 maggio a Parma, per la presentazione di una piattaforma dal basso di rilancio della scuola pubblica. In questo mese che resta si deve perciò lavorare assiduamente per riempire di contenuti quell'importante scadenza. (Per maggiori informazioni sullo stato delle iniziative e dell dibattito vedi sito Coordinamento).
DISTRIBUZIONE EGUALITARIA DEI 1480 MLD STANZIATI PER L'ART. 29
MOZIONE DI ALTERNATIVA SINDACALE SCUOLA DI MILANO PER GLI ATTIVI DI DELEGATI E ISCRITTI CGIL DELL 4-5-6-10-11 APRILE
Alternativa sindacale di Milano
Area programmatica della CGIL
Si è aperta una fase della vicenda legata all'art.29 in cui il Ministero si sta riorganizzando, dopo il grande sciopero e le manifestazioni del 17 febbraio, per far passare comunque le logiche aziendaliste che presiedono all'intero impianto contrattuale e agli artt. 29 e 38 in particolare.
L'obiettivo dichiarato di Berlinguer (vedi Corriere della Sera di giovedì 23 marzo) è quello di dividere la categoria in due-tre fasce nette e cristallizzate, come è avvenuto in passato in Francia (più volte presa a modello).
Il ministro intende pertanto, e lo ha ribadito più volte, distribuire in maniera ineguale le risorse stanziate per l'art. 29 (1480 miliardi) come primo passo per la concretizzazione della "filosofia" dell'art.29.
Dopo aver riaffermato con decisione, attraverso lo sciopero del 17 febbraio, l'unità della categoria, sarebbe un gravissimo errore dividersi ora sulla destinazione di queste risorse, che ha un fortissimo significato simbolico e politico e solo secondariamente economico.
Siamo consapevoli che esistono nella categoria posizioni differenti sulla questione salariale, da quella egualitarista a quella differenziatrice. Ma in questo momento la questione è altra.
Si tratta di fermare il disegno ministeriale volto a creare fasce distinte e cristallizzate di insegnanti.
Ai nostri colleghi dobbiamo dire che aldilà delle diverse posizioni ORA abbiamo un obiettivo comune; difendere l'unità della categoria. Sulla differenziazione o meno delle retribuzioni e sui criteri il dibattito resta aperto. ORA si tratta di rivendicare la distribuzione egualitaria delle risorse dell'art. 29 come misura tattica per bloccare il disegno di cui sopra e come prima forma di riconoscimento del valore della funzione docente e ricompensa per i carichi di lavoro in questi anni aumentati. Riteniamo che questa soluzione debba considerarsi quale primo passo verso la riapertura della questione salariale della categoria e l'adeguata riqualificazione degli stipendi di tutti i lavoratori della scuola, ATA compresi.
Alternativa sindacale scuola di Milano chiede dunque la distribuzione egualitaria a tutti gli insegnanti, precari compresi, dei 1480 miliardi stanziati per l'art. 29.
Chiede inoltre che questa posizione come altre emerse dal dibattito possano essere oggetto di verifica di tutta la categoria e che il dibattito non sia limitato, nelle sua fasi conclusive e decisive, agli ambiti ristretti di apparato. Chiede perciò che il direttivo di sintesi del 13 aprile sia allargato a tutti i delegati CGIL e che la posizione così emersa sia portata alle istanze nazionali.
Assemblea nazionale dei Coordinamenti degli insegnanti.
Appello. Marzo 2000.
A tutti i coordinamenti e alle diverse forme
di organizzazione degli insegnanti in Italia.
I coordinamenti degli insegnanti di TORINO e di MILANO, su mandato delle assemblee di Torino dell'8 febbraio e di Milano del 3 marzo, convocano un
INCONTRO NAZIONALE A MILANO
DEI COORDINAMENTI CITTADINI DEGLI INSEGNANTI
ISCRITTI E NON ISCRITTI ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI
SABATO 25 MARZO, ORE 15
presso l'itsos "Albe Steiner", via s. Dionigi n. 36, Milano
(metropolitana gialla, direzione "S. Donato", fermata "Corvetto")
Convochiamo questa riunione perché prendiamo atto che il ministro Berlinguer, a nome del governo, persiste nella sua volontà di proseguire con una politica che:
introduce divisioni e gerarchie salariali;
rimette in causa i principi fondamentali della scuola pubblica quali la libertà di insegnamento e l'esistenza stessa di programmi e contenuti disciplinari;
trasforma le scuole in aziende, i presidi in managers (con la conseguente creazione di loro staff di insegnanti - capetti e dei POF);
vuole omologare gli insegnanti, sopprimendone l'autonomia e la diversità.
E I SUOI PRINCIPI COSTITUTIVI!
Con la forza apparsa nelle mobilitazioni confluite nel più grande sciopero della storia degli insegnanti, lo scorso 17 febbraio, intendiamo aprire in tutta la scuola e tra tutti gli insegnanti un grande dibattito in difesa della scuola pubblica, libera e di massa.
Per questo convochiamo un incontro nazionale Sabato 25 marzo a Milano.
Vogliamo aprire quella discussione che fino a ora non ci è stata concessa di avere.
Vogliamo discutere sulla cosiddetta "strategia del mosaico" di Berlinguer, vogliamo scoperchiare la pentola, perché abbiamo il diritto di dire le nostre opinioni.
All'incontro sono invitati i coordinamenti e le delegazioni di insegnanti, iscritti e non iscritti alle organizzazioni sindacali, delle diverse città italiane. L'incontro sarà introdotto da una relazione del coordinamento di Milano, da una relazione del coordinamento di Torino e dagli interventi dei coordinamenti e delegazioni di altre città. Si concluderà con un documento di sintesi della discussione. Le proposte saranno esaminate nel corso stesso della discussione.
Torino, 7 marzo 2000, adottato all'unanimità dalla riunione delle delegazioni dei coordinamenti di Torino e Milano.
albertopian@libero.it / maurobidoni@libero.it / vaida@tin.it
tel. 0117491569 / 0227300327
Valutazione dello sciopero del 30 maggio.
Di Michele Corsi. Maggio 2000.
A Milano dovevano convergere gli scioperanti dell'Italia del Nord. Lo sciopero era stato convocato da Cobas, CUB, SdB-Sin Cobas, da alcune strutture provinciali della Gilda (tra le quali Milano), e vi aveva aderito il Coordinamento delle scuole in lotta di Milano. Molti presidi non hanno inviato a tutt'oggi la scheda con le adesioni allo sciopero a Milano, solo il 20% l'ha fatto, da cui ne viene fuori un'adesione intorno al 4%. Il dato è provvisorio e probabilmente non preciso perché il 20% è poco. Più precisa la valutazione sulla partecipazione alla manifestazione a Milano dato che vari colleghi hanno contato: tra le 400 e le 500 persone. Lo spezzone più numeroso era quello della Gilda, intorno alle 150 persone. Ricordiamo che il dato di adesione all'ultimo sciopero (17 febbraio e che riguardava solo Milano) secondo il provveditorato era del 34%, circa la partecipazione alla manifestazione noi avevamo propagandato 10.000 partecipanti, ma fonti non interessate a gonfiarne la consistenza (CGIL) parlavano di 6.000. Appare chiara dunque la bassa adesione a questo sciopero. Non possiamo nasconderci questa realtà altrimenti siamo destinati a prendere decisioni sbagliate.
Cerchiamo di indagarne i motivi, specie per Milano:
a) la data era particolarmente infelice, dato che a fine anno si accumulano un sacco di incombenze che tutti ben conosciamo
b) i mezzi di informazione non ne hanno parlato
c) lo sciopero dei mezzi a Milano deve aver scoraggiato parecchie persone a partecipare alla manifestazione
d) il provveditorato di Milano ha attuato un vero e proprio boicottaggio non facendo giungere in molte scuole il fax dello sciopero
e) la manifestazione è apparsa come targata Cobas, e questo fatto in una realtà come Milano è destinato a togliere consenso. Ricordiamo che l'ultima volta invece appariva ben chiara la caratterizzazione "coordinamento", avevamo stampato manifesti (400) e volantini (3000, esauriti quando la manifestazione doveva ancora muoversi) che indicavano chiaramente come quella fosse una manifestazione "di scuole".
f) la Gilda non ha avuto tempo di preparare la scadenza e dunque per questo la sua partecipazione è stata inferiore a quella che di solito riesce a garantire (sopra i 200, mentre i suoi scioperi a volte hanno toccato il 5% di adesione)
Nonostante la bassa partecipazione lo sciopero non è stato vissuto, mi pare, come una sconfitta da chi vi ha partecipato. E questo a mio avviso per due ragioni:
a) per quanto riguarda Milano il corteo era allungato e pieno di bandiere e striscioni e dunque dava un'impressione "dignitosa" ad un esterno che non si fosse preso la briga di contare
b) alcuni quotidiani hanno fornito le cifre reali di partecipazione (Il Corriere, Il Manifesto) altri hanno riportato i dati dei Cobas (La Repubblica nazionale, Liberazione) che erano terribilmente gonfiati, ma tutti loro collocavano comunque lo sciopero in prima pagina. Questo è stato un elemento di soddisfazione, ad esempio nella mia scuola (dove hanno scioperato in parecchi - 28 e 8 sono venuti in manifestazione) i colleghi hanno trovato questo motivo come sufficiente per non rammaricarsi di aver partecipato.
Dobbiamo dedurre dai bassi dati di partecipazione che il Coordinamento non avrebbe dovuto partecipare? No. Abbiamo fatto bene. Il Coordinamento di Torino ad esempio non ha partecipato ma non mi pare che da ciò ne derivi per loro una situazione migliore della nostra, immagino che tale decisione abbia lasciato molti colleghi insoddisfatti e rischia di portare la vertenza scuola da un terreno rivendicativo ad uno esclusivamente culturale. Del resto se, nonostante la partecipazione ridotta, i media hanno dato tutto quello spazio, significa che esiste una "sensibilità" (una paura?) della quale sarebbe autolesionista non approfittare. Lo sciopero non si chiude con una "giornata storica" come qualcuno l'ha chiamata un po' comicamente, ma neppure con una sconfitta. Uno a uno, direi.
Si impongono comunque delle riflessioni. Confrontando le due manifestazioni, quella del 17/2 e quella del 30/5, emergono degli elementi che ci dicono chiaramente che una fase si è chiusa. E' importante comprenderlo non per deprimerci ma per attrezzarci ad una nuova fase che probabilmente avrà caratteri differenti.
a) la manifestazione del 30 maggio era chiaramente una manifestazione di organizzazioni (Cobas, CUB, in parte Gilda) e non "di scuole". Ciò era evidente dal fatto che fisicamente i coordinamenti non c'erano, l'unico presente era quello milanese con forze estremamente ridotte (una cinquantina dietro lo striscione). Nonostante i toni trionfalisti di alcune organizzazioni che tendevano ad appropriarsi del 17, quella di febbraio era invece una manifestazione "delle scuole" che hanno "usato" alcune sigle, quelle che si trovavano a disposizione, per manifestare, ma in alcun modo, come ha dimostrato questo sciopero, ciò si è tradotto in una delega a queste organizzazioni. Ricordiamo che a Milano il 17 la massa della gente dietro allo striscione del Coordinamento era tale che ha imposto a tutte le sigle un passo indietro. Anche i mass media in occasione del 30 non hanno titolato come il 17 "sciopero degli insegnanti", ma "sciopero dei Cobas e della Gilda".
b) Il movimento sceso in piazza il 17 era composto da una massa di insegnanti che o si muoveva indipendentemente dalla propria sigla di appartenenza, oppure non apparteneva ad alcuna sigla e in molti casi manifestava per la prima volta. Questa massa è stata spinta alla lotta da una indignazione nei confronti di una controparte dai lineamenti ben disvelati, arroganti ed offensivi, mentre con De Mauro questo disvelamento agli occhi della gente ancora non si è dato per intero. E' evidente che il 30 è stato anche per questo forse uno sciopero dei "militanti". Il prossimo blocco degli scrutini è chiaramente una iniziativa di organizzazioni sindacali, alle quali il movimento degli insegnanti, per come l'abbiamo conosciuto a febbraio, è estraneo. Può darsi che "le scuole" a settembre o nei mesi seguenti si rifacciano vive, si deve lavorare per questo, ma per ora la situazione è che la spinta del 17 febbraio si è arrestata, lasciando comunque scuole con una vita sindacale più attiva ed una serie di soggettività che rimangono mobilitate e motivate.
Il movimento infatti, sebbene abbia vissuto la china discendente sopra descritta, ha messo in moto meccanismi e discussioni che non si sono affatto bloccate. L'atmosfera di pesante passività nella quale prima eravamo immersi, non c'è più. Stanno emergendo, o per quelli che erano già emersi si stanno "popolarizzando", dei pensieri critici molto articolati sulle riforme in atto, pensieri che spesso non sono sulla stessa lunghezza d'onda (pensiamo da un lato al movimento dell'autoriforma e dall'altro ai colleghi del Coordinamento di Torino) ma che stanno diffondendo la convinzione che gli insegnanti non possono essere espropriati dell'elaborazione teorica sul significato e la prassi del fare scuola. L'insieme degli insegnanti inoltre, forse a causa di una età che mediamente non è più giovane, ha vissuto nel passato molte esperienze e per questo si è mostrato assai "scafato" riguardo ai giochi di organizzazione, e dunque la dialettica tra organizzazioni (e correnti) sindacali si è svolta in un clima di interesse da parte della "massa", ma certo non di delega o di illusioni nei confronti di leader carismatici o di sigle miracolose. Questo atteggiamento "distaccato" ha costretto le diverse organizzazioni e correnti a tener conto del movimento, dato che la massa degli insegnanti non si è mostrata ansiosa di trovare una propria identità d'organizzazione, come invece di solito accade a movimenti composti da giovani e giovanissimi.
Da tutto ciò possiamo trarre alcuni insegnamenti e qualche augurio.
a) il coordinamento milanese è quello che ha resistito più a lungo.
Mentre altri si sono sfasciati o hanno rinunciato ai compiti per i quali erano nati. Ciò è dovuto alla democrazia che si è espressa al suo interno, e al basso grado di liderismo che si è riusciti a mantenere. Abbiamo fatto l'esperienza concreta che sono possibili assemblee senza gli sbrodolamenti di mezzora dei leader, senza presidenze fisse e immutabili. Non è poco, vista la storia dei movimenti in Italia. Poi anche il nostro coordinamento si è progressivamente assotigliato (da un centinaio di partecipanti si è ridotto sotto i 30) e dunque ha perso il suo carattere di "assemblea delle scuole" e, come accade a tutti i movimenti che si indeboliscono, le organizzazioni diventano più aggressive nel tentativo di mangiarsi quel che rimane e in ciò accelerandone la fine. L'esito dello sciopero dimostra che quando il movimento sparisce le piccole organizzazioni hanno assai poco da guadagnarcene, se non, forse, qualche iscritto in più.
b) Nel coordinamento abbiamo dovuto lottare a lungo con chi addirittura voleva scioperare prima delle elezioni. Ricordiamo che si erano portati anche quasi 300 voti di assemblee locali per cercare di dimostrare che la gente non si teneva più dalla voglia di far sciopero. Dato che di questi 300 alla manifestazione ne abbiamo visti pochini, forse nemmeno un centesimo, pensiamo che anche da qui vada tratto un qualche insegnamento. Con le "masse" i trucchi funzionano poco, si scoprono rapidamente: se con qualche astuzia d'assemblea (far votare in blocco, non far discutere, non contare i voti a favore ma solo quelli contro, ecc.) si riesce a a far passare la propria mozione, poi le stesse persone però si "vendicano" facendo di testa loro. Non ci sono scorciatoie o alternative al lento e paziente lavoro di radicamento e di presa di coscienza.
E' prematuro un bilancio del coordinamento, lo faremo a suo tempo. Coloro che ritengono il piano della costruzione e dell'allargamento della propria organizzazione o corrente sindacale il terreno decisivo e spesso esclusivo su cui misurarsi, proseguiranno sulla loro strada. E' un piano che esiste, e che è necessario. Ognuno ha il suo. Tanti auguri. Ne esiste un altro comunque, e che è quello che a me più interessa, che non si colloca nella logica di organizzazione, non è inseguito dalle "scadenze di lotta", dal rincorrersi di leader, dalle logiche di apparatoni e apparatini, dalle furbizie per mettere in risalto la propria sigla, e che si basa invece sull'orizzontalità, sul radicamento nei posti di lavoro, sulla costruzione di una rete di resistenza che duri nel lungo periodo. Per quanto mi riguarda sono interessato per il futuro soprattutto a rapportarmi con quelle soggettività che si collocano in questa prospettiva.
La primavera degli insegnanti.
Bilancio del movimento degli insegnanti contro il concorsone. Di Danilo Molinari. Settembre 2000.
Come tutti sanno la scuola è cominciata con la novità dell'autonomia, che interessa e colpisce tutti i lavoratori della scuola. Benché non siano assolutamente trascurabili, anzi per certi versi sono più gravi, le difficoltà del personale ATA, in questo articolo ci occupiamo però solo della categoria docente, chiamata a una dura prova di resistenza e di prosecuzione delle battaglie, dopo l'esperienza della lotta al concorsone, di cui cerchiamo di stilare un bilancio critico e di individuare le prospettive future.
Fin dai primi giorni del nuovo anno scolastico i docenti si sono trovati di fronte le novità previste ma nonostante ciò dirompenti connesse con la piena attuazione dell'autonomia, che si vanno ad aggiungere ai diversi problemi pendenti: l'annosa questione salariale ancora irrisolta; l'individuazione di funzioni obiettivo, embrione della formazione di un ceto separato di insegnanti; organi collegiali sviliti nei fatti con l'avallo del consiglio di stato e dei sindacati confederali; la privatizzazione galoppante dell'educazione; l'erosione costante degli ambiti di democrazia nella scuola, che vengono relegati nel sistema delle relazioni sindacali ancora incompiuto nella definizione della rappresentanza; i dirigenti scolastici arroganti e aggressivi, intenzionati a condurre la scuola con sistemi decisamente autoritari. Tutti questi problemi sono resi ancor più drammatici dalla mancanza di indicazioni unitarie sia nell'interpretazione delle norme sia, soprattutto, nell'azione politica e sindacale. C'è una sorta di attendismo, di titubanza anche tra le diverse sigle che hanno partecipato alla mobilitazione della primavera 2000, aldilà dei proclami. Si è in fase di trattativa per gli aumenti salariali, ma intanto avanzano come un rullo compressore i nuovi assetti dell'intero sistema scolastico senza che vi sia la possibilità di produrre una difesa compatta, una mobilitazione coordinata su questioni fondamentali, sulle quali pesa però la mancanza di un grado apprezzabile di omogeneità di valutazioni e di convinzioni, poiché non c'è mai stato un reale coinvolgimento e un franco dibattito all'interno della categoria su di esse.
Eppure una prospettiva differente s'era potuta intravedere nel movimento degli insegnanti dei primi mesi del 2000, che oltre ad aver dato un segnale forte di compattezza della categoria su un aspetto rilevante della questione salariale, aveva cercato di avviare un dibattito critico sull'intera questione scuola in Italia, che vedesse come protagonisti chi in prima persona nella scuola opera e partecipa.
L'analisi delle vicende che hanno contraddistinto i 5 mesi di vita del movimento degli insegnanti può aiutare a comprendere le cause dell'impasse attuale, non dissimile da quella della tarda primavera scorsa.
Sino alla fine del 1999 si respirava nella scuola da almeno un decennio un clima di depressione, frustrazione, impotenza. Su questo si innestava, favorita una insistente campagna mediatica, l'introduzione di "riforme" passate sulle teste dei lavoratori della scuola senza che si producessero proteste significative: il riordino dei cicli, l'autonomia, i presidi manager, il finanziamento pubblico alle scuole private. Nel 1999 è stato siglato il peggior contratto per la categoria, che ne sanciva la frantumazione e avallava la gerarchizzazione nei rapporti di lavoro. L'anno precedente era stato caratterizzato dal blocco illegale dei pensionamenti. Le minoranze variamente collocate a livello sindacale e che si erano battute contro questa offensiva su più fronti, si erano trovate spesso di fronte una categoria scontenta ma sostanzialmente passiva. Ma in poco tempo le cose sarebbero cambiate e intorno al concorsone si sarebbe coagulata l'insoddisfazione e la rabbia degli insegnanti, repressa in tutti questi anni.
Ancora fino a gennaio del 2000, molti pensavano che la parte più indigesta del contratto, l'art.29, non sarebbe mai stata applicata. Il Ministero però, confidando nella passività della categoria veicolata dai confederali e dallo SNALS, ha emanato i regolamenti attuativi per procedere alla selezione che avrebbe comportato i famosi 6 milioni di aumento per il 20% in base al merito. Si è materializzato allora rapidamente il fantasma del concorsone, e gli insegnanti hanno cominciato a sollevarsi utilizzando tutti gli spazi che si offrivano loro. In diverse città d'Italia, sindacati extraconfederali, minoranze confederali, altri soggetti e gruppi spontanei di insegnanti hanno raccolto e organizzato il dissenso e promosso assemblee e iniziative varie. Migliaia di fax e di e-mail hanno inondato il ministero e i siti internet messi a disposizione da sindacati e organi di stampa. Nelle scuole si raccoglievano firme contro il concorsone, si indicevano assemblee che si concludevano con mozioni contrarie al concorsone. Risonanza alla protesta veniva poi data dagli organi di stampa: l'imprevisto subbuglio creato dagli insegnanti faceva notizia. Essi però ancora non si rendevano conto della propria forza e più che a bloccare il concorsone pensavano alla maniera più idonea per boicottarlo: disertare? presentarsi in massa? far iscrivere anche i non aventi diritto? ...
Il 2 marzo però Berlinguer dichiarava che il concorsone sarebbe "slittato". Il piccolo cedimento era dovuto alla forza della protesta e aveva l'effetto di rilanciarla: era la dimostrazione che si poteva anche vincere, e quindi la situazione si radicalizzava: ai primi di febbraio la parola d'ordine da tutti accettata è: affossare il concorsone! Allo stesso tempo si generalizza la convinzione che si può anche imporre l'abrogazione dell'art.29. Acquista peso la prospettiva della partecipazione allo sciopero del 17 indetto da Gilda, Cobas, Unicobas, Cub. Dopo il LA dato da queste organizzazioni con le loro iniziative, in questa fase sono gli insegnanti in prima persona ad organizzare la protesta in maniera unitaria e dal basso. In molte città si formano coordinamenti fra scuole lanciati da assemblee a cui partecipano migliaia di insegnanti. Queste iniziative destano preoccupazioni: i mass media non riportano più alcuna notizia e considerano risolta l'intera questione con l'annuncio dello slittamento. Il silenzio stampa ha l'effetto di spingere gli insegnanti a far sentire la propria voce con altri mezzi, a tenersi in costante comunicazione tra loro su tutto il territorio nazionale con aggiornamenti quotidiani e addirittura di ora in ora. Così, facendo ampio uso delle moderne tecnologie (e-mail, apertura di siti internet autogestiti, ecc.), sono gli stessi coordinamenti, oltre che i sindacati promotori, ad organizzare concretamente lo sciopero. L'ondata cresce al punto tale che i sindacati confederali, CGIL in testa, nel tentativo di arginarla e di controllare la propria base che anch'essa scalpita, promuovono una serie di attivi di delegati e iscritti. La partecipazione è grandissima e il dissenso dalla linea del sindacato talmente ampio da apparire quasi unanime. Anche chi condivide la filosofia di fondo delle riforme berlingueriane, chi si autodefinisce "di destra" non accetta la piega che hanno preso, e in tanti adeririranno allo sciopero proclamato dagli extraconfederali. I segnali arrivano anche a Berlinguer che il 12 febbraio decide un ulteriore passo: l'annullamento del concorsone. Il movimento incassa il passo indietro, ma non si fida. Una serie di dichiarazioni del Ministro svelano a tutti le sue reali intenzioni: far fallire lo sciopero del 17 per poi ripresentare con qualche ritocco l'art. 29. Tra l'altro dietro l'angolo ci sono le elezioni amministrative.
Lo sciopero a tal punto è assolutamente inevitabile e si dimostra un successo senza precedenti. Lo stesso ministero fornisce una cifra sicuramente al ribasso, ma comunque significativa: 40% di adesioni. Le manifestazioni sono altrettanto imponenti: decine di migliaia al corteo di Roma, oltre 5.000 a Milano e altrettanti a Torino, e poi ancora cortei e sit-in a Bologna, Venezia, Catania, ecc.
La compattezza della categoria, l'unità di intenti frutto di una mobilitazione in larga misura autonoma da ogni appartenenza in questa fase sono più forti della eterogeneità di posizioni presenti nel movimento e dei tentativi di egemonizzarlo messi in campo dalle diverse sigle sindacali. In una realtà come quella di Milano, ad esempio, dove la sola Gilda, tra le organizzazioni promotrici della protesta, poteva contare su una struttura di un certo peso e su un discreto consenso nella categoria, il Coordinamento regionale degli insegnanti è praticamente sinonimo di movimento. All'atto della sua costituzione, il 9 febbraio in un'assemblea autoconvocata in un istituto superiore di Milano, sono presenti oltre un centinaio di insegnanti in rappresentanza di una cinquantina di scuole, di tutte le sigle sindacali, Gilda e confederali compresi, nonché moltissimi insegnanti senza alcuna tessera. E' un movimento quindi fortemente eterogeneo, che trova la sua coesione nell'autorganizzazione e in pochi ma unanimi obiettivi di lotta, primo fra tutti l'opposizione al concorsone e l'abrogazione dell'art. 29 Nella giornata del 17 febbraio è la piazza a imporre ai dirigenti un corteo unitario, come chiesto dal Coordinamento, quando gli organizzatori non erano riusciti a trovare un accordo e di cortei ne erano previsti addirittura tre: uno della Gilda, uno della Cub e uno del Coordinamento milanese. Era già implicita in questo arroccamento di vertice l'impasse che poi avrebbe ostacolato lo sviluppo del movimento. Tutte le organizzazioni sindacali che hanno promosso le mobilitazioni contro il concorsone e l'art. 29, con modalità differenti, hanno cercato di impedirne ogni possibilità di crescita autonoma, o chiamandosi fuori (Gilda) o proclamando sé stesse come il movimento (Cobas). Tutte cercando di cogliere l'occasione per acquisire maggiori consensi e spazi di rappresentatività. Anche a Roma le due diverse iniziative organizzate da Cobas e Gilda si concludono confluendo in un'unica grande manifestazione.
Il 17 febbraio segna il trionfo della categoria e la sconfitta della linea del ministero e dei confederali.
Il successo è così indiscutibile che sia Berlinguer che i sindacati confederali sono obbligati ad ammetterlo, aprendo una fase di "ascolto" nella categoria, in realtà precipitando nella confusione e nell'incertezza. Tra gli insegnanti il clima di euforia fa sì che anche le assemblee successive allo sciopero siano partecipate e che le forme di autorganizzazione rimangano in piedi. A partire dall'opposizione all'art. 29, ma con la chiara volontà di andare oltre, in queste assemblee si comincia a mettere in discussione l'intero impianto delle "riforme" lanciate da Berlinguer. Si apre così una nuova fase ancora vitale ma densa di contraddizioni, che vede cementare i contatti tra le diverse articolazioni del movimento sul territorio nazionale nel tentativo di creare un coordinamento unico, mentre nel contempo si acuiscono i contrasti interni che in maniera graduale influiscono negativamente sulla partecipazione, e gli sconfitti ridotti al silenzio rialzano pian piano la testa, aggiustando, modificando, ma senza rimettere in discussione le scelte di fondo.
I coordinamenti sorti nelle diverse città di Italia avevano alcune caratteristiche comuni, ma anche profonde diversità. Ad esempio i due coordinamenti principali per numero di partecipanti e produzione di iniziative, quelli di Milano e di Torino, hanno allestito siti web che fungevano da raccordo e cassa di risonanza delle iniziative nelle varie realtà regionali e anche nazionali, e hanno avuto un peso determinante nel promuovere le grandi manifestazioni del 17 febbraio. Entrambi sono nati dalle scuole e non dalla decisione e dall'azione di un gruppo sindacale; non si proponevano di essere una nuova realtà sindacale, né una "avanguardia", ma il veicolo organizzatore della volontà proveniente dal basso; autonomi da qualsiasi sigla sindacale, ma contando al loro interno non iscritti e iscritti a tutte le sigle sindacali. Inoltre avevano comuni obiettivi di lotta, dal concorsone, all'art. 29, ai processi di riforma, e collaboravano tra loro con l'intenzione di dare vita a un coordinamento stabile nazionale. Anche altri coordinamenti erano simili a questi, ma più piccoli (Parma ad esempio), mentre in altre città, per via di una radicata presenza di organizzazioni sindacali (ad esempio i Cobas a Roma e Bologna) non sorsero movimenti spontanei fuori dalle sigle. Il tortuoso cammino del movimento nei mesi da marzo a giugno è perciò contraddistinto dai rapporti tutt'altro che facili intercorsi tra i vari coordinamenti, tra coordinamenti e sindacati, tra appartenenze differenti all'interno dei singoli coordinamenti. Rapporti talvolta aspri e intrecciati tra loro che a lungo andare anziché il decollo di un nuovo soggetto hanno determinato il declino del movimento, sancito dalla scarsa partecipazione allo sciopero del 30 maggio: a Milano sono scese in piazza tra le 400 e le 500 persone, confluite dal nord-Italia, contro le 6000 del 17 febbraio solo dalla provincia di Milano; non tutti i coordinamenti hanno aderito (Milano sì, Torino no), ad uno sciopero che appariva uno sciopero voluto e promosso dalle organizzazioni sindacali (Cobas, CUB, SdB-Sin Cobas, più alcune strutture provinciali della Gilda) e non dalle scuole.
Le analogie tra i coordinamenti hanno consentito di organizzare un'assemblea nazionale a Milano il 25 marzo, quale avvio di un'ampia discussione politica e culturale che avrebbe dovuto segnare un salto di qualità per il movimento in vista di una fase nuova, e non solo di rivendicazione sindacale. L'ambizioso progetto era quello di costituire gli "Stati generali della scuola", di costruire cioè a partire dal basso, dalle scuole, una piattaforma per il rilancio e la riqualificazione della scuola pubblica da contrapporre ai progetti ministeriali di riforma.
All'assemblea milanese parteciparono centinaia di insegnanti provenienti da varie realtà del centro-nord: Piemonte, Lombardia, Emilia, Marche, Toscana e alcuni dirigenti della sinistra sindacale sia confederale (Alternativa sindacale, Area programmatica) che extraconfederale (Cobas, Unicobas, Cub). Nonostante le divergenze i lavori si conclusero con un documento approvato a larghissima maggioranza, che rifletteva le posizioni del coordinamento torinese (il testo integrale lo si può reperire sul sito del Coordinamento delle Scuole in Lotta di Milano e Regione http://members.xoom.it/coord/statigenerali.html).
Meno di un mese dopo, il 15 aprile a Parma, si tenne un incontro preparatorio allargato ad esponenti delle altre realtà regionali in vista di quegli "Stati generali" che si sarebbero dovuti aprire a Parma il 13 maggio. L'assemblea di Parma vide anch'essa la partecipazione di un centinaio di insegnanti, in rappresentanza delle stesse realtà territoriali presenti a Milano. Ma qui le divergenze furono più accentuate e non si pervenne ad alcuna sintesi conclusiva. Il movimento aveva esaurito la sua spinta propulsiva senza riuscire a darsi una identità precisa e un programma ampiamente condiviso. Anche all'interno delle diverse realtà locali gli spazi per la discussione e l'elaborazione collettiva non erano stati sufficienti, e le logiche di appartenenza troppo spesso avevano prevalso sul dibattito, anche per via delle difficoltà non indifferenti di conciliare impegni di lavoro e momenti di incontro. A Parma queste difficoltà risultarono amplificate: vennero al pettine le divergenze sui contenuti, sulle modalità operative e organizzative, sui tempi, ecc.
Una fondamentale differenza organizzativa tra il coordinamento di Milano e quello di Torino era che mentre i milanesi per "coordinamento" intendevano l'assemblea delle scuole, per i secondi invece esso coincideva con le sei persone nominate dalla prima assemblea di 600 insegnanti in un liceo torinese. Il fatto che vi fosse un gruppo ristretto e fisso ha fatto sì che si raggiungesse una certa omogeneità programmatica che ai milanesi mancava. Ma tale compattezza altro non era che il frutto di una struttura organizzativa molto centralizzata e verticistica. La massa degli insegnanti non si riuniva, se non un paio di volte, e non concorreva in prima persona a elaborare documenti, analisi, riflessioni, proposte. A questo pensava il ristrettissimo gruppetto di insegnanti-intellettuali, con una precisa impostazione politica e culturale, sicuramente di alto profilo ma certamente discutibile, il cui pilastro era la libertà di insegnamento. Questo iato tra gruppetto dirigente e base si rivelava in tutta la sua evidenza nella composizione della delegazione e nella qualità del suo comportamento alle due assemblee di Milano e Parma: un gruppetto ristretto variabile tra cinque-sei persone, la stessa linea condivisa da ogni componente, la tendenza a occupare la presidenza e quindi a orientare i lavori e le espressioni dell'assemblea. Dunque lo stesso metodo utilizzato a Torino.
Questo atteggiamento, malvisto anche dai Cobas, era l'opposto di quello dei milanesi. Essi nelle diverse occasioni costituivano la presenza maggioritaria in platea, a Milano come a Parma, ma risultavano anche quelli privi di una posizione omogenea e unitaria. Il motivo era che la reale volontà di costruzione dal basso, che favorisse la partecipazione, il coinvolgimento e il protagonismo di tutti i lavoratori, inevitabilmente rendeva più lungo e faticoso il processo volto a conseguire man mano un grado sempre più alto di omogeneità e di elaborazione. Il percorso approvato nelle prime assemblee del Coordinamento milanese aveva quindi precise regole e intendimenti, che vennero rispettate anche se poi le dinamiche reali scatenatesi non consentirono di perseguire gli scopi prefissati. Il risultato fu la morte per esaurimento del coordinamento milanese: assemblee periodiche in posti sempre diversi e con presidenze diverse, interventi brevi che fossero la voce non degli oratori ma della base, creazione di coordinamenti nelle scuole e sul territorio, gruppi di studio su tematiche specifiche (come il seminario sull'autonomia scolastica del 15 aprile), filo diretto costante con le scuole e con i lavoratori (vedi http://members.xoom.it/coord/relazione25.html).
Questa impostazione mostra inevitabilmente la sua debolezza di fronte a una posizione strutturata, ma è l'unica praticabile perché non si produca quello iato tra leaders e base che è alla radice da un lato della burocratizzazione e dall'altro, a lungo (o a breve) andare, del disimpegno, della delega, della passività, della rassegnazione, della frustrazione, dell'insoddisfazione, del mugugno. Di quei mali cioè che, come abbiamo visto, attanagliavano la categoria fino allo scoppio della protesta contro il concorsone. Basta visitare i siti dei due coordinamenti e leggere i documenti programmatici per rendersi conto delle diversità descritte.
Oltre a queste altre diversità, di origine e natura sindacale, animavano la vita del movimento e dei coordinamenti. I movimenti sono per loro natura un luogo di unità dal basso, lo spazio in cui molte persone partecipano di differente provenienza, con idee diverse. Un movimento o è pluralista o non è. Proprio a causa del loro pluralismo i movimenti sono spesso monotematici. Quando riescono ad elaborare delle rivendicazioni sono molto più generiche di quelle delle organizzazioni, dato che queste sono al loro interno più omogenee. Le correnti o le organizzazioni sindacali hanno parole d'ordine più precise, sono più efficienti, producono analisi più articolate, ma appunto per questa loro definizione programmatica sono costituite da pochi militanti. I movimenti invece sono più vaghi, meno efficienti, ma proprio per questo raccolgono più gente. Queste caratteristiche fanno sì che organizzazioni e movimenti si collochino su piani differenti e possano costituire una ricchezza reciproca se si mantengono separati questi ambiti nel momento in cui si intessono delle relazioni.
Questi meccanismi hanno del resto funzionato in questo modo anche nel periodo del movimento contro il concorsone. I Coordinamenti, laddove sono sorti, hanno raccolto nei loro momenti migliori più gente dei militanti delle singole correnti o sigle sindacali che lo componevano. Nel movimento vi è un vantaggio aggiuntivo di non poco conto: essendo costituito da "diversi", c'è spazio per un confronto ampio, arricchente per tutti; anche le organizzazioni hanno modo di "tenere i piedi per terra", avendo a che fare con uno spaccato di categoria maggiore di quello da loro rappresentato. Del resto le organizzazioni sono ciò che rimane della militanza tra un movimento e l'altro. Garantiscono un minimo di continuità. In questo senso sono indispensabili. Ma abituandosi ad una sorta di esclusività della rappresentanza, quando riappaiono i movimenti fanno fatica ad adeguarsi alla realtà e invece di considerare i movimenti come occasione, hanno la tendenza a intenderli come una sigla in concorrenza con loro non percependo la differenza tra i due piani. E questo è ciò che puntualmente è accaduto, seppur con diverse modalità, anche nella circostanza che stiamo esaminando.
A Milano, ad esempio, il percorso che il coordinamento si era dato non ha potuto non tanto compiersi (che sarebbe stato velleitario pretendere una cosa del genere), ma neppure avviarsi con una certa decisione e ritmo perché le logiche sindacali hanno prevalso. Cioè le assemblee si sono sempre più caratterizzate come la palestra dell'esercizio retorico e del lancio di parole d'ordine d'avanguardia, col risultato di allontanare la gente dalla partecipazione. In questo esercizio si sono distinti soprattutto elementi che facevano riferimento ai Cobas unitamente ad alcuni militanti di Alternativa sindacale, che hanno poi abbandonato tale corrente per confluire coi primi. I Cobas a Milano non avevano alcuna presenza organizzata: il movimento è sembrata l'occasione buona per cercare di mettere in piedi una struttura. La manovra di per sé era del tutto legittima, ma le modalità di attuazione hanno di fatto comportato la paralisi dell'assemblea e il netto affievolirsi della partecipazione: alle centinaia di presenze delle prime riunioni si è giunti alla fine ad assemblee che iniziavano con una trentina di persone e si concludevano con una decina. La Cub dal canto suo si è sempre tenuta ai margini del movimento, senza partecipare alle assemblee del coordinamento, e addirittura organizzando un proprio corteo diverso e separato in occasione dello sciopero e della manifestazione del 17 febbraio. Gilda e Unicobas erano presenti con alcuni militanti, numerosi erano i senza tessera e diversi gli iscritti alla Cgil, sia della maggioranza che di Alternativa sindacale. Tra i partecipanti al coordinamento in maggioranza erano le donne, specchio evidente della composizione della categoria, e portatrici di un diverso metodo di conduzione del dibattito e di organizzazione del movimento. Eppure ancora una volta le logiche leaderistiche e maschiliste hanno prevalso con gli effetti che si sono illustrati.
Il rapporto più difficile tra coordinamento e sindacati è stato quindi quello con i Cobas. La loro storia e le caratteristiche della loro organizzazione fanno sì che i Cobas considerino se stessi come il movimento, come i legittimi portavoce di ogni istanza autonoma e autorganizzata. Nell'assemblea del 12 marzo a Roma, alla quale i coordinamenti inviarono loro rappresentanti, queste posizioni apparvero in tutta evidenza, così come il solito rituale di ogni organizzazione sindacale, con tanto di relazione introduttiva e conclusioni del segretario.
Che vengano dal movimento dell'88, come i Cobas e la Gilda, o da qualche altro movimento anche lontano nel tempo, la caratteristica comune delle organizzazioni sindacali è che sono animate dalle preoccupazioni tipiche dell'organizzazione: reclutare, crescere, apparire, ecc.; del resto se non si preoccupassero di questi aspetti sarebbero degli irresponsabili. Ma la identificazione tra un sindacato, quale che sia, e il movimento, cela un seppur inconscio intento "totalitario". Da parte di una organizzazione riconoscere l'autonomia del movimento, riconoscere cioè che è "altro da sé", è la prima dimostrazione di rispetto. E nel riconoscere l'autonomia e la diversa natura dei movimenti, è dovere delle organizzazioni stare dentro i movimenti. Perché poi i movimenti non si trasformino in una palestra di lotta tra organizzazioni (e, quasi sempre, tra i dirigenti delle organizzazioni) ci vorrebbe una cultura unificante che mettesse al centro di ogni preoccupazione la salvaguardia dell'unità dal basso dei lavoratori e solo secondariamente l'interesse della propria organizzazione. Questo punto di vista invece è assai poco popolare perché l'automatismo tipico di organizzazione porta a pensare che il proprio gruppo sia quello che ha ragione e dunque l'unità è vista come un ostacolo sulla via della "dimostrazione", agli occhi del pubblico, della giusta linea della propria organizzazione.
Quello dell'unità dal basso è un punto decisamente strategico e oggi più che mai attualissimo. Il successo della manifestazione del 17 febbraio a Milano lo si deve proprio a questa unità. Oggi invece purtroppo siamo di fronte a una nuova mobilitazione della categoria proclamata da tutti i sindacati ma segnata dalle diffidenze e dalle divisioni. Ed è proprio nei confronti di questa vicenda che l'esperienza del movimento degli insegnanti contro il concorsone può tornare utile. Tale esperienza, quale che sia stata la sua conclusione nella primavera scorsa, è stata comunque significativa per la rete di rapporti intessuti e la consapevolezza più diffusa e sedimentata nella categoria della propria forza, che può giocare un ruolo importante nelle prossime scadenze di ottobre nell'imporre la volontà unitaria assolutamente maggioritaria tra i lavoratori contro le logiche parziali e perdenti delle burocrazie sindacali, confederali in testa.

References: Art.29

ART. 29
 art.3
 art. 38
 sentenza 
 art.38

articolo29