Source: https://www.ratioiuris.it/cons-stato-sez-iv-9-novembre-2015-n-5091/
Timestamp: 2020-02-17 10:59:10+00:00

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Cons. Stato, sez. IV, 9 novembre 2015, n. 5091 - Ratio Iuris
Concessione di servizi e avvalimento
1. Nelle gare per affidare concessioni non vi è una preclusione contro l’avvalimento ex art. 49 del D.lgg. n. 163/2006, istituto, invece, che ha efficacia generale ed è ammesso, senza sbarramenti rilevanti, per ogni tipo di requisito tecnico, professionale o finanziario. L’avvalimento serve infatti a garantire la massima partecipazione alle gare ad evidenza pubblica, consentendo ai concorrenti, che siano privi di quelli richiesti dal bando, di parteciparvi ricorrendo ai requisiti di altri soggetti, così agevolando l’ingresso sul mercato di nuovi operatori e, quindi, la concorrenza fra le imprese. Si tratta di una precisazione assai rilevante se si considera che dal 2013, questo Giudice interpreta l’esclusione, posta dall’art. 30, c. 3 del D.lsg. 163/2006, delle concessioni di servizi dall’ambito delle regole sugli appalti. L’affidamento di queste ultime, conformemente alla giurisprudenza europea e nazionale, deve avvenire nel rispetto dei principi desumibili dal Trattato UE e dei principi generali sui contratti ad evidenza pubblica, all’uopo distinguendo tra principi e disposizioni. Si devono allora intendere riconducibili ai primi (e quindi estensibili anche alle concessioni di servizi) tutte quelle norme che, pur configurandosi a guisa di disposizioni legislative specifiche, rappresentino la declinazione dei principi generali della materia e trovino la propria ratio immediata nei medesimi principi: siffatte norme sono, dunque, esse stesse come principi generali della materia. In particolare, l’art. 30 sottrae sì dette concessioni alle disposizioni sugli appalti, ma le assoggetta comunque, in coerenza con il precedente art. 27 (principi relativi ai contratti esclusi), al rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità. In aggiunta, l’art. 2, c. 1 del D.lgs. 163/2006 impone alle procedure inerenti alle concessioni de quibus di rispettare i principi, tra l’altro, di libera concorrenza, non discriminazione, proporzionalità e pubblicità, con le modalità indicate nello stesso decreto n. 163. Sicché il ripetuto art. 30 s’inserisce nell’ottica della progressiva assimilazione delle concessioni stesse agli appalti, nel senso di renderne omogenee le regole di scelta del contraente. Se, dunque, l’avvalimento è predicato quale strumento anche per aumentare la libera concorrenza nel mercato delle commesse pubbliche (ossia, della messa a disposizione delle utilità collettive nei confronti delle imprese del settore) poiché consente all’impresa ausiliata d’utilizzare tutti i requisiti di capacità economica e tecnica dell’impresa ausiliaria (compresa la certificazione di qualità), allora è anch’esso modo con cui in concreto si attua un principio indefettibile tra le regole di detto mercato.
2. Non sfugge certo che, a seconda del tipo di bene pubblico da concedere e della natura e particolare sensibilità degli interessi collettivi coinvolti, la lex specialis di gara potrebbe delineare, negli ovvi limiti di proporzionalità, adeguatezza e ragionevolezza, un concorso solo tra soggetti ad alta qualificazione e, quindi, idonei per le loro esclusive qualità a gestire il bene. Ma nemmeno si può sottacere che una tal vicenda rientra nei poteri discrezionali (si badi, e non arbitrari) d’ogni ente aggiudicatore nella scelta della platea dei possibili concorrenti e dei modi di aggiudicazione, onde essa non è un connotato peculiare delle concessioni.
sul ricorso n. 4107/2015 RG, proposto dalla Delphinia Sporting Club s.s.d.r.l., corrente in Casoria (NA), in persona del legale rappresentante pro tempore, in proprio e n.q. di capogruppo mandataria della costituenda ATI con la Azzurro Napoli Basket 2013 s.s.d.r.l., rappresentata e difesa dagli avvocati Massimo Caiano, Antonio Ausiello e Sabatino Rainone, con domicilio eletto in Roma, via Cosseria n. 2, presso lo Studio legale Placidi,
– il Comune di Casoria, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Fabio Orefice, con domicilio eletto in Roma, via Sicilia, n. 50, presso l’avv. Napolitano e
– Associazione sportiva dilettantistica Alba Oriens, con sede in Casandrino (NA), in persona del legale rappresentante pro tempore, controinteressata e appellante incidentale, rappresentata e difesa dagli avvocati Aldo ed Isabella Loiodice, con domicilio eletto in Roma, via Ombrone n. 12/B e – Ursa Major Soc. coop. sociale, corrente in Giugliano di Napoli (NA), in persona del legale rappresentante pro tempore, controinteressata, non costituita nel presente giudizio,
Relatore all’udienza pubblica dell’8 ottobre 2015 il Cons. Silvestro Maria Russo e uditi altresì, per le parti costituite, gli avvocati Ausiello, Orefice e Loiodice e l’Avvocato dello Stato Rago;
1. – Il Comune di Casoria (NA) è proprietario d’un centro sportivo polifunzionale – CSP, sito in via Michelangelo e costituito da un palazzetto dello sport (Palacasoria) e da un impianto sportivo per il nuoto (Piscina comunale), finora affidato in gestione, pure in regime di prorogatio, alla Delphinia Sporting Club s.s.d.r.l., corrente in Casoria.
Con determinazione dirigenziale n. 141 del 22 gennaio 2014, il Comune ha indetto una procedura aperta, da aggiudicare all’offerta economicamente più vantaggiosa, per la concessione novennale di gestione, conduzione e manutenzione del CSP, per un canone a rialzo a base d’asta pari a € 70.000 annui, oltre IVA. Il Comune ha disposto altresì di delegare la funzione di stazione appaltante unica – SUA al Provveditorato interreg. OO.PP. Campania e Molise (sede di Napoli), che ha pubblicato il bando e gestito la procedura di gara.
A quest’ultima ha inteso partecipare, tra gli altri soggetti, pure la predetta Società sportiva —nella sua qualità di capogruppo mandataria della costituenda ATI con la Azzurro Napoli Basket s.s.d.r.l. —, ma ne è stata esclusa con un atto del seggio di gara poi annullato in sede giurisdizionale.
In esito a tal procedura, è risultata aggiudicataria definitiva del servizio appaltando l’associazione sportiva dilettantistica Alba Oriens, con sede in Casandrino (NA), mentre detta ATI s’collocata solo al terzo posto della graduatoria di merito, dopo la Ursa Major Soc. coop. sociale, corrente in Giugliano di Napoli (NA). Detta ATI ha allora acceduto in parte, in data 13 gennaio 2015, agli atti di gara, rilevando, a suo dire, vari profili d’illegittimità. Il successivo giorno 16, essa ha inoltrato al Comune, alla SUA ed al RUP un’articolata istanza di preavviso di ricorso, ma rimasta senza esito.
2. – Avverso tal aggiudicazione, la lex specialis e gli atti di gara, l’omessa esclusione delle società controinteressate ed il silenzio sul citato preavviso, nonché per ottenere tutti i restanti documenti e per la declaratoria d’inefficacia del contratto, detta ATI è allora insorta innanzi al TAR Napoli, con il ricorso n. 494/2015 RG. Essa ha al riguardo dedotto tre articolati gruppi di censure, contro la Ursa Major (A), la Alba Oriens (B) e l’intera procedura di gara (C). In particolare, ha lamentato: 1A) – il mancato possesso del requisito d’esperienza professionale, previsto dal § 6, lett. e) del disciplinare e non surrogabile in via di avvalimento, trattandosi di requisito d’idoneità professionale ex art. 39 del Dlg 12 aprile 2006 n. 163; 2A) – l’illegittimità in ogni caso di tal avvalimento, perché l’impresa ausiliaria aveva esperienza solo in campo natatorio e perché il relativo contratto è nullo per genericità e contraddittorietà; 3B) – l’illegittimità dell’offerta dell’aggiudicataria, per aver essa attestato il requisito economico-finanziario ricorrendo a due Consorzi CONFIDI —per legge non abilitati a svolgere ed effettuare tutte le operazioni riservate agli intermediari finanziari—, fermo in ogni caso restando che le relative attestazioni sono nulle perché prodotte in copia informe e recanti una firma illeggibile; 4B) – l’omessa dimostrazione del requisito d’idoneità professionale, poiché l’impresa ausiliaria è proprietaria solo d’una piscina e d’una piccola palestra; 5C) – in subordine, l’omessa specificazione, da parte della lex specialis, dei sub-criteri e dei sub-punteggi per valutare le offerte tecniche ed il difetto di motivazione dei punteggi attribuiti.
Con sentenza n. 2465 del 30 aprile 2015, l’adito TAR, pur in presenza di due gravami a contenuto reciprocamente escludente ma a fronte d’un contenzioso con più d’un controinteressato, ha preso in esame quello incidentale, per poi rigettarlo reputando inconsistenti tutt’e tre i motivi colà esposti. Ha respinto altresì le questioni principali avverso la posizione della Ursa Major, con conseguente declaratoria di sopravvenuta carenza d’interesse circa quelle verso l’aggiudicataria e contro la lex specialis di gara.
S’è costituito il Comune di Casoria, che conclude per l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso in epigrafe. Anche le Amministrazioni statali intimate resistono nel presente giudizio, concludendo per il rigetto dell’appello. Appella in via incidentale la Alba Oriens s.s.d.r.l., deducendo a sua volta l’erroneità dell’impugnata sentenza laddove ha respinto il suo gravame incidentale e concludendo comunque per il rigetto dell’appello principale.
Con riguardo al primo mezzo d’impugnazione incidentale di primo grado, esso corrisponde al primo motivo del predetto appello e concerne la pretesa irregolarità tributaria in capo alle imprese facenti parte dell’ATI appellante principale, con conseguente mendace dichiarazione ex art. 38, lett. g) del Dlg 163/2006. Sul punto, il TAR ha chiarito, per la capogruppo Delphinia: 1) – l’irrilevanza degli avvisi di pagamento per le annualità dal 2010 al 2013, in quanto oggetto di contenzioso in atto e, perciò privi, del requisito della definitività; 2) – per le cartelle esattoriali inerenti a tributi dovuti al Comune di Casoria, l’intervenuta stipulazione inter partes di tre verbali di conciliazione giudiziale; 3) – l’assenza di prova, circa tal definitività, relativamente all’avviso di pagamento per la TARES 2013, mentre l’avviso di pagamento per la TARI 2014 è stato emanato dopo la scadenza del termine per la presentazione dell’offerta (25 marzo 2014). Quanto alla posizione della mandante Azzurro Napoli Basket, il TAR fa presente: 4) – l’esistenza d’un piano di rateazione per i debiti tributari di quest’ultima, disposto il 7 maggio 2013, ossia ben prima della scadenza del predetto termine; 5) – la presenza di sei cartelle esattoriali, documentata dall’Agenzia delle entrate, di cui, però, le prime tre riguardano tal rateazione e le rimanenti sono state formate, come precisa detta Agenzia, dopo la scadenza del termine stesso.
Tanto in risposta del gravame incidentale, il quale, per vero, aveva richiamato il significato, in base all’art. 38, c. 2 del Dkg 163/2006, delle violazioni gravi e delle violazioni definitivamente accertate, relative ad omessi pagamenti di imposte e tasse per debiti certi, scaduti ed esigibili per un importo di € 200.000,00 in capo alla capogruppo Delphinia e per un impoto di € 12.000/13.000 in capo alla mandante.
Per quanto attiene poi alla posizione della capogruppo, l’appellante incidentale esibisce in questa sede la certificazione (la nota prot. n. 7468 del 23 febbraio 2015) del II settore – Ragioneria e tributi, con allegato l’estratto conto della situazione debitoria fiscale della stessa Delphinia con il Comune intimato. L’appellante incidentale fa di tal estratto una tabella riassuntiva (pagg. 10/11 del gravame incidentale), evidenziado una residua situazione debitoria della stessa Delphinia pari a € 93.114,84, da ciò inferendone il mendacio di quanto dichiarato ai sensi dell’art. 38 del decreto n. 163, come già dedotto in prime cure. Ebbene, si può prescindere da ogni questione sulla novità in appello della produzione di questo schema, piuttosto che del suo mero contenuto riassuntivo ma non innovativo di quanto già esposto negli allegati alla nota comunale n. 7468/2015 e, dunque, se così sia stato violato l’art. 104 c.p.a. Infatti, l’importo evidenziato è sì la sommatoria di tutte le cartelle notificate e, per talune partite, certamente alla Delphinia note perché in tutto o in parte pagate, ma, al di là di questo dato materiale, non v’è sicurezza in ordine né alla certezza dei singoli titoli, né della loro legittima formazione, giacché talune di esse rimontano ad annate lontane, su cui è assai probabile la decadenza dell’azione del Fisco. Anzi, in disparte l’assenza d’ogni chiarimento della stessa appellante incidentale circa la sorte dei debiti tributari rateizzati, non appalesa di per sé sicura la loro definizione nemmeno per quelle somme in parte già assolte dalla Delphinia, ma pur sempre soggette al solve et repete.
Non a diversa conclusione deve il Collegio pervenire con riguardo al secondo mezzo di gravame incidentale, poiché non si può affermare l’esclusione dell’ATI Delphinia per l’omessa indicazione del “buon esito” delle pregresse esperienze professionali dichiarate dalla mandante.
Sul punto, infatti, nel ricorso incidentale di primo grado (cfr. pagg. 15 ss.) l’ASD Alba Oriens si è doluta che i documenti della Azzurro Napoli Basket 2013 s.s.d.r.l. non integrassero tal requisito, in quanto: 1) – l’uno, in data 13 luglio 2011, s’è riferito ad altro soggetto, gestore del palazzetto dello sport di Bologna, adesso fallito e radiato dalla FIP; 2) – esso non è idoneo a provare il buon esito, essendo riferito alla gestione per l’annata sportiva 2011/2013, cioè ancora all’inizio e, come tale, di per sé non suscettibile di valutazione, che dev’esser fatta a consuntivo; 3) – l’altro concerne sì la gestione del palazzetto di Ferrara, ossia un impianto diverso da quello dichiarato e non verificabile ai sensi dell’art. 48 del Dlg 163/2006.
Ebbene, i due certificati in parola attengono non già a terzi soggetti, bensì alle società sportive incorporate dalla Azzurro Napoli Basket, onde essi descrivono la vicenda gestoria che è refluita nel patrimonio dell’incorporante. Non dura fatica il Collegio a convenire, sotto il profilo materiale, che il secondo certificato non è coinciso con quanto dichiarato da quest’ultima, ma è vero pure che esso ha formato oggetto della verifica favorevole ex art. 48 del Dlg 163/2006, da parte del seggio di gara e, in esito ad essa, è stato ulteriormente confermato e dimostrato il possesso del requisito come parte integrante e indefettibile del patrimonio dell’incorporante. Tal giudizio positivo non è stato gravato per tempo ed in modo espresso dall’appellante incidentale, ma tale fatto non è rilevante e certo non perché essa sarebbe incorsa nella decadenza che adombra l’ATI Delphinia. In realtà, essa non s’è avveduta, con riguardo al primo (e, secondo la prospettazione di essa, l’unico rilevante) certificato, che la dichiarazione dell’ATI Delphinia s’è riferita alla gestione del palazzetto di Bologna non per il solo anno certificato, ma per il biennio giugno 2011 – giugno 2013 e con buon esito. Su tal dato, l’appellante incidentale, tutta assorta nella deduzione dell’assenza del “buon esito”, ha sorvolato, mentre gli elementi, ritraibili dalla stessa documentazione che essa ha allegato al suo attuale appello incidentale, costituiscono seri e concordanti indizi del buon fine della gestione in Bologna, sdì da superare ogni torsione logica per superarla.
Già in primo grado, l’odierna appellante aveva ritenuto non avvalibile e non dimostrato il possesso, in capo alla seconda graduata Ursa Major, del requisito esperienziale, inerente allo svolgimento, nel triennio precedente alla pubblicazione del bando, di attività analoga a quella oggetto di concessione.
A tal riguardo, il TAR ha precisato, con statuizione ben condivisibile, che siffatto requisito era certo posseduto dalla Ursa Major, essendosi avvalsa di quello di altra impresa e che l’avvalimento era stabilito in modo espresso dal § 13) del disciplinare. A differenza di ciò che opina l’ATI appellante non è vero che, nelle gare per affidare concessioni, vi sia una preclusione contro l’avvalimento ex art. 49 del Dlg 163/2006, istituto, invece, che ha efficacia generale ed è ammesso, senza sbarramenti rilevanti, per ogni tipo di requisito tecnico, professionale o finanziario. L’avvalimento serve infatti a garantire la massima partecipazione alle gare ad evidenza pubblica, consentendo ai concorrenti, che siano privi di quelli richiesti dal bando, di parteciparvi ricorrendo ai requisiti di altri soggetti, così agevolando l’ingresso sul mercato di nuovi operatori e, quindi, la concorrenza fra le imprese (cfr. così Cons. St., III, 13 ottobre 2014 n. 5057). Si tratta di una precisazione assai rilevante, agli occhi del Collegio, se si considera che dal 2013 (cfr. Cons. St., ad. plen., 7 maggio 2013 n. 13), questo Giudice interpreta l’esclusione, posta dall’art. 30, c. 3 del Dlg 163/2006, delle concessioni di servizi dall’ambito delle regole sugli appalti.
Né tampoco erronea deve dirsi la lettura che del § 6), lett. f) del disciplinare fa il TAR, e non solo perché il relativo dato testuale («…dichiara di aver svolto, nel triennio antecedente… regolarmente e con buon esito attività analoghe a quelle oggetto della concessione per un periodo… di almeno dodici mesi…») è cosi chiaro da NON lasciar adito a dubbi che la norma di gara si sia limitata a fissare un mero requisito di esperienza professionale, parafrasando addirittura l’art. 42, c. 1, lett. a) del Dlg 163/2006.
Pare invece al Collegio che sia l’ATI appellante a voler a tutti i costi leggere la citata norma quale manifestazione della «… chiara volontà della S.A. di elevare a requisito di partecipazione a gara, il requisito esperienziale di attività analoghe…», quando mancano altri e più dirimenti dati nella lex specialis che possano far concludere in tal senso. In realtà la lex specialis è stata costruita con la (non manifestamente irrazionale o arbitraria) struttura e la semantica notorie a qualunque operatore del settore, secondo le quali i requisiti d’idoneità professionale ex art. 39 del decreto n. 163 ed i metodi di dimostrazione delle esperienze pregresse ex art. 42 del Dlg 163/2006 restano nettamente distinti, avvalibili essendo le seconde e non i primi. Malamente richiamato è l’arresto di Cons. St., V, 2 maggio 2013 n. 2385, poiché nella specie non v’è elemento sicuro che la stazione appaltante abbia voluto “elevare” la predetta indicazione del requisito esperienziale ad alcunché d’altro. Per contro, la stessa sentenza, piace al Collegio notarlo, fa salva l’applicabilità alle concessioni delle disposizioni del Dlg 163/2006, in quanto è stata espressamente resa manifesta in parte qua dalla stazione appaltante mercé il richiamo nella lex specialis. È solo da soggiungere l’inutilità pure del richiamo a Cons. St., V, 30 aprile 2015 n. 2191, poiché, ferma la correttezza di quanto statuito dal TAR sugli elementi fin qui esaminati, tal sentenza non fa che confermare l’ovvio, cioè la nullità del contratto d’avvalimento avente ad oggetto un requisito strettamente personale ex art. 39 del decreto n. 163 dell’impresa ausiliaria.
Con ogni evidenza sfugge all’ATI appellante che, quantunque il certificato d’iscrizione nel registro nazionale delle associazioni sportive presso il CONI costituisca titolo d’ammissione alla gara in base al § 4) del disciplinare, esso va sì prodotto dalle associazioni sportive, ma in quanto dirette partecipanti alla gara stessa. E, sebbene lo si debba indicare tra i documenti che il § 13), II parte del disciplinare il soggetto ausiliario deve attestare, per vero tale titolo è stato sì indicato nel contratto d’avvalimento, ma ai fini della legittimazione a contrarre, in una con le risorse ed i mezzi messi a disposizione dall’uno all’altro. Di tal ultimo aspetto il TAR ha dato puntualmente atto e, ad avviso del Collegio, senza realmente incorrere in alcun travisamento, appunto per la diversa funzione che il certificato svolge a seconda che esso vada esibito dall’ASD che intenda partecipare, piuttosto che attestato da quelle che svolgono l’ausilio al soggetto concorrente. Non si può seguire l’argomento (pagg. 22/23 dell’appello) dell’ATI appellante, secondo il quale non sarebbe possibile sganciare il prestito dell’esperienza professionale dal predetto certificato: mentre quest’ultimo è servito all’ASD ausiliare per giustificare il possesso dell’ammissione in gara, l’oggetto dell’avvalimento è e resta solo il complesso dei requisiti strettamente connessi alla prova della capacità economico-finanziaria e tecnico-professionale per far fronte alle carenze dell’impresa ausiliata (cfr. Cons. St., V, 28 luglio 2015 n. 3698).
Non ha pregio, poi, l’assunto attoreo per cui, parlando il § 6), lett. e) del disciplinare di attività analoghe (cioè, usa il plurale), non potrebbe mai bastare il requisito dell’esperienza natatoria. Per vero, il precedente § 4) si riferisce solo allo svolgimento di attività in discipline sportive natatorie, che poi l’ausiliario deve attestare ai sensi del citato § 13). Inoltre, l’esperienza nella gestione dei palazzetti, quantunque ben apprezzata dalla legge di gara con un punteggio significativo, non è dedotta in termini parimenti precisi. Infatti, per un verso, che il disciplinare richiede esperienze analoghe e non identiche all’oggetto della concessione e, per l’altro, che a differenza degli impianti natatori alla gestione ed alla manutenzione ordinaria di palazzetti ben potrebbero attendere mere imprese commerciali o industriali (com’è appunto la Ursa Major s.r.l.), ancorché prive di precipua esperienza sportiva.
Sennonché il citato art. 83, c. 4 non obbliga la lex specialis ad introdurre sub-criteri e sub-punteggi, poiché essi devono esser stabiliti a priori solo «ove necessario», ossia se v’è la reale esigenza che, fin dalla formulazione del bando, ogni concorrente sia posto in grado di formulare la propria offerta tecnica, conoscendone gli elementi che verranno presi in considerazione. A parte che tal cognizione a priori ben sarebbe stata possibile secondo l’ordinaria diligenza, non irrazionale s’è appalesata la scelta della stazione appaltante di non ulteriormente sub-articolare gli elementi da prendere in considerazione. E tanto non perché un’eccessiva analiticità del bando avrebbe potuto determinare la nociva omogeneizzazione delle offerte e, dunque, far aumentare il rilievo, invece escluso proprio dal minore peso ponderale in concreto attribuitogli, dell’elemento prezzo. La verità è che siffatta esigenza non v’è stata e, correlativamente, neppure v’è l’obbligo di motivare più di tanto, poiché nella specie il criterio di valutazione dell’offerta tecnica più vantaggiosa è stato quello del confronto a coppie. Ad esso il TAR e le parti resistenti hanno fatto preciso riferimento, mentre su di esso l’ATI appellante non spende alcuna parola nel ricorso in epigrafe (ogni altra deduzione altrove sul medesimo punto essendo tardiva), sì da far dubitare dell’ammissibilità stessa del motivo.
Infatti, quest’ultimo, dopo aver citato l’argomento del TAR su tal specifico aspetto, adopera sì la frase «È vero l’esatto contrario! » (in grassetto a pag. 34 del ricorso in epigrafe), ma non per confutare tal passaggio della motivazione dell’appellata sentenza, bensì per replicare tal quale il V motivo di primo grado, tant’è che, al di là degli adattamenti occorrenti per i due gradi di giudizio all’inizio ed alla chiusa delle rispettive censure, il testo del ricorso al TAR, dal rigo 3 di pag. 41 al rigo 24 di pag. 42, è perfettamente sovrapponibile a quello dal rigo 14 di pag, 35 al rigo 18 di pag. 36 del ricorso in epigrafe.
Circa l’uso del confronto a coppie, è tanto jus receptum, quello sì —tanto da esimere il Collegio da ogni pignolesca citazione—, il concetto per cui, una volta accertata la correttezza dell’applicazione del predetto metodo, o quando non ne sia stato accertato l’uso distorto o irrazionale, non c’è spazio alcuno per un sindacato di questo Giudice nel merito dei singoli apprezzamenti effettuati e, in particolare, sui punteggi attribuiti nel confronto a coppie, che indicano il grado di preferenza riconosciuto ad ogni singola offerta in gara, con l’ulteriore conseguenza che la motivazione delle valutazioni sugli elementi qualitativi risiede nelle stesse preferenze attribuite ai singoli elementi di valutazione considerati nei raffronti con gli stessi elementi delle altre offerte. In ciò s’incentra la manifesta infondatezza, nel caso di specie, della pretesa attorea, che insiste, ma senza curarsi di giustificarne l’applicazione alla vicenda in esame, su un meccanico richiamo di principi espressi altrove e per altre ragioni dalla giurisprudenza di questo Giudice.
PrecedenteT.A.R. Veneto, sez. III, 6 novembre 2015, n. 1141
SuccessivoCons. Stato, Ad. Plen., 2 novembre 2015, n. 9
T.A.R. Campania, Salerno, sez. I, 2 marzo 2016, n. 488

References: art. 49
 art. 27
 art. 30
 § 6
 art. 39
 sentenza 
 sentenza 
 art. 38
 art. 48
 § 13
 art. 49
 § 6
 art. 39
 art. 42
 sentenza 
 art. 39
 § 4
 § 13
 § 6
 § 4
 § 13
 art. 83