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Timestamp: 2020-04-04 12:32:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25617 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25617 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 10/10/2019, (ud. 08/05/2019, dep. 10/10/2019), n.25617
sul ricorso 17954-2018 proposto da:
MALATESTA, che la rappresenta e difende;
P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DEL VIGNOLA
11, presso lo studio dell’avvocato GENNARO LEONE, rappresentata e
difesa dall’avvocato FRANCESCO MALTINTI;
avverso la sentenza n. 312/2018 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
che con sentenza in data 5 aprile 2018 numero 312 la Corte d’Appello di FIRENZE confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto l’opposizione proposta da P.A. nei confronti di EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE spa, poi AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE, avverso la intimazione di pagamento n. (OMISSIS), relativa a più cartelle esattoriali per il recupero di crediti previdenziali;
che a fondamento della decisione la Corte territoriale, per quanto ancora in discussione, osservava che la questione controversa concerneva la durata del termine di prescrizione della contribuzione INPS portata da cartella esattoriale non opposta. Per quanto affermato dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, nell’arresto del 17 novembre 2016 numero 23397 doveva applicarsi il termine quinquennale di prescrizione; non poteva essere condivisa la impostazione della AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE, secondo cui – anche ad escludere la applicazione dell’art. 2953 c.c. – norme di sistema deponevano per la applicabilità del termine ordinario decennale di prescrizione.
che avverso la sentenza ha proposto ricorso AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE, articolato in un unico motivo, cui ha resistito con controricorso P.A.;
che la parte ricorrente ha dedotto con l’unico motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione dell’art. 2946 c.c..
Il motivo afferisce alla individuazione del termine di prescrizione quinquennale.
Ha assunto che, anche in ipotesi di ritenuta inapplicabilità dell’art. 2953 c.c., il termine di cui all’art. 2946 c.c. troverebbe applicazione in quanto con la trasmissione del ruolo all’Agente della riscossione si determinerebbe un effetto novativo dell’obbligazione posta in riscossione: le singole obbligazioni per contributi, sanzioni, accessori e spese – dovute a separate ragioni di credito – verrebbero inglobate in un unico credito, senza che sia possibile scorporarne le voci; con la conseguenza che la prescrizione non seguirebbe il regime originario dei crediti contributivi portati dal ruolo.
Ha dedotto che una univoca indicazione nel senso dell’applicazione ai crediti esattoriali della prescrizione ordinaria si trarrebbe dal D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, a tenore del quale l’ente creditore, dopo il discarico dell’Agente della riscossione per inesigibilità del credito iscritto, può riaffidarlo in riscossione ove individui significativi elementi reddituali e patrimoniali riferibili ai debitori, a condizione che non sia decorso il termine di prescrizione “decennale”. La norma era applicabile alla generalità dei crediti da iscriversi a ruolo e da essa emergeva la individuazione in dieci anni del termine di prescrizione dopo l’affidamento del ruolo all’agente della riscossione. Il legislatore delle leggi esattoriali si era ispirato al criterio dell’adozione di una disciplina uniforme della riscossione a mezzo ruolo e quando aveva inteso limitare l’ambito di applicazione di talune disposizioni alle sole entrate tributarie – ovvero alle imposte sui redditi – lo aveva previsto espressamente. Il D.Lgs. n. 112 del 1999, artt. 19 e ss. erano tra l’altro contemplati nel capo secondo del relativo ai principi generali dei diritti e degli obblighi del concessionario ed erano, dunque, applicabili alla generalità dei crediti da iscriversi a ruolo.
Invero – anche a voler ammettere, come sostiene parte ricorrente, la applicabilità della procedura di discarico alla riscossione dei crediti previdenziali e la sua rilevanza anche esterna ai rapporti tra ente impositore ed agente della riscossione – resterebbe preclusivo il rilievo (cfr. sentenza citata, in motivazione, punto 19.6 e 19.7) che la norma fa riferimento al termine di prescrizione decennale, con espressione ellittica, unicamente in quanto trattasi del termine che si applica ordinariamente per la riscossione delle imposte, senza alcun possibile riferimento all’art. 2953 c.c. ed, a maggior ragione, ad un effetto novativo derivante dalla iscrizione a ruolo dei crediti (fiscali e previdenziali).
La Corte dichiara la inammissibilità del ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 200 per spese ed Euro 2.000 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge, con attribuzione al difensore anticipatario.

References: Sentenza 
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 art. 20
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