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Timestamp: 2020-08-03 18:50:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 31962 del 11/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31962 del 11/12/2018
Cassazione civile sez. III, 11/12/2018, (ud. 11/10/2018, dep. 11/12/2018), n.31962
sul ricorso 14639-2017 proposto da:
S.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VALSESIA 40,
rappresentato e difeso dall’avvocato GENNARO ESPOSITO giusta procura
UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA già UGF ASSICURAZIONI, in persona del
ROMA, VIA CASSIODORO, 1A/12, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA
MARMORATO, rappresentata e difesa dall’avvocato GIAN DOMENICO
BOGLIONE giusta procura in calce al controricorso;
INTESA SANPAOLO PROVIS SPA già MEDIOCREDITO ITALIANO SPA, in persona
del legale rappresentante pro-tempore, dott. S.C.,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA GIULIANA, 101, presso
lo studio dell’avvocato CANTARO FELICE ALESSANDRO, rappresentata e
difesa dall’avvocato LEONARDO BOTTAZZI giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 1882/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
11/10/2018 dal Consigliere Dott. PASQUALE GIANNITI;
1.La Corte di appello di Napoli con sentenza n. 1882/2017 rigettando l’appello principale proposto da S.I. e dichiarando inammissibile l’appello incidentale proposto da Unipol Sai Assicurazioni s.p.a. (già UGF Assicurazioni s.p.a., già Aurora Assicurazioni s.p.a.) – ha confermato la sentenza n. 62/13 con la quale il Tribunale di Napoli – Sezioni Distaccata di Portici aveva dichiarato il difetto di legittimazione attiva del S. (parte attrice) e rigettato la domanda riconvenzionale della Leasint s.p.a. (oggi Mediocredito Italiano s.p.a.).
2.Era accaduto che nel luglio 2009 il S. aveva convenuto davanti al Tribunale di Napoli l’allora UGF s.p.a. (già Aurora Assicurazioni s.p.a.), nonchè la Leasint s.p.a., deducendo in fatto:
– di essere utilizzatore di imbarcazione da diporto di proprietà della Leasint s.p.a., assicurata per il furto e l’incendio con l’allora Aurora Assicurazioni s.p.a., con annotazione dell’esistenza del vincolo sugli importi erogandi, per l’ipotesi di inveramento del rischio assicurato, in favore della Leasint s.p.a., quale proprietaria del bene concesso in locazione finanziaria;
– che in epoca compresa fra il 28 e il 31 luglio 2008 la detta imbarcazione, modello Sessa Marine (telaio (OMISSIS) e con targa (OMISSIS)), era stata oggetto di furto ad opera di ignoti.
Tanto premesso in fatto, il S. aveva concluso chiedendo di: “1) accertare la sussistenza dell’invocata garanzia in virtù di polizza assicurativa (OMISSIS) rilasciata dall’Agenzia (OMISSIS) di (OMISSIS) sottoscritta dal Signor S. e a beneficio della S.p.A Leasint, proprietaria del bene concesso in locazione; 2) per l’effetto, condannare la convenuta a corrispondere l’importo di Euro 130.000,00 quale indennizzo per il furto totale dell’imbarcazione di proprietà della predetta S.p.A Leasint e concessa in locazione al Sig. S.I., oltre rivalutazioni e interessi; 3) condannare la parte convenuta al pagamento di spese, competenze ed onorari di causa con attribuzione al sottoscritto procuratore antistatario”.
Si era costituita la Leasint S.p.A., che aveva chiesto:
– in via principale: a) che fossero rigettate tutte le richieste proposte dalla parte attrice o dalle altre parti del giudizio nei suoi confronti; b) che fosse accertato e dichiarato l’obbligo contrattuale e/o normativo dell’attore S. a tenere indenne e manievare Leasint S.p.A da qualsivoglia onere, responsabilità e pregiudizio afferente al bene mobile per cui era causa;
-in via riconvenzionale: a) accertarsi e dichiararsi l’obbligo contrattuale e/o normativo di Ugf Assicurazioni Spa (Già Aurora Assicurazioni) a corrispondere in suo favore tutti gli importi dovuti a titolo di indennizzo, per il furto dell’imbarcazione oggetto del contratto di locazione finanziaria n. (OMISSIS) e della polizza di assicurazione n. (OMISSIS); b) in ogni caso, accertarsi e dichiararsi l’obbligo contrattuale e/o normativo dell’attore a tenerla indenne e manlevarla da qualsivoglia onere, responsabilità o pregiudizio afferente al bene mobile oggetto di garanzia assicurativa.
Si era costituita anche la UGF Assicurazioni, la quale aveva chiesto: a) in via preliminare e in rito, che venisse accertata e dichiarata la nullità dell’atto di citazione in riassunzione; b) nel merito, che fosse accertato e dichiarato il difetto di legittimazione attiva (intesa quale titolarità dell’azione) in capo all’attore in virtù della previsione contrattuale della clausola di vincolo in favore del proprietario (lessor) Leasint s.p.a.; c) sempre nel merito, in via di gradato subordine, che fosse accertata la non rituale costituzione di contraddittorio tra Unipol Sai e la Leasint s.p.a. e che fosse dichiarata l’inammissibilità della domanda di mero accertamento da quest’ultima nei suoi confronti proposta; d) nel merito, in via principale, che fossero rigettate tutte le domande nei suoi confronti proposte, e, in via ulteriormente subordinata e gradata, per la denegata ipotesi in cui la copertura assicurativa venisse ritenuta operante, che l’indennizzo, oggetto di domanda, fosse determinato secondo il valore commerciale del bene, con eventuale applicazione della decurtazione ai sensi dell’ad 1909 c.c. e con applicazione dello scoperto di polizza.
Il giudice di primo grado, disattese le richieste istruttorie formulate dalle parti, aveva deciso la causa dichiarando il difetto di legittimazione attiva dell’attore S. e rigettando la domanda riconvenzionale di Leasint s.p.a..
Avverso la sentenza del giudice di primo grado era stato proposto appello dal S..
Si erano costituite anche le altre parti. In particolare, la società di leasing, aveva proposto appello incidentale sulle spese, e, in via adesiva rispetto all’appello principale, aveva chiesto “accertare e dichiarare l’obbligo contrattuale e/o normativo” della compagnia assicuratrice “a corrispondere a Mediocredito Italiano s.p.a.” (già Leasint s.p.a.) “tutti gli importi dovuti a titolo di indennizzo per il furto dell’imbarcazione” per cui è processo.
E la Corte territoriale con la impugnata sentenza, come sopra rilevato, ha confermato la sentenza di primo grado.
Intesa Sanpaolo Provis s.p.a. – quale società subentrata a Mediocredito Italiano s.p.a. nella titolarità del contratto di locazione finanziaria di cui all’immobile, oggetto di giudizio, per effetto di scissione parziale del 22 settembre 2015, come da documentazione allegata – si associa al primo motivo di ricorso; e, quanto ad ogni ulteriore censura, ribadisce la sua estraneità alla controversia e sostiene il suo diritto a vedersi riconosciuto l’indennizzo per il danno subito dal furto dell’imbarcazione di sua proprietà, nonchè il diritto ad ottenere dall’utilizzatore gli importi contrattualmente dovuti, per il riconoscimento dei quali si riserva apposita domanda giudiziale.
Precisamente, S.I. denuncia, in relazione all’art. 3601 c.p.c., comma 3, n. 4;
-con il primo motivo: erronea interpretazione ed applicazione dell’art. 1891 c.c., nonchè nullità della sentenza impugnata per assoluto difetto di motivazione, in punto di legittimazione attiva del ricorrente. Sostiene che la Corte territoriale, adagiandosi sulla sentenza di primo grado, ha erroneamente ritenuto il suo difetto di legittimazione attiva, argomentando sulla operatività della c.d. clausola di vincolo, discendente dal sottoscritto contratto; ciò senza considerare che detta clausola di vincolo non legittimava soltanto Mediocredito a formulare la richiesta di corresponsione dell’indennizzo conseguente al perpetrato furto del natante nei confronti della compagnia assicurativa. Richiamando giurisprudenza di merito, deduce che nella specie dovrebbe essere affermato che: “il consenso richiesto dall’art. 1891 c.c.: da un lato (non esige una formale procura diretta a conferire la rappresentanza processuale, ma) implica soltanto che l’assicurato abbia espresso il proprio consenso anche implicitamente, purchè in modo idoneo a rilevare unicamente la volontà del soggetto; e, dall’altro, non esige che sia necessariamente indirizzato all’assicuratore, atteso che nulla impedisce che la stessa manifestazione del consenso sia ravvisabile anche in una dichiarazione resa al contraente della polizza, il quale risulterebbe conseguentemente legittimato, in base a tale presupposto ad esercitare i predetti diritti derivanti dal contratto”.
In definitiva, secondo il ricorrente – che sottolinea la natura adesiva dell’intervento della Leasint (poi Mediocredito spa ed oggi Intesa Sanpaolo Provis) – in tutti i contenziosi in cui si contesti la legittimazione del soggetto agente per effetto di clausole di vincolo presenti in una polizza, un eventuale intervento in causa del soggetto vincolatario (o comunque legittimato ai sensi di polizza), adesivo rispetto alla domanda formulata dal contraente, sempre che sia effettuato prima della pronuncia della decisione, esclude che possa essere rigettata la domanda, originariamente azionata da altro soggetto senza i necessari requisiti.
-con il secondo motivo: nullità della sentenza impugnata per assoluto difetto di motivazione, in punto di effettiva custodia del natante, adempimento degli obblighi di custodia (previsti dalla polizza assicurativa); nonchè in punto di mancata assunzione dei mezzi di prova. Il ricorrente deduce che il contenuto della sua prima denuncia era il frutto di un refuso linguistico del verbalizzante, incline a raccogliere denunce di furto afferenti auto e poco attento a riportare correttamente quanto da lui riferito in merito al luogo dove il furto dell’imbarcazione (delle dimensioni di circa 9 metri) era avvenuto. Ribadisce che tale luogo era rappresentato (non dalla pubblica via, ma) dalla casa di sua moglie (ubicata in via (OMISSIS), circondata da due cancelli elettrici ben chiusi, entrambi divelti ed effratti nell’occasione del furto), circostanza questa che sarebbe risultata dalle prove richieste se queste fossero state ammesse. Si riserva comunque di presentare querela di falso, ai sensi dell’art. 221 c.p.c. avverso le denunce presentate presso il Comando Stazione CC di Ercolano in data 31 luglio e 5 agosto 2008.
2.1. In via generale, può essere utile ricordare che, nel contratto di leasing, la società concedente si limita a svolgere un’attività di intermediazione finanziaria, e, quindi, ad acquistare un determinato bene per conto dell’utilizzatore (sulla base delle precise indicazioni e volontà del medesimo), essendo quest’ultimo a prendere contatto con il venditore, a scegliere il bene e a concordare le condizioni di acquisto.
Per questa ragione, la società concedente è di regola esonerata da ogni responsabilità relativa al bene.
Nel caso in cui il bene concesso in locazione sia stato rubato, la società concedente, proprio in quanto proprietaria del bene (concesso in locazione ed oggetto del furto), essendo beneficiaria della polizza assicurativa stipulata a copertura del relativo rischio, ha il diritto di ottenere dalla compagnia assicuratrice la corresponsione dell’indennizzo assicurativo; e ha il diritto di ottenere dal proprio utilizzatore ogni importo contrattualmente dovuto in caso di perdita del mezzo locato.
2.2. Orbene, la Corte territoriale ha ritenuto il difetto di legittimazione del S. a chiedere la corresponsione dell’indennizzo assicurativo, così argomentando (pp. 9-11):
– il S., tanto in primo grado che in appello, aveva chiesto venisse riconosciuta in suo favore, piuttosto che in favore della terza beneficiaria Leasint s.p.a., una quota dell’indennizzo che non trovava riscontro e non era prevista in nessuna delle pattuizioni di cui al contratto di assicurazione posto a fondamento dell’azione oggetto di esame; precisamente egli nella memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6, 1^ termine, aveva chiesto che il Tribunale condannasse la UGF Assicurazioni s.p.a. (già Aurora Assicurazioni s.p.a.) al pagamento in favore della Leasint s.p.a. della somma di Euro 85.162,30, oltre interessi e rivalutazione monetaria, quale residuo dei canoni, previsti nel contratto di locazione finanziaria ed ancora dovuti per l’utilizzo del bene furtivamente sottratto, nonchè al pagamento della somma di Euro 44.387,70, oltre interessi e rivalutazione monetaria, in suo favore, quale somma spettantegli a seguito del furto del natante oggetto del contratto assicurativo in esame, stante il valore assicurato di e, 130.000,00 e stante l’espunzione dalla detta cifra dell’importo innanzi indicato (di Euro 85.162,30), da corrispondersi in favore della Leasint s.p.a.;
-tuttavia, in senso contrario, andava osservato che l’istante, neppure in via di mera allegazione difensiva, aveva dedotto quale sarebbe la clausola contrattuale che, in presenza dell’appendice di vincolo più innanzi citata, lo abilitava alla espunzione di cui innanzi ed alla richiesta di pagamento della somma residua, a suo dire, in esubero rispetto ai canoni ancora dovuti alla locatrice finanziaria;
– al contrario, la lettura delle condizioni di polizza relative alla cosiddetta appendice di vincolo e, in particolare, di quelle riportate alla lett. d) (cfr. copia allegata alla produzione di primo grado della compagnia assicurativa stessa) non lasciavano adito a dubbi circa l’individuazione, quale beneficiaria dell’intero premio assicurativo per l’ipotesi di inveramento del rischio assicurato, la società Leasint s.p.a., quale proprietaria del bene.
Sulla base delle argomentazioni che precedono la Corte territoriale – dopo aver ritenuto corretto l’iter logico giuridico seguito dal primo giudice, laddove quest’ultimo ha evidenziato che il contratto dedotto in lite deve essere qualificato come contratto a favore di terzo, essendo stato stipulato dall’utilizzatore ad esclusivo beneficio del proprietario del bene assicurato – ha affermato che:
a) rispetto alla richiesta di pagamento della somma di Euro 44.387,70, oltre interessi e rivalutazione monetaria, il S. era privo di legittimazione attiva (da intendersi quale legittimati ad causam ovvero come mancanza dell’astratta ovvero affermata titolarità del diritto e del bene della vita preteso in giudizio), in ragione delle stesse prospettazioni della parte, che non aveva allegato a fondamento della domanda un titolo contrattuale che le accordasse la tutela invocata in giudizio; detta tutela, anzi, secondo le stesse pattuizioni contrattuali invocate, spettava alla Leasint s.p.a. (cfr. in proposito la stessa giurisprudenza richiamata dal giudice di prime cure);
c) la domanda proposta dal S. era limitata al risarcimento dei danni subiti in conseguenza del furto, per la complessiva somma di Euro 44.387,70 (pari ai canoni di leasing, già corrisposti ed incamerati dalla Leasint), ragion per cui il S. non era parimenti legittimato a chiedere il pagamento dell’indennizzo in favore della società beneficiaria del contratto.
Affermato il difetto di legittimazione attiva del S., la Corte territoriale ha confermato (p. 12 ss.) la decisione del giudice di primo grado anche nella parte in cui quest’ultimo aveva rigettato la domanda (proposta dalla Leasint in via riconvenzionale) di condanna di UnipolSai s.a.s. al pagamento dell’indennizzo contrattualmente previsto per il furto dell’imbarcazione, rilevando:
a) “l’incongruenza dell’evolversi degli eventi” (il S. aveva infatti esposto nella denuncia di furto del 31 luglio 2008 e ribadito nel successivo atto integrativo del 5 agosto che l’imbarcazione oggetto di furto era parcheggiata nella pubblica via, mentre soltanto in sede di successivo atto integrativo del 18/2/2009 aveva riferito che l’imbarcazione era custodita in proprietà privata);
b) e che solo la querela di falso avrebbe potuto scardinare la fede privilegiata attribuibile al verbale dei CC. di S. Sebastiano, ove erano state sporte le tre denunce relative al furto della imbarcazione innanzi citata.
2.3. Tanto premesso e precisato, inammissibile è il primo motivo, in quanto, contrariamente a quanto dedotto dal ricorrente, la Corte territoriale ha adeguatamente motivato la propria decisione sul difetto di legittimazione del S..
D’altronde, il ricorrente deduce che, in presenza della clausola di vincolo, l’intervento adesivo (di Mediocredito) nel giudizio di condanna al pagamento dell’indennizzo, da lui promosso, avrebbe costituito espressione di un consenso ex art. 1891 c.c. e gli avrebbe conferito la legittimatio ad causam; ma non indica, come pur era suo onere, se e con quale atto detta questione di diritto era stata sollevata in sede di giudizio di merito (di primo e di secondo grado) e neppure riporta l’intervento adesivo (che, a suo avviso, escluderebbe, ai sensi dell’art. 1891 c.c., comma 2, il suo originario difetto di legittimazione attiva).
In ogni caso, la disamina della suddetta questione richiederebbe accertamenti di fatto (in punto di contenuto del contratto di leasing, nonchè di quota dei canoni corrisposta a Mediocredito), che, come è noto, sono preclusi nella presente sede di legittimità.
Inammissibile è anche il secondo motivo.
Invero il ricorrente, pur evocando vizi normativamente previsti, nella sostanza sollecita un riesame nel merito di questioni già dedotte davanti alla Corte d’appello e da questa decisa con adeguata motivazione; e, così operando, dimentica inammissibilmente, da un lato, di formulare specifiche censure alla sentenza di primo grado, e, dall’altro, di considerare che nel sindacato di legittimità, conferito a questa Corte, rientra esclusivamente il potere di controllare se l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito siano stati immune da vizi logici e giuridici.
Alle considerazioni che precedono si aggiunge il rilievo che nel sistema vigente, in caso di motivazione incongrua e/o contraddittoria, la sentenza del giudice di merito può essere impugnata soltanto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 sotto il profilo della omessa valutazione di un fatto decisivo e controverso (censura che nella specie non è stata prospettata e neppure sarebbe stata prospettabile, avendo la Corte di appello integralmente confermato la decisione del giudice di primo grado.).
Quanto infine alla doglianza relativa alla mancata ammissione dei mezzi di prova, si rileva che il ricorrente lamenta l’operato del giudice di primo grado, ma dimentica di riferire, come pur avrebbe dovuto, se dette istanze erano state reiterate nel giudizio di appello.
3. Avuto riguardo all’inammissibilità del ricorso, parte ricorrente deve essere condannata alla rifusione delle spese processuali sostenute da Unipolsai Assicurazioni, nonchè al pagamento dell’ulteriore importo, previsto per legge e pure indicato in dispositivo.
Avuto riguardo al contenuto del relativo controricorso, vanno invece dichiarate integralmente compensate le spese processuali sostenute da Intesa SanPaolo Provis spa.
– condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, sostenute da Unipolsai Assicurazioni, spese che liquida in Euro 6.200, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200 ed agli accessori di legge;
– dichiara integralmente compensate le spese sostenute da Intesa Sanpaolo Provis s.p.a..
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ad opera di parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

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 art. 183
 art. 1891
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 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 art. 13