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Timestamp: 2020-05-25 16:40:42+00:00

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News Archives | Page 3 of 4 | GVA Greco Vitali Associati
June 20, 2019 /0 Comments/by EaCV9ZEPL0
https://www.gvalex.it/wp-content/uploads/2019/01/shutterstock_680929729.jpg 667 1000 EaCV9ZEPL0 https://www.gvalex.it/wp-content/uploads/2019/02/Logo_Thin_White-300x175.png EaCV9ZEPL02019-06-20 08:15:422019-07-02 13:46:37Artificial intelligence: the State of the Art
Abusive granting of credit
Concessione abusiva di credito e legittimazione del curatore. Commento a Cassazione Civile, Sez. I, 20 aprile 2017, n. 9983.
1. La ricostruzione della controversia
Il curatore del fallimento di una s.r.l. conveniva in giudizio i due soggetti che si erano succeduti nella carica di amministratori della società e tre istituti di credito contestando, ai primi, di non aver adottato i provvedimenti richiesti dalla legge in una situazione di perdita del capitale sociale e, anzi, di aver fatto ricorso al credito bancario e, ai secondi, di aver concesso e ingiustificatamente mantenuto linee di credito a favore della società, con ciò violando le regole di sana e prudente gestione che devono caratterizzare l’attività bancaria.
Parte attrice chiedeva dunque che gli amministratori e gli istituti di credito fossero condannati, in via tra loro solidale, a risarcire i danni cagionati alla società in ragione delle condotte sopra descritte.
Il Giudice di prime cure (i) dichiarava il fallimento privo di legittimazione ad agire nei confronti delle banche per i danni cagionati ai singoli creditori; (ii) rigettava la domanda per il risarcimento dei danni subiti dalla società; e, infine, (iii) accoglieva la domanda di responsabilità nei confronti degli amministratori condannandoli a risarcire il danno derivante dagli atti distrattivi compiuti durante l’esercizio della carica.
La Corte d’Appello confermava la sentenza resa dal Tribunale e, quindi, la curatela proponeva ricorso per Cassazione avverso la pronuncia resa in sede di gravame.
La Corte di Cassazione, in riforma della decisione resa in appello, accoglieva, infine, il ricorso, riconoscendo dunque la legitimatio ad causam del curatore fallimentare.
2. L’evoluzione della giurisprudenza della Corte di Cassazione riguardo alla responsabilità della banca per concessione abusiva di credito
La pronuncia in esame suscita particolare interesse poiché, nell’ambito della giurisprudenza in materia di responsabilità della banca per concessione abusiva di credito, si pone come il punto d’arrivo dell’impostazione ermeneutica delineata dalla
Corte di Cassazione, dapprima, a Sezioni Unite, con le pronunce “gemelle” del 28 marzo 2006 e, in seguito, con la decisione del 1° giugno 2010 n. 13413.
È stato infatti nelle pronunce delle Sezioni Unite sopra richiamate che la Suprema Corte ha affrontato il tema della legittimazione del curatore fallimentare ad agire in giudizio contro le banche per il risarcimento del danno arrecato al patrimonio della società fallita dall’abusiva concessione di credito. Infatti, sebbene in tali casi le pretese avanzate dalla curatela non siano state accolte per motivi di rito, le menzionate decisioni hanno comunque avuto il pregio di precisare i confini delle azioni risarcitorie esperibili in caso di illecita concessione di nuove linee di credito o di ingiustificato mantenimento di quelle esistenti.
Da tali condotte, infatti, possono derivare due distinte tipologie di danno che legittimano due distinte categorie di soggetti ad agire in giudizio per ottenerne il relativo risarcimento.
In primis, si è ritenuto infatti configurabile un danno subìto direttamente dai singoli creditori a causa dell’incremento dello squilibrio tra attivo e passivo, cui consegue una riduzione della loro possibile soddisfazione nell’ambito della procedura concorsuale (e a cui, peraltro, può aggiungersi anche quello che discende dal mendace affidamento ingenerato nel mercato dall’apparente solvibilità dell’impresa artificiosamente finanziata). L’azione per ottenere il risarcimento di tale danno non può essere esercitata dal curatore ma esclusivamente dai singoli creditori, essendo diretta al ristoro del pregiudizio patrimoniale da essi subìto in via “diretta”, così come nell’ipotesi contemplata dall’art. 2395 c.c.
È poi configurabile il danno patito dalla società, derivante dall’aggravio del proprio passivo tramite l’ottenimento o, dal punto di vista della banca, la concessione di nuova finanza e dal successivo occultamento dell’emersione dello stato di insolvenza. Tale azione, in quanto volta alla reintegrazione del patrimonio del debitore, è un’azione che, in caso di fallimento, compete al curatore ai sensi dell’art. 146 L.F.
L’impostazione appena descritta è stata confermata anche da una successiva pronuncia del 2010 con cui la Corte di Cassazione ha precisato i confini della responsabilità della banca nei confronti della società per abusiva concessione di credito. In tale occasione,
infatti, i giudici di legittimità hanno affermato, in maniera esplicita, che la banca può concorrere nell’illecito commesso dagli amministratori della società che abbiano illegittimamente fatto ricorso al credito in una situazione prossima all’insolvenza. Tuttavia, anche in questo caso, la richiesta risarcitoria non è stata accolta per ragioni di rito.
Dando seguito all’orientamento testé illustrato, la Suprema Corte con la sentenza qui annotata ha sancito – ancora una volta – la legittimazione del curatore fallimentare ad agire in giudizio, ex artt. 2393 c.c. e 146 L.F., nei confronti della banca nel caso in cui quest’ultima abbia concorso con gli amministratori (avendo acconsentito alle loro richieste) a porre in essere le condotte che hanno reso possibile l’abusivo ricorso al credito da parte della società e, conseguentemente, a cagionare un danno alla stessa. La Corte di Cassazione ha quindi accolto la domanda risarcitoria formulata dalla curatela, rinviando la causa alla competente Corte d’Appello.
3. I presupposti della responsabilità della banca
Chiarita l’importanza della sentenza in esame nell’evoluzione della giurisprudenza della Suprema Corte, vanno analizzati i principi in essa affermati per quanto concerne, in primo luogo, il contenuto della responsabilità della banca e, in secondo luogo, la determinazione del danno che la medesima è chiamata a risarcire in solido con gli amministratori.
La responsabilità solidale della banca trova ovviamente il suo presupposto proprio nella condotta negligente degli amministratori, i quali, in una situazione di tensione- economico finanziaria che – se affrontata con la dovuta diligenza – imporrebbe la necessità di avvalersi degli idonei strumenti forniti dalla legge (4), abbiano invece deciso di ricorrere al credito bancario, con ciò celando la crisi vissuta dalla società gestita e aggravando il deficit del suo patrimonio.
Ebbene, l’illecito della banca si verifica proprio in una simile contingenza, quando cioè gli amministratori della società decotta vi si rivolgano al fine di ottenere l’erogazione di nuova finanza e quest’ultima, pur essendo consapevole del dissesto dell’impresa (o colpevolmente ignorandolo), accolga tale richiesta e conceda un finanziamento.
I presupposti perché sia ravvisabile l’illecito della banca sono quindi, in ordine logico,
(i) che la società finanziata si trovi in una situazione di crisi irreversibile che, se manifesta, potrebbe condurre alla dichiarazione di fallimento; (ii) che gli amministratori, decidano di ricorrere al credito bancario anziché alle opportune procedure previste dalla legge, contravvenendo così alle regole di buona gestione; e, infine, (iii) che la banca, nonostante fosse edotta dello stato di insolvenza (ovvero ignorandolo per propria negligenza), abbia concesso (o prorogato o anche solo mantenuto) il finanziamento.
La responsabilità della banca, quindi, discende dall’eventuale omissione di tutte quelle verifiche che tipicamente vengono svolte nell’ambito dell’erogazione del credito.
L’osservanza delle regole di condotta che caratterizzano l’istruttoria preliminare diviene così il principale parametro in base al quale valutare la diligenza dell’istituto di credito e, conseguentemente, ravvisare una sua condotta colposa. Occorre tuttavia chiarire che l’effettiva diligenza della banca non va verificata solo con riferimento al momento genetico del rapporto con la società finanziata (e alla documentazione standard che solitamente viene raccolta e analizzata dalle banche in tale frangente), estendendosi anche a tutto il periodo in cui il rapporto debitorio risulti pendente. In altri termini, la banca deve costantemente rivedere le proprie valutazioni sulla base dei nuovi elementi di volta in volta acquisiti (o acquisibili con la dovuta diligenza), specialmente nei momenti di rinnovo/conferma del rapporto in essere.
Sul punto, deve inoltre osservarsi che il grado di diligenza richiesto alla banca (e ai suoi funzionari) non è quello del buon padre di famiglia, ma piuttosto la speciale diligenza professionale richiesta al bonus argentarius: il buon banchiere, quindi, non solo dovrà possedere specifiche competenze, ma anche essere dotato dei mezzi più idonei per garantire una prudente e puntuale verifica delle condizioni patrimoniali (e del merito creditizio) del proprio cliente.
La responsabilità della banca nei confronti della società per il danno da abusiva concessione di credito potrà configurarsi unicamente come responsabilità concorrente
con quella degli amministratori dell’impresa in crisi. L’erogazione del credito è infatti un atto neutro: non può – di per sé – determinare né un danno né un vantaggio per la società e pertanto, per una simile valutazione, occorre che la nuova finanza sia rapportata allo scopo per il quale viene conseguita (o erogata). L’eventuale danno non può infatti che discendere dall’utilizzo e dalle finalità che vengono perseguite dagli amministratori: qualora la nuova finanza fosse utilizzata nell’ambito di una delle modalità consentite dalla legge (ovverosia, ad esempio, nell’ambito di un piano «che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria»), essa non potrebbe evidentemente che rappresentare un beneficio per l’impresa.
La responsabilità della banca, pertanto, sorge unicamente nel momento in cui la concessione del credito avvenga fuori da simili contesti e le somme così ottenute siano impiegate al solo scopo di mantenere artificiosamente in vita un’impresa destinata invece al fallimento.
4. Il danno derivante dall’abusiva concessione del credito
La pronuncia in esame ha inoltre il merito di fare chiarezza anche sul profilo dell’identificazione del danno derivante da tale responsabilità e della sua quantificazione.
Quanto al primo punto, la Suprema Corte ha avuto modo di affrontare una delle maggiori critiche rivolte alla linea interpretativa assunta, ovverosia quella secondo cui – pur in presenza di un’inadeguata valutazione del merito creditizio – la decisione rispetto alla concreta utilizzazione del finanziamento ottenuto dall’impresa spetta unicamente a quest’ultima, con ciò dimostrando come la destinazione delle risorse ottenute sia del tutto estranea all’erogazione del credito che, anzi, si colloca in un momento anteriore all’eventuale aggravio del dissesto economico.
Senonché, ad avviso della Corte di Cassazione, una simile tesi non è minimamente sostenibile, in quanto è l’erogazione stessa del credito che, se concessa quando la società debitrice abbia perso il proprio capitale, è dotata di un’intrinseca efficacia causale. Il danno, infatti, consiste proprio nel ritardo dell’emersione del dissesto che – a sua volta – determina l’aggravamento del deficit patrimoniale prima della dichiarazione di fallimento (e dell’apertura della procedura concorsuale che – al contrario – avrebbe proprio la precipua finalità di preservare la massa attiva della società in default).
Ne discende che il banchiere che non abbia adoperato adeguatamente le proprie risorse e le proprie competenze professionali al fine di accertare l’effettivo merito creditizio della società decotta e, ciononostante, abbia concesso credito a quest’ultima, finisce inevitabilmente per compartecipare – in via solidale – alle responsabilità derivanti dalla mala gestio degli amministratori.
Passando quindi al secondo punto in questione (ossia la quantificazione del danno), risulta evidente che la quantificazione di tale danno non possa essere limitata all’aggravamento degli oneri finanziari ingenerato dalla nuova finanza, ma debba piuttosto essere ricondotta – in qualche modo – all’effettiva misura dell’incremento del deficit patrimoniale della società che sia stato direttamente causato dall’occultamento del suo stato di crisi.
È in questa logica che la Corte ammette – sulla scorta del principio già enunciato in passato dalle Sezioni Unite – la possibilità, per il caso in cui l’attore abbia allegato le specifiche ragioni impeditive di un «rigoroso accertamento degli effetti dannosi», di ricorrere alla liquidazione del danno in via equitativa, secondo il criterio presuntivo della differenza dei netti patrimoniali.
Si può allora ipotizzare che, qualora sia impossibile ricostruire analiticamente l’effetto ingenerato dell’abusivo ricorso al credito (in ragione per esempio dell’incompletezza dei dati contabili o dell’intercorrere di un periodo di tempo particolarmente significativo), il danno possa essere quantificato applicando il criterio della differenza dei netti patrimoniali, ossia tra l’esposizione debitoria alla data in cui la crisi era divenuta irreversibile e quella riscontrata alla dichiarazione di fallimento.
L’orientamento seguito dalla Suprema Corte nel corso dell’ultimo decennio consente – in maniera sempre più evidente – alle curatele di intraprendere azioni a tutela della massa attiva nei confronti degli istituti di credito che abbiano – colpevolmente – erogato nuova finanza a imprese in crisi (e lo abbiano fatto al di fuori del perimetro consentito dal legislatore, ossia fuori dall’ambito degli strumenti di soluzione delle crisi d’impresa).
Se ciò, da un lato, permette una significativa tutela – quantomeno indiretta – dei creditori della società fallita, che potranno beneficiare di azioni di responsabilità potenzialmente ben più fruttuose, dall’altro lato impone alle banche una condotta prudente, sia nella predisposizione di adeguate misure al fine di verificare costantemente il merito creditizio dei propri clienti, sia nel non ignorare (né sottovalutare) le situazioni di crisi delle società che accedono al credito.
Alla luce di quanto precede, si può quindi concludere che, qualora un istituto di credito si trovi di fronte a un’impresa in difficoltà, le opzioni più tutelanti siano, da un lato, il “congelamento” della situazione esistente e il diniego di nuova finanza e, dall’altro lato, la sua eventuale concessione nell’ambito di un piano di risanamento ex art. 67, comma 3, lett. d) L.F. o di un accordo di ristrutturazione ex art. 182-bis L.F.. Diversamente, la banca si esporrebbe al rischio di future (potenziali) azioni di responsabilità da parte delle curatele delle imprese eventualmente dichiarate fallite.
Giacomo De Zotti e Matteo Miramondi, Greco Vitali Associati – Studio Legale
June 1, 2017 /0 Comments/by Gvalex
https://www.gvalex.it/wp-content/uploads/2019/01/Logo_News.jpg 400 495 Gvalex https://www.gvalex.it/wp-content/uploads/2019/02/Logo_Thin_White-300x175.png Gvalex2017-06-01 14:27:092019-05-27 10:30:19Abusive granting of credit
COMPETITIVE SALES IN LIGHT OF RECENT ITALIAN BANKRUPTCY LAW AMENDMENTS
The recent reform of Italian Bankruptcy Law (“IBL”), by effect of Law Decree n. 83 of June 27, 2015, converted with amendments into Law n. 132 of August 6, 2015, introduced new institutes and rules to implement the efficiency of pre-insolvency procedures, with the aim to support the financing of distressed companies. This brief note describes and analyses the novelties introduced by the reform with specific regard to the new competitive sales in the procedures of composition with creditors (“concordato preventivo”), directed to maximize the value of the debtor’s assets and guarantee the creditors’ best interest and satisfaction.
New Article 163-bis of IBL provides that a financial plan of a “concordato preventivo” proposal (hereinafter, the “Plan”) including an offer by a designated third party to purchase all or part of the debtor’s assets or business units for a pre-determined price entitles the Court to look for other third parties interested in the purchase, providing the opening of a public and competitive bid procedure. The competitive procedure shall be opened even when the debtor has already entered into a binding contract for the (immediate or not immediate) transfer of the debtor’s company or of its business units or assets.
In particular, the Court shall open the mandatory bid procedure and issue a decree that determines the guidelines for the bid (the “Decree”). The Court’s decree shall provide: (i) procedure and criteria to present the competing offers, that shall be irrevocable; (ii) necessary requirements to participate to the auction; (iii) terms and time limits for bidders to access to the company’s relevant information; (iv) the date of the public hearing in which the offers will be disclosed and examined; (v) modalities and steps of the competitive procedure; (vi) warranties and guarantees which can be required to the bidders by the Court; (vii) forms of advertising of the competitive procedure; and (viii) the minimum increase of the price determined in the first offer included in the Plan.
The first offer included in the Plan will become irrevocable only when the same offer will be submitted again (modified and adapted) in accordance with the provisions of the Decree and the first bidder will grant the guarantee required by the Court.
All the offers shall be presented in secret form and comply with the provisions of the Decree and, in any case, shall not be subjected to conditions.
At the public hearing fixed in the Decree the offers are disclosed, made public and examined at the presence of the bidders and of all other interested parties.
When are presented new offers which are better than the first offer (“offerte migliorative”), the Court shall open an auction among the bidders. The auction can take place at the same hearing or in a immediately following hearing and shall be completed before the creditors’ meeting (“adunanza dei creditori” provided by Article 163 of the IBL for voting the Plan submitted by the debtor). The transfer of the auctioned assets or business units can take place also before the approval by the Court of the “concordato preventivo” (“decreto di omologazione”).
In any case, when the purchase is awarded to a bidder which is different from the bidder who presented the first offer included into Plan, the first bidder will be released from all the obligations entered into with the debtor and the judicial commissioner will dispose the reimbursement of the expenses and costs incurred by the first bidder in relation to its offer, within the limit of three percent of the total price indicated in the said offer.
When the bid process is completed and the best offer selected, the debtor shall amend the Plan in accordance with the offer selected in order to allow the creditors to vote the proposal as updated.
The discipline of Article 163-bis of IBL shall apply, mutatis mutandis, also to urgent and extraordinary acts that shall be authorized by the Court according to Article 161, seventh paragraph of IBL, and to the lease of one or more business units of the company.
QUESTIONS AND ANSWERS ON COMPETITIVE SALES IN COMPOSITIONWITH CREDITORS PROCEDURES (“CONCORDATO PREVENTIVO”)
1. Q.: Is the opening of the bid process mandatory for the Court according to Italian law?
The first question concerns whether or not the competitive bid process set forth by the Article 163-bis IBL is mandatory.
Article 163-bis IBL provides the Court to open on a mandatory basis the competitive bid process if the composition with creditors plan filed by the debtor includes a proposal by a third party to purchase the debtor’s assets or business units for a pre-determined price.
The answer is based on a literal interpretation of the Article 163-bis IBL, as finally introduced and amended by Law August 6, 2015, n. 132 and on the historical evolution of the rule its-self.
According to the original wording of Article 163-bis IBL (contained in Law Decree June 27, 2015, 83), the decision regarding the opening of the competitive bid was discretional and assigned to the judicial commissioner, which had to evaluate the fairness of the consideration for the debtor’s assets, as indicated in the third party’s proposal included in the composition with creditors filed before the Court. Hence, the judicial commissioner would have opened the competitive bid process only if the consideration offered by the third party was not consistent with the best creditors interest.
The current wording of Article 163-bis IBL, as amended by Law August 6, 2015, n. 132, do not provide any more for any discretionary power exercised by the judicial commissioner in order to open the competitive bid process, prescribing for a mandatory opening of such competitive bid process whenever debtor’s plan has already identify a third party, who has made an offer to buy, for valuable consideration, the company’s business, units or specific assets.
2. Q.: Is a third party’s proposal (to lease/purchase) included in the composition with creditors plan binding/irrevocable?
A.: Upon certain conditions and only until the issue of Court’s guide-lines
Article 163-bis, second paragraph, IBL provides that the Court issues a judicial decree in order to set forth some guide-lines for the submission of the offers. The decree – which is the formal provision opening the competitive bid – is addressed to both the original offering party and other potential bidders.
Consequently, the original third party may modify its original offer accordingly and new bidders are required to do the same, submitting an offer consistent with Court’s requests.
The judicial decree issue determines the moment after which the original offering party cannot exit from the procedure, unless (of course) a new bidder will be then selected by the Court at the end of the process.
a third party may preliminary include in the composition with creditors an offer expressly providing that the offer will be revocable;
the Court is then entitled by article 163-bis IBL to start a mandatory bid and to issue a judicial decree comprehensive of the guide-lines that must be followed for the submission of offers (e.g.: the minimum increase of the price determined in the first offer included in the Plan; guarantees, etc…). The guide-lines are directed to both the initial offering party and new potential bidders;
at this point in the time the original offering party may (i) adapt its initial offer to the guidelines issued by the Court and participate in the bid process; or (ii) withdraw its initial offer and step back from the procedure.
3. Q.: has the initial third party offeror a “right to match” the offer presented by another bidder?
A.: No, since the Court will have discretionary power to identify which is the best offer.
The Court decree providing for the opening of the competitive bid procedure shall schedule the date of a public hearing during which competitive offers are disclosed and examined. The best offer is selected by the Court following a single, or further, public hearings.
The bid procedure shall be completed before the creditors’ meeting (“adunanza dei creditori”), in order to permit the creditors to vote only upon the plan inclusive of the best offer selected by the Court during the competitive bid procedure.
Should only one competitive offer be presented the Court shall decide whether the original (first) offer can be included in the debtor’s plan. However, should the Court consider the competitive offer better than the first offer, the debtor shall modify its initial rescue-plan to include the competitive offer. Therefore, creditors’ meeting shall vote upon the plan as amended.
Should more competitive offers be presented and the Court consider that more than one of them are better than the first offer included in the debtor’s initial plan, the Court shall open an auction among the bidders. Only one offer will be selected by the Court as the best offer for creditors’ interests.
Therefore, it seems that two equivalent bids cannot exist simultaneously. The Court must always identify, among the offers presented during the competitive bid procedure, which is the best for the creditors’ interests.
A pre-emption right on which the debtor and the initial offering party have agreed upon in the initial offer does not entitle the bidder to be preferred to its competitors. However, the Court might take into account the existence of a pre-emption right in favour of the original offering party, in order to decide which is the best offer.
Finally, it is worth noting that should the purchase be awarded to a bidder which is different from the original offering party, the latter will be released from all the obligations entered into with the debtor and the judicial commissioner will dispose the reimbursement of the expenses and costs incurred by the first bidder in regard to its offer, within the limit of three percent of the total price indicated in its offer.
4. Q.: shall an initial third party offeror have a “right to exit”, grounded on legal provisions, once it has been selected by the Court as the best offeror?
Should the initial offering party be selected and the debtor composition with creditors plan approved by creditors and, after that, approved by the Court, the debtor will have to duly execute the plan and any agreements entered into with the selected creditor will become effective.
The judicial commissioner is entitled by IBL to monitor the execution of the whole plan (inclusive of the contractual arrangements provided by it) according to the final approval by Court(see: art. 185 IBL).
IBL will not grant to the initial offering party selected as the best offeror with any right of exit. Therefore the initial offering party may only trust on contractual provisions included in the lease agreement (e.g.: advanced termination of the agreement or other remedies due to the breach of the debtor).
June 15, 2015 /0 Comments/by Gvalex
https://www.gvalex.it/wp-content/uploads/2019/01/Logo_News.jpg 400 495 Gvalex https://www.gvalex.it/wp-content/uploads/2019/02/Logo_Thin_White-300x175.png Gvalex2015-06-15 15:02:182019-05-08 12:26:44COMPETITIVE SALES IN LIGHT OF RECENT ITALIAN BANKRUPTCY LAW AMENDMENTS
The liability actions under article 146, paragraph 2, of Bankruptcy Law
June 9, 2015 /0 Comments/by Gvalex
https://www.gvalex.it/wp-content/uploads/2019/01/Logo_News.jpg 400 495 Gvalex https://www.gvalex.it/wp-content/uploads/2019/02/Logo_Thin_White-300x175.png Gvalex2015-06-09 14:57:272019-05-27 10:29:53The liability actions under article 146, paragraph 2, of Bankruptcy Law

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 67
 art. 182
 art. 185