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Timestamp: 2020-02-28 23:54:39+00:00

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l’accettazione del mandato a svolgere un’opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo riposta su basi giuridiche pressoche’ inconsistenti, e la successiva iniziativa processuale di tentare una composizione bonaria della controversia in corso, sono tutte scelte professionali di tipo discrezionale che, valutate ex ante – a prescindere dall’errore processuale commesso nell’avviare l’opposizione nelle forme rituali previste e dal contenuto delle difese-, rientrano nello schema di un comportamento professionale rientrante nel canone di correttezza professionale richiesta e pretendibile, certamente non iscrivibile nell’ambito di un atteggiamento spericolato o di inerzia, contrastante con l’interesse del cliente.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Ordinanza 22 novembre 2018, n. 30169
1.8. Riguardo agli oneri inerenti al mandato alle liti valgono certamente le norme deontologiche che regolano specificamente l’attivita’ professionale dell’avvocato. Secondo Cass. Sez. U., Sentenza n. 26810 del 20/12/2007 “le norme del codice disciplinare forense costituiscono fonti normative integrative del precetto legislativo che attribuisce al Consiglio Nazionale Forense il potere disciplinare, con funzione di giurisdizione speciale appartenente all’ordinamento generale dello Stato, e come tali sono interpretabili direttamente dalla Corte di legittimita’”. Pertanto, ragionando alla stregua delle norme “secondarie” allora vigenti, che costituiscono un parametro per valutare il grado di diligenza cui e’ tenuto il professionista allorche’ riceve il mandato alle liti, rileva osservare che da esse non si evince un generale obbligo di preventiva informativa sul possibile esito della lite, bensi’ una informativa sulle caratteristiche e sulla importanza della lite per cui accetta il mandato, nonche’ sulle possibili soluzioni della medesima e, se richiesto, sulle previsioni di massima inerenti alla durata e ai costi presumibili del processo.
1.12. Per commisurare la diligenza dovuta dal professionista nell’assumere il mandato alle liti, pertanto, il suo margine di discrezionalita’ nella scelta della strategia difensiva e’ dunque segnato dalla natura e dalle caratteristiche della controversia e dall’interesse del cliente ad affrontarla con relativi oneri.
In tal caso, la Corte di merito ha ritenuto che, pur trattandosi di una lite dal sicuro esito sfavorevole, la professionista ha tenuto maggiormente in conto l’interesse del cliente a non pagare nell’immediato l’importo (di Euro 10.881,00) portato nel decreto ingiuntivo emesso con formula di provvisoria esecutivita’ (per una fornitura di caffe’ e relativa penale calcolata nella misura del 50% del mancato acquisto di caffe’). La Corte di merito, pertanto, in mancanza di allegazione di prove idonee dedotte dall’attore, ha dato credito alla versione della professionista che, nel difendersi ha dichiarato di avere accettato il mandato alle liti, pur avendo sconsigliato di svolgere l’opposizione, solo in quanto l’attore non aveva le disponibilita’ economiche per far fronte al debito. La Corte, in ogni caso, ha tenuto conto del comportamento successivo e “proattivo” tenuto dalla professionista nel corso della lite nel tentare una conciliazione che il cliente, tuttavia, non ha accettato.
1.13. Si osserva che in casi simili si e’ sancito che il difensore puo’ non accettare una causa per la quale prevede gia’ dall’inizio la soccombenza del suo assistito, ma ove l’accetti, non puo’, poi, disinteressarsene del tutto, con il pretesto che si tratta di una “causa persa”, senza nemmeno attivarsi per trovare una soluzione transattiva, essendo tale comportamento comunque doveroso ove si accetti di difendere una causa rischiosa per il proprio cliente (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 15717 del 02/07/2010; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17506 del 26/07/2010).
Viene, in tali casi, conseguentemente a configurarsi una responsabilita’ professionale dell’avvocato per violazione degli obblighi inerenti al mandato alla lite solo in caso di assoluta inerzia del difensore, a prescindere dal pronostico sull’esito della lite, per avere comunque esposto il cliente all’incremento del pregiudizio iniziale, se non altro a causa delle spese processuali cui lo stesso va incontro per la propria difesa e per quella della parte avversa.
1.17. In definitiva, la Corte di merito, in tale ambito, ha esaurientemente valutato il complessivo comportamento nell’accettare e nell’espletare il mandato alla lite tenuto dall’avvocato, che ha dimostrato di avere valutato prima il concreto interesse del cliente in rapporto alle caratteristiche della lite, e ha coltivato poi possibilita’ transattive, non piu’ accettate dal cliente, ed e’ quindi pervenuta alla corretta conclusione che, sotto il profilo della diligenza cui era tenuta la professionista, il comportamento assunto fosse conforme ai parametri di correttezza professionale.
Difatti, l’accettazione del mandato a svolgere un’opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo riposta su basi giuridiche pressoche’ inconsistenti, e la successiva iniziativa processuale di tentare una composizione bonaria della controversia in corso, sono tutte scelte professionali di tipo discrezionale che, valutate ex ante – a prescindere dall’errore processuale commesso nell’avviare l’opposizione nelle forme rituali previste e dal contenuto delle difese-, rientrano nello schema di un comportamento professionale rientrante nel canone di correttezza professionale richiesta e pretendibile, certamente non iscrivibile nell’ambito di un atteggiamento spericolato o di inerzia, contrastante con l’interesse del cliente.
4.4. Il quarto motivo e’ anch’esso infondato, in quanto la Corte ha inteso regolare non solo le spese del secondo grado, ma quelle del primo grado, disponendo per l’intero giudizio una diversa regolamentazione delle spese di lite (con condanna ai due terzi delle spese a carico della parte appellante sostanzialmente soccombente e con compensazione della restante parte) che vale globalmente per entrambi i gradi di giudizio.
La giurisprudenza costante di questa Corte e’ nel senso che, in tema di regolamentazione delle spese processuali, il giudice d’appello e’ tenuto a sindacare il provvedimento sulle spese processuali adottato dal primo giudice, anche d’ufficio, in quanto il relativo onere e’ ripartito in relazione all’esito complessivo della lite (vedi Cass. Sez. 3 -, Ordinanza n. 9064 del 12/04/2018;Cassazione Sezione lavoro 11423/2016; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 17523 del 23/08/2011; Cassazione. numero 4052/2009; Cassazione numero 15.483/2008). Tale potere e’ diretta conseguenza del cosiddetto “effetto espansivo” della pronuncia in sede di impugnazione di cui all’articolo 336 c.p.c., che prevede che la riforma della sentenza esplichi i suoi effetti anche sulle parti dipendenti da essa.
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References: Cass. Sez. 
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