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Timestamp: 2018-11-17 12:01:19+00:00

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Multa per omessa comunicazione dei dati anche se la multa è annullata
> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 dicembre 2015
Il proprietario dell’auto ha l’obbligo di comunicare i dati dell’effettivo conducente anche nell’ipotesi in cui proponga ricorso contro la multa: le due sanzioni restano distinte, per cui, se la prima viene annullata, la seconda resta ferma.
Anche se l’automobilista fa ricorso contro la multa stradale comunicatagli a casa con il postino, deve sempre comunicare, nei 60 giorni dalla notifica della stessa, i dati dell’effettivo conducente ai fini della decurtazione dei punti dalla relativa patente. Con la conseguenza che, se non lo fa, subisce l’ulteriore sanzione per l’inottemperanza all’ordine delle autorità.
Ma vi è di più: tale seconda sanzione resta ferma anche nell’ipotesi in cui il ricorso contro la multa abbia esito favorevole e la sanzione stradale venga annullata. Difatti, come chiarito dal Tribunale di Treviso con una recente sentenza [1], la sanzione prevista in caso di omessa comunicazione dei dati del conducente del veicolo al momento dell’infrazione ha natura distinta e autonoma da quella dell’illecito stradale contestato all’automobilista. Si tratta di due figure di illecito indipendenti tra loro, che trovano origine in fatti diversi: da un lato la violazione delle norme del Codice della strada nella sanzione a monte, dall’altro l’inerzia del proprietario del veicolo all’invito (o meglio, all’ordine) a comunicare i dati dell’effettivo conducente.
Per cui, anche se anche la multa per violazione del codice della strada viene annullata a seguito del ricorso davanti al giudice di pace, resta ferma l’applicazione della seconda sanzione, per l’inottemperanza del proprietario del veicolo all’invito a comunicare i dati.
[1] Trib. Treviso, sent. n. 1329 dell’8.06.2015.
Tribunale di Treviso – Sezione I civile – Sentenza 8 giugno 2015 n. 1329
in composizione monocratica, in persona del dott. Alberto Barbazza, ha pronunciato la seguente
nel giudizio di appello avverso la sentenza n. 1584/2010 emessa dal Giudice di Pace di Treviso in data 28 dicembre 2010, iscritto al R.G. n. 457/2011,
COMUNE DI TREVISO, in persona del Sindaco pro tempore,
rappresentato e difeso dagli avv.ti An.Co., Al.Ta. e Gi.De., come da mandato a margine dell’atto di citazione d’appello ed elettivamente domiciliato presso la sede municipale in Treviso;
SI.DI.,
rappresentata e difesa dall’avv. So.Le., come da mandato a margine della comparsa di risposta, ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Ni.Bo. in Caerano S. Marco (TV);
EQ. SPA,
APPELLATA CONTUMACE SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Il Comune di Treviso emetteva a carico di Si.Di. il verbale di contestazione n. R258264 in data 16 agosto 2007, per aver transitato con la propria autovettura lungo viale (…) in Treviso ad una velocità di Km/h 81, superando di 31 Km/h il limite massimo di velocità normativamente prescritto (cfr. doc. n. 3 fascicolo di primo grado).
Inoltre, sulla base di quanto prescritto dall’art. 126 bis, comma secondo, del D.Lgs. n. 285/1192, l’organo procedente intimava, altresì, alla proprietaria della vettura di indicare, entro 60 giorni dalla notificazione del predetto verbale, i dati personali e della patente dell’effettivo trasgressore, con l’avvertimento che la mancata comunicazione avrebbe
comportato la commissione di un ulteriore illecito, specificamente sanzionato (cfr. n. 3 fascicolo di primo grado).
Decorso tale termine senza che la Si. avesse tenuto la condotta collaborativa di cui sopra, si perfezionava il corrispondente illecito omissivo e l’amministrazione provvedeva a notificare alla stessa il verbale di contestazione n. (…) del 16 gennaio 2008 (cfr. doc. n. 2 fascicolo di primo grado).
Decorsi sessanta giorni dalla data di avvenuta notificazione del provvedimento sanzionatorio, l’ente concessionario per la riscossione emetteva nei confronti dell’appellata la cartella di pagamento n. (…) per un importo complessivo di Euro 807,43, avverso la quale la Si. proponeva ricorso avanti il Giudice di Pace, che accoglieva parzialmente l’opposizione riducendo l’importo in essa indicato.
In particolare, il Giudice di Pace statuiva che “… la ricorrente, essendo stato accolto il ricorso per violazione dell’art. 142, comma ottavo, del Codice della Strada, può essere stata indotta, erroneamente, dato che si tratta di diversa violazione, a non fare alcuna comunicazione sull’identità del trasgressore. Ritiene il Giudice di Pace di ridurre la sanzione a quella originariamente irrogata con il verbale di contestazione” (cfr. doc. n. 2 parte appellante). Avverso tale sentenza proponeva appello il Comune di Treviso, rilevando la nullità di quest’ultima per mancata dichiarazione di inammissibilità del ricorso introduttivo di primo grado e della carenza delle condizioni per l’esercizio dell’azione di opposizione, domandando quindi l’annullamento della pronuncia di primo grado e la condanna dell’appellata a corrispondere integralmente l’importo preteso.
Si costituiva Si.Di., eccependo la nullità della cartella per omessa notificazione del verbale di contestazione dell’infrazione principale e accessoria e chiedendo pertanto il rigetto dell’appello avversario.
All’udienza del 30 giugno 2011 il Giudice, verificata la regolarità della notifica, dichiarava la contumacia di Eq. e rinviava la causa per la precisazione delle conclusioni all’udienza del 25 giugno 2013, successivamente rinviata al giorno 22 gennaio 2014 e infine all’udienza del 15 gennaio 2015.
In tale ultima udienza il Giudice assegnava alle parti i termini ex art. 190 cod. proc. civ. per il deposito di comparse conclusionali e repliche e tratteneva la causa in decisione.
Sulla base dell’art. 111 Cost., secondo il principio di creazione giurisprudenziale della ragione più liquida, in base al quale il Giudice può e deve trovare la soluzione che gli permetta la più agevole soluzione del processo, affrontando subito, per decidere la causa, in deroga all’art. 276, secondo comma, cod. proc. civ., quelle questioni il cui esame è più agevole per risolvere la materia del contendere, anche se sarebbe logicamente successivo rispetto ad altre, come nel caso di ragione di merito logicamente successiva rispetto ad una di rito, deve essere affrontato immediatamente il motivo di appello inerente l’incidenza dell’accoglimento del ricorso
avverso la sanzione relativa all’eccesso di velocità, sull’obbligo di comunicazione dei dati dell’effettivo trasgressore. Tale motivo di gravame è fondato e merita accoglimento.
Il Giudice di primo grado, infatti, nel motivare le ragioni a sostegno dell’annullamento della sanzione, ha implicitamente ritenuto che vi fosse interdipendenza delle due presunte violazioni, ovvero il superamento del limite di velocità e la mancata comunicazione dei dati del conducente, tale per cui la ricorrente, attesa la mancata notifica del primo verbale di contestazione, poteva “essere stata indotta, erroneamente dato che si tratta di diversa violazione, a non fare alcuna comunicazione sull’identità del trasgressore”.
Sul punto occorre dare atto dell’esistenza di pronunce della Suprema Corte che hanno avuto modo di intervenire sulla questione dell’accessorietà o meno rispetto alla sanzione principale di quella relativa alla decurtazione dei punti della patente, ritenendo che tale sanzione prevista anch’essa, dall’art. 126 bis C.d.S. abbia carattere accessorio alla sanzione principale (cfr. Cass. Sez. Unite n. 3936 del 13 marzo 2012).
In merito alla sanzione conseguente alla mancata comunicazione dei dati del conducente, così come novellata a seguito dell’intervento della Corte Costituzionale che con sentenza manipolativa n. 27 del 24 gennaio 2005 ha dichiarato l’illegittimità parziale della disposizione in commento, deve tuttavia ritenersi che sia applicabile altro e diverso principio, ossia quello dell’autonomia delle due figure di illecito; infatti, esse non solo trovano il loro fattore genetico in presupposti fattuali diversi (nel caso della sanzione a monte, la commissione di un fatto contrario alle norme del C.d.S., nel caos della mancata comunicazione, l’inerzia del proprietario del veicolo; mentre nel caso della sanzione accessoria della patente a punti entrambe le sanzioni originano dalla medesima violazione), ma anche presiedono alla violazione di situazione diverse (infatti, la mancata comunicazione dei dati del conducente, come delineato già dalla Corte di legittimità con sentenza n. 22881 del 10 novembre 2010), presidia ad un obbligo di collaborazione nell’accertamento degli illeciti stradali.
Dalla necessaria autonomia delle due violazioni, deriva anche l’irrilevanza dell’accoglimento del ricorso avverso la prima sull’obbligo di pagamento della seconda sanzione.
Pertanto, alla luce delle considerazioni svolte, assorbiti gli altri motivi di gravame, la sentenza del Giudice di Pace di Treviso deve essere riformata ed accolto il gravame proposto dal Comune di Treviso.
Per l’effetto va confermata la sanzione di cui alla cartella esattoriale n. (…) pari ad Euro 807,43.
Le spese del doppio grado di giudizio seguono il principio della soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.
Il Tribunale di Treviso, in composizione monocratica quale giudice di appello, in persona del dott. Alberto Barbazza, definitivamente decidendo, disattesa ogni altra domanda, eccezione o istanza, così provvede:
Accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza n. 1584/2010 del 28 dicembre 2010, conferma la sanzione di cui alla cartella esattoriale n. (…) pari ad Euro 807,43 nei confronti di Si.Di.;
Condanna Si.Di. al pagamento delle spese processuali del doppio grado di giudizio in favore del Comune di Treviso, che liquida in Euro 1.000,00 per entrambi i gradi di giudizio, oltre spese generali, IVA e Cp se dovuti per legge.
Così deciso in Treviso il 5 giugno 2015. Depositata in Cancelleria l’8 giugno 2015.

References: sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 190
 Cass. Sez. 
 sentenza 
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