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Timestamp: 2019-01-18 19:11:31+00:00

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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 4 giugno 2015, n. 2757. La previsione della lex specialis costituisce esplicazione del potere discrezionale, spettante alla stazione appaltante anche negli appalti di sola esecuzione, di individuare gli elementi e i documenti in concreto necessari o utili ai fini della valutazione dell'offerta e risponde alla ragionevole esigenza di garantire una conoscenza puntuale dei tempi delle singole fasi di lavorazione ai fini della verifica sull'affidabilità dell'offerta, del controllo sui tempi di esecuzione e dell'erogazione dei compensi in corrispondenza con gli stati di avanzamento dei lavori (cfr., sulla rilevanza dell'interesse pubblico a far emergere, in sede di offerta, i tempi di esecuzione delle singole lavorazioni, Cons. Stato, Sez. V, 24 ottobre 2013 n. 5159); il riferimento esplicito della lex specialis al valore contrattualmente vincolante del cronoprogramma evidenzia l'inerenza di detto ultimo atto alla struttura dell'offerta e quindi la conseguente impossibilità di accordare, a fronte di una sua sostanziale incompletezza, un soccorso istruttorio che si porrebbe in contrasto con il principio generale della par condicio - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 4 giugno 2015, n. 2757. La previsione della lex specialis costituisce esplicazione del potere discrezionale, spettante alla stazione appaltante anche negli appalti di sola esecuzione, di individuare gli elementi e i documenti in concreto necessari o utili ai fini della valutazione dell’offerta e risponde alla ragionevole esigenza di garantire una conoscenza puntuale dei tempi delle singole fasi di lavorazione ai fini della verifica sull’affidabilità dell’offerta, del controllo sui tempi di esecuzione e dell’erogazione dei compensi in corrispondenza con gli stati di avanzamento dei lavori (cfr., sulla rilevanza dell’interesse pubblico a far emergere, in sede di offerta, i tempi di esecuzione delle singole lavorazioni, Cons. Stato, Sez. V, 24 ottobre 2013 n. 5159); il riferimento esplicito della lex specialis al valore contrattualmente vincolante del cronoprogramma evidenzia l’inerenza di detto ultimo atto alla struttura dell’offerta e quindi la conseguente impossibilità di accordare, a fronte di una sua sostanziale incompletezza, un soccorso istruttorio che si porrebbe in contrasto con il principio generale della par condicio
sentenza 4 giugno 2015, n. 2757
sul ricorso numero di registro generale 3603 del 2015, proposto da:
Co. S.C., rappresentato e difeso dall’avv. Lo.Le., con domicilio eletto presso Gi.Pl. in Roma, Via (…);
Comune di Parete, rappresentato e difeso dall’avv. Lu.D’A., con domicilio eletto presso Lu.D’A. in Roma, Via (…);
Co. Sas, rappresentati e difesi dall’avv. Gi.Sa., con domicilio eletto presso quest’ultimo, in Roma, Via (…);
Ce. Scarl;
della sentenza del T.A.R. CAMPANIA – NAPOLI: SEZIONE I n. 01899/2015, resa tra le parti, concernente affidamento dei lavori di recupero statico e funzionale del palazzo ducale e la successiva aggiudicazione dei lavori
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Parete e di Impr. Co. Sas;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 4 giugno 2015 il Cons. Francesco Caringella e uditi per le parti gli avvocati Lo.Le. ed altri;
Ritenuta la sussistenza dei presupposti per la definizione dei giudizio con sentenza succintamente motivata come da avviso dato alle parti ai sensi dell’articolo 60 del codice del processo amministrativo;
Rilevato che è oggetto di appello la sentenza con la quale i Primi Giudici hanno respinto il ricorso proposto dall’odierna appellante avverso la determinazione del responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Parete n. 1 del 7 gennaio 2015 con la quale era stata disposta l’esclusione della concorrente dalla procedura relativa all’affidamento dei lavori di recupero statico e funzionale del palazzo ducale, procedura culminata nell’aggiudicazione in favore della ditta CO.GE.PAR;
Ritenuto che l’appello non è meritevole di positiva valutazione alla stregua delle seguenti considerazioni:
– l’esclusione è stata disposta dalla stazione appaltante perché la ricorrente ha allegato all’ “offerta tempo” un cronoprogramma incompleto con riguardo ad alcune fasi di lavorazione (allestimento permanente, sistemazione arredo urbano e smobilizzo del cantiere);
-detto provvedimento espulsivo costituisce applicazione vincolata della prescrizione dettata dalla pagina 17 del disciplinare, ove si dispone che si deve “a pena di esclusione indicare in cifra e lettere, sull’apposito modulo “scheda offerta tempo”, la percentuale determinante la riduzione dei tempi di esecuzione per dare ultimati i lavori (l’offerta tempo si riferisce alla riduzione percentuale dei giorni)”, soggiungendo che “unitamente alla scheda offerta tempo, a pena di esclusione, si dovrà allegare il cronoprogramma dettagliato dei lavori, con indicazione delle singole fasi di lavorazione e dei tempi occorrenti, redatto sulla scorta del cronoprogramma allegato al progetto esecutivo”, e che “il cronoprogramma sarà ritenuto vincolante ai fini contrattuali”;
-la previsione della lex specialis costituisce esplicazione del potere discrezionale, spettante alla stazione appaltante anche negli appalti di sola esecuzione, di individuare gli elementi e i documenti in concreto necessari o utili ai fini della valutazione dell’offerta e risponde alla ragionevole esigenza di garantire una conoscenza puntuale dei tempi delle singole fasi di lavorazione ai fini della verifica sull’affidabilità dell’offerta, del controllo sui tempi di esecuzione e dell’erogazione dei compensi in corrispondenza con gli stati di avanzamento dei lavori (cfr., sulla rilevanza dell’interesse pubblico a far emergere, in sede di offerta, i tempi di esecuzione delle singole lavorazioni, Cons. Stato, Sez. V, 24 ottobre 2013 n. 5159);
-il riferimento esplicito della lex specialis al valore contrattualmente vincolante del cronoprogramma evidenzia l’inerenza di detto ultimo atto alla struttura dell’offerta e la conseguente impossibilità di accordare, a fronte di una sua sostanziale incompletezza, un soccorso istruttorio che si porrebbe in contrasto con il principio generale della par condicio;
Reputato, in definitiva, che l’appello deve essere respinto e che le spese devono seguire la regola della soccombenza nei termini in dispositivo specificati;
Condanna l’appellante al pagamento delle spese di giudizio che liquida nella misura di euro 4.000//00 (quattromila//00), da dividere in parti uguali tra il Comune di Parete e la ditta CO.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 giugno 2015 con l’intervento dei magistrati:
Francesco Caringella – Consigliere, Estensore
Depositata in Segreteria il 4 giugno 2015.
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 11 giugno 2013, n. 3231....
renatodisa - 20 Giugno 2013

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