Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-10315-del-26-04-2017
Timestamp: 2020-08-06 10:55:12+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 10315 del 26/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10315 del 26/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 26/04/2017, (ud. 13/12/2016, dep.26/04/2017), n. 10315
sul ricorso 15254-2015 proposto da:
O.S., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR
STILGOMMA S.R.L., P.I. (OMISSIS), in persona del legale
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARGHERITA CAGGESE,
avverso la sentenza n. 134/2015 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
depositata il 28/04/2015 R.G.N. 464/2014;
udito l’Avvocato MAURIZIO SASSO per delega Avvocato GERARDO VESCI;
Con sentenza depositata il 28.4.2015 la Corte d’appello di Brescia rigettava il gravame di O.S. avverso la sentenza del Tribunale della stessa sede che ne aveva respinto, per intervenuta decadenza L. n. 183 del 2010, ex art. 32, comma 4, la domanda volta ad ottenere la declaratoria di illegittimità dei contratti di somministrazione in forza dei quali egli aveva lavorato presso Stilgomma s.r.l. nel periodo dal 17.5.2010 al 23.7.2012, contratti che il lavoratore aveva impugnato solo in data 21.6.2013.
Per la cassazione della sentenza ricorre l’ O. affidandosi a un motivo. La società resiste con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c.
La denunzia, che viene dedotta richiamando la “falsa applicazione” della L. n. 604 del 1966, art. 6 come novellato dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 1, attiene, più correttamente, alla corretta interpretazione della disposizione richiamata (non già ad una errata sussunzione) e, in particolare, dell’art. 32 citato, comma 4 e pone il problema di verificare l’esatto campo di applicazione dello ius superveniens rispetto a fattispecie negoziali già esaurite alla data di entrata in vigore della novella legislativa.
– non può giovare il richiamo alla sentenza della Corte cost. n. 155 del 2014 che non prende autonoma posizione sulla correttezza dell’interpretazione proposta dal giudice remittente, ma si limita ad effettuare lo scrutinio di legittimità costituzionale della norma, come interpretata dall’ordinanza di rimessione in cui si ipotizzava un’irragionevole disparità di trattamento fra l’ipotesi del contratto a termine di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 4, lett. b, e le altre disciplinate dallo stesso articolo;
Invero, la disposizione della Legge Fornero invocata dal ricorrente si correla strettamente con la previsione, in forza della medesima legge (art. 1, comma 38), dell’introduzione di un termine più breve per la proposizione dell’azione giudiziaria (o per la richiesta di arbitrato) e, dunque, si è resa necessaria proprio per derogare al principio generale, desumibile dall’art. 11 preleggi, che avrebbe reso applicabile (con decorrenza dall’entrata in vigore della legge, e quindi, dal 18.7.2012) il nuovo termine anche ai licenziamenti precedentemente irrogati. Nello stesso senso, va altresì notato che analoga disposizione è stata dettata dalla medesima Legge Fornero, art. 1, comma 12 con riguardo alla novellata sequenza temporale decadenziale introdotta per i contratti a termine, in modo da dilazionare nel tempo l’applicazione di detti termini (120 giorni per l’impugnazione stragiudiziale e 180 giorni per la proposizione del ricorso giudiziale o l’arbitrato) e circoscriverla alle cessazioni di contratti intervenute in data successiva all’1.1.2013.
7. D’altra parte, questa Corte (ex multis, sentenze nn. 9203/2014, 15434/2014; 24233/2014; 13563/2015; 14406/2015; 22824/2015; 17467/2016; 18312/2016; 18579/2016; 19920/2016 cfr. anche S.U. n. 4913 del 2016) – ritenendo applicabile il differimento (previsto dalla Legge di conversione n. 10 del 2011del D.L. n. 225 del 2010) al 31.12.2011 dell’operatività del regime decadenziale del novellato L. n. 604 del 1966, art. 6 a tutte le ipotesi contemplate dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 3 e 4, – ha già implicitamente ritenuto che il termine (decadenziale) di 270 giorni si applichi non solo ai licenziamenti intimati prima del 24.11.2010 (data di entrata in vigore della L. n. 183 del 2010) ma anche a tutte le ipotesi precedentemente non assoggettate all’onere di impugnativa stragiudiziale (tra cui i contratti di somministrazione, di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 4, a lett. d)).
8. Inoltre, è stato recentemente ribadito (Cass. n. 13598/2016) che il termine decadenziale di 270 giorni, di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 6, comma 1 (come modificato dalla L. n. 183 del 2010, art. 32) si applica anche ai licenziamenti intimati prima dell’entrata in vigore della L. n. 183 del 2010, in quanto detta norma non ha posto delimitazioni temporali – ad eccezione di quanto disposto all’art. 32, comma 1 bis – per l’applicazione del nuovo regime di impugnativa del licenziamento, nè può ritenersi che abbia portata retroattiva, in quanto disciplina “status”, situazioni e rapporti che, pur derivando da un pregresso fatto generatore, ne sono ontologicamente distinti e, quindi, suscettibili di nuova regolamentazione mediante esercizio di poteri e facoltà non consumati nella precedente disciplina. Medesimo principio ossia che il termine di decadenza connesso al deposito del ricorso giudiziario (con esclusione del ricorso cautelare, Cass. n. 19919/2016) è applicabile anche ai licenziamenti intimati ed impugnati prima dei 24.11.2010 – è stato ribadito ancor più recentemente, sottolineandosi che proprio il differimento disposto dal D.L. n. 225 del 2010 consente di ritenere conforme al principio di eguaglianza e di ragionevolezza la sostituzione tra due istituti diversi quali il preesistente termine quinquennale e la decadenza dal diritto di azione (Cass. n. 18312/2016).
9. Nel caso della L. n. 183 del 2010, art. 32 il possibile decorso di un termine apprezzabilmente ampio tra l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento (da effettuarsi entro 60 giorni dalla comunicazione del recesso anche secondo il previgente L. n. 604 del 1066, art. 6) e l’azione giudiziaria ovvero l’insussistenza di limiti temporali (in caso di azioni imprescrittibili) potevano configurare situazioni prolungate di assoluta incertezza per le parti che il legislatore ha ritenuto di disciplinare mediante l’introduzione di un doppio regime di decadenza esteso ad una ampia rosa di ipotesi, assetto più severo che è stato bilanciato da un congruo differimento dell’efficacia della novella (D.L. n. 225 del 2010), senza che si possa ravvisare – in tale bilanciamento – un “regolamento irrazionale” (Cass. S.U. n. 15352/2015, di seguito esposta) delle due contrapposte esigenze (garanzia di una sollecita definizione delle controversie, da una parte, ed affidamento a fruire del termine prescrizionale, dall’altra). Invero, come sottolineato da questa Corte (cfr. S.U. n. 4913/2016 e Cass. n.24258/21016), proprio la disciplina contenuta nel D.L. n. 225 del 2010 consente di applicare il nuovo regime decadenziale a fattispecie (licenziamenti o altre ipotesi regolate dalla L. n. 183 del 2010, art. 32) intervenute prima del 24.11.2010, in quanto la rimessione in termini al 31.12.2011 risponde alla “ratio legis” di risolvere, in chiave costituzionalmente orientata, le conseguenze legate all’introduzione “ex novo” del suddetto termine di decadenza.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 art. 378
 art. 6
 art. 32
 sentenza 
 art. 32
 art. 1
 art. 6
 art. 32
 art. 32
 art. 6
 art. 32
 Cass. 
 art. 32
 art. 6
 Cass. 
 art. 32