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Timestamp: 2020-08-09 23:24:03+00:00

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La sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo non determina la fondatezza dell’opposizione ed il suo accoglimento, bensì la cessazione della materia del contendere con applicazione del principio della soccombenza virtuale - Judicium
Di Ruggero Siciliano - 16 marzo 2020
Cass. 17 gennaio 2020, n. 10005
Corte di Cassazione, 17 gennaio 2020, n. 10005; Presidente Frasca, Relatore Tatangelo
La sentenza della Suprema Corte che si annota è meritevole di approfondimento perché tratta temi rilevanti sia sul piano teorico che su quello pratico. In particolar modo, l’aspetto che offre spunti d’interesse è il rapporto sussistente tra l’applicazione del principio della c.d. soccombenza virtuale[1] nelle ipotesi di cessazione della materia del contendere ed il titolo esecutivo, soggetto a possibile caducazione durante la fase delle opposizioni.
Nel caso di specie l’intimato ha proposto opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. avverso un atto di precetto notificatogli. Il tribunale ha rigettato l’opposizione condannando l’opponente al pagamento delle spese del giudizio.
L’opponente ha appellato la sentenza di primo grado, tuttavia la corte di appello ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, alla luce del venir meno del titolo esecutivo, con condanna al pagamento delle spese di giudizio.
La decisione della corte di appello è stata successivamente cassata con rinvio dalla corte di cassazione. All’esito del giudizio di rinvio, la corte territoriale ha confermato la dichiarazione di cessazione della materia del contendere condannando nuovamente l’appellante al pagamento delle spese del grado di giudizio in favore dell’appellato.
L’intimato ha proposto ricorso per cassazione sostenendo che la corte di appello, dopo aver affermato l’infondatezza dei motivi a sostegno dell’opposizione, abbia applicato erroneamente il principio della soccombenza virtuale. Ad avviso del ricorrente la corte di appello non ha valorizzato la circostanza data dalla sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo che, a suo dire, avrebbe condotto automaticamente ad una pronuncia di accoglimento dell’opposizione.
La corte di cassazione rigetta il ricorso ritenendolo manifestamente infondato.
Secondo i giudici di legittimità, la corte di appello ha applicato correttamente il principio della soccombenza virtuale poiché ha effettuato una valutazione sulla fondatezza dei motivi di opposizione mediante un giudizio prognostico sull’an della domanda e non ha circoscritto la sua attività ad una mera constatazione dell’avvenuta caducazione del titolo esecutivo.
La corte di cassazione ritiene che la decisione della corte di appello sia pienamente conforme all’indirizzo consolidatosi nella giurisprudenza di legittimità[2] secondo cui «in sede di opposizione all’esecuzione, la sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo, in conformità del generale principio della domanda, non determina “ex se” la fondatezza dell’opposizione ed il suo accoglimento, bensì la cessazione della materia del contendere per difetto d’interesse, sicché, nel regolare le spese dell’intero giudizio, il giudice dell’opposizione non può porle senz’altro a favore dell’opponente, ma deve utilizzare il criterio della soccombenza virtuale, secondo il principio di causalità, considerando, a tal fine, l’intera vicenda processuale».
La Suprema Corte precisa, inoltre, che sostenere la tesi dell’automatico accoglimento dell’opposizione a fronte della sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo contrasti con il generale principio della domanda che nelle opposizioni è inscindibilmente connesso sia alla tipizzazione dei motivi legittimanti la loro proposizione sia alla delimitazione dell’oggetto delle stesse opposizioni ai motivi concretamente proposti.
In un’ottica di affermazione di un ruolo nomofilattico, la corte di cassazione chiarisce ancora alcuni corollari del principio di diritto enunciato affermando che l’onere delle spese è sorretto dal principio di causalità.
Il rilievo d’ufficio della caducazione del titolo esecutivo costituisce, secondo la corte, un’eventualità, sebbene esterna ai motivi, propria del giudizio ex art. 615 c.p.c. e, pertanto, soltanto rispetto ai medesimi motivi cristallizzatisi con l’opposizione può conseguire la cessazione della materia del contendere. In base a questi rilievi, ad avviso della Suprema Corte, non vi è ragione di discostarsi dal principio della soccombenza virtuale, afferente alla regolazione delle spese nell’ipotesi di cessazione della materia del contendere, che costituisce declinazione di quello di causalità.
La logica sottesa all’orientamento giurisprudenziale di legittimità assunto a parametro di riferimento dalla corte nel caso di specie è, pertanto, quella di evitare verosimili utilizzi strumentali dell’opposizione che potrebbero determinare, nelle ipotesi di caducazione del titolo, una distribuzione delle spese di lite affidata al caso e non al principio di causalità.
Dal quadro delineato la corte trae motivo di rigettare il ricorso affermando che questo non contiene argomentazioni tali da indurla, ai sensi dell’art. 360 bis, n. 1, c.p.c., a rivedere l’indirizzo giurisprudenziale consolidato richiamato.
Nonostante il provvedimento in epigrafe palesi un intento marcatamente nomofilattico nel tracciare nel caso di specie i confini dell’operatività del principio della soccombenza virtuale, non si può che concordare con la Suprema Corte nel ritenere che la sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo in pendenza di opposizione all’esecuzione rappresenti un’eventualità indipendente rispetto ai motivi che sorreggono la domanda, la cui fondatezza deve essere comunque valutata dal giudice.
[1] Sulla cessazione della materia del contendere v., per tutti, Sassani, Cessazione della materia del contendere (1 Diritto processuale civile), in Enc. giur., VI, 1988, Roma, 4; Panzarola, Cessazione della materia del contendere (diritto processuale civile), in Enc. dir., VI agg., 2002, Milano, 234; Picardi, Appunti di diritto processuale civile, 2003, Milano, 95; Carnelutti, Causalità e soccombenza in tema di condanna alle spese, in Riv. dir. proc., 1956, 242; sulle spese giudiziali v., Chiovenda, La condanna alle spese giudiziali, 1935, Roma; Scarselli, Le spese giudiziali civili, 1998, Milano; Cordopatri, Spese giudiziali (dir. proc. civ.), in Enc. dir., XLII, 1990, Milano, 331; Vecchione R., Spese giudiziali (dir. proc. civ.), in Noviss. dig. it., XVII, 1970, Torino, 1120.
[2] Cfr. recenti Cass. 29 novembre 2018, n. 30857; Cass. 11 dicembre 2018, n. 31955; Cass. 9 marzo 2017, n. 6016.
Cass. 17 gennaio 2020 n. 10005

References: Cass. 
 sentenza 
 art. 615
 sentenza 
 art. 615
 Cass. 
 Cass. 
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Cass.