Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-1822-del-26-01-2011
Timestamp: 2020-07-12 13:28:04+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 1822 del 26/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1822 del 26/01/2011
Cassazione civile sez. I, 26/01/2011, (ud. 09/12/2010, dep. 26/01/2011), n.1822
B.E. (OMISSIS) elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA SALARIA 227, presso lo studio dell’avvocato JASONNA
STEFANIA, rappresentata e difesa dall’avvocato ITRO GIOVANNI, giusta
presso l’AVVOCATURA GENERLA DELLO STATO, che lo rappresenta e
avverso il decreto n. 6757/08 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
6.5.09, depositato il 18/05/2009;
Ritenuto che B.E., con ricorso del 10 settembre 2009, ha impugnato per cassazione – deducendo tre motivi di censura -, nei confronti del Ministro dell’economia e della finanze, il decreto della Corte d’Appello di Napoli depositato in data 18 maggio 2009, condii quale la Corte d’appello, pronunciando sul ricorso della B. – volto ad ottenere l’equa riparazione dei danni non patrimoniali ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, in contraddittorio con il Ministro dell’economia e delle finanze – il quale, costituitosi nel giudizio, ha concluso per l’inammissibilità o l’infondatezza del ricorso -, ha condannato il resistente a pagare alla ricorrente la somma di Euro 8.400,00 a titolo di equa riparazione;
che il Ministro dell’economia e delle finanze, ritualmente intimato, si è costituito, chiedendo il rigetto del ricorso;
che, in particolare, la domanda di equa riparazione del danno non patrimoniale – richiesto – nella misura di Euro 22.000,00 per l’irragionevole durata del processo presupposto – proposta con ricorso del 21 novembre 2008, era fondata sui seguenti fatti: a) la B., asseritamente interessata con altri ricorrenti all’apertura di un ambulatorio medico nel Comune di (OMISSIS), apertura negata invece dalla Regione Campania, aveva impugnato – con ricorso del 3 novembre 1990 – gli atti di diniego dinanzi al Tribunale amministrativo regionale della Campania; b) il Tribunale adito, al momento della proposizione della domanda di equa riparazione non aveva ancora deciso la causa;
a) ha ritenuto parzialmente fondata l’eccezione di prescrizione sollevata dall’Amministrazione resistente, ritenendo estinto per prescrizione decennale il diritto di credito fatto valere concernente, a ritroso, il periodo di irragionevole durata fino al 20 novembre 1998; b) ha determinato in dieci anni e sei mesi circa (dal 21 novembre 1998 al 6 maggio 2009, data della deliberazione del decreto) il periodo eccedente la ragionevole durata; c) ha liquidato a titolo di equa riparazione per danno non patrimoniale la somma di Euro 8.400,00, calcolata in base ad un importo annuo di circa Euro 800,00, così ridotta, per avere la ricorrente proposto una specifica istanza di prelievo nel giudizio amministrativo presupposto solo nel novembre 2008.
Considerato che con i tre motivi di censura vengono denunciati come illegittimi: a) la affermata prescrizione parziale del diritto fatto valere; b) l’applicazione di un parametro di liquidazione dell’indennizzo ingiustificatamente inferiore a quello indicato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo; c) la riduzione dell’indennizzo per il comportamento inerte della ricorrente, avuto riguardo alla ritardata presentazione dell’istanza di prelievo;
che il processo presupposto de gi/o è pacificamente iniziato in data 3 novembre 1990 ed era pendente alla data del 21 novembre 2008, della proposizione della domanda di equa riparazione, con la conseguenza che esso si era protratto complessivamente per diciotto anni circa, con la conseguenza che – detratto il periodo di tre anni di ragionevole durata – la eccedenza irragionevole va determinata in quindici anni circa;
che la fattispecie è inoltre caratterizzata dalla incontestata circostanza che la ricorrente ha depositato nel corso del processo presupposto la cosiddetta “istanza di prelievo” soltanto nel novembre 2008;
che questa Corte, sussistendo il diritto all’equa riparazione per il danno non patrimoniale di cui la L. n. 89 del 2001, art. 2 e fermo restando il periodo di tre anni di ragionevole durata per il giudizio di primo grado, considera equo, in linea di massima, l’indennizzo di Euro 750,00 per ciascuno dei primi tre anni di irragionevole durata e di Euro 1.000,00 per ciascuno dei successivi anni;
che questa Corte, inoltre, ha già più volte affermato il principio secondo cui, in tema di equa riparazione ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, la lesione del diritto alla definizione del processo in un termine ragionevole, di cui all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, va riscontrata, anche per le cause davanti al giudice amministrativo, con riferimento al periodo intercorso dall’instaurazione del relativo procedimento, senza che una tale decorrenza del termine ragionevole di durata della causa possa subire ostacoli o slittamenti in relazione alla mancanza dell’istanza di prelievo od alla ritardata presentazione di essa, secondo cui l’innovazione, introdotta dal D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito in legge con modificazioni dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1, (per il quale la domanda non è proponibile se nel giudizio davanti al giudice amministrativo, in cui si assume essersi verificata la violazione, non sia stata presentata l’istanza di prelievo ai sensi del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, art. 51), non può incidere sugli atti anteriormente compiuti, i cui effetti, in mancanza di una disciplina transitoria o di esplicite previsioni contrarie, restano regolati, secondo il fondamentale principio tempus regit actum, dalla norma sotto il cui imperio siano stati posti in essere, e secondo cui – tuttavia – la mancata o ritardata presentazione dell’istanza di prelievo può incidere, entro i limiti dell’equità, sulla determinazione dell’entità dell’indennizzo, con riferimento all’art. 2056 cod. civ., richiamato dalla L. n. 89 del 2001, art. 2 (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 28507 del 2005, pronunciata a sezioni unite, 24901 del 2008, 14753 del 2010);
che, nella specie – caratterizzata dalla ritardata presentazione dell’istanza di prelievo -, sulla base dei criteri adottati da questa Corte e dianzi richiamati, nonchè dei recepiti correttivi consentiti dalla giurisprudenza della Corte EDU, il diritto all’equa riparazione per il danno non patrimoniale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, va equitativamente determinato in Euro 9.000,00 per i diciotto anni circa di irragionevole ritardo (Euro 500,00 annui), oltre gli interessi a decorrere dalla proposizione della domanda di equa riparazione e fino al saldo;
che, conseguentemente, le spese processuali del giudizio a quo debbono essere nuovamente liquidate – sulla base delle tabelle A, paragrafo 4^, e B, paragrafo 1^, allegate al D.M. Giustizia 8 aprile 2004, n. 127, relative ai procedimenti contenziosi, previa compensazione per la metà, in ragione dell’accoglimento solo parziale del ricorso -, per l’intero, in complessivi Euro 1.850,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, Euro 600,00 per diritti ed Euro 1.200,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dell’avv. Giovanni Itro, dichiaratosene antistatario;
Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo la causa nel merito, condanna il Ministro dell’economia e delle finanze al pagamento alla ricorrente della somma di Euro 9.000,00, oltre gli interessi dalla domanda, condannandolo altresì al rimborso, in favore della parte ricorrente, delle spese del giudizio, che determina, per il giudizio di merito, nella metà dell’intero, intero liquidato in complessivi Euro 1.850,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, Euro 600,00 per diritti ed Euro 1.200,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi In favore dell’avv. Giovanni Itro, dichiaratosene antistatario, e, per il giudizio di legittimità, nella metà dell’intero, intero liquidato in complessivi Euro 900,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dello stesso avv. Itro, dichiaratosene antistatario.

References: Sentenza 
 art. 2
 art. 2
 art. 54
 art. 1
 art. 51
 art. 2
 art. 2