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Giurisprudenza – ATC VT2
11 Maggio 2001, n. 6555.
La pesca vietata può dirsi realizzata non soltanto allorchè taluno sia stato colto nel compimento dell’azione materiale di cattura degli esemplari marini, ma anche in presenza di atti o fatti idonei a comprovarla, purchè connotati dai requisiti della idoneità della univocità e della concordanza. ( Nella specie, la S.C., in applicazione dell’enunciato principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva respinto l’opposizione proposta da taluni interessati avverso l’ordinanza con la quale era stato loro ingiunto il pagamento di una sanzione amministrativa per violazione del divieto di pesca di molluschi con strumenti vietati – “ex” art. 7 del regio decreto 22 novembre 1914, n. 1486 e legge regionale Veneto 9 dicembre 1986, n. 50 – per essere stati sopresi a bordo di natanti con apparecchiature turbosoffianti in zona della laguna dove la pesca con detti apparecchi e, vietata e con una notevole quantità di molluschi, ìncompatibile con una pesca a mano in ore notturne e con temperature rigide ).
13 Aprile 2001, n. 5538.
Il divieto di esercizio venatorio di cui all’art. 27, SA co. 1) della legge n. 157 del 1992 opera nei confronti degli appartenenti alla Polizia Municipale – i quali, ai sensi dell’art. 57 c.p.c., hanno la qualifica di agenti di polizia giudiziaria soltanto nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e limitatamente al tempo in cui sono in servizio – subordinatamente alla limitazione spaziale che essi si trovino nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza ed alla condizione che siano effettivamente in servizio ( nella specie la SC ha cassato la sentenza di merito e, decidendo nel merito, ha annullato la sanzione irrogata per violazione dell’art. 27 cit. a vigile urbano che esercitava la caccia fuori dall’orario di servizio senza rivestire, quindi, la qualifica di agente di PG ).
22 novembre 2000, n. 3089, Cipolla.
In tema di reati venatori, non rientra nella previsione criminosa di cui all’art. 30, comma 1 lett. h), della legge 11 febbraio 1992 n. 157, l’esercizio della caccia con uso di richiami vivi al di fuori dei casi consentiti (art. 21 lett. p), ma soltanto l’esercizio di caccia con l’ausilio dei richiami vietati, elencati nell’art. 21, comma 1 lett. r), stessa legge ne l’uso di richiami vivi può rientrare nel concetto di esercizio della caccia con mezzi vietati, anch’esso sanzionato dalla predetta norma incriminatrice, stante la riferibilità del termine “mezzo” all’uso di strumenti materiali per la caccia, secondo la nozione fornita dall’ari. 13 della medesima legge.
T.A.R. Veneto, sez. II,
19 maggio 1998, n. 6885
Il tesserino regionale venatorio deve contenere l’indicazione dell’ambito territoriale di caccia o del comprensorio alpino scelto dal cacciatore e specificare le forme di caccia da esercitarsi in via esclusiva; l’annotazione dei capi deve essere fatta immediatamente dopo l’abbattimento e non possono essere elencate nello stesso delle specie non cacciabili.
Cass. Civ., Sez. I,
10 settembre 1997, n. 8890
In tema di sanzioni amministrative, costituisce esercizio venatorio anche il vagare o il soffermarsi con i mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica o di attesa della medesima per abbatterla, senza che tale attitudine possa considerarsi esclusa dal fatto che il cacciatore abbia il fucile scarico ed aperto, potendo essere, proprio perchè aperto, rapidamente caricato ed utilizzato per abbattere la selvaggina.
15 ottobre 1999, n. 11771, Parolini.
A norma dell’ari 30, lett. h, della L. 11 febbraio 1992, n. 157, nel caso in cui la caccia dei fringuelli non sia consentita, si avrà reato soltanto se il numero di fringuelli illecitamente abbattuti, catturati o detenuti, è superiore a cinque unità, mentre ai sensi dell’ari. 31, lett. g, della stessa legge, nel caso in cui il numero di fringuelli sia inferiore a cinque si avrà un semplice illecito amministrativo.
16 dicembre 1999, n. 14242, Lorusso T.
Costituisce esercizio di caccia mettere in funzione un apparato preregistrato contenente richiami vietati, costituendo esso atto diretto all’abbattimento della fauna selvatica, che con questo viene attirata.
21 novembre 1997, n. 3021
La pesca e la detenzione dei c.d. “datteri di mare” sono da considerare rientranti nelle previsioni di cui all’art. 15 comma 1lett. c) l. 14 luglio 1965 n. 963 (penalmente sanzionate dall’art. 24 comma 1 di detta legge), nella parte in cui esse si riferiscono alle “specie di cui sia vietata la cattura in qualunque stadio di crescita, senza la preventiva autorizzazione del Ministero della marina mercantile”, dovendosi invece escludere la inquadrabilità della condotta in questione nell’ambito della lett. a) del citato art. 15 (sanzionata soltanto in via amministrativa) che proibisce la pesca “in zone e tempi vietati da regolamenti, decreti, ordini legittimamente emanati dall’autorità amministrativa”; e ciò essenzialmente in considerazione del fatto che, pur risultando la pesca, la detenzione e la commercializzazione dei “datteri di mare” oggetto di un divieto contenuto in decreti ministeriali validi ciascuno per il limitato periodo di due anni, emanati ai sensi dell’art. 32 l. n. 963/65, il susseguirsi ininterrotto di tali decreti a far tempo da oltre nove anni addietro ha, di fatto, introdotto un regime di stabilità di detto divieto, da considerare ormai finalizzato alla salvaguardia di permanenti esigenze di tutela dell’ambiente marino.
RACCOLTA MASSIME SENTENZE CORTE DI CASSAZIONE IN MATERIA DI CACCIA (fonte: LAC)
1) La cattura di uccelli con le mani non è uccellagione e non è quindi punibile con la sanzione di cui all’articolo 30, lettera e), della Legge 157/1992, ma è caccia con mezzi vietati sanzionata dall’articolo 30, lettera h), della stessa legge. Inoltre non costituisce maltrattamento la semplice detenzione di animali, a prescindere dal luogo, modalità, durata e scopi di essa. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 139 o 3807 del 13 novembre 2000, registro generale n. 3639/2000. depositata in cancelleria il 10 gennaio 2001, imputato Moreschi.* 2) L’uso di richiami vivi al di fuori dei casi consentiti dalla legge non è sanzionato dall’articolo 30 comma 1 lettera h) della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, che riguarda l’uso di richiami vietati, né può considerarsi come caccia con mezzi vietati. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 3089 del 6 ottobre 2000, registro generale n. 18938/2000, depositata in cancelleria il 22 novembre 2000, imputato Cipolla. *3) Costituisce esercizio venatorio il vagare o il soffermarsi con i mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica o di attesa della medesima per abbatterla, anche se il fucile è scarico ed aperto. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 32016 o 14824/00 del 19 giugno 2000, registro generale 14660/97, depositata in cancelleria il 15 novembre 2000, imputato Longoni.* 4) Tenere uccelli in gabbie coperte da un telo che impedisce il filtrare della luce costituisce detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura e quindi maltrattamento. Corte di Cassazione, Sezione feriale penale, sentenza n. 831 o 10136 del 24 agosto 2000, registro generale n. 27497/00, depositata in cancelleria il 25 settembre 2000, imputato Castagna.*
5) L’uso di richiami vivi non consentiti implica il reato di caccia con mezzi vietati. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 1670 o 7756 del 28 aprile 2000, registro generale n. 37457.99, depositata in cancelleria il 4 luglio 2000, imputato Medaglia.* 6) La distinzione fra uccellagione e cattura di uccelli con mezzi vietati o nei cui confronti la caccia non è consentita risiede nell’impiego di un qualsiasi impianto, mezzo e metodo di cattura o soppressione di essi che risulti “di massa” o non selettivo ovvero che possa portare localmente all’estinzione di una specie. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 1553 o 6966 del 17 aprile 2000, registro generale n. 16620/99, depositata in cancelleria il 14 giugno 2000, imputato Bettoni*.
7) È vietato introdurre in un Parco nazionale un fucile, anche se scarico e a bordo di un’autovettura, ed anche se a introdurlo è una guardia giurata venatoria, in quanto la vigilanza sui Parchi nazionali è affidata esclusivamente al Corpo forestale dello Stato. Corte di Cassazione, Sezione I penale, sentenza n. 386 o 5977 del 13 marzo 2000, registro generale 51570/99, depositata in cancelleria il 22 maggio 2000, imputato D’Addario.*
8) Devesi ritenere aperto al pubblico, ai fini del divieto di portare un fucile da caccia, non solo un luogo accessibile e frequentabile da un numero indefinito di persone, ma anche quello nel quale possono accedere una o più categorie di persone che abbiano determinati requisiti. Corte di Cassazione, sentenza n. 247 o 3187 del 10 febbraio 2000, registro generale n. 45736/1999, depositata in Cancelleria il 15 marzo 2000, imputato Russo.*
9) L’introduzione di un fucile da caccia, ancorché scarico ed in custodia, all’interno di un’area protetta quale una Riserva naturale, diversamente che nei centri abitati e nelle altre zone indicate dalla lettera g) dell’articolo 21 della Legge 57/1992, è vietata. Corte di Cassazione, Sezione I penale, sentenza n. 268 o 2919 del 14 febbraio 2000, registro generale n. 46816/99, depositata in cancelleria il 9 marzo 2000, imputato Nocentini.*
10) È vietato trasportare un fucile, ancorché scarico ed in custodia, all’interno di un’area protetta, quale è una Riserva naturale statale. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 30 o 3549 del 22 ottobre 1999, registro generale n. 11450/99, depositata in cancelleria il 5 gennaio 2000, imputato Bianchi. *
11) Costituisce esercizio di caccia mettere in funzione un registratore contenente richiami vietati, costituendo esso atto diretto all’abbattimento della fauna. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 14242 dell’8 novembre 1999, registro generale n. 40607, depositata in cancelleria il 16 dicembre 1999, imputato Lorusso.*
12) Il divieto di usare nella caccia fucili con caricatore contenente più di due cartucce vale per i fucili ad anima liscia e non per quelli ad anima rigata. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 3316 del 26 ottobre 1999, registro generale n. 20386/99, depositata in cancelleria il 6 dicembre 1999, imputato Vitali.*
13) L’abbattimento, cattura o detenzione di più di cinque fringuelli costituisce reato, mentre di un numero di fringuelli non superiore a cinque costituisce un semplice illecito amministrativo. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 2558 o 11771 del 2 luglio 1999, registro generale n. 2124/99, depositata in cancelleria il 15 ottobre 1999, imputato Parolini.*
14) Il reato di esercizio della caccia in “periodo di divieto generale”, previsto dall’articolo 30, comma 1, lettera a), della Legge 157/1992, è configurabile anche nel caso in cui sia stato abbattuto un animale nel periodo della stagione venatoria ma al di fuori del più limitato arco di tempo nel quale sia consentita la caccia alla specie cui l’animale predetto appartiene. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 2499 del 7 luglio 1999, registro generale n.13857/99, depositata in cancelleria il 9 ottobre 1999, imputato Convalle.*
15) Contraddicendo esplicitamente altra sentenza della Cassazione n. 8322 del 23 luglio 1994, afferma che le radio ricetrasmittenti non sono “mezzi di caccia” vietati dalla Legge 157/1992, ma solo mezzi ausiliari, e sebbene siano vietati da legge regionale della Valle d’Aosta, il loro semplice possesso durante la caccia non costituisce violazione di tale legge. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 1920 del 19 maggio 1999, registro generale 6644/99, depositata in cancelleria il 24 settembre 1999, imputato Gasperi.*
16) I richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico rientrano nel novero delle cose obiettivamente criminose, soggette a confisca obbligatoria. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 2584 o 10558 del 2 luglio 1999, registro generale n. 4391/99, depositata in cancelleria l’8 settembre 1999, imputato Conversano.*
17) La carabina è consentita nella caccia solo se fornita di caricatore contenente non più di due cartucce. Corte di Cassazione, Sezione penale, sentenza n. 2075 del 2 giugno 1999, registro generale n. 7826/99, depositata in cancelleria il 26 agosto 1999, imputato Giomi.*
18) La carabina non esiste come arma distinta dal fucile. L’uso del fucile con canna ad anima rigata è consentito nella caccia anche se con caricatore capace di contenere oltre due cartucce, diversamente da quello con anima liscia. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 1897 del 18 maggio 1999, registro generale n. 6333/99, depositata in cancelleria il 29 luglio 1999, imputato Bruzzone. *
19) Costituisce uccellagione, ed è quindi punibile ai sensi dell’articolo 30, lettera e), della Legge 157/1992, qualsiasi sistema di cattura di uccelli con mezzi diversi da armi da sparo, non solo reti, panie o vischio, ma anche lacci, che abbia potenzialità offensiva più indeterminata e comporti maggiore sofferenza per i volatili rispetto ad altre forme di caccia, a nulla rilevando la destinazione delle prede (vive o morte), né la complessità ed estensione dei mezzi usati (dai sistemi di reti ai semplici lacci). Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 2064 o 9607 del 2 giugno 1999, registro generale n. 1869/1999, depositata in cancelleria il 27 luglio 1999, imputato Baire.*
20) Costituisce uccellagione, penalmente sanzionata dall’articolo 30, lettera e), della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, e non il meno grave reato di esercizio della caccia con mezzi vietati, previsto e punito dalla lettera h) del medesimo articolo 30, l’installazione di trappole munite di lacci di crine, per la cattura e lo strangolamento di volatili, atteso che in tal modo si realizza la possibilità di un depauperamento, sia pure parziale, della fauna selvatica, e non selettivo. Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 2064/1999 del 2 giugno 1999, registro generale n. 01869/1999, depositata in cancelleria il 27 luglio 1999, imputato Baire.
21) La detenzione in gabbia di uccelli da usare come richiami per la caccia, pur se lecita in sé, in quanto espressamente consentita dall’articolo 4 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, può tuttavia configurarsi come maltrattamento se le gabbie sono di dimensioni così piccole da non consentire neppure l’apertura delle ali. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 2151 o 8473 del 9 giugno 1999, registro generale n. 45237/98, depositata in cancelleria il 1° luglio 1999, imputato Tamburini.*
22) L’uso nell’esercizio venatorio, a fine di richiamo, di uccelli imbragati e trattenuti con una fune, ancorché consentito dalla legge sulla caccia, rientra nelle previsioni dell’articolo 727 del codice civile (maltrattamento), modificato posteriormente alla legge stessa, articolo che trova quindi applicazione anche riguardo a comportamenti che la legge sulla caccia considera leciti. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 1914 o 8290 del 24 maggio 1999, registro generale n. 42728/99, depositata in cancelleria il 25 giugno 1999, imputato Albertini. *
23) La caccia è vietata all’interno di tutti i parchi nazionali e regionali e delle riserve naturali ed è irrilevante il fatto che sia stata consentita successivamente alla commissione del reato per nuova perimetrazione. I parchi e riserve nazionali e regionali, essendo stati istituiti e delimitati con provvedimenti pubblicati su Gazzette e Bollettini Ufficiali, non necessitano della tabellazione perimetrale ai fini di essere individuati come aree dove sia vietata l’attività venatoria, e pertanto non può essere riconosciuta la buona fede degli imputati del reato di esercizio venatorio in area protetta in caso di assenza di tabellazione. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 952 o 5457 del 19 marzo 1999, registro generale n. 46750/98, depositata in cancelleria il 29 aprile 1999, imputati Arlati ed altri.*
24) Non costituisce esercizio di caccia con mezzi vietati il solo trasporto e la detenzione di munizione spezzata all’interno della cartucciera indossata dal cacciatore nel corso della battuta agli ungulati, ma occorre quanto meno il caricamento dell’arma con quelle cartucce. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 2714 o 3656 del 27 novembre 1998, registro generale n. 19321/98, depositata in cancelleria il 1° marzo 1999, imputato Papera.*
25) L’omissione del parere obbligatorio dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica rende invalido l’atto amministrativo con cui la Regione ha modificato il calendario generale di caccia. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 1665 o 3897 del 18 dicembre 1998, registro generale n. 23615/98, depositata in cancelleria il 10 febbraio 1999, imputati Zito ed altri. *
26) Costituisce esercizio di caccia l’ispezione di trappole per la cattura di richiami vivi. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 452 o 3637 del 26 novembre 1998, registro generale n. 18691/98, depositata in cancelleria il 15 gennaio 1999, imputato Giovagnoli. *
27) Il divieto di caccia nei fondi chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,80, o da corsi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno tre metri, vigente all’epoca del fatto, sussiste anche se il proprietario abbia omesso la notifica ai competenti uffici regionali e l’apposizione di cartelli. Corte di Cassazione, Sezione prima civile, sentenza n. 249/99 del 21 settembre 1998, registro generale n. 12583/96, depositata in cancelleria il 12 gennaio 1999, Candusso, Rossi & Ponta contro Giunta Provinciale di Udine.*
28) Tagliole, lacci e trappole costituiscono mezzi di caccia vietati. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 3066 o 12910 del 13 ottobre 1998, registro generale n. 15954/98, depositata in cancelleria l’11 dicembre 1998, imputato Rinaldi.*
29) L’utilizzo nella caccia come richiami di uccelli imbracati e legati con una cordicella alla quale venga impresso uno strattone non costituisce maltrattamento, purché non si tiri la cordicella con violenza ma solo quel tanto che basta a far alzare in volo l’animale. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 2905 o 12543 del 2 ottobre 1998, registro generale n. 15017/98, depositata in cancelleria il 30 novembre 1998, imputato Nava ed altri.*
30) Andare a caccia in un parco nazionale è reato anche se il parco stesso non è tabellato ed anche se la zona in cui avvenne il fatto sia stata successivamente scorporata dal parco. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 831 o 4756 del 9 marzo 1998, registro generale n. 35468/97, depositata in cancelleria il 22 aprile 1998, imputati Giacometti ed altri.*
31) Cumulabilità di due reati venatori: caccia in periodo di divieto e con mezzi vietati. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 700 o 4454 del 27 febbraio 1998, registro generale n. 44637/97, depositata in cancelleria il 15 aprile 1998, imputato Perfetto.*
32) Le guardie volontarie delle associazioni riconosciute dal Ministero dell’Ambiente hanno qualifica di agenti di polizia giudiziaria. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 1151 del 1° aprile 1998, Registro generale n. 4597/97, imputato Guerini.
33) Il reato di caccia con mezzi vietati non assorbe quello di caccia in periodo di divieto generale, trattandosi di due distinti divieti la trasgressione di uno dei quali non comporta necessariamente la trasgressione dell’altro. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 2143 o 10644 del 26 settembre 1997, registro generale n. 5856/97, depositata in cancelleria il 24 novembre 1997, imputato Salvini*.
34) Costituisce esercizio venatorio il vagare e il soffermarsi con i mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica o di attesa delle medesima, anche nel caso che il fucile sia scarico e aperto, perché il fucile stesso, proprio perché aperto, può essere rapidamente caricato ed utilizzato per abbattere la selvaggina. Corte di Cassazione, Sezione I civile, sentenza n. 8890/97 del 16 maggio 1997, R.G.N. 10279/95, depositata in cancelleria il 10 settembre 1997, Morlupi contro Amministrazione provinciale di Perugia. *
35) Il possesso di un richiamo elettromagnetico è reato anche se inattivo al momento del controllo. Corte di Cassazione, Sez. III penale, n. 1187 o 5593 del 20 maggio 1997, registro generale n. 2465/97, depositata in cancelleria l’11 giugno 1997, imputato Taddei.*
36) Le guardie giurate venatorie sono pubblici ufficiali, pur non avendo la qualifica di agenti di P. G. o di P. S. La definizione dell’articolo 134 del TULPS, che negava alle guardie giurate la pubblica funzione, è stata sostituita dall’articolo 357 C.P. come modificato dalle Leggi 26 aprile 1990 n. 86 e 7 febbraio 1992, n. 181; pertanto commette reato chi rifiuti di fornire le proprie generalità a guardia giurata in funzione di vigilanza venatoria. – Corte di Cassazione, Sez. penale, n. 568 o 4898 dell’8 aprile 1997, registro generale n. 4457/97, depositata in cancelleria il 23 maggio 1997.*
37) La distinzione tra uccellagione e generica cattura di uccelli non risiede nell’uccisione degli uccelli, ma nell’impiego di qualsiasi impianto, mezzo e metodo di cattura o di soppressione in massa o non selettiva o che possa portare localmente all’estinzione di una specie. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 336 o 2423 del 20 febbraio 1997, registro generale n. 30258, depositata in cancelleria il 12 marzo 1997, imputato Carlesso*.
38) La cattura di uccelli appena nati e la loro detenzione in regime di cattività integrano gli estremi del reato di maltrattamento di animali, poiché risponde di tale reato anche chi detiene animali in condizioni non compatibili con la loro natura. Il prelievo di uova, nidi e piccoli nati integra un’ipotesi di uccellagione penalmente sanzionata. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 1311 o 9574 dell’8 ottobre 1996, registro generale n. 155109/96, depositata in cancelleria l’8 novembre 1996, imputati Feltrin & altro*.
39) La pratica dell’uccellagione, cioè la cattura di volatili a mezzo di reti, costituisce reato indipendentemente dalle finalità per cui è compiuta, sia questa l’abbattimento dell’animale ovvero la sua cattura per il mantenimento in cattività. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 959 o 8698 del 21 giugno 1996, depositata in cancelleria il 26 settembre 1996, imputato Righi*.
40) Contraddicendo in parte una precedente sentenza della Corte, afferma che la legge sulla caccia opera la distinzione tra uccellagione e le altre forme di caccia con riferimento esclusivamente al mezzo usato e non alla destinazione delle prede catturate. Costituisce perciò uccellagione qualsiasi atto diretto alla cattura di uccelli con mezzi diversi da armi da sparo (reti, panie, ecc.), avendo il legislatore inteso sanzionare in modo specifico un sistema di cattura che ha in genere una potenzialità offensiva più indeterminata e comporta maggior sofferenza biologica per i volatili. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 501 o 4918 del 10 aprile 1996, registro generale n. 01047/96, depositata in cancelleria il 16 maggio 1996, imputato Giusti*.
41) In materia di divieto di uccellagione, la predisposizione delle reti costituisce violazione consumata del divieto posto dall’articolo 30, comma primo, lettera e), della legge 11 febbraio 1992 n. 157, e non tentativo, poiché la norma incriminatrice non richiede l’abbattimento o la cattura di animali, ma è sufficiente l’esercizio effettivo della tecnica speciale di cattura dei volatili vietata dalla legge. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 45 o 3090 del 12 gennaio 1996, registro generale n. 33495/95, depositata in cancelleria il 27 marzo 1996, imputato Marconi*.
42) Costituisce uccellagione la cattura di uccelli con “reti da uccellagione” indipendentemente dal fatto che gli uccelli catturati siano abbattuti o mantenuti in vita. Quando invece gli uccelli vengano catturati con reti diverse e di piccole dimensioni, si avrà uccellagione solo se le prede catturate siano poi destinate all’abbattimento, mentre si avrà l’ipotesi punita più lievemente di “cattura di uccelli” nei casi in cui la cattura dei volatili sia diretta alla loro conservazione e utilizzazione in vita. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 2111 o 2685 del 21 dicembre 1995, registro generale n. 33032/95, depositata in cancelleria il 26 febbraio 1996, imputato Scalabrin*.
43) Nella pratica illecita dell’uccellagione rientra qualsiasi sistema di cattura di gruppo o di massa di volatili, quale che siano le dimensioni dello strumento – nel caso di specie della rete – utilizzato, e tale pratica è in ogni caso vietata, essendo proibito qualsiasi sistema che consenta di catturare un numero indiscriminato e non selettivo di volatili, compresi anche eventualmente volatili tutelati. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 1713 o 2630 del 18 dicembre 1995, registro generale n. 30098/95, depositata in cancelleria il 14 febbraio 1996, imputato Palandri*.
44) Maltrattamento di uccelli in gabbiette: Dopo l’entrata in vigore della Legge 473/1993, l’uso di richiami vivi, già ampiamente permesso, è ora consentito solo nelle ipotesi residuali, da valutare in concreto, di compatibilità con la natura dell’animale – Corte di Cassazione, sentenza n. 835 o 6903 del 27 aprile 1995.*
45) La carabina ed ogni arma da sparo con caricatore predisposto per contenere più di due cartucce sono vietate per la caccia – Corte di Cassazione, Sez. penale, sentenza n. 2143 del 6-6-1995, registro generale n. 3037/95, depositata in cancelleria il 19 luglio 1995, imputato Mori.*
46) Trovarsi in attitudine di caccia con fucile, cartucce e cane costituisce esercizio venatorio ed il sequestro del fucile e delle cartucce, trovandosi in periodo non di caccia, è legittimo. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 2555 del 30-9-1994, registro generale n. 19776/94, depositata in cancelleria il 25 ottobre 1994, imputato Cammaroto.*
47) Consistendo la caccia non solo nell’abbattimento della selvaggina, ma anche nella ricerca e attesa degli animali o nel provocare la loro uscita allo scoperto, sono mezzi di caccia non solo le armi, ma anche i mezzi per ricercarli, braccarli e stanarli, quali anche gli apparecchi radio ricetrasmittenti, che sono quindi vietati dalla legge 157/1992 – Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 1614 o 8322 del 17 giugno 1994, registro generale n. 11993/94, depositata in cancelleria il 23 luglio 1994, imputato Scilironi*.
48) Nel caso in cui sia stata affermata la responsabilità dell’imputato per il reato di esercizio dell’uccellagione, tale specifico fatto-reato esaurisce del tutto la condotta criminosa posta in essere, sicché detta uccellagione, vietata e punita in qualunque periodo dell’anno, non può essere punita due volte per il solo fatto di essere stata esercitata in un periodo di silenzio venatorio. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 464 o 3971 del 18 febbraio 1994, registro generale n. 32168/93, depositata in cancelleria il 5 aprile 1994, imputato Castellani*.
49) Costituiscono maltrattamento di animali non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà, ma anche quelle condotte ingiustificate che incidono sulla sensibilità dell’animale, producendo un dolore, pur se non siano accompagnate dalla volontà di infierire sugli animali. Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 691 del 14 marzo 1990.
50) Costituisce esercizio venatorio con mezzi vietati il semplice vagare o soffermarsi con l’autovettura in zona ricca di selvaggina così da poterla abbagliare con i fari, anche in assenza di armi o di capi abbattuti. Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza n. 2793 del 24 gennaio 1989, registro generale n. 920/88, depositata in cancelleria il 4 aprile 1990, presidente Vercellone. *
51) Il bracconaggio è furto aggravato – Corte di Cassazione, Sez. VI penale, n. 1481 o 1788 del 25 novembre 1982, registro generale n. 3911/82, depositata in cancelleria il 1° marzo 1983, imputati Amerini ed altri.*
1) La cattura di uccelli con le mani non è uccellagione e non è quindi punibile con la sanzione di cui all’articolo 30, lettera e), della Legge 157/1992, ma è caccia con mezzi vietati sanzionata dall’articolo 30, lettera h), della stessa legge. Inoltre non costituisce maltrattamento la semplice detenzione di animali, a prescindere dal luogo, modalità, durata e scopi di essa. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 139 o 3807 del 13 novembre 2000, registro generale n. 3639/2000. depositata in cancelleria il 10 gennaio 2001, imputato Moreschi.*
2) L’uso di richiami vivi al di fuori dei casi consentiti dalla legge non è sanzionato dall’articolo 30 comma 1 lettera h) della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, che riguarda l’uso di richiami vietati, né può considerarsi come caccia con mezzi vietati. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 3089 del 6 ottobre 2000, registro generale n. 18938/2000, depositata in cancelleria il 22 novembre 2000, imputato Cipolla. *
3) Costituisce esercizio venatorio il vagare o il soffermarsi con i mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica o di attesa della medesima per abbatterla, anche se il fucile è scarico ed aperto. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 32016 o 14824/00 del 19 giugno 2000, registro generale 14660/97, depositata in cancelleria il 15 novembre 2000, imputato Longoni.*
4) Tenere uccelli in gabbie coperte da un telo che impedisce il filtrare della luce costituisce detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura e quindi maltrattamento. Corte di Cassazione, Sezione feriale penale, sentenza n. 831 o 10136 del 24 agosto 2000, registro generale n. 27497/00, depositata in cancelleria il 25 settembre 2000, imputato Castagna.*
5) L’uso di richiami vivi non consentiti implica il reato di caccia con mezzi vietati. Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza n. 1670 o 7756 del 28 aprile 2000, registro generale n. 37457.99, depositata in cancelleria il 4 luglio 2000, imputato Medaglia.*
6) La distinzione fra uccellagione e cattura di uccelli con mezzi vietati o nei cui confronti la caccia non è consentita risiede nell’impiego di un qualsiasi impianto, mezzo e metodo di cattura o soppressione di essi che risulti “di massa” o non selettivo ovvero che possa portare localmente all’estinzione di una specie. – Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 1553 o 6966 del 17 aprile 2000, registro generale n. 16620/99, depositata in cancelleria il 14 giugno 2000, imputato Bettoni*.

References: sentenza 
 art. 7
 sentenza 

Cass. 
 art. 15
 sentenza 
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 articolo 30
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