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Timestamp: 2019-08-23 16:22:43+00:00

Document:
Consiglio regionale - Seduta n. 15 di Giovedì 26-07-2018
n. 015 - 26.07.18
[11:02] Apertura Seduta Pubblica - 1532602931
[11:06] CONGEDI
[11:06] COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
[11:06] INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
[11:06] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 21, AVENTE AD OGGETTO: "NOMINA DEL DIRETTORE DEL POLO INVERNALE DELLO ZONCOLAN"
[11:07] MARSILIO Enzo
[11:13] BINI Sergio Emidio
[11:16] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 17, AVENTE AD OGGETTO: "SULLA COMPOSIZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE"
[11:16] HONSELL Furio
[11:19] CALLARI Sebastiano
[11:21] HONSELL Furio
[11:22] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 22, AVENTE AD OGGETTO: "RIASSETTO ORGANIZZATIVO - RISCHIO ILLEGITTIMITA'"
[11:22] RUSSO Francesco
[11:23] SANTORO Mariagrazia
[11:25] CALLARI Sebastiano
[11:32] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 23, AVENTE AD OGGETTO: "MANCATA ASSEGNAZIONE SPAZI FINANZIARI PER SPESE INVESTIMENTO DA FINANZIARE CON AVANZO DI AMMINISTRAZIONE"
[11:38] IACOP Franco
[11:41] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 26, AVENTE AD OGGETTO: "URGENTE OVVIARE ALLA CARENZA DI PERSONALE PER LA GESTIONE DELL'EDILIZIA SCOLASTICA DELL'UTI FRIULI CENTRALE"
[11:41] LIGUORI Simona
[11:48] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 27, AVENTE AD OGGETTO: "SICUREZZA NELLE SAGRE E MANIFESTAZIONI PAESANE: LINEE GUIDA PER I COMUNI E UN TAVOLO DI LAVORO PER RISOLVERE I PROBLEMI ORGANIZZATIVI"
[11:56] CENTIS Tiziano
[11:56] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 20, AVENTE AD OGGETTO: "LIMITAZIONE ATTIVITA' ECONOMICHE NEL CENTRO DI MONFALCONE. COME STANNO REALMENTE LE COSE? VI E' STATA UNA MISTERIOSA "MANINA" A BLOCCARE IL TUTTO O E' IL FRUTTO DI SPECULAZIONE E STRUMENTALIZZAZIONE POLITICA?"
[11:56] MORETTI Diego
[11:58] RUSSO Francesco
[11:58] PIZZIMENTI Graziano
[12:01] MORETTI Diego
[12:04] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 24, AVENTE AD OGGETTO: "SITUAZIONE DELLE ACQUE DEI POZZI ARTESIANI DI PORPETTO"
[12:04] SERGO Cristian
[12:07] RUSSO Francesco
[12:07] SCOCCIMARRO Fabio
[12:10] RUSSO Francesco
[12:13] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 28, AVENTE AD OGGETTO: "FERRIERA DI TRIESTE: QUALE IL CRONOPROGRAMMA DELLA GIUNTA PER ARRIVARE ALLA CHIUSURA DELL'AREA A CALDO?"
[12:13] RUSSO Francesco
[12:13] USSAI Andrea
[12:15] SCOCCIMARRO Fabio
[12:23] BORDIN Mauro
[12:24] SOSPENSIONE SEDUTA
[12:33] RIPRESA SEDUTA
[12:33] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 16, AVENTE AD OGGETTO: "MODALIT· DI IMPIEGO DELLE SEMENTI DI MAIS TRATTATE CON INSETTICIDI NELL'AGRICOLTURA DELLA NOSTRA REGIONE"
[12:33] SIBAU Giuseppe
[12:35] ZANNIER Stefano
[12:37] RUSSO Francesco
[12:37] SIBAU Giuseppe
[12:38] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 19, AVENTE AD OGGETTO: "ALLARME CINGHIALI IN CARSO E NEL COLLIO GORIZIANO?
[12:38] RUSSO Francesco
[12:38] GABROVEC Igor
[12:43] GABROVEC Igor
[12:46] DISCUSSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE:"DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI RAPPRESENTANZA ISTITUZIONALE DEGLI ENTI LOCALI E MODIFICA ALLA LEGGE REGIONALE 12/2015" (8)
[12:47] DI BERT Mauro
[12:49] INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
[12:49] INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 25, AVENTE AD OGGETTO: "AZIONI DA PORRE IN ESSERE AL FINE DI RISOLVERE LA GRAVE SITUAZIONE DELLA PESCA SPORTIVA IN REGIONE"
[12:49] PICCIN Mara
[12:52] RUSSO Francesco
[12:52] ZANNIER Stefano
[12:53] SULL'ORDINE DEI LAVORI
[12:54] MORETUZZO Massimo
[12:54] RUSSO Francesco
[12:55] RUSSO Francesco
[12:55] DISCUSSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE:"DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI RAPPRESENTANZA ISTITUZIONALE DEGLI ENTI LOCALI E MODIFICA ALLA LEGGE REGIONALE 12/2015" (8)
[12:56] DI BERT Mauro
[12:59] RUSSO Francesco
[13:17] Chiusura Seduta Pubblica
Dichiaro aperta la quindicesima seduta del Consiglio regionale. Comunico altresì che hanno chiesto congedo, per la seduta antimeridiana, i consiglieri Mazzolini, Zilli e Dal Zovo. I congedi sono stati concessi. Comunico il ritiro dei seguenti atti: IRI n. 14 del consigliere Camber. IRI n. 18 del consigliere Marsilio. IRI n. 30 del consigliere Moretuzzo. Vedo l’arrivo dell’Assessore Bini e quindi darei la parola al consigliere Marsilio per la sua interrogazione.
Buongiorno. Grazie Presidente. L’IRI che ho presentato ha sostanzialmente due motivazioni e due questioni aperte. La prima è effettivamente una questione organizzativa. Con il 31 dicembre 2017 il direttore del Polo turistico invernale Zoncolan, gestito da PromoTurismo, prima Promotur, è andato in pensione. Il suo posto è stato assunto, almeno da quello che si è visto, a scavalco, come si usa dire, dal direttore del Polo di Forni di Sopra, ma il tema è un tema già di prospettiva più ampio, perché anche gli altri direttori di Polo presenti attualmente, sia quello in particolare… lo stesso di Forni, ma anche quello di Piancavallo, sono abbastanza vicini al probabile pensionamento (un anno, un anno e mezzo o due), quindi il problema della sostituzione di questi responsabili e dell’organizzazione di quello che è per l’area montana uno dei punti imprescindibili per l’economia complessiva è già aperto, quindi l’IRI ha il compito… e visto che la stagione parte a breve e tutta la parte organizzativa di programmazione è abbastanza vicina, credo che ci sia la necessità, e l’IRI ha questo primo obiettivo, di capire da parte della Giunta regionale se e come intenda proseguire per la sostituzione, ma soprattutto come intende proseguire… ancora un minuto, Presidente, mi scusi. Poi al limite sarò molto più sintetico eventualmente nella replica finale. Come intenda proseguire sulla riorganizzazione o organizzazione della gestione dei poli invernali, tenendo conto che poi si innestano le questioni, se non è già innestata, ma arriverà subito dietro la questione Sappada, la questione dei poli minori già posta più volte dagli impianti… c’è un problema del sistema invernale che è abbastanza complesso e che non è che sostituisci uno domani mattina in un incarico del genere, prendi uno, fai un concorso e prendi… c’è un problema di conoscenza di periodo di avvicinamento e di quant’altro. Volevo capire quindi dall’Assessore, dalla Giunta e dal Presidente se hanno già un’idea di come organizzare la cosa, come intendano seguire la questione anche sotto l’aspetto formale, cioè se avvalersi di personale qualificato interno o esterno, in modo tale da capire con trasparenza, con chiarezza e per tempo quello che è uno dei punti più importanti del sistema turistico di tutta l’area montana, quindi lo spunto è Zoncolan, ma vale anche per gli altri. La seconda parte, che è un po’ più polemica, è perché in questo… l’altro giorno ho detto che siamo o siete nella fase post ubriacatura delle elezioni, con tutti i…
Consigliere, trenta secondi. Grazie.
Tutti pensano di essere titolati a fare di tutto e di più, e siccome è già capitato che un funzionario di PromoTurismo, che ha giustamente e legittimamente ambizioni di carriera, si è già presentato in un polo minore per visionare i progetti dei nuovi impianti facendo commenti e proponendo modifiche, e non capisco se l’ha fatto come libero cittadino (mi pare un po’ difficile), se perché ha avuto un mandato dai vertici regionali di PromoTurismo o dell’Assessorato per interessarsi di questi… siccome nei nostri paesi si sa… le beghe stanno poco a venire. Siccome la persona non è l’ultima arrivata, perché è stato assunto nel periodo di presidenza di Promotur di Mazzolini ed è parente di un futuro importante rappresentante della Lega Nord in ambito carnico, ma anche in ambito nazionale, non vorrei che anche le legittime aspettative, giuste, di un cittadino e di un dipendente di PromoTurismo vengano magari bloccate o limitate da passi estemporanei iniziali che mettono in difficoltà lui, ma anche l’intera struttura per iniziative e ruoli che non capisco, e quindi l’altra parte della domanda è se dipendono da qualche incarico avuto da parte dei vertici di PromoTurismo o dell’Assessorato stesso.
Grazie Consigliere. Le abbiamo dato qualche minuto in più per permettere ai colleghi di arrivare dal caffè. Adesso saremo più ligi. Assessore Bini.
Grazie Presidente. Permettimi, Marsilio, una battuta: c’è chi è in fase post ubriacatura e c’è chi è invece in fase post traumatica. Preferisco la prima. Per quanto riguarda la tua interrogazione, voglio assolutamente rassicurarti e rasserenarti. Intanto diamo il giusto valore alle fake. Alle fake news non va dato peso. Che dire? L’hai detto giusto tu; dal primo gennaio 2018 quell’incarico è stato ricoperto ad interim dal direttore del Polo di Forni di Sopra, e devo dire anche bene. Il clima è buono, la stagione è andata bene, quindi la scelta fatta è stata una scelta positiva. Il nostro intendimento è quello di mantenere in quel ruolo quella persona per un anno, perché gli manca un anno per andare in quiescenza, quindi trovo corretta una cosa di questo tipo, nel frattempo, per non commettere l’errore di muoverci troppo in ritardo, stiamo sensibilizzando, facendo crescere le risorse che ci sono già all’interno delle nostre strutture, perché noi abbiamo, sì, il compito di ben gestire la cosa pubblica, ma abbiamo anche l’obbligo di far risparmiare quattrini pubblici, quindi se io ho risorse all’interno capaci, utilizzerò queste, quindi il problema del bando non si pone. Grazie.
Vuole replicare il Consigliere? Brevemente.
Mi ritengo soddisfatto per la parte ovviamente che condivido, e confermo. L’esperienza, seppur a scavalco, in un polo che ha comunque necessità di un lavoro e di una presenza costante di integrazione… perché il polo non è la gestione degli impianti. È la gestione degli impianti e tenere insieme il sistema delle strutture ricettive, dei servizi, di chi fa le gare, cioè è un complesso che ha bisogno di ruoli che sono, sì, tecnici, ma soprattutto di relazione, di coinvolgimento. Quindi, ripeto, anche nel breve periodo di presenza, dovendosi dividere tra Forni e Zoncolan, devo confermare che l’impressione, ma credo anche degli operatori stessi, nei confronti della persona interessata – non serve fare nomi – è sicuramente buona. La preoccupazione è quello che è stato detto, cioè di non lasciare buchi complessivi perché soprattutto in questa fase di criticità con problematiche che vengono da fuori ci sono. L’altra questione – ripeto – non è una fake news, Assessore. È forse… e, ripeto, io non ho niente… ho fatto cinque anni in maggioranza e in minoranza, quindi non ho nessun problema di essere in trauma adesso. Anzi, sono talmente sereno e tranquillo che mi permetto anche quello che forse prima non mi permettevo. Ma voglio dire che nell’interesse… ripeto, non è una questione personale, perché fuori molte volte queste cose vengono prese come questioni personali, però io credo che nel rispetto e nella serietà dei rapporti e dei ruoli certi passaggi forse è meglio evitarli.
Grazie Consigliere. Passiamo ora alle interrogazioni all’Assessore Callari. La parola al consigliere Honsell.
Questa è un’interrogazione che nasce… io d’abitudine do ampia libertà a tutti di esprimersi e trovare poi nel contesto pratico qual è la soluzione migliore, però qui grande enfasi è stata fatta all’inizio proprio nel ribadire la volontà del Presidente della Giunta ad avere una squadra di competenti professionisti assolutamente slegata anche dal Consiglio per intrattenere un rapporto forte e ampio col Consiglio, invece ancora oggi ci troviamo in un contesto, a tre mesi dall’insediamento, dove ci si sta comportando in un modo completamente diverso da come era stato comunicato alla stampa. L’ho fatta soprattutto anche come chiara memoria anche per i cittadini che quando si fanno delle dichiarazioni così nette ed esplicite bisogna poi anche tradurle in fatti concreti. Non si può immaginare che ci si rivolga sempre a dei cittadini che in qualche modo subiscono qualunque tipo di informazione, tanto poi dimenticano e tanto poi il popolo non ascolta, e a mantenere sempre dunque quel taglio nel rapporto con i media che fa sembrare che qui stia avvenendo chissà quale rivoluzione e invece poi ci troviamo soltanto alla solita esternazione mediatica che privilegia chi ha un più facile accesso a un certo numero di media. L’aspetto relativo al fatto che ci sono ancora tanti Assessori che sono anche Consiglieri è legato non tanto alla scelta, che tutto sommato poteva essere anche legittima, quanto a interrogarsi perché bisogna sempre in qualche modo proclamare alcune cose e poi a distanza di tre mesi non mantenere la parola, quindi è più un richiamo al rigore delle parole e delle azioni, e quindi chiedo, appunto, all’Assessore che cosa intende rispondere.
Grazie Consigliere. La parola all’Assessore Callari.
Bene, voglio rassicurarla, Consigliere. Mi rendo conto che a soli due mesi e qualche giorno – non tre mesi – dalla nomina della squadra del Presidente Fedriga lei abbia i suoi sogni turbati dal vedere se tutte le sue promesse andranno in porto. Mi sarei aspettato da parte sua, conoscendola, che magari venga turbato dal fatto che alcuni comuni per esempio non hanno ancora avuto realizzate le promesse che in campagna elettorale gli abbiamo fatto e che sicuramente andremo a realizzare. Molte le abbiamo già fatte. Ma che la sua preoccupazione principale sia il destino degli Assessori Consiglieri è una cosa che registro ed eventualmente metteremo agli atti. Ma voglio rassicurarla perché, nel confermarle la volontà politica già espressa dal Presidente Fedriga e dichiarata ulteriormente nei giorni scorsi alla stampa, di avere nella sua Giunta solo Assessori esterni, si evidenzia che la Giunta delle elezioni nella seduta odierna pomeridiana è chiamata a concludere l’esame della condizione degli Consiglieri eletti ai fini della convalida, tant’è che all’ordine del giorno della seduta consiliare di oggi quale ultimo punto è prevista l’approvazione della deliberazione di convalida dell’elezione dei Consiglieri. Si conclude così entro i termini il procedimento di verifica dei poteri per tutti i Consiglieri regionali previsto dalla legge e dal Regolamento interno consiliare e dal quale nasce la condizione giuridica soggettiva quale presupposto per le dimissioni ad officium. Si presume quindi che entro breve tempo verranno date le dimissioni degli Assessori Consiglieri dal loro mandato consiliare e lei potrà dormire sonni tranquilli. Grazie.
Grazie Assessore. La replica.
Mi risulta alquanto curioso che dobbiate aspettare che vengano in qualche modo riconosciuti legittimamente come Consigliere per dimettersi. Se uno vuole dimettersi, non ha bisogno di aspettare di diventare Consigliere. Può direttamente essere dimesso, quindi proprio mi sembra dal punto di vista logico la cosa non consequenziale. Come le ripeto, non è tanto il tema in sé, quindi ho dormito abbastanza tranquillo; ciò che mi toglie un po’ il sonno invece è la leggerezza con la quale uno dichiara delle cose anche non necessariamente richieste, perché poteva essere legittima la tesi esattamente opposta di dire no, io voglio invece avere una Giunta fatta da Consiglieri. Poteva essere… la cosa che forse mi turba è che uno dice una cosa e poi se non viene tradotta in qualche modo in atti… voi capite che non c’entra assolutamente nulla quanto mi ha risposto l’Assessore rispetto alla mia domanda? Non è consequenziale; se non viene rispettata la parola passa tutto in cavalleria. Ecco, mi sembrava giusto dire che forse un po’ più di rigore sarebbe auspicabile.
Grazie. Collega Santoro. Collega, a noi risulta “Riassetto organizzativo, rischio illegittimità”. No, è stato ritirato.
Grazie Presidente. La mia IRI ritiene di mettere in evidenza una contraddizione rispetto a un articolo del Codice dei beni culturali e del paesaggio, e credo che tutti gli amministratori comunali qui lo sappiano, perché è prassi ormai consolidata all’interno dei comuni, che impone di differenziare tra attività di tutela paesaggistica ed esercizio di sanzioni amministrative in materia urbanistico-edilizio. Questo cioè significa che la struttura che dà le autorizzazioni del paesaggio è separata da quella che dà le autorizzazioni urbanistico-edilizie. Premesso questo, che credo sia a conoscenza di tutti i Consiglieri, soprattutto di quelli che hanno fatto gli amministratori, nella riorganizzazione della Regione, che ha potere primario concorrente certamente, ma che è l’Ente che deve dare le autorizzazioni paesaggistiche… difatti ad esempio nel caso di alcuni comuni che non hanno la delega paesaggistica la svolge al loro posto la Regione. I comuni sono delegati a svolgere questa cosa. Bene, nella riorganizzazione prendiamo atto che la pianificazione viene messa nello stesso servizio del paesaggio con una palese contraddizione rispetto a questo principio di differenziazione dei due procedimenti autorizzativi che, appunto, anche nei comuni, soprattutto quelli piccoli, ha comportato davvero dei problemi importanti perché i tecnici - vedo che si annuisce – non fioriscono così tanto e quindi si è dovuto ricorrere a una serie di iniziative. Mi sembra molto strano che in Regione, dove le due materie hanno potestà, vengano messe insieme, in una confusione di ruoli tra controllore e controllato e tra procedimenti diversi, espressamente vietato dal Codice dei beni culturali. È altresì ribadito da un insieme di sentenze della Corte costituzionale – ne cito tre, ma se noi andiamo a guardare tra gli atti ce ne sono molte di più – che ribadisce il principio della separatezza tra pianificazione territoriale e urbanistica da un lato e tutela paesaggistica dall’altro, prevalendo comunque l’impronta unitaria della pianificazione paesaggistica.
Grazie. La parola all’Assessore Callari.
Gentilissima Consigliere, in risposta alla sua interrogazione si relaziona quanto segue: il suo richiamo all’articolo 146 del decreto legislativo n. 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, si ritiene faccia riferimento al comma 6, che ho provveduto ad avere. Sotto il profilo della redazione normativa, si evidenzia che il citato comma 6 è diviso in due periodi: il primo si riferisce alla funzione autorizzativa della Regione in materia di paesaggio, la quale deve avvalersi di propri uffici dotati di adeguate competenze tecnico-scientifiche e idonee risorse strumentali. Questo è il dettato normativo. Sotto questo profilo non vi è alcuna discussione in quanto il settore paesaggio, che già si occupa della materia, viene trasferito in toto a una struttura dell’Amministrazione regionale, il quale ha questa capacità organizzativa. Il secondo si riferisce all’istituto della delega per l’esercizio della funzione autorizzatoria degli Enti locali. Pertanto l’inciso “nonché di garantire la differenziazione tra attività di tutela paesaggistica ed esercizio di funzione amministrativa in materia urbanistico-edilizia” si riferisce ovviamente agli Enti locali per un semplice motivo, perché sono questi ultimi che esercitano le funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia, quindi l’ottemperanza al principio di differenziazione tra attività di tutela paesaggistica ed esercizio di funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia deve essere garantita dagli enti delegati dalla Regione, cioè i comuni, al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. In concreto, nel caso in cui, salvo delega ai comuni, il servizio pianificazione provvederà a rilasciare direttamente le autorizzazioni paesaggistiche, il rilascio del titolo edilizio rimane sempre e comunque nella competenza degli Enti locali, mantenendo il servizio sotto il profilo della pianificazione territoriale una funzione di indirizzo e coordinamento e non certo operativa con riguardo all’esercizio di funzione di amministrativa attiva. Per quanto riguarda la giurisprudenza, che lei ha citato, le sentenze menzionate sono sotto questo specifico aspetto non del tutto incoferenti in quanto si riferiscono alla competenza Stato-Regioni, ovvero al coinvolgimento degli Enti locali nell’attività di tutela paesaggistica, e nulla hanno a che vedere con le strutture organizzative dell’Ente Regione. Anzi, per quanto riguarda la collocazione delle funzioni in materia di paesaggio, spettanti alla Regione nell’ambito del servizio pianificazione territoriale e strategica, questa collocazione costituisce semmai un punto di forza e di tutela unitaria degli interessi pubblici volti a uno sviluppo sostenibile del territorio rafforzando sotto questo profilo l’attività del servizio di pianificazione in ordine alle prescrizioni rese dagli Enti locali. Peraltro ogni Regione risulta organizzata secondo autonomi criteri gestionali. Talune regioni, come ad esempio il Veneto, tengono distinte le funzioni pianificatorie; nell’ambito della Direzione pianificazione territoriale sono previste infatti due unità: l’unità pianificazione territoriale strategica e cartografica e unità pianificazione ambientale, paesaggistica e rete ecologica regionale. Altre, come esempio l’Emilia-Romagna, assommano le due funzioni all’interno di una stessa unità organizzativa. Tanto reso, è comprensibile che vi sia qualche perplessità in chi, nella sua piena discrezionalità, essendo stato responsabile politico del settore, ha favorito il trasferimento di una funzione estremamente tecnica nell’ambito della direzione generale, che per principio è una struttura che nulla ha a che fare con la gestione di specifiche discipline di settore né tantomeno risulta in possesso delle adeguate competenze tecnico-scientifiche e idonee risorse strumentali ribadite dalla normativa da lei stessa citata. Nel nuovo assetto organizzativo riteniamo di dare un’adeguata impostazione nel rispetto del dettato normativo garantendo le più idonee competenze nella salvaguardia delle attività di tutela paesaggistica e nell’esercizio delle funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia. Grazie.
La parola alla Consigliera per la replica.
È evidente che non sono minimamente d’accordo, anche perché la invito ad andare a vedere gli atti, Assessore. Il trasferimento alla Direzione generale è avvenuto nel momento in cui abbiamo fatto le osservazioni al Piano paesaggistico coinvolgendo tutte le Direzioni della Regione e quindi era necessario avere il direttore generale che coordinasse gli altri direttori centrali, perché è evidente – lei lo saprà meglio di me – che all’interno della Regione vige una gerarchia importante, e per rispondere alle sollecitazioni è importante che questa gerarchia sia evidenziata. Mi lasci dire che sarà mia cura andare al Ministero dei Beni culturali a segnalare questa anomalia della nostra regione, che non può essere minimamente messa in rapporto con regioni a statuto ordinario in quanto da noi la pianificazione è materia assolutamente esclusiva. Soprattutto, come le ricordavo prima - ma vada a vedere il Comune di Duino, visto che siamo in ambito triestino - le autorizzazioni paesaggistiche del Comune di Duino, siccome non ha la struttura sufficiente per rilasciarle, le fa la Regione. Quindi abbiamo un mix tra funzione di regia e funzioni di attuazione dei comuni. Mi lasci anche dire che mettere i parchi e le riserve sotto le foreste significa un po’ umiliare la laguna di Marano, di Grado e tutti questi ambiti lacustri che sicuramente sotto le foreste non hanno niente a che fare. Qualcuno diceva che a pensar male si fa peccato, ma certe volte si azzecca. Temo purtroppo che sia una questione di diatribe interne e non certamente una razionalizzazione, perché nulla di razionale ha questa riorganizzazione.
Grazie. Passiamo ora alle interrogazioni relative all’Assessore Roberti. Do la parola al consigliere Iacop.
Grazie Presidente. Questa IRI l’abbiamo pensata e l’ho pensata in relazione alla delibera della Giunta regionale proprio del 13 luglio, con la quale è stato effettuato il secondo riparto degli spazi finanziari regionali. A parte che sugli spazi finanziari abbiamo battuto a lungo su chi ha titolo, non ha titolo, erano riservate solo le UTI, adesso vanno a tutti, ma rispetto a questa delibera quello che voglio segnare e quindi chiedere all’Assessore Roberti per quanto riguarda la propria competenza, ma credo vada comunque poi condivisa con l’Assessorato alle Finanze, sul fatto che rispetto a una disponibilità di spazi finanziari e anche a una richiesta da parte dei comuni di poter avere quota parte di questa disponibilità, si sia dato risposta e soddisfazione solamente a sette comuni che hanno chiesto gli spazi finanziari per finanziare sostanzialmente indebitamento di fatto, cioè la necessità di indebitamento (pare 1 milione 650 mila), mentre invece sono stati sostanzialmente non assegnati ulteriori 4 milioni 435 mila, che erano nelle disponibilità di potere assegnare, nonostante che ci fossero quaranta richieste di altri comuni che chiedevano spazi finanziari con i quali poter finanziare avanti di amministrazione, e quindi di fatto interventi che sono soprattutto interventi legati agli investimenti. Ecco, qual è il problema? Certo, qui si dice a settembre faremo un ulteriore monitoraggio della situazione degli spazi finanziari, però, Assessore, rischiamo che quando poi noi diamo disponibilità ai comuni per poter operare sull’avanzo di amministrazione, soprattutto nei termini del tema degli investimenti, questi non siano più in grado di rispettare i tempi arrivando a fine anno senza poi avere utilizzato gli spazi finanziari, cosa che avvenne con l’Amministrazione Tondo quando questa Regione buttò al vento, anzi buttò nel cestino, proprio per una scelta errata nei tempi… nella scelta dei tempi per affidare gli spazi, di una cifra quasi pari a 80 milioni di euro, che in quegli anni, nel 2007, erano fondi… nel 2012 erano fondi importantissimi perché la disponibilità degli spazi finanziari era il principale blocco per poter non solo operare in termini di investimenti futuri, ma anche pagare ad esempio quelli che erano gli impegni sui cantieri in corso.
Grazie Presidente. Io sinceramente sono sorpreso di questa interrogazione a risposta immediata. Sono sorpreso anche perché io sinceramente, sommerso dalle carte dell’assestamento, non l’avevo letta fino a ieri - devo dire la verità – e quando l’ho letta ho detto che arriverà sicuramente il ritiro di questa interrogazione, e non mi spiego il motivo per cui questo ritiro non ci sia stato. Perché ieri ci avete insegnato che una sentenza della Corte costituzionale automaticamente garantisce il diritto di applicare una determinata norma, e la sentenza di cui abbiamo parlato e di cui tanto vi siete… su cui tanto vi siete scaldati era proprio quella che riguardava gli spazi finanziari, ed è quello di cui state parlando qua. Allora, io non capisco se o non vi siete parlati un attimo tra di voi o non avete capito bene l’argomento… l’emendamento contenuto nell’assestamento su cui avete votato contro ieri, ma in quell’emendamento c’era proprio scritto che non ci sarà più bisogno di spazi finanziari per quei comuni e, visto che, e lo dico qua, una sentenza non automaticamente può essere rispettata… vi ricordo che a giugno 2016 avete ricordato e avete comunicato con grande enfasi il fatto che avevate vinto la sentenza sull’extragettito IMU e che avreste immediatamente avuto indietro i soldi dell’extragettito, e questo non è avvenuto, e avete avuto due assestamenti, una legge di stabilità e non l’avete fatto. La vittoria di ieri non è una vittoria su una sentenza; è una vittoria di tipo politico che ci ha permesso di scrivere nell’assestamento che abbiamo approvato stanotte che possiamo applicare in un determinato modo quella sentenza. Dunque, siccome la trattativa era già in corso il 13 luglio, ed era in corso dal primo giorno di mandato, quando il Presidente Fedriga ha cominciato a parlare con tutti i Ministri appena insediati… Ma voi il risultato non l’avete portato a casa e la cosa curiosa è che non sapevate, quando avete scritto questa domanda a risposta immediata, che 1.650.294 euro devono essere concessi con gli spazi finanziari perché sono richieste per indebitamento, quindi soltanto quei sette comuni possono essere soddisfatti perché soltanto quei sette comuni lo richiedevano per indebitamento, tutti gli altri da stanotte, grazie al voto di questa parte dell’Aula, non hanno più bisogno degli spazi finanziari.
Consigliere Iacop per la replica.
Assessore Roberti, mi fa piacere, perché lei di fatto vedo che è molto abile…
Consigliere Bolzonello e consigliere Slokar, per cortesia fate parlare il collega Iacop.
Ci incontreremo spesso nel dibattito, perché lei mescola abilmente sentenze della Corte costituzionale dicendo che poi c’è un’iniziativa politica. Io credo che se c’è una sentenza della Corte costituzionale è riconoscimento di uno Stato di diritto e non di una…
Chiedo ai colleghi di parlare uno alla volta. Per cortesia, presidente Bolzonello, faccia parlare il presidente Iacop. Per cortesia.
Se vogliamo ritornare alle cose antiche di cui anche voi avevate sostenuto, e perché il Presidente Tondo al tempo firmò l’accordo Tondo – Tremonti quando la sentenza della Corte costituzionale aveva riconosciuto il diritto alla compartecipazione? Quindi non stiamo adesso a giocare. Poi d’altronde, guardi, non c’è nessun problema dal punto di vista di quello che lei dice – per l’amor del cielo – noi ribadiamo l’azione su questo atto, crediamo di richiamare l’attenzione dell’Amministrazione a un’attenta gestione di quelli che sono gli spazi, e allora le chiedo perché avete fatto l’emendamento che dice che gli spazi finanziari si danno anche ai comuni non UTI e non solo a quelli delle UTI. Se vogliamo… L’ha fatto ieri. Lo abbiamo votato ieri, quindi, sa, Assessore Roberti, lei viene qui… perfetto, è il suo atteggiamento. Siamo tranquilli. Noi siamo tranquilli. Segnaliamo su atti formali che la Giunta ha adottato, a questo punto appena la Giunta adotterà, come lei ha detto, l’atto conseguente noi ne prenderemo atto e saremo quelli che diciamo la Giunta ha preso atto di un percorso. Attendiamo questa assunzione di atti, dopodiché lei è nella sua perfetta legittimità nel voler rispondere in un certo modo; dal punto di vista nostro, in piena continuità con Panontin, ci ritroveremo fra poco con ulteriori altri passaggi. Non si preoccupi. I tempi sono lunghi e soprattutto dalla parte nostra c’è una grande pazienza, ma anche una costante perseveranza, e vedrà che saremmo pronti, puntuali, a marcarla in ogni sua azione. Non si preoccupi di questo; il percorso lo cominciamo adesso e vedrà che per la fine c’è anche chi ride bene perché ride ultimo, e stia attento a non scordarsi di questo principio.
La parola alla consigliera Liguori per l’interrogazione n. 26. Grazie. Consigliera Liguori, a lei la parola.
Grazie Presidente. L’interrogazione a risposta immediata è inerente la carenza di personale per la gestione dell’edilizia scolastica dell’UTI Friuli Centrale, come è emerso da echi di stampa di questi giorni. Premesso che l’Unione Territoriale Intercomunale Friuli Centrale gestisce la funzione dell’edilizia scolastica, che consiste essenzialmente nella programmazione ed esecuzione di opere di manutenzione straordinaria e ordinaria degli edifici scolastici secondari di secondo grado; atteso che attualmente tale funzione viene esercitata dall’UTI Friuli Centrale non solo per le scuole del proprio territorio, ma per tutte le scuole della provincia di Udine; visto che, come segnalato dal Presidente dell’UTI Friuli Centrale, il personale a disposizione per l’esercizio di tale delicata funzione risulta circa la metà di quello precedentemente in servizio in Provincia, e ciò secondo il Presidente dell’UTI mette a rischio la possibilità di garantire il necessario livello di sicurezza degli edifici scolastici, interroga la Giunta regionale per sapere se e come intende far fronte all’urgente richiesta di personale avanzata. Grazie.
Grazie Presidente. Io leggo in questo caso una relazione perché scritta assieme chiaramente alla funzione pubblica, essendo materie condivise. Nel riscontrare la presente interrogazione premetto che reputo cosa ormai nota che l’attuale esecutivo ha, nell’ambito dei propri obiettivi di programma, quello di rivedere il modello gestionale delle Unioni Territoriali Intercomunali, meglio conosciute quali UTI, di cui alla legge regionale 12 dicembre 2014, n. 26, e tanto non per mero spirito innovativo quanto per una pressante ed evidente esigenza di ovviare a inefficienze gestionali, organizzative, amministrative, tra cui ben si ascrive anche la carenza di personale. Non credo di rendere giudizio iniquo nell’asserire che a quattro anni dall’entrata in vigore della legge istitutiva delle UTI e dopo nove interventi legislativi correttivi appare difficile riscontrare miglioramenti nel servizio erogato ai cittadini, ovvero nella qualità di servizio nell’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse finanziarie. La realtà dei fatti oggi pone le stesse UTI ben lontane dall’essere lo strumento ideale per il soddisfacimento dei bisogni del cittadino, e anche ieri abbiamo sollevato il caso dell’UTI Friuli Centrale durante la discussione… durante la replica, in occasione di replica. Considerando sterile ormai ogni critica arrivi dal passato, riconosco e rammento che proprio in materia di personale adibito alle funzioni in ambito di edilizia scolastica la precedente legislatura ha previsto un incremento degli spazi assunzionali a favore delle UTI riconoscendo la possibilità in particolare per l’UTI Friuli Centrale di poter assumere quattro unità, nonché, nelle more della conclusione delle procedure di reclutamento, di avvalersi di lavoro flessibile. In tal senso l’articolo 17, comma 5 bis, della legge regionale n. 9/2017, il quale recita che la Regione trasferisce inoltre, nell’ambito della disponibilità di cui al presente articolo, risorse finanziarie e spazio assunzionale al fine di consentire la copertura mediante assunzione di personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato di dieci unità di personale con criteri di cui al comma 3 in relazione all’esercizio delle funzioni in materia di edilizia scolastica, a decorrere dal primo settembre 2017, così ripartite: due Unione Territoriale Collio - Alto Isonzo Adriatico… Collio Alto Isonzo, quattro Friuli Centrale, due UTI Giuliana e due UTI Noncello. Nelle more dell’attuazione della procedura di assunzione di cui al comma 5, per il tempo strettamente necessario al loro espletamento, le Unioni, al fine di assicurare la funzionalità dei servizi possono ricorrere a forme di lavoro flessibile utilizzando le risorse e gli spazi assunzionali trasferiti. Inoltre, per quanto riguarda le iniziative che l’attuale Giunta regionale intende avviare, rendo noto che è intento, una volta compiuta la riorganizzazione della macchina regionale, procedere a una ricognizione sistematica ed organica degli assetti delle UTI sotto ogni profilo amministrativo e finanziario al fine di poter valutare, di concerto con gli amministratori locali e ai colleghi di Giunta, in ragione delle rispettive deleghe, quali immediati interventi correttivi disporre per sopperire a diverse carenze nell’attesa dell’adozione di un nuovo modello organizzativo per assicurare pertanto livelli adeguati di servizio al cittadino e alle imprese. L’esigenza di questo esecutivo è prendere atto dei problemi in ottica organica e complessiva del sistema Regione per dare contenuto sostanziale alle definizioni di carenza, difficoltà e permettergli di avvalersi, per quanto riguarda il personale, degli istituti più opportuni quali ad esempio comandi, distacchi, mobilità, assunzioni, ovvero interventi legislativi capaci di perseguire degli obiettivi di efficacia ed efficienza, soprattutto della semplificazione. Tale ricognizione si reputa di poterla compiere entro massimo tre mesi dalla data odierna. Detto questo, ovviamente, come ben immaginabile, le decisioni prese durante il passato, come sappiamo, era che la Provincia aveva tra le proprie competenze quella dell’edilizia scolastica e aveva una determinata dotazione organica; quella dotazione organica, come sappiamo, è andata per la quasi totalità trasferita in Regione. Come potete ben immaginare, passaggi inversi sono molto, ma molto difficili, e non per volontà nostra chiaramente. Sono molto difficili e il lavoro da fare non sarà semplice e sarà di lungo termine perché sostanzialmente dovremo aspettare di poter sostituire il personale… il lavoro grosso che potremo fare sarà quello di poter sostituire il personale che va in quiescenza dando la possibilità di assumere ad altri enti, ma sul momento l’attività che possiamo fare è quella del monitoraggio e incentivare in qualche modo i distacchi e le mobilità per dare una mano a gestire. Altre interlocuzioni invece le stiamo avendo con gli Enti locali in modo che magari – penso anche al caso dell’UTI Friuli Centrale - ci sia anche l’apporto da parte dei comuni, magari quelli più strutturati - penso per esempio ovviamente al Comune di Udine - possano prendersi carico dell’edilizia scolastica. Rimane il punto chiave che sostanzialmente, chiuse le province e trasferite all’UTI, prima funzionava e dopo no, e questo è evidente e sotto gli occhi di tutti.
Se la collega vuole replicare. No, allora passiamo al collega Centis.
Grazie Presidente. Premesso che in Friuli Venezia Giulia si svolgono migliaia di manifestazioni paesane che costituiscono in molti casi delle vere e proprie tradizioni del territorio e una delle espressioni più genuine della nostra cultura popolare basata sul volontariato; considerato che la circolare Gabrielli contiene rigidi parametri di sicurezza che comportano la necessità di aumentare gli addetti alla vigilanza generando ulteriori costi a carico delle manifestazioni, a questo si aggiungono stringenti norme antincendio e numerosi nuovi oneri da garantire, nonché il divieto di somministrazione e vendita di bevande in bottiglie di vetro e lattine, anche per le più piccole sagrette paesane; preso atto con dispiacere e preoccupazione che recentemente già diverse sagre e feste paesane della nostra regione sono state cancellate per l’impossibilità di far fronte ai nuovi obblighi e sopportarne onere e costi; considerato che il mondo del volontariato è già oberato della burocrazia, con tantissimi adempimenti che richiedono tempo e notevoli esborsi di carattere economico; atteso che la recente modifica della circolare Gabrielli da un lato consente di distinguere tra eventi di diverse entità, ma dall’altro pone in capo ai sindaci la gravosa responsabilità di rilasciare l’autorizzazione mettendo in difficoltà i piccoli comuni, che non hanno il personale tecnico competente per decidere sul grado di pericolosità di un evento, interroga la Giunta regionale per sapere se ritiene opportuno predisporre con urgenza degli strumenti a supporto dei comuni, come delle linee guida chiare, che possano essere prese a riferimento per concedere le autorizzazioni e attivare al contempo un tavolo di lavoro coinvolgendo le associazioni e le proloco per risolvere le problematiche derivanti dalla nuova direttiva.
Grazie Presidente. La questione sollevata dal consigliere Centis scaturisce dalle misure di sicurezza adottate il 6 giugno 2017 dal Capo della Polizia, Gabrielli, dopo alcuni tragici eventi verificatesi l’anno scorso. Si tratta di misure comprendenti il monitoraggio degli accessi mediante i sistemi di rilevanza numerica progressiva ai varchi, steward, impedimenti fisici al transito dei veicoli e un iter burocratico più complesso e molto altro. Il 28 luglio 2017 a chiarire alcuni aspetti era intervenuto il Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno con un’articolata circolare che distingueva tra manifestazioni in luogo pubblico, che richiedono alle organizzazioni solo l’onere di avvisare il Questore, e manifestazioni di pubblico spettacolo, sottoposte ad autorizzazione, individuando tre diversi livelli di rischio per calibrare le misure di sicurezza. Lo svolgimento dell’evento è soggetto a rilascio della licenza da parte del Comune previo parere della Commissione di vigilanza comunale o provinciale sui locali di pubblico spettacolo. Il comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica potrà essere audito dalla Commissione qualora si ravvisi un potenziale innalzamento del rischio; in sede di comitato si può valutare l’opportunità di indicare alla Commissione di vigilanza l’assunzione di ulteriori precauzioni. In occasione del sopralluogo da effettuare prima dello svolgimento dell’evento, la Commissione di vigilanza verifica l’ottemperanza delle precauzioni e assume le decisioni ai fini del rilascio della licenza. Le linee guida per il provvedimento di safety allegate alla direttiva del 28 luglio 2017 sono state predisposte dalla Prefettura di Roma, la quale, in via sperimentale, ha operato una classificazione degli eventi e/o manifestazioni in base a tre diversi livelli di rischio (basso, medio e alto) rispetto ai quali vengono forniti suggerimenti su come calibrare le misure di sicurezza indicate dalle soprarichiamate circolari.
Chiedo scusa, Assessore. Se i colleghi possono abbassare il brusio, aiutano l’ascolto di tutti. Grazie.
Tali linee guida sono state pertanto trasmesse a tutte le prefetture al fine di assicurare la massima diffusione anche nell’ambito di specifici incontri delle conferenze provinciali permanenti allargate alla partecipazione delle associazioni imprenditoriali e delle organizzazioni sindacali di categoria (le commissioni comunali di vigilanza). In tal senso le linee guida costituiscono un utile strumento di riferimento diretto a calibrare l’indicazione attraverso una valutazione ad hoc dei singoli contesti e per l’adozione del livello territoriale. In seguito l’ANCI nazionale ha chiesto un ulteriore intervento chiarificatore al Ministro dell’Interno in materia. È stata quindi diramata recentissimamente, 18 luglio 2018, dal Ministero dell’Interno la nuova direttiva del Capo di Gabinetto, Piantedosi, sulle misure di safety da adottare in occasioni di pubbliche manifestazioni ed eventi di pubblico spettacolo. Il Ministro Salvini ha espresso soddisfazione per un intervento di semplificazione tanto atteso dalle realtà associative di tutto il territorio nazionale, che riconosce centralità all’amministrazione comunale e al sindaco per garantire adeguati standard di sicurezza nell’organizzazione di eventi senza eccessi di burocrazia. La direttiva – ha evidenziato il Sottosegretario Molteni – costituisce una rivisitazione e ricompone in quadro unitario le precedenti linee di indirizzo per consentire l’individuazione di più efficaci strategie operative assicurando l’incolumità e la sicurezza dei partecipanti e nel contempo il rispetto delle tradizioni storico-culturali e del patrimonio economico-sociale delle collettività locali, che costituiscono una risorsa da valorizzare. Le nuove indicazioni operative – ha sottolineato il Sottosegretario Candiani – intendono assicurare un approccio flessibile alla gestione del rischio parametrando le misure cautelari rispetto alle vulnerabilità legate a ciascun evento. L’obiettivo è quello di superare le criticità applicative delle precedenti direttive rendendo le prescrizioni maggiormente conformi alle peculiarità del territorio e delle manifestazioni programmate a livello locale. In conclusione la situazione risulta evidentemente all’attenzione degli organi dello Stato competenti, considerando che la Regione non ha alcuna competenza in proposito, e anzi iniziative regionali in materia non solo sicuramente esorbiterebbero dalle competenze regionali, ma provocherebbero una pericolosa confusione in un contesto delicatissimo per le responsabilità in campo. Siamo tutti consapevoli che la recente direttiva del Ministero dell’Interno non potrà risolvere tutti i problemi legati a una problematica che richiede grande prudenza e pieno rispetto delle regole, ma testimonia comunque della volontà del Governo di tenere conto delle esigenze dei comuni e organizzatori e, bene primario, della sicurezza dei cittadini. Se posso aggiungere, relazione a parte, io ho avuto la fortuna, col precedente incarico di coprire la delega dei grandi eventi, mi sono trovato con l’emanazione della circolare Gabrielli a cinque giorni da un concerto in Piazza Unità con cinquemila persone e a due settimane prima di un concerto, tra l’altro con la comunità ebraica, sempre in Piazza Unità, con altre cinquemila persone. Capisco che il problema è gigantesco, bisogna fare molti passi, la tragedia che è successa a Torino ovviamente è ancora molto recente, perché è solo dell’anno scorso, ci sono ancora molti passi da fare, bisogna andare in quella direzione perché chiaramente, come molto spesso purtroppo avviene, prima non si fa nulla, poi quando c’è la tragedia di esagera e adesso bisogna trovare e calibrare bene le energie e capire bene dove andare a puntare perché il rischio oggettivamente è quello che non soltanto le piccole manifestazioni subiscano dei grossi rallentamenti nel proprio iter e addirittura si arrivi alla cancellazione di sagre e feste di paese, ma anche i grandi eventi subiscano dei contraccolpi dal punto di vista economico, che a un certo punto inducano gli organizzatori a non farli più.
Grazie. La replica del consigliere Centis.
Grazie. Grazie Assessore. Sono anche io d’accordo con lei sul fatto che prima non si fa nulla e poi si chiudono i portoni, si chiudono le porte, e quindi questa importante rete di volontariato che abbiamo presente nel nostro territorio si trova a combattere praticamente tante questioni, tante normative e tante regole per anche organizzare la più piccola cena della via - faccio per dire – del paese stesso. Capisco anche che la Regione da questo punto di vista non ha nessuna competenza, da quello che lei mi dice, però la invito veramente di cercare di trovare all’interno del fatto che la Regione non ha competenza, gli strumenti e i modi per poter mettere a disposizione del volontariato, quello più semplice, più pratico e più veloce, le soluzioni per le risposte più semplici possibili. Grazie.
Grazie. Passiamo ora all’Assessore Pizzimenti. Do la parola al consigliere Moretti.
Grazie Presidente. L’interrogazione fatta all’Assessore Pizzimenti riguarda… fa seguito a un articolo di stampa di qualche giorno fa che riportava una dichiarazione del collega Nicoli su un tema di carattere… su una richiesta di autorizzazione amministrativa che riguardava la sua Direzione, in particolare il Comune di Monfalcone, e che in parte, a detta dell’Assessore Nicoli, ma con commento del giornalista, più che altro evidentemente suggerito da qualcuno o da qualcuna, che imputava un’intromissione, un’ingerenza, politica su un atto amministrativo. Essendo il procedimento oggi in corso, procedimento amministrativo, e avendo peraltro lo stesso collega Nicoli detto che grazie al suo intervento la cosa si sta sbloccando, per capire cosa realmente è successo, ho fatto questa interrogazione per capire se c’erano difficoltà reali amministrative, interpretative, come a volte accade in procedimenti complessi, visto che quel tipo di procedimento era un’innovazione, una novità, per la nostra Regione, oppure se tale interpretazione – ripeto – della giornalista, perché non c’entra il collega Nicoli, è stata frutto di una strumentalizzazione di altro tipo.
Grazie Presidente. Prima leggerei la risposta tecnica e poi magari faccio un commento. Per quanto concerne l’interlocuzione avvenuta negli uffici in merito all’attuazione dell’articolo 1, comma 4, decreto legislativo n. 222/2016, detto anche SCIA 2, i cui contenuti sostanziali sono stati collocati anche nel Codice Urbani sui beni paesaggistici e culturali mediante introduzione del comma 1, si fa presente che il servizio competente in materia di pianificazione territoriale e strategia ha avviato la predisposizione dell’intesa tra Comune e Regione, provvedimento necessario per dare una forma ufficiale ed efficace ai contenuti sostanziali sulla base di quanto già predisposto e trasmesso dal Comune precedente e già in oggetto preventivo al vaglio tecnico regionale, che ha ipotizzato un perimetro in parte diverso come avvenuto presso la sede del Comune di Monfalcone. In tal sede sono stati valutati i contenuti dell’atto già adottato dal Comune ed è stato cronoprogrammato un piano di azione per pervenire alla rapida conclusione del procedimento avviato stimato in un paio di mesi, e quindi auspicabilmente, atteso il necessario coinvolgimento di più attori, entro la fine di settembre, tempo ragionevolmente prudenziale tenuto conto della necessità di interlocuzione del Comune con la Sovraintendenza e associazioni di categoria. L’Amministrazione regionale ha stimato di poter pervenire alla stesura della bozza di intesa entro la prima metà del mese di agosto in modo da fare aprire un dialogo sui contenuti con gli ulteriori interventi necessari. In relazione dei tempi però trascorsi, del procedimento verrà svolta una verifica interna, del cui esito verrà dato notizia al richiedente. Questo per me ovviamente è una cosa che mi sono ritrovato, perché è una procedura partita praticamente un anno fa su una legge che, come diceva giustamente lei, è di prima attuazione in Regione praticamente. È la prima volta che viene applicata questa legge. È chiaro che qualche difficoltà anche dal punto di vista degli uffici c’erano. Certamente non ero io, bastava girarsi sulla sua destra, magari chiedere al Consigliere presente come mai questo periodo non è stato fatto.
Vuole replicare il consigliere Moretti.
Io capisco che quando si passa al piano sotto del banco in qualcuno ci può essere un senso di onnipotenza, però l’ultima riflessione dell’Assessore francamente mi lascia perplesso, perché io l’interrogazione l’ho fatta su un tema che è emerso dalla stampa a seguito di una dichiarazione di un Consigliere regionale e di un commento della giornalista molto grave, probabilmente suggerito da qualcuno o – ripeto – da qualcuna. Caro Assessore, io mi ritengo soddisfatto della sua risposta che ha letto, perché anche lei ha confermato che si tratta di un provvedimento che per la prima volta è stato trattato dall’Amministrazione regionale, sulla quale, se ci sono state interferenze politiche, che io chiedo se ci sono state o non ci sono state, e lo verificheremo dalla verifica tecnica di cui lei ha accennato, è giusto che chi avrà rilevato questo denunci alla Procura della Repubblica e agli organi competenti tale interferenza. Le allusioni lasciamole ad altri, perché, per come la conosco, non mi pare corretto che si sia abbandonato a un’allusione di cui francamente se ne poteva sentire a meno. Siccome anche prima ho sentito da parte dei suoi Assessori ironie su un legittimo diritto, che è quello di un Consigliere regionale di fare interrogazioni su procedimenti attuali o anche precedenti (poco importa), allora limitiamoci a questo, Assessore. Mi dispiace, lo considero un infortunio perché non la conoscevo così polemico inutilmente. Probabilmente il caffè le è andato di traverso. Comunque mi ritengo soddisfatto e anche in attesa della verifica interna, di cui le chiedo se poi potrà farmi avere notizia. Grazie.
Grazie consigliere Moretti. Non vedo l’Assessore Rosolen in Aula e passerei all’Assessore Scoccimarro, che non vedo neanche. Eccolo lì. Era indisciplinatamente fuori posto. Darei la parola al consigliere Sergo.
Grazie Presidente. Noi abbiamo presentato questa interrogazione a risposta immediata perché avevamo letto alcune note stampa che sono uscite ormai più di un mese fa circa una situazione che si è venuta a creare nel Comune di Porpetto, comune interessato attualmente da due cantieri di – possiamo definirle – grandi opere. Una è sicuramente l’ampliamento della terza corsia, una è una bretella sulla Strada Provinciale 80, che in contemporanea praticamente hanno visto tutta una serie di lavori di palificazioni, di cavalcavia, ma quindi, oltre che di consumo di suolo a dir poco eccessivo… a seguito di questi lavori - probabilmente sarà anche un caso della natura (non si sa) – alcuni residenti di quella zona hanno iniziato a intravedere delle bollicine dalle fontane, dai pozzi artesiani, che in quella zona sono l’unica fonte di approvvigionamento, perché non c’è acquedotto. Loro bevono direttamente dalle falde artesiane prelevando dai pozzi. E usano anche queste acque per ovviamente irrigare i loro orti e quant’altro. Si sono rivolti all’Azienda sanitaria per capire che tipo di bollicine potessero essere, se ci fossero dei problemi. Da quanto ho capito, l’Azienda sanitaria gli ha detto che bisogna fare tutta una serie di analisi, e anche qua a pagamento o meno del privato, però essendo un terreno privato questo è un altro problema, il privato aveva detto “mi rivolgerò anche all’ARPA” e una settimana dopo l’ARPA ha rilasciato un comunicato stampa, però secondo noi non ha specificato se quell’acqua al momento è potabile. Non è stato detto a questo cittadino, che tra l’altro non è l’unico ovviamente interessato da pozzi nella zona.
Ha ragione, consigliere Honsell. Ho già invitato tutti quanti. Se proprio non potete, chiedo anche alla collega… se non ce la fate, potete andare a prendere un caffè. Chi sta in Aula ascolti per cortesia.
Se quell’acqua attualmente sia potabile o meno, non è stato detto che tipo di gas sia presente nelle falde e gli è solo stato detto che è presumibile che queste anomalie cosiddette, ovvero le bollicine di gas, siano da attribuire a fenomeni naturali, ma non gli è stato detto quali fenomeni, per cui noi abbiamo interrogato l’Assessore regionale per sapere quale sia questo fenomeno che ha fatto rinvenire del gas nelle acque dei pozzi artesiani di Porpetto e se le stesse risultino potabili. Grazie.
Grazie. Vediamo se l’Assessore Scoccimarro ci aiuta a risolvere il dubbio.
Grazie Presidente. In precedenza abbiamo un attimo fatto un confronto prima di questa risposta al consigliere Sergo. Io ritengo che ci sia un po’ di black-out di comunicazione presumo, perché la cosa per quanto riguarda l’ARPA è abbastanza semplice, cioè l’ARPA ha appresa dagli organi di stampa di queste problematiche su questo pozzo artesiano privato e quindi si è attivata nei cantieri dell’autostrada A4. Poi col consigliere Sergo abbiamo visto che nel comunicato stampa dell’ARPA si parlava non solo dell’autostrada A4 per l’ampliamento della terza corsia, ma si parlava anche di una bretella autostradale, però al di là del tecnicismo su dove è stato fatto il rilevamento, i rilevamenti sono stati fatti laddove l’ARPA ha avuto comunicazione – ripeto – non ufficiale, ma dagli organi di stampa e si è immediatamente attivata a fare questo tipo di controlli. Quindi il sopralluogo nelle aree del cantiere di Porpetto ha dato esito negativo – leggo – non sono state evidenziate irregolarità in materia ambientale, possibili situazioni o presenza di sostanze chimiche pericolose correlabili a eventuali anomalie nelle acque di falda limitrofe. Per questa ragione, allo stato attuale delle conoscenze, cioè dove hanno fatto i rilievi, l’Agenzia ritiene che non è stato evidenziato alcun nesso causale tra il ruolo del cantiere, come si poteva ipotizzare dall’articolo stampa, e quei fenomeni descritti dagli organi di stampa. Ciò ha condotto anche a formulare l’ipotesi, perché poi anche nel confronto col consigliere Sergo… questo pozzo artesiano è privato e quindi dovrebbe il privato chiedere all’ARPA, tra l’altro per i privati è previsto anche un corrispettivo, che venga fatta un’analisi nel suo pozzo artesiano e vedere se o meno ha questo tipo di bollicine, queste bollicine che per loro ovviamente, secondo quanto riporta la letteratura scientifica, possono avere fenomeni di effervescenza naturale attribuibili anche alle decomposizioni di vegetali. Quindi, se si ritiene, ulteriori approfondimenti possono essere effettuati qualora il fenomeno si ripresentasse e fosse segnalato all’Agenzia in maniera circostanziata e consentendo così l’effettuazione dei campionamenti e analisi dei pozzi interessati dei privati. Infine, con riferimento alla proprietà dell’acqua di questo pozzo artesiano, come anche emesso nel comunicato stampa, ma il consigliere Sergo lo sa, questa competenza per la potabilità è dell’Azienda sanitaria. Ecco, questa è la risposta che ho avuto dagli uffici e mi sono sentito di integrare con le altre informazioni che ho ricevuto. Grazie.
Assessore, io la ringrazio. Ovviamente non mi dichiaro soddisfatto della risposta – non la sua, ma quella che le hanno dato – perché è vero che quel pozzo è privato, però se qualcuno scrive “le indagini effettuate” vuol dire che le indagini devono essere state effettuate sulla falda acquifera. Se non sono andati sul pozzo privato saranno andati da un’altra parte, ma quantomeno riuscire a capire… perché dalle indagini effettuate ARPA sostiene che le bollicine di gas ci sono, che è quello che si evince dal comunicato stampa, e che poi sia stato scritto male facciamogli imparare a scrivere anche le cose, ma si sostiene anche ovviamente che non c’è nessun nesso causale tra i cantieri e l’acqua, va benissimo, non c’è un problema, però – ripeto – le bollicine ci sono. Se non vengono dai cantieri vengono da qualche altra parte. Può essere un fenomeno naturale, non gli è stato scritto di che tipo e poi vorrei capire come possono dire che è un fenomeno naturale se non hanno fatto le analisi. Allora, queste analisi le hanno fatte? Se sì, dove? Non le hanno fatte perché è un pozzo privato, e dicano che non le hanno fatte. È passato un mese, questi cittadini… e i cittadini di Porpetto ancora non sanno se possono bere la loro acqua o se a Porpetto abbiamo individuato la nuova Ferrarelle. Se abbiamo individuato la nuova acqua minerale e oligominerale siamo tutti più ricchi e siamo contenti, però io – sarà un caso – ho scritto questa IRI il 24 luglio e il 25 luglio, come avete saputo tutti quanti, in Puglia, dove stanno facendo altri tipi di lavori, ma praticamente con le stesse tecniche, il cantiere del TAP ha avuto il blocco perché sono stati individuate nelle falde acquifere sostanze e metalli pesanti come nichel, cromo, vanadio, arsenico, manganese, e l’unica risposta che è stata data dai costruttori è che erano… questi metalli pesanti erano già presenti per quanto riguarda nichel, arsenico e manganese prima dei lavori. Sì, però vanadio e cromo no. Allora, è chiaro che se abbiamo questo tipo di atteggiamento che è tutto normale, succede quello che succede, non succede mai niente, non c’è mai nessun tipo di problema, poi ovviamente l’attenzione che diamo all’ambiente deve essere un qualcosa di importante perché poi, come ha detto lei, ci sono implicazioni che riguardano anche altri Assessorati. Io le ho fatto un mese fa un’interrogazione a risposta immediata, quella parte della laguna risulta ancora chiusa. La spiaggia di Lignano risulta ancora chiusa per il divieto di raccolta di molluschi. È passato un mese e mezzo e siamo ancora lì, e finché noi non ci chiediamo quali sono le cause e non facciamo delle indagini, ed è il motivo per cui avevo fatto quell’emendamento in assestamento di bilancio, perché se ARPA dice che non ha i soldi, diamoglieli. Diamoglieli. Se li ha, che li usi, ma non può uscire con questi comunicati stampa dicendo “è tutto normale, va tutto bene”, quando poi non si capisce se queste analisi le hanno fatte e se non le hanno fatte, e se non siamo neanche in grado di capire se c’è il gas oppure no e se quel gas è potabile oppure no per le acque. Grazie.
Grazie. La parola al consigliere Ussai con l’interrogazione n. 28.
Grazie Presidente. Sul tema della Ferriera di Trieste si è da poco svolta la conferenza di servizi al Ministero dell’Ambiente. È stato assegnato inoltre all’azienda un termine per effettuare delle indagini tecniche – tre mesi – e successivi novanta giorni per l’approvazione di un progetto di bonifica sull’inquinamento della falda da idrocarburi. Lette le dichiarazioni dell’Assessore Scoccimarro sulla disponibilità a modificare l’accordo di programma che, come abbiamo evidenziato ieri, non sono però presenti nel Documento di Economia e Finanza; ricordato che il Presidente della Regione ritiene un impegno vincolante la riscrittura dell’AIA per poi procedere alla chiusura dell’area a caldo (riscrittura, non revisione), ricordato che l’Assessore Roberti, in qualità di Vicesindaco, affermava: “La Regione annulli immediatamente l’AIA, come richiesto formalmente dal Comune di Trieste”; si interroga la Giunta per sapere quale sia il cronoprogramma di attività previsto dalla Giunta per la revisione dell’accordo di programma, l’annullamento, revisione e riscrittura dell’AIA per arrivare alla chiusura dell’area a caldo.
Grazie Presidente. La posizione mia, ancora del 2001, quindi torniamo indietro nel tempo, e quella del programma del Presidente Fedriga, ma anche quanto detto in campagna elettorale, è arcinota, e quindi questo contesto istituzionale mi dà l’opportunità di lasciare traccia scritta di quanto è il nostro modus operandi per quanto riguarda l’area a caldo della Ferriera di Servola Siderurgica Triestina. Premesso, l’AIA per sua natura non ha il fine di giungere alla chiusura dello stabilimento, bensì quello di autorizzare un’attività complessa come quella della Ferriera di Servola. È nostra volontà aggiornare la sopracitata Autorizzazione Integrata Ambientale ovviamente abbassando i limiti, però rispetto alle norme vigenti, per evitare che la proprietà impugni il provvedimento. Due punti mi permetto di preannunciare: abbasseremo i limiti degli esposimetri e soprattutto integreremo la centralina di San Lorenzo in Selva fino adesso utilizzata dalla Procura della Repubblica. Né io né il Presidente Fedriga abbiamo mai annunciato tempistiche o cronoprogrammi, ma dal primo giorno di nomina ho dato comunicazione ai funzionari tecnici dell’ARPA e anche dell’Assessorato all’Ambiente sulla nuova linea politica della Giunta regionale, la quale non prevede stabilimenti impattanti a pochi metri dalle abitazioni civili e quindi, nel caso specifico dell’interrogazione, si deve giungere nel più breve tempo possibile alla chiusura dell’area a caldo. Apro una piccola parentesi. Nelle varie interviste, e capisco i giornalisti, per brevità, specialmente quelli televisivi, tante volte accorciano l’intervista e possono in qualche caso non tanto stravolgere, quanto non esprimere con completezza quella che è l’intenzione dell’Assessorato. Quindi, come dico e come ho dichiarato, si deve giungere nel più breve tempo possibile alla chiusura dell’area a caldo, non senza dimenticare che questa chiusura, se fatta immediatamente, come gridato spesso dal web in maniera però non tanto così responsabile, e che una chiusura immediata comporterebbe che centinaia di dipendenti e operai, impiegati e dirigenti finissero in cassaintegrazione e le loro famiglie in grande difficoltà. Quindi la linea politica ribadita dalla conferenza dei servizi, cui ho partecipato, da voi richiamata, svoltasi il 17 luglio al Ministero dell’Ambiente a Roma, in quella sede si è parlato di copertura dei parchi fossili e minerali prescritti nell’accordo di programma. Come sapete, questo accordo equivale a un contratto e solo se c’è l’accordo tra le parti può essere modificato, motivo per cui mi sono dichiarato disponibile alla riapertura, purché il vantaggio non sia univoco. La società dunque, se vorrà continuare la produzione di ghisa, come loro dicono e come noi non auspichiamo, dovrà rispettare l’accordo di programma e prevedere e redigere un progetto esecutivo che risponda a tutte le prescrizioni della Regione, dell’INAIL, che in quella occasione ha sollevato delle perplessità rispetto alla salute dei lavoratori, e dell’ASUITS, costruire quindi i capannoni investendo una cifra di circa 35 milioni di euro. E proprio per evitare perdite di tempo ho chiesto e ottenuto in quella occasione l’attivazione di un tavolo tecnico mensile, a differenza della conferenza, che ha tempi più lunghi e ha un sistema di convocazione abbastanza complicato, e che così ci permette di avere non solo incontri più frequenti quindi, come dicevo, ma soprattutto più efficienze sia dal punto di vista del confronto tra i tecnici e quindi ridurre le tempistiche, come dicevo, per l’attuazione dei progetti. In conclusione, tornando alla conferenza dei servizi e alle sue premesse, la copertura dei parchi insieme a uno studio e valutazione di tre mesi… più i tre mesi richiesto dall’ARPA FVG sulla falda della PZ 2, devono essere imposti dalla Regione perché così deve agire la pubblica amministrazione, che rispetti le norme vigenti. Questo non pregiudica la nostra volontà politica e parallelamente ai processi amministrativi continua il nostro lavoro politico di concerto con il Comune di Trieste e l’Autorità portuale in vista di un’auspicata e auspicabile chiusura dell’area a caldo. Grazie Presidente.
Grazie. Consigliere, per la replica.
Grazie Assessore. Naturalmente non mi aspettavo cento giorni e neanche date precise per la chiusura dell’area a caldo. Devo dire che non sono soddisfatto di questa risposta perché… per due motivi essenzialmente: il primo motivo è perché si parla di copertura dei parchi fossili e di rispetto dell’accordo di programma, quando noi sappiamo benissimo che l’accordo di programma non è stato rispettato nei suoi punti interamente, e sappiamo che se verrà fatta la copertura dei parchi fossili vuol dire che lì si continuerà a produrre ghisa, e questo non credo che sia l’obiettivo né dell’Assessore né delle associazioni ambientaliste né di chiunque voglia tutelare la salute dei cittadini. Il secondo motivo per cui non sono soddisfatto è che, colgo positivamente il fatto che si dice che si vuole rivedere l’AIA riducendo i limiti… abbassando i limiti utilizzando la centralina San Lorenzo in Selva, abbreviando e arrivando nel più breve tempo possibile alla chiusura dell’area a caldo, però si parla di cose che si faranno e – ribadisco – di cose concrete al di là dell’ascolto delle associazioni ambientaliste o dell’ascolto della proprietà che, se non sbaglio, avviene proprio in queste ore, non ho ancora visto. Noi siamo totalmente disponibili a collaborare anche col Ministro dello Sviluppo economico, che conosce molto bene la situazione, perché ha già visitato Servola e conosce la situazione, però noi vorremmo… noi, parlo come Movimento 5 Stelle, ma anche come cittadini, incominciare a vedere oltre che le dichiarazioni alla tv, dove tra l’altro si paventano quattro anni, almeno da quello che era alcune trasmissioni televisive, per la chiusura, qualche atto concreto che sia fatto dalla Direzione, che sia fatto dalla Giunta, per un percorso che porti alla chiusura dell’area a caldo in tempi rapidi e certi. Adesso come adesso, da quello che lei mi ha detto, si auspica, si spera, però i cittadini, noi, non hanno nessuna garanzia di una tempistica per raggiungere questo obiettivo, per cui non mi reputo soddisfatto e ribadisco che, che sia un anno, due, tre, quattro, cinque anni, credo che bisogna dare date certe, come ha detto lei, nel più breve tempo possibile, ma soprattutto non si può andare avanti così con la ricaduta di polveri, che sono intollerabili per la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini. Grazie.
Grazie consigliere Ussai. L’Assessore Rosolen è oggi… Prego, Consigliere.
Presidente, volevo chiedere l’inversione dell’ordine dei lavori e iniziare dalle Camere di Commercio, e nel frattempo chiedere il numero legale adesso. Voto sull’inversione e… Verifica del numero legale. Grazie.
Procediamo. Il consigliere Iacop parla a favore della richiesta. C’è qualcuno che si esprime contrario? Qualcuno interviene in voto contrario? Consigliere Bordin.
Non abbiamo contrarietà.
Mettiamo al voto la proposta del consigliere Bolzonello. Apro la votazione. Credo non ci sia il numero legale, quindi sospendo la seduta per dieci minuti. Non c’è il numero legale. Sospendiamo la seduta per dieci minuti. La seduta è sospesa alle ore 12.25. La seduta riprende alle ore 12.33. Prego i colleghi di riprendere posto così ricominciamo. Abbiamo la giornata ancora impegnativa e senza orario di chiusura. Dobbiamo fare ancora tre IRI. Passiamo alle interrogazioni dell’Assessore Zannier. Do la parola credo al presidente Sibau o al collega Tosolini? Sibau.
Grazie Presidente. Questa interrogazione parte dal fatto che c’è in corso un’indagine su un non corretto utilizzo delle sementi di mais trattate con insetticidi e concianti. Questo utilizzo sarebbe la causa, almeno da quanto è apparso sui media, di una forte moria di api. Sappiamo che queste indagini quando implicano aspetti ambientali poi hanno un forte eco anche mediatico che sicuramente non fa bene al comparto agricolo. Sappiamo anche che spesso tutte queste indagini poi si verificano come impianto accusatorio in poca cosa, però il settore agricolo ne soffre. Essendo già un settore in difficoltà già da parecchi anni, sarebbe il caso di trovare delle soluzioni per evitare un danno, per cui chiediamo con questa interrogazione di mettere in atto tutta una serie di azioni informative di verifica al fine di tutelare sia le persone sia l’ambiente e di evitare, appunto, questa forte, eccessiva, moria di api. Chiediamo che anche la Regione faccia la sua parte in questo e chiediamo quali sono le azioni che la Regione può e potrebbe mettere in atto. Grazie.
Grazie Consigliere. Assessore Zannier.
Grazie Presidente. Al netto del fatto che non entro del merito dell’azione della magistratura, per la quale nulla questa Amministrazione ha modo di discutere, però credo sia importante sottolineare il fatto che sulla materia in oggetto ci sono una serie di questioni che vanno oltre il singolo caso. Tradotto, ad oggi ci sono una tipologia di evidenze di battute sia in ambito nazionale che internazionale riguardo a quali siano le cause e concause che portano alla moria delle api e si è evidenziato che non è una sola causa, ma è un insieme di cause. Diventa evidente che, a fronte di una situazione di questo tipo, gli interventi che la Regione può e farà sono principalmente di due tipi, perché stiamo parlando di utilizzo scorretto di alcuni prodotti in alcuni casi addirittura autorizzati, e quindi non di prodotti illeciti in utilizzo. Risulta quindi necessario continuare a fare un monitoraggio attraverso quelli che sono anche gli strumenti scientifici che ERSA può mettere in campo, ma specialmente è necessario fare un’azione – diciamo così – formativa e di informazione riguardo a tutti quelli che sono gli operatori agricoli perché l’utilizzo scorretto molte volte nasce dal fatto che non c’è una perfetta conoscenza di quali siano le necessarie pratiche che devono essere messe in atto nell’utilizzo di determinati prodotti al netto della loro utilizzabilità all’interno della normale prassi agricola. Quindi credo che questo sia il passaggio più importante che va evidenziato; non entro chiaramente, come ho già ribadito all’inizio, su quelli che sono gli esiti o quella che è la gestione della parte legata alla magistratura, perché giustamente è compito loro e noi su questo non mettiamo alcun tipo di interesse. Prego.
Collega Sibau.
Ringrazio l’Assessore per la risposta, che mi soddisfa, e spero che tutte queste azioni informative vengano messe in pratica al più presto.
Grazie. La parola al consigliere Gabrovec.
Grazie signor Presidente per la parola. La mia interrogazione riguarda di nuovo l’allarme dei cinghiali e degli animali selvatici che purtroppo crea dei danni all’agricoltura. È una questione ormai conosciuta da tutti ed è… già spesso anche noi abbiamo potuto leggerla nei vari media. Il fatto è che abbiamo utilizzato tutti gli strumenti a disposizione e gli approcci che abbiamo usato fino ad oggi si sono dimostrati inutili e non hanno portato i risultati desiderati né al raggiungimento dell’obiettivo primario, quindi i viticoltori e gli agricoltori ci portano la nostra attenzione sui danni rappresentati da questo tipo di animali, i danni che riguardano soprattutto i vigneti nel Collio goriziano. Le varie possibili misure sono quelle di presentare e di posizionare recinzioni sfruttando anche… richiedendo i rimborsi, ma ciò non è stato assolutamente utile, quindi richiedo di sapere cosa l’Amministrazione intenda fare.
Grazie Presidente. Grazie Consigliere perché mi dà modo anche di intervenire su una materia che, come giustamente lei ha evidenziato, è nota e non è una materia sulla quale ci sia una soluzione definitiva in alcuna parte oltretutto d’Italia. Vorrei anche evidenziare che oggettivamente sono state poste in essere una serie di misure che sono conosciute e passano da quelle che lei ha citato preventive, necessarie oltretutto per poter eventualmente intervenire in via sostitutiva o attraverso attività di controllo fauna, in quanto su questa materia non è possibile l’intervento diretto se prima non si sono trovate le soluzioni alternative rispetto al controllo fauna. Vorrei però sottolineare un fatto che credo sia inconfutabile. Qualsiasi tipo di azione che noi cercheremo di fare attraverso gli strumenti puntuali di controllo, quindi l’intervento di emergenza, che oggi per legge nazionale è demandato solamente ai proprietari e conduttori di fondo con il porto d’armi o licenza di caccia e ai dipendenti delle amministrazioni regionali (in questo caso Corpo Forestale), per il quale c’è stato un importante inserimento di nuove competenze derivate da quelle che erano in capo alle ex amministrazioni provinciali… ripeto, un intervento puntuale di questo tipo che ha degli orizzonti temporali molto ristretti e numericamente limitato agli operatori che sono disponibili, è difficilmente pensabile che possa ottenere un risultato concreto a fronte di una popolazione che mediamente ha degli incrementi utili annui estremamente diversificati rispetto alle annate prese in considerazione. Non stiamo parlando di una correlazione lineare rispetto alla crescita popolazione del cinghiale, che è soggetta a delle dinamiche completamente diverse. Io credo che sia indispensabile invece aumentare e creare in alcuni casi quel rapporto stretto e connesso tra mondo agricolo e mondo venatorio perché un conto è fare un’azione di contenimento su tutto il periodo dell’apertura della pratica venatoria e un conto è farla solamente in alcuni mesi per pochi giorni alla settimana, quando noi abbiamo gli operatori disponibili. Se riusciamo a trovare questo tipo di sinergia c’è una possibilità di intervenire, al netto del fatto che dovremmo forse ripensare, riguardo alla programmazione generale data anche dal Piano faunistico regionale, in determinate aree se sia compatibile la gestione della specie cinghiale, ovvero se sia necessario valutarne un percorso diverso e inserirlo quindi in area di eradicazione, che comporterebbe anche degli strumenti completamente diversi di gestione all’interno delle stesse riserve di caccia, che oggi lavorano in gestione e dopo potrebbero lavorare in eradicazione con un cambio sostanziale anche del loro approccio, anche di natura regolamentare. Concluderei con il fatto – chiedo scusa se sto andando un po’ lungo con i tempi – che è necessario anche chiudere quel processo legato alla filiera delle carni perché risulta evidente che, specialmente in quelle riserve, dove si applicano, perché non in tutte le fanno, io sfido chiunque dopo essere riuscito ad abbattere il terzo, quarto o quinto cinghiale, a dirmi che cosa se ne fanno delle carni se non possono avere uno sbocco che sia finalizzato all’interno di una filiera della carne. Non diciamolo, ma possiamo immaginare.
Grazie Assessore. La replica del consigliere Gabrovec.
Grazie Assessore. È difficile dirsi soddisfatti. Io ricordo con piacere l’allora Assessore Claudio Violino, che si diceva favorevole alla tutela delle varie specie animali, ma diceva “tra la specie cinghiale e la specie agricoltore io preferisco la specie agricoltore”. Quindi per quel che riguarda poi i problemi citati e la percezione del problema, io cito soltanto alcuni dati dai media. 15 luglio scorso: l’allerta per l’incursione dei cinghiali è un’annosa questione che al momento non trova soluzione. 9 giugno: i cinghiali sono soliti a predare giovani caprioli e creano problemi anche… scompenso tra le varie specie animali. 28 maggio: difficile prendere i cinghiali perché sono intelligenti (arriva una notizia da Fossalon). 18 maggio: colpa dei tanti cinghiali che circolano abitualmente. Problemi alla scuola Tomizza di Trieste: i cinghiali e burocrazia tengono in ostaggio i piccoli della Tomizza. 15 maggio, qualche giorno prima: orti distrutti dalle razzie di cinghiali (Arta Terme). 12 maggio: cervi sul Carso, agricoltori in allarme. 7 maggio, norme assurde: ci vietano di sparare ai cinghiali, e lo dicono i cacciatori che, avendo abbattuto 2800 cinghiali, dicono “potevamo abbatterli fino a 4200”, quindi c’è un bel gap. 20 aprile: allarme cinghiale, gli agricoltori chiedono aiuto. 16 aprile: cinghiali, danni a quota 600 mila euro soltanto nell’Isontino. 25 febbraio: fauna selvatica e danni, così non si coltiva più. 22 febbraio: cinghiali, serve un monitoraggio. 21 febbraio: la minaccia dei cinghiali sull’agricoltura. 29 gennaio - siamo all’inizio dell’anno – abbattuti 642 cinghiali in un solo anno, ma non basta. Lei citava le norme nazionali che sono un problema perché non possiamo cambiarle; siamo vicini alla Slovenia. La Slovenia è in Europa, così come noi. Bene, in Slovenia si può cacciare tutto l’anno il cinghiale, si può cacciare anche di notte, quindi ventiquattro su ventiquattro, ma soprattutto, come diceva lei in conclusione, in Slovenia si può commercializzare liberamente la carne di selvaggina. Se noi sommiamo queste tre soluzioni riusciamo a risolvere il problema anche per gli agricoltori. Se non interveniamo in questo senso, anche spingendo un po’ sul Governo nazionale, un governo oggi amico di questa Amministrazione, non risolveremo il problema mai.
Grazie consigliere Gabrovec. Non vedo in Aula la consigliera Piccin, e quindi dichiaro che si trasforma in risposta scritta la sua interrogazione n. 25, così come quella n. 29 del consigliere Capozzella all’Assessore Rosolen. Passiamo dunque al secondo punto all’ordine del giorno, che prevede: Discussione sul disegno di legge “Disposizioni urgenti in materia di rappresentanza istituzionale degli enti locali e modifica alla legge regionale 12/2015”. Do la parola… i tempi sulla legge sono 10 minuti a ciascuno per i due relatori di maggioranza e di minoranza, 22 Lega, 10 Fratelli d’Italia, 9 Progetto FVG, 7… no, Forza Italia 10, 7 Fratelli d’Italia, 45 PD, 12 Patto Autonomie, 20 Movimento 5 Stelle, 9 Gruppo Misto e 12 Cittadini. La parola al relatore di maggioranza, consigliere Di Bert.
Signor Presidente, colleghi Consiglieri, il disegno di legge n. 8 “Disposizioni urgenti in materia di rappresentanza istituzionale degli Enti locali e modifica alla legge regionale…”
Collega Di Bert, per cortesia, prosegua.
Vado sereno? Tranquillo? Se vogliono, aspettiamo.
Mi dispiace per la collega, ma è complicato tornare indietro, quindi continuiamo così come previsto. La parola al collega Di Bert.
Presidente, cosa faccio, vado? Io ho appena iniziato. Ho solo salutato. Sono disposto a fermarmi un attimo pur di dare lo spazio. Per quanto mi riguarda, questione…
È assolutamente irrituale. Se l’Aula è totalmente d’accordo rispetto alla possibilità di far svolgere l’interrogazione alla collega Piccin, lo facciamo. Se non c’è nessuno che si oppone. È irrituale, pregando tutti i colleghi che se si assentano, la prossima volta abbia la cortesia di avvisare la Presidenza, che potrà tenerne conto. Avvisare gli Assessori rende la cosa più complicata. È un precedente che vale soltanto perché c’è l’unanimità dell’Aula. La collega può prendere la parola. Grazie, collega Di Bert.
Grazie Presidente. Grazie al collega Di Bert e grazie alla Presidenza, alla quale rivolgo le mie scuse per non avere avvisato che mi sarei assentata dieci minuti dall’Aula per una modifica relativa a un documento rispetto al quale tratteremo successivamente, ma credevo - evidentemente sono cambiate un po’ le regole del gentlemen’s agreement - che facendo riferimento all’Assessore competente, che avevo avvisato, signor Presidente, rispetto a questo, fosse sufficiente, ma la ringrazio.
La chiudiamo qui, ma se l’Assessore avvertiva il Presidente c’era il gentlemen’s agreement; la telepatia non prevede il gentlemen’s agreement. Grazie.
Evidentemente ci accorderemo un po’ meglio tra tutte queste novità. Grazie all’Aula e grazie all’unanimità. Ci tenevo, Presidente, a illustrare questa interrogazione a risposta immediata perché fa parte di un’argomentazione da me più e più volte trattata in quest’Aula e rispetto alla quale… e parlo della problematica relativa ai ripopolamenti in materia di pesca e successivamente… vede, collega Marsilio, che ho fatto bene a illustrarla? Ecco, e dicevo, poiché questa è una tematica rispetto alla quale più e più volte ci siamo trovati a confrontarci e sulla base delle informazioni che – poche, per la verità – io avevo credevo che a livello centrale, a livello statale, si fosse arrivati alla formulazione di quel famoso decreto, ma poi l’Assessore mi spiegherà, relativamente al fatto che… e bisogna dare atto al collega Bolzonello che rispetto a questo tema nell’altra legislatura il Consiglio si era espresso e ci avevano impugnato la norma, e quindi noi cercavamo di fare pressing a livello nazionale affinché venisse approvata una modifica a un decreto di recepimento di una direttiva. Vorrei sapere a che punto siamo, con la mia IRI, rispetto a questo e che cosa può fare la Regione rispetto a questa tematica e come intendiamo muoverci, perché rispetto a questo ci sono tutta una serie di – diciamo così – questioni di organizzazioni di gare di pesca sportiva che hanno ricadute di un certo tipo economico per il nostro territorio, economico e turistico. Grazie Presidente.
Grazie. Spiace anche a me dell’inghippo sulla risposta, però francamente da quello che ho capito anche dall’intervento della Consigliera il passaggio fondamentale è capire qual è a oggi lo stato dell’arte rispetto alla sentenza, che invece già conosceva, e quello che invece è l’attuale iter del decreto, che è stato il 10 maggio esaminato in Conferenza Stato-Regioni, ma non risulta ad oggi ancora emanato, per cui non c’è ancora l’emanazione formale del decreto, che deve essere adottato mediante un decreto del Presidente della Repubblica in quanto la deroga che verrà consentita al Ministro dell’Ambiente sarà sulla base poi di uno studio e di un’analisi che evidenzia l’assenza di effetti negativi sull’ambiente. L’Amministrazione e l’Ente Tutela patrimonio ittico hanno già iniziato, prendendosi per tempo, con l’acquisizione della consulenza tecnica per fare le analisi riguardo all’immissione delle specie alloctone in modo da essere pronti nel momento in cui, quando questo decreto sarà emanato, a poter fornire la documentazione tecnica necessaria a consentire l’immissione nei nostri corsi d’acqua, che ad oggi prevedono solamente l’utilizzo della trota marmorata, ovvero della trota fario, però esclusivamente nell’area del bacino danubiano, dove era prevista come autoctona.
Se vuole replicare la collega.
Grazie Presidente. Grazie Assessore per la risposta. Nel dichiararmi soddisfatta, la invito a fare il necessario pressing presso il Ministero, lei attraverso il Presidente, e a far sì, come diceva, di non farci cogliere impreparati rispetto poi alla nostra parte di lavoro che dobbiamo fare. Noi dovremmo, Assessore, cercare di essere pronti per l’apertura della prossima stagione, che sarà marzo, e quindi sembra tanto tempo, ma in verità poi conosciamo bene che le tematiche di questo genere portano via un po’ di tempo. Grazie.
Grazie. Riprendiamo l’esame del disegno di legge n. 8. Prego, consigliere Moretuzzo.
Siccome ieri sono arrivati durante i lavori dell’assestamento degli emendamenti sul ddl n. 8 abbastanza importanti e gli uffici stanno valutando bene i documenti, vorrei chiedere se è possibile o invertire l’ordine dei lavori, magari discutere la prima mozione del pomeriggio adesso, e cominciare la discussione, oppure magari anticipare di mezz’ora la pausa e riprendere alle 14.00 invece che alle 14.30. Per me le due soluzioni sarebbero indifferenti, però chiedo la possibilità di tenere in considerazione le due proposte.
Accolgo la richiesta e mi permetto di proporre all’Aula di far svolgere in questo momento le relazioni, sospendiamo indicativamente tra una ventina di minuti e poi durante la pausa pranzo ci sarà il tempo per tutti di prendere visione degli emendamenti. La parola al consigliere Di Bert.
Signor Presidente, colleghi Consiglieri, il disegno di legge n. 8 “Disposizioni urgenti in materia di rappresentanza istituzionale degli enti locali e modifica alla legge regionale 12/2015”, all’esame del Consiglio regionale, si inserisce nel processo di riforma delle autonomie locali avviato nella nuova legislatura con l’obiettivo di coinvolgere tutti i rappresentati delle comunità locali. La modifica proposta all’articolo 2 della legge regionale 12/2015 permette ai comuni di Codroipo, Gemona del Friuli, Monfalcone, Sacile, San Daniele del Friuli e Tarvisio di entrare a far parte del Consiglio delle Autonomie Locali. Si tratta dei comuni più popolosi tra quelli che, non avendo aderito alle Unioni Territoriali Intercomunali, ne erano rimasti esclusi. L’Assessore Roberti, nel corso dell’esame in V Commissione, ha assicurato che si tratta di una soluzione transitoria, effettivamente provvisoria, perché, nel più breve tempo possibile, intende restituire al Consiglio delle Autonomie Locali il ruolo di interlocutore dell’Amministrazione regionale, ma come organo che rappresenta tutti i comuni della Regione, e non i territori. Concordo con questa visione, considerato che i comuni hanno esigenze diverse e anche i piccoli comuni devono poter essere rappresentati; il CAL deve avere una composizione coerente con il suo ruolo di organismo rappresentativo di tutti gli Enti locali, deve essere organo di sintesi politica delle istanze dell’intera regione. Il Consiglio delle Autonomie Locali ha raggiunto l’intesa all’unanimità sulla norma transitoria, mentre ha chiesto un approfondimento sui criteri da adottare per una nuova composizione del CAL, non più fondata sulle UTI. Sono al vaglio diverse alternative: una proposta emendativa del disegno di legge, presentata dal Partito Democratico in Commissione, è stata in quella sede momentaneamente ritirata, un’altra è stata formulata, diretta a garantire una rappresentanza dei comuni con la presenza della minoranza di lingua slovena, un’altra proposta, illustrata dall’Assessore Roberti, prevede l’elezione di diciotto componenti in riferimento ai diciotto ambiti socio-assistenziali ed elezioni suppletive per dare voce ai comuni sino a tremila abitanti. Tale proposta è stata in tempi brevi sottoposta all’attenzione del CAL e sarà presentata all’esame dell’Aula. Il disegno di legge, recante la norma transitoria, è stato approvato dalla V Commissione a maggioranza, auspico quindi che la modifica della composizione del CAL, che reputo preliminare alla definizione del nuovo assetto del sistema Regione-Enti locali, venga oggi approvata con il più ampio consenso, affinché tutti i comuni della regione possano essere rappresentati in seno al CAL, nessuno escluso. Grazie Presidente.
La parola al consigliere Honsell per la relazione di minoranza. Grazie.
Poiché queste relazioni sono state presentate il 23 su un particolare testo, e questo ieri sera poi è stato articolato e cambiato, e mi risulta che non sia stato nemmeno poi ufficialmente, com’era stato promesso, discusso in CAL, mi riservo comunque di presentare poi degli emendamenti o dei subemendamenti (adesso il lessico, mi aiuteranno gli esperti, essendo un emendamento all’emendamento) per cercare di arginare quella che può essere una devastante modifica, che peraltro accenno a questa in questa mia relazione, che però si riferisce a un testo che è diverso, ma vi prego di ascoltarla. Presidente, illustri colleghe e illustri colleghi, l’immagine che richiama questo disegno di legge è analoga a quella da me già usata in occasione del disegno di legge 3, ovvero: la montagna ha partorito un topolino. Immagine che si lega a quella del “pifferaio di Hamelin” che ben descrive quanto sia avvenuto in campagna elettorale: proclami amplificati di cambiamenti radicali volti alla ricerca di consensi, che però all’atto della loro espressione, raggiunto il successo elettorale, si sono tradotti solamente nello smantellamento dell’esistente e la cancellazione di qualsiasi visione di un futuro all’insegna del progresso. Aggiungere i rappresentanti di sei comuni alla compagine del Consiglio delle Autonomie Locali, come riportato in questo disegno di legge non è certamente un passaggio urgente, come ci farebbe pensare l’intitolazione della legge, che è “Disposizioni urgenti”, ma non è nemmeno particolarmente significativo. Pertanto non ha trovato presso l’attuale composizione del CAL, che invece era stata consultata su questa prima versione, particolari reazioni negative. E certamente questo topolino legislativo non troverebbe nemmeno l’opposizione della minoranza. I comuni coinvolti sarebbero quelli più popolosi di sei ambiti territoriali, tutti attualmente non direttamente coinvolti nella responsabilità di gestione di nessuna Unione Territoriale Intercomunale. Non entro nel merito se la scelta di questi sindaci fosse giustificata o meno, ma certamente conoscere la loro opinione non può essere negativo, per un organo di rappresentanza. L’Assessore Roberti ha però anticipato che in sede di approvazione del disegno di legge n. 8 intende presentare un emendamento che modificherà la composizione del CAL in via definitiva, ed è a questa visione che io voglio esprimere la forte contrarietà. Dalla composizione del CAL, infatti, discende anche lo spirito e il ruolo di questo organo che è principalmente consultivo. Il nuovo criterio è molto preoccupante perché rischia di far fare un passo indietro alla Regione, facendola ritornare alla vecchia mentalità, che si era rivelata inefficace e aveva indotto la scorsa legislatura a modificare ruolo e composizione del CAL secondo la legge regionale 12/2015, che qui si va a rimodificare. Le anticipazioni che l’Assessore Roberti ci ha fatto dell’emendamento che intende presentare in sede di approvazione della presente legge, ci delineano una composizione del CAL di nuovo per fasce di rappresentanza dei comuni, più o meno nascoste: ci sono i comuni capoluoghi, i piccoli comuni, quelli montani, c’è un rappresentante per ogni ambito socio-assistenziale, esclusi gli ex capoluoghi. Questa modifica fa del CAL di nuovo un organo di rappresentanza per così dire sindacale dei comuni, ciascuno a difendere le proprie caratteristiche peculiari e quelle dei comuni ad esso analoghi per tipologia. Così era in passato, ma così si va al raddoppio del ruolo già svolto dall’ANCI e non si favorisce una prospettiva di sviluppo integrato, bensì si mantiene la frammentazione. E la frammentazione della nostra regione è la prima causa della sua debolezza anche verso l’esterno. Ben diverso è stato invece lo spirito del CAL così come derivava e si andava consolidando in seguito alla legge regionale 12/2015, nel quale gli enti esponenziali dei territori erano le UTI, che sono enti territoriali. Quello è un CAL che non rappresenta gli Enti locali nella loro staticità, che non rappresenta i comuni come enti portatori di interessi di campanile, ma un organo di rappresentanza territoriale, di rappresentanza delle comunità piuttosto che dei soggetti che le amministrano, ovvero i comuni. Ritornando ad un criterio di rappresentanza tutto sommato analogo a quello vecchio, lo slancio innovatore che la legge regionale 12/2015 permetteva di rappresentare e che superava le esigenze dello status quo indicando percorsi innovativi di mutuo scambio e beneficio e integrazione dei territori, viene a scomparire. Esemplifico questo principio facendo riferimento all’UTI alla quale appartiene Udine, che conosco meglio. Laddove si è cercato negli ultimi anni di trovare una visione comune di vantaggio sia per l’hinterland che per il capoluogo, capace di mediare tra i nuovi bisogni urbani dell’hinterland e l’armonizzazione di un’area medio-vasta, il nuovo assetto del CAL rischiaccia e fraziona quel territorio nella cosiddetta ciambella e il suo centro: i piccoli contro i piccoli, uniti solamente quando c’è da contrastare il grande. Da questo assetto tutti ne usciranno perdenti, come è avvenuto dal 1511, dalla Zobia Grassa, in poi. Lo stesso dicasi per Pordenone, che da decenni cerca di elaborare un concetto di conurbazione vantaggioso per i comuni limitrofi insieme al capoluogo. Il CAL dovrebbe favorire a mio avviso lo sviluppo di, quelle che il consigliere Russo, attualmente Presidente, chiamerebbe, e qui mi concederà, le micropolità, ovvero l’estensione del concetto di aree metropolitane ai territori meno urbanizzati tipici della provincia italiana, ma che costituiscono un nuovo concetto per gestire il mega trend mondiale dell’urbanizzazione, al di fuori delle megalopoli. A poco vale in questo senso l’argomentazione dell’Assessore Roberti, che tra un po’ farà, che sostiene che il CAL è l’organo di rappresentanza degli Enti locali. Questa è l’obiezione che farà. Questo è vero, ma è poco significativo. Ritornare a criteri di rappresentanza, indirizza un organo che poteva avere una forza propulsiva di sviluppo ad un ruolo minore, e quindi conculca qualsiasi aspirazione dei territori ad una visione di progresso gestionale più vasta. Ci ritroviamo banalmente di fronte al vecchio divide et impera. In conclusione ribadisco che, al di là di caratteristiche superficiali, questo nuovo assetto del CAL non giustifica un ruolo diverso e autonomo nello spirito, rispetto a quello dell’ANCI. Rischiamo di ricreare il doppione. Per questi motivi, pur essendo in ultima analisi – adesso è tutto superato - non contrario all’articolato attuale del ddl, che aggiungeva, appunto, i sei comuni, ritenendo invece l’emendamento che si va prefigurando, e che purtroppo si prefigurò… si concretò, si va prefigurando all’orizzonte assolutamente retrogrado e dannoso per le comunità che dovrebbero invece esprimersi attraverso il CAL, dichiaro il mio voto contrario al disegno di legge n. 8, anche con l’emendamento che si è concretato.
Grazie. Come da accordo, interrompiamo i lavori, che riprenderanno alle 14.30. Ricordo che alle 13.30 è convocato l’Ufficio di Presidenza. Grazie.

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