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Timestamp: 2014-09-22 16:11:29+00:00

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Libera circolazione di cittadini comunitari, controlli frontalieri e respingimento illegittimo Autorità Nicola Canestrini
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L’art. 1 del DPR 18.1.2002 n. 54 sancisce il principio del libero ingresso nel territorio italiano dei cittadini di uno stato membro dell’Unione europea, e le relative deroghe debbono essere motivate con riferimento alle ipotesi tassativamente previste dalla normativa.
TRIBUNALE REGIONALE DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA DI BOLZANO - SENTENZA 119 DEL 11 GENNAIO - 23 MARZO 2006
costituito dai magistrati: Hugo DEMATTIO - PresidenteLuigi MOSNA - Consigliere Marina ROSSI DORDI - Consigliere relatoreMargit FALK EBNER - Consigliere ha pronunziato la seguente
sul ricorso iscritto al n. 26 del registro ricorsi 2003presentato da H. M., rappresentata e difesa dall’avv. Nicola Canestrini con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Wolfgang Wielander in Bolzano, via Della Rena n. 14, giusta delega a margine del ricorso, - ricorrente -
AMMINISTRAZIONE DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Trento, in Largo Porta Nuova n. 9, presso la quale, pure per legge, è domiciliato, - resistente -
Visto il ricorso notificato il 08.01.2003 e depositato in segreteria il 21.01.2003 con i relativi allegati;visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione dell’Interno dd. 09.01.2003;visti gli atti tutti della causa;designato relatore per la pubblica udienza dell’11.01.2006 il consigliere Marina Rossi Dordi ed ivi sentito l’avv. N. Canestrini per la ricorrente e l’Avvocato dello Stato Guidi Denicolò per l’Amministrazione dell’Interno;ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:
La cittadina germanica M. H. in data 6 novembre 2002, in seguito ad un controllo al valico autostradale del Brennero, nell’ambito del ripristino temporaneo dei controlli di frontiera, ai sensi dell’art. 2 II comma della Convenzione applicativa dell’Accordo di Schengen, connesso al meeting del Social Forum Europeo, veniva respinta verso l’Austria.
Con ricorso ritualmente notificato veniva impugnato il provvedimento di respingimento, al quale venivano mosse le seguenti censure: 1) Carenza assoluta di motivazione.2) Violazione di legge: falsa applicazione dell’art. 7, comma 1, DPR 18 gennaio 2002, n. 54.3) Violazione di legge: art. 8, comma 1, DPR 18 gennaio 2002, n. 54.
Il provvedimento impugnato è un prestampato recante l’intestazione III zona polizia di frontiera-settore polizia di frontiera-Brennero, con oggetto “verbale di respingimento nei confronti di”, nel quale si dichiara che si è proceduto al respingimento della persona indicata e successivamente (sempre prestampato) “il/la predetto/a non viene ammesso temporaneamente nel territorio nazionale in attuazione del ripristino dei controlli di frontiera ai sensi dell’art. 2.2 della Convenzione Applicativa dell’Accordo di Schengen, connesso al Meeting del Social Forum Europeo su determinazione dell’Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza.” Il sudescritto prestampato è stato completato con il nominativo e altri dati identificativi della cittadina germanica, con la data e l’ora del verbale e con i nominativi degli ufficiali ed agenti di P.S. verbalizzanti.
Con i primi due motivi di gravame dedotti, che si prestano ad un esame congiunto, la ricorrente deduce l’assoluta carenza di motivazione dell’atto di respingimento e la violazione e falsa applicazione dell’art. 7 comma 1 del DPR 18.1.2002, n. 54, che norma i presupposti e limiti del potere di allontanamento rispetto ai cittadini degli altri Stati membri dell’Unione europea.
Il verbale di respingimento adottato dalla Polizia di frontiera non contiene alcuna parola di motivazione e neppure fa riferimento ad altro provvedimento o documento nel quale possa rinvenirsi una traccia di motivazione.
Non è dato comprendere su quale base i verbalizzanti abbiano ritenuto di poter respingere la cittadina germanica, impedendole l’ingresso in territorio italiano. L’unico riferimento, come sopra esposto, è quello al ripristino dei controlli di frontiera in occasione del meeting del Social Forum europeo, che si svolgeva nella città di Firenze.
Il quarto comma del suindicato art. 7 precisa, ancora, che “salvo il caso che vi si oppongono motivi inerenti alla sicurezza dello Stato, i motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica, sui quali si basa il provvedimento che lo concerne, sono portati a conoscenza dell’interessato" .
Quindi il legislatore ha voluto assicurare che al cittadino dell’Unione europea possa essere negato l’ingresso in Italia solamente per i tre ordini di motivi elencati nella citata norma e che l’interessato sia messo a conoscenza delle ragioni del negato ingresso, stabilendo una sola ipotesi in cui questa condizione può legittimamente venir meno, cioè quando sussistano motivi inerenti alla sicurezza dello Stato. Il provvedimento impugnato non fornisce alcuna indicazione che permetta di comprendere in quale categoria di motivi possa essere iscritto e viola comunque tutti i precetti sopra riportati. Le disposizioni su riportate sono poste a garanzia del principio di libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Unione europea, di cui all’art. 18 del Trattato istitutivo del 25.3.1957.
Detto principio fondamentale dell’ordinamento comunitario è stato ribadito con la citata Convenzione di Schengen, che ha soppresso i controlli alle frontiere interne, stabilendone la possibilità di ripristino, in base a forme prescritte e rigorose procedure, solamente in occasioni eccezionali. Di conseguenza, ad avviso del Collegio, il provvedimento oggetto del gravame in esame costituisce una violazione della normativa italiana e comunitaria in materia di libertà di circolazione e soggiorno dei cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea.
Un tanto è sufficiente per ritenere che l’impugnato provvedimento incorre nelle censure dedotte ed esaminate, con assorbimento dell’ultimo profilo di doglianza.
Ordina che la presente sentenza venga eseguita dall'Autorità amministrativa.Così deciso in Bolzano, nella camera di consiglio dell’11.01.2006.
IL PRESIDENTE Hugo DEMATTIO
L'ESTENSOREMarina ROSSI DORDI
La summa del pensiero della Corte in tema di rapporti
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Molestie via Facebook: la bacheca è luogo aperto al pubblico (Cass. 37596/14) La bacheca del profilo Facebook è - ai sensi della legge
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la molestia "virtuale". Riportare a mezzo stampa dichiarazioni altrui: responsabilità del giornalista (Cass., 1952/14)
Le tre regole per escludere la responsabilità del
giornalista nel caso di diffusione di notizie consistenti in
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Nessuna presunzione tributaria in sede penale (Cass., 7302/14)
Le presunzioni legali previste dalle norme tributarie non
possono costituire di per sé fonte di prova della
commissione del reato, assumendo esclusivamente il valore di
dati di fatto, che devono essere valutati liberamente dal
giudice penale unitamente ad elementi di riscontro che diano
certezza dell'esistenza della condotta criminosa.
Non sussiste il reato tributario se il mancato pagamento del
debito erariale dipende da per cause indipendenti dalla
volontà e quindi non imputabili all'imputato: non deve
essere stato possibile per il contribuente reperire le
risorse necessarie a consentirgli il corretto e puntuale
adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto
in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per
il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di
recuperare, in presenza di un'improvvisa crisi di
liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito.
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References: SENTENZA 
 art. 8
 art. 7
 sentenza 
 art. 73
 art. 21
 art. 660