Source: http://www.pianetasicurezza.org/Approfondimenti/index058.html
Timestamp: 2020-08-08 18:01:11+00:00

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In diverse circostanze e in diversi ambienti, ci è stata posta la seguente questione: “il CSE non deve entrare nel merito delle procedure che adotta la singola impresa nella realizzazione delle opere – trattandosi di Rischi propri dell’attività dell’impresa” – il CSE si deve limitare a coordinare le interferenze e ad indicare misure generali di sicurezza”.
Nei nostri approfondimenti spesso abbiamo trattato il tema, riteniamo utile continuare a ragionare sulla questione, argomentando il nostro punto di vista.
Per rendere più comprensibile la nostra tesi, dobbiamo inquadrare l’argomento, partendo dai compiti del CSP, nella redazione del PSC.
Il primo riferimento lo troviamo nell’art. 100 del D. Lgs. 81/08: “Il piano è costituito da una relazione tecnica e prescrizioni correlate alla complessità dell’opera da realizzare ed alle eventuali fasi critiche del processo di costruzione, atte a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi i rischi particolari di cui all’ALLEGATO XI” .
Il CSP nel redigere il PSC deve analizzare le problematiche derivanti dai Rischi indicati nell’allegato XI, se rileggiamo rapidamente l’elenco contenuto nell’allegato, già potremmo dare una prima risposta inequivocabile al quesito.
“ALLEGATO XI ELENCO DEI LAVORI COMPORTANTI RISCHI PARTICOLARI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE DEI LAVORATORI
1-bis. Lavori che espongono i lavoratori al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo.108
10. Lavori di montaggio o smontaggio di elementi prefabbricati pesanti.”
Nell’allegato XV si legge:
2.2.3. In riferimento alle lavorazioni, il coordinatore per la progettazione suddivide le singole lavorazioni in fasi di lavoro e, quando la complessità dell’opera lo richiede, in sottofasi di lavoro, ed effettua l’analisi dei rischi presenti, con riferimento all’area e alla organizzazione del cantiere, alle lavorazioni e alle loro interferenze, ad esclusione di quelli specifici propri dell’attività dell’impresa, facendo in particolare attenzione ai seguenti:
b-bis) al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo;
2.2.4. Per ogni elemento dell’analisi di cui ai punti 2.2.1, 2.2.2 e 2.2.3, il PSC contiene:
Se il CSE ha il compito di verificare che il PSC sia attuato e ove necessario aggiornato, non può disinteressarsi delle procedure esecutive, in particolare in tutte quelle lavorazioni in cui sono presenti i Rischi di cui all’allegato XI e al punto 2.2.3. dell’allegato XV – ne troviamo conferma nell’art. 92 del D.Lgs. 81/08, che recita come segue:
“Articolo 92 - Obblighi del coordinatore per l’esecuzione dei lavori
a) verifica, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100 ove previsto e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro;”
Inoltre per rispondere completamente al quesito dovremmo anche tenere conto della “giurisprudenza” consolidata, sul significato di “rischi specifici dell’attività dell’impresa” e sul ruolo del CSE.
Su questo argomento la Cassazione da molti anni ha messo un punto fermo, a tal proposito proponiamo la sintesi di alcune sentenze di cassazione.
Sentenza della Cassazione - Sezione quarta - sentenza 10 giugno 2008, n. 23090 Presidente Novarese - Relatore Koverech Pm Galasso - conforme - Ricorrente Procuratore della Repubblica del Tribunale di Messina ed altro
“Nemmeno può parlarsi di esenzione da responsabilità del datore di lavoro committente, ai sensi del D.Lgs. n. 626 del 1994 che, all'art. 7, comma 3, ultima parte, che esclude l'obbligo per il datore di lavoro committente per i "rischi specifici delle attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi", perché questa esclusione va riferita non alle generiche precauzioni da adottarsi negli ambienti di lavoro per evitare il verificarsi di incidenti ma alle regole che richiedono una specifica competenza tecnica settoriale - generalmente mancante in chi opera in settori diversi - nella conoscenza delle procedure da adottare nelle singole lavorazioni o nell'utilizzazione di speciali tecniche o nell'uso di determinate macchine ( Cass. sez. 4, 17.05.2005, n. 31296, rv. 231658, Mogliani).”
Non può invero considerarsi rischio specifico, ai fini dell'applicabilità della suddetta norma, quello che debba essere fronteggiato con l'impedire che l'attività di demolizione di una parete perimetrale esterna di un edificio collocata alla seconda elevazione del fabbricato (a circa sei metri dal piano stradale) venga effettuata in condizioni di grossolane carenze sotto il profilo delle misure di sicurezza (come rilevato dalla documentazione fotografica in atti) e, in particolare, che detta attività venga effettuata avvalendosi di "una vecchia e malridotta scala in ferro della lunghezza di circa tre metri collocata sulla soletta di interpiano e appoggiata alla parete da demolire, senza preventivo allestimento di adeguato ponteggio e di idonei sistemi di ritenuta" essendo questo pericolo riconoscibile da chiunque indipendentemente dalle sue specifiche competenze. Di qui l'obbligo per il datore di lavoro committente di cooperare nella attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi. Erra altresì il giudice di prime cure allorché esclude l'operatività del sopra citato art. 7, D.Lgs. 626/94 nell'ipotesi in cui il committente, come nel caso di specie, sia un soggetto privato non imprenditore. “
Suprema Corte di Cassazione sezione feriale - sentenza 1 settembre 2014, n. 36510
“4.1. Il primo e secondo motivo sono infondati.
4.2. In tema di infortuni sul lavoro, il coordinatore per la progettazione, ai sensi del Decreto Legislativo n. 494 del 1996, articolo 4 ha essenzialmente il compito di redigere il piano di sicurezza e coordinamento (PSC), che contiene l’individuazione, l’analisi e la valutazione dei rischi, e le conseguenti procedure, apprestamenti ed attrezzature per tutta la durata dei lavori; diversamente, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, ai sensi dell’articolo 5 cit. Decreto Legislativo, ha i compiti: (a) di verificare, con opportune azioni di coordinamento e di controllo, l’applicazione delle disposizioni del piano di sicurezza; (b) di verificare l’idoneità del piano operativo di sicurezza (POS), piano complementare di dettaglio del PSC, che deve essere redatto da ciascuna impresa presente nel cantiere; (c) di adeguare il piano di sicurezza in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, di vigilare sul rispetto del piano stesso e sospendere, in caso di pericolo grave ed imminente, le singole lavorazioni. Trattasi di figure le cui posizioni di garanzia non si sovrappongono a quelle degli altri soggetti responsabili nel campo della sicurezza sul lavoro, ma ad esse si affiancano per realizzare, attraverso la valorizzazione di una figura unitaria con compiti di coordinamento e controllo, la massima garanzia dell’incolumità dei lavoratori(Sez. 4, n. 18472 del 04/03/2008, Bongiascia, Rv. 240393); ancora, con riferimento alle attività lavorative svolte in un cantiere edile, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori e’ titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto gli spettano compiti di “alta vigilanza”, consistenti: a) nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori; b) nella verifica dell’idoneità del piano operativo di sicurezza (POS) e nell’assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento; c) nell’adeguamento dei piani in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS (Sez. 4, n. 44977 del 12/06/2013, Lorenzi e altri, Rv. 257167); infine, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori ha non soltanto compiti organizzativi e di raccordo tra le imprese che collaborano alla realizzazione dell’opera, ma deve anche vigilare sulla corretta osservanza delle prescrizioni del piano di sicurezza (Sez. 4, n. 32142 del 14/06/2011, Goggi, Rv. 251177).”
Al fine di avere una visione più ampia e completa della definizione di CSE è utile tenere conto anche dell’Autorità di vigilanza, che in una determina definisce nel modo seguente il suo ruolo:
“Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture”
“Inoltre, secondo il principio di effettività, sul coordinatore della sicurezza per la fase dell’esecuzione (CSE) grava l’obbligo di verificare, da un lato, la costante corrispondenza dei contenuti del PSC alla specificità del cantiere e dall’altro, il rispetto da parte dell’esecutore di tutti gli altri obblighi generali della sicurezza (ex lege) che, in quanto a carico dell’esecutore stesso, non fanno parte del PSC.”
La lettura incrociata della norma nelle sue varie articolazioni e la giurisprudenza, non lascia dubbi sul compito del CSE, tutti coloro che ne danno una interpretazione precostituita, si potrebbe apostrofare “ideologica”, dovrebbero tornare a ragionare senza preconcetti.
Molte liste di controllo dei POS, che adottano alcuni importanti committenti pubblici e/o controllati e partecipati, eludono totalmente il punto, facendo riferimento solo alle eventuali misure di dettaglio e complementari indicate nel punto 2.1.3. dell’allegato XV, mentre eludono la presenza e/o la congruità delle procedure di lavoro, cioè della Valutazione dei Rischi inerente lo specifico cantiere.
Una strana amnesia, tutta protesa a scaricare più responsabilità possibile sulle imprese a cui vengono affidati appalti con ribassi ingiustificabile – a giustificare PSC “vuoti”, privi di analisi utile a ridurre i Rischi durante l’esecuzione dei lavori e di conseguenza con una sottostima dei costi della sicurezza.
Sottostima dei costi, che si aggiunge alla riduzione a zero dei costi generali, tramite i ribassi esagerati, con l’evidente risultato che la soglia di sicurezza nei cantieri edili tenderà a ridursi drasticamente.
Le imprese invece che formare i propri addetti, comprano in “svendita” attestati, dal miglior offerente – invece che impegnare il numero necessario di addetti ne utilizzano la meta, spesso con forme contrattuali che aggirano le norme, vedi il distacco – riducono lo staff tecnico fino ad affidare la gestione del cantiere a personale improvvisato – una serie di espedienti per recuperare il forte ribasso d’asta – mettendo fuori mercato le ditte più strutturate.

References: Sentenza 
 sentenza 
 Cass. sez. 
 art. 7
 sentenza 
 articolo 4