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Contratto collettivo e parità nel lavoro pubblico
Corte di Cassazione, N.16504-18 Giugno 2008
Adriana Topo Nel numero
ANNO LX - 2009 - N1 Parole chiave: contratto collettivo Lavoro pubblico inquadramento Parità Discriminazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si sofferma, fra l’altro, sulla
questione del possibile assoggettamento del contratto collettivo pubblico alla regola
di parità di trattamento.
La Corte, in sostanza, afferma che nel lavoro pubblico il principio di parità «vieta
trattamenti individuali migliorativi o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto
collettivo», ma anche che la parità «non costituisce parametro per giudicare delle eventuali
differenziazioni operate in quella sede», cioè in sede collettiva articolo completo visibile solo da utenti abbonati	Corte di Cassazione, N.16504-18 Giugno 2008
N:16504 - 18 Giugno 2008)
Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est.
Curcuruto, P.M. Fedeli (diff.) – Univ. Studi Basilicata c. Tedesco (avv. Di
Pardo).
Diff. Trib. Potenza 10 giugno 2004.
Note: Contratto collettivo e parità nel lavoro pubblicoParole chiave: pubblico impiego :: contratto collettivo :: parità di trattamento :: Contratto collettivo – Lavoro pubblico – Inquadramento – Parità –
La clausola di cui all’art. 74, comma 4, Ccnl comparto Università 9 agosto
2000 – là dove, segnatamente, recita: «con l’art. 74 del Ccnl le parti hanno legittimamente
delineato il sistema di inquadramento del personale nelle nuove categorie,
né può configurarsi un contrasto tra la citata norma contrattuale e l’art.
52, d.lgs. n. 165/2001» – non è affetta da nullità, giacché: 1) non si può ravvisare
un contrasto con il principio di parità di trattamento di cui all’art. 45,
d.lgs. n. 165, cit., in quanto tale principio vieta trattamenti individuali migliorativi
o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo, ma non costituisce
parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in quella
sede; Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa
La riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni nella legge Madia (n. 124/2015)
Gaetano D'Auria Nel numero
ANNO LXVI - 2015 - 3 Parole chiave: Lavoro pubblico riforma pubbliche amministrazioni Il lavoro analizza le disposizioni in materia di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni
contenute nella legge n. 124/2015, che rappresenta uno degli interventi più consistenti
degli ultimi vent’anni in direzione di un ammodernamento delle amministrazioni
Il lavoro si sofferma in particolare sulle disposizioni della legge che riguardano l’amministrazione
centrale e periferica dello Stato, gli enti pubblici, le società pubbliche e altri organismi,
i controlli e le responsabilità degli amministratori pubblici. The paper analyzes the provisions on the reorganization of the government in the law n.
124/2015, which is one of the most significant interventions of the last two decades towards
a modernization of the Italian government.
The work focuses in particular on the provisions of the law affecting the central and peripheral
administration of the State, public authorities, public companies and other bodies,
the controls and the responsibilities of public officials.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati	Quale tutela per i precari del pubblico impiego? Spunti per una riflessione
Maria Antonietta La Notte Chirone Nel numero
ANNO LXIII - 2012 - 4 Parole chiave: pubblico impiego precariato Lavoro pubblico Lavoro a termine La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è possibile? E’ questa la domanda a cui cerca di rispondere l’A., per il quale la stabilizzazione del rapporto con le pp.aa., pur impedita, in caso di violazione di norme imperative, dall’art. 36 del D.Lgs. 165/2001, non lo sarebbe quando il lavoratore, ex art. 5, co. 4 bis, D. Lgs. 368/2001, presti servizio per più di 36 mesi.
In caso di mancata conversione del rapporto, per la quantificazione del risarcimento del danno, l’A. propone l’estensione, anche al pubblico impiego, del meccanismo predisposto dall’art. 32 della L. 183/2010 articolo completo visibile solo da utenti abbonati	Conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali
Luigi Menghini Nel numero
ANNO LXI - 2010 - N4 Parole chiave: Lavoro pubblico Lo scritto intende verificare le novità introdotte dalla Riforma Brunetta, come poi modificate dalle misure contingenti dell’estate 2010, sul tema degli incarichi dirigenziali, specie sotto l’aspetto delle tutele dei dirigenti nei confronti delle “tracimazioni” dei politici. La conclusione è che se le maggiori responsabilità ed i maggiori pesi accollati ai dirigenti ne aggravano la posizione complessiva, le regole sugli incarichi la compensano, se pure parzialmente, specie attraverso una interessante proceduralizzazione delle varie fasi, che offre spazi di maggior tutela. articolo completo visibile solo da utenti abbonati	Integrità e corruzione amministrativa. L’etica pubblica e il Codice di comportamento dei dipendenti delle amministrazioni pubbli
Roberta Nunin Nel numero
ANNO LXI - 2010 - N4 Parole chiave: Lavoro pubblico La previsione normativa diretta all’adozione di un Codice di comportamento per i dipendenti
delle pubbliche amministrazioni, originariamente introdotta in occasione
dei primi interventi di manutenzione della riforma adottata con il d.lgs. n.
29/93: nuovi scenari della riforma Brunetta. articolo completo visibile solo da utenti abbonati	La titolarità del potere disciplinare negli atenei
Luca Busico Nel numero
ANNO LXVII - 2016 - 2 Parole chiave: sanzioni disciplinari Lavoro pubblico La cd. «riforma Brunetta» ha profondamente modificato le regole del potere disciplinare nel
lavoro pubblico. L’avvio della suddetta riforma è stato dato all’inizio dell’anno
2009 con la legge 4 marzo 2009, n. 15. L'autore analizza le peculiarità del potere disciplinare negli atenei universitari articolo completo visibile solo da utenti abbonati	Note
Gli ostacoli all’accesso degli stranieri al lavoro pubblico
Cassazione, N.24170-13 Novembre 2006
Mariangela Grasso Nel numero
ANNO LVIII - 2007 - N2 Parole chiave: Lavoro pubblico cittadini stranieri Il tema dell’equiparazione nei rapporti di lavoro e del principio di non discriminazione tra lavoratori italiani e stranieri è stato affrontato dalla sentenza in epigrafe della Corte di Cassazione, che ha risolto una questione di estrema attualità riguardante gli enti pubblici. Il Supremo Collegio ha escluso per gli stranieri non comunitari, ancorché disabili, la possibilità di accedere al pubblico impiego, non considerando tale esclusione «sospettabile di illegittimità costituzionale, sia perché si esula dall’area dei diritti fondamentali,... articolo completo visibile solo da utenti abbonati	Cassazione, N.24170-13 Novembre 2006
N:24170 - 13 Novembre 2006)
Sez. lav. – Pres. Mattone, Rel. Picone; P.M. Matera (concl. Conf.) – G. Z. (avv. Tamburini) c. Amministrazione provinciale di Siena (avv. Dinoi).
Note: Gli ostacoli all’accesso degli stranieri al lavoro pubblicoParole chiave: lavoro pubblico :: cittadini stranieri :: Impiego pubblico – Stranieri extracomunitari – Esclusione dall’accesso al lavoro pubblico al di fuori delle eccezioni previste dalla legge – Fondamento.
Il requisito del possesso della cittadinanza italiana, richiesto per accedere al lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni dall’art. 2, d.P.R. n. 487/1994 – norma «legificata» dall’art. 70, comma 13, d.lgs. n.
165/2001 –, e dal quale si prescinde, in parte, solo per gli stranieri comunitari, nonché per casi particolari (art. 38, d.lgs. n. 165/2001; art. 22, d.lgs. n. 286/1998), si inserisce nel complesso delle disposizioni che regolano
la materia particolare dell’impiego pubblico; materia fatta salva dal d.lgs. n. 286/1998, che, in attuazione della Convenzione Oil n. 175/1975, resa esecutiva con legge n. 158/1981, sancisce, in generale, parità di trattamento
e piena uguaglianza di diritti per i lavoratori extracomunitari rispetto ai lavoratori italiani;...
Continuità e discontinuità nella disciplina del trasferimento del personale
Alessandro Garilli Nel numero
ANNO LXVI - 2015 - 3 Parole chiave: Lavoro pubblico riforma rapporto di lavoro pubblico Mobilità pubblica amministrazione Il saggio analizza in chiave critica le principali novità apportate dal d.l. n. 90/2014, convertito
in legge n. 214/2014, alla disciplina della mobilità dei dipendenti pubblici. Dopo
aver descritto le peculiarità del nesso tra organizzazione amministrativa e gestione dei rapporti
di lavoro, l’Autore si sofferma sulle cause dell’ineffettività delle regole dedicate alla circolazione
delle risorse umane all’interno della p.a. e segnala i possibili rimedi. The paper contains a critical analysis of the innovations introduced by the d.l n. 90/2014,
converted in legge n. 214/2014, on the rules of public servants’ mobility. After describing
the relationship between administrative organization and management of labor relations,
and its peculiarity, the Author focuses his attention on the failure of the discipline concerning
the movement of civil servant and then underlines the possible remedies. In this perspective
the Author underlines the need to ensure a serious policy of training and the development of
wage incentives that can encourage the dynamism of civil servants. Particular attention is
paid to the new discipline of mandatory transfer (art. 30, comma 2, d.lgs. n. 165/2001),
which is considered in a potential contrast with art. 97 of Italian Constitution.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati	Note
L'anzianità di servizi dei precari pubblici: una discriminazione alla rovescia?
Corte di Giustizia dell&#039;Unione Europea, N.-18 Ottobre 2012
Serena Zitti Nel numero
ANNO LXIV - 2013 - 1 Parole chiave: stabilizzazione non discriminazione Lavoro pubblico contratto a termine anzianità di servizio La Corte Ue risponde al rinvio pregiudiziale del Consiglio di Stato, inerente controversie sorte nel quadro d’attuazione della legge di stabilizzazione del personale non dirigenziale della p.a. (n. 296/2006). Per effetto del diritto vigente si gioca, in prima battuta, la partita dell’uguaglianza tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato; nel contempo, scatta una sorta di “prova di forza” tra l’Ue, garante del principio di non discriminazione, e uno Stato membro, titolare del potere discrezionale di regolamentare i rapporti di lavoro in essere, nel settore pubblico, sul suo territorio. articolo completo visibile solo da utenti abbonati	Corte di Giustizia dell'Unione Europea, N.-18 Ottobre 2012
(Corte di Giustizia dell'Unione Europea
cause riunite da C-302/11 a C-305/11, Sez. VI – Valenza, Altavista, Marsella, Schettini, Tomassini c. Autorità garante della concorrenza e del mercato – Avv. Gen. E. Sharpston.
Note: L'anzianità di servizi dei precari pubblici: una discriminazione alla rovescia?Parole chiave: lavoro a termine :: lavoro pubblico :: discriminazione :: stabilizzazione :: anzianità di servizio :: Contratto a termine – Lavoro pubblico – Direttiva n. 1999/70/Ce – Accordo Ces, Unice, Ceep sul lavoro a tempo determinato – Clausola 4 – Principio di non discriminazione – Procedura di stabilizzazione – Assunzione in ruolo senza concorso di lavoratori già in servizio a tempo determinato – Computo dell’anzianità di servizio – Sussistenza.
La clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un lavoratore a tempo determinato alle dipendenze di un’autorità pubblica siano presi in considerazione per determinare l’anzianità del lavoratore stesso al momento della sua assunzione a tempo indeterminato, da parte di questa medesima autorità, come dipendente di ruolo nell’ambito di una specifica procedura di stabilizzazione del suo rapporto di lavoro, a meno che la citata esclusione sia giustificatada «ragioni oggettive» ai sensi dei punti 1 e/o 4 della clausola.
La giurisdizione del giudice ordinario in materia di condotta antisindacale nel lavoro pubblico non privatizzato
Carlo Lanzinger Nel numero
ANNO LXII - 2011 - N3 Parole chiave: condotta antisindacale Lavoro pubblico Il commento analizza una recente ed innovativa pronuncia della Corte di Cassazione a Sezioni Unite in merito alla giurisdizione relativa alle controversie relative alla condotta antisindacale ex art. 28 Stat. Lav. nell’ambito del pubblico impiego non privatizzato. In particolare, la tematica rivolta all’attenzione della Corte riguarda una condotta potenzialmente lesiva sia dei diritti delle organizzazioni sindacali, sia delle posizioni dei singoli lavoratori (cd. condotta plurioffensiva). La Corte decide in favore della giurisdizione del tribunale ordinario in funzione di giudice del lavoro articolo completo visibile solo da utenti abbonati	Corte di cassazione, N.20161-24 Settembre 2010
Ss.Uu., ord. – Pres. Carbone,
Est. Amoroso, S.P.G. Sepe (conf.) – Fiba Cisl (avv.ti Patrizi e Arrigo) c.
Banca d’Italia (avv.ti Perassi, Capolino, Vallebona).
Diff. Tribunale di Roma 15 dicembre 2008.
Note: La giurisdizione del giudice ordinario in materia di condotta antisindacale nel lavoro pubblico non privatizzatoParole chiave: condotta antisindacale :: Condotta antisindacale – Pubblico impiego non privatizzato –
Giurisdizione – Competenza per materia del giudice ordinario in
funzione di giudice del lavoro – Sussiste.
Nell’ambito del pubblico impiego non privatizzato, appartiene alla competenza
per materia del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, con
esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo, la domanda con cui il
sindacato chieda ai sensi dell’art. 28 della legge n. 300/1970 la condanna della
Banca d’Italia per comportamento antisindacale. Infatti, il criterio oggettivo
di riparto di giurisdizione fondato sulla materia antisindacale prevale, allo stato,
sul criterio soggettivo dell’appartenenza dei rapporti di lavoro all’impiego
pubblico non privatizzato

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 art. 22
 art. 97
 art. 28