Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-16803-del-07-07-2017
Timestamp: 2020-01-28 04:32:53+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 16803 del 07/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16803 del 07/07/2017
Cassazione civile, sez. trib., 07/07/2017, (ud. 25/05/2017, dep.07/07/2017), n. 16803
sul ricorso 22477-2010 proposto da:
R.R., elettivamente domiciliato in ROMA VIA F. DENZA 20,
difende unitamente all’avvocato LORENZO DEL FEDERICO;
avverso la sentenza n. 97/2009 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,
che la parte ricorrente proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 4738/2008 della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, depositata il 22.6.2009, affidando la sua impugnativa ad una unica ragione di censura.
che il R. aveva impugnato la cartella di pagamento notificata in data 11.10.2004 con cui era stato richiesto, a seguito della liquidazione ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, il pagamento dell’Irpef e dell’Ilor dovute, sostenendo di aver definito il predetto debito tributario aderendo alla definizione dei carichi di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 12 (cd. rottamazione dei ruoli);
che con memoria successiva, denominata “memoria aggiuntiva per la udienza del 20 novembre 2007”, il predetto contribuente eccepiva altresì la violazione del D.L. 17 giugno 2005, n. 106, art. 1, comma 5 bis, norma quest’ultima che, in relazione alle dichiarazioni presentate fino al 31 dicembre 2001, imponeva la notifica della cartella entro il quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
che la C.T.P. di Roma, con sentenza depositata il 6.05.2008, rigettava il ricorso, evidenziando che dall’estratto debitorio non risultava l’asserito pagamento del contribuente e che peraltro l’eccezione di decadenza avanzata dal contribuente nei predetti motivi aggiunti era infondata in ragione della irretroattività della norma di decadenza invocata;
che veniva impugnata dal contribuente la sentenza sopra indicata e la C.T.R. del Lazio accoglieva il proposto appello, sostenendo che l’eccezione di decadenza era meritevole di accoglimento in quanto presentata dal contribuente con motivi aggiunti e non già per la prima volta nei motivi di gravame e dunque tempestivamente e peraltro in modo fondato, stante la notifica della cartella oltre il termine decadenziale fissato dalla L. n. 156 del 2005,
che, con l’unico motivo di impugnativa, l’Agenzia delle entrate denunziava dunque violazione e falsa applicazione della legge in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 18, 21, 24 e 57, e ciò in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 4: si sostiene che, secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte, la decadenza dell’amministrazione dal potere di accertamento non può essere eccepita per la prima volta con i motivi aggiunti, in quanto la integrazione dei motivi del ricorso è consentita dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 24, comma 2, soltanto in relazione alla contestazione di documenti depositati dalla controparte e fino ad allora non conosciuti;
che si costituiva con controricorso il R., chiedendo il rigetto del ricorso, sostenendo che il termine per la notifica delle cartelle di pagamento di cui qui in discussione era intervenuto in seguito alla pronuncia di illegittimità costituzionale del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25 avvenuta con sentenza n. 280/2005 e che pertanto era stato posto in grado di sollevare la detta eccezione di decadenza solo in sede di presentazione di memoria integrativa e non già nel precedente momento della presentazione del ricorso introduttivo; che la causa è stata trattenuta in decisione all’udienza del 25.5.2017.
che, in ordine alla questione dibattuta tra le parti, è intervenuta la giurisprudenza di questa Corte di legittimità secondo la quale in tema di contenzioso tributario, la decadenza dell’Amministrazione dal potere di accertamento, non rilevabile d’ufficio in quanto rimessa alla disponibilità della parte, non può essere eccepita dal contribuente mediante la presentazione di motivi aggiunti, in quanto l’integrazione dei motivi di ricorso è consentita dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 24, comma 2, soltanto in relazione alla contestazione di documenti depositati dalla controparte e fino ad allora non conosciuti e, siccome tale ultima disposizione pone una preclusione processuale, non può essere ricollegato alcun effetto sanante al comportamento dell’Amministrazione di accettazione del contraddittorio nel merito. (Sez. 5, Sentenza n. 12442 del 08/06/2011, Rv. 618422 – 01);
che, alla luce dei principi sopra ricordati e che qui si intende riaffermare, le doglianze sollevate dalla difesa erariale sono fondate, di talchè la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio al giudice competente che dovrà riesaminare il merito della controversia tenendo in considerazione il principio sopra ricordato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 art. 12
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 24
 art. 25
 sentenza 
 art. 24
 Sentenza 
 sentenza