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Timestamp: 2020-01-17 18:34:52+00:00

Document:
«Rinvio pregiudiziale – Regolamento (CE) n. 1346/2000 – Articoli 2, lettera g), 3, paragrafo 2, e 27 – Regolamento (CE) n. 44/2001 – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Procedura principale d’insolvenza – Procedura secondaria d’insolvenza – Conflitto di competenza – Competenza esclusiva o alternativa – Individuazione della legge applicabile – Determinazione dei beni del debitore che rientrano nella procedura secondaria d’insolvenza – Ubicazione di tali beni – Beni situati in uno Stato terzo»
Nella causa C‑649/13,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Tribunal de commerce de Versailles (Francia), con decisione del 21 novembre 2013, pervenuta in cancelleria il 6 dicembre 2013, nei procedimenti
Cosme Rogeau, che agisce in qualità di liquidatore giudiziario nella procedura secondaria d’insolvenza contro la Nortel Networks SA,
che agiscono in qualità di curatori con poteri congiunti nella procedura principale d’insolvenza contro la Nortel Networks SA,
composta da A. Tizzano, presidente di sezione, A. Borg Barthet, E. Levits, M. Berger (relatore) e F. Biltgen, giudici,
– per il comitato aziendale della Nortel Networks SA e altri, da R. Dammann e M. Boché‑Robinet, avocats;
– per il sig. Rogeau, che agisce in qualità di liquidatore giudiziario nella procedura secondaria d’insolvenza nei confronti della Nortel Networks SA, da A. Tchekhoff ed E. Fabre, avocats;
– per i sigg. Bloom, Hudson, Harris e Wilkinson Hill, che agiscono in qualità di curatori con poteri congiunti nella procedura principale d’insolvenza nei confronti della Nortel Networks SA, da C. Dupoirier, avocat;
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 29 gennaio 2015,
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 2, lettera g), 3, paragrafo 2, e 27 del regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza (GU L 160, pag. 1).
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito, da un lato, di una controversia in cui il comitato aziendale della Nortel Networks SA (in prosieguo: la «NNSA») e altri sono opposti al sig. Rogeau, che agisce in qualità di liquidatore giudiziario nella procedura secondaria d’insolvenza aperta in Francia nei confronti della NNSA (in prosieguo: la «procedura secondaria»), in merito ad un’azione tendente, segnatamente, al versamento di un’indennità di liquidazione e, dall’altro, di una controversia in cui il sig. Rogeau, che agisce in qualità di liquidatore giudiziario nella procedura secondaria, è opposto ai sigg. Bloom, Hudson, Harris e Wilkinson Hill, che agiscono in qualità di curatori con poteri congiunti («joint administrators»; in prosieguo: i «coamministratori») nella procedura principale d’insolvenza aperta nel Regno Unito nei confronti della NNSA (in prosieguo: la «procedura principale»), avente ad oggetto una chiamata in causa.
3 I considerando 6 e 23 del regolamento n. 1346/2000 enunciano quanto segue:
«(6) Secondo il principio di proporzionalità, il presente regolamento dovrebbe limitarsi a disposizioni che disciplinano le competenze per l’apertura delle procedure di insolvenza e per le decisioni che scaturiscono direttamente da tali procedure e sono ad esse strettamente connesse. Il regolamento dovrebbe inoltre contenere disposizioni relative al riconoscimento di tali decisioni e alla legge applicabile, che soddisfano anch’esse tale principio.
(23) Il presente regolamento dovrebbe stabilire, per le materie in esso contemplate, regole di conflitto uniformi che sostituiscono – nel loro ambito d’applicazione – le norme nazionali di diritto internazionale privato. Salvo disposizione contraria, dovrebbe applicarsi la legge dello Stato membro che ha aperto la procedura (lex concursus). Tale regola sul conflitto di leggi dovrebbe applicarsi sia alla procedura principale sia alla procedura locale. La lex concursus determina tutti gli effetti della procedura d’insolvenza, siano essi procedurali o sostanziali, sui soggetti e sui rapporti giuridici interessati. Essa disciplina tutte le condizioni di apertura, svolgimento e chiusura delle procedure d’insolvenza».
4 L’articolo 2 del regolamento n. 1346/2000, dal titolo «Definizioni», recita:
– per i crediti, lo Stato membro nel cui territorio si trova il centro degli interessi principali del terzo debitore, stabilito all’articolo 3, paragrafo 1;
5 Ai sensi dell’articolo 3 del regolamento, intitolato «Competenza internazionale»:
6 L’articolo 25 di detto regolamento, intitolato «Riconoscimento e carattere esecutivo di altre decisioni», così dispone:
«1. Le decisioni relative allo svolgimento e alla chiusura di una procedura di insolvenza pronunciate da un giudice la cui decisione di apertura è riconosciuta (...), nonché il concordato approvato da detto giudice, sono egualmente riconosciut[i] senza altra formalità. Le decisioni sono eseguite a norma degli articoli da 31 a 51 eccezion fatta per l’articolo 34, secondo comma, della convenzione [del 27 settembre 1968] concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale [(GU 1972, L 299, pag. 32), come modificata dalle successive convenzioni relative all’adesione dei nuovi Stati membri a detta Convenzione].
7 L’articolo 27 del regolamento n. 1346/2000, intitolato «Apertura», così prevede:
«La procedura di cui all’articolo 3, paragrafo 1, aperta da un giudice di uno Stato membro e riconosciuta in un altro Stato membro (procedura principale) permette di aprire, in quest’altro Stato membro, i cui giudici siano competenti ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, una procedura secondaria d’insolvenza (...) I suoi effetti sono limitati ai beni del debitore situati in tale altro Stato membro».
8 L’articolo 1 del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2001, L 12, pag. 1), definisce il campo di applicazione dello stesso nei seguenti termini:
9 Il gruppo Nortel era fornitore di soluzioni tecniche destinate alle reti di telecomunicazione. La Nortel Networks Limited (in prosieguo: la «NNL»), con sede a Mississauga (Canada), controllava la maggior parte delle società del gruppo Nortel nel mondo, tra cui la NNSA, stabilita negli Yvelines (Francia).
10 Quasi tutta la proprietà intellettuale generata dall’attività di ricerca e di sviluppo delle controllate specializzate del gruppo Nortel era registrata, principalmente in America del Nord, a nome della NNL, che concedeva a tali controllate, tra cui la NNSA, licenze esclusive gratuite per lo sfruttamento della proprietà intellettuale di tale gruppo. Dette controllate dovevano altresì conservare la proprietà economica («beneficial ownership») su tale proprietà intellettuale, nella misura dei loro rispettivi contributi. Una convenzione infragruppo, denominata «Master R&D Agreement» (in prosieguo: l’«accordo MRDA»), disciplinava i rapporti giuridici tra la NNL e le controllate medesime.
11 Poiché il gruppo Nortel si è trovato, nel corso del 2008, in gravi difficoltà finanziarie, i suoi dirigenti hanno deciso di avviare l’apertura simultanea di procedure d’insolvenza in Canada, negli Stati Uniti e nell’Unione europea. Con la decisione del 14 gennaio 2009, la High Court of Justice (England & Wales), Chancery Division (Regno Unito), ha aperto una procedura principale d’insolvenza di diritto britannico nei confronti di tutte le società del gruppo Nortel con sede nell’Unione, tra cui la NNSA, in applicazione dell’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 1346/2000.
12 Su richiesta congiunta depositata dalla NNSA e dai coamministratori, il giudice del rinvio, con sentenza del 28 maggio 2009, ha aperto la procedura secondaria nei confronti della NNSA e ha designato il sig. Rogeau quale liquidatore giudiziario in tale procedura.
13 Il 21 luglio 2009, un protocollo di accordo di fine conflitto ha messo un termine a un conflitto aziendale in seno alla NNSA (in prosieguo: il «protocollo di fine conflitto»). Tale accordo prevedeva il pagamento di un’indennità di liquidazione di cui una parte pagabile immediatamente e un’altra, denominata «indennità di liquidazione differita» (in prosieguo: l’«IDL differita»), da versare, una volta cessata l’attività, attingendo ai fondi disponibili provenienti da qualsiasi cessione di beni, dopo il pagamento dei costi originati in occasione della prosecuzione delle attività della NNSA nel corso delle procedure principale e secondaria nonché delle spese di gestione («administration expenses»).
14 Il 1° luglio 2009, un protocollo di coordinamento delle procedure principale e secondaria è stato sottoscritto dagli organi delle due procedure (in prosieguo: il «protocollo di coordinamento»), ai sensi del quale, in particolare, le spese di gestione dovevano essere integralmente pagate, in via prioritaria, indipendente dal luogo in cui si trovavano i relativi beni venduti. Con sentenza del 24 settembre 2009, il giudice del rinvio ha omologato, segnatamente, i protocolli di coordinamento e di fine conflitto.
15 Al fine di garantire una migliore valorizzazione del patrimonio del gruppo Nortel, i curatori delle diverse procedure d’insolvenza aperte nel mondo hanno convenuto di cedere complessivamente tale patrimonio, per ramo di azienda. Secondo un accordo intitolato «Interim Funding and Settlement Agreement» (in prosieguo: l’«accordo IFSA»), concluso il 9 giugno 2009 tra la NNL e numerose controllate del gruppo Nortel, tali controllate avrebbero rinunciato in tempo utile ai loro diritti di proprietà industriale e intellettuale coperti dall’accordo MRDA. Per contro, i diritti di licenza di cui le controllate beneficiavano sarebbero stati mantenuti fino al termine delle operazioni di liquidazione e di cessione, e sarebbero stati mantenuti i diritti di tali controllate quali proprietari economici della proprietà intellettuale in parola.
16 In forza dell’accordo IFSA, gli introiti delle cessioni patrimoniali del gruppo Nortel sarebbero stati collocati su conti posti sotto sequestro, detti «lockbox» (in prosieguo: la «lockbox»), presso istituti di credito stabiliti negli Stati Uniti e nessuna distribuzione delle somme depositate sulla «lockbox» avrebbe potuto avere luogo al di fuori di un accordo concluso da tutti gli enti interessati di tale gruppo. La NNSA è divenuta parte dell’accordo IFSA tramite un accordo di adesione concluso l’11 settembre 2009. Gli introiti delle cessioni sono stati sequestrati come era stato previsto dall’accordo IFSA, senza tuttavia che sia ancora intervenuto un accordo sulla loro ripartizione.
17 Da un rapporto predisposto dal sig. Rogeau il 23 novembre 2010, nell’ambito della procedura secondaria, emergeva un saldo positivo di EUR 38 980 313 sui conti bancari della NNSA al 30 settembre 2010, che ha consentito di prevedere, a partire dal mese di maggio 2011, un primo versamento dell’IDL differita. Tuttavia, dopo una messa in mora da parte del comitato aziendale della NNSA, il sig. Rogeau precisava a quest’ultimo, con lettera del 18 maggio 2011, che gli era impossibile applicare i termini del protocollo di fine conflitto, poiché una previsione di liquidità mostrava un importo negativo di quasi EUR 6 milioni, segnatamente a causa di diverse domande di pagamento dei coamministratori, a titolo, in particolare, delle spese generate dal proseguimento delle attività del gruppo Nortel durante la procedura e dalla cessione di alcuni beni.
18 Contestando questo stato di fatto, il comitato aziendale della NNSA e alcuni ex dipendenti della NNSA hanno proposto un ricorso dinanzi al Tribunal de commerce de Versailles (Francia), tendente, da un lato, a che sia dichiarato che la procedura secondaria consente loro di disporre di un diritto esclusivo e diretto sulla quota del prezzo di cessione della totalità del patrimonio del gruppo Nortel spettante alla NNSA e, dall’altro, a che il sig. Rogeau, nella qualità di liquidatore giudiziario, sia condannato a procedere immediatamente al pagamento, in particolare, dell’IDL differita, sino a concorrenza delle somme disponibili della NNSA.
19 In seguito, il sig. Rogeau ha chiamato in causa dinanzi al giudice del rinvio i coamministratori. Questi ultimi hanno tuttavia chiesto al Tribunal de commerce de Versailles, in particolare, di dichiararsi internazionalmente incompetente a favore della High Court of Justice (England & Wales), Chancery Division. In via subordinata, i coamministratori hanno chiesto al giudice del rinvio, in particolare, di dichiararsi incompetente a statuire sui beni e sui diritti che non erano ubicati in Francia, ai sensi dell’articolo 2, lettera g), del regolamento n. 1346/2000, alla data di adozione della decisione di apertura della procedura secondaria.
20 Il giudice del rinvio spiega che, per statuire sulle domande che gli sono state presentate, esso dovrà innanzitutto decidere sulla propria competenza a delimitare la sfera degli effetti della procedura secondaria. Esso ritiene altresì che sarà chiamato a stabilire se gli effetti di una procedura secondaria possano estendersi ai beni del debitore situati al di fuori dell’Unione.
21 In tali circostanze, il Tribunal de commerce de Versailles ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:
«Se il giudice dello Stato di apertura di una procedura secondaria sia competente, in via esclusiva o alternativa con il giudice dello Stato di apertura della procedura principale, a statuire sulla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti della procedura secondaria ai sensi degli articoli 2, lettera g), 3, paragrafo 2, e 27 del regolamento n. 1346/2000, e, nel caso di una competenza esclusiva o alternativa, se il diritto applicabile sia quello della procedura principale o quello della procedura secondaria».
22 La questione posta si suddivide in due parti, che vanno esaminate separatamente. La prima parte della questione verte, infatti, sulla ripartizione della competenza giurisdizionale tra il giudice della procedura principale e il giudice della procedura secondaria, mentre la seconda parte intende identificare il diritto applicabile alla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti della procedura secondaria.
23 Con la prima parte della questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se gli articoli 3, paragrafo 2, e 27 del regolamento n. 1346/2000 debbano essere interpretati nel senso che i giudici dello Stato membro di apertura di una procedura secondaria d’insolvenza sono competenti, in via esclusiva o alternativa con i giudici dello Stato membri di apertura della procedura principale d’insolvenza, a statuire sulla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di tale procedura secondaria.
24 A tale proposito, sebbene la questione si riferisca unicamente al regolamento n. 1346/2000, occorrerà tuttavia stabilire, in primo luogo, se la competenza del giudice del rinvio in tale contesto sia disciplinata da tale regolamento o dal regolamento n. 44/2001. In seguito, si dovrà verificare se, sulla base delle disposizioni del regolamento applicabile, sia stabilita la competenza di tale giudice in un’ipotesi come quella di cui al procedimento principale. In ultimo, sarà esaminata la questione se una competenza del genere debba essere considerata esclusiva o alternativa.
Sull’applicabilità dei regolamenti nn. 1346/2000 e 44/2001
25 Va ricordato che i procedimenti principali rientrano nell’ambito d’applicazione di molteplici accordi conclusi dalle parti del procedimento principale o tra di esse, in particolare gli accordi IFSA e MRDA nonché i protocolli di coordinamento e di fine conflitto. Nell’ambito di una controversia vertente sull’interpretazione di uno o più di tali accordi, la competenza a statuire su tale controversia può essere disciplinata dalle disposizioni del regolamento n. 44/2001, anche se detta controversia oppone i liquidatori di due procedure d’insolvenza, una principale e l’altra secondaria, che rientrano ognuna nel regolamento n. 1346/2000.
26 A tale proposito, la Corte ha già statuito che i regolamenti nn. 44/2001 e 1346/2000 devono essere interpretati in modo da evitare qualsiasi sovrapposizione tra le norme che tali testi enunciano e qualsiasi lacuna del diritto. Pertanto, le azioni escluse dal campo di applicazione del regolamento n. 44/2001 ai sensi del suo articolo 1, paragrafo 2, lettera b), in quanto rientrano tra «i fallimenti, i concordati e l[e] procedure affini», ricadono nel campo di applicazione del regolamento n. 1346/2000. Analogamente, le azioni che non rientrano nel campo di applicazione dell’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 1346/2000 rientrano in quello del regolamento n. 44/2001 (sentenza Nickel & Goeldner Spedition, C‑157/13, EU:C:2014:2145, punto 21 e giurisprudenza ivi citata).
27 La Corte ha altresì statuito che l’ambito di applicazione del regolamento n. 1346/2000 non deve essere oggetto di un’interpretazione estensiva, e che solo le azioni che derivano direttamente da una procedura d’insolvenza e che sono ad essa strettamente connesse (in prosieguo: le «azioni connesse») sono escluse dall’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001. Di conseguenza, solo tali azioni rientrano nell’ambito di applicazione del regolamento n. 1346/2000 (v. sentenza Nickel & Goeldner Spedition, C‑157/13, EU:C:2014:2145, punti 22 e 23 nonché giurisprudenza ivi citata).
28 Infine, la Corte ha fatto proprio, quale criterio determinante per individuare l’ambito in cui rientra un’azione, non il contesto procedurale nel quale tale azione s’inserisce, bensì il fondamento giuridico di quest’ultima. Secondo tale approccio, si deve indagare se il diritto o l’obbligo che serve come base dell’azione abbia la sua fonte nelle norme comuni del diritto civile e commerciale o nelle norme derogatorie specifiche delle procedure d’insolvenza (sentenza Nickel & Goeldner Spedition, C‑157/13, EU:C:2014:2145, punto 27).
29 Nel caso di specie, sebbene spetti al giudice del rinvio valutare il contenuto dei diversi accordi conclusi dalle parti del procedimento principale, risulta tuttavia che i diritti o gli obblighi sui quali sono fondate le azioni di cui al procedimento principale derivano direttamente da una procedura d’insolvenza, sono ad essa strettamente connesse e trovano la loro fonte nelle norme specifiche delle procedure d’insolvenza.
30 Infatti, la soluzione delle controversie principali dipende, in particolare, dalla ripartizione dei proventi della vendita del patrimonio della NNSA tra la procedura principale e la procedura secondaria. Come sembra risultare dal protocollo di coordinamento, e come hanno confermato le parti del procedimento principale durante l’udienza, tale ripartizione dovrà effettuarsi, in sostanza, applicando le disposizioni del regolamento n. 1346/2000, senza che detto protocollo o gli altri accordi di cui al procedimento principale tendano a modificarne il contenuto. I diritti e gli obblighi sui quali sono fondate le azioni di cui al procedimento principale trovano pertanto la loro fonte negli articoli 3, paragrafo 2, e 27 del regolamento n. 1346/2000, con la conseguenza che è tale regolamento a dover essere applicato.
Sulle norme in materia di competenza previste dal regolamento n. 1346/2000
31 Per quanto riguarda la competenza del giudice che ha aperto una procedura secondaria d’insolvenza a statuire sulla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di tale procedura, secondo costante giurisprudenza, l’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 1346/2000 deve essere interpretato nel senso che esso attribuisce una competenza internazionale a statuire sulle azioni connesse allo Stato membro sul territorio del quale la procedura d’insolvenza sia stata avviata (v., in particolare, sentenza F‑Tex, C‑213/10, EU:C:2012:215, punto 27 e giurisprudenza ivi citata).
32 Sebbene la Corte abbia finora riconosciuto la competenza internazionale a statuire su un’azione connessa solo allo Stato membro i cui giudici siano competenti in forza dell’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 1346/2000, deve essere accolta un’interpretazione analoga dell’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento n. 1346/2000.
33 Infatti, alla luce dell’economia e dell’effetto utile del regolamento n. 1346/2000, si deve ritenere che l’articolo 3, paragrafo 2, di tale regolamento attribuisca ai giudici dello Stato membro sul cui territorio è stata aperta una procedura secondaria d’insolvenza una competenza internazionale a statuire su azioni connesse, purché tali azioni riguardino i beni del debitore che si trovano sul territorio di tale ultimo Stato.
34 Da un lato, come ha rilevato l’avvocato generale nel paragrafo 32 delle sue conclusioni, l’articolo 25, paragrafo 1, primo comma, del regolamento n. 1346/2000 dispone per gli Stati membri un obbligo di riconoscimento e di esecuzione delle decisioni relative allo svolgimento e alla chiusura di una procedura d’insolvenza pronunciate tanto da giudici competenti ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, di tale regolamento, quanto da giudici la cui competenza è fondata sul paragrafo 2 di tale articolo 3, mentre l’articolo 25, paragrafo 1, secondo comma, di detto regolamento precisa che il primo comma di tale ultima disposizione si applica altresì alle «decisioni che scaturiscono direttamente da tali procedure e sono ad esse strettamente connesse», ovvero alle decisioni che statuiscono, segnatamente, su un’azione connessa.
35 Orbene, nel prevedere un obbligo di riconoscimento delle decisioni «connesse» adottate dai giudici competenti ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento n. 1346/2000, tale regolamento sembra attribuire, per lo meno in maniera implicita, a questi ultimi giudici la competenza ad adottare decisioni del genere.
36 Dall’altro lato, va ricordato che uno degli obiettivi perseguiti con la possibilità, di cui all’articolo 27 del regolamento n. 1346/2000, di aprire una procedura secondaria d’insolvenza consiste, precisamente, nella tutela degli interessi locali, fermo restando il fatto che tale procedura può anche perseguire altri obiettivi (v., in tal senso, sentenza Burgo Group, C‑327/13, EU:C:2014:2158, punto 36).
37 Orbene, un’azione connessa, come quella di cui al procedimento principale, tendente a far dichiarare che determinati beni rientrano in una procedura secondaria d’insolvenza intende precisamente tutelare tali interessi. Tale tutela e, pertanto, l’effetto utile, segnatamente, dell’articolo 27 di tale regolamento sarebbero sensibilmente indeboliti qualora tale azione connessa non potesse essere esperita dinanzi ai giudici dello Stato membro sul cui territorio è stata aperta la procedura secondaria d’insolvenza.
38 Si deve pertanto concludere che i giudici dello Stato membro di apertura di una procedura secondaria d’insolvenza sono competenti, sulla base dell’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento n. 1346/2000, a statuire sulla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di tale procedura.
Sul carattere esclusivo o alternativo della competenza internazionale a statuire sulla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di una procedura secondaria d’insolvenza
39 Per quanto riguarda, infine, la questione se la competenza dei giudici dello Stato membro di apertura di una procedura secondaria d’insolvenza a statuire sulla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di tale procedura abbia carattere esclusivo o alternativo, occorre ricordare che la giurisprudenza della Corte che riconosce la competenza dei giudici, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 1346/2000, a statuire sulle decisioni connesse è fondata principalmente sull’effetto utile di tale regolamento (v., in tal senso, sentenze Seagon, C‑339/07, EU:C:2009:83, punto 21, e F‑Tex, C‑213/10, EU:C:2012:215, punto 27). Come risulta dal punto 37 della presente sentenza, lo stesso vale per quanto riguarda la competenza analoga dei giudici competenti sulla base del paragrafo 2 di tale articolo 3.
40 Di conseguenza, al fine di determinare il carattere esclusivo o alternativo della competenza internazionale a statuire sulle azioni connesse e, pertanto, la portata dei paragrafi 1 e 2 di detto articolo 3, si deve anche garantire l’effetto utile di tali disposizioni.
41 Infatti, trattandosi di un’azione diretta a far constatare che taluni beni del debitore ricadono nella sfera degli effetti della procedura secondaria d’insolvenza, quali le azioni di cui al procedimento principale, si deve constatare che essa ha, palesemente, un’incidenza diretta sugli interessi amministrati nell’ambito della procedura principale d’insolvenza, dal momento che dalla constatazione richiesta deriverebbe necessariamente che i beni di cui trattasi non rientrano nella procedura principale. Tuttavia, come ha in sostanza rilevato l’avvocato generale nel paragrafo 57 delle sue conclusioni, i giudici dello Stato membro di apertura della procedura principale sono anch’essi competenti a statuire sulle azioni connesse e, dunque, a determinare la sfera degli effetti di tale ultima procedura.
42 Ciò posto, una competenza esclusiva dei giudici dello Stato membro di apertura di una procedura secondaria d’insolvenza a statuire sulla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di tale procedura priverebbe del suo effetto utile l’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 1346/2000, nella parte in cui tale disposizione prevede una competenza internazionale a statuire sulle decisioni connesse, e non può pertanto essere accolta.
43 Peraltro, dalle disposizioni del regolamento n. 1346/2000 non risulta che esso attribuisca al giudice adito per primo la competenza a statuire su un’azione connessa. Contrariamente a quanto fatto valere dal comitato aziendale della NNSA, un’attribuzione del genere non deriva nemmeno dalla sentenza Staubitz-Schreiber (C‑1/04, EU:C:2006:39), che riguarda un caso diverso, ovvero l’attribuzione della competenza ad aprire una procedura principale d’insolvenza e, pertanto, l’attribuzione di una competenza che è esclusiva in forza delle disposizioni di tale regolamento.
44 Vero è che, come hanno fatto valere vari interessati, il riconoscimento, in tale contesto, di una competenza giurisdizionale «alternativa» comporta il rischio di decisioni concorrenti e potenzialmente inconciliabili.
45 Tuttavia, come osservato dall’avvocato generale nel paragrafo 60 delle sue conclusioni, l’articolo 25, paragrafo 1, del regolamento n. 1346/2000 consentirà di evitare il rischio di decisioni inconciliabili imponendo ad ogni giudice adito di un’azione connessa, come quella di cui al procedimento principale, di riconoscere una decisione anteriore adottata da un altro giudice competente ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, o, eventualmente, paragrafo 2, di tale regolamento.
46 Alla luce di tutte le precedenti considerazioni, si deve rispondere alla prima parte della questione posta dichiarando che gli articoli 3, paragrafo 2, e 27 del regolamento n. 1346/2000 devono essere interpretati nel senso che i giudici dello Stato membro di apertura di una procedura secondaria d’insolvenza sono competenti, in via alternativa con i giudici dello Stato membro di apertura della procedura principale, a statuire sulla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di tale procedura secondaria.
47 Con la seconda parte della questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, quale sia il diritto applicabile alla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di una procedura secondaria d’insolvenza.
48 A tale proposito occorre ricordare, da un lato, che gli effetti di una procedura secondaria d’insolvenza sono limitati, come deriva dagli articoli 3, paragrafo 2, e 27 del regolamento n. 1346/2000, ai beni del debitore che, alla data d’apertura della procedura d’insolvenza, si trovavano sul territorio dello Stato membro di apertura della procedura secondaria.
49 Dall’altro lato, dai considerando 6 e 23 del regolamento n. 1346/2000 risulta, in primo luogo, che tale regolamento stabilisce norme di conflitto uniformi che sostituiscono le norme nazionali di diritto internazionale privato e, in secondo luogo, che tale sostituzione si limita, secondo il principio di proporzionalità, all’ambito di applicazione delle norme previste da tale regolamento. Infatti, detto regolamento non esclude, in linea di principio, qualunque applicazione, nell’ambito di un’azione connessa come quella di cui al procedimento principale, della legislazione dello Stato membro di cui fa parte il giudice dinanzi al quale è pendente tale azione connessa, fondata sul diritto internazionale privato di tale Stato, in quanto il regolamento n. 1346/2000 non contiene norme uniformi che disciplinino la situazione in parola.
50 Tuttavia, per quanto riguarda la questione se, al fine dell’applicazione del regolamento n. 1346/2000, si debba ritenere che un bene si trovasse nel territorio di uno Stato membro alla data d’apertura della procedura d’insolvenza, va constatato che tale regolamento prevede effettivamente norme uniformi che escludono, in tal modo, qualsiasi ricorso al diritto nazionale.
51 Infatti, dall’articolo 2, lettera g), del regolamento n. 1346/2000 risulta che, ai fini di tale regolamento, lo «Stato membro in cui si trova un bene» è, per i beni materiali, lo Stato membro nel cui territorio si trova il bene, per i beni e i diritti che il proprietario o titolare deve far iscrivere in un pubblico registro, lo Stato membro sotto la cui autorità si tiene il registro e, in ultimo, per i crediti, lo Stato membro nel cui territorio si trova il centro degli interessi principali del terzo debitore, stabilito all’articolo 3, paragrafo 1, di detto regolamento. Nonostante la complessità della situazione giuridica di cui al procedimento principale, tale norma deve consentire al giudice del rinvio di localizzare i beni, i diritti o i crediti di cui trattasi.
52 Occorre aggiungere a tale proposito che, sebbene l’articolo 2, lettera g), del regolamento n. 1346/2000 faccia espressamente riferimento solo ai beni, ai diritti e ai crediti che si trovano in uno Stato membro, da ciò non può dedursi che tale disposizione non sia applicabile nell’ipotesi in cui il bene, il diritto o il credito di cui trattasi debbano essere considerati come situati in uno Stato terzo.
53 Infatti, per determinare i beni che rientrano in una procedura secondaria d’insolvenza è sufficiente verificare se, alla data d’apertura della procedura d’insolvenza, essi si trovassero sul territorio dello Stato membro di apertura della procedura d’insolvenza, ai sensi dell’articolo 2, lettera g), del regolamento n. 1346/2000, senza che sia rilevante a tale proposito la questione in quale altro Stato, eventualmente, tali beni si siano trovati in una fase ulteriore della procedura.
54 Di conseguenza, per quanto riguarda i procedimenti principali, spetterà al giudice del rinvio verificare innanzitutto se i beni di cui trattasi, che non sembra possano essere considerati beni materiali, costituiscano beni o diritti che il proprietario o titolare deve far iscrivere in un pubblico registro, o se debbano essere considerati crediti. In seguito, spetterà al medesimo giudice determinare, rispettivamente, se lo Stato membro sotto la cui autorità si tiene il registro sia quello di apertura della procedura secondaria d’insolvenza, nella presente fattispecie la Repubblica francese, o se, eventualmente, lo Stato membro nel cui territorio si trova il centro degli interessi principali del terzo debitore sia la Repubblica francese. Solo nell’ipotesi in cui una di tali verifiche avesse esito positivo, i beni di cui trattasi rientreranno nella procedura secondaria d’insolvenza aperta in Francia.
55 Alla luce di ciò, si deve rispondere alla seconda parte della questione posta dichiarando che la determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di una procedura secondaria d’insolvenza deve essere effettuata conformemente alle disposizioni dell’articolo 2, lettera g), del regolamento n. 1346/2000.
Gli articoli 3, paragrafo 2, e 27 del regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza, devono essere interpretati nel senso che i giudici dello Stato membro di apertura di una procedura secondaria d’insolvenza sono competenti, in via alternativa con i giudici dello Stato membro di apertura della procedura principale, a statuire sulla determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di tale procedura secondaria.
La determinazione dei beni del debitore che ricadono nella sfera degli effetti di una procedura secondaria d’insolvenza deve essere effettuata conformemente alle disposizioni dell’articolo 2, lettera g), del regolamento n. 1346/2000.

References: sentenza 
 sentenza 
 articolo 1
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 3
 sentenza 
 articolo 3
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