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Timestamp: 2018-10-16 20:33:04+00:00

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Diritto alla Informazione: 2017 25 MAGGIO COMUNE PALERMO RELAZIONE VERIFICA SERVIZI ISPETTIVI FINANZA PUBBLICA SINDACO LEOLUCA ORLANDO CRITICITA' CORTE DEI CONTI 178 2008 20 2009 ANAC 87 2016 CC
2017 25 MAGGIO COMUNE PALERMO RELAZIONE VERIFICA SERVIZI ISPETTIVI FINANZA PUBBLICA SINDACO LEOLUCA ORLANDO... by GIUSEPPE CIAMPOLILLO on Scribd
Palermo: Nuti, contratti Comune con Amat e Rap sono nulli
Palermo, 19 ott. (AdnKronos) - "Leoluca Orlando non risponde alle richieste del governo per non svelare che i contratti tra il Comune e le partecipate Amat e Rap sono nulli". E' la dura accusa lanciata dal deputato alla Camera Riccardo Nuti che ha presentato un’interrogazione in commissione bilancio per chieder conto dei contratti siglati, tra il 2010 e il 2016, dall’ente con le due partecipate che esercitano contemporaneamente servizi pubblici locali a rilevanza economica e servizi strumentali.
"Il viceministro all’Economia, Luigi Casero, delegato dal Governo a rispondere – spiega Nuti – mi ha informato che non può fornire alcuna risposta alle mie domande perché ai chiarimenti chiesti dall’esecutivo alla giunta comunale, questa non ha ancora fornito alcuna delucidazione".
La questione ruota attorno alla legge del 2006, abrogata nel 2016, che, sottolinea Nuti, "specificava che 'per le società che oltre ai servizi pubblici locali a rilevanza economica svolgono anche attività strumentali (Amat si occupa di trasporto pubblico urbano e della segnaletica e Rap dell'igiene ambientale e del servizio di manutenzione strade), queste ultime dovranno essere disgiunte'. Cosa, però, mai avvenuta a Palermo".
https://www.facebook.com/Riccardo.Nuti.M5S/videos/1605820739464401/
C.4/09911 la delibera di giunta del Comune di Palermo n. 240 del 18 dicembre 2014 ha per oggetto «individuazione dei posti da ricoprire ex articolo 110 commi 1 e 2 ed individuazione degli ulteriori...
Interrogazione a risposta scritta 4-09911presentato daNUTI Riccardotesto diLunedì 20 luglio 2015, seduta n. 465
NUTI, DI BENEDETTO, DI VITA, LUPO e MANNINO. — Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
la delibera di giunta del Comune di Palermo n. 240 del 18 dicembre 2014 ha per oggetto «individuazione dei posti da ricoprire ex articolo 110 commi 1 e 2 ed individuazione degli ulteriori requisiti specifici ai sensi degli articoli 50 e 51 Parte II Titolo II — Area dirigenza — del vigente R.O.U.S — Atto di indirizzo»;
nel comune di Palermo, infatti, vi era una carenza di personale con ruolo dirigenziale anche a causa di un precedente bando, risalente al 1998 per otto posti per ingegneri dirigenti, che nel 2011 è stato annullato dal TAR in quanto il bando era rivolto ai soli interni e chiuso a candidature esterne: da allora vi era un solo dirigente tecnico, Nicola Di Bartolomeo, il quale ha guidato praticamente tutti i settori;
la delibera di giunta richiamata nasce già viziata nella forma in quanto, se da una parte ha ricevuto il parere favorevole di regolarità tecnica e il visto del sindaco (il parere di regolarità contabile non era dovuto), non ha ricevuto il parere di regolarità amministrativa da parte del segretario comunale in quanto la delibera della giunta è arrivata oltre il termine di 48 ore previsto dal Regolamento sui controlli interni;
il 28 dicembre veniva pubblicato sul sito del comune di Palermo l'avviso del comune di Palermo per «Selezioni Pubbliche per il conferimento di quattordici incarichi dirigenziali a tempo determinato per anni uno ex articolo 100, comma 1, del decreto legislativo n. 267 del 2000», riguardante l'assunzione di 14 soggetti, di cui 12 con la qualifica di dirigente tecnico e 2 con la qualifica di dirigente contabile;
gli ulteriori requisiti specifici richiesti in relazione al tipo di professionalità del posto da ricoprire, aggiuntivi e integrativi rispetto a quelli generali, ai sensi degli articoli 50 e 51 del R.O.U.S., venivano poi elencati nell'allegato B al medesimo avviso;
questo avviso di selezione, a parere degli interroganti, sarebbe gravido di irregolarità, alcune delle quali sollevate anche grazie all'azione del segretario generale, nonché responsabile della prevenzione della corruzione, del comune di Palermo, dottor Dall'Acqua: egli ha segnalato in due occasioni, tramite nota datata 29 dicembre 2014, una prima volta, e una seconda volta, anche in qualità di Responsabile della prevenzione della corruzione al comune, con una nota datata 16 gennaio 2015, che i requisiti richiesti per le singole posizioni offerte rischierebbero «di apparire personalizzati e potenzialmente identificativi dei soggetti incaricandi», evidenziando altresì la «irragionevolezza di alcuni requisiti di accesso»;
dubbi sono stati sollevati anche in merito alla durata di tali contratti in quanto, il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, articolo 19, relativo agli incarichi di funzioni dirigenziali, comma 2, in cui, tra l'altro, si stabilisce che «la durata dell'incarico, che deve essere correlata agli obiettivi prefissati e che, comunque, non può essere inferiore a tre anni né eccedere il termine di cinque anni»: l'applicabilità di tale norma agli enti locali, ancorché naturale e logica in quanto pubbliche amministrazioni, è stata confermata dalla sentenza della Corte di Cassazione del 13 gennaio 2014, n. 478;
inoltre l'intera procedura concorsuale sarebbe viziata gravemente: infatti l'avviso di selezione non conteneva criteri numerici o di giudizio per la valutazione dei titoli e non preveda la presenza di una graduatoria; tali irregolarità sono amplificate dall'assenza di una commissione esaminatrice, così come previsto dalla legge;
infatti, nel corso del mese di dicembre 2014 è stato modificato il regolamento che disciplina il funzionamento e la composizione delle commissioni concorsuali, tramite deliberazione della giunta comunale 207 del 2 dicembre 2014, in cui si trova allegato il «Regolamento sull'Ordinamento degli Uffici e dei Servizi – Parte II: Acquisizione risorse umane e progressioni di carriera» nello specifico è stata modificata la parte relativa alle assunzioni a tempo determinato per copertura posti in dotazione e fuori dotazione organica, attualmente disciplinati dagli articoli 50 e 51 del sopra citato regolamento, ove si stabilisce che i curricula vengano inviati al Sindaco il quale individua, a suo insindacabile giudizio tramite formale provvedimento motivato, i vincitori;
in precedenza, invece, la norma, contenuta all'articolo 54 del Regolamento, prevedeva la costituzione di una commissione esaminatrice composta dal direttore generale, dal capo di gabinetto e dal segretario generale, con il compito di esaminare i curriculum, effettuare gli opportuni colloqui personali ed individuare i vincitori tramite formale provvedimento motivato comparativo;
gli articoli 50 e 51 del regolamento sarebbero in palese contrasto con quanto stabilito dalla legge in materia, in particolare, secondo quanto previsto dall'articolo 35, comma 3, lettere b) ed e) del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche: nello specifico tali norme, relative al reclutamento del personale impongono l’«adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire» e disciplina la «composizione delle commissioni esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, che non siano componenti dell'organo di direzione politica dell'amministrazione, che non ricoprano cariche politiche e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali»;
agli interroganti appare lampante l'illegittimità della procedura concorsuale presso il comune di Palermo in quanto attualmente solo il Sindaco, organo politico apicale all'interno del comune di Palermo, è l'unico soggetto titolato a decidere in merito agli esiti concorsuali, e non più un gruppo di soggetti esperti in materia di risorse umane e concorsi pubblici, così come richiesto dalla normativa in materia;
l'assenza di criteri numerici o di giudizio per la valutazione dei titoli, la mancanza di una commissione esaminatrice e l'assenza di una graduatoria, secondo gli interroganti, pregiudicano irrimediabilmente il risultato della selezione stessa in quanto ha prodotto come risultato una mera lista dalla quale il sindaco ha potuto liberamente attingere secondo la propria volontà;
visti i numerosi dubbi espressi anche a mezzo stampa, si era diffusa l'idea che la selezione pubblica si fosse arenata invece il 15 giugno sono stati pubblicati sul sito del comune di Palermo i risultati della selezione e i nomi dei vincitori delle posizioni dirigenziali con i rispettivi uffici;
esaminando i nomi dei vincitori emerge che dei 14 vincitori, 13 risultano essere funzionari interni al comune di Palermo e di questi ben 9 sono rappresentati da soggetti che ricoprivano, spesso nel medesimo ufficio per il quale sono stati selezioni come dirigenti, ruolo di «Referenti»; infatti, con tre separati atti, la disposizione di servizio n. 119 del 23 settembre 2014, la disposizione 67/c.a. del 2 ottobre 2014 e la nota protocollo 665657 del 12 agosto 2014, venivano individuati, per ciascun ufficio dell'area al quale non era stato preposto un dirigente, una figura di «referente» con la funzione di interfaccia e coordinamento dell'Ufficio medesimo: tale posizione, creata appositamente e non prevista dalla normativa, è stata assegnata a funzionari del comune conferendo loro una posizione sovraordinata rispetto a colleghi di pari livello;
inoltre, si registra che sono pervenute per la selezione oltre 800 domande, tra le quali si presume anche talune da parte di soggetti aventi esperienza pluriennale in posizioni dirigenziali: non si capisce dunque, anche a causa della mancata pubblicazione dei provvedimenti motivati da parte del sindaco ai soggetti selezionati, come sia stato possibile che la quasi totalità dei soggetti selezionati siano funzionari e quasi tutti interni al comune medesimo;
due dei funzionari poi selezionati per la posizione di dirigente, Mario Li Castri, considerato «braccio destro» del vice sindaco Emilio Arcuri, e Giuseppe Monteleone, erano stati indagati nel gennaio del 2015 per abusivismo, quindi ben prima la scelta da parte del sindaco dei nuovi dirigenti: nonostante questo il 15 giugno è stata pubblicata la loro selezione sul sito del comune di Palermo e 3 giorni dopo il 18 giugno è arrivata la notizia della decisione del Giudice per l'udienza preliminare di Palermo che ha firmato il decreto che dispone il giudizio immediato per i due soggetti, i quali devono rispondere a vario titolo, assieme ad altri 21 imputati, di abusivismo edilizio e falso ideologico;
il testo unico degli enti locali articolo 110 comma 1 stabilisce che lo statuto dell'ente locale può prevedere la possibilità che un posto dirigenziale venga ricoperto mediante contratto a tempo determinato, in misura non superiore al 30 per cento dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica, esclusivamente previa selezione pubblica volta ad accertare il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto d'incarico;
poiché prima della selezione pubblica di dirigenti a tempo determinato nelle disponibilità del comune vi era un solo dirigente tecnico a tempo indeterminato, ne consegue che 12 su 13 dirigenti tecnici siano attualmente a tempo determinato, quindi ben al di sopra della soglia prevista dalla legge;
alla luce di quanto esposto sinora appare evidente una serie di palesi e gravi violazioni da parte del Comune di Palermo del TUEL nonché dell'imprescindibile principio costituzionalmente sancito all'articolo 97 della Costituzione di accesso alla Pubblica Amministrazione tramite concorso;
la gravità dei fatti aveva portato uno degli interroganti a scrivere una lettera nel marzo di quest'anno al prefetto di Palermo per chiedere di fare chiarezza sui fatti esposti –:
se il Governo intenda porre in essere, a fronte della situazione descritta in premessa, ogni iniziativa di competenza, anche alla luce della disciplina di cui all'articolo 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, al fine di assicurare l'imparzialità e il buon andamento dell'azione amministrativa e, più in generale, il rispetto dei principi di cui all'articolo 97 della Costituzione. (4-09911)
https://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/126855
C.5/06573 nel comune di Palermo vi era una carenza di personale con ruolo dirigenziale, anche a causa di un precedente bando, risalente al 1998 per otto posti per ingegneri dirigenti, che nel 2011 è...
Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-06573 presentato da NUTI Riccardo testo di Martedì 6 ottobre 2015, seduta n. 496
NUTI, DI BENEDETTO, DI VITA, LUPO e MANNINO. — Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione . — Per sapere – premesso che:
nel comune di Palermo vi era una carenza di personale con ruolo dirigenziale, anche a causa di un precedente bando, risalente al 1998 per otto posti per ingegneri dirigenti, che nel 2011 è stato annullato: per tale ragione la giunta del comune con propria delibera n. 240 del 18 dicembre 2014 aveva deciso l'assunzione di nuovi dirigenti; tuttavia, tale delibera nasceva già viziata nella forma in quanto non aveva ricevuto il parere di regolarità amministrativa da parte del segretario comunale;
il 28 dicembre 2014 veniva pubblicato il relativo avviso per «Selezioni Pubbliche per il conferimento di quattordici incarichi dirigenziali a tempo determinato per anni uno»; ulteriori requisiti specifici richiesti in relazione al tipo di professionalità del posto a ricoprire venivano poi elencati nell'allegato B al medesimo avviso: questo avviso di selezione a parere degli interroganti sarebbe gravido di irregolarità, così come osservato dal segretario generale nonché responsabile della prevenzione della corruzione del comune di Palermo, il quale ha segnalato che i requisiti richiesti per le singole posizioni offerte rischiavano «di apparire personalizzati e potenzialmente identificativi dei soggetti incaricandi», evidenziando altresì la «irragionevolezza di alcuni requisiti di accesso»;
tali irregolarità risultano amplificate dall'assenza di una commissione esaminatrice: infatti, tramite deliberazione della giunta comunale n. 207 del 2 dicembre 2014, è stato modificato il regolamento che disciplina le commissioni concorsuali, in particolare stabilendo che i vincitori dei bandi di concorso per personale siano esaminati e selezionati dal sindaco, a suo insindacabile giudizio, contrariamente a quanto previsto dalla normativa vigente che impone l’«adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire» e disciplina la «composizione delle commissioni esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso [...] che non ricoprano cariche politiche»;
l'assenza di criteri numerici o di giudizio per la valutazione dei titoli, la mancanza di una commissione esaminatrice e l'assenza di una graduatoria, secondo gli interroganti, pregiudicano irrimediabilmente il risultato della selezione stessa, in quanto ciò ha prodotto come risultato una mera lista dalla quale il sindaco ha potuto liberamente attingere secondo la propria volontà;
esaminando i nomi dei vincitori emerge che dei 14 vincitori, 13 risultano essere funzionari interni al comune di Palermo e di questi ben 9 sono rappresentati da soggetti che ricoprivano, spesso nel medesimo ufficio per il quale sono stati selezionati come dirigenti, ruolo di «referenti», con funzione di interfaccia e coordinamento dei relativi uffici: tale posizione, creata appositamente e non prevista dalla normativa, è stata assegnata a funzionari del comune conferendo loro una posizione sovraordinata rispetto a colleghi di pari livello; inoltre, si registra che sono pervenute per la selezione oltre 800 domande, tra le quali si presume anche talune da parte di soggetti aventi esperienza pluriennale in posizioni dirigenziali;
due dei funzionari poi selezionati per la posizione di dirigente, Mario Li Castri, considerato «braccio destro» del vice sindaco Emilio Arcuri, e Giuseppe Monteleone, risultavano indagati già nel gennaio 2015 per abusivismo, ben prima della scelta da parte del sindaco dei nuovi dirigenti: nonostante questo, il 15 giugno 2015 è stata pubblicata la loro selezione e 3 giorni dopo, il 18 giugno, è arrivata la notizia del giudizio immediato per i due soggetti, i quali devono rispondere di abusivismo edilizio e falso ideologico;
il T.U.EL. stabilisce che lo statuto dell'ente locale può prevedere che un posto dirigenziale venga ricoperto mediante contratto a tempo determinato, in misura non superiore al 30 per cento dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica: tuttavia, poiché prima della selezione pubblica di dirigenti a tempo determinato nelle disponibilità del comune vi era un solo dirigente tecnico a tempo indeterminato, ne consegue che 12 su 13 dirigenti tecnici siano attualmente a tempo determinato, ben al di sopra della soglia prevista dalla legge –:
se, a fronte di quanto esposto in premessa, il Ministro intenda adottare le iniziative di competenza, incluse le funzioni ispettive di cui all'articolo 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, al fine di assicurare l'imparzialità e il buon andamento dell'azione amministrativa e, più in generale, il rispetto dei principi di cui all'articolo 97 della Costituzione (5-06573)
https://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/144498
Giovedì 26 ottobre 2017. — Presidenza del vicepresidente Edoardo FANUCCI. —
Interviene il viceministro dell’economia e delle finanze Enrico Morando.
5-12445
Nuti: Su situazioni di non conformità alla legge relative a società che esercitano contemporaneamente servizi pubblici locali a rilevanza economica e servizi strumentali possedute al 100 per cento dal comune di Palermo.
Il Viceministro Enrico MORANDO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1), impegnandosi a trasmettere alla presente Commissione ed all'interrogante il provvedimento di ricognizione delle partecipazioni societarie detenute dal comune di Palermo, che quest’ultimo è tenuto a comunicare entro il prossimo 31 ottobre.
Riccardo NUTI (Misto), replicando, si dichiara insoddisfatto degli elementi di risposta forniti dal rappresentante del Governo, che nella sostanza nulla aggiungono rispetto a quanto già dichiarato a mezzo stampa, in merito al quesito oggetto della presente interrogazione, dal sindaco del comune di Palermo. Precisa altresì che la situazione di irregolarità derivante dalla contestuale gestione di servizi pubblici a rilevanza economica e di servizi strumentali da parte delle società Amat e Rap partecipate dal predetto ente si riferisce ai contratti stipulati nel quadro della normativa vigente tra il 2006 e il 2016, laddove per il periodo successivo a tale ultimo anno la nuova disciplina non impone più in capo agli enti locali un obbligo di scorporo tra le due attività.
Per quanto riguarda nello specifico lo svolgimento di servizi pubblici a rilevanza economica e di servizi strumentali da parte delle società Amat e Rap, osserva che le informazioni testé fornite dal rappresentante del Governo non aggiungono elementi nuovi rispetto a quanto già asserito dal sindaco di Palermo circa il presunto carattere non strumentale dei servizi di segnaletica e di manutenzione stradale rispettivamente espletati dalle citate società, in ciò di fatto acconsentendo ad una situazione di palese difformità dei contratti stipulati con le medesime società rispetto alla normativa vigente, in evidente violazione di quanto prescritto dalla legge. Prendendo comunque atto dell’impegno manifestato dal Governo in ordine alla tempestiva trasmissione del provvedimento di ricognizione delle partecipazioni societarie detenute dal comune di Palermo, una volta perfezionato, con riferimento agli esiti del lavoro svolto su tale vicenda dai competenti servizi ispettivi di finanza della Ragioneria generale dello Stato esprime perplessità circa la mancata disponibilità di informazioni in merito alle conclusioni cui è pervenuta la predetta attività di verifica posto che la medesima è stata ultimata nel mese di gennaio del corrente anno.
Edoardo FANUCCI, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all’ordine del giorno.
5-12445 Nuti: Su situazioni di non conformità alla legge relative a società che esercitano contemporaneamente servizi pubblici locali a rilevanza economica e servizi strumentali possedute al 100 per cento dal comune di Palermo.
In via preliminare si evidenzia che il comune di Palermo, sebbene rientri tra i soggetti tenuti a tale adempimento, non ha ancora trasmesso il provvedimento di ricognizione delle partecipazioni societarie detenute alla Struttura di monitoraggio e controllo sull’attuazione del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, come previsto dall’articolo 24 del citato Testo unico. Si precisa, tuttavia, che la comunicazione può essere effettuata entro il 31 ottobre 2017. Pertanto, sotto il profilo del rispetto della disciplina dettata dal Testo unico, non si hanno ancora elementi utili al riguardo. È evidente, d’altra parte, che tra pochi giorni la struttura di monitoraggio del MEF dovrebbe disporre di un documento capace di collocare in un contesto di maggiore certezza l’insieme dei problemi affrontati nella interrogazione.
Specie là dove quest’ultima pone questioni inerenti la possibile sovrapposizione di servizi espletati dalle diverse società partecipate. Prendo quindi l’impegno a trasmettere alla Commissione e agli interroganti il documento sulla ristrutturazione delle partecipazioni, appena ci sarà inviato.
Con l’interrogazione in esame si evidenziano varie criticità relative alla situazione di alcune Società partecipate del comune di Palermo, segnalando, in particolare, il mancato rispetto delle norme finalizzate alla razionalizzazione degli organismi partecipati.
Si rileva, inoltre, la mancata attuazione delle norme che vietano ad una stessa Società di esercitare contemporaneamente servizi pubblici locali a rilevanza economica e servizi strumentali.
Alla luce delle citate segnalazioni si chiede, tra l’altro, un eventuale intervento ispettivo da parte della Ragioneria Generale dello Stato e del Dipartimento per la Funzione Pubblica, al fine di verificare la regolarità della situazione amministrativo contabile del comune di Palermo.
Al riguardo appare utile rammentare, preliminarmente, che le Amministrazioni interrogate non possono, come noto, alla luce della vigente normativa e dell’attuale quadro costituzionale, ingerire sull'attività gestionale dei comuni ed ogni determinazione dei compiti affidati ai comuni non può che essere rimessa alle decisioni degli Organi di governo dei comuni stessi, con conseguente assunzione di responsabilità.
In proposito, si ritiene, quindi, doveroso rendere noto quanto comunicato dal Ministero dell’Interno, per il tramite della Prefettura, circa la posizione del comune sulle questioni mosse nell'interrogazione.
In particolare, il predetto Sindaco, per quanto riguarda l’invocata nullità dei contratti per mancato adeguamento alla normativa europea entro i 42 mesi, di cui all’articolo 13 del decreto-legge 223/2006, ha evidenziato che la Giunta comunale, con deliberazione n. 129 del 3 settembre 2012, ha determinato di ritenere disapplicata la deliberazione Commissariale n. 53 del 17 aprile 2012, citata dagli onorevoli interroganti, con la quale si definivano, tra l’altro, i servizi pubblici locali a rilevanza economica e quelli strumentali.
La disapplicazione si è resa necessaria a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del 20 luglio 2012, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 del decreto-legge 138/2011, recante l’adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare ed alla normativa UE, sulla base del quale, la stessa delibera 53 era stata definita.
Con detta disapplicazione, quindi, si è di fatto determinata l’assenza di un atto amministrativo diretto ad individuare i servizi pubblici locali, esercitati dalle società partecipate dal comune di Palermo, presupposto indefettibile per l’applicazione del medesimo articolo 13 sopra descritto.
Con specifico riferimento, poi, sempre al disposto del predetto articolo 13 ed alle deliberazioni della Corte dei conti (n. 517/2011/Par del 17 ottobre 2011 e n. 074/ 2012/Par del 17 gennaio 2012), che escludono la possibilità di svolgere contemporaneamente servizi pubblici locali e servizi strumentali, a cui si fa più volte riferimento nell’interrogazione, viene evidenziato dal comune che la stessa previsione rimette al soggetto gestore delle attività improprie (ossia i servizi strumentali dei quali non può essere affidatario) le operazioni in ordine alla loro riconduzione al mercato e l’eventuale scorporo societario.
Tuttavia, poiché si tratta di servizi affidati dagli Enti soci, risulta necessaria una decisione da parte di tali Amministrazioni locali, configurabile però come mero indirizzo strategico.
Il sindaco ritiene, quindi, che siano mantenuti in capo all’Ente locale i soli poteri sostanziali di qualificazione delle attività affidate alle società partecipate, nonché le decisioni strategiche in ordine alla loro gestione.
Per quanto concerne, poi, la società RAP SpA, lo stesso Sindaco rappresenta che lo schema di contratto di servizio, stipulato con la società medesima, di cui alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 234 del 23 luglio 2014, recita: « le attività relative alla rete stradale e marciapiedi vengono complessivamente riunite e gestite in un “Sistema integrale” di interventi sulla viabilità cittadina, qualificabile come una concessione di un pubblico servizio, comprensivo della sorveglianza e monitoraggio, pronto intervento, manutenzione ordinaria e straordinaria e gestione dei sinistri... » e che, pertanto, con la predetta deliberazione consiliare « è stata approvata e riconosciuta la qualificazione di servizio pubblico al servizio di manutenzione stradale ».
Per quanto concerne la società AMAT, affidataria del servizio pubblico locale di trasporto urbano e del servizio strumentale di apposizione, installazione e manutenzione della segnaletica, il comune di Palermo ha condotto approfondimenti giuridici ed economici al fine di valutare se cederli a terzi, tramite procedure ad evidenza pubblica, o scorporarli, facendoli confluire in una società di tipo strumentale.
Gli stessi sono previsti nel contratto di servizio vigente, poiché l’amministrazione comunale ritiene il servizio di apposizione, installazione e manutenzione della segnaletica strettamente correlato a quello principale di trasporto pubblico.
Il Sindaco ha evidenziato, altresì, che il decreto legislativo n. 175/2016 prevede la possibilità di svolgere contemporaneamente sia la produzione di un servizio di interesse generale, sia l’autoproduzione di beni o servizi strumentali allo svolgimento delle funzioni degli Enti pubblici partecipanti.
Riguardo, infine, alla richiesta di un eventuale intervento ispettivo da parte della Ragioneria Generale dello Stato e del Dipartimento per la Funzione Pubblica, si evidenzia che i Servizi ispettivi di finanza della Ragioneria generale dello Stato hanno eseguito dal 12 dicembre 2016 al 27 gennaio 2017, nell’ambito del programma ispettivo, una verifica amministrativo-contabile presso il comune di Palermo, avente ad oggetto la gestione del personale e, specificamente, la situazione delle società partecipate.
La delicatezza e la complessità delle varie situazioni esaminate dagli ispettori Giovedì 26 ottobre 2017 — 45 — Commissione V hanno reso necessario un periodo di elaborazione del referto relativo all’ispezione particolarmente lungo.
Ciò implica che, al momento, non abbiamo a disposizione elementi riguardanti le varie, specifiche situazioni emerse nell’interrogazione – suffragati da un sufficiente grado di attendibilità – da poter fornire quale esauriente risposta all’interrogazione in esame.
La relazione in questione verrà, comunque, definita, formalizzata e sottoposta al Ragioniere Generale dello Stato entro la prossima settimana e, quanto prima, avrà inizio l’iter interlocutorio con il comune di Palermo, che dovrà fornire le controdeduzioni che riterrà necessario opporre ai rilievi.
I servizi ispettivi, conseguentemente, come di rito, valuteranno l’idoneità o meno delle risposte date dal comune a superare i rilievi formulati dagli ispettori in corso di verifica, per poi provvedere, in caso negativo, all’inoltro dei rilievi alla Corte dei conti, per le decisioni che il supremo Organo di controllo vorrà adottare.
Come noto, infatti, i servizi ispettivi svolgono una attività di natura conoscitiva e referente, con la finalità di verificare la regolarità e la proficuità della spesa ed il regolare funzionamento dei servizi che interessano la finanza pubblica presso tutte le pubbliche amministrazioni.
Tutto ciò si rappresenta per dare assicurazione che, nello specifico, le problematiche affrontate nell'interrogazione e relative, in particolare, al piano di razionalizzazione delle società partecipate, sono da tempo oggetto di indagine e verifiche da parte dei servizi ispettivi di finanza su tutto il territorio nazionale e che, appena possibile, se ne darà specifico riscontro anche in sede di risposta all'interrogazione in esame.
2014 18 DICEMBRE LEOLUCA ORLANDO SINDACO DELIBERA GIUNTA 240 ASSUNZIONE NUOVI DIRIGENTI by Pino Ciampolillo on Scribd
IL COMUNE NOMINA 14 DIRIGENTI A CONTRATTO : IN SQUADRA PURE LI CASTRI E MONTELEONE INDAGATI PER ABUSIVISMO
Leoluca Orlando sceglie i capi area: gli uffici tecnici erano alla paralisi. A causa di un ricorso dal 2011 otto burocrati erano stati retrocessi. "L'obiettivo è migliorare i servizi", dice il sindaco Orlando
Il sindaco Leoluca Orlando sceglie i nuovi dirigenti tecnici: tutti interni eccetto uno, resteranno in carica per un anno. Il nuovo capo area tecnica della Riqualificazione Urbana e delle Infrastrutture è l'architetto Mario Li Castri, braccio destro del vice sindaco Emilio Arcuri, mentre allo Sportello unico è stato nominato Giuseppe Monteleone: sia Li Castri sia Monteleone sono stati coinvolti in una indagine per abusivismo. Sono indagati per una lottizzazione in via Miseno a Mondello, in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Nei mesi scorsi il gip ha respinto la richiesta di archiviazione che era stata avanzata dal pubblico ministero Daniele Paci.
A capo dell'Ufficio Protezione Civile e Sicurezza è stato nominato Francesco Mereu, all'Edilizia Pubblica, Cantiere Comunale e Autoparco Marisa Santa Bellomo, alla Città Storica Tonino Martelli, ai Servizi Pubblici a Rete e di Pubblica Utilità Sergio Romano, allo Sportello Unico Edilizia Paolo Porretto, all'Edilizia Scolastica Roberta Romeo, alle Infrastrutture Concetto Di Mauro, alla Pianificazione Urbana e Territoriale Graziella Pitrolo, all'Ufficio Piano Tecnico del Traffico. Roberto Biondo, al Servizio Bilancio e Bilancio Consolidato Luigi Mortillaro, al Servizio Economato Antonino Rera. All'ufficio Innovazione Tommaso Piazza, l'unico esterno.
Il Comune fa sapere che "la sottoscrizione del contratto individuale di lavoro e l'insediamento dei nominati avverrà dopo che l'area delle Risorse Umane verificherà
la veridicità delle dichiarazioni rese dai candidati e l'insussistenza di cause di incompatibilità e inconferibilità a carico di ciascuno di essi".
"Confido in un celere insediamento per il miglioramento delle attività dei servizi a cui i nominati saranno preposti", dice Orlando. La nomina dei dirigenti si è resa necessaria a seguito della retrocessione dei precedenti alti burocratici a causa di un ricorso. La vicenda risale al 1998, quando il Comune bandì un concorso da otto posti per ingegneri dirigenti. A selezioni concluse, un cittadino impugnò gli esiti del concorso attraverso un ricorso straordinario al presidente della Regione. Che, nel 2002, annullò la selezione. L'amministrazione, che aveva bandito un concorso interno, avrebbe invece dovuto aprirlo anche all'esterno, dando la possibilità a tutti di partecipare. Dopo l'annullamento da parte del presidente della Regione, però,
il Comune decise di non revocare gli incarichi ai propri dirigenti e di impugnare a sua volta il verdetto davanti al Tar. Che dopo quasi dieci anni ha annullato nuovamente la selezione. Costringendo nel 2011 il Comune ad affrontare il problema. Da allora gli uffici tecnici sono alla paralisi: un solo dirigente, Nicola Di Bartolomeo, ha guidato praticamente tutti i settori.
Tra i retrocessi c'erano anche Di Mauro e Romano, oggi nuovamente ai posti di comando. http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/06/15/news/il_comune_nomina_14_dirigenti_a_contratto_in_squadra_pure_li_castri_e_monteleone_indagati_per_abusivismo-116915737/
Dirigenti a contratto al Comune di Palermo, stop del Tar alle nomine del sindaco
I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di un ex dirigente "titolare" contro uno dei nominati. In bilico anche gli altri 13 nuovi dirigenti. Il caso sollevato da M5s
Bufera sui 14 dirigenti a contratto nominati dal sindaco Leoluca Orlando ad agosto 2015:il Tar ha accolto il ricorso presentato da Vincenzo Polizzi,ex capo area dell'Urbanistica e della pianificazione,che ha impugnato la nomina a dirigente dell'ufficio Pianificazione urbana e territoriale dell'ingegnere Graziella Pitrolo. Secondo i giudici amministrativi la nomina fatta da Orlando non è adeguatamente motivata:"Fa solo riferimento all'esperienza maturata senza dare in alcun modo conto delle ragioni per le quali l'ingegnere Pitrolo sia stata preferita agli altri candidati".
Sulla nomina dei 14 dirigenti a contratto -13 interni e un esterno - si era scatenata la bagarre politica con il Movimento Cinque Stelle che ha presentato una interrogazione parlamentare e un esposto alla Procura denunciando irregolarità. Il Comune quasi certamente farà ricorso al Cga. Ma non è escluso che la decisione del Tar possa fare da apripista a nuovi ricorsi. Ma non solo: il Tar ha annullato anche la nota con la quale il sindaco ha individuato i candidati. «Ma le determine di conferimento dei singoli incarichi sono valide: per gli altri 13 tutto resta così com’è», dice l’avvocatura.
Il caso era stato sollevato da M5s, che ha rivolto una interrogazione al ministero della Pubblica istruzione (primo firmatario Riccardo Nuti) sollecitando le opportune verifiche. “La legge – afferma il deputato alla Camera Nuti - stabilisce precisi divieti al conferimento di incarichi dirigenziali negli enti locali, come l'Autorità nazionale anticorruzione ha ribadito con propria recente delibera: tra questi, vi è il divieto di conferimento rivolto a chi ricopre, o ha ricoperto nell'ultimo anno, cariche amministrative nelle società partecipate locali”.
Stando così le cose, sarebbe irregolare la nomina di Mario Li Castri (dirigente tecnico all'ufficio riqualificazione urbana e delle infrastrutture), attualmente amministratore unico della partecipata Energy Auditing e in passato nel cda di Amg Energia. A forte rischio sarebbero quelle di Antonino Rera (dirigente dell'ufficio economato), fino a poche settimane fa membro del Cda di AMG Energia; e di Giuseppe Monteleone (dirigente Sportello unico), fino a poche settimane fa membro del consiglio di amministrazione di Amap.
Sarebbero a rischio illegittimità, secondo il M5S, anche due incarichi equiparati a quelli dirigenziali, conferiti dal sindaco all'interno del proprio staff di gabinetto, a soggetti che tutt'oggi ricoprono cariche amministrative di vertice in società partecipate: Diego Bellia, nel Cda di Amat, e Fabio Giambrone, presidente della Gesap.
Da qui l'atto parlamentare diretto al ministero dell'Economia, con lo scopo di fare luce sulla vicenda e dissipare eventuali dubbi. “Recentemente – racconta Nuti - il Tar pugliese si è espresso su un caso simile, stabilendo che sono nulle le selezioni per dirigenti ove il sindaco ha un forte potere decisionale discrezionale, in quanto contrarie all'articolo 97 della Costituzione, che prevede l'accesso tramite concorso pubblico nelle pubbliche amministrazioni, esattamente come nel caso del Comune di Palermo, dove Orlando ha personalmente scelto i candidati”. “Se gli incarichi dati ai dirigenti dovessero essere dichiarati inconferibili – afferma Nuti - gli atti da loro firmati diverrebbero nulli e lo stesso sindaco Orlando rischierebbe, così come altri casi simili, anche tre mesi di sospensione dall'effettuare altre nomine”.
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/05/18/news/dirigenti_a_contratto_al_comune_di_palermo_stop_del_tar_alle_nomine_del_sindaco-140048937/
A Mondello l’attività edilizia è conforme alla legge o ognuno fa quello che vuole?
La domanda è legittima alla luce di un processo che si sta celebrando presso il Tribunale di Palermo. Una vicenda che coinvolge alcuni importanti dirigenti ‘a termine’ dello stesso Comune di Palermo, accusati di abitare in un complesso edilizio abusivo. Al di là delle ‘stranezze’ di questa vicenda, resta una domanda: a Mondello, in questi anni, visto che manca lo strumento urbanistico, come sono state realizzate le nuove costruzioni?
Quella che vi raccontiamo è una storia un po’ particolare. I protagonisti – che sono tanti – ruotano tutti attorno all’ufficio Urbanistica del Comune di Palermo. Troviamo il sindaco della città, Leoluca Orlando. Il suo vice, Emilio Arcuri.Alcuni dirigenti dell’ufficio comunale Urbanistica ‘promossi’ dirigenti. Sullo sfondo, una lottizzazione realizzata a Mondello che, secondo gli inquirenti, sarebbe addirittura abusiva. Tanto che si sta celebrando un processo penale.
Proprio in questi giorni uno dei protagonisti di tale vicenda, l’architetto Mario Li Castri, minaccia azioni risarcitorie per ben 260 mila euro contro il Comune di Palermo. Motivo: l’Amministrazione comunale non gli ha prorogato, per un triennio, l’incarico di dirigente capo area.
Un altro dei protagonisti di questa storia è l’architetto Giuseppe Monteleone, anche lui funzionario dell’ufficio Urbanistica del Comune di Palermo.
I due finiscono imputati per concorso, abusivismo edilizio e lottizzazione abusiva. Entrambi abitano a Mondello in case che risulterebbero abusive.
La storia di questa lottizzazione inizia nel 2005. E si trascina per circa un decennio tra richieste di autorizzazione, lavori eccetera eccetera. Alla fine, diritto o di rovescio – in verità più di rovescio, visto che si sta celebrando un processo – non solo i lavori vengono ultimati, ma si trovano anche gli acquirenti di questo complesso edilizio.
Sembra tutto a posto. Senonché, una bella mattina, arrivano i vigili urbani. A quanto si racconta erano arrivati per un controllo che riguardava altri immobili. Ma avendo visto che, forse, nella lottizzazione c’era qualcosa che non andava avrebbero avviato i controlli anche in questa lottizzazione.
I controlli portano all’accertamento di presunte irregolarità. Così parta la segnalazione alla magistratura. Che avvia le indagini. Morale: Li Castri, Monteleone e altre sedici persone finiscono sotto inchiesta. Indagati per una lottizzazione realizzata a Mondello, in via Miseno, in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico.
Il pubblico ministero, Daniele Paci, presenta una richiesta di archiviazione. Ma il GIP, Giudice per le Indagini Preliminari, respinge la richiesta di archiviazione e ordina al pm di iscrivere nel registro degli indagati i 18 residenti del complesso di Mondello. L’Ufficio del GIP ipotizza una lottizzazione abusiva e violazione della normativa in materia paesaggistica.
In pratica, i due burocrati del Comune di Palermo e tutti gli altri proprietari abiterebbero villette che sarebbero state realizzate abusivamente in una zona vincolata. Sotto inchiesta finisce anche il proprietario del terreno dal quale, nel 2007, i protagonisti di questa vicenda hanno acquistato le villette.
Secondo l’Ufficio del GIP, per realizzare queste villette serviva il Piano particolareggiato. In effetti, detto per inciso, per Mondello, secondo il vigente PRG e le Norme tecniche di attuazione urbanistica, ed in particolare l’art.7 comma 7, per lotti superiori a 1000 metri quadrati, l’edificazione è subordinata alla previa adozione di un Piano particolareggiato che il Comune di Palermo non ha mai adottato.
Da qui una domanda: tutta l’attività edilizia realizzata in questi anni a Mondello, zona a mare dei palermitani per antonomasia, sulla base di quali criteri urbanistici è stata realizzata?
Ed è pensabile che architetti che, per mestiere, si occupano proprio di questi argomenti, non sappiano nulla del Piano particolareggiato ‘fantasma’ di Mondello? (detto per inciso, Li Castri è un esperto di diritto urbanistico).
Il Piano particolareggiato – atto di competenza del Consiglio comunale – per la cronaca, non è un capriccio: è indispensabile per garantire le urbanizzazioni primarie e secondarie, per rispettare gli standard edilizi (Decreto 1444/1968). Trattandosi di Mondello, il Piano particolareggiato serve anche per tutelare la zona sottoposta a vincoli paesaggistici.
Che hanno combinato, invece, a Mondello? Hanno preso, come dire?, una scorciatoia: si sono cimentati con un Piano planovolumetrico. Senza passare dal Consiglio comunale? Senza l’individuazione di aree per servizi? E con quali limiti di densità edilizia?
Alla fine – almeno fino ad oggi, perché sarà l’esito del processo a stabilire chi ha ragione e chi ha torto – le intuizioni dei vigili urbani hanno mandato sotto processo un be po’ di persone.
Di mezzo, in questa storia, c’è anche una concessione edilizia in sanatoria che – così sembrerebbe – non dovrebbe esistere, perché la costruzione contrasta con le previsioni del Piano regolatore generale di Palermo e con le Norme tecniche di attuazione urbanistica.
Insomma, a Mondello, definita come zona B0B, per costruire le ville che sono state realizzate – lo ribadiamo ancora una volta – serve un Piano particolareggiato, ovvero uno studio urbanistico dettagliato per definire le varie tipologie urbanistiche, le tipologie edilizie, le volumetrie, i servizi. Concetto questo che è stato ribadito dal CTU, cioè dal Consulente Tecnico del PM che, in occasione dell’ultima udienza innanzi al Tribunale penale di Palermo, ha confermato la sua posizione.
Resta una domanda: se il Piano particolareggiato di Mondello non c’è, com’è stato possibile consentire la realizzazione di questo complesso edilizio? Sembra che l’Amministrazione comunale si sia basata su una circolare a firma dell’architetto Giovanni Schemmari.
Ma può una circolare sostituirsi a un Piano particolareggiato che non c’è? Il dubbio è che si sia trattato di una forzatura. Anche perché sembrerebbe che questa benedetta circolare – che prevede una vera e propria variante urbanistica, visto che modificherebbe le previsioni del Piano Regolatore rispetto alle zone B0B – non sia stata mai trasformata in variante urbanistica e, di conseguenza, non sarebbe mai stata sottoposta ad eventuali opposizioni ed osservazioni e non sia stata mai approvata dalla Regione.
Insomma, si tratterebbe di una sorta di atto interno, che non ha e non può avere, rispetto al Piano Regolatore Generale, alcun valore giuridico. Di questo anche gli uffici comunali sembrano essere pienamente consapevoli, stando alla lettura di una corposa relazione ispettiva scritta da una commissione interna chiamata, nel 2016, a far luce sulla vicenda interna.
Stando ai controlli, sarebbero venute fuori altre irregolarità: per esempio, nel caso dell’abitazione di Li Castri, una piscina di 30 metri quadrati e una veranda molto ‘ariosa’, pari a 88 metri quadrati. Per la veranda prima sarebbe stata chiesta una variante e poi una sanatoria.
La delicata vicenda giudiziaria non ha creato problemi all’architetto Li Castri, che è stato nominato, nel 2015, capo area per la riqualificazione urbana e le infrastrutture, in stretta collaborazione con l’assessore Emilio Arcuri. Si tratta di un incarico apicale in un ufficio centrale: l’ufficio dal quale passano i progetti più importanti del Comune di Palermo: basti pensare al PON metro, al ‘Patto per Palermo’, Tram e via continuando.
Li Castri, dipendente del Comune con la qualifica di funzionario di ottavo livello, viene nominato dirigente dall’Amministrazione comunale con un contratto a termine di dirigente ‘esterno’ (con conseguente e consistente aumento anche del compenso).
Sempre per la cronaca, l’8 febbraio del 2016 il Comune di Palermo, nella persona dello stesso sindaco Leoluca Orlando, si è costituito parte civile nei confronti di tutti gli imputati, ivi compresi Li Castri e Monteleone. Il sindaco chiede, in sede penale, 500 mila euro di danni e la confisca delle ville.
La vicenda è un po’ strana. Vero è che l’Amministrazione comunale si è costituita parte civile chiedendo danni e confisca dei beni. Ma è altrettanto vero che la stessa Amministrazione comunale ha i poteri per esercitare un’azione repressiva degli abusi edilizi. Insomma il Comune può esercitare un’azione sanzionatoria prevista dalle leggi.
E qui la vicenda diventa un po’ pirandelliana. Perché? Perché si scopre che ad esercitare l’azione sanzionatoria dovrebbero essere proprio gli uffici dell’architetto Li Castri!
In effetti, proprio alla luce della costituzione di parte civile da parte del sindaco Leoluca Orlando, ci si sarebbe aspettati la revoca dell’incarico di dirigente apicale conferita all’architetto Li Castri, con competenze anche nel settore della repressione degli abusi edilizi.
Invece – e qui sta la ‘stranezza’ – l’incarico conferito all’architetto Li Castri non è stato revocato. Anzi, nel 2016 è stato prorogato fino al 30 giugno 2017.
Una persona normale si chiede e chiede: ma se l’Amministrazione comunale si costituisce parte civile, chiede 500 mila euro di danni e la confisca delle ville, come fa a tenere al vertice dell’ufficio urbanistico del Comune un personaggio che è tra i protagonisti di questa vicenda e, per giunta, sotto processo, conferendogli tra l’altro un ruolo essenziale proprio nella materia oggetto del procedimento penale?
Inoltre nel maggio 2016 il TAR Sicilia aveva accolto il ricorso presentato dall’ex capo area, Vincenzo Polizzi, che aveva impugnato, tra l’altro, la nota con la quale il sindaco aveva individuato i 14 dirigenti a contratto. Secondo i giudici amministrativi la nomina fatta dal sindaco non era adeguatamente motivata.
Nonostante la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia gli incarichi erano stati mantenuti e successivamente prorogati.
Sulla vicenda erano intervenuti anche i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle con un’interrogazione.
“La legge – afferma il deputato alla Camera Riccardo Nuti – stabilisce precisi divieti al conferimento di incarichi dirigenziali negli enti locali, come l’Autorità nazionale anticorruzione ha ribadito con propria recente delibera: tra questi, vi è il divieto di conferimento rivolto a chi ricopre, o ha ricoperto nell’ultimo anno, cariche amministrative nelle società partecipate locali”.
La notizia è stata riportata anche dalla stampa nel 2016. Il quotidiano la Repubblica, edizione di Palermo, il 18 maggio 2016 scrive.
“Per il deputato sarebbe stata irregolare la nomina di Mario Li Castri (dirigente tecnico e capo area all’ufficio riqualificazione urbana e delle infrastrutture), attualmente amministratore unico della partecipata Energy Auditing e in passato nel cda di Amg Energia. A forte rischio sarebbero quelle di Antonino Rera (dirigente dell’ufficio economato), fino a poche settimane fa membro del Cda di AMG Energia; e di Giuseppe Monteleone (dirigente Sportello unico), fino a poche settimane fa membro del consiglio di amministrazione di Amap”.
Ebbene, tutto questo non ha impedito al sindaco Orlando di prorogare l’incarico con determinazione sindacale del 30 agosto 2016, per un anno ancora e fino al 30 giugno 2017.
Non è finita. Il 30 giugno di quest’anno, quando scade l’incarico a Mario Li Castri, l’Amministrazione comunale concede allo stesso Li Castri una proroga di un mese: 30 giugno-31 luglio.
Tale atto amministrativo è un po’ temerario e molto strano.
E’ temerario perché, nel frattempo, ci sono state le elezioni comunali. Orlando è stato rieletto. Ed è a capo di una nuova Amministrazione. Una nuova Amministrazione, per conferire un incarico così importante, non dovrebbe ricorrere ad evidenza pubblica?
Ancora: prima di conferire un incarico così importante l’Amministrazione comunale non dovrebbe richiedere il certificato di carichi pendenti? Eh già, perché, lo ricordiamo, Li Castri è sempre sotto processo per abusivismo e lottizzazione abusiva .
La stranezza: perché una proroga di un mese? Forse la risposta a questa domanda potrebbe essere legata a una sentenza della Corte di Cassazione: la n. 478 del 2014. E’ una sentenza che riguarda il Comune di Orestano. Dove un incarico dirigenziale simile è stato prorogato, dal nuovo sindaco, per 45 giorni, e successivamente non confermato. Ebbene, in tale sentenza la Cassazione ha stabilito che per incarichi dirigenziali a soggetti esterni all’Amministrazione la durata di tali incarichi “non può essere inferiore a tre anni né eccedere il termine di cinque”.
Forte di questa sentenza, l’architetto Li Castri, avendo avuto conferito l’incarico per un mese, potrebbe rivolgersi, come ha già annunciato in più occasioni, al giudice del Lavoro e chiedere che l’incarico gli venga conferito dal Comune di Palermo per tre anni.
In questa vicenda, molto ‘gesuitica’, ci sono due problemi.
Il primo problema l’abbiamo già sottolineato e si condensa nella seguente domanda: Orlando, visto che è stato rieletto ed è a capo di una nuova Amministrazione, per conferire incarichi importanti non avrebbe dovuto fare ricorso ad un’evidenza pubblica?
Il secondo problema è legato a una sentenza più recente, sempre della Cassazione: la n. 11015 del 2017. Semplificando, possiamo affermate che, secondo la Suprema Corte, la proroga di tre anni non può essere affidata se il ruolo di dirigente in esame è apicale e fiduciario: e l’incarico di capo area, conferito dall’Amministrazione comunale di Palermo all’architetto Li Castri, è, per l’appunto, apicale e fiduciario. Per cui nessun diritto ad una durata minima di tre anni potrebbe rivendicare il dipendente .
Fine delle polemiche? Niente affatto. Sono tanti, al Comune di Palermo, che aspettano da anni il concorso pubblico per coprire, in via definitiva, i posti vuoti in pianta organica, facendo cessare, finalmente le nomine di dirigenti esterni a termine. Concorso bandito, per 12 dirigenti tecnici nel maggio 2017. Un concorso che ha suscitato le perplessità di molti dirigenti interni, che si sono già rivolti al Segretario Generale del Comune per chiedere di intervenire sul bando, ritenuto dagli stessi dirigenti poco imparziale e non conforme alle norme
Ultima considerazione (anche se non è ultima per importanza): l’architetto Li Castri, per il ruolo che ha occupato fino al 31 luglio e che rivendica per altri tre anni con l’annunciato e tempestivo ricorso al giudice del Lavoro, è stato e tornerebbe a ricoprire anche il ruolo di capo area e quindi responsabile del controllo del territorio.
Che significa questo? Che in tale vicenda, fra le tante stranezze, si potrebbe configurare anche un conflitto di interessi. Infatti allo stesso spetterebbe la firma degli atti finali di repressione e sanzione degli abusi edilizi, che sono adempimenti dovuti, secondo il Testo Unico sull’edilizia .
In questa storia c’è un aspetto legato al processo penale ed un aspetto autonomo ed indipendente legato a questioni amministrative.
La vicenda penale infatti non esclude gli obblighi amministrativi che gravano sul Comune in materia di controllo del territorio. Ebbene, rispetto all’attività di controllo del territorio, a fronte di quanto emerso in questa vicenda, anche alla luce degli atti di polizia giudiziaria e della corposa e pesante relazione ispettiva interna del 2016, che provvedimenti ha adottato il Comune di Palermo? E chi avrebbe dovuto adottare tali provvedimenti a carico dell’architetto Li Castri? L’ufficio retto dallo stesso architetto Li Castri?
http://www.inuovivespri.it/2017/08/10/a-mondello-lattivita-edilizia-e-conforme-alla-legge-o-ognuno-fa-quello-che-vuole/#_
Dirigenti alla sbarra, il Comune tace
Il Comune non si costituisce parte civile contro suoi funzionari. Sette fra dirigenti e funzionari comunali sono imputati a vario titolo per abusivismo edilizio e falso ideologico nella vicenda del residence di via Miseno a Mondello ma l'amministrazione di Palazzo delle Aquile non si è costituita parte civile. O almeno non l'ha fatto nell'udienza del 17 dicembre in cui la terza sezione penale presieduta dal giudice Fabrizio La Cascia ha discusso quasi tutte le ammissioni delle parti civili.
È un processo "spinoso" per l'amministrazione Orlando questo per gli abusi edilizi nelle dieci villette a Mondello, visto che due dirigenti comunali, il capo area delle Infrastrutture Mario Li Castri e il responsabile dello Sportello unico per le attività produttive (Suap) Giuseppe Monteleone sono fra i 21 imputati. Entrambi sono proprietari di un immobile nel residence e per il pm Daniele Paci sono accusati di abuso edilizio. Lo scorso giugno, proprio nei giorni in cui il gup decideva per il giudizio immediato, il sindaco li ha promossi dirigenti a termine. Ma non sono i soli dipendenti comunali coinvolti: due funzionarie Daniela Rimedio e Lucietta Accordino e due impiegati di Palazzo delle Aquile Giuseppe Orantelli e Simone Lupo devono difendersi dall'accusa di falso ideologico. Anche la moglie di Mario Li Castri, pure lei dipendente comunale, è imputata per abuso edilizio in quanto comproprietaria dell'abitazione dove vive la famiglia Li Castri.
L'Avvocatura comunale guidata da Giulio Geraci ad oggi non ha ancora ricevuto l'input dal sindaco Orlando per tutelare l'amministrazione nel processo. Ci sarebbe ancora la possibilità di costituirsi parte civile in extremis nella prossima udienza l'11 febbraio. Fra i 21 rinviati a giudizio oltre a tutti i proprietari e ai funzionari comunali, ci sono il progettista delle villette Giuseppe Tagliareni, il costruttore e direttore dei lavori Paride Tagliareni, il notaio Santo Di Gati che ha fatto il rogito i dieci contratti di compravendita. Il progettista Fabio Seminerio deve rispondere di falso ideologico per aver presentato la dichiarazione di inizio attività per una piscina già completata nella villa dove risiede Mario Li Castri.
Secondo l'accusa, i proprietari abiterebbero in villette costruite abusivamente in una zona vincolata. Per realizzare il complesso si sarebbe dovuto seguire un iter complesso a tutela delle zone con vincoli paesaggistici e non la via "breve".
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/12/27/dirigenti-alla-sbarra-il-comune-tacePalermo04.html
T.A.R. Sicilia Palermo Sez. III, Sent., 14-07-2011, n. 1371 Ricorso straordinario al Capo dello Stato
1.1 Con un primo ricorso (n. 373/98) notificato il 17 gennaio 1998 e depositato il successivo giorno 2 febbraio, il ricorrente, dipendente del Comune di Palermo, ha impugnato, articolando un unico motivo di ricorso con cui si deduce il vizio di violazione di legge, il bando di concorso interno per soli titoli a n. 8 posti di ingegnere dirigente (ed il connesso regolamento) nella parte in cui non prevede, in alternativa all’anzianità di servizio di almeno cinque anni fissata per accedere alla selezione, il requisito del comprovato esercizio di attività professionale per un pari periodo, correlato al titolo di studio richiesto con relativa iscrizione all’albo. Il ricorrente, all’atto dell’indizione del concorso, era un dipendente del Comune di Palermo, privo tuttavia di siffatto requisito dell’anzianità di servizio previsto dal medesimo bando.
Egli deduce, altresì, la violazione del disposto di cui all’art. 19, comma 4, della l.r. n. 25 del 1993 poiché lo stesso bando ed il regolamento non hanno previsto la riserva in favore dei soggetti già impegnati in progetti di utilità collettiva di cui alla l. n. 67 del 1988 (art. 23).
1.2 Si è costituito in giudizio il Comune di Palermo che con memoria ha concluso per il rigetto del gravame.
1.3. Si é costituito in giudizio il controinteressato Ing. Girolamo D’Accardio che ha, del pari e con due distinte memorie, chiesto il rigetto del ricorso.
2.1. Con successivo ricorso (n. 3447/98), notificato il 24 ottobre 1998 e depositato il seguente 23 novembre, il ricorrente ha impugnato, per illegittimità derivata, il bando, il regolamento ed il provvedimento approvativo della graduatoria (siccome modificato con determinazione n. 519/98).
Detta impugnativa si articola in un unico motivo con cui si deduce il vizio di violazione di legge e ripropone le doglianze già formulate con il superiore gravame.
2.2 Si è costituito in giudizio il Comune di Palermo che, da ultimo, con memoria del 20 dicembre 2010 ha concluso per il rigetto del gravame.
2.3. Si é altresì costituito in giudizio il controinteressato Ing. Girolamo D’Accardio che ha, del pari e con due distinte memorie, chiesto il rigetto del ricorso.
3.1. Con un terzo ricorso (n. 4886/02), notificato il 6 dicembre 2002 e depositato il seguente 17 dicembre, il ricorrente ha impugnato il decreto decisorio con cui il Presidente della Regione Siciliana ha accolto il ricorso straordinario avverso il bando di concorso, siccome proposto da D.F.G..
Il ricorso si articola in un unico motivo di doglianza con il quale il ricorrente contesta i vizi di eccesso di potere sotto il profilo dell’ultrapetizione e della contraddizione tra parti dello stesso atto poiché il decreto decisorio – ed il parere delle Sezioni Riunite del C.g.a. (n. 971/99 del 22 maggio 2001) a base dello stesso – non avrebbero precisato che la caducazione del bando conseguente all’accoglimento del ricorso straordinario proposto da D.F.G. era, in tesi, da circoscriversi alla parte in cui esso impediva la partecipazione al concorso di soggetti esterni. L’annullamento totale del bando si appaleserebbe, pertanto, in tal senso, illegittimo.
3.2. Si è costituita in giudizio la Presidenza della Regione Siciliana, con il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, la quale ha eccepito l’inammissibilità del ricorso e concluso per il suo rigetto nel merito.
Anche il Comune di Palermo, costituito in giudizio, ha depositato memoria.
3.3. Si è costituito altresì l’Ing. D.F.G., ricorrente in sede straordinaria, il quale ha eccepito l’inammissibilità del ricorso sotto diversi profili e la sua infondatezza nel merito.
4. All’udienza pubblica del 17 giugno 2011, presenti i procuratori delle parti che hanno insistito nelle rispettive domande e conclusioni, i ricorsi, su richiesta degli stessi, sono stati trattenuti in decisione.
5. In via preliminare va disposta, ai sensi dell’art. 70 cod. proc. amm., la riunione dei ricorsi in epigrafe stante la loro connessione: essi risultano proposti da un unico ricorrente e vertono sulla medesima, unitaria, pretesa sostanziale.
6. Ritiene il Collegio di dover muovere, per evidenti ragioni di priorità logica, dall’esame del terzo dei ricorsi in epigrafe (n. 4886/02) con il quale è stato impugnato il decreto decisorio con cui il Presidente della Regione Siciliana ha annullato il bando di concorso per la copertura di n. 8 posti di dirigente mediante concorso interno. L’eventuale reiezione del gravame terrebbe fermo, infatti, l’annullamento del bando ed il travolgimento della procedura che ne é derivato, sicché i primi due ricorsi, poiché involgenti il merito della selezione, diverrebbero improcedibili.
7. Va precisato che il Comune di Palermo ha proposto ricorso straordinario per revocazione avverso il decreto decisorio del Presidente della Regione Siciliana n. 207/2002, dichiarato inammissibile. (d. Pr. Reg. n.92 del 29 gennaio 2007).
8. Il controinteressato ing. D.F. e l’Avvocatura dello Stato ed hanno eccepito l’inammissibilità del ricorso sotto diversi profili, avuto riguardo, in particolare, alla (da dette parti ritenuta) finalità perseguita dal ricorrente di rimettere in discussione quanto già reso oggetto di definitiva decisione in sede straordinaria.
Sostiene la difesa del controinteressato D.F. che il ricorso sarebbe inammissibile poiché l’odierno ricorrente non era un controinteressato nella fase della proposizione del ricorso straordinario, il quale infatti non gli fu notificato.
L’Avvocatura dello Stato ha segnalato che la notificazione del ricorso è avvenuta presso il domicilio reale dell’Amministrazione ed ha eccepito che in realtà il ricorso travalicherebbe i limiti posti dalla giurisprudenza all’impugnativa del decreto decisorio del ricorso straordinario.
Le eccezioni sono tutte infondate:
– quanto alla prima questione, va richiamata la decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato 27 giugno 2006, n. 9, ove si è chiarito che la regola dell’alternatività tra ricorso straordinario e ricorso giurisdizionale non preclude al soggetto, che ha visto venir meno, in sede straordinaria, un atto produttivo di effetti vantaggiosi nei suoi riguardi, la facoltà di impugnare in sede giurisdizionale il decreto decisorio del ricorso straordinario nell’ipotesi in cui a tale soggetto (controinteressato in senso sostanziale) non sia stato notificato il ricorso straordinario, cosicché egli sia venuto a trovarsi nell’impossibilità di far decidere l’impugnazione in sede giurisdizionale, anziché in sede di ricorso straordinario.
Corrisponde al vero che, a fronte dell’impugnazione della sola lex specialis della procedura, l’odierno ricorrente non rivestiva la formale veste di controinteressato in senso tecnico, essendo divenuto tale solo a seguito dell’approvazione della graduatoria del concorso di cui trattasi, ma, ciò nonostante, egli, proprio per effetto di quell’approvazione, ha acquisito la legittimazione all’impugnazione del decreto decisorio che ha annullato il concorso.
In caso contrario sarebbe leso il suo diritto costituzionale a far valere in sede giurisdizionale i propri diritti ed interessi legittimi ( art. 24 Cost.);
– nel caso in cui il ricorso giurisdizionale sia stato notificato presso il domicilio reale dell’amministrazione statale, e non già presso Avvocatura dello Stato competente, non può essere dichiarato inammissibile il ricorso allorché l’Avvocatura dello Stato si sia costituita in giudizio in quanto in tal modo essa ha dimostrato di essere in grado di esercitare il diritto di difesa dell’amministrazione.
Quanto alla dedotta inammissibilità del ricorso poiché impingerebbe su questioni di merito già trattate in sede giustiziale, va rilevato che in effetti le censure proposte non possono prescindere dalla valutazione di talune questioni già in quella sede delibate e che tuttavia il motivo fondante l’intero ricorso è il vizio di ultrapetizione del decreto decisorio che astrattamente legittima il ricorrente alla proposizione del gravame.
9. Ad avviso del ricorrente, l’annullamento totale del bando sarebbe, infatti, viziato da ultrapetizione poiché il decreto decisorio non avrebbe tenuto conto dei limiti del petitum di annullamento in sede straordinaria.
Lo stesso afferma che l’annullamento in sede straordinaria cagiona uno specifico nocumento nei suoi confronti in quanto, in tesi, in un eventuale nuovo concorso che venisse bandito dal Comune di Palermo a seguito della confermata caducazione della procedura già pronunciata in sede giustiziale, egli si troverebbe a dover competere con nuovi soggetti in possesso di maggiori titoli rispetto ai suoi. Sottolinea, quindi, che ogni legittima sua aspettativa a partecipare a detto concorso e ad esserne nominato vincitore rimarrebbe preclusa (cfr. memoria del 27 dicembre 2010, pag. 5)
9.1. Sul punto va precisato che il ricorso straordinario, versato in atti, non depone affatto verso una lettura di tal guisa, dal punto di vista sistematico, oltre che in relazione all’interesse che ha caratterizzato l’azione del ricorrente in sede straordinaria.
Secondo il primo profilo, la richiesta di annullamento del bando di concorso "in parte qua", così come si evince dal ricorso straordinario versato in atti non può condurre a ritenere che l’annullamento dell’intera lex specialis della procedura sia viziata nei sensi prospettati dall’odierno ricorrente, e ciò per la semplice ragione che – come si evince dal parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana n. 971/99 – siffatta caducazione è stata pronunciata poiché "il regolamento n. 135 del 18.10.1984 del Comune di Palermo non indica quello di "ingegnere dirigente" tra i profili professionali da ricoprire mediante concorso interno". Tale circostanza non poteva che portare alla caducazione dell’intera procedura, risultando la stessa integralmente viziata.
Sul punto non può condividersi l’assunto di parte ricorrente secondo cui dalla decisione del ricorso straordinario avrebbe dovuto unicamente conseguire l’effetto della riammissione al concorso dei concorrenti "esterni" esclusi e che hanno proposto ricorso giurisdizionale, e non già la caducazione dell’intera selezione.
Il totale annullamento della procedura costituiva statuizione indefettibile al fine di consentire la partecipazione a tutti quanti ne avessero interesse, risultando in contrasto con i principi che governano le procedure concorsuali un’eventuale limitazione, quale quella prospettata (cfr. memoria del 22 febbraio 2011) di tale possibilità ai soli soggetti esterni che avessero presentato la domanda di partecipazione al concorso (originariamente) interno e che, ancora, avessero proposto ricorso giurisdizionale.
In relazione all’interesse del ricorrente in sede straordinaria, è evidente che la conservazione di una non meglio precisata "quota" in favore degli interni mediante l’invocato (parziale) mantenimento in vita del bando caducato in sede straordinaria, sarebbe risultato anche in contrasto con la sua aspirazione, atteso che è fuor di dubbio che l’accesso dall’esterno a tutti i posti vacanti avrebbe in realtà ampliato le astratte possibilità di conseguire con successo il posto.
In ogni caso, una lettura in termini di erroneità del pronunciamento delle Sezioni Riunite del C.g.a., quale quello che parte ricorrente – seppur indirettamente – adombra, incontra oltre che le suesposte incongruenze logiche, anche un’insuperabile questione di diritto. Essa, infatti, si palesa in contrasto con l’ordinamento dell’accesso all’impiego degli enti locali vigente ratione temporis nella Regione Siciliana il quale precludeva la possibilità che alla qualifica dirigenziale potesse accedersi mediante concorso riservato agli interni (anche per quote), ciò che conferma la fondatezza, nel merito, della decisione di accoglimento del ricorso straordinario in parola.
Su tale aspetto non può non essere ricordato che:
– la possibilità di indire concorsi interamente riservati agli interni, così come prevista dall’art. 6, comma 12, della l. n. 127 del 1997, oggetto di rinvio contenuto all’art. 2, comma 3, della l.r. n. 23 del 1998 (entrata in vigore dopo l’emanazione del bando, avvenuta il 18.11.1997 ed il 12.07.1998, e, prima di tale data, dunque, inapplicabile in ambito regionale), riguardava i passaggi tra diverse qualifiche funzionali del personale non avente qualifica dirigenziale il cui rapporto di lavoro era regolato dallo specifico CCNL (al momento del bando, quello del Comparto Regioni Autonomie Locali stipulato il 6 luglio 1995), in linea con quanto già previsto dall’art. 24 del d. P.R. n. 347/1983;
– tale assunto è stato, poi, confermato dalla previsione dell’art. 4 del nuovo ordinamento professionale del personale del Comparto Regioni – Autonomie Locali (CCNL 31.3.1999), il primo successivo all’emanazione della l. n. 127 del 1997 (le cui disposizioni in Sicilia sono state richiamate, si ricorda, solo con la l.r. n. 23/98), secondo cui gli enti disciplinano, con gli atti previsti dai rispettivi ordinamenti, nel rispetto dei principi di cui all’art. 36 del D. Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dagli artt. 22 e 23 del d. lgs. 31 marzo 1998, n. 80, e tenendo conto dei requisiti professionali indicati nelle declaratorie delle categorie di cui all’allegato A, le procedure selettive per la progressione verticale finalizzate al passaggio dei dipendenti alla "categoria immediatamente superiore del nuovo sistema di classificazione", con ciò riferendosi solo alla copertura di posizioni lavorative non dirigenziali (cfr. campo di applicazione del medesimo CCNL);
– nessuna previsione in ordine all’espletamento di concorsi per la copertura di posizioni dirigenziali riservati agli interni è contenuta negli strumenti negoziali dell’Area della dirigenza sottoscritti dopo la prima privatizzazione del pubblico impiego.
L’inapplicabilità nella Regione Siciliana dell’art. 6, comma 12, della l. n. 127 del 1997 anteriormente al suo "recepimento" avvenuto con l.r. n. 23 del 1998 e, comunque, la sua inapplicabilità alla copertura di posizioni dirigenziali, nella comune interpretazione è stata affermata anche con circolare dell’Assessorato regionale degli enti locali 1 aprile 2003, n. 4. (G.U.R.S. del 24 aprile 2003 – n. 19), secondo cui "la disposizione contenuta nell’art. 6, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127, così come recepita con l’art. 2, comma terzo, della legge regionale 7 settembre 1998, n. 23, non può trovare applicazione per la qualifica di dirigente la cui professionalità non si caratterizza come acquisita soltanto all’interno dell’ente e presuppone al contrario capacità ed esperienze professionali acquisite anche al di fuori della prestazione del servizio.
Conseguentemente, anche per il periodo temporale antecedente l’entrata in vigore della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, non potevano essere espletate, per l’accesso alla dirigenza, procedure diverse da quelle contemplate nell’art. 3 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 12 (concorso pubblico per esami) ".
L’impossibilità legale di procedere a salvaguardare sostanziali riserve comunque denominate, escludeva in radice possibilità di una delimitazione della portata della decisione di accoglimento del ricorso straordinario nei sensi auspicati da parte controinteressata, ossia con la conservazione di una corsia preferenziale per gli interni, ed un accesso anche dall’esterno limitato ai soggetti che avessero presentato ricorso (come, appunto, l’ing. D.F.).
10. Al lume delle suesposte considerazioni, il ricorso n. 4886/02 va rigettato.
11. Può adesso passarsi all’esame del ricorso n. 373/1998 inerente all’impugnativa del bando e di talune disposizioni del regolamento dei concorsi del Comune di Palermo.
Il ricorso è improcedibile.
L’avvenuto annullamento del bando con il rimedio straordinario, il cui esito risulta immune dai vizi qui dedotti, elimina in radice l’interesse alla decisione dell’odierno ricorso nella parte in cui si aggredisce la lex specialis della procedura. Quest’ultimo, infatti, tende, nei limiti della domanda, ad un risultato caducatorio i cui effetti risultano assorbiti dal travolgimento dell’intero procedimento in sede giustiziale, peraltro qui confermato.
Il predetto ricorso, pertanto, non può che essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
12. L’annullamento del bando di concorso comporta, per logica consequenzialità, la caducazione automatica di tutti gli atti che nello stesso trovano il loro antecedente necessario, primo fra tutti quello approvativo della graduatoria e quelli successivi, con conseguente venuta meno di ogni possibile concreta utilità derivante da un’eventuale esito favorevole del gravame, e pertanto anche il ricorso n. 3447/98 – la cui trattazione è qui anticipata per evidenti ragioni di economia processuale – riguardante l’approvazione della graduatoria, va dichiarato, per questa parte, improcedibile per carenza di interesse.
13. Conclusivamente, il ricorso n. 4886/02 va rigettato, i ricorsi n. 3447/98 e n. 373/98 vanno dichiarati improcedibili per carenza di interesse.
14. La complessità della vicenda contenziosa induce il Collegio a disporre l’integrale compensazione delle spese tra le parti costituite ed a dichiararle irripetibili nei confronti delle parti non costituite.
II Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione terza, definitivamente pronunziando sui ricorsi in epigrafe così statuisce:
– riunisce i ricorsi n. 373/98, n. 3447/98 e n. 4886/02;
– rigetta il ricorso n. 4886/02;
– dichiara improcedibili i ricorsi n. 3447/98 e n. 373/98.
Compensa le spese tra le parti costituite e le dichiara irripetibili nei confronti delle parti non costituite.
http://www.gadit.it/articolo/58674
N. 01198/2016 REG.PROV.COLL N. 03312/2015 REG.RIC
sul ricorso numero di registro generale 3312 del 2015, proposto da Polizzi Vincenzo, rappresentato e difeso dall’avv. Elisabetta Liberti, presso il cui studio, sito in Palermo, via Rodi, n. 1, è elettivamente domiciliato;
il Comune di Palermo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Cinzia Amoroso e Sergio Palesano, ed elettivamente domiciliato presso l’Avvocatura comunale in Piazza Marina, n. 39;
Pitrolo Graziella, non costituita in giudizio;
per l'annullamento:
- della nota 17/6/2015 prot. n. 489137, con la quale il Sindaco del Comune di Palermo ha individuato i candidati per il conferimento di n. 14 incarichi dirigenziali a tempo determinato, per anni uno, ex art. 110, c. 1, d.lgs. n. 267/2000;
- della determinazione sindacale n. 104/DS del 28/7/2015, con la quale il Sindaco, ha conferito l’incarico a tempo determinato ex art. 110, c. 1, d.lgs. n. 267/2000 di dirigente tecnico responsabile dell’Ufficio Pianificazio e Urbana e Territoriale c/o l’Area della Pianificazione e del Territorio all’ing. Graziella Pitrolo;
Visti il ricorso, con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune, con i relativi allegati;
Visti i documenti e le memorie prodotti in giudizio dalle parti in vista della trattazione del ricorso nel merito;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 aprile 2016, il Cons., dott.ssa Federica Cabrini;
Uditi i difensori delle parti, come specificato nel verbale;
Il ricorrente, già dirigente tecnico del Settore Urbanistica del Comune di Palermo, dal 1998 al 2011, impugna gli atti in epigrafe indicati, chiedendone l’annullamento e prospettando di aver diritto all’attribuzione dell’incarico conferito alla controinteressata.
Espone:
- che con avviso pubblicato in data 29/12/2014, il Sindaco ha indetto 14 selezioni pubbliche per il conferimento di diversi incarichi dirigenziali a tempo determinato per anni uno, ai sensi dell’art. 110, c. 1, d.lgs. n. 267/2000;
- di aver presentato domanda per il conferimento di alcuni incarichi dirigenziali, tra cui quello di dirigente tecnico responsabile dell’ufficio pianificazione urbana e territoriale;
- di aver avuto notizia del conferimento degli incarichi ad altri candidati e di aver quindi presentato domanda di accesso per avere copia degli atti della procedura; detta domanda è stata evasa in data 14/8/2015;
- assume quindi di aver preso conoscenza della nota 17/6/2015, prot. n. 489137, con la quale l’ing. Pitrolo è stata nominata dirigente tecnico responsabile dell’ufficio pianificazione urbana e territoriale.
Lamenta:
1) violazione e falsa applicazione dell’art. 110, c. 1, d.lgs. n. 267/2000 – violazione dei principi di imparzialità, trasparenza e par condicio – violazione dei principi generali in materia di procedure concorsuali – eccesso di potere per difetto di istruttoria – omessa motivazione – manifesta erroneità – contraddittorietà con precedenti manifestazioni, atteso che, nonostante la procedura pubblica di cui all’art. 101 d.lgs. n. 267/2000, volta al conferimento di incarichi dirigenziali a tempo determinato, non abbia natura concorsuale, essa deve comunque soggiacere ai principi di imparzialità, trasparenza e par condicio. In base al c. 1 della citata norma il soggetto designato deve essere in possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell’incarico. L’esperienza maturata dal ricorrente negli ultimi 15 anni di servizio dimostra che egli è dotato di quella “comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell’incarico” che legittima la sua aspirazione al conferimento.
La controinteressata, pur essendo un valido professionista, non ha mai rivestito incarichi dirigenziali di responsabilità equiparabili a quelli ricoperti dal ricorrente;
2) violazione e falsa applicazione dell’art. 3 l. n. 241/1990 – violazione e falsa applicazione dell’art. 59 del regolamento comunale sull’ordinamento degli uffici e dei servizi – eccesso di potere per difetto di istruttoria e omessa motivazione, atteso che se ci fosse stata una istruttoria completa in ordine ai curricula dei candidati, l’esito della procedura sarebbe stato diverso.
D’altra parte, il provvedimento del Sindaco, che assegna l’incarico alla controinteressata, è assolutamente privo di motivazione.
Conclude quindi per l’annullamento degli atti impugnati, chiedendo anche il risarcimento del danno, che quantifica in Euro 20.000,00, sulla base del trattamento economico previsto per la contrattazione di settore.
Si è quindi costituito in giudizio il Comune, inizialmente con memoria di mera forma, e poi con controricorso nel quale, in via principale, è stato chiesto dichiararsi il ricorso irricevibile e, in subordine, ne è stato chiesto il rigetto.
In vista della trattazione del ricorso nel merito le parti hanno depositato documenti.
Alla pubblica udienza del giorno 7 aprile 2016, uditi i difensori delle parti presenti, come da verbale, il ricorso è stato posto in decisione.
Ritiene preliminarmente il Collegio di dover delibare d’ufficio la questione relativa alla sussistenza o meno della giurisdizione dell’adito giudice amministrativo (questione non eccepita dal Comune costituito).
Ritiene il Collegio che il ricorso sia stato correttamente incardinato avanti all’adito T.a.r. e ciò perché, come ha già statuito questo T.a.r., con sentenza della sez. III, l8 luglio 2014, n. 1931 “viene in evidenza una procedura concorsuale che non presenta elementi differenziali tali da dar luogo ad uno scostamento dalle ordinarie regole di riparto di giurisdizione in materia di concorsi (anche in relazione alle assunzioni a termine che danno luogo a rapporti di subordinazione)”.
Invero, l'art. 110 d.lgs. n. 267/2000, che l’avviso pubblico pone a fondamento della procedura di cui trattasi, consente “agli enti locali di affidare incarichi di responsabilità dirigenziale con contratti a tempo determinato”, ma “non li esonera dallo svolgere procedure concorsuali”, procedure che, in ossequio all’art. 97 Cost., devono essere rette dai principi di trasparenza, imparzialità e par condicio (v. T.a.r. Umbria – Perugia, sez. I, con sentenza 30 aprile 2015, n. 195).
Sussiste quindi la giurisdizione del g.a. ai sensi dell’art. 63, c. 4, d.lgs. n. 165/2001.
Sempre in via preliminare, rileva il Collegio l’infondatezza dell’eccezione di irricevibilità sollevata dalla difesa del Comune.
Invero, l’atto finale della procedura di cui trattasi è la determinazione sindacale n. 104/DS del 28/7/2015, pubblicata all’albo pretorio del Comune dal 27/7/2015, al 12/8/2015 (provvedimento rispetto al quale la nota 17/6/2015 prot. n. 489137, costituisce mero atto infraprocedimentale).
Il ricorso è stato ritualmente notificato al Comune e alla controinteressata in data 29/10/2015 e quindi entro il termine decadenziale previsto dalla legge, tenuto anche conto del periodo di sospensione feriale (v. nel senso dell’applicabilità: T.a.r. Abruzzo-L’Aquila, 12 settembre 2012, n. 574).
Ciò posto, nel merito ritiene il Collegio che sia fondato ed assorbente il secondo profilo del secondo motivo di ricorso.
Invero, per come previsto dall’art. 50 e 51 del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi del Comune di Palermo e dell’art. 6 dell’avviso pubblico, costituente lex specialis della procedura: “l’Area delle Risorse Umane, sulla base della documentazione acquisita, procede alla verifica della sussistenza dei requisiti generali e specifici richiesti per i posti da ricoprire e trasmette l’elenco dei candidati idonei al Sindaco; quest’ultimo, valutati i singoli curricula, con formale provvedimento motivato, individua il/i candidato/i prescelto/i, dando mandato all’Area delle Risorse Umane per gli adempimenti consequenziali”.
Nel caso di specie la motivazione contenuta negli atti impugnati è meramente tautologica atteso che il Sindaco fa solo riferimento all’ “esperienza maturata [dalla controinteressata] con le funzioni proprie del posto da ricoprire e con lo svolgimento dell’attività svolta presso l’Amministrazione comunale”, senza dare in alcun modo conto delle ragioni per le quali l’Ing. Pitrolo sia stata preferita agli altri candidati.
Palese è quindi il difetto di motivazione e la violazione dell’art. 3 l. n. 241/1990.
Quanto alla domanda risarcitoria, atteso che il ricorrente la ricollega al solo mancato conferimento dell’incarico, che assume spettare a lui, e non alla mera lesione dell’interesse procedimentale al corretto esercizio del potere, osserva il Collegio che avuto riguardo all’esito del giudizio inerente ad interesse pretensivo (v. T.a.r. Umbria – Perugia, n. 195/2015, cit.), non essendo allo stato possibile operare un giudizio prognostico circa la spettanza o meno del bene della vita sotteso alla pretesa azionata (in assenza di riedizione del potere da parte del Comune), la domanda va rigettata.
In conclusione il ricorso va accolto, nei sensi, nei limiti e per gli effetti indicati.
Le spese del giudizio seguono, come di regola, la soccombenza e vanno poste a carico del Comune, che ha dato causa al ricorso, mentre vanno dichiarati irripetibili nei confronti della controinteressata, non costituita.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, nei sensi e nei limiti e per gli effetti di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati e rigetta la domanda di risarcimento del danno.
Condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese e degli onorari del giudizio, che si liquidano, in favore del ricorrente, nel complessivo importo di € 1500,00 (euro millecinquecento/00), oltre iva, c.p.a. e rimborso spese forfettarie nella misura del 15 per cento.
Spese irripetibili nei confronti di Pitrolo Graziella.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 7 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:
Federica Cabrini, Consigliere, Estensore
Giuseppe La Greca, Primo Referendario
Il 17/05/2016
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=T254YYWAE5UNVKVC7HLWO2HROI&q=POLIZZI%20or%20VINCENZO
N. 01875/2016 REG.PROV.PRES N. 02771/2008 REG.RIC
sul ricorso numero di registro generale 2771 del 2008, proposto da:
Luigi Carioti, rappresentato e difeso dagli avvocati Giovanni Pitruzzella C.F. PTRGNN59L15G273E, Maria Beatrice Miceli C.F. MCLMBT63P58H743F, Salvatore Pellegrini C.F. PLLSVT75E21G273T, con domicilio eletto presso Giovanni Pitruzzella in Palermo, via N. Morello N.40;
Roberto Basile, Michele Girone, Stefano Cruciata, Calogero Gallo, Enrico Gatto, Gaetano Fricano, Sonia Mamì, Francesco Paolo Polizzi, Ivan Rappa, Mariarita Raccampo, Oriana Lucini, Michele Carelli, Francesco Bruno, Leopolda Russotto, Vincenzo Demma, Alessandra Di Carlo, Pietro Giambertone, Giovanni Maggio, Vincenzo Mattaliano, Pietro Vultaggio, rappresentati e difesi dagli avvocati Maria Beatrice Miceli C.F. MCLMBT63P58H743F, Giovanni Pitruzzella C.F. PTRGNN59L15G273E, Salvatore Pellegrini C.F. PLLSVT75E21G273T, con domicilio eletto presso Giovanni Pitruzzella in Palermo, via N. Morello N.40;
Domenico Mannino, rappresentato e difeso dagli avvocati Salvatore Pellegrini C.F. PLLSVT75E21G273T, Maria Beatrice Miceli C.F. MCLMBT63P58H743F, Giovanni Pitruzzella C.F. PTRGNN59L15G273E, con domicilio eletto presso Giovanni Pitruzzella in Palermo, via N. Morello N.40;
Comune di Palermo in Persona del Sindaco P.T., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Cinzia Amoroso C.F. MRSCNZ55C53G273Y, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, piazza Marina N.39 c/o Avvocat.Com.;
Comune di Palermo Settore Risorse Umane non costituito in giudizio;
Rita Catania, Daniele Lo Cicero, Rosa Messina, Massimo Italiano non costituiti in giudizio;
- della delibera della Giunta Municipale del Comune di Palermo n. 205 del 18.09.2008, avente ad oggetto il programma di stabilizzazione del bacino di lavoratori socialmente utili del Comune di Palermo e dei soggetti di cui all'art. 2 comma 550 della legge n. 244/2007;
- dell'avviso di selezione per titoli e colloquio a n. 350 posti di agente di Polizia Municipale a tempo parziale e determinato di durata quinquennale;
- di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale..
Visto l'art. 82, co. 1, cod. proc. amm.;
Considerato che il ricorso risulta depositato il giorno 31 dicembre 2008;
Considerato che nel termine e nel modo previsti dal citato art. 82, co. 1, cod. proc. amm. non è stata presentata nuova istanza di fissazione di udienza.
La Segreteria darà comunicazione del presente decreto alle parti costituite. Ai sensi dell'art. 85, co. 3, cod. proc. amm., nel termine di 60 giorni dalla comunicazione ciascuna delle parti costituite può proporre opposizione al Collegio, con atto notificato a tutte le parti.
Così deciso in Palermo il giorno 15 novembre 2016.
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=4Q5OSYUYSMYBQ5CHGK63J7PZIA&q=POLIZZI%20or%20VINCENZO
2017 20 SETTEMBRE BOLOGNA SINDACO COMMISSIONE ESAMINATRICE DEL CONCORSO ALTA PROFESSIONALITA' 1 PARTECIPANT... by Pino Ciampolillo on Scribd
2017 16 MARZO BOLOGNA SINDACO GIUNTA 32 REGOLAMENTO MAGGIORE CROCE ANTONINO INCARICO ALTA PROFESSIONALITA' allegato
2017 16 MARZO BOLOGNA SINDACO GIUNTA 32 REGOLAMENTO MAGGIORE CROCE ANTONINO INCARICO ALTA PROFESSIONALITA'... by Pino Ciampolillo on Scribd
2009 4 GIUGNO PORTOBELLO SINDACO DETERM 13 MAGIORE CROCE ANTONINO CATEGORIA GIURIDICA D3 DELIBERA GIUNTA 214 23 12 03 COMANDANTE VIGILI
2009 4 Giugno Portobello Sindaco Determ 13 Magiore Croce Antonino Categoria Giuridica d3 Delibera Giunta 21... by Pino Ciampolillo on Scribd
2017 25 MAGGIO COMUNE PALERMO RELAZIONE VERIFICA SERVIZI ISPETTIVI FINANZA PUBBLICA SINDACO LEOLUCA ORLANDO CRITICITA' CORTE DEI CONTI 178 2008 20 2009 ANAC 87 2016 CC AMAP, BOLOGNA STEFANO, CROCE ANTONINO, ISOLA DELLE FEMMINE, M5S, MANNINO CLAUDIA, Marino, MARIO LI CASTRI. morando, NUTI, Orlando, PALERMO, PITROLO GRAZIELLA, POLIZZI VINCENZO, RAP, SOCIETA' PARTECIPATE, TAR, ZTL,
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 art. 82