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Timestamp: 2019-06-17 12:54:20+00:00

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Corte Suprema di Cassazione sentenza 13662/2019
Sentenza 13662/2019
V. M. ha proposto dinanzi al giudice di pace una domanda risarcitoria dei danni derivatigli dalle lesioni personali volontarie prodotte da un sinistro stradale e l'ha indirizzata nei confronti di C. S., proprietario dell'autoveicolo, di A. S., conducente, e di s.p.a. G., impresa assicuratrice della responsabilità civile.
Il giudice di pace ha disposto la sospensione del processo, ravvisando la sussistenza di una delle ipotesi previste dall'art. 75, 30 co., c.p.p., perché A. S., sottoposto a processo penale, nel corso del quale non v'era stata alcuna costituzione di parte civile, era stato condannato in primo grado per il reato previsto e punito dall'art. 582 c.p.
Contro l'ordinanza di sospensione V. M. ha proposto regolamento di competenza e la terza sezione civile di questa Corte ha prospettato al Primo presidente l'opportunità di devolvere il giudizio alla cognizione delle sezioni unite, al fine di risolvere la questione se il giudizio civile in esame debba essere necessariamente sospeso nei confronti di tutti i litisconsorti, oppure se la sospensione operi soltanto in relazione all'azione risarcitoria proposta nei confronti del conducente-imputato, oppure ancora se non operi sospensione alcuna.
1.- La questione rimessa alla cognizione di queste sezioni unite concerne l'identificazione dei presupposti legali soggettivi di operatività della sospensione necessaria del processo civile di risarcimento del danno derivante da reato promosso quando nel processo penale concernente il reato sia stata già pronunciata la sentenza di primo grado.
Il problema da risolvere è determinato dalla circostanza che il danneggiato ha proposto la domanda risarcitoria nei confronti non soltanto dell'imputato-danneggiante, ma anche di altri litisconsorti, ossia del proprietario dell'autoveicolo investitore e della società assicuratrice della responsabilità civile.
2.- Il cumulo soggettivo, invece, ha ritenuto questa Corte, sia pure prevalentemente con riguardo all'ipotesi parallela della proposizione dell'azione in sede civile nei confronti dell'imputato dopo la costituzione di parte civile nel processo penale, non consente la sospensione. E ciò tanto se si abbia riguardo a un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo, quanto se il cumulo scaturisca da litisconsorzio necessario, e indipendentemente dal fatto che alcuno o tutti fra i coobbligati siano stati citati nel processo penale come responsabili civili (Cass., ord. 26 gennaio 2009, n. 1862; 13 marzo 2009, n. 6185 e 18 luglio 2013, n. 17608).
2.1.- La sospensione non si giustifica, si è argomentato, con riguardo ai responsabili civili, perché la proposizione successiva dell'azione risarcitoria in sede civile comporta la revoca tacita della costituzione di parte civile, con la conseguente inapplicabilità dell'art.651 c.p.p. e l'inutilità dell'attesa degli esiti del processo penale.
Né, si è aggiunto, essa si giustifica in relazione all'imputato: in caso di litisconsorzio necessario, perché la necessarietà del cumulo non consente la separazione delle domande; in ipotesi di litisconsorzio facoltativo, perché il 3 0 comma dell'art. 75 c.p.p. si riferisce alla causa tra singole parti, e non già al cumulo soggettivo.
2.3.- La sospensione necessaria prevista dall'art. 75, 3° co., c.p.p., si è concluso, sanziona la scelta compiuta dal danneggiato che abbia optato sin dall'inizio per la proposizione in seno al processo penale della propria domanda risarcitoria: in tal caso, anche se dismette la qualità di parte civile, egli dovrà sottostare all'accertamento dei fatti compiuto in sede penale.
3.- Con l'ordinanza interlocutoria la terza sezione civile di questa Corte dubita che la soluzione restrittiva sui limiti della sospensione prevista dall'art. 75, 30 co., c.p.p. sia convincente.
4.1.- Per liberare il giudice penale dall'esame di questioni che non debbano essere accertate ai fini del giudizio sulla responsabilità penale dell'imputato, il 10 comma dell'art. 75 c.p.p., là dove stabilisce che «L'azione civile proposta dinanzi al giudice civile può essere trasferita nel processo penale fino a quando in sede civile non sia stata pronunciata sentenza di merito anche non passata in giudicato. L'esercizio di tale facoltà comporta rinuncia agli atti del giudizio», ha posto uno sbarramento al trasferimento dell'azione civile nel processo penale, e lo ha quindi disincentivato.
Coerente è anche l'art. 55-ter del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, relativo al giudizio disciplinare del lavoratore pubblico con rapporto contrattuale, secondo cui: «Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l'autorità giudiziaria, è proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale». Sul punto, la giurisprudenza di questa Corte è ferma nel sostenere la mera facoltatività della sospensione del primo in attesa dell'esito del secondo (Cass. 5 aprile 2018, n. 8410).
6.- La chiave di volta della sospensione necessaria prevista dall'art. 75, 3° co., c.p.p. non si può, quindi, identificare con quella determinata dalla pregiudizialità, ossia appunto con l'esigenza di evitare il rischio di un conflitto fra giudicati (tra varie, a proposito di questo fondamento della sospensione necessaria per pregiudizialità, Cass., sez. un., 24 maggio 2013, n. 12901 e 16 marzo 2016, n. 5229).
6.1.- Del resto, anche la tecnica processuale per l'operatività della sospensione necessaria ex art. 75, 3° co., c.p.p. differisce da quella che opera al cospetto di sospensione necessaria per pregiudizialità.
7.- Insufficiente a giustificare la sospensione necessaria ex art.75 c.p.p. è, peraltro, la finalità latamente sanzionatoria evidenziata dalla giurisprudenza di questa Corte.
Sebbene in questo caso, come si è sottolineato in dottrina, non necessariamente l'esercizio dell'azione risarcitoria è frutto di una scelta consapevole del danneggiato, di modo che la conseguente tardività si possa a lui ascrivere sin dall'inizio, comunque è riconoscibile l'intento sanzionatorio del legislatore: il danneggiato- attore, se pure non sia rimasto volontariamente al di fuori del processo penale per verificarne l'esito, trascura comunque di provvedere sollecitamente alla cura dei propri interessi nel torno di tempo necessario alla pronuncia della sentenza di primo grado nel processo penale, senz'altro idoneo a colorare come attendista la proposizione dell'azione civile. E tale condotta devia dal tracciato del legislatore, volto, si è visto, a incoraggiare la proposizione dell'azione civile in sede propria.
8.1.- Quel che rileva ai fini della sospensione del giudizio civile di danno ex art. 75, 30 co., c.p.p., fuori dal caso in cui i giudizi di danno possono proseguire davanti al giudice civile ai sensi del precedente 2° comma, è che la sentenza penale possa esplicare efficacia di giudicato nell'altro giudizio, ai sensi degli artt. 651, 651- bis, 652 e 654 c.p.p. Imporre al danneggiato-attore che si sia tardivamente rivolto al giudice civile di attendere l'esito del processo penale ha senso soltanto se e in quanto quest'esito, se definitivo, sia idoneo a produrre i propri effetti sul processo civile.
10.- Quando, invece, i fatti siano i medesimi, giova sottolineare che il vincolo rispettivamente previsto dagli artt. 651 e 651-bis c.p.p. si potrebbe produrre nei confronti del responsabile civile soltanto qualora il processo risarcitorio sia promosso nei suoi confronti da un danneggiato diverso da colui che abbia proposto l'azione civile nel processo penale: solo in questo caso, e se il responsabile civile sia stato regolarmente citato o abbia spiegato intervento in sede penale, il giudicato di condanna del danneggiante-imputato o quello del suo proscioglimento per particolare tenuità del fatto avranno effetto verso di lui nel giudizio di danno.
10.2.- A maggior ragione il vincolo non si può produrre in un caso, come quello in esame, in cui nessuna costituzione di parte civile v'è stata e, conseguentemente, nessuna citazione del responsabile civile, né alcun intervento sono avvenuti nel processo penale.
10.3.- Né si potrebbe produrre il vincolo previsto dall'art. 652, 1° co., c.p.p., perché il danneggiato non si è costituito e non emerge che sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile nel processo penale.
11.- Non si può, poi, prospettare la possibilità, adombrata nell'ordinanza interlocutoria, di disporre la sospensione del giudizio, in caso di litisconsorzio facoltativo, nei confronti del solo danneggiante-imputato, nei confronti del quale non sono richieste condizioni perché si produca il vincolo derivante dalla sentenza di condanna, ex art. 651 c.p.p., o dalla sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto, a norma dell'art. 651-bis c.p.p. L'autore del fatto illecito costituente reato, riconosciuto come responsabile e perciò condannato, ha difatti sicuramente avuto la possibilità di partecipare al processo penale in qualità di imputato, sicché il suo diritto di difesa ha ricevuto piena garanzia per l'intero corso del processo.
A escludere tale possibilità sta la considerazione che le ipotesi di sospensione previste dal 30 comma dell'art. 75 c.p.p. rappresentano pur sempre una deroga rispetto alla regola generale, che è quella della separazione dei giudizi e dell'autonoma prosecuzione di ciascuno di essi.
In dottrina al riguardo si è sostenuto che la concentrazione in unica sede dei risvolti penalistici e di quelli civilistici del medesimo fatto sia un fattore di snellimento.
Va, tuttavia, considerato che anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte Edu 1 luglio 1997, Torri c. Ric. 2017 n. 23367 sez. SU - ud. 26-02-2019 -13- Italia), nel verificare il rispetto del diritto della parte civile alla ragionevole durata del processo di danno, garantito dall'art. 6.1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ha ritenuto che debbano essere computate cumulativamente la durata del processo penale, dal momento della costituzione di parte civile, e quella del successivo processo civile per la liquidazione del danno.
"In tema di rapporto tra giudizio penale e giudizio civile, i casi di sospensione necessaria previsti dall'art. 75, 3 0 co., c.p.p., che rispondono a finalità diverse da quella di preservare l'uniformità dei giudicati, e richiedono che la sentenza che definisca il processo penale influente sia destinata a produrre in quello civile il vincolo rispettivamente previsto dagli artt. 651, 651-bis, 652 e 654 c.p.p., vanno interpretati restrittivamente, di modo che la sospensione non si applica qualora il danneggiato proponga azione di danno nei confronti del danneggiante, del responsabile civile e dell'impresa assicuratrice della responsabilità civile dopo la pronuncia di primo grado nel processo penale nel quale il danneggiante sia imputato".
L'ordinanza di sospensione va quindi annullata e va disposta la prosecuzione del processo dinanzi al giudice di pace di Catanzaro, che provvederà anche a regolare le spese.
la Corte, pronunciando a sezioni unite: accoglie il ricorso, annulla l'ordinanza e dispone la prosecuzione del processo, anche per le spese, dinanzi al giudice di pace di Catanzaro.

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