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Timestamp: 2019-02-22 08:01:40+00:00

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Mandato e mediazione atipica unilaterale - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2019 Mandato e mediazione atipica unilaterale
Corte di Cassazione, sezione seconda civile, Sentenza 10 gennaio 2019, n. 482.
Sentenza 10 gennaio 2019, n. 482
Il conferimento di un incarico per la ricerca di una persona interessata alla conclusione di un affare a determinate condizioni prestabilite dà luogo a un mandato e non a una c.d. mediazione atipica unilaterale (riguardante una soltanto della parti interessate) o a una mediazione creditizia, allorché il pagamento della provvigione sia svincolato dall’esito dell’operazione, l’attività demandata abbia natura giuridica e sia insussistente il connotato dell’imparzialità. In tal caso, l’incaricato ha l’obbligo e non la facoltà di attivarsi per la conclusione dell’affare e può pretendere il pagamento della provvigione dalla sola parte che gli ha attribuito l’incarico, senza necessità della sua iscrizione all’albo ex art. 2 l. n. 39 del 1989, restando indifferente l’effettiva conclusione dell’affare.
Di cui, segnatamente, la prima – consistente nella ricerca e nella individuazione della comune volonta’ dei contraenti – e’ un tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito, sindacabile in sede di legittimita’ solo per vizi di motivazione in relazione ai canoni di ermeneutica contrattuale (cfr. Cass. (ord.) 5.12.2017, n. 29111); cosicche’, quando in sede di legittimita’ venga denunziata la violazione di tali regole, e’ necessaria la specifica dimostrazione del modo in cui il ragionamento seguito dal giudice di merito abbia deviato dalle regole nei detti articoli stabilite, non essendo sufficiente una semplice critica della decisione sfavorevole, formulata attraverso la mera proposizione di una diversa e piu’ favorevole interpretazione rispetto a quella adottata dal giudicante (cfr. Cass. 4.6.2007, n. 12946).
Altresi’, precipuamente ai fini della differenziazione della fattispecie contrattuale di cui agli articoli 1703 c.c. e segg. e la figura di cui agli articoli 1754 c.c. e segg. – e dunque con diretta valenza in relazione alla seconda fase del procedimento di qualificazione -, l’insegnamento per cui il conferimento dell’incarico di reperire un acquirente od un venditore da’ vita ad un contratto di mandato e non gia’ a mediazione, giacche’ tal ultima figura e’ incompatibile con qualsiasi vincolo tra il mediatore e le parti; cosicche’, in ipotesi di conferimento di incarico, l’incaricato ha l’obbligo, non la facolta’, di attivarsi per la conclusione dell’affare e puo’ pretendere la provvigione dalla sola parte che gli ha attribuito l’incarico (cfr. Cass. 14.7.2009, n. 16382). Ed ulteriormente l’insegnamento per cui il mandatario e’ obbligato a compiere uno o piu’ atti giuridici ed ha comunque – in linea di principio – diritto al compenso, nella mediazione di contro, giusta il disposto dell’articolo 1755 c.c., il diritto alla provvigione spetta solo “se l’affare e’ concluso” (cfr. Cass. 17.11.1997, n. 11389).
Ovviamente – del pari con diretta valenza in relazione alla seconda fase del procedimento di qualificazione – non si ignora che si configura, accanto alla mediazione ordinaria, una mediazione negoziale cosiddetta “atipica”, fondata su contratto a prestazioni corrispettive, con riguardo anche ad una soltanto delle parti interessate (cosiddetta mediazione unilaterale), qualora una parte, volendo concludere un singolo affare, incarichi altri di svolgere un’attivita’ volta alla ricerca di una persona interessata alla sua conclusione a determinate e prestabilite condizioni (cfr. Cass. sez. un. 2.8.2017, n. 19161); in siffatta evenienza l’esercizio dell’attivita’ di mediazione “atipica”, quando l’affare abbia ad oggetto beni immobili o aziende ovvero, se riguardante altre tipologie di beni, sia svolta in modo professionale e continuativo, resta soggetta all’obbligo di iscrizione all’albo previsto dalla L. n. 39 del 1989, articolo 2, ragion per cui il suo svolgimento in difetto di tale condizione esclude, ai sensi dell’articolo 6 della medesima legge, il diritto alla provvigione (cfr. Cass. sez. un. 2.8.2017, n. 19161).
Si rappresenta specificamente, con precipuo riferimento alla prima fase del procedimento di qualificazione giuridica (volta alla ricerca ed alla individuazione della comune volonta’ dei contraenti), che per nulla si giustifica la prospettazione della ricorrente a tenor della quale la corte distrettuale “ha omesso di considerare la comune volonta’ dei contraenti per come esposta nell’incarico, in spregio ai canoni legali di ermeneutica contrattuale di cui agli articoli 1362 c.c.e segg.” (cosi’ ricorso, pag. 16).

References: Sentenza 

Sentenza 
 art. 2
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. sez. 
 articolo 2
 Cass. sez.