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Art. 698 cod. proc. civile: Assunzione ed efficacia delle prove preventive
HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 698 cod. proc. civile: Assunzione ed efficacia delle prove preventive L’AUTORE: Redazione
L’assunzione preventiva dei mezzi di prova non pregiudica le questioni relative alla loro ammissibilità e rilevanza, né impedisce la loro rinnovazione nel giudizio di merito.
Ammissibilità e rilevanza delle prove; 2. Effetti; 2.1. Effetti in caso di ritardato deposito dell’accertamento; 3. Acquisizione delle prove nel giudizio di merito: la non necessità di un provvedimento formale; 3.1. Contraddittorio; 3.2. Extrapetitum; 3.3. Contrasto tra conclusioni in sede di accertamento tecnico preventivo ed in sede di merito; 3.4. Effetti dell’acquisizione; 3.5. Acquisizione in appello; 4. Impugnabilità del provvedimento; 5. Nullità; 5.1. Deducibilità delle nullità.
Ammissibilità e rilevanza delle prove.
Il provvedimento che ammette l’accertamento tecnico preventivo non è suscettibile di ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., trattandosi di un provvedimento connotato dal carattere della provvisorietà o strumentalità, come risulta dall’art. 698 c.p.c., secondo il quale l’assunzione preventiva dei mezzi di prova non pregiudica le questioni relative alla loro ammissibilità e rilevanza, né impedisce la loro rinnovazione nel giudizio di merito. Del pari, il ricorso straordinario per cassazione non è proponibile in relazione ai provvedimenti di natura ordinatoria adottati nel corso del procedimento di accertamento tecnico preventivo, quali sono quelli di nomina e revoca del consulente tecnico d’ufficio e di disciplina delle modalità di svolgimento delle operazioni. Cass., Sez. Un., 5 luglio 2004, n. 12304.
L’instaurazione di un procedimento di istruzione tecnica preventiva, avente carattere cautelare e conservativo, ha efficacia interruttiva della prescrizione. L’effetto interruttivo cessa nel momento in cui viene depositata la relazione scritta dal consulente tecnico, poiché col deposito della relazione il procedimento esaurisce la sua funzione immediata di accertamento preventivo, e quindi da quel momento comincia a decorrere un nuovo termine di prescrizione. Cass. 6 settembre 1976, n. 3108.
2.1. Effetti in caso di ritardato deposito dell’accertamento.
In difetto di un termine perentorio, il ritardo nel deposito della relazione di accertamento tecnico preventivo ne importa la nullità ne menoma l’efficacia ed il valore processuale dell’atto di istruzione preventiva. Il giudice d’appello non può, pertanto, rifiutare l’ammissione della relazione medesima sull’esclusivo presupposto che essa è stata depositata tardivamente (nella specie, dopo la conclusione del giudizio di primo grado). Cass. 10 marzo 1970, n. 616.
Acquisizione delle prove nel giudizio di merito: la non necessità di un provvedimento formale.
L’acquisizione della relazione di accertamento tecnico preventivo tra le fonti che il giudice di merito utilizza per l’accertamento dei fatti di causa non deve necessariamente avvenire a mezzo di un provvedimento formale, bastando anche la sua materiale acquisizione, ed essendo sufficiente che quel giudice l’abbia poi esaminata traendone elemento per il proprio convincimento e che la parte che lamenti la irritualità dell’acquisizione e l’impossibilità di esame delle risultanze dell’indagine sia stata posta in grado di contraddire in merito ad esse. Cass. 7 settembre 2004, n. 17990, conforme Cass. 9 novembre 2009, n. 23693.
L’art. 698 c.p.c. non prescrive, ai fini della produzione in giudizio delle prove assunte in sede di istruzione preventiva, un formale provvedimento che ne dichiari l’ammissibilità, onde tali prove devono ritenersi ammesse per il fatto stesso che abbiano formato oggetto di discussione tra le parti ed il giudice le abbia esaminate, traendone elementi per la formazione del proprio convincimento. Cass. 8 ottobre 1990, n. 9863; conforme Cass. 5 agosto 1982, n. 4398; Cass. 13 ottobre 1975, n. 3281.
Ai fini dell’assunzione e dell’efficacia delle prove assunte in sede di istruzione preventiva non occorre che intervenga un formale provvedimento che dichiari l’ammissibilità delle prove stesse, potendo questa risultare indirettamente dal fatto che il giudice ne abbia esaminato l’esito traendone elementi formativi per il suo convincimento, mentre è necessario soltanto che la controparte sia stata posta in condizioni di contraddire circa le risultanze delle prove preventive. Cass. 21 settembre 1988, n. 5183.
In tema di risarcimento del danno da fatto illecito, è consentito al giudice del merito attingere elementi probatori da un accertamento preventivo ritualmente acquisito e dalla consulenza tecnica che si risolva in uno strumento non solo di valutazione, ma anche di accertamento e descrizione di situazioni di fatto rilevabili col ricorso a determinate cognizioni tecniche. Cass. 19 gennaio 1987, n. 433.
3.1. Contraddittorio.
Ai fini dell’assunzione e della efficacia delle prove assunte in sede di istruzione preventiva non occorre che intervenga un formale provvedimento che dichiari l’ammissibilità delle prove stesse, potendo questa risultare indirettamente dal fatto che il giudice ne abbia esaminato l’esito traendone elementi formativi per il suo convincimento, mentre è necessario soltanto che la controparte sia stata posta in condizioni di contraddire circa le risultanze delle prove preventive. Cass. 6 febbraio 1985, n. 852.
3.2. Extrapetitum.
Le risultanze di un accertamento tecnico preventivo, anche per la parte che esorbiti dalla mera verifica dello stato dei luoghi, ed attenga alla identificazione delle cause e dell’entità dei danni, sono utilizzabili dal giudice del merito se l’accertamento stesso sia stato ritualmente acquisito agli atti del processo sull’accordo delle parti. Cass., Sez. Un., 5 gennaio 1979, n. 19.
Nell’ipotesi che sia stato ammesso ed eseguito un accertamento tecnico preventivo non soltanto per la descrizione dei luoghi e della qualità e delle condizioni delle cose, ma anche per la valutazione delle cause delle avarie riscontrate nelle cose stesse, l’accertamento medesimo non è nullo qualora nel successivo giudizio ordinario ne sia stata ammessa la produzione limitatamente alla descrizione dei luoghi e della qualità e delle condizioni delle cose e nel contempo sia stata disposta consulenza tecnica per la valutazione delle cause delle avarie. Cass. 10 giugno 1968, n. 1839.
Il giudice del merito, in virtù del principio del libero convincimento, ha facoltà di apprezzare in piena autonomia tutti gli elementi presi in esame dal consulente tecnico e le considerazioni da lui espresse che ritenga utili ai fini della decisione, onde ben può trarre materia di convincimento anche dalla consulenza espletata in sede di accertamento preventivo, pur se il consulente abbia ecceduto i limiti del mandato conferito, una volta che la relazione di quest’ultimo sia stata ritualmente acquisita agli atti senza opposizione delle parti, atteso che il consenso di queste elimina ogni eventuale vizio. Cass. 6 luglio 1982, n. 4029.
3.3. Contrasto tra conclusioni in sede di accertamento tecnico preventivo ed in sede di merito.
Nel contrasto tra le conclusioni del consulente nominato in sede di istruzione preventiva e quelle del consulente nominato nel giudizio di merito in ordine alla causale del fatto accertata nella sua staticità dal primo consulente, il giudice del merito che ritenga di aderire al parere del primo consulente, anziché del secondo, ha il dovere di indicare specificamente le ragioni per cui il primo parere si riveli più esatto. Cass. 15 luglio 1980, n. 4581.
3.4. Effetti dell’acquisizione.
Gli accertamenti tecnici preventivi, una volta acquisiti agli atti del successivo giudizio, devono essere considerati mezzi istruttori e probatori oltre che ai fini dell’identificazione delle cause del danno, anche ai fini della determinazione della sua entità. Cass. 5 maggio 1978, n. 2144.
L’accertamento tecnico preventivo, che sia stato dichiarato ammissibile nel successivo giudizio di merito, ha la stessa efficacia probatoria dei mezzi istruttori acquisiti nel corso del giudizio medesimo. In particolare, anche con riguardo al predetto accertamento, opera il principio in base al quale il giudice può trarre elementi di convincimento pure dalle indagini compiute dal consulente tecnico con sconfinamento dal mandato conferitogli, purché nel rispetto del contraddittorio. Cass. 19 luglio 1976, n. 2864.
3.5. Acquisizione in appello.
Nel giudizio d’appello, come si può chiedere l’ammissione di nuovi mezzi di prova a norma dell’art. 345 c.p.c., così si può chiedere l’ammissione, prevista dall’art. 698, terzo comma, c.p.c., dei mezzi di prova già raccolti con il procedimento di istruzione preventiva. Cass. 10 marzo 1970, n. 616.
Impugnabilità del provvedimento.
La pronuncia del giudice del merito, che abbia, fra l’altro, negato efficacia ad un accertamento tecnico preventivo, non può essere impugnata con ricorso per cassazione limitatamente a tale punto, atteso che l’interesse all’annullamento della relativa statuizione può sorgere solo in conseguenza della contestuale impugnazione della pronuncia sulla domanda, rispetto alla quale detto accertamento avrebbe avuto rilevanza, ovvero della pronuncia sulle spese di causa, che non abbia tenuto conto di quelle del procedimento di istruzione preventiva. Cass. 12 dicembre 1979, n. 6479.
Le eventuali nullità incorse in una consulenza tecnica preventiva debbono essere denunciate nella prima istanza o difesa subito dopo il provvedimento formale del giudice istruttore che abbia dichiarato ammissibile il mezzo istruttorio ovvero - non essendo necessario siffatto provvedimento, in quanto non prescritto dall’art. 698 c.p.c. - nella prima istanza o difesa, subito dopo che, sull’accordo delle parti, la consulenza tecnica preventiva sia stata richiamata dal giudice istruttore. Cass. 6 marzo 1969, n. 976.
5.1. Deducibilità delle nullità.
Non può essere dedotta per la prima volta in cassazione la nullità degli atti di istruzione preventiva, non fatta valere tempestivamente dopo la loro acquisizione. Cass. 13 ottobre 1975, n. 3281.
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References: Art. 698
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