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Timestamp: 2018-07-18 13:58:24+00:00

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Novità fiscali del 20 luglio 2010: le comunicazioni sulle operazioni con paesi Black List dovranno essere trasmesse entro il 31 ottobre; IVA e dirette: modificati i tempi della riscossione; la volontà dei soci di ricapitalizzare l’impresa blocca l’accertamento fiscale; vanno annullate le cartelle di pagamento carenti di motivazione; la mancata firma in originale della copia del ricorso non ne determina l’inammissibilità; accertamento sintetico: le prestazione di fideiussioni non sono indice di maggiore redditività | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 20 luglio 2010: le comunicazioni sulle operazioni con paesi Black List dovranno essere trasmesse entro il 31 ottobre; IVA e dirette: modificati i tempi della riscossione; la volontà dei soci di ricapitalizzare l’impresa blocca l’accertamento fiscale; vanno annullate le cartelle di pagamento carenti di motivazione; la mancata firma in originale della copia del ricorso non ne determina l’inammissibilità; accertamento sintetico: le prestazione di fideiussioni non sono indice di maggiore redditività
1) Si allenta la stretta sui compensi pagati dagli amministratori dalle società che ricevono contributi pubblici
2) Iva e dirette: Modificati i tempi della riscossione
3) La volontà dei soci di ricapitalizzare l’impresa blocca l’accertamento fiscale
4) Le comunicazioni sulle operazioni con paesi Black List dovranno essere trasmesse entro il 31 ottobre
5) Vanno annullate le cartelle di pagamento carenti di motivazione
6) La mancata firma in originale della copia del ricorso non ne determina l’inammissibilità
7) Accertamento sintetico: Le prestazione di fideiussioni non sono indice di maggiore redditività
Il maxiemendamento alla manovra correttiva già votato dal Senato e che ora attende il via libera definitivo della Camera (art. 6, comma 2) restituisce i compensi agli amministratori e sindaci di società ed enti che ricevono contributi pubblici.
Il correttivo ha ampliato e di molto il novero dei soggetti ai quali non si applica la stretta; oltre agli enti e alle società la misura si estende alle onlus, alle associazioni di promozione sociale, agli enti pubblici economici e alle fondazioni di ricerca.
Il comma 2 rende onorifica la partecipazione agli organi collegiali degli enti che ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche.
Nella formulazione originaria, il comma in esame non si applica ai seguenti soggetti:
– Enti previsti nominativamente dal D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300;
– enti previsti nominativamente dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165;
– università; camere di commercio; enti del servizio sanitario nazionale; enti indicati nella tabella C della legge finanziaria; enti previdenziali ed assistenziali nazionali.
Anche in questo caso, la Commissione con emendamento ha ampliato il novero dei soggetti ai quali la disposizione in esame non si applica, inserendovi:
– enti e fondazioni di ricerca e organismi equiparati;
– enti pubblici economici individuati con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, su proposta del Ministero vigilante;
La manovra correttiva ha riscritto la tempistica della riscossione dell’Iva e delle imposte dirette negli avvisi di accertamento.
Le nuove modalità che si basano sulla natura di titolo esecutivo dell’avviso di accertamento prenderanno vigore con gli accertamenti notificati a partire dal 1° luglio 2011 relativi a periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007 e successivi.
Va evidenziato che la valenza del titolo esecutivo dell’atto di accertamento scatterà solo dopo il sessantesimo giorno dalla sua notificazione e non dalla stessa data di notifica come era stato inizialmente previsto.
L’art. 29 prevede, al comma 1, una serie di disposizioni dirette ad accelerare la riscossione delle somme dovute a seguito dell’attività di accertamento svolta dall’Agenzia delle entrate in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto.
In sostanza, per effetto di tale disposizione l’avviso di accertamento emesso ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA ed il connesso provvedimento di irrogazione delle sanzioni, a decorrere dal 1° luglio 2011, devono contenere anche l’intimazione ad adempiere, entro il termine di presentazione del ricorso, all’obbligo di pagamento degli importi negli stessi indicati e divengono esecutivi – a seguito di una modifica apportata con un emendamento della Commissione Bilancio – non più all’atto della notifica, ma decorsi 60 giorni dalla notifica.
Per cui, a decorrere da tale data, notificato l’atto di accertamento (poiché titolo esecutivo), se il contribuente non paga entro il termine per la proposizione del ricorso, trascorsi infruttuosamente altri trenta giorni da tale termine, il carico fiscale sarà affidato all’agente della riscossione e quest’ultimo procederà all’espropriazione forzata.
Scaduto il termine per il pagamento dell’avviso di accertamento, sulle somme
dovute decorrono poi gli interessi di mora nella misura fissata nel DPR 602/73, e a carico del debitore verranno posti per l’intero l’aggio dell’agente della riscossione e le spese della procedura esecutiva.
L’espropriazione forzata, in ogni caso, è avviata a pena di decadenza entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.
Nel caso di tempestiva proposizione del ricorso il contribuente dovrà pagare a titolo provvisorio il 50% delle imposte accertate dall’ufficio, ma non ancora definito, nonché i relativi interessi.
La volontà dei soci di ricapitalizzare l’impresa blocca l’accertamento fiscale per le società che presentano perdite costanti. L’emendamento è previsto nella manovra correttiva approvata dal Senato ed ora all’esame della Camera.
La misura può creare qualche problema di applicazione ma ha il pregio di cercare di differenziare le situazioni tra coloro che pur essendo in una situazione di difficoltà cercano di credere nell’attività imprenditoriale da coloro che, invece, mirano ad ottenere risultati negativi per evitare le imposte.
Con la disposizione di cui all’art. 24, comma 1, del Decreto il legislatore ha inteso realizzare una particolare forma di vigilanza nei confronti di quelle imprese che si dichiarino in perdita, ai fini delle imposte sui redditi, per più di un periodo d’imposta.
Dette imprese, infatti, sono maggiormente esposte al rischio di frode o evasione fiscale, in quanto le perdite reiterate appaiono incoerenti con la logica imprenditoriale e depongono per un posizionamento fuori mercato che, se persistente, non giustifica la sopravvivenza dell’impresa. Viene, però, esclusa la situazione in cui le perdite siano determinate da compensi erogati ad amministratori e soci, atteso che la perdita dell’impresa è controbilanciata dai redditi dei percipienti che vengono assoggettati a tassazione.
L’articolo 24 prevede, al comma 1, una specifica azione di vigilanza fiscale sistematica sulle imprese che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per più di un periodo d’imposta e che non abbiano deliberato (e interamente liberato) – come specificato con un emendamento approvato dalla Commissione bilancio – aumenti di capitale a titolo oneroso di importo almeno pari alle perdite fiscali nello stesso periodo.
Le fatture Iva relative alle operazioni con paesi Black List dovranno essere trasmesse entro il 31 ottobre 2010.
E stato deciso lo slittamento della data. Si attende solo l’ufficialità che dovrebbe arrivare con un Dpcm.
Come è noto, il termine era originariamente previsto per il 31 agosto 2010.
Sono interessate alla proroga del citato termine le comunicazioni mensili superiori ai 50mila euro.
Rilevano le operazioni effettuate a partire dal 1 luglio 2010.
Il modello di comunicazione deve essere presentato, entro la fine del mese successivo al periodo oggetto della comunicazione, con riferimento:
– a periodi trimestrali per coloro che hanno realizzato nei quattro trimestri precedenti un ammontare totale trimestrale non superiore a 50 mila euro;
– a periodo mensili per i soggetti che non si trovano in tale situazione.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8071 del 2010, ha accolto il ricorso presentato dal contribuente con cui veniva eccepita la carenza di motivazione nell’irrogazione delle sanzioni: L’obbligo di motivazione della cartella di pagamento è previsto tutte le volte che, come è successo nel caso di specie, il contribuente non sia in grado di conoscere le ragioni della irrogazione delle sanzioni.
Ciò anche se sia consentito irrogare le sanzioni IVA senza il preventivo avviso al contribuente, ma il ruolo deve essere motivato affinchè il contribuente possa conoscere le ragioni dell’irrogazione delle sanzioni stesse.
La Suprema Corte ha ricordato che, in tema di IVA e in ipotesi di sanzioni liquidate ai sensi dell’art. 54-bis e 60 del D.P.R. n. 633/1972 e dell’art. 17 del D.Lgs. n. 472/1977, si prevede l’irrogazione immediata (mediante iscrizione a ruolo e senza previa contestazione) delle sanzioni nella misura del 30% dell’importo non versato; con tale normativa, prosegue la Corte, è stato implicitamente abrogata la disposizione che prevedeva l’invio del preventivo invito al versamento, la cui unica funzione è quella di dare al contribuente la possibilità di attenuare le conseguenze sanzionatorie dell’omissione di versamento, posto che la sanzione è stata fissata in misura comunque inferiore a quella cui poteva accedersi in adesione all’invito.
Sullo stesso filone interpretativo si collocano alcune recenti sentenze delle commissioni tributarie pugliesi, secondo cui va annullata la cartella di pagamento priva di un prospetto di dettaglio del calcolo effettuato e senza spiegazioni delle sanzioni ed interessi applicati.
Chiarimenti, in giurisprudenza sulla fase introduttiva del processo tributario, che, in particolare, sono giunti dalla Corte di Cassazione.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 14389 del 15 giugno 2010)
In tema di accertamento sintetico delle imposte sui redditi, ai sensi dell’art. 38, comma 4, del D.P.R. n. 600/1973, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6753 del 19 marzo 2010, ha stabilito che la prestazione di fideiussioni non fa presumere il possesso della disponibilità economica corrispondente a quanto garantito.
Riguardo l’accertamento sintetico (redditometro), l’art. 22 del D.L n. 78/2010 (cd. manovra correttiva), modificando in maniera rilevante la materia, ha stabilito che:
– la determinazione sintetica del reddito avviene mediante la presunzione che
tutto quanto si sia speso nel periodo d’imposta è stato finanziato con redditi posseduti nello stesso periodo, ferma restando ogni possibilità di provare che ciò non sia effettivamente avvenuto nel caso specifico, poiché le spese sono state finanziate con altri mezzi, ivi compresi i redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile;
– alla suddetta presunzione va ad affiancarsi, con pari effetto, quella basata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale con periodicità biennale, ferma restando anche in questo caso la prova contraria di cui sopra;
– nella determinazione sintetica del reddito potrà essere presa in considerazione la tipologia e la consistenza del nucleo familiare del contribuente nonché la sua localizzazione territoriale;
– in ogni caso la determinazione sintetica è consentita solo quando lo scostamento tra il reddito complessivo determinato presuntivamente e quello
dichiarato sia pari ad almeno il 20%, ai fini dell’accertamento dovrebbe essere sufficiente che lo scostamento si realizzi anche in un singolo periodo di imposta;
– il contribuente è ulteriormente garantito dalla possibilità di fornire ulteriori elementi di prova a proprio favore sia prima che dopo l’avvio del procedimento di accertamento con adesione, nel rispetto di quanto previsto dallo Statuto del Contribuente;
e) infine dal reddito complessivo determinato sinteticamente sono deducibili i soli oneri previsti dall’art. 10 del TUIR, ferma restando la spettanza delle detrazioni d’imposta relative ad oneri per i quali le stesse competono.
– Incentivi a progettisti ed avvocati senza Irap
I compensi incentivanti delle pubbliche amministrazioni a progettisti ed avvocati sono esenti dall’Irap.
La Corte dei Conti, con la deliberazione n. 33/2010, ha risolto una diatriba che si protraeva in giurisprudenza da tempo.
A fronteggiarsi erano due tesi contrapposte: la prima, restrittiva, considerava l’Irap tra i cosiddetti “oneri riflessi”; la seconda condivideva la teoria ampliativa, secondo la quale l’Irap va esclusa dal plafond degli oneri riflessi.
– Rimborsi Iva vietati
La Corte di giustizia Ue, con la sentenza 15 luglio 2010, C-528/08, ha stabilito che la legislazione nazionale che non consente agli operatori extracomunitari che effettuano operazioni assicurative e finanziarie di ottenere il rimborso dell’Iva, è conforme alla normativa comunitaria.
I giudici europei hanno respinto il ricorso per inadempimento che la commissione europea aveva presentato contro il Regno Unito.
Per la commissione, la norma britannica relativa alla disciplina del rimborso dell’Iva a soggetti stabiliti fuori dalla Comunità, è in contrasto con i principi dettati dalla direttiva Iva
– Detrazione salvata dalla correzione
Il diritto alla detrazione dell’Iva non può essere negato da errate indicazioni poste nella fattura del fornitore, successivamente corrette prima della decisione dell’autorità fiscale.
Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue con la sentenza 15 luglio 2010 nel procedimento giudiziale C-368/2009 relativo alla corretta interpretazione dell’art. 178 della direttiva 112/2006.
– Studi professionali: Targhe esenti dall’imposta di pubblicità
Si tratta di targhe che contraddistinguono la sede di esercizio dell’attività economica.
La targa che identifica la sede dello studio legale non paga l’imposta di pubblicità.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16722 del 16 luglio 2010, ha stabilito che gli avvocati non sono assoggettati all’imposta sulla pubblicità per le targhe riportanti esclusivamente i nomi dei professionisti, l’attività e il luogo di ubicazione dello studio.
La Suprema Corte ha, così, annullato l’avviso di accertamento emesso nei confronti di due professionisti per l’imposta sulla pubblicità pretesa per l’esposizione di una targa, adiacente al portone d’ingresso, riportante i nominativi, l’attività esercitata e l’ubicazione dello studio.
– Circolare n. 24/2010 di Assonime: Risposte dell’Agenzia delle Entrate sugli elenchi Intrastat
La Circolare Assonime n. 24 del 2010 ha esaminato i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 36/E del 2010, nella quale sono raccolte le risposte ai quesiti sulla nuova disciplina degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie, formulati dagli operatori nel “Forum modelli Intrastat”, aperto sul sito internet dell’Agenzia.
(Assonime, nota del 19 luglio 2010).
– Come valutare l’azienda: Guida dell’UGDCEC di Roma
L’UGDCEC ha pubblicato in data 19 luglio 2010 un lungo documento (vademecum) sulla “Valutazione d’Azienda” curato della Commissione di consulenza aziendale dell’UGDCEC di Roma.
Vengono sviscerati pregi e difetti dei vari metodi di valutazione aziendale.
– Notifiche degli atti processuali: Nota informativa del CNDCEC
Il CNDCEC (con nota informativa n. 47 del 19 luglio 2010) ha inviato agli Ordini “locali” copia della Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 27/E del 28 maggio 2010 unitamente alla lettera del Direttore centrale affari legali e contenzioso del 2 luglio 2010, in tema di notifiche degli atti processuali.
Avvertendo che tale circolare, in linea con quanto confermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, fornisce chiarimenti in materia di rappresentanza e difesa dell’Agenzia delle Entrate in giudizio, nonché di notificazione degli atti processuali.
L’esigenza nasce dall’opportunità di evidenziare, a beneficio dei contribuenti che finora erano soliti notificare gli atti processuali presso la sede centrale dell’Agenzia delle Entrate, la possibilità di eseguire tali notificazioni esclusivamente presso gli uffici periferici, con conseguente contenimento dei costi di gestione del contenzioso e di semplificazione delle procedure.
Pertanto, per il futuro sarà sufficiente eseguire le notifiche degli atti processuali presso l’ufficio periferico che ha emanato l’atto in contestazione.

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