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Timestamp: 2020-04-01 22:01:23+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12151 del 16/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12151 del 16/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 16/05/2017, (ud. 06/04/2017, dep.16/05/2017), n. 12151
sul ricorso 3068-2015 proposto da:
MERCATI ALIMENTARI SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del Liquidatore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAOLA FALCONIERI 23, presso
avverso la sentenza n. 207/2014 della CORTE D’APPELLO DI CAGLIARI,
SEZIONE DISTACCATA di SASSARI, depositata il 25/07/2014;
partecipata del 06/04/2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO,
1. la Corte d’appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, in accoglimento del gravame svolto dall’attuale parte intimata, dichiarava illegittimo il licenziamento intimato dalla società in epigrafe indicata, premessa, per quanto in questa sede rileva, la validità dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado (ritenuto, dal primo giudice, affetto da nullità insanabile);
2. per la Corte territoriale mal si comprendeva la decisione in rito del primo giudice, assunta a sanatoria pacificamente avvenuta (per essersi la parte resistente difesa nel merito), all’esito dell’istruttoria testimoniale ammessa ed espletata, posti sia la controparte, sia il giudicante in condizione di difendersi e comprendere la domanda;
3. la sentenza è impugnata dalla società in epigrafe indicata che, con ricorso affidato ad un unico motivo, denuncia violazione di legge (art. 414 c.p.c., n. 4);
4. l’intimato non ha svolto attività difensiva;
6. la giurisprudenza di legittimità ha già affermato, in plurime occasioni, che nel rito del lavoro la valutazione di nullità del ricorso introduttivo del giudizio, per omessa determinazione dell’oggetto della domanda o per mancata esposizione degli elementi di fatto e delle ragioni di diritto su cui essa si fonda, è ravvisabile solo quando attraverso l’esame complessivo dell’atto risulti impossibile l’individuazione esatta della pretesa del ricorrente ed il resistente non possa apprestare una compiuta difesa, il che implica, peraltro, un’interpretazione dell’atto introduttivo riservata al giudice di merito, censurabile, in sede di legittimità, solo per vizi di motivazione (cfr., fra le tante, Cass. n. 9288/2016, Cass. n. 820/2007, Cass. n. 6501/2002);
7. inoltre, le Sezioni unite della Corte, con la sentenza 17 giugno 2004, n. 11353 hanno affermato che: “Nel rito del lavoro il ricorrente deve – analogamente a quanto stabilito per il giudizio ordinario dal disposto dell’art. 163 c.p.c., n. 4 – indicare ex art. 414 c.p.c., n. 4 nel ricorso introduttivo della lite gli elementi di fatto e di diritto posti a base della domanda. In caso di mancata specificazione ne consegue la nullità del ricorso, da ritenersi però sanabile ex art. 164 c.p.c., comma 5, (norma estensibile anche al processo del lavoro). Corollario di tali principi è che la mancata fissazione di un termine perentorio da parte del giudice, per la rinnovazione del ricorso o per l’integrazione della domanda, e la non tempestiva eccezione di nullità da parte del convenuto ex art. 157 c.p.c., del vizio dell’atto, comprovano l’avvenuta sanatoria della nullità del ricorso dovendosi ritenere raggiunto lo scopo ex art. 156 c.p.c., comma 2. La sanatoria del ricorso non vale, tuttavia, a rimettere in termini il ricorrente rispetto ai mezzi di prova non indicati nè specificati in ricorso, sicchè il convenuto può eccepire, in ogni tempo e in ogni grado del giudizio, il mancato rispetto da parte dell’attore della norma codicistica sull’onere della prova, in quanto la decadenza dalle prove riguarda non solo il convenuto (art. 416 c.p.c., comma 3), ma anche l’attore (art. 414 c.p.c., n. 5), dovendo ambedue le parti, in una situazione di istituzionale parità, esternare sin dall’inizio tutto ciò che attiene alla loro difesa e specificare il materiale posto a base delle reciproche istanze, alla stregua dell’interpretazione accolta da Corte Cost. 14 gennaio 1977, n. 13” (così Cass. Sez.U. n. 11353/2004 cit.);
8. la sentenza impugnata si è conformata ai principi esposti ed è pertanto immune dall’unica censura svolta;
9. il ricorso va, pertanto, rigettato;
10. non si provvede alla regolazione delle spese per non avere la parte intimata svolto attività difensiva;
11. la circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 414
 art. 164
 art. 157
 art. 156
 Cass. 
 sentenza 
 art. 13
 art. 1
 Cass. Sez.