Source: http://www.nascitacostituzione.it/03p2/05t5/128/art128-027.htm
Timestamp: 2018-02-18 11:02:41+00:00

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La nascita della Costituzione - Articolo 128 - 17 luglio 1947
Micheli. Io ho da ripetermi un po' perché effettivamente non è una cosa nuova quella che si presenta. L'onorevole Presidente della Commissione ha detto: Noi del Comitato facciamo quello che possiamo; esaminiamo gli emendamenti, veniamo incontro ai colleghi in quanto è possibile e cerchiamo di coordinare il pensiero nostro con quello degli altri presentando un nuovo testo. Questa è una innovazione geniale senza dubbio, perché viene da una mente che veramente ha qualcosa di più della genialità, ma effettivamente non è il sistema al quale noi vecchi parlamentari siamo abituati. Noi abbiamo un testo sul quale discutiamo, sul quale ci prepariamo, e sul quale presentiamo i nostri emendamenti. Ecco perché do perfettamente ragione all'onorevole Targetti, quando dice che noi non possiamo mettere un articolo al posto di un altro perché verremmo a toglierci il diritto di presentare emendamenti, in quanto che l'unione di due articoli, uno antecedente e l'altro posteriore, sminuisce quasi questo diritto. Tutti gli emendamenti presentati su questi articoli verrebbero a decadere. Non ho difficoltà quindi ad aderire a questo concetto, che è di larga affermazione della libertà parlamentare. E questo è quello che ci capita oggi, in quanto che il Comitato avrà fatto benissimo a fare quello che ha fatto, avrà fatto anche opera meritoria, ma un poco di merito dovremo averlo anche noi. E per giungere a questo, aderisco a quanto ha detto l'onorevole Targetti, che se non è il rovescio della medaglia, poco manca, cioè che si diminuisce la nostra facoltà di presentare emendamenti, eliminando di un colpo tutti quelli che sono già stati presentati.
Ora, se c'è un punto nel quale è stato sminuito e modificato il progetto predisposto dalla Commissione dei Settantacinque, cioè il progetto Ambrosini, è proprio quello della Provincia.
La Provincia, nel progetto Ambrosini, restava come l'organo di decentramento. Oggi è rimasta quella che è, e non si sa bene ancora quali altre facoltà e competenze ad essa si intende e si voglia aggiungere. Quindi è un ente a linee nuove da definire. Il Comitato si è dato conto di questo, e nelle sue adunanze, (limitate a cinque o sei persone, che si alternano secondo gli impegni; i Settantacinque non si convocano per le ragioni addotte dal Presidente della Commissione — e per questo egli è autorizzato a ritenere che se i Diciotto non arrivano, i Settantacinque si troverebbero ancora meno nel numero necessario — ha predisposto questo nuovo articolo, che parla delle Province e dei Comuni come enti autonomi. Ora, questo articolo è il primo di quelli che riformano tutto quello che noi abbiamo avuto dinanzi, per quattro, cinque mesi, per la discussione. Non dico di essere contrario alla nuova impostazione. Solamente bisognerà vedere cosa si debba fare.
Io voglio pregare i colleghi del Comitato di non aversene a male, ma noi siamo molto meno pratici, avveduti e sapienti in queste amministrative vicissitudini, da poter correntemente approvare da un momento all'altro il completo mutamento della impostazione in un problema così difficile e grave come quello che riguarda la funzione della Provincia nella nuova organizzazione regionale dello Stato unitario.
Quando il Presidente dice che di questo io debbo ancora prendere visione, si sbaglia, perché la visione si prende subito, in un batter d'occhio, ed io ho la vista ancora buona, signor Presidente; ma qui si tratta non di vedere, ma di osservare, di esaminare e di studiare in profondità, perché ogni parola ha la sua importanza, e può avere un notevole riferimento per il domani.
Questo è servito nell'Assemblea a correnti divergenti al riguardo come un compromesso fra il pensiero dei regionalisti più accesi, e quello di coloro che non possono e non vogliono dimenticare lo statalismo antico.
Fuschini. Sono piccole fiammelle.
Micheli. Poco illuminano esse, e necessita che in questa gara di compromesso, ciascuno veda cogli occhi suoi, ma ciascuno di noi sa come quattro occhi vedano ancora meglio di due. Ecco perché io domando che sopra la questione tuttora controversa, almeno nella pratica applicazione, si debba riflettere bene. Non credo di avere detto nulla di men che opportuno sopra questo articolo 123 per cui tanto reo tempo di volse.
Noi siamo stati mandati dalle nostre popolazioni per introdurre questi liberi sensi di nuova vita e questa necessità di rivolgimento nella organizzazione dello Stato, e dopo tante discussioni ci crediamo di essere giunti in fondo quando ci troviamo di fronte ad un articolo che con bel garbo rimanda tutto a quel paese! Onorevoli colleghi, noi abbiamo il diritto di parlare alto e forte e dire: discutiamo. L'Assemblea potrà respingere, se crederà. Io ho detto quello che in coscienza dovevo dire. L'Assemblea voterà come crede.
Questo concetto del referendum è troppo importante per essere sfiorato appena. Se noi crediamo di ammetterlo o di non ammetterlo, ed in caso affermativo si dovrà stabilire come congegnarlo, ciò deve avvenire dopo esauriente discussione e non con una semplice presentazione e relativo rinvio di tre articoli presentati qui all'ultimo momento con una forma alla quale io mi ribello.
Ruini. Chiedo di parlare.
Ruini. Presidente della Commissione per la Costituzione. L'onorevole Micheli chiede forse una sospensiva?
Se noi non avessimo avuto lo scrupolo di presentare questo foglietto di carta che esprime il nostro pensiero sugli emendamenti presentati, e che cerca di incanalare la discussione, l'onorevole Micheli non avrebbe detto niente. Io domando perdono di essere andato incontro, per deferenza all'Assemblea, e di aver disposto che questa foglio fosse pubblicato e distribuito. Qualcuno mi ha detto: tu non dovevi pubblicarlo, bastava che tu esprimessi il pensiero della Commissione a voce, dopo di che si poteva discutere e votare. Ma nessuno vieta di discutere ancora finché si vuole, sebbene sia un tema già discusso e forse ridiscusso. Ripeto, esaminiamo subito, senza fare ostruzionismi, il 120 e il 121.
Micheli. Facciamo il 120 e il 121, io non mi oppongo: ma temo che questo possa spostare le basi della discussione.
Presidente Terracini. Chiedo all'onorevole Micheli se concretamente egli fa la proposta, come emendamento, di riprendere il vecchio testo della Commissione, perché desidero precisare che io stesso replicate volte ho pregato l'onorevole Ruini di procedere in questo lavoro di considerazione, valutazione e riordinamento degli emendamenti, affinché non avvenisse ciò che nei primi tempi del nostro lavoro avveniva, che cioè al momento in cui si doveva affrontare un testo conclusivo, ci si convinceva di non poterlo redigere.
D'altra parte, questo è il lavoro che abbiamo deferito, che l'Assemblea ha deferito, al Comitato di coordinamento.
Come già altre volte è avvenuto prima della seduta di oggi, i membri dell'Assemblea hanno pieno diritto di riprendere in proprio nome il vecchio testo presentato dalla Commissione e proporlo come emendamento.
Quanto alla questione di principio, mi permetto ricordare che l'Assemblea ha votato l'articolo 107, nel quale la conservazione della Provincia nella forma attuale è stata formalmente stabilita. L'articolo 107, approvato dall'Assemblea, dice: «La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni». Votando questa formulazione, è evidente che l'Assemblea ha annullato quel particolare allineamento della Provincia che, invece, la Commissione dei Settantacinque aveva accettato nella sua formulazione iniziale.
Il problema è quindi risolto in via di principio, e oggi si tratta di passare alle forme pratiche di attuazione.
Quindi, le preoccupazioni dell'onorevole Micheli non rispondono più ad una situazione di fatto, sicché, se l'Assemblea lo ritiene, si può passare alla discussione degli articoli 120 e 121.
Micheli. Può darsi, e senza dubbio è, che l'Assemblea ha ritenuto nell'articolo cui ella ha accennato, di votare la conservazione della Provincia. E siccome in quella occasione ho espresso, sia pur brevemente, il mio pensiero non so se a questa votazione si possa dare l'estensione a cui arriva il nostro Presidente, perché effettivamente la Provincia era considerata anche nell'antico testo, ma come ente di decentramento; ora non siamo ancora entrati a discutere come possa essere effettivamente congegnata la Provincia, in base a tale deliberazione.
Presidente Terracini. Se lei riprende il verbale, sommario o stenografico, della seduta, potrà constatare che la Provincia è stata in quel momento voluta e decisa dall'Assemblea, non come organo di decentramento amministrativo, ma come un ente autonomo, autarchico.
Micheli. Autonomo si, ma non autarchico.
Tonello. Autonomo è più che autarchico.
Micheli. Ma è tutto diverso il significato.
Fuschini. Ma questa è una discussione sul merito!
Micheli. Non facciamo né aggiunte né diminuzioni; quello che è, è. Ci sono i verbali.
Presidente Terracini. Onorevole Micheli, lei sta facendo una discussione sul merito: restiamo al problema di procedura. È una questione di procedura e non di merito.
Micheli. È una questione di procedura; ma effettivamente, per forza di cose, nella procedura c'è nascosto un pochettino di merito.
Presidente Terracini. Ma non bisogna che prevalga il merito sulla procedura.
Micheli. Ma se affiora di per sé il merito!
Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ma lei, onorevole Micheli, ha già accettato il criterio di accedere alla discussione degli articoli 120 e 121.
Micheli. Sul testo antico della Commissione.
Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ma non esiste più il vecchio testo.
Presidente Terracini. Onorevole Micheli, può presentare, come emendamento, il vecchio testo della Commissione.
Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ma se l'onorevole Micheli presenta, quale suo emendamento, il vecchio testo della Commissione degli articoli 120 e 121, lo prego di tener conto di quanto dell'articolo 120 è stato trasferito nell'articolo 112.
L'articolo 120 diceva che «La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative a mezzo di uffici nelle circoscrizioni provinciali, che può suddividere in circondari per un ulteriore decentramento».
Questo disposto lo abbiamo già contemplato nell'articolo 112 dove, parlando della Provincia, su proposta dell'onorevole Mortati, l'Assemblea ha votato che normalmente la Regione esercita le sue funzioni attraverso la Provincia.
Quanto al secondo comma, esso diceva: «Nelle circoscrizioni provinciali sono istituite giunte nominate dai corpi elettivi, nei modi e coi poteri stabiliti da una legge della Repubblica». Ma, evidentemente, anche questo è caduto, quando abbiamo stabilito di conservare le Province come enti autonomi.
L'articolo 120 quindi non è più da discutersi e sei lei, onorevole Micheli, vuol tornare al vecchio testo, la sua proposta equivale a rimettere in questione ciò che è stato già deciso.
Lussu. Ma questo problema non è stato mai affrontato; qui si tratta di circoscrizioni provinciali.
Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ma se è passato integralmente! Evidentemente l'aver stabilito che rimane la Provincia costituisce un insieme di problemi che gli articoli 119 e 121 nella nuova formulazione considerano. Il problema è qui. Io non saprei dunque come si possa ripescare una disposizione che già è stata inclusa in altri articoli. Se lei vuole, onorevole Micheli, la faccia pure sua, ma io mi alzerò e dirò che si tratta di materia già acquisita alla Costituzione.
Lussu. Chiedo scusa, ma non intendevo già di prendere la parola sulla discussione generale, perché ritenevo che i colleghi i quali non hanno fatto parte della Sottocommissione avessero essi il diritto di parlare e noi di tacere. Ma se ora mi trovo sorpreso da fatti improvvisi e strani, è evidente che sento in coscienza il dovere di intervenire. Come mai dunque viene soppressa la discussione intorno ad una questione...
Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ma, onorevole Lussu, la discuteremo in sede di articolo 120 e di articolo 121.
Lussu. Mi dispiace, ma la questione non è stata affrontata ed io credo che noi abbiamo il diritto di parlarne. (Commenti).
Presidente Terracini. Onorevole Lussu, mi permetta. Mi pare, a sentirla, come a sentire anche altri colleghi, che qualcuno voglia intendere che gli articoli 120 e 121 siano già senz'altro acquisiti senza discussione. Tutte le cose, infatti, che lei dice e che prima diceva l'onorevole Micheli costituiscono i motivi o gli argomenti o le tesi che saranno sostenute in quella sede.
Lussu. Il mio intervento è originato, onorevole Presidente, da quanto ha detto l'onorevole Ruini.
Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ma no.
Presidente Terracini. Desidererei chiarire la questione. Abbiamo un resoconto sommario n. 164, che potrà essere controllato e confrontato sulla base del resoconto stenografico. Comunque, per intanto, dal resoconto sommario della seduta del 27 giugno 1947 risulta che tutti gli argomenti che in questo momento preoccupano gli onorevoli colleghi, tutte le dichiarazioni e le proposte che si vogliono fare per gli articoli 120 e 121 sono già state fatte presenti.
L'onorevole Micheli, in quella seduta, ha parlato, in sede di dichiarazione di voto, contro la formulazione che includeva la Provincia fra le suddivisioni dello Stato, proprio con gli argomenti che in questo momento ha brevemente accennato. E l'onorevole Lussu, a sua volta, ha proprio trattato di questa questione, ampiamente, in quella sede. Ciò nonostante l'Assemblea, anche dopo una dichiarazione di voto dell'onorevole Piccioni, ha votato quella formula che ho detto poco fa, con quel preciso significato.
Quindi, non è vero che noi ci troviamo di fronte ad una questione nuova: noi abbiamo una decisione presa. Secondo le norme generali, una decisione presa è acquisita; ed è naturale che il Comitato di coordinamento valuti oggi gli emendamenti e li svolga in relazione a quanto già acquisito da quella decisione avvenuta. E pertanto, dato che l'Assemblea ha deciso che le Province restino, e restino con quella particolare caratteristica, oggi noi possiamo passare all'esame degli articoli 120 e 121 nel nuovo testo proposto dalla Commissione. Direi anzi che, se come emendamento — e lo diceva già l'onorevole Ruini — si volesse proporre la vecchia formulazione che escludeva questo carattere della Provincia, e che la rappresentava appunto semplicemente come una base di decentramento della Regione, noi non potremmo prendere in esame questo emendamento che andrebbe contro una decisione che è già stata presa. E, come si sa, il Regolamento esclude che sotto forma di emendamenti ad articoli successivi si possa inficiare una decisione già formalmente votata dall'Assemblea.
Mi pare, onorevoli colleghi, che possiamo comunque decidere — se c'è una proposta formale di rinvio — se il rinvio debba farsi; oppure se dobbiamo esaminare il testo degli articoli.
Se nessuno presenta una proposta formale di rinvio, si passerà senz'altro all'esame del testo degli articoli 120 e 121.
Codignola. C'è una proposta di rinvio. Si stanno raccogliendo le firme.
Presidente Terracini. La proposta può farla lei personalmente; non ha bisogno di firme.
Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ma che cosa significa il rinvio?
Presidente Terracini. Avverto l'Assemblea che gli onorevoli Camposarcuno, Codignola ed altri hanno fatto pervenire alla Presidenza una richiesta di rinvio della discussione sugli articoli 120 e 121, nonché sul relativo testo unificato proposto dal Comitato di redazione. La richiesta si basa sull'articolo 90, quinto comma, del Regolamento, che prevede il rinvio esclusivamente di ventiquattr'ore.
Targetti. Io chiederei che i colleghi i quali hanno proposto il rinvio di ventiquattr'ore dicessero le ragioni di questa loro proposta.
Fuschini. Si dovrà studiare il nuovo testo...
Targetti. Non si tratta di un testo presentato all'ultima ora. La dizione di oggi è un po' diversa da quella che già figurava negli stampati antecedenti, ma l'argomento è ben conosciuto.
Presidente Terracini. L'onorevole Camposarcuno, primo firmatario della richiesta di rinvio, ha facoltà di parlare.
Camposarcuno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo pomeriggio, venendo alla Camera, abbiamo visto un po' sconvolto tutto quello che era stato in precedenza scritto ed anche un po' discusso intorno alla Regione. Anzi, noi che avevamo studiato gli articoli proposti dalla Commissione, articoli non improvvisati, articoli sui quali noi avevamo portato il nostro esame, sui quali noi avevamo presentato i nostri emendamenti, abbiamo veduto questi articoli all'improvviso, senza alcun motivo...
Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ma come senza alcun motivo!
Camposarcuno. ... presentati completamente modificati alla discussione. Noi ci preoccupiamo soprattutto di questi articoli 120 e 121 e poi di quel famoso articolo 123.
Fuschini. Di quello facciamo un'altra questione.
Camposarcuno. Non si può negare che questo nuovo testo dei due articoli 120 e 121 formula proposte concrete nuove, sulle quali penso che i deputati abbiano il diritto ed il dovere di portare l'esame e di proporre eventuali emendamenti.
Fuschini. Ci sono già.
Camposarcuno. Ma ci sono sul vecchio testo, tanto è vero che quando ci siamo trovati dinanzi ai nuovi articoli proposti dal Comitato di coordinamento, ci si è detto che chi non aveva presentato emendamenti su questo nuovo testo, non aveva il diritto di discutere gli emendamenti presentati sulla base dei vecchi articoli.
Ora io mi domando, e domando soprattutto a quelli che non sono nuovi della vita parlamentare: l'articolo 90 del Regolamento della Camera dice: «Gli articoli aggiuntivi e gli emendamenti devono di regola essere presentati per iscritto al Presidente della Camera almeno ventiquatt'ore prima della discussione degli articoli a cui si riferiscono».
Questo articolo che si dovrebbe discutere, cioè il nuovo testo degli articoli 120 e 121, è stato presentato nel pomeriggio di oggi 17 luglio. Penso che noi abbiamo il diritto di poterlo esaminare e di essere quindi messi nei termini per presentare eventuali emendamenti.
Presidente Terracini. Attenda un momento, la prego, onorevole Targetti.
Onorevole Camposarcuno, tanto perché si chiariscano bene le ragioni di queste varie prese di posizione, che hanno carattere procedurale ma che tuttavia è interessante fissare, faccio osservare che ella ha presentato un emendamento al nuovo testo il che significa che non le è mancato completamente il tempo di esaminare questo nuovo testo!
In secondo luogo desidero osservare che la prima parte, che è quella che dà luogo a tutte le preoccupazioni, del nuovo testo dell'articolo 120 e 121 è ripresa dal testo precedente che era stato presentato l'8 luglio; e che pertanto un semplice confronto del testo dell'8 luglio con questo di oggi sarebbe sufficiente a dimostrare che non ci sono proposte nuove a questo proposito. C'è qualche modificazione di parole, e non di concetti.
Targetti. Rinuncio a parlare, perché volevo dire quello che ha detto ora il signor Presidente.
Veniamo alla proposta di rinvio degli onorevoli Camposarcuno e Codignola.
È un diritto che quando un dato numero di deputati propone il rinvio dell'emendamento, si accolga la richiesta. Ma io chiedo all'onorevole Codignola: è proprio necessario? Anche queste, non sono questioni che abbiamo esaminato da tempo? Cosa c'è di nuovo? Nell'articolo presentato otto giorni fa, dicevamo: «Le Province e i Comuni sono autonomi nell'ambito dei principî fissati, ecc.». E questo è conservato. Nell'articolo presentato stamani, tenendo conto degli emendamenti presentati si è aggiunto qualche cosa. Come voi potevate accettare o respingere l'emendamento, accetterete o respingerete questa decisione della Commissione. Quindi, pregherei i proponenti di rinunziare alla loro domanda di rinvio. Discuteremo sul merito e l'Assemblea deciderà se accettare o meno l'articolo.
Che cosa c'è da meditare ancora su questioni che ormai sono state sviscerate mille volte?
Se si mantiene la proposta di rinvio, evidentemente, in base al Regolamento, dovremo rinviare e allora discuteremo questa sera stessa se si debba rimandare il 122 ed affrontare il 123. Invece io credo sia opportuno esaminare la questione dell'autonomia provinciale e regionale. Deciderete come volete. Ma che cosa vogliamo ancora rinviare dopo che se ne è parlato tanto tempo?
Iniziamo la discussione!
Presidente Terracini. Onorevoli colleghi, abbiamo una domanda dell'onorevole Camposarcuno, ed altri per rinviare l'esame dell'articolo 120 e seguenti; il che vuol dire di tutti gli articoli proposti dalla Commissione.
Pertanto mi sento in dovere di esaminare con una certa attenzione questa richiesta anche se dovessi giungere ad una conclusione che non corrisponde alla prima affermazione che ho fatto. Esaminando la richiesta, mi sono posto questa domanda: in realtà il nuovo testo della Commissione rappresenta un articolo aggiuntivo? Ed ho risposto: No, non è un articolo aggiuntivo. Rappresenta un emendamento? No, non è un emendamento. È un nuovo testo, il che è una cosa completamente diversa. Ora, l'articolo 90 del Regolamento, al suo quinto comma, parla specificatamente di articoli aggiuntivi e di emendamenti e pertanto io non dico che non debba essere tenuto conto di questa domanda di rinvio, ma che essa debba essere considerata come una domanda sulla quale l'Assemblea decide e non come una domanda che automaticamente porta ad una conseguenza. Mi pare che questa mia interpretazione non pecchi, o non pecchi eccessivamente, quanto meno; e perciò, onorevoli colleghi, considero questa nuova domanda di rinvio eguale alla domanda di rinvio sulla quale l'Assemblea ha votato poco fa.
Micheli. Onorevole Presidente, l'accetta come domanda di rinvio? Perché diversamente si dovrebbe fare la questione se il nuovo testo non entri, per analogia, fra quelli che sono contemplati dall'articolo 90 del Regolamento.
Presidente Terracini. È evidente che il comma quinto di questo articolo del Regolamento si preoccupa di creare al Governo o alla Commissione alcune garanzie nei confronti di improvvisi emendamenti o formulazioni presentati da membri dell'Assemblea. In questo caso, invece, la situazione si capovolgerebbe e il Regolamento verrebbe invocato come una salvaguardia dell'Assemblea o di alcuni membri dell'Assemblea nei confronti di una iniziativa della Commissione, con uno spirito diverso cioè da quello che ha ispirato l'articolo 90.
Comunque, se l'interpretazione che ho data è riconosciuta valida, porrò in votazione la richiesta di rinvio e se questa viene accettata, sarà tolta la seduta.
Lussu. È una questione di Regolamento. Se la Commissione non cambiava le cose...
Presidente Terracini. La prego, non facciamo recriminazioni. Ponga la questione nei suoi termini esatti.
Lussu. Io credo che l'interpretazione che il Presidente ha data non sia esatta. Credo che questo testo nuovo sia ancor più che un emendamento, e quindi dia ancor maggiore diritto a che sia chiesto il rinvio.
Presidente Terracini. Il rinvio può essere chiesto, ma deve essere deciso dall'Assemblea.
Lussu. Io sostengo, ripeto, che questo è un emendamento. Infatti si riferisce ad articoli nei quali l'emendamento rivive ancora e non è un totale capovolgimento o una trasformazione. In termini letterari, siamo di fronte ad un emendamento vero e proprio e pertanto non si può mettere ai voti di fronte all'Assemblea se dovrà esserci o no il rinvio.
Il rinvio è automatico. Me ne duole per la Commissione, ma nessuno di noi le ha dato talmente carta bianca, da poter essa presentare un testo totalmente nuovo, al quale noi non eravamo preparati. La responsabilità ricade sulla Commissione.
Presidente Terracini. Le ragioni dei proponenti il rinvio sono state ampiamente svolte.
Hanno parlato gli onorevoli Camposarcuno e Lussu, cioè due dei firmatari della richiesta; e quindi ognuno, che si sia convinto della validità delle loro ragioni, può esprimere il proprio giudizio, votando a favore del richiesto rinvio.
Lussu. Non si può mettere ai voti!
Presidente Terracini. Io, invece, lo porrò ai voti; perché, in definitiva, la interpretazione del Regolamento, quando vi sono casi controversi, è rimessa al Presidente. In questo caso, poi, non decido di autorità, perché l'Assemblea è chiamata essa a decidere del rinvio. (Interruzione del deputato Lussu).
Lussu. Non basta affatto! Con questo sistema, con un colpo di maggioranza si può sopraffare la minoranza e il Regolamento.
Presidente Terracini. Le faccio osservare che il Regolamento ha braccia molto larghe e permette anche di trovare un arbitro della questione.
L'articolo 85, infatti, dice che, quando un deputato fa appello al Regolamento, è la Camera che decide di questo appello.
Io dò un'interpretazione dell'articolo 90; lei, onorevole Lussu, si appella contro la mia interpretazione; l'Assemblea decide.
Pertanto, porrò all'Assemblea il quesito.
Presidente Terracini. Su che cosa chiede di parlare?
Micheli. Domando che il signor Presidente abbia la compiacenza di annunciare in modo preciso la questione, in modo che si possa comprendere qual è l'appello al Regolamento, sopra il quale noi dobbiamo votare. (Interruzione del deputato Nobili Tito Oro).
Lei lo sapeva già onorevole Nobili. Io no: sono in ritardo forse anche perché non posso fruire dei consigli del suo vicino onorevole Dugoni. (Si ride).
Presidente Terracini. Preciso la questione. L'onorevole Camposarcuno ed altri, appellandosi al quinto comma dell'articolo 90 del Regolamento, chiedono che la discussione di questi articoli sia rinviata di 24 ore.
L'articolo 90 del Regolamento, al suo quinto comma, prevede la facoltà di questa richiesta esclusivamente per gli articoli aggiuntivi o per emendamenti.
Micheli. Qui si tratta di emendamento sostitutivo. (Rumori a sinistra).
Presidente Terracini. Onorevole Micheli, io desidero avere il massimo rispetto e un'estrema benevolenza nei confronti di tutti i colleghi, e particolarmente dei più anziani; ma desidero che anche i colleghi comprendano che vi è una norma alla quale attenersi, che è essenzialmente quella di non turbare o procrastinare troppo i nostri lavori. Lei ha avuto il diritto — che ha esercitato — di prendere numerosissime volte la parola: il processo verbale ne farà testo. Le stavo dando una spiegazione. Mi permetta di portarla a termine. Vi è la richiesta dell'onorevole Camposarcuno perché, in base al quinto comma dell'articolo 90, si rinvii a domani l'esame del nuovo testo della Commissione. Il comma quinto dell'articolo 90 parla dell'esercizio di questo diritto, quando ci si trova di fronte ad un articolo aggiuntivo o ad un emendamento.
Micheli. Ma si rientra, perché qui si tratta di un emendamento sostitutivo! (Rumori a sinistra).
Presidente Terracini. Onorevole Micheli, la prego di non interrompermi più. Consideri che il nuovo testo formulato dalla Commissione non è, per quanto si vogliano storcere gli argomenti, né un emendamento, né un articolo aggiuntivo. È il nuovo testo e pertanto ritengo che l'invocazione all'articolo 90 non sia valida. Poiché l'onorevole Lussu contesta la validità di questa mia interpretazione, in base al disposto dell'articolo 85, investo l'Assemblea della decisione e chiedo che voti su questo argomento, cioè se la richiesta dell'onorevole Camposarcuno, dell'onorevole Lussu e di altri colleghi è fondata sull'articolo 90, comma quinto: se l'Assemblea dirà sì, accetterà la proposta di rinvio; se l'Assemblea dirà no, chiuderemo definitivamente questa troppo lunga discussione procedurale e passeremo senz'altro alla discussione sul merito del testo formulato dalla Commissione.
Presidente Terracini. Non posso dare più la parola a nessuno.
Lussu. È per una dichiarazione di voto.
Presidente Terracini. Non c'è dichiarazione di voto, in questa materia. Pongo, quindi, in votazione l'interpretazione che ho data dell'articolo 90, in base alla quale non è ammissibile la richiesta di rinvio, di ventiquattro ore, del nuovo testo proposto dalla Commissione.
Passiamo finalmente all'esame di questo testo. Invito l'onorevole Segretario a dare lettura del nuovo testo degli articoli 120 e 121, così come è stato formulato dalla Commissione.
L'emendamento dell'onorevole Colitto è del seguente tenore:
«La Provincia ed il comune sono autonomi nei limiti delle leggi dello Stato, che ne determinano le funzioni ed i poteri».
Questo emendamento, in sostanza, è stato assorbito dal nuovo testo della Commissione.
Colitto. Non completamente.
Presidente Terracini. Onorevole Colitto, ha facoltà di svolgere il suo emendamento.
Colitto. Lo svolgerò rapidamente.
Il mio emendamento non tocca la sostanza della norma, ma tende a migliorarne la forma. Chi legge l'articolo proposto dalla Commissione intende subito che la Costituzione vuole fissare questo concetto: che lo Stato emana leggi per precisare le funzioni delle Province e dei Comuni e che la Provincia ed il Comune sono autonomi nell'ambito di esse. Non è necessario, pertanto, a mio avviso, parlare di leggi «generali», che presuppongono anche quelle «particolari», essendo difficile stabilire dove finiscono le prime ed incominciano le altre, ed anche perché principî, cioè direttive, si possono ben ricavare anche da leggi particolari.
Penso, poi, che, invece di «compiti e funzioni», sia meglio parlare di «funzioni e poteri». Compiti e funzioni mi sembrano due parole, che esprimono lo stesso concetto, il che non penso che si possa egualmente dire per le due parole da me indicate.
Prendo atto, infine, con piacere che il Comitato di coordinamento, nella nuova formulazione dell'articolo, non ha parlato più di leggi attribuenti alle Regioni funzioni di coordinamento. Non si comprende, infatti, in che cosa tali leggi, occupandosi delle funzioni e dei poteri della Provincia e del Comune, si differenziano dalle altre leggi, sì da poter essere indicate a parte.
Insisto, perciò, in quei miei emendamenti, non seguiti dalla Commissione.
Presidente Terracini. Seguono due emendamenti presentati rispettivamente dagli onorevoli Canepa e Pera e dall'onorevole Chieffi:
«Al primo comma, alle parole: Il Comune è autonomo, sostituire: Provincie e Comuni sono autonomi.
«Canepa, Pera».
«Al primo comma, alle parole: Il Comune è autonomo, sostituire: La Provincia ed il Comune sono autonomi.
«Chieffi».
Questi emendamenti sono assorbiti, essendo stati accolti nel nuovo testo della Commissione.
Seguono tre emendamenti proposti dai colleghi Biagioni e Clerici all'articolo 121 del progetto:
L'ultimo mio emendamento aggiuntivo dice: «La legge regola il ritorno ai Comuni dei beni patrimoniali incamerati dallo Stato».
Farò alcune brevissime considerazioni. Per esempio, c'è la questione dei boschi. Lo Stato, ad un certo momento, ha creato il famoso demanio forestale ed ha espropriato i Comuni di montagna delle loro proprietà boschive. Ora, dal giorno in cui i Comuni di montagna sono stati privati dei loro boschi, si è iniziato il deficit dei loro bilanci. Ho elementi in mano per dimostrarlo. Ho pure delle prove per dimostrarvi che, per esempio, nell'Appennino tosco-emiliano il demanio è stato costituito per volontà di Carlo Scorza, il quale costrinse i podestà a vendere i boschi al 60 per cento del loro valore.
Un'altra proprietà che dovrebbe tornare ai Comuni sono le cosiddette «case del fascio». In ogni città d'Italia, si può dire, o in quasi tutte, nacque la «casa del fascio», non per contributo statale, ma coll'obolo, più o meno forzato, dei cittadini. Oggi lo Stato dice che le «case del fascio» sono sua proprietà. Non è giusto! Le «case del fascio» sono proprietà dei cittadini di quel paese, che hanno col proprio obolo contribuito alla loro costruzione.
Prego quindi l'Assemblea di accogliere i miei emendamenti come un atto doveroso verso i Comuni.
L'onorevole Biagioni propone poi di regolare il passaggio di certi beni dallo Stato ai Comuni. Questa non è proprio materia costituzionale. Il problema più generale che l'onorevole Biagioni ha sollevato incidentalmente è importante, in quanto i Comuni e le Province non possono ricorrere continuamente alla integrazione dello Stato e vivere una vita grama e stentata; mentre, d'altra parte, il metodo delle integrazioni è un incoraggiamento ad abitudini spendereccie. Nell'esposizione finanziaria Campilli e poi in dichiarazioni del Ministro Pella, si promette che alle integrazioni si porrà fine col nuovo esercizio finanziario e che ai Comuni e alle Province sono ormai assicurati cespiti tali che non vi sia più bisogno di integrare i bilanci degli enti locali.
Vi è poi un emendamento dell'onorevole Colitto per mettere la parola «poteri». L'onorevole Colitto osserva che la dizione nostra «compiti e funzioni» non è felice. Possiamo togliere «compiti». Resta «determinate funzioni» ed evidentemente nelle funzioni sono compresi anche i poteri.
Presidente Terracini. Sta bene. Lei, onorevole Colitto?
Colitto. Il Presidente della Commissione ha già dichiarato che accetta un'altra parte dei miei emendamenti.
Presidente Terracini. Quindi lei rinunzia alla sua proposta. Sta bene.
Onorevole Bubbio?
L'emendamento dell'onorevole Costa è stato accettato dalla Commissione.
Onorevole Rescigno, mantiene il suo emendamento?
Presidente Terracini. Sta bene. Pongo ai voti il primo comma nel nuovo testo unificato della Commissione, che vi ha apportato una ulteriore modifica, sopprimendo le parole «i compiti e». La dizione è pertanto la seguente:
«Le Provincie ed i Comuni sono enti autonomi nell'ambito dei principî fissati da leggi generali della Repubblica che ne determinano le funzioni».
A questo punto vi è la proposta aggiuntiva dell'onorevole Biagioni del seguente tenore:
«La legge assicura ai Comuni l'autosufficienza finanziaria».
Passiamo al secondo comma del testo, sul quale non sono stati presentati emendamenti:
Passiamo al terzo comma. Su questo comma vi è l'emendamento dell'onorevole Micheli alla prima parte, emendamento che la Commissione ha dichiarato di accettare. L'emendamento risulta del seguente tenore:
Vi è infine un emendamento aggiuntivo degli onorevoli Biagioni e Clerici:
Biagioni. Lo ritiro.

References: Articolo 128
e contrario
 articolo 123
 articolo 120
 articolo 121
 articolo 123