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Legge 104/92 Rassegna giurisprudenzale
“RASSEGNA GIURISPRUDENZALE E L. 104/1992” – Rocchina STAIANO
La l. 5 febbraio 1992, n. 104, che è stata modificata dalla l. 8 marzo 2000, n. 53 e dal d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, si occupa dell’assistenza, dell’integrazione sociale e dei diritti delle persone handicappate.
2. Princìpi generali.
Condizioni per identificare persona handicappata.
Ai sensi dell'art. 3, comma 1, L. 5 febbraio 1992, n. 104, la condizione soggettiva di persona handicappata che determina l'applicabilità delle disposizioni di favore previste dalla stessa legge, non si identifica con lo stato invalidante che dà titolo alla corresponsione delle prestazioni assistenziali e previdenziali, quali la pensione di invalidità e l'indennità di accompagnamento, ma presuppone una situazione più complessa, caratterizzata dalla compresenza di patologie o di altri fattori idonei a menomare le condizioni di vita del soggetto (T.A.R. Puglia Lecce, sez. I, 18 novembre 1997, n. 633, in Trib. Amm. Reg., 1998, I, p. 339).
E' da escludere che possa essere mantenuto l'alloggio di servizio, in applicazione dell'art. 3 comma 2 d.m. difesa 21 dicembre 1999 (utenti "il cui nucleo familiare convivente comprenda un portatore di grave handicap") qualora, come nella specie, il coniuge - pur dichiarato permanentemente ed assolutamente non idoneo ad ogni proficuo lavoro - non abbia ottenuto il riconoscimento dello stato di persona gravemente handicappata in base all'art. 3 L. 5 febbraio 1992, n. 104 (T.A.R. Sardegna, 24 aprile 2002, n. 435, in Foro Amm., 2002, p. 1429).
Il lavoratore, genitore di figlio minore portatore di grave handicap, ha diritto a fruire del permesso mensile di tre giorni, previsto dall'art. 3, comma 3, L. 5 febbraio 1992, n. 104, anche in modo frazionato a ore (Pret. Milano, 20 aprile 1996, in Riv. Crit. Dir. Lav., 1996, p. 973).
Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell'intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residua, di cui all'art. 3, sono effettuati dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all'art.1 L. 295/1990, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali.
Questioni di legittimità.
Gli artt. 4 e 19 L. 5 febbraio 1992, n. 104, che affidano l'accertamento dell'handicap alle commissioni mediche presso le usl, non è in contrasto con gli artt. 117 e 118 cost., in quanto l'affidamento in questione ha rilevanza per tutti gli interventi previsti dalla legge, alcuni dei quali esorbitano dalle competenze regionali, per es. inserimento nel mondo del lavoro e nella scuola, ecc. (Corte cost., 29 ottobre 1992, n. 406, in Cons. Stato, 1992, II, p. 1425).
Accertamento delle Commissioni mediche.
Nel caso in cui presupposto per la concessione di una agevolazione diretta o indiretta in favore dell'handicappato sia la sussistenza o meno di una situazione di handicap, tale situazione deve essere accertata con lo strumento specifico indicato dalla legge, cioè l'accertamento effettuato dalle commissioni mediche di cui all'art. 4 L. n. 104 del 1992, ferma restando la possibilità di contestare nelle sedi competenti la loro determinazione (Cass. civ., sez. lav., 27 maggio 2003, n. 8436, in Guida Dir., 2003, n. 29, p. 83).
Controversie in tema di accertamenti sanitari.
Le controversie in materia di accertamenti sanitari dell'invalidità civile espletati dalle competenti commissioni mediche appartengono al giudice ordinario, come espressamente previsto dall'art. 1, comma 8, L. 15 ottobre 1990, n. 295, non solo quando il riconoscimento di tale qualità è funzionale all'erogazione delle prestazioni assistenziali di contenuto pecuniario (di cui alle L. 30 marzo 1971, n. 118 e 11 febbraio 1980, n. 18), ma anche quando l'interessato deduca l'esistenza della propria condizione invalidante ai fini del collocamento obbligatorio a norma della L. 2 aprile 1968, n. 482 (la cui disciplina è ora sostituita da quella recata dalla L. 12 marzo 1999, n. 68), e ciò stante la simmetrica corrispondenza dell'ambito della disposta attribuzione giurisdizionale con quello della competenza delle commissioni mediche, alle quali, ai sensi del comma 1 del medesimo art. 1 L. n. 295 del 1990 (e della successiva legislazione confermativa), è devoluto l'accertamento della condizione di minorazione anche per usufruire di benefici diversi da quelli dell'attribuzione di pensioni, assegni o indennità, ed atteso che tale accertamento è in ogni caso espressione di discrezionalità tecnica e non amministrativa, essendo le dette commissioni prive di poteri autoritativi a cui possa contrapporsi un interesse legittimo del soggetto privato (Cass. civ., sez. Un., 18 settembre 2002, n. 13665, in Mass. Giur. It., 2002).
a) sviluppare la ricerca scientifica, genetica, biomedia, psicopedagogica, sociale e tecnologica anche mediante programmi finalizzati concordati con istituzioni pubbliche e private, in particolare con le sedi universitarie, con il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con i servizi sanitari e sociali,
considerando la persona handicappata e la sua famiglia, se coinvolti, soggetti partecipi e consapevoli della ricerca;
c) garantire l'intervento tempestivo dei servizi terapeutici e riabilitativi, che assicuri il recupero consentito dalle conoscenze scientifiche e dalle tecniche attualmente disponibili, il mantenimento della persona handicappata nell'ambiente familiare e sociale, la sua integrazione e partecipazione alla vita sociale;
g) attuare il decentramento territoriale dei servizi e degli interventi rivolti alla prevenzione, al sostegno e al recupero della persona handicappata, assicurando il coordinamento e l'integrazione con gli altri servizi territoriali sulla base degli accordi di programma di cui all'art. 27 L. n. 142 del 08/06/1990;
informazione e di partecipazione della popolazione, per la prevenzione e per la cura degli handicap, la riabilitazione e l'inserimento sociale di chi ne è colpito;
quadro della programmazione sanitaria di cui agli artt. 53 e 55 L. 23 dicembre 1978, n. 833 e successive modificazioni.
2. Le regioni, conformemente alle competenze e alle attribuzioni di cui alla L. 8 giugno 1990, n. 142 , e alla L. 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni, disciplinano entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge:
g) nel periodo neonatale, gli accertamenti utili alla diagnosi precoce delle malformazioni e l'obbligatorietà del controllo per l'individuazione ed il tempestivo trattamento dell'ipotiroidismo congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi cistica. Le modalità dei controlli e della loro applicazione sono disciplinate con atti di indirizzo e coordinamento emanati ai sensi dell'art. 5, primo comma, della L. 23 dicembre 1978, n. 833. Con tali atti possono essere individuate altre forme di endocrinopatie e di errori congeniti del metabolismo alle quali estendere l'indagine per tutta la popolazione neonatale;
h) un'attività di prevenzione permanente che tuteli i bambini fin dalla nascita anche mediante il coordinamento con gli operatori degli asili nido, delle scuole materne e dell'obbligo, per accertare l'inesistenza o l'insorgenza di patologie e di cause invalidanti e con controlli sul bambino entro l'ottavo giorno, al trentesimo giorno, entro il sesto ed il nono mese di vita e ogni due anni dal compimento del primo anno di vita. E' istituito a tal fine un libretto sanitario personale, con le caratteristiche di cui all'art. 27 L. 23 dicembre 1978, n. 833 , su cui sono riportati i risultati dei suddetti controlli ed ogni altra notizia sanitaria utile a stabilire lo stato di salute del bambino;
a) gli interventi per la cura e la riabilitazione precoce della persona handicappata, nonché gli specifici interventi riabilitativi e ambulatoriali, a domicilio o presso i centri socio-riabilitativi ed educativi a carattere diurno o residenziale di cui all'art. 8, comma 1, lett. l);
Le prestazioni sanitarie aventi carattere di continuità o prolungate nel tempo sono diverse da quelle non ottenibili nel nostro paese tempestivamente o in forme adeguate al caso clinico; pertanto, è infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 1, L. 5 febbraio 1992, n. 104, sollevata, con riferimento agli artt. 3 e 97 cost., sotto il profilo che esso limita gli interventi riabilitativi alle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale, tramite le strutture proprie o convenzionate, e consente il ricorso a strutture esterne in caso di prestazioni non ottenibili nel nostro paese, e non anche nel caso di prestazioni aventi carattere continuativo o prolungate nel tempo (Corte cost., 15 luglio 1994, n. 304, in Cons. Stato, 1994, II, p. 1086).
l) istituzione o adattamento di centri socioriabilitativi ed educativi diurni, a valenza educativa, che perseguano lo scopo di rendere possibile una vita di relazione a persone temporaneamente o permanentemente handicappate, che abbiano assolto l'obbligo scolastico, e le cui verificate potenzialità residue non consentano idonee forme di integrazione lavorativa. Gli standard dei centri socio-riabilitativi sono definiti dal Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per gli affari sociali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di cui all'art. 12 L. 23 agosto 1988, n. 400;
grave limitazione dell'autonomia personale non superabile attraverso la fornitura di sussidi tecnici, informatici, protesi o altre forme di sostegno rivolte a facilitare l'autosufficienza e le possibilità di integrazione dei cittadini stessi, e comprende il servizio di interpretariato per i cittadini non udenti.
3. Il personale indicato alle lett. a), b), c) del comma 2 deve avere una formazione specifica.
4. Al personale di cui alla lett. b) del comma 2 si estende la disciplina dettata dall'art. 2, comma 2, della L. 11 agosto 1991, n. 266.
1. I comuni, anche consorziati tra loro o con le province, le loro unioni, le comunità montane e le unità sanitarie locali, nell'ambito delle competenze in materia di servizi sociali loro attribuite dalla L. 8 giugno 1990, n. 142, possono realizzare con le proprie ordinarie risorse di bilancio, assicurando comunque il diritto alla integrazione sociale e scolastica secondo le modalità stabilite dalla presente legge e nel rispetto delle priorità degli interventi di cui alla L. 4 maggio 1983, n. 184, comunità-alloggio e centri socioriabilitativi per persone con handicap in situazione di gravità.
1bis. Gli enti di cui al comma 1 possono organizzare servizi e prestazioni per la tutela e
l'integrazione sociale dei soggetti di cui al presente articolo per i quali venga meno il sostegno del nucleo familiare .
2. Le strutture di cui alla lett. l) e le attività di cui alla lett. m) del comma 1 dell'art. 8 sono realizzate d'intesa con il gruppo di lavoro per l'integrazione scolastica di cui all'art. 15 e con gli organi collegiali della scuola.
3. Gli enti di cui al comma 1 possono contribuire, mediante appositi finanziamenti, previo parere della regione sulla congruità dell'iniziativa rispetto ai programmi regionali, alla realizzazione e al sostegno di comunità-alloggio e centri socio-riabilitativi per persone handicappate in situazione di gravità, promossi da enti, associazioni, fondazioni, Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), società cooperative e organizzazioni di volontariato iscritte negli albi regionali.
4. Gli interventi di cui ai commi 1 e 3 del presente articolo possono essere realizzati anche mediante le convenzioni di cui all'art. 38.
6. L'approvazione dei progetti edilizi presentati da soggetti pubblici o privati concernenti immobili da destinare alle comunità-alloggio ed ai centri socio-riabilitativi di cui ai commi 1 e 3, con vincolo
di destinazione almeno ventennale all'uso effettivo dell'immobile per gli scopi di cui alla presente legge, ove localizzati in aree vincolate o a diversa specifica destinazione, fatte salve le norme previste dalla L. 29 giugno 1939, n. 1497, e successive modificazioni, e dal D.L. 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla L. 8 agosto 1985, n. 431, costituisce variante del piano regolatore. Il venir meno dell'uso effettivo per gli scopi di cui alla presente legge prima del ventesimo anno comporta il ripristino della originaria destinazione urbanistica dell'area.
11. Soggiorno all'estero per cure.
1. Nei casi in cui vengano concesse le deroghe di cui all'art. 7 del decreto del Ministro della sanità 3 novembre 1989, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 22 novembre 1989, ove nel centro di altissima specializzazione estero non sia previsto il ricovero ospedaliero per tutta la durata degli interventi autorizzati, il soggiorno dell'assistito e del suo accompagnatore in alberghi o strutture collegate con il centro è equiparato a tutti gli effetti alla degenza ospedaliera ed è rimborsabile nella misura prevista dalla deroga.
2. La commissione centrale presso il Ministero della sanità di cui all'art. 8 del Decreto del Ministro della sanità 3 novembre 1989, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 22 novembre 1989, esprime il parere sul rimborso per i soggiorni collegati agli interventi autorizzati dalle regioni sulla base di criteri fissati con atto di indirizzo e coordinamento emanato ai sensi dell'art. 5, 1° comma, della L. 23 dicembre 1978, n. 833, con il quale sono disciplinate anche le modalità della corresponsione di acconti alle famiglie.
12. Diritto all'educazione e all'istruzione.
documentazione risultante dalla diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministro della pubblica istruzione. Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed affettive dell'alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di recupero, sia le capacità possedute che devono essere sostenute, sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte culturali della persona handicappata.
7. I compiti attribuiti alle unità sanitarie locali dai commi 5 e 6 sono svolti secondo le modalità indicate con apposito atto di indirizzo e coordinamento emanato ai sensi dell'art. 5, 1° comma, della L. 23 dicembre 1978, n. 833.
Sussiste la giurisdizione del giudice ordinario sulle domande a contenuto risarcitorio avanzate nei confronti dell'amministrazione, qualora esse prescindano dall'impugnazione e dall'annullamento di provvedimenti amministrativi. Nella specie il tribunale ha emesso nei confronti del Ministero dell'Istruzione, dell'Università della Ricerca Scientifica un ordine in via d'urgenza di assegnare a un minore un insegnante specializzato di sostegno (Trib. Venezia, ord., 6 aprile 2004, in Gius, 2004, p. 2905).
La L. 5 febbraio 1992, n. 104, configura, ex artt. 12 e 13, un diritto soggettivo perfetto del portatore di handicap al suo inserimento non solo nella scuola dell'obbligo, ma anche nelle istituzioni scolastiche secondarie ed universitarie, prevedendo gli strumenti idonei al raggiungimento di tale finalità (ivi compresa l'assegnazione di insegnanti di sostegno) ed escludendo in capo alla p.a. ogni discrezionalità, non potendosi ravvisare quest'ultima nell'esercizio dei poteri di autoorganizzazione sicuramente inidonei a comprimere un diritto affermato sia dalla Costituzione (art. 34) sia in via di legislazione primaria (L. n. 104 del 1992). E' pertanto ascrivibile la giurisdizione in capo al giudice ordinario (Trib. Bari, 15 ottobre 1996, in Giur. It., 1997, I,2, p. 589).
L'art. 12, comma 9, L. 5 febbraio 1992 n. 104 - che prevede che ai minori portatori di handicap soggetti all'obbligo scolastico, temporaneamente impediti per motivi di salute a frequentare la scuola, sono comunque garantite l'educazione e l'istruzione scolastica - deve essere inteso nel senso che, nell'arco di tempo in cui i detti minori per ragioni di salute siano impediti a frequentare la scuola, debbono essere garantiti l'educazione e lo studio mediante l'approntamento di idonee strutture scolastiche specifiche, quali le sezioni staccate delle scuole medie statali presso i centri di assistenza dove i medesimi sono ospitati (T.A.R. Lombardia, Milano, 21 luglio 1995, n. 970, in Trib. Amm. Reg., 1995, I, p. 4170).
1. L'integrazione scolastica della persona handicappata nelle sezioni e nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado e nelle università si realizza, fermo restando quanto previsto dalle L. 11 maggio 1976, n. 360, e 4 agosto 1977, n. 517, e successive modificazioni, anche attraverso:
a) la programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e con altre attività sul territorio gestite da enti pubbici o privati. A talescopo gli enti locali, gli organi scolastici e le unità sanitarie locali, nell'ambito delle rispettive competenze, stipulano gli accordi di programma di cui all'art. 27 L. 8 giugno 1990, n. 142. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro della pubblica istruzione, d'intesa con i Ministri per gli affari sociali e della sanità, sono fissati gli indirizzi per la stipula degli accordi di programma. Tali accordi di programma sono finalizzati alla predisposizione, attuazione e verifica congiunta di progetti educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonché a forme di integrazione tra attività scolastiche e attività integrative extrascolastiche. Negli accordi sono altresì previsti i requisiti che devono essere posseduti dagli enti pubblici e privati ai fini della partecipazione alle attività di collaborazione coordinate;
b) la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature tecniche e di sussidi didattici nonché di ogni altra forma di ausilio tecnico, ferma restando la dotazione individuale di ausili e presidi funzionali all'effettivo esercizio del diritto allo studio, anche mediante convenzioni con centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico materiale didattico;
dell'organico del personale in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge in modo da assicurare un rapporto almeno pari a quello previsto per gli altri gradi di istruzione e comunque entro i limiti delle disponibilità finanziarie all'uopo preordinate dall'art. 42, comma 6, lett. h).
5. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono garantite attività didattiche di sostegno, con priorità per le iniziative sperimentali di cui al comma 1, lett. e), realizzate con docenti di sostegno specializzati, nelle aree disciplinari individuate sulla base del profilo dinamico-funzionale e del conseguente piano educativo individualizzato.
6 - bis. Agli studenti handicappati iscritti all'università sono garantiti sussidi tecnici e didattici specifici, realizzati anche attraverso le convenzioni di cui alla lett. b) del comma 1, nonché il supporto di appositi servizi di tutorato specializzato, istituiti dalle università nei limiti del proprio bilancio e delle risorse destinate alla copertura degli oneri di cui al presente comma, nonché ai commi 5 e 5 -bis dell'art. 16 .
Ai sensi dell'art. 13, 4° comma, L. 5 febbraio 1992 n. 104, la costituzione di dotazioni organiche di posti di sostegno per alunni portatori di handicap non riguarda le Accademie di belle arti ed i Conservatori di musica, essendo questi, in quanto istituzioni c. d. di alta cultura, esclusi dal novero delle scuole secondarie di secondo grado, cui la predetta norma si applica (Cons. Stato, sez. II, 28 settembre 1994, n. 1499, in Cons. Stato, 1997, I, p. 306).
14. Modalità di attuazione dell'integrazione.
1. Il Ministro della pubblica istruzione provvede alla formazione e all'aggiornamento del personale docente per l'acquisizione di conoscenze in materia di integrazione scolastica degli studenti handicappati, ai sensi dell'art. 26 D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, nel rispetto delle modalità di coordinamento con il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica di cui all'art. 4 L. 9 maggio 1989, n. 168. Il Ministro della pubblica istruzione provvede altresì:
c) a garantire la continuità educativa fra i diversi gradi di scuola, prevedendo forme obbligatorie di consultazione tra insegnanti del ciclo inferiore e del ciclo superiore ed il massimo sviluppo dell'esperienza scolastica della persona handicappata in tutti gli ordini e gradi di scuola, consentendo il completamento della scuola dell'obbligo anche sino al compimento del diciottesimo anno di età; nell'interesse dell'alunno, con deliberazione del collegio dei docenti, sentiti gli specialisti di cui all'art. 4, 2° comma, lett. l), del D.P.R. 31 maggio 1974, n. 416, su proposta del consiglio di classe o di interclasse, può essere consentita una terza ripetenza in singole classi.
2. I piani di studio delle scuole di specializzazione di cui all'art. 4 L. 19 novembre 1990, n. 341, per il conseguimento del diploma abilitante all'insegnamento nelle scuole secondarie, comprendono, nei limiti degli stanziamenti già preordinati in base alla legislazione vigente per la definizione dei suddetti piani di studio, discipline facoltative, attinenti all'integrazione degli alunni handicappati, determinate ai sensi dell'art. 4, comma 3, della L. n. 341 del 1990. Nel diploma di specializzazione conseguito ai sensi del predetto art. 4 deve essere specificato se l'insegnante ha sostenuto gli esami relativi all'attività didattica di sostegno per le discipline cui il diploma stesso si riferisce, nel qual caso la specializzazione ha valore abilitante anche per l'attività didattica di sostegno.
3. La tabella del corso di laurea definita ai sensi dell'art. 3, comma 3, della L. n. 341 del 1990 comprende, nei limiti degli stanziamenti già preordinati in base alla legislazione vigente per la definizione delle tabelle dei corsi di laurea, insegnamenti facoltativi attinenti all'integrazione scolastica degli alunni handicappati. Il diploma di laurea per l'insegnamento nelle scuole materne ed elementari di cui all'art. 3, comma 2, della L. n. 341 del 1990 costituisce titolo per l'ammissione ai concorsi per l'attività didattica di sostegno solo se siano stati sostenuti gli esami relativi, individuati come obbligatori per la preparazione all'attività didattica di sostegno, nell'ambito della tabella suddetta definita ai sensi dell'art. 3, comma 3, della L. n. 341 del 1990.
5. Fino alla prima applicazione dell'art. 9 L. n. 341 del 1990, relativamente alle scuole di specializzazione si applicano le disposizioni di cui al D.P.R. 31 maggio 1974, n. 417, e successive modificazioni, al D.P.R. 31 ottobre 1975, n. 970 e all'art. 65 L. 20 maggio 1982, n. 270.
7. Gli accordi di programma di cui all'art. 13, comma 1, lett. a), possono prevedere lo svolgimento di corsi di aggiornamento comuni per il personale delle scuole, delle unità sanitarie locali e degli enti locali, impegnati in piani educativi e di recupero individualizzati.
L'obbligo di frequenza della scuola fino a quattordici anni è elevato per gli alunni disabili a 18 anni. Dopo tale età, per gli alunni handicappati l'istruzione costituisce un diritto, non più un obbligo, che potrà essere esercitato mediante la frequenza, al di fuori della scuola dell'obbligo, di corsi per adulti finalizzati al conseguimento del diploma. Non è, di conseguenza, fondata, con riferimento agli artt. 34 e 38 cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1, lett. c), L. 5 febbraio 1992, n. 104, e dell'art. 110, comma 2, D. Lgs. 16 aprile 1994 n. 297, nella parte in cui precludono la frequenza della scuola dell'obbligo per otto anni nel caso in cui l'alunno handicappato abbia raggiunto il diciottesimo anno di età (Corte cost., 6 luglio 2001, n. 226, in Giur. Costit., 2001, n. 4, p. 342).
15. Gruppi di lavoro per l'integrazione scolastica.
ispettore tecnico nominato dal provveditore agli studi, un esperto della scuola utilizzato ai sensi dell'art. 14, 10° comma, della L. 20 maggio 1982, n. 270, e successive modificazioni, due esperti designati dagli enti locali, due esperti delle unità sanitarie locali, tre esperti designati dalle associazioni delle persone handicappate maggiormente rappresentative a livello provinciale nominati dal provveditore agli studi sulla base dei criteri indicati dal Ministro della pubblica istruzione entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Il gruppo di lavoro dura in carica tre anni.
3. I gruppi di lavoro di cui al comma 1 hanno compiti di consulenza e proposta al provveditore agli studi, di consulenza alle singole scuole, di collaborazione con gli enti locali e le unità sanitarie locali per la conclusione e la verifica dell'esecuzione degli accordi di programma di cui agli artt. 13, 39 e 40, per l'impostazione e l'attuazione dei piani educativi individualizzati, nonché per qualsiasi altra attività inerente all'integrazione degli alunni in difficoltà di apprendimento.
16. Valutazione del rendimento e prove d'esame.
5. Il trattamento individualizzato previsto dai commi 3 e 4 in favore degli studenti handicappati è consentito per il superamento degli esami universitari previa intesa con il docente della materia e con l'ausilio del servizio di tutorato di cui all'art. 13, comma 6 -bis . É consentito, altresì, sia l'impiego di specifici mezzi tecnici in relazione alla tipologia di handicap , sia la possibilità di svolgere prove equipollenti su proposta del servizio di tutorato specializzato .
5bis. Le università, con proprie disposizioni, istituiscono un docente delegato dal rettore con funzioni di coordinamento, monitoraggio e supporto di tutte le iniziative concernenti l'integrazione nell'ambito dell'ateneo .
1. Le regioni, in attuazione di quanto previsto dagli artt. 3, 1° comma, lett. l) e m), e 8, 1° comma, lett. g) e h), della L. 21 dicembre 1978, n. 845, realizzano l'inserimento della persona handicappata negli ordinari corsi di formazione professionale dei centri pubblici e privati e garantiscono agli allievi handicappati che non siano in grado di avvalersi dei metodi di apprendimento ordinari l'acquisizione di una qualifica anche mediante attività specifiche nell'ambito delle attività del centro di formazione professionale tenendo conto dell'orientamento emerso dai piani educativi individualizzati realizzati durante l'iter scolastico. A tal fine forniscono ai centri i sussidi e le attrezzature necessarie.
persona handicappata che, di conseguenza, è inserita in classi comuni o in corsi specifici o in corsi prelavorativi.
3. Nei centri di formazione professionale sono istituiti corsi per le persone handicappate non in grado di frequentare i corsi normali. I corsi possono essere realizzati nei centri di riabilitazione, quando vi siano svolti programmi di ergoterapia e programmi finalizzati all'addestramento professionale, ovvero possono essere realizzati dagli enti di cui all'art. 5 della L. n. 845 del 1978, nonché da organizzazioni di volontariato e da enti autorizzati da leggi vigenti. Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono ad adeguare alle disposizioni di cui al presente comma i programmi pluriennali e i piani annuali di attuazione per le attività di formazione professionale di cui all'art. 5 L. n. 845 del 1978.
5. Fermo restando quanto previsto in favore delle persone handicappate dalla L. n. 845 del 1978, una quota del fondo comune di cui all'art. 8 L. 16 maggio 1970, n. 281, è destinata ad iniziative di formazione e di avviamento al lavoro in forme sperimentali, quali tirocini, contratti di formazione, iniziative territoriali di lavoro guidato, corsi prelavorativi, sulla base di criteri e procedure fissati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
5. L'iscrizione all'albo di cui al comma 1 è condizione necessaria per accedere alle convenzioni di cui all'art. 38.
1. In attesa dell'entrata in vigore della nuova disciplina del collocamento obbligatorio, le disposizioni di cui alla L. 2 aprile 1968, n. 482, e successive modificazioni, devono intendersi applicabili anche a coloro che sono affetti da minorazione psichica, i quali abbiano una capacità lavorativa che ne consente l'impiego in mansioni compatibili. Ai fini dell'avviamento al lavoro, la valutazione della persona handicappata tiene conto della capacità lavorativa e relazionale dell'individuo e non solo della minorazione fisica o psichica. La capacità lavorativa è accertata dalle commissioni di cui all'art. 4 della presente legge, integrate ai sensi dello stesso articolo da uno specialista nelle discipline neurologiche, psichiatriche o psicologiche.
A seguito della sentenza della Corte cost. n. 50 del 1990, con la quale è stata dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 5 L. n. 482 del 1968 (applicabile nel caso di specie "ratione temporis", ancorchè abrogata dall'art. 22 L. n. 68 del 1999), nella parte in cui non considera, ai fini della legge stessa, invalidi civili anche gli affetti da minorazione psichica, i quali abbiano una capacità lavorativa che ne consente il proficuo impiego in mansioni compatibili, nonchè a seguito e della L. n. 104 del 1992, che, all'art. 3, considera persona handicappata anche quella che presenta una minorazione psichica o sensoriale, oltre che fisica, riconoscendo che la stessa ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore, e, all'art. 19, rende applicabili le disposizioni di cui alla L. n. 482 del 1968 a coloro che, affetti da minorazione psichica, abbiano una capacità lavorativa che ne consente l'impiego in mansioni compatibili, è intervenuta una assoluta equiparazione fra il soggetto che è affetto da invalidità fisica e quello che è affetto da invalidità psichica, con la conseguenza che anche per quest'ultimo valevano, prima della loro abrogazione, le regole relative alla iscrizione nelle speciali liste del collocamento obbligatorio e identica disciplina era dettata in materia di elargizione delle provvidenze patrimoniali (Cass. civ., sez. lav., 9 dicembre 2002, n. 17530, in Mass. Giur. It., 2002).
In materia di collocamento obbligatorio, con riferimento ad invalido affetto da minorazione fisica (minorazione che, diversamente da quella dei soggetti affetti da minorazione psichica - presi in considerazione da Corte cost. n. 50 del 1990 e dall'art. 19 L. n. 104 del 1992 - comporta solo una riduzione oggettiva della capacità di lavoro, con la conseguenza che, in linea di principio, il soggetto è in grado di assicurare un risultato sicuro e prevedibile, anche se quantitativamente diverso da quello di un lavoratore medio), il datore di lavoro, destinatario del provvedimento di avviamento, non può promuovere un accertamento sanitario diretto a verificare la idoneità dell'invalido a svolgere specifiche mansioni, precisate (allo scopo, per esempio, di ottenere - come nella specie - la revoca del provvedimento di avviamento); infatti, la competenza del collegio medico, quando sia adito dal datore di lavoro, è tassativamente limitata, nel quadro della disciplina di cui alla L. n. 482 del 1968 e in particolare dell'art. 20, ad accertare che la menomazione della capacità lavorativa non presenti (o non abbia raggiunto) caratteristiche tali da poter riuscire di pregiudizio alla salute o all'incolumità dei compagni di lavoro ovvero alla sicurezza degli impianti (Cass. civ., sez. lav., 15 settembre 2000, n. 12213, in Mass. Giur. It., 2000).
In relazione alla disciplina del collocamento obbligatorio dei soggetti affetti da minorazione psichica, conseguente alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 5 L. n. 482 del 1968, nella parte in cui escludeva dal beneficio in questione tali soggetti (sentenza n. 50 del 1990) e alla successiva emanazione della L. n. 104 del 1992, il cui art. 19 dichiara loro applicabili le disposizioni sul collocamento obbligatorio (limitandosi a prevedere che nei loro confronti l'accertamento della capacità lavorativa avviene da parte delle commissioni di cui all'art. 4 L. n. 482 del 1968, integrate da uno specialista neurologo, psichiatra o psicologo), deve escludersi che, a fronte della contestazione da parte del datore di lavoro della capacità di lavoro di un soggetto che sia stato regolarmente avviato - la cui capacità lavorativa deve quindi ritenersi accertata nella sede amministrativa - l'onere della prova al riguardo ricada sul lavoratore, oppure che il giudizio sfavorevole a quest'ultimo possa essere basato solo su una certificazione medica prodotta dal datore di lavoro, il quale, nella specie, non aveva richiesto la verifica, da parte della commissione di cui all'art. 20 L. n. 482 del 1968, che la natura o il grado dell'invalidità non potesse riuscire di pregiudizio alla salute o all'incolumità dei compagni di lavoro o alla sicurezza degli impianti (Cass. civ., sez. lav., 16 gennaio 1999, n. 419, in Mass. Giur. It., 1999; idem Cass. civ. sez. lav., 20 gennaio 1999, n. 494, in Mass. Giur. It., 1999).
Posto che in forza dell'art. 19 L. 5 febbraio 1992, n. 104 (emanata in seguito alla sentenza 2 febbraio 1990 n. 50 della corte cost.) le disposizioni di cui alla L. 2 aprile 1968, n. 482 e successive modificazioni, devono intendersi applicabili, in attesa dell'entrata in vigore della nuova disciplina del collocamento obbligatorio, anche a coloro che sono affetti da minorazione psichica, i quali abbiano una capacità lavorativa che ne consente l'impiego in mansioni compatibili previo accertamento da parte delle commissioni di cui all'art. 4 della stessa legge, integrate ai sensi dello stesso articolo da uno specialista nelle discipline neurologiche, psichiatriche o psicologiche, deve concludersi che la invalidità psichica del vincitore di un concorso non può di per sè giustificare lo scorrimento della graduatoria in favore di altro candidato (T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. II, 24 giugno 1994, n. 715, in Giur. Amm. Sic., 1994, p. 568).
20. Prove d'esame nei concorsi pubblici e per l'abilitazione alle professioni.
L'art. 20, comma 1, L. 5 febbraio 1992, n. 104, che prevede la concessione di tempi aggiuntivi per lo svolgimento delle prove di esami di concorso a favore di handicappati, presuppone che questi ultimi siano in possesso del minimo di capacità lavorativa occorrente per l'instauro del rapporto d'impiego (Cons. Stato, sez. I, 14 giugno 1995, n. 784, in Cons. Stato, 1996, I, p. 1063).
21. Precedenza nell'assegnazione di sede.
1. La persona handicappata con un grado di invalidità superiore ai due terzi o con minorazioni iscritte alle categorie prima, seconda e terza della tabella A annessa alla L. 10 agosto 1950, n. 648, assunta presso gli enti pubblici come vincitrice di concorso o ad altro titolo, ha diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili.
La disciplina contenuta negli artt. 21 e 33, comma 6, L. 5 febbraio 1992, n. 104, che assicura il diritto di precedenza nell'assegnazione della sede di lavoro soltanto al disabile con grado di invalidità superiore ai due terzi o con minorazioni ascritte alle prime tre e più elevate categorie della tabella A) annessa alla L. 10 agosto 1950, n. 648, e comunque in situazione di gravità, non contrasta con l'art. 3 cost., con riguardo al parametro dell'art. 33, comma 5, stessa legge in tema di diritto al trasferimento, sia per la diversità della fattispecie, sia per l'interpretazione giurisprudenziale che sovente restringe l'operatività della pretesa ai soli casi di assistenza continuativa di disabili gravi (Corte cost., 18 luglio 1997, n. 246, in Cons. Stato, 1997, II, p. 1111).
Trasferimento di sede:
a) in genere.
Le norme del contratto collettivo nazionale della scuola relative alla mobilità volontaria del personale sono nulle nella parte in cui - in violazione dell'art. 21 L. 5 febbraio 1992, n. 104 - non danno precedenza assoluta, nei trasferimenti a domanda, ai portatori di handicap con invalidità superiore ai 2/3 (Trib. Cremona, 1 agosto 2001, in Riv. Crit. Dir. Lav., 2001, p. 983).
La norma dell'art. 21 L. 5 febbraio 1992, n. 104, nella parte in cui prevede che la persona portatrice di handicap, con grado d'invalidità superiore a due terzi, abbia la precedenza in sede di trasferimento a domanda, non sancisce un diritto assoluto di preferenza prevalente sulle esigenze organizzative dell'amministrazione, ma una priorità operante soltanto nei confronti di altri soggetti interessati ai trasferimenti, nell'ambito della disciplina delle ipotesi di trasferimenti intracomunali, intraprovinciali o da provincia a provincia (Cons. Stato, sez. VI, 12 gennaio 2000, n. 195, in Foro Amm., 2000, p. 101).
E' nulla, per contrasto con norma imperativa, la disposizione di contratto collettivo che non dà precedenza assoluta alla domanda di trasferimento effettuata dal portatore di handicap, poichè si pone in contrasto con l'art. 21 L. n. 104 del 1992, la quale attribuisce ai portatori di handicap, in caso di domanda di trasferimento, la assoluta priorità nella scelta e nell'assegnazione della sede (Trib. Perugia, 25 gennaio 1999, in Rass. Giur. Umbra, 1999, p. 307, nota di Bartolini).
L'art. 21 L. 5 febbraio 1992, n. 104 - secondo cui la persona handicappata assunta presso gli enti pubblici come vincitrice di concorso o ad altro titolo ha diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili - va interpretata nel senso che sono disponibili (quale scelta organizzativa e non come stato di fatto) soltanto le sedi nelle quali, in relazione alle proprie esigenze di servizio, ogni amministrazione intende inviare il personale da assegnare a titolo di assunzione o di trasferimento non esistendo alcun principio diretto a subordinare agli interessi ed alle scelte del portatore di handicap, le superiori esigenze organizzative rimesse alle scelte discrezionali della P.A. (Cons. Stato, sez. comm. spec., 19 gennaio 1998, n. 394, in Cons. Stato, 1998, I, p. 1882).
b) Istruzione pubblica e priata.
A norma dell'art. 21 L. 5 febbraio 1992, n. 104, l'insegnante di scuola media portatore di handicap con riduzione della capacità lavorativa in misura superiore a due terzi ha diritto alla precedenza assoluta, in sede di trasferimento a domanda, in ciascuna fase di trasferimento, in quanto la relativa posizione deve essere riconosciuta in termini di diritto soggettivo perfetto a fronte del quale sussiste l'obbligo dell'amministrazione di accordare la detta precedenza, non residuando alcun margine di discrezionalità alle determinazioni dell'autorità amministrativa relativamente all'"an", al "quid", e al "quomodo" delle stesse (T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 10 marzo 1999, n. 311, in Trib. Amm. Reg., 1999, I, p. 2220).
La precedenza, prevista dall'art. 21 L. 5 febbraio 1992, n. 104 a favore degli handicappati con grado di invalidità superiore a due terzi o con minorazioni ascritte alle prime tre categorie di cui alla tabella A annessa alla L. 10 agosto 1950, n. 648 spetta agli insegnanti secondari in ogni fase del procedimento di trasferimento a domanda e quindi in quella dei trasferimenti intercomunali (T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. I, 6 luglio 1994, n. 496, in Riv. Giur. Scuola, 1995, p. 760).
c) Direttori didattici.
L'art. 11 del contratto di lavoro per il personale docente direttivo è affetto da nullità nella parte in cui, in violazione dell'art. 21 L. 5 febbraio 1992, n. 104 propone le operazioni di trasferimento degli handicappati provenienti da fuori provincia a quelle di mobilità a domanda riguardanti il personale già in servizio nella medesima provincia; detta nullità, per il principio della conservazione (utile per inutile non vitiatur), non si estende all'intero contratto, conseguendone che deve essere necessariamente sostituita, di diritto, ai sensi dell'art. 1339 c.c., con la previsione contenuta nella norma imperativa contenuta nell'art. 21 L. n. 104 del 1992 che accorda espressamente la precedenza alla persona handicappata in sede di trasferimento a domanda (T.A.R. Lazio, Latina, 11 novembre 1997, n. 1032, in Foro Amm., 1998, p. 2532).
d) Professori universitari.
La disciplina dei trasferimenti dei professori universitari da una università all'altra è improntata a caratteri di forte personalizzazione e risponde ad esigenze diverse da quelle relative al trasferimento di dipendenti pubblici da una sede all'altra della stessa amministrazione; pertanto, non può riconoscersi il diritto di scelta prioritario tra le sedi disponibili e quindi la precedenza in sede di trasferimento a domanda di professore universitario portatore di "handicap" in quanto l'ambito di applicazione dell'art. 21 L. 5 febbraio 1992, n. 104 - che riconosce ai soggetti portatori di "handicap", vincitori di concorsi presso "enti pubblici" il "diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili" nonchè la precedenza in sede di trasferimento a domanda - non ricomprende anche i professori universitari (Cons. Stato, sez. II, 12 ottobre 1994, n. 1296, in Cons. Stato, 1995, I, p. 1323).
e) Competenza giurisdizionale.
E' improcedibile, per difetto di giurisdizione dell'A.G.A., il ricorso giurisdizionale proposto da un docente, titolare di cattedra per l'insegnamento di pianoforte presso il Conservatorio, avverso la graduatoria dei trasferimenti per l'anno scolastico 2001/2002, nella parte in cui riconosce titolo di precedenza, ai sensi dell'art. 21 L. 5 febbraio 1992, n. 104 ad una controinteressata, trattandosi di domanda connessa a materia (pubblico impiego) ora sottratta alle attribuzioni del complesso Tar - Consiglio di Stato, ai sensi dell'art. 68 D. Lgs. 29 del 1993, come modificato dal D. Lgs. n. 80 del 1998 e riformulato nell'art. 63 del nuovo t.u. sull'ordinamento del rapporto di lavoro alle dipendenze con le amministrazioni pubbliche, approvato con D. Lgs. 30 marzo 1991, n. 165. Alla stregua della normativa summenzionata, infatti, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario tutte le controversie che - come quella in questione - investano direttamente la disciplina del rapporto di lavoro in atto, come regolato dai contratti collettivi di lavoro, risolventesi in attività paritetica nella cura del rapporto stesso, disciplinata da clausole contrattuali (T.A.R. Lazio, sez. III, 27 novembre 2002, n. 10733, in Foro Amm., 2002, p. 3686).
3. Le concessioni demaniali per gli impianti di balneazione ed i loro rinnovi sono subordinati alla visitabilità degli impianti ai sensi del Decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, di attuazione della L. 9 gennaio 1989, n. 13, e all'effettiva possibilità di accesso al mare delle persone handicappate.
5. Chiunque, nell'esercizio delle attività di cui all'art. 5, 1° comma, della L. 17 maggio 1983, n. 217, o di altri pubblici esercizi, discrimina persone handicappate è punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da lire un milione a lire dieci milioni e con la chiusura dell'esercizio da uno a sei mesi.
1. Tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili di limitare l'accessibilità e la visitabilità di cui alla L. 9 gennaio 1989, n. 13, e successive modificazioni, sono eseguite in conformità alle disposizioni di cui alla L. 30 marzo 1971, n. 118, e successive modificazioni, al regolamento approvato con D.P.R. 27 aprile 1978, n. 384, alla L. n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al Decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
2. Per gli edifici pubblici e privati aperti al pubblico soggetti ai vincoli di cui alle L. 1° giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni, e 29 giugno 1939, n. 1497, e successive modificazioni, nonché ai vincoli previsti da leggi speciali aventi le medesime finalità, qualora le autorizzazioni previste dagli artt. 4 e 5 L. n. 13 del 1989 non possano venire concesse, per il mancato rilascio del nulla osta da parte delle autorità competenti alla tutela del vincolo, la conformità alle norme vigenti in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche può essere realizzata con opere provvisionali, come definite dall'art. 7 D.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164, nei limiti della compatibilità suggerita dai vincoli stessi.
3. Alle comunicazioni al comune dei progetti di esecuzione dei lavori riguardanti edifici pubblici e aperti al pubblico, di cui al comma 1, rese ai sensi degli artt. 15, 3° comma, e 26, 2° comma, della L. 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni, sono allegate una documentazione grafica e una dichiarazione di conformità alla normativa vigente in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche, anche ai sensi del comma 2 del presente articolo.
5. Nel caso di opere pubbliche, fermi restando il divieto di finanziamento di cui all'art. 32, comma 20, della L. 28 febbraio 1986, n. 41, e l'obbligo della dichiarazione del progettista, l'accertamento di conformità alla normativa vigente in materia di eliminazione delle barriere architettoniche spetta all'Amministrazione competente, che ne dà atto in sede di approvazione del progetto.
7. Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l'utilizzazione dell'opera da parte delle persone handicappate, sono dichiarate inabitabili e inagibili. Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità o l'abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili. Essi sono puniti con l'ammenda da lire 10 milioni a lire 50 milioni e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo
8. Il Comitato per l'edilizia residenziale (CER), di cui all'art. 3 L. 5 agosto 1978, n. 457, fermo restando il divieto di finanziamento di cui all'art. 32, comma 20, della L. n. 41 del 1986, dispone che una quota dei fondi per la realizzazione di opere di urbanizzazione e per interventi di recupero sia utilizzata per la eliminazione delle barriere architettoniche negli insediamenti di edilizia residenziale pubblica realizzati prima della data di entrata in vigore della presente legge.
9. I piani di cui all'art. 32, comma 21, della L. n. 41 del 1986 sono modificati con integrazioni relative all'accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento all'individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili, all'installazione di semafori acustici per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione delle persone handicappate.
10. Nell'ambito della complessiva somma che in ciascun anno la Cassa depositi e prestiti concede agli enti locali per la contrazione di mutui con finalità di investimento, una quota almeno pari al 2% è destinata ai prestiti finalizzati ad interventi di ristrutturazione e recupero in attuazione delle norme di cui al regolamento approvato con D.P.R. 27 aprile 1978, n. 384.
11. I comuni adeguano i propri regolamenti edilizi alle disposizioni di cui all'art. 27 L. n. 118 del 1971, all'art. 2 D.P.R. n. 384 del 1978, alla L. n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al citato decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236 entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Scaduto tale termine, le norme dei regolamenti edilizi comunali contrastanti con le disposizioni del presente articolo perdono efficacia.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni elaborano, nell'ambito dei piani regionali di trasporto e dei piani di adeguamento delle infrastrutture urbane, piani di mobilità delle persone handicappate da attuare anche mediante la conclusione di accordi di programma ai sensi dell'art. 27 L. 8 giugno 1990, n. 142. I suddetti piani prevedono servizi alternativi per le zone non coperte dai servizi di trasporto collettivo. Fino alla completa attuazione dei piani, le regioni e gli enti locali assicurano i servizi già istituiti. I piani di mobilità delle persone handicappate predisposti dalle regioni sono coordinati con i piani di trasporto predisposti dai comuni.
4. Una quota non inferiore all'1 per cento dell'ammontare dei mutui autorizzati a favore dell'Ente ferrovie dello Stato è destinata agli interventi per l'eliminazione delle barriere architettoniche nelle strutture edilizie e nel materiale rotabile appartenenti all'Ente medesimo, attraverso capitolati d'appalto formati sulla base dell'art. 20 del regolamento approvato con D.P.R. 27 aprile 1978, n. 384.
1. A favore dei titolari di patente di guida delle categorie A, B, o C speciali, con incapacità motorie permanenti, le unità sanitarie locali contribuiscono alla spesa per la modifica degli strumenti di guida, quale strumento protesico extra-tariffario, nella misura del 20%, a carico del bilancio dello Stato.
2. Al comma 1 dell'art. 1 L. 9 aprile 1986, n. 97, sono soppresse le parole: ", titolari di patente F" e dopo le parole: "capacità motorie," sono aggiunte le seguenti: "anche prodotti in serie".
3. Dopo il comma 2 dell'art. 1 L. n. 97 del 1986, è inserito il seguente: "2-bis. Il beneficio della riduzione dell'aliquota relativa all'imposta sul valore aggiunto, di cui al comma 1, decade qualora l'invalido non abbia conseguito la patente di guida delle categorie A, B o C speciali, entro un anno dalla data dell'acquisto del veicolo. Entro i successivi tre mesi l'invalido provvede al versamento della differenza tra l'imposta sul valore aggiunto pagata e l'imposta relativa all'aliquota in vigore per il veicolo acquistato"
4. Il Comitato tecnico di cui all'art. 81, comma 9, del testo unico delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, come sostituito dall'art. 4, comma 1, della L. 18 marzo 1988, n. 111, è integrato da due rappresentanti delle associazioni delle persone handicappate nominati dal Ministro dei trasporti su proposta del Comitato di cui all'articolo 41 della presente legge.
5. Le unità sanitarie locali trasmettono le domande presentate dai soggetti di cui al comma 1 ad un apposito fondo, istituito presso il Ministero della sanità, che provvede ad erogare i contributi nei
limiti dell'autorizzazione di spesa di cui all'art. 42.
2. Il contrassegno di cui all'art. 6 del regolamento approvato con D.P.R. 27 aprile 1978, n. 384, che deve essere apposto visibilmente sul parabrezza del veicolo, è valido per l'utilizzazione dei parcheggi di cui al comma 1.
2. Per rendere più agevole l'esercizio del diritto di voto, le unità sanitarie locali, nei tre giorni precedenti la consultazione elettorale, garantiscono in ogni comune la disponibilità di un adeguato numero di medici autorizzati per il rilascio dei certificati di accompagnamento e dell'attestazione medica di cui all'art. 1 L. 15 gennaio 1991, n. 15.
1 All'art. 3, 1° comma della L. 5 agosto 1978, n. 457 e successive modificazioni, è aggiunta, in fine, la seguente lett.: "r-bis) dispone una riserva di finanziamenti complessivi per la concessione di contributi in conto capitale a comuni, Istituti autonomi case popolari, comunque denominati o trasformati, imprese, cooperative o loro consorzi per la realizzazione con tipologia idonea o per l'adattamento di alloggi di edilizia sovvenzionata e agevolata alle esigenze di assegnatari o acquirenti handicappati ovvero ai nuclei familiari assegnatari di abitazioni assistiti da contributo pubblico, tra i cui componenti figurano persone handicappate in situazione di gravità o con ridotte o impedite capacità motorie" .
2. Il contributo di cui alla lett. r-bis) del primo comma dell'art. 3 L. 5 agosto 1978, n. 457, introdotta dal comma 1 del presente articolo, è concesso dal Comitato esecutivo del CER direttamente ai comuni, agli Istituti autonomi case popolari, alle imprese, alle cooperative o loro consorzi indicati dalle regioni sulla base delle assegnazioni e degli acquisti, mediante atto preliminare di vendita di alloggi realizzati con finanziamenti pubblici e fruenti di contributo pubblico] .
figurano persone handicappate in situazione di gravità o con ridotte o impedite capacità motorie .
4. Le associazioni presenti sul territorio, le regioni, le unità sanitarie locali, i comuni sono tenuti a fornire al CER, entro il 31 dicembre di ogni anno, ogni informazione utile per la determinazione della quota di riserva di cui alla citata lett. r-bis) del primo comma dell'art. 3 L. 5 agosto 1978, n. 457 .
[1. Le spese mediche e quelle di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità e menomazione, per la parte del loro ammontare complessivo che eccede il 5 o il 10% del reddito complessivo annuo dichiarato a seconda che questo sia o meno superiore a 15 milioni di lire, sono deducibili dal reddito complessivo del contribuente che ha sostenuto gli oneri per sè o per le persone indicate nell'art. 433 c.c. civile, purché dalla documentazione risulti chi ha sostenuto effettivamente la spesa, la persona da assistere perché invalida e il domicilio o la residenza del percipiente ].
1. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell'art. 4, comma 1, hanno diritto al prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa dal lavoro di cui all'art. 7 L. 30 dicembre 1971, n. 1204, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati] .
3. Successivamente al compimento del terzo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità, nonché colui che assiste una persona con handicap in situazione di gravità parente o affine entro il terzo grado, convivente, hanno diritto a tre giorni di permesso mensile coperti da contribuzione figurativa, fruibili anche in maniera continuativa a condizione che la persona con handicap in situazione di gravità non sia ricoverata a tempo pieno .
4. Ai permessi di cui ai commi 2 e 3, che si cumulano con quelli previsti all'art. 7 L. n. 1204 del 1971, si applicano le disposizioni di cui all'ultimo comma del medesimo art. 7 L. n. 1204 del 1971, nonché quelle contenute negli artt. 7 e 8 L. 9 dicembre 1977, n. 903.
5. Il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede .
6. La persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire alternativamente dei permessi di cui ai commi 2 e 3, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso .
Ambito di applicabilità della norma.
I benefici previsti dall'art. 33 L. n. 104 del 1992, in quanto applicabili in favore dei lavoratori "con rapporto di lavoro pubblico e privato", devono ritenersi applicabili tanto al rapporto di lavoro subordinato che a quello parasubordinato (Trib. Ariano Irpino, 14 giugno 2001, in Giur. di Merito, 2002, p. 77).
a) Presupposti.
Per poter usufruire dei permessi previsti dall'art. 33, comma 3, della L. 104 del 1992 è necessario che ricorra il requisito della convivenza o, in alternativa, quello della continuità e dell'esclusività dell'assistenza, come previsto dall'art. 20 L. 53 del 2000, che ha esteso le disposizioni dell'art. 33 ai genitori e ai familiari lavoratori che assistono con continuità e in via esclusiva un parente o affine entro il terzo grado portatore di handicap. Ancorché non convivente, pertanto, la tutela prevista da tali leggi si applica unicamente ai casi in cui vi sia un preesistente rapporto continuativo di assistenza (Trib. Milano, ord., 10 marzo 2005, in Guida Dir., 2005, n. 35, p. 92).
L'art. 33, comma 3, della L. n. 104 del 1992, prevede il diritto alla fruizione di tre giorni di permesso mensile in favore di coloro che assistono una persona con handicap in situazione di gravità che sia parente, affine entro il terzo grado o convivente purché, ai sensi della circolare INPS n. 37/99, sussista l'impossibilità di assistenza da parte di altri familiari non lavoratori; tuttavia, in presenza di familiari non lavoratori studenti, non viene meno il diritto al permesso mensile, essendo essi equiparati, ai fini dell'erogazione delle prestazioni di cui alla legge n. 104 del 1992, ai soggetti occupati in attività lavorativa anche nei periodi di inattività scolastica; per gli studenti universitari dopo il primo anno di iscrizione deve essere accertata non solo l'iscrizione all'Università ma anche l'effettuazione di esami (Trib. Napoli, 11 gennaio 2005, in Mass. Giur. It., 2005).
I permessi mensili retribuiti, che ai sensi del comma 3 dell'art. 33, L. n. 104 del 1992 competono ai lavoratori che assistono familiari portatori di handicap, spettano anche nell'ipotesi in cui il lavoratore risulti residente a centinaia di chilometri di distanza dal luogo in cui trovasi il familiare (Trib. Milano, 4 maggio 2004, in Lav.Giur., 2004, p. 1305).
I permessi retribuiti di cui all'art. 33 L. n. 104 del 1992 (recante "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate") spettano anche quando i genitori non siano entrambi lavoratori, rimanendo altrimenti lo scopo perseguito dalla legge frustrato qualora il genitore non lavoratore debba da solo provvedere all'incombenza di assistere convenientemente il figlio minore gravemente handicappato (Cass. civ., sez. lav., 16 maggio 2003, n. 7701, in Mass. Giur. It., 2003).
b) Soggetto concessario dei permessi.
È il datore di lavoro, e non l'ente previdenziale, il soggetto destinatario dell'obbligo della concessione di tre giorni di permesso mensile retribuito a favore del lavoratore che assiste una persona con handicap grave, parente o affine entro il terzo grado e convivente, così come espressamente previsto dell'art. 33 L. n. 104 del 1992 (Cass. civ., sez. lav., 5 gennaio 2005, n. 175, in Mass. Giur. It., 2005).
c) Risarcimento danni.
Il dipendente portatore di handicap ha il diritto di ottenere il risarcimento del danno esistenziale dalla P.A. - nel caso di specie, amministrazione scolastica - nel caso in cui gli sia stato negato illegittimamente il permesso orario di due ore giornaliere o di tre giorni mensili; la liquidazione del danno potrà essere esperita attraverso la valutazione del valore delle ore lavorate in luogo delle ore in cui il dipendente non avrebbe dovuto prestare alcuna attività in forza dei permessi negatigli (Trib. Lecce, 2 marzo 2004, in Vita Notar., 2005, p. 100, nota di Cassano).
Un pubblico impiegato che voglia ottenere i benefici previsti dall'art. 33 L. 5 febbraio 1992, n. 104 non sia tenuto a dimostrare l'assenza di altri congiunti idonei all'assistenza del parente disabile, essendo sufficiente la dimostrazione che egli stesso si sia assunto o intenda assumersi il carico di tale assistenza (T.A.R. Molise, Campobasso, sez. I, 23 giugno 2005, n. 764, in www.iuritalia.com).
L'inciso "ove possibile" di cui all'art. 33, comma 6, L. n. 104 del 1992 (legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), comporta che si debba tenere conto anche delle esigenze della pubblica amministrazione, oltre che della persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità, la quale intenda trasferirsi nella sede di lavoro più vicina al proprio domicilio; tuttavia, né la ridefinizione della pianta organica né la rideterminazione del personale in servizio costituiscono ostacolo all'accoglimento della domanda di trasferimento di cui trattasi (Cons. Stato, 31 maggio 2005, n. 2843, in Foro Amm., 2005, p. 1573).
Presupposto per poter ottenere, l'avvicinamento ex art. 33 comma 5, L. 5 febbraio 1992 n. 104, è costituito dal fatto che il richiedente (genitore o familiare lavoratore) già assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato e con lui convivente (Cons. Stato, sez. IV, 13 aprile 2005, n. 1708, in Foro Amm., 2005, p. 1080).
Il beneficio previsto dall'art. 33, comma 5, della L. n. 104 del 1992 per il lavoratore che assista un familiare portatore di handicap spetta non soltanto al momento dell'assunzione e dell'assegnazione alla prima sede lavorativa, bensì in qualsiasi momento successivo in cui l'handicap si manifesti o venga formalmente certificato, sempreché il lavoratore già presti assistenza al congiunto (Trib. Bari, ord., 16 febbraio 2004, in Gius, 2004, p. 2447).
Il possesso dei requisiti soggettivi, previsti per l'assistenza a familiari invalidi dalla L. n. 104 del 1992, art. 33, postula l'ulteriore presupposto di natura oggettiva, richiesto dalla citata disposizione - come sottolineato dall'inciso "ove possibile" - e costituito dalla necessaria esistenza e vacanza del posto "de quo" nella pianta organica dell'ufficio presso il quale il dipendente pubblico abbia chiesto di essere trasferito (T.A.R. Emilia-Romagna, Parma, 28 ottobre 2002, n. 736, in Foro Amm., 2002, n. 10, p. 236).
Con il disposto dell'art. 33, comma 5, L. 5 febbraio 1992, n. 104 (secondo cui "il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede") il legislatore, presupponendo anche l'assistenza diversa da quella familiare, ha inteso solo evitare la modifica della situazione di assistenza in atto a causa della prima assegnazione del lavoratore a sede diversa da quella in cui l'handicappato vive. Con la conseguenza che non è applicabile il predetto articolo a chi voglia ottenere il trasferimento dalla sede di lavoro per ripristinare la prestazione di assistenza avendola interrotta (App. Milano, 15 marzo 2002).
b) Diritto di scelta.
Il diritto di scelta della sede di lavoro più vicina al proprio domicilio - previsto dall'art. 33, 5 comma, della L. n. 104 del 1992 - non è assoluto e privo di condizioni, siccome l'inciso "ove possibile", indicato nella stessa norma, richiede un adeguato bilanciamento degli interessi in conflitto e il recesso del diritto stesso ove risulti incompatibile con le esigenze economiche e organizzative del datore di lavoro, poichè in tali casi - soprattutto per quanto attiene ai rapporti di lavoro pubblico - potrebbe determinarsi un danno per la collettività (Cass. civ., sez. lav., 25 gennaio 2006, n. 1396, in Mass. Giur. It., 2006; idem Cass. civ. sez. lav., 8 agosto 2005, n. 16643, in Mass. Giur. It., 2006; T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 15 novembre 2005, n. 11260, in www.iuritalia.com; T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 9 settembre 2005, n. 6777, in www.iuritalia.com).
Il diritto del lavoratore di scegliere, ove possibile, la sede più vicina al proprio domicilio nei casi di cui all'art. 33, comma 5, legge n. 104 del 1992 (genitore o familiare lavoratore che assista con continuità un parente o affine entro il terzo grado handicappato) è ormai previsto non solo in caso di convivenza del dipendente con il familiare disabile, ma anche al di fuori di tale ipotesi, purché sussista la continuità dell'assistenza. Nei casi di cui all'art. 33, comma 5, legge n. 104 del 1992 ed in conformità della circolare n. 213520 del 2003 del Ministero della giustizia, il termine tollerabile di distanza tra la residenza del disabile e la sede richiesta è di 90 km, salve possibilità di maggiore avvicinamento (T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 13 maggio 2005, n. 3476, in Riv. giur. Polizia, 2005, p. 667).
c) Significato dell’espressione “assistenza con continuità”.
La norma dell'art. 33, comma 5, L. 5 febbraio 1992, n. 104, intende assicurare "assistenza con continuità" a parenti e affini handicappati. Tale "assistenza con continuità" non può comportare presenza fisica ininterrotta, (in tal caso, infatti, il beneficio sarebbe incompatibile con la prestazione lavorativa del dipendente) e dunque deve "essere intesa in senso relativo funzionale come prestazione che, la vicinanza fisica della sede di lavoro e la pressoché quotidiana frequenza di umano rapporto procuri al soggetto handicappato una condizione di sufficiente tranquillità" (T.A.R. Campania, Napoli, sez. VII, 7 novembre 2005, n. 18598, in www.iuritalia.com).
La disposizione dell'art. 33, comma 5, L. 5 febbraio 1992, n. 104, avvalendosi di una discrezionalità legislativa riconosciuta conforme alla Costituzione (v. Corte cost., 29 luglio 1996, n. 325) ha accordato il beneficio in argomento a chi già "assista con continuità" un parente o un affine entro il terzo grado disabile, e non invece a chi inoltri la domanda di trasferimento per futuri fini di assistenza (T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 14 ottobre 2005, n. 8643, in www.iuritalia.com).
La concessione del beneficio di cui all'art. 33, comma 5, della L. n. 104 del 1992 non può in alcun caso prescindere dal riscontro di una già esistente situazione di assistenza continuativa ovvero dall'attualità dell'assistenza, sicché non può essere concesso ai dipendenti che, non assistendo con continuità un familiare, aspirino al trasferimento proprio al fine di poter instaurare detto rapporto di assistenza continuativa (T.A.R. Lazio, Roma, sez. I quater, 14 ottobre 2005, n. 8639, in www.iuritalia.com; idem Cons. Stato sez. IV, 7 febbraio 2001, n. 898, in Foro It., 2001, III, p. 419; Cass. civ., sez. lav., 20 gennaio 2001, n. 829, in Mass. Giur. It., 2002).
L'istituto di cui all'art. 33, comma 5, L. n. 104 del 1992, in tema di scelta della sede lavorativa più vicina al familiare handicappato assistito, non è l'unico idoneo a tutelare la condizione di bisogno del malato e, comunque, la posizione giuridica di vantaggio ivi prevista non è illimitata, potendo essere fatta valere soltanto «ove possibile». Ne consegue che la norma non configura, in realtà, un diritto soggettivo di precedenza al trasferimento del familiare lavoratore, bensì un semplice interesse legittimo a scegliere la propria sede di servizio ove possibile; sul piano operativo, pertanto, la pretesa del lavoratore che effettivamente assiste con continuità un parente handicappato alla scelta della sede di lavoro deve trovare accoglimento solo se risulta compatibile con le specifiche esigenze funzionali dell'amministrazione di appartenenza (Cons. Stato, sez. IV, 21 febbraio 2005, n. 565, in App. E.23.VI.).
La "assistenza continuativa" al congiunto portatore di handicap cui fa riferimento l'art. 33, comma 5, legge n. 104 del 1992 è quella che può essere prestata dal dipendente pubblico che, al precisato scopo, chiede il trasferimento (e che consiste, in definitiva, nella possibilità di accudire l'infermo al di fuori dell'orario di servizio), non vi è dubbio alcuno che la prestazione, da parte di altri familiari della persona disabile, di analoga attività lavorativa subordinata o di diversa attività di tipo commerciale che comporti comunque il rispetto di orari di lavoro, non possa costituire circostanza atta a soddisfare il requisito della mancanza di altri familiari in grado di assistere la persona portatrice di handicap, richiesto espressamente dal citato art. 33, comma 5, L. n. 104 del 1992 (T.A.R. Emilia-Romagna, Parma, sez. I, 14 febbraio 2005, n. 91, in www.iuritalia.com).
L'art. 33, comma 5, L. n. 104/92 non è applicabile al caso in cui il lavoratore chieda il trasferimento del posto di lavoro nel luogo in cui è domiciliato il familiare bisognoso di cure, quando il rapporto di assistenza non è ancora posto in essere, poiché la norma in esame richiede la continuità del rapporto, e quindi che questo sia già in essere al momento della costituzione del rapporto di lavoro (Trib. Roma, 14 marzo 2003, in Lav. Giur., 2003, p. 1178).
f) Abuso di ufficio.
E' ravvisabile il reato di abuso d'ufficio nel comportamento del Direttore del circolo didattico, che abbia negato il rilascio a un insegnante del permesso previsto dall'art. 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 a favore dei genitori di minori portatori di handicap, ponendo in dubbio la permanenza della patologia, ancor prima di ricevere un parere in merito da parte della Unità sanitaria locale. Nell'affermare tale principio, la Corte ha chiarito che, poggiando la tutela delle persone handicappate su esigenze di celerità e di urgenza, l'imputato avrebbe dovuto concedere il permesso richiesto, riservandosi eventualmente di negarlo, una volta appurato il regresso della patologia (Cass. pen., sez. VI, 7 luglio 2005, n. 36597, in Cass. Pen., 2005).
d) Ricorso.
Il ricorso, avverso un provvedimento di rigetto di una istanza di trasferimento avanzata da un dipendente pubblico ex art. 33, comma 5, della L. n. 104 del 1992, è irricevibile se proposto oltre gli ordinari termini decadenziali (art. 21 L. n. 1034 del 1971), ovvero entro e non oltre 60 giorni dalla notifica o dalla piena conoscenza dell'atto, riconducibile all'esigenza di rapida consolidazione dell'azione amministrativa, esercitata per superiori ragioni di interesse pubblico (T.A.R. Lazio, Roma, sez. I quater, 14 ottobre 2005, n. 8637, in www.iuritalia.com).
h) Giudice competente.
Per le controversie di lavoro relative al pubblico impiego è competente il giudice del luogo in cui il dipendente è stabilmente ed organicamente assegnato, non potendo, invece, influire sull'individuazione del foro competente gli eventuali spostamenti temporanei e contingenti, come appunto il distacco o l'applicazione temporanea, presso uffici diversi da quello di ordinaria assegnazione (Trib. Roma, 11 dicembre 2003, in Lav.Giur., 2004, p. 407).
Ai sensi dell'art. 45, comma 17, D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, la data del 30 giugno 1998 deve essere presa in considerazione, ai fini dell'individuazione del giudice competente, non come parametro correlato all'adozione del provvedimento lesivo, bensì come elemento da ricollegare alla "questione controversa"; pertanto, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo a conoscere della controversia relativa all'impugnativa di un provvedimento di diniego di domanda di trasferimento prodotta ai sensi dell'art. 33 L. 5 febbraio 1992, n. 104, pur adottato in data successiva alla modifica intervenuta in materia di giurisdizione sulle controversie di lavoro dei pubblici dipendenti, atteso che la questione del trasferimento risulta nella specie posta dall'interessato in epoca antecedente il 30 giugno 1998 (T.A.R. Sardegna, 17 novembre 1999, n. 1369, in Ragiusan, 2000, n. 198, p. 319).
Modalità indennizzo dei permessi per lavoratori disabili e soggetti erogatori.
L’iscrizione alla gestione previdenziale INPS rileva al solo fine delle prestazioni previdenziali dovute dall’Istituto e non anche delle prestazioni assistenziali; invero, il personale dipendente dei collegi e ordini professionali, attesa la natura pubblica dell’ente datore di lavoro, non è più assicurato presso l’INPS per le prestazioni economiche di maternità e, pertanto, nessuna prestazione assistenziale è dovuta dall’Istituto Previdenziale in questione (Interpello 8 gennaio 2007).
Assistenza a familiare con handicap non convivente.
Per attestare l’impossibilità della persona ultrasettantenne di prestare assistenza al soggetto con handicap, non solo può prescindersi dalla complessa procedura di valutazione medico legale di cui alla L. n. 104/1992, ma è altresì sufficiente dimostrare che la persona anziana anzidetta sia affetta da “una qualsiasi invalidità comunque riconosciuta” (Interpello 10 ottobre 2006).
Personale navigante e fruizione dei permessi.
Visto che il personale navigante dispone di facilitazioni illimitate sui voli nazionali che consentono loro di far ritorno presso la propria abitazione e che con circa un’ora di volo è possibile raggiungere qualsiasi località nazionale, ciò configurerebbe una lesione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione escludere il personale navigante dalla fruizione dei permessi previsti dall’art. 33 L. 104/1992 (Interpello 10 ottobre 2006).
Permessi nel caso di più persona da assistere.
Quando le persone da assistere siano più di una, debbano essere riconosciuti, pure allo stesso lavoratore, una pluralità di permessi"; "il cumulo dei benefici non potrà essere riconosciuto quando altre persone possano fornire l'assistenza o quando lo stesso lavoratore possa, per la natura dell'handicap, sopperire congiuntamente alle necessità assistenziali nel corso dello stesso periodo. Quando invece la presenza del lavoratore sia disgiuntamente necessaria per l’assistenza di più persone con handicap, il cumulo dei permessi deve ritenersi garantito dalla citata norma (Interpello 28 agosto 2006).
1. Con decreto del Ministro della sanità da emanare, sentito il Consiglio sanitario nazionale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nella revisione e ridefinizione del nomenclatore-tariffario delle protesi di cui al terzo comma dell'art. 26 L. 23 dicembre 1978, n. 833, vengono inseriti apparecchi e attrezzature elettronici e altri ausili tecnici che permettano di compensare le difficoltà delle persone con handicap fisico o sensoriale.
1. Nel caso di ricovero di una persona handicappata di minore età presso un istituto anche a carattere sanitario, pubblico o privato, ove dall'istituto sia segnalato l'abbandono del minore, si applicano le norme di cui alla L. 4 maggio 1983, n. 184.
1. Per i reati di cui agli artt. 519, 520, 521, 522, 523, 527 e 628 c.p., nonché per i delitti non colposi contro la persona, di cui al titolo XII del libro II del codice penale, e per i reati di cui alla L. 20 febbraio 1958, n. 75, qualora l'offeso sia una persona handicappata la pena è aumentata da un terzo alla metà.
nell'ambito delle proprie competenze, disciplinano con proprio decreto le modalità di tutela della persona handicappata, in relazione alle sue esigenze terapeutiche e di comunicazione, all'interno dei locali di sicurezza, nel corso dei procedimenti giudiziari penali e nei luoghi di custodia preventiva e di espiazione della pena.
1. Per fornire i servizi di cui alla presente legge i comuni, anche consorziati tra loro, le loro unioni, le comunità montane e le unità sanitarie locali per la parte di loro competenza, si avvalgono delle strutture e dei servizi di cui all'art. 26 L. 23 dicembre 1978, n. 833. Possono inoltre avvalersi dell'opera di associazioni riconosciute e non riconosciute, di istituzioni private di assistenza non aventi scopo di lucro e di cooperative, sempreché siano idonee per i livelli delle prestazioni, per la qualificazione del personale e per l'efficienza organizzativa ed operativa, mediante la conclusione di apposite convenzioni.
2. I comuni, anche consorziati tra loro, le loro unioni, le comunità montane, rilevata la presenza di associazioni in favore di persone handicappate, che intendano costituire cooperative di servizi o comunità-alloggio o centri socioriabilitativi senza fini di lucro, possono erogare contributi che consentano di realizzare tali iniziative per i fini previsti dal comma 1, lett. h), i) e l) dell'art. 8, previo controllo dell'adeguatezza dei progetti e delle iniziative, in rapporto alle necessità dei soggetti ospiti, secondo i principi della presente legge.
1. Le regioni possono provvedere, nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio, ad interventi sociali, educativo formativi e riabilitativi nell'ambito del piano sanitario nazionale, di cui all'art. 53 L. 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni, e della programmazione regionale dei servizi sanitari, sociali e formativo-culturali.
organizzazioni del privato sociale presenti sul territorio, nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio :
b) a definire, mediante gli accordi di programma di cui all'art. 27 Legge 8 giugno 1990, n. 142, le modalità di coordinamento e di integrazione dei servizi e delle prestazioni individuali di cui alla presente legge con gli altri servizi sociali, sanitari, educativi, anche d'intesa con gli organi periferici dell'Amministrazione della pubblica istruzione e con le strutture prescolastiche o scolastiche e di formazione professionale, anche per la messa a disposizione di attrezzature, operatori o specialisti necessari all'attività di prevenzione, diagnosi e riabilitazione eventualmente svolta al loro interno;
d) a promuovere, tramite le convenzioni con gli enti di cui all'art. 38, le attività di ricerca e di sperimentazione di nuove tecnologie di apprendimento e di riabilitazione, nonché la produzione di sussidi didattici e tecnici;
f) a disciplinare le modalità del controllo periodico degli interventi di inserimento ed integrazione sociale di cui all'art. 5, per verificarne la rispondenza all'effettiva situazione di bisogno;
h) ad effettuare controlli periodici sulle aziende beneficiarie degli incentivi e dei contributi di cui all'art. 18, comma 6, per garantire la loro effettiva finalizzazione all'integrazione lavorativa delle persone handicappate;
l-bis) a programmare interventi di sostegno alla persona e familiare come prestazioni integrative degli interventi realizzati dagli enti locali a favore delle persone con handicap di particolare gravità, di cui all'art. 3, comma 3, mediante forme di assistenza domiciliare e di aiuto personale, anche della durata di 24 ore, provvedendo alla realizzazione dei servizi di cui all'art. 9, all’istituzione di servizi di accoglienza per periodi brevi e di emergenza, tenuto conto di quanto disposto dagli artt. 8, comma 1, lett. i), e 10, comma 1, e al rimborso parziale delle spese documentate di
assistenza nell'ambito di programmi previamente concordati ;
l-ter) a disciplinare, allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell'autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita, non superabili mediante ausili tecnici, le modalità di realizzazione di programmi di aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati per i soggetti che ne facciano richiesta, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia .
1. I comuni, anche consorziati tra loro, le loro unioni, le comunità montane e le unità sanitarie locali qualora le leggi regionali attribuiscano loro la competenza, attuano gli interventi sociali e sanitari previsti dalla presente legge nel quadro della normativa regionale, mediante gli accordi di programma di cui all'art. 27 L. 8 giugno 1990, n. 142, dando priorità agli interventi di riqualificazione, di riordinamento e di potenziamento dei servizi esistenti.
2. Gli statuti comunali di cui all'art. 4 L. n. 142 del 1990 disciplinano le modalità del coordinamento degli interventi di cui al comma 1 con i servizi sociali, sanitari, educativi e di tempo libero operanti nell'ambito territoriale e l'organizzazione di un servizio di segreteria per i rapporti con gli utenti, da realizzarsi anche nelle forme del decentramento previste dallo statuto stesso.
L'art. 40, 1° comma, L. 5 febbraio 1992, n. 104, nell'enunciare il criterio della priorità degli interventi di riqualificazione degli handicappati e di riordino e potenziamento dei servizi esistenti, costituisce un principio generale, che si impone a tutti gli enti competenti ad intervenire a favore degli handicappati, comprese le regioni; pertanto, il cit. art. 40, 1° comma non è in contrasto con gli artt. 117 e 118 cost. (Corte cost., 29 ottobre 1992, n. 406, in Cons. Stato, 1992, II, p. 1425).
41. Competenze del Ministro per gli affari sociali e costituzione del Comitato nazionale per le politiche dell'handicap.
a) tre assessori scelti tra gli assessori regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano designati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome ai sensi dell'art. 4 D. Lgs. 16 dicembre 1989, n. 418;
c) cinque esperti scelti fra i membri degli enti e delle associazioni in possesso dei requisiti di cui agli artt. 1 e 2 L. 19 novembre 1987, n. 476, che svolgano attività di promozione e tutela delle persone handicappate e delle loro famiglie;
41bis . Conferenza nazionale sulle politiche dell'handicap.
Il Ministro per la solidarietà sociale, sentita la Conferenza unificata di cui all'art. 8 D. Lgs. 28 agosto 1997, n. 281, promuove indagini statistiche e conoscitive sull'handicap e convoca ogni tre anni una conferenza nazionale sulle politiche dell'handicap alla quale invita soggetti pubblici, privati e dei privato sociale che esplicano la loro attività nel campo dell'assistenza e della integrazione sociale delle persone handicappate. Le conclusioni di tale conferenza sono trasmesse al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione vigente.
41-ter . Progetti sperimentali.
ripartizione dei fondi stanziati per il finanziamento dei progetti di cui al presente articolo.
dell'handicap di cui all'art. 41, alla ripartizione annuale del Fondo tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in proporzione al numero degli abitanti.
3. A partire dal terzo anno di applicazione della presente legge, il criterio della proporzionalità di cui al comma 2 può essere integrato da altri criteri, approvati dal Comitato di cui all'art. 41, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di cui all'art. 12 L. 23 agosto 1988, n. 400, con riferimento a situazioni di particolare concentrazione di persone handicappate e di servizi di alta specializzazione, nonché a situazioni di grave arretratezza di alcune aree.
organiche del personale della scuola di ogni ordine e grado oltre i limiti consentiti dalle disponibilità finanziarie all'uopo preordinate dal comma 6, lett. h).
a) lire 2 miliardi e 300 milioni per l'integrazione delle commissioni di cui all'art. 4;
b) lire 1 miliardo per il finanziamento del soggiorno all'estero per cure nei casi previsti dall'art. 11;
c) lire 4 miliardi per il potenziamento dei servizi di istruzione dei minori ricoverati di cui all'art. 12;
d) lire 8 miliardi per le attrezzature per le scuole di cui all'art. 13, comma 1, lett. b);
e) lire 2 miliardi per le attrezzature per le università di cui all'art: 13, comma 1, lett. b);
f) lire 1 miliardo e 600 milioni per l'attribuzione di incarichi a interpreti per studenti non udenti nelle università di cui all'art. 13, comma 1, lett. d);
g) lire 4 miliardi per l'avvio della sperimentazione di cui all'art. 13, comma 1, lett. e);
h) lire 19 miliardi per l'anno 1992 e lire 38 miliardi per l'anno 1993 per l'assunzione di personale docente di sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado prevista dall'art 13, comma 4;
i) lire 4 miliardi e 538 milioni per la formazione del personale docente prevista dall'art. 14;
l) lire 2 miliardi per gli oneri di funzionamento dei gruppi di lavoro di cui all'art. 15;
m) lire 5 miliardi per i contributi ai progetti per l'accesso ai servizi radiotelevisivi e telefonici previsti all'art. 25;
n) lire 4 miliardi per un contributo del 20% per la modifica degli strumenti di guida ai sensi dell'art. 27, comma 1;
o) lire 20 miliardi per ciascuno degli anni 1992 e 1993 per le agevolazioni per i genitori che lavorano, previste dall'art. 33;
7. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, pari a lire 120 miliardi per l'anno 1992 e a lire 150 miliardi a decorrere dall'anno 1993, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1992-1994, al capitolo 6856 dello stato di previsioni e del Ministero del tesoro per il 1992, all'uopo utilizzando l'accantonamento "Provvedimenti in favore di portatori di handicap".
L'art. 230 del testo unico approvato con R.D. 5 febbraio 1928, n. 577, l'art. 415 del regolamento approvato con R.D. 26 aprile 1928, n. 1297, ed i commi secondo e terzo dell'art.28, della L. 30 marzo 1971, n. 118, sono abrogati.

References: art. 1
 art. 4
 sentenza 
 art. 19
 Cass. 
 sentenza 
in fine
 art. 7
 art. 33
 art. 33
 Cass. 
 Cass. 
 art. 33
 Cass. 
 art. 33
 art. 40