Source: https://issuu.com/gianniorso/docs/apimondia_n._10
Timestamp: 2017-01-17 01:51:01+00:00

Document:
Apimondia n. 10 2012 by Gianni Orso - issuu
Supplemento al n. 10-2012 di Mondo Agricolo – Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 - (Conv. in L. n. 46 del 27/02/04), Art. 1, comma 1 – Aut. n. C/RM/18/2012 - DCB Roma
ISSN 2280-8930
numero 10 • 2012
PER L'APE
Mondo Agricolo • Supplemento di ApiCultura
abbiamo una passione per l’Ape
• adesioni Soci e segnalazioni di nuovi Apicoltori
• abbonamenti alle riviste di Apicoltura a condizioni agevolate per i Soci
• attivazione e rinnovi Polizza Assicurativa Alveari
• quesiti di carattere tecnico, legislativo, legale, previdenziale, fiscale
• ordini del Sigillo "FAI Miele Italiano” a condizioni agevolate per i Soci
• ordini di libri a condizioni agevolate per i Soci
• organizzazione convegni, fiere e altri eventi apistici
• viaggi di studio di interesse apistico
Restate sempre in contatto con noi!
FAI Indirizzo postale:
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iscritto come “Associato Singolo” per l’anno...............................
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euro 32,00 – Associato Ordinario (comprensivi della Rivista Apimondia Italia)
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API&Editoriale
POSSIAMO PROVARE, UNA VOLTA
TANTO, A GUARDARE OLTRE IL
NOSTRO APIARIO (O NASO)?
UN’APICOLTURA CHE VEDA
AFFIANCATI E NON CONTRAPPOSTI?
ECCO LE RAGIONI DI UNO STORICO
CONFLITTO E LE MOTIVAZIONI CHE
DEBBONO INDURCI A SUPERARLO
onciliare l’impossibile? Non è
detto. E’ guardando la storia che
ancora una volta possiamo trovare indicazioni utili a scegliere la strada che ci porta
del indicarci la strada Magro bilancio,
quello della produzione di miele nell’anno
di grazia 2012. L’alveare Italia ha prodotto
poco più della metà di quanto ci si attende
nelle annate ordinarie. Un pessimo risultato, che va a cumularsi con i già pesanti
problemi del comparto apistico nazionale.
La produzione italiana è crollata del 5060% rispetto all’anno precedente e la colpa
è riconducibile alle avverse condizioni
meteorologiche che hanno accompagnato
Mondo Agricolo – Apimondia Italia – n. 10 • 2012
una primavera piovosa, un’estate con temperature superiori alla media e assenza di
pioggia quando non addirittura siccità.
Nel fare un bilancio di larga massima,
nonostante le difficoltà, si registrano
comunque risultati discreti per le produzioni di millefiori, agrumi, castagno,
tiglio, sulla e melata. Il miele di eucalipto,
invece, è già diventato un ricordo. Lazio e
Sardegna, tanto per parlare delle zone più
vocate alla produzione di questo monoflora, non hanno offerto raccolti su questa
essenza ormai ampiamente colpita dalla
“psilla”, parassita che si spera di poter
contrastare grazie ad un antagonista naturale.
La lotta, in ogni caso, appare improba se si
pensa che nel Lazio i Servizi Fitosanitari
Regionali hanno individuato, proprio in
questi giorni, un altro parassita dell’eucalipto: Thaumastocoris peregrinus arriva
dall’Australia e ha già dimostrato tutta la
sua pericolosità. Non si conoscono antagonisti naturali di questo insetto debellabile solo con iniezioni di neonicotinoidi
nel tronco delle piante. Come dire, al
danno per gli apicoltori ora anche la beffa!
Restando alle produzioni in drastica riduzione c’è soprattutto l’acacia. Se n’è fatta
poca, troppo poca per le esigenze del mercato nazionale e quella che circola è di
colore scuro. E’ un caso esemplare se lo
confrontiamo con le
escursioni del prezzo
conseguenti la mancata produzione: si
parla già, tra gli
addetti del comparto
“confezionatori”, di
quotazioni superiori
ai 6,00 euro/kg, che
equivalgono al prezzo al dettaglio di tre
Uscendo fuori dai confini nazionali, non guasta
dare uno sguardo alla situazione produttiva nel
La situazione non è diversa nel resto del Sud
America dove i fattori climatici sono stati altrettanto avversi che a casa nostra. Solo il Brasile sembra
essere un’eccezione: cresce la sua capacità produttiva e gli scambi stanno diventando importanti
soprattutto per il miele biologico che si riversa per
gran parte in Europa. Grande capacità produttiva,
inoltre, sembra essere sostenuta anche dal Messico.
La Cina (per fortuna diciamo noi!) non sembra da
meno in questo quadro poco consolante: i fattori
climatici hanno influenzato negativamente le produzioni e pesa, inoltre, la mega frode che lo scorso
anno era stata scoperta negli Stati Uniti d’America
su enormi partite di prodotto cinese adulterato, a
base di sciroppi zuccherini di riso e di mais. Un
rischio che nel 2012 sembra ancora essere in
Ciò che è chiaro, dunque, è che questo sarà un
anno con scarsa disponibilità di miele su tutto il
mercato internazionale e che il nostro comparto
produttivo, a livello globale, è sotto l’influenza di
modelli climatici sempre più problematici che
vanno ad aggiungersi alle difficili condizioni di
salute delle api e alla crisi finanziaria e del debito
Quando si produce meno miele, infine, c’è sempre
una conseguenza che riguarda il peso crescente dei
costi di alimentazione degli alveari: la nutrizione di
soccorso costerà il doppio degli altri anni e molti
saranno gli apicoltori che dovranno fare i conti con
questa imprevista voce di bilancio aziendale.
Cosa va bene allora? Che i consumi sono crescenti
e che il miele italiano cerca e trova nuovi spazi sui
mercati internazionali, dove gli scambi raddoppiano e i prezzi spuntati sono più remunerativi che sul
API&Sommario
API&LETTERE
API&MALATTIE
Un Regolamento starato
di Raffaele Cirone
di Riccardo Terriaca
API&SANITÀ
Le nuove regole per l’apicoltura
Supplemento al numero 10-2012
di Mondo Agricolo – Anno LXIII
di Franco Mutinelli
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Occasionale, ma in regola!
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Gabriele Fortino, Giacomo Prina, Mauro Benedetti, Lionella
Mandelli, Etienne Bruneau, Fabrizio Piacentini, Abeille &
Cie, CARI – Centro di Ricerche Apistiche e d’Informazione
(Belgio), Cooperativa Apicoltori Sammarinese, National
Honey Board (USA), Hobbybirra.info, Francesco Caboni, Comune di Lazise sul Garda (VR), Marisa Campagnari, Filomena Maio, Giuseppe Morosin, Stefano Dal Colle, Barbara
Fabi, David Todhunter, Francesca Del Vecchio, Tiziano Mellarini, Filoteo Di Sandro, Giovanni Francesco Visco, Claudio
Porrini, Giovanna Cuomo, Riccardo Terriaca, Christian Pilotti,
Carlo Ballabio, Olivier Belval, Bertand Auzeral, Damiano
Lucia, Marco Miscia.
21-22 API
30-32 API
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L.R. 19 novembre 2012, n. 33
Marche: Disposizioni in Materia di Apicoltura
Splendidwallpaper.com (foto di copertina); Fototeca ARAL (pag. 4); Giuseppe Marinaro
(pag. 8 – sx); Andrea Mengassini (pag. 8 – dx); Agriculture and Agri-Food-Canada (pag.
9 – basso); Habitataid.co.uk (pag. 9 – alto); © Deklofenak - Fotolia.com (pag. 16); ©
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27, 28, 29); Apicoltura Fasoli (pag. 30); Apicoltura Rondinella (pag. 31); Paolo Penna
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Ognibene (pag. 36 – alto); Archivio Giunta Provinciale di Trento (pag. 36 – basso);
Christian Pilotti (pag. 37 – alto); Fototeca FAI (pag. 37 – basso).
Cos’è APIMONDIA Italia
Non solo timo…
di Vincenzo Stampa
API&VIAGGI
di Barbara Fabi
API&ATTUALITÀ
Per una convenzione internazionale, le api regine
quest’anno sono marcate di colore GIALLO.
APIMONDIA Italia è il supplemento di ApiCultura al mensile Mondo Agricolo e
viene spedito in abbonamento postale. Ha cadenza mensile e viene stampato
in 10 numeri l’anno.
APIMONDIA Italia, realizzato in collaborazione con la FAI – Federazione
Apicoltori Italiani, si occupa di apicoltura italiana e internazionale e pubblica,
in esclusiva per l’Italia, i comunicati ufficiali dell’APIMONDIA – Federazione
Internazionale delle Associazioni degli Apicoltori.
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I numeri arretrati sono gratuiti (fino ad esaurimento scorte) e possono essere
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Italia 2,00 Euro
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per richiedere il listino prezzi ed eventuali preventivi di spesa.
redazione@apimondia.it – Fax 06 6852287
SULL’ACIDO CITRICO
REGIME DI ESONERO, MA IL
REDDITO VA DICHIARATO
Avrei alcuni interrogativi sull’articolo a firma di Francesco Mussi e Luciano Crocini. Più precisamente,
vorrei capire se l’acido citrico può essere miscelato a
miele, glucosio e acqua e in quale percentuale. Durante il nutrimento, inoltre, è possibile fare anche trattamenti come ad esempio l’acido ossalico gocciolato?
In merito all'articolo di Filomena Maio, pubblicato sul
n. 9-2012 di APIMONDIA Italia, volevo aggiungere
un quesito fiscale, credo di interesse comune. Sono un
dipendente di un Istituto di Credito che per passione
conduce un apiario composto da 25 alveari regolarmente denunciati. La produzione del miele che eccede
l'autoconsumo viene acquistata da una pasticceria
che mi rilascia autofattura. La domanda è: oltre ad attivare una Partita Iva e dichiarare di essere in regime
di esonero (non supero il volume d’affari di 7000
euro), come debbo regolarmi per la dichiarazione
dei redditi? Le autofatture debbono essere dichiarate
nel mio 730? Inoltre, un negozio di prodotti caseari
può acquistare/vendere il mio miele? E quali sono le
procedure fiscali? Aggiungo che non sono proprietario di nessun terreno agricolo e che i miei alveari sono
ospitati gratuitamente in una azienda agricola. Infine,
effettuo la smielatura seguendo la determina della
Regione Lazio (locale adibito temporaneamente a
sala smielatura).
Fortunato Pedà,
8 Abbiamo chiesto agli Autori dell’articolo di chiarire i suoi dubbi. Ecco la
loro opinione in merito: “Lo sciroppo si
può preparare in vari modi e anche
quello composto da miele-glucosioacqua è perfettamente compatibile con
l’acido citrico impiegato nella nostra
prova sul campo. Abbiamo
sperimentato varie concentrazioni di
acido citrico negli sciroppi (dalla
minima del 5‰ alla massima del 5%).
L'esperienza ci ha convinti che la
concentrazione ottimale è intorno al
2%; concentrazioni più elevate, mentre
non comportano maggiore efficacia antivarroa, risultano dannose in quanto
più si elevano tanto più si causa stress
per le api. Come specificato nella
relazione, noi non abbiamo mai fatto
altri trattamenti durante le
somministrazioni di acido citrico. A distanza di alcuni mesi dall'inizio della
prova in campo abbiamo trattato con
acido ossalico “spruzzato” per due volte,
ma solo come “controprova” circa la
persistenza o meno di varroe. Affinché
questa verifica fosse la più attendibile
possibile, l'abbiamo eseguita su
famiglia precedentemente “orfanizzata”
e dopo aver constatato la completa
assenza di covata.”.
SULL’ETICHETTA QR
Ho letto con interesse l'articolo sul codice QR pubblicato sull'ultimo numero di Apimondia Italia ma, essendo una utilizzatrice nonché sostenitrice di questo
rivoluzionario strumento, mi permetto di integrare
un'informazione data e che a mio avviso è incompleta. C'è un punto in cui viene scritto che "basta
avere un telefonino, attivarne la telecamera incorporata e passarlo sull'etichetta del prodotto presente sul
mercato per avere una serie di importanti informazioni"; non è semplicemente così; il telefonino deve
avere una connessione internet perché spesso l'informazione del codice si allaccia direttamente al sito web
della ditta produttrice oppure contiene informazioni
dinamiche e cioè in continuo aggiornamento. Poi, per
leggere l'informazione contenuta nel codice basta sì
puntare l'obiettivo sul quadrato magico, ma non
prima di aver installato una applicazione in grado di
decriptarla. Negli store(s) che sono sugli smartphone,
sono a disposizione degli utenti numerose applicazioni
gratuite che si scaricano e installano in un attimo.
Scusate se mi sono permessa, ma mi è parsa doverosa la precisazione.
Maria Franca Lazzeretti,
8 Ringraziamo la nostra lettrice
“smart”e siamo sicuri che la sua
precisazione sarà particolarmente
apprezzata da tutti quegli apicoltori che
hanno mostrato interesse per l’articolo
in questione e si stanno attivando per
sfruttare al meglio il codice QR.
Luigi Trivellini,
In relazione al quesito posto si evidenzia che bene ha fatto il lettore ad
aprire apposita P.IVA per lo svolgimento
dell'attività di apicoltore, adempiendo,
così in modo corretto alla normativa
Iva che impone la denuncia di
un'attività imprenditoriale. Ai fini dei
redditi, tuttavia, diventa fondamentale
la precisazione fatta in ordine alla mancata disponibilità dei terreni in quanto
ciò comporta la necessaria denuncia del
corrispettivo incassato con le
autofatture, in quanto trattasi di reddito
diverso. In ordine al secondo punto non
si comprende bene il significato del quesito, posto che, ai fini del lettore, risulta
ininfluente la natura dell'acquirente
(negozio che vende prodotti caseari).
NEI MIEI ALVEARI MENO
VARROE GRAZIE AL LIMONE
Ho conosciuto la vostra Rivista seguendo un corso di
apicoltura. Molto interessante l'articolo pubblicato
sul n. 5-2012, riguardante la dieta al limone per contrastare lo sviluppo della varroa che ero già uso som-
ministrare, da mesi, alle api.Vi segnalo, a tal proposito, che ho effettivamente riscontrato una sensibile
riduzione del numero di varroe presenti nei miei alveari. Ora non mi resta che sperar bene per il futuro.
Fabrizio Olla,
Riportiamo questa segnalazione
del nostro collega apicoltore sardo a titolo esemplificativo: analoga e
ottimistica è la percezione di coloro che
hanno messo in pratica la dieta a base
di limone come possibile mezzo di contrasto nei confronti della varroa. E’ necessario, tuttavia, che sull’argomento si
pronuncino anche i ricercatori,
affinché dalle esperienze in campo si
possa presto passare alla messa a
punto di una vera e propria buona pratica apistica che aiuti le api a
raggiungere una condizione di
benessere stabile e ripetibile ovunque.
DA APICOLTORE HOBBISTA
Vi contatto per avere informazioni su come fare l'apicoltore da semplice hobbista e quali obblighi ci
siano a livello legislativo. Vorrei anche sapere quali
sono le agevolazioni cui posso far ricorso nel caso in
cui volessi poi trasformare il mio hobby in una vera
e propria azienda professionale.
(www.faicalabria.org) che saprà di
certo supportare il tuo corretto ingresso
Alessio De Brasi,
L’ISCRIZIONE ALLA CCIAA
8 Legalmente la figura di apicoltore
hobbysta non esiste. Il nostro settore è
disciplinato dalla legge n. 313/2004
secondo la quale è apicoltore chiunque
detiene e conduce alveari. L'attività,
questo sì, può essere finalizzata inizialmente all'autoconsumo e,
successivamente, al mercato e quindi
ottenuti. In ogni caso l'Apicoltore ha
sempre l'obbligo di dichiarare il
possesso degli alveari ai competenti Servizi Veterinari dell’Autorità sanitaria. I
finanziamenti, per la gran parte di provenienza europea e nazionale, vengono
gestiti nell’ambito degli Assessorati
Regionali all'Agricoltura che emanano
appositi bandi di spesa. E’ bene,
dunque, in questa tua fase di esordio,
far riferimento all’Associazione
Apicoltori di zona. Ti suggeriamo, per
questo, di rivolgerti a FAI Calabria, Via
Cardinal Tripepi 7 – Reggio Calabria
Vorrei avere un vostro parere circa l’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio per quegli apicoltori che, come me, esercitano l’attività in Regime di
Esonero. Finora tutti coloro ai quali mi sono rivolto mi
hanno confermato che tale adempimento è assolutamente necessario.
Enzo Della Volta,
Le confermiamo che ai sensi della
legge n. 77 del 1997 sono esonerati dall'iscrizione gli imprenditori agricoli che
rientrano nei limiti previsti per il regime
di esonero degli adempimenti IVA e cioè
nel volume d'affari non superiore a
7.000 Euro. L’equivoco, circa l’obbligatorietà per tale adempimento, deriva dal
successivo d.lgs. n. 228 del 2001, che
prevede l’obbligo di iscrizione al registro
delle imprese anche per coloro che vendono al dettaglio i prodotti della propria
(A TEMPO PIENO!)
Sono un apicoltore professionale esperto. Ho lavorato
in questo settore per 24 anni (con Apis cerana e Mellifera), collaborando con organismi nazionali e internazionali in Europa e in Asia. Sto cercando un lavoro
in apicoltura in Italia e posso occuparmi di gestione
apiario, allevamento regine, lavorazione cera, formazione per apicoltori e tecnici apistici, estrazione e confezionamento miele, nomadismo e servizi d'impollinazione. Ho buone abilità informatiche, sono in grado
di fare lavori pesanti in apiario e parlo inglese e italiano (a livello principiante). Mi potete contattare
via posta elettronica (santapanbarua@yahoo.com)
per richiedere il curriculum vitae ed eventuali ulteriori
Santapan Barua,
Facendo un riepilogo
delle norme di Polizia
Veterinaria e delle
applicabili al campo
apistico, ci si accorge
subito che qualcosa
non funziona. Non è
provvedimento, ormai
dall’evoluzione stessa
apistica. Si tratta di
ritarare un
meccanismo di cui c’è
sicuro bisogno,
rimettendo l’ora al
tempo in cui viviamo e
non a quello in cui fu
l Regolamento di Polizia Veterinaria (RPV),
approvato con DPR dell’8/2/1954, n. 320,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 142
del 24 giugno 1954, definisce le norme applicative in materia di polizia veterinaria dei concetti
espressi nel Testo Unico delle Leggi Sanitarie –
Regio Decreto del 27/07/1934, n. 1265
(T.U.L.L.S.S.).
Il Regolamento si divide in tre parti. La prima
comprende le norme generali, la seconda elenca
le procedure speciali da seguire in caso di specifiche malattie infettive e l’ultima (la terza),
contiene le disposizioni generali e finali, comprese
le sanzioni per i trasgressori.
In materia apistica il RPV identifica le patologie
di carattere infettivo ed infestivo (Art. 1, in particolare peste europea, peste americana,
nosemiasi, acariasi e varroasi) che prevedono
l’obbligo di denuncia (Art. 2, al Sindaco competente, per iscritto o verbalmente) ed i relativi
obblighi in carico, tra gli altri, ai proprietari e/o
detentori a qualsiasi titolo degli alveari (Artt. 3 e
4, ad esempio, non spostare gli alveari malati o
sospettati di avere la malattia).
Gli Artt. 154, 155, 156, 157 e 158, invece, stabiliscono le procedure che vanno adottate dalle
Autorità competenti a seguito delle denunce, per
il contenimento territoriale dell’infestazione ed il
risanamento degli apiari colpiti (sostanzialmente
la distruzione degli alveari infetti).
Successivamente, un’Ordinanza Ministeriale ed
una serie di note emesse dalla Direzione Generale della Sanità Animale e del Farmaco
Veterinario, hanno, di volta in volta, esplicitato che
la Varroasi è infestazione diffusa soggetta a
denuncia ed a relative norme di tutela, ma che
può essere curata con “opportuni trattamenti
disinfestanti”, quindi senza obbligo di distruzione
(OM 17 febbraio 1995). Così come che il Nosema
ceranae non rientra nel campo di applicazione
dell’art. 1 del RPV e che per il Nosema apis le
misure previste dal RPV sono da applicarsi solo
in caso di “nosemiasi clinicamente manifesta”
(nota 0017114-P-01/10/2011).
La stessa nota, infine, chiarisce anche che la sola
presenza di spore di Penibacillus larvae – respon-
sabile della peste americana – non equivale alla presenza della
malattia: ragion per cui, pur confermando l’obbligo di denuncia
(?!?!? – se scientificamente la presenza della sola spora non è sufficiente a diagnosticare la malattia non ci dovrebbero essere
nemmeno i presupposti per la denuncia), le misure di distruzione
di cui all’art. 155 del RPV vanno applicate solo nei confronti delle
famiglie di api che manifestano clinicamente la malattia.
E’ di tutta evidenza che il RPV dovrebbe essere “attualizzato” in considerazione dell’evoluzione che c’è stata in materia di patologia
apistica dal 1954 ad oggi.
Innanzitutto una riflessione andrebbe fatta sulla Varroasi. E’ davvero anacronistico lasciare l’obbligo di denuncia per la Varroasi e
davvero non è sufficiente il contenuto dell’OM del 1995 che si
limita ad autorizzare la terapia come alternativa alla distruzione. Su
questo punto appare superfluo soffermarsi ulteriormente. La questione è talmente chiara che…
Analoga riflessione andrebbe fatta anche per la peste americana e
per la nosemiasi (per quest’ultima, soprattutto e limitatamente ad
alcuni ambienti che sono più predisposti alla sua diffusione); se è
vero, come è vero, che “oggettive, qualificate ed indipendenti” evidenze scientifiche hanno esplicitamente dimostrato che il solo rilievo
analitico delle spore del bacillo – per la peste – e del protozoo –
per il Nosema apis – non giustificano l’applicazione delle misure di
cui agli artt. 155 e seguenti del RPV, se non sono accompagnati da
evidenti manifestazioni cliniche delle relative patologie, forse
sarebbe più coerente eliminare anche l’obbligo di denuncia per la
sola presenza analitica degli agenti infettivi. A noi appare scontato.
Nel rapporto tra apicoltori e veterinari, un altro argomento che, allo
stato attuale, provoca spesso incertezze ed equivoci è la registrazione delle aziende apistiche presso i Servizi Veterinari.
Ora, al di là di alcune norme regionali che regolano la materia
localmente, in campo nazionale, in attesa del Manuale Operativo
di cui all’art. 5 del Decreto del Ministero della Salute del 4 dicembre 2009 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 93 del
22/04/2010) che deve stabilire le procedure operative di attuazione dell’anagrafe apistica nazionale (che doveva essere emanato
entro novanta giorni dalla pubblicazione del Decreto e invece sembra addirittura scomparso) le aziende apistiche non trovano
allocazione normativa di riferimento per giustificare la loro registrazione.
La normativa di riferimento, infatti, cioè il Decreto del Presidente
della Repubblica 30 aprile 1996, n. 317 – Regolamento recante
norme per l’attuazione della direttiva 92/102/CEE relativa all’identificazione e alla registrazione degli animali (pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 138 del 14/06/1996) nel prevedere, all’Art. 2
l’elenco delle aziende che detengono animali, conservato presso il
Servizio veterinario della Unità sanitaria locale competente, all’Art.
1, punto 5, lettera a) definisce, ai sensi della normativa de qua,
come ”animale” solo “quelli appartenenti alle specie bovina, bufalina, ovina, caprina e suina” non ricomprendendo, dunque, le api o,
meglio ancora, gli alveari. Dunque ad oggi gli apicoltori si devono
affidare “al buon cuore” di qualche veterinario particolarmente
attento alle reali esigenze del mondo produttivo che è chiamato a
controllare che, in “deroga” alle normative vigenti, pur non essendo
obbligato, rilascia lo stesso il codice alfanumerico anche all’azienda
apistica che ne fa istanza.
L’assenza di tale codice, infatti, penalizza fortemente l’azienda apistica che non potrebbe richiedere i “certificati di provenienza e
destinazione degli alveari” (il famoso modello IV di cui al Decreto
del Ministero della Salute del 16 maggio 2007 – Modifica dell’allegato IV del decreto del Presidente della repubblica del 30 aprile
1996, n. 317 “Regolamento recante norme per l’attuazione della
direttiva 92/102/CEE, relativa all’identificazione e alla registrazione
degli animali”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del
28/06/2007), sempre più richiesti nella compravendita degli sciami
(soprattutto quando la compravendita è agevolata da finanziamenti) o nel trasferimento degli alveari per nomadismo (il modello
IV può attestare, tra l’altro, che gli alveari provengono da zone non
soggette a misure restrittive di Polizia veterinaria).
Ma non sarebbe il caso, a questo punto, di emanare il benedetto e
tanto invocato Manuale Operativo dell’Anagrafe Apistica Nazionale
in modo da eliminare un ulteriore ostacolo alla costruzione di un
costruttivo invece che tormentato rapporto tra Apicoltori e Veterinari?
Magari la FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani),
ultimamente particolarmente attenta al mondo delle api, non
potrebbe aiutarci in questa impresa?
Insomma come è palese non è sempre e solo colpa dei pregiudizi
degli Apicoltori se il rapporto con il mondo dei Veterinari soffre a
raggiungere una normalità come avviene per altre filiere zootecniche. D’altra parte, in materia di apicoltura, non sono da meno
nemmeno le Istituzioni, come i Ministeri dell’Agricoltura e della
Sanità. E’ recente, infatti, la notizia, che il Ministero della Salute, ha
avviato un programma di monitoraggio della situazione sanitaria
degli alveari italiani, anche con risorse di origine comunitaria, della
cui attuazione ha, sino ad ora, tenuto praticamente all’oscuro le
Organizzazioni apistiche nazionali e territoriali. Un duplicato, dunque, del BeeNet, già operativo.
Sembrerebbe che la mano destra (Ministero Agricoltura) sa, ma
non gli importa di cosa fa la mano sinistra; mentre la mano sinistra (Ministero Salute) sa, ma non gli importa di cosa fa la mano
destra. Risultato: in Italia al momento ci sono due grandi e ambiziosi progetti di monitoraggio della situazione sanitaria degli apiari.
Entrambi con dotazioni finanziarie non irrilevanti – tutt’altro – che
sostanzialmente, almeno all’apparenza, seppure con soggetti
diversi, fanno le stesse cose.
Stesse indagini, nelle stesse zone, probabilmente, però, con dati
che ne scaturiranno molto diversi tra loro, per motivi che esulano
dalla trattazione di questo articolo e che meriterebbero, però, di
essere opportunamente approfonditi in altri e appositi ambiti.
Allora la domanda che viene spontanea è: ma la tanto pubblicizzata “spending review” non doveva, oltre che tagliare, anche
ottimizzare l’utilizzo di risorse pubbliche? Ma l’attuale Ministro dell’Agricoltura e l’attuale Ministro della Salute non fanno parte del
“governo dei tecnici” che doveva evitare sprechi? Ai posteri l’ardua sentenza.
Mi rendo conto che nello spazio di un articolo non si può racchiudere l’intera materia che caratterizza le storiche e irrisolte difficoltà
nel rapporto tra Apicoltori e Veterinari, soprattutto considerando
tutte le articolazioni e conseguenze indirette che determina quotidianamente. E’ sperabile, tuttavia, che almeno questo primo e
piccolo contributo possa avviare un processo di chiarimento sullo
stato attuale di alcune delle questioni più dirimenti della politica
sanitaria in apicoltura. E’ soprattutto sperabile che l’avvio di un
dibattito possa servire come spunto di riflessione per rinforzare il
percorso di dialogo che questi due mondi, una volta tanto lontani,
da un po’ di tempo hanno avviato – direi grazie ai continui sforzi
promossi dalla nostra Organizzazione nazionale - in un’ottica di
un’apicoltura futura sempre più scevra da ombre e piena della
solarità e della salubrità dei prodotti che rappresenta.
SDPR 8 FEBBRAIO 1954, N. 320 – REGOLAMENTO DI POLIZIA VETERINARIA
GAZZETTA UFFICIALE N. 142 DEL 24 GIUGNO 1954
Le malattie degli animali per le quali si applicano le
disposizioni del presente regolamento sono quelle a
carattere infettivo e diffusivo. Si considerano tali le
- punto 29) malattie delle api: peste europea, peste
americana, nosemiasi, acariasi
- punto 45) varroasi
Qualunque caso, anche sospetto, di malattia infettiva e
diffusiva degli animali di cui all’art. 1, ad eccezione di
quelle contemplate ai numeri 25 e 26, deve essere
immediatamente denunciato al Sindaco che ne dà subito
conoscenza al veterinario comunale.
i proprietari e i detentori di animali anche in temporanea
consegna ed a qualsiasi titolo
La denuncia delle malattie infettive e diffusive può
essere fatta per iscritto o verbalmente. La denuncia per
iscritto, quando non è consegnata a mano, deve essere
fatta pervenire all’ufficio comunale in modo da provarne
l’avvenuto recapito. Su richiesta del denunciante l’ufficio
è tenuto a lasciare ricevuta della denuncia.
b) il cognome e nome del proprietario degli animali
morti, ammalati o sospetti, l’ubicazione precisa del
ricovero o del pascolo in cui questi si trovano, il numero
e l’eventuale recente provenienza, il numero dei
rimanenti animali sospetti o sani, il giorno in cui
cominciò la malattia o avvenne la morte;
c) le eventuali osservazioni del veterinario e le
precauzioni adottate d’urgenza per prevenire la
I Comuni sono tenuti a fornire gratuitamente ai veterinari
esercenti o a chiunque ne faccia richiesta appositi moduli
stampati per la denuncia al Sindaco.
Le denunce verbali devono essere trascritte dall’ufficio
comunale sui moduli sopra indicati.
Ai proprietari o detentori di animali è fatto obbligo, a
scopo cautelativo e non appena rilevati i sintomi sospetti
di una delle malattie indicate nell'art. 1, di:
b) accantonare, opportunamente custoditi, gli animali
c) non spostare dall'azienda animali in genere, ogni
prodotto animale od altro materiale che può costituire
veicolo di contagio, in attesa delle disposizioni del
Nei casi di malattie delle api (peste europea, peste
americana, nosemiasi ed acariasi) il Sindaco, ricevuta la
denuncia, dispone i seguenti provvedimenti:
a) divieto di lasciare a portata delle api il miele, i favi e
qualsiasi materiale possibile veicolo di contagio;
b) divieto di rimuovere, vendere o comunque alienare o
di occultare le api, le arnie, gli attrezzi ed il materiale in
genere degli apiari infetti o sospetti;
c) divieto di asportare il miele e la cera se non sottoposti
ad appropriata sterilizzazione;
e) divieto di rinnovare o di immettere nuove famiglie
nell'apiario infetto prima che i relativi impianti siano stati
Sono da considerare sospetti tutti gli apiari situati nel
raggio di volo delle api, calcolato in almeno 3 chilometri
dall'apiario infetto.
A complemento dei provvedimenti indicati nel
precedente articolo, nei casi di peste europea o americana
può essere ordinata la distruzione delle famiglie delle
arnie infette.
Le api così uccise nonché i favi ed i bugni villici che
hanno contenuto covate o resti di larve devono essere
bruciati, i favi privi di covata fusi, le arnie e gli attrezzi
disinfettati. Il terreno circostante deve essere vangato o
disinfettato.
Se la malattia è allo stadio iniziale possono essere
consentiti opportuni trattamenti curativi. L'apiario
trattato deve essere tenuto in osservazione e sottoposto
ad esami di controllo sino a risanamento accertato.
Le norme stabilite per le pesti apiarie valgono, in quanto
applicabili, per la nosemiasi e per l'acariasi. Gli apiari
infetti o sospetti possono essere sottoposti ad opportuni
In casi particolari il prefetto può autorizzare il
trasferimento degli alveari dalle località infette o sospette
previo accertamento sanitario.
Dei provvedimenti sanitari adottati e della loro revoca
deve essere data comunicazione all'Ispettorato
provinciale dell'agricoltura e, dove esiste, al Consorzio
apistico provinciale.
MINISTERO DELLA SANITÀ – ORDINANZA 17 FEBBRAIO 1995
PUBBLICATA NELLA GAZZETTA UFFICIALE N.79 DEL 04 APRILE 1995
Nei casi di varroasi, il Sindaco ricevuta la denuncia
a) il divieto di rimuovere o vendere alveari o api vive
e di introdurre nell'apiario infestato nuove famiglie,
prima che i relativi impianti siano stati disinfestati;
b) l'esecuzione di opportuni trattamenti disinfestanti
nell'apiario parassitato ove non si ritenga piu'
conveniente ordinare la distruzione dello stesso o di parte
degli alveari nei casi di incontrollabile infestazione.
Il Sindaco dispone, altresì, l'esecuzione degli interventi
diagnostici per l'accertamento del livello
parassitosi negli apiari situati in un raggio di almeno
5 chilometri dal focolaio individuato. Gli interventi
diagnostici e disinfestanti possono all'occorrenza
I provvedimenti sanitari disposti dal Sindaco sono
revocati dopo accertamento ufficiale dei risultati degli
interventi effettuati da valutarsi mediante controlli clinici
e parassitologici ovvero dopo l'avvenuta distruzione
dell'apiario o di parte degli alveari.
MINISTERO DELLA SANITÀ – DIREZIONE GENERALE SANITÀ ANIMALE E
FARMACI VETERINARI - NOTA 0017114 – P – 01/10/2011
REGOLAMENTO DI POLIZIA VETERINARIA – MISURE PER NOSEMIASI
Premesso quanto sopra questa Direzione ritiene che le misure previste dal RPV (ndr Regolamento di Polizia
Veterinaria) per la nosemiasi siano da applicarsi solo nei casi di Nosema apis clinicamente manifesta e non nei casi
di Nosema ceranae.
FARMACI VETERINARI - NOTA 0007575 – P – 18/04/2012
REGOLAMENTO DI POLIZIA VETERINARIA - ART.155 MISURE DI CONTROLLO
DELLE PESTE AMERICANA
Ciò premesso si fa presente che nei casi di peste
americana le misure di distruzione previste all’art. 155
del regolamento, si applicano solo nei confronti delle
famiglie con malattia clinicamente conclamate e che tali
misure devono essere condotte con la massima rapidità
anche sulla base del solo riscontro clinico. Trascorsi 14
giorni dalla distruzione delle famiglie di api ammalate
un ulteriore controllo dovrà essere effettuato sulle arnie
rimanenti e in caso di esito clinicamente favorevole il
focolaio dovrà essere ritenuto a tutti gli effetti chiuso.
Infine, in relazione alla possibilità di ricorrere ai
trattamenti, ancorché tale misura sia prevista dallo stesso
art. 155 del Regolamento di Polizia Veterinaria, si
ribadisce che non sono disponibili allo stato attuale
chemioterapici autorizzati per tale malattia. Inoltre le
evidenze scientifiche indicano che l’uso degli antibiotici
determina la comparsa di forme subcliniche che si
riacutizzano appena terminata la terapia e che risulta
frequente il progressivo instaurarsi di fenomeni di
DECRETO 4 DICEMBRE 2009 - MINISTERO DELLA SALUTE
Art. 5 - Manuale operativo
Le procedure operative di attuazione del presente decreto sono definite con un apposito manuale operativo,
comprensivo della necessaria modulistica, da emanarsi entro novanta giorni dalla pubblicazione del presente decreto,
secondo quanto disposto dalle procedure previste dall'Art. 9, con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e d'intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 APRILE 1996, N. 317
REGOLAMENTO RECANTE NORME PER L'ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA
92/102/CEE RELATIVA ALL'IDENTIFICAZIONE E ALLA REGISTRAZIONE DEGLI
5. Ai fini del presente regolamento valgono le
a) animale: qualsiasi animale di cui alla legge 30 aprile
1976, n. 397, e successive modifiche, e al regolamento
emanato con decreto del Presidente della Repubblica
30 dicembre 1992, n. 556, e successive modifiche,
che sono attualmente quelli appartenenti alle specie
bovina, bufalina, ovina, caprina e suina;
1. Il servizio veterinario della unita' sanitaria locale
competente per territorio tiene un elenco,
costantemente aggiornato, delle aziende che detengono
animali, nel quale devono essere riportate almeno le
di Franco Mutinelli*
Cosa è cambiato e
cambiare: lo abbiamo
chiesto al Centro di
Referenza Nazionale
per l’Apicoltura del
che fa capo all’Istituto
Zooprofilattico delle
Venezie. Ecco il
quadro aggiornato, le
evoluzioni in corso e i
possibili e ancora
e norme che regolano la salute
delle api sono contenute nel
(DPR 320/54, Capo XXIX, Malattie delle
api, artt. 154-158), successivamente
modificato ed integrato dalle ordinanze
ministeriali sulla profilassi della varroasi
(1983 e 1995) e di Aethina tumida e
Tropilaelaps spp. (2004).
In questo articolo vengono presi in
considerazione e commentati i recenti
aggiornamenti del Ministero della
Salute, Direzione Generale Sanità
Animale e Farmaco Veterinario
(DGSAF), in merito ad alcune malattie
delle api: nosemiasi, peste americana e
varroasi.
Nota DGSA 0017114-P-1/10/2011
Regolamento di Polizia veterinaria Misure per nosemiasi
Il Regolamento di Polizia Veterinaria (RPV,
approvato con DPR 320/54) prevede,
all’art. 156, la possibilità di estendere le
misure previste per le pesti anche ad altre
malattie delle api, nosemiasi (Nosema
spp., Microisporidia) compresa, senza
entrare nel merito delle caratteristiche
eziopatogenetiche ed epidemiologiche
delle stesse, che sono come noto molto
L’applicazione di quanto previsto dal RPV
porta al sequestro degli alveari nel raggio
Nota DGSAF 0007575-P18/4/2012 Regolamento di polizia
veterinaria-Art. 155 Misure di
controllo della peste americana
di 3 km e detta misura può essere rimossa
solo dopo aver dimostrato il risanamento
degli apiari.
Quanto sopra si scontra con il fatto che ad
oggi non esistono nell’UE farmaci autorizzati per il trattamento della nosemiasi,
salvo alcune eccezioni legate all’autorizzazione temporanea all’utilizzo di un
antibiotico, la fumagillina (Fudimil B).
Questo antibiotico era registrato come farmaco veterinario fino alla fine del 1999
anche in Italia. Ne consegue che gli apicoltori hanno a disposizione solo la tecnica
apistica e le buone pratiche di allevamento
per contrastare e gestire la presenza di
queste due specie di funghi.
Si sottolinea inoltre che il riscontro di spore
di Nosema nell’intestino medio delle api è
un evento frequente e di regola non associato a sintomatologia specifica nel corso
di tutto l’anno nel caso di Nosema ceranae; nel caso di Nosema apis il riscontro
di spore è storicamente legato al periodo
invernale e nel caso di gravi infezioni si
manifesta clinicamente con diarrea.
In mancanza di farmaci autorizzati la tecnica apistica prevede la somministrazione
di mangimi complementari che possono
essere di aiuto nel ridurre la carica intestinale di spore migliorando lo stato sanitario
delle api e dell’intera colonia.
Sulla base di quanto detto sopra è evidente come sia impossibile dimostrare il
risanamento degli alveari a fronte di una
diffusione delle spore di Nosema ceranae
su tutto il territorio nazionale (prevalenza
del 50% nei campioni trimestrali esaminati nel corso del progetto Apenet nel
2009 e 2010) e in assenza peraltro di
sintomatologia specifica e di farmaci
autorizzati per un’eventuale terapia.
Si sottolinea inoltre che la stessa terapia
antibiotica non è in grado di assicurare
la guarigione della colonia infetta.
L’applicazione del RPV nel caso di
riscontro di spore di Nosema creerebbe
la stessa situazione già vista nel caso
della varroasi: focolai di malattia aperti
e che rimangono tali, in quanto l’acaro
parassita non è eliminabile dall’alveare
anche dopo adeguati trattamenti.
Nel caso del riscontro di spore di Nosema
il RPV non trova applicazione in quanto
non sono presenti sintomi clinici di
malattia e in quanto tale non si può parlare di presenza di malattia.
La DGSA ritiene quindi che le misure
previste dal RPV per la nosemiasi siano
da applicarsi solo nei casi di infezione
Nosema apis clinicamente manifesta e
non nei casi di Nosema ceranae.
La DGSAF ritiene opportuno fornire
chiarimenti in merito alle modalità di
applicazione dell’articolo 155 a seguito di
denuncia di peste americana considerate
le continue acquisizioni che si sono succedute nel tempo, sia in campo scientifico
che epidemiologico relativamente a
Penibacillus larvae è responsabile della
peste americana, malattia della covata,
trasmessa da spore.
Le spore pur essendo usualmente presenti
negli alveari, nel materiale apistico e nel
miele non costituiscono prova di sviluppo
della malattia. Infatti, il Centro di referenza
per l’apicoltura dell’IZS di Padova segnala
che “la loro presenza non è sinonimo di
Ciò premesso si fa presente che le misure
di distruzione previste all’articolo 155, si
applicano solo nei confronti delle famiglie
con malattia clinicamente conclamata e
che tali misure devono essere condotte con
la massima rapidità anche sulla base del
solo riscontro clinico.
Successivamente alle misure di eradicazione un ulteriore controllo deve essere
effettuato nell’apiario trascorsi 14 giorni
dall’avvenuta distruzione.
In caso di esito clinicamente favorevole al
predetto controllo il focolaio deve essere
considerato a tutti gli effetti chiuso.
In relazione alla possibilità di ricorrere ai
trattamenti, sempre previsti dall’articolo
155 del RPV si sottolinea che oltre a non
essere disponibili chemioterapici autorizzati per tale malattia delle api, le evidenze
scientifiche indicano che l’uso degli antibiotici sia responsabile dell’apparente
scomparsa della malattia clinica, inficiando
le misure di eradicazione, e favorendo la
diffusione dell’infezione e la comparsa di
fenomeni di farmacoresistenza.
Si sottolinea la necessità di una diagnosi
precoce seguita da un rapido intervento
che consenta la distruzione delle colonie
malate, limitando così i danni all’apiario
e la possibile estensione dell’infezione ad
altri apiari, oltre ad una verifica successiva
al primo intervento che permetta la
chiusura del focolaio ed il ritorno alla normalità.
O.M. 21 aprile 1983 e O.M.
17 febbraio 1995 concernenti
“Norme per la profilassi della
varroasi”
L’Ordinanza del Ministero della Sanità 17
febbraio 1995 “Norme per la profilassi
della varroasi” (G.U. 4.4.1995 n. 79),
abroga le norme disposte dall’art. 3 della
precedente ordinanza 21 aprile 1983
(G.U. 4.5.1983 n. 120).
La varroasi, malattia parassitaria causata
da un acaro, Varroa destructor, è stata
diagnosticata per la prima volta in Italia
nel 1981 in provincia di Gorizia, ma era
già diffusa a tutto il territorio nazionale fin
dal 1983. E’ una malattia parassitaria presente in tutto il mondo, dove le condizioni
climatiche consentono la pratica dell’apicoltura, ad eccezione dell’Australia. Ad
oggi è possibile mantenere sotto controllo
l’infestazione con non poche difficoltà e
svolgere l’attività apistica. Non è invece in
alcun modo possibile la sua eradicazione.
Si tratta quindi di una malattia endemica
che pone una situazione di difficile convivenza fra ospite e parassita.
L’ordinanza vigente prevede all’art. 1,
comma 1, che nei casi di varroasi, il Sindaco ricevuta la denuncia dispone:
a) il divieto di rimuovere o vendere alveari
o api vive e di introdurre nell’apiario infestato nuove famiglie, prima che i relativi
impianti siano stati disinfestati;
b) l’esecuzione di opportuni trattamenti
disinfestanti nell’apiario parassitato, ove
non si ritenga più conveniente ordinare la
distruzione dello stesso o di parte degli
alveari nei casi di incontrollabile infestazione.
All’art. 2, sono altresì previsti accertamenti
diagnostici diretti a stabilire il livello della
parassitosi (leggi livello di infestazione)
negli alveari situati in un raggio di almeno
5 km dal focolaio individuato.
All’ art. 3, si dispone poi la revoca dei
provvedimenti sanitari di cui sopra dopo
accertamento ufficiale dei risultati degli
interventi effettuati da valutarsi mediante
controlli clinici e parassitologici ovvero
dopo la distruzione dell’apiario o di parte
Alla luce di quanto detto in merito a
questa malattia parassitaria delle api, al
suo carattere endemico, all’impossibilità di
eradicazione, la normativa risulta chiaramente di difficile, se non impossibile
applicazione, così come concepita dal legislatore nel 1995 e, a maggior ragione, nel
Le conoscenze tecniche e scientifiche oggi
disponibili in materia impongono trattamenti terapeutici stagionali, o la
combinazione di interventi tecnici e terapeutici, in funzione dello sviluppo delle
famiglie di api e dell’infestazione che è
sempre presente, anche se con livelli
diversi di gravità. Ciò significa che i trattamenti previsti dall’ordinanza sono in realtà
uno strumento imprescindibile per il
prosieguo dell’attività apistica e che non
possono più essere considerati come strumento per la revoca dei provvedimenti
sanitari (art. 3).
Infatti, la revoca di detti provvedimenti
deve avvenire dopo accertamento ufficiale
dei risultati degli interventi effettuati da
valutarsi mediante controlli clinici e parassitologici ovvero dopo la distruzione
dell’apiario o di parte degli alveari. Pre-
messo che si tratta di una parassitosi
endemica, non eradicabile, risulta difficile
individuare quale controllo clinico e parassitologico post-trattamento possa essere di
aiuto nel controllo della varroasi, ai fini
della revoca dei provvedimenti disposti
dall’ordinanza (divieto di rimuovere o
vendere alveari o api vive e di introdurre
nell’apiario infestato nuove famiglie, prima
che i relativi impianti siano stati disinfestati). I trattamenti per il controllo della
varroasi si sono integrati, a tutti gli effetti,
con gli interventi della tecnica apistica di
routinaria applicazione da parte degli apicoltori. Infatti, senza questi interventi, le
famiglie di api non sono in grado di
sopravvivere più di una stagione. Inoltre,
la distruzione dell’apiario o di parte degli
alveari considerata dall’ordinanza è ormai
decisamente anacronistica come strumento di lotta/controllo della varroasi,
come anacronistico è il concetto di focolaio
per una malattia endemica a livello internazionale.
E’ necessario quindi riconoscere alla varroasi il carattere di malattia endemica,
dell’Unione Europea e non solo, e non
eradicabile; riconsiderarla come malattia
soggetta a denuncia ai sensi del Regolamento di Polizia Veterinaria (DPR 320/54
e s.m.i.) ai fini dei provvedimenti da
adottare; introdurre l’obbligatorietà dei
trattamenti di terapeutici secondo specifiche modalità e programmi di controllo
Recentemente, nell’ottica di una revisione
delle norme relative al controllo delle
malattie delle api, il Ministero della Salute
ha posto al CRN per l’apicoltura un quesito in merito all’opportunità di abrogare
le OO.MM. aventi per oggetto “Norme per
la profilassi della varroasi” e la successiva
integrazione con linee guida tecniche finalizzate al controllo della malattia emanate
Nota DGSAF 0009635-P21/05/2012
Abrogazione delle O.M. 21 aprile
1983 e O.M. 17 febbraio 1995
concernenti “Norme per la profilassi
della varroatosi”
Il CRN per l’apicoltura ha risposto come
“Considerato che a tutt’oggi la presenza
dell’acaro Varroa destructor è stata
riconosciuta non solo negli alveari del territorio nazionale, ma anche di quello
dell’Europa e in tutto il mondo, dove le
condizioni climatiche consentono l’allevamento delle api, con la sola eccezione
dell’Australia;
- considerato quindi il carattere endemico
di questo parassita delle api e l’attuale
impossibilità di una sua eradicazione,
- considerato che le misure restrittive previste dalle OO.MM. citate in oggetto si
sono rilevate nel tempo non idonee al controllo dell’infestazione e a contrastarne la
- considerato che anche negli altri stati
europei e non solo, gli apicoltori incontrano
analoghe difficoltà nel controllo dell’acaro
considerato che la varroasi non è malattia
soggetta a denuncia nell’Unione Europea,
si esprime parere favorevole in merito alla
loro abrogazione, escludendo pertanto la
varroasi dall’elenco delle malattie soggette
a denuncia di cui all’articolo 1 del RPV.
Si precisa altresì che gli Apicoltori e le loro
Associazioni provvedono già da tempo alla
esecuzione degli interventi di controllo dell’infestazione poiché senza detti interventi
le colonie di api sono destinate inevitabilmente a spopolamento ed eventualmente
a morte, con scarse possibilità di superare
il periodo invernale e di essere produttive
alla ripresa dell’attività l’anno successivo.
La disponibilità di linee guida per il controllo dell’infestazione da Varroa
destructor, già esistenti in molte regioni e
PPAA, potranno essere sicuramente di
aiuto per gli apicoltori, tenendo conto
anche delle differenti condizioni geografiche e climatiche in cui sono chiamati ad
operare, costituendo un importante punto
di riferimento per la corretta gestione di
questa parassitosi.
Va tuttavia sottolineato che anche una
precisa e corretta applicazione di dette
linee guida non sempre garantisce il controllo dell’infestazione, in virtù delle
peculiari caratteristiche del parassita e
della specie animale ospite.
A completamento della trattazione consideriamo anche le rimanenti malattie
dell’alveare soggette a denuncia.
Aethina tumida è un coleottero (Nitidulidae), denominato anche “piccolo coleottero
dell’alveare” (SHB=Small Hive Beetle). E’
un infestante dell’alveare che viene utilizzato come fonte di nutrimento e per il
proprio ciclo riproduttivo.
Parassita esotico negli Stati membri dell’Unione Europea ed anche in Italia;
originario del Sud Africa e presente dal
1997 negli USA, e successivamente segnalato in Canada, Australia e Messico.
Nel 2004, nel corso delle verifiche previste
dalla normativa comunitaria vigente, larve
di A. tumida sono state riscontrate in una
importazione di api regine dagli USA in
Portogallo. Le drastiche ed immediate misure adottate hanno consentito di prevenire
la diffusione di questo coleottero.
Non esistono in Italia farmaci veterinari
per il controllo della infestazione da A.
tumida. Un farmaco specifico è autorizzato
in Grecia, Spagna e Slovenia.
Melissococcus plutonius è responsabile
della peste europea, malattia della covata
delle api, considerata malattia condizionata, che la famiglia è in grado di superare
spontaneamente, una volta ripristinati gli
equilibri nell’alveare. Sono coinvolti nell’infezione anche altri batteri. Il periodo di
incubazione della peste europea è 4 giorni.
Non sono disponibili nell’Unione Europea
farmaci veterinari per il controllo della
peste europea.
Il suo riscontro è regolato dal RPV
320/1954 artt. 154 e 155.
Acariosi tracheale (Acarapis
woodi)
L’acariasi tracheale era diagnosticata fino
agli anni ’80, ma le segnalazioni sono progressivamente diminuite fino a scomparire,
in corrispondenza anche della comparsa
della Varroa e della esecuzione dei trattamenti per il suo controllo, in particolare di
quelli con sostanze evaporanti che possono
raggiungere l’acaro anche nella sua sede
Il suo eventuale riscontro è regolato dal
RPV 320/1954 artt. 154 e 156.
Tropilaelaps spp. (Tropilaelapidae) è un
acaro parassita di Apis cerana, in grado di
infestare anche Apis mellifera.
Esotico negli Stati membri dell’Unione
Europea ed anche in Italia.
Per il controllo dell’infestazione valgono le
misure adottate nei confronti dell’acaro
Il loro eventuale riscontro è regolato dall’Ordinanza 20 aprile 2004 “Profilassi di
Aethina tumida e Tropilaelaps spp.”.
Mi auguro di aver fornito un utile aggiornamento agli addetti al settore,
evidenziando anche l’impegno del Ministero della Salute nell’aggiornamento delle
norme vigenti in funzione delle accresciute
conoscenze in ambito apistico, ed auspico
che anche il nuovo approccio normativo al
controllo della varroasi possa giungere alla
sua realizzazione in tempi brevi.
* L’Autore è Responsabile del Centro di
Referenza Nazionale - CRN per
l’Apicoltura, IZS delle Venezie, Legnaro
(PD), e-mail: fmutinelli@izsvenezie.it
ma in regola!
a Riforma del mercato del lavoro
entrata in vigore lo scorso 18 luglio
(legge 28 giugno 2012, n. 92, meglio
nota come legge “Fornero”) mira a realizzare obiettivi ambiziosi: contribuire alla
crescita del sistema economico, alla creazione di occupazione di qualità e, al
contempo, creare un modello di tutela
sociale più ampio, efficace e coerente con le
nuove esigenze del mercato del lavoro.
È ampiamente noto, per la forte eco suscitata dalla vicenda sugli organi di informazione, l’estenuante dibattito tra le parti sociali e all’interno degli schieramenti politici
che ha segnato l’iter di approvazione del disegno di legge di riforma di origine governativa. È infatti stata messa in dubbio da
molti l’efficacia delle azioni proposte rispetto
agli obiettivi dichiarati, anche alla luce della
pesante crisi economica in corso.
Le numerose perplessità sollevate hanno
persino portato, a neanche un mese dal-
l’entrata in vigore della riforma, all’approvazione - in sede di conversione del cosiddetto “decreto sviluppo” (legge 7 agosto
2012, n.134 che ha convertito il decreto
legge n. 83/2012) - di alcune modifiche che
erano già state concordate dalle forze politiche di maggioranza all’indomani dell’entrata in vigore della riforma stessa.
Il dibattito ha riguardato, tra le altre cose,
anche una particolare forma contrattuale
che riguarda da vicino il settore agricolo: il
lavoro occasionale accessorio, meglio noto
come voucher (cfr. Apimondia Italia n. 1/22011). L’altalenante posizione assunta in
proposito dal Governo e dal Parlamento nel
corso dell’iter di approvazione del relativo articolo di legge – si è passati da un iniziale
ampliamento dell’istituto nella versione originaria del disegno di legge, alla sua sostanziale eliminazione negli emendamenti dei relatori al Senato – ha infatti determinato una
forte tensione tra i sindacati dei lavoratori e
La riforma “Fornero”,
dal nome del noto
ha introdotto novità in
avviando un processo
più efficace, almeno in
alcuni casi, di tutela
sociale. Uno di questi
casi è quello
riguardante il lavoro
occasionale, che si
mette agevolmente in
regola mediante i
cosiddetti “voucher”.
le organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro agricolo.
Ma vediamo quali sono le principali novità
apportate nella versione definitiva della
legge di riforma:
• le imprese agricole con volume di affari
superiore a 7.000 euro annui non possono più utilizzare prestazioni occasionali
accessorie rese da “casalinghe”; possono
impiegare soltanto pensionati o studenti
con meno di 25 anni di età (compatibilmente con gli impegni scolastici se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso
un istituto scolastico di qualsiasi ordine e
grado ovvero in qualunque periodo dell'anno se regolarmente iscritti a un ciclo di
studi presso l'università);
• le aziende agricole con volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro (soggetti di cui all'art. 34, c.6, del d.P.R. n.
633/1972), non possono più utilizzare
prestazioni di lavoro accessorio rese da
soggetti che nell'anno precedente sono
stati iscritti negli elenchi anagrafici INPS
dei lavoratori agricoli (prima invece potevano impiegare con i voucher qualsiasi tipologia di soggetto, compresi i braccianti
agricoli iscritti all’INPS);
• i compensi del singolo prestatore di lavoro
accessorio non possono superare complessivamente i 5.000 euro annui (in preMondo Agricolo – Apimondia Italia – n. 10 • 2012
cedenza ciascun lavoratore poteva percepire in voucher fino a 5.000 euro per
anno solare da ciascuna azienda);
• il valore del voucher (10 euro) è orario, ossia corrisponde al compenso minimo dovuto per un’ora di lavoro (in precedenza,
invece, il compenso poteva essere liberamente pattuito dalle parti ed il voucher
non aveva valore orario).
Per quanto riguarda infine i voucher già in
circolazione (venduti o prenotati e pagati)
alla data del 18 luglio 2012 (entrata in vigore della riforma Fornero), un’apposita
norma transitoria ha stabilito che essi potranno essere utilizzati fino al 31 maggio
2013 secondo la previgente disciplina e
cioè, secondo i chiarimenti del Ministero del
Lavoro (circolare n. 18/2012), con le regole
in vigore prima della riforma.
Per il resto la disciplina dei voucher è rimasta invariata:
o il voucher può essere utilizzato dalle imprese agricole (comprese dunque quelle
apistiche) con volume di affari superiore a
7.000 euro annui per avvalersi delle prestazioni di pensionati e studenti da impiegare in attività agricole di carattere “stagionale” (ad es. la smielatura e il confezionamento);
o i 10 euro sono comprensivi della retribuzione, della contribuzione previdenziale
(13% alla cd. Gestione separata INPS) e
antinfortunistica (7% all’apposita gestione assicurativa INAIL) e di un rimborso spese (5%) per l’INPS (l’Ente che
emette il buono). Il valore netto del voucher, e cioè il corrispettivo che arriva nelle
tasche del prestatore di lavoro, è quindi
pari a 7,5 euro; non bisogna registrali sul
libro unico del lavoro, non è prevista la busta paga;
o il pagamento ricevuto in voucher è esente
da imposizione fiscale, non incide sull’eventuale stato di disoccupazione o inoccupazione del prestatore di lavoro, non dà
diritto a prestazioni temporanee (disoccupazione, maternità, etc.);
o i voucher sono sia cartacei (da acquistare
presso tutte le sedi provinciali INPS, nonché presso banche e tabaccherie convenzionate) che virtuali (si acquistano on line
attraverso una procedura telematica);
o il controvalore dei buoni che vengono
consegnati al lavoratore per la prestazione effettuata, può essere incassato
presso tutti gli uffici postali dell’intero territorio nazionale (anche tramite accredito
su un’apposita carta magnetica).
Come è facile capire, le modifiche apportate
dalla riforma Fornero mirano a restringere
l’ambito di applicazione dei voucher, nella
convinzione che essa debba riguardare soltanto prestazioni realmente occasionali rese
da lavoratori non professionali (e cioè da categorie di soggetti “marginali” all’interno del
mercato del lavoro) e non debba essere in
concorrenza con la tradizionale assunzione a
tempo determinato. In tal senso va letta anche la modifica riguardo al valore orario dei
voucher che ha lo scopo di evitare che l’impiego dei buoni lavoro sia preferito al tradizionale rapporto di lavoro subordinato in
virtù di una convenienza economica.
Le risposte circa l’efficacia dell’azione antielusiva portata avanti dal Governo e dal Parlamento verrà - è proprio il caso di dirlo - dal
campo e cioè dall’impiego che gli agricoltori
e gli stessi apicoltori continueranno a fare da
qui in avanti dei voucher.
Per le concrete modalità di acquisto e di utilizzo dei voucher www.inps.it
IN MATERIA DI APICOLTURA
Pubblicata nel B.U.
Marche 29 novembre 2012, n. 114
1. Con la presente legge la Regione riconosce l'apicoltura quale
attività fondamentale per la salvaguardia della biodiversità e
per lo sviluppo delle produzioni agricole, tutela l'ape italiana e
le popolazioni autoctone del territorio regionale e promuove
l'attività apistica ai sensi della legge 24 dicembre 2004, n.
313 (Disciplina dell'apicoltura).
2. Per le finalità di cui al comma 1 la Regione promuove l'inserimento di specie di interesse apistico nei provvedimenti
regionali che prevedono interventi di messa a dimora delle
Valorizzazione del miele e prodotti
1. Per le finalità di cui alla presente legge e nell'ambito delle funzioni di cui all'articolo 2 della legge regionale 14 gennaio
1997, n. 9 (Istituzione dell'Agenzia per i servizi nel settore
agroalimentare delle Marche "ASSAM". Soppressione dell'Ente
di Sviluppo Agricolo delle Marche "ESAM". Istituzione della
consulta economica e della programmazione nel settore
agroalimentare "CEPA"), l'Agenzia per i servizi nel settore
agroalimentare delle Marche (ASSAM) svolge le seguenti attività:
b) analisi chimiche, fisiche, sensoriali e melissopalinologiche del
miele e dei prodotti dell'alveare sul territorio regionale;
c) diffusione di conoscenze scientifiche e indagini sulla qualità del
miele e dei prodotti dell'alveare;
1. La Giunta regionale individua gli organismi associativi maggiormente rappresentativi degli apicoltori regolarmente iscritti
all'anagrafe apistica di cui all'articolo 5, operanti nel territorio
regionale e con sede nella regione.
2. Gli organismi di cui al comma 1 possono svolgere, anche in
collaborazione con gli enti pubblici, attività di informazione,
formazione, divulgazione e assistenza tecnica nell'ambito dei
programmi regionali, statali ed europei per il settore apistico,
nonché ogni altra iniziativa volta alla valorizzazione e alla
tutela dell'apicoltura e dei suoi prodotti.
3. Gli organismi associativi di cui al comma 1 possono collaborare
con le competenti strutture regionali in materia di agricoltura
e veterinaria ai fini della corretta applicazione delle disposizioni del settore.
1. È istituita la Commissione apistica regionale.
2. La Commissione è costituita con deliberazione della Giunta
regionale ed è composta da:
a) il dirigente della struttura regionale competente in materia di
agricoltura o suo delegato, con
b) il dirigente della struttura regionale competente in materia di
veterinaria e sicurezza alimentare o suo delegato;
c) un rappresentante designato congiuntamente dalle organizzazioni agricole maggiormente rappresentative a livello
d) un apicoltore designato da ogni organismo associativo di cui
e) un medico veterinario dell'Istituto zooprofilattico sperimentale
dell'Umbria e delle Marche di cui alla legge regionale 3 marzo
1997, n. 20 (Norme per l'organizzazione e la gestione
dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle
Marche);
f) un medico veterinario dell'Azienda sanitaria unica regionale
(ASUR);
g) un rappresentante dell'ASSAM;
h) un esperto del settore, designato congiuntamente dalle
Università marchigiane.
3. La Commissione esprime pareri e proposte su iniziative, interventi e studi relativi alle finalità della presente legge. La
Commissione esprime altresì proposte in merito ai piani di
profilassi e agli interventi sanitari sugli alveari.
4. La Commissione dura in carica tre anni e la partecipazione alle
sedute è a titolo gratuito. La Giunta regionale delibera la costituzione della Commissione sulla base dei due terzi delle designazioni di cui alle lettere c), d), e), f), g) ed h) del comma 2.
1. Ai fini della profilassi e del controllo sanitario è fatto obbligo a
chiunque detenga apiari e alveari di farne denuncia alla struttura competente in materia di veterinaria dell'ASUR ai sensi
della vigente normativa statale, specificando la collocazione e
il numero di alveari.
2. La struttura competente in materia di veterinaria dell'ASUR
procede alla registrazione della denuncia secondo quanto stabilito dalla normativa statale. Ogni apiario denunciato è:
a) identificato individualmente con il Codice aziendale costituito
dal Codice ISTAT del Comune, dalla sigla della Provincia e dal
b) registrato nella Banca dati regionale previa georeferenziazione.
3. La denuncia di cui al comma 1 può essere presentata dagli
apicoltori anche tramite gli organismi associativi di cui all'articolo 3.
4. Presso ogni apiario è apposto un cartello identificativo le cui
caratteristiche sono definite dalla Giunta regionale entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge.
5. I trasgressori all'obbligo di denuncia non beneficiano degli
incentivi previsti per gli interventi nel settore.
1. Rientra nell'autoconsumo la detenzione di un massimo di dieci
alveari per apicoltore.
2. All'atto della denuncia di cui all'articolo 5 l'apicoltore dichiara
se l'attività è condotta ai fini dell'autoconsumo o della commercializzazione dei prodotti dell'alveare.
Controllo sanitario degli apiari
1. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente
legge la Giunta regionale adotta con regolamento le norme
tecniche di profilassi, di lotta sanitaria e di prevenzione a tutela
dell'apicoltura, anche per quanto riguarda gli apiari nomadi,
nonché le norme sanitarie sulla produzione del miele e degli
altri prodotti dell'alveare.
2. Il servizio di vigilanza sullo stato sanitario degli apiari è affidato alla struttura competente in materia veterinaria dell'ASUR,
tenuto conto dell'evoluzione epidemiologica delle patologie
nel territorio regionale e nazionale. Per le attività di cui al presente articolo l'ASUR si avvale della collaborazione dell'Istituto
zooprofilattico sperimentale dell'Umbria e delle Marche.
3. Al fine di accertare la pericolosità in relazione al rischio di diffusione di patologie, gli apiari abbandonati o non denunciati
sono soggetti a ispezione da parte del personale della struttura
competente in materia di veterinaria dell'ASUR che può
avvalersi della collaborazione degli organismi associativi di cui
4. Qualora sussista tale pericolosità, gli apiari sono distrutti dal
legittimo proprietario se identificabile. Se il soggetto sopra
individuato non provvede, il Comune di competenza agisce in
via sostitutiva, salvo possibilità di rivalsa sull'interessato. Le
arnie vuote e qualsiasi altro materiale apistico abbandonato
sono soggetti a distruzione.
5. Per le operazioni di risanamento, per attività di carattere sanitario e per interventi finalizzati al miglioramento delle produzioni, il servizio competente in materia veterinaria dell'ASUR
può avvalersi della collaborazione degli organismi associativi
1. Durante il periodo di fioritura sono vietati i trattamenti con
prodotti fitosanitari ed erbicidi su vegetazione spontanea, su
colture erbacee, arboree e ornamentali. I trattamenti fitosaniMondo Agricolo – Apimondia Italia – n. 10 • 2012
tari sono altresì vietati in presenza di fioritura delle vegetazioni
sottostanti le coltivazioni. In tale caso il trattamento può
essere eseguito solo se è stata preventivamente effettuata la
trinciatura o lo sfalcio di tali vegetazioni con asportazione
totale delle loro masse, o nel caso in cui i fiori di tali essenze
risultano completamente essiccati in modo da non attirare più
2. Ogni moria di api deve essere tempestivamente segnalata alla
struttura competente in materia veterinaria dell'ASUR, al fine
di espletare le indagini e gli accertamenti necessari a individuarne le cause.
3. La Giunta regionale, entro centottanta giorni dall'entrata in
vigore della presente legge, determina le modalità di denuncia e di accertamento delle morie da apicidi. Con il medesimo
atto la Giunta regionale può altresì prescrivere l'impiego,
anche fuori dal periodo di fioritura, di tecniche dirette a prevenire i danni causati dai trattamenti alle api e agli altri insetti pronubi.
1. Le distanze degli apiari sono disciplinate dall'articolo 896-bis
2. Al fine di ottimizzare le risorse nettarifere gli apiari composti
da almeno cinquanta alveari sono posti ad una distanza minima di duecento metri l'uno dall'altro.
legge la Giunta regionale stabilisce le modalità per la presentazione della comunicazione di cui al comma 1 e gli adempimenti conseguenti.
1. L'omissione dell'obbligo di denuncia di cui all'articolo 5,
comma 1, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria
da 150,00 euro a 500,00 euro.
2. L'inosservanza delle disposizioni di cui all'articolo 5, comma
4, riguardanti l'identificazione dell'apicoltore, è punita con la
sanzione amministrativa pecuniaria da 150,00 euro a 500,00
3. L'inosservanza del divieto di cui all'articolo 8, comma 1 o
delle prescrizioni di cui all'articolo 8, comma 3, è punita con
la sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a
4. L'omissione della comunicazione di cui all'articolo 10, comma
1, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da
500,00 euro a 5.000,00 euro e con rimozione immediata
dell'apiario.
5. Il mancato rispetto del diniego di cui all'articolo 10, comma 4
è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da
500,00 euro a 5.000,00 euro e rimozione immediata dell'apiario.
6. Per le violazioni alle disposizioni di cui alla presente legge non
altrimenti sanzionate si applica la sanzione amministrativa
pecuniaria da 150,00 euro a 500,00 euro.
1. Chiunque intende praticare il nomadismo con più di dieci
alveari nel territorio della regione deve farne richiesta mediante apposita comunicazione scritta, con preavviso non inferiore a quindici giorni prima dello spostamento, alla competente struttura veterinaria dell'ASUR.
2. La comunicazione di cui al comma 1 contiene i dati del proprietario e il codice identificativo, la destinazione e i motivi
della movimentazione.
3. La struttura regionale competente in materia di agricoltura
verifica la richiesta relativa alla pratica del nomadismo,
tenendo conto delle potenzialità nettarifere del territorio di
destinazione e dei diritti acquisiti dagli apicoltori che
impostano abitualmente l'attività produttiva con postazioni
nomadi o stanziali.
4. Decorsi quindici giorni dal ricevimento della richiesta senza
che sia intervenuto un diniego espresso, lo spostamento può
5. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente
1. Ferma restando la competenza dei soggetti cui sono attribuiti
i poteri di accertamento e contestazione di illeciti amministrativi in base alle leggi vigenti, le funzioni di vigilanza e controllo sull'osservanza delle disposizioni della presente legge sono
esercitate dall'ASUR.
2. Le sanzioni amministrative sono irrogate e introitate
dall'ASUR. Al relativo procedimento si applicano le disposizioni della legge regionale 10 agosto 1998, n. 33
(Disciplina generale e delega per l'applicazione delle sanzioni
amministrative di competenza regionale).
3. I proventi delle sanzioni sono utilizzati per le finalità di cui alla
La presente legge è pubblicata nel bollettino ufficiale della
È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare
come legge della regione Marche.
mellifera scoperta: il
Monte Erice, in Sicilia,
è ricco di biodiversità
vegetale nonostante la
piaga degli incendi.
Qui, una volta,
dominavano le
fioriture di Erica e
Timo che si sono
rarefatte. Ora
sopravvive il Teucrium,
un’aromatica che si
accontenta di poca
acqua e le cui fioriture
appetite dalle api.
a passione per l’apicoltura, diventata poi un mestiere, ha contribuito
ad affinare la mia curiosità per tutto
ciò che è natura.
Da questo punto di vista, il Monte Erice
rappresenta una palestra molto interessante per la sua posizione geografica e per
la conformazione che presenta quattro versanti ciascuno orientato verso un diverso
punto cardinale.
A questo si aggiunge l’effetto altitudine che
va dal livello del mare fini a quota settecento metri circa.
In conseguenza, sui versanti del monte, si
hanno tanti microclimi che determinano
numerose nicchie ecologiche vegetazionali.
Purtroppo la piaga degli incendi, che periodicamente devastano il monte, ha ridotto
sensibilmente le specie presenti ed anche
le specie relitte sono rappresentate da un
esiguo numero di esemplari.
In questo quadro, alquanto deprimente, si
inserisce il tentativo di conoscere e classificare le specie botaniche esistenti, con un
particolare riguardo a quelle apisticamente
I versanti nord e ovest del monte Erice
erano caratterizzati da una forte presenza
di Erica multiflora e di Timus capitatus, due
piante con una diversa post-reazione agli
L’Erica multiflora ha la capacità di rigenerarsi con ricacci vegetativi dalla radice
superstite all’incendio ma, nonostante questa capacità, il ripetersi del danno a breve
distanza di tempo ha avuto come conseguenza la distruzione di gran parte della
Per il timo, che si riproduce da seme, la
situazione è notevolmente più grave; non
avendo la stessa capacità rigenerativa del-
La varietà più diffusa è il Teucrium fruticans
che è anche la più appariscente per il portamento e la vigoria vegetazionale e
questo, immagino, è il motivo per cui un
altro Teucrium di più modesto aspetto, che
vive nello stesso areale, che produce fiori
identici tranne che per la dimensione, che
è più frugale accontentandosi di siti più
disagiati, è passato inosservato.
Però, il piccolino, si vuole distinguere e ha
messo in campo una novità: le sue foglie
odorano di rosmarino, insomma vuole passare per un aromatico.
Ed è stata questa sua proprietà che, nel
momento in cui raccoglievo dei rametti per
farne delle talee, ha stuzzicato la mia curiosità.
Messe a dimora le talee, non solo le nuove
piantine si dimostrano per quello che è
un’aromatica ma sono anche nane per cui
il loro aspetto “misero” non è dovuto a condizioni pedo-climatiche ma probabilmente
a proprietà genetiche.
Per risolvere il dubbio, questa primavera
(2012), ho cercato la collaborazione di un
botanico e mi sono rivolto al prof. Giovan
Vito Zizzo, Direttore dell’Unità di ricerca per
il recupero e la valorizzazione delle specie
floricole mediterranee (CRA-SFM) con sede
centrale a Bagheria (PA), il quale, con
prontezza, ha avviato i lavori per una qualificata classificazione.
Ancora non mi sono stati comunicati dei
risultati ma resto in fiduciosa attesa.
Figura 1: a sinistra “Teucrium nano”, a destra Teucrium fruticans; le due piante hanno la stessa
età (due anni)
l’erica, è sufficiente un solo evento incendiario per eliminarne completamente la
presenza nel territorio interessato.
Va da sé che entrambe le specie sono interessanti per l’apicoltura per l’epoca di
fioritura, in autunno l’erica e in estate il
timo, e per i tipi di miele che forniscono
molto ricercati per le proprietà organolettiche e salutistiche.
Il Teucrium è un’altra specie apisticamente
molto interessante per l’epoca della fioritura tra la fine dell’inverno e l’inizio di
primavera, per la durata della fioritura che
si prolunga fino a maggio e per la qualità
del miele che le api vi raccolgono.
Il Teucrium si trova indifferentemente su
tutti i versanti del monte Erice, dalla fascia
litorale fino alla quota dei cinquecento
metri, con un portamento diversificato in
funzione dell’esposizione e della disponibilità idrica.
di Matteo Giusti *
Gerusalemme, nella
Città Vecchia. Sono i
luoghi dei Vangeli a
fare da cornice al
curioso pellegrinaggio
degli alveari condotti
francescano che vive
qui ormai da
trent’anni. Api, miele,
varroa e storie di
quotidiana apicoltura,
all’archeologia, agli
studi biblici e alle
lezioni di aramaico, la
lingua di Gesù…
Le api del
adre Giovanni Bissoli, francescano
della Custodia di Terrasanta, può
essere considerato a tutti gli effetti un’autorità culturale del Paese. Docente
di aramaico e di esegesi biblica presso la
Facoltà di Studi biblici a Gerusalemme,
appassionato di archeologia, è autore di
diversi libri e ha partecipato agli scavi di
numerosi siti della regione. (Immagine 1)
Ma padre Bissoli è anche un apicoltore
(nonché vecchio socio della FAIFederazione Apicoltori Italiani), per quanto viva ormai stabilmente in terra
d’Israele da più di trent’anni. (Foto 1).
Il passo cadenzato ma fermo nel saio
marrone, la voce dolce, le mani segnate
dal lavoro, attraversa il piccolo chiostro
del Convento dove abita, presso il monastero della Flagellazione, lungo la Via
Dolorosa nella città vecchia di
Gerusalemme. (Foto 2).
Dal portico di pietra entra nel “divano”, la
stanza che nelle abitazioni mediorientali è
adibita al soggiorno, dove – ci dice – si
può parlare più comodamente. E qui racconta della sua attività di apicoltore, iniziata oltre vent’anni fa, che si svolge e si
intreccia trai luoghi più famosi ricordati dai
Padre Bissoli iniziò ad allevare le api nel
1982, quasi per caso. In quell’anno fu
mandato a Cafarnao, sul Lago di Tiberiade,
a sostituire per un mese un confratello più
anziano. E in quel Convento, per la prossimità di un apiario di un apicoltore del
luogo, spesso arrivavano degli sciami che il
vecchio frate scacciava col fuoco, perché
non fossero di pericolo per i pellegrini. Lui
invece decise di raccoglierli e di iniziare ad
allevarli. All’inizio si avvalse di alcune
arnie lasciate da un vecchio frate ungherese, poi, man mano che l’attività si ingran-
Foto 1: Padre Giovanni Bissoli sulla terrazza del Convento sullo
sfondo della cupola d’oro di Al Aqsa.
diva, iniziò a comprare l’attrezzatura presso un moshav – un villaggio cooperativo – sulla costa vicino ad Ashdot.
L’unica difficoltà – spiega padre Bissoli – fu che in Israele riusciva a trovare solo arnie tipo Langstroth, mentre lui aveva iniziato
e continuava ad usare il modello Dadant Blatt, “eredità” del confratello ungherese. Così, un po’ per necessità un po’ per scelta, iniziò a provvedere da solo alla costruzione dei telaini e dei melari,
nell’ottica di un principio di autosufficienza. E sempre nell’ottica
dell’autosufficienza non ha mai comprato nuove famiglie, incrementando il suo patrimonio apistico mediante la produzione di
sciami artificiali e la raccolta di quelli naturali, costituiti spesso da
api di razza autoctona, l’Apis mellifera syriaca, un’ape ottima dal
punto di vista produttivo, ma estremamente aggressiva.
In questo modo padre Bissoli è riuscito ad arrivare fino a trenta
alveari, soglia che ritiene massima per poter essere gestita da lui
solo e oltre la quale quindi non vuol andare.
La storia dell’apiario ha la particolarità e il fascino di un pellegrinaggio. Inizialmente le api furono collocate nel Getzemani, l’orto
in cui fu arrestato Gesù la notte del giovedì santo, sul Monte degli
Ulivi, appena fuori delle mura della città vecchia. Da lì, in seguito a dei lavori di ampliamento per una foresteria di monaci, spostò l’apiario a Ein Kerem, nella zona occidentale dei
Gerusalemme, presso il monastero della Visitazione, dove, secondo la tradizione Maria, in visita alla cugina Elisabetta compose il
cantico del Manificat.
La postazione si rivelò particolarmente buona, facendo raggiun-
gere produzioni medie di 35-37 kg di miele ad alveare, il massimo che avesse fino ad allora prodotto. Da lì, infatti, le api potevano raggiungere i giardini dello Yad vaShem, il museo della
Shoa, con le aiuole di rosmarino e lavanda costantemente irrigate e il bosco di carrubi, piantati in onore di ogni persona che
durante la seconda guerra mondiale salvò la vita anche ad un
solo ebreo destinato ai campi di sterminio.
Sempre da lì, per problemi di buon vicinato, dopo che una bambina fu punta, padre Bissoli fu costretto a spostare nuovamente
l’apiario, in un altro luogo della Custodia di Terrasanta: San
Giovanni del deserto, verso le prime propaggini del deserto della
Giudea, dove è tuttora collocato. Ora che sono qui, le api non arrivano più ai carrubi dei “giusti”, ma possono solo andare sugli
ailanti spontanei delle colline dei dintorni e verso boschi di pini e
di querce piantati dal Kerem Kayemet, il Fondo internazionale
ebraico che si occupa principalmente della riforestazione della
La produzione si è così ridotta a una media di 25 kg per alveare,
di un miele che l’analisi melissopalinologica ha mostrato essere in
prevalenza di ailanto. Ma padre Bissoli è comunque soddisfatto
del suo miele, che dice – con quell’orgoglio e quella divertita ironia di chi sa non prendersi troppo sul serio – è riuscito a far arrivare fino al Papa e al Patriarca latino di Gerusalemme. (Foto 3)
L’incontro con la varroa padre Bissoli lo ebbe, come tutti nel
Paese, nel 1984. Inizialmente gli fu consigliato da un apicoltore
locale di utilizzare delle strisce di legno imbevute di un acaricida
Foto 2: Particolare del chiostro del monastero della Flagellazione.
Foto 3: Il Monte
degli Ulivi visto
dalla città vecchia
Foto 4: La fessura
l’alveare ferale
nel muro di un
edificio lungo la
per uso agricolo con il risultato – racconta
il nostro collega apicoltore di Terrasanta –
che tutte le regine smisero di deporre.
Iniziò così a utilizzare dapprima le strisce
commerciali di fluvalinate per poi passare
al timolo che acquista durante i suoi viaggi a Roma, almeno una volta l’anno. Oggi
usa prevalentemente ApiGuard®, somministrato in tre cicli di trattamento da agosto a febbraio. La scelta dell’ApiGuard®
non è casuale, ma dovuta al fatto che può
lasciare la confezione semi chiusa, limitando l’evaporazione del timolo, che altrimenti – dice – con le temperature di fine agosto di Gerusalemme sarebbe eccessiva.
Sale in terrazza. Di fronte la cupola d’oro
della moschea di Al Aqsa, a sinistra il
Monte degli Ulivi, a destra il Santo
Sepolcro, il campanile luterano e poi ancora i palazzi eleganti della moderna architettura israeliana della città nuova.
Qualche ape vola sopra i tetti di
Gerusalemme. Oramai l’apicoltura sta
diventando faticosa per lui solo. Ha iniziato ad insegnare quest’arte ad un confratello polacco, che è l’amministratore dei beni
della Custodia. Poi c’è il progetto di spostare almeno una parte dell’apiario sul
Monte Tabor, in Galilea, dove i frati stanno
aprendo una comunità per ex-tossicodipendenti, così che serva ai ragazzi e che
l’attività non vada persa quando lui non
potrà più tenerla. (foto 4)
Purtroppo – si scusa il nostro custode di
api e di sacre memorie – non è possibile
andare visitare l’apiario, ma c’è un’altra
cosa che si può vedere. Scende in strada:
lì, in un muro sulla via Dolorosa, tra il suo
Convento e la chiesa del Lisostrato, il tribunale dove fu condannato Gesù, in
mezzo alla città e alla folla del suk, il mercato arabo, c’è un alveare. “È più di
vent’anni che stanno lì – dice – sicuramente muoiono e ritornano, ma a volte mi
chiedo se davvero a loro la varroa non dia
noia”.
* L’Autore è Agronomo
del Gruppo di Apidologia di Pisa Dipartimento di Scienze Veterinarie Università di Pisa
iocondo e facile pittore, forte
e armonioso colorista, che
risuscitava liberamente col
suo pennello le favole pagane”. Queste poche parole, vergate da Gabriele d’Annunzio
ne “Il piacere” tracciano con puntuale chiarezza l'identità di Piero di Cosimo.
Siamo nella Firenze della seconda metà del
1400 e nella bottega del pittore Cosimo
Rosselli, in via della Scala, si fa le ossa un
giovane di talento: tale Piero di Lorenzo (ai
più noto con il patronimico Piero di Cosimo
derivato appunto dal nome del maestro).
Il maestro Rosselli prova per il giovane e valido apprendista un affetto sincero, sentimento del quale anche il Vasari accenna in
un suo scritto: “... lo prese più che volentieri,
e fra molti discepoli ch'egli aveva, vedendolo crescere, con gli anni e con la virtù gli
portò amore come a un figliuolo e per tale
lo tenne sempre”.
Cosimo conduce Piero con sé a Roma, lavorano insieme nella cappella Sistina e la
valentia del giovane non tarda ad emergere; iniziano per lui le prime commesse
di ritratti, lavoro c'è per lui a Roma e anche una volta rientrato a Firenze.
Si dedica allo studio attento della pittura
dei Paesi Bassi, ma anche di Leonardo e
deiVeneti; nei suoi quadri si leggono chiaramente la raffinatezza e il dettaglio della
scuola veneziana e l'influenza fiamminga;
tratti non comuni agli altri artisti fiorentini contemporanei, come Botticelli e
Rilegge l'antico e reinterpreta la leggenda, ne ricerca il fascino e si dedica alla
realizzazione di opere dal carattere mito-
nella Firenze del ’500.
Rilegge l’antico,
mitologia, studia la
quella veneta e poi
Leonardo. Lavora
persino alla cappella
Sistina. E infine la
svolta: arriva una
commessa dal nipote
di Amerigo Vespucci.
inequivoco, cui si
ispirerà per il trionfo
di Bacco, delle api e
del miele che si
traduce in eros.
vendemmia, nel dipinto
la “Scoperta del miele”?
E i personaggi al suo
Bacco bambino è preda
della irosa e vendicativa Giunone e dunque,
il padre Giove, per proteggerlo dalle insidie
della dea, lo trasforma
in capretto e lo affida
alle menadi che lo portano sul Monte Elicona,
lo nascondono in una
grotta e lo allevano nutrendolo col miele. Ma
Bacco, è anche il dio
dell'estasi e della liberazione dei sensi e il
miele, si sa, è dolcezza e
Scoperta del miele di Piero di Cosimo - Particolare
piacere e viene considerato l'alimento che più
logico e allegorico.
rappresenta l'eros. Ed ecco lì che, lentaTra i suoi dipinti fantastici più noti ci sono le mente, comincia ad avere un senso l'opera
“Storie di Sileno”, opera composta da due del di Cosimo.
tavole intitolate “Disavventure di Sileno” e Sileno – “prototipo” dei mitologici sileni,
“Scoperta del miele”, databili fra il 1505 e precettore di Bacco, è sempre al suo fianco,
il 1510: mentre la prima è in pessimo stato perennemente ubriaco in groppa a un asino.
a causa di un restauro a base di soda cau- Egli, sempre prodigo di consigli, è una divistica, la seconda (a noi più cara per affinità nità saggia e per via dei suoi numerosi
tematica!) è splendidamente conservata ed amori è considerato un esperto conoscitore
esposta negli Stati Uniti d’America, al Wor- del piacere e diviene simbolo di virilità.
cester Art Museum del Massachussets.
Quando Bacco, ormai adulto, accetta di darsi
La realizzazione delle tavole viene commis- alla vita militare, a patto che il suo esercito
sionata a Piero di Cosimo dal nipote di Ame- non ricorra mai alle armi, è proprio il fido SirigoVespucci per decorare la camera da letto leno che lo consiglia di combattere le guerre
(forse l'interesse per l'argomento api/vespe con il fracasso convinto che al rumore nesè da collegare anche al simbolo araldico sun nemico possa resistere.
della famiglia).
Lo stesso "baccano" di Bacco, viene usato
Pare che di Cosimo si sia liberamente ispi- nell'antichità per richiamare le api al larato, per il soggetto del dipinto, alla storia di voro, si crede infatti che i suoni, spesso proSileno narrata nel Terzo dei “Fasti di Ovidio”. dotti con dei cimbali, mettano in moto la
L'ambientazione, sapientemente e armo- fabbrica delle api.
niosamente costruita, è dominata da un Il poeta Lucano nel suo Bellum civile seu
grande albero secco e cavo, nel tronco del Pharsalia scrive: “Nello stesso modo le api se
quale, uno sciame d'api, ha creato il proprio risuona, richiamandole bruscamente all'oralveare; sulla destra, in un paesaggio ancora dine il bronzo frigio (cimbalo), smettono sbibrullo e selvaggio, ecco in primo piano Bacco gottite di fuggire e ricominciano, applicane Arianna accompagnati dal loro seguito di dosi diligentemente, a cercare il miele qua
satiri, menadi e da Sileno.
e là tra i fiori...”.
Cosa c'entra Bacco, Dio del vino e della Nell'ambientazione del dipinto, squisitaMondo Agricolo – Apimondia Italia – n. 10 • 2012
mente agreste, ogni personaggio, allegramente, fa rumore come meglio crede, con
strumenti più o meno improvvisati.
L'albero con l'alveare, al centro del quadro,
fa inoltre da spartiacque fra il passato agreste e selvaggio, dominato dalla natura e il
futuro civilizzato, dominato dall'uomo.
Il piacere, come il dolore, sono alla base dell'esperienza umana e sono tra i principali
mezzi utilizzati per percorrere il processo
La scena a sinistra del dipinto ci dice che il
territorio è già stato “domato” dall'uomo; infatti sullo sfondo c'è la veduta di una cittadina fortificata.
Le api, già dagli antichi, vengono considerate, insieme alle vespe e alle formiche,
delle specie civilizzate in cui – scrive Platone
nel Fedro – le anime degli uomini giusti
possono reincarnarsi.
L'opera del di Cosimo è così densa di significati, espressi e celati, di collegamenti intriganti, da rivelarsi davvero interessante nella
sua unicità e fa nascere, nell'osservatore, la
voglia di scoprire ancora qualcosa di più.
RICHIEDETE INFORMAZIONI SUL SIGILLO “FAI MIELE ITALIANO” ALLA FAI – FEDERAZIONE APICOLTORI ITALIANI
CORSO VITTORIO EMANUELE II, 101 – 00186 ROMA – TELEFONO +39.06.6877175 FAX +39.06.6852287
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DIFFIDA DALLE IMITAZIONI • DIFFIDA DALLE IMITAZIONI • DIFFIDA DALLE IMITAZIONI • DIFFIDA DALLE IMITAZIONI • DIFFIDA DALLE IMITAZIONI • DIFFIDA DALLE IMITAZIONI
Roma: nasce FAI Lazio,
in una sola sigla
Alla ricchezza del patrimonio apistico del Lazio non è finora corrisposta un’adeguata coesione
organizzativa. Ecco perché Il 15 Novembre 2012, su iniziativa del Comitato Promotore e
in ottemperanza allo Statuto sociale della Federazione nazionale, si è costituita la nuova sede
territoriale di "FAI LAZIO – Federazione Apicoltori Italiani" che ha eletto sede legale in Corso
Vittorio Emanuele II, 87 – 00186 Roma, c/o Confagricoltura Lazio. L’Assemblea costituente
si è riunita in pubblica sessione e in presenza di un’ampia rappresentanza del mondo associativo apistico regionale: l’ARAL-Associazione Regionale Apicoltori Lazio di Roma, l’AAALAssociazione Apicoltori Alto Lazio di Rieti, la 4A-Associazione Amici delle Api e dell'Ambiente
di Roma, la Scuola di Apicoltura presso il Museo Naturalistico del Comune di Lubriano – Viterbo. Hanno altresì preso parte ai lavori i rappresentanti di Confagricoltura Lazio, del Centro Ricerche Miele dell'Università di Roma Tor Vergata, dell'Università della Tuscia di Viterbo
e singoli Apicoltori associati alla FAI, nelle categorie Ordinari, Sostenitori e Benemeriti. Il Consiglio Direttivo di FAI LAZIO risulta così composto: Raffaele Cirone (Presidente); Rinaldo
Amorosi, Federico Archinard e Rita Franceschini (Vice Presidenti), Gabriele Di Marco, Maria Gertrude Rago, Fabrizio Scialanca, Paolo Spiccalunto, Cristina Spinucci (Consiglieri). FAI
LAZIO, così come previsto dallo Statuto, avrà il compito di aggregare e rappresentare l’intera compagine sociale regionale, sia essa riferita alle FAI Provinciali e alle Associate FAI, sia
agli Apicoltori singoli aderenti alla FAI a titolo individuale. Tale organismo, infine, avrà la piena
titolarità della rappresentanza organizzativa e sindacale della FAI presso tutte le Istituzioni della
Marche: nuova legge
per l’Apicoltura, recepita la 313/2004
Legge nuova di zecca per l’apicoltura marchigiana, che può dirsi soddisfatta dell’importante
lavoro svolto dall’Assessore regionale all’Agricoltura Paolo Petrini (nella foto), dagli Uffici
competenti e dalle rappresentanze del mondo
apistico che hanno dato un loro costruttivo
contributo. Le norme approvate prevedono la
collaborazione tra Stato e Regione nella predisposizione di un sistema amministrativo e di
controllo del settore apistico. Il quadro di riferimento è la Legge statale n. 313 del 2004, che
la Regione Marche ha correttamente recepito,
prima e meglio di tante altre regioni italiane.
Con la legge 19 novembre 2012, n. 33 (il testo integrale è pubblicato a pagina 24) che
reca “Disposizioni regionali in materia di Apicoltura”, le Marche regolamentano l'uso dei fitofarmaci in fioritura e il relativo controllo sulle
morie di api, disciplinano il nomadismo e lo
spostamento di alveari in genere, riconoscono
il ruolo di corresponsabili politica sanitaria alle
Organizzazioni degli Apicoltori che vengono
chiamate a collaborare con le Autorità sanitarie. Viene inoltre istituita la Commissione apistica regionale quale organismo deputato ad
esprimere pareri e proposte relative alle finalità della legge e ai piani di profilassi ed interventi
sanitari sugli alveari. “Le disposizioni approvate
a tutela dell'apicoltura nelle Marche sono un
passo ulteriore verso la preservazione della
biodiversità espressa dal nostro territorio. Le
api non solo hanno un ruolo importante nel
settore agricolo, ma svolgono anche una funzione fondamentale nella regolazione dei cicli
dell'ecosistema, messa in pericolo dall'uso dei
fitofarmaci”. Il vicepresidente e assessore regionale all'Agricoltura, Paolo Petrini, ha commentato così l’approvazione della legge regionale
sull’apicoltura da parte dell’Assemblea legislativa. Gli ha fatto eco il presidente della FAI-Federazione Apicoltori Italiani, Raffaele Cirone,
che con una lettera di plauso per l’ottimo lavoro svolto in sede legislativa, ha voluto ringraziare l’Assessore Petrini per aver valorizzato l’esperienza storica e associativa dei Consorzi
degli Apicoltori messi oggi in grado, insieme a
tutte le altre realtà Associative regionali, di assicurare un costruttivo percorso di salvaguardia
e rilancio dell’apicoltura marchigiana.
Abruzzo: varato il
del Reg. CE 1234
Sul B.U.R.A. n. 65 del 5.12.2012 è stato pubblicato il Programma Operativo Regionale, che
attua il Reg. CE 1234/2007 sul settore apicoltura per una spesa totale di Euro 378.147,22.
“Gli Apicoltori possono beneficiare degli aiuti - ricorda Giancarla Galli, presidente della FAI
ABRUZZO - scaricando direttamente le domande sul portale www.sian.it per le Azioni su
lotta alla varroasi, acquisto arnie, razionalizzazione transumanza, acquisto sciami ed apiregine. Le domande vanno inoltrate con Raccomandata AR, entro il 19 gennaio 2013, ai Servizi
Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura (Chieti, Pescara, Teramo o L’Aquila). Se presentate a
mano farsi dare il numero di protocollo della domanda di finanziamento. Gli Apicoltori possono beneficiare anche indirettamente delle altre azioni finanziate: acquisto presidi sanitari,
analisi chimico-fisiche, melissopalinologiche e residuali, abbonamenti a riviste specialistiche.
Per tali azioni FAI ABRUZZO presenterà, per conto degli Apicoltori, apposita domanda e
raccoglierà le prenotazioni dei singoli operatori. Maggiori informazioni sono descritte nel
POR, consultabile sul sito internet FAI, all’indirizzo:
http://www.federapi.biz/images/REG.%20CE/POR%20Abruzzo%202012_2013.pdf Gli
uffici di FAI ABRUZZO restano a disposizione, per ogni chiarimento, il martedì ed il giovedì
dalle ore 10,00 alle ore 13,00 presso la sede di Via Stradonetto 42 a Pescara. Tel.:
085.53051”.
IL LIBRO NOVITÀ
Le Api e la
Tannoja
Articolo 62 e
Insetti utili: le api
contratti leali,
servono tutti gli
Anche gli Apoidei sono insetti utili e vanno
protetti come l’ape mellifera. È questa la mission di “STEP - Stato attuale e tendenze dei
pronubi europei”, il progetto europeo finalizzato alla conservazione dei pronubi e alla
protezione dell’impollinazione. Anche noi
Apicoltori possiamo fare qualcosa di utile, per
limitare l’impoverimento della biodiversità
entomologica. Ad esempio compilando il
questionario che il Progetto STEP ha
(http://www.stepproject.net/page.php?P=26&SP=34) e
attraverso il quale si può partecipare ad un’azione coordinata, promossa da venti partner;
per l’Italia ha aderito l’Università di Pisa –
Facoltà di Medicina Veterinaria. Serve a sensibilizzare i Governi e le Istituzioni dell’Unione
Europea verso una politica di tutela e salvaguardia del servizio di impollinazione,
specialmente alle colture agricole. Dateci
dentro, ronzate con noi!
Il 24 Ottobre 2012 è entrata in vigore la Legge
n. 27 del 24 Marzo 2012, per la “Conversione
in legge, con modificazioni, del decreto-legge
24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”. La norma tende
a contrastare le pratiche commerciali sleali,
vietare l'imposizione di condizioni contrattuali
gravose, impedire l’applicazione di condizioni
diverse per prestazioni equivalenti, far rispettare precisi termini di pagamento delle forniture e, in caso di superamento di tali termini,
garantire il pagamento di adeguati tassi d'interesse. L’Articolo 62 della legge reca “Disposizioni delle relazioni commerciali in materia di
cessione dei prodotti agricoli e agroalimentari”
riguarda anche il nostro comparto produttivo
e produrrà effetti nelle transazioni commerciali
del miele, degli altri prodotti dell’alveare, delle
api vive, delle sostanze zuccherine e dei mangimi per l’apicoltura. Tanto per cominciare, le
forniture che gli Apicoltori fanno ai grossisti o
ai punti vendita, non potranno più subire esagerati termini di pagamento: se dopo 60giorni
dalla fornitura i soldi non arrivano, scatta il calcolo degli interessi al tasso corrente. Sono
esonerati dal provvedimento i soci delle cooperative e le vendite dirette al consumatore finale.
Sul finire del Settecento, un libro sull’utilità e sul governo delle api, scritto dal
pugliese Antonio Maria Tannoja, riscosse
un notevole successo e meritò all’autore
l’iscrizione all’Accademia dei Georgofili. Il
trattato “Delle Api e loro Utile”, di oltre
settecento pagine, viene ancora oggi
considerato un testo “sacro”, ambito da
ogni collezionista. Dopo più di duecento
anni, la scoperta di quel testo ha spinto
l’Autore, Angelomichele De Spirito
(antropologo, docente alle Università di
Salerno, Roma La Sapienza, Firenze e
Roma Tre) ad illustrarne il contenuto,
che è quasi una “summa” e un’esposizione critica dell’apidologia del tempo. Un
libro da non perdere ed è proprio per
questo che la FAI ha scelto di collaborare
con Edizioni Studium per la distribuzione
agli apicoltori italiani. Le Api e laPenna è
una guida di elevato valore storico, che
raccoglie e attualizza l’insegnamento del
grande autore cui è ispirato e che offre
tante e affascinanti scoperte agli insaziabili appassionati dell’allevamento delle api.
Il volume è in distribuzione al prezzo di
13,00 Euro. Per i Soci e le Associate FAI
sono previste particolari condizioni di
I Soci della FAI - Federazione Apicoltori Italiani - che desiderano assicurare i propri alveari contro i rischi per la responsabilità civile, possono compilare l'apposito modulo di adesione all'iniziativa e trasmetterlo alla Segreteria FAI, unitamente all'importo del premio corrispondente (per assegno o mediante versamento su conto corrente
postale o bonifico bancario).
I Soci singoli hanno diritto all’attivazione di una Polizza per un
apiario il cui premio è compreso nella quota sociale. Per ulteriori
postazioni il premio annuo di assicurazione è di euro 5,00 per apiario, senza alcun limite nel numero e nel tipo di alveari che lo com-
pongono e garantisce la copertura assicurativa per un intero anno
(12 mesi dalla data di versamento del premio). In caso di trasferimento temporaneo dell'apiario, per nomadismo, non è necessario
comunicare la nuova ubicazione: questa dovrà essere comunicata
solo in caso di trasferimento definitivo.
L'adesione alla polizza collettiva ha effetto immediato alla data di
versamento del premio e/o al contestuale invio del modulo alla
Segreteria FAI.
Ai fini di uno snellimento delle procedure di sottoscrizione il certificato di polizza viene sostituito dal semplice modulo di adesione. La volontà di recesso non dovrà essere preventivamente
comunicata vista l'automatica scadenza annuale della polizza.
Questo modulo annulla
e sostituisce tutti i precedenti
Prot. FAI n. 0344/2012
Apimondia n. 10 2012
Gianni Orso
Rivista della FAI del numero 10 del 2012

References: Art. 1
 ART.155

art. 155

Art. 5
 art. 3

Articolo 62