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Timestamp: 2017-02-26 19:07:16+00:00

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HOME Codice proc. penale Articoli Codice proc. penale Agg. il 7 maggio 2015 Codice proc. penale Art. 290 cod. proc. penale: Divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali L’AUTORE: Redazione
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In tema di misure cautelari interdittive, se l'abuso si è realizzato nell'ambito dello svolgimento di funzioni pubbliche, ormai cessate, non può essere interdetto l'esercizio privato della professione di commercialista, non potendosi "esportare" il rischio di reiterazione di fatti illeciti, del tipo di quelli commessi nell'ambito delle funzioni pubbliche, alla attività professionale ordinaria del tutto autonoma. (Nella specie si procedeva nei confronti dell'imputato - di professione commercialista - per i reati di peculato e di falso, assumendosi che questi, nella sua qualità di tesoriere di un gruppo consiliare, si era appropriato, distogliendoli dalla prescritta finalità istituzionale, dei contributi regionali erogati per il funzionamento e l'attività politica del gruppo consiliare di appartenenza: la Corte, non essendo in contestazione il quadro "indiziario", ha peraltro annullato senza rinvio la misura cautelare interdittiva della sospensione dall'esercizio della professione di commercialista, applicata evocando il rischio della recidiva, sul rilievo assorbente che nessun rischio concreto di recidiva poteva ragionevolmente fondarsi - anche in ragione della cessazione dello svolgimento delle attività che avevano dato l'occasione della commissione dei reati - in relazione all'attività professionale "ordinaria" dell'indagato).
Cassazione penale sez. VI 16 aprile 2014 n. 18770 È illegittima, per violazione del principio di proporzionalità, l'applicazione al pubblico ufficiale autore di delitti contro la p.a. della misura cautelare del divieto di dimorare ed accedere nel comune nel quale svolge la propria attività lavorativa, laddove essa sia esclusivamente diretta a fronteggiare il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie ed abbia la funzione di vietarne l'ingresso in alcuni specifici edifici, trattandosi di finalità cautelare al cui soddisfacimento sono già preordinate le misure interdittive previste dagli art. 289 e 290 c.p.p. (Fattispecie relativa a misura adottata per reati commessi dal dipendente di un'Asl all'interno dei locali di questa). Annulla in parte con rinvio, Trib. Venezia, 31/10/2012
Cassazione penale sez. VI 11 febbraio 2013 n. 11806 In tema di misure cautelari interdittive, se l'abuso si è realizzato nell'ambito dello svolgimento di funzioni pubbliche, ormai cessate, non può essere interdetto l'esercizio privato della professione di commercialista, non potendosi "esportare" il rischio di reiterazione di fatti illeciti, del tipo di quelli commessi nell'ambito delle funzioni pubbliche, alla attività professionale ordinaria del tutto autonoma. (Nella specie si procedeva nei confronti dell'imputato - di professione commercialista - per i reati di peculato e di falso, assumendosi che questi, nella sua qualità di tesoriere di un gruppo consiliare, si era appropriato, distogliendoli dalla prescritta finalità istituzionale, dei contributi regionali erogati per il funzionamento e l'attività politica del gruppo consiliare di appartenenza: la Corte, non essendo in contestazione il quadro "indiziario", ha peraltro annullato senza rinvio la misura cautelare interdittiva della sospensione dall'esercizio della professione di commercialista, applicata evocando il rischio della recidiva, sul rilievo assorbente che nessun rischio concreto di recidiva poteva ragionevolmente fondarsi - anche in ragione della cessazione dello svolgimento delle attività che avevano dato l'occasione della commissione dei reati - in relazione all'attività professionale "ordinaria" dell'indagato).
Cassazione penale sez. VI 16 aprile 2014 n. 18770 È illegittimo il provvedimento che, per fronteggiare il pericolo di recidiva, applichi la misura del divieto di accesso dell'indagato in alcuni specifici edifici ove egli svolga attività lavorativa pubblica, trattandosi di finalità al cui soddisfacimento sono preordinate le disposizioni dettate in materia di misure interdittive previste dagli art. 289 o 290 c.p.p., che stabiliscono rispettivamente la sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio ovvero il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali, astrattamente applicabili nella specie, inerente a condotte addebitate ad un medico in servizio presso ente pubblico.
Cassazione penale sez. VI 11 febbraio 2013 n. 11806
Cassazione penale sez. V 09 marzo 2010 n. 19565 La inabilitazione all'esercizio della professione notarile ex art. 140 l. 16 febbraio 1913, n. 89 ha natura di misura cautelare interdittiva conseguente alla promozione di un procedimento penale, ed è riconducibile alla misura del divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali prevista in via generale dall'art. 290 c.p.p. Ne consegue che anche con riguardo alla suddetta misura è applicabile il limite massimo di durata previsto dall'art. 308, comma 2, c.p.p. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Torino, 16 Marzo 2007
Cassazione penale sez. V 31 maggio 2007 n. 28948 In tema di misure cautelari personali interdittive, l'inabilitazione temporanea dall'esercizio della professione notarile ex art. 140 l. 16 febbraio 1913 n. 89, non rientra nella figura della sospensione dell'esercizio di un pubblico ufficio ex art. 289 c.p.p. bensì in quella del divieto temporaneo di determinate attività professionali ai sensi dell'art. 290 c.p.p.; invero, l'attività notarile, pur essendo connotata da aspetti pubblicistici, è qualificabile come professione caratterizzata privatisticamente e svolta dal notaio in piena autonomia nell'ambito di un ordine professionale autogestito. Ne consegue che, per l'applicazione della misura interdittiva del divieto temporaneo di determinate attività professionali, non è richiesto il previo interrogatorio dell'imputato, garanzia che attiene soltanto alla misura prevista dall'art. 289 c.p.p. per il pubblico ufficiale o per l'incaricato di un pubblico servizio. (Nella specie, al notaio veniva contestato il delitto di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico ex art. 479 c.p., per avere autenticato, come vere ed apposte in sua presenza, firme su contratti di lavoro di cittadini stranieri, contratti utilizzati poi per presentare le domande di sanatoria o di permesso di soggiorno, nonché la fattispecie di cui all'art. 12 comma 5 d.lg. 25 luglio 1998 n. 286 per avere, mediante la condotta sopra descritta, favorito la permanenza dei predetti cittadini stranieri sul territorio dello Stato).
L'inabilitazione temporanea dall'esercizio della professione notarile ex art. 140 l. 16 febbraio 1913 n. 89 non rientra nella figura della sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio ex art. 289 c.p.p., ma in quella del divieto temporaneo di determinate attività professionali ex art. 290 c.p.p., in quanto l'attività notarile, pur presentando connotati pubblicistici, è qualificabile come autonoma professione privata. Ne consegue che per l'applicazione della misura in questione non è richiesto il previo interrogatorio, previsto solo per la sospensione dall'esercizio di pubblico ufficio.
Tribunale Milano 16 febbraio 2001
All'inabilitazione all'esercizio delle funzioni notarili ex art. 140 l. 16 febbraio 1913, n. 89 devono essere applicate tutte le norme in materia di misure interdittive previste dal codice di procedura penale. In particolare la norma di cui si tratta deve essere inquadrata sotto la previsione dell'art. 290 c.p.p. e, pertanto, può essere disposta senza il previo interrogatorio dell'indagato (a differenza della sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio).
Cassazione penale sez. VI 07 ottobre 1999 n. 3106 L'inabilitazione all'esercizio delle funzioni notarili, prevista dall'art. 140 l. 16 febbraio 1913 n. 89, pur potendo essere disposta anche dal giudice penale, quando trovi la sua ragion d'essere nella pendenza, a carico del notaio, di un procedimento penale, non è tuttavia assimilabile alle misure interdittive previste dagli art. 289 e 290 c.p.p., avuto riguardo sia alla sua finalità (che è quella della salvaguardia del prestigio e del decoro della funzione notarile), sia alla esclusiva competenza del tribunale civile in materia di eventuale applicazione della definitiva sanzione disciplinare della destituzione. Pertanto, nell'ipotesi di inabilitazione disposta dal giudice penale, mentre valgono le norme del codice di procedura penale concernenti le misure cautelari, relativamente alla competenza ed ai mezzi d'impugnazione (nella specie era stata esperita richiesta di riesame), non opera invece l'art. 308 di detto codice, che fissa i termini massimi di durata delle misure interdittive, potendo essere disposta la cessazione dell'inabilitazione soltanto in altra sede, dagli organi a ciò competenti.
Cassazione penale sez. I 23 ottobre 1997 n. 5960 Art. precedente
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References: Art. 290
 art. 289
 art. 289
 art. 140
 art. 140
 art. 289
 art. 479
 art. 140
 art. 289
 art. 290
 art. 140
 art. 289