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Timestamp: 2020-05-27 10:51:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1739 del 23/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1739 del 23/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/01/2017, (ud. 20/12/2016, dep.23/01/2017), n. 1739
sul ricorso 939/2016 proposto da:
MASI S.A.R.L., (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante
ANTONELLI 27, presso lo studio dell’avvocato PATRIZIA UBALDI, che la
I.E., in proprio e nella qualità di legale rappresentante
pro tempore della INTERNAZIONAL AUTO S.R.L., e per la INTERNAZIONAL
AUTO S.R.L., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ALCAMO 14,
presso lo studio dell’avvocato UMBERTO GRAZIANI, che li rappresenta
IA.ED., S.I.F., SA.DA.,
elettivamente domiciliati in ROMA, LARGO LUIGI ANTONELLI 27, presso
lo studio dell’avvocato PATRIZIA UBALDI, che li rappresenta e
L.F., S.M.;
avverso la sentenza n. 5735/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA del
14/09/2015, depositata il 16/10/2015;
20/12/2016 non partecipata dal Consigliere Relatore Dott. ENZO
che, con ricorso affidato a quattro motivi, la MASI s.a.r.l., società di diritto lussemburghese, ha impugnato la sentenza della Corte di appello di Roma, in data 16 ottobre 2015, che rigettava (per quanto rileva in questa sede) il gravame interposto da detta società avverso la decisione del Tribunale della medesima Città che, a sua volta, sulle domande riunite avanzate dalla Internazional Auto s.r.l. ed Ia.El., accoglieva quella revocatoria ex art. 2901 c.c., con declaratoria di inefficacia dei trasferimenti di taluni immobili operata in danno delle ragioni di questi ultimi creditori;
che hanno depositato controricorso adesivo alle ragioni della ricorrente Ia.Ed., S.I.F. e Sa.Da.; resistono con controricorso I.E. in proprio e la Internazional Auto s.r.l., in persona del legale rappresentante I.E.; mentre non hanno svolto attività difensiva in questa sede L.F. e S.M.;
che il Collegio condivide, per le ragioni di seguito esposte, la proposta del relatore, rilevando sin d’ora che la memoria depositata dalla MASI s.a.r.l. (con funzione soltanto illustrativa delle censure già veicolate in ricorso) non muta la prospettiva ed il tenore delle critiche inizialmente esposte;
che con il primo motivo è dedotta violazione dell’art. 342 c.p.c., in riferimento alla ritenuta assenza di censure avverso la sentenza di primo grado che negava alla società MASI la possibilità di contestare la sussistenza e consistenza dei crediti vantati in revocatoria;
che con il secondo motivo è denunciata violazione dell’art. 110 c.p.c., in combinato disposto con l’art. 300 c.p.c., per mancata interruzione del giudizio e riassunzione a seguito del decesso di Ia.El. in primo grado;
che con il terzo motivo è prospettata violazione dell’art. 512 c.p.c., per aver la Corte di appello ritenuto “implicitamente applicabile la fattispecie della separazione dei beni ereditari”;
che i primi tre motivi, da scrutinare congiuntamente, sono inammissibili, perchè manca del tutto l’indicazione e la localizzazione (ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) degli atti e dei documenti sui quali si fondano le doglianze, le quali evocano (anche il terzo motivo in quanto dipendente strettamente dal secondo) violazioni processuali, al cui scrutinio questa Corte può accedere, come giudice del “fatto processuale”, soltanto ove ritualmente proposte nel rispetto dei principi di specificità dei motivi, cui l’anzidetto principio di localizzazione è corollario;
che con il quarto motivo è dedotta violazione dell’art. 2939 c.c.; che il motivo è in parte manifestamente infondato e in parte inammissibile:
perchè non viene indicato quale sia il principio di diritto violato a fronte della decisione assunta dalla Corte territoriale in armonia con Cass. n. 5262/2001 e Cass. n. 567/1976, là dove, inoltre, è del tutto generico, e privo di localizzazione, il riferimento alla proposizione di “eccezione di prescrizione di un credito derivante da un rapporto di garanzia”;
perchè (segnatamente, anche sotto il profilo da ultimo richiamato) l’inammissibilità del primo motivo ha cristallizzato la ratio decidendi sull’accertamento dei crediti attorei tutelati in revocatoria, con la conseguenza della inammissibilità della censura in esame, il cui eventuale ed ipotetico accoglimento non potrebbe più scalfire il giudicato formatosi;
perchè, infine, non è stata impugnata l’ulteriore ed autonoma ratio decidendi esibita dalla sentenza impugnata, là dove si evidenzia che l’esecuzione sul bene oggetto del contratto, del quale sia stata dichiarata l’inefficacia in sede di revocatoria, “non potrà avvenire se non quando il credito sia stato accertato”, con ciò consentendo l’azione ai sensi dell’art. 2901 c.c., da parte dei creditori ( Ia.El. e Internazional Auto s.r.l.) sia pure in base a “ragioni di credito” contestate; che, pertanto, il ricorso va rigettato e la società ricorrente condannata al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo in conformità ai parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014, in favore dei controricorrenti I.E. e Internazional s.r.l.; vanno, invece, interamente compensate dette spese nei confronti dei controricorrenti Ia.Ed., S.I.F. e Sa.Da., per la comunanza di posizione e di patrocinio difensivi;
che nulla è da disporsi in ordine alla regolamentazione delle predette spese nei confronti delle parti intimate che non hanno svolto attività difensiva in questa sede.
rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento, in favore dei controricorrenti I.E. e Internazional s.r.l., delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 6.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge;
compensa interamente dette spese tra la società ricorrente e i controricorrenti Ia.Ed., S.I.F. e Sa.Da..

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 art. 2901
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 Cass. 
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