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Timestamp: 2019-06-17 23:38:23+00:00

Document:
ARIANO FERRARESE MESOLA 14.02.1945
Località Ariano ferrarese, Mesola, Ferrara, Emilia-Romagna
I tre partigiani vennero uccisi all'alba dello stesso giorno in cui vennero uccisi, sulla piazza di Codigoro (Fe), i loro giovani compagni Gino Villa e Ludovico Ticchioni. Bonaccorsi, Bonamico e Pivari vennero fucilati ad Ariano ferrarese (Mesola), perchè avevano partecipato, l'11 novembre 1944, al tentativo di disarmo dei fascisti Ireo e Raoul Paviani, nella tenuta Rambaldina di quella frazione, uccisi dai partigiani perchè avevano scoperto di essere caduti in un'imboscata.
Estremi e note penali: Il processo principale venne istruito dinnanzi alla Corte di Assise Sezione Speciale di Ferrara ma fu rinviato a causa degli incidenti avvenuti durante l'escussione dei testimoni a carico degli imputati e trasferito, per legittima suspecione, prima a Bologna (dove non venne svolta alcuna udienza) e quindi a Perugia, la cui corte, con sentenza dell'8 dicembre 1948 condannò complessivamente a 24 anni, di cui 16 condonati, Ugo Jannuzzi per collaborazionismo politico (non militare, come aveva previsto il capo d'accusa) e per omicidio volontario, con l'aggravante di cui all'art. 112 n. 22 C. P. e con la continuazione (applicata per entrambe le uccisioni, di Codigoro e di Ariano ferrarese, del 14 febbraio 1944); a 22 anni e 8 mesi, di cui 15 anni e 1 mese condonati Alfideo Vaccari e Galiano Moretti per l'omicidio volontario di Laerte Bonaccorsi, Mario Bonamico ed Olao Pivari con la concessione delle attenuanti generiche; a 22 anni e 8 mesi, di cui 15 anni e 1 mese condonati Giuseppe Trevisani ed Oliviero Bruini per collaborazionismo politico e per omicidio volontario (applicata per entrambe le uccisioni, di Codigoro e di Ariano ferrarese, del 14 febbraio 1944), con la concessione delle attenuanti generiche.
Il 20 gennaio 1950 la seconda sezione penale della Corte di Cassazione si pronunciò sui ricorsi presentati da Ugo Jannuzzi, Alfideo Vaccari, Galliano Moretti, Giuseppe Trevisani, Oliviero Bruini. La Corte accolse parzialmente soltanto quello presentato dal comandante delle Brigate Nere, (rigettò quello di Moretti e dichiarò inammissibili gli altri quattro), annullando la sentenza della corte d'assise di Perugia «per mancanza di motivazione in ordine alla reiezione della richiesta di concessione delle attenuanti generiche – ed in ordine alla determinazione della misura delle pene – al reato di collaborazionismo militare» rinviando il tutto all'esame della corte di assise di Firenze.
Il 6 dicembre 1950 la seconda sezione penale della Corte di Cassazione accolse parzialmente il ricorso presentato dall'avvocato di Ugo Jannuzzi, condannandolo complessivamente a 21 anni e 6 mesi di carcere, condonandone 15 e 4 mesi.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-05-11 08:33:05
Bonaccorsi Laerte, detto “Fulmine”, di Ottorino (fucilato il 30 dicembre 1944 al muretto del cimitero di Codigoro) e Alice Bellettati, nato a Ferrara il 26 giugno 1927, domiciliato a Ferrara, via Borgo S. Luca (oggi via Giuseppe Fabbri), n. 104, sfollato a Le Venezie (oggi Jolanda di Savoia) partigiano. Nell’ottobre 1942 si arruolò nel CREM (Corpi Reali Equipaggi Marittimi, istituti di formazione per il personale della Regia Marina) alla Scuola Meccanici di Venezia. L’8 settembre 1943 venne trasportato con tutti i compagni in Germania dove si arruolò nelle SS Italiane. Rientrato in Italia il 24 giugno del 1944 con il Battaglione Pionieri, rimase ferito nel mese di luglio in un combattimento con dei partigiani. Fu ricoverato per una trentina di giorni all’Ospedale di Pinerolo e quindi rimandato a casa per un mese in licenza di convalescenza. Ritornato a Jolanda di Savoia il 4 agosto, pur non avendogli il padre Ottorino rivelato nulla sulla propria attività antifascista, Laerte si accorse della cosa. Alla scadenza della licenza non si presentò al reparto. Iniziò la sua attività partigiana comandando elementi di Jolanda di Savoia e dai primi giorni di ottobre entrò a far parte del settore di Serravalle, comandato da Olao Pivari. Dichiarò di aver partecipato all\'azione contro di Ariano ferrarese. Insieme ad altri due partigiani, si arruolò nella Brigata Nera per ottenere informazioni. Partigiano della 35° brigata Bruno Rizzieri
Bonamico Mario, detto “Compagno S”: di Gaetano e Giovanna Petracchini, nato a Padova il 31 dicembre 1919, residente nella tenuta Palazzolo a Serravalle, frazione di Berra (Fe), agente agricolo, partigiano. Nell’estate scorsa 1944, incontrò per strada Labindo Bisi (detto “il Mago”), Angelo Palmiro Previati di Berra e Leonida Zannoni (Leo, comandante militare e vicecomandante della 28° brigata Mario Gordini di Ravenna, inviato da Bulow nel ferrarese per condurre militarmente la 35° brigata Rizzieri): gli dissero che erano partigiani, che avevano bisogno di denaro e Bonamico consegnò loro 9.000 lire, successivamente a lui restituite. La propaganda fatta dai tre lo convinse ad aderire al movimento ed entrò a far parte del gruppo di Serravalle comandato da Olao Pivari. Dichiarò di non aver partecipato all\'azione di Ariano Ferrarese, ammettendo, invece, di aver preso parte ad un solo disarmo ed a diverse rapine a mano armata per ottenere denaro e merce. Partigiano della 35° brigata Bruno Rizzieri
Pivari Olao, detto “Gatto”, di Roberto e Selica Malavolta, nato a Formignana il 30 maggio 1921, residente a Formignana, operaio. Disertore della GNR, partigiano. Faceva parte del 7° Battaglione Costiero, aggregato al 3° Btg. Granatieri Tedesco, col grado di Sergente. Tra l\'agosto ed il settembre 1944 ripiegò da Pesaro e con un gruppo di compagni si accasermò alla Fornace di Serravalle. Alla firma dell\'armistizio, quasi tutti i componenti si sbandarono e Pivari, temendo di essere deportato in Germania si rifugiò alla tenuta Magoghe di Jolanda di Savoia (Ferrara), portando con sè un mitra e una rivoltella. Saputo della sua diserzione, gli fu bruciata l\'abitazione a Formignana (Ferrara). Ammise di aver avuto la direzione dell\'operazione alla tenuta Rambaldina di Ariano Ferrarese. Partigiano della 35° brigata Bruno Rizzieri insignito della medaglia d\'oro al valor militare.
Bonaccorsi Laerte
Bonamico Mario
Note procedimento Arrestato a Milano fu denunciato per il concorso in almeno 19 omicidi, arresti e deportazioni, e collaborazionismo. Giunse in città la sera del 21 gennaio 1946: interrogato, Jannuzzi raccontò della creazione del fascio repubblicano di Codigoro per volontà del federale Igino Ghisellini, del suo ritorno in aeronautica, del conseguente congedo e del definitivo ritorno a Codigoro. Cercò di ridurre le proprie colpe sostenendo che gli arresti erano stati autorizzati dal federale Ciro Randi. Affermò di non essere stato presente nei giorni in cui si verificarono molti degli omicidi, ammettendo di aver dato l’ordine di fucilazione per Pivari, Bonamico e Bonaccorsi soltanto perché precedentemente «il federale [aveva ordinato] che fossero passati per le armi la notte stessa». Infine, si meravigliò che i compagni lo avessero coinvolto direttamente nelle fucilazioni della zona del codigorese, ipotizzando che le testimonianze fossero state estorte con violenza. Le udienze dinnanzi alla CAS di Ferrara furono subito sospese perchè alla simulazione di uno sputo di un teste, Jannuzzi rispose lanciando il suo bastone, scatenando il tentativo da parte del pubblico di assalire la gabbia in cui erano stati rinchiusi gli imputati. Il procedimento fu trasferito, per legittima suspicione, a Bologna, dove non si tenne alcuna udienza ed il 15 dicembre 1947 fu trasferito, sempre per legittima suspuicione, presso la corte d\'assise di Perugia. La sentenza venne promulgata un anno dopo, l’8 dicembre 1948: condanna a ventiquattro anni, di cui sedici immediatamente condonati, per collaborazionismo politico ed omicidio volontario aggravato (per questi omicidi e quelli di Ticchioni e Villa a Codigoro) con il concorso delle attenuanti specifiche ed all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il 24 febbraio 1949 l\'ex comandante delle Brigate Nere fu trasferito alla casa per minorati fisici di Pozzuoli. Il 24 marzo 1950 venne celebrato dinnanzi alla Corte d’assise di Firenze un nuovo grado di giudizio a seguito dell’annullamento della sentenza perugina decretato dalla Corte di Cassazione: la pena fu ridotta di un altro anno e mezzo e il numero di quelli condonati fu invece aumentato a diciassette. Il 20 maggio 1951 Jannuzzi fu dimesso da Pozzuoli e tornò definitivamente in libertà. Il 15 febbraio 1952 fu chiuso il suo fascicolo nel CPC. Il processo principale venne istruito dinnanzi alla Corte di Assise Sezione Speciale di Ferrara ma fu rinviato a causa degli incidenti avvenuti durante l\'escussione dei testimoni a carico degli imputati e trasferito, per legittima suspecione, prima a Bologna (dove non venne svolta alcuna udienza) e quindi a Perugia, la cui corte, con sentenza dell\'8 dicembre 1948 condannò complessivamente a 24 anni, di cui 16 condonati, Ugo Jannuzzi per collaborazionismo politico (non militare, come aveva previsto il capo d\'accusa) e per omicidio volontario, con l\'aggravante di cui all\'art. 112 n. 22 C. P. e con la continuazione (applicata per entrambe le uccisioni, di Codigoro e di Ariano ferrarese, del 14 febbraio 1944); a 22 anni e 8 mesi, di cui 15 anni e 1 mese condonati Alfideo Vaccari e Galiano Moretti per l\'omicidio volontario di Laerte Bonaccorsi, Mario Bonamico ed Olao Pivari con la concessione delle attenuanti generiche; a 22 anni e 8 mesi, di cui 15 anni e 1 mese condonati Giuseppe Trevisani ed Oliviero Bruini per collaborazionismo politico e per omicidio volontario (applicata per entrambe le uccisioni, di Codigoro e di Ariano ferrarese, del 14 febbraio 1944), con la concessione delle attenuanti generiche. Il 20 gennaio 1950 la seconda sezione penale della Corte di Cassazione si pronunciò sui ricorsi presentati da Ugo Jannuzzi, Alfideo Vaccari, Galliano Moretti, Giuseppe Trevisani, Oliviero Bruini. La Corte accolse parzialmente soltanto quello presentato dal comandante delle Brigate Nere, (rigettò quello di Moretti e dichiarò inammissibili gli altri quattro), annullando la sentenza della corte d\'assise di Perugia «per mancanza di motivazione in ordine alla reiezione della richiesta di concessione delle attenuanti generiche – ed in ordine alla determinazione della misura delle pene – al reato di collaborazionismo militare» rinviando il tutto all\'esame della corte di assise di Firenze. La corte d\'assise di Firenze emise la propria sentenza il 24 marzo 1950, riformando la sentenza di Perugia, portando a 19 anni quelli inflitti per il reato di collaborazionismo ed a una condanna per complessivi 22 e 6 mesi di cui 16 condonati Il 6 dicembre 1950 la seconda sezione penale della Corte di Cassazione accolse parzialmente il ricorso presentato dall\'avvocato di Ugo Jannuzzi, condannandolo complessivamente a 21 anni e 6 mesi di carcere, condonandone 15 e 4 mesi. Il 10 ottobre 1959 la sezione appello penali della Corte di appello di Firenze dichiarò estinti per amnistia i reati di Jannuzzi, applicando «le benefiche disposizioni contenute nell\'art. 1 lettt. A del D.P.R. 11 luglio 1959 n. 460»
Descrizione: Ogni 25 aprile viene collocata una corona ai piedi della lapide.
Descrizione: Medaglia d\'oro al valor militare ad Olao Pivari
lapide a Ariano Ferrarese, piazza Gribaldi
Ubicazione: Ariano Ferrarese, piazza Gribaldi
Descrizione: Al n. 84 di piazza Garibaldi di Ariano ferrarese è presente una lapide con queste parole: QUI PERIRONO IL 14-2-1945 / TRUCIDATI DAI FASCISTI / PIVARI OLAO / BONAMICO MARIO / BONACORSI LAERTE”.
ASFe, Questura, gabinetto, cat. A8, I° versamento, b. 136, f. 4662
ASFe, Questura, gabinetto, cat. A8, I° versamento, b. 97, f. 3311
ASFe, Questura, gabinetto, cat. A8, I° versamento, b. 134, f. 4606
ASFe, Questura, gabinetto, cat. A8, I° versamento, b. 26, f. 763
ASFe, Questura, gabinetto, cat. A4, I° versdamento, b. 4, f. 422
ASFe, Questura, gabinetto, cat. A4, I° versdamento, b. 4, f. 494
ASFe, Questura, gabinetto, cat. A4, I° versdamento, b. 133, f. 4577
ASFe, Questura, gabinetto, cat. A4, I° versdamento, b. 104, f. 3564
ASFe, Questura, gabinetto, cat. A8, I° versamento, b. 58, f. 1897

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