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Modello organizzativo di gestione e controllo - PDF
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Tito Paolini
1 Modello organizzativo di gestione e controllo ai sensi del D. Lgs. n giugno 2001 Adottato dal Consiglio d Amministrazione con delibera in data 23 OTTOBRE 2014 DINAMICA Società Consortile r.l. Sede in Bologna Via Bigari, 3 Capitale Sociale ,00 Iscritta C.C.I.A. di Bologna Partita Iva, C.F. e Registro Imprese n
2 INDICE Glossario definizioni... 7 Premessa Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n Excursus normativo ed estensione del Decreto Gli obiettivi perseguiti e le finalità del Modello Approvazione del Modello Approccio metodologico generale Approccio metodologico specifico in materia di sicurezza sul luogo di lavoro Metodologia di analisi dei rischi Attività preliminari Individuazione dei rischi ed elaborazione delle parti speciali del Modello Esclusione di alcuni reati non applicabili all Ente Struttura del Modello Attività propedeutiche svolte Aggiornamento del Modello Organismo di Vigilanza Organismo di Vigilanza: nomina Organismo di Vigilanza: i requisiti Organismo di Vigilanza: cause d ineleggibilità e/o decadenza Organismo di Vigilanza: i compiti Organismo di Vigilanza: regolamento di funzionamento e autonomia finanziaria Flussi informativi dall Organismo di Vigilanza al top management Flussi informativi nei confronti dell Organismo di Vigilanza Gestione delle segnalazioni Referenti Interni Formazione, informazione e diffusione del Modello Piano d informazione e formazione interna Piano d informazione esterna SISTEMA DISCIPLINARE Premessa Destinatari Criteri di applicazione delle sanzioni Misure per i dipendenti Misure per le figure apicali Misure nei confronti dei lavoratori autonomi Misure nei confronti degli amministratori e sindaci Misure nei confronti dei componenti dell Organismo di Vigilanza Misure nei confronti delle figure esterne SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO (S.C.I.) Premessa Ruoli e responsabilità
3 3. Obiettivi Ambiti di applicazione Sistema di controllo interno e gestione del rischio La gestione del rischio di commissione di reati all'interno dell'organizzazione nel sistema del d.lgs. 231/ Approccio risk based Obiettivi di controllo Il controllo Articolazione dell approccio Quadro di sintesi del Modello Valutazione dell efficacia dello SCI Linee Guida del Sistema di Controllo Interno L ambiente di controllo Le attività di controllo e di monitoraggio L informazione e la comunicazione Registrazione e Archiviazione Sistema di governance organizzativa Quadro delle missioni, delle procure e delle deleghe Controlli sui poteri di firma e segregazione delle funzioni Procedure di attribuzione di poteri operativi Controllo di gestione Controllo budgetario di struttura Sistema amministrativo contabile e processo di bilancio Gestione delle risorse finanziarie Gestione delle Risorse Umane Sezione A : Artt. 24 e 25 del Decreto 231/ REATI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E POLICY ANTICORRUZIONE 67 Premessa Fattispecie criminose rilevanti Ruoli e responsabilità interne per la prevenzione dei reati Aree sensibili e profili di rischio Processi sensibili e protocolli Sezione B : Art. 25 ter del Decreto 231/ REATI SOCIETARI Premessa Fattispecie criminose rilevanti Aree sensibili e profili di rischio Ruoli e responsabilità Processi sensibili e protocolli Sezione C : Art. 25 septies del Decreto REATI IN VIOLAZIONE DELLE NORME RELATIVE ALLA TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA SUL LAVORO Premessa Aree sensibili Presidi normativi e compliance I processi svolti dalla Società maggiormente esposti a rischio di reato Integrazioni con il Modello 231/ Comunicazione e coinvolgimento del personale
4 Tracciabilità e verificabilità ex post dei flussi informativi riferiti al Processo: Sezione D art 25 octies del D. Lgs. 231/ REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA DI PROVENIENZA ILLECITA Descrizione della tipologia dei reati Aree sensibili e presidi Segnalazioni del Collegio sindacale e della società di revisione all Organismo di Vigilanza Sezione "E" art 25 bis del D. Lgs. 231/ I delitti contro l'industria e il commercio Descrizione della tipologia dei reati Aree sensibili e presidi Sezione "F" : art 25 nonies del D. Lgs, 231/ Reati in materia di diritto d autore Descrizione della tipologia dei reati Aree sensibili e presidi Sezione "G" art 25 decies del D. Lgs. 231/ Il delitto d induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria" Descrizione della tipologia di reato Aree sensibili e presidi Sezione "H" : art. 25 undecies del D. Lgs. 31/2001 (in recepimento della direttiva 2008/99/CE) Reati ambientali Premessa Descrizione della tipologia dei reati Elenco dei reati Aree sensibili Sezione "I" : art. 24 bis del D. Lgs. 31/ Reati di criminalità informatica e trattamento illecito di dati Premessa Le fattispecie di reato di criminalità informatica Aree sensibili Principi generali di comportamento Riservatezza: Integrità: Principi generali di controllo Principi di riferimento specifici relativi alla regolamentazione delle singole Attività Sensibili I controlli dell Organismo di Vigilanza Sezione L Altri reati previsti nel Decreto ALLEGATI Allegato B - SISTEMA DI ATTRIBUZIONE DELLE DELEGHE E DELLE FUNZIONI Premessa Ausiliari dell imprenditore Institori Procuratori Amministratori nelle s.p.a. e società cooperative e consortili Principi generali normativi Deleghe e procure: requisiti essenziali Deleghe e procure. Conferimento, gestione, verifica e revoca Conferimento
5 Gestione e verifica Revoca Le deleghe di funzioni penalistiche Sistema di gestione delle deleghe e procure Presidente del Consiglio d Amministrazione Direttore Responsabile delle risorse umane Responsabile Amministrazione Responsabili di sede/unità Delegato alla sicurezza Segreteria di Sede Referente sistema informatico Organigramma PROTOCOLLI PER LA FORMAZIONE ED ATTUAZIONE DELLE DECISIONI E DEI CONTROLLI 195 Premessa Sistema delle deleghe/procure Principi generali di comportamento Principio generale di segregazione delle attività Principio generale di tracciabilità Principio generale di controllo Selezione e gestione del personale Formazione delle decisioni e dei controlli Gestione dei rapporti con soggetti istituzionali e fornitori Sistemi informatici Sedi/unità o punti operativi esterni Protocollo Gestione delle visite ispettive da parte dei Pubblici Ufficiali, della posta sensibile e del precontenzioso Definizioni Generalità Visite ispettive in materia di sicurezza sul lavoro e tutela dell ambiente Visite ispettive in materia fiscale e previdenziale Altre visite ispettive Posta sensibile (Vedasi definizioni in premessa) Precontenzioso Protocollo Gestione del contenzioso... 2 CODICE ETICO E DI COMPORTAMENTO Premessa e valori etici Destinatari, ambito di applicazione e aggiornamento Rispetto e valorizzazione delle risorse umane Gestione degli affari Comportamenti, doveri e obblighi degli associati Comportamenti, doveri e obblighi dei dipendenti Rapporti con clienti
6 4.4 Rapporti con fornitori Uso e tutela dei beni aziendali Uso e divulgazione delle informazioni e tutela della Privacy Trasparenza nella contabilità Tutela della salute, della sicurezza e dell ambiente Rapporti con l esterno Conflitto d interessi Rapporti con autorità e istituzioni pubbliche e altri soggetti rappresentativi di interessi collettivi Rapporti con organizzazioni politiche o sindacali Modalità di attuazione del Codice Etico Sistema sanzionatorio Diffusione del codice e attività di formazione/informazione Allegato G - STRUTTURA ORGANIZZATIVA (organigramma) Premessa Funzionigramma, organigramma, mansionario e mappa delle responsabilità situazione delle procure, poteri e abilitazioni in essere in DINAMICA come da visura senza valore di certificazione distinta col n. T estratto dal Registro Imprese in data 03/06/2014; organigramma per Modello Organizzativo ex D. Lgs. 231/2001; tabella riassuntiva: funzionigramma, mansionario e mappa delle responsabilità Allegato H - MAPPATURA DELLE AREE A RISCHIO E MATRICE DEI RISCHI... 1 PREMESSA... 1 DEFINIZIONE DEL RISCHIO IMPLICITO... 1 PROTOCOLLI DI PREVENZIONE E CONTROLLO... 3 ATTIVITÀ SENSIBILI A RISCHIO RILEVANTE art 24 D. LGS. 231/01 Malversazione e indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato o dell Unione Europea Art. 25 ter D. Lgs. 231/01 Reati societari Art. 25 D. Lgs. 231/01 concussione, corruzione, istigazione, peculato Art. 25bis D. Lgs. 231/01 Dei delitti contro l'industria e il commercio e Art. 25novies Reati in materia di diritto d autore Art. 25octies D. Lgs. 231/01 Ricettazione e riciclaggio Art. 25septies D. Lgs. 231/01 Omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime in violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro ATTIVITÀ RILEVANTI A RISCHIO MEDIO Art. 24bis D. Lgs. 231/01 Delitti informatici e trattamento illecito di dati Art. 24, D. Lgs. 231/01 Reati contro lo Stato e la pubblica amministrazione Art. 25decies D. Lgs. 231/01 Delitti contro l autorità giudiziaria ANALISI DI DETTAGLIO IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO Ruolo dell O.D.V Aree sensibili Protocolli di prevenzione e controllo RIEPILOGO DEI PROCESSI ANALIZZATI
7 Glossario definizioni Termine Aree a rischio o sensibili As is Audit/Auditing Best practice Bottom-up Budget Centro di costo Centro responsabilità di Codice Etico e di comportamento Collaboratori esterni Compliance Consulente Definizione Tutte quelle aree in cui, a seguito di opportuna valutazione, in cui può delinearsi in termini effettivi e concreti il rischio di commissione dei reati in predicato nel D. LGS. nr. 231/2001 e ss.mm. Termine tecnico che indica la situazione o stato attuale (vedi To be ) Attività con la quale un soggetto, generalmente esterno, determina la conformità delle procedure e dei processi produttivi rispetto a direttive e criteri predeterminati. Con riferimento alle procedure e alle registrazioni contabili, l'auditing esterno si riferisce all'attività di certificazione dei bilanci, mentre l'auditing interno è uno strumento direzionale che si esplica nella misurazione e nella valutazione della funzionalità e dell'efficacia dei controlli. Per migliore pratica o migliore prassi (dall'inglese best practice) s intendono in genere le esperienze più significative, o comunque quelle che hanno permesso di ottenere migliori risultati, relativamente a svariati contesti. Questo concetto, nato all inizio del secolo, è un'idea manageriale che asserisce l esistenza di una tecnica, un metodo, un processo o un'attività, che sono più efficaci nel raggiungere un particolare risultato, di qualunque altra tecnica, metodo, processo, o attività. Tecnica finalizzata alla rappresentazione di una qualsiasi entità complessa (materiale o immateriale) che consiste in un processo di sintesi progressiva (dal particolare al generale) che, partendo dalle singole componenti elementari (che compaiono al minimo livello di una struttura gerarchica ad albero rovesciato), tende a ricomporre l'unitarietà dell'entità analizzata (che occupa il massimo livello della struttura) mediante un ripetuto processo di confluenza delle voci di ciascun livello verso le rispettive voci aggreganti, posizionate al livello immediatamente superiore. Strumento di programmazione di breve periodo, generalmente annuale; indica obiettivi da raggiungere, risorse a disposizione e modalità operative. Unità organizzativa prescelta come riferimento nel processo di localizzazione dei costi (vedi contabilità analitica). Possono costituire riferimento utile per l individuazione dei centri di responsabilità. Unità organizzativa alla quale è associato un responsabile. Al centro di responsabilità vengono assegnati obiettivi da raggiungere in termini di entrata, spesa, ricavi, costi, fattori qualitativi e quantitativi ecc. L articolazione di un organizzazione in centri di responsabilità costituisce operazione preliminare all assegnazione del budget e alla responsabilizzazione manageriale nell ambito dell organizzazione stessa. Definisce in sintesi quell insieme di principi di condotta che rispecchiano particolari criteri di adeguatezza, coerenza, opportunità e correttezza con riferimento al contesto culturale, sociale e professionale in cui opera l Ente. Comprendono i consulenti, i partner e i fornitori. La Compliance in economia, è definita come la funzione atta a prevenire il rischio connesso alla possibilità di giungere a danni d immagine o perdite finanziarie, in seguito a cattivo funzionamento e\o comportamento di organi economici o finanziari rispetto alle regole economiche, le leggi o il semplice "buon senso" (gestione dei conflitti d interesse, conservazione del rapporto fiduciario con la clientela, coerenza tra normativa interna e quella esterna, ecc.). Può anche essere definita sinteticamente come la capacità e la volontà di un azienda di adeguarsi a tutte le norme esterne e interne. Soggetto che agisce per conto e su incarico dell Ente in funzione di un 7
8 Controllo di gestione Controllo di legittimità Controllo preventivo Delega Destinatari Dipendenti D. Lgs. nr. 231/2001 ( Decreto ) Efficacia Efficienza Esponenti aziendali Flusso Fornitori Gerarchia Governance Incaricato di pubblico servizio (art. 358 del C.P.) Indicatore contratto o di un mandato e comunque di qualsiasi altro rapporto di collaborazione professionale. Sottocategoria di governance interna. Individua esperienze innovative finalizzate all attività di controllo di gestione, inteso come costruzione e utilizzo effettivo di metodiche atte a monitorare aspetti rilevanti della gestione dell ente nell interesse prioritario dei dirigenti dell ente pubblico che, nella prospettiva della direzione per obiettivi, hanno assunto l impegno a realizzare obiettivi qualificabili in termini di efficienza, efficacia interna, economicità, tempestività ecc. dell azione amministrativa. Controllo finalizzato alla verifica, preventiva o successiva, del rispetto della normativa o delle regole contrattuali. Controllo effettuato prima dell'attuazione di un atto o di un attività relativamente alla sua conformità a standard prefissati. Atto in base al quale il delegante conferisce al delegato, precisandone gli ambiti, determinati poteri decisionali che gli competono. Strumento per la decentralizzazione organizzativa, è diretto a perseguire maggiore flessibilità operativa e a stimolare iniziativa e capacità decisionale nei subordinati. Tutti gli esponenti aziendali e i collaboratori esterni. Soggetti aventi un rapporto di lavoro subordinato con la Società, inclusi i dirigenti. Il Decreto Legislativo nr. 231 dello incluse tutte le successive modifiche e recante la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica. In generale, l'efficacia di un sistema (macchina, uomo, organizzazione, impresa) è rappresentata dall'insieme degli effetti prodotti dalla sua azione sull'ambiente in cui esso è operativo. Il termine può tuttavia essere caricato di significati particolari, dei quali occorre avere consapevolezza a evitare fraintendimenti. L'efficacia di un servizio può misurare la rispondenza dei risultati forniti agli obiettivi prefissati e/o ai bisogni manifestati dall'utenza. L efficacia di una politica pubblica (ad esempio, contro l esclusione sociale) può essere intesa nel senso d impatto della politica, cioè di capacità di modificare in senso positivo la situazione sulla quale interviene e senza generare effetti collaterali negativi. Misura la capacità di un organizzazione, di sue parti o di singoli processi produttivi di ottenere il risultato voluto con il minimo impiego di mezzi (cioè senza sprechi: in tale caso si parla di efficienza tecnica) e combinando i fattori produttivi in modo tale che il costo complessivamente sostenuto per acquisirli sia il minore possibile (in tal caso si parla di efficienza allocativa). Amministratori, sindaci, liquidatori, dirigenti, quadri e dipendenti dell azienda. Sequenza cronologica delle operazioni che costituiscono un qualsiasi processo. Soggetti che forniscono beni e servizi non professionali (consulenze) e che non rientrano nella definizione di partner. Sistema di rapporti di subordinazione in base al quale ogni soggetto (singolo operatore o unità organizzativa) costituente una struttura organizzativa risponde del proprio operato al soggetto di livello immediatamente superiore. Per governance interna s intende la capacità dell Ente di orientare le scelte politiche di fondo e i programmi espressi dalla struttura amministrativa verso visioni strategiche e a informarli alla cultura del risultato. Colui il quale, a qualunque titolo, svolge un pubblico servizio. Per pubblico servizio è da intendersi un attività disciplinata allo stesso modo della pubblica funzione, ma per l incaricato non è previsto l esercizio di poteri autoritativi o certificativi. Misura di fenomeno complesso, spesso rappresentato dal rapporto tra dati 8
9 Management Manager Modello organizzativo di gestione e controllo ( Modello ) Monitoraggio Organismo vigilanza ( O.d.V. ) Partner di Prestatori di lavoro subordinato Principi contabili Procedura o protocollo Process Owner Processo Processo sensibile quantitativi e/o valori monetari (ad es.: costo unitario, rapporto tra costi totali e quantità prodotte, come indicatore di efficienza; prodotto pro-capite, rapporto tra quantità prodotte e n. di persone-uomo che le hanno prodotte, come indicatore di produttività del lavoro). Il controllo di gestione fa abitualmente largo uso d indicatori nel rappresentare aspetti rilevanti della gestione che s intendono tenere sotto controllo. Attività direzionale che, come tale, deve assicurare che un certo numero di attività e di compiti operativi diversi vengano svolti secondo modalità e in tempi tali da consentire il conseguimento di obiettivi predeterminati. Gestore di una determinata attività. Un dirigente, figura apicale o un responsabile di servizio che ha l'effettivo potere decisionale nell'ambito degli obiettivi e delle dotazioni assegnate dal piano esecutivo di gestione. Insieme delle procedure e degli strumenti che l Ente ha adottato nella propria organizzazione aziendale, ragionevolmente idonei ad assicurare la prevenzione dei reati di cui al D. LGS. nr. 231/2001. Attività dì controllo di una variabile o di un processo, esercitato con continuità, finalizzato alla tempestiva rilevazione dell'insorgenza di criticità, anomalie, devianze dalla norma. Organismo interno, previsto dal Decreto 231, preposto al controllo e alla vigilanza sul funzionamento e sull osservanza del Modello oltre che del suo aggiornamento. Controparti contrattuali con cui DINAMICA giunga a definire una qualsiasi forma di collaborazione contrattualmente definita e regolata (ad es. consorzi, agenzie, joint ventures, associazioni temporanee d impresa etc.). Tutti i soggetti assunti dalla Società. Per le imprese, i principi contabili del bilancio di esercizio, inteso come strumento d informazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell'impresa in funzionamento, sono regole tecnico-ragionieristiche da cui il legislatore ricava alcuni criteri che ritiene fondamentali e che introduce nella legge. I principi contabili si dividono in postulati o principi contabili generali e principi contabili applicati, relativi alle singole poste del bilancio di esercizio. I principi contabili italiani sono redatti da un apposita Commissione nazionale nominata dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e dei Ragionieri, quelli internazionali dall'international Accounting Standards Committee (IASC.). Documento di attuazione del Modello di Organizzazione e Gestione approvato dall Organismo di Vigilanza o dal Consiglio d Amministrazione. Può sancire regole e principi di carattere generale (norme di comportamento, sanzioni disciplinari, principi di controllo interno, formazione del Personale) oppure riguardare specifiche aree a rischio (descrizione del processo, reati potenziali associabili, elementi di controllo applicabili, regole specifiche di comportamento, flussi informativi verso l Organismo di Vigilanza). Il soggetto che per posizione organizzativa ricoperta o per le attività svolte è maggiormente coinvolto nel Processo Sensibile di riferimento o ne ha maggiore visibilità. Insieme di azioni finalizzate alla soddisfazione di un bisogno. Il processo produttivo è l'insieme delle attività organizzate e correlate tra loro allo scopo di produrre un bene o di effettuare un servizio. Il processo di controllo rappresenta, invece, l'insieme delle attività organizzate e correlate tra loro allo scopo di controllare determinati eventi, modalità o condizioni. Insieme di attività ed operazioni aziendali organizzate al fine di perseguire un determinato scopo o gestire un determinato ambito aziendale in aree 9
10 Procura Pubblica amministrazione Pubblico ufficiale (art. 357 del C.P.) Reato Reporting Responsabile procedimento Responsabile interno Responsabilità Rischio Rischio accettabile Risk assessment Risk management del potenzialmente a rischio di commissione di uno o più reati previsti dal Decreto, così come elencate nella Parte Speciale del Modello, indicate anche genericamente e complessivamente come area/e a rischio. È un negozio giuridico unilaterale con cui un soggetto conferisce a un altro la rappresentanza, ovvero, il potere (e non l'obbligo) di agire in nome e per conto suo. La procura legittima il rappresentante presso i terzi e, pertanto, gli effetti degli atti giuridici conclusi dallo stesso si producono direttamente e immediatamente nella sfera giuridica del rappresentato. L intera pubblica amministrazione inclusi i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio. Il soggetto che esercita una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. E pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione della volontà della P.A. Gli specifici reati cui si applica la disciplina introdotta dal D. Lgs. n. 231/2001 sulle responsabilità amministrativa delle società e degli enti. Esposizione sintetica della misurazione dei parametri ritenuti significativi ai fini della valutazione del conseguimento dei risultati e dell'utilizzo delle risorse di un'intera struttura organizzativa (o di singoli enti che la compongono), presentata in forma grafica e/o tabulare. Persona fisica incaricata a seguire un procedimento amministrativo in modo che siano predisposti nei tempi e nei modi previsti tutti gli atti necessari all'adozione del provvedimento finale. Soggetto interno a Valutazione SGS (da DVR) cui viene attribuita con nomina da parte del Consiglio d Amministrazione o da parte di un dirigente dallo stesso incaricato, la responsabilità sia singola che condivisa con altri per operare nelle aree di rischi. Qualità di un ruolo (o gruppi di ruoli) in virtù della quale il titolare risponde delle conseguenze, dirette o indirette, dell'uso della sua autorità. La responsabilità varia con il variare della natura del ruolo, con la politica dell'organizzazione, con gli ordini dati dal superiore. Colui che accetta il ruolo può essere chiamato a rendere conto del modo con cui ha attuato le politiche dettate dalla gerarchia e ha eseguito gli ordini ricevuti dal superiore. La responsabilità implica l'uso dell'autorità prevista per il ruolo ricoperto. Potenziale effetto negativo su un bene che può derivare da determinati processi in corso o da determinati eventi futuri. Il rischio è ritenuto accettabile quando i controlli aggiuntivi costano più della risorsa da proteggere. Riguardo al rischio di commissione delle fattispecie di reato contemplate dal D. Lgs. n. 231/2001, la soglia concettuale di accettabilità è rappresentata da un sistema di prevenzione tale da non poter essere aggirato se non INTENZIONALMENTE, a prescindere dai costi che comunque devono rimanere sopportabili e proporzionati alla struttura. Il "Risk Assessment" o "Analisi del Rischio" è una moderna metodologia volta alla determinazione del rischio associato a determinati pericoli o sorgenti di rischio. Essa può essere applicata ai più svariati campi, come ad esempio nella compliance (D. Lgs. 231/2001), nel settore alimentare (in associazione al Metodo HACCP), oppure durante lo sviluppo di sistemi di gestione ambientale (analisi ambientale), o per la valutazione dei rischi per la salute e sicurezza nel lavoro. La gestione del rischio (risk management) è il processo mediante il quale si misura o si stima il rischio e successivamente si sviluppano delle strategie per governarlo. Cinque sono i passi di cui è composto: Stabilire il contesto 1. Identificare i rischi 2. Analizzare i rischi (vedi risk assessment) 10
11 Ruolo Sistema informatico Sistema informativo Soggetti in Posizione Apicale Soggetti Sottoposti To be Top-down 3. Valutare i rischi 4. Controllare i rischi 5. Monitorare i rischi Posizione, in un sistema, coperta per elezione o per designazione, che implica autorità e responsabilità che vengono assunte dalla persona che andrà a ricoprire detto ruolo. All'interno dell'azienda un manager esprime il proprio ruolo: facendo propri gli obiettivi e le problematiche dell'impresa; esprimendo capacità di sintesi informativa e di prontezza decisionale; promuovendo il processo innovativo; valorizzando l'opera dei propri collaboratori; attivando il processo di delega delle responsabilità; disponendo delle conoscenze (tecniche e non) necessarie al controllo del proprio settore; perseguendo l'uso efficace ed efficiente delle leve d'impresa che gli competono. Insieme integrato di componenti hardware, software e organizzative, finalizzato alla gestione delle funzioni di memorizzazione, elaborazione, controllo e trasmissione dei dati. Complesso degli elementi finalizzati a fornire le informazioni necessarie (o supposte e previste tali) a ogni individuo che, nell'ambito della struttura organizzativa aziendale, necessita di tali conoscenze per svolgere le proprie funzioni decisionali e/o di controllo. Tali elementi sono costituiti da: dati elementari; procedure (automatiche o manuali) che li trattano; regole (formali o informali) di flusso attraverso la struttura aziendale; il personale che li utilizza. Il sistema informativo aziendale si fonda principalmente sul sistema informatico: le due infrastrutture non vanno, tuttavia, confuse, in quanto la seconda rappresenta soltanto una componente (per quanto essenziale) della prima. Le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione della società o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia funzionale e finanziaria nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo. Le persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui al precedente punto. Termine tecnico che indica la situazione o stato desiderato e a tendere (vedi as is). Tecnica finalizzata alla rappresentazione di una qualsiasi entità complessa (materiale o immateriale) che consiste in un processo di analisi progressiva (dal generale al particolare) che, partendo da una rappresentazione unitaria dell'entità (che compare al massimo livello di una struttura gerarchica ad albero rovesciato), tende a individuarne tutte le componenti (fino a quelle elementari che vengono posizionate al minimo livello della struttura) mediante un procedimento di scomposizione a cascata delle voci di ciascun livello nelle proprie componenti, le quali vengono inserite al livello immediatamente inferiore della struttura. 11
12 Modello organizzativo di gestione e controllo ai sensi del D. Lgs. n giugno 2001 PARTE GENERALE Adottato dal Consiglio d Amministrazione con delibera in data 23 OTTOBRE
13 Premessa DINAMICA Società Consortile r.l. (di seguito Società DINAMICA o semplicemente Società o Dinamica ), è una società consortile costituita il 3 novembre 1995 per la formazione professionale specializzata nel comparto agroalimentare. Raccoglie l'esperienza di sette centri operanti da diversi anni in Regione Emilia-Romagna: CSA (Centro Studi Aziendali), Agriform Bologna, Agriform Reggio- Emilia, New Agriform Romagna, IRFATA di Modena e Piacenza, Geos Formazione di Ferrara. La compagine sociale costituita da CRPA (centro ricerche produzioni animali), CRPV (centro ricerche produzioni vegetali), CIA, Coldiretti e Confagricoltura dell'emilia-romagna rappresenta in maniera eloquente gli obiettivi che hanno portato alla sua nascita: creare una struttura specializzata per la formazione agroalimentare con una dimensione idonea a renderla competitiva, credibile negli interventi e in grado di coniugare la formazione con la divulgazione dei risultati della ricerca e della sperimentazione. L'ambizione e l'impegno sono quelli di rispondere in modo adeguato e soddisfacente alle esigenze degli utenti (imprenditori agricoli, innanzitutto), di innalzare il livello degli interventi raccogliendo le esperienze migliori dei centri di origine, di divenire partner affidabile e credibile della pubblica amministrazione per le attività di sviluppo, contribuendo, in particolare, all'affermazione di un efficace sistema della conoscenza agricola. Dinamica ha la sua sede centrale a Bologna e sette unità operative localizzate a livello provinciale. Il Consiglio di Amministrazione di DINAMICA, nella riunione del 07 agosto 2014, ha deliberato di procedere all adeguamento ex D. Lgs. 231/2001. Successivamente all adozione del presente Modello, il Consiglio di Amministrazione provvederà a nominare uno specifico organismo, denominato Organismo di Vigilanza, al quale verranno conferiti i compiti di vigilanza e controllo previsti dal Decreto medesimo. ********** 13
14 1. Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 Il Decreto legislativo 8 giugno 2001, n 231 (d ora in avanti D. Lgs. 231/01 o il decreto ) recante la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica attuativo dell art. 11 della Legge 29 settembre 2000, n 300, ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa dell ente di appartenenza che ne ha tratto vantaggio per i reati commessi da: I. persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; II. persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati. La responsabilità amministrativa introdotta dal D. Lgs. 231/2001 mira innanzitutto a colpire il patrimonio degli enti che abbiano tratto un vantaggio dalla commissione di alcune individuate fattispecie criminose. E quindi prevista in tutti i casi l applicazione di una sanzione pecuniaria in misura variabile a seconda della gravità del reato e della capacità patrimoniale dell ente, onde garantirne la reale afflittività. L applicazione della disciplina può comportare inoltre la comminazione di sanzioni interdittive anche in via cautelare, quali la sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni, il divieto di contrattare con la PA, l interdizione dall esercizio dell attività, l esclusione da agevolazioni o finanziamenti pubblici e il divieto di pubblicità. Gli articoli 6 e 7 del D. Lgs. 231/2001, tuttavia, prevedono una forma di esonero dalla responsabilità qualora l'ente dimostri di aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione dei reati considerati; il sistema prevede inoltre l istituzione di un organismo di controllo interno all ente con il compito di vigilare sul funzionamento e osservanza dei modelli nonché di curarne l'aggiornamento. I suddetti modelli devono rispondere alle seguenti esigenze: individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati; prevedere specifici protocolli e procedure utili a prevenire la commissione dei reati; individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a prevenire la commissione dei reati; prevedere obblighi d informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza del modello; introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. Inoltre, con specifico riferimento alla materia della salute e sicurezza sul luogo di lavoro, è doveroso ricordare che l art. 30 del D.Lgs. 9 Aprile 2008, n. 81, stabilisce che il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa degli enti di cui al 14
15 Decreto, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi: a) al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi ad attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici; b) alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti; c) alle attività di natura organizzativa, quali emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; d) alle attività di sorveglianza sanitaria; e) alle attività di informazione e formazione dei lavoratori; f) alle attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori; g) alla acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge; h) alle periodiche verifiche dell applicazione e dell efficacia delle procedure adottate. Il suddetto modello organizzativo e gestionale deve prevedere idonei sistemi di registrazione dell avvenuta effettuazione delle attività in precedenza elencate. Il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull attuazione dello stesso e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati quando: siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell organizzazione e nell attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico. Infine, il suddetto art. 30 stabilisce che, in sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente: alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001, ovvero al British Standard OHSAS 18001:2007, si presumono conformi ai requisiti più sopra enunciati per le parti corrispondenti. Agli stessi fini ulteriori modelli di organizzazione e gestione aziendale potranno essere indicati dalla Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro, istituita presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale dall art. 6 del D.Lgs. n. 81/2008. Il decreto prevede che i modelli possano essere adottati, garantendo le esigenze di cui sopra, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative di categoria, comunicati al Ministero della Giustizia. 2. Excursus normativo ed estensione del Decreto 15
16 Nella sua prima configurazione il decreto, in attuazione dei principi espressi nella Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione nella quale sono coinvolti funzionari della Comunità Europea o degli Stati membri e nella Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche e internazionali, introduce agli artt. 24 e 25 i reati di corruzione, concussione, truffa in danno allo Stato o di altro ente pubblico, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, indebita percezione di erogazioni pubbliche, malversazione e frode informatica in danno allo Stato. Il legislatore è intervenuto a più riprese sul tema, in relazione al rispetto di convenzioni internazionali ovvero per inserire connotazioni di enforcement 1 alla normativa nazionale preesistente ritenuta meritevole di particolare cogenza. Successivamente alla sua promulgazione sono state emanate moltissime leggi. Per una più estesa descrizione dei reati la cui commissione comporta la responsabilità amministrativa dell ente si rimanda al Catalogo dei reati in allegato. 3. Gli obiettivi perseguiti e le finalità del Modello L obiettivo principale di DINAMICA, in ogni sua estensione, è operare per il miglioramento della sicurezza e della qualità di prodotti, processi e servizi dei clienti. DINAMICA è attento alle aspettative dei propri stakeholders in quanto è consapevole del valore che deriva agli stessi da un sistema di controllo interno idoneo a prevenire la commissione dei reati contemplati dal D.Lgs. 231/2001. Lo scopo del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo è definire un sistema strutturato e organico di controllo interno idoneo a prevenire la commissione di comportamenti illeciti da parte dei propri amministratori, dipendenti, collaboratori, rappresentanti e partner d affari, mediante individuazione delle attività sensibili. Nei limiti delle attività svolte nell interesse della Società, si richiede a tutti i destinatari del Modello - attuali e potenziali - di adeguarsi a condotte tali che non comportino il rischio di commissione di reati. L integrità, infatti, è un valore condiviso e considerato quale elemento essenziale della professionalità delle persone. Dinamica qualifica gli obiettivi che il modello deve perseguire. Essi attengono alle seguenti sfere: - liceità, intesa nei termini della garanzia dell esercizio delle attività proprie dell Ente nel rispetto di Norme, Leggi e Regolamenti; - etica, quale elemento cardine di buon governo e di corretto assolvimento degli obiettivi degli Enti, anche in relazione al proprio ruolo sociale; - trasparenza, relativa alla piena e corretta circolazione delle informazioni sia all'interno del sistema amministrativo degli Enti, sia fra questi ultimi e gli interlocutori esterni; 1 Dall inglese enforcement ovvero rafforzamento. 16
17 - efficacia dell azione, tanto più garantita se norme, regolamenti e leggi vengono seguiti e rispettati nell interesse delle policy regionali. Attraverso l adozione, l aggiornamento e l efficace attuazione del Modello, DINAMICA si propone di: ridurre il rischio di commissione dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 connessi con l attività aziendale; migliorare il sistema di Corporate Governance; informare tutti i possibili destinatari del Modello dell esigenza di un puntuale rispetto dello stesso, alla cui violazione conseguono severe sanzioni disciplinari; sensibilizzare tutti coloro che operano a qualsiasi titolo in nome e per suo conto che la società censura fattivamente i comportamenti posti in essere in violazione del Modello, attraverso l applicazione di apposite sanzioni fino alla risoluzione del rapporto contrattuale; informare circa le conseguenze che potrebbero derivare - alla società e indirettamente a tutti gli stakeholders - dall applicazione delle sanzioni pecuniarie e interdittive previste dal Decreto; ottenere un costante controllo sulle attività aziendali in modo da poter intervenire tempestivamente ove si manifestino profili di rischio ed eventualmente applicare le misure disciplinari previste dallo stesso Modello. Per raggiungere questi obiettivi sono stati inseriti nel Modello Organizzativo anche i seguenti documenti: a) è stato delineato lo schema di funzionamento dell Organismo di Vigilanza previsto dall art. 6 del Decreto; b) è stato definito il sistema disciplinare interno alla Società per comportamenti non conformi alle prescrizioni del seguente modello; c) sono stati formulati alcuni protocolli generali che andranno a integrare le procedure interne in vigore, ferma restando la facoltà dell organo delegato di apportare eventuali modifiche alla struttura organizzativa e al sistema delle deleghe. 4. Approvazione del Modello Il presente Modello è atto di emanazione del Consiglio di Amministrazione. 5. Approccio metodologico generale Nonostante il Decreto non imponga l adozione di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo, DINAMICA ha ritenuto indispensabile provvedere in tal senso al fine di garantire un comportamento eticamente condiviso e perseguire il rispetto dei principi di legittimità, correttezza e trasparenza nello svolgimento dell attività aziendale. 17
18 Inoltre la scelta di adottare un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo corrisponde all esigenza della Società di perseguire la propria missione nel rispetto rigoroso dell obiettivo di creazione di valore per i propri soci. DINAMICA ha quindi deciso di avviare il progetto di adeguamento rispetto a quanto espresso dal Decreto, revisionando il proprio assetto organizzativo, nonché gli strumenti di gestione e controllo, al fine di adottare un proprio Modello. Quest ultimo rappresenta non solo un valido strumento di sensibilizzazione di tutti coloro che operano per conto della Società affinché tengano comportamenti corretti e lineari nell espletamento delle proprie attività, ma anche un imprescindibile mezzo di prevenzione contro il rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto. La definizione del Modello organizzativo e di gestione della Società si è articolata nelle seguenti fasi: A. individuazione preliminare delle aree potenzialmente esposte al rischio di commissione di reati ( Processi Sensibili 2 ) e dei relativi Process Owner 3 ; descrizione dei Processi Sensibili nello loro stato attuale ( as-is 4 ) attraverso interviste ai Process Owner e attraverso l analisi della documentazione aziendale esistente. In riferimento ad ogni processo in esame sono stati rilevati, in particolare, i seguenti aspetti: chi partecipa alle attività rilevanti del processo e chi è il soggetto qualificabile come c.d. Process Owner; quali sono le informazioni di input del processo e chi le fornisce; quali sono le decisioni rilevanti che possono/devono essere prese lungo il processo e come sono documentate; quali sono le informazioni prodotte (output) dal processo; come è gestito l archivio della documentazione rilevante prodotta; chi è munito di delega/procura per firmare i documenti formali emessi nel corso del processo; quali sono e come vengono attuati i controlli interni, sistematici e/o occasionali, previsti nello sviluppo del processo; chi svolge tale attività di controllo e come viene documentata; quali sono stati i risultati di eventuali ispezioni occasionali o istituzionali svolte da funzionari pubblici o da soggetti terzi; quali sono gli indicatori (economici, quantitativi, strategici) più significativi per stabilire il livello di rilevanza connesso al singolo processo e qual è la loro quantificazione (in termini di valore, di numerosità o di ricorrenza). Per ciascun processo è stato predisposto un apposito questionario/scheda di rilevazione e formalizzazione delle informazioni e delle valutazioni condotte. 2 Vedi glossario iniziale. 3 Vedi glossario iniziale. 4 Vedi glossario iniziale. 18
19 Le informazioni rilevate sono state classificate in relazione ai Processi Sensibili identificati, successivamente approfondite ed eventualmente integrate. Le schede di rilevazione prodotte nella fase precedente, sono state condivise con i rispettivi Process Owner intervistati. B. analisi dei Processi Sensibili per valutare i rischi di commissione di reati ex D. Lgs. 231/2001 a fronte delle modalità attuali di svolgimento dei processi sensibili. E stato eseguito il risk assessment con le seguenti finalità: individuare le modalità operative di esecuzione dei processi aziendali ritenuti sensibili; effettuare una valutazione delle funzioni/processi aziendali potenzialmente esposti ai rischi-reato previsti dal Decreto; esprimere una valutazione del sistema organizzativo e di controllo nel suo complesso; individuare a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, alcune delle possibili modalità attuative dei Reati; individuare potenziali profili di rischio relativi a situazioni organizzative che potrebbero comportare il compimento di azioni, direttamente o indirettamente, orientate alla commissione di reati ex 231/01. Sono state inoltre indagate la previsione, l effettiva applicazione ed adeguatezza delle seguenti tipologie di controlli: controlli attinenti l area dei poteri e delle procure; controlli attinenti l organizzazione; controlli informatizzati; controlli specifici. Si è quindi confrontato lo stato attuale del sistema normativo, organizzativo, autorizzativo e del sistema di controlli interni con uno stato ideale, idoneo a ridurre ad un rischio accettabile la commissione dei Reati nella realtà DINAMICA; questa Gap Analysis ha portato ad individuare alcune criticità o gap lì dove lo stato attuale non risultava essere sufficientemente articolato per ridurre ad un rischio accettabile la commissione dei Reati. C. individuazione di soluzioni ed azioni volte al superamento o alla mitigazione delle criticità rilevate e formalizzazzione in un documento denominato Risk mitigation. Questo elaborato riporta per ciascun criticità/gap rilevato gli interventi necessari per ridurre ad un livello considerato ragionevole i gap rilevati in funzione di un analisi di costo-beneficio che ha considerato da una parte i costi, anche organizzativi, legati all azzeramento dei gap e, dall altra, l effettivo beneficio alla luce dell effettiva consistenza del rischio commissione dei reati. Il documento definisce il livello di priorità del Gap/Piano d azione. Le finalità principali che hanno in particolare guidato questa attività sono: 19
20 prevedere presidi atti a prevenire la potenziale commissione dei reati previsti dal Decreto e analizzati; mantenere snello il processo, ovvero garantire un giusto equilibrio tra controlli effettuati, linearità del processo decisionale ed esecutivo; rendere documentate, e pertanto ripercorribili, le attività rilevanti secondo le attività di risk assessment condotte in base al paragrafo precedente; D. articolazione e stesura conclusiva del Modello. 6. Approccio metodologico specifico in materia di sicurezza sul luogo di lavoro Con specifico riferimento alle analisi e valutazioni condotte in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro, per sua natura tema pervasivo di ogni ambito ed attività aziendale, l attenzione è stata posta su quello che può essere definito quale il processo di gestione dei rischi in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Le analisi sono state condotte con l obiettivo di: prendere atto dell attuale stato del processo di prevenzione e protezione dei lavoratori attraverso un analisi documentale; segnalare ambiti di carenza e aspetti di miglioramento, rispetto agli interventi necessari al fine dell adeguamento alla normativa in materia di sicurezza e salute sul lavoro (di cui al D. Lgs. 81/2008) ed alla best practices in materia (gap-analysis e action plan). In relazione agli standards di riferimento normativo e tecnico, le attività sono state ispirate alle seguenti fonti: normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro; norma BS OHSAS 18001:2007. Le verifiche sono state condotte attraverso un analisi documentale (a titolo esemplificativo sono stati analizzati: l organigramma per la sicurezza, i mansionari, i documenti di analisi e valutazione, le procedure rilevanti in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro, le istruzioni e gli ordini di servizio, le procedure di emergenza) e l effettuazione di un sopralluogo presso i luoghi di lavoro. E stato inoltre previsto il coinvolgimento diretto, attraverso attività di intervista e compilazione di questionari, delle figure chiave in materia di sicurezza: il Datore di Lavoro, l RSPP, Il Medico Competente e l RLS. Nel corso delle analisi e valutazioni condotte sono stati presi in considerazione i seguenti aspetti ed elementi del sistema di gestione e controllo in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro: soggetti della sicurezza, ruoli, compiti e responsabilità; pianificazione dell identificazione pericoli e valutazione rischi; 20
21 documentazione di valutazione dei rischi; elementi gestionali e procedurali; sopralluogo sul luogo di lavoro; elementi operativi; informazione, formazione e addestramento; gestione, controllo e archiviazione della documentazione; controllo operativo; certificato di prevenzione incendi; preparazione e risposta alle emergenze; infortuni, incidenti e non conformità; rilevazioni e registrazioni. 7. Metodologia di analisi dei rischi Attività preliminari La predisposizione, l aggiornamento e la revisione del Modello della Società hanno inizio da una attività specifica e propedeutica che consiste nell individuazione dei reati presupposto contemplati dal Decreto in relazione alle attività concretamente svolte dalle società. DINAMICA - in fase preliminare e per ogni reato contemplato dal D.Lgs. 231/ indica se si tratta di una fattispecie astrattamente ipotizzabile nel contesto aziendale e con le relative motivazioni e cura l aggiornamento di un database dei reati presupposto in base all evoluzione normativa effettuando la medesima analisi che può condurre a: esclusione di singole fattispecie o intere categorie di reato, in quanto non del tutto realizzabili in astratto o perché ritenute concretamente di assai improbabile realizzazione. Si ricorda, infatti, che un requisito necessario per la configurabilità della responsabilità è costituito dall interesse o dal vantaggio conseguito dalla società, che in molte delle fattispecie prese in esame è di difficile realizzazione; inclusione di singole fattispecie o intere categorie in quanto si è ritenuta astrattamente ipotizzabile la realizzazione dell illecito (anche nell interesse della società). Rispetto a tali fattispecie, viene poi ipotizzato un ulteriore livello di dettaglio individuando le macro strutture aziendali potenzialmente interessate. Individuazione dei rischi ed elaborazione delle parti speciali del Modello La predisposizione del Modello è stata realizzata secondo le seguenti fasi: 1) analisi dei rischi; 2) gap analysis; 21

References: Art. 25
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 art. 24
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 art. 30
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 art. 6
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