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LEGGE REGIONE TOSCANA 2 AGOSTO 2011, n. 36 – DUBBI DI COSTITUZIOANLITA’ – CONTRIBUTO PER MIGLIORAMENTO E/O MODIFICA | Italia Nostra Siena - Presidente Lucilla Tozzi
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LEGGE REGIONE TOSCANA 2 AGOSTO 2011, n. 36 – DUBBI DI COSTITUZIOANLITA’ – CONTRIBUTO PER MIGLIORAMENTO E/O MODIFICA
10 agosto 2011 di italianostrasiena
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, questo importante contributo pervenutoci dal Geom. Massimo Grisanti, ringraziandolo per averci tempestivamente informati
Da:Studio Grisanti
Inviato: martedì 9 agosto 2011 18.08
A: ‘anna.marson@regione.toscana.it’; ‘enrico.rossi@regione.toscana.it’; ‘Massimo Morisi’; ‘garantedellacomunicazione@regione.toscana.it’; ‘lucia.bora@regione.toscana.it’; ‘avvocatura@regione.toscana.it’
Cc: ‘pg.firenze@giustizia.it’; ‘presidenza.repubblica@quirinale.it’; ‘ccost@cortecostituzionale.it’; ‘segr.affariregionali@palazzochigi.it’; ‘legislativo.segr@mit.gov.it’
Oggetto: LEGGE REGIONE TOSCANA 2 AGOSTO 2011, n. 36 – DUBBI DI COSTITUZIOANLITA’ – CONTRIBUTO PER MIGLIORAMENTO E/O MODIFICA
All’Assessore al Governo del territorio della Regione Toscana
All’Avvocatura della Regione Toscana
Al Garante per l’Informazione della Regione Toscana
OGGETTO: Legge della Regione Toscana 2 agosto 2011, n. 36 “Modifiche all’articolo 62 della legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 (Norme per il governo del territorio”.
Dubbi di costituzionalità.
Contributo per miglioramenti e/o modifiche.
Il sottoscritto geom. Massimo Grisanti, residente in Poggibonsi (SI) via Dante n. 14, vista la L.R.T. n. 36/2011 pubblicata sul BURT n. 39 del 5/8/2011, osserva quanto segue.
Il nuovo art. 62 “Indagini geologiche” della LRT 1/2005, al comma 7, lettera c) reca la seguente disposizione: “le modalità del controllo delle indagini geologiche da parte della struttura regionale competente, individuando gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio le cui indagini siano da assoggettare a controllo obbligatorio oppure a controllo a campione”.
Orbene, mentre è logico e corretto che vengano individuati da parte della Regione i casi in cui può non farsi luogo all’espletamento delle indagini geologiche al fine dell’espressione del parere ex art. 89 del D.P.R. n. 380/2001 [cfr: TAR Campania, NA, n. 17173/2010: “In particolare, della preesistenza nell’area di una stradina privata che collega la via Di Martino con l’area destinata all’ampliamento del parcheggio si è già detto in precedenza (supra, § 4.1), mentre, per ciò che concerne l’art. 89 cit., per un condivisibile orientamento giurisprudenziale, risalente già all’art. 13 della legge 2 febbraio 1974, n. 64, poi confluito nell’art. 89 del D.P.R. n. 380/01, il parere di compatibilità delle previsioni degli strumenti urbanistici generali e particolareggiati e loro varianti con le condizioni geomorfologiche del territorio è necessario solo per quelle varianti che comportino modificazioni su elementi rilevanti ai fini della compatibilità sismica, e cioè sugli elementi indicati all’art. 4 legge n. 64 cit. ed ora dall’art. 84 del D.P.R. n. 380/01 che formano oggetto delle norme tecniche ivi ugualmente previste (altezza degli edifici, distanze minime, dimensionamento delle costruzioni, tipologie costruttive per le fondazioni e le parti in elevazione) (T.A.R. Lazio, sez. I, 21 maggio 1992, n. 774), sicché, come è stato osservato, non sono necessari nuovi studi geologici quando si procede all’approvazione di varianti che non arrecano innovazioni rilevanti sotto tale aspetto (T.A.R. Toscana, sez. I, 20 ottobre 2004, n. 5002; C.d.S., sez. II, 8 giugno 1994, n. 861).”], altrettanto non può dirsi la previsione di legge in questione che, in elusione del giudicato della sentenza n. 182/2006 della Corte Costituzionale, prevede ancora i controlli a campione.
Invero, l’art. 89 del D.P.R. n. 380/2001, esprimente un principio fondamentale della materia del governo del territorio – già riconosciuto dalla Corte Costituzionale (con la sentenza n. 182/2006) nell’intero punto 3) del considerato in diritto e di cui estrapolo un passaggio: L’intento unificatore della legislazione statale è palesemente orientato ad esigere una vigilanza assidua sulle costruzioni riguardo al rischio sismico, attesa la rilevanza del bene protetto, che trascende anche l’ambito della disciplina del territorio, per attingere a valori di tutela dell’incolumità pubblica che fanno capo alla materia della protezione civile, in cui ugualmente compete allo Stato la determinazione dei principi fondamentali.– non consente alle Regioni – anche in applicazione dell’art. 2, comma 1, del D.P.R. n. 380/2001 – di poter derogare al principio.
Ne consegue che avendo, la Corte Costituzionale, già dichiarato abrogata la Legge n. 741/1981 che autorizzava le Regioni a mettere in atto misure semplificatorie non solo per quanto concerne l’autorizzazione sismica, ma anche per quanto riguarda il parere vincolante degli uffici regionali del Genio Civile sugli strumenti urbanistici, ecco che non possono essere fatte rivivere surrettiziamente – e, ripeto, in violazione del giudicato – le disposizioni della L.R.T. n. 88/1982.
Pertanto, la Regione Toscana, a mio avviso, non poteva prevedere il controllo a campione, pena la violazione degli articoli 2 e 89 del D.P.R. n. 380/2001 e quindi tacciabile di incostituzionalità.
Peraltro, a ben vedere, la siffatta nuova disposizione si pone in insanabile contrasto con i principi stabiliti dalla medesima LRT n. 1/2005 all’art. 1, comma 2, lettera e) allorquando enuncia che “Ai fini di cui al comma 1, i comuni, le province e la Regione perseguono, nell’esercizio delle funzioni ad essi attribuite dalla presente legge: … e) la maggiore sicurezza possibile delle persone e dei beni rispetto ai fattori di rischioconnessi all’utilizzazione del territorio;”.
Contributo per miglioramento e/o modifica.
1) Rilevo e faccio riIevare che l’art. 89 del D.P.R. n. 380/2001 NON qualifica il parere del Genio Civile come di COMPATIBILITA’.
Ebbene, il dizionario della lingua italiana De Agostini definisce “compatibilità” come la facoltà di conciliare più cose fra loro.
Orbene, innanzi tutto la legge – visto che siamo in tema di pubblica incolumità e quindi di un valore costituzionale – non può attribuire tale facoltà né ai tecnici abilitati che fanno le indagini geologiche e poi redigono le proposte progettuali (in tali termini si esprime il novellato art. 62 della LRT n. 1/2005, al comma 3), tantomeno può attribuire tale facoltà a meri funzionari delle strutture periferiche regionali che, vicini ai centri decisionali comunali, sono verosimilmente sottoposti a pressioni devianti.
In più c’è una considerazione che parte da dati oggettivi: come è possibile conciliare una res naturale immobile e non modificabile come il terreno (in termini di composizione e quindi di pericolosità idrogeologica e sismica) con una volontà di trasformazione per edificazioni ? A mio sommesso avviso, il termine giusto da introdurre nella Legge al posto di “compatibilità” è RISPONDENZA, nel senso di accordo ossia di consonanza della previsione di trasformazione con lo stato delle cose.
2) Inoltre, propongo di modificare il comma 5 del novellato art. 62, addizionandolo, prevedendo che gli Uffici regionali effettuino la valutazione tecnica “in ordine alla conformità delle indagini e alla rispondenza degli elaborati progettuali alle direttive tecniche …”.
Confido nella supervisione degli organi ministeriali e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, anche al fine di sollevare – se del caso – questione di legittimità costituzionale.
Confido oltremodo nell’interessamento del Presidente della Repubblica, e nella vigilanza della Procura della Repubblica di Firenze sull’operato degli Organi regionali, dal momento che si verte in tema di pubblica incolumità.
Ricordo, infine e a tutti i destinatari, che la LRT 36/2011 in esame non è che costituisce una novella legislativa, in quanto altro non è che il recepimento nell’ordinamento regionale della normativa di principio statale contenuta nell’art. 89 de D.P.R. n. 380/2001 e vigente dal 30/6/2003 giusta anche la disposizione dell’art. 2, comma 3, del DPR medesimo.
Pertanto, NON VORREI che la novella normativa della LRT 36/2011 finisca per essere una SANATORIA SURRETTIZIA delle trasformazioni urbanistiche già operate e in itinere previste dagli strumenti urbanistici approvati all’indomani dell’entrata in vigore del DPR 380/2001 ossia dal 30/6/2003.
A tal riguardo, mi permetto di chiedere agli Organi della Magistratura, agli Organi di Governo dello Stato e finanche al Presidente della Repubblica (per quanto possa fare nell’esercizio del Suo Alto Magistero) l’assunzione di appositi atti volti a scongiurare un siffatto adombrato intento o possibile effetto deleterio per la Pubblica Incolumità.
Faccio altresì rilevare, in conformità ai principi espressi seppur in altra materia dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 3851/2010, che all’indomani della integrale sostituzione del REGIME tecnico normativo per le zone sismiche, avvenuto con il D.M. 14/1/2008, è DOVEROSO, da parte dei Comuni (con obbligo di vigilanza ed esercizi dei poteri sostitutivi a tal riguardo da parte delle Regioni) procedere alla sospensione dell’efficacia degli strumenti urbanistici che non siano muniti del parere favorevole degli uffici tecnici regionali del Genio Civile e/o che, seppur muniti di tale positivo parere, le indagini siano state effettuate e siano state valutate secondo l’abrogato REGIME.
Invero, a sommesso avviso dello scrivente, il parere dell’Ufficio tecnico regionale, nel procedimento di approvazione degli strumenti urbanistici (art. 89 DPR n. 380/2001) si atteggia come atto permissivo in mancanza del quale non è nemmeno possibile, per il Comune procedere all’approvazione, ed in ogni caso si atteggia come condizione di efficacia.
Ne consegue che come decade l’autorizzazione paesaggistica nel caso di mutamento del REGIME di tutela a lavori non iniziati, altrettanto decadono le previsioni di trasformazione urbanistica contenute negli strumenti di pianificazione approvati all’indomani del 30/6/2003 in assenza del parere favorevole della regione oppure in presenza di parere favorevole espresso secondo il regime instaurato (e ora abrogato) delle precedenti norme tecniche sismiche.
In tal caso, sempre a mio sommesso avviso, si impone alla Regione la sospensione dell’efficacia degli strumenti urbanistici e dei permessi di costruire i cui lavori non sono ancora iniziati, anche in considerazione del fatto che, come insegna il Consiglio di Stato (ex multis: sentenze n. 4599/2011, n. 3466/2006) non è possibile derogare al principio per cui la programmazione urbanistica deve tendere ad una cura integrale del
territorio comunale attraverso previsioni che favoriscano una sistemazione omogenea del territorio, unita a uno sviluppo ordinato ed armonico di questo e, aggiungo io, non è possibile ottenere ciò qualora le scelte non siano valutate nella loro interezza in base ad un quadro conoscitivo aggiornato dal momento che, come enuncia la Regione Toscana, deve perseguirsi la maggior sicurezza possibile contro i fattori di rischio.
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su 10 agosto 2011 a 1:43 pm Massimo Grisanti
Un ulteriore riscontro – proveniente dal TAR Toscana – all’applicazione immediata del D.P.R. n° 380/2001 in caso di discordanza con la LRT 1/2005.
Dice il TAR Toscana, nella sentenza n. 1214 del 15/7/2011:
“L’art. 36, comma 3, del D.P.R. n. 380/2001 prevede che, decorsi 60 giorni
dalla richiesta di permesso di costruire in sanatoria, la stessa si intende
rifiutata. Pertanto, trascorso il suddetto termine, si forma un tacito
provvedimento di diniego (TAR Toscana, III, 2/3/2011, n. 418).
Non depone in senso contrario l’art. 140 della L.R. n. 1/2005, il quale da
un lato non qualifica espressamente il silenzio mantenuto dal Comune sulla
richiesta di attestazione di conformità, dall’altro prevede, richiamando l’art.
83, una procedura sostitutiva connotata dall’intervento della Regione.
Invero la predetta norma regionale va interpretata in modo
costituzionalmente orientato, nel senso della sua neutralità circa la
qualificazione del silenzio sulla domanda di sanatoria edilizia, dovendosi
tenere conto che la qualificazione, da parte del legislatore nazionale, del
silenzio come atto tacito di diniego esprime un principio fondamentale
della materia urbanistica, come tale non derogabile dal legislatore regionale
(TAR Campania, Napoli, III, 17/9/2010, n. 17440). (…)”.
La lettura costituzionalmente orientata non può essere fatta a casi alternati: o la si fa sempre (e deve essere fatto così), oppure non la si fa mai (come è stato fatto quasi sempre sinora).
La lettura costituzionalmente orientata dei regolamenti attuativi della LRT 1/2005 in materia di indagini geologiche in sede di formazione degli strumenti urbanistici – e quindi in materia di parere del Genio Civile – porta alla DOVEROSA applicazione da parte dei regionali Uffici del Genio Civile dell’art. 89 del DPR 380/2001, il quale dispone che se nel termine assegnato dalla legge il Genio non si pronuncia con una propria valutazione il parere è reso in senso NEGATIVO. E i piani regolatori non possono essere approvati. E se i Comuni lo fanno o lo hanno fatto sono inefficaci.
E’ l’ora che questi signori burocrati che dirigono i Geni Civili regionali inizino a prendersi le loro responsabiilità visto che guadagnano svariate migliaia di euro al mese. Se ritengono di essere sacrificati, invece di mettere a repentaglio la pubblica incolumità per eventi dannosi sismici, frane e alluvioni possono sempre licenziarsi, non vi pare ?

References: art. 62
 art. 89
 § 4
 sentenza 
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 art. 62
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