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Timestamp: 2018-07-21 02:25:13+00:00

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Novità fiscali del 4 novembre 2010: legge privacy: chi si iscrive nell’apposito registro non può ricevere telefonate commerciali; un cliente “grande” giustifica la deduzione fiscale della perdita su crediti; per gli enti non commerciali si tassano le attività svolte nei confronti dei non soci anche se occasionali; la prova dello svolgimento dell’attività non commerciale spetta all’ente; possibilità per l’esenzione da IRAP anche per gli studi associati; quando è valido l’accertamento notificato prima dei 60 gg; tempo determinato in collegato lavoro all’esame della fondazione studi; niente firma autografa sugli atti fiscali | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 4 novembre 2010: legge privacy: chi si iscrive nell’apposito registro non può ricevere telefonate commerciali; un cliente “grande” giustifica la deduzione fiscale della perdita su crediti; per gli enti non commerciali si tassano le attività svolte nei confronti dei non soci anche se occasionali; la prova dello svolgimento dell’attività non commerciale spetta all’ente; possibilità per l’esenzione da IRAP anche per gli studi associati; quando è valido l’accertamento notificato prima dei 60 gg; tempo determinato in collegato lavoro all’esame della fondazione studi; niente firma autografa sugli atti fiscali
1) Aziende sotto controllo: rilevano le risposte ai questionari inviati ai clienti
2) Legge Privacy: chi si iscrive nell’apposito registro non può ricevere telefonate commerciali
3) Un cliente “grande” giustifica la deduzione fiscale della perdita su crediti
4) Per gli enti non commerciali si tassano le attività svolte nei confronti dei non soci anche se occasionali
5) La prova dello svolgimento dell’attività non commerciale spetta all’ente
6) Agevolazioni spettanti per assunti in sostituzione
7) Possibilità per l’esenzione da Irap anche per gli studi associati
8) Quando è valido l’accertamento notificato prima dei 60 gg
9) Tempo determinato in collegato lavoro all’esame della fondazione studi
10) Niente firma autografa sugli atti fiscali
11) Altre di fisco
In sede di accertamento fiscale presso le aziende, sono rilevanti le risposte date, a seguito di invio di questionari, dai clienti.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22122 del 2010.
Si tratta di procedure che non violano il diritto di difesa dei contribuenti. In particolare, l’invio di questionari da parte dell’Amministrazione Finanziaria non lede il divieto di prova testimoniale nel processo tributario.
E’ pertanto legittimo l’applicazione dell’accertamento induttivo in tali evenienze che ricostruisce un diverso volume d’affari aziendale.
In definitiva, la risposta data al questionario dal cliente di una data azienda, sottoposta a controllo fiscale, costituisce prova (testimoniale) durante la fase del contenzioso tributario.
Dunque, secondo la Suprema Corte, l’utilizzo di tali questionari non è in contrasto con il divieto di prova testimoniale presente nel processo tributario.
Nel caso di specie, il contribuente, sottoposto all’accertamento induttivo, ha dovuto versare, oltre alla maggiore Irpef, anche le sanzioni per infedele dichiarazione (Vin. D’An.).
In tema di privacy e telemarketing è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 256 del 2 novembre il D.P.R. n. 178 del 7 settembre 2010 che disciplina l’iscrizione dei consumatori nel registro dei soggetti che non desiderano ricevere informazioni pubblicitarie.
Si dovranno iscrivere in tale registro, oltre che con raccomandata, anche via fax o email, coloro che non desiderano ricevere telefonate commerciali indesiderate.
E’ giustificabile la deduzione fiscale della perdita su crediti scaturita da un rapporto commerciale intrattenuto con un cliente “insostituibile”, senza il quale si potrebbe compromettere il buon proseguimento dell’attività aziendale.
La Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, con la sentenza n. 95/01/10 del 2010 ha esaminato un ulteriore caso in cui la perdita derivante dalla rinuncia di un credito possa, ugualmente, essere dedotta fiscalmente.
Ciò si verifica qualora il credito scaturisca da un rapporto commerciale nei confronti di un cliente “particolare”, talmente importante che solo mediante la rinuncia al predetto credito vi sia la concreta possibilità di mantenere buoni rapporti commerciali con il cliente stesso.
In tal caso, occorre che il contribuente riesca a dimostrare che si tratti effettivamente di un cliente di grande importanza la cui perdita arrecherebbe grave danno alla gestione aziendale.
In particolare, tale sentenza si è soffermata sulla circostanza che l’art. 101, comma 5, del D.P.R. n. 917/1986, prevede che le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi.
Tale norma richiede che risulti dimostrata l’inevitabilità della perdita e che, dunque, o risulti dimostrato l’esperimento, da parte dell’imprenditore, di ogni possibile azione, giudiziale o stragiudiziale, per il recupero del credito, o, nel caso di rinuncia allo stesso, che la rinuncia risulti essere, nell’ambito della gestione dell’impresa, come il male minore:
– per il probabile costo dell’azione in rapporto all’ammontare e/o tipologia del credito;
– per le ipotizzabili possibilità di recupero;
– per altri motivi che però devono essere sempre supportati dalla ragionevolezza nell’ambito di una proficua gestione dell’impresa.
In definitiva, è stato evidenziato il principio secondo cui si qualifica come elemento certo e preciso, che legittima la deducibilità di una perdita su crediti, la rinuncia al credito per timore di perdere l’importante cliente verso cui il credito è vantato, ma è onere dell’imprenditore dimostrare che il cliente è per lui molto importante, la cui perdita arrecherebbe all’impresa un danno maggiore di quello della perdita del credito (Vin. D’An.).
Gli enti non commerciali sono soggetti a tassazione per le attività svolte nei confronti dei terzi (non soci) anche se sono state eseguite in maniera sporadica.
Niente agevolazioni fiscali alle associazioni senza scopo di lucro che vendono sporadicamente servizi a terzi.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 21875 del 26 ottobre 2010, ha accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, ribaltando la decisione della Commissione Tributaria Regionale.
Il caso ha riguardato una scuderia costituita sotto forma di associazione nella quale, oltre alle attività riservate ai soci, venivano saltuariamente impartite lezioni di equitazione e ricoveri di cavalli a pagamento.
Per tale circostanza, il fisco aveva notificato a tale ente non profit un avviso di accertamento in materia di Imposte sui redditi ed Iva, contestando l’esercizio di attività commerciale non dichiarata.
In particolare, l’atto impositivo era scaturito da un processo verbale di constatazione della Guardia di finanza che, nel corso di una verifica ispettiva, aveva rilevato in contabilità avvenuti pagamenti per lezioni di equitazione.
La scuderia si è opposta alla pretesa erariale, facendo presente che, in base al proprio statuto, spettassero le agevolazioni previste per le associazioni sportive senza fine di lucro.
In particolare, le doglianze dell’ente non commerciale sono state accolte soltanto dalla Commissione Tributaria Regionale che aveva ritenuto che i modesti compensi, percepiti dall’ente non profit per lezioni di equitazione e ricovero di cavalli, non inficiassero la finalità non commerciale prevista nello statuto.
Viceversa, la Suprema Corte di Cassazione, ribaltando tale decisione sottostante, ha affermato che i servizi rivolti nei confronti di terzi, non facenti parte del sodalizio, vadano comunque sottoposti a tassazione anche svolti in maniera occasionale (Vin. D’An.).
In tema di non profit, da evidenziare un’altra decisione, stavolta quella della Commissione Tributaria Provinciale di Treviso, che con la sentenza n. 70/8/10 del 2010 ha stabilito che è l’ente non commerciale che deve dimostrare di non svolgere attività imprenditoriali (commerciali).
Compete all’associazione provare l’attività concretamente esercitata riportata nello statuto sociale.
Altrimenti si rivela legittimo l’accertamento operato dall’Amministrazione finanziaria che ha calcolato delle imposte dovute ma non versate dall’associazione poiché erroneamente ritenute inesistenti per l’attività istituzionale.
Essendo, invece, stata accertata dal fisco l’attività prevalente di tipo commerciale, al citato ente è stata contestata anche la mancata tenuta delle scritture contabili e presentazione delle dichiarazioni fiscali (Vin. D’An.).
Ulteriori chiarimenti sulle agevolazioni spettanti per gli assunti in sostituzione.
La fondazione studi dei Consulenti del lavoro, con la circolare n. 15 del 27/10/2010 (pubblicata sul proprio sito il 03/11/2010), nei riguardi dell’interpello del Ministero del Lavoro n. 37/10 (agevolazioni contributive sulle assunzioni effettuate in sostituzione dei lavoratori sospesi o licenziati), ha approfondito taluni aspetti, apportando alcune precisazioni ed esaminando delle incoerenze.
E’ emerso dal dato normativo che le agevolazioni per i datori di lavoro sono ammesse nelle ipotesi di assunzioni:
– con contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche part-time;
– di lavoratori disoccupati da almeno 24 mesi o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da un periodo uguale a quello suddetto;
– che non siano effettuate in sostituzione di lavoratori dipendenti dalle stesse imprese per qualsiasi causa licenziati o sospesi.
Secondo l’interpretazione ministeriale risulterebbero, invece, precluse le agevolazioni per qualsiasi causa di licenziamento a monte intervenuto con i lavoratori sostituiti: quindi oltre al licenziamento per giustificato motivo oggettivo anche quelli per giustificato motivo soggettivo e per giusta causa.
Tra le motivazioni che impedirebbero il beneficio contributivo, secondo il parere ministeriale, si individuerebbe, infine, la circostanza della precedente risoluzione del rapporto per mancato superamento del periodo di prova da parte del soggetto datoriale (a nulla rilevando quella del lavoratore).
La posizione è sembrata, tuttavia, incoerente con la filosofia normativa che presiede all’istituto stante che il patto è stipulato – secondo le previsioni dell’art. 2096 c.c. – con la finalità di assicurare alle parti di poter verificare sperimentalmente la reciproca convenienza a rendere definitivo – soltanto al termine del periodo – il rapporto precostituito.
In questo caso, rileva la Fondazione studi, la risoluzione del rapporto – legittimamente precario – assume un carisma particolare, che trova fondamento nella stessa disposizione codicistica per la quale, proprio per i connotati di reciproca garanzia del patto di prova, durante l’esperimento le parti possono legittimamente recedere dal rapporto senza l’obbligo del preavviso o d’indennità.
Peraltro, la risoluzione del rapporto per mancato superamento del periodo di prova è esclusa dalle ipotesi di tutela di conservazione del posto ai sensi dell’art. 10 legge 604/1966.
Infine, la citata Fondazione ha osservato che la preclusione al beneficio contributivo per assunzioni in sostituzione di lavoratori dipendenti dalle stesse imprese per qualsiasi causa licenziati o sospesi nel termine di sei mesi, deve essere riferita alle medesime mansioni già espletate dai sostituiti (Vin. D’An.).
Esenzione da Irap: La Cassazione riapre uno spiraglio nei confronti degli studi associati.
Il singolo professionista, facente parte dello studio associato, può chiedere il rimborso dell’Irap versata, ma non dovuta, se riesce a dimostrare “che il reddito sia derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati”.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22386 del 03/11/2010, che ha introdotto un nuovo principio sul tema dell’esonero da Irap, quello secondo cui subisce dei limiti la presunzione dell’esercizio in forma associata di una professionale liberale.
Difatti, come è noto, l’esercizio in forma associata di una professione liberale è circostanza di per sé idonea a far presumere l’esistenza dell’autonoma organizzazione, requisito cui soggiace l’Irap.
Il reddito viene legittimamente assoggettato ad IRAP, a meno che il contribuente non dimostri che tale reddito è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati (Vin. D’An.).
Ai fini della validità dell’avviso di accertamento notificato prima dei termini utili al contribuente per la presentazione di richieste agli uffici impositori, l’Amministrazione Finanziaria deve dimostrare che si tratta di un caso di particolare urgenza.
Solo nei casi di particolare urgenza, è valido l’avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine di 60 giorni durante i quali il cittadino, in seguito al rilascio della copia del processo verbale di constatazione dei verificatori fiscali, può comunicare osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 22320 del 03/11/2010)
Il Collegato Lavoro ha apportato modifiche anche al contratto a tempo determinato.
Le stesse si aggiungono a quelle già disposte dall’art. 21 della legge n. 133/08. Profili generali, limite dei 36 mesi, diritto di precedenza e il nuovo quadro giuridico sono oggetto del nuovo Principio Interpretativo n. 16/10 del 03 novembre 2010 della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro che integra quanto già specificato con precedente principio n.11/08 contenente l’inquadramento generale e gli approfondimenti.
Il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 02/11/2010 ha individuato gli atti cui non sarà necessario apporre la firma autografa del responsabile, sostituita dall’indicazione a stampa.
Non si apporrà la firma autografa del responsabile sugli:
– atti di accertamento di violazione e irrogazione di sanzioni in materia di tasse automobilistiche gestite dall’Agenzia delle Entrate, dovute dai residenti in Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia e, per le somme dovute fino all’anno 2009, in Valle d’Aosta;
– atti di accertamento di violazione e irrogazione di sanzioni in materia di tassa di concessione governativa sulle licenze per l’impiego di telefoni cellulari, a partire dall’annualità 2008;
– avvisi di accertamento parziale in materia di imposte sui redditi e Iva;
– atti di contestazione e di irrogazione delle sanzioni tributarie;
– atti di recupero di crediti d’imposta indebitamente utilizzati, anche in compensazione (art. 1, comma 421, legge 311/2004);
– avvisi di liquidazione emessi in caso di decadenza dalle agevolazioni in materia di imposte di registro, ipotecaria e catastale, sulle successioni e donazioni.
11) Altre di fisco:
– Commette solo il reato di indebita percezione colui che rilascia falsa dichiarazione per ottenere prestazioni sociali
Non commette il reato di truffa il soggetto che sottoscrive false dichiarazioni al fine di ottenere prestazioni sociali
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 38457 del 2 novembre 2010, affermando che risponde del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e non di truffa aggravata il contribuente dichiarante un reddito familiare inferiore a quello reale al fine di ottenere una prestazione sociale non dovuta.
– Disponibile l’aggiornamento del software F24 on line
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul proprio sito (www.agenziaentrate.it), in data 03/11/2010, l’aggiornamento al software gratuito idoneo per compilare ed inviare in via telematica il modello F24.
Si tratta della versione 2.3.2 del 02/11/2010 che tiene conto:
Istituzione, ridenominazione e soppressione delle causali INPDAP per il modello F24 con risoluzione n. 114 del 28/10/2010, istituzione delle causali INPDAP per il modello F24 con elementi identificativi con risoluzione n. 115 del 28/10/2010 e inserimento delle nuove Direzioni Provinciali di Vicenza.
– La revisione della rendita catastale avviene senza sopralluogo dell’ufficio
La revisione della rendita catastale urbana, in assenza di variazioni edilizie, non necessita del sopralluogo dell’ufficio. Il contribuente può verificarla solo nell’ambito di un contenzioso.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 22313 del 03/11/2010)
– Dazi e diritti doganali: pubblicata la Nomenclatura Combinata per il 2011
E’ stata pubblicata (in G.U.U.E. n. L284 del 29 ottobre 2010) la versione completa e aggiornata della “nomenclatura combinata” delle merci, adottata dalla Commissione europea con il regolamento CE n. 861/2010 del 5 ottobre 2010.
In particolare, il regolamento dispone, a partire dal 1° gennaio 2011, la sostituzione dell’allegato I del regolamento (CEE) n. 2658/87 del 23 luglio 1987, che ha istituito una nomenclatura delle merci che risponde, nel contempo, alle esigenze della tariffa doganale comune, delle statistiche del commercio estero della Comunità e di altre politiche comunitarie relative all’importazione o all’esportazione delle merci.
Come emerge dai “considerando” del nuovo regolamento, l’obiettivo dell’intervento normativo consiste nel modernizzare la “nomenclatura combinata” e adeguarne la struttura per “tenere conto di nuovi requisiti in materia di statistiche e di politica commerciale, delle modifiche introdotte per ottemperare ad impegni internazionali, degli sviluppi tecnologici e commerciali e della necessità di adeguare o chiarire i testi”.
(Assonime, nota del 03/11/2010)

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