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Timestamp: 2020-08-06 15:26:42+00:00

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Illegittimo il licenziamento disciplinare comminato al lavoratore che assisteva la ex moglie disabile - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica
Illegittimo il licenziamento disciplinare comminato al lavoratore che assisteva la ex moglie disabile
Cassazione civile sezione lavoro, sentenza 20.8.2019 n.21529
Nel caso in esame la Corte è stata investita per dirimere una controversia riguardante un lavoratore (metronotte) licenziato in seguito a provvedimento disciplinare poiché, a parere del datore di lavoro vi sarebbe stato un utilizzo illegittimo (in ipotesi anche praziale) circa l'utilizzo dei permessi ex art. 33 della legge 104/92.
Nel merito, il datore di lavoro ha sostenuto che parte delle ore di permesso retribuito sarebbero state fruite per "usi diversi" rispetto a quanto previsto dalla norma ovvero per fini meramente assistenziali configurando pertanto un vero e proprio abuso del diritto. E ancora afferma che l'attività di asistenza al parente disabile può essere effettuata "anche in orari diversi da quelli coincidenti con il normale orario di lavoro" e che la sporadica convivenza nei giorni oggetto della contestazione non può essere equiparata all'attività di assistenza di cui alle previsioni della legge 104/92
Il collegio giudicante, nel ribadire lo spirito e la portata della norma, volta a garantire un diritto a carattere permanente e globale nella sfera individuale e di relazione del disabile ha accolto il ricorso del lavoratore.
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. DI CERBO Vincenzo - Presidente - Dott. BLASUTTO Daniela - Consigliere - Dott. PATTI Adriano Piergiovanni - Consigliere - Dott. PAGETTA Antonella - Consigliere - Dott. AMENDOLA Fabrizio - rel. Consigliere -
sul ricorso 6523-2018 proposto da: xxx S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO GRAMSCI 20, presso lo studio dell'avvocato PAOLO SALVATORI, che la rappresenta e difende; - ricorrente
contro P.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PAOLO EMILIO 34, presso lo studio dell'avvocato PAOLA D'INNOCENZO, rappresentato e difeso dall'avvocato ROSALBA PADRONI; - controricorrente -
avverso la sentenza n. 5865/2017 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 18/12/2017 R.G.N. 4965/2016; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 14/05/2019 dal Consigliere Dott. FABRIZIO AMENDOLA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CELENTANO Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso; udito l'Avvocato ERNESTO IANNUCCU per delega Avvocato PAOLO SALVATORI; udito l'Avvocato LUCA BONIFAZI per delega Avvocato ROSALBA PADRONI.
1. Con sentenza del 18 dicembre 2017, la Corte di Appello di Roma, in riforma della pronuncia di primo grado, ha annullato il licenziamento disciplinare intimato in data 28 novembre 2014 a P.F. dalla xx Srl ed ha condannato quest'ultima alle conseguenze previste dalla L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 4, come novellato dalla L. n. 92 del 2012.
1. Con il primo motivo si denuncia: "violazione e falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla L. n. 104 del 1992, art. 33 nella parte in cui (la sentenza impugnata) ha sostenuto che l'attività di assistenza del parente disabile può essere espletata, nella giornata in cui è concesso il permesso, anche in orari diversi da quelli coincidenti con il normale orario di lavoro giornaliero e nonostante la evidente prevalenza quantitativa (13 ore consecutive su 24) nell'arco della giornata del (OMISSIS) dell'attività non conforme allo scopo e conseguente integrale (o a tutto voler concedere parziale) inadempimento dell'obbligo di sicurezza".
Si sostiene che nella specie la "mera compresenza" sotto lo stesso tetto della disabile sarebbe avvenuta in fasce orarie diverse da quelle in cui il ricorrente sarebbe stato chiamato a lavorare e tale circostanza risulterebbe provata dai turni di servizio prodotti in atti; si eccepisce che, in ogni caso, vi sarebbe stato quanto meno un indebito parziale utilizzo dei permessi in questione.
2. Il secondo motivo denuncia: "violazione e falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla L. n. 104 del 1992, art. 33, comma 3, nella parte in cui la sentenza d'Appello, a fronte della mera circostanza che il ricorrente al più ha convissuto con il parente assistito nei giorni oggetto di contestazione, ha ritenuto per ciò dimostrato l'attività di assistenza e cura, obliterando la differenza tra l'elemento dell'assistenza e della mera convivenza".
3.3. Pertanto va rilevato che la Corte romana non ha in diritto violato o falsamente applicato norme di legge, anzi si è esplicitamente uniformata ai principi già espressi da questa S.C. affermando che il "lavoratore il quale, in costanza di permesso L. n. 104 del 1992, ex art. 33 si avvalga dello stesso non per l'assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività, integra l'ipotesi dell'abuso del diritto"; ogni ulteriore sindacato circa la ricostruzione dei fatti ed il grado di sviamento della condotta concreta rispetto al legittimo esercizio del congedo, è precluso in sede di legittimità, tanto più nel vigore dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 novellato, trattandosi di apprezzamento appartenente al dominio dei giudici del merito cui è istituzionalmente riservato.
In particolare la Corte territoriale ha ritenuto nella specie che, dall'esame delle deposizioni testimoniali assunte con specifica istruttoria in grado d'appello nonchè dalla documentazione prodotta, risultasse come, nei giorni del (OMISSIS), P.F. si occupasse "di assistere l'ex moglie, con lui in quei giorni convivente (ndr. perchè la figlia era stata sottoposta a due interventi chirurgici che le impedivano l'assistenza della madre), in particolar modo nelle ore serali, ossia quelle più pericolose per lo stato di salute" della disabile (ndr. più volte trasportata al pronto soccorso per tentativi di suicidio in ore notturne); che "vi è una sostanziale coincidenza fra turno di lavoro (che sarebbe stato svolto in mancanza del permesso) ed assistenza prestata all'ex moglie durante il permesso"; che "è possibile affermare che P.F. non ha fatto un uso improprio dei permessi ex lege n. 104 del 1992, ma li ha utilizzati per finalità assistenziali e non per attendere ad altra attività di proprio esclusivo interesse".
In particolare non giova a parte ricorrente l'assunto secondo cui vi sarebbe stato quanto meno un "inadempimento parziale" del P. perchè una parte della giornata in cui ha fruito del permesso non sarebbe stata dedicata all'assistenza al disabile.
Ai sensi delD.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
LaPrevidenza.it, 07/04/2020

References: sentenza 
 art. 33
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 33
 sentenza 
 art. 33
 sentenza 
 art. 33
 art. 13
 art. 13