Source: http://sportelegge.gazzetta.it/2011/03/09/caso-pellizotti-sentenza-tas-e-passaporto-biologico/
Timestamp: 2018-12-15 13:34:55+00:00

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Caso Pellizotti: sentenza TAS e passaporto biologico | Sport e Legge
Caso Pellizotti: sentenza TAS e passaporto biologico
Il 3 Maggio 2010 il ciclista italiano Franco Pellizotti veniva fermato per alcuni valori anomali del suo passaporto biologico, riscontrati alla vigilia del Tour de France dell'anno precedente. Il TNA, Tribunale Nazionale Antidoping, presieduto da Francesco Plotino, assolveva l’atleta italiano con una sentenza dalla motivazione apparentemente inequivocabile: “non ci sono gradi di certezza sufficienti per ritenere il ciclista imputabile dei reati ascritti….non sussistono elementi sufficienti per provare la manipolazione". E così, a distanza di sei mesi dalla sospensione del ciclista rilevata nel corso della primavera 2010, l’Organo Sportivo italiano riteneva che non ci fossero prove sufficienti per sostenere la colpevolezza del corridore, con l’applicazione dell’articolo 3.1 del regolamento Wada, che sostiene appunto che le variazioni ematiche dell’atleta potrebbero non essere causate da sostanze dopanti ma da variazioni fisiologiche. Il CONI, di fatto, aveva dunque scagionato il 33enne scalatore ex Liquigas definendo insufficienti le prove a suo carico riguardo delle irregolarità nel passaporto biologico.
Il TAS, Tribunale Sportivo Internazionale, ribalta a sorpresa la sentenza del CONI ed infligge al ciclista italiano due anni di squalifica per i valori alterati registrati sul passaporto biologico, medesimi parametri che il già severo TNA aveva ritenuto sostanzialmente leciti.
Alla sentenza del TNA, infatti, si era opposta l'UCI, la Federazione Internazionale ciclistica, proponendo appello e sostenendo la validità delle prove attestanti il doping per il tramite delle variazioni e discrepanze riscontrate sul cd. Passaporto Biologico.
A fronte dell’applicazione da parte del TNA dell'articolo 3.1 del regolamento antidoping internazionale che fa riferimento ad un livello di prova di colpevolezza non raggiunto nel caso del corridore, per il TAS le prove sarebbero più che sufficienti per stabilire l'infrazione delle regole. Di qui la squalifica. Come pena accessoria al ciclista è stata comminata la cancellazione dei risultati ottenuti dal 7 maggio 2009, fra cui il secondo posto al Giro d'Italia e la prestigiosa vittoria nella tappa del Blochaus (Tour). Per Pellizotti anche ad una pesante multa: 115mila euro.
Evidentemente i giudici internazionali hanno sposato a pieno la perizia accusatoria del professor D'Onofrio che aveva segnalato numerose anomalie nel profilo ematico dell'atleta italiano in particolare durante la disputa delle due grandi competizioni a tappe del 2009, Giro e Tour.
Valori ematici aumentati in un caso e sospettosamente stabili in un altro, quando – dicono gli esperti – la fatica e gli sforzi dovrebbero provocare un abbassamento fisiologico.
In prima istanza aveva probabilmente pesato il parere del professo Isacchi, il perito "terzo" indicato dal Tribunale che, pur avendo riconosciuto l'esistenza delle anomalie individuate, non le ha tuttavia ritenute sufficienti per arrivare alla certezza dell'avvenuta manipolazione doping.
In questa vicenda emerge con chiarezza un elemento determinate, il passaporto biologico, la cui lettura, in sede nazionale (TNA), ha portato all’assoluzione dell’atleta, ma che in sede internazionale (TAS) ne ha decretato la colpevolezza.
Cos’è il passaporto biologico?
Nell’Ottobre 2007 l'Agenzia mondiale antidoping (WADA) e l'Unione ciclisti internazionale (UCI) hanno approvato l'introduzione di un nuovo strumento di lotta al doping, definito Passaporto Biologico individuale per tutti i ciclisti che parteciperanno alle principali competizioni. Il Passaporto riporterà i valori del sangue e delle urine di ogni ciclista, in maniera tale da poter valutare, caso per caso, la presenza di alterazioni dovute al consumo di sostanze proibite. Il profilo sarà elaborato in base ad almeno sei controlli, effettuati sia nel corso delle competizioni che a riposo, alcuni dei quali a sorpresa. A partire dal profilo, un gruppo di esperti stabilirà le condizioni scientifiche e giuridiche sulla base delle quali si potrà sanzionare uno sportivo sospetto di doping.
Il passaporto biologico è dunque una raccolta di documenti elettronica individuale, che contiene tutti i risultati dei test antidoping relativi ad un determinato periodo di tempo.
Tale passaporto contiene, per ogni corridore, i risultati dei test sulle urine, i risultati dei test sul sangue, un profilo ematologico, ottenuto dalla comparazione dei parametri ematologici risultanti da una serie di esami del sangue, un profilo ormonale steroideo, risultante dalla comparazione dei parametri ormonali risultanti da una serie di esami delle urine.”
Le modalità con cui si crea il database storico di valori relativo a ciascun ciclista prevedono che durante la stagione ogni ciclista si sottoponga ad esami del sangue, la maggior parte dei quali al di fuori delle competizioni, al fine di stabilire il profilo ematologico dell’atleta; ad esami delle urine, la maggior parte dei quali al di fuori delle competizioni, al fine di stabilire il profilo ormonale/steroideo dell’atleta; test isolati durante le competizioni che non concorreranno alla creazione del profilo ematologico e steroideo dell’atleta; test isolati al di fuori delle competizioni, al fine di aggiornare alcuni parametri o con l’obiettivo specifico di rintracciare alcune sostanze.
In pratica, tramite un accurato sistema di raccolta dati viene creato per ciascun ciclista il profilo tipo, corrispondente alle condizioni normali dell'atleta; questi dati vengono preferibilmente raccolti nel periodo “di riposo” di ciascun ciclista, cioè lontano da ogni competizione, ma anche dai periodi di allenamento più intenso. Tale profilo funge poi da parametro di confronto per ogni valore che verrà riscontrato sull'atleta durante i controlli nei periodi di gara o di allenamento.
E’ dunque fondamentale la creazione di un profilo ematologico e steroideo il più accurato possibile, in modo da determinare, per ciascun atleta, le caratteristiche tipo con un margine di errore sufficientemente ristretto, e di conseguenza porre in risalto ogni variazione sospetta.
Nella normativa antidoping è stato poi introdotto il concetto secondo cui un ciclista, anche in assenza di tracce di prodotti dopanti, possa comunque essere considerato positivo all'antidoping in caso di variazioni significative dei parametri ematologici, sulla base dello storico riassunto nel suo passaporto biologico.
Pertanto, sulla base del profilo ematologico, è possibile aprire un procedimento per doping, ciò in funzione delle nuove normative di cui punto 23 delle “Anti-Doping Rules”. Infatti costituisce prova di aumento del trasferimento di ossigeno (nel sangue) sia l'analisi di un campione di sangue da parte di un laboratorio approvato dall'UCI, che dimostri una quantità di emoglobina ovvero un indice di stimolazione più alti del limite, estrapolato sulla base dello storico del ciclista, quindi del suo passaporto biologico; sia una sequenza di 6 o più valori di emoglobina o di indice di stimolazione, mostrati da esami del sangue svolti da laboratori approvati dall'UCI, con isultati deviati rispetto a quelli ottenuti sullo storico del ciclista.”
Ciò significa, per esempio, che se un ciclista con ematocrito normalmente compreso tra 40 e 42 mostrasse, alla vigilia di un'importante competizione, un valore di 48, ciò sarebbe condizione sufficiente ad aprire verso l'atleta un procedimento per doping. Queste valutazioni vengono fatte sulla base di analisi statistiche dei dati, e la positività viene considerata solamente laddove tale analisi statistica offra una certezza pari al 99.9%, sul fatto che il valore incriminato ritrovato sul ciclista sia significativamente diverso dai suoi valori storici precedenti. Laddove un valore (o una serie di valori) diverso dallo storico non offra una probabilità almeno pari al 99.9%, tale valore non potrà essere considerato per l'apertura di un procedimento per doping.
Inoltre, l'UCI ha praticato assiduamente i cd. Controlli mirati, anch’essi possibili grazie all'introduzione del passaporto biologico. Si tratta di test specifici, per la ricerca di eventuali prodotti che possano aver contribuito alla variazione dei parametri anomali riscontrati dal confronto con il passaporto biologico.
Per esempio, un corridore con un tasso di emoglobina superiore al suo storico, ma con una differenza non tale da far scattare di per se la procedura per positività al doping, verrà probabilmente sottoposto ad un test mirato per la ricerca di EPO.
In questo modo è stata colta la positività di Massimo Giunti nel Marzo 2010, poi confermata dalle ammissioni dello stesso ciclista; sulla stessa falsariga è stata condotta anche l'indagine che ha condotto alla scoperta di EPO esogena nei campioni del ciclista spagnolo Vazquez Hueso, nell’Aprile 2010.
Sempre a due anni di stop il TAS, per lo stesso motivo (valori fuori norma nel passaporto biologico), ha condannato anche l'altro italiano, Pietro Caucchioli, confermando in questo caso la sentenza iniziale del TNA.
In sintesi: secondo il giudizio delle competenti autorità italiane, lo strumento del passaporto biologico, almeno per come è stato utilizzato nel caso Pellizotti, non è attendibile al 100%. Secondo il TAS invece sì, anche nel caso Pellizotti.
La sentenza TAS potrà avere solo un unico ed ulteriore grado di appello, presso la Corte Suprema Federale svizzera, entro 30 giorni dal provvedimento TAS ed unicamente per precise ipotesi: a) irregolare costituzione dell’Organo giudicante, b) nell’ipotesi in cui il Tribunale abbia erroneamente accettato ovvero declinato la propria giurisdizione, c) in caso di extra petitum ovvero nell’ipotesi in cui la decisione del TAS abbia esaminato punti non sottoposti alla sua valutazione, d) nel caso in cui sia stato violato il principio di pari trattamento delle parti ovvero una di esse non sia stata regolarmente ascoltata, e) in caso di decisione contraria all’ordine pubblico. Difficile intravedere spazi per un ulteriore ricorso in sede giurisdizionale civile svizzera, ipotesi che i legali del ciclista italiano stanno tuttavia esaminando.
Comunque una sentenza, quella del TAS, che suscita e susciterà numerose reazioni, a tutti i livelli.
Tra meno di 15 giorni si discuterà ancora di un caso eccellente di doping, accertato ma non sanzionato: dal 22 Febbraio per l’UCI e la WADA sono iniziati a decorrere i 30 giorni per fare ricorso al TAS contro l'assoluzione decisa in Spagna per Alberto Contador in un caso di positività conclamata, ma giustificata dal ciclista iberico come conseguenza di una contaminazione alimentare, con le autorità spagnole che gli hanno creduto. In questo caso non è stato utilizzato il criterio dettato dal passaporto biologico, ma la positività sarebbe derivata da una più banale assunzione di sostanze (carne) non preventivamente controllate.
Dunque già il prossimo 24 Marzo si correrà un’altra tappa fondamentale della lotta al doping.

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