Source: http://www.studiolegalesantini.com/casa_coniugale.htm
Timestamp: 2019-03-25 20:31:07+00:00

Document:
Casa Familiare - Assegnazione casa familiare - Assegnazione casa coniugale - Casa Coniugale - Revoca Casa Coniugale - Revoca Casa Familiare
Articolo: Il regime dell'assegnazione della casa coniugale
L’assegnazione della casa coniugale non costituisce una misura assistenziale per il coniuge che dal punto di vista economico è più debole. La stessa tuttavia può essere disposta a favore del genitore affidatario esclusivo ovvero collocatario dei figli minori, oppure convivente con figli maggiorenni ma comunque considerati non autosufficienti economicamente.
Lo ha stabilito la Suprema Corte con la sentenza n. 18440/2013 respingendo il ricorso proposto dalla moglie contro la pronuncia della Corte territoriale che revocava l’assegnazione della casa coniugale.
L'assegnazione della casa coniugale spetta, prevalentamente, al genitore presso il quale vengono collocati i figli minori.
E' proprio sull'assegnazione della casa coniugale che le separazioni tra coniugi sfociano in vere e proprie guerre giudiziarie. Insieme all'affidamento dei figli l'assegnazione della casa coniugale diviene, pertanto, il vero "pomo della discordia" nell'ambito delle separazioni e dei divorzi.
La norma contempla esclusivamente il criterio d’elezione che deve ispirare l’organo giudicante al momento dell’emissione del provvedimento di assegnazione della casa familiare ma non indica quali sono i criteri secondari sulla base dei quali deve essere orientata la scelta in caso di assenza di prole. Tale omissione, forse scientemente voluta dal legislatore, lascia ovviamente alle Corti di merito un vasto margine di discrezionalità relativamente all’assegnazione della casa coniugale.
Il Giudice nel valutare a quale dei coniugi assegnare la casa coniugale, deve necessariamente valutare l’esistenza di diritti e titoli sull’immobile in capo ai coniugi. Qualora uno dei coniugi risulti essere proprietario esclusivo dell’immobile e non vi sono figli conviventi, la scelta del giudice sarà presumibilmente orientata verso l’assegnazione della casa familiare al coniuge proprietario o che vanta sull’immobile un diritto reale di godimento esclusivo. L’eccezione potrà essere rappresentata, a giudizio dello scrivente, da situazioni eccezionali, quali gravi patologie a carico del coniuge non proprietario della casa familiare, il quale necessiti di assidue cure domiciliari e che non sia in condizioni di poter lasciare l’immobile senza gravi pregiudizi per il proprio stato di salute (coesisterebbero in tal caso due diritti costituzionalmente garantiti quali il diritto alla salute ed il diritto di proprietà e restando quest’ultimo intatto in capo al detentore di tale diritto, ben potrebbe ipotizzarsi una limitazione temporanea nell’esercizio del diritto di proprietà per favorire l’esercizio di un altro diritto costituzionalmente garantito quale il diritto alla salute).
In assenza di ipotesi eccezionali l’assegnazione della casa familiare risulterà essere a favore del coniuge proprietario o che vanta diritto reale o personale di godimento e addirittura qualora il Giudice nel provvedimento di divorzio non faccia cenno alcuno all’assegnazione della casa familiare, l’utilizzo esclusivo della stessa risulterà essere automaticamente a favore del soggetto proprietario esclusivo.
A tal proposito la Corte di Appello di Roma con sentenza del 26 Gennaio 2005 ha sancito che in assenza di prole minore o maggiorenne non ancora economicamente autonoma da tutelare a mezzo della corresponsione del domicilio familiare, il giudice non è tenuto a disporre in ordine all'assegnazione della casa familiare che rientra naturalmente nella disponibilità del proprietario. Pertanto deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere sul capo relativo all'assegnazione della casa coniugale (vedi anche Cass. Civ. 4753 del 28 marzo 2003 e Cass. Civ. 2214 del 14 febbraio 2003).
Id est risulta chiaro come il legislatore prima e la giurisprudenza dopo abbiano inteso attribuire al provvedimento di assegnazione della casa familiare una natura prevalentemente conservativa dell’ambiente domestico a favore dei figli e non già un'impropria finalità di forma di contribuzione economica, in quanto quest’ultima deve realizzarsi esclusivamente mediante la corresponsione di un assegno periodico o una tantum.
E’ comunque chiaro come la concessione del beneficio dell’uso della casa coniugale comporti indubbi vantaggi economici, specie in considerazione del risparmio monetario a favore del coniuge assegnatario. L’assegnazione della casa familiare si ripercuote pertanto necessariamente sull’equilibrio patrimoniale tra i coniugi determinando un arricchimento del coniuge assegnatario, rappresentato dal risparmio relativo all’acquisto o all’affitto di un’altra casa, ed un impoverimento del coniuge non assegnatario, rappresentato dal costo per l’acquisto o per la locazione di una nuova abitazione.
Nonostante l’assegnazione della casa coniugale non integri una componente diretta delle obbligazioni patrimoniali conseguenti alla separazione o al divorzio,o una forma surrettizia di contribuzione economica, alla Giurisprudenza non è certo sfuggita ogni opportuna considerazione circa i vantaggi economici, derivanti al coniuge assegnatario della casa familiare.
Questo significa che pur essendovi un criterio di “scelta”, tuttavia, il Giudice non è obbligato a disporre l'assegnazione della casa familiare al coniuge economicamente più debole (che non vanti sulla stessa diritti reali o di godimento), neanche se ad egli siano affidati figli minori o con lui convivano figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti, qualora l'equilibrio delle condizioni economiche dei coniugi e la tutela di quello più debole possano essere perseguiti altrimenti. (Con sentenza n. 9071 del 21.06.2001 la S.C. ha cassato una sentenza che aveva sostenuto la decisione unicamente sulla necessità di garantire l'esigenza del figlio maggiorenne, incolpevolmente non autosufficiente, a permanere nell'abitazione originaria, insieme con il padre non proprietario della casa).
Anche in mancanza di trascrizione, il provvedimento di assegnazione della casa coniugale è opponibile ai terzi acquirenti per nove anni.

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 Cass. 
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