Source: https://www.diritto.it/sull-affidamento-in-prova-per-fini-terapeutici-tribunale-di-sorveglianza-di-torino-ordinanza-23-febbraio-2011-pres-est-vignera-ric-b/
Timestamp: 2018-03-19 16:28:45+00:00

Document:
N°. SIUS 2010 / 2030 – TDS	TORINO
N. °SIEP 2008 / 172 – PGCAP	TORINO
nel procedimento di sorveglianza avente ad oggetto la declaratoria di estinzione della pena ex art. 47, co. 12, O.P. ovvero la revoca della misura dell’affidamento in prova in casi particolari (art. 94 D.P.R. 309/1990 e art. 47, co. 11, O.P.), relativo a B. M., nato ad ALESSANDRIA il XX-XX-XXXX, residente in XXXX, Via XXXX, difeso dall’Avv. Calabrò Luca Tommaso del Foro di Torino, condannato con sentenza N. 2007/3630 Reg. Gen., emessa in data 16-10-2007 dalla Corte di Appello di Torino.
1. – Con provvedimento in data 29 ottobre 2008 il Tribunale di Sorveglianza di Torino concedeva a B. M. (in relazione all’espianda pena residua di mesi 8, giorni 7 di reclusione) il beneficio dell’affidamento in prova ex art. 94 DPR 309/1990, con l’obbligo per il predetto di sottoporsi al programma terapeutico-riabilitativo, che lo stesso sin dal 27 settembre 2007 aveva intrapreso presso la Comunità “San Benedetto al Porto” nella sede di di “Cascina San Nicolao” sita in Bergamasco.
“gli esiti delle analisi dei cataboliti urinari sono il quadro di una situazione dove si alternano momenti critici di demotivazione e incapacità di contrastare la ricaduta all’uso di sostanza e momenti più costruttivi dove c’è una buona competenza nel mantenere lo stato di astinenza”;
più esattamente, il B. è risultato positivo al metadone sempre dal 2 novembre 2009 al 10 dicembre 2010, positivo all’eroina 34 volte dal 2 novembre 2009 al 3 novembre 2010 e positivo alla cocaina 6 volte dal 7 giugno 2010 al al 3 novembre 2010;
“ad oggi si ritiene che il percorso terapeutico del sig. B. sia delicato e necessiti di un lungo periodo per raggiungere e consolidare gli obiettivi prefissati” (così sostanzialmente confermando che la misura in questione a ben poco è servita ai fini del raggiungimento di quegli obiettivi).
2. – Quest’ultima considerazione ed il fatto che il B. abbia ripreso il precedente stile di vita e l’assunzione di stupefacenti subito dopo il termine della misura alternativa, proseguendola senza soluzione di continuità sino ad epoca recente, rivelano la sostanziale inutilità della misura stessa ai fini del recupero del B.; il quale, del resto, se avesse avuto l’effettiva intenzione di risolvere definitivamente le proprie problematiche tossicomaniche, avrebbe dovuto continuare spontaneamente quel programma terapeutico comunitario, che aveva determinato la concessione della misura: e proprio questo rivela ex post che assai probabilmente quel programma era stato iniziato dal B. al solo scopo di conseguire il beneficio penitenziario [cfr. Cass. pen., Sez. I, 18/06/2008, n. 26332, Carbone: “In tema di affidamento in prova al servizio sociale, ai fini della valutazione dell’esito della prova, è possibile prendere in considerazione anche comportamenti posti in essere dal condannato dopo che sia cessata l’esecuzione della misura alternativa, ma prima che sia formulato il giudizio sul relativo esito, giacché essi, quantunque di per sè inidonei a giustificarne la revoca, possono, tuttavia, costituire indici sintomatici, per qualità e gravità, del mancato conseguimento di quell’obiettivo di recupero sociale del condannato, cui la misura stessa è preordinata. A tal fine il tribunale di sorveglianza deve compiere una valutazione globale, tenendo conto, da un lato, della condotta serbata dal condannato durante l’esecuzione della prova e, dall’altro, dell’effettiva entità del fatto successivo, della distanza cronologica dalla scadenza dell’affidamento, operando quindi (in caso di mancata definitiva condanna, per fatti costituenti reato) una autonoma delibazione della loro rilevanza”].
Poiché “anche nelle ipotesi di revoca dell’affidamento in prova in casi particolari previsto dall’art. 94 D.P.R. n. 309 del 1990 il tribunale di sorveglianza ha l’obbligo di determinare la pena residua da espiare, tenuto conto delle limitazioni della libertà personale patite dal condannato e della sua condotta durante il periodo di affidamento” (Cass. pen., Sez I, sentenza 28 ottobre 2004 n. 4398), appare equo determinare tale pena residua in mesi 4 di reclusione, considerato che le prescrizioni limitative della libertà personale date inizialmente con l’ordinanza concessiva della misura si sono di fatto attenuate dal mese di maggio 2009, allorché il programma di tipo comunitario si è progressivamente trasformato in programma ambulatoriale, con rientro in famiglia e svolgimento di attività lavorativa (iniziata il 15 giugno 2009: v. relazione UEPE in data 28 agosto 2009).

References: art. 47
 art. 47
 sentenza 
 art. 94
 Cass. 
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