Source: https://www.compliancefiscale.com/regime-di-adempimento-collaborativo.html
Timestamp: 2020-03-28 12:50:58+00:00

Document:
Regime di adempimento collaborativo - TAX COMPLIANCE
CO-OPERATIVE COMPLIANCE NELL'ORDINAMENTO ITALIANO
IL REGIME DI ADEMPIMENTO COLLABORATIVO FRA L'AGENZIA DELLE ENTRATE E LE GRANDI IMPRESE
> FOCUS > IL REGIME DI ADEMPIMENTO COLLABORATIVO
Agenzia delle Entrate: <<Regime di adempimento collaborativo o di "cooperative compliance" - Che cos'è>>
Agenzia delle Entrate: <<Regime di adempimento collaborativo o di "cooperative compliance" Cooperative compliance - Normativa e Prassi>>​
Il regime di "adempimento collaborativo" introdotto dal D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128, recante "Disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge 11 marzo 2014, n. 23", prevede a carico delle imprese:
(e, più in generale) di un rapporto “privilegiato” con l’Amministrazione finanziaria.​​
D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128.
Provvedimento del Direttore Agenzia delle Entrate 14 aprile 2016, prot. n. 54237/2016.
Report "Co-operative Tax Compliance - Building better tax control frameworks", OECD, maggio 2016.
Decreto MEF 15 giugno 2016 - Interpello per i contribuenti che aderiscono al regime dell'adempimento collaborativo di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128.
Circolare Agenzia delle Entrate 16 settembre 2016, n. 38/E.
Decreto MEF 30.12.2016
Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate 26 maggio 2017, prot. n. 101573
D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128
Il 2 settembre 2015 è entrato in vigore il Decreto legislativo n. 128/2015 sulla certezza del diritto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto 2015. Tale provvedimento normativo - attuativo della legge delega fiscale n. 23 del 2014 - contiene la disciplina del nuovo regime dell'adempimento collaborativo (c.d. cooperative tax compliance), dell’abuso del diritto e dell’elusione fiscale nonché le nuove norme sul raddoppio dei termini per l’accertamento.
Il "regime di adempimento collaborativo" introdotto dal D.Lgs. n. 128/2015 prevede a carico delle imprese:
Provvedimento Direttore Agenzia delle Entrate 14 aprile 2016, n. 54237/2016
Circolare Agenzia delle Entrate 28 aprile 2016, n. 16/E
Subito dopo, la stessa Agenzia ha fornito ulteriori indicazioni nell'ambito della circolare n. 16/E del 28 aprile 2016 ("Anno 2016 - Prevenzione e contrasto all’evasione - Indirizzi operativi"; in particolare, al para. 5 - "Attuazione del programma di cooperative compliance" ha precisato quanto segue:
<<Con riferimento al comparto dei grandi contribuenti, attraverso l’emanazione del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128 (attuativo dell’articolo 6 della legge 11 marzo 2014, n. 23) , che ha istituto il regime di adempimento collaborativo (Cooperative compliance), sono state poste le basi per una nuova forma di interlocuzione basata sulla collaborazione, trasparenza e fiducia reciproca, in piena continuità con l’esperienza maturata dall’Agenzia delle entrate nell’ambito del progetto pilota finalizzato allo studio e all’analisi dei sistemi di controllo interno delle imprese per la corretta gestione del rischio fiscale (cd. Tax Control Framework). Con l’implementazione del programma di “Cooperative compliance”, coerentemente alle indicazioni fornite nel documento OCSE del 2013 “Cooperative Compliance: A Framework - from enhanced relationship to cooperative compliance”, l’Agenzia delle entrate si propone l’obiettivo di sviluppare una nuova forma di interlocuzione con i contribuenti, basata su conoscenza reciproca, rispetto e cooperazione fattiva. Nell’ambito di tale interlocuzione i contribuenti saranno incentivati a fornire informazioni spontanee, complete e tempestive e ad assumere comportamenti improntati alla trasparenza e alla compliance fiscale, a fronte di un impegno dell’Agenzia delle entrate volto a rendere l’adempimento fiscale più semplice e a supportare le imprese nel raggiungimento di un maggior grado di certezza. Per i contribuenti che desiderano assumere nei confronti dell’amministrazione comportamenti improntati alla compliance fiscale, assume centrale importanza il ruolo dei presidi specifici di tipo fiscale, nell’ambito del più ampio sistema di governo aziendale e di controllo interno. L'esistenza di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, infatti, consente all’impresa di avere una visione costantemente aggiornata della propria posizione che, se supportata da trasparenza nei rapporti con l’Amministrazione finanziaria, può contribuire a eliminare, o quanto meno mitigare, le incertezze connesse alla gestione della variabile fiscale.
a. ai contribuenti che realizzano un volume di affari o ricavi non inferiore a dieci miliardi di euro;
b. ai contribuenti che realizzano un volume di affari o ricavi non inferiore a un miliardo di euro e che abbiano presentato istanza di adesione al Progetto Pilota sul Regime di Adempimento Collaborativo di cui all’invito pubblico del 25 giugno 2013;
c. alle imprese che intendono dare esecuzione alla risposta dell’Agenzia delle entrate, fornita a seguito di istanza di interpello sui nuovi investimenti, di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, fermo restando l’obbligo, per ciascuna di tali categorie di contribuenti, di dotarsi di un efficace sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale.
​Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabiliti i criteri in base ai quali potranno essere, progressivamente, individuati gli ulteriori contribuenti ammissibili al regime, che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a quello di cento milioni di euro o appartenenti a gruppi di imprese.>>
Circolare Agenzia delle Entrate 16 settembre 2016, n. 38/E
Con la circolare n. 38/E del 16 settembre 2016 (paragrafo 2: "Requisiti essenziali del sistema di controllo del rischio fiscale"), l'Agenzia delle Entrate ha confermato il valore assunto dalle linee guida OCSE (v. Report "Co-operative Tax Compliance - Building better tax control frameworks", OECD, maggio 2016) ai fini dell'attuazione del particolare regime.
​Con D.M. 30 dicembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 10 del 13 gennaio 2017, il Ministero dell’Economia e delle finanze ha definito il termine finale della prima fase di applicazione del regime dell’adempimento collaborativo.
Tale Decreto - adottato ai sensi dell'art. 7, comma 4, terzo periodo, del ​D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128 - fissa detto termine al 31.12.2019.
Provvedimento Direttore Agenzia delle Entrate 26 maggio 2017, n. 101573/2017
2. Soggetti interessati - Requisiti per l'ammissione - Effetti premiali
Soggetti interessati (sino al 2019)
Soggetti interessati (dal 2020)
Riferimenti normativi: articolo 7, D.Lgs. n. 128/2015 e punto 2 del Provvedimento dell’Agenzia del 14 aprile 2016).
I soggetti che possono accedere al regime nella prima fase di applicazione (fase che termina il 31 dicembre 2019, come stabilito dal D.M. 30 dicembre 2016, in G.U. n. 10 del 13 gennaio 2017), sono i seguenti:
1) Contribuenti di maggiori dimensioni, che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a dieci miliardi di euro.
2) Contribuenti che abbiano presentato istanza di adesione al Progetto Pilota sul Regime di Adempimento Collaborativo di cui all'invito pubblico del 25 giugno 2013, pubblicato sul sito ufficiale dell'Agenzia delle entrate, dotati di un sistema di controllo interno per la gestione del rischio fiscale e che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a un miliardo di euro.
3) Imprese che intendono dare esecuzione alla risposta dell’Agenzia delle Entrate, fornita a seguito di istanza di interpello sui nuovi investimenti (all’art. 2 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147) indipendentemente dal volume di affari o di ricavi (al riguardo si rinvia al Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze del 29.04.2016).
In base a quanto previsto, rispettivamente, ai punti 2.5 e 2.6 del Provvedimento citato:
è consentito l’ingresso per “trascinamento” da parte dei soggetti appena elencati dell’impresa residente o non residente con stabile organizzazione in Italia che svolge “funzioni di indirizzo” sul sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, anche non in possesso dei requisiti dimensionali;
se la società che svolge funzioni di indirizzo come sopra definite, ha presentato domanda per il progetto pilota e non possiede i requisiti dimensionali, le imprese appartenenti al medesimo gruppo avranno accesso al regime con il limite dimensionale del miliardo e potranno a loro volta far entrare per “trascinamento” la società che ha presentato domanda.
Riferimenti normativi: articolo 7, D.Lgs. n. 128/2015, D.M. 30.12.2016 e punto 2 del Provvedimento dell’Agenzia del 14 aprile 2016.
I soggetti che possono accedere al regime a partire dal 1° gennaio 2020 (termine così fissato dal D.M. 30 dicembre 2016, in G.U. n. 10 del 13 gennaio 2017), sono i seguenti:
​1) Contribuenti di maggiori dimensioni, che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a cento milioni di euro (il D.M. 30 dicembre 2016 stabilisce, in particolare, che: <<Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabiliti i criteri in base ai quali possono essere, progressivamente, individuati gli ulteriori contribuenti ammissibili al regime, che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a quello di cento milioni di euro o appartenenti a gruppi di imprese>>).
2) Contribuenti che abbiano presentato istanza di adesione al Progetto Pilota sul Regime di Adempimento Collaborativo di cui all'invito pubblico del 25 giugno 2013, pubblicato sul sito ufficiale dell'Agenzia delle entrate, dotati di un sistema di controllo interno per la gestione del rischio fiscale e che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a cento milioni di euro.
3) Imprese appartenenti a gruppi di imprese.
4) Imprese che intendono dare esecuzione alla risposta dell’Agenzia delle Entrate, fornita a seguito di istanza di interpello sui nuovi investimenti (all’art. 2 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147) indipendentemente dal volume di affari o di ricavi (al riguardo si rinvia al Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze del 29.04.2016).
Riferimenti normativi: articolo 4 del D.Lgs. n. 128/2015 e punto 3 del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 14 aprile 2016.
Per essere ammessi allo speciale regime, le imprese devono possedere i seguenti requisiti:
1) attuazione di un efficace sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, inserito nel contesto del sistema di governo aziendale e di controllo interno (c.d. "Tax control framework"), che assicuri:
2) Con cadenza almeno annuale, invio di una relazione agli organi di gestione per l'esame e le valutazioni conseguenti. La relazione illustra, per gli adempimenti tributari, le verifiche effettuate e i risultati emersi, le misure adottate per rimediare a eventuali carenze rilevate, nonché le attività pianificate.
Riferimenti normativi: articolo 6, D.Lgs. n. 128/2015.
I principali effetti premiali riconosciuti alle imprese ammesse allo speciale regime sono i seguenti:
1) Nuove modalità di interlocuzione costante e preventiva con l’Agenzia delle entrate, con la possibilità di pervenire a una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali prima della presentazione delle dichiarazioni fiscali. Tale previsione offre l’opportunità di gestire le situazioni di incertezza attraverso un confronto preventivo su elementi di fatto che può ricomprendere anche l’anticipazione del controllo e si presta, pertanto, a prevenire e a risolvere anticipatamente le potenziali controversie fiscali.
2) Procedura abbreviata di interpello preventivo, nell’ambito della quale l’Agenzia delle entrate si impegna a rispondere ai quesiti delle imprese entro quarantacinque giorni decorrenti dal ricevimento dell’istanza o della eventuale documentazione integrativa richiesta.
3) Applicazione di sanzioni ridotte alla metà, e comunque in misura non superiore al minimo edittale, con sospensione della riscossione fino alla definitività dell’accertamento, per i rischi comunicati in modo tempestivo ed esauriente, laddove l'Agenzia delle entrate non condivida la posizione dell’impresa.
4) Esonero dal presentare garanzie per i rimborsi delle imposte dirette ed indirette per tutto il periodo di permanenza nel regime.
5) Benefici nel caso di reati tributari (più agevole difesa per mancanza del dolo specifico). In caso di denuncia per reati fiscali, l'Agenzia delle entrate comunica alla Procura della Repubblica se il contribuente abbia aderito al regime di adempimento collaborativo, fornendo, se richiesta, ogni utile informazione in ordine al controllo del rischio fiscale e all'attribuzione di ruoli e responsabilità previsti dal sistema adottato.
3. Doveri a carico dell'Agenzia delle Entrate - Doveri a carico delle imprese beneficiarie
Doveri a carico dell'Agenzia delle Entrate
Doveri a carico delle imprese beneficiarie
Riferimenti normativi: art. 5, comma 1, D.Lgs. n. 125/2018 - Provvedimento Direttore dell'Agenzia delle Entrate prot. n. 101573 del 26.05.2017
Il regime comporta per l'Agenzia delle entrate i seguenti impegni:
a) valutazione trasparente, oggettiva e rispettosa dei principi di ragionevolezza e di proporzionalità del sistema di controllo adottato, con eventuale proposta degli interventi ritenuti necessari ai fini dell'ammissione e della permanenza nel regime e per il conseguimento delle finalità di cui all'articolo 3, comma 1, Decreto cit.;
Ulteriori precisazioni in merito sono state fornite con il Provvedimento Direttore dell'Agenzia delle Entrate prot. n. 101573 del 26.05.2017; di seguito si riporta il paragrafo 2 del Provvedimento (l'enfasi è aggiunta):
<<2 Doveri dell’Agenzia delle entrate
2.1 Collaborazione, correttezza e trasparenza
a) L’Agenzia delle entrate si impegna a promuovere relazioni con i contribuenti improntate a principi di collaborazione, correttezza e trasparenza. A tali fini l’ufficio competente imposta relazioni basate sulla comprensione delle esigenze commerciali e delle ragioni imprenditoriali sottese alle scelte operate dai contribuenti, tiene un comportamento imparziale nella valutazione delle fattispecie, si mostra aperto alle richieste e alle necessità dei contribuenti e reattivo nel fornire le risposte, in uno spirito di collaborazione fattiva.
b) Le informazioni e gli elementi acquisiti nel corso delle interlocuzioni preventive e degli accessi presso la sede del contribuente e, in generale, nel corso dell’attività istruttoria, sono tutelate dal segreto d’ufficio a norma dell’articolo 68 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell’articolo 66 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. Le suddette informazioni sono trattate adottando le cautele necessarie alla riservatezza dei dati.
c) In aderenza ai doveri di correttezza e trasparenza che animano il regime, l’ufficio competente utilizza le informazioni inerenti i rischi fiscali comunicati dal contribuente, anche in sede di istanza di adesione o raccolte nel corso della procedura, solo ai fini dell’istruttoria per la verifica dei requisiti di ammissibilità e delle attività e dei controlli relativi al regime di adempimento collaborativo, limitatamente ai periodi di imposta per i quali il regime stesso trova applicazione.
d) Gli elementi informativi raccolti nell’ambito dell’istruttoria per la verifica dei requisiti di ammissibilità e nelle attività di riscontro sull’operatività del sistema non costituiscono fonti di innesco per successive attività di controllo relative ad esercizi precedenti all’ingresso al regime, nei confronti del contribuente ammesso o di altre società appartenenti al medesimo gruppo societario.
e) I doveri di correttezza e trasparenza riguardo al trattamento degli elementi informativi acquisiti nel corso della procedura, disciplinati nelle precedenti lettere b), c) e d), restano fermi anche nel caso in cui il processo di verifica dei requisiti di ammissibilità per l’accesso al regime si concluda con esito negativo o il contribuente ammesso venga successivamente escluso ovvero receda dal regime.
2.2 Certezza preventiva
a) L’Agenzia delle entrate si impegna a favorire un contesto fiscale di certezza fornendo risposte alle richieste avanzate dai contribuenti nel più breve tempo possibile, con le modalità e gli strumenti di cui al successivo Capo II e a improntare la propria azione amministrativa a principi di uniformità e coerenza rispetto a quanto stabilito nell’ambito delle interlocuzioni preventive.
b) L’ufficio competente effettua le valutazioni secondo principi di oggettività, ragionevolezza e proporzionalità. Le analisi vengono espletate in costante collaborazione con il contribuente al fine di acquisire consapevolezza delle caratteristiche dell’impresa attraverso la comprensione dell’attività svolta nonché del settore in cui essa opera e dei mercati di riferimento.
c) Le posizioni espresse dall’Agenzia delle entrate all’esito delle interlocuzioni costanti e preventive vincolano l’Amministrazione finanziaria e restano valide finché rimangono invariate le circostanze di fatto e di diritto sulla base delle quali sono state rese, salvo quanto stabilito dall’articolo 9, comma 1, secondo periodo, del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 15 giugno 2016, in materia di interpello abbreviato.
d) In aderenza ai principi di trasparenza che animano il regime, l’ufficio competente si impegna a pubblicare periodicamente sul sito istituzionale dell’Agenzia delle entrate l’elenco delle operazioni, delle strutture e degli schemi di pianificazione fiscale aggressiva che violano le disposizioni normative vigenti, comprese quelle anti-abuso.
2.3 Valutazione del sistema di controllo
a) Fermo restando che lo sviluppo e il mantenimento del sistema di controllo interno costituisce una primaria responsabilità del contribuente, l’Agenzia delle entrate si impegna a comunicare periodicamente i risultati dell’attività di riscontro sull’operatività del sistema da essa svolta e il proprio punto di vista in merito all’architettura e all’efficacia dei controlli, nonché a collaborare fattivamente con il contribuente per l’implementazione degli eventuali interventi ritenuti necessari ai fini della permanenza nel regime.
b) Nell’ambito della valutazione del sistema di controllo interno del rischio fiscale, l’Agenzia delle entrate si impegna a tenere in debita considerazione gli esiti dell’esame e delle valutazioni effettuate dagli organi di gestione, sulla base della relazione di cui all’articolo 4, comma 2, del decreto, delle risultanze delle attività dei soggetti incaricati, presso ciascun contribuente, della revisione contabile, nonché di quella dei loro collegi sindacali e dei pareri degli organismi di vigilanza.
c) L’ufficio competente acquisisce copia dei suddetti documenti nel corso della procedura, dando atto della relativa valutazione nella nota di chiusura della procedura redatta, periodicamente, ai sensi del successivo punto 6.1. Qualora non condivida, in tutto o in parte, le risultanze e le valutazioni contenute nella documentazione menzionata, l’ufficio motiva le ragioni sottese alla mancata condivisione.
Riferimenti normativi: art. 5, comma 2, D.Lgs. n. 125/2018 - Provvedimento Direttore dell'Agenzia delle Entrate prot. n. 101573 del 26.05.2017
Il regime comporta per i contribuenti i seguenti impegni:
a) istituzione e mantenimento del sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, per garantire il conseguimento delle finalità di cui all'articolo 3, comma 1, Decreto cit., nonché attuazione delle modifiche del sistema adottato eventualmente ritenute necessarie dalla Agenzia delle entrate;
d) promozione di una cultura aziendale improntata a principi di onesta', correttezza e rispetto della normativa tributaria, assicurandone la completezza e l'affidabilità, nonché la conoscibilità a tutti i livelli aziendali.
Ulteriori precisazioni in merito sono state fornite con il Provvedimento Direttore dell'Agenzia delle Entrate prot. n. 101573 del 26.05.2017; di seguito si riporta il paragrafo 3 del Provvedimento (l'enfasi è aggiunta):
<<3 Doveri del contribuente
3.1 Efficacia del sistema di controllo
a) Il contribuente ammesso si impegna a mantenere un efficace sistema di controllo interno per tutta la durata del regime, garantendone il costante aggiornamento nonché la capacità di intercettare i rischi derivanti dai cambiamenti che riguardano l’impresa e dalle modifiche normative e di prassi che incidono sulla variabile fiscale, anche tenendo conto dei consolidati orientamenti giurisprudenziali.
b) Il contribuente si impegna a offrire collaborazione all’ufficio competente per l’esecuzione dei controlli sul sistema e a dare attuazione alle modifiche ritenute necessarie all’esito di tali controlli.
3.2 Collaborazione e trasparenza
a) Il contribuente ammesso al regime si impegna a comunicare, in modo tempestivo ed esauriente, le situazioni suscettibili di generare rischi fiscali significativi e le operazioni che possono rientrare nella pianificazione fiscale aggressiva e a condividere con l’Agenzia delle entrate le informazioni relative al proprio sistema di controllo interno, incluse l’architettura generale, l’implementazione e l’efficacia dello stesso.
c) E' facoltà del contribuente comunicare rischi inerenti ad attività, operazioni o eventi aziendali posti in essere o verificatisi in periodi di imposta precedenti a quello di ingresso al regime, i cui effetti fiscali si producano anche nei periodi di imposta oggetto di applicazione del regime. Sulle fattispecie di rischio relative agli esercizi precedenti l’ingresso al regime, non comunicate nel corso delle interlocuzioni preventive, il contribuente non potrà beneficiare degli effetti di cui all’articolo 6 del decreto.
i)la comunicazione, tempestiva ed esauriente, delle operazioni che possono rientrare nella pianificazione fiscale aggressiva, indipendentemente dal superamento delle soglie di materialità di cui al punto 1.1 lettera j);
i) la trasmissione, in sede di richiesta di ammissione al regime, della mappa dei rischi relativi al primo periodo di imposta di applicazione del regime, individuati dal sistema di controllo interno dal momento della sua implementazione (ndr: per “mappa dei rischi” si intende "la mappa dei rischi fiscali individuati dal sistema di controllo dalla sua implementazione. La mappa è redatta per processi aziendali e per ogni attività di cui questi si compongono. Evidenzia, ove quantificabile, il valore economico delle attività in cui si scompone il processo, i rischi fiscali associati, la rilevanza degli stessi ai fini del raggiungimento degli obiettivi aziendali, nonché i controlli posti a presidio dei medesimi;
iv) la comunicazione degli eventuali nuovi rischi individuati dal sistema di controllo interno a seguito dell’attivazione delle procedure di monitoraggio o di aggiornamento della mappa dei rischi;
v) la comunicazione delle eventuali carenze riscontrate sui rischi già individuati dal sistema di controllo interno a seguito dell’attivazione delle procedure di monitoraggio;
vi) la risposta, tempestiva ed esauriente, alle richieste di approfondimento effettuate dall’ufficio ai sensi del punto 4.8. A tali fini l’impresa si impegna a predisporre e a mettere a disposizione dell’ufficio gli elementi informativi richiesti nonché a consentire ai funzionari dell’Agenzia delle entrate di accedere presso le sedi di svolgimento dell’attività del contribuente o presso qualunque altro luogo di esercizio dell’attività medesima, nei tempi e nei modi con esso concordati, ai fini di acquisire elementi utili per l’istruttoria;
vii) la risposta, tempestiva ed esauriente, alle richieste formulate nell’ambito dell’attività di riscontro sull’operatività del sistema di controllo del rischio fiscale;
viii) la comunicazione di eventuali modifiche delle circostanze di fatto o di diritto sulla base delle quali è stata formulata una risposta o assunta una posizione condivisa nel corso delle interlocuzioni preventive.
e) Il contribuente invia tempestivamente all’ufficio la relazione di cui all’articolo 4, comma 2, del decreto. Qualora al regime aderiscano più soggetti dello stesso gruppo, l’obbligo si intende assolto con l’invio della sola relazione indirizzata agli organi di gestione dell’impresa che svolge funzioni di indirizzo sul sistema di controllo interno.
3.3 Promozione della cultura aziendale
a) I contribuenti ammessi al regime si impegnano a promuovere, all’interno della loro organizzazione, condotte improntate a principi di onestà, correttezza e rispetto della normativa tributaria, mediante la comunicazione di standard comportamentali coerenti con gli stessi a tutti i livelli aziendali e a diffondere una cultura del controllo che si estenda oltre le relative funzioni aziendali e coinvolga l’intera organizzazione.
b) A tali fini gli organi di gestione si impegnano ad attuare e a diffondere un sistema normativo interno in cui l’insieme dei valori, dei principi e degli obiettivi che costituiscono la cultura aziendale venga disciplinato in specifici documenti, quali codici etici, codici di condotta e linee guida comportamentali che tengano conto anche della variabile fiscale.>>

References: articolo 7
 articolo 7
 articolo 4
 articolo 6
 art. 5
 art. 5