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23/07/2017 shevathas commenti	g8, giuliani
Per caso ho trovato la sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Giuliani.
Dopo l’assoluzione in italia di M.P., il carabiniere che sparò a Carlo Giuliani, la famiglia di quest’ultimo ricorse alla corte europea dei diritti umani per chiedere se in quella vicenda i diritti stabiliti dalla convenzione europea dei diritti umani fossero stati rispettati.
La cosa saliente della sentenza è che, pur riconoscendo le colpe dello stato nell’organizzazione dell’evento, viene riconosciuta la legittima difesa e l’uso legittimo delle armi da parte del carabiniere confermando quindi la sentenza di assoluzione italiana.
Qui i punti più interessanti della sentenza: Sorgente: Ministero della Giustizia. Sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
CASO GIULIANI e GAGGIO c/ITALIA
(Ricorso n. 23458/02)
Strasburgo, 25 agosto 2009
La presente sentenza diverrà definitiva alle condizioni definite nell’articolo 44 § 2 della Convenzione. Può subire variazioni di forma.
Nel caso Giuliani e Gaggio c/Italia,
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (quarta sezione), costituita in una Camera composta da:
Ján Šikuta, giudici,
Dopo avere deliberato in camera di consiglio il 26 giugno 2008 e il 18 giugno 2009,
All’origine della causa vi è un ricorso (n. 23458/02) nei confronti della Repubblica italiana con cui tre cittadini di quello Stato, il sig. Giuliano Giuliani, la sig.ra Adelaide Gaggio (coniugata Giuliani) e la sig.ra Elena Giuliani (« i ricorrenti »), hanno adito la Corte il 18 giugno 2002 in virtù dell’articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (« la Convenzione »).
I ricorrenti sono stati rappresentati dagli Avv. N. Paoletti e G. Pisapia, del foro di Roma. I ricorrenti sono rispettivamente il padre, la madre e la sorella di Carlo Giuliani. Il governo italiano (« il Governo ») è stato rappresentato dal suo agente, E. Spatafora, e dal suo co-agente, F. Crisafulli.
I ricorrenti adducevano in particolare che Carlo Giuliani era deceduto a causa di un ricorso eccessivo alla forza pubblica.
Una pubblica udienza dedicata all’esame contestuale delle questioni di ammissibilità e di merito (articolo 54 § 3 del regolamento) si è tenuta al Palazzo dei diritti dell’uomo, a Strasburgo, il 5 dicembre 2006 (articolo 59 § 3 del regolamento).Sono comparsi :– per il Governo F. CRISAFULLI, co-agente;– per i ricorrenti N. PAOLETTI, A. MARI, G. PAOLETTI, avvocati del foro di Roma consulenti legali.
Con decisione del 6 febbraio 2007, la camera ha dichiarato ammissibile il ricorso.
Sia i ricorrenti sia il Governo hanno depositato osservazioni scritte complementari (articolo 59 § 1 del regolamento). Entrambe le parti hanno presentato commenti scritti sulle osservazioni della controparte.
Per quanto riguarda l’uso dell’arma, il giudice ha ritenuto che quest’ultimo era stata indispensabile, dato che la ricostruzione dettagliata dei fatti faceva pensare che MP si fosse trovato in una situazione di estrema violenza, volta a destabilizzare l’ordine pubblico ed in atto nei confronti dei carabinieri, la cui incolumità era direttamente minacciata (paragrafo 101 supra). Nella sua valutazione del pericolo, il giudice ha tenuto conto del numero di manifestanti e delle modalità complessive dell’azione, come gli atti di violenza contro M.P. e gli altri occupanti della jeep. In particolare, il giudice si è basato sulle testimonianze e le immagini che mostrano la violenza dell’assalto posto in essere da numerosi manifestanti, la costante sassaiola alla quale era sottoposto il veicolo, che aveva causato danni fisici agli occupanti, l’aggressione portata agli occupanti dai manifestanti che continuavano a circondare il mezzo dappresso introducendovi mezzi contundenti. Il protrarsi di questa situazione di pericolo aveva innegabilmente costituito un’offesa reale e ingiusta all’incolumità personale di M.P. e dei suoi compagni, e aveva reso necessaria una difesa che non poteva che sfociare nell’uso dell’unico mezzo che M.P. aveva a disposizione per contrastarla: la sua arma.
Anche a voler supporre che M.P. abbia deliberatamente diretto i suoi colpi verso Carlo Giuliani, secondo il giudice la situazione di pericolo sopra descritta avrebbe in ogni caso reso legittimo il ricorso all’arma (paragrafo 101 supra).
Quanto alla legittima difesa, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto che anch’essa contribuiva ad escludere la responsabilità penale di M.P., tenuto conto che quest’ultimo aveva, a giusto titolo, avuto la percezione di un pericolo per la sua incolumità fisica e per quella dei suoi compagni. La risposta di M.P. era necessaria, considerato il numero di aggressori, i mezzi utilizzati, il carattere continuo degli atti di violenza, le ferite dei carabinieri presenti nella jeep, le difficoltà per il veicolo di allontanarsi. La risposta di M.P. era adeguata, visto che se M.P. non avesse estratto l’arma e sparato due volte, l’aggressione non sarebbe cessata, e che se l’estintore fosse riuscito a penetrare nella jeep, avrebbe provocato gravi ferite agli occupanti. Inoltre, la risposta di M.P. era proporzionata, dal momento che prima di sparare egli aveva urlato ai manifestanti di andarsene, e tenuto conto del fatto che aveva sparato verso l’alto (paragrafi 102-103 supra). In conclusione, il gesto di M.P., che aveva corso il rischio di uccidere utilizzando la propria arma, era dovuto alla necessità di difendere l’incolumità fisica degli occupanti della jeep, ed era proporzionato all’importanza dei beni da difendere e ai mezzi a disposizione per difenderli.
Dichiara, all’unanimità, che non vi è stata violazione dell’articolo 2 della Convenzione sul piano materiale per quanto riguarda l’uso eccessivo della forza;
Dichiara, con cinque voti contro due, che non vi è stata violazione dell’articolo 2 della Convenzione sul piano materiale per quanto riguarda gli obblighi positivi di tutelare la vita;
Dichiara, con quattro voti contro tre, che vi è stata violazione dell’articolo 2 della Convenzione sul piano procedurale;
Dichiara, all’unanimità, non doversi esaminare il caso sotto il profilo dell’articolo 3 della Convenzione;
Dichiara, all’unanimità, non doversi esaminare il caso sotto il profilo degli articoli 6 e 13 della Convenzione;
Dichiara, all’unanimità, che non vi è stata violazione dell’articolo 38 della Convenzione;
Dichiara, all’unanimità,
che lo Stato convenuto deve versare al ricorrente, entro tre mesi a partire dal giorno in cui la sentenza sarà divenuta definitiva conformemente all’articolo 44 § 2 della Convenzione, le seguenti somme:
i. per i ricorrenti Giuliano Giuliani e Adelaide Gaggio:
– a ciascuno 15.000 EUR (quindicimila euro), oltre ad ogni importo che possa essere dovuto a titolo d’imposta, per il danno morale, e
ii. per la ricorrente Elena Giuliani: – 10.000 EUR (diecimila euro), oltre ad ogni importo che possa essere dovuto a titolo d’imposta, per il danno morale;
Rigetta, all’unanimità, la domanda di equa soddisfazione nel resto.
Redatta in francese e in inglese, poi comunicata per iscritto il 25 agosto 2009, in applicazione dell’articolo 77 §§ 2 e 3 del regolamento.

References: sentenza 
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 § 2
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