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D.lgs 231/01 – sentenza Cassazione obbligo in caso di condanna penale per lesioni colpose
29/10/2013 consulenza231	Lascia un commento Go to comments
Cassazione sentenza 42503: l’applicazione delle sanzioni interdittive ex D.lgs. 231/01 in caso di condanna penale per lesioni colpose in materia di sicurezza e salute del lavoro sono un obbligo per il giudice.
1. Con sentenza del 29/11/2012, emessa ai sensi dell’art. 444 c.p.p., il Tribunale di Ancona, sez. dist. di Senigallia, applicava nei confronti di C. P. la pena di € 600= di multa per il delitto di lesioni colpose in danno dell’operaio M. M. (acc. in Ripe il 31/10/2008).
Al C. era stato addebitato che, in qualità di datore di lavoro del M., aveva consentito che il lavoratore operasse presso un trapano privo di dispositivo automatico di blocco, in caso di apertura del coperchio per lavori di regolazione, di tal che il M., nello svolgere tale operazione, riportava l’amputazione di una falange. Con la sentenza il Tribunale applicava, in osservanza delle disposizioni sulla responsabilità degli Enti, ai sensi dell’art. 63 del D.Lgs. 231 del 2001, alla s.r.l. “C. P. & C.” la sanzione pecuniaria di € 10.000=, nonché le misure interdittive di cui all’art. 9, co. 2°, D.Lgs cit, per la durata di mesi due.
2.1. la erronea applicazione della legge per avere il giudice disposto le sanzioni interdittive alla società, ai sensi dell’art. 9, co. 2°, benché ricorressero le circostanze di esclusione di cui all’art. 17, lett. a,b,c;
2.2. la eccessività della sanzione irrogata, per il mancato riconoscimento della attenuante di cui all’art. 12, co. 2°, lett. a);
2.3. il mancato riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale della pena in favore dell’ente.
Con FAX pervenuto in cancelleria il 19/6/2013, il difensore documentava l’avvenuto risarcimento del danno.
3.1. Va premesso che in sede di udienza, il difensore della s.r.l. “C. P. & C”, ai sensi dell’art. 63 del D.Lgs. 231 del 2001, ha chiesto l’applicazione alla società della sanzione di € 10.000= e l’applicazione delle “sanzioni interdittive ex art. 9 d.lvo 231/01″.
Nonostante ciò la difesa ha lamentato che le sanzioni interdittive non dovevano essere applicate, ricorrendo le cause dì esclusione di cui alle lett. a), b) e c) dell’art. 17 (per avere riparato le conseguenze del reato).
Orbene, pur rilevando che la copia della quietanza di risarcimento del danno prodotta in udienza è datata 14/3/2013 ed è quindi successiva alla emanazione della sentenza, va comunque ricordato che il terzo comma dell’art. 25 septies stabilisce che “In relazione al delitto di cui all’articolo 590, terzo comma, del codice penale, commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non superiore a 250 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a sei mesi”.
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