Source: http://www.appaltiecontratti.it/2017/07/17/la-cessione-del-ramo-dazienda-non-comporta-lautomatica-caducazione-dei-requisiti-di-qualificazione-posseduti-dallimpresa-cedente/
Timestamp: 2018-07-23 11:25:02+00:00

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Cessione del ramo d'azienda e requisiti di qualificazione
Tag: cessione ramo d'azienda
Lo chiarisce l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la Sentenza 3.7.2017, n. 3.
Le due tesi contrapposte che hanno reso necessario l’intervento chiarificatore dell’Adunanza Plenaria sono quella dell’automatismo (tesi formalistica) e quella della verifica in concreto (tesi sostanzialistica) degli effetti della cessione.
Secondo il primo orientamento (Cons. St., Sez. IV, 29.2.2016, nn. 811, 812 e 813; Id., Sez. III, 12.11.2014, n. 5573 e 7.5.2015, n. 2296) in seguito ad una cessione di ramo d’azienda il cedente perderebbe automaticamente la qualificazione.
La tesi contraria (sostenuta da Cons. St., Sez. V, 18.10.2016, nn. 4347 e 4348) invece esclude qualsiasi automatismo e ritiene doverosa una verifica in concreto dell’entità dei beni e dei rapporti trasferiti con il negozio traslativo al fine di accertare se di vero e proprio trasferimento di ramo di azienda si sia trattato e non piuttosto del trasferimento di singoli cespiti.
Con la Sentenza in rassegna l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha risolto il conflitto esprimendo condivisione per la tesi sostanzialistica e valorizzando il dato testuale dell’art. 76, co. 11, d.P.R. n. 207/2010, in base al quale “se il cessionario non acquista automaticamente la qualificazione, simmetricamente deve escludersi che il cedente possa automaticamente perderla”.
Alla base dell’articolata decisione vi è un semplice sillogismo: nei casi in cui un contratto traslativo non produce ipso iure l’acquisto del diritto in capo all’avente causa, non può produrre ipso iure la sua perdita in capo al dante causa. In particolare, “l’effetto traslativo non opera secondo la configurazione tipica; nella fattispecie in esame, infatti, l’efficacia traslativa tipica riguarda l’azienda, non le qualificazioni, poiché non necessariamente le parti hanno inteso disporre contestualmente al trasferimento aziendale il trasferimento dei requisiti di qualificazione ed in ogni caso, appunto, l’effetto traslativo dei requisiti è condizionato ad ulteriori elementi estranei alla volontà delle parti”.
È infatti ben possibile che la cessione di parti dell’azienda, ancorché qualificate come ramo aziendale, si riferisca a porzioni prive di autonomia funzionale nel contesto dell’impresa e comunque non significative, quindi non sia tale da generare la perdita in capo al cedente (e il correlato acquisto in capo al cessionario) dei requisiti di qualificazione.
Sulla scorta di tali considerazioni, conclude dunque l’Adunanza Plenaria che “l’art. 76, comma 11, del D.P.R. n. 207/2010 deve essere interpretato nel senso che la cessione del ramo d’azienda non comporta automaticamente la perdita della qualificazione, occorrendo procedere a una valutazione in concreto dell’atto di cessione, da condursi sulla base degli scopi perseguiti dalle parti e dell’oggetto del trasferimento”.
Quanto alla valutazione in concreto, il Consiglio di Stato precisa che si tratta di un accertamento che potrà avvenire tanto in sede di verifica periodica (cfr. art. 77 d.P.R. n. 207/2010 e art. 84, co. 11, D. Lgs. n. 50/2016) che di verifica straordinaria su segnalazione dell’A.N.AC., di una stazione appaltante o delle altre imprese partecipanti alla gara (cfr. art. 86, co. 6, D. Lgs. n. 50/2016).
La prevalenza della tesi sostanzialistica è inoltre ulteriormente corroborata dallo stesso ruolo di vigilanza dell’A.N.AC. sul sistema di qualificazione, nell’esercizio del quale l’Autorità già nel 2014 con l’introduzione del Manuale sull’attività di qualificazione del 28.10.2014, aveva imposto una serie di rigorosi criteri volti a regolare proprio l’attestazione delle imprese sulla base di atti di cessione d’azienda.
Il capitolo IV del predetto Manuale, rubricato proprio “Qualificazione mediante utilizzo dei requisiti rivenienti da trasferimenti aziendali” prevede infatti che il complesso aziendale idoneo a consentire all’impresa avente causa della cessione la spendita dei relativi requisiti deve essere caratterizzato da una capacità produttiva “attuale che consenta al successore di proseguire nell’attività aziendale già avviata senza necessità di una ricostituzione”.
Già nel 2014 dunque l’A.N.AC., preconizzando l’intervento dell’Adunanza Plenaria, aveva ravvisato la necessità di un accertamento in concreto su qualsiasi atto di cessione o affitto di azienda o di ramo al fine di determinare l’attuale potenziale qualificante del compendio trasferito per il cessionario e le conseguenze del trasferimento sul piano dei requisiti della cedente.
00003/2017REG.PROV.COLL.
00002/2017 REG.RIC.A.P.
G. Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati S. V., E. B., M. C., con domicilio eletto presso lo studio S. V. in Roma, OMISSIS;
Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale OMISSIS, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato R. V., con domicilio eletto presso lo studio L. N. in Roma, OMISSIS;
Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati M. C. e R. F., con domicilio eletto presso lo studio M. C. in Roma, OMISSIS;
S.C. Srl non costituito in giudizio;
E. S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati F. T., C. V., G.L.. P., con domicilio eletto presso lo studio F. T. in Roma, OMISSIS;
M. S.C.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati F. T., G.L.. P., C. V., con domicilio eletto presso lo studio F. T. in Roma, OMISSIS;
G.I. Srl, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati S. S.D., S. T., A. Di M., con domicilio eletto presso lo studio S. S.D. in Roma, OMISSIS;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale OMISSIS e di S. Spa;
Visti gli atti di intervento di E. S.p.A., M. S.C.P.A., G.I. Srl;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 giugno 2017 il Cons. Francesco Bellomo e uditi per le parti gli avvocati B. E., V. C., V. R., C. M., F. R. T. F., P. G.L.., S.D. S., T. S.;
Nel 2012 l’Azienda Ospedaliera di rilievo nazionale S.P. indiceva una gara per l’affidamento dei lavori di manutenzione del patrimonio immobiliare ed impiantistico con annessi servizi di conduzione e gestione dei presidi ospedalieri P., S., A. e della propria sede amministrativa, con durata pluriennale e importo base dell’appalto pari complessivamente ad euro 28.500.000, oltre iva.
Nella propria domanda di prequalifica la società S. affermava il possesso dei requisiti attestati il 9 novembre 2010 da P. SOA (validità fino all’8 novembre 2013).
I lavori della commissione di prequalifica si concludevano con l’ammissione di otto concorrenti, tra i quali S. s.p.a. e G. s.p.a., e gli atti relativi venivano approvati con delibera del Direttore Generale n. 321 del 19 giugno 2013.
Alla successiva procedura ristretta prendevano parte tre dei concorrenti che avevano superato la fase di prequalifica, precisamente la S. s.p.a. (che, nel frattempo, si era associata in a.t.i. con la S.C. s.r.l.), il r.t.i. G. s.p.a. e G. s.r.l., l’a.t.i. C.C. soc. coop. e N.s.p.a.
Nella propria domanda di partecipazione alla procedura ristretta la S. allegava l’attestazione n. 13307/11/00 rilasciata da P. SOA il 7 novembre 2013, che confermava il possesso della qualificazione per le categorie OG1 e OG11.
Nella seduta del 17 giugno 2015 la commissione aggiudicava in via provvisoria l’appalto all’a.t.i. S. s.p.a. (prima classificata), seguita dall’a.t.i. G. (seconda classificata).
Successivamente l’amministrazione procedeva alla verifica dei requisiti ex artt. 38 e 48 del Codice degli Appalti pubblici, acquisendo l’attestazione n. 15342/11/00 rilasciata da P. SOA il 31 marzo 2015, che ribadiva il possesso in capo alla S. della qualificazione per la categoria OG11.
1.1 L’aggiudicazione era impugnata dinanzi al Tar Campania dalla società G., che ne domandava l’annullamento sul presupposto che la S. avesse perduto la qualificazione nella categoria OG11 in conseguenza del contratto di cessione del ramo d’azienda stipulato il 28 dicembre 2012 con G.I. s.r.l., relativo alla gestione integrata di complessi immobiliari pubblici e privati, comprensiva delle attività di property management e facility management. In sintesi – secondo la ricorrente – la S. avrebbe dovuto essere esclusa poiché nel periodo compreso tra la domanda di partecipazione alla gara e la successiva presentazione dell’offerta aveva perso la qualificazione per la categoria OG11, parte integrante del ramo d’azienda ceduto.
La S., oltre ad eccepire l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso, proponeva ricorso incidentale avverso l’ammissione o mancata esclusione della G. per violazione degli artt. 86 e 87 del d.lgs. n. 163/2006 (omessa indicazione degli oneri di sicurezza interni nella propria offerta economica), violazione dell’art. 24 del D.P.R. n. 207/2010 (mancata presentazione nel progetto definitivo dell’elaborato “censimento e progetto di risoluzione delle interferenze”), violazione dell’art. 46 del d.lgs. n. 163/2006, violazione della lettera di invito, eccesso di potere per difetto di istruttoria, violazione del giusto procedimento, indeterminatezza dell’offerta tecnica.
Ad avviso del Tar, premessa l’esistenza in giurisprudenza di due contrapposti orientamenti in ordine agli effetti della cessione d’azienda sulla qualificazione posseduta dalla cedente, il giudizio non poteva «prescindere dagli esiti del procedimento ex art. 40, comma 9 ter, del D.Lgs. n. 163/2006 avviato dall’ANAC nei confronti della P. SOA (attualmente SOA Group s.p.a.) per il riesame dei requisiti che avevano dato luogo al rilascio dell’attestazione n. 13307/11/00 del 7 novembre 2013: tale attività istruttoria è stata sollecitata dall’ANAC alla luce proprio della cessione del ramo d’azienda del 28 dicembre 2012 e delle pronunce giurisprudenziali riportate che avevano ravvisato in tale atto negoziale una soluzione di continuità nel possesso del requisito di qualificazione in capo a S. s.p.a. ».
In particolare, il giudice di primo grado rammentava che il 9 marzo 2016 il Consiglio dell’Autorità aveva deliberato di non procedere ad alcuna integrazione delle annotazioni presenti sul casellario informatico di cui all’art. 8 del D.P.R. n. 207/2010, validando la conclusione del possesso continuo in capo a S. s.p.a. del requisito di qualificazione.
2. Avverso la sentenza ha proposto appello la società G., censurando il ragionamento del T.A.R. inteso a valorizzare la conferma postuma della qualificazione di cui all’attestazione SOA del 7 novembre 2013, smentito da diversi pronunciamenti del Consiglio di Stato, aventi ad oggetto proprio la cessione del ramo aziendale da parte di S. e i relativi effetti in ordine alla qualificazione.
2.1 Si è costituita per resistere all’appello la S., che in successive memorie ha:
– riproposto le eccezioni assorbite in primo grado, tra cui l’istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE per conoscere: «se l’interpretazione della disciplina di cui all’art. 76, comma 11, d.P.R. n. 207/2010, fatta propria dalle sentenze del Consiglio di Stato nn. 811, 812 e 813 del 2016, sia o meno compatibile con il diritto comunitario e in particolare con l’art. 52, commi 3 e 4, della direttiva 2004/18/CE (e l’art. 64, commi 4 e 5, della direttiva 2014/24/UE in corso di recepimento), nonché con i principi di proporzionalità e di non discriminazione di cui al considerando n. 2 e all’art. 18, par. 1, comma 1, della direttiva 2004/18/CE». Ciò perché le citate pronunce, pur senza evidenziare la perdita da parte di S. dei requisiti sostanziali di qualificazione (il cui possesso è stato peraltro accertato in sede di verifica triennale della attestazione), concludono nel senso che essa abbia perso la qualificazione OG11, sul postulato che la cessione di ramo d’azienda determini automaticamente la perdita di efficacia alle certificazioni SOA, indipendentemente da quali e quanti requisiti vengano realmente trasferiti;
– contestato le argomentazioni dell’appellante, rilevando, da un lato, come le pronunce sfavorevoli della IV sezione siano state impugnate tanto con ricorso per cassazione, quanto con ricorso per revocazione, dall’altro che successivamente ad esse il Consiglio di Stato, V sezione, ha rimeditato la propria posizione, sulla base di una valutazione complessiva dell’operazione negoziale conclusa tra essa e G.I. s.r.l. e della conferma della qualificazione da parte di P. SOA, validata dall’ANAC.
2.3 In prossimità dell’udienza di discussione hanno depositato memoria conclusionale G. e S. e sono intervenute ad adiuvandum dell’appellanteE. S.p.a. e M. s.c.p.a.
L’interesse dichiarato di queste ultime si lega al ricorso deciso dal Tar di Roma con sentenza n. 2679/2017, proposto per l’annullamento della nota CONSIP S.p.A. prot. n. 23324/2016 del 30/09/2016, con cui è stata comunicata l’aggiudicazione definitiva nei confronti di S. s.p.a. in relazione al Lotto 13 della “gara a procedura aperta per l’affidamento di un Multiservizio Tecnologico Integrato con Fornitura di Energia per gli Edifici in uso, a qualsiasi titolo, alle Pubbliche Amministrazioni Sanitarie, Edizione 2 – ID 1379” e della citata aggiudicazione.
Infatti, con il primo motivo del ricorso le predette società avevano sollevato la questione oggetto del presente giudizio, sostenendo che l’aggiudicazione disposta in favore di S. era da considerare illegittima in quanto la stessa aveva perduto le necessarie qualificazioni (in particolare quella OG11) a seguito della cessione del ramo di azienda a G.I. s.r.l.
Il ricorso è stato respinto sull’assunto che «Nel caso di specie, avuto riguardo al complesso dei beni ceduti, deve ritenersi che la cessione non abbia fatto venire meno i requisiti necessari per mantenere l’attestazione SOA, sicché l’attestazione presentata da S. SpA in corso di gara è stata correttamente ritenuta valida ed efficace».
È intervenuta ad adiuvandum dell’appellante anche G.I. s.r.l., la quale, in estrema sintesi, sostiene che il contratto stipulato con S. configura una cessione “vitale” di ramo d’azienda, come tale suscettibile di determinare il trasferimento delle qualificazioni.
Hanno depositato memorie di replica G. e S..
In particolare S. ha eccepito l’inammissibilità degli interventi di E. S.p.a. e M. s.c.p.a., siccome fondati esclusivamente sull’identità della questione giuridica oggetto del presente giudizio con quella sottesa al giudizio di cui esse sono parti.
S. ha eccepito altresì l’inammissibilità dell’intervento di G.I. s.r.l., con la quale non pende più alcuna controversia e che oltretutto appartiene al medesimo centro di interessi di E. S.p.a. (STI S.p.a.).
E. s.p.a., M. s.c.p.a., G.I. s.r.l. dichiarano la titolarità di un interesse “mediato”, non suscettibile di essere difeso in via autonoma, ma idoneo a legittimare un intervento adesivo dipendente (art. 28, comma 2 c.p.a.).
Non quelli – analoghi – di E. S.p.a. e M. s.c.p.a., le quali non hanno nessun elemento fattuale di collegamento con la posizione dell’appellante e con la controversia, ma solo una comunanza di ragioni giuridiche astratte.
a) con lettera della legge (l’interesse deve avere ad oggetto il “giudizio”, dunque la causa petendie il petitum);
Né a diversa conclusione può pervenirsi in ragione della circostanza che la questione che interessa E. S.p.a. e M. s.c.p.a. è stata deferita all’Adunanza Plenaria.
Ancorché diversa, la posizione di G.I. s.r.l. pure non legittima l’intervento: essa è parte del contratto di cessione d’azienda, come tale interessata a far valere gli effetti di tale contratto. Ma non solo è del tutto estranea al presente giudizio, quanto pure non (più) coinvolta in altri giudizi aventi ad oggetto tale contratto. Sicché, in disparte la questione se la cessionaria d’un ramo di azienda vanti interesse alla riforma di una sentenza che – per decidere sulla legittimità di un’aggiudicazione – abbia dato una certa qualificazione del contratto di cessione, l’eventuale interesse ad intervenire ad adiuvandum non sarebbe attuale.
Né miglior sorte ha la – diversa – argomentazione formulata da G.I. s.r.l. nella memoria depositata in prossimità dell’udienza di discussione, secondo cui l’intervento sarebbe giustificato dal ricorso n. 8717 del 2015 proposto da S. dinanzi al Tar Lazio per l’annullamento dell’annotazione presente nel casellario informatico gestito da ANAC che qualifica il contratto tra esse stipulato come cessione di un ramo aziendale. A tacer d’altro, tale questione è irrilevante nel caso in esame, dove non si discute se il contratto traslativo abbia ad oggetto un intero ramo aziendale o singoli cespiti patrimoniali (profilo accantonato dalla sentenza appellata), ma della persistenza o meno delle qualificazioni in capo a S., che ben può sussistere anche qualificando il contratto come cessione di un ramo d’azienda. L’ordinanza di rimessione, anzi, fa riferimento proprio a questa ipotesi.
In questa giurisprudenza spicca – e sono significative proprio al fine di superare il conV.mento che la tesi dell’automatismo sia giustificata dalla tutela dell’interesse pubblico – il gruppo di pronunce che hanno progressivamente cancellato persino le presunzioni di adeguatezza della custodia cautelare in carcere aggiunte dal legislatore a quella originaria, prevista in relazione al reato di cui all’art. 416-bis del codice penale:
4. La soluzione nei termini indicati del primo quesito rende necessaria la riperimetrazione del secondo: se, infatti, nessun automatismo decadenziale è previsto nel caso di cessione del ramo d’azienda, il problema di stabilire l’efficacia (ex nunco ex tunc) della positiva verifica posteriore operata dalla SOA assume diverso significato.
Premesso che anche questo ragionamento incappa in una fallacia di argomentazione (definizione circolare: si pretende di definire un termine utilizzando una proposizione che lo contiene), il potere di intervento dell’Autorità neutralizza il rischio che l’impresa cedente continui a operare sulla base di un’illegittima (o mancata) conferma dell’attestazione da parte della SOA. Ed in effetti, nella fattispecie, a sgombrare il campo da ogni ipotetico dubbio su finalità elusive della cessione, non solo la SOA ha certificato, ma l’ANAC ha validato il possesso continuativo in capo a S. dei requisiti.
1) estromette dal giudizio E. S.p.a., M. s.c.p.a., G.I. s.r.l.;
Maruotti, Presidente
Contessa, Consigliere

References: Sentenza 
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 art. 77
 art. 84
 art. 86
 art. 40
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