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Bulgaria: cambia l'interpretazione della legge e cambia anche l'eredità che ti spetta!Diritti Europa
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Posted by: Oxana Mikhaylova in Categorie Violazioni CEDU, Diritto ad un equo processo, I diritti in Europa, In evidenza 10 marzo 2013
Diritto ad un equo processo – caso Petko Petkov v. Bulgaria, 19 febbraio 2013
Quando sentiamo la parola “eredità” molti di noi l’associano ad un qualcosa di positivo, ad una ricchezza che ci spetta “di diritto”; ma purtroppo non sempre è così, soprattutto se il diritto ad acquisire quest’eredità non viene rispettato. Un cittadino bulgaro cerca, ricorrendo alle vie giudiziarie, di entrare in possesso della propria quota d’eredità, che legittimamente gli spetta, ma che con il cambiamento dell’interpretazione della legge sull’eredità gli viene precluso.
IL CASO – Il padre del ricorrente, il signor Petko Petkov cittadino bulgaro, nel 1972 lascia l’intera proprietà a suo fratello, il signor L.I, da qui la quota che spettava al figlio, cioè il ricorrente del caso in questione. Nel 2002 il padre del ricorrente muore e si apre la successione. Ma nell’anno successivo il sig. Petkov presenta un ricorso contro suo zio L.I., sostenendo che fosse stato violato il suo diritto ad acquisire la sua parte d’eredità. Nel 2004 il Tribunale distrettuale di Haskovo, che ha ricevuto il suddetto ricorso, però, l’ha respinto, motivando che il ricorrente è stato diseredato da suo padre e che quindi non aveva nessun diritto a ricevere la metà del patrimonio dei beni.
Un anno dopo, il figlio del de cuius si appella alla Corte Regionale di Haskovo che, confermando la sentenza dell’anno precedente, dichiara invece che il ricorrente non poteva ricevere la sua parte dell’eredità perché non aveva presentato l’inventario dei beni, condizione necessaria per acquisire la sua quota secondo la nuova interpretazione della legge fatta dalla corte. Ma imperterrito il sig. Petkov nel 2006 presenta un ricorso alla Corte Suprema di Cassazione (SCC), che respinge le pretese del ricorrente adducendo la stessa motivazione esposta nella sentenza di secondo grado, confermandosi alla nuova interpretazione della legge sull’eredità.
Visto che il ricorrente non riusciva ad ottenere giustizia nel suo paese, il 10 gennaio del 2006, ha presentato un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Bulgaria, denunciando la violazione dell’articolo 6 CEDU paragrafo 1. Il ricorrente, in particolare, sosteneva che le sue pretese fossero in conformità con la sezione 30 (2) della legge sull’eredità, secondo l’interpretazione del 1964, e che all’epoca dei fatti non era richiesto che l’eredità dovesse essere accettata attraverso un inventario dei beni.
IL GOVERNO – sostiene che la SCC ha applicato correttamente la normativa nazionale e ha agito in conformità con propria giurisprudenza, come si presentava al momento dei fatti, e che l’entità del risarcimento dei danni chiesto dal ricorrente era eccessiva.
LA CORTE – con la sentenza del 19 febbraio 2013, ha dichiarato che vi è stata la violazione dell’articolo 6 CEDU paragrafo 1 e ha predisposto il pagamento da parte dello Stato convenuto di 2.056 euro a titolo di risarcimento.
In particolare la Corte, nella sentenza, ha rilevato che la definizione del termine “erede per la legge” non era definita nella legge dell’eredità del 1949, pertanto fino al 2005 la questione era risolta in base all’interpretazione del 1964. Tale interpretazione, essendo generica, poteva essere idonea a far riconoscere come erede qualsiasi erede potenziale, indicato nella legge sull’eredità del 1949.
Inoltre la Corte ritiene che quando il ricorrente ha presentato la sua domanda egli pensava che i giudici considerassero suo zio come erede per la legge e che quindi egli non avrebbe dovuto presentare l’inventario dei beni. Soltanto nel giudizio di secondo grado il Tribunale bulgaro ha adottato la nuova interpretazione della legge, ma il ricorrente con questo cambiamento non poteva più recuperare la sua parte dell’eredità perché i termini per presentare l’inventario erano già scaduti da tempo. Infine la Corte conclude che la SCC, respingendo la domanda del ricorrente solo per il fatto che egli non aveva presentato l’inventario dei beni, ha applicato la nuova interpretazione della legge sull’eredità senza considerare le conseguenze che potevano prodursi nei confronti del signor Petkov, e per questo vi è stata la violazione dell’articolo 6 §1 della convenzione.
La successione dell’eredità è sempre un aspetto molto delicato e anche in alcuni casi difficile, poiché possono presentarsi litigi o scontri tra più eredi che contendono quote dell’eredità in ballo. Per risolvere problemi di questo genere molte volte si finisce in Tribunale al fine di trovare una soluzione adeguata. In questo caso si evince come il mutamento repentino dell’interpretazione della legge da parte delle Corti interne abbia complicato e reso incerto il dettato della norma mettendo a rischio i diritti del ricorrente. Ma alla fine grazie alla sentenza della Corte EDU si è fatto luce su questo problema e il cittadino bulgaro ha almeno avuto una magra consolazione, un risarcimento per il danno subito.
La sentenza è reperibile qui: caso Petko Petkov v. Bulgaria, 19 febbraio 2013.
Art 6 CEDU Bulgaria Ineta Ziemele Quarta Sezione	2013-03-10
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