Source: https://www.laleggepertutti.it/104418_la-pensione-di-invalidita-e-pignorabile
Timestamp: 2018-04-19 23:29:26+00:00

Document:
Lo sai che? La pensione di invalidità è pignorabile?
Sono titolare di una pensione di invalidità: i creditori o Equitalia possono pignorarla anche se non la deposito in banca, direttamente presso l’Inps?
In linea teoria, le pensioni di invalidità, al pari di ogni altra pensione, sono pignorabili dal creditore entro i nuovi limiti stabiliti dall’ultima riforma, che mirano a conservare, in capo al debitore, il minimo vitale per il proprio sostentamento. Tale limite viene così definito:
Se la pensione non è depositata in banca, ma viene pignorata direttamente presso l’Istituto di previdenza
In tal caso, il creditore non può pignorare il cosiddetto “minimo vitale” che è pari alla misura dell’assegno sociale mensile aumentato della metà (per un totale di 672,76 euro, posto che la pensione sociale per il 2015 è di 448,51); il residuo è pignorabile nei limiti di un quinto. Per esempio: se una pensione ammonta a 1000 euro, da questa vanno decurtati 672,76 euro; la differenza, pari a 327,24 euro è pignorabile nei limiti di un quinto al mese (per un totale di 65,45 euro al mese);
Se la pensione è depositata in banca
In tal caso, bisogna distinguere:
– le somme che, al momento del pignoramento, si trovano già depositate in banca possono essere pignorate integralmente fatto salvo un limite impignorabile pari al triplo dell’assegno sociale (ossia, al 2015, 448,51×3= 1.345,53);
– le somme che arriveranno in banca dopo il pignoramento sono pignorabili nei limiti di un quinto.
Secondo un precedente della Cassazione [1], che tuttavia è anteriore alla riforma appena citata, la pensione di invalidità è pignorabile integralmente fatto salvo un limite impignorabile di somme necessarie a garantire al pensionato i mezzi adeguati alle sue esigenze di vita. Tale limite, all’epoca, non essendo ancora stato determinato dalla legge, veniva quantificato di volta in volta dal giudice.
[1] Cass. sent. n. 6548/2011.
Cass. 22 marzo 2011 n. 6548
L’indagine circa la sussistenza o l’entità della parte di pensione necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle sue esigenze di vita, e come tale legittimamente assoggettabile al regime di assoluta impugnabilità – con le sole eccezioni, tassativamente indicate, di crediti qualificati – è rimessa, in difetto di interventi del legislatore al riguardo, alla valutazione in fatto del giudice dell’esecuzione ed è incensurabile in cassazione se logicamente e congruamente motivata. (Rigetta, Trib. Roma, 18/07/2005)
L’impignorabilità parziale di trattamenti pensionistici, è posta a tutela dell’interesse di natura pubblicistica consistente nel garantire al pensionato i mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita (art. 38 Cost.) e tale finalità è ancora più marcata dopo l’entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, efficace dal 1° dicembre 2009 (data in cui è entrato in vigore il Trattato di Lisbona), che, all’art 34, terzo comma, garantisce il riconoscimento del diritto all’assistenza sociale al fine di assicurare un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti. Ne consegue che il pignoramento della pensione eseguito oltre i limiti consentiti è radicalmente nullo per violazione di norme imperative e la nullità è rilevabile d’ufficio senza necessità di un’eccezione o di un’opposizione da parte del debitore esecutato (Nella specie, la S.C. ha dichiarato l’applicabilità di tale regime anche alla pensione erogata dall’Enasarco ai sensi dell’art. 28, primo comma, legge 2 febbraio 1973 n. 12, qualificata parzialmente impignorabile dalla Corte costituzionale con la pronuncia n. 183 del 2009). (Rigetta, Trib. Roma, 18/07/2005)
ESECUZIONE FORZATA – Espropriazione forzata di beni mobili – Pignoramento (pignorabilità ed impignorabilità)
1. D.A. propone ricorso per cassazione, affidandosi a tre motivi, avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 16485/05, pubbl. il 18.7.05, con la quale è stata rigettata la sua opposizione avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione, di rigetto dell’istanza di assegnazione del quinto di una pensione – di mensili Euro 414,15 – corrisposta a B.L. dall’ENASARCO per impignorabilità ufficiosamente rilevata e per mancato riferimento alla sola pensione sociale quale soglia minima di impignorabilità.
2. Non sono stati depositati controricorsi; e nessuno compare all’udienza pubblica del 9.2.11.
3. Il D. sviluppa tre motivi e precisamente:
3.1. lamenta vizio di violazione o di falsa applicazione degli artt. 615 e 112 c.p.c.: sostenendo l’ingiustizia della rilevabilità ufficiosa una volta che la stessa Corte costituzionale ha ancorato l’intangibilità parziale della pensione alle esigenze di vita concrete del debitore, con conseguente rimessione a lui dell’onere di eccepire l’impignorabilità;
3.2. adduce violazione dell’art. 2740 c.c.: ritenendo illegittima la limitazione della garanzia patrimoniale in misura superiore alla soglia minima di sopravvivenza di cui alla pensione sociale di Euro 303,25 mensili;
3.3. sostiene violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla L. n. 488 del 2001, art. 38, commi 1 e 5 e L. n. 289 del 2002, art. 39, comma 8: evidenziando che sono norme riferite a soggetti afflitti anche da invalidità assoluta o particolari requisiti – anagrafico e reddituale – e cosi da particolari situazioni di disagio;
4. Ciò posto, non è fondato il primo motivo di ricorso, con il quale si sostiene la non rilevabilità di ufficio dell’impignorabilità della parte di pensione necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle esigenze di vita, in quanto:
4.1. è giurisprudenza di questa Corte che l’impignorabilità, che comporta l’insussistenza del diritto di procedere ad esecuzione forzata in ordine ad alcuni beni o categorie di essi, può essere rilevata anche di ufficio quando è posta per ragioni di interesse pubblico e perciò con norme imperative: in questi sensi si è statuito infatti che il regime di impignorabilità – all’epoca vigente – della pensione di invalidità (ai sensi del D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180, art. 1 e successive modificazioni), proprio perchè stabilito nel preminente interesse pubblico, comportava l’assoluta nullità del pignoramento di essa fuori dei limiti consentiti, per violazione di norme imperative, con la rilevabilità di ufficio della conseguente nullità ad opera del giudice e quindi indipendentemente dall’opposizione del debitore (Cass. 11 giugno 1999 n. 5761);
4.2. in tal caso, la tutela di questi ultimi si sostanzia attraverso meccanismi che comportano, quale effetto indiretto, un vantaggio apparente immediato per il debitore, quale la salvaguardia dei suoi diritti dominicali sul bene impignorabile e delle facoltà a lui concesse di goderne: la salvaguardia dell’interesse pubblico si attua, in definitiva, mediante un privilegio la sottrazione del bene alla garanzia patrimoniale generale di cui all’art. 2740 c.c. – di cui finisce per fruire il debitore, ma pur sempre perchè il godimento di tale vantaggio è reputato dall’ordinamento come meritevole di tutela e funzionalizzato al perseguimento di finalità superindividuali;
7. Altrettanto infondati sono il secondo ed il terzo motivo di ricorso, tra loro congiuntamente esaminabili, in quanto riferiti all’individuazione concreta di tale parte o quota impignorabile:
spetta al potere discrezionale del legislatore l’individuazione in concreto dell’ammontare della (parte di) pensione idoneo ad assicurare “mezzi adeguati alle esigenze di vita” del pensionato, come tale v legittimamente assoggettabile al regime di assoluta impignorabilità (con le sole eccezioni, tassativamente indicate, di crediti qualificati, in quanto espressione di altri valori costituzionali: ad es., artt. 29, 30 e 53 Cost.), con opportuno bilanciamento delle esigenze di tutela del credito (art. 24 Cost.) e di garanzia di mezzi adeguati alle esigenze di vita (art. 38 Cost.);
– quelle valutazioni – come conferma la loro stessa varietà – sono ispirate infatti dalla considerazione prevalente anche di altri valori, quali le esigenze tributarie (soglia dei redditi totalmente esenti da IRPEF) o di finanza pubblica (livello della pensione sociale; doppio di essa ai fini della corresponsione dell’aumento perequativo; “soglia di povertà” fissata, dal D.Lgs. 18 giugno 1998, n. 237, per l’accesso al cosiddetto reddito minimo di inserimento;
7.4. tuttavia, a ben guardare, la ratio deciderseli dell’ordinanza di rigetto dell’istanza di assegnazione (e del successivo rigetto dell’opposizione ex art. 617 c.p.c., svolta nei confronti di essa) sta (come si legge nel passaggio finale del secondo punto della motivazione in diritto) nella riconducibilità alla comune esperienza della nozione della totale insufficienza della somma di Euro 303,25 mensili, predicata invece dal ricorrente come adeguata, a garantire le minime esigenze di vita del pensionato, ivi comprendendovi gli esborsi per l’alimentazione indispensabile per sopravvivere, per il vestiario e per l’abitazione (disponibilità dell’immobile e consumi ordinar di luce, acqua e gas), sia pure nei limiti della soglia minima dell’esigenza dignitosa;
7.7. deve quindi concludersi che, nella perdurante inerzia definitoria del legislatore, è rimessi alla valutazione in fatto del giudice dell’esecuzione, incensurabile in cassazione se logicamente e congruamente motivata l’indagine circa la sussistenza o l’entità della parte di pensione necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle sue esigenze di vita; pertanto, la decisione del giudice dell’esecuzione in ordine all’impignorabilita assoluta di una pensione mensile di Euro 414,15 non merita le censure mossele.
8. Il ricorso va quindi rigettato, ma, quanto alle spese, non vi è luogo a provvedere per non avere gli intimati svolto attività difensiva in questa sede.
ALBERTO PARTEXANO ha detto:
17/11/2015 alle 16:48
Salve, nel caso in cui il debitore è titolare di due pensioni, una di invalidità di euro 600,00, e una pensione sociale di euro 550,00, ai fini del pignoramento del quinto presso l’inps, si possono sommare le due pensioni?
Alessandro FULIMENI ha detto:
15/02/2016 alle 09:19
Buongiorno, sarò prossimo titolare di una pensione essendo stato dispensato totalmente dal servizio dalla Polizia di Stato.
Ebbene è pignorabile, ed in che misura?
francesco mariucci ha detto:
04/12/2016 alle 12:07
Vorre sapere se un pignorammento del quinto prima dell’ultima normativa può essere adeguato al minimo pignorabile oppure rimane come era stato determinato e con quale disposizioni o circolare o legge o quanto altro
23/06/2017 alle 14:57
vorrei sapere se un invalido percepisce 279 E è pignorabile grazie
GIOVANNI AMENDOLA ha detto:
05/07/2017 alle 16:06
SONO TITOLARE DI PENSIONE CATEGORIA IO COSA RISCHIO SULLA PENSIONE DI EURO 630,00 GRAZIE GIOVANNI

References: Cass. 

Cass. 
 sentenza 
 art. 38
 art. 39
 art. 1
 art. 617