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Timestamp: 2020-08-03 18:42:08+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2132 del 28/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2132 del 28/01/2011
Cassazione civile sez. II, 28/01/2011, (ud. 16/12/2010, dep. 28/01/2011), n.2132
A.P., rappresentato e difeso, in forza di procura
speciale in calce al ricorso, dagli Avv. Mariotto Segni e Giuseppe
Leone, elettivamente domiciliato nello studio dell’Avv. Mariotto
Segni in Roma, via S. Ignazio, n. 9;
F.S., rappresentato e difeso, in forza di procura
speciale a margine del controricorso, dagli Avv. Bevilacqua Carmine e
Massimo Petroni, elettivamente domiciliato presso il loro studio in
Roma, via Antonio Bertoloni, n. 2 6/b;
FA.Co., rappresentata e difesa, in forza di procura
speciale in calce al controricorso, dall’Avv. Tomassoni Italo,
elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. Domenico Gentile
in Roma, via Carlo Poma, n. 4;
speciale in calce al controricorso, dall’Avv. Italo Tomassoni,
A.P., F.S. e L.M.;
avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 2161 in data 21
maggio 2009;
sentiti gli Avv. Mariotto Segni e Massimo Petroni;
Generale dott. RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso: “previa
delibazione della non manifesta infondatezza e della rilevanza della
questione, la Suprema Corte sospenda il giudizio e trasmetta gli atti
alla Corte costituzionale perche’ verifichi la compatibilita’, in
riferimento agli artt. 24 e 111 Cost., dell’art. 366-bis cod. proc.
civ., applicabile ratione temporis, nella parte in cui, secondo il
diritto vivente, pretende a pena di inammissibilita’ un momento di
sintesi in relazione al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5”.
Ritenuto che con sentenza depositata l’8 ottobre 2002, il Tribunale di Roma – pronunciando sulla domanda proposta da F.S. nei confronti di Fa.Co., L.M. e A. P., tendente a sentire dichiarare che il dipinto del maestro F.L., sequestrato presso la sua abitazione su disposizione del pubblico ministero il 21 giugno 1999, dopo tre anni di pacifico possesso, a seguito di denuncia per truffa presentata dall’ A. nei confronti del L., era di sua proprieta’ per averlo acquistato dalla Fa., nonche’ sulla domanda proposta dall’ A., tendente a sentire annullare la vendita del dipinto effettuata da L., con conseguente riconsegna del quadro – ha ritenuto viziato da malafede per colpa grave il trasferimento del quadro dalla Fa. all’attore F. e, accertata la proprieta’ dell’opera in capo all’ A., ne ha disposto la restituzione ove il sequestro non sia necessario ai fini penali; ha condannato il F. alla refusione delle spese in favore dell’ A., compensandole invece tra l’attore e gli altri convenuti;
che la Corte d’appello di Roma, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 21 maggio 2009, in accoglimento dell’appello del F., ha dichiarato il medesimo acquirente di buona fede e, quindi, proprietario del dipinto in contestazione;
ha condannato A.P. a consegnare il detto dipinto al F.; ha condannato gli appellati Fa. e L., in solido, alla refusione, in favore del F., delle spese dei due gradi del giudizio;
che per la cassazione della sentenza della Corte d’appello ha proposto ricorso l’ A., sulla base di due motivi;
che ha resistito il F.;
che la Fa. ha proposto controricorso e ricorso incidentale, affidato ad un unico motivo;
che l’altro intimato non ha svolto attivita’ difensiva in questa sede.
Rilevato che il consigliere designato ha depositato, in data 6 agosto 2010, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.: Il primo motivo del ricorso principale denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione agli artt. 2697 e 2735 cod. civ., artt. 115 e 116 cod. proc. civ., per omessa motivazione della sentenza impugnata, nella duplice manifestazione di difetto assoluto e di motivazione apparente, nonche’ per motivazione insufficiente circa il pagamento del prezzo.
Il motivo e’ inammissibile, perche’ non e’ stato osservato l’onere, imposto dall’art. 366 bis cod. proc. civ., della indicazione chiara e sintetica del fatto controverso. Invero, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, allorche’ nel ricorso per cassazione si lamenti un vizio di motivazione della sentenza impugnata in merito ad un fatto controverso, l’onere di indicare chiaramente tale fatto ovvero le ragioni per le quali la motivazione e’ insufficiente, imposto dall’art. 366-bis cod. proc. civ., deve essere adempiuto non gia’ e non solo illustrando il relativo motivo di ricorso, ma anche formulando, all’inizio o al termine di esso, una indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo, e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilita’ del ricorso (Cass., Sez. 3^, 7 aprile 2008, n. 8897; Cass., Sez. 1^, 8 gennaio 2009, n. 189; Cass., Sez. 1^, 23 gennaio 2009, n. 1741). In altri termini, il prescritto quesito di sintesi deve sostanziarsi in una parte del motivo che si presenti a cio’ specificamente e riassuntivamente destinata, di modo che non e’ possibile ritenere questo requisito rispettato quando, come nella specie, solo la completa lettura della complessiva illustrazione del motivo riveli — all’esito di un’attivita’ di interpretazione svolta dal lettore e non di una indicazione da parte del ricorrente, deputata all’osservanza del requisito del citato art. 366-bis cod. proc. civ. – che il motivo stesso concerne un determinato fatto controverso, riguardo al quale si assuma omessa, contraddittoria od insufficiente la motivazione e si indichi quali sono le ragioni per cui la motivazione e’ conseguentemente inidonea a sorreggere la decisione.
Il secondo mezzo denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione alla erronea applicazione degli artt. 1147 e 1153 cod. civ. nonche’ della L. n. 1062 del 1971, art. 2 nonche’ per omessa applicazione circa tale ultima norma di applicazione vincolante. Con esso si formulano i seguenti quesiti: “E’ giustificabile il F., tanto piu’ per la sua qualita’ di collezionista d’arte, ad avere omesso di richiedere e farsi rilasciare dalla Fa. la copia fotografica dell’opera con retroscritta dichiarazione di autenticita’ e indicazioni della provenienza, recanti la sua firma?”; “Non ha mancato ai suoi doveri e specificamente all’adempimento delle formalita’ prescritte sempre dalla L. n. 1062 del 1971, art. 2 la Fa., venditrice, per incarico datole da L., nonche’ a sua volta intermediaria nel commercio di opere d’arte e collaboratrice di importanti gallerie?”.
Anche questo motivo e’ inammissibile per inidoneita’ del quesito. Il motivo non si conclude, infatti, con un quesito che individui tanto il principio di diritto che e’ alla base del provvedimento impugnato, quanto, correlativamente, il principio di diritto, diverso dal precedente, la cui auspicata applicazione ad opera della Corte medesima possa condurre ad una decisione di segno inverso rispetto a quella impugnata.
Parimenti inammissibile e’ l’unico motivo del ricorso incidentale della Fa., con cui si deduce violazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per violazione di norme di diritto e per omessa e/o insufficiente motivazione. Il quesito di diritto che lo correda concerne, in parte, una ragione di difesa dal ricorso avversario (“Puo’ A.P. per la prima volta in sede di ricorso per cassazione attribuire responsabilita’ per violazione di legge a Fa.Co. con domande nuove che non hanno mai interessato le domande nei due precedenti gradi di giudizio?”); per l’altro, prospetta vizi in procedendo della sentenza impugnata (mancanza di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; difetto assoluto di motivazione nel rigetto dell’appello incidentale), laddove il motivo prospetta una censura di vizi in indicando, in riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
In ogni caso, il ricorso incidentale e’ manifestamente infondato nel merito. La Corte d’appello ha infatti rigettato l’appello incidentale della Fa., che era volto a vedere eliminate dalla sentenza impugnate le frasi e gli apprezzamenti lesivi della sua reputazione, dandone adeguata motivazione, avendo rilevato che “la Fa. non indica nemmeno quali sono le frasi che ha ritenuto offensive e di cui chiede lo stralcio”. D’altra parte, non e’ configurabile il vizio di extrapetizione, perche’ la condanna alle spese costituisce una pronuncia accessoria e consequenziale alla definizione del giudizio e puo’ essere emessa a carico della parte soccombente anche d’ufficio ed in difetto di esplicita richiesta della parte vittoriosa.
Letta la memoria del ricorrente in via principale.
Considerato che, preliminarmente, il ricorso principale ed il ricorso incidentale devono essere riuniti, ai sensi dell’art. 335 cod. proc. civ., per essere entrambe le impugnazioni relative alla stessa sentenza;
che, ad avviso del Collegio, atteso il tenore delle questioni coinvolte, non sussistono i requisiti di evidenza decisoria che consentono la trattazione dei ricorsi in camera di consiglio;
che, pertanto, la causa deve essere rinviata a nuovo ruolo affinche’ venga chiamata all’udienza pubblica presso la Sezione Seconda civile.
LA CORTE riuniti, i ricorsi, rinvia la causa a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza presso la Sezione seconda civile.
Cosi’ deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile della Corte suprema di Cassazione, il 16 dicembre 2010.

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 art. 366
 art. 2
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