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Timestamp: 2020-04-06 12:33:26+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1372 del 19/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1372 del 19/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/01/2017, (ud. 10/11/2016, dep.19/01/2017), n. 1372
sul ricorso 27874-2015 proposto da:
F.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PORTUENSE
rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO FARINA giusta procura
in calce al ricorso
UNIPOLSAI ASSICURAZIONI S.P.A., già Fondiaria-SAI S.p.A., C.F.
avverso la sentenza n. 3713/2014 del TRIBUNALE di CATANIA, emessa
l’1/10/2014 e depositata il 03/10/2014;
Giordano), per la controricorrente, che si riporta alla memoria.
“1. F.F. agì in giudizio nei confronti di P.C.D. e della Fondiaria Sai Ass.ni S.p.A. (quale Impresa Designata dal Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada) per ottenere il risarcimento dei danni subiti in occasione di un sinistro stradale.
La domanda fu rigettata dal Giudice di Pace di Catania.
Ricorre il F., sulla base di tre motivi.
Resiste con controricorso la Unipolsai Assicurazioni S.p.A. (già Fondiaria Sai S.p.A.).
2. Ad avviso del relatore il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto appare destinato ad essere accolto/rigettato/dichiarato inammissibile.
Con il primo motivo si denunzia “violazione degli artt. 115 e 116 in relazione a quanto emerso dalla prova testimoniale nonchè degli accertamenti della c.t.u. tecnica che, sulla base dei danni riportati dall’autovettura (dati oggettivi), riteneva compatibile con gli stessi la sola ricostruzione del sinistro fornita dall’attore, escludendo ogni altra ricostruzione; ed in relazione alle conseguenze ex art. 232 c.p.c. della mancata presentazione del convenuto contumace P. a rendere l’interrogatorio deferitogli dall’attore (art. 360 c.p.c., n. 3)”.
Con il secondo motivo si denunzia “violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., commi 1 e 2 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3)”.
Con il terzo motivo si denunzia “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (art. 360 c.p.c., n. 5 in relazione all’art. 111 Cost. – giusto processo – che al comma sei prevede che “tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.”) in ordine al difetto di motivazione della sentenza da parte del Tribunale circa le critiche dell’appellante alla sentenza del Giudice di Pace, in relazione alla ricostruzione del sinistro fatta dall’attore, al travisamento di tale ricostruzione ed al mancato esame della c.t.u. disposta dal giudice per ricostruirne la dinamica”.
I tre motivi, connessi e quindi da esaminare congiuntamente, appaiono manifestamente inammissibili.
Il ricorrente deduce che il Tribunale avrebbe valutato in modo erroneo le prove testimoniali e le risultanze della consulenza tecnica di ufficio sulla dinamica del sinistro, sostiene che in realtà non sarebbero emersi elementi sufficienti per ritenere superata la presunzione di corresponsabilità di cui all’art. 2054 c.c., comma 2, e che, in particolare, sarebbe stato omesso l’esame della consulenza tecnica di ufficio sulla dinamica del sinistro fatta espletare in primo grado.
Non viene peraltro concretamente denunziata alcuna effettiva violazione delle norme richiamate nella rubrica dei primi due motivi.
Il tribunale ha comunque deciso la causa sulla base della valutazione, secondo il suo prudente apprezzamento, del materiale probatorio acquisito, in conformità a quanto previsto dagli artt. 115 e 116 c.p.c..
E di certo va esclusa qualunque violazione delle disposizioni di cui all’art. 2054 c.c., essendo stata ritenuta raggiunta, sulla base della dinamica del sinistro come ricostruita in base alla prudente valutazione degli elementi istruttori, la dimostrazione della esclusiva responsabilità del F. nella causazione dello stesso.
Si osserva infine che il richiamo al mancato interrogatorio formale del P. appare del tutto generico (non risultando indicati in dettagli i capitoli dello stesso), così come quello alle risultanze della consulenza tecnica di ufficio (di cui non è specificamente richiamato il contenuto nè è indicata l’esatta allocazione nel fascicolo processuale).
Il ricorrente mira in sostanza ad ottenere una diversa ricostruzione dei fatti, sulla base di un riesame del materiale probatorio, il che non è consentito in sede di legittimità.
In particolare, non possono ritenersi decisivi i rilievi in ordine all’esistenza nel fascicolo di primo grado della relazione di consulenza tecnica di ufficio e in ordine al richiamo delle conclusioni della stessa nella parte narrativa del ricorso, nè le argomentazioni relative alla presunzione di corresponsabilità di cui all’art. 2054 c.c.(che peraltro si limitano a richiamare quanto già esposto in ricorso). Risulta infatti assorbente la considerazione che – in tema di sinistri stradali – costituiscono accertamenti di fatto non censurabili in sede di legittimità la ricostruzione della dinamica dell’incidente e l’accertamento della condotta e della responsabilità dei soggetti coinvolti, così come l’accertamento dell’esistenza o dell’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti coinvolti e l’evento dannoso (ex plurimis: Cass. 25 gennaio 2012 n. 1028; 5 giugno 2007 n. 13085; 18 aprile 2007 n. 9243; 8 settembre 2006 n. 19301; 23 febbraio 2006 n. 4009; 10 agosto 2004 n. 15434; 15 dicembre 2003 n. 19188; 14 luglio 2003 n. 11007; 11 novembre 2002 n. 15809).
Nella specie, l’accertamento di fatto in ordine alla esclusiva responsabilità del F. nella causazione del sinistro risulta adeguatamente motivato (essendo appena il caso di rilevare che il giudice del merito non è tenuto a dare conto di tutte le risultanze probatorie non ritenute rilevanti ai fini della decisione: cfr. ad es. Cass., Sez. 6 – L, Ordinanza n. 2498 del 10/02/2015, Rv. 634531; Sez. 6 – L, Ordinanza n. 13448 del 01/07/2015, Rv. 635853) e comunque si sottrae certamente alle censure tuttora ammissibili in tema di vizio di motivazione, ai sensi del testo vigente (e applicabile alla controversia, in ragione della data di pubblicazione della sentenza impugnata) dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (cfr. in proposito Cass., Sezioni Unite, 7 aprile 2014 n. 8053 e n. 8054).
– condanna il ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore della società controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 232
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza