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Timestamp: 2020-05-31 13:26:43+00:00

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Art. 2383 codice civile - Nomina e revoca degli amministratori - Brocardi.it
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Articolo 2383 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2383 Codice civile
La nomina degli amministratori spetta all'assemblea, fatta eccezione per i primi amministratori, che sono nominati nell'atto costitutivo [2335, n. 4], e salvo il disposto degli articoli 2351, 2449 e 2450 [2364, n. 2, 2409].
Gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore a tre esercizi [2385], e scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio della loro carica.
Gli amministratori sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dello statuto, e sono revocabili dall'assemblea in qualunque tempo, anche se nominati nell'atto costitutivo, salvo il diritto dell'amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta causa [2386, 2456].
Entro trenta giorni dalla notizia della loro nomina gli amministratori [2457] devono chiederne [2194] l'iscrizione nel registro delle imprese [2188] indicando per ciascuno di essi il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza, nonché a quali tra essi è attribuita la rappresentanza della società, precisando se disgiuntamente o congiuntamente.
Le cause di nullità o di annullabilità della nomina degli amministratori che hanno la rappresentanza della società non sono opponibili ai terzi dopo l'adempimento della pubblicità di cui al quarto comma(1), salvo che la società provi che i terzi ne erano a conoscenza.
(1) L'iscrizione nel registro delle imprese della nomina e della cessazione degli organi societari, pur avendo efficacia dichiarativa e non costitutiva, determina il momento in cui l'evento diviene opponibile ai terzi di buona fede.
La norma sancisce il principio di ordine pubblico in base al quale i primi amministratori sono nominati nell'atto costitutivo e quelli successivi sono nominati dall'assemblea. Si tratta di principio inderogabile.
Spiegazione dell'art. 2383 Codice civile
L'assemblea nomina gli amministratori successivi a quelli nominati nell'atto costitutivo.
Lo statuto può attribuire la nomina degli amministratori all'assemblea straordinaria.
Ai sensi dell'art. 2368 possono essere introdotte nello statuto clausole che consentono ai soci di minoranza di eleggere un numero di amministratori proporzionale ai voti espressi dalla maggioranza e dalla minoranza.
La nomina di tutti o alcuni amministratori può essere oggetto di patto parasociale della specie dei sindacati di voto (v. art. 2341 bis).
La scelta del sistema di votazione, salva diversa previsione dello statuto, spetta al presidente dell'assemblea (2371).
Il potere di revoca è inderogabile. La revoca è atto discrezionale dell'assemblea ordinaria (2364) liberamente adottabile in qualsiasi momento. L'assenza di giusta causa, infatti, determina il solo dovere di risarcire i danni ma non inficia l'efficacia della revoca che rappresenta un atto lecito, manifestazione del diritto dei soci.
Il termine triennale stabilito per la carica degli amministratori è inderogabile in aumento, mentre è ammessa una durata inferiore.
La nomina e la cessazione dalla carica degli amministratori sono soggette ad iscrizione nel registro delle imprese. Il termine di 30 giorni decorre dalla notizia della nomina e non dalla dalla sua accettazione da parte dell'amministratore.
Sulla società, e non sul terzo contraente, grava il rischio dell'invalidità della nomina degli amministratori.
Massime relative all'art. 2383 Codice civile
Cass. civ. n. 2037/2018
In tema di revoca dell'amministratore di società di capitali, le ragioni che integrano la giusta causa, ai sensi dell'art. 2383, comma 3, c.c. devono essere specificamente enunciate nella delibera assembleare senza che sia possibile una successiva deduzione in sede giudiziaria di ragioni ulteriori. In tale ambito spetta alla società l'onere di dimostrare la sussistenza di una giusta causa di revoca, trattandosi di un fatto costitutivo della facoltà di recedere senza conseguenze risarcitorie.
In caso di revoca dell'amministratore di una società per azioni, alla responsabilità contrattuale della società di cui all'art. 2383 c.c. relativa al lucro cessante per i compensi residui non percepiti, derivante dal fatto stesso del recesso senza giusta causa dal rapporto di amministrazione, può aggiungersi la responsabilità, sempre di natura contrattuale, per violazione delle regole di buona fede e correttezza, oppure una responsabilità extracontrattuale della società, o di soggetti in concorso con essa, solo in presenza di condotte che costituiscano un "quid pluris", diverso ed ulteriore, rispetto alla revoca in sé, allorché le stesse ragioni della revoca, oltre ad essere semplicemente insussistenti o inidonee a fondare il potere di recesso, oppure le concrete modalità della cessazione del rapporto, connotate da colpa o dolo, siano tali da ledere un diritto della persona distinto dal diritto dell'amministratore alla prosecuzione della carica sino alla sua naturale scadenza.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2037 del 26 gennaio 2018)
Cass. civ. n. 14695/2017
(Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 14695 del 13 giugno 2017)
Cass. civ. n. 7587/2016
In tema di società di capitali, e nel silenzio dell'art. 2381 c.c., la revoca della delega all'amministratore delegato, decisa dal consiglio di amministrazione, deve essere assistita da "giusta causa", sussistendo, in caso contrario, il diritto del revocato al risarcimento dei danni eventualmente patiti. Tanto in applicazione analogica dell'art. 2383, comma 3, c.c., disciplinante la revoca degli amministratori da parte dell'assemblea, norma di cui ricorre la stessa "ratio", in base alla quale, pur nella libertà del conseguimento degli interessi e degli obiettivi societari, occorre, in assenza di "giusta causa", tenere conto del sacrificio economico e sociale dell'amministratore conseguente alla revoca, soprattutto quando la delega comporti un'attività remunerata suscettibile di valutazioni professionali nel mercato dei "manager".
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7587 del 15 aprile 2016)
Cass. civ. n. 23381/2013
La giusta causa per la revoca dell'amministratore, prevista dall'art. 2383, terzo comma, c.c., può consistere non solo in fatti integranti un significativo inadempimento degli obblighi derivanti dall'incarico, ma anche in fatti che minino il "pactum ficuciae", elidendo l'affidamento riposto al momento della nomina sulle attitudini e capacità dell'amministratore, sempre che essi siano oggettivamente valutabili come capaci di mettere in forse la correttezza e le attitudini gestionali dell'amministratore revocato, e non costituiscano, invece, il mero inadempimento ad una inesistente soggezione dell'amministratore stesso alle direttive del socio di maggioranza, pur se pubblico. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale aveva escluso la giusta causa in una vicenda in cui l'assemblea dei soci di una società per azioni, partecipata in via maggioritaria da un Comune, aveva deliberato di revocare l'amministratore sulla base di atti risultati, in realtà, coerenti con i doveri dallo stesso assunti con il mandato ad amministrare la società, come, in particolare, l'iniziativa giudiziaria promossa contro il Comune inadempiente rispetto agli obblighi assunti contrattualmente con la società ed il rifiuto opposto all'indebito accesso alla contabilità sociale da parte di alcuni consiglieri comunali).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23381 del 15 ottobre 2013)
Cass. civ. n. 8221/2012
Anche prima della riforma del diritto societario approvata col d.l.vo n. 6 del 2003 - che ha introdotto l'art. 2380 bis c.c., secondo il quale la gestione dell'impresa sociale spetta "esclusivamente" agli amministratori - vigeva, nella società per azioni, il principio di esclusività delle competenze gestorie degli amministratori. Ne consegue che, anche qualora la nuova norma sia inapplicabile "ratione temporis", costituisce giusta causa di revoca dell'amministratore di una società per azioni, agli effetti dell'art. 2383, terzo comma, c.c., la sua adesione ad un patto parasociale che rimette le scelte gestorie alla volontà maggioritaria dei relativi contraenti (cosiddetto sindacato di gestione).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8221 del 24 maggio 2012)
Cass. civ. n. 7425/2012
La revoca assembleare per giusta causa dell'amministratore di società per azioni, che può discendere dal venir meno del rapporto di fiducia con la compagine societaria, non costituisce una sanzione, e, pertanto, non richiede la preventiva contestazione dei comportamenti legittimanti la revoca stessa. (Fattispecie relativa a società a prevalente partecipazione pubblica, regolata dal d.l. 20 maggio 1993, n. 150, non convertito e di cui al successivo d.l. 16 maggio 1994, n. 293, convertito dalla legge 15 luglio 1994, n. 444).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7425 del 14 maggio 2012)
Cass. civ. n. 27512/2008
Allorché una società di capitali abbia deliberato la riduzione del numero dei componenti del consiglio di amministrazione, la riconducibilità di tale atto ad una più ampia direttiva generale emessa nell'ambito del gruppo societario di appartenenza, non vale ad escludere che sia configurabile una revoca dell'amministratore in esubero, in quanto le iniziative, anche legittime, dell'assemblea, che incidano, direttamente od indirettamente, sul termine originariamente fissato nella nomina, determinano il diritto al risarcimento del danno, allorchè la revoca sia avvenuta senza giusta causa.
In materia di società di capitali, la revoca degli amministratori che può dar luogo al risarcimento del danno ove avvenuta senza giusta causa non deve essere necessariamente formalizzata in un'esplicita manifestazione di volontà, ma può anche avvenire in modo implicito, come nel caso in cui venga deliberata una riduzione dei membri del consiglio di amministrazione; in questo caso si verifica, infatti, una doppia caducazione: quella della precedente delibera, con la quale era previsto un più ampio numero ál consiglierl, e quella degli amministratori in esubero rispetto al numero originariamente stabilito, la cui permanenza risulta incompatibile con il contenuto delle nuove decisioni assembleari.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 27512 del 19 novembre 2008)
Cass. civ. n. 6928/2001
L'accettazione della nomina ad amministratore di una società necessaria, avendo i poteri degli amministratori, fonte contrattuale non richiede l'osservanza di specifiche formalità e può essere anche tacita, prescindendo dall'adempimento degli oneri pubblicitari di cui all'art. 2383, quarto comma c.c.; in tal caso, l'accettazione può essere desunta da atti positivi incompatibili con la volontà di rifiutare la nomina e il relativo accertamento, investendo una questione di fatto, è incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6928 del 22 maggio 2001)
Cass. civ. n. 11801/1998
La giusta causa della revoca dell'amministratore societario, quale ragione di disconoscimento al mandatario del danno prodotto dall'anticipato scioglimento del rapporto (art. 2383, terzo comma c.c.), può derivare anche da fatti non integranti inadempimento, ma richiede pur sempre un quid pluris, rispetto al mero dissenso (alla radice di ogni recesso ad nutum), ossia esige situazioni sopravvenute (provocate o meno dall'amministratore stesso) che minino il pactum fiduciae, elidendo l'affidamento inizialmente riposto sulle attitudini e le capacità dell'organo di gestione.
La revoca dell'amministratore, al pari della nomina, è atto di pertinenza dell'assemblea e, come tale, riferibile alla società, che esprime la propria volontà di rescindere il mandato ad amministratore per il tramite dell'assemblea stessa. Ne deriva che la responsabilità risarcitoria per revoca dell'amministratore senza giusta causa grava esclusivamente sul soggetto revocante, ossia sulla società, in sintonia con le regole generali poste dall'art. 1723 c.c. Invece, una eventuale responsabilità personale dei soci, che concorrono mediante il voto alla formazione della volontà societaria ma non sono autori della revoca, può discendere non dalla disciplina del rapporto di mandato (del quale essi non sono parti), ma dai comuni canoni dell'illecito aquilano, ove essi compiano con dolo o colpa autonomi atti lesivi dei diritti dell'amministratore.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11801 del 21 novembre 1998)
Cass. civ. n. 4971/1998
Una volta attribuito sia pure con delibera viziata i poteri di rappresentanza ad un soggetto includenti capacità gestionali ed attuative delle decisioni assunte in sede collegiale, sono inopponibili ai terzi in buona fede le eventuali cause di nullità o annullabilità della delibera medesima. Più in particolare, il D.P.R. 29 dicembre 1969, n. 1127, attuativo della direttiva CEE del 9 marzo 1968, n. 151, ha ampliato la tutela dei terzi nei confronti degli atti societari, introducendo il settimo comma dell'art. 2383 c.c., per cui le cause di annullabilità o di nullità della nomina degli amministratori non sono opponibili ai terzi in buona fede, una volta avvenuta la pubblicazione delle relative delibere sul Bollettino Ufficiale delle società.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4971 del 19 maggio 1998)
Cass. civ. n. 3181/1990
L'art. 2383 c.c., che riserva all'assemblea la nomina e la revoca degli amministratori della società, e l'art. 2386 dello stesso codice, che affida agli altri amministratori la sostituzione dell'amministratore venuto a mancare nel corso dell'esercizio, costituiscono norme inderogabili, in quanto di ordine pubblico per la loro incidenza su interessi generali della collettività. E pertanto nullo il contratto che, in contrasto con dette norme, preveda che la nomina di un consigliere di amministrazione sia effettuata da un organo (nella specie, presidente della società) diverso da quelli suindicati. (Principio affermato in fattispecie nella quale l'impugnata sentenza cassata dalla S.C. aveva ritenuto che il contratto fra il presidente di una società per azioni ed un professionista, avente ad oggetto la prestazione dell'opera coordinata e continuativa del secondo per la riorganizzazione gestionale e la conduzione della società e delle sue collegate, contenesse anche il conferimento al professionista dei poteri di amministratore delegato necessari per lo svolgimento dei compiti predetti).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3181 del 17 aprile 1990)
relative all'articolo 2383 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2383 Codice civile - Nomina e revoca degli amministratori | Quesito Q201821269
mercoledì 25/04/2018 - Sicilia
“Una società è partecipata al 51 % da comuni, mentre il 49 % delle quote è detenuto da privati.
Il 27 aprile 2015, giorno in cui si è celebrata l'assemblea dei soci, è stato approvato un bilancio che in questi anni abbiamo dimostrato non essere conforme ai criteri di redazione. Ovvero l'utilizzo per il 2014 degli stessi criteri dell'esercizio 2013 nel calcolo degli ammortamenti avrebbe comportato una chiusura in perdita del bilancio chiuso al 31 dicembre 2014.
Si sarebbe registrata la terza perdita d'esercizio consecutiva (con segno meno: 2012 € 50.445 - 2013 € 41.860 e 2014 di circa € 30.000, portata, di fatto, attraverso un artifizio contabile a + € 4.256). Abbiamo dimostrato l'esistenza di comunicazioni sociali a dir poco fantasiose. Abbiamo sostenuto altresì che ai sensi dell'Art 1 comma 734 legge 296 27/12/2006 "Non può essere nominato amministratore di ente, istituzione, azienda pubblica, società a totale o parziale capitale pubblico chi, avendo ricoperto nei cinque anni precedenti incarichi analoghi, abbia chiuso in perdita tre esercizi consecutivi".
La domanda che pongo è la seguente: nonostante le nostre rimostranze nel corso dell'assemblea il presidente in carica dal 1997 (ininterrottamente) è stato riconfermato. Se dovessimo riuscire a certificare la terza perdita d'esercizio e che per la redazione del bilancio 2014 sono stati utilizzati criteri di valutazione non conformi alla legge (c'è un indagine della magistratura in corso), tutti gli atti sottoscritti dal legale rappresentante dal 28 aprile 2015 sono legittimi?”
A parere di chi scrive, la disciplina degli atti di gestione posti in essere dall’amministratore di una società a partecipazione pubblica resta disciplinata dalle norme di diritto privato, non potendosi far applicazione della legge sul provvedimento amministrativo (L. n. 241/1990).
L’amministratore di una società ha sia i poteri di gestione sia i poteri di rappresentanza conferiti dallo statuto della società.
Si tratta di una rappresentanza organica che imputa direttamente gli effetti dell’atto compiuto dall’organo rappresentativo all’ente rappresentato in forza dell’atto di nomina e conferimento dell’incarico.
Sono in ogni caso validi ed efficaci rispetto a terzi gli atti posti in essere dagli amministratori con rappresentanza sia se estranei all'oggetto sociale, sia se compiuti senza il relativo potere di gestione, sia se eccedenti eventuali limiti del potere di rappresentanza (art. 2383 c.c.).
L’impossibilità per legge, in particolare in base al comma 734 art. 1 Legge 296/2006, di essere nominato quale amministratore di società, non fa venire meno ex tunc (i.e.: con efficacia retroattiva) il rapporto di rappresentanza organica conferita con la nomina.
Tale ricostruzione sembra compatibile con il Testo Unico sulle società partecipate (D. Lgs. n. 175/2016) il quale ha previsto esplicitamente all’art. 21 le azioni da intraprendere in caso di più esercizi di bilancio negativi fino all’ipotesi di revoca dell’amministratore, con un parallelismo della disciplina specifica alla disciplina del codice civile, indice di una "privatizzazione" della materia.
Ad ogni modo la cattiva gestione della società è sicuramente una giusta causa per revocare l’amministratore, così come confermato dalla Corte di Cassazione sent. 23381/2013, ma non può determinare l'automatica illegittimità di tutti gli atti sottoscritti dall'amministratore stesso.
Resta poi senz'altro ferma la possibilità di agire per il danno erariale causato dalla mala gestio dell’amministratore, ovvero per il danno erariale causato dall’assemblea che ha nominato un soggetto che non poteva essere nominato in base a quanto previsto dal comma 734 art. 1 Legge 296/2006.

References: Articolo 2383

Articolo 2383
 art. 2341

Cass. 
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 Articolo 2383
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