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Timestamp: 2020-08-07 04:10:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18260 del 24/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18260 del 24/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/07/2017, (ud. 21/06/2017, dep.24/07/2017), n. 18260
sul ricorso 29575-2015 proposto da:
M.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ARCHIMEDE 112,
presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO PAVAROTTI, che la
FRANCESCO TANCA;
avverso la sentenza n. 587/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 14/09/2015;
con sentenza pubblicata il 14/9/2015, la Corte di appello di Milano ha accolto l’appello proposto da M.M. contro la sentenza del tribunale che aveva rigettato l’opposizione dell’appellante avverso le cartelle esattoriali con le quali l’Inps aveva richiesto il pagamento di contributi alla Gestione commercianti;
la Corte territoriale ha ritenuto insussistenti le condizioni per l’iscrizione dell’opponente, in qualità di socia amministratrice di una s.r.l., alla gestione commercianti sul rilievo che la mera attività di riscossione di canoni di locazione è inerente al godimento di beni immobili e non configura esercizio di attività commerciale;
contro la sentenza, l’Inps, anche in qualità di procuratore speciale della Società di Cartolarizzazione dei Crediti Inps (S.C.C.I.) s.p.a., propone ricorso per cassazione, articolando un unico motivo, cui resiste la M. con controricorso;
con il ricorso l’Inps denuncia la violazione e la falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1; della L. 27 novembre 1960, n. 1397, art. 1 così come modificato dalla L. 27 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 203 e ss., della stessa L. n. 1397 del 1960, art. 2 e degli artt. 2082,2462,2468,2475,2476 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3: l’Istituto ritiene che, alla luce del complessivo quadro normativo e delle circostanze di fatto acquisite al processo, – qualità di socia unica della M., mancato svolgimento di altre attività lavorative da parte sua, assenza di dipendenti della società o di altri soggetti incaricati del compimento degli atti di gestione della società, oggetto sociale (costruzione e manutenzione industriale e civile, movimento terra, appalto… costruzione e ristrutturazione di immobili…pianificazione amministrativa, economica e finanziaria, connessa alla costruzione alla compravendita di immobili…) -, emergeva evidente la natura imprenditoriale e non già di mero godimento dell’attività svolta dalla società, in assenza di prova contraria offerta dall’opponente; inoltre, la sua qualità di unico socio amministratore induceva la presunzione che l’attività di gestione fosse svolta solo da quest’ultima con caratteri di abitualità, in assenza di prova che essa fosse stata compiuta da terzi;
secondo l’indirizzo che può dirsi ormai consolidato, presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti è che sia provato, in conformità a quanto previsto dalla L. 23 dicembre 1996 n. 662, art. 1 comma 203, che ha sostituito la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1 (requisiti previsti per ritenere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali), lo svolgimento di un’attività commerciale;
la corte territoriale, con una valutazione supportata da una motivazione adeguata ed immune da vizi, ha accertato che la società di cui la odierna controricorrente era socia e amministratrice non svolgeva attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili, essendo la stessa limitata alla sola riscossione del canone di locazione di due dei quattro beni immobili di cui era proprietaria, essendo risultati gli altri non locati;
diventano così irrilevanti le circostanze di fatto evidenziate dal ricorrente, così come non è decisivo il rilievo che la società fosse costituita in forma diversa da quella semplice;
tale decisione è in linea con i principi già espressi da questa Corte (Cass., ord. 6/4/2017, n.9002; Cass. ord., 29/12/2016, n. 27376; Cass. 26/8/2016, n. 17370; Cass. 6/9/2016, n. 17643; Cass. 11/2/2013, n. 3145; 2013), secondo cui l’attività di mera riscossione dei canoni di un immobile affittato non costituisce di norma attività d’impresa, indipendentemente dal fatto che ad esercitarla sia una società commerciale (Cass. ord. 11 febbraio 2013, n. 3145), salvo che si dia prova che costituisca attività commerciale di intermediazione immobiliare (Cass. n. 845/2010), e l’eventuale impiego dello schema societario per attività di mero godimento, in implicito contrasto con il disposto dell’art. 2248 c.c., non può trovare una sanzione indiretta nel riconoscimento di un obbligo contributivo di cui difettino i presupposti;
anche sotto il profilo soggettivo, questa Corte – con riferimento alle società a responsabilità limitata (Cass. ord. 27/1/2017, n. 2151) – ha affermato il principio secondo cui ai sensi della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato la L. n. 160 del 1975, art. 29 e della L. n. 45 del 1986, art. 3 la qualità di socio unico e amministratore di una s.r.l. non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui ricorrenza deve essere provata dall’istituto (v., pure, Cass. ord. n. 3145 del 2013, richiamata da Cass. 17643/2016 cit.);
tale prova, nel caso in esame, non è stata fornita;
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna l’Inps al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 1.500,00 per compensi professionali e Euro 200 per esborsi, oltre al rimborso forfettario delle spese generali nella misura del 15% e agli altri accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 2
 art. 1
 art. 29
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
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 art. 1
 art. 29
 art. 3
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13