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Timestamp: 2020-08-11 13:16:50+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12331 del 15/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12331 del 15/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 15/06/2016, (ud. 09/02/2016, dep. 15/06/2016), n.12331
sul ricorso 11093-2012 proposto da:
IL MOSAICO COOPERATIVA SOCIALE, C.F. (OMISSIS), in persona del
ROMA, VIA A. GRAMSCI 34, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO
IOFFREDI, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO MANCINI,
persona del Presidente e legale domiciliato in ROMA, VIA CESARE
avverso la sentenza n. 356/2011 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,
depositata il 26/01/2012 R.G.N. 1290/2008;
udito l’Avvocato MANCINI FRANCESCO;
Con sentenza n. 356 in data 16 dicembre 2011 – 26 gennaio 2012, notificata il due marzo 2012, la Corte di Appello di Campobasso, pronunciando sul gravame interposto da IL MOSAICO, cooperativa sociale a r.l., con sede in (OMISSIS), mediante ricorso del 30/12/2008, avverso la pronuncia in data 22 ottobre 2008, nei confronti dell’I.N.P.S. e della S.p.a. S.C.C.I., rigettava l’impugnazione in ordine alla cartella di pagamento n. 027 2006 00154289-46 di Euro 37.097,98, a titolo di omesso versamento i contributi previdenziali, maggiorati di somme aggiuntive ed accessori per gli anni 2001-2006, notificata il 14 novembre 2006 ed opposta con atto depositato il 23-12-2006, condannando altresì di l’opponente al pagamento delle spese di secondo grado, liquidate a favore dell’I.N.P.S. in Euro 1000,00 oltre accessori di legge.
La cooperativa si era opposta, con atto depositato il 23-12-2006, alla suddetta cartella, poichè assumeva di essersi avvalsa del beneficio della sospensione contributiva, concessa a seguito degli eventi sismici dell’ottobre 2002, giusta l’O.P.C.M. 29 novembre 2002, n. 3253 sino al 31 marzo 2003, termine in seguito prorogato.
Secondo la Corte molisana, alla stregua delle citate fonti normative, derivava non solo che il datore di lavoro rimaneva libero di avvalersi o meno del beneficio in questione, ma anche che per essere operativa la scelta di avvantaggiarsene dovesse essere anche dichiarata all’ente previdenziale. L’inequivocità di detto meccanismo, del resto, trovava riscontro nel fatto che anche la stessa ditta appellante aveva prestato adesione alle disposizioni che, in merito alle modalità della dichiarazione della volontà di avvalersi del beneficio della sospensaione, erano state impartite dall’I.N.P.S. con la circolare n. 41/26-02-2003, prescrivendo di indicare nel modello DM10 il codice N942 e la dicitura “contr. sosp. ord. n. 3253/02” accanto alla posizione in questione.
Opportunamente, quindi, secondo la Corte di merito, il giudice di primo grado, rilevandolo dai DM 10 prodotti dall’Istituto, aveva attribuito dirimente rilievo al fatto che l’opponente tali disposizioni aveva osservato soltanto con riferimento a taluni dipendenti, ma non a quelli per i quali era stata emessa la cartella opposta, altresì giustamente considerando come, se effettivamente vi fosse stata la convinzione dell’automatica sospensione dell’obbligo di versamento dei contributi, una volta intervenuta la prima scadenza del 31 dicembre 2005, l’opponente avrebbe dovuto avviare la restituzione rateale. E non valeva di certo obiettare, come invece fatto dall’appellante, che la restituzione poteva eseguirsi anche in un numero minore di rate rispetto a quelle consentite, senza con ciò potersi ritenere autorizzata l’applicazione di sanzioni.
Per contro, i contributi di cui alle cartelle esattoriali in parola, stando alle risultanze in atti, non erano stati restituiti alla data di presentazione del ricorso in sede giudiziale, ciò che dimostrava il fatto obbiettivo della loro omissione (invero, secondo l’opposto I.N.P.S., il ricorrente non avrebbe potuto beneficiare della sospensione contributiva emergenziale, poichè il credito di cui alla suddette cartelle derivava dal mancato pagamento di importi denunciati nei modelli DM 10 per gli anni in questione, in relazione ai quali l’opponente non aveva manifestato, come prescritto, la volontà di beneficiare dell’anzidetta sospensione, non avendo, in particolare, nei modelli DM 10 presentati, indicato il codice valevole a segnalare all’Istituto la volontà di avvalersi della sospensione, tanto che gli importi di cui alla cartella de qua erano stati calcolati ai netto di quelli per i quali la ditta aveva, invece, debitamente segnalato i suddetto codice nella compilazione dei DM10).
Avverso la pronuncia della Corte di Appello molisana, proponeva ricorso per cassazione la Società Cooperativa sociale IL MOSAICO a r.l., come da atto notificato in data 27-30 aprile 2012, affidato a due motivi:
1) violazione ed erronea applicazione di legge ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, D.L. 4 novembre 2002, n. 245 nonchè O.P.C.M. 29 novembre 2002, n. 3253, art. 7, comma 1, e successivi provvedimenti di proroga, assumendo in sintesi che l’argomentazione contenuta nella sentenza impugnata non corrispondeva alle fonti normative nella specie applicabili, in base alle quali la sospensione avrebbe operato ipso jure senza dover dar conto di specifiche manifestazioni di volontà, senza particolari autorizzazioni e quindi senza dover seguire l’apposito iter amministrativo prescritto dall’INPS (circolare n. 141/26-2-2003) modalità per fruire della sospensione con utilizzo del codice N942 e della dicitura contr. sosp. ord. 3253/02 nella compilazione dei modelli DM10, la cui omissione avrebbe così rigenerato il legittimo affidamento dell’ente nella volontà datoriale di non avvalersi della sospensione, con conseguente legittima iscrizione a ruolo del credito rimasto sostanzialmente inadempiuto motivazione della sentenza di primo grado, riportata nel ricorso per cassazione), ciò che tuttavia non era previsto dalla O.P.C.M..
2) art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: carente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per l’impugnata sentenza omesso di valutare le emergenze istruttorie, in particolare l’istanza – comunicazione all’I.N.P.S. del 25 ottobre, Inviata il 29 novembre 2005, circa la volontà della Cooperativa di avvalersi della sospensione dei pagamenti previdenziali anche della quota a carico dei dipendenti di cui all’ordinanza n. 3253 del 2002 e successive modificazioni ed integrazioni, manifestando l’intenzione di avvalersi del beneficio sino all’ultimo termine utile previsto, per tutti i prestatori d’opera alle proprie dipendenze.
L’I.N.P.S. (anche quale procuratore speciale della società di cartolarizzazione dei suoi crediti, S.C.C.I. S.p.a.) resisteva all’impugnazione avversaria mediante controricorso notificato il sette giugno 2012, richiamando le modalità di cui alla propria circolare n. 41 del 26 febbraio 2003, per poter fruire della sospensione in base a quanto previsto dall’ordinanza n. 29 novembre 2002, n. 3253 fino al 31 marzo 2003, termine in seguito prorogato fino al 31-12-2005. In seguito, per i soli comuni rientranti nel c.d.
cratere sismico con successive ordinanze 3496/06 e 3564/07 era stata disposta la sospensione contributiva fino al 3112-2007. Nella specie, il ricorrente aveva omesso, per alcuni lavoratori, di adottare le formalità necessarie secondo la circolare citata, per consentire all’I.N.P.S. l’applicazione della sospensione nel versamento dei contributi previdenziali – circostanza incontentata – con conseguente iscrizione a ruolo del credito inadempimento accertato sulla base del DM/10 rimasto insoluto; circostanza altresì confermata dal mancato inoltro, da parte del ricorrente, della domanda di restituzione rateale prevista per i datori di lavoro che hanno goduto della sospensione contributiva. Tali comportamenti erano, dunque, significativi della volontà di non avvalersi del beneficio della sospensione.
La sola ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c. in vista della pubblica udienza, fissata al 9 febbraio 2016, cui peraltro sono comparse entrambe le parti.
Il collegio giudica fondato il primo motivo del ricorso, di modo che, restando assorbito il secondo, l’impugnata sentenza va cassata, con conseguente rinvio della causa al giudice di merito per l’ulteriore corso di legge.
Il D.L. 4 novembre 2002, n. 245 (recante interventi urgenti a favore delle popolazioni colpite dalle calamità naturali nelle regioni Molise, Sicilia e Pugile, nonchè ulteriori disposizioni in materia dl protezione civile, entrato in vigore in pari data), poi convertito con modificazioni dalla L. 27 dicembre 2002, n. 286, all’art. 4 stabiliva che per i soggetti residenti alle date del 29 e 31 ottobre 2002 (e 8 novembre 2002) nei territori individuati nel decreti del Presidente del Consiglio del Ministri in pari data, erano sospesi fino al 31 marzo 2003 i termini di prescrizione, decadenza e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, anche previdenziali, comportanti prescrizioni e decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, In scadenza nel periodo di vigenza delle dichiarazioni di emergenza. Con provvedimento adottato ai sensi della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 9, comma 2, venivano inoltre sospesi fino al 31 marzo 2003 i termini per l’adempimento di obblighi di natura tributaria. Erano, altresì, sospesi per lo stesso periodo tutti i termini relativi al processi esecutivi, mobiliari e immobiliari, nonchè ad ogni altro titolo di credito avente forza esecutiva di data anteriore ai decreti sopra citati e alle rate dei mutui di qualsiasi genere in scadenza nel medesimo periodo, ed anche i termini di notificazione dei processi verbali, di esecuzione del pagamento in misura ridotta, di svolgimento di attività difensiva e per la presentazione di ricorsi amministrativi e giurisdizionali.
Con O.P.C.M. 29 novembre 2002, n. 3253 venivano adottati i primi interventi urgenti diretti a fronteggiare i danni conseguenti ai gravi eventi sismici verificatisi nel territorio delle provincie di Campobasso e di Foggia ed altre misure di protezione civile (L. 24 febbraio 1992, n. 225, ex art. 5; visto li precedente D.P.C.M. in data 31 ottobre 2002, con l quale era stato dichiarato lo stato dl emergenza in ordine ai gravi eventi sismici verificatisi il 31 ottobre 2002 nel territorio della provincia di Campobasso; richiamato altresì il suddetto D.L. 4 novembre 2002, n. 245, laddove in particolare, l’art. 2, comma 2, rinviava la disciplina e la definizione delle modalità degli interventi di emergenza ad ordinanze di protezione civile, considerato inoltre che l’evento sismico del 31 ottobre 2002 aveva provocato gravi danni, diffusi in tutta l’area territoriale ricompresa nelle citate dichiarazioni di stato di emergenza, interessando numerosi comuni le cui abitazioni ed edifici pubblici hanno subito gravi lesioni per la notevole intensità del fenomeno tellurico). Orbene, l’art. 7 dell’ordinanza n. 3253/02 così in particolare recita ai primi due commi:
1. Nei confronti dei soggetti residenti, aventi sede legale od operativa alla data degli eventi sismici iniziati il 31 ottobre 2002 nel territorio di cui ai decreti del Presidente del Consiglio del Ministri del 31 ottobre 2002 e dell’8 novembre 2002, sono sospesi, fino al 31 marzo 2003, i versamenti dei contributi di previdenza e di assistenza sociale e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, ivi compresa la quota a carico dei lavoratori dipendenti, nonchè di quelli con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Per lo stesso periodo sono sospesi i termini per l’effettuazione degli adempimenti connessi al versamento del contributi di cui sopra.
2. La riscossione dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi dovuti per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali non corrisposti per effetto della sospensione dl cui al comma 1 avverrà mediante rate mensili pari a otto volte i mesi interi di durata della sospensione. Gli adempimenti non eseguiti per effetto della sospensione di cui al comma 1 sono effettuati entro il secondo mese successivo al termine della sospensione, mentre le rate dl contributi sono versate a partire dai terzo mese successivo alla sospensione stessa.
L’art. 18 dell’ordinanza, inoltre, stabiliva che le relative disposizioni, nonchè i benefici recati dalla stessa, trovavano applicazione limitatamente al periodo di vigenza della dichiarazione di stato di emergenza.
Il suddetto termine del 31 marzo 2003 in seguito è stato più volte differito.
Tra l’altro, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 19-12-2005, n. 20291 (pubblicato sulla Gazzetta uff. 27/12/2005, n. 300, ed avente ad oggetto proroga dello stato dl emergenza in ordine al gravi eventi sismici verificatisi il giorno 31 ottobre 2002 nel territorio delle province di Campobasso e Foggia) disponeva nel seguenti testuali termini: “Ai sensi e per gli effetti della L. 24 febbraio 1992, n. 225, art. 5, comma 1 lo stato di emergenza nel territorio delle provincie di Campobasso e Foggia, di cui ai D.P.C.M. 31 ottobre 2002 e D.P.C.M. 8 novembre 2002 citati in premessa, è prorogato fino al 31 dicembre 2006”.
Conviene, altresì, ricordare che, a sua volta, la L. 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile, in vigore dal primo aprile 1992), all’art. 5 (secondo il testo vigente sino al 16-7-2008) disciplinava lo stato di emergenza ed il potere di ordinanza come segue:
“1. Al verificarsi degli eventi di cui all’art. 2, comma 1, lett. c), il Consiglio del ministri, su proposta del Presidente del Consiglio del ministri, ovvero, per sua delega ai sensi dell’art. 1, comma 2, del Ministro per il coordinamento della protezione civile, delibera lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità ed alla natura degli eventi. Con le medesime modalità si procede alla eventuale revoca dello stato di emergenza al venir meno dei relativi presupposti.
2. Per l’attuazione degli Interventi di emergenza conseguenti alla dichiarazione dl cui al comma 1, si provvede, nel quadro di quanto previsto dagli artt. 12, 13, 14, 15 e 16, anche a mezzo di ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico.
OMISSIS. 5. Le ordinanze emanate in deroga alle leggi vigenti devono contenere l’indicazione delle principali norme a cui si intende derogare e devono essere motivate.
6. Le ordinanze emanate al sensi del presente articolo sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, nonchè trasmesse ai sindad interessati affinchè vengano pubblicate ai sensi della L. 8 giugno 1990, n. 142, art. 47, comma 1”.
Nel caso di specie in esame, non rilevano le successive modificazioni, tra cui il D.L. 9 ottobre 2006, n. 263, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 2006, n. 290 (art. 6, comma 1 bis.:
“1-bis. La L. 24 febbraio 1992, n. 225, si interpreta nel senso che le disposizioni delle ordinanze di protezione civile che prevedono il beneficio della sospensione del versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi assicurativi si applicano esclusivamente ai datori di lavoro privati aventi sede legale ed operativa nei comuni individuati da ordinanze di protezione civile”), nè In particolare il D.L. 30 dicembre 2009, n. 195, convertito con modificazioni dalla L. 26 febbraio 2010 n. 26, che con l’art. 17, comma 2-quater, ha introdotto all’art. 5, il comma 5 evidentemente ad ogni modo qui ratione temporis inapplicabile (“5-ter. In relazione ad una dichiarazione dello stato di emergenza i soggetti interessati da eventi eccezionali e imprevedibili che subiscono danni riconducibili all’evento, compresi quelli relativi alle abitazioni e agli immobili sedi di attività produttive, possono fruire della sospensione o del differimento per un periodo fino a sei mesi dei termini per gli adempimenti e i versamenti del tributi e dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro
gli infortuni e le malattie professionali. La sospensione ovvero il differimento dei termini per gli adempimenti e per i versamenti tributari e contributivi sono disposti con legge, che deve assicurare piena corrispondenza, anche dal punto di vista temporale, tra l’onere e la relativa copertura finanziaria, e disciplinati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sentita la Presidenza del Consiglio del Ministri nonchè, per quanto attiene ai versamenti contributivi, 11 Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Il diritto è riconosciuto, esclusivamente in favore dei predetti soggetti, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze. La sospensione non si applica in ogni caso agli adempimenti e al versamenti da porre in essere in qualità di sostituti d’imposta, salvi i casi nei quali i danni impediscono l’ordinaria effettuazione degli adempimenti. In ogni caso le ritenute effettuate sono versate.
Gli adempimenti di cui al presente comma scaduti nel periodo di sospensione sono effettuati entro il mese successivo alla data di scadenza della sospensione; i versamenti sono effettuati a decorrere dallo stesso mese in un numero massimo di ventiquattro rate di pari importo”).
Pertanto, tenuto conto della portata normativa dell’anzidetta ordinanza n. 3253/02, pure in relazione a quanto ampiamente previsto dal succitato art. 18, in relazione al richiamato D.P.C.M. 19 dicembre 2005, ne deriva che le provvidenze contemplate dall’art. 7 della stessa operavano quanto meno sino a tutto il 31-12-2006.
Risultano, di conseguenza, errate le argomentazioni svolte in proposito con la sentenza impugnata, re in relazione a quanto ivi ipotizzato circa la scadenza del 31-12-2005, senza quindi tener conto neanche dell’Intera normativa che disciplinava la materia, peraltro senza nemmeno considerare le richieste avanzate dall’interessata Cooperativa, di cui al secondo motivo di ricorso.
Per contro, le anzidette disposizioni lasciano chiaramente intendere la volontà del legislatore di considerare direttamente ed automaticamente sospesi, per effetto dell’inequivoca portata del dettato normativo, i termini stabiliti per l’adempimento delle ivi contemplate prescrizioni, tra cui quelle previdenziali ed assistenziali, senza perciò alcun bisogno di apposite manifestazioni di volontà da parte degli interessati per poterne beneficiare. Di conseguenza, neppure occorreva seguire un apposto iter amministrativo, come invece preteso dall’I.N.P.S., trattandosi di sospensione operante ipso Jure. Quindi, il fatto che nella specie la società abbia presentato alcuni modelli DM 10, senza l’indicazione dei codici richiesti dall’Istituto, integra soltanto un parziale adempimento di natura previdenziale, idoneo ad attestare oggettivamente la sola debenza della relativa contribuzione, ma non implica alcuna rinuncia alla favorevole ed ampia sospensione di cui sopra, in particolare nei sensi di cui all’art. 7, comma 1 dell’ordinanza n. 3253/2002 e successive analoghe (cfr., altresì, in motivazione Cass. 5 civ. n. 7583 dei 17/02 – 15/04/2015: “Le norme In questione non svolgono alcuna funzione premiale, nè distinguono le situazioni del soggetti residenti nel Comuni interessati, in relazione alla esigibilità o alla natura del credito tributario o ancora alla intervenuta formazione di un titolo esecutivo, ma intendono piuttosto provvedere, in attuazione del principio solidaristico ex art. 2 Cost. e art. 3 Cost., comma 2, mediante la sospensione di qualsiasi termine fissato per il pagamento delle relative somme di denaro, alla esigenza di evitare, temporaneamente, di gravare ulteriormente sulle situazioni patrimoniali di tali soggetti, già incise dal danni arrecati dall’evento calamitoso, come inequivocamente evidenziato dal D.L. n. 245 del 2002, stesso art. 4, comma 1, che, dopo aver previsto la sospensione del termini per gli adempimenti tributari, ha disposto anche la sospensione ex lege di “tutti i termini relativi ai processi esecutivi, mobiliari ed immobiliari, nonchè ad ogni altri titolo di credito avente efficacia esecutiva di data anteriore…”….”).
In tal sensi, pertanto, non possono assumere alcuna rilevanza giuridica, ai fini della decisione di cui è processo, le diverse determinazioni espresse al riguardo dall’INPS sulla scorta di proprie circolari, che invero non trovano alcun adeguato riscontro normativo sul punto (cfr., in part., la circolare numero 41 del 26-2-2003, avente ad oggetto D.L. 4 novembre 2002, n. 245 convertito in L. 27 dicembre 2002, n. 286. O.P.C.M. 29 novembre 2002, n. 3253 e O.P.C.M. 29 novembre 2002, n. 3254 in G.U. n. 286 del 6 dicembre 2002; nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri – DPC – CG/007287 del 14.02.2003 – istruzioni contabili – variazioni al piano dei conti:
OMISSIS. IL D.L. 4 novembre 2002, n. 245, art. 4, comma 1 convertito In L. 27 dicembre 2002, n. 286, stabilisce che “…” Con successivo D.P.C.M. 8 novembre 2002 (G. U. n. 267 del 14 novembre 2002) lo stato di emergenza dichiarato per la provincia di Campobasso è stato esteso, fino al 31 marzo 2003, anche al territorio della provincia di Foggia, anch’essa colpita dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002.
Sulla base del quadro normativo derivante dalle norme sopra descritte, con la nota citata in oggetto, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile – ha reso una più puntuale individuazione dell’ambito territoriale entro il quale le stesse norme producono i loro effetti, individuando i comuni destinatari della sospensione di cui trattasi, il cui elenco qui di seguito si fornisce.
Considerato che l’elencazione dei Comuni oggetto della presente circolare non coincide perfettamente con quella riportata nei decreti precedentemente emessi per le sospensioni di natura tributaria, l’Istituto non addebiterà sanzioni per ritardato pagamento nei confronti dei residenti nei Comuni non compresi nell’elencazione che segue, che abbiano sospeso i versamenti, a condizione che la contribuzione sospesa sia versata entro 3 mesi dall’emanazione della presente circolare.
PROVINCIA DI CAMPOBASSO. (OMISSIS).
Alla posizione contributiva relativa alle aziende interessate alla sospensione in discorso dovrà essere attribuito, per province di Campobasso e di Foggia, il codice di autorizzazione “8U” che assume il nuovo significato di “azienda interessata alla sospensione dei contributi a causa delle calamità naturali che hanno colpito le province di Campobasso e Foggia” (ordinanza n. 3253 del 29.11.2002).
OMISSIS. Ai fini della compilazione dei mod. DM10/2, le aziende sopracitate dovranno osservare le seguenti regole:
compilare i quadri B – C del mod. DM10/2, riferiti a tutti i lavoratori, con le consuete modalità;
compilare il quadro D con le consuete modalità senza effettuare la sommatoria del totale 8 (rigo 57);
determinare l’importo di contributi previdenziali e assistenziali riferiti al lavoratori per I quali si richiede la sospensione totale o parziale dei contributi;
esporre tale differenza (che rappresenta l’importo dei contributi sospesi in uno dei righi in bianco del quadro D, facendola precedere dal codice N942 e dalla dicitura “contr. sosp. ord. n. 3253/2002”, per le province di Campobasso e di Foggia, OMISSIS;
effettuare la sommatoria delle partite esposte nel quadro D e riportare il totale nel rigo 57 (totale 8);
versare il saldo della denuncia a credito I.N.P.S. con le consuete modalità (F24) ovvero presentare alla Sede competente la denuncia (mod. DM10/2) con saldo a credito dell’azienda per le operazioni di rimborso o di compensazione secondo le vigenti modalità.
OMISSIS. 3) ISTRUZIONI CONTABILI. Per la rilevazione contabile dei contributi sospesi ai datori di lavoro a seguito degli eventi sismici verificatisi nel territorio delle province di Campobasso e di Foggia di cui all’O.M. n. 3253 del 2002, contraddistinti nei modelli DM 10/2 dal codice “N942”, è stato istituito il conto GPA 00/102.
OMISSIS. Entrambi i suddetti conti devono essere assistiti da appositi partitari locali.
Le argomentazioni che precedono assorbono, quindi, tutte le diverse considerazioni e tesi interpretative propugnate dall’I.N.P.S., pure con le sue circolari dell’anno 2006 (nn. 6 e 67), che non tengono conto evidentemente dell’intera normativa di settore, nonchè della sua ampia e vasta portata, a favore del datori di lavoro privati per le obbligazioni previdenziali a loro carico sino a tutto il 2006, laddove peraltro l’ordinanza n. 3253/29.11.2012, per quanto nella specie interessa (art. 7, commi 1 e 2), neanche può dirsi derogata o modificata dal precedente D.L. 4 novembre 2002, n. 245, in seguito convertito con modificazioni dalla L. 27 dicembre 2002, n. 286, Il cui art. 4 riguardava, comunque, nel suo Intervento settori più limitati (termini di prescrizione, decadenza e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, anche previdenziali, comportanti prescrizioni e decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, in scadenza nei periodo di vigenza delle dichiarazioni di emergenza. Con provvedimento adottato ai sensi della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 9, comma 2, sono sospesi fino al 31 marzo 2003 i termini per l’adempimento di obblighi di natura tributaria.
Sono altresì sospesi per lo stesso periodo tutti l termini relativi al processi esecutivi, mobiliari e Immobiliari, nonchè ad ogni altro titolo di credito avente forza esecutiva di data anteriore ai decreti sopra citati e alle rate dei mutui di qualsiasi genere in scadenza nel medesimo periodo. Sono altresì sospesi per il predetto periodo i termini di notificazione dei processi verbali, di esecuzione del pagamento in misura ridotta, di svolgimento di attività difensiva e per la presentazione di ricorsi amministrativi e giurisdizionali. Per i soggetti interessati al servizio militare…).
D’altro canto, lo stesso Istituto considera pacifica la sospensione sino a tutto il 31-12-2005, laddove poi con la sua circolare n. 67 del 5 maggio 2006 (Inerente all’O.P.C.M. 17 febbraio 2006, n. 3496), precisava che la sospensione disposta dall’Ordinanza 3253/2002 e successive proroghe, per quanto concerne i contributi previdenziali ed assicurativi, era terminata il 31/12/2005, di modo che dal 16 marzo 2006 era Iniziato il relativo recupero mediante rate mensili, però assumendo trattarsi di nuova sospensione, tenuto conto della formulazione degli artt. 3 e 4 della stessa (“Ai datori di lavoro privati aventi sede legale od operativa nei seguenti comuni:
Costellino del Alterno; Colletorto; Larino; San Giuliano di Pugile;
Santa Croce di Magllano; Bonefro; Ripabottoni Montelongo;
Casacaienda; Montano nei Frentani; Marrone del Sannio; Rotella;
Ururi; Casalnuovo Monterotaro; Provvidenti; Pietra Montecorvino, è concessa per il periodo contributivo da 1 gennaio 2006 al 31 dicembre 2006 la sospensione del versamento del contributi previdenziali ed assistenziali e del premi, ivi compresa la quota a carico dei lavoratori dipendenti”.
“La riscossione del contributi e premi non corrisposti per effetto della sospensione di cui all’art. 3 avverrà mediante 12 rate mensili a decorrere dal mese di gennaio 2007). Per di più, la cartella opposta, relativa a contribuzione pretesa anche per l’anno 2006, risulta notificata il 14 novembre 2006, cioè ancor prima del 31/12/06.
Peraltro, l’anzidetta ord. n. 3496/06 contiene nella sua premessa espressi richiami in particolare alla L. 24 febbraio 1992, n. 225, art. 5, comma 2; al decreto in data 31 ottobre 2002, con il quale era stato dichiarato lo stato di emergenza in ordine ai gravi eventi sismici verificatisi il 31 ottobre 2002 nel territorio della provincia di Campobasso; al D.L. 4 novembre 2002, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 dicembre 2002, n. 286; al D.L. 24 dicembre 2003, n. 355, art. 20 convertito, con modificazioni, dalla L. 27 febbraio 2004, n. 47, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, con il quale, gli stati d’emergenza concernente gli eventi sismici che colpito il territorio delle regioni Molise e Puglia, erano stati prorogati fino al 31 dicembre 2005; al D.P.C.M., con il quale gli stati d’emergenza concernenti gli eventi sismici, che avevano colpito il territorio delle regioni Molise e Puglia, erano stati altresì prorogati fino al 31 dicembre 2006; nonchè all’O.P.C.M. 29 novembre 2002, n. 3253, recante “Primi interventi diretti a fronteggiare i danni conseguenti al gravi eventi sismici verificatisi nel territorio delle province di Campobasso e Foggia ed altre misure di protezione civile”. Tali riferimenti, quindi, inducono a ritenere che la sospensione di cui al citato art. 3 (riguardante tra l’altro il territorio di (OMISSIS), concessa per il periodo – 1 gennaio 2006/31 dicembre 2006, in ordine alla sospensione del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali e del premi, ivi compresa la quota a carico dei lavoratori dipendenti) si saldasse immediatamente e senza soluzione di continuità con la precedente scadenza del 31-12-2015.
Tenuto conto della surriferita ratio solidaristica della normativa in questione, dei resto, avrebbe poco senso (se non addirittura nessuno) senso pretendere la contribuzione in parola per gli anni 2003/2005, sospesa fino a tutto il 31-12-2005, ma concederla invece per li successivo anno 2006 (peraltro, con O.P.C.M. 27 dicembre 2006, n. 3559, in Gazzetta uff. 2/1/2007, n. 1, all’art. 21, comma 2, il termine del 31 dicembre 2006, previsto dall’art. 3 dell’ordinanza di protezione civile n. 3496 del 2006, così come modificata ed Integrata dall’ordinanza di protezione civile n. 3507 del 2006, veniva differito al 31 dicembre 2007, precisandosi altresì al comma 3 che la riscossione del contributi e premi non corrisposta per effetto della sospensione di cui al comma 2 sarebbe avvenuta mediante 24 rate mensili a decorrere dal mese di gennaio 2009 – commi modificati dall’O.P.C.M. 9 febbraio 2007, n. 3564, art. 3 e dall’O.P.C.M. 16 gennaio 2008, n. 3642, art. 12. V. altresì il D.L. 31 dicembre 2007 n. 248, convertito, con modificazioni, in L. 28 febbraio 2008, n. 31, il cui art. 6-ter, inserito in sede di conversione e relativo a regolarizzazione e versamenti per i territori colpiti dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002, stabiliva al comma I che i termini previsti dalle O.P.C.M. 19 marzo 2004, n. 3344 e O.P.C.M. 7 maggio 2004, n. 3354, O.P.C.M. 17 febbraio 2006, n. 3496, O.P.C.M. 5 aprile 2006, n. 3507 e O.P.C.M. 27 dicembre 2006, n. 3559 venivano differiti al 30 giugno 2008 per tutti i soggetti privati residenti o aventi domicilio nei territori maggiormente colpiti dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002 e individuati con i D.M. economia e delle finanze 14 e 15 novembre 2002 e del 9 gennaio 2003 – comma modificato dal D.L. 27 maggio 2008, n. 93, art. 5, comma 10, lett. a) convertito, con modificazioni, dalla L. 24 luglio 2008, n. 126).
Pertanto, nel sensi anzidetti va accolto il primo motivo del ricorso, con conseguente cessazione dell’impugnata sentenza, che ha errato nell’applicare la normativa ivi menzionata, senza quindi tener conto dell’intera disciplina di settore sopra richiamata, per quanto nella specie ratione temporis applicabile, segnatamente in relazione alla notifica della cartella avvenuta il 14-11-2006.
Resta, quindi, evidentemente assorbito li secondo mezzo d’impugnazione, le cui doglianze saranno per l’effetto debitamente altresì considerate dal giudice di merito in sede di rinvio, che dovrà pertanto attenersi ex art. 384 c.p.c. a quanto sopra enunciato, circa la disciplina applicabile nel caso dl specie ai fini della decisione, in relazione alla pretesa creditoria dell’I.N.P.S. (e con esso della società di cartolarizzazione cessionaria). A tal riguardo, peraltro, dove appena ricordarsi che in tema di riscossione di contributi previdenziali, l’opposizione avverso la cartella esattoriale di pagamento dà luogo ad un giudizio ordinario di cognizione su diritti ed obblighi inerenti al rapporto previdenziale obbligatorio e, segnatamente, al rapporto contributivo, con la conseguenza che l’eventuale rigetto di censure di tipo formale, relative all’iscrizione a ruolo, non pregiudica l’accertamento di tale rapporto secondo le ordinarie regole relative alla ripartizione dell’onere della prova, alla stregua delle quali grava sull’ente previdenziale l’onere di provare i fatti costitutivi dell’obbligo contributivo e sulla controparte l’onere di contestare i fatti costitutivi del credito (Cass. lav. n. 23600 del 6/11/2009, conforme n. 5763 del 2002).
V. altresì Cass. lav. n. 27824 del 30/12/2009, secondo cui il giudice dell’opposizione alla cartella esattoriale, ove accerti la parziale insussistenza del credito, non è tenuto dichiarare integralmente inefficace la cartella opposta, dovendosi ritenere che non operino i limiti ai poteri dei giudice ordinario di cui alla L. 30 marzo 1865, all. E, art. 4 il cui ambito è limitato all’esercizio dei poteri autoritativi, in quanto il credito contributivo trova la sua fonte direttamente nella legge, mentre la previsione della riscossione mediante iscrizione a ruolo concerne soltanto la possibilità – concessa normativamente anche ai privati – di formare un titolo esecutivo stragiudiziale, sulla cui legittimità formale e sostanziale vi è pienezza di cognizione e potestà da parte del giudice ordinario. Conforme Cass. n. 19502 del 2009.
Cfr. ancora Cass. lav. n. 14149 del 06/08/2012: il giudice dell’opposizione alla cartella esattoriale che ritenga illegittima l’iscrizione a ruolo non può limitarsi a dichiarare tale illegittimità, ma deve esaminare nel merito la fondatezza della domanda di pagamento dell’istituto previdenziale, valendo gli stessi principi che governano l’opposizione a decreto Ingiuntivo.
Analogamente, secondo Cass. lav. n. 26395 del 26/11/2013 ed altre pressochè conformi, l’opposizione alla cartella esattoriale dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione, che investe il rapporto previdenziale obbligatorio, dovendosi escludere che l’eccepita decadenza dell’INPS per tardiva iscrizione dei crediti contributivi nei ruoli esecutivi determini, altresì, la decadenza sostanziale dell’Istituto dal diritto di chiedere l’accertamento in sede giudiziaria dell’esistenza e dell’ammontare del proprio credito, comportando soltanto l’impossibilità per l’ente di avvalersi del titolo esecutivo).
Con la decisione di merito, infine, il giudice di rinvio provvederà anche al regolamento delle spese di questo giudizio di legittimità.
la Corte accoglie il primo motivo di ricorso, ritenuto assorbito il secondo. Cassa, per l’effetto, l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Campobasso in diversa composizione.

References: Sentenza 
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 art. 7
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