Source: http://www.avvocatogratis.com/2011/03/codice-etico-dellavvocatura/
Timestamp: 2016-10-23 06:06:13+00:00

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CODICE DEONTOLOGICO DELL'AVVOCATURA
La conoscenza è potere: condividi e fai girare.MA GLI AVVOCATI HANNO UN’ANIMA?Gli avvocati sotto hanno un’anima?Sovente troviamo scritto nelle mail e nei commenti dei lettori che il rapporto con il legale li ha lasciati con qualche dubbio e che, a loro dire, non sempre vi è stata un’intesa etica.Per questa ragione, e per fugare molte delle incomprensioni che nascono dal non conoscersi, pubblichiamo quella che riteniamo la coscienza collettiva del mondo dell’avvocatura: ecco il testo integrale del Codice deontologico forense così come modificato dal Consiglio Nazionale Forense con la delibera 16 dicembre 2011.Il codice deontologico è per l’avvocatura l’equivalente dei 10 comandamenti per la religione cristiana. Quallo che contrasta i 60 canoni etici qui riportati è sbagliato. Le condotte che invece sono ad essi conformi vanno ritenute lecite.Il tutto va letto con la chiave valoriale indicata nei principi di cui al Titolo IÂ°: ART. 5. – Doveri di probità , dignità e decoro, ART. 6. – Doveri di lealtà e correttezza, ART. 7. – Dovere di fedeltà , ART. 8. – Dovere di diligenza, ART. 9. – Dovere di segretezza e riservatezza, ART. 10. – Dovere di indipendenza, ART. 11. – Dovere di difesa, ART. 12. – Dovere di competenza, ART. 13. – Dovere di aggiornamento professionale, ART. 14. – Dovere di verità .In particolare, con riferimento al Patrocinio a dello Stato, richiamiamo l’attenzione di chi legge su quanto statuito al secondo comma dell’art. 11:“Costituisce infrazione disciplinare il rifiuto ingiustificato di prestare attività di gratuito patrocinio o la richiesta all’assistito di un compenso per la prestazione di tale attività .”Proprio per evitare confusioni ed equivoci con i propri legali, abbiamo deciso di mettere anche qui interamente a disposizione il codice etico dell’avvocatura, anche al fine di consentire la miglior comprensione delle motivazioni che sottostanno alle scelte del proprio avvocato o di quello che si intende incaricare.ART. 24. Associazione per la Tutela del Diritto di Difesa.***
IL CODICE DEONTOLOGICO FORENSECODICE DEONTOLOGICO FORENSE(Testo approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 17 aprile 1997 ed aggiornato con le modifiche introdotte il 16 ottobre 1999, il 26 ottobre 2002, il 27 gennaio 2006, il 18 gennaio 2007, il 12 giugno 2008, il 15 luglio 2011 e il 16 dicembre 2011)PREAMBOLOL’avvocato esercita la propria attività in piena libertà, autonomia ed indipendenza, per tutelare i diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo in tal modo all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia.
Le norme deontologiche sono essenziali per la realizzazione e la tutela di questi valori. TITOLO I
PRINCIPI GENERALIArt. 1 – Ambito di applicazione.
Spetta agli organi disciplinari la potestà di infliggere le sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme deontologiche. Le sanzioni devono essere adeguate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazione dei comportamenti nonché delle specifiche circostanze, soggettive e oggettive, che hanno concorso a determinare l’infrazione.
La responsabilità disciplinare discende dalla inosservanza dei doveri e dalla volontarietà della condotta, anche se omissiva. Oggetto di valutazione è il comportamento complessivo dell’incolpato. Quando siano mossi vari addebiti nell’ambito di uno stesso procedimento la sanzione deve essere unica.
Nell’esercizio di attività professionali all’estero, che siano consentite dalle disposizioni in vigore, l’avvocato italiano è tenuto al rispetto delle norme deontologiche del paese in cui viene svolta l’attività. Del pari l’avvocato straniero, nell’esercizio dell’attività professionale in Italia, quando questa sia consentita, è tenuto al rispetto delle norme deontologiche italiane.
III. L’avvocato che sia indagato o imputato in un procedimento penale non può assumere o mantenere la difesa di altra parte nello stesso procedimento. Art. 6 – Doveri di lealtà e correttezza.
L’avvocato deve svolgere la propria attività professionale con lealtà e correttezza. I. L’avvocato non deve proporre azioni o assumere iniziative in giudizio con mala fede o colpa
È dovere dell’avvocato svolgere con fedeltà la propria attività professionale. I. Costituisce infrazione disciplinare il comportamento dell’avvocato che compia
consapevolmente atti contrari all’interesse del proprio assistito. 2
Art. 8 – Dovere di diligenza. L’avvocato deve adempiere i propri doveri professionali con diligenza.
I. L’avvocato che venga nominato difensore d’ufficio deve, quando ciò sia possibile, comunicare all’assistito che ha facoltà di scegliersi un difensore di fiducia, e deve informarlo, ove intenda richiedere un compenso, che anche il difensore d’ufficio deve essere
retribuito a norma di legge. II. Costituisce infrazione disciplinare il rifiuto ingiustificato di prestare attività di gratuito
II. L’accettazione di un determinato incarico professionale fa presumere la competenza a svolgere quell’incarico. Art. 13 – Dovere di aggiornamento professionale.
II. E’ dovere deontologico dell’avvocato quello di rispettare i regolamenti del Consiglio Nazionale Forense e del Consiglio dell’Ordine di appartenenza concernenti gli obblighi e i programmi formativi. Art. 14 – Dovere di verità.
II. L’avvocato è tenuto a menzionare i provvedimenti già ottenuti o il rigetto dei provvedimento richiesti, nella presentazione di istanze o richieste sul presupposto della medesima situazione di fatto. Art. 15 – Dovere di adempimento previdenziale e fiscale.
forensi nonché agli adempimenti previdenziali e fiscali a suo carico, secondo le norme vigenti. 4
L’avvocato può dare informazioni sulla propria attività professionale. Il contenuto e la forma dell’informazione devono essere coerenti con la finalità della tutela dell’affidamento della collettività e rispondere a criteri di trasparenza e veridicità, il rispetto dei quali è verificato dal competente Consiglio dell’Ordine. Quanto al contenuto, l’informazione deve essere conforme a verità e correttezza e non può avere ad oggetto notizie riservate o coperte dal segreto professionale. L’avvocato non può rivelare al pubblico il nome dei propri clienti, ancorché questi vi consentano. Quanto alla forma e alle modalità, l’informazione deve rispettare la dignità e il decoro della professione. In ogni caso, l’informazione non deve assumere i connotati della pubblicità ingannevole, elogiativa, comparativa.
II. E’ consentita l’indicazione del nome di un avvocato defunto, che abbia fatto parte dello studio, purché il professionista a suo tempo lo abbia espressamente previsto o abbia disposto per testamento in tal senso, ovvero vi sia il consenso unanime dei suoi eredi. Art. 17 bis – Modalità dell’informazione.
L’avvocato che intende dare informazione sulla propria attività professionale deve indicare: •) la denominazione dello studio, con la indicazione dei nominativi dei professionisti che lo compongono qualora l’esercizio della professione sia svolto in forma associata o societaria; •) il Consiglio dell’Ordine presso il quale è iscritto ciascuno dei componenti lo studio; •) la sede principale di esercizio, le eventuali sedi secondarie ed i recapiti, con l’indicazione di indirizzo, numeri telefonici, fax, e-mail e del sito web, se attivato.
•) il titolo professionale che consente all’avvocato straniero l’esercizio in Italia, o che consenta all’avvocato italiano l’esercizio all’estero, della professione di avvocato in conformità delle direttive comunitarie. Può indicare:
•) i titoli accademici; •) i diplomi di specializzazione conseguiti presso gli istituti universitari; •) l’abilitazione a esercitare avanti alle giurisdizioni superiori; •) i settori di esercizio dell’attività professionale e, nell’ambito di questi, eventuali materie di attività prevalente; •) le lingue conosciute; •) il logo dello studio; •) gli estremi della polizza assicurativa per la responsabilità professionale; •) l’eventuale certificazione di qualità dello studio; l’avvocato che intenda fare menzione di una certificazione di qualità deve depositare presso il Consiglio dell’Ordine il giustificativo della certificazione in corso di validità e l’indicazione completa del certificatore e del campo di applicazione della certificazione ufficialmente riconosciuta dallo Stato; L’avvocato può utilizzare esclusivamente i siti web con domini propri e direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipa, previa comunicazione tempestiva al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto in cui è espresso. Il professionista è responsabile del contenuto del sito e in esso deve indicare i dati previsti dal primo comma. Il sito non può contenere riferimenti commerciali e/o pubblicitari mediante l’indicazione diretta o tramite banner o pop-up di alcun tipo.
II. Inognicaso,neirapporticongliorganidiinformazioneeconglialtrimezzididiffusione, è fatto divieto all’avvocato di enfatizzare la propria capacità professionale, di spendere il nome dei propri clienti, di sollecitare articoli di stampa o interviste sia su organi di informazione sia su altri mezzi di diffusione; è fatto divieto altresì di convocare conferenze stampa fatte salve le esigenze di difesa del cliente.
III. E’ consentito all’avvocato, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, di tenere o curare rubriche fisse su organi di stampa con l’indicazione del proprio nome e di partecipare a rubriche fisse televisive o radiofoniche.Art. 19 – Divieto di accaparramento di clientela.E’ vietata ogni condotta diretta all’acquisizione di rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi alla correttezza e decoro.
Art. 21 – Divieto di attività professionale senza titolo o di uso di titoli inesistenti. L’iscrizione all’albo costituisce presupposto per l’esercizio dell’attività giudiziale e stragiudiziale
IV. L’iscritto nel registro dei praticanti avvocati può usare esclusivamente e per esteso il titolo di “praticante avvocato”, con l’eventuale indicazione di “abilitato al patrocinio” qualora abbia conseguito tale abilitazione.TITOLO II RAPPORTI CON I COLLEGHIArt. 22 – Rapporto di colleganza.
III. L’avvocato non può registrare una conversazione telefonica con il collega. La registrazione, nel corso di una riunione, è consentita soltanto con il consenso di tutti i presenti. Art. 23 – Rapporto di colleganza e dovere di difesa nel processo.
IV. Ai fini della tenuta degli albi, l’avvocato ha il dovere di comunicare senza ritardo al Consiglio dell’Ordine di appartenenza ed eventualmente a quello competente per territorio, la costituzione di associazioni o società professionali e i successivi eventi modificativi, nonché l’apertura di studi principali, secondari e anche recapiti professionali. Art. 25 – Rapporti con i collaboratori dello studio.
III. Èresponsabiledisciplinarmentel’avvocatochediaincaricoaipraticantidisvolgereattività difensiva non consentita. Art. 27 – Obbligo di corrispondere con il collega.
II. Costituisce illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che accetti di ricevere la controparte, sapendo che essa è assistita da un collega, senza informare quest’ultimo e ottenerne il consenso. Art. 28 – Divieto di produrre la corrispondenza scambiata con il collega.
III. L’avvocato non deve consegnare all’assistito la corrispondenza riservata tra colleghi, ma può, qualora venga meno il mandato professionale, consegnarla al professionista che gli succede, il quale è tenuto ad osservare i medesimi criteri di riservatezza. Art. 29 – Notizie riguardanti il collega
III. L’avvocato corrispondente, in difetto di istruzioni, deve adoperarsi nel modo più opportuno per la tutela degli interessi della parte, informando non appena possibile il collega che gli ha affidato l’incarico. Art. 32 – Divieto di impugnazione della transazione raggiunta con il collega.
I. Nel caso di associazione professionale, è disciplinarmente responsabile soltanto l’avvocato o gli avvocati a cui si riferiscano i fatti specifici commessi.TITOLO III
RAPPORTI CON LA PARTE ASSISTITAArt. 35 – Rapporto di fiducia.
Il rapporto con la parte assistita è fondato sulla fiducia. I. L’incarico deve essere conferito dalla parte assistita o da altro avvocato che la difenda. Qualora sia conferito da un terzo, che intenda tutelare l’interesse della parte assistita ovvero anche un proprio interesse, l’incarico può essere accettato soltanto con il consenso della parte assistita.
L’avvocato ha l’obbligo di difendere gli interessi della parte assistita nel miglior modo possibile nei limiti del mandato e nell’osservanza della legge e dei principi deontologici. L’avvocato non deve consapevolmente consigliare azioni inutilmente gravose, né suggerire comportamenti, atti o negozi illeciti, fraudolenti o colpiti da nullità.
III. L’avvocato deve rifiutare di prestare la propria attività quando dagli elementi conosciuti possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di una operazione illecita. Art. 37 – Conflitto di interessi.
II. L’obbligodiastensioneoperaaltresìselepartiaventiinteressiconfliggentisirivolganoad avvocati che siano partecipi di una stessa società di avvocati o associazione professionale o che esercitino negli stessi locali.
II. Non è consentito aderire o dissociarsi dalla proclamata astensione a seconda delle proprie contingenti convenienze. L’avvocato che aderisca all’astensione non può dissociarsene con riferimento a singole giornate o a proprie specifiche attività, così come l’avvocato che se ne dissoci non può aderirvi parzialmente, in certi giorni o per particolari proprie attività professionali. Art. 40 – Obbligo di informazione.
III. Il difensore ha l’obbligo di riferire al proprio assistito il contenuto di quanto appreso nell’esercizio del mandato se utile all’interesse di questi. Art. 41 – Gestione di denaro altrui.
In ogni altro caso, l’avvocato è tenuto a mettere immediatamente a disposizione della parte assistita le somme riscosse per conto di questa.
Art. 46 – Azioni contro la parte assistita per il pagamento del compenso. L’avvocato può agire giudizialmente nei confronti della parte assistita per il pagamento delle
III. In caso di irreperibilità, l’avvocato deve comunicare la rinuncia al mandato con lettera raccomandata alla parte assistita all’indirizzo anagrafico e all’ultimo domicilio conosciuto. Con l’adempimento di tale formalità, fermi restando gli obblighi di legge, l’avvocato è esonerato da ogni altra attività, indipendentemente dal fatto che l’assistito abbia effettivamente ricevuto tale comunicazione.TITOLO IV RAPPORTI CON LA CONTROPARTE, I MAGISTRATI E I TERZIArt. 48 – Minaccia di azioni alla controparte.
III. L’avvocato non deve approfittare di eventuali rapporti di amicizia, di familiarità o di confidenza con i magistrati per ottenere favori e preferenze. In ogni caso deve evitare di sottolineare la natura di tali rapporti nell’esercizio del suo ministero, nei confronti o alla presenza di terze persone. ART. 54. – Rapporti con arbitri, conciliatori, mediatori e consulenti tecnici.(1)
(1) Articolo così modificato dal CNF con la delibera del 15 luglio 2011. Versione precedente:
“ART. 54. – Rapporti con arbitri e consulenti tecnici. L’avvocato deve ispirare il proprio rapporto con arbitri e consulenti tecnici a correttezza e lealtà, nel rispetto delle reciproche funzioni”.
II. L’avvocato non può accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia assistita, o sia stata assistita negli ultimi due anni, da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali. In ogni caso l’avvocato deve comunicare per iscritto alle parti ogni ulteriore circostanza di fatto e ogni rapporto con i difensori che possano incidere sulla sua indipendenza, al fine di ottenere il consenso delle parti stesse all’espletamento dell’incarico. (2)
III. L’avvocato che viene designato arbitro deve comportarsi nel corso del procedimento in modo da preservare la fiducia in lui riposta dalle parti e deve rimanere immune da influenze e condizionamenti esterni di qualunque tipo. Egli inoltre: – ha il dovere di mantenere la riservatezza sui fatti di cui venga a conoscenza in ragione del procedimento arbitrale; – non deve fornire notizie su questioni attinenti al procedimento; – non deve rendere nota la decisione prima che questa sia formalmente comunicata a tutte le parti.IV. L’avvocato che ha svolto l’incarico di arbitro non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti:
a) se non siano decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento; b) se l’oggetto dell’attività non sia diverso da quello del procedimento stesso. Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino negli stessi locali.
(1) Canone così modificato dal CNF con delibera del 16 dicembre 2011. Testo precedente: “I. L’avvocato non può assumere la funzione di arbitro quando abbia in corso rapporti professionali con una delle parti.” (2) Canone così modificato dal CNF con delibera del 16 dicembre 2011. Testo precedente: “II. L’avvocato non può accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia assistita da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali.
a) se non siano decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento; b) se l’oggetto dell’attività non sia diverso da quello del procedimento stesso. Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino negli stessi
locali. IV. E’ fatto divieto all’avvocato consentire che l’organismo di mediazione abbia sede, a
qualsiasi titolo, presso il suo studio o che quest’ultimo abbia sede presso l’organismo di mediazione.
(1) Articolo inserito dal CNF con delibera del 15 luglio 2011. 19
II. Nellesedidisvolgimentodelleoperazionidivotoèconsentitalasolaaffissionedelleliste elettorali e di manifesti contenenti le regole di svolgimento delle operazioni di voto. Art. 58 – La testimonianza dell’avvocato.
I. L’inadempimento ad obbligazioni estranee all’esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare, quando, per modalità o gravità, sia tale da compromettere la fiducia dei terzi nella capacità dell’avvocato di rispettare i propri doveri professionali.TITOLO VDISPOSIZIONE FINALEArt. 60 – Norma di chiusura.
Le disposizioni specifiche di questo codice costituiscono esemplificazioni dei comportamenti più ricorrenti e non limitano l’ambito di applicazione dei principi generali espressi.*** ASSOCIAZIONE ART. 24 COST. PER LA TUTELA DEL DIRITTO DI DIFESASe ORA vuoi davvero saperne di più sul Patrocinio a spese dello Stato, scarica qui di seguito le Guide Brevi predisposte dallo staff di Avvocatogratis.com e dall’associazione ART. 24 Cost.:Guida Breve per l’accesso al GRATUITO PATROCINIO.Guida Breve alla Separazione ed al Divorzio con il gratuito patrocinio.Guida Breve all’Affidamento Condiviso dei figli con il gratuito patrocinio.Guida Breve al Licenziamento ed all’Impugnativa con il gratuito patrocinio.Guida Breve al Recupero dei Crediti di Lavoro con il gratuito patrocinio.Guida Breve all’Amministratore di Sostegno con il gratuito patrocinioGuida Breve alla Mediazione Civile con il gratuito patrocinioGuida Breve alla Riabilitazione Penale con il gratuito patrocinioGuida Breve alla Esdebitazione Fallimentare con il gratuito patrocinioGuida Breve al Recupero Crediti dei lavoratori dell’appalto con il gratuito patrocinioGuida Breve alle Dimissioni per Giusta Causa con il gratuito patrocinioGuida Breve al Risarcimento ex Legge Pinto con il gratuito patrocinioGuida Breve al Recupero del Credito con Decreto Ingiuntivo anche con il gratuito patrocinioGuida Breve per l’accesso alla procedura di ristrutturazione della Crisi da Sovraindebitamento anche con il gratuito patrocinioGuida Breve allo Sfratto per Morosità anche con il gratuito patrocinio Non aspettare per imparare come darti la migliore tutela: saperne di più vuol dire NON SBAGLIARE! Scarica adesso le guide brevi, sono gratis.
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