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Timestamp: 2018-12-12 04:14:33+00:00

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Fino a che età va mantenuto il figlio convivente con l'ex coniuge
Fino a che età va mantenuto il figlio convivente con l’ex coniuge
18 anni e più: anche dopo la maggiore età del figlio va versato l’assegno di mantenimento all’altro genitore convivente, se il primo non ha una propria autonomia economica.
Dopo la separazione (o il divorzio), il diritto dell’ex coniuge a percepire l’assegno di mantenimento per il figlio, maggiorenne e convivente, ed il corrispondente obbligo dell’altro a versarlo, sussiste anche dopo il compimento della sua maggiore età. Il chiarimento è stato fornito, in modo costante, dalla Cassazione [1].
L’obbligo di contribuzione non cessa automaticamente al semplice raggiungimento della maggiore età. È necessario piuttosto verificare se il figlio sia o meno nella condizione di procurarsi un proprio reddito e abbia raggiunto, in definitiva, una propria indipendenza economica, al di là se il lavoro da quest’ultimo ottenuto possa dirsi duraturo o precario.
In base al codice civile [2], il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico, versato direttamente all’avente diritto. Tale facoltà, tuttavia, non fa venir meno il diritto del genitore convivente a continuare a percepire l’assegno di contribuzione al mantenimento del figlio maggiorenne da parte dell’altro coniuge.
Solo in assenza di un’autonoma richiesta da parte del figlio (sia mediante l’introduzione di un giudizio oppure intervenendo nel procedimento già instaurato dal genitore convivente), quest’ultimo ha diritto a ricevere, in prima persona, nei confronti dell’altro genitore, il contributo al mantenimento del figlio, anche se maggiorenne.
Anzi, sussiste il diritto del genitore convivente col figlio maggiorenne a ricevere dall’altro un contributo al mantenimento del figlio. Infatti, il raggiungimento della maggiore età del figlio non cambia le carte in tavola: nonostante i 18 anni, se il giovane è ancora economicamente non indipendente e convivente con il genitore che ne era affidatario, la regolamentazione della sentenza di separazione e le modalità di adempimento dell’obbligazione di mantenimento da parte del genitore convivente restano immutate.
Tant’è che, in caso di inadempimento di uno dei due coniugi, il presidente del tribunale può disporre che una quota dei redditi dell’obbligato sia versata all’altro coniuge che sopporta le spese di mantenimento della prole.
[1] Cass. sent. n. 921/14 del 17.01.2015.
[2] Art. 155 quinquies cod. civ.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 5 giugno 2013 – 17 gennaio 2014, n. 921
Presidente Salmè – Relatore Campanile
Viene formulato il seguente quesito di diritto: “Dica codesta Suprema Corte se, nel caso oggetto della presente controversia, in virtù dell’art. 4 della legge 54/2006 sia possibile, nonostante la vigenza degli artt. 324 c.p.c. e 2909 c.c., chiedere l’applicazione delle disposizioni della citata legge, nei modi disciplinati dall’art. 110 c.p.c., con riferimento alla sentenza di separazione giudiziale pronunciata dal Tribunale di Velletri con sentenza n. 614 del 18 aprile – 21 giugno 1990 passata in giudicato“.
Viene indicato il seguente quesito ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c.: “Dica codesta Suprema Corte se, nel caso oggetto della presente controversia, in virtù dell’art. 4 della legge 54/2006, sia possibile applicare retroattivamente le disposizioni di cui all’art. 155 quinquies c.c. con la conseguente modifica delle condizioni, ora per allora, stabilite dalla sentenza di separazione giudiziale pronunciata dal Tribunale di Velletri con sentenza n. 614 del 18 aprile – 21 giugno 1990 passata in giudicato“.
3.4 – Prima dell’entrata in vigore della legge n. 54 del 2006, la giurisprudenza di legittimità era costante nel ritenere che il coniuge, il quale provvedesse direttamente ed integralmente al mantenimento del figlio convivente divenuto maggiorenne e non ancora autosufficiente, fosse legittimato iure proprio a pretendere l’assegno di mantenimento (oltre che il rimborso di quanto sostenuto) dall’altro coniuge (ex multis, Cass. Civ., Sez. 1, 27 maggio 2005, n. 11320; Cass. Civ., Sez. 1, 25 giugno 2004, n. 11863; Cass. Civ., sez. 1, 13 febbraio 2003, n. 2147). Tale “legittimazione”, definita “concorrente” rispetto a quella del figlio maggiorenne, restava subordinata alla mancata iniziativa giudiziaria di quest’ultimo (Cass. Civ., Sez. 1, 24.12.2006, n. 4188; Cass. Civ., Sez. 1, 16.7.1998, n. 6950; Cass. Civ., Sez. 1, 10849/1996; Cass. Civ., Sez. 1, 12.3.1992, n. 3019; Cass. Civ., Sez. 1, 7.11.1981, n. 5874) e si fondava sulla circostanza che in ragione della convivenza uno dei genitori sopporta delle spese che gravano ex art. 148 c.c. su entrambi (Cass. Civ., Sez. 1, 21.6.2002, n. 9067; Cass. Civ., Sez. 1, 16.2.2001, n. 2289; Cass. Civ., Sez. 1, 16.6.2000, n. 8235; Cass. Civ., Sez. 1, 5.12.1996, n. 10849; Cass. Civ., Sez. 1, 29.4.1994, n. 3049). Su tale consolidato quadro giurisprudenziale è intervenuta la nuova formulazione dell’art. 155 quinquies, 1 comma, c.c.. Tale disposizione normativa, inserita nel contesto dedicato allo scioglimento del matrimonio ed alla separazione dei coniugi, espressamente prevede che “il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all’avente diritto“.
Deve pertanto affermarsi che, non essendo intervenuta una sostanziale modifica degli assetti normativi che disciplinano gli obblighi di entrambi i genitori nei confronti dei figli, ancorché maggiorenni, la legittimazione del coniuge convivente (definita normalmente “concorrente”, ma anche, da qualche autore, “straordinaria”) ad agire iure proprio nei confronti dell’altro genitore, in assenza di un’autonoma richiesta da parte del figlio, per richiedere tanto il rimborso, pro quota, delle spese già sostenute per il mantenimento del figlio stesso, quanto il versamento di un assegno periodico a titolo di contributo per detto mantenimento, sussista tuttora (Cass., 24 febbraio 2006, n. 4188). Il giudice, laddove investito da una domanda proveniente dal genitore convivente con figlio maggiorenne non autosufficiente, dovrà quindi (sussistendone i presupposti) riconoscere in ogni caso il diritto al contributo fatto valere dal genitore che abbia avanzato la relativa domanda, salva la facoltà di modulare in concreto il provvedimento, prevedendo un “versamento” (termine di per sé maggiormente aderente alla regolamentazione di un mero aspetto attuativo del diritto) nelle sue mani, ovvero direttamente nelle mani del figlio maggiorenne, ovvero in parte all’uno ed in parte all’altro. Assume, quindi, rilievo giuridico l’inerzia del figlio maggiorenne alla percezione dell’assegno di mantenimento, essendo comunque salva la possibilità per lo stesso di iniziare un procedimento ordinario inteso al riconoscimento di quel diritto, in maniera tale da eclissare la legittimazione in capo al genitore convivente (Cass., Sez. 1, 24.12.2006, n. 4188; Cass., Sez. 1, 16.7.1998, n. 6950; Cass., Sez. 1, 10849/1996; Cass. Civ., Sez. 1, 12.3.1992, n. 3019; Cass. Civ., Sez. 1, 7.11.1981, n. 5874), salvo il diritto del figlio stesso di intervenire nel procedimento relativo alla determinazione e all’attribuzione dell’assegno (Cass., 19 marzo 2012, n. 4296).

References: sentenza 
 Cass. 
 Art. 155
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 148
 Cass. 
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass.