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Timestamp: 2016-12-06 14:11:05+00:00

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Risoluzione Agenzia Entrate n.88 del 19.10.2015 REGISTRAZIONE GRATUITA
Risoluzione Agenzia Entrate n.88 del 19.10.2015 Interpello - ART. 11, legge 27 luglio 2000, n.212.
Fatturazione e regime fiscale dei compensi da versare ai medici,
dipendenti in rapporto esclusivo, che svolgono attività di consulente
tecnico d’ufficio (CTU), artt. 1, comma 209, della L. n. 244 del 2007
e 50 e ss. del TUIR
1, comma 209, della L. n. 244 del 2007, è stato posto il seguente
L’istituto Nazionale Previdenza Sociale, "INPS” (di seguito anche "l’istante”
o "l’istituto”), chiede di conoscere quale sia il regime fiscale da applicare ai
compensi che devono essere versati ad un professionista, nella specie medico
geriatra alle dipendenze di una Azienda Sanitaria Locale (ASL), il quale ha svolto
l’attività di consulente tecnico d’ufficio (CTU) nel corso di un giudizio avanti il
Tribunale di … In particolare, l’istituto domanda se i compensi vadano assoggettati ad
imposta sul valore aggiunto (IVA), con eventuale fattura elettronica e quali redditi
producano.
L'INPS è dell'avviso che il medico non presti servizio occasionale, essendo
iscritto negli albi di CTU e Periti presso il Tribunale, rendendo, quindi, prestazioni
con tendenziale carattere di periodicità e abitualità. L'INPS rileva, altresì, la sua
impossibilità a pagare i corrispettivi in assenza di una fattura elettronica.
In primo luogo, occorre rammentare che con propria nota prot. n. 124721 del
2 ottobre 2014, ripresa poi sul sito istituzionale dell'INPS (cfr. il messaggio n. 7842
del 20 ottobre 2014, disponibile per la consultazione all'indirizzohttp://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2FMessaggi%2FMe
ssaggio%20numero%207842%20del%2020-10-2014.htm), nel rispondere ad altro
interpello presentato dall'istituto (n. …/2014), la scrivente ha già evidenziato che la
disciplina in materia di fattura elettronica - secondo le modifiche recate al D.P.R. n.
633 del 1972 dalla legge di stabilità 2013 (legge n. 228 del 2012) - non ha creato una
categoria sostanziale nuova o diversa dalla fattura "ordinaria", con la conseguenza
che, pur nel limite della compatibilità con gli elementi che la caratterizzano,
continuano a trovare applicazione tutti i chiarimenti già in precedenza emanati in
riferimento generale alla fatturazione, nonché le deroghe previste da specifiche
disposizioni normative di settore. Tale indicazione è, altresì, valida nell'ambito delle forniture di beni e servizi
nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, laddove, dal 31 marzo 2015, la
fatturazione elettronica è l'unica modalità di certificazione dei corrispettivi ammessa
(cfr. il D.M. n. 55 del 2013, recante "regolamento in materia di emissione,
trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle
amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 1, commi da 209 a 213, della legge
24 dicembre 2007, n. 244", nonché il successivo D.L. n. 66 del 2014, convertito in
legge, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della L. 23 giugno 2014, n. 89).
Va notato, infatti, che sebbene abbiano previsto una modalità obbligatoria di
fatturazione, le disposizioni emanate non hanno introdotto, per quanto qui interessa,
nuove ipotesi di operazioni soggette ad obbligo di fatturazione ex articolo 21 del
D.P.R. n. 633 del 1972, né abrogato le disposizioni previgenti che già consentivano
forme alternative di documentazione delle operazioni imponibili.
In altre parole, regola cardine del sistema è quella che impone di verificare se
un'operazione sia rilevante ai fini dell'IVA (soggettivamente ed oggettivamente) e,
in caso affermativo, considerare la natura del committente/cessionario: solo qualora
egli sia uno dei soggetti legislativamente individuati come "pubblica
amministrazione" (cfr., da ultimo, la circolare n. 1/DF del 9 marzo 2015) sarà
necessario procedere alla fatturazione elettronica, salve le ipotesi in cui forme
alternative di documentazione siano legislativamente previste.
Venendo al caso rappresentato, in precedenti documenti di prassi (cfr., in
specie, la risoluzione n. 42/E del 2007), si è chiarito che per i medici, dipendenti in
rapporto esclusivo, autorizzati ad espletare la consulenza medico-legale a titolo
personale al di fuori dell'attività intramuraria, occorre distinguere due eventualità:
a) quella in cui le prestazioni medico-legali siano rese all'Autorità giudiziaria,
nell'ambito del procedimento penale;
b) quella in cui tali prestazioni siano rese nel quadro di un giudizio civile o eseguite
per finalità assicurative, amministrative e simili.
Nel primo caso (giudizio penale), l'attività di consulenza prestata costituisce
esercizio di pubblica funzione.
Il trattamento fiscale dei relativi compensi va, quindi, determinato ex articolo
50, comma 1, lettera f), del D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR).
Siamo di fronte, pertanto, a compensi rientranti tra i redditi assimilati a quelli
di lavoro dipendente, i quali, tuttavia, in base alla stessa disposizione, perdono tale
qualificazione per essere attratti nella categoria reddituale propria del soggetto
esercente la pubblica funzione, nell'ipotesi in cui questi svolga attività di lavoro
autonomo o di impresa.
Le attività che costituiscono pubbliche funzioni, secondo la previsione del
richiamato articolo 50, lettera f), infatti, non sono di per sé idonee a configurare il
presupposto soggettivo ai fini IVA, in quanto possono essere ricondotte all'esercizio
di attività professionali o all'esercizio d'impresa solo se poste in essere da soggetti
che svolgono altre attività di lavoro autonomo o d'impresa.
In tale ultima ipotesi, l'attività di consulenza tecnica d'ufficio nell'ambito di
un giudizio penale assume rilievo anche ai fini IVA, con la conseguenza che la
prestazione è assoggettata al tributo e deve essere documentata con fattura
Quanto alla fattispecie prima richiamata sub b) - prestazioni rese nell'ambito
di un giudizio civile o eseguite per finalità assicurative, amministrative e simili - se
l'attività di consulenza è svolta con carattere di abitualità da parte del professionista,
il relativo reddito dovrà essere assoggettato al regime proprio del reddito di lavoro
autonomo, di cui all'articolo 53 del TUIR.
Ne deriva l'applicabilità della disciplina prevista per i redditi di natura
professionale dell'articolo 54 del TUIR che implica, sotto il profilo dell'imposta sul
valore aggiunto, non solo il necessario possesso (o apertura) della partita IVA, ma
anche l'obbligo di fatturazione elettronica (laddove chi eroga i compensi abbia la
qualifica soggettiva indicata nella citata circolare n. 1/DF del 2015). Qualora, invece, l'attività di consulenza medico-legale sia prestata in maniera
occasionale, i relativi onorari vanno qualificati come redditi diversi - ex articolo 67,
comma 1, lettera l), del TUIR - poiché trattasi di compensi derivanti da attività di
In quest'ultima eventualità, atteso l'esercizio non abituale, le operazioni
restano escluse dal campo di applicazione dell'IVA per carenza del presupposto
soggettivo previsto dall'articolo 5 del D.P.R. n. 633 del 1972.
Ne deriva che il medico dipendente, in rapporto esclusivo, dell'azienda
sanitaria, qualora effettui solo in via occasionale prestazioni medico-legali, non è
obbligato all'apertura della partita IVA né all'emissione di fattura elettronica.
In questo senso, fermo restando che la valutazione dell'occasionalità, da
effettuare caso per caso, esula da quelle esperibili in tale sede - né sarebbe
comunque possibile, stante l'omessa indicazione nell'istanza presentata di specifici
riferimenti in merito - giova ricordare che l'iscrizione volontaria in apposito albo
professionale può costituire indizio di abitualità: «l'abitualità dell'esercizio
professionale, non identificabile con la sua esclusività (come espressamente
ribadisce il citato art. 5), è insita nella volontaria iscrizione del professionista
nell'albo dei consulenti tecnici, costituente titolo per l'affidamento di compiti in
modo ricorrente, secondo criteri di rotazione, non in via meramente occasionale o
saltuaria» (così Cass. Civ. n. 2297 del 27 marzo 1987). Altri utenti hanno acquistato

References: ART. 11
 articolo 21
 articolo
50
 articolo 50
 articolo 67
 art. 5
 Cass.