Source: https://avvmicheledeluca.com/2018/10/29/lex-moglie-non-deve-restituire-quanto-speso-dal-marito-nel-corso-del-matrimonio-per-lavori-fatti-nella-casa-di-proprieta-esclusiva-o-in-comproprieta/
Timestamp: 2019-05-26 19:29:08+00:00

Document:
L’ex moglie non deve restituire quanto speso dal marito nel corso del matrimonio per lavori fatti nella casa di proprietà esclusiva o in comproprietà – Michele De Luca
Avendo ormai la corte d’appello definitivamente escluso che si tratti di una intestazione fiduciaria, ed avendo escluso entrambe le parti nonche’ la sentenza impugnata un qualsiasi contributo patrimoniale della moglie all’acquisto degli immobili, nonche’ l’esistenza di una qualsiasi causa giustificativa di tale attribuzione al di fuori dello scopo di liberalita’, implicitamente la sentenza impugnata ha accertato l’esistenza dell’”animus donandi“, consistente nell’accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della detta cointestazione, altro scopo che quello della liberalita’ (Cass. n. 4682 del 2018), collocando l’attivita’ con la quale il marito ha fornito il denaro affinche’ la moglie divenisse con lui comproprietaria degli immobili nell’ambito della donazione indiretta in quanto esprimente una finalita’ di liberalita’. La giurisprudenza di legittimita’ e’ consolidata nel ritenere che il conferimento in denaro effettuato da un coniuge, attraverso il quale l’altro coniuge acquisti un immobile sia riconducibile nell’ambito della donazione indiretta, come tale perseguente un fine di liberalita’ e soggetta ai soli obblighi di forma previsti per il negozio attraverso il quale si realizza l’atto di liberalita’, e revocabile solo per ingratitudine: v. Cass. n. 3147 del 1980, secondo la quale la donazione indirettaha la sua causa, cosi come la donazione diretta, nella liberalita’, e cioe’ nella consapevole determinazione dell’arricchimento del beneficiario mediante attribuzioni od erogazioni patrimoniali operate nullo iure cogente. Cio’ comporta che nell’ipotesi di donazione indiretta – valida anche tra coniugi, essendo da tempo venuto meno il divieto contenuto nell’articolo 781 cod. civ. – vanno seguiti, ai fini dell’individuazione della causa e della rilevazione dei suoi vizi, i medesimi principi e criteri che valgono per la donazione diretta. (nella specie, l’attore agiva per la restituzione di beni intestati alla moglie, in base alla considerazione che questi, oggetto di donazione indiretta, dovevano essere destinati a vantaggio della famiglia e alla normale convivenza dei coniugi, e i giudici del merito hanno escluso che incombesse alla donataria l’onere di provare lo spirito di liberalita’ del donante, per poter trattenere i beni in questione nonostante la sopravvenuta separazione giudiziale tra i coniugi, ritenendo che, per contro, spettasse al donante dimostrare che la donazione fosse preordinata o subordinata alle pretese finalita’ divenute irrealizzabili o frustrate dalla donataria. La Corte suprema, nel confermare questa decisione, ha enunciato il precisato principio). I principi sulla donazione indiretta sono costanti, ripresi di recente da Cass. n. 3134 del 2012, che ha puntualizzato che se unico e’ il fine, di liberalita’, della donazione indiretta, diverso puo’ essere il mezzo attraverso questa si puo’ esplicare, non limitato al piu’ tipico e ricorrente, ovvero il conferimento dell’intera somma di denaro necessaria per un determinato acquisto, e da Cass. n. 1986 del 2016, che ha puntualizzato che nel caso di acquisto di un immobile da parte di un soggetto, con denaro fornito da un terzo per spirito di liberalita’, si configura una donazione indiretta, che si differenzia dalla simulazione giacche’ l’attribuzione gratuita viene attuata, quale effetto indiretto, con il negozio oneroso che corrisponde alla reale intenzione delle parti (da cio’, la sentenza fa discendere che ad essa non si applicano i limiti alla prova testimoniale in materia di contratti e simulazione – che valgono, invece, per il negozio tipico utilizzato allo scopo).
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 Cass. 
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