Source: http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2019-0044_IT.html
Timestamp: 2019-09-17 01:57:11+00:00

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Ciclo del documento : A8-0044/2019
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sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante prescrizioni minime per il riutilizzo dell'acqua
– vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0337),
– visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 192, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0220/2018),
– visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0044/2019),
(1) Le crescenti pressioni cui sono sottoposte le risorse idriche dell'Unione europea sono all'origine di una graduale scarsità d'acqua e del deterioramento della sua qualità. In particolare, i cambiamenti climatici e le siccità contribuiscono in misura significativa all'esaurimento delle riserve di acqua dolce dovuto all'agricoltura e allo sviluppo urbano.
(1) Le crescenti pressioni cui sono sottoposte le risorse idriche dell'Unione europea sono all'origine di una graduale scarsità d'acqua e del deterioramento della sua qualità. In particolare, i cambiamenti climatici, le condizioni meteorologiche imprevedibili e le siccità contribuiscono in misura significativa all'esaurimento delle riserve di acqua dolce dovuto all'agricoltura e allo sviluppo urbano.
(2) Incoraggiando il riutilizzo delle acque reflue trattate l'Unione potrebbe rafforzare la sua capacità di reazione di fronte alla crescente pressione sulle risorse idriche. La direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio15 menziona il riutilizzo dell'acqua tra le misure supplementari che gli Stati membri possono decidere di adottare per conseguire gli obiettivi della direttiva, vale a dire uno stato ecologico buono sotto il profilo qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e sotterranee. La direttiva 91/271/CEE16 del Consiglio dispone che le acque reflue che sono state sottoposte a trattamento devono essere riutilizzate, ogniqualvolta ciò risulti appropriato.
(2) L'Unione potrebbe rafforzare la sua capacità di reazione di fronte alle crescenti pressioni sulle risorse idriche incoraggiando il riutilizzo delle acque reflue trattate, limitando il prelievo delle acque superficiali e sotterranee, riducendo l'impatto degli scarichi di acque reflue urbane trattate nei corpi idrici, favorendo il risparmio idrico mediante l'utilizzo multiplo delle acque reflue urbane e garantendo nel contempo un elevato livello di protezione dell'ambiente. La direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio15 menziona il riutilizzo dell'acqua, insieme alla promozione dell'uso di tecnologie efficienti dal punto di vista idrico nell'industria e di tecniche di irrigazione a basso consumo idrico, tra le misure supplementari che gli Stati membri possono decidere di adottare per conseguire gli obiettivi della direttiva, vale a dire uno stato ecologico buono sotto il profilo qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e sotterranee. La direttiva 91/271/CEE16 del Consiglio dispone che le acque reflue che sono state sottoposte a trattamento devono essere riutilizzate, ogniqualvolta ciò risulti appropriato.
16 Direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135 del 30.5.1991, pag. 40).
(2 bis) Un problema particolare in molte zone è rappresentato dall'età e dalle cattive condizioni dell'infrastruttura di distribuzione delle acque reflue trattate, il che comporta un'enorme perdita di tali acque reflue trattate e il conseguente spreco delle risorse finanziarie investite nel trattamento. È pertanto opportuno attribuire priorità all'ammodernamento di tutte queste infrastrutture di canalizzazione.
(3) Nella comunicazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee"17 la Commissione evidenzia il riutilizzo dell'acqua per l'irrigazione o per uso industriale come opzione alternativa di approvvigionamento idrico che merita l'attenzione dell'Unione.
(3) Nella comunicazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee"17 la Commissione evidenzia la necessità di istituire uno strumento di regolamentazione delle norme a livello dell'Unione per il riutilizzo dell'acqua, per rimuovere gli ostacoli a un uso diffuso di tale opzione alternativa di approvvigionamento idrico, che può in particolare contribuire a limitare la carenza idrica e a ridurre la vulnerabilità dei sistemi di approvvigionamento.
(4) La comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio intitolata "Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Unione europea"18 stabilisce la gerarchia dei provvedimenti che gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione per gestire la scarsità d'acqua e le siccità. La comunicazione sostiene che nelle regioni in cui tutte le misure di prevenzione sono state attuate conformemente alla gerarchizzazione delle opzioni idriche, tenendo in debito conto la dimensione costi-benefici, e in cui la domanda è tuttora superiore alla disponibilità di acqua, in alcune circostanze per ridurre l'impatto di siccità gravi potrebbe essere presa in considerazione la creazione di ulteriori infrastrutture di approvvigionamento idrico.
(4) La comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio intitolata "Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Unione europea"18 stabilisce la gerarchia dei provvedimenti che gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione per gestire la scarsità d'acqua e le siccità. Al medesimo fine, sarebbe opportuno prevedere all'interno della direttiva 2000/60/CE una gerarchia vincolante di misure per una corretta gestione delle acque. La comunicazione sostiene che nelle regioni in cui tutte le misure di prevenzione sono state attuate conformemente alla gerarchizzazione delle opzioni idriche, tenendo in debito conto la dimensione costi-benefici, e in cui la domanda è tuttora superiore alla disponibilità di acqua, in alcune circostanze per ridurre l'impatto di siccità gravi potrebbe essere presa in considerazione la creazione di ulteriori infrastrutture di approvvigionamento idrico.
(4 bis) Il Parlamento europeo, nella risoluzione del 9 ottobre 2008 su come affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Unione europea1bis, ricorda che nella gestione delle risorse idriche si dovrebbe privilegiare un approccio orientato alla domanda e si dice del parere che l'Unione debba adottare un approccio globale alla gestione delle risorse idriche, che abbini misure orientate alla domanda, misure per l'ottimizzazione delle risorse esistenti nel ciclo dell'acqua e misure per la creazione di nuove risorse, e che tale approccio debba includere considerazioni ambientali, sociali ed economiche.
1 bis GU C 9 E del 15.1.2010, pag. 33.
(5) Nel suo "Piano d'azione per l'economia circolare"19, la Commissione si è impegnata ad adottare una serie di azioni per promuovere il riutilizzo delle acque reflue trattate, compresa l'elaborazione di una proposta legislativa sulle prescrizioni minime applicabili al riutilizzo dell'acqua.
(5) Nel suo "Piano d'azione per l'economia circolare"19, la Commissione si è impegnata ad adottare una serie di azioni per promuovere il riutilizzo delle acque reflue trattate, compresa l'elaborazione di una proposta legislativa sulle prescrizioni minime applicabili al riutilizzo dell'acqua. La Commissione dovrebbe aggiornare il proprio piano d'azione e mantenere la risorsa idrica come aspetto prioritario su cui intervenire.
(6) Si stima che il riutilizzo delle acque reflue adeguatamente trattate, ad esempio quelle provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane o da stabilimenti industriali, abbia un minore impatto ambientale rispetto ad altri metodi alternativi di approvvigionamento idrico, quali i trasferimenti d'acqua o la desalinizzazione; ciononostante il ricorso a tale pratica è piuttosto limitato nell'Unione. Il motivo è parzialmente da ricercare nella mancanza di norme ambientali o sanitarie comuni dell'Unione per il riutilizzo dell'acqua, e, per quanto riguarda più in particolare i prodotti agricoli, nei potenziali ostacoli alla libera circolazione di tali prodotti irrigati con acque depurate.
(6) Si stima che il riutilizzo delle acque reflue adeguatamente trattate, ad esempio quelle provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane, abbia un minore impatto ambientale rispetto ad altri metodi alternativi di approvvigionamento idrico, quali i trasferimenti d'acqua o la desalinizzazione. Ciononostante il ricorso a tale pratica, che potrebbe ridurre gli sprechi d'acqua realizzando un risparmio idrico, è piuttosto limitato nell'Unione. Il motivo è parzialmente da ricercare nell'elevato costo del sistema di riutilizzo delle acque reflue e nella mancanza di norme ambientali e sanitarie comuni dell'Unione per il riutilizzo dell'acqua, e, per quanto riguarda più in particolare i prodotti agricoli, nei potenziali rischi per la salute e l'ambiente e nei potenziali ostacoli alla libera circolazione di tali prodotti irrigati con acque recuperate. È inoltre opportuno tenere presente che in alcuni Stati membri l'infrastruttura di irrigazione è inadeguata o inesistente.
(6 bis) Il riuso dell'acqua potrebbe contribuire al recupero dei nutrienti contenuti nelle acque reflue trattate, e l'utilizzo di acque recuperate per fine irriguo in campo agricolo o forestale potrebbero essere infatti un modo per restituire i nutrienti, quali ad esempio azoto, fosforo e potassio, ai cicli biogeochimici naturali.
(6 ter) Il riutilizzo a scopo irriguo delle acque adeguatamente trattate e recuperate ai sensi del presente regolamento dovrebbe svolgersi nel rispetto dell'ambiente. Pertanto il riutilizzo non dovrebbe risultare in un maggiore rilascio di azoto e fosforo, dal momento che l'eccesso di tali nutrienti causa l'eutrofizzazione dei suoli e dei corpi idrici superficiali e sotterranei, danneggiando gli ecosistemi e concorrendo alla riduzione della biodiversità.
(6 quater) Per garantire un riutilizzo efficace delle risorse idriche reflue urbane, è opportuno riconoscere che non tutti i tipi di acque riciclate possono essere usati per tutte le colture. È pertanto opportuno formare gli agricoltori affinché utilizzino i vari tipi di acqua riciclata in maniera ottimale per colture per cui la qualità dell'acqua utilizzata non ha implicazioni in termini di salute pubblica.
(7) Potranno essere elaborate norme sanitarie in materia di igiene alimentare applicabili ai prodotti agricoli irrigati con acque depurate soltanto se le prescrizioni in materia di qualità delle acque depurate destinate all'irrigazione agricola non sono troppo diverse da uno Stato membro all'altro. L'armonizzazione delle prescrizioni contribuirà anche all'efficiente funzionamento del mercato interno di tali prodotti. È pertanto opportuno introdurre un livello minimo di armonizzazione definendo prescrizioni minime per la qualità e il monitoraggio dell'acqua. Tali prescrizioni minime dovrebbero consistere in parametri minimi applicabili alle acque recuperate e in altre prescrizioni qualitative più rigorose o supplementari imposti, se necessario, dalle autorità competenti, in aggiunta a eventuali misure di prevenzione adeguate. I gestori degli impianti di depurazione dovrebbero svolgere i principali compiti di gestione dei rischi al fine di individuare le prescrizioni minime più rigorose o supplementari applicabili alla qualità dell'acqua. I parametri sono basati sulla relazione tecnica del Centro comune di ricerca della Commissione e rispecchiano le norme internazionali in materia di riutilizzo dell'acqua.
(7) Potranno essere elaborate norme sanitarie equivalenti in materia di igiene alimentare applicabili ai prodotti agricoli irrigati con acque recuperate soltanto se le prescrizioni in materia di qualità delle acque recuperate destinate all'irrigazione agricola non sono troppo diverse da uno Stato membro all'altro. L'armonizzazione delle prescrizioni contribuirà anche all'efficiente funzionamento del mercato interno di tali prodotti. È pertanto opportuno introdurre un livello minimo di armonizzazione definendo prescrizioni minime per la qualità dell'acqua, la frequenza del monitoraggio e i principali compiti di gestione dei rischi. Tali prescrizioni minime dovrebbero consistere in parametri minimi applicabili alle acque recuperate e in altre prescrizioni qualitative più rigorose o supplementari imposti, se necessario, dalle autorità competenti, in aggiunta a eventuali misure di prevenzione adeguate. Il gestore dell'attrezzatura di recupero dovrebbe elaborare un piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua in collaborazione con i pertinenti soggetti interessati e dovrebbe essere abilitato a individuare prescrizioni più rigorose o aggiuntive in relazione alla qualità delle acque recuperate. Il gestore dell'attrezzatura di recupero dovrebbe svolgere i principali compiti di gestione dei rischi collaborando almeno con il gestore della distribuzione delle acque recuperate e il gestore dello stoccaggio delle acque recuperate. Il piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua dovrebbe essere costantemente aggiornato e redatto secondo procedure standardizzate riconosciute internazionalmente. I parametri sono basati sulla relazione tecnica del Centro comune di ricerca della Commissione e rispecchiano le norme internazionali in materia di riutilizzo dell'acqua. Il Centro comune di ricerca della Commissione dovrebbe sviluppare parametri e metodi di misurazione per identificare la presenza di microplastiche e residui farmaceutici nelle acque recuperate.
(7 bis) La presenza di microplastiche può rappresentare una fonte di rischio per la salute umana e l'ambiente. Per tale ragione, nell'ambito di un esame approfondito delle fonti, della distribuzione, della sorte e degli effetti delle microplastiche nel contesto del trattamento delle acque reflue, la Commissione dovrebbe sviluppare una metodologia per misurare le microplastiche nelle acque reflue urbane trattate conformemente alla direttiva 91/271/CEE e recuperate ai sensi del presente regolamento.
Si ritiene opportuno formulare anche in questa sede la richiesta che il Parlamento ha rivolto alla Commissione in occasione della rifusione della direttiva sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, tenendo presente la posizione espressa dal Parlamento mediante la risoluzione del 13 settembre 2018 su una strategia europea per la plastica nell'economia circolare (cfr., in particolare, paragrafo 46).
(7 ter) L'utilizzo di acque reflue non sufficientemente pulite per servizi pubblici come la pulizia delle strade o l'irrigazione di parchi e campi da golf può essere dannoso per la salute. La Commissione dovrebbe pertanto fissare obiettivi di qualità per il riutilizzo delle acque destinate ai servizi pubblici, al fine di tutelare la salute umana e animale e la qualità delle acque sotterranee e superficiali.
(7 quater) Le prescrizioni in materia di qualità dell'acqua destinata all'irrigazione dovrebbero tenere conto del progresso scientifico, in particolare per quanto riguarda i controlli dei microinquinanti e delle nuove sostanze "emergenti", in modo da garantire un utilizzo sicuro dell'acqua e proteggere l'ambiente e la salute pubblica.
(7 quinquies) Le prescrizioni in materia di qualità dell'acqua dovrebbero tenere conto degli esperimenti effettuati, in particolare per quanto riguarda l'impiego in agricoltura dei fanghi di depurazione e degli effluenti della metanizzazione.
(8) Il rispetto delle prescrizioni minime per il riutilizzo dell'acqua dovrebbe contribuire al conseguimento degli obiettivi stabiliti dall'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'obiettivo n. 6 inteso a garantire a tutti l'accesso all'acqua e a servizi igienico-sanitari e la gestione sostenibile alle risorse idriche nonché un significativo aumento del riciclaggio e del riutilizzo dell'acqua in condizioni sicure a livello mondiale. Inoltre, il presente regolamento intende assicurare l'applicazione dell'articolo 37 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea relativo alla tutela dell'ambiente.
(8) Il rispetto delle prescrizioni minime per il riutilizzo dell'acqua dovrebbe essere coerente con la politica dell'Unione nel settore delle acque e contribuire al conseguimento degli obiettivi stabiliti dall'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'obiettivo n. 6 inteso a garantire a tutti l'accesso all'acqua e a servizi igienico-sanitari e la gestione sostenibile alle risorse idriche nonché un significativo aumento del riciclaggio dell'acqua e del riutilizzo dell'acqua in condizioni sicure a livello mondiale al fine di contribuire al conseguimento dell'obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite n. 12, relativo al consumo e alla produzione sostenibili. Inoltre, il presente regolamento intende assicurare l'applicazione dell'articolo 37 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea relativo alla tutela dell'ambiente.
(8 bis) Le prescrizioni in materia di qualità dell'acqua destinata al consumo umano sono stabilite dalla direttiva (UE) .../... del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis. Gli Stati membri dovrebbero adottare misure adeguate per garantire che le risorse idriche utilizzate per l'approvvigionamento di acqua potabile non siano contaminate da acque recuperate, al fine di evitare un deterioramento della qualità dell'acqua potabile.
1 bis. Direttiva (UE) .../... concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (GU L ... del ..., pag. ...).
(8 ter) In alcuni casi i gestori dell'attrezzatura di recupero trasportano e conservano le acque recuperate dopo l'uscita dall'attrezzatura di recupero, prima di consegnarle ai successivi soggetti della catena, quali il gestore della distribuzione delle acque recuperate e il gestore dello stoccaggio delle acque recuperate, o all'utilizzatore finale. È necessario definire il punto di conformità per chiarire dove cessa la responsabilità del gestore dell'attrezzatura di recupero e dove inizia la responsabilità del successivo soggetto della catena.
(9) La gestione dei rischi dovrebbe consistere nell'individuare e gestire i rischi in modo proattivo e integrare il concetto di produzione di acque depurate della qualità richiesta per usi specifici. La valutazione del rischio dovrebbe poggiare sui principali compiti di gestione dei rischi e individuare eventuali prescrizioni supplementari relative alla qualità dell'acqua necessarie per garantire un livello sufficiente di protezione dell'ambiente e della salute umana e animale.
(9) La gestione dei rischi dovrebbe consistere nell'individuare e gestire i rischi in modo proattivo e integrare il concetto di produzione, distribuzione, stoccaggio e utilizzo di acque recuperate della qualità richiesta per usi specifici. La valutazione del rischio dovrebbe poggiare sui principali compiti di gestione dei rischi e su un'applicazione rigorosa, tra l'altro, del principio di precauzione, nonché individuare eventuali prescrizioni supplementari relative alla qualità dell'acqua necessarie per garantire un livello sufficiente di protezione dell'ambiente e della salute umana e animale. La gestione dei rischi dovrebbe essere una responsabilità condivisa fra tutti i soggetti interessati dal piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua. I ruoli e le responsabilità dei soggetti interessati dovrebbero essere chiaramente specificati nel piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua. Nel concedere un'autorizzazione, l'autorità competente dovrebbe poter richiedere l'attuazione di ulteriori misure di gestione dei rischi da parte dei pertinenti soggetti interessati dal piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua.
(9 bis) Una collaborazione e interazione tra i diversi soggetti coinvolti nel processo di recupero dell'acqua dovrebbe essere una condizione necessaria per poter impostare i trattamenti di recupero secondo i requisiti necessari per gli specifici utilizzi e per poter programmare l'offerta di acqua recuperata in relazione alla domanda degli utilizzatori finali.
(10) Al fine di proteggere efficacemente l'ambiente e la salute umana, occorre che i gestori degli impianti di depurazione siano responsabili in via primaria della qualità delle acque depurate. Per conformarsi alle prescrizioni minime e alle eventuali altre condizioni stabilite dall'autorità competente, i gestori degli impianti di depurazione dovrebbero monitorare la qualità delle acque depurate. Occorre pertanto stabilire le prescrizioni minime applicabili al monitoraggio, definendo le frequenze delle attività di monitoraggio ordinarie e la tempistica e gli obiettivi prestazionali del controllo ai fini di validazione. Alcune prescrizioni applicabili alle attività ordinarie di monitoraggio sono specificate in conformità della direttiva 91/271/CEE.
(10) Al fine di proteggere efficacemente l'ambiente, inclusa la qualità del suolo, e la salute umana, è opportuno che i gestori dell'attrezzatura di recupero siano responsabili in via primaria della qualità delle acque recuperate al punto di conformità. Per conformarsi alle prescrizioni minime e alle eventuali altre condizioni stabilite dall'autorità competente, i gestori dell'attrezzatura di recupero dovrebbero monitorare la qualità delle acque recuperate rispettando le prescrizioni minime e le eventuali altre condizioni stabilite dalle autorità competenti. È pertanto opportuno stabilire le prescrizioni minime applicabili al monitoraggio, definendo le frequenze delle attività di monitoraggio ordinarie e la tempistica e gli obiettivi prestazionali del controllo ai fini di validazione. Alcune prescrizioni applicabili alle attività ordinarie di monitoraggio sono specificate in conformità della direttiva 91/271/CEE.
(11) È necessario garantire l'utilizzo sicuro delle acque depurate, in modo da incoraggiare il riutilizzo dell'acqua a livello dell'Unione e rafforzare la fiducia del pubblico in tale pratica. L'erogazione di acque depurate dovrebbe pertanto essere permessa per usi specifici solo sulla base di un'autorizzazione rilasciata dalle autorità competenti degli Stati membri. Al fine di garantire un approccio armonizzato a livello dell'Unione, nonché la tracciabilità e la trasparenza, le norme sostanziali applicabili a tale autorizzazione dovrebbero essere definite a livello di Unione. Le modalità dettagliate delle procedure per la concessione delle autorizzazioni dovrebbero tuttavia essere stabilite dagli Stati membri. Gli Stati membri dovrebbero poter applicare procedure autorizzative esistenti, adattate per tener conto delle prescrizioni introdotte dal presente regolamento.
(11) È necessario garantire l'approvvigionamento, lo stoccaggio e l'utilizzo sicuro delle acque recuperate, in modo da incoraggiare lo sviluppo del riutilizzo dell'acqua a livello dell'Unione, incentivando in particolare gli agricoltori dell'Unione ad adottare tale pratica, e rafforzare la fiducia del pubblico in tale pratica. Le quantità di acque reflue trattate utilizzate, la loro natura, i metodi di trattamento e le loro caratteristiche, indipendentemente dal modo in cui sono utilizzate, dovrebbero essere tali da garantire che il loro trattamento, utilizzo e stoccaggio (compresi l'irrorazione, l'irrigazione a goccia, lo stoccaggio o meno) non influiscano direttamente o indirettamente sulla salute umana o animale o sulla qualità del suolo e degli ambienti acquatici a breve, medio e lungo termine. L'erogazione e lo stoccaggio di acque recuperate dovrebbero pertanto essere permessi per usi specifici solo sulla base di un'autorizzazione rilasciata dalle autorità competenti degli Stati membri. Al fine di garantire un approccio armonizzato a livello dell'Unione, nonché la tracciabilità e la trasparenza, le norme sostanziali applicabili a tale autorizzazione dovrebbero essere definite a livello di Unione. Le modalità dettagliate delle procedure per la concessione delle autorizzazioni dovrebbero tuttavia essere stabilite dagli Stati membri, le cui autorità competenti sono esse stesse responsabili di valutare i rischi che può presentare il riutilizzo dell'acqua. Gli Stati membri dovrebbero poter applicare procedure autorizzative esistenti, adattate per tener conto delle prescrizioni introdotte dal presente regolamento.
(11 bis) L'approvvigionamento e lo stoccaggio delle acque recuperate e il loro uso da parte degli utilizzatori finali costituiscono parte integrante del sistema di riutilizzo dell'acqua. Nell'ambito del processo di approvvigionamento e stoccaggio, le acque recuperate possono subire alterazioni che possono influire negativamente sulla loro qualità chimica e biologica. Le acque recuperate dovrebbero essere utilizzate in modo appropriato rispetto alle classi di acque recuperate, alle caratteristiche delle colture e ai metodi di irrigazione. I principali compiti di gestione dei rischi dovrebbero tenere conto dei potenziali effetti negativi sulla salute e sulle matrici ambientali associati all'approvvigionamento, allo stoccaggio e all'uso previsto delle acque recuperate. A tale riguardo, la Commissione dovrebbe elaborare documenti di orientamento che assistano le autorità competenti nell'esecuzione del controllo e del monitoraggio dell'approvvigionamento, dello stoccaggio e dell'uso delle acque recuperate.
(11 ter) Se sono necessari un gestore della distribuzione delle acque recuperate e un gestore dello stoccaggio delle acque recuperate, tali gestori dovrebbero essere soggetti all'obbligo di autorizzazione. Se sono soddisfatti tutti i requisiti per il rilascio dell'autorizzazione, l'autorità competente dello Stato membro dovrebbe rilasciare un'autorizzazione contenente tutte le condizioni e le misure necessarie stabilite nella valutazione del rischio per garantire una distribuzione e uno stoccaggio sicuri delle acque recuperate a vantaggio dell'utilizzatore finale.
(12) Le disposizioni del presente regolamento sono complementari alle prescrizioni previste da altri atti legislativi dell'Unione, in particolare per quanto riguarda i possibili rischi per la salute e l'ambiente. Onde assicurare un approccio olistico nei confronti degli eventuali rischi per la salute umana e animale e per l'ambiente, i gestori degli impianti di depurazione e le autorità competenti dovrebbero pertanto tener conto degli obblighi stabiliti in altre pertinenti normative dell'Unione, e segnatamente: le direttive del Consiglio 86/278/CEE, 91/676/CEE20 e 98/83/CE21, le direttive 91/271/CEE e 2000/60/CE, i regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio (CE) n. 178/200222, (CE) n. 852/200423, (CE) n. 183/200524, (CE) n. 396/200525 e (CE) n. 1069/200926, le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2006/7/CE27, 2006/118/CE28, 2008/105/CE29 e 2011/92/UE30, i regolamenti della Commissione (CE) n. 2073/200531, (CE) n. 1881/200632 e (CE) n. 142/201133.
(12) Le disposizioni del presente regolamento sono complementari alle prescrizioni previste da altri atti legislativi dell'Unione, in particolare per quanto riguarda i possibili rischi per la salute e l'ambiente. Onde assicurare un approccio olistico nei confronti degli eventuali rischi per la salute umana, animale e vegetale, nonché per la tutela dell'ambiente, ove applicabile, le autorità competenti dovrebbero pertanto adempiere agli obblighi stabiliti in altre pertinenti normative dell'Unione, e segnatamente: le direttive del Consiglio 86/278/CEE, 91/676/CEE20 e 98/83/CE21, le direttive 91/271/CEE e 2000/60/CE, i regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio (CE) n. 178/200222, (CE) n. 852/200423, (CE) n. 183/200524, (CE) n. 396/200525 e (CE) n. 1069/200926, le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2006/7/CE27, 2006/118/CE28, 2008/105/CE29 e 2011/92/UE30, i regolamenti della Commissione (CE) n. 2073/200531, (CE) n. 1881/200632 e (CE) n. 142/201133.
20 Direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole (GU L 375 del 31.12.1991, pag. 1).
21 Direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (GU L 330 del 5.12.1998, pag. 32).
22 Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1).
23 Regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sull'igiene dei prodotti alimentari (GU L 139 del 30.4.2004, pag. 1).
24 Regolamento (CE) n. 183/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 gennaio 2005, che stabilisce requisiti per l'igiene dei mangimi (GU L 35 dell'8.2.2005, pag. 1).
25 Regolamento (CE) n. 396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 febbraio 2005, concernente i livelli massimi di residui di antiparassitari nei o sui prodotti alimentari e mangimi di origine vegetale e animale e che modifica la direttiva 91/414/CEE del Consiglio (GU L 70 del 16.3.2005, pag. 1).
26 Regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento (CE) n. 1774/2002 (regolamento sui sottoprodotti di origine animale) (GU L 300 del 14.11.2009, pag. 1).
27 Direttiva 2006/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 febbraio 2006, relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione e che abroga la direttiva 76/160/CEE (GU L 64 del 4.3.2006, pag. 37).
28 Direttiva 2006/118/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento (GU L 372 del 27.12.2006, pag. 19).
29 Direttiva 2008/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive del Consiglio 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE e 86/280/CEE, nonché modifica della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 348 del 24.12.2008, pag. 84).
30 Direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 26 del 28.1.2012, pag. 1).
31 Regolamento (CE) n. 2073/2005 della Commissione, del 15 novembre 2005, sui criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari (GU L 338 del 22.12.2005, pag. 1).
32 Regolamento (CE) n. 1881/2006 della Commissione, del 19 dicembre 2006, che definisce i tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari (GU L 364 del 20.12.2006, pag. 5).
33 Regolamento (UE) n. 142/2011 della Commissione, del 25 febbraio 2011, recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano, e della direttiva 97/78/CE del Consiglio per quanto riguarda taluni campioni e articoli non sottoposti a controlli veterinari alla frontiera (GU L 54 del 26.2.2011, pag. 1).
(12 bis) Ai fini del presente regolamento è opportuno che le attività di trattamento e quelle di recupero delle acque reflue urbane possano avvenire all'interno di uno stesso luogo fisico, mediante uno stesso impianto o attraverso più impianti separati. Inoltre, il gestore dell'impianto di trattamento dovrebbe poter coincidere con il gestore dell'impianto di recupero.
(13 bis) Al fine di promuovere maggiormente le operazioni di riutilizzo delle acque, l'indicazione di utilizzi specifici all'interno del presente regolamento non dovrebbe precludere la possibilità per gli Stati membri di autorizzare ulteriori utilizzi per le acque recuperate, incluso il riutilizzo a fini industriali, ricreativi e ambientali, a condizione che gli Stati membri assicurino il rispetto dell'obbligo di garantire un alto livello di protezione della salute umana e animale e dell'ambiente.
(14) Al fine di promuovere la fiducia nel riutilizzo dell'acqua dovrebbero essere fornite informazioni al pubblico. La diffusione di informazioni in materia di riutilizzo idrico dovrebbe garantire una maggiore trasparenza e tracciabilità e potrebbe risultare di particolare interesse anche per altre autorità pertinenti che potrebbero considerare il riutilizzo dell'acqua per un uso specifico.
(14) Al fine di promuovere la fiducia nel riutilizzo dell'acqua dovrebbero essere fornite informazioni al pubblico. La diffusione di informazioni chiare, complete e aggiornate in materia di riutilizzo idrico dovrebbe garantire una maggiore trasparenza e tracciabilità e potrebbe risultare di particolare interesse anche per altre autorità pertinenti che potrebbero considerare il riutilizzo dell'acqua per un uso specifico. Al fine di incoraggiare il riutilizzo dell'acqua, gli Stati membri dovrebbero provvedere all'elaborazione di campagne informative di sensibilizzazione specifiche e adeguate ai vari soggetti interessati, nell'ottica di garantire che tali soggetti siano consapevoli del ciclo idrico urbano, della necessità del riutilizzo dell'acqua e dei relativi benefici, promuovendo così l'accettazione delle pratiche di riutilizzo dell'acqua da parte dei portatori di interessi e la loro partecipazione alle stesse.
(14 bis) L'educazione e la formazione degli utilizzatori finali che partecipano all'irrigazione agricola rivestono primaria importanza in quanto componenti dell'attuazione e del mantenimento di misure preventive. Gli utilizzatori finali dovrebbero essere pienamente informati in merito all'uso appropriato delle acque recuperate, in quanto essi sono particolarmente vulnerabili. È opportuno attuare una serie di misure preventive in relazione all'esposizione umana, ad esempio l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale, il lavaggio delle mani e l'igiene personale. Il monitoraggio della corretta applicazione di tali misure dovrebbe rientrare tra i principali compiti di gestione dei rischi.
(16) Al fine di adeguare al progresso tecnico e scientifico le prescrizioni minime vigenti e i principali compiti di gestione dei rischi, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per modificare dette prescrizioni e detti compiti. Inoltre, per garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana, la Commissione dovrebbe poter anche adottare atti delegati ad integrazione dei principali compiti di gestione dei rischi definendo specifiche tecniche. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, e nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"37 del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(16) Al fine di adeguare al progresso tecnico e scientifico le prescrizioni minime vigenti e i principali compiti di gestione dei rischi, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per modificare dette prescrizioni e detti compiti, senza compromettere le possibilità di riutilizzo delle acque reflue adeguatamente trattate. Inoltre, per garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana, la Commissione dovrebbe poter anche adottare atti delegati ad integrazione dei principali compiti di gestione dei rischi definendo specifiche tecniche. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 201637. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
37 GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(18) Le autorità competenti dovrebbero verificare la conformità delle acque depurate alle condizioni indicate nell'autorizzazione. In caso di mancata conformità, dovrebbero imporre al gestore dell'impianto di depurazione di adottare le misure necessarie per garantire la conformità. I gestori di impianti di depurazione dovrebbero sospendere immediatamente l'erogazione delle acque depurate ogniqualvolta la mancata conformità comporti un significativo rischio per l'ambiente o per la salute umana.
(18) Le autorità competenti dovrebbero verificare la conformità delle acque recuperate alle condizioni indicate nell'autorizzazione. In caso di mancata conformità, dovrebbero imporre al gestore dell'attrezzatura di recupero di adottare le misure necessarie per garantire la conformità. I gestori di attrezzature di recupero dovrebbero sospendere immediatamente l'erogazione delle acque recuperate ogniqualvolta la mancata conformità superi determinati valori massimi, comportando di conseguenza un significativo rischio per l'ambiente o per la salute umana. Le autorità competenti dovrebbero operare in stretta collaborazione con gli utilizzatori finali per agevolare il riutilizzo delle acque reflue adeguatamente trattate. Le autorità competenti dovrebbero controllare e monitorare l'erogazione, lo stoccaggio e l'utilizzo delle acque recuperate tenendo conto dei pertinenti rischi per la salute e l'ambiente.
(25 bis) Al fine di sviluppare e promuovere il più possibile il riutilizzo delle acque reflue adeguatamente trattate, è opportuno che l'Unione europea sostenga la ricerca e lo sviluppo in materia, tramite il programma Orizzonte Europa, onde migliorare in misura significativa l'affidabilità delle acque reflue adeguatamente trattate e i metodi sostenibili per il loro utilizzo.
(25 ter) Al fine di tutelare efficacemente l'ambiente e la salute umana gli Stati membri, in collaborazione con i portatori di interessi, dovrebbero introdurre controlli della qualità del suolo a breve, medio e lungo termine.
(25 quater) Il presente regolamento mira a incoraggiare l'utilizzo sostenibile dell'acqua. Per conseguire tale obiettivo, la Commissione dovrebbe impegnarsi a utilizzare i programmi dell'Unione, fra cui il programma LIFE, onde sostenere le iniziative locali di riutilizzo delle acque reflue adeguatamente trattate.
1. Il presente regolamento stabilisce le prescrizioni minime applicabili alla qualità dell'acqua e al relativo monitoraggio, così come l'obbligo di svolgere principali compiti di gestione dei rischi determinati per garantire il riutilizzo sicuro delle acque reflue urbane trattate nel quadro di una gestione integrata delle risorse idriche.
1. Il presente regolamento stabilisce le prescrizioni minime applicabili alla qualità delle acque recuperate e al relativo monitoraggio, così come l'obbligo di svolgere principali compiti di gestione dei rischi determinati per garantire il riutilizzo sicuro delle acque reflue urbane trattate nel quadro di una gestione integrata delle risorse idriche, e contribuisce agli obiettivi indicati nella direttiva 2000/60/CE.
2. Finalità del presente regolamento è garantire la sicurezza delle acque depurate per l'uso che si prevede di farne, al fine di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e animale e dell'ambiente, di affrontare in modo coordinato in tutta l'Unione il problema della scarsità idrica e le risultanti pressioni sulle risorse idriche, e di contribuire anche al buon funzionamento del mercato interno.
2. Finalità del presente regolamento è garantire la sicurezza delle acque recuperate per l'uso che si prevede di farne, al fine di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e animale e dell'ambiente, riducendo al tempo stesso gli effetti negativi dell'uso della risorsa idrica e migliorandone l'efficienza, di affrontare in modo coordinato in tutta l'Unione il problema della scarsità idrica, le questioni legate ai cambiamenti climatici, gli obiettivi ambientali dell'Unione e le risultanti pressioni sulle risorse idriche, e di contribuire alla diffusione di soluzioni sostenibili per l'utilizzo delle risorse idriche, di sostenere la transizione verso un'economia circolare e di assicurare la competitività a lungo termine dell'Unione e il buon funzionamento del mercato interno.
2 bis. Gli Stati membri garantiscono che le risorse idriche utilizzate per l'approvvigionamento di acqua potabile non siano contaminate da acque recuperate.
Il presente regolamento si applica alle acque depurate destinate a un uso specificato nell'allegato I, sezione 1.
Il presente regolamento si applica alle acque recuperate destinate a un uso specificato nell'allegato I, sezione 1.
Il presente regolamento non si applica ai progetti pilota incentrati sul riutilizzo dell'acqua negli impianti di recupero.
Gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di concedere eccezioni per agevolare i progetti di ricerca, in modo da evitare che le idee innovative siano bloccate a causa degli obblighi stabiliti dal regolamento in esame.
3. "utilizzatore finale": la persona fisica o giuridica che utilizza acque depurate;
3. "utilizzatore finale": la persona fisica o giuridica o l'entità pubblica o privata che utilizza acque recuperate per l'uso che si prevede di farne;
4 bis. "acque reflue trattate": le acque reflue urbane che sono state trattate conformemente alle prescrizioni della direttiva 91/271/CEE;
5. "acque depurate": le acque reflue urbane che sono state trattate conformemente alle prescrizioni della direttiva 91/271/CEE e sono state sottoposte a ulteriore trattamento in un impianto di depurazione;
5. "acque recuperate": le acque reflue trattate che sono state sottoposte a ulteriore trattamento in un'attrezzatura di recupero che ne rende la qualità adeguata all'uso che si prevede di farne;
5 bis. "riutilizzo di acque": impiego di acque recuperate di una determinata qualità idonee ad un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, per mezzo di una rete di distribuzione, in parziale o totale sostituzione dell'impiego di acque superficiali o sotterranee;
È necessario definire cosa si intende per riutilizzo di acque.
6. "impianto di depurazione": un impianto di trattamento delle acque reflue urbane o altro impianto che effettua un ulteriore trattamento delle acque reflue urbane conformemente alle prescrizioni della direttiva 91/271/CEE al fine di produrre acqua idonea ad un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, del presente regolamento;
6. "attrezzatura di recupero": una parte di un impianto di trattamento delle acque reflue urbane o altra attrezzatura che effettua un ulteriore trattamento delle acque reflue urbane precedentemente trattate conformemente alle prescrizioni della direttiva 91/271/CEE al fine di produrre acqua recuperata idonea ad un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, del presente regolamento, incluse le infrastrutture di stoccaggio e le infrastrutture per la consegna delle acque recuperate all'infrastruttura di distribuzione delle acque recuperate o all'utilizzatore finale;
7. "gestore dell'impianto di depurazione": la persona fisica o giuridica che gestisce o controlla un impianto di depurazione;
7. "gestore dell'attrezzatura di recupero": la persona fisica o giuridica che gestisce o controlla un'attrezzatura di recupero;
Articolo 3 – punto 7 bis (nuovo)
7 bis. "infrastruttura di distribuzione delle acque recuperate": un sistema di condotte e pompe dedicate o altre attrezzature di trasporto dedicate per la consegna delle acque recuperate all'utilizzatore finale, incluse eventuali strutture per la loro equalizzazione, l'ulteriore trattamento e lo stoccaggio, diverse da quelle dell'attrezzatura di recupero;
7 ter. "gestore della distribuzione delle acque recuperate": la persona fisica o giuridica che gestisce o controlla l'infrastruttura di distribuzione delle acque recuperate;
Articolo 3 – punto 7 quater (nuovo)
7 quater. "infrastruttura di stoccaggio delle acque recuperate": un sistema di attrezzature dedicate per lo stoccaggio delle acque recuperate;
Articolo 3 – punto 7 quinquies (nuovo)
7 quinquies. "gestore dello stoccaggio delle acque recuperate": la persona fisica o giuridica che gestisce o controlla l'infrastruttura di stoccaggio delle acque recuperate;
11. "misura preventiva": qualsiasi azione o attività che può essere attuata per prevenire o eliminare un rischio per l'ambiente e la salute, o per ridurlo a un livello accettabile.
11. "misura preventiva": un'azione o attività appropriata che può essere attuata per prevenire o eliminare un rischio per l'ambiente e la salute, o per ridurlo a un livello accettabile;
Articolo 3 – punto 11 bis (nuovo)
11 bis. "punto di conformità": il punto in cui il gestore dell'attrezzatura di recupero consegna le acque recuperate al successivo soggetto della catena;
Articolo 3 – punto 11 ter (nuovo)
11 ter. "microinquinante": sostanza indesiderabile rintracciabile nell'ambiente in concentrazioni molto basse ai sensi dell'allegato VIII della direttiva 2000/60/CE.
Obblighi del gestore dell'impianto di depurazione per quanto riguarda la qualità dell'acqua
Obblighi del gestore dell'attrezzatura di recupero per quanto riguarda la qualità dell'acqua
1. Il gestore dell'impianto di depurazione provvede a che le acque depurate destinate a un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, siano conformi, all'uscita dell'impianto di depurazione (punto di conformità):
1. Il gestore dell'attrezzatura di recupero provvede a che le acque recuperate destinate a un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, siano conformi, nel punto di conformità:
(a) alle prescrizioni minime di qualità dell'acqua di cui all'allegato I, sezione 2;
(b) a ogni altra condizione stabilita dall'autorità competente nella pertinente autorizzazione, a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, lettere b) e c), per quanto riguarda la qualità dell'acqua.
2 bis. Il gestore dell'attrezzatura di recupero garantisce inoltre che all'interno dell'attrezzatura di recupero siano pienamente attuate almeno le misure di gestione dei rischi stabilite nel piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua di cui all'articolo 5, paragrafo -1.
2 ter. Dopo il punto di conformità, la qualità dell'acqua non è più responsabilità del gestore dell'attrezzatura di recupero, ma diventa responsabilità del successivo soggetto della catena.
3. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati per modificare il presente regolamento ai sensi dell'articolo 14, al fine di adeguare al progresso tecnico e scientifico le prescrizioni minime di cui all'allegato I, sezione 2.
Obblighi del gestore della distribuzione delle acque recuperate, del gestore dello stoccaggio delle acque recuperate e degli utilizzatori finali
1. Il gestore della distribuzione delle acque recuperate garantisce che la qualità delle acque recuperate all'interno dell'infrastruttura di distribuzione delle acque recuperate sia mantenuta almeno al livello stabilito all'allegato I, sezione 2. Il gestore della distribuzione delle acque recuperate garantisce inoltre che all'interno dell'infrastruttura di distribuzione delle acque recuperate siano pienamente attuate almeno le misure di gestione dei rischi stabilite nel piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua di cui all'articolo 5, paragrafo -1.
All'atto di concedere un'autorizzazione a norma dell'articolo 7, l'autorità competente può chiedere l'adozione di ulteriori misure di gestione dei rischi in relazione ai compiti del gestore della distribuzione delle acque recuperate e specificare le ulteriori prescrizioni e misure preventive necessarie in conformità dell'allegato II, lettere b) e c).
2. Il gestore dello stoccaggio delle acque recuperate garantisce che la qualità delle acque recuperate all'interno dell'infrastruttura di stoccaggio delle acque recuperate sia mantenuta almeno al livello stabilito all'allegato I, sezione 2. Il gestore dello stoccaggio delle acque recuperate garantisce inoltre che all'interno dell'infrastruttura di stoccaggio delle acque recuperate siano pienamente attuate almeno le misure di gestione dei rischi stabilite nel piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua di cui all'articolo 5, paragrafo -1.
All'atto di concedere un'autorizzazione a norma dell'articolo 7, l'autorità competente può chiedere l'adozione di ulteriori misure di gestione dei rischi in relazione ai compiti del gestore dello stoccaggio delle acque recuperate e specificare le ulteriori prescrizioni e misure preventive necessarie in conformità dell'allegato II, lettere b) e c).
3. La qualità delle acque recuperate utilizzate dagli utilizzatori finali è almeno pari al livello stabilito all'allegato I, sezione 2. L'autorità competente può stabilire prescrizioni aggiuntive in relazione agli obblighi degli utilizzatori finali rispetto a quelle definite all'allegato I, sezione 2.
4. La Commissione elabora documenti di orientamento per assistere le autorità competenti nell'attuazione delle prescrizioni relative al controllo e al monitoraggio della produzione, della distribuzione, dello stoccaggio e dell'utilizzo delle acque recuperate.
-1. Il gestore dell'attrezzatura di recupero elabora un piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua in collaborazione con i pertinenti soggetti di cui al paragrafo 1. Il piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua si basa sui principali compiti di gestione dei rischi di cui all'allegato II, lettera a), stabilisce eventuali prescrizioni aggiuntive rispetto a quelle indicate all'allegato I, conformemente all'allegato II, lettera b), e individua i pericoli, i rischi e le misure preventive adeguate conformemente all'allegato II, lettera c).
1. Ai fini della produzione e dell'erogazione di acque depurate, la gestione dei rischi è effettuata dal gestore dell'impianto di depurazione in consultazione con i seguenti soggetti:
1. Al fine di garantire la sicurezza della produzione, della distribuzione, dello stoccaggio e dell'utilizzo delle acque recuperate, l'autorità competente supervisiona la gestione dei rischi in consultazione con i seguenti soggetti:
(a) il gestore dell'impianto o degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane che approvvigiona d'acqua l'impianto di depurazione, se diverso dal gestore dell'impianto di depurazione;
(a) il gestore dell'impianto o degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane che approvvigiona di acque reflue trattate l'attrezzatura di recupero secondo le prescrizioni di qualità di cui alla direttiva 91/271/CEE, se diverso dal gestore dell'attrezzatura di recupero;
a bis) il gestore dell'attrezzatura di recupero;
a ter) il gestore della distribuzione delle acque recuperate;
Articolo 5 – paragrafo 1 – lettera a quater (nuova)
a quater) il gestore dello stoccaggio delle acque recuperate;
c) qualsiasi altra parte ritenuta pertinente dal gestore dell'impianto di depurazione.
c) qualsiasi altra parte ritenuta pertinente dall'autorità competente.
2. Il gestore dell'impianto di depurazione elabora un piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua sulla base dei principali compiti di gestione dei rischi di cui all'allegato II. Il piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua propone le eventuali prescrizioni, in aggiunta a quelle specificate nell'allegato I, necessarie per attenuare ulteriormente i rischi e individua, tra l'altro, i pericoli, i rischi e le misure di prevenzione adeguate.
2. Il gestore dell'attrezzatura di recupero, il gestore della distribuzione delle acque recuperate e il gestore dello stoccaggio delle acque recuperate svolgono almeno i compiti di gestione dei rischi definiti nel piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua di cui al paragrafo 1. I metodi di gestione dei rischi utilizzati dal gestore dell'attrezzatura di recupero, dal gestore della distribuzione delle acque recuperate e dal gestore dello stoccaggio delle acque recuperate si basano su metodologie riconosciute a livello internazionale.
2 bis. Nell'autorizzazione pertinente concessa in conformità dell'articolo 7, l'autorità competente può specificare compiti e responsabilità diversi per i differenti attori coinvolti nel piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua.
2 ter. Se il tipo di coltura da irrigare è destinato ad essere commercializzato in più forme diverse e rientra in più classi di qualità delle acque recuperate, il gestore della struttura di recupero è tenuto a fornire all'agricoltore acqua corrispondente alla classe di qualità più elevata, tra quelle interessate.
Alla Commissione è conferito il potere di adottare, conformemente all'articolo 14, atti delegati intesi a modificare il presente regolamento, al fine di adattare al progresso tecnico e scientifico i principali compiti di gestione dei rischi di cui all'allegato II.
Alla Commissione è inoltre conferito il potere di adottare, conformemente all'articolo 14, atti delegati ad integrazione del presente regolamento, al fine di stabilire le specifiche tecniche dei principali compiti di gestione dei rischi di cui all'allegato II.
Alla Commissione è conferito il potere di adottare, conformemente all'articolo 14, atti delegati ad integrazione del presente regolamento, al fine di stabilire le specifiche tecniche dei principali compiti di gestione dei rischi di cui all'allegato II.
3 bis. Qualora sospetti che l'acqua stoccata nei casi di cui all'articolo 4 bis, paragrafo 2, non soddisfi i requisiti minimi stabiliti dal presente regolamento, l'utilizzatore finale è tenuto a:
a) informare immediatamente l'autorità sanitaria interessata fornendo, se del caso, gli elementi disponibili;
b) cooperare pienamente con l'autorità competente interessata al fine di verificare e stabilire i motivi del sospetto e dell'eventuale presenza di sostanze o valori non autorizzati di cui all'allegato 1, sezione 2, tabelle 2 e 4.
Domanda di autorizzazione dell'erogazione di acque depurate
Domanda di autorizzazione per la produzione, la distribuzione e lo stoccaggio di acque recuperate
1. L'erogazione di acque depurate destinate a un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, è subordinata al rilascio di un'autorizzazione.
1. La produzione, la distribuzione o lo stoccaggio di acque recuperate destinate a un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, è subordinata al rilascio di un'autorizzazione.
2. Il gestore presenta una domanda volta al rilascio dell'autorizzazione di cui al paragrafo 1, o alla modifica di un'autorizzazione esistente, all'autorità competente dello Stato membro in cui l'impianto di depurazione è in funzione o si prevede che entri in funzione.
2. Il gestore dell'attrezzatura di recupero presenta una domanda volta al rilascio dell'autorizzazione di cui al paragrafo 1, o alla modifica di un'autorizzazione esistente, all'autorità competente dello Stato membro in cui l'attrezzatura di recupero è in funzione o si prevede che entri in funzione.
Articolo 6 – paragrafo 3 – lettera a
a) un piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua elaborato conformemente all'articolo 5, paragrafo 2;
a) un piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua elaborato conformemente all'articolo 5, paragrafo -1;
Articolo 6 – paragrafo 3 – lettera a bis (nuova)
a bis) i dati disponibili più recenti per dimostrare la conformità delle acque reflue sottoposte a trattamento ai sensi della direttiva 1991/271/CEE nell'impianto di recupero da cui provengono le acque destinate al recupero;
Il gestore dell'attrezzatura di recupero (che può essere diverso dal gestore dell'impianto di trattamento) dovrebbe dimostrare che le acque destinate al recupero, per le quali si chiede un'autorizzazione, sono state trattate in maniera conforme alle prescrizioni applicabili nell'agglomerato servito dall'impianto di depurazione da cui esse sono prese. Tali acque devono comunque essere sottoposte a trattamento secondario/equivalente, o a trattamento più rigoroso nel caso in cui l'impianto di trattamento da cui provengono tratti acque normalmente scaricate in aree sensibili.
b) una descrizione delle modalità con cui il gestore dell'impianto di depurazione si conformerà alle prescrizioni minime di qualità dell'acqua di cui all'allegato I, sezione 2;
b) una descrizione delle modalità con cui il gestore dell'attrezzatura di recupero si conformerà, al punto di conformità, alle prescrizioni minime di qualità dell'acqua di cui all'allegato I, sezione 2;
c) una descrizione delle modalità con cui il gestore dell'impianto di depurazione si conformerà alle prescrizioni supplementari proposte nel piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua.
c) una descrizione delle modalità con cui il gestore dell'attrezzatura di recupero si conformerà, al punto di conformità, alle prescrizioni supplementari proposte nel piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua.
3 bis. Il gestore della distribuzione delle acque recuperate presenta una domanda volta al rilascio dell'autorizzazione di cui al paragrafo 1, o alla modifica di un'autorizzazione esistente, all'autorità competente dello Stato membro in cui l'infrastruttura di distribuzione delle acque recuperate è in funzione o si prevede che entri in funzione. La domanda include una descrizione delle modalità secondo cui il gestore della distribuzione delle acque recuperate rispetta gli obblighi di cui all'articolo 4 bis, paragrafo 1.
3 ter. Il gestore dello stoccaggio delle acque recuperate presenta una domanda volta al rilascio dell'autorizzazione di cui al paragrafo 1, o alla modifica di un'autorizzazione esistente, all'autorità competente dello Stato membro in cui l'infrastruttura di stoccaggio delle acque recuperate è in funzione o si prevede che entri in funzione. La domanda include una descrizione delle modalità secondo cui il gestore dello stoccaggio delle acque recuperate rispetta gli obblighi di cui all'articolo 4 bis, paragrafo 2.
a) altre autorità dello stesso Stato membro, in particolare l'autorità del settore idrico, se diversa dall'autorità competente;
a) altre autorità dello stesso Stato membro, in particolare le autorità del settore idrico e del settore sanitario, se diverse dall'autorità competente;
2. L'autorità competente decide se concedere l'autorizzazione entro 3 mesi dal ricevimento della domanda completa di cui all'articolo 6, paragrafo 3, lettera a). L'autorità competente che ha bisogno di più tempo a motivo della complessità della domanda ne informa il richiedente, indicando la data probabile in cui la decisione verrà presa e fornisce le motivazioni del ritardo.
2. L'autorità competente valuta la domanda, avvalendosi di un supporto scientifico adeguato, e decide se concedere o negare l'autorizzazione entro 3 mesi dal ricevimento della domanda completa di cui all'articolo 6, paragrafi 2, 3, 3 bis e 3 ter. L'autorità competente che ha bisogno di più tempo a motivo della complessità della domanda ne informa senza indugio il richiedente, indicando la data probabile in cui la decisione verrà presa e fornisce le motivazioni del ritardo. L'autorità competente deve adottare, in ogni caso, una decisione entro sei mesi dal ricevimento della domanda completa di cui all'articolo 6, paragrafi 2, 3, 3 bis e 3 ter.
c) ogni altra condizione necessaria per attenuare eventuali rischi inaccettabili per la salute umana e animale o per l'ambiente.
c) ogni altra condizione necessaria per eliminare eventuali rischi inaccettabili per la salute umana e animale o per l'ambiente.
3 bis. Qualora condizioni equivalenti a quelle di cui al paragrafo 3, lettere da a) a c) non fossero già incluse nel piano di gestione del rischio di cui all'articolo 5, l'autorità competente provvede senza indugio all'aggiornamento del piano.
Qualora le prescrizioni supplementari non siano definite nel piano di gestione redatto dall'autorità ma vengono stabilite al momento di concessione dell'autorizzazione, l'autorità deve immediatamente integrarle nel piano di gestione dei rischi.
1. L'autorità competente verifica che, al punto di conformità, le acque depurate rispettino le condizioni indicate nell'autorizzazione. La verifica della conformità è eseguita secondo le seguenti modalità:
1. L'autorità competente verifica che le acque recuperate rispettino le condizioni indicate nelle autorizzazioni concesse ai sensi dell'articolo 7. La verifica della conformità è eseguita secondo le seguenti modalità:
2. In caso di non conformità, l'autorità competente impone al gestore dell'impianto di depurazione di adottare senza indugio tutte le misure necessarie per ripristinare la conformità.
2. In caso di non conformità, l'autorità competente impone al gestore dell'attrezzatura di recupero, al gestore della distribuzione delle acque recuperate o al gestore dello stoccaggio delle acque recuperate, se del caso, di adottare rapidamente tutte le misure necessarie per ripristinare la conformità e di informare immediatamente gli utilizzatori finali interessati.
3. Se la mancata conformità comporta un rischio significativo per l'ambiente o per la salute umana, il gestore dell'impianto di depurazione sospende immediatamente ogni ulteriore erogazione delle acque depurate fino a che l'autorità competente stabilisca che la conformità è stata ripristinata.
3. Se il valore puntuale di qualsiasi parametro risulta superiore alle prescrizioni minime di qualità delle acque di cui all'allegato I, sezione 2, lettera a), il gestore dell'attrezzatura di recupero sospende immediatamente ogni ulteriore erogazione delle acque recuperate per uno specifico utilizzo. L'autorità competente può stabilire che la conformità è stata ripristinata solo dopo che il valore puntuale del parametro o dei parametri che superano le prescrizioni minime di qualità delle acque sia rientrato al di sotto del valore minimo consentito in almeno tre controlli consecutivi.
4. In caso di incidente che pregiudichi la conformità alle condizioni di autorizzazione dell'impianto di depurazione, il gestore informa immediatamente l'autorità competente e l'utilizzatore finale o gli utilizzatori finali che potrebbero potenzialmente esserne interessati, e comunica all'autorità competente le informazioni necessarie per valutare le conseguenze di tale incidente.
4. In caso di incidente che pregiudichi la conformità alle condizioni di autorizzazione dell'attrezzatura di depurazione, il gestore della distribuzione delle acque recuperate o il gestore dello stoccaggio delle acque recuperate, come applicabile, informa immediatamente l'autorità competente e l'utilizzatore finale o gli utilizzatori finali che potrebbero potenzialmente esserne interessati, e comunica all'autorità competente le informazioni necessarie per valutare le conseguenze di tale incidente.
4 bis. Dopo aver concesso un'autorizzazione a norma dell'articolo 7, l'autorità competente verifica regolarmente la conformità da parte del gestore dell'attrezzatura di recupero, del gestore della distribuzione delle acque recuperate e del gestore dello stoccaggio delle acque recuperate, con le misure previste nel piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua.
4 ter. In caso di contaminazione del terreno o di prodotti agricoli per mezzo di acqua recuperata e quindi, in caso di rischi per la salute e l'ambiente, il gestore dell'attrezzatura di recupero in questione è responsabile dei danni ed è tenuto a risarcirli.
In caso di recupero inadeguato, l'assunzione della responsabilità e la presa a carico dei danni da parte del fornitore di acqua sono essenziali se si vuole incrementare l'utilizzo dell'acqua recuperata.
Gli Stati membri organizzano campagne di informazione e sensibilizzazione destinate ai potenziali utilizzatori finali, inclusi i cittadini, concernenti la sicurezza del riutilizzo delle acque e il risparmio delle risorse idriche derivante dal riutilizzo delle acque.
Gli Stati membri realizzano altresì campagne di informazione rivolte agli agricoltori per garantire che essi utilizzino le acque recuperate sulle colture in modo ottimale, così da evitare qualsiasi impatto negativo sul piano sanitario e ambientale.
1. Fatte salve le direttive 2003/4/CE e 2007/2/CE, gli Stati membri provvedono a che siano messe a disposizione del pubblico online informazioni adeguate e aggiornate in materia di riutilizzo dell'acqua. Tali informazioni riguardano, tra l'altro:
1. Fatte salve le direttive 2003/4/CE e 2007/2/CE, e l'articolo 9, paragrafo 4, della direttiva 2000/60/CE, gli Stati membri provvedono a che siano messe a disposizione del pubblico online o attraverso altre modalità di facile utilizzo, informazioni adeguate, aggiornate ed accessibili in materia di riutilizzo dell'acqua, rispettando le regole di protezione dei dati. Tali informazioni riguardano, tra l'altro:
Le informazioni messe a disposizione del pubblico dovranno essere adeguate, aggiornate e accessibili in modo da consentire ai cittadini un'informazione completa.
Articolo 10 – paragrafo 1 – lettera a bis (nuova)
a bis) la percentuale di utilizzo di acqua recuperata rispetto al totale di acqua dolce impiegata per gli usi contemplati dal presente regolamento;
Tra le informazioni a cui possono avere accesso i cittadini deve figurare la percentuale di acqua recuperata rispetto al totale di acqua dolce utilizzata ai fini di questo regolamento.
Articolo 10 – paragrafo 1 – lettera b bis (nuova)
b bis) la percentuale di acque depurate nello Stato membro, erogate in conformità al presente regolamento rispetto al volume totale delle acque reflue urbane trattabili;
2 bis. Ai sensi del regolamento (CE) n. 852/2004, che stabilisce norme generali destinate agli operatori del settore alimentare e si applica alla produzione, alla trasformazione, alla distribuzione e alla commercializzazione degli alimenti destinati al consumo umano, le autorità competenti comunicano agli utilizzatori il livello massimo di nutrienti presente nelle acque reflue adeguatamente depurate fornite, in modo che gli utilizzatori, agricoltori inclusi, possano assicurarsi di rispettare i livelli di nutrienti prescritti dalla normativa unionale pertinente.
3. La Commissione può, mediante atti di esecuzione, stabilire disposizioni particolareggiate per quanto riguarda il formato e le modalità di presentazione delle informazioni da fornire a norma del paragrafo 1. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 15.
a) elaborare e pubblicare entro il... [tre anni dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento], e aggiornare successivamente ogni 6 anni, una serie di dati contenente le informazioni sui risultati della verifica della conformità effettuata a norma dell'articolo 8, paragrafo 1, e le altre informazioni che devono essere rese disponibili online al pubblico in conformità all'articolo 10;
a) elaborare e pubblicare entro il... [quattro anni dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento], e aggiornare successivamente ogni 6 anni, una serie di dati contenente le informazioni sui risultati della verifica della conformità effettuata a norma dell'articolo 8, paragrafo 1, e le altre informazioni che devono essere rese disponibili online al pubblico in conformità all'articolo 10;
1. La Commissione, entro ... [6 anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento], effettua una valutazione del presente regolamento. Tale valutazione si basa, almeno, sui seguenti elementi:
1. La Commissione, entro ... [cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento], effettua una valutazione del presente regolamento. Tale valutazione si basa, almeno, sui seguenti elementi:
Articolo 13 – paragrafo 1 – lettera e bis (nuova)
e bis) le esperienze precedentemente effettuate, in particolare per quanto riguarda l'utilizzo in agricoltura di fanghi di depurazione nonché di effluenti di metanizzazione.
Articolo 13 – paragrafo 2 – lettera d bis (nuova)
d bis) la crescente presenza di microinquinanti e di nuove sostanze dette "emergenti" nelle acque riutilizzate.
2 bis. Nel contesto della valutazione di cui al paragrafo 1, la Commissione valuta la fattibilità di:
a) estendere l'ambito di applicazione del presente regolamento alle acque recuperate destinate ad ulteriori usi specifici, compreso il riutilizzo a fini industriali;
b) estendere le prescrizioni del presente regolamento all'utilizzo indiretto di acque reflue depurate;
c) stabilire le prescrizioni minime applicabili alla qualità delle acque reflue depurate ai fini della ricarica delle falde acquifere.
2 ter. Se del caso, la Commissione accompagna la valutazione di cui al paragrafo 1 con una proposta legislativa.
Gli Stati membri stabiliscono le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni del presente regolamento e prendono tutti i provvedimenti necessari per la loro attuazione. Le sanzioni previste sono effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri, entro ... [tre anni dalla data dell'entrata in vigore del presente regolamento], notificano alla Commissione tali sanzioni e provvedimenti e la informano di ogni eventuale successiva modifica.
Gli Stati membri stabiliscono le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni del presente regolamento e prendono tutti i provvedimenti necessari per la loro attuazione. Le sanzioni previste sono effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri, entro ... [quattro anni dalla data dell'entrata in vigore del presente regolamento], notificano alla Commissione tali sanzioni e provvedimenti e la informano di ogni eventuale successiva modifica.
Esso si applica a decorrere da... [un anno dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento].
Esso si applica a decorrere da... [due anni dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento].
Allegato I – sezione 1
Sezione 1. Utilizzi delle acque depurate di cui all'articolo 2
a) Irrigazione agricola
Per irrigazione agricola s'intende l'irrigazione dei seguenti tipi di colture:
— colture alimentari da consumare crude, ossia colture i cui prodotti sono destinati al consumo umano allo stato crudo o non lavorato;
— colture alimentari trasformate, ossia colture i cui prodotti sono destinati al consumo umano non allo stato crudo ma dopo un processo di trasformazione (cottura o lavorazione industriale);
— colture non alimentari, ossia colture i cui prodotti non sono destinati al consumo umano (ad esempio, pascoli, colture da foraggio, da fibra, da ornamento, da sementi, da energia e per tappeto erboso).
Fatta salva la pertinente normativa dell'Unione nei settori ambientale e sanitario, gli Stati membri possono utilizzare le acque recuperate per ulteriori utilizzi quali il riutilizzo a fini industriali ed a fini ricreativi e ambientali.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – parte introduttiva
2.1. Prescrizioni minime applicabili alle acque depurate da destinare all'irrigazione agricola
2.1. Prescrizioni minime applicabili alle acque recuperate destinate all'irrigazione agricola
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – tabella 1
Classe minima di qualità delle acque depurate
Categoria di coltura
Tutte le colture alimentari, comprese le piante da radice da consumare crude e le piante alimentari la cui parte commestibile è a diretto contatto con le acque depurate
Colture alimentari da consumare crude la cui parte commestibile è prodotta al di sopra del livello del terreno e non è a diretto contatto con le acque recuperate, colture alimentari trasformate e colture non alimentari, comprese le colture per l'alimentazione di animali da latte o da carne
Unicamente irrigazione a goccia*
(*) L'irrigazione a goccia (o irrigazione localizzata) è un sistema di microirrigazione capace di somministrare acqua alle piante sotto forma di gocce o di sottili flussi d'acqua. L'acqua viene erogata a bassissima portata (2-20 litri/ora) sul terreno o direttamente al di sotto della sua superficie da un sistema di tubi di plastica di piccolo diametro dotati di ugelli denominati "emettitori" o "gocciolatori".
Solo metodi di irrigazione che non comportano un contatto diretto tra la coltura e l'acqua recuperata. Ad esempio, l'irrigazione a goccia.*
Emendamento necessario per consentire maggiore innovazione nei metodi di irrigazione più efficienti.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera a – tabella 2
Classe di qualità delle acque depurate
≤10 o al di sotto del limite di rivelabilità
Legionella spp.: <1 000 ufc/l se vi è rischio di disseminazione via aerosol in serra Nematodi intestinali (uova di elminti): ≤1 uovo/l per irrigazione di pascoli o colture da foraggio
Ai sensi della direttiva 91/271/CEE1 del Consiglio (allegato I, tabella 1)
Ai sensi della direttiva 91/271/CEE del Consiglio (allegato I, tabella 1)
1 Direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135 del 30.5.1991, pag. 40).
Trattamento adeguato indicativo
Legionella spp.: <1 000 ufc/l se vi è rischio di disseminazione via aerosol in serra Nematodi intestinali (uova di elminti): ≤1 uovo/l per irrigazione di pascoli o colture da foraggio Salmonella: assenti
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera a – comma 1 – trattino 1
- i valori indicati per E. coli, Legionella spp. e nematodi intestinali sono rispettati in almeno il 90 % dei campioni. Nessuno dei valori dei campioni può eccedere la deviazione massima ammissibile di 1 unità logaritmica rispetto al valore indicato per E. coli e Legionella e il 100 % del valore indicato per i nematodi intestinali;
- i valori indicati per E. coli, Legionella spp. e nematodi intestinali sono rispettati in almeno il 90 % dei campioni. Nessuno dei valori massimi dei campioni può eccedere la deviazione massima ammissibile di 1 unità logaritmica rispetto al valore indicato per E. coli e Legionella e il 100 % del valore indicato per i nematodi intestinali. Il requisito per garantire che vi è un'assenza di salmonella è da riferirsi al 100% dei campioni.
È necessario definire dei valori massimi per i parametri di riferimento oltre i quali il gestore dell'impianto di recupero dovrà sospendere l'erogazione di acque recuperate.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera a – comma 1 – trattino 2
- i valori indicati per BOD5, TSS e torbidità nella classe A sono rispettati in almeno il 90 % dei campioni. Nessuno dei valori dei campioni può eccedere la deviazione massima ammissibile del 100 % del valore indicato.
- i valori indicati per BOD5, TSS e torbidità nella classe A sono rispettati in almeno il 90 % dei campioni. Nessuno dei valori massimi dei campioni può eccedere la deviazione massima ammissibile del 100 % del valore indicato.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera b – comma 1
I gestori degli impianti di depurazione effettuano il controllo di routine per verificare che le acque depurate siano conformi alle prescrizioni minime di qualità delle acque di cui alla lettera (a). Il controllo di routine deve far parte delle procedure di verifica del sistema di riutilizzo dell'acqua.
I gestori dell'attrezzatura di recupero effettuano il controllo di routine per verificare che le acque recuperate siano conformi alle prescrizioni minime di qualità delle acque di cui alla lettera a). Il controllo di routine deve far parte delle procedure di verifica del progetto di riutilizzo dell'acqua.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera b – comma 1 bis (nuovo)
I campioni da utilizzare per verificare la conformità con i parametri biologici al punto di conformità sono prelevati in conformità con la norma EN ISO 19458.
Per il campionamento dei parametri microbiologici ai fini della verifica, l'emendamento inserisce la medesima norma ISO già presente nella direttiva sulle acque potabili.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera b – comma 2
Il controllo di validazione deve essere effettuato prima che l'impianto di depurazione sia messo in funzione, sia modificata l'apparecchiatura o siano aggiunti nuove apparecchiature o processi.
Il controllo di validazione deve essere effettuato prima che l'attrezzatura di recupero sia messa in funzione, sia modificata l'apparecchiatura o siano aggiunti nuove apparecchiature o processi e ogni volta che sia concessa una nuova autorizzazione o sia modificata un'autorizzazione esistente.
Il controllo di validazione di un impianto di recupero deve avvenire anche ogni volta che venga concessa una nuova autorizzazione o venga modificata un'autorizzazione esistente.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera b – comma 3
Il controllo di validazione è eseguito per la classe A di qualità delle acque depurate, ossia quella cui si applicano le prescrizioni più rigorose, per valutare se gli obiettivi prestazionali (riduzione di log10) sono rispettati. Il controllo di validazione comporta il monitoraggio dei microrganismi indicatori associati a ciascun gruppo di agenti patogeni (batteri, virus e protozoi). I microrganismi indicatori selezionati sono l'E. coli per i batteri patogeni, i colifagi F-specifici, colifagi somatici o colifagi per i virus patogeni e le spore di Clostridium perfringens o i solfobatteri sporigeni per i protozoi. Gli obiettivi prestazionali (riduzione di log10) per il controllo di validazione relativo ai microrganismi indicatori selezionati sono riportati nella tabella 4 e devono essere soddisfatti all'uscita dall'impianto di depurazione (punto di conformità), considerando le concentrazioni dell'effluente di acque reflue crude che entra nell'impianto di trattamento delle acque reflue urbane.
Il controllo di validazione è eseguito per la classe A di qualità delle acque depurate, ossia quella cui si applicano le prescrizioni più rigorose, per valutare se gli obiettivi prestazionali (riduzione di log10) sono rispettati. Il controllo di validazione comporta il monitoraggio dei microrganismi indicatori associati a ciascun gruppo di agenti patogeni (batteri, virus e protozoi). I microrganismi indicatori selezionati sono l'E. coli per i batteri patogeni, i colifagi F-specifici, colifagi somatici o colifagi per i virus patogeni e le spore di Clostridium perfringens o i solfobatteri sporigeni per i protozoi. Gli obiettivi prestazionali (riduzione di log10) per il controllo di validazione relativo ai microrganismi indicatori selezionati sono riportati nella tabella 4 e devono essere soddisfatti all'uscita dall'attrezzatura di recupero, considerando le concentrazioni dell'effluente di acque reflue crude che entra nell'impianto di trattamento delle acque reflue urbane. Almeno il 90 % dei campioni di validazione deve raggiungere o superare l'obiettivo prestazionale.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera b – comma 3 bis (nuovo)
Se un indicatore biologico non è presente in quantità sufficiente nelle acque reflue crude per ottenere la riduzione di log10, l'assenza di tale indicatore biologico nell'effluente significa che i requisiti della validazione devono essere rispettati. Le prestazioni per quanto riguarda l'obiettivo di conformità possono essere stabilite mediante controllo analitico, aggiungendo le prestazioni attribuite alle singole fasi di trattamento sulla base di prove scientifiche per processi standard ben consolidati (dati pubblicati di rapporti di prova, studi di casi ecc.) od oggetto di prove in laboratorio in condizioni controllate ai fini di un trattamento innovativo.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera b – tabella 4 – nota 1
(*) Ai fini del controllo di validazione possono essere impiegati anche i patogeni di riferimento Campylobacter, Rotavirus e Cryptosporidium al posto dei microrganismi indicatori proposti. Gli obiettivi prestazionali da applicare per la riduzione di log10 dovrebbero quindi essere i seguenti: Campylobacter (≥ 5,0), Rotavirus (≥ 6,0) e Cryptosporidium (≥ 5,0).
(*) Ai fini del controllo di validazione possono essere impiegati anche i patogeni di riferimento Campylobacter, Rotavirus e Cryptosporidium al posto dei microrganismi indicatori proposti. Gli obiettivi prestazionali da applicare per la riduzione di log10 dovrebbero quindi essere i seguenti: Campylobacter (≥ 5,0), Rotavirus (≥ 6,0) e Cryptosporidium (≥ 5,0). L'autorità sanitaria nazionale può stabilire ulteriori indicatori in base allo specifico caso, qualora sia giustificato dalla necessità di garantire un alto livello di protezione della salute umana, animale e dell'ambiente.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera b – tabella 4 – nota 2
(**) Quale indicatore più appropriato della presenza di virus è scelto il valore totale dei colifagi. Tuttavia, se l'analisi dei colifagi totali non è possibile, deve essere analizzato almeno uno di questi indicatori (colifagi F-specifici o colifagi somatici). Se i colifagi, nel complesso, non sono presenti in quantità sufficiente nell'effluente delle acque reflue crude, è possibile stabilire la conformità all'obiettivo prestazionale aggiungendo le prestazioni attribuite alle singole fasi di trattamento sulla base di prove scientifiche per processi standard ben consolidati (dati pubblicati di rapporti di prova, studi di casi ecc.) od oggetto di prove in laboratorio in condizioni controllate ai fini di un trattamento innovativo.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera b – tabella 4 – nota 3
(***) Quale indicatore più appropriato della presenza di protozoi è scelto il valore delle spore di Clostridium perfringens. Tuttavia, se la concentrazione di spore di Clostridium perfringens non consente di convalidare l'eliminazione richiesta di log10, si possono considerare in alternativa i solfobatteri sporigeni.
(***) Quale indicatore più appropriato della presenza di protozoi è scelto il valore delle spore di Clostridium perfringens. Tuttavia, se la concentrazione di spore di Clostridium perfringens non consente di convalidare l'eliminazione richiesta di log10, si possono considerare in alternativa i solfobatteri sporigeni. Se le spore di Clostridium perfringens, nel complesso, non sono presenti in quantità sufficiente nell'effluente delle acque reflue crude, è possibile stabilire la conformità all'obiettivo prestazionale aggiungendo le prestazioni attribuite alle singole fasi di trattamento sulla base di prove scientifiche per processi standard ben consolidati (dati pubblicati di rapporti di prova, studi di casi ecc.) od oggetto di prove in laboratorio in condizioni controllate ai fini di un trattamento innovativo.
Allegato I – sezione 2 – punto 2.1 – lettera b – comma 4
I metodi di analisi per il controllo sono convalidati e documentati dal gestore in conformità della norma EN ISO/IEC 17025 o di altre norme nazionali o internazionali che garantiscono una qualità equivalente.
I metodi di analisi per il controllo sono convalidati e documentati dal gestore in conformità della norma EN ISO/IEC 17025 o di altre norme nazionali o internazionali che garantiscono una qualità equivalente. Il gestore dell'impianto di recupero assicura che i laboratori selezionati per il controllo di validazione applichino pratiche di gestione della qualità conformi a quanto previsto dalla norma ISO/IEC 17025.
Per i laboratori selezionati per il controllo di validazione, è stata inserita la medesima norma ISO già presente nella direttiva sulle acque potabili.
Principali compiti di gestione del rischio
a) Principali compiti di gestione del rischio
Allegato II – paragrafo -1 (nuovo)
-1. Condurre un'analisi di fattibilità dell'impianto di recupero progettato, che prenda in considerazione almeno i costi di sviluppo dell'impianto in relazione alla domanda territoriale di acque recuperate, i potenziali utilizzatori finali, il fabbisogno di acque trattate dell'attrezzatura e valuti la qualità delle acque trattate in entrata.
Allegato II – paragrafo 3
3. Individuare gli ambienti, le popolazioni e le persone a rischio di esposizione diretta o indiretta ai pericoli potenziali individuati, tenendo conto di fattori ambientali specifici quali l'idrogeologia, la topologia, il tipo di suolo e l'ecologia locali e di fattori relativi al tipo di colture e di pratiche agricole impiegate. Occorre tenere conto anche dei possibili effetti negativi, irreversibili o a lungo termine, delle attività di depurazione delle acque.
3. Individuare gli ambienti, le popolazioni e le persone a rischio di esposizione diretta o indiretta ai pericoli potenziali individuati, tenendo conto di fattori ambientali specifici quali l'idrogeologia, la topologia, il tipo di suolo e l'ecologia locali e di fattori relativi al tipo di colture e di pratiche agricole impiegate. In tutte le fasi del sistema di riutilizzo delle acque reflue, occorre tenere presenti la valutazione dei rischi sanitari, compresi l'individuazione dei pericoli, la relazione dose-risposta, la valutazione dell'esposizione e la caratterizzazione del rischio. Occorre tenere conto anche dei possibili effetti negativi sul piano ambientale e sanitario, irreversibili o a lungo termine, inclusi i possibili effetti negativi sui flussi ecologici delle attività di recupero delle acque, quali distribuzione, stoccaggio e utilizzo.
Allegato II – paragrafo 4
4. Condurre una valutazione del rischio che consideri sia i rischi per l'ambiente che quelli per la salute umana e animale, tenendo conto della natura dei pericoli potenziali individuati, degli ambienti, delle popolazioni e delle persone individuati a rischio di esposizione a tali pericoli e della gravità dei possibili effetti degli eventi pericolosi, nonché di tutte le pertinenti normative nazionali e dell'Unione, dei documenti di orientamento e delle prescrizioni minime applicabili agli alimenti e ai mangimi e alla sicurezza dei lavoratori. L'incertezza scientifica nella caratterizzazione del rischio deve essere affrontata in conformità con il principio di precauzione.
4. Condurre una valutazione del rischio che consideri sia i rischi per l'ambiente che quelli per la salute umana e animale, tenendo conto della natura dei pericoli potenziali individuati, degli ambienti, delle popolazioni e delle persone individuati a rischio di esposizione a tali pericoli e della gravità dei possibili effetti degli eventi pericolosi, nonché di tutte le pertinenti normative nazionali e dell'Unione, dei documenti di orientamento e delle prescrizioni minime applicabili agli alimenti e ai mangimi e alla sicurezza dei lavoratori nonché degli obiettivi ambientali. Gli studi qualitativi possono essere utilizzati ai fini della valutazione del rischio. L'incertezza scientifica nella caratterizzazione del rischio deve essere affrontata in conformità con il principio di precauzione.
Allegato II – paragrafo 4 – lettera d – punto i
i. la conferma della natura dei pericoli, compresa, se del caso, la relazione dose-risposta;
i. la conferma della natura dei pericoli, compresa, se del caso, la relazione dose-risposta, in cooperazione con le autorità sanitarie;
Allegato II – paragrafo 4 – comma 3 – parte introduttiva
Nella valutazione del rischio sono rispettati, come minimo, i seguenti obblighi e prescrizioni:
Allegato II – lettera b (nuova)
(Da inserire prima del punto 5.)
Allegato II – paragrafo 5
5. Ove necessario e opportuno per garantire un livello sufficiente di protezione dell'ambiente e della salute umana, specificare le prescrizioni per la qualità e il controllo delle acque che si aggiungono a quelle indicate nell'allegato I e/o sono più rigorose rispetto ad esse.
5. Ove necessario e opportuno per garantire un livello adeguato di protezione dell'ambiente e della salute umana, specificare le prescrizioni per la qualità e il controllo delle acque che si aggiungono a quelle indicate nell'allegato I e/o sono più rigorose rispetto ad esse.
In base all'esito della valutazione del rischio di cui al punto 4, tali prescrizioni supplementari possono in particolare riguardare:
Tali prescrizioni supplementari possono in particolare riguardare:
b) i pesticidi;
d bis) la presenza di microplastiche;
e) altre sostanze che destano crescente preoccupazione;
e) altri agenti inquinanti emersi come significativi da analisi ambientali e sulla salute pubblica condotte a livello locale;
Allegato II – lettera c (nuova)
(Da inserire prima del punto 6.)
Allegato II – paragrafo 8 bis (nuovo)
8 bis. Garantire che l'attrezzatura di recupero sia dotata di strumenti alternativi per lo scarico delle acque reflue trattate che non sono riutilizzate.
Allegato II – paragrafo 9 bis (nuovo)
9 bis. Garantire che l'infrastruttura di distribuzione delle acque recuperate sia separata e realizzata in maniera tale da evitare rischi di contaminazione della rete di adduzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano.
Allegato II – paragrafo 9 ter (nuovo)
9 ter. Garantire che l'infrastruttura di distribuzione delle acque recuperate sia adeguatamente contrassegnata e, laddove realizzata con canali a cielo aperto, sia sufficientemente provvista di segnaletica ben visibile, anche nel caso in cui le acque reflue siano miscelate con acque di altra provenienza.
Allegato II – paragrafo 9 quater (nuovo)
9 quater. Garantire l'istituzione di meccanismi di coordinamento tra i diversi attori per assicurare la produzione e l'uso in condizioni di sicurezza dell'acqua recuperata.
La crescente competizione globale per l'utilizzo della risorsa idrica comporta un rischio crescente per l'economia, le comunità e gli ecosistemi da cui queste dipendono. Basti pensare come nel 2017 i prelievi globali sono stati di circa 6 000 chilometri cubi e si stima che possano salire a circa 8 700 chilometri cubi nel 2050, per arrivare a quasi 12 700 chilometri cubi nel 2100.
Questo continuo aumento della domanda, unito agli effetti del cambiamento climatico e al conseguente aumento delle temperature medie, pone un allarme sulla possibilità che le aree soggette a carenza idrica possano aumentare.
Sta diventando dunque sempre più pressante il tema di una corretta ed efficiente gestione della risorsa idrica, che, giustamente, viene sempre di più considerata un bene prezioso e scarso.
L'Europa non è un continente arido, ma le fonti di approvvigionamento idrico rappresentano attualmente un fattore di preoccupazione per almeno metà della popolazione dell'UE.
La geografia e il clima europei comportano nell'UE una disparità nella distribuzione delle acque, una situazione che è divenuta più grave a causa dell'attività umana. Nell'Europa meridionale, ad esempio, lo sviluppo del turismo ha determinato un incremento della domanda idrica, creando fenomeni di desertificazione e di intrusione delle acque salate nelle falde acquifere di varie zone costiere d'acqua dolce. In base agli studi effettuati dall'EEA, se si prende in considerazione l'indice di sfruttamento idrico, troviamo paesi quali Cipro, Bulgaria, Belgio, Spagna, Italia e Malta il cui rapporto è attualmente del 20 % o superiore. Questo implica una seria condizione di stress delle riserve idriche. Se è vero che al Sud la carenza idrica è più critica, il problema non si può dire solamente circoscritto a quelle aree: dal 1976, come evidenziato dalla Commissione europea, la quasi totalità degli Stati membri ha attraversato periodi di siccità e molti attualmente segnalano frequenti problemi di carenza idrica, nonché l'eccessivo sfruttamento delle falde acquifere.
La carenza idrica è un fenomeno che riguarda almeno l'11 % della popolazione europea e il 17 % del territorio dell'UE. Dal 1980 il numero dei casi di siccità in Europa ha registrato un aumento e un aggravarsi degli episodi, che hanno comportato costi stimati in 100 miliardi di EUR negli ultimi trent'anni.
La siccità dell'estate 2017 ha illustrato, una volta di più, le dimensioni delle perdite economiche; le perdite previste per il solo settore dell'agricoltura italiana sono pari a 2 miliardi di EUR. Questa tendenza è destinata a proseguire: la scarsità d'acqua non è infatti più confinata a un esiguo numero di aree del continente, ma costituisce già una preoccupazione per tutta l'Unione.
Trovare soluzioni adeguate a livello UE per salvaguardare l'acqua diventa dunque di fondamentale importanza per mantenere elevato il benessere dei cittadini e preservare l'ambiente.
La Commissione europea, già nella sua Comunicazione del 2012 "Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee", aveva identificato il riutilizzo di acque reflue urbane tra le misure alternative di approvvigionamento idrico a basso impatto ambientale in grado di affrontare la problematica scarsità delle risorse idriche.
La legislazione UE, nello specifico la direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE), menziona già il riutilizzo di acque reflue urbane come misura supplementare per un'efficiente gestione della risorsa idrica
Tuttavia i benefici derivanti da questa attività non sono ad oggi ancora pienamente sfruttati a causa della mancanza di una legislazione chiara e di regole certe.
Secondo i dati forniti dalla Commissione europea il potenziale complessivo di riutilizzo dell'acqua entro il 2025 è di circa 6,6 miliardi di m3 rispetto agli attuali 1,1 miliardi di m3 all'anno. Ciò richiederebbe un investimento inferiore a 700 milioni di euro e consentirebbe di riutilizzare oltre il 50 % del volume totale di acqua teoricamente disponibile per l'irrigazione dagli impianti di trattamento delle acque reflue nell'Ue ed evitare più del 5 % dell'estrazione diretta da corpi idrici e acque sotterranee.
La proposta della Commissione mira a raggiungere i suddetti obiettivi attraverso la definizione di norme armonizzate a livello dell'Unione, al fine da evitare che diversi requisiti presenti negli Stati membri influenzino negativamente la parità di condizioni e causino ostacoli al buon funzionamento del mercato interno.
La proposta della Commissione si limita alle acque recuperate utilizzate al fine d'irrigazione agricola, essendo l'agricoltura uno dei principali settori utilizzatori di acqua. La proposta si pone, inoltre, lo scopo di garantire che le acque reflue recuperate siano sicure, proteggendo così i cittadini e l'ambiente.
Il relatore supporta la necessità di un regolamento per la definizione di criteri armonizzati a livello UE per le attività di riutilizzo delle acque reflue urbane. Per questa ragione ritiene la proposta uno strumento utile per garantire la sicurezza ed una maggiore diffusione dell'attività di recupero.
Tuttavia ritiene necessario intervenire con alcune modifiche al fine di rendere maggiormente chiara la legislazione, in particolare sulle definizioni, sui ruoli e le responsabilità dei vari soggetti coinvolti e sulle principali attività di gestione del rischio Il relatore ritiene inoltre importante allargare il campo di applicazione di questo regolamento anche agli utilizzi ai fini civili ed ambientali, in modo da poter ampliare i benefici derivanti dal riutilizzo delle acque
Si vuole definire con maggiore precisione la differenza tra acque "trattate", cioè le acque sottoposte ad adeguato trattamento, come richiesto dalla direttiva 91/271/CEE, e le acque recuperate coperte dal campo di applicazione del presente regolamento.
È necessario definire i principali soggetti coinvolti nelle operazioni di recupero delle acque reflue urbane. Per tale ragione, accanto al gestore dell'impianto di trattamento, al gestore dell'impianto di recupero e all'utilizzatore finale, viene definito e disciplinato il ruolo di gestore della rete di distribuzione.
Il relatore supporta l'obbligo di un piano di gestione dei rischi per il recupero delle acque recuperate, tuttavia ritiene che tale compito debba essere coordinato dall'autorità competente, la quale può garantire una valutazione maggiormente accurata ed indipendente dell'intera catena di approvvigionamento delle acque. Vengono poi individuati nell'allegato II i compiti minimi affidati ai diversi soggetti.
Relativamente alle prescrizioni minime per la qualità delle acque recuperate, il relatore condivide i parametri proposti dalla Commissione basati sullo studio del JRC, ma ritiene necessario inserire l'ulteriore parametro "Salmonella" per garantire una ancora maggior sicurezza alimentare per i cittadini.
È importante non limitare i possibili utilizzi solamente al fine dell'irrigazione agricola ma ampliarli, come già avviene in diversi Stati membri, anche ai fini civili (irrigazione di aree verdi o campi da golf) e ai fini ambientali (contrasto all'intrusione salina o mantenimento dei flussi minimi ecologici). A tal fine il relatore ritiene di equiparare questi utilizzi ai parametri relativa alla classe più stringente, cioè la classe A. Il relatore ha deciso di non fissare parametri armonizzati per riutilizzo a fine industriale ma ritiene tuttavia che tale riutilizzo debba essere incentivato e regolato a livello nazionale in base ai casi specifici.
Il relatore ritiene poi fondamentale porre l'attenzione sulla necessità di misure di sensibilizzazione in grado di mettere in luce il risparmio della risorsa idrica derivante dal riutilizzo delle acque reflue urbane e il sistema di controlli in grado di garantire la salubrità delle acque recuperate
Il relatore, infine, si rammarica della mancata inclusione nel campo di applicazione della proposta della Commissione di norme armonizzate sulla ricarica della falda acquifera. Per tale ragione richiede nella revisione, che verrà anticipata a 5 anni, la possibilità di presentare una proposta legislativa in tale ambito. Si richiede poi alla Commissione di esaminare la necessità di una regolamentazione specifica per il riutilizzo indiretto
PARERE della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (5.12.2018)
Relatore per parere: Marijana Petir
Stando alle cinque relazioni dell'IPCC(1) pubblicate nel periodo tra il 1983 e il 2012, ciascuno degli ultimi tre decenni è stato sempre più caldo a livello mondiale, rispetto a qualsiasi decennio precedente, e ciò fin dagli anni ‘50 del 19° secolo. Il periodo tra il 1983 e il 2012 è probabilmente il trentennio più caldo registrato negli ultimi 1400 anni. I recenti cambiamenti climatici hanno colpito in modo significativo l'agricoltura e l'economia e si stima che il loro impatto abbia notevolmente aumentato la frequenza e l'intensità dei periodi di siccità e causato danni all'ambiente e all'economia nel corso degli ultimi trent'anni. Tra il 1976 e il 2006 il numero di zone e di persone colpite dalla siccità è aumentato di quasi il 20 % e i costi totali sostenuti a causa della siccità hanno raggiunto i 100 miliardi di EUR (Commissione europea, 2012). L'agricoltura europea utilizza circa un quarto del totale delle acque dolci per l'irrigazione, mentre nell'Europa meridionale e sudorientale circa il 60 %, e in alcune zone idriche fino all'80 %, del totale delle acque dolci è usato per l'irrigazione. Alla luce di questi dati di fatto, la conservazione delle risorse idriche e il reperimento di mezzi alternativi per l'approvvigionamento idrico per le esigenze di irrigazione dell'agricoltura emergono come priorità.
Ai sensi della legislazione e conformemente alle politiche dell'Unione adottate, come la direttiva quadro sulle acque(2) e il piano d'azione dell'UE per l'economia circolare(3), sono in fase di creazione opportunità per regolamentare il riutilizzo dell'acqua proveniente dai sistemi comunali di trattamento delle acque reflue a fini irrigui nell'agricoltura, onde poter compensare tempestivamente i disavanzi potenziali e effettivi di questa risorsa vitale.
Ispirandosi al principio di precauzione e applicando le migliori esperienze mondiali, nonché le limitazioni e le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità(4), la Commissione ha proposto un regolamento che stabilisce norme, procedure e misure per il riutilizzo dell'acqua proveniente dai sistemi comunali di trattamento delle acque reflue a livello di UE.
Dato che la Commissione non ha intrapreso studi specifici sui rischi connessi al processo di riutilizzo dell'acqua in agricoltura, la proposta legislativa ricorre alle migliori esperienze di paesi terzi (Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia), nonché degli Stati membri che già utilizzano l'acqua di recupero in agricoltura. Il regolamento si applicherà solo agli operatori che intendono trattare e immettere sul mercato l'acqua recuperata dall'impianto comunale di trattamento delle acque reflue, e per questa ragione ritengo che i livelli minimi per gli indicatori chiave proposti siano adeguati e che la metodologia e la procedura di autorizzazione dell'approvvigionamento di acqua recuperata per garantire il livello di sicurezza pubblica auspicato siano adeguate, sia per gli agricoltori che per i consumatori. La proposta consentirà alle autorità competenti, nel corso della procedura amministrativa di approvazione dei permessi di rilascio dell'acqua recuperata, di applicare norme più rigorose di quelle stabilite nel presente regolamento e di modificare, se necessario, le condizioni per il rilascio dei permessi.
Allo stesso tempo, il quadro legislativo e i costi di attuazione del presente regolamento non dovrebbero scoraggiare gli operatori dall'adeguare gli impianti di trattamento delle acque reflue ai fini del riutilizzo delle stesse in agricoltura. Occorre pertanto evitare oneri o costi ingiustificati per gli operatori. È necessario garantire che il quadro legislativo per l'elaborazione dei piani di gestione dei rischi sia applicato uniformemente in tutta l'Unione e che tutti gli Stati membri comprendano ed applichino in modo uniforme le prescrizioni proposte in materia di valutazione dei rischi.
In considerazione dell'importanza e dell'eventuale impatto della nuova legislazione proposta sulla situazione attuale nel settore, il termine per l'entrata in vigore del presente regolamento, nonché il termine proposto per l'adeguamento degli impianti di trattamento alle disposizioni del regolamento, da un anno, come proposto, dovrebbero passare a due anni, a decorrere dalla data di pubblicazione del regolamento nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
In qualità di membri della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo, intendiamo garantire la sicurezza pubblica e la fiducia nella sanità e nell'alta qualità dei prodotti agricoli e alimentari, fornendo al contempo un'adeguata acqua dolce per l'agricoltura europea, in particolare nelle regioni meridionali e orientali dell'Unione, a fini di irrigazione.
(-1) L'acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale.
(1) Le crescenti pressioni cui sono sottoposte le risorse idriche dell'Unione europea sono all'origine di una graduale scarsità d'acqua e del deterioramento della sua qualità. In particolare, i cambiamenti climatici, i fenomeni meteorologici imprevedibili e le siccità contribuiscono in misura significativa all'esaurimento delle riserve e della fornitura di acqua dolce, dovuto alle pratiche agricole e allo sviluppo urbano.
(1 bis) Al momento, la diffusione di soluzioni di riutilizzo dell'acqua è ancora limitata rispetto al loro potenziale, che resta ampiamente inutilizzato.
(1 ter) È necessario incoraggiare l'uso efficiente delle risorse e ridurre le pressioni sull'ambiente idrico, in particolare la scarsità di risorse idriche, promuovendo lo sviluppo del riutilizzo sicuro delle acque reflue depurate.
(1 quater) Le crescenti pressioni cui è sottoposta una sempre maggiore quantità di risorse idriche dell'Unione europea sono all'origine di una graduale scarsità d'acqua e del deterioramento della sua qualità. Le pressioni esercitate dai cambiamenti climatici, dalla siccità e dallo sviluppo urbano incidono in modo significativo sulle riserve di acqua dolce. In tale contesto, incoraggiando il riutilizzo delle acque reflue depurate, l'Europa potrebbe rafforzare la sua capacità di reazione di fronte alla crescente pressione sulle risorse idriche.
(2) Incoraggiando il riutilizzo delle acque reflue trattate l'Unione potrebbe rafforzare la sua capacità di reazione di fronte alla crescente pressione sulle risorse idriche. La direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio15 menziona il riutilizzo dell'acqua tra le misure supplementari che gli Stati membri possono decidere di adottare per conseguire gli obiettivi della direttiva, vale a dire uno stato ecologico buono sotto il profilo qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e sotterranee. La direttiva 91/271/CEE del Consiglio16 dispone che le acque reflue che sono state sottoposte a trattamento devono essere riutilizzate, ogniqualvolta ciò risulti appropriato.
(2) Incoraggiando il riutilizzo delle acque reflue trattate l'Unione potrebbe rafforzare la sua capacità di reazione di fronte alla crescente pressione sulle risorse idriche. La direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio menziona il riutilizzo dell'acqua tra le misure supplementari che gli Stati membri possono decidere di adottare per conseguire gli obiettivi della direttiva, vale a dire uno stato ecologico buono sotto il profilo qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e sotterranee, cosa che riveste una grande importanza per gli esseri umani e l'ecosistema. La direttiva 91/271/CEE del Consiglio16 dispone che le acque reflue che sono state sottoposte a trattamento devono essere riutilizzate, ogniqualvolta ciò risulti appropriato.
(2 bis) L'impatto ambientale e l'energia necessaria per estrarre e trasportare l'acqua dolce sono importanti.
(3) Nella comunicazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee"17 la Commissione evidenzia il riutilizzo dell'acqua per l'irrigazione o per uso industriale come opzione alternativa di approvvigionamento idrico che merita l'attenzione dell'Unione, nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile, della protezione della popolazione e del soddisfacimento delle necessità delle generazioni future.
(4 bis) Il Parlamento europeo, nella risoluzione del 9 ottobre 2008 su come affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Unione europea1bis, ricorda che nella gestione delle risorse idriche si dovrebbe privilegiare un approccio orientato alla domanda e ritiene che l'Unione dovrebbe adottare un approccio globale alla gestione delle risorse idriche, che abbini misure orientate alla domanda, misure per l'ottimizzazione delle risorse esistenti nel ciclo dell'acqua e misure per la creazione di nuove risorse, e che tale approccio dovrebbe includere considerazioni ambientali, sociali ed economiche.
1bis (2008/2074(INI)
(6) Si stima che il riutilizzo delle acque reflue adeguatamente trattate, ad esempio quelle provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane o da stabilimenti industriali, abbia un minore impatto ambientale rispetto ad altri metodi alternativi di approvvigionamento idrico, quali i trasferimenti d'acqua o la desalinizzazione. Ciononostante il ricorso a tale pratica è piuttosto limitato nell'Unione. Il motivo è parzialmente da ricercare nell'elevato costo del sistema di riutilizzo delle acque reflue e nella mancanza di norme ambientali o sanitarie comuni dell'Unione per il riutilizzo dell'acqua, e, per quanto riguarda più in particolare i prodotti agricoli, nei potenziali rischi per la salute e l'ambiente e nei potenziali ostacoli alla libera circolazione di tali prodotti irrigati con acque depurate. Occorre al contempo tenere presente che in alcuni Stati membri l'infrastruttura di irrigazione è inadeguata o inesistente.
(6 bis) Per garantire un riutilizzo efficace delle risorse idriche reflue urbane, occorre riconoscere che non tutte le acque riciclate possono essere usate per tutte le colture. È pertanto necessario dotare gli agricoltori di una formazione affinché utilizzino i vari tipi di acqua riciclata in maniera ottimale per le colture che, sul piano sanitario, non presentano rischi di effetti negativi dovuti alla qualità delle acque usate.
(7) Potranno essere elaborate norme sanitarie in materia di igiene alimentare applicabili ai prodotti agricoli irrigati con acque depurate soltanto se le prescrizioni in materia di qualità delle acque depurate destinate all'irrigazione agricola non sono troppo diverse da uno Stato membro all'altro. L'armonizzazione delle prescrizioni contribuirà anche all'efficiente funzionamento del mercato interno di tali prodotti. È pertanto opportuno introdurre un livello minimo di armonizzazione definendo prescrizioni minime per la qualità e il monitoraggio dell'acqua. Tali prescrizioni minime dovrebbero consistere in parametri minimi applicabili alle acque depurate e in altre prescrizioni qualitative più rigorose o supplementari imposti, se necessario, dalle autorità competenti, in aggiunta a eventuali misure di prevenzione adeguate. I gestori degli impianti di depurazione dovrebbero svolgere i principali compiti di gestione dei rischi al fine di individuare le prescrizioni minime più rigorose o supplementari applicabili alla qualità dell'acqua. I parametri sono basati sulla relazione tecnica del Centro comune di ricerca della Commissione e rispecchiano le norme internazionali in materia di riutilizzo dell'acqua.
(7) Nell'Unione potranno essere elaborate norme sanitarie equivalenti in materia di igiene alimentare applicabili ai prodotti agricoli irrigati con acque depurate soltanto se le prescrizioni in materia di qualità delle acque depurate destinate all'irrigazione agricola non sono troppo diverse da uno Stato membro all'altro. L'armonizzazione delle prescrizioni contribuirà anche all'efficiente funzionamento del mercato interno di tali prodotti. È pertanto opportuno introdurre un livello minimo di armonizzazione definendo prescrizioni minime per la qualità e il monitoraggio dell'acqua, permettendo allo stesso tempo agli Stati membri di andare oltre e adottare standard più elevati e di valutare i rischi tenendo conto delle condizioni specifiche del sito, in particolare dell'ambiente. Tali prescrizioni minime dovrebbero consistere in parametri minimi applicabili alle acque depurate e in altre prescrizioni qualitative più rigorose o supplementari imposti, se necessario, dalle autorità competenti, in aggiunta a eventuali misure di prevenzione adeguate. I gestori delle strutture di depurazione dovrebbero svolgere i principali compiti di gestione dei rischi al fine di individuare le prescrizioni minime più rigorose o supplementari applicabili alla qualità dell'acqua. I parametri sono basati sulla relazione tecnica del Centro comune di ricerca della Commissione e rispecchiano le norme internazionali in materia di riutilizzo dell'acqua.
(7 bis) È opportuno stabilire prescrizioni minime di qualità per l'irrigazione agricola, comprendenti parametri microbiologici e fisico-chimici, i valori limite associati e le frequenze di controllo.
(7 ter) I requisiti in materia di qualità dell'acqua destinata all'irrigazione dovrebbero tener conto del progresso scientifico, in particolare per quanto riguarda i controlli dei microinquinanti e delle nuove sostanze cosiddette "emergenti", in modo da garantire un utilizzo sicuro dell'acqua e proteggere l'ambiente e la salute umana.
(9) La gestione dei rischi dovrebbe consistere nell'individuare e gestire i rischi in modo proattivo e integrare il concetto di produzione di acque depurate della qualità richiesta per usi specifici. La valutazione del rischio dovrebbe poggiare sui principali compiti di gestione dei rischi e individuare eventuali prescrizioni supplementari relative alla qualità dell'acqua necessarie per garantire un livello sufficiente di protezione dell'ambiente e della salute umana e animale, per quanto in particolare riguarda l'uso di acque reflue depurate su suoli agricoli utilizzati per la produzione di alimenti.
(10) Al fine di proteggere efficacemente l'ambiente, la salute umana e la qualità dei suoli occorre che i gestori delle strutture di depurazione e le autorità competenti siano responsabili in via primaria della qualità delle acque depurate. Per garantire ai consumatori, e in particolare agli agricoltori, una qualità dell'acqua conforme ai parametri stabiliti, i gestori delle strutture di depurazione dovrebbero monitorare la qualità delle acque depurate rispettando i requisiti minimi e le eventuali condizioni stabilite dall'autorità competente. Occorre pertanto stabilire le prescrizioni minime applicabili al monitoraggio, definendo le frequenze delle attività di monitoraggio ordinarie e la tempistica e gli obiettivi prestazionali del controllo ai fini di validazione. Alcune prescrizioni applicabili alle attività ordinarie di monitoraggio sono specificate in conformità della direttiva 91/271/CEE.
(11) È necessario garantire l'utilizzo sicuro delle acque depurate, in modo da incoraggiare il riutilizzo dell'acqua a livello dell'Unione e rafforzare la fiducia del pubblico in tale pratica. L'erogazione di acque depurate dovrebbe pertanto essere permessa per usi specifici solo sulla base di un'autorizzazione rilasciata dalle autorità competenti degli Stati membri. Al fine di garantire un approccio armonizzato a livello dell'Unione, nonché la tracciabilità e la trasparenza, le norme sostanziali applicabili a tale autorizzazione dovrebbero essere definite a livello di Unione. Le modalità dettagliate delle procedure per la concessione delle autorizzazioni dovrebbero tuttavia essere stabilite dagli Stati membri. Gli Stati membri dovrebbero poter applicare procedure autorizzative esistenti, adattate per tener conto delle prescrizioni introdotte dal presente regolamento. Le disposizioni del presente regolamento sono complementari alle prescrizioni previste da altri atti legislativi dell'Unione, in particolare per quanto riguarda i possibili rischi per la salute e l'ambiente.
(11) È necessario e importante garantire l'utilizzo sicuro e protetto delle acque depurate, in modo da incoraggiare lo sviluppo del riutilizzo dell'acqua a livello dell'Unione, incoraggiando gli agricoli europei ad adottare questa pratica e rafforzando la fiducia del pubblico in essa. L'erogazione di acque depurate dovrebbe pertanto essere permessa per usi specifici solo sulla base di un'autorizzazione rilasciata dalle autorità competenti degli Stati membri. Al fine di garantire un approccio armonizzato a livello dell'Unione, nonché la tracciabilità e la trasparenza, le norme sostanziali applicabili a tale autorizzazione dovrebbero essere definite a livello di Unione. Le modalità dettagliate delle procedure per la concessione delle autorizzazioni dovrebbero tuttavia essere stabilite dagli Stati membri, le cui autorità competenti sono esse stesse responsabili di valutare i rischi che può presentare il riutilizzo dell'acqua. Gli Stati membri dovrebbero poter applicare procedure autorizzative esistenti, adattate per tener conto delle prescrizioni introdotte dal presente regolamento. Le disposizioni del presente regolamento sono complementari alle prescrizioni previste da altri atti legislativi dell'Unione, in particolare per quanto riguarda i possibili rischi per la salute e l'ambiente.
(11 bis) Se la distribuzione dell'acqua recuperata è necessaria, essa dovrebbe essere soggetta a un'autorizzazione. Se tutti i requisiti sono soddisfatti, l'autorità competente dello Stato membro dovrebbe rilasciare un'autorizzazione che contenga tutte le condizioni e le misure necessarie stabilite nella valutazione del rischio per una distribuzione sicura dell'acqua recuperata all'utilizzatore finale.
(13) Il regolamento (CE) n. 852/2004 stabilisce norme generali per gli operatori del settore alimentare e contempla la produzione, la trasformazione, la distribuzione e l'immissione sul mercato degli alimenti destinati al consumo umano. Detto regolamento tratta della qualità sanitaria degli alimenti e uno dei suoi principi fondamentali è che la responsabilità della sicurezza degli alimenti incombe in via primaria all'operatore del settore alimentare. Tale regolamento è anche oggetto di orientamenti dettagliati, tra i quali è da segnalare la "Comunicazione della Commissione relativa agli orientamenti per la gestione dei rischi microbiologici nei prodotti ortofrutticoli freschi a livello di produzione primaria mediante una corretta igiene (2017/C 163/01)". Gli obiettivi prestazionali per le acque depurate stabiliti nel presente regolamento non impediscono agli operatori del settore alimentare di ottenere la qualità d'acqua necessaria per conformarsi al regolamento (CE) n. 852/2004 utilizzando, in una fase successiva, vari metodi di trattamento delle acque reflue, da soli o in combinazione con altre opzioni diverse dal trattamento.
(13) Il regolamento (CE) n. 852/2004 stabilisce norme generali per gli operatori del settore alimentare e contempla la produzione, la trasformazione, la distribuzione e l'immissione sul mercato degli alimenti destinati al consumo umano. Detto regolamento tratta della qualità sanitaria degli alimenti e uno dei suoi principi fondamentali è che la responsabilità della sicurezza degli alimenti incombe in via primaria all'operatore del settore alimentare. Tale regolamento è anche oggetto di orientamenti dettagliati, tra i quali è da segnalare la "Comunicazione della Commissione relativa agli orientamenti per la gestione dei rischi microbiologici nei prodotti ortofrutticoli freschi a livello di produzione primaria mediante una corretta igiene (2017/C 163/01)". Gli obiettivi prestazionali per le acque depurate stabiliti nel presente regolamento non impediscono agli operatori del settore alimentare di ottenere la qualità d'acqua necessaria per conformarsi al regolamento (CE) n. 852/2004. Ferma restando la responsabilità del coltivatore per la qualità dei suoi prodotti, le autorità competenti dovrebbero essere responsabili di valutare i rischi e i pericoli che può presentare l'utilizzo di acque depurate.
(14) Per contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell'Unione europea in materia di uso parsimonioso delle risorse, la responsabilizzazione del consumatore costituisce anch'essa un elemento importante. Si dovrebbe in primo luogo rivedere le pratiche di utilizzo delle risorse naturali, con l'intento di conseguire risparmi. Al fine di promuovere la fiducia nel riutilizzo dell'acqua e di garantire che i consumatori accettino questa prassi sostenibile, dovrebbero essere fornite informazioni al pubblico, accompagnate da un sistema di riconoscimenti e incentivi per gli utenti. La diffusione di informazioni in materia di riutilizzo idrico dovrebbe garantire una maggiore trasparenza e tracciabilità e potrebbe risultare di particolare interesse anche per altre autorità pertinenti che potrebbero considerare il riutilizzo dell'acqua per un uso specifico.
(14 bis) È necessario garantire un sostegno finanziario per far fronte al "costo totale" del sistema di produzione, distribuzione e utilizzazione sicura delle acque depurate.
Il costo totale comprende: la costruzione, l'esercizio, la manutenzione della struttura di produzione e/o della rete di distribuzione e del monitoraggio qualitativo per la gestione del rischio e l'ottenimento dell'autorizzazione.
(14 ter) è necessario potenziare la qualità e la quantità del controllo, della valutazione e dell'informazione, soprattutto nei territori in cui l'ambiente è compromesso da attività industriali e agricole altamente inquinanti e che sono in forte ritardo nella costruzione di reti fognarie e di impianti di raccolta e depurazione delle acque reflue, in violazione della legislazione europea.
(16) Al fine di adeguare al progresso tecnico e scientifico le prescrizioni minime vigenti e i principali compiti di gestione dei rischi, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per modificare dette prescrizioni e detti compiti. Inoltre, per garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana, la Commissione dovrebbe poter anche adottare atti delegati ad integrazione dei principali compiti di gestione dei rischi definendo specifiche tecniche. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, e nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale «Legiferare meglio»37 del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(16) Al fine di adeguare al progresso tecnico e scientifico le prescrizioni minime vigenti e i principali compiti di gestione dei rischi, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per modificare dette prescrizioni e detti compiti, senza pregiudicare il campo di applicazione per il riutilizzo di acque reflue adeguatamente depurate. Inoltre, per garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana, la Commissione dovrebbe poter anche adottare atti delegati ad integrazione dei principali compiti di gestione dei rischi definendo specifiche tecniche. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, e nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale «Legiferare meglio»37 del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(18) Al fine di ridurre tali rischi, l'utilizzo di acque reflue depurate sui terreni agricoli per la produzione alimentare dovrebbe rispettare standard elevati. Le autorità competenti dovrebbero verificare la conformità delle acque depurate alle condizioni indicate nell'autorizzazione. In caso di mancata conformità, dovrebbero imporre al gestore della struttura di depurazione di adottare le misure necessarie per garantire la conformità. I gestori di strutture di depurazione dovrebbero sospendere immediatamente l'erogazione delle acque depurate ogniqualvolta la mancata conformità comporti un significativo rischio per l'ambiente o per la salute umana. Le autorità competenti dovrebbero lavorare in stretta collaborazione con i produttori agricoli per agevolare il riutilizzo delle acque depurate.
(25 bis) Al fine di sviluppare e promuovere il più possibile la pratica del riutilizzo delle acque reflue adeguatamente depurate, è necessario che l'Unione europea sostenga la ricerca e lo sviluppo in materia, tramite il programma Orizzonte Europa, onde garantire significativi progressi per quanto riguarda l'affidabilità delle acque reflue adeguatamente depurate e i metodi sostenibili per il loro utilizzo.
(25 ter) Il presente regolamento mira a incoraggiare l'utilizzo sostenibile dell'acqua. Per conseguire tale obiettivo, la Commissione dovrebbe impegnarsi a utilizzare i programmi dell'Unione, fra cui il programma LIFE, al fine di sostenere le iniziative locali di riutilizzo delle acque reflue adeguatamente depurate.
2. Finalità del presente regolamento è garantire la sicurezza delle acque depurate per l'uso che si prevede di farne, al fine di assicurare il massimo livello di protezione della salute umana e animale e dell'ambiente, di affrontare in modo coordinato in tutta l'Unione il problema della scarsità idrica e le risultanti pressioni sulle risorse idriche, e di contribuire anche al buon funzionamento del mercato interno.
2 bis. Il presente regolamento dovrebbe incoraggiare coloro che utilizzano ingenti quantità d'acqua, fra cui gli agricoltori, a sviluppare pratiche sostenibili relative all'utilizzo delle risorse idriche, che consentano di risparmiare acqua.
2 ter. Il presente regolamento dovrebbe permettere la diffusione di soluzioni che consentano un utilizzo delle risorse idriche in grado di far fronte alle sfide poste dal cambiamento climatico e dalla siccità.
Articolo 3 – comma 1 – punto 5
5. «acque depurate»: le acque reflue urbane che sono state trattate conformemente alle prescrizioni della direttiva 91/271/CEE e sono state sottoposte a ulteriore trattamento in un impianto di depurazione;
5. «acque depurate»: le acque reflue urbane che sono state trattate conformemente alle prescrizioni della direttiva 91/271/CEE e sono state sottoposte a ulteriore trattamento in una struttura di depurazione;
(La modifica della denominazione "impianto di depurazione" in "struttura di depurazione" si applica in tutto il testo. l'approvazione dell'emendamento implica adeguamenti tecnici in tutto il testo).
È necessario armonizzare i termini "impianto" e "struttura" con la legislazione ambientale dell'UE. La struttura di recupero dell'acqua potrebbe far parte dell'impianto di depurazione ed essere gestita da un gestore diverso.
Articolo 3 – comma 1 – punto 6
6. "impianto di depurazione": un impianto di depurazione delle acque reflue urbane o altro impianto che effettua un ulteriore trattamento delle acque reflue urbane conformemente alle prescrizioni della direttiva 91/271/CEE al fine di produrre acqua idonea ad un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, del presente regolamento;
6. "struttura di depurazione": una struttura di depurazione delle acque reflue urbane o altro impianto che effettua un ulteriore trattamento delle acque reflue urbane conformemente alle prescrizioni della direttiva 91/271/CEE al fine di produrre acqua depurata ad un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, del presente regolamento;
Articolo 3 – comma 1 – punto 7
7. «gestore dell'impianto di depurazione»: la persona fisica o giuridica che gestisce o controlla un impianto di depurazione;
7. «gestore della struttura di depurazione»: la persona fisica o giuridica che gestisce o controlla una struttura di depurazione;
Articolo 3 – comma 1 – punto 11 bis (nuovo)
11 bis. "punto di conformità": uscita dell'attrezzatura di recupero.
Il termine «punto di conformità» deve essere definito nella sezione "Definizioni", come già stabilito all'articolo 4.
Articolo 3 – comma 1 – punto 11 ter (nuovo)
11 ter. "microinquinante": sostanza indesiderabile, rintracciabile nell'ambiente in concentrazioni molto basse, ai sensi dell'allegato VIII della direttiva 2000/60/CE;
Articolo 3 – comma 1 – punto 11 quater (nuovo)
11 quater. "distributore delle acque depurate": la persona fisica o giuridica che distribuisce o controlla la rete di distribuzione delle acque depurate;
Obblighi del gestore della struttura di depurazione per quanto riguarda la qualità dell'acqua
1. Il gestore dell'impianto di depurazione provvede a che le acque depurate destinate a un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, siano conformi, a:
1. Il gestore della struttura di depurazione provvede a che le acque depurate destinate a un uso specificato nell'allegato I, sezione 1, siano conformi, all'uscita dell'attrezzatura di recupero siano conformi, a:
Per coerenza con le definizioni proposte.
b) a ogni altra condizione stabilita dall'autorità competente nella pertinente autorizzazione, a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, lettere b) e c), per quanto riguarda la qualità dell'acqua.
b) a ogni altra condizione ben fondata, stabilita dall'autorità competente nella pertinente autorizzazione, a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, lettere b) e c), per quanto riguarda la qualità dell'acqua.
2. Al fine di garantire la conformità alle prescrizioni e alle condizioni di cui al paragrafo 1, il gestore dell'impianto di depurazione procede al monitoraggio della qualità dell'acqua, nel rispetto:
2. Al fine di garantire la conformità alle prescrizioni e alle condizioni di cui al paragrafo 1, il gestore della struttura di depurazione interessato procede al monitoraggio della qualità dell'acqua, nel rispetto:
2 bis. Dopo il punto di conformità, la qualità dell'acqua non è più responsabilità del gestore della struttura di depurazione, ma diventa responsabilità dell'utilizzatore seguente nella catena di riutilizzo dell'acqua.
1. Ai fini della produzione e dell'erogazione di acque depurate, la gestione dei rischi è effettuata dal gestore della struttura di depurazione in consultazione con i seguenti soggetti:
a) il gestore dell'impianto o degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane che approvvigiona d'acqua l'impianto di depurazione, se diverso dal gestore dell'impianto di depurazione;
a) il gestore dell'impianto o degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane che approvvigiona d'acqua la struttura di depurazione, se diverso dal gestore della struttura di depurazione;
b bis) "distributore/i delle acque depurate":
c) qualsiasi altra parte ritenuta pertinente dal gestore della struttura di depurazione.
2. Il gestore della struttura di depurazione elabora un piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua sulla base dei principali compiti di gestione dei rischi di cui all'allegato II.
Il piano di gestione dei rischi connessi al riutilizzo dell'acqua propone le eventuali prescrizioni, in aggiunta a quelle specificate nell'allegato I, necessarie per attenuare ulteriormente i rischi e individua, tra l'altro, i pericoli, i rischi e le misure di prevenzione adeguate.
Il gestore della struttura di depurazione informa l'utilizzatore finale, non appena è disponibile informazione sufficiente.
3 bis. Se il tipo di coltura da irrigare è destinato a essere commercializzato in varie forme diverse e rientra in più classi di qualità delle acque trattate, il gestore della struttura di depurazione è tenuto a fornire all'agricoltore acqua della classe di qualità più elevata, tra quelle interessate.
1 bis. Le autorità nazionali del settore idrico, congiuntamente alla Commissione, devono organizzare corsi di specializzazione e sessioni informative per i dipendenti delle agenzie nazionali incaricate di valutare le autorizzazioni richieste dagli operatori; in alternativa, la Commissione si impegna a sviluppare e a distribuire alle autorità nazionali opuscoli informativi e, eventualmente, materiali online sulle norme e le prescrizioni concernenti gli standard minimi per il riutilizzo dell'acqua.
Erogazione di acque depurate
1. L'erogazione di acque depurate destinate a un uso di cui all'allegato I, sezione 1, è subordinata al rilascio di un'autorizzazione.
2. L'autorità competente decide se concedere l'autorizzazione entro 3 mesi dal ricevimento della domanda.
3. L'autorizzazione contiene tutte le condizioni e misure necessarie per una distribuzione sicura dell'acqua depurata all'utilizzatore finale, stabilita nella valutazione del rischio effettuata a norma dell'articolo 6.
4. L'autorizzazione è riesaminata periodicamente e almeno ogni cinque anni e, se del caso, modificata.
1. Prima di emettere un'autorizzazione, l'autorità competente verifica che, al punto di conformità, le acque depurate rispettino le condizioni indicate nell'autorizzazione. La verifica della conformità è eseguita secondo le seguenti modalità:
2. In caso di non conformità rilevata dopo l'emissione di un'autorizzazione, l'autorità competente impone al gestore della struttura di depurazione di arrestare l'erogazione di acqua depurata fino a quanto non saranno state adottate tutte le misure necessarie per ripristinare la conformità e i distributori e gli utilizzatori finali di acqua depurata che possono essere colpiti dalla situazione non ne sono stati informati.
3. Se la mancata conformità comporta un rischio significativo per l'ambiente o per la salute umana, il gestore della struttura di depurazione sospende immediatamente ogni ulteriore erogazione delle acque depurate fino a che l'autorità competente stabilisca che la conformità è stata ripristinata.
4. In caso di incidente che pregiudichi la conformità alle condizioni di autorizzazione della struttura di depurazione, il gestore informa immediatamente l'autorità competente e tutti gli erogatori di acqua depurata e l'utilizzatore finale o gli utilizzatori finali, e comunica all'autorità competente le informazioni necessarie per valutare le conseguenze di tale incidente.
2 bis. Ai sensi del regolamento (CE) n. 852/2004, che stabilisce norme generali destinate agli operatori del settore alimentare e si applica alla produzione, alla trasformazione, alla distribuzione e alla commercializzazione degli alimenti destinati al consumo umano, le autorità competenti devono comunicare all'utilizzatore il livello massimo di nutrienti presente nelle acque reflue adeguatamente depurate a lui fornite, in modo che l'agricoltore possa assicurarsi di rispettare i livelli massimi di nutrienti prescritti dalla normativa europea.
4 bis. La Commissione si impegna a rivedere ogni 10 anni, od ogni qualvolta la situazione lo richieda, le norme minime relative alla qualità delle acque depurate sulla base di studi condotti all'interno dell'UE, anziché nei paesi terzi.
Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera d bis (nuova)
In considerazione del numero di adeguamenti necessari affinché gli impianti esistenti si conformino al regolamento – migliorando le apparecchiature esistenti, modificando il funzionamento e i controlli e, soprattutto, effettuando la valutazione del rischio, stabilendo il piano di gestione dei rischi e assegnando le varie responsabilità – il periodo proposto di un anno andrebbe esteso ad almeno due anni onde garantire la conformità.
1. Descrivere il sistema di riutilizzo dell'acqua, dalle acque reflue che entrano nell'impianto di trattamento delle acque reflue urbane al punto di utilizzo, compresi le fonti di acque reflue, le fasi di trattamento e le relative tecnologie presso l'impianto di depurazione, l'infrastruttura di approvvigionamento e stoccaggio, l'utilizzo previsto, il luogo d'utilizzo e le quantità di acque depurate da erogare. L'obiettivo di questo compito è quello di fornire una descrizione dettagliata dell'intero sistema di riutilizzo dell'acqua.
1. Descrivere il sistema di riutilizzo dell'acqua, dalle acque reflue che entrano nell'impianto di trattamento delle acque reflue urbane al punto di utilizzo, compresi le fonti di acque reflue, le fasi di trattamento e le relative tecnologie presso la struttura di depurazione, l'infrastruttura di erogazione, approvvigionamento e stoccaggio, l'utilizzo previsto, il luogo d'utilizzo e le quantità di acque depurate da erogare. L'obiettivo di questo compito è quello di fornire una descrizione dettagliata dell'intero sistema di riutilizzo dell'acqua.
Allegato II – punto 4 – comma 2 – lettera c – punto i
i. la conferma della natura dei pericoli, compresa, se del caso, la relazione dose-risposta, in collaborazione con le autorità sanitarie;
Le relazioni dose-risposta e gli studi di valutazione dei rischi richiedono determinate competenze e conoscenze e determinati dati che potrebbero essere forniti dalle autorità sanitarie degli Stati membri.
Allegato II – punto 4 – comma 3 – lettera d bis (nuova)
d bis) una valutazione dei rischi per la salute animale;
Allegato II – punto 4 – comma 4 – lettera f
f) l'obbligo che le aree protette di acqua potabile rispettino le prescrizioni della direttiva 98/83/CE del Consiglio3;
f) l'obbligo che le aree protette di acqua potabile rispettino le prescrizioni della direttiva 98/83/CE del Consiglio3, compreso per quanto riguarda gli ormoni, i medicinali e le microplastiche;
3 Direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (GU L 330 del 5.12.1998, pag. 32).
Allegato II – punto 4 – comma 4 – lettera m bis (nuova)
m bis) i requisiti per prevenire l'inquinamento o le conseguenze sulla salute causate da interferenti endocrini di cui al regolamento 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis;
1bis Regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari (GU L 309 del 24.11.2009, pag. 1).
Allegato II – punto 5 – comma 2 – lettera b
b) gli antiparassitari, compresi gli interferenti endocrini;
Allegato II – punto 5 – comma 2 – lettera d
d) i medicinali e gli ormoni;
Allegato II – punto 5 – comma 2 – lettera e
e) altre sostanze che destano crescente preoccupazione, come le microplastiche;
Allegato II – punto 6 – tabella 1 – riga 2 – colonna 2
- I suini non devono essere esposti a foraggi irrigati con acque depurate, a meno che non vi siano dati sufficienti che indichino la possibilità di gestire i rischi legati a un caso specifico.
- Gli animali destinati alla produzione alimentare non devono essere esposti a foraggi irrigati con acque depurate, a meno che non vi siano dati sufficienti che indichino la possibilità di gestire i rischi legati a un caso specifico.
Allegato II – punto 6 – tabella 1 – riga 3 – colonna 2 – trattino 2
- Esclusione degli animali dal pascolo per 5 giorni dopo l'ultima irrigazione.
Allegato II – punto 8 – comma 2
Si raccomanda al gestore dell'impianto di depurazione di istituire e mantenere un sistema di gestione della qualità certificato conformemente allo standard ISO 9001 o equivalente.
Si raccomanda al gestore della struttura di depurazione di istituire e mantenere un sistema di gestione della qualità certificato conformemente allo standard ISO 9001 o equivalente.
IPCC, 2014: Cambiamento climatico 2014: Quinta relazione di valutazione del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico [Core Writing Team, R.K.Pachuri and L.A.Meyer (eds.)]. IPCC, Ginevra, Svizzera.
Direttiva 2000/60/CE GU L 327 del 22.12.2000, pag.1.
OMS – Linee guida per l’uso sicuro di acque reflue, Excreta e acque grigie in Agricoltura (OMS, 2006a)

References: Articolo 3

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 5

Articolo 6

Articolo 6

Articolo 10

Articolo 10

Articolo 13

Articolo 13

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 3

Articolo 12