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Settimana 2, Novembre, 2008 | Notizie - Deiricchi.it
2008 - Novembre - Settimana 2
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08/11/2008 * 09/11/2008 * 10/11/2008 * 11/11/2008 * 12/11/2008 * 13/11/2008 * 14/11/2008 *
Papa: Pio XII dono di Dio, basta unilateralismi
ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/11/2008
CITTA' DEL VATICANO - Benedetto XVI, concludendo oggi un importante convegno vaticano su Pio XII, ha detto che papa Pacelli è stato per la Chiesa un eccezionale dono di Dio, ed ha denunciato l' attenzione "eccessiva" e "piuttosto unilaterale" sul suo operato. "Ciò ha impedito un approccio adeguato ad una figura di grande spessore storico-teologico", ha detto riferendosi, senza citarle esplicitamente, alle polemiche sul presunto silenzio del suo predecessore davanti alla Shoah.
Crisi, la sfida di Obama. monito da Iran su nucleare
TEHERAN - Il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, ha criticato il presidente eletto Usa Barack Obama per le affermazioni da lui fatte ieri sul programma nucleare di Teheran, affermando che sono una "ripetizione" di quanto detto dall'amministrazione uscente del presidente George W. Bush e avvertendolo che sta prendendo la "strada sbagliata".
Ieri Obama, nella sua prima conferenza stampa dopo la vittoria elettorale, aveva detto di ritenere "inaccettabile" che l'Iran possa dotarsi di armi nucleari. Il presidente eletto, ha detto Larijani, citato dall'agenzia ufficiale Irna, ha "ripetuto le affermazioni quotidiane della corrente amministrazione e ciò significa indirizzarsi sulla strada sbagliata del passato". Il presidente del Parlamento iraniano ha avvertito Obama che il 'cambiamento', su cui il presidente americano eletto ha basato gli slogan della sua campagna, "non significa solo un cambiamento di colore o superficiale". "Se gli americani vogliono cambiare la loro situazione nella regione - ha affermato Larijani - devono mandare i giusti segnali ai popoli di quest'area del mondo".
OBAMA: RISPOSTA GLOBALE A CRISI GLOBALE, E' GRANDE SFIDA
NEW YORK - "Stiamo affrontando la più grande sfida economica della nostra vita", ed è "una crisi globale che richiede una risposta globale". Con accanto a sé il vicepresidente eletto Joe Biden e alle sue spalle l'ex numero uno della Fed Paul Volcker, il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ha confermato la propria volontà di lavorare con gli altri leader mondiali per uscire tutti insieme dalla crisi.
Ma, sin dalle prime battute, in questo primo incontro a Chicago con la stampa dopo la sua elezione a presidente, Obama ha tenuto a ricordare che il presidente "é uno solo" e si chiama George W. Bush, fino al 20 gennaio, data alla quale il presidente eletto si insedierà alla Casa Bianca. Bush è un presidente in fin di mandato, dal quale Obama si aspetta però qualche segnale concreto, come l'approvazione di un primo stralcio dell'ambizioso piano di stimolo che lui intende avviare una volta alla Casa Bianca per salvare la classe media. "Appena sarò presidente - ha detto Obama - affronterò la crisi di petto prendendo le misure necessarie per arginare la crisi del credito, aiutare le famiglie che lavorano duro, per restituire crescita e prosperità ".
Obama ha incontrato i giornalisti dopo una prima riunione del suo team di consiglieri economici, durante il quale è stato tra l'altro preparato il vertice del G20 in calendario il 15 novembre a Washington. Come aveva anticipato la sua portavoce, Obama non ha annunciato nessuna nomina: né quella - attesissima - del futuro segretario al Tesoro, né quella del futuro segretario di Stato. Nessuno ha chiesto al presidente eletto se vorrà partecipare al G20 della prossima settimana (con i 'ricchi' del G7 più economie emergenti come Brasile, Cina e Corea del Sud), ma secondo la Casa Bianca di Bush Obama non intende farlo, mentre si ignora se sarà presente alla cena, venerdì alla Casa Bianca. Un portavoce di Bush, Tony Fratto, ha detto "non mi aspetto una presenza nella stanza" accanto al presidente attuale, senza escludere però che collaboratori di Obama possano trovarsi nel palazzo che ospiterà il summit, come si attribuisce al presidente eletto l'intenzione di fare. Fratto ha promesso comunque "una stretta" collaborazione con la squadra di Obama perché "vogliamo sapere quello che pensano e come vedono le cose".
Quella che appare praticamente sicura, invece, è la presenza di Obama a Washington nelle ore del Vertice, per una serie di incontri bilaterali con i leader mondiali. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell'Ue, ha espresso il desiderio di incontrare il presidente Usa eletto appena possibile, per gettare le basi del secondo vertice del G20, che gli europei auspicano possa tenersi entro il febbraio prossimo, con Obama insediato alla Casa Bianca. La riunione odierna dei consiglieri economici -tra cui pesi massimi come Warren Buffett o Eric Schmidt della Google- si è svolta nello storico hotel Hilton di Chicago, a poche centinaia di metri dal Grant Park, dove centinaia di migliaia di persone avevano festeggiato pochi giorni prima la vittoria di Obama. Intorno al tavolo della riunione, a destra del presidente eletto sedeva Biden, mentre alla sua sinistra c'era Volcker, l'anziano ex presidente della Fed che molti vedono al Tesoro, almeno per i primi mesi. Due dei tre 'papabili' per il Tesoro hanno partecipato alla riunione odierna: oltre a Volcker, c'era l'ex ministro del Tesoro di Bill Clinton Larry Summers. Il terzo è Timothy Geithner, presidente della Fed di New York.
Scoperta 'fabbrica di bambini' in una clinica nigeriana
Rainews24, http://www.rainews24.it, 09/11/2008
Poi però le donne venivano rinchiuse fino al giorno del parto, ottenendo l'equivalente di circa 130 euro in cambio del proprio bambino. I piccoli venivano venduti a coppie in prevalenza nigeriane per cifre oscillanti tra i 2.000 e i 3.000 euro.
Una donna ha raccontato che appena entrata le avevano fatto un'iniezione, dopodicheè era svenuta. "Una volta sveglia mi sono accorta di essere stata violentata".
Baghdad respinge la proposta di Washington per la permanenza delle truppe fino al 2012
Rainews24, http://www.rainews24.it, 10/11/2008
Le proposte di modifica al Sofa (Status of forces agreement), il patto sulla sicurezza che fornirà il quadro legale per la permanenza per altri tre anni in Iraq del contingente militare Usa, proposte da Washington non sono sufficienti. Lo ha dichiarato un portavoce del governo iracheno.
Il governo di Baghdad ha chiesto a Washington di proporre nuove modifiche se vuole che il patto sulla sicurezza ottenga l'approvazione dell'Asssemblea nazionale. Il portavoce del governo iracheno ha aggiunto che il governo invita gli Stati Uniti a "fornire risposte che siano appropriate per gli iracheni".
Si tratta delle prime dichiarazioni ufficiali pubbliche degli iracheni sulla risposta statunitense della scorsa settimana alla richiesta irachena di cambiamenti nella bozza di accordo. L'accordo manterrebbe le truppe statunitensi nel Paese fino al 2012 e garantirebbe all'Iraq un ruolo maggiore nella gestione della missione statunitense.
Al via la missione Ue contro la pirateria in Somalia
I ministri della Difesa dell'Ue hanno dato il via libera alla missione navale europea per "dissuadere, prevenire e reprimere" la pirateria al largo della Somalia. Lo hanno riferito fonti della presidenza di turno francese. La missione, denominata Operazione Atalanta, dovrà proteggere le navi in transito e quelle che trasportano aiuti dell'Onu e di Ong diretti in Somalia. Saranno inviate tra sei e dieci navi che dovranno garantire la sicurezza nel Golfo di Aden in collaborazione con Stati Uniti e Nato. "con tutti i mezzi necessari, compreso l'uso della forza".
ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/11/2008
ROMA - E' ristoratore, rigenera mente e corpo, aiuta anche a mantenere la linea, il sonno non è una perdita di tempo ma una vera assicurazione sulla salute anche a lungo termine, infatti dormire poco aumenta il rischio di malattie cardiovascolari: 'pericolo cuore' per chi tende a dormire meno di 7,5 ore a notte ed ha problemi di ipertensione. E' quanto emerge da uno studio di Kazuo Eguchi della università giapponese di Jichi a Tochigi pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine.
Mentre uno studio italiano pubblicato sulla stessa rivista e condotto da Pantaleo Giannuzzi, dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri di Firenze mostra invece che cambiare stili di vita dopo un infarto potrebbe prevenire altri infarti e problemi cardiovascolari futuri. Il sonno è un'abitudine sempre più negletta nella nostra coeità; siamo inseguiti dagli impegni e per guadagnare qualche ora in più rubiamo del tempo prezioso al ristoro notturno del corpo.
Sono ormai tanti gli studi che dimostrano come dormire non sia un 'optional' ma serve alla nostra salute: se non dormiamo 'salta' la memoria, si riducono le performance cognitive, i riflessi, la prontezza di reazioni. Inoltre dormire é utile a contrastare l'aumento di peso perché quando si dorme poco si tende a mangiare di più e più carboidrati, quindi a ingrassare. Non basta? Viene allora dal cuore un altro motivo per non dimenticarsi di dormire. Nell'indagine giapponese i ricercatori hanno seguito per oltre quattro anni lo stato di salute di 1255 individui ipertesi di età media 70 anni è emerso che l'incidenza di malattie cardiovascolari è di 2,4 per cento persone per anno tra coloro che dormono meno di 7,5 ore a notte contro un'incidenza di 1,8 per 100 persone per anno tra coloro che ne dormono di più.
Nell'indagine italiana invece Giannuzzi ha messo a confronto circa 1620 pazienti reduci da infarto e coinvolti in un programma di prevenzione secondaria a lungo termine (incentrato sul cambiamento degli stili di vita, la dieta, la cessazione del fumo, l'esercizio fisico) con altrettanti pazienti post-infarto non intercettati da questo programma educativo ma semplicemente seguiti secondo le linee guida standard. E' emerso che coloro che sono stati tenuti 'sotto controllo' a lungo termine non solo con i farmaci ma anche con il percorso educativo, hanno modificato attivamente i propri stili di vita e visto ridursi del 33% il loro rischio di infarto fatale, del 48% quello di infarto non fatale.
E' sempre importante dunque adottare corretti stili di vita, a maggior ragione quando si è stati 'graziati' da un primo infarto non bisogna mai abbassare la guardia e cambiare abitudini. Il sonno fa parte dei comportamenti sani da non dimenticare. "Dai nostri risultati emerge chiaramente che la durata ridotta del sonno può essere considerata come un fattore predittivo delle malattie cardiovascolari negli anziani con ipertensione - ha concluso Eguchi - per cui i medici dvrebbero inserire anche domande sulle abitdini del sonno nei pazienti ipertesi per stimare il loro 'rischio cuore'".
Vaticano a Obama: no a cellule embrionali
CITTA' DEL VATICANO - Il no all'uso di cellule staminali embrionali ''vale per tutti'', ed e' quindi rivolto anche agli Stati Uniti. Lo ha ribadito il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, card. Javier Lozano Barragan, rispondendo ad una domanda riferita alla revisione delle norme in materia ventilata dal nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama. Il cardinale ha pero' precisato di non ''conoscere a fondo la posizione'' del futuro inquilino della Casa Bianca.
Il card.Javier Lozano Barragan, conferma la sua contrarieta' al prelievo di cellule staminali da embrione, incoraggiando invece l'utilizzo di quelle estratte da cellule adulte o da cordone ombelicale. ''Le staminali embrionali - ha detto - non servono a nulla'', mentre ''si sono ottenuti ottimi risultati con il prelievo da cordone ombelicale o da cellule adulte ed emopoietiche''. Lo ha detto il card.Barragan presentando un convegno internazionale sulla ''pastorale nella cura dei bambini malati''.
Il Card. Barragan ha parlato di "inefficacia delle cellule staminali fetali ed embrionali" nella ricerca e nella cura delle malattie, sottolineando invece l'efficacia di quelle estratte da cellule adulte o dal cordone ombelicale, e auspicando una intensificazione delle ricerche scientifiche in questo campo. Questo orientamento scientifico è stato confermato, durante l'incontro di presentazione di un convegno sulla "pastorale nella cura dei bambini malati", anche dal coordinatore del dipartimento di medicina pediatrica dell'ospedale Bambino Gesù, Alberto Ugazio.
Quattro milioni di neonati muoiono ogni anno entro i primi 26 giorni di vita, troppi, secondo il card. Javier Lozano Barragan, mentre occorre fare ogni sforzo per salvarli, assicurando loro la massima assistenza, sanitaria e spirituale. Il riferimento è alla mancata rianimazione dei neonati con gravi malattie, praticata in alcuni Paesi e sulla quale il Vaticano ha riaperto il dibattito.
CITTA' DEL VATICANO - Sospendere l'idratazione e l'alimentazione in un paziente in stato vegetativo è "una mostruosità disumana e un assassinio": lo ha ribadito all'ANSA il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, card. Javier Lozano Barragan, in attesa della sentenza della cassazione sul caso di Eluana Englaro.
''L'accanimento terapeutico - ha affermato - non si consiglia mai, ma l'idratazione e l'alimentazione non appartengono a questa categoria. Qualcuno obietta che insieme all' alimentazione vengono somministrati anche i farmaci che tengono in vita - ha aggiunto - e allora, io dico, togliete i farmaci''. Diverso e' il caso di pazienti ''nell'ultima agonia'', per i quali, ''quando nutrizione e idratazione diventano completamente inutili, non vanno sprecati''. In ogni caso - ha concluso - ''sospendere idratazione e alimentazione in un paziente in stato vegetativo peggiora il suo stato, e la terribile morte per fame e per sete e' una mostruosita' disumana e un assassinio''.
Palestinesi divisi anche in ricorrenza della morte di Arafat
di Giorgio Raccah
GERUSALEMME - Neanche l'anniversario per la morte del loro leader storico, Yasser Arafat, riesce a unire i palestinesi. In Cisgiordania in migliaia ne hanno ricordato la morte, avvenuta quattro anni fa, ma nella striscia di Gaza l' anniversario, sembra soprattutto per le minacce di Hamas, è passato sotto silenzio. La manifestazione ufficiale si è tenuta a Ramallah alla Muqata, il quartier generale dell' Autorità palestinese dove è sepolto Arafat. Lì il presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas), nel rivolgersi a una folla stimata in migliaia di persone giunte da diversi centri della Cisgiordania, tra uno sventolio di bandiere palestinesi e del Fatah, ha dichiarato che i palestinesi "continuano a marciare lungo la strada tracciata da Arafat fino alla realizzazione di uno stato palestinese con capitale a Gerusalemme".
Abu Mazen ha speso buona parte del suo discorso per lanciare un pesante attacco a Hamas, che nel giugno del 2007 ha cacciato con le armi dalla Striscia le forze fedeli al Fatah e all' Autorità palestinese. Abu Mazen, che ha accusato Hamas di aver attuato un putsch a Gaza, ha incolpato il movimento islamico dell'insuccesso, finora, degli sforzi, condotti dall' Egitto, per una riconciliazione nazionale palestinese. Colloqui che dovevano svolgersi a questo fine all'inizio della settimana al Cairo sono stati rinviati sine die per volontà di Hamas. Secondo Abu Mazen si tratta di un "deliberato" boicottaggio dei colloqui da parte della dirigenza di Hamas che ha motivato il passo come una reazione a un'asserita ondata di arresti di centinaia di suoi sostenitori in Cisgiordania da parte dei servizi di sicurezza palestinesi. Ma, ha affermato il presidente, questi sono "falsi pretesti" poiché si tratta di persone che sono state arrestate non per le loro opinioni politiche ma per un illegale possesso di armi e un'illegittima raccolta di fondi. Abu Mazen ha sfidato Hamas ad andare alle elezioni per vedere a chi vadano le preferenze dei palestinesi e ha accusato il movimento islamico di impedire con la forza cerimonie di commemorazione di Arafat nella Striscia.
L' anno scorso centinaia di migliaia di persone parteciparono alla ricorrenza che poi degenerò in violenti incidenti: otto palestinesi furono uccisi e oltre un centinaio feriti in scontri con la polizia di Hamas. Secondo diverse testimonianze quest'anno la polizia di Hamas ha imposto, anche con la forza, la rimozione di fotografie di Arafat e di bandiere del Fatah dai muri delle case dove erano esposte e ha arrestato chi si è rifiutato di ubbidire all'ordine.
Botero evasore, 7 milioni non dichiarati
LUCCA - Una vita tra New York, Parigi, Montecarlo, ma Fernando Botero ha scelto dai primi anni '80 le fonderie di Pietrasanta per realizzare i celebri bronzi dalle fattezze over-size, che sono tanto nella scultura quanto nella pittura la sua cifra stilistica. Nella piccola Atene, l'artista colombiano ha da 24 anni una casa dove trascorre diversi mesi con la famiglia, dal momento che anche la moglie, la scultrice Sofia Vari, si avvale delle competenze degli artigiani versiliesi e dei laboratori della zona per le sue statue monumentali.
Se tra Botero e Pietrasanta c'é una sorta di identificazione, i rapporti non sono però stati sempre pacifici. Innamorato delle colline vicine al mare e delle bellezze della città d'arte, l'artista ha fissato lì un suo domicilio dal 1983 e ha ricevuto la cittadinanza onoraria nell'agosto del 2001. Eppure, quando Botero, nel '92, ha donato alla comunita' pietrasantina lo straordinario Guerriero, la grande statua collocata nella piazza del comune, alcuni artisti e cittadini hanno protestato parlando addirittura di "mostruosità e deturpazione urbanistica" dei luoghi onorati da Michelangelo, Kandinsky, Moore. Neanche gli affreschi della piccola chiesa quattrocentesca della Misericordia, l'anno dopo, hanno ricevuto il plauso collettivo. La Porta del Paradiso e la Porta dell'Inferno, realizzate con le tecniche illustrate da Vasari, non sono state del tutto apprezzate, tanto che, alcuni anni fa, le opere sono state imbrattate con un rossetto.
Al di là di questi episodi, per oltre 20 anni Botero è stato, con Mitoraj e Kan Yasuda, uno dei protagonisti indiscussi della piccola Atene, che a sua volta gli ha dedicato grandi mostre fino a diventare palcoscenico di prestigio per la sua opera. A incrinare seriamente i rapporti tra Botero e Pietrasanta, nel 2007 il furto di sette bronzi dell'artista in una fonderia della città. "Se accade qualche altro episodiosimile, me ne vado in Svizzera o in qualsiasi altro posto dovepercepisca di poter fondere in un contesto di maggioreprotezione", ha tuonato Botero da Bogotà subito dopo il fatto. Ma a un anno di distanza, alla fine del luglio scorso, i carabinieri gli hanno riconsegnato sei delle sette opere rubate. L'artista ha ringraziato per le forze dell'ordine per "lo straordinario lavoro svolto", che ha dimostrato che "Pietrasanta è una città sicura".
Banca d'Italia: debito pubblico record a 1667 miliardi
Rainews24, http://www.rainews24.it, 11/11/2008
Debito pubblico record in agosto, quando è salito a 1.667,2 miliardi di euro dai 1.654,7 di
luglio. Il piu' alto livello in precedenza era stato toccato in aprile con 1.663,2 miliardi. E' quanto emerge dal supplemento finanza pubblica del Bollettino statistico di Bankitalia.
Il gettito tributario di settembre, in base ai dati di cassa, è stato pari a 22,785 miliardi di
euro contro i 22,863 di settembre 2007. Nei primi nove mesi di quest'anno, quindi, il gettito si e' attestato ad un totale di 282,265 miliardi di euro, con un incremento del 3,1% rispetto
allo stesso periodo del 2007, (quando fu segnato un aumento del 6,4% rispetto a un anno prima), leggermente inferiore al +3,5% dei primi otto mesi di quest'anno.
Obama a Bush: salva l'Auto americana. Al vaglio un piano da 50 miliardi
New York Times e Wall Street Journal non hanno dubbi: durante la visita di ieri alla Casa Bianca, il presidente americano eletto, Barack Obama, e quello uscente, George W. Bush, hanno discusso il salvataggio dell' industria automobilistica, per la quale Obama chiede un piano urgente di sostegno. Bush avrebbe condizionato l'immediato varo del piano all'approvazione da parte del Congresso dell'accordo sul libero commercio con la Colombia.
Bush durante l'incontro alla Casa Bianca ha fatto sapere che potrebbe appoggiare alcuni aiuti e un piu' ampio pacchetto di stimoli se Obama e i democratici al Congresso faranno cadere la loro opposizione all' accordo di libero scambio con la Colombia, un provvedimento per il quale Bush ha lottato a lungo, secondo fonti informate dell'incontro, scrive il NYTimes, che ricorda che "l' amministrazione Bush, che ha promosso un cospicuo intervento a favore delle imprese finanziarie, si è opposta a consentire all'industria automobilistica di attingere ai 700 miliardi di dollari di fondi di sostegno malgrado la scorsa settimana la General Motors abbia dato segnali che mettono in dubbio la sua sopravvivevenza alla fine dell'anno".
Fonti democratiche vicine al presidente eletto hanno indicato all''International Herald Tribune' che "ne' Obama ne' i leader al Congresso sono disposti ad avallare con Bush il patto colombiano", al quale i democratici si oppongono per le violazioni dei diritti umani denunciati nella Colombia di Alvaro Uribe, e dovranno quindi "probabilmente attendere che Obama assuma il potere il 20 gennaio". Ma soprattutto, un altro trattato di libero commercio dopo quello con il Canada che molti Americani identificano come corresponsabile della perdita di migliaia di posti di lavoro, non è politicamente un costo trascurabile per Democratici e nuova amministrazione Obama.
Contro lo scambio fra il trattato con la Colombia e gli stimoli all'economia proposto dai Repubblicani già ieri era intervenuto il capo dello staff nominato da Obama, Rahm Emmanuel.
Ieri General Motors è crollata ai minimi dal 1946, dopo che Deutsche Bank ha tagliato
il rating della società e il target price a zero. "La caduta libera di Gm riflette le crescenti preoccupazioni degli investitori sulla liquidita' della societa'. Ma anche la scarsa fiducia sugli effetti sugli azionisti di un eventuale salvataggio da parte del governo", spiegano alcuni analisti,
avvertendo che un intervento a favore di Gm e di Detroit nel complesso potrebbe innescare una spirale, con la quale case automobilistiche in difficoltà nel resto del mondo potrebbero
rivolgersi ai propri governi in cerca di aiuto. E questo vanificherebbe gli sforzi americani per General Motors. Barclays ha tagliato il rating di Gm a 'underweight' da 'equalweight', sottolineando come la casa automobilistica potrebbe bruciare la liquidita' ora disponibile entro febbraio. Barclays, pur constatando come un eventuale intervento del governo potrebbe ridurre i rischi di bancarotta di Gm, potrebbe avere un prezzo molto elevato per gli azionisti, le cui quote sarebbero "significativamente" diluite.
Ancor piu' duro il parere di Deutsche Bank, che ha declassato Gm da 'hold' a 'sell': secondo la banca, la casa automobilistica potrebbe arrivare, in termini di liquidita', non oltre dicembre.
Anche in presenza di un intervento governativo, Deutsche Bank prevede per Gm una possibile bancarotta. Gm ha annunciato nei giorni scorsi un rosso da 2,5 miliardi di dollari nel terzo trimestre. Il colosso dell'auto, insieme a Ford e Chrysler, è a caccia di almeno 50 miliardi di dollari dal governo.
Referendum: Grillo, firme insufficienti
ROMA - Non ci sarebbero tutte le 500 mila firme necessarie per lo svolgimento del referendum sui 3 quesiti sull'informazione depositati da Beppe Grillo in Cassazione, lo scorso marzo e raccolte durante i 'Vaffa-day' organizzati da Grillo.
Si è riunito l'ufficio centrale della Cassazione per vagliare la validità delle firme presentate per ogni quesito, per verificarne sia il numero sia l'attendibilità e, a quanso si è appreso, Grillo non avrebbe raggiunto il numero esatto per mandare avanti il referendum.
Per questo motivo Grillo verrà convocato il 25 novembre prossimo per interloquire con i giudici sui problemi emersi nella raccolta delle firme.
Le firme raccolte da Grillo riguardavano il referendum per l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, per la legge Gasparri sulla Rai e l'abolizione del contributo pubblico all'editoria.
Compravendita' senatori: Procura chiede archiviazione per Berlusconi
La Procura della Repubblica ha concluso con la richiesta di archiviazione l'inchiesta sulla cosiddetta progettata "compravendita” di senatori del centrosinistra, che vede indagato Silvio Berlusconi per il reato istigazione alla corruzione. A decidere sulla richiesta, fatta dal pm Angelantonio Racanelli, sara' il gip Orlando Villoni.
L'inchiesta era stata avviata sulla base di una serie di informazioni dalle quali emergeva l'ipotesi che in occasione della votazione della legge Finanziaria del governo Prodi, senatori del centrosinistra fossero stati avvicinati perche' confluissero nel centrodestra.
Il gip Orlando Villoni si pronuncera’ sulla richiesta di archiviazione soltanto dopo la decisione della Corte Costituzionale alla quale il giudice, che ha sospeso il procedimento sul premier, ha inviato gli atti ritenendo rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimita' costituzionale del lodo Alfano. Per il gip, infatti, la legge si applica anche alla fase delle indagini preliminari, diversamente da quanto sostiene la procura.
Nel 2009 forte calo delle bollette di luce e gas
Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/11/2008
Nel 2009 le bollette di luce e gas registreranno una forte riduzione. È l'annuncio fatto dal presidente dell'Autorità per l'energia, Alessandro Ortis, a margine di un'audizione presso la commissione Industria del Senato.
In base all'attuale metodologia di aggiornamento che utilizza l'Autorità - ha spiegato - e agli andamenti attuali del petrolio, se non ci saranno più bizze petrolifere, è facile prevedere che nel 2009 i prezzi possano diminuire in misura significativa e progressiva, prima per l'energia elettrica e poi per il gas.
Secondo Ortis dalla riduzione dell'Iva potrebbero arrivare risparmi per i consumatori per 180 milioni di euro l'anno. Il taglio degli oneri per la componente in bolletta sullo smantellamento del nucleare darebbe risparmi per 100 milioni l'anno di cui 35 milioni andrebbero a sgravare i conti delle utenze domestiche, il trasferimento dell'onere del sistema sulle fonti rinnovabili alla fiscalità generale darebbe un risparmio di 90 milioni l'anno, di cui 20 milioni per i consumatori domestici.
Kandahar, sfregiate con l'acido 15 studentesse
Quindici giovani liceali afghane sono state oggi aggredite e sfregiate con dell'acido mentre raggiungevano la loro scuola a Kandahar. Almeno tre di loro sono in gravissime condizioni. Il gesto non e' stato rivendicato ma la citta' meridionale dell'Afghanistan e' culla e roccaforte dei taleban: nei loro cinque anni di dittatura (dal 1996 al 2001), gli studenti del Corano avevano proibito per legge l'educazione alle donne.
Atti cosi' codardi dimostrano quanto disonorevoli siano gli insorti. Nessuno francamente puo' dire che combattono per il popolo dopo che attaccano deliberatamente donne e bambini. Non sono solo codardi, ma anche mentitori, e' stata la dura condanna del comandante della missione Isaf in Afghanistan David McKiernan. Malgrado i segnali di apertura di Hamid Karzai e del presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama per favorire un dialogo tra il governo di Kabul e gli insorti, i taleban continuano quindi per la loro sanguinosa strada. Tanto che oggi un kamikaze - sempre a Kandahar - si e' fatto esplodere a bordo di un auto imbottita di tritolo alle porte di un complesso che ospita il consiglio della provincia, presieduto da Ahmad Wali Karzai, fratello del presidente afghano: Ahmad Wali ne e' uscito illeso ma l'attentato ha causato tre morti e almeno quaranta feriti.
Pur senza mai nominarli, il presidente Karzai ha puntato l'indice contro i guerriglieri taleban, attribuendo in particolare l'aggressione di stamane verso le studentesse ai "nemici della pace e della prosperita' in Afghanistan". "Eravamo a meta' strada verso il liceo, quando due uomini in motocicletta si sono fermati vicino a noi. Uno di loro ha gettato dell'acido sul viso di mia sorella, ho cercato di aiutarla e hanno gettato l'acido anche su di me", ha raccontato Atefa, 16 anni, dal suo letto d'ospedale. Mentre sul lettino accanto sua sorella Shamisa, di 18 anni, si contorceva e gemeva in preda al dolore con il volto completamente sfigurato dall'acido. Le ragazze, erano circa le 8 del mattino, si stavano dirigendo verso il liceo femminile 'Mirwais Nika', coperte dal burqa, cosa che probabilmente le ha salvate da guai peggiori. Gli aggressori, dopo aver spruzzato loro in faccia l'acido con una pistola giocattolo, sono fuggiti in seguito alle urla delle ragazze. "La citta' non e' sicura, ma non vogliamo restare chiuse in casa. Vogliamo avere un'istruzione e il governo deve aiutarci", e' stato l'appello di Atefa tra le lacrime. Ieri intanto quattro uomini sono stati impiccati all'interno del carcere di Kabul: tre erano militanti di al Qaida, condannati per terrorismo e riconosciuti colpevoli di attentati compiuti quattro anni fa nell'est del Paese.
Tremonti: 'Se le banche falliscono banchieri a casa o in galera'
Se le banche falliscono "i banchieri vanno a casa o vanno in galera". Lo ha detto il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, in audizione al Senato, precisando che gli interventi del governo "si basano sul principio costituzionale della tutela del risparmio e non sono per salvare le banche".
La Robin tax "ha evitato tagli a sanità e assistenza"
La cosiddetta 'Robin Hood Tax', l'inasprimento del prelievo fiscale su banche e petrolieri, "è stata semplicemente un modo per trovare 4 miliardi di euro senza i quali sarebbero stati tagliati sanità e assistenza", affermato il ministro dell'Economia nel corso di un'audizione al Senato sulla crisi dei mercati. "Non è stata una cosa eversiva", ha quindi sottolineato il ministro.
A proposito della 'social card', la carta prepagata per i più poveri, il ministro ha assicurato che "partirà" e ha precisato che "solo in minima e simbolica parte è finanziata con la Robin tax" perché "conta invece su altre voci".
Epifani: gravissimo l'incontro fra Berlusconi e parti sociali. Il premier esclude la Cgil
Quello che è accaduto ieri sera, se confermato, è gravissimo, una cosa senza precedenti. Il segretario generale Guglielmo Epifani denuncia al direttivo della Cgil l'incontro di ieri sera a palazzo Grazioli fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, alcuni ministri, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e i segretari di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
Epifani chiede "un immediato incontro con il governo" e annuncia una lettera ai leader di Cisl e Uil e al presidente di Confindustria con la quale chiederà conferma dell'incontro di ieri sera: se c'è stato, "apre un problema formale nei rapporti con le altre organizzazioni sindacali e con la Confindustria".
Il presidente Berlusconi dimostra così - si legge in una nota della Cgil - di non avere alcun rispetto nei confronti dei suoi interlocutori, quando esprimono opinioni diverse dalle sue.
Sul tema della crisi "il governo non prevede momenti formali di confronto con tutte le parti sociali, mentre quelli 'riservati' li tiene solo con alcuni soggetti, escludendo la Cgil, l'Ugl e tutte le altre rappresentanze di impresa", prosegue il leader Cgil.
Nei confronti della Cgil è un comportamento particolarmente grave perché abbiamo inviato al governo e alle altre parti sociali una piattaforma con le proprie proposte per affrontare la crisi - ha aggiunto Epifani - Con questo atteggiamento il governo esprime così la volontà di non aprire un confronto con la Cgil.
Riforma dell’Università, sindacati spaccati: la Cisl revoca lo sciopero
I sindacati sono usciti divisi dall'incontro di ieri sera con il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, sulla riforma dell'università. Lo confermano oggi Cisl e Uil, che hanno siglato un documento contenente le loro principali richieste per il settore, mentre la Cgil ha abbandonato il tavolo di confronto prima di apporre la firma.
La Cisl ha anche deciso di revocare lo sciopero indetto per il 14 novembre. Ancora nessuna decisione dalla Uil, che però marca la differenza con la Cgil: "La Cgil ha l'idea che lo sciopero vada fatto a tutti i costi, e per questo non ha nemmeno firmato il documento, a noi interessa invece discutere del merito del problemi".
Cisl e Uil riferiscono che la Gelmini si è impegnata a sottoporre il documento al vaglio dei ministri dell'Economia Giulio Tremonti e della Funzione pubblica Renato Brunetta, che ne dovranno valutare le compatibilità economiche.
Inoltre, i sindacati ribadiscono che domani incontreranno a Palazzo Vidoni il ministro Brunetta. Se arriveranno risposte positive alla loro richieste verrà revocato lo sciopero di venerdì sull'università.
Proposta della Lega: 'C'è crisi economica, si blocchi il fusso degli extracomunitari'
Blocco del flusso degli immigrati in Italia per colpa della crisi economica. Lo propone la Lega in un emendamento al ddl sulla sicurezza.
I senatori del Carroccio propongono l'istituzione di un osservatorio sui flussi migratori ma, nel frattempo, chiedono che ci sia uno stop all'ingresso degli extracomunitari in Italia almeno fino a quando la crisi continua a pesare sulle aziende.
Loch Ness, 75 anni fa la prima foto del mostro
ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/11/2008
La Russa, il 12 novembre sia giornata dei caduti in missioni di pace
ROMA - I parenti delle vittime l'avevano chiesto. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha detto sì. Il 12 novembre diventerà la Giornata del ricordo di tutti i caduti nelle missioni di pace. L'annuncio arriva nel quinto anniversario della strage di Nassiriya (19 italiani morti: 17 militari e 3 civili), che ha visto anche il "commosso ricordo" del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e l'intitolazione di una sala del Senato alle vittime dell'attentato in Iraq. Soddisfatti i familiari, che però tornano a chiedere l'assegnazione della medaglia d'oro al valor militare ai loro congiunti uccisi.
Come ogni anno, dal 2003, il 12 novembre i parenti delle vittime sono arrivati a Roma per partecipare alle commemorazioni. Prima tappa, l'Altare della Patria, dove il ministro della Difesa ha deposto una corona d'alloro. Poi La Russa ha incontrato i familiari. "Ho detto loro - ha riferito il ministro - che il loro dolore è il nostro dolore, ma c'é qualcosa di più: credo che il sacrificio dei loro cari abbia contribuito a far crescere in Italia tra la gente il sentimento di riconoscenza verso coloro che in divisa assicurano a tutti noi un vivere più giusto, libero e più in pace". Per questo, ha aggiunto, "lavorerò per accogliere il loro desiderio che il 12 novembre diventi il giorno del ricordo dei caduti delle missioni di pace, di tutti coloro che, non solo a Nassiriya, hanno dato la vita in assolvimento del proprio dovere". Ed il gruppo del Pdl al Senato ha subito presentato un disegno di legge per istituire la Giornata della memoria.
Soddisfatto Marco Intravaia, figlio di Domenico, uno dei militari morti a Nassiriya, che ieri aveva parlato di "eroi dimenticati", chiedendo l'istituzione della Giornata del ricordo.
A La Russa, ha raccontato, "abbiamo anche chiesto che la memoria dei nostri cari venga riconosciuta con la consegna della Medaglia d'oro al valor militare. Il ministro ha assicurato il suo impegno per venire incontro ai nostri desideri". Anche Sergio Ghione, padre di Daniele, altra vittima della strage in Iraq, ha fatto sapere che "lo Stato non si è dimenticato di noi". E plausi all'iniziativa di La Russa sono arrivati dal Pd. Per Roberta Pinotti, ministro ombra della Difesa, "é importante che ci sia una giornata che ricordi tutti coloro che nelle missioni purtroppo hanno perso la vita". Dopo la messa in suffragio alla basilica di Santa Maria degli Angeli, con ministro, alti vertici militari e parenti, le celebrazioni si sono spostate al Senato, dove, alla presenza dei presidenti di Senato, Renato Schifani e Camera, Gianfranco Fini, é stata scoperta una targa che dedica la conferenza stampa di Palazzo Madama alla memoria delle vittime del 12 novembre 2003 e di tutti gli italiani caduti nell'operazione Antica Babilonia.
Tantissimi i messaggi di vicinanza da parte del mondo politico, con in testa il presidente della Repubblica, che ha espresso al ministro della Difesa "il mio personale, commosso ricordo delle 19 vittime di quella terribile strage, a cui unisco la memoria di tutti coloro che hanno perso la vita nell'assolvimento delle missioni di pace".
E l'attentato è stato ricordato anche dai militari in missione in Afghanistan, con cerimonie a Kabul ed Herat. Infine, si è parlato della strage pure al Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica, dove l'ex pm romano Franco Ionta, ha ricordato che la strage fu pianificata a Baghdad da Al Qaida.
Alitalia: caos nei voli, la procura di Roma indaga
ROMA - Nuove canccellazioni, alemn 50 secondo l'Alitalia, sono previste oggi per le ripercussioni dello sciopero selvaggio di 24 ore proclamato dal Comitato di lotta dei lavoratori della Compagnia. Ieri i voli cancellati erano stati 124 con forti disagi e lunghe attese per i passeggeri. Nonostante la precettazione decisa dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli che ipotizza sanzioni penali.
Provvedimento non osservato che assieme all'interruzione di pubblico servizio ha fatto aprire alla Procura della Repubblica di Roma un fascicolo contro ignoti. Così come ha fatto anche la Procura di Civitavecchia. Comportamenti illegali che il governo intende contrastare per garantire il diritto dei cittadini a muoversi. E se la precettazione non serve, si ricorrerà al codice penale, ha detto anche il ministro dell' Interno, Roberto Maroni secondo il quale "gli aeroporti non potranno essere occupati".
Ai lavoratori che pensano alla nazionalizzazione della compagnia, Matteoli ha replicato che "é impossibile sotto tutti i punti di vista, per l' Europa, e perché il governo non ne ha intenzione" anche perché "Alitalia finora è stata nazionalizzata e i risultati sono questi. La verità è che chi ha lavorato in Alitalia fino ad ora ha sempre avuto un proprietario astratto, oggi Cai è un proprietario con un nome e un cognome, ha soci che investono e naturalmente lo fanno per guadagnare. Nessuno può chiedere di investire senza avere il presupposto del guadagno". Giudizi confermati dal premier, Silvio Berlusconi.
Mentre il 'fronte del no' attende segnali dal governo - dopo che Cai ha detto no alla richiesta di incontro - le cinque sigle (Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl) hanno preso carta e penna e scritto una lettera, indirizzata al commissario Ue per i trasporti, Antonio Tajani, facendo una serie di osservazioni in relazione alla necessaria discontinuità tra la Nuova e Vecchia Alitalia. Tema questo su cui domani l'Ue dovrà dare il suo parere. I Sindacati confederali e l'Ugl nel frattempo vanno avanti. Questa sera stanno incontrando Cai per la verifica dei contratti e dei criteri di assunzione-selezione dei lavoratori destinati alla Nuova Alitalia. Matteoli ha intanto affermato di ricevere telefonate di piloti che dicono che vogliono lavorare e che aspettano Cai per avere un minimo di tranquillità.
E il sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli si è chiesto perché il personale di Air One che confluirà nella nuova Cai non ha niente da dire mentre gli altri fanno scioperi selvaggi osservando che "chi fa sciopero non vuole rassegnarsi a perdere privilegi e condizioni contrattuali molto vantaggiose che però oggi non possono più permettere alla nuova compagnia di operare in un mercato in cui tutte le compagnie aeree sono con l'acqua alla gola".
Dal fronte confederale, il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha auspicato che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, si assuma il compito di mediatore "sulle parti del contratto che non corrispondono all'accordo firmato" visto che "aveva preso un impegno su quelle parti del secondo accordo che non corrispondevano al primo e su cui c'erano interpretazioni da dare. Credo che sia il tempo di darle". Inoltre, "é necessario anche che la Cai si doti di un capo del personale perché non possono andare avanti senza" ha sottolineato Epifani.
Per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, gli scioperi selvaggi sono "iniziative senza regole, spontanee, che creano un clima avvelenato", e che - ha aggiunto il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini - "vanno a danno dei cittadini e degli stessi lavoratori che ne fanno un giusto utilizzo quando è necessario". Per il leader della Uil, Luigi Angeletti, "é assolutamente prevedibile che in una fase di incertezza come quella che ancora regna ci siano queste reazioni" perché i lavoratori "non sanno quale sarà il loro destino, c'é chi si preoccupa e chi reagisce". Comunque, ha assicurato Angeletti, sono iniziative che non bloccheranno l'operazione della Cai.
Cassazione: sospendere l'alimentazione per Eluana. Vaticano: 'E' eutanasia'
Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/11/2008
Le sezioni Unite civili della Cassazione hanno dichiarato inammissibile per "difetto di
legittimazione" il ricorso della Procura di Milano contro il provvedimento del luglio scorso sulla vicenda di Eluana Englaro. La procura generale di Milano, in sostanza, non poteva impugnare la decisione con cui era stata autorizzata la sospensione dell' alimentazione artificiale che tiene in vita Eluana. I supremi giudici hanno cosi' accolto la richiesta fatta dal Pg della Cassazione Domenico Iannelli nell' udienza pubblica di martedi' scorso. Per il pg, infatti, la procura milanese non era "legittimata ad esercitare l'azione civile", poiche' non si tratta in questo caso "di tutelare un interesse pubblico, ma si e' di fronte ad una situazione soggettiva individuale".
Il padre e tutore di Eluana "E' la conferma che viviamo in uno stato di diritto". Cosi' Beppino Englaro, il padre di Eluana, ha commentato la decisione della Cassazione. La donna è in stato vegetativo permanente da quasi 17 anni a seguito di un incidente. La ragazza prima della disgrazia, commentando un caso analogo capitato ad un amico, aveva espresso ai famigliari la sua volontà a non essere sottoposta a cure intensive per rimanere in vita.
Monsignor Fisichella: "Un fatto gravissimo". Così monsignor Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia della Vita, ha commentato la sentenza della Cassazione su Eluana, ai microfoni della Radio Vaticana.
La sentenza della Cassazione su Eluana Englaro e' "una grande sconfitta per tutti", secondo monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Academia Pro Vita. E lo è anche per il diritto. "Mi sembra ci sia arroganza di interpretazione che esula dalle competenze specifiche dei giudici", afferma l'arcivescovo, interpellato per un commento. Si tratta di eutanasia? "Certo che è eutanasia", risponde Fisichella, che fa appello per una legge in materia di fine vita.
Mantovano: i magistrati hanno introdotto l'eutanasia. "Una parte della magistratura rifiuta la tutela della vita umana, privilegia forme più o meno velate di eutanasia e di omicidio del consenziente, impone questa sua opzione al Paese violando le leggi in vigore". Lo sottolinea, in una nota, il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, commentando la decisione della Cassazione sul caso Eluana. "Già nelle scorse settimane la Corte Costituzionale aveva preferito chiudere gli occhi, facendo finta di non vedere questa palese invasione di campo - ricorda Mantovano - spetta perciò al Parlamento restituire al Popolo la sua sovranita' con una scelta in favore della vita, senza se e senza ma, che ribadisca e renda evidenti le gravi responsabilita', anche politiche, dei magistrati che avallano scelte di morte".
Le vedove di Welby e Coscioni: è prevalsa la volontà di Eluana. "Finalmente viene adempiuta la volontà di Eluana". La vedova di Piergiorgio Welby così commenta la sentenza, e riserva parole di affetto per il padre della donna: "anche Beppino sarà contento, anche se per lui sarà un periodo difficile, perché dovrà vedere Eluana che se ne va. Ma ha adempiuto in modo eroico alla volontà della figlia".
I giudici della corte di Cassazione hanno evidentemente deliberato secondo scienza e coscienza, non c'è stata da parte loro alcuna invasione di campo. E' quanto ha affermato Maria Antonietta Farina, vedova di Luca Coscioni, esponente radicale e co-presidente dell'associazione che porta il nome del marito.
Anestesisti e Consiglio superiore sanità. Una decisione difficile, ma giusta dopo "un'attesa di venti anni che permette di stabilire che lo stato vegetativo e' irreversibile", e’ l’opinione del presidente nazionale dell'Associazione degli anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani, Vincenzo Carpino. "Per me e' eutanasia". Cosi' Franco Cuccurullo, presidente del Consiglio superiore di sanita' (Css), commenta la sentenza della Cassazione."Non sono favorevole, non condivido - spiega Cuccurullo - E' una sentenza che non mi piace ma che va rispettata, perche' la magistratura e' assolutamente competente per prendere una tale decisione", riconosce.
Scienza e Vita e Movimento per la Vita. Eluana "condannata a morte”. Questa la valutazione dell’Associazione Scienza e Vita, che chiede: “l’esecuzione sia pubblica con testimoni e video".
Nascondersi dietro schermi formali non serve a mascherare la realta'. Cosi’ Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, sottolineando che si tratta di "una sentenza che ha come presupposto ed effetto quello di discriminare tra vite umana piu' o meno degne di vivere".
Il Csm apre pratica a tutela della Cassazione. Il Csm si appresta a intervenire a difesa delle Sezioni Unite della Cassazione, per gli attacchi che da parte politica, soprattutto dallo schieramento della maggioranza stanno arrivando dopo la sentenza sul caso di Eluana. "Stiamo predisponendo una pratica a tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura e per la prima volta dell'operato delle Sezioni Unite della Cassazione", dice il consigliere Mario Fresa, togato del Movimento per la Giustizia.
Polemica a Milano su poster nuda in Croce
ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/11/2008
Processo scuola Diaz: la sentenza
Vedi anche ~ Scuola Diaz, si chiude l’ultimo grande processo sul G8 di Genova
E' sconfitto il teorema della procura, ha commentato a caldo l'avvocato Alfredo Biondi, difensore del vicequestore Pietro Troiani e del funzionario di polizia Alfredo Fabbrocini. Il pm non ha voluto rispondere alla domanda se farà appello alla sentenza.
Da oggi in poi questa sentenza stabilisce la totale impunità per le forze dell'ordine. Lo ha dichiarato l'ex portavoce del Genoa Social Forum e deputato europeo di Rifondazione Comunista Vittorio Agnoletto subito dopo la lettura della sentenza sulla Diaz.
Caratossidis (Forza Nuova): vertici polizia intoccabili, una vergogna tutta italiana
Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di Forza Nuova, una formazione politica lontana anni luce da coloro che furono vittime delle angherie degli agenti alla Diaz e' sdegnato: "Quello che e' successo alla Diaz di Genova non e' stato in Italia un fatto isolato. Le istituzioni non devono piu' coprire i macellai. Di fronte alla sentenza appena letta non ci resta altro da pensare che i vertici di polizia e dei servizi in Italia siano praticamente intoccabili. Una vergogna tutta italiana".
Scuola Diaz, si chiude l’ultimo grande processo sul G8 di Genova
Il processo per i fatti avvenuti il 21 luglio 2001 all' interno della scuola Diaz e' l'ultimo dei tre grandi processi avviati dopo il G8 del 2001. Il tribunale presieduto da Gabrio Barone doveva emettere la sentenza a carico di 29 tra agenti e dirigenti della Polizia di Stato.
Il primo ad essere celebrato e' stato quello per le violenze di strada che si e' concluso il 14 dicembre 2007 con la condanna a pene tra i 5 mesi e gli 11 anni per 24 no global. Il secondo e' stato invece quello per le violenze e i soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. In questo caso, il 14 luglio 2008 il tribunale ha condannato 15 persone (tra poliziotti e civili) a pene variabili tra 5 mesi e 5 anni.
Restano ancora da discutere alcuni processi-satellite.
Il primo e' quello a carico di Vincenzo Canterini, durante il G8 comandante del VII Nucleo sperimentale antisommossa del I Reparto Mobile di Roma, imputato di lesioni personali aggravate e di violenza privata per aver spruzzato gas urticante contro alcune persone radunate in corso Buenos Aires.
Il secondo riguarda la carica avvenuta in piazza Manin: in questo processo sono imputati 4 poliziotti del Reparto mobile di Bologna.
Un terzo processo, che riguarda l' ex capo della polizia Gianni De Gennaro, accusato di aver istigato l'ex questore di Genova a rendere false testimonianze nel corso della deposizione al processo sull'irruzione della Polizia della scuola Diaz durante il G8. Con lui sono indagati l'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola e l'ex questore Francesco Colucci. In questo caso l' udienza preliminare e' fissata per il 25 novembre.
Quella notte di sette anni fa alla scuola Diaz
La mattina del 22 luglio del 2001 chi vide la scuola Diaz dopo l'irruzione notturna della polizia defini' quei locali come torturati dal passaggio di un tornado, di quelli che abbattono tutto cio' che incontrano sul loro cammino: vetri rotti, computer divelti, indumenti strappati e sparsi dappertutto, tracce di sangue ancora fresco su pavimenti e pareti.
Erano passate poche ore dal blitz che, venne spiegato allora dalle forze dell'ordine, era mosso dalla ricerca di armi e di persone, tra cui black bloc, che avevano partecipato agli scontri nei quali, poche ore prima, era morto Carlo Giuliani. Il bilancio complessivo fu di 66 feriti e 96 fermati.
Nell'edificio di via Cesare Battisti erano ospitati il 'press center' di Indymedia e gli studi di Radio Gap (l'emittente ufficiale del contro G8) oltre a diversi ragazzi e ragazze che avevano preparato giacigli improvvisati stendendo i sacchi a pelo nelle sale e nei corridoi. Anche l'edificio di fronte, un'altra scuola, dove aveva sede il centro stampa del Genoa social forum, fu perquisito dalle forze dell' ordine: anche in questo caso computer e telefoni non si salvarono.
Alla Diaz, l'ampio salone al piano terra che era stato trasformato dai giovani in dormitorio, fu completamente devastato: ovunque sacchi a pelo multicolori stracciati, maglie, pantaloni e camicie (quasi tutte lacerate) sparsi per l'intero vano, libri scritti in tante lingue diverse sparpagliati sul pavimento e pagine stracciate.
In una saletta adiacente all'androne (l'area adibita dai giovani a 'quartier generale dell'informazione anti G8') diversi computer distrutti e gettati a terra. Rovesciati dai tavolini, con i monitor frantumati, le tastiere spezzate sul pavimento, cosparso da schegge di vetro delle tante finestre andate in mille pezzi. Ai piani superiori, tra indumenti e sacchi a pelo rovinati, spuntano anche tracce di sangue. E nei corridoi del primo piano, in diversi punti del pavimento, le chiazze di sangue ancora fresco si estendevano su parte della superficie.
A dimostrazione della necessita' del blitz la polizia esibi' subito dopo le molotov, le spranghe, i coltelli e le tute nere che, venne detto, erano state trovate nella scuola durante la perquisizione. L'intervento, fu spiegato, si rese necessario anche perche' una volante che passava di fronte era stata colpita da un lancio di pietre.
I poliziotti furono accusati di falsificazione delle prove: le due molotov, i picconi e le spranghe esibiti come tali, secondo l'accusa, sarebbero stati rispettivamente trovati nelle aiuole di corso Italia e in un cantiere aperto nel complesso scolastico. Secondo gli avvocati difensori, però, le presunte falsificazioni sarebbero state causate dalla fretta e dal disordine di quei momenti.
I condannati e gli assolti
I CONDANNATI E LE PENE INFLITTE - Il tribunale ha condannato, sostanzialmente tutto il VII nucleo comandato da Vincenzo Canterini, anche se gran parte delle condanne sono state mitigate per effetto del condono. Canterini, condannato a 4 anni, è stato riconosciuto responsabile di falso ideologico e di calunnia in concorso mentre Michelangelo Fournier (2 anni di reclusione e non menzione), Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone sono stati condannati a tre anni ciascuno per lesioni personali continuate. Per l'episodio delle molotov il tribunale ha condannato Pietro Troiani (3 anni) e Michele Burgio (2 anni e mezzo) per la calunnia e per il porto illegale di armi da guerra. A tutti sono state concesse le attenuanti generiche ritenute prevalenti sulle aggravanti contestate a Fournier, Troiani e Burgio ed equivalenti per gli altri. Luigi Fazio, che è stato condannato a un mese di reclusione, è stato dichiarato interdetto dai pubblici uffici per un anno. Per lui il tribunale ha stabilito la non menzione. Tutti gli altri hanno avuto uguale pena accessoria per la durata delle rispettive pene. Le pene inflitte a Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri, Compagnone, Troiani e Burgio sono state interamente condonate. Il tribunale ha dichiarati condonati anche 2 anni della pena inflitta a Canterini. Infine, il tribunale ha stabilito che Canterini, Fournier, Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri e Compagnone siano condannati in solido e con il responsabile civile, Ministero dell' Interno, al risarcimento di tutti i danni patiti dalle parti civili.
GLI ASSOLTI - Il Tribunale di Genova, con la sentenza di oggi sui fatti della scuola Diaz al G8 del 2001, ha assolto perche' il fatto non sussiste Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell' Aisi, e Francesco Gratteri, capo della direzione centrale anticrimine. Per loro l' assoluzione e' stata pronunciata con formula piena. Sono stati anche assolti Massimo Nucera e Maurizio Panzieri per l' episodio della coltellata ricevuta da Nucera durante il blitz nella scuola Diaz. Sia Nucera che Panzieri, accusati di calunnia, sono stati assolti perche' il fatto non sussiste. Assolti anche Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi e Davide Di Novi. Con loro sono stati assolti anche Massimiliano Di Bernardini e Salvatore Gava. Alfredo Fabbroccini, l' unico per il quale i pm avevano chiesto l' assoluzione, e' stato completamente scagionato. Il tribunale ha anche assolto Canterini dall' accusa di lesioni ai danni di una parte civile assieme a Fournier, Basile, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri e Compagnoni
Cosi' la scuola dopo il blitz di quella notte
GENOVA - La mattina del 22 luglio del 2001 chi vide la scuola Diaz dopo l'irruzione notturna della polizia definì quei locali come torturati dal passaggio di un tornado, di quelli che abbattono tutto ciò che incontrano sul loro cammino: vetri rotti, computer divelti, indumenti strappati e sparsi dappertutto, tracce di sangue ancora fresco su pavimenti e pareti. Erano passate poche ore dal blitz che, venne spiegato allora dalle forze dell'ordine, era mosso dalla ricerca di armi e di persone, tra cui black bloc, che avevano partecipato agli scontri nei quali, poche ore prima, era morto Carlo Giuliani. Il bilancio complessivo fu di 66 feriti e 96 fermati. Nell'edificio di via Cesare Battisti erano ospitati il 'press center' di Indymedia e gli studi di Radio Gap (l'emittente ufficiale del contro G8) oltre a diversi ragazzi e ragazze che avevano preparato giacigli improvvisati stendendo i sacchi a pelo nelle sale e nei corridoi. Anche l' edificio di fronte, un'altra scuola, dove aveva sede il centro stampa del Genoa social forum, fu perquisito dalle forze dell' ordine: anche in questo caso computer e telefoni non si salvarono. Alla Diaz, l'ampio salone al piano terra che era stato trasformato dai giovani in dormitorio, fu completamente devastato: ovunque sacchi a pelo multicolori stracciati, maglie, pantaloni e camicie (quasi tutte lacerate) sparsi per l'intero vano, libri scritti in tante lingue diverse sparpagliati sul pavimento e pagine stracciate. In una saletta adiacente all'androne (l'area adibita dai giovani a 'quartier generale dell'informazione anti G8') diversi computer distrutti e gettati a terra. Rovesciati dai tavolini, con i monitor frantumati, le tastiere spezzate sul pavimento, cosparso da schegge di vetro delle tante finestre andate in mille pezzi. Ai piani superiori, tra indumenti e sacchi a pelo rovinati, spuntano anche tracce di sangue. E nei corridoi del primo piano, in diversi punti del pavimento, le chiazze di sangue ancora fresco si estendevano su parte della superficie. A dimostrazione della necessità del blitz la polizia esibì subito dopo le molotov, le spranghe, i coltelli e le tute nere che, venne detto, erano state trovate nella scuola durante la perquisizione. L'intervento, fu spiegato, si rese necessario anche perché una volante che passava di fronte era stata colpita da un lancio di pietre.
Brunetta contro l'Espresso, vivo sotto scorta per colpa Br
ROMA - La magistratura eventualmente deciderà se ci sono gli estremi della diffamazione. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, commentando l'inchiesta che lo riguarda, che sarà pubblicata sul prossimo numero del settimanale. In questo momento, tuttavia, il ministro esprime il suo "rammarico" perché sul sito dell'Espresso, ripreso dal quotidiano la Repubblica, sono state pubblicate le mappe delle sue abitazioni. E aggiunge: "ho parlato con il direttore di Repubblica, si è detto sorpreso, non so cosa fa". In una conferenza stampa sul contratto degli statali, il ministro ha risposto alla domanda se fosse a conoscenza dell'inchiesta.
"L'ho letta. Il mio rammarico è che sul sito, al di là del resto - cose opinabili su cui eventualmente la magistratura se esistono gli estremi della diffamazione, ma in questo momento non mi riguarda perché sto facendo altro - siano state pubblicate le mappe delle mie abitazioni". Il ministro cita, quindi, una frase di sua madre ('Male non fare, paura non avere') e ricorda che vive sotto scorta da 25 anni perché bersaglio delle Brigate Rosse. Secondo Brunetta, si tratta quindi di un comportamento "difficilmente qualificabile del settimanale".
Secondo Brunetta "avviare un'inchiesta sul sottoscritto che dice che mi sono comprato appartamenti accendendo mutui e che addirittura li sto pagando, pubblicare indirizzi e mappe, è comportamento che non so come qualificare. Mi piacerebbe che l'Espresso facesse lo stesso nei confronti del proprio editore, che io stimo, che pubblicasse la sua storia finanziaria e imprenditoriale, con le mappe delle abitazioni e magari anche i numeri di telefono. Non mi pare che questo sia giornalismo. Ma, pubblicare gli indirizzi di una persona che vive sotto scorta - ha insistito - mi sembra un po' disdicevole. Ma sono tranquillo".
Il ministro ha riferito anche di una iniziativa del deputato Giorgio Stracquadanio che chiederà al ministro dell'Interno se sia lecito pubblicare gli indirizzi delle abitazioni di chi è sotto scorta da 25 anni. Brunetta si riferiva all'anticipazione diffusa oggi di un articolo dell'Espresso in edicola domani dal titolo "Che furbetto", una "inchiesta" con "la vera storia del ministro anti-fannulloni". Tra gli argomenti "la trasferta a Teramo per diventare professore", "la casa con lo sconto dell'ente", "il rudere che si muta in villa", "le assenze in Europa e al comune".
Istat: bene famiglia, italiani insoddisfatti economia
ROMA - Era già crisi. Prima che esplodesse la bolla dei mercati finanziari, prima del crollo delle Borse e del crac di colossi dell'industria internazionale, le famiglie italiane già avvertivano le prime difficoltà economiche, e nel 2007 ben il 53,7% (con una punta del 64,2% al Mezzogiorno) si dichiarava insoddisfatto della propria situazione economica.
E' quanto emerge dall'Annuario Istat 2008, che fotografa il Paese nelle sue mille sfaccettature, dal costume alla giustizia, dal lavoro all'ambiente. Per confermare vecchie tendenze, e talvolta registrare qualche sorpresa. Più bimbi ma anche più over 80, più auto e telefonini, più divorzi e più suicidi, sono alcuni dei dati rilevati dall'Istituto. Che segnala anche la centralità dei rapporti familiari (di cui peraltro gli italiani sono soddisfatti al 90%), e la difficile situazione dell'istruzione, con un italiano su quattro che ha solo la licenza elementare.
Ecco, in sintesi, i principali aspetti rilevati dall' Annuario:
- POPOLAZIONE: Gli italiani vanno verso quota 60 milioni, ma l'incremento (497.871 solo nel 2007) è dovuto in larga parte all'aumento degli immigrati. Il saldo naturale segna infatti -6.868. Al 10 gennaio 2008 gli stranieri residenti erano 3.432.651 (+493.729 unità rispetto all'anno precedente), il 5,8% della popolazione totale.
- MATRIMONI: In lieve ripresa a 250.041 (245.992 nel 2006), mentre il tasso di nuzialità resta costante al 4,2 per mille. Il rito religioso rimane ancora la scelta più diffusa (65%).
- DIVORZI: Aumento dei divorzi (+5,3%) ma calo delle separazioni (-2,3%) nel 2006.
- FAMIGLIA: Gli italiani al 90,1% sono soddisfatti dei loro rapporti familiari e all'82,5 delle loro amicizie. Per quanto riguarda il tempo libero, il 62,9% della popolazione si dice molto o abbastanza soddisfatta, meno al Sud che al Nord.
- SALUTE: Cresce l'incidenza delle malattie croniche, sfiorando il 40%. In base ai dati dell'Annuario Istat, dichiara di esserne affetto il 39,2% dei residenti in Italia. Un fenomeno legato all'invecchiamento delle popolazione. Le percentuali, infatti, aumentano nelle fasce di età più anziane. Già nella classe 55-59 - rileva il rapporto statistico - il tasso sale al 57% e tra le persone ultrasessantacinquenni la quota raggiunge l'86,9%. Le donne sono le più colpite, in particolare dopo i 50 anni. Le differenze di genere più marcate si riscontrano nella fascia d'età 60-64 anni: 60,4% per gli uomini, 69,5% per le donne. Inoltre il 20,5% dichiara di essere affetto da uno o più malattie croniche, con quote che superano la metà della popolazione tra gli anziani.
- INVECCHIAMENTO: ormai un italiano su cinque ha più di 65 anni e i "grandi vecchi" (da ottanta anni in su) sono il 5,3% della popolazione. A gennaio 2008 l'indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15) cresce ancora così che l'Italia è il Paese più investito dal fenomeno dell'invecchiamento.
- SUICIDI: Nel 2006 salgono a 3.061 (2.892 nel 2005); nel 76,9% dei casi si tratta di maschi; maggioranza maschile (53,4%) anche per i tentativi di suicidio.
- DELITTI: In aumento gli omicidi volontari (+3,3%), le rapine (+9,4); i furti (+5,4%); le truffe e le frodi informatiche (+20,5%), le violenze sessuali (+12,3%). Ma non i condannati (-10,4% rispetto all'anno precedente). I minorenni condannati costituiscono l'1,4% del totale.
- ISTRUZIONE: Una persona su quattro (ma al 70% con più di 65 anni) ha al massimo la licenza elementare; il 32,4% ha il diploma di scuola superiore, il 10,2% un titolo universitario. Al Centro-Nord ci sono più atenei che al Sud, uno studente su cinque studia in una regione diversa da quella di residenza.
- LAVORO: Cresce l'occupazione (+1%), e cala il numero di chi è in cerca di occupazione (-10%): sia il numero degli occupati che quello dei disoccupati è al livello migliore dal 1992. Cresce anche la componente straniera (salita al 6,5%), ma accelera pure l'occupazione femminile (+1,3% contro il +0,8% dei maschi). La maggiore crescita è al Centro (+2,5%).
- ECONOMIA: il livello di soddisfazione economica degli italiani cala al 43,7% dal 51,2% del 2006 (era 64,1% nel 2001). Nel Sud la quota di insoddisfatti arriva al 64,2%.
- INDUSTRIA: Rallenta ma è ancora positiva (+0,5%) l'attività industriale (+2% del 2006); bene tessile e abbigliamento (+4,4%) in crisi concia e calzature (-5,8%).
- PROTESTI E FALLIMENTI: Calano i protesti (-5,2%) e i fallimenti (-16,1%), con un forte addensamento fra le società (91,6% del totale.).
- PENSIONI: Segno più anche per la spesa pensionistica che nel 2006 è stata pari al 15,16% del Pil (+0,06 punti percentuali sul 2005): gli assegni di invalidità, vecchiaia e superstiti sono aumentati nel numero (+0,7%) e nella spesa (+4%).
- DEPOSITI: I depositi bancari nel 2007 hanno sfiorato i 750 miliardi (+2,9%): gli sportelli bancari erano 5,5 ogni mille abitanti (con un picco di 10,5 a Trento e di 2,7 in Calabria).
- ASSISTENZA: Le strutture assistenziali sono in gran parte dedicate agli anziani (77%), e solo il 6% è finalizzato all' aiuto dei minori. A fine 2005, le persone ospitate erano 298.251 (+2,0% sul 2004).
- SERVIZI: Accesso difficile in molti casi. Soprattutto riguardo al pronto soccorso (55,7%), alle forze dell'ordine (40,6%), agli uffici comunali (35,3%), ai supermercati (31,5%) e agli uffici postali (27,9%).
- TRASPORTI E TLC: Poco meno di un quarto della popolazione usa i mezzi pubblici urbani, e il 16,8% quelli extra-urbani; sul fronte telefonia, invece, a fine 2006 c'erano 7,4 milioni di abbonati alla rete fissa, 81,8 milioni di linee mobili (71,9 a inizio 2006), e 73,7 milioni di carte prepagate (65,3). Circa 11,6 milioni invece le utenze Internet.
Eluana Englaro, tutte le tappe della vicenda
Panorama, http://blog.panorama.it/italia/2008/11/13/eluana-englaro-tutte-le-tappe-della-vicenda/, 13/11/2008
18 gen 1992 - Dopo un incidente d’auto, Eluana, 20 anni, cade in uno stato vegetativo permanente. Ricoverata a Lecco, è alimentata con un sondino. La ragazza respira autonomamente pur senza coscienza, a causa della corteccia cerebrale necrotizzata.
1994 - Eluana entra nella casa di cura di Lecco “Beato L.Talamoni”, delle suore misericordine. Deve essere alimentata con un sondino nasogastrico e idratata. Le suore l’assistono con amore. Ogni giorno sistemano Eluana su una sedia a rotelle e la portano a fare un giro nel giardino.
1999 - Beppino Englaro chiede al tribunale di Lecco di poter rifiutare l’alimentazione artificiale della figlia. Ma i giudici dicono no.
2003 - Viene ripresentata la richiesta di lasciar morire Eluana, ma tribunale e Corte d’Appello la respingono. E così accadrà ancora nel 2006.
2005 - Il 20 aprile la Cassazione avalla la decisione dei giudici milanesi presa nel 203, ma apre uno spiraglio alla richiesta del padre, ritenendo che la stessa non poteva essere accolta perché, tra l’altro, mancavano “specifiche risultanze” sulle reali volontà della ragazza.
2007 - 16 ott la Cassazione rinvia di nuovo la decisione alla Corte d’Appello di Milano, sostenendo che il giudice può autorizzare l’interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: lo stato vegetativo irreversibile del paziente e l’accertamento che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento.
9 lug 2008 - la Corte d’appello di Milano riesamina la vicenda e autorizza la sospensione dell’alimentazione.
10 lug - Il quotidiano Avvenire parla di “pena di morte”, di una “mostruosità”, riferendosi alla sentenza di Milano, di fronte alla quale “non ci si può rassegnare all’inchino”.
14 lug - Giuliano Ferrara, direttore de il Foglio, promuove, assieme al Movimento per la Vita, l’iniziativa di deporre sul sagrato del duomo di Milano bottiglie di acqua per protestare contro una sentenza che condanna Eluana a morire di fame e di sete. Bottiglie d’acqua anche davanti al Campidoglio, a Roma.
16 lug - Camera e Senato sollevano un conflitto di attribuzione contro la Cassazione, il caso finisce in Corte Costituzionale. E scoppiano le polemiche. Il comitato “Scienza e Vita” lancia un appello contro la sospensione delle cure, cui aderiscono parlamentari e cittadini, Famiglia Cristiana, 25 neurologi, il quotidiano Avvenire. Intervengono anche le suore che si occupano della donna.
3 set - la famiglia chiede alla Regione Lombardia di indicare una struttura dove eseguire quanto stabilito dalla Corte d’appello, cioé interrompere definitivamente l’alimentazione artificiale e l’idratazione. Ma la Regione dice no.
8 ott - La Corte Costituzionale dà ragione a Cassazione e Corte d’Appello (che avevano stabilito le condizioni per l’interruzione dell’alimentazione).
11 ott - Le condizioni di Eluana si aggravano a causa di un’emorragia interna.
13 ott - Il prof. Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale e gà ministro della salute, dice che “come persona Eluana è morta 16 anni fa”.
10 nov - Il sottosegretario alla sanità Eugenia Roccella, già leader del comitato Scienza e Vita, lancia un appello alla Cassazione: “ci ripensi, perché sarebbe la prima volta in Italia che qualcuno muore, tra l’altro di fame e di sete e con un’agonia di almeno 15 giorni, per effetto di una sentenza”.
11 nov - Il card. Javier Lopez Barragan, dichiara che sospendere l’idratazione e l’alimentazione in un paziente in stato vegetativo è “una mostruosità disumana e un assassinio”. Secondo gli avvocati della famiglia Englaro, secondo i quali invece “è ora che Eluana venga lasciata morire come chiede suo padre da 16 anni”.
Scuola Diaz, Governo: responso chiaro su cio' che e' successo
ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/11/2008
E' stata pronunciata una sentenza che ha dato un responso chiaro su ciò che è successo. Il ministro della giustizia Angelino Alfano ha commentato così la sentenza sui fatti della scuola Diaz al G8 di Genova del 2001.
Affronteremo la questione di un eventuale appello una volta depositate le motivazioni a sentenza. L'appello in tutti i casi sarà affrontato in punto di diritto. Così Enrico Zucca, pm nel processo per i fatti della scuola Diaz, il giorno dopo la sentenza che ha visto l'assoluzione dei vertici della Polizia e la condanna degli uomini del Reparto Mobile sperimentale antisommossa comandati da Vincenzo Canterini. L'appello dunque sarà affrontato un punto di diritto: "Aspetto questo - ha detto Zucca - che mi sembra essere in parte trascurato". Il Pubblico Ministero è apparso sereno e sorridente e ha parlato di una "attenzione e di un riconoscimento inaspettato".
''Grida veramente vergogna la sentenza emessa dal Tribunale di Genova di assoluzione per i vertici della polizia responsabili del massacro nella 'macelleria messicana''. Lo afferma il leader di rifondazione Comunista Paolo Ferrero. ''Si tratta davvero - sottolinea - di una delle pagine piu' cupe e vergognose della storia repubblicana. Una pietra tombale alla verita' e alla giustizia che chiediamo da 7 anni e mezzo e' stata messa e, ancora una volta, ci troviamo purtroppo di fronte ad una giustizia forte con i deboli e debole con i forti''.
''Da ieri - afferma l'ex segretario del Prc Franco Giordano - sappiamo che in Italia organizzare brutali pestaggi e seminare prove false per giustificare le aggressioni, come in una dittatura sudamericana, e' considerato fatto lecito e non punibile''.''La vergognosa sentenza di Genova - prosegue Giordano - e' gravissima per molti motivi. Non ultimo la sfiducia nello Stato democratico e nella giustizia che rischia di diffondere soprattutto tra i piu' giovani''.
''Una sentenza ignobile e ipocrita quella emessa ieri dal tribunale di Genova per i fatti della Diaz'', dice Francesco Caruso, ex deputato no global del Prc.''Quel buco nero della democrazia nella storia del nostro paese viene insabbiato con una sentenza che assolve tutti, anche i pesci piccoli avranno a breve l'assoluzione per avvenuta prescrizione. Malgrado le evidenti responsabilita', non solo nessuno degli imputati e' stato rimosso o sospeso dal servizio, ma anzi tutti hanno avuto come ricompensa una promozione''.
DONADI, O CHIAREZZA O COMMISSIONE DI INCHIESTA
Se la sentenza di appello sulle violenze alla scuola Diaz non farà piena luce, occorrerà una commissione parlamentare di inchiesta. Lo dice Massimo Donadi, presidente dei deputati di Idv, a proposito della sentenza del Tribunale di Genova. "Io non commento la sentenza - ha detto DOnandi parlando con i cronisti - però commento gli aspetti che emergono da essa; mi sembra che ci sia un mezzo passo avanti, nel senso che si è accertato che quella sera, alla scuola Diaz e alla caserma Bolzaneto, c'é stata una sospensione dello Stato di diritto". "Si è arrivati ad una sentenza - ha proseguito il capogruppo dell'Idv - ma è evidente che ci sono state reticenze e connivenze che hanno impedito di gettare luce completamente su tutta la vicenda". "Credo che o la sentenza di appello farà chiarezza su tutti gli aspetti - ha concluso - o questo compito toccherà alla politica con una Commissione parlamentare di inchiesta".
GASPARRI, COMMISSIONE INCHIESTA? NON CI SARA' MAI
A quanti chiedono una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova diciamo fin d'ora che questa Commissione non ci sarà, perché non avrà mai i voti della maggioranza. Lo dichiara il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
ANM, NO A INSULTI E DENIGRAZIONE DEI GIUDICI
E' sempre legittima la critica, anche aspra, ai provvedimenti giudiziari ma l'insulto e la denigrazione nei confronti dei singoli magistrati e dell'istituzione giudiziaria sono inaccettabili e non contribuiscono alla costruzione di un confronto civile su temi particolarmente delicati. Lo afferma l' Associazione Nazionale Magistrati riferendosi alla sentenza di ieri sui fatti del G8 che, come il pronunciamento della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, "ha scatenato polemiche e accesi dibattiti". "Ci sono avvenimenti nella storia di un paese che turbano profondamente le coscienze e che accendono forti discussioni e divisioni creando di riflesso inevitabili tensioni anche sul versante giudiziario - osservano il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini -. La magistratura inquirente è spesso chiamata al difficile compito di ricostruzione del reale accadimento dei fatti ed alla raccolta degli elementi di prova per sostenere l'accusa nel giudizio. Nel chiedere il rispetto "per il difficile compito affidato alla magistratura requirente e giudicante", l' Anm ricorda che ai giudici "spetta il compito di selezionare e valutare le prove formatesi nel dibattimento, nel contraddittorio tra le parti, e di decidere se sussistono gli elementi per affermare 'al di la' di ogni ragionevole dubbiò la responsabilità personale dei singoli imputati".
GENOVA - Undici ore di camera di consiglio per un sentenza che chiude, dopo quasi otto anni, quella che e' stata definita una delle pagine piu' nere della democrazia in Italia: i pestaggi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. Sono stati inflitti 35 anni e 7 mesi di reclusione totali, in gran parte condonati. Tredici condanne, sedici assoluzioni, tra le quali tutti i vertici della Polizia mandati a giudizio.
Scuola Diaz, era il 21 luglio 2001, a poche ore dalla morte del giovane Carlo Giuliani: le botte, gli insulti, le calunnie e gli atti falsi attraversarono quella notte e le stanze di quella scuola come una tempesta. In quelle aule, oltre 90 ragazzi pestati, insultati e calunniati. In molti erano in tribunale, stasera. Gli stessi che hanno ascoltato in silenzio il nome dei condannati (tutti i poliziotti del VII nucleo del Reparto Mobile di Roma che entrarono alla Diaz al comando di Vincenzo Canterini) e che hanno urlato 'vergogna, vergogna' quando hanno capito che il tribunale ha assolto i 'vertici', la 'catena di comando'. Un processo complesso, condotto sul filo del codice che vuole la responsabilita' penale strettamente personale, un processo sofferto per il ripetersi delle immagini dei pestaggi, del sangue, delle umiliazioni. E ancora, episodi dai contorni ambigui ricostruiti per dar loro concretezza - come quello delle molotov e delle coltellate al poliziotto -, il fantasma in quella scuola. Due pubblici ministeri, Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, che hanno parlato per ore e ore, oltre 40 memorie e contromemorie depositate, che ha visto il grande lavoro delle parti civili teso tutto a colmare lacune e cercare prove. Le parole delle difese, che nelle ultime udienze sono state pesantissime, una sfida che ha visto incrociare le spade tra avvocati e pubblici ministeri, attacchi frontali per demolire quello che da piu' parti e' stato chiamato 'il teorema'.
C'e' ansia in aula mentre si aspetta la sentenza. Molti sono presenti: Mark Covell, il giornalista inglese che fini' in coma per i calci e i pugni alla testa, e Haidi Giuliani, la mamma di Carlo; ci sono le ragazze che si trovarono gli occhi tumefatti e Vittorio Agnoletto, europedutato di Rifondazione comunista, ex leader del Genoa Social Forum. C'e' nervosismo per i rinvii, ora dopo ora, per una sentenza che prima doveva uscire alle 17 ed e' invece stata pronunciata alle 21. La lettura del presidente Gabrio Barone e' lenta, scandita, puntuale. Non scioglie pero' l' ansia e il nervosismo di un'aula che aspetta le condanne come un risarcimento morale e finanche politico. Un'aula che dimostrera' alla fine di non sopportare la parola 'assolto'. Piovono urla e fischi, dichiarazioni di fuoco, i carabinieri in servizio d'ordine attenti ma discreti, i pm che non commentano a caldo, le difese dei condannati che ripetono 'appelliamo, appelliamo'. In fondo all' aula, in silenzio, e' sempre rimasto Alfredo Fabbrocini, dirigente della squadra mobile di Parma. Per lui, i pm prima chiesero al giudice l' archiviazione, poi in tribunale l' assoluzione. Una tesi che il tribunale ha accolto in pieno. Se n'e' andato senza commentare.
GIOVANE FUORI DALL'AULA, GIUSTIZIA E' MORTA
ROMA - Un grido, 'vergogna, vergogna!', si leva dai banchi del pubblico quando si conclude la lettura della sentenza che assolve 16 su 29 imputati per quella che uno degli imputati, Michelangelo Fournier, aveva definito la ''macelleria messicana'' compiuta nella scuola
Diaz nella notte del Luglio 2001. Alfredo Biondi, legale di due degli imputati ed ex ministro della giustizia, commenta soddisfatto: ''Il teorema della procura e' stato sconfitto''.
Ed un altro legale, Marco Corini, difensore del capo dell'anticrimine Franco Gratteri, spiega meglio: ''Mi pare che il processo abbia dimostrato il fallimento del teorema che voleva una sorta di complotto di tutta la polizia. Ha dimostrato che ci possono essere dei violenti, che ci possono essere degli esaltati, ma che questi sono isolabili e le responsabilita' sono personali e non si possono fare condanne per responsabilita' istituzionali''.
Che con la sentenza di Genova cada il teorema di un complotto ordito dai vertici della polizia e' convinto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che pero' rimanda altri commenti alla lettura della sentenza per quanto riguarda le condanne degli agenti: ''Non vorrei - dice che la decisione fosse stata ingenerosa nei loro confronti''. Si e' chiusa una lunga giornata, fuori dal tribunale c'e' chi si abbraccia, chi piange. Un giovane continua a ripetere ''questa sera e' morta la giustizia''. Tacciono gli imputati, che hanno atteso la sentenza lontano dall'aula.
Il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini si dice ''lieto che la giustizia ordinaria riconosca una verita' nota a tutti gli italiani e cioe' che al vertice della polizia di stato ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni'', mentre uno dei colonnelli di An, Maurizio Gasparri, parla di ''ridimensionamento di una violenta campagna'' contro la polizia. Da Verdi, Rifondazione e no global si alza un coro amaro: per Haidi Giuliani ai giudici ''e' mancata dignita' e coraggio'', per Vittorio Agnoletto ''e' stata sancita l'impunita' delle forze dell'ordine'' e quella di oggi ''e' stata una giornata tra le piu' tristi d'Italia''; Diliberto commenta ''pagano sempre i sottoposti, mai i capi''. A sorpresa, Forza Nuova si schiera con loro e denuncia come ''vergognosa'' la sentenza, come ''intoccabili i vertici della polizia e dei servizi in Italia''.
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