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Timestamp: 2018-08-16 11:36:53+00:00

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L'errato scomputo delle perdite pregresse | Commercialista Telematico
L'errato scomputo delle perdite pregresse
Due recenti interventi della Corte di Cassazione ci offrono la possibilità di esaminare la questione relativa allo scomputo delle perdite pregresse.
L’Ordinanza n. 16333 del 26 settembre 2012 (ud. 16 maggio 2012)
Il fatto trae origine dal ricorso per Cassazione proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza della CTR della Lombardia, sez. staccata di Brescia, n. 180/64/06, depositata il 12 dicembre 2006, con la quale, in accoglimento dell’appello di I.C.S.A. s.p.a., sono state dichiarate non dovute le sanzioni irrogate con due avvisi di accertamento notificati alla contribuente per IRPEG relativa agli anni 2000 e 2001. “Il giudice a quo ha ritenuto che, nonostante la violazione commessa, non è contestabile un maggior reddito imponibile, in quanto la condotta della contribuente non ha comportato alcuna variazione nella compilazione del quadro RN6, riguardante il reddito imponibile, dato che la società ha documentato di avere a disposizione perdite pregresse compensabili con reddito prodotto; pertanto, tale condotta non è sanzionabile, poiché il D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 1, comma 2, sanziona soltanto l’ipotesi in cui venga indicato in dichiarazione ‘un reddito imponibile inferiore a quello accertato’”.
L’Amministrazione finanziaria contesta la sentenza di secondo grado, chiedendo se il comportamento del contribuente che ometta di dichiarare una variazione in aumento sia sanzionabile ai sensi del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 1, anche nell’ipotesi in cui, per l’esistenza di pregresse perdite, l’omessa dichiarazione non abbia comportato, in concreto, evasione d’imposta, sia corretto, in virtù del principio secondo il quale, in tema di IRPEG, le sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 1, per il caso di dichiarazione infedele, sono dovute a prescindere dalla circostanza che l’imposta, non dichiarata, vada poi effettivamente riscossa oppure, come nella specie, debba essere compensata con crediti rinvenienti dalla definitiva stabilizzazione di perdite fiscali anteriori; le citate disposizioni, infatti, in quanto volte a prevenire la presentazione da parte dei contribuenti di dichiarazioni infedeli, riconnettono le sanzioni al dato obiettivo della dichiarazione di un reddito inferiore, mentre l’invocata compensazione non spiega alcun riflesso sulla fattispecie della descritta violazione, poichè è la dichiarazione infedele a legittimare l’accertamento, che a sua volta determina l’irrogazione della sanzione, mentre la fase della riscossione ne è necessariamente successiva (Cass. n. 13014 del 2011).
La Corte osserva che la disciplina sanzionatoria ha la finalità generale di prevenire la presentazione, da parte dei contribuenti, di dichiarazioni infedeli; “la tesi della contribuente, secondo la quale l’Amministrazione è in ogni caso tenuta, d’ufficio, a calcolare le perdite pregresse, portandole in deduzione dal reddito accertato ai fini della determinazione del maggior reddito imponibile (che nel caso in esame sarebbe, quindi, pari a zero), non è condivisibile, in quanto, come risulta dall’art. 102 (ora 84) del TUIR, al contribuente è riservata una facoltà di scelta da esercitare mediante una chiara indicazione nella dichiarazione, pacificamente inesistente nella fattispecie – in ordine al periodo d’imposta (purchè non oltre il quinto) nel quale utilizzare in compensazione le perdite disponibili (Cass. n. 7294 del 2012), facoltà nel cui esercizio, pertanto, l’Amministrazione non può sostituirsi al contribuente, nell’interesse stesso di quest’ultimo”.
La sentenza n. 7294 dell’11 maggio 2012 (ud. 17 novembre 2011)
Per la Corte “le dichiarazione dei redditi del contribuente, affetta da errore, anche omissivo, sta esso di fatto o di diritto, in cui sia incorso il dichiarante nella sua redazione, è sempre …
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 art. 1
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