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Timestamp: 2017-11-23 14:48:55+00:00

Document:
Cassazione civile, 12/09/2017, (ud. 22/11/2016, dep.12/09/2017), n. 21105 Vedi massime correlate
Dott. RORDORF      Renato                -  Primo Presidente f.f.  -
Dott. PICCININNI   Carlo                    -  Presidente di sez.  -
Dott. AMOROSO      Giovanni                 -  Presidente di sez.  -
Dott. DI IASI      Camilla                  -  Presidente di sez.  -
Dott. BERNABAI     Renato                          -  Consigliere  -
Dott. BIELLI       Stefano                         -  Consigliere  -
Dott. BRONZINI     Giuseppe                        -  Consigliere  -
Dott. VIRGILIO     Biagio                     -  rel. Consigliere  -
Dott. CIRILLO      Ettore                          -  Consigliere  -
sul ricorso 6865-2011 proposto da:
l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope
AUTOPIU' S.R.L., (ora MC BAXTER S.R.L. IN LIQUIDAZIONE), in persona
del liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
PANAMA 68, presso lo studio dell'avvocato GIOVANNI PUOTI, che la
rappresenta e difende per procura speciale del notaio
B.M.P. di (OMISSIS), in atti;
avverso la sentenza n. 12/16/2010 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della TOSCANA, depositata il 21/01/2010;
uditi gli avvocati Gaetana NATALE per l'Avvocatura Generale dello
Stato e Giovanni PUOTI;
udito il P.M. in persona dell'Avvocato Generale Dott. IACOVIELLO
Francesco Mauro, che ha concluso per la cassazione con rinvio.
Avverso gli atti impositivi la Autopiù s.r.l. propose ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Siena, che lo accolse.
1.2. La Commissione tributaria regionale della Toscana ha rigettato l'appello dell'Agenzia delle entrate con sentenza depositata il 21 gennaio 2010.
E' fondata l'eccezione di giudicato interno in relazione al capo della sentenza impugnata col quale è stato annullato il recupero concernente l'"operazione di vendita alla sig.ra La Monaca", non oggetto di impugnazione in questa sede.
Non hanno fondamento, invece, le eccezioni di inammissibilità del ricorso e dei suoi singoli motivi: non quella di inammissibilità dell'intero ricorso per omessa impugnazione dell'affermazione di non imputabilità alla contribuente di responsabilità per negligenza, imprudenza o imperizia, perchè la stessa non costituisce autonoma ratio decidendi ed è comunque direttamente investita dal secondo motivo di ricorso; non quella di inammissibilità del primo motivo per erronea ricostruzione dei fatti di causa, in quanto, per un verso, le inesattezze evidenziate (e segnatamente il fatto che le autovetture non provenivano da società estere di autonoleggio o di leasing, bensì da un'unica società - Mediacars Ltd. - a sua volta rivenditrice di autoveicoli, solo per alcuni dei quali risultavano quali originarie intestatarie alcune società di autonoleggio) concernono elementi fattuali secondari, inidonei - quand'anche rispondenti a realtà, come sembra ammettere l'Agenzia delle entrate in memoria - ad incidere, nel senso di vanificarlo, sul thema decidendum esposto nella censura, la quale, per altro verso, non è tesa a rimettere in discussione accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito; nè, infine, è fondata l'eccezione di inammissibilità del secondo motivo, sostanzialmente ripetitiva di quella rivolta al primo.
La Corte ha innanzitutto ribadito il principio, più volte espresso, secondo il quale i singoli non possono avvalersi, nel contesto di un'evasione o di un abuso, delle norme del diritto dell'Unione e ha affermato - richiamando le numerose pronunce in tema di diritto alla detrazione dell'IVA e all'esenzione dall'imposta di una cessione intracomunitaria - che ciò si verifica non solo quando un'evasione tributaria è commessa dallo stesso soggetto passivo, ma anche quando un soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare ad un'operazione che si iscriveva in un'evasione dell'IVA commessa dal fornitore o da un altro operatore intervenuto, a monte o a valle, nell'ambito della catena di fornitura; a tal fine, non è contrario al diritto dell'Unione esigere che un operatore agisca in buona fede e adotti tutte le misure che gli si possono ragionevolmente richiedere al fine di assicurarsi che l'operazione non Io conduca alla partecipazione ad un'evasione, ma qualora ciò egli abbia fatto, come non può essergli negato il diritto all'esenzione o alla detrazione, così non può essergli precluso il diritto di applicare il regime del margine (punti da 31 a 37).
Ha poi riaffermato che, qualora sussistano indizi che consentono di sospettare l'esistenza di irregolarità o di evasione, un operatore accorto potrebbe, secondo le circostanze del caso di specie, vedersi obbligato ad assumere informazioni su un altro operatore, presso il quale prevede di acquistare beni o servizi, al fine di sincerarsi della sua affidabilità. Tuttavia, l'amministrazione fiscale non può esigere in maniera generale che il soggetto passivo il quale intende esercitare il diritto di applicare il regime del margine, da un lato - al fine di assicurarsi che non sussistano irregolarità o evasione a livello degli operatori a monte - verifichi che l'emittente della fattura abbia soddisfatto i propri obblighi di dichiarazione e di pagamento dell'IVA, o, dall'altro lato, che il detto soggetto passivo disponga di documenti a tale riguardo; spetta infatti, in linea di principio, alle autorità tributarie effettuare i controlli necessari presso gli operatori al fine di rilevare irregolarità e evasioni in materia di IVA nonchè infliggere le eventuali sanzioni (punti 39 e 40).
Regime del margine per le cessioni di auto usate: onere della prova a carico del cessionario (Antonaci Gabriella)
Regime del margine e buona fede del contribuente (Di Giacomo Davide)
DIRCE 28 novembre 2006 n. 112/2006
L 22 marzo 1995 n. 85, Art. 1
DL 23 febbraio 1995 n. 41, Art. 36
DIRCE 17 maggio 1977 n. 388/1977, Art. 26-bis
Il Tributario GIURISPRUDENZA COMMENTATA - (Antonaci Gabriella)

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 1
 Art. 36
 Art. 26