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Timestamp: 2019-10-14 13:56:15+00:00

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Divorzio introdotto innanzi al giudice italiano e domande inerenti la responsabilità genitoriale ed il mantenimento di figli minori non residenti in Italia.
Qualora nel giudizio di divorzio introdotto innanzi al giudice italiano siano avanzate domande inerenti la responsabilità genitoriale (nella specie, con riferimento al diritto di visita) ed il mantenimento di figli minori non residenti abitualmente in Italia, ma in altro stato membro dell'Unione Europea (nella specie, la Germania), la giurisdizione su tali domande spetta, rispettivamente ai sensi degli artt. 8, par. 1, del Regolamento CE n. 2201 del 2003 e 3 del Regolamento CE n. 4 del 2009, all'A.G. dello Stato di residenza abituale dei minori al momento della loro proposizione, dovendosi salvaguardare l'interesse superiore e preminente dei medesimi a che i provvedimenti che li riguardano siano adottati dal giudice più vicino al luogo di residenza effettiva degli stessi, nonché realizzare la tendenziale concentrazione di tutte le azioni li riguardano, attesa la natura accessoria della domanda relativa al mantenimento rispetto a quella sulla responsabilità genitoriale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 November 2018, n. 30657.
Ottenimento di favori tramite la spendita della qualità di magistrato.
Magistrato - Illecito disciplinare ex art. 3, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 109 del 2006 - "Ratio" della norma - Ingiustizia del vantaggio - Nozione - Fattispecie.
In tema di illeciti disciplinari extrafunzionali, l'art. 3, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 109 del 2006 ha il duplice fine di preservare la fiducia nell'imparzialità del magistrato, in relazione alla possibilità che l'abuso della qualità per un fine ingiusto determini negli interlocutori il dubbio sula permeabilità a richieste di soggetti interessati a influenzarlo nell'esercizio delle funzioni, e di garantire una linearità di comportamento, riconducibile al dovere generico di correttezza nella vita privata; inoltre, l'ingiusto vantaggio non viene in considerazione solo in quanto "contra ius", dovendosi accogliere una nozione più ampia di ingiustizia, comprendente anche gli scopi che mirano all'ottenimento di trattamenti di favore non comunemente praticati, ma richiesti tramite la spendita della qualità di magistrato quale strumento diretto al loro raggiungimento. (Nella specie, il magistrato aveva segnalato i nominativi di due suoi conoscenti all'amministratore giudiziario di una procedura di prevenzione per propiziarne l'assunzione presso un distributore di carburante sequestrato, così ingerendosi nell'attività gestionale della procedura). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 November 2018, n. 30424.
Non è ammissibile l'azione revocatoria nei confronti di un fallimento.
Garanzia patrimoniale – Azione revocatoria – In genere – Esperibilità nei confronti di fallimento – Inammissibilità.
Non è ammissibile un'azione revocatoria, non solo fallimentare ma neppure ordinaria, nei confronti di un fallimento, stante il principio di cristallizzazione del passivo alla data di apertura del concorso ed il carattere costitutivo delle predette azioni; il patrimonio del fallito è, infatti, insensibile alle pretese di soggetti che vantino titoli formatisi in epoca posteriore alla dichiarazione di fallimento e, dunque, poichè l'effetto giuridico favorevole all'attore in revocatoria si produce solo a seguito della sentenza di accoglimento, tale effetto non può essere invocato contro la massa dei creditori ove l'azione sia stata esperita dopo l'apertura della procedura stessa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 November 2018, n. 30416.
Regolamento preventivo di giurisdizione in caso di contestazione di parte, residente o domiciliata in Italia o all’estero, della giurisdizione italiana in presenza di accordo di deroga a favore della giurisdizione straniera o di arbitrato estero.
Può proporsi il regolamento preventivo di giurisdizione per la risoluzione della questione del difetto di giurisdizione del giudice italiano contestato dal convenuto in ragione di deroga convenzionale a favore di un giudice straniero o di arbitrato estero, indipendentemente dal fatto che la parte convenuta sia residente o domiciliata in Italia o all’estero. (1) (Luca Mongiello) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 November 2018, n. 29879.
Regolamento di giurisdizione e conseguenze della impossibilità di dedurre avanti alla Corte di cassazione prove costituende.
In tema di regolamento di giurisdizione, l'impossibilità di dedurre avanti alla Corte di cassazione prove "costituende" comporta l'inammissibilità del regolamento preventivo di giurisdizione (peraltro riproponibile successivamente all'espletamento delle prove stesse avanti al giudice del merito), nelle sole ipotesi in cui l'accertamento istruttorio necessario ai fini della statuizione sulla giurisdizione sia stato effettivamente e concretamente precluso dalla proposizione dell'istanza ad iniziativa dell'altra parte, non essendo sufficiente che tale accertamento sia prospettato come possibile, stante la necessità di contemperare i limiti dei poteri di accertamento della Corte di cassazione con le esigenze di immediata regolazione della giurisdizione sottese all'istituto. (Nella specie, la S.C. ha rigettato l'eccezione di inammissibilità in quanto formulata in astratto, senza l'indicazione dell'oggetto dell'accertamento istruttorio utile ai fini della risoluzione della questione di giurisdizione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 November 2018, n. 29879.
Sulla scorrettezza funzionale grave del magistrato.
Magistrato - Illecito disciplinare ex art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Funzionalità della scorrettezza - Nozione - Fattispecie.
In tema di illeciti disciplinari dei magistrati, il concetto di "funzione", cui si riferisce il comma 1 dell'art. 2 del d.lgs. n. 109 del 2006, va inteso in senso dinamico, in quanto connesso allo "status" di magistrato, dovendosi considerare quale scorrettezza funzionale grave, ai sensi della lett. d) della predetta norma, anche quella correlata a comportamenti che, pur se non compiuti direttamente nell'esercizio delle funzioni, sono inscindibilmente collegati a contegni precedenti o anche solo "in fieri", involgenti l'esercizio delle funzioni giudiziarie, al punto da divenire tutti parte di un "modus agendi" contrario ai doveri del magistrato. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza disciplinare di condanna di un magistrato che, dopo aver intimato ad un c.t.u. di seguirlo nel suo ufficio, al termine di un'animata discussione gli aveva detto «lei ha chiuso», espressione allusiva circa pregiudizievoli ripercussioni in relazione al mancato conferimento di incarichi professionali). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 November 2018, n. 28653.
Commette scorrettezza funzionale grave il magistrato che dice al CTU 'lei ha chiuso'.
Responsabilità disciplinare del P.M. che non sollecita il deposito della relazione tecnica del consulente.
Magistrato del P.M. - Ritardo del consulente nominato nel deposito della relazione - Mancata adozione di provvedimenti di sollecito - Illecito disciplinare - Sussistenza - Fattispecie.
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, incorre nella grave violazione di legge di cui all'art. 2, comma 1, lett. g), del d.lgs. n. 109 del 2006 il magistrato del P.M. che, in spregio al combinato disposto di cui agli artt. 359 c.p.p., 321 c.p.p. e 70 disp. att. c.p.p., nonché in violazione dei doveri di diligenza di cui all'art. 1 del citato decreto legislativo, ometta di adottare qualsiasi provvedimento inteso a sollecitare, in caso di ritardo, il deposito della relazione tecnica da parte del consulente nominato, anche al fine di valutare l'opportunità della sua sostituzione.(Principio affermato in relazione al comportamento di un P.M. che aveva omesso di adottare qualsiasi provvedimento inteso a sollecitare il deposito della relazione da parte del consulente, incaricato di una perizia autoptica, in un procedimento per omicidio con imputato in stato di detenzione, con la conseguenza che il ritardo, protrattosi per tredici mesi, aveva reso necessaria la richiesta di proroga dei termini custodiali di fase, il cui rigetto, in sede di riesame, aveva poi determinato la scarcerazione della persona sottoposta ad indagine). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 October 2018, n. 26373.
Controversia su crediti professionali spettanti al difensore ed attività svolta davanti al giudice tributario.
Rientra nella giurisdizione ordinaria la controversia instaurata dall'avvocato per recuperare il credito professionale vantato nei confronti del cliente per prestazioni rese innanzi al giudice tributario, trattandosi di contenzioso eterogeneo rispetto alla materia attribuita a quest'ultimo ex art. 2 del d.lgs. n. 546 del 2002, e non potendo trovare applicazione né l'art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, che è norma sulla competenza e non sulla giurisdizione, relativa alle sole attività professionali svolte nel processo civile, con esclusione di quello penale, amministrativo o davanti ai giudici speciali, né l'art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992, nel quale rientra la diversa ipotesi in cui siano reclamate somme liquidate dalle commissioni tributarie a titolo di spese processuali. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 October 2018, n. 25938.
Il magistrato che pronuncia in udienza frasi potenzialmente ingiuriose lede il prestigio e l'immagine dell'Ufficio.
Magistratura - Sanzioni disciplinari - Pronuncia in udienza di frasi potenzialmente ingiuriose - Scarsa rilevanza del fatto - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, l'esimente della scarsa rilevanza del fatto di cui all'art. 3 bis del d.lgs. n. 109 del 2006 deve essere accertata in relazione all'interesse tutelato dalla norma da individuarsi nella "giustizia" in senso lato e, in particolare, nell'immagine del magistrato e nel prestigio di cui il medesimo deve godere nell'ambiente in cui lavora. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza della Sezione disciplinare del CSM che, pur qualificando come "ontologicamente non ortodosso" il comportamento del magistrato incolpato di aver pronunciato in udienza frasi potenzialmente ingiuriose per le persone presenti, lo aveva prosciolto, per scarsa rilevanza del fatto, sulla base di considerazioni riguardanti solo la reale offensività della condotta rispetto alle parti private e non già della lesività dell'interesse tutelato). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 October 2018, n. 24672.
I ritardi (nella specie ultrannuali) del magistrato non possono essere a lui imputati a titolo di responsabilità oggettiva.
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, qualora l'incolpato giustifichi i gravi e reiterati ritardi nel compimento degli atti relativi alle funzioni (nella specie, deposito di sentenze civili) invocando l'inesigibilità dell'attività lavorativa, il giudice disciplinare deve valutare in concreto la fondatezza e serietà della giustificazione addotta, non potendo quei ritardi (nella specie, ultrannuali) essere imputati al magistrato a titolo di responsabilità oggettiva, fermo restando l'onere dell'interessato di fornire al giudice disciplinare tutti gli elementi per valutare la fondatezza e serietà della giustificazione addotta. (Nella specie, la S.C. ha confermato l'assoluzione dall'incolpazione per plurimi ritardi ultrannuali nel deposito di sentenze ed ordinanze civili, determinati dal sovraccarico del ruolo del magistrato, che svolgeva contemporaneamente le funzioni di giudice civile e dell'esecuzione, celebrando un numero di udienze superiore alla media e comunque garantendo una produttività adeguata, avendo la sezione disciplinare congruamente motivato in ordine alle ragioni del ritardo, non dovute né a neghittosità né a incapacità organizzativa del magistrato, ma al carico di lavoro nell'ufficio particolarmente gravoso). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 03 October 2018, n. 24136.
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References: art. 3
 sentenza 
 art. 2
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