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Timestamp: 2017-08-22 03:25:42+00:00

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L'iscrizione al vies spalanca le porte a operazioni intra - ue
In sede di inizio attività, un'azienda non ha manifestato la propria intenzione di effettuare operazioni intracomunitarie, in quanto non era minimamente prevista questa eventualità. Recentemente, però, in seguito a un acquisto, il fornitore comunitario ha emesso una fattura di servizi senza applicazione dell'Iva. Quali conseguenze ha la mancata iscrizione al Vies da parte del cliente italiano?P.F. – BERGAMO
In assenza di iscrizione al Vies, il fornitore comunitario avrebbe dovuto applicare l'Iva estera. Secondo l'agenzia delle Entrate, se il cliente non iscritto al Vies riceve una fattura senza Iva non è tenuto alla doppia registrazione e, nel caso in cui lo faccia, commette una illegittima detrazione, che comporta una sanzione proporzionale all'imposta (risoluzione 42/E del 2012).
È utile, in questo contesto, sapere quali sono i soggetti e le procedure per iscriversi al Vies (Vat interchange electronic system), registro istituito per selezionare i soggetti "fiscalmente affidabili" che sono autorizzati ad avere rapporti commerciali con controparti comunitarie per assicurare un controllo più incisivo al fine di evitare le frodi Iva.
Le aziende che risultavano già operative al 31 maggio 2010 sono automaticamente inserite nel Vies, a condizione che abbiano presentato modelli Intra nel 2009 o nel 2010 e abbiano trasmesso la dichiarazione Iva/2010 per l'anno 2009. In caso di inizio attività, tra il 31 maggio 2010 e il 28 febbraio 2011 l'inserimento automatico è previsto se sono stati presentati elenchi Intra per il secondo semestre 2010.
Per le nuove attività, è prevista un'apposita dichiarazione della volontà di effettuare scambi intracomunitari, che va inserita nella comunicazione di inizio attività, con i modelli AA7 (società) e AA9 (imprese individuali).
Recentemente sono stati pubblicati i nuovi modelli (si veda «Il Sole 24 Ore» del 4 giugno 2012) che hanno recepito le indicazioni fornite all'Agenzia relative alla necessità di inserire la richiesta, indicando il volume presunto delle operazioni intracomunitarie attive e passive nel quadro I dei modelli di inizio attività.
Il suggerimento è quello di inserire sempre la richiesta di iscrizione nel registro Vies in sede di richiesta di attribuzione della partita Iva, considerato che oggi è sempre più frequente che un'azienda o un professionista abbiano rapporti con l'estero (si pensi al classico acquisto di beni e servizi effettuato via web). L'opportunità di un'iscrizione preventiva è poi evidente in considerazione delle conseguenze negative sulle operazioni poste in essere in assenza di iscrizione nel registro (si veda l'articolo a fianco).
Chi non opta in sede di inizio attività può sempre presentare un'apposita domanda in forma libera in qualsiasi ufficio dell'agenzia delle Entrate: per un fac-simile dell'istanza si veda la circolare 39/E del 2011.
La domanda di iscrizione può essere presentata con consegna diretta all'ufficio da parte dell'interessato o di un delegato, tramite raccomandata o posta elettronica certificata (Pec). Perché la trasmissione tramite Pec abbia valore occorre che l'istanza sia firmata digitalmente dal soggetto interessato o da un intermediario su delega del primo. In alternativa è possibile presentare una richiesta via Pec allegando la richiesta firmata su carta (previamente scansionata) e una copia del documento d'identità del firmatario.
Occorre fare attenzione ad allegare all'istanza, presentata tramite posta o tramite Pec non firmata digitalmente, la fotocopia della carta d'identità del dichiarante e di chi eventualmente conferisce la delega per la presentazione dell'istanza. Così come è importante indicare un presunto volume d'affari, perché, se la domanda è incompleta, è sospeso il termine dei 30 giorni trascorsi i quali la domanda si intende accettata.
Con la circolare 39/E del 2011 l'agenzia delle Entrate ha chiarito che anche i contribuenti minimi sono tenuti a presentare la richiesta di iscrizione al Vies se fanno acquisti intracomunitari di beni e servizi.
L'obbligo di richiedere l'iscrizione esiste anche per gli enti non commerciali che hanno superato la soglia di 10.000 euro relativa agli acquisti intracomunitari oppure hanno optato per l'applicazione dell'imposta in Italia, così come per i produttori agricoli di cui all'articolo 34, comma 6, del decreto Iva.
Il silenzio accoglimento
In tutti i casi in cui si presenta una domanda è previsto un meccanismo di "silenzio-assenso", secondo il quale l'azienda è inserita nel Vies se, entro 30 giorni dall'invio della domanda, non riceve un provvedimento di rifiuto dell'agenzia delle Entrate. Questo equivale a dire che le operazioni intracomunitarie possono essere effettuate decorsi 30 giorni dalla data di presentazione della richiesta (o di ricezione della relativa raccomandata).
Talvolta i sistemi informativi dei vari Paesi si limitano ad attestare l'esistenza e la validità della partita Iva, senza fornire il nome e l'indirizzo corrispondente. Questo circoscrive i poteri di controllo del fornitore, da una parte, e dell'amministrazione finanziaria, dall'altra.
Si pensi, per esempio, a un consumatore finale che vuole acquistare un prodotto elettronico (Pc, telefonino eccetera) ordinandolo, via internet, a un fornitore comunitario.
Se il sistema informativo si limita a confermare l'esistenza della partita Iva, il cliente potrebbe evitare di pagare l'Iva simulando di essere un'azienda e fornendo al venditore una partita Iva appartenente a un altro soggetto. Il fornitore comunitario, interrogando il sistema Vies, avrebbe la conferma della validità della partita Iva, senza la possibilità di sapere che essa non appartiene al suo cliente.
Questo problema è stato risolto per gli acquisti effettuati dai soggetti italiani perché dal 2012 il sistema di interrogazione Vies dei soggetti italiani rende possibile una conferma anche sui dati identificativi essenziali (nome e indirizzo), conformemente a quanto disposto dalla normativa comunitaria (articolo 17 del regolamento 904/2010 e articolo 18 del regolamento 282/2011).
ad ampia discrezionalità
A più di un anno dall'introduzione del registro Vies è entrato a regime il sistema dei controlli.
I criteri utilizzabili dagli uffici per la valutazione della "pericolosità fiscale" sono piuttosto generici:
1) tipologia e modalità di svolgimento dell'attività;
2) irregolarità nell'adempimento degli obblighi di versamento o dichiarativi;
3) elementi di rischio riconducibili al titolare della ditta individuale, al rappresentante legale, agli amministratori, ai soci del soggetto richiedente l'autorizzazione;
4) collegamenti con soggetti direttamente e/o indirettamente coinvolti in fenomeni evasivi.
Inoltre l'ufficio dovrebbe verificare altri aspetti, tra cui: l'esistenza di elementi che potrebbero consentire la chiusura d'ufficio della partita Iva, la completezza dei dati indicati nella comunicazione di inizio attività, altri dati a disposizione dell'agenzia delle Entrate rappresentativi di criticità e di rischio eccetera (provvedimenti 188376 e 188381 del 29 dicembre 2010).
Si tratta di criteri che lasciano ampi margini di discrezionalità all'amministrazione finanziaria e che non sono necessariamente "sintomatici" di un effettivo rischio di frode Iva. Per esempio, l'esclusione o la revoca dai registri Vies potrebbero essere disposte anche per il mancato pagamento dell'Iva causato da una reale crisi di liquidità, oppure da contestazioni fiscali che nulla hanno a che vedere con le frodi Iva.
La normativa comunitaria individua invece criteri minimi più stringenti per negare l'iscrizione al Vies:
a) quando il soggetto in questione non esercita un'attività economica;
b) quando siano stati dichiarati dati falsi in sede di richiesta di attribuzione della partita Iva o successivamente (articolo 23 del regolamento 904/2010).
In linea di massima, si può affermare che il provvedimento di esclusione dovrebbe essere motivato in base a elementi strettamente connessi con il rischio di frodi intracomunitarie ai fini Iva.
Esclusione: le conseguenze
Uno degli aspetti più critici riguarda gli effetti della mancata iscrizione nella banca dati Vies o della revoca dell'autorizzazione concessa. Secondo l'interpretazione proposta dall'amministrazione finanziaria (circolare 39/E del 2011 e risoluzione 42/E del 2012), in assenza di iscrizione al registro Vies:
a) gli acquisti di beni e servizi dovrebbero essere soggetti a Iva estera, considerato che il fornitore comunitario non può avere riscontro del fatto che il cliente è un soggetto Iva. Questa interpretazione non tiene forse in debita considerazione la circostanza che l'Iva estera rappresenta un costo a carico del soggetto italiano, perché le autorità fiscali estere non riconoscono il rimborso dell'imposta anche nel caso in cui il richiedente dimostri successivamente di essere un soggetto passivo d'imposta. Si tratta infatti di un'imposta «indebitamente applicata» che, come tale, non può essere rimborsata (sentenza Corte Ue 15 marzo 2007, causa C-35/05);
b) le cessioni di beni e di prestazioni di servizi effettuate da un soggetto italiano sono sottoposte a Iva: quindi, nell'ipotesi in cui l'azienda esclusa dal Vies non abbia applicato l'Iva sulle fatture emesse, l'amministrazione finanziaria può richiedere al fornitore nazionale l'imposta, gli interessi e le sanzioni relative.
L'apparente contrasto
Le conclusioni dell'amministrazione finanziaria sembrano essere in contrasto con i principi esposti dai giudici comunitari: i provvedimenti che gli Stati membri possono adottare per evitare frodi non devono eccedere quanto è necessario a tal fine (sentenza cause da C-110/98 a C-147/98 e ordinanza causa C-395/02) e non possono quindi essere utilizzati in modo tale da mettere in discussione la neutralità dell'Iva (sentenza causa C-454/98 e causa C-255/02).
Inoltre, dovrebbe essere ritenuta prevalente la sostanza sul dato formale dell'iscrizione nel registro (sentenza causa C-180/10). L'omessa iscrizione dovrebbe essere considerata come un'occasione per fare controlli più approfonditi sul soggetto interessato e non come presupposto necessario e sufficiente per contestare la regolarità dell'operazione.
Art. 35 del DPR n. 633 del 26 ottobre 1972
Art. 17 bis del decreto legislativo n. 546 del 31 dicembre 1992
Art. 27 del decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010
Consiglio Comunità Europea, art. 17 del reg. dell'U.E. n. 904/2010 del 7 ottobre 2010
Consiglio Comunità Europea, art. 23 del reg. dell'U.E. n. 904/2010 del 7 ottobre 2010
Agenzie delle Entrate, provvedimento del 29 dicembre 2010
Consiglio Comunità Europea, art. 18 del reg. dell'U.E. n. 282/2011 del 15 marzo 2011
La giurisprudenza(in formato Pdf, tratta dalla banca dati Soluzioni24Fisco)
Corte di Giustizia della C.E., sentenza n. 110/98 del 21 marzo 2000
Corte di Giustizia della C.E., sentenza n. 454/98 del 19 settembre 2000
Corte di Giustizia della C.E. sezione 5, ordinanza n. 395 del 3 marzo 2004
Corte di Giustizia della C.E., sentenza n. 255/02 del 21 febbraio 2006
Corte di Giustizia della C.E. sezione 2, sentenza n. 35/05 del 15 marzo 2007
Corte di Giustizia della C.E. sezione 2, sentenza n. 349/07 del 18 dicembre 2008
La prassi(in formato Pdf, tratta dalla banca dati Soluzioni24Fisco)
Agenzia delle Entrate, circolare n. 39/E del 1 agosto 2011
Agenzia delle Entrate, circolare n. 9/E del 19 marzo 2012
Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 42/E del 27 aprile 2012

References: articolo 18

Art. 35

Art. 17

Art. 27
 art. 17
 art. 23
 art. 18
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