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Timestamp: 2020-04-09 02:52:17+00:00

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Corte Suprema di Cassazione sentenza 30679/2019
Sentenza 30679/2019
Infortunio sul lavoro - Obblighi informativi - Concorso di colpa del lavoratore
In tema di infortuni sul lavoro, qualora il comportamento del lavoratore che ha determinato l'evento dannoso sia scaturito dall'inosservanza, da parte del datore di lavoro, di specifici doveri informativi o formativi rispetto all'attività da svolgere, tali da rendere altamente presumibile che, ove quegli obblighi fossero stati assolti, l'infortunio non vi sarebbe stato, non è possibile addossare al lavoratore l'ignoranza delle circostanze che dovevano essere oggetto di informativa o di formazione, al fine di fondare una colpa idonea a concorrere con l'inadempimento datoriale e tale da ridurre, ai sensi dell'art. 1227 c.c., la misura del risarcimento dovuto.
In materia di infortuni sul lavoro, al di fuori dei casi di rischio elettivo, nei quali la responsabilità datoriale è esclusa, qualora ricorrano comportamenti colposi del lavoratore, trova applicazione l'art. 1227, comma 1, c.c., tuttavia, la condotta incauta del lavoratore non comporta un concorso idoneo a ridurre la misura del risarcimento ogni qual volta la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro sia munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell'evento dannoso; in particolare, tanto avviene quando l'infortunio si sia realizzato per l'osservanza di specifici ordini o disposizioni datoriali che impongano colpevolmente al lavoratore di affrontare il rischio, quando l'infortunio scaturisca dall'integrale impostazione della lavorazione su disposizioni illegali e gravemente contrarie ad ogni regola di prudenza o, infine, quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all'adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonché esigibili ex ante ed idonee ad impedire, nonostante l'imprudenza del lavoratore, il verificarsi dell'evento dannoso.
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza 25 novembre 2019, n. 30679 (CED Cassazione 2019)
1. La Corte d'Appello di Trieste ha parzialmente accolto, in riforma della sentenza di primo grado, la domanda di risarcimento del danno proposta da (OMISSIS) nei riguardi del Comune di Sauris e del superiore (OMISSIS) per l'infortunio sul lavoro patito a causa del crollo di un capannone metallico di proprietà dell'ente.
La Corte riteneva che sussistessero coefficienti colposi in capo al (OMISSIS), in quanto la persona da lui mandata per riferire al (OMISSIS) che il lavoro doveva essere rinviato ad altra data, di modo che vi fosse un numero sufficiente di persone, non aveva insistito sulla tassatività dell'ordine, che dunque poteva essere stato inteso come riconnesso a ragioni di mera opportunità e comunque non a stringenti motivi di sicurezza. Inoltre lo stesso (OMISSIS), una volta avvisato dal suo sottoposto che il (OMISSIS) stava procedendo ugualmente allo smontaggio, non era intervenuto subito, in modo da impedire il rischio, come in concreto la Corte riteneva avrebbe potuto fare, anche sotto il profilo dei tempi dell'accaduto. La Corte riteneva peraltro che a determinare l'evento avesse concorso in via preponderante l'imprudenza del (OMISSIS) nell'avere deciso di svolgere il lavoro nonostante le indicazioni contrarie ricevute e senza essere sufficientemente informato sulle caratteristiche dell'opera da svolgere. Quindi fissava il risarcimento, per i danni alla persona subiti, in misura del 35% del totale, sulla base di un contributo causale del 65% da parte del ricorrente.
2. Il (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione con dodici motivi, resistiti con controricorso dal Comune di Sauris e dal (OMISSIS) e con deposito di memorie illustrative da parte di tutti i contraddittori.
1. Con i primi due motivi, nonchè con il quarto e quinto motivo di ricorso il (OMISSIS) censura la sentenza per omessa valutazione (dedotta ex articolo 112 c.p.c. e articolo 360 c.p.c., n. 5) di alcuni comportamenti di mancata adozione di cautele (informazione del lavoratore sul rischio di crollo e sulla necessità di prediligere lo smontaggio con mezzi meccanici).
Il terzo motivo (articolo 360 c.p.c., n. 3) è dedicato alla rilevanza causale o concausale dell'asserita negligenza della vittima, mentre il sesto e settimo motivo riguardano, sempre ex articolo 360 c.p.c., n. 3, il giudizio di graduazione delle colpe.
Infine gli ultimi cinque motivi si riferiscono al quantum debeatur, sotto il profilo dell'erronea esclusione, denunciata ex articolo 360 c.p.c., n. 3 (spese di viaggio per visite e cure: ottavo motivo; costi della c.t.p. stragiudiziale: nono motivo), l'erronea determinazione delle spese di c.t.p. svolta in causa (decimo motivo, formulato sempre ex articolo 360 c.p.c., n. 3) ed infine il giudizio di personalizzazione della misura del danno alla persona, indicata come oggetto di motivazione soltanto apparente (undicesimo, ex articolo 360 c.p.c., n. 4) e comunque inadeguata (dodicesimo motivo ex articolo 360 c.p.c., n. 3).
Infatti la Corte ha ritenuto che, sebbene non fosse certo che la persona inviata a riferire al (OMISSIS) di rimandare le operazioni di smontaggio avesse motivato tale indicazione sulla base di "stringenti motivi di sicurezza", al lavoratore fosse o dovesse comunque essere nota la pericolosità dell'operazione.
Parimenti inammissibili sono il quarto ed il quinto motivo, con cui si adduce, sotto la duplice angolazione dell'omissione di pronuncia (articolo 112 c.p.c.) e dell'omesso esame di un fatto decisivo (articolo 360 c.p.c., n. 5), una colpa datoriale consistita nel non avere privilegiato lo smontaggio con attrezzature meccaniche, in luogo dello smontaggio manuale.
3.2 In giurisprudenza si è ripetutamente affermato che, quella dell'articolo 2087 c.c., non costituisce ipotesi di responsabilità oggettiva e che il lavoratore è onerato della sola prova della "nocività" del lavoro, spettando poi al datore dimostrare di avere adottato tutte le misure cautelari idonee ad impedire l'evento.
3.3 Ciò posto non può escludersi, così parzialmente dovendosi dissentire da quanto sostenuto dal ricorrente, che il comportamento colposo del lavoratore, autonomamente intrapreso ma tale da non integrare gli estremi del rischio elettivo, possa determinare un concorso di colpa, da regolare ai sensi dell'articolo 1227 c.c. (così Cass. 13 febbraio 2012, n. 1994, in motivazione, Cass. 14 aprile 2008, n. 9817; Cass. 17 aprile 2004, n. 7328; ma anche, in ambito previdenziale e di regresso, Cass. 3 settembre 2018, n. 21563;Cass. 20 luglio 2017, n. 17917; Cass. 2 febbraio 2010, n. 2350) allorquando l'evento dannoso non possa dirsi frutto dell'incidenza causale decisiva del solo inadempimento datoriale, ma derivi dalla indissolubile coesistenza di comportamenti colposi di ambo le parti del rapporto di lavoro.
L'inadempimento datoriale agli obblighi di prevenzione non è infatti in sè incompatibile con l'esistenza di un comportamento del lavoratore qualificabile come colposo, in quanto di ciò non vi è traccia negli articoli 2087 e 1227 c.c., nè in alcuna altra norma dell'ordinamento.
D'altra parte le norme sanciscono l'obbligo del lavoratore di osservare i doveri di diligenza (articolo 2104 c.c.), anche a tutela della propria o altrui incolumità (ratione temporis,Decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 1955. articolo 6; Decreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 5; ora Decreto Legislativo n. 81 del 2008, articolo 20) ed è indubbia la sussistenza di tratti del sistema prevenzionistico che coinvolgono anche i lavoratori (v. Cass. pen. 10 febbraio 2016, n. 8883), così come è scontato che i rapporti interprivati restino regolati, senza che metta qui conto una qualche più specifica dimostrazione in proposito, anche dal generalissimo principio di autoresponsabilità per le proprie azioni.
3.4 Tuttavia, sull'assetto del possibile concorso di colpa interferisce la portata pervasiva dell'obbligo datoriale di protezione, radicato in principi cardine dell'ordinamento (articolo 32 Cost., sulla tutela della salute; articolo 2, sulla preminenza della persona umana rispetto ad ogni altro valore) e la rilevanza della colpa è destinata a declinarsi secondo l'assetto giuridico dello specifico settore di rischio coinvolto.
All'interno di un quadro di fondo secondo cui chi organizza e pone in essere un'attività rischiosa, è tenuto a predisporre quanto necessario per evitare pregiudizi a terzi (articolo2050 c.c.), l'ambito lavoristico è infatti connotato, per un verso, dal fatto che esso comporta lo svolgimento di attività personale sotto la direzione e/o nel contesto di un'organizzazione altrui e, per altro verso, da un intenso coinvolgimento nel rischio della salute dei lavoratori.
I poteri direzionali determinano la soggezione agli ordini impartiti (articolo 2104 c.c., comma 2) e la predisposizione organizzativa, come anche la destinazione dell'organizzazione ad un fine produttivo espressione di un interesse proprio del datore di lavoro, impongono, nella menzionata logica di preminenza della persona, che i presidi di sicurezza risalgano alla responsabilità primaria datoriale: articolo 2087 c.c.; articolo 31 della c.d. Carta di Nizza, ove si prevede che "ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose", che evidentemente devono essere predisposte e curate dal datore di lavoro.
È dunque in questa prospettiva che va colto il significato di alcune pregresse massime secondo cui l'inadempimento all'obbligo di protezione è ragione di esclusione del concorso di colpa. Tale affermazione va infatti meglio intesa nel senso che, per il particolare assetto che la responsabilità assume nel settore del lavoro, il comportamento incauto della vittima, in quanto al contempo destinataria dei doveri di protezione sopra menzionati, resta, almeno nelle ipotesi sopra viste, privo di rilievo giuridico a fini risarcitori, pur non escludendosi la possibilità, al di fuori di tali ambiti, di un concorso colposo ex articolo 1227 c.c..
Nella sentenza impugnata si è accertato che la persona inviata a dire al (OMISSIS) di non procedere, lungi dall'opporsi all'esecuzione, finì addirittura per fornire indicazioni, evidentemente sommarie ed inutili, sul come farlo; inoltre la Corte ha concretamente accertato, anche sulla base della ricostruzione dei dati orari, che il superiore gerarchico del (OMISSIS), una volta avvisato da colui che aveva mandato a dire di non eseguire l'opera del fatto che il (OMISSIS) aveva deciso di procedere comunque, "se avesse agito per tempo, avrebbe avuto la possibilità materiale di impedire l'evento".
Ciò comporta l'assorbimento del sesto e del settimo motivo, in quanto riguardanti il dosaggio del concorso di colpe che, per quanto sopra detto, non poteva essere riconosciuto, come anche i motivi dall'ottavo al dodicesimo, relativi al quantum, in quanto i corrispondenti capi di pronuncia restano caducati ex articolo 336 c.p.c. e le relative questioni dovranno essere valutate ex novo in sede di rinvio, alla luce dell'assetto della responsabilità quale fissato sulla base dei principi sopra espressi.
6.1 "In materia di infortuni sul lavoro, al di fuori dei casi di rischio elettivo, nei quali la responsabilità datoriale è esclusa, qualora ricorrano comportamenti colposi del lavoratore, trova applicazione l'articolo 1227 c.c., comma 1; tuttavia la condotta incauta del lavoratore non comporta concorso idoneo a ridurre la misura del risarcimento ogni qual volta la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro sia giuridicamente da considerare come munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell'evento dannoso, il che in particolare avviene quando l'infortunio si sia realizzato per l'osservanza di specifici ordini o disposizioni datoriali che impongano colpevolmente al lavoratore di affrontare il rischio o quando l'infortunio scaturisca dall'avere il datore di lavoro integralmente impostato la lavorazione sulla base di disposizioni illegali e gravemente contrarie ad ogni regola di prudenza o infine quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all'adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonchè esigibili ex ante ed idonee ad impedire, nonostante l'imprudenza del lavoratore, il verificarsi dell'evento dannoso":
6.2 "qualora risulti l'inosservanza, da parte del datore di lavoro, di specifici doveri informativi (o formativi) del lavoratore rispetto all'attività da svolgere, tali da rendere altamente presumibile che, ove quegli obblighi fossero stati assolti, il comportamento del lavoratore da cui è scaturito l'infortunio non vi sarebbe stato, non è possibile addossare al lavoratore, sotto il medesimo profilo, l'ignoranza delle circostanze che dovevano essere oggetto di informativa (o di formazione), al fine di fondare una colpa idonea a concorrere con l'inadempimento datoriale e che sia tale da ridurre, ai sensi dell'articolo 1227 c.c., la misura del risarcimento dovuto".

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