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La donna è mobile… Qualche riflessione sull’applicazione anticipata dell’art. 125 CC prima del divorzio – divorzio.ch
La donna è mobile… Qualche riflessione sull’applicazione anticipata dell’art. 125 CC prima del divorzio
Posted on 31/10/2003 by Alberto
Pubblicazione: Traduzione di un articolo apparso in francese su FamPra.ch 4/2003 pag. 846 segg.
Qualche riflessione sull’applicazione anticipata dell’art. 125 CC prima del divorzio
Applicazione anticipata dell’art. 125 CC
Nel nuovo diritto del divorzio il diritto a un contributo di mantenimento dopo il divorzio è stabilito chiaramente. Si applicano due principi: da un lato quello del “clean break”(1) , o del taglio netto, secondo cui ogni coniuge deve acquisire l’indipendenza economica e provvedere alle sue necessità con le proprie forze, e dall’altro il principio della solidarietà, che mira in particolare a compensare le disuguaglianze derivanti dal matrimonio. Negli intenti del legislatore ogni coppia è diversa e l’attribuzione di un contributo di mantenimento dipende dal caso concreto(2). Non esiste quindi un metodo prestabilito per calcolare il contributo di mantenimento(3), e il giudice deve trovare la soluzione su misura adatta a ogni coniuge, ispirandosi ai criteri elencati dall’art. 125 cpv. 2 CC(4), nell’ambito del suo potere di apprezzamento. Il Tribunale federale ha già avuto occasione di pronunciarsi in numerosi casi su questo tema e ha confermato parecchi principi conosciuti nel diritto previgente, quali l’obbligo per il coniuge inattivo (o attivo a tempo parziale) di riprendere un’attività lucrativa dopo la separazione di fatto(5), non appena il divorzio appaia ineluttabile, il calcolo di un reddito ipotetico superiore a quello effettivamente conseguito(6) dal debitore alimentare o dal creditore alimentare e la nozione di concubinato qualificato(7). Il contributo di mantenimento è stato largamente discusso in dottrina ben prima dell’entrata in vigore del nuovo diritto. Tutto sembrava già detto, ma la lettura della giurisprudenza recente del Tribunale federale dimostra che la trasposizione dei principi nei fatti può essere complessa e porre quesiti spinosi.
II. Applicazione anticipata dell’art. 125 CC
L’evoluzione della giurisprudenza sul mantenimento dà infatti luogo a precisazioni o a sviluppi che non erano stati previsti al momento dell’entrata in vigore del nuovo diritto sul divorzio. Il Tribunale federale ha così precisato che il calcolo del contributo di mantenimento deve essere eseguito secondo i criteri previsti in caso di divorzio (art. 125 cpv. 2 CC) – già nelle procedure di misure protettrici dell’unione coniugale(8) – se la separazione di fatto dei coniugi non è che il preambolo del divorzio, ormai inevitabile. Il coniuge (di regola la moglie) che non esercitava un’attività lucrativa (o ne esercitava una a tempo parziale) deve così riprenderla (o estenderla) entro un periodo transitorio di adattamento, pena l’imputazione di un reddito ipotetico, anche in un matrimonio “classico” (Haushaltehe) durato più di vent’anni(9).
Quali sono gli insegnamenti che si possono trarre dalla nuova giurisprudenza del Tribunale federale per la prassi quotidiana di giudici e avvocati? Il quesito di sapere se un contributo di mantenimento è dovuto, e in quale misura, tocca direttamente l’esistenza dei coniugi e dei loro figli, poiché spesso l’uno o l’altro – o entrambi – dovranno cambiare il loro modo di vita, le loro abitudini e finanche il loro lavoro. Questa modifica esistenziale si impone a una larga fascia della popolazione. Il Consiglio federale ha segnalato, nel suo parere del 2 luglio 2003 sulla diminuzione del periodo di separazione richiesto per il divorzio, che 20% dei divorzi pronunciati nel 2001 riguardava matrimoni durati 20 anni o più(10). La messa in opera della nuova giurisprudenza ha di conseguenza un serio impatto per le numerose donne che avevano lasciato l’attività lucrativa dopo il matrimonio o dopo la nascita dei figli, come era usuale un tempo. In caso di divorzio queste donne si ritrovano private di tutte le loro certezze e obbligate a lavorare fuori casa dopo una lunga assenza dal mondo del lavoro, che riduce a zero la loro formazione professionale, ammesso che ne abbiano una. Questa rivoluzione del loro mondo si presenta per di più in un momento economicamente sfavorevole, in cui il tasso di disoccupazione è alto anche nelle regioni svizzere tradizionalmente ricche e dinamiche.
Il primo quesito che ci si deve porre è quello di sapere quando si può ammettere che la ripresa della vita comune è ragionevolmente esclusa e che il divorzio è inevitabile. La risposta è evidente quando i due coniugi desiderano divorziare e lo ammettono, per esempio in occasione della loro comparsa davanti al giudice o nei loro allegati scritti. Il Tribunale federale ha affermato che dopo una separazione di fatto durata cinque anni, quando il marito si è rifatto una vita e ha avuto un figlio da un’altra donna, la moglie non può restare passiva ma deve darsi da fare per trovare un’attività lucrativa e, in caso di necessità, perfezionare la sua formazione professionale, in particolare con l’apprendimento di nuove competenze linguistiche e professionali(11).
Una separazione di fatto di una certa durata può quindi essere ammessa come indizio di probabile divorzio. Per il giudice il problema è di sapere, nel caso singolo, se la durata di separazione che accerta è sufficiente per ammettere l’applicazione delle norme previste dall’art. 125 CC per il mantenimento dopo il divorzio, o se ci sono altri indizi concreti di un divorzio inevitabile. È sufficiente che uno dei coniugi manifesti l’intenzione di divorziare, anche solo dopo una separazione durata due settimane o sono necessarie altre circostanze, quali una nuova relazione stabile o la nascita di uno o più figli? È necessario che uno dei coniugi promuova una causa unilaterale di divorzio, anche se manifestamente infondata? È possibile dedurre che il divorzio è sicuro quando i coniugi si comportano in modo molto aggressivo durante le udienze per la discussione delle misure protettrici dell’unione coniugale? Nello stato attuale della giurisprudenza queste domande restano senza risposta, perché nei casi giudicati sinora dal Tribunale federale i coniugi erano sia separati da più di quattro anni sia concordi sul principio del divorzio. Dandosi contestazione, sarà pertanto indispensabile che le parti e i loro avvocati espongano al giudice i fatti che a loro avviso rendono ineluttabile il divorzio e che forniscano i mezzi di prova necessari a renderli verosimili(12).
Ora, nella situazione economica attuale in Svizzera la ricerca di un posto di lavoro può essere difficile, se non impossibile, per le persone che hanno superato la quarantina, soprattutto se sono sprovviste di una formazione scolastica e/o professionale. Far valere questa evidenza in una procedura giudiziaria o limitarsi a produrre dati statistici non è però sufficiente, perché il Tribunale federale esige un approccio concreto e individuale di ogni singolo caso(16). Il coniuge che ritiene di non potersi più reinserire professionalmente dovrà quindi corroborare le sue affermazioni(17). Potrà per esempio recarsi all’Ufficio del lavoro e iscriversi alla disoccupazione, così da poter beneficiare delle misure di reinserimento messe a disposizione di chi cerca lavoro, annunciarsi presso una società specializzata nella ricerca di lavoro, documentare le sue ricerche presso potenziali datori di lavoro e i risultati ottenuti(18), produrre in tribunale i rapporti dell’Ufficio del lavoro sulle sue prospettive di reinserimento o di guadagno e sul mercato del lavoro della regione(19), oppure chiedere di sentire come testimone un esperto del mercato del lavoro. Società private e istituzioni diverse offrono anche la possibilità di allestire un bilancio di competenze, vale a dire un bilancio socio-professionale che permette di valutare le capacità utili nel mercato del lavoro(20).
L’età può essere un ostacolo di peso al reinserimento professionale. Il Tribunale federale ha fortemente relativizzato il limite tradizionale di 45 anni, affermando che nel caso particolare giudicato “nombre d’offres d’emploi fixent à 50 ans l’âge limite d’embauche”(21). In una sentenza recente, di cui è stato pubblicato solo il considerando relativo alla previdenza professionale(22), il Tribunale federale ha nondimeno considerato come una presunzione di fatto refragabile la circostanza che non si può più pretendere la ripresa di un’attività lucrativa da una persona di oltre 45 anni, che vi aveva rinunciato per dedicarsi all’economia domestica e all’educazione dei figli in un matrimonio di lunga durata. Si deve dunque dare per scontato che le persone di età superiore ai 45-50 anni non hanno più alcuna possibilità di reinserirsi nel mercato del lavoro ? Tutto dipende dal tipo di impiego e dalle circostanze(23), come per esempio le difficoltà di un settore economico ben preciso(24). Anche a una persona prossima all’età del pensionamento si deve dunque consigliare di rendere verosimile l’eventuale impossibilità di ritrovare un impiego, in particolare se aveva svolto attività lucrativa a tempo parziale durante il matrimonio(25).
Il coniuge che sostiene di non potere lavorare per motivi di salute(26) dovrà rendere verosimile la sua incapacità lavorativa. Un certificato medico generico, del tipo “incapacità del 100% per malattia”, non è sufficiente secondo il Tribunale federale(27). Sarà quindi necessario produrre certificati medici particolareggiati nei quali il medico dia indicazioni precise sulla malattia, il pronostico e la possibilità di svolgere un’attività lucrativa. La persona malata ha anche l’obbligo di presentare una domanda di prestazioni all’assicurazione per l’invalidità per non vedersi calcolare un reddito ipotetico corrispondente all’importo della presumibile rendita? Questa tesi, che può sembrare balzana, è già stata sostenuta da coniugi ai quali sono stati chiesti contributi di mantenimento, e i loro avvocati hanno esposto negli allegati di causa che la persona malata “deve solo annunciarsi all’AI”, invece di chiedere prestazioni al proprio coniuge.
La ripresa o l’estensione di un’attività lucrativa può essere intralciata dalle cure ancora richieste dai figli(28). Il Tribunale federale ha precisato che la giurisprudenza emanata nel diritto previdente resta valida(29) e che di conseguenza il coniuge con figli in custodia può essere obbligato a riprendere un’attività professionale a tempo parziale dopo il decimo anno di età del figlio minore e un’attività a tempo pieno dopo il sedicesimo anno di età di quest’ultimo(30). Un coniuge (classe 1965) che deve occuparsi di tre figli di 12, 10 e 8 anni e che già lavora al 60% non può pertanto essere tenuto a un’attività al 100%(31). La valutazione di un caso singolo richiede dunque informazioni precise sull’età dei figli, sulla loro formazione scolastica o professionale, sugli orari scolastici e dei trasporti pubblici disponibili, sulla possibilità di affidare i figli a terzi (nidi, scuole dell’infanzia, mensa scolastica, scuola privata, ecc.) durante le ore lavorative del genitore che se ne occupa(32), e sulla disponibilità nel mercato del lavoro di impieghi compatibili con gli orari scolastici.
In ogni caso il coniuge costretto a reintegrarsi professionalmente deve beneficiare di un periodo transitorio(33) per adattarsi ai cambiamenti richiesti dalla nuova ripartizione degli oneri nella famiglia. La durata di questo periodo di adattamento dipende, ancora una volta, dalle circostanze di ogni singolo caso concreto. Il Tribunale federale ha ammesso che un periodo di tre mesi per aumentare al 50% un orario di lavoro del 20% era “relativamente corto”, ma poteva essere giustificato, trattandosi di una persona che doveva estendere l’attività parziale che già svolgeva(34), e ha considerato che un periodo di quattro anni era sufficiente per un reinserimento completo al 100%(35). Il Tribunale federale ha nondimeno precisato che di principio non si giustifica il calcolo di un reddito ipotetico con effetto retroattivo(36). La sentenza che prescrive a un coniuge di riprendere l’attività lucrativa dovrebbe quindi avere effetto solo per il futuro (ex nunc), salvo abuso di diritto. Tra un periodo transitorio di tre mesi e uno di quattro anni il divario è tuttavia ampio e sono quindi determinanti le particolarità di ogni fattispecie, che bisognerà evidentemente spiegare e motivare. Perché stabilire un periodo di reinserimento di tre mesi invece di uno di sei mesi o di un anno? Spetta alle interessate dirlo e fornire gli argomenti in favore di un termine piuttosto che di un altro, sempre in base alla loro situazione concreta.
L’obbligo per il coniuge richiedente il mantenimento di ritrovare l’indipendenza economica e professionale non equivale sempre alla liberazione dell’altro da ogni contributo di mantenimento. Si tratta piuttosto, se le circostanze lo consentono, di calcolare un reddito ipotetico al coniuge inattivo. Secondo il Tribunale federale il principio del reddito ipotetico (superiore a quello effettivamente ottenuto) si applica in tutti i campi del diritto di famiglia(37) a condizione che sia economicamente possibile(38) e che si possa esigerlo dalla persona interessata(39). Ora, una persona che ha superato i 40 o i 50 anni e che non ha una formazione professionale, o ne ha una ormai sorpassata, può nel migliore dei casi trovare un impiego come operaia, commessa, collaboratrice domestica, ecc., con potenziali di reddito molto modesti.
Trattandosi di un coniuge che ha diritto a un contributo di mantenimento fondato sul tenore di vita durante il matrimonio(40), il calcolo di un reddito ipotetico non sgrava interamente il debitore della prestazione, perlomeno nelle famiglie di reddito medio ed elevato(41). Il coniuge beneficiario del mantenimento ha in effetti diritto, di principio, a un importo che aggiunto alle sue risorse (reddito e/o sostanza) gli consenta di mantenere il tenore di vita che aveva durante il matrimonio(42). Se questo tenore di vita non può essere finanziato dai coniugi, a causa dell’aumento dei costi, il creditore del mantenimento ha diritto almeno a un tenore di vita equivalente a quello del coniuge debitore. Il calcolo di un reddito ipotetico corrispondente a un lavoro a tempo pieno può quindi sgravare il coniuge debitore da ogni prestazione quasi solo nelle famiglie di condizione economica modesta.
Il giudice che calcola il contributo di mantenimento secondo le regole applicabili al divorzio, infatti, deve tenere in considerazione tutti i criteri elencati dall’art. 125 CC. Il fascicolo giudiziario dovrebbe quindi sempre contenere, anche nell’ambito delle misure protettrici dell’unione coniugale, informazioni concrete per:
d) l’età e lo stato di salute dei coniugi(48);
e) il reddito e la sostanza dei coniugi(49): l’importo, la composizione, la quota destinata al risparmio(50);
Trattandosi di contributi transitori, destinati a essere eventualmente sostituiti da quelli attribuiti con la sentenza di divorzio, il giudice può tralasciare il criterio relativo alle aspettative dell’assicurazione per la vecchiaia e della previdenza professionale(53). Tenere conto di tutti questi criteri, anche solo nell’ambito ristretto della verosimiglianza, richiede un lavoro considerevole agli avvocati e ai giudici. Inoltre la procedura sommaria limita i mezzi di prova disponibili e impedisce, per esempio, le perizie contabili o l’assunzione di prove all’estero in via rogatoriale. I contributi di mantenimento stabiliti in una procedura di misure protettrici dell’unione coniugale possono nondimeno essere modificati in ogni momento (art. 179 CC), non appena le circostanze cambiano o se i pronostici del giudice si rivelano inesatti(54). Ciò permette di adattarli rapidamente in caso di necessità.
L’applicazione anticipata dei criteri per il contributo di mantenimento dopo il divorzio avrà senza dubbio come conseguenza, tra le altre, l’aumento del numero di persone di una certa età alla ricerca di un impiego. Il fatto che i coniugi siano messi di fronte alle loro responsabilità finanziarie ed esistenziali molto presto, prima ancora della procedura giudiziaria di divorzio, non ha tuttavia solo svantaggi. Può anzi rivelarsi benefica e incitare persone senza formazione a intraprendere al più presto un reinserimento professionale, le cui possibilità di successo saranno però incerte. Queste persone avranno in ogni caso tentato di reintegrarsi e potranno così provare, nella causa di divorzio, che hanno bisogno di un contributo per garantire il loro debito mantenimento. L’esame della giurisprudenza del Tribunale federale dimostra infatti che sono soprattutto l’inattività e la passività dei coniugi richiedenti un contributo a penalizzarli(55).
La determinazione del contributo di mantenimento dipende in larga misura dall’apprezzamento del giudice(56), che deve motivare le sue sentenze in modo comprensibile(57). A tal fine ha bisogno di informazioni concrete, che solo le parti possono indicare e fornire. È quindi necessario che i differenti partecipanti di una procedura giudiziaria collaborino in vista dell’applicazione corretta dei principi giurisprudenziali enunciati dal Tribunale federale. Gli avvocati devono in primo luogo fare in modo che il fascicolo processuale contenga, preferibilmente già davanti al giudice di prima istanza, le allegazioni e le prove pertinenti su tutti i criteri elencati dall’art. 125 CC. I giudici, dal canto loro, devono poi spiegare in modo particolareggiato i motivi delle loro decisioni ed esporre quali sono i fatti essenziali(58) che li hanno condotti a scegliere una soluzione piuttosto di un’altra. La dottrina avrà così le basi per elaborare casistiche, commentare gli orientamenti giurisprudenziali e fare proposte, ciò che in ultima analisi faciliterà il lavoro dei giudici e degli avvocati.
Riassunto : Il Tribunale federale, nella sua più recente giurisprudenza, ammette che il giudice delle misure protettrici dell’unione coniugale deve fissare i contributi di mantenimento secondo le norme previste in caso di divorzio (art. 125 CC), quando il divorzio appare inevitabile. L’applicazione concreta di questa giurisprudenza solleva parecchi problemi pratici, in particolare per quel che concerne l’obbligo di riprendere un’attività lucrativa.
Non si tratta di un’enumerazione esaustiva, cf. FF 1996 I 119; DTF 129 III 7, consid. 3.1; 127 III 136, 139.
Parere del Consiglio federale del 2 luglio 2003 sul rapporto della Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale del 29 aprile 2003 sull’iniziativa parlamentare ” Divorzio su domanda unilaterale : periodo di separazione”, ad 01.408.
La verosimiglianza è sufficiente nelle misure di protezione dell’unione coniugale, cf. DTF 127 III 474, 478, consid. 2b/bb.
DTF del 2 giugno 2003 5P.46/2003, pubblicata in FamPra.ch 2003 879, consid. 2.2: caso in cui la moglie ha potuto dimostrare che il suo datore di lavoro non poteva fornirle un’occupazione al 100 %.
Sentenza del Tribunale federale del 3 giugno 2003 5P.437/2002, pubblicata in FamPra.ch 2003 880 : un’attrice sessantatreenne è verosimilmente giunta al termine della sua carriera artistica.
Sentenza 5C.48/2001 del 28 agosto 2001, consid. 4b: prospettive limitate di impiego nella specializzazione svolta dal coniuge e impossibilità di quest’ultima, attiva al 60% e con la cura di due figli minorenni, di riconvertirsi professionalmente dopo i 50 anni.
Sentenza 5C.32/2001 del 19 aprile 2001: caso di una moglie (52 anni) che aveva abbandonato l’attività di segretaria svolta a tempo parziale durante il matrimonio e che da 5 anni si formava alla psicologia e all’esoterismo ; il Tribunale federale ha ammesso che anche alla sua età, dopo un matrimonio durato 28 anni, essa aveva l’obbligo di riprendere l’attività di segretaria, consid. 3d; la sentenza DTF 129 III 481 (5C.66/2002 del 15 maggio 2003) si riferisce a una donna che non ha mai svolto attività lucrativa durante il matrimonio, consid. 4.2.
Cf. sentenze del Tribunale federale 5C.100/2002 dell’11 luglio 2002, consid. 3.1, e 5C.278/2000 del 4 aprile 2001, consid. 3b.
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