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Timestamp: 2018-09-22 03:42:54+00:00

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Art. 2095 codice civile - Categorie dei prestatori di lavoro - Brocardi.it
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Articolo 2095 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2095 Codice civile
I prestatori di lavoro subordinato si distinguono in dirigenti, quadri, impiegati e operai (1).
Le leggi speciali [e le norme corporative] (2), in relazione a ciascun ramo di produzione e alla particolare struttura dell'impresa, determinano i requisiti di appartenenza alle indicate categorie [2120].
(1) Comma così sostituito dall'art. 1, L. 13 maggio 1985, n. 190.
Nel nostro ordinamento non esiste un principio che imponga al datore di lavoro di garantire parità di retribuzione e/o di inquadramento di tutti i lavoratori che svolgono le medesime mansioni, infatti l'art. 36 Cost. stabilisce un generico principio di sufficienza ed adeguatezza della retribuzione, prescindendo da ogni comparazione intersoggettiva.
Massime relative all'art. 2095 Codice civile
Cass. civ. n. 20805/2016
In tema di attribuzione della qualifica di dirigente, va tenuto conto di quanto stabilito dalla contrattazione collettiva e dalle prassi sindacali, che ne hanno portato al riconoscimento anche a lavoratori che, pur non investiti di quei poteri di direzione necessari per richiamare la nozione di "alter ego" dell'imprenditore, sono in possesso di elevate conoscenze scientifiche e tecniche o, comunque, sono dotati di professionalità tale da collocarsi in condizioni di particolare forza nel mercato del lavoro.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 20805 del 14 ottobre 2016)
Cass. civ. n. 3981/2016
Nelle imprese di rilevanti di dimensioni possono coesistere dirigenti di diverso livello, con differente graduazione dei compiti loro assegnati, purché sia riconosciuta al dirigente di grado inferiore un'ampia autonomia decisionale in grado di incidere sugli obiettivi aziendali anche se circoscritta dal potere generale di massima del dirigente di livello superiore. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva riconosciuto la qualifica dirigenziale, nel lavoro privato, in favore di ingegnere preposto a un'area organizzativa prevista da un piano aziendale che preponeva a ciascuna area un dirigente comunque subordinato al direttore operativo).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3981 del 29 febbraio 2016)
Cass. civ. n. 20272/2010
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 20272 del 27 settembre 2010)
Cass. civ. n. 5809/2010
Ai fini del riconoscimento della qualifica dirigenziale, è necessario e sufficiente che sia dimostrato l'espletamento di fatto delle relative mansioni, caratterizzate dalla preposizione ad uno o più servizi con ampia autonomia decisionale, e non occorre anche una formale investitura trasfusa in una procura speciale, perché richiedere anche tale requisito significherebbe subordinare il riconoscimento della qualifica ad un atto discrezionale del datore di lavoro, di per sé insindacabile, con conseguente violazione del principio della corrispondenza della qualifica alle mansioni svolte.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5809 del 10 marzo 2010)
Cass. civ. n. 26978/2009
In caso di mansioni promiscue, ove la contrattazione collettiva non preveda una regola specifica per l'individuazione della categoria di appartenenza del lavoratore, la prevalenza - a questo fine - non va determinata sulla base di una mera contrapposizione quantitativa delle mansioni svolte, bensì tenendo conto, in base alla reciproca analisi qualitativa, della mansione maggiormente significativa sul piano professionale, purché non espletata in via sporadica od occasionale.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 26978 del 22 dicembre 2009)
Cass. civ. n. 14835/2009
La qualifica di dirigente non spetta al solo prestatore di lavoro che, come "alter ego" dell'imprenditore, ricopra un ruolo di vertice nell'organizzazione o, comunque, occupi una posizione tale da poter influenzare l'andamento aziendale, essendo invece sufficiente che il dipendente, per l'indubbia qualificazione professionale, nonchè per l'ampia responsabilità in tale ambito demandata, operi con un corrispondente grado di autonomia e responsabilità, dovendosi, a tal fine, far riferimento, in considerazione della complessità della struttura dell'azienda, alla molteplicità delle dinamiche interne nonchè alle diversità delle forme di estrinsecazione della funzione dirigenziale (non sempre riassumibili a priori in termini compiuti) ed alla contrattazione collettiva di settore, idonea ad esprimere la volontà delle associazioni stipulanti in relazione alla specifica esperienza nell'ambito del singolo settore produttivo. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'anzidetto principio, ha ritenuto la correttezza dell'inquadramento dirigenziale - e la conseguente legittimità del licenziamento per giustificatezza - in quanto la lavoratrice era stata assunta con mansioni di responsabile del servizio fiscale ed era stata destinataria di numerosissime procure da parte di tutte le società del gruppo per la difesa dell'azienda nei processi tributari).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 14835 del 24 giugno 2009)
Cass. civ. n. 16015/2007
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 16015 del 19 luglio 2007)
Il tratto caratterizzante della figura del dirigente è rappresentato dall'esercizio di un potere ampiamente discrezionale che incide sull'andamento dell'intera azienda o che attiene ad un autonomo settore produttivo della stessa, non essendo per converso necessaria la preposizione all'intera azienda.
Cass. civ. n. 27464/2006
La qualifica di dirigente spetta soltanto al prestatore di lavoro che, come alter ego dell'imprenditore, sia preposto alla direzione dell'intera organizzazione aziendale ovvero ad una branca o settore autonomo di essa, e sia investito di attribuzioni che, per la loro ampiezza e per i poteri. di iniziativa e di discrezionalità che comportano, gli consentono, sia pure nell'osservanza delle direttive programmatiche del datore di lavoro, di imprimere un indirizzo ed un orientamento al governo complessivo dell'azienda, assumendo la corrispondente responsabilità ad alto livello (c.d. dirigente apicale); da questa figura si differenzia quella dell'impiegato con funzioni direttive, che è preposto ad un singolo ramo di servizio; ufficio o reparto e che svolge la sua attività sotto il controllo dell'imprenditore o di un dirigente, con poteri di iniziativa circoscritti e con corrispondente li¬mitazione di responsabilità (c.d. pseudo-dirigente). L'accertamento in concreto della sussistenza delle condizioni necessarie per l'inquadramento del funzionario nell'una o nell'altra categoria costituisce apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità soltanto per vizi di motivazione. II licenziamento ad nutum a prescindere dalla sussistenza di una giusta causa o da un giustificato motivo, è applicabile solo al dirigente apicale, mentre il licenziamento dello pseudo-dirigente è soggetto alle norme ordinarie. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che si era attenuta, con motivazione logica ed adeguata, ai richiamati principi, riconoscendo all'intimato la qualifica di pseudo-dirigente e l'applicazione allo stesso della cosiddetta tutela reale).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 27464 del 22 dicembre 2006)
Cass. civ. n. 21652/2006
Il diritto al riconoscimento della qualifica di «quadro» istituita dalla legge 13 maggio 1985 n. 190, è configurabile anche se, entro. l'anno dall'entrata in vigore della legge, la contrattazione non abbia provveduto, a norma degli artt. 2 e 3, a stabilire i requisiti di appartenenza alla categoria, che, in tal caso, vanno desunti dalle specifiche indicazioni poste dalla legge, considerando che la categoria dei quadri non appartiene alla categoria dei dirigenti e che ai quadri, salvo diversa disposizione, si applicano le norme riguardanti la categoria degli impiegati (art. 2, commi 1 e 3 legge n.190 del 1985). (Nella specie, la S.C. ha cassatola sentenza con cui il giudice di merito, nel desumere i requisiti di appartenenza alla categoria quadri, non aveva correttamente interpretato la norma, aggiungendo, all'unico requisito richiesto ex lege requisiti tipici della figura del dirigente, quali la gestione diretta dei rapporti con i terzi e la capacità di impegnare direttamente l'azienda).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 21652 del 9 ottobre 2006)
Cass. civ. n. 3859/2006
In materia di inquadramento del lavoratore, il giudice di merito è tenuto ad effettuare un'operazione logica di comparazione delle mansioni astrattamente previste per la qualifica da attribuire e di quelle svolte in concreto dal prestatore. A tal riguardo, se il regolamento aziendale prevede per una determinata posizione di lavoro, adeguatamente definita nel suo contenuto, una qualifica superiore a quella che conseguirebbe all'applicazione delle disposizioni dei contratti collettivi nazionale e aziendale sull'inquadramento del personale, l'assegnazione di un lavoratore a detta funzione, dal medesimo accettata, determina il diritto dell'interessato al riconoscimento della qualifica in questione, quale qualifica convenzionale di miglior favore, dato che il regolamento aziendale in tal caso contenente la promessa di conferimento di una determinata qualifica in corrispondenza di certe mansioni diventa impegnativo nei confronti dei lavoratori attraverso la accettazione che essi ne facciano, anche implicitamente, e che fa riversare il loro contenuto nel contratto individuale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto legittima l'assegnazione al gruppo disciplina di un impiegato di settimo livello, prevista da un atto interno come l'organigramma aziendale, anziché dal contratto collettivo).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3859 del 22 febbraio 2006)
Cass. civ. n. 21212/2005
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 21212 del 2 novembre 2005)
Cass. civ. n. 17344/2004
Ai fini della valutazione in ordine al diritto al riconoscimento della qualifica di dirigente, il tratto caratteristico della figura del dirigente d'azienda rispetto a funzioni simili come quella di impiegato con funzioni direttive, va individuato nell'autonomia e nella discrezionalità delle scelte decisionali, in modo che l'attività del dirigente influisca sugli obiettivi complessivi dell'imprenditore. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il giudice di merito avesse fatto corretta applicazione di tali principi, avendo escluso la qualifica dirigenziale in mancanza di prova circa i poteri decisionali, l'autonomia e la discrezionalità dell'operato, non attribuendo rilevanza decisiva alla circostanza che il ricorrente si avvalesse o meno della collaborazione di un sottoposto ed organizzasse turni di ferie sue e dell'impiegato che con lui collaborava).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 17344 del 30 agosto 2004)
Cass. civ. n. 12513/2004
Ove la contrattazione collettiva preveda, nel disciplinare la classificazione dei lavoratori, sia le categorie o livelli, mediante declaratorie estratte e generali, sia distinti e specifici profili professionali, l'indagine per determinare la qualifica spettante al lavoratore non va effettuata sulla base di una comparazione con le mansioni svolte da altri lavoratori e con l'inquadramento a costoro attribuito, esaurendosi invece nel verificare la corrispondenza delle mansioni in concreto svolte dal lavoratore a quelle di un determinato profilo professionale indicato dalla stessa contrattazione collettiva come rientrante in una particolare categoria. Il relativo accertamento costituisce un giudizio di fatto, incensurabile in sede di legittimità ove correttamente e congruamente motivato.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12513 del 7 luglio 2004)
Cass. civ. n. 12092/2004
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12092 del 1 luglio 2004)
Cass. civ. n. 16461/2003
In caso di mansioni promiscue, la previsione espressa della contrattazione collettiva secondo cui tra le mansioni legittimamente esigibili da dipendenti inquadrati in un determinato livello vi siano anche compiti propri di un più elevato livello d'inquadramento integra il criterio di individuazione della esatta categoria di appartenenza, in quanto, nel riflettere la valutazione fattene dalle parti collettive, essa regola una situazione di compresenza di mansioni professionali collocate lungo una linea verticale. Ne consegue che, ai fini di un diverso e superiore inquadramento, irrilevante è in tal caso l'indagine qualitativa, giacché irrilevante risulta, secondo l'avviso espresso dalle parti collettive, l'espletamento della mansione superiore, non trovando pertanto applicazione i normali criteri della prevalenza qualitativa e del connesso carattere specialistico delle mansioni.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 16461 del 3 novembre 2003)
Cass. civ. n. 12650/2003
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12650 del 28 agosto 2003)
Cass. civ. n. 12632/2003
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12632 del 28 agosto 2003)
Cass. civ. n. 12085/2003
Ai fini della qualificazione di un rapporto di lavoro come lavoro subordinato dirigenziale o rapporto di collaborazione professionale auto
noma spiega rilevanza decisiva la volontà delle parti, espressa nell'accordo contrattuale, qualora, come nella specie, in un modello organizzativo societario, ampiamente diffuso nel campo delle prestazioni professionali associate, informato ad altissimi compensi e corrispondente flessibilità di rapporti professionali, tale volontà si sia espressa su di un piano paritario e l'esecuzione del rapporto mostri indici rivelatori della natura autonoma (fatturazione dei compensi percepiti), in assenza di chiari indici di subordinazione. (Nel caso di specie la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto che le parti avessero voluto instaurare un rapporto di collaborazione professionale, in quanto esistevano numerosi elementi — ricorrenti nei rapporti di collaborazione indipendente — tra i quali la fatturazione dei compensi percepiti dal soggetto a carico di società che facevano capo al soggetto stesso, e per contro mancavano indici di subordinazione del ricorrente alle direttive del datore di lavoro.).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12085 del 18 agosto 2003)
Cass. civ. n. 10635/2003
L'astratta e preventiva attribuzione della qualifica di dirigente non vale, di per sé, a conferire alla qualifica medesima la rilevanza giuridica che le è propria se le mansioni di fatto esercitate manchino dei requisiti che oggettivamente caratterizzano la detta qualifica. L'accertamento in concreto della sussistenza o meno di tali requisiti è rimesso al giudice del merito e il controllo di legittimità non può investire il convincimento del giudice di merito sulla rilevanza probatoria degli elementi considerati, ma solo la congruenza del giudizio, dal punto di vista dei principi di diritto che regolano la prova. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, in presenza di una disposizione di contratto collettivo contenente la declaratoria della qualifica di dirigente, riferita anche al procuratore quale ausiliario dell'imprenditore, aveva ritenuto, con motivazione immune da vizi logico-giuridici, che il lavoratore non avesse fornito la prova dei requi-siti caratterizzanti la posizione del dirigente).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10635 del 5 luglio 2003)
Cass. civ. n. 1093/2003
In sede di interpretazione delle clausole di un contratto collettivo relative alla classificazione del personale in livelli o categorie, ha rilievo preminente, soprattutto se il contratto ha, come nella specie, carattere aziendale, la considerazione degli specifici profili professionali indicati come corrispondenti ai vari livelli, rispetto alle declaratorie contenenti la definizione astratta dei livelli di professionalità delle varie categorie, poiché le parti collettive classificano il personale non sulla base di astratti contenuti professionali, bensì in riferimento alle specifiche figure professionali dei singoli settori produttivi, che ordinano in una scala gerarchica, elaborando successivamente le declaratorie astratte, allo scopo di consentire l'inserimento di figure professionali atipiche o nuove. (Nella specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata che, con riferimento alla previsione del contratto collettivo di primo livello per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato, secondo cui le funzioni di coordinatore del polo amministrativo presso l'Impianto di riferimento comportano l'inquadramento nella ottava categoria professionale delle funzioni, senza alcun riferimento alle dimensioni degli impianti, aveva ritenuto quella disposizione non derogata da accordi collettivi locali ed aveva quindi riconosciuto al lavoratore, che quelle mansioni aveva svolto, il corrispondente inquadramento).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1093 del 24 gennaio 2003)
Cass. civ. n. 7959/2001
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7959 del 12 giugno 2001)
Cass. civ. n. 14502/2000
Nel caso di espletamento da parte del lavoratore subordinato di una pluralità di mansioni in favore del medesimo datore di lavoro, sono riconducibili nell'ambito di un unico rapporto, secondo la qualifica corrispondente alla mansione principale, le attività a questa collegate da un vincolo di accessorietà mentre sono inquadrabili in un distinto rapporto le prestazioni che siano svolte in orari diversi e siano autonomamente contemplate dalla contrattazione collettiva. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva escluso il diritto del lavoratore ad un'autonoma retribuzione in relazione all'attività di amministratore di una società svolta per conto del datore di lavoro al di fuori dell'orario previsto dal contratto di lavoro).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 14502 del 8 novembre 2000)
Cass. civ. n. 618/1999
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 618 del 22 gennaio 1999)
Cass. civ. n. 12860/1998
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12860 del 28 dicembre 1998)
Cass. civ. n. 12555/1998
In materia di legittimità dell'attribuzione al lavoratore di una categoria o di una qualifica prevista dal contratto collettivo, è compito del giudice di ricostruire la comune intenzione delle parti ai sensi dell'art. 1362 c.c., ossia di motivare la sentenza di merito: a) dando conto del testo del contratto, nelle parti in cui questo descrive le caratteristiche delle categorie o qualifiche in questione (senza trascurare l'interpretazione delle più specifiche disposizioni eventualmente contenute in accordi collettivi aziendali); b) ponendo in evidenza le differenze tra l'una e l'altra, in particolare indicando quali attività lavorative appartengono all'una ma non all'altra categoria; c) descrivendo le attività effettivamente svolte dal lavoratore, in modo da poter controllare la corrispondenza dell'inquadramento alle previsioni contrattuali.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12555 del 15 dicembre 1998)
Cass. civ. n. 12214/1998
La legge 13 maggio 1985, n. 190, che ha introdotto la nuova categoria dei «quadri nella classificazione dei prestatori di lavoro di cui all'art. 2095 c.c., pur non contenendo una precisa definizione della medesima e prevedendo che i relativi requisiti di appartenenza siano stabiliti dalla contrattazione collettiva nazionale o aziendale «in relazione a ciascun ramo di produzione e alla particolare struttura organizzativa dell'impresa» (art. 2, comma secondo), fornisce dei criteri direttivi, concependo la nuova categoria quale intermedia tra quella dei dirigenti e quella degli impiegati e specificando che i suoi appartenenti svolgono in maniera continuativa funzioni «di rilevante importanza ai fini dello sviluppo dell'impresa» (art. 2, comma secondo). Ferma restando l'eventuale funzione sussidiaria delle previsioni legali in assenza di fonti contrattuali integrative, la contrattazione collettiva deve attenersi a detti criteri, la cui violazione comporta la sua illegittimità, ed anche la nullità delle sue disposizioni ove sia dimostrato che la violazione della norma imperativa di legge leda interessi vitali dei lavoratori, in quanto tali di rilievo pubblicistico. (Nella specie, la S.C., confermato l'accertamento del giudice di merito circa la non spettanza al ricorrente, dipendente delle Ferrovie dello Stato, della ottava categoria — ricondotta dalla contrattazione collettiva insieme alla nona all'area dei quadri —, ha rigettato altresì il motivo di ricorso diretto a censurare il mancato rilievo della nullità di tale contrattazione e la mancata diretta applicazione della normativa legale, poiché il ricorrente non aveva dedotto elementi atti a suffragare la nullità delle disposizioni contrattuali).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12214 del 2 dicembre 1998)
Cass. civ. n. 11461/1997
Poiché, a norma dell'art. 2 della legge n. 190 del 1985, i requisiti di appartenenza alla categoria dei quadri sono previsti dalla contrattazione collettiva, non può pretendere il riconoscimento di tale categoria il lavoratore che non abbia titolo per l'inquadramento nei livelli di classificazione del personale che, secondo la contrattazione collettiva del settore, comportano la qualificazione come quadro.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11461 del 18 novembre 1997)
Cass. civ. n. 7761/1996
La qualifica di dirigente può configurarsi anche in ipotesi di struttura imprenditoriale di modeste dimensioni, dal momento che l'ipotizzabile difficoltà di rinvenire nella stessa una posizione di lavoro subordinato caratterizzata da quel ruolo di supplenza imprenditoriale e dal quel grado di autonomia richiesti per l'integrazione della qualifica in questione, e normalmente inerenti alle strutture produttive ampie, comporta unicamente per il giudice un maggior rigore di indagine ed un più approfondito accertamento di fatto. (Nella specie la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito — impugnata dal lavoratore che mirava ad ottenere l'applicazione della disciplina legale limitativa dei licenziamenti — che aveva ritenuto legittima l'attribuzione della qualifica di dirigente al vice direttore generale di una banca locale).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7761 del 23 agosto 1996)
Cass. civ. n. 7664/1996
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7664 del 20 agosto 1996)
Cass. civ. n. 931/1996
L' art. 2 della legge 13 maggio 1985, n. 190, istitutiva della categoria dei quadri intermedi, nel demandare alla contrattazione collettiva nazionale o aziendale la determinazione dei requisiti di appartenenza alla suddetta categoria, non fissa alcun rapporto di gerarchia fra i due livelli di contrattazione; ne consegue che la contrattazione collettiva aziendale ben può derogare a quella nazionale nel determinare i suddetti requisiti.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 931 del 3 febbraio 1996)
Cass. civ. n. 4437/1995
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4437 del 20 aprile 1995)
Cass. civ. n. 1899/1994
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1899 del 25 febbraio 1994)
Cass. civ. n. 1806/1994
Il tratto distintivo della qualifica di dirigente rispetto a quella di impiegato con funzioni direttive è dato dall'ampiezza delle rispettive funzioni, estese per la prima qualifica all'intera azienda o ad un ramo autonomo di questa e destinate ad incidere con carattere essenziale sulla vita dell'azienda, circoscritte invece, per la seconda, ad un settore, ramo o ufficio dell'azienda medesima. Vi è pertanto incompatibilità tra la qualifica di dirigente e l'esercizio di mansioni con vincolo di dipendenza gerarchica anche nei casi di aziende ad organizzazione complessa con pluralità di dirigenti e graduazione di compiti, atteso che pure in tali ipotesi per la sussistenza delle funzioni dirigenziali occorre che le mansioni nel loro svolgimento siano coordinate con quelle degli altri dirigenti e non già subordinate ad altre, differenziandosi l'autonomia degli altri funzionari o impiegati con funzioni direttive preposti a determinati uffici o servizi per il fatto che questa consiste nell'attività di attuare, determinare e curare l'esecuzione delle direttive generali dell'imprenditore o dei dirigenti dell'azienda in un ramo o servizio di questa.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1806 del 23 febbraio 1994)
Cass. civ. n. 5587/1993
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5587 del 17 maggio 1993)
Cass. civ. n. 5136/1993
Non contrastano con la disciplina posta dalla L. 13 maggio 1985, n. 190 (riconoscimento giuridico dei quadri intermedi) le clausole della contrattazione collettiva per i dipendenti di azienda farmaceutica municipalizzata che prevedono l'inquadramento dei farmacisti in livelli diversi, nell'ambito della categoria dei quadri, sulla base di criteri concernenti l'inserimento delle prestazioni lavorative in una più o meno complessa organizzazione aziendale e le responsabilità amministrative e gestionali affidate al dipendente.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5136 del 4 maggio 1993)
Cass. civ. n. 454/1985
I criteri di qualificazione dell'attività impiegatizia contenuti nel R.D.L. 13 novembre 1924, n. 1825 (disposizioni relative al contratto d'impiego privato) non sono direttamente applicabili (salvo l'eventuale limite derivante da norma inderogabile) quando il rapporto di lavoro sia disciplinato da contratti collettivi, anche postcorporativi, o da normativa regolamentare (nella specie, regolamento organico dei dipendenti del consorzio autonomo del porto di Genova) assimilabile a quella collettiva; invero, al fine di determinare la qualifica spettante al prestatore di lavoro subordinato in relazione alle mansioni svolte, è necessario fare riferimento, più che ai criteri astratti e formali desumibili dalle norme di legge che prevedono distinzioni in categorie di prestatori d'opera subordinata, al contratto collettivo, o regolamento, applicabile al rapporto di lavoro dedotto in giudizio, le cui indicazioni assumono valore vincolante e decisivo anche per quanto riguarda la classificazione di determinate mansioni specifiche nell'una o nell'altra categoria.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 454 del 28 gennaio 1985)
Cass. civ. n. 6567/1982
L'impiegato di concetto (o di seconda categoria) è colui che esplica un'attività intellettiva, svolta secondo un indirizzo di personale responsabilità e di iniziativa, anche se contenuta entro limiti prestabiliti, mentre l'impiegato d'ordine, pur svolgendo una attività intellettiva, compie la medesima come mera attuazione delle decisioni altrui, senza alcuna possibilità di iniziativa e sotto il controllo dell'imprenditore o di altro impiegato di grado superiore.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6567 del 2 dicembre 1982)
Cass. civ. n. 5756/1982
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5756 del 3 novembre 1982)
Cass. civ. n. 4384/1977
Considerato che lavoro impiegatizio è quell'attività che integra e sostituisce quella del datore di lavoro, mentre lavoro operaio è quello che inerisce direttamente al processo di produzione ed in esso si esaurisce, esattamente viene qualificato come operaio, anziché come impiegato, il lavoratore di un'acciaieria addetto all'analisi dei campioni delle colate, posto che detta attività non integra o sostituisce quella del datore di lavoro, ma inerisce al processo di produzione in quanto volta ad assicurare che il prodotto abbia la qualità e le caratteristiche volute dall'imprenditore.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4384 del 14 ottobre 1977)

References: Articolo 2095

Articolo 2095

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