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Timestamp: 2020-05-29 11:52:38+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2004 del 27/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2004 del 27/01/2011
Cassazione civile sez. I, 27/01/2011, (ud. 09/12/2010, dep. 27/01/2011), n.2004
P.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SALUZZO
8, presso lo studio dell’avvocato NATALE FERNANDO, rappresentato e
difeso dall’avvocato FERRARA SILVIO, giusta mandato alle liti a
avverso il decreto R.G. 2521/07 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
29.7.08, depositato il 19/11/2008;
che P.D., con ricorso del 4 gennaio 2010, ha impugnato per cassazione – deducendo quattro motivi di censura -, nei confronti del Ministro dell’economia e delle finanze, il decreto della Corte d’Appello di Napoli depositato in data 19 novembre 2008, con il quale la Corte d’appello, pronunciando sul ricorso del P. – volto ad ottenere l’equa riparazione dei danni non patrimoniali a sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1 – in contraddittorio con il Ministro dell’economia e delle finanze – il quale ha concluso per l’inammissibilita’ e per l’infondatezza del ricorso -, ha rigettato la domanda;
che il Ministro dell’economia e delle finanze, ritualmente intimato, ha depositato atto di costituzione;
che, in particolare, la domanda di equa riparazione del danno non patrimoniale – richiesto nella misura di Euro 15.500,00 per l’irragionevole durata del processo presupposto – proposta con ricorso del 6 luglio 2007, era fondata sui seguenti fatti:
a) il P., asseritamente creditore di differenze retributive e previdenziali, aveva proposto – con ricorso del 20 marzo 1997 – la relativa domanda dinanzi al Tribunale amministrativo regionale della Campania;
b) il Tribunale adito non aveva ancora deciso la causa al momento del deposito del ricorso per equa riparazione, causa decisa successivamente con sentenza del 25 febbraio 2008;
che la Corte d’Appello di Napoli, con il suddetto decreto impugnato, ha respinto la domanda sia perche’ il ricorrente aveva presentato istanza di prelievo soltanto in data 28 marzo 2007, sia perche’ lo stesso doveva ritenersi pienamente consapevole della palese infondatezza della domanda, cio’ emergendo dalle considerazioni espresse dal Tribunale adito sulla base del rilievo che l’indennita’ di tempo pieno richiesta dal ricorrente era esplicitamente negata dalla legge.
che con i motivi di censura vengono denunciate come illegittime, anche sotto il profilo del vizio di motivazione, ambedue le ragioni poste a base della reiezione della domanda di equa riparazione.
che, infatti, questa Corte ha gia’ piu’ volte affermato il principio secondo cui, in tema di equa riparazione ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, la lesione del diritto alla definizione del processo in un termine ragionevole, di cui all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali, va riscontrata, anche per le cause davanti al giudice amministrativo, con riferimento al periodo intercorso dall’instaurazione del relativo procedimento, senza che una tale decorrenza del termine ragionevole di durata della causa possa subire ostacoli o slittamenti in relazione alla mancanza dell’istanza di prelievo od alla ritardata presentazione di essa, secondo cui l’innovazione, introdotta dal D.L. 25 giugno 2008, n. 112, dall’art. 54, comma 2, convertito in legge con modificazioni dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1 (per il quale la domanda non e’ proponibile se nel giudizio davanti al giudice amministrativo, in cui si assume essersi verificata la violazione, non sia stata presentata l’istanza di prelievo ai sensi del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, art. 51), non puo’ incidere sugli atti anteriormente compiuti, i cui effetti, in mancanza di una disciplina transitoria o di esplicite previsioni contrarie, restano regolati, secondo il fondamentale principio tempus regit actum, dalla norma sotto il cui imperio siano stati posti in essere, e secondo cui -tuttavia – la mancata o ritardata presentazione dell’istanza di prelievo puo’ incidere, entro i limiti dell’equita’, sulla determinazione dell’entita’ dell’indennizzo, con riferimento all’art. 2056 cod. civ., richiamato dalla L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2 (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 28507 del 2005, pronunciata a sezioni unite, 24901 del 2008, 14753 del 2010);
che, inoltre ed in particolare, questa Corte ha affermato il principio per il quale, in tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo amministrativo, l’istituto della perenzione decennale dei ricorsi, introdotto dalla L. 21 luglio 2000, n. 205, art. 9 – nel testo, applicabile ratione temporis, anteriore alle modifiche di cui al D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54 convertito in legge dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1 – non si traduce in una presunzione di disinteresse per la decisione di merito al decorrere di un tempo definito dopo che la domanda sia stata proposta, ma comporta soltanto la necessita’ che le parti siano messe in condizione, tramite apposito avviso, di soffermarsi sull’attualita’ dell’interesse alla decisione e di manifestarlo, con la conseguenza che la mancata presentazione dell’istanza di fissazione, rendendo esplicito l’attuale disinteresse per la decisione di merito, giustifica l’esclusione della sussistenza del danno per la protrazione ultradecennale del giudizio, ma non impedisce una valorizzazione dell’atteggiamento tenuto dalle parti nel periodo precedente, quale sintomo di un interesse per la decisione mano a mano decrescente, e quindi come base per una decrescente valutazione del danno e del relativo risarcimento (cfr.
che il processo presupposto de quo e’ pacificamente iniziato in data 20 marzo 1997 e si e’ concluso con la sentenza del Tribunale amministrativo per la Campania in data 25 febbraio 2008, durando complessivamente circa undici anni, con la conseguenza che – detratto il periodo di tre anni di ragionevole durata – la eccedenza irragionevole va determinata in otto anni circa;
che la fattispecie e’ inoltre caratterizzata dalla incontestata circostanza della ritardata presentazione, da parte del ricorrente, della cosiddetta “istanza di prelievo” nel corso del giudizio presupposto;
che, nella specie – caratterizzata anche dalla ritardata presentazione dell’istanza di prelievo -, sulla base dei criteri adottati da questa Corte e dianzi richiamati, nonche’ dei recepiti correttivi consentiti dalla giurisprudenza della Corte EDU, il diritto all’equa riparazione per il danno non patrimoniale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2 va equitativamente determinato, per il ricorrente, in Euro 5.500,00 per gli undici anni circa di irragionevole ritardo (Euro 500,00 annui), oltre gli interessi a decorrere dalla proposizione della domanda di equa riparazione e fino al saldo;
che, conseguentemente, le spese processuali del giudizio a quo debbono essere nuovamente liquidate – sulla base delle tabelle A, paragrafo 4^, e B, paragrafo 1^, allegate al D.M. Giustizia 8 aprile 2004, n. 127, relative ai procedimenti contenziosi, previa compensazione per la meta’, in ragione dell’accoglimento solo parziale del ricorso -, per l’intero, in complessivi Euro 1.850,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, Euro 600,00 per diritti ed Euro 1.200,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge;
Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo la causa nel merito, condanna il Ministro dell’economia e delle finanze al pagamento al ricorrente della somma di Euro 5.500,00, oltre gli interessi dalla domanda, condannandolo altresi’ al rimborso, in favore della parte ricorrente, delle spese del giudizio, che determina, per il giudizio di merito, nella meta’ dell’intero, intero liquidato in complessivi Euro 1.850,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, Euro 600,00 per diritti ed Euro 1.200,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dell’avv. Silvio Ferrara, dichiaratosene antistatario, e, per il giudizio di legittimita’, nella meta’ dell’intero, integro liquidato in complessivi Euro 900,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dello stesso avv. Silvio Ferrara, dichiaratosene antistatario.
Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Struttura centralizzata per l’esame preliminare dei ricorsi civili, il 9 dicembre 2010.

References: Sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 art. 1
 art. 51
 art. 2
 art. 9
 art. 54
 art. 1
 sentenza 
 art. 2