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Timestamp: 2020-07-14 13:05:44+00:00

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politiche sociali | Yes, political!
Category / politiche sociali
luglio 3, 2010 luglio 3, 2010 by Davide Serafin
Pensioni, il mistero del ‘refuso’ continua
economia, politica italiana, politiche sociali
40 anni, emendamento 12.1000, età contributiva, età pensionabile, manovra, refuso, sacconi
L’emendamento che aggancia anche i 40 anni di contributi all’adeguamento all’aspettativa di vita dal 2016 era un refuso? Secondo Sacconi sì. Secondo me no. Tanto più che l’emendamento non è stato ‘corretto’ ma ripresentato: si chiama emendamento 12.1000 (testo 2). Certamente in commissione il relatore avrà modo di spiegare quanto successo e eventualmente di propendere per accantonare il testo 1. Ma tant’è, esso è ancora lì, e le differenze rispetto al secondo testo non si limitano al solo refuso. Vediamo
Proposta di modifica n. 12.1000 (testo 1) al DDL n. 222812-bis. In attuazione dell’articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni con legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2016 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni e integrazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all’articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n.78 convertito con modificazioni con legge 3 agosto 2009, n.102, e successive modificazioni e integrazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all’articolo 1, comma 20 e all’articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni e integrazioni, e il requisito contributivo di 40 anni ai fini del conseguimento del diritto all’accesso al pensionamento indipendentemente dall’età anagrafica sono aggiornati a cadenza triennale
12-ter. A partire dall’anno 2014 l’Istat rende annualmente disponibile entro il 30 giugno dell’anno medesimo il dato relativo alla variazione nel triennio precedente della speranza di vita all’età corrispondente a 65 anni in riferimento alla media della popolazione residente in Italia. A decorrere dalla data di cui al comma 12-bis e con i decreti a cadenza triennale di cui allo stesso comma 12-bis:
a) i requisiti di età e il requisito di anzianità contributiva ai fini del conseguimento del diritto all’accesso al pensionamento indipendentemente dall’età anagrafica indicati al comma 12-bis sono aggiornati incrementando i requisiti in vigore in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’Istat in relazione al triennio di riferimento. In sede di prima applicazione tale aggiornamento non può in ogni caso superare i 3 mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita. In caso di frazione di mese, l’aggiornamento viene effettuato con arrotondamento al decimale più prossimo. Il risultato in mesi si determina moltiplicando la parte decimale dell’incremento della speranza di vita per dodici, con arrotondamento all’unità;
b) i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva indicati al comma 12-bis sono conseguentemente incrementati in misura pari al valore dell’aggiornamento rapportato ad anno dei requisiti di età. In caso di frazione di unità, l’aggiornamento viene effettuato con arrotondamento al primo decimale;
Restano fermi i requisiti di anzianità contributiva minima previsti dalla normativa vigente in via congiunta ai requisiti anagrafici, nonché la disciplina del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico rispetto alla data di maturazione dei requisiti secondo quanto previsto dalla normativa vigente, come modificata ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo Proposta di modifica n. 12.1000 (testo 2) al DDL n. 222812-bis. In attuazione dell’articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni con legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni e integrazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all’articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n.78 convertito con modificazioni con legge 3 agosto 2009, n.102, e successive modificazioni e integrazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all’articolo 1, comma 20 e all’articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni e integrazioni devono essere aggiornati a cadenza triennale
12-ter. A partire dall’anno 2013 l’Istat rende annualmente disponibile entro il 30 giugno dell’anno medesimo il dato relativo alla variazione nel triennio precedente della speranza di vita all’età corrispondente a 65 anni in riferimento alla media della popolazione residente in Italia. A decorrere dalla data di cui al comma 12-bis e con i decreti a cadenza triennale di cui allo stesso comma 12-bis:
a) i requisiti di età indicati al comma 12-bis sono aggiornati incrementando i requisiti in vigore in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’Istat in relazione al triennio di riferimento. In sede di prima applicazione tale aggiornamento non può in ogni caso superare i 3 mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita. In caso di frazione di mese, l’aggiornamento viene effettuato con arrotondamento al decimale più prossimo. Il risultato in mesi si determina moltiplicando la parte decimale dell’incremento della speranza di vita per dodici, con arrotondamento all’unità;
Restano fermi i requisiti di anzianità contributiva minima previsti dalla normativa vigente in via congiunta ai requisiti anagrafici, nonché la disciplina del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico rispetto alla data di maturazione dei requisiti secondo quanto previsto dalla normativa vigente, come modificata ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo.
In sostanza viene espunto il capoverso che parla del ‘requisito contributivo’ di 40 anni per accedere al pensionamento indipendentemente dall’età anagrafica, ma resta il comma 12-ter/b dove si spiega che la somma di età anagrafica e contributiva sarà oggetto dell’incremento sulla base del dato ISTAT sulle speranze di vita, come stabilito dall’art. 22-ter della legge 102/2009, conversione del precedente decreto anticrisi. Le norme che si vogliono introdurre dovrebbero servire alla mera attuazione del metodo introdotto con la legge del 2009. Ma, nel passaggio dal testo errato a quello corretto, è stata modificata anche la data di decorrenza: non più 1° Gennaio 2016 ma il 1° Gennaio 2015. Perché questa accelerazione? E’ proprio vero che l’età contributiva di 35 anni rimane inalterata? Se si incrementano le somme di età anagrafica e contributiva, di fatto si aumenta anche quest’ultima, agganciandola a un automatismo che elimina del tutto la possibilità di contrattazione con le parti sindacali. Una specie di scala mobile applicata all’età pensionabile.
La tabella B di cui alla legge 247/2007 verrebbe ad aggiornarsi con un parametro aggiuntivo, appunto: l’aspettativa di vita.
PERIODO Lavoratori dipendenti Lavoratori autonomi
DAL AL Somma di età anagrafica e anzianità contributiva Età anagrafica minima per la maturazione del requisito Somma di età anagrafica e anzianità contributiva Età anagrafica minima per la maturazione del requisito
01/07/2009 31/12/2010 95 + Aspettativa Vita 59 96 60
01/01/2011 31/12/2012 96 + Aspettativa Vita 60 97 61
01/01/2013 97 + Aspettativa Vita 61 98 62
E se un giorno dovessimo organizzare un concorso a premi? Guardate il video (tranquilli, è satira):
Proposta di modifica n. 12.1000 (testo 2) al DDL n. 2228
Proposta di modifica n. 12.1000 al DDL n. 2228
giugno 7, 2010 giugno 7, 2010 by Davide Serafin
Pensioni donne, tutti in coro: “innalzamento!”
discriminazione, età pensionabile donne, inpdap, parità retributiva, pensioni, sacconi, unione europea
Sì, ce lo impone l’Europa. E’ scritto nelle sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Viviane Reding, commissiaria alla Giustizia afferma che “le sentenze si rispettano” e che “l’Italia ha avuto venti anni per fornire risposte in tal senso”. Allora, il coro è unanime: l’età pesionabile per le donne del pubblico impiego deve essere equiparata a quella dei colleghi maschi. Sessantacinque anni per tutti. Non c’è margine di trattativa. Un po’ di titoli…
Pensioni, nuovo ultimatum della Ue “Equiparare dal 2012 età donne nella P.A.” – Repubblica.it
Nuovo ultimatum della Commissione Ue all’Italia: se non equiparerà immediatamente l’età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico sarà nuovamente deferita alla Corte di giustizia europea
la sentenza della Corte europea di giustizia[…] già nel 2008 intimava all’Italia di innalzare l’età pensionabile delle dipendenti pubbliche, portandola a 65 anni anni, lo stesso livello previsto per i colleghi maschi.
la completa equiparazione rimane fissata al 2018, mentre la Commissione Europea insiste sul termine del 2012
Ue: statali in pensione a 65 anni dal 2012 Sacconi: «Non c’è margine di trattativa» – Corriere della Sera
L’Ue infatti non ammette sconti: l’eta pensionabile di vecchiaia delle dipendenti statali italiane deve essere portata a 65 anni dai 60 attuali a partire dal 2012 e non più dal 2018 come prevede la normativa attuale
«Mi sembra ragionevole dare all’Italia tempo fino al primo gennaio 2012» per portare a 65 anni l’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego: ha detto la vicepresidente della Commissione Ue, Viviane Reding, dopo l’incontro avuto col ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi
«In una democrazia – ha aggiunto Reding – le sentenze di una Corte si rispettano sempre». «L’Italia ha avuto 20 anni, da quando sono state adottate le direttive Ue (sulla parità retributiva tra uomini e donne, ndr), per rispettare il diritto comunitario, ora dovranno mettere in ordine il loro sistema» ha aggiunto la Reding
Pensioni donne, ultimatum Ue all’Italia: alzare l’età a 65 anni entro il 2012 – Il Messaggero
Viviane Reading: L’età pensionabile per le donne del settore pubblico in Italia deve essere portata a 65 anni entro il 2012. È l’avvertimento della vicepresidente della commissione Ue, Viviane Reding, al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, durante il faccia a faccia a Lussemburgo per cercare un compromesso sulla questione. «Il cambiamento nella legislazione italiana – ha spiegato il portavoce della commissaria Ue – potrebbe essere combinato con le misure di consolidamento di bilancio».
Va da sé che la sentenza della Corte di Giustizia causa C-46/07 afferma un principio chiaro, intelleggibile, non direttamente prescrittivo di un aumento dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego. La sentenza parla di discriminazione – in pensione più tardi, pensione più povera – e di parità retributiva – equipara infatti il trattamento pensionistico a una retribuzione:
l’art. 141 CE vieta qualsiasi discriminazione in materia di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile, quale che sia il meccanismo che genera questa ineguaglianza. Secondo questa stessa giurisprudenza, la fissazione di un requisito di età che varia secondo il sesso per la concessione di una pensione che costituisce una retribuzione ai sensi dell’art. 141 CE è in contrasto con questa disposizione (v. sentenze Barber, cit., punto 32; 14 dicembre 1993, causa C-110/91, Moroni, Racc. pag. I-6591, punti 10 e 20; 28 settembre 1994, causa C-408/92, Avdel Systems, Racc. pag. I-4435, punto 11, nonché Niemi, cit., punto 53) – (Corte di Giustizia UE- C 46/07).
L’argomentazione spesso impiegata – anche in ambienti di sinistra – della differenza di età pensionabile fra i sessi è legata all’obiettivo di eliminare discriminazioni a danno delle donne in fatto di lavoro. Questa norma sarebbe diretta a evitare o compensare svantaggi nelle carriere professionali delle donne. La Corte, nella sentenza del 2007, si esprime in senso opposto a questo quadro argomentativo:
la fissazione, ai fini del pensionamento, di una condizione d’età diversa a seconda del sesso non è tale da compensare gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere dei dipendenti pubblici di sesso femminile aiutando queste donne nella loro vita professionale e ponendo rimedio ai problemi che esse possono incontrare durante la loro carriera professionale (Corte di Giustizia, cit.).
Anzi, la norma in questione è generatrice di disparità in termini di retribuzione pensionistica fra i sessi. Eppure la sentenza non si conclude con alcuna intimazione della Corte a innalzare l’età pensionabile delle donne. La sentenza impone solamente allo Stato Italiano di pagare le spese del dibattimento. La Commissione ha poi aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese, che finora ha mancato di intervenire per eliminare questa norma discriminatoria. La Commissione chiede di rispettare la sentenza e di adeguare la nostra normativa alle specifiche comunitarie in fatto di parità di trattamento fra uomo e donna. Allo Stato Italiano è lasciata la scelta di decidere come: è bene ricordarselo. Il governo ha possibilità di scelta. Può riformare la norma innalzando l’età di uscita dal lavoro delle donne a 65 anni, la soluzione più in voga e di cui i giornali italiani attribuiscono la paternità alla commissaria europea Viviane Reding. Potrebbe viceversa – ma verrebbero meno i risparmi considerevoli derivanti dalla prima ipotesi – equiparare le due età a 62 anni. Non lo dicono, ma il risparmio di spesa che si genererebbe con la riforma si aggira sui circa 2 miliardi di euro in 7 anni. E due miliardi usciti così, dal cappello magico della Commissione UE non sono da buttare via. Non è finita: l’innalzamento dell’età pensionabile delle lavoratrici del settore pubblico spianerà la strada alla medesima riforma nel settore privato. Il coro univoco dell’innalzamento è talmente offuscante che il sindacato è sprofondato. Non una voce in opposizione a questo carico di mezogne. La norma è discriminatoria, è vero, quanto è vero che l’assenza di dibattito, il silenzio del PD, il fallimento del sindacato, il coro unanime di governo e Confindustria è quanto di più bieco e deviante ci possa essere.
La Sentenza della Corte di Giustizia UE- C 46/07
aprile 18, 2010 aprile 18, 2010 by Davide Serafin
Una svolta per il PD: andare oltre, verso il lavoro e il contratto unico di inserimento
lavoro, lavoro, precariato, ricerca, politiche sociali
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Ieri si è svolta la riunione della Direzione del PD: Bersani ha parlato di "vergogna" per una "generazione buttata al macero in termini di prospettiva e di diritti". Parlava di lavoro? Forse. Forse si riferiva al fatto che è necessario dotarsi di una proposta chiara in merito. Ha poi aggiunto: ci vuole una "politica industriale e degli investimenti", bisogna "dare lavoro". Non solo. Aggiungiamo da queste colonne: bisogna dare lavoro stabile. Bisogna ripartire dai diritti. E quindi il superamento del dualismo del mercato del lavoro è coessenziale alla vita stessa del PD. ‘Andare Oltre’, per usare ancora una volta le parole di Giuseppe Civati, significa in questo momento, per il dilemma lavoro, mettere insieme i pezzi di normative innovative che qua e là vengono presentate senza una effettiva armonizzazione. Se Bersani vuol davvero andare oltre alle beghe da bocciofila, se vuol davvero superare il guano delle correnti e dei cacicchi, dei prodiani e dei federalisti, dei franceschiniani e della fronda cattolica, bene, unifichi il partito intorno al dilemma lavoro, sintetizzi il tutto in una proposta che sia in grado di far fare al partito medesimo quello scarto verso il futuro che lui stesso auspica. Poiché i lavori già presentati da deputati e senatori e professori del PD sono tre (quattro, considerando il doppio DDL a firma Ichino e altri) e una sistematizzazione dei punti chiave si rende obbligatoria.
Eccoli esposti, attingendo a piene mani dal sito dello stesso prof. Ichino (vedi link sottostante):
– adozione della nozione di dipendenza economica come nuovo criterio di delimitazione del campo di applicazione della maggior parte della normativa protettiva in materia di lavoro […] l’idea di far leva su questa nozione per il superamento del dualismo del mercato del lavoro italiano è stata fatta propria dalla Cgil nel suo congresso nazionale del 2006 (Rimini);
– necessità che l’istituzione del nuovo tipo legale di contratto di lavoro si accompagni all’assorbimento in esso di tutte le forme di lavoro atipico oggi utilizzate dalle imprese per ridurre la stabilità del rapporto nella fase di ingresso e a un ritorno alla limitazione del contatto a termine a una casistica ben determinata.
– severance cost (progetto Blanchard-Tirole 2004): sostituzione del filtro del controllo giudiziale sul motivo dei licenziamenti economico-organizzativi con il filtro costituito dal costo dei licenziamenti stessi volto a responsabilizzare le imprese circa la sorte dei propri ex-dipendenti nel mercato del lavoro;
– istituzione di un trattamento di disoccupazione universale, applicabile a tutti i nuovi rapporti di lavoro caratterizzati da dipendenza economica, fondato su due pilastri:
– libertà del primo contratto a termine tra le stesse due parti, estendendo ad esso l’indennità finale di mancata conversione in contratto a tempo indeterminato, allo scopo di allineare perfettamente il costo di questa forma di ingresso nel tessuto produttivo rispetto al costo del lavoro ordinario a tempo indeterminato
(http://www.pietroichino.it/?p=6989).
Possibilità di sintesi dei progetti? Una ipotesi: implementazione fra la disciplina Ichino in fatto di licenziamento economico (che prevede sì la deroga complessiva all’art. 18, ma introduce il trattamento complementare di disoccupazione, un costo nuovo per l’impresa, che dura finché il lavoratore non viene ricollocato), con limitazione nel tempo, e disciplina Madia/Nerozzi in fatto di licenziamento disciplinare, ovvero mantenimento dell’articolo 18 senza introdurre pericolosi ambiti di discrezionalità per il giudice. Una valutazione dei benefici ricadenti sulle opportunità di ricollocazione del lavoratore connessi all’introduzione del trattamento complementare a carico dell’impresa è assolutamente necessaria: ovvero, sarebbe opportuno rispondere alle seguenti domande: "fino a quanto l’impresa è interessata a ricollocare il lavoratore?", "lo farebbe in caso di passaggio a soggetti concorrenti?", e poi "quali strumenti formativi dovrebbe poter impiegare e chi è il soggetto che ha la responsabilità di organizzarli?".
I severance cost possono avere soli benefici per il lavoratore? Quindi una fase di sperimentazione potrebbe essere utile per comprendere meglio i ruoli in gioco e la loro effettività.
dicembre 1, 2009 dicembre 1, 2009 by Davide Serafin
Giornata Mondiale Aids 2009: un manuale per le scuole superiori. Le iniziative di Ignazio Marino.
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Di seguito alcune iniziative meritorie di menzione circa la lotta all’Aids e la giornata mondiale di prevenzione che cade il 1° Dicembre di ogni anno.
Giornata Mondiale Aids 2009: un manuale per le scuole superiori e mostra a Palazzo Valentini | Provincia di Roma.
Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, e gli assessori provinciali alle Politiche Sociali e alle Politiche della Scuola, Claudio Cecchini e Paola Rita Stella, hanno incontrato a Palazzo Valentini un gruppo di alunni e di insegnanti delle scuole romane in occasione della Giornata Mondiale Aids 2009, in programma martedì 1 dicembre.
In questa occasione è stata presentata la mostra di Silvia Amodio “Volti positivi. Sud Africa, un viaggio per ripensare l’Aids”, realizzata dall’Associazione Rinascimento.
L’esposizione – con le foto scattate da Silvia Amodio – resterà aperta al pubblico, con ingresso gratuito, sino al 6 gennaio 2010. All’appuntamento del 30 novembre hanno partecipato anche la curatrice della mostra e l’attore Giobbe Covatta.
“Proponiamo alle scuole superiori della provincia di Roma – ha dichiarato Zingaretti – un manuale sulle malattie che si trasmettono sessualmente. Sono felice perché questo manuale nasce da una collaborazione tra associazioni laiche e cattoliche. Mi auguro che possa essere utilizzato da tutti gli istituti”.
“Il manuale – ha spiegato il presidente della Provincia di Roma – potrà essere un’occasione di approfondimento, di discussione, di conoscenza nelle scuole e tra i giovani. Purtroppo, l’Aids è una malattia in grande espansione soprattutto in alcuni paesi. Le persone diventato vulnerabili, attaccabili costrette all&apos;esclusione e alla solitudine”.
“Ma non bisogna aver paura dell’Aids – ha concluso Zingaretti – anche se non basta essere a conoscenza delle precauzioni possibili per prevenirlo. In ogni rapporto bisogna valorizzare il lato affettivo, gli aspetti psicologici, il senso profondo di responsabilità. Mai stare sulla difensiva”.
Nell’area download di questa news è possibile scaricare in formato pdf il Manuale sulle malattie sessualmente trasmesse.
AIDS. PARLAMENTARI UNITI PER LA LOTTA, IN 5 PUNTI LE PROPOSTE
Roma, 1 dic. (DIRE)- Un documento ‘bipartisan’ in 5 punti per la lotta all’Aids. Lo hanno sottoscritto deputati e senatori di maggioranza e oppoisizione, in occasione della giornata mondiale contro il viur Hiv, su invito dell’associazione Nps (Network persone sieropositive) Italia-onlus, che oggi ha presentato le proposte in un convegno alla Camera. Primi firmatari sono Santo Versace (Pdl), Livia Turco (Pd), Antonio Tomassini (Pdl), Ignazio Marino (Pd), Fiorenza Bassoli (Pd) e Gianni Mancuso (Pdl).
Il documento si pone cinque obiettivi per il prossimo futuro: assicurare i finanziamenti necessari a continuare gli studi in atto e a promuovere anche nel nostro Paese nuovi ambiti di ricerca sull’Aids; contrastare il fenomeno della sieropositivita’ inconsapevole, sviluppando interventi mirati per l’accesso al test; ricominciare a investire in prevenzione, sia attraverso campagne informative sia con campagne di formazione rivolte ai giovani; riaffermare il diritto alla cura rimuovendo gli ostacoli che oggi ne impediscono il pieno esercizio in tutte le regioni garantendo pari possibilita’ di accesso alle cure; un impegno forte e costante perche’ lo stigma che ancora circonda le persone sieropositive sia finalmente spazzato via.
“Per la prima volta da quando fu istituita nel 1987- spiega Nps- per iniziativa delle Nazioni unite, la giornata mondiale Aids del 1 dicembre si celebra quest’anno in Italia in una sede parlamentare, alla Camera dei deputati. L’iniziativa nasce da una proposta di Rosaria Iardino, presidente di Nps e di Santo Versace, da sempre impegnato sul fronte anti-Aids.
A tutti i deputati e i senatori italiani e’ stato inoltre chiesto di indossare la ‘Red Gibbon’ (il fiocchetto rosso da appuntare sulla giacca), simbolo mondiale della lotta all’Aids.
AIDS: TEST HIV PER IGNAZIO MARINO, ARMA PREVENZIONE INSIEME A CONDOM
L’INIZIATIVA AL SAN GIOVANNI DI ROMA PER GIORNATA MONDIALE CONTRO MALATTIA
Roma, 1 dic. – E’ l’unica arma, insieme all’uso del preservativo, per contrastare l’insorgere e la diffusione dell’Aids. Il test dell’Hiv resta, ancora oggi, uno strumento di prevenzione primaria contro questa patologia, scoppiata negli anni ‘80 ma forse troppo presto dimenticata nei decenni successivi da popolazione e mezzi di informazione. Per ricordarne l’importanza anche il senatore del Pd, Ignazio Marino, ha voluto sottoporsi questa mattina all’ospedale San Giovanni di Roma al test dell’Hiv. Un momento vissuto insieme a Luigina Di Liegro, assessore alle Politiche sociali e sicurezze della Regione Lazio, in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids che si celebra oggi.
“Da medico – ricorda Marino – ho vissuto tutta l’evoluzione di questa malattia. Ricordo quando negli anni ‘80 i pazienti non avevano terapie e c’era emarginazione nei loro confronti. Nel decennio successivo, poi, sono arrivate le prime terapie. Ma tutto questo non ha cancellato una evidente discriminazione sociale. Io stesso, nel 2001, ebbi numerosi problemi perche’ volevo trapiantare un organo ad un ragazzo sieropositivo. Mi veniva detto che un paziente cosi’ non meritava un organo ‘nuovo’. Sono andato avanti per la mia strada e sono orgoglioso di poter dire che ora quel ragazzo sta molto bene”.
Il senatore auspica non solo piu’ prevenzione, ma anche maggiore informazione. Specialmente verso le generazioni piu’ giovani.
“Addirittura in Peru’ – cita – si insegna come proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili grazie a corsi nelle scuole medie inferiori. Tutto questo noi non ce l’abbiamo, se non in maniera generica”. Della stessa opinione Di Liegro, “sottoposta al test per ricordare quanto la prevenzione sia fondamentale nella lotta all’Aids.
In Italia si fanno ancora pochi test perche’ c’e’ una bassa percezione del rischio. Come Assessorato alle politiche sociali – conclude – abbiamo stanziato oltre 500 milioni di euro permettendo la realizzazione di una serie di interventi straordinari destinati all’informazione e alla prevenzione di Hiv e Aids”.

References: sentenza 
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 Sentenza 
 art. 18