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Timestamp: 2019-06-20 15:20:53+00:00

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Con il termine anatocismo si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (calcolo degli interessi sugli interessi), che nel gergo bancario si definiscono "composti" . Un esempio di anatocismo è quello di capitalizzare gli interessi ad ogni scadenza di pagamento, anche se sono regolarmente pagati.
La capitalizzazione composta, a differenza della capitalizzazione semplice, determina, di conseguenza, il calcolo degli interessi con una crescita esponenziale del debito per periodi inferiori all'anno.
La normativa italiana, ad oggi, non ha raggiunto un sufficiente grado di completezza, tant'è che la disciplina si basa ancora sul codice civile del 1942, ed in particolare sull'art. 1283 c.c. Secondo questa norma, gli interessi scaduti, in assenza di usi contrari, possono produrre a loro volta interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi. In linea di principio, il codice civile vieta un regime di capitalizzazione composta degli interessi, ovvero il pagamento degli interessi su interessi di periodi precedenti.
Nonostante la tutela approntata dal citato articolo, sia la giurisprudenza di legittimità che quella di merito, hanno sempre avallato l’applicazione delle clausole di capitalizzazione trimestrale degli impieghi, nei contratti di apertura di conto corrente, sulla base dell'affermazione dell'esistenza di un uso idoneo a derogare al divieto di anatocismo stabilito da tale norma.
Per evitare scompensi tra il lavoro dei giudici e la prassi, il legislatore ha ritenuto opportuno, con il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342, modificare l'art. 120 del decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia). In sostanza il D. Lgs. N. 342/1999, ha introdotto il principio della eguale cadenza di capitalizzazione dei saldi attivi e passivi, nel contempo stabilendo – con norma transitoria – una sanatoria per il pregresso, facendo salve le clausole di capitalizzazione trimestrale contenute nei contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina.
La norma transitoria è stata però dichiarata illegittima, per eccesso di delega e conseguente violazione dell'articolo 77 Costituzione, dalla Corte Costituzionale (sentenza 17 ottobre 2000, n. 425).
Venuta meno la norma transitoria, finalizzata ad assicurare validità ed efficacia alle clausole di capitalizzazione degli interessi inserite nei contratti bancari stipulati anteriormente alla entrata in vigore della nuova disciplina, paritetica, della materia, la Corte di Cassazione ha continuato, con una ulteriore serie di sentenze (tra le altre, si veda la sentenza 13 dicembre 2002, n. 17813), a ribadire il suo approccio più recente, peraltro estendendo i principi enunciati inizialmente con riferimento al conto corrente bancario anche ai contratti di mutuo. Infine, con sentenza n. 21095/2004 (Cass. Civ., SS.UU., 4 novembre 2004, n. 21095), la suprema Corte ha confermato in modo netto il mutamento del 1999, così consolidando il nuovo trend giurisprudenziale. Gli interessi anatocistici vanno riconosciuti anche per prestazioni previdenziali omesse, con il limite che vanno calcolati solo sulla somma capitale con esclusione della rivalutazione monetaria.
Anatocismo e usura sono modi diversi di ottenere una maggiore remunerazione dei capitali "prestati", il primo con l'applicazione di interessi minori su una base più larga pari al debito residuo e alle quote interessi già pagate, la seconda con l'applicazione diretta di interessi esorbitanti.
L'anatocismo è ammesso solo a determinate condizioni dal codice civile, mentre non riceve menzione in quello penale, per cui chi pratica l'anatocismo non pone in essere alcun illecito di rilevanza penale. Ambito di applicazione dell’anatocismo
L’art. 1283 c.c. prevede espressamente come “In mancanza di usi contrari”, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi.
L'anatocismo è il fenomeno giuridico-contabile rappresentato dal computo sugli interessi scaduti di ulteriori interessi (gli interessi c.d. "composti"). Il problema economico-contabile che sottende la disciplina normativa è collegato al fatto che, dato un determinato tasso nominale di interesse annuo, l'applicazione degli interessi sugli interessi scaduti (la c.d. capitalizzazione) comporta un innalzamento effettivo del tasso nominale, tanto più elevato quanto più ravvicinati tra loro siano i "periodi" di capitalizzazione presi in considerazione. Un tasso nominale del 10% annuo, con la capitalizzazione semestrale comporta il tasso effettivo annuo al 10,25%; con capitalizzazione trimestrale il tasso annuo effettivo è pari al 10,38% (Farina, Recenti orientamenti in tema di anatocismo, in RDC, 1991, 757).
Gli oneri per la pratica anatocistica sono molto contenuti. Si limitano al rimborso delle somme ingiustamente estorte, con relativi interessi legali. Non esiste una modalità ufficiale di calcolo, ma la giurisprudenza maggioritaria si è orientata nel senso di applicare in luogo della capitalizzazione trimestrale la capitalizzazione semplice (che non prevede alcuna capitalizzazione) o, più raramente, la capitalizzazione annuale. Il tasso di interesse è quello legale se non vi è una valida pattuizione e se il contratto è stato stipulato prima del 1/1/1994, entrata in vigore del Testo Unico Bancario (D.Lgs. n. 385 del 1993); ovvero al tasso previsto dall'art. 117 TUB (rendimento medio dei BOT) applicato in senso favorevole al correntista. Per valida pattuizione si intende un accordo scritto, sottoscritto da entrambe le parti. Non costituisce valida pattuizione la semplice comunicazione del tasso applicato.
Il giudice di merito può riconoscere il risarcimento del danno esistenziale e biologico. Nel caso le banche non rispettino le disposizioni di legge, ai sensi della L. 281/98, le stesse devono pagare allo Stato una somma di denaro che verrà destinata ad iniziative a vantaggio dei consumatori.
Le sanzioni in caso di usura sono più incisive. In base all’art. 644 c.p., ciò comporta una maggiore reazione dell'ordinamento giudiziario rispetto ad un illecito civile. Il reato di usura prevede l'apertura di un'indagine penale, con intervento del Pubblico Ministero che ha particolari poteri di indagine e persecutori nei confronti di possibili usurai. Sul fronte civilistico le sanzioni conseguenti all'usura sono molto incisive e particolarmente penalizzanti per l'usuraio. L'Art. 1815 c.c prevede che in caso di usura, non siano dovuti interessi. Tale norma è stata modificata dalla legge 108/1996 che ha inasprito la sanzione. In precedenza il legislatore riconosceva comunque il tasso legale sul capitale erogato dall'usuraio.
Il sistema bancario non è immune dal reato di usura, ma anzi è prevista un'aggravante specifica nel caso in cui il reato sia commesso da un soggetto che esercita l'attività bancaria (Art. 644 c.p. n. 1). Purtroppo si sono verificati molti casi di istituti di credito, banche e società finanziarie che sono state condannate dai tribunali per aver applicato interessi usurari . Nel Febbraio 2011 la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n. 24418 del 2 dicembre 2010 ha sancito definitivamente che il diritto alla restituzione di tutti gli indebiti rilevabili sui conti correnti bancari (dall’Anatocismo, agli interessi Ultralegali, alle Commissioni di massimo scoperto illegittime, all’Usura Bancaria…) si prescrive nel termine di dieci anni dalla chiusura del conto corrente. Con tale sentenza si è confermato quindi che un correntista, che ha utilizzato fidi bancari pagando interessi passivi trimestrali, può vantare il proprio diritto alla restituzione di quanto pagato illegittimamente in più alla banca.
Si parla di usura bancaria quando il tasso reale applicato dalla banca è superiore al tasso soglia stabilito per legge. È possibile riscontrare usura su conti correnti bancari, mutui e leasing.
In caso di usura gli importi recuperabili possono essere molto elevati. Essendo l’usura un reato, sono previste pene pesanti come la reclusione e la multa, aumentate da un terzo alla metà in casi particolari come: 1) quando il colpevole ha agito nell’esercizio di un’attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare; 2) quando il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari; 3) quando il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno; 4) quando il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale.
L’area di tutela quindi non è più relegata ad operare esclusivamente nei casi in cui sussista lo “stato di bisogno” del quale taluno abbia “approfittato” conseguendo vantaggi per sé o per altri (usura soggettiva), ma opera anche ogni qual volta il limite (cosiddetto tasso soglia d’usura) posto dall’art. 2 della stessa L. 108/96 venga superato (usura oggettiva).
La perizia econometrica può essere svolta anche per l’analisi di strumenti finanziari venduti dagli istituti di credito, per individuare costi occulti, rischiosità e perdite dei prodotti.
Su questi temi esiste ancora oggi grande confusione e diversi orientamenti giurisprudenziali, per questo è fondamentale affidarsi ai professionisti giusti.
Incostituzionalità dell’art. 2 del “Milleproroghe” mirante a sanare l’illegittimità dell’anatocismo.
La Corte Costituzionale con la Sentenza n. 78 del 2 aprile 2012, ha dichiarato incostituzionale l'art. 2 comma 61°, della Legge 10/2011, di conversione del D .L. 29 dicembre 2010, n. 225, con cui il precedente Governo, decideva di cancellare con un “colpo di spugna” gli effetti della sentenza n. 24418, emessa dalle Sezioni Unite di Cassazione il 2 dicembre 2010 sull’anatocismo (capitalizzazione trimestrale dell’interesse), che riconosceva al correntista debitore il diritto di recupero, dalla data di inizio del rapporto e sino alla chiusura, di tutti gli indebiti pagamenti ricevuti dalla banca con gli addebiti trimestrali di illecite competenze. La norma violava vari principi costituzionali, tra cui quello di ragionevolezza ed uguaglianza, nonché i principi delle norme della CEDU. Le S.U. della Cassazione ed oggi la Corte Costituzionale. Si sono pronunciate stabilendo il diritto ai meritati rimborsi a migliaia di consumatori usurati dalle banche, a tutti i cittadini ed utenti strozzati dal sistema creditizio ed "impiccati" sull'altare del profitto e dell'illegalità.
Gli usi contrari. Gli usi bancari. La capitalizzazione trimestrale
Gli usi che, richiamati dall'art. 1283 c.c., consentono l'anatocismo sono esclusivamente gli usi normativi, in quanto operano sullo stesso piano di tale norma.
La giurisprudenza di legittimità aveva sostenuto (fino al marzo 1999) che le c.d. norme bancarie uniformi Abi predisposte dalla associazione della categoria bancaria avessero natura normativa e aveva sostenuto che tale qualificazione potesse essere il frutto di una indagine diretta sugli usi normativi da parte della Corte di legittimità che ne poteva, quindi, accertare l'esistenza indipendentemente dalle allegazioni delle parti e dalle considerazioni svolte in proposito dai giudici del merito.
La nullità delle clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi può essere fatta valere dal correntista tenendo d’occhio la prescrizione decennale (art. 2935 cod. civ.), che decorre dalla chiusura del conto e non dal giorno della singola annotazione dei versamenti, come sostenuto dall’art. 2, comma 61, del D.L. milleproroghe, oggi dichiarato incostituzionale.
Richiesta di rimborso. Anatocismo.
Per la richiesta di rimborso possono essere interessate tutte le aperture di credito utilizzate con scoperto di conto (conti in rosso affidati e non). I conti attivi non sono interessati. Il periodo interessato al ricalcalo/rimborso inizia a decorrere dalla data di apertura del rapporto bancario. Se il conto è stato chiuso da non oltre 10 anni il diritto non è prescritto e si richiede il rimborso alla banca con una lettera da inviare alla banca.
Se la banca non risponde o non rimborsa si può decidere di citarla in giudizio, dopo aver tentato la mediazione obbligatoria.
Se non si è in possesso della documentazione necessaria, si può richiederla alla banca tenendo presente che è possibile richiedere copia degli estratti conto (punto 4° dell’art. 119 del Testo Unico Bancario), anche se a titolo oneroso. Chiedere estratti conto per più anni comporta una spesa di cui essere consapevoli. La banca deve produrre copia entro 90 giorni dal nostro ordine. Per legge la banca è tenuta a conservare per 10 anni la documentazione inerente i conti correnti. Pertanto, se non abbiamo documentazione, la nostra richiesta non può che interessare gli ultimi 10 anni. Tuttavia, nel processo, la banca potrebbe essere condannata a produrre tutta la documentazione.
Se lo sportello è passato ad altra banca si farà richiesta alla banca che ha applicato indebitamente l’anatocismo. Se il conto è stato acquisito da altra banca si farà richiesta ad entrambe per i relativi periodi coinvolti.
Se sono stati aperti più conti con la stessa banca è opportuno inviare tante richieste di rimborso per quanti sono stati i conti coinvolti.
La domanda giudiziale.
A norma dell'art. 1283 c.c. possono produrre interessi dal giorno della domanda giudiziale solo gli interessi scaduti: ciò significa che gli interessi di un debito certo, ma non liquido, pur maturando nel corso del giudizio promosso per la sua liquidazione, scadono in senso tecnico, cioè divengono esigibili, solo con la pronuncia giudiziale e solo da tale data producono interessi (anatocistici) (Cassazione Civile n. 103/1986).
Nella domanda giudiziale, la cui proposizione è necessaria a norma dell'art. 1283 c.c. per la decorrenza degli interessi anatocistici, rientra anche la richiesta formulata dal creditore nel ricorso per decreto ingiuntivo, ancorché il contraddittorio sia posticipato alla pronuncia del decreto, rilevando esclusivamente il momento della domanda al giudice (Cassazione Civile 9311/1990).
La domanda di corresponsione degli interessi anatocistici dev'essere esplicitata senza ambiguità e nel caso di equivocità va disattesa (Cassazione Civile n. 5218/2011).
Va segnalata, infine, l'analitica soluzione offerta dal Tribunale di Napoli 2.3.1995 secondo cui, nell'ipotesi di interessi maturati da oltre sei mesi, e in presenza di espressa richiesta formulata nell'atto introduttivo del giudizio, risultano dovuti gli interessi anatocistici, sempre nella misura legale, anche su tutti gli interessi convenzionali di mora, via via venuti a scadere, maturati durante l'iter processuale, successivamente alla notifica dell'atto di citazione, dal compimento del semestre successivo alla loro scadenza, eccetto che sugli interessi di mora maturati nel semestre antecedente la data di deposito della sentenza.

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