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Timestamp: 2020-01-20 01:42:13+00:00

Document:
Buca non visibile perché coperta dall’acqua piovana: diritto al risarcimento del danno per il passante che vi inciampa – Ordinanza n. 11430 del 24 maggio 2011 – Confederazione Giudici di Pace
Procedimento: Ordinanza n. 11430 del 24 maggio 2011
Buca non visibile perché coperta dall’acqua piovana: diritto al risarcimento del danno per il passante che vi inciampa
Nella fattispecie esaminata, in cui il pedone incappa in una buca del manto stradale coperta da acqua piovana e subisce lesioni personali, si controverte sul valore giuridico da attribuire alla circostanza che la buca, fonte del danno, fosse ricoperta di acqua.
La Corte d’Appello di Bologna aveva respinto la domanda di risarcimento proposta dalla turista per i danni subiti a seguito della caduta su di una buca nella pavimentazione del marciapiede della via Granisci, in Comune di Milano Marittima, confermando così quindi il giudizio di pari tenore già pronunciato in primo grado dal Tribunale di Ravenna, fondando tale assunto sull’estemporaneità che caratterizzava il riempimento della buca, senza possibilità quindi per il Comune di intervenire prontamente per rimuovere il pericolo.
Non è corretto, invece, a giudizio della Suprema Corte, qualificare come caso fortuito la circostanza che la buca presente sul fondo stradale per difetto di manutenzione fosse ricoperta dall’acqua e non visibile dall’infortunata. La pioggia integra infatti un evento normale e largamente prevedibile che, senza interrompere il nesso causale, ha contribuito a causare il danno.
La Corte di Cassazione con l’ordinanza emessa il 24 maggio 2011 n. 11430 ha dunque sottolineato come la motivazione fornita dalla Corte d’Appello sia illogica e contraria ai principi di diritto di cui all’art. 2051 cod. civ., tanto che, con davvero pochi tratti di penna, ha stabilito come in realtà il Giudice territoriale avesse confuso un evento (“normale e largamente prevedibile”) che ha contribuito a causare il danno (“la pioggia che, nascondendo le asperità del suolo, le ha rese ancor più insidiose”) con una causa di interruzione del nesso causale, quasi che si trattasse di evento esterno e non controllabile, di per sé solo sufficiente a produrre il danno.
In altri termini, l’acqua che ricopre la pozzanghera non solo non esonera la Pubblica Amministrazione dalla responsabilità per cose in custodia, ma anzi rappresenta una circostanza di fatto che “ha invece aggravato gli effetti del vizio di manutenzione, che senza quel vizio non avrebbe causato il danno e che avrebbe potuto valere ad escludere non la responsabilità del Comune, bensì un eventuale concorso di colpa dell’infortunata, per non avere visto tempestivamente la buca”.
Oggetto: Responsabilità per manutenzione strada comunale
R.G.N. 3057/2010
Cron. 11430
Ud. 07/04/2011
Dott. MAURIZIO MASSERA – Consigliere –
Dott. ROBERTA VIVALDI – Consigliere –
Dott. RAFFAELLA LANZILLO – Rel. Consigliere –
sul ricorso 3057-2010 proposto da:
(…) elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GRAMSCI 14, presso lo studio dell’avvocato FEDERICO HERNANDEZ, rappresentata e difesa dall’avvocato BRIGHI MAURO, giusta procura speciale a margine del ricorso;
avverso la sentenza n. 784/2009 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA del 17/04/09, depositata il 15/06/2009;
udito l’avvocato Francesco Hernandez, (delega avvocato Mauro Brighi), difensore della ricorrente che si riporta agli scritti;
è presente il P.G. in persona del Dott. ANTONIETTA CARESTIA che aderisce alla relazione.
“1. – Con sentenza n. 784/2009, depositata il 15 giugno 2009, la Corte di appello di Bologna, confermando la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Ravenna, ha respinto la domanda proposta da (…) contro il Comune di Cervia, per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito della caduta su di una buca nella pavimentazione del marciapiede della via Gramsci, in Comune di Milano Marittima.
La (…) propone tre motivi di ricorso per cassazione.
Si chiede di accertare “… se la circostanza che la buca stradale fosse piena d’acqua possa configurare quell’evento imprevedibile – inevitabile che, rappresentando il caso fortuito, esclude la responsabilità del custode”.
In secondo luogo e soprattutto, la questione relativa alla sussistenza o meno del nesso causale fra il fatto e il danno – nella specie, fra la situazione del fondo stradale e l’incidente occorso alla ricorrente – attiene al merito della controversia e richiede un accertamento in fatto che deve essere compiuto dal giudice del merito e che è suscettibile di riesame in sede di legittimità solo sotto il profilo degli eventuali vizi di motivazione. L’accertamento non può essere demandato al giudice di legittimità, per di più sotto forma di quesito di diritto.
3. – Il secondo motivo, che denuncia contraddittorietà ed insufficienza della motivazione sotto vari profili (non sempre rilevanti ai fini della decisione), non contiene un momento di sintesi delle censure dal quale risulti la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione è da ritenere omessa, insufficiente o contraddittoria e le ragioni per cui è inidonea a giustificare la soluzione adottata, come richiesto a pena di inammissibilità dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte (Cass. civ. Sez. Un. 1 ottobre 2007 n. 20603 e 18 giugno 2008 n. 16258; Cass. Civ. Sez. 3, 4 febbraio 2008 n. 2652; Cass. Civ. Sez. 3^, 7 aprile 2008 n. 8897, n. 4646/2008 e n. 4719/2008, fra le tante).
5. – Propongo che il primo motivo sia dichiarato inammissibile ed il secondo motivo sia accolto, con procedimento in Camera di consiglio”.
La Corte di cassazione accoglie il secondo motivo di ricorso e dichiara inammissibile il primo motivo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte di appello di Bologna, in diversa composizione, che deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio della terza sezione civile il 7 aprile 2011.
Depositato in cancelleria oggi, 24 mag. 2011

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