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Timestamp: 2020-06-01 15:43:30+00:00

Document:
Giovedì 01 Dicembre 2016 00:00	Anna Esposito
Nella sentenza in esame, il Giudice di Pace ha posto in evidenza come, mentre in precedenza la Corte di Cassazione riteneva che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei contributi condominiali, il giudice doveva limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari, senza poter sindacare, in via incidentale, la loro validità, recentemente la Suprema Corte, con la sentenza n. 305 del 12 gennaio 2016, ha affermato il principio secondo il quale nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei contributi condominiali, nel caso di una delibera condominiale nulla, anche se il condomino debitore non ha impugnato la decisione dell’assemblea, essa può essere comunque disapplicata dal giudice anche d’ufficio, nel corso del giudizio di opposizione promosso dal predetto condomino (Giudice di Pace di Nola - sentenza del 10 ottobre 2016).
Il Giudice di Pace di Nola, avvocato Anna Esposito, ha pronunciato la seguente
nella causa civile iscritta al numero 11394 / 15 del Ruolo Generale degli affari contenziosi avente a oggetto:
opposizione a decreto ingiuntivo, vertente
MMM Giuseppe C.F.:<…>, residente in <…>, alla <…>, elettivamente domiciliato in <…>, al <…>, nello studio dell’avvocato <…>, C.F.: <…>, il quale ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni al numero di fax 081<…> o all’indirizzo pec <…>, che lo difende e lo rappresenta, in virtù di procura in calce all’atto di citazione in giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo;
Condominio <…> ”, in persona dell’amministratore pro tempore <…>, sito in <…>, alla <…>, C.F.: <…>, nello stesso comune elettivamente domiciliato alla Via <…>, nello studio dell’avvocato <…>, C.F.: <…>P, il quale ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni al numero di fax 081<…> o all’indirizzo pec <…> che lo difende e lo rappresentata in virtù di procura a margine del ricorso per decreto ingiuntivo;
All’udienza del 26 settembre 2016, le parti concludevano come da relativo verbale.
Con ricorso per decreto ingiuntivo depositato il 27 aprile 2015, il Condominio <…> chiedeva di ingiungere al MMM Giuseppe il pagamento della somma di € 2.265,94, oltre agli interessi legali e al pagamento delle spese della procedura monitoria.
Il Condominio <…> dichiarava che il credito, nei confronti del MMM Giuseppe, proprietario dell’appartamento sito nella scala C int. 4, con annesso box del menzionato condominio, traeva origine dal mancato pagamento degli oneri condominiali relativi al consuntivo 2013 e al bilancio preventivo 2014.
Con decreto ingiuntivo, distinto dal numero 583 / 15, pronunziato il 13 maggio 2015, depositato in cancelleria il 21 maggio successivo, il Giudice di Pace di Nola ingiungeva al MMM Giuseppe il pagamento della suddetta somma di € 2.265,94, oltre agli interessi legali maturati, nonché il pagamento delle spese del procedimento monitorio.
Il suddetto decreto ingiuntivo fu ritualmente notificato all’ingiunto MMM Giuseppe il 5 giugno 2015, il quale con atto notificato il 14 luglio successivo, proponeva opposizione avverso il menzionato decreto ingiuntivo e in via preliminare e nel merito chiedeva di dichiarare << …. l’inefficacia del Decreto Ingiuntivo n. 583/15 …. atteso che la delibera assembleare posta a base della procedura monitoria è affetta da vizio di nullità con ogni consequenziale statuizione sulle spese di lite …..>> nel merito e in via subordinata << …. in accoglimento della presente opposizione revocare e/o annullare comunque il Decreto Ingiuntivo n. 583/15 ….. disponendo l’eventuale condanna al pagamento della sola somma residua previa rideterminazione degli importi in relazione ai criteri legali previsti dalla legge …. >> ( testuale nel menzionato atto di citazione in giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ).
Il MMM in via preliminare eccepiva la nullità della delibera posta alla base del procedimento monitorio, per la mancanza dei requisiti formali previsti dalla legge e sul punto affermava che << …… dal …. documento non si evince chi l’abbia materialmente redatto; non si ha traccia, infatti, di alcuna sottoscrizione né indicazione di Presidente e Segretario della pseudo assemblea. …….. a sostegno del credito asseritamente vantato dal condominio, su cui viene a fondarsi l’impugnato decreto ingiuntivo, non vi è né un verbale di assemblea condominiale né tantomeno una delibera assembleare…..>> e eccepiva, altresì, il MMM, la nullità della delibera di approvazione del piano di riparto delle spese per i lavori di impermeabilizzazione necessari alla eliminazione delle cause delle infiltrazioni di acqua piovana nei garages condominiali del 2011, posta alla base delle somme richieste nel piano di riparto 2013, per palese violazione del disposto dell’art. 1123 c.c.. Sul punto il MMM affermava che << ….. il riparto delle spese relative ai lavori di impermeabilizzazione del giardino pensile del condomino MMM, avente nello specifico anche funzione di copertura del boxes di proprietà esclusiva di altri condomini, è difforme al criterio legale di ripartizione delle spese….. >> aggiungendo che << … in palese violazione del disposto normativo richiamato, anziché deliberare il rifacimento dei lavori di impermeabilizzazione ( ivi compresi costi di progettazione e direzione lavori degli stessi ) addebitando i costi complessivi secondo criteri legali, deliberava in modo del tutto illegittimo, stabilendo che i richiamati lavori venissero effettuati con addebiti particolarmente gravosi a carico del ricorrente suddividendo i relativi costi in due differenti voci di spesa. Nello specifico, in ordine ai soli costi necessari per la impermeabilizzazione del piano di copertura dei garages (area cortilizia e giardini di proprietà esclusiva ) gli stessi andavano ripartiti secondo il criterio di 1/3 a carico degli utilizzatori esclusivi e 2/3 a carico dei condomini tutti, mentre i costi relativi al sollevamento e successivo ripristino del giardino di proprietà esclusiva dovevano essere sostenuti, per intero, dai proprietari esclusivi degli stessi. Tale criterio di ripartizione delle spese, palesemente contrastante con il criterio legale, è stato applicato anche alle spese di progettazione e direzione lavori da corrispondersi in favore dello studio Loffredo. In buona sostanza, per eliminare le cause dell’infiltrazione, il MMM, secondo quanto richiesto attraverso il decreto ingiuntivo opposto, dovrebbe sostenere in pieno i costi di sollevamento e ripristino del manto erboso del giardino, mentre il criterio di addebito dei costi previsto dall’art. 1123 c.c. andrebbe applicato solo ai costi relativi al rifacimento dello strato bituminoso necessario a rendere impermeabile il solaio…>> ( testuale nel menzionato atto di citazione in giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ).
Instauratosi il contraddittorio, l’opponente insisteva nella sua domanda.
Si costituiva in giudizio il Condominio <…>, che chiedeva di concedere la provvisoria esecuzione dell’opposto decreto ingiuntivo, nel merito di dichiarare l’inammissibilità dell’opposizione poiché infondata in fatto e in diritto e di confermare il decreto ingiuntivo, con condanna al pagamento delle spese processuali.
A presidio della sua posizione processuale, l’opposto condominio dichiarava che << …Come evincesi dal contenuto della delibera assembleare (doc.3) vi è, contrariamente a quanto affermato dall’opponente, sia l’indicazione (pag.2 doc.3) che la sottoscrizione (pag.3 doc.3) del Presidente e del Segretario dell’assemblea ……. >>. Eccepiva, l’opposto condominio, l’inammissibilità dell’opposizione, deducendo sul punto che << …. L’amministratore del condominio può promuovere il procedimento monitorio per la riscossione degli oneri condominiali e l’eventuale opposizione da parte del condomino ingiunto può riguardare la sussistenza del debito e la documentazione posta a fondamento dell’ingiunzione oppure il verbale della delibera assembleare ma non si può estendere alla nullità o annullabilità della delibera che ha per oggetto l’approvazione delle spese condominiali, situazioni che devono invece essere fatta valere separatamente mediante l’impugnazione prevista dall’articolo 1137 cod. civ….. >> ( in termini nella comparsa di costituzione ).
Questo Giudice, con ordinanza dell’1 febbraio 2016, rigettava l’istanza di concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto, formulata dall’opposto condominio, ritenendo non sussistenti i presupposti.
Passando a esaminare le ragioni di diritto della decisione rileva, preliminarmente, osservare che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si configura come giudizio ordinario di cognizione e si svolge secondo le norme del procedimento ordinario nel quale incombe, secondo i principi generali in tema di onere della prova, a chi fa valere un diritto in giudizio il compito di fornire gli elementi probatori a sostegno della propria pretesa.
Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ha, pertanto, a oggetto l’accertamento, in sede di plena cognitio, della fondatezza della medesima pretesa sostanziale azionata dal creditore ( nel caso di specie dal Condominio <…>) nella fase sommaria inaudita altera parte e non anche la verifica della sussistenza delle condizioni legittimanti il ricorso alla procedura monitoria in ordine alla validità, all’efficacia e alla sufficienza degli elementi probatori originariamente allegati, il cui eventuale riscontro negativo non esime il giudice dal doversi pronunciare in ogni caso nel merito della controversia sulla base delle risultanze acquisite.
Occorre, pertanto, nel caso in rassegna, esaminare la fondatezza o meno della pretesa creditoria fatta valere con il ricorso per decreto ingiuntivo, avvertendosi sul punto che occorre procedere all’esame nel merito della pretesa azionata, poiché la parte opposta ( Condominio <…>) riveste nel giudizio de quo la posizione sostanziale di attore e deve, quindi, ritenersi esclusivo titolare, secondo il principio generale delineato dall’articolo 2697 c.c., dell’onere probatorio relativo alla sussistenza e all’entità del credito rivendicato, atteso che secondo i principi generali in tema di onere della prova, a chi fa valere un diritto in giudizio incombe il compito di fornire gli elementi probatori a sostegno della propria pretesa.
Per un più agevole approccio al thema decidendum rileva osservare che in precedenza la Suprema Corte riteneva che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei contributi condominiali, il giudice doveva limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari, senza poter sindacare, in via incidentale, la loro validità; di recente la Suprema Corte, con la sentenza n. 305 del 12 gennaio 2016, ha affermato il principio secondo il quale nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei contributi condominiali, nel caso di una delibera condominiale nulla, anche se il condomino debitore non ha impugnato la decisione dell’assemblea, essa può essere comunque disapplicata dal giudice anche d’ufficio, nel corso del giudizio di opposizione promosso dal predetto condomino.
Al riguardo la Suprema Corte, con la citata sentenza n. 305 del 12 gennaio 2016, ha stabilito che il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo può conoscere della nullità della delibera assembleare, precisando che appare assolutamente necessario ritenere che il limite in merito al rilievo dell’invalidità in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, operi solo per le delibere annullabili. Il giudice, invece, in sede di opposizione di decreto ingiuntivo, potrà conoscere della nullità - potendola rilevare anche d’ufficio - della delibera assembleare posta a fondamento dell’azione monitoria quando questa sia affetta da nullità.
In aderenza al recente orientamento della Suprema Corte, va rigettata l’eccezione di inammissibilità dell’opposizione, atteso che il credito oggetto di delibera non impugnata non può ritenersi cristallizzato in quanto il giudice deve accertare, anche di ufficio, se la suddetta delibera è affetta da nullità.
Nella fattispecie ora allo scrutinio di questo giudice, rilevato che le doglianze relative alla delibera assembleare con cui sono state approvate le spese sono configurabili come ipotesi di nullità della delibera e che alla luce del principio enunciato dalla Suprema Corte, condiviso da questo giudice, il giudice può conoscere della nullità della delibera assembleare posta a fondamento dell’azione monitoria, rilevandola anche di ufficio, occorre ai fini della decisione verificare se la delibera è affetta da nullità e deve essere disapplicata.
A tal fine occorre premettere che secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte debbono qualificarsi nulle le delibere dell'assemblea condominiale prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito ( contrario all'ordine pubblico, alla morale o al buon costume ), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell'assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all'oggetto, l’addebito a carico di un condomino di una quota di spese per riparazione della terrazza del piano sovrastante destinata non alla copertura dei piani sottostanti ma all’affaccio e all’utilità di quelli sovrastanti; debbono, invece, qualificarsi annullabili le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell'assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell'assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all'oggetto ( Cass. civ. sez. II del 23 gennaio 2014 n. 1439: Cass. S.U. n. 4806 del 2005 ). La giurisprudenza ha precisato successivamente che è solo annullabile la delibera con la quale erroneamente si applichi il criterio legale di riparto delle spese condominiali; diverso è il caso in cui consapevolmente l'assemblea deliberi di modificare i criteri di riparto stabiliti dalla legge ( o in via convenzionale da tutti i condomini ), arbitrariamente derogando ad essi.
Nella fattispecie in rassegna il MMM, si ripete, eccepisce la nullità della delibera assembleare del 28 ottobre 2014, sia per la mancanza dei requisiti formali, rilevando in particolare la mancata sottoscrizione sia del Presidente che del Segretario, nonché l’omessa indicazione della data della prima convocazione rimasta deserta, sia per la violazione del criterio legale di ripartizione delle spese dettato dall’articolo 1123 del codice civile.
Dall’esame del dossier istruttorio è emersa la regolarità formale della delibera assembleare del 28 ottobre 2014, essendo, la stessa, completa dei suoi requisiti essenziali ( sottoscrizione del Presidente e del Segretario, nonché dell’ ordine del giorno …..).
Con riferimento, poi, alla dedotta nullità della delibera perché erano stati posti a carico del proprietario esclusivo i costi relativi al sollevamento e successivo ripristino del giardino di proprietà esclusiva, rileva osservare che il criterio adottato dall’assemblea condominiale per le spese relative al sollevamento e successivo ripristino del giardino di proprietà esclusiva del condomino MMM, avente anche funzione di copertura dei boxes di proprietà esclusiva di altri condomini, non contrasta con quello dettato dalla legge.
Al riguardo la Suprema Corte ha affermato il principio che nel caso di giardino di proprietà esclusiva sovrastante altro locale, poiché il giardino non costituisce una semplice copertura ma è dotato di una propria autonomia strutturale e funzionale, obbliga il proprietario a sopportare l’intera spesa ( Cass. n. 7472 del 4 giugno 2001 ).
In aderenza al principio enunciato dalla Suprema Corte, condiviso da questo giudice, correttamente le spese relative al sollevamento e successivo ripristino del giardino di proprietà esclusiva del MMM sono state poste a carico dello stesso MMM.
Alla luce dei superiori rilievi ritenuto che la delibera non è affetta da nullità, ritenuto che secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte, al quale questo giudice ritiene di aderire, il creditore che agisce per il pagamento di un suo credito è tenuto unicamente a fornire la prova del rapporto o del titolo dal quale deriva il suo diritto ( Cass. 7 settembre 1977, n. 3902; Cass. 11 luglio 1983, n. 4689, tra le tante, anche successive, conformi ), nella fattispecie ora in rassegna, il Condominio <…> ha assolto all’onere probatorio che gli faceva carico, offrendo la prova della sua pretesa creditoria. Risultano, infatti, provati i fatti costituivi della pretesa creditoria avanzata dal citato condominio nei confronti del MMM Giuseppe.
Ne consegue, pertanto, che l’opposizione non può trovare accoglimento e il decreto ingiuntivo distinto dal numero 583/15 deve essere dichiarato esecutivo, ai sensi dell’articolo 653, I° comma, c.p.c..
La peculiarità della fattispecie, in uno alla concreta valutazione degli interessi contrapposti, giustifica l’integrale compensazione delle spese processuali tra le parti
Il Giudice di Pace di Nola, avvocato Anna Esposito, definitivamente pronunciando sull’opposizione al decreto ingiuntivo distinto dal numero 583/15, proposta dal MMM Giuseppe nei confronti del Condominio <…>, in persona dell’amministratore pro tempore <…>, ogni altra domanda ed eccezione disattese, così provvede:
1 ) rigetta l’opposizione e per l’effetto dichiara esecutivo il decreto ingiuntivo distinto dal numero 583/15;
2 ) compensa tra le parti le spese processuali.
Così deciso il 10 ottobre 2016

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