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Timestamp: 2016-10-28 23:27:42+00:00

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RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	La parte contro la quale il ricorso è diretto, se intende contradire, deve farlo mediante controricorso da notificarsi al ricorrente nel domicilio eletto entro venti giorni dalla scadenza del termine stabilito per il deposito del ricorso. In mancanza di tale notificazione, essa non può presentare memorie, ma soltanto partecipare alla discussione orale.
Al controricorso si applicano 1e norme degli articoli 365 e 366, in quanto è possibile (1).
Il controricorso è depositato nella cancelleria della corte entro venti giorni dalla notificazione, insieme con gli atti e i documenti e con la procura speciale, se conferita con atto separato (2).
CommentoRicorso: [v. 360]; Procura speciale: [v. 365]. Controricorso: è l’atto mediante il quale la parte contro cui è diretto il ricorso in Cassazione chiede il rigetto della domanda [v. Formula n. 28]. Ha natura meramente difensiva in quanto il resistente vi espone solo le ragioni che dovrebbero portare al rigetto del ricorso. Se invece, a sua volta, propone la cassazione della sentenza per motivi diversi, il (—) conterrà anche un ricorso incidentale [v. 371]. Domicilio eletto: è un domicilio speciale, che si riferisce a determinati atti o affari e vige per la sola durata del compimento dell’atto o dell’affare [v. 170]. Memorie: atti processuali mediante i quali le parti illustrano per iscritto la propria posizione sui punti di fatto e di diritto oggetto della controversia.
(1) Si tratta della sottoscrizione da parte di un avvocato iscritto nell’Albo speciale nazionale dei cassazionisti [v. 365] e del contenuto minimo dell’atto, a pena di inammissibiltà [v. 366].
(2) La tardività della notificazione e del deposito determinano rispettivamente l’inammissibilità e l’improcedibilità del controricorso. In tali casi, resta tuttavia valida la procura rilasciata al difensore, il quale pur potendo partecipare alla discussione orale, potrà far valere le sole questioni rilevabili d’ufficio.
Giurisprudenza annotataFunzione
La parte contro la quale il ricorso è diretto, se intende contraddirvi, deve farlo mediante controricorso contenente, ai sensi dell’art. 366 c.p.c. (richiamato dall’art. 370, comma secondo, stesso codice), l’esposizione delle ragioni atte a dimostrare l’infondatezza delle censure mosse alla sentenza impugnata dal ricorrente. In mancanza di tale atto, essa non può presentare memoria ma solamente partecipare alla discussione orale. C
ass. 20 maggio 2012, n. 6222.
La funzione del controricorso è esclusivamente quella di esporre le ragioni atte a dimostrare l’infondatezza delle censure mosse dal ricorrente alla sentenza impugnata; con il controricorso non sono, quindi, deducibili questioni che il resistente avrebbe potuto proporre solo con il ricorso incidentale.
Cass. lav., 3 novembre 1989, n. 4584; conforme Cass. 20 ottobre 2005, n. 20322.
La parte interamente vittoriosa che intenda ottenere non già la riforma della sentenza su questioni pregiudiziali o preliminari di rito o di merito, ma unicamente il mutamento della sua motivazione, attraverso una diversa qualificazione del contratto intercorso tra le parti, non è tenuta a proporre ricorso incidentale, trattandosi di deduzioni formulabili con il controricorso.
Cass. 19 marzo 2007, n. 6519.
Nel giudizio di cassazione, il controricorso deve essere notificato alla controparte ai sensi dell’art. 370 c.p.c., non potendosi considerare sufficiente il mero deposito presso la Corte perché l’atto possa svolgere la sua funzione di strumento di attivazione del contraddittorio rispetto alla parte ricorrente, la quale, solo avendone acquisito legale conoscenza, è in condizioni di presentare le sue osservazioni nelle forme ex art. 378 c.p.c.; ne consegue che, ove la notifica sia stata omessa, l’atto non è qualificabile come controricorso e la procura speciale, rilasciata in calce od in margine allo stesso, non è valida, dovendosi ritenere priva di efficacia l’autenticazione del difensore, il cui potere certificativo è limitato agli atti specificamente indicati nell’art. 83, terzo comma, c.p.c., e al quale, pertanto, resta preclusa la partecipazione alla discussione del ricorso.
Cass. lav., 9 settembre 2008, n. 22928.
Qualora un atto, anche se denominato controricorso, non contesti il ricorso ma aderisca ad esso, deve qualificarsi ricorso incidentale di tipo adesivo, con conseguente non applicabilità dell’art. 334 c.p.c., in tema di impugnazione incidentale tardiva (applicabile solo all’impugnazione incidentale in senso stretto, che è quella proveniente dalla parte contro la quale è stata proposta l’impugnazione principale o chiamata ad integrare il contraddittorio ex art. 331 c.p.c.) e soggezione ai termini ordinari.
Cass. lav., 2 settembre 2003, n. 12764; Cass. lav., 28 maggio 2004, n. 10367; contra Cass. 30 marzo 2006, n. 7564.
In tema di procedimento per Cassazione, la possibilità della notificazione di atti presso la cancelleria della Corte di Cassazione è subordinata alla duplice condizione della mancata elezione di domicilio in Roma da parte del ricorrente e della mancata indicazione, sempre da parte del ricorrente, dell'indirizzo di posta elettronica certificata, mentre ove questo secondo requisito sussista (come nel caso di specie), si deve ritenere che il destinatario della notificazione del ricorso che intenda a sua volta notificare il controricorso non possa avvalersi della notificazione presso la cancelleria della Corte, essendo egli tenuto ad eseguire la notificazione in forma telematica.
Cassazione civile sez. VI 16 gennaio 2015 n. 709 Nel giudizio per cassazione, sono necessari per l’ammissibilità del controricorso gli elementi indispensabili per la sua identificazione (l’indirizzo alla Corte, l’indicazione delle parti e della sentenza impugnata) e per la validità della costituzione del processo (la sottoscrizione di un avvocato iscritto all’albo e munito di procura e l’indicazione della procura), mentre sono rimessi alla prudente valutazione della parte l’esposizione, più o meno analitica, dei fatti della causa e delle ragioni dedotte per contrastare i motivi addotti. Ne consegue che il precetto del secondo comma dell’art. 370 c.p.c. (per il quale al «controricorso si applicano le norme degli artt. 365 e 366, in quanto è possibile») è sostanzialmente rispettato anche quando il controricorso non contenga l’autonoma «esposizione sommaria dei fatti di causa» (art. 366 n. 3, c.p.c.), ma faccia semplicemente riferimento ai fatti esposti nella sentenza impugnata, ovvero alla narrazione di essi contenuta nel ricorso, anche se il richiamo sia soltanto esplicito.
Cass., Sez. Un., 4 febbraio 1997, n. 1049; conforme parz. Cass. 28 maggio 2010, n. 13140.
È inammissibile il controricorso che, benché formalmente intestato alla Corte di cassazione, contenga il riferimento, quale impugnazione, alla sentenza di primo grado e sia riferito, quale atto costitutivo, all’avverso atto di appello, poiché deve considerarsi difettante degli elementi essenziali indicati nell’art. 366 c.p.c. (come richiamati dal successivo art. 370) e, quindi, inidoneo al raggiungimento dello scopo previsto dall’ordinamento ai sensi della norma generale di cui all’art. 156, secondo comma, dello stesso codice di rito. Cass. 30 aprile 2010, n. 10606.
È inammissibile il controricorso proposto da soggetto che non rivestiva la qualità di parte nel giudizio di merito, atteso che detto controricorso dovrebbe essere interpretato come intervento volontario del terzo, che è inammissibile in sede di giudizio di cassazione. (Mancando in proposito una espressa previsione normativa e riferendosi l’art. 105 c.p.c. esclusivamente al giudizio di cognizione di primo grado). Cass. 7 luglio 2004, n. 12448; Cass. lav., 18 aprile 2005, n. 7930.
Un controricorso ben può valere come ricorso incidentale, ma, a tal fine, per il principio della strumentalità delle forme - secondo cui ciascuno deve avere quel contenuto minimo sufficiente al raggiungimento dello scopo - occorre che esso contenga i requisiti prescritti dall’art. 371 in relazione agli artt. 365, 366 e 369 c.p.c. e, in particolare, la richiesta - anche implicita - di cassazione della sentenza, specificamente prevista dal n. 4 dell’art. 366 c.p.c. ed essenziale per individuare nell’atto in questione un mezzo di impugnazione, alla luce dei principi della domanda, del contraddittorio e della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato.
Cass. 21 ottobre 2005, n. 20454; conforme Cass. 11 novembre 2005, n. 22901.
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Cass. 
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Cass. 
 art. 378

Cass. 
 art. 331

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 art. 370
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