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Timestamp: 2018-03-24 00:49:04+00:00

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Il Diavoletto - ottavo numero by Forum Altavilla - issuu
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Foglio Informativo 8° numero | 2011
Tre proposte all’Amministrazione “Non basta dire che si fa poco o che non si fa nulla: bisogna andare oltre la critica, bisogna cominciare a fare delle proposte e prospettare delle soluzioni. E il Forum dei Giovani di certo non si tira indietro” Altavilla non è un paese assopito, almeno c’è la volontà da parte di qualcuno che non lo sia. Bisogna, però, darsi da fare. Non basta dire che si fa poco o che non si fa nulla: bisogna andare oltre la critica, bisogna cominciare a fare delle proposte e prospettare delle soluzioni. E il Forum dei Giovani di certo non si tira indietro. Prima proposta: Altavilla deve diventare il paese dei giovani. Dovrebbe essere priorità assoluta di questa Amministrazione spalancare le porte a tutte le iniziative a favore delle nuove generazioni: il Comune dovrebbe stabilire un rapporto stretto, per non dire privilegiato, con l’Assessorato Provinciale alle Politiche Giovanili e il Coordinamento Provinciale dei Forum dellaIN Gioventù, THISper pianificare delle iniziative congiunte su scala provinciale da attuare sul territorio altavillese. Perché i giovani quì ci sono, ma hanno pochi stimoli. Spesso sono costretti a coltivare i propri interessi tra le mura domestiche e non condividerli con gli altri per mancanza di strutture. Nonostante questo vediamo i ragazzi cimentarsi con microfoni, tastiere, chitarre, batterie, ma anche software e sintetizzatori per produrre dei brani musicali. Una passione che per alcuni può trasformarsi in professione e che, sicuramente, va ben oltre l’arte. La presenza di un luogo dove coltivare questo tipo di interessi non può che far bene. Soprattutto in un territorio come il nostro che è sempre più coinvolto in episodi di cronaca legati allo spaccio di stupefacenti: i ragazzi trovano pochi sbocchi sociali ad Altavilla e si riversano sulla droga, alimentando un mercato criminale. C’è bisogno, quindi, di un Centro Polifunzionale per giovani: un luogo in cui sia possibile fare supporto didattico, una sala adibita a corsi di teatro, di pittura, di scrittura creativa, con una sala prove. Un Centro collegato ad Interet, magari attraverso FreeWeb.
Un luogo in cui i ragazzi abbiano la possibilità di esprimersi a 360°. Non una utilità solo ricreativa, quindi, ma un orizzonte profondamente sociale. In Provincia ci sono vari esempi, l’ultimo dei quali è nato a Grottaminarda e inaugurato poche settimane fa. Ovviamente non basta dire cosa vogliamo fare, ma diciamo anche come . Fermo restando che questi interventi devono essere calendarizzati con una alta priorità e interessati ad un vero e proprio progetto di ricerca fondi, sono a disposizione le risorse del prossimo bando dell’Azione G della Regione Campania. Il Forum ci proverà, ma dovrebbe avere il supporto attivo da parte dell’Amministrazione, che dovrebbe collaborare con il Forum nella stesura del progetto, soprattutto nella individuazione dei locali idonei. Questa la prima proposta. La seconda ha un carattere più istituzionale e un costo praticamente nullo. Il Forum propone all’Amministrazione comunale di istituire almeno una riunione mensile con il Sindaco e tutta la Giunta, per discutere delle vicende che riguardano le Politiche Giovanili ad Altavilla. Spesso i contatti tra Forum e Amministrazione avvengono attraverso carteggio, sono poche le occasioni in cui c’è un confronto attivo. Proprio perché riteniamo il nostro apporto fondamentale per il miglioramento delle condizioni sociali in questa comunità e perché siamo sicuri che sia volontà anche dell’Amministrazione Comunale recepire le istanze dell’organismo che rappresenta i giovani di Altavilla, chiediamo degli incontri a cadenza mensile o bimestrale al massimo. Terza proposta. Altavilla è dotata di un patrimonio culturale, enograstronomico, storico e religioso come pochi in Irpinia. La proposta è creare un piano strategico per la valorizzazione di questo grande complesso di risorse: un marchio, un percorso, un itinerario che comprenda le Miniere di Zolfo, gli antichi palazzi di Altavilla, il Museo della Gente senza Storia, il Santuario, le cripte, il Museo di Sant’Alberico Crescitelli (Altavilla è uno dei
pochi comuni irpini ad aver dato i natali ad un santo cattolico), le zone di produzione dei vini. E ancora, una grande fiera di prodotti enograstronomici, magari avvalendoci della autorevolezza di SlowFood, con cui il Forum dei Giovani ha già stretto un protocollo di intesa e si sta impegnando per la nascita delle Sezione di Zona di questa associazione no profit. Un unico marchio, dicevamo, attraverso il quale promuovere tutte le manifestazioni tradizionali di Altavilla: Dal Palio dell’Anguria a GustAltavilla. Lo stesso si dica per le celebrazioni di San Pellegrino martire: non si può ogni anno limitarsi alla classica festa di paese. Bisogna avere il coraggio di andare oltre, puntare su nuove culture musicali, nuovi talenti, nuove attrattive. Un certo discorso è stato intrapreso con GustAltavilla, ma fino ad ora non c’è stato ancora il grande salto, forse a causa dei fondi troppo limitati o per la mancanza di un’azione di sistema. Insomma bisogna fare in modo che Altavilla diventi nuovamente il punto di riferimento per tutti i paesi limitrofi e, per far ciò, il Forum ha lanciato le prime tre proposte, le prime tre soluzioni. Ovviamente ne verranno anche altre e che investiranno altri campi. A cominciare dal Lavoro, una prospettiva sempre più lontana per i giovani altavillesi. Antonio Tirri
1	Tre proposte 2-3 Speciale Precariato 4	Speciale 150° Unità d’Italia 5	Vado via, resto.../Corso di Fotografia 6 In un giorno qualunque/I diritti imprescrittibili del lettore 7	Appello ai giovani/ 1 Incunaboli-co/iPod&CineForum 8 La violenza sulle donne + Inserto: Speciale Costituzione
In nome della crisi Ci chiamano semplicemente lavoratori precari. Ma ci sono molti modi per definire la nostra condizione e di sicuro siamo passati tutti, almeno una volta, attraverso uno stage, un periodo di prova, un lavoro sottopagato, un lavoro nero, un part-time, un contratto a progetto, un contratto a termine, un lavoro interinale,un lavoro parasubordinato. In questo caso però ci dicono che non è precarietà: è flessibilità. Forse abbiamo anche aperto una partita iva, forse una parte del nostro stipendio ci viene offerto “fuori busta”, forse abbiamo anche firmato un contratto per un ruolo non nostro. Ci siamo detti che non importa, che ciò che conta è essere pagati a fine mese e ripetiamo a noi stessi, come un mantra, che c’è crisi. Il problema è che non sempre un periodo di lavoro flessibile diviene l’anticamera di forme contrattuali più stabili, ma con il passare del tempo dall’introduzione di queste forme lavorative il tasso di conversione di occupazioni precarie verso lavori stabili è sempre più basso e il momento della trasformazione del contratto sempre più posticipato nel tempo. Siamo più di 3 milioni, circa 3 volte quelli che eravamo 5 anni fa .Ovviamente più meridionali, ovviamente più donne. Siamo i nuovi precari, siamo i trentenni/ quarantenni che ritrovano nella famiglia ( non quella che si creano ovviamente) il loro unico ammortizzatore sociale, siamo le donne a cui viene chiesto spesso nei colloqui se vogliamo avere presto dei figli, siamo gli unici laureati europei ad avere meno chance dei nostri coetanei non laureati, e ci siamo dedicati persino una sindrome depressiva ad hoc, la “ sindrome del precario “:stress, ansia, frustrazione, notti in bianco e depressione -dirette conseguenze del vivere costantemente in uno stato di incertezza tra contratti di lavoro in scadenza, dubbi sul rinnovo e spettro della disoccupazione all’orizzonte. Una costellazione di sintomi che non solo ha già un nome, ma anche un’estensione epidemica da far invidia al virus dell’influenza suina. L’allarme è stato lanciato dagli psicologi lombardi secondo cui ben 40 mila loro concittadini soffrirebbero di una nuova sindrome da crisi economica. Si tratta di numeri che riportati su scala nazionale diventerebbero a sei cifre. Difficile infatti pensare che fuori dalla Lombardia,la regione più ricca d’Italia, le cose siano poi tanto diverse… Ma ripetiamo ancora in coro che c’è crisi, perché la crisi,che pare scoppiata all’improvviso nel nostro paese mentre tra un televoto e l’altro ci dicevano che non ci avrebbe colpiti, c’è per tutti: non solo per i lavoratori ma anche per le aziende. E con lo scudo di questa parola anche le aziende non colpite camuffano un risparmio che operano sulla nostra pelle. Gli imprenditori hanno
diritto a chiedere della sana flessibilità ai lavoratori ma ad essa dovrebbe corrispondere un valore economico superiore, per limitare la proliferazione di contratti precari selvaggi e per ripagare della “flessibilità”esagerata richiesta agli atipici. Bisognerebbe estendere i diritti di ferie, infortunio, maternità e malattia a tutti, nel periodo contrattuale,eliminare i cosiddetti contratti a progetto (Co.Co.Pro) in tutti i settori o per tutte le aziende che non siano in grado di dimostrare la reale esistenza di un progetto che il lavoratore inizi e concluda nel tempo stabilito. Bisognerebbe stendere anche ai precari che abbiano lavorato almeno 18 degli ultimi 24 mesi ammortizzatori sociali come la cassa integrazione e l’assegno di disoccupazione, bisognerebbe creare un sindacato unitario per i precari che possa rappresentare in parallelo ai sindacati confederali i lavoratori “atipici” in sede di contrattazione, facendo sempre presente a chi deve decidere, il principio che il lavoro flessibile dovrebbe compensare in termini salariali il rischio di mancato rinnovo del contratto flessibile (in media ,tra due lavoratori con stesse caratteristiche , occupati nella stessa impresa, ma con contratti di durata differente, uno permanente e uno a termine ,c’è una differenza salariale che oscilla tra il 7 e il 20 per cento a svantaggio dei lavoratori flessibili. ) Siamo la generazione che non ha possibilità di autodeterminarsi,e non solo per gli ovvi scompensi tra stabilità e precariato ma perché la grande lotta è la trasformazione del precariato in una reale flessibilità, retribuita e regolarizzata: una rivoluzione copernicana nei rapporti di lavoro, in quelli sindacali, contrattuali, nelle opportunità di studio, di carriera, di mobilità sociale. Quelle riforme del mercato del lavoro e l’introduzione di forme contrattuali atipiche che promettevano di creare occupazione ,hanno progressivamente ridotto i vincoli per i datori di lavoro ad assumere lavoratori con contratti a termine, senza tuttavia modificare la legislazione relativa all’occupazione dipendente a tempo indeterminato. Abbiamo assistito così a una depressiva forma di svilimento dei diritti del lavoratore , accentuando sempre di più il divario tra lavoratori stabili e una parte numericamente non irrilevante di lavoratori le cui prospettive in termini di stabilità , retribuzione, trattamento pensionistico, accesso al credito e alla formazione,appaiono notevolmente peggiorate. Non solo il lavoro manca ma, quando c’è, rientriamo nel grande limbo di una mobilità sfruttata,obbligatoria e senza diritti. Il precariato è per definizione una condizione transitoria e temporanea ma quando diventa un modus vivendi, una posizione stabile,quando qualche mese di lavoro sono l’unica prospettiva che si contrappone alla disoccupazione, bisogna far fronte a una generazione senza progetti che ringrazia del poco che ottiene,che fugge se ne ha la possibilità ,che non partecipa alla crescita del paese, che semplicemente rimane in prova in maniera stabile. Ci chiamano semplicemente lavoratori precari, ma siamo gli italiani che non costruiranno mai il paese. Gina Sarti
Siamo i nuovi precari, siamo i trentenni/quarantenni che ritrovano nella famiglia ( non quella che si creano ovviamente) il loro unico ammortizzatore sociale,s iamo le donne a cui viene chiesto spesso nei colloqui se vogliamo avere presto dei figli, siamo gli unici laureati europei ad avere meno chance dei nostri coetanei non laureati, e ci siamo dedicati persino una sindrome depressiva ad hoc, la “ sindrome del precario .
Una storia senza lietofine
23 novembre 2010 La segretaria di un’azienda di servizi telematici, INDEX Europea s.p.a, mi contatta per informarmi in merito all’offerta di lavoro a cui avevo inviato il Curriculum Vitae. Sembrava un segno del destino, quasi l’ultimo sforzo fatto dal nonno in questa vita terrena che da pochi giorni aveva salutato. 26 novembre 2010 Partenza lampo per il primo colloquio. Presso un lussuoso albergo di Roma mi accoglie la segretaria che mi aveva contattato e, dopo un test psicoattitudinale e una chiacchierata con il capo area, mi informa che in caso di selezione sarei stato informato tramite mail. Si ritorna a casa incrociando le dita. 30 novembre 2010 La fortuna sembra avermi aiutato: ieri l’altro ho saputo che mi hanno scelto e ora sono in viaggio con la mia citycar e il trolley da viaggio per affrontare il corso di formazione, circa 20 giorni di aula (ossia 20 giorni di pernottamento e sopravvivenza a
Roma = 1000 € circa a carico mio) 16 dicembre 2010 Ho appena firmato il contratto di collaborazione a progetto con Index, il primo della mia vita e sono in viaggio verso Firenze per iniziare la mia esperienza lavorativa in quella città che mi è stata appena assegnata. 23 dicembre 2010 Si ritorna a casa per le festività natalizie, ieri ho lavorato nonostante la neve che ha imbiancato straordinariamente Firenze. Soddisfatto della mia attività, sono felice di godermi questi pochi giorni con la famiglia e gli amici di sempre. 2 gennaio 2011 Mentre carico la macchina per tornare a Firenze mi trilla l’iphone. Un collega mi chiede se ho controllato la mail e mi informa che a lui è stato recesso il contratto e pertanto non deve recarsi a lavoro. Sbigottito e allibito tra le mail che mi sono arrivate leggo che anche a me stato recesso il contratto. SENZA GIUSTA CAUSA, così, senza dare una spiegazione valida ! Sono passati 2 mesi da quel licenziamento e alla cronostoria devo aggiungere che quelle poche goirnate lavorative non mi sono state nemmeno remunerate ! Come dice un detto delle nostre zone “ N’gopp u cuott l’acqua vullut ” Di sicuro tutti noi abbiamo una visione della realtà che ci circonda e tantomeno ho la presunzione di spiegare le dinamiche della nostra società in poche righe, ma dalla mia esperienza ho tratto un insegnamento. Perchè devo farrmi sfruttare? Perchè dobbiamo permettere che qualcuno dall’alto muova la nostra vita come fa un burattinaio con le sue marionette? Se solo
guardassimo il nostro territorio con occhi diversi scopriremmo che abbiamo mille risorse. Di sicuro non abbiamo diamanti o giacimenti petroliferi ( questa è una fortuna altrimenti eravamo in guerra con qualcuno ), ma siamo in possesso di una natura rigogliosa, di una ricchezza enogastronomica e di risorse turistiche, siamo vicino a metropoli come Napoli e Roma e viviamo in un’era in cui si può facilmente comunicare con l’intero Pianeta. Ma soprattuto ci troviamo nel 2011 e per ancora 2 anni siamo in tempo per beneficiare degli aiuti che l’UE mette a disposizione delle realtà rurali tramite i finanziamenti FESR (Fondo Europe per lo Sviluppo Rurale).Inoltre Sviluppo Italia incentiva la nascita di nuove società di persone tramite finanziamenti a fondo perduto. Dunque nonostante le risorse economiche si può attingere anche a quelle finanziarie. Bisogna solo avere idee valide. spirito imprenditoriale e perchè no, un pizzico di coraggio ! Perchè farsi prendere in giro da imprese come INDEX s.p.a.? Perchè dover continuare a fuggire dalla famiglia, dagli amici, dalle proprie origini? Coltiviamo le nostre idee e realizziamole, potremmo cambiare le nostre sorti e se qualcosa va storto almeno potremmo dire “ci abbiamo provato”. Carmine Giglio
Perchè devo farmi sfruttare? Perchè dobbiamo permettere che qualcuno dall’alto muova la nostra vita come fa un burattinaio con le sue marionette? Se solo guardassimo il nostro territorio con occhi diversi scopriremmo che abbiamo mille risorse.
150esimo Unità d’Italia: il Forum di Altavilla da Napolitano Il Forum dei Giovani di Altavilla ha confermato la partecipazione, per la giornata del 17 marzo, con una propria delegazione alla manifestazione conclusiva indetta dal Forum Nazionale dei Giovani per la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. L’evento prevede una staffetta che, partendo da Villa Pamphili vedrà un corteo di giovani dirigersi verso l’area del Gianicolo, dove sono già previste manifestazioni inerenti la celebrazione della festa nazionale. Presso il Gianicolo, alcuni giovani consegneranno la bandiera italiana al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Come il Forum Nazionale e Provinciale, anche quello di Altavilla Irpina intende dare, con questa iniziativa, il suo contributo responsabile ad una data storica come quella del 150°, sollecitando assieme a tutti i giovani d’Italia l’attivazione delle riforme nell’interesse delle nuove generazioni e, quindi, dell’Italia tutta. Siamo convinti che il modo migliore per festeggiare questo memorabile evento sia quello di fare rete con gli altri giovani del Forum Provinciale di Avellino e del Forum Nazionale che, in occasione di questo evento, si riverseranno sulla città di Roma per festeggiare l’Italia una e indivisibile assieme al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
150 anni dall’Unità d’Italia, per il Sud è giusto festeggiare? Il 17 marzo del 2011 ricorre il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Lunga è stata la discussione tra le varie correnti politiche del nostro paese sul come festeggiare e addirittura se sia giusto festeggiare. Sicuramente, chi ha concorso per far si che la bella penisola fosse unificata sotto un unico vessillo statale, se vedesse cosa è diventato oggi il bel paese, penserebbe che si stava meglio quando si stava peggio. Chi partecipò prima ai moti rivoluzionari e poi al processo di unificazione credeva in un ideale ed era spinto da un forte sogno, quello di vedere lo Stato Italiano al pari passo con le altre grandi potenze europee del periodo. Sicuramente al processo di unificazione si è arrivati anche attraverso la corruzione di molti funzionari borbonici e all’uso della forza militare e violenza gratuita verso chi non si voleva piegare ad un nuovo cambio di bandiera. Ma quello che è oggi l’Italia non è affatto quella che avevano sognato Cavour, Mazzini e Garibaldi. Oggi assistiamo ad uno Stato vecchio, gerontocratico, che non vuole porsi domande sui tanti perché,che non sta al passo coi tempi, che non guarda al passato
per programmare al futuro ma vive solo di presente, rantolando nel buio. Non si investe sulla ricerca, non si investe sui giovani, non si investe sull’occupazione, non si investe sulle materie prime, nonostante l’Italia figuri al primo posto mondiale come il paese con maggiori siti archeologici e monumenti patrimoni dell’UNESCU non si investe nel turismo, il Regno delle due Sicilie prima dell’Unità d’Italia contava la terza miglior flotta navale d’Europa, la migliore industria tessile d’Europa e il 70% del futuro capitale monetario della nuova Italia proveniva dai fondi economici delle banche del mezzogiorno. Oggi, come poi lo è stato per 150 anni, il Sud è abbandonato a se stesso, costretto a subire per l’ennesima volta la prepotenza delle lobby del settentrione ed a subire l’ignoranza dei propri politicanti che siedono tra gli scanni del parlamento, che chinano la testa anche a scelte suicide per il meridione con l’unica pretesa di vedersi salvaguardare lo scranno che tiene le proprie membra. Quello che ci chiediamo oggi è: a chi ha giovato l’Unità d’Italia? Sicuramente non al Sud, ma per noi che siamo del meridione dico, è giusto festeggiare, in
fondo viviamo in una “repubblica democratica” e dobbiamo onorare chi ha dato la propria vita per noi, per farci vivere in uno Stato libero, tutto nostro, poiché tutto quello che abbiamo subito è solo ed esclusivamente colpa nostra, gli strumenti li abbiamo, è inutile lamentarci e restare ad aspettare che qualcuno prima o poi prenderà le decisioni per noi, sta solo a noi svegliarci e non sprecare come avviene da 150 anni il momento in cui entriamo nella cabina elettorale perchè il popolo ha sempre i governanti che merita! Pierfrancesco Pastore
Vado via, resto... MICHELA Vado via … perché ho voglia di svegliarmi! TERESA Resto qui … per avere accanto quelli come me mentre mi sveglio a guardare l’alba di un nuovo giorno… TERESA Resto qui … perché chi se ne va dimentica sempre da dove e perché è partito. MICHELA Vado via... perché chi ama non dimentica! MICHELA Vado via … perché un giorno “forse” sarò un ricercatore … ma per lavorare dovrò salire sui tetti. TERESA Resto qui … per coltivare un sogno e leggere il futuro negli occhi dei bambini. TERESA Vado via … perché non reggo lo sguardo di un professore cosciente dell’inutilità del suo lavoro… e del mio! MICHELA Resto qui per quel professore e per quell’altro che resta “per tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro… un libro vero… così belli a gridare nelle piazze ,perché stanno uccidendoci il pensiero”… MICHELA Vado via perché “un mio amico per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica”. TERESA Resto qui … per chi per farsi assumere in fabbrica si è fatto ammazzare. TERESA Vado via … perché siamo tutti Nicola e Bart MICHELA Resto qui … perché a me la bocca non la chiuderà mai nessuno. MICHELA Vado via … per quell’operaio cassaintegrato che non arriva a fine mese. TERESA Resto qui … perché intanto si adatta a tutto,non sa dove andare e quanto gli convenga rischiare! TERESA Vado via perché “la gente è piccola e il paese mormora” MICHELA Resto qui perché tutto il mondo è paese. MICHELA Vado via … perché nel mio paese quelli di destra dicono di essere di sinistra e quelli di sinistra che sono di destra! TERESA Resto qui … perché non c’è più destra né sinistra… MICHELA … ma Nord e Sud TERESA … Escort e prostitute MICHELA … Imprenditori e morti di fame… TERESA … Emigranti MICHELA … E immigranti. Leghisti… TERESA … E Terroni. MICHELA … E allora andiamo via perché l’Italia non è affatto unita… TERESA … E invece NO RESTIAMO… perché ci siamo io e te, e 1000 come noi, e MILLE come “loro”… MICHELA … OBBEDISCO! Michela Martone & Teresa Squittieri
Primo Corso di Fotografia Digitale Sta volgendo al termine il primo corso di fotografia digitale organizzato dal Forum dei Giovani di Altavilla Irpina. Tenutosi nella sede del Forum, il corso è stata l’occasione di avvicinare i partecipanti al meraviglioso mondo della fotografia o per chi come me il modo di perfezionare le tecniche fotografiche in continua evoluzione. Il compito di impartire tali nozioni è stato affidato al noto fotografo altavillese Franco Cavaliere, che con la sua esperienza ultraventennale nel settore fotografico ha saputo trasmettere ai partecipanti parte delle sue conoscenze ed esperienze nel migliore dei modi. Il corso che si è tenuto ogni lunedì sera, articolatosi in diverse fasi, partendo dalle nozioni base della fotografia, da quali sono le parti che compongono una macchina fotografica e l’utilizzo dei vari componenti, si è passati a come realizzare una buona foto studiando l’inquadratura, le luci, la profondità di campo, i tempi di scatto, fino ad
arrivare alla gestione elettronica delle immagini con appositi software. La teoria si è unita alla pratica, le attrezzature infatti tutte di nuova generazione, messe a disposizione dallo stesso Franco Cavaliere, sono state dapprima studiate e poi utilizzate da tutti i partecipanti per realizzare scatti all’interno dell’aula allestita all’occorrenza da piccolo laboratorio fotografico. L’esperienza che sta per concludersi, è stata interessante e piacevole sicuramente da ripetere per coloro i quali vogliono avvicinarsi a questo mondo, organizzata in modo esemplare dai responsabili del Forum Giovanile di Altavilla e in special modo dal presidente Antonio Tirri, che ho avuto modo di conoscere in questo periodo, sempre impegnato a promuovere attività sociali e culturali nel nostro territorio. Sicuro di interpretare la volontà e il pensiero dei partecipanti voglio fare un ringraziamento particolare da parte di tutti a Franco Cavaliere grande professionista sempre disponibile per ogni chiarimento e soprattutto ottima persona. Per chi volesse visionare il materiale, parte delle foto realizzate sono pubblicate di volta in volta fino alla conclusione del corso su Facebook nel gruppo “1° Corso di Fotografia”, alcuni scatti realizzati dai partecipanti inoltre saranno utilizzati per allestire una mostra. Fabrizio De Marco
In un giorno qualunque I diritti imprescrittibili del lettore Vorrei tanto che le cose intorno a me cambiassero … Vorrei cancellare questo maledettissimo giorno dalla mia vita,ma mi rendo conto che ciò non può accadere. Più ci penso , più ne divento consapevole. Mi fa paura ritornare lì,in quell’ospedale dove nulla è scontato,sedermi su quella stessa sedia di ieri e carpire quella sofferenza immane,quel tremore,quel condannato silenzio. Sono ferma ,immobile,impotente dinanzi ai suoi minuti gesti,a quelle sue parole stentate;respiro la stessa aria viziata che respirano tutti quelli che stanno lì ad aspettare in una sala d’attesa che qualcosa cambi, nel bene o nel male ma cambi. Mi guardo intorno:solo gente che piange,singhiozzi,visi affranti e provati per un corso di vita già tracciato. In fondo al corridoio un bambino con il suo papà che cerca la mamma…che tenerezza! Intanto i minuti passano,lentamente,ma passano. La situazione tutto sommato è stabile:a volte accenna un miglioramento,l’attimo dopo peggiora nuovamente… Mi alzo,mi faccio coraggio e mi avvicino alla porta della sua stanza:la vedo,distesa,inerte che dorme nel letto vicino alla finestra..la fisso con gli occhi di un bambino: è attaccata ad una flebo trasparente,accanto al suo altri due letti con 2 persone malate,non so bene di cosa,ma di sicuro condividono la stessa sofferenza. All’improvviso in quel silenzio agghiacciante un rumore desta la mia attenzione:è la flebo, si è staccata ed è caduta imperterrita a terra rompendosi in tantissimi cocci… Poi di nuovo il silenzio. Michela Martone
Ho vissuto milioni di avventure, le più disparate. Ho iniziato prestissimo. A soli 6 anni ero un’abitante di Topolinia e Paperopoli... e non vi dico quante ne succedevano in quei posti! A 12 sono diventata un agente delle SS. Brutta storia quella... Se non fosse stato che contemporaneamente ero anche un deportato ebreo, mi sarei presa a schiaffi!
(L’olocausto - Gerald Green). Sono stata una spia in Sud Africa, protagonista di moltissime storie d’amore, detective, madre, figlia, o addirittura nonna,mago, personaggio reale o di fantasia... Mi sono divertita, spaventata, ho pianto tanto, ma mi sono fatta anche grasse risate. Tutto grazie a loro: i libri! Certo, come diceva Pennac in Come in un romanzo: “Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”, il verbo “sognare”... Naturalmente si può sempre provare. Dai forza: “Amami!” “Sogna!” “Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!“ “Sali in camera tua e leggi!“ Risultato? Niente. Si è addormentato sul libro”. Lungi da me quindi il pensiero di impartirvi ordini. Non vorrei mai finire per essere odiata come quelle professoresse che ci costringevano a leggere e relazionare i libri letti durante le vacanze estive. “Purtroppo”, peró, leggere è indice di intelligenza. Volenti o nolenti il fatto è questo. Ed i fatti sono inconfutabili. In un paese che sta bene le persone leggono, scrivono, ascoltano musica, si divertono e guardano film. Questo ci permettedi ragionare con la nostra testa, di sviluppare pensieri individuali, non rendendoci un gregge di pecore che elegge pecore con un po` più di furbizia e malizia, ma pur sempre pecore! Il mio vuole essere solo un suggerimento, un consiglio. Trovate un argomento che vi piace e provate a leggerne. Non puó far altro che bene, vedrete che non smetterete più! E tenete sempre presenti le regole del sopracitato signor Pennac. Ogni lettore ha: 1. Il diritto di non leggere 2. Il diritto di saltare le pagine 3. Il diritto di non finire il libro 4. Il diritto di rileggere 5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa 6. Il diritto al bovarismo* (malattia testualmente contagiosa) 7. Il diritto di leggere ovunque 8. Il diritto di spizzicare 9. Il diritto di leggere ad alta voce 10. Il diritto di tacere * La lettura proietta la mente in una sorta di paradiso terreno, la lettura utilizzata quindi come mezzo di svincolo dalla realtà, come una sorta di droga. Buona lettura! Ida Porcaro
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Un appello ai giovani Forse sarò un piccolo e insignificante rappresentante dei giovani di un paese, ma sicuramente uno dei pochi che guarda il futuro con i giovani e per i giovani. Ormai la politica italiana è solo un pieno di interessi “ personali” e non guarda il futuro dei propri ragazzi. Basta pensare alcuni degli attuali amministratori della nostra Irpinia che sono incapaci di gestire le tematiche delle politiche giovanili. Si sente parlare dei giovani solo ed esclusivamente nel periodo elettorale; gli amministratori cercano di convincerli dicendogli che sono loro che contano…. Ma poi che succede? Succede che i grandi che detengono il potere li fanno sentire inutili come degli esseri
messi là a fare numero ma che devono stare al loro posto senza mai intervenire…. Ma non capiscono che solo i giovani possono portare nuove idee al paese? La politica dovrebbe impegnarsi a costruire un programma adatto ai giovani che li faccia sentire cittadini attivi; investendo magari sullo sport che non è solo calcio ma anche nuoto, tennis ecc; sull’ informazione e sulla formazione per tutti coloro che vogliono accedere al mondo del lavoro per esempio tramite informa giovani (che qualcuno ha definito “ obsoleto”), sullo sviluppo del turismo per creare posti di lavoro, e perchè no sull’incentivare le associazioni giovanili che vogliono collaborare in qualche modo per migliorare il proprio paese. Proprio per questo lancio un appello a tutti i giovani “Aiutate le associazioni giovanili e i forum portando nuove idee per costruire insieme un futuro migliore”. Fabio Oliviero
Incunaboli-co IL CIMITERO DI PRAGA La piccola e oscura storia di un individuo sfuggente, incastonata nella storia maiuscola e luminosa delle grandi nazioni europee. Eco, mirabile linguista e fine intellettuale, coglie di nuovo il segno. Chi è il misterioso capitano Simonini?Vorrebbe saperlo il lettore, vorrebbero saperlo i molti che gli danno la caccia e più di ogni altro vorrebbe saperlo lui stesso.
Una straordinaria spy story d’antan che ripercorre, attraverso le peripezie del protagonista (o dei protagonisti?), i fatti salienti del Risorgimento italiano, dai primi moti carbonari alla spedizione dei mille. Dalla narrazione della narrazione della narrazione; per mezzo di autentici falsi storici; attraverso infinite riletture ed interpretazioni più che mai soggettive, potremo noi lettori riuscire nella problematica impresa di ristabilire la verità? A voi il gusto di provarci. Adriano Maselli
iPod & CineForum 1. Tricarico- Tre Colori, 150 anni dall’unità d’Italia. L’Italia e l’Italianità, scrittori, storici, giornalisti, architetti gastronomi, scienziati, la buona politica, gli operai, gli studenti, la scuola, la cultura. Questo il nostro amoggio a 150 anni di storia. “... verde la speranza, rosso il sangue di frontiera, neve biancaneve i cuori abbraccerà, tre colori come i fiori, non son per caso... ta tat tatatta” 2. Lou Reed – Perfect Day, album del 1972 Tranformer, la descrizione di una convenzionale storia d’amore e ai conflitti interiori di Lou con la propria sessualità e la droga. Canzone scelta dalla BBC per un singolo a favore dell’UNICEF; 3. Manu Chao – Clandestino, 1998 album d’esordio; il merito di Manu Chao sia quello di aver capito quanto il mondo sia pieno di contaminazioni, i linguaggi da lui usati sono il presente e il futuro del pianeta, dove ognuno di noi si dovrà confrontare con le più svariate diversità imparando il significato della parola: TOLLERANZA! 4. Niccolò Fabi – Costruire, “... Nel mezzo c’è tutto il resto, e tutto il resto è giorno dopo giorno, e giorno dopo giorno è silenziosamente Costruire e costrire è potere e sapere, rinunciare alla perfezione...”
1. Il Curioso Caso di Benjamin Button, film del 2008 diretto da David Fincher, la storia è tutto un flashback, sembra chiedersi unicamente “ Come si comporterebbe un vecchio con la testa di un bambino? E come un giovane con l’esperienza di un vecchio? Tentando di conseguenza una riflesione sulla morte e sulla possibilità di sfruttare al massimo la propria vita.” 2. Frida, film del 2002 diretto da Julie Taymor, che ritrae la sofferente vita della pittrice messicana Frida Kahlo. “Pensavo che anche io fossi surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà non i miei sogni” 3.Sacco e Vanzetti è un film del 1971 diretto da Giuliano Montaldo. La triste vicenda realmente accaduta di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due italiani emigrati negli Stati Uniti A inizio ‘900 e condannati a morte. “... Canto a voi Nicola e Bart, per chi odia la schiavitù, per chi ama la verità, canto forte LIBERTA’”
La violenza sulle donne Il delicato tema della violenza sulle donne visto da una nostra giovanissima iscritta, Francesca Viscione. Leggendo i libri di storia, possiamo notare che ci sono molti dossier sulla donna, la quale è sempre stata sottomessa all’uomo. Nell’ antica Roma, infatti, le donne non avevano alcun diritto: non avevano diritti economici o sociali e non avevano diritto nemmeno sui propri figli. Questa condizione si è portata avanti per molto tempo, le donne potevano occuparsi solo della casa ed erano dei veri e propri oggetti per gli uomini, fin quando alcuni Paesi industrializzati consentirono alle donne il diritto di voto. Ora per fortuna la donna è alla pari dell’uomo, ma purtroppo non in tutti i Paesi è cosi. Il numero delle violenze sembra crescere sempre di più perché adesso queste spiacevoli notizie si denunciano e non si nascondono dietro una lacrima di un occhio nero. Da un indagine condotta dalla regione Emilia Romagna risulta che nel 13% dei casi si tratta di violenza sessuale, nel 33% di violenza economica, nel 51% di violenza fisica e nel 65% di violenza psicologica. Il totale è superiore al 100% in quanto più donne hanno subito diversi tipi di violenza. Le violenze avvenute ultimamente per strada sono legate agli stupri e di solito gli stupratori sono degli sconosciuti o degli stranieri. Una donna camminando per strada ha sempre mille pensieri per la testa, tra cui la paura di restare da sola. Cammina impaurita e guardandosi attorno stringe le spalle e cerca di farsi coraggio. A volte queste violenze si trasformano in omicidi, infatti, ricordiamo la storia di Emlou Arvesu, 41 anni, filippina, che ha incrociato il suo assassino il 14 agosto del 2010 a Milano. Un giorno come tanti, porta i suoi figli in piscina , ha attraversato la strada e ha incontrato uno sconosciuto Oleg Fedchenko, 25 anni, muratore ucraino, irregolare in Italia, ed ex pugile. Lui le viene incontro, la prende di mira subito, tenta di strapparle la borsa che lei porta a tracolla, la strattona, le prende la testa con due mani e con tutta la forza che ha, comincia a sbattergliela contro il muro. La donna muore sul colpo. Questo tipo d violenza purtroppo si cela anche tra le mura domestiche. In questo caso però i violentatori sono persone che conosci da tutta una vita a cui hai voluto bene. Queste violenze spesso si verificano nei matrimoni. Una donna innamorata non fa caso ad
alcuni difetti del proprio partner magari iniziano con una parola offensiva che pian piano diventano una mortificazione, una violenza morale e finisce con una vera e propria violenza fisica. Ma lei continua a vivere così senza denunciare l’accaduto con la paura di cosa succederà il giorno dopo. Anche i parenti influiscono su queste violenze perché un padre o uno zio senza dignità violentano i propri figli o i propri nipoti. Con quale coraggio uccidono le persone che hanno visto nascere, che hanno portato in braccio quando erano neonati? Un esempio è storia di Sara Scazzi uccisa addirittura dalla cugina, dallo zio, anzi a questo omicidio sembra fare parte tutta la famiglia. La causa di questo delitto non si è capita ma sembra sia per gelosia. La violenza sulle donne è un problema innegabile. Le violenze si possono denunciare anzi si devono così come sostiene l’avvocato Elena Biagiotti volontaria del Telefono Rosa, che ha trattato il problema della violenza contro le donne dal punto di vista giuridico. L’avvocato ha messo in evidenza un punto debole delle leggi italiane: esse sono state redatte quasi esclusivamente da uomini, ed è per questo che troppo spesso risultano inefficaci nel risolvere problemi prettamente femminili. Un dato inquietante, ad esempio, mette in evidenza che in Italia le denunce contro gli atti di violenza avvenuti in famiglia vengano spesso scoraggiate dalle forze dell’ordine. A livello giudiziario, inoltre, un padre violento nei confronti della propria compagna in molti casi non viene valutato negativamente come genitore, mentre le due cose non dovrebbero essere scisse. Un altro dato che fa riflettere è che nel nostro Paese, la maggior parte degli atti violenti avviene nei confronti di donne emancipate, probabilmente perché vengono viste dagli uomini come delle rivali. La violenza è una delle cose peggiori che esiste sulla faccia della terra e purtroppo noi non conosciamo un modo per eliminarla, si dovrebbe solo fare un lavaggio del cervello ed eliminare tutti quei pensieri che passano per la testa dei violentatori, infatti molte persone sono ancora convinti che la donna è un oggetto sessuale. Al di là del fatto che la violenza sia una cosa riprovevole, rivolgendoci alle persone che commettono questi reati, bisogna dire solo di pensarci mille volte e chiedersi se ne vale la pena di far soffrire o di uccidere un essere alla sua pari. Francesca Viscione
“Costituzione e democrazia sono degli involucri, bisogna vedere cosa c’è dentro: è più importante quello che c’è fuori o quello che c’è dentro? “ Gustavo Zagrebelsky Art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Art. 5 La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. Art. 6 La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale. Art. 8 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Art. 10 L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. Art. 11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni
Il Diavoletto - ottavo numero
forumaltavilla
Il Diavoletto - foglio informativo del forum dei giovani di altavilla irpina

References: Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 8
 Art. 9
 Art. 10
 Art. 11