Source: https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-ii/art596bis.html
Timestamp: 2020-05-28 05:20:45+00:00

Document:
Art. 596 bis codice penale - Diffamazione col mezzo della stampa - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice penale > LIBRO SECONDO - Dei delitti in particolare > Titolo XII - Dei delitti contro la persona > Capo II - Dei delitti contro l'onore > Articolo 596 bis
Dispositivo dell'art. 596 bis Codice penale
Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa, le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche al direttore o vicedirettore responsabile, all'editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57 bis e 58(1) .
(1) La prova liberatoria deve ritenersi sempre ammessa a patto che miri a dimostrare l'esistenza della scriminante di cui all'art. 51.
Si tratta di un estensione dell'esimente prevista all'articolo precedente, che trova la propria ratio nella tutela del diritto di cronaca e critica.
Spiegazione dell'art. 596 bis Codice penale
La norma in esame estende la punibilità a titolo di diffamazione (art. 595) anche al direttore, al vice-direttore, all'editore ed allo stampatore, ai sensi della disciplina speciale prevista dagli articoli 57, 57 bis e 58, cui si rimanda per la spiegazione.
Massime relative all'art. 596 bis Codice penale
Cass. pen. n. 12058/1995
L'effetto preclusivo derivante dal giudicato non si esplica nei confronti dei coimputati, neppure se concorrenti nello stesso reato, a cagione dell'autonomia di ciascun rapporto processuale. Peraltro, il giudice di legittimità ben può utilizzare gli elementi di fatto risultanti dalla sentenza irrevocabile del giudice di primo grado, correttamente introdotta negli atti processuali dalla difesa, attraverso lo strumento dell'impugnazione, così ovviando alla omissione del giudice di appello. (Fattispecie di diffamazione a mezzo stampa, nella quale la Suprema corte ha pronunciato l'annullamento senza rinvio perché il fatto non costituisce reato, ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p., nei confronti del redattore di un quotidiano, sulla scorta della sentenza irrevocabile con la quale il direttore era stato assolto dal fatto, pur se addebitato a titolo di colpa, con la stessa formula).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12058 del 11 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 8848/1992
La prova del concorso del direttore di un periodico nel reato di diffamazione a mezzo stampa è desumibile da un complesso di circostanze esteriorizzate nella pubblicazione, come il contenuto dello scritto, la sua correlazione con il contesto sociale dal quale trae ispirazione, la forma della esposizione, l'evidenza e la collocazione tipografica ad esso assegnata nello stampato.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8848 del 5 agosto 1992)
Cass. pen. n. 11494/1990
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11494 del 17 agosto 1990)
Il momento consumativo del reato di diffamazione a mezzo stampa è quello della consegna da parte dello stampatore delle prescritte copie, in adempimento dell'obbligo previsto dalla legge 2 febbraio 1939, n. 374, in quanto tale momento costituisce di per sé pubblicazione in senso tecnico dello stampato e realizza la sua prima diffusione. (In motivazione, la Suprema Corte ha precisato che notoriamente la data di copertina dei settimanali è di circa otto giorni successiva a quella di consegna delle copie d'obbligo e, quindi, di effettiva pubblicazione del periodico).
Cass. pen. n. 13585/1989
Ai fini dell'applicabilità dell'amnistia al reato di diffamazione a mezzo stampa commesso dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando sia noto l'autore della pubblicazione, deve considerarsi «autore» il giornalista che, utilizzando la fonte della notizia, ha prodotto l'articolo e non la persona che abbia fornito le informazioni.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13585 del 12 ottobre 1989)
Cass. pen. n. 4724/1978
Se è vero che la responsabilità del direttore viene configurata dalla legge come un'agevolazione colposa del delitto commesso da altri, ai sensi dell'art. 57 c.p., è pur vero che il direttore del periodico possa egli stesso essere ritenuto colpevole di diffamazione vera e propria e non di omissione del controllo imposto dalla legge al direttore, quando rimanga accertato che lo stesso abbia compiuto atti diretti a ledere l'altrui reputazione ovvero abbia concorso con i suoi collaboratori, consapevolmente, a raggiungere tale evento.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4724 del 20 aprile 1978)
Inoltre, l’Autore fa il punto sul lavoro della Corte di Cassazione che, attraverso la sua giurisprudenza e in un periodo di forti mutamenti sociali, tenta di bilanciare tutti i diritti costituzionalmente garantiti, da quello all’intangibilità del proprio onore e della propria reputazione a quello di libera manifestazione del pensiero, di cui è espressione il diritto... (continua)
→ Altri libri su Diffamazione col mezzo della stampa ←

References: Articolo 596

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza