Source: https://combinando.it/mi-hanno-copiato-un-post-cosa-posso-fare/
Timestamp: 2018-06-19 21:32:56+00:00

Document:
Mi hanno copiato un post! Cosa posso fare? - Combinando
Prima o poi, nei gruppi di blogging (incluso il mio Progetto Blog) capita che i blogger pubblichino un post scrivendo “Mi hanno copiato il post, ora cosa posso/devo fare?”
Può succedere a tutti di vedere i propri contenuti copiati in rete: succede con i testi e con le immagini, ma anche con i video, in cui certe persone modificano solo il logo e che poi repostano come proprio.
Perché si copiano i contenuti di altri? Succede per mille motivi e non è una prassi nuova: non si è certo sviluppata solo da quando esiste Internet, ma sicuramente ora è più semplice copiare perché ci sono più contenuti e più confusione. E nella confusione è più semplice appropriarsi del lavoro di altri, sperando di non essere beccati; anche quando succede, comunque, non è neanche scontato poter reclamare la rimozione o il risarcimento dei danni. E nel frattempo qualcun altro forse ha già guadagnato con il nostro lavoro.
Non è del tutto facile, al giorno di oggi, essere originali e pubblicare contenuti interessanti per i propri lettori. C’è ancora qualcosa di non descritto, non fotografato, non raccontato in rete? Sicuramente, ma per alcuni è più semplice ispirarsi un po’ troppo… o anche copiare del tutto! Il tema lo affronta anche Austin Kleon: nel suo libro “Ruba come un artista”, l’autore spiega come imparare a “rubare” il lavoro di altri per reinventarlo, basandosi sui propri punti forti e sulle proprie passioni, e seguendo la logica che nulla è originale, perché tutto è frutto di un’ispirazione.
Quindi un giorno è successo anche a me. Mi hanno copiato un post.
Il mio post sulle collaborazioni è finito in un gruppo chiuso su Facebook di quasi 20 mila utenti, firmato però da una donna professionista del settore web marketing. L’ho saputo perché una ragazza che legge il mio blog mi ha scritto un messaggio chiedendomi se avessi autorizzato l’utilizzo dei miei contenuti da parte di questa signora. No, certo che no! Si trattava di un post che avevo pubblicato pochi giorni prima e che era stato molto letto perché forniva un sacco di spunti interessanti. Questa signora era anche nel mio gruppo Progetto Blog e leggeva Combinando.
Ecco: io non ci ho pensato tanto, non ho scritto “Mi hanno copiato il post, cosa devo fare”. Ho reso pubblica la faccenda postando nel mio gruppo, e successivamente sulla pagina, gli screenshot del post di Sara (nome fittizio) fortemente ispirato al mio. Riportava intere frasi del mio post (inclusi i miei errori di italiano), e quindi non si poteva dire che non l’avesse copiato un pochino, almeno in parte.
Sara si è arrabbiata, ha iniziato a dire che lei non ha mai letto il mio post e che quei contenuti erano opera sua. Il mio post ha avuto molta visibilità perché tutte le persone (tranne un ragazzo) mi hanno dato ragione; ma Sara continuava a sostenere che quelli fossero contenuti suoi, e quindi la questione è andata oltre. Il giorno dopo ha modificato il post sulla sua pagina Facebook rendendolo antecedente alla mia pubblicazione sul blog, e mi ha quindi scritto di avere le prove che quelli fossero contenuti suoi. Da un po’ di tempo Facebook mostra le modifiche dei post anche sulle pagine (viva la trasparenza), e così è stato facile verificare che il nuovo post (quello ispirato) era stato piazzato al posto di uno vecchio. Pochi giorni dopo, quando gliel’ho fatto notare, ha tolto tutto.
Pubblicare il nome di chi copia significa diffamare?
Poco dopo, sotto ai commenti del post con gli screenshot sulla mia pagina, è apparso un lunghissimo commento da parte di una persona che, da come si esprimeva, si poteva presumere fosse l’avvocato di Sara (ma avvocato non era); utilizzando un linguaggio giuridico, questa persona mi invitava a cancellare i contenuti del mio post perché, altrimenti, sarei caduta nel reato di diffamazione (art. 595 codice penale), in quanto stavo offendendo, secondo lui, la reputazione della sua assistita.
Io non ho ceduto e non ho cancellato il post dalla mia pagina. Mi sembrava più che giusto divulgare pubblicamente il nome della persona che aveva preso i miei contenuti spacciandoli per suoi e volendo inoltre far credere che fosse stata lei a pubblicarli per prima.
Purtroppo ho dovuto rivolgermi ad un avvocato perché, pur sapendo di non aver fatto nulla di sbagliato, avevo bisogno di sapere per certo che quel mio atteggiamento era corretto e che non stavo diffamando nessuno. L’avvocato mi ha autorizzato a condividere il suo parere con le mie lettrici per aumentare la consapevolezza sui diritti d’autore in rete.
Torniamo a noi e a ciò che si può fare quando qualcuno ti copia un post del blog o un’immagine.
Con la seconda parte del post scoprirai:
Cosa significa ispirarsi e cosa invece significa copiare secondo l’ordinamento giuridico
Il diritto d’autore e la creatività
Quali contenuti sono protetti dal diritto d’autore
Quando viene violato il diritto d’autore
Se la citazione della fonte è sufficiente per non violare i diritti d’autore
Come difendere i diritti d’autore violati
A quali autorità competenti segnalare la violazione
Se il rendere pubblico il fatto che qualcuno ha copiato sia considerata una diffamazione
Ispirarsi a “qualcosa” vuol dire prendere spunto da quel “qualcosa”, assorbire le tecniche e lo stile dell’autore, comprenderle e riadattarle ad un progetto personale al fine di creare qualcosa di differente. Copiare “qualcosa”, invece, vuol dire fare copia-incolla del contenuto di questo “qualcosa”, appartenente ad altri, senza essersi minimamente sforzati di rielaborarne il contenuto o anche solo la forma.
Il diritto d’autore può essere definito come quel legame/vincolo che viene a crearsi tra l’opera dell’ingegno e colui che l’ha realizzata; la sua tutela, in sostanza, nasce con l’opera stessa.
La protezione del diritto d’autore rientra nell’ordinamento italiano fra i diritti inviolabili dell’uomo.
Dal punto di vista giuridico, il diritto d’autore è disciplinato dal codice civile (artt. 2575-2583 c.c.) e dalla Legge n. 633/1941 il cui articolo 1 recita: “Sono protette (…) le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione” (art. 2575 c.c.).
Sul concetto di “creatività” è intervenuta la Corte di Cassazione, che ha stabilito che “non coincide con quelli di creazione, originalità e novità assoluta, ma rappresenta la personale ed individualizzata espressione di un’oggettività appartenente ad uno dei campi previsti dalla legge e s’identifica con l’apporto individuale e personale” (si veda sentenza della Cass. civ. n. 13249/2011; si veda anche sentenza del Trib. Bari, 7/02/2011; con particolare riferimento agli elementi costitutivi del diritto d’autore; si veda anche sentenza della Cass. civ., Sez. I, n. 24594/2005).
Riprendendo le definizioni sopra esposte, il diritto d’autore si ritiene violato nel caso di copia-incolla di un testo di altri, anche solamente di piccole parti o frasi, e anche qualora l’autore del testo non abbia riportato nessuna citazione di avvertimento (le classiche diciture “Riproduzione riservata” o “Tutti i diritti riservati”), oppure non abbia registrato i contenuti della sua opera presso la Siae.
È possibile copiare un testo senza violare il diritto d’autore?
È ovviamente possibile copiare un testo senza violare il diritto d’autore; ciò succede nei casi di parziali copia-incolla finalizzati a un riassunto o a una riproduzione che abbia come scopo quello di insegnamento, di studio o di dibattito/condivisione, non aventi scopo di lucro; in queste ipotesi, comunque, è necessario citare la fonte per rimanere nella liceità di comportamento (si veda l’art. 70 della Legge n. 633/1941 – in proposito cfr. Trib. Milano, 17/07/2007).
Difesa dei diritti d’autore
La Legge n. 248/2000, modificando la Legge n. 633/1941, ha introdotto ulteriori ipotesi al fine di combattere la pirateria e la contraffazione, anche quella che si realizza via internet.
In particolare, l’evoluzione legislativa ha portato a ritenere che pure gli scritti dal carattere non specificatamente creativo (ma divulgativo, comunicativo, informativo), che vengono trasmessi attraverso la rete, beneficiano di tutela giuridica; è il caso, ad esempio, delle e-mail le quali, rappresentando una forma di corrispondenza, sono sottoposte al divieto di rivelazione, violazione, sottrazione, soppressione previsto dagli articoli 616 e 618 del codice penale.
La violazione del diritto d’autore consentirà all’autore del contenuto violato di pretendere dall’usurpatore, in qualsiasi momento, la rimozione della copia non autorizzata ed, eventualmente, il risarcimento del danno (che avverrà con liquidazione necessariamente equitativa, valutata discrezionalmente dal Giudice; si veda la sentenza del Trib. Milano, Sez. Specializzata in materia di impresa, 18/05/2017 n. 5592).
Da qualche anno, poi, l’autore del contenuto violato potrà accedere ad una semplice procedura amministrativa, più veloce e gratuita, per colpire gli usurpatori; si tratta della segnalazione della violazione all’Agcom (acronimo di Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, n.d.r.) affinché quest’ultima – previa verifica dell’ammissibilità della richiesta – avvii un’istruttoria e proceda, all’esito, con la punizione del colpevole.
Il procedimento dinanzi all’Agcom non può essere promosso se, per la medesima violazione, è stata già adita l’Autorità giudiziaria; è avviato solo su istanza di parte ed è pertanto preclusa l’iniziativa d’ufficio dell’Agcom (circostanza questa che esclude che i provider (Facebook o Google ad esempio) siano chiamati a svolgere un’attività di monitoraggio dei contenuti online, confermando così gli orientamenti sul punto della giurisprudenza dell’Autorità Giudiziaria, n.d.r.).
Nei casi di infrazioni più gravi ed evidenti, dell’istruttoria si potrà anche fare a meno. In ogni caso, l’Agcom darà da 12 a 35 giorni di tempo (a seconda della gravità) per rimuovere volontariamente l’opera contestata.
Elementi creativi dell’opera altrui
La Giurisprudenza, in proposito, ha avuto modo di ritenere che per escludere il plagio o la contraffazione non sono sufficienti parziali diversità tra l’opera protetta dal diritto d’autore e l’opera realizzata dal terzo, dovendosi valutare la rilevanza di quelle difformità rispetto alle caratteristiche essenziali dell’opera protetta (se veda la sentenza della Cass. civ. n. 25173/2011 in materia di opere dell’ingegno), a tal punto da ritenere che l’autore del plagio si sia appropriato degli elementi creativi dell’opera altrui, ricalcando in modo pedissequo quanto da altri ideato ed espresso in forma determinata e identificabile (si veda sentenza del Trib. Roma, 21/10/2011 in materia di opere audiovisive; ancora si vedano le sentenze del Trib. Napoli, 23/09/2009, del Trib. Torino, 24/04/2008 e del Trib. Bologna, 9/02/2006).
Il reato di diffamazione (art. 595 c.p.) colpisce chiunque offenda l’altrui reputazione, ad esclusione dei casi inquadrabili nel reato di ingiuria. Se ci limitiamo a denunciare in rete una circostanza vera (la violazione del diritto d’autore appunto), non si può parlare di diffamazione.
Ringrazio l’avvocato per avermi autorizzato la pubblicazione del parere.
Dove denunciare la violazione dei diritti d’autore
Il modulo per le segnalazioni: Modulo – Opere digitali
È possibile segnalare anche su Facebook la violazione dei diritti d’autore; qui trovi il modulo da compilare.
Modulo per segnalazione la violazione del diritto d’autore
Prima di procedere alla segnalazione leggi attentamente le FAQ su Facebook per capire come si svolge la procedura: FAQ segnalazioni.
Infine… sai già cosa ti chiedo in fondo di questo post, vero?
Ti hanno mai copiato i contenuti del tuo blog oppure le immagini e, se sì, cosa hai fatto?
P.S. se hai ancora quattro minuti leggi il mio post che è stato il protagonista dell’articolo di oggi 😉 .

References: articolo 1
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza