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Timestamp: 2020-03-28 20:44:17+00:00

Document:
Notifiche giudiziarie alternative per chi non ha eletto domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito – Sentenza n. 365 del 22 dicembre 2010 – Confederazione Giudici di Pace
Notifiche giudiziarie alternative per chi non ha eletto domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito – Sentenza n. 365 del 22 dicembre 2010
Procedimento: Sentenza n. 365 del 22 dicembre 2010
NOTIFICHE GIUDIZIARIE ALTERNATIVE PER CHI NON HA ELETTO DOMICILIO NEL COMUNE DOVE HA SEDE IL GIUDICE ADITO
La Corte Costituzionale con la sentenza in commento dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 22, quarto e quinto comma, della legge 11 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) nella parte in cui non prevede, a richiesta dell’opponente, che abbia dichiarato la residenza o eletto domicilio in un comune diverso da quello dove ha sede il giudice adito, modi di notificazione ammessi a questo fine dalle norme statali vigenti, alternativi al deposito presso la cancelleria.
Nella norma summenzionata viene stabilito che il ricorso avverso la sanzione amministrativa deve contenere, allorché l’opponente non ha indicato un suo procuratore, la dichiarazione di residenza o di domicilio nel comune dove ha sede l’autorità giudiziaria adita; in caso contrario, le notificazioni al ricorrente saranno eseguite mediante deposito presso gli uffici della cancelleria.
Il procedimento giurisdizionale di opposizione alle sanzioni amministrative, regolato in via generale dagli artt. 22 e 23 della legge n. 689 del 1981, si caratterizza «per una semplicità di forme del tutto peculiare, all’evidenza intesa a rendere il più possibile agevole l’accesso alla tutela giurisdizionale nella specifica materia» (sentenza n. 98 del 2004).
Una volta introdotto il giudizio (art. 22, terzo comma), «l’opponente – cui è data facoltà di stare in giudizio personalmente (art. 23, quarto comma) – non è infatti gravato da alcun ulteriore incombente al fine della instaurazione del contraddittorio, essendo fatto carico alla cancelleria di provvedere alla notificazione alle parti del ricorso stesso e del decreto del giudice contenente la fissazione dell’udienza di comparizione (art. 23, secondo comma).
La Consulta ha evidenziato una ingiustificata sperequazione tra coloro che risiedono o possono eleggere domicilio nel comune dove ha sede il giudice chiamato in causa e coloro che non hanno questa possibilità. Ad avviso del Collegio, pertanto, la normativa censurata è illegittima, non contenendo alcuna spiegazione razionale sul diverso trattamento, ma basandosi esclusivamente sul fatto della residenza o della possibilità di eleggere o meno domicilio dove ha sede il magistrato che deciderà il giudizio.
L’imposizione di modalità di ricorso differenziate per le diverse categorie di cittadini reca una evidente violazione degli articoli 3, 24 e 113 della Costituzione senza considerare poi che lo sviluppo tecnologico insieme all’evoluzione del quadro legislativo hanno reso irragionevole il deposito presso la cancelleria quale unico modo per effettuare notificazioni.
La differenziazione sopra tratteggiata assurge, a mente della Corte, in contrasto con la semplificata struttura processuale degli art. 22 e 23 della legge n. 689 del 1981, a elemento di dissuasione anche di natura economica dall’utilizzo del mezzo di tutela giurisdizionale, in considerazione tra l’altro dei costi, che l’intervento personale può comportare nei casi in cui, il foro dell’opposizione non coincida con il luogo di residenza dell’opponente.
Le recenti modifiche del quadro normativo mostrano un favor del legislatore per modalità semplificate di notificazione, divenute possibili grazie alla diffusione delle comunicazioni elettroniche. Tale orientamento si rintraccia anche nella disciplina legislativa del procedimento amministrativo, la quale prevede diverse norme per la comunicazione personale agli interessati, da eseguire a cura del responsabile del procedimento, anche con strumenti telematici (artt. 3-bis, 6, 7, 8 e 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 «Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»). Milita in tal senso anche la modifica dell’art. 204-bis del codice della strada che ha avuto il chiaro intento di porre rimedio al problema lamentato dal giudice rimettente, consistente nel «pressoché costante comportamento assenteista» dell’opponente a fronte della comunicazione del provvedimento di convocazione con deposito presso la cancelleria, previsto dall’art. 22 della legge n. 689 del 1981.
Il Giudice delle leggi, con la sentenza in commento, abiurando la norma di cui all’articolo 22, quarto comma, della legge 689/1981, mette dunque la parola fine all’obsolescenza che ivi si annidava.
Sentenza 22 dicembre 2010, n. 365
Nulle le multe nelle strisce blu se vicino manca il parcheggio gratuito – Sentenza n. 4088 del 28 ottobre 2009

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