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Timestamp: 2020-03-29 04:05:10+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 18651 del 23/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18651 del 23/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 23/09/2016, (ud. 17/05/2016, dep. 23/09/2016), n.18651
sul ricorso 28144/2010 proposto da:
THERMOIMPIANTI SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
studio dell’avvocato PENNELLA NICOLA C/O ASSONIME, rappresentato e
avverso la sentenza n. 160/2009 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,
1. Con sentenza n. 160 del 5 ottobre 2009, la Commissione tributaria regionale della Campania, ritenendo che la cartella di pagamento delle somme dovute e non versate a fini IVA ed IRAP e per recupero del credito di imposta indebitamente compensato dalla Thermoimpianti s.r.l., emersi a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione presentata dalla predetta società per gli anni di imposta (OMISSIS), fosse illegittima per omessa notifica alla predetta società dell’avviso bonario, previsto a pena di nullità dalla L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, confermava la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso della società rigettando l’appello proposto dall’Ufficio.
2. Avverso tale statuizione ricorre per cassazione l’Agenzia delle entrate che prospetta un motivo, cui replica l’intimata con controricorso.
1. Va preliminarmente va rilevato, d’ufficio (ex multis, Cass. n. 9131 del 2016; n. 2170 del 2015; n. 10934 del 2015), il difetto di integrità del contraddittorio in grado di appello.
2. La società contribuente ha impugnato la cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione, notificando il ricorso sia all’Agenzia delle entrate, sia alla Gest Line s.p.a., ora Equitalia Polis s.p.a., quale concessionario per la riscossione, deducendo l’illegittimità dell’atto di riscossione per a) mancato invio dell’avviso bonario, b) difetto di motivazione.
2.1. La Commissione Tributaria Provinciale di Napoli accoglieva il ricorso con sentenza appellata dall’Agenzia delle entrate che notificava il ricorso in appello soltanto alla società contribuente, ed il relativo giudizio si celebrava solo tra dette parti, non avendo la CTR campana neanche ordinato l’integrazione del contraddittorio nei confronti della concessionaria per la riscossione.
3. Ciò posto, va osservato al riguardo che secondo il condivisibile principio affermato da questa Corte in analoga fattispecie, in cui, impugnata da parte da parte del contribuente la cartella esattoriale nei confronti dell’ente impositore e del concessionario per la riscossione, l’appello era stato proposto nei confronti di una sola delle parti che avevano partecipato al giudizio di primo grado, “il giudice di appello avrebbe dovuto disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti del concessionario che era stato parte del giudizio di primo grado, ricorrendo un’ipotesi di litisconsorzio necessario processuale. Invero, il concetto di causa “inscindibile” (di cui all’art. 331 c.p.c.) va riferito non solo alle ipotesi di litisconsorzio necessario sostanziale, ma anche alle ipotesi di litisconsorzio necessario processuale, che si verificano quando la presenza di più parti nel giudizio di primo grado debba necessariamente persistere in sede di impugnazione, al fine di evitare possibili giudicati contrastanti in ordine alla stessa materia e nei confronti di quei soggetti che siano stati parti del giudizio (Cass. 22 gennaio 1998 n. 567). Tuttavia, come chiaramente risulta dalla lettura dell’art. 331 c.p.c., la mancata impugnazione della sentenza – pronunciata tra più parti in causa inscindibile – nei confronti non di tutte le parti, ma solo nei confronti di una (o più), non determina l’inammissibilità del gravame, bensì l’ordine del giudice d’integrazione del contraddittorio nei confronti della parte pretermessa – in quanto il ricorso in appello era stato proposto solo nei confronti dell’Ufficio finanziario e la mancanza di tale ordine non comporta l’inammissibilità del gravame (allorchè la parte pretermessa non si sia comunque costituita nel relativo giudizio), dato che la mancata integrazione del contraddittorio nel giudizio di appello – per il mancato ordine di cui sopra – determina la nullità dell’intero procedimento di secondo grado e della sentenza che lo ha concluso, rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità (v., tra le molte, Cass. 8854/07, 1789/04, 11154/03, 13695/01, 5568/97)” (Cass. 21 gennaio 2009, n. 1462; id. Cass. n. 10934 del 2015).
4. Constatato quindi il difetto d’integrità del contraddittorio innanzi alla CTR, e la mancata applicazione dell’art. 331 c.p.c., va disposta la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla CTR campana, in diversa composizione, per un nuovo giudizio da espletarsi previa integrazione del contraddittorio nei confronti della concessionaria per la riscossione. Il che, ovviamente, comporta che in questo giudizio non può esaminarsi il motivo di ricorso proposto dall’Agenzia ricorrente, con cui ha dedotto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2, D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, comma 3, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 54 bis e art. 60, comma 6, nonchè L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, sostenendo che non era obbligata ad inviare l’avviso bonario alla società contribuente in quanto l’iscrizione a ruolo scaturiva dal controllo automatizzato della dichiarazione cui non era stata apportata alcuna rettifica.
5. Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.
La Corte dichiara il difetto di integrità del contraddittorio, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 2
 art. 13
 art. 36
 art. 60
 art. 6
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