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Timestamp: 2020-03-29 00:22:53+00:00

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Il contrasto sulla donazione indiretta è rimesso alle Sezioni Unite. Ordinanza, Cass. Civ., Sez. I, 106/2017. - Scuola di Legge
Il contrasto sulla donazione indiretta è rimesso alle Sezioni Unite. Ordinanza, Cass. Civ., Sez. I, 106/2017.
Di Scuola di Legge|2017-02-11T15:38:35+01:0011 Febbraio 2017|Sentenze|
La Corte di Cassazione rimette gli atti alle Sezioni Unite per la composizione del contrasto rilevato in tema di donazione indiretta, in particolare per la definizione dello strumento utilizzabile e del meccanismo di funzionamento di tale fattispecie negoziale prevista dall’art. 809 c.c.
Nel caso in esame l’erede agiva nei confronti del terzo chiedendo la restituzione di una parte del valore dei titoli posseduti dal de cuius, e dal medesimo trasferiti al terzo mediante ordine al depositario (ordine che, peraltro, era stato ribadito dal terzo in qualità di delegato del de cuius), trattandosi di trasferimento senza causa e, comunque, effettuato sulla base di un contratto nullo, perché privo della forma solenne prevista per la donazione.
Il Supremo collegio osserva che diverse sono le interpretazioni della dottrina e della giurisprudenza sulla donazione indiretta.
Gli studiosi ne hanno coniato diverse definizioni:
l’utilizzo di altro strumento negoziale avente scopo tipico diverso dalla c. d. causa donandi e tuttavia in grado di produrre, insieme con l’effetto diretto che gli è proprio, l’effetto mediato di un arricchimento senza corrispettivo, voluto per spirito di liberalità da una parte (beneficiante) a favore dell’altra (che ne beneficia);
le parti ricorrono ad un determinato negozio giuridico, ma lo scopo pratico che esse si propongono non è affatto quello normalmente attuato mediante il negozio da esse adottato, ma uno scopo diverso, talora analogo a quello di un altro negozio, più spesso mancante di una propria forma tipica nell’ordinamento;
qualsiasi vantaggio patrimoniale, pecuniariamente apprezzabile, non causato da un contratto di donazione ma prodotto dall’attuazione di un atto materiale o di un negozio giuridico unilaterale o bilaterale, che pur avendo in ogni caso un proprio scopo tipico diverso dalla donazione diretta, raggiunga identico risultato per lo spirito di liberalità che lo ebbe a determinare e per le conseguenze cui dà luogo;
qualsiasi liberalità non direttamente voluta ed attuata attraverso il mezzo appositamente apprestato dall’ordinamento giuridico, caratterizzato da uno scopo tipico diverso dalla liberalità, onde quest’ultima costituisce una conseguenza secondaria ed ulteriore dell’atto compiuto.
Osserva ancora la S.C., che secondo il prevalente orientamento della dottrina e della giurisprudenza, il fenomeno vada spiegato come la risultante della combinazione di due negozi.
Tuttavia anche la casistica giurisprudenziale non è affatto uniforme:
si è sostenuta la sufficienza di un solo negozio, purché capace di procurare l’effetto indiretto della liberalità;
si è affermata la donazione indiretta nel caso di dazione di una somma di denaro, ove, accertato lo specifico fine di permettere al beneficiario con la detta di procurarsi l’acquisto di un bene (anche se non sono mancate le sentenze di contrario avviso, le quali hanno ritenuto che la consegna gratuita del denaro costituisce donazione diretta);
si è sostenuta la qualità di donazione indiretta all’assenso del coniuge non acquirente partecipante all’atto d’acquisto personale dell’altro coniuge, avente natura ricognitiva e in parte confessoria;
in presenza di negotium mixtum cum donatione (negozio oneroso con previsione di un corrispettivo a prezzo vile) non si è dubitato della ricorrenza della donazione indiretta;
donazione indiretta sono state ritenute anche le seguenti peculiari ipotesi: il contratto a favore del terzo (anche in un caso abbastanza peculiare nel quale risultava essere stata commissionata un’opera a favore del beneficiario); il contratto preliminare stipulato dal beneficiante con denaro proprio, che fa intervenire nell’atto definitivo il beneficiato, al quale fornisce il denaro per pagare il saldo; la cointestazione di buoni fruttiferi postali; il mandato ad amministrare con obbligo di versare la rendita al beneficiario; la cointestazione di deposito bancario.
La giurisprudenza ha, invece, escluso il ricorrere della donazione indiretta nei casi di:
assenza di autonomia dell’effetto della gratuità;
assenza di un contratto commutativo, che conservi la propria autonomia sostanziale, in quanto attui un effettivo scambio di beni o diritti, sia pure di valore non equivalente ed implicante una attribuzione patrimoniale in favore di una delle parti, e, di conseguenza, resti assoggettato alla disciplina giuridica che gli è propria anche per la parte rivolta all’indiretta realizzazione di detta liberalità;
titoli di credito, per loro natura astratti, suscettibili di realizzare in modo diretto qualsiasi scopo voluto dalle parti.
Prosegue la Corte evidenziando che non sono mancate pronunce che affermano essere sufficiente un solo atto negoziale ovvero che il fine liberale può essere raggiunto con qualunque scopo.
Dunque, se chiaro è il meccanismo di funzionamento della donazione indiretta, diversi sono i dubbi in ordine allo strumento giuridico utilizzabile per porla in essere (due negozi, un solo negozio, un atto materiale).
La dottrina non risolve compiutamente tale problema: prevalentemente si ritiene sussistere donazione indiretta nei casi di rinunzia, contratto a favore di terzo, donazione mista, delegazione, espromissione, accollo, trust, cointestazioni bancarie, mentre si esclude nelle ipotesi di titoli di credito, comodato, garanzia per debito altrui. Infine, anche per quanto attiene agli atti non negoziali (semina, piantagione, costruzione su fondo altrui) si registrano soluzioni contrastanti, tanto che taluno avrebbe teorizzato che la donazione indiretta non costituisce una categoria giuridica ma economica.
La Corte di Cassazione ritiene essenziale ricomporre tale quadro frammentato, in quanto oltre alla mancanza di apprezzabilmente uniforme interpretazione, largamente inquinata dai turbamenti del caso concreto, la questione si carica di particolare rilievo ove si consideri che le operazioni in discorso assumono assai di sovente funzione trans o post mortem, e quindi, il significato di regolamento ultimo, non più emendabile. Per contro, non può obliterarsi l’esigenza, sottesa alla prescrizione della forma solenne imposta dal legislatore in materia di donazione diretta, di circondare con particolari cautele la determinazione con la quale un soggetto decide di spogliarsi, senza corrispettivo di uno, più o di tutti i suoi beni.
Per tali ragione la Corte dispone la trasmissione degli atti al Primo Presidente per le sue valutazioni in ordine al disposto dell’art. 374 c.p.c., comma 2°.
Cass. Civ., Sez. I., Ord. 4.1.2017 n. 106
C.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI 187, presso lo studio dell’avvocato ANDREA ANTONELLI, rappresentata e difesa dall’avvocato FURIO STRADELLA;
P.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 190, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FAVINO, rappresentata difesa dall’avvocato ALBERTO TARLAO;
avverso la sentenza n. 816/2011 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE, depositata il 20/12/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/10/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO;
udito l’Avvocato TARLAO Alberto, difensore della resistente che si riporta agli atti depositati;
C.E. agì in giudizio davanti al Tribunale di Trieste nei confronti di P.C., chiedendo che le fosse restituito 1/3 del valore dei titoli, ammontanti alla somma di Euro 241.0040,60, posseduti dal di lei padre, morto ab intestato in (OMISSIS), il (OMISSIS), che la convenuta, nella qualità di delegata, aveva dato ordine alla banca di trasferire sul proprio conto, trattandosi di trasferimento senza causa, effettuato undici giorni prima del decesso del C. ed in base ad un atto nullo, in quanto privo della forma solenne prevista per la donazione.
Il Tribunale di Trieste, con sentenza n. 614/09, accoglieva la domanda, ritenendo che si fosse in presenza di donazione diretta, nulla per difetto di forma, in quanto l’ordine all’istituto di credito non poteva considerarsi atto idoneo a veicolare lo scopo di liberalità, in quanto astratto ed autonomo rispetto ai rapporti inter partes.
La Corte di Appello di Trieste, investita dalla convenuta e nella resistenza dell’appellata, che domandava, con impugnazione incidentale, la condanna dell’appellante, in via alternativa, a restituire i titoli od a corrisponderne il controvalore, con sentenza n. 816/2011, accolse il gravame principale e, pertanto, rigettò ogni domanda di C.E.. Il Giudice di seconde cure, opinando in difformità rispetto a quello di prime, considerato che la donazione indiretta di cui all’art. 809, cod. civ., non necessita “di due negozi, uno fra donante e donatario, e l’altro fra donante e terzo che realizza lo scopo-donazione, ma basta anche un solo negozio”, del quale ultimo vanno rispettate le forme, ritenne ricorrere l’ipotesi perorata dall’appellante.
Con il primo motivo la ricorrente denuncia la falsa applicazione e violazione degli artt. 769, 782 ed 809 c.c., in relazione agli artt. 1834 e 1852 c.c., poichè la corte territoriale aveva erroneamente ritenuto che il mero trasferimento di titoli, privo di qualsiasi giustificazione causale, rappresentasse una donazione indiretta, non avendo colto l’essenza del relativo istituto.
Reputa il Collegio sussistere l’opportunità di trasmettere gli atti al Primo Presidente per le sue valutazioni in ordine al disposto dell’art. 374 c.p.c., comma 2, e a tal fine osserva quanto segue.
Gli studiosi si sono sforzati di porre in evidenza, attraverso le varie definizioni coniate, la struttura e il meccanismo di funzionamento ora mettendo in luce l’utilizzo di “altro strumento negoziale avente scopo tipico diverso dalla c. d. causa donandi e tuttavia in grado di produrre, insieme con l’effetto diretto che gli è proprio, l’effetto mediato di un arricchimento senza corrispettivo, voluto per spirito di liberalità da una parte (beneficiante) a favore dell’altra (che ne beneficia)”. Ora notando che “le parti ricorrono ad un determinato negozio giuridico, ma lo scopo pratico che esse si propongono non è affatto quello normalmente attuato mediante il negozio da esse adottato, ma uno scopo diverso, talora analogo a quello di un altro negozio, più spesso mancante di una propria forma tipica nell’ordinamento”.
Il quadro, già di per sè non nitido in vitro, risulta non univoco attraverso il vaglio della casistica giurisprudenziale.
Si è affermata la donazione indiretta nel caso di dazione di una somma di denaro, ove, accertato lo specifico fine di permettere al beneficiario con la detta di procurarsi l’acquisto di un bene (Sez. 6-2, n. 18541 del 2/9/2014, Rv. 632422; Sez. 2, n. 26746 del 6/11/2008, Rv. 605904; Sez. 2, n. 4015 del 27/2/2004, Rv. 570643; Sez. 2, n. 3642 del 24/2/2004, Rv. 570449; Sez. 2, n. 502 del 15/1/2003, Rv. 559753). Anche se non sono mancate le sentenze di contrario avviso (Sez. 2, n. 4711 del 19/10/1978, Rv. 394403; Sez. 3, n. 1771 del 28/6/1963, Rv. 262712), le quali hanno ritenuto che la consegna gratuita del denaro costituisce donazionediretta.

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