Source: http://www.caterinati.org/luoghi_reliquie.htm
Timestamp: 2017-09-20 01:57:05+00:00

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I Luoghi di Santa Caterina:Le Reliquie
- VIAGGIO TRA LE RELIQUIE DI SANTA CATERINA
La Testa di Santa Caterina è certamente la reliquia più importante ed è conservata nella cappella dedicata alla Santa posta nella basilica di San Domenico di Siena. Fu staccata dal corpo della mantellata senese nel 1381 per volere di Papa Urbano VI; la borsa in seta che contenne la Testa durante il viaggio da Siena a Roma è conservata nella celletta di Santa Caterina presso la Casa-Santuario dove sono conservati anche il pomo del bastone sul quale era solita appoggiarsi e la lampada per recarsi di notte allo Spedale di Santa Maria della Scala a svolgere l'opera di infermiera volontaria.
Per quattro anni la testa rimase chiusa in un armadio della sacrestia di San Domenico, ma una volta che il Concistoro della Repubblica venne a conoscenza del fatto, dette ordine di tributare onori pubblici alla preziosa reliquia. Così il 5 maggio 1385 una imponente processione, condusse la
reliquia in San Domenico partendo dalla chiesa dell'Ospedale di San Lazzaro, fuori Porta Romana. Chiudeva la processione un gruppo di Mantellate di san Domenico e Lapa, la madre di Caterina.
Un'altra importante reliquia è il dito conservato anch'esso nella Basilica di San Domenico; con questa reliquia viene impartita la benedizione all'Italia e alle Forze Armate nel pomeriggio della domenica che si tengono le Feste internazionali in onore di Santa Caterina da Siena. Questa reliquia, insieme alle cordicelle con le quali la mantellata senese era solita disciplinarsi e al busto in bronzo che per tanti anni ha contenuto e protetto la testa, è conservata nella teca posta nella parete
destra della Basilica di San Domenico, teca che attualmente è stata tolta per far posto ad un'altra, di artistica realizzazione, opera dell'architetto senese Sandro Bagnoli, dove troveranno migliore collocazione sia il dito che le altre reliquie della Santa; questa realizzazione è dovuta alla sensibilità dimostrata dalla dottoressa Laura Martini della Soprintendenza dei beni artistici di Siena e Grosseto e alla perseveranza del parroco Padre Alfredo Scarciglia.
Un piede della Santa è conservato nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, la stessa chiesa dove riposa fra' Tommaso Caffarini autore della Legenda Minor.
Era presente nel Duomo di Siena anche una costola della Santa, essa però fu donata al santuario di Santa Caterina ad Astenet in Belgio costruito nel 1985 per volontà dei Caterinati di quel paese.
Anche il Santuario ha la sua reliquia; essa è una scaglia di una scapola di Caterina. E' conservata ed è ben visibile, in una urna scavata nel muro a sinistra dell'altar maggiore dell'Oratorio del Crocifisso. Nella teca vi è una testina in cera raffigurante la Santa. Questa reliquia è stata
donata al Santuario dalla professoressa Lidia Gori, caterinata e figlia del professor Giulio Gori il quale, nel 1931 insieme ai professori Mazzi, Raimondi, Lunghetti e Londini operarono una ricognizione sulla reliquia della Sacra Testa, ricognizione voluta dall'allora podestà Fabio Bargagli
Petrucci.
Al 1931 risale anche il reliquiario che contiene la Testa oggi; esso è in argento decorato a smalto opera dell'orafo fiorentino David Manetti che lo realizzò su disegno di Angelo Giorgi, noto argentiere. Il prezioso reliquiario in stile gotico fu donato dai Padri Domenicani di San Marco di Firenze ai Padri Domenicani di Siena.
Nel santuario di Astenet (Belgio) è conservata la reliquia di una costola della Santa, in precedenza custodita nel Duomo di Siena prima della costruzione di questo santuario.
(f.to Franca Piccini)
- LA SACRA TESTA
Non ci sono misteri riguardo alle vicende storiche della Sacra Testa di Santa Caterina da Siena.
Fra’ Raimondo da Capua trasportò il corpo di Caterina dal luogo della prima sepoltura, fino nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva il 3 ottobre 1383. Questo si rese necessario a causa della forte umidità presente nel luogo della prima sepoltura. “Hic etiam sentiens in temporis processu corpus virginem, quod in ecclesia sancte Marie super Minervam in quodam sepulcro lapideo et a terra elevato fuerat reconditum, sed ex incuria et supervenientibus aquis pluvialis minus reverente fuisse tractatum, ordinavit pro tempore futuro de rimedio opportuno, et etiam quod caput virginia ad civitatem Senarum transferretur, ut dictum est supra” (Libellus de supplemento - sexstu tractatus A. II – 3585). Per procedere al distacco della Testa dal corpo, Padre Raimondo andò ad informare il Sommo Pontefice Urbano VI, dal quale venne accolto con molta benevolenza, per la grande stima che Urbano aveva di lui, descritto dalle cronache “uomo di grande integrità, prudenza e dottrina” e dal maggio del 1380, 23esimo Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori. Il Pontefice non esitò a dare il suo consenso, attestato da un rescritto, alla richiesta di Raimondo, e lo invitò a diffondere quanto più potesse le glorie di Caterina, perseguendo come fine la sua canonizzazione, quando la Chiesa avesse trovato momenti più sereni e pacifici: ricordiamo che siamo in pieno grande scisma d’Occidente e la Chiesa attraversava un momento assai difficile.
Fra’ Raimondo, una volta ottenuto il consenso dal Pontefice Urbano VI, separò la testa di Caterina dal corpo e la consegnò a Fra’ Tommaso della Fonte e a Fra’ Ambrogio Sansedoni (da non confondersi con l’omonimo Beato Ambrogio Sansedoni – Siena 1220-1286).
Giunti a Siena, i due frati domenicani consegnarono la preziosa reliquia ai Padri del Convento di San Domenico in Camporegio, con l’ordine di non mostrarla al popolo prima della canonizzazione. Fu così riposta in un armadio della sacrestia della basilica di San Domenico dove stette nascosta. Nel 1384 fu consigliato a Fra’ Raimondo, dal suo medico, di venire a fare la cure termali a Bagno Vignoni e tornò nel convento domenicano di Siena, dove cominciò, su sollecitazione dei figli e delle figlie spirituali di Caterina, a scrivere la Vita della Mantellata senese, meglio nota come Legenda maior.
Così Raimondo ricorda quei giorni: “Mi si fece presente che la testa della vergine, trasportata da Roma dopo averla sistemata meglio che avessi potuto, non era ancora esposta al pubblico, né era stata accolta con solennità, mentre invece, quando i resti mortali degli uomini di questo mondo sono portati da un luogo ad un altro, sono ricevuti dal popolo e dal clero con onori solenni. Pensai pertanto, e forse un tal pensiero non veniva tutto da me, a far sì che un giorno, quella Testa fosse ricevuta dai frati con solennità, come se arrivasse allora”. (Legenda maior § 305).
Raimondo decise così, insieme ai suoi confratelli domenicani di Siena, ai sacerdoti ai religiosi e nobili della città di esporre al Concistoro (Magistrato supremo della Repubblica di Siena), nel quale risiedeva tutta l’autorità politica e amministrativa, tutta la verità sulla preziosa reliquia, da quando da Roma l’aveva staccata dal corpo, per farla portare a Siena e tenerla nascosta nella sacrestia, assumendosi tutte le responsabilità dell’accaduto in prima persona.
Pregò così i Magnifici Signori di onorare con la loro presenza e con la presenza dei Magistrati la solenne processione, e loro si dichiararono disponibili ad ogni sua richiesta.
Egli infatti deliberò di predicare le laudi in onore di Caterina, non solo nei giorni posteriori alla processione, ma anche nei precedenti alla funzione.
E ciò assunse un tono ancor più solenne, perché in quei giorni erano convenuti a Siena molti Padri domenicani di gran fama per poter parlare con il Maestro Generale Padre Raimondo, che appunto si trovava lì.
Il Padre Raimondo fece sistemare la Sacra Testa nel tabernacolo e in gran segreto, la notte del mercoledì 4 maggio (la processione si svolse giovedì 5), che immediatamente precedeva la Festa , “la fece condurre decorosamente accompagnata, alla chiesa di San Lazzaro, fuori Porta Romana, dove Caterina aveva operato alcuni miracoli e da lì sarebbe iniziata la processione. Appena si fece giorno, gran folla iniziò a spargere fiori e a dare segni di grande devozione, una gran folla si radunò intorno all’Arcivescovado dirigendosi poi verso la chiesa di San Lazzaro e riverita la Sacra reliquia si cominciò la precessione con devozione, tanto da sembrare il Paradiso”. Il popolo era così disposto: 200 fanciulle e 200 fanciulli di uguale statura, vestiti di bianco, ornati d’oro e d’argento, che tenevano in mano gigli, rose ed altri fiori, significando la candidezza e la purezza del cuore.
Le Arti e le Contrade dovevano avere un cospicuo numero di uomini all’inizio della processione con fiaccole accese. Così come le Confraternite presenti in città e nelle campagne e ognuna di esse doveva rappresentare qualche mistero della vita di Caterina.
Parteciparono alla processione anche gli eremiti, i quali all’epoca erano molti e sostenuti economicamente dalla Repubblica, dopo venivano i preti della Diocesi, seguiti dai canonici. Seguivano a due a due i gentiluomini dei Magistrati secondo l’ordine dignitario, in abiti civili seguiti dagli abati, preposti e vescovi dello Stato senese.
Questi ultimi in abito pontificale trovavano posto vicino ad un baldacchino di broccato, ornato di gioie, sotto il quale era un prezioso tabernacolo, decorato in oro con pitture raffiguranti la vita di Caterina dove era racchiusa la Sacra Testa.
Sotto il baldacchino a sinistra era il Padre Raimondo a destra il vescovo di Siena, subito a seguire l’insigne reliquia. Tutte le suore del Terz’Ordine di San Domenico e dietro ad esse un gran numero di popolo. Durante la processione suonavano tutte le campane di palazzo e di tutte la chiese finché la Testa non fosse arrivata a San Domenico e non fosse terminato il canto dell’Inno Ambrosiano e non avesse ricevuto la benedizione del Vescovo.
La reliquia arrivò alla chiesa di San Domenico e dopo il canto del Te Deum, Padre Raimondo fece un discorso al popolo, poi il Vescovo dette la benedizione e la Sacra Testa fu riposta in un bellissimo armadio fatto apposta e situato nella sacrestia della chiesa, e per i quindici giorni successivi Padre Raimondo volle che si continuasse a predicare la vita e i gesti di Caterina.
Per molto tempo la Testa della Santa rimase chiusa in quella custodia di rame dorata. Ma dopo la canonizzazione di Caterina (1461) i Padri Domenicani, aiutati dalle elemosine dei senesi, fecero sì che la Testa fosse collocata in una custodia d’argento dal peso di 14 libbre . Ciò avvenne il primo maggio 1468, come testimonia un manoscritto che si trova nel Patrimonio ecclesiastico dell’opera del Duomo; i Padri Domenicani consegnarono una chiave di questo prezioso reliquiario ai Magistrati della città.
LA SACRA TESTA NEI SECOLI SUCCESSIVI
Nel 1460 fu fatta costruire, nella basilica di San Domenico, da Niccolò Bensi, la Cappella , destinata ad ospitare la sacra Testa, successivamente affrescata dal Sodoma (1477-1549). La reliquia fu salvata da un incendio che si era sviluppato nella basilica di San Domenico la notte tra il 3 e il 4 dicembre 1531. A salvarla fu Fra’ Anselmo da Firenze, che si avvolse in un lenzuolo bagnato e si gettò nel fuoco salvando la preziosa reliquia. Giulio Sansedoni, vescovo di Grosseto, intorno all’anno 1576, in visita apostolica, notò la brunitura del reliquiario d’argento.
Il giorno della Festa di Santa Caterina del 1621 il Padre Angelo Ciriaco parlò del danno che per l’incendio aveva subìto il reliquiario d’argento. Così i Signori della Balìa presero la decisione di fare un reliquiario nuovo. E il 5 novembre del medesimo anno fu estratta la Testa e consegnato l’argento ad un tale Bernardo orefice. Così il 29 aprile dell’anno seguente (1622), alla presenza dei Magistrati e del numeroso popolo fu, dal pulpito di marmo che si trova nella suddetta chiesa (oggi non esiste più), pubblicamente mostrata la sacra Testa e poi racchiusa in una nuova custodia d’argento. Questo fatto è descritto in un documento autentico.
Dal 1711 la Testa venne collocata in un’urna, opera di Giuseppe Piamontini, noto orafo fiorentino dell’epoca e dono dell’illustrissimo Pietro Biringucci Maestro di camera del Principe di Toscana Cosimo III, urna restaurata e oggi posta in una cappella a destra dell’altar maggiore della Basilica.
Nel 1798 la Testa venne trasferita in Duomo, perché un forte terremoto aveva danneggiato la basilica di San Domenico, nella quale la Testa fece ritorno solo nel 1806 in occasione della domenica in Albis.
Nel 1857, in occasione della visita di Papa Pio IX, venne portata in processione e, nell’occasione fu fatta anche una ricognizione dal professor Gaspero Mazzi.
Nel 1931, l’allora podestà di Siena, Fabio Bargagli Petrucci, fece rompere i sigilli e aprire la teca per far valutare ai professori Raimondi, Lunghetti, Longini e Gori le reali condizioni della Testa; nell’occasione essa fu collocata in un reliquiario d’argento decorato a smalto, reliquiario dove la Testa è anche oggi, opera dell’orafo fiorentino David Manetti, che lo realizzò su disegno di Angelo Giorni, noto argentiere.
Franca Piccini (24 aprile 2007)
Fonti utilizzate per la stesura di questo articolo:
P. Raimondo da Capua – Legenda Maior - ed. Cantagalli
Thomas Antonimi de Senis – Libellus de Supplemento – Edizioni Cateriniane – Roma 1974
Edizione critica a cura di G. Cavallini – I. Foralosso
Francesco Baldacconi – La sacra Testa della serafica S. Caterina Senese – Siena 1856
Memoria istorica delle varie traslazioni delle sacre ossa di S. Caterina da Siena…
Caterina Gazzi – Le Reliquie di S. Caterina da Siena - Edizioni Cateriniane.
- LA MANO della Santa porta il segno delle STIMMATE
-Monastero del Santo Rosario, Monte Mario, Roma, dov'è custodita la mano della
La mano sinistra di santa Caterina da Siena fu asportata dal corpo durante l’apertura dell’urna nel 1487. A staccare questa parte del corpo della Santa fu fra’ Gioacchino Torriani O.P., Generale dell’Ordine, che ne fece dono alle monache domenicane della Congregazione di San Domenico e San Sisto, che risiedevano dove oggi risiedono le monache del Santo Rosario a Monte Mario a Roma. Di questa asportazione si ha notizia della cronaca del convento.
Un certo Pietro Possino la esaminò nel 1673 e così la descrive: “Vidi la mano della Santa, finora chiaramente integra fino al carpo, con la carne essiccata e la pelle, quella certamente rugosa. E’ compatta come fosse di un morto recente. E’ inclusa in una grande teca d’argento ornata, appare attraverso il cristallo limpidissimo. E si vedono distintamente le impronte delle stimmate”.
Così Caterina descrive l’episodio delle stimmate, ricevute in Pisa il 1 aprile 1375, al suo confessore Raimondo da Capua: Vidi il Signore confitto in croce, che veniva verso di me in una gran luce, e fu tanto lo slancio dell’anima mia, che voleva andare incontro al suo Creatore, che il corpo fu costretto ad alzarsi. Allora dalle cicatrici delle sue sacralissime piaghe vidi scendere in me cinque raggi sanguigni che erano diretti alle mani, ai piedi e al mio cuore. Conoscendo il mistero subito esclamai: Ah! Signore, Dio mio: te ne prego: che non appariscano queste cicatrici all’esterno del mio corpo. Mentre dicevo queste cose, prima che i raggi arrivassero a me, cambiarono il loro colore sanguigno in colore splendente, e sotto forma di pura luce arrivarono ai cinque punti del mio corpo, cioè alle mani, ai piedi e al cuore. (Legenda maior, § 195).
Le stimmate di Santa Caterina sono state al centro di una diatriba piuttosto aspra fra l’Ordine francescano e l’Ordine domenicano, diatriba che durò secoli, in quanto i francescani non riconoscevano la validità delle stimmate di Santa Caterina, ma riconoscevano solo quelle di San Francesco.
Mise fine a questa annosa controversia il Papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, che sedette sul soglio di Pietro dal 1623 al 1644, il quale estese a tutta la Chiesa la festa della Santa facendo inserire il suo nome nel martirologio e volle che le stimmate di Santa Caterina fossero ricordate nella quinta lezione del Breviario Romano. (P. A. Scarciglia O.P. - Santa Caterina nei documenti papali – Quaderni cateriniani Siena 2002)
Ricordiamo che la Chiesa ha riconosciuto i segni della passione di Nostro Signore Gesù a San Francesco d’Assisi, a Santa Caterina da Siena e a San Pio da Pietrelcina.
(da: La Patrona d'Italia e d'Europa n.3 Lu-Set..2007- Franca Piccini )
- LA CAPPA della Santa
La Cappa era particolarmente cara a Caterina perchè le ricordava la sua vestizione fra le Mantellate in S.Domenico da Siena. Morendo la lasciò a Fra Tommaso della Fonte O.P. senese, suo parente e primo confessore. Questi prima di morire la donò a sua nipote Caterina Coti che si era fatta Mantellata. Il Venerando Fra Tommaso Caffarini riuscì a farsela regalare e la portò a Venezia ove l'affidò alla Comunità delle Mantellate del Terz'Ordine Domenicano da lui fondata. Ivi rimase, secondo numerose fonti storiche, fino alla chiusura di quel convento (circa la metà del 1700); fu allora affidata ai padri Domenicani di S.Domenico di Castello nella stessa città; soppressi e distrutti chiesa e convento di S.Domenico (1810) la cappa finì in un deposito di reliquie.
Fu cercata e trovata nel 1918, ma poi fu di nuovo dimenticata. Nuove ricerche permisero di ritrovarla, sempre in un deposito di reliquie, nel 1964. Ora si conserva, dal 29 aprile 1972, in una nicchia a muro nella Basilica Domenicana di S.Maria delle Grazie a Milano nella restaurata Cappella dedicata alla Santa.
(17.02.08 -Mario Tamborini, Gruppo di Milano)
>>A Bologna è conservata una reliquia di Santa Caterina da Siena
Nel museo della Basilica patriarcale di San Domenico a Bologna è conservata una reliquia di Santa Caterina da Siena. Si tratta di un calcagno della Santa, la cui autenticità è stata accertata tramite la diocesi di Bologna che ne ha confermato la catalogazione ufficiale.
La reliquia è conservata in un reliquiario, detto appunto, Reliquiario di Santa Caterina, opera di un ignoto artigiano emiliano del secolo XIX; è in metallo a fusione, stampato, cesellato e dorato e in vetro. Misura in altezza centimetri 34,5 per un diametro di 10 centimetri ed è in buono stato di conservazione.
Così si legge nella scheda a cura del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - ICCD
Il reliquiario si presenta con “base esalobata con orlo espanso sovrastato da cornice traforata; i lobi del piede limitati da nervature, sono decorati a fregi goticheggianti. Nodo a tempietto a pianta esagonale, con finestrelle bifore cuspidate. Teca cilindrica vetrata, su piattaforma esalobata con cornice a traforo come la base, affiancata da due edicole con bifore laterali e pinnacolo sul tettuccio embricato. Copertura a cupola emisferica divisa in sei settori da altrettanti cordoni convergenti al sommo, ove poggia la statuetta di Santa Caterina a tutto tondo”.
Sempre nella scheda del Ministero si leggono le notizie storico-critiche.
“E’ opera di buona fattura, già attribuita ad artigiano secentesco. Il modello è infatti antico, ma le colonne tortili, le cordonature, i fregi, sono prodotto di lavorazione a stampo, rifinita dal cesello a mano secondo il gusto dell’Ottocento che recupera modelli gotici e tardo gotici fondendoli con elementi moderni. Anche la tecnica di lavorazione corrisponde a un’epoca avanzata”.
La proprietà è della Stato – Fondo Edifici di Culto
Siena, 6 dicembre 2010 (F.Piccini)
Basilica di San Domenico. La teca delle reliquie
Nella parete a destra, prima della Cappella che ospita la reliquia della Sacra Testa, troviamo una teca contenente alcune reliquie della Santa. Il dito pollice, collocato in un reliquiario di cristallo e argento, viene portato, in occasione delle Feste annuali in onore della Santa, in piazza del Campo e con questo, il cardinale legato del Papa, che in quell’anno presiede le Feste, impartisce la benedizione all’Italia e all’Europa.
In un’urna sono contenute le cordicelle con le quali Caterina era solita disciplinarsi anche tre volte al giorno, offrendo il sacrificio per la salvezza delle anime.
Sempre all’interno della teca è collocata la pietra sacra da collocare sull’altare portatile per il sacerdote, affinché potesse celebrare la Santa Messa. Su questa pietra sembra sia schizzato il sangue di Tommaso Becket, quando fu assassinato nella Cattedrale di Canterbury. Caterina infatti aveva ottenuto dal Papa Gregorio XI l’autorizzazione a far celebrare la Santa Messa e farsi amministrare i Sacramenti, insieme ai suoi compagni, da qualsiasi sacerdote, in qualunque luogo Ella si trovasse durante i suoi pellegrinaggi, anche in quelle città colpite da interdetto papale. A tale scopo Gregorio XI emise un Breve pontificio dato a Villanuova della Diocesi di Avignone, dove egli si trovava il 1 luglio 1376, nel sesto anno del suo pontificato.
Sempre nella teca delle reliquie troviamo il busto in bronzo sbalzato, nel quale fu collocata la Testa, una volta portata da Roma a Siena.
Indubbiamente la reliquia più importante conservata a Siena è quella della Sacra Testa, esposta sull’altare della cappella Benzi, affrescata dal Sodoma. Caterina morì a Roma il 29 aprile 1380 e fu sepolta, prima nel cimitero di Santa Maria sopra Minerva, poi, a causa della forte umidità del luogo, fu riesumata e tumulata all’interno della basilica della Minerva. Fu in quell’occasione che Raimondo da Capua, all’epoca Maestro generale dell’Ordine dei Predicatori, chiese al Papa Urbano VI l’autorizzazione a staccare la Testa dal corpo, dopo fu portata a Siena in segreto, si presume tra il 1383 e il 1385 per mezzo di Padre Tommaso della Fonte, racchiusa in una borsa in seta, tuttora conservata presso il Santuario Casa. La preziosa reliquia fu portata in segreto e non esposta subito alla venerazione pubblica perché Caterina non era ancora canonizzata; per questo si dovette aspettare il 1461 con il Pontefice Pio II. Ma il confessore della Santa, Raimondo da Capua, nel 1385, trovandosi a Bagno Vignoni per delle cure termali, decise di informare il Concistoro della Repubblica che la Testa di Caterina si trovava a Siena. Fu così che fu organizzata una solenne processione, che partì dalla chiesa di San Lazzaro, fuori Porta Romana e proseguì fino alla basilica di San Domenico, dove la reliquia ha trovato collocazione definitiva.
Nella notte tra il 3 e 4 dicembre del 1531, divampò un incendio nella Basilica di San Domenico e la Testa, fu salvata da un frate che si gettò nel fuoco, avvolto in panni bagnati e riuscì a salvarla.
A causa del terremoto del maggio 1798, che danneggiò la Basilica domenicana, la Testa fu trasferita, per motivi di sicurezza, in Duomo nella libreria Piccolomini, per poi essere riportata al suo posto in occasione della domenica in Albis del 1806, dopo che la Basilica era stata restaurata. (F.Piccini)
Origine e diffusione del culto della reliquia della testa di S. Caterina:
per una rilettura delle fonti
Nella storia liturgica dell’Occidente cristiano sono estremamente rare le reliquie, di cui si possono accertare in modo preciso l’origine, la diffusione e le incidenze storico-sociali connesse al culto. Tra le poche reliquie, di cui esiste una seria documentazione, va annoverata quella della testa di S. Caterina da Siena, che è stata oggetto di venerazione da parte dei fedeli fin dalla fine del XIV sec. Le testimonianze storiche inerenti a questa reliquia, conservata nella Basilica di San Domenico a Siena, sono molteplici e di antica data, alcune delle quali sono coeve all’origine del culto e godono di una sicura autorevolezza.
Nella domenica precedente la festa dell’Ascensione, il 29 aprile del 1380, Caterina Benincasa si spegneva all’età di trentatré anni a Roma e la salma fu portata dal B. Stefano Maconi[1], discepolo della santa, nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, dove fu esposta ai fedeli per tre giorni. Poi riposta in una cassa, fu tumulata nel cimitero della Minerva.
La fama di santità, di cui Caterina già godeva in vita, spinse il Generale dell’ordine domenicano, il B. Raimondo da Capua, in precedenza confessore della santa, a riporre il corpo in un luogo più salubre e consono al culto[2]. Egli, pertanto, richiese al pontefice Urbano VI il permesso di tumularlo all’interno della chiesa di S. Maria sopra Minerva[3].
Fu in quest’occasione che Raimondo da Capua inviò il capo di Caterina al convento di S. Domenico in Camporegio[4], per mezzo di Tommaso della Fonte[5], in seguito priore del convento di S. Domenico; la borsa di seta, con cui fu trasportata la testa, è ancora conservata nella Casa-Santuario di S. Caterina a Siena. Non si conosce con precisione la data di questa traslazione, ma dovette avvenire tra il 1383 e il 1385[6], dato che il Tantucci asserisce che nelle Familiarum tabulae del convento di S. Domenico il padre Tommaso della Fonte fa parte della comunità religiosa a partire dal 1386[7]. Inoltre Bartolomeo Scala fa intendere che la festa dell’accoglienza della reliquia da parte del popolo senese sia avvenuta verso il 1385.
La reliquia, una volta arrivata a Siena, non fu esposta subito al pubblico, ma rimase custodita segretamente nella basilica di S. Domenico[8]; si aspettava, infatti, la canonizzazione di Caterina prima di esporre la testa in modo ufficiale. In seguito Raimondo da Capua giunto nel territorio di Siena (Bagno Vignoni) per cure termali si pentì di aver celato la traslazione[9] e volendo riparare, informò il Concistoro della Repubblica della presenza della preziosa reliquia nel convento di S. Domenico e del proposito di organizzare una processione molto solenne per le strade di Siena in modo che il capo di Caterina fosse mostrato e fosse venerato da tutti i devoti della santa. La processione segnava l’evento più importante e centrale di un lungo periodo di festeggiamenti, che sarebbe iniziato con alcuni giorni di preparazione spirituale, ossia con una serie di catechesi relative alle virtù eroiche della santa, e si sarebbe concluso con altri giorni di festa[10].
La liturgia processionale avvenne - come sembra desumersi dalle informazioni di Bartolomeo Scala - verso il 1385[11]: un tabernacolo rivestito d’oro con fregi
<< raffiguranti episodi della vita di Caterina, contenente la testa, fu portato nella chiesa di S. Mamiano in Valli[12], meglio conosciuta come chiesa di S. Lazzaro fuori porta Romana, situata in una contrada, in cui Caterina aveva operato alcuni miracoli. Il giorno dopo il Senato e l’arcivescovo di Siena, insieme ad altri vescovi e ai superiori degli ordini religiosi e delle confraternite laicali con l’intera popolazione presero parte alla processione. Il corteo, a quanto riportano le cronache, presentava un’imponente scenografia, composta da varie organizzazioni laicali e religiose[13]. Apriva la sfilata un corteo di duecento bambine e uno di bambini, vestiti di bianco che avevano fiori tra le mani.
L’urna contenente il capo della santa era sorretta da quattro domenicani sotto un baldacchino di broccato, seguiti da Raimondo da Capua e dal vescovo di Siena. La processione arrivò nella chiesa del convento di S. Domenico e la reliquia fu poi riposta nella sagrestia all’interno di un busto di rame dorato[14]. Secondo la tradizione nel simposio organizzato dalla comunità di San Domenico per gli ospiti convenuti dopo la solenne celebrazione, si verificò il primo miracolo da attribuirsi al culto della reliquia, ovvero una prodigiosa moltiplicazione del pane. Venuto a mancare il companatico, infatti, per l’eccezionale affluenza degli ospiti, il poco pane che vi era prodigiosamente saziò tutta la folla degli invitati[15]. Il Lombardelli descrive altri miracoli avvenuti in riferimento al culto della testa[16].
Il busto di rame dorato fu sostituito poi (1 maggio 1468) con un busto argenteo dal peso di 14 libbre, opera di Giovanni di maestro Stefano (scultore) e Francesco di Antonio di Francesco (orafo)[17]. Il prezioso reliquiario fu posto in seguito in una nuova cappella[18] accanto alla sagrestia, fatta costruire da Bonsignore Benzi (†1444) e completata dal figlio Niccolò Benzi (†1486)[19]. Le due chiavi della cappella furono affidate rispettivamente al Senato e ai padri domenicani[20].
Il giorno 29 aprile fu considerato una data particolarmente solenne, festa in cui era trasportata in processione la reliquia della testa[21]; poi con la canonizzazione della santa[22] la processione fu spostata alla prima domenica di maggio[23]. Nel 1630 Urbano VIII fissò con il Breve del 16 febbraio la data della festa al 30 aprile, perché il 29 aprile coincideva con la memoria di S. Pietro martire. Solo la città di Siena ottenne il privilegio di festeggiare la santa nel giorno della sua morte[24].
Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre del 1531 un incendio divampò nella chiesa di S. Domenico[25] e il reliquiario della testa fu portato in salvo da Fra Guglielmo[26], converso fiorentino che si trovava di passaggio a Siena, il quale avvolto con stracci bagnati aveva sfidato le fiamme pur di non far perire la reliquia. La testa riportò però alcune tracce dell’incendio, poiché si annerì[27].
Il capo di Caterina rappresentava un bene inestimabile e capitava che fosse contesa da più parti[28], come avvenne il 3 maggio 1609, quando durante la solita processione della prima domenica di maggio, alcuni zelanti devoti tentarono di sottrarre ai padri domenicani la reliquia; dovette intervenire il Collegio di Balia per farla riportare nel convento di S. Domenico. L’episodio dovette suscitare molto stupore tanto che intervenne il Consigliere sostituto, Giovanni Reibol Rosuitz Voidlands, che si occupava - per conto dell’impero tedesco - del patronato della chiesa di S. Domenico. Egli per evitare indebite rivendicazioni informò dell’accaduto la corte di Roma e dei Principi di Toscana ed ebbe in risposta che la reliquia doveva essere custodita nella chiesa di S. Domenico[29].
Un’omelia tenuta dal Padre Angiolo Ciriani da Viterbo (1621) sull’incendio del 1531 e sui danni al reliquiario servì da parenesi per finanziarne uno nuovo: i Signori della Balia[30] commissionarono l’opera al maestro Bernardo Tolener, il quale fuse il vecchio reliquiario con altro argento e ne ricavò un’opera di 26 libbre e 9 once, che fu esposta il 29 aprile 1622 dal pulpito e poi fu inserita dietro la grata della cappella Benzi.
Nel 1683 la reliquia fu trasferita in un’urna di cristallo, che fu sostituita nel 3 maggio 1711 con una teca di cristalli e pietre dure[31], opera del fiorentino Giuseppe Piamontini[32], finanziata da Pietro Biringucci, Maestro di camera del Principe di Toscana Cosimo III. La traslazione della reliquia avvenne alla presenza dell’arcivescovo di Siena, Leonardo Marsili (1641-1713)[33] e pochi mesi dopo la testa fu rivestita delle tipiche bende, indossate dalle mantellate.
A causa del terremoto del 26 maggio 1798, che danneggiò il convento di S. Domenico, la reliquia della testa fu trasportata temporaneamente nella Cattedrale e collocata all’interno della Libreria Piccolomini. Restaurato il convento, la reliquia poté ritornare nella sede originaria nella domenica in albis del 1806. In occasione della visita di Pio IX alla città di Siena (29 agosto 1857) la testa con altre reliquie fu trasportata nella cappella del palazzo municipale e fu esposta per poche ore.
Varie furono le ricognizioni per controllare lo stato di conservazione della reliquia, in modo che si potesse garantire che gli spostamenti processionali non le causassero danno: 1604, 1683, 1711, 1859, 1862-1865, 1904, 1931, 1947[34].
Per la festa della domenica in albis capitava talvolta che la reliquia fosse recata in processione[35]: 1739, 1777, 1806, 1827, 1859, 1939. Nel 1931 Fabio Bargagli Petrucci, podestà di Siena, promosse una nuova ricognizione della reliquia e per l’occasione fu approntato un reliquiario d’argento smaltato, opera dell’orafo fiorentino David Manetti su disegno di Angelo Giorni.
Durante la II guerra mondiale per evitare che i bombardamenti potessero danneggiare la reliquia, la testa fu collocata in un muro della cripta della chiesa di S. Domenico (1943-1945)[36]. Dopo la guerra il reliquiario fu di nuovo posto nella cappella Benzi, dove attualmente si trova. (F.to Luigi De Martino)
[1]Bartolomeo Scala, De vita et moribus Stephani Maconi, Senis 1626, pp. 52-53: «Iam vero Seraphicae Virgini Senensi vitae munere castissime perfunctae, inque feretro adhuc iacenti Stephanus omnia venerationis officia, ac postrema pietatis obsequia praestitit, quae faeminae caelestibus condecoratae donis iure optimo exhibenda putavit. Is enim venerabile eius cadaver suis humeris ad Dominicanorum Aedem Sanctae Mariae super Minervam extulit, ut ipsemet testatur. Is ad pretiosam eiusdem corporis glebam per triduum ad confluentium populorum conspectum propositam custodiendam excubias egit; simulque, intenta animi cura, ac studio perspicua quae ad eius sanctitatem declarandam Deus edidit prodigia, litteris consignavit. Is denique suis manibus sacrum illud thesaurum arcae inclusit, cui pia oscula figens uberrimis etiam lacrymis rigavit».
[2] Thomas Antonii de Senis «Caffarini», Libellus de supplemento, G.Cavallini-I. Foralosso, Roma 1974, p. 381 § 3585: «Hic etiam sentiens in temporis processu corpus virgineum, quod in ecclesia sancte Marie super Minervam in quodam sepulcro lapideo et a terra elevato fuerat reconditum, sed ex incuria et supervenientibus aquis pluvialis minus reverenter fuisse tractatum, ordinavit pro tempore futuro de remedio oportuno, et etiam quod caput virginis ad civitatem Senarum transferretur, ut dictum est supra».
[3] A. Cartotti Oddasso, Caterina Benincasa, in Bibliotheca sanctorum, III, Roma 1963, cl. 1027.
[4] Thomas Antonii de Senis «Caffarini», Libellus op. cit., p. 378 § 3485: «Hic (scil. Thomas de Fonte) adhuc, virgine per aliquod tempus ad mansiones celicas iam delata, una cum supradicto fratre Raymundo tunc generali existente, cum caput virginis ordinatione dicti generalis Senas de Roma delatum fuisset cum magna solempnitate et tam populi quam fratrum frequentia, fuit in conventu Senensi ordinis Predicatorum; receptum et in sacristia conventus eiusdem cum aliis reliquiis, in quodam postea tabernaculo deaurato positum et cum magna veneratione reconditum, ubi usque hodie perseverat». Bartolomeo Scala, De vita op. cit., p. 80: «Talia igitur dum Raimundus ad posterorum documentum de Seraphica Virgine sedula vestigatione, styloque, prosequitur, subiit animum honorificum plane futurum ad testimonium quoque divinae gloriae in sanctis eius pio prosequendis obsequio, ut sacrum eiusdem Virginis cranium, quod paulo ante a reliqua corporis parte separari iussit, illudque, Senas Procerum rogatu Roma transferri curavit, ea, qua par erat, veneratione ab universo Senensi populo exciperetur».
[5] Il Lombardelli sostiene che insieme a Tommaso della Fonte, fosse presente anche il domenicano Ambrogio di M.° Luigi Sansedoni (G. Lombardelli, Ragguaglio della Traslazione della sacra Testa di Santa Caterina da Siena, da Roma a Siena sua patria, Siena 1593, p. 11).
[6] Per quanto riguarda la data dell’arrivo della reliquia a Siena il Capecelatro riporta l’anno 1385 (A. Capecelatro, Storia di S. Caterina da Siena e del Papato del suo tempo, Siena 1878, p. 502; A. A. Tantucci, De translatione corporis et delatione Senas sacri Capitis seraphicae virginis Catharinae Senensis, Romae 1742, p. 18), mentre il Gigli l’anno 1388 (G. Gigli, Diario senese, I, Siena 1854, rist. Bologna 1974, p. 178), il Merlotti il 3 ottobre 1384 (G. Merlotti, Relazione storica intorno all’insigne Reliquia della sacra Testa di S. Caterina da Siena che si conserva nella chiesa abaziale di S. Domenico portata per la settima volta in solenne processione nella domenica in albis 1° Maggio 1859, Siena 1859, p. 6; [Id.], La S. Testa di S. Caterina. Relazione storica, a cura di A. Marelli, Siena 1904, p. 10), la Cartotti Oddasso indica il 1383 (A. Cartotti Oddasso, Caterina Benincasa op. cit., cl. 1027; cf. A. M. Carapelli, Notizie del convento di San Domenico in Campo Regio di Siena, I, Biblioteca comunale di Siena [= BCS], ms. B.VII.8, c. 152r; Beato Raimondo da Capua, S. Caterina da Siena. Legenda maior, a cura di G. Tinagli, Siena 19945, p. 314 n. 1), un anonimo autore l’anno 1381 (Notizia della Testa di Santa Caterina da Siena posta il dì tre Maggio 1711 in custodia di cristalli, Siena 1711, p. 1).
[7] A. A. Tantucci, De translatione op. cit., p. 20.
[8] Thomas Antonii de Senis, Depositio, in Fontes vitae s. Catharinae Senensis historici, IX (Il processo Castellano, ed. M. H. Laurent), Milano 1942, p. 58: «contestor et dico me vidisse cum personaliter essem in Senis qualiter de Roma ibidem portatum fuit caput venerabilis huius virginis apud certum locum, et deinde certo die ad hoc singulariter deputato cum processione et magna solempnitate populique frequentia deportatum fuit apud conventum fratrum Predicatorum de Senis, et postmodum in pulchro tabernaculo deaurato repositum, et in sacristia dicti conventus reverenter cum reliquiis aliis collocatum».
[9] Raimondo da Capua, Legenda maior § 305, in Acta Sanctorum, Aprilis III, Venetiis 1738, p. 929A: «Recordatusque sum quod sacrum caput eius, quod fuerat translatum ab Urbe illuc, hactenus per me iuxta modulum meum ornatum, nondum erat in patulo, nec quacumque solemnitate receptum; cum tamen et ipsa funera mundanorum hominum, quando trasferuntur de loco ad locum, cum accensis candelis et solennibus precibus soleant ut plurimum recipi, tam per populum quam per Clerum. Igitur cogitavi, et forte non totaliter a me ipso, quod caput praefatum una die quasi deforis veniens, reciperetur cum solennitate a Fratribus, divina (sic!) laudes communiter quidem cantantibus».
[10] Una descrizione particolareggiata dei festeggiamenti preparatori e conclusivi è offerta dal Lombardelli: G. Lombardelli, Ragguaglio op. cit., pp. 14-18; 22-24; cf. [P. Tommaso Angioloni], Breve relazione del come fu portata da Roma a Siena la sacra Testa della serafica S. Caterina senese, Siena 1683; rist. a cura di F. Baldacconi, Siena 1856, pp. 12-19. L’operetta è stata attribuita dal Carapelli al P. Tommaso Angioloni (A. M. Carapelli, Notizie del convento di San Domenico in Campo Regio di Siena, II, BCS, B.VII.9, c. 244v). Cf. G. Gigli, Diario I op. cit., pp. 178-179.
[11] Cf. Bartolomeo Scala, De vita op. cit., p. 77; A. M. Carapelli, Notizie I op. cit., cc. 155r-156r; G. T. Masetti, Memoria istorica delle varie traslazioni delle sacre ossa di Santa Caterina da Siena e delle feste celebrate in onore di lei nella Chiesa di S. Maria sopra Minerva, Roma 1855, p. 9; C. Gazzi, Le reliquie di S. Caterina da Siena, Roma 1935, p. 52. Il Tinagli (Beato Raimondo da Capua, S. Caterina da Siena op. cit., p. 314 n. 2) riporta che la processione avvenne il 5 maggio 1384. Il Merlotti (G. Merlotti, Relazione op. cit., p. 6; [Id.], La S. Testa di S. Caterina op. cit., p. 10) sostiene la data del 7 maggio 1388. Anche il Lombardelli propone il 1388 (G. Lombardelli, Ragguaglio op. cit., p. 29).
[12] G. Merlotti, Memorie storiche delle parrocchie suburbane della diocesi di Siena, a cura di don M. Marchetti, Siena 1995, p. 508.
[13] Bartolomeo Scala, De vita op. cit., p. 82: «Antecedebant primo Laicorum sodalitates, deinde sacrorum Christo praeconia concinentium hominum familiae, tertio Clerus cum ardentibus facibus, cereisque; tum qui supererant B. Virgini sanguine proximi, ac spirituales eius alumni…»; cf. G. Lombardelli, Ragguaglio op. cit., pp. 18-20.
[14] Il reliquiario si trova attualmente nella Basilica di S. Domenico.
[15] Raimondo da Capua, Legenda maior, § 306; G. Lombardelli, Ragguaglio op. cit., pp. 26-29.
[16] Ibid., pp. 29-40.
[17] C. Gazzi, Le reliquie di S. Caterina op. cit., pp. 56-58 (in cui si riproduce la relativa documentazione); cf. G. Milanesi, Documenti per la storia dell’arte senese, II, Siena 1854, pp. 332-334; G. Gigli, Diario I op. cit., p. 165.
[18] Quando fu trasportato il reliquiario all’interno della cappella Benzi rimane ignoto, tuttavia si può dedurre che esso fosse già presente nella cappella fin dal 1467, sulla base di un documento datato 1° novembre 1467 (Archivio di Stato di Siena [= ASS], Patrimonio resti, S. Domenico 2205, c. 37v), in cui si legge: «capella di misser Nicholò di Buonsignor d’Andrea Benzi, fatta a onore e riverentia di S. Katerina di Siena, allato a la sagristia, dove è collocata e posta la testa della ditta santa». La collocazione attuale della reliquia, ossia dietro la finestra con la grata, sembra avere una tradizione antica: Archivio arcivescovile di Siena [= AAS], Visita apostolica di monsignor Bossio, ms. 21, c. 686v.
[19] Vari autori (cf. A. Tantucci, De translatione op. cit., p. 38) riportano il ritrovamento di un’iscrizione nel 1685, anno in cui furono fatti alcuni lavori di abbellimento della cappella Benzi per opera di Francesco Sergrifi di Firenze. Nell’iscrizione si leggeva Divae Catharinae Sacellum Niccolaus Benzius ex Bonsignoris Patris sui, viri clarissimi legato, construxit Inchoatum opus a Puero, iniuria fortunae retardavit singularis nati pietas, quadragesimo aetatis anno Deo volente perficit (cf. A. M. Carapelli, Notizie I op. cit., c. 293v; Die Kirchen von Siena. Oratorio della Carità-S. Domenico, herausgegeben von P. A. Riedl und M. Seidel, II/ 1.2, München 1985, pp. 744 e 929). La Gazzi (C. Gazzi, Le reliquie di S. Caterina op. cit., p. 53 n. 1) legge l’iscrizione in modo diverso. Se si considera che secondo l’iscrizione riportata Niccolò Benzi finì di completare la cappella a quarant’anni e che egli morì a Roma nel 1486 (A. Tantucci, De translatione op. cit., p. 38), per l’edificazione della cappella bisogna porre come data post quem il 1475 e come data ante quem il 1444, anno in cui morì il padre di Niccolò, Bonsignore Benzi. Per quanto riguarda gli studi specifici inerenti alla storia della cappella Benzi si rinvia a: Die Kirchen von Siena op. cit., pp. 562-564.
[20] A. M. Carapelli, Notizie I op. cit., cc. 260v-261r.
[21] G. Gigli, Diario I op. cit., p. 157: «In questa mattina, prima della Messe solenne, si portava per l’addietro a processione la sacra Testa della gloriosa Concittadina nell’accennato busto d’argento, ma essendosi adesso collocata nel reliquiario di cristallo, in cui può esser sottoposta nel trasporto a qualche maggior pericolo, si porta in sua vece il medesimo busto d’argento, dove sta collocato il dito pollice della mano destra»; cf. ASS, Concistoro 2342, c. 14; ASS, Concistoro 1322, c. 137v.
[22] Nel concistoro del 15 giugno 1461 si decretò la canonizzazione di Caterina e il 29 aprile Pio II emanò la bolla di canonizzazione.
[23] Secondo il Lombardelli (G. Lombardelli, Ragguaglio op. cit., p. 23) a Venezia si celebrava la memoria di Caterina prima della canonizzazione già nella prima domenica di maggio.
[24] A. Cartotti Oddasso, Caterina Benincasa op. cit., cll. 1029-1030; cf. M. Marchetti, Liturgia e Storia della Chiesa di Siena nel XII Secolo. I calendari Medioevali della Chiesa Senese, (Istituto storico diocesano di Siena. Testi e documenti 1), Siena 1991, p. 100.
[25] O. Malavolti, Dell’historia di Siena, parte 3a, Venezia 1588, p. 1531. Il Malavolti asserisce che «si salvaron le ceneri della testa di S. Caterina da Siena», dove “ceneri” sembra essere un latinismo (cf. Foscolo, Son. 10, 6) per “spoglie mortali”, piuttosto che un riferimento al fatto che il corpo della santa bruciò e si ridusse in cenere (cf. A. M. Carapelli, Notizie II op. cit., c. 33r; ASS, Balia 193, c. 16v).
[26] Il Lombardelli (G. Lombardelli, Ragguaglio op. cit., p. 33) nomina al posto di Fra Guglielmo un certo Fra Anselmo fiorentino converso.
[27] G. Gigli, Diario II op. cit., p. 613; G. Sansedoni, Della vita del B. Ambrosio Sansedoni da Siena, Roma 1611, p. 247.
[28] Cf. G. Lombardelli, Ragguaglio op. cit., pp. 24-25.
[29] Cf. A. M. Carapelli, Succinto ragguaglio della sacra Testa di S. Caterina da Siena, come del crocefisso, da cui ricevè le stimmate, ed altre reliquie, Lucca 1713, p. 9; G. Gigli, Diario I op. cit., pp. 173-174; A. M. Carapelli, Notizie II op. cit., cc. 158r-158v.
[30] ASS, Balia 193, cc. 26v-27r; cf. ASS, Balia 192, cc. 232r-232v; 233r; ASS, Balia 193, cc. 16v-17r; 17v-18v; A. M. Carapelli, Succinto ragguaglio op. cit., p. 9; G. Gigli, Diario I op. cit., p. 166; A. M. Carapelli, Notizie II op. cit., c. 172r.
[31] Notizia della Testa op. cit., p. 1.
[32] A. M. Carapelli, Succinto ragguaglio op. cit., pp. 10-11; Id., Notizie II op. cit., cc. 261r-261v.
[33] Cf. A. Lotti, La Chiesa di Siena e i suoi vescovi, Siena 1992, p. 89.
[34] Cf. ASS, Patrimonio resti, S. Domenico 2154, c. 57r; A. Tantucci, De translatione op. cit., p. 45; AAS, Cause civili 5171, num. 71; La S. Testa di S. Caterina (Relazione sulla ricognizione della Sacra Testa di S. Caterina, effettuata in Siena il giorno 8 aprile 1947), Siena 1952. Tale studio offre una disamina delle varie ricognizioni della reliquia.
[35] Cf. A. M. Carapelli, Succinto ragguaglio op. cit., p. 8; BCS, ms. A.IX.60, c. 38r; Diario del
Bandini ad ann. 1827, BCS, ms. D.I.2, c. 67v.
[36] La S. Testa di S. Caterina (Relazione…) op. cit., pp. 23-24.

References: § 305
 § 195
 § 3585
 § 3485
 § 305
 § 306