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Timestamp: 2020-01-28 03:06:06+00:00

Document:
Compensi · Restituzione · indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. · tariffe · avvocati · competenza · valore · gdp · italo bruno
Gentilmente inviata dal gdp avv. Italo Bruno:
"La norma di cui all’art.91, ultimo comma, c.p.c., così come modificata dall’art. 13 della L. 17/2/12 n.10, va interpretata alla luce del D.M. n.124 del 23/8/12 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell'articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27), e del dictum della Corte Costituzionale:
- nell’applicare la norma il Giudice deve adempiere all’obbligo di ricercare un’interpretazione costituzionalmente orientata della stessa.
La modifica dell’art. 91, ultimo comma, in relazione all’art. 82, primo comma, c.p.c. è avvenuta nella vigenza delle tariffe professionali di cui al D.M. n.127 dell’8/4/04 ed il legislatore ha inteso fissare il nuovo tetto per la liquidazione di spese, diritti ed onorari in tale contesto.
Con l’abrogazione del D.M. n.127 dell’8/4/04 e l’avvento dei nuovi parametri di cui al D.M. n.140 del 20/7/12, entrato in vigore il 23/8/12, il suddetto tetto non è più vincolante e, le spese più le competenze (che comprendono l’intero corrispettivo per la prestazione professionale – non più suddiviso in diritti ed onorari) devono essere liquidate con le disposizioni ivi previste e, non sono vincolanti per la liquidazione stessa (Art. 1, comma 7, D.M. n.124 del 23/8/12).
Nella liquidazione dei compensi professionali, il Giudice deve tener conto del valore e della natura e complessità della controversia, del numero e dell’importanza e complessità delle questioni trattate, il pregio delle stesse ed il decoro della professione (art. 4, comma 2 e 3 del D.M. n.140 del 20/7/12 e art. 2233 c.c.)."
TIZIO, nato a (…) il (…) ed ivi res.te alla Via (…) n.(…) – c.f. (…) – elett.te dom.to in (…) alla Via (…) n.(…) presso lo studio dell’avv. (…) che lo rapp.ta e difende giusta mandato a margine dell’atto di citazione; ATTORE
COMUNE ZETA, in persona del Sindaco pro-tempore, dom.to per la carica in (…) presso la Casa Comunale;
Per l’attore: rimettere gli atti alla Corte Costituzionale per l’esame della sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 91, ultimo comma, c.p.c., così come modificato dall’art. 13 della L. 17/2712 n.10, a norma del quale: nelle cause previste dall’art. 82, primo comma, le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda, stante il contrasto con i principi costituzionali di cui agli artt.24, 111 e 113 della Costituzione, nonché in violazione del diritto internazionale di cui agli artt.6 e 13 CEDU e della L.4/8/55 n.488; condannare il Comune Zeta, in persona del Sindaco pro-tempore, alla restituzione della somma di € 5,00 quale indebito oggettivo; oltre al rimborso delle spese e competenze professionali con attribuzione al procuratore anticipatario.
- in data 17/8/03 versava al Comune Zeta, per accedere con la propria auto Opel Corsa (…) al lungomare “ipslon”, la somma di € 5,00 ricevendo il biglietto di accesso n.29802;
- con Decreto del Presidente della Repubblica del 17/0/05, su conforme decisione-parere del Consiglio di Stato n.3832 del 9/12/04 e previo ricorso straordinario al Capo dello Stato, venivano annullati per illegittimità i provvedimenti amministrativi con cui il Comune Zeta aveva istituito il c.d. ticket del mare per l’anno 2003 (Ordinanze Sindacali n.97 del 18/6/03 e n.101 del 24/6/03, e Deliberazione di Giunta Comunale n.392 del 17/6/03);
L’istante concludeva, pertanto, per la condanna del Comune Zeta al pagamento in proprio favore della somma di € 5,00, riscossa in forza di un provvedimento amministrativo dichiarato illegittimo e dunque annullato, oltre consequenziali, con vittoria di spese e competenze di lite con attribuzione ex art. 93 c.p.c.
Instauratosi il procedimento, risultato contumace il Comune Zeta, non essendo necessaria alcuna istruzione, sulle rassegnate conclusioni, all’udienza del 2/5/10, la causa veniva assegnata a sentenza e, successivamente, rilevata la richiesta di rimessione degli atti alla Corte Costituzionale per l’esame della sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 91, ultimo comma, c.p.c., così come modificato dall’art. 13 della L. 17/2712 n.10, veniva rimessa sul ruolo per ulteriori approfondimenti sulla questione.
All’udienza del 10/10/12, la causa veniva definitivamente assegnata a sentenza.
Preliminarmente va dichiarata la contumacia del convenuto COMUNE ZETA regolarmente citato e non costituitosi.
Ancora in via preliminare va ritenuta non sospetta di illegittimità costituzionale la norma di cui all’art.91, ultimo comma, c.p.c., così come modificata dall’art. 13 della L. 17/2/12 n.10, alla luce del D.M. n.124 del 23/8/12 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell'articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27), essendovi una soluzione alternativa conforme a Costituzione.
Infatti, la modifica dell’art. 91, ultimo comma, in relazione all’art. 82, primo comma, c.p.c. è avvenuta nella vigenza delle tariffe professionali di cui al D.M. n.127 dell’8/4/04 ed il legislatore ha inteso fissare il nuovo tetto per la liquidazione di spese, diritti ed onorari in tale contesto.
Nella liquidazione dei compensi professionali, il Giudice deve tener conto del valore e della natura e complessità della controversia, del numero e dell’importanza e complessità delle questioni trattate, il pregio delle stesse ed il decoro della professione (art. 4, comma 2 e 3 del D.M. n.140 del 20/7/12 e art. 2233 c.c.).
-	Il modesto valore della controversia non è di per se giustificativo della compensazione, determinando questo la scelta dello scaglione di valore della controversia su cui parametrare la condanna alle spese.
-	Non può essere imputato a colpa della parte il mancato esercizio della facoltà di difendersi personalmente, giacché il cittadino, con l’adire il giudice e con farsi assistere innanzi ad esso da un professionista, esercita dei diritti espressamente attribuitigli dall’ordinamento e garantiti dalla Carta Costituzionale (ex plurimis Cass. 19/11/07 n.23993; Cass. 8/4/11 n.8114)
La titolarità attiva e passiva del rapporto dedotto in giudizio è provata a mezzo copia del biglietto di accesso n.29802 di € 5,00, emesso il giorno 17/08/03 dal Comune Zeta in favore del veicolo tg.(…), oltre che a mezzo copia del libretto di circolazione di tale veicolo, che ne prova la proprietà in capo all’istante.
La domanda va accolta, sia sul punto dell’adita giurisdizione che nel merito della pretesa.
La vicenda per cui è causa integra una fattispecie risarcitoria al cui fondamento è posta una serie di provvedimenti amministrativi del Comune Zeta, istitutivi del c.d. “ticket per il mare” (ordinanze Sindacali n. 97 del 18/6/03 e n.101, Deliberazione di G.M. n.392 del 17/6/03) annullati dal giudice e dunque del tutto privi di effetti. Tali provvedimenti, infatti, in seguito al ricorso straordinario al Capo dello Stato, sono stati annullati per illegittimità con Decreto del Presidente della Repubblica del 17/07/05 e, pertanto, sono venuti meno con effetto retroattivo, con ciò privando di causa e di ogni fondamento giuridico il pagamento della tariffa a suo tempo eseguito (Confr. T.A.R. Campania, Sentenza n.1793 del 2/4/08).
In ipotesi del genere, ove cioè sia proposta azione risarcitoria contro la P.A. dopo la revoca o l'annullamento dell'atto da essa emesso, ovvero a seguito dell'esaurimento dei suoi effetti, l'azione risarcitoria rientra nella giurisdizione generale del giudice ordinario, non operando, in tal caso, la connessione legale tra tutela demolitoria e tutela risarcitoria, la quale resta subordinata all'iniziativa del ricorrente, essendo questi libero di esercitare in un unico contesto entrambe le azioni, ovvero di riservarsi l'esercizio separato dell'azione risarcitoria dopo aver ottenuto l'annullamento dell'atto o del provvedimento illegittimo, proponendo la sua domanda al giudice ordinario, cui compete in via generale la cognizione sulle posizioni di diritto soggettivo (cfr. Cass. SS.UU. n.1373/06, n.1207/06 e n.5348/11).
Non pare revocabile in dubbio, alla luce di quanto sopra, che la posizione giuridica che intende tutelare l’odierno istante, e che si sostanzia in una domanda di ripetizione, ha titolo di indebito oggettivo ex art. 2033 Cod.Civ. (Chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi era in buona fede dal giorno della domanda), della tariffa che il Comune di Bacoli riscuoteva in forza dei citati provvedimenti amministrativi, possieda piena natura di diritto soggettivo, e che essa debba trovare, pertanto, piena tutela presso il giudice ordinario. In tal senso la citata sentenza del T.A.R. Campania n.1793/08 che, con chiaro argomento scrive che:
- ciò che rileva, ai fini della qualificazione giuridica della fattispecie e quindi della sua giurisdizione, è che la prestazione patrimoniale di cui si chiede la restituzione risulta sin dall’origine priva di giuridico fondamento e come tale costituisce fonte di indebito oggettivo attratto nella giurisdizione propria del giudice dei diritti;
- nel caso di specie la caducazione del provvedimento non può ritenersi quasi chirurgicamente limitata al solo ricorrente, anche perché, diversamente opinando, se ne consentirebbe di fatto una sostanziale conservazione di efficacia, del tutto incompatibile con l’efficacia cassatoria di più decisioni di annullamento assunte in sede giustiziale e giurisdizionale.
L’argomento è riaffermato dalla pronuncia del Consiglio di Stato n.6411/09, il quale, investito della riforma della pronuncia del T.A.R. Campania citata, ribadisce che la controversia appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, scaturendo essa dalla domanda diretta ad ottenere la restituzione di somme indebitamene percepite dall’amministrazione ed aggiunge che, l’annullamento dei provvedimenti con cui erano istituite le tariffe per l’ingresso in zone del territorio comunale, data la natura regolamentare dell’atto, ha efficacia erga omnes, di tal che anche soggetti diversi da quelli che hanno determinato l’annullamento dell’atto con il loro ricorso, avendone interesse, possono avvantaggiarsene.
Appare pienamente provato, alla luce di quanto sopra, che il Comune Zeta ha conseguito un illecito arricchimento nel pretendere dall’odierno istante il pagamento dell’importo di € 5,00 a titolo di c.d. ticket del mare per l’anno 2003, il cui provvedimento istitutivo, ancorché operativo al momento dell’esazione, è venuto meno con effetto retroattivo, determinando così il fatto costitutivo del diritto alla ripetizione di quanto pagato.
Ne deriva l’accoglimento della domanda e la condanna del Comune Zeta al pagamento in favore dell’istante dell’importo di € 5,00, oltre interessi legali dalla domanda sino al soddisfo.
- che, nel caso di specie, l’attività difensiva è terminata dopo l’entrata in vigore del Regolamento recante la determinazione dei compensi professionali (23/8/12);
1)	accoglie la domanda e, per l’effetto, condanna il COMUNE ZETA, in persona del Sindaco pro-tempore, al pagamento in favore di TIZIO della somma di € 5,00 (cinque/00), oltre interessi legali dalla domanda fino al soddisfo;
2) condanna il suddetto convenuto-contumace alla rifusione delle spese processuali che liquida in complessivi € 200,00, di cui € 50,00 per spese ed € 150,00 per compensi professionali, oltre IVA e CPA se ed in quanto ricorrano i presupposti per tale ripetibilità, oltre successive occorrende;
Compensi Restituzione Indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. Tariffe Avvocati Competenza Valore Gdp Italo bruno

References: art. 2033
 art. 2233
 art. 93
 sentenza 
 art. 2233
 Cass. 
 Cass. 
 Sentenza 
 Cass. 
 art. 2033
 sentenza 
 art. 2033