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Timestamp: 2017-01-21 14:24:55+00:00

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⭐ABSTRACT BOOK. 7 a Conferenza Nazionale GIMBE. Evidence & Governance per la Sostenibilità della Sanità Pubblica. Bologna, 17 febbraio 2012
ABSTRACT BOOK. 7 a Conferenza Nazionale GIMBE. Evidence & Governance per la Sostenibilità della Sanità Pubblica. Bologna, 17 febbraio 2012
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1 7 a Conferenza Nazionale GIMBE Evidence & Governance per la Sostenibilità della Sanità Pubblica Bologna, 17 febbraio 2012 ABSTRACT BOOK Fondazione GIMBE Via Amendola, Bologna Tel Fax C.F. e P.IVA2 INDICE In grassetto: abstract selezionati per la presentazione orale e relatore. 1. DEFINIZIONE NEL DIPARTIMENTO PATOLOGIE DA DIPENDENZE 1 ASL TO2 DEGLI ELEMENTI DI RISCHIO NEI PROCESSI OPERATIVI INFERMIERISTICI E DELLE RELATIVE MODALITÀ DI SUPERAMENTO Acquaro J, Sasso M, Tabone M, Sette I, Zoncu C, Foresta L, Bignamini E 2. INFORMATION TECHNOLOGY E GOVERNANCE DEL PERCORSO CHIRURGICO: IL MIGLIORAMENTO DELLE PERFORMANCE CLINICHE E ORGANIZZATIVE Agnoletti V, Buccioli M, Dal Monte D, Gambale G 3. MODELLI INTEGRATI DI CURA IN ENDOCRINOLOGIA: CASE MANAGEMENT E COINVOLGIMENTO DEI PAZIENTI Agrimi D, Mazzotta AM, Morgillo M, De Marco A, Cocciolo M, Alemanno I, Diacono F, Zini M 4. RIDURRE LE COMPLICANZE INFETTIVE CORRELATE ALL ASSISTENZA (ICA) ATTRAVERSO AZIONI DI PROVATA EFFICACIA E SOSTENIBILITÀ IMPLEMENTATE SECONDO UNA STRATEGIA MULTIMODALE E MULTIDIMENSIONALE Antonioli PM, Manzalini M, Alvoni L, Dalpozzo V, Rovigatti M, Lavezzi S, Artioli S, Alfano G, Filippini F, Mazzacane S, Balboni P, Vandini A, Frabetti A 5. QUANDO LE EVIDENZE SCARSEGGIANO: PROGRAMMARE UN PERCORSO DI RICERCA Bagnasco A, Tubino B, Passalacqua D, Piccotti E, Sasso L 6. PROPOSTA DI UN PROTOCOLLO OPERATIVO PER LA GESTIONE DEL PAZIENTE AGITATO IN PRONTO SOCCORSO Baldinelli G, Regnicoli F, Ciapanna PL 7. QUALI INDICATORI PER UN AUDIT CLINICO SU DEFINIZIONE, CONDIVISIONE ED APPLICAZIONE DI MODALITÀ APPROPRIATE DI RICHIESTA DEGLI ESAMI DI LABORATORIO IN AMBITO OSPEDALIERO E TERRITORIALE? Baldrati L, Dorizzi RM, Vascotto L 8. PROCEDURA INTER AZIENDALE PER LA RICHIESTA, LA VALUTAZIONE E L ACQUISIZIONE CON METODOLOGIA HTA DELLE TECNOLOGIE INNOVATIVE Barbaro S, Beux A, Paudice A, Scipioni S 9. MEDICAL DECISION SUPPORT SYSTEM CHOOSER: STRUMENTO PER LA SCELTA DELL MDSS IDEALE Bartoccioni F, Pugliese A, Pacchiarini D, Amoddeo CE 10. IMPLEMENTAZIONE DEL MEDICAL DECISION SUPPORT SYSTEM AL LETTO DEL PAZIENTE Bartoccioni F, Brocchetti P, Pacchiarini D, Amoddeo CE 11. LE TEORIE ECONOMICO SOCIALI APPLICATE ALLA STRUTTURAZIONE E GESTIONE DEL HB HTA TEAM Bartoccioni F, Dubinski M, Pugliese A, Castanò V, Pacchiarini D, Amoddeo CE 12. MOBILE MEDICAL APPS: VANTAGGI O RISCHI PER GLI UTENTI? Bartoccioni F, Pugliese A, Di Spirito AM, Giansante C, Pacchiarini D 13. METODOLOGIA PER LA VALUTAZIONE MARKER TIROIDEI ALL INTERNO DELL AZIENDA OSPEDALIERA SAN CAMILLO FORLANINI METODOLOGIA PRATICA: ASSESSMENT DELL APPROPRIATEZZA PRESCRITTIVA DEI MARKER TIROIDEI Bartoccioni F, Merigioli S, Zuppi P, Cianetti A, Amoddeo CE 14. HOSPITAL BASED HTA TEAM LEADERSHIP: APPLICAZIONE PRATICA DELLA TEORIA DELL EMBEDDEDNESS Bartoccioni F, Pugliese A, Dubinski M, Castanò V, Pacchiarini D, Amoddeo CE 15. HEALTH TECHNOLOGY ASSESSMENT PER LA SCELTA DEL MIGLIOR MEDICAL DECISION SUPPORT SYSTEM Bartoccioni F, Pugliese A, Giordano B, Pacchiarini D, Amoddeo CE3 16. L OPEN SOURCE DIGITAL DECISION TREE COME STRUMENTO DI HTA PER SCELTE PIÙ TRASPARENTI E RENDICONTABILI Bartoccioni F, Dubinski M, Pacchiarini D 17. LE BUONE PRATICHE: IL DIFFICILE PASSAGGIO AD UNA SCHEDA TERAPEUTICA UNICA (STU) Bartolozzi F, Caliciotti C, Antonelli S, Palombi A 18. USO DI PALONOSETRON NEL TRATTAMENTO DELL EMESI IN ONCOLOGIA: CONFRONTO TRA EBM ED EBP IN DUE CENTRI ONCOLOGICI SICILIANI A SEGUITO DELLA GARA REGIONALE Bellavia G, Scorsone C, Rizza G, Cascone V 19. PRATICARE IL GOVERNO CLINICO NELLA AZIENDA USL 4 DI PRATO Bellomo F, Sergi A, Dreoni P, Bressan F, Mannelli G, Bardelli R, Paoli R, Cecchi S, Perruccio PL 20. LA CREAZIONE DELLE BASI EMOTIVE NECESSARIE AL SUCCESSO DEI CORSI DI FORMAZIONE SULLA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO Beltramello C, Sagazio T, Martin S, Querzola B 21. TOSSICOLOGIA FORENSE IN PRONTO SOCCORSO Bendelari V, Calò LC 22. INTEGRAZIONE QUALITÀ E RISCHIO CLINICO: NON CONFORMITÀ, INCIDENT REPORTING, EVENTI SENTINELLA Besozzi Valentini F, Zorzi F, Bertoli B, Salvini D 23. LA COSTITUZIONE DI UNA RETE DI REFERENTI PER LA RICERCA INFERMIERISTICA E L EVIDENCE BASED PRACTISE ALL ISTITUTO ONCOLOGICO DELLA SVIZZERA ITALIANA (IOSI) Bianchi M, Valcarenghi D 24. IL PROGETTO VEDICLIS. AUDIT CLINICO SULLA GESTIONE DEL DIABETE TIPO II NELLE CURE PRIMARIE. FASE 4: ANALIZZARE LE BARRIERE DEL PAZIENTE DIABETICO PER INDIRIZZARE IL MIGLIORAMENTO DELLA PERFORMANCE Bianchi A, Vaona A, Rigon G, Pasini A, Zamboni C, Del Zotti F, Andreoli C, Girotto S 25. IL SISTEMA QUALITÀ: UNO STRUMENTO PER LA CLINICAL GOVERNANCE Bianchi M 26. LA TECNOLOGIE PER LA SICUREZZA DELLA TERAPIA TRASFUSIONALE NELL AUSL DI FORLÌ Bianchi S, Dal Monte D, Grementieri P, Migliori G 27. L INFERMIERISTICA E LA STARTHERAPY PER FAVORIRE IL BENESSERE DEL BAMBINO IN OSPEDALE Bianchini E, Muci M, Sapuppo F, Cirrone D 28. EUROPEAN GUIDELINES FOR QUALITY ASSURANCE IN BREAST CANCER SCREENING AND DIAGNOSIS, 2006: VALUTAZIONE CRITICA CON IL METODO AGREE Bisognin R 29. REALIZZAZIONE DI UNA MODALITÀ INFORMATIZZATA PER LA RICHIESTA DELLE CONSULENZE INFERMIERISTICHE IN QUATTRO AMBITI Bissaro D, Di Napoli D, Orlandi C, Rolandi S, Forma O, Brambilla D 30. VALUTAZIONE DELL APPLICAZIONE DELLE LINEE GUIDA RELATIVE ALLA PROFILASSI ANTIBIOTICA IN CHIRURGIA I RISULTATI DELLA SECONDA RILEVAZIONE PRESSO L AZIENDA OSPEDALIERA DI PERUGIA Bologni D, Bucaneve G, Morcellini R, Pioppo M 31. INFEZIONI CORRELATE ALLA PRATICA ASSISTENZIALE IN STRUTTURE RESIDENZIALI PER ANZIANI: PROPOSTA DI UN PERCORSO DI FARMACOSORVEGLIANZA Bona R, Mero P, Piccioni D, Barbato I, Colombardo V, Conson M, Nocera M, Mesto A, Pozzebon M, Valle M, Viola P, Martinetti S4 32. PRESA IN CARICO PRE_DIMISSIONE DELLE PERSONE CON DIABETE IN TRATTAMENTO INSULINICO Borghi F, Michelini M, Finardi L, Trianni R, Manicardi E, Capuano E, Galliani S, Iemmi M, Ferrari Lucchini S, Aldini R, Di Renzo D, Manicardi V 33. ACCOGLIENZA, COMUNICAZIONE E RELAZIONE CON I PAZIENTI ED I FAMIGLIARI IN AREA MEDICA: UN PROGETTO PER MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA IN OSPEDALE Borghi S, Ferrari Lucchini S, Poli E, Cocconi A, Di Renzo D, Pingani S, Barbati C, Pantani T, Cerfogli L, Manicardi V 34. LA FORMAZIONE ALL EVIDENCE BASED PRACTICE NEL CORSO DI LAUREA IN FISIOTERAPIA MIGLIORA LE CONOSCENZE E LE ABILITÀ DEGLI STUDENTI? LA VALUTAZIONE CON IL TEST DI FRESNO ADATTATO Bozzolan M, Pavanello A, Barbieri R, Spada M, Del Giovane C, Gaiani R 35. COMUNICAZIONE PRECOCE DELL ERRORE AL CITTADINO: UN ESPERIENZA Briganti M, Pagliano M 36. LA QUALITÀ PERCEPITA NEGLI AMBULATORI DI RIABILITAZIONE DELL AZIENDA USL DI RAVENNA: SISTEMA DI RILEVAZIONE Bucchi M 37. LA CARTELLA CLINICA INFORMATIZZATA COME STRUMENTO DI CONOSCENZA, EFFICIENZA E QUALITÀ. ANALISI DI UNO STUDIO Busacca A, Ardizzone F 38. PAIN NO THANKS Calò LC, Morichi V, Politano R, Bendelari V 39. CISTITE INTERSTIZIALE: DIAGNOSI DIFFERENZIALE E PROGETTO RIABILITATIVO MULTIDISCIPLINARE Campi T, Vassura M 40. I QUESTIONARI FABBISOGNI FORMATIVI E CLIMA INTERNO. ANALISI DI UN ESPERIENZA Camusso N 41. RIASCOLTO CRITICO ANALITICO DELLE CHIAMATE 118: ATTIVITÀ FORMATIVA PER LA RIDUZIONE PROATTIVA DEL RISCHIO CON L OBBIETTIVO DI MIGLIORARE LE COMPETENZE TECNICO PROFESSIONALI, ORGANIZZATIVE E RELAZIONALI DEGLI OPERATORI DI CENTRALE Cannizzaro G 42. IL RISK MANAGEMENT IN SANITÀ: COMPARAZIONE SCALE CADUTE, INDICATORE DI PRESTAZIONE DI SICUREZZA E FASE SPERIMENTALE HENDRICH II CON AGGIORNAMENTO PROTOCOLLO Caranti M 43. ELABORAZIONE DI UNA LINEA GUIDA INFERMIERISTICA, ADATTATA AL CONTESTO ALTOATESINO, PER LA PROFILASSI DELLA TROMBOSI IN OSPEDALE Casanova Stua L, Cavada ML, Gamper E, Tappeiner W 44. GESTIONE DEL RISCHIO NELL ASSISTENZA DOMICILIARE: QUALE RELAZIONE TRA ERRORI CLINICI E GESTIONALI? Casati O, Chiodi R, La Venia S, Bertolaia P 45. LA QUALITÀ DEL SONNO NELL UTENTE RICOVERATO IN OSPEDALE: UNO STUDIO CASO CONTROLLO Castagna L, Accardi R, Re LG 46. LA VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI FORMATIVI NELL ISTITUTO DON ORIONE DI MILANO Castaldo A 47. SISTEMA QUALITÀ E GOVERNO CLINICO: UN APPROCCIO INTEGRATO PER SUPPORTARE I DIPARTIMENTI CON COMPETENZE, RISORSE E STRUMENTI ADEGUATI Cencetti S, Baraghini G, Trevisani B5 48. ANALISI DELLE MODALITÀ DI ESECUZIONE DEL PRELIEVO PER L EMOCOLTURA NEL PAZIENTE ADULTO OSPEDALIZZATO Cerullo F, Bargellini A, Zito L, Ferri P 49. CASE MANAGEMENT DEL PAZIENTE CON SCOMPENSO CARDIACO DALL ANALISI DELLA REALTÀ (AUDIT) AL PROGETTO DI MIGLIORAMENTO Cesari G, Baldo A, Massari M, Mazzoli E 50. TECNOLOGIE E SICUREZZA: IL CONTEGGIO DELLE GARZE CON UN SISTEMA DI LETTURA LED Chiappetta A 51. LA FORMAZIONE SUL CAMPO: STRUMENTO DI MIGLIORAMENTO PER LE COMPETENZE DI PROCESSO E DI SISTEMA Ciavatta C, Del Po D, Mango F, Santoliquido D, Colaci D, De Iaco MG, Damiani MG, Alicino C, Pizzolorusso L 52. CULTURA DELLA SICUREZZA E ALTA AFFIDABILITÀ IN PRONTO SOCCORSO: LE PERCEZIONI DEI PROFESSIONISTI Ciraolo F, Manca C, Geddes M, Zaccardi F, Lagi A, Casini Raggi V, Gabellieri M 53. REALIZZAZIONE DI UN SISTEMA POINT OF CARE TESTING (POCT) GESTITO SECONDO LOGICHE DI QUALITÀ Colla R, Messori A, Teodori E 54. PROGETTO VIE AEREE SICURE: REALIZZAZIONE DI UN SISTEMA INFORMATIZZATO PER LA GESTIONE PERIOPERATORIA DELLE VIE AEREE Corso RM, Buccioli M, Agnoletti V, Piraccini E, Dal Monte D, Gambale G 55. INDAGINE ESPLORATIVA RIGUARDANTE LA PERCEZIONE DELLA VIOLENZA ALL INTERNO DELLE UNITÀ DI PRONTO SOCCORSO Coviello D, Musolesi S, Monesi A, Bartolomei M 56. POSIZIONAMENTO INFERMIERISTICO DI CATETERI DA 20 CM IN VENA BASILICA CON TECNICA ECOGUIDATA; ECONOMICO PER L AZIENDA E CONFORTEVOLE PER I PAZIENTI Cristoffanini G, Busacca A, Di Tria G, Ardizzone F, Balzano C 57. ASSISTENZA ALLA PERSONA DEMENTE NELLE STRUTTURE RESIDENZIALI PER ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI: UN PERCORSO DI AUDIT D Anastasio C, Ciarrocchi RA, Lupi G, Descovich C 58. DALLE AREE GRIGIE ALLE EVIDENZE SCIENTIFICHE: PIANIFICARE LA RICERCA SU RILEVANTI PRIORITÀ TRASCURATE Da Rin Della Mora R, Bagnasco A, Sasso L 59. L INTEGRAZIONE DELL EVIDENCE BASED PRACTICE CURRICULUM NEL CORSO DI LAUREA IN FISIOTERAPIA: LE PERCEZIONI DEGLI STUDENTI Da Roit M, Bertin N, Bombardi S, Fiorini F, Bozzolan M 60. GESTIONE PROATTIVA DEL RISCHIO CLINICO IN SALA OPERATORIA MEDIANTE L APPLICAZIONE DEL METODO FMECA Da Rold M 61. MEETING JOURNAL CLUB: ANALISI DEL PRIMO BIENNIO DI ATTIVITÀ Dal Bò O, De Pol L, Lirutti M 62. SATURAZIONE TRANSCUTANEA DI OSSIGENO NEI PRIMI MINUTI DOPO LA NASCITA: CONFRONTO TRA NATI SANI DA TAGLIO CESAREO ELETTIVO VS. TAGLIO CESAREO URGENTE Dal Cengio V, Trevisanuto D, Ciullo R, Parotto M, Zacchettin C, Zanella P, Rizzo N, Zanardo V 63. AUDIT CLINICO ANTIBIOTICO PROFILASSI PERI OPERATORIA. AOU MEYER, FIRENZE De Masi S, Biermann KP, Martin A, Ciraolo F, Geddes M6 64. L ANALISI DEI FABBISOGNI FORMATIVI ECM NELLE AZIENDE SANITARIE DELLA REGIONE ABRUZZO Di Corcia T, Racciatti R, Tana F, Martines S, Muraglia A 65. PERCORSO CLINICO ORGANIZZATIVO SULLA BPCO: RISULTATO DI 3 ANNI DI AUDIT STRUTTURATO Di Gianfilippo G, Lunari P, Le Donne R, Mancini D, Silvestri S, Febbraio C, Giannursini E 66. IL DIARIO DEGLI ERRORI ESPERIENZA DELLA MEDICINA NUCLEARE DI TERAMO Di Giovanni P, Santarelli F, Di Natale T, De Vincentis N, Braca D, Spitilli MG, Pepe P, Scarpone P, Di Gregorio A, Cacciatore M, Flamminy P, Fabiani F 67. HTA SUL CLOUD COMPUTING DEI QUESTIONARI ON LINE: VANTAGGI E CRITICITÀ ALLA LUCE DELLA DICIPLINA SUL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI NELL ORDINAMENTO ITALIANO Di Spirito AM, Bartoccioni F, Pugliese A, Pacchiarini D, Amoddeo CE 68. LA CARTELLA DOMICILIARE INTEGRATA DELLA REGIONE ABRUZZO Di Virgilio M, Angeli G, Muraglia A 69. INFERMIERI E SODDISFAZIONE LAVORATIVA: RISULTATI DI UN INDAGINE CONOSCITIVA Dignani L, Lucertini C, Toccaceli A 70. PROGETTO DI MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ ORGANIZZATIVA MISURAZIONE DELLA QUALITÀ ORGANIZZATIVA NELLE UNITÀ OPERATIVE DELL AZIENDA ULSS N. 16 DI PADOVA. APPLICAZIONE DI UNO STRUMENTO DI MISURA Donato D, Spanò A, Frison T, Mazzucco M, Pegoraro C, Marin I, Salvan L, Mazzucato F, Pelus F, Zampieri C, Scaffidi Domianello S, Brogio G 71. L INFORMATIZZAZIONE DEL PROCESSO DI GESTIONE DELLA TERAPIA FARMACOLOGICA COME STRATEGIA PER LA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO Donato D, Tremolada F, Boldrin M, Spanò A, Frison T, Mazzucco M, Michieli M, De Nardi P, Gomiero F, Merico D 72. LA GESTIONE DEL RISCHIO NELLA DIAGNOSTICA TC ALLA LUCE DELL INCIDENT REPORTING Doratiotto S, Antoniutti M, Morana G 73. LA SICUREZZA DEL PAZIENTE ED IL RISCHIO CLINICO PER L AZIENDA ULSS 9 DI TREVISO NEL DIPARTIMENTO DI RADIOLOGIA CLINICA Doratiotto S, Antoniutti M, Morana G, Di Paola F 74. VALUTARE I FABBISOGNI FORMATIVI SULLA CLINICAL GOVERNANCE: UN INDAGINE CONOSCITIVA SUI PROFESSIONISTI SANITARI Dore M, Papalia R, Racca AM, Lovato E, Sacco R, Minniti D 75. IL CONSENSO INFORMATO: È DAVVERO NECESSARIO RICHIEDERLO AI PAZIENTI ANCHE PER PRESTAZIONI ASSISTENZIALI DEFINITE DI ROUTINE? Droetto G, Dore M, Papalia R, Sacco R, Minniti D 76. LA PROSTATECTOMIA RADICALE ROBOTICA CON SISTEMA DA VINCI: UN ESPERIENZA DELL AZIENDA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA DI UDINE Fabbro E, Crivellaro S, Adani GL, Vetrugno L, De Lucia P, Drigo D, Del Forno M, Puntel M, Guarrera MG 77. I BISOGNI SPIRITUALI DELL ASSISTITO E L ASSISTENZA INFERMIERISTICA: INDAGINE CONOSCITIVA SULLO STATO DELL ARTE IN CAMPO FORMATIVO ED OPERATIVO Falcetelli F 78. PERCORSO DI MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ NELLE STRUTTURE RESDIENZIALI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA Ferrario B, Paier R, Schiavon L, Simon G, Zavaroni C 79. MODELLO DI INTEGRAZIONE PER LO SVILUPPO DI COMPETENZE PER LA TUTELA DELLA SALUTE AMBIENTALE Ferrelli RM, Desogus GF, Brambilla G, De Virgilio G7 80. APPROCCIO ALLA MODELLIZZAZIONE DELLA FUNZIONE AZIENDALE RICERCA E INNOVAZIONE E GLI STRUMENTI PRINCIPE Fornari M, Lombardi M, Campanini N 81. ASSISTENZA INFERMIERISTICA NEI PAZIENTI CON STROKE ACUTO: MIGLIORARE PROCESSI ED ESITI CORRELATI Gallerani F, Marcheselli M, Domenichini E 82. APPLICARE L EBM ALLA PRATICA DI LABORATORIO: LA DIFFUSIONE DELLA PRATICA EMB ATTRAVERSO UN CORSO FAD Giavarina D, Caputo M 83. LA NUOVA FRONTIERA DEL SSN: LA DE OSPEDALIZZAZIONE ED I PERCORSI AMBULATORIALI Giuliano G, Cristofano M, Fontanelli MR, Gragnani R, Benvenuti D, Filippi M, Di Baccio C, Meucci S, Giraldi M, Belcari G, Gemmi F 84. IN UN SETTING PSICHIATRICO, LA FORMAZIONE SUL CAMPO MODIFICA I COMPORTAMENTI PROFESSIONALI DEGLI INFERMIERI? Gobbi P 85. INFERMIERI, RICERCA, ASSISTENZA AGLI ANZIANI: IMPLEMENTAZIONE DI UN PROGETTO FORMATIVO PRESSO L INRCA DI ANCONA Gobbi P, Marinelli D, Lattanzio F 86. IL PERCORSO DIAGNOSTICO TERAPEUTICO EDUCAZIONALE (PDTE) IO E L ASMA : L ADESIONE AL PDTE E AL COLLOQUIO INDIVIDUALE NELLA PRATICA Guarnaccia S, Pluda A, D Agata E, Manfredi D, Facchetti S, Gretter V, Brioni A, Comberti E, Spiazzi R, Derelli E 87. LA MEDICINA D URGENZA NELLA PROSPETTIVA DELL HEALTH TECHNOLOGY ASSESSMENT. IL PROGETTO LIGURE DELLA RETE HTA Iannone P, Haupt E, Flego G 88. INTEGRAZIONE OSPEDALE TERRITORIO: SPERIMENTAZIONE DI UNA RETE DI STRUTTURE A MEDIA INTENSITÀ DI CURA Lacaita G, Speccher L, Crippa F, Necchi D 89. DAY SURGERY PEDIATRICA: UN PERCORSO ASSISTENZIALE EVIDENCE BASED PER LA GESTIONE DEL DOLORE DOMICILIARE Marchesini L, Bernardini I, Neri M, Pioppo M, Bologni D, Tesoro S 90. AMBULATORIO DI PROMOZIONE DELLA SALUTE NEL CONTROLLO DEI FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARI. APPROCCIO MULTIDISCILIPINARE Marchi P, Meloncelli U, Calderoni S, Pancaldi M, Venturoli P, Gruppillo P 91. DALLA SPERIMENTAZIONE CLINICA ALLA PRATICA ASSISTENZIALE: LA FORMAZIONE SUL CAMPO Marcucci F, Mazzufero F, Francoletti M, Berardi R 92. PAZIENTI GERIATRICI PORTATORI DI SONDINO NASO GASTRICO VALUTAZIONE E CONFRONTO DELLA COMPLICANZA DI REFLUSSO Marinelli D, De Meo G, Lopez O, Spazzafumo L, Gobbi P 93. LA CONTENZIONE FISICA DEI PAZIENTI: APPROPRIATEZZA E GESTIONE DEL RISCHIO Mastrangelo S, Manicardi V, Ferrari Lucchini S, Boiardi R, Bergonzini C, Poli E, Camerlengo P, Campani C 94. COMUNICARE CON IL PAZIENTE COSCIENTE SOTTOPOSTO A VENTILAZIONE MECCANICA: A MISSION POSSIBLE Mazzaferro M, Regnicoli F8 95. VALUTAZIONE D IMPATTO ORGANIZZATIVO E ASSISTENZIALE DEL PERCORSO FORMATIVO: SUPPORTO ALL OPERATORE SANITARIO DI FRONTE ALLA SOFFERENZA E ALLA MORTE. PROGETTO FORMATIVO DEL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DI VITA DEGLI OPERATORI AOU CAREGGI FIRENZE Meacci C, Morini G, Benedetti T, Dini S, Pinelli F 96. PROGETTO REGIONE TOSCANA NET VISUAL DEA PER L OTTIMIZZAZIONE DEL FLUSSO PAZIENTI DAL PRONTO SOCCORSO AI REPARTI DI DEGENZA Mechi MT, Ricci D, Petrillo M, Bellini F, Sergi A, Nerattini M 97. LA GOVERNANCE DI SISTEMA PER L INTEGRAZIONE DEGLI ASPETTI CLINICI, DI SICUREZZA, GESTIONALI, DI UMANIZZAZIONE E GRADIMENTO DELLE CURE IN DEA: LA STRATEGIA DELL OSPEDALE DI RIVOLI Minniti D, Papalia R, Lovato E, Giacometti M, Piolatto A, Giorello M, Olivero G, Dore M, Barberis B, Sacco R, Siliquini R 98. UTILIZZARE I COSTI STANDARD PER VALUTARE GLI INVESTIMENTI IN AMBITO RADIOLOGICO: UNA SPERIMENTAZIONE MULTIREGIONALE Miscio L, Esposto M, Arcadio M, Grumolato S, Cane MR 99. OSPEDALE SANZA DOLORE. IL MODELLO ORGANIZZATIVO PER LA GESTIONE DEL DOLORE PRESSO L AZIENDA OSPEDALIERA DI PERUGIA Morcellini R, Lucarini G, Minelli G, Pettinacci L, Pieri L, Pioppo M, Strappaghetti S, Trabalza A, Zucconi M, Orlandi W 100. L IMPLEMENTAZIONE DI UNA ISTRUZIONE OPERATIVA BASATA SULLE EVIDENZE RELATIVA ALLA GESTIONE DEI CATETERI VENOSI PERIFERICI MEDIANTE GLI STRUMENTI DELLA TASSONOMIA EPOC Mosci D, Regano D, Robb MC, Roveri S, Marzaduri A 101. L UTILIZZO DI DIVERSE STRATEGIE NELL AMBITO DELLA IMPLEMENTAZIONE DI UN PERCORSO ASSISTENZIALE: VALUTAZIONE DELLA LORO EFFICACIA Mosci D, Chiarabelli M, Cavazza I, Bascelli E, Robb MC 102. CONFRONTO FRA DUE MODELLI ORGANIZZATIVI DIPARTIMENTALI: L APPLICAZIONE DELL HEALTH TECHNOLOGY ASSESSMENT Mulloni G, Favareti C, Guarrera G, Palese A 103. STRATEGIA BASATA SULLE EVIDENZE PER IL SERVIZIO NEWS DI UNA REDAZIONE EDITORIALE DI UNA SOCIETÀ SCIENTIFICA Musicco F, Tarantino D 104. IPERTENSIONE OTTIMALE: STRUMENTI E MODELLI PER L AUDIT IN MEDICINA GENERALE Nati G, Cricelli I, Medea G, Di Guardo A, Paolini I, Filippi A 105. L IMPLEMENTAZIONE DEGLI STRUMENTI PER IL CONTROLLO DELLE INFEZIONI CORRELATE A PRATICHE ASSISTENZIALI NELLE STRUTTURE RESIDENZIALI E SEMIRESIDENZIALI: PROPOSTA DI UN PROGRAMMA PER LA SORVEGLIANZA Oriecuia C, Furlani C, Delle Case M, Vidoni G, Sturam S, Camerin D, Gubiani N, Vidotto L, De Sarno C 106. ORGANIZZAZIONE SNELLA IN OSPEDALE: UN ESPERIENZA DI CLINICAL GOVERNANCE NELL OSPEDALE DI PERUGIA Orlandi W, Capruzzi M, Pioppo M, Torroni D, Ramacciati N 107. TRASPORTO NEONATALE DI EMERGENZA: RISK MANAGEMENT Osimani F, Morico M, Milia M, Paialunga E, Posa A 108. LA CLINICAL GOVERNANCE TRA CONDIVISIONE DI PERCORSI DIAGNOSTICO TERAPEUTICI E APPROPRIATEZZA DELL UTILIZZO DEL PRONTO SOCCORSO PEDIATRICO DELL OSPEDALE DI RIVOLI Papalia R, Minniti D, Dore M, Morini M, Isolato W, Sacco R, Giacometti M, Cucchi B9 109. APPLICAZIONE DELLA TECNICA FMECA NELLA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO IN CHIRURGIA SENOLOGICA Pellini F, Mirandola S, Xillo L, Lavarini E, Pollini GP 110. LA TERAPIA APPROPRIATA DEL DOLORE ACUTO IN PRONTO SOCCORSO: L OLIGOANALGESIA VIENE SEMPRE RICONOSCIUTA? Pennacchio E, Autilio M 111. GLI SPECIALISTI INDUCONO LE PRESCRIZIONI DI SARTANI IN MEDICINA GENERALE? UN AUDIT CLINICO NELL ASS 6 FRIULI OCCIDENTALE Piergentili P, Basso B, Bomben L, D Arenzo L, Del Pup E, Di Lorenzo A, Furlan A, Gabrielli A, Insacco E, Rosa F, Sisto R 112. L AUDIT CIVICO. IL COINVOLGIMENTO DEI CITTADINI PER MIGLIORARE LA PERFORMANCE DELL AZIENDA OSPEDALIERA DI PERUGIA Pioppo M, Amico M, Bologni D, Esposito L, Morcellini R, Ruffini F, Zucconi M, Orlandi W 113. GESTIONE DEL PERCORSO DI PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE CON FRATTURA DI FEMORE IN AREA METROPOLITANA AUSL DI BOLOGNA Poli A, Dallari A, Protonotari A 114. L APPLICAZIONE DI UN SISTEMA DI GESTIONE INTEGRATA DEL RISCHIO IN AREE CRITICHE: RISULTATI E PROSPETTIVE Quintili M, Viliani G, Vescia MG, Memè F, Candreva A, Sonnellini V, Corradino R 115. LA MOVIMENTAZIONE CENTRATA SULLA PERSONA (MCP) COME METODOLOGIA PER LA SICUREZZA DELL OPERATORE E PER LA PROMOZIONE DELL AUTONOMIA DEL MALATO Ragonesi M, Perrone A 116. L INFERMIERE DI CENTRALE OPERATIVA 118 IN FRIULI VENEZIA GIULIA: ANALISI DELLE COMPETENZE E PROPOSTA DI UN PERCORSO FORMATIVO Ridolfi R 117. SVILUPPO DEGLI INDICATORI SULLA QUALITÀ E SICUREZZA DEI PAZIENTI ED AUDIT. UN PROGETTO MULTICENTRICO NELLA REGIONE PIEMONTE PER IL GOVERNO CLINICO Ripa F, Rapellino M 118. UTILITÀ CLINICA DEL BIOMARCATORE HE4: VALUTAZIONE DELL APPROPRIATEZZA CON METODOLOGIA EBLM Roli L, De Santis MC, Trenti T, Baraldi E 119. LA CARTELLA INTEGRATA IN UTIC Sanna F, Biavaschi A, Rabellotti E 120. PREVENZIONE DEL RISCHIO DI AGGRESSIONE AGLI OPERATORI DA PARTE DI UTENTI Schinco P, Borelli P, Fiandra U, Fornero G, Arione R 121. IMPLEMENTAZIONE DI UNA DOCUMENTAZIONE INFERMIERISTICA INFORMATIZZATA PER I PAZIENTI AMBULATORIALI, PER MIGLIORARE LA QUALITÀ DELL ASSISTENZA E LA SICUREZZA DEI PAZIENTI Scrimieri MG, Bissaro D, Orlandi C, Cadei N, Frigoli D, Motta M 122. INTEGRARE LA DIMENSIONE CLINICA CON QUELLA ORGANIZZATIVA: LA CHIAVE PER IMPLEMENTARE I PERCORSI ASSISTENZIALI Sergi A, Mechi MT, Vinattieri R, Bogani A, Ricci D 123. LA HEALTHCARE FAILURE MODE AND EFFECTS ANALYSIS NELL ANALISI PROATTIVA DEL RISCHIO CLINICO ASSOCIATO PROCEDURE DI POSIZIONAMENTO SUL TAVOLO OPERATORIO Simonetti V, Di Renzo MR, Cannella P, Cicolini G10 124. IMPLEMENTAZIONE DI UNO STRUMENTO UNICO PER LA PREVENZIONE, CURA E MONITORAGGIO DELLE LESIONI DA DECUBITO NEI VARI SETTING ASSISTENZIALI: ESPERIENZA DELL ASS 4 MEDIO FRIULI Soncin M, Pancot N, Miconi G, Piccinato R, Szulin M, Margherita P, Deana M, Zoratti M, Goi F, Savonitto D, Ermacora E, Tracogna B, Iellino A, De Sarno C 125. IMPLEMENTARE LE BUONE PRATICHE ASSISTENZIALI IN TEMA DI INFEZIONI CORRELATE ALL ASSISTENZA E LESIONI DA PRESSIONE NELL AREA DELLE DEGENZE DI UN PRESIDIO OSPEDALIERO DELL ULSS16 DI PADOVA Spanò A, Marin I, Zampieri C, Scaffidi S, Mazzucco M 126. MEDICINA DI INIZIATIVA PER IL PAZIENTE CRONICO ESPERTO Squeri G, Lombardi M 127. EVIDENCE BASED MEDICINE LABORATORY: ESPERIENZA DI UN PROGETTO FORMATIVO RIVOLTO ALLA EVIDENCE BASED PRACTICE DI EQUIPE MULTIPROFESSIONALI, NEL DIPARTIMENTO (DPT) DI PATOLOGIA CLINICA DELLA ASL TO4 Stacchini E, Ferrini A 128. LE INFEZIONI DELLE VIE URINARIE DA CATETERISMO VESCICALE DI BREVE DURATA NELLA CHIRURGIA MAGGIORE IN ANESTESIA GENERALE. PROPOSTA DI DIFFUSIONE DI UNA LINEA GUIDA EVIDENCE BASED Stroili M 129. AUMENTO DEI TEMPI DI TRATTAMENTO RIABILITATIVO E IPOTESI DI RIORGANIZZAZIONE DI UN SERVIZIO DI FISIOTERAPIA: STUDIO PILOTA Tacchini E, Aspesi V, Capodaglio P 130. INTEGRAZIONE DELLA FIGURA DEL TRAUMA NURSE COORDINATOR NELL ASSISTENZA AL PAZIENTE POLITRAUMATIZZATO Tacconi C, Monesi A, Giugni A, Ferrari P, Gordini G, Cordenons F 131. LA GESTIONE INFERMIERISTICA DELLA DISFAGIA NEL PAZIENTE CON ICTUS IN FASE ACUTA: ANALISI DELL UTILIZZO DEL GUSS TEST, PRESSO IL DIPARTIMENTO NEUROSCIENZE DELL AZIENDA ULSS 18 ROVIGO Tarozzo M, Migliorini E, Vettorello A, Girotto E, Mottaran L 132. UTILIZZARE UN CONCENTRATORE EPIDEMIOLOGICO DI DATI DELLA MEDICINA DI FAMIGLIA E LE RACCOMANDAZIONI DELLE LINEE GUIDA PER ESPLORARE AREE DELLE CURE PRIMARIE SUSCETTIBILI DI INTERVENTO MIGLIORATIVO: LA GESTIONE DEL PAZIENTE CON INFEZIONE CRONICA DA HBV E DA HCV Vaona A, Dalle Vedove A, Rigon G, Del Zotti F 133. GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO IN RSA: È POSSIBILE? Vara A, Gentili V 134. APPROPRIATEZZA DEI PROCESSI CLINICO ASSISTENZIALI E GOVERNO CLINICO: RESPONSABILIZZAZIONE DELL INFERMIERE IN RSA NELL ATTIVAZIONE DEL SERVIZIO DI CONTINUITÀ ASSISTENZIALE Vasaturo D, Del Grande C, Ardizzone F, Samaritano A, Bellanova L, Trupia M 135. SORVEGLIANZA DELLE INFEZIONI DA CLOSTRIDIUM DIFFICILE NELL AUSL BOLOGNA: UN ESEMPIO DI AUDIT Ventrucci M, Roncarati G, Dallolio L, Panico M, Descovich C, Farruggia P, Pozzato P 136. AUDIT E RE AUDIT SULLA MISURAZIONE E REGISTRAZIONE DEL DOLORE IN CARTELLA CLINICA Zaccardi F, Ciraolo F, Caggiano M, Maddalena C, Calabrese F, Samoggia S, Chiarelli R 137. LA RIANIMAZIONE AI LIMITI DELLA VITALITÀ Zanardo V, D Amelio L 138. UTILIZZO DEGLI AUDIT CLINICI PER LA VALUTAZIONE DEI CRITERI DI APPROPRIATEZZA DELL UTILIZZO DEI PRODOTTI DI NUTRIZIONE ARTIFICIALE Zani C, Romio S, Pelliconi M, Giaquinto E11 139. ANALISI DI CASI DI CONTENZIOSO MEDICO LEGALE PRESSO L ASS N. 2 ISONTINA GORIZIA Zuch C, Arcieri M, De Fabrizio G 140. DEFINIZIONE DI UN MODELLO PER L INSERIMENTO DEL PERSONALE INFERMIERISTICO BASATO SULLE COMPETENZE E APPLICAZIONE DEL MODELLO NELL UNITÀ DI TERAPIA INTENSIVA CARDIOLOGICA Zumbo P, Sanna F12 1. DEFINIZIONE NEL DIPARTIMENTO PATOLOGIE DA DIPENDENZE 1 ASL TO2 DEGLI ELEMENTI DI RISCHIO NEI PROCESSI OPERATIVI INFERMIERISTICI E DELLE RELATIVE MODALITÀ DI SUPERAMENTO Acquaro J, Sasso M, Tabone M, Sette I, Zoncu C, Foresta L, Bignamini E ASL TO2 BACKGROUND La gestione del rischio clinico è una priorità delle aziende sanitarie e in questo ambito la somministrazione della terapia farmacologica è da sempre occasione di discussione tra i professionisti infermieri. All interno del Servizio Dipendenze l infermiere riveste un ruolo fondamentale nella somministrazione della terapia; nel contesto di riferimento questa avviene mediante l utilizzo di un sistema informatizzato. Il software permette di inserire l utente in un data base ed assegnarvi la relativa prescrizione; nonostante l ausilio di questo strumento, si sono verificati episodi definibili come near miss. Nella pratica clinica assistenziale, errori di prescrizione, trascrizione, interpretazione, preparazione e somministrazione possono evolvere in un evento avverso potenzialmente pericoloso per la persona assistita. OBIETTIVI Lo studio si propone di individuare nel servizio Patologia delle Dipendenze 1 ASLTO2 le cause dei near miss in merito alla gestione della terapia e le correzioni apportabili, con lo scopo di aumentare la sicurezza nella pratica clinica. METODI Gli infermieri del Dipartimento hanno creato un gruppo di lavoro per lo studio degli elementi di rischio nei processi operativi e le relative modalità di superamento. Sono stati utilizzati i metodi propri della Root Cause Analysis (RCA); nello specifico, ad ogni cambio turno lavorativo, sono stati organizzati dei Focus Group con l equipe infermieristica nel periodo compreso tra aprile e ottobre 2011 all interno dei quali venivano esaminate le seguenti domande: Vi sono state situazioni che hanno portato danni agli utenti? Se sì, quali? Vi sono state situazioni in cui danni per gli utenti sono stati scongiurati all ultimo minuto? Potete descriverle? L analisi delle risposte ricavate ha evidenziato assenza di situazioni che abbiano causato danni agli utenti; la maggior parte delle situazioni riguardava near miss la cui causa era data da un incongruenza tra la terapia immessa nel software e preparata per essere somministrata, e quella prescritta nella documentazione cartacea. Definito l elemento di rischio di errore nella somministrazione della terapia, si è proceduto con l analisi dei relativi fattori contribuenti utilizzando la metodologia del brainstorming strutturato, dell analisi del cambiamento e dell analisi delle barriere. Non tutti i fattori emersi in questa fase sono stati considerati rilevanti ai fini della comprensione delle cause profonde e sono stati pertanto scelti quelli che a parere del gruppo, mediante la tecnica del gruppo nominale, hanno direttamente contribuito al verificarsi dell evento. Il passo successivo è stato quello di completare la catena delle cause mediante la tecnica dei 5 perché. RISULTATI Tra le criticità emerse vi sono la trascrizione della prescrizione farmacologica e l inadeguatezza strutturale dei locali in cui viene somministrato il metadone. La valutazione del paziente e la prescrizione del farmaco avvengono prevalentemente in sedi separate rispetto quella in cui il farmaco viene somministrato. Il setting in cui avviene l immissione della prescrizione e la somministrazione della terapia manca di un sistema per la trasmissione delle informazioni tra le varie sedi. Declinare la gestione della sala d attesa esclusivamente all ausilio della guardia giurata indipendentemente dall organizzazione dei locali (come avviene ad es. presso l Ambulatorio distrettuale di Somministrazione Metadone), conducono a pericolose quanto inevitabili distrazioni durante la somministrazione della terapia. Le distrazioni del personale sanitario possono evolvere in errore. In merito alla sala d attesa dove avviene la somministrazione metadone, emerge come punto critico la costante dimensione caotica generata dall utenza che, per evitare l attesa del proprio turno in piedi e all aperto, è costretta a stiparsi nella sala creando un inevitabile confusione e aumentando con ciò le possibili distrazioni. Va considerato inoltre che tali situazioni non garantiscono la privacy diminuendo con ciò le possibilità di aggancio, il legame infermiere paziente, e possono determinare fenomeni di aggressività. CONCLUSIONI La condivisione del sistema informatico di gestione della terapia tra gli operatori del dipartimento operanti in sedi separate, permetterebbe l immissione diretta della prescrizione terapeutica sul software eliminando la grossa percentuale degli inevitabili rischi connessi alla trascrizione: dall analisi della letteratura si evince infatti che l abolizione della trascrizione della terapia abbatte il rischio di errore di circa il 50% (Bonnabry 2008); inoltre, ad abbattere il rischio di errore clinico, concorre il favorire un adeguato confort degli utenti e degli operatori sanitari durante la dispensazione della terapia, ad esempio adattando i locali. Nome Acquaro Johnny Istituzione ASL TO2 Telefono Indirizzo Corso Svizzera, 164 Fax CAP E mail Città Torino13 2. INFORMATION TECHNOLOGY E GOVERNANCE DEL PERCORSO CHIRURGICO: IL MIGLIORAMENTO DELLE PERFORMANCE CLINICHE E ORGANIZZATIVE Agnoletti V, Buccioli M, Dal Monte D, Gambale G Ospedale Morgagni Pierantoni di Forlì BACKGROUND Il management delle attività di sala operatoria e il governo dell intero processo chirurgico ci avevano spinto nel 2007 verso la ricerca di strumenti in grado di ridurre il rischio del paziente chirurgico e di creare una buona governance dell attività del blocco chirurgico. Nel 2009 era stato messo in atto un sistema in grado di monitorare le varie attività o fasi del paziente all interno del percorso chirurgico garantendo un analisi strutturata dei dati ed identificando la presenza di eventuali criticità. All interno del blocco chirurgico sono presenti numerose variabili ed il governo del blocco chirurgico espone ad un alta percentuale di insuccesso o di errori. Il panorama scientifico attuale pone l accento sull esigenza di conoscere in modo oggettivo il processo di sala operatoria in modo da poter mettere in atto revisioni organizzative in grado di ridurre il rischio per il paziente e per l operatore. OBIETTIVI Verificare se il sistema proposto nel 2009 e consolidato nel 2010 è stato in grado di ridurre il rischio per il paziente associato al percorso chirurgico e se ha consentito una migliore gestione delle fasi del percorso stesso. Gli indicatori di risultato analizzati sono stati: 1) tasso di occupazione delle sale operatorie 2) attività lavorativa in reperibilità 3) attività chirurgica non programmata 4) qualità e sicurezza in sala operatoria 5) monitoraggio somministrazione della short term prophylaxis. Obiettivi secondari sono stati: 6) management del processo 7) implementazione del sistema informatico. METODI È stato applicato al sistema di tracciabilità una nuova parte per la gestione dei dati raccolti. Il sistema complessivo è ora composto da due blocchi, il primo ha lo scopo di raccogliere i dati e creare un output (tabella di informazioni grezze), il secondo e nuovo blocco ha il compito di ricevere in ingresso l output precedente e trasformarlo in outcome attraverso un algoritmo evoluto di analisi dati. Inoltre questo blocco ha il compito di restituire i dati in modo semplice ed intuitivo all utilizzatore finale abbattendo le barriere di ingresso del sistema informatico. Attualmente la creazione dell outcome avviene per mezzo di un servizio che poggia su di una azienda di Business Intelligence, la quale restituisce i dati analizzati in formato web based. Tali dati vengono processati in tempo reale attraverso l algoritmo di analisi dati e l output finale è costituito da: 1.analisi dettagliata delle fasi del processo attraverso indicatori statistici quali la media, la deviazione standard, la mediana e il range) 2.indicatori di performance espressi in minuti starting time (scostamento fra l orario di inizio intervento previsto e quello reale) over time (ritardo di fine seduta operatoria rispetto alla programmazione) turnover time (clean up time + set up time, tempo necessario alla pulizia ed al ripristino della sala operatoria, definito come tempo di cambio) 3.valutazione della performance organizzativa (report dettagliato in grado di valutare la costruzione lista operatoria, indice di utilizzo di sala) 4.intercettazione real time di eventuali errori di corretta identificazione paziente, sala operatoria, intervento e antibiotico terapia. RISULTATI Attraverso l inserimento e lo sviluppo della parte di management il sistema attivo ha permesso di raggiungere questi risultati durante il secondo anno di utilizzo. 1. Aumento del tasso di occupazione delle sale operatorie dal 71 al 79% ovvero 401 interventi chirurgici in più con lo stesso lavoro del blocco in termini di tempo. 2. Riduzione del 21% delle ore lavorate in reperibilità con una conseguente riduzione dei costi attraverso una migliore gestione della programmazione giornaliera degli interventi. 3. Riduzione da 25 al 16% delle procedure chirurgiche non programmate. 4. Aumento della Qualità e della Sicurezza in sala operatoria: nessun evento avverso da Gennaio 2009 a Giugno Somministrazione di antibiotico terapia non corretta nel 60% dei casi. 6. Attraverso la conoscenza del processo ogni elemento del team ha potuto verificare le proprie performance ed i responsabili del blocco operatorio hanno gestito più facilmente il percorso chirurgico. 7. Nuova implementazione del sistema informatico grazie ai risultati ottenuti ed alla condivisione con gli operatori. CONCLUSIONI Il sistema grazie alla nuova parte di management dei dati raccolti impatta decisamente sull attività quotidiana di sala operatoria. Ha aumentato il livello di sicurezza; ha contribuito ad aumentare il livello di performance della sala operatoria; è uno strumento utile nella gestione; è aperto a qualsiasi implementazione; è low cost. Nome Agnoletti Vanni Istituzione Ospedale Morgagni Pierantoni Telefono Indirizzo Via Forlanini, 34 Fax CAP E mail Città Forlì14 3. MODELLI INTEGRATI DI CURA IN ENDOCRINOLOGIA: CASE MANAGEMENT E COINVOLGIMENTO DEI PAZIENTI Agrimi D 1, Mazzotta AM 1, Morgillo M 1, De Marco A 2, Cocciolo M 2, Alemanno I 3, Diacono F 3, Zini M 4 1 Azienda Sanitaria Locale Brindisi, 2 IPASVI Brindisi, 3 ASL TA, 4 Arcispedale S. Maria Nuova, Reggio Emilia BACKGROUND La gestione delle patologie croniche è una delle più importanti sfide per il sistema sanitario nazionale, ciò rende ragione della implementazione di strategie proattive finalizzate a promuovere l informazione e la formazione dell utente circa le migliori pratiche di tutela della salute e di cura. La ricerca di modelli organizzativi che integrino i tre livelli di assistenza collettiva e di sanità pubblica, distrettuale ed ospedaliera, ha nelle sue priorità la definizione di un punto di primo contatto del cittadino con il sistema assistenziale nonché, per bisogni sanitari cronici, di modalità di presa in carico. Il case management è un modello organizzativo assistenziale incentrato sull assistito, sostenuto attraverso l interazione di un responsabile clinico della persona (case manager) e di un responsabile del percorso assistenziale (care manager), funzioni nodali attribuite in genere a medico ed infermiere rispettivamente. Le patologie endocrine, per il loro carattere cronico ed evolutivo, ben si prestano all adozione di modelli di cura in cui la gestione della malattia sia sostenuta da una efficace integrazione tra medico di medicina generale (MMG), endocrinologo, infermiere dedicato e paziente. La nostra ipotesi è che il management del malato endocrino trovi un adeguato supporto nell equipe dell ambulatorio distrettuale (endocrinologo, infermiere) quando, oltre una appropriata sinergia con il MMG, si realizzi un attiva partecipazione dell utente alla gestione della malattia. Il coinvolgimento attivo del cittadino nel percorso di cura (empowerment paziente) richiede un interfaccia agile e funzionale al contesto di malattia, che contribuisca a coniugare appropriatezza nel binomio bisogno risposta sanitaria. OBIETTIVI L equipe ambulatoriale (specialista endocrinologo, infermiere dedicato) ha predisposto un modello organizzativo finalizzato a: 1. Sostenere il percorso di cura del paziente con malattia tiroidea attraverso modalità case management 2. Attivare counselling e triage per il paziente in carico al fine di aumentarne le capacità e le competenze specifiche. METODI Nel timing di visita è prevista una fase di addestramento alla gestione della malattia a domicilio e delle eventuali criticità. I pazienti con patologia tiroidea disfunzionale, in carico all ambulatorio, che presentino un controllo endocrino instabile o gravidanza, possono attivare un consulting diretto con l equipe endocrinologica attraverso un triage, che prevede n. 4 fasi: 1. Ricezione della richiesta di consulting (e advice) 2. Valutazione del bisogno o criticità (stima della priorità) 3. Contestualizzazione dell evento clinico (aggiornamento data base ambulatoriale) 4. Risposta al bisogno o criticità attraverso counseling (telefonico, , postale) o visita endocrinologica programmata. RISULTATI Nei primi 6 mesi del 2011 circa il 25% dell attività ambulatoriale è stata impegnata a soddisfare il case management di pazienti che abbiano direttamente segnalato, alla equipe endocrinologica, instabilità del compenso ormonale o gravidanza (eadvice, EA). Attraverso un triage clinico e terapeutico è stato possibile soddisfare il 18% delle attivazioni attraverso counseling (tel/fax/mail, C), solo il 7% ha richiesto una visita endocrinologica programmata con priorità (VEP). Dalla sua attivazione, nel 2009, il trend di gestione in case management del paziente cronico con patologia tiroidea è costante. CONCLUSIONI L e advice (telefonico/fax/ ) è uno strumento importante per attivare e sostenere il case management del paziente con patologia tiroidea. Il triage consente di soddisfare le necessità di riferimento e di supporto del malato cronico. L equipe endocrinologica agisce da care manager nel contesto della rete assistenziale coniugando l attività clinico diagnostica al management del paziente, con piena integrazione dell utente in carico nel processo gestionale e di cura della malattia tiroidea. Le applicazioni del case management alle patologie tiroidee ed il coinvolgimento attivo dell utente possono contribuire al miglioramento della funzionalità ed efficienza dei servizi, nonché all appropriatezza ed equità dell assistenza. Nome Agrimi Daniela Istituzione Azienda Sanitaria Locale Brindisi Telefono Indirizzo Via Lecce, 246 Fax CAP E mail Città San Pietro Vernotico15 4. RIDURRE LE COMPLICANZE INFETTIVE CORRELATE ALL ASSISTENZA (ICA) ATTRAVERSO AZIONI DI PROVATA EFFICACIA E SOSTENIBILITÀ IMPLEMENTATE SECONDO UNA STRATEGIA MULTIMODALE E MULTIDIMENSIONALE Antonioli PM 1, Manzalini MC 1, Alvoni L 1, Dalpozzo V 1, Rovigatti M 1, Lavezzi S 1, Artioli S 1, Alfano G 1, Filippini F 1, Mazzacane S 2, Balboni P 2, Vandini A 2, Frabetti A 2 1 Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara, 2 CIAS Università degli Studi di Ferrara BACKGROUND La sicurezza del paziente rappresenta una sfida globale condivisa in tutti i sistemi sanitari del mondo. In questo contesto, le ICA costituiscono un aspetto fondamentale: sono fra le principali cause di aumento della morbosità e mortalità nei pazienti ricoverati in ospedale, comportano costi elevati per il paziente, la famiglia e il sistema sanitario.. Si stima che il loro numero sia pari a circa l 8%, equivalenti in Italia a circa casi/anno. Di questi, circa il 25% interessano il sito chirurgico, mentre il restante 75% riguardano altre localizzazioni. Le infezioni sono causate sempre più spesso da microrganismi opportunisti e antibiotico resistenti, ben diffusi nell ambiente nosocomiale, che nei pazienti suscettibili possono determinare criticità. OBIETTIVI Creare un ambiente sicuro, in cui vengono impiegate nuove modalità di sanificazione ambientale e implementate in maniera sistematica e controllata le buone pratiche assistenziali, allo scopo di ridurre le infezioni del 20% in un anno (dal 13% del 2010 al 10% circa). METODI Lo Stabilimento ospedaliero di Riabilitazione Nuovo S. Giorgio è dotato di 90 p.l. di degenza (ordinaria e DH); sono presenti attività ambulatoriali e attività didattico formative funzionalmente collegate. Il progetto si sviluppa attraverso un approccio evidence based multidimensionale e multimodale. Sono state definite 5 fasi di attuazione: FASE 1 Tempo 0 (novembre dicembre 2011 gennaio 2012) per effettuare campionamenti microbiologici di pavimenti, lavandini, unità letto e lettini di riabilitazione delle diverse aree assistenziali; attività di osservazione (Scheda OMS) dell adesione all igiene delle mani al punto di assistenza degli operatori sanitari, di supporto e delle pulizie appaltate, in riferimento alla Campagna aziendale Non lavartene le mani! e all adesione alla iniziativa OMS Save lives: Clean Your Hands! ; valutazione dell uso dei guanti e altri DPI, le modalità operative clinico assistenziali con Scheda aziendale preparata ad hoc (applicazione precauzioni standard ed aggiuntive, conformità alle buone pratiche suggerite dalla letteratura, alle attività di re processing e la corretta gestione degli effetti letterecci e dei rifiuti sanitari); analisi dell utilizzo del Laboratorio di Microbiologia, dell appropriatezza prescrittiva degli antibiotici e d uso dei disinfettanti; valutazione della compliance nella gestione degli alert organism; sorveglianza della qualità dell acqua di rete in riferimento al Water Safety Plan aziendale; indagine di prevalenza delle ICA. Al termine dell attività di campionamento è stata introdotta il nuovo sistema di sanificazione con prodotti biostabilizzanti a base di probiotici superando l utilizzo dei tradizionali di disinfezione chimica. L efficacia della nuova modalità di sanificazione sarà monitorata ogni 15 giorni mantenendo le stesse modalità di campionamento al T0 per un periodo equivalente a quello della durata del progetto (novembre 2011 ottobre 2012). Questi nuovi prodotti sono stati precedentemente sperimentati per il periodo di un anno presso AOUFE; il valore medio complessivo di riduzione percentuale dei patogeni si è attestato a oltre il 70 80%, risultato significativo ottenuto con oltre campionamenti. FASE 2 Indagine di incidenza (febbraio ottobre 2012) con utilizzo di Scheda aziendale dedicata e standard ecdc 2011 per la diagnosi di infezione. FASE 3 Valutazione (febbraio marzo 2012); si concretizza nell analisi e nello studio dei dati raccolti. FASE 4 Interventi di miglioramento (marzo aprile 2012); i dati elaborati e commentati verranno presentati al personale dello Stabilimento con l obiettivo di condividere le azioni di miglioramento individuate e definire strumenti e interventi formativi per personale, pazienti, familiari e caregiver a supporto del cambiamento e favorire l empowerment. Ruolo strategico l implementazione di cambiamenti organizzativi e di sistema. FASE 5 Follow up (novembre dicembre 2012 gennaio 2013). RISULTATI Risultati attesi Compressione/stabilizzazione generalizzata della carica ambientale potenzialmente patogena, nello specifico: Stafilococcus aureus: 95,59%; E.coli: 85,12%; Pseudomonas spp: 95,16%; Candida spp: 94,86%; Acinetobacter: 75,99% (dati pubblicati su L Ospedale, n 4/11, pag.52 58). Riduzione incidenza ICA del 20% rispetto ai dati raccolti in studi di prevalenza nelle degenze target; 2008: 11,4%; 2010: 13%; 2011: 11,8%. Incremento compliance igiene delle mani; osservazione corso in 22 UU.OO., tra cui UMR e UGC. Adesione media di Azienda 2010 (standard di riferimento) 52,75%. Analisi consumo annuale prodotto per frizionamento alcolico (indicatore proxi): in AOUFE il consumo è passato da 258L del 2006 a 1.735L nel CONCLUSIONI Il progetto si sta rivelando sostenibile, fattibile e riproducibile. Si ritiene che le strategie multimodali e multidimensionali come quelle attualmente in corso rappresentino l approccio più efficace per il controllo delle ICA, per consentire di ridurre efficacemente la trasmissione dei microrganismi patogeni. Per il raggiungimento degli obiettivi sarà necessario attendere l elaborazione dei dati; i primi risultati saranno disponibili nel mese di marzo del Nome Antonioli Paola Istituzione Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara Telefono Indirizzo Corso Giovecca, 203 Fax CAP E mail Città Ferrara16 5. QUANDO LE EVIDENZE SCARSEGGIANO: PROGRAMMARE UN PERCORSO DI RICERCA Bagnasco A 1, Tubino B 2, Passalacqua D 2, Piccotti E 2, Sasso L 1 1 Università degli Studi di Genova, 2 Istituto Giannina Gaslini di Genova BACKGROUND La letteratura scientifica evidenzia l importanza delle Non Tecnickall Skill nell area assistenziale dell emergenza, in particolare la comunicazione tra gli operatori e tra operatori ed utenti è una competenza fondamentale per garantire la sicurezza dei pazienti assistiti. La comunicazione risulta efficace se i requisiti comunicativi rispondono ai requisiti del paziente e del gruppo. Questo studio è stato condotto presso L IRCSS Gaslini di Genova e propone l analisi delle vulnerabilità comunicative nelle singole fasi del percorso clinico assistenziale di un paziente pediatrico nell ambito del dipartimento di emergenza e urgenza. OBIETTIVI Ridurre il rischio di errore e di near mess nella comunicazione intra team e tra operatori medici e infermieri e utenti. METODI La percezione delle vulnerabilità comunicative è stata indagata con la metodologia del Focus Group ed analizzata attraverso la categorizzazione delle Job description e delle sottoscrizioni su cartelloni iconografici, compilate da tutti gli operatori sanitari medici ed infermieri del dipartimento di emergenza. RISULTATI Interventi strutturali in DEA quali più spazio per l attività di triade e sala d attesa per le persone in barella sono attualmente in corso di attuazione. I dati analizzati hanno supportato l introduzione di modiche nella documentazione assistenziale in uso nel dipartimento e l introduzione di schermi informativi migliorare la trasmissione dell informazione agli utenti. I risultati hanno permesso la progettazione di un percorso formativo basato sulla simulazione di copioni strutturati con elementi di fragilità comunicativa emersi dai membri dell equipe assistenziale. La formazione ha coinvolto il 100% del personale infermieristico circa l 80%del personale medico dei pediatri di medicina e circa il 40% del personale medico chirurgico. CONCLUSIONI La definizione di check list comunicative è ritenuta dalla letteratura scientifica un azione importante per la prevenzione di errori o quasi errori correlati alla comunicazione nell area dell emergenza. La complessità delle variabili che intervengono in questo contesto assistenziale, determina l importanza delle competenze non tecniche, in particolare nella fase di triage e rende necessaria un approfondita analisi del fenomeno anche attraverso la percezione degli operatori. Nome Bagnasco Annamaria Istituzione Università degli Studi di Genova Telefono Indirizzo Via Pastore, 1 Fax CAP E mail Città Genova17 6. PROPOSTA DI UN PROTOCOLLO OPERATIVO PER LA GESTIONE DEL PAZIENTE AGITATO IN PRONTO SOCCORSO Baldinelli G, Regnicoli F, Ciapanna PL Università Politecnica delle Marche AOU Ospedali Riuniti di Ancona BACKGROUND Studio focalizzato sul pericoloso aumento dei casi di aggressione al personale sanitario durante il servizio in aree critiche (Pronto Soccorso). Nel 2009 un rapporto dell Emergency Nurses Association, riferisce che più della metà degli operatori sanitari dell emergenza ha subito aggressioni di vario tipo, ad opera non solo ubriachi ma anche di disorientati, utenti stanchi di attendere e familiari. Il fenomeno sta assumendo proporzioni preoccupanti e risulta in continuo aumento in tutto il mondo. Nello specifico, va evidenziato come in Italia questo fenomeno, se pur di rilevante importanza, non sia stato affrontato con studi che possano quantificare e monitorare, non offrendo agli operatori, reali strumenti di controllo e prevenzione. OBIETTIVI Gli obbiettivi dello studio sono: Indagare sui fattori di rischio scatenanti l evento aggressivo Monitorare la frequenza degli eventi sentinella Costruire strumenti operativi per la gestione delle aggressioni. METODI I metodi utilizzati sono: Ricerca bibliografica Somministrazione di un questionario specifico sull argomento agli infermieri che prestano servizio presso il Pronto Soccorso dell Azienda Ospedali Riuniti Umberto I di Ancona (DEA di secondo livello) Inserimento dei dati ed elaborazione con valutazione dei risultati ottenuti Costruzione di un protocollo operativo. RISULTATI L indagine ha prodotto diversi punti di grande interesse: La situazione che crea maggior disagio agli infermieri durante le operazioni di triage, è la relazione con l utente pretenzioso arrogante(95%) e l utente psichiatrico Le aggressioni verbali subite (40%), con minacce, offese e comportamenti intimidatori e le aggressioni fisiche (25%) subite con una frequenza di 5 o più volte in un mese corrispondono ad un (44%) e quelle subite in un anno con la stessa frequenza corrispondono ad un (53%). L importanza per l operatore sanitario della formazione continua (100%)e la mancanza effettiva di corsi(95%). Si evince, dunque, che il fenomeno delle aggressioni ai danni degli operatori durante l orario di servizio, è un problema esistente. I dati raccolti rispecchiano le statistiche internazionali della Joint Commission del CONCLUSIONI Il fenomeno delle aggressioni è un problema presente nel panorama sanitario, soprattutto nei Pronto Soccorsi. La categoria più colpita risulta quella infermieristica. Le statistiche indicano che l 80% degli infermieri che lavorano nei DEA ha subito almeno un aggressione fisica o verbale durante l orario di lavoro. In Italia mancano studi validati che possano permettere di stilare statistiche sulla reale frequenza degli eventi sentinella. Le direzioni sanitarie dovrebbero organizzare corsi di formazione, monitorare il fenomeno e costruire strumenti operativi, linee guida, protocolli e procedure. Nome Baldinelli Gioia Istituzione Università Politecnica delle Marche AOU Ospedali Riuniti di Ancona Telefono Indirizzo Via Fuà, 12 Fax CAP E mail Città Ancona18 7. QUALI INDICATORI PER UN AUDIT CLINICO SU DEFINIZIONE, CONDIVISIONE ED APPLICAZIONE DI MODALITÀ APPROPRIATE DI RICHIESTA DEGLI ESAMI DI LABORATORIO IN AMBITO OSPEDALIERO E TERRITORIALE? Baldrati L, Dorizzi RM, Vascotto L Azienda Unità Sanitaria Locale di Cesena BACKGROUND Le organizzazioni sanitarie utilizzano indicatori di qualità diversi non solo per misurare, verificare e migliorare la qualità delle cure in termini di processi ed esiti, ma anche per misurare l efficacia degli interventi ed identificare occasioni di miglioramento. Gli esami di Laboratorio sono fondamentali in molte decisioni cliniche anche se non è documentato in quale percentuale (Hallworth MJ 2011). Il progresso tecnologico e la disponibilità di mezzi dell Azienda USL di Cesena dal titolo Appropriatezza dell uso di esami di Laboratorio in ambito ospedaliero e territoriale gestito con lo strumento di Governo Clinico degli Audit clindiagnostici sempre più sofisticati aumentano la richiesta e, di conseguenza, la spesa senza un corrispondente reale beneficio in termini di salute. L Age.Na.S individua nel documento Linee di Indirizzo per la Riorganizzazione dei Servizi di Medicina di Laboratorio nel SSN i principi generali da cui far derivare i criteri specifici per i processi di riorganizzazione dei Laboratori: ruolo dei sistemi informatici centralità della promozione e controllo della appropriatezza ruolo di un sistema di reporting mirato sulle attività di laboratorio In linea con tali principi la Regione Emilia Romagna ha cofinanziato un progetto proposto daico strutturato. OBIETTIVI Individuare indicatori robusti e misurabili, fondamentali per identificare le inappropriatezze, sia in eccesso, sia in difetto, per poi verificare i risultati conseguenti al processo di cambiamento, in termini di processo e, se possibile, di esito. METODI Nell ambito dell Audit clinico strutturato si è proceduto con: 1. Scelta del tema 2. Definizione dei criteri di comunicazione 3. Definizione degli obiettivi 4. Selezione di criteri, standard ed indicatori 5. Raccolta dei dati e valutazione dell esistente. Fondamentale per un Audit Clinico risulta l individuazione di indicatori robusti e misurabili. Oggi il LIS (Laboratory Information Sistem) del laboratorio Unico di Area Vasta, installato tra il 2007 e il 2009, gestisce i tutti gli esami richiedibili e tutti i centri prelievi sia ospedalieri che territoriali e costituisce una banca dati ad hoc per definire indicatori di processo e appropriatezza ed effettuare un benchmarking continuo tra le 4 aziende di Area vasta Romagna. Si sono definite 3 aree a probabile maggior rischio di inappropriatezza ed i relativi indicatori Aree di Inappropriatezza Indicatori Esami richiesti U.O. ASL CESENA N Esami (indicatore di esito economico) N Esami/Dimessi (indicatore di processo e di esito economico) Esami richiesti PS di AREA VASTA N Totale Esami (indicatore di esito economico) N Esami ad alta prescrizione/ N Accessi PS (indicatore di esito economico) N Altri Esami/ N Accessi PS (indicatore di processo e di esito economico) Esami sentinella Indicatori di neoplasia PSA Elettroforesi Tiroide CURE PRIMARIE ASL di AV N Esami / N assistiti (indicatore di processo e di esito economico) N Esami /Nucleo Primario (indicatore di processo e di esito economico) N Esami /MMG PLS (indicatore di processo e di esito economico) TSH/FT3 (indicatore di processo/appropriatezza) TSH TSHReflex/FT4 FT4Reflex (indicatore di processo/appropriatezza) TSH TSHReflex/FT3 FT3Reflex (indicatore di processo/appropriatezza) Anti TPO/Anti TG (indicatore di processo/appropriatezza). RISULTATI Il LIS unico consente a partire dal giugno 2009 una rendicontazione trimestrale degli indicatori e di valutare gli effetti degli interventi condotti. L analisi dei risultati e la verifica dei risultati ( prima vs dopo ) permette una stima quantitativa e qualitativa della appropriatezza delle prestazioni erogate. La rendicontazione consente di documentare non solo la grande variabilità prescrittiva a fronte di una popolazione omogenea ma anche gli effetti degli interventi realizzati nelle diverse aziende. Nei primi nove mesi 2011 le richieste di elettroforesi, indicatori di neoplasia, PSA ed esami tiroidei a Ravenna sono state rispettivamente 235, 108, 156 e 622 /1000 assistiti; a Forlì 96, 111, 157, 357/1000 assistiti; a Cesena 113, 96, 111 e 379; a Rimini 120, 79, 113 e 224. Il confronto dalla variazione percentuale tra 2011 e 2010 è risultato a Ravenna rispettivamente di 0.6%, 7.1%, 7.8%, 2.8; a Forlì di 6.5%, 11.4%, 16.3%, 9.3; a Cesena di 35%, 11.4%, 17.4%, 11.2; a Rimini di 21.6%, 32.5%, 28.6%, La differenza del numero di esami/1000 assistiti è risultata a Ravenna rispettivamente di 1, 8, 13, 18; a Forlì di 7, 14, 30, 36; a Cesena di 60, 16, 23, 47; a Rimini di 32, 37, 45, 92. CONCLUSIONI Indicatori forti e misurabili sono essenziali in un Audit Clinico Strutturato che ha come obiettivo principale l appropriatezza della richiesta. L individuazione delle aree di maggiore criticità consente di definire le azioni di miglioramento opportune e offre la possibilità di modificare e standardizzare le abitudini prescrittive secondo modelli condivisi EB in un bacino di utenza di circa 1 milione di abitanti. I dati raccolti sin qui dimostrano che valutazioni di questo generale non possono essere condotti senza la disponibilità di un sistema informatico e un data base unico. Nome Baldrati Luca Istituzione Azienda Unità Sanitaria Locale di Cesena Telefono Indirizzo Piazzale della Liberazione, 60 Pievesestina di Cesena Fax CAP E mail cesena.emr.it Città Cesena19 8. PROCEDURA INTER AZIENDALE PER LA RICHIESTA, LA VALUTAZIONE E L ACQUISIZIONE CON METODOLOGIA HTA DELLE TECNOLOGIE INNOVATIVE Barbaro S, Beux A, Paudice A, Scipioni S AOU San Giovanni Battista di Torino BACKGROUND La riorganizzazione del sistema sanitario piemontese prevede l accorpamento dell Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni Battista di Torino con le AA.OO. OIRM Sant Anna (materno infantile) e CTO Maria Adelaide (traumatologico): più di dipendenti, più di posti letto. Le finalità istituzionali e la storia delle tre Aziende favoriscono e giustificano la richiesta di innovazione tecnologica da parte dei clinici che vi operano. Per l alta incertezza che quasi sempre caratterizza le tecnologie innovative, soprattutto in termini di efficacia clinica, queste Aziende dovranno perfezionare la loro capacità di intercettarle e governarne l introduzione. OBIETTIVI Sulla base di quanto richiesto dal Governo regionale (DGR con la costituzione della Commissione inter aziendale Dispositivi Medici) e dai vertici aziendali per l anno 2011, è in fase di definizione la procedura che, facendo riferimento a quanto previsto dall HTA, codifichi modalità e strumenti da adottare per la richiesta, la valutazione e l introduzione di tecnologie innovative. METODI Revisione letteratura su hb HTA, visita ad autorevoli centri ospedalieri e universitari, nazionali ed internazionali, con unità e processi interni di valutazione delle tecnologie sanitarie, ricognizione ed organizzazione della risorse aziendali esistenti e funzionali alla valutazione delle tecnologie con metodologia HTA. RISULTATI Procedura inter aziendale per la richiesta, la valutazione e l acquisizione con metodologia HTA delle tecnologie innovative (tecnologia non precedentemente adottata dal contesto che la richiede o tecnologia già adottata ma che il richiedente si propone di utilizzare in modo differente o per altre finalità) e definizione di un apposita scheda strutturata di richiesta. La procedura e la relativa scheda di richiesta saranno adottate nel Per quantificarne l impatto si è proceduto ad una simulazione. Nel biennio presso l AOU San Giovanni Battista sono state introdotte 57 tecnologie innovative; di queste 9 (16%) sono state introdotte all interno di un progetto di ricerca. Applicando la procedura e la relativa scheda alle altre 48 (57 9) tecnologie innovative la percentuale di quelle che sarebbero state introdotte solo se accompagnate da un progetto di ricerca sale all 86% (N=49=9 40). CONCLUSIONI In un grande contesto ospedaliero universitario, in fase di accorpamento con altre importanti strutture ospedaliere, l adozione della metodologia HTA per la valutazione delle tecnologie sanitarie innovative migliora l allocazione delle risorse disponibili, aumenta il ritorno in termini di efficacia clinica degli investimenti e favorisce l integrazione tra vertici strategici, dipartimenti, strutture complesse e professionisti. I risultati della simulazione portano ad assumere che l adozione della procedura e della scheda strutturata di richiesta miglioreranno (a) il livello di appropriatezza dell allocazione delle risorse disponibili; (b) la qualità metodologica dei progetti di ricerca e la relativa raccolta dati; (c) l utilità dei dati clinici rilevati. Nome Beux Alessandro Istituzione AOU San Giovanni Battista di Torino Telefono Indirizzo Corso Bramante, 88/90 Fax CAP E mail Città Torino20 9. MEDICAL DECISION SUPPORT SYSTEM CHOOSER: STRUMENTO PER LA SCELTA DELL MDSS IDEALE Bartoccioni F, Pugliese A, Pacchiarini D, Amoddeo CE Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini BACKGROUND All interno di un Azienda Sanitaria, uno degli strumenti più utili durante la pratica clinica, risulta essere il Medical Decision Support System (MDSS), ossia un sistema informatizzato, costantemente aggiornato, che agevola il personale sanitario nell attività diagnostica, terapeutica e assistenziale. OBIETTIVI Poiché i prodotti presenti sul mercato sono numerosi, il presente studio riporta la descrizione e l implementazione di uno strumento di Benchmarking tra i diversi MDSS, al fine di selezionarne l ideale per la propria realtà. METODI Per l individuazione della scelta del migliore MDSS, per ogni singolo utente e/o Azienda Sanitaria che ne necessiti, è stata creata una tabella nei cui campi sono state inserite le principali caratteristiche di un MDSS riportate in letteratura. È stato utilizzato uno strumento che ci permette di correlare le caratteristiche presenti in un MDSS con l importanza ed il peso attribuitogli direttamente dagli utilizzatori. Infatti, a questi ultimi, analizzando le domande all interno della tabella, viene offerta la possibilità di attribuire un punteggio (compreso tra 1 e 10) così da quantificare la propria preferenza riguardo ogni singola caratteristica dell MDSS. A questa tabella segue una seconda, correlata alla prima, nella quale il fruitore può inserire e valutare, rispondendo a specifiche domande, tutti gli MDSS disponibili sul mercato. Inoltre, l utilizzatore ha a disposizione otto tra i più comuni MDSS presenti sul mercato già valutati dal nostro team. Il risultato di tale questionario è stato elaborato grazie alla realizzazione di un modello di albero decisionale. Quest ultimo ha consentito di calcolare per ogni MDSS, un indice derivante dal prodotto di tutte le caratteristiche pesate secondo le specifiche necessità dell utente e pesate anche in funzione del costo dei singoli MDSS. Al fine di rendere più intuibili tali risultati è stato creato un grafico che rende immediato il confronto tra gli MDSS analizzati. RISULTATI Grazie all MDSS chooser si è riusciti a scegliere in modo trasparente ed oggettivo l MDSS con il migliore rapporto qualità/prezzo. Il software duttile strumento può essere utilizzato sia da aziende che da singoli utenti. Inoltre è stata anche riscontrata una notevole soddisfazione da parte dei sales manager, i quali lo hanno considerato un metodo di scelta oggettivo ed affidabile. Il software è stato scaricato da più di 550 utenti e ha mostrato un netto prevalere degli MDSS a pagamento rispetto a quelli gratuiti con una scelta maggiore verso le piattaforme uptodate e dynamed rispetto alle altre, questo grazie ad un migliore rapporto costo/servizio offerto come si evince dal grafico finale riassuntivo. CONCLUSIONI Lo strumento descritto in questo studio, creato ed implementato nella nostra realtà ospedaliera può essere utilizzato da qualunque Azienda Sanitaria e/o singolo utente. L MDSS chooser, strumento automatizzato di benchmarking, rappresenta, quindi, una notevole facilitazione durante la scelta di un supporto alla decisione medica quale un MDSS. Nome Bartoccioni Filippo Istituzione Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini Telefono Indirizzo Piazza Carlo Forlanini, 1 Fax CAP E mail Città Roma Vedere altro
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