Source: http://www.consregsardegna.it/resoconti/resoconto.asp?idverbale=150086
Timestamp: 2019-10-20 15:09:32+00:00

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Resoconto della seduta n.86 del 24/03/2015
Seduta n.86 del 24/03/2015
LXXXVI Seduta
FORMA DANIELA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 19 marzo 2015 (82), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Michele Azara, Anna Maria Busia, Pietro Cocco, Modesto Fenu, Christian Solinas e Alessandro Unali hanno chiesto congedo per la seduta del 24 marzo 2015.
PRESIDENTE. Comunico che in data 19 marzo 2015 è pervenuta copia della decisione della Corte Costituzionale n. 31 del 27 gennaio 2015 nella quale si dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 1, della legge regionale 21 gennaio 2014, n. 7 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - Legge finanziaria 2014).
Comunico che il consigliere regionale Angelo Carta, in data 20 marzo 2015, è stato nominato Presidente del Gruppo Partito Sardo d'Azione e ai sensi dell'articolo 12 del Regolamento ha optato per la carica di Presidente di Gruppo, decadendo da quella di Segretario del Consiglio.
"Interpellanza Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sull'aggravarsi della precaria situazione economico-finanziaria in cui versa l'IPAB Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe, già oggetto della mozione n. 107 del 13 gennaio 2015". (112)
"Interrogazione Lai - Agus - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto, con richiesta di risposta scritta, sull'opportunità di valorizzazione del volontariato di protezione civile (PC), così come previsto dalla legge regionale n. 3 del 1989, tramite il riconoscimento della rappresentanza regionale del volontariato di protezione civile e la rivisitazione della modalità di erogazione dei contributi alle organizzazioni di volontariato di protezione civile". (324)
"Interrogazione Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Agus - Lai - Busia - Desini - Usula - Zedda Paolo Flavio - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Meloni, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione delle società in house delle province". (327)
"Interrogazione Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra, con richiesta di risposta scritta, sulla nomina dei componenti la commissione di gara per l'affidamento di servizi tecnici di ingegneria e architettura relativi alla progettazione preliminare dei lavori per l'ampliamento del complesso ospedaliero universitario di Sassari, con contestuale completamento, adeguamento funzionale e collegamento dell'esistente". (328)
"Interrogazione Agus - Pinna Rossella - Pizzuto, con richiesta di risposta scritta, sulla validità delle graduatorie per l'accesso alle professioni sanitarie e sull'applicazione della legge regionale n. 7 del 2015". (329)
"Mozione Rubiu - Oppi - Tatti - Pinna Giuseppino - Pittalis - Dedoni - Solinas Christian - Cossa - Crisponi - Carta - Fasolino - Randazzo - Locci - Capellacci - Fenu - Tunis - Cherchi Oscar - Truzzu - Zedda Alessandra in merito alla proclamata riforma dell'Ente foreste della Sardegna e sulla situazione di precarietà dei dipendenti dell'Ente, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (125)
PRESIDENTE. All'ordine del giorno abbiamo il DL 130.
Siamo alla votazione dell'emendamento numero 209.
PRESIDENTE. Allora dobbiamo attendere ancora 6 minuti a norma del Regolamento, quindi attendiamo altri 6 minuti. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 02, viene ripresa alle ore 11 e 08.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 209.
PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Cherchi Augusto, Demontis, Piscedda E Sale hanno votato contro e che i consiglieri Pittalis e Tocco si sono astenuti.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Perra - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Sabatini - Sale - Solinas Antonio - Tendas - Usula.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 210. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, intanto per dichiarare che l'assenza dal voto era solo per un fatto politico, non perché fosse assenza ingiustificata.
TEDDE MARCO (FI). Per annunciare il voto positivo a questo emendamento, che non è un emendamento strumentale, cioè la soppressione non viene proposta in quanto noi vogliamo fare azioni di filibustering, no, è un emendamento che ci serve a denunciare l'incongruenza dei lavori preparatori, l'incapacità di procedere alla discussione istruttoria e alla conclusione di un procedimento di un iter normativo in modo normale. L'interprete che dovrà dare significato a questa legge, allorché dovesse andare a verificare quali sono i lavori preparatori avrebbe non poche difficoltà, non poche difficoltà perché c'è una relazione illustrativa che viene completamente rivoluzionata dai contenuti della proposta, perché ci sono emendamenti importanti della Giunta e della maggioranza che rivoluzionano ciò che la Commissione ha rivoluzionato in relazione al disegno di legge della Giunta, c'è di fatto una tecnica normativa che rende molto difficile interpretare la legge e anche lavorare su questa proposta di legge. Credo che la Commissione, la maggioranza e la Giunta si debbano mettere d'accordo prima di esitare dei provvedimenti così importanti, non è possibile assolutamente non vedere ma pensare che la Commissione rivoluzioni completamente il disegno di legge, che lo censuri, che lo taci di essere un provvedimento poco conforme alle esigenze dei sardi, per poi vedere questo dettato normativo proposto dalla Commissione che censura la Giunta che viene censurato dalla Giunta che propone degli emendamenti che rivoluzionano le proposte della Commissione, io credo che in questo modo non si possa lavorare! Credo che in questo modo non si possa lavorare! Non è che non si possa lavorare da parte dell'opposizione, non si può lavorare neppure da parte della maggioranza che non riesce a capire che cosa effettivamente deve votare, qual è la proposta della Giunta, qual è proposta la maggioranza, qual è la proposta dell'opposizione e, dulcis in fundo, qual è la proposta del fantasma che aleggia in quest'aula. Questa confusione sicuramente riverbererà in modo negativo su questa legge, sarà una legge dannosissima per i sardi e di difficile attuazione.
CARTA ANGELO (PSd'Az). Due cose Presidente, il voto favorevole all'emendamento e l'assenza alla votazione precedente che era determinata da un motivo politico, non per assenza ingiustificata.
CHERCHI OSCAR (FI). Il voto all'emendamento numero 210 è sicuramente favorevole, la tecnica legislativa che si sta utilizzando all'articolo 3 è un po' particolare in quanto, l'abbiamo già detto negli incontri precedenti, ha sicuramente un significato tecnico che lascia un po' perplessi e lascerà sicuramente perplesso non solo il legislatore, quindi noi all'interno di quest'aula, ma bensì anche chi dovrà applicare le norme inserite all'interno di questo articolo. Punto 8, comma 8, non lo so, questo diventa un problema tecnico, perché effettivamente per come è stato numerato l'articolo 3 parte con il punto 1, al comma 1 e poi al comma 1 si sommano tutta una serie di punti, quando sarebbe stato molto più semplice eventualmente e tecnicamente costruire un articolo con tutta una serie di commi e avrebbe dato certamente molta più facilità nella lettura del disposto che si va ad approvare. L'ordinanza del dirigente, io questo continuo a dirlo, l'abbiamo già detto più volte, lascia un attimino perplessi su quella che è la reale competenza che poi tecnicamente il dirigente del servizio o responsabile del servizio dell'area tecnica si presume, pone in essere gli atti amministrativi per rimuovere o demolire eventualmente il bene che è stato dichiarato abusivo. L'aspetto successivo però della parte finale del comma che lascia ancora più perplessi è che fatto salvo comunque la parte e l'aspetto legato all'eventuale dichiarazione da parte del Consiglio comunale nel momento in cui interviene stabilendo che quell'abuso non è un abuso ma può avere anche un interesse pubblico e quindi si trasforma, eventualmente, in non abuso o che l'aspetto che chiaramente ancora non è ancora molto chiaro e non si capisce o la parte finale "l'opera non contrasti con i rinnovanti interessi urbanistici o ambientali" questo chiaramente deve essere interpretato e quando si interpreta come voi ben sapete chiaramente non diamo certezza del diritto, non diamo certezza in quello che deve essere realizzato e preposto negli atti da chi predispone l'atto amministrativo.
FLORIS MARIO (Sardegna). Presidente, Assessore, con questa legge che tocca un po' i diversi punti della legge fondamentale urbanistica del decreto mi pare che si sia modificato tutto l'impianto che c'era per quanto riguarda l'abbattimento delle opere abusive, o perlomeno non ci sono quei richiami che erano stati fatti e che ci hanno consentito come Regione sarda di utilizzare veramente le ruspe, perché le ruspe sono nel garage? Perché non intervengono? Non intervengono perché c'è una ragione specifica, ci sono diverse ragioni, c'è anche la paura, c'è anche il problema di rapporto tra gli amministratori locali e le imprese che si occupano di questo problema, ma c'è soprattutto una mancanza di finanziamenti da parte della Regione. Qui si dice che se il Comune non interviene entro sei mesi poi interviene la Regione che ha 30 giorni di tempo, dopodiché una volta che è intervenuta la Regione chiede ai Comuni la restituzione delle somme anticipate. No. Allora, noi dobbiamo ripristinare la norma che prevede che la Regione dà i soldi a quei comuni che ne fanno richiesta e che non possono utilizzare le ruspe esclusivamente per mancanza di fondi. Questo è un dato fondamentale e mi pare che manchi, può essere inserito qui o può essere inserito nell'articolo 12, che riguarda la vigilanza edilizia, ma deve essere inserito. Perché sennò cambia totalmente tutta la procedura.
ORRÙ MARCELLO (PSd'Az). Solo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 210, anche perché trovo giusto che questo comma venga sorpreso perché non fa altro che andare ad alimentare e rafforzare l'articolo 3 che parla di sanzioni per interventi eseguiti in assenza di permesso di costruzione. Io trovo questo articolo molto antipatico. All'inizio di questo disegno di legge pensavo di trovare articoli che parlassero di sviluppo dell'economia attraverso l'edilizia, pensavo di trovare all'inizio di questo disegno di legge degli articoli che parlassero di incentivare le persone a portare i documenti presso gli uffici comunali per discutere il perché, il motivo, e la necessità di ampliare la possibilità di costruire. Quindi, Presidente, sinceramente trovo giusto e voterò a favore di questo emendamento.
RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Innanzitutto per confermare che il Gruppo Area Popolare sarda non ha volutamente partecipato al voto del primo emendamento, il numero 209, per una scelta ben precisa di carattere politico. Mentre relativamente all'emendamento numero 210 per esprimere il nostro voto favorevole sulla soppressione del punto 8, non perché non si condividano i principi di chi, in qualche modo, commette un abuso, non stiamo discutendo di questo, stiamo discutendo eventualmente di come…
PRESIDENTE. Chiedo scusa onorevole Rubiu, io vorrei dire ai colleghi che non è che scampanello perché ho reminescenze seminariali, ma il campanello serve per richiamare tutti quelli che stanno parlando in particolare a smettere di parlare perché in qualche maniera disturbano. Quindi, vorrei invitarvi a fare silenzio e lasciare intervenire con tranquillità i colleghi. Mi scusi onorevole Rubiu, prego.
RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Grazie, Presidente. Dicevo che quindi non discutiamo il fatto che non si debba colpire in qualche modo chi commette un abuso, discutiamo su come queste regole sono state scritte, sono state pensate prima e soprattutto notiamo che, in questo articolo 3, il comma 8 ancora una volta conferma, se ce ne fosse bisogno, che c'è proprio la volontà di voler danneggiare in qualche modo chi ha commesso un abuso o presunto tale, perché stiamo parlando ovviamente in alcuni casi di cercare di capire se l'abuso c'è stato o no. C'è un filo conduttore che in qualche modo regna un po' in tutta la legge, che è l'ambiguità. L'ambiguità è il tema ricorrente un po' in tutti gli articoli, in tutto il corso dei vari commi, e soprattutto questa ambiguità perché non si capisce dove si voglia andare a parare, qual è l'intenzione del legislatore. L'ultima frase anche del comma 8, quando parla del capire se l'abuso è con la deliberazione consiliare non si dichiara l'inesistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l'opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali. Ecco, anche su questo rimane questo velo di ambiguità, questo velo di incomprensione. Quindi, riteniamo che la soppressione dell'articolo sia legittimo.
TUNIS STEFANO (FI). Grazie Presidente, soprattutto di aver consentito a quest'Aula di esaminare con la dovuta attenzione questo testo. Onestamente, sono sorpreso del fatto che ci si trovi ancora qui, questo provvedimento Frankenstein, così assemblato, così disomogeneo, ci sta dando la possibilità, minuto dopo minuto, di renderci conto che questa legge ha bisogno di una sola cosa: essere ritirata. Non trovo delle ragioni per continuare a impegnare l'Assemblea nell'esame di un testo che, se per esempio prendiamo in esame il punto di cui fortunatamente discutiamo un emendamento soppressivo, di cui cominciò ad annunciare il voto favorevole, ci porterà in un ginepraio di giurisprudenza che probabilmente tra diversi lustri ci darà atto di quello che noi oggi stiamo dicendo: l'indeterminatezza; l'impossibilità di attribuire criteri oggettivi alla valutazione di un funzionario; la relazione che dovrebbe esistere tra questi e un presunto interesse pubblico. Sono tutti temi che ci restituiscono l'evidenza di un provvedimento che non ha nessuna chance di diventare un provvedimento utile alla nostra Regione. In base a cosa si crea la relazione tra la gravità di un abuso e il fatto che l'amministrazione se ne possa impossessare; in relazione a cosa si producono effetti patrimoniali, tenui oppure devastanti, nella vita di una risorsa e quanto questo possa essere sottratto dall'interesse pubblico. Io questo vi chiedo colleghi, io mi chiedo se avete riflettuto, se il tempo che, grazie a noi, state ottenendo per pensare alle vostre azioni, lo state mettendo a frutto, se è nata in voi quella che noi auspichiamo una fiamma che vi porti ad affrontare con un tono e anche degli obiettivi diversi questo testo. Io mi domando, Presidente, se quello che ci stiamo prendendo sia assolutamente tempo sprecato, se i colleghi devono continuare a cianciare degli affari loro, oppure se devono, verso la fiducia che i sardi gli hanno attribuito immeritatamente, mettere la testa su quello che stiamo facendo. Noi siamo qui, siamo ancora a vostra disposizione e, come potete vedere, questo lo faremo a lungo.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Intanto per comunicare a lei e all'Aula che il Gruppo dei Riformatori non ha partecipato al voto precedente per motivi di carattere politico. Io volevo riprendere una considerazione che ha avuto appena il tempo di accennare il collega Tedde nel suo intervento, cioè si tratta di capire come si vuole procedere nell'esame di questa legge. Perché da questo primo articolo sostanziale si capisce il tipo di approccio che è stato dato, perché l'impressione che si ha è che sia stato fatto un cattivo collage di alcune norme del testo unico sull'edilizia. Allora, se è così e se non ci sono delle novità, o delle norme, che si preoccupano di calare nella nostra realtà peculiare questo tipo di normativa, tanto vale fare un rinvio generale al Testo unico sull'edilizia e avremo un assetto di norme magari per alcune parti non condivisibile ma che comunque ha una sua coerenza interna, risparmiamo agli operatori tanti problemi interpretativi e si evitano quelle difficoltà che regolarmente si incontrano quando si tratta di applicare istituti che sono disciplinati in sede nazionale e a livello regionale, in una materia che è di esclusiva competenza della Regione con però sequenze logiche di norme che sono spostate, che sono sfalsate e che creano tutta una serie di difficoltà.
Quindi, Presidente, siccome mi era parso di capire nell'ultima seduta che c'era la disponibilità a riesaminare l'impianto complessivo, fatti salvi alcuni sbarramenti che sono stati posti dall'esterno, ma per le parti che si possono riesaminare io vorrei capire che se c'è questa volontà oppure se dobbiamo trascinarci in una discussione che alla fine porterà ad approvare una cattiva legge che non serve a nessuno. Facciamo un articolo unico di rinvio al Testo unico sull'edilizia e poi, quando la Giunta sarà pronta a portare la sua legge urbanistica, ne riparleremo.
PITTALIS PIETRO (FI). A costo di sembrare inutili e noiosi, noi non possiamo recedere dal proposito di mettere in evidenza gli aspetti che riteniamo critici di questo disegno di legge, e questo per indurvi ad una riflessione, perché già da questa norma, cosiddetta sanzionatoria, si capisce che si è cercato di fare, com'è stato messo in evidenza da chi mi ha appena preceduto, una sorta di sintesi, di collage tra le disposizioni del d.p.r. n. 380 del 2001 e le norme regionali vigenti, e però quello che si sta ponendo in essere è qualcosa davvero di anomalo che creerà non pochi problemi, sia interpretativi che anche applicativi. Rimanendo al punto 8 mi chiedo come si possa ipotizzare che nel termine di sei mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 3, che è già un termine ridotto rispetto al d.p.r. n. 380, perché lo avete portato da 90 a 45 giorni, c'è la presunzione di eseguire in questo arco temporale ristrettissimo la rimozione o la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi, senza tener conto… Presidente, c'è un brusio che…
Sono aspetti anche tecnici, però, guardate, gli operatori che poi questa legge la debbano applicare, dagli uffici comunali, dagli stessi professionisti al cittadino che si trova nella condizione di dover capire qual è il destino di un manufatto perché ha commesso una parziale difformità, allo stesso avvocato che deve poi districarsi nei meandri di una pluralità di norme che si sovrappongono e che davvero creano un mostro dal punto di vista giuridico, dell'interpretazione e dell'applicatore pratica…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pittalis, il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Io sono poco propenso a fare il ragionamento per cui mi fermo, aggredisco, faccio ostruzionismo, mi metto di traverso e non vado avanti: non è nella mia cultura, né mi interessa. Vero è, come mi suggerisce il mio amico e collega Michele Cossa, che anche questo pezzo è un patchwork, il patchwork è una forma d'arte stramba, stupida, che ad alcuni piace ma a me no, vuol dire che si appiccicano pezzi di stracci l'uno all'altro di diverso colore e di diversa caratteristica, così da ottenere un'opera d'arte, per chi l'apprezza. Ora, se non si è seriamente convinti che si sta facendo una norma che i dipendenti dei Comuni e lo stesso sindaco debbano attuare, e che vedono in raffronto i cittadini che già sono oberati da ogni tipo di vessazione burocratica, mi chiedo quale attività logica, quale attività buona stiamo ponendo in essere come legislatori. Non è meglio fermarsi un attimino, ragionare tutti assieme e cercare di trovare le soluzioni più opportune e giuste? È il caso di proporre all'attenzione del mondo giuridico, e in specie di quello giudiziario, norme ormai vecchie, perché stiamo riproponendo norme che ormai hanno anche vent'anni e le stiamo riproponendo in malo modo, miscugliando le cose, dove non sappiamo, all'interno anche di questo punto 8 (so che il tempo sta per terminare e annuncio il voto favorevole), esattamente quali sono le qualificazione delle attività e chi le deve porre in essere. Ma lo avete letto? Ve lo chiedo veramente nell'interesse della gente di Sardegna che aspetta. Poi ci vergogniamo perché la gente si imbestialisce contro le istituzioni, si imbestialisce contro questo Consiglio regionale e contro tutti i consiglieri regionali, dove ce ne sono asini e meno asini!
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Riflettevo sul fatto che questo punto 8 sembra scritto per un'isola felice, eppure qui in Aula tanti colleghi appartengono al mondo delle amministrazioni comunali, sindaci e consiglieri. Pensate voi che quel mondo che con forte criticità si rappresenta alla politica, a tutti i livelli della governance politica, con quale tipo di accoglimento ci si possa presentare in un'aula consiliare dove a un cittadino quel voto deliberativo consiliare locale potrebbe acquisirgli o spazzargli via un'abitazione, costruita in modo certamente abnorme rispetto alle regole, ma che si ritroverebbe amici, compagni di giochi, di squadra, di caccia, cognati, cugini, con una difficoltà locale che viene esageratamente rappresentata a suo svantaggio. E quindi la domanda che ci dobbiamo porre tutti quanti è: ci rendiamo conto di quale sentimento di antipolitica esista oggi, e come stiamo incredibilmente cercando le strade più semplici per alimentarla ed anche aumentarla? Noi dobbiamo fare una riflessione severa sotto questo profilo, dobbiamo fare anche un passo indietro, quando ci rendiamo conto che non solo per attribuire una responsabilità oggettiva a un dirigente si dia una responsabilità anche ad un intero consiglio comunale, che si dovrebbe contrapporre alla stessa cittadinanza, e quindi alimentando automaticamente quel sentimento di sfavore, quasi di odio, che spesso dalle parti dei centri del malessere a me ben noti e a molti colleghi del mio perimetro provinciale, è stato spesso rappresentato nel modo più violento. Questo ci deve far riflettere, colleghi. E quindi naturalmente voterò a favore dell'emendamento numero 210.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica.
ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica. Per dire questo, la norma si inserisce all'interno di un quadro organico che interviene sia sulla legge numero 23 che sulla legge numero 45 su un tema particolarmente delicato, e la scrittura è pensata proprio per rispondere ai principi di semplificazione cui è ispirata la legge.
Però voglio intervenire nello specifico su un tema particolarmente delicato e opportunamente sollevato dall'onorevole Floris che riguarda poi i costi, chi materialmente deve attivarsi per dar seguito alle attività di demolizione, e voglio ricordare, appunto, che su questo punto rimane salvo il discorso dell'articolo 15 della legge numero 45 sull'esecuzione delle ordinanze di demolizione che prevede un intervento sia della Regione che del Comune. L'intervento sostitutivo di cui all'articolo 12 della legge che discutete oggi interviene proprio per superare alcune criticità che sono state riscontrate, l'intervento sostitutivo consente alla Regione di intervenire anche con mezzi propri qualora il Comune non disponesse delle risorse necessarie.
Peraltro faccio presente che la delibera di Giunta numero 56/37 del 29 dicembre 2009, che è stata fatta a seguito di una legge di assestamento dall'Amministrazione Cappellacci di allora e che interveniva sempre su questo tema, aveva previsto delle modalità di corresponsione di rimborso ai comuni che non sono state mai utilizzate. Quindi, stiamo parlando di un dispositivo di sostegno finanziario ai comuni che già esiste che non è stato mai utilizzato con delle risorse che sono comunque a disposizione. Quindi anche da questo punto di vista mi sentirei di dire che sul lato normativo la risposta viene data con un'organizzazione più razionale del sistema e sul lato della spesa e della disponibilità delle risorse eventuali per i comuni il problema è comunque risolto a monte da questo UPB che consente ai comuni di acquisire le risorse necessarie per dar seguito alle ordinanze di demolizione.
PRESIDENTE. Prendo atto che consigliere Tunis ha votato a favore e il consigliere Manca ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Floris - Locci - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Desini - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Perra - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Sale - Solinas Antonio - Tendas - Usula - Zedda Paolo.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 211. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
TUNIS STEFANO (FI). Grazie Presidente, per continuare nel ragionamento che si stava facendo prima e con la raccomandazione che il tempo che stiamo dedicando a queste argomentazioni sia fruttuoso. Lo abbiamo visto, se voi poteste parlare, io lo comprendo, lo direste anche voi, esistono tante incongruenze, io non l'ho definito patchwork l'ho definito Frankenstein però il fatto che ci sia poca attenzione e se vogliamo poca lungimiranza all'interno di questa norma è evidente proprio dell'articolato e l'articolo 3 ne rappresenta la somma. Come mettere in relazione tutte queste responsabilità pubblicistiche collocate su diversi livelli da quello amministrativo a quello dirigenziale a quello amministrativo rappresentato dal sindaco poi stralciato, successivamente portato a quella dell'assemblea dell'ente locale, come fare, sarà certamente la giurisprudenza, come abbiamo detto, a mettere ordine su tutto questo. E il fatto di aver spostato, di aver abdicato al nostro ruolo, aver rinunciato alla nostra azione per spostarla su due livelli che dichiaratamente anche in sede di discussione generale volevamo evitare ci mette in mora; l'oligarchia che adesso darà le direttive comportamentali da un lato, l'attesa dall'altra parte della giurisprudenza, tutti gli atti esecutivi sottesi a questo articolato sono delle cose dalle quali noi dobbiamo responsabilmente sfuggire e liberare i nostri cittadini. Come possiamo affidare soltanto alla sorte il fatto che loro si sappiano destreggiare in questo ambiente, torniamo al punto che abbiamo già esposto che solamente chi mette a budget spese legali, consulenze tecniche, chi è economicamente forte, la vostra utenza, lo comprendo, chi è portatore di interessi importanti, i vostri sostenitori, solo loro possono godere di una norma come questa.
Allora, colleghi, vi invito a riflettere proprio su questo punto, noi stiamo facendo una norma per tutti o stiamo facendo una norma per pochi, noi nel licenziare senza l'analisi, senza il vostro contributo questo testo stiamo facendo l'interesse dei nostri concittadini o stiamo facendo l'interesse di pochi, grossi portatori di interessi che poi sono quelli che potrebbero maggiormente godere di un testo come questo. Io, colleghi, per tutto il tempo in cui saremo qui a discutere di questi argomenti credo che non perderò una sola occasione per ricordarvelo. Io voterò convintamente a favore di quest'emendamento…
CHERCHI OSCAR (FI). Grazie Presidente, anch'io, come il collega Tunis, convintamente voterò a favore dell'emendamento numero 211 e per proseguire nel ragionamento iniziale dell'articolo 3 mi sembra un po' a questo punto di insistere su un argomento che tutto sommato non credo che porterà molto lontano. È un po' come assistere a quella sorta di pillola positiva che si sta cercando di incutere e di portare avanti nel mondo del calcio, mi sembra un po' il momento triste del Cagliari Calcio che tutti sperano in un grande miracolo, un miracolo che non arriverà e questa è la stessa situazione… Speriamo tutti che arrivi ma non arriverà, perché sono stati commessi degli errori gravissimi da parte di una dirigenza che non era all'altezza probabilmente di una situazione da evitare e da portare avanti. Ecco il paragone è molto simile a quello del centrosinistra, un'eredità che non riesce a gestire e non è in grado di portare avanti. Quindi è un fallimento, fallimento sicuro. Quindi continua intervenire da parte nostra su i vari punti dell'articolo 3 confermano in effetti questa situazione. Al punto 9, la famosa acquisizione gratuita, negli altri casi stiamo parlando chiaramente di terreni sottoposti a vincolo di inedificabilità, quindi un abuso commesso all'interno di un'area che ha vincolo totale e quindi edificabilità zero, l'acquisizione gratuita non è che dalle altre parti l'acquisizione sia onerosa, è comunque gratuita quindi anche questo è già un aspetto particolare che va sicuramente sottolineato. In un comma si parla di ordinanza dei dirigenti, in questo si parla dell'ingiunzione di demolizione, quindi è forse il caso magari di chiarirci la differenza che passa tra ordinanza ingiunzione, l'ordinanza è un atto amministrativo, l'ingiunzione la fa la parte giudiziaria e poi a questo punto non si capisce se è a titolo gratuito e quindi l'acquisizione ma poi gli oneri di demolizione sono a totale carico di chi giustamente commette l'abuso, e la sanzione? Paga anche la sanzione? Perché non si capisce, ecco dove sono i problemi reali che vanno affrontati prima di entrare in aula con un testo di legge. Ecco perché noi continuiamo a dire, e mi associo al collega Tunis, è il caso probabilmente di fermarci, ragioniamo, pensiamoci prima di approvare una norma e rivediamola…
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, per annunciare il voto favorevole all'emendamento, significando che valgono anche per questo emendamento le stesse considerazioni svolte nell'articolo precedente, aggravate da questo emendamento orale riepilogativo che ci è stato notificato. Io cito, a titolo esemplificativo, ma valgono tutte le considerazioni sin qui svolte sull'impostazione generale del provvedimento che stiamo esaminando, vorrei pregare i colleghi di prestare attenzione all'emendamento orale, al comma 3, il quale, mentre prima il termine di 45 giorni veniva posto in relazione agli adempimenti di cui ai commi successivi, adesso questo comma 3 diventa relativo ai provvedimenti di cui al comma 1. Perché lo cito anche se non c'entra con l'emendamento che stiamo dicendo? Perché è evidente che noi stiamo procedendo a tentoni, cioè con un emendamento orale viene ribaltato il riferimento normativo che veniva fatto nella versione originale del testo. Per cui, onorevoli colleghi, io vorrei ancora una volta richiamarvi alla serietà di quello che stiamo facendo perché noi siamo seriamente preoccupati. Leggo l'ulteriore comunicato oggi da parte di una delle associazioni di categoria, l'ANIEM, che richiama l'attenzione del Consiglio regionale a quello che sta facendo, e cioè all'adozione di norme che sta gettando nel panico il settore e che rischia di uccidere definitivamente un settore che a malapena ha sopravvissuto in questi anni grazie al Piano casa. Grazie.
TEDDE MARCO (FI). Non passa giorno che non intervenga un'associazione a censurare in modo pesante questa proposta di legge, questo disegno di legge. Questi interventi che si susseguono l'un l'altro giorno dopo giorno avrebbero gioco forza dovuto far riflettere la maggioranza, avrebbero dovuto imporre uno stop a questo articolato, così non è accaduto.
Annuncio il voto positivo, Presidente, ma due osservazione ritengo di doverle fare. Questa norma, il comma 9, disciplina le acquisizioni gratuite in caso di inottemperanza all'ordinanza di ingiunzione. Diciamo che sotto il profilo teleologico finalistico è una norma che potrebbe anche andar bene, il problema è quando questi beni vengono acquisiti al patrimonio, il problema è a quale patrimonio vengono acquisiti. Per essere molto sintetici e lapidari, io credo che questi beni alla fine debbano arrivare sempre ai comuni nel cui territorio sono stati realizzati abusivamente, ma nella prima ipotesi della norma non arrivano ai comuni perché vanno a favore delle amministrazioni a cui compete la vigilanza sull'osservanza del vincolo, primo punto, prima deficienza. Seconda deficienza è relativa al fatto che ritengo del tutto inopportuno che questi beni, laddove dovessero essere acquisiti ai comuni, vadano direttamente ai comuni. Perché? Perché queste acquisizioni di beni privati sono delle operazioni molto delicate, che comportano a volte le reazioni poco accorte, a volte sconsiderate, e nel momento in cui, come noi sappiamo, il comune è in rapporti strettissimi con i cittadini che vengono sanzionati e vengono puniti, le reazioni potrebbero andare a discapito dei funzionari comunali che, poveracci, non fanno altro che eseguire le direttive dell'amministrazione. Ecco, questo per dire che riterrei opportuno che questi beni venissero sempre acquisiti dalla Regione, sempre acquisiti dalla Regione, che ha un rapporto con i cittadini differente, non è un rapporto così stretto, non è un rapporto così contiguo con i cittadini, e una volta acquisiti dalla Regione poi la Regione li dovrebbe trasferire ai comuni. Quindi c'è la mediazione della Regione che evita quelle reazioni da parte dei cittadini nei confronti dei funzionari e dirigenti comunali che molto spesso si verificano, reazioni che vanno a punire questi funzionari che non fanno altro che fare il loro dovere. Confermo il voto favorevole. Grazie.
DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Nel dichiarare il voto favorevole vorrei sommessamente ricordare a me stesso e agli altri, e d'altronde non potrebbe essere diversamente, se non si va sul filo della memoria, non si ha neanche la possibilità di progettare un futuro. Il 24 marzo del 1944, settantuno anni fa, le Fosse Ardeatine furono il teatro di un obbrobrio che sanciva la barbarie di un rapporto disumano fra quelle che sono le ideologie e l'umanità stessa che deve sopravvivere, sopravvive ed è nata anche su quelle Fosse la democrazia, il fatto che oggi noi parliamo, il fatto che oggi noi dibattiamo in un libero Parlamento regionale. Ma è grave se non comprendiamo che il ragionamento dovuto anche al sacrificio di quei trecento e passa uomini uccisi, di cui molti anche sardi, non si capisce che bisogna saper utilizzare al meglio lo spazio di discussione e il fatto che non è tollerabile per qualunque ideologia, per qualunque metodo di dibattito che si possa instaurare, se non si fanno ragionamenti sani, onesti, certi, improntati al bene comune. E non si può, mi permetto di dire ancora una volta, far nascere un bambino in maniera podalica quando noi comprendiamo che stiamo dibattendo solo ed esclusivamente all'articolo 3, ai primi articoli, di quelle che sono le sanzioni di argomenti che non sono trattati. Mi fermo qui.
RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Anche il comma 9 dell'articolo 3 è un comma che in qualche modo richiama e conferma che questa legge è stata fatta con troppa fretta e con troppa superficialità. Il rapporto tra urbanistica e paesaggio ha distinto le due materie tenuto conto del diverso interesse pubblico tutelato. L'urbanistica ha infatti come scopo il raggiungimento di un ordinato assetto del territorio, il paesaggio tende invece alla conservazione delle funzioni estetico-culturali. Quindi parliamo di due argomenti ben definiti, di cui chiaramente nel comma 8 non se ne parla minimamente. La distinzione tra urbanistica e paesaggio parte dalla diretta distinzione fra vincoli di inedificabilità, quindi stiamo parlando di due vincoli completamente diversi - mentre nel comma 3 anche questo viene lasciato nella totale ambiguità - quindi due vincoli di inedificabilità assoluti e due vincoli di inedificabilità relativa, sappiamo bene la distinzione tra assoluti e relativa. I primi, cioè quelli urbanistici, sono previsti da leggi speciali, a tutela dei valori di particolare rilevanza, mentre i secondi, i vincoli di inedificabilità relativa, sono condizionati da parte dell'autorità titolare del vincolo. Quanto ciò ha precisato dimostra ancora una volta che il comma 9 è stato scritto senza tenere conto di questi aspetti. L'acquisizione gratuita, la vigilanza, ma soprattutto la demolizione, mi fa venire in mente cosa è accaduto a Teulada in quel bellissimo albergo che è stato demolito, dove le macerie ancora oggi sono ubicate nel Sito, quindi dimostra che l'Amministrazione pubblica ha sì il potere di demolire e, come in quel caso, demolisce, però non ha fatto nulla per rimuovere quel grave reato ambientale che c'è stato quando ha inquinato il Sito. Altro esempio sulla inedificabilità, e l'Assessore sa bene di cosa sto parlando, è il Comune di Calasetta. Nel Comune di Calasetta, di fronte al Porto, vi è una palazzina che è stata costruita probabilmente ottant'anni fa, cinquant'anni fa, su proprietà demaniale, dove, ancora oggi, viene difficile stabilire qual è il vincolo di inedificabilità. Quindi questo dimostra che cosa? Che l'articolo…
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). A mio giudizio più andiamo avanti e più quest'Aula si schiera come un plotone di esecuzione, non a vantaggio, a favore degli amministratori locali, ma si schiera contro complicandogli l'esecuzione naturale dei propri compiti, delle proprie funzioni amministrative, fatte naturalmente in termini di socialità, responsabilità, civiltà, e invece qua si vuole intervenire in continuazione con una legge che, alla fin fine, va a complicare decisamente l'esercizio di funzioni alle quali democraticamente sono giunti. Però c'è anche da parte dell'Amministrazione regionale una sorta di scaricabarile; ci si vuole letteralmente lavare le mani. Alla fin fine c'è anche un guazzabuglio legislativo, di cui naturalmente la giurisprudenza italiana ne è piena. È sorto un caso, in tempi recenti, nel quale, e qua si fa proprio riferimento ai terreni, nel quale era il terreno inedificabile per massima parte di competenza di un Comune, l'abuso veniva svolto su una micro porzione di competenza di un'altra Amministrazione, e ha creato un guazzabuglio mica da poco, dove naturalmente il palleggiamento di responsabilità era non emettere ordinanze di demolizione, non intervenire sul ritiro delle macerie determinate dall'abuso, non volontà da parte di alcune delle due Amministrazioni nel riconoscere la propria responsabilità ultima nei confronti del cittadino. Il fatto stesso che nel primo rigo si dica che: "Per gli interventi abusivamente eseguiti su terreni sottoposti, in base a legge statale, a vincolo di inedificabilità", accende le lampadine, assessore Erriu, proprio su un tema che è già accaduto in questa, guarda caso, Provincia malandata, che è quella del territorio del malessere, delle difficoltà socioeconomiche, delle tante difficoltà nel saper affrontare il quotidiano per portare a casa il proprio pane. Beh, davanti a tutte queste situazioni io credo che anche l'articolo 9 meriti esattamente quello che è stato richiesto a gran voce da tutti i colleghi, con il voto congiunto e favorevole all'emendamento in discussione.
ZEDDA ALESSANDRA (FI). Volutamente ho evitato di intervenire sui precedenti punti di questo comma, ma sinceramente il punto 9, che poi fa il paio con il punto 8 e il punto 10, proprio non mi consente di stare zitta, e sposo le ultime considerazioni del collega Crisponi in quanto, guardate, qui sembra quasi che vogliamo estremizzare il principio di sussidiarietà, cioè, quando ci conviene siamo pronti veramente a fare il massimo della delega agli enti locali. Ma voi davvero pensate, e questo ve lo sto dicendo dall'inizio della transazione di questa norma, che abbiamo le strutture comunali pronte a sopportare un carico del genere? Io credo davvero di no, anche perché, a fronte di adempimenti amministrativi complessi, ci ritroviamo dei cittadini che certamente avranno da dire la loro e, in ogni caso, noi crediamo che questo non potrà fare altro che alimentare dei contenziosi. E poi, sinceramente, nel recepire la normativa di carattere nazionale, questo lo dirò anche in seguito, sarà oggetto di altre considerazioni, noi, invece che migliorare una norma cercando di recepire i contenuti del nostro territorio, delle nostre identità, delle nostre istituzioni, no! noi facciamo di tutto pur di complicare le procedure, invece che semplificarle; infatti il termine "semplificazione" mi sembra quantomeno lontano dal concetto reale. Quindi convintamente vi proponiamo, e voteremo quindi a favore per la soppressione di questo punto 9, e credo però che ciò che sto dicendo è anche rilevabile proprio nell'emendamento orale che state proponendo. E consentiteci, sinceramente, oltre che discutere il modus operandi con cui state affrontando la formazione delle leggi, crediamo anche che ci sia una sonora arroganza. Ma quando mai possiamo proporre emendamenti orali di tale lunghezza senza averli condivisi, senza esserci confrontati. Colleghi! Abbiate veramente un po' di rispetto da questo punto di vista.
PITTALIS PIETRO (FI). Il problema delle demolizioni pone il problema a monte della vigilanza. Com'è possibile che in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità, perché sussistono vincoli di diversa natura, si possa realizzare un intervento. Ciò pone il problema quindi della vigilanza, ciò pone il problema di come invece la Regione avrebbe dovuto farsi carico di supportare l'azione degli enti locali, perché, per quanto il Corpo forestale, i Corpi di polizia municipale possano fare, e fanno tanto in questo versante, probabilmente sarebbe necessario che la Regione si dotasse di strumenti per sostenere questo gravoso, gravosissimo compito. Perché non è di poco conto che qualcuno, per esempio, che voglia realizzare un albergo, supponiamo, e che a un certo punto decida di demolire un intero bosco, delle piante perché deve realizzare anziché in altezza orizzontalmente questa struttura, nonostante vi siano vincoli di carattere boschivo o di altra natura, ecco, è solo l'attività, questa sì, seria e sempre presente nel Corpo forestale, che rende possibile evitare questo tipo di abuso, tra l'altro da chi predica bene nelle piazze l'ambientalismo, ma razzola male quando si tratta di applicarlo a casa propria. E allora, Assessore, il problema delle demolizioni pone anche l'ulteriore di chi le deve fare e come devono essere fatte, con quali strumenti, con quali mezzi, perché è anche troppo semplice sostenere che bisogna esercitare un potere sostitutivo, ponendo però sempre a carico dei comuni interessati i relativi oneri. Su questo, e siccome il tempo sta volgendo al termine, interverrò sul prossimo emendamento per fare una riflessione più compiuta su questo aspetto, sul quale solo la magistratura…
RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Presidente, solo perché nel mio intervento ho dimenticato di annunciare la dichiarazione di voto. Voterò in modo favorevole all'emendamento numero 210, per la soppressione del punto 8. Grazie.
PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Oppi e Tocco hanno votato a favore e che la consigliera Busia ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Floris - Locci - Oppi - Orrù - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Perra - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Usula.
Comunico che è rientrata dal congedo l'onorevole Busia.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 212. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, il voto è sicuramente favorevole. Questo comma, o punto 10, come meglio si vuole definire, ha un aspetto un po' particolare, credo che da questo punto di vista vada effettivamente chiarito. Dopo sei mesi, decorso quindi il tempo necessario per acquisire e demolire, interviene eventualmente la Regione, diffida e dà all'amministrazione la possibilità di proseguire entro ulteriori trenta giorni. Se entro i trenta giorni non ottempera all'ordinanza vera e propria o la diffida da parte della Regione, interviene la Regione stessa.
Adesso, io direi di capire un attimino di che cosa si tratta. Al punto 8 l'opera acquisita è rimossa e demolita e i luoghi sono ripristinati con una ordinanza del dirigente eccetera, eccetera. Ove però il consiglio comunale decidesse che queste sono opere di interesse pubblico o eventualmente con rilevanti interessi urbanistici o ambientali, non li demolisce. Io vorrei capire se però chi applica il comma 10 deve prendere in considerazione il fatto che comunque il comune abbia eventualmente deliberato o non abbia deliberato, perché non si capisce. Dal comma 10 sembra che o si demolisce entro sei mesi, quindi si ripristina lo stato dei luoghi, o altrimenti interviene la Regione. Interviene la Regione con una diffida oppure eventualmente direttamente se non ottempera la stessa amministrazione. Credo che questo vada chiarito però, è un aspetto abbastanza importante che può indurre in chi deve applicare la norma qualche dubbio e qualche difficoltà.
Quindi, credo che, Assessore, qui va chiarito davvero, è un aspetto importante nel momento in cui la diffida da parte della Regione è legata solo ed esclusivamente al non adempimento da parte dell'amministrazione della demolizione e quindi del ripristino dello stato dei luoghi o se eventualmente nel momento in cui il consiglio comunale ne dichiara la pubblica utilità debba intervenire anche su quella.
TEDDE MARCO (FI). Presidente, mi pare che questa sia una norma - poi magari verrò smentito - originale, una norma che deriva dalla volontà della Giunta di caricare sui comuni le somma che sono necessarie per le demolizioni e di intervenire sostitutivamente nei confronti dei comuni allorché i comuni non agiscano così come prevede la norma. Io credo che sia fortemente vessatorio nei confronti dei nostri comuni prevedere una disciplina così pesante nei confronti degli enti locali. Enti locali che stanno vivendo un momento drammatico, un momento di crisi non soltanto finanziaria, ci sono crisi sociali nelle nostre comunità che vanno a ricadere poi sugli amministratori dei comuni. La mancanza di risorse, la forte penuria di risorse credo che debba essere in qualche modo alleviata piuttosto che aggravata da questi provvedimenti normativi che rischiano di diventare, agli occhi della comunità, agli occhi degli amministratori che hanno contatto con la comunità, vessatori e iniqui.
Questo è il motivo per cui voterò favorevolmente all'emendamento, però io credo che una riflessione la maggioranza e la Giunta la debbano fare. Non si possono sobbarcare ai comuni e agli enti locali spese per demolizioni che non possono sostenere, non possono sostenere. Ciò che accadrà che cosa sarà? Sarà che la Regione demolirà, farà finta, simulerà di porre a carico dei comuni le spese necessarie e i comuni non pagheranno mai, mai! Allora perché facciamo una norma che non potrà mai essere attuata? Prevediamo altre discipline, lasciamo perdere la gassosa, lasciamo perdere la gassosa e facciamo delle norme che possano essere attuate. I comuni mai e poi mai si sobbarcheranno gli oneri, le spese, i costi delle demolizioni. Pensiamoci da adesso e non dopo.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Qua in realtà sta succedendo qualcosa di strano, quello che avrebbe dovuto essere il pilastro e il basamento del corpus dell'articolo 3, se leggiamo bene il 10 e l'11 insieme vediamo che è stato rovesciato un sistema che diventa autentica pietra tombale nei confronti delle amministrazioni. Di fatto la Regione si dimostra arida, matrigna, si dimostra stopposa nei confronti dei piccoli amministratori. In realtà qui, assessore Erriu, lei avrebbe dovuto, in un sussulto di attenzione verso il coraggio degli amministratori locali, individuare un capitolo di spesa perché se evidentemente debbono esserci demolizioni questa amministrazione regionale escluda totalmente da un'incombenza così severa e così gravosa delle piccole amministrazioni e immaginare che ci possa essere anche a priori una convenzione col genio militare, con un'azienda che viene da fuori, ma che non vada addirittura ad essere così acida, severa nei confronti del piccolo amministratore, al quale addirittura gli mette in campo aspetti economici che, di fatto, quell'amministratore non ha a sua disposizione. Questa amministrazione non è certamente ricca, ma è l'amministrazione di riferimento semmai per quei piccoli comuni che punteggiano il nostro territorio, lei dovrebbe mettere esattamente a disposizione delle risorse nelle quali, facendosi capo dell'ingrato compito, dovrebbe provvedere automaticamente la Regione con i poteri sì in questo caso sostitutivi di intervento per le difficoltà che abbiamo detto sociali e socioeconomiche dei piccoli comuni e con l'amministrazione che interviene anche perché esattamente distante da quel rapporto che spesso c'è di vicinanza, di amicizia, di contiguità come spesso è stato già più volte richiamato qui quest'oggi nell'Aula. Quindi, inevitabilmente anche in questo caso voto a favore dell'emendamento soppressivo.
TUNIS STEFANO (FI). Presidente, volevo - anche ispirato dall'intervento del collega Cherchi - mettere in evidenza questa profonda incongruenza anche metodologica, ovvero cosa accade quando nell'ambito di una valutazione anche politica che spetta al consiglio comunale, che, comunque sia, deve necessariamente collocarsi in una discussione un po' al di sopra, un po' al di fuori dei termini perentori all'interno dei quali viene circoscritto un procedimento amministrativo, cosa accade quando un eventuale interesse pubblico, una valutazione di questo tipo, dovesse invece confliggere con il fatto che la Regione esige dei tempi certi per esercitare il suo ruolo? Dove si ferma l'autodeterminazione dell'ente locale e sin dove arriva la possibilità di estendere la tensione del suo giogo da parte della Regione? Non mi pare che all'interno di questo articolato si ravvisi una giusta distribuzione dei pesi. Perché, ecco, sarebbe ininfluente tutto questo se noi ci trovassimo in presenza di soggetti tutti ugualmente in grado di sopportare il peso di queste vicende, ma per un verso o per l'altro esiste una forte disparità che spesso confina nella discriminazione, nell'esercizio del potere descritto in questo modo. Non è nella freddezza di uno scadenziario di adempimenti che questo si dissolve, è il contrario, è proprio questo freddo mettere nero su bianco tutto ciò che attiene agli adempimenti che coinvolgono diversi soggetti che rende questo un testo freddo, un testo che raccomanderebbe a tutti noi un supplemento di indagine, una valutazione. Molto presto saremo chiamati al voto finale su questo articolo, abbiamo ancora del tempo, probabilmente non sarà oggi che arriveremo ad arrivare al voto finale su questo articolo, però tutto il tempo che fortunatamente stiamo impiegando e continueremo a impiegare su questo tema credo che ci debba far riflettere. Perché se noi stralciassimo questo articolo cioè togliessimo di mezzo per un momento la grande forza sanzionatoria che voi avete voluto attribuire a questa norma, porteremmo un livello di serenità nella discussione, in chi ci ascolta da fuori, in chi ci incoraggia a fare quello che stiamo facendo, che può portare a risultati migliori. Io sono convinto che non soltanto a noi ci stanno arrivando raccomandazioni in questo senso, io sono convinto, io non ricevo...
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Il tema che hanno sollevato i colleghi e che ancora prima aveva sollevato il presidente Floris mi pare parlando del punto 8, diventa un tema cruciale perché noi stiamo parlando della effettività delle demolizioni. Io credo che un approccio moderno a questo problema, moderno nel senso di consapevole di tutti problemi che sono connessi all'aspetto più delicato dell'abusivismo, dovrebbe tenere conto della realtà dei fatti e la realtà dei fatti è: a) quella che hanno detto il collega Crisponi, che hanno detto oltre al presidente Floris altri colleghi che cioè le amministrazioni non hanno soldi; b) che per le amministrazioni proprio per la loro posizione di prossimità che presenta per alcuni versi dei vantaggi ma nella materia specifica presenta degli svantaggi che sono dei macigni, producono come conseguenza quella che diceva prima il collega Pittalis che cioè chi interviene è la magistratura. Io onestamente non ho memoria o forse ci sono pochissimi casi di interventi di demolizione che sono stati fatti dalla Regione o dalle amministrazioni comunali. Allora se è così io credo che noi dovremo prendere atto di questa realtà e costruire un meccanismo che renda effettiva la sanzione della demolizione perché se no rimane tutto scritto sulla carta, si fanno ordinanze, si assegnano termini previa diffida, eccetera eccetera e poi il manufatto rimane lì fino a quando una procura non si fa carico di intervenire. Allora se è così, diceva bene l'onorevole Crisponi, affrontiamolo prima il problema, stabiliamo in termini generali che quando c'è un manufatto la Regione interviene automaticamente e non si sogna nemmeno di andare a chiedere indietro i soldi ai comuni. Ma perché deve chiedere soldi indietro ai comuni? Lo faccia la Regione se vogliamo per conto del comune visto che è il comune che predispone tutti gli atti preparatori, effettua tutte le denunce e le segnalazioni che è necessario fare ma poi si renda la demolizione una cosa effettiva non fittizia e scritta semplicemente sulla carta, per cui voteremo a favore dell'emendamento.
CARTA ANGELO (PSd'Az). Io mi rivolgo all'ex sindaco che oggi è Assessore degli enti locali. Come sindaco, come presidente dell'ANCI, cosa ci si aspetta dalla Regione quando uno è sindaco? Ci si aspetta che la Regione sollevi e allevii per quanto più possibile i problemi in capo ai sindaci. Ora tutto l'articolato dall'articolo 3 è un continuum che dal comma 1 va fino al comma 9 e poi dulcis in fundo il comma 10 nel quale ai comuni diciamo sostanzialmente: "Guarda, devi fare un sacco di cose, ti diamo le sanzioni". Io le propongo questo Assessore, si tenga le sanzioni la Regione, ci fermiamo al comma 1 e diciamo che "il dirigente responsabile del competente ufficio comunale accertata l'esecuzione di interventi in assenza di permesso, entro 15 giorni dalla notifica della sospensione il dirigente o il responsabile dell'ufficio deve richiedere alla Regione che intervenga per tutti gli atti conseguenti". Quindi la Regione su segnalazione del dirigente o del responsabile dell'ufficio tecnico interviene e fa tutto quello che in nove commi stiamo dicendo dovrebbero fare i comuni. Perché comunque demolire per un sindaco, demolire in una comunità, demolire una casa che solitamente è frutto di grandi sacrifici soprattutto nelle nostre comunità, credo che sia una cosa alla quale un sindaco cerca di sottrarsi se è possibile. Allora la Regione potrebbe, e secondo me deve in questo caso, esercitare questo potere sostitutivo chiedendo al dirigente di trasmettere l'eventuale sospensione e richiesta di demolizione in caso di inadempienza direttamente alla Regione lasciando fuori il comune e il sindaco, per cui annuncio il voto favorevole alla soppressione del comma 9.
RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Per annunciare il voto favorevole alla soppressione dell'emendamento numero 212 e per evidenziare alcuni aspetti che anche in questo comma dell'articolo 3 sono sicuramente discutibili, ambigui e che creano problemi alla nostra popolazione. Leggo testualmente: "decorso inutilmente il termine di cui al comma 8 senza che il comune abbia adempiuto, la Regione previa diffida con assegnazione dell'ulteriore termine di 30 giorni attiva le procedure per l'esecuzione dell'ordinanza di demolizione". Sin qui va tutto bene, però mi ritorna in mente il solito esempio, l'esempio dell'albergo di Teulada dove le macerie a distanza di 10 anni sono ancora lì. Ma noi possiamo accettare che questo accada? Come possiamo rimediare in qualche modo affinché non si ripetano più scempi di questo genere? Dobbiamo trovare una forma che è quella di capire se il comune prima o la Regione poi ha le risorse per la bonifica del sito altrimenti che non si inizi neanche la demolizione. Dobbiamo in questo comma 10 integrare con un emendamento che prima di iniziare i lavori della demolizione si debbano garantire le risorse finanziarie per bonificare il sito. Senza questo tipo di integrazione il comma 10 rappresenta ancora una volta una legge che non trova soluzioni per risolvere i problemi della società, ma soprattutto trova quelle opportunità per inquinare sotto autorizzazione. In questo modo siamo autorizzando i comuni e la Regione di inquinare senza pagare, la legge numero 156 è molto chiara: chi inquina paga. In questo caso ha inquinato il comune, inquina la Regione, e nessuno paga. L'unica persona, l'unica figura giuridica che nella legge è indicata a pagare ancora una volta è il solito cittadino, quindi prima di demolire, Assessore, fermiamoci cinque minuti o riportiamolo in Commissione, troviamo la forma per capire che prima che si inizi la demolizione dobbiamo avere già nelle casse del comune i soldi destinati alle bonifiche.
PITTALIS PIETRO (FI). Ricorderanno i colleghi che l'ultimo condono edilizio risale al 2003, ebbene da allora secondo uno studio del Cresme, mal grado appunto la disposizione, quella prevista dal DPR numero 380 del 2001 che prevede che le opere abusive siano demolite con ordine del giudice all'esito del procedimento penale instaurato per l'abuso, rileva che sarebbero state costruite in Italia oltre 258.000 case abusive e su 72 comuni capoluogo di provincia sarebbero state emesse 46.760 ordinanze mentre ne sarebbero state eseguite poco meno di 5000, cioè circa il 10 per cento. E questo perché torniamo sempre al problema dei problemi, Assessore, che ancora nei contesti regionali e locali non si è apprestato un serio servizio di prevenzione e vigilanza. Primo aspetto.
Secondo aspetto. Si è cercato a livello nazionale, tra l'altro l'ha fatto qualche parlamentare proprio del Partito Democratico in Campania, e per la verità anche qualche parlamentare della mia parte politica, tenuto conto del fenomeno rilevantissimo dell'abusivismo in Campania, per trovare anche una soluzione perché poi c'è abuso e abuso, c'è quello riferibile alle organizzazioni criminali ed organizzate, quelli riferibili per scopi speculativi, quelle riferibili all'abuso cosiddetto di necessità, non perché debba essere giustificato ma almeno anche nella previsione delle demolizioni ipotizzare una graduatoria, una lista, un calendario anche di priorità. Ecco, Assessore, io non sono riuscito a trovare i dati per la Sardegna. E' in grado di dirci quanti abusi dal 2003 ad oggi in Sardegna, quante opere abusive? Quante ne sono state sanate? Quanti ordini di demolizione attendono di essere materialmente eseguiti? E ne capiamo le ragioni, ma perché non è possibile creare un sistema…
FLORIS MARIO (Sardegna). Ma sicuramente non abbiamo i dati a cui si riferiva adesso l'onorevole Pittalis, però questo è un argomento sensibile e anche difficile da affrontare, l'avevamo affrontato quando avevamo fatto la legge sull'abusivismo edilizio, però nel frattempo che cosa è avvenuto in Sardegna? E' avvenuto che noi abbiamo abolito tutti i controlli, non ci sono più controlli, non c'è l'ufficio controllo enti, non c'è l'ufficio del controllo regionale, gli uffici che provvedevano a questo, il comitato di controllo regionale, gli otto comitati di controllo provinciale, che avevano le persone che si occupavano proprio del controllo del territorio. Quindi noi possiamo agire soltanto da un punto di vista amministrativo, poi diventa tutto penale. Allora l'invito che noi rivolgiamo all'Assessore è quello di vedere di contemperare come si può evitare questo. Abbiamo assistito a quello che è avvenuto nel Comune di Oristano, dove un magistrato ha scritto una lettera a tutti i capi dei settori dei comuni, dove diceva che il piano casa era del tutto illegittimo e quindi avvertiva che non si poteva lasciare nessuna autorizzazione. Noi dobbiamo evitare tutto questo, dobbiamo cercare di ripristinare un minimo di controllo nel nostro agire, perché oggi come si opera? Si opera soltanto su segnalazione della Forestale, su segnalazione dei Carabinieri, sulla segnalazione che noi stessi come Regione facciamo nel momento in cui vediamo che non vengono ottemperate le regole che noi stessi ci diamo. Quindi studiare un elemento che dia alla politica la possibilità di intervenire e di controllare meglio il territorio, evitando questo dualismo che esiste tra la politica e la magistratura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. L'11 ottobre dell'85 fu pubblicata la legge 23, rimane alla storia anche perché successe la crisi di Sigonella quello stesso giorno: Craxi, Spadolini Ministro della difesa, Andreotti ministro degli esteri. L'articolo 6 della 23 contiene tutta una serie di disposizioni con sanzioni per opere eseguite in assenza di concessione, in difformità o con variazioni essenziali. Sarebbe forse sufficiente rimandare alla lettura di questo articolo per dare risposta a molte obiezioni che dai banchi dell'opposizione sono stati sollevate. Così come anche sarebbe molto facile elencare il ridottissimo numero, a dimostrazione del fatto che il principio di effettività citato dall'onorevole Cossa non ha portato ad una soluzione rispetto ad un problema che è ancora sotto l'occhio di tutti. I Comuni vengono aiutati con il corpo forestale che finalmente avrà un compito e un ruolo di supporto, come nell'articolo 12 successivo è scritto, e noi ci aspettiamo anche che dalla riforma degli enti locali i corpi di polizia locale vengano istituiti. Perché loro sanno, signori consiglieri, che l'istituzione di un corpo di polizia locale con funzioni anche di polizia giudiziaria è attivabile solo in presenza di un certo numero di agenti: sette agenti e un comandante, che nei piccoli comuni sardi quasi mai è istituito. È un tema particolarmente importante e delicato in cui i Comuni dovranno fare la loro parte e in cui la Regione deve fare la sua parte. Qui si interviene prendendo atto di una questione, di un problema mai effettivamente affrontato e gestito, ci sono le risorse, c'è un UPB che consente ai Comuni di intervenire proprio per evitare di togliere i soldi dalle casse comunali, c'è la Regione che interviene fornendo anche propri strumenti, ruspe, gli strumenti a disposizione per fare materialmente le demolizioni, c'è la vigilanza del Corpo Forestale di vigilanza ambientale che supporta i Comuni che non fossero dotati di personale e di modalità, e occorre la volontà politica di superare una criticità che è superfluo probabilmente dirlo è stata largamente sottovalutata in Sardegna come nel resto d'Italia. Non ho qui sottomano i dati sardi, ma me li stanno procurando e li farò avere all'onorevole Pittalis.
Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Floris - Locci - Oppi - Orrù - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Tatti - Tedde - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Desini - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Sale - Solinas Antonio - Tendas - Usula - Zedda Paolo.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 213. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, anche su questo emendamento voterò a favore. Siamo arrivati all'ultima stazione, qui non corrisponde esattamente su quella della Via Crucis, qua siamo all'undicesima. Ritornando alla considerazione del punto precedente, del punto 10, così recita il punto 11: "Nell'ipotesi in cui l'esercizio del potere sostitutivo di cui al precedente comma, la Regione si rivale nei confronti del Comune per il recupero delle somme anticipate ai fini dell'esecuzione dell'intervento". Su questo credo che non ci sia assolutamente niente da dire, se non per effetto del comma 10 però, che rimane sempre nel dubbio e non chiarisce in modo diretto come effettivamente deve svolgersi l'attività da parte della Regione di sostituzione, e quindi di sostituirsi all'amministrazione comunale nell'esecuzione dell'attività demolitoria del bene oggetto di abuso. Sempre legato al fatto del perché la Regione si sostituisce nel momento in cui l'amministrazione comunale non ottempera entro sei mesi all'attività di demolizione del bene stesso. Perché molto probabilmente, come dicevo prima, l'amministrazione comunale con una sua attività politica, che è l'organo che svolge questo genere di attività, cioè il Consiglio comunale, probabilmente ha deciso un altro tipo di percorso. E quindi se l'amministrazione comunale ha deciso un altro tipo di percorso non si capisce in realtà come poi la Regione dovrà intervenire nei confronti dell'amministrazione stessa. Siccome questo non è stato chiarito, e siccome come è stato già detto da tanti interventi che mi hanno preceduto, uno per tutti quello del presidente Floris, che è sempre molto chiaro nei suoi interventi, che ha bene specificato il fatto che nel momento in cui si legifera, e quindi si determina un articolato, quindi si approva una legge, bisogna essere chiari e bisogna evitare che ci possano essere interpretazioni, che ci possano essere cavilli, visto che poi in effetti tutto il gioco della nostra attività, in termini generici di tipo giudiziario, gioca molto sull'aspetto del cavillo e quindi sull'interpretazione della norma. Allora se noi fossimo così capaci di evitare questo probabilmente abbiamo raggiunto e potremo raggiungere lo scopo della nostra attività, cioè quella del perché esiste l'Assemblea legislativa che deve legiferare in modo chiaro che non sia contro i cittadini e che sia sempre al servizio dei cittadini e del popolo che lo rappresenta.
TEDDE MARCO (FI). Presidente, per annunciare il voto favorevole a questo emendamento che era oltremodo opportuno per eliminare un'ipotesi di norma che come ho sostenuto poc'anzi è palesemente smaccatamente vessatoria nei confronti dei comuni, comuni che oggi hanno sulla loro spalle, comuni amministratori che oggi hanno sulle loro spalle la crisi economica che ha affossato le imprese, che morde i polpacci dei capifamiglia, che non consente a tante famiglie di arrivare alla fine del mese serenamente, ecco i comuni oggi debbono pensare a sostenere le comunità, debbono pensare a sostenere chi ha bisogno, debbono pensare ad affrontare il disagio delle nostre comunità e per fare queste cose devono mettere in campo risorse importanti, perché come voi sicuramente sapete i servizi sociali sono oberati di lavoro, alla porta dei servizi sociali ci sono lunghe file di persone che hanno necessità veramente di qualche euro per mangiare, che hanno necessità, e non scherzo, di qualche euro per pagare una quota del canone di locazione, famiglie intere che stanno affrontando una crisi, sostenuti dai comuni, con la Regione che si dilegua, con lo Stato che abbandona completamente tutta questa gente, salvo qualche elemosina quali gli 80 euro di Renzi che poi pagano le regioni, che poi pagano i comuni, che poi pagano nuovamente i cittadini. Quindi eliminiamo questa norma, eliminiamo questa ipotesi perché veramente è uno schiaffo sonoro, un ceffone sonoro nei confronti di coloro che debbono aiutare le famiglie a continuare a vivere in un periodo di profonda crisi.
TUNIS STEFANO (FI). Colleghi, per quelli di voi, ce ne sono non dubito, appassionati alla letteratura da treno, questo è esattamente quello che si può definire il finale deludente, abbiamo avuto una trama intricata, abbiamo avuto dei passaggi che se non fossero stati surreali sarebbero stati persino avvincenti, poi ad un certo punto proprio quando la tensione sale, proprio quando il cattivo, l'amministrazione pubblica sta per affondare gli artigli nella proprietà privata, proprio quando la vostra storia, la vostra tradizione politica sta per arrivare al suo momento più alto, quello dell'esproprio proletario mi verrebbe da dire parafrasando il mio Capo gruppo, purtroppo arriva il finale deludente, purtroppo arriva quella che non dubito, questa reca la firma del collega Demontis ma non può non essere stato lui a scomodare al punto 10 niente meno che il potere sostitutivo. La parte più controversa della recente dottrina amministrativa, l'ambito in cui la carenza di motivazione è l'elemento centrale della pochissima giurisprudenza, è tutta negativa verso l'esercizio di questo potere, alla fine quando tutto sta diventando realtà, quando posso impossessarmi del bene, scopro che non ho un'arma o che comunque ho un'arma scarica. Chi lo ha pensato, perché questo non è secondario, chi ha pensato di mettere in relazione poteri così disomogenei, dove sia difficile identificare un rapporto strettamente gerarchico, chi è che ha immaginato tutto questo? Soprattutto, come hai immaginato che potesse funzionare? Come si fa a creare una relazione tra una tempistica come questa e l'esercizio di un potere sostitutivo cui sottende necessariamente una infrazione è un'inadempienza talmente grave, talmente provata da chi viene sostituito nell'esercizio del potere da dover essere necessariamente connessa ad un complesso sanzionatorio gravissimo che va ben oltre, quello che avete citato chi lo ha pensato? Chi dopo averlo pensato ha addirittura avuto il coraggio di scriverlo? La sua fama di scrittore ne riesce sicuramente impoverita. Colleghi, io nell'annunciare il voto assolutamente favorevole a questo emendamento soppressivo vi invito a rileggere adesso il romanzo…
RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). In realtà il comma 11, ci dobbiamo ripetere su quanto abbiamo già detto sul comma 10, ma con una variante che non è secondaria, nel comma 11, proprio alla fine dell'articolo 3 sulle sanzioni scarica totalmente la responsabilità penale sui sindaci. Se i sindaci di tutta la Sardegna avessero capito cosa sta per capitare loro, soprattutto sulla loro responsabilità diretta, probabilmente verrebbero qui fra qualche giorno a rassegnare le proprie dimissioni perché questo è il classico emendamento dove per scaricare la responsabilità della Regione lo scarichiamo sui sindaci, ma soprattutto a questi sindaci noi dobbiamo conseguenti con un atto che è un atto di quale natura? È una comunicazione dove gli diremo non hai adempiuto ai tuoi doveri di sindaco, interveniamo noi e poi rimane così, paga solo la sanzione, si sostituisce la Regione ai costi che avrebbe dovuto esercitare il comune o ci sarà per quel povero sindaco anche una denuncia penale, perché nel momento in cui noi parliamo di rifiuti siamo immediatamente sul penale, quindi questo è uno dei motivi che mi spingono e mi inducono a votare favorevolmente sull'emendamento numero 213 per la soppressione di questo articolo che in chiusura rappresenta complessivamente l'articolo 3 che è un articolo vessatorio nei confronti dei cittadini e in ultima analisi anche dei sindaci.
PITTALIS PIETRO (FI). Io non so quale sia l'iter del provvedimento che alcuni parlamentari hanno assunto soprattutto al Senato perché sicuramente chiarisce alcuni problemi di carattere poi applicativo del doppio binario e della interferenza tra ciò che si stabilisce in sede amministrativa e ciò che invece si assume all'esito del dibattimento in sede giurisdizionale, però a prescindere da questo aspetto vi è sempre il problema di capire chi fa cosa e come perché noi abbiamo approvato il punto dieci dove si dice che la Regione attiva le procedure per l'esecuzione dell'ordinanza di demolizione. I casi, Assessore, sono due: o c'è un'omissione, bisogna capire anche se è un'omissione colpevole oppure se dipenda da altre ragioni il perché la Regione, se i dati dovessero riflettere quelli del livello nazionale, il perché non si sia attivata o meglio possa aver attivato solo le procedure, ma in concreto poi abbia lasciato le cose nello stato di fatto. Allora, Assessore, chi ne risponde? Oppure l'inerzia è preordinata perché si vuole approntare un sistema di recupero di questo patrimonio abusivo? Se così fosse, da questo punto di vista, ci dovreste spiegare quali sono gli obiettivi che intendete perseguire. Perché dire, come dite, al punto 11 che la Regione si rivale nei confronti del Comune per il recupero delle somme anticipate ai fini dell'esecuzione dell'intervento, è solo una norma che denota, non è solo inserito in questo testo, lo troviamo anche nelle precedenti leggi in materia, è però una ipocrisia di sistema. Intanto perché la Regione quasi mai esercita poteri sostitutivi e perché poi, si sa come va a finire, i Comuni già hanno problemi finanziari per conto proprio.
CARTA ANGELO (PSd'Az). Io credo che se Clint Eastwood non avesse già fatto il film American Sniper potrebbe prendere questo come trama, perché in effetti stiamo andando a concentrarci sull'obiettivo puntando, montano il fucile, soffiando sulla pallottola, puntando bene l'obiettivo con l'articolo 10 finalmente sappiamo che chi paga è il Comune. Perché tutto di scegliere dell'articolo 3 sostanzialmente alla fine confluiscono nel comma finale, dove si dice che la Regione si rivale nei confronti del Comune per il recupero di delle somme anticipate ai fini dell'esecuzione dell'intervento. Allora, credo che questa sia una cosa inaccettabile, che sia una cosa che non può neanche essere coperta dopo con l'UPB del bilancio, non deve essere proprio previsto che la Regione si rifà sui Comuni. Si è già provveduto con il taglio al fondo unico, si è già provveduto con il taglio delle ex accise Enel, si è già provveduto addebitando al fondo unico il costo dell'eventuale ex dipendente dell'ex comunità montane che andassero nei comuni che vengono pagati dal fondo unico, ci sta provvedendo Renzi con i tagli quotidiani e diuturni sui tagli che sono fatti ai comuni. Credo, che non debba nemmeno essere previsto che anche la Regione, oltre a quello che ha già fatto con la finanziaria, debba provvedere anche un'ulteriore rivalsa nei confronti del Comune. Per cui, comunico il voto favorevole alla soppressione di quanto previsto in questo comma 11.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Questo punto 11 sembra scritto o disegnato da Udinì, una specie di rotatoria dove può accadere di tutto, una rotatoria che però cela anche una via di fuga, perché ingenuamente il legislatore qua ha individuato il tentativo di scrivere, nell'ipotesi di esercizio del potere sostitutivo, il potere sostitutivo o si esercita o non lo si esercita. Non ci possono essere ipotesi. E anche nella malaugurata ipotesi che l'ipotesi diventasse tale io credo che, come è già stato ampiamente ricordato dei colleghi poc'anzi, il potere sostitutivo è abbondantemente conosciuto e normato a tutti i livelli giuridico-amministrativi. In modo particolare La Corte costituzionale che interviene, in una moltitudine di occasioni, soprattutto quando è manifesta l'eccezionalità del mancato adempimento del soggetto amministrativo, che non mette in esecuzione l'attività alla quale è chiamato. Beh, quindi un collaboratore amministrativo, un funzionario, un responsabile, un dirigente, chiamatelo come volete, che per una volta non interviene, blocca tutto l'iter perché si scatenerebbe si in intaserebbero le aule dei tribunali perché a quella funzione egli non vuole ottemperare, giustamente, oppure, lo stesso amministratore, povero amministratore locale, povero Sindaco. Quindi, credo che la strada giusta cari colleghi, oltre che votare favorevolmente all'emendamento soppressivo, sarebbe quello di dire ai nostri amici sindaci: concentratevi esclusivamente sul punto 11 dell'articolo 3 dove troverete abbondante giurisprudenza per pararvi le spalle e soprattutto mettervi al riparo dalla malevolenza dei vostri stessi concittadini.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Per annunciare il voto favorevole all'emendamento. Io volevo ringraziare l'assessore Erriu che cortesemente interviene a chiarire alcuni degli aspetti che vengono sollevati durante la discussione, mentre è abbastanza disarmante vedere il totale disinteresse da parte della maggioranza rispetto questi temi. Ora, il comma 11, che si inserisce nel filone dell'effettività della demolizione usa la parola rivalersi. È stato detto che sono disposizioni usuali e sono formule che vengono usualmente utilizzate, la azione di rivalsa però comporta tutta una serie di conseguenze, principalmente in capo a chi non ha fatto eseguire la demolizione, cioè in capo principalmente all'amministrazione nella specie al funzionario comunale che non ha fatto eseguire la demolizione. Qual è il problema? Il problema è quello che si diceva prima, cioè noi stiamo continuando a reiterare un apparato normativo che rischia di essere inefficace perché è risalente, come formulazione, è congegnato male, e noi lo stiamo riproponendo negli stessi termini in cui è stato proposto in tutti questi anni. Per cui, questa sarebbe un'ottima occasione per impostare in maniera diversa il tema delle demolizioni, per introdurre misure che siano realmente efficaci e che non facciano individuare, in questo caso anche dal punto di vista contabile, oltre che penale e amministrativo, il comune, nella figura del Sindaco o nella figura del funzionario responsabile rispetto alla demolizione in particolare e per quanto attiene questo comma specifica riguardo alle spese per la demolizione.
FLORIS MARIO (Sardegna). Una precisazione che vorrei chiedere all'Assessore, perché tutti i commi di questi articoli abbiamo visto che dall'assenza del permesso di costruzione fino ai poteri sostitutivi è quasi tutto indicato o cercato di indicare bene con tempi certi e quindi con responsabilità reali, effettive, con questo spostamento di funzioni di responsabilità dal sindaco attraverso i responsabili degli uffici. Ma non mi pare sia detto che cosa avviene se la Regione non esercita i suoi poteri, e siccome la regione è come gli altri… no, Assessore io sto parlando in questo caso, sì lo so che c'è un articolo, ma mi riferisco a questi casi particolari dell'articolo 3, non è scritto che cosa avviene se la Regione non esercita i propri poteri. La Regione chi è? La Regione è il Presidente della Regione? È l'Assessore competente per materia? È il responsabile dell'ufficio tecnico? Chi è? Quindi bisogna chiarirlo.
PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, votazione nominale, grazie.
PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Dedoni ha votato a favore e che il consigliere Demontis ha votato contro.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Desini - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Moriconi - Perra - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Usula - Zedda Paolo.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 145. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
TUNIS STEFANO (FI). È indiscutibile che questo argomento abbia suscitato l'attenzione della Giunta regionale, perché come tanti dei contributi che stiamo dando a questi lavori vi è non solamente buon senso ma forse mi pare di poter dire un'analisi più attenta del testo. Nella fretta, nel rincorrersi tra il testo della Commissione, il testo della Giunta, il testo della direzione del PD in tutto questo correre, in tutto questo esercitarsi voi avete trascurato ovviamente di prendere in esame i particolari, ma è su quei particolari che si misura la qualità e di conseguenza l'efficacia della norma.
Non sarà facile, colleghi, non sarà facile per voi uscire da questa discussione senza che tanti di questi contributi abbiano in maniera anche significativa modificato il senso e il significato, però siamo ancora in tempo. Siccome è un testo importante, voluminoso, sono tante le parole, sono tanti i concetti, sono tante le modalità è vero allo stesso modo che voi troverete numerosi spunti, non solo per migliorare questa norma, ma anche per individuare le ragioni che vi possono, e a mio avviso vi devono, portare a quella che è la decisione più saggia cioè quella di ritirare questa norma. Non attendete che la pressione sociale diventi troppo forte, non attendete che chi è fuori dal palazzo cominci a intuire che non è sufficiente il livello istituzionale per analizzare i problemi e migliorarli, non attendete le settimane, i mesi che occorreranno per modificare, speriamo in maniera radicale, questa norma impediscano a questo Consiglio regionale di occuparsi anche di altro, accogliete il nostro invito, fatelo come state facendo con questo emendamento che correttamente voterete, ma non sapete neppure perché, perché se vi foste resi conto questo emendamento reca dei miglioramenti significativi non soltanto di forma ma anche di sostanza, colleghi. Leggete la norma che volete approvare in tutta fretta, tanto avete tutto il tempo, chi vi impedisce di interrogarvi sul perché noi abbiamo dovuto specificare che l'autorità competente…
CHERCHI OSCAR (FI). Grazie Presidente, l'emendamento numero 145 è sicuramente favorevole vista anche la disponibilità da parte della Giunta e del Presidente della Commissione e della maggioranza che hanno accolto un emendamento che nella sua semplicità è però un emendamento che chiarisce e che dà certezza. La certezza è legata proprio al fatto che nell'accezione generica dell'autorità competente andiamo invece ad individuare esattamente chi è il soggetto che amministrativamente deve procedere cioè il dirigente o il responsabile dell'ufficio, nel caso specifico presumo tecnico o comunque dell'ufficio che ha competenza in materia urbanistica. Questo credo che sia un atto importante da parte della maggioranza di grande disponibilità e probabilmente questo è il momento in cui si può aprire un dialogo, si può aprire un confronto per cercare di trovare una linea comune e magari provare a fermarci, così come ben sottolineato dal collega Tunis, provare a fermarci e ragionare sul resto della legge. È necessario eventualmente rivedere alcuni punti, alcuni aspetti che potranno sicuramente trovare accordo anche da parte della minoranza cioè della parte nostra e magari un accordo e un riconoscimento anche da chi all'esterno di questa aula ancora oggi continua a gridare ad un insulto nei loro confronti per quella che è la provocazione che arriva da questa aula che è dettata dal contenuto di questa norma.
E allora proprio per questa ragione io direi che l'emendamento numero 145 era sicuramente l'occasione di essere approvato e di aprire a questo punto anche un percorso di collaborazione, di confronto che ci possa aiutare ancora una volta a dare e a risolvere i problemi che sono in qualche modo la storia di questa aula e cioè che ci si trova in una sorta di contrapposizione molto spesso non ideologica ma magari solo ed esclusivamente di posizione e forse invece nella circostanza che ci sta portando oggi ad approvare l'emendamento numero 145 può aiutare ad aprire e a dare risposte concrete ed importanti non per il futuro nostro, non per il rapporto nostro interno dell'aula ma sicuramente per quelli che sono all'esterno e quelli quindi che aspettano risposte in un mondo e per un mondo che ha ancora tanta necessità soprattutto quello del mondo dell'edilizia.
TEDDE MARCO (FI). Grazie Presidente, io credo che sia apprezzabile il parere positivo dato dalla Commissione e dalla Giunta a questo emendamento, un emendamento che certifica, comprova che l'azione di questa opposizione non è un'azione volta a rallentare i lavori, non è un'azione di filibustering ma è un'azione che è finalizzata, tesa dare un contributo utile fattivo ai lavori di questa aula che si impantana su un testo di legge contradditorio e che è un coacervo di disposizioni che dovrebbero tendere alla semplificazione e invece vanno a complicare la norma, che dovrebbero disciplinare un tantino la materia urbanistica mentre di urbanistica non se ne vede neppure traccia. Quindi il contributo dell'opposizione, e lo dico con grande soddisfazione, contributo dell'opposizione a correggere quelle forti storture che la Commissione ha individuato nel testo del disegno di legge della Giunta, perché non dobbiamo dimenticare credo, anzi lo dobbiamo sottolineare, perché la Commissione è stata coraggiosa, la maggioranza è stata coraggiosa allorché ha censurato senza mezzi termini il testo del disegno di legge bollandolo come privo di logica espositiva, dicendo che le norme del disegno di legge sono slegate le une dalle altre e censurando il disegno di legge perché incomprensibile e poco chiaro. Oggi noi diamo un contributo a modificare il disegno di legge in positivo e a dare una mano, ovviamente, il contributo serve anche per dare una mano alla Commissione, alla maggioranza, per migliorare questo testo che evidentemente neanche la maggioranza e l'opposizione sono riusciti del tutto a migliorare. Grazie.
LOCCI IGNAZIO (FI). Grazie Presidente, questo a onor del vero è stato un contributo tendente esclusivamente a cercare di dare chiarezza e certezza nel chi legge il testo di legge ma soprattutto nell'individuare precisamente chi deve fare che cosa nel procedimento di vigilanza ed è per questo che ovviamente ci è sembrata… È ovviamente una proposta se vogliamo anche banale di precisazione. Con questo, ora non voglio pretendere certo che i colleghi ricordino gli interventi di venerdì mattina sullo stesso tema, lo dico in particolare ai colleghi della maggioranza, ma tutti gli interventi di questa mattina erano ovviamente improntati alla necessità di fare chiarezza su chi deve fare che cosa nel procedimento, qui siamo tornati alla parte della vigilanza ma negli interventi di stamattina si parlava delle sanzioni quindi tutta la parte che attiene agli interventi successivi all'intervento anche dei giudici. Quindi è necessario individuare con precisione quali siano i soggetti che devono attuare e porre in essere la vigilanza e quali devono invece porre in essere la fase più esecutiva che attiene quindi alla parte post-sentenza, e quindi quella delle demolizioni. Ci torneremo ovviamente anche nuovamente nelle proposte che abbiamo fatto modificative anche dei commi successivi, anche un po' per cercare di dare un minimo di dignità positiva all'azione che stiamo mettendo in campo di opposizione, che è un'opposizione che entra nel merito della proposta e tenta in maniera serena di portare beneficio e correzione al testo proposto dalla Giunta e dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Miche Cossa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Noi voteremo a favore di questo emendamento che si iscrive nel capitolo della chiarezza. Noi abbiamo una legge che abbiamo definito abbastanza confusa e a tratti, se non difficilmente comprensibile, sicuramente si presta a diverse interpretazioni. Questo emendamento che interviene su un aspetto che potrebbe essere considerato marginale in realtà marginale non è, perché io credo che noi dovremmo entrare nell'ottica di fare leggi che si capiscono, si capiscono senza bisogno di esegeti. Scrivere anziché l'autorità competente chi è deve fare il provvedimento noi riteniamo che sia un contributo di chiarezza. non indispensabile dice qualcuno, ma sicuramente utile per far capire a tutti, soprattutto al cittadino, chi è che deve adottare il provvedimento senza che ci siano all'interno degli uffici o tra i diversi soggetti dell'amministrazione dubbi su chi è che deve fare cosa. Noi crediamo che tutte le leggi dovrebbero essere fatte tenendo presente questo principio, che si deve capire come e cosa c'è scritto nella legge senza doversi porre problemi di interpretazione anche su questioni apparentemente banali come questa. Grazie.
PITTALIS PIETRO (FI). L'autorità competente irroga una sanzione amministrativa pecuniaria. Chi è l'autorità competente? O c'è un riferimento alle disposizioni ordinarie, il recepimento delle disposizioni sui procedimenti delle sanzioni amministrative, e allora si può anche ben capire, ma inserito nel contesto di questa norma così com'è, con norme anche già approvate, dove è stato escluso ogni potere del sindaco, dove invece è stato valorizzato quello dei funzionari e dei dirigenti degli uffici comunali, mi pare che questo emendamento colga nel segno di fare chiarezza. Il problema però non può essere risolto solo da questo emendamento, emendamento risolve il problema dal punto di vista dei soggetti, ma questa norma, il punto 6, che la maggioranza ha approvato fa una riserva che è davvero singolare in materia di sanzioni amministrative. Qui non è che sia una riserva perché deve intervenire il giudice penale a comminare altre sanzioni amministrative, salva l'applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti. E quali sono queste misure? Salva l'applicazione di altre misure. Cosa sono queste misure? Sono misure cautelari, sono misure conservative, sono misure reali, sono misure di che natura? E quali sono le altre norme, quali? A che proposito, come interferiscono con questo potere sanzionatorio amministrativo del dirigente comunale? Ragazzi, state veramente introducendo non elementi di chiarezza, ma ulteriori elementi di confusione. Ragazzi lo rivolgevo a te Roberto, è chiaro che c'è gente che ha capelli bianchi come me. Comunque, a parte le battute, noi ve le poniamo all'attenzione queste questioni e mi pare che l'unica sia, come già detto da qualcuno, che questo articolo 3 lo ritiriate in queste condizioni e proponiate il riferimento alle norme che già esistono, che sono…
RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Per dichiarare il voto favorevole all'emendamento numero 145, che chiarisce definitivamente chi sono i personaggi coinvolti nell'eseguire quegli atti sugli argomenti delle sanzioni. Il risultato che porterà questa modifica è un risultato sostanziale, che facilita tutta la procedura dei dirigenti, dei funzionari o dei responsabili dell'ufficio tecnico comunale. Questo emendamento rappresenta un altro esempio di semplificazione, un vero esempio di semplificazione, che non è sicuramente ricorrente nella legge, di semplificazione, di trasparenza amministrativa, è funzionale ed utile, e cancella quell'ambiguità che è confusione, che come detto nei precedenti interventi ricorre in tutta la legge fin qui esaminata. Grazie.
FLORIS MARIO (Sardegna). Per raggiungere a quanto già detto dai miei colleghi che effettivamente noi condividiamo quello che l'Assessore e la Giunta si propongono di fare almeno da un punto di vista ideologico, cercare di semplificare e rendere le leggi attuative immediatamente chiare e senza dubbi di interpretazione. Ed è a questo riguardo che abbiamo detto fin dall'inizio che ci pare troppo larga la forbice dai i 2 mila ai 20 mila euro, oltre alle cose che venivano sottolineate. Peraltro c'è anche qui un riferimento al rischio idrogeologico elevato o molto elevato. Chi è che giudica il rischio idrogeologico elevato o molto elevato? Non sarebbe più evidente fare come fa l'emendamento numero 92 e riferirsi al Piano paesaggistico regionale e ai piani urbanistici comunali che su questa materia hanno messo la parola fine. La Regione si è attrezzata e adeguata alla legislazione nazionale. Lasciato così mi pare che venga lasciato in barba non so a chi.
Rispondono sì i consiglieri: Anedda - Arbau - Cappellacci - Carta - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Cocco Daniele - Collu - Comandini - Cossa - Cozzolino - Crisponi - Dedoni - Demontis - Desini - Floris - Forma - Lai - Locci - Lotto - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Orrù - Peru - Pinna Giuseppino - Pinna Rossella - Piscedda - Pittalis - Pizzuto - Rubiu - Ruggeri - Sabatini - Sale - Solinas Antonio - Tatti - Tedde - Tendas - Tocco - Truzzu - Tunis - Usula - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Deriu - Ledda - Manca Gavino - Oppi - Perra.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 146. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.
TEDDE MARCO (FI). Scusi Presidente, emendamento numero?
PRESIDENTE. Emendamento numero 146 a pagina 27.
TEDDE MARCO (FI). Grazie. E questo emendamento ha il parere favorevole della Giunta e della Commissione? È importante, Presidente, questo aspetto.
PRESIDENTE. All'emendamento numero 146 a me risulta il parere contrario…
SOLINAS ANTONIO (PD). Mi ero dimenticato di annunciare all'Aula che da un approfondimento fatto, sia sul dibattito con la minoranza ma anche con gli Uffici sul "146" per una scrittura migliore e più corretta, la Commissione esprima parere favorevole.
PRESIDENTE. Anche la Giunta esprime parere favorevole? Bene, emendamento numero 146, con parere favorevole di Giunta e di Commissione.
TEDDE MARCO (FI). Come immaginavo, anche se non era ancora evidente, ero convinto che la Giunta e la Commissione avrebbero espresso parere favorevole, perché, così com'era formulata, la norma avrebbe provocato sicuramente delle contraddizioni che si sarebbero tradotte in controversie. Non si potevano assolutamente equiparare le due azioni di demolizione e ripristino, bisognava prevedere un'alternativa, perché non si può assolutamente dire e pensare che la demolizione debba necessariamente andare di pari passo con l'azione di ripristino. Quindi anche in questa fattispecie l'opposizione è riuscita a dare quel contributo utile che deve necessariamente essere dato dalle forze di minoranza, affinché un testo di legge venga esitato nel migliore dei modi, affinché un testo di legge produca quegli effetti positivi sull'ordinamento. Oggi noi stiamo cercando di introdurre nell'ordinamento regionale una norma che deve essere letta da tutti e deve essere soprattutto capita da tutti, così come invece voi l'avete proposta corre il rischio di essere capita da pochi, e quindi di generare controversie, di generare contraddizioni, di generare contenziosi che non vanno sicuramente a favore di un'armonia del vivere civile. Le norme devono essere tendenzialmente poche, devono essere tendenzialmente brevi e sintetiche, ma devono essere soprattutto chiare. Ecco, questa norma che noi stiamo discutendo, questo articolato complessivamente non ha alcuno di questi requisiti; non è né breve, né semplice, non è neanche comprensibile. Noi stiamo lavorando per cercare di migliorarla, però sono profondamente convinto che la norma che uscirà da quest'Aula all'esito della discussione sarà veramente un esempio di ciò che non deve fare un'Aula consiliare regionale, di ciò che non deve fare un legislatore regionale, perché è evidente che questo intersecarsi di provvedimenti, di correzioni fatte alla Giunta da parte della Commissione, di correzioni pesantissime fatte dal consiglio comunale ai lavori della Commissione, che ha censurato la Giunta, alla fine produrrà un mostriciattolo giuridico.
CHERCHI OSCAR (FI). Sarò brevissimo. Il voto è sicuramente favorevole sul numero 146. Anche questo, così come il numero 145, ritengo sia un momento di apertura da parte della maggioranza, anche perché dimostra la sensibilità nel momento in cui recepisce un emendamento che migliora la tecnica legislativa dell'Aula e quindi di tutto il Consiglio regionale. Vedete, spessissimo, ma questo lo dirò poi anche nell'emendamento numero 92, ove il Consiglio regionale deciderà e la maggioranza deciderà di non ritirarlo, molto spesso succede che nell'interpretazione della norma si vada a raggiungere delle interpretazioni che molto spesso sono, oserei dire, quasi assurde. Mi è capitato anche durante l'attività della scorsa legislatura su norme che erano state approvate dal Consiglio regionale con me presente, quindi con mie dichiarazioni addirittura personali, e gli stessi uffici interpretavano però ciò che era scritto, quindi ciò che era la vera, la reale volontà del legislatore in modo differente, nonostante io stesso, che in quel momento ero uno dei legislatori, cioè colui che aveva voluto fortemente quella norma, la interpretava in un modo, o per lo meno a mio avviso era talmente chiara, ma gli uffici la interpretavano in modo differente. Quindi credo che davvero sia fondamentale e importante quando l'Aula parlamentare, come questa del Consiglio regionale, approva e propone un testo di legge, che sia realmente chiaro e che non dia adito a nessun tipo di interpretazione e nessun'altro tipo di volontà, che possa costruire teoremi che, molto spesso, spostano l'attenzione o magari l'interpretazione stessa di chi deve giudicare, senza prendere in esame e senza capire realmente qual'era la reale volontà del legislatore stesso.
LOCCI IGNAZIO (FI). Con questo emendamento è ovviamente nostra volontà contribuire a coordinare due elementi della sanzione, quindi la demolizione, la rimessa in ripristino delle opere abusive e l'acquisizione; volevamo coordinare questi elementi, perché trattasi di elementi che, in qualche modo, senza questa scrittura, rischiavano di unirsi e contrapporsi reciprocamente. Quindi abbiamo molto semplicemente fatto questa proposta che ci sembrava che letteralmente potesse rendere più giustizia al testo di legge. Ecco, ribadiamo ancora, se mai ve ne fosse bisogno, che lungo il cammino che ci porterà all'approvazione definitiva di questo testo di legge, noi, come opposizione, abbiamo tentato sempre di trovare una strada che potesse unire gli schieramenti in una buona scrittura della norma, ci piacerebbe anche che nel contenuto politico, da qui alla fine, trovassimo una soluzione nell'interesse dei sardi, perché finora, oltre al concordare le forme, non abbiamo ancora trovato il modo di concordare la sostanza di questo progetto di legge, e noi pensiamo invece che nell'interesse di tutti sia necessario trovarlo, e quindi anche con questi emendamenti noi lanciamo un allarme, un richiamo alla maggioranza, affinché si trovi questa unione di intenti nel migliorare anche il testo di legge nella sua sostanza politica.
PITTALIS PIETRO (FI). Evidentemente l'emendamento tende a sopperire ad una non corretta scrittura del punto 7 dell'articolo 3, ma, al di là dell'aspetto tecnico, io approfitto anche per porre all'attenzione dell'Assessore l'aspetto sostanziale, i proventi delle sanzioni sono soldi dei cittadini, sono soldi pubblici, quindi vorremmo capire quali sono state le iniziative, anche da parte della Regione, soprattutto per acquisire elementi di conoscenza dai comuni, perché sappiamo che anche le sanzioni si estinguono per decorso del tempo, quindi vorremmo capire cosa in concreto in Sardegna si è fatto per attivare anche i meccanismi di recupero delle somme dovute a tale titolo, e quante se ne sono perse proprio per l'inerzia, perché questo si configura non per voler assolutamente aumentare o creare ulteriori problemi a quelli già esistenti, però determina anche un danno sicuramente, e allora qui si comprenderebbe e si giustificherebbe anche un potere di vigilanza e di controllo che mi pare manchi. E questo sarebbe utile conoscerlo per capire, e noi lo diciamo anche in termini provocatori, per smascherare però, Assessore, un sistema che ha dato proprio contezza che non funziona, cioè noi stiamo ripetendo norme già collaudate, scritte male purtroppo in questo testo, ma che non hanno funzionato. Allora rischiamo di alimentare una situazione di illeciti nel territorio regionale a fronte di un apparato normativo che sappiamo non ha funzionato e che non continuerà a funzionare. Ecco perché avremmo sollecitato probabilmente una visione nuova, moderna e soprattutto utile per rispondere a quei quesiti che i colleghi dell'opposizione...
COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, per annunciare il voto inevitabilmente favorevole a questo emendamento che, come dire, introduce un miglioramento lessicale che però, come sappiamo, capita soprattutto in una materia così delicata e sensibile come quella di cui stiamo parlando, assume un significato ed una valenza ben precisa. Quindi, questo è il motivo per cui riteniamo che questo sia un miglioramento, una modifica che ha la sua importanza e quindi questo è il motivo per cui ovviamente lo sosteniamo.
CARTA ANGELO (PSd'Az). Sull'emendamento naturalmente il voto è favorevole, però un commento sul comma 7 che mi sembra sempre di più la pronuncia e la dichiarazione di incapacità di intendere e di volere a carico dei comuni perché anche in questo caso stiamo infilando nei bilanci dei comuni una partita di giro. Gli diciamo è vero che le sanzioni sono del comune, ma gli diciamo anche che le devono spendere "esclusivamente alla demolizione e rimessione in pristino delle opere abusive e all'acquisizione e attrezzatura di aree destinate a verde pubblico". E se è più necessario un intervento su una scuola? E se è più necessario intervenire sulle strade oramai abbandonate dalle province, dove non si riesce più neanche a passare con i carri a buoi, se ce ne fossero ancora? E se ne fosse necessario rimpinguare il fondo per le estreme povertà, ridotto ulteriormente con i provvedimenti anche della Regione? E se fosse quindi un atto di fiducia nei confronti dei comuni e togliere questa destinazione vincolata perché non credo che nessun comune lascerà opere incompiute o lascerà le cose non demolite o non rimesse in pristino? Ma dichiarare che possono usarle solo ed esclusivamente per determinati fini credo che sia ancora una volta non avere fiducia nei comuni, sia ancora una volta dire ai comuni: "Tu non sei capace di gestirti i fondi, quindi o te li taglio e quando te li lascio ti dico anche come li deve spendere". Quindi, credo che tutto il proseguo e tutto il corpo normativo di questo articolo 3 debba essere completamente rivisto perché veramente i comuni ne escono totalmente come enti inaffidabili.
RUBIU GIANLUIGI (UDC). Presidente, in realtà l'onorevole Carta ha anticipato un po' quello che era il contenuto del mio intervento, quindi approfitto solo per dichiarare il voto favorevole all'emendamento 146.
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Semplicemente per ringraziare il collega Solinas che ha certificato, con l'accettazione dei due emendamenti 145 e 146 a firma del collega Locci, la bontà del modo con cui l'opposizione vuole condurre una sorta di grigliatura attenta, precisa, puntuale su tutto l'articolato che è stato portato all'attenzione dell'Aula nel suo insieme. Quindi, nell'interesse anche della maggioranza bene fa il collega Solinas a dare ogni tanto attenta e chiara lettura e puntuale attenzione a quelle che sono le volontà specifiche e precise degli uomini della minoranza consiliare. Naturalmente anche per confermare il voto favorevole a questo emendamento.
ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Una lettura attenta di questa norma va nella direzione opposta rispetto a quella che è stata segnalata che dice che i comuni vengono penalizzati. Il vincolo di destinazione impedisce che sia la Regione a utilizzarli anche per finalità differenti. Un meccanismo analogo è contenuto all'interno dell'articolo 167 del Codice del paesaggio, proprio quello che ha consentito alla Giunta di operare una scelta, questa sì del tutto discrezionale, nel sostenere progetti di riqualificazione paesaggistica o progetti comunque che abbiano finalità di valorizzazione territoriale al di fuori di un contesto trasparente che consente l'utilizzo di quelle risorse per finalità di riqualificazione, di salvaguardia, di recupero di valori paesaggistici.
Noi vogliamo andare in una direzione opposta introducendo un criterio che consenta l'utilizzo con finalità a destinazione vincolata per uno scopo molto semplice, con una finalità molto semplice, cioè quella di dire le risorse derivanti da una violazione delle regole urbanistiche di governo del paesaggio vengono utilizzate per ripristinare proprio quelle finalità violate. Devono essere a destinazione vincolata sia quelle che vengono comminate dalla Regione e indirizzate all'interno di quel comune senza che sia la Regione A decidere una diversa localizzazione. Quindi, mi pare che la preoccupazione rappresentata sia del tutto non corrispondente alla realtà di quello che è scritto, che invece va in una direzione del tutto opposta e, secondo me, assolutamente coerente col principio di sussidiarietà e di salvaguardia dei diritti e delle prerogative delle autonomie locali.
PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, votazione nominale grazie.
SOLINAS ANTONIO (PD). Rosso!
PRESIDENTE. L'emendamento numero 146 ricordo ha il parere favorevole della Commissione dichiarato in Aula e dell'Assessore.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 146 che viene ripetuta.
Rispondono sì i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Cappellacci - Carta - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Cocco Daniele - Collu - Comandini - Cozzolino - Crisponi - Dedoni - Demontis - Deriu - Desini - Floris - Forma - Lai - Ledda - Locci - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Oppi - Orrù - Perra - Pinna Giuseppino - Pinna Rossella - Piscedda - Pittalis - Pizzuto - Rubiu - Ruggeri - Sale - Solinas Antonio - Tatti - Tedde - Tendas - Tocco - Truzzu - Tunis - Usula - Zedda Alessandra.
Rispondono no i consiglieri: Peru - Sabatini.
TUNIS STEFANO (FI). Presidente, ciò che è appena avvenuto è un sintomo chiaro...
PINNA ROSSELLA (PD). Di stanchezza.
TUNIS STEFANO (FI). Esattamente. Allora, davanti a un testo di questa importanza e a questioni così vitali noi non possiamo permetterci di commettere errori dettati dalla stanchezza. Quindi, quando voi chiedete e pretendete... Presidente, però così non riesco a parlare...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Tunis.
TUNIS STEFANO (FI). Presidente, io volevo proporre ai colleghi di fermare qui la seduta, non andare oltre, non mostrare all'esterno di questo palazzo che non c'è più neppure la concentrazione minima per analizzare queste cose e, visto e considerato che siamo in una seduta normale e sono le 2 meno 20, prima di combinare chissà che cosa sui prossimi emendamenti, fermare i lavori, piuttosto che troncare a metà la discussione. Presidente, mi appello a lei.
PRESIDENTE. Onorevole Tunis, sarei fortemente preoccupato perché si tratterebbe di un fatto strutturale avendo lavorato poco più di due ore. Credo che ce la possiamo fare ad andare avanti.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento numero 251. Ha domandato di parlare il consigliere Gavino Sale per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SALE GAVINO (Gruppo Misto). Presidente, quanto tempo ho?
SALE GAVINO (Gruppo Misto). Presidente, onorevoli colleghi, prima di votare voglio fare una piccola premessa: mi riferisco allo stato di tensione che si sta verificando in questo Consiglio e soprattutto in questa maggioranza a proposito del bruciatore di Tossilo. C'è un documento...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, deve intervenire sull'emendamento, esclusivamente sull'emendamento.
SALE GAVINO (Gruppo Misto). Certo, lo collego, le premesse suppongo siano libere.
PRESIDENTE. Sentiamo il ragionamento.
SALE GAVINO (Gruppo Misto). Il ragionamento è questo: sedici consiglieri della maggioranza hanno la dignità di esprimere un parere diverso al bruciatore di Tossilo, abbiamo il nostro diritto e siccome abbiamo firmato un patto e vogliamo mantenere quel patto, credo che sia doveroso discutere di questo tema e rispettare l'esistenza di una possibilità diversa di ragionamento ed è doveroso dal nostro punto di vista difendere la nostra esistenza in questo Consiglio, per cui chiediamo rispetto di questi 16 consiglieri.
Chiedo la sospensione di cinque minuti per fare una riunione dei Capigruppo di maggioranza, poi riprendiamo.
PITTALIS PIETRO (FI). Sull'ordine dei lavori. La dichiarazione dell'onorevole Gavino Sale che politicamente è anche impegnativa e rispetto alla quale aggiungo soltanto che noi stamattina abbiamo sollecitato anche l'audizione del Presidente della Giunta regionale sull'argomento, la formalizzeremo a breve e siccome noi siamo assolutamente d'accordo che le questioni politiche anche possano avere giustamente la loro composizione, quindi da parte nostra nulla quaestio per la richiesta di sospensione.
PRESIDENTE. Mi pare che sia stata chiesta la sospensione per una riunione dei Capigruppo di maggioranza.
DERIU ROBERTO (PD). Presidente, noi non ci opponiamo alla richiesta, però chiediamo all'onorevole Sale di riformularla nel senso di consentire all'aula di finire l'esame dell'articolo attualmente in discussione. Quindi accogliendo le ragioni che sono state portate, però chiediamo di modificare la proposta in questo modo e in questo senso saremmo d'accordo.
PRESIDENTE. Non c'è neanche bisogno che la modifichi nel senso che i Capigruppo di maggioranza si possono riunire immediatamente dopo il termine della seduta del Consiglio. Finiamo con i lavori, immediatamente dopo i Capigruppo di maggioranza si riuniscono e fanno il loro lavoro senza interruzioni dell'attività consiliare.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 251. Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LOCCI IGNAZIO (FI). Devo dire che questo emendamento è stato presentato un po' in maniera provocatoria e mi spiego meglio. Io francamente non avevo fiducia rispetto al fatto che potessero essere approvati gli emendamenti che abbiamo visto ma in particolare quello che atteneva la vigilanza sulla figura del sindaco, sul ruolo del sindaco e dell'ufficio tecnico. Per cui mi sono detto, allora quello riguardava la vigilanza, qui siamo in tema di sanzioni, io rimango sempre convinto che si sarebbero dovuti fare due articoli e allora provocatoriamente cosa ho voluto esprimere, cosa abbiamo voluto esprimere? Si indichi precisamente chi deve provvedere previa diffida, all'assegnazione, procedere all'esecuzione... chi dovesse procedere all'attivazione delle procedure per l'ordinanza di demolizione. E allora noi abbiamo detto: se da una parte doveva essere il sindaco allora sia in sede di sanzione il Presidente della Giunta regionale a porre in essere questo ordine. Tutto qui.
Noi pensiamo comunque e più correttamente oltre che la dizione Regione dovremmo individuare l'ufficio competente quindi eventualmente l'ufficio dell'urbanistica, l'ufficio competente, perché così indicare la Regione in maniera poco (...) e quindi generica rischia di creare confusione in chi legge la norma e in chi deve porla in essere e in esecuzione.
TEDDE MARCO (FI). Io credo che il tema Tossilo sia un tema che debba interessare non soltanto i Capigruppo di maggioranza ma tutto il Consiglio regionale, quindi invito l'onorevole Sale a proporre i necessari atti a questo Consiglio regionale affinché tutti abbiamo la possibilità di discuterne con grande urgenza perché il tema è necessario che si discuta con estrema urgenza. Detto questo, mi pare che il voto non possa che essere favorevole, il voto a quest'emendamento perché va ancora una volta nella direzione di dare a queste norme la possibilità che vengano capite e attuate semplicemente senza necessità di rivolgersi ad avvocati, amministrativisti o di aprire i contenziosi nei confronti delle autorità che poi intervengono. Una norma deve essere semplice ma deve essere anche comprensibile, deve avere la possibilità di essere letta e capita anche dall'uomo medio e non soltanto dall'avvocato.
Nel momento in cui questa norma prevede genericamente l'autorità Regione è di tutta evidenza che non risponde a questi requisiti che ho testé elencato perché la Regione è un insieme di servizi, di settore, di Assessori, c'è un Presidente, ci sono tanti soggetti che possono esprimere la volontà della Regione sia sotto il profilo gestorio sia sotto il profilo della programmazione e degli indirizzi. Quindi bene abbiamo fatto a proporre questo emendamento che credo debba avere il voto positivo non soltanto dell'opposizione ma anche della parte più responsabile della maggioranza cioè da parte di tutta la maggioranza che credo che sarà responsabile del voto a questo emendamento.
TUNIS STEFANO (FI). Sul solco anche della signorilità con cui il Capogruppo di Forza Italia ha rimandato la palla sul vostro campo consentendovi di sciacquare questi panni sporchi un po' così in famiglia, altri al suo posto l'avrebbero calciata di controbalzo direttamente in faccia all'interlocutore.
Questo non è avvenuto, credo che voi lo dobbiate apprezzare così come dovreste apprezzare l'ulteriore sforzo, non mi sorprende se non ricordo male qui esiste un parere favorevole della commissione e della Giunta su questo emendamento, è corretto? Parere contrario ecco, quindi preferite lasciare l'indeterminatezza, preferite abbandonare così ad un'indagine successiva quale figura se non il massimo rappresentante non soltanto politico ma anche legale della Regione e affidare a chissà quali dinamiche di individuazione di chi effettivamente deve esperire questi compiti.
Colleghi, ogni minuto che passa, ogni minuto che passa state percorrendo una strada che sembra ormai senza ritorno. Noi come vi abbiamo dimostrato non siamo qui per lucrare sulle vostre difficoltà politiche, noi siamo qui per svolgere il nostro ruolo istituzionale e farlo soltanto nell'interesse dei sardi. Sarebbe facile puntare il dito sul fatto che il capogruppo del PD non riesce neanche ad andare incontro ad una richiesta semplice di incontro da parte di un gruppo della stessa maggioranza. Sarebbe facile da parte nostra dire: "Non siete in grado di mettervi d'accordo su questioni elementari comprensibili a tutti e invece pretendete di esercitare la dittatura della maggioranza rispetto a questioni così vitali". Io mi domando, colleghi cosa vi passa per la testa! Io mi domando qual è lo spirito che vi spinge! Io mi domando, cosa vi separa da esercitare in modo alto il vostro ruolo! Colleghi, siamo a un bivio, quello che trasformerà questa discussione importante per la vita dei sardi in uno show grottesco del quale dovrete rispondere a tutti non soltanto a chi vi ha votato o ai vostri dante causa, ma a tutti i cittadini sardi. Prendetevi il tempo che occorre, ritirate questa legge, non ve la faremo approvare, toglietela di mezzo, riflettiamo! Fate questo grande sforzo di umiltà!
RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Presidente, per dichiarare il voto favorevole all'emendamento numero 251, approfitto dell'occasione per spendere due parole anche per quanto proposto dall'onorevole Sale, ritengo che questa sua proposta sia da prendere assolutamente in considerazione, è un argomento molto interessante, la Sardegna è molto attenta agli aspetti ambientali, il problema del termovalorizzatore è un problema che affligge tutte le comunità, dobbiamo vedere anche l'aspetto dei rifiuti come una risorsa e non come un problema, quindi mi auguro che i Capigruppo della maggioranza si incontrino a breve, prendano una decisione perché non si può lasciare questo argomento in mano a pochi comitati. Qualora ci fosse bisogno saremmo pronti anche a sottoscrivere un documento unitario, un ordine del giorno o qualsiasi altra forma per protestare contro questo insediamento che riteniamo non faccia gli interessi della comunità ma faccia gli interessi di poche persone.
PITTALIS PIETRO (FI). Anche qui, non è una questione banale, vi stiamo proponendo di chiarire la riferibilità, cioè qual è l'organo, il soggetto che deve provvedere sostanzialmente ad attivare le procedure per l'esecuzione dell'ordinanza di demolizione. La Regione? Chi? Non si tratta di una norma di carattere generale, la Regione nel rapporto con lo Stato, la Regione intesa nella sua accezione che tutti conosciamo, qua si dovrebbe individuare il soggetto che deve materialmente e amministrativamente attivare le procedure per l'esecuzione dell'ordinanza di demolizione. Allora chi è il Presidente della Regione? È l'Assessore preposto al settore urbanistica ed edilizia? È il direttore generale dell'assessorato? È il direttore del servizio specifico? Scusate, vi pare che sia questo un modo di legiferare, cioè nel non individuare assolutamente il soggetto in modo che in questa sorta di responsabilità diffusa, di tutti e di nessuno, mai nessuno ne debba rispondere, Questo è il problema! Ma allora qualcuno risponderà se non si dà corso a quanto previsto al punto 10? Ve lo siete posto il problema o è un rimpallo di responsabilità perché tanto qui non esiste un sistema di controlli e nessuno ne risponde, non è questo il modo, avete ancora una volta fatto esercizio di un lavoro che è di sintesi, estrapolando un po' dalla "23", un po' dalla "45", un po' dal Testo unico nazionale, il DPR numero 380 del 2001 per fare un collage per poi scrivere però cose che davvero sono assolutamente poco chiare ed incomprensibili ed alimentano le problematiche che poi sono sottese davvero ad ogni comma che avete approvato di questo articolo 3. Noi vi stiamo invitando ancora una volta a riformularlo, cancellatelo, fate richiamo alle norme che esistono già, in questo modo state soltanto alimentando la confusione.
CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, nel proseguire nel ragionamento del Capogruppo Pittalis, sottolineato dal collega Pittalis precedentemente, molto elegante, io sicuramente non discuto la sua eleganza estetica ma ne condivido quella istituzionale e politica, entrando nel merito dell'emendamento numero 251, con voto favorevole, credo che davvero questo sia l'esempio palese di un modo di legiferare un po' lasciando al sentimento piuttosto che alla tecnica vera legislativa. Questo è un esempio che abbiamo portato la legislatura scorsa quando la competenza, legata in materia di usi civici fu lasciata con una legge regionale poi successivamente dopo un ricorso del governo cassata dalla Corte costituzionale, lasciato alla libera interpretazione: "La Regione approva…" eccetera legato poi all'atto amministrativo dei vari comuni che dovevano riaccettare gli usi civici all'interno dei comuni stessi. In quella circostanza fu un rimpallo di responsabilità, non è della Presidenza della Giunta, ma siccome la competenza è dell'assessorato lo deve fare il Direttore generale dell'assessorato all'agricoltura, il direttore generale dell'agricoltura non lo fa, lo rimanda alla presidenza, la presidenza riscrive nuovamente all'assessorato dell'agricoltura, insomma non se n'è fatto assolutamente niente! Allora chiedo al Presidente della Commissione, onorevole Solinas, questa non è una richiesta, non è un emendamento così campato in aria giusto perché vogliamo perdere tempo o vogliamo sollevare il problema, questo è stabilire, se noi scriviamo alla Regione poi non sappiamo realmente chi sia il soggetto e a quale uffici effettivamente si dovrà rivolgere o perlomeno è demandato l'atto, bisogna scrivere in modo chiaro chi è che lo fa, noi abbiamo scritto: "Il Presidente della Regione", cioè il legale rappresentante della Regione stessa e abbiamo risolto ogni tipo di problema e ogni dubbio. Approvatelo!
CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Qua emerge tutta la politica dei due forni, dove c'è un soggetto incombente che è la Regione lupo mannaro, lascia indecise e non scritte alcune questioni mica da poco, questa serie di norme dove chi fa chi e chi fa cosa non è chiaro e potrà portare solo ed esclusivamente problematiche di vario genere, soprattutto nell'esecuzione degli articoli che voi volete approvare in questo modo, personalmente sono decisamente a favore dell'emendamento numero 251 che riscriva e dia chiaro input e chiara responsabilità, ovviamente di carattere amministrativo a persona certa e nota che non può essere certamente individuabile così com'è scritto dal collega Locci e dal Presidente della Giunta regionale, altrimenti la vaghezza certamente non l'aiuta, per concludere qua si sta discutendo di un provvedimento, Assessore e Presidente, di un provvedimento che nella sua centralità vuole tutelare e preservare il bene più alto di cui la nostra terra e la nostra gente dispone, il bene ambientale, è stato detto e richiamato più volte nel corso delle discussioni. Il collega Sale, che si è appena confessato al confessionale di Monsignor Pigliaru, ed è rientrato in Aula che dibatte con i colleghi, sappia che non è solo, non sono solamente sedici i colleghi della maggioranza che dibattono e vogliono discutere delle questioni di Tossilo, ci sono anche molti consiglieri della minoranza che vorrebbero affrontare questo tema ed essere a fianco alla vostra battaglia e alle problematiche che più volte sono state già sollevate da tanti comitati, da tanti amministratori e da tanti cittadini del territorio del Marghine. Noi naturalmente in quel momento in cui si dibatterà saremo certamente presenti per dire la nostra.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 251.
PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri MORICONI e SABATINI hanno votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Floris - Locci - Oppi - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Rubiu - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Zedda Alessandra.
Metto ora in votazione il testo dell'articolo 3 a cui è stato presentato un emendamento orale, che è stato già distribuito.
SOLINAS ANTONIO (PD). Tenuto conto delle osservazioni del dibattito, già venerdì mattina all'Aula, proposi un emendamento orale per una riscrittura più corretta, anche tenuto conto del fatto che con l'emendamento numero 94 avevamo cancellato le parole "su ordinanza del Sindaco", verificarlo e accertato che il capo dell'ufficio tecnico non può ammettere ordinanza di sequestro, se l'Aula è d'accordo io proporrei l'emendamento orale modificando il Capo II in questo senso: "entro 15 giorni dalla notifica della sospensione il dirigente, o il responsabile dell'ufficio, può richiedere all'autorità competente il sequestro del cantiere". L'altro resta uguale.
Ripropongo anche l'emendamento orale proposto venerdì mattina al comma 3, quindi il comma 3 verrebbe riscritto in questo senso: "entro il termine di 45 giorni dalla sospensione sono adottati e notificati i provvedimenti di rimozione, demolizione e ripristino di cui al comma 1". Va corretto anche al punto 8 dove, nel testo originario si fa riferimento al comma 3, ma è il comma 4 e non il comma 3.
Relativamente alla discussione sull'ultimo emendamento, laddove si parla che la Regione decorso inutilmente il termine di 30 giorni attiva le procedure, non è certamente il Presidente della Giunta regionale che deve procedere a questo adempimento e neanche l'Assessorato alla sanità o l'Assessorato al turismo, credo sia implicito che sia l'Assessorato all'urbanistica e agli enti locali.
PITTALIS PIETRO (FI). Io direi che, tenuto conto anche dell'ora, per assumere decisioni a ragion veduta anche se il testo è stato, devo dire per correttezza, distribuito già da questa mattina, però vedo nel contesto del testo che ci sono delle imprecisioni, quindi anche rispetto a cose che abbiamo già votato invece ricalcano… quindi non ho capito se il foglio è l'emendamento orale complessivo che sostituisce, perché allora vanno sostituite alcune cose che sono in contrasto con quello che abbiamo approvato. Per evitare pasticci prendiamoci un po' di tempo, tanto si tratta di dare l'assenso o di dire non siamo d'accordo, ma su questo si può fare alla ripresa dei lavori Presidente, perché ci sono effettivamente dei problemi.
PRESIDENTE. Sì, concordo, nel senso che l'emendamento orale riguarda soltanto le parti in grassetto, evidentemente, quindi non tutte quelle modificate nell'articolo. Però, è un problema che evidentemente va chiarito e quindi concordo che siccome è un emendamento particolarmente complesso, richieda un attimino di valutazione. Pertanto sospendo la seduta e il Consiglio è convocato domani mattina alle ore 10, ricordo che stasera alle ore 16 sarà fatta la presentazione del nuovo numero degli Acta Curiarum e tutti i consiglieri sono invitati. Vi invito a ritirare documenti dall'Aula. La seduta è tolta. Grazie.
Testo delle interrogazioni, interpellanza e mozione annunziate in apertura di seduta
3) come intende comportarsi la Giunta in merito alla valorizzazione del ruolo del volontariato di protezione civile, inteso come parte della comunità locale e anello fondamentale per la gestione della prevenzione e il superamento dell'emergenza. (324)
2) per valutare se non si ritenga opportuno un intervento di stanziamento urgente delle somme necessarie al mantenimento dei servizi e dei posti di lavoro. (327)
2) quali siano le iniziative che l'Amministrazione regionale intende intraprendere al fine di approntare adeguati meccanismi di controllo preventivo e successivo su taluni atti di rilevante importanza, come quelli oggetto della presente interrogazione e dell'interrogazione n. 285/A del 13 febbraio 2015 con la quale si contesta l'illegittimità della nomina del direttore sanitario e del direttore amministrativo dell'Aou di Sassari, la cui adozione da parte dei competenti organi delle Aou avviene, talvolta, in spregio a norme fondamentali del nostro ordinamento. (328)
4) non credano che la condotta diversa tenuta dalle diverse ASL in Sardegna in merito all'applicazione della legge n. 125 del 2013 rappresenti una stortura e una lesione di diritti legittimi da non perpetrare nel tempo. (329)
chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere quali siano le soluzioni e i tempi, che auspichiamo brevissimi, previsti dall'Amministrazione regionale per avviare il salvataggio dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe, attivando le procedure che ne consentano la rapida trasformazione in azienda pubblica di servizi alla persona, in ossequio a quanto previsto dall'articolo 44 della legge regionale n. 23 del 2005 e dal suo regolamento d'attuazione. (112)
ANNOTATO che, peraltro, già con l'articolo 15, comma 26, della legge regionale n. 2 del 2007 si di­sponeva che "L'Ente foreste della Sardegna, al fine di avviare un procedimento di stabilizzazione dei lavoratori, è autorizzato, all'interno della dotazione di personale presente al 1o gennaio 2005, a ridistribuire l'orario di lavoro derivante da cessazioni e abbandoni verificatisi per qualsiasi motivo, prioritariamente su lavoratori già dipendenti dell'Ente a orario ridotto, turnisti e sui lavoratori stagionali nei cantieri dove non sono presenti i lavoratori turnisti. Le modalità e i criteri sono definiti da appositi programmi operativi, predisposti dall'Ente foreste d'intesa con le organizzazioni sindacali di categoria e approvati con apposita delibera della Giunta regionale"; tale provvedimento è stato però disatteso senza che si avviasse la stabilizzazione completa di parecchi stagionali, visto che nel 2009 c'è stata una misura che non ha incrociato tutte le esigenze;
DATO ATTO che l'efficienza e l'efficacia dell'attività di prevenzione, monitoraggio, controllo ed in­tervento svolta dal personale forestale, risultando di fondamentale importanza nel territorio regionale, soprattutto nel periodo estivo, rischia di essere vanificata dal persistente stato di precarietà che investe l'esercito di lavoratori che da anni opera nel settore su più fronti e che, anche attraverso le organizzazioni sindacali di categoria, ha manifestato in più occasioni il disagio connesso alla mancata stabilizzazione in capo all'Ente; in tale contesto assume enorme importanza l'attività di prevenzione e lotta agli incendi, fenomeno che nell'Isola ha assunto dimensioni impressionanti, e contro il quale l'Ente concentra annualmente gran parte delle proprie risorse umane e logistiche;in ambito faunistico gli obiettivi sono incentrati verso azioni atte a preservare le popolazioni autoctone a rischio di estinzione;
CONSTATATO che nonostante ci siano sia la legge, e soprattutto le risorse finanziarie, la Regione an­cora non ha avviato l'iter amministrativo che dovrebbe portare alla stabilizzazione; molti dei dipendenti si trovano in una situazione di incertezza da decenni; ora l'unico impedimento al passaggio definitivo dipende solo dalle lungaggini burocratiche; peraltro negli accordi già definiti si era ipotizzato, attraverso la parte politica, di poterne stabilizzarne almeno 500 entro la fine del 2014; il resto sarebbe stato collocato entro il 2015; le promesse sono state disattese;
OSSERVATO che appare opportuno, oltre alle esigenze di stabilizzazione ed eliminazione del preca­riato, un rilancio delle politiche di sviluppo, pianificazione e organizzazione da parte del governo regionale, che investa la generalità delle risorse umane impiegate all'interno dell'organismo solo in via stagionale, nell'ottica di un proficuo e virtuoso utilizzo delle stesse nei vari contesti e comparti in cui si estrinseca l'attività dell'Ente foreste della Sardegna, salvaguardando e garantendo, al contempo, il posto di lavoro di tanti padri di famiglia,
3) a salvaguardare le professionalità del personale impiegato in maniera stagionale per le attività dell'Ente, garantendo all'esercito dei precari un futuro in grado di superare lo stato di incertezza perenne all'interno dell'organismo che certo non favorisce un impiego proficuo delle risorse interne. (125)

References: articolo 3
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e contrario
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