Source: http://lamulta.it/17-sentenze/507-insidie-e-trabocchetti-stradali-non-sempre-e-colpa-dell-ente-proprietario-della-strada.html
Timestamp: 2019-12-05 21:43:44+00:00

Document:
la decisione con la quale il giudice di primo grado aveva rigettato la domanda proposta da K. K. per la condanna del Comune di Castenaso al risarcimento dei danni subiti dall'attore a seguito del sinistro stradale in occasione del quale il K. K., a bordo del proprio ciclomotore, era caduto in corrispondenza del dislivello tra la strada percorsa e la banchina alla stessa adiacente, indicata dal K. K. quale causa della caduta denunciata imputabile all'amministrazione convenuta;
che, a fondamento della decisione assunta, il giudice del rinvio ha rilevato come l'attore avesse omesso di fornire la prova che il sinistro dedotto in giudizio fosse dipeso dalla sussistenza di una situazione di insidia connessa alla conformazione della strada percorsa, piuttosto rilevandosi come lo stesso dovesse attribuirsi in via esclusiva al comportamento negligente dello stesso danneggiato, con la conseguente insussistenza di alcuna avvenuta dimostrazione del nesso di causalità tra il comportamento addebitato all'amministrazione convenuta e i danni denunciati in questa sede;
che, avverso la sentenza del giudice del rinvio, K. K. propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi d'impugnazione, illustrati da successiva memoria;
che il Comune di Castenaso resiste con controricorso;
che, con atto in data 22/3/2018, intervenuto il decesso di K. K., si sono costituiti in giudizio i relativi eredi, Z. Z., X. X., Q. Q.;
che, con il primo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, ed omesso esame di punti decisivi della controversia (in relazione all'art. 360 n. 5 c.p.c.), per avere la corte d'appello, quale giudice del rinvio, omesso l'esatta considerazione degli elementi di prova testimoniale e documentale analiticamente richiamati in ricorso dal K. K., oltre alla carente valutazione dello stato dei luoghi e delle relative condizioni, giungendo in modo lacunoso e contraddittorio ad escludere l'avvenuta dimostrazione, da parte del danneggiato, della situazione di insidia attribuibile all'amministrazione comunale convenuta;
che, con il secondo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione delle norme di diritto applicabili al caso di specie (in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere la corte territoriale, pur riconosciuto il ricorso di elementi della fattispecie concreta integranti l'anomalia del bene stradale in esame, erroneamente escluso la sussistenza di tutti presupposti previsti dall'art. 2043 c.c. ai fini della condanna dell'amministrazione convenuta al risarcimento del danno;
che entrambi i motivi sono fondati nei termini di cui appresso; che, al riguardo, osserva preliminarmente il Collegio come, secondo l'interpretazione fornita da questa Corte, la riformulazione dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., disposta dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, dev'essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall'art. 12 delle preleggi, come riduzione al 'minimo costituzionale del sindacato di legittimità sulla motivazione;
che, pertanto, deve ritenersi denunciabile in cassazione l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali;
che tale anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione (cfr. ex plurimis, Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830 - 01);
che, nel caso di specie, la corte territoriale, a fronte del valore rappresentativo fornito dai dati certi sottoposti al suo esame (integrati dalla caduta dell'odierno ricorrente, a bordo del proprio ciclomotore, in corrispondenza del dislivello esistente tra la sede la carreggiata stradale e la banchina posta a suo lato), ha ritenuto di escludere la dimostrazione del carattere obiettivamente insidioso di siffatta conformazione stradale attraverso il richiamo di indici rappresentativi del tutto muti sotto il profilo dell'informazione probatoria da essi asseritamente pretesa;
che, infatti, la circostanza, richiamata nella sentenza impugnata, secondo cui il tratto di strada ove ebbe a verificarsi il sinistro era stato sottoposto a manutenzione, da parte del Comune convenuto, trenta/ quaranta giorni prima dell'incidente, non consente di acquisire elementi di valutazione minimamente significativi in relazione alla sicura eliminazione della situazione di obiettiva insidiosità del richiamato dislivello, che la stessa corte d'appello ha in ogni caso ritenuto persistente (sia pure di pochi centimetri) pur a seguito di detto intervento manutentivo;
che del tutto inconferente, sotto altro profilo, deve ritenersi, in chiave probatoria, l'affermazione del giudice a quo circa il carattere improvviso dello spostamento del K. K. dalla carreggiata stradale all'adiacente banchina, una volta attestato il dovere dell'amministrazione responsabile di garantire le condizioni di sicurezza del transito anche in relazione agli spazi adiacenti la carreggiata stradale pacificamente utilizzabili dagli utenti della strada;
che parimenti inconferente deve ritenersi l'affermazione, caduta nel ragionamento probatorio della corte territoriale, in ordine al carattere "imprudente e sconsigliato", in quella situazione, della circolazione fuori dalla carreggiata in considerazione della presenza, in loco, di un fossato attiguo al margine della carreggiata, una volta accertata la presenza di una banchina pacificamente transitabile di cui l'amministrazione responsabile era tenuta a garantire le condizioni di sicura utilizzabilità;
che, infine, del tutto neutro, sul piano dell'oggettivo valore rappresentativo delle circostanze dedotte, deve ritenersi il richiamo alle condizioni di piena visibilità e della conoscenza dello stato dei luoghi, da parte del K. K., attesa l'assoluta marginalità del particolare stradale in esame - il dislivello tra il piano della carreggiata e quello della banchina attigua - che, proprio in ragione della più volte sottolineata riduzione a pochi centimetri, conferma, da un lato, la relativa difficoltosa percepibilità da parte di chiunque transiti sulla sede stradale intento alla guida e, dall'altro, il relativo carattere specificamente insidioso, trattandosi di una conformazione stradale pregiudicata da un dislivello che, di percepibilità obiettivamente minima (per la riduzione a pochi centimetri), assume, viceversa, una decisiva rilevanza sul piano della compromissione della stabilità dei veicoli a due ruote come quello nell'occasione condotto dal K. K.;
che, conclusivamente, l'indole meramente apparente, quando non contraddittoria o perplessa, del ragionamento probatorio condotto dal giudice a quo - con particolare riguardo all'inconsistente idoneità rappresentativa degli indici di prova critica utilizzati al fine di contraddire l'intrinseco valore dimostrativo dei fatti viceversa indiscutibilmente accertati sul piano della dimostrazione della natura obiettivamente insidiosa della conformazione stradale in esame - impone di ritenere integrato il grave vizio motivazionale censurato dall'odierno ricorrente;
che, pertanto, sulla base di tale premessa, in accoglimento del ricorso, dev'essere disposta la cassazione della sentenza impugnata, con il conseguente rinvio alla Corte d'appello di Bologna, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità;
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d'appello di Bologna, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione del 9 aprile 2018.

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