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Timestamp: 2020-08-12 08:13:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22318 del 25/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22318 del 25/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/09/2017, (ud. 22/06/2017, dep.25/09/2017), n. 22318
sul ricorso 21542-2015 proposto da:
S.F., F.F.M., quest’ultima anche in
qualità di legale rappresentante della CAM HOSPITAL SRL,
CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato GIUSEPPE BRUNO;
SOCIETA’ PER LA GESTIONE DI ATTIVITA’ – SGA SPA, in persona del
ROMA, VIA PASUBIO 2, presso lo studio dell’avvocato MARCO MERLINI,
rappresentata e difesa dall’avvocato ANDREA PISANI MASSAMORMILE;
avverso la sentenza n. 1826/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
partecipata del 22/06/2017 dal Consigliere Dott. FRASCA RAFFAELE.
1. S.F. e F.F.M., in proprio e nella qualità di legale rappresentante della Cam Hospital s.r.l., hanno proposto ricorso per cassazione contro la Società per la Gestione di Attività SGA s.p.a., avverso la sentenza del 16 dicembre 2014, con cui la Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibile l’appello da essi proposto contro la sentenza resa in primo grado inter partes dal Tribunale di Paola, che aveva rigettato la loro opposizione all’esecuzione promossa dall’intimata.
2. I ricorrenti non provvedevano ad iscrivere a ruolo il ricorso, notificato il 16 giugno 2015, mediante il relativo deposito, ma, con istanza di rimessione in termini per l’adempimento, rivolta al Presidente della Corte oltre il termine per il detto deposito, adducevano di non aver potuto ad esso provvedere, in quanto soltanto in data 9 luglio la cancelleria della Corte calabra aveva attestato che non risultava reperibile il fascicolo d’ufficio e non era possibile il ritiro dei fascicoli di parte e l’estrazione di copia degli atti.
Viceversa, veniva depositato controricorso dall’intimata.
3. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., nel testo modificato dal D.L. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, è stata formulata dal relatore proposta di definizione del ricorso con declaratoria di inammissibilità ed è stata fissata con decreto adunanza della Corte. Il decreto e la proposta sono stati notificati agli avvocati delle parti.
1. Il Collegio condivide la proposta del relatore di dichiarare improcedibile il ricorso, non essendo accoglibile l’istanza di rimessione in termini, in quanto i ricorrenti, nella pretesa situazione di impossibilità di depositare i fascicoli di parte del giudizio di appello e le copie degli atti del fascicolo d’ufficio necessarie per fondare il ricorso, avrebbero dovuto procedere al deposito del ricorso nel termine di cui all’art. 369 c.p.c., accompagnandolo con la richiesta ai sensi dell’ultimo comma della stessa norma e con istanza di essere rimessi in termine per il deposito dei fascicoli e degli atti.
3. Il ricorso dev’essere, dunque, dichiarato improcedibile.
La Corte dichiara improcedibile il ricorso. Condanna i ricorrenti alla rifusione alla resistente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in euro quattromilacento, oltre duecento per esborsi, le spese generali al 15% e gli accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 – bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 22 giugno 2017.

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 art. 13
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