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Timestamp: 2019-01-21 23:18:29+00:00

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Reati concorsuali: quali sono?
Ostacolare una procedura concorsuale comporta l’applicazione di severe sanzioni in ragione della gravità della condotta e del soggetto che la compie.
Reati concorsuali: quali sono? Sono i reati che vengono posti in essere in occasione di una procedura concorsuale dall’imprenditore, dagli organi preposti alla procedura, dagli amministratori della società o, infine, dai creditori. L’avvio di una procedura fallimentare è necessario una volta appurato che l’imprenditore o la società si trovano nell’impossibilità di eseguire le obbligazioni contratte in precedenza. Attenzione, tale impossibilità non deve però essere legata ad una carenza momentanea di liquidità o ad altre cause circoscritte nel tempo.
La procedura concorsuale, come stesso il nome suggerisce, è una procedura finalizzata a far sì che i creditori ricevano lo stesso trattamento a seguito della liquidazione del patrimonio disponibile (la cd. par condicio creditorum), per questo motivo ogni azione che ne ostacola il corretto svolgimento è soggetta ad una sanzione.
Vediamo ora quali sono i reati concorsuali e quali sanzioni si applicano.
1 I reati fallimentari
2 Bancarotta fraudolenta propria
3 Bancarotta semplice propria
4 Bancarotta fraudolenta impropria
5 Bancarotta semplice impropria
6 Altri reati fallimentari diversi dalla bancarotta
7 Interesse privato del curatore negli atti del fallimento
8 Accettazione di retribuzione non dovuta
9 Omessa consegna o deposito di cose del fallimento
10 Domanda di ammissione di crediti simulati o distrazioni senza concorso col fallito
11 Mercato di voto
12 False attestazioni e relazioni nel concordato preventivo negli accordi di ristrutturazione dei debiti
La bancarotta è senza ombra di dubbio alcuno la condotta più ricorrente e rilevante tra tutti i reati concorsuali.
Il legislatore in questo caso ritiene necessario punire l’imprenditore o i soggetti ad esso vicini che hanno posto in essere una serie di comportamenti idonei a ledere gli interessi dei creditori e che, una volta aperta la procedura fallimentare, assumono rilevanza penale.
Dal momento che la bancarotta può presentarsi in diverse forme, è necessario operare una distinzione in primo luogo in base al soggetto attivo, vale a dire la persona che compie materialmente il fatto descritto dalla legge come reato.
La bancarotta può essere propria se commessa direttamente dall’imprenditore commerciale e non piccolo dichiarato fallito oppure impropria se commessa da un soggetto diverso dall’imprenditore.
Vediamo prima le ipotesi di bancarotta propria.
Bancarotta fraudolenta propria
Con il reato di bancarotta fraudolenta [1] il legislatore intende sanzionare la condotta dell’imprenditore il quale, prima della dichiarazione di fallimento o nello svolgimento della procedura concorsuale, riduce l’attivo patrimoniale o integra fraudolentemente il passivo al fine di ledere i creditori.
La riduzione dell’attivo patrimoniale vuol dire che l’imprenditore sottrae dei beni dal patrimonio in modo che questi non vadano a beneficio dei creditori. Ciò può avvenire in diversi modi: possono essere sottratti, dissipati o trasferiti ad una società collegata, ad esempio, oppure, ancora, potrebbe essere simulata una vendita fittizia ad un soggetto compiacente.
L’integrazione fraudolenta del passivo, al contrario, richiede che l’imprenditore abbia riconosciuto dei debiti in realtà inesistenti. Solo a titolo esemplificativo, si configura il reato in esame nel caso in cui l’imprenditore faccia registrare delle fatture false da un’altra società oppure nell’ipotesi in cui vengano stipulati dei contratti, come una cessione d’azienda, in favore di una nuova impresa in realtà collegata sempre al fallito.
Un’altra ipotesi di bancarotta fraudolenta riguarda la bancarotta fraudolenta documentale [2]. Il reato si configura nel caso in cui l’imprenditore distrugga, sottragga o falsifichi i libri e le scritture contabili. La gravità del comportamento è evidente: agendo in tal modo, l’imprenditore non permette che venga ricostruita la sua posizione patrimoniale, recando così un danno ai suoi creditori, alla procedura concorsuale e garantendosi, altresì, un profitto ingiusto. Un esempio è costituito dall’ipotesi in cui l’imprenditore nasconda le scritture contabili oppure le alteri inserendo debiti che in realtà non esistono.
La sanzione principale prevista dalla legge fallimentare in queste ipotesi è la reclusione da tre a dieci anni.
Sempre nell’ambito della bancarotta fraudolenta, il legislatore include la bancarotta preferenziale [3].
In questo caso l’imprenditore esegue nei confronti di un creditore dei pagamenti o gli riconosce un titolo di prelazione inesistente al solo fine di favorirlo a scapito degli altri creditori.
L’imprenditore in stato di insolvenza, in questo caso, effettua dei pagamenti nei confronti di alcuni creditori, magari solo perché più insistenti rispetto agli altri, danneggiando in tal modo tutti gli altri creditori.
In questa differente ipotesi di bancarotta fraudolenta, il legislatore prevede la reclusione da uno a cinque anni.
Contrariamente alla condotta di bancarotta fraudolenta che, come abbiamo appena visto, è posta in essere al fine di danneggiare la posizione dei creditori, la bancarotta semplice [4] – configurabile solo nella forma pre-fallimentare – è riconducibile alla condotta colposa dell’imprenditore che ha posto in essere delle spese eccessive rispetto alle sue possibilità economiche o dei fatti che hanno aggravato la posizione dell’impresa già in crisi (esempi: l’imprenditore ha posto in essere operazioni imprudenti o ha sperperato il patrimonio aziendale in spese anche personali eccessive oppure non ha chiesto la dichiarazione del fallimento). La condotta in questo caso è sicuramente meno grave e ciò si riflette anche sulla sanzione: la reclusione da sei mesi a due anni.
La bancarotta semplice può essere anche documentale e punisce la condotta dell’imprenditore che non ha tenuto le scritture contabili obbligatorie o le ha tenute in modo irregolare.
A differenza della bancarotta fraudolenta documentale in cui l’imprenditore agisce con lo scopo di danneggiare i creditori, nella bancarotta semplice documentale manca questa specifica volontà, in quanto – indifferentemente con dolo o colpa – non sono state osservate tutte le norme che presiedono alla tenuta delle scritture contabili (ad esempio, non è stato tenuto il libro degli inventari).
La bancarotta fraudolenta impropria [5] è riconducibile alla bancarotta fraudolenta societaria, ravvisabile ogni volta che un soggetto che ricopre un incarico di gestione, di amministrazione o di controllo causa, o contribuisce a causare, il dissesto o il fallimento della società.
La pena in questo caso è, così come nell’ipotesi di bancarotta fraudolenta propria, la reclusione da tre a dieci anni. In tal caso l’evento si realizza a causa di un comportamento infedele dei soggetti elencati che possono anche semplicemente aggravare una situazione di dissesto già esistente. Un esempio di bancarotta fraudolenta impropria è costituito dal ricorso a finanziamenti che possono anche essere celati dietro false operazioni di investimento.
Bancarotta semplice impropria
Così come nell’ipotesi di bancarotta semplice propria, il legislatore prevede la bancarotta semplice impropria [6] per punire la condotta di chi, amministratore, gestore, sindaco o liquidatore, abbia contribuito ad aggravare lo stato di dissesto. La sanzione è la medesima della bancarotta semplice propria.
Altri reati fallimentari diversi dalla bancarotta
Il reato di bancarotta nelle sue diverse forme, pur costituendo l’ipotesi più ricorrente, non è l’unico reato che può essere commesso in concomitanza con una procedura fallimentare.
Interesse privato del curatore negli atti del fallimento
Il reato in esame è teso a reprimere la condotta del curatore fallimentare che pone in essere degli atti tesi a privilegiare un interesse privato, suo ma anche di un terzo, che esula dalle finalità della procedura [7].
Un esempio può essere rappresentato dal caso in cui il curatore conceda un privilegio ad un creditore al solo fine di favorirlo. Ancora, il curatore, cedendo dei beni liquidati ad un prezzo inferiore, può lucrare la differenza a danno dei creditori. La sanzione prevista per il curatore è la reclusione da due a sei anni e la multa superiore a euro 206.
Accettazione di retribuzione non dovuta
Il curatore fallimentare svolge un ruolo di organo processuale indipendente e, proprio per tale motivo, al fine di conservarne l’integrità, è previsto che non possa ricevere o pattuire una retribuzione (non solo in denaro) oltre a quella liquidata dall’autorità giudiziaria [8].
Il curatore, in altre parole, non può accordarsi con i creditori per avere un’ulteriore somma di denaro o dei regali per l’attività svolta durante il fallimento. L’inosservanza del divieto comporta l’applicazione della sanzione della reclusione da tre mesi e due anni e la multa da euro 103 a euro 516. A ciò si aggiunge, nei casi più gravi, l’inabilitazione temporanea dall’ufficio per un minimo di due anni.
Omessa consegna o deposito di cose del fallimento
Il curatore nello svolgimento delle sue funzioni si trova a detenere del denaro o dei beni che vanno riconsegnati su ordine del giudice; di conseguenza, l’inottemperanza è punita con la reclusione fino a due anni e la multa fino ad euro 1.032 [9]. Se invece il fatto è colposo, la pena prevista è più favorevole: la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a euro 309. Il reato si configura anche se, ad esempio, il curatore non deposita i registri nella cancelleria del tribunale.
Domanda di ammissione di crediti simulati o distrazioni senza concorso col fallito
Nell’ambito di una procedura fallimentare può accadere che un soggetto terzo presenti una domanda di ammissione al passivo per un credito che in realtà non esiste [10], danneggiando così non solo l’interesse alla corretta esecuzione della procedura, ma anche l’interesse dei creditori effettivi che vedono diminuire la massa fallimentare.
In questa ipotesi, la sanzione prevista è la reclusione da uno a cinque anni e la multa da euro 51 a euro 516, ma può essere dimezzata qualora la domanda venga ritirata prima della procedura di verificazione del passivo.
La norma punisce anche la condotta distrattiva, vale a dire la condotta di colui sottrae, distrae o ricetta beni che andrebbero conferiti alla massa per poi essere divisi tra i creditori. L’ipotesi di reato ricorre anche nel caso in cui il terzo, consapevole del dissesto, si accorda per acquistare i beni ad un valore inferiore a quello reale. La sanzione è la reclusione da uno a cinque anni.
Il mercato di voto [11] ostacola il corretto svolgimento della procedura concorsuale.
Ciò è dovuto al fatto che un creditore, in cambio del proprio voto nel concordato o nelle deliberazioni del comitato dei creditori, ottiene dei vantaggi dopo essersi accordato col fallito o con un altro soggetto che opera sempre nell’interesse del fallito.
In questo caso, il creditore scambia il proprio voto per un interesse personale che esula dalla procedura. Si può portare l’esempio del creditore che si accorda per dare il suo voto favorevole in cambio della stipulazione di un contratto di subappalto con una società collegata.
Questo reato è plurisoggettivo, un’ipotesi di reato accordo, in cui cioè sono punibili entrambi i soggetti.
La sanzione prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa non inferiore a euro 103, cui si aggiunge la confisca della somma o dei beni ricevuti.
False attestazioni e relazioni nel concordato preventivo negli accordi di ristrutturazione dei debiti
Il legislatore, infine, prende in considerazione anche la condotta del professionista che nelle relazioni rappresenti dei dati falsi o ometta dati rilevanti [12], indipendentemente dalla sua volontà di trarne un profitto, ipotesi che dà luogo esclusivamente ad un aumento di pena. Ad esempio, una relazione troppo approssimativa può integrare il reato qualora sia in grado di danneggiare la posizione dei creditori.
La pena base è la reclusione da due a cinque anni e la multa che oscilla tra 50.000 e 100.000 euro, ma è destinata ad aumentare, oltre che nel caso il cui il professionista ottenga un indebito vantaggio per se o per altri, sia nell’ipotesi in cui dal fatto derivi un danno ai creditori.
[1] Art. 216 L. F.
[2] Art. 216 co. 2 L. F.
[3] Art. 216, co. 3 L. F.
[4] Art. 217 L. F.
[5] Art. 223 L. F.
[6] Art. 224 L. F.
[7] Art. 228 L. F.
[8] Art. 229 L. F.
[9] Art. 230 L. F.
[10] Art. 232 L. F.
[11] Art. 233 L. F.
[12] Art. 236 L. F.

References: Art. 216
 Art. 216
 Art. 216
 Art. 217
 Art. 223
 Art. 224
 Art. 228
 Art. 229
 Art. 230
 Art. 232
 Art. 233
 Art. 236