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Timestamp: 2018-09-22 19:48:01+00:00

Document:
1 Perché acquistare casa per intestarla ai figli?
2 Come acquistare casa e intestarla ai figli?
3 Accertamento dell’Agenzia delle Entrate per l’acquisto della casa per i figli
4 Le quote di legittima
[1] Cass. ord. n. 27480/17 de 20.11.2017.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 11 ottobre – 20 novembre 2017, n. 27480
L’Agenzia delle entrate notificava a B.P. un avviso di accertamento relativo all’accertamento in via sintetica dei redditi per l’anno 2004 in relazione alla sproporzione fra redditi dichiarati nel triennio ed acquisto di un immobile in favore della figlia del contribuente nell’anno 2005 per un corrispettivo di Euro 434.023,00.
Il giudice di primo grado respingeva il ricorso del contribuente con sentenza riformata dalla CTR del Lazio n. 376/22/13, depositata il 14.11.2013.
Secondo la CTR l’appello era ammissibile, tenuto conto della specificità della doglianza esposta nell’atto di impugnazione concernente l’omessa considerazione delle prove offerte in ordine ai risparmi accumulati dal contribuente. Nel merito il giudice di appello riteneva che il contribuente aveva dimostrato, mediante la produzione di estratti conto, un costante saldo superiore ad Euro 600.000,00 idoneo a giustificare l’acquisto, peraltro rateizzato, dell’immobile in favore della figlia.
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi. La parte contribuente non ha depositato difese scritte.
La causa veniva rinviata a nuovo ruolo per l’acquisizione del fascicolo di merito.
Con il primo motivo l’Agenzia deduce la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53. La parte contribuente, secondo la ricorrente, si era limitata a riprodurre il contenuto del ricorso senza formulare alcuna censura contro la decisione impugnata in appello.
Con il secondo motivo si deduce il vizio di omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. La CTR, con motivazione insufficiente, non avrebbe esaminato la dedotta inidoneità delle prove offerte dal contribuente per dimostrare la congruità del reddito necessario all’acquisto del cespite immobiliare.
Questa Corte ha ripetutamente affermato che nel processo tributario, la riproposizione in appello delle stesse argomentazioni poste a sostegno della domanda disattesa dal giudice di primo grado – in quanto ritenute giuste e idonee al conseguimento della pretesa fatta valere – assolve l’onere di specificità dei motivi di impugnazione imposto dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, ben potendo il dissenso della parte soccombente investire la decisione impugnata nella sua interezza – cfr. Cass. n. 14908/2014 -. Si è tuttavia affermato che in tema di contenzioso tributario è inammissibile, per difetto di specificità dei motivi, l’atto di appello che, limitandosi a riprodurre le argomentazioni poste a sostegno della domanda disattesa dal giudice di primo grado, senza il minimo riferimento alle statuizioni di cui è chiesta la riforma, non contenga alcuna parte argomentativa che, mediante censura espressa e motivata, miri a contestare il percorso logico-giuridico della sentenza impugnata – cfr. Cass. n. 1461/2017 -.
Orbene, nel caso di specie l’appellante ha specificamente aggredito la statuizione del giudice di primo grado che aveva ritenuto la documentazione prodotta dalla stessa in primo grado inconsistente se non evasiva, trattandosi soltanto dell’elenco delle otto società di cui era titolare, socio o cointeressatò senza indicazione circa la redditività delle stesse negli ultimi anni specificando che i redditi necessari per l’acquisto dell’immobile in favore della figlia potevano senz’altro desumersi dai redditi percepiti negli anni dal 1953 al 2000 e che tali elementi avrebbero potuto integrare il concetto di presunzione di cui all’art. 2727 c.c..
Ne consegue che quanto dedotto in appello ha senz’altro assolto l’onere di specificità di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53.
Il secondo motivo di ricorso è manifestamente inammissibile. L’Agenzia contesta, nella sostanza un vizio di insufficiente motivazione della sentenza che, nel considerare gli elementi dedotti dalla parte contribuente, non avrebbe considerato l’inidoneità degli stessi a dimostrare l’esistenza di disponibilità esenti in capo al contribuente. La censura, in effetti, si risolve nella prospettazione di un’insufficiente motivazione della decisione che, pur avendo esaminato la documentazione relativa agli estratti conto prodotti dalla parte contribuente, non avrebbe accertato se gli stessi fornissero la prova che le disponibilità esistenti derivassero da redditi esenti. Ma tale censure non integra affatto un omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio alla stregua della novella di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Il giudice di appello, invero, ha preso in considerazione il fatto rappresentato dalla documentazione prodotta dal contribuente relativa alle disponibilità del conto corrente che tendevano a giustificare la congruità dell’acquisto immobiliare peraltro effettuato a rate, piuttosto omettendo di considerare le difese dell’Agenzia volte a ritenere l’inidoneità della prova a dimostrare il carattere esente dei redditi risultanti dagli estratti conto. Ciò che si risolve non già in un omesso esame di un fatto, ma semmai in un deficit di congruità e sufficienza della motivazione.
04/12/2017 alle 14:37
Questi sono praticamente impazziti e disperati, grazie alle continue ruberie e agli enormi sprechi dovuti ad una politica dissennata, non sanno più dove attaccarsi per non affondare. Ormai viviamo in un regime di dittatura fiscale senza controllo, prima o poi ci arriveranno in casa pistola in pugno a chiedere soldi che nessuno sarà più in grado di dargli perchè già tutti devoluti in precedenza.
alfonso nigro ha detto:
05/12/2017 alle 15:10
I primi evasori sono proprio i politici che oltretutto godono della impignorabilità del loro stipendio/vitalizio/furto ecc..ecc.., quindi la legge non essendo uguale per tutti incentiva chi può a difendersi dal fisco nel migliore dei modi, mentre i grandi evasori ottengono sconti impensabili per un comune cittadino.
Marua Antonietta Rughetta ha detto:
05/12/2017 alle 18:30
Grazie per le vostre delucidazioni. Se non vado errata, e mi scuso per la mia ignoranza in materia, nell’articolo si parla di come fare per acquistare una casa e darla ai figli; non si parla di chi una casa ce l’ha già e vuole intestarla ai figli senza dover rimanere senza un tetto sulla testa.
Come si deve fare? Quali sono e chi le deve pagare sia al momento che in futuro, le tasse per stare a posto con la legge? Quando si tratta di più figli, sia di quelli che lavorano sia di quelli che non dispongono di reddito?
Fabio Detti ha detto:
buonasera , non sono esperto di questi problemi ma vorrei porre una questione. Se un genitore apre un conto corrente cointestato con il figlio e il figlio paga la casa ( cioè firma i relativi assegni) con i soldi di quel conto quali sono i problemi? E’ tracciabile la provenienza dei soldi ed è chiara la destinazione. Cosa si rischia ?
05/12/2017 alle 19:10
piero la colpa di tutto questo è solo nostra esseri schiavi di una dittatura fiscale su dipendenti, artigiani, pensionati , non abbiamo nessun organo sindacale e politico che ci difenda, loro vitalizi da 90.000 euro al mese noi la fame ,
POPOOLO SVEGLIATI CHE è ORA
un genitore fa tanti sacrifici per acquistare una casa per i figli ,e per stare attento all’uffucio delle entrate, per evitare tanti problemi deve consultarsi con un commercialista e pagare con un avvocato e pagare e poi dal notaio e pagare. tutto questo per evitare un controllo da parte dell’ufficio delle entrate in quanto si appiglierebbe a qualsiasi cavillo per farti una multa oppure per iniziare una serie di controlli che poi ti porterebbero alla rovina. Ma la domanda che io mi pongo ma i nostri figli se non li pensiamo noi chi li pensa lo stato mangione? Ma che possano morire tutti questi politici che ci hanno portato alla rovina.
Paolo.dep ha detto:
03/01/2018 alle 18:28
Quello che riportate sulle donazioni indirette a me risulta parzialmente corretto. In particolare sui passaggi di denaro tramite bonifico o assegno circolare sui conti intestati ai figli, per poi acquistare l’immobile intestato a questi ultimi.
Le donazioni vengono intese dal fisco come un anticipo della successione (il genitore, ancora in vita, si spossessa di una parte del proprio patrimonio e lo dona ai figli) e sappiamo che, anche in Italia, vi sono le imposte sulle successioni, da pagare sul valore del patrimonio che eccede le franchigie di esenzione (1 milione di euro per il coniuge e per ogni figlio). Proprio per questo l’atto di donazione serve a “consumare” tale franchigia di esenzione. Quindi, nelle donazioni indirette, com’è possibile, come voi riportate, che si possano fare bonifici ed assegni circolari intestati ai figli senza incorrere, prima, in un possibile accertamento fiscale (vedasi la così detta “anagrafe dei conti correnti”) ed, in un secondo momento, in una sanzione per non aver effettuato, all’uopo, alcun atto pubblico, cioè la donazione (per comunicare al fisco che sto “consumando” la franchigia)??
Corretta, invece, per quanto a me noto, ed è un’eccezione, la prassi di versare direttamente al venditore, da parte del genitore, il denaro ed intestare l’immobile al figlio senza abbattere alcuna franchigia.
Resto in attesa di un vostro cortese riscontro. Grazie. Paolo
03/01/2018 alle 18:33
Queste sono informazioni utili in linea generale, se poi volessimo entrare nello specifico del contesto di acquisto della casa, dovremmo valutare la cosa con più razionalità e pensare che non è tutto oro quello che splende, che gli anni passano e le situazioni e sentimenti si modificano, pensare che molto spesso la volontà dei figli viene manipolata dalle mogli o mariti, dai conviventi ed alla fine il povero genitore magari solo e vedovo, si ritrova in età da loro definita avanzata , ad essere messo da parte e non avere più potere decisionale perché ritenuto “ormai andato”. Quindi i genitori, secondo il mio punto di vista, debbono pensare prima di tutto a se stessi ed al loro futuro, di quando saranno anziani e sistemare in vita ogni cosa con un bel testamento redatto e custodito in segreto presso un notaio.

References: Cass. 
 sentenza 
 art. 53
 art. 53
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 53
 sentenza