Source: https://www.diritto.it/l-inadempimento-all-onere-da-parte-del-donatario-puo-condizionare-risolutivamente-l-efficacia-della-donazione/
Timestamp: 2019-01-18 08:13:23+00:00

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L’inadempimento all’onere da parte del donatario può condizionare risolutivamente l’efficacia della donazione
1.- Introduzione. Gli elementi accidentali nella donazione.
Con la pronuncia in esame la Cassazione fornisce utili coordinate interpretative riguardo alle diverse modalità operative della clausola modale e della condizione risolutiva inserite nel contratto di donazione.
La donazione è definita dall’art. 769 cod. civ. come il contratto con il quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione. La causa di liberalità1 consente di distinguere il contratto in questione dai negozi a titolo gratuito e dall’adempimento delle obbligazioni naturali, atteso che nella donazione l’attribuzione patrimoniale è effettuata al mero fine di arricchire l’accipiens e non risponde (anche) ad un interesse patrimoniale o non patrimoniale del dante causa, né viene effettuata da quest’ultimo in esecuzione di in obbligo giuridico o morale.2
Peraltro, nella donazione, per la sua caratteristica di assoluta gratuità e per la sua immediata incidenza sul patrimonio del donante, assumono eccezionale rilevanza giuridica i motivi di quest’ultimo, semprechè le finalità che muovono il donante risultino dall’atto di donazione.
Rilevano, quindi, come autonome cause d’invalidità l’errore sul motivo o il motivo illecito che abbiano determinato in via esclusiva il donante all’atto di liberalità (artt. 787 e 788 cod. civ.).
Anche nella donazione possono essere inseriti elementi c.d. accidentali, quali la condizione, il termine e l’onere (o modus).
In particolare detti elementi si distinguono da quelli essenziali poiché non partecipano alla configurazione dello schema tipico negoziale e quindi non costituiscono clausole necessarie a determinarne il contenuto.
Con specifico riferimento all’onere, il codice non ne stabilisce una disciplina generale come nel caso del termine (artt. 1183 – 1185 cod. civ.) o della condizione (artt. 1353 – 1361 cod. civ.), atteso che la clausola modale può apporsi ai soli negozi unilaterali a titolo gratuito ed in particolare alla donazione (artt. 793 e 794 cod. civ.).
Nondimeno, l’inserimento di una condizione o di un termine in un contratto di donazione, implica una valutazione della validità delle relative clausole, alla luce non solo delle norme (imperative) generali che disciplinano i due istituti (ad es: con riferimento alla condizione, gli artt. 1354 e 1355 cod. civ.), ma anche in relazione a disposizioni specifiche, come quelle dettate in materia di patti successori (art. 458 cod. civ.).
Ed, infatti, una donazione sottoposta a condizione sospensiva o al termine iniziale coincidente con la morte del donante si configura come una classica convenzione mortis causa vietata in base all’ultima norma sopra ricordata.
2.- In particolare: l’onere o modus.
Mentre il termine e la condizione incidono sull’efficacia del negozio (nel senso di determinarla o di caducarla) l’onere o modus configura in capo al donatario un’obbligazione che può avere ad oggetto una prestazione di dare, fare o anche di non fare, sia a vantaggio del donante o di terzi, sia dello stesso onerato (stabilendo ad es: che quest’ultimo utilizzi con certe modalità gradite al donante la somma o il bene donato).
In sostanza, può ritenersi che l’apposizione all’interno della donazione di una clausola modale trasformi l’atto di liberalità in questione da contratto unilaterale a bilaterale, sebbene le prestazioni del donante e del donatario non possano considerarsi tra loro sinallagmatiche.
Infatti, la prestazione imposta all’onerato non può essere in alcun modo legata da un nesso di corrispettività con quella del donante, atteso che altrimenti verrebbe meno la causa di liberalità che caratterizza il contratto in questione. Piuttosto, l’adempimento dell’onere risponde alla necessità di assicurare al donante la soddisfazione di un interesse di natura non patrimoniale e non una forma di compensazione economica per l’atto di liberalità.3
Proprio per la natura non sinallagmatica, l’inadempimento dell’onere da parte del donatario non può comportare in suo danno la risoluzione della donazione ex art. 1453 cod. civ. e ss., salvo che tale possibilità non sia prevista espressamente nel contratto (art. 793 cod. civ).
3.- Il casus decisus.
La fattispecie concreta sulla quale la Suprema Corte si è pronunciata, con la sentenza in commento, concerne un atto di liberalità avente ad oggetto il trasferimento della proprietà di una palazzina in favore del Comune nel cui territorio l’immobile era ubicato, contenente anche apposita previsione di risoluzione ove – entro i termini stabiliti dalle parti – l’immobile stesso non fosse stato trasformato, secondo le intenzioni del donante, in casa di cura per anziani.
Attesa la mancata realizzazione della destinazione dell’immobile all’uso pattuito nel contratto, la parte donante conveniva in giudizio il donatario per far dichiarare risolta la donazione e per ottenere la condanna dell’Ente locale alla restituzione dell’immobile stesso.
In particolare, la competente Corte territoriale, in riforma della sentenza di primo grado, riteneva che le parti avessero apposto alla donazione non tanto una clausola modale quanto una condizione risolutiva mista ad un termine finale avveratasi per il solo fatto che, entro il termine contrattuale, l’immobile non era stato adibito all’uso convenuto.
Avendo il Comune donatario proposto ricorso per Cassazione avverso tale pronuncia, il principale problema che si è posto all’attenzione della Suprema Corte è stato quello di qualificare giuridicamente la citata clausola risolutiva inserita nella donazione in questione.
Al riguardo, la difesa del Comune, nel prospettare la pattuizione in esame come clausola modale, ha sostenuto che la risoluzione della donazione non poteva essere dichiarata nel caso di specie, sia perchè il Comune aveva comunque – almeno in una prima fase – adempiuto all’onere contrattualmente stabilito ricoverando alcune persone anziane nell’immobile donato, sia in quanto aveva iniziato i lavori necessari al mutamento della destinazione d’uso del medesimo entro i termini stabiliti nel contratto, non potendoli, tuttavia, tempestivamente concludere per causa non imputabile all’Ente donatario (in particolare per effetto dell’inopinato mutamento della normativa di settore).
Tuttavia, disattendendo quanto sostenuto dalla difesa comunale, la Suprema Corte, ha ritenuto che le parti, mediante la clausola in questione, abbiano espressamente richiamato la “risoluzione di diritto” (che produce l’effetto risolutivo in via automatica ed immediata), e quindi che esse si siano necessariamente riferite al meccanismo di operatività tipico della condizione risolutiva e non a quello della clausola modale.
Ed infatti, secondo la Cassazione, venendo in rilievo nella fattispecie in questione una condizione risolutiva e non un inadempimento ad un onere, alcuna rilevanza avrebbe potuto avere il comportamento del donatario in ordine al verificarsi dell’evento futuro ed incerto dedotto nella clausola condizionale, né avrebbero, in relazione ad essa, trovato applicazione i principi che regolano l’imputabilità dell’inadempimento in materia di obbligazioni.4
Pur presentandosi all’interprete notevoli difficoltà nell’individuare la natura giuridica della clausola in esame, non sembra potersi condividere la ricostruzione della medesima offerta dalla Suprema Corte in termini di fattispecie condizionale.
Infatti, aderendo alla tesi delle S.U. si finisce con il far coincidere la realizzazione della condizione risolutiva con la mera condotta omissiva – inadempiente di una delle parti del contratto (ossia del donatario che, entro un certo termine avrebbe dovuto effettuare i lavori necessari al funzionamento dell’immobile come casa di cura per anziani).
Sennonché mediante tale prospettazione il verificarsi dell’evento futuro ed incerto oggetto della condizione risolutiva viene fatto dipendere essenzialmente dalla volontà del donatario, tanto da far assumere alla clausola in esame gli effetti tipici della condizione meramente potestativa, (per cui è stabilita la nullità ai sensi dell’art. 1355 cod. civ).
Inoltre, ove la mancata esecuzione della prestazione da parte del donatario onerato si ritenesse, in via generale, fatto idoneo ad avverare una condizione risolutiva, si addiverrebbe, sostanzialmente, al risultato di disapplicare la disposizione di cui all’art. 793, 3° comma cod.civ., atteso che ogni inadempimento può essere ritenuto un fatto futuro ed incerto e, quindi, astrattamente suscettibile di rientrare nel meccanismo condizionale.
Sembra, quindi, più corretto ritenere che laddove le parti abbiano condizionato l’efficacia dell’atto di liberalità all’omessa esecuzione da parte del donatario di una determinata prestazione (evento non indipendente dalla volontà di quest’ultimo) esse abbiano voluto inserire nella donazione una clausola modale e non clausola condizionale.
Peraltro, l’inquadramento della fattispecie in questione nell’ambito della donazione condizionata anziché in quella modale non è priva di conseguenze sul piano pratico.
A parte l’irrilevanza della non imputabilità dell’omessa esecuzione della prestazione, nel caso di condizione risolutiva, la sua verificazione, produce immediatamente ed ex tunc la cessazione degli effetti della donazione (art. 1360, 1 comma cod. civ.) accertabile a mezzo di sentenza dichiarativa.
Invece, il citato art. 793, 3° comma cod. civ, nel qualificare l’inottemperanza all’onere come “inadempimento” contrattuale, non prevede l’automatica inefficacia del contratto di donazione.
Infatti, secondo tale norma, la risoluzione della donazione per inadempimento dell’onere, ove espressamente prevista nell’atto, “può” essere domandata dal donante e dai suoi eredi o aventi causa.
Ne deriva che, fin quando essa non sia domandata e non intervenga la relativa pronuncia giudiziale (costitutiva) di risoluzione del contratto, la donazione rimane efficace.
Quando nelle donazioni viene in rilievo una condizione risolutiva alcuna rilevanza è attribuibile al comportamento del donatario in ordine al verificarsi dell’evento futuro ed incerto dedotto nella clausola condizionale, non trovando, quindi, applicazione i principi che regolano l’imputabilità dell’inadempimento in materia di obbligazioni
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE – SENTENZA 11 aprile 2012, n.5702 – Pres. Rovelli – est. *********
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento di euro 200,00 per spese e di euro 4000,00 per onorari di avvocat
1CFR. Cass. 3 giugno 1980, n. 3621
2 Come testo di riferimento si veda: Successioni e Donazioni di ********************, **************** di diritto privato di *************, volume V ************ ed. 2005.
3 **************, Successioni e Donazioni, terza edizione, Giuffrè Editore, pag. 1585 e ss..
4 Cass. 13-12-1979 n. 6505; Cass. 6-9-1991 n. 9388.

References: art. 1453
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 793
 SENTENZA 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.