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Timestamp: 2018-12-17 13:25:45+00:00

Document:
2 Marzo 2018 | Autore: Chiara Arroi
Un processo può essere sospeso o interrotto per diversi motivi. Se vuoi che riprenda devi espressamente chiederne la riassunzione: come si fa? Entro quando?
Mettiamo il caso che tu sia nel bel mezzo di un processo. Siete tu e la tua controparte, ma succede qualcosa per cui tu o lei decidiate di chiedere al giudice di sospendere il processo. Oppure è il giudice che ha bisogno di risolvere un problema o una controversia da cui dipende la sua decisione. Oppure ancora tu, la tua controparte, il giudice o il procuratore subiate un grave incidente e addirittura, nel caso più grave, qualcuno muoia. In tutti questi casi è evidente che il processo non può continuare come se nulla fosse. In base a ciò che capita si può decidere di sospenderlo o interromperlo. In alcuni casi addirittura si può estinguere. Cosa succede dopo la sospensione o l’interruzione? Succede che se vuoi tornare in aula e riprendere ciò che avevate cominciato, per arrivare fino in fondo alla faccenda, devi fare ricorso alla riassunzione. È importante in questo caso seguire molto bene le modalità stabilite per legge. Vediamo allora come si fa a chiedere che un processo riprenda o prosegua e i termini per la riassunzione.
1 Quando si blocca un processo?
1.2 Interruzione
1.3 Estinzione
2 Cos’è la riassunzione di un processo?
3 Come si fa la riassunzione di un processo?
4 Entro quando va fatta la riassunzione di un processo?
4.1 Se il processo è sospeso
4.2 Se il processo è interrotto
4.3 Se il processo è estinto per inattività delle parti
Quando si blocca un processo?
Gli ostacoli sono sempre dietro l’angolo. Ogni azione quotidiana che facciamo può incontrare difficoltà e intoppi. Bé il lavoro dei giudici non fa eccezione. Il normale svolgimento di un processo può andare incontro a stop forzati, decisi dal giudice stesso o richiesti dalle parti in causa fra loro. Incidenti, controversie, questioni di legittimità delle leggi, competenza del giudice, morte. Sono tante le situazioni che possono portare al blocco di un processo. Per legge possiamo trovarci davanti a tre tipiche situazioni: la sospensione, l’interruzione o l’estinzione. Analizziamole, perché da queste partirà la mossa della riassunzione.
Se il processo di cui sei parte subisce una sospensione [1], significa che il giudice può trovarsi nella condizione di dover risolvere un problema specifico o una controversia da cui dipende la sua decisione finale. Capita ad esempio quando viene sollevata una questione di legittimità costituzionale di una legge, che potrebbe essere applicata nell’ambito di quel processo (nel senso che c’è il dubbio che quella legge sia in contrasto con la nostra costituzione e quindi non sia valida, perché illegittima).
Può anche darsi che siate tu o la tua controparte a chiedere al giudice di sospendere il processo in corso [2]. In questo caso la sospensione avviene su istanza di parte e può avvenire solo una volta e per massimo 3 mesi.
In tutti questi casi, su ordinanza del giudice, il processo si arresta momentaneamente e con lui tutte le attività processuali. Ma si dà per scontato che in qualche modo debba riprendere. Solitamente il giudice stesso fissa con un’ordinanza la data della ripresa del processo. Se ciò non avviene le parti in causa devono chiedere la fissazione della data di prosecuzione.
Al di là delle controversie legislative e di competenza dei giudici, un processo si può fermare anche per motivi più gravi, almeno per le persone coinvolte. Nello specifico il nostro processo va incontro a un’interruzione quando succede un evento che impedisce il suo normale svolgimento. In particolare quando:
muore o diventa incapace di recarsi al processo (per interdizione o alte cause) una delle parti in causa (noi o la nostra controparte)
muore o diventa incapace il legale rappresentante delle parti (gli avvocati)
muore, diviene incapace o viene radiato o sospeso dall’albo il procuratore
In questi casi il processo viene dichiarato non soltanto sospeso, ma proprio interrotto [3]. E anche in questo caso, se vogliamo che ricominci va richiesta la riassunzione.
Ancor più decisiva è l’estinzione. Qui il processo decade in tutti i sensi. Non c’è nessuna sospensione o interruzione (perché in questi casi c’è uno spiraglio di ripresa delle attività). Con l’estinzione si dichiara proprio la chiusura e la decadenza del processo. Se nessuno fa nulla le attività non riprenderanno più. A meno che anche in questo caso non chiediamo la riassunzione.
C’è estinzione del processo quando:
Le parti i causa (noi e la controparte) fanno la rinuncia agli atti, cioè dichiarano di voler estinguere il giudizio [4] (ciò non toglie che possano sempre far valere il loro diritto a mettere in piedi una nuova causa)
C’è inattività delle parti [5], cioè quando nessuna delle parti, nonostante la citazione, si sia effettivamente costituita (nessuno va in cancelleria a depositare il proprio fascicolo per entrare a combattere nel processo)
Si verifica la mancata comparizione delle parti per due udienze successive (nessuno si presenta a processo per due volte, una dietro l’altra)
Cos’è la riassunzione di un processo?
Detto ciò, quindi appurato che un processo può essere sospeso, interrotto o estinto, che succede dopo? Succede che le parti in causa hanno la possibilità di chiederne la riassunzione: un ricorso di una o delle parti, con cui si chiede ufficialmente di tornare in aula a finire ciò che si era cominciato, riaprendo o proseguendo il processo. Solitamente è la parte che non ha richiesto l’interruzione ad essere maggiormente interessata a riprendere il processo stoppato e chiudere la faccenda. Ma in realtà tutti possono ricorrere alla riassunzione.
Vediamo ora come si fa questo ricorso ed entro quali termini.
Come si fa la riassunzione di un processo?
Per effettuarla correttamente senza sentirsi rispondere picche e per evitare che l’interruzione di un processo diventi definitiva (mettendo una croce sul procedimento), la riassunzione prevede una precisa procedura:
La parte interessata a riprendere i giochi deve chiedere di fissare un’udienza di riapertura o proseguimento processo
L’istanza di riapertura o proseguimento si presenta al giudice istruttore oppure al presidente del Tribunale
Va depositata in cancelleria
Va notificata con decreto a tutte le altre parti coinvolte entro i termini stabiliti dal giudice
Entro quando va fatta la riassunzione di un processo?
Per fare la riassunzione non hai un tempo illimitato. Anzi, al contrario, ci sono dei tempi precisi stabiliti dalla legge [6]. Una richiesta di riassunzione deve essere presentata e depositata in cancelleria tassativamente entro 3 mesi dalla data in cui il processo si è fermato. Altrimenti si estingue del tutto. Vediamo in dettaglio i termini per la riassunzione, a seconda del tipo di stop subito.
Se il processo è sospeso
Per i motivi descritti sopra, il giudice ha dichiarato sospeso il processo. Cosa succede? Solitamente lui stesso decide già con un’ordinanza la data in cui il processo riprenderà. A quel punto sai già che se la data fissata è il 24 febbraio, dovrai ripresentarti in aula in quella data.
Se il giudice non ha fissato una data per la nuova udienza, siete tu o la tua controparte a dover chiedere espressamente la fissazione di una data. E dovete farlo tassativamente entro 3 mesi dalla cessazione della causa di sospensione o dal passaggio in giudicato delle sentenza che decide in merito alla controversia che ne ha causato la sospensione. E comunque la richiesta va fatta almeno 10 giorni prima della scadenza del termine di sospensione [7].
In pratica: il giudice ha sospeso il processo per una controversia legislativa, ma non ha fissato l’udienza per la prosecuzione. A questo punto tu o la tua controparte dovrete chiedere che venga stabilita una data. Il processo è stato sospeso il 1° marzo 2018. La sentenza definitiva che decide in merito alla controversia oggetto della sospensione è stata emessa il 15 aprile 2018. Dal 15 aprile 2018 avrai 3 mesi di tempo per fare domanda di fissazione data udienza (entro il 15 luglio 2018).
Se il processo è interrotto
Se il processo è stato interrotto, per tornare in aula e riprenderlo, le parti in causa (sempre tu o la tua controparte) devono chiedere la riassunzione (quindi la fissazione di un’udienza) presentando ricorso entro 3 mesi dall’interruzione, altrimenti il processo si estingue. E il decreto per la riassunzione deve anche essere notificato a tutte le altre parti coinvolte.
In realtà, prima della riforma del processo civile del 2009, questo termine era un pò più lungo: di 6 mesi. La riforma ha poi dimezzato portandolo a 3 mesi. Occhio però, perché le norme solitamente si riferiscono al periodo in cui si è svolto il fatto. In pratica, se il tuo processo risale a prima del 2009 vale ancora il termine semestrale.
Ma da quando cominciano a decorrere i 3 mesi? Da quando cioè inizia il countdown? Una recente sentenza della Cassazione [8] ha chiarito la vicenda stabilendo che, nel caso di processo interrotto, la riassunzione è data per buona quando la richiesta della parte viene depositata in cancelleria del giudice entro 3 mesi dall’interruzione del processo (nella sentenza in oggetto leggiamo che il termine è di 6 mesi per il principio detto sopra: il processo in questione si era aperto prima del 2009. Ma dal 2009 in poi vale il termine di 3 mesi). E questo vale anche se il giudice rileva che la parte non abbia notificato il decreto di richiesta riassunzione alle controparti.
In pratica, solitamente il ricorso alla riassunzione depositato in cancelleria deve anche essere notificato alle parti (deve essere fatto loro conoscere). In realtà con questa sentenza la Cassazione ha messo in chiaro che la data dei 3 mesi decorre dal verificarsi della causa di interruzione del processo. E questo termine trimestrale si riferisce soltanto alla data di deposito del ricorso in cancelleria.
In sostanza, se il ricorso è stato depositato in cancelleria del giudice il 1° marzo 2018 i tre mesi iniziano a decorrere da questa data, a prescindere dal fatto che l’atto sia stato notificato o meno alle controparti.
L’unica cosa che può fare il giudice, se si accorge che la parte che ha depositato il ricorso non l’ha notificato a tutte le controparti del processo, può sollecitare la parte a provvedere a notificarlo entro un termine tassativo deciso dallo stesso giudice. La mancata notifica non è quindi tanto grave da pregiudicare la riassunzione e dichiarare l’estinzione del processo.
Se il processo è estinto per inattività delle parti
Se dopo la citazione, le parti non si costituiscono (in pratica tu e la tua controparte non andate a depositare il vostro fascicolo per cominciare le danze), allora il processo si estingue. Per riassumerlo, si deve fare espressa richiesta sempre e tassativamente entro 3 mesi a partire dalla scadenza del termine per la costituzione delle parti o dalla data del provvedimento di cancellazione. Se non vengono rispettati i termini il processo è estinto.
[1] Art. 295 cod. proc. civ
[2] Art. 296 cod. proc. civ.
[3] Artt. 299-301 cod. proc. civ.
[4] Art. 306 cod. proc. civ.
[5] Art. 307 cod. proc. civ.
[7] Art. 297 cod. proc. civ.
[8] Cassazione civile sentenza n. 6755 del 7 aprile 2016

References: sentenza 
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 Art. 295
 Art. 296
 Art. 306
 Art. 307
 Art. 297
 sentenza