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Timestamp: 2019-09-20 05:44:18+00:00

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Danni da infiltrazioni? Il condominio risarcisce anche il danno non patrimoniale
Tribunale Firenze, Sentenza del 21/01/2011, n. 147
Nel caso di specie la provenienza delle infiltrazioni da una parte comune dell’edificio è indiscutibile ed è stata del resto espressamente riconosciuta dal Condominio sia nelle varie assemblee sia nella propria comparsa di costituzione, oltre che testimoniata da diversi soggetti sentiti nel corso del giudizio.
Infine il CTU ***. ha chiaramente individuato la causa delle infiltrazioni sottolineando l’omissione nel ripristino in capo al Condominio.
Si legge, infatti, nella relazione peritale (v. pag. 5) che “.. i danni alla proprietà della parte attrice (..) sono stati provocati da infiltrazioni e stillicidi di acqua piovana, infiltratasi sotto il manto di copertura durante gli anni (..) L’acqua, ripetutamente, ha bagnato porzioni di soffitto e di pareti, i pavimenti, talvolta allagandoli in parte o del tutto, parti della mobilia, numerosi oggetti di arredo, costringendo gli occupanti, quanto meno, a lavoro domestico straordinario, senza considerare il disagio, la frustrazione ed il relativo danno immateriale…”.
Prive di fondamento, oltre che tardive, le deduzioni formulate da parte convenuta all’udienza del 22.3.2006.
Indimostrata è infatti la circostanza che le infiltrazioni di acqua piovana dal tetto sovrastante la proprietà dell’attrice sarebbero state con - causate dalla ristrutturazione effettuata dalla stessa e, in particolare, dall’apertura (regolarmente autorizzata) di un lucernaio: l’inesistenza di un qualsiasi nesso causale tra le infiltrazioni piovane ed i lavori di ristrutturazione dell’immobile in questione è stata esclusa in radice da tutti i tecnici che su incarico del Condominio avevano relazionato sulle condizioni del tetto (v. per tutte la relazione dell’ing. ***, perito del Condominio, nella quale si dà atto che “le infiltrazioni dalla copertura nell’appartamento dei sig.ri S. sono senz’altro di natura vecchia e si sono accentuate nel tempo, né per la loro natura possono essere state causate dalle opere di ristrutturazione eseguite nell’appartamento”).
Di più, il geom. ***, direttore dei lavori di ristrutturazione commissionati dalla S., ha confermato la presenza di macchie di umidità sul cartongesso prima ancora che detti lavori fossero iniziati.
Infine, il CTU ha escluso la circostanza in esame, rilevando che le infiltrazioni si sono verificate in tutti i locali dell’appartamento (quindi non solo dove è stata poi installata la finestra velux) e che il trafilamento primario di acqua è presumibilmente avvenuto da varie interruzioni della continuità del manto (v. pag 5 relazione CTU).
Per quanto concerne i danni materiali, che consistono nei pregiudizi subiti a causa delle infiltrazioni dall’immobile di proprietà dell’attrice nei suoi elementi strutturali e negli arredi ed accessori ivi contenuti, gli stessi sono stati individuati dal CTU che ha li ha quantificati nell’ importo di € 5.880,00=.
A tale quantificazione hanno aderito entrambe le parti in causa.
2) Quanto all’individuazione della normativa che prevede la tutela del danno non patrimoniale, viene in prima linea l’art. 185 c.p., che prevede la risarcibilità del danno patrimoniale conseguente a reato.
Altri casi di risarcimento anche dei danni non patrimoniali sono previsti da leggi ordinarie in relazione alla compromissione di valori personali (L. n. 117 del 1998, art. 2: danni derivanti dalla privazione della libertà personale cagionati dall’esercizio di funzioni giudiziarie; L. n. 675 del 1996, art. 29, comma 9: impiego di modalità illecite nella raccolta di dati personali; D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 44, comma 7: adozione di atti discriminatori per motivi razziali, etnici o religiosi; L. n. 89 del 2001, art. 2: mancato rispetto del termine ragionevole di durata del processo).
7) La tutela risarcitoria va riconosciuta se il pregiudizio sia conseguenza della lesione almeno di un interesse giuridicamente protetto, desunto dall’ordinamento positivo, ivi comprese le convenzioni internazionali (come la già citata Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, ratificata con la L. n. 88 del 1955), cioè purché sussista il requisito dell’ingiustizia generica secondo l’art. 2043 c.c..
La previsione della tutela penale costituisce sicuro indice della rilevanza dell’interesse leso.
Il pregiudizio di tipo esistenziale è quindi risarcibile solo entro il limite segnato dalla ingiustizia costituzionalmente qualificata dell’evento di danno.
Se non si riscontra lesione di diritti costituzionalmente inviolabili della persona non è data tutela risarcitoria.
9) Il diritto deve essere inciso oltre una certa soglia minima, cagionando un pregiudizio serio.
La lesione deve eccedere una certa soglia di offensività, rendendo il pregiudizio tanto serio da essere meritevole di tutela in un sistema che impone un grado minimo di tolleranza.
Il filtro della gravità della lesione e della serietà del danno attua il bilanciamento tra il principio di solidarietà verso la vittima, e quello di tolleranza, con la conseguenza che il risarcimento del danno non patrimoniale è dovuto solo nel caso in cui sia superato il livello di tollerabilità ed il pregiudizio non sia futile.
Pregiudizi connotati da futilità ogni persona inserita nel complesso contesto sociale li deve accettare in virtù del dovere della tolleranza che la convivenza impone (art. 2 Cost.).
Non può dubitarsi infatti che la ripetuta presenza di infiltrazioni nel corso di cinque anni consecutivi ha chiaramente limitato ed intralciato fortemente il diritto dell’attrice nel godimento del diritto di proprietà sulla propria abitazione.
Basta visionare le fotografie agli atti (v. docc. 1 e 2 allegati al ricorso ex art. 700 c.p.c. e doc. 23) per rendersi conto di ciò che, per cinque lunghi anni si verificava all’interno dell’abitazione dell’attrice nei giorni di pioggia, con la cucina rimasta per lungo tempo sprovvista di un pannello di copertura poiché quello originario, rigonfio a causa dell’acqua, era stato necessariamente rimosso per misure anche di sicurezza.
E’ palese, quindi, la limitazione avvenuta nel caso in esame al diritto di proprietà dell’attrice, definito dall’art. 832 c.c. come diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo e costituzionalmente tutelato (art. 42 della Costituzione).
La sua limitazione, anche ai sensi della recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione sopra citata è quindi fonte di danno risarcibile.
Affermata quindi la sussistenza del dedotto danno non patrimoniale nei limiti di cui si è detto, in ordine alla quantificazione dello stesso parte attrice si è rimessa al prudente apprezzamento del giudice chiedendo la liquidazione secondo equità, criterio ordinariamente previsto dalla giurisprudenza per la liquidazione del danno non patrimoniale (v. per tutte Cass. Civ., sez.
II, 24 maggio 2010, n. 12613).
Tenuto pertanto conto, in diritto, che la categoria dei pregiudizi non patrimoniali va intesa come omnicomprensiva, all’interno della quale non è possibile individuare, se non con funzione meramente descrittiva, ulteriori sottocategorie, senza che sia diano luogo a duplicazioni e parcellizzazione delle varie forme di danno non patrimoniale (v. Cassazione civile, sez.
III, 01/06/2010, n. 13431) e, in fatto, che va tenuta nella dovuta considerazione il contegno tenuto dal condominio c.p.r. riguardo alla durata (oltre 5 anni) della consapevole volontaria omissione all’esecuzione - necessaria a giudizi dei tecnici del stessa parte convenuta - dei lavori di cui trattasi, va il Condomino condannato al risarcimento del danno non patrimoniale sofferto dalla S. nell’ unica, comprensiva somma che si determina - in via equitativa e sulla base dei parametri medi della CEDU di € 1.000,00 - 1.500,00= per anno - in € 12.000,00= con riferimento - per omogeneità di valutazione - alla data degli accertamenti peritali.
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References: Sentenza 
 art. 2
 art. 29
 art. 44
 art. 2
 art. 700
 sentenza 
 Cass.