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Timestamp: 2018-07-16 17:49:10+00:00

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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 22800 del 30 maggio 2016 - Integra il delitto di abuso d'ufficio e non di peculato d’uso l'indebito uso del bene che non comporti la perdita dello stesso e la conseguente lesione patrimoniale a danno dell'avente diritto - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 22800 del 30 maggio 2016 – Integra il delitto di abuso d’ufficio e non di peculato d’uso l’indebito uso del bene che non comporti la perdita dello stesso e la conseguente lesione patrimoniale a danno dell’avente diritto
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 22800 del 30 maggio 2016
LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO – ABUSO DI UFFICIO – PUBBLICO IMPIEGO – DELITTO DI PECULATO D’USO – UTILIZZO DI STRUMENTAZIONE PUBBLICA PER FINI PRIVATI – DANNO PATRIMONIALE – ACCERTAMENTO
1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza emessa il 28 febbraio 2011 dal Tribunale di Lecco nei confronti di (…), ritenuto colpevole del delitto di peculato continuato e condannato alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione con i doppi benefici.
Nel giudizio di merito si è accertato che il (…), agente scelto della Polizia di Stato, addetto al posto fisso presso l’ospedale (…), aveva utilizzato in 13 occasioni il fax dell’ufficio per trasmettere documentazione relativa a pratiche infortunistiche allo (…) con il quale collaborava insieme al suocero: la circostanza, confermata da testimoni, era stata ammessa dallo stesso imputato, che, in altre occasioni, aveva utilizzato anche la fotocopiatrice dell’ufficio per finalità estranee all’attività istituzionale.
Infatti, come già precisato da questa Corte, mentre nel delitto di peculato la condotta consiste nell’appropriazione di danaro o altra cosa mobile altrui, di cui il responsabile abbia il possesso o la disponibilità per ragioni del suo ufficio – onde la violazione dei doveri di ufficio costituisce esclusivamente la modalità della condotta, cioè dell’appropriazione -, nell’abuso di ufficio – di carattere sussidiario – la condotta si identifica con l’abuso funzionale, cioè con l’esercizio delle potestà e con l’uso dei mezzi inerenti ad una funzione pubblica per finalità differenti da quelle per le quali l’esercizio del potere è concesso, e finalizzate, mediante attività di rilevanza giuridica o comportamenti materiali, a procurare un vantaggio patrimoniale per sé o per altri ovvero ad arrecare ad altri un ingiusto danno (Sez. 6, sentenza n. 20094 del 04/05/2011, Rv. 250071, relativa proprio all’indebito utilizzo del fax dell’ufficio per ottenere informazioni all’ (…) su autovetture immatricolate a (…) al fine di favorire la moglie, procacciatrice di affari per conto di un’agenzia di assicurazioni).
Si è, altresì, affermato che “Integra il delitto di abuso d’ufficio la condotta del pubblico dipendente di indebito uso del bene che non comporti la perdita dello stesso e la conseguente lesione patrimoniale a danno dell’avente diritto” (Sez. 6, n. 14978 del 13/03/2009, Rv. 243311; Sez. 6, 2.4.1992 n. 10896, Bronte, Rv. 192873; Sez. 6, 12.12.2000 n. 381, Genchi, Rv. 219086; Sez. 6, 9.4.2008 n. 31688, Cannalire, Rv. 240692) ed è indubbio, per come accertato dai giudici di merito, che il (…) abbia reiteratamente utilizzato e per un discreto arco temporale il fax dell’ufficio per ricevere e trasmettere documenti ed atti, consegnatigli dai clienti proprio all’interno dell’ufficio, alla società con la quale collaborava per curare pratiche infortunistiche, destinando l’ufficio a succursale della stessa.
Riqualificato il fatto come abuso d’ufficio ex art. 323 c.p., annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione.

References: sentenza 
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 art. 323
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