Source: http://www.alessandronaccarato.it/rassegna_stampa/310707.htm
Timestamp: 2017-11-24 09:18:23+00:00

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LA CAMERA ACCOGLIE LE DIMISSIONI DI CESARE PREVITI: SVENTATO L’ENNESIMO TENTATIVO DI SALVARLO.
LA CAMERA RIPRISTINA LA LEGALITA’
Dopo una lunga e faticosa istruttoria della Giunta delle elezioni, la Camera ha discusso la proposta di annullare, per motivi di sopraggiunta ineleggibilità, l’elezione a deputato di Cesare Previti. Previti infatti è stato condannato il 4 maggio 2006, con sentenza definitiva, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per il reato di corruzione in atti giudiziari relativi alla vicenda IMI/SIR. Dopo un lungo dibattito, il Presidente del gruppo di Forza Italia, Elio Vito, ha provato per l’ennesima volta a rinviare la decisione, presentando la lettera di dimissioni di Previti. In questo modo la Camera, anziché votare in modo palese sulla proposta di annullamento dell’elezione di Previti, ha dovuto votare a scrutinio segreto se accogliere o meno le sue dimissioni. I precedenti casi affrontati in altre legislature non erano incoraggianti. E’ opportuno ricordare che in un’analoga situazione e con una maggioranza numerica schiacciante del centrosinistra, durante la legislatura 1996-2001, la Camera respinse la proposta di annullare l’elezione di Marcello Dell’Utri, condannato per gravi reati all’interdizione temporanea dai pubblici uffici.
Questa volta le cose sono andate diversamente e le dimissioni sono state accolte con 462 voti favorevoli e 66 contrari.
Si tratta di una decisione molto importante che dimostra la determinazione del Parlamento a ripristinare la legalità. Oltre ad esprimere soddisfazione per il risultato raggiunto è importante riportare le ragioni di merito che hanno portato alla votazione di oggi. Per questo si riporta il testo integrale della relazione della Giunta delle elezioni della Camera. Buona lettura!
RELAZIONE DELLA GIUNTA DELLE ELEZIONI PRESENTATA
IL 25 LUGLIO 2007 E DISCUSSA MARTEDI’ 31 LUGLIO 2007
Onorevoli Colleghi! - La Giunta delle elezioni ha deliberato di proporre all'Assemblea l'annullamento, per motivi di ineleggibilità sopravvenuta, dell'elezione del deputato Cesare Previti, proclamato nella XV Circoscrizione Lazio 1, e la proclamazione in suo luogo del candidato Angelo Santori.
I fatti e le ragioni che hanno indotto la Giunta, nella seduta pubblica del 9 luglio 2007, a pronunciarsi in tal senso sono di seguito esposti.
1. La proclamazione del deputato Previti.
Il deputato Cesare Previti, candidato per la lista Forza Italia nella XV Circoscrizione Lazio 1 (posto di lista n. 5), è stato proclamato deputato il 21 aprile 2006 dall'Ufficio centrale circoscrizionale presso la Corte di appello di Roma.
2. La sentenza di condanna a carico del deputato Previti con irrogazione della pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici.
In data 24 maggio 2006 è stata trasmessa alla Giunta delle elezioni da parte del Presidente della Camera la nota della Procura generale della Repubblica di Milano, pervenuta il 10 maggio 2006, nella quale, in relazione alla sentenza di condanna per corruzione in atti giudiziari (relativa alla vicenda IMI/SIR) n. 327/2004, emessa a carico del deputato Previti in data 23 maggio 2005 dalla Corte di appello di Milano, sezione II, e resa definitiva il 4 maggio 2006 con sentenza della Corte di Cassazione n. 33435 del 2006 (depositata il 5 ottobre 2006), si comunicava, «per l'ulteriore corso di esecuzione e per quant'altro di competenza», che allo stesso era stata inflitta la pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici.
3. L'istruttoria da parte del Comitato permanente per le incompatibilità, le ineleggibilità e le decadenze.
In data 28 giugno 2006 il Comitato permanente per le incompatibilità, le ineleggibilità e le decadenze iniziava l'istruttoria sulla posizione del deputato Previti, stabilendo che, prima di avviare il formale contraddittorio con lo stesso, la Giunta richiedesse - come poi deliberato nella seduta del 5 luglio 2006 - per il tramite del Presidente della Camera, copia della sentenza della Corte di Cassazione. Con lettera pervenuta il 14 luglio 2006 al Presidente della Camera e da questi trasmessa alla Giunta, il Primo Presidente della Cassazione, dottor Nicola Marvulli, informava che la motivazione della sentenza relativa al deputato Previti non era ancora stata depositata e trasmetteva intanto copia dei capi di imputazione. Nella riunione del 25 luglio 2006 il Comitato conveniva, quindi, sull'opportunità di proseguire l'istruttoria soltanto dopo l'acquisizione del testo integrale della sentenza della Cassazione. Copia autentica delle motivazioni della sentenza emessa dalla Cassazione nei confronti del deputato Previti veniva, quindi, trasmessa dal Primo Presidente della Cassazione al Presidente della Camera con lettera pervenuta l'11 ottobre 2006. Della sentenza - deferita alla Giunta dal Presidente della Camera sempre in data 11 ottobre 2006 - il Presidente Bruno dava notizia alla Giunta plenaria nella seduta del 17 ottobre 2006. Il Comitato, nella riunione del 17 ottobre 2006, poteva così avviare la formale istruttoria in contraddittorio con il deputato Previti, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, lettera c), del regolamento della Giunta, comunicandogli le ragioni della ritenuta sussistenza di elementi di una causa di ineleggibilità sopravvenuta e di conseguente decadenza dal mandato parlamentare - derivante dalla perdita del diritto elettorale passivo, a norma dell'articolo 28 del codice penale -, invitandolo a far pervenire entro il termine di quindici giorni ogni utile controdeduzione e facendogli presente che avrebbe potuto richiedere di essere ascoltato dal Comitato. Con lettera pervenuta in data 26 ottobre 2006 il deputato Previti informava che intendeva «esercitare le prerogative di interlocuzione garantite dal Regolamento della Giunta» e che si sarebbe avvalso dell'assistenza dell'avvocato Giovanni Pellegrino. Con distinta nota pervenuta in pari data l'avvocato Pellegrino chiedeva, poi, a favore del suo assistito una proroga del termine per la presentazione di controdeduzioni. Come convenuto dall'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione svoltasi in data 26 ottobre 2006, il Comitato comunicava, quindi, al deputato Previti che, in accoglimento della richiesta formulata dall'avvocato Pellegrino, il nuovo termine per la presentazione delle controdeduzioni era fissato al 7 novembre 2006.
Il deputato Previti faceva, quindi, pervenire in data 6 novembre 2006 le proprie controdeduzioni al Comitato, il quale, riunitosi il 9 novembre 2006, prendeva atto del contenuto delle stesse, aggiornandosi per le conseguenti valutazioni. Nella riunione del 15 novembre 2006 il Comitato, valutate le controdeduzioni trasmesse dal deputato Previti, stabiliva quindi di prevedere lo svolgimento della sua audizione per la giornata di giovedì 23 novembre 2006 e ne dava comunicazione al deputato Previti. Nella seduta del 23 novembre 2006 la Giunta prendeva atto della lettera, pervenuta in data 21 novembre 2006, con la quale il deputato Previti aveva rappresentato che non gli era ancora stato comunicato l'esito dell'udienza sull'incidente di esecuzione svoltasi a Milano il 14 novembre 2006 e che l'esame della sua richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali (all'epoca fissato per il 22 novembre) era stato differito al 30 novembre 2006. Il deputato Previti chiedeva pertanto che, al fine di poter offrire al Comitato «ragguagli documentati sull'esito di dette udienze» nel rispetto dell'impegno assunto con la sua memoria precedente, fosse rinviata la sua audizione ad una data successiva al 5 dicembre 2006. Sempre nella seduta del 23 novembre 2006 il Presidente della Giunta comunicava che l'audizione del deputato Previti avrebbe avuto luogo nella giornata di mercoledì 6 dicembre 2006. Nella seduta del 23 novembre 2006 veniva altresì data comunicazione della lettera, pervenuta il 16 novembre 2006, con la quale i deputati Belisario, Crapolicchio, Lenzi, Perugia e Turco avevano richiesto al Presidente della Giunta di sottoporre alla Presidenza della Camera la questione relativa all'applicazione dell'articolo 28, comma 5, del codice penale relativamente all'indennità spettante al deputato Previti. A tale riguardo, il Presidente Bruno evidenziava tuttavia che non rientra tra i compiti istituzionali della Giunta segnalare alla Presidenza della Camera richieste quale quella avanzata dai citati deputati, e ciò in quanto - a parte ogni considerazione sulla possibilità di una sospensione del pagamento dell'indennità, che come tale accede al mandato parlamentare e non può essere scissa da questo fin tanto che esso perduri - l'inoltro della richiesta da parte del Presidente della Giunta avrebbe di per sé costituito un'irrituale anticipazione dei possibili esiti del procedimento in corso presso la Giunta medesima.
Nella riunione del 30 novembre 2006 il Comitato proseguiva poi la valutazione delle controdeduzioni inviate dal deputato Previti, mentre la sua audizione aveva luogo nella riunione del 6 dicembre 2006. In tale occasione il deputato Previti ribadiva le proprie controdeduzioni, formulando considerazioni integrative delle medesime, e depositava agli atti ulteriori documenti, cui se ne aggiungevano altri trasmessi successivamente al Comitato in data 13 dicembre 2006 (una nota integrativa; copia della sentenza della Corte di Cassazione, sez. VI, n. 40249/06, depositata il 6 dicembre 2006; «elementi» per il ricorso straordinario per errore di fatto avverso la sentenza della Corte di Cassazione, sez. VI, n. 33435/06 del 4 maggio 2006; copia del ricorso per incidente di esecuzione depositato in Cassazione).
Infine, nella riunione del 14 dicembre 2006 il Comitato concludeva l'istruttoria sulla posizione del deputato Previti.
Nella seduta del 13 dicembre 2006 la Giunta conveniva, inoltre, su proposta del deputato Gianfranco Burchiellaro, coordinatore del Comitato per i profili attinenti alle ineleggibilità e alle decadenze, di richiedere al comune di Roma, per il tramite del Presidente della Camera, ai sensi dell'articolo 4, comma 3, del regolamento della Giunta medesima, informazioni circa l'eventuale avvenuta cancellazione dalle liste elettorali del deputato Cesare Previti in conseguenza della pena accessoria allo stesso inflitta della interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il Presidente della Camera, con lettera del 15 dicembre 2006, indirizzava tale richiesta al sindaco di Roma. Quest'ultimo, con lettera pervenuta il 19 dicembre 2006, rispondeva allegando copia di una nota del segretario generale del comune di Roma in cui si attestava che - con deliberazione della commissione elettorale comunale del 10 luglio 2006, ai sensi dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, depositata all'albo pretorio dall'1 al 5 agosto 2006 e avverso la quale non era stato presentato alcun ricorso - era stata disposta la cancellazione dalle liste elettorali del comune di Roma, ove risiede, del deputato Cesare Previti, al quale, data comunicazione dell'avvenuta cancellazione, si era altresì provveduto a ritirare la tessera elettorale.
Quanto al merito degli accertamenti istruttori svolti dal Comitato, il deputato Previti ha formulato nelle sue controdeduzioni e nel corso dell'audizione in Comitato i seguenti rilievi:
a) la sentenza di condanna emessa a suo carico non avrebbe ancora avuto (al momento in cui il Comitato svolgeva l'istruttoria) il carattere della irrevocabilità/immodificabilità e non sarebbe stata quindi definitiva in quanto ancora suscettibile di impugnazione per errore di fatto ex articolo 625-bis del codice di procedura penale (ricorso che lo stesso deputato Previti preannunciava di voler presentare in Cassazione, poi effettivamente presentato e dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione, II sezione penale, con la sentenza 23 maggio-14 giugno 2007, n. 23417);
b) l'esercizio del mandato parlamentare, nascendo da un'investitura di tipo elettivo riconducibile ai meccanismi propri della rappresentanza politica nazionale, non sarebbe assimilabile tout court alla nozione di ufficio pubblico; ciò sarebbe dimostrato dal fatto che il legislatore, quando ha inteso stabilire la decadenza da cariche elettive a seguito di condanna per reati contro la pubblica amministrazione, lo ha fatto con esclusivo riferimento alle amministrazioni locali;
c) la necessità del rinvio della trattazione del suo caso sarebbe derivata anche da ulteriori eventi suscettibili di incidere sulla permanenza e/o sulla durata della pena accessoria; in particolare, secondo il deputato Previti l'esito positivo dell'affidamento in prova ai servizi sociali (poi concesso con provvedimento del tribunale di sorveglianza di Roma emesso in data 14 febbraio 2007) dovrebbe comportare, ai sensi dell'articolo 47, comma 12, della legge n. 354 del 1975, recante norme sull'ordinamento penitenziario, l'estinzione non solo della pena detentiva ma anche della pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici; ciò sarebbe avvalorato dalla documentazione consegnata in copia agli atti della Giunta dal deputato Pecorella nella seduta del 7 febbraio 2007, da cui risulta che il direttore centrale per i servizi elettorali del Ministero dell'interno, con nota del 28 febbraio 2001, aveva risposto ad un quesito posto dall'allora prefetto di Milano avente ad oggetto «diritto di elettorato attivo ed interdizione temporanea da pubblici uffici», ritenendo che «l'eventuale esito positivo (dell'affidamento in prova) estingue, in virtù dell'articolo 47, comma 12, legge n. 354/1975, la pena accessoria dell'interdizione e quindi anche l'effetto della perdita del diritto di elettorato»; il carattere irreversibile della decadenza dal mandato parlamentare vanificherebbe, però, la durata temporale limitata che l'interdizione dai pubblici uffici verrebbe ad assumere a seguito dell'esito positivo del periodo di affidamento in prova al servizio sociale; a tale riguardo, il deputato Previti faceva notare che in materia l'unica sentenza del Consiglio di Stato (sez. V, 23 aprile 1998, n. 468) sarebbe chiara nel senso di prevedere l'estinzione dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici in conseguenza dell'esito positivo del periodo di prova;
d) il 14 novembre 2006 si era svolta la camera di consiglio in cui la corte di appello di Milano aveva esaminato l'incidente di esecuzione da lui proposto, volto a contestare l'inesistenza di un valido titolo esecutivo in conseguenza, tra l'altro, dell'asserito erroneo computo della pena; tale ricorso per incidente di esecuzione veniva tuttavia rigettato dalla corte di appello di Milano con ordinanza del 14-17 novembre 2006, poi confermata dalla Cassazione;
e) si poteva nutrire la legittima aspettativa di una revoca della sentenza di condanna anche in virtù della sentenza della Corte di Cassazione n. 40249/06 del 30 novembre 2006 con la quale è stato annullato per incompetenza territoriale della procura di Milano il procedimento penale a suo carico relativo alla «vicenda SME»; tale ultimo procedimento era, infatti, inizialmente unificato con il procedimento «IMI/SIR» e, dunque, il vizio di incompetenza territoriale (tale da tradursi, a giudizio del deputato Previti, in una lesione del diritto costituzionale al giudice naturale precostituito per legge) poteva interessare anche quest'ultimo procedimento, al punto da potersi ritenere che il giudicato del processo SME prevalesse sul giudicato del processo IMI/SIR;
f) infine, era intenzione del deputato Previti presentare alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo un ricorso per violazione dell'articolo 6, commi 1 e 3, lettera b), della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, il cui accoglimento legittimerebbe l'instaurazione di un giudizio di revisione; di tale ricorso ha fatto, quindi, nuovamente menzione durante l'udienza pubblica del 9 luglio 2007, della quale si dirà meglio più avanti.
4. La discussione in Giunta e i motivi alla base della contestazione dell'elezione del deputato Previti.
Conclusa l'istruttoria in Comitato, nella seduta della Giunta del 25 gennaio 2007 il deputato Burchiellaro, coordinatore del Comitato per i profili attinenti alle ineleggibilità e alle decadenze, ha svolto la propria relazione riferendo sugli esiti dell'istruttoria. Il Comitato, a maggioranza, ha proposto alla Giunta l'accertamento della causa di ineleggibilità sopravvenuta e la conseguente contestazione dell'elezione del deputato Previti.
La Giunta è, infine, pervenuta a deliberare la contestazione della elezione del deputato Previti in base ai seguenti motivi:
a) la pretesa non definitività della sentenza della Cassazione (definitività in seguito perfezionatasi con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso per errore di fatto) non poteva considerarsi di impedimento all'ulteriore corso del procedimento, dovendo la Giunta accertare la situazione generata da una sentenza di condanna comunque esecutiva, a fronte della quale le ragioni per una sospensione del procedimento erano da ritenersi fondate su presupposti solo eventuali; tale valutazione è stata confermata con la dichiarazione di inammissibilità da parte della Cassazione del ricorso per errore di fatto, che ha reso definitiva ed irretrattabile la sentenza di condanna;
b) la perdita dei requisiti di eleggibilità che si determini a carico di un deputato nel corso del mandato parlamentare dà luogo ad una causa di ineleggibilità sopravvenuta, ossia ad una causa che impedisce la permanenza nella titolarità della carica (pur legittimamente acquisita); l'articolo 28 del codice penale stabilisce, infatti, che l'interdizione perpetua dai pubblici uffici priva il condannato «del diritto di elettorato o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale e di ogni altro diritto politico», e la perdita dell'elettorato attivo e passivo che si produca a carico di un parlamentare determina appunto una situazione di ineleggibilità sopravvenuta; ne consegue che una condanna penale che comporti l'interdizione dai pubblici uffici priva il deputato dell'elettorato passivo e pertanto si configura come causa di ineleggibilità sopravvenuta e, dunque, come causa di decadenza; anche la qualità di pubblico ufficiale del deputato è pacifica ai sensi dell'articolo 357, primo comma, del codice penale, il quale stabilisce che «agli effetti della legge penale sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa»; prova ne è la cancellazione dalle liste elettorali effettuata dal comune di Roma in data 10 luglio 2006, ciò che ha confermato che il deputato Previti ha perso il diritto di elettorato attivo e, conseguentemente, il diritto elettorale passivo, che al primo è condizionato a norma dell'articolo 56, terzo comma, della Costituzione; la Giunta ha ritenuto contrario ai principi costituzionali in materia di diritto di elettorato che un cittadino, impossibilitato ad esercitare il diritto di voto, possa continuare a ricoprire l'ufficio di deputato, la cui titolarità è riservata dalla Costituzione e dalla legge soltanto agli elettori;
c) quanto al preteso effetto estintivo della pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici che, secondo la tesi sostenuta dal deputato Previti, deriverebbe da un esito positivo del periodo di affidamento in prova ai servizi sociali in base all'articolo 47, comma 12, della legge sull'ordinamento penitenziario (secondo cui l'esito positivo dell'affidamento in prova ai servizi sociali «estingue la pena detentiva ed ogni altro effetto penale»), sono stati evidenziati i contrastanti indirizzi della giurisprudenza in materia: da un lato, secondo il Consiglio di Stato, sez. V, sentenza n. 468 del 1998 le pene accessorie rientrano tra gli effetti penali di una condanna; dall'altro, invece, la Cassazione, sez. I, n. 91/187897, ha precisato essere effetti penali della condanna quelle conseguenze giuridiche di carattere afflittivo diverse dalle pene accessorie, che derivano direttamente dalla condanna stessa e che si estinguono solo in caso di riabilitazione ex articolo 178 del codice penale (in senso conforme anche Cassazione, sez. I, n. 3081/1991); in tal senso anche secondo Cassazione, Sezioni Unite penali, sentenza 27 settembre 1995, n. 27, le pene accessorie restano fuori dell'effetto estintivo di cui all'articolo 47 dell'ordinamento penitenziario; in ogni caso la Giunta ha ritenuto, a maggioranza, che l'esame della posizione del deputato Previti dovesse essere condotto con riferimento agli elementi attuali che ne configurano la condizione di ineleggibilità sopravvenuta, tanto più considerato che anche il ricorso per errore di fatto è stato respinto dalla Cassazione con la sentenza del 23 maggio 2007;
d) la mancata rilevazione da parte della Cassazione della incompetenza territoriale della procura della Repubblica presso il tribunale di Milano non è sembrata qualificabile (come poi confermato dalla stessa Cassazione) come «errore di fatto» ai sensi dell'articolo 625-bis del codice di procedura penale, in quanto per errore di fatto deve intendersi la mancata percezione di un evento fattuale e non la mancata considerazione da parte del giudice di un motivo del ricorso; sebbene fosse chiaro che il ricorso presentato dal deputato Previti ai sensi dell'articolo 625-bis del codice di procedura penale fosse destinato a non avere successo - non potendosi configurare come «errore di fatto» una valutazione, non condivisa dal ricorrente, dei termini relativi alla definizione della competenza territoriale - la Giunta, prima di dichiarare contestata l'elezione, ha accolto la richiesta di attendere, ad ulteriore dimostrazione del pieno rispetto delle garanzie difensive che ha caratterizzato l'intero procedimento parlamentare, che si svolgesse, in data 23 maggio 2007, l'udienza in Cassazione nella quale l'istanza del deputato Previti è stata dichiarata inammissibile.
I temi affrontati durante la fase istruttoria in Comitato sono stati oggetto di ulteriori approfondimenti ed integrazioni durante il dibattito in Giunta plenaria, sviluppatosi nel corso di undici sedute (dal 31 gennaio al 4 maggio 2007) e conclusosi nella seduta del 29 maggio 2007 con l'approvazione, a maggioranza, della proposta di contestazione dell'elezione del deputato Previti, con successiva fissazione dell'udienza pubblica per lunedì 9 luglio 2007.
Nel corso della discussione in Giunta sono intervenuti numerosi deputati, dando vita ad un ampio dibattito nel quale tutte le posizioni hanno avuto modo di esprimersi. Tra i tanti contributi significativi merita una segnalazione quello del deputato Pecorella, che si è in particolare soffermato sulla questione del presunto fumus persecutionis, in merito al quale la Giunta ha tuttavia ritenuto che invocare un fumus persecutionis nei confronti di una sentenza passata in giudicato equivarrebbe, di fatto, a pretendere che la Camera eserciti un improprio sindacato sul merito di una decisione giudiziaria ormai definitiva, quando invece le spetta esclusivamente il compito di verificare la sussistenza dei presupposti di diritto sulla cui base fondare un giudizio di ineleggibilità sopravvenuta e di conseguente decadenza dal mandato parlamentare. Tale valutazione è stata suffragata nel suo intervento nell'udienza pubblica del 9 luglio 2007 dallo stesso rappresentante del deputato Previti, avvocato Pellegrino, il quale, rispondendo ad una domanda del deputato Pecorella, ha escluso che l'esame della Camera possa riguardare l'aspetto del fumus persecutionis, giudicandolo estraneo alla fase attuale in cui si è in presenza di una sentenza definitiva. La tesi del fumus persecutionis ignora la circostanza che la sentenza definitiva a carico del deputato Previti rappresenta il frutto di quattro gradi di giudizio, in ciascuno dei quali è stato diverso il collegio giudicante. Il deputato Pecorella ha anche insistito, tra l'altro, sul fatto che vi sarebbe una differenza di tipo costituzionale tra la condizione di appartenenza ad una lista che si presenta alle elezioni politiche e la perdita dello status di parlamentare, in quanto l'ineleggibilità come tale si riferirebbe a chi intende candidarsi alle elezioni, mentre la decadenza avrebbe un rilievo costituzionale in quanto essa comporta la perdita dello status di membro della Camera per chi è stato eletto dal popolo. Ne conseguirebbe, secondo il deputato Pecorella, che l'interdizione dai pubblici uffici, proprio per il rilievo costituzionale degli interessi in gioco nel caso in cui la stessa sia irrogata ad un parlamentare in carica, non potrebbe essere automaticamente la premessa di una dichiarazione di decadenza. Tali argomentazioni - certamente meritevoli di attenzione per il plusvalore costituzionale che conferiscono al mandato elettivo parlamentare - sono state, con forme diverse, riprese durante l'udienza pubblica del 9 luglio 2007 dal rappresentante del deputato Previti, che ha insistito sulla differenza che intercorrerebbe tra il concetto di ineleggibilità sopravvenuta e quello di decadenza dal mandato parlamentare, giungendo ad affermare che la seconda non sarebbe una necessaria ed automatica conseguenza della prima. La Giunta, a maggioranza, non ha tuttavia giudicato fondati tali argomenti, e ciò per il motivo che la decadenza non costituisce una fattispecie astratta di impedimento all'assunzione o al mantenimento dell'ufficio di deputato che, al pari della ineleggibilità, richieda una specifica base legislativa che ne definisca i contorni: la decadenza è solo l'effetto procedurale di una accertata situazione di ineleggibilità, la quale altrimenti, se non conducesse ad una decadenza dal mandato parlamentare, resterebbe paradossalmente priva di concreta sanzione e, di fatto, ineffettiva. In altri termini, nel sistema del diritto parlamentare le nozioni di ineleggibilità sopravvenuta e di decadenza non sono tra loro confrontabili dal momento che agiscono su piani diversi, l'uno sostanziale, l'altro procedurale: l'ineleggibilità sopravvenuta è, cioè, la violazione, mentre la decadenza è la sanzione che l'ordinamento parlamentare vi riconnette nel momento in cui, non attraverso un meccanismo automatico bensì mediante una deliberazione della Camera, tale violazione sia definitivamente accertata.
Nel corso del dibattito in Giunta sono stati, inoltre, acquisiti agli atti ed illustrati due pareri pro veritate, rispettivamente del professor Nicolò Zanon (il quale, nel parere trasmesso alla Giunta dallo stesso deputato Previti, ha osservato che il mandato parlamentare sarebbe insensibile alle vicende «che non interessino la rappresentanza parlamentare nel suo complesso», cioè alle vicende verificatesi successivamente a carico di un singolo parlamentare) e del professor Federico Sorrentino (il cui parere è stato illustrato in Giunta dalla deputata Lenzi nella seduta del 13 marzo 2007), che ha, invece, ricordato come sia proprio dall'articolo 66 della Costituzione che discende l'ipotesi di causa sopraggiunta di ineleggibilità. La Giunta, a maggioranza, non ha condiviso la richiamata tesi del professor Zanon in quanto essa finisce paradossalmente per negare l'esistenza stessa della figura dell'ineleggibilità sopravvenuta, la cui autonomia concettuale e giuridica venne affermata già in occasione del precedente relativo al deputato Mario Ottieri (IV legislatura) - dichiarato fallito e cancellato dalle liste elettorali del comune di ultima residenza - allorquando la Camera, nella seduta del 13 aprile 1967, con l'approvazione della proposta di decadenza formulata dalla Giunta, riconobbe pacificamente come causa di decadenza una situazione di ineleggibilità intervenuta solo successivamente all'elezione del deputato in questione (ed altrettanto avrebbe fatto, sia pure in riferimento a diversa fattispecie, nel caso del deputato Tanassi, condannato nell'ambito del «processo Lockheed» dalla Corte costituzionale e dichiarato decaduto dalla Camera nella seduta del 13 marzo 1979).
5. L'inammissibilità delle ipotesi della sospensione dalle funzioni parlamentari, della reintegrazione nel mandato parlamentare e della sospensione del procedimento.
Nel corso dell'istruttoria in Comitato e poi del successivo dibattito in Giunta plenaria si è sempre tenuto conto dell'esigenza che, in quanto mirante ad una pronuncia costitutiva e non meramente dichiarativa, la proposta della Giunta all'Assemblea fosse formulata in esito ad un procedimento parlamentare le cui conclusioni avessero rappresentato il risultato di una attenta e delicata operazione di bilanciamento tra interessi costituzionalmente protetti. In tale contesto la Giunta ha anche valutato i precedenti relativi al caso del deputato Marcello Dell'Utri (XIII legislatura) e al caso del deputato Gianstefano Frigerio (XIV legislatura), entrambi tuttavia riferiti a situazioni di deputati ai quali era stata irrogata la pena accessoria della interdizione temporanea (e non perpetua, come nel caso del deputato Previti) dai pubblici uffici. In entrambi tali precedenti - considerando peraltro che anche l'interdizione temporanea dai pubblici uffici a rigore potrebbe giustificare una dichiarazione di decadenza del deputato che ne risulti colpito - la Giunta delle elezioni non pervenne mai a proporre all'Assemblea la decadenza dal mandato parlamentare: nel caso del deputato Dell'Utri perché, nelle more dell'istruttoria, intervenne il provvedimento di annullamento da parte della Cassazione della pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici (a seguito del promuovimento da parte del deputato Dell'Utri di un incidente di esecuzione), di cui la Giunta prese atto nella seduta del 12 luglio 2000. Nel caso del deputato Frigerio (a carico del quale risultavano pronunciate diverse sentenze definitive di condanna per reati sul finanziamento pubblico dei partiti politici) perché lo stesso deputato Frigerio comunicò la fine con esito positivo del periodo di affidamento in prova ai servizi sociali e la Giunta, nella seduta del 23 settembre 2004, prese atto dell'estinzione della pena e di ogni altro effetto penale, ritenendo comprese negli effetti penali le pene accessorie e, dunque, l'interdizione temporanea dai pubblici uffici, senza tuttavia che vi fosse stata una formale comunicazione in tal senso del competente tribunale di sorveglianza (il quale si era limitato a dichiarare estinta la pena e gli effetti penali, senza fare nel provvedimento alcun cenno alla fine dell'interdizione). Nel bilanciamento di interessi effettuato dalla Giunta una posizione privilegiata non poteva non assumere, anzitutto, la salvaguardia dell'interesse dell'autorità giudiziaria al rispetto delle proprie decisioni definitive, trattandosi di un principio costitutivo dello Stato di diritto e delle stesse regole della convivenza civile: ancora oggi - e fino a quando non vi sarà stata una definitiva dichiarazione di decadenza da parte della Camera - alla pronuncia interdittiva emessa dall'autorità giudiziaria nei confronti del deputato Previti continua, infatti, ad essere negata efficacia nell'ambito dell'ordinamento parlamentare, ciò che in teoria avrebbe anche potuto provocare l'elevazione da parte dell'autorità giudiziaria, nei confronti della Camera dei deputati, di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (nella forma del conflitto da menomazione) volto a contestare l'omessa, o anche solo tardiva, dichiarazione di decadenza dal mandato parlamentare di un deputato cui è fatto divieto di assumere e mantenere qualsiasi ufficio pubblico.
La Giunta non ha tuttavia disconosciuto il fatto che, accanto all'esigenza di ottemperare ad una decisione definitiva dell'autorità giudiziaria, occorresse prestare altrettanta attenzione alla tutela del valore costituzionale della investitura popolare elettiva del deputato Previti, nonché alla garanzia del diritto di elettorato passivo del candidato primo dei non eletti. Ai fini di un corretto bilanciamento di tali interessi, durante l'istruttoria non è stata, tuttavia, ritenuta praticabile la soluzione già ipotizzata nella XIII legislatura con riferimento al caso del deputato Marcello Dell'Utri (al quale era stata irrogata la pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici), allorquando il Presidente della Giunta delle elezioni Elio Vito prospettò la possibilità che, in luogo della dichiarazione di decadenza (che non avrebbe tenuto conto del carattere transitorio della pena accessoria), si procedesse alla sospensione dall'esercizio delle funzioni parlamentari e dalla relativa indennità per tutto il periodo di vigenza della stessa interdizione dai pubblici uffici, senza tuttavia toccare il munus parlamentare, il quale sarebbe tornato ad espandersi nella sua pienezza allo spirare del termine della pena accessoria. Ricorrendo ad una soluzione del genere la Camera dovrebbe, infatti, deliberare, di fatto, l'autoriduzione della composizione del proprio plenum e privare dell'indennità (giuridicamente non rinunciabile) un deputato che tuttavia rimarrebbe formalmente in carica. Tale orientamento è stato confermato dal Presidente della Camera nelle sue comunicazioni rese alla Giunta per il regolamento, convocata su richiesta dello stesso deputato Previti, nella seduta del 26 giugno 2007 e sulle quali la discussione è proseguita, per concludersi, nella seduta del 4 luglio 2007. Nelle sue comunicazioni il Presidente della Camera ha, infatti, sottolineato l'impraticabilità sia della ipotesi della sospensione dalle funzioni sia di quella di un eventuale reintegro nelle funzioni nel caso in cui, una volta decaduto, il deputato Previti riacquistasse, entro la corrente legislatura, la propria capacità elettorale passiva.
L'ipotesi di un eventuale reintegro nel mandato (affrontata durante i lavori della Giunta ed oggetto anche di uno specifico scambio di corrispondenza tra il deputato Consolo e il Presidente Bruno, reso noto alla Giunta nella seduta del 21 marzo 2007) era stata peraltro prospettata al solo fine di immaginare un possibile rimedio all'eventualità che, una volta dichiaratane la decadenza per motivi di ineleggibilità sopravvenuta e non originaria (quest'ultima certamente insanabile in quanto nascente da un vizio in radice esistente al momento stesso della proclamazione a deputato), il deputato Previti dovesse riacquistare la propria capacità elettorale passiva prima della fine della corrente legislatura. Quell'ipotesi - poi giudicata impercorribile dal Presidente della Camera per i motivi di cui si dirà a breve - era stata inizialmente presa in considerazione sulla base della circostanza che gli articoli 17-bis, comma 3, del Regolamento della Camera e 18, comma 1, del Regolamento della Giunta, nello stabilire che, in caso di vacanza di un seggio, è proclamato eletto il candidato che «segue» nella graduatoria l'ultimo eletto per la circoscrizione territoriale e la lista interessata, potessero in teoria interpretarsi, una volta verificatosi lo scenario ipotizzato, nel senso di individuare di nuovo in Previti l'avente titolo ad una nuova proclamazione in luogo del deputato già subentratogli, posto che lo stesso Previti a quel punto, conservata la sua qualità di candidato e venuta meno la sopravvenuta causa di ineleggibilità, avrebbe presentato il titolo elettivo di maggiore intensità nell'ambito dei candidati della lista di appartenenza, e ciò in forza della sua collocazione in graduatoria in una posizione di precedenza rispetto agli altri candidati non eletti. Tale ipotesi era stata avanzata per mero scrupolo istruttorio ed esclusivamente a titolo prudenziale - ferma restando la necessità che il procedimento di contestazione in corso non ne fosse minimamente condizionato - a dimostrazione dell'equilibrio e della completezza dell'istruttoria svolta, lungo la quale ci si è fatti carico della necessità che nessuna questione, anche solo eventuale, potesse sfuggire ad una attenta valutazione. Assieme alla distinta ipotesi della sospensione dalle funzioni parlamentari (che, invece, si configurava come modalità alternativa di conclusione dell'odierno procedimento), anche l'ipotesi del reintegro è stata, in ogni caso, giudicata fin d'ora del tutto impraticabile dal Presidente della Camera, il quale, nella ricordata seduta della Giunta per il regolamento del 26 giugno 2007, ha precisato che entrambe le suddette soluzioni sono prive di fondamento positivo nelle vigenti norme costituzionali, regolamentari e legislative, che restringono i possibili esiti di un procedimento di contestazione di una elezione alle sole proposte di annullamento tout court ovvero di convalida di una elezione contestata.
Le ipotesi della sospensione dalle funzioni parlamentari e del reintegro, come evidenziato dal Presidente della Camera nella seduta della Giunta per il regolamento del 26 giugno 2007, contrastano, infatti, con i principi generali del sistema costituzionale, ed in particolare con la configurazione che esso dà delle prerogative parlamentari, inscindibilmente connesse con lo status del deputato, la cui perdita può discendere solo dalla cessazione definitiva dalla carica. Ciò anche in virtù del fatto che non vi sono dati normativi che, nell'attuale configurazione costituzionale del mandato parlamentare, valgano a suffragare l'ipotesi di una reintegrazione nel mandato stesso, una volta venuta meno la causa che ne abbia determinato la decadenza, a danno del terzo che nel frattempo sia subentrato (il cui mandato risulterebbe, dunque, di grado inferiore, in quanto sottoposto a condizione risolutiva). Anche sul piano regolamentare (articoli 17-bis, comma 3, del Regolamento della Camera, e 18, comma 1, del Regolamento della Giunta delle elezioni) e della legislazione elettorale (articolo 86, comma 1, del testo unico n. 361 del 1957), il dato è univoco nello stabilire che, in caso di vacanza di un seggio, è proclamato eletto il candidato che segue nella graduatoria l'ultimo eletto per la circoscrizione territoriale e la lista interessata.
Nella seduta del 4 luglio 2007 della Giunta per il regolamento il Presidente della Camera - nel precisare che la Giunta per il regolamento non poteva interferire con il procedimento in corso presso la Giunta delle elezioni - sottolineava, inoltre, che sul complessivo quadro normativo relativo allo status del parlamentare potranno eventualmente essere presentate iniziative di modifica della disciplina, che varrebbero tuttavia solamente per il futuro e non per il caso di specie. Infine, nella sua lettera del 5 luglio 2007, con la quale trasmetteva al Presidente della Giunta delle elezioni i resoconti della Giunta per il regolamento, il Presidente della Camera precisava che, convocando la Giunta per il regolamento, aveva inteso raccogliere la richiesta formulatagli dal deputato Previti «nei limiti individuati nella sua relazione introduttiva» svolta presso la Giunta per il regolamento, con cui - come già detto - il Presidente della Camera ha escluso la possibilità dal punto di vista regolamentare che la Giunta delle elezioni potesse assumere decisioni diverse da una proposta di annullamento o di convalida dell'elezione. Sicché, a conclusione del procedimento di contestazione dell'elezione del deputato Previti, non essendo ammissibili dal punto di vista costituzionale, legislativo e regolamentare decisioni volte a proporre la sospensione del deputato Previti dalle funzioni parlamentari per tutta la durata della misura interdittiva oppure a sospendere il procedimento stesso in attesa di eventi futuri ed incerti (sospensione sulla quale potrà eventualmente pronunciarsi l'Assemblea, in caso di presentazione di una questione sospensiva), la Giunta si è trovata dinanzi all'unica alternativa possibile: quella di scegliere tra una proposta all'Assemblea di decadenza del deputato Previti ed una proposta di convalida della sua elezione, essendo queste le uniche conclusioni del procedimento in Giunta espressamente previste dalle attuali norme regolamentari.
5. Il procedimento di contestazione dell'elezione del deputato Previti.
La Giunta delle elezioni ha deliberato la contestazione dell'elezione del deputato Previti nella seduta del 29 maggio 2007. Veniva, quindi, fissata, a termini di regolamento della Giunta, la data della seduta pubblica per la giornata del 9 luglio 2007 e - individuata nella persona del candidato Angelo Santori, primo dei non eletti per la lista Forza Italia nella XV Circoscrizione Lazio 1, la controparte interessata al procedimento - ne veniva data formale comunicazione alle parti.
A seguito della fissazione della data dell'udienza pubblica né il deputato Previti, né il candidato Santori si avvalevano della facoltà di presentare nuovi documenti o deduzioni.
5.1. La discussione in udienza pubblica.
La Giunta delle elezioni ha proceduto, quindi, in data 9 luglio 2007, alla discussione in udienza pubblica alla quale sono intervenute le parti. Il deputato Previti è stato assistito dal professor avvocato Giovanni Pellegrino, mentre il candidato Santori ha scelto di non farsi assistere da un rappresentante.
Dopo la relazione introduttiva del relatore, è intervenuto brevemente il candidato Santori, il quale ha dichiarato di non sentirsi, per motivi politici e di personale amicizia con il deputato Previti, controparte nel procedimento, affermando che preferirebbe entrare in Parlamento in modo diverso.
Ha preso, poi, la parola il deputato Previti il quale ha, in primo luogo, affermato di considerare assolutamente ingiusta la sentenza emessa a suo carico, come dimostrerebbe una lettera con la quale il presidente del collegio che lo ha condannato manifestava, tre anni prima del processo stesso, il suo assoluto e totale pregiudizio nei confronti della sua parte politica e suoi, il che proverebbe che il suo ultimo giudice è stato un giudice non imparziale. A tale riguardo il deputato Previti ha affermato che della persecuzione che ritiene di aver subito ha fatto oggetto di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Secondo il deputato Previti, fornirebbe prova della non imparzialità del giudice del suo ultimo processo il fatto che, successivamente, la stessa Cassazione, nella stessa sezione ma con diversa composizione del collegio, ha dato ragione in maniera sostanziale a tutte le sue tesi difensive, fondate sul tema della incompetenza territoriale e della persecuzione giudiziaria sviluppatasi nel corso degli anni a suo danno. Si è, quindi, soffermato sulle previsioni della legge Gozzini e della recente legge sull'indulto, in forza delle quali ha potuto beneficiare dell'affidamento in prova ai servizi sociali, il cui esito positivo, a suo giudizio, porterà certamente all'estinzione dell'interdizione dai pubblici uffici, così come riconosciuto dal Consiglio di Stato e come avvenuto per il caso del deputato Frigerio. Secondo il deputato Previti, in assenza di una chiara indicazione legislativa circa il trattamento della sua posizione, l'unica indicazione precisa della quale la Giunta avrebbe dovuto tener conto è quella che il 4 agosto 2008 terminerà ogni possibile causa di ineleggibilità a suo carico a seguito dell'esito positivo dell'affidamento in prova ai servizi sociali.
È, poi, intervenuto l'avvocato Giovanni Pellegrino, rappresentante del deputato Previti, il quale, dopo aver precisato che la sua difesa sarebbe stata di tipo strettamente tecnico, ha dapprima richiamato una serie di disposizioni costituzionali e regolamentari a suo giudizio rilevanti per la soluzione della vicenda (appellandosi in particolare al principio della riserva di legge assoluta per la determinazione dei casi di ineleggibilità e incompatibilità, di cui all'articolo 65 della Costituzione) ed ha quindi sottolineato che il giudizio della Giunta avrebbe dovuto riguardare non la persona del deputato Previti ma lo status del parlamentare. A tale proposito, l'avvocato Pellegrino - che pure ha riconosciuto la serietà e l'ampiezza dell'istruttoria condotta dalla Giunta - ha osservato che l'articolo 17 del Regolamento della Camera prevede che la Camera si pronunci sui titoli di ammissione dei deputati e sulle cause di ineleggibilità, di incompatibilità e di decadenza previste dalla legge, con ciò introducendo, in tale ultimo inciso, il termine decadenza, che non è presente nella norma costituzionale, e distinguendolo dal concetto di ineleggibilità. Secondo l'avvocato Pellegrino, la citata disposizione regolamentare rafforzerebbe, cioè, la riserva di legge dell'articolo 65, primo comma, della Costituzione, perché la estende alle cause di decadenza: vi sarebbe cioè, secondo l'avvocato Pellegrino, una differenza tra annullamento e decadenza, in quanto l'annullamento non potrebbe che riguardare il provvedimento di convalida mentre la decadenza riguarderebbe cause sopravvenute alla situazione esistente al momento della convalida, rispetto alle quali si determinerebbe un provvedimento rescissorio del munus parlamentare. Sempre secondo l'avvocato Pellegrino, nessuna norma di legge prevede l'ineleggibilità sopravvenuta come causa di decadenza dal mandato parlamentare, tenuto anche conto del fatto che non è vero, come dimostra la giurisprudenza parlamentare, che tutte le cause di ineleggibilità sopravvenuta si trasformino in cause di decadenza. Rimarcato che non vi sarebbe alcuna norma in forza della quale la perdita dell'elettorato attivo determini la decadenza del munus parlamentare, l'avvocato Pellegrino ha, quindi, formulato le richieste di parte: 1) in via principale, che fosse respinta la proposta di annullamento, perché in contrasto con l'articolo 17 del Regolamento della Camera, posto che la perdita della condizione di eleggibilità nel corso del mandato non è prevista da alcuna norma di legge come causa di decadenza; 2) in via subordinata - richiamata anche la sentenza del Consiglio di Stato, sezione V, 18 ottobre 1996, n. 1251, secondo cui è illegittima la decadenza dall'impiego del pubblico dipendente condannato a tre anni di reclusione che non tenga conto dell'esito positivo del periodo di affidamento in prova al servizio sociale e sottolineato che l'esito positivo del periodo di prova estinguerebbe la pena accessoria, e quindi riattribuirebbe al deputato Previti la condizione di eleggibilità - che la Giunta adottasse, ai sensi dell'articolo 13, comma 9, del proprio regolamento, una deliberazione non definitiva al fine di poter investire la Giunta per il regolamento del problema relativo alla possibilità che sia pronunciata la decadenza dalla carica di deputato in un caso non espressamente previsto dalla legge; 3) infine, in via ancor più subordinata, che la Giunta in camera di consiglio deliberasse di proporre all'Assemblea la decadenza del deputato Previti risolutivamente condizionata al superamento del periodo di prova e, distintamente, la decadenza risolutivamente condizionata all'esito positivo del ricorso presentato dal deputato Previti per violazione dell'articolo 6, commi 1 e 3, lettera b), della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. A conclusione del suo intervento, l'avvocato Pellegrino ha, infine, invitato la Giunta a valutare, nell'esercizio dei propri compiti paragiurisdizionali, quali dovessero essere gli effetti di quella condanna sul munus parlamentare di cui il deputato Previti è investito, non potendo non prendere atto dell'esistenza di una sentenza, che come tale va rispettata.
Dopo talune domande formulate dai deputati componenti della Giunta, la seduta pubblica è stata sospesa e la Giunta si è riunita in camera di consiglio, ai sensi dell'articolo 13, comma 7, del proprio regolamento, alla presenza dei deputati presenti per tutta la durata dell'udienza pubblica.
La Giunta ha, quindi, adottato il seguente dispositivo:
in udienza pubblica, udita l'esposizione del relatore e gli interventi delle parti, riunitasi in camera di consiglio;
vista la sentenza n. 327/2004, emessa in data 23 maggio 2005 dalla Corte di appello di Milano, sezione II, resa definitiva il 4 maggio 2006 con sentenza della Corte di Cassazione n. 33435 del 2006, con la quale è stata inflitta al deputato Cesare Previti la pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici;
visto l'articolo 28, secondo comma, numeri 1) e 2), del codice penale;
visto il combinato disposto dell'articolo 2, comma 1, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, recante il testo unico per la disciplina dell'elettorato attivo, e dell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, recante il testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati;
di proporre all'Assemblea l'annullamento, per motivi di ineleggibilità sopravvenuta, dell'elezione per la XV Circoscrizione Lazio 1 del deputato Cesare Previti e la proclamazione in suo luogo del candidato Angelo Santori, per la lista Forza Italia».
A conclusione della presente relazione, si riepilogano di seguito, in ordine cronologico, i passaggi dell'iter relativo all'esame della posizione del deputato Previti:
24 maggio 2006 - Il Presidente della Camera trasmette alla Giunta delle elezioni la nota della Procura generale della Repubblica di Milano, pervenuta il 10 maggio 2006, nella quale, in relazione alla sentenza di condanna definitiva a carico del deputato Previti, si comunicava che allo stesso era stata inflitta la pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici;
28 giugno 2006 - Il Comitato permanente per le incompatibilità, le ineleggibilità e le decadenze, coordinato dal Vicepresidente della Giunta Gianfranco Burchiellaro, avvia, ai sensi dell'articolo 16 del regolamento della Giunta, l'istruttoria sulla posizione del deputato Previti, stabilendo che, prima di dare corso al formale contraddittorio con lo stesso, la Giunta richieda, per il tramite del Presidente della Camera, copia della sentenza della Corte di Cassazione;
5 luglio 2006 - La Giunta plenaria delibera di richiedere, per il tramite del Presidente della Camera, copia della sentenza della Cassazione;
14 luglio 2006 - Il Primo presidente della Cassazione, dottor Nicola Marvulli, comunica con lettera al Presidente della Camera che la motivazione della sentenza relativa al deputato Previti non è ancora stata depositata e trasmette, intanto, i capi di imputazione;
25 luglio 2006 - Il Comitato per le incompatibilità, le ineleggibilità e le decadenze conviene sull'opportunità di proseguire l'istruttoria soltanto dopo l'acquisizione del testo integrale della sentenza della Cassazione;
11 ottobre 2006 - Il Presidente della Camera trasmette alla Giunta la copia autentica della sentenza, comprensiva delle motivazioni, emessa dalla Cassazione nei confronti del deputato Previti, pervenuta in pari data con lettera del Primo presidente della Cassazione;
17 ottobre 2006 - Il Comitato per le ineleggibilità, acquisite le motivazioni della sentenza della Cassazione, avvia, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, lettera c), del regolamento della Giunta, la formale istruttoria in contraddittorio con il deputato Previti, invitandolo a far pervenire entro il prescritto termine di 15 giorni (ossia entro il 1o novembre) ogni utile controdeduzione e avvertendolo della sua facoltà di richiedere di essere ascoltato;
26 ottobre 2006 - Il deputato Previti comunica, con lettera, che intende «esercitare le prerogative di interlocuzione garantite dal Regolamento della Giunta». Con distinta nota, pervenuta in pari data, l'avvocato Giovanni Pellegrino chiede, per conto del deputato Previti, una proroga del termine per la presentazione di controdeduzioni. Il Comitato conviene di prorogare al 7 novembre 2006 il termine per le controdeduzioni;
6 novembre 2006 - Pervengono al Comitato le controdeduzioni del deputato Previti.
23 novembre 2006 - Il Comitato, con lettera del coordinatore Burchiellaro, convoca il deputato Previti in audizione per il 6 dicembre 2006. Nella seduta della Giunta plenaria il Presidente Bruno rende comunicazioni su una lettera pervenutagli il 16 novembre 2006 con la quale i deputati Lenzi, Perugia, Belisario, Turco e Crapolicchio (rappresentanti dei gruppi di maggioranza in Giunta) chiedevano di sottoporre alla Presidenza della Camera la questione relativa all'applicazione al deputato Previti dell'articolo 28, comma 5, del codice penale, relativamente alla sospensione dell'indennità. Il Presidente della Giunta fa presente che non rientra tra i compiti della Giunta segnalare alla Presidenza della Camera tale richiesta, aggiungendo in ogni caso di non ritenere ipotizzabile una sospensione dell'indennità in quanto quest'ultima «accede alla titolarità del mandato parlamentare e non può essere scissa da questo»;
6 dicembre 2006 - Il Comitato procede all'audizione del deputato Previti (l'audizione era stata inizialmente fissata per il 23 novembre ma era stata poi rinviata su richiesta del deputato Previti);
13 dicembre 2006 - La Giunta plenaria, su proposta del vicepresidente Burchiellaro, delibera di richiedere al comune di Roma informazioni circa l'eventuale avvenuta cancellazione dalle liste elettorali del deputato Previti in conseguenza della pena accessoria a lui inflitta dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici;
14 dicembre 2006 - Il Comitato conclude l'istruttoria sulla posizione del deputato Previti, convenendo di proporre alla Giunta l'accertamento della ineleggibilità sopravvenuta e la conseguente contestazione della sua elezione;
19 dicembre 2006 - Perviene la lettera con cui il sindaco di Roma comunica che il deputato Previti era stato cancellato dalle liste elettorali nel mese di luglio 2006;
25 gennaio 2007 - La Giunta plenaria avvia l'esame della posizione del deputato Previti, con la relazione del deputato Burchiellaro, che, a nome del Comitato, riferisce sull'istruttoria svolta, proponendo l'accertamento dell'ineleggibilità sopravvenuta e la conseguente contestazione dell'elezione del deputato Previti. Il dibattito si svolge, quindi, nel corso di 11 sedute (31 gennaio: interventi dei deputati Marantelli e Turco; 7 febbraio: interventi dei deputati Pecorella e Boscetto; 15 febbraio: rinvio della discussione; 21 febbraio: interventi di deputati sull'ordine dei lavori; 6 marzo: interventi dei deputati Barbieri e Picano; 13 marzo: interventi dei deputati Perugia, Fontana e Lenzi; 21 marzo: comunicazioni del Presidente; 28 marzo: intervento del deputato Gamba; 4 aprile: intervento del deputato Consolo; 17 aprile: intervento del deputato Nespoli; 4 maggio: replica del deputato Burchiellaro, coordinatore del Comitato);
20 febbraio 2007 - Il deputato Previti trasmette alla Giunta un parere pro veritate da lui richiesto al professor Nicolò Zanon;
13 marzo 2007 - La deputata Lenzi dà lettura nella seduta della Giunta di un parere pro veritate richiesto dal gruppo L'Ulivo al professor Federico Sorrentino;
21 marzo 2007 - Il Presidente Bruno comunica alla Giunta che, con lettera pervenuta il 16 marzo 2007, il deputato Consolo gli aveva richiesto di sottoporre al Presidente della Camera la questione dell'eventuale «reintegro» nel mandato parlamentare del deputato Previti qualora lo stesso, successivamente alla dichiarazione di decadenza, dovesse riacquistare la capacità elettorale prima della fine della legislatura. Il Presidente Bruno dà altresì lettura della propria lettera di risposta al deputato Consolo, nella quale esclude la possibilità che la Giunta richieda un parere al Presidente della Camera, sottolineando che allo stesso non può essere sottoposta una questione formulata in modo ipotetico ed eventuale, che spetterà alla Giunta valutare nel momento in cui se ne verificassero i presupposti;
4 maggio 2007 - Il deputato Burchiellaro svolge la sua replica;
29 maggio 2007 - La Giunta, dopo le dichiarazioni di voto, approva la proposta di contestazione dell'elezione del deputato Previti. Il Presidente Bruno avverte che la seduta pubblica sarà fissata, a norma dell'articolo 13 del regolamento della Giunta, non prima di venti giorni dalla comunicazione alle parti, designa il deputato Burchiellaro come relatore e fa presente che della fissazione dell'udienza pubblica sarà data comunicazione anche al candidato Angelo Santori, primo dei non eletti della lista Forza Italia nella circoscrizione Lazio 1, ai fini del suo eventuale intervento alla seduta pubblica in qualità di parte;
26 giugno 2007 - A seguito di una richiesta del deputato Previti, il Presidente della Camera convoca la Giunta per il regolamento, che si riunisce nelle sedute del 26 giugno e del 4 luglio 2007. Nelle sue comunicazioni il Presidente della Camera sottolinea che le ipotesi della sospensione dalle funzioni parlamentari e dell'eventuale reintegro del deputato Previti sono prive di fondamento nelle vigenti norme costituzionali, regolamentari e legislative, in forza delle quali la Giunta delle elezioni può solo proporre all'Assemblea l'annullamento o la convalida di una elezione contestata;
5 luglio 2007 - Il Presidente della Camera trasmette alla Giunta il resoconto dei lavori della Giunta per il regolamento;
9 luglio 2007 - La Giunta procede alla discussione in seduta pubblica dell'elezione contestata del deputato Previti. Dopo la relazione introduttiva del relatore Burchiellaro, intervengono il candidato Santori, il deputato Previti e il suo rappresentante avvocato Giovanni Pellegrino. Dopo alcune domande di deputati e la replica dell'avvocato Pellegrino, la seduta pubblica è sospesa e la Giunta si riunisce in camera di consiglio. Alla ripresa della seduta pubblica il Presidente della Giunta comunica che la Giunta, riunita in camera di consiglio, ha deliberato di proporre all'Assemblea l'annullamento per motivi di ineleggibilità sopravvenuta dell'elezione per la XV Circoscrizione Lazio 1 del deputato Previti e la proclamazione in suo luogo del candidato Santori, per la lista Forza Italia.
La Giunta delle elezioni con la presente relazione propone, quindi, l'accoglimento della parte propositiva del dispositivo adottato nella seduta pubblica del 9 luglio 2007, con il quale si propone all'Assemblea l'annullamento, per motivi di ineleggibilità sopravvenuta, dell'elezione per la XV Circoscrizione Lazio 1 del deputato Cesare Previti e la proclamazione in suo luogo del candidato Angelo Santori, per la lista Forza Italia.

References: sentenza 
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 articolo 625
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 articolo 178
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