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Timestamp: 2017-08-21 21:35:36+00:00

Document:
La relazione tra la confisca penale e l’ipoteca
CONFISCA PENALE
Carlo Cicala, Partner, Studio legale Cicala-Riccioni, Professore di Diritto fallimentare nell’Università Niccolò Cusano | 21 Maggio 2013
Cass. Sez .Un ., n. 10532, 10533 e 10534 del 7.5.2013
Le Sezioni unite della Cassazione, con le decisioni in commento (Cass. S.U., n. 10532, 10533 e 10534 del 7.5.2013, Pres. Preden, Rel. Vivaldi), si sono pronunciate sulla delicata relazione tra la confisca penale e l’ipoteca.
In ciascuno dei casi in esame, un creditore ipotecario, pignorando l’immobile, aveva iniziato il procedimento di esecuzione forzata. Sennonché, prima che il procedimento di esecuzione venisse portato a compimento, l’immobile subiva le misure di prevenzione stabilite dalla l. 31 maggio 1965, n. 575: il sequestro e, successivamente, la confisca.
È il caso di porre da subito in evidenza – per le ragioni che risulteranno chiare nel prosieguo – che le misure di prevenzione erano state disposte anteriormente al 13 ottobre 2011.
Dopo la confisca, il Ministero delle Finanze proponeva opposizione all’esecuzione, deducendo che questa non sarebbe potuta proseguire in quanto la confisca avrebbe determinato ex lege l’acquisizione del bene al patrimonio indisponibile dello Stato.
Ai rapporti tra le misure di prevenzione e la garanzia ipotecaria, al tempo in cui la questione veniva sottoposta alle Sezioni Unite, erano applicabili, ratione temporis, le seguenti previsioni:
a) l’art. 2-ter l. 31 maggio 1965, n. 575 (introdotto dall’art. 14 della l. 646/1982), il quale non regolava espressamente il caso nel quale una misura di prevenzione avesse ad oggetto un bene immobile gravato da garanzie reali, ma si limitava a prevedere che “se risulta che i beni sequestrati appartengono a terzi, questi sono chiamati dal tribunale, con decreto motivato, ad intervenire nel procedimento e possono, anche con l’assistenza di un difensore, nel termine stabilito dal tribunale, svolgere in camera di consiglio le loro deduzioni e chiedere l’acquisizione di ogni elemento utile ai fini della decisione sulla confisca”;
b) l’art. 2-ter l. 31 maggio 1965, n. 575, modificato dall’art. 5 del d.l. 4/2010, il quale, alla previsione più sopra riportata, aggiungeva che “per i beni immobili sequestrati in quota indivisa, o gravati da diritti reali di godimento o di garanzia, i titolari dei diritti stessi possono intervenire nel procedimento con le medesime modalità al fine dell’accertamento di tali diritti, nonché della loro buona fede e dell’inconsapevole affidamento nella loro acquisizione. Con la decisione di confisca, il tribunale può, con il consenso dell’amministrazione interessata, determinare la somma spettante per la liberazione degli immobili dai gravami ai soggetti per i quali siano state accertate le predette condizioni”, rendendo applicabile, a tale proposito, le disposizioni previste per gli indennizzi relativi alle espropriazioni per pubblica utilità;
c) l’art. 52 del D.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (nuovo Codice antimafia), in base al quale la confisca non pregiudica il diritto reale di garanzia costituito anteriormente al sequestro a condizione che il credito non sia strumentale all’attività illecita o a quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego, a meno che il creditore dimostri di avere ignorato in buona fede il nesso di strumentalità. È poi previsto (art. 57 ss. del Codice antimafia) che i crediti siano accertati secondo un procedimento concorsuale, modellato su quello previsto dalla legge fallimentare (si è parlato, in proposito, di “fallimentarizzazione del giudice di prevenzione antimafia”: G. Minutoli, in Fallimento, 2001, 1271).
La questione, al tempo della remissione, ricadeva sotto l’ambito di applicazione della norma sub a), e non poteva essere risolta alla stregua delle previsioni sub b) e c), in quanto inapplicabili ratione temporis. Si trattava, quindi, di stabilire, in primo luogo, se fosse opponibile allo Stato, ed a quali condizioni, l’ipoteca iscritta anteriormente al sequestro ed alla confisca e, in caso di risposta affermativa, quale fosse il giudice competente a conoscere la domanda del terzo creditore ipotecario.
Sennonché, nel tempo intercorrente tra la remissione alle Sezioni Unite e la decisione, la materia è stata interessata da una ulteriore modifica legislativa, introdotta dalla L. 24.12.2012, n. 228 (c.d. “Legge di stabilità 2013”), applicabile alle misure di prevenzione disposte anteriormente all’entrata in vigore del Codice antimafia, vale a dire il 13 ottobre 2011. Le questioni in esame ricadono, per l’appunto, nell’ambito di applicazione di tale nuova disciplina, ed all’interpretazione di tale ultima (in ordine cronologico) innovazione si sono dedicate le Sezioni Unite, le quali si sono quindi trovate ad esaminare una questione regolata da un quadro normativo diverso da quello in vigore al momento in cui era stata pronunciata l’ordinanza di rimessione.
Le innovazioni sono contenute nell’art. 1, commi 194-205 della l. 24 dicembre 2012, n. 228 ove si prevede, per il caso in cui sia già avvenuta la confisca, che nessuna azione esecutiva possa essere iniziata o proseguita, con estinzione dei pesi e degli oneri iscritti o trascritti anteriormente alla confisca. Ove però l’ipoteca sia stata costituita anteriormente alla trascrizione del sequestro di prevenzione, il creditore ipotecario potrà far valere le proprie ragioni nei confronti dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, presentando un’istanza al “giudice dell’esecuzione presso il tribunale che ha disposto la confisca”. L’Agenzia formula il piano di pagamento dei creditori ammessi e procede ai pagamenti, che non potranno eccedere la minor somma tra il ricavato della vendita e il 70% del valore del bene.
Le Sezioni Unite, preso atto dell’intervenuta modifica legislativa – la quale ha superato, in parte, il quesito contenuto nell’ordinanza di remissione – forniscono un’interpretazione della nuova disciplina, applicabile – si ribadisce – all’ipotesi in cui le misure di prevenzione siano state prese prima del 13 ottobre 2012, utile a dirimere il modello di controversia sottoposto al loro esame. I risultati ermeneutici raggiunti dalle Sezioni Unite possono quindi riepilogarsi nel modo che segue.
a) Il divieto di proseguire o iniziare azioni esecutive si applica esclusivamente ai beni confiscati, e non a quelli sequestrati. Ciò in base al tenore letterale dell’art. 1, comma 194, della l. 228/2012, in forza del quale “a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, sui beni confiscati all’esito dei procedimenti di prevenzione […] non possono essere iniziate o proseguite, a pena di nullità, azioni esecutive”: il ragionamento della Corte, sul punto, appare ispirato al principio ubi voluit dixit, ubi noluit tacquit, specialmente in considerazione del fatto che nel Codice antimafia (art. 55) viene espressamente richiamato il divieto di azioni esecutive anche per i beni sequestrati.
b) A seguito dell’estinzione “di diritto dei pesi e degli oneri iscritti o trascritti prima della misura di prevenzione della confisca”, lo Stato non acquista un bene a titolo derivativo (come invece affermato, con riguardo alla vecchia disciplina, ad es. da Cass. 5988 del 3 luglio 1997; Cass. 20664 del 5 ottobre 2012; Cass. 6661 del 30 marzo 2005)), ma libero dai pesi e dagli oneri trascritti anteriormente. Tale misura costituisce, quindi, una causa di estinzione dell’ipoteca, così come quelle disciplinate dall’art. 2878 c.c.
c) La competenza per conoscere le istanze dei creditori ipotecari appartiene al tribunale che abbia adottato la misura di prevenzione, ed il diniego di ammissione è impugnabile ex art. 666 c.p.p. (senza che la proposizione dell’impugnazione sospenda gli effetti dell’ordinanza di accertamento: art. 1, comma 200, l. 24 dicembre 2012, n. 228 ). A questo risultato si perviene nonostante il comma 199 effettui un riferimento – dalla Corte ritenuto “non corretto” – al “giudice dell’esecuzione presso il tribunale che ha disposto la confisca”.
d) I parametri previsti dall’art. 52, comma 1, lett. b) del D.lgs. 159 del 2011, con riguardo alla buona fede del creditore (“nella valutazione della buona fede, il tribunale tiene conto delle condizioni delle parti, dei rapporti personali e patrimoniali tra le stesse e del tipo di attività svolta dal creditore, anche con riferimento al ramo di attività, alla sussistenza di particolari obblighi di diligenza nella fase precontrattuale nonché, in caso di enti, alle dimensioni degli stessi”) pur essendo obbligatori, non sono né esclusivi né vincolanti, ben potendo il giudice considerare altri parametri non menzionati dal legislatore, o disattendere motivatamente quelli menzionati.
e) La buona fede e l’affidamento incolpevole devono essere provati dal creditore – attore in senso sostanziale nel procedimento di ammissione – in ossequio ai principi costantemente affermati dalla giurisprudenza (v. da ultimo Cass. pen. 29378 del 29 aprile 2010), e non disattesi dal legislatore del 2012, in quanto “si suppone che il legislatore razionale – quando emana una legge – conosca il diritto vivente” e che “se il legislatore nel disciplinare una materia non innova le soluzioni che costituiscono l’approdo interpretativo della giurisprudenza, vuol dire che le recepisce: cioè le fa normativamente proprie”.
Per quanto riguarda il caso in esame, quindi, la Corte – accogliendo il ricorso dell’Amministrazione – cassa le sentenze impugnate rinviandole al giudice di merito, il quale dovrà decidere sulla base del diritto sopravvenuto, il quale – come si è visto – riafferma il principio secondo il quale l’interesse dello Stato a contrastare il fenomeno mafioso prevale sull’interesse del singolo, al quale è comunque riconosciuto un (limitato) diritto a far valere le proprie pretese ove sia in grado di dimostrare la propria estraneità alla vicenda criminale.
La giurisprudenza di riferimento
Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile, Sentenza 7 maggio 2013, n. 10532
PROCEDIMENTO CIVILE - ESECUZIONE - IPOTECA ISCRITTA SU BENE POI ASSOGGETTATO A CONFISCA A TITOLO DI MISURA DI PREVENZIONE EX LEGE N. 575 DEL 1965 - PREVALENZA DELLA CONFISCA - EFFETTI - RISARCIMENTO DEL DANNO - COMPETENZA - AMMISSIONE DEL CREDITO - CONDIZIONI - PROCEDIMENTO (ART. 1, COMMI 189 - 205, L. 228/2012).
In virtù dell'art. 1, commi da 189 a 205, della L. 24/12/2012, n. 228, cd. Legge di Stabilità 2013, va risolto nel senso della prevalenza della misura di prevenzione patrimoniale il quesito relativo ai rapporti tra confisca ed ipoteca, indipendentemente dal dato temporale. L'acquisto del bene confiscato da parte dello Stato, a seguito dell'estinzione di diritto dei pesi e degli oneri iscritti o trascritti prima della misura di prevenzione della confisca, è così non a titolo derivativo, ma libero dai pesi e dagli oneri, pur iscritti o trascritti anteriormente alla misura di prevenzione. Il titolare del diritto reale di godimento o di garanzia è ammesso, ora, ad una tutela di tipo risarcitorio e la competenza è attribuita al tribunale che ha disposto la confisca. L'ammissione del credito, di natura concorsuale, è subordinata alla condizione di cui all'art. 52, c. 1, lett. g, del D.Lgs. n. 159 del 2001, vale a dire che il credito non sia strumentale all'attività illecita o a quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego, a meno che il creditore dimostri di avere ignorato in buona fede il nesso di strumentalità. Al creditore è addossato l'onere di provare la ricorrenza delle condizioni per l'ammissione al passivo del suo credito. Il diniego di ammissione al credito è impugnabile ex art.666 c.p.p.. Competente a conoscere delle opposizioni - proposte dai creditori concorrenti - al piano di riparto proposto dall'Agenzia Nazionale è il giudice civile del luogo dove ha sede il tribunale che ha disposto la confisca.
Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile, Sentenza 7 maggio 2013, n. 10533
RESPONSABILITA' PATRIMONIALE - IPOTECA
Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile, Sentenza 7 maggio 2013, n. 10534
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 art. 666
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