Source: https://centralerischibanche.blogspot.com/2016/01/
Timestamp: 2019-12-06 00:13:48+00:00

Document:
E. Sabatelli, L’accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza delle banche alla luce della riforma della legge fallimentare, in Riv. dir. banc., dirittobancario.it, 27, 2012
http://www.dirittobancario.it/rivista/fallimento/accertamento-giudiziario-stato-insolvenza-delle-banche-alla-luce-della-riforma-della-legge-fallimentare
Istruzioni antiusura della Banca d’Italia contra legem: il consulente deve ricalcolare (anche) il TEGM in maniera conforme alla legge, richiedendo alla Banca d’Italia i dati necessari
http://www.dirittobancario.it/giurisprudenza/usura/istruzioni-antiusura-banca-d-italia-contra-legem-consulente-deve-ricalcolare-anche-tegm
Ord. Trib. Torino, sez. VI, 23 dicembre 2015 – giud. Marino
segnalato da: Avv. Sabatina Mogavero
Dal momento che la formula adottata dalla Banca D’Italia nelle istruzioni antiusura, in vigore sino al 2009 era contra legem(1) là dove prevedeva che le Banche dovessero effettuare la rilevazione dei tassi medi senza comprendere le commissioni massimo scoperto, la stessa non può essere utilizzata senza correzioni al fine di stabilire il tasso usuraio. Ai fini della valutazione circa l’usurarietà delle operazioni creditizie nel periodo anteriore al dicembre 2009, occorre quindi provvedere a ricalcolare il tasso effettivo medio globale (TEGM), sulla base dei dati esistenti sul sito internet della Banca d’Italia, o, in difetto, richiedendo a quest’ultima i dati necessari, secondo i criteri previsti dalla legge n. 108/96 [l’ordinanza qui massimata ha per oggetto il quesito al CTU].
(1) Secondo la giurisprudenza di legittimità, la commissione di massimo scoperto rientra indubbiamente tra gli addendi necessari al calcolo del TEG «trattandosi di un costo indiscutibilmente collegato all’erogazione del credito, giacché ricorre tutte le volte in cui il cliente utilizza concretamente lo scoperto di conto corrente, e funge da corrispettivo per l’onere, a cui l’intermediario finanziario si sottopone, di procurarsi la necessaria provvista di liquidità e tenerla a disposizione del cliente» (Cass penale 12028/2010, Cass. 46664/2011).
Il giudice dell’udienza preliminare accoglieva tali richieste che prevedevano l’applicazione di pene principali superiori a due anni di reclusione, con conseguente condanna alle sanzioni accessorie di legge, tra cui l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e all’esercizio di uffici direttivi presso qualsiasi impresa.
Con ricorso per Cassazione, gli imputati chiedevano l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata in forza della sussistenza della causa di esclusione della punibilità come prevista dall’articolo 131-bis del Codice Penale. Nello scritto difensivo si segnalava che per sedici dei reati ascritti agli imputati, per limiti edittali e assenza di circostanze aggravanti contestate, era possibile l’applicabilità del nuovo istituto; l’applicazione di tale istituto, di chiara natura sostanziale, avrebbe determinato una significativa riduzione della pena.
I giudici di legittimità hanno ribadito il principio, già enunciato nella prima sentenza della Corte di Cassazione su tale istituto, in base al quale: “la esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto ha natura sostanziale ed è applicabile ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 16 marzo 2015, n. 28, ivi compresi quelli pendenti in sede di legittimità, nei quali la Suprema Corte può rilevare d’ufficio ex art. 609, comma secondo, cod. proc. pen., la sussistenza delle condizioni di applicabilità del predetto istituto, fondandosi su quanto emerge dalle risultanze processuali e dalla motivazione della decisone impugnata e, in caso di valutazione positiva, deve annullare la sentenza con rinvio al giudice di merito”.
Nel caso di specie, a giudizio dei giudici della Suprema Corte, “il numero delle ipotesi criminose addebitate agli imputati, che riflettono peraltro un modus operandi consolidato già alla lettura delle contestazioni di reato, porta nella fattispecie concreta ad escludere che emergano dagli atti elementi utili alla possibile applicabilità dell’istituto di nuova introduzione; è anzi agevole constatare che le condotte criminose poste in essere avessero, nel senso indicato dalla norma, carattere di abitualità”.
Secondo un recente indirizzo giurisprudenziale, richiamato nella sentenza in esame: “la esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all’articolo 131-bis cod. pen. non può essere dichiarata in presenza di più reati legati dal vincolo della continuazione, e giudicati nel medesimo procedimento, configurando anche il reato continuato una ipotesi di comportamento abituale, ostativa al riconoscimento del beneficio”.
Il comportamento criminoso abituale, che si configura con la commissione di più azioni e omissioni, esecutive del medesimo disegno criminoso, non può beneficiare dell’applicazione dell’istituto della esclusione della punibilità per tenuità del fatto.

References: Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 609
 sentenza 
 sentenza