Source: https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=72443
Timestamp: 2020-05-25 17:32:31+00:00

Document:
Mercoledì 15 maggio 2019. — Presidenza del presidente Andrea GIACCONE.
Nuovo testo C. 875 Corda e abb.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 14 maggio 2019.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che l'ordine del giorno reca il seguito dell'esame in sede consultiva, ai fini dell'espressione del parere alla IV Commissione (Difesa), del nuovo testo della proposta C. 875 Corda e abbinate, recante norme sull'esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo, quale risultante dagli emendamenti approvati in sede referente.
Ricorda che, avendo nella seduta di ieri il relatore, onorevole Tripiedi, svolto la sua relazione, nella seduta odierna la Commissione procederà all'espressione del parere sul provvedimento.
Davide TRIPIEDI (M5S), relatore, illustra la sua proposta di parere favorevole.
Debora SERRACCHIANI (PD), preannunciando l'astensione del gruppo Partito Democratico sulla proposta di parere del relatore, intende esprimere, innanzitutto, perplessità sulla scelta, di cui all'articolo 17-bis, di devolvere al giudice amministrativo la competenza a decidere le controversie relative a condotte antisindacali, in contraddizione con l'attuale assetto normativo e giurisprudenziale sulle relazioni sindacali, che vede in tale campo la competenza del giudice ordinario, con alcune, definite eccezioni. In secondo luogo, lamenta la mancanza nel testo del provvedimento della previsione di modalità di confronto tra le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari e le organizzazioni sindacali confederali, confronto che, a suo giudizio, sarebbe molto utile su determinati temi, ad esempio quello della contaminazione da amianto. Teme che la chiusura alla realtà sindacale esterna finirà per causare l'effetto, sicuramente non voluto, di confinare l'attività sindacale nel perimetro delle caserme, favorendo l'insorgenza di un corporativismo che non può considerarsi positivamente.
Antonio VISCOMI (PD), lamentando il mancato coinvolgimento in sede primaria della XI Commissione su un testo che, pur riguardando il personale militare, presenta profili di sicura competenza della stessa Commissione, coinvolgimento che avrebbe potuto contribuire ad evitare l'inserimento di disposizioni contraddittorie e non perfettamente in linea con le norme esistenti in materia, osserva, in primo luogo, che la previsione dell'articolo 2 relativa all'obbligo di neutralità dell'azione delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari appare del tutto in contraddizione con lo spirito proprio dell'attività sindacale. In secondo luogo, concordando con la critica espressa dalla collega Serracchiani sull'articolo 17-bis, intende aggiungere che tale norma attribuisce anche al singolo appartenente all'associazione professionale a carattere sindacale la legittimazione a promuovere il ricorso per condotta antisindacale, che la normativa vigente attribuisce esclusivamente alle articolazioni locali delle organizzazioni sindacali. Si tratta di una distorsione di una disposizione posta a tutela delle organizzazioni sindacali e non del singolo.
Renata POLVERINI (FI) si augura che il provvedimento, le cui finalità sono condivisibili, sia nuovamente sottoposto all'esame della Camera in terza lettura, per dare la possibilità alla Commissione lavoro di partecipare più attivamente al procedimento, contribuendo ad eliminare tutti i punti che presentano criticità. Condividendo le critiche dei colleghi del gruppo Partito Democratico alla devoluzione al giudice amministrativo della decisione sui ricorsi per condotta antisindacale, al contrario non è d'accordo con loro sull'opportunità di prevedere forme di collegamento tra le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari e le organizzazioni sindacali confederali. A suo giudizio, infatti, tali raccordi non sarebbero opportuni per la specificità dei compiti svolti dal personale militare, la cui attività, anzi, potrebbe condizionare quella delle associazioni sindacali sul territorio. Pur con le osservazioni testé espresse, preannuncia, infine, il voto favorevole del gruppo Forza Italia sulla proposta di parere del relatore.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che l'ordine del giorno reca il seguito dell'esame in sede consultiva, ai fini dell'espressione del parere alle Commissioni riunite V (Bilancio) e VI (Finanze), del disegno di legge n. 1807 Governo, recante conversione in legge del decreto-legge n. 34 del 2019: Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi.
Debora SERRACCHIANI (PD), sottolineando la discutibile prassi di definire urgenti provvedimenti che tali non sono, attribuendo loro nomi altisonanti e programmatici, ritiene che il contenuto del cosiddetto «decreto crescita», al pari dei precedenti decreti «sicurezza», «dignità», «semplificazione» e via dicendo, non contenga disposizioni coerenti con il suo titolo. Sottolinea, inoltre, che esso reca norme che, con trascurabili modifiche, ripropongono alcune misure del programma «Industria 4.0», che, introdotte dal precedente Governo, erano state abrogate da quello attuale, che, per di più, ha respinto tutte le proposte di un loro ripristino avanzate in più sedi dal Partito Democratico. Ora però che il Paese è entrato in recessione, prima, e in stagnazione, poi, il Governo le ripropone, me esse, essendo sganciate dal contesto in cui erano state inserite, quello, appunto, del programma «Industria 4.0», appaiono poco incisive e del tutto slegate dall'aspetto della promozione di una maggiore occupazione. Al contrario, per promuovere sviluppo e crescita sono necessari misure organiche e finanziamenti adeguati. A tale proposito, si chiede per quale motivo il Governo non abbia pensato di utilizzare le risorse che sembrano essere state risparmiate per il Reddito di cittadinanza, sempre che, trattandosi di risorse a debito, possano essere effettivamente spese. L'unica misura volta a tutelare i livelli occupazionali è la disciplina dei marchi storici, recata dall'articolo 31. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di disposizioni superficiali e prive di efficacia, pur se con finalità condivisibili. Sottolineando, ancora una volta, la mancanza di strategia del Governo, stigmatizza il suo continuo scaricare all'esterno la responsabilità di una situazione economica grave e preoccupante, causata esclusivamente dalle iniziative del Governo medesimo.
DL 35/2019: Misure emergenziali per il servizio sanitario della regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che l'ordine del giorno reca il seguito dell'esame, in sede consultiva, ai fini dell'espressione del parere alla XII Commissione (Affari sociali), del disegno di legge n. 1816 Governo, recante conversione in legge del decreto-legge n. 35 del 2019: Misure emergenziali per il servizio sanitario della regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria.
Ricorda che, avendo nella seduta di ieri il relatore, onorevole Tucci, svolto la sua relazione, nella seduta odierna la Commissione procederà all'espressione del parere sul provvedimento.
Invita quindi il relatore a illustrare la sua proposta di parere.
Antonio VISCOMI (PD) preannuncia il voto contrario del gruppo Partito Democratico sulla proposta di parere del relatore, sia per un motivo di legittimità sia per un motivo di opportunità. Quanto alla legittimità, a suo giudizio, il decreto-legge mette in discussione il sistema dei rapporti tra Stato e Regioni delineato dagli articoli 117 e 120 della Costituzione, quest'ultimo attuato dall'articolo 8 della legge n. 131 del 2003, che definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi dello Stato siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione. Sotto il profilo dell'opportunità, inoltre, ritiene che il ricorso all'ennesimo commissariamento non risolva i problemi innegabili che affliggono il servizio sanitario calabrese, trattandosi di uno strumento che non interviene sull'organizzazione del sistema, da cui, invece, si dovrebbe ripartire per sanare le gravi disfunzioni della sanità calabrese. Che si tratti di un compito con poche speranze di riuscita lo dimostra anche il fatto che per la nomina del Commissario ad acta non si è trovato nessun candidato iscritto nell'apposito albo disposto a intraprendere una tale missione, essendosi pertanto ripiegato, ancora una volta come già nel passato, su un generale, con nessuna esperienza di tipo manageriale.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del Regolamento e conclusione – Deliberazione di rilievi).
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che la Commissione prosegue l'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del Regolamento, dello schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante ripartizione delle risorse del Fondo per il rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e lo sviluppo del Paese (Atto n. 81), ai fini dell'espressione di rilievi alla V Commissione (Bilancio).
Ricorda che, dovendo la Commissione terminare l'esame del provvedimento nel termine di otto giorni, come stabilito dal medesimo articolo 96-ter, comma 4, del Regolamento, l'espressione di rilievi avverrà nella seduta odierna, dal momento che il provvedimento è stato assegnato dal Presidente della Camera lo scorso 9 maggio.
Invita quindi il relatore, onorevole Invidia, a illustrare la sua proposta di deliberazione.
Niccolò INVIDIA (M5S), relatore, illustra la sua proposta di valutazione favorevole dell'atto.
Debora SERRACCHIANI (PD), intervenendo sull'ordine dei lavori, lamenta l'insufficienza del tempo assegnato alla Commissione per esaminare lo schema di decreto, il cui contenuto, estremamente complesso, avrebbe richiesto un approfondito lavoro di analisi. Sarebbe stato più opportuno, a suo avviso, aspettare che la V Commissione terminasse il suo esame, allo scopo di poter lavorare su un testo già consolidato.
Andrea GIACCONE, segnala tuttavia che, come disposto dall'articolo 96-ter, comma 4, del Regolamento, il parere delle Commissioni di settore deve essere reso prima dell'espressione del parere da parte della Commissione di merito.
Debora SERRACCHIANI (PD), a integrazione del suo precedente intervento, ritiene che sarebbe stato preferibile che il provvedimento fosse incardinato prima, per permettere alla Commissione un lavoro accurato. Per tali ragioni, preannuncia che il gruppo Partito Democratico non parteciperà al voto sulla proposta di deliberazione del relatore.
Carlo FATUZZO (FI) sottolinea la scarsa utilità di pareri resi quando la Commissione di merito ha già concluso il suo esame. Inoltre, la ristrettezza del tempo a disposizione delle Commissioni dipende, a suo giudizio, dalla molteplicità dei compiti assegnati ai deputati nelle diverse sedi parlamentari, che spesso si sovrappongono o soffrono tempistiche penalizzanti. Per tali ragioni, ha forti dubbi che la riduzione del numero dei parlamentari, fortemente voluta dalla attuale maggioranza di Governo, possa portare a una razionalizzazione dei lavori del Parlamento, se non ridimensionandone i compiti e le funzioni.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di valutazione favorevole del relatore, senza formulare rilievi.
Proposta di nomina del professor Pasquale Tridico a presidente dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).
Nomina n. 22.
La Commissione prosegue l'esame della proposta di nomina all'ordine del giorno.
Andrea GIACCONE, presidente, ricorda che nella seduta dello scorso 8 maggio la deputata Pallini ha svolto la relazione sulla proposta di nomina in esame e che la Commissione, nelle giornate del 9 e del 14 maggio, ha proceduto all'audizione informale del professor Tridico.
Chiede se vi siano deputati che intendono intervenire.
Renata POLVERINI (FI), ricordando il suo voto contrario sulla proposta di nomina a presidente dell'INPS del professor Tito Boeri nella scorsa legislatura, motivato dalla mancanza dei requisiti richiesti dalla legge e dalla scarsa, a suo giudizio, adeguatezza al ruolo al quale era chiamato, sottolinea che i fatti le hanno, purtroppo, dato ragione. Ricorda, infatti, la chiusura del professor Boeri verso le iniziative della Commissione e la totale mancanza di collaborazione e risposta alle sollecitazioni provenienti sia da parte parlamentare sia, a volte, da parte del Governo stesso. Al contrario, il professor Tridico ha mostrato, nel corso della sua audizione, piena disponibilità a contribuire al lavoro della Commissione e, pertanto, auspicando che alle parole seguano i fatti, preannuncia l'astensione del gruppo Forza Italia.
Debora SERRACCHIANI (PD), riconoscendo al professor Tridico disponibilità e rispetto per il Parlamento, ritiene tuttavia che, pur in possesso di un curriculum prestigioso, non abbia le competenze manageriali e nel settore previdenziale che la carica di presidente dell'INPS richiede. Più specificamente, a suo giudizio, la competenza nella materia pensionistica è imprescindibile dal momento che, a causa del calo demografico e dell'invecchiamento della popolazione, il tema delle pensioni e della loro sostenibilità diventerà sempre più rilevante. Infine, il professor Tridico ha fornito risposte del tutto insoddisfacenti sul nuovo assetto organizzativo dell'INPS, non specificando quale sarà la divisione dei poteri tra presidente, vice presidente e direttore generale, una tripartizione che non ha confronto in altri Istituti assimilabili all'ente previdenziale e voluta esclusivamente per la necessità della maggioranza di spartirsi il potere. Per tali motivi, preannuncia l'astensione del gruppo Partito Democratico.
Ettore Guglielmo EPIFANI (LeU), dando atto al professor Tridico della ricchezza del suo curriculum, non si sente tuttavia del tutto rassicurato sulle sue capacità manageriali, che saranno messe subito alla prova dalla nuova organizzazione dell'ente, inutilmente articolata in presidente, vicepresidente, consiglio di amministrazione, ristretto nella sua composizione, e direttore generale. Ciò nonostante, avendo apprezzato la disponibilità dimostrata dal professor Tridico in audizione, preannuncia il suo voto favorevole sulla proposta di nomina e si augura che, una volta eletto, egli si adoperi perché l'INPS torni a essere un punto di riferimento per i cittadini italiani.
Carlo FATUZZO (FI) si augura che l'astensione del gruppo Forza Italia sia interpretata dal professor Tridico non come una contrarietà alla sua nomina, ma come un'apertura di credito. Dopo avere ricordato la sua esperienza di parlamentare europeo, osserva che il disegno del professor Tridico, di una presenza capillare dell'INPS sul territorio, è di difficile realizzazione a causa della insufficienza del personale. Osserva, tuttavia, che il presidio capillare del territorio è già una realtà grazie ai patronati, che, pur con le poche risorse a disposizione, possono collaborare alla diffusione delle norme in materia previdenziale tra i cittadini, per renderli consapevoli dei loro diritti.
Carla CANTONE (PD), condividendo gli interventi dei colleghi, si augura che vi possa essere un miglioramento delle relazioni sindacali all'interno dell'INPS, come fa sperare quanto dichiarato dal professor Tridico nel corso della sua audizione informale. Inoltre, auspica il suo impegno a collaborare alla realizzazione del disegno di separazione tra assistenza e previdenza, di cui si sta molto discutendo. Quanto alla governance dell'Istituto, ritiene indispensabile che nel nuovo consiglio di amministrazione, nel quadro di una corretta dialettica tra maggioranza e minoranze, queste ultime siano effettivamente ed efficacemente rappresentate. Infine, ritiene che anche l'astensione del gruppo Partito Democratico debba essere interpretata non come una contrarietà preconcetta, ma piuttosto come un'opposizione costruttiva.
Sebastiano CUBEDDU (M5S) esprime il pieno apprezzamento del gruppo Movimento 5 Stelle nei confronti del professor Tridico, per lo spessore del suo curriculum e per la visione che ha offerto dell'INPS futuro, al passo con i tempi e con le novità normative. Ritiene condivisibili le decisioni che egli intende adottare, preannunciate con lucidità e chiarezza, e apprezza, in particolare, quella relativa alla costituzione di una direzione generale dedicata alla povertà, quella di rendere capillare la presenza dell'INPS sul territorio, nonché quella di potenziare i servizi ispettivi dell'Istituto, privilegiando l'aspetto preventivo rispetto a quello repressivo.
Walter RIZZETTO (FdI), avendo apprezzato le parole del professor Tridico, tese a dipingere un INPS reale e non virtuale, si augura che egli, una volta nel pieno dei suoi poteri, interpreti il suo ruolo in senso tecnico e non politico. Prendendo, quindi, atto della disponibilità dimostrata, auspica una proficua collaborazione con il Parlamento, già a partire dal tema dell'organizzazione dell'Istituto, attualmente in discussione.
Andrea GIACCONE, presidente, non essendovi altre richieste di intervento, invita la relatrice a formulare la sua proposta di parere.
Maria PALLINI (M5S), relatrice, alla luce degli elementi emersi nel corso dell'audizione informale del professor Tridico, tenutasi nelle giornate del 9 e del 14 maggio, e alla luce dello spessore del suo curriculum, ritiene di poter confermare la proposta di parere favorevole sulla sua nomina, come anticipato nella seduta dello scorso 8 maggio al termine della sua relazione.
Andrea GIACCONE, presidente, non essendovi richieste di intervento per dichiarazione di voto, indice la votazione sulla proposta di parere formulata dalla relatrice, segnalando che risulta in missione il deputato Scoma.
La Commissione procede alla votazione per scrutinio segreto sulla proposta di parere favorevole formulata dalla relatrice.
Hanno preso parte alla votazione i deputati: Aiello, Amitrano, Bilotti, Caffaratto, Caparvi, Ciprini, Costanzo, Cubeddu, De Lorenzo, Epifani, Giaccone, Giannone, Invidia, Eva Lorenzoni, Murelli, Pallini, Perconti, Piccolo, Segneri, Siragusa, Tripiedi, Tucci e Vizzini.
Si sono astenuti i deputati: Bucalo, Cannatelli, Carla Cantone, Fatuzzo, Gribaudo, Mura, Polverini, Rizzetto, Serracchiani, Viscomi e Zan.
Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e altre disposizioni concernenti la vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro e la determinazione dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
C. 1266 Speranza.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che la Commissione inizia l'esame in sede referente della proposta di legge n. 1266 Speranza, recante «Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e altre disposizioni concernenti la vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro e la determinazione dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali».
Invita quindi i relatori, l'onorevole Epifani e l'onorevole Murelli, a illustrare il contenuto della proposta di legge.
Ettore Guglielmo EPIFANI (LeU), relatore, premesso che l'aumento dei casi di incidenti sul lavoro, dopo una modesta riduzione riconducibile alla crisi economica ormai superata, dimostra che permane una soglia che non appare scalfita dai ripetuti interventi legislativi, sottolinea che il suo gruppo ha deciso di presentare una proposta di legge dal contenuto essenziale, recante gli interventi minimi per cercare di aggredire il fenomeno da un punto di vista nuovo.
Rileva infatti che, come si legge nella relazione illustrativa della proposta di legge, essa è volta a correggere la normativa vigente, recata essenzialmente dai decreti legislativi n. 81 del 2008 e n. 149 del 2015, dal momento che i dati sugli infortuni e sulle morti sul lavoro dimostrano che il fenomeno continua ad avere dimensioni importanti, nonostante i ripetuti interventi del legislatore. La proposta di legge mira essenzialmente a intervenire sul fronte della prevenzione, introducendo meccanismi di incentivo e disincentivo efficaci, soprattutto nei settori delle piccole e delle medie imprese, che sono le realtà produttive nelle quali si manifesta in maniera più significativa la carenza delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza sul lavoro, anche per il fatto che i meccanismi di sconto e di incentivo vigenti non si sono rilevati determinanti.
Gli effetti dell'insufficiente efficacia del sistema normativo, come si legge nella relazione di accompagnamento, sono inoltre amplificati dalla frammentazione delle tutele, dalla precarizzazione dei rapporti di lavoro e dalla instabilità di molte tipologie di lavoro.
Gli interventi adottati nella scorsa legislatura, nell'alveo della sistematizzazione della materia recata dal decreto legislativo n. 81 del 2008, hanno privilegiato gli aspetti della semplificazione amministrativa e procedurale, in una prospettiva di riduzione degli adempimenti burocratici per le imprese, nonché la razionalizzazione del sistema sanzionatorio e di quello della vigilanza. Su tale ultimo aspetto è intervenuto, in particolare, il decreto legislativo n. 149 del 2015, sulla base di una specifica delega conferita al Governo dalla legge n. 183 del 2014 (Jobs act), che ha disposto l'unificazione dell'attività ispettiva in un unico organo, l'Ispettorato nazionale del Lavoro, che integra le funzioni ispettive prima facenti capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, all'INPS e all'INAIL, prevedendo strumenti e forme di coordinamento anche con i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali e delle agenzie regionali per la protezione ambientale.
La normativa vigente, nel suo complesso, appare fondata sull'obiettivo di ridurre il fenomeno degli infortuni sul lavoro attraverso, da un lato, la prevenzione da parte dei datori di lavoro, incentivati da una riduzione dei tassi dei premi assicurativi, parametrata alla certificata riduzione dei casi attraverso un meccanismo di bonus/malus (oscillazione del tasso aziendale per andamento infortunistico), e, dall'altro, un sistema di disincentivi e deterrenti economici e normativi per le imprese che operano non in conformità con la normativa in materia.
Tuttavia, nella sua applicazione concreta, il sistema ha mostrato evidenti limiti, identificati dai firmatari della proposta di legge, tra l'altro, nella scarsa convenienza della riduzione dei premi, soprattutto per le piccole imprese; nella mancata previsione dell'obbligo di introdurre interventi migliorativi nel piano della prevenzione, propedeutico alla riconferma annuale della riduzione di premi; nell'insufficiente competenza del personale responsabile nell'azienda per l'aspetto assicurativo e per quello della prevenzione; nel disallineamento tra il momento in cui un'azienda effettua il proprio investimento in prevenzione e quello dell'effettivo riconoscimento dello sconto.
Infine, i dati statistici hanno evidenziato una minore efficacia del sistema incentivante basato sulla riduzione dei premi rispetto a quello consistente in un vero e proprio finanziamento alle aziende a sostegno degli interventi di prevenzione.
Venendo, quindi, al contenuto della proposta di legge, che consta di cinque articoli, rileva che l'articolo 1, modificando l'articolo 8 del decreto legislativo n. 81 del 2008, aggiunge le associazioni agli organismi paritetici e agli istituti di settore a carattere scientifico, già previsti dalla norma, nella composizione dei soggetti che concorrono allo sviluppo del Sistema informativo nazionale per la prevenzione (SINP) e ai flussi informativi, la cui consultazione periodica costituisce la forma di partecipazione delle parti sociali al Sistema. Inoltre, per superare l'evidenziata carenza di documenti o notizie sui risultati ottenuti dal SINP, la norma introduce la previsione di una relazione semestrale del Ministro del lavoro e delle politiche sociali alle Camere sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dal Sistema informativo.
Osserva, quindi, che l'articolo 2, allo scopo di fare chiarezza in merito alle competenze dell'INAIL dopo l'istituzione dell'Ispettorato nazionale del lavoro, evitando il pericolo di sovrapposizioni di compiti e intervenendo sulle funzioni dell'INL medesimo, come disciplinate dal decreto legislativo n. 149 del 2015, da un lato, gli attribuisce anche le funzioni riguardanti la vigilanza sull'applicazione delle misure e delle prescrizioni per la salute e la sicurezza sul lavoro, dall'altro, mantiene nella competenza dell'INAIL le attività di prevenzione e di consulenza. Inoltre, amplia le competenze dell'Ispettorato, sempre sulla base delle direttive emanate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, comprendendo anche gli accertamenti sulla regolarità, sui requisiti e sulle modalità dei rapporti di lavoro, sulla dinamica degli infortuni e sulle tipologie dell'esposizione al rischio di malattie professionali e delle caratteristiche dei vari cicli produttivi, ai fini dell'applicazione della tariffa dei premi, nei limiti delle competenze già attribuite al personale ispettivo dell'INPS, dell'INAIL e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Infine, nell'ambito delle azioni volte al contrasto del lavoro sommerso e irregolare, la norma assegna all'Ispettorato una vera e propria funzione di vigilanza e controllo presso enti, datori di lavoro e associazioni, anche per rilevare l'eventuale uso non corretto dei tirocini, laddove la normativa vigente prevede, con le medesime finalità, soltanto lo svolgimento di attività di prevenzione e promozione della legalità.
Passa, quindi, all'articolo 3, che, modificando il decreto legislativo n. 124 del 2004, recante misure di razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro, attribuisce all'INAIL la funzione, prima attribuita alle direzioni regionali e provinciali del lavoro e poi all'Ispettorato nazionale del lavoro, di organizzazione delle attività di prevenzione e promozione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro nonché su questioni di ordine generale, svolte presso i datori di lavoro. La norma, inoltre, attribuisce all'INAIL il compito di fornire, attraverso il proprio personale professionista pubblico, indicazioni operative sulle modalità per la corretta attuazione della normativa, nonché di proporre, anche d'intesa con l'Ispettorato nazionale del lavoro, con gli ispettorati interregionali e territoriali del lavoro e con le aziende sanitarie locali, a enti, datori di lavoro e associazioni, attività di informazione e di aggiornamento da svolgere anche mediante la stipulazione di apposite convenzioni.
Si sofferma, quindi, sull'articolo 4, che, partendo dalla constatazione che la maggior parte degli incidenti avviene nelle piccole e nelle micro imprese, prevede, per un periodo di tre anni, una riduzione del tasso medio della tariffa dei premi assicurativi dovuti all'INAIL in misura fissa non inferiore al 15 per cento, aggiuntiva rispetto alle agevolazioni già previste in materia, a favore delle imprese attive da più di due anni, con meno di cinquanta dipendenti, inquadrate nelle gestioni industria e artigianato, nonché alle imprese operanti nelle zone svantaggiate del Mezzogiorno, a condizione che non risultino violazioni delle disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni e di igiene del lavoro né della normativa e degli adempimenti contributivi e assicurativi. L'ulteriore condizione per il riconoscimento della riduzione è l'adozione, nell'anno precedente e nel primo anno di applicazione della misura, di interventi e di misure organizzative e produttive per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, finalizzati al miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, aggiuntivi rispetto alle prescrizioni delle norme vigenti. La copertura degli oneri è realizzata mediante quota parte delle risorse programmate dall'INAIL per il biennio 2019-2020 per il finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro rivolti in particolare alle piccole, medie e micro imprese e dei progetti volti a sperimentare soluzioni innovative e strumenti di natura organizzativa e gestionale ispirati ai principi di responsabilità sociale delle imprese, di cui all'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nonché mediante l'aumento dell'importo della tariffa dei premi assicurativi dovuti all'INAIL a carico dei datori di lavoro che non osservano le norme di prevenzione, fermo restando l'equilibrio di bilancio dello stesso Istituto.
Alla riduzione dei premi si aggiunge l'esonero, per un periodo massimo di trentasei mesi, dal versamento di contributi previdenziali a carico del lavoratore qualora l'azienda assuma, negli anni 2019 e 2020, lavoratori con contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti di cui al decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, o stabile ai sensi dell'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, mediante patto individuale o accordo collettivo. Quota parte delle maggiori entrate generate dalle nuove assunzioni è finalizzata alla copertura degli effetti di minore entrata dell'esonero contributivo. Si tratta, come è evidente, di previsioni che mirano a stimolare l'investimento dei datori di lavoro nella formazione e nella prevenzione.
La norma rinvia ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta dell'INAIL, per la determinazione dei requisiti e della misura della riduzione aggiuntiva del tasso medio della tariffa. Il decreto, al fine di salvaguardare l'equilibrio economico-finanziario dell'assicuratore e di ripartire gli effetti dei sinistri fra gli assicurati, può prevedere oscillazioni, in aumento o in diminuzione, nei confronti delle altre imprese, sulla base dei dati da confrontare. Con un ulteriore decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono, quindi, stabilite le modalità di fruizione dell'esonero dal versamento dei contributi previdenziali.
Per garantire l'equilibrio dei saldi di finanza pubblica, si prevede il monitoraggio trimestrale degli oneri da parte dell'INAIL, che effettua una verifica di sostenibilità economica, finanziaria e attuariale, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze, con il Ministero dello sviluppo economico e con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. La norma, inoltre, attribuisce all'INAIL il compito di predisporre gli indirizzi operativi per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro e di provvedere al monitoraggio dell'attuazione del provvedimento in esame, in particolare per quanto concerne le imprese che hanno beneficiato della riduzione delle tariffe dei premi, riferendo ogni due mesi al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Passa, infine, all'articolo 5, che prevede la predisposizione, da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, di un piano pluriennale di assunzioni di ispettori del lavoro, da attuare a decorrere dall'anno 2019 e finalizzato al rafforzamento del contrasto del lavoro illegale e della violazione delle norme in materia di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro mediante l'attività ispettiva svolta dall'Ispettorato nazionale del lavoro.
Elena MURELLI (Lega), relatrice, condividendo i contenuti della proposta di legge in esame e prendendo spunto da quanto affermato dal collega Epifani sulla necessità di rafforzare il Sistema informativo nazionale per la prevenzione (SINP) e di rendere fruibili i dati che ad esso affluiscono, ritiene necessario utilizzare il sistema informativo anche allo scopo di verificare la corrispondenza dei contratti sottoscritti all'attività effettivamente svolta dai lavoratori, per evitare il ricorso distorto a tipologie di contratti economicamente più convenienti per il datore di lavoro, ma privi dei contenuti di formazione e delle tutele necessarie allo svolgimento delle attività effettivamente esercitate dai lavoratori. Si tratta di un uso surrettizio dei contratti, che contribuisce all'aumento del numero degli incidenti sul lavoro. Propone, quindi, di fare procedere l'esame della proposta di legge in parallelo alla indagine conoscitiva sul riordino del sistema della vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria a seguito delle modifiche introdotte dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149, nella prospettiva di una maggiore efficacia delle azioni di contrasto al lavoro irregolare e all'evasione contributiva, che la Commissione sta attualmente svolgendo. In tal modo, i dati e gli elementi di conoscenza che saranno acquisiti nel corso delle audizioni potranno essere utilizzati per arricchire, eventualmente, il contenuto della proposta di legge.
Antonio VISCOMI (PD), esprimendo apprezzamento per le finalità della proposta di legge in esame, ritiene che la sua struttura essenziale costituisca una buona base di partenza per, eventualmente, ampliare il raggio delle materie su cui intervenire. A tale scopo, propone l'effettuazione di un breve ciclo di audizioni, per approfondire i temi da discutere.
Sebastiano CUBEDDU (M5S), condividendo le finalità della proposta di legge, ritiene che essa possa costituire per la Commissione l'occasione per occuparsi di temi di estrema importanza, allo scopo di verificare quali siano gli strumenti da adottare per contrastare efficacemente il fenomeno degli infortuni sul lavoro.
Carla CANTONE (PD), apprezzando le finalità della proposta di legge in esame, ritiene che la Commissione debba affrontare il problema della prevenzione degli infortuni sul lavoro, identificandone le cause e verificando la possibilità di adottare strumenti finalmente efficaci. A tale scopo, reputa utile un breve ciclo di audizioni, per ascoltare i pareri dei principali soggetti interessati alla materia.
Davide TRIPIEDI (M5S) ringrazia il collega Epifani per avere voluto portare all'attenzione della Commissione il tema della sicurezza sul lavoro. Ricorda, a tale proposito, la sensibilità del Movimento 5 Stelle su tale argomento, discusso recentemente in un seminario organizzato dal collega Amitrano. Ritiene come, per il raggiungimento di risultati apprezzabili, sia necessaria la collaborazione di tutti e, per questo, assicura l'impegno del suo gruppo nell'esame della proposta di legge, che presenta anche il vantaggio di non produrre nuovi oneri.
Antonio VISCOMI (PD), integrando il suo precedente intervento, auspica che l'esame della proposta di legge sia l'occasione per adottare un approccio nuovo, in base al quale la sicurezza non è da considerarsi un costo, bensì un vero e proprio investimento.
Renata POLVERINI (FI), ricordando la sua esperienza sindacale proprio sul tema della sicurezza, apprezza le finalità della proposta di legge in esame e riconosce alla maggioranza di avere dimostrato aperture su temi, come la sicurezza e la rappresentanza, che nella scorsa legislatura, per cause di varia natura, erano stati trascurati. Per tali motivi, auspica che il lavoro che la Commissione ha intrapreso su tali materie possa essere portato a compimento. Ritiene che il tema della sicurezza sul lavoro debba essere affrontato abbandonando le categorie di pensiero tradizionali e prendendo atto dei profondi mutamenti del mercato del lavoro, in una prospettiva di maggiore ampiezza rispetto a quella, pur condivisibile, della proposta di legge in esame.
Carlo FATUZZO (FI), ricordando la propria personale esperienza, apprezza le finalità della proposta di legge in esame e si augura che sul tema della sicurezza sul lavoro la Commissione riesca a superare le differenze tra maggioranza e opposizione per concorrere a un risultato unitario. Ritiene opportuno approfondire i fattori che aumentano il rischio di incidenti, verificando quali siano gli strumenti migliori per neutralizzarli, nonché il tema delle malattie professionali.
Andrea GIACCONE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame della proposta di legge ad altra seduta.
7-00224 Invidia: Iniziative per la regolazione del rapporto di lavoro tramite piattaforma (gig working).
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che la Commissione avvia la discussione della risoluzione 7-00224 Invidia.
Fa presente, altresì, che risultano assegnate alla Commissione le risoluzioni 7-00106 Costanzo e 7-00236 Serracchiani che, vertendo sul medesimo argomento, verranno discusse congiuntamente alla risoluzione 7-00224 Invidia.
Chiede, quindi, se l'onorevole Invidia intenda intervenire per illustrare il proprio atto di indirizzo.
Niccolò INVIDIA (M5S) osserva preliminarmente come non sia possibile ridurre il gig working esclusivamente al fenomeno dei cosiddetti riders. Infatti, la sua risoluzione parte dal presupposto della necessità di interventi per regolare tutte le tipologie di lavoro riconducibili alle piattaforme digitali. Inoltre, ritiene che qualsiasi intervento legislativo debba tener conto del numero crescente di lavori privi della stabilità contrattuale tradizionale, in una prospettiva di ulteriore aumento del fenomeno. Venendo al merito del cosiddetto gig working, fa presente che di esso si danno alternativamente due letture: la prima considera il gig working la risposta positiva alla crisi economica, che ha posto fine alla emorragia di posti di lavoro, con la creazione di nuove e diverse opportunità lavorative; la seconda, al contrario, considera il gig working il prodotto negativo del neoliberismo. Con la sua risoluzione, spera di fornire gli spunti necessari per dare risalto ai lati positivi del gig working, eliminando gli aspetti negativi e di sfruttamento dei lavoratori, che, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti. In tal senso, intende impegnare il Governo, da un lato, all'elaborazione di una piattaforma contrattuale snella, che preveda l'applicazione di adeguati standard uniformi, relativamente alla protezione sociale, al rispetto delle condizioni di lavoro, alla corresponsione di un'adeguata retribuzione, e, dall'altro, a introdurre norme che contrastino il ricorso, da parte dei soggetti che attribuiscono lavoro per il tramite di piattaforme informatiche, a meccanismi di asta al ribasso nella ricerca di lavoratori.
Elena MURELLI (Lega), apprezzando l'iniziativa del collega Invidia, ritiene preferibile un intervento legislativo di iniziativa parlamentare e auspica che le risoluzioni in discussione costituiscano la base di partenza per l'elaborazione di una proposta di legge unitaria, che intervenga a disciplinare sia gli aspetti contrattuali, sia quelli previdenziali e assicurativi del gig working. Nell'intervenire, bisognerà, a suo giudizio, tenere anche conto che molti lavoratori fanno ricorso all'intermediazione delle piattaforme digitali per scelta, rifiutando la possibilità di essere contrattualizzati. Propone di verificare le soluzioni adottate dalla Francia, unico Paese dell'Unione europea ad avere introdotto una disciplina legislativa in materia. Ritiene, infine, che i necessari spunti per l'approfondimento potranno venire da un apposito ciclo di audizioni.
Sebastiano CUBEDDU (M5S), considerando necessario intervenire per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori e per introdurre una soglia standard di tutele contrattuali e previdenziali, ritiene che lo strumento più efficace per il raggiungimento di tali obiettivi sia il salario minimo, la cui introduzione auspica sia oggetto di discussione da parte della Commissione nel corso della legislatura.
Antonio VISCOMI (PD) sottolinea che le tre risoluzioni in discussione appaiono fondate su visioni diverse, dimostrando l'estrema complessità della materia, che vede in gioco l'aspetto del mercato del lavoro e della concorrenza, quello delle prestazioni di lavoro individuale e, infine, quello dell'organizzazione del lavoro tramite le piattaforme digitali. Pur in considerazione delle difficoltà, tuttavia è necessario intervenire, abbandonando i modelli contrattuali tradizionali, che legano i diritti alla tipologia di contratto, in favore di modelli nuovi, che prevedano la tutela del lavoratore a prescindere dal tipo di contratto sottoscritto. È pertanto necessario un grande lavoro di approfondimento, che, sicuramente, avrà bisogno di molto tempo per essere portato a termine.
Jessica COSTANZO (M5S) si associa ai colleghi intervenuti, che hanno sottolineato l'importanza e la delicatezza della materia, e auspica che si faccia strada la visione in cui la tutela dei lavoratori non è di ostacolo allo sviluppo tecnologico. Ritiene, a tal proposito, che la discussione congiunta delle tre risoluzioni possa costituire l'occasione per la Commissione di affrontare il tema nella sua complessità.
Andrea GIACCONE, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia la discussione congiunta delle risoluzioni ad altra seduta.
L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 11.15 alle 11.40.
Seguito dell'audizione del professor Pasquale Tridico, nell'ambito dell'esame della proposta di nomina a presidente dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) (nomina n. 22).
L'audizione informale è stata svolta dalle 9.10 alle 10.45.
Martedì 14 maggio 2019. — Presidenza del presidente Andrea GIACCONE.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che l'ordine del giorno reca l'esame in sede consultiva, ai fini dell'espressione del parere alla IV Commissione (Difesa), del nuovo testo della proposta di legge C. 875 Corda e abbinate, recante norme sull'esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo, quale risultante dagli emendamenti approvati in sede referente.
Invita il relatore, onorevole Tripiedi, a svolgere la relazione introduttiva.
Davide TRIPIEDI (M5S), relatore, rileva che l'articolo 1 del provvedimento in esame, che consta di diciotto articoli, superando il divieto disposto dall'articolo 1475, comma 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010, prevede la possibilità per i militari, ad eccezione degli allievi delle scuole militari e delle accademie militari, di costituire associazioni professionali a carattere sindacale per singola Forza armata o Corpo di polizia ad ordinamento militare, alle condizioni e con i limiti stabiliti dalla legge. Tale diritto è esercitato nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 52 della Costituzione, che definisce sacro il dovere di difendere la Patria. La norma, infine, prevede che l'adesione alle associazioni professionali a carattere sindacale tra i militari è libera, volontaria e individuale.
In base all'articolo 2, le associazioni sindacali dei militari operano nel rispetto dei principi di democraticità, trasparenza e partecipazione e nel rispetto dei principi di coesione interna, neutralità, efficienza e prontezza delle Forze armate e dei corpi di polizia ad ordinamento militare. La norma, inoltre, elenca i principi ai quali devono essere improntati gli statuti: democraticità ed elettività delle cariche; neutralità rispetto alle competizioni politiche; assenza di finalità contrarie ai doveri derivanti dal giuramento; assenza di scopo di lucro; rispetto di tutti gli altri requisiti previsti dalla presente legge.
Quanto alla procedura di costituzione delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, rileva che, come disposto dall'articolo 3, è necessario il preventivo assenso del Ministro della difesa o, nel caso di associazioni tra appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza, del Ministro dell'economia e delle finanze. Il successivo articolo 4 introduce i divieti che limitano l'operato delle associazioni a carattere sindacale. Si tratta, in particolare, dei divieti di assumere la rappresentanza di lavoratori non appartenenti alle Forze armate; di preannunciare o proclamare lo sciopero o parteciparvi (divieto già previsto dall'articolo 1475 del codice dell'ordinamento militare); di promuovere manifestazioni pubbliche in uniforme o con armi di servizio; di assumere la rappresentanza in via esclusiva di singole categorie di personale; di assumere una denominazione che richiami, anche in modo indiretto, quella di una o più categorie di personale, specialità, corpo o altro che non sia la singola Forza armata o Corpo di polizia ad ordinamento militare di appartenenza; di promuovere iniziative di organizzazioni politiche e supportare a qualsiasi titolo campagne elettorali; di stabilire domicilio sociale presso unità o strutture del Ministero della difesa o del Ministero dell'economia e delle finanze; di assumere rappresentanza a carattere interforze. Segnalo che la norma dispone che, in ogni caso, la rappresentanza di una singola categoria all'interno di una singola associazione professionale a carattere sindacale tra i militari non deve superare il limite del settantacinque per cento dei propri iscritti.
Passa, quindi, all'articolo 5, che individua le competenze delle associazioni a carattere sindacale tra militari, che rappresentano e tutelano i propri iscritti sulle materie di interesse del personale rappresentato con alcune eccezioni, strettamente connesse all'efficienza e all'operatività dello strumento militare nazionale.
Sulla base dell'articolo 6, gli statuti possono prevedere articolazioni periferiche delle associazioni a carattere sindacale, di cui, contestualmente, definiscono le competenze, tra le quali sono comunque ricomprese le seguenti materie: condizioni di lavoro; sicurezza e salubrità sul luogo di lavoro; informazione e consultazione degli iscritti; verifica sull'applicazione degli accordi contrattuali.
Quanto alle modalità di finanziamento, rileva che l'articolo 7 prevede il finanziamento realizzato esclusivamente attraverso i contributi sindacali degli iscritti e il divieto di ricevere eredità o legati, donazioni o sovvenzioni in qualsiasi forma, ad eccezione della devoluzione di patrimonio residuo allo scioglimento di altra associazione professionale a carattere sindacale tra militari. I contributi sono riscossi mediante l'apposita delega rilasciata a favore dell'associazione a carattere sindacale per la riscossione di una quota mensile della retribuzione, tacitamente rinnovata annualmente, se non revocata dall'interessato. La norma, inoltre, rinvia ad un successivo decreto del Ministro competente per la definizione delle modalità di versamento alle associazioni sindacali delle trattenute operate dall'amministrazione sulla retribuzione in base alle deleghe. È, infine, disposto l'obbligo per le associazioni a carattere sindacale di predisporre annualmente il bilancio di esercizio e il rendiconto della gestione precedente, approvati dagli associati e resi conoscibili al pubblico mediante idonee forme di pubblicità.
Passa all'articolo 8, che dispone l'elettività delle cariche nelle associazioni professionali a carattere sindacale, riservate esclusivamente ai militari in servizio effettivo, da almeno cinque anni. La durata delle cariche è di quattro anni e non è consentita la rielezione per più di due mandati consecutivi. Segnalo, infine, che la norma individua i requisiti per l'eleggibilità e prevede il divieto di distacco sindacale per più di cinque volte. Il successivo articolo 9 disciplina lo svolgimento dell'attività sindacale, fuori dell'orario di servizio e con modalità tali da non interferire con il regolare svolgimento delle attività istituzionali. Tali attività si sostanziano, tra l'altro, nella presentazione di proposte e osservazioni ai ministeri competenti, nella possibilità di essere auditi dalle Commissioni parlamentari, dai Ministri competenti e dagli organi militari. Infine, la norma delega il Governo all'adozione di un decreto legislativo per la disciplina dell'esercizio dei diritti sindacali da parte del personale impiegato in luogo di operazioni, in attività operativa, addestrativa ed esercitativa, o, comunque, fuori del territorio nazionale, inquadrato in contingenti o a bordo di unità navali, ovvero distaccato individualmente. L'unico principio e criterio direttivo sulla base del quale il Governo dovrà esercitare la delega è costituito dalla necessità di conciliare la tutela dei diritti sindacali del personale militare con le preminenti esigenze di funzionalità, sicurezza e prontezza operativa correlate alle specifiche operazioni militari.
Rileva, quindi, che l'articolo 10 disciplina le modalità di esercizio del diritto di assemblea. In particolare, le riunioni sindacali possono tenersi fuori dall'orario di servizio e ad esse i militari possono partecipare in uniforme, se tenute in locali dell'amministrazione, messi a disposizione dalla stessa, che concorda le modalità d'uso, o in borghese, se tenute in luoghi aperti al pubblico. Nell'orario di servizio, le riunioni, su materie di competenza delle associazioni, sono autorizzate nel limite di dieci ore annue individuali, previa comunicazione ai comandanti delle unità o dei reparti interessati e sono concordate quanto alle modalità di tempo e di luogo con i comandanti, al fine di renderle compatibili con le esigenze di servizio.
Osserva che le procedure della contrattazione sono disciplinate dall'articolo 11, che attribuisce alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari riconosciute a livello nazionale i poteri negoziali al fine della contrattazione nazionale di settore. La negoziazione si conclude la stipula degli accordi sindacali e l'emanazione di distinti decreti del Presidente della Repubblica concernenti, rispettivamente, il personale delle Forze armate e il personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare. La norma dettaglia quindi la composizione delle delegazioni abilitate alla negoziazione. In particolare, per la parte pubblica, partecipano il Ministro per la pubblica amministrazione, che la presiede, i Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze o i sottosegretari di Stato rispettivamente delegati, e, nell'ambito delle delegazioni dei Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, per l'accordo concernente il personale delle Forze armate, e i Comandanti generali dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza, per l'accordo concernente il personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare. La delegazione sindacale è composta da rappresentanti di ciascuna delle associazioni professionali a carattere sindacale rappresentative del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare, individuate con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione. Anche le materie oggetto di contrattazione sono individuate dalla norma: per le Forze armate, le materie di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e per le Forze di polizia ad ordinamento militare, le materie di cui all'articolo 4 del medesimo decreto legislativo. Si prevede, infine, l'applicazione delle disposizioni in materia di riserva di legge, di procedimento e di raffreddamento dei conflitti, per quanto compatibili, recate dagli articoli, 4, 5, 6,7 e 8 del decreto legislativo n. 195 del 1995.
Rileva, quindi, che, sulla base dell'articolo 12, le amministrazioni del Ministero della difesa e del Ministero dell'economia e delle finanze sono tenute a comunicare alle associazioni professionali a carattere sindacale tra i militari rappresentative ai sensi dell'articolo 13 ogni iniziativa volta a modificare il rapporto d'impiego con il personale militare, con particolare riferimento alle direttive interne della Forza armata o del Corpo di polizia ad ordinamento militare di appartenenza o alle direttive di carattere generale che, direttamente o indirettamente, riguardano la condizione lavorativa del personale militare.
Si sofferma sull'articolo 13, in base al quale sono considerate rappresentative a livello nazionale le associazioni sindacali che raggiungono un numero di iscritti almeno pari al cinque per cento della forza effettiva complessiva della Forza armata o Corpo di polizia ad ordinamento militare e al tre per cento della forza effettiva di ogni categoria, rilevata al 31 dicembre dell'anno precedente a quello in cui si renda necessario determinare la rappresentatività. Il riconoscimento della rappresentatività a livello nazionale è demandato ad apposito decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, sentiti, per quanto di rispettiva competenza, i Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze.
Rileva che l'articolo 15 introduce le garanzie a tutela dei militari che ricoprono cariche elettive. Si tratta, in particolare, della non perseguibilità disciplinare per le opinioni espresse nello svolgimento dei compiti connessi con l'esercizio delle loro funzioni; nel divieto di essere trasferiti ad altra sede o sostituiti nell'incarico, salvo casi specifici; nel divieto di essere impiegati in territorio estero; nel diritto di manifestare il proprio pensiero in ogni sede e su tutte le questioni non classificate come segrete; nel diritto di inviare comunicazioni scritte al personale militare sulle materie di loro competenza, nonché di visitare le strutture e i reparti militari presso i quali opera il personale da essi rappresentato.
Dopo avere segnalato che l'articolo 16, che introduce disposizioni relative alla pubblicità e all'informazione dei militari sui nominativi dei rappresentanti sindacali e sull'operato delle associazioni, prevede l'inserimento negli ordinamenti didattici delle scuole di formazione, di base e delle accademie militari della materia del «diritto sindacale in ambito militare», osserva che l'articolo 17 delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per il coordinamento delle disposizioni dei decreti legislativi n. 195 del 1995 e n. 66 del 2010. La norma, inoltre, rinvia ad un successivo decreto adottato dal Ministro per la pubblica amministrazione, sentiti i Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze, nell'ambito delle rispettive competenze, e le associazioni professionali a carattere sindacale, per la determinazione del contingente dei distacchi e dei permessi sindacali per ciascuna Forza armata e Forza di polizia a ordinamento militare, da ripartire tra le associazioni professionali a carattere sindacale, sulla base della rappresentatività calcolata secondo quanto previsto dal precedente articolo 13. Infine, la norma prevede il rinvio a un successivo decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, per l'adozione del regolamento di attuazione della presente legge.
Quanto alla decisione in materia di controversie, rileva che l'articolo 17-bis, aggiunto nel corso dell'esame in sede referente, ai commi 1 e 2, prevede la possibilità di introdurre ricorso sia relativamente a comportamenti antisindacali sia relativamente alle procedure di contrattazione nazionale di settore da parte, rispettivamente, di una associazione professionale di carattere sindacale tra militari, o individualmente da ciascun appartenente alle Forze armate e di polizia ad ordinamento militare, e dell'amministrazione competente o di una associazione professionale di carattere sindacale tra militari. Sulla base del comma 3, tali controversie, in deroga all'articolo 63 del decreto legislativo n. 165 del 2001 e all'articolo 28 della legge n. 300 del 1970, sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, applicandosi il rito ordinario
previsto dal codice del processo amministrativo, con le relative norme di attuazione, di cui agli allegati 1 e 2 al decreto legislativo n. 104 del 2010.
L'articolo 18, infine, reca le abrogazioni e le disposizioni transitorie.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che l'ordine del giorno reca l'esame in sede consultiva, ai fini dell'espressione del parere alle Commissioni riunite V (Bilancio) e VI (Finanze), del disegno di legge n. 1807 Governo, recante conversione in legge del decreto-legge n. 34 del 2019: Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi.
Avverte che, come deciso nella riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, dello scorso 9 maggio, tale parere sarà reso sul testo originario del provvedimento, ferma restando la possibilità di integrare l'esame e, dunque, il parere medesimo qualora le Commissioni di merito dovessero introdurre modifiche rientranti nella sfera di competenza della XI Commissione e qualora il nuovo testo, risultante dall'approvazione di tali modifiche, fosse trasmesso in tempo utile.
Elena MURELLI (Lega), relatrice, dopo avere preliminarmente segnalato che il decreto-legge consta di cinquantuno articoli, suddivisi in tre Capi, precisa che nella relazione si soffermerà sulle disposizioni che appaiono più direttamente riconducibili alle competenze della Commissione lavoro.
Infatti, al Capo I, recante misure di carattere fiscale, si sofferma sull'articolo 5, che, modificando la disciplina delle agevolazioni in favore dei lavoratori impatriati, recata dall'articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 2015, ne amplia l'ambito applicativo, estendendo tale regime anche ai percettori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e ai redditi di impresa prodotti dai medesimi soggetti, e semplifica le condizioni richieste per l'accesso ai benefici. La norma prevede, inoltre, l'applicazione del beneficio per ulteriori cinque periodi di imposta nel caso di lavoratori con almeno un figlio minorenne a carico, nonché nel caso in cui i lavoratori siano proprietari di almeno un'unità immobiliare di tipo residenziale in Italia. Si prevede anche l'aumento della percentuale dei redditi che non concorrono alla formazione del reddito complessivo nei casi in cui il lavoratore abbia almeno tre figli minorenni e nel caso in cui i lavoratori impatriati si trasferiscano in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia. Dopo aver segnalato che si introducono modifiche anche al regime del rientro dei docenti e ricercatori residenti all'estero, di cui all'articolo 44 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, ricorda che in materia interviene anche la proposta di legge C. 1074 Ruocco, su cui la Commissione si è espressa lo scorso 11 aprile e che è attualmente all'esame dell'Assemblea.
Osserva, quindi, che l'articolo 6 introduce, al comma 1, modifiche alla disciplina riguardante i contribuenti che applicano il regime forfetario, i quali devono effettuare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, semplificando per i lavoratori interessati, come si legge nella relazione illustrativa, la gestione degli adempimenti fiscali, evitando l'obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi allo scopo di liquidare l'IRPEF, nonché le addizionali regionali e comunali. La norma, inoltre, prevede, al comma 2, il frazionamento delle ritenute fiscali in tre rate mensili allo scopo di renderne, per il lavoratore, maggiormente sostenibile l'impatto nei primi mesi del 2019. Infine, il comma 3 chiarisce che gli esercenti attività d'impresa, arti e professioni in forma individuale che applicano l'imposta sostitutiva sono tenuti a effettuare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
Con riferimento al Capo II, che reca misure per il rilancio degli investimenti privati, segnala che, all'articolo 24, volto a sbloccare gli investimenti idrici nel Sud, al fine di completare il processo di liquidazione dell'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI) e accelerare la costituzione della nuova società prevista dall'articolo 21, comma 11, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, il comma 1, lettera b), prevede l'estinzione delle passività riconducibili ai debiti di natura contributiva, previdenziale e assistenziale maturate sino alla data della costituzione del nuovo veicolo societario da parte dell'ente posto in liquidazione, che vi provvede con le risorse finanziarie nella propria disponibilità.
Passa ora al Capo III, che riguarda la tutela del made in Italy. Infatti, l'articolo 31, integrando il decreto legislativo n. 30 del 2005, recante il codice della proprietà industriale, introduce la disciplina per la tutela dei marchi storici. Come si legge nella relazione illustrativa, l'intervento si è reso necessario per contrastare il preoccupante fenomeno della chiusura degli stabilimenti produttivi delle imprese titolari di marchi storici, con eventuale delocalizzazione all'estero, e la conseguente perdita di posti di lavoro. La nuova disciplina si fonda sull'istituzione del registro speciale dei marchi storici italiani, iscrivendosi al quale le imprese con determinate caratteristiche possono utilizzare il «Marchio storico di interesse nazionale» per finalità commerciali e promozionali. Segnala, in particolare, il nuovo articolo 185-ter, introdotto dal comma 1, lettera b), che, al comma 2, introduce una specifica disciplina per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la continuazione dell'attività produttiva. Si prevede, infatti, l'obbligo, per l'impresa titolare o licenziataria di un marchio iscritto nel registro speciale che intenda chiudere il sito produttivo per cessazione dell'attività svolta o per delocalizzazione al di fuori del territorio nazionale, con conseguente licenziamento collettivo, di notificare al Ministero dello sviluppo economico le informazioni relative alla chiusura, con particolare riguardo alle motivazioni alla base della decisione; alle misure che si intendono adottare per ridurre l'impatto occupazionale (incentivi all'uscita, prepensionamenti, ricollocazione dei dipendenti all'interno del gruppo); alle azioni da intraprendere per trovare un acquirente; alle opportunità per i dipendenti di presentare un'offerta pubblica di acquisto e ogni altra possibilità per gli stessi di recuperare gli asset. Per consentire lo svolgimento dei nuovi adempimenti, il comma 3 dell'articolo 31 in esame autorizza il Ministero dello sviluppo economico ad assumere, nei limiti della vigente dotazione organica, dieci unità di personale, con contratto a tempo indeterminato, da assegnare all'Ufficio italiano brevetti e marchi, selezionate attraverso apposito concorso pubblico, in possesso degli specifici requisiti professionali necessari all'espletamento dei nuovi compiti operativi. Come specificato dalla relazione tecnica al decreto-legge, si richiede una particolare competenza nella dematerializzazione e nella ricerca archivistica della documentazione risalente nel tempo, relativa ai marchi storici. La norma prevede, inoltre, che le assunzioni sono effettuate senza il previo svolgimento delle procedure previste in materia di mobilità volontaria; senza la prevista previa autorizzazione all'avvio delle procedure concorsuali per l'assunzione del personale delle amministrazioni dello Stato; in deroga alla disposizione secondo cui dal 1o gennaio 2014 il reclutamento dei dirigenti e delle figure professionali comuni alle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, alle agenzie e agli enti pubblici non economici si svolge mediante concorsi pubblici unici.
Osserva, quindi, che l'articolo 33, superando la rigidità delle attuali regole e introducendo criteri che consentono maggiore flessibilità e adeguatezza assunzionale alle amministrazioni, nel rispetto della stabilità finanziaria, detta, per le regioni a statuto ordinario, al comma 1, e per i comuni, al comma 2, la disciplina per le assunzioni di personale a tempo indeterminato, nel limite di una spesa complessiva, al lordo degli oneri riflessi a carico dell'amministrazione, non superiore al valore soglia, definito come percentuale, anche differenziata per fascia demografica, delle entrate relative ai primi tre titoli risultanti dal rendiconto dell'anno precedente a quello in cui viene prevista l'assunzione, considerate al netto di quelle la cui destinazione è vincolata (ivi incluse, per le regioni, quelle relative al Servizio sanitario nazionale) e al netto del fondo crediti di dubbia esigibilità stanziato nel bilancio di previsione. La norma rinvia l'individuazione dei parametri ad un successivo decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. La norma precisa, inoltre, che gli enti, il cui il rapporto fra la spesa di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico dell'amministrazione, e le entrate correnti dei primi tre titoli del rendiconto risulta superiore al valore soglia, adottano un percorso di graduale riduzione annuale di tale rapporto, fino al conseguimento, nell'anno 2025, del valore soglia. Si prevede, quindi, a decorrere dal 2025, l'applicazione, alle regioni e ai comuni che ancora registrano un rapporto superiore al valore soglia, di un turnover pari al 30 per cento, fino al conseguimento del valore soglia. Infine, la disposizione prevede le modalità di adeguamento, in aumento o in diminuzione, del limite al trattamento accessorio del personale, per garantire l'invarianza del valore medio pro capite, riferito al 2018, del fondo per la contrattazione integrativa nonché delle risorse per la remunerazione degli incarichi di posizione organizzativa, prendendo a riferimento come base di calcolo il personale in servizio al 31 dicembre 2018.
Si sofferma, altresì, sull'articolo 39, che, modificando l'articolo 6, comma 8, del decreto-legge n. 4 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2019, autorizza l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), limitatamente al triennio 2019-2021, ad avvalersi di società in house già esistenti nell'ambito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'implementazione degli strumenti necessari all'attuazione del Reddito di cittadinanza. Tali società possono servirsi degli strumenti di acquisto e negoziazione messi a disposizione da Consip S.p.A.. La relazione illustrativa precisa che la norma è necessaria per permettere il veloce adeguamento delle procedure telematiche alle nuove misure introdotte dal decreto-legge sul reddito di cittadinanza, al fine di garantire l'efficacia e l'efficientamento delle strutture a ciò preposte.
Rileva, quindi, che l'articolo 40, al comma 1, riconosce un'indennità in favore dei lavoratori del settore privato, compreso quello agricolo, impossibilitati a svolgere la propria attività lavorativa a seguito della chiusura della strada S.S. 3-bis Tiberina E45 Orte-Ravenna, dipendenti da aziende, o da soggetti diversi dalle imprese, che hanno subìto un impatto economico negativo e per i quali non trovano applicazione le vigenti disposizioni in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro o che hanno esaurito le tutele previste dalla normativa vigente. L'indennità, corrisposta direttamente dall'INPS a decorrere dal 16 gennaio 2019 per un massimo di sei mesi, è pari al trattamento massimo di integrazione salariale, con la relativa contribuzione figurativa. Sulla base del comma 2, inoltre, è riconosciuta un'indennità una tantum di 15.000 euro in favore dei titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di agenzia e di rappresentanza commerciale, dei lavoratori autonomi, ivi compresi i titolari di attività di impresa e professionali, iscritti a qualsiasi forma obbligatoria di previdenza e assistenza, che abbiano dovuto sospendere l'attività a causa del medesimo evento.
Il successivo articolo 41, ampliando la platea di lavoratori, già occupati in imprese operanti in aree di crisi industriale complessa, ai quali può essere concessa la mobilità in deroga, dispone la proroga per il 2019, per ulteriori dodici mesi, della mobilità in deroga, estendendola anche ai lavoratori, già occupati in imprese operanti in aree di crisi industriale complessa, che hanno cessato o cessano la mobilità ordinaria o in deroga entro il 31 dicembre 2019, nel limite di spesa di 16 milioni di euro per l'anno 2019 e di 10 milioni di euro per l'anno 2020. Come si legge nella relazione illustrativa, la ratio dell'intervento è la valorizzazione, attraverso gli strumenti di sostegno al reddito, delle aree di crisi industriali complesse, al fine di sostenere l'attività imprenditoriale delle aziende site in tali aree e di stimolare, in un'ottica di crescita, opportune iniziative produttive.
Osserva, ancora, che l'articolo 45 dispone la proroga fino al 30 maggio 2019 del termine per l'adozione dei provvedimenti che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono chiamate ad adottare in attuazione dell'articolo 1, comma 965, della legge n. 145 del 2018, al fine di rideterminare la disciplina dei trattamenti previdenziali e dei vitalizi già in essere in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della regione, di consigliere regionale o di assessore regionale. La relazione illustrativa precisa che la proroga è disposta in attuazione dell'intesa sancita il 3 aprile 2019 dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
Si sofferma, infine, sull'articolo 47, che autorizza il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ad
assumere a tempo indeterminato, a partire dal 1o dicembre 2019, cento unità di personale di alta specializzazione ed elevata professionalità, da individuare tra ingegneri, architetti e geologi e, nella misura del 20 per cento, di personale amministrativo, da inquadrare nel livello iniziale dell'Area III del comparto delle funzioni centrali, con contestuale incremento della dotazione organica del Ministero medesimo. Le procedure concorsuali si svolgono in deroga alle procedure di mobilità volontaria e nelle forme del concorso unico mediante richiesta al Dipartimento della funzione pubblica, che provvede al loro svolgimento con apposito decreto del Ministro per la pubblica amministrazione. La norma prevede, inoltre, che, nelle more dell'emanazione di tale decreto ministeriale, si possa procedere con una procedura semplificata, anche in deroga alla disciplina vigente in materia di modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi, per quanto riguarda la nomina e la composizione della commissione d'esame nonché la tipologia e le modalità di svolgimento delle prove di esame.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che l'ordine del giorno reca l'esame in sede consultiva, ai fini dell'espressione del parere alla XII Commissione (Affari sociali), del disegno di legge n. 1816 Governo, recante conversione in legge del decreto-legge n. 35 del 2019: Misure emergenziali per il servizio sanitario della regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria.
Avverte che, come deciso nella riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, dello scorso 9 maggio, tale parere sarà reso sul testo originario del provvedimento, ferma restando la possibilità di integrare l'esame e, dunque, il parere medesimo qualora la Commissione di merito dovesse introdurre modifiche rientranti nella sfera di competenza della XI Commissione e qualora il nuovo testo, risultante dall'approvazione di tali modifiche, fosse trasmesso in tempo utile.
Invita, quindi, il relatore, onorevole Tucci, a svolgere la relazione introduttiva.
Riccardo TUCCI (M5S), relatore, dopo avere preliminarmente segnalato che il decreto-legge consta di sedici articoli, suddivisi in tre Capi, rileva che al Capo I, che riguarda in particolare la situazione emergenziale in cui versa il servizio sanitario della Regione Calabria, l'articolo 1 specifica che le disposizioni speciali recate dal provvedimento sono connesse al raggiungimento degli obiettivi previsti nei programmi operativi di prosecuzione del piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale. Infatti, l'articolo 2 attribuisce al commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo nel settore sanitario il compito di procedere a verifiche straordinarie, con cadenza almeno semestrale, sull'attività dei direttori generali delle aziende sanitarie, delle aziende ospedaliere e delle aziende ospedaliere universitarie, per accertarne la coerenza con gli obiettivi di attuazione del piano di rientro, anche sotto il profilo dell'eventuale inerzia amministrativa o gestionale. In caso di valutazione negativa, la norma prevede la dichiarazione di immediata decadenza dall'incarico, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio, con provvedimento motivato del commissario ad acta, e la risoluzione del contratto. Rileva che la norma introduce una procedura semplificata rispetto a quella ordinaria disciplinata dai commi 4 e 5 dell'articolo 2 del decreto legislativo n. 171 del 2016, che prevede, tra l'altro, l'obbligo di acquisire su tali provvedimenti il parere della Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale.
Osserva, quindi, che l'articolo 3 delinea la procedura per la nomina di un commissario straordinario a seguito della rimozione del direttore generale e prevede la possibilità di nomina di un unico commissario straordinario per più enti sanitari regionali. La nomina compete al commissario ad acta, d'intesa con la Regione, o, in mancanza di tale intesa, al Ministro della salute, che provvede con proprio decreto, su proposta del commissario ad acta, previa delibera del Consiglio dei ministri, a cui è invitato a partecipare il Presidente della Giunta regionale. Il commissario straordinario è scelto fra soggetti di comprovata competenza ed esperienza, in particolare in materia di organizzazione sanitaria o di gestione aziendale, anche in quiescenza. La norma, inoltre, richiama la legislazione vigente in materia di inconferibilità, incompatibilità e preclusioni e prevede che la nomina a commissario straordinario costituisce causa legittima di recesso da ogni incarico presso gli enti del servizio sanitario nazionale e presso ogni altro ente pubblico. Inoltre, il commissario straordinario, se dipendente pubblico, ha diritto all'aspettativa non retribuita con conservazione dell'anzianità per tutta la durata dell'incarico. La misura del compenso, corrisposto dall'ente sanitario commissariato, è quella stabilita dalla normativa regionale per i direttori generali dei rispettivi enti del servizio sanitario, a cui si somma un compenso aggiuntivo per l'incarico di commissario straordinario, comunque non superiore a 50 mila euro al lordo degli oneri riflessi a carico del bilancio del Ministero della salute. Per i commissari straordinari residenti al di fuori del territorio regionale è altresì previsto il rimborso delle spese documentate, entro il limite di 20 mila euro annui. Il commissario straordinario, la cui azione è valutata periodicamente dal commissario ad acta, che lo può sostituire in caso di valutazione negativa, rimane in carica per un periodo di diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge e, comunque, fino alla nomina, se anteriore, dei nuovi direttori generali. Per l'individuazione di questi ultimi, la Regione avvia specifiche procedure selettive decorsi dodici mesi dall'entrata in vigore del decreto in esame. Segnala, infine, che l'incarico di commissario straordinario è valutabile quale esperienza dirigenziale ai fini di cui al comma 7-terdell'articolo 1 del decreto legislativo n. 171 del 2016.
Rileva, quindi, che l'attività di verifica e di valutazione riguarda anche i direttori amministrativi e sanitari, i quali, ai sensi dell'articolo 4, possono essere sostituiti dal commissario straordinario o dal direttore generale attingendo dagli elenchi regionali di idonei, costituiti nel rispetto delle procedure di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 171 del 2016.
Dopo aver ricordato che l'articolo 5 disciplina la procedura per il superamento del dissesto finanziario degli enti del servizio sanitario calabrese, che l'articolo 6 detta disposizioni in materia di appalti e forniture per i medesimi enti e che l'articolo 7 introduce misure straordinarie di gestione delle imprese esercenti attività sanitaria per conto del Servizio sanitario regionale nell'ambito della prevenzione della corruzione, si sofferma sull'articolo 8, che prevede il supporto tecnico e operativo al Commissario ad acta e ai Commissari straordinari da parte dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), la quale, a tale scopo, può avvalersi di personale comandato e può ricorrere a profili professionali attinenti ai settori dell'analisi, valutazione, controllo e monitoraggio delle performance sanitarie, anche con riferimento alla trasparenza dei processi, con contratti di lavoro flessibile.
Rileva, quindi, che l'articolo 9 consente al commissario ad acta, ai commissari straordinari e ai commissari straordinari di liquidazione di avvalersi del Corpo della Guardia di finanza e che l'articolo 10 detta disposizioni riguardanti le aziende sanitarie disciolte a causa di infiltrazioni mafiose. A tale proposito, segnala la previsione della possibilità, per la Commissione straordinaria, che gestisce l'ente disciolto, di avvalersi anche, in via temporanea e in deroga alle disposizioni vigenti, di esperti nel settore pubblico sanitario, in posizione di comando o di distacco, nominati dal prefetto competente per territorio, su proposta del Ministro della salute, con oneri a carico del bilancio dell'azienda sanitaria locale od ospedaliera interessata.
Passa, quindi, al Capo II, che introduce disposizioni volte, come si legge nella relazione illustrativa, al superamento della cronica carenza di personale del Servizio sanitario nazionale, determinatasi negli anni a seguito del blocco del turn over, anche in relazione ai limiti di spesa previsti dalla legislazione vigente in materia assunzionale, cronicità destinata ad acuirsi per l'accesso anticipato al pensionamento di numerose unità di personale attraverso il canale di «Quota 100». Infatti, l'articolo 11, al comma 1, individua, a decorrere dal 2019, il limite di spesa per il personale degli enti del Servizio sanitario nazionale di ciascuna regione, disponendo che essa non può superare il valore della spesa sostenuta nell'anno 2018 (ricordo che, a legislazione previgente, il parametro di determinazione della spesa era l'ammontare del 2004 diminuito dell'1,4 per cento), incrementato annualmente, a livello regionale, di un importo pari al 5 per cento dell'incremento del Fondo sanitario regionale rispetto all'esercizio precedente, comprendendo anche le risorse per il trattamento accessorio del personale, contestualmente aggiornate, in aumento o in diminuzione, per garantire l'invarianza del valore medio pro capite, riferito all'anno 2018, prendendo a riferimento come base di calcolo il personale in servizio al 31 dicembre 2018. La norma, inoltre, dispone che, dal 2021, tale incremento del 5 per cento è subordinato all'adozione di una metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale, in coerenza con quanto già stabilito dalla normativa vigente in materia di valutazione dei fabbisogni del personale del Servizio sanitario nazionale. I successivi commi 2, 3 e 4 dettagliano le modalità e i criteri per la determinazione del nuovo livello di spesa per il personale, con riferimento a quello con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, a tempo determinato, di collaborazione coordinata e continuativa e al personale che presta servizio con altre forme di rapporto di lavoro flessibile o con convenzioni. Infine, per superare le criticità determinatesi per la nomina dei direttori generali degli Istituti zooprofilattici sperimentali dopo l'istituzione, con il decreto legislativo n. 171 del 2016, dell'elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina a direttore generale delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del Servizio sanitario nazionale, i cui requisiti di ammissione non sono coerenti con la specificità dei compiti e delle funzioni attribuiti a tali istituti, il comma 5 dispone che, per una fase transitoria, le nomine avvengano secondo la disciplina previgente, recata dall'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo n. 106 del 2012.
Dopo avere segnalato che l'articolo 12 introduce disposizioni in tema di formazione in materia sanitaria e di medici di medicina generale e che l'articolo 13 interviene per superare la carenza di medicinali e in tema di quota premiale in sede di riparto del Fondo sanitario nazionale, osserva che al Capo III, recante le disposizioni finanziarie, transitorie e finali, l'articolo 14 prevede la copertura finanziaria delle disposizioni del decreto, mentre l'articolo 15 prevede, al comma 1, che le disposizioni medesime abbiano una vigenza di diciotto mesi, periodo considerato, come si legge nella relazione illustrativa, un congruo punto di equilibrio per consentire alle nuove gestioni commissariali delle aziende l'adozione degli atti e delle verifiche straordinarie indicate dal decreto. Sulla base del comma 2, inoltre, sono revocate le nomine eventualmente effettuate dalla Regione Calabria nei trenta giorni antecedenti l'entrata in vigore del decreto, nonché le procedure finalizzate a tali nomine. Il comma 3 dispone l'equiparazione della valutazione dell'incarico di commissario straordinario ai sensi del presente decreto e quello di commissario ad acta quale esperienza dirigenziale ai fini di cui al comma 7-terdell'articolo 1 del decreto legislativo n. 171 del 2016. L'articolo 16, infine, dispone sull'entrata in vigore del decreto-legge.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che la Commissione avvia oggi l'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del Regolamento, dello schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante ripartizione delle risorse del Fondo per il rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e lo sviluppo del Paese (Atto n. 81), ai fini dell'espressione di rilievi alla V Commissione (Bilancio).
Ricorda che, sulla base di quanto previsto dal medesimo articolo 96-ter, comma 4, del Regolamento, la Commissione dovrà esprimersi entro otto giorni dall'assegnazione dell'atto da parte del Presidente della Camera, avvenuta lo scorso 9 maggio.
Niccolò INVIDIA (M5S), relatore, fa presente, preliminarmente, che lo schema di decreto è adottato in attuazione dell'articolo 1, comma 98, della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio per il 2019), che disciplina il riparto del Fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle Amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese, istituito dai commi 95-96 della medesima legge, con una dotazione complessiva di circa 43,6 miliardi di euro per gli anni dal 2019 al 2033.
Ricorda che al riparto del Fondo si provvede con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base di programmi settoriali presentati dalle Amministrazioni centrali dello Stato per le materie di loro competenza. Gli schemi dei decreti sono trasmessi alle Commissioni parlamentari competenti per materia, le quali esprimono il loro parere entro trenta giorni dalla data dell'assegnazione. Decorso tale termine, i decreti possono essere adottati anche in mancanza di detto parere.
I decreti individuano altresì i criteri e le modalità di eventuale revoca degli stanziamenti, anche pluriennali, non utilizzati entro diciotto mesi dalla loro assegnazione e la loro diversa destinazione nell'ambito delle finalità previste dalla norma istitutiva. Segnala che il medesimo comma 98 dell'articolo 1 della legge di bilancio 2019 prevede l'obbligo di indicazione delle modalità di utilizzo dei contributi, sulla base di criteri di economicità e contenimento della spesa, anche attraverso operazioni finanziarie con oneri di ammortamento a carico del bilancio dello Stato, con la Banca europea per gli investimenti (BEI), con la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa (CEB), con la Cassa depositi e prestiti S.p.A. e con i soggetti autorizzati all'esercizio dell'attività bancaria, compatibilmente con gli obiettivi programmati di finanza pubblica.
Le risorse del Fondo, pari a 740 milioni di euro per l'anno 2019, 1.260 milioni per l'anno 2020, 1.600 milioni per l'anno 2021, 3.250 milioni per ciascuno degli anni 2022 e 2023, di 3.300 milioni per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028 e di 3.400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2029 al 2033, sono genericamente finalizzate al rilancio degli investimenti delle Amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese. Tuttavia la norma istitutiva del Fondo ne destina espressamente una quota parte, peraltro non quantificata, alla realizzazione, allo sviluppo e alla sicurezza di sistemi di trasporto pubblico di massa su sede propria, nonché un importo, complessivamente pari a 900 milioni di euro, al finanziamento del prolungamento della linea metropolitana 5 (M5) da Milano fino al comune di Monza.
Lo schema di decreto in esame, pertanto, che consta di un unico articolo, dispone in materia di riparto della quota residua del Fondo, per complessivi 42,7 miliardi di euro nel periodo 2029-2033, come disposto dal comma 1.
Il comma 2 dispone l'individuazione degli interventi da parte delle Amministrazioni centrali dello Stato nell'ambito degli stanziamenti assegnati secondo le procedure previste a legislazione vigente anche, ove necessario, attraverso l'intesa con i livelli di governo decentrati e il sistema delle autonomie. I commi 3 e 4 riguardano il monitoraggio e il controllo dei programmi finanziati, attraverso relazioni annuali presentate dalle Amministrazioni competenti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell'economia e delle finanze e alle Commissioni parlamentari competenti per materia, ai fini della valutazione dello stato di avanzamento e delle principali criticità riscontrate nell'attuazione degli interventi.
Segnala, quindi, che il comma 5 delinea la procedura per l'accertamento e la riassegnazione delle somme non impegnate alle Amministrazioni centrali dello Stato nell'ambito delle finalità del Fondo, anche con riferimento a interventi non più di interesse dell'Amministrazione proponente. Con riferimento alle somme assegnate per il 2019, la procedura di accertamento e riassegnazione è disciplinata dal comma 6.
Osserva che la proposta di riparto delle somme in questione è esplicitata nell'Allegato 1 allo schema di decreto e che tale proposta, come risulta dalla relazione illustrativa dello schema di decreto, è stata definita tenendo conto delle proposte formulate dai Ministeri.
Premesso, quindi, che da tale proposta risulta che le risorse del Fondo, pari, come detto, a 42,7 milioni di euro nel periodo 2019-2033, sono state assegnate per il 37,7 per cento al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per il 16,8 per cento al Ministero dello sviluppo economico, per il 13,6 per cento al Ministero della difesa e per il 9,4 per cento al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, osserva che al Ministero del lavoro e delle politiche sociali risultano assegnati complessivamente 9 milioni di euro, ripartiti in 3 milioni di euro annui nel triennio 2019-2021.
Andrea GIACCONE, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già prevista per domani, nella quale si procederà all'espressione dei rilievi.
Il Comitato ristretto si è riunito dalle 15 alle 15.05.
Audizione di rappresentanti della Conferenza dei direttori dei Conservatori di musica, della Conferenza nazionale dei direttori delle Accademie di belle arti e dell'Accademia d'arte drammatica, della Conferenza nazionale dei presidenti delle Consulte degli studenti delle Accademie di belle arti e degli Istituti superiori per le industrie artistiche ISIA (CPCSAI), della Conferenza dei presidenti delle Consulte degli studenti degli Istituti superiori musicali ISSM (CNSI), nell'ambito dell'esame dello schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente regolamento recante le procedure e le modalità per la programmazione e il reclutamento del personale docente e del personale amministrativo e tecnico del comparto AFAM (atto n. 79).
L'audizione informale è stata svolta dalle 14.05 alle 15.10.

References: articolo 96
 articolo 4
 articolo 9
 articolo 13
 articolo 185
 articolo 41
 articolo 96