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Timestamp: 2020-08-15 03:08:36+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13472 del 29/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13472 del 29/05/2017
Cassazione civile, sez. lav., 29/05/2017, (ud. 15/02/2017, dep.29/05/2017), n. 13472
sul ricorso 12261/2013 proposto da:
D.J.A. C.F. (OMISSIS), domiciliata in ROMA, PIAZZA
rappresentata e difesa dall’avvocato MARIA RITA PUGLIA, giusta
avverso la sentenza n. 282/2012 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
depositata il 07/05/2012 r.g.n. 347/2011;
15/02/2017 dal Consigliere Dott. ALFONSINA DE FELICE;
MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per estinzione;
udito l’Avvocato MARAllA MAURIZIO per delega Avvocato MARAZZA MARCO;
udito l’Avvocato PUGLIA MARIA RITA.
D.J.A. veniva assunta da Poste Italiane s.p.a., per il tramite di un’agenzia di fornitura di lavoro temporaneo, la Obiettivo Lavoro s.p.a., con un contratto a termine e adibita alla sezione posta registrata – raccomandata con mansioni di magazziniera ed addetta allo smistamento. Tale contratto veniva prorogato dal 16/2/2004 al 30/9/2004 e poi ancora fino al 31/1/2006 con riferimento alla causale prevista dall’art. 25 del c.c.n.l. 11/7/2003 per i dipendenti postali, che ammetteva la somministrazione di lavoro a tempo determinato, per le “esigenze di carattere temporaneo di maggiore fabbisogno di personale connesso a situazioni di mercato congiunturali e non consolidabili”, ritenute dall’azienda sussistenti lungo tutto il periodo di utilizzazione della prestazione della lavoratrice.
Quest’ultima ricorreva al Tribunale sostenendo l’illegittimità della clausola del termine apposto al contratto, chiedendo la riassunzione in servizio e il pagamento di tutte le retribuzioni, a far data dalla scadenza del termine. Il Tribunale di Ascoli Piceno, con sentenza n. 624/2010 accoglieva le domande della ricorrente, assumendo che il reclutamento della lavoratrice, fosse avvenuto al di fuori dei casi previsti dalla L. n. 196 del 1997, art. 1 e che, pertanto, in applicazione della L. n. 1369 del 1960, art. 1, comma 5, tra la lavoratrice e la società Poste Italiane dovesse ritenersi sussistito ab origine un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con ogni conseguenza sul piano della immediata riammissione in servizio, del pagamento di tutte le retribuzioni, con i dovuti interessi e rivalutazione e della regolarizzazione degli obblighi previdenziali e assistenziali.
La Corte d’Appello di Ancona, pronunciando sul ricorso di Poste Italiane, con sentenza in data 7/5/2012, confermava la decisione del Tribunale quanto alla nullità della clausola appositiva del termine, discostandosene sulla sola questione concernente il ventaglio indennitario da prendere in considerazione per stabilire la misura del risarcimento a carico della società. La Corte ha ritenuto inapplicabile della L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 6, che sancisce la riduzione alla metà dell’indennità di cui al comma 5 (da un minimo di 2,5 a un massimo di 12 mensilità) qualora i contratti collettivi prevedano l’assunzione anche a tempo indeterminato di lavoratori già occupati con contratto a termine nell’ambito di specifiche graduatorie, stabilendo la misura di tale indennità omnicomprensiva su una media di otto mensilità.
Ricorre avverso la sentenza della Corte d’Appello di Ancona la società Poste Italiane S.p.a., affidando le sue ragioni a un unico motivo.
Resiste con controricorso la lavoratrice.
Entro i termini di legge perviene a codesta Corte un atto di rinuncia al ricorso ai sensi dell’art. 390 c.p.c., sottoscritto dal legale rappresentante di Poste Italiane s.p.a. e dal difensore della Società Prof. Avv. Marco Marazza, notificato alla controricorrente.
Il processo va dichiarato cassato.
Dichiara estinto il processo e compensa le spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 1
 sentenza 
 art. 32
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