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Timestamp: 2018-11-14 00:06:55+00:00

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SPESE LEGALI - DECISIONE DELLA CASSAZIONE
L’art. 91 del codice di procedura civile afferma che, il giudice condanna, con la sentenza che chiude il giudizio, la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte. La Corte di Cassazione con sentenza n. 3595/2012 spiega che essa va intesa nel senso che solo la parte interamente vittoriosa non può essere condannata, neppure in minima parte, al pagamento delle spese legali, a meno che non ricorra l’ipotesi di una reciproca soccombenza, in tal caso la decisione viene rimandata all’ apprezzamento del giudice stesso, che valuta la compensazione o meno delle spese. La decisione del giudice in tal senso non è sindacabile in sede di legittimità.
permalink | inviato da geronimo il 17/3/2012 alle 12:36 | commenti (0) |
SPETTA IL RIMBORSO DELLE SPESE LEGALI A MILITARE ASSOLTO IN SEDE PENALE
C.G.A.R.S.,sez. giurisdizionale, 2 maggio 2011, n. 347
E' illegittimo, ai sensi dell'art. 18 del d.l. 25 marzo 1997, n.67, convertito dalla legge 23maggio 1997, n. 135, il diniego di rimborso delle spese legali sostenute da un dipendente pubblico assolto in sede penale, motivato con riferimento al fatto che “ la condotta concretamente posta in essere dal dipendente non è riferibile alla tutela di interessi propri dell'amministrazione di appartenenza”, nel caso in cui risulti che il dipendente stesso ( nella specie si trattava del Comandante di una Stazione dei Carabinieri) sia stato imputato e poi assolto in sede penale per il reato di falso nello svolgimento delle attività di ufficio.
permalink | inviato da geronimo il 15/10/2011 alle 10:5 | commenti (1) |
SPESE LEGALI PER FATTI INERENTI IL SERVIZIO
Consiglio di Stato sez. VI 21/3/2011 n. 1713; Pres. Coraggio, G., Est. Polito, B.R.
Con determinazione 333.A/U.C./5769 – TL in data 12 settembre 2008 - oggetto di successiva conferma con atto dell’ 11 marzo 2009 - il Ministero dell’ interno, Dipartimento della pubblica sicurezza - acquisite le osservazioni del destinatario del provvedimento sul preavviso di atto negativo, ai sensi dell’art. 10 bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 - respingeva, uniformandosi ai pareri espressi dall’ Avvocatura distrettuale dello Stato, la domanda dell’ ispettore superiore della Polizia di Stato @@@@@, intesa ad ottenere, ai sensi dell’art. 18 della legge 23 maggio 1997, n. 135, il rimborso delle spese sostenute per patrocinio legale in giudizio promosso nei suoi confronti con imputazione per i reati di cui agli artt. 82, 314 e 323 c.p., connessi all’ espletamento del servizio (gestione di spaccio riservato agli appartenenti alla Polizia di Stato), conclusosi con sentenza assolutoria ai sensi dell’art. 530 c.p.p. perché il fatto non sussiste.
Avverso la determinazione negativa il @@@@ proponeva impugnativa avanti al Tribunale amministrativo regionale per la Campania.
Il ricorso era respinto con sentenza in forma semplificata n. 4325 del 23 luglio 2009 .
Il Consiglio di Stato , con la sentenza in epigrafe indicata, ha deciso differentemente da quanto è stato considerato dal Ministero, dall'Avvocatura di Stato e dal T.A.R. Della Campania. A volte persitere può dare le giuste gratificazioni.
Nella specie il provvedimento di diniego impugnato in prime cure, facendo proprie le conclusioni del parere rassegnato dall’ Avvocatura distrettuale, dà rilievo alla parte motiva della sentenza, che non consente di ritenere esclusa la responsabilità dell’ imputato, perché non ha fornito prova della propria innocenza, ma ha beneficiato del ragionevole dubbio, in presenza dell’ insufficienza della prova, che dà ingresso all’ assoluzione secondo il canone processuale penalistico del favor rei.
Come prima accennato l’ art. 18 della legge n. 137 del 1997 assume a presupposto del diritto al rimborso delle spese per patrocinio legale il giudizio si sia concluso con sentenza o provvedimento che “escluda” la responsabilità.
L’ art. 530 c.p.p. al primo comma individua una pluralità di formule assolutorie, che prendono in considerazione: l’ insussistenza del fatto reato (il fatto non sussiste); la non attribuibilità della fattispecie criminosa all’ imputato (l’ imputato non lo ha commesso); l’ inesistenza degli elementi costitutivi della fattispecie criminosa (il fatto non costituisce reato); la mancata previsione per legge del fatto come reato o che sia stato commesso da persona non imputabile.
La disposizione in esame, al secondo comma, recepisce la regola di giudizio in base alla quale va pronunziata l’ assoluzione anche quando manchi o sia insufficiente o contraddittoria la prova sulla sussistenza del fatto reato, sulla sua commissione da parte dell’ imputato, sulla qualificazione del fatto stesso come reato, ecc.
Entrambe le ipotesi assolutorie escludono ogni responsabilità agli effetti penali, in esito a giudizio valutativo e di graduazione delle prove assunte, nel loro concorso, in negativo o in positivo, a qualificare la responsabilità dell’ imputato. Il dispositivo è, quindi, sempre di pieno proscioglimento, essendo stata espunta la formula assolutoria del codice di procedura penale previgente (art. 479, comma terzo) che, in assenza di prove sufficienti per pervenire alla condanna, prevedeva l’ assoluzione per insufficienza di prove.
In presenza di una sentenza che, come nel caso di specie, nega la responsabilità agli effetti penali dell’ imputato, sussiste il diritto alla misura indennitaria, in concorso con gli ulteriori elementi dall’ art. 18 della legge n. 137 del 1997, trattandosi di disposizione che non discrimina fra le diverse ipotesi di formule assolutorie prefigurate dall’ art. 530 c.p.p. e non assegna all’ Amministrazione un’ area di discrezionalità che le consenta di sovrapporsi e sostituirsi a quella effettuata dal giudice a quo.
Accedere all’ opposta tesi consentirebbe, muovendo dalla motivazione della sentenza assolutoria, una riedizione in sede amministrativa del giudizio sull’ ascrivibilità o meno all’ imputato del fatto reato per il quale è stata esercitata l’ azione penale dando, quindi, luogo ad una rinnovata valutazione nel merito degli estremi di responsabilità, che l’ art. 18 della legge n. 137 del 1997 non prevede affatto e, tantomeno, consente.
Per le considerazioni che precedono l’ appello va, quindi, accolto e, per l’ effetto, va accolto il ricorso di primo grado e vanno annullati gli atti con esso impugnati.
I particolari profili dell’ insorta controversia consentono la compensazione fra le parti di spese ed onorari per i due gradi di giudizio.
permalink | inviato da geronimo il 11/5/2011 alle 11:29 | commenti (0) |

References: sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 18
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 art. 530
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 art. 18
 art. 530
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