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⭐I CERTIFICATORI DI FIRMA DIGITALE. Funzioni e responsabilità dei certificatori privati di Claudio Valente ( )
I CERTIFICATORI DI FIRMA DIGITALE. Funzioni e responsabilità dei certificatori privati di Claudio Valente ( )
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1 I CERTIFICATORI DI FIRMA DIGITALE Funzioni e responsabilità dei certificatori privati di Claudio Valente ( ) Tesi presentata a conclusione del Master in Diritto dell Informatica (parte II) Università LUMSA di Roma - Direttore del corso: Prof. D. Limone - Roma, 15 giugno 2001 Capitolo III Sulla natura dell attività del certificatore Per poter analizzare il profilo delle responsabilità civili e penali del certificatore, bisogna prendere in considerazione preliminarmente 2 questioni ancora non risolte: il ruolo istituzionale dei certificatori e l efficacia probatoria del documento. Non sarà ovviamente questa la sede per chiarire definitamente questi problemi, sia per la loro complessità data anche dalla novità, sia per il fatto che, per motivi di spazio rimarranno solo accennati.. Il RUOLO DEL CERTIFICATORE Non è possibile dunque riportare tutte le diatribe dottrinarie sulla vexata questio dei requisiti che distinguono le figure di pubblico ufficiale, persona incaricata di pubblico servizio ed esercente servizio di pubblica necessità[1]. Lasciamo dunque la parola alla normativa e successivamente alla giurisprudenza della Suprema Corte. Art. 357 c.p. Nozione di Pubblico Ufficiale (1 of 18)12/04/ Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa / Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi, e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi. Art. 358 c.p. Nozione della persona incaricata di un pubblico servizio Agli effetti della legge penale, sono incaricati di pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. / Per pubblico servizio deve intendersi un attività disciplinata mele stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest ultima, e con l esclusione dello svolgimento di semplici mansioni d ordine e della prestazione di opera meramente materiale. Art. 359 c.p. Persone esercenti un servizio di pubblica necessità. Agli effetti della legge penale, sono persone che esercitano un servizio di pubblica necessità: i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie, o altre professioni il cui esercizio sia per la legge vietato senza una speciale abilitazione dello Stato, quando dell opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi; i privati che, non esercitando una pubblica funzione, né prestando un pubblico servizio. Adempiono un servizio dichiarato di pubblica necessità mediante un atto della pubblica Amministrazione. Preliminarmente si può dire che il ruolo del certificatore è sicuramente di interesse pubblico: per diventare certificatore c è bisogno di un iscrizione nell elenco da parte dell Aipa che, pur quasi senza l ausilio di discrezionalità, ammette o meno gli aspiranti certificatori; inoltre senza l opera di essi il cittadino non può firmare il documento elettronico con l efficacia probatoria di legge ( art. 27 c. 1 dpr 445/2000 Chiunque intenda utilizzare un sistema di chiavi asimmetriche di cifratura con gli effetti di cui all'articolo 8, comma 1 deve munirsi di una idonea coppia di chiavi e rendere pubblica una di esse mediante la procedura di certificazione). Tutto ciò sembra voler dire che tali autorità siano quantomeno esercenti un servizio di pubblica necessità. Essi hanno dunque un importante ruolo pubblicistico [2].2 Uno degli ormai numerosi testi che si occupano di responsabilità penali collegati con l esercizio del web[3], accenna alla questione. L autore propende effettivamente per la definizione di cui all art. 359, ponendosi il dubbio, però, che in virtù del divieto di analogia penale in malam partem, peraltro non si possa far scattare obblighi e divieti corrispondenti a tale figura (es. art. 481). Se però dal sistema della legge si può arrivare a tale definizione, non si tratterebbe di analogia, bensì di interpretazione della legge. Molte situazioni incerte sono state risolte dalla Suprema Corte decretando la veste di Pubblico Ufficiale esclusivamente con la lettura della legge, senza alcun ricorso all analogia. Considerare un servizio semplicemente privato, l identificazione dei cittadini, la gestione di un registro di certificati imposto dalla legge e obbligatoriamente accessibile al pubblico è quantomeno arduo. Il Miccoli[4], pur non affrontando direttamente la questione, sembra voler considerare un vero e proprio Pubblico registro quello tenuto dai certificatori., al pari della Conservatoria dei Registri Immobiliari, del Registro Imprese, delle Matricole delle navi maggiori etc. Il Parodi[5], poi, liquida la nozione di pubblico ufficiale: Sicuramente il certificatore, come soggetto privato, non è un pubblico ufficiale. Ebbene, la Suprema Corte ha messo almeno un punto fisso in questa complicata materia: il solo fatto di essere un soggetto privato non esclude il poter rivestire la funzione di pubblico ufficiale. Rimandiamo alla lettura delle varie sentenze[6] in tal senso, riportando solo la più lapidaria: La natura privatistica non è di per sé rilevante al fine di escludere la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio, ben potendo non solo il pubblico servizio, ma anche la pubblica funzione essere esercitate da un privato [7]. Peraltro non è possibile entrare nella questione dell eventuale munus publicum gravante su queste autorità o della licenza concessione dell Amministrazione ai Certificatori. Su quest ultima si può dire peraltro che la Suprema Corte ha escluso la rilevanza della presenza di un provvedimento concessorio al fine della qualificazione di un attività come servizio pubblico [8]. Dunque per la riconduzione a figure prettamente pubblicistiche bisogna valutare i soli criteri che ci forniscono la legge e la giurisprudenza: potestà d imperio e/o[9] di certificazione, interesse della collettività[10], regolamentazione dell attività in forma pubblicistica.. La funzione pubblica non è esclusa per funzioni sussidiarie o accessorie a quelle istituzionali ( a qualunque titolo ). E in ultima analisi potrebbe giovare la comparazione dei requisiti societari dei certificatori con quelli delle banche, considerate per certi compiti facenti funzioni pubbliche. Certamente la qualificazione dei certificatori come pubblici ufficiali o come incaricati di pubblico servizio graverebbe questi soggetti (o almeno i dirigenti) di responsabilità robuste, ma anche, giova ricordarlo di una tutela più ampia. Quest ultimo aspetto non è da sottovalutare: l utente sapendo di avere a che fare con un pubblico ufficiale / incaricato di pubblico servizio, sarebbe sicuramente più restio a rilasciare dichiarazioni false, considerata la più gravosa responsabilità penale. Anche coloro che fossero intenzionati ad attacchi di tipo informatico riceverebbero sicuramente una risposta più robusta da parte dell ordinamento (es. 420 c.p.: gli impianti telematici dei certificatori sarebbero di certo considerati di pubblica necessità). Certamente Ubi lex voluit dixit:, ma neanche i compilatori di documenti che accompagnano i prodotti vitivinicoli probabilmente credevano di essere pubblici ufficiali [11]. Passando poi a considerazioni meno giuridiche, la qualificazione pubblica dei certificatori gioverebbe alla diffusione della firma digitale. Se si pensa che prima o poi 40 milioni di italiani passeranno presso un pugno di certificatori, si capisce come la questione diventi molto importante per la fiducia del cittadino, il quale affiderà la propria identità nel web a quest autorità. Per i contratti più importanti stipulati nella rete, inoltre, il certificatore funzionerà da sputo sulla mano della moltitudine dei consociati. Forse, dunque, sarebbe d uopo, anche senza gravare di responsabilità pesanti con la suddetta classificazione, ripensare almeno alla tutela penale per essi certificatori. Ad ogni modo la questione rimane aperta e credo che gli stessi certificatori si aspettino un chiarimento della giurisprudenza o (ancora meglio) del legislatore in tal senso, anche in vista della prossima attuazione della normativa europea.3 Data l incertezza della situazione si ritiene inutile in questa sede affrontare la differenza tra il pubblico ufficiale e la persona incaricata di pubblico servizio e per motivi di spazio e perché vi sarà sempre una sussistenza di zone grigie tra le due figure[12]. L EFFICACIA PROBATORIA DEL DOCUMENTO INFORMATICO FIRMATO La questione meriterebbe un intera trattazione a parte, essendo le discussioni in merito peraltro iniziate anche prima della stessa uscita del dpr 513/97. Rimandando alle numerose trattazioni in tema, tralasciamo il documento informatico avente valore probatorio ex art. 2712, per limitarci all analisi dell efficacia probatoria piena, cioè ex art c.c., attribuita dall art. 10 c. 3 del dpr 445/2000. Art c.c. Efficacia della scrittura privata La scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta. Sinteticamente si può affermare che la dottrina si è divisa tra coloro[13] che sostengono la possibilità di disconoscere la firma digitale e coloro[14] che invece considerano la firma digitale alla stregua di una prova legale, quasi un atto pubblico, facente piena prova fino a querela di falso. I primi sostengono la possibilità tecnica e giuridica del processo di disconoscimento e verificazione, segnalando anche la differenza che vi sarebbe in questo senso con la firma digitale autenticata. I secondi sostengono che la firma digitale sia in qualche modo impossibile da disconoscere, richiamando la norma soltanto la prima parte dell art Non vi sarebbe cioè la possibilità che vi è nella sottoscrizione tradizionale di poter affermare o negare che la sottoscrizione provenga effettivamente da lui, in ragione della possibile alternativa tra autenticità e falsità del segno grafico ; il collegamento, prettamente oggettivo, tra titolare con cui la firma digitale viene apposta e medesima firma digitale, invece, non concede, assolutamente, allo stesso tale possibilità [15].Il Zagami[16] parla di una presunzione addirittura iuris et de iure di riferibilità della firma digitale al titolare, anche in caso falsa certificazione derivante da dolo o negligenza dl certificatore. La firma digitale autenticata invece, secondo questo filone, darebbe ulteriormente la certezza della firma in presenza del pubblico ufficiale e che il testo che si firma sia effettivamente voluto dal sottoscrittore, escludendo dalla querela di falso la denuncia per l uso abusivo della chiave privata da parte di terzi. L excursus repentino e deplorevolmente carente su quest argomento serve a chiarire che in caso di prevalenza di questa seconda tesi, all identificazione dell utente da parte dei certificatori andrebbe attribuita una sorta di evidenza pubblica che corrisponde ad un vero e proprio automatico riconoscimento della sottoscrizione e ad un concetto assoluto di non ripudio. Infatti secondo l art. 23 comma 5 secondo periodo l imputazione del documento al titolare della chiave privata persiste, pur in presenza di un abuso, fino a quando il certificatore non pubblichi la sospensione o la revoca (o almeno fino a quando il certificatore aveva la possibilità tecnica di farlo), a meno che non provi l avvenuta conoscenza delle parti interessate; norma che quindi impedirebbe il ripudio e quindi il disconoscimento, facendo fede (pubblica?), in ultima analisi, l identificazione del certificatore. Peraltro la stessa relazione al dpr 513/97 parla di univoca identificazione dell autore. Inoltre il sistema, come vedremo, pone a carico anche dell utente una responsabilità aggravata nell uso delle tecniche per l utilizzo della firma digitale. Capitolo IV La responsabilità Il certificatore[17] ha i seguenti obblighi: conservare le chiavi pubbliche di cifratura per un periodo non inferiore a 10 anni; conservare le richieste di registrazione per almeno 10 anni; verificare l identità del richiedente al momento della registrazione; informare espressamente il soggetto che richiede la registrazione in merito alle procedure da adottare ai fini della protezione della segretezza della chiave privata,in merito alla conservazione e l uso del dispositivo di firma e,più in generale,in merito ad ogni possibile obbligo derivante dalla titolarità4 del certificato richiesto; informare il titolare degli accordi di certificazione stipulati con altri certificatori; conservare le informazioni relative alla reale identità del titolare,in caso di uso di pseudonimo, per almeno 10 anni dopo la scadenza del certificato; accertarsi dell autenticità della richiesta di certificazione; successivamente a verifica specificare,in base a richiesta dell istante,e con il consenso del terzo interessato,la sussistenza dei poteri di rappresentanza o di altri titoli relativi all attività professionale o a cariche rivestite; attenersi a quanto riportato nel DPCM; informare i richiedenti,in modo compiuto e chiaro,sulla procedura di certificazione e sui requisiti tecnici necessari per accedervi; verificare che la chiave pubblica di cui si richiede la certificazione non sia stata certificata da uno dei certificatori iscritti nell elenco pubblico dell AIPA; verificare che il richiedente possieda la chiave privata e verificare il corretto funzionamento della coppia di chiavi; inviare al richiedente il certificato e la relativa marca temporale; in caso di richiesta di revoca o sospensione di un certificato,verificarne l autenticità ed eseguire le relative procedure entro il termine richiesto; comunicare prontamente al titolare l intenzione di revocare e/o sospendere il relativo certificato; aggiornare e pubblicare prontamente la CSL e la CRL;. conservare le informazioni acquisite in fase di registrazione del titolare per almeno dieci anni dalla scadenza dell ultimo certificato emesso; conservare la richiesta di certificazione per un periodo non inferiore a dieci anni decorrenti dalla data di formulazione della richiesta stessa; non rendersi depositario di chiavi private; dare immediata comunicazione all AIPA ed agli utenti,con un preavviso di almeno sei mesi, della cessazione dell attività e della conseguente rilevazione della documentazione da parte di altro certificatore. Obblighi del titolare Il titolare ha i seguenti obblighi: adottare tutte le misure organizzative e tecniche idonee ad evitare di arrecare danno a terzi; conservare con la massima diligenza la chiave privata,il dispositivo che la contiene e le informazioni per l abilitazione all uso della chiave stessa; richiedere immediatamente la revoca delle certificazioni relative a chiavi compromesse o alle chiavi contenute in dispositivi di firma di cui abbia perduto il possesso o difettosi; indicare esplicitamente nella richiesta di certificazione,le informazioni che non desidera vengano inserite nel certificato; dare immediata comunicazione al certificatore di cambiamenti significativi riguardanti i propri datiidentificativi.5 Responsabilità penale. Non si può in questa sede esaminare tutti i reati che possa commettere il certificatore. Come si è già detto il tipo di responsabilità penale sarà determinata dalla soluzione del problema sulla natura dell attività di questi enti., da cui peraltro scaturiscono diverse responsabilità per l utente (es. in caso di false dichiarazioni alla registrazione: art. 494 c.p. se si crede il certificatore un privato o un esercente servizio di pubblica necessità, art. 495 c.p. in caso di pubblico ufficiale nonché il reato di cui all art 483 -, 496 se incaricato di pubblico servizio). Qualora si voglia rivestire il certificatore della pubblica fede entrerebbero in gioco, tra gli altri, reati gravi sulle falsità: art. 477, 480 (la falsità ideologica in atto pubblico richiama la responsabilità per diligenza nel processo di identificazione alla stregua di quella dei notai di cui si parlava supra); più basse le pene negli altri casi: art. 481, per le persone esercenti una pubblica necessità, 482 dal privato, 493 (che peraltro richiama i reati dei pubblici ufficiali) per gli incaricati di pubblico servizio. Responsabilità civile[18]. Art. 28 c.1 Chiunque intenda utilizzare un sistema di chiavi asimmetriche o della firma digitale, è tenuto ad adottare tutte le misure organizzative e tecniche idonee ad evitare danno ad altri. La responsabilità che scaturisce da questa norma dalla quasi totalità della dottrina viene interpretata come quella di cui all art del codice civile. Dunque il legislatore ha identificato come attività pericolosa l uso del sistema a chiavi asimmetriche. Il Ciacci[19] riconduce la scelta normativa alla tendenza del legislatore a considerare l uso dell informatica come attività potenzialmente pericolosa per la quale dettare apposite e più severe norme, confrontando peraltro la norma al disposto dell art, 18 L. 675/1996; tendenza che secondo l autore deve ritenersi non più adeguata all evoluzione della diffusione delle nuove tecnologie della società. C è però da dire che il quisque de populo anche se ormai spesso utente di informatica e della rete, non sempre viene a trovarsi a gestire grandi banche dati di dati personali o tecnologie di criptazione a chiavi asimmetriche. Comunque è possibile che, anche nell ambito della teoria della norma temporanea in tema di nuove tecnologie[20], il legislatore ritorni sui suoi passi per la diffusione delle tecnologie in questione (es. smart card, con relativi sistemi di lettura). Ricostruire, ad ogni modo, il confronto dottrinario in merito a questa forma aggravata di responsabilità è cosa impossibile e perciò si rimanda all immane bibliografia sull argomento. Le tesi principali al riguardo, comunque, inquadrano la responsabilità nell ambito del solo invertire l onere della prova, presunzione iuris tantum di colpa, responsabilità oggettiva, culpa levissima. Il Miccoli[21] vorrebbe sottrarre l utente a questo tipo di responsabilità: solo con false dichiarazioni al momento della registrazione o con il ritardare cause che comportino la sospensione o la revoca del certificato, l utente potrebbe recar danno al sistema; e in queste ipotesi non servirebbe l inversione dell onere della prova. Inoltre, dato che i costi delle polizze assicurative stipulate dai certificatori ricadono sugli utenti, quest ultimi pagherebbero 2 volte, una per i costi del servizio e l altra per i danni che non gli sarebbero stati addossati con i normali criteri di commisurazione della responsabilità. Però il dettato normativo non sembra superabile: la rubrica dell art. 28 detta: obblighi dell utente e del certificatore. Ora, il comma 2, come si è visto, illustra solo adempimenti e funzioni del certificatore; in questo modo è giocoforza che la rubrica si riferisca agli utenti di cui al comma 1. Oltretutto, ciò è confermato dalla Relazione al dpr 513/97: in questa, peraltro gli unici due esempi che si riportano si riferiscono proprio all utente. La dottrina prevalente sembra optare, comunque, per la via della presunzione iuris tantum. Il Bianca[22] afferma che letteralmente presa, la norma non consentirebbe prova liberatoria: l adozione di tutti i mezzi astrattamente possibili varrebbe sempre a scongiurare il pericolo [23]. Così per la maggior parte della dottrina pur se difficilmente, in quanto comporta sia l onere della prova, sia la prova positiva di aver adottato tutte le misure, vi sarebbe la possibilità di scagionarsi. La via della prova liberatoria per i certificatori (forse l unica) è l aver predisposto tutte le misure6 tecniche ed organizzative idonee allo stato attuale della tecnica. Il giudizio prognostico di responsabilità valuterà ex ante tutte le tecniche note al momento del danno. Ma non solo queste, anche quelle solo astrattamente possibili [24] all epoca (si veda quanto supra detto sull opportunità di predisporre servizi di revoca e sospensione attivi 24 ore su 24). Capitolo V I certificatori nella direttiva 1999/93 CE Dalla Direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 1999 relativa ad un quadro comunitario per le firme elettroniche (G.U. delle Comunità europee L. 13 del 13 dicembre 1999) Considerando: (4) le comunicazioni elettroniche e il commercio elettronico necessitano di firme elettroniche e dei servizi ad esse relativi, atti a consentire l'autenticazione dei dati; la divergenza delle norme in materia di riconoscimento giuridico delle firme elettroniche e di accreditamento dei prestatori di servizi di certificazione negli Stati membri può costituire un grave ostacolo all'uso delle comunicazioni elettroniche e del commercio elettronico; invece, un quadro comunitario chiaro relativo alle condizioni che si applicano alle firme elettroniche rafforzerà la fiducia nelle nuove tecnologie e la loro accettazione generale; la normativa negli Stati membri non dovrebbe essere di ostacolo alla libera circolazione di beni e i servizi nel mercato interno; 10) il mercato interno consente ai prestatori di servizi di certificazione di sviluppare le proprie attività transfrontaliere ai fini di accrescere la competitività e, pertanto, di offrire ai consumatori e alle imprese nuove opportunità di scambiare informazioni ed effettuare negozi per via elettronica in modo sicuro, indipendentemente dalle frontiere; al fine di stimolare la prestazione su scala comunitaria di servizi di certificazione sulle reti aperte, i prestatori di servizi di certificazione dovrebbero essere liberi di fornire i rispettivi servizi senza preventiva autorizzazione; per autorizzazione preventiva non si intende soltanto qualsiasi permesso che il prestatore di servizi interessato deve ottenere dalle autorità nazionali prima di poter fornire i propri servizi di certificazione, ma anche ogni altra misura avente effetto equivalente; (11) i sistemi di accreditamento facoltativo intesi a migliorare il livello di servizio fornito possono offrire ai prestatori di servizi di certificazione il quadro appropriato per l'ulteriore sviluppo dei loro servizi verso i livelli di fiducia, sicurezza e qualità richiesti dall'evoluzione del mercato; tali sistemi dovrebbero incoraggiare lo sviluppo di prassi ottimali tra i prestatori di servizi di certificazione; questi ultimi dovrebbero essere liberi di aderire a tali sistemi di accreditamento e i trarne vantaggio; (12) i servizi di certificazione possono essere forniti o da un'entità pubblica ovvero da una persona giuridica o fisica quando è costituita secondo il diritto nazionale; gli Stati membri non dovrebbero vietare ai prestatori di servizi di certificazione di operare al di fuori dei sistemi di accreditamento facoltativo; si dovrebbe garantire che tali sistemi di accreditamento non riducano la concorrenza nel settore dei servizi di certificazione; (13) gli Stati membri possono decidere come garantire il controllo del rispetto delle disposizioni contenute nella presente direttiva; quest'ultima non esclude l'istituzione di sistemi di controllo basati sul settore privato; la presente direttiva non obbliga i prestatori di servizi di certificazione a chiedere il controllo in base a un qualsiasi sistema d'accreditamento applicabile; (14) è importante raggiungere l'equilibrio tra le esigenze dei consumatori e le esigenze delle imprese. (20) criteri armonizzati relativi agli effetti giuridici delle firme elettroniche manterranno un quadro giuridico coerente in tutta la Comunità; il diritto nazionale stabilisce differenti requisiti per la validità giuridica delle firme autografe; i certificati possono essere usati per confermare l'identità di una persona che ricorre alla firma elettronica; le firme elettroniche avanzate basate su un certificato qualificato mirano ad un più alto livello di sicurezza; le firme elettroniche avanzate basate su un certificato qualificato e create mediante un dispositivo per la creazione di una firma sicura possono essere considerate giuridicamente equivalenti alle firme autografe solo se sono rispettati i requisiti per le firme autografe; (21) al fine di contribuire all'accettazione generale dei metodi di autenticazione elettronici, è7 necessario garantire che le firme elettroniche possano essere utilizzate come prove nei procedimenti giudiziari in tutti gli Stati membri; il riconoscimento giuridico delle firme elettroniche dovrebbe basarsi su criteri oggettivi e non essere connesso ad un'autorizzazione rilasciata al prestatore di servizi di certificazione interessato; il diritto nazionale disciplina la definizione dei campi giuridici in cui possono essere impiegati documenti elettronici e firme elettroniche; la presente direttiva lascia impregiudicata la facoltà degli organi giurisdizionali nazionali di deliberare in merito alla conformità rispetto ai requisiti della presente direttiva e non lede le norme nazionali in materia di libero uso delle prove in giudizio; (22) la responsabilità dei prestatori di servizi di certificazione che forniscono tali servizi al pubblico è disciplinata dal diritto nazionale; Articolo 2 - Definizioni Ai fini della presente direttiva, valgono le seguenti definizioni: 1) "firma elettronica", dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici ed utilizzata come metodo di autenticazione; 2)"firma elettronica avanzata", una firma elettronica che soddisfi i seguenti requisiti: essere connessa in maniera unica al firmatario; essere idonea ad identificare il firmatario; essere creata con mezzi sui quali il firmatario può conservare il proprio controllo esclusivo; essere collegata ai dati cui si riferisce in modo da consentire l'identificazione di ogni successiva modifica di detti dati; 9) "certificato", un attestato elettronico che collega i dati di verifica della firma ad una persona e conferma l'identità di tale persona; 10) "certificato qualificato", un certificato conforme ai requisiti di cui all'allegato I e fornito da un prestatore di servizi di certificazione che soddisfa i requisiti di cui all'allegato II; 13) "accreditamento facoltativo", qualsiasi permesso che stabilisca diritti ed obblighi specifici della fornitura di servizi di certificazione, il quale sia concesso, su richiesta del prestatore di servizi di certificazione interessato, dall'organismo pubblico o privato preposto all'elaborazione e alla sorveglianza del rispetto di tali diritti ed obblighi, fermo restando che il prestatore di servizi di certificazione non è autorizzato ad esercitare i diritti derivanti dal permesso fino a che non abbia ricevuto la decisione da parte dell'organismo. Articolo 3 - Accesso al mercato 1.Gli Stati membri non subordinano ad autorizzazione preventiva la prestazione di servizi di certificazione. 2. Fatto salvo il paragrafo 1, gli Stati membri possono introdurre o conservare sistemi di accreditamento facoltativi volti a fornire servizi di certificazione di livello più elevato. Tutte le condizioni relative a tali sistemi devono essere obiettive, trasparenti, proporzionate e non discriminatorie. Gli Stati membri non possono limitare il numero di prestatori di servizi di certificazione accreditati per motivi che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva. 3. Ciascuno Stato membro provvede affinché venga istituito un sistema appropriato che consenta la supervisione dei prestatori di servizi di certificazione stabiliti nel loro territorio e rilasci al pubblico certificati qualificati. Articolo 4 - Principi del mercato interno 1. Ciascuno Stato membro applica le disposizioni nazionali da esso adottate in base alla presente direttiva ai prestatori di servizi di certificazione stabiliti nel suo territorio e ai servizi da essi forniti. Gli Stati membri non possono limitare la prestazione di servizi di certificazione originati in un altro Stato membro nella materia disciplinata dalla presente direttiva. 2. Gli Stati membri consentono ai prodotti di firma elettronica conformi alla presente direttiva di circolare liberamente nel mercato interno. Articolo 5 - Effetti giuridici delle firme elettroniche 1. Gli Stati membri provvedono a che le firme elettroniche avanzate basate su un certificato qualificato e create mediante un dispositivo per la creazione di una firma sicura:8 posseggano i requisiti legali di una firma in relazione ai dati in forma elettronica così come una firma autografa li possiede per dati cartacei; e siano ammesse come prova in giudizio. 2. Gli Stati membri provvedono affinché una firma elettronica non sia considerata legalmente inefficace e inammissibile come prova in giudizio unicamente a causa del fatto che è - in forma elettronica, o - non basata su un certificato qualificato, o - non basata su un certificato qualificato rilasciato da un prestatore di servizi di certificazione accreditato, ovvero - non creata da un dispositivo per la creazione di una firma sicura. Articolo 6 - Responsabilità 1. Gli Stati membri provvedono almeno a che il prestatore di servizi di certificazione che rilascia al pubblico un certificato come certificato qualificato o che garantisce al pubblico tale certificato, sia responsabile per danni provocati a entità o persone fisiche o giuridiche che facciano ragionevole affidamento su detto certificato: per quanto riguarda l'esattezza di tutte le informazioni contenute nel certificato qualificato a partire dalla data di rilascio e il fatto che esso contenga tutti i dati prescritti per un certificato qualificato, per la garanzia che, al momento del rilascio del certificato, il firmatario identificato nel certificato qualificato detenesse i dati per la creazione della firma corrispondenti ai dati per la verifica della firma riportati o identificati nel certificato, la garanzia che i dati per la creazione della firma e i dati per la verifica della firma possano essere usati in modo complementare, nei casi in cui il fornitore di servizi di certificazione generi entrambi, a meno che il prestatore di servizi di certificazione provi di aver agito senza negligenza. 2. Gli Stati membri provvedono almeno a che il prestatore di servizi di certificazione che rilascia al pubblico un certificato come certificato qualificato sia responsabile, nei confronti di entità o i persone fisiche o giuridiche che facciano ragionevole affidamento sul certificato, dei danni provocati, per la mancata registrazione della revoca del certificato, a meno che provi di aver agito senza negligenza. 3. Gli Stati membri provvedono a che un prestatore di servizi di certificazione possa indicare, in un certificato qualificato, i limiti d'uso di detto certificato, purché tali limiti siano riconoscibili da parte dei terzi. Il prestatore di servizi di certificazione deve essere esentato dalla responsabilità per i danni derivanti dall'uso di un certificato qualificato che ecceda i limiti posti nello stesso. 4. Gli Stati membri provvedono affinché un prestatore di servizi di certificazione abbia la facoltà di indicare nel certificato qualificato un valore limite per i negozi per i quali può essere usato il certificato, purché tali limiti siano riconoscibili da parte dei terzi. Il prestatore di servizi di certificazione non è responsabile dei danni risultanti dal superamento di detto limite massimo. ALLEGATO I Requisiti relativi ai certificati qualificati I certificati qualificati devono includere: l'indicazione che il certificato rilasciato è un certificato qualificato; l'identificazione e lo Stato nel quale è stabilito il prestatore di servizi di certificazione; il nome del firmatario del certificato o uno pseudonimo identificato come tale; l'indicazione di un attributo specifico del firmatario, da includere se pertinente, a seconda dello scopo per cui il certificato è richiesto; i dati per la verifica della firma corrispondenti ai dati per la creazione della firma sotto il controllo del firmatario; un'indicazione dell'inizio e del termine del periodo di validità del certificato; il codice d'identificazione del certificato; la firma elettronica avanzata del prestatore di servizi di certificazione che ha rilasciato il9 certificato; i limiti d'uso del certificato, ove applicabili; e i limiti del valore dei negozi per i quali il certificato può essere usato, ove applicabili. ALLEGATO II Requisiti relativi ai prestatori di servizi di certificazione che rilasciano certificati qualificati I prestatori di servizi di certificazione devono: dimostrare l'affidabilità necessaria per fornire servizi di certificazione; assicurare il funzionamento di un servizio di repertorizzazione puntuale e sicuro e garantire un servizio di revoca sicuro e immediato; assicurare che la data e l'ora di rilascio o i revoca di un certificato possano essere determinate con precisione; verificare con mezzi appropriati, secondo la legislazione nazionale l'identità e, eventualmente, le specifiche caratteristiche della persona cui è rilasciato un certificato qualificato; impiegare personale dotato delle conoscenze specifiche, dell'esperienza e delle qualifiche necessarie per i servizi forniti, in particolare la competenza a livello gestionale, la conoscenza specifica nel settore della tecnologia delle firme elettroniche e la dimestichezza con procedure di sicurezza appropriate; essi devono inoltre applicare procedure e metodi amministrativi e i gestione adeguati e corrispondenti a norme riconosciute; utilizzare sistemi affidabili e prodotti protetti da alterazioni e che garantiscano la sicurezza tecnica e crittografica dei procedimenti di cui sono oggetto; adottare misure contro la contraffazione dei certificati e, nei casi in cui il prestatore di servizi di certificazione generi dati per la creazione di una firma, garantire la riservatezza nel corso della generazione di tali dati; disporre di risorse finanziarie sufficienti ad operare secondo i requisiti previsti dalla direttiva, in particolare per sostenere il rischio di responsabilità per danni, ad esempio stipulando un'apposita assicurazione; tenere una registrazione di tutte le informazioni pertinenti relative ad un certificato qualificato per un adeguato periodo di tempo, in particolare al fine di fornire la prova della certificazione in eventuali procedimenti giudiziari. Tali registrazioni possono essere elettroniche; non conservare né copiare i dati per la creazione della firma della persona cui il prestatore di servizi di certificazione ha fornito i servizi di gestione della chiave; prima di avviare una relazione contrattuale con una persona che richieda un certificato a sostegno della sua firma elettronica, informarla con un mezzo di comunicazione durevole, degli esatti termini e condizioni relative all'uso del certificato, compresa ogni limitazione dell'uso, l'esistenza di un sistema di accreditamento facoltativo e le procedure di reclamo e i risoluzione delle controversie. Dette informazioni, che possono essere trasmesse elettronicamente, devono essere scritte e utilizzare un linguaggio comprensibile. Su richiesta, elementi pertinenti delle informazioni possono essere resi accessibili a terzi che facciano affidamento sul certificato; utilizzare sistemi affidabili per memorizzare i certificati in modo verificabile e far sì che: - soltanto le persone autorizzate possano effettuare inserimenti e modifiche; - l'autenticità delle informazioni sia verificabile, - i certificati siano accessibili alla consultazione del pubblico soltanto nei casi consentiti dal titolare del certificato, - l'operatore possa rendersi conto di qualsiasi modifica tecnica che comprometta i requisiti di sicurezza. Essendo concluso lo spazio a disposizione per questo lavoro, soltanto alcune osservazioni. Come già detto la normativa prevede diversi tipi di certificati. Peraltro i certificatori italiani si stanno già dirigendo in questa direzione. Il sistema dei certificatori qualificati può essere equiparabile a quello della normativa italiana, anche tenendo conto della possibilità della legislazione di dettaglio (per es. ove la normativa comunitaria prevede la necessità di adeguate risorse finanziarie, la normativa nazionale può stabilire il criterio di cui all art.27 dpr comma 3 a).vi sarà dunque una convivenza tra due tipi di certificatore, e 2 tipi di firma. La firma leggera peraltro non può essere discriminata:10 Gli Stati membri provvedono affinché una firma elettronica non sia considerata legalmente inefficace e inammissibile come prova in giudizio unicamente a causa del fatto che è - in forma elettronica, o - non basata su un certificato qualificato, o - non basata su un certificato qualificato rilasciato da un prestatore di servizi di certificazione accreditato, ovvero - non creata da un dispositivo per la creazione di una firma sicura. Il problema di coordinamento nasce dal fatto che se la firma avanzata è tranquillamente equiparabile alla firma digitale e dunque a quella autografa (come dice la stessa direttiva art. 5 par.1), la firma leggera a contrario non è equiparabile alla firma autografa, ma si vuole imporre la sua validità in giudizio (essendo comunque una sottoscrizione avrà efficacia come piena prova) e la piena legalità. L introduzione della firma leggera probabilmente porterà un allontanamento del quisque de populo dall uso firma digitale. Il cittadino comune per l acquisto di beni poco costosi non si serve di alcun tipo di certificato, usando spesso la sola e- mail o dei forms in uso nei siti di ecommerce. Per gli acquisti più importanti, diffiderà del mezzo firma digitale, proprio per la concorrenza della firma leggera, che non ha gli stessi requisiti ma ha praticamente la stessa efficacia probatoria. La cinquantesima pagina è giunta. Così chiudendo, poniamo un ultima attenzione sul fatto che anche la normativa comunitaria prevede per i certificatori (tutti) una responsabilità aggravata, ma solo limitata all inversione dell onere della prova (art.6); la diligenza richiesta negli adempimenti sarà comunque superiore a quella della media in base al disposto dell art.1176 c.2: l impegno professionale deve essere adeguato alla natura dell attività Vedere altro
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 Art. 358
 Art. 359
 art. 27
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 art. 481
 art. 2712
 art. 10
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