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Temi e prospettive dai lavori dell Osservatorio nazionale per l infanzia e l adolescenza
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Marilena Pieri
1 isbn RELAZIONE SULLA CONDIZIONE DELL INFANZIA E DELL ADOLESCENZA IN ITALIA RELAZIONE SULLA CONDIZIONE DELL INFANZIA E DELL ADOLESCENZA IN ITALIA Temi e prospettive dai lavori dell Osservatorio nazionale per l infanzia e l adolescenza Presidenza del consiglio dei ministri Dipartimento per le politiche della famiglia Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali Osservatorio nazionale per l infanzia e l adolescenza Centro nazionale di documentazionee analisi per l infanzia e l adolescenza Istituto degli Innocenti di Firenze2 Indice Premessa ix prima parte QUADRO GENERALE SULLA CONDIZIONE DI BAMBINI E ADOLESCENTI ATTRAVERSO L ANALISI DEGLI INDICATORI DI CONTESTO E DI BENESSERE 1. La condizione e il benessere dell infanzia e dell adolescenza in Italia 3 Focus. I recenti cambiamenti demografici dell Italia 33 Focus. Lo stato di salute di bambini e adolescenti: sovrappeso e obesità nell infanzia e nell adolescenza, un problema che ha raggiunto proporzioni epidemiche 38 Focus. Percorsi educativi e scolastici: l escalation inclusiva (ed esclusiva) della scuola 43 SECONDA PARTE AGGIORNAMENTO NORMATIVO, CON COMMENTO DELLE PRINCIPALI NORME 2. La legislazione nazionale La legislazione regionale 85 Focus. L organizzazione regionale nella materia sanitaria e sociosanitaria 95 Focus. Le leggi regionali sull accoglienza dei bambini fuori famiglia: affidamento e adozione Analisi degli atti regolamentari e delle linee guida regionali 127 Focus. Linee di indirizzo regionali per disciplinare l affidamento familiare e i momenti delicati e importanti nella vita delle famiglie affidatarie 134 Focus. Il sostegno alle responsabilità genitoriali e al reddito 1373 VI Relazione sulla condizione dell infanzia e dell adolescenza in Italia 5. Il processo di attuazione della legge sul Garante dell infanzia, anche con riferimento alle relazioni con le figure di Garante regionale 141 TERZA PARTE APPROFONDIMENTI TEMATICI 6. Esperienze di partecipazione e ascolto Partecipazione e diritti negli ambiti della vita quotidiana: i principali esiti di una ricerca nazionale Ascolto di bambini e adolescenti coinvolti in procedimenti giudiziari Aspetti psicologici nell ascolto giudiziario di bambini e adolescenti Relazioni intergenerazionali e trasmissione dei valori nel contesto familiare e sociale Minori stranieri non accompagnati Sintesi dei principali risultati della rilevazione Anci I dati sul fenomeno La povertà minorile Le adozioni nazionali La prima infanzia: progetti ed esperienze L impatto del Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi educativi per la prima infanzia sul sistema integrato dei servizi educativi per i bambini e le famiglie Pratiche innovative nei servizi educativi per la prima infanzia Accoglienza dei bambini disabili. Accogliere le disabilità e i bisogni educativi speciali nei servizi educativi per la prima infanzia: sfide da assumere e competenze da acquisire 2844 Indice VII 11.4 Bambini e genitori di origine straniera nei servizi per la prima infanzia. Analisi dei processi educativi e linee di intervento Il lavoro con le famiglie La programmazione regionale delle politiche per i bambini e gli adolescenti 309 Riferimenti bibliografici 3315 6 Premessa La legge 23 dicembre 1997, n. 451, Istituzione della Commissione parlamentare per l infanzia e dell Osservatorio nazionale per l infanzia, richiede che con cadenza biennale sia redatta una Relazione sulla condizione dell infanzia e dell adolescenza in Italia, avvalendosi della funzione di indirizzo dell Osservatorio nazionale, nonché dell apporto tecnico scientifico del Centro nazionale di documentazione per l infanzia e l adolescenza. La predisposizione della Relazione risponde anche agli obblighi di verifica circa le condizioni di vita dei bambini e degli adolescenti e l attuazione dei relativi diritti, che l Italia deve assolvere nel rispetto della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176, Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo. Una caratteristica della Relazione è quella di dedicare particolare attenzione a fenomeni nuovi o che tornano ad assumere valore di priorità nell universo dell infanzia e dell adolescenza. Per questo motivo la Relazione non è una rassegna completa ed esaustiva di tutti i complessi aspetti della condizione dei cittadini di età minore; piuttosto essa offre alcune riflessioni su quelle che si pongono come questioni aperte, proponendo, ove possibile, ipotesi di lavoro per superare le principali difficoltà. Le riflessioni ospitate nella presente Relazione danno centralità al soggetto bambino, descritto nei suoi processi di crescita, nei suoi luoghi di esperienza, in quanto cittadino destinatario di politiche e programmi di intervento e soggetto esposto a differenti vulnerabilità nelle condizioni di vita. Il lavoro si pone in continuità con i rapporti precedenti e mira ad aggiornare l ultima edizione della Relazione. L arco temporale qui considerato riguarda gli anni , ma in realtà, come sempre accade per dare continuità alle analisi e agli scenari di sfondo degli approfondimenti, alcuni contributi spostano un po più avanti o un po più indietro l orizzonte di riferimento. Ulteriore cornice generale della Relazione è il Terzo Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, che è lo strumento di attuazione e di implementazione della Convenzione Onu, un programma di lavoro ratificato al più alto livello, che rappresenta l esito del confronto tra le istituzioni centrali dello Stato, le regioni, gli enti locali, le formazioni sociali e tutti gli altri attori impegnati nella promozione del benessere dei bambini e dei ragazzi. In particolare i temi prioritari individuati nel Piano hanno costituito la traccia per l individuazione dei contenuti della Relazione. Infine, se l ultima Relazione aveva dato conto dei lavori scaturiti in sede di Osservatorio nazionale per l infanzia e l adolescenza nel quadro delle attività per la stesura del Terzo Piano di azione, la presente edizione torna invece a centrare l attenzione sulla fenomenologia della vita di bambini e adolescenti attraverso un percorso multitematico che ha visto il contributo di numerosi esperti del settore.7 X Relazione sulla condizione dell infanzia e dell adolescenza in Italia La prima sezione ricostruisce un quadro generale sulla condizione di bambini e adolescenti attraverso l analisi degli indicatori di contesto e di benessere che è possibile derivare dalle statistiche disponibili. Il contributo è poi arricchito da alcuni focus tematici dedicati rispettivamente ai processi demografici in corso alla salute e all istruzione. La seconda sezione contiene un aggiornamento del quadro normativo e di indirizzo a livello nazionale e regionale. L esame è stato realizzato ripartendo l analisi sulla base delle aree tematiche indicate dalle Linee guida del Comitato Onu per la redazione dei rapporti governativi periodici, che individuano alcune macroaree sotto cui sono raggruppati i principi e i diritti sanciti della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo. In particolare, tenendo conto dei contenuti della normativa emanata nel periodo di riferimento, l analisi si articola sulle seguenti aree di approfondimento: principi generali; ambiente familiare e assistenza alternativa; salute e servizi di base; attività educative, culturali e di svago; misure speciali di protezione. Infine, in considerazione delle novità avvenute nel periodo, si propone un focus dedicato a un tema che è trasversale al livello nazionale e a quello regionale di analisi, ovverosia la relazione tra la figura del Garante nazionale e le figure di Garante regionale attualmente esistenti in Italia. La terza sezione contiene invece alcuni approfondimenti su temi di grande rilevanza attuale. La prima parte è dedicata a una riflessione sulle esperienze di partecipazione e ascolto di bambini e adolescenti, a partire, da un lato, dai risultati dell indagine nazionale sulla partecipazione dei preadolescenti e degli adolescenti alla vita familiare, scolastica, associativa e sociale nei loro contesti di vita quotidiana, quindi lungo la dimensione del benessere; e, dall altro, da come l esperienza dell ascolto dei bambini e dei ragazzi si declina, in base alla normativa vigente, nelle situazioni di tutela o di protezione in quanto si tratta di bambini vittime di violenze. Una particolare attenzione è quindi destinata a comprendere come avviene l ascolto di bambini e ragazzi nelle procedure civili e di tutela, evidenziando esperienze significative, per esempio i protocolli per l ascolto di bambini e adolescenti adottati in anni recenti da alcune sedi di tribunale per disciplinare l ascolto in sede civile e minorile anche alla luce delle recenti Linee guida per una giustizia a misura di bambino adottate dal Comitato dei ministri del Consiglio d Europa il 17 novembre La riflessione sugli aspetti dell ascolto di bambini e adolescenti in ambito giudiziario offre l occasione di prendere in considerazione alcuni possibili e sottovalutati antecedenti al diretto coinvolgimento degli stessi nei procedimenti giudiziari e alle conseguenze, positive e negative, che da questo possono loro derivarne. Un altro tema sviluppato nella terza sezione è il rapporto tra generazioni in una prospettiva di tipo sociologico che integra l analisi dei dati demografici collocata nella prima parte della Relazione. Il contributo si sofferma su questioni emergenti, ovvero l attenzione alla dimensione creativa e allo scambio tra generazioni poiché8 Premessa XI il tipo di rapporto che si instaura tra esse è un indicatore del benessere della società e più specificatamente del buon funzionamento delle famiglie. Da questo punto di vista è interessante, infatti, cogliere il passaggio e la trasmissione dei valori e dei patrimoni da una generazione all altra, specialmente oggi che sembra mancare la fiducia da parte dei genitori nelle proprie capacità educative. La presenza crescente del fenomeno dei minori stranieri non accompagnati che giungono nel nostro Paese ha suggerito poi di dedicare uno spazio al tema anche in questa edizione della Relazione. Le peculiarità che il fenomeno ha assunto nel corso del tempo pongono infatti una serie di domande pressanti alle istituzioni e al sistema dei servizi, cui spettano i compiti di accoglienza e inclusione sociale. La presenza di questi minori assume caratteristiche diversificate a seconda dei contesti territoriali in assenza di procedure standardizzate a livello nazionale e di un adeguato raccordo tra le istituzioni competenti: il contributo illustra quindi un progetto dell Associazione nazionale comuni di Italia che ha cercato di creare una cornice unitaria di confronto e integrazione delle varie prassi per iniziare a offrire una risposta di sistema. In Europa e in Italia i minori hanno un rischio di povertà più elevato del resto della popolazione. Il crescente interesse e dibattito sul tema della povertà minorile ha posto la necessità di provare a dare una lettura più complessa e articolata che pone l accento sulla multidimensionalità del fenomeno. L ampiezza del fenomeno e la sua dinamica richiedono politiche riferite sia alla dimensione economica sia a quella sociale e individuale. In quest ottica si sviluppa il contributo tematico che descrive le caratteristiche della povertà minorile in Italia; i rischi di esclusione sociale collegati a differenti gradi di accesso a servizi, beni e risorse; le manifestazioni del disagio collegate alla dispersione scolastica e al lavoro minorile; una riflessione sulle attuali politiche di contrasto alla povertà dei minori. Un approfondimento è poi dedicato al tema dell adozione nazionale e sui risultati di una prima ricerca pilota che ha coinvolto due sedi di tribunale per i minorenni (Firenze e Bari). L indagine si basa sui dati estratti dal sistema Sicam in relazione ai casi iscritti nel registro dei minori in stato di presunto abbandono nell anno 2007, per seguirne l iter di tutela e gli esiti nel corso del tempo. Purtroppo i dati disponibili sull adozione nazionale sono frammentati e lacunosi, e non permettono di conoscerne adeguatamente le caratteristiche e, ancor più importante, il benessere di questi bambini e i processi di adattamento nel percorso adottivo. La Relazione si occupa poi dell area della prima infanzia presentando i risultati del monitoraggio del Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socioeducativi per la prima infanzia, con la presentazione dei risultati quantitativi del Piano, dello sviluppo territoriale dei servizi, della disponibilità di posti nido e la descrizione di alcune pratiche innovative con specifico riferimento a: le nuove linee pedagogiche di sperimentazione e sviluppo che valorizzano la competenza dei bambini all interno di contesti educativi di qualità; l accoglienza di bambini disabili all interno dei servizi educativi, con l illustrazione di esperienze significative e l identificazione degli aspetti di criticità e di forza dell attuale sistema dei servizi; l accoglienza di bambini e famiglie stranieri, con una riflessione sui processi di cambiamento messi in moto dalla loro maggiore presenza e l identificazione di possibili linee di9 XII Relazione sulla condizione dell infanzia e dell adolescenza in Italia azione e sviluppo per favorire percorsi di integrazione e inclusione sociale; i luoghi educativi per la prima infanzia come opportunità per l incontro con le famiglie normali e vulnerabili e di sostegno alla relazione bambino-genitore. Infine, il documento si chiude con l esame della programmazione regionale per individuare quali siano le caratteristiche e le tendenze attuali delle politiche regionali e locali sui temi dell infanzia e dell adolescenza, quale approccio alla conoscenza della condizione di bambini e adolescenti che tiene conto anche delle specificità territoriali determinate dal quadro costituzionale di competenze tra Stato e regioni.10 Prima parte Quadro generale sulla condizione di bambini e adolescenti attraverso l analisi degli indicatori di contesto e di benessere11 12 1. La condizione e il benessere dell infanzia e dell adolescenza in Italia Introduzione Come stanno i bambini e gli adolescenti in Italia? Quali sono le loro condizioni di vita? E quale la percezione che essi hanno della qualità del loro vivere quotidiano? Attraverso le indicazioni che emergono dai principali dati e indicatori a disposizione proveremo in questo contributo, seppure in sintesi, a fornire alcuni elementi oggettivi per la valutazione del benessere dei più giovani cittadini del nostro Paese. Laddove possibile, la strategia di analisi segue un duplice filone, privilegiando da una parte e prioritariamente il raffronto e l evoluzione temporale dei fenomeni con la valutazione delle serie storiche dei dati, così da apprezzare eventuali miglioramenti o peggioramenti nelle condizioni di vita, dall altra proponendo un confronto spaziale articolato in relazione alle differenze territoriali e alla distanza tra ciò che si registra in Italia e ciò che si registra negli altri Paesi europei. Lo schema espositivo attinge a quanto proposto dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza in un recente volume (Belotti, Moretti, 2011) che fa proprio, e riflette a livello italiano, l ampio dibattito internazionale sulla misurazione del benessere e sulla valutazione della qualità e delle condizioni di vita dell infanzia e dell adolescenza. In questa scia di studio le dimensioni di senso che saranno prese in considerazione con l obiettivo di fornire in una griglia interpretativa condivisa una panoramica ragionata dei principali dati a disposizione riguardano: la struttura sociale; le relazioni e i legami; la deprivazione materiale e culturale; il benessere soggettivo; la partecipazione sociale; la salute; l inclusione scolastica; la sicurezza, il rischio e il pericolo; la diffusione e l uso dei servizi. La struttura sociale Assumendo uno sguardo d insieme e una visione prospettica sulle generazioni, l Italia può senz altro essere definita un Paese a demografia debole, in cui i bambini e gli adolescenti sono per lo più spettatori, se non proprio vittime, di tale debolezza. I conclamati squilibri tra generazioni certificano la rarefazione e la perdita di peso demografico dei più giovani cittadini del Paese, che implicano di per sé non trascurabili rischi sulla capacità di tenuta e di crescita del sistema Paese, sull equità del sistema di welfare, sulle opportunità di sviluppo e crescita armoniosa di bambini e adolescenti in un contesto di vita marcatamente adulto in cui si cresce e ci si confronta sempre meno con fratelli, cugini, pari età, e in cui lo spazio condiviso con i coetanei è sempre più circoscritto in orari e luoghi prestabiliti. Al 1 gennaio 2012 i bambini e gli adolescenti residenti in Italia risultano , e sono in parte significativa figli della blanda ma progressiva ripresa13 4 Prima parte. Quadro generale della natalità verificatasi dal 1995 anno che ha fatto segnare il minimo storico delle nascite in Italia ( ). I più recenti dati sulla natalità non inducono però all ottimismo: le nascite del 2010 e del 2011 segnalano infatti il transito del Paese in una nuova fase di depressione, con una contrazione nel biennio di oltre 20mila nati. In una prospettiva di lungo periodo, la bassa fecondità intesa attorno al livello cosiddetto di rimpiazzo (2,1 figli per donna) è una condizione su cui tendono a convergere tutte le aree del mondo, se, come sembra ipotizzabile, la crescita della popolazione mondiale si annullerà verso la fine del secolo in corso; ma la peculiarità italiana con pochi altri Paesi europei sta nel livello persistentemente basso della fecondità. In questa specifica fase storica, le coppie residenti nel nostro Paese sembrano sostenere un costo nel mettere al mondo e allevare i figli più elevato che altrove, un costo che intreccia numerose e complesse componenti non facilmente riducibili, che non affondano le proprie radici esclusivamente in un terreno puramente economico, ma che chiamano in causa anche motivazioni e fattori sociali, culturali e psicologici. In contemporanea al persistere della bassa fecondità, il costante aumento della speranza di vita il nostro è tra i Paesi più longevi al mondo ha comportato uno squilibrio strutturale tra generazioni con un sostanziale rovesciamento della piramide delle età. Da una parte infatti l Italia vanta il triste primato di essere stato il primo Paese in cui il numero di persone di 65 e più anni ha sopravanzato il numero di bambini di 0-14 anni nel 2012 l indice di vecchiaia ha raggiunto il valore di 150,2, dall altra l incidenza di minorenni residenti sul totale della popolazione residente mostra negli anni una costante riduzione, passando dal 18,1% del complesso dei residenti nel 1996 al 16,8% nel 2012, che, solo per esemplificare, con una riduzione secca di oltre 70mila unità nel breve volgere di poco più di un quindicennio, corrisponde alla scomparsa di un intera città di medie dimensioni abitata solo da bambini e adolescenti. Grafico 1 - Percentuale di minorenni residenti sul totale della popolazione residente. Anni ,0 19,5 19,0 18,5 18,0 17,5 17,0 16,5 16,0 15,5 15,0 18,1 17,9 17,7 17,6 17,5 17,3 17,3 17,2 17,1 17,1 17,1 17,1 17,0 17,0 16,9 16,9 16, Fonte: Istat,14 1. La condizione e il benessere dell infanzia e dell adolescenza in Italia 5 La contrazione dei contingenti di bambini e adolescenti, in questo stesso arco temporale, si riscontra senza soluzione di continuità da Nord a Sud, in ogni area del Paese, seppure con intensità diverse. Le linee di tendenza regionali al riguardo sono state del tutto omogenee e convergenti, e le differenze che pur sussistono da regione a regione sono riconducibili ai diversi punti di partenza e ai diversi tassi di velocità della riduzione. In anni più recenti, le variazioni dell incidenza di popolazione minorile che procedono territorialmente a macchia di leopardo collocano l Italia tra i fanalini di coda d Europa, in cui si riscontra mediamente un incidenza superiore al 19%. E il futuro non fa presagire di meglio. Le più aggiornate previsioni demografiche prospettano cupi scenari: si assisterà infatti a un graduale invecchiamento della popolazione l età media passerà da 43,5 anni nel 2011 fino a un massimo di 49,8 anni nel 2059 e a un ulteriore rarefazione dei contingenti di popolazione minorile i residenti fino a 14 anni di età, oggi pari al 14% del totale, mostreranno un trend lievemente decrescente fino al 2037, anno nel quale raggiungeranno un valore minimo pari al 12,4%, con una conseguente trasformazione della struttura per età della popolazione che avrà un marcato effetto sui rapporti intergenerazionali. Si annunciano dunque mutamenti destinati ad acuire le questioni aperte e i problemi del presente. Relazioni e legami I bambini e gli adolescenti italiani vivono in famiglie che hanno attraversato grandi trasformazioni. Negli ultimi decenni, numericamente parlando, se la popolazione italiana è pressoché ferma, la famiglia italiana non ha fatto altro che correre in quarant anni la popolazione è cresciuta del 10,4% mentre le famiglie del 47,7%, a una velocità quasi cinque volte superiore a quella della popolazione. Nel lievitare della famiglia italiana è insita una profonda trasformazione del suo profilo e della sua composizione. La trasformazione è contraddistinta da processi di nuclearizzazione ossia un progressivo ridursi delle forme familiari estese e plurinucleari, di denuclearizzazione ovvero il venir meno dello stesso nucleo, laddove si vive soli e di polverizzazione all aumento del numero di famiglie corrisponde una drastica diminuzione del numero medio di componenti della famiglia attualmente attestato sul valore di 2,5: erano 3 agli inizi degli anni Novanta. Tra le forme familiari, macroscopica ad esempio è la crescita delle famiglie costituite da una persona sola, che nel 2009 passano a rappresentare il 28% delle famiglie italiane. Tra il 1998 e il 2009, se restringiamo poi il campo dalle famiglie ai nuclei familiari che per come definiti 1 paradossalmente risultano più aderenti al concetto di famiglia comunemente inteso emerge che ogni 100 nuclei familiari diminuiscono fortemente le coppie con figli (-8%), che pur rimangono prevalenti e in cui domina il modello del figlio unico, mentre crescono senza soluzione di continuità le coppie senza figli (+11%) e ancor più le famiglie monogenitoriali (+22%). 1 L Istat considera nucleo familiare una coppia, con o senza figli, o un solo genitore ma con figli, diversamente dalla famiglia che può essere composta anche di una sola persona (genitore senza figli, vedovo/a o single propriamente detto).15 6 Prima parte. Quadro generale Crescono contestualmente, sebbene su valori di incidenza più ridotti, alcune nuove forme familiari quali le famiglie ricostituite che passano dal 4,8% dei nuclei familiari del 2003 al 6,1% del 2009 e le coppie non coniugate che passano dal 3,9 del 2003 al 5,5% del 2009, mentre diminuisce l incidenza delle famiglie estese, ovvero di quelle famiglie composte da due o più nuclei o da un nucleo familiare con altre persone aggregate che passano dal 5,3% del 2003 al 4,6% del I mutamenti morfologici della famiglia italiana non implicano di per sé un peggioramento delle relazioni e dei legami familiari, ma certamente un loro riposizionamento alla ricerca di nuovi equilibri. Interpellati in merito ai rapporti con i propri familiari, infatti, i 14-17enni si professano in larghissima parte molto o abbastanza soddisfatti (grafico 2). Grafico 2 - Percentuale di 14-17enni che considerano molto o abbastanza soddisfacenti i rapporti con i familiari. Anni ,0 90,0 88,3 88,1 88,6 90,5 92,3 90,0 90,9 90,1 90,2 90,3 91,0 91,6 80,0 70,0 60,0 50,0 40,0 30,0 20,0 10,0 0, Fonte: Istat, Indagine multiscopo sulle famiglie Aspetti della vita quotidiana. Se mediamente 9 bambini su 10 in Italia esprimono soddisfazione per le relazioni e i legami che intrattengono con i propri familiari, più complesso è il profilo emergente dei livelli di comunicazione figli/genitori. In particolare, riguardo alla regolarità con cui gli 11enni e i 15enni, distinti per genere, parlano con i propri genitori, le ultime misurazioni a disposizione che non mostrano sostanziali divergenze nel tempo fanno emergere alcuni tratti distintivi di queste relazioni: il dialogo con i propri genitori si fa meno intenso passando dalla preadolescenza all adolescenza; le bambine mostrano a prescindere dall età una significativa maggiore regolarità di dialogo con le madri rispetto ai padri, mentre per i bambini non si riscontra differenza nella misura con cui parlano con entrambi i propri genitori. Nel contesto europeo i bambini italiani di anni segnano il passo rispetto a gran parte dei coetanei: ad esempio l incidenza di quanti dichiarano di avere facilità a parlare16 1. La condizione e il benessere dell infanzia e dell adolescenza in Italia 7 con la propria mamma è pari al 80%, ben lontana da quanto dichiarato nei Paesi Bassi, in Slovenia e Romania, in cui si riscontrano incidenze superiori al 90%. Sempre nell ambito delle relazioni familiari risulta interessante valutare alcuni aspetti dell impatto di separazioni e divorzi sulla vita di bambini e adolescenti. La crescita vertiginosa dei fenomeni di separazione e di divorzio nel nostro Paese nel 2011 si contano nuove separazioni e nuovi divorzi (erano rispettivamente e nel 1996), che testimonia della sempre maggiore instabilità delle unioni matrimoniali, ha infatti una forte ripercussione in termini di coinvolgimento di figli minorenni. Le separazioni con figli minorenni affidati riguarda stabilmente nel tempo almeno una separazione su due: erano poco meno del 50% agli inizi del nuovo secolo, sono poco più del 50% alla fine del suo primo decennio. L analoga incidenza di separazioni con più di un figlio minore affidato passa dal 19% al 24%. Contemporaneamente i divorzi con figli minorenni affidati passano dal 36% al 38%, e l incidenza di divorzi con più di un figlio minore affidato passa dal 9% all 11%. Nel 2011, i bambini e gli adolescenti che risultano coinvolti nelle separazioni e nei divorzi, per i quali è disposto un affidamento, sono rispettivamente e Grafico 3 - Figli affidati nelle separazioni e nei divorzi per enni residenti. Anni ,0 6,0 6,0 6,3 6,5 6,4 6,3 6,6 6,5 6,1 6,4 6,6 5,0 4,0 5,1 5,7 3,0 2,0 1,0 1,7 1,8 2,0 2,1 2,1 2,2 2,4 2,5 2,6 2,5 2,5 2,5 0, Figli affidati nelle separazioni per minori residenti Figli affidati nei divorzi per minori residenti Fonte: Istat, Sistema informativo territoriale della giustizia. Se si considera dunque la cifra di diffusione del fenomeno nel periodo considerato oltre 850mila bambini e ragazzi hanno vissuto questa esperienza è facilmente intuibile l importanza che riveste il tema della tenuta e del mutamento delle relazioni e dei legami familiari per questi bambini. Storicamente i figli sono stati di preferenza affidati alla madre sia nelle separazioni sia nei divorzi, e questa propensione è stata tanto più forte quanto più piccolo era il bambino. Va però evidenziata nel corso degli ultimi anni la tendenza a una drastica riduzione di questa17 8 Prima parte. Quadro generale tipologia di affidamento esclusivo per favorire modalità di maggiore condivisione e partecipazione tra genitori. La tipologia che è andata progressivamente lievitando è l affidamento congiunto e/o alternato. Convertito in tempi più recenti nell affidamento condiviso, a seguito dell introduzione della legge 8 febbraio 2006, n. 54, Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli, ha conosciuto un rinnovato e ancor più intenso impulso di crescita. Grafico 4 - Percentuale di figli minorenni con affidamento congiunto e/o alternato (condiviso dal 2006) nelle separazioni e nei divorzi. Anni ,0 90,0 80,0 70,0 60,0 50,0 40,0 30,0 20,0 10,0 0,0 15,4 28,0 10,5 11,9 12,7 8,0 10,2 1,9 2,8 3,9 4,0 9,4 8,8 9,8 10,0 11,6 2,2 2,2 2,4 6, % figli minori con affidamento congiunto e/o alternato (condiviso dal 2006) nelle separazioni % figli minori con affidamento congiunto e/o alternato (condiviso dal 2006) nei divorzi 38,8 72,1 49,9 78,8 62,1 86,2 68,5 89,8 90,3 73,8 75,6 Fonte: Istat, Sistema informativo territoriale della giustizia. Altre situazioni familiari risultano caratterizzate, diversamente, da relazioni e rapporti apertamente disfunzionali, che implicano misure di allontanamento e di protezione del bambino dal nucleo familiare di origine. Nel merito gli indicatori disponibili derivano dal resoconto delle attività ordinarie dei tribunali per i minorenni e forniscono la misura dei provvedimenti emessi nell anno. Si tratta nel dettaglio dei provvedimenti urgenti a protezione del minore, dei provvedimenti di allontanamento del minore dalla residenza familiare, della limitazione e della decadenza della potestà genitoriale. Il trend delineato dalla serie storica degli indicatori fa emergere una tendenza inversa tra i provvedimenti urgenti a protezione del minore e i provvedimenti di allontanamento del minore dalla residenza familiare, da una parte, e la limitazione e la decadenza della potestà genitoriale, dall altra. Tra il 2001 e il 2007, i primi due indicatori menzionati fanno segnare rispettivamente una riduzione del 23% e del 62%, mentre nello stesso arco temporale la limitazione della potestà conosce un incremento del 26% e la decadenza un incremento del 72%. Ma certamente l indicatore più interessante riguarda gli allontanamenti derivanti, diversamente dai dati sin qui visionati, dai sistemi di raccolta dati di regioni18 1. La condizione e il benessere dell infanzia e dell adolescenza in Italia 9 e province autonome e dalle più recenti attività di ricerca del Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza intesi come cumulo degli affidamenti familiari e dei minorenni accolti nei servizi residenziali, in relazione alla popolazione minorile residente. È questo un indicatore di diversa natura rispetto ai precedenti perché non fornisce una misura annua dei provvedimenti emessi, ma segnala una prevalenza del fenomeno a un dato momento. Grafico 5 - Provvedimenti a favore dei minorenni emessi dal tribunale per i minorenni per enni residenti. Anni ,0 140,0 120,0 100,0 80,0 60,0 107,4 106,7 94,0 97,4 115,4 114,6 103,2 95,6 123,7 72,2 133,1 136,4 65,7 72,1 40,0 20,0 0,0 18,2 15,9 14,8 16,7 17,9 20,6 17,0 5,9 5,3 9,9 12,1 13,2 9,4 6, Limitazione della potestà genitoriale per minorenni residenti Provvedimenti urgenti a protezione del minore per minorenni residenti Decadenza della potestà genitoriale per minorenni residenti Provvedimenti di allontanamento del minorenne dalla residenza familiare per minorenni residenti Fonte: Istat, Sistema informativo territoriale della giustizia. Grafico 6 - Bambini e ragazzi in affidamento familiare e in comunità residenziale al 31 dicembre degli anni 1999, 2005, 2007, 2008, 2010 per minorenni residenti 35,0 30,0 25,0 24,4 26,8 32,0 30,0 28,6 20,0 15,0 10,0 5,0 0, Fonte: Centro nazionale di documentazione e analisi per l infanzia e l adolescenza.19 10 Prima parte. Quadro generale Il trend di crescita degli allontanamenti riscontrabile tra le prime due misurazioni e le successive è dovuto in misura preponderante alla crescita dell affidamento familiare in una situazione di stabilità del dato riferito ai minorenni accolti nei servizi residenziali a fine anno si contano mediamente 3 bambini e adolescenti che vivono fuori dalla propria famiglia di origine ogni minorenni residenti. I rapporti e le relazioni significative per i bambini e gli adolescenti non si esauriscono nell ambito della cerchia familiare, ma si arricchiscono dello scambio e della frequentazione con i propri pari età. Come già sottolineato in precedenza, la rarefazione numerica dei bambini impatta sui modi e le opportunità di vivere l infanzia e l adolescenza. Traducendo il concetto in termini molto pratici e concreti, si evidenzia ad esempio una tendenza alla riduzione, soprattutto negli ultimissimi anni, di bambini e adolescenti che frequentano tutti i giorni i propri amici, pur rimanendo tale quota maggioritaria tra i bambini e gli adolescenti italiani. Tra questi, i maschi mostrano incidenze di frequentazione assidua degli amici mediamente superiori alle loro coetanee di 4-5 punti percentuali (grafico 7). Grafico 7 - Percentuale di 6-17enni che frequentano tutti i giorni gli amici. Anni ,0 60,0 66,4 68,5 68,4 68,2 64,6 61,3 57,9 57,6 57,3 56,6 50,0 40,0 30,0 20,0 10,0 0, Fonte: Istat, Indagine multiscopo sulle famiglie Aspetti della vita quotidiana. Su una diversa fascia d età ( anni) e nel contesto europeo, gli adolescenti italiani mostrano un ritardo considerevole nella frequentazione degli amici, con un incidenza del 20% di quanti li incontrano per quattro o più sere alla settimana a fronte di valori compresi tra il 40-50% in Irlanda, Lettonia e Slovacchia. Il diradarsi delle occasioni di incontro con i pari età nulla sembra implicare sulla qualità delle stesse e dunque sulla soddisfazione espressa dai ragazzi. Poco meno della metà degli adolescenti di anni senza alcuna sostanziale differenza di genere, e in proporzione tendenzialmente crescente nel periodo preso in esame, si dichiara molto soddisfatto delle relazioni che intrattiene con gli amici,20 1. La condizione e il benessere dell infanzia e dell adolescenza in Italia 11 incidenza che sale e interessa 9 bambini su 10 se si includono i giudizi molto o abbastanza soddisfacenti. Grafico 8 - Percentuale di 14-17enni che considerano molto o abbastanza soddisfacenti le relazioni con gli amici. Anni ,0 90,0 89,2 89,1 89,7 91,2 92,6 92,1 92,1 90,4 91,2 90,1 92,7 85,0 80,0 75,0 70,0 65, Fonte: Istat, Indagine multiscopo sulle famiglie Aspetti della vita quotidiana. Deprivazione materiale e culturale Nel 2011 i bambini e gli adolescenti in povertà relativa sono , il 17,6% del totale dei minorenni quasi il 70%, , risiede nel Sud, mentre quelli in povertà assoluta ammontano a , il 7,1% del totale dei minorenni di cui risiedono al Sud. In un quadro di sostanziale stabilità del fenomeno, entrambe le misure di povertà dei minorenni risultano in sensibile crescita negli ultimi quattro anni (nel 2007 la povertà relativa riguardava il 16,2% dei minorenni e la povertà assoluta il 4,7%). Ai nostri fini ciò che risulta più significativo è che a parità di componenti della famiglia la presenza di figli minorenni fa aumentare fortemente le incidenze di povertà, cosicché la massima incidenza di povertà relativa riscontrabile nel nostro Paese si registra tra le coppie con 3 o più figli minorenni (30,5%) dato in fortissimo aumento nell ultimo anno. Tra le famiglie con figli minorenni il rischio di povertà schizza letteralmente verso l alto con l arrivo del secondo figlio. Se le famiglie con figlio unico hanno un incidenza di povertà dell 11,6%, dunque in linea con la media delle famiglie italiane complessivamente considerate, le famiglie con due figli hanno un incidenza di povertà ben più alta e pari al 17,7%. Ormai da lungo tempo, come si evince dai livelli delle serie storiche degli indicatori, il passaggio da un figlio a quello successivo rappresenta un ineludibile fattore di rischio per la povertà delle coppie, fattore sul quale sarebbe necessario adoperarsi avendo mostrato una chiara tendenza ad acuirsi nel tempo. Vedere altro
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