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SED LEX. Dossier n Le condizioni per l esercizio della professione - PDF
SED LEX. Dossier n Le condizioni per l esercizio della professione
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1 SED LEX Dossier n Le condizioni per l esercizio della professione 1. L iscrizione agli albi Gli albi professionali e gli elenchi annessi...4 Requisiti per l iscrizione nell albo degli avvocati...4 Requisiti per l iscrizione nel registro speciale dei praticanti avvocati...7 Requisiti per l iscrizione nell elenco annesso al registro speciale dei praticanti avvocati ammessi al patrocinio Procedura di iscrizione Rigetto della domanda di iscrizione Revoca e cancellazione dall albo professionale...12 Casi di cancellazione dall albo professionale...12 Il procedimento di cancellazione dall albo professionale La reiscrizione nell albo professionale Riferimenti giurisprudenziali...15 L iscrizione agli albi Cause di incompatibilità e ammissibilità di iscrizione ad albo speciale...15 Requisiti per l iscrizione nell albo degli avvocati e nel registro speciale dei praticanti avvocati...18 Rigetto della domanda di iscrizione...21 Revoca e cancellazione dall albo professionale...21 Dossier Sed Lex anno 1, n.2 luglio 2010 Editore Zadig via Calzecchi 10, Milano Direttore: Pietro Dri - Redazione: Nicoletta Scarpa tel.: fax: Autore dossier: Katia Scarpa2 L iscrizione agli albi Secondo quanto dispone l art.2299/1 e 2 comma cod. civ. La legge determina le professioni intellettuali per l esercizio delle quali è necessaria l iscrizione in appositi albi o elenchi. L accertamento dei requisiti per l'iscrizione negli albi o negli elenchi, la tenuta dei medesimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono demandati alle associazioni professionali sotto la vigilanza dello Stato, salvo che la legge disponga diversa - mente. L art.1 del R.D.L. 27 novembre 1933, n.1578 (conv. nella legge n.36) prescrive poi che Nessuno può assumere il titolo né esercitare le funzioni di avvocato se non è iscritto nell albo professionale. Per poter esercitare l attività professionale di avvocato, dunque, è necessaria l iscrizione nell apposito albo, costituito presso ogni circoscrizione di Tribunale (cfr. art.16 R.D.L , n in G.U , n. 281) Presupposto dell iscrizione è la sussistenza dei requisiti previsti dall art.17 del menzionato R.D.L n.1578, fra i quali, essenziali sono lo svolgimento della pratica professionale ed il superamento dell esame di abilitazione all esercizio della professione. All albo possono essere iscritti solo coloro i quali esercitano effettivamente l attività. In via eccezionale, poi, gli artt.26, 30 e 34 del Regio decreto legge , n.1578 prevedono casi particolari di iscrizione di diritto nell albo professionale per i quali i menzionati requisiti non sono essenziali. L accertamento dell esistenza dei requisiti per l iscrizione e la tenuta dell albo professionale sono demandati al Consiglio dell Ordine (C.d.O.) degli avvocati, istituito presso ogni circoscrizione di Tribunale. L art.16 R.D.L , n precisa, al riguardo, che Il Consiglio dell'ordine degli avvocati [e dei procuratori] procede al principio di ogni anno alla revisione degli albi ed alle occorrenti variazioni, osservate per le cancellazioni le relative norme. La cancellazione è sempre ordinata qualora la revisione accerti il difetto dei titoli e requisiti in base ai quali fu disposta l'iscrizione, salvo che questa non sia stata eseguita o conservata per effetto di una decisione giurisdizionale concernente i titoli o i requisiti predetti. ( omissis) Gli albi riveduti debbono, a cura del Consiglio, essere comunicati al Ministro di grazia e giustizia, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale ed ai capi della Corte d'appello e dei Tribunali del distretto ed essere affissi nelle sale di udienza della Corte, dei Tribunali e delle Preture del distretto medesimo per mezzo di ufficiale giudiziario. Il Consiglio dell'ordine, inoltre, mantiene aggiornato il registro dei praticanti, annotando in esso coloro che, avendo prestato il giuramento a norma dell'art. 8, sono ammessi all'esercizio del patrocinio davanti alle Preture. ( omissis). Il successivo art.19, inoltre, stabilisce che: - Nel mese di ottobre di ogni anno il Consiglio dell Ordine degli avvocati tenuto conto del numero degli iscritti, delle vacanze verificatesi e del complesso degli affari giudiziari indica, con parere motivato, al Ministro di grazia e giustizia il numero di coloro che potrebbero essere ammessi nell'anno seguente nell albo professionale; - entro il successivo mese di dicembre, il Ministro di grazia e giustizia, sentito il parere del Consiglio Nazionale, stabilisce il numero massimo dei nuovi professionisti che complessivamente potranno essere iscritti nell'anno seguente negli albi dei Tribunali compresi in ciascun distretto di Corte d'appello. Contro il rifiuto di iscrizione all albo, come contro la cancellazione è ammesso ricorso in via giurisdizionale nei modi e termini di cui alle leggi speciali (art.2229/3 comma cod. civ.). Il provvedimento di iscrizione, deliberato dal Consiglio dell Ordine viene depositato e pubblicato: da tale momento si ha formale iscrizione che è atto amministrativo di accertamento, costitutivo dello status di professionista, da cui decorrono tutti gli effetti collegati all attività professionale, sia in ordine ai diritti di avvocato, sia in ordine all opera che egli presta. Tali effetti potranno cessare solo con il provvedimento formale di cancellazione. Al riguardo R. DANOVI, in Corso di ordinamento forense e deontologia, Milano, 2008, p.53-5, chiarisce: Il provvedimento di iscrizione all albo è un atto amministrativo di accertamento costitutivo dello status del professionista; ha quindi natura costitutiva e non dichiarativa; ne è ammessa una iscrizione ai soli fini del conseguimento del titolo professionale senza esercizio effettivo di attività. (omissis). L albo è costituito presso ogni tribunale civile e penale; la data di iscrizione stabilisce l anzianità per ogni professionista, tenuto conto che gli effetti del provvedimento si producono dalla data del deposito e della pubblicazione del provvedimento del Consiglio dell Ordine, e non dalla data della deliberazione, che è atto meramente interno3 Ne consegue che la capacità e i diritti del professionista, nonché la validità e l efficacia dei contratti d opera da lui stipulati, vanno ricollegati esclusivamente alla circostanza di fatto dell iscrizione all albo di categoria. Finché tale iscrizione non venga a cessare per intervenuta cancellazione, l iscrizione esplica tutti gli effetti anche in ordine alla validità ed efficacia del contratto d opera professionale e degli atti di esercizio della professione, senza che possano influire le eventuali cause di illegittimità dell iscrizione all albo (quali le situazioni di incompatibilità), siano esse sopravvenute all'iscrizione stessa ovvero preesistenti. (omissis) Sotto il profilo formale o processuale, il provvedimento del Consiglio dell Ordine è un atto dovuto, nel senso che se ricorrono le condizioni per l iscrizione, il Consiglio deve emettere la relativa delibera4 Gli albi professionali e gli elenchi annessi Il R.D.L. 27 novembre 1933, n.1578 (conv. nella legge n.36) ed il R.D n.37 (in G.U n.24) prevedono due diversi albi professionali e precisamente: un albo ordinario, nel quale sono iscritti gli avvocati; un albo speciale, nel quale sono inclusi gli avvocati abilitati al patrocinio avanti alla Suprema Corte di Cassazione ed alle giurisdizioni superiori (cfr. art.33 L. n.36/1934). Nell albo ordinario sono ammessi ex lege: gli elenchi speciali di avvocati dipendenti da enti pubblici (cfr. art.31 L. n.36/1934). gli elenchi speciali dei Professori universitari a tempo pieno (cfr. art.11 D.P.R n.382). un registro speciale dei praticanti avvocati, con l annotazione dei praticanti abilitati al patrocinio avanti ai Tribunali del distretto (cfr. art.8 L. n.36/1934). Requisiti per l iscrizione nell albo degli avvocati Gli artt. 17 e 27 del R.D.L. n.1578/1933 (L. n.36/1934) indicano dettagliatamente i requisiti necessari per poter essere iscritti nell albo professionale. Più precisamente, l art. 17 prescrive: Per l'iscrizione nell'[albo dei procuratori] è necessario: 1 essere cittadino italiano o italiano appartenente a regioni non unite politicamente all'italia; 2 godere il pieno esercizio dei diritti civili; 3 essere di condotta specchiatissima ed illibata; 4 essere in possesso della laurea in giurisprudenza conferita o confermata in una università del Regno; 5 avere compiuto lodevolmente e proficuamente un periodo di pratica, frequentando lo studio di un procuratore ed assistendo alle udienze civili e penali della Corte d'appello o del Tribunale almeno per due anni consecutivi, posteriormente alla laurea, nei modi che saranno stabiliti con le norme da emanarsi a termini dell'art. 101, ovvero avere esercitato, per lo stesso periodo di tempo, il patrocinio davanti alle Preture ai sensi dell'art. 8; 6 essere riuscito vincitore, entro il numero dei posti messi a concorso, nell'esame preveduto nell'art. 20; 7 avere la residenza o il proprio domicilio professionale nella circoscrizione del tribunale nel cui albo l'i - scrizione è domandata. Il menzionato art. 27, precisa, inoltre, che: Per l'iscrizione nell'albo degli avvocati è necessario: 1 possedere i requisiti indicati nei numeri 1, 2, 3 e 4 dell'art. 17; 2 avere esercitato lodevolmente la professione di procuratore per almeno sei anni, oppure avere superato l'esame di Stato preveduto nell'art. 28; 3 avere le residenza nella circoscrizione del Tribunale nel cui albo l'iscrizione è domandata. E' applicabile per l'iscrizione nell'albo degli avvocati la disposizione dell'art. 17, comma terzo. Discende all evidenza che, per poter essere iscritti nell albo degli avvocati, occorre: Essere cittadino italiano; al riguardo, merita evidenziare che il requisito della cittadinanza, ai fini dell iscrizione all albo professionale, deve considerarsi soppresso per i cittadini degli Stati membri dell Unione Europea poiché l art.17 del R.D.L. n.1578/1933 (L. n.36/1934) è incompatibile con gli artt.43 e ss. del Trattato di Roma. Dopo un primo periodo di incertezze interpretative, peraltro, è intervenuto anche il legislatore, il quale, con la Legge n.146, ha espressamente equiparato i cittadini dei paesi europei ai cittadini italiani. Attualmente, quindi, sembra più corretto ritenere che requisito indispensabile per l iscrizione all albo professionale sia anzitutto essere cittadino italiano ovvero cittadino di paese europeo. Godere il pieno esercizio dei diritti civili; ulteriore requisito necessario è il godimento dei diritti civili, che è escluso tra l altro, dalla intervenuta dichiarazione di fallimento. Condotta specchiatissima ed illibata; la condotta specchiatissima ed illibata oltre ad essere un presupposto necessario per l iscrizione nell albo professionale, è un requisito essenziale anche per la sua permanenza in esso. Si tratta di un requisito posto a tutela della dignità e del prestigio della classe forense, in relazione alle funzioni che l avvocato svolge a tutela dei principi di libertà e giustizia posti dalla Costituzione. Il professionista, infatti, deve tenere una condotta ineccepibile durante l intero svolgimento dell attività e, qualora venga a mancare il Consiglio dell Ordine ha l obbligo di avviare un procedimento disciplinare a carico. Sul concetto di condotta specchiatissima ed illibata non vi è una definizione certa, essendo rimesso all autonomia e discrezionalità degli organi forensi di valutarne caso per caso l esistenza. Si ritiene, però, doversi escludere la condotta specchiatissima ed illibata nel caso di condanne penali per - 4 -5 delitti non colposi ovvero di sanzioni disciplinari, di protesti di cambiali o assegni. Nel caso, poi, di intervenuta riabilitazione dopo una condanna penale ovvero di decorso del termine di 5 anni dalla condanna, non sembra possibile l automatico diritto all iscrizione nell albo, essendo necessario comunque un esame del caso da parte del Consiglio dell Ordine. E, così, il Consiglio Nazionale Forense, con un interessante decisione ( n.198) ha ritenuto di dover annullare l iscrizione all albo dell avvocato che sia stato condannato, con sentenza confermata in appello, per i reati di oltraggio, calunnia e guida in stato di ebbrezza, senza dare alcun rilievo al semplice decorso del tempo (circa tre anni), ai fini del diritto di iscrizione e della sussistenza del requisito della condotta specchiatissima ed illibata. Al riguardo giova ricordare il principio espresso dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza , n.10137, a tenore del quale Ai fini dell'iscrizione nell'albo degli avvocati, l' art. 17, primo comma, numero 3), del R.D.L. 27 novembre 1933, n prevede - con una norma tuttora in vigore - il requisito della "condotta specchiatissima ed illibata". La sussistenza del detto requisito è da ritenersi esclusa in presenza di condotte dell'interessato, anche diverse da quelle aventi rilievo penale od accertate in sede penale, le quali - ponendosi in contrasto con la disciplina positiva o con le regole deontologiche della professione forense - siano idonee (anche per la loro natura, la non occasionalità e la prossimità alla data in cui il requisito viene in gioco) ad incidere negativamente sull'affidabilità del professionista in ordine al corretto esercizio dell'attività forense. (cfr. Corte cost., sentenza n. 311 del 1996). Essere in possesso della laurea in giurisprudenza conferita o confermata in una università della Repubblica; Il possesso della laurea è il requisito di base per l esercizio della professione. In passato, tale requisito era escluso per una particolare categoria professionale: quella dei patrocinatori, di cui alla L n.282. La norma riconosceva la possibilità di farsi assistere o rappresentare nei giudizi avanti alla Pretura, civile e penale, da: notai, da laureati in giurisprudenza, da chi avesse superato gli esami universitari di diritto civile, penale, commerciale e procedura civile e penale ovvero da persone incensurate, dotate di licenza superiore, segretari comunali ovvero ex funzionari di cancelleria e segreteria presso gli uffici giudiziari. Da ultimo, però, con le sentenze 2 maggio 1985 n.127 e 28 maggio 1987 n.202, la Corte Costituzionale ha affermato che la normativa sui patrocinatori non poteva essere costituzionalmente legittima, tenuto conto che essa consente l attività professionale senza alcun controllo di idoneità tecnica (qual è invece assicurato dall esame di stato) e per un tempo illimitato, in contrasto con l art.33/5 comma e 3/1 comma Cost. Avere compiuto lodevolmente e proficuamente un periodo di pratica, frequentando lo studio di un procuratore ed assistendo alle udienze civili e penali della Corte d'appello o del Tribunale almeno per due anni consecutivi, posteriormente alla laurea; Per poter accedere alla professione è necessario, inoltre, aver svolto la pratica forense e, dunque, essere stato iscritto nel registro speciale dei praticanti per almeno due anni consecutivi. Avere superato positivamente l esame di stato; ulteriore requisito indispensabile per l iscrizione è il superamento dell esame di avvocato. Avere la residenza o il proprio domicilio professionale nella circoscrizione del tribunale nel cui albo l'iscrizione è domandata. Il requisito della residenza nella circoscrizione del tribunale nel cui albo l'iscrizione è domandata è stato integrato con la parificazione della residenza al domicilio professionale a seguito dell entrata in vigore della L n.14. L art. 17/1 comma n.7 del R.D.L. n.1578/1933 (L. n.36/1934) nell originaria formulazione prevedeva, infatti, che l avvocato dovesse avere la residenza nella circoscrizione del Tribunale nel cui albo era demandata l iscrizione. Il medesimo principio era affermato dalla L n.67 (art.1.1) in base alla quale è consentita l iscrizione nell albo degli avvocati presso il Tribunale nella cui circoscrizione l interessato risiede, anche se appartenente a un distretto di Corte d Appello diverso da quello presso il quale l interessato ha sostenuto l esame. A seguito dell entrate in vigore dell art. 16 della L n.526 (cd. legge comunitaria 1999), in base al quale per i cittadini membri degli Stati Europei, il domicilio professionale è equiparato alla residenza, tra gli interpreti si pose il dubbio interpretativo relativo alla possibilità di procedere ad iscrizione nell albo tenuto presso il circondario del Tribunale ove l avvocato svolge prevalentemente la propria attività professionale (domicilio professionale). La questione, come anticipato, è stata risolta da ultimo dal legislatore con la L n.14 che ha modificato l art. 17 citato, consentendo l iscrizione anche con riferimento al domicilio professionale. In ordine al necessario requisito della residenza o del domicilio professionale presso nella circoscrizione del Tribunale nel cui albo l'iscrizione è domandata, merita evidenziare che in caso di inosservanza dell obbligo suddetto, il Consiglio dell Ordine dovrà procedere alla cancellazione dall albo dell avvocato (art.37/1 comma n.3). È sempre consentito, invece, il trasferimento dell iscrizione - 5 -6 all albo di altra circoscrizione anche di un diverso distretto nella quale l interessato intenda fissare la propria residenza, purché questi non si trovi sospeso dall esercizio professionale o sottoposto a procedimento penale o a procedimento per l applicazione di una misura di sicurezza. L inesistenza di cause di incompatibilità; Oltre all esistenza dei requisiti positivi sopraelencati, per l iscrizione all albo degli avvocati occorre che non sussistano altre situazioni giuridicamente rilevanti che possono porsi in contrasto con i principi di autonomia, prestigio e professionalità della classe forense. Si tratta delle cause di incompatibilità previste dall art.3 del R.D.L. n.1578/1933 (L. n.36/1934), in base al quale L'esercizio delle professioni di avvocato e di procuratore è incompatibile con l'esercizio della professione di notaio, con l'esercizio del commercio in nome proprio o in nome altrui, con la qualità di ministro di qualunque culto avente giurisdizione o cura di anime, di giornalista professionista, di direttore di banca, di mediatore, di agente di cambio, di sensale, di ricevitore del lotto, di appaltatore di un pubblico servizio o di una pubblica fornitura, di esattore di pubblici tributi o di incaricato di gestioni esattoriali. E' anche incompatibile con qualunque impiego od ufficio retribuito con stipendio sul bilancio dello Stato, delle Province, dei Comuni, delle istituzioni pubbliche di beneficenza, della Banca d'italia, della lista civile, del gran magistero degli ordini cavallereschi, del Senato, della Camera dei deputati ed in generale di qualsiasi altra Amministrazione o istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle Province e dei Comuni. E' infine incompatibile con ogni altro impiego retribuito, anche se consistente nella prestazione di opera di assistenza o consulenza legale, che non abbia carattere scientifico o letterario. Sono eccettuati dalla disposizione del secondo comma: a) i professori e gli assistenti delle università e degli altri istituti superiori ed i professori degli istituti secondari dello Stato; b) gli avvocati ed [i procuratori] degli uffici legali istituiti sotto qualsiasi denominazione ed in qualsiasi modo presso gli enti di cui allo stesso secondo comma, per quanto concerne le cause e gli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro opera. Essi sono iscritti nell'elenco speciale annesso all'albo. La lista civile, citata nel presente comma, prevedendo una somma a favore del Re iscritta come assegnazione nel bilancio dello Stato, pur non essendo stata formalmente abrogata è da ritenersi un inapplicabile in quanto incompatibile con la presente forma istituzionale. Si tratta di una serie di cause di incompatibilità per le quali in dottrina sussistono particolari incertezze sulla legittimità costituzionale di tali limiti all esercizio della professione. Rinviando un maggiore approfondimento in altra sede, giova evidenziare che in dottrina sussistono particolari dubbi interpretativi in ordine a due delle menzionate cause di incompatibilità e precisamente: (i) quella dell esercizio di commercio in nome proprio o in nome altrui e (ii) quella dell impiego privato e pubblico nonché con l ufficio pubblico. Con riferimento alla prima, ci si chiede se pongano problemi di incompatibilità l eventuale partecipazione di un avvocato in una società commerciale ovvero il caso in cui il professionista vada a ricoprire cariche di gestione societarie in società di capitali. L orientamento prevalente ritiene che sussista ragione di incompatibilità nel caso in cui la responsabilità dell esercizio dell attività commerciale ricada direttamente sul professionista (si pensi alla partecipazione in società di persone). R. DANOVI, in Corso di ordinamento forense e deontologia, Milano, 2008, p.73 e ss. chiarisce che per quanto riguarda le cariche societarie, la tesi unanimemente condivisa ritiene che sussista incompatibilità tra l esercizio dell attività forense e la carica di presidente, amministratore unico, amministratore delegato o liquidatore, poiché questi soggetti esprimono la volontà dell ente e quindi di fatto <esercitano il commercio in nome altrui>: l assunzione di tali cariche sarebbe dunque incompatibile con l iscrizione all albo professionale. Ciò indipendentemente dalla natura delle attività svolte e dallo scopo (di lucro o di pubblica utilità) perseguito, e con l unica eccezione che non si tratti di società familiari (per lo più immobiliari), che pure svolgano attività di gestione. In tal senso è la giurisprudenza abbastanza consolidata, degli organi forensi. Per quanto riguarda, in particolare, la carica di presidente del consiglio di amministrazione, la giurisprudenza ha formulato una distinzione sulla base dei poteri conferiti dallo statuto tra presidente con poteri ge - stori e presidente con soli poteri rappresentativi e ha ritenuto di affermare che l incompatibilità sussiste soltanto nel primo caso (essendo i poteri del presidente limitati nel secondo caso, a norma di statuto, a fun - zioni di mera rappresentanza).(omissis) D altra parte ancora, l avvocato deve saper mantenere, nell ambito dei consigli di amministrazione di cui faccia parte, la propria professionalità e indipendenza, correggendo deviazioni o imprudenze e comunque opportunamente dissociandosi da ogni attività non conforme alle prescrizioni di legge, anche quale dove7 roso rispetto alle aspettative dei terzi. Non vi è dunque un problema di rischio e di conseguente responsabi - lità, ma di impegno professionale (tenuto conto del fatto che in questi casi l esperienza dimostra che sono fonte di responsabilità i comportamenti in omittendo più che non in commettendo). Se così è, la presenza di un avvocato nei consigli di amministrazione (a qualsiasi livello, anche il più elevato, come presidente o amministratore unico o delegato), lungi dal costituire abdicazione ai principi di indipendenza professionale, ne rappresenta l affermazione, in uno con il riconoscimento di particolare competenza e capacità di equilibrio. Non diversamente accade per gli incarichi svolti da avvocati quali curatori fallimentari (con eventuale esercizio provvisorio dell impresa) o quali liquidatori di beni nel concordato preventivo. A mio parere, dunque, può essere valutata l esistenza non di una incompatibilità di diritto, ma di una incompatibilità di fatto laddove sia impedito lo svolgimento effettivo di una qualsiasi attività professionale in autonomia e indipendenza, per la pluralità di incarichi o per le modalità dello svolgimento di essi. In tali casi, e solo in tali casi, a mio avviso, dovrebbero intervenire gli organi forensi disponendo (auspicabilmente a richiesta, ma doverosamente anche d ufficio) la cancellazione dall albo. Come si è anticipato, è altresì discussa l incompatibilità della professione forense con l impiego privato e pubblico nonché con l ufficio pubblico. Anche in questo caso l incompatibilità deriva dalla sussistenza dei requisiti della continuità e retribuzione dell impiego che ledono l autonomia, il prestigio e la professionalità, che caratterizzano l attività dell avvocato. Sul tema, è di interesse la sentenza della Suprema Corte di Cassazione SS. UU n.37, per la quale In tema di ordinamento professionale forense, il legale che ricopra la qualità di presidente del consiglio di amministrazione o di amministratore delegato o unico di una società commerciale si trova, ai sensi del - l'art. 3, primo comma, numero 1, del r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578, in una situazione di incompatibilità con l'esercizio della professione forense (esercizio del commercio in nome altrui), qualora risulti che tale carica comporti effettivi poteri di gestione o di rappresentanza, ed a prescindere da ogni indagine sulla consistenza patrimoniale della società medesima e sulla sua conseguente esposizione a procedure concorsuali; pertanto, tale situazione di incompatibilità non ricorre quando il professionista, pur rivestendo la qualità di presidente del consiglio di amministrazione, sia stato privato, per statuto sociale o per successiva deliberazione, dei poteri di gestione dell'attività commerciale attraverso la nomina di un amministratore delegato. Requisiti per l iscrizione nel registro speciale dei praticanti avvocati I laureati in giurisprudenza, che svolgono la pratica prevista dall'articolo 17 R.D.L. n.1578/1933, sono iscritti, a domanda e previa certificazione del procuratore di cui frequentano lo studio, in un registro speciale tenuto dal Consiglio dell'ordine degli Avvocati [e dei procuratori] presso il Tribunale nel cui circondario hanno la re - sidenza, e sono sottoposti al potere disciplinare del consiglio stesso. (cfr. art.8 R.D.L. n.1578/1933). Per l'iscrizione nel registro speciale dei praticanti occorre il possesso dei requisiti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 4 del menzionato art.17 R.D.L. n.1578/1933 (L. n.36/1934). Più precisamente, l art. 17 prescrive: Per l'iscrizione nell'[albo dei procuratori] è necessario: 1 essere cittadino italiano o italiano appartenente a regioni non unite politicamente all'italia; 2 godere il pieno esercizio dei diritti civili; 3 essere di condotta specchiatissima ed illibata; 4 essere in possesso della laurea in giurisprudenza conferita o confermata in una università del Regno; 5 avere compiuto lodevolmente e proficuamente un periodo di pratica, frequentando lo studio di un procuratore ed assistendo alle udienze civili e penali della Corte d'appello o del Tribunale almeno per due anni consecutivi, posteriormente alla laurea, nei modi che saranno stabiliti con le norme da emanarsi a termini dell'art. 101, ovvero avere esercitato, per lo stesso periodo di tempo, il patrocinio davanti alle Preture ai sensi dell'art. 8; 6 essere riuscito vincitore, entro il numero dei posti messi a concorso, nell'esame preveduto nell'art. 20; 7 avere la residenza o il proprio domicilio professionale nella circoscrizione del tribunale nel cui albo l'i - scrizione è domandata. Per l'iscrizione nel registro speciale dei praticanti occorre il possesso dei requisiti di cui ai numeri 1, 2, 3 e8 Ai sensi del medesimo art.17, inoltre, non possono conseguire l'iscrizione nell'albo o nel registro dei praticanti coloro che abbiano riportato una delle condanne o delle pene accessorie o si trovino sottoposti ad una delle misure di sicurezza che, a norma dell'art. 42, darebbero luogo alla radiazione dall'albo e coloro che abbiano svolto una pubblica attività contraria agli interessi della Nazione. Al riguardo, giova ricordare che secondo parte degli interpreti (così DANOVI, Corso di ordinamento forense e deontologia, Milano, 2008, p.96) nel registro dei praticanti può essere iscritto anche chi si trovi in situazione di incompatibilità per essere, ad esempio dipendente di un ente pubblico o privato. L iscrizione nel registro, infatti, (senza la possibilità del patrocinio) non comporta l assunzione di alcuna responsabilità professionale e quindi è sempre ammessa, essendo destinata soltanto a consentire l effettuazione della pratica utile per il successivo esercizio del patrocinio e l effettuazione degli esami. Di recente, sulla questione, la Suprema Corte di Cassazione, allineandosi alla menzionata linea interpretativa, con la sentenza , n ha affermato che Le incompatibilità di cui all'art. 3 del r.d.l. 1578/ fra l'esercizio della professione forense e le attività ed impieghi pubblici e privati ivi previsti - essendo volte a garantire l'autonomo ed indipendente svolgimento del mandato professionale, non si applicano ai praticanti avvocati non ammessi al patrocinio, che possono di conseguenza essere iscritti nell'apposito registro, anche se legati da un rapporto di lavoro con soggetti pubblici o privati In passato, con la sentenza , n , aveva affermato che La deroga al generale principio di incompatibilità - di cui al secondo comma dell'art. 3 R.D.L. n del fra l'esercizio della professione forense e qualunque impiego o ufficio retribuito sul bilancio dello Stato, ed in generale di qualsiasi altra amministrazione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, deroga introdotta dal quarto comma dello stesso art. 3 in favore, oltre che dei professori universitari, assistenti ed insegnanti di istituti superio - ri, degli avvocati degli uffici legali istituiti presso gli enti di cui al secondo comma dello stesso articolo per quanto concerne le cause e gli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro opera, ha natura eccezionale. Pertanto, la norma che contiene tale deroga non può essere interpretata in via analogica per rego - lare fattispecie non espressamente contemplate. Ne consegue che essa non può essere estesa ai praticanti procuratori (oggi, praticanti avvocati), che siano dipendenti di enti pubblici, ai quali, alla stregua del dettato dell'art. 13 R.D. n. 37 del 1934, si applicano, con riferimento all'e - sercizio del patrocinio per conto degli enti medesimi, le disposizioni sul regime delle incompatibilità di cui al predetto art. 3 R.D.L. n del 1933, senza rinvio alla deroga contemplata per gli avvocati dallo stesso articolo. La mancata previsione per i praticanti di una disposizione derogatoria analoga a quella concernente gli avvocati manifestamente non si pone in contrasto con l'art. 3 Cost., trattandosi di situazioni del tutto disomogenee, e tenuto conto del fatto che il praticante non e` titolare di un vero e proprio "status " professionale; l'art. 35 Cost., in quanto al praticante un ente pubblico non e` impedita l'esplicazione di attività lavorativa; l'art. 41 Cost., perché l'attivita` economica privata, pur essendo libera, e` tuttavia sottoposta ai controlli stabiliti dalla legge ordinaria; l'art. 97 Cost., per - ché tale articolo fa riferimento alla organizzazione dei pubblici uffici. Sulla necessità del requisito della condotta specchiatissima ed illibata, si segnala, infine, l interessante sentenza n.28050/2008, con cui la Suprema Corte di Cassazione, a sezioni unite, ha affermato il principio per cui Il requisito della condotta specchiatissima ed illibata, previsto dall'art. 17, primo comma, n. 3), del r.d.l. 27 novembre 1933 n per l'iscrizione nel registro speciale dei praticanti procuratori, è necessario anche nel caso di richiesta d'iscrizione senza autorizzazione al patrocinio, non potendo argomentarsi in contrario dalla formulazione dell'art. 1 del r.d. 22 gennaio 1934 n. 37 (norme integrative e di attuazione del r.d.l. citato) che, con disposizione avente natura di norma secondaria, si limita ad indicare (primo comma) i documenti che l'aspirante deve allegare alla domanda d'iscrizione ed a chiarire (terzo comma) che gli aspiranti che intendano dedicarsi al patrocinio devono richiederlo espressamente ed attestare di non trovarsi nelle condizioni d'incompatibilità indicate dall'art. 3 del r.d.l. n del 1933 e dall'art. 13 dello stes - so r.d. n. 37 del Requisiti per l iscrizione nell elenco annesso al registro speciale dei praticanti avvocati ammessi al patrocinio Per l'iscrizione nell elenco annesso al registro speciale dei praticanti avvocati ammessi al patrocinio speciale occorre il possesso dei requisiti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 4 del citato art. 17 R.D.L. n.1578/1933 (L. n.36/1934) nonché l effettuazione di un periodo di pratica per almeno un anno9 Merita evidenziare che, ai sensi di quanto dispone l art.8 del R.D.L. n.1578/1933 (L. n.36/1934), tale facoltà è concessa unicamente dopo un anno dalla iscrizione nel registro di cui al primo comma [e cioè il registro dei praticanti avvocati] e per un periodo non superiore a sei anni. Il menzionato art. 8 prescrive infatti: I laureati in giurisprudenza, che svolgono la pratica prevista dall'articolo 17, sono iscritti, a domanda e previa certificazione del procuratore di cui frequentano lo studio, in un registro speciale tenuto dal consiglio dell'ordine degli avvocati [e dei procuratori] presso il tribunale nel cui circondario hanno la residenza, e sono sottoposti al potere disciplinare del Consiglio stesso. I praticanti procuratori, dopo un anno dalla iscrizione nel registro di cui al primo comma, sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti alle preture del distretto nel quale è compreso l'ordine circondariale che ha la tenuta del registro suddetto. Davanti alle medesime preture, in sede penale, essi possono essere nominati difensori d'ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero. E' condizione per l'esercizio del patrocinio e delle funzioni di cui al secondo comma aver prestato giuramento davanti al presidente del tribunale del circondario in cui il praticante procuratore è iscritto secondo la formula seguente: "Consapevole dell'alta dignità della professione forense, giuro di adempiere ai doveri ad essa inerenti e ai compiti che la legge mi affida con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia. Secondo il pensiero della giurisprudenza più recente (v. C. Cass. SS.UU. civ , n in Bancadati lex24&repertorio24), In tema di pratica forense, l'art. 8 del R.D.L. n del 1933 prevede uno speciale registro in cui sono iscritti i laureati in giurisprudenza che svolgono la pratica per la professione di avvocato, i quali, dopo un anno dalla iscrizione, sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare, limitatamente a determinati procedimenti, il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l'ordine circondariale che ha la tenuta del registro medesimo. Una volta decorso il sessennio, l'iscritto non potrà più esercitare detto patrocinio, senza però dover subire la cancellazione dal registro anzidetto, in assenza di specifica previsione normativa che la contempli, potendo, quindi, mantenere l'iscrizione per coltivare l'interesse a proseguire la pratica forense non in veste informale, ma con una precisa qualifica ed in un rapporto di giuridica dipendenze con un professionista già abilitato. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del Consiglio nazionale forense che aveva accolto l'impugnazione di un praticante avvocato cancellato dal relativo registro dal competente Consiglio dell'ordine alla scadenza del sessennio per l'abilitazione al patrocinio). Di interesse è, poi, la recente pronuncia della Corte Costituzionale (v. C. Cost. 17 marzo 2010, n. 106), con la quale è stato esaminato il possibile contrasto con l art.24 Cost. del secondo comma dell art.8 ultimo periodo del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n (Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e come modificato dall'art. 1 della legge 24 luglio 1985, n. 406 (Modifiche alla disciplina del patrocinio davanti al pretore), dall'art. 10 della legge 27 giugno 1988, n. 242 (Modifiche alla disciplina degli esami di procuratore legale) e dall'art. 246 del d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado). Con la menzionata decisione, infatti, la Consulta si è pronunciata in ordine alla legittimità costituzionale della parte dell art.8/2 comma in cui si stabilisce che, dopo un anno dalla iscrizione al registro speciale tenuto dal Consiglio dell'ordine degli avvocati e dei procuratori presso il tribunale nel cui circondario hanno la residenza, i praticanti procuratori "...sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l'ordine circondariale che ha la tenuta del registro suddetto, limitatamente ai procedimenti che, in base alle norme vigenti anteriormente alla data di efficacia del decreto legislativo di attuazione della legge 16 luglio 1997, n. 254 (Delega al Governo per l'isti - tuzione del giudice unico di primo grado), rientravano nelle competenze del pretore". "Davanti ai medesimi tribunali e negli stessi limiti, in sede penale, essi [i praticanti avvocati] possono essere nominati difensori d'ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero". In passato, con la sentenza n.5 del 1999, la Corte si era pronunciata sulla prima parte del menzionato art.8 ed aveva ritenuto doversene riconoscere legittimità costituzionale in base al principio per cui la libera facoltà di affidare al praticante legale il patrocinio, nell ambito della materie di sua competenza, si fondi sulla consapevolezza (da parte del cliente mandante) della qualifica di praticante del suo patrocinatore. Con la sentenza 17 marzo 2010, n. 106, invece, la Corte Costituzionale ha esaminato la questione della legittimità costituzionale del secondo comma ultimo periodo dell art.8 citato, il quale fa riferimento alla possibilità di nomina del praticante come difensore d'ufficio ed ha concluso che In questa circostanza all'indagato o all'imputato potrebbe essere assegnato, senza il concorso della sua volontà, un difensore che non ha per10 corso l'intero iter abilitativo alla professione. Inoltre, nel caso di nomina a favore dell'irreperibile, sarebbe esclusa ogni possibilità di porre rimedio all'inconveniente denunciato, mediante la sostituzione con un difensore di fiducia. In questi termini, la questione attiene alla garanzia dell'effettività della difesa d'ufficio. Pertanto, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 8, secondo comma, ultimo periodo, del regio decreto-legge 27 novembre, 1933, n (Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore) - convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, come modificato dall'art. 1 della legge 24 luglio 1985, n. 406 (Modifiche alla disciplina del patrocinio davanti al pretore), dall'art. 10 della legge 27 giugno 1988, n. 242 (Modifiche alla disciplina degli esami di procuratore legale), e dall'art. 246 del d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado) - nella parte in cui prevede che i praticanti avvocati possono essere nominati difensori d'ufficio11 Procedura di iscrizione Come si è anticipato, l interessato deve presentare la domanda di iscrizione all albo presso la segreteria del Consiglio dell Ordine nella circoscrizione del Tribunale ove risiede ovvero abbia il domicilio professionale, corredandola dei documenti comprovanti l esistenza dei requisiti essenziali ex lege. Il Consiglio dell Ordine competente, accertata la sussistenza delle condizioni richieste, qualora non ostino motivi di incompatibilità, deve deliberare sulle domande di iscrizione nel termine di tre mesi dalla presentazione di esse. La delibera di iscrizione ha natura di atto interno. Per avere efficacia esterna ad essa deve far seguito il deposito e la pubblicazione del provvedimento. Dalla data di deposito e pubblicazione decorrono tutti gli effetti relativi alla capacità ed ai diritti del professionista. Il provvedimento di iscrizione ha natura costitutiva. Qualora il Consiglio dell Ordine non abbia provveduto sulla domanda nel termine stabilito l'interessato può, entro dieci giorni dalla scadenza di tale termine, presentare ricorso alla Consiglio Nazionale Forense, la quale decide sul merito dell'iscrizione12 Rigetto della domanda di iscrizione Il rigetto della domanda per motivi di incompatibilità o di condotta non può essere pronunciato se non dopo avere sentito il richiedente. La deliberazione è motivata ed è notificata in copia integrale entro quindici giorni all'interessato ed al Pubblico Ministero, al quale sono trasmessi altresì i documenti giustificativi. Secondo l orientamento interpretativo prevalente, il menzionato termine non è perentorio. (così R. DANOVI, in Corso di ordinamento forense e deontologia, Milano, 2008, p.63). Nei dieci giorni successivi il Pubblico Ministero riferisce con parere motivato al Procuratore generale presso la Corte d'appello. Quest'ultimo e l'interessato possono presentare, entro venti giorni dalla notificazione, ricorso al Consiglio superiore forense. Il ricorso del Pubblico Ministero ha effetto sospensivo. In caso di reiezione della domanda, legittimato all iniziativa sembra essere solo la parte e non il Pubblico Ministero, non avendo questi un interesse proprio all impugnativa. Tuttavia l interessato non può proporre impugnativa personalmente (non essendo iscritto nell albo e non avendo quindi lo jus postulandi), ma dev essere necessariamente assistito da un avvocato iscritto nell albo speciale13 Revoca e cancellazione dall albo professionale La mancanza dei requisiti per l iscrizione nell albo professionale fa venir meno l iscrizione stessa, ancorché sia già stata deliberata dal Consiglio dell Ordine. Più precisamente: (i) nel caso in cui la mancanza dei requisiti essenziali per l iscrizione all albo sia antecedente all iscrizione stessa, ma fosse ignota al momento della delibera, il Consiglio accertati i fatti potrà revocare l iscrizione; (ii) nel caso in cui la mancanza dei requisiti essenziali per l iscrizione all albo sia successiva all iscrizione, il Consiglio potrà deliberare la cancellazione dell iscrizione. In entrambi i casi i provvedimenti del Consiglio hanno efficacia ex nunc e perciò restano validi ed efficaci gli atti compiuti fino a quel momento. Casi di cancellazione dall albo professionale L art. 37 del R.D.L. 27 novembre 1933, n.1578 (conv. nella legge n.36) prevede le ipotesi tassative in cui il Consiglio dell Ordine degli Avvocati pronuncia la cancellazione dall albo, d ufficio ovvero su richiesta del Pubblico Ministero o dell interessato e precisamente: (i) nei casi di incompatibilità; (ii) quando sia venuto a mancare uno dei requisiti indicati nei numeri 1 e 2 dell'art. 17, salvi i casi di radiazione; (iii) quando il procuratore non osservi l'obbligo della residenza; (iv) quando l'avvocato trasferisca la sua residenza fuori della circoscrizione del Tribunale presso cui è iscritto; (v) quando l'iscritto non abbia prestato giuramento senza giustificato motivo entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento di iscrizione, fermo per altro il disposto dell'art. 12, comma secondo; (vi) quando l'iscritto rinunci all'iscrizione. L art.14 del RDL 27 novembre 1933, n.1578 prevede che la cancellazione dal registro dei praticanti avvocati è pronunciata d ufficio o su richiesta del Pubblico Ministero: a) nei casi d'incompatibilità a termini dell'articolo precedente; b) nei casi di cui al n. 2 dell'art. 37 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578; c) nei casi di cui al terzo comma dell'art. 4 del presente decreto; d) quando il praticante ammesso al patrocinio davanti alle Preture non abbia prestato giuramento, senza giustificato motivo, entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento di ammissione; fermo il disposto dell'art. 8, comma terzo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578; e) quando non sia stato osservato l'obbligo della residenza preveduto nell'art. 11 del presente decreto; f) quando l'iscritto rinunci all'iscrizione. Si applicano le disposizioni dell'art. 37, commi secondo, terzo, quarto, quinto ed ottavo del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e dell'art. 45 del presente decreto. I praticanti cancellati dal registro speciale hanno il diritto di esservi nuovamente iscritti qualora dimostrino, se ne è il caso, la cessazione dei fatti che hanno determinato la cancellazione, e l'effettiva sussistenza dei titoli in base ai quali furono originariamente iscritti, e siano in possesso dei requisiti di cui ai numeri 1, 2 e 3 dell'art. 17 del R.D.L. 27 novembre 1933, n Fermo il disposto del precedente comma, il praticante che sia stato cancellato per cause attinenti esclusivamente all'esercizio del patrocinio davanti alle Preture può essere reiscritto nel registro ai fini dello svolgimento della pratica con esclusione dal patrocinio stesso. Per le reiscrizioni sono applicabili le disposizioni dell'art. 3, commi primo, secondo e quarto del presente decreto. Osserva parte degli interpreti (così R. DANOVI, in Corso di ordinamento forense e deontologia, Milano, 2008, p.81) che, di fatto, per effetto delle modifiche normative che si sono succedute successivamente all entrata in vigore del R.D.L. 27 novembre 1933, n.1578, ora, sostanzialmente gli unici caso di cancellazione dall albo sono quello dell incompatibilità e della rinuncia dell interessato. E infatti: l ipotesi di mancanza di uno dei requisiti indicati nei numeri 1 e 2 dell'art. 17, (cittadinanza e godimento dei diritti civili) sarebbe superata perché in relazione alla cittadinanza italiana tale requisito non è più richiesto e per quanto riguarda il godimento dei diritti civili, per esempio nel caso di fallimento, perché si tratta di ipotesi del tutto remota;14 l'obbligo della residenza dev essere riconsiderato tenendo conto della sopraggiunta equiparazione tra domicilio professionale e residenza; l ipotesi di mancato giuramento senza giustificato motivo è del tutto marginale. Il procedimento di cancellazione dall albo professionale L art. 37/2 comma del RDL 27 novembre 1933, n.1578 prevede che la cancellazione (tranne nel caso in cui sia richiesta dallo stesso interessato) non può essere pronunciata se non dopo aver sentito l'interessato. I successivi commi terzo, quarto, quinto ed ottavo del medesimo art.37 prescrivono, inoltre, che Le deliberazioni del direttorio in materia di cancellazione sono notificate, entro quindici giorni, all'interessato ed al Pubblico Ministero presso la Corte d'appello ed il Tribunale. L'interessato ed il Pubblico Ministero possono presentare ricorso alla commissione centrale nel termine di quindici giorni dalla notificazione. Il ricorso proposto dall'interessato ha effetto sospensivo. ( omissis) Non si può pronunciare la cancellazione quando sia in corso un procedimento penale o disciplinare. L'avvocato riammesso nell'albo a termini del sesto comma del presente articolo è anche reiscritto nell'albo speciale di cui all'art. 33 se ne sia stato cancellato in seguito alla cancellazione dall'albo del Tribunale al quale era assegnato. L art. 45 del RD. n.37/1934 dispone, poi, che Nei casi preveduti negli artt..(omissis) 37, comma secondo, (omissis) del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, all'interessato deve essere assegnato un termine non minore di 10 giorni per presentare le proprie deduzioni intorno ai fatti. Il termine può essere prorogato, su richiesta dell'interessato, con provvedimento del Presidente del Consiglio dell Ordine. L'interessato, qualora ne faccia istanza, è ammesso ad esporre personalmente le sue giustificazioni ed a presentare testimoni. Egli può essere assistito da un difensore. L interessato, dunque, ha diritto a comparire di persona anche se una sua eventuale assenza non determina nullità ed a farsi assistere da un difensore per rispondere e contestare specificamente i fatti addebitatigli. L audizione può anche essere rinviata a discrezione del Presidente del Consiglio dell Ordine, ma in nessun caso può deliberare un Consiglio eletto e formato successivamente alla audizione. La decisione deve tener conto della situazione di fatto esistente al momento della sua emissione e deve rispettare la corrispondenza tra fatto contestato e fatto ritenuto in sentenza. Le deliberazioni del direttorio in materia di cancellazione sono notificate, entro quindici giorni, all'interessato ed al Pubblico Ministero presso la Corte d'appello ed il Tribunale. L'interessato ed il Pubblico Ministero possono presentare ricorso alla Consiglio Nazionale Forense nel termine di quindici giorni dalla notificazione. Il ricorso proposto dall'interessato ha effetto sospensivo e dà vita ad un procedimento analogo a quello dinanzi al Consiglio dell Ordine. Mentre nel giudizio di primo grado il Consiglio dell Ordine ha la veste di organo giudicante, nel giudizio di impugnazione deve comparire, a pena di nullità, quale contraddittore necessario e assume quindi una posizione paritaria rispetto all impugnante. Anche il P.M. deve partecipare all udienza, anche se non può più assistere alla decisione in quanto, se così fosse, si violerebbe la regolarità del contraddittorio e dalla parità fra le parti. La decisione del Consiglio Nazionale Forense è esecutiva e non può essere sospesa neanche nell ipotesi del previsto ricorso per Cassazione. Tale ricorso dev essere esperito entro 20 giorni dalla notifica della decisione e notificato a pena di inammissibilità al Consiglio dell Ordine, innanzi a cui è sorto il contrasto ed al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione. L esecutività della decisione del Consiglio Nazionale Forense può essere sospesa con provvedimento delle Sezioni Unite della Cassazione, in Camera di consiglio15 La reiscrizione nell albo professionale L'avvocato e il procuratore cancellati dall'albo a termini del presente articolo hanno il diritto di esservi nuovamente iscritti qualora dimostrino, se ne è il caso, la cessazione dei fatti che hanno determinato la cancellazione e l'effettiva sussistenza dei titoli in base ai quali furono originariamente iscritti, e siano in possesso dei requisiti di cui ai numeri 1, 2 e 3 dell'art. 17. L art. 37 del R.D.L. 27 novembre 1933, n.1578 ai commi 6 e 7 prevede infatti che L'avvocato e il procuratore cancellati dall'albo a termini del presente articolo hanno il diritto di esservi nuovamente iscritti qualora dimostrino, se ne è il caso, la cessazione dei fatti che hanno determinato la cancellazione e l'effettiva sus - sistenza dei titoli in base ai quali furono originariamente iscritti, e siano in possesso dei requisiti di cui ai numeri 1, 2 e 3 dell'art. 17. Per le reiscrizioni sono applicabili le disposizioni dell'art. 31. Le reiscrizioni nell'[albo dei procuratori] a norma del comma precedente hanno luogo indipendentemente dal numero dei posti da conferirsi nell'anno, per concorso, né di esse si tiene conto ai fini della determinazione del numero dei posti da mettersi a concorso per l'anno seguente. Per le reiscrizioni sono applicabili le disposizioni dell'art. 31 e, dunque, la richiesta va presentata alla segreteria dell Ordine degli Avvocati nella cui circoscrizione il richiedente ha la sua residenza o il domicilio professionale, e deve essere corredata dei documenti comprovanti i requisiti stabiliti dalla legge. Il Consiglio dell Ordine degli Avvocati - accertata la sussistenza delle condizioni richieste, - qualora non osti - no motivi di incompatibilità, ordina l'iscrizione, nel termine di tre mesi dalla presentazione della domanda16 Riferimenti giurisprudenziali L iscrizione agli albi Cause di incompatibilità e ammissibilità di iscrizione ad albo speciale C. Cass. Sez. UU. Civ., , n , in Il Sole 24 Ore, Guida agli Enti Locali, 2009, 39, pg. 60, annotata da B. Campanella, R. Murra L' avvocato dell'ente locale coinvolto in attività amministrative del Comune non può essere iscritto nell'elenco speciale dell' albo degli avvocati. Il coinvolgimento in tali unità organizzative determina una situazione di conflitto d'interessi che impedisce l'iscrizione del professionista nell'elenco speciale. Tutte le forme, anche temporanee, di cumulo d'incarichi estranee alla funzione tipicamente legale non permettono l'iscrizione nell'elenco speciale per difetto dell'esclusività. La deroga prevista dall'articolo 3 della legge forense, che permette l'iscrizione al suddetto elenco dei legali, non permette un'interpretazione analogica della norma anzi ne fissa rigorosamente i limiti della stessa. Il rigore stabilito dalla norma, che esclude l'inserimento dei legali che svolgono altre attività amministrative all'interno della pubblica amministrazione, ha lo scopo di preservare l' avvocato dipendente dal rischio di condizionamenti nell'esercizio della propria professione. C. Cass. Sez. UU. Civ., , n in Banca-dati lex24&repertorio24 Attesa la mancanza di stabilità dell'incarico del dipendente presso l'ufficio legale di un'azienda privata in qualità di responsabile dello stesso, per cui sarebbe improprio parlare di un suo inquadramento nel medesimo, è esclusa la possibilità che egli possa definirsi avvocato dell'ufficio legale. La continuità dell attivita' professionale costituisce il requisito implicito nel concetto di iscrizione in un albo (o in un elenco annesso allo stesso). E richiede che la destinazione dell' avvocato all'ufficio legale possa essere fatta cessare dall'autorità amministrativa solo sulla base di circostanze e di criteri prestabiliti, i quali, conferendo alla disposta destinazione un certo grado di stabilità costituiscono appunto la garanzia della continuità della attività professionale risultante dalla iscrizione nell'elenco speciale. Per cui; l'assenza di una stabile destinazione all'ufficio legale comporta, in sintesi, l'esclusione del presupposto e cioè lo svolgimento, da parte del dipendente dell'ente, dell'attivita' professionale di avvocato, con le caratteristiche previste per detta attività. C. Cass. Sez. UU. Civ., , n in Guida al diritto 2008, 41 annotata da G. Pietrosanti L'esercizio della professione di avvocato è incompatibile con qualunque impiego o ufficio retribuito alle dipendenze di qualsiasi amministrazione o istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle province e dei comuni. Gli avvocati dipendenti da questi enti possono essere iscritti nell'elenco speciale annesso all'albo degli avvocati, esclusivamente per la cura delle cause e degli affari dell'ente presso il quale prestano la loro opera. Infatti il requisito per l'iscrizione nel suddetto elenco speciale non risiede nella forma giuridica rivestita dall'ente, ma nella natura pubblica della funzione che esso svolge. C. Cass. Sez. UU. Civ., , n in Banca-dati lex24&repertorio24 Gli avvocati dipendenti da enti pubblici - nella specie dipendenti da un Comune - ed iscritti nell'albo speciale annesso all'albo professionale sono abilitati al patrocinio esclusivamente per le cause e gli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro opera, onde la cessazione del rapporto di impiego, determinando la mancanza di legittimazione a compiere e/o a ricevere atti processuali relativi alle cause proprie dell'ente, comporta il totale venir meno dello "ius postulandi" per una causa equiparabile a quelle elencate dall'art. 301 cod. proc. civ., a nulla rilevando l'eventuale formale permanenza dell'iscrizione nell'albo speciale. C. Cass. Sez. UU. Civ., , n. 37 in Banca-dati lex24&repertorio24 In tema di ordinamento professionale forense, il legale che ricopra la qualità di presidente del consiglio di amministrazione o di amministratore delegato o unico di una società commerciale si trova, ai sensi del - l'art. 3, primo comma, numero 1, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, in una situazione di incompatibilità con l'esercizio della professione forense (esercizio del commercio in nome altrui), qualora risulti che tale17 carica comporti effettivi poteri di gestione o di rappresentanza, ed a prescindere da ogni indagine sulla consistenza patrimoniale della società medesima e sulla sua conseguente esposizione a procedure concorsuali; pertanto, tale situazione di incompatibilità non ricorre quando il professionista, pur rivestendo la qualità di presidente del consiglio di amministrazione, sia stato privato, per statuto sociale o per successiva deliberazione, dei poteri di gestione dell'attività commerciale attraverso la nomina di un amministratore delegato. C. Cass. Sez. UU. Civ., , n in Guida al diritto 2008, 41 annotata da G. Pietrosanti In tema di esercizio della professione forense, l' art. 3 del Regio Decreto - legge 27 novembre 1933, n. 1578, dopo aver stabilito che l'esercizio della professione di avvocato è incompatibile con qualunque impiego od ufficio retribuito, anche alle dipendenze di qualsiasi Amministrazione o istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle Province e dei Comuni, stabilisce però che, in queste ultime ipotesi, possono essere iscritti nell'elenco speciale annesso all'albo gli avvocati degli uffici legali istituiti, sotto qualsiasi denominazione ed in qualsiasi modo, presso tali enti, per quanto concerne le cause e gli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro opera. A tale riguardo, la qualificazione di un ente come società di ca - pitali non è di per sé sufficiente ad escludere la natura di istituzione pubblica - e, quindi, ad impedire l'iscrizione nell'apposito albo speciale dell'avvocato operante presso l'ufficio legale istituito presso detto ente, - dovendo procedersi ad una valutazione in concreto, caso per caso, sicché la natura d'istituzione pubblica è configurabile allorché la detta società, le cui azioni siano possedute prevalentemente, se non esclusivamente, da un ente pubblico, costituisca lo strumento per la gestione di un servizio pubblico e quindi faccia parte di una nozione allargata di pubblica amministrazione. (Enunciando il principio di cui in massima, le Sezioni Unite hanno confermato la decisione del Consiglio nazionale forense, la quale aveva accolto l'istanza di iscrizione nell'elenco speciale di un avvocato, che aveva instaurato un rapporto di lavoro alle dipendenze dell'azienda Municipale Ambiente - AMA SpA - di Roma, sottolineando che detta società, interamente partecipata dal Comune, costituiva "longa manus" dell'ente territoriale per la gestione di un servizio pubblico finanziato con entrate di natura pubblicistica, quali la tassa - ora tariffa - per la raccolta dei rifiuti). C. Cass. Sez. UU. Civ., , n , in Banca-dati lex24&repertorio24 Ai sensi dell'art. 3, quarto comma, lett. b), del R.D.L. 27 novembre 1933, n (convertito in legge 22 gennaio 1934, n. 36) - come modificato dall'art. 1 della legge 23 novembre 1939, n , il quale costituisce norma di carattere eccezionale e, perciò, di stretta interpretazione (anche in considerazione delle ragioni di ordine pubblico ad essa sottostanti), lo "ius postulandi" degli avvocati dipendenti da enti pubblici, inseriti in autonomi uffici legali istituiti presso gli stessi enti ed iscritti nell'elenco speciale annesso all' albo, è limitato alle cause e agli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro opera. Dal suddetto vincolo di stretta interpretazione discende, inoltre, che non è consentito ritenere "propri" dell'ente pubblico datore di lavoro del professionista le cause e gli affari di un ente diverso, dotato di distinta soggettività, restando irrilevanti sia gli eventuali provvedimenti del primo ente che prevedano la possibilità di utilizzazione del proprio ufficio legale da parte del secondo, sia la partecipazione sociale totalitaria dell'ente pubblico (nella fattispecie, Comune) alla società per azioni difesa dal legale dell'ente medesimo (ed ancorché detta società abbia assunto i compiti propri di una soppressa azienda comunale). C. Cass. Sezione Lavoro civile , n , in Banca-dati lex24&repertorio24 Con riguardo all'attività degli avvocati dipendenti da enti pubblici, abilitati unicamente al patrocinio per le cause e gli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro attività, il rilascio della procura ha effetto esclusivamente per la durata del sottostante rapporto di pubblico impiego e viene meno col cessare di questo, senza alcuna ultrattività, determinando il venir meno altresì della elezione di domicilio, con conseguente ritualità della notifica dell'impugnazione fatta alla parte personalmente. C. Cass. SS.UU. civ , n in Banca-dati lex24&repertorio24 L' avvocato che assume le funzioni di addetto al Servizio giuridico del Consiglio dell'unione europea, con sede in Bruxelles, è obbligato a risiedere nel luogo ove ha sede detto Servizio e, svolgendo la relativa attività con carattere di esclusività, poiché non può espletare attività in favore di altri soggetti, ha diritto di ottenere l'iscrizione nell'elenco speciale annesso all' albo ordinario, presso il Consiglio dell'ordine locale nel cui18 ambito è compreso il Comune presso il quale è registrata la di lui posizione anagrafica di cittadino italiano residente all'estero (AIRE): tale iscrizione - prevista dall'art. 5, comma 2, del d.lgs. 2 febbraio 2001, n. 96, in favore degli avvocati addetti agli uffici legali di enti aventi sede in un Paese membro della CE - neppure è subordinata alla conservazione del domicilio professionale nella circoscrizione originaria, dato che, a seguito dell'inserimento nella struttura organizzativa del Consiglio dell'unione europea, la cui sede è ubicata in uno Stato estero (Belgio), l'attività dell'interessato è necessariamente svolta in un luogo diverso da quello originario. C. Cass. Sezione Lavoro civile , n in Banca-dati lex24&repertorio24 L'abolizione della distinzione professionale tra gli avvocati e i procuratori legali, prevista dalla legge n. 27 del 1997 (che ha soppresso l' albo dei procuratori legali prevedendo l'iscrizione di questi ultimi nell'(unico) albo degli avvocati) non ha determinato il superamento della tradizionale bipartizione tra le funzioni di procuratore e di avvocato - normativamente individuate nel codice di rito con le rispettive locuzioni di "ministero di difensore" e di "assistenza di difensore" - con la conseguente necessità della procura, ex art. 83, comma primo, cod. proc. civ., per il conferimento del ministero di difensore. Peraltro, avendo l'art. 6 della citata legge n. 27 del 1997 abrogato l' art. 5 R.D.L. n del 1933, convertito nella legge n. 36 del 1934 (che ammetteva il procuratore legale ad esercitare la professione solo "intra districtum"), ed avendo l' art. 8 della legge n. 479 del 1999 attribuito efficacia retroattiva a tale abrogazione (estendendone gli effetti a tutti i processi in corso alla data di entrata in vigore della legge n. 27 del 1997), il difensore munito di procura può, con la suddetta decorrenza, svolgere in ogni caso il suo patrocinio senza limitazioni territoriali. CNF , n. 268 in Banca-dati lex24&repertorio24 Deve essere iscritto nella sezione speciale degli avvocati, quale avvocato stabilito, ex D.L. n. 96/2001 attuativo della direttiva C.E., che prevede l'esercizio permanente in Italia della professione di avvocato da parte di cittadini di uno stato membro dell'unione europea, l' avvocato residente in Italia e cittadino dello stato del Vaticano, in quanto ai sensi dell'art. 1 comma 3 del medesimo decreto, tale normativa è applicabile anche ai cittadini di uno degli stati aderenti all'accordo sullo spazio economico europeo, e la Città del Vatica - no ha aderito a detto accordo. (Nella specie è stato riconosciuto il diritto all'iscrizione all' avvocato già iscritto nell' albo degli avvocati della Città del Vaticano ed avente la residenza e il domicilio nella città italiana presso il cui ordine forense chiedeva l'iscrizione). (Accoglie il ricorso avverso l'omessa pronuncia sulla domanda di iscrizione all' albo, sezione speciale, presentata il 15/11/2002). CNF , n. 173, in Banca-dati lex24&repertorio24 Relativamente all'esercizio della professione da parte di un cittadino dell'unione europea, che voglia iscriversi presso l' albo degli avvocati - sezione speciale cittadini UE, come previsto dalla direttiva CE n. 95/1995 attuata con il D.L. n. 96/2001, per il combinato disposto di cui agli articoli 38 e 12 D.L. n. 96/2001, è valutabile ai fini della dispensa della prova attitudinale il periodo di attività svolto in Italia a decorrere dal 14/3/1998 e fino alla data di entrata in vigore del medesimo decreto. (Nella specie è stato valutato il periodo tra il 1998 fino a quando l'attività non è stata interrotta). (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Brescia, 2/7/2001). CNF , n. 131, in Banca-dati lex24&repertorio24 È illegittima per mancanza del requisito della condotta specchiatissima ed illibata l'iscrizione all'albo del professionista a cui sia stata applicata la misura preventiva della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza, e che, al momento dell'iscrizione, abbia sottaciuto di aver ricevuto una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, a nulla rilevando che lo stesso tribunale avesse autorizzato l' esercizio della pratica forense in vista dell'ammissione all' esame di abilitazione. (Accoglie il ricorso avverso decisione C.d.O. di Barcellona Pozzo di Gotto, 17/1/2002). CNF , n. 4, in Banca-dati lex24&repertorio24 Il requisito della condotta specchiatissima e illibata, necessario per l'iscrizione all'albo professionale, non è di per sé da escludere per la sola presenza della pendenza di un procedimento penale a carico dell'interessato. Deve essere dunque compiuta una valutazione autonoma e discrezionale da parte del C.d.O. tenuto19 anche conto dei fatti eventualmente accertati nei giudizi penali. (Nella specie è stata ritenuta legittima l'iscrizione all'albo del professionista a carico del quale pendeva un procedimento penale, conclusosi peraltro con l'assoluzione per mancanza dell' elemento materiale e psicologico del reato contestato). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Palermo, 18/10/2001). Requisiti per l iscrizione nell albo degli avvocati e nel registro speciale dei praticanti avvocati C. Cost , n.5 in Banca-dati lex24&repertorio24 Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 82, terzo comma, del codice di procedura ci - vile, come sostituito dall'art. 20 della legge 21 novembre 1991, n. 374 (Istituzione del giudice di pace), dell'art. 47 della medesima legge 21 novembre 1991, n. 374 e dell'art. 8 del regio decreto legge 27 novembre 1933, n (Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 33, quinto comma, della Costituzione. La legge può riservare agli iscritti in appositi albi l'esercizio di determinate professioni, che presuppongono una particolare capacità tecnica ed il cui esercizio richiede, per assicurare il corretto svolgimento dell'attività professionale, sia a garanzia della collettività che a protezione dei destinatari delle prestazioni, una specifica idoneità (sentenze n. 456 del 1993, n. 29 del 1990 e n. 77 del 1964). Per l'abilitazione all'eserci - zio professionale è prescritto un esame di Stato (art. 33, quinto comma, Cost.), che consente di verificare l'idoneità tecnica di chi, avendo i requisiti richiesti, intenda accedere alla professione ottenendo l'iscrizione nell'apposito albo. Il legislatore può stabilire che in taluni casi si prescinda dall'esame di Stato (sentenza n. 127 del 1985) quando vi sia stata in altro modo una verifica di idoneità tecnica e sussistano apprezzabili ragioni che giustifichino l'eccezione. In base a questi criteri la giurisprudenza costituzionale ha ritenuto priva di razionale giustificazione l'ammissione al patrocinio davanti al pretore, senza limiti di tempo ed al di fuori di ogni esigenza apprezzabile, di persone diverse dagli avvocati e procuratori, non preventivamente sottoposte al controllo di idoneità tecnica costituito dall'esame di Stato o da un equipollente di esso. Si è così ritenuto di escludere che possano esercitare la professione forense, sia pure nei limiti di competenza del pretore, patrocinatori ed esercenti altre attività professionali, quale quella notarile, che, pur in possesso di un titolo culturale o di una qualifica professionale, mancano dell'indispensabile vaglio della specifica idoneità tecnica, che deve caratterizzare l'attività professionale forense (sentenze n. 202 del 1987 e n. 127 del 1985). La disciplina della pratica forense prevede che essa "comporti sempre il compimento delle attività proprie della professione", che comprendono la predisposizione e redazione di atti processuali (art. 2 e 6 del d.p.r. n. 101 del 1990), giacché il compimento di tali atti costituisce un elemento della formazione professionale. Ciò che inizialmente per almeno un anno avviene sotto il controllo e con la responsabilità di un avvocato. Solo dopo questo primo periodo di tirocinio, la pratica, con il compimento degli atti propri della professione che essa comporta, può essere continuata mediante l'autonoma trattazione di almeno venticinque procedimenti all'anno (art. 8 del d.p.r. n. 101 del 1990). E' da ritenere che la temporanea e limitata ammissione al patroci - nio che tale pratica comporta presupponga una previa verifica e valutazione, da parte dello stesso ordine professionale, del tirocinio già svolto (artt. 7 e 8 del d.p.r. n. 101 del 1990). Questo sistema non configura una deroga alla regola dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio professionale, giacché consente una attività, soggetta al controllo dell'ordine professionale, compresa nell'ambito della pratica forense e che si giustifica nei limiti in cui essa sia preordinata agli esami di abilitazione; sicché in ogni caso deve essere disposta la cancellazione dall'apposito registro, se gli esami non vengano superati nel termine previsto. Non è dunque violato l'art. 33, quinto comma, della Costituzione. Nè è leso il diritto di difesa (art. 24, secondo comma, Cost.), giacché la parte che conferisce il mandato ad un praticante avvocato, si avvale della difesa tecnica di un soggetto che, sulla base di determinati requisiti, è stato, sia pure temporaneamente, ammesso al patrocinio. Infine la configurazione del patrocinio, per un tempo determinato e per questioni di limitata competenza, come elemento della pratica professionale forense, esclude la denunciata violazione del principio costituzionale di eguaglianza (art. 3 Cost.). Non può, difatti, essere effettuato utilmente il raffronto con le disci - pline di altre professioni, peraltro neppure specificate nell'ordinanza di rimessione, prendendo in esame uno solo degli elementi che caratterizzano le attività preordinate all'accesso alla professione. Nè, infine, hanno al20 cun fondamento le situazioni denunciate in relazione al patrocinio dei praticanti avvocati dinanzi al giudice unico, patrocinio al quale essi continueranno ad essere ammessi limitatamente ai procedimenti in precedenza attribuiti alla competenza del pretore (art. 246 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51). C. Cost , n.106 in Banca-dati lex24&repertorio24 Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 8, secondo comma, ultimo periodo, del regio decretolegge 27 novembre, 1933, n (Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore) - convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, come modificato dall'art. 1 della legge 24 luglio 1985, n. 406 (Modifiche alla disciplina del patrocinio davanti al pretore), dall'art. 10 della legge 27 giugno 1988, n. 242 (Modifiche alla disciplina degli esami di procuratore legale), e dall'art. 246 del d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado) - nella parte in cui prevede che i praticanti avvocati possono essere nominati difensori d'ufficio La norma censurata compromette l'effettività della difesa d'ufficio poiché all'indagato o all'imputato potrebbe essere assegnato, senza il concorso della sua volontà, un difensore che non ha percorso l'intero iter abilitativo alla professione, mentre nel caso di nomina a favore dell'irreperibile sarebbe esclusa ogni possibilità di porre rimedio all'inconveniente denunciato mediante la sostituzione con un difensore di fiducia. La differenza tra il praticante e l'avvocato iscritto all'albo si apprezza non solo sotto il profilo - prospettato dal giudice rimettente - della capacità professionale (che, nel caso del praticante, è in corso di maturazione, il che giustifica la provvisorietà dell'abilitazione al patrocinio), ma anche sotto l'aspetto della capacità processuale, intesa come legittimazione ad esercitare, in tutto o in parte, i diritti e le facoltà proprie della funzione defensionale. In primo luogo, il praticante iscritto nel registro, pur essendo abilitato a proporre dichiarazione di impugnazione, non può partecipare all'eventuale giudizio di gravame. Il praticante si trova, inoltre, nell'impossibilità di esercitare attività difensiva davanti al tribunale in composizione collegiale, competente in caso di richiesta di riesame nei giudizi cautelari. Né potrebbe costituire argomento contrario la possibilità, per il praticante avvocato, di essere nominato difensore di fiducia: un conto è che tali limiti di competenza professionale e di capacità processuale siano liberamente accettati dall'imputato, altro è che essi siano imposti in sede di nomina del difensore d'ufficio. C. Cass. SS.UU. civ , n in Banca-dati lex24&repertorio24 Le incompatibilità di cui all'art. 3 del r.d.l. 1578/ fra l'esercizio della professione forense e le attività ed impieghi pubblici e privati ivi previsti - essendo volte a garantire l'autonomo ed indipendente svolgimento del mandato professionale, non si applicano ai praticanti avvocati non ammessi al patrocinio, che possono di conseguenza essere iscritti nell'apposito registro, anche se legati da un rapporto di lavoro con soggetti pubblici o privati C. Cass. SS.UU. civ , n in Banca-dati lex24&repertorio24 Il requisito della condotta specchiatissima ed illibata, previsto dall'art. 17, primo comma, n. 3), del r.d.l. 27 novembre 1933 n per l'iscrizione nel registro speciale dei praticanti procuratori, è necessario anche nel caso di richiesta d'iscrizione senza autorizzazione al patrocinio, non potendo argomentarsi in contrario dalla formulazione dell'art. 1 del r.d. 22 gennaio 1934 n. 37 (norme integrative e di attuazione del r.d.l. citato) che, con disposizione avente natura di norma secondaria, si limita ad indicare (primo comma) i documenti che l'aspirante deve allegare alla domanda d'iscrizione ed a chiarire (terzo comma) che gli aspiranti che intendano dedicarsi al patrocinio devono richiederlo espressamente ed attestare di non trovarsi nelle condizioni d'incompatibilità indicate dall'art. 3 del r.d.l. n del 1933 e dall'art. 13 dello stesso r.d. n. 37 del C. Cass. SS.UU. civ , n in Banca-dati lex24&repertorio24 In tema di pratica forense, l'art. 8 del r.d.l. n del 1933 prevede uno speciale registro in cui sono iscritti i laureati in giurisprudenza che svolgono la pratica per la professione di avvocato, i quali, dopo un anno dalla iscrizione, sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare, limitatamente a determinati procedimenti, il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l'ordine circondariale che ha la tenuta del registro medesimo. Una volta decorso il sessennio, l'iscritto non potrà più esercitare detto patroci Vedere altro
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References: art.2299
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 art.17
 art.16
 art.19
 art.33
 art.31
 art.11
 art.8
 art. 17
 art. 27
 art.17
 sentenza 
 sentenza 
 art. 17
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 art.33
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 Cass. 
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 art.8
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 art.14
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 art. 45
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 Cass. Sez. 
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 art. 3
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 Cass. 
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 art. 83
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 Cass. 
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