Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2012/04/Comuni-e-gestori-al-difficile-problema-rimborso-Iva-sulla-tia.html
Timestamp: 2018-09-26 08:18:55+00:00

Document:
Comuni e gestori del servizio di fronte al difficile problema del rimborso dell’IVA sulla TIA | Commercialista Telematico
Comuni e gestori del servizio di fronte al difficile problema del rimborso dell’IVA sulla TIA
di Roberto Pasquini, Nicola Papaleo
La Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 3756 del 9 marzo 2012 (riportata in calce) – rinviando ai principi già espressi dalla Corte Costituzionale con la sentenza 238 del lontano 2009 – conferma che la TIA è un tributo e non una vera tariffa e quindi non può essere assoggettata ad IVA.
Si ricorda che sulla applicazione della TIA il legislatore ha creato un vero e proprio “ginepraio normativo”. L’articolo 14, comma 33, del D.L. 78/2010 voleva stabilire ex autoritate la natura tariffaria della TIA ma il testo normativo ha fatto riferimento alla “TIA/2” e non alla “TIA/1” oggetto del problema.
Nella consapevolezza di tale evidente “pasticcio” il Ministero delle Finanze con la circolare 3/2010 ha sostenuto la tesi della analogia sostanziale tra TIA/1 e TIA/2 al fine di concludere che anche alla TIA/1 debba attribuirsi la natura tariffaria.
Le diverse conclusione della Cassazione
La soluzione prospettata dalle Finanze è censurata dalla Suprema Corte. Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione – dopo aver evidenziato che la TIA/2 , di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, è stata istituita previa soppressione (e, dunque, in conseguente sostituzione) della tariffa d’igiene ambientale e non risulta ancora applicabile non essendo stato emanato il previsto regolamento attuativo, di cui ai commi 3 e 6 della disposizione citata – rinvia ai principi basilari della logica precisando: “non è dato comprendere in qual senso possa minimamente sostenersi l’identità tra situazioni in successione tra loro (dovrebbe far parte del comune patrimonio logico-cartesiano che, se A succede a B, A e B non sono la stessa cosa), sembra alla Corte di tutta evidenza che le argomentazioni involgenti l’istituto della tariffa integrata ambientale (tia/2) a nulla rilevano laddove, come nella specie, si discuta della sola tariffa d’igiene ambientale (tia/1).”
Gli effetti della sentenza – Se ineludibili conclusioni della Corte di Cassazione ripropongono rilevanti problemi operativi (peraltro mai risolti) per i Comuni che hanno applicato la TIA addebitando l’IVA agli utenti (rectius contribuenti) i quali è facile attendersi che presenteranno istanze chiedendo il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto indebitamente corrisposta almeno nell’ultimo quinquennio.
Al riguardo devono essere distinte le posizioni di coloro che hanno corrisposto l’IVA sulla TIA nell’esercizio di imprese, arti o professionisti rispetto agli utenti privati. Quest’ultimi rappresentano i soggetti più numerosi e maggiormente interessati al rimborso in quanto, non avendo detratto l’IVA, con il rimborso possono beneficiare di fatto di una riduzione del costo sostenuto.
Si deve considerare, non da ultimo, che i Comuni hanno corrisposto l’IVA al soggetto gestore e quindi il percorso del rimborso apre problematiche complesse anche in considerazione della normativa e della giurisprudenza comunitaria cui soggiace, come noto, il funzionamento dell’IVA.
Tutto ciò determina – in un quadro della fiscalità locale sempre più carente di un sistematicità – ingenti riflessi sul bilancio di previsione che gli Enti locali dovranno approvare a breve.
Sentenza Cassazione civile, sez. Tributaria, 09-03-2012, n. 3756 – Pres. CICALA Mario – Est. TERRUSI Francesco – P.M. BASILE Tommaso

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 238
 sentenza 

Sentenza