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Timestamp: 2020-06-04 21:31:14+00:00

Document:
Cassazione Civile, Sez. Lav., 24 settembre 2010, n. 20221 - Infortunio in itinere e "normalità"
D.M.A., elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO RINASCIMENTO 11, presso lo studio dell'avvocato L'ABBATE AMINA, rappresentata e difesa dall'avvocato INGROSSO Antonia,
I.N.A.I.L - ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio degli avvocati LA PECCERELLA Luigi e RASPANTI RITA, giusta procura speciale atto notar CARLO FEDERICO TUCCARI di Rema del 05/09/06, rep. 71518;
udito l'Avvocato RITA RASPANTI;
Con ricorso depositato l'1 luglio 1999, D.M.A., nella qualità di erede di D.M.G., chiedeva al giudice del lavoro di Lecce la condanna dell'INAIL al riconoscimento in favore del de cuius della rendita vitalizia per inabilità permanente, conseguente a infortunio mortale sul lavoro, oltre accessori.
L'INAIL resisteva.
Proponeva appello la parte soccombente nella qualità, con ricorso depositato il 20.4.05, e contestava le valutazioni espresse dal Giudice di primo grado; chiedeva, pertanto, l'accoglimento della domanda.
L'INAIL si costituiva, contestando il gravame.
Con sentenza del 19 dicembre 2005-6 marzo 2006, la Corte di Appello di Lecce, rilevato che la ricostruzione dell'infortunio occorso a D.M.G., come ricavabile dalla svolta istruttoria, conduceva ad escludere la presenza del requisito della "occasione di lavoro", rigettava l'impugnazione.
Per la cassazione di tale pronuncia, ricorre D.M.A. con tre motivi, ulteriormente illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c..
Resiste l'INAIL con controricorso.
Con il primo motivo di ricorso la D.M., denunciando violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 2 e dei principi generali in tema di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, degli artt. 99, 112, 132 c.p.c., e omessa trascrizione delle conclusioni rassegnate dalle parti nonchè omesso esame dei motivi di gravame, sostiene che, a fronte delle censure mosse alla sentenza di primo grado, la Corte Salentina non ha offerto nè un richiamo nè alcuna valutazione (tanto meno che "critica") delle stesse".
Con il terzo motivo, infine, la ricorrente, denunciando omessa o insufficiente motivazione, lamenta che la Corte di appello abbia erroneamente valutato le prove acquisite al giudizio ed omesso di ammettere gli ulteriori mezzi di prova richiesti, diretti ad inficiare "la valenza probatoria implicitamente attribuita dal giudice di primo grado all'assenza di D.M.G. dal luogo di lavoro nel giorno precedente l'infortunio mortale".
In proposito, nella sentenza impugnata si è esclusa la circostanza -decisiva - che l'infortunio mortale occorso al sig. D.M. G. fosse avvenuto in "occasione di lavoro" sulla base delle seguenti considerazioni:
- la strada prescelta per raggiungere il posto di lavoro non risultava essere la "più breve" rispetto al percorso tra l'abitazione dell'infortunato (sita nel Comune di (OMISSIS)) e la P.zza (OMISSIS) (sita nel Comune di (OMISSIS));
- il D.M. non si era recato al lavoro il giorno precedente all'infortunio. Orbene, deve anzitutto chiarirsi che - come anche la più recente giurisprudenza di questa Corte si è espressa - in materia di infortuni sul lavoro, il D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, art. 12, che ha espressamente ricompreso nell'assicurazione obbligatoria la fattispecie dell'infortunio "in itinere", inserendola nell'ambito della nozione di occasione di lavoro di cui al D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 2, esprime dei criteri normativi (come quelli di "interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate", che delimitano l'operatività della garanzia assicurativa) utilizzabili per decidere anche controversie relative a fatti antecedenti alla sua entrata in vigore, militando in tal senso:
a) la circostanza che la L. 17 maggio 1999, n. 144, art. 55, lett. u), ha posto come criterio direttivo per il legislatore delegato il recepimento dei principi giurisprudenziali consolidati in materia, i quali, pertanto, hanno costituito, dapprima, diritto vivente nell'ambito dell'interpretazione del D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 2, per poi plasmare, come tali, il contenuto del precetto introdotto dal D.Lgs. n. 38 del 2000, art. 12;
b) il fatto che il sistema dell'assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali si è evoluto tramite interventi legislativi che, non di rado, hanno avuto la funzione di far assurgere a dignità di norma positiva gli orientamenti giurisprudenziali (come è dimostrato proprio in relazione all'istituto dell'infortunio "in itinere", che l'opera della giurisprudenza ha conformato muovendo dalla nozione di occasione di lavoro);
c) il rilievo in base al quale una norma successiva ben può costituire criterio interpretativo che illumina anche il regime precedente (Cass. 6 luglio 2007 n. 15266).
E, tuttavia, la sig.ra D.M. ha riportato nel ricorso in esame, nel rispetto del principio di autosufficienza, le deposizioni dei testi escussi da cui emergono ulteriori elementi di valutazione, quali, ad esempio, l'orario in cui avvenne l'incidente, di poco anteriore dall'inizio del turno di lavoro - ore 6 -, mentre, per altro verso, alcun raffronto rusulta essere stato fatto tra "la strada più breve" e quella percorsa dall'infortunato, descritta come più comoda e conveniente (presenza di una stazione di rifornimento 24/h; più diretto accesso rispetto al luogo di lavoro).
Appare quindi evidente l'errore in cui è incorsa la Corte d'Appello di Lecce, per aver escluso l'occasione di lavoro nell'infortunio occorso a D.M.G. esclusivamente a causa della mancata percorrenza della strada "più breve" di collegamento tra il proprio domicilio e il luogo di lavoro.

References: sentenza 
 art. 378
 art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 art. 12
 art. 2
 art. 55
 art. 2
 art. 12