Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-2900-del-03-02-2017
Timestamp: 2020-04-05 02:52:36+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 2900 del 03/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2900 del 03/02/2017
Cassazione civile, sez. trib., 03/02/2017, (ud. 23/01/2017, dep.03/02/2017), n. 2900
sul ricorso 13170-2013 proposto da:
S.J., elettivamente domiciliata in ROMA VIA CRESCENZIO 91,
presso lo studio dell’avvocato MARIA SONIA VULCANO, che la
rappresenta e difende unitamente agli avvocati MARIO GARAVOGLIA,
CLAUDIO LUCISANO giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 53/2012 della COMM. TRIB. REG. di TORINO,
principale del ricorso (v. sanzioni).
1. La CTR del Piemonte accoglieva l’appello della contribuente S.J. affermando che il recupero delle ordinarie imposte di registro, ipotecarie e catastali relative all’atto di acquisto di un immobile acquistato coi benefici “prima casa” in data 23.5.2001 non era giustificato in quanto il fabbricato non aveva le caratteristiche di lusso, così come affermato dall’ufficio, dato che, pur essendo intervenuta in data 22 febbraio 2001 una variazione catastale che aveva espressamente attribuito all’immobile stesso la qualifica di abitazione di lusso, tale variazione era stata inserita agli atti del catasto solo in data 11 marzo 2002, ragione per cui il fabbricato non poteva considerarsi di lusso al momento della stipula dell’atto.
2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate affidato a due motivi. Resiste con controricorso la contribuente.
3. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione alla tariffa, il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 1, nota 2 bis, parte prima. Sostiene che è irrilevante, al fine di affermare che un immobile ha le caratteristiche di lusso e che, quindi, non è applicabile l’agevolazione, il fatto che la situazione di fatto non corrisponda alle risultanze catastali al momento dell’atto.
4. Con il secondo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 5, ed alla tariffa, del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 1, nota 2 bis, parte prima. Sostiene la ricorrente che le caratteristiche di lusso individuate dal D.M. 2 agosto 1969, devono essere valutate dal punto di vista oggettivo e fattuale, essendo irrilevanti eventuali risultanze catastali difformi, sicchè la circostanza che l’immobile al tempo dell’acquisto non risultasse di lusso secondo il catasto non valeva ad esimere l’acquirente dal pagamento delle imposte nella misura ordinaria.
6. Osserva la Corte che entrambi i motivi di ricorso, da esaminarsi congiuntamente in quanto sottendono la medesima questione giuridica, sono fondati. Invero la Corte di legittimità ha affermato il principio, che questo collegio condivide, secondo cui il D.L. 7 febbraio 1985, n. 12, art. 2, convertito con modificazioni dalla L. 5 aprile 1985, n. 118, nel delimitare il proprio ambito di applicazione alle abitazioni non di lusso, rinvia ai parametri fissati dal D.M. 2 agosto 1969, senza alcun riferimento alle categorie catastali. Ne discende che il carattere non di lusso del fabbricato, per l’applicazione dell’aliquota agevolata di registro sulla “prima casa”, deve essere riscontrato sulla sola base dei criteri indicati dal citato D.M., mentre resta priva di autonoma e decisiva rilevanza la classificazione catastale (Cass. n. 22310 del 21/10/2014).
Nel caso che occupa le caratteristiche ” di lusso” del fabbricato secondo i parametri di cui al D.M. 2 agosto 1969 dovevano ritenersi ben note alla contribuente prima della stipula dell’atto, evincendosi un tanto dal fatto che era già stata presentata in catasto la nota di variazione sulla base della consistenza reale dell’immobile.
I presupposti della revoca dell’agevolazione permangono integri anche alla luce dello jus superveniens di cui al D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 10, comma 1, lett. a), il quale, nel sostituire la Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 1, comma 2 della Parte Prima, ha sancito il superamento del criterio di individuazione dell’immobile di lusso – non ammesso, in quanto tale, al beneficio “prima casa” – sulla base dei parametri di cui al D.M. LL.PP. 2 agosto 1969.
Al fine di allineare allo stesso criterio dell’imposta di registro anche l’agevolazione “prima casa” attribuita con aliquota Iva ridotta, il legislatore è poi intervenuto con il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 33 che, nel modificare il n. 21 della Tab. A, Parte 2, all. al D.P.R. n. 633 del 1972, ha espressamente richiamato il “criterio catastale”; con il risultato che anche l’agevolazione Iva è esclusa (indipendentemente dalla sussistenza di tutti gli altri requisiti) per gli immobili rientranti in una delle suddette categorie.
La ricorrenza del principio di legalità e di favor rei in materia tributaria – già ampiamente valorizzato, in presenza di sanzioni amministrative di sostanziale valenza penale, anche ex art. 49 della Carta dei diritti fondamentali UE, e 7 CEDU – si impone, nella specie, sotto il profilo che tali sanzioni vennero inflitte per avere il contribuente dichiarato che l’immobile acquistato possedeva, contrariamente al vero, qualità intrinseche “non di lusso” (sempre secondo i suddetti parametri ministeriali); vale a dire, per aver reso una dichiarazione che, per effetto della modifica normativa, oggi non ha più alcuna rilevanza per l’ordinamento.
10. Il ricorso va, dunque, accolto e l’impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384 c.p.c., comma 2, ed il ricorso originario della contribuente va rigettato. Va altresì dichiarato che le sanzioni non sono applicabili. Le spese processuali dei giudizi di merito si compensano tra le parti per le alterne vicende processuali e quelle di questo giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario della contribuente. Dichiara non applicabili le sanzioni. Compensa le spese processuali relative ai giudizi di merito e condanna la ricorrente a rifondere all’Agenzia delle Entrate le spese processuali di questo giudizio, spese che liquida in complessivi Euro 3.000,00, oltre alle spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 23 gennaio 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 5
 art. 1
 art. 2
 art. 10
 art. 1
 art. 33
 art. 49
 sentenza 
 sentenza