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Timestamp: 2020-05-30 11:37:21+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 32234 del 13/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32234 del 13/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 13/12/2018, (ud. 12/09/2018, dep. 13/12/2018), n.32234
sul ricorso 934-2017 proposto da:
COGEI SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONI rappresentata e difesa
dall’avvocato LUIGI MANNA;
EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONI SPA, (OMISSIS), in persona del
avverso la sentenza n. 1083/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
del 6/10//2015;
con sentenza depositata il 17.11.2015, la Corte d’appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibile l’appello proposto avverso la pronuncia di primo grado che, qualificando in termini di opposizione agli atti esecutivi l’impugnazione proposta da COG s.r.l. avverso tre intimazioni di pagamento per crediti derivanti da cartelle esattoriali precedentemente notificatele, ne aveva dichiarato la tardività;
avverso tale pronuncia COG s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione, deducendo due motivi di censura;
la società concessionaria dei servizi di riscossione indicata in epigrafe ha resistito con controricorso;
è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione
dell’adunanza in camera di consiglio.
sebbene la notificazione al difensore del decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio e della proposta del relatore, ex art. 380-bis c.p.c., debba ormai essere necessariamente compiuta per via telematica, D.L. n. 179 del 2012, ex art. 16, comma 4, (conv. con L. n. 221 del 2012), resta nondimeno salva la possibilità di procedere secondo quanto previsto dal medesimo art. 16, successivi commi 6 ed 8 – cioè, mediante deposito presso la cancelleria ovvero ai sensi dell’art. 136 c.p.c., comma 3 e art. 137 ss. c.p.c. – per il caso di impossibilità, imputabile o meno al destinatario, di ricorrere alla posta elettronica certificata (Cass. n. 6369 del 2017), come nella specie è accaduto con il difensore di parte ricorrente in ragione della rilevazione da parte del sistema informatico di un indirizzo telematico non valido relata dell’invio telematico della comunicazione in atti);
con il primo motivo, la ricorrente lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia per non avere la Corte di merito considerato che i termini per l’opposizione alla cartella previsti dal D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, sarebbero ordinatori e non perentori e inoltre per non aver ritenuto) che, nel caso di specie, il termine di sessanta giorni asseritamente indicato sulla cartella esattoriale era stato rispettato, avendo essa proposto l’opposizione nel termine di sessanta giorni dalla notifica dell’intimazione di pagamento;
con il secondo motivo, la ricorrente denuncia violazione ed errata applicazione degli artt. 480 e 125 c.p.c. per non avere la Corte territoriale rilevato la nullità e inesistenza della cartella opposta per mancata sottoscrizione dell’autorità amministrativa procedente e per essere stata notificata a mezzo posta da soggetto non abilitato, eccependo comunque la prescrizione delle pretese creditorie fatte valere dalla società concessionaria dei servizi di riscossione e la nullità dell’intimazione di pagamento) per mancata indicazione del responsabile del procedimento;
la pronuncia impugnata ha dichiarato inammissibile l’appello sul rilievo che, avendo il giudice di primo grado qualificato l’opposizione proposta da COG s.r.l. in termini di opposizione agli atti esecutivi, l’unico rimedio esperibile a seguito del rigetto dell’opposizione era il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., prevedendo espressamente l’art. 618 c.p.c., comma 3, che le sentenze pronunciate ai sensi del precedente art. 617, comma 1, non sono appellabili;
non avendo parte ricorrente censurato in alcun modo l’anzidetta ratio decidendi, il ricorso odierno va dichiarato inammissibile, essendo consolidato il principio secondo cui la proposizione con il ricorso per cassazione di censure prive di specifica attinenza al decislim della sentenza impugnata comporta l’inammissibilità del motivo di ricorso, non potendo quest’ultimo essere configurato quale impugnazione rispettosa del canone di cui all’art. 366 c.p.c., n. 4 (Cass. n. 17125 del 2007; nello stesso senso, più recentemente, Cass. nn. 11637 del 2016 e 24765 del 2017); che le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo;
in considerazione della declaratoria d’inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a eludo dovuto per il ricorso.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 4.200,00, di cui Euro 4.000,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 art. 16
 art. 16
 art. 137
 art. 24
 art. 111
 art. 617
 sentenza 
 Cass.