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Timestamp: 2020-08-07 10:41:34+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 28347 del 05/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28347 del 05/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 05/11/2019, (ud. 12/09/2019, dep. 05/11/2019), n.28347
sul ricorso iscritto al n. 14985/2018 R.G. proposto da:
Avverso la sentenza n. 414/01/2018 della Commissione Tributaria
Regionale del Piemonte, depositata il giorno 23 febbraio 2018.
che ha chiesto l’accoglimento del ricorso principale e la
dichiarazione di inammissibilità di quello incidentale
condizionato. Uditi l’avv. Anna Collabolletta per la ricorrente e
l’avv. Alberto Mula per la controricorrente.
Idroenergia s.c.ar.l. impugnò l’avviso di pagamento spiccato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con il quale vennero recuperate le accise non corrisposte sull’energia elettrica autoprodotta da energie rinnovabili ma ceduta ai consorziati, nel periodo compreso tra il 2009 e il 2014, in assenza delle condizioni per fruire del regime di esenzione.
Accolta l’impugnazione in primo grado, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli propose appello principale, mentre Idroenergia s.c.ar.l. formulò appello incidentale condizionato; la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, con sentenza depositata il giorno 23 febbraio 2018, respinse tutti i gravami, affermando che l’esenzione dal pagamento delle accise non poteva più trovare applicazione anche per l’energia autoprodotta dai consorzi e poi ceduta ai consorziati, ma l’amministrazione aveva mutato il proprio precedente orientamento favorevole alla tesi della contribuente, essendo quindi configurabile un legittimo affidamento di quest’ultima.
Avverso la detta sentenza, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, cui resiste con controricorso e ricorso incidentale condizionato, affidato a tre mezzi, Compagnia Valdostana delle Acque Trading s.r.l. (di seguito breviter CVA), quale successore della Idroenergia s.c.ar.l.
1. Con il primo motivo del ricorso principale l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli lamenta la nullità della sentenza per violazione degli artt. 132 e 156 c.p.c., atteso l’insanabile contrasto tra la motivazione tesa chiaramente all’accoglimento delle ragioni dell’appellante e il suo dispositivo di rigetto del gravame.
2. Con il secondo motivo del ricorso principale assume altra violazione dell’art. 132 c.p.c., poichè la plateale contraddittorietà della motivazione rende nulla la sentenza impugnata.
3. Con il primo motivo del ricorso incidentale condizionato, CVA assume la nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 2, n. 4), dell’art. 118 c.p.c., dell’art. 111 Cost., comma 6, avendo il giudice di merito rigettato l’appello incidentale formulato dalla contribuente, in plateale contrasto con il tenore della motivazione resa.
4. Con il secondo motivo del ricorso incidentale condizionato, lamenta la nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 2, n. 4), dell’art. 118 c.p.c., nonchè dell’art. 111 Cost., comma 6, per assoluta mancanza di motivazione in ordine all’appello principale proposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
4.1. I quattro motivi sopra illustrati, che possono essere esaminati congiuntamente, stante la stretta connessione, sono tutti parimenti infondati.
Secondo l’orientamento più recente di questa Corte, il contrasto tra motivazione e dispositivo che determina la nullità della sentenza ricorre solo se ed in quanto esso incida sulla idoneità del provvedimento, nel suo complesso, a rendere conoscibile il contenuto della statuizione giudiziale, ricorrendo nelle altre ipotesi un mero errore materiale (Cass. 17/10/2018, n. 26074; Cass. 27/06/2017, n. 16014; Cass. 30/12/2015, n. 26077).
Nella vicenda che ci occupa, invero, dalla lettura della sentenza impugnata di evince chiaramente che il giudice d’appello pure, riconoscendo la fondatezza dei motivi dell’appello principale proposto dall’Amministrazione, ha inteso accogliere uno dei motivi dell’appello incidentale proposto dalla contribuente; con il risultato che attesa l’illegittimità dell’atto impositivo originariamente impugnato dalla contribuente – ancorchè per ragioni diverse da quelle ritenute dal primo giudice -, la sentenza di primo grado (che appunto aveva annullato l’atto impugnato) meritava di essere confermata.
4.2. E’ chiaro, allora, che nonostante il plateale errore materiale commesso nel dichiarare respinto l’appello incidentale in seno al dispositivo della sentenza della commissione tributaria regionale, attraverso il rigetto dell’appello principale dell’Amministrazione, risulta confermata la decisione di primo grado che aveva – come era nella chiara volontà del giudice di appello – accolto il ricorso della contribuente.
5. Con il terzo motivo di ricorso principale deduce l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la violazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, artt. 10 e 11, poichè la commissione tributaria regionale ha, contraddittoriamente, ritenuto che il tributo non fosse dovuto nonostante si versasse in ipotesi di legittimo affidamento che consente soltanto di non versare sanzioni ed interessi.
E’ stato altresì precisato che le circolari ministeriali in materia tributaria non costituiscono fonte di diritti ed obblighi, sicchè, ove il contribuente si sia conformato ad un’interpretazione erronea fornita dall’Amministrazione finanziaria, è esclusa soltanto l’irrogazione delle relative sanzioni e degli interessi, senza alcun esonero dall’adempimento dell’obbligazione tributaria, in base al principio di tutela dell’affidamento, espressamente sancito dal richiamato della L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 2, (Cass. 19/05/2017, n. 12635; Cass. 18/05/2016, n. 10195; Cass. 09/03/2012, n. 3757).
5.2. Orbene, nella vicenda in esame la contribuente afferma che in svariati atti dell’Amministrazione finanziaria è stata riconosciuta la qualità di autoproduttore di energia elettrica da fonti rinnovabili escluso dall’obbligo di pagamento delle accise, così ingenerando il legittimo affidamento della stessa nella menzionata esenzione.
Si tratta, peraltro, di valutazioni che l’Amministrazione doganale ha assunto in conseguenza di atti pacificamente già rientranti a pieno regime nella formulazione della L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 2; dunque, spettavano alla contribuente, in ragione del legittimo affidamento specificamente tutelato dalla cennata norma, unicamente l’esenzione dalle sanzioni e dagli interessi, come riconosciuto dalla stessa Amministrazione.
5.3. E la norma così interpretata non è incostituzionale, perchè al principio, di rilievo costituzionale, del legittimo affidamento fa, comunque, da contraltare il principio, di rilevanza costituzionale, della riserva di legge, nonchè gli ulteriori principi di inderogabilità delle norme tributarie, di indisponibilità dell’obbligazione tributaria, di vincolatività della funzione di imposizione e di irrinunciabilità del diritto di imposta, già menzionati dalle Sezioni Unite di questa Corte.
5.4. Nè va dato corso al chiesto rinvio pregiudiziale, tenuto conto che, come evidenziato dalla stessa parte ricorrente, la Corte di giustizia ha già ampiamente chiarito che, se è vero che il diritto ad avvalersi del principio della tutela del legittimo affidamento si estende a ogni individuo in capo al quale un’autorità amministrativa abbia fatto sorgere fondate speranze a causa di assicurazioni precise che essa gli avrebbe fornito (ex multis, CGUE 14 giugno 2017, in C-26/16, punto 76; CGUE 9 luglio 2015, in C-183/14, punto 44; CGUE 5 marzo 2015, in C-585/13, punto 95), tuttavia il legittimo affidamento non può basarsi su una prassi illegittima dell’amministrazione (CGUE 11 aprile 2018, in causa C-532/16, punto 50).
5.5. Sull’invocata applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 11, poi, deve osservarsi in termini generali che la L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 2, nel tutelare l’affidamento del contribuente che si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell’Amministrazione finanziaria, limita gli effetti di tale tutela alla sola esclusione delle sanzioni e degli interessi, senza incidere in alcun modo sull’obbligazione tributaria; e ciò diversamente dalla medesima L., art. 11, il quale, nel disciplinare il caso in cui il contribuente si sia adeguato ad un esplicito responso dell’Amministrazione finanziaria, motivatamente espresso in esito alla particolare procedura dell’interpello, prevede la nullità degli atti impositivi che siano in contrasto con l’esito dell’interpello (così Cass. 10/09/2009, n. 19479).
5.6. Orbene, nessuno dei provvedimenti assunti dalla Amministrazione doganale, che hanno riconosciuto alla Idroenergia s.c.ar.l. la qualifica di soggetto esente da accisa, è stato reso all’esito di una regolare procedura di interpello come disciplinata dalla L. n. 212 del 2000, art. 11.
Nel caso all’esame, invece, si tratta di accise (e non di addizionali provinciali) relative agli anni 2009-2014, successivi, pertanto, all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 26 del 2007, che ha comportato una integrale rivisitazione della materia; con riferimento a tali anni nessuna istanza di interpello risulta presentata all’Amministrazione doganale.
5.7. Da ultimo, va evidenziato che non è irragionevole, sotto il profilo costituzionale ed unionale, la diversità di disciplina degli effetti prevista dalla L. n. 212 del 2000, art. 10, e dalla L. medesima, art. 11. Infatti, l’ipotesi prevista da quest’ultima disposizione, che comporta la gravi conseguenza della nullità dell’atto impositivo, riguarda una situazione in cui l’Amministrazione finanziaria ha dato una risposta specifica ad un formale quesito del contribuente, ingenerando nello stesso il ragionevole convincimento della correttezza della soluzione fornita, laddove negli altri casi si tratta di indicazioni di carattere generale o particolare formulate in via di prassi generale o applicativa, senza che la specifica problematica sia stata formalmente posta dal contribuente alla puntuale valutazione dell’Ufficio.
6. Con il terzo motivo del ricorso incidentale condizionato, CVA eccepisce la violazione del D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, art. 52, comma 3, lett. b), (il TUA), del D.Lgs. 16 marzo 1999, n. 79, art. 2, comma 2, (il c.d. decreto Bersani) e degli artt. 2602 c.c. e segg., in quanto il giudice di merito ha negato alla società consortile l’esenzione d’accisa per le cessioni di energia elettrica autoprodotta operate a favore dei consorziati.
6.2. Ritiene il Collegio, in conformità a quanto affermato nella sentenza impugnata, che la nozione di autoproduzione di cui al D.Lgs. n. 79 del 1999, non sia idonea ad individuare i soggetti esentati dal pagamento delle accise ai sensi del TUA, art. 52, comma 3, lett. b), i quali non rientrano nella menzionata definizione. Valgano le seguenti considerazioni:
6.3. A quanto osservato sopra, può aggiungersi che la L. 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 911, applicabile solo con riferimento all’anno d’imposta 2016 (e, pertanto, non alla presente controversia), ha previsto che “il D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, art. 52, comma 3, lett. b), si applica anche all’energia elettrica prodotta con impianti azionati da fonti rinnovabili ai sensi della normativa vigente in materia, con potenza disponibile superiore a 20 kw, consumata dai soci delle società cooperative di produzione e distribuzione dell’energia elettrica di cui alla L. 6 dicembre 1962, n. 1643, art. 4, n. 8), in locali e luoghi diversi dalle abitazioni”.
La menzionata disposizione richiama pedissequamente solo la prima parte del decreto Bersani, art. 2, comma 2, includendo, pertanto, nell’esenzione i soci delle società cooperative di produzione e distribuzione dell’energia elettrica, ma non estendendo l’esenzione agli appartenenti ai consorzi o società consortili costituiti per la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili.
Tale innovazione offre un ulteriore spunto argomentativo per confermare la tesi più sopra sostenuta: la estensione dell’esenzione alle sole società cooperative di cui al D.L. n. 79 del 1999, art. 2, comma 2, implica, a contrario, che i consorzi e le società consortili, già esclusi, rimangono fuori dal campo applicativo della norma anche per gli anni d’imposta successivi al 2016.
6.4. Deve ritenersi, in definitiva, che la società consortile che autoproduce energia elettrica da fonte rinnovabile, con impianti dalla potenza disponibile superiore a 20 kw, beneficia dell’esenzione prevista dal TUA, art. 52, comma 3, lett. b), (nella sua formulazione applicabile ratione temporis, successiva alle modifiche introdotte con il D.Lgs. n. 26 del 2007), limitatamente all’energia prodotta e consumata in proprio e non anche a quella prodotta e ceduta ai singoli consorziati, restando conseguentemente respinto il terzo motivo del ricorso incidentale condizionato.
7. In definitiva, accolto il terzo motivo del ricorso principale e respinti i primi due, respinti tutti i motivi del ricorso incidentale condizionato, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., la causa può essere decisa con il rigetto del ricorso originario della contribuente, non spettando a quest’ultima l’esenzione dal pagamento delle accise dovute per l’energia elettrica prodotta e ceduta ai propri consorziati.
8. Le spese della fase di merito e quelle del giudizio di legittimità, attesa la novità delle questioni, possono essere integralmente compensate tra le parti; sussistono i presupposti per l’applicazione nei confronti della ricorrente incidentale del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.
Accoglie il terzo motivo del ricorso principale; respinge i primi due motivi del ricorso principale e tutti i motivi di quello incidentale; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario avanzato dalla contribuente.
Compensa integralmente tra le parti le spese della lite, comprese quelle del giudizio di legittimità.

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 art. 36
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 Cass. 
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