Source: https://studiolegaleramelli.it/2020/02/03/bancarotta-e-pene-accessorie-la-cassazione-rimette-al-giudice-dellesecuzione-la-rideterminazione-della-loro-durata-che-va-adeguata-alla-gravita-del-caso-concreto/
Timestamp: 2020-03-31 22:35:30+00:00

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Bancarotta e pene accessorie: la Cassazione rimette al Giudice dell’Esecuzione la rideterminazione della loro durata che va adeguata alla gravità del caso concreto. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Si segnala ai lettori del blog la sentenza 3290, depositata il 27.01.2020, emessa dalla V Sezione penale della Corte di Cassazione, con la quale il Collegio del diritto si è espresso su una questione attuale e dibattuta tra gli operatori di diritto che si occupano di reati fallimentari, ossia la individuazione dello strumento processuale da utilizzare per la rideterminazione delle pene accessorie dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna.
Invero, come noto, successivamente alla pronuncia della Corte costituzionale intervenuta con la sentenza n.222/2018 e poi delle Sezioni Unite Penali con la sentenza 28910/2019, è oramai pacifico il principio di diritto cui deve uniformarsi il Giudice di merito che pronuncia la sentenza di condanna secondo il quale: «Le pene accessorie per le quali la legge indica un termine di durata non fissa, devono essere determinate in concreto dal giudice in base ai criteri di cui all’art. 133 cod. pen.»”.
Il problema si pone quindi per le sentenze di condanna passate in giudicato prima dell’intervento della Consulta per le quali era stata fatta applicazione del principio normativo allora vigente della durata in misura fissa della pena accessoria: ossia 10 anni (articolo 216, ultimo comma, del R.d. 267/1942).
In questi casi, secondo il principio espresso nella sentenza in commento, per ottenere una rideterminazione in senso maggiormente favorevole delle pene accessorie previste dalla norma incriminatrice (inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa) – oramai non più determinate in misura fissa, in caso di condanna definitiva per bancarotta è sufficiente che la difesa del condannato presenti istanza al Giudice dell’esecuzione che discrezionalmente dovrà fissare una nuova durata.
A tale principio di estrema utilità per le ricadute operative nella quotidiana pratica professionale, la sentenza in commento ne aggiunge un altro secondo il quale il Giudice dell’esecuzione nel rimuovere il giudicato limitatamente alla durata delle pene accessorie già determinata in misura fissa dovrà stabilirne la misura facendo ricorso ai criteri di cui all’art. 133 cod. pen. parametrandola alla concreta gravità del fatto emersa nella fase di cognizione, dandone poi adeguata giustificazione nella parte motiva del provvedimento.
Art. 216 legge fallimentare: la norma incriminatrice e le pene accessorie.
Salve le altre pene accessorie, di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna per uno dei fatti previsti nel presente articolo importa per la durata di dieci anni l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa (1) .
Corte Costituzionale , 05/12/2018 , n. 222
È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 27, commi 1 e 3, Cost. , l’ art. 216, ultimo comma, r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), nella parte in cui dispone: «la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa per la durata di dieci anni l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa», anziché: «la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a dieci anni». (La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’ art. 223, ultimo comma, l. fall . sollevata in riferimento agli artt. 3, 4, 41, 27 e 117, comma 1, Cost. , quest’ultimo in relazione agli artt. 8 CEDU e 1 del Protocollo addizionale alla CEDU).
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References: sentenza 
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Art. 216
 art. 216
 art. 223