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Timestamp: 2020-08-04 03:02:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22615 del 10/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22615 del 10/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 10/09/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 10/09/2019), n.22615
sul ricorso 29505-2018 proposto da:
la CANCELLERIA della CORTI, di CASSAZIONE, rappresentato e difeso
DISTACCATA DI CAMPOBASSO (OMISSIS);
avverso il decreto n. R.G. 2462/2017 del TRIBUNALE di CAMPOBASSO,
depositato il 11/09/2018;
Il Tribunale di Campobasso, con il decreto depositato il 11/9/2018 in epigrafe indicato, ha rigettato la domanda di riconoscimento della protezione internazionale presentata da O.O., proveniente dalla Nigeria. Questi ha proposto ricorso per cassazione il 29/9/2018 con due mezzi; il Ministero dell’Interno è rimasto intimato.
Si lamenta, quindi, che il giudice abbia valutato in maniera apodittica la situazione dell’Edo State, limitandosi ad escludere la presenza dell’organizzazione di Boko Haram sulla base del solo rapporto Amnesty International; si sostiene inoltre che l’inverosimiglianza del racconto del richiedente circa le ragioni del suo allontanamento dal Paese di origine non possono essere motivo di esclusione della protezione sussidiaria quando la situazione del Paese è fuori dal controllo delle autorità statuali, senza la necessità di una individualizzazione della minaccia o del pericolo.
Con il secondo motivo si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e della Circolare Commissione Nazionale per il Diritto di asilo, 30 luglio 2015, n. 3716 e si sostiene che il Tribunale, una volta esclusa la riconoscibilità dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, avrebbe dovuto verificare se le circostanze dedotte dal richiedente, ai fini della concessione delle due misure maggiori, giustificassero il riconoscimento della protezione umanitaria. Si sostiene, all’uopo che il livello generale di insicurezza del Paese di provenienza ben può determinare una temporanea impossibilità di rimpatrio, non dovendosi ritenere il beneficio limitato ai soli casi considerati dal Tribunale di Campobasso, che ne ha escluso la riconoscibilità sulla considerazione che il richiedente era in età adulta, non aveva malattie ed era privo di legami specifici e personali con l’Italia.
Va osservato che il ricorso non risponde ai requisiti richiesti dall’art. 366 c.p.c. giacchè le doglianze, prospettate in maniera del tutto assertiva ed astratta non si confrontano affatto con la motivazione e l’iter logico/giudiridico seguito nella pur sintetica statuizione impugnata.
Invero, il Tribunale ha ricordato il racconto del ricorrente che aveva riferito alla Commissione di essere fuggito dalla Nigeria perchè omossessuale – condividendo la valutazione di inattendibilità del racconto compiuta dalla Commissione e ritenendolo anomalo e non credibile in merito ai fatti narrati, privi di adeguati riferimenti temporali e di concatenazione logica e plausibile degli accadimenti narrati, senza che sul punto il ricorrente abbia formulato alcuna contestazione od offerto spiegazioni.
I motivi, quantunque prospettino una violazione di legge, si limitano ad invocare in modo generico l’applicazione delle norme ed a elencare precedenti giurisprudenziali senza illustrare – con riferimento alla concreta fattispecie – in cosa sia consistita la violazione attribuita al giudicante di merito (Cass. n. 5001 del 02/03/2018; Cass. n. 24298 del 29/11/2016).
A ciò va aggiunto che il ricorrente vanamente invoca l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente la protezione, desumibile dal D.Lgs. n. 251 del 2017, art. 3, comma 5 in particolare, avendo l’interessato pur sempre l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda (art. 3, comma 5, lett. a), solo nel quale caso (e in presenza delle ulteriori condizioni poste dalla norma) è possibile considerare “veritieri” i fatti narrati. La valutazione di non credibilità del racconto, che integra una delle ratio decidendi della sentenza impugnata, costituisce un apprezzamento di fatto che è riservato al giudice di merito, al quale compete di valutare se le dichiarazioni del richiedente la protezione siano coerenti e plausibili (lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate (Cass. n. 27503 del 30/10/2018) e che è censurabile in cassazione esclusivamente sul piano motivazionale (Cass. n. 3340 del 5/2/2019).
Quanto alla richiesta di protezione umanitaria, in disparte dagli effetti del D.L. n. 113 del 4 ottobre 2018, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 10 dicembre 2018, n. 132, art. 1, comma 1, risulta dirimente il difetto di qualsivoglia allegazione individualizzante in punto di vulnerabilità, senza che la insussistenza dei presupposti accertata dal Tribunale trovi una adeguata e puntuale replica nell’illustrazione del motivo di ricorso.

References: Sentenza 
 art. 32
 Cass. 
 art. 3
 sentenza 
 art. 1