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LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2013 E L AVVIO DELLA XVII LEGISLATURA - PDF
LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2013 E L AVVIO DELLA XVII LEGISLATURA
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1 OSSERVATORIO luglio 2013 LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2013 E L AVVIO DELLA XVII LEGISLATURA di Elisa Tira - Dottoressa di ricerca in Diritto costituzionale italiano ed europeo Sommario: 1. Le forze politiche candidate alle elezioni del febbraio L esito delle consultazioni elettorali. 3. Le prime trattative tra le forze politiche all indomani del voto. 4. L insediamento delle Camere e l elezione dei rispettivi Presidenti. 1. Le forze politiche candidate alle elezioni del febbraio Il 24 e 25 febbraio 2013, a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere avvenuto il 22 dicembre 2012, si tenevano le elezioni politiche per il rinnovo dei due rami del Parlamento 1. A dicembre, infatti, il Pdl aveva ritirato l appoggio al Governo Monti, in carica dal novembre 2011, causando così le dimissioni del Presidente del Consiglio e lo scioglimento delle Camere con quattro mesi di anticipo rispetto alla conclusione naturale della XVI Legislatura. Per la terza volta, dopo il 2006 e il 2008, le consultazioni elettorali si svolgevano sulla base della legge elettorale n. 270 del 21 dicembre 2005 (recante «Modifiche alle norme per l elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica», c.d. legge Calderoli ), che, pur essendo da tutti a parole e da tempo esecrata e malgrado l impulso alla riforma dato dal Presidente della Repubblica, era tuttavia rimasta immutata a causa della persistente divergenza di orientamenti tra i partiti e nei partiti. La campagna elettorale vedeva come principali protagonisti il leader del centrosinistra Pier Luigi Bersani, quello del centrodestra Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio uscente e senatore a vita Mario Monti e l ex comico Beppe Grillo. Si prospettava quindi una competizione sostanzialmente quadripolare. 1 Per i dati dettagliati relativi all affluenza alle urne e ai risultati elettorali si veda il sito del Ministero dell Interno: Contestualmente alle elezioni politiche, si svolgevano anche le elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali e per l elezione diretta del Presidente della Regione in Lazio, Lombardia e Molise.
2 Pier Luigi Bersani era il leader della coalizione di centrosinistra denominata Italia Bene comune, comprendente le liste di Pd, Sel, Centro Democratico, Svp alla Camera e, al Senato, quelle di Pd, Sel, Centro Democratico, Lista Crocetta 2, PSI 3 e Moderati 4, oltre agli accordi di coalizione per l indicazione di candidati comuni nei collegi uninominali del Trentino Alto Adige con Svp (Südtiroler Volkspartei) e Patt (Partito autonomista trentino tirolese). La campagna elettorale era incentrata sulla contrapposizione rispetto alla coalizione di centrodestra, additata come principale responsabile della crisi economico-finanziaria che aveva iniziato ad investire l Italia soprattutto durante l ultimo Governo di Silvio Berlusconi. La coalizione Italia Bene comune era stata presentata il 13 ottobre 2012 con la firma di una carta d intenti basata su 10 punti (Europa, democrazia, lavoro, uguaglianza, libertà, sapere, sviluppo sostenibile, beni comuni, diritti, responsabilità) da parte del segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, del presidente di Sinistra Ecologia Libertà Nichi Vendola e del segretario del Partito Socialista Italiano Riccardo Nencini. Il candidato premier (nonché capo della coalizione ai sensi della legge elettorale) era stato designato mediante elezioni primarie a doppio turno tra il 25 novembre e il 2 dicembre 2012, nell ambito delle quali Pier Luigi Bersani aveva prevalso sul sindaco di Firenze Matteo Renzi (oltre che sugli altri candidati Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci) 5. Con riguardo alla coalizione di centrodestra, il 6 dicembre 2012 (in concomitanza con l uscita del Pdl dalla maggioranza di governo) Silvio Berlusconi annunciava la sua ridiscesa in campo. Il partito annullava quindi le primarie per la scelta del leader (che erano state indette il 24 ottobre e si sarebbero dovute svolgere il 16 dicembre) e iniziava una intensa campagna elettorale prevalentemente basata sulla dura critica dell operato del Governo Monti 6, con accenti assai critici sull Unione europea che scatenavano le accuse di euroscetticismo da parte del Pd e di Scelta Civica, nonché sulla promessa di abolire l Imu 7. 2 La Lista Crocetta era presentata solo in Sicilia. 3 Il Partito socialista italiano si presentava solo in Campania, Calabria e Lazio. 4 La lista dei Moderati era presentata solo in Lombardia e in Sicilia. 5 Cfr. E. MENICUCCI, Affluenza record alle primarie. Bersani non evita il ballottaggio, in Corriere della Sera, 26 novembre 2012, p. 2; A. CAPPONI, Bersani con il 60% chiude i giochi, in Corriere della Sera, 3 dicembre 2012, p Cfr. C. LOPAPA, Berlusconi scenderà in campo Alfano si piega alla ricandidatura. Pisanu e Frattini verso la scissione, in la Repubblica, 7 dicembre 2012, p Cfr. P. DI CARO, Campagna anti governo per risalire, in Corriere della Sera, 7 dicembre 2012, p. 9; M. AJELLO, Berlusconi in trincea: Imu e Merkel i nemici. Vertice degli anti-cav, in Il Messaggero, 8 dicembre 2012, p. 4; S.
3 Il 20 dicembre i deputati del Pdl Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e Guido Crosetto lasciavano il partito per fondare Fratelli d Italia - Centrodestra Nazionale, dichiarando che la nuova formazione politica sarebbe comunque stata alleata del Pdl in occasione delle imminenti elezioni 8. La coalizione di centrodestra risultava pertanto costituita dal Pdl, dalla nuova formazione Fratelli d Italia, dalla Lega Nord e da La Destra (più altre liste presentate solo in alcune circoscrizioni 9 ). In particolare, l accordo con la Lega Nord veniva ufficializzato il 7 gennaio, riportando così in auge l alleanza politica vincitrice delle elezioni del 2008 e interrotta durante il Governo Monti. L intesa raggiunta prevedeva la candidatura di Roberto Maroni alla Regione Lombardia, dove il Pdl avrebbe sostenuto il segretario della Lega Nord contro il candidato del centrosinistra Umberto Ambrosoli, in cambio dell alleanza tra i due partiti anche alle elezioni politiche, circostanza che appariva indispensabile al Pdl per cercare di essere determinante al Senato ed evitare una vittoria netta del Pd 10. La Lega Nord poneva peraltro come ulteriore condizione la rinuncia da parte di Berlusconi a presentarsi come candidato premier, richiesta che il Pdl accoglieva indicandolo come capo della coalizione, ma non candidato premier. Non a caso Silvio Berlusconi si dichiarava non interessato al ruolo di premier, bensì a quello di Ministro dell Economia, mentre indicava come eventuale Presidente del Consiglio il segretario Angelino Alfano (sul punto si registrava peraltro la prima divergenza con la Lega, che avanzava il nome di Giulio Tremonti) 11. Per la prima volta, dunque, la figura del capo della coalizione ai sensi della legge elettorale veniva espressamente distinta da quella di candidato Presidente del Consiglio. Tale dissociazione era resa possibile dalla previsione della legge elettorale che impone ai partiti collegati in coalizione di dichiarare il nome e il cognome della persona indicata come unico capo della coalizione, e non, invece, il candidato premier, poiché tale indicazione risulterebbe incompatibile con l art. 92, secondo comma, della Costituzione, in FUMAROLA, Bufera su Berlusconi in tv un ora e venti a Canale 5 Aboliremo l Imu, è iniqua, in la Repubblica, 17 dicembre 2012, p Cfr. M.A. CALABRÒ, Meloni e Crosetto dicono addio. Ma il Cavaliere si riprende il Pdl, in Corriere della Sera, 21 dicembre 2012, p Alla Camera: Grande Sud - Mpa, Mir, Partito pensionati, Intesa popolare, Liberi per una Italia equa. Al Senato: Partito pensionati, Grande Sud, Mir, Mpa, Intesa popolare, Cantiere popolare, Basta tasse, Liberi per una Italia equa. 10 Cfr. P. DI CARO, Pdl-Lega, un vertice ad Arcore per l intesa «obbligata». Si tratta sul ruolo di Berlusconi, in Corriere della Sera, 7 gennaio 2013, p. 6; A. MONTANARI, Berlusconi-Maroni, vertice per l accordo, in la Repubblica, 7 gennaio 2013, p. 10; R.S., Berlusconi-Maroni, intesa polemica. Alfano premier. No, Tremonti, in la Repubblica, 8 gennaio 2013, p. 6; M. CREMONESI, Maroni: senza di loro era sconfitta certa, in Corriere della Sera, 8 gennaio 2013, p Cfr. A. LA MATTINA, Ritorna l alleanza tra Pdl e Lega, in La Stampa, 8 gennaio 2013, p. 2; R.S., Berlusconi- Maroni, intesa polemica. Alfano premier. No, Tremonti, in la Repubblica, 8 gennaio 2013, p. 6.
4 base al quale «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri» 12. Il Presidente del Consiglio uscente Mario Monti il 28 dicembre 2012 annunciava il suo ingresso ( salita ) in politica a capo di una nuova coalizione (contravvenendo all impegno che gli era stato esplicitamente richiesto dal centrodestra al momento del varo del suo Governo e alla promessa che secondo i resoconti di stampa aveva fatto al Presidente della Repubblica di non candidarsi alle elezioni politiche, nonché disattendendo i suggerimenti che questi gli avrebbe rivolto 13 ), sulla base di un progetto che veniva sostenuto da due partiti, l UdC di Pier Ferdinando Casini e Futuro e Libertà di Gianfranco Fini, nonché da una serie di movimenti ed associazioni, tra i quali Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo 14. Il 4 gennaio 2013 veniva presentata la lista Scelta Civica con Monti per l Italia, formata da esponenti della società civile. Scelta Civica e le forze confluite intorno a Monti si presentavano alle elezioni con una lista unica denominata Con Monti per l Italia al Senato, con liste separate, invece, alla Camera dei Deputati, in conseguenza delle diverse soglie di accesso alla rappresentanza (più basse alla Camera) previste per i due rami del Parlamento. Nel corso della campagna elettorale, la formazione di Monti e Italia Bene Comune di Bersani portavano avanti il tentativo di prefigurare una possibile alleanza contro la coalizione di Berlusconi, come trapelava dalle dichiarazioni rilasciate in più occasioni dai due leader e dalle ricostruzioni della stampa nazionale; la trattativa tuttavia falliva, soprattutto a causa della dichiarata incompatibilità tra l alleato potenziale Mario Monti e l alleato ufficiale Nichi Vendola 15. La coalizione di centro si presentava quindi alle elezioni come forza politica alternativa ai due grandi schieramenti di centrosinistra e di centrodestra, con un programma basato sulla continuazione dell esperienza del Governo Monti Si veda L. SPADACINI, Le riforme in materia costituzionale ed elettorale, in A. D ANDREA, L. SPADACINI (a cura di), La rigidità bipolare del parlamentarismo italiano, Brescia, bibliofabbrica, 2008, p. 477 ss. 13 Cfr. M. GALLUZZO, Monti vede Napolitano: spiegherà le scelte al Paese, in Corriere della Sera, 17 dicembre 2012, p. 2; U. ROSSO, Monti pensa a una lista autonoma. Napolitano: Sarà lui a fare chiarezza, in la Repubblica, 17 dicembre 2012, p. 2; F. D ESPOSITO, Napolitano contro Monti. La rottura sul Quirinale, in il Fatto Quotidiano, 19 dicembre 2012, p Cfr. R. MASCI, Monti: Guiderà la coalizione dei centristi, in La Stampa, 29 dicembre 2012, p Cfr. D. MARTIRANO, Prove di alleanza tra Bersani e Monti, in Corriere della Sera, 6 febbraio 2013, p. 10; AL. T., Monti: il Pd dovrà fare delle scelte. Ma Vendola «frena» Bersani, in Corriere della Sera, 7 febbraio 2013, p. 8; A. TROCINO, La rabbia di Nichi: così rischiamo di perdere, in Corriere della Sera, 7 febbraio 2013, p Cfr. A. CUZZOCREA, Scelta civica il partito di Monti. Punto al bis, non farò il ministro e sulle candidature massimo rigore, in la Repubblica, 5 gennaio 2013, p. 2.
5 Per la prima volta partecipava alle elezioni politiche il Movimento 5 Stelle, fondato il 4 ottobre 2009 da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio e guidato dallo stesso Beppe Grillo, il quale organizzava la sua campagna elettorale principalmente in manifestazioni di piazza in tutto il territorio nazionale, denominate Tsunami Tour, nelle quali il movimento si proponeva di innovare la politica e di contrastare i partiti politici tradizionali, proponendo l abolizione del finanziamento pubblico a questi ultimi, l abbattimento delle tasse, la promozione di un referendum popolare sulla permanenza dell Italia nell Eurozona e l allontanamento dalle politiche di austerità imposte dall Unione europea. La contrapposizione esplicita rispetto al sistema partitico portava il M5S a presentarsi alle consultazioni elettorali senza alcun apparentamento. Oltre al Movimento 5 Stelle, altre formazioni partecipavano per la prima volta alle elezioni. Il 28 luglio 2012, su iniziativa di alcuni economisti tra i quali i professori Luigi Zingales, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Andrea Moro ed altri intellettuali come Alessandro De Nicola, Carlo Stagnaro e Oscar Giannino, veniva pubblicato su alcuni quotidiani nazionali un manifesto programmatico di ispirazione prevalentemente liberale e liberista fortemente critico nei confronti dell intera classe politica nazionale. Da questo nasceva il movimento politico Fermare il Declino, che decideva di fondare un nuovo partito politico, Fare per Fermare il Declino, il cui leader e candidato premier veniva individuato nella persona del giornalista economico Oscar Giannino 17. Quest ultimo tuttavia si dimetteva il 20 febbraio dalla presidenza di Fare a seguito delle accuse rivoltegli per i titoli di studio millantati ma mai conseguiti; a seguito di ciò l avvocato Silvia Enrico assumeva l incarico di coordinatrice nazionale con le deleghe di presidente e il compito di condurre il partito al congresso da svolgersi dopo le elezioni. Giannino restava tuttavia capo della forza politica, in virtù della dissociazione tra tale figura e quella di candidato premier resa possibile dalla legge elettorale 18. Il 17 dicembre 2012 l ex magistrato Antonio Ingroia, il sindaco di Napoli ed ex magistrato Luigi De Magistris, Orazio Licandro del PdCI e Leoluca Orlando dell IdV lanciavano il manifesto Io ci sto, una piattaforma programmatica in dieci punti da presentare al Partito democratico allo scopo di confluire nella coalizione di centrosinistra. Il 29 dicembre i promotori lanciavano il cartello 17 Cfr. Il movimento diventa partito: si chiamerà «Fare», in Avvenire, 20 dicembre 2012, p. 8; R.I., Giannino in campo Deluso dal premier, in La Stampa, 3 gennaio 2013, p Cfr. M. GUERZONI, La resa di Giannino. Lascia la guida di Fare (ma resta candidato), in Corriere della Sera, 21 febbraio 2013, p. 6; M. CORBI, Giannino lascia ma resta leader del movimento, in La Stampa, 21 febbraio 2013, p. 8.
6 Rivoluzione Civile, al quale aderivano l Italia dei Valori, il Partito dei Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista e la Federazione dei Verdi. Fallita la trattativa con la coalizione capeggiata da Bersani e dunque sfumata l ipotesi di collegarvisi, il movimento si presentava alle elezioni con un unica lista e senza altri apparentamenti, indicando come capo della forza politica ai sensi della legge elettorale Antonio Ingroia L esito delle consultazioni elettorali. Il primo dato significativo che emergeva dai risultati elettorali riguardava il sensibile calo della partecipazione degli elettori al voto: per la prima volta nella storia dell Italia repubblicana, l affluenza alle urne scendeva al di sotto dell 80%. Nello specifico, l affluenza al voto registrata dal Ministero dell Interno era pari al 75,19% degli elettori aventi diritto al voto per la Camera dei deputati e al 75,11% per il Senato (circa il 5% in meno rispetto alle elezioni politiche del 2008) 20. Il secondo dato rivelava che nessuna delle coalizioni era riuscita ad ottenere un consenso significativamente maggioritario, esito che veniva ampiamente commentato dalla stampa nazionale ed internazionale 21. Alla Camera dei Deputati, la coalizione di centrosinistra otteneva il 29,5% di voti (340 seggi, di cui 292 al Pd, 37 a Sel, 6 a Centro democratico e 5 a Svp), quella di centrodestra il 29,1% (124 seggi, di cui 97 al Pdl, 18 alla Lega Nord, 9 a Fratelli d Italia), il Movimento 5 Stelle il 25,5% (108 seggi), Con Monti per l Italia il 10,5% (45 seggi, di cui 37 a Scelta Civica Con Monti per l Italia e 8 all UdC). Dunque, alla Camera la coalizione di centrosinistra Italia Bene comune riportava una vittoria di misura con uno scarto di circa voti rispetto alla coalizione di centrodestra, 19 Cfr. L. MILELLA, Ingroia chiude a Pierluigi: non faremo accordi, in la Repubblica, 23 febbraio 2013, p Tutti i dati relativi all affluenza alle urne e ai risultati delle consultazioni elettorali sono reperibili sul sito del Ministero dell Interno: 21 Si vedano, tra gli altri: M. FRANCO, I conti con la realtà, in Corriere della Sera, 26 febbraio 2013, p. 1; D. MARTIRANO, Senato, nessuno ha i numeri. La «quota 158» è irraggiungibile, ivi, p. 8; F. VERDERAMI, Elezioni anticipate o larghe intese. Le due strade dopo lo «tsunami», ivi, p. 3; A. MATTIOLI, I francesi: Italia Paese ingovernabile, in La Stampa, 26 febbraio 2012; E. FAZZINO, La stampa estera: Italia in stallo e ingovernabile, in Il Sole 24 Ore, 26 febbraio 2013; Le elezioni viste dalla stampa estera: L Italia ha votato l ingovernabilità, in Quotidiano.Net, 25 febbraio 2013.
7 esito che solo grazie al premio di maggioranza su base nazionale previsto dalla vigente legge elettorale si trasformava in un ampia maggioranza di seggi (340 seggi su 630). Come è noto, infatti, la legge elettorale assegna alla Camera un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione vincente, con il risultato di concedere a quest ultima 340 seggi (pari al 55% del plenum di Montecitorio) senza tuttavia prevedere una soglia minima per ottenere tale premio. Ai 617 seggi così assegnati, si aggiungevano quello attribuito al collegio uninominale della Valle d Aosta (che andava alla formazione politica denominata Vallée d Aoste, frutto di una scissione dell ala più vicina al centrodestra della storica Union Valdôtaine) e i 12 seggi assegnati alla Circoscrizione Estero, ripartiti con metodo proporzionale e possibilità di voto di preferenza. Dal voto dei cittadini italiani all estero il Pd otteneva 5 seggi, Con Monti per l Italia 2, il Pdl e il M5S un seggio ciascuno; 2 seggi andavano infine al Movimento Associativo Italiani all Estero e 1 alla lista Usei. In sintesi, dei 630 seggi totali della Camera dei deputati, 345 andavano al centrosinistra, 125 al centrodestra, 109 al Movimento 5 Stelle, 47 a Con Monti per l Italia (oltre al deputato della Valle d Aosta e ai tre deputati eletti nella Circoscrizione Estero tra le liste Maie e Usei). Al Senato, nessuna coalizione raggiungeva la maggioranza assoluta di 158 seggi, non essendo tale quorum garantito da alcun premio su base nazionale. La coalizione di centrosinistra Italia Bene comune otteneva il 31,6% di voti (113 seggi, di cui 105 al Pd, 7 a Sel e 1 alla Lista Crocetta), quella di centrodestra il 30,7% (116 seggi, di cui 98 al Pdl, 17 alla Lega Nord e 1 a Grande Sud), il Movimento 5 Stelle il 23,8% (54 seggi), Con Monti per l Italia il 9,1% (18 seggi). La coalizione di Bersani, pur avendo conseguito un maggior numero di consensi, otteneva meno seggi rispetto a quella di Berlusconi, in ragione della circostanza che quest ultima, risultando vincitrice nelle regioni più popolose, si aggiudicava i premi di maggioranza regionali più consistenti. Ai 301 seggi così assegnati, si aggiungevano quello attribuito con metodo uninominale alla Valle d Aosta (che, come alla Camera dei deputati, andava alla formazione politica Vallée d Aoste) e i 7 seggi assegnati al Trentino Alto Adige, che compensavano la suddetta discrasia tra voti conseguiti e seggi ottenuti. Infatti i 6 seggi attribuiti agli altrettanti collegi uninominali in cui è suddiviso il Trentino Alto Adige andavano tutti alla coalizione di centrosinistra 22, che così raggiungeva il totale 22 La coalizione di centrosinistra si era presentata nei sei collegi uninominali del Trentino Alto Adige con accordi variabili; 3 seggi andavano a Svp-Patt-Pd-Upt, 1 seggio a Pd-Svp, 2 seggi a Svp.
8 di 119 seggi. Il restante seggio, attribuito col metodo del recupero proporzionale, andava invece alla coalizione di centrodestra, che conseguiva quindi 117 seggi. Infine, i 6 seggi assegnati alla Circoscrizione Estero venivano ripartiti tra il Pd (4), Con Monti per l Italia (1) e il Movimento Associativo Italiani all Estero (1). In sintesi, dei 315 seggi totali del Senato, 123 andavano al centrosinistra, 117 al centrodestra, 54 al Movimento 5 Stelle, 19 a Con Monti per l Italia (oltre al senatore della Valle d Aosta e a quello del Maie eletto nella Circoscrizione Estero). Italia Bene comune, dunque, pur essendo la coalizione che aveva ricevuto più voti complessivi rispetto alle altre, otteneva solo 123 seggi, ben inferiori rispetto alla soglia della maggioranza assoluta. Il risultato elettorale del febbraio 2013 determinava uno scenario politico completamente diverso da quello del 2008 e per molti versi lontano dalle aspettative e dalle previsioni, nel quale conseguivano voti per comporre le Camere tre gruppi di forze di consistenza numerica fra loro ravvicinata e uno di minore ampiezza 23. La principale novità era rappresentata dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, nato solo nel 2009 e alla sua prima esperienza elettorale nazionale, candidatosi senza alleati, che veniva scelto da un elettore su quattro, ricevendo quindi un numero considerevole di consensi, soprattutto alla Camera dei Deputati, dove, escludendo i voti degli italiani all estero, il Movimento risultava essere il primo partito con il 25,5% contro il 25,4% del Pd. Inoltre il M5S otteneva una percentuale di consensi addirittura superiore al 30% in Liguria, Marche e Sicilia 24. Il risultato del Movimento 5 Stelle, che era stato ampiamente sottostimato in tutti i sondaggi 25, determinava una vera e propria diaspora di voti a danno del Pd e del Pdl. Con riguardo al Partito democratico, sebbene questo risultasse il primo partito per numero complessivo di voti ottenuti, il risultato conseguito, pari al 25,42% dei consensi alla Camera e al 27,43% al Senato, era molto al di sotto delle aspettative, registrando circa quattro milioni di voti in meno rispetto al 2008, quando il Pd di Veltroni, pur avendo nettamente perso le elezioni contro il Pdl di Berlusconi, aveva ottenuto il 33,1% alla Camera e il 33,7% al Senato. La delusione per la 23 Cfr. S. PRISCO, A futura memoria: il nuovo assetto del sistema dei partiti e l evoluzione della forma di governo, in questa Rivista, n. 2/ Cfr. E. BUZZI, Cinque Stelle, debutto a valanga. Meglio di Forza Italia nel 1994, in Corriere della Sera, 26 febbraio 2013, p Sui sondaggi relativi ai trend dei partiti e delle coalizioni si veda, per tutti, il sito
9 perdita dei consensi era amplificata dalla circostanza che il centrosinistra era stato decisamente sovrastimato e dato per sicuro vincitore in tutti i sondaggi, e invece si fermava intorno al 30% dei consensi, vincendo solo di misura rispetto alla coalizione di centrodestra. Al termine dello scrutinio Pier Luigi Bersani non si presentava alla conferenza stampa ma delegava il vicesegretario del Pd Enrico Letta per le prime dichiarazioni, il quale affermava: «È una crisi complessa da vivere, da gestire e da risolvere»; «il ritorno al voto immediato non pare a oggi la prospettiva da perseguire e abbiamo fiducia che il Capo dello Stato possa aiutare a trovare le soluzioni migliori» 26. Sostanzialmente in linea rispetto alle indicazioni provenienti dai sondaggi era invece il risultato ottenuto dal centrodestra, che registrava anch esso una consistente perdita di consensi rispetto alle elezioni precedenti (circa sei milioni di voti in meno). In particolare, il Pdl otteneva soltanto il 21,56% alla Camera e il 22,3% al Senato (contro il 37,4% alla Camera e il 38,2% al Senato ottenuti nel 2008), mentre la Lega Nord si fermava al 4% sia alla Camera che al Senato (dimezzando dunque i consensi rispetto all 8% ottenuto nel 2008). Il partito fondato da Umberto Bossi e attualmente guidato da Roberto Maroni conseguiva infatti buoni risultati soltanto in Lombardia, mentre perdeva consensi in Veneto e in Piemonte e praticamente spariva nelle Regioni del Centro Italia. Complessivamente, tuttavia, tale risultato negativo era in parte compensato dai premi di maggioranza regionali conquistati al Senato, posto che la coalizione di centrodestra vinceva in tutte le Regioni considerate in bilico al Senato (Lombardia, Campania, Sicilia), oltre che in Veneto, Puglia, Calabria e Abruzzo. Inoltre, la sconfitta era altresì ridimensionata dal risultato decisamente al di sotto delle aspettative della coalizione di Bersani, che riusciva a distaccare quella di Berlusconi di un solo punto percentuale, nonché dalla débâcle centrista, circostanze che facevano di Berlusconi un «perdente di successo» 27. Inferiore alle aspettative era infatti il risultato della coalizione di centro di Mario Monti, ferma complessivamente intorno al 10% dei consensi, così come quello degli alleati del Presidente del Consiglio uscente, Pier Ferdinando Casini, eletto senatore quale capolista nella Regione Campania della coalizione Scelta Civica Con Monti per l Italia, e Gianfranco Fini, che non veniva nemmeno 26 Cfr. G. CASADIO, La vittoria azzoppata di Bersani Ma non si deve tornare alle urne ci assumeremo la responsabilità, in la Repubblica, 26 febbraio 2013, p. 8; M. GUERZONI, Pd, i conteggi della delusione. Bersani: «Gestiremo il risultato», in Corriere della Sera, 26 febbraio 2013, p F. VERDERAMI, Elezioni anticipate o larghe intese. Le due strade dopo lo «tsunami», in Corriere della Sera, 26 febbraio 2013, p. 3.
10 rieletto. I rispettivi partiti, presentatisi alle consultazioni elettorali con liste separate in coalizione con quella di Monti soltanto alla Camera, ottenevano rispettivamente l 1,78% e lo 0,46% dei consensi, non superando dunque la soglia di sbarramento del 2% prevista per le liste che fanno parte di coalizioni (anche se l UdC, essendo risultata la migliore tra i perdenti, otteneva comunque qualche seggio). Di conseguenza, se nel Parlamento uscente l UdC di Casini poteva contare su 35 deputati e Futuro e Libertà di Fini su 26 deputati, a seguito delle ultime elezioni la prima otteneva soltanto 8 seggi alla Camera, mentre la seconda non otteneva alcun seggio. Infine, oltre a Futuro e Libertà di Gianfranco Fini, rimanevano fuori dal Parlamento le nuove formazioni Rivoluzione Civile e Fare per Fermare il Declino, che non superavano le soglie di sbarramento e dunque non ottenevano alcun seggio. In definitiva, il dato uscito dalle urne vedeva la coalizione di centrosinistra ottenere la maggioranza assoluta alla Camera dei deputati, mentre al Senato nessuno dei contendenti alle elezioni poteva contare su un autonoma maggioranza. La circostanza che la coalizione più votata avesse ottenuto una maggioranza autosufficiente alla Camera ma non al Senato era dovuta alle criticità della legge elettorale del 2005, che prevede una assegnazione del premio di maggioranza con forme diverse tra Camera e Senato. Come spiegava Enzo Cheli, Presidente emerito della Corte costituzionale, «Questa legge presenta seri dubbi di costituzionalità anche per il modo con cui assegna il premio di maggioranza, visto che lo fa prescindendo dalle diverse soglie raggiunte dai partiti in gara. Questo meccanismo finisce per alterare il principio costituzionale che prevede l eguale valore del voto» 28. La prima criticità, nonché l obiezione corrente che si muove alla vigente legge elettorale, è rappresentata dalle modalità di selezione dei membri delle Camere che, in assenza del voto di preferenza, «risultano monopolizzate dai partiti politici, dovendo gli elettori limitarsi ad una sorta di ratifica dei candidati nominati con totale discrezionalità dai loro organi direttivi, senza che sia garantita» la «scelta degli eletti da parte dei cittadini» 29. I gravi difetti della legge elettorale, tuttavia, non si esauriscono nell impossibilità per gli elettori di scegliere personalmente il personale politico da eleggere, ma «culminano nella presenza del premio di maggioranza, oltretutto eccessivo nei suoi presupposti, ma che si può ritenere improprio nella sua stessa esistenza perché il suo carattere diretto altera l uguaglianza del voto, a differenza o molto più 28 E. COLOMBO, Cheli: «L instabilità frutto inevitabile del Porcellum», in Il Messaggero, 26 febbraio 2013, p A. REPOSO, Questioni irrisolte ed equivoci in ordine alla riforma della legge elettorale, in questa Rivista, n. 2/2013.
11 che i premi indiretti conseguiti, con metodi tra loro diversi, nei sistemi francese, tedesco e spagnolo» 30. L insostenibilità di una legge elettorale che assegni, nell ambito della Camera dei deputati, il 55% dei seggi ad una coalizione che abbia ottenuto solo il 29% dei consensi è affermata, tra gli altri, da Salvatore Prisco, per il quale «Altro è un premio in seggi a chi abbia già conseguito per propria forza la maggioranza assoluta dei voti popolari, altro l attribuirlo alla minoranza (partito singolo o coalizione) più forte. Questa seconda è l eventualità oggi realizzatasi, per di più di pochissimo (la coalizione direttamente e per tradizione avversaria di quella vincitrice risulta seconda per pochi decimali di punto). Si aggiunga che le forze maggiori attorno alle quali le ricordate coalizioni sono state costruite hanno entrambe perso voti popolari, rispetto ai risultati della consultazione omologa precedente» 31. Secondo alcuni Autori, un altra anomalia della legge elettorale sarebbe rappresentata dalla configurazione per il Senato di un premio assegnato regione per regione, con la conseguenza che, a fronte di risultati elettorali che, a livello nazionale, sono più o meno simili per entrambe le Camere, si ha invece una differenziazione delle rispettive maggioranze, proprio in quanto il premio di maggioranza che alla Camera scatta a livello nazionale e premia la coalizione più votata, al Senato invece viene assegnato su scala regionale, risultando spesso decisiva la vittoria nelle Regioni più popolose, che assegnano un maggior numero di seggi 32. Critico nei confronti di questo meccanismo anche Piero Alberto Capotosti, per il quale «L incongruenza di questo metodo è il frutto avvelenato di una mediazione tra la volontà di istituire il premio di maggioranza anche per il Senato e la previsione costituzionale dell art. 57, secondo cui il Senato è eletto a base regionale, cosicché nell Aula di Palazzo Madama si riuniranno i senatori eletti autonomamente dalle venti Regioni, ciascuna con metodo maggioritario. Si spiega così la diversità dei risultati elettorali, Regione per Regione, e l impossibilità di fare previsioni attendibili sul risultato finale». L anomalia di questo metodo elettorale induce infatti «un probabile risultato difforme nelle due Camere, rendendo così il Senato sostanzialmente arbitro della competizione 30 U. ALLEGRETTI, Il percorso storico recente della forma di governo italiana: ai limiti della Costituzione, in questa Rivista, n. 2/ S. PRISCO, A futura memoria: il nuovo assetto del sistema dei partiti e l evoluzione della forma di governo, in questa Rivista, n. 2/ Cfr. U. ALLEGRETTI, Il percorso storico recente della forma di governo italiana: ai limiti della Costituzione, cit.
12 elettorale e quindi terreno di scontro tra le diverse possibili maggioranze in gioco, generalmente assai risicate» 33. Tali considerazioni facevano sì che, all indomani delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013, si riaprisse il dibattito tra gli addetti ai lavori sulla riforma della legge elettorale n. 270 del 2005, considerata la priorità assoluta dell agenda costituzionale italiana, nel presupposto che l impasse istituzionale venutosi a creare dopo le elezioni stesse (e, in particolare, la difficoltà di formare una maggioranza di governo in grado di ottenere la fiducia di entrambe le Camere) fosse da addebitare proprio alle disfunzioni e ai fattori di criticità della legge Calderoli 34. Alle anomalie del sistema elettorale si aggiungeva tuttavia un ulteriore fattore di complicazione, costituito dalla presenza in campo pur in un sistema elettorale del tutto irragionevole giuridicamente se non calato in un contesto politicamente bipolare di forze politiche dichiaratamente contrarie a coalizzarsi con uno dei due poli, come, in particolare, Il Movimento 5 Stelle, ma anche la lista Monti e la lista Ingroia 35. Così, mentre in un effettivo sistema bipolare il vincitore si assicura la maggioranza in entrambe le Camere, la combinazione delle previsioni contenute nella legge elettorale e della presenza di forze politiche non coalizzate con i due poli rendevano possibile lo scenario che si è in effetti realizzato a seguito delle ultime consultazioni elettorali. La legge elettorale del 2005, concepita per assicurare la governabilità sia pure a scapito della rappresentatività, se era pensata e poteva forse funzionare in un sistema bipolare, comportava invece evidenti distorsioni in un sistema di fatto tripolare come quello uscito dalle ultime consultazioni elettorali 36, senza peraltro nemmeno raggiungere l obiettivo della governabilità. Infatti, sebbene fosse la terza volta che si votava con la legge del 2005, essa aveva dato luogo ad esiti sempre diversi e soltanto in un caso nel 2008 il sistema aveva prodotto un vero vincitore al Senato, quando la coalizione di Berlusconi ottenne 174 seggi. In quella occasione ci riuscì perché appunto la competizione era sostanzialmente bipolare e la coalizione di centrodestra ottenne un numero di voti consistentemente maggiore della sfidante (il 46,9% contro il 37,9% dei consensi 33 P. A. CAPOTOSTI, Come evitare che il Senato torni campo di battaglia, in Il Messaggero, 7 febbraio 2013, p Cfr. A. REPOSO, Questioni irrisolte ed equivoci in ordine alla riforma della legge elettorale, in questa Rivista, n. 2/ Cfr. P. A. CAPOTOSTI, La trasparenza che è mancata, in Il Messaggero, 25 febbraio 2013, p Cfr. D.MART., Più voti, meno seggi: follie (legali) del Porcellum, in Corriere della Sera, 7 marzo 2013, p. 6.
13 ottenuti dalla coalizione di centrosinistra), circostanza decisiva al fine di neutralizzare gli effetti del diverso metodo di attribuzione del premio di maggioranza al Senato, con i diversi premi regionali. Nelle ultime elezioni, invece, il quadro era completamente diverso, con una competizione sostanzialmente quadripolare nella quale non c era un polo che riusciva a distanziare nettamente gli altri; anzi, tre poli su quattro ottenevano risultati più o meno simili Le prime trattative tra le forze politiche all indomani del voto. La situazione all indomani del voto appariva dunque delicata, caratterizzata da uno stallo politico difficilmente superabile, con tre grandi minoranze (Pd, Pdl e Movimento 5 Stelle) che sembravano impotenti a generare qualsiasi maggioranza 38. Al Senato il centrosinistra non solo non aveva la maggioranza necessaria per sostenere un Governo, ma non aveva nemmeno la possibilità di raggiungere tale maggioranza alleandosi con la lista di Mario Monti. Speculare la situazione del centrodestra che, pur avendo ottenuto i premi regionali più consistenti, ugualmente non aveva i numeri per sostenere un Governo né da solo, né insieme al Centro. La quota di 158 senatori si poteva superare solo ripristinando la maggioranza formata da Terzo Polo, Pd, Pdl che aveva sostenuto il Governo Monti, oppure intercettando da parte del centrosinistra in tutto o in parte i 54 senatori del Movimento 5 Stelle. Nei giorni immediatamente successivi alle consultazioni elettorali iniziavano pertanto gli incontri e le trattative tra le forze politiche per cercare di trovare una soluzione allo stallo politico che era venuto creandosi, onde evitare che si trasformasse in uno stallo anche istituzionale, rendendo difficile o impossibile la formazione di un Governo e l elezione delle prime tre cariche dello Stato. Il 15 marzo era infatti fissata la data della prima riunione delle Camere, nell ambito della quale si sarebbero dovuti eleggere i rispettivi Presidenti, mentre il 15 maggio avrebbe segnato la scadenza 37 Cfr. R. D ALIMONTE, Ritorno al voto? Il porcellum riprodurrebbe ingovernabilità, in Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2013, p M. AINIS, Tre grandi minoranze impotenti, in Corriere della Sera, 27 febbraio 2013, p. 1, parlava di «situazione di blocco, dove però mancano i poteri di sblocco», mentre G. AMATO, L unica strada per il governo, in l Unità, 28 febbraio 2013, p. 1, descriveva il Parlamento uscito dalle elezioni come «un Parlamento a tre punte, che vanno tutte in direzioni diverse».
14 del settennato del Presidente della Repubblica Napolitano. Di conseguenza, intorno alla metà di aprile il Presidente della Camera dei deputati, ai sensi dell art. 85 Cost., avrebbe dovuto convocare in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali per eleggere il nuovo Capo dello Stato 39. Si doveva dunque procedere alla costituzione delle Camere, con la proclamazione degli eletti, l elezione dei Presidenti e la costituzione dei Gruppi, delle Commissioni e delle Giunte 40, oltre che alla formazione del nuovo Governo 41. Nell ambito di questo percorso emergeva fin da subito la difficoltà derivante da un risultato elettorale che non consentiva di esprimere a nessun partito o coalizione una netta ed autosufficiente maggioranza in entrambe le Camere, e soprattutto al Senato. Peraltro, l ipotesi di uno scioglimento anticipato dei due rami del Parlamento (o del solo Senato, come pure si era prospettato 42 ) e quindi di un ritorno alle urne era nell immediato preclusa, non potendo il Presidente della Repubblica esercitare tale facoltà nell ultimo periodo del proprio settennato (il c.d. semestre bianco), ai sensi dell art. 88 della Costituzione 43. Le ipotesi prospettate per uscire dall impasse erano quella di un governo di minoranza del centrosinistra che cercasse i voti in Parlamento rivolgendosi innanzitutto al Movimento 5 Stelle 44, ovvero quella di ricercare un ampio consenso dando vita ad un governo di larghe intese sostenuto da Pd, Pdl e Scelta Civica 45. Nel primo caso, tuttavia, era evidente la difficoltà che i parlamentari del M5S, nel momento in cui si fossero dichiarati non disposti a far parte di un Governo del centrosinistra guidato da Bersani, fossero invece disponibili ad un accordo preventivo esplicito per 39 Sull elezione del nuovo Presidente della Repubblica si veda, in questa Rivista, N. MACCABIANI, La (ri)elezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. 40 Sulla costituzione dei Gruppi e degli Uffici di Presidenza si vedano, in questa Rivista, A. CARMINATI, La formazione dei gruppi parlamentari nella XVII Legislatura: i gruppi costituiti di diritto e le loro vicende interne; A. CARMINATI, La formazione dei gruppi parlamentari nella XVII Legislatura: la deroga concessa al movimento politico Fratelli d Italia e le sue ricadute in termini politico-organizzativi; L. SPADACINI, La formazione dei gruppi parlamentari nella XVII Legislatura: l autorizzazione in deroga alla costituzione della componente del PSI nel Gruppo Misto della Camera dei Deputati. 41 Sulla formazione del nuovo Governo si vedano, in questa Rivista, M. FRAU, Cronaca di tre giri di consultazioni al crepuscolo della prima Presidenza Napolitano e L. SPADACINI, Il varo del Governo Letta: larghe intese e riforme costituzionali. 42 Cfr. M. GUERZONI, Pd, i conteggi della delusione. Bersani: «Gestiremo il risultato», in Corriere della Sera, 26 febbraio 2013, p Cfr. F. BEI, U. ROSSO, Sul Palazzo l incubo di nuove elezioni. Napolitano: la priorità è avere un governo, in la Repubblica, 26 febbraio 2010, p Cfr. G. DE MARCHIS, La solitudine amara del segretario Non siamo stati all altezza della crisi. E pensa a un governo di minoranza, in la Repubblica, 26 febbraio 2013, p Cfr. F. BEI, E spunta Amato per un governo tecnico, la grillina Marta Grande per Montecitorio, in la Repubblica, 27 febbraio 2013, p. 11; F. MARTINI, Governo tecnico la carta del Colle, in La Stampa, 28 febbraio 2013, p. 1.
15 sostenere quel Governo. Nella seconda ipotesi, l ostacolo era rappresentato principalmente dalle problematicità che sarebbero sorte per il Pd in caso di alleanza con il centrodestra, essendo stata la contrapposizione rispetto al partito di Berlusconi un tema centrale della campagna elettorale del centrosinistra. Il segretario del Pd Bersani, in effetti, nella conferenza stampa del 26 febbraio sui risultati delle consultazioni elettorali, scartata l eventualità di un ritorno alle urne, escludeva altresì categoricamente un governissimo con Berlusconi, e pensava invece ad un governo di scopo con un programma essenziale di cambiamento in pochi punti su cui il Movimento 5 Stelle potesse convergere. La prima forza politica a cui la coalizione di Bersani si rivolgeva era pertanto il movimento di Beppe Grillo, che con i suoi 163 parlamentari (109 deputati e 54 senatori) appariva come l ago della bilancia degli equilibri in Parlamento. Il tentativo era quello di dare vita ad un Esecutivo sul modello Sicilia, ossia quello sperimentato con successo dal Presidente di quella Regione Rosario Crocetta 46. L esponente del Pd Rosario Crocetta era stato eletto Presidente della Regione Siciliana il 28 ottobre 2012, nell ambito delle consultazioni elettorali che si erano svolte con alcuni mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura, conclusa anticipatamente per le dimissioni del Presidente Lombardo. Crocetta, sostenuto da Pd, UdC e Psi, veniva eletto con il 30,5% dei voti; nonostante la vittoria, tuttavia, non otteneva in Assemblea regionale la maggioranza necessaria a governare, avendo conseguito, in ragione del particolare sistema elettorale in vigore in quella Regione l unica dove non vige un meccanismo riconducibile al c.d. Tatarellum 39 seggi su Il neoeletto Presidente si vedeva pertanto costretto a 46 Cfr. G. CASADIO, Bersani: Non abbiamo vinto ma niente governissimo con il Pdl, si può dialogare con Grillo, in la Repubblica, 27 febbraio 2013, p. 2; M. GUERZONI, Bersani deluso: «Noi primi, ma non vincitori». E apre ai 5 Stelle: governo di combattimento, in Corriere della Sera, 27 febbraio 2012, p. 8. In particolare, Bersani cercava la convergenza su cinque punti: le riforme istituzionali, la riforma della politica a cominciare dal taglio dei costi e dei parlamentari, la moralità pubblica, la difesa dei ceti più esposti alla crisi, una nuova politica europea per il lavoro. 47 Cfr. A. FRASCHILLA, Sicilia, astensionismo record, i partiti temono la valanga grillina, in la Repubblica, 29 ottobre 2012, p. 10; D. MARTIRANO, La Sicilia a Crocetta. Balzo dei Cinque Stelle, in Corriere della Sera, 30 ottobre 2012, p. 2. Per quanto concerne il sistema elettorale, in Sicilia è in vigore la legge n. 7 del 2005 che delinea un sistema misto, in larga parte proporzionale ma con un correttivo maggioritario. Essa prevede che dei 90 deputati dell Assemblea regionale siciliana 80 siano eletti proporzionalmente sulla base di liste di candidati concorrenti nei collegi elettorali provinciali in cui è ripartito il territorio della Regione; questi 80 seggi sono assegnati tramite il metodo del quoziente Hare e dei più alti resti (con recupero sempre a livello provinciale) alle liste che abbiano superato lo sbarramento del 5% a livello regionale. La previsione di uno sbarramento del 5% a livello regionale per tutte le liste costituisce la più alta soglia esplicita in vigore nel nostro Paese dopo quella dell 8% per le liste non coalizzate del Senato, e scoraggia la presentazione di liste personali e le scissioni dai grandi partiti, incentivando invece fortemente la formazione di cartelli fra partiti di piccole dimensioni. Dei dieci seggi che rimangono da attribuire, uno è assegnato al neoeletto Presidente della Regione e uno al candidato presidente non eletto più votato. Gli altri 8 seggi (facenti parte del cosiddetto listino
16 dialogare con il Movimento 5 Stelle, che risultava il primo partito della Sicilia; i 15 deputati del M5S eletti all Assemblea regionale siciliana sostenevano i provvedimenti di giunta e maggioranza sulla base di una convergenza parlamentare solo su singoli provvedimenti, ma senza un preventivo accordo generale. Si obiettava tuttavia che questa ipotesi, utilizzata con successo nella Regione Sicilia, dove non è previsto un voto di fiducia iniziale, non sarebbe invece praticabile a livello nazionale, poiché l art. 94 Cost. impone al Governo di chiedere la fiducia delle due Camere entro dieci giorni dalla sua formazione. Al massimo, si suggeriva di «pensare ad un Governo di scopo, con un accordo preventivo solo su pochi ma condivisi punti programmatici» 48. Beppe Grillo, tuttavia, pur dichiarando che il Movimento avrebbe valutato e deciso «riforma per riforma, legge per legge», lasciando così intravedere una qualche possibilità di convergenza su alcuni punti (dalle riforme istituzionali al taglio dei costi della politica), negava poi qualsiasi ipotesi di alleanza e rispondeva all apertura del Pd affermando che «Il M5S non darà alcun voto di fiducia al Pd (né ad altri). Voterà in Aula le leggi che rispecchiano il suo programma chiunque sia a proporle» 49, e che «Se proprio il Pd e il Pdl ci tengono alla governabilità, possono sempre votare la fiducia al primo governo del M5S» 50. Dunque, nonostante l apertura isolata di qualche esponente del M5S 51, i membri del Movimento si dicevano non disposti ad accordare la fiducia ad alcun Governo. regionale composto da 9 candidati incluso il candidato Presidente della Regione che ne è capolista) possono essere assegnati ai candidati della lista regionale più votata, ma entro il limite del raggiungimento di 54 seggi (escluso il Presidente) a favore della coalizione vincente. Una volta raggiunta tale maggioranza, i seggi eventualmente rimanenti sono ripartiti tra i gruppi di liste di minoranza sulla base del totale dei voti validi conseguito a livello regionale da ciascun gruppo che abbia superato lo sbarramento del 5%. L attribuzione degli 8 seggi del listino regionale non costituisce un vero premio di maggioranza, poiché, oltre ad essere eventuale (può anche non scattare se la maggioranza ha già ottenuto 54 seggi), non è sempre decisivo, nel senso che non sempre consente il raggiungimento della maggioranza assoluta dei seggi. Pertanto, non è affatto impossibile che si verifichi la vittoria di un Presidente senza maggioranza, con l inevitabile conseguenza di dar vita ad un accordo post-elettorale fra partiti rivali in campagna elettorale per assicurarsi il raggiungimento della soglia minima di 46 seggi. 48 Cfr. G. AZZARITI, La strada obbligata dei «poteri deboli», in il manifesto, 1 marzo 2013, p E. BU., Grillo: valuteremo legge per legge. Il modello è la Sicilia, in Corriere della Sera, 27 febbraio 2013, p. 12; E. BUZZI, «Morto che parla» Grillo boccia l asse con Bersani, in Corriere della Sera, 28 febbraio 2013, p G. CASADIO, Nuovo stop di Grillo a Pd e Pdl Se vogliono votino al fiducia a noi o può restare Monti per le riforme, in la Repubblica, 1 marzo 2013, p Cfr. C. TITO, Ma Bersani va avanti nella sfida e punta sui grillini del dialogo Pronto a offrire le due Camere, in la Repubblica, 11 marzo 2013, p. 1.
17 Silvio Berlusconi, dal canto suo, preoccupato di scongiurare un accordo tra la coalizione di centrosinistra e il Movimento 5 Stelle, che avrebbe visto il centrodestra relegato all opposizione (rendendo tra l altro del tutto probabile l approvazione di una legge sul conflitto di interessi), e dinanzi all avanzamento dei processi a suo carico (con le sentenze relative ai c.d. casi Mediaset e Ruby in arrivo), nei giorni immediatamente successivi al voto dichiarava addirittura di essere disposto «a votare la fiducia a Bersani premier, se questo ci permetterà di dar vita a un governo politico, un governo di responsabilità, senza più tecnici» 52. Le prime trattative sui diversi fronti per superare lo stallo politico non sembravano tuttavia dare risultati e l impasse istituzionale appariva sempre più tangibile. In particolare, i tentativi di raggiungere un accordo sui Presidenti delle Camere (che preludesse ad un accordo sul Governo e sull elezione di un Capo dello Stato condiviso) incontravano fin da subito le difficoltà determinate dai molteplici veti incrociati 53. A questo proposito, sui giornali trapelava la notizia, non ufficiale, che, mentre Pier Luigi Bersani proseguiva nel tentativo di trovare un dialogo con il Movimento 5 Stelle, dichiarandosi disponibile a votarne il candidato per la presidenza della Camera 54, Massimo D Alema stava parallelamente portando avanti una trattativa che escludesse i Cinque Stelle e puntasse solo su Pdl, Lega e Scelta Civica 55. In base a tali accordi, che avrebbero dovuto portare ad un Governo di larghe intese, al Senato sarebbe stata eletta Anna Finocchiaro (capogruppo del Pd al Senato nelle ultime due Legislature) con una larga maggioranza costituita da Pd, Pdl, Lega Nord e Scelta Civica, in modo che sempre secondo le ricostruzioni di stampa dopo l eventuale fallimento di Bersani, sarebbe stata proprio la senatrice Finocchiaro ad ottenere dal Presidente Napolitano un mandato esplorativo o ad essere incaricata di formare un Governo istituzionale, mentre al suo posto sarebbe stato eletto al Senato un presidente del Pdl, magari ancora Renato Schifani C. LOPAPA, Cavaliere pronto al Governo Bersani. Ma subito, prima delle sentenze, in la Repubblica, 28 febbraio 2013, p Cfr. F. BEI, Montecitorio: la mossa di D Alema, in la Repubblica, 15 marzo 2013, p. 1; P. DI CARO, PdL, si allontana l Aventino. Berlusconi scettico sull intesa, in Corriere della Sera, 15 marzo 2013, p Cfr. M. T. MELI, Presidenza della Camera, Bersani per il candidato 5 Stelle, in Corriere della Sera, 14 marzo 2013, p Cfr. F. BEI, Montecitorio, la mossa di D Alema, in la Repubblica, 15 marzo 2013, p Cfr. M. T. MELI, Presidenza della Camera, Bersani per il candidato 5 Stelle, in Corriere della Sera, 14 marzo 2013, p. 22; F. BEI, Montecitorio, la mossa di D Alema, in la Repubblica, 15 marzo 2013, p. 1.
18 La Lega Nord era la prima a mostrarsi esplicitamente disponibile ad una intesa, attraverso le parole del senatore Roberto Calderoli che, in un intervista rilasciata a La Padania, dichiarava: «Considerando il risultato elettorale, il Pd riconosca al Pdl la presidenza della Camera, rivendichino per loro quella del Senato, dove Anna Finocchiaro è un candidato eccellente» 57. In base a quanto riportato dai quotidiani, D Alema suggeriva inoltre la candidatura alla presidenza della Camera di due esponenti di Scelta Civica di area centrosinistra, Lorenzo Dellai (ex presidente della Provincia di Trento e tra i fondatori della Margherita) e Renato Balduzzi (già Ministro della salute nel Governo uscente), senza consultarsi con Monti, il quale infatti denunciava «le pressioni improprie» di quelle ore verso alcuni esponenti di Scelta Civica affinché accettassero l offerta. L irritazione del Presidente del Consiglio uscente non era dovuta solo al fatto di essere stato scavalcato, ma anche e soprattutto alla circostanza che era in corso una trattativa tra quest ultimo e una parte del Pd volta a trovare i voti sufficienti per eleggere lo stesso Monti Presidente del Senato 58. Bersani, infatti, che continuava a dichiararsi contrario alle larghe intese, oltre a poter contare senz altro sull appoggio di Dario Franceschini (capogruppo del Pd alla Camera nella scorsa Legislatura), che era tra i candidati alla Camera dei deputati e che avrebbe visto sfumare le sue ambizioni sulla presidenza di Montecitorio se fosse andata in porto l ipotesi di D Alema di candidare Dellai o Balduzzi, cercava altresì il sostegno di Mario Monti, non ponendo veti all eventualità di una elezione di quest ultimo a Palazzo Madama, ma anzi dichiarandosi disponibile ad affidargli la presidenza di quell Assemblea (nonostante all interno del suo partito fossero fortissime le pressioni affinché quella carica, per cui si era già fatto il nome di Anna Finocchiaro, rimanesse al Pd) 59. In questo contesto di delicate trattative parallele tra le forze politiche si apriva la XVII Legislatura. 57 F. CARCANO, Calderoli al Pd: «Una Camera al Pdl e poi dialogo per il Colle», in la Padania, 15 marzo 2013, p. 3. Cfr. anche P. DI CARO, Pdl, si allontana l Aventino. Berlusconi scettico sull intesa, in Corriere della Sera, 15 marzo 2013, p. 20; M. GUERZONI, Bersani gioca l ultima carta. Ma nel Pd si rischia la fronda, in Corriere della Sera, 15 marzo 2013, p Cfr. F. BEI, Montecitorio, la mossa di D Alema, in la Repubblica, 15 marzo 2013, p Cfr. M. T. MELI, Presidenza della Camera, Bersani per il candidato 5 Stelle, in Corriere della Sera, 14 marzo 2013, p. 22; F. BEI, Montecitorio, la mossa di D Alema, in la Repubblica, 15 marzo 2013, p. 1; F. BEI, U. ROSSO, Il Colle al premier Guai se si dimette, in la Repubblica, 16 marzo 2013, p. 1; M. GUERZONI, Camera e Senato, nulla di fatto. Ipotesi candidati Pd. Ma si tratta, in Corriere della Sera, 16 marzo 2013, p. 2; G. DE MARCHIS, Presidenze, cinque fumate nere, fallisce la trattativa Pd-Monti, in pole Finocchiaro e Franceschini, in la Repubblica, 16 marzo 2013, p. 2.
19 4. L insediamento delle Camere e l elezione dei rispettivi Presidenti. La prima seduta delle Camere nell ambito della XVII Legislatura si svolgeva il 15 marzo Il primo adempimento cui i parlamentari erano chiamati era l elezione a scrutinio segreto dei Presidenti delle due Assemblee, previa costituzione dell Ufficio provvisorio di Presidenza, nonché della Giunta delle elezioni provvisoria alla Camera e della Giunta provvisoria per la verifica dei poteri e proclamazione dei senatori subentranti al Senato. Alla Camera dei Deputati, in attesa dell elezione del successore del Presidente Gianfranco Fini, la seduta inaugurale era presieduta dall esponente del Pdl Antonio Leone, Vicepresidente anziano. Il Regolamento della Camera prevede infatti che l Assemblea sia «presieduta, all apertura di ogni legislatura, dal più anziano per elezione tra i Vicepresidenti della legislatura precedente» (art. 2 Reg. Camera), mentre svolgono le funzioni di segretari provvisori quattro deputati scelti tra i segretari della Legislatura precedente secondo l ordine di anzianità per elezione, risalendo, in difetto, ai segretari delle legislature anteriori, mentre, in loro mancanza, si scelgono i deputati più giovani (art. 2, comma 2). Segretari pro tempore erano i deputati Gregorio Fontana, Lorena Milanato e Pino Galati del Pdl, nonché Giampiero Bocci del Pd 60. Al Senato, i lavori per l elezione del successore del Presidente Renato Schifani erano presieduti dal senatore a vita Emilio Colombo, in quanto il Regolamento del Senato prevede che «Nella prima seduta dopo le elezioni il Senato è presieduto provvisoriamente dal più anziano di età», mentre i sei senatori più giovani presenti alla seduta sono chiamati ad esercitare le funzioni di Segretari (art. 2 Reg. Senato). Segretari pro tempore erano dunque i senatori Lorenzo Battista, Sergio Puglia, Giuseppe Vacciano e Vito Crimi del M5S, Maria Spilabotte e Francesco Verducci del Pd 61. Una volta portati a termine gli adempimenti necessari per la costituzione del seggio, i parlamentari procedevano all elezione dei Presidenti delle rispettive Camere. 60 Il resoconto stenografico della seduta della Camera dei deputati n. 1 di venerdì 15 marzo 2013 / sabato 16 marzo 2013 è reperibile sul sito 61 Il resoconto stenografico della seduta del Senato n. 1 di venerdì 15 marzo 2013 è reperibile sul sito Sulla carta il senatore più anziano sarebbe stato il senatore a vita Giulio Andreotti, che rinunciava tuttavia all incarico a causa delle precarie condizioni di salute (e che sarebbe morto il 6 maggio). Il senatore a vita Emilio Colombo sarebbe morto il 24 giugno 2013.
20 Con riferimento alla Camera dei deputati, il Regolamento prevede, all art. 4, che «L elezione del Presidente ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza dei due terzi dei componenti la Camera. Dal secondo scrutinio è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti computando tra i voti anche le schede bianche. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti». Nel corso delle prime tre votazioni, tutte svoltesi il 15 marzo, Pd, Pdl e Scelta Civica votavano scheda bianca, allo scopo di non precludersi la possibilità, ritenuta ancora aperta, di trovare un accordo. In particolare, la decisione del Pd di votare scheda bianca sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama era volta soprattutto a raggiungere un intesa con i Cinque Stelle, oltre che con le altre forze politiche. Lo annunciava su Twitter Enrico Letta, spiegando che il Pd voleva «dimostrare fino all ultimo disponibilità a intese», mentre Bersani affermava: «Noi non vogliano far da soli, voteremo un nostro presidente solo se costretti»; e ancora, la sera del 14 marzo, una nota spiegava che «Fino all ultimo il Pd lavorerà non per l autosufficienza, ma per una larga assunzione di responsabilità» 62. Il Movimento 5 Stelle, invece, decideva di votare da subito il proprio candidato Roberto Fico, allontanando così la possibilità di un accordo con il centrosinistra, auspicato da Pd e Sel 63. In conferenza stampa, Vito Crimi ribadiva che non c era possibilità di alleanza con il Pd e che l atteggiamento sarebbe stato quello annunciato: «Noi siamo disponibili a votare delle buone leggi, anche se proposte da altri» 64. Nel corso del primo scrutinio, nell ambito del quale i deputati presenti e votanti erano 618 e la maggioranza richiesta era due terzi dei membri della Camera (ossia 420 deputati), nessun candidato raggiungeva tale quorum 65. Lo stesso accadeva nel secondo 66 e nel terzo scrutinio 67, nei quali era richiesta la maggioranza dei due terzi dei votanti, rendendo pertanto necessaria una quarta 62 M. GUERZONI, Bersani gioca l ultima carta. Ma nel Pd si rischia la fronda, in Corriere della Sera, 15 marzo 2013, p Cfr. AL. T., Camere, è già impasse sui presidenti. I 5 Stelle: no a intese, ecco i candidati, in Corriere della Sera, 15 marzo 2013, p. 16; A. CUZZOCREA, Grillo, niente accordi col Pd Ecco i nostri due candidati, meglio un salto nel buio con loro, in la Repubblica, 15 marzo 2013, p AL. T., Camere, è già impasse sui presidenti. I 5 Stelle: no a intese, ecco i candidati, in Corriere della Sera, 15 marzo 2013, p Risultato della votazione nel primo scrutinio: «Presenti e votanti 618. Maggioranza dei due terzi dei componenti l Assemblea: 420. Hanno ottenuto voti: Roberto Fico 108; Daniele Marantelli 6. Voti dispersi 21. Schede bianche 459. Schede nulle 24». 66 Risultato della votazione nel secondo scrutinio: «Presenti e votanti 611. Maggioranza dei due terzi dei voti: 408. Hanno ottenuto voti: Roberto Fico 110; Enzo Lattuca 6. Voti dispersi 28. Schede bianche 450. Schede nulle 17». 67 Risultato della votazione nel terzo scrutinio: «Presenti e votanti 610. Maggioranza dei due terzi dei voti: 407. Hanno ottenuto voti: Roberto Fico 113; Maria Anna Madia 10; Enzo Lattuca 7. Voti dispersi 43. Schede bianche 428. Schede nulle 9».

References: art. 92
 art. 57
 art. 85
 art. 88
 art. 94
 art. 4