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Timestamp: 2020-04-09 03:17:13+00:00

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Corte Suprema di Cassazione sentenza 16581/2019
Ordinanza 16581/2019
Responsabilità civile – Art. 2043 cc - Nesso di causalità
Responsabilità civile - Danno arrecato da terzi alla società - Diritto al risarcimento in capo al singolo socio
Qualora terzi arrechino danno ad una società di capitali, il socio è legittimato a domandare il ristoro del pregiudizio da lui subito ove non risarcibile alla società perché riguardante la sfera personale (diritto all'onore od alla reputazione) o la perdita di opportunità personali, economiche e lavorative dello stesso socio o la riduzione del cd. merito creditizio di quest'ultimo. (Nella specie, l'attore aveva dedotto che il fallimento di due società, delle quali egli era socio accomandatario e garante, era da imputare all'avvenuta escussione di una fideiussione dovuta all'illegittima revoca di un finanziamento pubblico e all'inadempimento di alcune obbligazioni).
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Ordinanza 20 giugno 2019, n. 16581 (CED Cassazione 2019)
Con sentenza del 2/11/2015 la Corte d'Appello di Roma ha respinto -per quanto ancora d'interesse in questa sede- il gravame interposto dal sig. (OMISSIS) in relazione alla pronunzia Trib. Roma 15/4/2013, di rigetto della domanda proposta nei confronti del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'economia e delle finanze di risarcimento dei danni lamentati in conseguenza dell'escussione da parte della società (OMISSIS) s.p.a. della fideiussione prestata in favore del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato a garanzia dei contributi da quest'ultimo corrisposti ai sensi del Decreto Legge n. 75 del 1981 (conv. con modif. nella L. n. 219 del 1981) e del Decreto Legge n. 8 del 1987 (conv. con modif. nella L. n. 120 del 1987) alle società (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a., di cui era socio accomandatario, successivamente fallite all'esito dell'illegittima revoca dei contributi nonchè in conseguenza dell'inadempimento di obblighi nei confronti delle medesime assunti con un contratto stipulato in attuazione della L. n. 219 del 1981, di agevolazione delle iniziative industriali nelle zone colpite dal terremoto del 1980.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il (OMISSIS) propone ora ricorso per cassazione, affidato a 8 motivi, illustrati da memoria.
Con il 1 motivo il ricorrente denunzia "violazione e falsa applicazione" degli articoli 1218 E 2697 c.c., in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Si duole che la corte di merito abbia "erroneamente ritenuto che non fosse stato provato il nesso di causa sussistente tra gli inadempimenti del MIC e il danno subito dal Sig. (OMISSIS)".
Lamenta che, sussistendo nel caso un rapporto contrattuale o da contatto sociale "fra il MIC (quale debitore garantito) e il sig. (OMISSIS) quale fideiussore (garante)", è invero "chiaro" che "gli inadempimenti del MIC hanno leso anche la sfera giuridica del Sig. (OMISSIS) (che dunque aveva ed ha piena legittimazione a dolersi di ciò, come riconosciuto fin dal primo grado di giudizio) e, comunque, che lo stesso MIC ha altresì violato gli obblighi accessori e di protezione di detta sfera giuridica che sullo stesso incombevano, considerando che il suo interlocutore era non solo fideiussore ma anche socio e amministratore delle Società garantite".
Con il 2 (subordinato) motivo (indicato come "B") denunzia "violazione e falsa applicazione" degli articoli 1223, 2043 e 2697 c.c., articoli 40 e 41 c.p., articolo 28 Cost., articolo111 Cost., articolo 1 primo Protocollo CEDU, in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Lamenta che "il giudice territoriale avrebbe dovuto valutare se la condotta del MIC fosse o no idonea a provocare il dissesto della (OMISSIS) (e a cascata quello della (OMISSIS), che ne costituiva l'indotto) e se, di contro, la parte resistente avesse o no dedotto altre cause (se del caso "naturali") più credibilmente idonee a cagionare, in via indipendente, il citato dissesto".
Con il 3 motivo (indicato come "B.1") denunzia "violazione e falsa applicazione" degli articoli 1223, 2043 e 2697 c.c., articoli 40 e 41 c.p., articolo 28 Cost., in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Si duole che la corte di merito abbia erroneamente ritenuto che fosse suo onere provare "la "necessità" del ricorso al credito", invero del tutto "inconferente, estranea e non pertinente al nesso di causalità tra gli inadempimenti e i danni subiti dal (OMISSIS)".
Con il 4 motivo (indicato come "B.2") denunzia "violazione e falsa applicazione" degli articoli 2697 e 2729 c.c., articolo 115 c.p.c., in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il 5 motivo (indicato come "B.3") denunzia "violazione e falsa applicazione" degli articoli 112 e 115 c.p.c., articolo 6 CEDU, articolo 117 Cost., in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il 6 motivo (indicato come "B.4") denunzia "violazione e falsa applicazione" degli articoli 1223, 2043 e 2697 c.c., articoli 40 e 41 c.p., articoli 112, 115 e 116 c.p.c., articolo 6 CEDU, articolo 117 Cost., in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il 7 motivo (indicato come "C") denunzia "violazione e falsa applicazione" degli articoli 1223, 2043, 2697 e 2729 c.c., articoli 40, 41 c.p., articoli 28 e 117 Cost., articoli 112, 115 e 116 c.p.c., articolo 6 CEDU, nonchè per "vizio di impostazione logica della sentenza", in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con l'8 (subordinato) motivo (indicato come "D") denunzia "violazione e falsa applicazione" degli articoli 40 e 41 c.p., articoli 28 e 117 Cost., articoli 112, 115 e 116 c.p.c., articolo 6 CEDU, nonchè per "vizio di impostazione logica della sentenza", in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4; nonchè degli articoli 1226 e 2056 c.c., in riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
È rimasto nel caso accertato che la società (OMISSIS) s.p.a. ha stipulato un contratto con l'allora Ministero dell'Industria in attuazione della L. n. 219 del 1981 di agevolazione delle iniziative industriali nelle zone colpite dal terremoto del 1980. E che vi è stata da parte di detta Amministrazione altresì una contribuzione a fondo perduto in favore della società (OMISSIS) s.p.a. per la realizzazione di uno stabilimento industriale. Con concessione di fideiussione da parte del (OMISSIS) in favore del Ministero, a garanzia dei contributi da quest'ultimo corrisposti ai sensi del Decreto Legge n. 75 del 1981 (conv. con modif. nella L. n. 219 del 1981) e del Decreto Legge n. 8 del 1987 (conv. con modif. nella L. n. 120 del 1987) alle società (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a., di cui era socio accomandatario.
L'odierno ricorrente, nella qualità di socio accomandatario e di fideiussore, ha proposto domanda nei confronti del Ministero lamentando che all'esito dell'ingiustificata revoca dei contributi de quibus (accertata nel giudizio conclusosi con la sentenza Cass., 7/9/2016, n. 17680) e dell'inadempimento da parte del medesimo consistito in particolare nel mancato trasferimento alla (OMISSIS) del terreno e del sovrastante opificio (accertato nel giudizio conclusosi con la sentenza Cass., Sez. Un., 19/4/2010, n. 9218), è venuta a determinarsi l'illecita incidenza "sulle condizioni di indebitamento di quest'ultima e, "a cascata", sulla mancata ultimazione dei lavori di completamento dello stabilimento della (OMISSIS), che era diretta a realizzare lavorazioni complementari a quelle della (OMISSIS)", con conseguente dissesto finanziario delle suindicate due società (poi fallite), che ha indotto la detta Amministrazione all'illegittima escussione della garanzia fideiussoria (accertata nel procedimento conclusosi con le sentenze Cass., 1/3/2012, n. 3229 e Cass., 7/9/2016, n. 17680), provocandogli ingenti danni.
La corte di merito ha in particolare argomentato dal rilievo: a) che i soci di una società di capitali non hanno titolo a domandare il risarcimento di danni costituenti mero riflesso del pregiudizio arrecato da terzi alla società, unica legittimata a far valere il danno in argomento; b) che non è stata nella specie fornita la prova del nesso di causalità tra i lamentati inadempimenti del Ministero e il mancato adempimento da parte del (OMISSIS) della prestata garanzia fideiussoria.
Si è in proposito precisato che allorquando venga come nella specie dedotto che il dissesto economico comportante il fallimento di una società di capitali sia stato cagionato dalla condotta della banca convenuta in giudizio, cui sia seguita l'escussione delle fideiussioni che non vi sarebbe altrimenti stata, la domanda risarcitoria proposta dall'attore (quale socio e fideiussore) nei confronti di chi tale condotta ha mantenuto è di natura extracontrattuale ex articolo 2043 c.c., facendosi con essa valere un lamentato danno ingiusto (nell'ampia nozione, generalmente accolta, comprensiva di qualsiasi lesione di interessi giuridicamente rilevanti) causato dal comportamento imputabile al creditore, inerente non già ai rapporti diretti tra creditore e fideiussore a norma degli articoli 1944 e 1948 c.c. bensì alla violazione degli obblighi nascenti dal rapporto contrattuale tra creditore e debitore principale (cfr. Cass., 11/12/2013, n. 27733).
Va sotto altro profilo osservato che in tema di nesso di causalità, mentre nel processo penale vige la regola della prova "oltre il ragionevole dubbio" (e pertanto in termini di - quasi - certezza: v. Cass., Sez. Un. pen., 10/7/2002, n. 30328, e, conformemente, Cass., pen., 25/08/2015, n. 41158; Cass., pen., 19/3/2015, n. 22378), in materia civile opera la diversa regola dell'ascrivibilità in termini di preponderanza dell'evidenza o del "più probabile che non" (v. Cass., Sez. Un., 11/1/2008, n. 576; Cass., 16/10/2007, n. 21619. E, da ultimo, Cass., 12/10/2018, n. 25365) dell'evento lesivo alla sua condotta dolosa o colposa, quest'ultima propriamente costituendone il criterio d'imputazione (v., in particolare,Cass., 29/2/2016, n. 3893; Cass., 21/4/2016, n. 8035; Cass., 22/2/2016, n. 3428; Cass., 20/2015, n. 3367; Cass., 17/09/2013, n. 21255).
Dopo aver premesso che "il criterio cosiddetto del più probabile che non... non può supplire alle carenze probatorie della parte, rilevabili nel caso in esame", ed essere pervenuta ad affermare che "la catena di causalità prospettata da (OMISSIS) si compone di anelli la cui singola sussistenza non risulta in alcun modo provata", la corte di merito ha invero completamente omesso di fare luogo alla disamina circa la fondatezza della pretesa dell'odierna ricorrente atteso il ravvisato difetto del relativo presupposto, indicato nei "comportamenti inadempienti posta in essere dall'Amministrazione e la contrazione dei mutui da parte della s.p.a. (OMISSIS) e garantiti da (OMISSIS) ("rilievo preliminare, che osta ad ogni ulteriore valutazione sugli effetti dell'inadempimento del mutuatario sull'escussione del garante").
Ha altresì argomentato dall'ulteriore rilievo che "il criterio di causalità prospettata da (OMISSIS) si compone di anelli la cui singola sussistenza non risulta in alcun modo provata".
Ha al riguardo sottolineato che "la necessità di ricorso al credito" per la società (OMISSIS) s.p.a. avrebbe dovuto essere "provata sulla base della situazione contabile della società medesima al momento della contrazione del debito, che avrebbe dovuto esser giustificata in relazione alla prospettiva ed agli obiettivi dell'azione personale".
Ha ulteriormente evidenziato che "quando pur si potesse ritenere, in via presuntiva, che il ricorso al credito, da parte di un'impresa, sia sempre necessario, nella presente fattispecie il debito contratto era stato caratterizzato, dal momento che la menzionata s.p.a. (OMISSIS) non aveva acquisito la titolarità dominicale di un bene immobile, dalla corresponsione di interessi in misura maggiore rispetto a quella pattuibile, qualora la mutuataria avesse potuto prestare, in proprio, una garanzia reale. Quindi il maggior onere sopportato era stato pari al differenziale tra il tasso di interesse corrisposto e quello in ipotesi corrispondibile, se fosse stato possibile prestare in proprio la richiamata garanzia reale. La non sostenibilità, tanto da determinare il dissesto della società, della corresponsione degli interessi nella maggior misura in effetti pattuita avrebbe dovuto essere dimostrata sulla base della situazione contabile, documentalmente provata, relativa al periodo in cui tali interessi erano stati pagati, onere probatorio non assolto dall'appellante. Nè d'altro canto è stato neppur quantificato il differenziale annuo dell'interesse gravante sulla s.p.a. (OMISSIS), rispetto a quello in ipotesi gravante nel caso di mutuo con garanzia reale, per cui l'insostenibilità della relativa corresponsione non può essere neppur valutato in via presuntiva".
Ha quindi concluso che "l'entità della somma richiesta a credito, quale conseguenza diretta dei dedotti inadempimenti, avrebbe dovuto essere quantificata, sulla base della situazione contabile, documentalmente provata, della società al momento della richiesta, onde verificare se ed in quale misura i richiamati inadempimenti fossero stati etiologicamente incidenti sugli oneri contratti per l'erogazione di mutui. Una tale allegazione deduttiva è del tutto assente nelle prospettazioni difensive di (OMISSIS)... è pertanto assente la prova del nesso eziologico tra i comportamenti inadempienti posti in essere dall'Amministrazione ed i fatti, contrazione di mutui garantiti dall'appellante, che avrebbero determinato, per effetto dell'escussione delle garanzie, dei danni all'appellante medesimo".

References: sentenza 
 Art. 2043
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