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Timestamp: 2020-04-07 13:57:04+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3966 del 14/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3966 del 14/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 11/11/2016, dep.14/02/2017), n. 3966
sul ricorso 3713-2016 proposto da:
A.M.N., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
MARIA ELENA CONCAROTTI giusta procura speciale in calce al ricorso;
MINISTRO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro
avverso la sentenza n. 1219/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
1. E’ stata depositata in Cancelleria la seguente relazione: “Il consigliere relatore, letti gli atti depositati, rilevato che, con sentenza n. 1215 depositata in data 29 giugno 2015, la Corte di appello di Bologna, in accoglimento dell’appello proposto dal Ministero dell’Interno, ha riformato la sentenza del locale Tribunale che aveva riconosciuto all’odierno ricorrente, cittadino pakistano, la protezione sussidiaria prevista dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14;
che, avverso detta sentenza, A.M.N. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi;
che resiste con controricorso il Ministero dell’Interno;
considerato che il primo motivo denuncia la falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 là dove la corte distrettuale, affermando che dalle stesse dichiarazioni del ricorrente (il quale ha riferito che, pur non appartenendo ad alcun partito politico o gruppo sindacale, sarebbe stato minacciato dai talebani per aver fatto intervenire la polizia nel proprio negozio, al cui esito uno dei due militanti era stato ucciso) emergerebbe comunque l’efficienza del sistema di polizia sì da scongiurare il da lui paventato timore di esposizione al pericolo per la propria incolumità personale, avrebbe omesso di considerare la situazione di conflitto armato presente nel Paese; che il secondo motivo lamenta la violazione di altre norme di diritto (artt. 5, comma 6 e art. 19, comma 1 T.U. immigrazione, D.P.R. n. 394 del 1999, art. 11, comma 1), nonchè “contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili, motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile”;
ritenuto che il primo motivo pare confondere il vizio di falsa applicazione di norme di diritto con il vizio di motivazione: il ricorrente invero non deduce nè che la fattispecie concreta giudicata sia stata assunta sotto una norma che non le si addice, nè che la corte distrettuale abbia tratto dalla norma, in relazione alla fattispecie concreta, conseguenze giuridiche che contraddicano la pur corretta sua interpretazione (cfr. ex multis Cass. n. 18782/05), bensì assume genericamente l’erronea ricognizione da parte del giudice del merito della fattispecie concreta, senza peraltro specificamente indicare le risultanze di causa che non sarebbero state considerate dal giudice di merito (art. 366 c.p.c., n. 6);
che parimenti inammissibile appare il secondo motivo, con il quale il ricorrente – da un lato – lamenta l’omesso riconoscimento di altre forme di tutela, quale ad esempio il permesso di soggiorno per motivi umanitari, senza indicare specificamente se e come egli abbia fatto richiesta in tal senso nel giudizio di merito; dall’altro afferma del tutto genericamente una sostanziale incomprensibilità del percorso logico seguito nella motivazione, che non appare sussistere;
ritiene pertanto che il ricorso possa essere trattato in camera di consiglio a norma dell’art. 380-bis c.p.c. per ivi, qualora il collegio condivida i rilievi che precedono, essere dichiarato inammissibile”.
2. La relazione e stata regolarmente comunicata alle parti, che non hanno esposto argomentazioni in replica. Il Collegio, letti gli atti, condivide le considerazioni espresse nella relazione, sì che la declaratoria di inammissibilità si impone.
Le peculiarità della fattispecie giustificano la compensazione tra le parti delle spese di questo giudizio.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile, e compensa fra le parti le spese di questo giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 14
 art. 14
 art. 19
 art. 11
 Cass.