Source: http://www.anai.org/anai-cms/cms.view?munu_str=0_0&numDoc=6
Timestamp: 2019-11-12 04:32:43+00:00

Document:
Associazione Nazionale Archivistica Italiana - associazione
L'ANAI promuove attività e studi intesi a sostenere la funzione culturale degli archivisti, a sviluppare e a tutelare la loro professionalità, a incrementare le relazioni fra esperti e cultori degli archivi e a preservare e a valorizzare il patrimonio archivistico. Per una lettura approfondita dei suoi scopi e dei suoi obiettivi si rinvia alla lettura dello Statuto e alla Storia dell'Associazione.
ELENCHI SOCI IN REGOLA
Prossimo aggiornamento: soci in regola al 31.01.2020 ('Regolamento di iscrizione e delle attestazioni di qualità e qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci', art. 6, comma 2)
Soci ordinari in regola al 15 giugno 2019
Soci juniores in regola al 15 giugno 2019
Scarica l'elenco dei soci sostenitori in regola al 15 giugno 2019
Coloro che desiderano iscriversi all'ANAI devono inviare via e-mail ai recapiti della segreteria la richiesta di iscrizione compilando il modulo pubblicato in calce e allegando il proprio curriculum. L'iscrizione può essere inviata durante tutto l'anno e deve essere considerata valida solo dopo che si riceve la lettera di accettazione da parte del Direttivo Nazionale.
Modulo di iscrizione all'ANAI_persone
Modulo di iscrizione all'ANAI_enti sostenitori
PER I SOCI GIA' ISCRITTI
QUOTE DI ISCRIZIONE SOCI e ADERENTI ANAI 2019
A questo LINK la pagina con le quote di iscrizione per il 2019 e le modalità di pagamento.
Dopo un primo tentativo animato da Armando Lodolini, alla fine della prima guerra mondiale, solo nel 1949, questa volta sulla base di un'iniziativa presa da Emilio Re, venne costituita un'associazione di archivisti italiani, l'Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI) che svolse il suo Primo Congresso a Orvieto nell'ottobre del 1949.
La sua storia può essere articolata in almeno tre grandi periodi che vanno dalle origini al 1963, dal 1963 al 1985, dal 1986 ad oggi.
Nel primo periodo l'ANAI, sotto la presidenza prima di Re, poi di Riccardo Filangeri e di Leopoldo Sandri, comincia a muovere i primi passi e a svolgere un ruolo sempre più importante sia in Italia che all'estero, sino ad organizzare, nel 1956, il III Congresso Internazionale degli Archivi a Firenze.
Il secondo periodo, caratterizzato dalla lunga presidenza di Antonino Lombardo e legato anche all'entrata in vigore della nuova legge archivistica italiana del 1963, è segnato dalla complessa e difficile transizione da una visione burocratica del lavoro archivistico, verso una funzione più specificamente scientifica e culturale. Fu in questi anni che si arrivò alla costituzione di una rivista dell'Associazione, "Archivi e Cultura", che dal 1967 al 1985 è stato l'organo ufficiale dell'ANAI.
Dopo la morte improvvisa di Lombardo nel 1985 e una breve presidenza di Antonio Saladino, il terzo periodo si apre nel 1986 con il Congresso di Piacenza che porterà alla presidenza di Enrica Ormanni, poi sostituita, nel 1996, da Isabella Orefice.
Due appaiono i caratteri essenziali di questi anni: da un lato la progressiva trasformazione dell'ANAI da associazione di archivisti di stato ad associazione di tutti gli archivisti, dall'altro la sua articolazione, avvenuta nel 1988 con l'approvazione del nuovo statuto mediante referendum, in Sezioni Regionali, ognuna delle quali dotata di propri organi di governo e di autonomia organizzativa per quanto concerne le iniziative culturali. E' stata inoltre potenziata l'attività editoriale, con l'uscita di una nuova rivista "Archivi per la storia", che sostituiva "Archivi e Cultura" e che poi ha preso l'attuale nome di "Archivi" e con la pubblicazione, dal 1993 di un più agile notiziario con cadenza trimestrale, "ANAI Notizie", trasformato in pubblicazione on-line, "Il Mondo degli Archivi", con la collaborazione della Direzione Generale per gli Archivi del MiBACT.
Si è voluto dare maggiore risalto alle tematiche relative alla professionalità dell'archivista e sono stati organizzati, sia a livello nazionale che regionale, sempre più numerosi momenti e percorsi di formazione e di aggiornamento professionale.
Notevole impulso, infine, è stato dato allo sviluppo di più intensi rapporti con le associazioni archivistiche straniere e con il Consiglio Internazionale degli Archivi, rapporti che hanno portato all'organizzazione della Conferenza Europea degli Archivi a Firenze nel 2001 e a molte altre iniziative di carattere internazionale, nella quale l'ANAI è stata sempre parte attiva.
Il convegno internazionale Sport invernali e montagna. Una memoria a rischio, svoltosi a Torino nel maggio 2007, era dedicato agli archivi degli sport invernali; precedentemente, nel maggio 2003, era stato organizzato il convegno La memoria del Cinema. Archivisti, bibliotecari e conservatori a confronto, sulle principali problematiche che esistono per la conservazione e la tutela del materiale cinematografico, film e "non film".
Nel 2006 e nel 2007 l'ANAI ha organizzato Archiexpo, la prima iniziativa del genere in Italia, di carattere scientifico ed espositivo al tempo stesso, dedicata al mondo degli archivi. Nel gennaio 2009 è stato presentato il Progetto pluriennale Archivi della Moda del 900, volto al recupero e alla valorizzazione dell'immenso patrimonio della moda italiana contenuto negli archivi del ‘900, che si è articolato in diversi seminari di studio, relativi ai differenti distretti produttivi in varie città d'Italia, in attività di censimento, in convegni nazionali e che si conclude nel 2012 con un convengo internazionale.
Dal maggio 2019 Micaela Procaccia è l’attuale presidente
1949 - 1950 Emilio Re
1950 - 1959 Riccardo Filangeri
1960 - 1963 Leopoldo Sandri
1963 - 1985 Antonino Lombardo
1985 - 1986 Antonio Saladino
1986 - 1996 Enrica Ormanni
1996 - 2010 Isabella Orefice
2010 - 2015 Marco Carassi
2015 - 2019 Maria Guercio
2019 - Micaela Procaccia
Per una storia dell'ANAI
“Archivi per la storia”, a. XIV, 2001, in particolare:
I. Orefice, Introduzione, pp. 13-19
E. Lodolini, Dall’associazIone “ADA” ai primi anni dell’ANAI, 1919-1963. Mezzo secolo di associazionismo archivistico e di professione, pp. 27-70
M.L. Lombardo, L’Associazione dagli anni ’60 agli anni ’80, pp. 71-80
G. Bonfiglio-Dosio, L'Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI), pp. 357-367
ANAI 50, Supplemento a “Il Mondo degli Archivi”, a. VII, 1999, in particolare:
I. Orefice, L’archivio ritrovato, pp. 3-5
I. Orefice, I. Cerioni, P. Severi, Archivio dell’ANAI, pp. 6-30
G. Penzo Doria, I primi tre consigli direttivi dell’ANAI, 1949-1954, pp. 32-33
E. Ormanni, L’Associazione nel decennio successivo all’Assemblea di Piacenza, pp. 39-46
A. Saladino, Il ventennale dell’ANAI, in “Archivi e Cultura”, a. III, 1969, pp. 53-72
Il Consiglio Direttivo eletto nelle elezioni del 4-6 aprile 2019 è composto dai seguenti soci:
PROCACCIA MICAELA, Presidente
PESCINI ILARIA, Vicepresidente
PALMA MARIA, Tesoriere
MINEO LEONARDO, Segretario
CONTEGIACOMO LUIGI, Vicesegretario
LA SORDA BRUNA
LEONI RICCARDA
Il Presidente del Consiglio Direttivo Nazionale ha la rappresentanza legale dell'Associazione e la firma sociale. In caso di assenza o di impedimento è sostituito dal vicepresidente. Attualmente la carica di Presidente ANAI è ricoperta da Micaela Procaccia.
Il Tesoriere attualmente in carica è Maria Palma.
IL Comitato tecnico scientifico nominato il 13 luglio 2019:
MARIA GUERCIO (presidente)
OREFFICE SUSANNA (Presidente del Collegio)
CARASSI MARCO
TASCA CECILIA
SEVERI PATRIZIA (Presidente del Collegio)
ORTOLANO FRANCESCA
TATO’ GRAZIA
ROBOTTI DIEGO
Riunione - Roma - Sede ANAI - 13 luglio 2019
Riunione - Roma - Sede ANAI - 24-25 maggio 2019
ANAI - Modalità richiesta patrocinio non oneroso
Approvate nella riunione del Consiglio Direttivo nazionale tenutasi a Roma in data 6-7 ottobre 2018
Associazione Nazionale Archivistica Italiana - SISTEMA FORMAZIONE ANAI - LINEE GUIDA
Approvate dalla Conferenza dei Presidenti, riunita a Milano in data 6 maggio 2017
LINEE GUIDA SULLA FORMAZIONE (pdf)
CORNICE NORMATIVA APPROVATA DALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEI SOCI DEL 1° APRILE 2017
coerente con le modifiche richieste dal Ministero dello Sviluppo Economico, ai fini del recepimento delle prescrizioni previste dalla L. 4/2013.
QUADRO NORMATIVO PRECEDENTE
Seguono diversi codici deontologici relativi alla disciplina archivistica, italiana ed estera, a cominciare dall'ultimo Codice dell'Associazione Archivistica Italiana, approvato nell'Assemblea dei soci svoltasi a Roma il 1° aprile 2017
CODICE DEONTOLOGICO attualmente in vigore
CODICE DEONTOLOGICO approvato dall'Assemblea nazionale dei soci del 1° aprile 2017
L'Associazione Nazionale Archivistica Italiana (d'ora in avanti Associazione, con deliberazione dell'Assemblea nazionale dei soci in data 1° aprile 2017, ha adottato le seguenti norme deontologiche di comportamento in conformità con il proprio Statuto (art. 3-c) e con le finalità indicate dal Consiglio Internazionale degli Archivi di offrire alla professione regole di condotta di alto livello, di ispirare al pubblico fiducia nella professione e di mostrare la professione nel suo aspetto migliore e competente nel trattamento di archivi importanti per la difesa dei diritti umani.
Con il termine "archivista" si intende chiunque abbia responsabilità di controllare, prendere in gestione, trattare, conservare, restaurare e amministrare archivi, sia egli/ella dipendente in pianta stabile di una amministrazione archivistica o di altri soggetti pubblici e privati, oppure libero professionista che presta la sua opera in forme differenti (collaborazione esterna, consulenza, progettazione, ecc.).
L'osservanza del codice deontologico è condizione indispensabile per fare parte dell'Associazione che pertanto, sulla scorta dell'invito rivolto dal Consiglio Internazionale degli Archivi, esorta «gli organismi datori di lavoro e le istituzioni archivistiche ... ad adottare programmi generali e pratiche quotidiane che consentano l'applicazione di questo codice» e si impegna a migliorare con la sua azione la qualità professionale degli associati, ricorrendo, se del caso, a comminare le opportune sanzioni nei casi di inosservanza del medesimo.
Art. 1. Principi ispiratori dell'attività dell'archivista
I principi fondamentali cui deve ispirarsi l'archivista sono la responsabilità, l'imparzialità, la probità, la correttezza, la lealtà, l'equità, l'obiettività, la riservatezza, la competenza, la diligenza, l'aggiornamento professionale, la legalità, lo spirito collaborativo.
Le norme deontologiche si applicano a tutti gli archivisti iscritti all'Associazione nell'esercizio della loro attività professionale e nei rapporti tra loro e con i terzi. Le disposizioni specifiche di questo codice non limitano l'applicazione dei principi generali di correttezza, competenza e lealtà professionale. In particolare, il Codice internazionale di deontologia degli archivisti approvato dall'assemblea generale del Consiglio internazionale degli archivi a Pechino il 6 settembre 1996, il Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici (allegato A 2 del d.lgs 196/2003), la Dichiarazione universale degli archivi adottata dall'UNESCO il 7 novembre 2011, e i Principi fondamentali relativi al ruolo degli archivisti e dei gestori di documenti per la tutela dei diritti umani adottati come documento di lavoro dal Consiglio Internazionale degli Archivi nel settembre 2016 sono da considerarsi a tutti gli effetti parte integrante delle presenti norme deontologiche.
L'archivista, consapevole che la possibilità di disporre di archivi ordinati, affidabili ed accessibili contribuisce al migliore funzionamento di una società democratica, ispira il proprio comportamento ad un'etica delle responsabilità che tiene conto sia della necessità di salvaguardia della documentazione sia dei diritti e delle esigenze di cittadini, committenti, utenti e colleghi. Qualora tali interessi risultino tra loro contradditori, l'archivista persegue il più equo contemperamento dei medesimi, minimizzando e motivando le necessarie limitazioni. L'archivista si fa carico di difendere la professione per la sua utilità sociale, nel proteggere l'integrità e il valore probatorio degli archivi presta particolare attenzione a quelli che documentano diritti umani e libertà fondamentali, promuove l'autonomia e l'efficienza dell'istituzione per la quale lavora e si astiene dal porsi in concorrenza con essa.
Art. 4. Creazione, gestione, conservazione e tutela
L'archivista si impegna a favorire la corretta produzione, organizzazione, gestione e conservazione, con i relativi dati di contesto, dei documenti degli archivi correnti e di deposito, la prudente selezione, il recupero, l'acquisizione, il riordinamento e la tutela dei documenti di permanente valore giuridico e culturale. A tal fine opera in conformità con i principi, i criteri metodologici e le pratiche della professione generalmente accettati, curando anche l'aggiornamento sistematico e continuo delle proprie conoscenze storiche, amministrative e tecnologiche. In particolare favorisce la predisposizione di procedure di corretta organizzazione e salvaguardia fin dalla fase di creazione dei documenti.
Egli si impegna a tutelare l'integrità fisica e concettuale degli archivi e l'autenticità dei documenti anche elettronici e multimediali, e delle banche dati di valore archivistico, di cui promuove la conservazione, con particolare cura dei documenti esposti a rischi di cancellazione, dispersione e alterazione dei dati. L'archivista evita e contrasta ogni azione diretta a manipolare, dissimulare o deformare testimonianze, fatti, documenti e dati. Essi salvaguardano la conformità agli originali delle riproduzioni dei documenti.
L'archivista non effettua acquisizioni rischiose per l'integrità e la sicurezza dei documenti. Egli documenta le attività di trattamento di cui è autore, inoltre procede ad attività di conservazione preventiva ricorrendo a restauri solo ove necessario per la salvaguardia dei documenti e comunque con effetti reversibili. Ove opportuno, rinuncia a restauri invasivi e mette a disposizione dei ricercatori adeguate riproduzioni. Al fine di facilitare la consultazione, predispone o consente restauri virtuali; in tal caso l'archivista rende disponibile anche lo stato della riproduzione che precede il suo miglioramento artificiale.
Art. 5. Descrizione, comunicazione e fruizione
Attenendosi al quadro della normativa vigente, l'archivista produce descrizioni dei fondi storici affidatigli, a livelli adeguati di analiticità, e cura lo sviluppo di collegamenti con le descrizioni dei soggetti produttori, dei conservatori e di altri oggetti anche di natura non documentaria che siano in relazione significativa con tali fondi.
L'archivista favorisce il libero accesso agli archivi, sia ai fini della tutela dei diritti, della trasparenza amministrativa e del controllo sociale sull'operato delle pubbliche istituzioni, sia per scopi culturali. Perciò non accetta limitazioni irragionevoli di consultazione come condizione di accettazione di documenti e, ove necessario, rinegozia tali accordi. L'archivista favorisce l'attività di ricerca e di informazione, nonché il reperimento delle fonti, promuovendo negli utenti lo sviluppo di competenze critiche autonome.
Compatibilmente con la tutela dei documenti in precarie condizioni di conservazione e con il rispetto dei vari tipi di riservatezza e di segreto, l'archivista favorisce l'acquisizione di riproduzioni da parte dei ricercatori. Qualora alcuni documenti riservati siano stati temporaneamente estratti da una unità archivistica, in modo da non doverla escludere totalmente dalla consultazione, l'archivista ne informa il ricercatore. L'archivista ricorda ai ricercatori le loro responsabilità in merito al rispetto dei diritti d'autore. In caso di rilevazioni sistematiche di dati operate in collaborazione con altri soggetti pubblici o privati, l'archivista concorda a priori le modalità di fruizione e le forme di tutela dei soggetti interessati.
L'archivista attua la valorizzazione degli archivi a lui affidati avendo cura di offrire per un verso comunicazioni quanto più possibile oggettive e per altro verso di rendere trasparenti i criteri adottati di carattere interpretativo, la cui legittima pluralità discende dalla loro natura soggettiva. L'archivista si propone di mantenere il rapporto di fiducia basato sull'imparzialità professionale, anche con gli utenti che non condividono le sue interpretazioni. L'archivista evita l'esposizione permanente di documenti la cui esposizione alla luce, anche se debole, possa danneggiarli. Ove egli ricorra all'utilizzo di facsimili, cura che la loro produzione non danneggi gli originali e rende noto agli utenti che si tratta di riproduzioni.
Art. 6. Riservatezza.
L'archivista persegue il più corretto equilibrio tra il dovere di favorire l'accesso agli archivi di cui ha la responsabilità e il dovere di proteggere i vari tipi di riservatezza e di segreto legittimamente stabiliti secondo le norme vigenti. È consapevole che condizione essenziale per la liceità del trattamento per scopi storici di dati personali riservati, senza il consenso degli interessati, è il rispetto del Codice di deontologia e buona condotta allegato al Codice della privacy. Qualora la legge lo consenta, favorisce la consultazione sotto condizione dei documenti contenenti dati riservati, avvertendo gli utenti dei limiti alla diffusione di tali dati e delle sanzioni applicabili in caso di violazione. L'archivista ricorda ai ricercatori le cautele che consentono di comunicare o diffondere i dati riservati, qualora pertinenti e indispensabili alla ricerca, senza ledere i diritti, le libertà e la dignità delle persone interessate.
Egli sviluppa misure idonee a prevenire l'eventuale distruzione, dispersione o accesso non autorizzato ai documenti di carattere riservato. Provvede alla tutela dei segreti senza distruggere dati e nel rispetto degli interessati, compresi quelli che non sono stati consultati sulla sorte dei documenti.
L'archivista si impegna a non fare alcun uso per proprie ricerche, o altre private utilità, delle informazioni ottenute in ragione della propria attività, ma non disponibili agli utenti o non rese pubbliche. L'archivista garantisce la riservatezza degli utenti e delle fonti da loro utilizzate. Nel caso in cui l'archivista svolga ricerche per fini estranei alla propria attività professionale, egli si attiene alle stesse regole e agli stessi limiti previsti per gli utenti.
L'archivista rispetta il dovere di riserbo anche dopo la cessazione della propria attività.
Art. 7. Aggiornamento dei dati.
L'archivista favorisce l'esercizio del diritto degli interessati all'aggiornamento, alla rettifica o all'integrazione dei dati, garantendo la conservazione sia della documentazione aggiornata e della testimonianza dell'intervento effettuato, compreso il suo riferimento temporale, sia delle fonti nella loro originaria formulazione. Nel prendere in considerazione le richieste di aggiornamento riguardanti persone decedute e documenti assai risalenti nel tempo, l'archivista valuta anche il tempo trascorso.
Art. 8. Fonti orali.
L'esigenza generale di contestualizzare i documenti, che impone di conservare testimonianza affidabile delle loro modalità di creazione e d'uso, assume profili di particolare delicatezza in rapporto alle fonti orali; perciò l'archivista che le acquisisce richiede ai versanti dichiarazione scritta relativa alla comunicazione agli intervistati degli scopi delle interviste e dell'identità e attività dell'intervistatore nonché attestazione del consenso manifestato almeno verbalmente dagli intervistati stessi circa le finalità della raccolta dei dati.
Art. 9. Imparzialità.
L'archivista si comporta in maniera imparziale nei confronti di tutti coloro che utilizzano gli archivi, senza discriminazione di genere, etnia, nazionalità, condizione sociale, fede religiosa o opinioni politiche, contemperando i loro interessi con le esigenze di tutela e di conservazione degli archivi a beneficio delle generazione future. La sua attività non deve essere in contrasto con la legislazione vigente sulla conservazione, tutela e valorizzazione degli archivi e con le buone pratiche e gli standard qualitativi adottati dal Consiglio Internazionale degli Archivi, i cui principi dovranno essere resi noti a committenti ed utenti, affinché anch'essi ne curino il rispetto.
Effettua con imparzialità la selezione o il campionamento dei documenti da conservare o da distruggere, con criteri il più possibile oggettivi, al fine principale di salvaguardare i diritti e testimoniare le funzioni essenziali svolte dal soggetto produttore e i fenomeni sociali rispecchiati nei relativi documenti. L'archivista effettua la selezione tenendo conto anche della necessità di conservare i documenti utili per difendere i diritti umani, sanzionarne la violazione, proteggerne le vittime, e garantire la giusta possibilità di difesa agli accusati di tali violazioni.
Art 10. Legalità, probità, correttezza e lealtà.
L'archivista opera nella legalità e ispira la propria condotta all'osservanza dei doveri di probità, lealtà e correttezza. La lealtà nei confronti del committente impedisce all'archivista non autorizzato di rivelare informazioni acquisite nel corso del trattamento dell'archivio corrente e di deposito che possano ledere legittimi interessi giuridici ed economici del datore di lavoro.
Egli si astiene da situazioni e comportamenti che creerebbero anche solo l'apparenza di un conflitto di interessi; evita o almeno segnala agli interessati situazioni di conflitto che possano compromettere la qualità delle sue prestazioni professionali e nel dubbio consulta il Collegio dei probiviri. Non accetta dono né trae vantaggi personali in relazione a compiti istituzionali. Egli favorisce i controlli e le indagini delle autorità e non incoraggia illeciti commerci con acquisizioni di dubbia origine. In mancanza di dati sicuri accetta soltanto depositi d'emergenza. Coopera al rimpatrio e alla consegna dei documenti alle istituzioni di conservazione più appropriate.
Art. 11. Equità e obiettività
L'archivista svolge la propria attività professionale con equità, obiettività e riservatezza. Il suo comportamento non deve essere influenzato dalle sue convinzioni personali. La sua condotta professionale non deve né favorire né arrecare detrimento a posizioni di persone o enti con cui abbia o abbia avuto rapporti personali di qualunque genere.
Art 12. Competenza e diligenza e aggiornamento professionale.
L'archivista adempie ai propri doveri professionali con competenza e diligenza, impegnandosi ad eseguire a regola d'arte gli incarichi a lui affidati. L'archivista non accetta incarichi per i quali non possieda adeguata competenza.
L'archivista cura costantemente la propria preparazione professionale e persegue l'aggiornamento delle proprie conoscenze professionali sia in campo specialistico sia in campo generale. Qualora impegnato nell'insegnamento, egli evidenzia i profili deontologici in tutti gli aspetti della vita professionale.
Art 13. Adempimenti previdenziali, fiscali e assicurativi.
L'archivista, nell'ambito delle proprie responsabilità, provvede con diligenza agli adempimenti previdenziali, fiscali e assicurativi prescritti dalla normativa in vigore.
L'archivista che pubblicizza la propria attività professionale lo fa in forme veritiere, non parziali e non ingannevoli, che comunque non rechino offesa alla dignità della professione.
Art. 15. Rapporto di colleganza.
L'archivista si comporta in modo collaborativo e leale nei confronti dei propri colleghi e di quelli delle professioni parallele. Si aggiorna e condivide esperienze e risultati con i colleghi, astenendosi dal diffondere critiche denigratorie su di essi.
Art. 16 Divieto di concorrenza sleale.
L'archivista si astiene da qualsiasi comportamento che possa essere qualificato come concorrenza sleale. Inoltre l'archivista non sfrutta né diffonde informazioni, eventualmente ottenute, riguardanti altri colleghi, i propri committenti o i committenti di altri colleghi, ad esempio per accaparrarsi incarichi.
Art. 17. Rapporti con collaboratori, dipendenti e praticanti
L'archivista, nell'ambito delle proprie responsabilità, sceglie i propri collaboratori esclusivamente sulla base delle competenze specifiche, senza compiere discriminazioni di sorta in base ad altre caratteristiche personali. Compensa le collaborazioni in misura equa e proporzionata all'apporto ricevuto. Consente ai propri collaboratori o dipendenti di migliorare la preparazione professionale. Consente e favorisce un'adeguata formazione dei praticanti, seguendone le attività e partecipando ad essi la sua esperienza. Gestisce correttamente il personale dipendente senza metterlo in situazioni di conflitto etico; accoglie e organizza l'eventuale intervento del volontariato in modo da arricchire il servizio senza che ciò costituisca concorrenza sleale con i professionisti. L'archivista esige dai collaboratori, dipendenti e praticanti il rispetto delle norme deontologiche.
Titolo III - Rapporti con i datori di lavoro.
Art. 18. Rapporto di fiducia
L'archivista intrattiene con il datore di lavoro, pubblico o privato, un rapporto di natura fiduciaria, improntato alla massima lealtà, correttezza e riservatezza, nell'ambito del quale egli deve tutelare sia la salvaguardia degli archivi sia i legittimi interessi del committente. Egli può ricorrere all'obiezione di coscienza quando ritenga di essere indotto a pratiche da lui ritenute pregiudizievoli per l'istituzione, la professione o l'etica professionale. Egli tiene riservate le informazioni confidenziali sulla sicurezza dell'istituzione e ne rispetta i diritti sui risultati dei lavori di ricerca. Nel partecipare a discussioni pubbliche su materie delicate come la protezione dei diritti umani, e le responsabilità professionali che ne derivano, l'archivista fa uso del suo diritto alla libertà di espressione senza divulgare informazioni che non siano state rese pubbliche correttamente.
Art. 19. Mancata prestazione di attività
Costituisce violazione dei doveri professionali il mancato o ritardato svolgimento dell'incarico ricevuto, quando la mancanza sia ascrivibile a negligenza o trascuratezza, indipendentemente dal fatto che ne derivi pregiudizio agli interessi del committente.
Art. 20. Obbligo di informazione
Al datore di lavoro l'archivista rende note le condizioni di lavoro, le modalità e i mezzi necessari allo svolgimento dell'incarico e gli fornisce tutte le informazioni relative. Lo informa per iscritto circa l'entità del compenso richiesto e dei costi prevedibili e chiede che l'incarico gli sia conferito per iscritto. L'archivista fornisce informazioni sulla normativa di legge prevista per la conservazione, tutela e valorizzazione degli archivi.
Art. 21. Responsabilità civile
L'archivista che assume incarichi professionali offre al committente garanzie contro le conseguenze dei propri rischi professionali ad esempio mediante la stipula, anche per il tramite di associazioni, di contratti di assicurazione per la responsabilità civile e per i danni eventualmente arrecati nell'esercizio dell'attività professionale.
Titolo IV - Sanzioni e vigenza
Art. 22. Volontarietà dell'azione
La responsabilità disciplinare discende dalla volontaria inosservanza dei doveri e delle regole di cui al presente codice, anche se determinata da una condotta omissiva. Oggetto di valutazione da parte del Collegio dei probiviri, ai fini dell'erogazione delle sanzioni è non solo la violazione specifica addebitata, ma anche il comportamento complessivo dell'associato, tenuto conto della gravità del fatto, dell'eventuale recidiva e delle specifiche circostanze soggettive ed oggettive che hanno concorso a determinare l'infrazione.
Art. 23. Potestà disciplinare e regolamentare
Ove l'associato violi una o più regole deontologiche che si è impegnato a rispettare con l'iscrizione all'associazione, il Consiglio direttivo nazionale, su segnalazione ricevuta o a seguito di propria inchiesta, lo deferisce al Collegio dei probiviri, il quale entro sessanta giorni, sentita la difesa dell'interessato, adotta le opportune sanzioni, proporzionali all'infrazione commessa.
Le violazioni del presente Codice deontologico sono punite con la sanzione del richiamo; le violazioni più gravi con la sospensione in relazione alla gravità; le violazioni gravi e recidive e le gravissime con l'espulsione. Le sanzioni adottate dal Collegio dei probiviri sono attuate dal Consiglio direttivo nazionale. Le sanzioni sono riportate sull'elenco dei soci di cui allo Statuto.
Art. 25. Revisione
Il presente Codice deontologico entra in vigore 15 giorni dopo l'approvazione dell'Assemblea dei soci. Almeno ogni tre anni la revisione ed eventuale aggiornamento del Codice deontologico sono posti all'ordine del giorno dell'Assemblea dei soci.
Codice deontologico approvato mediante referendum ed entrato in vigore il 18 maggio 2009
Aggiornato alla luce dello Statuto e del Regolamento di iscrizione e delle attestazioni professionali
entrati in vigore il 1° gennaio 2015
Con la finalità dichiarata, ripresa dagli intenti espressi anche dal Consiglio Internazionale degli Archivi, di «fornire alla professione regole di condotta di alto livello» e di «ispirare al pubblico fiducia nella professione», l'Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI) ha predisposto le seguenti norme deontologiche di comportamento previste dall'art. 12 dello Statuto.
Va precisato, in linea con quanto affermato in sede internazionale e con la situazione italiana, che con il termine "archivista" si intende chiunque abbia «responsabilità ... di controllare, prendere in gestione, trattare, conservare, restaurare e amministrare gli archivi», sia egli/ella dipendente in pianta stabile di una amministrazione archivistica o di altri soggetti pubblici e privati, oppure libero professionista, che presta la sua opera in forme differenti (ad esempio collaborazione esterna, consulenza, progettazione, etc.).
L'osservanza del codice deontologico è condizione indispensabile per fare parte dell'ANAI, che pertanto, sulla scorta dell'invito rivolto dal Consiglio Internazionale degli Archivi, esorta «gli organismi datori di lavoro e le istituzioni archivistiche ... ad adottare programmi generali e pratiche quotidiane che consentano l'applicazione di questo codice» e si impegna a migliorare con la sua azione la qualità professionale degli associati, ricorrendo, se del caso, a comminare le opportune sanzioni nei casi di inosservanza del medesimo.
Le norme deontologiche si applicano a tutti gli archivisti iscritti all'ANAI nell'esercizio della loro attività professionale e nei rapporti tra loro e con i terzi.
Le disposizioni specifiche di questo codice non limitano l'applicazione dei principi generali di correttezza, competenza e lealtà professionale. In particolare, ai sensi dell'art. 12 dello Statuto, il Codice Internazionale di deontologia degli archivisti approvato dall'assemblea generale del Consiglio Internazionale degli Archivi a Pechino il 6 settembre 1996 e il Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici (allegato A 2 del Decreto legislativo 196/2003) sono da considerarsi a tutti gli effetti parte integrante delle presenti norme deontologiche.
Art. 2. Responsabilità
L'archivista, consapevole che la possibilità di disporre di archivi ordinati ed accessibili contribuisce al migliore funzionamento di una società democratica, ispira il proprio comportamento ad un'etica delle responsabilità che tiene conto sia della necessità di salvaguardia della documentazione sia dei diritti e delle esigenze di committenti, utenti e colleghi.
Art. 3. Imparzialità
L'archivista deve comportarsi in maniera imparziale nei confronti di tutti coloro che utilizzano gli archivi, senza discriminazione di genere, etnia, nazionalità, condizione sociale, fede religiosa o opinioni politiche, contemperando i loro interessi con le esigenze di tutela e di conservazione degli archivi a beneficio delle generazione future. La sua attività non deve essere in contrasto con la legislazione vigente sulla conservazione, tutela e valorizzazione degli archivi e con le buone pratiche e gli standard qualitativi adottati dal Consiglio Internazionale degli Archivi, i cui principi dovranno essere resi noti a committenti ed utenti, affinché anch'essi ne curino il rispetto.
Art. 4. Probità, correttezza e lealtà
L'archivista deve ispirare la propria condotta all'osservanza dei doveri di probità, correttezza e lealtà. Non deve trarre un utile personale da informazioni di cui venga a conoscenza nell'esercizio della professione o nell'adempimento di un incarico.
Art. 5. Equità, obiettività e riservatezza
L'archivista deve svolgere la propria attività professionale con equità, obiettività e riservatezza. Il suo comportamento non deve essere influenzato dalle sue convinzioni personali. La sua condotta professionale non deve né favorire né arrecare detrimento a posizioni di persone o enti con cui abbia o abbia avuto rapporti personali di qualunque genere. L'archivista deve inoltre mantenere il segreto sui dati di natura riservata contenuti nei documenti trattati.
Art. 6. Competenza e diligenza
L'archivista deve adempiere ai propri doveri professionali con competenza e diligenza, impegnandosi ad eseguire a regola d'arte l'incarico affidatogli. L'archivista non deve accettare incarichi per i quali non possieda adeguata competenza.
Art. 7. Aggiornamento professionale
L'archivista deve curare costantemente la propria preparazione professionale e perseguire l'aggiornamento delle proprie conoscenze professionali sia in campo specialistico sia in campo generale.
Art. 8. Adempimenti previdenziali, fiscali e assicurativi
L'archivista, nell'ambito delle proprie responsabilità, ha il dovere di provvedere agli adempimenti previdenziali, fiscali e assicurativi prescritti dalla normativa in vigore.
Art. 9. Incompatibilità e conflitto di interessi
L'archivista deve evitare situazioni di incompatibilità e comunque segnalare al committente eventuali motivi di conflitto d'interessi che possano compromettere la qualità della prestazione, richiedendo, nel dubbio, il parere del Collegio dei Probiviri.
È consentito pubblicizzare la propria attività professionale, purché tale azione venga attuata in forme veritiere, non parziali e non ingannevoli, che comunque non rechino offesa alla dignità della professione.
Art. 11. Rapporto di colleganza
L'archivista deve mantenere sempre nei confronti dei colleghi un atteggiamento di collaborazione e lealtà. Non deve diffondere critiche denigratorie sui colleghi.
Art. 12. Divieto di accaparramento di incarichi
L'archivista si asterrà da qualsiasi comportamento che possa essere qualificato come "concorrenza sleale". Inoltre l'archivista non deve sfruttare o diffondere informazioni, eventualmente ottenute, riguardanti i propri committenti o i committenti di altri colleghi o altri colleghi per accaparrarsi incarichi.
Art. 13. Rapporti con collaboratori, dipendenti e praticanti
L'archivista, nell'ambito delle proprie responsabilità, deve scegliere i propri collaboratori esclusivamente sulla base delle competenze specifiche, senza compiere discriminazioni di sorta in base ad altre caratteristiche personali. Deve compensare le collaborazioni in misura equa e proporzionata all'apporto ricevuto. Deve consentire ai propri collaboratori o dipendenti di migliorare la preparazione professionale. Deve consentire e favorire un'adeguata formazione dei praticanti, seguendone le attività e partecipando ad essi la sua esperienza. L'archivista deve esigere dai collaboratori, dipendenti e praticanti il rispetto delle presenti norme deontologiche.
Art. 14. Rapporto di fiducia
Il rapporto con il committente è di natura fiduciaria e deve essere improntato alla massima lealtà, correttezza e riservatezza. L'archivista deve svolgere la sua attività con l'obbligo di tutelare gli interessi del committente e la salvaguardia degli archivi.
Art. 15. Mancata prestazione di attività
Costituisce violazione dei doveri professionali il mancato o ritardato svolgimento dell'incarico ricevuto, quando la mancanza sia ascrivibile a negligenza o trascuratezza (indipendentemente dal fatto che ne derivi pregiudizio agli interessi del committente).
Art. 16. Obbligo di informazione
L'archivista deve rendere note al committente le condizioni di lavoro, le modalità e i mezzi necessari allo svolgimento dell'incarico e fornirgli tutte le informazioni relative. Dovrà informarlo per iscritto circa l'entità del compenso richiesto e dei costi prevedibili e dovrà chiedere che l'incarico gli sia conferito per iscritto. Dovrà informarlo sulla normativa di legge prevista per la conservazione, tutela e valorizzazione degli archivi.
Art. 17. Responsabilità civile
L'archivista che assume incarichi professionali deve essere assicurato contro i rischi professionali mediante la stipula, anche per il tramite di associazioni, di contratti di assicurazione per la responsabilità civile e per i danni eventualmente arrecati nell'esercizio dell'attività professionale.
Art. 18. Volontarietà dell'azione
Art. 19. Potestà disciplinare e regolamentare
Ove l'associato violi una o più regole deontologiche che si è impegnato a rispettare con l'iscrizione all'associazione, il Consiglio Direttivo Nazionale, su segnalazione ricevuta o a seguito di propria inchiesta, lo deferisce al Collegio dei Probiviri, il quale entro 60 (sessanta giorni), sentita in contraddittorio la difesa dell'interessato, adotta le opportune sanzioni, proporzionali all'infrazione commessa.
Le violazioni del Codice di deontologia sono punite con le sanzioni di cui all'art. 13 dello Statuto. Le sanzioni inflitte dal Collegio dei Probiviri sono pubblicate negli elenchi degli iscritti (Soci) e degli aderenti (Sostenitori e Amici) di cui all'art. 6 del Regolamento di iscrizione e delle attestazioni professionali e nel Registro delle attestazioni professionali di cui all'art. 14 dello Statuto".
Art. 21. Revisione
1. Gli archivisti tutelano l'integrità degli archivi e in tal modo garantiscono che questi continuino ad essere affidabile testimonianza del passato. Il primo dovere degli archivisti è di mantenere l'integrità dei documenti affidati alla loro sorveglianza o custodia. Nel compimento di tale dovere essi devono tener conto dei diritti e interessi legittimi, pur talora contraddittori, dei loro datori di lavoro, dei proprietari, delle persone citate nei documenti e degli utenti, sia per quanto riguarda il passato che il presente e il futuro. L'obiettività e l'imparzialità degli archivisti danno la misura della loro professionalità Gli archivisti resistono ad ogni pressione, da qualunque parte provenga, diretta a manipolare le testimonianze come a dissimulare o deformare i fatti.
5. Gli archivisti documentano le loro attività di trattamento del materiale archivistico e sono pronti a darne giustificazione. Gli archivisti promuovono buone pratiche di gestione in tutte le fasi di vita dei documenti e cooperano con i creatori di questi nel controllo dei nuovi formati e delle procedure di trattamento dei dati. Gli archivisti non sono interessati unicamente ad acquisire documenti esistenti, ma fanno sì che anche nei sistemi di informazione e archiviazione elettronica siano incorporate fin dall'origine procedure destinate alla salvaguardia di documenti di valore permanente. Gli archivisti, quando trattano con i servizi versanti o con i proprietari dei documenti, perseguono eque soluzioni basate sui seguenti criteri, quando applicabili: autorizzazioni di versamento, di donazione o di vendita; accordi finanziari; programmi di ordinamento e inventariazione; diritti di riproduzione e condizioni di consultazione. Gli archivisti conservano traccia scritta delle acquisizioni dei documenti, della loro conservazione e trattamento.
6. Gli archivisti promuovono il massimo possibile accesso agli archivi e forniscono imparzialmente assistenza a tutti gli utenti. Gli archivisti producono, per la totalità dei fondi di cui sono responsabili, gli strumenti di ricerca generali e particolari che risultano opportuni. Essi debbono fornire assistenza imparzialmente a tutti gli utenti ed utilizzare le risorse disponibili per fornire una serie equilibrata di prestazioni. Gli archivisti rispondono con cortesia, e con lo scopo di essere effettivamente utili, a tutte le richieste ragionevoli concernenti i documenti a loro affidati, e incoraggiano l'utilizzazione di questi nella massima misura possibile compatibilmente con le esigenze istituzionali, la salvaguardia dei documenti, i vincoli normativi, i diritti degli individui e gli accordi con i donatori. Essi spiegano ai richiedenti i motivi delle restrizioni e le applicano con equità. Gli archivisti scoraggiano le limitazioni non ragionevoli di accesso e di utilizzazione dei documenti, ma possono accettare o suggerire restrizioni chiaramente definite e di durata limitata quando queste sono la condizione di un'acquisizione. Essi osservano fedelmente e applicano con imparzialità tutti gli accordi stabiliti al momento dell'acquisizione, ma, nell'interesse della liberalizzazione dell'accesso ai documenti, possono rinegoziare le clausole quando le circostanze cambiano.
Codice di deontologia e di buona condotta - Norme
Pubblicato sulla G.U. n. 80 del 5/4/2001
1) Chiunque accede ad informazioni e documenti per scopi storici utilizza frequentemente dati di carattere personale per i quali la legge prevede alcune garanzie a tutela degli interessati. In considerazione dell'interesse pubblico allo svolgimento di tali trattamenti, il legislatore - con specifico riguardo agli archivi pubblici e a quelli privati dichiarati di notevole interesse storico ai sensi dell'art. 36 del decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963 n. 1409 - ha esentato i soggetti che utilizzano dati personali per le suddette finalità dall'obbligo di richiedere il consenso degli interessati ai sensi degli articoli 12, 20 e 28 della legge (legge 31 dicembre 1996, n. 675, in particolare l'art. 27; decreti legislativi 11 maggio 1999, n. 135 e 30 luglio 1999, n. 281, in particolare art. 7, comma 4; decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, e successive modificazioni e integrazioni).
6) Il presente codice, sulla base delle prescrizioni di legge, individua in particolare: a) alcune regole di correttezza e di non discriminazione nei confronti degli utenti da osservare anche nella comunicazione e diffusione dei dati, armonizzate con quelle che riguardano il diritto di cronaca e la manifestazione del pensiero; b) particolari cautele per la raccolta, la consultazione e la diffusione di documenti concernenti dati idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o rapporti riservati di tipo familiare; c) modalità di applicazione agli archivi privati della disciplina dettata in materia di trattamento dei dati per scopi storici (art. 7, comma 5, decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 281).
7) La sottoscrizione del presente codice è effettuata ispirandosi, oltre agli artt. 21 e 33 della Costituzione della Repubblica italiana, alle pertinenti fonti e documenti internazionali in materia di ricerca storica e di archivi e in particolare: a) agli artt. 8 e 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950, ratificata dall'Italia con legge 4 agosto 1955, n.848. b) alla Raccomandazione N. R (2000) 13 del 13 luglio 2000 del Consiglio d'Europa; c) agli artt. 1, 7, 8, 11 e 13 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; d) ai principi direttivi per una legge sugli archivi storici e gli archivi correnti, individuati dal Consiglio internazionale degli archivi al congresso di Ottawa nel 1996, e al Codice internazionale di deontologia degli archivisti approvato nel congresso internazionale degli archivi, svoltosi a Pechino nel 1996.
3. Il presente codice reca, altresì, principi-guida di comportamento dei soggetti che trattano per scopi storici dati personali conservati presso archivi pubblici e archivi privati dichiarati di notevole interesse storico, e in particolare: a) nei riguardi degli archivisti, individua regole di correttezza e di non discriminazione nei confronti degli utenti, indipendentemente dalla loro nazionalità, categoria di appartenenza, livello di istruzione; b) nei confronti degli utenti, individua cautele per la raccolta, l'utilizzazione e la diffusione dei dati contenuti nei documenti.
1. Nell'applicazione del presente codice si tiene conto delle definizioni e delle indicazioni contenute nella disciplina in materia di trattamento dei dati personali e, in particolare, delle disposizioni citate nel preambolo. Ai medesimi fini si intende, altresì: a) per "archivista", chiunque, persona fisica o giuridica, ente o associazione, abbia responsabilità di controllare, acquisire, trattare, conservare, restaurare e gestire archivi storici, correnti o di deposito della pubblica amministrazione, archivi privati dichiarati di notevole interesse storico, nonché gli archivi privati di cui al precedente art. 1, comma 4; b) per "utente", chiunque chieda di accedere o acceda per scopi storici a documenti contenenti dati personali, anche per finalità giornalistiche o di pubblicazione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero; c) per "documento", qualunque testimonianza scritta, orale o conservata su qualsiasi supporto che contenga dati personali.
1. Gli archivisti si impegnano a: a) favorire il recupero, l'acquisizione e la tutela dei documenti. A tal fine, operano in conformità con i principi, i criteri metodologici e le pratiche della professione generalmente condivisi ed accettati, curando anche l'aggiornamento sistematico e continuo delle proprie conoscenze storiche, amministrative e tecnologiche; b) tutelare l'integrità degli archivi e l'autenticità dei documenti anche elettronici e multimediali, di cui promuovono la conservazione permanente, in particolare di quelli esposti a rischi di cancellazione, dispersione ed alterazione dei dati; c) salvaguardare la conformità delle riproduzioni dei documenti agli originali ed evitare ogni azione diretta a manipolare, dissimulare o deformare fatti, testimonianze, documenti e dati; d) assicurare il rispetto delle misure di sicurezza previste dall'art. 15 della legge 31 dicembre 1996, n. 675 e dal decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n. 318 e successive integrazioni e modificazioni, sviluppando misure idonee a prevenire l'eventuale distruzione, dispersione o accesso non autorizzato ai documenti, e adottando, in presenza di specifici rischi, particolari cautele quali la consultazione in copia di alcuni documenti e la conservazione degli originali in cassaforte o armadi blindati.
3. L'archivista informa il ricercatore sui documenti estratti temporaneamente da un fascicolo perché esclusi dalla consultazione. 4. In caso di rilevazione sistematica dei dati realizzata da un archivio in collaborazione con altri soggetti pubblici o privati, per costituire banche dati di intere serie archivistiche, la struttura interessata sottoscrive una apposita convenzione per concordare le modalità di fruizione e le forme di tutela dei soggetti interessati, attenendosi alle disposizioni della legge, in particolare per quanto riguarda il rapporto tra il titolare, il responsabile e gli incaricati del trattamento, nonché i rapporti con i soggetti esterni interessati ad accedere ai dati.
1. Gli archivisti si impegnano a: a) non fare alcun uso delle informazioni non disponibili agli utenti o non rese pubbliche, ottenute in ragione della propria attività anche in via confidenziale, per proprie ricerche o per realizzare profitti e interessi privati. Nel caso in cui l'archivista svolga ricerche per fini personali o comunque estranei alla propria attività professionale, è soggetto alle stesse regole e ai medesimi limiti previsti per gli utenti; b) mantenere riservate le notizie e le informazioni concernenti i dati personali apprese nell'esercizio delle proprie attività.
Sin dai primi anni di funzionamento l'ANAI. ha dato vita a progetti e gruppi di lavoro su particolari tematiche dell'attività degli archivisti, sia per quanto riguarda gli archivi storici che gli archivi correnti e in formazione.
Di grande attualità l'attività svolta nel campo della certificazione professionale che, anche a causa del complesso quadro normativo non può ancora considerarsi definita.
Un apposito gruppo di lavoro coordinato prima da Lucia Nardi e poi da Concetta Damiani ha cercato di rispondere alla necessità di individuare le regole da adottare per certificare la professione archivistica in Italia. Sono state prese in considerazione le diverse esperienze internazionali e si è cercato di definire, sia nell'ambito del percorso formativo-scientifico che in quello professionale, i requisiti necessari per "certificare" a differenti livelli il professionista che sarà in possesso di alcuni di essi.
Ancora tutte da definire, non solo per la professione archivistica, appaiono tuttavia le procedure per "accreditare" il soggetto certificatore, anche se la normativa europea sembra propendere per la certificazione di parte terza, rilasciata cioè da un organismo di terza parte indipendente e accreditato a norma ISO/IEC 17024.
L'ANAI, come molte altre associazioni professionali non regolamentate, propende invece per un'attestazione di parte prima, ovvero il socio attestato dall'associazione di cui fa parte, purché siano chiare e condivise le regole da seguire nel rilascio degli attestati di qualità da parte delle libere associazioni professionali. Ma questa è una questione ancora aperta e di grande importanza, che necessita di un più ampio dibattito all'interno dell'Associazione stessa e con gli altri soggetti presenti nel settore dei beni culturali e dei servizi professionali.
Gli archivi e la libera professione, in "Il Mondo degli Archivi", X/2-3 (2002), pp. 103-136
Susanna OREFFICE, Requisiti per l'esercizio della professione archivistica: i problemi della certificazione, in "Archivi & Computer", 2 (2002), pp. 46-51
Lucia NARDI, La certificazione in ambito archivistico, in "Il Mondo degli Archivi", XII/1-2 (2004)
Isabella OREFICE, Certification in Italy: a real need for archivists, in "Papers of the VIIth European Conference on Archives
Archivist: Profession of the Future in Europe" (2006)
Concetta DAMIANI, La certificazione professionale, in Archivi", II/1 (2007), pp. 197-229
PROGETTO DI NORMA UNI U30000740 - QUALIFICAZIONE DELLE PROFESSIONI PER IL TRATTAMENTO DI DATI E DOCUMENTI. FIGURA PROFESSIONALE DELL'ARCHIVISTA. REQUISITI DI CONOSCENZA, ABILITÀ E COMPETENZA
COMUNICATO del DIRETTIVO ANAI sulla NORMA UNI
SPA - Section of Records Managemente and Archival Professional Associations
L'A.N.A.I. che per statuto aderisce al Consiglio Internazionale degli Archivi è particolarmente presente nella Sezione delle Associazioni professionali, Section of Records Management and Archival Professional Associations, (SPA).
Nata nel 1976 come Sezione del Consiglio internazionale degli Archivi, la SPA ha visto crescere il numero delle associazioni affiliate che è passato dalle iniziali 17 alle più di 80 di oggi, seguendo la trasformazione che gli archivi e lo stesso Consiglio Internazionale degli Archivi hanno avuto negli ultimi anni del secolo scorso, quando si è ridotto il ruolo e l'influenza degli archivi governativi e si è sviluppata da parte delle società più evolute una diversa sensibilità per la conservazione e la valorizzazione dei documenti di archivio.
Gli scopi principali della Sezione, così come riportati nel regolamento del 2002, possono essere raggruppati intorno a quattro elementi:
promuovere una cooperazione più stretta tra tutte le associazioni di records management e di archivistica
raccogliere e diffondere le informazioni sull'attività delle associazioni
realizzare dei progetti di interesse professionale
incoraggiare e assistere lo sviluppo di nuove associazioni professionali.
L'attività della Sezione è diretta da un comitato direttivo formato da 15 rappresentanti eletti dalle varie associazioni in occasione dell'assemblea generale plenaria che si svolge in contemporanea con i quadriennali congressi del Consiglio Internazionale degli Archivi. Vi è poi un'assemblea dei delegati che si riunisce una volta l'anno in occasione del CITRA.
Attuale presidente è Henri Zuber; Isabella Orefice, in rappresentanza dell'A.N.A.I. fa parte del Comitato direttivo.
La prima conferenza internazionale della SPA si è svolta a Madrid nell'ottobre del 2007 con la partecipazione di 180 rappresentanti e relatori venuti da tutti i cinque continenti, la seconda si è tenuta ad Edinburgo nel settembre del 2011 e vi ha partecipato il Presidente dell'Anai Marco Carassi.
Tutte le Newsletter della SPA, dal 2007 al 2016.
L'ANAI è iscritta dall’ottobre 2018 all’elenco tenuto dal MiSe delle associazioni che rilasciano l’attestazione di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci ai sensi della Legge 4/2013 (vai al sito del MiSe)
L'attuale Statuto, insieme al nuovo testo del Regolamento di iscrizione e delle attestazioni di qualità e qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci è entrato in vigore il 15 aprile 2017 coerentemente con le modifiche richieste dal Ministero dello Sviluppo Economico, ai fini del recepimento delle prescrizioni previste dalla L. 4/2013.
a. l'Assemblea nazionale dei soci,
L'ANAI conta circa 1650 membri fra soci (onorari emeriti verso l'associazione, ordinari addetti alla professione archivistica e juniores in corso di acquisizione di professionalità archivistica) e aderenti (amici interessati alle attività dell'associazione e sostenitori, enti pubblici e privati detentori di archivi o che svolgono attività nel settore archivistico).
Si veda l'art. 6 dello Statuto vigente, Composizione.
Ai sensi dell'art. 6 del Regolamento di iscrizione e delle attestazioni di qualità e qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci la segreteria dell'Associazione cura la tenuta dell'Elenco dei Soci distinto per categorie, dell'Elenco dei Sostenitori e dell'Elenco degli Amici degli Archivi. L'Elenco dei Soci in regola con il pagamento della quota sociale alla data del 31 marzo di ogni anno è pubblicato sul sito con prima cadenza annuale entro il 30 aprile; i Soci che regolarizzano il pagamento della quota sociale nel corso dell'anno e i nuovi Soci che si iscrivono per la prima volta ed effettuano il pagamento della quota associativa entro il 31 dicembre dell'anno in corso sono progressivamente iscritti nell'Elenco dei Soci, da cui si ricava l'Elenco da pubblicare, aggiornato con seconda cadenza annuale entro il 31 gennaio dell'anno successivo.
Vai alla pagina degli elenchi dei soci in regola
L'ANAI ai sensi degli artt. 7-11 dello Statuto e degli artt. 2-4 del Regolamento di iscrizione e delle attestazioni di qualità e qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci detta i requisiti per la partecipazione all'associazione in materia di titoli di studio e professionali e quote da versare; ai sensi dell'art. 13 dello Statuto e dell'art. 5 del Regolamento di iscrizione e delle attestazioni di qualità e qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci detta le norme in merito al mantenimento e alla perdita della qualità di socio e aderente.
L'ANAI ai sensi dell'art. 2, comma 1, lett. h) e dell'art. 3, comma 1, lett. i) dello Statuto prescrive l'importanza della formazione e dell'aggiornamento professionale per tutti i soci e gli aderenti e organizza e promuove corsi, seminari e altre iniziative intese alla formazione e all'aggiornamento professionale e continuo degli archivisti, anche attraverso l'utilizzo di strumenti di formazione a distanza; a tale scopo, ai sensi dell'art. 37, comma 7 dello Statuto, si è dotato di un Comitato tecnico-scientifico quale organo di consulenza, tra l'altro, per l'attività di formazione permanente, per la quale costituisce struttura di riferimento.
Qui è possibile consultare la pagina degli organi nazionali dell'Associazione.
L'ANAI ai sensi degli art. 10, comma 3, art. 14 e art. 17 del Regolamento di iscrizione e delle attestazioni di qualità e qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci nel rilascio delle attestazioni detta i requisiti di aggiornamento professionale e norma gli strumenti e gli organismi predisposti per il relativo accertamento, tra i quali il suddetto Comitato tecnico-scientifico, organo di valutazione e garanzia in merito all'attività di attestazione ai sensi dell'art. 37, comma 1 dello Statuto.
L'ANAI ai sensi dell'art. 14 dello Statuto e degli artt. 7-18 del Regolamento di iscrizione e delle attestazioni di qualità e qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci norma le modalità di rilascio, le caratteristiche e la validità delle attestazioni rilasciate ai sensi dell'art. 7 della legge 4/2013. Cura la tenuta dell'Elenco delle attestazioni, articolato per tipologie di attestazione, effettuando le annotazioni da riportarsi circa la eventuale mancata regolarità del pagamento delle quote di iscrizione, le eventuali sanzioni disciplinari riportate, le scadenze delle attestazioni e le comunicazioni effettuate ai sensi delle norme vigenti.
L'ANAI ai sensi dell'art. 12 dello Statuto ha adottato un codice di condotta, e precisamente il Codice di deontologia approvato mediante referendum ed entrato in vigore per la prima volta il 18 maggio 2009 e in seguito aggiornato alla luce delle varie revisioni normative sino all'ultima approvata nell'assemblea del 1 aprile 2017. Il Codice comprende i doveri di provvedere agli adempimenti previdenziali, fiscali e assicurativi previsti dalla normativa, l'obbligo dell'aggiornamento permanente, eventuali situazioni di incompatibilità o di conflitto di interessi e le relative sanzioni.
In particolare, il Collegio dei Probiviri, ai sensi dell'art. 13, commi 4 e 5 dello Statuto, in caso di violazione dello Statuto, dei Regolamenti e del Codice può infliggere ai soci e aderenti sanzioni quali il richiamo, la sospensione o l'espulsione dall'Associazione, tali per cui l'iscritto perde temporaneamente o definitivamente i diritti e le facoltà che gli derivano dalla qualità di socio o aderente; ai sensi dell'art. 6, comma 3 del Regolamento di iscrizione e delle attestazioni di qualità e qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci le suddette sanzioni in corso di applicazione con la relativa scadenza sono pubblicate nell'Elenco dei soci presente sul sito;
L'ANAI, ai sensi dell'art. 3, comma 1, lettera j) dello Statuto ha attivato lo "Sportello di riferimento per il cittadino consumatore" ai sensi dell'art. 27-ter del D.lgs 206/2005 (Codice del Consumo) e dell'art. 2, c. 4 della Legge n. 4/2013.

References: art. 6

Art. 1

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 11

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 25

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 21
 art. 7
 art. 1
 art. 10
 art. 14
 art. 17