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Timestamp: 2020-07-06 18:42:56+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11590 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11590 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/05/2017, (ud. 08/03/2017, dep.11/05/2017), n. 11590
sul ricorso 7770-2016 proposto da:
M.N., nella qualità di legale rappresentante della
società “Farmacia Internazionale Dott. M.N. sas”,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA AJACCIO 14, presso lo studio
dell’avvocato ANTONIO COLAVINCENZO, rappresentato e difeso
dall’avvocato GIORGIO PALMA;
avverso la sentenza n. 7893/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
partecipata dell’08/03/2017 dal Consigliere Dott. MOCCI MAURO.
che M.N., quale legale rappresentante della s.as. Farmacia Internazionale Dott. M.N., propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania, che aveva rigettato il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Napoli. Quest’ultima, a sua volta, aveva respinto il ricorso del contribuente avverso un avviso di rettifica e liquidazione riguardante la compravendita di un’azienda commerciale, sottoscritta nell’anno 2009; che, nella decisione impugnata, la CTR ha affermato che, nella denunzia unico 2010, la società cedente aveva attribuito alle scorte di magazzino il valore di Euro 904.000,00, ritenuto incongruo rispetto a quanto indicato dalla società del ricorrente, cessionaria dell’azienda.
che, col primo, il M. deduce omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione fra le parti, ex art. 360 c.p.c., n. 5: si sarebbe trattato della fattura n. (OMISSIS), emessa dalla società DE.Vi.Farma s.a.s., incaricata di gestire lo smaltimento dei farmaci scaduti della farmacia cedente. L’esame di tale documento avrebbe dimostrato la detenzione, il possesso e la proprietà delle scorte invendibili in capo alla cedente e dunque il mancato trasferimento delle stesse;
che, col secondo, il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione del combinato disposto di cui all’art. 2729 c.c. e D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3;
che la sentenza impugnata avrebbe erroneamente presupposto il trasferimento delle merci invendibili, giungendo così a ribaltare le evidenze normative richiamate dal legislatore, sicchè la presunzione applicata non sarebbe stata dotata degli elementi idonei a supportarla;
che l’intimata si è costituita senza controricorso;
che la Corte deve dare atto che, nelle more della discussione, il ricorrente ha dichiarato che, per effetto della sentenza n. 10585/32/2016 della CTR Campania – la quale aveva disposto la revocazione della sentenza oggetto dell’odierno giudizio era venuto meno il suo interesse al ricorso;
che la rinuncia al ricorso per cassazione, quale atto unilaterale recettizio, è inidonea a determinare l’estinzione del giudizio se non notificata alle controparti costituite o comunicata ai loro difensori con apposizione del visto, ma vale comunque a far venire meno l’interesse alla decisione, determinando l’inammissibilità sopravvenuta del ricorso, rimanendo, comunque, salva la condanna del rinunciante alle spese del giudizio (Sez. U, n. 7378 del 25/03/2013; Sez. 3, n. 12743 del 21/06/2016);
che, in tema di impugnazioni, la ratio del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che pone a carico del ricorrente rimasto soccombente l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, va individuata nella finalità di scoraggiare le impugnazioni dilatorie o pretestuose, sicchè tale meccanismo sanzionatorio si applica per l’inammissibilità originaria del gravame ma non per quella sopravvenuta (Sez. 6 – 2, n. 13636 del 02/07/2015).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 51
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 1