Source: http://sosequitalia.mdcromaovest.it/CartelleEsattoriali.htm
Timestamp: 2017-08-16 15:08:11+00:00

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La cartella esattoriale è un documento emesso da un "agente della riscossione" per la riscossione coattiva di un tributo (tassa, imposta, sanzione, contributo, etc.etc.) iscritto a ruolo a seguito di un inadempimento del debitore rilevato da un controllo od accertamento dell'amministrazione finanziaria oppure a seguito di sentenza di una commissione provinciale tributaria.
Dal 2006, con l'abolizione del servizio "in concessione", l'attività di riscossione è gestita dall'Agenzia delle entrate tramite la società EQUITALIA Spa che a sua volta agisce o direttamente o tramite proprie partecipate (per fare esempi, Equitalia Cerit, Equitalia Esatri, etc.).
L'ambito di competenza degli agenti della riscossione è provinciale, e fa fede il domicilio fiscale del debitore. In ogni caso, qualora l'attività di riscossione debba essere svolta in un ambito diverso da quello dell'agente che ha ricevuto il ruolo, quest'ultimo delega a tal scopo l'agente competente. Questa delega riguarda anche la notifica della cartella esattoriale e la sua riscossione.
La procedura di riscossione attivata con la cartella puo' riguardare tutte le entrate dello Stato e degli enti pubblici, previdenziali e locali. In dettaglio si può dire che possono essere riscossi tributi, imposte sui redditi, Inps, Iva, imposta di registro, imposte ipotecarie e catastali, imposte sulle donazioni e sulle successioni, imposte erariali di consumo, diritti doganali, tasse automobilistiche e sulle concessioni governative, Ici, Tarsu, Tia, imposte comunali sulla pubblicita', sulle pubbliche affissioni, tosap, cosap, canoni demaniali etc.
L'agente della riscossione funge quindi da "intermediario" tra l'ente creditore e il cittadino debitore, e la cartella esattoriale è il suo strumento operativo primario.
Da sapere che vi sono ruoli, e quindi cartelle esattoriali, non utilizzati per la riscossione coattiva ma per quella "spontanea". Non ne trattiamo in questa scheda, limitandoci a dire che riguarda somme dovute non in conseguenza ad un inadempimento (mancato pagamento) e somme che sono state ripartite in più rate su richiesta del debitore (art. 32 d.lgs. 46/99). Ne è un tipico esempio la riscossione della vecchia TARSU da parte dei concessionari in quattro rate oppure quella di alcuni consorzi di bonifica, che avvengono con iscrizione a ruolo fin dai primi avvisi "bonari" di pagamento.
La nullità della cartella esattoriale per mancata indicazione del responsabile del procedimento a seguito del d.l. n. 249/2007 può essere fatta valere unicamente per le cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati dagli agenti della riscossione a decorrere dall'1 giugno 2008. (Giudice di pace Roma sez. V 04 aprile 2012).
È territorialmente competente a decidere sull'opposizione ex art. 615, comma 1, c.p.c., avverso la cartella esattoriale emessa per il pagamento di una sanzione amministrativa per violazione del codice della strada, il giudice del luogo in cui è stata commessa l'infrazione, ai sensi degli art. 22 l. 24 novembre 1981 n. 689 e 204 bis cod. strada (nella rispettiva formulazione anteriore alla novella recata dal d.lg. 1° settembre 2011 n. 150), giacché la disciplina applicabile all'opposizione di cui al citato art. 615, in quanto proposta in funzione recuperatoria dell'opposizione al verbale di accertamento della violazione al codice della strada, va conformata a quella dettata per l'azione recuperata. (Cassazione civile sez. VI 21 febbraio 2012 n. 2531).
In tema di contributi consortili per il mantenimento di opere di bonifica e pulizia idraulica dei terreni, grava sul contribuente, il cui fondo sia inserito in un piano di classifica del quale non sia contestata la legittimità, e che impugni la cartella esattoriale affermando l'insussistenza del dovere contributivo, l'onere di provare l'inadempimento delle indicazioni contenute in tale piano, e segnatamente l'inesecuzione delle opere di manutenzione da questo previste, poiché il vantaggio diretto ed immediato per il fondo, che costituisce il presupposto dell'obbligo di contribuzione, ai sensi degli art. 860 c.c. e 10 r.d. 13 febbraio 1933 n. 215, deve ritenersi presunto in ragione dell'avvenuta approvazione del medesimo piano di classifica e della comprensione dell'immobile nel perimetro di intervento consortile. (Cassazione civile sez. trib. 23 marzo 2012 n. 4671).
CONTABILITA' GENERALE DELLO STATO
Il preavviso di fermo amministrativo si colloca in una posizione procedimentale (e sostanziale), diversa del successivo ed eventuale provvedimento di fermo amministrativo vero e proprio, e quindi permane la competenza a giudicare dell'a.g.o. (da identificarsi, nel caso di specie, con il giudice del lavoro, vertendosi in materia di opposizione all'esecuzione avendo ad oggetto, le impugnate cartelle esattoriali di pagamento, crediti di natura previdenziale ed assistenziale. (Tribunale Trapani 27 gennaio 2011).
La competenza giurisdizionale sul fermo amministrativo di beni mobili registrati deve essere determinata con riguardo al credito contenuto nella cartella esattoriale: se detto credito attiene a tributi l'opposizione andrà proposta dinanzi al giudice tributario; nel caso invece in cui il credito non abbia natura tributaria (ad es. sanzioni amministrative per infrazioni al codice della strada) l'opposizione andrà proposta dinanzi al giudice ordinario. (Nella fattispecie le cartelle esattoriali riguardavano sia crediti di natura tributaria perché relativi a tasse di registrazione e automobilistiche, sia crediti non tributari, ovvero per sanzioni amministrative conseguenti a infrazioni al codice della strada). (Giudice di pace Siderno 19 luglio 2010 n. 201).
La disciplina introdotta dall'art. 35, comma 26 quinquies d.l. 4 luglio 2006, n. 223, conv. in l. 4 agosto 2006, n. 248, che, modificando l'art. 19, comma 1, d.lg. n. 546 del 1992, ha attribuito alla cognizione delle commissioni tributarie le controversie in materia di fermo amministrativo di beni mobili registrati, deve essere interpretata nel senso della devoluzione alle commissioni tributarie delle controversie in materia di fermo, quale atto di natura cautelare/esecutiva, solo allorché il fermo sia stato disposto a garanzia di crediti tributari, essendo evidente come le commissioni tributarie non possano essere chiamate a sindacare la legittimità di una misura cautelare/esecutiva disposta a tutela di una pretesa della quale conosce il g.o. (Nella fattispecie, poiché le cartelle esattoriali per le quali è stato disposto il fermo riguardano sanzioni amministrative per infrazioni al c. strad., sussiste la giurisdizione del g.o.). (Tribunale Bari sez. II 20 aprile 2010 n. 1353).
Il rinnovo della notifica non comporta l'emissione di una nuova cartella di pagamento in quanto i caratteri di unicità e non duplicità non vengono alterati (nella specie, la Corte ha considerato legittima la cartella di pagamento riemessa e notificata in presenza del suo precedente annullamento disposto dal giudice tributario per un vizio di notificazione). (Cassazione civile sez. trib. 26 settembre 2012 n. 16370).
E' legittima la notifica della cartella di pagamento anche se la firma è illeggibile e se la persona che riceve materialmente l'atto non sia il destinatario dell'atto: l'importante è che il recapito sia fatto al domicilio corretto. Infatti, secondo il disposto dell'art. 26, D.P.R. n. 602/1973, affinché la procedura si consideri perfezionata è sufficiente che la consegna del plico avvenga presso il domicilio del destinatario senza alcun altro adempimento a carico dell'ufficiale postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittima alla ricezione apponga la firma sul registro di consegna. (Cassazione civile sez. trib. 19 settembre 2012 n. 15746).
Ai sensi dell'art. 226, t.u. 30 maggio 2002 n. 115 avverso una cartella esattoriale sono esperibili: a) l'azione giudiziaria dinanzi al giudice competente, quando l'atto presupposto, per l'esecuzione del quale è stata emessa la cartella esattoriale, viene conosciuto per la prima volta dall'opponente con la notifica della cartella esattoriale, al fine di consentire all'interessato di recuperare l'esercizio dell'apposito mezzo di tutela previsto dall'ordinamento giuridico; b) l'opposizione all'esecuzione ex art. 615, c.p.c. quando si contesta la legittimità dell'iscrizione a ruolo per difetto di un titolo legittimante o per il sopravvenire di fatti estintivi dell'obbligo; c) l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617, c.p.c. quando si deducono vizi formali della cartella esattoriale o del procedimento di esecuzione esattoriale; ma in ogni caso, il giudice amministrativo non ha alcun potere di cognizione sulla vicenda in esame. (T.A.R. Potenza Basilicata sez. I 02 agosto 2012 n. 377).
L'emissione della cartella di pagamento non è condizionata dall'invio dell'avviso bonario, salvo che il controllo automatizzato non riveli l'esistenza di errori nella dichiarazione. (Cassazione civile sez. VI 26 luglio 2012 n. 13343).
Il contribuente può contestare, anche emendando le dichiarazioni presentate all'Amministrazione finanziaria, l'atto impositivo che lo assoggetti ad oneri diversi e più gravosi di quelli che, per legge, devono restare a suo carico; e tale contestazione deve farla proprio impugnando la cartella esattoriale, non essendogli consentito di esercitare l'azione di rimborso dopo il pagamento della cartella. Ed in difetto di impugnazione della cartella risulta precluso il rimborso previsto dall'art. 38 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602. (Cassazione civile sez. VI 17 luglio 2012 n. 12338).
In tema di imposte sui redditi, la cartella di pagamento che non sia preceduta, ai sensi del comma 3 dell'art. 36 bis d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, dalla comunicazione al contribuente dell'esito della liquidazione è pienamente legittima, in primo luogo perché non è prevista alcuna sanzione, in termini di nullità, in caso di inadempimento, ed in secondo luogo perché tale comunicazione, essendo finalizzata a consentire al contribuente di evitare la reiterazione di errori e di regolarizzare alcuni aspetti formali, è rivolta esclusivamente all'orientamento del comportamento futuro del contribuente, esulando quindi dall'ambito dell'esercizio del diritto di difesa e di contraddittorio nei confronti della cartella di pagamento stessa. E' legittima la cartella di pagamento che non sia preceduta dalla comunicazione dell'esito della liquidazione, prevista dal comma 3 dell'art. 36 bis d.p.r. n. 600/1973 sia perché la norma non prevede alcuna sanzione, in termini di nullità, per il suo inadempimento, sia perché tale comunicazione, avendo la funzione di evitare al contribuente la reiterazione di errori e di consentirgli la regolarizzazione di aspetti formali, è un adempimento rivolto esclusivamente ad orientare il comportamento futuro dell'interessato ed esula, quindi, dall'ambito dell'esercizio del diritto di difesa e di contraddittorio nei confronti dell'emittenda cartella di pagamento. (Cassazione civile sez. trib. 23 maggio 2012 n. 8137).
L'opposizione alla cartella esattoriale si configura come giudizio ordinario di cognizione, nel quale il giudice deve accertare la fondatezza della pretesa fatta valere dal creditore opposto (che ha posizione sostanziale di attore) e delle eccezioni e delle difese fatte valere dall'opponente (che assume posizione sostanziale di convenuto). In tale giudizio incombe quindi al creditore, per la sua veste di attore, ogni onere della allegazione e prova dei fatti posti a sostegno della sua pretesa. (Tribunale Roma sez. lav. 21 maggio 2012 n. 9225).
L'atto impositivo notificato all'interdetto e non al suo tutore è nullo. Di conseguenza il tutore può far valere tale vizio di notifica impugnando la successiva cartella di pagamento; infatti, la nullità della notificazione di un atto presupposto costituisce vizio procedurale, che comporta la nullità dell'atto consequenziale notificato. (Cassazione civile sez. VI 23 febbraio 2012 n. 2749).
In tema di cartelle esattoriali, in virtù del d.lg. n. 46 del 1999, la cartella esattoriale acquisisce efficacia di titolo esecutivo e quindi se non pagata consente al concessionario della riscossione di attivarsi per gli atti esecutivi (pignoramento, ipoteca, esproprio e tutte le misure cautelari a favore dell'erario consentite per legge) al fine del recupero del credito. In sostanza viene soppresso il cosiddetto avviso di moraa e definitivamente sancito che la cartella contiene in sé anche llatto i precetto. Nel giudizio di opposizione al precetto quindi possono farsi valere solo fatti impeditivi, modificativi od estintivi del rapporto consacrato nel provvedimento passato in giudicato, costituente titolo esecutivo che si siano verificati successivamente alla sua formazione. (Tribunale Napoli sez. lav. 08 febbraio 2012 n. 4162).
In merito all'opposizione alle cartelle esattoriali, emesse a seguito dell'accertata evasione dei contributi Inps da parte della società attrice, è destituito di fondamento l'eccepito difetto di giurisdizione del tribunale adito in virtù del fatto che l'indirizzo giurisprudenziale che ravvisa la giurisdizione del giudice tributario risulta essere di oltre un anno successivo alla pronuncia non definitiva del giudizio in questione. Ne consegue pertanto che, per l'operatività del principio di conservazione degli atti e di quello di economia processuale, si reputa correttamente instaurato il giudizio innanzi al giudice ordinario, in conformità alla normativa vigente all'atto della proposizione della domanda. (Corte appello Perugia sez. lav. 16 giugno 2011 n. 157).
È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 36, comma 4 ter d.l. 31 dicembre 2007 n. 248, conv., con modif., in l. 28 febbraio 2008 n. 31, censurato, in riferimento agli art. 2, 3, 24, 28, 97, 113, 134 e 136 cost., nella parte in cui prevede che le disposizioni sui pagamenti delle cartelle esattoriali si applicano solo ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1 giugno 2008. Il rimettente, con riferimento a tutti i parametri evocati, da un lato, individua in modo impreciso l'oggetto delle censure sollevate, e, dall'altro, non fornisce una sufficiente motivazione a sostegno di esse (sent. n. 58 del 2009). (Corte Costituzionale 11 aprile 2011 n. 126).
L'art. 7, comma 2, lett. a, della l. n. 212 del 2000, il quale dispone che per qualsiasi atto dell'Amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione - e, quindi, anche per le cartelle esattoriali - si debba "tassativamente" indicare il responsabile del procedimento, non comporta, nel caso di omissione di tale indicazione, la nullità dell'atto, non equivalendo la predetta espressione ad una previsione espressa di nullità, come conferma anche l'art. 36, comma 4 quater, del d.l. n. 248 del 2007, conv. dalla l. n. 31 del 2008 che, nell'introdurre specificamente la sanzione di nullità per le cartelle non indicanti il nome del responsabile del procedimento, fissa la decorrenza di tale disciplina dall'1 giugno 2008, precisando, con portata interpretativa, che "la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse". (Cassazione civile sez. trib. 05 maggio 2010 n. 10805).
E' inammissibile, nel giudizio d'appello davanti alla commissione tributaria regionale, la prospettazione della violazione del termine per la notifica della cartella esattoriale, stabilito nel D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5 bis, lett. a), conv. in L. n. 156 del 2005, se in primo grado sia stata fatta valere esclusivamente l'infondatezza nel merito della pretesa fiscale, basata sul disconoscimento di un credito su dividendi esposto nella dichiarazione annuale, trattandosi di nuovo motivo di gravame, vietato dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57. (Cassazione civile sez. trib. 25 maggio 2012 n. 8340)
Il creditore ha l'onere di documentare l'avvenuta notifica delle cartelle esattoriali e degli avvisi di mora costituenti titolo esecutivo nei termini di legge di fronte alla contestazione sollevata in tal senso dal debitore, in difetto, dovendo dichiararsi l'inefficacia e la nullità dell'azione esecutiva e del pignoramento intrapresi in danno di quest'ultimo. A tal riguardo, di nessun pregio è l'argomentazione addotta dallo stesso creditore o concessionario delegato da quest'ultimo per la riscossione, fondata sull'obbligo di conservazione della suddetta documentazione per un periodo di cinque anni ex art. 26, d.P.R. n. 602 del 1973, dal momento che tale previsione normativa non può comportare un'esenzione dall'onere probatorio di dimostrare di aver effettivamente notificato la cartella esattoriale e l'avviso di mora (onere di certo ricadente sul creditore in base ai principi generali). (Tribunale Bari sez. II 07 gennaio 2010 n. 24).
Obblighi dell'amministrazione
In tema di crediti tributari, è pacifico che sui beni personali degli eredi accettanti con beneficio di inventario, non è possibile alcuna aggressione da parte dei creditori del "de cuius" cosicché l'Agente di riscossione dei tributi ha l'obbligo di controllare la regolarità formale e sostanziale dei ruoli nonché predisporre le cartelle esattoriali, ad eseguire la procedura esecutiva seguendo le leggi nonché a verificare la sussistenza del credito presupposto all'esecuzione, predisponendo, anche in autotutela, l'eventuale prescrizione o decadenza del titolo. (Comm. trib. reg. Firenze sez. I 03 giugno 2011 n. 257).
Ruoli delle imposte in genere
Il rapporto di diritto tributario esistente tra l'amministrazione finanziaria, la quale chieda la restituzione del rimborso d'imposta, ed il contribuente ha natura distinta dal rapporto di diritto privato esistente tra la stessa amministrazione e la società assicuratrice che abbia garantito con polizza fideiussoria la restituzione del rimborso. Ne consegue che l'accertamento fiscale compiuto dall'erario nei confronti del contribuente, e la cartella esattoriale conseguentemente emessa, non costituiscono titolo esecutivo nei confronti della compagnia garante. (Cassazione civile sez. trib. 30 maggio 2012 n. 8622).
In tema di atti tributari, l'art. 7, comma 2, lett. a, l. 27 luglio 2000 n. 212, il quale dispone che per qualsiasi atto dell'Amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione - e, quindi, anche per le cartelle esattoriali - si debba "tassativamente" indicare il responsabile del procedimento, non comporta, nel caso di omissione di tale indicazione, la nullità dell'atto, non equivalendo la predetta espressione ad una previsione espressa di nullità, come confermato anche dall'art. 36, comma 4 ter d.l. 31 dicembre 2007 n. 248, convertito nella l. 28 febbraio 2008 n. 31 - norma ritenuta dalla Corte cost., con sent. n. 58 del 2009, non in contrasto con gli art. 3, 23, 24, 97 e 111 cost. - che, nell'introdurre specificamente la sanzione di nullità per le cartelle non indicanti il nome del responsabile del procedimento, fissa la decorrenza di tale disciplina dal 1 giugno 2008, precisando, con portata interpretativa, che "la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse". (Cassazione civile sez. trib. 15 aprile 2011 n. 8613).
In tema di riscossione delle imposte, l'avviso di mora assolve due funzioni: la prima, equivalente a quella del precetto ed avente carattere necessario, consiste nel l'accertare il mancato pagamento del debito tributario e nell'intimare al contribuente l'effettuazione del versamento dovuto entro un termine ristretto, con l'avvertenza che in mancanza si procederà ad esecuzione forzata. La seconda funzione è eventuale, ha natura sostanziale, e consiste nel portare a conoscenza del contribuente per la prima volta la pretesa erariale, ove l'avviso di mora non sia stato preceduto dalla regolare notifica dell'avviso di accertamento o di liquidazione o della cartella esattoriale. Pertanto il contribuente il quale lamenti che la notificazione dell'avviso di mora non sia stata preceduta dalla regolare notificazione degli atti di imposizione, ha l'onere di impugnare congiuntamente sia l'avviso di mora, sia gli atti da questo presupposti e non notificatigli. In difetto, egli decade non solo dal potere di impugnare i suddetti provvedimenti, ma decade altresì dal potere di impugnare i successivi avvisi di mora di identico contenuto emessi dall'amministrazione al fine di sanare la sopravvenuta efficacia del primo, per mancato inizio dell'espropriazione nel termine di legge. (Cassazione civile sez. trib. 04 maggio 2012 n. 6721 e Cassazione civile sez. VI 02 marzo 2012 n. 3374).
Le controversie aventi ad oggetto cartelle esattoriali emesse per la riscossione di tributi comunali ricadono nella giurisdizione del giudice amministrativo, e non di quello tributario. (T.A.R. Roma Lazio sez. II 16 aprile 2010 n. 7245).
Condono fiscale in genere
In tema di condono fiscale, qualora il contribuente abbia presentato richiesta di definizione amministrativa ex art. 9 bis l. 27 dicembre 2002 n. 289, la mancata notificazione del provvedimento motivato di rigetto dell'istanza di condono non comporta alcuna decadenza a carico dell'Amministrazione finanziaria, né si traduce in una violazione del diritto di difesa del contribuente, poiché questi, a norma dell'art. 19, comma 3, d.lg. 31 dicembre 1992 n. 546, può proporre tutte le censure deducibili avverso il provvedimento presupposto, a lui non notificato, in sede di impugnazione della cartella esattoriale emessa per il recupero dell'imposta, equivalendo la notifica di questo atto a manifestazione implicita, da parte dell'Ufficio, del convincimento di ritenere consolidata la pretesa tributaria e, conseguentemente, della volontà di negare l'ammissione al condono. (Cassazione civile sez. trib. 16 maggio 2012 n. 7673).
In tema di condono fiscale, l'art. 12 della legge n. 289 del 2002, applicabile esclusivamente con riferimento a cartelle esattoriali relative ad Irpef ed Ilor, nel disciplinare una speciale procedura per la definizione dei carichi inclusi in ruoli emessi da uffici statali e affidati ai concessionari del servizio nazionale della riscossione fino al 31 dicembre 2000, mediante il pagamento del 25% dell'importo iscritto a ruolo, oltre alle spese eventualmente sostenute dal concessionario, non prevede alcuna attestazione di regolarità del condono e del pagamento integrale dell'importo dovuto, gravando integralmente sul contribuente l'onere di provare la corrispondenza tra quanto versato e il ruolo oggetto della controversia. Ne consegue che tale forma di sanatoria costituisce una forma di condono clemenziale e non premiale come, invece deve ritenersi per le fattispecie regolate dagli art. 7, 8, 9, 15 e 16 della legge n. 289 del 2002, le quali attribuiscono al contribuente il diritto potestativo di chiedere un accertamento straordinario, da effettuarsi con regole peculiari rispetto a quello ordinario, con la conseguenza che, nell'ipotesi di cui al citato art. 12, non si determina alcuna incertezza in ordine alla determinazione del quantum, esattamente indicato nell'importo normativamente indicato da versarsi da parte del contribuente per definire favorevolmente la lite fiscale. L'efficacia della sanatoria, è, pertanto condizionata all'integrale pagamento dell'importo dovuto, mentre l' omesso o anche soltanto il ritardato versamento delle rate successive alla prima regolarmente pagata, escludono il verificarsi della definizione della lite pendente. (Cassazione civile sez. trib. 06 ottobre 2010 n. 20746).
In tema di condono fiscale, l'art. 12 l. n. 289 del 2002, nella parte in cui consente di definire una cartella esattoriale con il pagamento del 25% dell'importo iscritto a ruolo, comporta una rinuncia definitiva dell'Amministrazione alla riscossione di un credito già definitivamente accertato, e va pertanto disapplicato, limitatamente ai crediti per i.v.a., per contrasto con la VI direttiva n. 77/388/Cee del Consiglio, del 17 maggio 1977, alla stregua di un'interpretazione adeguatrice imposta dalla sentenza della Corte di Giustizia Ce 17 luglio 2008, in causa C-132/06, con cui, in esito ad una procedura di infrazione promossa dalla Commissione Europea, è stata dichiarata l'incompatibilità con il diritto comunitario (in particolare con gli art. 2 e 22 della VI direttiva cit.) degli art. 8 e 9 della medesima legge, nella parte in cui prevedono la condonabilità dell'Iva alle condizioni ivi indicate. (Cassazione civile sez. un. 17 febbraio 2010 n. 3674). - NOTA -
Effetti in genere
L'ipoteca deve essere iscritta su beni specialmente indicati e per una somma determinata in danaro. Essa è indivisibile e sussiste per intero sopra tutti i beni vincolati, sopra ciascuno di essi e sopra ogni loro parte; pertanto un'eventuale ripartizione di giurisdizione come richiesto avrebbe violato la predetta norma. L'iscrizione di ipoteca peraltro deve necessariamente essere fondata su un titolo che la preveda. (Nella fattispecie il titolo è costituito dai ruoli che vengono portati a conoscenza del contribuente a mezzo delle cartelle esattoriali. Atti questi ultimi la cui validità presuppone una legittima procedura di notifica ai debitore). (Comm. trib. prov.le Lecco sez. III 13 giugno 2011 n. 53).
- riassunzioni in servizio
La configurabilità di un appalto di manodopera richiede una dettagliata analisi di tutti gli elementi che caratterizzano il rapporto instaurato tra le parti, al fine di verificare se l'impresa appaltatrice, assumendo su di sé il rischio economico dell'impresa, operi concretamente in condizioni di reale autonomia organizzativa e gestionale rispetto all'impresa committente, e, dunque, se sia provvista di una propria organizzazione di impresa, se in concreto assuma su di sé l'alea economica insita nell'attività produttiva oggetto dell'appalto, se, infine, i lavoratori impiegati per il raggiungimento di tali risultati siano diretti dall'appaltatore e agiscano alle sue dipendenze. Ciò posto, qualora sia contestata la violazione della norma di cui all'art. 1, l. n. 1369 del 1960 e successivamente siano iscritte a ruolo le somme costituenti frutto del ricalcolo dei contributi a carico dell'impresa per avere essa fatto ricorso abusivo alla manodopera inviata da parte di due cooperative e utilizzata all'interno del suo stabilimento in apparente esecuzione di contratti di appalto di servizi, l'ente creditore, per sostenere la riconducibilità della fattispecie a quella vietata dalla norma, è tenuto a dimostrare che l'attività svolta dalla manodopera inviata dalle cooperative era diretta, controllata e organizzata dalla società fruitrice. Nella specie, accertata la carenza della prova suddetta ed, al contrario, l'inequivocabile circostanza che le due cooperative avevano una propria organizzazione di mezzi che consentiva la dislocazione operativa dei propri soci presso varie imprese per effettuare prestazioni di lavoro e che entrambe si accollavano il rischio economico connesso all'eventuale inadempimento delle condizioni contrattuali assunte, la pretesa Inps concretizzatasi nella cartella esattoriale opposta è sprovvista di prova. (Tribunale Perugia sez. lav. 21 aprile 2012 n. 282).
- alle persone giuridiche
Deve considerarsi valida la notifica di una cartella esattoriale a persona giuridica eseguita a mani di una impiegata della società e quindi addetta alla sede. L'amministrazione non è tenuta, in sede di consegna del plico, a cercare nella sede il legale rappresentante o a verificare che il consegnatario fosse un dipendente. Infatti, l'art. 145 c.p.c. non richiede la previa ricerca, presso la sede della società, del suo legale rappresentante; ai fini della regolarità della notificazione basta che il consegnatario sia legato alla persona giuridica da un particolare rapporto che può risultare anche dall'incarico - eventualmente provvisorio o precario - di ricevere la corrispondenza. (Cassazione civile sez. trib. 05 settembre 2012 n. 14865).
PRESCRIZIONE E DECADENZA IN MATERIA CIVILE
Laddove l'Ente previdenziale agisca per il recupero di sgravi illegittimamente fruiti dalle imprese non si versa in tema di ripetizione di indebito oggettivo, dovendosi invece accertare la sussistenza o meno del diritto al relativo beneficio con conseguente inapplicabilità del termine prescrizionale previsto per la fattispecie di cui all'art. 2033 c.c. In assenza di specifiche previsioni, deve ritenersi applicabile l'ordinario termine di prescrizione decennale previsto dall'art. 2946 c.c.. (nella specie, la vertenza aveva ad oggetto una cartella esattoriale per il recupero delle agevolazioni contributive fruite, tra il 1995 ed 2001, in relazione a sgravi riconosciuti per contratti di formazione e lavoro, ritenuti aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune dalla Commissione Europea in data 11 maggio 1999). (Cassazione civile sez. lav. 03 maggio 2012 n. 6671).
- Controversie in materia di assistenza e previdenza - in genere
In tema di riscossione di contributi previdenziali, llopposizione avverso la cartella esattoriale di pagamento da luogo ad un giudizio ordinario di cognizione su diritti ed obblighi inerenti al rapporto previdenziale obbligatorio e, segnatamente al rapporto contributivo, con la conseguenza che lleventuale rigetto di censure di tipo formale relative all'iscrizione a ruolo non pregiudica llaccertamento di tale rapporto secondo le ordinarie regole relative alla ripartizione dell'onere della prova, alla stregua delle, quali grava sull'ente previdenziale llonere di provare i fatti costitutivi dell'obbligo contributivo e sulla controparte llonere di contestare i fatti costitutivi del credito. (Tribunale Napoli sez. lav. 06 febbraio 2012 n. 4060).
La disciplina di cui agli art. 148 e 160 c.p.c. è applicabile anche in materia di notificazione di una cartella esattoriale, per cui, in caso di mancata indicazione della relativa data di consegna nella copia della cartella in possesso del destinatario, alla nullità insanabile della notifica consegue la mancata decorrenza del termine per proporre opposizione. (Cassazione civile sez. lav. 13 gennaio 2012 n. 398).
- Contributi assicurativi
Ai fini del contenuto minimo della cartella di pagamento, gli art. 1 e 6 del d.m. n. 321 del 1999 richiedono l'indicazione "sintetica" degli elementi di iscrizione a ruolo, non occorrendo quindi, per la regolarità del documento esattoriale, una indicazione "analitica" di quegli elementi. (Nella specie, il giudice di merito aveva annullato la cartella di recupero di sgravi contributivi per contratti di formazione e lavoro, ritenuti dalla Commissione europea, con decisione dell'11 maggio 1999, aiuti di Stato incompatibili col mercato comune; in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza, impugnata dall'Inps, considerando sufficienti le enunciazioni "recupero sgravi C.F.L." e "U.E. 11/5/1999", cui la cartella esattoriale accompagnava l'indicazione degli anni di riferimento). (Cassazione civile sez. lav. 03 maggio 2012 n. 6672).
- Assicurazione invalidità, vecchiaia e superstiti
L'emanazione dell'art. 12, comma 11 d.l. n. 78 del 2010, conv. dalla l. n. 122 del 2010, recante l'interpretazione autentica dell'art. 1, comma 208, l. n. 662 del 1996 - nella parte in cui prevede che gli imprenditori iscritti alla gestione commercianti, i soci di s.r.l., i promotori finanziari, gli operatori connessi al turismo e i coadiutori familiari, che esercitano, contemporaneamente, anche in un'unica impresa, varie attività assoggettabili a diverse forme di assicurazioni obbligatorie per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti, devono essere iscritti nell'assicurazione prevista per l'attività alla quale essi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente - ha inteso affermare il principio della non esclusività dell'iscrizione, stabilendo da un lato che il problema dell'iscrizione alla gestione unica presso la quale si esercita l'attività prevalente, fra le varie esercitate da un soggetto, si pone solo per le attività autonome esercitate in forma di impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, dall'altro ha escluso espressamente dall'unicità dell'iscrizione, secondo il principio della concorrenza ex l. n. 335 del 1995, i rapporti di lavoro per i quali è prevista l'iscrizione alla gestione separata. Tale norma ha efficacia retroattiva, non venendo a incidere su alcuna prerogativa di natura costituzionale e potendo il legislatore emanare norme retroattive anche in materia di diritti di natura economica, fatto salvo il principio della ragionevolezza. Stabilito, dunque, il principio che la doppia iscrizione è consentita dalla legge, anche in virtù della previsione della norma interpretativa, si rivela necessario accertare in concreto il presupposto dell'effettivo svolgimento dell'attività commerciale. Nella fattispecie concreta, in particolare, rilevato che la società non ha dipendenti e che la parte ricorrente, già scritta alla gestione separata per l'attività di presidente del consiglio di amministrazione della società e successivamente iscritta d'ufficio alla gestione degli esercenti attività commerciali in quanto socio attivo della medesima società, svolgendo oltre l'attività di amministratore e legale rappresentante della persona giuridica, anche quella commerciale, e che tale attività comporta obbligo contributivo ulteriore, deve ritenersi corretto l'operato dell'Inps e conseguentemente confermarsi le opposte cartelle esattoriali. (Tribunale Bologna sez. lav. 20 settembre 2011 n. 829).
La decadenza dal diritto ad un credito contributivo può riguardare l'iscrizione a ruolo e non il diritto di credito che ne costituisce l'oggetto. Pertanto, accertata l'intervenuta decadenza dall'iscrizione a ruolo per crediti vantati dall'Inps, la cartella esattoriale impugnata è annullata, mentre il merito, consistente nell'esistenza del credito contributivo, non decade potendo essere soggetto ad un giudizio ordinario di cognizione volto all'accertamento dell'effettiva fondatezza del credito. (Corte appello Venezia sez. lav. 18 gennaio 2012 n. 781).
Ai sensi dell'art. 2, d.lg. 31 dicembre 1992 n. 546 (come modificato dall'art. 12 comma 2, l. 28 dicembre 2001 n. 448), appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il s.s.n., nonché le sovraimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici finanziari, gli interessi ed ogni altro accessorio, sicché sulle cartelle esattoriali emesse per la riscossione di tributi asseritamente dovuti all'Erario, la giurisdizione non spetta al giudice amministrativo, bensì a quello tributario; e ciò anche se venga impugnato un silenzio rifiuto su di una istanza di autotutela, posto che l'ambito della giurisdizione delle commissioni Tributarie è disegnato attorno all'ambito sostanziale del tributo e del rapporto tributario, restando indifferente al contenuto della domanda giudiziaria ovvero alla forma di manifestazione della volontà impositiva della p.a. (T.A.R. Palermo Sicilia sez. I 22 settembre 2010 n. 10594 e T.A.R. Roma Lazio sez. II 05 gennaio 2010 n. 46).
La giurisdizione del giudice tributario - che si estende alla cognizione "di tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere o specie", con la sola esclusione degli atti dell'esecuzione tributaria, fra i quali non rientrano, per espressa previsione degli art. 2 e 19 d.lg. n. 546 del 1992, né le cartelle esattoriali né gli avvisi di mora - include anche la controversia relativa ad una opposizione all'esecuzione, nella specie attuata con un pignoramento presso terzi promosso con riguardo al mancato pagamento di tasse automobilistiche, quando oggetto del giudizio sia la fondatezza del titolo esecutivo, non rilevando la formale qualificazione come "atto dell'esecuzione" del predetto pignoramento ed invece contestandosi le cartelle esattoriali emesse per tasse automobilistiche che si ritengano non dovute, in quanto relative ad auto già demolite. È devoluta alla giurisdizione delle commissioni tributarie la controversia relativa alla esecuzione presso terzi intrapresa sulla base di cartelle esattoriali relative al preteso pagamento di tasse automobilistiche che il contribuente neghi essere dovute, perché attinenti ad autovetture demolite prima della emissione delle cartelle stesse. Ancorché, infatti, sia stato impugnato un atto di esecuzione, l'oggetto della controversia è costituito non da questo ma dalla contestata fondatezza del titolo esecutivo (le cartelle esattoriali) mediante il quale l'ente creditore ha esercitato la pretesa tributaria che il contribuente ritiene non dovuta, sicché trattasi di valutare l'"an" del tributo. (Cassazione civile sez. un. 05 luglio 2011 n. 14667).
- Giurisdizione - Del giudice tributario - Sussistenza - Rispetto a tutte le controversie aventi ad oggetto tributi di ogni genere e specie - Ai sensi dell'art. 2, d.lg. n. 546 del 1992, come integrato dall'art. 12 comma 2, l. n. 448 del 2001.
Ai sensi dell'art. 2, d.lg. 31 dicembre 1992 n. 546 (come integrato dall'art. 12 comma 2, l. n. 448 del 2001), appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il S.S.N., nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici finanziari, gli interessi ed ogni altro accessorio, sicché sulle cartelle esattoriali emesse per la riscossione di tributi asseritamente dovuti all'Erario, la giurisdizione non spetta al giudice amministrativo, bensì a quello tributario e ciò anche se venga impugnato un silenzio-rifiuto su di un'istanza di autotutela, posto che l'ambito della giurisdizione delle Commissioni tributarie è disegnato attorno all'ambito sostanziale del tributo e del rapporto tributario, restando indifferente il contenuto della domanda giudiziaria, ovvero alla forma di manifestazione della volontà impositiva della p.a. (T.A.R. Roma Lazio sez. II 09 giugno 2011 n. 5180).
In tema di contenzioso tributario, il contribuente, qualora impugni una cartella esattoriale emessa dal concessionario per la riscossione per motivi che attengono alla mancata notifica degli atti impositivi presupposti, può agire indifferentemente nei confronti dell'ente impositore o del concessionario, senza che sia configurabile alcun litisconsorzio necessario, costituendo l'omessa notifica dell'atto presupposto vizio procedurale che comporta la nullità dell'atto successivo ed essendo rimessa al concessionario la facoltà di chiamare in giudizio l'ente impositore. (Fattispecie relativa a cartella di pagamento avente ad oggetto tasse automobilistiche). (Cassazione civile sez. VI 02 febbraio 2012 n. 1532).
In tema di contenzioso tributario, il giudizio avente ad oggetto l'impugnazione della cartella di pagamento emessa ex art. 68 d.lg. 31 dicembre 1992 n. 546, non può essere sospeso ai sensi dell'art. 295 c.p.c. in attesa che si concluda il procedimento riguardante l'impugnazione della sentenza in base alla quale è stata emessa la cartella , non sussistendo alcun rapporto di pregiudizialità atteso che la pretesa erariale azionata con la cartella è fondata su una sentenza e, quindi, su un titolo diverso rispetto all'avviso di accertamento la cui legittimità è ancora subjudice, poiché, altrimenti, il provvedimento di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza in questione sarebbe surrettiziamente surrogata con la sospensione del giudizio di impugnazione della cartella di pagamento. (Cassazione civile sez. VI 22 dicembre 2011 n. 28542).
Commercialisti (dottori -)
Ogni professionista è tenuto a dimostrare la propria diligenza ove prima sia almeno razionalmente ipotizzato (ed invero sia anche dimostrato) un vincolo di causalità materiale almeno tra la sua attività genericamente intesa ed il danno (Nella specie, veniva rigettata la domanda della società attrice che vedendosi indirizzare diverse cartelle esattoriali ne imputava la responsabilità al proprio commercialista deducendo di non poter essere destinataria di pretese tributarie diverse da quelle evidenziate dallo stesso commercialista nell'autoliquidazione delle imposte). (Tribunale Genova sez. II 20 gennaio 2012).
Contratti della P.A. in genere
In tema di dichiarazione di regolarità nel versamento di imposte e tasse, è illegittima l'esclusione - per mancanza del requisito di cui all'art. 38, comma 1, lettera g), del d.lg. 12 aprile 2006 n. 163 - della ditta che, prima della presentazione della domanda di partecipazione, abbia chiesto e ottenuto il beneficio della rateizzazione del pagamento di due cartelle esattoriali relative a differenti e risalenti periodi di imposta (costituenti, quindi, violazioni tributarie accertate), adempiendo poi alle scadenze. Infatti, i meccanismi di regolarizzazione tardiva, tipici del diritto tributario, possono rilevare nelle reciproche relazioni di debito e credito tra l'impresa e l'Amministrazione finanziaria, nel senso di consentire al contribuente, con l'adempimento successivo, di evitare le conseguenze del ritardo e di conseguire i medesimi benefici che avrebbe ottenuto in caso di esatto adempimento. Nella fattispecie concreta perciò tale finzione giuridica può valere a costituire nei confronti della stazione appaltante quella correttezza fiscale e contributiva, che la norma prescrive al momento di partecipazione alla gara, come qualificazione soggettiva dell'impresa in termini di rispetto degli obblighi di legge, e quindi come espressione di affidabilità della stessa. (T.A.R. Bari Puglia sez. I 24 agosto 2011 n. 1229).
- appalti nei settori di acque, energia, trasporto e postali
È illegittima l'esclusione da una gara di appalto fondata sulla riscontrata sussistenza di cartelle per le quali, alla data di scadenza del termine per la presentazione delle offerte, era già stata inoltrata istanza di rateizzazione. In tal caso, infatti, non è dalla mera sussistenza di cartelle esattoriali (per le quali risulta in corso il pagamento attraverso la formula agevolata della rateizzazione) che è dato desumere il giudizio di inaffidabilità dell'impresa, e neppure la singola violazione, definitivamente accertata, dell'obbligo fiscale. (T.A.R. Cagliari Sardegna sez. I 26 maggio 2011 n. 519).
Il contribuente, che abbia instaurato un contenzioso giudiziale dinanzi alla Commissione tributaria, ha sempre diritto all'accesso degli atti del relativo procedimento impositivo in ragione del suo interesse a difendere la propria posizione nel giudizio pendente e l'ammissibilità dell'istanza di accesso va verificata sulla base di tale interesse, e non già di una valutazione di pertinenza o meno degli atti richiesti con quelli impugnati in sede tributaria; in altri termini, la mera circostanza che gli atti indicati nell'istanza di accesso non risultino richiamati nella cartella esattoriale impugnata in sede tributaria non è ex se sufficiente ad escludere che possa sussistere comunque l'interesse a conoscerli per le suindicate finalità difensive. (Consiglio di Stato sez. IV 30 luglio 2012 n. 4316).
- esercizio del diritto
Deve essere garantito il diritto di accesso ad una cartella esattoriale notificata dall' Inps, ove detta cartella riguardi un procedimento tributario ormai concluso. L'art. 24 l. n. 241/1990 esclude dall'accesso solo gli atti preparatori del procedimento tributario adottati nel corso di formazione del provvedimento, prima che lo stesso sia emanato, con la conseguenza che tale causa di esclusione opera con riguardo a documenti inerenti l'attività della p.a. diretta alla emanazione di atti propedeutici alla emanazione del provvedimento conclusivo ed allorché sia ancora in corso il procedimento; viceversa, deve riconoscersi il diritto di accesso qualora l'Amministrazione abbia concluso il procedimento con l'emanazione del provvedimento finale; quindi, in via generale, deve ritenersi sussistente il diritto di accedere agli atti di un procedimento tributario ormai concluso. (T.A.R. Catania Sicilia sez. IV 11 luglio 2012 n. 1831).
Ingiunzione: opposizione
In relazione alla cartella esattoriale o all'avviso di mora emessi per riscuotere sanzioni amministrative pecuniarie è ammissibile l'opposizione L. 24 novembre 1981, n. 689, ex art. 22, allorché la parte assuma che tali atti sono i primi attraverso i quali essa è venuta a conoscenza della sanzione irrogatale in quanto sia mancata la notifica dell'ordinanza ingiunzione. (Cassazione civile sez. VI 14 settembre 2012 n. 15749).
Nell'ipotesi in cui vi sia insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo e la sentenza sia ancora impugnabile, prospettandosi la possibilità non tanto della sentenza inesistente (che radicherebbe nell'attore l'interesse all'impugnazione), quanto del passaggio in giudicato della pronunzia sulla base del dispositivo, interessata ad impugnare la decisione è unicamente la parte la cui domanda sia stata rigettata, la quale deve lamentare il vizio logico della sentenza costituito dalla mancanza di una motivazione idonea a sorreggerla. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha accolto il ricorso per cassazione proposto dall'opponente a cartella esattoriale avverso la sentenza di appello recante un dispositivo di rigetto dell'impugnazione della pronuncia di primo grado, che aveva respinto l'opposizione, ed una parte motiva volta, invece, all'accoglimento della stessa opposizione per nullità della notificazione del verbale di accertamento presupposto). (Cassazione civile sez. VI 27 giugno 2012 n. 10747).

References: sentenza 
 art. 615
 art. 22
 art. 615
 art. 860
 art. 615
 art. 617
 art. 2
 art. 1
 art. 57
 art. 26
 art. 3
 art. 9
 art. 7
 art. 12
 sentenza 
 art. 2
 art. 8
 art. 148
 art. 1
 art. 2
 art. 68
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 22
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza