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EDILIZIA: silenzio, atto di proprietà e diffida in Cons. Stato 9/11/2015 n. 5082
Autore Topic: EDILIZIA: silenzio, atto di proprietà e diffida in Cons. Stato 9/11/2015 n. 5082 (Letto 1989 volte)
« Risposta #1 il: 10 Novembre 2015, 07:05:17 »
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV – sentenza 9 novembre 2015 n. 5082
N. 05082/2015REG.PROV.COLL.
sul ricorso in appello nr. 8408 del 2015, proposto da EREDI ANTONIO NASTA &. C. S.a.s., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Vittorio Attanasio e Ippolito Matrone, con domicilio eletto presso l’avv. Stefano Isidori in Roma, via degli Appennini, 46,
il COMUNE DI SANT’EGIDIO DEL MONTE ALBINO, in persona del Sindaco pro tempore, non costituito,
della sentenza emanata dal T.A.R. della Campania, sede di Salerno, Sezione Seconda, nr. 1673, depositata in data 27 luglio 2015, non notificata, resa nel giudizio iscritto al R.G. nr. 2381/2014, avverso e per l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione: della diffida del 7 agosto 2014, prot. nr. 8690, notificata alla ricorrente in data 13 agosto 2014; della nota prot. nr. 12739 del 19 novembre 2014, notificata alla ricorrente in data 27 novembre 2014, con cui la p.a. ha rigettato la richiesta di apposizione di paletti a mo’ di recinzione della proprietà della Eredi Nasta S.a.s., nonché di ogni ulteriore atto, anche endoprocedimentale, comunque non conosciuto, consequenziale, connesso, preordinato e presupposto.
Relatore, alla camera di consiglio del giorno 27 ottobre 2015, il Consigliere Raffaele Greco;
Udito l’avv. Stefano Isidori (su delega degli avv.ti Attanasio e Matrone) per la appellante;
Sentita la parte unica presente in giudizio ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;
1. L’odierna appellante, società Eredi Nasta & C. S.a.s., insorge avverso la sentenza con la quale la Sezione di Salerno del T.A.R. della Campania ha respinto il ricorso dalla stessa proposto avverso i provvedimenti con cui il Comune di Sant’Egidio del Monte Albino le ha inibito l’intervento, preannunciato con apposita comunicazione, di apposizione di paletti metallici su di un marciapiede prospiciente un immobile di sua proprietà.
2. Questi, in sintesi, i termini della vicenda amministrativa e processuale per cui è causa.
La società istante aveva depositato in data 30 giugno 2014 apposita comunicazione di inizio dell’attività finalizzata al posizionamento dei suindicati paletti, al fine di risolvere i problemi causati dalla sosta incontrollata di veicoli nell’area di sua proprietà.
A fronte di tale comunicazione, con nota del 7 agosto 2014 il Comune diffidava la società istante dal dare inizio ai lavori, ravvisando l’assenza nella documentazione prodotta di prova del titolo di proprietà dell’area interessata, chiedendo pertanto di integrare la documentazione sul punto.
In data 5 settembre 2014, la società provvedeva all’integrazione richiesta, depositando apposita perizia basata sui rilievi topografici e catastali.
Malgrado ciò, l’Amministrazione in data 27 novembre 2014 confermava l’inibitoria, ritenendo non provato il titolo di proprietà e riservandosi appositi approfondimenti sul punto.
3. Con la sentenza oggetto dell’odierna impugnazione, il T.A.R. della Campania, nella contumacia del Comune, ha respinto il ricorso proposto dalla società istante, reputando correttamente e congruamente motivate le determinazioni negative censurate.
4. Avverso tale sentenza, la appellante articola i seguenti motivi di gravame:
I) eccesso di potere per difetto assoluto di istruttoria; difetto di motivazione; illogicità manifesta (per avere il primo giudice del tutto trascurato la documentazione prodotta dalla ricorrente a riprova del proprio titolo di proprietà, peraltro non contestata ex adverso);
II) eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione; contraddittorietà intrinseca ed estrinseca della motivazione; ingiustizia manifesta; violazione dell’art. 23 del d.P.R. 6 giugno 2001, nr. 380 (atteso che, in ogni caso, sull’originaria comunicazione del 30 giugno 2014 si era già formato il silenzio-assenso a seguito del decorso del termine di legge).
5. Il Comune di Sant’Egidio del Monte Albino non si è costituito neanche in grado di appello.
6. Alla camera di consiglio del 27 ottobre 2015, fissata per l’esame della domanda cautelare articolata in una all’appello, il Collegio ha avvertito la parte presente della possibilità di immediata definizione del giudizio nel merito, ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.
7. Infatti, l’appello è manifestamente fondato.
8. In particolare, se può essere ritenuta legittima la diffida del 7 agosto 2014, motivata dal non essere la comunicazione corredata dalla prova della proprietà dell’area interessata dall’intervento, non altrettanto può dirsi per il successivo provvedimento inibitorio del 27 novembre 2014.
8.1. Pertanto, non può condividersi l’avviso espresso da parte appellante col secondo motivo di appello, secondo cui già sull’originaria comunicazione del 30 giugno 2014 si sarebbe formato un titolo abilitativo tacito a causa dell’inutile decorso del termine di legge: infatti, è jus receptum che l’assenza della documentazione da allegare obbligatoriamente alla dichiarazione di inizio attività rende la dichiarazione stessa inidonea a far decorrere il predetto termine, e pertanto impedisce il formarsi del titolo ad aedificandum (cfr. ex plurimis Cons. Stato, sez. IV, 24 maggio 2010, nr. 3263).
8.2. Tuttavia, deve ritenersi che la documentazione prodotta dalla società istante a riscontro potesse essere considerata idonea a dimostrare il titolo di proprietà sull’area interessata dall’intervento proposto: infatti, è noto che a tal fine al richiedente il provvedimento abilitativo non incombe l’onere di produrre necessariamente l’atto di acquisto dell’immobile, essendo sufficiente che egli produca un titolo che astrattamente e formalmente lo legittimi a richiedere l’intervento de quo (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 29 gennaio 2015, nr. 408; id., sez. V, 16 aprile 2014, nr. 1942).
E, se è vero che l’Amministrazione conserva ogni margine di indagine e apprezzamento sulla documentazione prodotta (cfr. sent. nr. 3263/2010, cit.), non può però non rimarcarsi che nel caso di specie il Comune non ha mai specificamente contestato la documentazione prodotta dalla società odierna appellante: infatti, in sede procedimentale tale documentazione è stata semplicemente ignorata (essendosi il provvedimento del 27 novembre 2014 limitato a darne per scontata l’inidoneità, senza motivare al riguardo), mentre in sede processuale il Comune ha preferito addirittura rinunciare a costituirsi per difendere le proprie scelte.
9. Da quanto sopra consegue che, in riforma della sentenza impugnata, la domanda attorea va accolta e specificamente, in accoglimento dei motivi aggiunti di prime cure, s’impone l’annullamento della nota inibitoria del 27 novembre 2014, con ogni conseguenza di legge.
10. Alla soccombenza segue la condanna alle spese di entrambi i gradi del giudizio, che vengono liquidate equitativamente in dispositivo.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado, nei sensi e con gli effetti di cui in motivazione.
Condanna il Comune di Sant’Egidio del Monte Albino al pagamento, in favore della appellante, di spese e onorari del doppio grado del giudizio, che liquida in complessivi 3000,00 (tremila) euro, oltre agli accessori di legge.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA il 09/11/2015.

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