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Timestamp: 2020-08-04 00:27:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 15321 del 20/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15321 del 20/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/06/2017, (ud. 20/01/2017, dep.20/06/2017), n. 15321
sul ricorso 11845/2015 proposto da:
ASCOSA SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
dell’avvocato GIACOMO MAURIELLO, che la rappresenta e difende
unitamente agli avvocati SIMONA MELLUSO, MARIO MARIANO giusta
V.R.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUIGI
MANTEGAZZA 24, presso il Dott. GARDIN, rappresentata e difesa
dall’avvocato BARTOLOMEO DELLA MORTE, giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 1554/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
21/03/2014, depositata il 04/04/2014;
la Corte d’appello di Napoli, quale giudice di rinvio a seguito di cassazione di precedente sentenza, nel liquidare l’indennità di occupazione legittima in favore della sig.ra V.R.A., erede del proprietario di un suolo in territorio del Comune di Casaluce occupato per la realizzazione di una bretella stradale facente parte del programma di ricostruzione di cui alla L. 14 maggio 1981, n. 219, ha applicato il criterio degli interessi legali sull’indennità virtuale di espropriazione determinata secondo il valore venale dell’immobile, essendo stato dichiarato incostituzionale il diverso criterio legale della c.d. semisomma tra valore venale e rendita dominicale;
l’Ascosa s.c. a r.l., espropriante gravata della condanna al pagamento, ha proposto ricorso per cassazione con un solo motivo, illustrato anche con memoria;
la sig.ra V.R. si è difesa con controricorso.
l’unico motivo di ricorso, con il quale, denunciando violazione di norme di diritto, si censura l’applicazione del criterio del valore venale – per effetto della declaratoria d’incostituzionalità del criterio della semisomma – nella determinazione dell’indennità di esproprio, ancorchè virtuale, ai sensi della L. n. 219 del 1981, è fondato;
questa Corte, infatti, ha già avuto occasione di chiarire che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 80 della predetta legge per contrasto con l’art. 117 Cost., in relazione all’art. 1 del Primo Protocollo della CEDU, nella parte in cui prevede un criterio liquidatorio speciale non dissimile (per il profilo dello scostamento dal valore integrale del bene) da quello adottato, in via generale, dalle disposizioni del D.L. 11 luglio 1992, n. 333, art. 5-bis (conv., con modif., nella L. 8 agosto 1992, n. 359) e del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, art. 37, commi 1 e 2, dichiarate costituzionalmente illegittime con sentenza della Corte costituzionale n. 348 del 2007 per contrasto con l’art. 1 del Primo Protocollo, cit., “come interpretato dalla Corte di Strasburgo”, costituente “parametro integrativo dell’art. 117 Cost.”, quanto all’ivi prescritto necessario (ragionevole) allineamento dell’indennizzo al valore pieno di mercato del bene espropriato: infatti, secondo la stessa sentenza, obiettivi legittimi di utilità pubblica come quelli perseguiti da misure di riforma economica o di giustizia sociale possono giustificare un indennizzo inferiore al valore di mercato effettivo; il che si verifica, appunto, con la L. n. 219 del 1981, avente natura speciale, temporanea ed eccezionale, in quanto volta a porre rimedio alle conseguenze degli eventi sismici del novembre 1980 e febbraio 1981 (Cass. Sez. Un. 5265/2008 e successive conformi);
il ricorso va pertanto accolto e la sentenza impugnata va conseguentemente cassata con rinvio al giudice indicato in dispositivo, il quale si atterrà al principio di diritto sopra enunciato;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 37
 sentenza 
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