Source: https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/iscrizione-anagrafica-richiedenti-asilo-tribunale/
Timestamp: 2019-10-17 21:21:32+00:00

Document:
L’iscrizione anagrafica e i richiedenti asilo dopo il dl 113/2018 - Asgi
Tribunale di Firenze, ordinanza del 18 marzo 2019, n. 361
Senza potersi dilungare in ordine all’istituto in esame, i.e. quello dell’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente, è sufficiente ricordare che l’art. 1 del all’art.1 del dPR 30 maggio 1989, n. 223 lo definisce come «la raccolta sistematica dell’insieme delle posizioni relative alle singole persone, alle famiglie ed alle convivenze che hanno fissato nel comune la residenza, nonché delle posizioni relative alle persone senza fissa dimora che hanno stabilito nel comune il proprio domicilio».
Ora, l’art. 13 del dl n. 113/2018 ha aggiunto, all’art. 4 del d.lgs n. 142/2015, il comma 1-bis secondo cui il permesso di soggiorno per richiesta di asilo «»non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, e dell’articolo 6, comma 7, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286».
In tal senso, il Tribunale ha fatto proprie le considerazioni dottrinali e giurisprudenziali per cui, ai sensi dell’art. 12 delle Preleggi, il riferimento ivi contenuto all’«intenzione del legislatore» tra i criteri ermeneutici, non possa essere ricostruito come «“volontà politica” di cui la norma è, storicamente, un prodotto», bensì come «testo legislativo inserito nell’insieme dell’ordinamento giuridico» [2].
Di tal che, riconoscendo che l’iscrizione anagrafica ha natura di attività amministrativa a carattere vincolato, in relazione alla quale il privato ha una posizione di diritto soggettivo, evidenzia come «l’iscrizione anagrafica registra la volontà delle persone che, avendo una dimora, hanno fissato in un determinato comune la residenza oppure, non avendo una dimora, hanno stabilito nello stesso comune il proprio domicilio», sulla base non di titoli, ma delle dichiarazioni egli interessati o degli accertamenti ai sensi degli artt. 13, 15, 18-bis e 19 del citato dPR n. 223/1989.
In adesione alla ricostruzione fatta della natura dell’attività amministrativa e della situazione giuridica soggettiva del richiedente, il Tribunale, chiarisce ulteriormente come il concetto di “titolo” rilevante ai fini del riconoscimento della situazione giuridica soggettiva è «il fatto o l’atto giuridico dal quale deriva l’acquisto della stessa da parte del soggetto giuridico», non già il documento che comprova tale atto o fatto.
Il senso della disposizione viene ricavato dal combinato disposto di essa con l’art. 13 lett. c) del dl 113, che ha abrogato la previsione dell’utilizzo per i richiedenti asilo dell’istituto della convivenza anagrafica contenuta nell’art. 5-bis dello stesso d.lgs 142/2015, introdotto dalla legge 13 aprile 2017, n. 46 che ha convertito il decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13.
Conclude perciò il Tribunale che l’art. 13 del cd. decreto sicurezza «sancisce l’abrogazione, non della possibilità di iscriversi al registro della popolazione residente dei titolari di un permesso per richiesta asilo, ma solo della procedura semplificata prevista nel 2017 che introduceva l’istituto della convivenza anagrafica, svincolando l’iscrizione dai controlli previsti per gli altri stranieri regolarmente residenti e per i cittadini italiani».
Ci si intende riferire al disposto dell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, cd. Carta di Nizza, che, specularmente all’art 14 Cedu, prevede che «è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali. Nell’ambito d’applicazione del Trattato che istituisce la Comunità europea e del Trattato sull’Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi».
[2] Sul punto l’ordinanza richiama il consolidato orientamento della Corte di cassazione per cui «ai lavori preparatori può riconoscersi valore unicamente sussidiario nell’interpretazione di una legge, trovando un limite nel fatto che la volontà da essi emergente non può sovrapporsi alla volontà obiettiva della legge quale risulta dal dato letterale e dalla intenzione del legislatore intesa come volontà oggettiva della norma (voluntas legis), da tenersi distinta dalla volontà dei singoli partecipanti al processo formativo di essa» (vds. Cass. n. 3550/1988, nonché Cass. n. 2454/1983 e Cass. n. 3276/1979).
[3] Ciò poiché, evidenzia il Tribunale, posto l’art. 43, comma 2 cc, per cui «la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale», e l’art. 3, comma 1 dPR n. 223/1989, a mente del quale «per persone residenti nel comune s’intendono quelle aventi la propria dimora abituale nel comune», «ne consegue che, se dopo tre mesi un centro di accoglienza deve essere considerato, per legge, dimora abituale, dopo lo stesso lasso di tempo il richiedente asilo accolto nel centro ha diritto all’iscrizione anagrafica in quanto persona residente».
[8] Cfr. P. Morozzo della Rocca, Vecchi e nuovi problemi riguardanti la residenza anagrafica nel diritto dell’immigrazione e dell’asilo . L’autore afferma chiaramente che «la scelta del legislatore – pur discutibile – è tuttavia chiara, sebbene tecnicamente abborracciata e priva dell’affermazione letterale secondo cui i richiedenti asilo non possono iscriversi all’anagrafe. D’altra parte non v’è dubbio che presso i consiglieri del Principe il possesso del permesso di soggiorno e la condizione giuridica di regolarità del soggiorno sono considerati interamente equivalenti, sicché per il legislatore storico il nuovo art. 4 d.lgs 142/2015 costituisce un’eccezione esplicita all’art. 6, comma 7, d.lgs 286/1998. (…) Poiché il legislatore nel caso che ci occupa fa di mestiere il Ministro degli interni, è abbastanza plausibile che la rappresentazione della realtà ora brevemente riportata (pur se inesatta sino ad oggi) costituisca anche una profezia pronunciata da chi ha, almeno in parte, il potere di realizzarla (le commissioni per il riconoscimento dello status di protezione internazionale sono infatti composte, prevalentemente, da funzionari del Ministero dell’interno, certamente preparati ma non del tutto indipendenti rispetto alle sue direttive)».
[9] Cfr. D. Consoli e N. Zorzella, L’iscrizione anagrafica e l’accesso ai servizi territoriali dei richiedenti asilo ai tempi del salvinismo
[10] Cfr. E. Santoro, In direzione ostinata e contraria. Parere sull’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo alla luce del Decreto Salvini, in L’altro diritto, gennaio 2019, che afferma chiaramente che «è evidente che l’abolizione del diritto dei richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe della popolazione residente rappresenti la volontà del Ministero dell’Interno, del Ministro Salvini, proponente del decreto. Ma nel nostro sistema costituzionale questa volontà non ha un peso decisivo, essa deve fare i conti l’art. 101 comma 2 della Costituzione secondo cui “I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Il “soltanto” inserito in questa frase sta a ricordarci che il giudice, per il principio della separazione dei poteri, è soggetto alla legge, non a un qualche potere, e sicuramente non a quello esecutivo. Ciò che deve guidare (anche i funzionari pubblici, per evitare inutili ricorsi e processi sulle loro decisioni) nella lettura dei testi normativi è in primo luogo il contesto costituzionale e il sistema di tutela multilivello dei diritti e poi il quadro sistematico rappresentato dall’ordinamento giuridico. Le interpretazioni fornite dalle circolari ministeriali sono rilevanti solo quando sono compatibili con questo quadro».
[12] Cass. Civ., Sez. I, 19 febbraio 2019, n. 4890
[14] Sia consentito il rinvio a G. Serra, La Corte di cassazione e l’irretroattività del dl 113/2018: tra una decisione annunciata e spunti interpretativi futuri sul permesso di soggiorno per motivi umanitari
[16] Cfr. D. Consoli e N. Zorzella, L’iscrizione anagrafica e l’accesso ai servizi territoriali dei richiedenti asilo ai tempi del salvinismo , cit. che sostengono che «questo significa che il/la richiedente asilo ha diritto a tutte le prestazioni erogate sul territorio comunale, evidenziando che la disposizione non parla solo di servizi erogati dalla pubblica amministrazione e pertanto vanno compresi anche quelli di pertinenza di soggetti privati, quali le banche, le assicurazioni, le agenzie immobiliari, etc. A titolo esemplificativo, dunque, si possono ricomprendere i servizi afferenti all’istruzione (scuola, nidi d’infanzia) e alla formazione, anche professionale, ai tirocini formativi, alle misure di welfare locale (comunale e regionale), all’iscrizione ai Centri per l’impiego, all’apertura di conti correnti presso le banche o le Poste italiane, etc.».
[21] Su tale problematica vds. recentemente G. Bronzini, La sentenza n. 20/2019 della Corte costituzionale italiana verso un riavvicinamento all’orientamento della Corte di giustizia?
[23] Cfr. Corte di giustizia, Grande Sezione, C-414/16, 17 aprile 2018, Egenberger. Nello stesso senso cfr. Corte di giustizia, C-176/12, 15 gennaio 2014, Association de mèdiation sociale (AMS), in www.osservatoriosullefonti.it, con breve nota di N. Lazzerini, Corte di Giustizia, sent. 15 gennaio 2014, causa C-176/12 Association de Médiation sociale (1/2014), nella quale la Corte ricorda che «a questo proposito, occorre notare come le circostanze del procedimento principale si differenzino da quelle all’origine della (…) sentenza Kücükdeveci, nella misura in cui il principio di non discriminazione in base all’età, in esame in quella causa, sancito dall’articolo 21, paragrafo 1, della Carta, è di per sé sufficiente per conferire ai singoli un diritto soggettivo invocabile in quanto tale».

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 4
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