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Timestamp: 2018-11-16 06:10:06+00:00

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Novità fiscali del 5 marzo 2009: alberghi e ristoranti: deduzioni integrali in talune circostanze; deposito bilanci in formato PDF/A; titoli emessi da SRL: trattamento fiscale; recupero ICI per le abitazioni ritenute erroneamente come assimilate a prima casa | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 5 marzo 2009: alberghi e ristoranti: deduzioni integrali in talune circostanze; deposito bilanci in formato PDF/A; titoli emessi da SRL: trattamento fiscale; recupero ICI per le abitazioni ritenute erroneamente come assimilate a prima casa
1) Deposito bilanci in formato PDF/A
2) Diritto camerale annuale ancorato al modello Irap
3) Interpello: Niente ricorso in commissione tributaria contro le risposte negative del Fisco
4) Alberghi e ristoranti: Deduzioni integrali in talune circostanze
5) Istituiti i codici tributo per il versamento, con modello “F24 Accise”, dei contributi dovuti alla gestione separata Inpgi
6) Titoli emessi da S.r.l.: Chiarimenti sul trattamento fiscale
7) Fisco: le istruzioni della Guardia di Finanza per i controlli anti-evasione
8) Recupero ICI per le abitazioni ritenute erroneamente come assimilate a prima casa
Sul sito web telemaco é disponibile un servizio on-line gratuito per la verifica degli Atti che, ai sensi dell’art. 6 del DPCM 10.12.2008 pubblicato nella G.U. del 31.12.2008, devono essere depositati al Registro delle Imprese in formato PDF/A.
Il servizio, accessibile dall’area “Software->Strumenti”, è analogo a quello utilizzato dagli Uffici Registro Imprese e permette di sottoporre a verifica qualsiasi Atto ottenendo on-line l’esito del controllo.
In caso di non conformità al formato PDF/A, il servizio fornisce il dettaglio delle difformità riscontrate.
Si ricorda che le ulteriori informazioni sui documenti PDF/A è disponibile una guida su tale sito.
Bilanci 2009 e formato XBRL
Il DPCM 10.12.2008, che definisce le specifiche tecniche del formato elettronico elaborabile (XBRL) per la presentazione al Registro Imprese dei Bilanci, come noto, è stato pubblicato nella G.U. n. 304 del 31.12.2008.
La tassonomia di riferimento è disponibile nel sito internet dell’Associazione XBRL Italia.
Sono in corso di predisposizione le Guide al deposito dei Bilanci per l’anno 2009, che indicheranno le modalità degli adempimenti fornendo tutte le informazioni necessarie.
Per la generazione, il controllo e la visualizzazione del bilancio in formato XBRL sono disponibili sia strumenti commerciali automatici, realizzati da operatori del settore, che strumenti gratuiti semiautomatici accessibili dalla pagina XBRL del sito Registro Imprese.
(Nota Infocamere febbraio 2009)
Una circolare del Ministero dello Sviluppo Economico del 03.03.2009 ha anticipato che il modello Irap 2009 farà da bussola per calcolare il tributo annuale di iscrizione al registro delle Imprese.
I righi del modello Irap 2009 indicheranno gli importi da tenere in considerazione per l’applicazione delle aliquote per scaglioni che determineranno, appunto, la somma dovuta.
(Italia Oggi del 04.03.2009)
Lo ha ribadito la circolare n. 7/E del 03.03.2009 con la quale l’Agenzia delle Entrate ha precisato che le risposte fornite con gli interpelli non possono essere impugnabili davanti alle Commissioni Tributarie giacché hanno natura di atti amministrativi.
Tale principio deve valere anche per le risposte agli interpelli disapplicativi (ex art. 37-bis, comma 8, del D.P.R. n. 600/1973) che, qualche Commissione Tributaria di merito, ha individuato come atti impugnabili, assimilandoli agli atti di diniego o di revoca di agevolazioni.
Come è noto, la risposta all’interpello consente al contribuente di conoscere in tempi certi e relativamente brevi la posizione dell’Amministrazione finanziaria sull’applicazione di norme tributarie in riferimento a circostanze concrete.
In tale contesto, l’atto impositivo può eventualmente arrivare in un momento successivo, qualora il contribuente, non attenendosi al parere dell’Agenzia, abbia messo in atto un comportamento in contrasto con le norme tributarie. Soltanto in questa ipotesi è possibile il ricorso davanti alla Commissione tributaria provinciale competente.
In particolare, tale circolare verte su:
– Le tipologie di interpello;
– interpello ordinario;
– interpello ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8, del DPR 600/73;
– interpello di cui agli artt. 167 e 168 del TUIR;
– interpello di cui all’art. 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413;
– interpelli presentati dalle imprese di più rilevante dimensione;
– non impugnabilità delle risposte agli interpelli;
– natura non provvedimentale della risposta all’interpello;
– la risposta all’interpello non ha natura di atto impositivo;
– impossibilità di ricondurre l’interpello disapplicativo al diniego di agevolazione
(Circolare Agenzia delle Entrate n. 7/E del 03.03.2009)
Con la circolare n. 6 del 03.03.2009, l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti in merito al corretto trattamento fiscale delle spese relative a prestazioni alberghiere ed a somministrazioni di alimenti e bevande.
Questi di seguito sono i principali temi trattati nella Circolare:
– Effetti della rinuncia alla detrazione dell’IVA;
– cointestazione della fattura;
– spese di vitto e alloggio sostenute per trasferte dei dipendenti nell’ambito del territorio comunale;
– convenzione con un esercizio pubblico per la fornitura di un servizio di mensa esterna;
– ticket restaurant acquistati dal datore di lavoro;
– trasferte di amministratori e soci di S.n.c.;
– servizio mensa aziendale;
– tour operator e agenzie di viaggi;
La rinuncia “spontanea” alla detrazione dell’Iva detraibile non costituisce un costo ai fini della determinazione del reddito.
Pertanto, in tale ipotesi la detrazione dell’imposta pagata sulle spese di pasti e/o alberghi non permette la deducibilità della stessa, quale costo, dalle imposte sui redditi.
E’ negata la deducibilità dell’Iva dall’Irpef (o dall’Ires) anche nel caso in cui, ad esempio, la detrazione dell’imposta sia resa non possibile “in ragione dell’oggettivo impedimento rappresentato dall’indisponibilità della fattura”.
Ciò poiché il soggetto interessato può comunque richiedere, ad albergatori e ristoratori, il rilascio della fattura.
In pratica, la fattura va intestata a chi opera la detrazione, mentre i dati di chi fruisce della prestazione possono essere indicati nella fattura o in un’apposita nota allegata alla stessa.
Niente limiti per dipendenti
Il limite del 75% non vale per le spese di vitto e alloggio sostenute dal datore di lavoro per le trasferte effettuate dai dipendenti e dai titolari dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa fuori dal territorio comunale (art. 95, comma 3, del Tuir).
Viceversa, il limite si applica per le spese alberghiere e di ristorazione sostenute in trasferta extra-comunale dai soci.
Inoltre, il limite del 75% alla deducibilità delle spese per somministrazioni alimenti e bevande non si estende alle ipotesi in cui l’azienda sostiene costi per la gestione diretta di un servizio mensa.
– la mensa è gestita da terzi
– l’impresa stipula una convenzione con un esercizio pubblico per fornire il servizio di mensa ai propri dipendenti
– il datore di lavoro acquista ticket restaurant
Ed ancora, la limitazione non si applica per:
– Rimborso agli esercizi convenzionati dell’importo del ticket da parte della azienda distributrice degli stessi;
– spese sostenute dai tour operator e dalle agenzia di viaggio per l’acquisto di prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande da destinare alla rivendita, anche nell’ambito di pacchetti turistici.
(Circolare Agenzia delle Entrate n. 6/E del 03.03.2009)
Per consentire il versamento, attraverso il modello “F24 Accise”, dei contributi dovuti alla gestione separata Inpgi, ed eventualmente usufruire del meccanismo della compensazione, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i seguenti codici tributo:
– “CGS1” denominato “Contributi obbligatori gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “CGS2” denominato “Contributi obbligatori pregressi gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “CGS3” denominato “Differenze contributive gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “TGS1” denominato “Contributi prestazioni temporanee gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “TGS2” denominato “Contributi prestazioni temporanee arretrati gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “GSR1” denominato “Anticipo rateazione gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “GSR2” denominato “Rata debito rateizzato gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “GSR3” denominato “Rata contributi sospesi calamità naturali gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “VGS1” denominato “Contributi per accertamento ispettivo gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “VGS2” denominato “Sanzioni civili per accertamento ispettivo gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “SGS1” denominato “Sanzioni civili gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “SGS2” denominato “Sanzioni amministrative gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”;
– “LGS1” denominato “Spese legali gestione separata – art. 1, c. 80, lett. a), L. 247/2007”.
In sede di compilazione del modello di versamento “F24 Accise”, reperibile esclusivamente in formato elettronico sul sito Internet
www.agenziaentrate.gov.it, i suddetti codici tributo vanno esposti nella “Sezione Accise/Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione” in corrispondenza degli “importi a debito versati”.
Nella stessa sezione, nel campo “Ente” va indicata la lettera “P”, il campo “codice identificativo” è valorizzato con il “codice azienda”, mentre i campi “mese” e “anno di riferimento” sono evidenziati con il mese e l’anno per cui si effettua il versamento, espressi nella forma “MM” e “AAAA”.
Infine, viene precisato che tali codici tributo sono operativamente efficaci a decorrere dal quinto giorno lavorativo successivo alla data della neo risoluzione.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 55/E del 04.03.2009)
Per individuare il regime fiscale applicabile ai titoli di debito emessi dalle S.r.l. occorre verificare, se questi possano rientrare nella definizione di “titoli similari alle obbligazioni”.
Su tale versante, l’art. 44, comma 2, lettera c), n. 2) del Tuir stabilisce si considerano similari alle obbligazioni a patto che rispondano a due requisiti fondamentali:
– “devono essere titoli di massa – ossia titoli emessi in notevoli quantità, con caratteri di omogeneità e in base ad un’unica operazione economica, oggettivamente idonei alla circolazione presso il pubblico”;
– “devono contenere l’obbligazione incondizionata di pagare alla scadenza una somma non inferiore a quella in essi indicata, con o senza la corresponsione di proventi periodici, e non devono attribuire ai possessori alcun diritto di partecipazione diretta o indiretta alla gestione dell’impresa emittente o dell’affare in relazione al quale siano stati emessi, né di controllo sulla gestione stessa”.
A questo punto, se ricorrono tali condizioni, si applica il regime fiscale previsto dall’art. 26, comma 1, del D.P.R. n. 600/1973, in base al quale va operata la ritenuta del 12,50% sugli interessi e sugli altri proventi maturati su obbligazioni e titoli similari emessi.
L’aliquota si applica a condizione che il prestito abbia una scadenza non inferiore a 18 mesi e che al momento dell’emissione il tasso di rendimento effettivo non sia superiore al tasso ufficiale di riferimento aumentato di due terzi.
Oltre mille pagine di istruzioni operative, suddivise in 4 capitoli, sulla lotta all’evasione.
È la circolare della Guardia di Finanza n. 1 del 2008 che il Comando generale ha messo a disposizione di cittadini, imprese e professionisti.
La circolare costituisce uno strumento di lavoro “il più possibile completo ed aggiornato, realizzato con l’intento di innovare le metodologie ispettive utilizzate dai finanzieri per l’esecuzione delle verifiche e dei controlli in materia di imposte sui redditi, di imposta regionale sulle attività produttive, di imposta sul valore aggiunto ed altre imposte indirette”.
(Il Sole 24 Ore del 03.03.2009)
8) ICI: Chiarimenti in merito alle abitazioni assimilate all’unità immobiliare adibita ad abitazione principale dal soggetto passivo
I Comuni devono accingersi a recuperare il tributo nei confronti dei contribuenti che non hanno effettuato il versamento dell’ICI dell’anno 2008 poiché si riteneva, di potere rientrare nelle condizioni (di esenzione da ICI per la prima casa) previste dal D.L. n. 93/2008.
Tuttavia, non possono comunque richiedere le sanzioni e gli interessi.
Lo ha chiarito la risoluzione n. 1/DF del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 04.03.2009.
Come è noto, l’art. 1, del D. L. 27 maggio 2008, n. 93, convertito dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, ha disposto l’esenzione dall’ICI a favore, oltre che dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo, anche di quelle ad essa “assimilate dal comune con regolamento o delibera comunale vigente alla data di entrata in vigore” del decreto stesso.
Riguardo tale fattispecie, il Ministero dell’Economia e Finanze ha fornito ulteriori chiarimenti rispetto a quanto precisato nella risoluzione n. 12/DF del 5 giugno 2008, per definire meglio il perimetro di applicazione dell’esenzione che opera solamente nei casi di assimilazione stabiliti da specifiche disposizioni di legge.
In particolare, le ipotesi di assimilazione sono riconducibili esclusivamente a quelle previste da:
b) l’art. 59, comma 1, lettera e), del D. Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, che attribuisce ai comuni la possibilità di considerare abitazioni principali, con conseguente applicazione dell’aliquota ridotta od anche della detrazione per queste previste, quelle concesse in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela.
E’ in ogni caso necessario che il comune nel proprio regolamento o deliberazione abbia espresso la volontà di effettuare l’assimilazione all’abitazione principale anche mediante l’applicazione:
Alla luce di ciò, i comuni vengono “allertati” di dovere provvedere al recupero del tributo nei confronti dei contribuenti che non hanno effettuato il versamento dell’ICI relativa all’anno 2008 ritenendo, sulla base delle precedenti indicazioni fornite, di rientrare nelle condizioni di esenzione, fermo restando che non possono comunque essere richiesti sanzioni ed interessi, a norma dell’art. 10, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212.
Infine, il Ministero ha sottolineato che i comuni, in sede di predisposizione della
certificazione del mancato gettito ICI accertato, derivante dalla disposizione di esenzione in questione, da presentare entro il 30 aprile 2009, a norma dell’art. 77-bis, comma 32, del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, devono tenere conto esclusivamente delle ipotesi di assimilazione sopra illustrate.
(Ministero dell’Economia e Finanze, risoluzione n. 1/DF del 04.03.2009)

References: art. 37
 art. 1
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