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Timestamp: 2020-04-06 21:57:31+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1559 del 20/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1559 del 20/01/2017
Cassazione civile, sez. lav., 20/01/2017, (ud. 08/11/2016, dep.20/01/2017), n. 1559
sul ricorso 21215-2011 proposto da:
T.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA DELLA SCROFA 16, presso lo studio ETC MAIL BOXES, rappresentato
e difeso dall’avvocato DOMENICO CAROZZA, giusta delega in atti;
I.R.C.C.S. ISTITUTO NAZIONALE PER LO STUDIO E CURA DEI TUMORI
FONDAZIONE G. PASCALE, C.F. (OMISSIS), in persona del legale
ALBALONGA 7, presso lo studio dell’avvocato CLEMENTINO PALMIERO,
rappresentato e difeso dall’avvocato CARMINE MARIANO, giusta delega
avverso la sentenza n. 783/2011 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 16/02/2011 R.G.N. 7759/2008;
08/11/2016 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;
udito l’Avvocato CAROZZA DOMENICO;
Con sentenza del 16 febbraio 2011, la Corte d’Appello di Napoli, confermava la decisione resa dal Tribunale di Napoli e rigettava la domanda proposta da T.A. nei confronti dell’Istituto per lo studio e la cura dei tumori Fondazione G. Pascale, avente ad oggetto, il riconoscimento del diritto al superiore inquadramento in relazione alle mansioni di primario del servizio endoscopia di fatto svolte dall’1.11.1996 ed alle conseguenti differenze retributive.
La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto il difetto di giurisdizione per il periodo antecedente al 30 giugno 1998 ed il mancato assolvimento della prova dello svolgimento delle rivendicate mansioni superiori a prescindere dalla natura complessa o meno del servizio che asserisce di aver gestito in qualità di primario.
Per la cassazione di tale decisione ricorre il dott. T. affidando l’impugnazione a quattro motivi esposti congiuntamente, poi illustrati con memoria, cui resiste, con controricorso, l’Istituto. La corte ha autorizzato la motivazione semplificata della presente sentenza.
I quattro motivi enunciati dal ricorrente e fusi in un’unica trattazione – motivi con i quali si denuncia in primo luogo la violazione e falsa applicazione degli artt. 414, 416 e 424 c.p.c., art. 36 Cost., artt. 1362, 1363 e 2126 c.c. e del D.Lgs. n. 165 del 200, art. 52 in secondo luogo la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 128 del 1969, art. 7, D.Lgs. n. 502 del 1992, artt. 15 e 15 quinquies e 18 nonchè dell’art. 27 del CCNL di comparto per il quadriennio 1998/2001, ed infine il vizio di motivazione in ordine a fatti decisivi dati, da un lato, dall’effettivo esercizio delle mansioni indicate nella declaratoria contrattuale, dall’altro, dalla loro identità rispetto a quelle svolte dal precedente primario – sono tutti volti a censurare la conclusione cui perviene la Corte in ordine all’insufficienza delle allegazioni e delle prove dedotte in ordine alle mansioni in concreto svolte non potendosi risolvere l’assolvimento di tale onere nell’affermazione della corrispondenza di queste alle attività in astratto indicate come proprie del livello rivendicato dalla relativa declaratoria contrattuale o dell’identità di tale attività con quella del predecessore in possesso dell’inquadramento rivendicato.
L’articolato motivo, al di là dei profili di inammissibilità connessi alla sua formulazione, si rivela infondato.
La Corte territoriale, sulla scorta dell’orientamento di questa Corte (cfr. da ultimo Cass. 30.12.2009, n. 27887 e le altre citate in motivazione), per il quale a fondare il diritto del pubblico dipendente alle differenze retributive conseguenti all’esercizio di fatto di mansioni superiori “non è sufficiente il provvedimento di incarico, occorrendo invece l’allegazione e la prova della pienezza delle mansioni assegnate, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, in relazione alle concrete attività svolte e alle responsabilità attribuite”, ha correttamente concluso nel senso della carenza di allegazione e prova in ordine all’effettivo e pieno svolgimento delle asserite mansioni superiori.
Deve, infatti, convenirsi sul ritenuto mancato assolvimento di tali oneri attraverso la deduzione e l’offerta di prova delle attività in concreto svolte quali descritte nel capo 8^ del ricorso introduttivo – ove risultano incluse indicazioni di compiti che richiedono la specificazione anche delle loro modalità di esecuzione, quali “si occupa in piena autonomia dell’acquisto e della riparazione delle apparecchiature mediche occorrenti al funzionamento del reparto di endoscopia” o “gestisce autonomamente il budget affidatogli” – o addirittura individuate per relationem con riferimento all’attività del predecessore, risolvendosi ciò nel mero riferimento all’astratto contenuto professionale dell’incarico conferito, la cui rilevanza costitutiva del diritto qui azionato è stata, come detto, esclusa da questa Corte.
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3.500,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 art. 52
 art. 7
 Cass.