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Timestamp: 2019-08-24 02:25:46+00:00

Document:
fatima ...... di Lunadicarta
Luigi Morandi e la campagna di Mentana - video da un lavoro di Gaia Martiniani
Di Loredana Morandi (del 12/01/2010 @ 16:47:02, in Redazionale, linkato 1583 volte)
Il Video è tratto da un lavoro di Gaia Martiniani, vincitrice del concorso scolastico "Sulle orme garibaldine: i luoghi della campagna romana del 1867 con particolare riferimento a Mentana e Monterotondo", indetto dal Comitato culturale "Mentana incontra...2011" nell'anno scolastico 2008/2009.
Ringrazio sentitamente la splendida bimba autrice di questo lavoro, la sua famiglia e gli insegnanti che han collaborato con lei per la realizzazione del video. Mi congratulo del premio a lei attribuito con Tutti gli organizzatori.
Luigi Morandi è stato anche il mio "mito" di bambina e rammento di averlo sempre considerato come un grande e coraggioso eroe, per aver combattuto giovanissimo spalla a spalla con Giuseppe Garibaldi ricevendo in dono da lui una spada.
Da adulta il bisnonno Luigi Morandi rappresenta per me la consapevolezza di aver ereditato il patrimonio politico, sociale e culturale di un uomo che ha "fatto l'italia" e creato per le scuole pubbliche l'istituto delle biblioteche "circolanti", con la generosa donazione della sua intera biblioteca che oggi costituisce il "Fondo" principale della Biblioteca pubblica di Bergamo. Centinaia, migliaia di studenti hanno usufruito di questo "istituto pubblico" dal '44, anno della sua morte, ad oggi.
Ed è con una certa soddisfazione che, a seguito dell'aver letto il suo lavoro parlamentare, posso affermare che egli non fu mai dimentico dei suoi colleghi "professori", stante egli abbia avuto allievi d'eccezione. Infatti sono agli atti dell'archivio storico del Parlamento le sue "delibere" per gli "aumenti di stipendio" ai rappresentanti del corpo docenti del Paese.
BARI: Pedopornografia via peer to peer - 11 arresti, 70 indagati
Di Loredana Morandi (del 11/01/2010 @ 20:27:12, in Osservatorio Famiglia, linkato 1173 volte)
Pedopornografia via web, 11 arresti
File provenienti dall'ex Urss
Operazione anti-pedopornografia in varie regioni d'Italia. Undici persono sono state arrestate tra Puglia, Lombardia, Marche e Campania, con l'accusa di aver scambiato via internet file di contenuto raccapricciante. Centinaia le foto - di provenienza dell'ex Unione Sovietica e dai Paesi dell'est - sequestrate nel corso delle indagini. Il reato contestato è di pedopornografia informatica sotto la forma del commercio di file pedopornografici.
I file venivano scambiati - secondo le indagini - nella comunità informatica di E-mule nella quale - a quanto viene reso noto - non c'è un server centrale che gestisce e controlla le operazioni, ma ogni utente registra una cartella e condivide i file con altri utenti. Per i file pedopornografici gli utenti usavano barattare le foto con altre immagini fotografiche.
In base agli accertamenti della procura di Bari, gli scambi erano assai proficui, come dimostrano le centinaia di foto (di provenienza dell'ex Unione Sovietica e orientale)sequestrate nel corso delle indagini.
Pedopornografia: Bari, 70 persone indagate
Tra questi vi sono militari, professionisti, dipendenti Pa
11 gennaio, 14:20
(ANSA) - BARI, 11 GEN - Nell'operazione della polizia postale di Bari sulla pedopornografia, che ha portato a 11 arresti, sono una settantina le persone indagate.
Tra gli indagati vi sono militari, professionisti e dipendenti della Pa. Tra gli arrestati tra Puglia-Lombardia-Marche-Campania c'e' anche una donna. Le indagini sono state avviate dal pm della Procura di Bari dopo l'invio di un esposto anonimo che segnalava lo scambio su internet di un file pedopornografico.
FiloDiritto: Cassazione Penale: piratebay.org e i provider internet sotto esame
Di Loredana Morandi (del 11/01/2010 @ 18:47:26, in Giuristi, linkato 1342 volte)
Cassazione Penale:
Piratebay.org e i provider internet sotto esame
Filo Diritto 06.01.10
La Corte di Cassazione ha cassato la pronuncia con la quale il tribunale per il riesame aveva annullato il sequestro preventivo del sito web www.thepiratebay.org. La Cassazione ha elaborato il seguente principio di diritto: “sussistendo gli elementi del reato di cui all’art.171 ter, comma 2, lett.a-bis), cit., il giudice può disporre il sequestro preventivo del sito web il cui gestore concorra nell’attività penalmente illecita di diffusione nella rete Internet di opere coperte da diritto d’autore, senza averne diritto, richiedendo contestualmente che i provider del servizio di connessione Internet escludano l’accesso al sito al limitato fine di precludere l’attività di illecita diffusione di tali opere”. Ricordiamo che a norma della citata norma: “È punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493 chiunque in violazione dell'art. 16, a fini di lucro, comunica al pubblico immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un'opera dell'ingegno protetta dal diritto d'autore, o parte di essa”.
- Sulla responsabilità a titolo di concorso nel reato del gestore del sito che indicizza le informazioni
Secondo la Cassazione, “se il sito web si limitasse a mettere a disposizione il protocollo di comunicazione (quale quello peer-to-peer) per consentire la condivisione dei file, contenenti l’opera coperta da diritto d’autore, ed il loro trasferimento tra utenti, il titolare del sito stesso sarebbe in realtà estraneo al reato. Però se il titolare del sito non si limita a ciò ma fa qualcosa di più – ossia indicizza le informazioni che gli vengono dagli utenti che sono tutti potenziali autori di uploading, sicché queste informazioni (i.e. chiavi di accesso agli utenti periferici che posseggono, in tutto o in parte, l’opera), anche se ridotte al minimo, ma pur sempre essenziali perché gli utenti possano orientarsi chiedendo il downloading di quell’opera piuttosto che un’altra, sono in tal modo elaborate e rese disponibili nel sito, ad esempio a mezzo di un motore di ricerca o con delle liste indicizzate – il sito cessa di essere un mero “corriere” che organizza il trasporto dei dati. C’è un quid pluris in quanto viene resa disponibile all’utenza del sito anche una indicizzazione costantemente aggiornata che consente di percepire il contenuto dei file suscettibili di trasferimento. A quel punto l’attività del trasporto dei file (file transfert) non è più agnostica; ma si caratterizza come trasporto di dati contenenti materiale coperto da diritto d’autore. Ed allora è vero che lo scambio dei file avviene da utente ad utente (peer-to-peer), ma l’attività del sito web (al quale è riferibile il protocollo di trasferimento e l’indicizzazione dei dati essenziali) è quella che consente ciò e pertanto c’è un rapporto causale a tale condotta che ben può essere inquadrato nella partecipazione imputabile a titolo di concorso di persone ex art.110 c.p.; cfr. Cassazione, Sezione II, 17 giugno 1992 – 16 luglio 1992, n.8017, secondo cui l’attività di colui che concorre nel reato ex art.110 c.p. può essere rappresentata da qualsiasi forma di compartecipazione o contributo di ordine materiale o psicologico a tutte o ad alcune delle fasi di ideazione, organizzazione ed esecuzione della condotta illecita; Cassazione, Sezione I, 14 febbraio 2006 – 2 maggio 2006, n.15023, secondo cui la partecipazione al reato può consistere anche in un apporto che soltanto agevoli la condotta illecita; Cassazione, Sezione IV, 22 maggio 2007 – 26 giugno 2007, n.24895, secondo cui anche il mero “contributo agevolatore”, che, se di minima importanza, dà luogo all’attenuante di cui all’art.114 c.p., comunque consente l’imputazione a titolo di concorso nel reato; infine, cfr. Cassazione, Sezione VI, 28 giugno 20076 – 30 luglio 2007, n.30968, sulla responsabilità a titolo di concorso del direttore responsabile di un sito web ove era stata effettuata la pubblicazione di un atto amministrativo a carattere riservato”.
Prosegue la Cassazione in questo passaggio fondamentale della pronuncia “In altre parole, la tecnologia peer-to-peer decentra sì l’uploading (la diffusione in rete dell’opera), ma non ha anche l’effetto, per così dire, di decentrare l’illegalità della diffusione dell’opera coperta da diritto d’autore senza averne diritto. Rimane comunque un apporto del centro (ossia del titolare del sito web) a ciò che fa la periferia (gli utenti del servizio informatico che, utilizzando qunato reso disponibile nel sito web, scaricano l’opera protetta dal diritto d’autore), apporto che, nel nostro ordinamento giuridico, consente l’imputazione a titolo di concorso nel reato previsto dal citato art.171 ter, comma 2, lett. a) bis cit. … Mentre l’attività di indicizzazione e di tracciamento, che è essenziale perché gli utenti possano operare il trasferimento dell’opera (che in tal caso va da una pluralità di utenti autori dell’uploading verso una potenziale pluralità di utenti ricettori del downloading) è ascrivibile al (gestore del) sito web e quindi rimane l’imputabilità a titolo di concorso nel reato di cui all’art.171 ter, comma 2, lett. a) bis cit.. Sarebbe possibile predicare l’estraneità del sito web – o, più precisamente, del suo titolare – alla diffusione dell’opera solo nel caso estremo in cui la sua attività fosse completamente agnostica, ove ad esempio anche l’indicizzazione dei dati essenziali fosse decentrata verso la periferia”.
- Sull’obbligo di esclusione dall’accesso al sito posto a carico dei provider della connessione ad internet
Leggiamo i passaggi cruciali della sentenza che hanno già suscitato un ampio dibattito e che forse sono stati interpretati sommariamente da alcuni commentatori.
“L’originario provvedimento del g.i.p., annullato dal tribunale per il riesame, ha disposto poi che i fornitori di servizi internet (internet Service Provider) e segnatamente i provider operanti sul territorio dello Stato italiano inibissero ai rispettivi utenti l’accesso all’indirizzo del sito web denominato www.thepiratebay.org, ai relativi alias e nomi di dominio rinvianti al sito medesimo.
Nella specie pertanto al sequestro preventivo del sito web si accompagna una vera e propria inibitoria – questa sì – priva del carattere reale, ma ciò non inficia la legittimità della misura cautelare nel suo complesso giacché comunque è soddisfatto il principio di tipicità e di legalità.
Occorre infatti considerate in proposito che in questa specifica materia (della circolazione di dati sulla rete informatica Internet) uno speciale potere inibitorio è assegnato all’autorità giudiziaria dagli artt. 14-16 Decreto Legislativo 9 aprile 2003 n.70, di attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa ai servizi della società dell’informazione. Tale normativa speciale, nel prevedere in generale la libera circolazione – nei limiti però del rispetto del diritto d’autore: art.4, comma1, lett.a) – di tali servizi, quali quelli prestati dai provider per l’accesso alla rete informatica Internet, contempla anche, come deroga a tale principio, che la libera circolazione di un determinato servizio possa essere limitata con provvedimento dell’autorità giudiziaria per motivi attinenti all’opera di prevenzione, investigazione, individuazione e perseguimento di reati. In particolare gli artt.14, comma 3, 15, comma 3, e 16, comma 3, prevedono che l’autorità giudiziaria possa esigere anche in via d’urgenza, che il prestatore del servizio impedisca o ponga fine alle violazioni commesse; disposizioni queste che vanno lette unitamente al successivo art.17; il quale esclude sì un generale obbligo di sorveglianza nel senso che il provider non è tenuto a verificare che i dati che trasmette concretino un’attività illecita, segnatamente in violazione del diritto d’autore, ma – congiuntamente all’obbligo di denunciare l’attività illecita, ove il prestatore del servizio ne sia comunque venuto a conoscenza, e di fornire le informazioni dirette all’identificazione dell’autore dell’attività illecita – contempla che l’autorità giudiziaria possa richiedere al prestatore di tali servizi di impedire l’accesso al contenuto illecito (art.17, comma 3).
La lettura congiunta di tali disposizioni consente di affermare che sussiste un potere inibitorio dell’autorità giudiziaria penale avente il contenuto di un ordine ai provider dei servizi suddetti di preludere l’accesso alla rete informatica Internet al solo fine di impedire la prosecuzione della perpetrazione del reato di cui all’art. 17ter, comma 2, lett.a-bis) cit.
Tale inibitoria peraltro deve essere rispettosa del principio di “proporzionalità” (art.5, comma 2, lett.b, Decreto Legislativo 70/2003, cit.) della limitazione dell’accesso rispetto all’obiettivo di individuazione e perseguimento di reati, atteso che la circolazione di informazioni sulla rete informatica Internet rappresenta pur sempre una forma di espressione e diffusione del pensiero che ricade nella garanzia costituzionale dell’art.21, primo comma, Costituzione (cfr. in proposito Cassazione, Sezione III, 11 dicembre 2008 – 10 marzo 2009, n.10535, che, con riferimento ai blog sulla rete Internet, distingue tra libertà di manifestazione del pensiero e libertà di stampa); profilo questo che però nella specie non viene in rilievo perché il ricorso in esame pone solo il quesito dell’astratta configurabilità, o meno, di un’inibitoria di accesso ad un sito web mediante la rete informatica Internet, quale provvedimento del giudice penale che acceda ad un sequestro preventivo del sito stesso. Tale inibitoria può essere adottata “anche in via d’urgenza”, come espressamente prevedono gli artt.14, comma 3, 15, comma 3, e 16, comma 3, sicché, coniugando tali disposizioni con l’art.321 c.p.p., è possibile che il giudice penale, nel disporre il sequestro preventivo del sito web, che – come già rilevato – costituisce una misura cautelare di carattere reale, possa contestualmente richiedere al provider di escludere l’accesso al sito al limitato fine, nella specie, di precludere l’attività di illecita diffusione di opere coperte da diritto d’autore, così realizzandosi un rafforzamento della cautela che dalla mera sottrazione della disponibilità della cosa, tipica del sequestro preventivo, si amplia fino a comprendere anche una vera e propria inibitoria di attività, rispettosa anch’essa, nella particolare fattispecie in esame, del principio di tipicità e di legalità in quanto riferibile ad espresse e specifiche previsioni normative”.
(Corte di Cassazione - Sezione Terza Penale, Sentenza 23 dicembre 2009, n. 49437: Violazione del diritto d’autore - Sequestro preventivo di sito web – Esclusione dell’accesso al sito).
ASSEMBLEA NAZIONALE ANM SULLE SEDI DISAGIATE - 16 gennaio 2010
Di Loredana Morandi (del 11/01/2010 @ 18:21:30, in Magistratura, linkato 1269 volte)
Al fine di affrontare il delicato tema della scopertura delle c.d. sedi disagiate, unitamente al negativo impatto che la norma che impone il divieto di assumere funzioni giudicanti e requirenti sta recando al sistema, la Giunta esecutiva centrale ha deliberato di convocare un pubblico momento di incontro aperto ai magistrati, alle forze politiche, al personale amministrativo e alla società civile.
E' di ieri la notizia che per coprire i posti rimasti vuoti nelle procure e in tutte quelle sedi dove da un paio d'anni è vietato mandare i «giudici ragazzini», il Governo torna a intervenire per decreto legge. Ma stavolta, oltre ad incentivi economici e di carriera, vara norme che daranno più poteri al Csm per trasferire d'ufficio i magistrati.
L'assemblea avrà luogo presso l'Aula Magna della Corte di Cassazione, sita in Roma P.za Cavour, alle ore 11,00 del 16 gennaio 2010.
In vista di detto evento, verranno predisposte dalla Giunta dell'A.N.M. alcune schede tematiche, sulla situazione degli uffici giudiziari in Italia, alle quali sarà necessario dare la massima diffusione possibile tra tutti i colleghi.
Scarica la lettera di convocazione inviata alle Sezioni e sottosezioni distrettuali Anm
CSM; Plenum sulle Sedi Disagiate
Di Loredana Morandi (del 11/01/2010 @ 18:13:01, in Magistratura, linkato 1626 volte)
Il Csm respinge Dl Procure: rivedere le circoscrizioni
Testo governo non risolve problema e aggrava situazione Tribunali
Roma, 11 gen. (Apcom) - Il Plenum del Csm ha approvato con il solo voto contrario dei consiglieri laici di centrodestra Gianfranco Anedda e Michele Saponara e con l'astensione del laico dell'Udc Ugo Bergamo il parere redatto dalla VI Commissione che di fatto respinge al mittente il decreto varato dal Cdm il 29 dicembre con il quale il ministro della Giustizia cercherà di risolvere i vuoti nelle Procure cosiddette disagiate. Il tentativo messo in atto da Alfano di 'trasferire d'ufficio' alcuni magistrati, affidando la scelta e il potere di farlo al Csm, è un "intervento del tutto provvisorio"; inoltre, il Plenum denuncia "l'irragionevolezza di un provvedimento urgente non inserito in un piano più complessivo in grado di far fronte alle esigenze di funzionalità ed efficienza degli uffici giudiziari", come ad esempio "la revisione delle circoscrizioni giudiziarie e il ripensamento delle piante organiche degli uffici".
Quindi, l'esecutivo "dimostra di conoscere il problema", ma non propone soluzioni adeguate. Inoltre, il decreto, secondo la Commissione del Csm, utilizza "un meccanismo, il trasferimento d'ufficio, problematico in sè stesso, senza precisare, nel contempo, perchè nel 2014 (data finale, come previsto nel dl, entro la quale opererà tale istituto, ndr) la situazione degli organici degli uffici requirenti dovrebbe essere diversa da quella disastrosa odierna". Infatti, "la mancata esplicitazione delle linee, anche solo generali, del preannunciato futuro intervento di modifica delle norme prodinamentali - si legge nel documento - non consente di valutare la congruità e l'adeguatezza del rimedio temporaneo oggi proposto".
La limitazione temporale indicata nel decreto "non risulta essere del tutto razionale ed in linea con i princìpi di buona amministrazione, soprattutto se si considera che non vi è alcuna garanzia sul funzionamento effettivo del meccanismo previsto dal decreto legge", cioè il trasferimento d'ufficio, "e sulla sua capacità di fronteggiare l'emergenza per cui è stato creato". Per Palazzo dei Marescialli, quindi, il ricorso al trasferimento d'ufficio "appare irragionevole" in mancanza di una "strategia complessiva per facilitare la copertura delle sedi disagiate". Insomma, il testo proposto dal governo "non è assolutamente utile allo scopo per il quale è stato elaborato e necessita di un indispensabile correttivo: siamo di fronte a una norma che reca in sè un enorme carico di ingiustizia. Le sedi disagiate sono collocate quai totalmente nel Sud di Italia e nelle isole.
La copertura delle sedi disagiate è per il legislatore una questione che evidentemente deve essere risolta unicamente nell'ambito delle stesse regioni che già pagano il prezzo di difficoltà ambientali, strutturali, di organico e di mezzi". "I distretti con le sedi disagiate, in un perverso giro di valzer - si legge nel parere - invieranno magistrati in altri distretti disagiati e riceveranno a loro volta magistrati da altri distretti disagiati, neutralizzando in una valutazione complessiva gli effetti del trasferimento". In tale contesto, dunque, data la scopertura delle Procure, per i trasferimenti "si dovrà attingere necessariamente agli organici degli uffici giudicanti che possono essere scoperti sino al limite del 20%, con quali benefici complessivi per la macchina della giustizia non è dato comprendere, sebbene siano evidenti gli svantaggi".
Quindi, conclude la Commissione, "il problema delle Procure non si risolverà, ma in compenso si rischia di aggravare quello degli uffici giudicanti". Se dunque il decreto del governo non va bene, per il Csm, "nell'ottica di una leale collaborazione istituzionale, è doveroso segnalare al Guardasigilli l'assoluta a imprescindibile necessità di attivare una proposta legislativa diretta a rivedere le circoscrizioni giudiziarie". Questa manovra, a parere del Csm, "costituisce lo strumento indefettibile per realizzare un sistema moderno ed efficiente di amministrazione della giurisdizione, che sia in grado di fornire la dovuta risposta di merito alle istanze di giustizia, nel rispetto di tempi ragionevoli di durata del processo".
Mancino: Opportuno rinvio intervento Alfano a Csm
18:48 - POLITICA- 11 GEN 2010
Ha evitato interferenze su discussione plenum dl sedi disagiate
Roma, 11 gen. (Apcom) - Per il vicepresidente del Csm Nicola Mancino è stato "opportuno" che l'intervento del ministro della Giustizia Angelino Alfano "non interferisse con lo svolgimento della procedura consiliare" che porterà questa sera, con ogni probabilità, all'approvazione al parere sul dl che interviene sulle sedi disagiate, un parere non favorevole che contiene numerose critiche alle scelte dell'esecutivo. Aprendo la discussione al Plenum di oggi, infatti, Mancino ha sottolineato la "delicatezza" della materia, in particolare la "situazione di grave carenza di magistrati e requirenti in numerosi sedi giudiziarie". Mancino è poi passato a parlare di Alfano: "Il Consiglio - ha detto - ha preso atto con soddisfazione" della disponibilità del ministro a intervenire in plenum. "Tuttavia - ha aggiunto Mancino - essendo nel frattempo il governo intervenuto con l'approvazione di un decreto legge attualmente all'esame del Parlamento, è sembrato opportuno che l'intervento del ministro non interferisse con la procedura consiliare". Mancino ha comunque ricordato che Alfano "ha confermato la propria disponibilità ad intervenire sull'argomento con il Csm in una prossima data, che verrà tempestivamente concordata". Concludendo, Mancino ha comunque richiamato l'urgenza di affrontare con decisione il problema della carenza degli organici, che in alcuni uffici requirenti "ha assunto aspetti drammatici".
GIUSTIZIA: MANCINO, ALFANO INCONTRA CSM DOPO PLENUM SU DL SEDI DISAGIATE
(ASCA) - Roma, 8 gen - ''Il ministro della Giustizia Alfano ha giustamente ed opportunamente richiesto, con una nota ufficiale, di incontrare il Consiglio Superiore della Magistratura dopo la formale decisione dell'Assemblea plenaria sul parere del CSM, relativo al decreto legge concernente interventi urgenti in materia di funzionalita' del sistema giudiziario, attualmente all'esame del Parlamento''. Lo rende noto con un comunicato il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino.
''Tutto cio' - prosegue il vicepresidente - facilitera' il proposito espresso dal Consiglio Superiore della Magistratura di offrire al Guardasigilli un contributo obiettivo e propositivo su questioni essenziali per la migliore organizzazione degli uffici giudiziari.
''La riunione di plenum del CSM fissata per lunedi' 11 gennaio p.v. viene peraltro confermata - sottolinea e rimarca Mancino - e, nel corso della seduta, saranno trattati i seguenti argomenti:
1- Proposte avanzate da numerosi Componenti del CSM in via d'urgenza e relative ai recenti gravi accadimenti presso gli Uffici giudiziari di Reggio Calabria;
2- Parere sul D.L. n. 193 del 29 dicembre 2009 avente ad oggetto: '' Interventi urgenti in materia di funzionalita' del sistema giudiziario.
3- Proposta al Guardasigilli di revisione delle circoscrizioni giudiziarie e di aggiornamento degli organici degli uffici giudiziari''.
ASCA red-njb/mcc/bra
Csm, l'11 plenum su progetto Anm di chiusura di 30 tribunali
Roma, 7 gen (Velino) - Il plenum del Consiglio superiore della magistratura lunedì prossimo si occuperà del decreto legge con il quale il governo sta tentando di colmare i vuoti negli uffici giudiziari di una ventina di tribunali e delle iniziative per ridimensionare le circoscrizioni giudiziarie. Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Nicola Mancino crede che soltanto affrontando quest’ultima annosa questione il sistema giustizia potrebbe ripartire. Una razionalizzazione delle risorse sulla quale governo e Associazione nazionale dei magistrati sembrano convergere, ma che non riesce ad essere affrontata e risolta. Una base di partenza, per l’Anm, che sulla revisione della mappa giudiziaria punta per migliorare l’efficienza nell’ uso del personale (con conseguenti risparmi per il bilancio dello Stato) e modificare al ribasso i tempi di durata media dei processi. Per l’Anm da subito si potrebbe “procedere alla definizione di un piano spalmato in un congruo lasso di tempo, che cominci subito con il riassetto degli uffici ( ben 166, ndr) nei casi meno giustificabili (ad es. quelli con un numero complessivo di giudici e di pm non superiore a 10 unità). In tale quadro, consapevoli che il progetto ha dimensioni notevoli e che la scelta dei tempi è importante tanto quanto i contenuti, i magistrati associati ritengono di suggerire un percorso “a stadi successivi”, nel senso di avviare – da subito – l’accorpamento degli uffici di più modeste dimensioni, cioè di quelle unità che sono disfunzionali sia sotto il profilo della resa del servizio sia sotto il profilo delle diseconomie (se non sprechi) di risorse pubbliche”.
In un documento inoltrato da tempo dal sindacato dei magistrati al governo ed al Csm si indica nella ‘dimensione 20’ il limite al di sotto del quale tali aspetti sono assolutamente ingiustificabili, l’Anm ha preparato una ricognizione sulla esatta consistenza degli uffici giudiziari (sommatoria tribunale + procura), che non superano tale limite. Da tale analisi, si evince che ben 67 su 98 uffici cd. piccoli hanno organici inferiori alle 20 unità (pari al 68% degli uffici di 1° grado), e che tra loro vi sono addirittura due uffici che coincidono con capoluoghi di corte di appello (L’Aquila e Campobasso)”. Per i magistrati il “primo stadio di intervento” potrebbe quindi essere: 1) unificazione degli uffici di minime dimensioni (6-10 unità) a quelli siti nei capoluoghi di provincia (che sono 21), in quanto la sopravvivenza di questi ultimi è indispensabile per talune funzioni (ad es., sezione misure di prevenzione personali e patrimoniali); 2) unificazione degli uffici di minime dimensioni (6-10 unità) agli altri che hanno consistenza numerica superiore alle 10 unità”.
(vum) 7 gen 2010 13:03
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1033409
CSM: Richiesta Pratica Situazione Carceri e Interventi Giurisdizionali per Tutela Detenuti
Di Loredana Morandi (del 11/01/2010 @ 18:00:39, in Magistratura, linkato 1201 volte)
La richiesta di apertura di una pratica presso la Sesta e la Settima Commissione referente del Consiglio Superiore della Magistratura - avanzata dai consiglieri Roia, Berruti, Carrelli Palombi, Mannino, Napolitano e Viola - in merito alla situazione della carceri italiane ed ai compiti riguardanti l'intervento giurisdizionale per la tutela dei diritti dei detenuti.
" I recenti suicidi di due detenuti a Sulmona e a Verona ripropongono il problema - che tende invero ad aggravarsi per il costante aumento della popolazione carceraria - delle condizioni di vita e della tutela dei diritti dei soggetti sottoposti al regime detentivo.
Numerose sono le denunce, anche di natura politica, presentate da diversi soggetti istituzionali che professionalmente interagiscano con gli istituti penitenziari.
Nel nostro sistema ordinamentale la magistratura di sorveglianza è preposta al controllo dell’esecuzione della pena ed ha compiti di vigilanza sull’organizzazione del servizio carcerario dovendosi in ciò ricomprendere anche l’aspetto relazionale fra detenuti e fra questi e il loro quotidiano di vita rappresentato soprattutto dalle condizioni ambientali.
Il Consiglio Superiore della Magistratura deve farsi carico, al di là dei compiti di formazione e di sensibilizzazione dei magistrati di sorveglianza che già sono positivamente realizzati nell’ambito della nona commissione referente, della effettività della realizzazione della osservazione giurisdizionale nei luoghi di detenzione.
A tal fine si chiede l’apertura di una apposita pratica - da assegnarsi alle commissioni Sesta e Settima - che abbia come necessario passaggio istruttorio l’audizione di tutti i Presidenti dei Tribunali di Sorveglianza per effettuare una seria indagine sulla situazione attuale dei diritti dei detenuti rapportati alla situazione delle carceri italiane."
Carceri: Mozione del PD sul sovraffollamento degli Istituti di Pena
Di Loredana Morandi (del 08/01/2010 @ 16:38:34, in Politica, linkato 1367 volte)
Carceri, Pd: siamo in emergenza umanitaria, Governo non resti inerte
Presentata mozione a Montecitorio su sovraffollamento istituti di pena
“Nelle carceri italiane siamo ampiamente oltre la soglia di massima tolleranza. Il livello di sovraffollamento sta determinando una situazione in grado di compromettere la sicurezza del paese. Il governo non può restare inerte davanti a questa vera e propria emergenza umanitaria in palese contraddizione con i diritti costituzionalmente garantiti”. E’ scritto nelle premesse della mozione parlamentare che il Partito democratico ha presentato questa mattina alla Camera dei Deputati. Un testo che indica al Governo come risolvere l’emergenza, firmato dal presidente dei democratici a Montecitorio, Dario Franceschini, dall’intero ufficio di presidenza, dalla capogruppo democratica in commissione Giustizia, Donatella Ferranti, dal responsabile di settore, Andrea Orlando e tutti i componenti della commissione Giustizia. Il Pd impegna il Governo ad ‘affrontare concretamente la grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena ponendo particolare attenzione alle condizioni di vita dei detenuti, allo stato dell’edilizia penitenziaria, agli spazi detentivi e a quelli comuni. Ma anche per chiedere di ampliare la tipologia delle misure alternative alla pena detentiva in favore di quelle specificatamente supportate da progetti professionalmente strutturati volti al reinserimento sociale’.E poi, ‘a verificare l’adeguatezza della popolazione carceraria in proporzione alle piante organiche del personale di polizia penitenziaria, degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi’. E ancora,‘a risolvere le disfunzioni della sanità penitenziaria e ad affrontare le cause dell’elevato numero di morti e di suicidi ed in fenomeni di autolesionismo e violenza. E’ una mozione – conclude la nota – che prende spunto dalle parole del Presidente della Repubblica che nel suo discorso di fine anno ha ricordato i detenuti parlando di ‘carceri terribilmente sovraffollate, nelle quali non si vive decentemente, si è esposti ad abusi e rischi e di certo non si rieduca”.
- i detenuti ospitati nelle strutture carcerarie italiane sono circa 66.000, una cifra che è destinata ad aumentare nei prossimi mesi,
- si tratta di un ‘primato’ mai raggiunto nella storia repubblicana che pone problemi molto rilevanti. I 206 istituti di pena possono, infatti, ‘tollerare’ 64.237 detenuti nonostante, da Regolamento, non potrebbero ospitarne più di 43.087, come del resto confermano le dichiarazioni del direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), Franco Ionta, che, in una recente audizione in commissione Giustizia, ha parlato di ‘situazione in grado di compromettere la sicurezza del Paese’,
- siamo, dunque, ampiamente oltre la soglia massima di tolleranza, in una situazione di emergenza che investe l’intero territorio nazionale come ha evidenziato il Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno, ricordando “i detenuti in carceri terribilmente sovraffollate, nelle quali non si vive decentemente, si è esposti ad abusi e rischi e di certo non si rieduca”,
- di fronte a una tanto grave situazione, anche nella recente audizione davanti alla Commissione giustizia, il dott. Ionta non ha saputo rispondere esaurientemente su tempi effettivi e fonti di finanziamento, limitandosi a ripetere (come del resto aveva già detto il ministro sin dal mese di agosto) che il Piano Carceri “costerà” circa 1 miliardo e 600 milioni di euro, dei quali sarebbero disponibili solo 250 milioni, ai quali la legge finanziaria 2010 ha aggiunto un finanziamento di soli 500 milioni di euro, per un importo complessivo che, quindi, non raggiunge la metà delle ipotizzate necessità di investimento. Peraltro, i tagli alle risorse destinate alla giustizia conseguenti alla cosiddetta finanziaria triennale dell’estate 2008 (D.L. 112/2008, convertito nella legge 133/2008), stanno causando, invece, esiziali difficoltà di gestione ed efficienza amministrativa in tutti gli istituti penitenziari, difficoltà che, in taluni casi, raggiungono punte di vera e propria «emergenza umanitaria», in palese contraddizione con i diritti costituzionalmente garantiti,
- diverse associazioni hanno lanciato l'allarme sulle condizioni delle carceri: dall'Unione delle camere penali, all'Associazione dei dirigenti dell'amministrazione carceraria, dal SAPPE (sindacato della polizia penitenziaria), da CGIL- CISL e UIL al Garante dei detenuti della Regione Lazio, tutti concordi nell'affermare che le condizioni attuali di vita carceraria sono spesso lontane dai normali livelli di civiltà e di rispetto della dignità del detenuto;
- il drammatico sovraffollamento degli istituti di pena è all’ordine del giorno in tutto il Paese, con punte molto preoccupanti in alcune realtà regionali (Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto);
- è evidente che il sovraffollamento sarà destinato ad aumentare sempre più se le carceri continueranno ad essere considerate il luogo in cui riversare tutti gli esclusi sociali e i soggetti deboli della società, in un regime che per nulla garantisce il rispetto del dettato costituzionale;
- ulteriori dati preoccupanti derivano dall’analisi dello status della popolazione detenuta. Il 50% del totale dei detenuti sono imputati in attesa di giudizio, costretti per periodi di tempo troppo lunghi a convivere fianco a fianco con i già condannati. Assolutamente insufficiente appare il ricorso alle misure alternative alla detenzione. Va ancora rilevato, più in generale, che accanto ad un sovraffollamento che è definibile come quantitativo, esiste anche un affollamento di carattere qualitativo. Esso si può ricondurre alle diverse tipologie di popolazione detenuta, ciascuna di essa portatrice di diverse istanze ed esigenze. La forzata convivenza in pochi metri quadri, per mancanza di idonee strutture, di detenuti giovani e adulti, imputati e condannati, di diverse razze e religioni, soggetti sani e con problemi psichiatrici e/o di tossicodipendenza (quando non addirittura di sieropositività; i dati più recenti dimostrano, infatti, che solo un terzo dei nuovi giunti in carcere si sottopone a screening volontario per l'accertamento del virus HIV), crea notevoli problemi di promiscuità e di tensione anche in situazioni dove l'affollamento non è particolarmente rilevante;
- relativamente al programma per le carceri, riguardante sia nuovi interventi edilizi che la ristrutturazione di quelli esistenti, si deve prendere atto dei ritardi di tale programma e del progressivo degrado di molti degli istituti penitenziari. Oltre alla assoluta inosservanza degli standard europei sulla dimensione e gli spazi delle celle, sono da rilevare carenze gravi nell’igiene, nell’illuminazione, nel decoro e nel clima delle celle (riscaldamento e refrigerazione); nella presenza difettosa dei presidi sanitari (infermerie, centri clinici, numero di medici), il che aggrava a sua volte le patologie più frequenti. Nonché carenze negli spazi destinati alla socialità e all'attività di studio e di lavoro dei detenuti, cui si deve aggiungere l’effetto deleterio dei recenti ulteriori tagli anche sulle mercedi e il lavoro dei custoditi. E la patente violazione, in particolare, del principio della territorializzazione della pena, così come garantito dalla inapplicata legge n. 354 del 1975 e successive modifiche, laddove all'articolo 4, stabilisce che «nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituto prossimi alla residenza delle famiglie»;
- preoccupano poi le frequenti segnalazioni di maltrattamenti e violenze, i casi di morte in carcere (da ultimi i casi di Stefano Cucchi e Uzoma Umeka) e quelli di suicidio. D’altronde, il citato aumento esponenziale delle aggressioni ad agenti di polizia penitenziaria, la paventata rivolta carceraria dell’estate 2009, le reiterate proteste delle associazioni sindacali del personale carcerario, sono tutti segnali di un malessere ormai ad un punto di non ritorno;
- d’altra parte l'aumento della popolazione carceraria risulta essere inversamente proporzionale alla presenza del personale di polizia penitenziaria. Nel 2001 erano presenti 41.608 agenti penitenziari a fronte di 53.165 detenuti, nel 2009 gli agenti sono 39.000 e i detenuti 64.859. La pianta organica della polizia penitenziaria è fissata per legge in 45.121 unità. Ci troviamo, pertanto, con circa 6.000 unità in meno, per di più rispetto ad un organico ormai certamente di per sé inadeguato. A ciò si devono sommare le carenze di personale amministrativo e l’assoluta inadeguatezza delle presenze degli assistenti sociali, degli psicologi e degli educatori. Senza parlare degli effetti negativi di una transizione senza fine dalla sanità penitenziaria alle Asl, il che si riverbera in una drastica riduzione dei servizi di cura e recupero per i detenuti;
a) ad affrontare concretamente, mediante una mirata e lungimirante programmazione, la grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena, ponendo particolare attenzione alle condizioni di vita dei detenuti, allo stato dell’edilizia penitenziaria, agli spazi detentivi e a quelli comuni, in relazione anche al profilo specifico dei detenuti medesimi (tossicodipendenti e malattie psichiatriche), e la cui pericolosità sociale è ridotta ab origine; dovendosi ritenere superata l’attuale unicità del modello strutturale e organizzativo del carcere;
b) a disporre in tempi brevi un monitoraggio delle strutture penitenziarie esistenti al fine di individuare quelle che in una prima fase sperimentale possano prestarsi all’attivazione e espansione delle esperienze di trattamento avanzato quali quelle realizzate nell’istituto penitenziario di Milano Bollate, anche con il supporto di sistemi di controllo a distanza (cosiddetto braccialetto elettronico), opportunamente tarati per i soggetti, condannati o in misura cautelare, anche nuovi giunti, ai quali non siano attribuiti fatti-reato caratterizzati da abituale violenza;
c) ad ampliare la tipologia delle misure alternative in favore di quelle specificamente supportate da progetti professionalmente strutturati volti al reinserimento sociale quali l’istituto della messa alla prova, positivamente sperimentato nel campo del trattamento dei minori, ovvero di patti per il reinserimento e la sicurezza sociale fondati su attività di giustizia riparativa a favore delle vittime dei reati, programmi di istruzione, di attività sociali e culturali, di formazione professionale e di inserimento lavorativo;
d) a sostenere il sistema delle misure alternative alla pena detentiva mediante un sistema di co-finanziamento dei progetti finalizzati al reinserimento sociale dei detenuti e degli internati, garantito da una parte dai fondi della Cassa delle ammende e dall’altro dalla reti integrate degli interventi e dei servizi sociali territoriali previste dalla legge 328 del 2000, anche mediante l’istituzione di centri di accoglienza per le pene alternative per i condannati che non dispongano di supporto socio-familiare;
e) ad evitare il susseguirsi di interventi normativi settoriali in campo penale, volti al mero inasprimento delle pene, all’irrigidimento degli strumenti processuali che non realizzano un’efficace e coordinata azione di contrasto alla criminalità, ma acuiscono le problematiche connesse al sovraffollamento carcerario;
f) a sostenere, in Parlamento, una riforma di sistema che preveda la riduzione dell’area dell’illecito penale laddove riferito a comportamenti di scarso disvalore sociale con un ampliamento ed una differenziazione delle tipologie sanzionatorie, con l’affiancamento alla pena detentiva di altre pene interdittive, ma non privative delle libertà personali, irrogabili dal giudice penale di cognizione allo scopo di ridurre il ricorso alla pena detentiva, laddove non necessaria e nel contempo rendere più efficace il sistema sanzionatorio nel suo insieme, soprattutto con riferimento ai reati non gravi;
g) ad intensificare l’azione diplomatica per concludere accordi finalizzati a far scontare ai detenuti stranieri, per quanto possibile, la detenzione nei Paesi d’origine, nella garanzia del rispetto dei diritti fondamentali della persona;
h) a vigilare sull’applicazione della normativa in materia di edilizia carceraria al fine di superare l’attuale modello di istituto penitenziario per affrontare le nuove esigenze e i nuovi bisogni dei detenuti, anche nell’ambito degli interventi di ristrutturazione in corso, cui dare priorità; a garantire, nell’ambito dei progetti della nuova edilizia penitenziaria, i criteri di trasparenza delle procedure e l’economicità delle opere fissando regole rigorose per la valutazione del patrimonio dello Stato in relazione al cosiddetto project financing, evitando il ricorso a procedure straordinarie anche se legislativamente previste;
i) ad accertare la corretta e compiuta attuazione dei regolamenti penitenziari, in particolare per la parte concernente le garanzie dei diritti delle persone detenute nonchè a garantire la piena applicazione dell’articolo 4 della legge n. 354 del 1975 concernente il principio della territorializzazione della pena;
l) a verificare l’adeguatezza in proporzione alla popolazione carceraria delle piante organiche riferite non solo al personale di Polizia penitenziaria ma anche alle figure degli educatori, degli assistenti sociali e degli psicologi; avviando un nuovo piano programmato di assunzioni che vada oltre al turn-over dovuto ai pensionamenti previsto dalla legge finanziaria 2010 e che garantisca le risorse umane e professionali necessarie all’attivazione delle nuove strutture penitenziarie, anche distribuendo meglio il personale sul territorio, concentrandolo nei compiti di istituto e sottraendolo ai servizi estranei, consentendogli un adeguato, costante ed effettivo aggiornamento professionale;
m) a risolvere le attuali disfunzioni della sanità penitenziaria acuitesi in concomitanza della delicata fase di trasferimento delle funzioni al Sistema sanitario nazionale, assicurando sia adeguate risorse finanziarie alle Regioni sia prevedendo l’adozione, da parte delle Regioni stesse, di modelli organizzativi adeguati alla specificità del contesto carcerario che sconta, oltre la particolarità delle patologie, specifiche ed inderogabili esigenze di sicurezza; ad affrontare una buona volta le cause dell’elevato numero di morti e di suicidi in carcere ed i fenomeni di autolesionismo e di violenza in genere; ad affrontare con nuovi strumenti normativi il problema dei detenuti tossicodipendenti, in particolare valutando la possibilità che l’esecuzione della pena avvenga in istituti a custodia attenuata, idonei all’effettivo svolgimento di programmi terapeutici e socio-riabilitativi;
n) ad assicurare, con adeguati provvedimenti organizzativi e di finanziamento, l’attuazione del diritto allo studio e al lavoro in carcere;
o) a garantire l’effettiva destinazione alla realizzazione dei programmi di riabilitazione e reinserimento sociale dei condannati, dei fondi a ciò vincolati della Cassa delle Ammende;
p) a favorire l’approvazione di una legge per l’istituzione a livello nazionale del Garante dei diritti dei detenuti ossia di un soggetto che possa lavorare in coordinamento con i garanti regionali e comunali e con la magistratura di sorveglianza, in modo da integrare quegli spazi di intervento rispetto alle diffuse situazioni di difficoltà del nostro sistema carcerario, che non possono essere risolte in via giudiziaria;
q) all’applicazione concreta della legge 22 giugno 2000, n. 193, la cosiddetta Legge Smuraglia, al fine di incentivare la trasformazione degli Istituti penitenziari da meri luoghi di permanenza di persone in condizioni di prevalente e permanente inerzia di per sé distruttiva, in soggetti economici capaci di svolgere parte attiva e competitiva sul mercato anche al fine di autoalimentare le risorse economico-finanziarie necessarie per operare riducendo così gli oneri a carico dello Stato e quindi della collettività;
r) ad eliminare gli ostacoli che ancora non permettono alle madri e ai loro piccoli, quelli di età compresa tra zero a tre anni, di scontare la pena detentiva in un luogo diverso dal carcere; nonché ad istituire le case famiglia protette, al di fuori delle strutture penitenziarie, da considerarsi una forma detentiva privilegiata quando sia indirettamente coinvolto un bambino.
FRANCESCHINI, VENTURA, MARAN, VILLECCO CALIPARI, AMICI, BOCCIA, GIACHETTI, LENZI, QUARTIANI, ROSATO, FERRANTI, ORLANDO Andrea, MELIS, SAMPERI, TIDEI, TOUADI, BERNARDINI, CAPANO, CAVALLARO, CIRIELLO, CONCIA, CUPERLO, FARINA Gianni, ROSSOMANDO, TENAGLIA, VACCARO, BELLANOVA, BOCCUZZI, BOSSA, BINETTI, BRAGA, BRANDOLINI, CAPODICASA, CAUSI, CENNI, DE BIASI, DE PASQUALE, DE TORRE, DI SERIO D’ANTONA, ESPOSITO, FERRARI, FONTANELLI, GARAVINI, GHIZZONI, GNECCHI, LOVELLI, LUCA’, MARGIOTTA, MATTESINI, MAZZARELLA, MURER, NARDUCCI, RIGONI, RUGGHIA, SCHIRRU, VANNUCCI, VASSALLO, ZUCCHI…..
Camere Penali: 11 gennaio astensione per fermare le scorciatoie e per far partire le riforme
Di Loredana Morandi (del 08/01/2010 @ 16:30:03, in Giuristi, linkato 1634 volte)
PENALISTI ITALIANI:
INAUGURERANNO L'ANNO GIUDIZIARIO A L'AQUILA IL 28 GENNAIO
CONTRO LE RITUALI CERIMONIE UFFICIALI
E PROCLAMANO
L'ASTENSIONE DALLE UDIENZE L'11 GENNAIO
CONTRO IL PROCESSO BREVE E A FAVORE DELLA RIPRESA DEL PERCORSO RIFORMATORE
Come accaduto negli ultimi due anni, anche quest'anno l'Unione delle Camere Penali Italiane rifiuterà di partecipare alla cerimonie ufficiali di apertura dell'anno giudiziario sino a che l'ordinamento giudiziario non sarà adeguato alla Costituzione con la separazione delle carriere e l'istituzione di un giudice terzo e diserteranno, perciò, la manifestazione ufficiale del 29 gennaio in Corte di Cassazione, organizzando una propria cerimonia alternativa di inaugurazione dell'avvocatura penale in cui si forniranno dati per denunciare la reale situazione della giustizia e si formuleranno proposte alla presenza di politici, giornalisti e studiosi.
Quest'anno la manifestazione si terrà all'Aquila il 28 gennaio, volendo l'Unione delle Camere Penali manifestare non solo la solidarietà ai cittadini colpiti dalla tragedia del terremoto, ma anche segnalare la necessità della rinascita della giustizia nel distretto del capoluogo abruzzese oltre che, simbolicamente, invocare la necessità che dalle macerie della giustizia italiana si dia finalmente vita ad un processo di cambiamento che prenda le mosse dalle grandi riforme come la separazione delle carriere, la riforma del CSM e dell'azione penale per le quali l'UCPI si batte da anni nell'immobilismo della politica succube dei veti dell'ANM.
Nella stessa delibera, i penalisti manifestano una forte e decisa contrarietà alle scorciatoie inutili e pericolose del "processo breve", frutto avvelenato del rapporto tra politica e magistratura e provvedimento che, per come è formulato, è pericoloso ed incostituzionale, proclamando una giornata di astensione per l'11 gennaio 2010 alla vigilia della discussione al Senato del ddl, per segnalare alla politica la necessità di uno stop al progetto, riservandosi peraltro altre e più decise iniziative in relazione agli sviluppi parlamentari e politici dell'iter del ddl e alla verifica circa la ripresa del dibattito su un reale percorso riformatore più volte promesso e sempre tradito dal Governo e dalla maggioranza parlamentare e sempre osteggiato dall'opposizione.
L'UCPI ha preso atto delle aperture odierne del Ministro della Giustizia che ha anticipato la ripresa di un reale percorso riformatore e laicamente manifesta la propria disponibilità alla discussione ed al dialogo se gli stessi potranno fondarsi su fatti concreti.
Visualizza la delibera della giunta del 21/12/09
Visualizza il comunicato UCPI
Visualizza gli articoli di stampa del 07 gennaio 2010
Unicost Segreteria Nazionale: Solidarietà ai Magistrati Reggini
Di Loredana Morandi (del 08/01/2010 @ 16:20:15, in Magistratura, linkato 1477 volte)
SOLIDARIETA’ AI MAGISTRATI REGGINI
La Segreteria Nazionale di Unità per la Costituzione esprime la propria solidarietà e vicinanza ai magistrati calabresi quotidianamente impegnati con professionalità nel contrasto alla criminalità organizzata e nella conduzione di delicatissimi processi, tanto in primo grado che in grado di appello.
Nel sottolineare ancora una volta la centralità per la democrazia italiana e la credibilità delle istituzioni di una forte presenza dello Stato nelle regioni meridionali, rileva come ogni azione di contrasto alle organizzazioni criminali non può realmente realizzarsi in modo persistente e significativo nel tempo se all’apprestamento di mezzi materiali e risorse, fondamentali e allo stato del tutto insufficienti, non si coniughi un sistema normativo moderno e razionale nonché conseguenti dotazioni di organico di magistrati giudicanti e requirenti adeguati.
Una breve rassegna stampa
Ieri 7 gennaio un ulteriore motivo di "spavento" per Tutti i lavoratori del Tribunale di Reggio Calabria: il ritrovamento di un grosso petardo oltre il cancello accanto al gabbiotto delle guardie giurate. A Reggio saranno distaccati altri 6 magistrati e 121 uomini delle Forze dell'ordine. Leggi l'articolo da Repubblica.
L'ANM sul caso Graviano
Di Loredana Morandi (del 08/01/2010 @ 16:12:50, in Magistratura, linkato 1549 volte)
L’ANM SUL CASO GRAVIANO
La Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati esprime la propria vicinanza e solidarietà ai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Palermo, nei cui confronti esponenti politici e organi di informazione hanno reso, nei giorni scorsi, dichiarazioni incaute, prive di ogni fondamento, e pesantemente lesive della loro dignità personale e professionale, muovendo dalla falsa notizia dell'attenuazione dei rigori del regime di cui all'art. 41 bis dell'Ordinamento Penitenziario nei confronti di Graviano Giuseppe.
Riteniamo grave e inaccettabile la campagna di disinformazione e delegittimazione lanciata contro magistrati che, ogni giorno, sono impegnati coraggiosamente nella lotta alla mafia e nella affermazione della legalità in Sicilia.
Crediamo che, oggi più che mai, tutte le istituzioni dello Stato debbano ritrovare la massima determinazione e sinergia per risolvere i veri problemi che, sul piano normativo, ostacolano l’azione sviluppata dalla magistratura e dalle forze dell’ordine per tutelare il diritto alla sicurezza dei cittadini, a cominciare dalla assurda previsione del divieto di destinare i magistrati di prima nomina alle funzioni di pubblico ministero, che sta provocando la desertificazione delle Procure nelle regioni più esposte alla minaccia della criminalità organizzata.
Roma, 4 gennaio 2010
24/08/2019 @ 4.25.44

References: art.110
 art.110
 art.171
 sentenza 
 art.4
 art.17
 Sentenza