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Timestamp: 2018-04-19 19:24:55+00:00

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Coordinatore per la Sicurezza: (8) Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori) 1° Parte | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Coordinatore per la Sicurezza: (8) Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori) 1° Parte
Inviato da redazione il Lun, 05/03/2018 - 14:42
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA segnala la Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori)< 1°Parte
Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori)<
Sez. 4, Sentenza n. 46991< del 12/11/2015 Ud. (dep. 26/11/2015 ) Rv. 265661
Presidente: Brusco CG. Estensore: Gianniti P. Relatore: Gianniti P. Imputato: Aaaaaaa e altri. P.M. Cedrangolo O. (Parz. Diff.)
(Rigetta, App. Palermo, 12/05/2014)
LAVORO - PREVENZIONE INFORTUNI - DESTINATARI DELLE NORME - Coordinatore< per la sicurezza< dei lavori - Obblighi - Fattispecie.
In tema di infortuni sul lavoro, la funzione di alta vigilanza, che grava sul coordinatore< per la sicurezza< dei lavori, ha ad oggetto quegli eventi riconducibili alla configurazione complessiva, di base, della lavorazione e non anche gli eventi contingenti, scaturiti estemporaneamente dallo sviluppo dei lavori medesimi e, come tali, affidati al controllo del datore di lavoro e del suo preposto. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta la responsabilità del coordinatore< per la sicurezza< in relazione al crollo di un'impalcatura).
Cod. Pen. art. 589
Massime precedenti Conformi: N. 18149 del 2010< Rv. 247536<
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. PASQUALE GIANNITI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Oscar Cedrangolo
che ha concluso per Annullamento senza rinvio limitatamente alla condanna del responsabile civile. Rigetto dei ricorsi degli imputati.
Udito, per la parte civile, l’Avv Vella Rosanna per le parti civili e l’avv. Andrea Rossi per l’INAIL.
Uditi i difensori Avv. Scozzola Giuseppe per Porteza Francesco e l’Avv. Stefanelli, quale sostituto ….
1. Il Tribunale di Palermo, in composizione monocratica, con sentenza 25 gennaio 2013 dichiarava Aaaaaaaaa aaaaaaa, Bbbbbbbb bbbbbbb, Ddddddd ddddddd e ccccc ccccccc cccccc colpevoli del reato di cui agli artt. 113 e 589 cod. pen. (morte dell'operaio Eeeee eeeeeee e lesioni personali guaribili in giorni venti per l'operaio Ffffff ffffffff), agli stessi contestato con violazione della normativa antiínfortunistica in cooperazione colposa al capo B dell'imputazione, e condannava gli imputati Aaaaaaa e Cccccc alla pena di anni due mesi due di reclusione ciascuno e gli imputati Ccccccc e Ddddddd alla pena di anni due mesi sei di reclusione ciascuno.
L'imputazione si riferisce ai fatti occorsi in data 27 dicembre 2003, allorquando, nel corso dei lavori di rifacimento delle facciate esterne e di rifacimento dei terrazzi di copertura del complesso immobiliare sito in Palermo, via Trinacria 58 - via Magliocco 46 e via Lo Bianco - si verificava il crollo dell'impalcatura metallica collocata lungo le facciate prospicienti le vie Trinacria e Lo Bianco dell'edificio (di 14 piani) di proprietà della Fondazione Enpam (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), con conseguente caduta nel vuoto degli operai Eeeee eeeeeee e Ffffff ffffffff (il primo rimasto ucciso sotto le macerie e l'altro, che riusciva a salvarsi aggrappandosi ad un balcone dell'edificio, rimasto ferito con lesioni giudicate guaribili in giorni venti) impegnati nelle operazioni di smontaggio del mastodontico ponteggio. Il crollo dell'impalcatura metallica determinava anche il danneggiamento della facciata dell'edificio (di 14 piani, si ribadisce) e di numerose autovetture parcheggiate nei pressi del cantiere.
Secondo quanto contestato e poi ritenuto dal Giudice di primo grado i !avori di rifacimento delle facciate esterne e dei terrazzi di copertura del suddetto complesso - che avevano formato oggetto di appalto concesso dalla Fondazione Enpam alla Hhhhh Tecnologie s.r.l., amministrata dall'imputato Cccccc – sono stati interessato da un duplice meccanismo di subappalti: il subappalto intercorso tra la società appaltatrice con la ditta individuale Ddddddd Marcello e l'ulteriore sub appalto dei lavori di montaggio e di smontaggio del ponteggio intercorso tra la ditta individuale Ddddddd Marcello e la ditta individuale Ccccccc Antonio, fornitrice del ponteggio.
- all'imputato Cccccc, nella qualità di datore di lavoro (in quanto amministratore unico della Hhhhh Tecnologie srl, aggiudicataria dell'appalto dei "lavori di rifacimento delle facciate esterne e di rifacimento dei terrazzi di copertura del complesso immobiliare"), veniva contestato di aver omesso di verificare che la ditta individuale Ddddddd Marcello (alla quale di fatto la Hhhhh aveva sub appaltato la esecuzione dei lavori) eseguisse gli stessi con la dovuta osservanza di leggi, regolamenti, direttive e norme di ordinaria prudenza, diligenza e perizia, specie in ordine alle cautele antinfortunistiche e in materia di tutela della pubblica incolumità; ed in particolare di aver omesso di assicurare che il ponteggio fosse posto in opera in modo da garantire una capacità portante sufficiente e di aver omesso di verificare che detto ponteggio fosse stabile;
- all'imputato Ddddddd, quale titolare della ditta subappaltatrice dei lavori, (che aveva ulteriormente sub-appaltato alla ditta individuale Ccccccc Antoni i lavori di montaggio e di smontaggio del ponteggio, pur presiedendo di fatto alla conduzione dei lavori stessi), veniva contestato di aver omesso di assicurare che entrambe le suddette fasi fossero eseguite con l'impiego di maestranze qualificate e che fossero adottate le cautele antinfortunistiche e in materia di sicurezza prescritte da leggi, regolamenti, direttive e norme di ordinaria prudenza, diligenza e perizia (tra le quali quelle di seguito addebitate all'imputato Ccccccc);
- all'imputato Ccccccc - quale titolare della ditta individuale noleggiatrice del ponteggio, ma anche subappaltatrice della ditta Ddddddd dei lavori relativi al montaggio e smontaggio del ponteggio stesso, nonché investita dell'incarico di trovare manodopera per l'esecuzione di tali operazioni (manodopera che procacciava tramite Ffffff Antonino e tramite Eeeee eeeeeee, operaio sprovvisto della necessaria qualifica di pontista e delle cognizioni tecniche e della esperienza necessaria per l'esecuzione del lavoro) - veniva contestato di aver omesso di assicurare l'osservanza delle cautele antinfortunistiche nel montaggio e nello smontaggio del ponteggio; e, in particolare, veniva contestato, quanto al montaggio del ponteggio, di aver realizzato un ponteggio difforme, sotto diversi profili, analiticamente indicati in imputazione, rispetto al progetto redatto dall'Ing. Carlo Ggggggggg ed al manuale d'uso e manutenzione fornito dal produttore "Ponteggi Dalmine spa"; e, quanto allo smontaggio, di aver incaricato dell'esecuzione il suddetto Ffffff Antonino, persona sfornita della qualifica, nonché delle cognizioni tecniche e dell'esperienza necessaria per eseguire tale operazione, il quale si avvaleva fra l'altro di manodopera non qualificata;
- all'imputato Aaaaaaa - quale Coordinatore della Sicurezza per l'esecuzione dei lavori - veniva contestato di aver omesso ogni controllo nelle fasi di montaggio e di smontaggio del ponteggio e di non aver impedito che fossero effettuate.
Con la medesima sentenza i predetti imputati venivano condannati, in solido tra loro ed anche in solido con il responsabile civile Fondazione ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), al pagamento delle provvisionali, immediatamente esecutive e di diversificato importo, in favore delle parti civili (Ffffff Giuseppa, in proprio e nella qualità di esercente la potestà sulle figlie minori; Eeeee Reeeeee, Qqqq qqqqqqqqqq, Ffffff ffffffff, Nnnnn nnnnnnnnn; Inali); sempre i medesimi imputati, in solido tra loro e con il citato responsabile civile, venivano condannati anche al risarcimento dei danni sofferti dalla parte civile Mmmmmm mmmmm, rimettendo, in questo caso, le parti davanti al competente giudice civile per la liquidazione.
Il Giudice di primo grado, con la citata sentenza, ritenuta l'ipotesi di cui al primo comma dell'art. 449 cp, dichiarava prescritto il reato di disastro colposo, contestato agli imputati al capo A, nonché i reati contestati agli originari capi C e D, a vario titolo ascritti come in atti; e assolveva Iiiiiii iiiii, imputato dei reati di cui ai capi A e B nella qualità di coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione, da entrambe le imputazioni (ritenuta, quanto a quella di cui al capo B, l'ipotesi di cui all'art. 449 comma 1 cp) con la formula "per non aver commesso il fatto".
2. Avverso la suddetta sentenza veniva presentato appello nell'interesse degli imputati Cccccc, Ddddddd, Ccccccc e Aaaaaaa, nonché anche nell'interesse del responsabile civile Fondazione Enpam.
- dichiarava prescritto il reato di lesioni personali in danno di Ffffff ffffffff contenuto nell'imputazione di cui al capo B, riduceva le pene inflitte al Aaaaaaa ed al Cccccc ad anni due di reclusione ciascuno e le pene inflitte al Ccccccc ed all'Ddddddd ad anni due e mesi quatto di reclusione ciascuno;
- eliminava tutte le statuizioni rispettivamente disposte in favore delle parti civili Mmmmmm mmmmm, Nnnnn nnnnnnnnn e Ffffff ffffffff;
- confermava nel resto l'impugnata sentenza,
- revocava la sospensione dell'esecuzione della provvisionale di euro 80 mila posta in favore della parte civile Inail a carico solidale degli imputati Aaaaaaa, Ddddddd, Ccccccc e Cccccc, nonché del responsabile civile Fondazione Enpam;
- condannava gli imputati ed il responsabile civile alla rifusione delle spese processuali sostenute dalle parti civili Ffffff Giuseppa, nella suddetta duplice qualità, Eeeee Reeeeee e Qqqq qqqqqqqqqq, nonché dall'Inail;
- infine, a correzione dell'errore materiale contenuto nel dispositivo della sentenza di primo grado, disponeva che nel corpo di quest'ultimo fosse inserita anche la condanna in solido degli imputati Aaaaaaa, Ddddddd, Ccccccc e Cccccc, nonché del responsabile civile Enpam al risarcimento dei danni in favore delle parti civili Ffffff Giuseppa, sempre nella suddetta duplice qualità, Eeeee Reeeeee, Qqqq qqqqqqqqqq e Inail, rimettendo le parti davanti al competente giudice civile per la liquidazione.
4. Avverso la suddetta sentenza proponevano ricorso, a mezzo dei rispettivi difensori, gli imputati Ccccccc, Ddddddd, Cccccc e Aaaaaaa, nonché la Fondazione Enpam.
Il difensore dell'imputato Aaaaaaa in data 23 ottobre 2015 depositava motivi aggiunti.
5. Il ricorso presentato nell'interesse dell'imputato Cccccc è affidato a quattro motivi di doglianza.
5.2. Con il secondo motivo viene dedotta la violazione di legge ed il difetto di motivazione in relazione all'art. 521 cod. proc. pen. e cioé si chiede l'annullamento della sentenza per violazione del principio di corrispondenza tra la contestazione del fatto contenuta nell'imputazione e le ragioni poste a fondamento della sentenza di condanna.
Al riguardo, il ricorrente deduce che era stato a lui contestato di aver omesso le opportune cautele antinfortunistiche finalizzate ad assicurare la capacità portante e la stabilità del ponteggio (e che dall'espletata attività istruttoria è per l'appunto emerso che il ponteggio era stato costruito a regola d'arte ed apprestando tutte le opportune precauzioni, essendo il crollo ricollegabile alla tecnica di smontaggio adottata il giorno dell'incidente) mentre era stato condannato per un fatto del tutto diverso e cioé per omessa vigilanza in ordine all'attività di smontaggio, fatto in relazione al quale non aveva potuto difendersi. Non si tratterebbe di mera diversa qualificazione giuridica del medesimo fatto originariamente contestato in termini di colpa specifica e successivamente qualificato come colpa generica, ma di un fatto propriamente diverso. Oltretutto, diversi sono i criteri di accertamento della colpa generica e della colpa specifica (la prima si accerta sulla base della prevedibilità dell'event da parte al soggetto agente, mentre la seconda si base sulla violazione di una determinata regola cautelare e sulla riconducibilità dell'evento a tale violazione), con la conseguenza che egli andava messo nella condizione di poter esercitare il proprio diritto di difesa anche con riferimento alla prevedibilità dell'evento.
5.3. Nel terzo motivo viene dedotta la violazione di legge ed il difetto di motivazione in relazione all'art. 41 comma 2
6.- Il ricorso presentato nell'interesse dell'imputato Ddddddd è affidato ad un'unica doglianza
Il ricorrente, in punto di fatto, premette che dall'istruzione dibattimentale svolta in primo grado era emerso che i lavori di montaggio e di smontaggio dell'impalcatura erano stati da lui affidati alla ditta specializzata di Antonio Ccccccc, operante nel settore da diversi decenni, con regolare contratto; ed aggiunge che lo stesso Ccccccc, nonostante che i lavori presso il cantiere erano sospesi per le festività di fine anno già dal 19 dicembre 2003, il successivo 27 dicembre aveva deciso di effettuare lo smontaggio della impalcatura assumendo direttamente due operai e dando agli stessi tutte le disposizioni sul lavoro che dovevano effettuare.
In punto di diritto censura la sentenza della Corte territoriale sotto il profilo della posizione di garanzia e sotto il profilo dell'estensione nei suoi confronti del nesso di causalità ravvisato tra gli eventi occorsi e le condotte del Ccccccc e le condotte dei due operai.
Sotto il primo profilo, rileva che la sicurezza del cantiere, a seguito dell'intervenuto subappalto, era onere della ditta del Ccccccc, che aveva tutti i requisiti di legge per svolgere quel specifico lavoro all'interno del cantiere; rileva altresì che il materiale utilizzato per l'impalcatura era nuovo ed era il migliore sul mercato; in definitiva, secondo il ricorrente, nessun addebito può essergli contestato: egli non sapeva che il Ccccccc stava effettuando all'interno del cantiere attività lavorativa e non conosceva gli operai assunti quel giorno dal Ccccccc, mentre sapeva che il cantiere era sospeso e doveva riaprire dopo le festività di fine anno.
7. Il ricorso proposto nell'interesse dell'imputato Ccccccc è anch'esso affidato ad un unico motivo di doglianza
Il ricorrente - dopo aver ricordato che gli viene contestato di aver omesso di assicurare l'osservanza delle cautele antiinfortunistiche, quanto al montaggio, realizzando un ponteggio difforme rispetto al progetto redatto dall'Ing. Ggggggggg ed al manuale d'uso predisposto dal produttore, e, quanto allo smontaggio, incaricando dell'esecuzione Ffffff Antonino, persona sfornita di adeguata qualifica e cognizioni tecniche - censura la sentenza impugnata in primo luogo sotto il profilo dell'affermata responsabilità penale.
Al riguardo, il ricorrente deduce non essere neppure astrattamente ipotizzabile a suo capo una condotta omissiva con rilevanza causale rispetto al crollo ed al decesso dell'operaio addetto alle operazioni di smontaggio. Rileva che la sentenza del Giudice di merito di primo grado esclude che il crollo della struttura metallica (ed il conseguente decesso) sia stato determinato da una non corretta posa in opera della stessa, mentre individua la causa dello stesso nella mancata adozione dei prescritti accorgimenti tecnici previsti per la fase di smontaggio del ponteggio. Più precisamente, secondo quanto si legge a p. 46 della sentenza di primo grado, il crollo è avvenuto per le "erronee manovre di smontaggio del ponteggio che hanno provocato il sovraccarico dello stesso e la conseguente implosione". Fa presente che egli, quale semplice manovale (dipendente Hhhhh), non ha mai rivestito alcun ruolo di supervisore o garante dell'osservanza delle prescrizioni tecnico operative e si lamenta del fatto che il Tribunale sia addivenuto a diversa conclusione sulla base di una erronea lettura delle dichiarazioni rese dai diversi soggetti coinvolti nella vicenda.
In via subordinata, censura la sentenza impugnata in ordine al profilo sanzionatorio e precisamente in punto di mancata concessione delle attenuanti generiche ed in punto di mancata indicazione della pena base dalla quale i giudici di merito sono partiti per la quantificazione della pena finale a lui inflitta per effetto dell'ultimo comma di cui all'art. 589 cp
8.- Nell'interesse dell'imputato Aaaaaaa sono articolati tre motivi di ricorso
8.1.- Nel primo si deduce vizio di motivazione in relazione agli artt. 546 lett. c e, 178 lettera c e 360 cpp.
8.2.- Nel secondo si deduce vizio di motivazione in relazione agli artt. 192, 546 lettera e cpp, nonché agli artt. 41 e 113 cp e agli artt. 7, 9, 12, 13 del d. lgvo 494/1996 e agli artt. 92,97 e 100 del d.lgvo 81/2008 e agli artt. 4 e 35 del d. Igvo 626/1994, cioé in relazione alle diverse norme che regolano il ruolo del coordinatore per la sicurezza.
Al riguardo, il ricorrente, imputato in atti quale coordinatore per la sicurezza - dopo aver delineato i compiti del coordinatore per la sicurezza, del datore di lavoro e del direttore dei lavori e dopo aver ricordato che le suddette tre figure professionali, per quanto con compiti diversi, devono necessariamente collaborare nel senso che ciascuna deve comunicare all'altra quanto si sta verificando all'interno del cantiere, in modo che il soggetto competente possa intervenire - richiama l'attenzione sugli intervenuti subappalti, e precisamente: sul fatto che, a seguito di ordine di servizio 19 dicembre 2003 del direttore dei lavori Iiiiiii e del datore di lavoro Cccccc, dal 20 dicembre il cantiere era chiuso; sul fatto che egli con missiva del precedente 16 maggio aveva chiesto alla committente ed alla ditta appaltatrice di essere messo a conoscenza di eventuali subappalti; sul fatto che non era a conoscenza né che i lavori venivano eseguiti da altri e in particolare dalla ditta Ddddddd e dalla ditta Ccccccc (soggetto quest'ultimo già dipendente della ditta appaltatrice Hhhhh) né che il Ccccccc era stato licenziato in data 31 agosto 2003; sul fatto che Hhhhh, quale datore di lavoro, aveva chiesto alla committente Enpam di procedere a sub appalti, ma non aveva ottenuto la relativa autorizzazione.
In sintesi il ricorrente lamenta che nella sentenza impugnata, in considerazione dell'incarico ricevuto con delibera presidenziale Enpam, gli è state attribuito il ruolo di effettivo direttore dei lavori, con la conseguenza che l'omessa vigilanza il giorno dell'evento è stata ritenuta in nesso, con le forme della cooperazione colposa, con il verificarsi dello stesso. Sostiene che le sue funzioni erano soltanto quelle di coordinatore per la sicurezza e che, in quanto tale, non aveva il compito di essere quotidianamente presente. Lamenta altresì che - se il Iiiiiii, nominato dalla committente come direttore dei lavori, non poteva essere presente quotidianamente - sarebbe stato compito della stessa committente di nominare altro soggetto con quella qualità (peraltro astrattamente incompatibile con quella di coordinatore della sicurezza). Allega al ricorso, ai fini dell'autosufficienza dello stesso, lettera di incarico dalla quale risulta che la committente si era limitata a conferirgli l'incarico di "coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione dei lavori indicati in oggetto", mentre indicava in modo esplicito come direttore dei lavori il solo Iiiiiii. Rileva ancora il ricorrente che alla data del fatto il ponteggio era già stato regolarmente dismesso nella sua massima parte, ragion per cui egli, quale coordinatore per la sicurezza, non avrebbe mai potuto prevedere quelle irregolarità successivamente verificatesi.
In ogni caso - quand'anche si volesse ritenere che il Aaaaaaa dovesse essere presente ogni giorno in cantiere e dovesse accorgersi dei subappalti – non sussisterebbe il necessario nesso di causalità; in altri termini, secondo quanto esposto nel ricorso presentato nell'interesse dell'imputato Aaaaaaa, in astratto e con giudizio ex ante, non era prevedibile che i lavori, nonostante l'ordine di sospensione impartito dal direttore dei lavori, sarebbero comunque proseguiti.
Al riguardo, il ricorrente rileva che - anche a voler dare per certo che, prima della chiusura del cantiere, il ponteggio crollato fosse stato sovraccaricato sarebbe comunque certo che sino al giorno prima dell'evento il sovraccarico era compatibile con la struttura mobile. Osserva che dall'espletata attività istruttoria non è risultata la quantità di pezzi smontati da una parte ed allocata sull'altra parte del ponteggio e che non può essere a lui imputato il fatto che i due operai abusivi abbiano ulteriormente sovraccaricato quella parte del ponteggio facendo si che si raggiungesse il punto di rottura (indicato nella consulenza dell'Ing. Kkkkkkkkk in 12.000 kg). Pertanto, la causa del crollo non sarebbe l'omissione della vigilanza, ma il superamento del limite del peso che quella parte del ponteggio poteva tenere.
8.3.- Con il terzo motivo lamenta che nei motivi di appello, in via subordinata, era stata chiesta la quantificazione di un concorso di colpa delle vittime nella causazione dell'evento e la concessione delle attenuanti generiche; mentre, la sentenza impugnata ha omesso di motivare sulla prima richiesta e ha respinto la seconda, avuto riguardo alla gravità del fatto. Si duole pertanto, da un lato, dell'omessa motivazione, e dall'altro del fatto che la gravità del fatto è stata considerata due volte: una per determinare la pena base e la seconda per negare le attenuanti generiche.
8.4.- Nei motivi aggiunti il ricorrente ritorna sui compiti a lui spettanti quale coordinatore per la sicurezza (e non anche come direttore dei lavori, come a suo dire erroneamente indicato nella sentenza impugnata); ritorna sul fatto che egli, quale coordinatore per la sicurezza, non aveva l'obbligo di andare tutti i giorni in cantiere per poi rimanervi e non era a conoscenza dell'esistenza dell'appalto dalla Hhhhh alla ditta Ddddddd e da questa alla ditta di Ccccccc; nonché ritorna sul nesso di causalità tra la sua condotta omissiva, ove ritenuta sussistente, e l'evento verificatosi. Lamenta che la Corte sarebbe incorsa in un travisamento della prova dibattimentale laddove aveva sostenuto che dall'audizione dei testi era emerso che egli non si recava in cantiere frequentemente e richiede l'acquisizione delle trascrizioni dibattimentali, al fine di verificare il suddetto travisamento. Allega, ai fini dell'autosufficienza dei motivi aggiunti, decreto che dispone il giudizio ed allegata richiesta di rinvio a giudizio dal quale risulta che, nei confronti dell'Ffffff (titolare della ditta incaricata delle operazioni di smontaggio), la contestazione era di aver smontato il ponteggio di via Trinacria accatastando gli elementi su quello di via Lo Bianco e causando così un sovraccarico ed il crollo dello stesso. Ricorda che, come si evince dalle due sentenze di merito, lo smontaggio del ponteggio era iniziato nel mese di novembre dalla via Alcide De Gasperi ed era proseguito su via Trinacria, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, fino ad una data che il giudice di primo grado determina nel 13 dicembre 2003, per cui era per lui imprevedibile prevedere che cambiassero le modalità operative delle operazioni di smontaggio.
9.- Il ricorso presentato nell'interesse della Fondazione Enpam (Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri), quale responsabile civile, è affidato a due motivi di doglianza
9.1.- Nel primo viene dedotta la violazione di legge in relazione agli artt. 185 cp, 539 e 540 cpp e 1655 e 2049 cc.
L'ente ricorrente, in punto di fatto, premette che il Giudice di merito aveva autorizzato la sua citazione a seguito di richiesta presentata da Ffffff Giuseppa Eeeee Reeeeee e Qqqq qqqqqqqqqq; che esso ente si era costituito all'udienza del 19 marzo 2007 per il solo reato di omicidio colposo contestato in cooperazione anche al geom. Carlo Iiiiiii, imputato quale direttore dei lavori e suo dipendente; che ad esito dell'istruzione dibattimentale il Iiiiiii era stato assolto con la formula per non aver commesso il fatto. Aggiunge l'ente, sempre in punto di fatto, che il Giudice di primo grado, nel ritenere colpevoli gli altri imputati (tutti estranei all'organigramma della Fondazione), ha condannato gli stessi e l'Enpam al pagamento di una provvisionale e delle spese processuali in favore delle costituite parti civili.
In punto di diritto - premesso che, secondo valutazione concorde di tutti i consulenti tecnici di parte escussi in primo grado, il crollo dell'impalcatura fu determinato dalle errate ed arbitrarie operazioni di smontaggio; e che dette condotte erano state poste in essere durante il periodo di formale chiusura del cantiere e di formale sospensione dei lavori che era stata ordinata dal Iiiiiii, quale direttore dei lavori, per conto della Fondazione e dall'imputato Cccccc, amministratore dell'impresa appaltatrice - le condotte imperite poste in essere dalle persone offese sarebbero la causa esclusiva dell'evento per cui si procede. Con il comportamento colposo delle persone offese può avere concorso il comportamento degli imputati Ddddddd e Ccccccc (estranei alla Fondazione) che avevano effettuato il reclutamento di mano d'opera non qualificata e specializzata al fine di provvedere allo smontaggio del ponteggio.
Tanto premesso l'ente ricorrente deduce di essere stata erroneamente chiamate a rispondere del fatto illecito altrui (e cioé dagli altri imputati condannati, ad esse estranei).
Per contro, i giudici di merito - sulla base: a) dell'accertata stipulazione di un contratto di appalto per l'esecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria dell'immobile intercorso tra la Fondazione e l'impresa dell'imputato Cccccc, b) degli accertati intercorsi ulteriori contratti di subappalto a cascata, non conclusi e non comunicati o autorizzati dalla Fondazione, c) della permanenza in capo all'appaltatore degli oneri dell'organizzazione dei mezzi necessari e della gestione a proprio rischio per il compimento dell'opera - avrebbero dovuto escludere la sussistenza della responsabilità civile della Fondazione non solo perché nessuna responsabilità penale era stata ascritta al direttore dei lavori (l'imputato Iiiiiii, suo dipendente), ma anche perché il rapporto tra la Fondazione e l'impresa Hhhhh dell'imputato Cccccc era disciplinato da uno specifico capitolato di appalto, che poneva a carico del titolare della sola ditta appaltatrice, l'imputato Cccccc, i danni cagionati a terzi in occasione dello svolgimento dei lavori nel cantiere di via Trinacria n. 58 (cfr. in particolare gli artt. 12 e 23). D'altronde, non sussiste corresponsabilità del committente ogni qual volta, come per l'appunto si verifica nel caso di specie, quest'ultimo affida l'opera ad impresa rivelatasi idonea per le capacità tecniche ed organizzative finalizzate alla corretta esecuzione dell'opera.
L'ente ricorrente censura la sentenza di primo grado laddove rileva (a p. 93 della sentenza di primo grado) che la responsabilità della Fondazione trae origine dal rapporto istitutorio intercorrente tra la stessa e il coordinatore per la sicurezza in fase esecutiva (l'imputato Aaaaaaa), con conseguente applicabilità dell'art. 2049 c.c., in quanto l'autonomia dell'attività del suddetto coordinatore, il carattere libero professionale dell'incarico allo stesso conferito e la sua estraneità all'organigramma della fondazione, sono tutti elementi che impediscono l'instaurarsi di qualsivoglia rapporto o vincolo di subordinazione del secondo alla prima, riconducibile al disposto dell'art. 2049 e suscettibile di costituire fonte di responsabilità civile nel processo penale.
9.2.- Con il secondo motivo viene denunciata la violazione di varie disposizioni di legge processuale, penale e civile.
In sintesi, deduce l'ente che, soltanto a seguito della notifica del decreto 20 dicembre 2006 - emesso dal Tribunale di Palermo su richiesta di Ffffff Giuseppa, Eeeee Reeeeee e Qqqq qqqqqqqqqq - era venuto a conoscenza della pendenza del processo.
Senonché la Corte territoriale ha confermato la condanna della Fondazione al pagamento di una provvisionale non soltanto in favore di Giuseppa Abate, Rosario Piano e Margherita Calò, cioé delle parti civili indicate nel decreto di citazione, ma anche in favore dell' Inail, che pure non aveva chiesto la citazione del responsabile civile e che comunque non era indicata nel decreto di citazione e non aveva formulato domanda risarcitoria.
In definitiva, secondo l'ente ricorrente, la propria citazione, quale responsabile civile anche nei confronti dell'Inali, sarebbe nulla ai sensi dell'art. 178 lettera c cpp (riguardante l'osservanza delle disposizioni concernenti l'intervento delle parti private). Detta nullità era già stata eccepita con l'atto di appello e andava valutata dalla Corte ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 604 comma 4 c.p.p.
10.- La parte civile Inail depositava memoria nella quale chiedeva il rigetto di tutti i ricorsi e la conferma integrale della sentenza emessa dalla Corte territoriale.
1.La disamina dei ricorsi proposti impone una triplice comune premessa: in punto di contenuto del concetto di colpa in materia di prevenzione sugli infortuni sul lavoro; in punto di individuazione dei soggetti che, nella suddetta materia, assumono il ruolo di garante dell'incolumità fisica del prestatore di lavoro; nonché in punto di idoneità delle eventuali condotte negligenti riferibili al dipendente infortunato ad interrompere, ai sensi dell'art. 41, comma 2, c.p., il nesso di causalità sussistente tra l'omissione colposa di un garante e l'evento mortale (o, più semplicemente lesivo) che ne è derivato.
1.2. Quanto poi alla individuazione dei soggetti garanti, si rileva che il legislatore, tenuto conto della complessità dei processi produttivi moderni, che sempre più coinvolge un numero ampio di imprese, ha di recente rivisitato la materia relativa al contratto di appalto, che, passando dalla disciplina originariamente prevista dagli artt. 4 e 5 del d.P.R. n. 547/1995, ha trovato una sua prima regolamentazione nell'art. 7 del d. Igs. N. 626/1994, per poi giungere alla elaborazione del complesso normativo di cui al d. lgvo n. 494/96, oggi sostanzialmente trasfuso nel d. legislativo 81/08.
In relazione a lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto, il dovere di sicurezza trova il suo referente, in primo luogo, nell'appaltatore, cioé nel soggetto che si obbliga verso il committente a compiere l'opera appaltata, con propria organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio: l'appaltatore, invero, quale datore di lavoro, è il primo destinatario delle disposizioni antinfortunistiche.
In particolare, il D.Lgs. 14.8.1996 n. 494 prima, e il T.U. in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81), ora, hanno effettuato e confermato una scelta di campo: il committente è stato infatti coinvolto pienamente nell'attuazione delle misure di sicurezza. Chiara la ratio: il legislatore, al fine di contenere il fenomeno degli infortuni sul lavoro nel campo degli appalti e costruzioni, ha optato per la responsabilizzazione del soggetto per conto del quale i lavori vengono eseguiti. Quanto precede si è tradotto nella previsione di tutta una serie di obblighi in capo al committente, cristallizzati nell'ad 90 del T.U., che tra l'altro prevede la nomina (alla presenza delle ulteriori condizioni previste dalla legge) del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione nel caso di presenza di più imprese esecutrici; la verifica dell'idoneità tecnico professionale delle imprese affidatarie ed esecutrici.
Orbene, con specifico riferimento all'esecuzione di lavori in subappalto all'interno di un unico cantiere edile predisposto dall'appaltatore, la giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato il principio in base al quale gli obblighi di osservanza delle norme antinfortunistiche, grava non soltanto sull'appaltatore, ma anche su tutti coloro che esercitano i lavori, quindi anche sul subappaltatore interessato all'esecuzione di un'opera parziale e specialistica (Sez. 4, sent. n. 42477 del 16/07/2009, Cornelli, Rv 245786).
D'altra parte è stato precisato che, in tema di infortuni sul lavoro, con riferimento alle attività lavorative svolte in un cantiere edile, il coordinatore per l'esecuzione dei lavori è titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto gli spettano compiti di "alta vigilanza", consistenti: a) nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell'incolumità dei lavoratori; b) nella verifica dell'idoneità del piano operativo di sicurezza (POS) e nell'assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento; c) nell'adeguamento dei piani in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS. (Sez. 4, sent. N. 44977 del 12/06/2013, Lorenzi, Rv. 257167).
‹ Coordinatore per la Sicurezza: (7) Sentenza della Corte di Cassazione n, 47834/2016 del 26.04.2016 (CSE, adeguamento PSC, obbligo di sospensione, protezione delle aperture, segnaletica, alta vigilanza) su Coordinatore per la Sicurezza: (9) Sentenza della Corte di Cassazione n. 14167/2015 del 12.03.2015 (CSE, PSC, art. 26, contratto d'appalto, d'opera o di somministrazione, datore di lavoro, lavori ferroviari, agente di scorta) ›

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 art. 589
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 art. 26