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Timestamp: 2018-02-25 13:47:09+00:00

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Allegazione dei fatti e rinvio ai documenti depositati • Lex & Formazione
Allegazione dei fatti e rinvio ai documenti depositati
di Mirco Minardi - 4 aprile 2013
Estratto da una relazione da me tenuta sull’ “Onere di allegazione e prova nel processo civile”.
Altro aspetto fondamentale sotto il profilo pratico è quello relativo alla relatio, se cioè possa dirsi compiuta un’allegazione che rimandi ai documenti depositati nel fascicolo.
Non di rado, infatti, nell’atto introduttivo le allegazioni sono assai scarne, in quanto il difensore rinvia ai documenti depositati, spesso assai numerosi, come ad esempio nelle cause in tema di anatocismo, o di tariffe a forcella.
Sulla questione non si hanno chiare indicazioni dalla giurisprudenza.
Talvolta essa ha affermato che per individuare il quadro delle allegazioni rilevanti è possibile far riferimento anche ai documenti prodotti con l’atto introduttivo:
Cass. n. 17023/2003: “l’identificazione dell’oggetto della domanda va operata avendo riguardo all’insieme delle indicazioni contenute nell’atto di citazione e dei documenti ad esso allegati”.
Ma talaltra ha negato tale possibilità in funzione delle esigenze difensive del convenuto; siccome, cioè, quest’ultimo deve poter approntare la sua difesa immediatamente (senza attendere il deposito dei documenti allegati alla citazione), l’attore non potrebbe svolgere le allegazioni di fatto rimandando per relationem alle produzioni documentali.
Cass. n. 29241/2008: “…vertendo su diritti di credito vale a dire su diritti cosiddetti eterodeterminati, richiede l’esatta individuazione del ‘petitum’ e della ‘causa petendi’ attraverso una corretta ed esaustiva esposizione dei fatti posti a sostegno della domanda – La ‘ratio’ della norma è evidente, risiedendo nell’esigenza di porre il convenuto nella necessità di apprestare le proprie difese sulla base del contenuto dell’atto di citazione, prima ancora della produzione documentale da parte dell’attore che avviene successivamente, ai sensi dell’art. 165 c.p.c., al momento della sua costituzione con finalità meramente probatorie”.
A mio parere non è soltanto una questione di tempestiva difesa. Il fatto è che il documento serve a provare ciò che è stato affermato, dunque non può assolvere alla duplice funzione di “affermazione e prova”, anche perché si costringe la controparte a dover ricavare l’allegazione, interpretando il documento.
Ciò che può affermarsi invece con relativa sicurezza è che le produzioni documentali svincolate da qualsivoglia allegazione e indicazione negli scritti difensivi vanno considerate tamquam non esset. Pertanto la parte ha l’onere di spiegare la valenza dimostrativa dei documenti che produce. In questi casi, come costantemente ricordato dalla Cassazione, mancando le necessarie indicazioni di parte, non vi è alcun obbligo da parte del giudice di esaminare i documenti, anche se idonei a giustificare illazioni e considerazioni rilevanti ai fini della decisione:
Cass. S.U. n. 2435/2008
“deve ribadirsi – in conformità, del resto, ad una giurisprudenza più che consolidata di questa Corte regolatrice – che il giudice ha il potere-dovere di esaminare i documenti prodotti dalla parte solo nel caso in cui la parte, interessata, ne faccia specifica istanza esponendo nei propri scritti difensivi gli scopi della relativa esibizione con riguardo alle sue pretese, derivandone altrimenti per la controparte la impossibilità di controdedurre e per lo stesso giudice impedita la valutazione delle risultanze probatorie e dei documenti ai fini della decisione (cfr. Cass. 16 agosto 1990, n. 8304). Poiché nel vigente ordinamento processuale, caratterizzato dall’iniziativa della parte e dall’obbligo del giudice di rendere la propria pronunzia nei limiti delle domande delle parti, al giudice è inibito trarre dai documenti comunque esistenti in atti determinate deduzioni o indicazioni, necessarie ai fini della decisione, ove queste non siano specificate nella domanda, o – comunque – sollecitate dalla parte interessata (cfr. Cass. 12 febbraio 1994, n. 1419; Cass. 7 febbraio 1995, n. 1385. Nel senso che perché il giudice possa e debba esaminare documenti versati in atti lo stesso deve accertare, oltre la ritualità della produzione, cioè verificare che la produzione stessa sia avvenuta nel rispetto delle regole del contraddittorio, anche la esistenza di una domanda, o di una eccezione, espressamente basata su quei documenti, Cass. 22 novembre 2000, n. 15103, specie in motivazione)”.
L’allegazione dei fatti nelle obbligazioni di mezzi e nelle obbligazioni di risultato
L’allegazione dei fatti nel processo (estratto dall’ebook “Come si contesta una CTU”)
Lionello pontoni aprile 5th, 2013
ottimo e chiarezza di linguaggio.-
Angelo dicembre 20th, 2017
Egr. Avv. Minardi, una considerazione sull’onere probatorio in materia di inadempimento delle obbligazioni di risultato.
Sappiamo che dopo la sentenza a sezioni Unite della Cassazione 30/10/2001, n. 13.533, la disciplina in materia di prova dell’inadempimento è unitario per le obbligazioni di mezzi e quelle di risultato, nel senso che il creditore deve limitarsi ad allegare l’inadempimento del debitore.
Mi chiedo perché, allora, in relazione a determinate obbligazioni di risultato, esempio lampante quella dell’appaltatore, la prassi dei Tribunali richiede che il committente-creditore dimostri l’esistenza dei vizi da cui risulta affetta l’opera, atteso che in virtù del richiamato principio enunciato dalla Cassazione, dovrebbe essere sufficiente, per il committente, allegare semplicemente le imperfezioni dell’opera.
Forse che in tali casi soccorre il principio di vicinanza della prova, la quale è sicuramente nella disponibilità del committente, il quale utilizza e fruisce quotidianamente dell’opera realizzata dall’appaltatore?
Ma allora non sarebbe il caso, nella materia della spettanza dell’onere probatorio dell’inadempimento, invece che enunciare principi generali che non sempre si confanno al singolo caso, privilegiare un approccio squisitamente casistico?
@Angelo: la questione dell’onere della prova è tutt’altro che definita infatti, specie in materia di vizi e difetti sia nell’appalto che nella vendita

References: Cass. 

Cass. 

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