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Timestamp: 2020-02-19 10:53:19+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 391 del 13/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 391 del 13/01/2020
Cassazione civile sez. I, 13/01/2020, (ud. 26/11/2019, dep. 13/01/2020), n.391
sul ricorso n. 23585/2018 r.g. proposto da:
in Roma, alla Via dei Portoghesi n. 12.
1. Con “decreto” reso il 3 luglio 2018, il Tribunale di Caltanissetta confermò il provvedimento reiettivo delle istanze di protezione – internazionale ed umanitaria – emesso dalla competente Commissione Territoriale nei confronti del cittadino pakistano A.A.. In particolare: i) ritenne assolutamente non credibili le sue dichiarazioni; ii) considerò che in Pakistan, regione del Kashmir, zona di provenienza del richiedente protezione, non esisteva alcuna situazione di “conflitto armato interno o internazionale” nel senso fatto proprio dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza Diakitè del 30 gennaio 2014; iii) giudicò insussistenti i presupposti per la concessione della protezione umanitaria.
2. Contro il descritto “decreto” A.A. propone ricorso per cassazione, affidato a sette motivi, resistiti, con controricorso, dal Ministero dell’Interno.
V) la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, D.Lgs. n. 251 del 2008, art. 32, comma 3, in relazione al mancato riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari;
3.2.3. Nella specie, il tribunale nisseno ha espresso un giudizio negativo sulla credibilità del richiedente (cfr., amplius, pag. 3-4 del decreto impugnato) sulla base di plurimi elementi ritenuti rilevatori dell’inverosimiglianza ed incoerenza della sua narrazione, in maniera del tutto conforme ai parametri cui l’autorità amministrativa e, in sede di ricorso, quella giurisdizionale, sono tenute ad attenersi ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5. Si tratta, come appare evidente, di accertamenti in fatto, che non possono essere in questa sede messi in discussione se non denunciando, ove ne ricorrano i presupposti (qui, invece, insussistenti), il vizio di omesso esame ex art. 360 c.p.c., n. 5, nel testo introdotto dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 (qui applicabile ratione temporis, risultando impugnato un decreto reso il 3 luglio 2018), come delimitato, quanto al suo concreto perimetro applicativo, da Cass., SU, n. 8053 del 2014.
3.2.6. Circa, infine, la invocata protezione umanitaria, – e premettendosi che tale doglianza va scrutinata alla stregua della disciplina, da ritenersi applicabile ratione temporis (cfr. Cass., SU, nn. 29459-29461 del 2019), di cui al D.Lgs. n. 286, art. 5, comma 6 – va soltanto rimarcato che il tribunale siciliano ha affermato non essere state dedotte gravi ragioni di protezione o situazioni soggettive specifiche, e che questa Corte ha già avuto occasione di chiarire (cfr. Cass. n. 17072 del 2018; Cass. n. 22979 del 2018) che, se assunto isolatamente, il contesto di generale e non specifica compromissione dei diritti umani nel paese di provenienza non integra, di per sè solo ed astrattamente considerato, i seri motivi di carattere umanitario, o derivanti da obblighi internazionali o costituzionali, cui la legge subordina il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria, in quanto “il diritto al rispetto della vita privata – tutelato dall’art. 8 CEDU (…) – può soffrire ingerenze legittime da parte dei pubblici poteri per il perseguimento di interessi statuali contrapposti, quali, tra gli altri, l’applicazione ed il rispetto delle leggi in materia di immigrazione, particolarmente nel caso in cui lo straniero (…) non goda di uno stabile titolo di soggiorno nello Stato di accoglienza, ma vi risieda in attesa che venga definita la sua domanda di determinazione dello status di protezione internazionale (cfr. Corte EDU, sent. 08.04.2008, ric. 21878/06, caso Nnyan.zi c. Regno Unito, par. 72 ss.)”.
4. Il ricorso, dunque, va respinto, restando le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, regolate dal principio di soccombenza, e dandosi atto, altresì, – in assenza di ogni discrezionalità al riguardo (cfr. Cass. n. 5955 del 2014; Cass., S.U., n. 24245 del 2015; Cass., S.U., n. 15279 del 2017) e giusta quanto recentemente precisato da Cass., SU, n. 23535 del 2019 – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
La Corte rigetta il ricorso, e condanna A.A. al pagamento, nei confronti del Ministero controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.100 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 32
 art. 3
 art. 360
 art. 5
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 art. 13