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Art. 707 cod. proc. civile: Comparizione personale delle parti
HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 707 cod. proc. civile: Comparizione personale delle parti L’AUTORE: Redazione
Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata. (1) (2) (3) (4)
In genere; 2. Inammissibilità dei procedimenti d’urgenza; 3. Mancata comparizione personale delle parti. Conseguenze; 4. Questioni di legittimità costituzionale. Rinvio.
Al fine della proponibilità della domanda di divorzio, che venga fondata su sentenza di separazione giudiziale ovvero su omologazione di separazione consensuale, e per il caso in cui vi sia stato in precedenza un altro procedimento di separazione, poi estintosi, la comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale, in detta pregressa procedura, è idonea a segnare il giorno iniziale per il computo del prescritto periodo di ininterrotta separazione, tenuto conto che tale comparizione personale comporta la formale constatazione della volontà dei coniugi di cessare la convivenza, e che gli effetti della stessa non restano travolti dall’estinzione del relativo processo. Cass. 18 luglio 2005, n. 15157.
L’ordine di allontanamento del coniuge dalla casa familiare può essere finalizzato a fare rientrare in casa la moglie ed i figli che si sono provvisoriamente alloggiati altrove al fine di non subire la condotta pregiudizievole, ed adottato anche a tutela della libertà morale della donna che avendo assunto l’iniziativa di separarsi dal marito, subisce da quest’ultimo, al fine di farla desistere dalla iniziativa, reazioni irose sproporzionate e pressioni morali, tra le quali una querela per abbandono del domicilio domestico, furto ed appropriazione indebita. L’ordine di protezione può essere adottato anche se è già stato presentato il ricorso per separazione, ma non si è ancora svolta l’udienza ex art. 707 c.p.c. ed adottati i provvedimenti ex art. 708 c.p.c. Trib. Messina, 16 giugno 2004.
All’esito delle modifiche apportate, all’art. 4, l. 1° dicembre 1970, n. 898, dall’art. 8, l. 6 marzo 1987, n. 74 (applicabili anche in tema di separazione giudiziale dei coniugi, in virtù e nei limiti della disposizione di cui all’art. 23), così nei giudizi introdotti prima dell’entrata in vigore delle modifiche apportate alla disciplina del processo civile di cognizione dalla l. 26 novembre 1990, n. 353, e successive modificazioni, come nei giudizi introdotti successivamente ad esse, alla natura fin dall’origine contenziosa dei procedimenti di separazione giudiziale dei coniugi o di scioglimento del matrimonio, non si accompagna la caratterizzabilità della stessa udienza Presidenziale di comparizione sia sopravvenuto dei coniugi, in termini corrispondenti (nel caso di fallimento del tentativo di conciliazione) a quelli dell’udienza prevista dall’art. 180 c.p.c.; ciò in quanto, anche in un tal caso, la fase Presidenziale si rivela successivamente indirizzata soltanto all’adozione dei provvedimenti temporanei ed urgenti ed alla nomina del giudice istruttore, con relativa fissazione dell’udienza di comparizione innanzi a lui. Da ciò consegue, fra l’altro, che, a tutti i fini che concernono i termini per la costituzione del coniuge convenuto e quelli di decadenza dello stesso per la formulazione delle domande riconvenzionali, quale udienza di prima comparizione rilevante ai sensi dell’art. 180 c.p.c. e degli artt. 166 e 167 c.p.c., debba intendersi esclusivamente quella innanzi al G.I. nominato all’esito della fase presidenziale. Cass. 25 luglio 2002, n. 10914.
Nei giudizi di divorzio la costituzione dell’attore si perfeziona con il deposito del ricorso mentre quella del convenuto deve essere riferita alla prima udienza davanti al giudice istruttore, sicché il termine di decadenza per proporre le domande riconvenzionali decorre a ritroso dalla prima udienza fissata davanti a quest’ultimo e non da quella avanti il presidente. Trib. Roma, 26 gennaio 2000.
Qualora nel procedimento di separazione personale giudiziale tra coniugi, in seno alla comparizione delle parti avanti al presidente, l’accordo per una separazione consensuale, le cui condizioni siano state verbalizzate nell’udienza presidenziale, ciascuno dei coniugi può revocare il proprio consenso alla separazione amichevole prima che sia stato posto in essere il provvedimento di omologa: l’accordo per una separazione consensuale, pur costituendo manifestazione dell’autonomia dei coniugi nella regolamentazione dei loro rapporti personali e patrimoniali, non è equiparabile ad un negozio contrattuale il diritto privato, ove l’incontro delle reciproche volontà rende irrevocabile il consenso prestato, poiché la volontà dei coniugi costituisce solo il presupposto del provvedimento di omologazione, che ha natura costitutiva. Ritenuta l’opposizione all’omologa, prosegue il giudizio contenzioso di separazione, previa rimessione al presidente degli atti di causa. Trib. Milano, 11 luglio 1991.
Al fine della proponibilità della domanda di divorzio, che venga fondata su sentenza di separazione giudiziale ovvero su omologazione di separazione consensuale, e per il caso in cui vi sia stato in precedenza un altro procedimento di separazione, poi estintosi, la comparizione dei coniugi davanti al Presidente del tribunale, in detta pregressa procedura, è idonea a segnare il giorno iniziale per il computo del prescritto periodo di ininterrotta separazione, tenuto conto che tale comparizione personale comporta la formale constatazione della volontà dei coniugi di cessare la convivenza, e che gli effetti della stessa non restano travolti dall’estinzione del relativo processo (art. 189 disp. att. c.p.c.). Cass. 4 aprile 1990, n. 2799.
Inammissibilità procedimenti d’urgenza.
È da escludere l’ammissibilità dei provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c. nel processo di separazione giudiziale, in quanto ogni esigenza cautelare è soddisfatta dai provvedimenti presidenziali, nonché, prima dell’instaurazione del giudizio, da altre misure cautelari tipiche. Trib. Andria, 7 novembre 2008.
Nel giudizio di separazione e divorzio non è ammissibile il ricorso ex art. 700 c.p.c. contenente la richiesta di modifica dei provvedimenti economici, essendo prevista, a norma degli artt. 708 e 719 c.p.c. la possibilità di revocare o modificare in qualsiasi momento i provvedimenti presidenziali. Pertanto, non ha natura cautelare la richiesta di modifica in via d’urgenza dei provvedimenti adottati in sede presidenziale ed il provvedimento adottato dal giudice istruttore non è di conseguenza reclamabile ex art. 669-terdecies c.p.c. Trib. Roma, 9 febbraio 2004.
Mancata comparizione personale delle parti. Conseguenze.
La mancata comparizione personale delle parti all’udienza presidenziale (udienza presidenziale cui abbiano partecipato dei nuncii delle parti, che in forza di procura speciale siano stati abilitati a «comparire dinanzi al presidente del tribunale, rispondendo negativamente al tentativo di conciliazione, rilasciare le necessarie dichiarazioni, sottoscrivere l’istanza di omologazione») non rende inefficace il ricorso per separazione consensuale dei coniugi e il mancato espletamento del tentativo di conciliazione non è causa di nullità del procedimento, ai sensi dell’art. 156, comma 2, c.p.c. App. Roma, 12 gennaio 1998.
Nell’ambito del giudizio avente ad oggetto la separazione personale dei coniugi, la prova dell’intollerabilità per gli stessi della prosecuzione dell’unione familiare può desumersi anche dalla condotta processuale assunta dalla parte resistente che, nonostante la rituale notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza presidenziale, nonché dei provvedimenti ex art. art. 708 c.p.c., non è comparsa dinanzi al Presidente del Tribunale competente per il tentativo di conciliazione e, successivamente, non si sia costituito in giudizio. Ed infatti, tale condotta dimostra il disinteresse di quest’ultima a contrastare la domanda e le deduzioni della parte istante in ordine al venire meno dell’affectio coniugalis. Trib. Foggia I, 22 giugno 2011.
In materia di separazione giudiziale, la mancata presenza del coniuge sia nell’udienza presidenziale ex art. 708 c.p.c. sia in quella fissata ai sensi dell’art. 709-bis c.p.c., può costituire un valido indice sintomatico da cui inferire la cessazione della comunione materiale e spirituale tra i coniugi e, di conseguenza, anche l’impossibilità di prosecuzione del rapporto coniugale. Trib. Monza, 27 aprile 2009.
Questioni di legittimità costituzionale. Rinvio.
È manifestamente infondata, con riferimento all’art. 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale degli artt. 707 e 708 c.p.c., nella parte in cui - secondo una assai diffusa interpretazione e conseguente prassi giudiziale - consentono al Presidente del tribunale, in sede di separazione personale dei coniugi, di procedere, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione, ad un ulteriore esame della fattispecie, senza la presenza di eventuali difensori, allo scopo di pervenire ad una separazione consensuale dei comparenti. Corte cost., 17 ottobre 1996, n. 386.
È manifestamente inammissibile la q.l.c. del combinato disposto degli art. 707, comma 1, e 708, comma 1, c.p.c. - come sostituiti dall’art. 2, comma 3, lett. e ter) d.l. 14 marzo 2005 n. 35, conv., con modificazioni, in l. 14 maggio 2005 n. 80 - e dell’art. 708, intero testo, c.p.c., censurato, in riferimento agli art. 3, 24, 29, 30, 31 e 111 cost., nella parte in cui tali norme prevedono che i coniugi debbano comparire davanti al presidente del tribunale, nel giudizio di separazione personale, con l’assistenza del difensore. La formulazione dell’ordinanza di rimessione si presenta con un “petitum” indeterminato, auspicando che la questione venga risolta con un intervento manipolativo ovvero con una pronuncia interpretativa di accoglimento. Corte cost., 20 gennaio 2011, n. 21.
È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 707, comma 1, e 708, comma 1, c.p.c. - come sostituiti dall'art. 2, comma 3, lett. e ter) d.l.14 marzo 2005 n. 35, conv., con modif., in l. 14 maggio 2005 n. 80 - e dell'art. 708, intero testo, dello stesso codice, sollevata in riferimento agli art. 3, 24, 29, 30, 31 e 111 cost. - nella parte in cui prevedono che i coniugi "debbono" (e non "possono") comparire personalmente davanti al presidente con l'assistenza del difensore, con la conseguenza di non poter ascoltare il convenuto che si presenti non munito di difensore, e di non poter esperire il tentativo di conciliazione previsto dalla legge. L'ordinanza di rimessione è priva di adeguata motivazione in ordine alle ragioni della denunciata illegittimità e il rimettente non ha sperimentato - in un contesto caratterizzato dall'ampia discrezionalità di cui gode il legislatore in tema di disciplina processuale - una interpretazione costituzionalmente conforme delle norme impugnate, in tal modo cercando di ottenere dalla Corte costituzionale un avallo interpretativo (sentt. n. 151 del 1971, 17 del 2011; ordd. n. 96, 343, 363 del 2010, 21, 101, 103, 106, 139, 141, 176, 212 del 2011).
Corte Costituzionale 16 febbraio 2012 n. 26 È rilevante e non manifestamente infondata la q.l.c. dell’art. 707, comma I, c.p.c. e, conseguentemente, della disposizione normativa che lo ha novellato rispetto al testo previgente, ovvero l’art. 2, comma 3, lett. e ter) d.l. 14 marzo 2005 n. 35, conv. in legge, con modificazioni, con l. 14 maggio 2005 n. 80, oltre che dell’art. 708 c.p.c., in relazione agli art. 3, 24, 29, 31, e 111 della costituzione nella parte in cui si prevede che i coniugi “debbono comparire con l’assistenza del difensore”. Trib. Lamezia Terme, 5 maggio 2011.
è manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 707, primo comma, e 708, primo comma, c.p.c. - come sostituiti dall’art. 2, comma 3, lettera e-ter), del d.l. 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80 - e dell’articolo 708, intero testo, dello stesso codice, sollevata in riferimento agli articoli 3, 24, 29, 30, 31 e 111 Cost. - nella parte in cui si prevedono che i coniugi “debbono” (e non “possono”) comparire personalmente davanti al presidente con l’assistenza del difensore, con la conseguenza di non poter ascoltare il convenuto che si presenti non munito di difensore, e di non poter esperire il tentativo di conciliazione previsto dalla legge: l’ordinanza di rimessione è priva di adeguata motivazione in ordine alla ragione per cui il rimettente abbia inteso estendere anche all’art. 708 c.p.c. (censurato nel primo comma e nell’intero testo) i dubbi di legittimità costituzionale riguardanti propriamente solo la previsione dell’assistenza dei difensori operata dal primo comma dell’art. 707 c.p.c.; in ordine all’incidenza dell’invocata pronuncia al solo svolgimento del tentativo di conciliazione o anche riguardo al successivo momento processuale della emanazione dei provvedimenti presidenziali (nel qual caso la questione sarebbe prematura); in ordine alla portata e alle conseguenze applicative (con modalità di partecipazione dei coniugi ai due momenti caratterizzanti la fase dell’udienza presidenziale) della previsione dell’assistenza del difensore; in ordine alle ricadute processuali della eventuale scelta di dar luogo comunque alla audizione del coniuge comparso ma non assistito; e inoltre per non aver sperimentato - in un contesto caratterizzato dall’ampia discrezionalità di cui gode il legislatore in tema di disciplina processuale - una interpretazione costituzionalmente conforme delle norme impugnate, nel tentativo di ottenere dalla Corte un avallo interpretativo. Corte cost., 16 febbraio 2012, n. 26.
Giurisprudenza sub art. 706, § 6.
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References: Art. 707
 sentenza 
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