Source: https://legali.com/spip.php?article1508&lang=it
Timestamp: 2019-03-23 02:35:47+00:00

Document:
Tarsu soppressa 2010 e 2011 - [Legali.com]
Articolo pubblicato online il 6 giugno 2011
E ci� non poteva essere diversamente, tenuto conto che l’art. 23 della Costituzione testualmente dispone:
"Nessuna prestazione personale o patrimoniale pu� essere imposta se non in base alla legge"� (c.d. riserva relativa di legge).
In particolare, con tali modifiche, il legislatore ha esteso e reso obbligatorie sia l’effettuazione dei vari servizi relativi allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani "interni"� sia l’applicazione della "tassa"�; infine, con la Legge n. 144 del 24 aprile 1989, sono stati ricompresi anche i rifiuti solidi urbani "esterni"�, ribadendo la qualificazione di "tassa"� (natura tributaria).
Un secondo essenziale intervento legislativo � costituito dal D.Lgs. n. 507 del 15 novembre 1993, in base al quale, a decorrere dall’01/01/1994, i Comuni "debbono istituire una tassa annuale"� da applicarsi "in base a tariffa"�, secondo appositi regolamenti comunali, a copertura parziale (dal 50% al 70%) del costo del servizio stesso.
La natura pubblicistica e non privatistica del prelievo � ulteriormente evidenziata sia dalla regola secondo cui "L’interruzione temporanea del servizio di raccolta per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi non comporta esonero o riduzione del tributo"� sia dalla previsione di una "tassa giornaliera"�.
Ai sensi dell’art. 52, comma 5, del D.Lgs. n. 446 del 15/12/1997, il Comune ha soltanto la facolt� di disciplinare con proprio regolamento l’affidamento a terzi delle fasi di liquidazione, accertamento e riscossione della tassa (vedi successiva lett. H del presente articolo).
Un terzo intervento legislativo si � realizzato con l’entrata in vigore dall’01/01/1999 dell’art. 49 del D.Lgs. n. 22 del 05 febbraio 1997 (c.d. decreto Ronchi), il quale ha previsto l’istituzione, da parte dei Comuni, di una "tariffa"� per la copertura integrale dei costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche e soggette ad uso pubblico, nelle zone del territorio comunale.
e da una quota rapportata alle quantit� di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entit� dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.
evita di qualificare espressamente il prelievo come "tributo"� o "tassa"�, pur mantenendo il riferimento testuale alla "tariffa"�;
dispone che detta tariffa � dovuta anche per la gestione dei rifiuti "esterni"�;
non reca, con riguardo alla TIA, specifiche disposizioni in tema di accertamento, liquidazione e sanzioni (Cassazione, Sez. Tributaria � ordinanza n. 22377 del 03/11/2010).
La completa soppressione della TARSU e la sua sostituzione con la TIA, inizialmente fissata a decorrere dall’01/01/1999, � stata via via differita dal legislatore il quale, preso atto della difficolt� di rendere operativa, per i vari Comuni, l’abolizione del prelievo soppresso, ha previsto con numerose disposizioni, contenute soprattutto nelle varie leggi finanziarie, un articolato regime transitorio (oggi esaurito).
a) il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento rifiuti adottato in ciascun Comune per l’anno 2006 resta invariato anche per l’anno 2007 e per gli anni 2008 e 2009"�.
Questa � l’ultima proroga legislativa che c’� stata, tanto � vero che da allora nessuna legge ha previsto specifiche ed ulteriori proroghe per gli anni 2010 e 2011.
La quarta rilevante modifica legislativa del prelievo � costituita dall’art. 238 del D.Lgs. n. 152 del 03 aprile 2006, che ha determinato la "tariffa integrata ambientale"� (c.d. TIA/2 per distinguerla dalla precedente TIA/1).
Tale tariffa deve essere determinata ad opera dell’autorit� d’ambito territoriale ottimale (AATO), almeno sino al 31/12/2011, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del regolamento ministeriale (che si sarebbe dovuto emanare entro il 30 giugno 2010), con il quale sono fissati i criteri generali per la definizione delle componenti dei costi e la determinazione della tariffa.
La tariffa � composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, nonch� da una quota rapportata alle quantit� di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entit� dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.
E’ espressamente previsto che la tariffa � applicata e riscossa dai soggetti affidatari del servizio di gestione integrata e che la sua riscossione, volontaria o coattiva, pu� essere effettuata secondo le disposizioni del DPR n. 602/73 mediante convenzione con l’Agenzia delle entrate.
La soppressione della precedente tariffa di igiene ambientale (TIA/1) ha effetto dalla data di entrata in vigore dello stesso art. 238 cit. ma, fino alla completa attuazione della nuova TIA/2 (cio� l’emanazione del sopracitato regolamento ministeriale ed il compimento degli adempimenti per l’applicazione della tariffa), "continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti"� (comma 10), cio� le disposizioni contenute nel DPR n. 158 del 27 aprile 1999, cio� l’unico regolamento governativo operativo ("Regolamento recante norme per la elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani"� TIA/1).
"Ove il regolamento di cui al comma 6 dell’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sia adottato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro il 30 giugno 2010, i comuni che intendono adottare la tariffa integrata ambientale (TIA/2) possono farlo ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti"�.
Quindi, alla luce degli sviluppi normativi sopra esposti, abrogata la TARSU per gli anni 2010 e 2011, i Comuni devono obbligatoriamente adottare la TIA/1 od eventualmente possono optare per la TIA/2, utilizzando, per�, le disposizioni dell’unico regolamento governativo adottato con il DPR n. 158 del 27/04/1999 per la TIA/1 pur in mancanza del regolamento TIA/2 (sino ad oggi non ancora emanato).
"Le disposizioni di cui all’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non � tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorit� giudiziaria ordinaria"�.
la TIA/2 ha "ope legis"� natura di corrispettivo (mera prestazione patrimoniale non imposta), di competenza del giudice ordinario;
E’ facile immaginare che la recente normativa torner� alla Corte Costituzionale per essere censurata alla luce dei tassativi criteri cui far riferimento per qualificare come tributari alcuni prelievi, e cio�:
doverosit� delle prestazioni;
H) REGOLAMENTI � NORMATIVA �
Come manifestazione di potest� amministrativa, da una parte � subordinato, nella gerarchia delle fonti, alle leggi costituzionali ed a quelle ordinarie formali ed agli altri atti normativi che hanno efficacia di legge ordinaria; dall’altra � retto dai principi concernenti gli atti amministrativi (LANDI-POTENZA).
In tal caso, la legge ordinaria fissa sempre le norme generali regolatrici della materia e consente soltanto al Governo di intervenire, per la parte non disciplinata dalla stessa legge, con regolamento autorizzato in modo che dal momento dell’entrata in vigore delle norme regolamentari si considerano abrogate le norme di legge gi� vigenti.
Il meccanismo dell’art. 17, comma 2, cit. comporta quella che � stata definita una delegificazione, consistente in un "alleggerimento"� della disciplina parlamentare a favore di una disciplina decentrata soltanto al Governo di alcune materie.
Ovviamente, l’abrogazione della legislazione previgente � da imputare soltanto alla legge ordinaria e non certo al regolamento, che non avrebbe certo la forza di incidere sulla legge, in quanto la Costituzione riconosce solo alla fonte legislativa primaria la determinazione della competenza della fonte subordinata alla stessa legge e, quindi, anche dei regolamenti governativi autorizzati.
recare la denominazione di "regolamento"�;
Si tratta di regolamenti che fanno seguito a disposizioni della "legge comunitaria"� tramite la quale l’Italia si adegua annualmente agli atti comunitari, come gi� previsto dalla Legge n. 86 del 09 marzo 1989 (art. 4).
L’unico potere normativo originario e primario � quello del Parlamento (e dei Consigli Regionali): sicch� il potere di adottare successivi regolamenti deve trovare il suo fondamento soltanto in una precedente ed espressa norma di legge.
I regolamenti possono essere emanati anche dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni; essi valgono naturalmente solo nell’ambito della rispettiva competenza e non possono derogare n� alle leggi ordinarie n� ai regolamenti emanati dal Governo (artt. 3, comma 2, e 4, comma 2, preleggi al codice civile).
Il regolamento � per sua natura sempre subordinato all’atto legislativo (art. 4, comma 1, preleggi al codice civile).
Prima di concludere l’argomento generale dei regolamenti, va rilevato che, avendo essi natura sostanzialmente normativa ma forma amministrativa (l’atto che li contiene � un decreto) e provenienza da organi che hanno anche titolarit� di funzioni amministrative, si � tradizionalmente posto il problema di come differenziarli dagli atti amministrativi a contenuto generale (ad esempio: provvedimenti fissanti, in via generale, condizioni di contratto, tariffe, prezzi, atti di pianificazione generale).
"I regolamenti non possono contenere norme contrarie alle disposizioni delle leggi. I regolamenti emanati a norma del secondo comma dell’art. 3 non possono nemmeno dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo"�.
1)	le leggi;
2)	i regolamenti;
3)	gli usi.
L’art. 23 della Costituzione pi� volte citato, secondo cui le prestazioni personali e patrimoniali possono essere imposte solo in base alla legge, richiede per comune opinione della giurisprudenza e della dottrina che, una volta determinati per legge oggetto, criteri e soggetti passivi, la semplice quantificazione precisa dell’imposizione pu� essere lasciata ad atti specificativi, come i regolamenti (c.d. riserva relativa di legge).
Nel caso di conflitto tra norme di rango diverso, in ogni caso, non si verifica un’abrogazione tout court, ma ha luogo "una provvisoria prevalenza della legislazione statale, nelle more dell’adeguamento della legislazione regionale"�.
I) REGOLAMENTI TARSU � TIA/1 � TIA/2 �
Regolamento comunale (art. 68 D.Lgs. n. 507 del 15/11/1993).
Regolamento governativo (DPR n. 158 del 27/04/1999 in G.U. S.O. n. 129 del 04/06/1999) da qualificare regolamento esecutivo (vedi lett. H, n. 1);
Regolamento comunale (art. 21 D.Lgs. n. 22 del 05/02/1997).
la TARSU non � stata prorogata per il 2010 e 2011 e, quindi, � stata soppressa con il relativo regolamento comunale;
la TIA/1 � operativa a tutti gli effetti dal 2010 e seguenti, con il regolamento governativo n. 158 del 1999 citato (oltre ai regolamenti comunali);
la TIA/2 pu� essere scelta dai Comuni, che, in assenza dello specifico regolamento governativo, possono adottare soltanto quello della TIA/1.
"In questo quadro normativo alquanto intricato, numerosi Comuni hanno sollevato comprensibili dubbi in ordine al prelievo tributario applicabile in materia di gestione di rifiuti e se sulla TIA/1 possa continuare ad essere applicata l’IVA a seguito della norma appena riportata.
"Per i Comuni in questione non si pongono particolari problemi, poich� possono continuare ad applicare la TARSU utilizzando eventualmente, ai fini della determinazione delle tariffe, i criteri delineati nel DPR n. 158/1999, operazione da ritenere senz’altro possibile secondo quanto affermato:
nella circolare n. 25/E del 17 febbraio 2000, in cui � stato chiarito che "risulta sostanzialmente coerente con il principio dell’art. 65 l’utilizzazione dei criteri dettati dal metodo normalizzato per la determinazione della tariffa della tassa;
nella decisione n. 750 del 10 febbraio 2009, in materia di TARSU, in cui il Consiglio di Stato ha posto in evidenza come il DPR n. 158/1999 "non fissa solo un metodo per la determinazione della qualit� e quantit� di rifiuti solidi urbani prodotti per categoria di utenza, ma persegua anche lo scopo di stabilire il metodo sulla base del quale gli Enti locali devono calcolare la tariffa stessa"�.
Le sintetiche conclusioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze non sono assolutamente accettabili perch�:
innanzitutto, fanno riferimento ad una circolare del lontano anno 2000 e ad una decisione del Consiglio di Stato del 10/02/2009 quando era per legge ancora operativa la TARSU (soppressa, invece, per gli anni 2010 e 2011); quindi, il riferimento temporale � inopportuno,oltre che inutile, perch� i documenti citati non prendono assolutamente in considerazione la nuova problematica sorta soltanto nel 2010;
inoltre, anche a voler ignorare quanto sopra, con l’abrogazione della TARSU dal 2010 sono caduti automaticamente tutti i relativi regolamenti comunali (vedi lett I) e con l’unica legge relativa alla TIA/1 e TIA/2, attualmente, � applicabile l’unico regolamento governativo esistente (DPR n. 158 cit.), che logicamente si riferisce soltanto alla specifica normativa della TIA/1 (tanto � vero che i riferimenti giuridici sono fatti al D.Lgs. n. 22 del 05 febbraio 1997 e la determinazione della tariffa � fatta tenendo conto della parte fissa e della parte variabile, ex art. 3, comma 2, cio� a criteri totalmente diversi dalla TARSU, come abbiamo esposto alle lettere B) e C) del presente articolo);
infine, il Consiglio di Stato, con la succitata decisione, richiama il D.P.R. n. 158/1999 soltanto "per le classi di utenza"� e non certo per l’integrale costo del servizio (infatti, si fa riferimento all’ 88, 42% del costo del servizio per gli alberghi).
Quindi, quando l’art. 238, comma 11, del D.Lgs. n. 152 cit. (TIA/2) afferma che: "Sino all’emanazione del regolamento di cui al comma 6 e fino al compimento degli adempimenti per l’applicazione della tariffa continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti"� � chiaro che il riferimento � fatto soltanto al regolamento governativo n. 158 cit. (della TIA/1) perch�, tenendo conto della gerarchia delle fonti sopra esposta (lettere H ed I):
la TARSU � stata soppressa per gli anni 2010 e 2011 perch� non � stata pi� prorogata (art. 49, comma 1, D.Lgs. n. 22/97 cit.);
l’unico regolamento applicabile � quello governativo n. 158 cit. (c.d. di esecuzione) che disciplina soltanto la TIA/1 e, per opzione, la TIA/2, mai per� la TARSU, che ha caratteristiche e struttura completamente diverse.
1)	Il riferimento ai "regolamenti comunali"� non pu� che riferirsi ai soli regolamenti comunali della TIA/1 (art. 21, comma 2, D.Lgs. n. 22/97) e non certo ai regolamenti comunali TARSU (art. 68, comma 1, D.Lgs. n. 507/93) ormai decaduti perch� la relativa legge � stata soppressa.
In altre parole, quando in molteplici sue disposizioni la Costituzione prevede che "in base alla legge"� (come nell’art. 23 cit.) saranno adottate certe normative, ci� significa che soltanto il Parlamento � tenuto ad intervenire per dettare le sue discipline, a secondo dei casi pi� o meno dettagliatamente articolate, e non potrebbe, quindi, disporre nella sua legislazione l’affidamento di una ulteriore disciplina a fonti diverse e secondarie (come i regolamenti).
Secondo la Corte Costituzionale, infatti, la riserva (anche relativa) implica, dunque, sia "il monopolio del legislatore"�, escludendo la concorrenza delle fonti secondarie, sia l’imposizione "alla autorit� normativa primaria di non sottrarsi al compito che solo ad essa � affidato"� (Corte Costituzionale, sentenza n. 383 del 1998).
2)	La diversa terminologia "tassa"� e "tariffa"� � ininfluente perch� la TIA/1 � a tutti gli effetti una "tassa"�, come ha precisato la Corte Costituzionale con la pi� volte citata sentenza n. 238 del 2009 (lett. C) del presente articolo).
3)	In definitiva, oggi, per i Comuni l’unica opzione possibile � tra la TIA/1 e la TIA/2, tanto � vero che l’art. 14 cit. conferma la possibilit� di adottare la tariffa integrata ambientale (TIA/2), logicamente adottando l’unico regolamento governativo oggi esistente (n. 158/1999), come stabilito dall’art. 5, comma 2-quater, del D.L. n. 208/2008, anche questo pi� volte citato.
4)	Infine, anche a voler prescindere da tutto quanto sopra esposto, il D.Lgs. n. 23 del 14 marzo 2011 � entrato in vigore il 07 aprile 2011 (G.U. n. 67 del 23/03/2011 � art. 73, comma 3, della Costituzione) e quindi:
non riguarda neppure l’anno 2011, perch� la norma non ha effetto retroattivo, per cui i Comuni gi� all’01/01/2011 avrebbero dovuto adottare la TIA/1, in continuit�, peraltro, con l’anno 2010 (salvo eventualmente l’opzione per la TIA/2);
non � stato minimamente modificato l’art. 49, comma 1, del D.Lgs. n. 22/97, che ha soppresso, in attuazione di Direttive comunitarie, la "tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani"� ed ha istituito una "tariffa"� per la copertura totale (e non pi� parziale) dei costi del servizio di smaltimento, che deve essere sempre determinata dall’ente impositore e mai dalla societ� di gestione dei servizi (Cassazione � Sezione Tributaria � sentenza n. 8313 del 02 marzo 2010, depositata l’08 aprile 2010).
Alla luce di quanto sopra esposto a livello giuridico, i contribuenti possono impugnare le cartelle esattoriali TARSU per gli anni 2010 e 2011 entro 60 giorni dalla notifica alla competente Commissione Tributaria, chiedendo l’annullamento totale perch� la TARSU non � pi� applicabile per gli anni 2010 e 2011.
Nell’ottica del federalismo fiscale, c’� la volont� del Governo di reintrodurre la TARSU ancorandola, per�, alla rendita e non pi� alla superficie (intervista del Ministro Calderoli, in Il Sole 24 Ore del 18/12/2010).
In ogni caso, qualunque siano le intenzioni del legislatore, l’importante � che l’intero istituto giuridico sia ridisciplinato in modo chiaro, organico e preciso per non alimentare dubbi interpretativi tra i contribuenti, i professionisti e, soprattutto, i Comuni, questi ultimi soggetti al controllo della Corte di Conti.
www.studiotributariovillani.it -

References: art. 238
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 art. 73
 sentenza