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Timestamp: 2020-07-13 14:52:54+00:00

Document:
Parrocchie e unità pastorali
Vescovo diocesano | Linee guida | FDBB 2019, S. 225 - 227 | Il Team pastorale nelle parrocchie
Vescovo diocesano | Statuto | FDBB 2016, S. 427-441 | Statuto e regolamento degli organismi della parrocchia e delle unità pastorali
STATUTO E REGOLAMENTO DEGLI ORGANISMI DELLA PARROCCHIA E DELLE UNITÀ PASTORALI
1. Statuto del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario
Art. 1 La Chiesa, comunità dei credenti in Cristo, è edificata dal Signore stesso con “pietre vive” e arricchita di molteplici doni di grazia (cfr. 1 Pt 2,5). Le comunità parrocchiali rivestono un ruolo particolare nella comunità della Chiesa, perché esse rendono presente in un certo qual modo la Chiesa visibile diffusa su tutta la Terra (Concilio Vaticano II, Costituzione sulla liturgia, SC 42).
I membri delle comunità parrocchiali partecipano, in quanto cristiani battezzati e cresimati, all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo e collaborano al compito e alla missione della Chiesa nel mondo odierno (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica “Christifideles laici”, n. 23).
In modo speciale è compito del parroco provvedere alla cura pastorale della comunità a lui affidata e compiere come pastore le funzioni di insegnare, santificare e governare (cfr. can. 519 CIC).
In questo compito il parroco è coadiuvato nella parrocchia dal Consiglio pastorale parrocchiale che collabora nell’attività pastorale con il consiglio e l’azione. Nell’unità pastorale le parrocchie in essa associate collaborano strettamente in conformità agli “Orientamenti per la pastorale nelle unità pastorali”. In questa collaborazione il responsabile dell’unità pastorale è coadiuvato dal Consiglio pastorale unitario.
II. Composizione del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario
Composizione del Consiglio pastorale parrocchiale (CPP)
Art. 2 Il Consiglio pastorale parrocchiale (CPP) viene istituito in ogni parrocchia ed è composto:
dal parroco e dalle altre persone designate e incaricate per la pastorale parrocchiale ordinaria, che fanno parte di diritto del CPP (sacerdoti, diaconi e assistenti pastorali);
dai membri eletti dalla comunità parrocchiale;
di delegati di particolari ambiti pastorali (Associazioni cattoliche, Catechesi, Caritas, Movimenti…) o di ordini religiosi, che però non devono superare la metà dei membri del CPP. Il CPP uscente decide sia il numero che l’ambito di provenienza dei delegati. I responsabili di questi ambiti votano tra di loro colui o colei designata per il CCP
da persone cooptate dal CPP con la maggioranza dei due terzi dei membri.
Art. 3 In ogni parrocchia della Diocesi c’è solo un Consiglio Pastorale Parrocchiale.
La composizione dei CPP nelle parrocchie plurilingue deve rispecchiare approssimativamente le strutture etniche della comunità, tenendo presente le realtà del posto. Il CPP uscente stabilisce la composizione etnica del CPP (questo riguarda sia la scelta dei delegati/delle delegate come per i membri dei CPP che devono essere eletti attraverso l’apposita lista dei candidati/candidate). Se in una comunità parrocchiale il gruppo linguistico minoritario non è in grado di far eleggere un suo rappresentante, bisogna comunque fare in modo che esso sia rappresentato da un proprio membro nel Consiglio.
Art. 4 Il CPP resta in carica per cinque anni. Qualora circostanze parti-colari lo suggeriscano, la durata dell’incarico può essere ridotta o prolungata con il consenso dell’Ordinario.
Composizione del Consiglio pastorale unitario (CPU)
Art. 5 Se più parrocchie sono associate in una unità pastorale, si istituisce il Consiglio pastorale unitario (CPU) che coadiuva il Responsabile con il consiglio e l’azione.
Il CPU è composto:
dal responsabile dell’unità pastorale e dagli altri sacerdoti, dai diaconi e dai collaboratori/collaboratrici pastorali operanti nell’unità pastorale;
da almeno due rappresentanti delle singole parrocchie dell’unità pastorale, eletti dai rispettivi CPP, dei quali almeno uno deve essere membro del CPP.
Art. 6 Il CPU resta in carica per cinque anni, o comunque fino a quando, dopo la nuova nomina dei CPP, sono eletti i rappresentanti dei CPP nel CPU.
Per tutto il resto si deve fare riferimento alle direttive vigenti per i CPP e al regolamento per gli organismi delle parrocchie e delle unità pastorali (cfr. C).
Decadenza del mandato
Art. 7 Il mandato di un membro del Consiglio Pastorale decade qualora egli dia le dimissioni o sia impedito o sia assente ingiustificato per tre sedute consecutive.
Se un membro decade, subentra il candidato con il maggior numero di voti e, in caso di parità, il più anziano in età. Se il membro che decade rappresenta un ambito pastorale, viene sostituito da un altro membro dello stesso ambito. Se questo non fosse possibile, il CPP può determinare un altro ambito pastorale che dal quale una persona sarà delegata al CPP.
Qualora un membro del Consiglio Pastorale Unitario decada dal suo mandato o per dimissioni o per impedimento o per tre assenze ingiustificate consecutive, il CPP della parrocchia di appartenenza del membro del CPU deve eleggerne un altro come sostituto.
Quando la metà o più dei membri cessa contemporaneamente di farne parte, il Consiglio deve essere sciolto. Una eventuale nuova elezione è da concordarsi con la Curia diocesana.
III. Compiti del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario
Art. 8 Il Consiglio pastorale parrocchiale e il Consiglio pastorale unitario hanno il compito di analizzare la situazione della pastorale nella parrocchia ossia della unità pastorale, rispettivamente nell’unità pastorale, valutarla alla luce del vangelo, promuovere iniziative pastorali e fissare – tenendo conto degli orientamenti del Sinodo (2013-2015) e delle priorità della Diocesi – le priorità pastorali nell’ambito dell’annuncio, della liturgia e della carità.
In collaborazione con il parroco ossia con il responsabile, i Consigli si impegnano affinché il mandato e la missione della Chiesa trovino concreta attuazione nella parrocchia, rispettivamente nell’unità pastorale.
In particolare è compito del CPP e del CPU:
promuovere la collaborazione dei fedeli nella vita ecclesiale, incoraggiando singoli, gruppi e associazioni a mettere a servizio le loro specifiche capacità e esperienze;
programmare e tradurre in atto iniziative pastorali, da raccordare e armonizzare nella parrocchia, nell’unità pastorale, nel decanato e nella diocesi;
individuare collaboratrici e collaboratori e curare la loro forma-zione e aggiornamento;
ricercare una intensa collaborazione fra le parrocchie dell’unità pastorale;
impegnarsi a promuovere collaborazione e scambio con i gruppi e le associazioni ecclesiali e civili;
prendere posizione su problemi socio-politici, specialmente se riguardano la dignità e i diritti dell’uomo;
partecipare responsabilmente a una eventuale nuova imposta-zione pastorale nella parrocchia e fra le parrocchie.
Art. 9 Il CPU formula un programma pastorale, che si può estendere a uno o più anni, e lo mette per iscritto.
Art. 10 Nel campo amministrativo il CPP ha queste competenze:
il CPP elegge la metà dei membri del Consiglio per gli affari economici della parrocchia (CPAE) e collabora con esso in base alle linee indicate nello statuto del CPAE;
il CPP prende posizione in merito a nuova costruzione, ampliamento, ristrutturazione di edifici parrocchiali, nonché in merito a lavori di restauro di grossa entità ed esprime il proprio parere riguardo la vendita o l’acquisto di beni immobili;
il CPP decide, unitamente al CPAE, eventuali assunzioni di collaboratrici e collaboratori nella pastorale;
il CPP si preoccupa, unitamente al CPAE, affinché nell’amministrazione parrocchiale si provveda in modo adeguato alle necessità sociali e pastorali della parrocchia, della diocesi e della Chiesa universale;
il CPP prende posizione sul resoconto amministrativo annuale prima della approvazione da parte del CPAE.
IV. Modalità operative del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario
Art. 11 Il CPP e il CPU si riuniscono almeno quattro volte all’anno. Le sedute si svolgono secondo il “Regolamento dei Consigli e degli organismi nella parrocchie e dell’unità pastorale (vedi Pagina 12).
Art. 12 Nelle Parrocchie che hanno il CPP plurilingue, questo si riunisce di norma insieme. Argomenti particolari (che per e.s. riguardano un solo gruppo linguistico, oppure un ambito particolare della pastorale) possono essere discussi in una seduta separata, per essere poi sottoposti alla delibera nel CPP.
Art. 13 Le delibere entrano in vigore se il parroco o il responsabile dell’unità pastorale sono d’accordo. Se questo non avviene, oppure se viene fatto ricorso all’Ordinario, valgono le norme previste dal “Regolamento”.
Art. 14 Le decisioni prese nel CPP o nel CPU con l’approvazione del parroco o del responsabile sono obbliganti nel rispettivo ambito (parrocchia o unità pastorale). Decisioni che superano l’amministrazione ordinaria hanno bisogno dell’approvazione dell’Ordinariato vescovile. Le decisioni devono essere portate a conoscenza della comunità parrocchiale o delle parrocchie dell’unità pastorale nella forma più idonea.
V. Organi del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario
Il/La presidente del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario
Art. 15 La posizione particolare del parroco e del responsabile dell’unità pastorale, secondo il can. 536 CIC, rimane salvaguardata anche se come presidente delle sedute viene eletto, con maggioranza di voto, un laico, che sarà chiamato semplicemente presidente.
Art. 16 Il/La presidente rappresenta pubblicamente il CPP, rispettiva-mente il CPU ed è corresponsabile della vita ecclesiale insieme con il parroco, rispettivamente con il responsabile dell’unità pastorale. Egli convoca le sedute del CPP, rispettivamente del CPU, e le modera. In caso di impedimento del/della presidente subentra il/la vicepresidente, il quale/la quale viene eletta con la semplice maggioranza
La giunta esecutiva del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario
Art. 17 La giunta esecutiva è composta da almeno tre membri. Ne fanno sempre parte il parroco, ossia il responsabile dell’unità pastorale e il/la presidente del CPP, rispettivamente del CPU, inoltre altri membri eletti al loro interno dal CPP, rispettivamente dal CPU. Presidente della giunta è il/la presidente del CPP, rispettivamente del CPU.
Art. 18 Compiti della giunta esecutiva:
gestire gli affari correnti e preparare e convocare le sedute del Consiglio;
provvedere all’attuazione delle decisioni prese dal Consiglio; decidere in conformità al programma pastorale in merito a problemi o questioni improrogabile e presentare queste decisioni al successivo CPP, rispettivamente al CPU per la ratifica;
prendere disposizioni e iniziative atte a promuovere la vita ecclesiale;
preparare e convocare le assemblee parrocchiali.
Art. 19 La giunta esecutiva dura in carica fino alla costituzione della nuova giunta da parte del nuovo eletto CPP o CPU.
Art. 20 Per specifici ambiti (ad es. liturgia, catechesi, formazione degli adulti, Caritas, missioni, pastorale giovanile, pastorale familiare, pubbliche relazioni, ecc.) il CPU può costituire corrispondenti commissioni o incaricare responsabili. Il riferimento a programma pastorale dell’unità pastorale il loro compito è fare proposte per la pastorale nell’unità pastorale e presentarle al CPP. Quest’ultimo ha il compito di prendere le decisioni strategiche per la Pastorale dell’unità pastorale (per es.: Liturgia, il modo di preparare la catechesi per i sacramenti…). Allo stesso tempo il CPP può costituire, per gli stessi ambiti, dei gruppi di lavoro o incaricare dei responsabili. Il loro compito nelle Parrocchie è coordinare e promuovere il lavoro pastorale nei rispettivi vari ambiti in riferimento al programma pastorale del CPU.
Art. 21 Delle commissioni e dei gruppi di lavoro possono far parte anche persone che non sono membri del CPP o del CPU. Le commissioni e i gruppi di lavoro restano in carica per cinque anni come il CPP e il CPU.
Art. 22 Ogni commissione e ogni gruppo di lavoro elegge al suo interno un/a responsabile, un/a vice-responsabile e un/a segretario/a con il compito di redigere il verbale delle sedute.
Art. 23 Le commissioni e i gruppi di lavoro nello svolgimento del loro lavoro si attengono alle indicazioni generali del CPP o del CPU e prendono le decisioni importanti in accordo con essi. Una volta all’anno esse presentano al Consiglio una relazione del loro operato, che viene discussa nel Consiglio.
Art. 24 Tutti i parrocchiani dovranno essere invitati una volta all’anno a un’assemblea parrocchiale, che ha lo scopo di rafforzare il senso di appartenenza alla comunità parrocchiale, dare informazioni dirette sulla vita e sulle iniziative della parrocchia e offrire a tutti i partecipanti la possibilità di collaborare alla vita parrocchiale con proposte e prese di posizione.
Assemblee di tal genere sono raccomandabili anche sul piano dell’unità pastorale.
Art. 25 Nel corso dell’assemblea parrocchiale il CPP, il CPAE, i vari gruppi di lavoro, rispettivamente il CPU e le sue commissioni dovrebbero:
informare sulle loro attività;
presentare e discutere i punti principali dell’attività annuale e le necessità di natura pastorale;
sottoporre all’assemblea problemi particolari;
prendere in considerazione proposte e prese di posizione dei parrocchiani.
Art. 26 I lavori dell’assemblea devono essere verbalizzati e i relativi atti conservati nell’archivio parrocchiale.
B. Statuto del Consiglio per gli affari economici della parrocchia
Art. 1 Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia (CPAE) viene istituito in ogni parrocchia in conformità al can. 537 CIC ed è l’organismo nel quale si esprime la collaborazione responsabile dei laici nell’amministrazione dei beni ecclesiastici.
Il CPAE deve essere distinto dal CPP e opera nel proprio settore in armonia con le direttive della diocesi e con le leggi del diritto canonico e civile.
Art. 2 Compito del CPAE è assistere il parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia (can. 1280 CIC) e provvedere affinché, tramite una oculata amministrazione, questi beni assolvano il loro compito istituzionale e cioè il compimento regolare del culto divino, l’assicurazione di un dignitoso sostentamento del clero e delle altre persone a diretto servizio della Chiesa, l’esercizio delle opere di apostolato e di carità (cfr. can. 1254 § 2 CIC).
Art. 3 Il CPAE è composto dal parroco che lo presiede quale legale rappresentante della parrocchia in conformità al can. 532 CIC e da altri membri in numero minimo di due e massimo di sei, di cui la metà designati dal CPP e l’altra metà dal parroco.
Art. 4 Tra i membri del CPAE viene designato il/la vicepresidente nonché un/a segretario/a che redige il verbale delle sedute ed è responsabile della custodia dei documenti.
Art. 5 Il CPAE rimane in carico cinque anni in corrispondenza del periodo di carica del CPP. Il CPAE prosegue lo svolgimento delle proprie funzioni anche dopo la scadenza del periodo di carica fino alla costituzione del nuovo CPAE. È ammessa la rielezione o la riconferma dei membri del CPAE.
Art. 6 Qualora un membro del CPAE cessi dal proprio ufficio per dimissioni, impossibilità permanente di partecipare alle sedute o per assenza ingiustificata a tre sedute consecutive, entro un mese verrà sostituito da un nuovo membro conformemente alle relative modalità di nomina (elezione da parte del CPP o nomina da parte del parroco).
III. Compiti e modalità di lavoro
Art. 7 Il CPAE opera nell’ambito dell’amministrazione ordinaria dei beni ecclesiastici della parrocchia e ha questi compiti:
aiutare il parroco nel reperimento dei mezzi finanziari e nella copertura dei costi dell’attività pastorale;
offrire la propria consulenza per gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione e adottare le relative delibere;
informare e sensibilizzare la comunità parrocchiale sulle questioni economiche;
insieme al parroco provvedere alla conservazione e alla manutenzione degli edifici ecclesiastici e degli impianti;
esaminare al termine di ogni anno finanziario i libri contabili della parrocchia e la relativa documentazione e approvare il resoconto economico della parrocchia insieme al CPP;
verificare annualmente lo stato patrimoniale della parrocchia, aggiornare e ordinare la relativa documentazione e provvedere perché essa sia custodita adeguatamente nell’archivio parrocchiale.
Art. 8 Il CPAE collabora con il CPP soprattutto in questi ambiti:
in merito a nuova costruzione, ampliamento, ristrutturazione di edifici parrocchiali, nonché in merito a lavori di restauro di grossa entità, vendita o acquisto di beni immobili, il CPP e il CPAE decidono insieme;
per quanto riguarda l’assunzione di collaboratrici e collaboratori pastorali la decisione viene presa in seduta comune dal CPAE e dal CPP e viene comunicata all’Ordinario diocesano;
il CPAE si preoccupa, unitamente al CPP, affinché nell’amministrazione parrocchiale si provveda in modo adeguato alle necessità sociali e pastorali della parrocchia, della diocesi e della Chiesa universale.
Art. 9 Gli atti di straordinaria amministrazione, elencati nel Decreto dell’Ordinario diocesano, sono discussi nel CPAE e decisi tenendo conto delle necessarie autorizzazioni e prese di posizione. Per l’attuazione delle delibere è necessaria l’approvazione o l’autorizzazione dell’Ordinario diocesano in conformità al can. 1281 § 1 CIC.
Art. 10 Il CPAE si riunisce almeno tre volte all’anno e ogni qualvolta il parroco lo ritenga necessario o lo richiedano almeno due membri del CPAE. Spetta al presidente convocare il CPAE e redigere l’ordine del giorno. Per le sedute ci si attiene al “Regolamento dei Consigli e degli organismi della parrocchia e dell’unità pastorale” (vedi pag. 12).
IV. Resoconto amministrativo
Art. 11 Al termine di ogni anno finanziario, che va dal 01.01 al 31.12, viene presentato al CPP il resoconto finanziario per una presa di posizione che il CPP deve comunicare entro quattro settimane. Dopo questo termine il CPAE decide l’approvazione del reso conto finanziario, che viene presentato entro il 30 giugno dell’anno successivo alla curia vescovile in doppia copia firmato dal parroco e dal/dalla vicepresidente.
Art. 12 Una volta all’anno il CPAE rende conto anche alla comunità parrocchiale nella forma adeguata (assemblea parrocchiale, notiziario parrocchiale, ecc.) dell’amministrazione dei beni ecclesiastici, informando sulle voci più rilevanti delle entrate e delle uscite e sulla situazione economico-finanziaria della parrocchia.
V. Corresponsabilità nell’amministrazione
Art. 13 Il parroco con il consenso del CPAE può affidare affari di ordinaria amministrazione a singole persone, le quali ne sono responsabili davanti al parroco e al CPAE e ne rendono conto.
Art. 14 Per ulteriori affidamenti di responsabilità nell’amministrazione come pure per l’esercizio della legale rappresentanza in atti di straordinaria amministrazione è necessaria la richiesta all’Ordinario diocesano e la sua autorizzazione.
VI. Norme generali
Art. 15 Per tutto ciò che non è regolato dai presenti statuti si applicano le norme del Codice di Diritto Canonico, le disposizioni dell’Ordinario diocesano e le norme del diritto civile.
C. Regolamento dei Consigli e degli organismi della parrocchia e dell’unità pastorale
Gli organismi della parrocchia e dell’unità pastorale (CPP, CPAE, CPU, giunta esecutiva, gruppi di lavoro, commissioni) operano in conformità ai rispettivi statuti e secondo questo regolamento:
gli organismi della parrocchia e dell’unità pastorale sono convocati dal rispettivo presidente almeno otto giorni prima della seduta. La convocazione è scritta e deve indicare data, luogo e ordine del giorno della seduta.
Se un terzo dei membri o la giunta esecutiva ne fanno richiesta, il Consiglio deve essere convocato entro 14 giorni.
Per casi di particolare urgenza gli organismi possono essere convocati entro 48 ore. Qualora però almeno un terzo dei membri sollevi obiezioni per la brevità del tempo di convocazione, in tale seduta non si potranno prendere decisioni. La seduta in questo caso avrà solo valore consultivo.
L’ordine del giorno è fissato dal/dalla presidente o, se c’è, dalla rispettiva giunta esecutiva.
Ogni membro con diritto di voto, come ogni gruppo di lavoro e ogni commissione, può presentare delle proposte per la discussione fino a due settimane prima della seduta e in casi urgenti all’inizio della seduta.
Inoltre ogni membro ha la facoltà di richiedere al/alla presidente, al più tardi entro due giorni prima della seduta, che vengano trattati ulteriori argomenti. La decisione di accogliere o meno tale richiesta spetta al Consiglio all’inizio della seduta.
I membri dei vari organismi non possono farsi sostituire da altri nelle sedute. Senza diritto di voto possono essere invitati alle sedute anche non membri in qualità di esperti.
Moderatore delle sedute è il/la presidente. Egli/Ella può delegare a tale ufficio anche un altro membro.
Ogni seduta abbia inizio con una preghiera o una riflessione spirituale.
Ogni organismo designa un/a segretario/a il cui compito è redigere il verbale delle sedute. Questi può essere incaricato per tutto il periodo di carica oppure per ogni seduta.
I punti all’ordine del giorno vengono trattati nell’ordine stabilito. Con decisione della maggioranza può essere decisa l’esclusione di argomenti posti all’ordine del giorno, la variazione dell’ordine di discussione dei punti proposti o l’ammissione di nuovi argomenti.
Il/La presidente dà la parola secondo l’ordine di richiesta. Ogni richiesta di intervento riguardante l’ordine del giorno ha la precedenza rispetto ad ogni altra richiesta. È possibile fissare un limite al numero e alla durata degli interventi.
Tutti i membri possono partecipare alle votazioni. Il parroco e il responsabile dell’unità pastorale non partecipano al voto. Possono essere prese decisioni e fatte votazioni se sono presenti almeno i due terzi dei membri. La presenza legale è verificata dal/dalla presidente all’inizio della seduta. La votazione su una proposta vien fatta, di regola, per alzata di mano. Se un membro chiede una votazione segreta, la richiesta deve essere soddisfatta. Eventuali votazioni o decisioni riguardanti persone devono essere fatte sempre a scrutinio segreto. Il/La presidente verifica il numero dei voti favorevoli o contrari o astenuti. In caso di dubbi sull’esito, la votazione viene ripetuta. Le delibere vengono approvate con maggioranza semplice. A parità di voti la proposta deve considerarsi respinta.
Le delibere entrano in vigore se il parroco, rispettivamente il responsabile, sono d’accordo. Se il parroco o il responsabile non sono d’accordo su un determinato punto, questo deve essere ridiscusso nella seduta successiva. Se ancora non si trova un accordo, il Consiglio può fare ricorso entro 14 giorni all’Ordinario diocesano specificando le motivazioni e allegando il verbale della seduta. L’Ordinario presenta la questione alla competente commissione arbitrale presso la curia e infine prende la decisione definitiva che viene comunicata per iscritto e con le debite motivazioni.
La commissione arbitrale è composta da tre membri. Uno è nominato dall’Ordinario diocesano e uno dal Consiglio pastorale diocesano. Questi due membri scelgono insieme il terzo. La commissione arbitrale viene costituita di nuovo dopo ogni elezione dei Consigli pastorali parrocchiali.
Un membro non può partecipare alla discussione e alla votazione se la decisione riguarda lui personalmente o la moglie/il marito o i suoi parenti diretti. Se si presenta effettivamente questo caso lo decide il Consiglio stesso.
Per ogni seduta deve essere redatto il verbale. Il verbale deve contenere: data, luogo, orario di inizio e termine della seduta, i nomi del/della presidente e del/della segretario/a, i nomi dei presenti e degli assenti, i nomi delle persone esterne invitate quali esperti, l’ordine del giorno, le proposte inoltrate, i risultati delle elezioni e votazioni, le riflessioni collettive e le iniziative programmate, gli accordi per l’esecuzione di determinati impegni.
Se una proposta viene approvata con l’astensione o il voto contrario di un membro, questi ha il diritto che la sua diversa opinione sia annotata nel verbale.
Il verbale viene presentato al Consiglio nella seduta successiva per l’approvazione. I membri hanno diritto di apportare aggiunte e variazioni al testo. Le modifiche sono annotate nel verbale della seduta in corso.
Tutti i verbali o le annotazioni devono essere firmati dal/dalla presidente e dal/dalla segretario/a e conservati nell’apposito archivio. I membri su richiesta possono prenderne visione.
Ogni Consiglio decide circa il carattere pubblico delle sedute.
Qualora siano in gioco motivate esigenze di singole persone o della comunità parrocchiale, come pure il bene comune, l’argomento non va trattato in seduta pubblica.
I membri devono mantenere il riserbo sugli argomenti che il Consiglio ha ritenuto di carattere riservato. Questioni di carattere personale e argomenti discussi in sedute non pubbliche sono sempre da trattare in modo riservato anche quando ciò non sia stato espressamente deciso.
Per l’esecuzione delle decisioni è responsabile il presidente o la giunta esecutiva, se non sono state incaricate altre persone.
I presenti Statuti del Consiglio pastorale parrocchiale, Consiglio pastorale unitario e Consiglio per affari economici della parrocchia, come pure il Regolamento degli organismi della parrocchia e dell’unità pastorale sono con ciò approvati ed entrano in vigore il 15. settembre 2016.
Essi sostituiscono gli statuti del 1. settembre 2009.
Bolzano, Festa dell’Esaltazione della Croce, 14. settembre 2016
Prot. 482-16
+Ivo Muser
Vescovo diocesano | Regolamento | FDBB 2009, S. 437-443 | Assistenti pastorali - Regolamento per l'attività nelle parrocchie e nelle unità pastorali
ASSISTENTI PASTORALI REGOLAMENTO PER L’ATTIVITÀ NELLE PARROCCHIE E NELLE UNITÀ PASTORALI
I. Profilo professionale, posizione e compito nella Chiesa
Come Chiesa siamo chiamati a vivere e operare insieme con Cristo nella comunità. Questa fondamentale vocazione, che proviene dai sacramenti del battesimo, della cresima e dell’eucaristia, si manifesta nei vari servizi, incarichi e uffici della Chiesa, fra i quali ha un posto particolare quello di assistente pastorale.
“Assistente pastorale” indica un servizio pastorale professionale aperto a donne e uomini e precisamente una collaborazione pastorale qualificata con i responsabili nelle parrocchie, nelle unità pastorali, nei decanati come pure nelle associazioni ecclesiali sul piano diocesano.
Per il servizio di assistenti pastorali è richiesta una matura personalità, vita di fede, rapporto personale con Cristo e senso di appartenenza alla Chiesa in unità con il Vescovo. Concretamente ci si attende dall’assistente pastorale:
una compiuta formazione teologica (compimento degli studi di teologia o frequenza di una scuola specialistica superiore)
stile di vita in consonanza con lo spirito del vangelo
coscienza del lavoro e capacità a lavorare in gruppo
capacità di assumere compiti pastorali, risvegliare carismi nella comunità, comunicare con le persone e accompagnarle nelle diverse situazioni della vita
cura della propria formazione permanente
capacità di assumere inziative in proprio e lavorare in modo autonomo
positivo confronto con difficoltà e conflitti
II. I particolari settori di attività
I particolari ambiti di lavoro nei quali gli assistenti pastorali devono mostrare capacità e competenza sono:
ricerca, preparazione e accompagnamento di collaboratori
formazione e accompagnamento di gruppi e iniziative parrocchiali
preparazione e accompagnamento dei catechisti parrocchiali
preparazione e accompagnamento di gruppi per le celebrazioni liturgiche
guida di gruppi biblici, di preghiera e di dialogo nonché di esercizi spirituali nella vita ordinaria
preparazione e celebrazione di liturgie della Parola (cfr. direttive dell’Ufficio pastorale “Der Dienst von Laien in Verkündigung und Predigt”)
preparazione e accompagnamento di genitori e padrini (battesimo e cresima)
pastorale giovanile (promozione, collaborazione, accompagnamento)
pastorale della salute e degli anziani (promozione, collaborazione, accompagnamento)
accompagnamento dei malati e elaborazione del lutto (promozione, collaborazione, accompagnamento)
creazione e coordinamento di progetti interparrocchiali
promozione della collaborazione interparrocchiale
sviluppo di progetti e iniziative per la pastorale dei turisti
collaborazione nell’ufficio parrocchiale e nelle pubbliche relazioni.
III. Indicazioni per l’assunzione, l’organizzazione del lavoro e il regolamento di servizio
Normalmente l’assistente pastorale è assunto in base a un contratto da parte della parrocchia o dell’ente particolare; il legale rappresentante firma il contratto di assunzione. Per l’assistente pastorale viene nominata da parte della parrocchia o dell’ente particolare una persona di riferimento, che può essere il parroco o un’altra persona da lui nominata, la quale ha la competenza di dare le direttive in base agli accordi presi e di fare regolari verifiche. Tenendo conto delle esigenze pastorali locali e delle attitudini e qualifiche personali, vengono concordati – d’accordo con il direttore dell’Ufficio pastorale – i punti principali dell’attività e i corrispondenti compiti e competenze, in forma scritta e sottofirmata. Ogni anno si fa una verifica del lavoro svolto.
L’assunzione di un assistente pastorale prevede questi punti:
il consiglio pastorale parrocchiale fa una descrizione dettagliata dei compiti dell’assistente pastorale e chiarisce se è necessaria un’assunzione a tempo pieno o a tempo parziale
si consulta il direttore dell’Ufficio pastorale
sono precisati i costi dell’assunzione e si fa un piano di finanziamento da presentare all’Ufficio amministrativo diocesano
il consiglio pastorale parrocchiale e il consiglio per gli affari economici o il consiglio unitario decidono formalmente l’assunzione
si prendono contatti con un commercialista per le modalità di assunzione
ricerca pubblica della persona adatta
chiarimento di ogni particolare (ambito di lavoro, competenze, retribuzione, orari di lavoro, inizio, ecc.)
firma del contratto di assunzione
comunicazione alla comunità parrocchiale, al decano e alla Curia
presentazione dell’assistente pastorale alla parrocchia (comunicati, notiziario parrocchiale, alle Messe domenicali, ecc.)
per gli assistenti pastorali che cominciano il loro primo servizio è prevista una celebrazione di mandato da parte dell’Ordinario.
Datore di lavoro è la parrocchia o l’istituzione nella quale viene svolto il servizio. Se il servizio riguarda più parrocchie o un’unità pastorale o un decanato, viene concordato quale parrocchia si incarica dell’assunzione e in quale proporzione si dividono le spese fra le parrocchie.
Gli assistenti pastorali sono assunti normalmente:
con un contratto sulla base del contratto collettivo del settore commercio e servizi terziari (a seconda del grado di formazione nel 2° o nel 3° livello, a tempo pieno o parziale)
oppure come liberi collaboratori (sulla base di onorario).
La retribuzione si orienta, nel caso di un ciclo di studi teologici completi, sullo stipendio degli insegnanti di religione nella scuola media (con indennità di bilinguismo, senza supplemento provinciale).
Nel contratto sono determinati l’ambito di lavoro, l’orario di lavoro, la retribuzione o l’onorario, il pagamento dei contributi sociali e altri punti.
Il contratto collettivo del settore commercio e servizi terziari prevede fra il resto:
il tempo di prova di 60 giorni (2° e 3° livello)
stipendio di 14 mensilità
il lavoratore ha a disposizione oltre alle ferie (vedi 12 d) anche le cosiddette ore libere: 56 ore libere e 32 ore per le festività soppresse. Queste ore possono essere conteggiate con le ore di ferie, oppure detratte per una riduzione dell’orario di lavoro settimanale da 40 a, per esempio, 38 ore. L’orario di lavoro preciso viene concordato dalle parti, tenendo conto di regolari impieghi serali o di fine settimana. Esso viene documentato con lista di presenza. Le ore straordinarie dopo le ore 20 sono pagate per 75 minuti. Le ore straordinarie la domenica e i festivi sono pagate per 90 minuti. Di norma le ore straordinarie dovrebbero essere coperte con un conguaglio. Solo eccezionalmente e su accordo reciproco vengono pagate. Per impiegati a tempo parziale non possono essere pagate ore straordinarie
le ferie per una settimana lavorativa di 40 ore sono di 26 giorni lavorativi, rispettivamente 173,3 ore. A ciò si aggiungono le sopradette ore libere. In tutto dunque 261,3 ore
in caso di assenza per malattia, dopo il 3° giorno deve essere presentato al datore di lavoro il certificato medico entro 48 ore
il rapporto di servizio termina con il raggiungimento del limite di età o per disdetta. Il diritto di disdetta spetta a entrambe le parti in osservanza del termine di disdetta. La disdetta deve avvenire in forma scritta. Il termine di disdetta è 30 giorni fino a 5 anni di servizio, 45 giorni fino a 10 anni di servizio, 60 giorni da 10 anni in poi. In presenza di una giusta causa, il rapporto di servizio può essere disdetto senza preavviso.
Le spese sostenute nel lavoro sono retribuite dietro presentazione delle fatture.
I viaggi di servizio devono essere autorizzati per ragioni di assicurazione. Il viaggio dalla residenza al luogo di lavoro non va considerato viaggio di servizio. Le spese di viaggio sono rimborsate secondo le regole della Curia.
Gli assistenti pastorali sono persone incaricate della pastorale parrocchiale ordinaria e perciò sono membri d’ufficio del consiglio pastorale parrocchiale.
All’assistente pastorale spetta un proprio ambiente di servizio e i sussidi che gli competono.
IV. Preparazione, accompagnamento e formazione permanente
La formazione dell’assistente pastorale si compie in una facoltà teologica o istituto superiore o in apposite istituzioni.
L’Ufficio pastorale offre agli assistenti pastorali – specialmente nel primo anno di servizio – un accompagnamento pratico. Una volta all’anno ha luogo un colloquio con il direttore dell’Ufficio pastorale. Si svolgono anche regolari incontri e scambi di esperienze fra di loro.
Gli assistenti pastorali sono invitati ai corsi di aggiornamento pastorale, con il compenso previsto al n. 12 c e con queste regole:
nel caso di partecipazione obbligatoria, la durata completa del corso viene calcolata come orario di lavoro. I costi li sostiene la parrocchia o l’ente
nel caso di partecipazione volontaria nell’interesse del proprio lavoro viene calcolato orario di lavoro la metà della durata del corso, l’altra metà si mette a conguaglio. Le spese sono rimborsate dietro presentazione delle ricevute. Il sabato e la domenica possono in questo caso essere considerati giorni di lavoro
nel caso di partecipazione a corsi che non sono di primario interesse per il lavoro viene concessa dispensa dal lavoro per la metà della durata del corso, l’altra metà si mette a conguaglio. Le spese sono sostenute personalmente dall’assistente pastorale. Il sabato e la domenica non possono in questo caso essere considerati giorni di lavoro.
V. Contributo diocesano per la copertura del costo del personale
Per calcolare esattamente il costo di una assunzione (cfr. n. 10) bisogna considerare che come base va preso il contratto collettivo per il commercio e i servizi terziari e in base a questo va calcolato lo stipendio lordo, i contributi sociali, l’IRAP, il contributo per il fondo pensione e il TFR. Per il calcolo esatto ci si rivolga a un commercialista.
Per quanto riguarda il contributo diocesano per la copertura del costo vale quanto segue:
per i collaboratori volontari (compenso su base onoraria) provvedono le parrocchie
per impiegati a tempo pieno o parziale (dal 50%) sulla base del contratto collettivo si può rivolgere domanda di contributo all’Ufficio amministrativo diocesano.
Un contributo diocesano per la copertura del costo annuale viene garantito a ogni parrocchia che lo richiede nella misura del 20%. Questo contributo – in considerazione della particolare situazione finanziaria della parrocchia – può essere elevato fino al 50%. Il contributo vale per tre anni e la richiesta può essere ripetuta.
Per usufruire di questo contributo deve essere presentata all’Ufficio amministrativo della Curia vescovile la relativa richiesta. Allo scopo sono necessari i seguenti documenti:
richiesta (firmata dal parroco, presidente CPP e vicepresidente CPAE)
descrizione dell’impiego e dei compiti con indicazione dell’orario di lavoro (cfr. n. 6)
piano di finanziamento (cfr. n. 20) in cui sono menzionate le possibilità di intervento da parte della parrocchia stessa nonché le rimanenti entrate di cui beneficia l’interessato (appartamento, vitto, rimborso per altre attività, ecc.).
estratti del verbale delle relative decisioni del CPP e del CPAE
visto dell’Ufficio pastorale
Approvo il “Regolamento assistenti pastorali” il quale entra subito in vigore. Questo sostituisce il regolamento in vigore dal 18.3.2003.
Bolzano, 29 giugno 2009
+ Karl Golser, Vescovo
Vescovo diocesano | Orientamenti | FDBB 2009, S. 426-436 | Orientamenti per la pastorale nelle unità pastorali
ORIENTAMENTI PER LA PASTORALE NELLE UNITÀ PASTORALI
“GETTATE LE VOSTRE RETI!”
Se diventa sempre più grave la mancanza di sacerdoti, tanto che certe strutture fondate sulla loro opera non possono essere più portate avanti, questo però non ci deve scoraggiare. Dobbiamo riconoscere i segni dei tempi e soprattutto credere che in fin dei conti il Signore Gesù Cristo stesso costruisce la sua Chiesa e le ha assicurato la sussistenza nei secoli.
“Prendete il largo e gettate le vostre reti!” (Lc 5,4) dice Gesù ai suoi discepoli, i quali avevano pescato tutta la notte senza aver preso nulla. Benché la pesca alla luce del giorno sia ancor meno fruttuosa, Pietro dice: “Maestro, sulla tua parola, getterò le reti” (Lc 5,5). Oggi la parola di Gesù è rivolta a noi che viviamo questo difficile momento nella Chiesa. Gesù ci chiama a fidarci della sua parola e delle sue promesse anche nel nostro tempo. Per mezzo suo avviene anche oggi qualcosa di grande.
Questa fiducia ci incoraggia a uscire al largo e provare anche qualcosa di nuovo. Non possiamo accontentarci di “curare” le nostre comunità. Noi vogliamo attuare ancor più la parola di Cristo che ci incarica di portare avanti il lieto messaggio nel mondo. Dobbiamo diventare di nuovo missionari, l’amore di Cristo deve spingerci come ha spinto l’apostolo Paolo.
I presenti orientamenti per la pastorale nelle unità pastorali si fondano sul convincimento che noi abbiamo nelle nostre comunità parrocchiali molti e generosi collaboratori e collaboratrici. In molti campi si parla oggi di collegamento in rete. In un collegamento in rete si usano meglio le energie. Si arriva così a sinergie che specialmente nelle nuove situazioni offrono possibilità nuove. Tale collegamento in rete comprende, quando si tratta del collegamento fra uomini, sia la posizione dei singoli membri che il rapporto fra di loro.
Come Vescovo vorrei accompagnare personalmente l’attuazione degli orientamenti. Gli orientamenti valgono per la formazione delle unità pastorali nei prossimi cinque anni. In base alle esperienze che si faranno, potranno essere, se necessario, rielaborati.
Ringrazio tutti quelli che per amore della Chiesa si preoccupano dei necessari cambiamenti. La benedizione di Dio li accompagni.
I. Punto di partenza
La Chiesa, la sua missione e i suoi compiti
La Chiesa è la comunità degli uomini che sono in rapporto con Cristo e fra di loro. Essa è in Cristo “come un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, nr. 1). La missione della Chiesa è rendere sperimentabile la presenza di Cristo in questo mondo e per questo mondo. Il suo compito consiste nell’annunciare la Parola di Dio, celebrare la presenza di Cristo nei sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia, rendere sperimentabile attraverso il servizio agli uomini l’amore di Dio e così costruire una comunità nello Spirito di Gesù. La Chiesa è sostenuta dalla fede che Cristo è presente in essa anche oggi e opera anche oggi. Da questa fede prende forma la cura d’anime e nascono le giuste priorità, che aiutano la Chiesa a rendere vivo l’annuncio di Gesù Cristo nel nostro tempo e a corrispondere alla sua missione.
La comunità universale della Chiesa si realizza in Chiese particolari, soprattutto nelle diocesi. Per compiere meglio la loro missione, le diocesi sono divise in parrocchie nelle quali si realizza la missione della Chiesa universale.
La parrocchia è quella comunità di fedeli che vivono in un determinato territorio e la cui guida viene affidata dal Vescovo diocesano ad un sacerdote che è responsabile come parroco della cura d’anime.
La situazione della Chiesa nella nostra diocesi
L’attuale situazione della Chiesa cattolica nella nostra diocesi è caratterizzata da cambiamenti che mettono in crisi le antiche tradizioni, ma presentano anche novità che offrono le loro chance.
Questi cambiamenti hanno conseguenze per la cura d’anime. Sono sorti nuovi compiti e nuovi servizi, la pastorale è supportata da più persone, è diffusa più largamente e suddivisa su varie persone. D’altra parte a un parroco sono affidate sempre più parrocchie. Maggiore è il numero delle parrocchie senza parroco e più si pone la domanda di chi guida la comunità e quanto a lungo possono essere regolarmente celebrati nelle singole parrocchie i sacramenti, soprattutto l’Eucaristia. Alcuni si domandano se le parrocchie hanno ancora un futuro. Alcuni fedeli trovano nei movimenti una nuova patria, altri hanno perso ogni contatto con la parrocchia. Un grande impegno è il problema come trasmettere oggi la fede alle nuove generazioni.
Anche in questi tempi la Chiesa sperimenta che Cristo è il suo capo. Anche se cambia l’aspetto visibile esterno e umano della Chiesa resta invariata la parte invisibile interiore e divina. Cristo rimane lo stesso ieri, oggi e sempre. Con l’aiuto di Dio la Chiesa cammina come comunità verso il futuro. Il dialogo, la preghiera e il dono del discernimento aiutano la Chiesa a scoprire in quale direzione Dio vuole condurre il suo popolo.
Formazione delle unità pastorali
Udito il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale il Vescovo diocesano ha deciso nel 2007 di andare incontro alle esigenze dei tempi attuali attraverso la formazione di unità pastorali. Così la maggior parte delle parrocchie possono continuare la loro esistenza. La pastorale viene rafforzata nella comune responsabilità di sacerdoti e laici.
Meta e scopo delle unità pastorali
L’unità pastorale è l’associazione giuridica, autonoma, permanente di parrocchie vicine per l’aiuto reciproco, la programmazione comune, il servizio reciproco come pure per l’attuazione comunitaria di particolari compiti. Attraverso un più forte collegamento delle parrocchie le forze vengono meglio impiegate e vengono create delle sinergie. La collaborazione delle parrocchie non avrà lo stesso grado di intensità in ogni unità pastorale. Attraverso la formazione di unità pastorali si ottiene che la pastorale nelle parrocchie anche se in forma diversa può essere portata avanti. L’unità pastorale non è persona giuridica.
La Chiesa è per sua essenza “Communio”, cioè i battezzati sono chiamati a formare comunità e a operare insieme. In questo “insieme” si colloca fra il resto anche una collaborazione mirata fra le parrocchie ma anche fra i singoli gruppi ecclesiali, associazioni e movimenti. Perché questa comunità possa crescere sono necessari buoni contatti umani e strette forme di collaborazione. Gesù Cristo è il fondamento di questa comunità. È dunque necessario cercare e curare l’incontro con Cristo in vari modi.
Anche altri settori della vita cristiana come per esempio le comunità religiose, la pastorale dei singoli gruppi (come la pastorale giovanile), la pastorale dei pellegrinaggi, le associazioni cattoliche, i movimenti, gli insegnanti di religione, le istituzioni caritative, ecc. sono da inserire come parte attiva nell’unità pastorale.
Attività e collaboratori in ogni parrocchia
Ogni parrocchia deve impegnarsi perché anche dopo l’istituzione dell’unità pastorale la vita della parrocchia continui. Elementi di una parrocchia viva, che quindi non possono mancare in nessuna parrocchia, sono: l’eucaristia domenicale oppure, là dove è previsto in accordo con l’Ordinario, le celebrazioni domenicali della Parola; altre celebrazioni; la preghiera comunitaria; la pastorale giovanile; la celebrazione del battesimo; la prima confessione; la prima comunione e la cresima (quest’ultima può essere celebrata anche nell’unità pastorale); il matrimonio e la pastorale familiare; la pastorale degli anziani e dei malati; la celebrazione dei funerali; le attività caritative. Se una parrocchia non riesce più a svolgere queste attività, viene unita a una parrocchia vicina.
Il parroco e con lui il consiglio pastorale parrocchiale sono responsabili della vitalità di una parrocchia. Anche molti altri collaboratori/trici contribuiscono alla vitalità di una parrocchia, per esempio: quelli che preparano e animano le celebrazioni della Parola; i collaboratori nella catechesi sacramentaria; quelli che animano gruppi biblici e annunciano quali lettori/trici la Parola di Dio; i ministri straordinari dell’eucaristia; i collaboratori nel campo musicale; gli animatori dei gruppi di ministranti; coloro che guidano la preghiera comunitaria; i sacrestani/e; i collaboratori/trici nella pastorale dei bambini e dei giovani, nella pastorale familiare e matrimoniale, nella Caritas e nell’impegno sociale, nella salvaguardia del creato, nella formazione degli adulti, nell’amministrazione, nella segreteria parrocchiale o nelle relazioni pubbliche.
In molte comunità nel corso del tempo e per l’impegno dei fedeli sono sorte iniziative pastorali che vanno oltre i sopra accennati elementi di una parrocchia viva, per esempio la preghiera delle quaranta ore, preghiere pubbliche, pellegrinaggi, confraternite. Queste iniziative dovrebbero rimanere anche dopo l’istituzione dell’unità pastorale, in tanto in quanto si trovano persone che se ne fanno carico. Parimenti sono da favorire anche nuove iniziative sul piano parrocchiale. Tutte queste iniziative danno a ogni parrocchia la sua caratteristica e arricchiscono la pastorale nell’unità pastorale.
Attività nell’unità pastorale
Nell’unità pastorale si promuovono quelle attività che obiettivamente possono essere meglio svolte in modo comunitario. Ad esempio: le celebrazioni comunitarie della Parola in determinate circostanze o per gruppi specifici; la formazione previa e permanente e l’accompagnamento dei membri dei consigli pastorali parrocchiali e degli altri collaboratori/trici parrocchiali; l’accompagnamento dei catechisti parrocchiali; la pastorale giovanile; la preparazione alla cresima; la preparazione dei genitori per il battesimo, prima comunione e cresima; i corsi prematrimoniali; l’attività formativa; le pubbliche relazioni (in special modo i notiziari e le radio parrocchiali); le attività sociali e caritative che vanno oltre la competenza delle singole parrocchie; ritiri spirituali; esercizi spirituali nella vita ordinaria; progetti interparrocchiali in particolare nel campo missionario ed ecumenico, nel campo del dialogo interreligioso e della salvaguardia del creato; i pellegrinaggi; la cura collettiva delle tradizioni consolidate delle parrocchie; aiuto nel campo amministrativo per le parrocchie. Ogni consiglio pastorale parrocchiale elabora e decide un programma pastorale che comprende le iniziative dell’unità pastorale. Questo programma valorizza le priorità stabilite nell’unità pastorale.
Collaboratori/trici e organismi nell’unità pastorale
Insieme con il parroco e con gli altri sacerdoti condividono la responsabilità per la pastorale i seguenti collaboratori/trici e organismi:
diaconi, assistenti pastorali, e altri collaboratori pastorali
Il parroco è responsabile delle parrocchie a lui affidate. Lo coadiuvano nelle singole parrocchie il consiglio parrocchiale e il consiglio per gli affari economici (che devono rimanere in ogni parrocchia) e nell’unità pastorale il consiglio unitario. Anche se il parroco non partecipa a tutte le sedute di questi organismi, opera sempre a stretto contatto con loro. Il parroco può essere aiutato da cooperatori o curatori d’anime. A seconda delle circostanze possono darsi queste forme di guida delle parrocchie:
Variante 1: nell’unità pastorale c’è un solo parroco per tutte le parrocchie.
Variante 2: nell’unità pastorale operano più parroci. Ognuno di essi ha la responsabilità di una o più parrocchie. Il Vescovo diocesano nomina uno di loro moderatore dell’unità pastorale, con il compito di coordinare l’attività pastorale.
Variante 3: nell’unità pastorale operano insieme, in conformità al can. 517 § 2, più parroci responsabili “in solido” delle parrocchie. Il Vescovo diocesano nomina uno di loro moderatore. Eventualmente abitano nello stesso luogo e conducono “vita comune”.
Variante 4: nell’unità pastorale ci sono una o più parrocchie con parroco proprio e una o più parrocchie vacanti: per queste il Vescovo, in conformità al can. 517 § 2, nomina un sacerdote incaricato pastorale e uno o più laici responsabili parrocchiali. Per l’unità pastorale il Vescovo nomina un parroco moderatore.
Diaconi, assistenti pastorali e altri collaboratori/trici
Se in una o più parrocchie dell’unità pastorale ci sono diaconi o assistenti pastorali, essi prestano la loro attività anche nell’unità pastorale. Lo stesso vale anche per altri collaboratori/trici pastorali, come catechisti e animatori di celebrazioni della Parola, collaboratori/trici nel campo sociale e caritativo.
Il consiglio pastorale unitario promuove la collaborazione delle parrocchie, dei consigli pastorali parrocchiali, delle associazioni, delle comunità, dei gruppi e delle istituzioni dell’unità pastorale. Si occupa del collegamento sul piano decanale con le altre parrocchie e unità pastorali del decanato. Predispone ed elabora il programma per la pastorale dell’unità pastorale. Le decisioni del consiglio pastorale unitario sono vincolanti per tutte le comunità parrocchiali.
Se sembra opportuno si può istituire nell’unità pastorale accanto al consiglio pastorale unitario e anche in una o più parrocchie accanto al consiglio pastorale parrocchiale un team pastorale. Esso viene istituito dal consiglio unitario o rispettivamente dal consiglio pastorale parrocchiale. I membri devono essere di regola formati teologicamente oppure avere una buona esperienza pastorale. Il team pastorale traduce in atto insieme con il parroco o incaricato pastorale e con il moderatore le decisioni del consiglio unitario e coordina l’attività pastorale nell’unità pastorale e nelle parrocchie.
Determinati compiti amministrativi nelle singole parrocchie e nell’unità pastorale possono essere affidati a uno o più laici, i quali ne ricevono l’incarico ufficiale dal parroco o dal moderatore dell’unità pastorale in accordo con il consiglio per gli affari economici delle parrocchie interessate. L’amministratore assume quegli incarichi dell’ordinaria amministrazione per i quali ha ricevuto l’incarico o l’autorizzazione. Nel caso di atti di straordinaria amministrazione occorre l’assenso o rispettivamente l’autorizzazione dell’ordinario.
Indicazioni per le questioni finanziarie
Le spese per iniziative e progetti dell’unità pastorale sono normalmente ripartite proporzionalmente sulle singole parrocchie, a meno che non ci sia una cassa comune, nella quale le singole parrocchie versano gli importi concordati o le eventuali entrate.
Per quanto riguarda il compenso dei collaboratori/trici, il cui lavoro supera i confini del volontariato, la parrocchia e le unità pastorali si riferiscano alle regole diocesane.
III. Istituzione
Le unità pastorali vengono istituite nella diocesi non appena lo richiede la situazione pastorale o cambiamenti particolari. L’istituzione di una unità pastorale prevede i seguenti passi e accompagnamenti da parte della curia diocesana.
Il Vescovo decide, dopo aver ascoltato la commissione del personale per sacerdoti e diaconi, di istituire una unità pastorale.
Il Vicario generale comunica ai parroci interessati e a eventuali successori come pure ai presidenti dei consigli parrocchiali la decisione del Vescovo.
Il Direttore dell’Ufficio pastorale convoca una riunione di tutti i consigli pastorali parrocchiali interessati. Vi prende parte anche un eventuale neo eletto parroco. In questa occasione i rappresentanti della curia informano sullo scopo e le conseguenze che comporta l’istituzione di una unità pastorale e insieme informano sull’opera di accompagnamento che la curia offre. Infine viene formata una commissione, con membri di ogni consiglio pastorale parrocchiale, che prepara l’istituzione dell’unità pastorale. Questa commissione è aiutata da un membro dell’Ufficio pastorale.
Contemporaneamente anche le comunità parrocchiali vengono informate sugli scopi, intenzioni e conseguenze della istituzione dell’unità pastorale. Questo può avvenire tramite il notiziario parrocchiale o assemblee parrocchiali.
Prima dell’istituzione dell’unità pastorale, i consigli parrocchiali determinano quando sarà formato il consiglio unitario e chi nel frattempo ne assume i compiti. La decisione va presa insieme con l’Ufficio pastorale.
Prima dell’istituzione dell’unità pastorale il consiglio unitario o l’organismo che lo sostituisce provvisoriamente decide in accordo con i consigli parrocchiali interessati il nome dell’unità pastorale.
Dopo questi passi di preparazione all’unità pastorale questa viene istituita con decreto del Vescovo.
Nel primo anno si svolge un corso formativo per responsabili e collaboratori/trici nelle comunità parrocchiali e nell’unità pastorale. Si offrono parimenti suggerimenti pratici. In seguito sacerdoti e laici prendono parte secondo le possibilità ad altri corsi di formazione.
Dopo un tempo di prova il Vescovo visita le unità pastorali. Scopo della visita è constatare la situazione, dare un impulso spirituale e indicazioni per la ulteriore attività.
IV. Rinnovamento nella fede
L’istituzione delle unità pastorale non va considerata soltanto dal punto di vista organizzativo. Molto più si tratta della vita della Chiesa nel senso del vangelo. Il rinnovamento della Chiesa si attua soprattutto attraverso il rafforzamento della fede e una gioiosa trasmissione della fede; le riforme strutturali sono solo un aiuto per questo.
Ogni istituzione di una unità pastorale deve essere accompagnata dalla preghiera. Questa deve ispirarsi alle parole che Dio ha detto al popolo d’Israele: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Isaia 43,18-19b). La preghiera esprime la fiducia con cui la Chiesa si affida sempre a Colui che la guida ed è suo capo, Gesù Cristo. Egli dona sempre alla Chiesa ciò che le è necessario per la sua missione.
Un posto particolare spetta alla preghiera per le vocazioni ecclesiali e religiose. Dio dona anche oggi alla Chiesa molte vocazioni. La Chiesa si impegna a porre le condizioni perché si possa udire la chiamata di Dio e gli uomini si possano mettere alla sequela di Gesù.
Sono importanti le occasioni offerte ai fedeli per conoscere meglio e approfondire la propria fede. Un contributo in questo senso lo danno lo Studio Teologico Accademico di Bressanone, le case diocesane di formazione e il Bildungswerk.
Infine sono di grande aiuto anche gli esercizi spirituali nella vita ordinaria, come è ormai tradizione per molti fedeli in Quaresima per il rinnovamento della propria fede.
Gli “Orientamenti per la pastorale nelle unità pastorali” sono con questo approvati ed entrano in vigore il 1° settembre 2009.
Bolzano, 19 giugno 2009, Festa del Sacro Cuore di Gesù
Vescovo diocesano | Regolamento | FDBB 2002, S. 308-312 | Regolamento per incaricati parrocchiali e responsabili parrocchiali

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

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Art. 18

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Art. 20

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Art. 23

Art. 24

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Art. 26

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Art. 2
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Art. 5

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