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Timestamp: 2018-05-21 04:50:46+00:00

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Avanzo un'ipotesi: è fallito il leninismo e il... '68
di Gianni Marchetto – 10 Giugno 2009
· La replica della storia
· Il fallimento del leninismo e del ‘68
· I cani di Pavlov e il libero arbitrio
· Da che cosa ripartire
· Un diverso uso del tempo
· Più democrazia è uguale a più produttività
· Lo statalismo del PCI e del PSI
· I migranti
· Due libri – ne manca uno
· I territori liberati
· Rivalutare Togliatti
· Aiuto!
Pubblicato da Gianni Marchetto a sabato, giugno 27, 2009 Nessun commento:
Pubblicato da Gianni Marchetto a mercoledì, novembre 26, 2008 Nessun commento:
Dall'11 settembre al crollo della finanza, gli errori di una classe dirigente ingorda e incapace
di Haward Zinn*
L'attuale crisi finanziaria è una delle tappe secondarie che porta al collasso l'impero americano. I primi importanti segnali arrivarono l'11 settembre, quando la nazione più pesantemente armata si mostrò al mondo vulnerabile, colpita da un manipolo di dirottatori.Ed ora un'altro segnale: du due principali partiti che raggiungono un accordo per gettare 700 miliardi di dollari dei contribuenti nella casse dei grandi istituti finanziari che si caraterizzano per due cose: incompetenza e ingordigia.
C'è una soluzione migliore per risolvere l'attuale crisi. Ma bisognerebbe cestinare quello che fino ad oggi è stato considerato convenzionalmente saggio: l'intervento dello Stato nell'economia. Un fatto che deve essere evitato come la peste, perchè il "libero mercato" dovrebbe guidare l'economia verso la crescita e la giustizia. Confrontiamoci con una verità storica: non abbiamo mai avuto un "libero mercato", l'intervento pubblico nell'economia c'è sempre stato ed era benvenuto dai capitani dell'industria e della finanza. Non avevano nulla di ridire sul ruolo dello Stato quando serviva ai loro bisogni. Incominciò tanto tempo fa, con i padri fondatori che si incontrarono a Filadelfia nel 1787 per scrivere la Costituzione. Il primo grande salvataggio avvenne quando il nuovo governo decise di riscattare e pagare il valore pieno le obbiligazioni che non valevano più nulla dei grandi speculatori. Questo ruolo dello Stato a sostegno degli interessi della classe affaristica ha attraversato tutta la nostra storia. La logica di spendere 700 miliardi di dollari dei contribuenti per sovvenzionare i grandi istituti finanziari è quella che in qualche modo la ricchezza arriverà anche alle persone che ne hanno bisogno. Questo non ha mai funzionato. L'alternativa è semplice e molto forte. Prendere quella enorme qantità di denaro e darla direttamente allle persone che ne hanno bisogno. Lasciamo che il governo dichiari una moratoria sui pignoramenti e diamo gli aiuti ai proprietari di case per pagare i loro mutui. Crearamo un programma federale per garantire un lavoro che lo vogliono e ne hanno bisogno e per tutti coloro che non hanno avuto nulla dal "libero mercato".Abbiamo un precedente storico di grande successo. Il New Deal di Roosvelt che diede lavoro a milioni di persone, che ricostruì le infrastrtutture del paese e sfidando le accuse di "socialismo", stabilire una previdenza sociale per tutti. Questo piano potrebbe essere ampliato magari garantendo una sanità per tutti.
Per tutto questo servono più di 700 miliardi di dollari. Ma i soldi ci sono. Ad esempio ci sono i 600 miliardi del budget militare se decidiamo di smettere di essere una nazione in guerra perenne. O ad esempio nei gonfi conti bancari dei super ricchi, tassandoli vigorosamente sia le loro rendite che le loro ricchezze. Quando gli urli si spegneranno, non importa che repubblicani o democratici, che questo non deve essere fatto perchè c'è un governo forte, i cittadini dovrebbero solo farsi una grossa risata. E poi organizzarsi e mobilitarsi in nome di quello che la Dichiarazione di Indipendenza prometteva: è responsabilità del governo assicurare a tutti uguale diritto alla "vita, libertà e la ricerca della felicità".
Solo un approccio così coraggioso può salvare la nazione, non come un impero, ma come una democrazia.
*storico statunitense, professore emerito di Scienze politiche alla Boston University
Pubblicato da Gianni Marchetto a giovedì, ottobre 09, 2008 Nessun commento:
Pubblicato da Gianni Marchetto a domenica, marzo 09, 2008 Nessun commento:
Pubblicato da Gianni Marchetto a mercoledì, marzo 05, 2008 Nessun commento:
26 IMPRENDITORI DENUNCIATI PER INOSSERVANZA LEGGE SICUREZZA LAVORO
TORINO - I carabinieri del Comando provinciale e del Nucleo Ispettorato Lavoro di Torino hanno effettuato controlli in 101 cantieri di 50 comuni della provincia del capoluogo piemontese. Sedici attività sono risultate irregolari e i relativi lavori sono stati sospesi, 26 imprenditori sono stati denunciati per non aver rispettato le norme inerenti alla sicurezza sul posto del lavoro. Nel corso delle ispezioni, su 411 lavoratori,il 10% era in nero o irregolare. Elevate multe per 107 mila euro.
Pubblicato da Gianni Marchetto a lunedì, marzo 03, 2008 Nessun commento:
a cura di G. Porreca
Sicurezza sul lavoro: sentenza di condanna del vertice politico nella pubblica amministrazione. Il sindaco di un comune è responsabile del mancato rispetto degli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro allorquando non provveda ad individuare i soggetti ai quali attribuire la qualifica di datore di lavoro.
Il sindaco di un comune è responsabile del mancato rispetto degli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro allorquando non provveda ad individuare i soggetti ai quali attribuire la qualifica di datore di lavoro.
Cassazione Penale – III Sezione Penale – Sentenza n. 35137 del 20 settembre 2007 (u.p. 13 giugno 2007) – Pres. Postiglione – Cons. Mancini – P.M. Izzo.
Cassazione Penale – IV Sezione Penale – Sentenza n. 38840 del 21 ottobre 2005 – Pres. Battisti – Cons. Brusco – P.M. Ferri.
Commento a cura di Gerardo Porreca (http://www.porreca.it/).
Il tema di questa sentenza riguarda la responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro degli organi di direzione politica nella pubblica amministrazione ed è stato già oggetto in passato di diverse espressioni anche contrastanti da parte della Corte di Cassazione.
Il caso in esame riguarda il Sindaco di un comune condannato dal Tribunale al pagamento di una ammenda di euro 1.500,00 per aver commesso diverse violazioni alla normativa sulla sicurezza del lavoro e precisamente per avere omesso di elaborare il documento sulla valutazione dei rischi sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, per avere omesso di designare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e per avere omesso di nominare il medico competente. Invitato quindi dall’organo di vigilanza ad ottemperare alle prescrizioni impartitegli e ad adeguarsi quindi alla disciplina vigente il Sindaco però, alla scadenza del termine di 180 giorni assegnatigli, non vi provvedeva.
Avverso la sentenza il Sindaco ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo, a mezzo del proprio difensore, che il Tribunale giudicante era incorso in errore avendo ritenuto che la responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro spetti all'autorità politica invece che ai dirigenti o funzionari comunali aventi funzioni direttive così come indicato nell’art. 2, comma 1 lettera b) del D. Lgs. n. 626/1994. Il Tribunale, inoltre, a suo dire non aveva spiegato in base a quale ragionamento avesse individuato la responsabilità del Sindaco.
La Corte di Cassazione ha però rigettato il ricorso e pur condividendo quanto sostenuto dal ricorrente che “a mente del Decreto Legislativo n. 626 del 1994 articolo 2 lettera b) contenente l'attuazione di una serie di direttive CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro ... nelle pubbliche amministrazioni per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale nei soli casi in cui quest'ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale" ha osservato tuttavia che “perché tale disposizione trovi pratica attuazione occorre che gli organi di direzione politica - nel nostro caso il sindaco - procedano alla individuazione dei soggetti ai quali attribuire la qualifica di datore di lavoro di cui alla disposizione stessa, in conformità peraltro a quanto agli stessi organi imposto dal Decreto Legislativo 19 marzo 1996, n. 242 articolo 30 contenente modifiche ed integrazioni al Decreto Legislativo n. 242 del 1994”.
Nel caso in esame non è risultato che ciò fosse avvenuto tanto è vero che il ricorrente non si è premurato neppure in sede di dibattimento presso la Corte di Cassazione di indicare il soggetto da considerare all'interno del suo comune come datore di lavoro limitandosi invece ad effettuare una generica affermazione di principio. “La mancata indicazione” – prosegue la Corte - “non può che avere come conseguenza il permanere in capo al soggetto titolare della responsabilità politica - nella specie il sindaco - della qualità di datore di lavoro e ciò ovviamente anche ai fini della responsabilità per la violazione della normativa antinfortunistica”.
In questi termini, conclude la Sez. III, si era gia espressa del resto anche la Sez. IV della stessa Corte Suprema con la sentenza n. 38840 del 21/10/2005 (*), con la quale veniva confermata la responsabilità di un Sindaco, già condannato dal Tribunale, per l'infortunio occorso ad un operaio del comune caduto da una scala aerea utilizzata in modo scorretto.
In tale ultima circostanza la Corte di Cassazione si era posto il problema “di chi debba considerarsi datore di lavoro prima che venga individuata questa figura dagli organi comunali competenti” e precisava che, in forza dell’art. 30, comma 1, del D. Lgs. n. 242/1996, spetta agli organi di direzione politica o, comunque, di vertice delle amministrazioni pubbliche procedere all’individuazione del datore di lavoro tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici e che in caso di mancata indicazione “è l’organo di direzione politica a conservare la qualità di datore di lavoro”. Precisava, inoltre, la Sez. IV che “non si tratta dell’attribuzione di una responsabilità impropria ad un soggetto con competenze di natura diversa perché agli organi di direzione politica [sindaco e giunta comunale] sono attribuiti originariamente anche i poteri di sovrintendere alle scelte di gestione e direzione amministrativa con il conferimento di tutti i poteri conseguenti”. “D’altro canto” – concludeva la Corte – “la circostanza che l’individuazione del datore di lavoro competa all’organo di direzione politica conferma che si tratta di un potere che spetta originariamente a questo organo non diversamente, del resto, da quanto avviene per i soggetti privati” e non esclude altresì che “la responsabilità dell’organo di direzione politica riviva per es. nei casi in cui non vengano messe a disposizione del datore di lavoro, pur individuato, le disponibilità finanziarie necessarie per attuare le misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro”.
(*) Cassazione Penale Sez. IV 21/10/2005 n. 38840 – Pres. Battisti – Est. Brusco – P. M. Ferri – Ric. C. I.
Avanzo un'ipotesi: è fallito il leninismo e il... ...

References: sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 2
 articolo 30
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