Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2008/12/
Timestamp: 2018-03-20 01:50:50+00:00

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12/2008 - Il Commercialista in Rete
Proventi illeciti non tassabili solo c'è effettiva perdita del reddito.
I redditi derivanti da attività illecite o frutto della commissione di reati devono ritenersi imponibili, ai sensi dell'articolo 6 del Tuir, se ricompresi in alcuna delle categorie ivi contemplate e non sono intervenuti il sequestro o la confisca penali dei medesimi nel periodo d'imposta al quale sono imputabili. In tale ottica, è del tutto irrilevante l'astratta adottabilità del provvedimento di sequestro o confisca sulla base del nomen del reato, richiedendosi invece l'effettiva perdita del reddito de quo.
A tali conclusioni è pervenuta la Cassazione con la sentenza 28574 del 2 dicembre 2008.
Un contribuente impugnava innanzi alla Ctp un avviso di accertamento, con cui l'ufficio, sulla base di un pvc della Guardia di finanza, aveva recuperato a imposizione maggiori redditi rispetto a quanto dichiarato.
I giudici di primo grado accoglievano il ricorso; favorevole al contribuente anche la sentenza della Ctr.
L'Amministrazione finanziaria ha proposto ricorso per Cassazione deducendo la violazione degli articoli 6 del Tuir e 14, comma 4, della legge 537/1993, in quanto la Ctr, pur valutando legittimo l'avviso di accertamento, ha fondato la propria decisione in contrasto con le disposizioni su citate, ritenendo che si era in presenza di atti di natura illecita (appropriazione indebita) non assoggettabili a tassazione perché suscettibili di futura confisca ex articolo 240 del Codice penale.
La Suprema corte ha accolto il ricorso con argomentazioni che rinvengono il loro fondamento normativo nell'articolo 14, comma 4, legge 537/1993, anche sulla base dell'orientamento giurisprudenziale che si è andato consolidando sull'esatta qualificazione da attribuire alla disposizione (Cassazione, sentenze 1058/2008, 13213/2007, 8990/2007, 16504/2006).
Il problema della tassabilità dei redditi da attività illecite ha occupato a lungo dottrina e giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, sul significato da attribuire al disposto del comma 4, articolo 14 della legge 537/1993. La norma prevede che nelle categorie dei redditi di cui all'articolo 6, comma 1, del Tuir vanno ricompresi, se in esse classificabili, i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo se non già sottoposti a sequestro o confisca penale.
La norma è stata poi oggetto di una disposizione interpretativa (articolo 36, comma 34-bis, Dl 223/2006), in base alla quale, se i proventi di fonte illecita non sono riconducibili in una delle categorie di redditi previste dall'articolo 6, devono essere tassati come redditi diversi.
La Cassazione ha tuttavia puntualizzato che la causa di esclusione dell'imponibilità dei proventi illeciti - quando cioè i medesimi risultano già sottoposti a sequestro o confisca penale - opera solo se il provvedimento ablatorio è intervenuto entro lo stesso periodo d'imposta nel quale il provento è maturato.
L'interpretazione discenderebbe dall'applicazione del principio di eguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione, per evitare ingiustificate disparità di trattamento tra i percettori di proventi illeciti e i possessori di redditi leciti, per i quali - secondo i principi generali del sistema tributario - i redditi medesimi sono esclusi da imposizione solo se perduti nello stesso periodo d'imposta nel quale risultano prodotti.
I redditi derivanti da attività illecite o frutto della commissione di reati devono ritenersi imponibili, ai sensi dell'articolo 6 del...
alle mercoledì, dicembre 31, 2008
Pagamento delle retribuzioni dei dipendenti dell’appaltatore.
Nel caso di un'impresa inadempiente nel pagamento dei lavoratori impiegati, l'ente provinciale committente, oltre a corrispondere le retribuzioni, deve effettuare le relative ritenute e adempiere ai conseguenti obblighi di versamento, certificazione e dichiarazione. Lo ha precisato l'Agenzia delle Entrate.
(risoluzione n. 481/e del 19 dicembre 2008 )
Nel caso di un'impresa inadempiente nel pagamento dei lavoratori impiegati, l'ente provinciale committente, oltre a corrispondere le...
Proroga degli sfratti - Benefici fiscali.
E’ stato convertito in legge il decreto legge 20 ottobre 2008, n. 158, che prevede benefici fiscali e altre misure urgenti per contenere il disagio abitativo di particolari categorie sociali.
(conversione in legge del dl 158/08: testo coordinato )
E’ stato convertito in legge il decreto legge 20 ottobre 2008, n. 158, che prevede benefici fiscali e altre misure urgenti per contenere il ...
Legge Finanziaria 2009. Il Link.
E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge finanziaria per l'anno 2009.
legge 203/08 (gu n. 303 del 30 dicembre 2008 - so)
E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge finanziaria per l'anno 2009. legge 203/08 (gu n. 303 del 30 dicembre 2008 - so)
Con tre comunicati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 303 è stata data notizia dei nuovi elenchi dei Comuni nei quali sono state riscontrate le variazioni colturali dei terreni e identificati fabbricati non dichiarati o non pi rurali. L'Agenzia del Territorio provvede infatti agli aggiornamenti dei terreni sulla base dei dati contenuti nelle dichiarazioni presentate nel 2008 all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) dai soggetti interessati ad ottenere i contributi agricoli.
Con tre comunicati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 303 è stata data notizia dei nuovi elenchi dei Comuni nei quali sono state riscont...
Rimborsi Irpeg e Irpef.
L'Agenzia delle Entrate accelera i rimborsi fiscali: in una nota diffusa ieri l'Agenzia ha reso noto che entro i primi mesi del 2009 sar completato il pagamento di tre miliardi di euro a favore dei contribuenti che aspettano rimborsi Irpeg da pi di dieci anni, grazie ai fondi stanziati dal decreto anti-crisi. Sono in via di pagamento anche pi di 300 milioni di euro di rimborsi Irpef.
L'Agenzia delle Entrate accelera i rimborsi fiscali: in una nota diffusa ieri l'Agenzia ha reso noto che entro i primi mesi del 2009...
Pubblicata sulla gazzetta Ufficiale la Finanziaria 2009.
La Legge Finanziaria 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 303, entra in vigore il 1 Gennaio 2009. Tra le disposizioni vi la proroga di una serie di sconti fiscali, in alcuni casi la stabilizzazione degli stessi: si pensi all'aliquota Irap dell'1,9% in agricoltura e la detrazione del 19% dell'Irpef per le rette degli asili nido. La detrazione del 36% per le ristrutturazioni edilizie viene prorogata fino al 2011.
La Legge Finanziaria 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 303, entra in vigore il 1 Gennaio 2009. Tra le disposizioni vi la proroga ...
Libro unico del lavoro in partenza.
In prossimità della scadenza del regime transitorio, il ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali ha pubblicato un vademecum per risolvere le problematiche di carattere squisitamente tecnico e di dettaglio relative all'implementazione del libro unico del lavoro, introdotto con la "manovra d'estate" (decreto legge 112/2008).
Il prossimo anno, infatti, scatta definitivamente l'obbligo per i datori di lavoro di istituire e tenere il libro unico del lavoro in sostituzione dei "vecchi" libri paga e matricola. In realtà, la prima scadenza è fissata al 16 febbraio 2009, termine entro il quale occorrerà effettuare le registrazioni relative al mese di gennaio 2009.
La nuova disciplina consente di documentare a ogni lavoratore lo stato effettivo del proprio rapporto di lavoro e agli organi di vigilanza lo stato occupazionale dell'azienda, allo scopo di prevenire e contrastare il "sommerso", oltre che ridurre gli oneri burocratici ed economici a carico delle imprese.
Il ministero, visti i quesiti e i dubbi manifestati, ha ritenuto opportuno fornire indicazioni operative per agevolare il passaggio al nuovo sistema.
Il vademecum si articola in tre sezioni:
1. modalità di tenuta e calendario presenze
2. soggetti da iscrivere nel libro unico e contenuti delle registrazioni
3. sistema sanzionatorio.
Vediamo alcune delle principali indicazioni fornite
Elaborazione e tenuta: due momenti distinti
Il datore di lavoro può, liberamente, decidere di essere egli stesso il tenutario del libro unico e di affidare a un professionista o a un'associazione di categoria l'elaborazione dello stesso senza l'obbligo di delegarlo anche alla tenuta. Il vademecum precisa, infatti, che l'elaborazione e la tenuta del libro unico sono due momenti distinti sia sul piano operativo, sia sul piano giuridico.
Nel vademecum, si precisa che i Centri elaborazione dati (Ced) non possono, in nessun caso, essere tenutari del libro unico del lavoro. Essi possono unicamente eseguire operazioni di calcolo e stampa dei dati retributivi e del calendario delle presenze del libro unico, utilizzando l'autorizzazione alla numerazione rilasciata al professionista che li assiste (individuato tra uno dei soggetti di cui all'articolo 1, commi 1 e 4, della legge 12/1979), non potendo tale autorizzazione essere rilasciata ai Ced.
La correzione spontanea non è assoggettabile a sanzioni
Eventuali correzioni possono essere effettuate anche in data successiva al 16 del mese successivo a quello di riferimento mediante l'indicazione del dato corretto nelle annotazioni della sezione retributiva del libro unico del mese in cui la correzione è posta in essere. Il dato corretto spontaneamente non è assoggettabile a sanzioni.
Amministratore senza compensi: non c'è obbligo di istituire il libro unico
Nel caso in cui l'amministratore di una società non percepisse alcun compenso per l'opera prestata, l'impresa non sarà tenuta ad istituire il Libro Unico (ovviamente se non vi sono altri soggetti per cui sussiste l'obbligo). Laddove, invece, l'amministratore percepisse un compenso, allora, sorgerà l'obbligo di istituzione/tenuta e le registrazioni dovranno essere effettuate solo nel mese di corresponsione del compenso stesso (ad esempio, se il compenso annuo è erogato nel mese di dicembre, le registrazioni devono essere effettuate solo in tale mensilità).
I rimborsi spese vanno nel libro unico
Vanno annotati nel libro unico anche i rimborsi spese, anche se esenti fiscalmente e contributivamente. L'annotazione può anche risolversi nell'indicazione dell'importo complessivo rimborsato laddove il rimborso avvenga a piè di lista. Non vanno, invece, annotate le somme rimborsate al dipendente per le spese da lui anticipate per conto dell'azienda datrice di lavoro dietro presentazione di fatture intestate all'azienda stessa.
Le comunicazioni obbligatorie non devono essere necessariamente tenute presso la sede
Nessuna norma obbliga l'azienda a fornire immediatamente agli ispettori copia delle comunicazioni obbligatorie(1), che possono essere legittimamente affidate al soggetto che detiene il libro unico e quindi esibite successivamente all'ispezione. Tuttavia, è chiaro che, se l'ispettore non ha immediato riscontro della regolare occupazione dei lavoratori assunti nell'ultimo mese trovati in azienda, è onere del datore di lavoro ispezionato dimostrare la regolarità della propria posizione agli organi di vigilanza. Pertanto, le comunicazioni obbligatorie dei lavoratori assunti nell'ultimo mese potranno essere trasmesse via e-mail o a mezzo fax quando possibile, se non sono già in possesso dei lavoratori ai quali sia stata consegnata come dichiarazione di assunzione.
La notifica certa e inequivocabile a una pubblica amministrazione evita la maxisanzione
Le registrazioni sul libro unico consentono di evitare la maxisanzione contro il sommerso soltanto nei casi in cui il datore di lavoro ha omesso per mera dimenticanza di effettuare la comunicazione obbligatoria ma il lavoratore risulta iscritto nel libro unico del mese i cui termini sono già scaduti all'atto dell'ispezione. In tutti gli altri casi, esclusivamente la comunicazione obbligatoria ovvero gli adempimenti documentali che prevedono una notifica certa e inequivocabile a una pubblica amministrazione (ad esempio, E-Mens o DM10) consentono di evitare la maxisanzione. Non sono considerati validi a tal fine altri adempimenti che, anche se obbligatori, non prevedono notifica alla pubblica amministrazione, ma soltanto atti interni aziendali.
Il vademecum rappresenta un utile supporto alla comprensione delle norme che regolano l'istituzione e la tenuta del libro unico del lavoro, avendo affrontato e risolto i dubbi interpretativi avanzati dagli operatori del settore. Il cambiamento rispetto al passato è di notevole portata: superata la fase iniziale di implementazione, si apprezzeranno a pieno i vantaggi che ne derivano, legati soprattutto alla logica semplificatrice che ha ispirato la riforma.
1. L'articolo 4-bis del Dlgs 181/2000, così come modificato dall'articolo 1, comma 1184, della legge 96/2006, prevede che i datori di lavoro pubblici e privati effettuino le comunicazioni di instaurazione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro, avvalendosi dei servizi informatici messi a disposizione dai servizi competenti. Per effettuare tali comunicazioni, sul sito del ministero del Lavoro è stata predisposta un'area dedicata.
In prossimità della scadenza del regime transitorio, il ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali ha pubblicato un vadem...
Gli standard Xbrl pronti al decollo.
Sono disponibili online le "tassonomie" predisposte dall'Associazione italiana Xbrl, che anticipa la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del Dpcm relativo al nuovo formato elaborabile Xbrl con cui dovranno essere depositati i bilanci di esercizio nel corso del 2009. La data ufficiale di pubblicazione delle tassonomie sul sito Xbrl sar comunicata dal Cnipa al ministero dello Sviluppo economico che provveder a renderle pubbliche mediante apposito avviso da inserire in Gazzetta Ufficiale.
Sono disponibili online le "tassonomie" predisposte dall'Associazione italiana Xbrl, che anticipa la pubblicazione nella Gazze...
Formulario per il credito d'imposta.
Disponibile sul sito dell’agenzia delle Entrate il formulario (e le relative istruzioni) da inoltrare all’Amministrazione finanziaria per usufruire del credito di imposta relativo alle spese sostenute dalle imprese per le attività di ricerca e sviluppo industriale. Il modulo, previsto dall’articolo 29 del Dl 185/2008 e approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia, vale come prenotazione per l’accesso al beneficio fiscale introdotto dalla Finanziaria 2007 (articolo 1, commi da 280 a 283).
Il modello, contenente i dati relativi agli investimenti effettuati, dovrà essere inviato per via telematica all’Amministrazione finanziaria, direttamente o tramite i soggetti abilitati:
a partire dalle ore 10,00 del 28 gennaio fino alle ore 24,00 del 27 febbraio 2009 per le attività già avviate al 28 novembre 2008
dalle ore 10,00 del 28 gennaio 2008 per i progetti avviati successivamente alla data del 29 novembre 2008. In questo caso però le prenotazioni saranno considerate successive a quelle pervenute da parte di chi già investiva in ricerca.
La trasmissione telematica dovrà avvenire utilizzando lo specifico prodotto di gestione “Creditofrs” disponibile gratuitamente sul sito dell’Agenzia a partire dal 22 gennaio. Chi utilizzerà stampati messi a disposizione da altri siti, dovrà accertarsi che i formulari siano conformi all’originale approvato, che contengano gli estremi del provvedimento di approvazione e l’indirizzo internet dai quali provengono.
L’Amministrazione finanziaria, analizzati i dati trasmessi in ordine rigorosamente cronologico rispetto alla data di arrivo invierà, per i progetti già avviati al 28 novembre, sempre per via telematica e con procedura automatizzata, il nulla osta alla fruizione del beneficio nell’esercizio in corso, se c’è copertura finanziaria, altrimenti per gli esercizi successivi.
Alle imprese che invece hanno dato vita ai progetti soltanto dopo l’entrata in vigore del decreto anticrisi, l’Amministrazione, acquisito il formulario, comunicherà loro la ricezione dello stesso e l’avvenuta prenotazione, il nulla osta per l’utilizzo del credito verrà trasmesso nei successivi 30 giorni. Costoro dovranno indicare nel formulario i costi che prevedono di sostenere entro l’anno successivo a quello di prenotazione del credito e, in ogni caso non oltre il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2009.
Il beneficio fiscale diventa fruibile soltanto dopo il nulla osta dell’Agenzia. I crediti, infatti, sono utilizzabili fino all’esaurimento dei fondi specificatamente accantonati e il meccanismo di monitoraggio applicato consente di verificarne l’effettiva copertura finanziaria.
Disponibile sul sito dell’agenzia delle Entrate il formulario (e le relative istruzioni) da inoltrare all’Amministrazione finanziaria per ...
Incentivi all'esodo.
Con la circolare n. 62/E del 29 dicembre 2008 l’Agenzia delle entrate ha fornito, alla luce dell’ordinanza della Corte di giustizia delle comunità europee del 16 gennaio 2008, chiarimenti sul trattamento tributario delle somme erogate dal datore di lavoro come incentivo all’esodo e istruzioni per la gestione del contenzioso pendente in materia.
Inizialmente l’articolo 19, comma 4-bis, del Tuir, nel testo valido fino al 3 luglio 2006, prevedeva l’applicazione di una aliquota agevolata sulle somme percepite a titolo di incentivo all’esodo volontario, pari alla metà di quella normalmente applicabile alle indennità di fine rapporto. Potevano usufruire di questa agevolazioni gli uomini che, al momento dell’esodo, avessero compiuto 55 anni e le donne 50.
Al riguardo i giudici comunitari si sono pronunciati con sentenza del 21 luglio 2005 (causa C-207/2004) valutando che il requisito soggettivo contenuto nella norma di diritto interno fosse in contrasto con i principi comunitari in materia di parità di trattamento tra uomo e donna, dettati dall’articolo 14 della direttiva comunitaria del 5 luglio 2006.
Il legislatore nazionale, uniformandosi ai principi comunitari, ha, quindi, abrogato con il decreto legge 223/2006 (articolo 36, comma 23), in vigore dal 4 luglio 2006, il comma 4-bis dell’articolo 19 del Tuir.
In seguito agli effetti derivanti dalla abrogazione, l’Agenzia delle entrate era intervenuta con risoluzione n. 112/E del 13 ottobre 2006, precisando che “... il legislatore ha ritenuto opportuno abrogare il comma 4-bis del Tuir, facendo salvi però i diritti di coloro che avevano già contrattato un piano incentivato di esodo”.
Con riferimento, poi, agli effetti della sentenza della Corte di giustizia della CE sui rapporti giuridici sorti nel periodo precedente all’emanazione della pronuncia, la risoluzione precisava che non potevano essere accolte le istanze di rimborso parziale prodotte dai soggetti di sesso maschile che avessero un’età compresa tra i 50 e i 55 anni al momento dell’interruzione del rapporto di lavoro.
Successivamente, sulla questione è tornata a pronunciarsi la Corte di Bruxelles che con l’ordinanza del 16 gennaio 2008 (cause riunite da C-128/07 a C-131/07) ha ulteriormente precisato che “... il giudice nazionale è tenuto a disapplicare qualsiasi disposizione discriminatoria senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione da parte del legislatore, e deve applicare ai componenti della categoria sfavorita lo stesso regime che viene riservato alle persone dell’altra categoria”.
In virtù di quanto espresso dalla Corte Ue, l’Agenzia, con la circolare di oggi, ha chiarito che “... nei rapporti non ancora esauriti va applicata anche agli uomini (categoria sfavorita) la disciplina che era prevista per le donne (categoria favorita), non risultando più sostenibile sul punto la diversa tesi di cui alla risoluzione n. 112/E del 13 ottobre 2006.”
Pertanto, gli uffici dell’Agenzia sono stati invitati a riesaminare, caso per caso, le controversie pendenti in materia e, qualora ne ricorrano i presupposti, a provvedere, previa eventuale esecuzione del rimborso, all’abbandono del contenzioso.
Con la circolare n. 62/E del 29 dicembre 2008 l’Agenzia delle entrate ha fornito, alla luce dell’ordinanza della Corte di giustizia delle ...
L'Iva per cassa attende "istruzioni".
L'Iva "per cassa" stata introdotta dal decreto legge anti-crisi 185/2008; la data fissata dall'Esecutivo per l'entrata in vigore il 1 gennaio 2009 e la validit di questo nuovo sistema sar testata nell'arco del triennio 2009-2011. La misura diretta a vantaggio delle piccole imprese, strutturalmente pi vulnerabili sul piano finanziario rispetto alle realt maggiori. Vista la mancanza ad oggi di un provvedimento attuativo, verosimile prevedere uno slittamento dell'operativit del nuovo sistema.
L'Iva "per cassa" stata introdotta dal decreto legge anti-crisi 185/2008; la data fissata dall'Esecutivo per l'entrata...
Imposte ipotecarie e catastali: benefici applicabili anche alle acquisizioni immobiliari avvenute per usucapione.
La Cassazione (sentenza n. 29371 depositata il 16/12/2008) ha ricostruito le norme in materia di agevolazione "prima casa" ai fini dell'imposta di registro chiarendo che tale beneficio si rende applicabile anche alle acquisizioni immobiliari avvenute per usucapione, fornendo cos un interpretazione in contrasto con alcuni precedenti della stessa Corte, ma anche con la generale posizione dell'Agenzia delle Entrate.
La Cassazione (sentenza n. 29371 depositata il 16/12/2008) ha ricostruito le norme in materia di agevolazione "prima casa" ai fini...
Quesito: detraibilità auto a noleggio.
Sono un libero prfessionista (iscritto all'albo artigiani) e sarei interessato a prendere un auto e un furgone con la formula del noleggio a lungo termine.Dalle informazioni che ho ricavato mi pare di aver capito che:Il furgone è totalmente deducibile (costi e iva) , mentre l'auto al 40% (costi e iva) fino al limite di circa 3600 € all'anno,da questo volevo sapere:i costi per il noleggio dei due mezzi comincio a dedurli da subito?cioè,esempio...se da gennaio 09,pago rate per 1000 euro al mese, a giugno 09 al momento di pagare le imposte avrò già una percentuale di detrazione??o risulta come un acquisto di un bene?poi non capisco bene se le società di noleggio rilasciano una fattura mensile o una della durata del contratto di noleggio...
Sono un libero prfessionista (iscritto all'albo artigiani) e sarei interessato a prendere un auto e un furgone con la formula del nolegg...
Detraibile l'Iva per le spese connesse ai pasti aziendali.
La questione, risolta con sentenza pronunziata l'11 dicembre nella causa C-371/07, ha origine da una controversia che oppone due società danesi al ministero danese delle imposte e delle accise. La Danfoss è una società per azioni di diritto danese che produce e vende automatismi industriali usati per la regolazione termica e frigorifera e che vende cibo e bevande al personale nelle sue mense, che sono anche usate per fornire gratuitamente pasti nelle relazioni di affari durante le riunioni che si svolgono nei locali dell'impresa e, inoltre, pasti al personale durante le riunioni lavorative di detta società. L'Astra Zeneca è un'impresa farmaceutica che, nell'ambito delle sue attività di vendita e commercializzazione, invita medici e altri professionisti sanitari a riunioni organizzate per informarli sulle patologie nonché sul posizionamento e l'uso dei suoi medicinali. I pasti sono forniti gratuitamente ai partecipanti nella mensa dell'impresa, che è peraltro usata per la vendita di cibo e di bevande al personale.
L'articolo 17, n. 6 della sesta direttiva dispone che: "Al più tardi entro un termine di quattro anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente direttiva, il Consiglio, con decisione all'unanimità adottata su proposta della Commissione, stabilisce le spese che non danno diritto a deduzione dell'imposta sul valore aggiunto. Saranno comunque escluse dal diritto a deduzione le spese non aventi un carattere strettamente professionale, quali le spese suntuarie, di divertimento o di rappresentanza. Fino all'entrata in vigore delle norme di cui sopra, gli Stati membri possono mantenere tutte le esclusioni previste dalla loro legislazione nazionale al momento dell'entrata in vigore della presente direttiva". Attualmente le norme comunitarie previste dall'art. 17, n. 6, primo comma, della sesta direttiva non sono state ancora adottate, in mancanza di accordo in seno al Consiglio in ordine alle spese per le quali possa essere prevista l'esclusione del diritto alla detrazione dell'Iva.
Normativa nazionale danese
In base alla legge danese (n. 102 del 31 marzo 1967), relativa all'Iva, le prestazioni di servizi non erano in via di principio soggette all'Iva, salvo che ciò fosse espressamente previsto dalla legge. In base alla medesima normativa, anche le prestazioni di servizi fornite nell'ambito della gestione di mense nelle imprese non erano soggette alla predetta imposta; da ciò derivava che queste ultime non beneficiavano di un diritto alla detrazione dell'Iva sui relativi acquisti. L'articolo 16, n. 3, della legge sull'Iva prevedeva: "L'imposta a monte non può comprendere l'imposta sugli acquisti e operazioni equiparate riguardanti: a) il vitto del proprietario e del personale dell'impresa (…) e) la rappresentanza e i regali". Successivamente, al fine di recepire la sesta direttiva, con legge n. 204 del 10 maggio 1978, entrata in vigore il 1° ottobre 1978, e modificativa della legge sull'Iva, le prestazioni di servizi sono state in via di principio, soggette all'Iva. Per tale motivo, la vendita di alimenti e bevande ad opera delle mense gestite dalle imprese è divenuta imponibile. Non sono state tuttavia apportate modifiche in relazione alle disposizioni relative all'esclusione del diritto alla detrazione per le spese di vitto e di rappresentanza, che figurano all'articolo 16, n. 3, della legge sull'Iva.
Nel novembre 1978, il Momsnævn, (commissione amministrativa di appello competente in materia di Iva) ha deciso che la base imponibile dell'Iva sulla fornitura di alimenti e bevande nelle mense di imprese doveva essere, in ogni caso, almeno pari al prezzo di costo calcolato sulla base dei costi di produzione, vale a dire il prezzo delle materie prime, i costi salariali relativi alla preparazione e alla vendita di detti alimenti e bevande e all'amministrazione delle mense.
Sulla scorta dell'evidenziata prassi amministrativa, veniva autorizzata la detrazione integrale dell'Iva versata a monte sulla fornitura dei pasti, come confermato tra l'altro da una circolare amministrativa del 31 ottobre 1983, concernente specificatamente le mense (la cosiddetta circolare "Iva-mense"), che recepiva l'orientamento del Momsnævn.
Le modifiche alla legge sull'Iva
La legge 18 maggio 1994, n. 375, ha apportato ulteriori modifiche alla legge sull'Iva. Tuttavia, l'impianto normativo è rimasto immutato, nonostante gli esposti orientamenti amministrativi, in merito all'esclusione del diritto alla detrazione, prevista dall'articolo 16, n. 3, della legge sull'Iva, e mantenuta senza modifiche sostanziali all'articolo 42, n. 1, punti 1 e 5, dell'ultimo provvedimento normativo. Invece, sulla scorta della menzionata prassi amministrativa, veniva esclusa l'applicazione delle norme in materia di prelievi alla fornitura a titolo gratuito di pasti da parte delle mense di imprese nelle relazioni di affari e al personale durante le riunioni di lavoro. Tale esclusione era fondata sulla circostanza che la fornitura era effettuata infatti contro un corrispettivo (fittizio) corrispondente al prezzo di costo, per cui i beni o le prestazioni di servizi non potevano essere considerati come "prelevati", poiché vi è prelievo soltanto in mancanza di corrispettivo per i beni o le prestazioni di servizi.
In alcune ordinanze emesse nel 1999, il Landsskatteret (Tribunale tributario) ha invalidato la prassi amministrativa, affermando infatti che le norme generali della legge sull'Iva in materia di calcolo dell'imposta sulle vendite dovevano, per non violare la sesta direttiva, essere applicate anche alle mense gestite da imprese. L'Iva sulle vendite doveva essere stabilita sul corrispettivo effettivamente riscosso, e non sul prezzo di costo. Per le società in esame, la prassi amministrativa vigente dal 1978 comportava che l'Iva era stabilita sul prezzo di costo della fornitura dei pasti. Tutti gli acquisti destinati alle mense erano considerati come usati ai fini delle operazioni imponibili, cosicchè l'Iva che grava sugli acquisti era integralmente detraibile dall'Iva dovuta dalle mense.
La controversia dinanzi alla Corte di Giustizia
Ciò posto, il giudice del rinvio ha chiesto in sostanza se la clausola di "standstill", prevista dall'articolo 17, n. 6, secondo comma, della sesta direttiva, consenta a una Amministrazione fiscale di opporre a un soggetto passivo l'esclusione del diritto di detrazione dell'Iva versata a monte, nella fattispecie in esame un divieto di detrarre l'imposta a monte che grava sulle spese di vitto del personale dell'impresa e sulle spese di rappresentanza, mentre tale esclusione, benché prevista nel diritto nazionale prima dell'entrata in vigore della detta direttiva, non era, in pratica, applicabile alle prestazioni fornite dalle mense, stante la mancanza di assoggettamento a Iva, (fino al 1° ottobre 1978), delle prestazioni e, successivamente, vigendo una prassi amministrativa (dal mese di novembre dello stesso anno) che tassava tali prestazioni nella misura del loro prezzo di costo in contropartita del diritto alla detrazione integrale dell'Iva versata a monte.
Il diritto a detrazione Iva secondo la costante giurisprudenza
Secondo consolidata giurisprudenza, il diritto alla detrazione previsto agli artt.17 e ss. della sesta direttiva costituisce parte integrante e principio fondante del meccanismo dell'Iva e, pertanto in linea di principio, non può essere soggetto a limitazioni. Esso si esercita immediatamente per tutte le imposte che hanno gravato sulle operazioni effettuate a monte. Qualsiasi limitazione del diritto alla detrazione dell'Iva incide sul livello dell'imposizione fiscale e deve applicarsi in modo analogo in tutti gli Stati membri. L'articolo 17, n.2, della sesta direttiva afferma, in termini espressi e precisi, il principio della detrazione da parte del soggetto passivo degli importi fatturatigli a titolo di Iva per i beni ceduti o i servizi prestati allo stesso, qualora tali beni o servizi siano utilizzati ai fini di proprie operazioni imponibili. Il principio in esame è tuttavia temperato dalla previsione derogatoria contenuta nell'articolo 17, n. 6, della sesta direttiva e, segnatamente, al secondo comma dello stesso n. 6. Gli Stati membri sono infatti legittimati a mantenere in vigore le rispettive legislazioni interne esistenti in materia di esclusione del diritto alla detrazione alla data di entrata in vigore della sesta direttiva, finché il Consiglio non adotti le disposizioni previste dalla predetta disposizione normativa. Allo stato attuale, il diritto comunitario non prevede infatti alcuna disposizione che elenchi le spese escluse dal diritto alla detrazione dell'Iva.
La portata della deroga
Pertanto, laddove la normativa di uno Stato membro modifichi in senso restrittivo, successivamente all'entrata in vigore della sesta direttiva, l'ambito delle esclusioni esistenti ponendosi in linea con gli obiettivi della sesta direttiva, deve ritenersi che tale normativa ricada a pieno titolo nella deroga prevista dall'articolo 17, n. 6, secondo comma, della sesta direttiva, non configurandosi una violazione dell'articolo 17, n. 2. Viceversa, una normativa nazionale non può considerarsi in linea con la deroga consentita dall'articolo 17, n. 6, secondo comma, della sesta direttiva, costituendo pertanto violazione dell'articolo 17, n. 2, della stessa se mira a estendere, successivamente all'entrata in vigore della sesta direttiva, l'ambito delle esclusioni esistenti allontanandosi così dall'obiettivo di questa direttiva.
L'entrata in vigore della direttiva Ue in Danimarca
Ciò posto, in base a quanto detto in precedenza, al momento dell'entrata in vigore della sesta direttiva in Danimarca, le norme nazionali relative all'esclusione del diritto alla detrazione dell'Iva versata a monte di cui all'articolo 16, n. 3, della legge sull'Iva non erano applicabili alle prestazioni fornite dalle mense di imprese. Pertanto, l'esclusione del diritto alla detrazione di cui trattasi non era, al momento in cui la sesta direttiva è entrata in vigore in Danimarca, effettivamente applicabile alle spese relative ai pasti forniti gratuitamente dalle mense di imprese al personale e nei rapporti di affari, in ossequio ai principi affermati dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia.
La conformità tra normativa comunitaria e nazionale
D'altra parte, come si è ricordato in precedenza, non è conforme alla normativa comunitaria una normativa nazionale che abbia l'effetto di estendere, successivamente all'entrata in vigore della sesta direttiva, la sfera delle esclusioni esistenti, allontanandosi quindi dagli obiettivi perseguiti della più volte citate direttiva. Con riferimento alla fattispecie in esame, si evidenzia che, nell'istituire, tramite una prassi amministrativa che è rimasta in vigore dal novembre 1978 fino al 1999, un diritto alla detrazione integrale dell'Iva versata a monte relativa alla fornitura di alimenti e di bevande da parte delle mense di imprese, l'Amministrazione danese non era legittimata ad introdurre successivamente una limitazione al diritto della detrazione di tale tassa. È opportuno infatti evidenziare che, nel contesto applicativo ed interpretativo dell'articolo 17, n. 6, secondo comma, della sesta direttiva, devono essere presi in considerazione non soltanto gli atti legislativi veri e propri, ma anche gli atti amministrativi, incluse le prassi amministrative delle autorità pubbliche dello Stato membro in questione.
Pertanto, alla luce delle precedenti considerazioni, un corretto inquadramento del predetto articolo 17, n. 6, secondo comma, impedisce ad uno Stato membro di applicare, successivamente all'entrata in vigore della direttiva, un'esclusione del diritto a detrazione dell'Iva a monte gravante sulle spese legate ai pasti forniti gratuitamente dalle mense di imprese nei rapporti di affari e al personale durante riunioni lavorative, mentre, al momento di detta entrata in vigore, tale esclusione non era effettivamente applicabile a tali spese, in vigenza di una prassi amministrativa che tassava le prestazioni fornite dalle mense nella misura del loro prezzo di costo, in contropartita del diritto a detrazione integrale dell'Iva versata a monte.
La questione, risolta con sentenza pronunziata l'11 dicembre nella causa C-371/07, ha origine da una controversia che oppone due socie...
alle mercoledì, dicembre 24, 2008
Detrazioni Iva anche con pro-rata diversi.
Con la sentenza del 18 dicembre 2008, resa nel procedimento C-488/07, la Corte di Giustizia dell'Unione europea ha stabilito, in materia di Iva, che gli Stati membri non sono tenuti ad applicare la regola di arrotondamento prevista all'articolo 19, n. 1, secondo comma, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/Cee, dettata ai fini dell'armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari, allorché il pro-rata del diritto a detrazione dell'imposta a monte venga calcolato secondo uno dei metodi speciali di cui all'articolo 17, n. 5, terzo comma, lett. a), b), c) o d), di tale direttiva.
L'origine della controversia
La controversia che ha portato alla decisione è insorta tra una società scozzese, la cui attività principale consiste nella prestazione di servizi bancari e di altri servizi finanziari, e l'autorità competente nel Regno Unito in materia di riscossione dell'imposta sul valore aggiunto, relativamente all'estensione del diritto a detrazione dell'importo dell'Iva dovuta da tale società. La domanda di pronuncia pregiudiziale verte, dunque, sull'interpretazione degli articoli 17, n. 5, terzo comma, e 19, n. 1, secondo comma, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative sistema comune di imposta sul valore aggiunto, base imponibile uniforme.
Il calcolo del pro-rata di detrazione
Premesso che secondo la direttiva il calcolo del pro-rata di deduzione deve essere effettuato in modo analogo in tutti gli Stati membri, l'articolo 17, n. 5, prevede che, per i beni e i servizi utilizzati da un soggetto passivo sia per operazioni che danno diritto a deduzione sia per operazioni che non conferiscono tale diritto, la deduzione è ammessa soltanto per il pro-rata dell'imposta sul valore aggiunto relativo alla prima categoria di operazioni. Dopo aver precisato che detto pro-rata è determinato, secondo il successivo articolo 19, per il complesso delle operazioni compiute dal soggetto passivo, il medesimo articolo 17, n. 5, terzo comma, alle lettere da a) a d) stabilisce, però, che gli Stati membri possono comunque: autorizzare il soggetto passivo a determinare un prorata per ogni settore della propria attività, se vengono tenute contabilità distinte per ciascun settore; obbligare il soggetto passivo a determinare un prorata per ogni settore della propria attività ed a tenere contabilità distinte per ciascuno di questi settori; autorizzare od obbligare il soggetto passivo ad operare la deduzione in base all'utilizzazione della totalità o di una parte dei beni e servizi; autorizzare od obbligare il soggetto passivo ad operare la deduzione secondo la norma di cui al primo comma relativamente a tutti i beni e servizi utilizzati per tutte le operazioni ivi contemplate.
Come si calcola il pro-rata
L'art. 19, n. 1, della sesta direttiva prevede che il prorata di deduzione in questione, risulta da una frazione avente al numeratore l'importo totale della cifra d'affari annua, al netto dell'imposta sul valore aggiunto, relativo alle operazioni che danno diritto a deduzione secondo l'articolo 17, paragrafi 2 e 3 e al denominatore l'importo totale della cifra d'affari annua, al netto dell'imposta sul valore aggiunto, relativo alle operazioni che figurano al numeratore e a quelle che non danno diritto a deduzione. Infine, è previsto che il pro-rata venga determinato su base annuale, in percentuale e arrotondato all'unità superiore.
La normativa britannica
L'articolo 101 del regolamento britannico del 1995 sull'Iva dispone che l'importo dell'imposta a monte detraibile da un soggetto passivo è l'importo imputabile alle operazioni imponibili ai sensi dello stesso regolamento, ovvero la parte dell'imposta a monte su quei beni e servizi che sono o saranno utilizzati dal soggetto passivo per operazioni sia imponibili sia esenti nella stessa proporzione rispetto al totale dell'imposta a monte di quella del valore delle operazioni imponibili da questi effettuate rispetto al valore di tutte le operazioni da questi effettuate nel corso dello stesso periodo. Secondo l'articolo 101, comma 4, la proporzione così calcolata è espressa in percentuale e, qualora tale percentuale non sia un numero intero, essa è arrotondata al numero intero superiore. Il regolamento del 1995 fa, infine, salva la possibilità per l'amministrazione fiscale di autorizzare o imporre l'impiego da parte del soggetto passivo di un metodo diverso da quello ora visto.
Il Fisco britannico e il giudice scozzese
Proprio in ossequio a tale ultima disposizione, l'amministrazione fiscale del Regno Unito e la società scozzese stipulavano un accordo che prevedeva che, quando il metodo applicabile ad un settore o ad una parte di un settore rientrante nelle attività commerciali della società avesse richiesto che il recupero dell'imposta a monte fosse basato su una percentuale calcolata, la detta percentuale doveva essere arrotondata ai due decimali superiori, e non doveva trovare applicazione l'art. 101, n. 4, del regolamento Iva del 1995. Successivamente, però, la società ha ritenuto che quest'ultima disposizione fosse incompatibile con gli articoli 17 e 19 della sesta direttiva Ce e che fosse, per tale motivo, priva di effetti. La controversia che ne è scaturita ha portato la corte scozzese, dinanzi alla quale pendeva il giudizio, a sospendere lo stesso e ad investire i giudici comunitari proprio circa l'interpretazione degli articoli 17, n. 5, terzo comma, e 19, n. 1, secondo comma, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, chiedendo sostanzialmente risposta al quesito se gli Stati membri siano o meno tenuti ad applicare la regola di arrotondamento prevista dall'art. 19, n. 1, secondo comma, della sesta direttiva allorché il prorata del diritto a detrazione dell'imposta a monte viene calcolato secondo uno dei metodi speciali di cui all'articolo 17, n. 5, terzo comma, lett. a), b), c) o d), della stessa direttiva.
I giudici sovranazionali, pronunciandosi con la sentenza del 18 dicembre 2008, hanno in primo luogo ricordato come il sistema delle detrazioni Iva, previsto dagli artt. 17 e seguenti della sesta direttiva, è volto ad esonerare interamente l'imprenditore dall'Iva dovuta o pagata nell'ambito di tutte le sue attività economiche, costituendo parte integrante del meccanismo dell'Iva che non può, in linea di principio, essere soggetto a limitazioni. Il sistema delle detrazioni, che è volto ad esonerare interamente l'imprenditore dall'Iva dovuta o pagata nell'ambito di tutte le sue attività economiche, fa sì che, qualora beni o servizi acquistati da un soggetto passivo siano impiegati per esigenze di operazioni esenti o non rientranti nell'ambito di applicazione dell'Iva, non può aversi né imposta a valle né detrazione dell'imposta a monte. L'articolo 17, n. 5, della sesta direttiva, hanno poi proseguito i giudici europei, stabilisce il regime che si applica al diritto a detrazione dell'Iva, allorché questa si riferisce a beni o servizi che sono utilizzati dal soggetto passivo sia per operazioni che danno a diritto a deduzione sia per operazioni che non diritto a deduzione. In tale caso, la detrazione sarà ammessa solo per la parte dell'Iva che è proporzionale all'importo delle prime operazioni assoggettate ad imposta. Il diritto a detrazione viene calcolato, in forza dell'articolo 17, n. 5, secondo comma, della sesta direttiva, secondo un prorata determinato ai sensi del successivo art. 19. Sempre poi l'articolo 17, n. 5, come già anticipato, dà facolta di derogare a tale regola autorizzando gli Stati membri a prevedere uno degli altri metodi di determinazione del diritto a detrazione elencati in tale comma, ossia la determinazione di un pro-rata diverso per ogni settore di attività o la detrazione a seconda della destinazione della totalità o di una parte dei beni e servizi ad un'attività precisa, o anche a prevedere l'esclusione del diritto a detrazione a talune condizioni.
Le conclusioni della Corte europea
In proposito, e rendendo così la propria interpretazione pregiudiziale, la corte ha accertato che la regola di arrotondamento prevista all'articolo 19, n. 1, secondo comma, della sesta direttiva non trova applicazione nella misura in cui un determinato caso di specie è sottoposto ad un regime speciale previsto all'articolo 17, n. 5, terzo comma, di questa stessa direttiva. Infatti, come risulta manifestamente dalla formulazione degli articoli 17, n. 5, e 19, n. 1, della sesta direttiva, quest'ultima disposizione rinvia soltanto al pro-rata di detrazione previsto all'articolo 17, n. 5, primo comma, stabilendo così una regola dettagliata di calcolo soltanto per il pro-rata cui si riferisce quest'ultima disposizione. Tutto ciò, hanno ancora sostenuto i giudici europei, è confermato dallo scopo sotteso proprio all'articolo 17, n. 5, terzo comma, lett. a)-d), della sesta direttiva che, tenendo conto delle caratteristiche specifiche proprie delle attività del soggetto passivo, mira a consentire agli Stati membri di pervenire a risultati più precisi. Tali Stati, dunque, devono essere in grado di applicare regole di arrotondamento più precise di quella prevista all'articolo 19, n. 1, secondo comma, della sesta direttiva. Per tutto quanto appena visto, la Corte europea ha concluso affermando che "ne deriva che, nella misura in cui un determinato caso di specie è assoggettato ad un tale regime di deroga, esso è escluso dalla regola di calcolo del prorata di detrazione dell'art. 19 della sesta direttiva. Pertanto, gli Stati membri non sono tenuti ad applicare la regola di arrotondamento di quest'ultima disposizione, allorché fanno ricorso ai metodi di calcolo previsti all'art. 17, n. 5, terzo comma, lett. a), b), c) o d), di questa stessa direttiva, ma possono adottare regole di arrotondamento proprie, nel rispetto dei principi sui cui si fonda il sistema comune dell'Iva".
Con la sentenza del 18 dicembre 2008, resa nel procedimento C-488/07, la Corte di Giustizia dell'Unione europea ha stabilito, in mater...
Iscrizione alla gestione separata Inps per progettisti anche docenti.
Architetti e Ingegneri che svolgono attività libero professionale, insieme all'attività di insegnamento, devono essere iscritti alla gestione separata Inps alla quale dovranno versare la contribuzione del 17%, in quanto già coperti da altra tutela previdenziale obbligatoria (Inarcassa). Questa è la posizione espressa nell'interpello 60/2008 dal Ministero del Lavoro, il quale ha anche chiarito che per quanto riguarda l'aliquota del 17%, è possibile addebitare al committente una quota di rivalsa pari al 4% dei compensi lordi.
Architetti e Ingegneri che svolgono attività libero professionale, insieme all'attività di insegnamento, devono essere iscritti alla ges...
Credito automatico per le nuove assunzioni nelle Regioni del Mezzogiorno.
Il credito d'imposta per le nuove assunzioni effettuate dal 1° gennaio 2008 (previsto dalla Finanziaria 2008) destinato alle Regioni del Mezzogiorno, è divenuto erogabile automaticamente, in base a quanto chiarito dal Ministero del Lavoro con l'interpello 61/2008. Il beneficio è pari a 333 euro al mese per ogni assunzione, ovvero a 416 euro nel caso di assunzione di donne rientranti nella definizione di lavoratore svantaggiato (art. 2 lett. f, punto XI del regolamento Ce 2202.
Il credito d'imposta per le nuove assunzioni effettuate dal 1° gennaio 2008 (previsto dalla Finanziaria 2008) destinato alle Regioni del...
IRAP consulente fiscale.
È soggetto Irap il consulente fiscale che esercita la propria professione con l’ausilio di un solo assistente e che svolge un’attività produttiva rispondente ai requisiti di autonoma organizzazione. Spetta al contribuente che chiede il rimborso dimostrare di non trovarsi nella condizione che richiede l’applicabilità della norma.
Lo stabilisce la Cassazione con la sentenza n. 29146 dell’11 dicembre 2008.
A seguito di sentenza di primo grado favorevole al contribuente, la competente Commissione tributaria regionale respingeva l’appello dell’ufficio fiscale, che aveva disconosciuto il rimborso dell’Irap versata per gli anni 1998-2001 a un libero professionista, esercente attività di consulente fiscale. Il giudice dell’appello, in particolare, negava la sussistenza di struttura organizzativa nonostante avesse accertato che il contribuente esercitava la professione “con l’ausilio di un solo collaboratore”.
Avverso la sentenza del riesame, l’agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione. I motivi di impugnazione con i quali l’Amministrazione censurava il giudicato sfavorevole erano due:
violazione della normativa istitutiva dell’imposta regionale sulle attività produttive (sotto il profilo del presupposto impositivo)
vizi di motivazione.
La Suprema corte, decidendo la vertenza nel merito, ha rigettato il ricorso introduttivo del professionista sulla scorta delle seguenti considerazioni di diritto.
Il Collegio ha ritenuto fondata la censura della violazione della normativa istitutiva dell’Irap sotto il profilo del presupposto impositivo, in quanto la ratio decidendi della sentenza impugnata, che ha negato l’assoggettamento al tributo sostanzialmente per mancanza di struttura organizzativa, non è conforme al consolidato principio della giurisprudenza di legittimità, in base al quale (articoli 2, comma 1, primo periodo, e 3, comma 1, lettera c), del Dlgs 446/1997) l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui all’articolo 49, comma 1, del Tuir è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata (ex plurimis, sentenze nn. 3673, 3676, 3678, 3680, 5011 del 2007).
Ad avviso della Corte, ricorre il requisito dell’“autonoma organizzazione” al verificarsi delle seguenti condizioni:
Di conseguenza, costituisce onere del contribuente che richiede il rimborso dell’imposta, asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle condizioni elencate.
L’autonoma organizzazione
La questione dell’imposizione all’Irap del lavoro autonomo, che ha dato luogo a un’accesa disputa sin dal momento della sua istituzione tra contribuenti e Amministrazione finanziaria, registra un recente intervento della stessa Cassazione (sentenza 27959/2008), laddove il giudice di legittimità argomenta che non ha ragione di sussistenza il rilievo secondo cui “qualsiasi attività di lavoro autonomo implica comunque organizzazione”, come pure è destituito di fondamento l’altro postulato che privilegia l’esonero dal tributo per tutte le categorie professionali “protette” sulla scorta di una pretesa “insostituibilità” della figura del professionista e del suo intuitus personae.
È in effetti con la sentenza 156/2001 che la Corte costituzionale ha dichiarato che l’assoggettamento all’Irap del valore aggiunto prodotto da ogni tipo di attività autonomamente organizzata, sia essa di carattere imprenditoriale o professionale, è pienamente conforme ai principi di eguaglianza e di capacità contributiva, essendo, in entrambi i casi, l’idoneità alla contribuzione ricollegabile alla nuova ricchezza prodotta. Tuttavia, la Consulta, mentre ha ritenuto l’elemento organizzativo connaturato alla nozione di impresa, ha previsto la possibilità di ipotizzare attività professionali svolte in assenza di organizzazione di capitali o lavoro altrui.
A seguito della pronuncia della Corte costituzionale, si è posto il problema di individuare per i lavoratori autonomi la nozione di attività autonomamente organizzata, da cui ne è scaturito il dibattito non ancora sopito.
È soggetto Irap il consulente fiscale che esercita la propria professione con l’ausilio di un solo assistente e che svolge un’attività pro...
Quesito: Onlus
SONO PRESIDENTE DI UNA ONLUS ISCRITTA REGOLORMENTE NEI REGISTRI REGIONALI LA NOSTRA ATTIVITA’ ISTITUZIONALE E’ LA GESTIONE DI UNA CASA DI RIPOSO, DOVE GLI OSPITI VERSANO UNA QUOTA PARI AL 50% DELL’MPORTO EMETTIAMO REGOLARE FATTURA SENZA IVA , OGNI ANNO VIENE REDATTO IL BILANCIO E GLI UTILI COME NORMA NON VENGONO DISTRIBUITI. AI SOCI VOLONTARI VIENE DATO UN RIMBORSO SPESE
FISCALMENTE SIAMO IN REGOLA? VISTO CHE I CONSULENTI INTERPELLATI CI HANNO DATA RISPOSTE DIVERGENTI.
SONO PRESIDENTE DI UNA ONLUS ISCRITTA REGOLORMENTE NEI REGISTRI REGIONALI LA NOSTRA ATTIVITA’ ISTITUZIONALE E’ LA GESTIONE DI UNA CASA DI RI...
alle martedì, dicembre 23, 2008
Quesito: codice per studi di settore.
sapere se il codice 47.91.10 e’ adatto per una attivita’ di commercio elettronico e se e’ soggetto a studi di settore oppure no.
Antiriciclaggio: nessuna controllo sull'origine del denaro.
Il ministero dell'Economia, con la circolare del 17 Dicembre 2008, ha stabilito che i controlli antiriciclaggio non comprendono la verifica della provenienza del denaro. Il ministero fa menzione anche dell'adeguata verifica, la quale è composta da quattro passaggi: identificazione del cliente, del titolare effettivo, raccolta di informazioni su scopo e natura del rapporto, controllo costante sul rapporto medesimo.
Il ministero dell'Economia, con la circolare del 17 Dicembre 2008, ha stabilito che i controlli antiriciclaggio non comprendono la verif...
Auto aziendali: deduzioni Irap con le nuove tabelle Aci.
Le aziende hanno la possibilità di dedurre integralmente dall'Irap i costi delle autovetture a dipendenti, collaboratori anche a progetto e amministratori, per nulla rilevando il regime fiscale applicabile ai fini Irpef e quello contributivo. Tale operazione, per quanto attiene l'anno 2009, dovrà utilizzare le nuove tabelle Aci dei costi chilometrici di esercizio per i diversi tipi di autoveicoli, al fine di determinare il reddito figurativo da imputare ai dipendenti, collaboratori e amministratori, nelle ipotesi di concessione in uso promiscuo del veicolo.
Le aziende hanno la possibilità di dedurre integralmente dall'Irap i costi delle autovetture a dipendenti, collaboratori anche a progett...
Indeducibili i costi "da reato" .
Con due recenti sentenze della Commissione tributaria provinciale di Ravenna, la n. 112/01/08 e la n. 113/01/08 depositate il 10 dicembre 2008, sono state fornite alcune importanti precisazioni giuridiche relative all’ambito di operatività della norma che sancisce l’indeducibilità dei componenti negativi riconducibili a fatti, atti o attività “qualificabili” come reato; in particolare tale disposizione normativa è contenuta nel comma 4-bis dell’articolo 14 della legge 537/1993, introdotto con la legge finanziaria per il 2003: “Nella determinazione dei redditi di cui all’articolo 6, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non sono ammessi in deduzione i costi o le spese riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato, fatto salvo l’esercizio di diritti costituzionalmente riconosciuti”.
Puntuali indicazioni in merito alle concrete modalità applicative, nonché al campo di applicazione della norma appena citata, sono state fornite dall’agenzia delle Entrate con la circolare n. 42/2005 (“Deduzione dei costi e spese riconducibili a fatti, atti o attività illecite. Art. 2, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289”), alla quale si rinvia per una più approfondita analisi di tali aspetti.
I giudici tributari ravennati nella parte motivazionale delle due sentenze, così come già accennato, hanno espresso alcuni principi giuridici di portata generale, che possono assumere fondamentale importanza in tutte le ipotesi in cui deve trovare concreta applicazione la disposizione normativa che prevede l’indeducibilità dei costi “da reato”.
Più in dettaglio e schematizzando tali principi generali possono essere così riassunti:
Viene riconosciuta l’autonomia del comma 4-bis (indeducibilità dei costi “da reato”) dell’articolo 14 della legge 537/1993 rispetto al comma 4 (tassabilità dei proventi illeciti) dello stesso articolo.
A tale proposito, è significativo un passaggio delle due sentenze citate dove i giudici affermano che “la ricorrente si propone di dimostrare l’esistenza di una relazione di dipendenza diretta fra i commi 4 (proventi illeciti) e 4 bis (costi da reato) dell’articolo 14 L. 537/1993. Tuttavia, eccettuata la collocazione della norma, null’altro porta a collegare il comma 4 bis al comma 4 : non un’interpretazione letterale, in quanto il campo di operatività delle due norme appare autonomo, risultando indeducibili i costi che fanno riferimento a fattispecie qualificabili come reato. L’interpretazione prospettata dalla ricorrente non può valere, tuttavia, per il contenzioso in oggetto, in quanto alla medesima non è stato contestato alcun provento illecito, ma solo “costi da reato”, avendo l’ufficio applicato unicamente il comma 4 bis dell’art. 14, nel pieno rispetto della normativa vigente”.
Viene evidenziato che non vi è violazione dell’articolo 53 della Costituzione da parte della norma che sancisce l’indeducibilità dei costi “da reato”.
In particolare, la Ctp di Ravenna ha ritenuto che “quanto alla presunta violazione dell’art. 53 della Costituzione non può che rilevarsi che l’ordinamento giuridico in tema di imposizione non classifica fra le voci del conto economico costi e spese derivanti da attività illecite…”.
Viene inoltre affermato che la notitia criminis fa scattare la ripresa a tassazione dei costi “da reato”.
A tale riguardo, la Commissione giudicante, accogliendo quanto sostenuto dall’ufficio finanziario locale e condividendo sul punto la posizione assunta dalla agenzia delle Entrate con la circolare 42/2005, ha ritenuto che l’indeducibilità dei componenti negativi riconducibili a fatti, atti o attività illecite operi qualora gli stessi siano “riconducibili a reati in relazione ai quali sia stata trasmessa al pubblico ministero la notizia di reato…(c.m. 42/E 26/09/2005)”.
Le due pronunce in commento hanno deciso in senso favorevole all’Amministrazione finanziaria due contenziosi tributari sostanzialmente identici, i quali contrapponevano l’ufficio locale di Lugo e due società di capitali.
In particolare, l’ufficio aveva notificato alle due società altrettanti avvisi di accertamento per l’anno di imposta 2004 avanzando una pretesa impositiva per complessivi 1.298.208 euro, comprensivi di sanzioni e considerando indeducibili costi pari a 1.395.132 euro per mancanza del requisito dell’inerenza, nonché in quanto componenti negativi riconducibili a una fattispecie penalmente illecita (nel caso specifico si trattava del reato di ricettazione di cui all’articolo 648 c.p.).
Più in dettaglio, così come riconosciuto anche dai giudici tributari ravennati, gli atti impositivi impugnati facevano riferimento “ad una verifica fiscale finalizzata ad accertare la partecipazione delle società ad una fattispecie delittuosa – che si sostanziava nell’acquisto di fitofarmaci di provenienza illecita - avvalendosi di false fatturazioni emesse da società “cartiere” create al solo scopo di ripulire la refurtiva”.
Le società ricorrenti impugnavano gli avvisi di accertamento, contestando vari specifici elementi di fatto della concreta vicenda e sollevando tre eccezioni di natura eminentemente giuridica di portata generale; in particolare, i tre rilievi possono essere così riassunti:
mancanza di autonomia dei commi 4-bis (indeducibilità dei costi “da reato”) e 4 (tassabilità dei proventi illeciti) dell’articolo 14 della legge n. 537/1993
violazione dell’articolo 53 della Costituzione da parte della norma che sancisce l’indeducibilità dei costi “da reato”
inidoneità della notitia criminis a far scattare la ripresa a tassazione dei costi “da reato”.
L’ufficio di Lugo resisteva in giudizio ribattendo punto per punto sia ai rilievi specifici del caso, sia, e soprattutto, contestando quelli generali appena citati; in particolare, l’Agenzia, in linea con le disposizioni impartite dalla circolare 42/2005, ha sostenuto:
l’autonomia dei commi 4-bis (indeducibilità dei costi “da reato”) e 4 (tassabilità dei proventi illeciti) dell’articolo 14 della legge 537/1993
la non violazione dell’articolo 53 della Costituzione da parte della norma che sancisce l’indeducibilità dei costi “da reato”
la circostanza per cui la notitia criminis fa scattare la ripresa a tassazione dei costi “da reato”.
È importante notare che la Commissione tributaria provinciale di Ravenna, decidendo con le due citate sentenze in senso favorevole all’Amministrazione finanziaria, si è sostanzialmente allineata alla posizione espressa dall’agenzia delle Entrate con la circolare 42/2005 in merito alle concrete modalità applicative, nonché al campo di operatività del comma 4-bis dell’articolo 14 della legge 537/1993, che sancisce l’indeducibilità dei costi “da reato”.
Con due recenti sentenze della Commissione tributaria provinciale di Ravenna, la n. 112/01/08 e la n. 113/01/08 depositate il 10 dicembre ...
Interpello, con la risposta arriva anche l'ispettore.
Secondo quanto disposto dall'articolo 27, comma 12, del Decreto Legge numero 185 del 2008, chi entra nel nuovo novero delle "imprese a grandissima dimensione" sarà soggetto a controllo nel momento in cui presenterà istanza di interpello. L'ambito di applicazione della nuova disposizione riguarderà lo strumento dell'interpello introdotto dallo Statuto del contribuente, la richiesta di un parere preventivo eseguita in momento antecedente rispetto all'effettuazione di operazioni potenzialmente elusive e la possibilità di richiedere la disapplicazione di norme antielusive.
Secondo quanto disposto dall'articolo 27, comma 12, del Decreto Legge numero 185 del 2008, chi entra nel nuovo novero delle "impres...
alle sabato, dicembre 20, 2008
Obbligo di ritenuta fiscale per il committente sostituto d'imposta.
L'ente provinciale che, avendo affidato un servizio a un'impresa risultata poi inadempiente nel pagamento dei lavoratori impiegati, corrisponde tali retribuzioni, è tenuto anche ad effettuare le relative ritenute e ad adempiere i conseguenti obblighi di versamento, certificazione e dichiarazione.
È, in sintesi, il contenuto della risoluzione n. 481/E, con la quale l'agenzia delle Entrate risponde all'interpello formulato da una Provincia che, trovandosi nella situazione descritta, riteneva invece di non assumere la qualifica di sostituto d'imposta e, di conseguenza, di dover liquidare gli emolumenti al lordo delle ritenute fiscali. L'obbligazione tributaria - secondo l'ente - sarebbe stata assolta dagli stessi lavoratori nell'ambito della dichiarazione dei redditi.
Di tutt'altro avviso i tecnici dell'Amministrazione finanziaria.
La Provincia rientra tra i soggetti che, se corrispondono somme e valori di cui all'articolo 51 del Tuir, ossia "a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro", assumono la qualifica di sostituto d'imposta (articolo 23 del Dpr 600/1973). Il principio - prosegue la risoluzione - trova applicazione anche nel caso in cui il pagamento venga effettuato dal committente in virtù della responsabilità solidale attribuitagli dal codice civile (articolo 1676).
Per quanto riguarda, infine, la mancata effettuazione delle ritenute sulle retribuzioni già corrisposte, l'ente, laddove non siano venuti meno i presupposti, potrà regolarizzare la violazione attraverso l'istituto del ravvedimento operoso (articolo 13, del Dlgs 472/1997).
L'ente provinciale che, avendo affidato un servizio a un'impresa risultata poi inadempiente nel pagamento dei lavoratori impiegati...
Fondi immobiliari, tempi più lunghi per gestori e partecipanti.
On line il provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate che rinvia al 30 giugno 2009 il termine per le segnalazioni da parte dei gestori dei fondi di investimento immobiliari chiusi (per i quali non è prevista la quotazione dei certificati in un mercato regolamentato e con patrimonio inferiore ai 400 milioni di euro), e al 15 gennaio 2009 le comunicazioni dei dati da parte dei partecipanti.
Il documento stabilisce inoltre quali dati e quali notizie i possessori di quote debbano comunicare alle società di gestione affinché possa essere accertata l’applicabilità dell’imposta patrimoniale. Si tratta, ad esempio, di informazioni relative alle quote possedute, all’esistenza di vincoli di parentela con altri partecipanti o al tipo di fondo che può essere riservato oppure speculativo.
Il nuovo calendario recepisce la obiettiva difficoltà, da parte dei sottoscrittori delle quote di partecipazione, ad assolvere, nell’imminenza della scadenza del 31 dicembre, all’adempimento della comunicazione annuale dei dati e delle notizie alle Società di gestione del risparmio. Il provvedimento fissa al 15 gennaio 2009 la nuova scadenza. Gli uffici finanziari, dunque, non applicheranno sanzioni per le eventuali comunicazioni effettuate dopo il 31 dicembre, ma entro il 15 gennaio.
Slitta invece al 30 giugno 2009 il termine che le società di gestione devono rispettare per segnalare l’omessa comunicazione delle informazioni relative ai partecipanti ai fondi immobiliari a ristretta base partecipativa e familiari (dati utili alla determinazione dell’imposta patrimoniale come stabilisce l’articolo 82, comma 17, della “manovra d’estate”).
La proroga riguarda esclusivamente le segnalazioni relative all’anno 2008, mentre, stabilisce il provvedimento, in via ordinaria l’adempimento dovrà essere effettuato entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento dei dati.
On line il provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate che rinvia al 30 giugno 2009 il termine per le segnalazioni da parte dei...
Disponibili le bozze aggiornate del 770/2009 ordinario e semplificato.
Sul sito delle Entrate sono disponibili le bozze rivisitate dei modelli 770/2009 ordinario e semplificato e delle rispettive istruzioni. Nel semplificato, le novità riguardano, in particolare, precise informazioni su come indicare le somme versate per lavoro straordinario e per premi di produttività in caso di più rapporti di lavoro.
Si tratta di quei compensi erogati per determinate tipologie di prestazioni, elencate all'articolo 2 del decreto legge 93/2008, sui quali si applica un'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali nella misura del 10 per cento.
Le stesse novità sono riportate poi nel 770 ordinario, ai fini della compilazione del quadro ST. Questo nell'ipotesi in cui il sostituto d'imposta sia tenuto a presentare anche il modello 770 ordinario.
Nel caso descritto, infatti, il sostituto dovrà comportarsi così: produrre il 770 semplificato senza i prospetti ST, SV e SX. I dati che dovevano comparire in tali prospetti andranno indicati negli stessi quadri ST, SV e SX dell'ordinario.
Entrambi i modelli vanno presentati in via telematica all'agenzia delle Entrate ma in tempi diversi. Il termine per la trasmissione del 770 semplificato è il 31 marzo, quello per l'ordinario il 31 luglio 2009.
S ul sito delle Entrate sono disponibili le bozze rivisitate dei modelli 770/2009 ordinario e semplificato e delle rispettive istruzioni. ...
Ultimi giorni per la corsa agli acquisti natalizi, ma anche per regolarizzare l’acconto Iva 2008. I contribuenti mensili e trimestrali, tenuti alla liquidazione e al versamento dell’imposta, hanno tempo, infatti, fino al prossimo 29 dicembre (la scadenza ordinaria del 27 cade di sabato) per assolvere l’adempimento fiscale previsto dall’articolo 6, comma 2, della legge n. 405/1990. L’importo dovuto viene calcolato sulla base dell’acconto e del saldo versati in occasione delle liquidazioni dell’imposta relative all’anno 2007.
Sono chiamati all’obbligo di versamento i titolari di partita Iva attivi ai fini dell’imposta nel 2007 e nel 2008 e in posizione debitoria nell’anno precedente (con riferimento al mese di dicembre per i mensili o al quarto trimestre 2007 per i trimestrali) e debitoria per l’anno in corso.
Sono esclusi tutti coloro che:
· hanno iniziato l’attività nel corso del 2008
· hanno cessato l’attività nel 2008 (entro il 30 novembre 2008 per i mensili ed entro il 30 settembre per i trimestrali)
· risultano a credito nel mese di dicembre (i mensili) o nell’ultimo trimestre dell’anno precedente (i trimestrali)
· sono a credito nei medesimi periodi di imposta dell’anno per il quale si deve calcolare l’acconto (2008)
· risultano a debito dalle liquidazioni periodiche presentate a dicembre o nel quarto trimestre del 2007 e a credito rispetto agli stessi periodi del 2008
· hanno effettuato soltanto operazioni esenti e/o non imponibili.
Inoltre, non pagano l’acconto:
· gli imprenditori individuali che hanno dato in affitto l’unica azienda entro il 30 novembre, se contribuenti mensili, o entro il 30 settembre se trimestrali
· le società estinte per fusione o incorporazione.
Dispensate anche alcune categorie di contribuenti che godono di regimi speciali come ad esempio:
· gli agricoltori in regime semplificato
· i soggetti che esercitano nel settore dell’intrattenimento e dello spettacolo
· le associazioni sportive dilettantistiche e le Onlus che hanno optato per il regime forfetario.
L’anticipo, infine, non va corrisposto se di importo inferiore a 117,36 euro.
Metodologie e determinazione dell’importo
In via generale, il quantum dovuto si calcola in base alle liquidazioni periodiche di chiusura e ai versamenti effettuati per lo stesso periodo nell’anno precedente.
Tuttavia, la disciplina consente di applicare tre diversi metodi di calcolo e di scegliere quello meno oneroso:
· storico
· previsionale
· analitico.
Il metodo storico prende in considerazione situazioni precorse e più specificatamente il debito tributario relativo all’annualità precedente. L’acconto è infatti pari all’88% dell’intera imposta dovuta a chiusura della contabilità Iva riferita agli stessi periodi dell’anno passato.
In sintesi, tale percentuale si applica al debito d’imposta (acconto + saldo) risultante:
· dalla liquidazione periodica relativa al mese di dicembre 2007, per i contribuenti mensili
· dalla dichiarazione annuale Iva per il 2007, per i contribuenti trimestrali ordinari
· dalla liquidazione periodica del quarto trimestre 2007, per i contribuenti trimestrali “speciali”.
Il metodo previsionale, a differenza di quello appena descritto, non determina l’ammontare dell’acconto partendo da dati effettivi riferiti al passato ma, al contrario, consente al contribuente di pagare sulla base di una stima del debito tributario, che secondo lui risulterà dall’ultima liquidazione periodica 2008 o con la dichiarazione annuale.
È su una somma presunta, quindi, che si applica l’88%, fondata su un’ipotesi di attività svolta fino al 31 dicembre 2008.
Il metodo analitico, terza soluzione consentita, prende in esame soltanto l’imposta realmente dovuta a seguito di operazioni effettuate, registrate o soggette a registrazione, fino al 20 dicembre dell’anno in corso. I periodi interessati sono quindi:
· 1° dicembre - 20 dicembre 2008 per i contribuenti mensili
· 1° ottobre - 20 dicembre 2008 per i trimestrali.
Chi adotta questa metodologia paga un acconto pari al 100% dell’Iva dovuta.
L’acconto, che non può essere rateizzato, ma può essere oggetto di compensazione, va versato, con modalità telematiche, servendosi del modello F24. I codici tributo sono:
· 6013 per i soggetti mensili
· 6035 per i soggetti trimestrali.
È utile ricordare ai contribuenti trimestrali che l’anticipo di imposta non è soggetto alla maggiorazione dell’1% a titolo di interesse come previsto invece per le liquidazioni periodiche.
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References: sentenza 
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 articolo 240
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 articolo 17
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 articolo 19
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 sentenza 
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 Art. 2