Source: https://www.scribd.com/document/194528111/Codice-Civile-Art-2087
Timestamp: 2018-12-12 14:57:06+00:00

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-Riassunto Interpretare e Argomentare Docx
Allen Vizzutti - Trumpet Method Book II 1991
L’obbligo del datore di lavoro di attenersi al principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile. Sicurezza tecnica, organizzativa e procedurale di Rolando Dubini Indice 1. Aspetti generali 2. Contenuto dell'art. 2087 c.c. 2.1 Irrilevanza della fattibilità economica 2.2 Obbligo di ricorrere ad esperti competenti 2.3 Obbligo di attuare le misure tecniche prescritte dalle circolari ministeriali 2.4 Obbligo di munire le macchine dei più progrediti dispositivi di sicurezza 2.5 Concreta attuabilità o massima sicurezza tecnologicamente fattibile? 2.6 Onere della prova del danno derivante dalla violazione dell'art. 2087 c.c. 3. Art. 2087 c.c. a art. 3 D. Lgs. n. 626/94: i principi gerarchicamente ordinati della prevenzione 4. Protezione dal rumore e obbligo di attuare le necessarie misure tecniche, e le misure organizzative e procedurali concretamente attuabili 4.1 Aspetti generali 4.2 Misure concretamente attuabili 5. Applicazione pratiche del principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile nelle sentenza della Corte di Cassazione 5.1 Obbligo di sicurezza in se del luogo di lavoro 5.2 L’obbligo di controllare ed esigere che i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) vengano utilizzati 5.3 Diritti dei lavoratori per la tutela dei propri diritti 5.4 Subappalto: responsabilità dell’appaltatore 5.5 Responsabilità del datore di lavoro dell’impresa subappaltatrice 5.6 Appalto vietato di manodopera 5.7 Art. 2087 c.c. e tutela impiegato coinvolto in rapine 5.8 Danno da amianto 5.9 Mobbing e art. 2087 C.C. 5.10 Discriminazione sessuale e art. 2087 5.11 Molestie sessuali 5.12 Fumo passivo 5.13 Irrilevanza dell’omessa contestazione da parte dell’organo di vigilanza 5.14 Segnaletica 5.15 Obbligo di informazione 5.16 Obbligo di manutenzione 5.17 Distacco 5.18 Obbligo di sorveglianza del lavoratore inesperto 5.19 Violazione dell'art. 2087 del codice civile ed onere della prova 5.20 Tutela del lavoratore anche contro la sua stessa imperizia e negligenza. 5.21 Tutela contro l’eccessivo carico di lavoro 5.22 Azione in giudizio del lavoratore singolo per la tutela delle condizioni di lavoro ex artt. 2087 c.c.
1. Aspetti generali In materia di tutela del lavoratore, il sistema legislativo prevede che “sul datore di lavoro gravano sia il generale obbligo di neminem laedere, espresso dall'art.2043 c.c., la cui violazione è fonte di responsabilità extra-contrattuale, sia il più specifico obbligo di protezione dell'integrità psico-fisica del lavoratore sancito dall'art.2087 c.c. ad integrazione ex lege delle obbligazioni nascenti dal contratto di lavoro, la cui violazione è fonte di responsabilità contrattuale; sicchè il danno biologico, inteso come danno alì integrità psicofisica della persona in se considerato, a prescindere da ogni possibile rilevanza o conseguenza patrimoniale della lesione, può in astratto conseguire sia all'una che all'altra responsabilità. A tale conclusione deve pervenirsi considerando che l'integrità psicofisica e morale dell'individuo trova riconoscimento giuridico non solo quale interesse tutelato da leggi ordinarie ( si pensi agli artt. 581, 582, 590 e 185 c.p. o alÌ’art.5 c.c.) e da leggi speciali (come l'art.9 dello statuto dei lavoratori) , ma addirittura da norme di rango costituzionale, quali quelle contenute nell'art.32 Cost. che garantisce la salute come fondamentale diritto dell'individuo, nell'art.41 che pone precisi limiti alt' esplicazione dell'iniziativa economica privata stabilendo, fra Ì altro, che la stessa non può svolgersi "in modo da arrecare danno alla dignità umana e nell'art.2 che tutela i diritti inviolabili dell'uomo anche "nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità" e richiede l'adempimento dei doveri di solidarietà sociale” [Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza 2 maggio 2000 n.5491]. L’articolo 2087 del Codice Civile è “cristallino e reciso nell’intimare all’imprenditore un impegno [per la sicurezza del lavoratore - n.d.r.] spinto fino agli ultimi confini tracciati da particolarità del lavoro, esperienza e tecnica” (Raffaele Guariniello, Se il lavoro uccide, Einaudi, Torino 1983, pag. 103]. Tale indicazione è “di pregnante spessore ermeneutico, adatta a fungere da irrinunciabile chiave di lettura delle singole norme” in materia di igiene e sicurezza del lavoro (op. cit.) Questo perché “nel crogiolo dell'art. 2087 c.c.” “a segnare lo spartiacque tra “possibile” e “impossibile” interviene lo stato di avanzamento della tecnologia prevenzionale (riferita, naturalmente, alla particolare lavorazione e filtrata dalle esperienze condotte in passato)”: “si delinea, così, un principio cardinale dell’intero sistema preventivo italiano, la massima sicurezza tecnologicamente fattibile” (Guariniello, op. cit. pagg. 101-102). Guariniello conclude la sua analisi giudicando “pregevoli le parole della Cassazione in una sentenza del 15 marzo 1982 in causa Galli: alla norma che impone un certo dispositivo di sicurezza si affianca il principio generale del “neminem laedere”, il quale richiede che il dispositivo risponda nel miglior modo a tutelare la sicurezza dei lavoratori, realizzando i più avanzati ritrovati tecnici in relazione alle continue scoperte della scienza moderna”. L’articolo 2087 del codice civile cronologicamente è antecedente la Carta Costituzionale, e tuttavia ne è specifica attuazione nell’ambito della tutela della integrità fisica e psichica del lavoratore. Perciò per una corretta analisi degli obblighi desumibili dall'art. 2087 c.c.. occorre partire da alcuni fondamentali precetti costituzionali. [I fondamentali principi costituzionali] La Costituzione contiene principi fondamentali e inderogabili quali la tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni (art. 35), il riconoscimento della tutela della salute come diritto dell'individuo (autonomo diritto, primario e assoluto, risarcibile) e fondamentale interesse della società (art. 32) e un vincolo insuperabile per l'iniziativa economica privata, che è libera ma “non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (art. 41 c. 2). Questi articoli trovano, come anticipato in premessa, una loro specifica applicazione nell'art. 2087 del codice civile che stabilisce l' “obbligo della massima sicurezza sicurezza tecnologicamente fattibile” a carico del datore di lavoro. Difatti tale articolo dispone che “l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le
misure che, secondo la particolarità del lavoro, Ìesperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. Tale obbligo preventivo di carattere generale esige dal datore di lavoro il positivo apprestamento dei mezzi idonei ai fini della sicurezza. In tal senso, “i valori espressi dall'art. 41 della Costituzione” giustificano “una valutazione negativa, da parte del legislatore, dei comportamenti dell'imprenditore che, per imprudenza, negligenza o imperizia, non si adoperi, anche al di là degli obblighi specificamente sanzionati, per ridurre l'esposizione al rischio dei propri dipendenti” (Corte costituzionale, 18 luglio 1996 n. 312). [Effettività dell'art. 2087 c.c.] Come precisa opportunamente Alessandro Bonfini [La sicurezza del lavoro nella Pubblica Amministrazione], mentre “sul piano astratto la formulazione dell'art. 2087 c.c. assicura l'obiettivo della "massima sicurezza tecnologicamente possibile", sul piano della effettività la norma ha invece fallito il raggiungimento dello scopo che si prefiggeva, ovvero quello dell'adattamento automatico della legislazione vigente ai mutamenti tecnologici. Infatti, il precetto è stato utilizzato non già sotto il profilo prevenzionale - cioè per ottenere l'attuazione delle misure necessarie alla sicurezza - quanto piuttosto a posteriori, cioè in sede di azione giudiziaria da parte del datore di lavoro”. In tal senso “la giurisprudenza ha valorizzato al massimo le potenzialità operative della norma” laddove ha rilevato “che la previsione dell'art. 2087 c.c. comporta che al lavoratore sia sufficiente provare il danno ed il nesso causale, spettando alla controparte la dimostrazione di avere fatto tutto il possibile per evitare lo stesso: peraltro, il datore di lavoro è tenuto ad un'attività di controllo e di vigilanza costante volta (Cfr. Cass. 8 febbraio 1993, n.1523) ad impedire comportamenti del lavoratore tali da rendere inutili od insufficienti le cautele tecniche apprestate e deve adottare, se necessario, sanzioni di carattere disciplinare anche di carattere espulsivo, come il licenziamento (Cfr. Cass. 8 febbraio 1993, n.1523)”. [La colpa del lavoratore non elide la responsabilità del datore di lavoro] Possiamo qui accennare alla fondamentale acquisizione giusprudenziale in forza della quale tale obbligo di vigilanza fa sì la colpa del lavoratore non fa venir meno la responsabilità del datore di lavoro: ciò è possibile solo nell'ipotesi in cui il lavoratore adotti una condotta assolutamente imprevedibile, cioè esegua il proprio lavoro con modalità del tutto anomale, atipiche e del tutto imprevedibili. Questo perché “ solo la prevedibilità in concreto dell'evento dannoso e non la mera possibilità astratta dello stesso, può costituire un criterio per l'individuazione della colpa degli addetti alla sorveglianza dei lavoratori” (Bonfini). [Art. 2087, norma al vertice nella gerarchia delle norme prevenzionistiche] Dal punto di vista della struttura dell’ordinamento giuridico prevenzionistico, può dirsi che il principio chiave della massima sicurezza possibile è al vertice delle norme vigenti e trova espressione, all’interno di una struttura ordinata gerarchicamente, dapprima nelle norme di grado superiore e via via in quelle di grado inferiore. E dunque dalle norme che stabiliscono principi generali a quelle che regolano aspetti particolari, e quindi dapprima innanzitutto dalla Costituzione della Repubblica italiana, che agli articoli 32 comma 1 e 41 commi 1 e 2 prevede in modo chiaro ed evidente l'intangibilità, l'indisponibilità e la priorità assolute dei diritti alla sicurezza e alla salute dei lavoratori, e, da un punto di vista sistematico (non storico) l'articolo 2087 del Codice Civile (e ora l’art. 3 del D. Lgs. n. 626/94) che ne rappresenta una più dettagliata specificazione (C. Cost. 20.12.1996, n. 399, in Not. giur. lav. 1996, 852; idem in Riv. it. dir. lav. 1997, II, 260, con nota di Marino; idem in Foro it. 1997, I, 3124; C. Cost. 7.5.1991, n. 202, in Giur. it. 1992, I, 1, 70]. L'art. 2087 del codice civile, nello stabilire l'obbligo della massima sicurezza tecnologicamente fattibile a carico del datore di lavoro, prevede (così come l’art. 3 del D. Lgs. n. 626/94) che “l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. Si tratta di un obbligo preventivo generale, che impone al datore di lavoro il positivo apprestamento di tutti i necessari mezzi idonei ai fini della sicurezza, che non sono solo quelli strettamente indicati, a pena di sanzione penale, dalla vigente legislazione prevenzionistica.
anche al di là degli obblighi specificamente sanzionati.9. vanno citate tre differenti impostazioni. riconosce l’esistenza di un diritto personale ed assoluto in capo al lavoratore. 672. In tal senso le singole disposizioni particolari di legge in materia di prevenzione degli infortuni hanno rispetto alla norma generale di cui all'art. 1 e 2 Cost. 2087 C. Milano. sancisce a carico del datore di lavoro. 3 c. negligenza o imperizia. La responsabilità contrattuale prevenzionistica dal datore di lavoro deriva dal limite al diritto di libertà all'iniziativa privata nell'esercizio dell'impresa (art. di natura accessoria e collaterale rispetto a quelli principali [Cass. 1974.1988. 1206 cod. 2087. 2) un altro orientamento ritiene che la norma istituisce in capo al datore un ulteriore obbligo. 312). hanno carattere meramente esemplificativo con la conseguenza che la loro osservanza non esaurisce il dovere generale di adottare ogni misura idonea a proteggere l'incolumità dei lavoratori dipendenti” (Cassazione civile sez. non si adoperi. 2087 c. in Nuova giur. Milano. dei comportamenti dell'imprenditore che. civ. 4 .c. p. da parte del legislatore. In sostanza la norma impone di adottare tutte le misure necessarie. civ. 2087 c. ma in dipendenza dalla tecnica. 70]. in quanto primo garante dell’obbligo di sicurezza verso i lavoratori dipendenti (od equiparati) di perseguire costantemente la massima sicurezza tecnica. b D. in base alle nuove conoscenze in materia di sicurezza messe a disposizione dal progresso tecnico-scientifico. lav. 41 cc. 23 febbraio 1995.). n. sulla scorta di eventi già verificatisi e di pericoli già valutati in precedenza. di conseguenza le misure di tutela antinfortunistica rientrano nel più generale obbligo di cooperazione creditoria [Montuschi: Diritto alla salute ed organizzazione del lavoro. e che esprime l’obbligazione fondamentale del datore di lavoro.C. in base alla quale devono essere previste le conseguenze dannose. con una diligenza particolare. Angeli.c. 72]. cui correlativamente corrisponde un obbligo per il datore di tutelare le condizioni di lavoro. per ridurre l'esposizione al rischio dei propri dipendenti” (Corte costituzionale. È questo il fondamentale principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile. dall'obbligo di non recare danno alla sicurezza.c. comm. 41 della Costituzione giustificano “una valutazione negativa. rientra nella collaborazione all’adempimento che il creditore è tenuto a dare ai sensi dell’art. 1 lett. dall’esperienza e/o dalla particolarità della mansione. civ. 2087 c. Giuffrè. in base alla quale devono essere individuati i rischi e nocività specifiche. 18 luglio 1996 n.). 1) secondo una prima impostazione l’art. Montuschi: Problemi del danno alla persona nel rapporto di lavoro. indipendentemente dal fatto che siano esplicitamente prescritte da una norma di legge. [tre inquadramenti dell'art. sia organizzando l’attività lavorativa in modo scientifico e sulla base dell’esperienza accumulata in passato.può avvenire sia con l’adozione dei migliori accorgimenti tecnici conformi alla più avanzata conoscenza tecnico-scientifica. 2087 C. per imprudenza. 321]. alla libertà e alla dignità umana nonché dall'obbligo di adottare tutte le misure necessarie a tutelare la integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro (art. sia con l’adozione di opportune procedure di lavoro o istruzioni specifiche che consentano di garantire la massima sicurezza ai lavoratori. in base alla quale deve adottare tutte le misure dettate: 1) dalla particolarità del lavoro. 1989. Difatti l’eliminazione o la riduzione al minimo dei rischi [conformemente alle prescrizioni dell'art. nello svolgimento di quella che è una specifica attività professionale.. 5048. 2035).c.. 3) una terza impostazione ritiene che l’obbligo di cui all’2087 cod. 2087 c. 6. 2) dall'esperienza. 626]. Lgs. di cui all'’art. 2.] Per quanto riguarda il contenuto dell’obbligo di sicurezza che l’art. con nota di Caso. n. [l'art. 19 settembre 1994 n. 3) dalla tecnica. obbligazione fondamentale del datore di lavoro] Il datore di lavoro deve adoperarsi. organizzativa o procedurale fattibile.In tal senso i valori espressi dall'art. 2087 del codice civile “carattere applicativo del più ampio principio in essa contenuto e le misure che tali disposizioni prevedono. 1994. che omissivi [Smuraglia: La sicurezza del lavoro e la sua tutela penale. Contenuto dell'art. attraverso comportamenti sia attivi.. 1989.C.
1992. 2087 c.7. riguardando altresì il divieto. In realtà. [Obblighi sussidiari] Tali obblighi sussidiari.. obbliga l'imprenditore ad “adottare ai fini della tutela delle condizioni di lavoro non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione allo specifico tipo di attività esercitata.c. Sez.3. mentre. 10361 del 21 ottobre 1997 della Cass.2043 c. in quanto la responsabilità del datore di lavoro va pur sempre collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali e tecniche del momento” (Cass. lav.c. comportamenti che siano lesivi del diritto alla integrità psicofisica del lavoratore. 12763)” [Corte di Cassazione. per il datore di lavoro. poichè tale obbligo. 3740 del 1995)” [sentenza n. in ogni posto e fase di lavoro [Cass. ma tutte quelle concretamente necessarie] Con ulteriore approfondimento analitico è stato determinato che l'art. Tale natura acquista. ha indubbia natura contrattuale. 29 marzo 1995. n.it/centro_studi/sicurezza_sul_lavoro. nonché quelle generiche dettate dalla comune prudenza. 2087 non implica responsabilità oggettiva] Tuttavia la responsabilità di cui all’art. evidentemente. previsto per la responsabilità extracontrattuale nonchè in relazione all’oggetto della stessa prova a darsi. [L'art. e non già quello dell'art.1988]” [in http://www. 3738]. Infatti “il contenuto dell'obbligo previsto dall'art. non può ritenersi limitato al rispetto della legislazione tipica della prevenzione. [Obbligo di adottare non solo le misure di legge. “non configura un caso di responsabilità oggettiva. in quanto lesivi di beni primari della persona umana. sicchè deve affermarsi che grava sul datore di lavoro l’onere di provare di avere ottemperato all’obbligo di protezione dell’integrità psicofisica del prestatore. 6 settembre 1995. in relazione al quale le misure e le cautele da adottarsi dall'imprenditore devono prevenire sia i rischi insiti in quell'ambiente sia i rischi derivanti dall'azione di fattori ad esso esterni ed inerenti al luogo in cui tale ambiente si trova” [Cassazione civile sez. ma anche tutte le altre misure che in concreto si rendano necessarie per la tutela della sicurezza del lavoro in base alla particolarità dell'attività lavorativa. occorrendo pur sempre l’elemento della colpa. di porre in essere. nell' inadempimento dell' obbligo ( del datore di lavoro) di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità psicofisica del lavoratore. lavoro]. grava sul lavoratore l’onere di provare sia la lesione dell’integrità psicofisica. Peraltro l’ignoranza da parte del datore di lavoro dei rischi ambientali o dei modi di prevenire i relativi danni “non vale a giustificare l'inadempimento agli obblighi di prevenzione e 5 .c. sul punto.. sia il nesso di causalità tra tale evento dannoso e l’espletamento della prestazione lavorativa (v. misure per l'individuazione delle quali può farsi riferimento. n.gesoba. 8325).htm]. 9401]. anche se non espressamente precisato dal ricorrente. che accomuna la responsabilità contrattuale e quella aquiliana (Cass. fondata sul mero riscontro del danno prestazione lavorativa. ove sussista identità di ratio. “l’obbligo di tutela delle condizioni di lavoro riguarda non solo la predisposizione di attrezzature e macchinari che il datore deve fornire. anche ad altre norme dettate ad altri fini ancorché peculiari ad attività diverse da quella dell'imprenditore” [Cassazione civile sez. 2087 c. n. possono costituire al contempo fonte di responsabilità contrattuale ed aquiliana. E.2087 c. riguardano “non solo le attrezzature. Sezione Lavoro.Come sottolinea con precisione Luciana Forte. Sez. 15. 2835]. Pen.5491]. Pen. i macchinari e i servizi che il datore di lavoro fornisce o deve fornire ma anche l'ambiente di lavoro. Dalla natura contrattuale dell’illecito consistente. i predetti comportamenti. Sez. sentenza 2 maggio 2000 n.c. nell 'ambito aziendale. 8 luglio 1992 n. la natura contrattuale dell'illecito non comporta che si versi in una fattispecie di responsabilità oggettiva.c. 21 dicembre 1998 n.. rilevanza in relazione al particolare regime probatorio che per la responsabilità contrattuale è quello previsto dall'art. n. rispetto alle prescrizioni specifiche della legislazione speciale antinfortunistica. 9. come pacificamente si afferma da parte della dottrina e della giurisprudenza. può subito aggiungersi. lav. all'esperienza ed alla tecnica. ma si estende anche alla fase dinamica dell’espletamento del lavoro ed ai comportamenti necessari per prevenire possibili incidenti [Cass.1218 c. invece. Cass.
infort. Bessega]. Inail c. giacché dall'art. Dunque “l'art. La 626 al vaglio della corte costituzionale].Rel. “come momento di approdo di un'elaborazione giurisprudenziale particolarmente attenta alla tutela dei valori della persona umana e del rischio della loro lesione. la giurisprudenza della Cassazione. lett b)” [cfr.Pres. 2087 c.626/94 e assistiti da sanzione penale (cfr.In tal senso si è espressa la Cassazione penale con sentenza 20 settembre 1988. [L'art. Soc. lav. sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente e solo allorché il comportamento del lavoratore presenti i caratteri della abnormità ed assoluta inopinabilità . Foglia . n. con la conseguenza che il datore di lavoro é sempre responsabile dell'infortunio occorso al lavoratore.il datore di lavoro rimane esente da responsabilità”: “In tema di infortuni sul lavoro l'eventuale colpa concorrente del lavoratore non può spiegare alcun effetto esimente per l'imprenditore che abbia provocato un infortunio per violazione delle relative prescrizioni di legge. 85]. come pure la nocività dell'ambiente di lavoro. tutela anche la negligenza del lavoratore] Per quanto riguarda la responsabilità ai sensi dell'art. 2087 c.n. 6 . un danno alla salute. Lavoro .P. Non giova dunque obiettare che in certi casi manca una specifica previsione da parte del legislatore: l’art. ma che comunque non configura un caso di responsabilità oggettiva. tra gli altri. I principi posti dall’art. Lai. non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione ma anche quelli ascrivibili ad imperizia.c. a causa dell'attività lavorativa svolta. 19 agosto 1996. n.2087 del codice civile si caratterizza come “norma di chiusura”: “l’obbligo di sicurezza ivi contenuto impone cioè al datore di lavoro di adottare tutte quelle misure che. è attestata in modo assolutamente incontrastato sul principio che “le norme dettate in tema di prevenzione.c. [l'art. anche se non richiamate in modo specifico da norme particolari e la cui violazione sia prevista come reato autonomo. dalla atipicità ed eccezionalità.informazione. che l’art. 5°comma. De Gregorio (Conf. 2087 del codice civile. sono dirette a tutelare il lavoratore. tese ad impedire l'insorgenza di situazioni pericolose.Azienda per i Servizi Sanitari n.ad esempio l’art.. 1996. a fronte di un non corretto uso del potere imprenditoriale”. della esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive organizzative ricevute. in relazione allo specifico tipo di attività esercitata.2087 codice civile sono ripresi in più articoli del d. si desume per l'imprenditore l'obbligo strumentale di acquisire le necessarie cognizioni tecniche e di aggiornarsi sugli sviluppi delle conoscenze circa gli aspetti rischiosi del lavoro e circa le misure di sicurezza da adottare”[Pretura Torino 14 luglio 1983]. in quanto la responsabilità del datore di lavoro va pur sempre collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali e tecniche del momento”: “ne consegue che incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito. prof.Sentenza 3 aprile 1999. anche al di là delle particolari misure tassativamente imposte dalle varie leggi speciali sulla prevenzione degli infortuni.M.2087 codice civile concorrono dunque ad integrare e perfezionare le fattispecie criminose di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale (omicidio colposo e lesioni personali colpose) . 2087 c. il datore di lavoro é esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell'abnormità ed inopinabilità. 6 Friuli Occidentale c. nonché il nesso di causalità tra l'una e l'altro. Buccarelli . e non tanto l'onere di indicare le misure che avrebbero dovuto essere adottate in prevenzione. 7636. cosi' da porsi quale causa esclusiva dell'evento” [Cassazione civile sez. costituisce una norma di chiusura del sistema antinfortunistico che fa obbligo al datore di lavoro di adottare sul luogo di lavoro tutte le misure idonee ad assicurare la tutela dell'integrità fisica e della personalità morale dei prestatori di lavoro. negligenza ed imprudenza dello stesso. Edilcalce in Riv. appaiono in concreto necessarie a garantire la sicurezza. II. e mal.4.c. mentre spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno” [Cassazione civile sez.2087 del codice civile funziona proprio come uno strumento di integrazione delle eventuali lacune e di adeguamento della normativa ai concreti e mutevoli casi .lgs. M.) . 2087 come norma di chiusura del sistema di prevenzione] Marco Lai ha sottolineato.atteso il suo livello di esperienza . 3234 . l'onere di provare l'esistenza di tale danno. Le regole di condotta preventiva stabilite dall’art.
La Corte ha rilevato che mentre l'art.) non tollera alcun condizionamento economico. primo comma. Lgs. 4. p. con la necessaria chiarezza. Lgs. nel caso in cui per i suoi limiti individuali non sia in grado di conoscere la miglior scienza ed esperienza. 16 giugno 1995 n. considerato isolatamente. non risulta quindi che il datore di lavoro sia. 7. in Diritto e Pratica del lav. debba ciononostante ricevere l'interpretazione sostenuta dal governo italiano” (sent. del decreto legislativo. cit. “dall'art. 8. se le competenze all'interno della medesima sono insufficienti. punto 26). e. di far ricorso a competenze esterne”. che l'art. della direttiva 12 giugno 1989 n. Al contrario di quanto sostenuto dal Governo italiano. sesto comma.. 626 il “datore di lavoro ha la facoltà. 8 per l'applicazione concreta del principio e non sembra voler attribuire al sesto comma un significato diverso da quello che emerge dal tenore letterale di quest'ultimo”(sent.2 Obbligo di ricorrere ad esperti competenti Correlato a questi obblighi è l'onere del datore di lavoro di attuare la migliore scienza. n. in particolare dei suoi commi primo e quinto. 626/94 che prevede l'obbligo per il datore di lavoro di 7 . E perciò “se è vero che l'art. punti 22 e 23). n. consapevole di tali limiti. n. 32 Cost. 8. nn. 32. IV pen. 2 gennaio 1990. il datore di lavoro non può invocare a sua discolpa l'impossibilità pratica di realizzare tale dispositivo. letto alla luce degli altri commi dello stesso articolo. punto 28). Infatti: “qualora utilizzi una macchina non dotata dal costruttore del prescritto dispositivo di sicurezza. la tutela dell'integrità fisica del lavoratore (art. cit. 8. 2. tanto è vero che ha dato luogo ad una sentenza di condanna della Repubblica italiana da parte della Corte di Giustizia Europea (sentenza 15 novembre nella causa C-49/00). quinto comma. del decreto legislativo 19 settembre 1994 n. sez. in ogni caso. tenuto ad assumere personale in possesso delle adeguate capacità o a ricorrere a persone o servizi esterni per occuparsi delle attività di protezione e di prevenzione dei rischi professionali nell'ambito dell'impresa interessata”(sent.1 Irrilevanza della fattibilità economica La Cassazione è costantemente orientata nel senso di ritenere che la sicurezza non può essere subordinata a criteri di fattibilità economica o produttiva. sesto comma. 8. Lo stesso l'art. esperienza e tecnologia sugli aspetti rischiosi del lavoro. e art. del D. di ricorrere a persone o servizi esterni all'impresa se le competenze dei dipendenti all'interno di quest'ultima sono insufficiente” (sentenza cit. in contrasto evidente con tale prescrizione secondo l''art. cit. 1 e 3. in ogni caso. Quindi in alcun modo risulta. sez.c.2. 8 comma 6 D. deve avere l'accortezza di far risolvere da altri i problemi tecnici che non è in grado di affrontare personalmente” (Cass. punto 25). ma non l'obbligo. 8. del decreto legislativo enuncia il principio secondo il quale il datore di lavoro organizza il servizio di prevenzione e di protezione nell'ambito dell'impresa o ne incarica persone o servizi esterni alla medesima. Tontini). 89/391/Cee “prevede l'obbligo del datore di lavoro di organizzare un servizio di protezione e di prevenzione dei rischi professionali all'interno dell'impresa ovvero. n. sesto comma. 6944. il datore di lavoro ad assumere personale in possesso delle capacità richieste o a ricorrere a persone o servizi esterni all'impresa quando le competenze all'interno di quest'ultima sono insufficienti” (sent.. punto 27). 626/94 “debba essere interpretato nel senso che esso obbliga. 2120). IV pen. Come afferma la Suprema Corte: “In materia di sicurezza del lavoro il datore di lavoro è tenuto ad uniformarsi alla migliore scienza ed esperienza del momento storico in quello specifico settore. Vescovi ed altri. 1995. 2087 c. cit. tale disposizione rinvia ad altri commi di detto art. Inoltre “l'art. del decreto legislativo. [La condanna dell'Italia] La questione è di grande rilevanza. nè l'onerosità delle modifiche necessarie per la sua applicazione” (Cass. facendo eventualmente ricorso ad esperti qualora sia privo della necessaria competenza.
n. conformemente a quanto stabilito dall'art. quindi. e dall'art. 10164. IV . che assume rilevanza di colpa penale” (Cass. 7 paragrafo 3. cioè a seguire il progresso tecnologico e. Guariniello. LIbero. Pen. In effetti la Corte di giustizia ha accolto anche la seconda censura rivolta dalla Commissione per violazione dell'art. 8. 2. riferite a norme di esperienza e di conoscenza tecnica. del decreto legislativo. 277). b del D. Sez. l'esperienza e la tecnica. Kuster. Cass. ritenendo che l'art. in Sicurezza del Lavoro. in c. L'art. Corbetta).1988. infatti.c.. P.C. punto 31).IV. 8. 15 agosto 1991 n. IV pen. sez. L’impossibilità di eliminare i rischi è ipotesi residuale che emerge solo dopo che l'imprenditore si è spinto agli ultimi confini tecnologici in materia di sicurezza e salute del lavoro.dei nuovi e più sicuri presidi antinfortunistici” (dalla motivazione. 1 lett.27 settembre 1994 n..4 Obbligo di munire le macchine dei più progrediti dispositivi di sicurezza L'obbligo della massima sicurezza tecnologicamente fattibile è tale per cui il lavoratore deve essere posto in condizioni operative di assoluta sicurezza: [Obbligo del datore di lavoro di ricorrere alle migliori scienza ed esperienza] “il datore di lavoro deve ispirare la sua condotta alle acquisizioni della migliore scienza ed esperienza per fare in modo che il lavoratore sia posto nelle condizioni di operare con assoluta sicurezza. Lgs.organizzare. Sez. 2. Repertorio della Cassazione Penale. p.. nell'affermare che l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa misure che. n. e non imponendogli un obbligo preciso.c.3 Obbligo di attuare le misure tecniche prescritte dalle circolari ministeriali Nel caso in cui particolari cautele antinfortunistiche siano prescritte da una circolare ministeriale. secondo cui il datore di lavoro sarebbe. 41).eventualmente datate . Conclude sul punto la Corte affermando che “l'interpretazione dell'art.C. 2087 c. nei diversi settori e nelle differenti lavorazioni. cfr.. 8. in particolare in quelli che rientrano nell'ambito di applicazione dell'art. Lgs. in taluni casi limitativamente enumerati. 3 c. tenuto ad assumere persone in possesso delle capacità richieste o a ricorrere a persone o servizi esterni all'impresa.5 Concreta attuabilità o massima sicurezza tecnologicamente fattibile? In relazione all'adozione delle misure “concretamente attuabili” (nel senso indicato dall'art. sesto comma. n. 27 settembre 1994. in ogni caso. sesto comma. ha inadeguatamente recepito la prescrizione specifica contenuta nell'art. in motivazione). Callieri. e quindi “il datore di lavoro è tenuto a conoscere le "leges artis" per prevenire gli infortuni sul lavoro. la Corte Costituzionale ha chiarito che “il legislatore si riferisce alle misure che. il servizio di prevenzione e di protezione all'interno nell'impresa. secondo le particolarità del lavoro. Lgs. 7 numeri 1 e 3 della direttiva n. 626/96) ed esclusivamente per quanto riguarda la riduzione al minimo del rumore nell'ambiente di lavoro (ai sensi del D. Pertanto non è sufficiente che una macchina sia munita degli accorgimenti previsti dalla legge in un certo momento storico se il processo tecnologico cresce in modo tale da suggerire ulteriori e più sofisticati presidi per rendere la stessa sempre più sicura. 2087 C. 24 gennaio 1990. non permette di dedurre che il datore di lavoro è tenuto ad organizzare servizi siffatti in tutti gli altri casi. 8 comma 6 del D. sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. né dal suo contesto giuridico” (sentenza cit. del decreto legislativo sostenuta dal governo italiano. stimola obbligatoriamente il datore di lavoro ad aprirsi alle nuove acquisizioni tecnologiche (Cassazione Penale. 2087 c.3. a dotare le sue macchine . non emerge in modo sufficientemente chiaro e preciso dal tenore letterale di detta disposizione. 626/94 attribuendo al datore di lavoro la facoltà di ricorrere a servizi esterni quando non siano disponibili all'interno dell'azienda le necessarie professionalità. corrispondono ad applicazioni tecnologiche generalmente praticate e ad 8 . 89/391/Cee. anche Cass. 906. 2. l'omessa attuazione di tali misure “integra gli estremi dell'imprudenza per la inosservanza di indicazioni legittimamente suggerite. Milano 1994 di R.
a. Scrive Luciana Forte: “il mancato adempimento all’obbligo di tutela delle condizioni di lavoro è. quanto all'onere della prova.gesoba. [L'art. salva analitica diversa individuazione da parte del giudice (anche a mezzo di consulenza tecnica) o del lavoratore. 7101] “[in http://www. 41 c.. e l'obbligo contrattuale generale di sicurezza] Quanto all'applicabilità dell'art.s.C. rispettando non solo le specifiche norme prescritte dall'ordinamento in relazione al tipo specifico di attività imprenditoriale e lavorativa. 2087 c. Inail ). 1 D. sez.Ric. Cass. Amoroso . 1453 cod.c. all'esperienza e alla tecnica”: Perciò.c. 312 del 18 luglio 1996). civ. 16 maggio 1997. mentre resta immutato l’obbligo del datore di lavoro di adottare tutte le misure tecniche necessarie a ridurre il rischio da rumore “al minimo. ma occorrendo o una di lui condotta dolosa. ma comprende anche il danno biologico. con conseguenza che solo l'effettiva interruzione del nesso di causalità tra l'infortunio (o la malattia) e un comportamento colpevole dell'imprenditore esclude la responsabilità di costui. Lavoro . una volta provata la colpa o il dolo dell’autore della condotta lesiva. 4593. Accanto alla responsabilità contrattuale del datore è prevista anche una responsabilità extracontrattuale. Lgs. pertanto il lavoratore danneggiato può agire in giudizio chiedendo l’adempimento dell’obbligo ex art.. 2087 c.che si sarebbe determinata nel lavoratore in conseguenza dell'adibizione per molti anni ad una lavorazione rumorosa. 108]. o il risarcimento dei danni subiti. anche se legalmente non cogenti. Sepe conf.fisica della persona in sé e per sé considerata.1993. (Nella specie la S. n. per citare uno degli esempi più significativi. n. n.Rel.1990.M.1. “in particolare. 8. 1218 cod. [l'art. perché. 2087 c..htm].Pres. quando sussistono precise normative.Sentenza 23 gennaio 1999. ma anche quelle che si rivelino necessarie in base alla particolarità del lavoro. Rapone . in concreto e al momento. civ. Ma tale sentenza fa riferimento esclusivamente alle misure organizzative e procedurali. civ. che prevede esplicitamente a carico del datore di lavoro l'obbligo contrattuale generale di sicurezza. il rispetto dei limiti e obblighi da esse posti esonera da responsabilità il datore di lavoro. biologica ed estetica dl lavoratore e non solo la sfera economica [Cfr. delle diverse attività produttive (sentenza n. non è limitato solo alle conseguenze che incidono sull’idoneità a produrre reddito. come quelle di cui alle direttive Cee prima della loro recezione nell'ordinamento interno.P. 6. 2. “al lavoratore è sufficiente provare il danno e il nesso causale. 2087 cod. “ la responsabilità del datore di lavoro va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di fonte legale ovvero suggeriti dalle conoscenze sperimentali e tecniche del momento (che il giudice deve individuare nel dichiarare la responsabilità del datore di lavoro)”.7.c.6 Onere della prova del danno derivante dalla violazione dell'art. per il datore. estendendo il risarcimento anche ai danni non patrimoniali [Cfr Cass. Cass. 277/1991. IV pen. sul quale incombe un onere in tal senso. ai sensi dell’art. n. Minestrina). censurando in particolare 9 . ha annullato la sentenza con cui il giudice di merito aveva ravvisato la responsabilità del datore di lavoro ex art. c.accorgimenti generalmente acquisiti. sicché penalmente censurata sia soltanto la deviazione dei comportamenti dell'imprenditore dagli standard di sicurezza propri.c. 2087 non configura una responsabilità oggettiva] la giurisprudenza della Cassazione è solidamente attestata sulla negazione dell'esistenza di un caso di responsabilità oggettiva nell'art. ai sensi dell’art. n. 2087 c. 2087 c. quale menomazione dell’integrità psico . ai sensi dello stesso “il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure necessarie per tutelare l'integrità fisica e morale dei lavoratori. in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico” (art.. sempre se risulta provata la sussistenza di un nesso di causalità fra l’omissione delle cautele da parte del datore e l’infortunio subito dal lavoratore.c. per l'ipoacusia comportante un'invalidità del 3 per cento . Papilio S. spettando all'imprenditore provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno. non tenuto ad osservare cautele che vadano oltre quei limiti e quegli obblighi. ovvero la presenza di un rischio elettivo generato da un'attività non avente rapporto con lo svolgimento del lavoro o esorbitante dai limiti di esso” (Cassazione civile sez.. fonte di responsabilità contrattuale. Il risarcimento dovuto. non essendo sufficiente un semplice concorso di colpa del lavoratore.it/centro_studi/sicurezza_sul_lavoro.. 653 . in quanto l’incidente ha effetti anche sulle funzioni naturali riguardanti la vita sociale.
civ. 3b) Cass. lav. costituente attività strettamente connessa alla prestazione di lavoro manuale”.e per avere addebitato al datore di lavoro la mancata adozione di "mezzi innominati" di prevenzione. 18 gennaio 1991. 2087 c. n. con la conseguenza di ritenere automatica la responsabilità del datore di lavoro ogni volta che il danno si sia comunque verificato”. 1993. in relazione ai livelli di rumorosità cui era esposto il lavoratore. 83/477. 3) La mera concomitanza di tempo e di luogo tra l'evento dannoso e l'esercizio dell'attività lavorativa. [I fattori principali che interrompono il nesso di causalità] I fattori principali che spezzano il collegamento causale tra evento dannoso e prestazione lavorativa. con la conseguenza che solo l'effettiva interruzione del nesso causalità tra infortunio (o malattia) e un comportamento colpevole dell'imprenditore esclude al responsabilità di costui. occorre che il relativo rischio sia inerente alla prestazione dovuta dal lavoratore (nella fattispecie è stato ritenuto indennizzabile l'infortunio occorso al custode di un condominio morto a seguito di colpi di arma da fuoco sparatigli da ignoti durante lo svolgimento della sua attività lavorativa. 29 marzo 1995. 430: “ ai fini dell'indennizzabilità dell'infortunio ai sensi dell'art. ed il conseguente onere di provare l'avvenuta adozione di tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno alla salute dei propri dipendenti” [Cassazione civile sez. lav. 17 novembre 1993. fasc. 15 gennaio 1990. 82/605. 3740). come pure la nocività dell'ambiente di lavoro nonché il nesso di causalità fra l'una e l'altro. n. 12]. “l'onere di provare l'esistenza di tale danno. a causa dell'attività lavorativa svolta. e poi da quelle n. 80/1107. n. che ricorre allorché fra l'attività protetta e il sinistro sussista un nesso eziologico quantomeno mediato e diretto e cioè una correlazione obiettiva che non si risolva in una mera concomitanza di tempo e di luogo. sulla quale vi è una ricca casistica. 1994. 3c) Cass. 277 . Mass. 1014. 12661. civ. Secondo quest'ultima sentenza la norma di cui all'art. 1995.P. lgs. è configurabile nell'ipotesi di un soggetto assicurato contro gli infortuni ferito mortalmente nel corso di una rapina commessa in occasione dell'acquisto di materiale necessario per la produzione.] Sviluppando la tematica dell'onere della prova. dalla quale possono estrarsi alcuni esempi notevoli: 3a) Cass. spettando all'imprenditore provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno. 2087 c. che è a carico del lavoratore che deduca in giudizio la violazione dell'art. non avendo del 10 . 1) Il dolo del lavoratore.. 1124 del 1965.. conformemente alla massima che si annota. [L'onere di provare la violazione dell'art. Giust.. non essendo sufficiente un semplice concorso di colpa del lavoratore. sono quattro. lav. 23 febbraio 1989. 2087 c. il rischio cui va soggetto il lavoratore stesso in quanto dipendente da necessità personali e non da un suo atto volontario dettato da esigenze arbitrarie”. 15 agosto 1991 n. la Cassazione non si stanca di ribadire che la previsione dell'obbligo contrattuale di sicurezza “comporta che al lavoratore é sufficiente provare il danno ed il nesso causale. 1124 l'occasione di lavoro. ma occorrendo o una di lui condotta dolosa ovvero la presenza di un rischio effettivo generato da una attività non avente rapporto con lo svolgimento del lavoro o esorbitante dai limiti di esso”. 2) La colpa del lavoratore. perché è' professionale. n. 2 t.c.R.: “perché un evento lesivo possa considerarsi verificato in "occasione di lavoro" ai sensi dell'art. n. 77/311. INAIL c. 30 giugno 1965 n. “non può essere intesa come prescrivente l'obbligo assoluto di rispettare ogni cautela possibile e innominata ad evitare qualsiasi danno. 11351.c. 689 nota (ANGIELLO) Giust. solo ove tale prova venga fornita sorge la responsabilità a carico del datore di lavoro in relazione al suddetto danno. 86/188. 11 dicembre 1995. 11]. civ.la sentenza impugnata per non avere dato rilievo al rispetto dei criteri dettati. un danno alla salute. Dunque incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito. infatti. 2 del D. Pisacreta.recepite queste con d.. fasc. non specificamente individuati) (Cassazione civile sez. dalla direttiva Cee n. in Resp. e prev. 131: “non interrompe il nesso di occasionalità tra il lavoro e l'infortunio la breve sosta dell'attività lavorativa che ha luogo quando il lavoratore si reca in toilette al fine di soddisfare i propri bisogni fisiologici.u. n. [Cassazione civile sez. 88/642 . Mass.c. n.
14 ottobre 1983. 5 giugno 1987. che le modalità. 6504. n. 11 ottobre 1984. la velocità e la ripetitività della serie di operazioni da compiersi alla macchina erano tali da rendere probabile una perdita di ritmo. nel suo concreto verificarsi. 4941: “l'infortunio sul lavoro non è indennizzabile quando esso secondo la valutazione del giudice di merito (censurabile in sede di legittimità. c.d. cioè non abnormi e non esorbitanti dal procedimento di lavoro. Conca). Maturelli. 5 giugno 1987 n. sia che la disattenzione del predetto. ha censurato l'impugnata sentenza. dato che essa era da tempo usata in quelle condizioni e la cosa era ben nota al datore di lavoro (cfr. ex art. deduce la Suprema Corte. Mancini c.non potendosi pretendere che nel corso di questa il lavoratore sia costantemente e spasmodicamente 11 . quando questo sia da ricondursi alla mancanza di quelle cautele che. ma rientranti nei normali rischi connessi allo svolgimento dell'attività lavorativa .R. Infatti “la normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l'incolumità del lavoratore non soltanto dai rischi derivanti da accidenti o fatalità ma anche da quelli che possono scaturire da sue stesse avventatezze. Marchi). 6 novembre 1979. può essere attribuita ai comportamenti. al consolidato orientamento di questa Suprema Corte. infatti.d. cioè esorbitanti da ogni prevedibile schema comportamentale (nel qual caso può addirittura venir meno il legame eziologico dell'evento con la pregressa inosservanza della norma antinfortunistica. n. neppure concorrente. se non adeguatamente motivata) sia dovuto ad una scelta del lavoratore. 4941. In ogni caso non può sussistere il concorso di colpa dell'infortunato qualora siano state violate le prescrizioni antinfortunistiche previste dalla legge. rischio elettivo. 4a) Cass. anzi. Pertanto. correttamente è stato escluso. Perciò. in caso di infortunio sul lavoro originato dalla assenza o dalla inidoneità delle misure antinfortunistiche nessuna efficienza causale. sez. nonchè richiamandosi. con atto volontario puramente arbitrario e per soddisfare esigenze meramente personali. sia pure disaccorti o maldestri. il luogo dove avrebbe dovuto essere prelevato un carico di erba . Del Vivo. secondo cui finalità della normativa antinfortunistica è quella di proteggere il lavoratore non solo dai rischi derivanti da accidenti o fatalità. sent. ossia il rischio diverso da quello al quale il lavoratore sarebbe esposto per esigenze lavorative e che lo stesso affronta per soddisfare esigenze meramente personali e che per nessun motivo sono ricollegabili all'attività lavorativa svolta. sempre che non si tratti di comportamenti del tutto abnormi ed atipici. sia che il lavoratore fosse tenuto a segnalare.. La motivazione di quest'ultima sentenza approfondisce in modo particolarmente felice la problematica: ““quanto alla questione della colpa. osservando. le deficienze della macchina sul piano antinfortunistico. quindi. “discende.resto l'Inail provato l'intervento di un fattore estraneo al rischio specifico dell'attività di custodia tale da ridurre il rapporto tra evento e prestazione lavorativa a mera relazione cronologica o topografica)”. che aveva escluso l'indennizzabilità dell'infortunio per la sola considerazione della minima entità dello spostamento)” (Cassazione civile. se adottate.P. D. i tempi. il verificarsi di un infortunio. negligenze e disattenzioni (v. purché normalmente connesse all'attività lavorativa. 6. “rischio elettivo”. rivestisse i caratteri dell'abnormità. esclusiva o concorrente. lav. del lavoratore infortunato che abbiano dato occasione all'evento. n. sarebbero valse a neutralizzare anche il rischio di sifatti comportamenti” (Corte di Cassazione Penale .IV. ma anche da quelli che possono scaturire da sue stesse imprudenze. negligenze e disattenzioni. al di fuori di quest'ultima ipotesi. per negare l'invocato concorso di colpa della vittima. Venco). sia pure disaccorti o maldestri.la S. 547/1955. come logico corollario da detto principio che. nei casi in cui debba escludersi che tale evento. concretatasi nel non ritrarre in tempo la mano dal piano di lavoro. avventatezze. INAIL). prima che vi si abbattesse il punzone da lui stesso azionato a pedale. sent. attraverso un tratto di campagna di duecento metri non servito da strada. 4) La sussistenza del c. allorquando si tratti di comportamenti. della persona offesa. 6 luglio 1987. affronti un rischio diverso da quello cui sarebbe esposto per esigenze lavorative. uno scoordinamento dei movimenti e. sia riconducibile al tipo di evento che la norma violata intendeva prevenire)”. eccezionalità ed esorbitanza dal procedimento lavorativo. sicché l'evento non abbia in effetti alcun nesso di derivazione con lo svolgimento dell'attività lavorativa e non possa pertanto ritenersi verificata in occasione di lavoratrice trasportata sul rimorchio del trattore condotto dal marito per raggiungere. a quest'ultimo riguardo. 4 maggio 1990.C. il quale.Sez. lettera c).
possono essere adempiute da altri soggetti aziendali. nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione. è confortata da evidenti ragioni logico-interpretative. Lgs. n. 3 D. in perfetta continuità. può essere attribuita a tali comportamenti nella verificazione dell'infortunio. 1996. 3 D. 626/94. occorre comunque procedere alla “loro riduzione al minimo”.nessuna efficienza causale. Va aggiunto che le Linee guida per l'applicazione del d. n. 626/94). lgs.c. a differenza della valutazione che è di competenza del solo datore di lavoro.c.. La tesi. 3 del D. 81) (forme di protezione oggettiva). ad esempio. in via primaria. propugnata in primo luogo da Guariniello. Prevede inoltre che il datore di lavoro deve attenersi al “rispetto dei principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro.).c. ma.concentrato e presente a se stesso e che non vada soggetto a qualche momentanea caduta dell'attenzione per una ragione qualsiasi . 3. 626/94 sono ordinate gerarchicamente secondo il grado di priorità dell’intervento che deve essere effettuato nel luogo di lavoro. n. l'informazione e la formazione dei destinatari della tutela circa i rischi cui sono esposti e circa i modi di prevenirli (forme di protezione soggettiva)” (Francesco Bacchini). e. L'obbligo generale di sicurezza posto dall'art. Lgs. ma non per questo meno chiaro. già introdotto nell’ordinamento prevenzionistico dall’articolo 2087 del codice civile. Lgs. a cura di M. ed è rappresentato dalla mancata adozione di tutte le misure di sicurezza tecnologicamente fattibili. Art. nonché la tutela della personalità fisica e morale del lavoratore da attuarsi mediante una prevenzione che utilizzi. n. 2087 c. se adottata. stabilisce (seconda solo alla valutazione dei rischi) in modo gerarchico. quando nonostante l'adozione delle misure tecnologicamente più avanzate non sia possibile ridurre i rischi. p. Milano. l'aggiornamento continuo delle misure prevenzionali alla luce delle nuove conoscenze tecnologiche e non della ragionevole praticabilità (Di Lecce. neppure concorrente. 626/1994 non contraddice i precetti dell’art. tra le quali “l'eliminazione dei rischi in base alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico”. a art. 2087 del codice civile. 2087 c. la valutazione dei rischi ad altre misure che vengono sanzionate all’interno del D. Sicurezza del lavoro e trasformazioni organizzative. in modo certamente sintetico. con due novità importanti rappresentate dall’obbligo chiaramente esplicitato di dover rispettare i principi ergonomici e dover adottare tutte le misure tecniche produttive e organizzative necessarie alla sicurezza del lavoro. il quale. n. AA. 626/94 una puntuale specificazione con una dettagliata indicazione dei suoi elementi essenziali. 626/94 sono gerarchicamente ordinate] Le misure generali di tutela dell’articolo 3 del D. Lgs. in capo al datore di lavoro.VV. n. imprudenze. le misure generali di tutela. f D. sarebbe valsa a neutralizzare anche le negligenze. 626/94 in modo più lieve e che. Aspetti innovativi e riflessi sulla organizzazione del lavoro della normativa prevenzionale. Lgs. 626 prescrive le misure generali di tutela da adottarsi per la tutela dell’igiene e della sicurezza del lavoro. [Sintesi] L'elemento essenziale e unificante delle varie e possibili forme di responsabilità del datore di lavoro è dunque uno solo. “trova nel D. disaccortezze dell'infortunato”. deve ricondursi eziologicamente soltanto all'assenza di quella cautela antinfortunistica che. 626/94 anteponga. alla luce dell'esperienza e delle più avanzate conoscenze tecnicoscientifiche finalizzate alla prevenzione di tutti i possibili rischi lavorativi per l’incolumità fisica e morale del lavoratore presenti nel luogo di lavoro (art. L’articolo 3 del Decreto Legislativo 19 settembre 1994 n. in forza delle quali appare evidente come l’art. 1 lett. a cura del coordinamento 12 . 2087 c. anche se occasionato da essi. vale a dire l'eliminazione dei rischi alla fonte. Tali misure rappresentano specificazioni analitiche del principio della massima sicurezza tecnologicamente possibile. 626/94: i principi gerarchicamente ordinati della prevenzione L'articolo 3 del Decreto Legislativo n. anche per attenuare il lavoro monotono e quello ripetitivo” (art. Lgs. Lgs. Frey. [Le prescrizioni dell'art.
3 citato aggiunge che “le misure relative alla sicurezza. loro riduzione al minimo. sulle questioni riguardanti la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro. g) priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale. L'obbligo a carico del datore di lavoro è correlato al diritto soggettivo del lavoratore a condizioni di lavoro sicure. consultazione e partecipazione dei lavoratori ovvero dei loro rappresentanti. h) limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono. f) rispetto dei principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro. b) eliminazione dei rischi in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico e. i) utilizzo limitato degli agenti chimici. c) riduzione dei rischi alla fonte. l) controllo sanitario dei lavoratori in funzione dei rischi specifici. per motivi sanitari inerenti la sua persona. o che possono essere. [Le misure di cui all'art. o è meno pericoloso. Lgs 626/94 (Misure generali di tutela) ed in particolare farà riferimento ai principi gerarchici della prevenzione dei rischi in esso indicati”.5. s) informazione. 3 D. 626/94] Ai sensi dell’art. 3 del D. esposti al rischio. o) misure di protezione collettiva ed individuale. Lgs. 626/1994. L'obbligo della massima sicurezza possibile. 3 lett. Lgs. 13 . macchine ed impianti. di lotta antincendio. nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione. Qualora il datore di lavoro non predisponga un ambiente di lavoro igienico e sicuro o affidi mansioni particolarmente rischiose senza le debite precauzioni. r) regolare manutenzione di ambienti. t) istruzioni adeguate ai lavoratori.tecnico per la prevenzione degli assessorati alla sanità delle regioni e delle province autonome con la collaborazione dell'Ispesl e dell'istituto superiore di sanità (1996). nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e di produzione. contengono un Documento 1 recante le Linee Guida sul Titolo I relativamente alla valutazione per il controllo dei rischi. di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave ed immediato. 626/94 le misure generali per la protezione della salute e per la sicurezza dei lavoratori sono: a) valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza. all’interno del quale vi è il punto 2. p) misure di emergenza da attuare in caso di pronto soccorso. Un più ristretto diritto del lavoratore in caso di pericolo grave ed immediato è riconosciuto dall'articolo 14 del Decreto Legislativo n. n. e) sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è. 3 del D. sui luoghi di lavoro. anche per attenuare il lavoro monotono e ripetitivo”. fisici e biologici. q) uso di segnali di avvertimento e di sicurezza.5 (Programmazione o messa in atto delle misure di prevenzione) che recita testualmente: “l'individuazione delle misure di prevenzione e protezione rispetterà quanto indicato all'art. ove ciò non è possibile. la giurisprudenza ha riconosciuto il diritto del lavoratore il diritto di rifiutare la prestazione lavorativa. formazione. all'igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori”. d) ed f) D. n. con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti. Lgs. igieniche e non nocive. in forza dell'art. n) misure igieniche. Il comma 2 dell’art. m) allontanamento del lavoratore dall'esposizione a rischio. anche per attenuare il lavoro monotono e quello ripetitivo. 626/94 estende la propria valenza in maniera significativa integrando i doveri correlati alla tecnologia prevenzionistica più avanzata con “le condizioni tecniche produttive ed organizzative” e rispettando “i principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro. attrezzature. d) programmazione della prevenzione mirando ad un complesso che integra in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive ed organizzative dell'azienda nonché l'influenza dei fattori dell'ambiente di lavoro. n.
III pen. “ nel caso in cui il datore di lavoro abbia proceduto. n. ciò perché in tal caso s’introdurrebbe “l’insostenibile principio secondo il quale la tutela della salute dei lavoratori sarebbe affidata all’alea incerta delle possibilità economiche del singolo lavoratore”). n. n. 22 novembre 1995 n. organizzative e procedurali. 277” (Corte di Cassazione Penale . conseguentemente anche l'esposizione a rumorosità non eccedente l'indicato limite dei novanta dBA può essere reputata idonea a pregiudicare l'apparato uditivo. 41 D. Il medico competente deve fornire il proprio parere sulle misure tecniche. L'art.1 Aspetti generali L’esame del principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile alla luce della normativa speciale in materia di protezione dei lavoratori dagli effetti dannosi del rumore presenta speciale interessa per la ricca esemplificazione di aspetti applicativi del principio medesimo. in c. risulta anche che l'esposizione a rumori superiori agli ottanta decibel comporta per il datore di lavoro obblighi di “informazione e formazione”. alla autovalutazione del rumore durante il lavoro.. III pen.sez. 15 agosto 1991 prevede che il datore di lavoro riduca al minimo i rischi derivanti dall'esposizione al rumore adottando le necessarie misure tecniche. Sez. 11314. III pen. 29 marzo 1995 n. non rileva che il datore di lavoro abbia dotato i lavoratori di mezzi di protezione individuali dell’udito (strumenti otoprotettori) giacche questa è una ulteriore condotta imposta dall’art. 9451. non è consentito.. e non la congiunzione “o”.sezione lavoro 7 aprile 1998 n° 3582 Veschitelli c. 43 c. Inoltre. organizzative e procedurali da adottare per ridurre l’esposizione dei lavoratori al rumore.non è ostativa della configurabilità di una malattia professionale indennizzabile (ipoacusia da rumore) e non esime il giudice dall'indagine medico-legale in ordine alla sussistenza di tale malattia” (Corte di Cassazione Civile . 1. e che già il superamento della soglia di ottantacinque decibel richiede l'adozione di adeguati mezzi di protezione e l'assoggettamento del lavoratore a controllo sanitario. “a maggior ragione. dovuto alla diffusione di rumore. e le misure organizzative e procedurali concretamente attuabili 4. Protezione dal rumore e obbligo di attuare le necessarie misure tecniche. 15 agosto 1991 n. 277. 11 aprile 1992.4.M. ed escludendo “che un elemento economico quale il costo delle opere da realizzare costituisca un limite decisivo rispetto alla concreta attuabilità delle misure predette” (Cass. intende perciò imporre al datore di lavoro l’adozione di tutti i tipi di misure concretamente attuabili. In tema di esposizione dei lavoratori a rumori dannosi. 277. Concretamente. 15 agosto 1991. Barbon). organizzative e procedurali concretamente attuabili (Cass. attuativo di direttive comunitarie. commette le contravvenzioni di cui all’ art. leg. 40 D. Lgs. la cui osservanza è autonomamente sanzionata” (Cass. Va notato che “dalla lettura coordinata degli art. “il fatto che il datore di lavoro abbia assunto misure organizzative quali i turni di lavoro. 7 settembre 1995. 41 del D. ex art. 15 agosto 1991 n. 3437. che avrebbe funzione disgiuntiva. enucleati con precisione dalla giurisprudenza di legittimità in questo ultimo decennio. Quaini). 4488. Sez. Manfredi e altro.. primeggiando quelle che aggrediscono la fonte del rumore”. 22 novembre 1995 n.. Inail ). 11314. Sez. P. Sez. Barbon). Lgs. D. non esclude il reato ove il giudice accerti che non sono state assunte le altre misure tecniche praticabili e che per conseguenza non è stato ridotto il rumore al minimo livello tecnologicamente possibile”. sez pen. 41 seg. III pen. III n° 3048 del 2 aprile 1997). E dunque “si ispira al principio della massima sicurezza possibile” (Cass. se emerge che il valore dei novanta dBA per l'esposizione quotidiana del lavoratore al rumore rappresenta la soglia di intollerabilità.. Il datore di lavoro “che ometta di attuare le tecnologie già disponibili sul mercato atte a prevenire o ridurre al minimo l'inquinamento dell'ambiente di lavoro. Adozione congiunta perché “il legislatore usa la congiunzione “e” con funzione semantica aggiuntiva. una volta che tale soggetto abbia individuato come praticamente idonei alcuni 14 . “concretamente attuabili” in base al progresso tecnico e “a prescindere dal superamento o dal raggiungimento di predeterminati valori limite di esposizione al rumore” " (Cass. .. Lgs. Bertoldi) e richiede l’adozione “congiunta” delle misure tecniche. il cui superamento determina particolari obblighi del datore di lavoro.in relazione anche alla diversa capacità di resistenza di ciascun organismo .
La Cassazione ha successivamente precisato che quest'ultima sentenza interpretativa della Corte Costituzionale ha inciso solo sulle misure organizzative e procedurali "concretamente attuabili" per ridurre al minimo i danni derivanti dall'esposizione al rumore di cui all'art. Lgs. IV pen. Lgs 15 agosto 1991 n. Lgs. nei diversi settori e nelle differenti lavorazioni. sicché penalmente censurata sia soltanto la deviazione dei comportamenti dell'imprenditore dagli standard di sicurezza propri. 41 comma 1 del D. 312 del 18 luglio 1996). 3 maggio 1995 n. delimitando l'ambito di tale valutazione con riferimento alle indicazioni fornite dal progresso tecnico” [Corte di Cassazione Penale . III pen. La documentazione relativa a tali piani deve essere tenuta a disposizione dell'organo di controllo al fine di dimostrare l'avvenuta individuazione delle misure tecniche. Sez. bensì dei provvedimenti consigliati dalla tecnica per diminuire l'intensità dei rumori propri delle lavorazioni a rischio: tale precetto corrisponde a quello contenuto nella prima parte del comma 1 dell'art.. III n° 4011 del 29 aprile 1997. 1 lett. 25 luglio 1995 n. 277 non viola il principio di legalità. delle diverse attività produttive (sentenza n. Lgs. che “è prevista al solo fine di imporre altre misure preventive e protettive nel caso in cui si arrivi ad accertare il superamento di alcune soglie di rischio” (Cass. Ma l'art. n. cioè "riduzione al minimo. Dunque “è agevole comprendere che. in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico. e all'art. 41 D. 15 . III pen. del D. mediante misure tecniche” (Cass. 277/1996). non invece in rapporto alle misure tecniche.. Zambon ]. rimasto in vigore per quanto attiene il danno extrauditivo (anche in applicazione degli articoli 2087 del codice civile e 3 del D. 626/96) per la riduzione al minimo del rumore nell'ambiente di lavoro (art.. comma 1. n. Le aziende devono perciò prevedere piani di bonifica contenenti le modalità ed i tempi di attuazione degli interventi (nonché metodi di controllo affinché i risultati raggiunti di riduzione al minimo del rumore si mantengano tali nel tempo). asserendo apoditticamente la non necessità degli accorgimenti stessi” (Corte di Cassazione Penale . destinata ad incidere sull'art.. Lgs. che lo stesso possa contrastare i rilievi mossogli circa l'omissione. 626/94). L’art.c. 277/91. 277/1991. 24 del D. n.accorgimenti e non li abbia poi attuati. 8320. Bertuzzi). [Applicazione del principio della riduzione al minimo del rischio da rumore] Il principio della riduzione al minimo del rischio da rumore “non autorizza lavorazioni che si svolgano in condizioni di insicurezza con il sacrificio della incolumità personale del prestatore d’opera in favore di esigenze produttive (Cass. 277/91 impone chiaramente di ridurre comunque al minimo il rischio derivante dall’esposizione al rumore “come obbligo autonomo e incondizionato” rispetto a quello dell’autovalutazione del rischio di cui all’art. Bertuzzi ). n.. la sentenza n. 41. 41 comma 1 d. essendo il precetto certo univoco. 277/91. 2087 c. Lgs. 4919. Lgs.2 Misure concretamente attuabili In riferimento all'adozione delle misure “concretamente attuabili” (nel senso di cui al principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile di cui all'art. Minestrina). Lgs. 41 citato D. 303/1956. 41 comma 1 D. Sez. .sez. 40 dello stesso D. n° 4919 del 3 maggio 1995.R. 312 della Corte Costituzionale è. organizzative e procedurali di cui trattasi. corrispondono ad applicazioni tecnologiche generalmente praticate e ad accorgimenti generalmente acquisiti.P. 3 c. n. b del D. Lgs. dal momento che l'aver rimesso all'elaborazione e all'evoluzione della tecnica l'individuazione per ciascuna lavorazione dei provvedimenti opportuni per diminuire i rischi derivanti dall'esposizione al rumore non implica mancanza di certezza e determinatezza della norma per omessa indicazione del comportamento dovuto. ma con esclusivo riguardo alle misure organizzative e procedurali. 41 D. in concreto e al momento. n. n. 16 maggio 1997 in c. . 4. in violazione del comma primo dell'art. III. dei rischi . la Corte Costituzionale ha sottolineato che “il legislatore si riferisce alle misure che. n. sì.Sez. È stato rilevato che “nel prescrivere l'obbligo del datore di lavoro di ridurre al minimo i rischi derivanti ai dipendenti dall'esposizione al rumore. pone in effetti a carico del datore di lavoro non tanto l’”adozione di misure organizzative e procedurali. sez. nel quadro interpretativo delineato dalla Suprema Corte di legittimità. Dallavalle). “dando specificità al generico dettato legislativo attraverso il riferimento agli standard di sicurezza generalmente praticati nei vari settori produttivi”. Lgs. che devono ispirarsi tutt’ora al principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile. l'art.
). bensì soltanto colui che sia autorizzato ad entrare nel luogo di lavoro o che comunque vi acceda per ragioni connesse all'attività lavorativa.] L'articolo 2087 c. Civ. ma solo a tutela dei lavoratori e di coloro che si trovino in una situazione analoga a quella di questi ultimi e cioe' che siano entrati in fabbrica o in cantiere per un qualsiasi motivo connesso con il lavoro (ispettore. 1974. il quale.c. ad avviso della Cassazione. 2087 del Codice civile (principio della massima sicurezza tecnica. 34. committente. un estraneo all'ambito imprenditoriale.. ivi. penale 10 ottobre 1985. 2087 del Codice Civile “reca un principio di autoresponsabilità dell’imprenditore. n. in tal senso Cass. III. D'altra parte. Oppici e altro. IV. passamano. quindi. fornitore. 14 ottobre 1992. secondo la Corte di Cassazione. Applicazione pratiche del principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile nelle sentenza della Corte di Cassazione 5. detta inosservanza graverà su chi detti obblighi avrebbe dovuto far rispettare. indipendentemente da specifiche disposizioni normative. e. imponendo all'imprenditore una serie di misure che si risolvono in una prestazione. Smuraglia.anche estranea . 2087 c. [L'interpretazione minoritaria] Secondo un differente indirizzo interpretativo. 1993. sez. tavole fermapiede e non sbarrata. in dottrina. dirigenti o preposti sono tenuti ad attuare tutte le misure di sicurezza previste dalla normativa antinfortunistica indipendentemente dall'individuazione di coloro nei cui confronti si rivolge la tutela approntata dal legislatore: nel caso si verifichi un infortunio per inosservanza degli obblighi di sicurezza imposti. che egli è tenuto ad adempiere e che il lavoratore ha diritto di pretendere. organizzativa e procedurale concretamente fattibile) deve affermarsi. scivola. n. è tenuto a porre in essere tutti gli accorgimenti e le misure necessarie ad evitare il verificarsi di lesioni della salute e dell’integrità fisica del lavoratore” (Cass. 14 settembre 1991.1 Obbligo di sicurezza in se del luogo di lavoro Ai sensi dell'art. proteggere la sicurezza di qualunque persona . 312 della Corte Costituzionale vale a specificare "il generico dettato legislativo attraverso il riferimento agli standard di sicurezza generalmente praticati nei vari settori produttivi"“ (Guariniello). La sicurezza del lavoro e la sua tutela penale. (Nella fattispecie e' stato ritenuto sussistente il delitto di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro ai danni di 16 . non ogni estraneo è tutelato. a proposito delle misure organizzative e procedurali. batte la testa contro lo spigolo di un gradino e muore] [Cassazione penale Sentenza n. 1673 la Cassazione (sez. 5020 Mustone): fattispecie relativa ad un cantiere edile posto all'interno di un'abitazione civile.c. 5048). purchè sia ravvisabile il nesso causale con l'accertata violazione. magari per curiosita' o abusivamente. Milano. 18 novembre 1976 n. 6187 del 19 novembre 1999]. IV penale) ha ribadito che "i datori di lavoro. nonché. Si vedano. sez. ma sancisce una vera e propria obbligazione. anche Cass.[L'obbligazione di cui all'art. Con sentenza del 18 ottobre 2001 n. 5. che “in linea di principio le norme di prevenzione degli infortuni trovano applicazione anche a beneficio degli estranei che si trovino nei luoghi di lavoro. 362 s. L’art.. IV. Zonca e altro [Le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro non sono poste a tutela di ogni persona che si trovi comunque sul luogo di lavoro. Cass. 26 aprile 1998. Diritto e Pratica del Lavoro. poiché la loro integrità fisica è meritevole di tutela non meno di quella dei lavoratori” [Cassazione penale (sez. la sentenza n. addirittura. visitatore autorizzato). v. “non contiene soltanto l'enunciazione di un dovere imposto nell'interesse generale.venga a trovarsi in tale ambiente di lavoro” (Guariniello. [L'interpretazione prevalente dell'obbligo] Queste sentenze riconfermano “un principio di tutela generale per cui spetta al datore di lavoro attuare la “sicurezza in sé” dell'ambiente di lavoro. 1991. 4318). nel quale un estraneo si introduce senza giustificato motivo e nello scendere lungo una scalinata in costruzione e priva di parapetti. che impone all'imprenditore di adottare tutte le misure idonee a tutelare l'integrità fisica del lavoratore. Tale disciplina concerne perciò la organizzazione del lavoro nell'impresa” (Cass. a prescindere dal fatto che ad infortunarsi sia stato un lavoratore subordinato o. Di Fazio. 6 settembre 1988 n.
m.lgs. [In tema di violazione di normativa antinfortunistica in un cantiere edile. su un tetto di un capannone in costruzione dove il giorno prima erano stati effettuati dei lavori)] 5.m. c. poste a tutela della integrità fisica del lavoratore. 2081 (s. 26 febbraio 1992.591]. 27 febbraio 1987]. il fatto che alcune norme attribuiscono alle rappresentanze sindacali aziendali (vedi art.c. IV. 17 febbraio 1984. 20 novembre 1990]. devono essere attuate anche contro la volontà del lavoratore stesso.. IV. n. È perciò “del tutto irrilevante. Va aggiunto che “le norme di protezione e di sicurezza. lav. ai sensi dell'art. e i dirigenti e i preposti di fare osservare. e 11 del d. 2087 c. pen. 381. coloro che siano autorizzati ad accedere nel cantiere e coloro che vi accedano per ragioni connesse all'attivita' lavorativa. IV. pen. nè l'obbligo di vigilanza può ritenersi adempiuto quando sia esercitato soltanto all'inizio della lavorazione” [Cassazione penale. 4. [L'obbligo di esigere l'uso dei DPI] Il datore di lavoro. posto che la salute costituisce oggetto di un autonomo diritto primario assoluto.) ]. ma deve essere adempiuto durante tutto il tempo durante il quale il lavoratore presta la propria attività lavorativa per l’azienda. sez. tutte quelle misure di sicurezza generiche e specifiche atte a tutelare l'integrità fisica dei prestatori di lavoro sia a norma dell'art. conforme alla Cassazione penale.). lett. 164/1956 e dagli art. 17 giugno 1982. sez. non contrastata. 18 d. 547/1955). ha stabilito la cassazione. (Nella specie alcuni dipendenti di una azienda municipalizzata di igiene urbana avevano agito in giudizio per ottenere l'adozione di 17 . e non solo un diritto o un interesse della collettività. 1977.31 (s.R. n. indipendentemente dall'attualita' dell'attivita'. non esclude che i lavoratori uti singuli possano agire in giudizio per ottenere l'adozione da parte del datore di lavoro delle misure idonee a tutelare la propria integrità fisica. sez. che il datore di lavoro abbia consegnato ai singoli operai i mezzi personali di protezione (come caschi e cinture di sicurezza con bretelle richiesti dagli art.2 L’obbligo di controllare ed esigere che i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) vengano utilizzati Non è sufficiente mettere a disposizione dei lavoratori i dispositivi di protezione individuale: il datore di lavoro deve controllare ed esigere che gli stessi vengano costantemente impiegati. IV. Lgs. non inficiano il alcun modo ne sminuiscono i diritti dei lavoratori uti singuli: “in tema di tutela delle condizioni di lavoro. 2087 c. riposo o sospensione del lavoro. 1983. (Nella fattispecie l'operaio infortunato si era recato.P. 626 del 1994) il potere di controllare in azienda l'adozione delle misure di prevenzione e di agire presso le autorità competenti quando dette misure non vengano adottate ovvero non si rivelino idonee.. era solito trattenersi nel cantiere vicino ove ebbe a verificarsi l'evento mortale)] e Cass. IV. durante il turno di lavoro e per esigenze connesse all'attivita' lavorativa. sia a norma della legislazione antinfortunistica [Cassazione penale sez. Pampirio. Riv. per "ambiente di lavoro" deve intendersi tutto il luogo o lo spazio in cui l'attivita' lavorativa si sviluppa ed in cui. n. Giust.c. 300 del 1970) o al rappresentante per la sicurezza (vedi art.3 Diritti dei lavoratori per la tutela dei propri diritti Le molte attribuzioni e prerogative che il D. ma addirittura venissero tenuti in cantiere” [Pretura Torino 20 ottobre 1976. “non esaurisce il proprio compito con l'allestimento dei mezzi di protezione (nella specie. IV. 10 e 17 d. sicchè risponde della loro violazione il datore di lavoro che non esplichi la necessaria sorveglianza alla rigorosa osservanza delle norme medesime” [Cassazione penale. 626/94 conferisce al RLS. ai fini della esclusione della responsabilità penale (sempre connessa alla violazione delle norme prevenzionistiche.P. ma ha l'ulteriore dovere di assicurarsi del loro uso da parte degli operai. n.operaio dipendente di altro cantiere che per consuetudine. II.R. derivi da essa l’evento lesivo di danno o meno). giur. Cass. 1985. 9 e 19 l. sez. qualora non risulti essersi minimamente preoccupato di controllare e di esigere in concreto che questi mezzi non solo venissero usati. n. camice di lavoro) e con l'emanazione dei relativi ordini esecutivi. possono recarsi o sostare anche in momenti di pausa. L'imprenditore ha l'obbligo di attuare. 5. in quanto tenuto ad approntare tutte le necessarie misure antinfortunistiche.
1997. 5.6 Appalto vietato di manodopera Il datore di lavoro. anche quando esistono nel cantiere specifici strumenti antinfortunistici. quale è quella della prestazione di pura manodopera [Cass. evitare la propagazione degli agenti infettivi e chimici raccolti negli di armadietti per tenere separati detti indumenti da quelli "civili" e lavaggio e disinfezione dei predetti indumenti che li esonerasse dal [Cassazione civile sez. un. ha il dovere di accertarsi che l'ambiente di lavoro (nella specie il cantiere edile apprestato dall'imprenditore appaltante) abbia i requisiti di affidabilità e di legalità quanto a presidi antinfortunistici. in relazione alla quale la S. per l'infortunio occorso al proprio dipendente nel cantiere della società committente e nell'espletamento dei lavori appaltati. ove egli non ottemperi agli obblighi di tutela. posto che. studio e altro. il datore di lavoro. non essendo detti eventi coperti dalla tutela antinfortunistica di cui al D. seppure in una situazione di illegittimità (nella specie derivante dalla sua posizione di subappaltante di pura mano d'opera).. c. pen.4 Subappalto: responsabilità dell’appaltatore Più in generale. con l'ovvia conseguenza che. e gli obblighi conseguenziali.del datore di lavoro. 40 cod. che è norma di chiusura del sistema antinfortunistico estensibile a situazioni ed ipotesi non ancora espressamente considerate e valutate dal legislatore al momento della sua formulazione. 5].p. 1124 e giustificandosi 18 . l'obbligo dell'imprenditore di tutelare l'integrità fisiopsichica dei dipendenti impone l'adozione . inottemperando agli obblighi di tutela. sia il soggetto che aveva prestato in subappalto la mano d'opera)" [Cassazione penale sez. 2087 cod.3. non vengono meno nel caso in cui si versi in una situazione di illegittimità.C.c. ma anche di misure atte. B. 609]. n. "il datore di lavoro è costituito garante dell'incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale dei prestatori di lavoro. idonei a realizzare la tutela del lavoratore.sanitario o antinfortunistico.. 9808 in Giust. Mezzo c. e di vigilare costantemente a che le condizioni di sicurezza siano mantenute per tutto il tempo in cui è prestata l'opera.C. 25 novembre 1998. 2087 c. in forza dell'obbligo della massima sicurezza tecnica-organizzativa-procedurale concretamente fattibile imposto al datore di lavoro dall'articolo 2087 del Codice civile e delle norme specifiche previste dalla normativa antinfortunistica. 5 ric.per omissione di cautela . (Il) 1998.7 Art.c. con la conseguenza che. ha ritenuto colpevoli di omicidio colposo sia l'appaltatore. 30 giugno 1965.ed il mantenimento non solo di misure di tipo igienico . quali l'uso l'organizzazione di un servizio di portarli nell'ambiente domestico)” Mass.c. 2087 c.. 2087 c. 5. n. e la tutela dell'impiegato coinvolto in rapine “Ai sensi dell'art.P. Loparco].98) n. l'evento lesivo correttamente gli viene imputato in forza del meccanismo reattivo previsto dall'art. lav. 9 ottobre 1997. 7 gennaio 1998. secondo le comuni tecniche di sicurezza. Tale posizione di garanzia. (Fattispecie relativa alla morte di un lavoratore edile per mancato apprestamento dei prescritti presidi antinfortunistici in un cantiere. Soc. e di quelle specifiche previste dalla normativa antinfortunistica è costituito garante dell’incolumità fisica e della salvaguardia della personalità morale dei prestatori di lavoro.. in Lavoro nella giur. ai sensi dell'art.alcune misure ritenute idonee ad indumenti di lavoro.99 (ud.. banche) ed alla probabilità del verificarsi del relativo rischio. 25. in relazione alla frequenza assunta da tale fenomeno rispetto a determinate imprese (in particolare.11. n. impresa subappaltatrice di alcuni lavori. correttamente l’evento lesivo gli viene imputato in forza del meccanismo reattivo previsto dal secondo comma dell’art.5 Responsabilità del datore di lavoro dell’impresa subappaltatrice Sussiste la responsabilità . civ. comma 2. a preservare i lavoratori dalla lesione di detta integrità nell'ambiente od in costanza di lavoro in relazione ad attività pur se allo stesso non collegate direttamente come le aggressioni conseguenti all'attività criminosa di terzi. Ne segue che il datore di lavoro.1887]. 5. Sezioni Unite Penali 11. in forza della disposizione generale di cui all’art. civ. 40.. 5. ha l'obbligo di imporne e di controllarne l'effettivo utilizzo da parte del lavoratore [Pretura Milano.R.
alle specifiche caratteristiche dell'impresa e del servizio reso. in Notiziario giur.c. e il danno riportato da un dipendente a seguito di rapina) [Cassazione civile sez.c. va ritenuta la responsabilità datoriale ex art. almeno sin dagli anni quaranta. una inosservanza della stessa è individuabile solo ove risulti che le misure concretamente attuate siano da ritenersi del tutto inadeguate. 1996. critica dir. non aveva provveduto a garantire il piantonamento dell'agenzia alla quale era addetto il lavoratore né ad attivare un sistema d'allarme collegato con istituti di vigilanza o con le forze dell'ordine)”. ad 19 .principio della massima sicurezza tecnica-organizzativa e procedurale).c. 5. in base alla particolarità del lavoro. sia alle misure che vengano di norma adottate nel settore. II 75 e 13 75 c. 2087 C. Nella giurisprudenza di merito è anche presente un orientamento opposto: Nella giurisprudenza di merito è invece rintracciabile un orientamento opposto: “poiché la prescrizione dell'art. in relazione sia alla possibilità di avvalersi di mezzi tecnologicamente più avanzati ed idonei. Monte Paschi Siena e altro. Sciammarella c. la potenziale pericolosità dell'amianto costituiva in Italia dato scientifico già acquisito.] Perciò “deve indubbiamente essere chiamato a rispondere il datore di lavoro. della pericolosità dell'amianto all'epoca dei fatti. 2087 c. stante il nesso causale tra l'omissione delle misure di sicurezza obbligatorie ex art. ma anche l'adozione di tutte le misure di prevenzione necessarie.C. è stata ritenuta la responsabilità dell'istituto di credito per inadeguatezza del livello di sicurezza. . 2087 c. indipendentemente dall'effettiva conoscenza. e la conseguente responsabilità risarcitoria. da un altro lato ancora.c. si è esclusa la violazione dell'art. In caso di attività aziendale che comporti rischi extralavorativi prevedibili ed evitabili alla stregua dei comuni criteri di diligenza. la colpa datoriale ex art. avendo rilevato come il datore di lavoro. 20 aprile 1998. impone all'imprenditore non solo il rispetto della normativa antinfortunistica vigente. essendo questi tenuto a garantire l’integrità fisio-psichica dei propri dipendenti e. lav.c. in assenza di adeguate misure di protezione. l'impugnata sentenza confermata. comunque. lav. costituisce norma "di chiusura" che consente certamente di ampliare l'oggetto dell'obbligazione dell'imprenditore anche a situazioni non contemplate. ai sensi dell’art. 2087 c.c.9 Mobbing e art. 2087 c. posto che: da un lato l'art. 355]. causato al lavoratore da esposizione ad amianto. 32 Cost. da un altro lato. all’esperienza e alla tecnica . 2087 c. 2087 c.aveva affermato la risarcibilità dei danni subiti da un impiegato di banca.c. quindi. L’articolo 2087 del Codice civile. comunque riconducibili alla particolarità del lavoro” [Pretura Torino.) cui deve ispirarsi anche lo svolgimento del rapporto di lavoro.l'interpretazione estensiva della predetta norma alla stregua sia del rilievo costituzionale del diritto alla salute (art. n. risponde del danno subito dal dipendente (nella specie. 4012]..c. 2087 c. lav. non presuppone la specifica prevedibilità della malattia poi concretamente verificatasi a conseguenza di un particolare lavoro. (nella specie.C. Riv. pur mettendo in opera le misure di sicurezza minime previste da un accordo aziendale in materia. 2087 cc.8 Danno da amianto “In ipotesi di mesotelioma. ai sensi del quale il datore di lavoro deve adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale del lavoratore (in base alle particolarità della mansione. sul punto. all'esperienza e alla tecnica. 1992. e. per i presunti danni psichici subiti da un dipendente a seguito di rapina. [Mobbing e art. rimasto coinvolto in tre rapine. se ricollegabili. 10 novembre 1995 in D.L. costituisce la prima barriera legale alla quale fare ricorso in tali situazioni di persecuzione. a seguito delle quali aveva riportato un grave stato di malattia nervosa. il datore di lavoro che non abbia predisposto gli adeguati mezzi di tutela o li abbia predisposti in misura non idonea. ma la generica prevedibilità di conseguenze dannose. da parte del datore di lavoro.) sia dei principi di correttezza e buonafede (artt. (Nella specie. da parte di un istituto di credito per non avere questo sufficientemente garantito la sicurezza del personale da aggressioni provenienti da terzi) [Pretura Roma 3 gennaio 1992. 727] 5. dalla S..
1998) la responsabilità contrattuale ex art. per imprudenza. dott. Infatti “i valori espressi dall'art. 312). di risarcire il danno sia al patrimonio professionale (cosiddetto danno da dequalificazione) sia alla personalità morale e alla salute latamente intesa (cosiddetto danno biologico e neurologico) subiti dal lavoratore” (La sindrome da mobbing. 2049 c. (principio di correttezza e di buona fede) . anche al di là degli obblighi specificamente sanzionati. soc.Aspetti giuridici e strumenti di tutela . e 2087 c. Nello Venanzi (avvocati CdlM Milano). Daniela Manassero. e ciò anche quando l'eccessivo impegno sia frutto di una scelta del lavoratore (estrinsecantesi nell'accettazione di straordinario continuativo . di responsabilità contrattuale del datore di lavoro (che nasce sempre dalla combinazione degli artt. 42. Mauro Boracchia (Cgil Lombardia) in http://www.c.c. dell'art. 8267].la normale tollerabilità. C. motivazione depositata in cancelleria il 16 novembre 1999. Come scrive Soprani. lav. [L'attività stressante e il mobbing] Integra un caso di mobbing e.secondo le regole di comune esperienza . 41 della Costituzione” giustificano “una valutazione negativa. come è noto.o nella rinuncia a periodi di ferie). n. L'inadempimento di tale obbligo genera la responsabilità contrattuale del datore di lavoro (v. civ. 21 dicembre /1998 n. 20 . (diritto alla salute). “l’incidenza del mobbing sul contratto di lavoro deriva dalla violazione di quella norma . (la responsabilità per fatto illecito dei suoi dipendenti commesso nell'esercizio delle incombenze lavorative).c. C.ancorché contenuto nel cosiddetto monte ore massimo contrattuale . Ciò implica per il datore “non solo il divieto di compiere qualsiasi comportamento lesivo dell'integrità fisica e della personalità morale del dipendente. 41. in capo al datore di lavoro. anche il generale obbligo previsto dall'art. 1 settembre 1997. ma anche il dovere di prevenire e scoraggiare simili condotte nell'ambito dello svolgimento dell'attività lavorativa. .l’art. Nicoletta Lazzarini (collaboratrice della cattedra di diritto del lavoro. 32 e 41 Cost. Gianni Sozzi. secondo le regole della comune esperienza. 17luglio 1995 n.htm] Il mancato adeguamento dell'organico aziendale (in quanto e se determinante un eccessivo carico di lavoro). in Mass. da parte del legislatore. con conseguenti danni alla salute del lavoratore. costituisce violazione degli art. comma 2.“interpretata dalla giurisprudenza alla luce dell'art. che cagiona ad altri un danno ingiusto. oltre alla specifica responsabilità stabilita dall'art. e che genera una responsabilità. comma 2. non si adoperi. giudice del lavoro.. Secondo parte della giurisprudenza (v.). per ridurre l'esposizione al rischio dei propri dipendenti” (Corte costituzionale.) anche la sottoposizione del lavoratore a un'attività estenuante. 32 e 41.impone al datore di lavoro di attuare tutte le misure generiche di prudenza e diligenza necessarie al fine di tutelare l'integrità psicofisica del lavoratore (v. atteso che il comportamento del lavoratore non esime il datore di lavoro dall'adottare tutte le misure idonee alla tutela dell'integrità fisico-psichica dei dipendenti. 5050/99. Sul datore di lavoro grava. (che limita la libertà di iniziativa economica privata.1175 e 1375 c.c. 18 luglio 1996 n. comma 2 Cost.c.. 7768)”.it/Primo_Piano/documenti/Mobbing/documenti/aspetti_giuridici. Università di Milano-Bicocca). nonché il mancato impedimento di un superlavoro eccedente . comprese quelle intese ad evitare l'eccessività di impegno da parte di soggetti in condizioni di subordinazione socio-economica” [Cassazione civile sez. 12763. (norma in base alla quale. Ergom Materie Plastiche Sentenza n. 2087 c. può concorrere con quella extracontrattuale originata dalla violazione di diritti soggettivi primari (artt. cost. nei confronti dei rispettivi sottoposti” (Tribunale di Torino. 14/2000. 61). Cass. 32 Cost. Cass. vietandone l'esercizio con modalità tali da pregiudicare la sicurezza e la dignità umana) e degli artt. Vincenzo CIOCCHETTI . Cost. in Ambiente e sicurezza. udienza 6 ottobre 1999 ). [Obbligo del datore di lavoro di agire contro il mobbing] Tale norma . infatti. obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno").impedire e scoraggiare con efficacia contegni aggressivi e vessatori da parte di preposti e responsabili. "qualunque fatto doloso o colposo. 1307). Luca Guaglione. che eccede.c. quindi. o la richiesta di un impegno eccessivo. 5/2/2000 n. negligenza o imperizia. 2043c. Corte Cass.che si assume contrattualizzata indipendentemente da una specifica previsione delle parti.Erriquez c.Franco Scarpelli (docente di diritto del lavoro. n.sicurezzaonline. 2087 c.. 2087 cod.. [Seminario Mobbing: un male oscuro . pag. avvocato CdlM Milano). la normale tollerabilità”. dei comportamenti dell'imprenditore che.
64 lettera b) e 65 comma 2 del D. 303/1956 prevede che nei locali di riposo si devono adottare misure adeguate per la protezione dei non fumatori contro gli inconvenienti del fumo [ sentenza n. 3. 4. 2087 C. 125/91. in un contesto lavorativo caratterizzato da fastidiosi e rumoreggianti apprezzamenti da parte dei lavoratori maschi in ordine all'abbigliamento di una lavoratrice. [Obbligo del datore di lavoro di prevenire le molestie] Dalle norme vigenti “è agevole desumere a carico del datore di lavoro l'esistenza di un obbligo primario e di un obbligo strumentale.R n. Curcio. l'esistenza di tale comportamento. con conseguente obbligo del datore di lavoro di risarcire il danno.. n. il rischio derivante dal fumo passivo. Milano 12/1/95. Lgs. L'articolo 14 comma 4 del D.R. est. che statuisce precisi adempimenti positivi tramite l'adozione di misure adatte al caso concreto.c. est. art. 31 D. Prescrizioni particolari recanti l'obbligo di imporre il divieto di fumare sono dettate in relazione alle sostanze cancerogene dagli artt. sia ridotto ad una soglia talmente bassa da far ragionevolmente escludere che la loro salute sia messa a repentaglio”. essendogli fatto obbligo di predisporre quelle cautele che valgono a tutelare i beni in questione”.. infatti.c. 2049 c. 303/1956) i datori di lavoro “devono attivarsi per verificare che in concreto la salute dei lavoratori sia adeguatamente tutelata” e quindi devono proteggere in via preventiva i non fumatori nei luoghi di lavoro. Lgs. Felici. 2 Cost. cosiddetta protettiva. 1995. di cui sono responsabili in solido. nonché sotto il profilo della violazione della dignità e della riservatezza della lavoratrice ex art. essendo al suddetto datore di lavoro. n. 1995. art. innanzi tutto. 2043. lav. inviti quest'ultima a modificare l'abbigliamento anziché invitare i lavoratori ad astenersi da comportamenti offensivi deve considerarsi illecito perché lesivo dei diritti di non discriminazione per motivi di sesso ai sensi degli artt. 561 con osservazioni di Riccardi. n. 1175 e 1375 c.c.C. in D&L 1995.P. costituisce di per sè fonte di rispettabilità contrattuale per il datore di lavoro. in Giust. 32 Cost. 2087. il responsabile del reparto aveva detto alla lavoratrice di non indossare più la minigonna ed evitare vestiti troppo scollati. Milano 27 maggio 1996. articoli 1. nota VETTOR. lav. Granata). lav. 3 Cost. n. se non eliminato. sentenza n.1385. 399 dell'11 dicembre 1996 (depositata il 20 dicembre 1996) della Corte Costituzionale (Pres. Notiziario giur. 626/94. integrando lo stesso un adempimento della suddetta obbligazione primaria prevista dalla legge (oltre che dei doveri di buona fede e di correttezza di cui agli artt. 349. 157). che turbavano gli addetti al reparto. ai sensi degli artt. giustamente pure indicati nel ricorso)” (Cassazione civile sez.. ai sensi degli artt. non è circoscritto al rispetto della legislazione tipica della prevenzione. in D&L 1997.10 Discriminazione sessuale e art. 7768. 2087 c. civ. 9 D. 1 L..11 Molestie sessuali Alla lavoratrice vittima di molestie sessuali spetta il risarcimento del danno morale.. sia l'autore dell'illecito che la società datrice di lavoro (Pret.. Rossi e altro c. invitandola a indossare una tuta da metalmeccanico) (Pret. mediante una serie di misure adottate secondo le diverse circostanze.5. giur. La prescrizione è “soddisfatta quando.c. inoltre. 740) 5. da liquidarsi in via equitativa. Granata)]. 2049 e 2087 c. eventualmente da liquidarsi in via equitativa (nella fattispecie. in quanto determinato da dolo o da colpa e attuato nel luogo e durante l'orario e il compimento dell'attività di lavoro. 626/94. Minigonna e discriminazione sessuale) 5.12 Fumo passivo In base alle norme costituzionale e di legge vigenti (art. ma soprattutto richiede che non venga posto in essere un comportamento che violi il diritto alla integrità psicofisica del lavoratore. Mass. vietato di porre in essere quei comportamenti commissivi dai quali possa derivare la lesione dei beni garantiti (dalla medesima disposizione di legge e dagli articoli della Costituzione sopra indicati) e. 2087 Il comportamento del dirigente che. Curcio.. In tal senso “il contenuto dell'obbligo previsto dall'art. 903/77 e 4 L.P. Mass. 1995.. Lìattuazione di tali misure preventive costituisce un caso particolare di applicazione della norma 21 . 399 dell'11 dicembre 1996 (depositata il 20 dicembre 1996) della Corte Costituzionale (Pres. 17 luglio 1995.
sicché il destinatario di tale obbligo non può eluderlo trincerandosi dietro. ex art. pen.u. o alla regolarità di impianti. 181538. lav. 374 D. informati delle caratteristiche peculiari dell'impianto elettrico. secondo le particolarità del lavoro. IV. è imposto dall'ordinamento allo scopo di rendere improduttive di effetti lesivi anche le condotte dei lavoratori caratterizzate da ignoranza e imperizia. quanto più rapidamente possibile. cui incombe l'obbligo di garantire la sicurezza del lavoro ai propri dipendenti. oppure dietro pareri sommariamente o informativamente espressi”(Cass. 15 dicembre 1994. 626/94. 20/04/1983. 2087 c. essendo anche in proposito già stato affermato.. ai sensi dell'art.) di informare i lavoratori dei pericoli esistenti. ma. in Riv. 2087 c. e altresì programmandola sequenza delle operazioni onde ridurre i margini di aleatorietà e arbitrarietà [Pretura Brescia 20 aprile 1983.. b) d. 8588. 5. 1978.P. in Riv. in Riv. a partire dagli articoli 21 e 22 ha ampliato notevolmente la portata del suddetto obbligo. Cass.c. “nell'affermare che l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa misure che.R. IV. solo dall'errore non determinato da colpa. Rosaspina m.c. 47 cod. n. di rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti. giur. giur. sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.673].14 Segnaletica Il datore di lavoro “è altresì responsabile per aver omesso di esporre i cartelli che vietano di compiere operazioni di pulizia su organi delle macchine in movimento e per non aver vigilato sulla osservanza di tale divieto. 2087 cod. IV.P.16 Obbligo di manutenzione La manutenzione (art. 8355. gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare manutenzione tecnica e vengano eliminati. stimola obbligatoriamente il datore di lavoro ad aprirsi alle nuove acquisizioni tecnologiche”. ma postula anche la necessità (ex art. previsto dall'art. 2087 c. Sgarigli m.R. civ. 5. data l'elevata pericolosità e l'insidiosità dei rischi. ciò che non si esaurisce con la debita adozione delle misure tecniche di prevenzione. impone che la squadra incaricata sia formata da operai specificamente preparati. 5. L’art.generale di cui all'art. 547. n. lav. 1984. e dal Collegio condiviso. 4 lett. 2087 del codice civile. il dovere di sicurezza di cui all'art. 547/1955) deve essere affidata a personale specializzato: “nei lavori di riparazione di impianto elettrico. Nè efficacia esimente può attribuirsi alla circostanza che in occasione di visite ispettive non sia stato effettuato alcun rilievo. 32 del Decreto Legislativo 19 settembre 1994 n.u. Il rilievo che si costruiscano e si pongano in commercio macchine con barra priva di carter di protezione non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro.” [Pretura Rho 8 ottobre 1977. lav. 27 aprile 1955 n.15 Obbligo di informazione L'obbligo del datore di lavoro. Il Decreto legislativo n. 196]. 1984. 626 prevede che “il datore di lavoro provvede affinché: (…) b) i luoghi di lavoro. ciò perché la normativa antinfortunistica pone direttamente a carico dell'imprenditore l'obbligo di attuare le misure previste e di accertarsi della loro esistenza. carenze o superficialità di osservazione verificatesi nel corso di ispezioni. Il libretto fornito con le attrezzature per l'effettuazione e la registrazione di determinate operazioni di 22 . con modalità e accuratezza adeguate e proporzionate all'importanza e alla gravità dei rischi. i difetti rilevati che possano pregiudicare la sicurezza e la salute dei lavoratori”. 5. 7 aprile 1989. n. non può essere invocata per escludere la responsabilità del datore di lavoro. Colombo e altro. 673). giur. ed in numero adeguato” (Pretura di Brescia.c. Ne consegue che la circostanza che in occasione di visite ispettive non siano stati mossi rilievi in ordine alla sicurezza di una macchina. sempre possibili. l'esperienza e la tecnica. 199223). che “la punibilità dei reati colposi non è esclusa da un qualsiasi errore sul fatto che costituisce reato.13 Irrilevanza dell’omessa contestazione da parte dell’organo di vigilanza L'art. Busseni.
giacche tale norma si applica a colui che nell'esercizio dell'impresa organizza i fattori della produzione.manutenzione (a fini di sicurezza) deve essere mantenuto aggiornato (art. non a causa dell'urto dal quale le scarpe lo avevano protetto . permane in capo al medesimo che. n. e non potendosi automaticamente desumere l'inadeguatezza delle misure di protezione adottate solo fatto del verificarsi del danno. non configura una sorta di responsabilità oggettiva del datore di lavoro.c.. 2087 c. 9805]. e a patto che le stesse vengono svolte sotto la sua direzione e a suo vantaggio [Pretura Brescia. impone al datore di lavoro...c. a causa dell'attività lavorativa svolta.R. l'obbligo di sicurezza di cui all'art. la S. 2087 c. secondo le norme tecniche e di esperienza. era rimasto infortunato un apprendista addetto da pochissimi giorni ad una macchina con lama rotante) [Cassazione civile sez. nonché il nesso di causalità tra l'una e l'altro. D.17 Distacco Poiché in caso di distacco il datore di lavoro distaccante resta l'unico titolare del rapporto. 2 ottobre 1998. come pure la nocività dell'ambiente di lavoro. comma 3. a prescindere dal titolo in base al quale lo stesso utilizzi le prestazioni lavorative. lav.P. n. l'onere di provare l'esistenza di tale danno. n. mentre grava sul datore di lavoro l'onere di provare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno ovvero che la malattia del dipendente non è ricollegabile all'inosservanza di tali obblighi.19 Violazione dell'art. (Nella specie. nonché tutte le cautele necessarie.c. (Nella specie.bensì a causa delle le suddette scarpe deformate a seguito dell'urto)” [Cassazione civile sez. di adottare comunque le misure generiche di prudenza e diligenza. 23 . 29 dicembre 1998. quale la produzione di acido cromico e di composti cromici)” [Cassazione civile sez.. viene in rilievo l'art. 5. 12 maggio 1998]. lav. 2087 del codice civile ed onere della prova Qualora eventi lesivi eccedenti la copertura approntata dall'assicurazione obbligatoria per infortunio sul lavoro o malattia professionale “abbiano comunque a verificarsi in pregiudizio del lavoratore e siano causalmente ricollegabili alla nocività dell'ambiente di lavoro. 5035]. ex art. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la responsabilità del datore di lavoro nell'infortunio occorso ad un lavoratore che.c. 12863]. si era reciso la falange di un dito. (Principio affermato con riferimento ad attività lavorativa comportante esposizione ai cromati. ancorché privo in astratto di poteri direzionali sull'organizzazione del lavoro. 2087 c. 5. 5. In tal caso grava sul lavoratore che lamenti di aver subito. lav. 2087 c. 547/1955).c.18 Obbligo di sorveglianza del lavoratore inesperto Il dovere di sicurezza a carico del datore di lavoro a norma dell'art. a tutelare l'integrità fisica del lavoratore assicurato. Questo genere di responsabilità tuttavia non configura una sorta di responsabilità oggettiva del datore di lavoro: “l'art. 374. un danno alla salute.C. Gli utilizzatori della macchina i quali sono tenuti ad utilizzare e manutenere la stessa secondo le istruzioni fornite dal fabbricante.. anche dove faccia difetto una specifica misura preventiva. è particolarmente intenso nei confronti del lavoratore di giovane età e professionalmente inesperto [apprendista] che sia addetto ad una macchina di particolare pericolosità. n. come norma di chiusura del sistema antinfortunistico. 20 maggio 1998. munito di scarpe di protezione con puntale di acciaio.. dovrà ritenersi responsabile per il solo fatto di aver deviato la prestazione di lavoro a favore di soggetto non fornito dei necessari requisiti tecnici e di sicurezza e benchè il soggetto diretto destinatario della prestazione lavorativa non possa considerarsi datore di lavoro del dipendente distaccato sussiste in capo al medesimo un obbligo di sicurezza di fonte legale. dovendo detta responsabilità pur sempre collegarsi alla violazione di obblighi di comportamento imposti dalla legge o suggeriti dall'esperienza e dalle conoscenze tecniche. 2087 c. 5.20 Tutela del lavoratore anche contro la sua stessa imperizia e negligenza. che. rilevante anche in relazione alle condotte volontarie e di segno contrario del dipendente cui non sia opposto un adeguato controllo.
non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione ma anche quelli ascrivibili ad imperizia. della esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive organizzative ricevute. sono dirette a tutelare il lavoratore. così da porsi quale causa esclusiva dell'evento” [Cassazione civile sez.il datore di lavoro rimane esente da responsabilità”: “In tema di infortuni sul lavoro l'eventuale colpa concorrente del lavoratore non può spiegare alcun effetto esimente per l'imprenditore che abbia provocato un infortunio per violazione delle relative prescrizioni di legge. senza che l'eventuale iniziativa del lavoratore di assoggettarsi ad un impegno diretto a supplire a carenze di organico lo esima da responsabilità per danni alla sua integrità. per effetto dell'art. 19 agosto 1996. n. 1996. 2087 c. ma si estende 24 .21 Tutela contro l’eccessivo carico di lavoro Per quanto riguarda la responsabilità ai sensi dell'art. sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente e solo allorché il comportamento del lavoratore presenti i caratteri della abnormità ed assoluta inopponibilità .c. Inail c. Soc. la Corte ha con recente decisione (8267-97) ritenuto che l'attività di collaborazione cui il datore di lavoro é tenuto nei confronti dei lavoratori. Edilcalce in Riv. 5. a fronte di un non corretto uso del potere imprenditoriale”. dalla atipicità ed eccezionalità. Proprio al fine di individuare l'intensità della vigilanza dovuta dal datore di lavoro. dalla atipicità ed eccezionalità. sono dirette a tutelare il lavoratore.il datore di lavoro rimane esente da responsabilità”: “In tema di infortuni sul lavoro l'eventuale colpa concorrente del lavoratore non può spiegare alcun effetto esimente per l'imprenditore che abbia provocato un infortunio per violazione delle relative prescrizioni di legge. non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione ma anche quelli ascrivibili ad imperizia. Edilcalce in Riv. a fronte di un non corretto uso del potere imprenditoriale”. lav. e mal. lav. negligenza ed imprudenza dello stesso. il datore di lavoro é esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell'abnormità ed inopponibilità. 2087 cc. 2087 del codice civile. con la conseguenza che il datore di lavoro é sempre responsabile dell'infortunio occorso al lavoratore. negligenza ed imprudenza dello stesso. è attestata in modo assolutamente incontrastato sul principio che “le norme dettate in tema di prevenzione. II. “come momento di approdo di un'elaborazione giurisprudenziale particolarmente attenta alla tutela dei valori della persona umana e del rischio della loro lesione. a norma dell'art. 2087 del codice civile.riguarda la responsabilità ai sensi dell'art. 19 agosto 1996. con la conseguenza che il datore di lavoro é sempre responsabile dell'infortunio occorso al lavoratore. e mal.atteso il suo livello di esperienza . 41 comma 2 della Costituzione secondo cui l'iniziativa privata non può esercitarsi in maniera da arrecare danno alla libertà. la giurisprudenza della Cassazione. Soc. 1996. II. infort..e dell'art. così da porsi quale causa esclusiva dell'evento” [Cassazione civile sez. in quanto soggetto che rispetto a lui si trova in condizioni di subordinazione socio economica”: “l'attività di collaborazione cui l'imprenditore é tenuto nei confronti dei lavoratori a norma dell'art. 7636. 85]. è attestata in modo assolutamente incontrastato sul principio che “le norme dettate in tema di prevenzione.. il datore di lavoro é esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell'abnormità ed inopponibilità. non si esaurisce nella predisposizione di misure tassativamente imposte dalla legge ma si estende all'adozione di tutte le misure che si rivelino idonee a titolare l'integrità psico-fisica del lavoratore. non si esaurisce nella predisposizione di misure tassativamente imposte dalla legge. infort. 2087 cc. tese ad impedire l'insorgenza di situazioni pericolose. Inail c. tese ad impedire l'insorgenza di situazioni pericolose. psico-fisica. 85]. n. prof. “come momento di approdo di un'elaborazione giurisprudenziale particolarmente attenta alla tutela dei valori della persona umana e del rischio della loro lesione.atteso il suo livello di esperienza . richiedendosi un organico dimensionato alle esigenze aziendali. 7636. sicurezza e dignità umana . sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente e solo allorché il comportamento del lavoratore presenti i caratteri della abnormità ed assoluta inopponibilità . prof. la giurisprudenza della Cassazione. della esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive organizzative ricevute.
e 2087 c. 969 De Fazio G. Responsabilità del datore di lavoro ex art. nonché il mancato impedimento di un superlavoro eccedente secondo le regole di comune esperienza . Il Sole 24 Ore. . 2087 c. 2087 c.dir.L. 136 Bacchini F.giur. 100 Gagliano Candela F.. Compostella alluminio). Pugliese c. 252 25 .la normale tollerabilità. In D.lav. 2087 c. n. 300 del 1970) o al rappresentante per la sicurezza (vedi art. quali l'uso di armadietti per tenere separati detti indumenti da quelli "civili" e l'organizzazione di un servizio di lavaggio e disinfezione dei predetti indumenti che li esonerasse dal portarli nell'ambiente domestico) [Cassazione civile sez. Lintea Service e altro).. 1975.. 18 d. 2087 c. 1999. Il contenuto prevenzionale dell'art. lav. 2087 c. civ. IV. in Resp. 2087 c.1979. Benetti c. Note in tema di responsabilità del datore di lavoro ex art. 2087 c. 4012. Fiorenza c. Mass. Brescia 12 maggio 1998.c.c. 9 e 19 l. costituisce violazione degli art..I.fasc. 16 settembre 1998 n. BIANCHI. in Resp. sotto il profilo dell'art. Forziati M. 2087 e 2051 c. civ. 100 ss. lav. In tema di tutela delle condizioni di lavoro. n.c. civ. Tortorella). cost. 20 aprile 1998 n. lav. Lgs. 9 ottobre 1997.c... Brevi note sulla responsabilità del datore di lavoro per i danni occorsi al lavoratore: gli art. 626 del 1994) il potere di controllare in azienda l'adozione delle misure di prevenzione e di agire presso le autorità competenti quando dette misure non vengano adottate ovvero non si rivelino idonee. 42.. sez.it. atteso che il comportamento del lavoratore non esime il datore di lavoro dall'adottare tutte le misure idonee alla tutela dell'integrità fisico-psichica dei dipendenti. 626 (aggiornato con il D.. il fatto che alcune norme attribuiscono alle rappresentanze sindacali aziendali (vedi art. 19 settembre 1994 n.c. Giur.o nella rinuncia a periodi di ferie). La responsabilità ex art.II. 5.Sicurezza sul luogo di lavoro . Ericsson telecomunicaz. critica dir.c.. 1 settembre 1997... Ne consegue che anche il mancato adeguamento dell'organico aziendale (in quanto e se determinante un eccessivo carico di lavoro). comprese quelle intese ad evitare l'eccessività di impegno da parte di soggetti in condizioni di subordinazione socio-economica” [Cassazione civile sez. Banca pop. it. e altro).Quesiti e risposte . 9808 in Giust. Milano. non esclude che i lavoratori uti singuli possano agire in giudizio per ottenere l'adozione da parte del datore di lavoro delle misure idonee a tutelare la propria integrità fisica.: obblighi di protezione e responsabilità d'impresa (nota a Cass.lav. 2087 c.51 voci con le problematiche più ricorrenti in materia di applicazione del D. Pret.c. lav. comma 2. sez. Lav. Pret. n. e prev. Riv. Soc. Soc. in Riv. posto che la salute costituisce oggetto di un autonomo diritto primario assoluto. 1999.all'adozione di tutte le misure che si rivelino idonee a tutelare l'integrità psico-fisica del lavoratore. 449 Dubini R.c. 9247. in caso di distacco del lavoratore infortunato (nota a sent. Ed.. ai sensi dell'art. 6. 8267)]. e ciò anche quando l'eccessivo impegno sia frutto di una scelta del lavoratore (estrinsecantesi nell'accettazione di straordinario continuativo .II. n. Bibliografia Arbore A.lg.1887]. per atti delittuosi di terzi contro i dipendenti. e onere probatorio (nota a sent.c. Conte G.421. Mass.c. Cass. p.. e prev. Soc.. (Il) 1997. 1997..ancorché contenuto nel cosiddetto monte ore massimo contrattuale .. Bari 15 aprile 1995. La responsabilità del datore di lavoro.. Lavoro nella giur.. La sicurezza soggettiva in Prevenzione & Sicurezza maggio 2000 Bellocchi P.22 Azione in giudizio del lavoratore singolo per la tutela delle condizioni di lavoro ex artt. 1. 1999. I. 359/1999). 1998. Art. e l'incidenza della causa ignota (nota a sent. De Mola c. 1989.. con conseguenti danni alla salute del lavoratore. (Nella specie alcuni dipendenti di una azienda municipalizzata di igiene urbana avevano agito in giudizio per ottenere l'adozione di alcune misure ritenute idonee ad evitare la propagazione degli agenti infettivi e chimici raccolti negli indumenti di lavoro. e non solo un diritto o un interesse della collettività. n. Lgs..
dichiarati colpevoli: il primo. 1997 Montuschi: Diritto alla salute ed organizzazione del lavoro.. . Società Lancia veicoli industriali c.civ. Milano.II. 359 Lorusso A. 2087 c.. 1995.civ. 2087 c.. Einaudi.. quale titolare della ditta predetta. Sciammarella c.. Dall'art.c. commentata 1988.c.c..prat. L'art. Giuffrè. 1984. Sulla responsabilità ex art. art. Lav.I. C.. Torino 1985 Lorusso A.c. Cass. Soc.. Torino.. 1278. lav. in Lavoro e prev. Sez. pen. Impresa Hohenegger).. il secondo. Signorelli. pen.A. Sezione VI Penale. Sez. II. n° 12. in RIDL 1999. Se il lavoro uccide. e prev. alcuni giovani sottoposti alla sua autorità nello svolgimento della attività lavorativa e. giur.. Soc. e altre questioni. L'ambito dell'art. 572 [1] e 610 cod. Lav. Margiotta: Sicurezza del lavoro.. in Giust. 2737. VI. Cass. e la responsabilità per danni all'integrità psico-fisica del lavoratore (nota a sent. in Resp. 10090/2001 . inoltre.1430. 1989 NATULLO. 2 dicembre 1983 n.628. Sez. 3 settembre 1997 n. 67. lav. 2087 c.2087 c. Visintini G. salute e sicurezza. L'attuazione dell'obbligo di sicurezza di cui all'art.. Assicur. 2087 c. Giuffrè.c.I.. Inail c. 1997. St. 24.pen.. dei reati continuati di cui agli artt. Cass.I. Milano. per avere. 815 ss. p. Rotili). Angeli. Considerazioni intorno agli obblighi del datore di lavoro ex art. 1987. Legittimazione ad agire dei lavoratori “uti singuli” per il rispetto dell’obbligo di sicurezza ex. sentenza n.c. 3740. La colpa quale presupposto della dichiarazione di responsabilità ex art. Giuffrè. Relatore: T. Cattaneo). Sez..IGIENE DEL LAVORO ...Galantino: La sicurezza del lavoro.c. Milano. 2087 c. La massima sicurezza tecnologica. giur. II ed. In Giust. L'art.MOBBING MALTRATTAMENTI E VIOLENZA PRIVATA LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE VI PENALE SENTENZA MOTIVI DELLA DECISIONE Con sentenza del I° febbraio 1999 la Corte d'appello di Milano confermava le condanne alle pene di anni cinque e anni quattro di reclusione rispettivamente inflitte dal Pretore a E. 2087 c. 610 cod. Giappichelli. alla sentenza della Corte Costituzionale n° 312/1996. 26 . 7 aprile 1988 n.c. Montuschi: Ambiente.. 29 marzo 1995 n. in Dir.. SENTENZE ESEMPLARI 1) Maltrattamenti dei lavoratori Suprema Corte di Cassazione. Milano. C. Guariniello R. 2087 c. In Mass. Zaros c. e C. di un ente pubblico per infortunio sul lavoro di un dipendente (nota a sent. In Mass. Roma. 1995. Lav. per avere.lav. (nota a sent. 7224. 89 Margiotta: Sicurezza del lavoro in azienda. 2087 c. 1996 Marino V. 81 Mattei U.. quale capogruppo responsabile di zona per le vendite porta a porta di prodotti per la casa per conto della ditta gestita da C. con atti di vessazione fisica e morale. Nuova Sacelit c. Sez. del reato continuato di cui all'art. costretto i predetti giovani a intensificare l'impegno lavorativo oltre ogni limite di accettabilità. con i medesimi atti di violenza fisica e morale. Sammarco A. 1998. (nota a sent.(Presidente: L. 1998. per avere. [2]. Zardo)..c. quale fonte di responsabilità penale. in Nuova giur. Generali).. alla luce dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (nota a sent. Cons.438 Smuraglia: La sicurezza del lavoro e la sua tutela penale. maltrattato. Cass. 8422. civ. 4 settembre 1997 n. Sansone. O. Gurribba) INFORTUNI SUL LAVORO E MALATTIE PROFESSIONALI .oggi 1992. 1974 VENTURI D. III.I.354. 1996 Galligani G.
ha spiegato che l'asserita libertà delle vittime. in cui è richiesta. sussistendo gli altri elementi previsti dalla legge. a parte il contatto quotidiano dovuto a ragioni di lavoro. consistite in schiaffi. che risultano quindi cementati da una volontà unitaria e persistente. Venendo al caso in esame. Vi è da aggiungere che nel caso di specie il rapporto interpersonale che legava autore del reato e vittime era particolarmente intenso. 572 cod. Si tratta di ipotesi di reato. ma anche il movente. perché. che la legge penale designa col termine di maltrattamenti. dato che il lavoro era svolto in nero e le retribuzioni venivano depositate su libretti di risparmio intestati ai lavoratori. anche se l'ipotesi di reato di più frequente verificazione è quella che dà il nome alla rubrica dell'art. che non sarebbe stato provato il dolo. tra i quali una minorenne. una serie di atti volontari. insulti. la coabitazione o convivenza tra il soggetto attivo e quello passivo. molestie sessuali e. aveva ridotto i suoi dipendenti.avvalendosi del clima di intimidazione creato dai suoi capigruppo e omettendo di reprimere i loro eccessi. idonei a produrre quello stato di abituale sofferenza fisica e morale. Il motivo di ricorso è quindi infondato. la sentenza impugnata ha posto in rilievo non soltanto la sussistenza del dolo. individuato nella ricerca del massimo profitto. esse temevano che. istruzione. Ne risulta. nel corso delle lunghe trasferte. Il secondo motivo è manifestamente infondato. concentratosi nella coscienza e volontà di ledere in modo abituale l'integrità fisica e morale dei soggetti passivi. 572 cod. costretto gli anzidetti giovani ad aumentare l'impegno lavorativo oltre il tollerabile. per l'esercizio di una professione o di un'arte. il che. in questi ultimi casi. diffusamente illustrato dai giudici del merito. proprio per rispondere alla deduzione difensiva già proposta con i motivi d'appello. calci. al di là di ogni dubbio. non ultima. di licensiarsi in qualsiasi momento l'avessero voluto. Per quanto attiene poi all'elemento psicologico del reato. lamentando che essa sarebbe eccessiva non essendosi tenuto conto della condotta positiva susseguente al reato. permette di configurare a carico del datore di lavoro il reato di maltrattamenti in danno dal lavoratore dipendente. al fine di costringerli a sopportare ritmi di lavoro forsennati. consumando insieme i pasti e alloggiando nello stesso albergo. perché gli isolati episodi di violenza sarebbero stati commessi con dolo d'impeto. Avverso tale sentenza entrambi gli imputati hanno proposto ricorso per cassazione. era puramente apparente. in ordine alla pena inflitta. pen. specificamente prevista dalla norma penale testè richiamata. andandosene. Erba denuncia violazione della legge penale e vizio di motivazione: in ordine alla ritenuta responsabilità per il reato di maltrattamenti. prova il disegno sottostante ai singoli fatti di violenza e minaccia. si realizzava tra le parti un'assidua comunanza di vita. viaggiando su un unico pulmino. essendo caratterizzato dal potere direttivo e disciplinare che la legge attribuisce al datore nei confronti del lavoratore dipendente. pone quest'ultimo nella condizione. ma solo un rapporto continuativo dipendente da cause da quella familiare. Cominciando dall'esame del primo motivo. essendo il profitto dell'impresa direttamente proporzionale al volume delle vendite effettuate. in uno stato di penosa sottomissione e umiliazione. lesivo della dignità della persona. non v'è dubbio che il rapporto intersoggettivo che si instaura tra datore di lavoro e lavoratore subordinato. in ordine al reato di violenza privata. deducendo: l'insussistenza di un elemento costitutivo del reato. dato che la sentenza impugnata. pugni. di persona sottoposta alla sua autorità. ma tenuti dal datore di lavoro). poiché. con ripetute e sistematiche vessazioni fisiche e morali. la ricorrente minaccia di troncare il rapporto di lavoro senza pagare le retribuzioni pattuite (minaccia assai cogente. morsi. pen. a differenza della prima. (maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli). deducendo che non sarebbe stata dimostrata la pretesa coazione. Ma l'aspetto saliente della presente vicenda sta nel fatto. perché il rapporto di lavoro non può essere assimilato al rapporto di convivenza familiare previsto dall'art. atteso il meccanismo del pagamento posticipato delle retribuzioni e del deposito delle relative somme su libretti di risparmio trattenuti dal datore di lavoro. cura. dunque.. la norma incriminatrice prevede altresì le ipotesi di chi commette maltrattamenti in danno di persona sottoposta alla sua autorità. o a lui affidata per ragioni di educazione. che va oltre il singolo episodio. che. vigilanza o custodia. si osserva che. si 27 . che l'imputato. dato che i giovani erano assolutamente liberi di interrompere il rapporto di lavoro quando l'avessero voluto.
Il ricorso di E. pen. sottolineando. se ne rese corresponsabile. ogni qualvolta fu informato dei loro eccessi. L'abuso punito dall'art. cioè la perdita delle retribuzioni già maturate. e. Venendo al caso concreto. seppure abnorme. che il giudice d'appello ha ritenuto di confermare. 2087 cod. 571 osta la finalità perseguita dagli autori del reato nell'esercizio del preteso jus corrigendi. 585 comma 4 cod. la difesa del ricorrente E. E' manifestamente infondato anche il terzo motivo.. non come punizione per l'erronea esecuzione del lavoro o per episodi di indisciplina o per altri fatti inerenti al corretto svolgimento dell'attività lavorativa. 133 cod. non è censurabile in sede di legittimità. pen. omettendo di porre fine alle vessazione attuate dai capigruppo sui lavoratori dipendenti. per cui. denuncia mancanza e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla ritenuta colpevolezza. Come hanno rimarcato i giudici di merito. sebbene ripetutamente sollecitato dalle povere vittime a intervenire. anzi. era tenuto in forza dal disposto di cui all'art. riducendoli di tal guisa in una condizione di sfruttamento di tipo schiavistico la condotta afflittiva posta in essere dagli imputati non perseguiva dunque il fine educativo. deve dunque essere rigettato. pen. il numero degli episodi e delle vittime). civ. equivale a cagionarlo. che.. i cui libretti di deposito tratteneva a fini ricattatori). 571 cod. Le censure sollevate dalla difesa su questo punto sono dunque infondate. Non solo. ma alla sussistenza dei fatti nella fattispecie legale prevista dall'art. perché il giudice di merito ha indicato a quali dei parametri elencati dall'art. è stato ritenuto colpevole del reato di violenza privata continuata in applicazione del principio stabilito dall'art.sarebbe verificato quanto era stato loro minacciato. denuncia altro profilo di violazione della legge penale. egli intervenne per reprimerli. la durata nel tempo della condotta delittuosa. ha spiegato che il ricorrente era perfettamente consapevole dei metodi vessatori usati dai capigruppo (e anzi li condivideva. essendo personalmente interessato al massimo sfruttamento dei dipendenti. al pari di quelle concernenti il diniego delle circostanze attenuanti generiche (peraltro connesse dal primo giudice) e la misura della pena inflitta.correttivo che deve contraddistinguere l'uso dei mezzi di correzione. con motivazione coerente con le risultanze probatorie e logicamente ineccepibile. gli imputati perpetrarono sui giovani dipendenti le vessazioni fisiche e morali sopra descritte. con valutazione discrezionale insindacabile. la notevole gravità dei fatti. si rammenta che lo Statuto dei lavoratori ha bandito ogni ricorso alla violenza da parte del datore di lavoro nei confronti del lavoratore subordinato. Il ricorrente C. egli. nulla aveva fatto per reprimere o interrompere la condotta antigiuridica dei capigruppo. pen. PQM La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento in solido delle spese 28 . argomenta la sentenza impugnata. Quanto al dolo. secondo cui non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire.. e tale scelta. C. e quindi si verifica quando l'uso è effettuato fuori dei casi consentiti o con mezzi e modalità non ammesse dall'ordinamento. per cui le violenze nella fattispecie commesse non possono rientrare nella previsione dell'art. pen. 571 cit. perché la violazione e minacce costituivano manifestazione. Con motivo nuovo presentato ai sensi dell'art. 571 cod. Anche questo motivo è palesemente infondato. proc. quale imprenditore. sostenendo che no sarebbe stata fornita la dimostrazione ch'egli sapesse o incoraggiasse la condotta illecita dei suoi capigruppo. ma mirava soltanto a scopi di lucro personale. Si duole infine dell'entità della pena irrogata e del diniego delle circostanze attenuanti generiche. sostenendo che i fatti contestati avrebbero dovuto essere qualificati come abuso dei mezzi di correzione e disciplina a mente dell'art. ma per costringerli a sopportare ritmi di lavoro altrimenti intollerabili. del potere disciplinare che competeva al ricorrente quale responsabile dell'attività produttiva delle vittime. Infatti. Si è attenuto nell'esercizio del potere discrezionale di determinazione della pena (la gravità dei fatti. sarebbe risultato che. essendo adeguatamente motivata. la Corte di merito. 40 cod. Ha per presupposto logico necessario l'esistenza di un uso lecito dei poteri di correzione e disciplina. ad adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.
Si costituiva l'Ente Fiera chiedendo il rigetto della domanda. M. con sentenza in data 12 giugno 1991 il Pretore adito rigettava la domanda compensando interamente tra le parti le spese del giudizio. aveva ivi svolto un'attività lavorativa più normale e meno intensa. era stato.. conveniva in giudizio davanti al Pretore di Bari l'Ente Autonomo Fiera del Levante di Bari. della quale s'era accollato le incombenze lavorative. feriale e festivo anche presso la propria abitazione. era stato costretto a una assidua quanto estenuante attività lavorativa non soltanto nelle ore normali di servizio. in sostituzione del dott. trasferito all'ufficio da lui ricoperto. P. Il L. Sommella . 2) Sovraccarico di lavoro e art. alla libertà e alla dignità umana e nel far si che nell'attività di collaborazione richiesta ai dipendenti venga predisposta una serie di misure. 50. aggravatasi con il lungo periodo di assenza per maternità ottenuto dal vice-capo reparto. designando il Tribunale di Foggia per il nuovo giudizio e per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione. Da ciò la richiesta di condanna dell'Ente Fiera al risarcimento del danno biologico provocato con la deliberata mancata integrazione dell'organico e il conseguente sovraccarico di lavoro in danno del dipendente. Al giudice di rinvio assegnava il compito di applicare il principio di diritto secondo cui il potere imprenditoriale. Il dott. oltre interessi e danni da svalutazione monetaria e il tutto con il favore delle spese. Roma.Relatore N. F. o nella somma ritenuta superiore o inferiore.Sezione Lavoro . veniva confermata dal Tribunale di Bari con sentenza in data 3 marzo 1994.. 8267 cassava con rinvio la sentenza del Tribunale di Bari. R. Su ricorso del L. per far fronte alle esigenze dell'ufficio. appellata dal lavoratore.Presidente F. ricoverato in ospedale.C. 2087 C. di lavoro supplementare. R. rimanendo assente dal lavoro sino all'agosto dello stesso anno.Sent.000. Dopo l'espletamento di consulenza tecnica e di prova testimoniale. Esponeva che a causa di tale sproporzione. oltre quelle legali. incontra un imprescindibile limite nella necessità di non arrecare danno alla sicurezza. colpito da paresi.000. perdurata per diversi anni con esiguità di personale e senza accoglimento delle sue richieste di aumento. 1307/2000 . con evidente sproporzione tra il personale addetto e la quantità di lavoro prevista. A causa dell'estenuante attività lavorativa. straordinario. L. Tale sentenza. che appaiono utili a impedire l'insorgere o l'ulteriore deteriorarsi di situazioni 29 . Depositata in Cancelleria il 12 marzo 2001. divise nei due uffici operativi in misura di cinque o sei unità operative per ciascuno di essi. anche lui. nonostante in precedenza avesse goduto ottima salute. chiedendone la condanna al risarcimento del danno biologico da quantificarsi nell'importo di L. Capitano Svolgimento del processo Con ricorso depositato in data 9 ottobre 1987 il dott.T.C. con una media di circa sessanta ore di lavoro settimanale. ma anche mediante espletamento. Dopo l'infarto trasferito all'altro dei due uffici. Cassazione . a giustificazione della sua richiesta risarcitoria deduceva che a partire dal gennaio 1979 era divenuto capo-ufficio addetto alla organizzazione della esposizione delle circa duemila aziende partecipanti alla Fiera Campionaria. era stato colpito da infarto e ricoverato al Policlinico di Bari in data 24 marzo 1986. questa Corte con sentenza del 14 febbraio 1997 n. volto alla massimizzazione della produzione.processuali. n.. 22 gennaio 2001. di cui era dipendente. aveva lavorato trentasei ore settimanali con espletamento del lavoro straordinario entro i limiti consentiti e con fruizione delle ferie e delle festività soppresse. perché il L. con un organico dell'Ente Fiera previsto per un totale di quattordici unità complessive.
89 e 120 del codice di procedura civile. 30 . Il dedotto motivo è infondato.c.000.12 dicembre 1998 il Tribunale di Foggia.. 598 secondo comma c. la sussistenza del reato per mancanza di uno dei suoi tre elementi essenziali (fatto.c. 2043 c. ritenendo provata la sussistenza delle condizioni di superlavoro in cui aveva operato il dipendente nell'indifferenza dell'Ente datore di lavoro. 185 secondo comma del codice penale. riteneva che l'infarto subito dal L. con controricorso e ricorso incidentale sostenuto da due motivi e contro il quale l'Ente autonomo Fiera del Levante ha resistito con controricorso. però. Resiste il L. Condannava. sulla base della consulenza tecnica medico-legale disposta dal pretore. in violazione dell'art. L'art. riuniti il ricorso principale e quello incidentale.c. 598 secondo comma dello stesso codice prevede. 335 c. però. quindi.p. ad alcuni tipi di reato. 2059 c.c. la risarcibilità dei danni non patrimoniali non causati dal reato era prevista non solo dal ricordato art.c. infatti. a danni derivati da reato. 2059 c. Il giudice del rinvio.. se nella specie fosse stata superata nell'adempimento della prestazione lavorativa quella soglia di normale tollerabilità indicata da questa Corte. anch'essi. premettendo di volersi uniformare a tale principio. e dell'art.. L'art. ha adoperato un'espressione omnicomprensiva di qualsiasi tipo di danno non patrimoniale. di fatto. che il codice penale del 1989 e l'art. previde. quindi. accoglieva la domanda del L. Sulla base di tale premessa il Tribunale di Foggia riconosceva la risarcibilità del danno biologico e ne determinava la misura nella complessiva somma di L. la risarcibilità dei danni non patrimoniali anche per le offese contenute negli scritti difensivi concernenti l'oggetto della causa e per le quali il primo comma escludeva la punibilità oggettiva e. che il colpevole di qualsiasi reato fosse tenuto a risarcire alla persona offesa non solo i danni patrimoniali ma anche quelli non patrimoniali. Con sentenza in data 12 novembre . sollecitato a ovviare alla insufficienza dell'organico.. l'Ente convenuto alle spese dell'intero giudizio. 1151 dell'allora vigente codice civile in ordine alla risarcibilità dei danni non patrimoniali.patologiche idonee a causare effetti dannosi alla salute del lavoratore ai sensi dell'art. intanto. Con l'entrata in vigore dei Codici Rocco cessò la funzione limitativa nei confronti dell'art. vanno. oltre svalutazione monetaria e interessi quantificati nel 4% sulla somma rivalutata dal giorno dell'evento dannoso sino al saldo.000. Il vigente art. infine. MOTIVI DELLE DECISIONE A norma dell'art. Contro la suindicata sentenza l'Ente autonomo Fiera del Levante propone ricorso principale per cassazione sostenuto da tre motivi illustrati da memoria. in attuazione del compito delegatogli da questa Corte e.. potrebbe ricomprendere nei danni risarcibili sia quelli patrimoniali che quelli non patrimoniali. altresì. il fumo di 15 sigarette al giorno e la vita sedentaria. 300. 41 secondo comma cost. era da attribuire in via causale all'attività lavorativa intensa svolta dal lavoratore in concomitanza con l'omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di misure idonee atte ad evitare tale effetto dannoso.p. tuttora vigente. 2087 c. nonostante la sussistenza di altri fattori di rischio. anche con riguardo alla posizione autonoma assunta dal lavoratore in seno all'azienda per la sua qualità di "quadro" e in relazione alle indagini istruttorie già acquisite. 384 primo comma c. potendosi attribuire agli uni e agli altri il carattere dell'ingiustizia richiesto ai fini risarcitori. pur essendo stato accompagnato da una relazione ministeriale che intendeva limitare la risarcibilità dei danni non patrimoniali solo in quanto previsti dalla legge attribuendo alla locuzione "danni non patrimoniali" solo il significato più ristretto di danni morali causati dal reato. 7 del codice di procedura penale del 1913 avevano limitato. colpevolezza e punibilità oggettiva). D'altra parte al momento della entrata in vigore (21 aprile 1942) dell'art. inoltre. Con il primo motivo del ricorso principale l'Ente Autonomo Fiera si duole che il Tribunale non abbia compiuto un'adeguata indagine al fine di accertare. entrato in vigore contestualmente al codice civile e non riferibili. quali la familiarità ipertensiva. mediante l'istituto della "riparazione pecuniaria". ma anche dagli artt.p. L'art.c..
. qualora essa sia conseguenza della lesione di un diritto costituzionalmente garantito come quello alla salute.. costituente conseguenza diretta e immediata dell'inadempimento (v. L'art.p. da una norma superprimaria.In particolare l'art. Tuttavia non essendo applicabile l'art. costituite dalle leggi ordinarie e rispetto a quelle secondarie. riguardato o come lucro cessante o come danno emergente. 2059 alla responsabilità contrattuale ed essendo improntato tutto il sistema della responsabilità contrattuale al risarcimento del danno patrimoniale. 2.p. 138 cost. 1975.) si è realizzato nel nostro ordinamento giuridico un insieme di norme superprimarie. con sentenza 14 luglio 1986 n.c. 1. È sorto. 2043 e 2059 c. per la mancata previsione di risarcibilità del danno alla salute. Con l'entrata in vigore (1 gennaio 1948) della nostra Costituzione. art. 120.c. secondo diritto vivente (in proposito vanno ricordate soprattutto la citata sentenza del Tribunale di Genova e quella di questa Corte n. 88 dichiarava non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. come conseguenza lesiva di un fatto costituente reato.1981) che considerava non limitata dall'art. allora. al pari del danno morale puro. infatti. 32 cost. 2043 e 2059 c. andava risarcito ex artt. la diversità di disciplina rispetto alla responsabilità aquiliana si sostanzia soltanto nell'onere della prova sulla colpa dell'autore dell'illecito. prevedeva . 2059 c. aveva individuato in tale prospettata risarcibilità un ostacolo ermeneutico nel combinato disposto di cui agli artt. 32 cost. anche alla responsabilità contrattuale. preesistendo un obbligo giuridico tra le parti in relazione all'esecuzione del contratto nascente dall'accordo dei contraenti o dalla legge. presente che tali ultime norme.6. costituite dai regolamenti.). il danno alla salute o danno biologico per tale tipo di responsabilità poteva discendere o come esplicita previsione dell'inadempimento operata dalla 31 . la risarcibilità del danno non patrimoniale. però.c. se interpretato in senso restrittivo. 952). 1.. 2059 c. erano pur sempre subordinate a quelle superprimarie della Costituzione. in quanto primarie. però.. 3675 del 6. le leggi costituzionali. pur essendo tutelato da una norma costituzionale (art. che tale ultima norma era riferibile soltanto ai danni morali puri o con ripercussioni economiche (secondo una distinzione che era stata per la prima volta prospettata da questa Corte con la sentenza del 27 ottobre 1924 pubblicata sulla Giurisprudenza Italiana 1924. di tipo non flessibile ma rigido (essendo prevista per la sua revisione o per l'abrogazione di sue norme una procedura rinforzata ex art. come quello alla salute. 185 c. Deve attribuirsi.la risarcibilità dei danni non riparati dagli effetti della sentenza civile e. quindi. Da ciò in riferimento ai fatti non costituenti reato stabiliva il principio in base al quale era conforme alla Costituzione l'interpretazione.c.) e. al Tribunale di Genova (sentenza del 25 maggio 1974 in Giurisprudenza Italiana.la facoltà di assegnare alla parte che sia stata offesa da espressioni offensive o semplicemente sconvenienti una somma a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale. Il principio è stato subito accolto dalla giurisprudenza che lo ha esteso dalla responsabilità extracontrattuale alla quale la Corte Costituzionale aveva fatto riferimento nell'enunciare il principio. Quest'ultima. 32 cost. 2043 c. rilevando che esso quale danno non patrimoniale. invece. fa presumerla. Per quest'ultima. che. previsto dall'art. 89 attribuiva al giudice . non potesse. Parte della giurisprudenza. per il solo fatto che l'inadempimento. una volta provato. e 185 c. il problema della configurabilità di un diritto. trovare tutela risarcitoria ex artt. all'uopo sollecitata. però. soltanto in funzione dell'art. tenuto. 184 pur dichiarando ancora non fondata la sollevata questione di legittimità costituzionale in relazione alla limitata risarcibilità del danno alla salute previsto dall'art.c. anche se tale risarcibilità non è stata esplicitamente prevista dalla legge. in un primo tempo con sentenza in data 26 luglio 1979 n. In un secondo tempo. tuttavia. 2059 cit. in giurisprudenza. rilevava. 54) il merito di avere per primo prospettata la risarcibilità del danno alla salute o danno biologico.e tuttora prevede . in quanto fondata sull'art.e tuttora l'attribuisce . i danni non patrimoniali non prodotti da reato mediante pubblicità eseguita a spese dell'autore dell'illecito civile. che poteva essere rimosso soltanto dalla Corte Costituzionale. 1223 c. perciò.c. rispetto a quelle primarie.
anche la sussistenza della colpa del datore di lavoro inadempiente. però. di adottare tutte le misure necessarie a tutelare la integrità fisio-psichica del lavoratore. alla libertà e alla dignità umana e.). pertanto. a norma dell'art. sulla base dei suesposti principi. dell'inopinabilità e dell'esorbitanza in relazione al procedimento lavorativo e alle direttive impartite. restando egli esonerato da ogni responsabilità soltanto quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell'abnormità. insieme alla lesione del diritto alla salute (art. Cass. in quanto. 24 gennaio 1990 n. posto in relazione all'art. "monte ore contrattuale massimo". ritenuto (Cass. 8054. incombe l'onere di provare che l'evento lesivo dipenda da un fatto a lui non imputabile e cioè da un fatto che presenti i caratteri dell'abnormità. come invece nella responsabilità aquiliana.).1997 n. presente che attività lavorative comportanti per il lavoratore meri disagi fisici o psichici. 23 giugno 1992 n. non occorre. L'eventuale concorso di colpa del lavoratore non ha efficacia esimente per il datore di lavoro che abbia omesso le misure atte ad impedire l'evento lesivo. conseguenza diretta e immediata della dequalificazione (V. ha ritenuto sussistente il danno biologico del lavoratore in relazione all'inosservanza dell'obbligo del datore di lavoro di non dequalificare il lavoratore con offesa della sua dignità (art. anche se non sanzionato dal risarcimento. 1996 n. ha enunciato il seguente principio di diritto: "In ottemperanza al precetto costituzionale di cui all'art. dell'inopinabilità e dell'esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute". 32 primo comma cost. Infine questa Corte con la sentenza del 14.. inteso come menomazione dell'integrità psico-fisica. perché espletate in giorni festivi o oltre il monte-ore settimanale massimo previsto 32 . costituzionalmente imposto. compreso l'adeguamento dell'organico.: Cass. Su quest'ultimo infatti. subita dal lavoratore e valutabile monetariamente in modo autonomo rispetto al danno morale e alla vita di relazione causati dal reato (v. Cass. in tema di infortuni sul lavoro. precisato che nella specie si verte in materia di responsabilità contrattuale nascente dall'inosservanza di un obbligo preesistente del datore di lavoro. sussistente la responsabilità del datore di lavoro per il danno biologico. Pertanto l'accettazione da parte del lavoratore di un lavoro straordinario continuativo. 41 secondo comma cost. Questa Corte.c. e all'art. perciò. che il lavoratore dimostri. 32 primo comma cost.. 41 primo e secondo comma cost. Tenendo. 411). 7663). ancorché contenuto nel c.). L'inadempimento di tale obbligo deve essere dimostrato dal lavoratore che chiede il risarcimento del danno biologico. o la rinuncia a un periodo feriale effettivamente rigenerativo dell'impegno lavorativo non possono esimere il datore di lavoro dall'adottare tutte le misure idonee a tutelare l'integrità psico-fisica del lavoratore. a seguito della quale è stata pronunciata l'impugnata sentenza di rinvio.d. Va. essendo la previsione delle sanzioni esclusa dalla tecnica della normativa costituzionale. dimostrata la sussistenza dell'inadempimento. tuttavia. Il giudice del merito. 4 ottobre 1994 n. altresì. 41 secondo comma cost. Come nella responsabilità aquiliana anche nell'ipotesi della responsabilità contrattuale il lavoratore deve dimostrare. la sussistenza del danno alla salute. 1218 c. senza. Ha.c. Tale limite si sostanzia nell'obbligo di non recare danno alla sicurezza. tuttavia. è stato chiamato ad accertare se fosse o no fondata la richiesta di risarcimento del danno biologico avanzata dal lavoratore nei confronti del datore di lavoro. previsto dalla Costituzione come limite al diritto di libertà all'iniziativa privata nell'esercizio dell'impresa (art. il datore di lavoro non può esimersi dall'adottare tutte le misure necessarie. Una volta. nell'obbligo del datore di lavoro. 2087 c. 3510 e 7636). 8267. comprese quelle intese ad evitare eccessività di impegno da parte di un soggetto che è in condizioni di subordinazione socio-economica. compromettere l'integrità psico-fisica dei lavoratori soggetti al suo potere organizzativo di dimensionamento delle strutture aziendali. volte ad assicurare livelli compensativi di produttività.legge ordinaria ovvero come conseguenza collegata all'inadempimento di un obbligo costituzionalmente previsto.2. però.
può coincidere a seconda della sua ampiezza e qualità. tuttavia. devono. quali le 15 sigarette al giorno fumate o l'ipertensione della madre. mentre la vita sedentaria non poteva considerarsi un fattore di rischio ma l'effetto della stessa attività lavorativa.U. il quale. Era evidente. costituente il riflesso 33 . perciò. a sua volta. avendo il Tribunale omesso di considerare.T. a seconda dei casi. Sia il secondo motivo del ricorso principale come il primo motivo del ricorso incidentale vanno respinti in quanto diretti a ottenere un riesame della valutazione del danno eseguita dal giudice di merito con motivazione congrua e immune da vizi logici. rispetto a quella massima del 60% indicata dal consulente tecnico d'ufficio. perciò. conserva la caratteristica fondamentale della subordinazione socio-economica al datore di lavoro. non sostituita durante il periodo di assenza dal lavoro. se sorretta da congrua motivazione. l'Ente Autonomo Fiera denunzia violazione e falsa applicazione dell'art. che tale superlavoro avesse determinato un danno alla salute. ove si inserisce l'infarto esteso. e ancor più. Lo stesso ente ricorrente. Inoltre il Tribunale. nonchè omessa. pur non potendosi disconoscere che le concause non hanno valore esimente della responsabilità del datore di lavoro. con una invalidità che va dal 30% al 60%. aveva affermato che si poteva sostenere che il L. dal fumo di quindici sigarette al giorno e dalla vita sedentaria.contrattualmente o per legge.c. Inoltre era stato costretto a svolgere lavoro straordinario e lavoro festivo e a rinunziare alle ferie. tuttavia. sulla base delle deposizioni rese dalla C. avendo il consulente tecnico d'ufficio nominato dal pretore precisato che l'infarto subito potesse essere messo in relazione con il superlavoro a cui il dipendente era stato sottoposto anzichè con altri fattori di rischio. in quanto il lavoratore si era dovuto accollare per considerevoli periodi di tempo le incombenze lavorative della C. ritenuto di ridurre soltanto del 10% tale percentuale di invalidità sulla base di congetture astratte e presunzioni semplici non confortate da alcun riscontro probatorio. Ciò perchè.. Uniformandosi a tali principi. 2056 c. però. avere un qualche effetto ai fini della attenuazione del danno da porre a carico del medesimo. era inquadrabile nel quarto gruppo di classificazione del Melennec. aggiunge l'Ente ricorrente. ai fini della minore quantificazione del danno. il giudice di merito nella quantificazione del danno biologico non aveva tenuto conto della sua peculiare caratteristica che lo differenzia dal danno alla vita di relazione con il quale. aveva accertato che quanto lamentato dal L. comunque. Con il secondo motivo. con il quale il L. con remunerazioni supplementari contrattualmente previste o con somme risarcitorie equitativamente determinate dal giudice. il Tribunale di Foggia sulla base della deposizione resa da M. aveva concluso il Tribunale. 1226 e/o dell'art. da un corretto concetto di danno biologico tenuto ben distinto da quello alla vita di relazione. rilevando che il L. con il ricorso introduttivo del giudizio era conforme a verità. caso mai. ponendosi in una via di mezzo tra i dirigenti e gli impiegati. esclusivamente per sua libera scelta si sarebbe sottoposto al superlavoro. che la consulenza tecnica da esso condivisa aveva posto in luce la sussistenza di concause dell'evento morboso sotto l'aspetto di altri fattori di rischio costituiti dalla familiarità ipertensiva. partendo. vivesse in fiera. di questi ultimi. insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Il primo motivo di ricorso va. Inoltre. della decurtazione della percentuale di invalidità in misura di dieci punti. essendo la prima coniuge del L. perciò. non contestati dall'ente ricorrente. non era un "dirigente" ma un "quadro" e cioè che apparteneva a quei dipendenti che.. si duole. È necessario.. secondo cui il tipo di malattia subito dal L. respinto. non sono risarcibili a titolo di danno alla salute o biologico. smentisce la sua tesi. Infine l'Ente ricorrente deduce che non vi sarebbe stata la subordinazione socio-economica del L.. aveva. L. sottoposta alla insindacabile valutazione del giudice di merito. Il dedotto motivo del ricorso principale va esaminato congiuntamente al primo motivo di quello incidentale.. tanto che la teste L. però. e dalla L. ma possono essere compensate. come premessa.. impiegate presso l'Ente Fiera. che sussista un nesso eziologico tra l'attività lavorativa prestata dal lavoratore in condizione di subordinazione socio-economica e il danno alla salute denunziato e che di tale nesso il lavoratore offra idonea prova. pur condividendo l'assunto del C.
T. eseguisse a proprio piacimento il lavoro feriale e festivo. Sulla base della disposta consulenza tecnica. non aveva determinato.. L'art. riservata ai soli dirigenti. ai sensi dell'art. introduce un dovere che trova fonte immediata e diretta nel rapporto di lavoro e nei limiti costituzionalmente imposti all'imprenditore per il libero esercizio del potere imprenditoriale (art. In particolare il L. apparteneva ai "quadri" e non già ai "dirigenti". ove sia stata causa di danno biologico ossia di menomazione dell'integrità psico-fisica del lavoratore. Pertanto costituendo. 34 . in considerazione del rendimento medio del denaro... Pertanto vanno dichiarati infondati e. Infine con il secondo e ultimo motivo del ricorso incidentale il L. ai fini di una maggiore riduzione del danno.U. 2 comma 183 della legge n. anzichè nella misura del tasso legale spettante dal marzo 1986 al novembre del 1998.. in quanto era concorso a determinarlo il fatto colposo del lavoratore. si identificava nella stessa attività lavorativa di natura impiegatizia espletata dal lavoratore e da questo denunziata come causa del sofferto danno biologico.T.p. secondo il giudice di merito. operando nell'ambito della percentuale di invalidità indicata dal C. avrebbe dovuto ridurre l'ammontare del danno. Il Tribunale. e/o dell'art.U. 360 nn. ma egualmente esigibili nella esecuzione del rapporto di lavoro secondo regole di correttezza e buona fede.c. con adeguata motivazione ha valutato equitativamente il danno biologico subito dal lavoratore. 41 primo e secondo comma cost. 2056 c. può essere fatta valere dal dipendente. perciò.U. 2087 c. Tale violazione.economico del danno morale liquidabile per un fatto costituente reato. non avrebbe potuto avere. Sotto tale profilo il Tribunale ha ben individuato il concetto di danno biologico tenendolo ben distinto sia dal danno morale sia dal danno alla vita di relazione e sia da qualsiasi altro danno di natura patrimoniale che possa influire sulla capacità di guadagno o di lavoro.p. il L. dandone comunicazione alla Direzione.). il "quadro" una qualifica intermedia tra il dirigente e l'impiegato. mantenendo di quest'ultima qualifica la subordinazione socio-economica al datore di lavoro. non aveva la facoltà. nonchè omessa. con azione contrattuale indipendentemente dal fatto che la violazione integri gli estremi del reato. insufficiente e contraddittoria motivazione in quanto era emerso nel corso del giudizio di merito che il L. quest'ultimo come novellato dall'art. il quale fa carico al datore di lavoro di adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisico-psichica del lavoratore. essendo la madre ancora vivente all'età di 80 anni circa...c. 662 del 1996 in relazione all'art. mentre il fumo delle sigarette. i fattori che avrebbero potuto presentarsi come concausa dell'infarto e che. che era stata individuata dallo stesso C. e che le modalità di fruizione delle ferie non fossero da attribuire a decisioni imposte dal datore di lavoro. si duole del fatto che il Tribunale abbia liquidato sull'ammontare del risarcimento del danno gli interessi nella misura del 4%. invece. denunzia violazione degli artt. L'ipertensione familiare. 353/90 e dall'art.. creditore dell'obbligo risarcitorio. La violazione di tale dovere può atteggiarsi sia mediante fatti commissivi e sia mediante atti omissivi e può estrinsecarsi sia nell'omissione di misure tassativamente previste dalla legge a tutela della sicurezza del lavoratore e sia in omissioni non tassativamente previste dalla legge. Inoltre la vita sedentaria. secondo il Tribunale.T. 3 e 5 c. 1 della legge n. Con il terzo motivo del ricorso principale l'Ente Autonomo Fiera del Levante denunzia violazione e falsa applicazione dell'art.c. infine. un peso determinante per la malattia cardiovascolare del L. il Tribunale di Foggia ha ritenuto irrilevanti. proprio per tale qualità di "quadro". come si è rilevato. poi.c. come è noto. mantenuto nell'ordine di quindici al giorno. nella sua qualità di capo ufficio. tale veste non avevano assunto.. avendo lo stesso Ente ricorrente affermato.. infatti. di scegliere autonomamente il metodo di lavoro e la fruizione delle ferie. 1224 e 1284 c. nella misura del 60%. Con congrua motivazione. effetti negativi sulla salute del lavoratore. in quanto tali.c. 1227 c. secondo il condiviso parere del C. Anche tale terzo e ultimo motivo va respinto. 185 c. anch'essa indicata come concomitante fattore di rischio. anche con la prodotta memoria. una riduzione di dieci punti rispetto al massimo di essa. non accolti il secondo motivo del ricorso principale e il primo motivo di quello incidentale. che il L.
Qualora la liquidazione del danno da fatto illecito contrattuale o extracontrattuale. È. Compensa le spese del presente giudizio.000. 300.p.1995 n. è dovuto al danneggiato anche il risarcimento del mancato guadagno che questi provi essergli stato cagionato dal ritardato pagamento.000 liquidato a titolo di danno biologico sulla somma via via rivalutata dal giorno dell'evento dannoso sino al saldo e in considerazione del rendimento medio del danaro. PER QUESTI MOTIVI La Corte. La liquidazione degli interessi al 4% sul capitale di L. invece. per compensare interamente tra le parti le spese di questo giudizio di legittimità. quale l'attribuzione degli interessi ad un tasso stabilito valutando tutte le circostanze obiettive e soggettive del caso. pertanto.c. Tale prova può essere offerta e riconosciuta dal giudice mediante criteri presuntivi ed equitativi. costituiti dalla reciproca soccombenza. riuniti il ricorso principale e quello incidentale li rigetta entrambi.in tal modo riducendo del 42. possibile determinarli con riferimento ai singoli momenti da stabilirsi in concreto secondo le circostanze del caso. Cass. definitivamente rivalutata. Anche il secondo motivo del ricorso incidentale va. respinto.66% l'ammontare degli interessi compensativi dovuti. il quale per la modifica futura del tasso legale esplicitamente fa riferimento al rendimento medio annuo del denaro.. appare in linea con tale recente orientamento giurisprudenziale espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte con la richiamata sentenza e con lo stesso art. sia effettuata in via equitativa o per equivalente e il valore venga espresso in termini monetari con riferimento alla svalutazione intervenuta fino alla decisione definitiva. Sezioni Unite 17. 92 c. 2 comma 183 della legge n. Il dedotto motivo è infondato.2. 35 . In conclusione vanno integralmente rigettati sia il ricorso principale e sia il ricorso incidentale. 662 del 1996. 1712). In siffatta ultima ipotesi gli interessi non possono essere calcolati dalla data dell'illecito sulla somma liquidata a titolo di capitale. Rispetto a tali momenti la somma equivalente del bene perduto si incrementa nominalmente in base ai prescelti indici di rivalutazione monetaria o in base a un indice medio (v. Ricorrono giusti motivi ex art.
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