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Timestamp: 2020-01-25 08:02:20+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19575 del 04/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19575 del 04/08/2017
Cassazione civile, sez. trib., 04/08/2017, (ud. 23/06/2017, dep.04/08/2017), n. 19575
sul ricorso 12579/2012 proposto da:
T.G., elettivamente domiciliata in ROMA VIA F.P. DE’
rappresentata e difesa dagli avvocati ROSA CASTELLANO OLIMPIA
AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI CASTELLAMMARE DI STABIA, in persona
del Direttore oro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
avverso la sentenza n. 202/2011 della COMM. TRIB. REG. della
CAMPANIA, depositata il 22/06/2011;
23/06/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO FEDERICI.
con ricorso tempestivamente notificato T.G., sulla base di un unico motivo, impugnava la sentenza n. 202/52/11, depositata dalla CTR di Napoli il 22.06.2011;
riferiva che nell’esercizio della attività di medico generico aveva corrisposto dal 2003 al 2006 acconti IRAP per l’importo complessivo di Euro 7.662,52, ma, avendo svolto la propria attività senza dipendenti e con il solo ausilio degli strumenti indispensabili, in data 6.6.2008 ne aveva chiesto il rimborso, cui era seguito il silenzio dell’Agenzia delle Entrate. Adito il giudice tributario, la CTP di Napoli aveva parzialmente accolto il ricorso, mentre la CTR campana, con la sentenza ora gravata, aveva accolto l’appello dell’Ufficio sull’assunto della esistenza del presupposto d’imposta, emergente dalla stessa documentazione allegata dalla contribuente;
con l’unico motivo la T. denuncia violazione o falsa applicazione delle norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ritenendo erronea la decisione gravata;
l’Agenzia delle Entrate si è tempestivamente costituita con controricorso sostenendo l’inammissibilità del ricorso e comunque la sua infondatezza.
il motivo è fondato. Presupposto per l’assoggettamento all’imposta è “l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla…. prestazione di servizi” (D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2), applicabile anche alle “persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate a norma dell’art. 5, comma 3, del predetto testo unico (ndr. D.P.R. n. 917 del 1986) esercenti arti e professioni, di cui all’art. 49 comma 1, del medesimo testo unico” (D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 3,lett. c).
Questi gli approdi ermeneutici della giurisprudenza di legittimità, nel caso di specie il giudice tributario d’appello ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti dell’imposta nei confronti della T., esercente attività di medico di base, affermando come dalla stessa documentazione prodotta dalla contribuente (dichiarazioni e modelli Unici), risultasse “anno 2004 x 2003 tra l’altro l’esistenza di lavoratori dipendenti; anno 2005 x 2004 ammortamenti, servizi connessi ad immobili Euro 1.800,00, consumi Euro 3.074,00, altre spese Euro 1.602,00; anno 2006 x 2005 ammortamenti, canoni di locazione non finanziaria Euro 4.500,00, compensi a terzi Euro 1.470,00, consumi Euro 3.261,00, altre spese Euro 492,00; anno 2007 x 2006 ammortamenti, compensi a terzi Euro 3.000,00, consumi Euro 2.819,00, altre spese Euro 9.419,00”.
Sennonchè tali dati, così schematicamente riportati, non sono coerenti con il dettato normativo e la sua interpretazione, rivelando di contro l’incongruenza della motivazione. Se infatti l’autonoma organizzazione deve essere espressione di quel quid pluris aggiunto alla attività professionale, la pura elencazione di spese, per ammortamenti, consumi, canoni di locazione non finanziaria, senza spiegare come esse concretamente incidano sulla capacità produttiva del professionista, medico di base, non illustra il percorso logico seguito dal giudice d’appello. Nè assume valore la menzione dei “compensi a terzi”, che è cosa diversa da quella relativa alla presenza di lavoratori dipendenti (cfr. Cass., ord. n. 4492/2012; Cass., ord., n. 22695/2016). Quando poi, in riferimento al primo anno d’imposta esaminato, si riscontra la presenza di lavoratori dipendenti, il richiamo resta del tutto generico.
Occorreva invece che tutti gli elementi a disposizione fossero oggetto di valutazione complessiva e organica da parte del giudice di merito, verificando se l’impiego di beni strumentali eccedesse il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale, e, per il primo anno, la presenza di lavoratori dipendenti superasse i limiti segnati dalla giurisprudenza più recente.
La sentenza va dunque cassata e il giudizio rinviato dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, per un nuovo esame sulla base dei principi enunciati.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia per un nuovo esame ad altra sezione della CTR della Campania, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 23 giugno 2017.

References: Sentenza 
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 art. 2
 art. 3
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