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Timestamp: 2019-02-17 06:29:39+00:00

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Corte di Cassazione, sezione terza penale, sentenza 3 ottobre 2017, n. 45552. In ordine al sequestro preventivo per equivalente, disposto per il reato di cui al Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 bis - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione terza penale, sentenza 3 ottobre 2017, n. 45552. In ordine al sequestro preventivo per equivalente, disposto per il reato di cui al Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 bis
Confisca dei beni del legale rappresentante se da una comunicazione dell’agenzia delle entrate, relativa alla decadenza della società dal beneficio della rateizzazione del debito tributario per il pagamento di una sola rata, emerge un’oggettiva situazione di illiquidità della persona giuridica
Sentenza 3 ottobre 2017, n. 45552
avverso la ordinanza del 07/10/2016 del Tribunale di Modena;
lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dr. Lori Perla, che ha concluso per il rigetto.
1. (OMISSIS) ha proposto ricorso avverso la ordinanza in data 07/10/2016 del Tribunale del riesame di Modena con cui, in parziale accoglimento della richiesta di riesame, la stessa ha revocato il sequestro preventivo per equivalente, disposto per il reato di cui al Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 bis, delle somme rinvenute su conto corrente acceso presso (OMISSIS) e sul conto deposito presso (OMISSIS) S.p.a., confermando nel resto il provvedimento.
2. Con un primo motivo di ricorso, premesso che la confisca del profitto del reato e’ possibile anche nei confronti della persona giuridica quando si tratti di reati commessi dal suo legale rappresentante o da altro organo e quando il profitto sia rimasto nella disponibilita’ dell’ente, lamenta che nella specie si sia proceduto al sequestro nei confronti del (OMISSIS) senza in primis procedere al sequestro diretto delle somme nella disponibilita’ della societa’ (OMISSIS); ne’ rileverebbe, ai fini della pretesa situazione di illiquidita’ della stessa, come ritenuto dal Tribunale, il fatto che la societa’ abbia pagato una sola rata di un debito rateizzato, non essendo di contro stato fatto alcun accertamento circa i conti correnti o i conti di deposito della stessa; ne’ si comprende in che termini l’imputato avrebbe dovuto dimostrare l’incapienza della societa’, anche in ragione della cessata carica, da tempo, di amministratore.
3. Con un secondo motivo lamenta la violazione del principio del ne bis in idem di cui all’articolo 4 prot. 7 della Convenzione edu e di cui all’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: premesso che la societa’ e’ stata gia’ sanzionata in via amministrativa con provvedimento divenuto definitivo, la necessita’ di applicare in via diretta da parte del giudice nazionale tale principio, con conseguente proscioglimento dal reato addebitato, osterebbe alla permanenza del sequestro operato; in ogni caso dovrebbe essere sollevata questione interpretativa pregiudiziale ex articolo 267 del T.f.u.e. innanzi alla Corte di Giustizia.
4. Con un terzo motivo lamenta la violazione degli articoli 125 e 321 c.p.p. e dell’articolo 322 ter c.p. e Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 ter posto che il Tribunale avrebbe dovuto ridurre il sequestro in misura proporzionale alle rate effettivamente corrisposte a seguito del provvedimento di rateizzazione.
Corte di Cassazione, sezione I penale, sentenza 14 luglio 2017, n....

References: sentenza 
 articolo 10
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 articolo 267
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