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Timestamp: 2020-01-25 08:59:16+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 16497 del 05/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16497 del 05/07/2017
Cassazione civile, sez. III, 05/07/2017, (ud. 21/04/2017, dep.05/07/2017), n. 16497
COMUNE FIRMO, in persona del Sindaco rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PIAVE 15, presso lo studio
dell’avvocato DONATO BARONE, rappresentato e difeso dall’avvocato
ANGELO CAPPARELLI giusta procura speciale a margine del ricorso;
P.B., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CHISIMAIO 29,
presso lo studio dell’avvocato OLIVIA POLIMANTI, rappresentato e
difeso dagli avvocati SALVATORE BARLETTA, GIANCARLO POMPILIO giusta
MINISTERO ISTRUZIONE UNIVERSITA’ RICERCA in persona del Ministro in
carica, domiciliato ex lege in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12 presso
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO da cui è difesa per legge;
P.G., P.E., F.A., R.A.M.,
S.P., DUOMO UNI ONE ASSICURAZIONI SPA, COMMISSARIO
LIQUIDATORE UIST ASS ETRUSCA, PU.EM.;
avverso la sentenza n. 1431/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
1. Nel 1989, P.G. e Pu.Em., in proprio e quali esercenti la potestà genitoriale sul minore P.B., convennero in giudizio dinanzi al Tribunale di Castrovillari il Comune di Firmo, S.P., R.A.M., F.A., il commissario liquidatore dell’Istituto Assicurativo Etrusca e l’Uniass, quale impresa cessionaria dell’Etrusca, per sentirli condannare in solido tra loro al risarcimento dei danni patrimoniali e non derivanti dal sinistro occorso al loro figlio mentre veniva accompagnato dalla scuola materna comunale alla propria abitazione.
Esposero che lo scuolabus comunale condotto dallo S., su cui era presente quale maestra accompagnatrice la R., si era fermato in piena curva dal lato opposto a quello dell’abitazione del minore, il quale, fatto scendere da solo dal mezzo, era stato travolto da una vettura condotta dal F. ed assicurata con l’Etrusca, riportando gravi lesioni.
Si costituirono il Comune di Firmo, R.A.M. e la Uniass. La R. ottenne l’autorizzazione alla chiamata in causa del Ministero della Pubblica Istruzione. S.P., F.A. e il commissario liquidatore dell’Ist. Ass. Etrusca rimasero contumaci.
Il Tribunale di Catanzaro, sez. stralcio, con sentenza n. 14/2008, disattese le eccezioni di difetto di legittimazione passiva avanzate dalla Uniass e dalla R., affermò la pari responsabilità di tutti i convenuti nella causazione del sinistro rilevando che il Comune di Firmo non aveva utilizzato uno scuolabus fornito di chiusura centralizzata, il conducente dello scuolabus non aveva arrestato il mezzo sul lato ove si trovava l’abitazione del minore, la signora R. non aveva pienamente vigilato sul minore, non accompagnandolo durante la discesa del mezzo, il conducente il veicolo investitore non aveva ridotto la velocità ed occorrendo non si era fermato.
Il Tribunale, quindi, condannò in solido il Comune di Firmo, il conducente dello scuolabus S.P., il conducente del veicolo investitore F.A., il commissario liquidatore della compagnia assicuratrice Etrusca, l’Uniass in nome della gestione del Fondo di garanzia per le vittime della strada e il Ministero della Pubblica Istruzione a risarcire i danni cagionati agli attori.
2. La decisione, nella parte che qui ancora rileva, è stata confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro, con sentenza n. 1431 del 21 ottobre 2013.
La Corte di Appello, a differenza del giudice di prime cure, non ha riconosciuto la responsabilità del Comune per aver utilizzato un veicolo privo di chiusura centralizzata e quella dell’autista per aver arrestato il mezzo sul lato della strada opposto rispetto a quello dell’abitazione del minore, rilevando, quanto al primo aspetto, che la presenza a bordo di un accompagnatrice incaricata di vigilare proprio sulle fasi di salita e discesa dei bambini garantiva a sufficienza dai rischi di apertura improvvide da parte gli scolari e, quanto al secondo aspetto, che la fermata era avvenuta sul lato destro della strada.
Tuttavia, il giudice di seconde cure ha ritenuto che il preposto S. e il preponente Comune di Firmo fossero responsabili in quanto il conducente aveva arrestato il mezzo per la discesa nel mezzo di una curva, ancorchè ad ampia visuale, in violazione delle regole di comune prudenza e del disposto dell’art. 114 C.d.S., dell’epoca, che vietava la fermata, qualora costituente pericolo o intralcio per la circolazione. Ciò avrebbe costituito uno dei presupposti causali del verificarsi dell’evento avendo determinato l’attraversamento della strada in curva da parte del bambino, in un punto obiettivamente pericoloso.
3.1 Resistono con controricorso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, nonchè P.B., nelle more divenuto maggiorenne.
Gli intimati P.G., Pu.Em., R.A.M., S.P., F.A., Duomo Unione Assicurazioni S.p.a. (già Uniass Assicurazioni S.p.a.) e Commissario Liquidatore dell’Ist. Ass. Etrusca S.p.a. non hanno svolto difese.
4.1. Con il primo motivo di ricorso, il Comune di Firmo lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la “violazione o falsa applicazione di norme di diritto: art. 111 Cost. e art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 – vizio di nullità della sentenza”.
Inoltre, non vi sarebbe alcuna motivazione relativamente alla ritenuta pericolosità del luogo di arresto e sul perchè una curva ad ampia visuale debba essere trattata come una curva classica.
Questa Corte ha affermato che, in generale, in presenza di fatti imputabili a più persone, coevi o succedutisi nel tempo, deve essere riconosciuta a tutti un’efficacia causativa del danno, ove abbiano determinato una situazione tale che, senza l’uno o l’altro di essi, l’evento non si sarebbe verificato, mentre deve attribuirsi il rango di causa efficiente esclusiva ad uno solo dei fatti imputabili quando lo stesso, inserendosi quale causa sopravvenuta nella serie causale, interrompa il nesso eziologico tra l’evento dannoso e gli altri fatti, ovvero quando il medesimo, esaurendo sin dall’origine e per forza propria la serie causale, riveli l’inesistenza, negli altri fatti, del valore di concausa e li releghi al livello di occasioni estranee (Cass. civ. Sez. 1, Sent., 04-01-2017, n. 92; Cass. 12 settembre 2005, n. 18094).
Inoltre l’accertamento del giudice del merito circa la rilevanza causale delle singole condotte si risolve in un apprezzamento di fatto, che, se adeguatamente motivato, è incensurabile in sede di legittimità.
Nel caso di specie la Corte d’appello, attenendosi al principio sopra esposto, ha del tutto motivatamente ritenuto che il danno subito dal minore trovasse causa tanto della condotta della maestra accompagnatrice, quanto nella condotta dello S., ascrivibile al Comune di Firmo, che non avrebbe dovuto fermare il mezzo per la discesa del minore in un luogo a visibilità comunque ridotta, e quindi pericoloso per l’attraversamento.
Non sussiste quindi il lamentato vizio di motivazione, il quale, in conformità al principio affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 8053 del 7/04/2014, a seguito della riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, può essere integrato solo da un’anomalia motivazionale consistente nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.
4.2. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la “violazione o falsa applicazione di norme di diritto – violazione norme di cui all’art. 2043 c.c., art. 2049 c.c., T.U. 15 giugno 1959, n. 393, art. 114 (C.d.S.) – art. 132 c.p.c., n. 4; art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4”.
Il T.U. n. 393 del 1950, art. 114, non vieterebbe la fermata in curva, che non costituisce per definizione intralcio o pericolo per la circolazione.
Inoltre, la Corte di Catanzaro avrebbe fatto falsa applicazione anche delle norme di cui agli artt. 2043 e 2049 c.c., non potendo il conducente dello scuolabus prevedere che, in assenza di persona adulta che prendesse in consegna alla fermata il bambino, l’accompagnatrice presente nello scuolabus proprio per garantire la sicurezza dei bambini venisse meno al suo obbligo di garantire l’attraversamento sicuro della strada.
Il motivo è inammissibile, poichè con esso il Comune ricorrente – senza indicare specificamente le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata e criticate dalla ricorrente, nè argomentare motivatamente il contrasto di tali affermazioni con le norme regolatrici – si limita a criticare genericamente il governo che delle norme avrebbe fatto il giudice del merito e a sollecitare un nuovo giudizio nel merito (in particolare circa la sussistenza della colpa e del nesso di causalità), sì da ottenere una nuova e diversa valutazione da parte del Giudice di legittimità, operazione che, invece, allo stesso è preclusa.
la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 111
 art. 132
 Cass. 
 sentenza 
 art. 2049
 art. 114
 art. 132
 art. 360
 art. 114
 sentenza