Source: https://www.laleggepertutti.it/157206_per-fare-un-muro-ci-vuole-il-permesso-del-comune
Timestamp: 2018-06-24 16:25:10+00:00

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Per fare un muro ci vuole il permesso del Comune?
Lo sai che? Per fare un muro ci vuole il permesso del Comune?
Necessario il permesso di costruire (ex licenza edilizia) se il muro di recinzione è destinato a trasformare l’assetto urbanistico del territorio.
Non solo la realizzazione di spazi abitabili e di coperture necessita del permesso di costruire: l’autorizzazione del Comune è indispensabile anche se si vuole realizzare un muro che modifichi, in modo permanente, il territorio. Così, chi eleva un muro di recinzione senza prima aver ottenuto la licenza edilizia (oggi, appunto, «permesso di costruire») commette un abuso edilizio e, oltre al reato, rischia di dover demolire l’opera. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo, secondo l’orientamento dei giudici supremi, quando, per fare un muro ci vuole il permesso di costruire.
Secondo la sentenza in commento, la realizzazione di un muro di recinzione necessita del previo rilascio del permesso a costruire tutte le volte in cui si può classificare come «nuova costruzione» [2]. In termini pratici bisogna verificare se, avuto riguardo alla struttura e all’estensione dell’area ove il muro viene eretto, lo stesso sia tale da modificare in modo permanente e stabile l’assetto urbanistico del territorio.
In questi termini, anche un muro di semplice recinzione può essere soggetto al permesso comunale. L’importante – come si diceva – è che la struttura, l’estensione e la consistenza della predetta recinzione sia tale da determinare una modifica dell’assetto urbanistico del territorio, perché si eleva al di sopra del suolo ed è destinato a trasformare durevolmente l’area impegnata.
Il muro di cinta stabile, esteso e spesso non può quindi considerarsi una semplice pertinenza rispetto all’abitazione attorno alla quale sia stato realizzato (cosa che lo avrebbe reso edificabile senza licenza edilizia).
Nel caso deciso dalla Cassazione, un uomo aveva realizzato una recinzione attorno alla propria abitazione per un perimetro di 160 metri, realizzando attorno ad esso un muro di cinta in cemento armato di altezza variabile da un metro a due metri. Tanto è stato sufficiente a far scattare il reato di abuso edilizio e l’immediato ordine di demolizione.
In verità, a ben vedere, il Testo unico dell’edilizia non contiene indicazioni specifiche sulla realizzazione di un muro di cinta: se cioè tale intervento necessiti del permesso di costruire (in quanto intervento di nuova costruzione) o se sia sufficiente la semplice Scia. L’orientamento prevalente del Consiglio di Stato è nel senso che più che al tipo di costruzione o di intervento edilizio (rientrante nella categoria delle opere funzionali a chiudere i confini sui fondi finitimi) bisogna piuttosto verificare l’impatto urbanistico effettivo che l’opera determina sul territorio: con la conseguenza che si deve qualificare l’intervento edilizio quale nuova costruzione (con conseguente obbligo di rilascio dell’autorizzazione del Comune) nei casi in cui tale muro determini significative trasformazioni urbanistiche e edilizie [3]. La realizzazione di muri di cinta di modesti corpo e altezza è invece generalmente assoggettabile al solo regime della segnalazione certificata di inizio di attività (Scia) [4]. Insomma, a fare da spartiacque per verificare se il muro ha la capacità di trasformare il territorio o meno non è tanto la consistenza in assoluto dell’innovazione, ma la condizione del contesto in cui è inserita. Sicché un manufatto di minimo impatto che in un certo contesto può risultare necessitante del massimo titolo edilizio, può non risultarlo altrove.
[1] Cass. sent. n. 8693/17 del 22.02.2017.
[2] Art. 3, lett. e), del Dpr n. 380 del 2001.
[3] Cons. St., sent. n. 3408/2014.
[4] Cons. St. sent. n. 2621/2011.
Data udienza 6 ottobre 2016
1.Con sentenza del 4 marzo 2016 la Corte d’appello di Palermo, provvedendo sulle impugnazioni proposte da (OMISSIS) e dal Pubblico Ministero nei confronti della sentenza del 3 marzo 2015 del Tribunale di Palermo, con cui l’imputato era stato condannato alla pena di mesi uno e giorni dieci di arresto ed Euro 13.000 di ammenda, in relazione ai reati di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, articolo 44, lettera b), articoli 64, 65, 71, 72, 93, 94 e 95 (per avere realizzato, in assenza del prescritto permesso di costruire, senza progetto esecutivo redatto da un tecnico abilitato, senza aver dato le prescritte comunicazioni all’Ufficio del Genio civile competente ed avere ottenuto l’autorizzazione, lavori edili non previsti nel permesso di costruire, consistiti nell’intera recinzione di un lotto di terreno, per 160 metri, con muri in cemento armato di altezza variabile da un metro a due metri, nonche’ tre terrazzamenti con muri in cemento armato, di altezza media di due metri e lunghezza pari a venti metri, e una cisterna in cemento armato), ha subordinato il beneficio della sospensione condizionale della pena alla demolizione delle opere abusive entro 90 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, confermando nel resto la sentenza di primo grado.
2.Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’imputato, mediante i suoi difensori di fiducia, che lo hanno affidato a quattro motivi, cosi’ enunciati nei limiti strettamente necessari ai fini della motivazione.
Il primo ed il secondo motivo, che possono essere esaminati congiuntamente, essendo entrambi incentrati sulla natura e sulla qualificazione delle opere, che in quanto mere recinzioni, costituenti pertinenze del fabbricato principale cui accedono, non richiederebbero il preventivo rilascio del permesso di costruire, ma solo della autorizzazione prevista dalla Legge Regionale Sicilia n. 37 del 1985, articolo 5, non sono fondati.
3.Il terzo motivo, mediante il quale e’ stata lamentata l’omessa considerazione delle parziali demolizioni eseguite dall’imputato, e’ inammissibile, sia a causa della sua genericita’, sia, soprattutto, a cagione della mancanza di concludenza, posto che la parziale demolizione delle opere abusive o la parziale rimessione in pristino non determinano l’estinzione degli illeciti urbanistici, non essendo prevista una siffatta causa di estinzione di tali reati, che si perfezionano con la realizzazione delle condotte tipiche, e dunque con la costruzione delle opere in assenza dei prescritti permessi e autorizzazioni, non essendo applicabile analogicamente la disciplina dettata in materia di reati paesaggistici dal Decreto Legislativo n. 42 del 2004, articolo 181, comma 1 quinquies, che ha una funzione premiale, diretta ad incentivare il recupero degli illeciti minori e a far riacquistare alla zona vincolata il suo originario pregio estetico (cfr. Sez. 3, n. 37168 del 06/05/2014, Autizi, Rv. 259943; Sez. 3, n. 25026 del 12/05/2011, Stefano, Rv. 250675; Sez. 3, n. 19317 del 27/04/2011, Medici, Rv. 250341; Sez. 3, n. 17535 del 24/03/2010, Medina, Rv. 247167).
4.Non sussistono, poi, neppure i presupposti per escludere la punibilita’ del fatto per la sua particolare tenuita’.
5.Il ricorso deve, in conclusione, essere respinto, stante l’infondatezza del primo, del secondo e del quarto motivo, e l’inammissibilita’ del terzo, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 44
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 5
 articolo 181