Source: https://renatodisa.com/2017/08/29/corte-di-cassazione-sezione-ii-penale-sentenza-7-luglio-2017-n-33090/
Timestamp: 2017-12-17 17:32:11+00:00

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Il principio di proporzionalità operante anche in materia di misure cautelari trova il suo limite nell’ipotesi in cui bene sia indivisibile e sia l’unico appartenente all’indagato
sentenza 7 luglio 2017, n. 33090
contro l’ordinanza del 17/02/2017 del Tribunale del riesame di Napoli;
letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. BALDI Fulvio, che ha concluso chiedendo l’inammissibilita’ del ricorso.
1. (OMISSIS) – indagato per il reato di truffa aggravata – ha proposto ricorso per cassazione contro l’ordinanza epigrafe (di rigetto della richiesta di revoca del sequestro preventivo per equivalente) deducendo la violazione del principio della proporzionalita’ in quanto il bene immobile sequestrato aveva un valore superiore al presunto profitto del reato.
In punto di fatto deve ritenersi pacifico che:
a) il bene sequestrato e’ l’unico di cui l’indagato risulta proprietario: sul punto, infatti, nulla e’ stato dedotto se non la generica ed apodittica affermazione secondo la quale non sarebbe stata dimostrata la suddetta situazione di fatto (pag. 3 ricorso);
b) il sequestro e’ stato disposto per la sola somma indicata quale profitto del reato (pag. 1 ordinanza impugnata): il che significa che il sequestro, pur gravando su tutto il bene indiviso (il cui valore si assume essere di Euro 173.358,00), deve intendersi eseguito solo per la somma individuata quale profitto del reato (Euro 77.860,00), corrispondente ad una quota indivisa pari, quindi, allo stato degli atti, al 44,91% dell’intero bene.
In punto di diritto, il tribunale ha motivato nei seguenti testuali termini: “trattandosi dell’unico bene aggredibile, allo stato indivisibile e del quale occorre impedire la dispersione o il deprezzamento, non puo’ essere, dunque, utilmente invocata la sproporzione dedotta dalla difesa tra il valore del bene in sequestro e il profitto del reato (per l’affermazione di tale principio, in un caso del tutto analogo, v. Cass. pen. sez. 2, 07/06/2016, n. 29911; v. anche Cass. pen., sez. 2, 26/03/2014, n. 22181, che ha confermato la legittimita’ del sequestro sull’intero, anche in caso di bene in comproprieta’ con un terzo estraneo, qualora si tratti di cespite indivisibile o sussistano inderogabili esigenze per impedirne la dispersione o il deprezzamento). Il principio di proporzionalita’ operante (anche) in materia di misure cautelari reali, trova infatti il suo limite nell’eventuale impossibilita’ di conseguire il medesimo risultato attraverso una cautela alternativa meno invasiva (v. Cass. pen., sez. 6, 27/1/2015, n. 12515; Cass. pen. sez. 3, 07/05/2014, n. 21271)”: alla suddetta ineccepibile motivazione null’altro resta da aggiungere se non che l’indagato, ove il processo dovesse concludersi con una sua condanna e con la confisca della quota indivisa del bene corrispondente al profitto del reato, potra’ tutelarsi in sede di esecuzione del bene secondo le modalita’ previste dall’articolo 599 c.p.c. e ss..
Il ricorso, pertanto, dev’essere dichiarato inammissibile alla stregua del seguente principio di diritto: “Il principio di proporzionalita’ operante anche in materia di misure cautelari reali, trova il suo limite nell’ipotesi in cui il bene sequestrato sia indivisibile e sia l’unico appartenente all’indagato”.
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Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 6 luglio 2017, n. 33012

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