Source: https://www.laleggepertutti.it/94007_paletti-sul-marciapiede-contro-la-sosta-auto-scia-necessaria
Timestamp: 2019-05-19 07:35:43+00:00

Document:
> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Luglio 2015
Dissuasori di parcheggio e di sosta sull’area di proprietà del marciapiedi: non si tratta di edilizia libera.
La posa in opera di paletti in ferro ancorati al suolo tramite calcestruzzo e bulloni, per evitare il parcheggio di auto e motorini sull’area di proprietà, anche se distanziati l’uno dall’altro per consentire un facile accesso pedonale ai negozi, è soggetta a Scia in quanto si tratta di accessori all’edificio e non di opere edili rientranti tra le attività libere (non rientra né tra le finiture di spazi esterni, né costituisce elemento di arredo di area pertinenziale di edificio).
È quanto chiarito dal Consiglio di Stato in una recente sentenza [1].
Recinzioni e autorizzazioni amministrative
La sentenza, assai importante, fa il punto delle autorizzazioni amministrative necessarie per le recinzioni.
Secondo i giudici, le opere in muratura che rendono la recinzione non facilmente rimuovibile, in quanto incidono in modo permanente sull’assetto edilizio del territorio, esigono il previo rilascio del permesso di costruire.
Le opere più “soft” in termini di dimensioni rientrano tra quelle realizzabili con il regime semplificato della denuncia di attività, la cui mancanza non è sanzionabile con la rimozione o la demolizione. È il caso in cui non venga eseguita alcuna opera muraria significativa come nell’ipotesi di paletti utilizzati allo scopo di dissuasori di parcheggio, uniti al suolo mediante un basamento di calcestruzzo assai sottile, avvitati con bulloni e risultanti distanziati tra loro in modo tale da consentire un facile accesso pedonale ai negozi prospicienti la proprietà. Si tratta di un’opera finalizzata a delimitare la proprietà, rimovibile in maniera tutt’altro che disagevole e, come tale, inidonea a incidere sull’assetto edilizio del territorio. Opere di questo tipo risultano assoggettate a semplice SCIA.
[1] Cons. St. sent. n. 3554/15 del 16.07.2015.
Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 19 maggio – 16 luglio 2015, n. 3554
Presidente Baccarini – Estensore Buricelli
1. Con la sentenza in forma semplificata n. 10081 del 2013 il Tribunale amministrativo regionale del Lazio –sezione prima quater, ha respinto il ricorso proposto dalla signora A. C. contro la determinazione dirigenziale di Roma Capitale n. 1594 del 12 settembre 2013 con la quale, visti il d.P.R. n. 380/2001 e l’art. 16 della l. reg. n. 15/2008, è stato ingiunto alla interessata la “rimozione odemolizione”, entro 30 giorni, dell’intervento edilizio ritenuto abusivo, in quanto eseguito in assenza di titolo abilitativo, “di ristrutturazione edilizia e/o cambio didestinazione d’uso da una categoria all’altra”, consistente nella realizzazione, nell’area di proprietà della ricorrente, in Via di Torrevecchia, n. 237 –piano stradale, “di n. 19 paletti in ferro con altezza di m. 1 circa uniti tra loro da catena in ferro e ancorati a terra tramite calcestruzzo e bulloni”.
2. Con la sentenza in forma semplificata n. 4982 del 2014 la sezione prima quater del Tar del Lazio ha respinto un altro ricorso della signora C., proposto avverso e per l’annullamento del provvedimento di Roma Capitale –Municipio XIV –prot. n. 105503 del 5 dicembre 2013 con cui il dirigente dell’Unità Organizzativa Tecnica, con riferimento alla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) presentata dalla C. il 14 novembre 2013 con prot. n. 98367, relativa all’accertamento di conformità, ex art. 37, comma 5, del d.P.R. n. 380/2001 e art. 22 della l. reg. n. 22/2008, riguardante i lavori eseguiti nell’immobile sito in via Simone Mosca, angolo via di Torrevecchia, consistenti nelle “opere eseguite ad aprile 2013 –delimitazionedell’area di mia proprietà mediante l’installazione di paletti di ferro alti circa 1 m. distanziati tra loro in modo da consentire il facile accesso pedonale ai negoziprospicienti la proprietà”, ha affermato che “l’istanza riguarda interventi noncontemplati nel T. U. per l’edilizia -D.P.R. 380/2001 e pertanto non rientranti tra quelli soggetti a segnalazione certificata di inizio attività (e che la SCIA) è da intendersi priva di efficacia ed i lavori eseguiti…dovranno quindi essere consideraticome realizzati in assenza di titolo abilitativo”.
3. La signora C. ha proposto appello avverso ambedue le decisioni, per le ragioni che saranno indicate nel prosieguo.
8.1. Risulta dagli atti che tra il 2006 e il 2011 la signora C. domanda al Municipio XIV di poter installare dissuasori di sosta sull’area privata di sua proprietà -peraltro aperta a pubblico passaggio -, mediante la posa in opera di 19 paletti in ferro di circa un metro di altezza, uniti tra loro da una catena di ferro e ancorati al suolo tramite calcestruzzo e bulloni, per evitare il parcheggio di auto e motorini sull’area di proprietà. E’ previsto un distanziamento dei paletti per consentire un facile accesso pedonale ai negozi prospicienti la proprietà. Alle richieste fanno seguito pareri negativi della Polizia municipale, motivati dalla vicinanza a un incrocio e dal rischio d’intralcio al traffico.
La C. appone ugualmente i dissuasori (a una distanza tra loro di oltre 1,50 mt.).
In data 8 aprile 2013 la C. presenta una comunicazione di lavori per attività edilizia libera –manutenzione ordinaria –protezione della proprietà con paletti e catenelle.
Il 14 novembre 2013 la signora C. presenta in Municipio la SCIA –accertamento di conformità ex art. 37, comma 5, del decreto n. 380/2001, rientrando l’intervento nella categoria di cui all’art. 3, comma 1, lett. c) del d.P.R. n. 380/2001 -restauro e risanamento conservativo –inserimento di elementi accessori.
Per la rappresentazione dei luoghi si fa rinvio all’allegato fotografico alla SCIA –accertamento di conformità del 14 novembre 2013 –fasc. C., e al fasc. Roma Capitale.
In primo luogo, non è stata eseguita nessuna opera muraria significativa. I paletti apposti, uniti al suolo mediante un basamento di calcestruzzo assai sottile, sono avvitati con bulloni e risultano distanziati tra loro in modo tale da consentire un facile accesso pedonale ai negozi prospicienti la proprietà. La prevista apposizione di una catenella tra alcuni paletti, ossia tra i soli paletti ove non c’era corrispondenza con ingressi ad abitazioni o a negozi, risulta eliminata, in base a quanto affermato dall’appellante e non specificamente contestato dal Comune (si veda l’allegato fotografico fasc. C. citato sopra al p. 8.1. ) . Viene in rilievo, nel complesso, un’opera finalizzata a delimitare la proprietà della ricorrente (non si tratta neppure di una recinzione, essendo l’area “tuttora liberamente accessibile a tutti, salvo che alle autovetture”, come rileva l’appellante), rimovibile in maniera tutt’altro che disagevole e, come tale, inidonea a incidere sull’assetto edilizio del territorio.
Poiché dunque la realizzazione dei paletti per cui è causa doveva farsi rientrare nella fattispecie dell’inserimento di elementi accessori di cui all’art. 3, comma 1, lett. c) del t. u. n. 380 del 2001, ne consegue che l’intervento eseguito in assenza di titolo ex art. 22 –su area a quanto consta “non soggetta a particolari vincoli” come afferma parte appellante senza alcuna specifica contestazione a questo riguardo da parte del Comune- avrebbe dovuto essere assoggettato non alla sanzione demolitoria di cui all’art. 31 del t. u. ma, come puntualmente segnalato dalla signora C., alla sanzione pecuniaria di cui all’art. 37 (si veda anche l’art. 19 della l. reg. n. 15/2008).
-l’ingiunzione di demolizione è stata adottata il 12 settembre 2013, mentre l’istanza è stata presentata dalla signora C. il 14 novembre 2013, vale a dire il sessantatreesimo giorno successivo, sicchè non risulta corretta l’affermazione svolta in sentenza sulla insuscettibilità di una positiva definizione della domanda di accertamento di conformità.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 37
 art. 22
 art. 37
 art. 22
 sentenza