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Timestamp: 2018-12-16 21:19:12+00:00

Document:
mercoledì 30 dicembre 2015 21:17
Vigili Urbani: il parere della Corte dei Conti sul divieto assoluto di concorsi, assunzioni e scorrimento graduatorie
Corte dei Conti Sezione Regionale di Controlla per la Puglia deliberazione n. 231/PAR/2015 del 2.12.2015
La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Puglia con deliberazione n. 231/PAR/2015 del 2.12.2015 ha risposto al quesito formulato da un Comune sulla possibilità di completare la procedura, avviata del 2014, per l’assunzione di una unità di polizia municipale alla luce della disciplina introdotta dalla l. 190/2014 commi da 418 a 430 (legge di stabilità 2015). La legge da ultimo citata prevede un articolato percorso volto al graduale riassorbimento del personale in servizio presso province e città metropolitane, in conseguenza della riduzione delle funzioni operata dalla legge Delrio (legge n. 56/2014) e della parallela imposizione di diminuzione proporzionale degli organici di personale (e della relativa spesa). Nell’ambito del citato quadro normativo, ad avviso della Corte dei Conti assume una posizione di primo piano il comma 424 dell’art. 1 della richiamata legge di stabilità che prevede per il biennio 2015 e 2016 che le regioni e gli enti locali “destinano le risorse per le assunzioni a tempo indeterminato, nelle percentuali stabilite dalla normativa vigente, all'immissione nei ruoli dei vincitori di concorso pubblico collocati nelle proprie graduatorie vigenti o approvate alla data di entrata in vigore della presente legge e alla ricollocazione nei propri ruoli delle unità soprannumerarie destinatarie dei processi di mobilità”. Con esclusivo riferimento alla ricollocazione del personale soprannumerario viene, inoltre, previsto che “le regioni e gli enti locali destinano, altresì, la restante percentuale della spesa relativa al personale di ruolo cessato negli anni 2014 e 2015, salva la completa ricollocazione del personale soprannumerario. Fermi restando i vincoli del patto di stabilità interno e la sostenibilità finanziaria e di bilancio dell'ente, le spese per il personale ricollocato secondo il presente comma non si calcolano, al fine del rispetto del tetto di spesa di cui al comma 557 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296”. L’inderogabilità della regolamentazione viene garantita attraverso l’espressa comminatoria della nullità delle assunzioni effettuate in violazione di quanto sancito dal comma in esame, sicché l’eventuale contratto stipulato contra legem è ab origine invalido ed inefficace (con eventuali conseguenti responsabilità in capo a chi ha disposto l’assunzione illegittima). In particolare, l’assunzione del personale di polizia municipale, cui espressamente si riferisce la richiesta di parere, trova la propria base positiva di riferimento non tanto nella l. 190/2014, quanto nel d.l. 78/2015 conv. dalla l. 125/2015 che, all’art 5, disciplinando il passaggio del personale di polizia provinciale nei ruoli della polizia municipale, dispone che “il personale appartenente ai Corpi ed ai servizi di polizia provinciale di cui all'articolo 12 della legge 7 marzo 1986, n. 65, transita nei ruoli degli enti locali per lo svolgimento delle funzioni di polizia municipale, secondo le modalità e procedure definite con il decreto di cui all'articolo 1, comma 423, della legge 23 dicembre 2014, n. 190” e che “personale non individuato o non riallocato, entro il 31 ottobre 2015, ai sensi dei commi 2 e 3, è trasferito ai comuni, singoli o associati, con le modalità di cui al comma 1”. La disposizione da ultimo citata prevede una disciplina peculiare, per certi versi più restrittiva rispetto a quella contenuta nella legge di stabilità, volta ad agevolare al massimo il riassorbimento di quello speciale settore di personale che è la polizia provinciale, anticipando il transito effettivo anche con la previsione di forme di avvalimento tra l’ente originario di appartenenza e l’ente locale destinatario. Il transito del personale di polizia provinciale nei ruoli della polizia municipale viene agevolato sia attraverso la previsione di deroghe sia attraverso l’espressa statuizione di un divieto assoluto di reclutamento aliunde, a pena di nullità. Il comma 6 del citato art 5 d.l. 78/2015, infatti, sancisce che “Fino al completo assorbimento del personale di cui al presente articolo, è fatto divieto agli enti locali, a pena di nullità delle relative assunzioni, di reclutare personale con qualsivoglia tipologia contrattuale per lo svolgimento di funzioni di polizia locale”. Sulla base di tale premessa e richiamando i precedenti della Sezione, la Corte ha affermato che la disciplina in esame impone anche un divieto particolarmente stringente ed atto a comprendere qualsivoglia forma di utilizzo di nuova forza lavorativa. L’unica deroga al divieto di assunzione predetto è contemplata dalla medesima disposizione in relazione a “personale a tempo determinato effettuate dopo la data di entrata in vigore del presente decreto, anche se anteriormente alla data di entrata in vigore della relativa legge di conversione, per lo svolgimento di funzioni di polizia locale, esclusivamente per esigenze di carattere strettamente stagionale e comunque per periodi non superiori a cinque mesi nell'anno solare, non prorogabili “(deroga introdotta in sede di conversione, a conferma dell’insuperabilità del divieto sul piano interpretativo)”. Nel solco di tale linea interpretativa si inserisce una recente deliberazione della Sezione controllo Lombardia (n. 416/PAR/2015 del 10.11.2015) secondo cui l’art. 5 del decreto-legge n. 78 del 2015 impone ai comuni (a prescindere dalla presenza di capacità assunzionali) di assumere il personale di polizia provinciale (con divieto di assunzioni alternative fino al completo riassorbimento). Per le ragioni sopra esposte, l’eventuale assunzione a tempo indeterminato, da parte di un comune, di agenti di polizia municipale ricade nello spettro applicativo del divieto di cui all’art 5, comma 6, del decreto-legge n. 78 del 2015, convertito dalla legge n. 125 del 2015, e nella conseguente sanzione della nullità.” Conclude, quindi, la Corte richiamando la pronuncia della Sezione delle Autonomie che, con deliberazione n. 28/SEZAUT/2015/QMIG, ha sottolineato come non è consentito “all’ente locale (salvo che per le assunzioni a tempo determinato per le esigenze temporanee di cui all’art. 5, comma 6 del D.L. n. 78/2015) di procedere all'assunzione di personale di polizia municipale mediante scorrimento di graduatoria tenendo conto, cumulativamente, delle cessazioni intervenute nel triennio 2012 – 2014”. Scarica il parere
La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Puglia con deliberazione n. 231/PAR/2015 del 2.12.2015 ha risposto al quesito formulato da un Comune sulla possibilità di completare la procedura, avviata del 2014, per l’assunzione di una unità di polizia municipale alla luce della discipli ... Continua a leggere
domenica 27 dicembre 2015 10:50
Autorità Portuali: le controversie sullo svolgimento di procedure concorsuali sono devolute al giudice amministrativo
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 21.12.2015 n. 5801
La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 21.12.2015 n. 5801 ha evidenziato che "L’Autorità portuale, secondo il chiaro dettato della legge 28/1/1994 recante il riordino della legislazione in materia portuale ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotata di autonomia amministrativa nonché di bilancio e finanziaria (art.6). In ordine alla natura dell’Autorità portuale quale Ente di diritto pubblico non economico si è più volte espresso questo Consiglio di Stato (Sez. IV 14/3/2014 n. 1014; idem 20/1/2015), sicché l’attività svolta da detto Ente è attività pubblica e per le modalità di assunzione di dipendenti valgono le regole delle procedure concorsuali, con l’ulteriore conseguenza che le controversie attinenti lo svolgimento di dette procedure sono devolute al giudice amministrativo (in tal senso, Cass. Sez. Unite 24/7/2013 n. 17930)". Per approfondire scarica la sentenza.
La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 21.12.2015 n. 5801 ha evidenziato che "L’Autorità portuale, secondo il chiaro dettato della legge 28/1/1994 recante il riordino della legislazione in materia portuale ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotata di autonomia am ... Continua a leggere
domenica 27 dicembre 2015 10:40
Settore militare: i principi sul rapporto tra concorso e scorrimento della graduatoria
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 21.12.2015 n. 5792
Nel giudizio in esame il Ministero della Difesa, deduce che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di prime cure, il reclutamento del personale militare sarebbe regolato da una disciplina sua propria (contenuta nel D. Lgs. 15/3/2010 n. 66 “Codice dell’ordinamento militare”), diversa da quella vigente per tutte le altre pubbliche amministrazioni, che darebbe prevalenza all’assunzione tramite concorso, rispetto a quella mediante scorrimento delle graduatorie. Nel caso di specie, inoltre, l’amministrazione avrebbe, anche, esplicitato le ragioni che l’hanno indotta a non procedere allo scorrimento della precedente graduatoria e a preferire l’indizione di un nuovo concorso. Il Consiglio di Stato Sez. IV nella sentenza del 21.12.2015 n. 5792 ha accolto la censura prospettata dal Ministero evidenziando come con una recente sentenza, la Sezione ha affermato principi sul rapporto tra concorso e scorrimento della graduatoria, quali modalità per l’accesso all’Arma dei Carabinieri, ma indubbiamente estensibili al reclutamento di medici veterinari dell’Esercito, che il Collegio condivide e che si attagliano perfettamente alla presente controversia (cfr Cons. Stato, Sez. IV, 15/9/2015n. 4330). "Non resta, pertanto, che riprenderne le motivazioni. «Al riguardo, il Collegio ritiene necessario preliminarmente richiamare i principi espressi dalla più volte menzionata sentenza dell'Adunanza Plenaria n. 14 del 28 luglio 2011. Con essa si è affermata, all'esito di un lungo percorso giurisprudenziale, una “sostanziale inversione del rapporto tra l'opzione per un nuovo concorso e la decisione di scorrimento della graduatoria preesistente ed efficace”, per cui quest'ultima possibilità rappresenta, adesso, la regola generale da applicarsi in via principale, in quanto l'attuale ordinamento afferma un generale favore circa l'utilizzazione della graduatoria degli idonei, che recede solo in taluni specifici casi come di seguito sarà meglio precisato. Pertanto, qualora l'amministrazione propenda per l'indizione di un nuovo concorso, sarà obbligata ad esprimere un'idonea motivazione che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico. Tuttavia, “la riconosciuta prevalenza delle procedure di scorrimento non è comunque assoluta e incondizionata”. Infatti, sussistono delle ipotesi in cui è pienamente giustificabile la scelta di procedere all'indizione di una nuova procedura concorsuale, in luogo dello scorrimento delle graduatorie pregresse: in tali fattispecie, l'Adunanza Plenaria afferma il ridimensionamento dell'obbligo motivazionale. Fra le ipotesi in questione, in primo luogo, rientra quella “in cui speciali disposizioni legislative impongano una precisa cadenza periodica del concorso, collegata anche a peculiari meccanismi di progressioni nelle carriere, tipiche di determinati settori del personale pubblico”: al ricorrere di queste circostanze, sussiste un dovere primario per l'Amministrazione di bandire una nuova procedura selettiva, in assenza di particolari ragioni di opportunità per l'assunzione degli idonei collocati nelle preesistenti graduatorie. Si tratta, nella sostanza, delle ordinarie procedure concorsuali programmate con cadenza pressoché annuale, al fine di garantire il costante reclutamento del personale necessario per le esigenze operative ed organizzative dell'Arma. Restano quindi escluse da tale specifica ipotesi, le procedure non calendarizzate in quanto attivate occasionalmente su specifiche ed immediate esigenze della singola Forza Armata, che non possono attendere gli ordinari flussi di reclutamento. In questo caso, infatti, il favore ordinamentale che secondo il richiamato insegnamento dell'Adunanza Plenaria deve riconoscersi allo scorrimento delle graduatorie preesistenti, viene a coniugarsi perfettamente con lo specifico interesse dell'Amministrazione a soddisfare tempestivamente esigenze impreviste e non risolvibili con l'ordinaria programmazione concorsuale. In secondo luogo, vi sono dei casi in cui “si manifesta l'opportunità, se non la necessità, di procedere all'indizione di un nuovo concorso, pur in presenza di graduatorie ancora efficaci”: fra le ipotesi di questo genere, rientra, anzitutto, l'esigenza preminente di determinare, attraverso le nuove procedure concorsuali, la stabilizzazione del personale precario, in attuazione delle apposite regole speciali in materia. L'indizione di una nuova procedura concorsuale può essere giustificata anche dall'intervenuta modifica sostanziale della disciplina applicabile alla stessa, rispetto a quella da cui è scaturita una graduatoria ancora efficace, con particolare riguardo al contenuto delle prove di esame e ai requisiti di partecipazione. Una terza ipotesi che può giustificare ex se l'indizione di un nuovo concorso è quella in cui si attribuisce “risalto determinante anche all'esatto contenuto dello specifico profilo professionale per la cui copertura è indetto il nuovo concorso e alle eventuali distinzioni rispetto a quanto descritto nel bando relativo alla preesistente graduatoria”. In definitiva, l'Adunanza Plenaria ha chiarito che, al fine del reclutamento del personale, l'Amministrazione può optare fra lo scorrimento delle graduatorie preesistenti o l'indizione di un nuovo concorso: tuttavia, la scelta non può definirsi libera in quanto vi è un favor dell'ordinamento per lo scorrimento delle graduatorie preesistenti. Pertanto, nel momento in cui l'Amministrazione propenda, comunque, per l'indizione di un nuovo concorso, essa sarà obbligata ad esternare le ragioni della propria scelta in modo da evidenziare i motivi di interesse pubblico prevalenti rispetto alle situazioni giuridiche degli idonei non vincitori nella precedente procedura concorsuale. Sussistono, infine, delle ipotesi nelle quali, per particolari ragioni dovute alla periodicità del reclutamento imposto da normative di settore, ovvero dalla differenza strutturale della disciplina della nuova procedura concorsuale rispetto a quella cui si riferisce la graduatoria preesistente, ovvero, ancora, dalle esigenze di stabilizzazione del personale precario, o dalle differenze nel profilo professionale ricercato, sussiste la doverosità per l'Amministrazione di procedere all'indizione di nuovi concorsi, in luogo dello scorrimento delle graduatorie che, al contrario, si rivelerebbe una soluzione inopportuna e lesiva di preminenti ragioni di interesse pubblico. 2.2 Secondo il Collegio, nel caso di specie, viene in rilievo una delle ipotesi in cui l'Amministrazione non deve necessariamente procedere con lo scorrimento delle graduatorie pregresse, in quanto sussistono ragioni particolari che fanno ritenere maggiormente opportuna, o meglio doverosa, la scelta di reclutare le figure professionali mediante concorsi con cadenza periodica. In particolare, come affermato da parte appellante, le disposizioni inerenti al reclutamento del personale, alle modalità di svolgimento delle procedure selettive, nonché al periodo di validità delle graduatorie concorsuali, di cui al d.lgs. n. 165 del 2001 e d.l. n. 101 del 2013 non possono ritenersi integralmente applicabili all'Arma dei Carabinieri. In effetti, l'ordinamento di quest'ultima viene disciplinato dal d.lgs. n. 66 del 2010 (c.d. Codice dell'Ordinamento Militare), il quale deve essere considerato una normativa speciale destinata a regolare le modalità di assunzione ed i rapporti di lavoro intercorrenti con le Forze Armate. Detta specialità si ricava in modo espresso da diverse disposizioni dell'ordinamento: in primo luogo, l'art. 3 comma 1 d.lgs. n. 165 del 2001 afferma che “in deroga all'articolo 2 commi 2 e 3, rimangono disciplinati dai rispettivi ordinamenti: [...] il personale militare e delle Forze di Polizia di Stato”. Inoltre, anche il Codice dell'Ordinamento Militare, all'art. 625 comma 1, definisce i rapporti con l'ordinamento generale del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e altri ordinamenti speciali, affermando che “al personale militare si applicano i principi e gli indirizzi di cui all'articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, nonché le disposizioni contenute nel presente codice”. Infine, l'articolo 19 della l. n. 183 del 2010 statuisce che “ai fini della definizione degli ordinamenti, delle carriere e dei contenuti del rapporto di impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale, è riconosciuta la specificità del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nonché dello stato giuridico del personale ad essi appartenente, in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell'ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti”. 2.3 Se tali disposizioni consentono di affermare la specificità dell'ordinamento militare rispetto agli altri comparti dell'amministrazione pubblica, il Collegio ritiene, tuttavia, di dover individuare le norme che prevedono per le Forze Armate ed, in particolare, l'Arma dei Carabinieri, una ciclicità nell'indizione dei concorsi, al fine di coprire i posti vacanti all'interno del proprio organico. A tal fine viene in rilievo la disposizione contenuta nell'art. 635 d.lgs. n. 66 del 2010 secondo cui “l'amministrazione militare ha facoltà di conferire, nel limite delle risorse finanziarie previste, oltre i posti messi a concorso, anche quelli che risultano disponibili alla data di approvazione della graduatoria. Detti posti, da conferire secondo l'ordine della graduatoria, non possono superare il decimo di quelli messi a concorso per il reclutamento degli ufficiali e il quinto per il reclutamento delle altre categorie di militari. Se alcuni posti messi a concorso restano scoperti per rinuncia, decadenza o dimissioni dei vincitori, l'amministrazione militare ha facoltà di procedere, nel termine di un anno dalla data di approvazione della graduatoria e salvo diverse disposizioni del presente codice, ad altrettante nomine secondo l'ordine della graduatoria stessa, fermo restando l'accertamento dell'ulteriore possesso dei requisiti. Nei concorsi per la nomina a ufficiale e sottufficiale in servizio permanente, se alcuni dei posti messi a concorso risultano scoperti per rinuncia o decadenza, entro trenta giorni dalla data di inizio dei corsi, possono essere autorizzate altrettante ammissioni ai corsi stessi secondo l'ordine della graduatoria. Se la durata del corso è inferiore a un anno, detta facoltà può essere esercitata entro 1/12 della durata del corso stesso.” Dal dato testuale ricavato dalla disposizione sopra citata, risulta che, per quanto concerne il reclutamento delle Forze Militari ed anche per l'Arma dei Carabinieri, non incombe sull'Amministrazione un obbligo primario di procedere allo scorrimento delle graduatorie preesistenti, in luogo dell'indizione di un nuovo concorso per la copertura di determinati profili professionali. A nulla rileva, secondo il Collegio, la circostanza secondo cui la disposizione è riferita alle nuove assunzioni e non espressamente ai transiti interni da un ruolo ad un altro: in effetti, la norma è diretta a contenere l'uso dello scorrimento nei limiti della disponibilità dei posti al momento dell'approvazione della graduatoria, ovvero nei limiti della rinuncia, decadenza o dimissioni dei vincitori, come affermato dalla giurisprudenza più recente di questo Consiglio (cfr. da ultimo Cons. di Stato, Sez. II, parere n. 1184 del 23 aprile 2015). Inoltre, nell'ipotesi di rinuncia, decadenza o dimissioni dei vincitori, va evidenziato come il limite temporale di un anno (ben più stringente rispetto a quanto previsto dall'art. 4 comma 4 d.l. n. 101 del 2013), cui soggiace la validità della graduatoria, rende palese la volontà del legislatore di preferire, quantomeno per le immissioni in ruolo nel comparto delle Forze Armate, l'indizione di una nuova procedura concorsuale allo scorrimento delle graduatorie. La citata giurisprudenza, tra l'altro, ha affermato che dall'art. 635 d.lgs. n. 66 del 2010 si dovrebbe dedurre un obbligo di indizione periodica dei concorsi con contestuale perdita di efficacia delle graduatorie preesistenti. Un'ulteriore disposizione che, secondo l'Amministrazione appellante imporrebbe l'indizione annuale di concorsi nell'Arma dei Carabinieri è quella contenuta nell'art. 688 comma 7 del Codice dell'Ordinamento Militare, secondo cui “i termini di validità della graduatoria dei candidati risultati idonei ma non vincitori del concorso per l'ammissione al corso biennale di cui all'articolo 684 possono essere prorogati con motivata determinazione ministeriale, in caso di successivi e analoghi concorsi banditi entro diciotto mesi dall'approvazione della stessa”. A ben vedere, in effetti, la ciclica indizione dei concorsi è strumentale all'esigenza di verificare l'attualità del possesso dei requisiti inerenti all'età, all'efficienza fisica ed al profilo psico-attitudinale, in capo ai soggetti che si apprestano a ricoprire una specifica qualifica professionale all'interno dell'Arma dei Carabinieri: dal momento che il possesso dei requisiti fisici e psico-attitudinali deve necessariamente rivestire il carattere dell'attualità, l'ordinamento militare incentiva l'indizione di nuovi concorsi in luogo dello scorrimento di preesistenti graduatorie. Diversamente argomentando, verrebbero lesi i diritti dei soggetti che non possano partecipare ad un concorso indetto in un determinato anno, per via dell'età anagrafica inferiore al limite minimo prefissato, e, a causa dell'obbligato scorrimento delle graduatorie, non potrebbero partecipare nemmeno ad un eventuale successivo concorso, indetto a distanza di diversi anni per la medesima qualifica professionale, stante il superamento dei limiti di età prescritti dall'ordinamento. 2.4 Inoltre, non può sottovalutarsi un ulteriore elemento che consente di affermare la necessaria cadenza periodica o, più precisamente, annuale del concorso oggetto dell'odierno contenzioso: il Codice dell'Ordinamento Militare, infatti, dispone espressamente che “gli organi di vertice dell'Amministrazione della Difesa sono tenuti alla programmazione triennale del fabbisogno personale dell'Arma dei Carabinieri (art. 634) in tal modo imponendo una previsione ciclica delle esigenze di personale. Questa disposizione, in combinato disposto con l'art. 1035 del medesimo d.lgs. n. 66 del 2010 - secondo cui le Commissioni Superiori di Avanzamento sono annualmente riunite per valutare l'operato dei singoli appartenenti alle Forze Armate - determinerebbe la ineludibile necessità di reclutamenti annuali nell'Arma dei Carabinieri. In effetti, la cadenza annuale delle valutazioni finalizzate alla progressione in carriera all'interno dell'Arma dei Carabinieri, mal si concilierebbe con una diversa cadenza di indizione dei concorsi, considerata la sopra esposta necessità di verificare il possesso dei requisiti psico-fisici con il carattere dell'attualità. 2.5 Alla luce delle pregresse considerazioni, risulta logico e non irragionevole l'assunto della Difesa Erariale secondo cui la cadenza annuale o, comunque, periodica dell'indizione del concorso oggetto del presente giudizio, può essere ricavata dall'interpretazione analogica e sistematica delle disposizioni, contenute nel Codice dell'Ordinamento Militare, dedicate precipuamente all'Arma dei Carabinieri. In effetti, anche se l'art. 35 d.lgs. n. 199 del 1995, a differenza dell'art. 679 d.lgs. n. 66 del 2010, indica espressamente l'indizione annuale dei concorsi per l'immissione nel ruolo di ispettori della Guardia di Finanza, l'esigenza di valutare il possesso attuale dei requisiti psico-attitudinali degli aspiranti ispettori rimane intatta in entrambi i casi. A ben vedere, dunque, ci si troverebbe dinanzi ad uno dei casi di “peculiari meccanismi di progressioni nelle carriere, tipiche di determinati settori del personale pubblico”: questi ultimi, in connessione a specifiche disposizioni di settore e secondo i principi esposti dalla sentenza dell'Adunanza Plenaria n. 14 del 2011, da un lato, determinano una regressione del principio della prevalenza dell'istituto dello scorrimento in luogo dell'indizione di nuovi concorsi, e, dall'altro lato, non impongono all'Amministrazione uno stringente obbligo motivazionale in merito alla scelta effettuata per il reclutamento». Nel caso di specie, l’amministrazione intimata ha stabilito di indire un nuovo concorso, piuttosto che procedere allo scorrimento della graduatoria di quello precedente, “…in quanto, in relazione alle peculiari esigenze operative e organizzative del ministero della difesa, il reclutamento del personale militare esige l’attualità dell’accertamento dei requisiti di efficienza e di idoneità psicofisica e attitudinale”. Tale motivazione è sufficiente, giusta quanto più sopra evidenziato, a sorreggere la scelta. Né, quest’ultima, contrariamente a quanto sostenuto dall’appellato, è inficiata dal fatto che nel bando con cui era stato indetto il concorso per l’anno 2011, fosse stato richiamato il D.P.R. 9/5/1994 n. 487, il cui articolo 15, al comma 7, stabilisce che “ …le graduatorie dei vincitori rimangono efficaci per un termine di diciotto mesi dalla data della sopracitata pubblicazione per eventuali coperture di posti per i quali il concorso è stato bandito e che successivamente ed entro tale data dovessero rendersi disponibili”. Dalle considerazioni più sopra svolte, discende, infatti, che con specifico riguardo al settore militare, la disposizione dà facoltà all’amministrazione di procedere allo scorrimento, ma non la vincola in tal senso.
Nel giudizio in esame il Ministero della Difesa, deduce che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di prime cure, il reclutamento del personale militare sarebbe regolato da una disciplina sua propria (contenuta nel D. Lgs. 15/3/2010 n. 66 “Codice dell’ordinamento militare”), diversa da quell ... Continua a leggere
lunedì 21 dicembre 2015 22:12
Apprendistato: in G.U. il decreto sugli standard formativi e criteri generali
segnalazione del decreto 12.10.2015 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 296 del 21.12.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 296 del 21.12.2015 il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali recante "Definizione degli standard formativi dell'apprendistato e criteri generali per la realizzazione dei percorsi di apprendistato, in attuazione dell'articolo 46, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81".
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 296 del 21.12.2015 il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali recante "Definizione degli standard formativi dell'apprendistato e criteri generali per la realizzazione dei percorsi di apprendistato, in attuazione dell'articolo 46, com ... Continua a leggere
lunedì 30 novembre 2015 14:35
Concorsi pubblici: le conseguenze dell'omessa o incompleta indicazione di un titolo di studio in sede di compilazione del modulo
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.11.2015 n. 5381
La giurisprudenza non ha mancato di rilevare che l'omessa o incompleta indicazione di un titolo di studio in sede di compilazione del modulo, anche se conseguenza di mera svista dell'istante, determina una vera e propria carenza della domanda, nella parte relativa all'indicazione del titolo in questione, e non una semplice indicazione erronea o imprecisa (da ultimo Cons. Stato, III, 1 febbraio 2010, n. 348) Questo è il principio ribadito dalla Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 27.11.2015 n. 5381 nella quale, inoltre, è stato osservato che, in materia di concorsi finalizzati all'accesso a posti di pubblico impiego, l'esclusione del candidato dal concorso, per mancanza dei requisiti previsti dal bando, non è provvedimento che consegue ad un sub-procedimento avente connotati di autonomia e specialità rispetto all'unico procedimento concorsuale finalizzato alla selezione dei vincitori, sicché l'amministrazione si riserva sempre la facoltà di verificare in capo a ciascun candidato il possesso dei requisiti previsti nel bando. Pertanto, anche l'eventuale evoluzione del procedimento selettivo verso la fase delle prove d'esame, e il superamento delle stesse da parte del candidato, non sono di per sé sintomatici del positivo scrutinio dei requisiti di ammissione, operazione che può essere postergata fino all'approvazione della graduatoria, con la conseguenza che nessun onere di comunicazione di avvio del procedimento può profilarsi, ex art. 7, l. 7 agosto 1990 n. 241, in relazione alla esclusione di un candidato dalla selezione per la riscontrata carenza di un requisito partecipativo (Cons. Stato, sez. V, 17.2.2009, n. 865).
La giurisprudenza non ha mancato di rilevare che l'omessa o incompleta indicazione di un titolo di studio in sede di compilazione del modulo, anche se conseguenza di mera svista dell'istante, determina una vera e propria carenza della domanda, nella parte relativa all'indicazione del titolo in ques ... Continua a leggere
domenica 22 novembre 2015 11:05
Polizia di Stato: il Ministero non ha nessun vincolo nel "quando" per l’individuazione degli uffici nell’ambito dei quali possono essere affidate le funzioni di vice dirigente del personale appartenente al ruolo degli Ispettori
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 17.11.2015 n. 5251
Il Ministero dell’Interno ha impugnato la sentenza del Tar del Lazio con la quale è stata accolta l’istanza del Comitato per la tutela degli Ispettori di Polizia CO.TI POL., volta ad ottenere la declaratoria d’illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione sulla diffida ad adottare entro il termine di trenta giorni il decreto del Capo della Polizia per l’individuazione degli uffici nell’ambito dei quali possono essere affidate le funzioni di vice dirigente del personale appartenente al ruolo degli Ispettori. Il Consiglio di Stato Sez. III con la sentenza del 17.11.2015 n. 5251 ha accolto l'appello non ravvisando l’obbligo dell’Amministrazione, nella specie appunto il Ministero dell’Interno, di provvedere nei confronti del privato in quanto nel caso in esame l’Amministrazione anzidetta se pure vincolata nell’”an” ad assumere l’invocato provvedimento non lo è nel “quando” anche se logicamente ciò non vuol dire che l’Amministrazione possa "sine die” rimanere inerte ed esimersi dal disciplinare gli adempimenti stabiliti dalla legge. Si precisa, infatti, nella parte motiva della sentenza che "L’art.31 quater del D.P.R.n. 335/1982 – Regolamento di Servizio per la Polizia di Stato – stabilisce al 1°comma che gli ispettori superiori- sostituti ufficiali di pubblica sicurezza che al 1°gennaio abbiano maturato quindici anni di effettivo servizio nella qualifica possono partecipare ad una specifica selezione per titoli, a conclusione della quale, fermo restando la qualifica rivestita, assumono la denominazione di”sostituto – commissario. Il 6°comma dello stesso articolo dispone che agli ispettori – sostituti ufficiali di pubblica sicurezza- “sostituti commissari” possano essere attribuite nell’ambito delle funzioni di cui all’art. 26/5°comma, le funzioni di vice dirigente di uffici o unità organiche in cui, oltre al funzionario preposto, non vi siano altri funzionari del ruolo di commissari o del ruolo direttivo speciale. Con decreto del Capo della Polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza- sono individuati gli uffici nell’ambito dei quali possono essere affidate le funzioni predette, nonché ulteriori funzioni di particolare rilevanza di cui a medesimo art. 26 sopra citato. Dal chiaro tenore letterale delle disposizioni appena sopra enunciate discende che la facoltà di attribuzione delle funzioni e conseguentemente di emissione del decreto di individuazione delle sedi in cui possano essere affidate le funzioni anzidette, non contiene termini di sorta ed attiene all’ambito dei profili organizzatori e di gestione dell’apparato amministrativo, in quanto appare atto conclusivo di un procedimento di organizzazione interna e di analisi della situazione organica e, come tale, rientra, a pieno titolo, almeno dal punto di vista sopra indicato, nel campo delle scelte discrezionali della Pubblica Amministrazione. Consegue a quanto detto che essendo la materia riservata al potere discrezionale dell’Amministrazione, nessun vincolo almeno nel “quando” sussisteva in capo al Ministero dell’interno di emissione dell’invocato provvedimento, ma logicamente ciò non vuol dire che l’Amministrazione possa” sine die” rimanere inerte ed esimersi dal disciplinare gli adempimenti stabiliti dalla legge.
Il Ministero dell’Interno ha impugnato la sentenza del Tar del Lazio con la quale è stata accolta l’istanza del Comitato per la tutela degli Ispettori di Polizia CO.TI POL., volta ad ottenere la declaratoria d’illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione sulla diffida ad adottare entro i ... Continua a leggere
martedì 10 novembre 2015 10:32
Assunzione nelle pubbliche amministrazione: l'obbligo della Regione dell'uso della mobilità volontaria prima dell'indizione del concorso o dello scorrimento di graduatorie
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 6.11.2015 n. 5078
Dall’esame della giurisprudenza del Consiglio, ed in particolare della sentenza 17 febbraio 2014 n. 177 e della giurisprudenza con essa richiamata - n. 5830/2010 -msi desume il principio dell’obbligo della mobilità volontaria prima dell’indizione del concorso anche per gli enti locali, chiarendo che: “il reclutamento dei dipendenti pubblici avviene attraverso un procedimento complesso nell’ambito del quale la procedura concorsuale non è affatto soppressa, ma è subordinata alla previa obbligatoria attivazione della procedura di mobilità, in attuazione dei fondamentali principi di imparzialità e buon andamento, predicati dall’articolo 97 della Costituzione” (sentenza n.5830/2010). Sulla base di tale principio la Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 6.11.2015 n. 5078 ha evidenziato testualmente "come nella fattispecie controversa, però, l’amministrazione regionale si trovava davanti ad una procedura di mobilità già esperita e con le relative assunzioni già deliberate, dunque il problema risiedeva e risiede nella potestà dell’amministrazione di continuare i procedimenti di assunzione per i posti che le possibilità di bilancio offrivano di ricoprire, utilizzando nuovamente la procedura di mobilità al tempo attivata ed esaurita e quindi successivamente e nuovamente sostituita dallo scorrimento delle graduatorie. Precisa il Collegio che "Occorre allora cercare di offrire alla questione un inquadramento sistematico alla luce delle norme vigenti al momento originario della controversia in esame, in modo tale da fornire una soluzione in armonia con l’ordinamento e riprendere quindi quella giurisprudenza che ha indagato i rapporti tra i diversi mezzi di assunzione alle dipendenze della pubblica amministrazione. La giurisprudenza di questo Consiglio con alcune importanti pronunce ha chiarito il rapporto esistente tra le differenti modalità di assunzione alle dipendenze della p.a., prevedendo tra le stesse una gradazione elastica, ossia ricavando la presenza nell’ordinamento di una disciplina di preferenza delle modalità di assunzione per l’accesso all’impiego alle dipendenze della p.a.; l’Adunanza plenaria 28 luglio 2011 n. 14 ha analizzato i rapporti esistenti tra l’indizione di un concorso e lo scorrimento della graduatoria di un concorso, già espletato, concludendo che: “Posto che in tema di copertura di posti nel pubblico impiego la decisione di “scorrimento” della graduatoria non può essere collocata su un piano diverso e contrapposto rispetto alla determinazione di indizione di un nuovo concorso, tenendo presente che entrambi gli atti si pongono in rapporto di diretta derivazione dai principi dell’art. 97 Cost., e quindi devono essere sottoposti alla medesima disciplina anche in relazione all’ampiezza dell’obbligo di motivazione, va precisato che si è oramai realizzata la sostanziale inversione del rapporto tra l’opzione per un nuovo concorso e la decisione di scorrimento della graduatoria preesistente ed efficace, in quanto quest’ultima modalità di reclutamento rappresenta oggi la regola generale, mentre l’indizione del nuovo concorso costituisce l’eccezione e richiede un’apposita e approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico”. Venendo ad affrontare direttamente il tema della causa, non vi è alcun dubbio che la Regione non possa obliterare l’uso della mobilità volontaria, né possa disciplinarne autonomamente gli effetti. Rimane da appurare se l’amministrazione regionale resta effettivamente titolare di un potere di organizzazione discrezionale nel determinare la quantità dei posti riservati alla mobilità volontaria rispetto a quelli riservati al pubblico concorso (Sez. V, n. 177/2014 cit.), sempre tramite un atto fornito di congrua motivazione, affinché si dimostrino chiaramente quali sono le ragioni per le quali si preferisce uno dei tipi di reclutamento del personale. La deliberazione di Giunta n. 2448 del 2011 è nella specie l’atto con il quale la Regione ha esercitato le sue scelte, dando priorità nel “piano assunzionale” all’esperimento delle procedure di mobilità ex art. 30 e 34 bis stabilite dal D. Lgs. 165 del 2001 e prevedendo lo scorrimento eventuale delle graduatorie concorsuali vigenti in caso di assenza o parziale risposta alle predette procedure. Fin qui le determinazioni della P.A. appaiono del tutto rispettose delle più complesse previsioni legislative, soggette a continue modificazioni sin dalla primitiva emanazione del D. Lgs. 165/2001. Infatti la lettura del dato testuale dell’art. 30 ed il confronto con quello dell’art. 34 bis in parola conduce all’interpretazione secondo cui le amministrazioni pubbliche “sono tenute” ad utilizzare la procedura della mobilità d’ufficio prima di avviare le altre procedure di assunzione di personale e le eventuali assunzioni effettuate in violazione di tale previsione “sono nulle di diritto”. L’art. 30 D. Lgs. 165/2001 dispone poi che: “Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante cessione del contratto di lavoro...” e che “sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole dei contratti collettivi volti ad eludere l’applicazione del principio del previo esperimento di mobilità rispetto al reclutamento di nuovo personale”. Quindi, mentre nel primo caso la nullità scatta in caso di violazione della disciplina, nel secondo è l’elusione del principio del previo esperimento di mobilità, che determina la patologia dell’atto, dal ché si evince come in capo all’amministrazione regionale residui un potere discrezionale, che deve essere orientato al rispetto del principio del previo esperimento di mobilità rispetto al reclutamento di nuovo personale. Ma le previsioni di cui all’art. 34 bis citato nello strutturare il procedimento di mobilità, non permettono la formazione di sorta di graduatorie sul modello di quelle concorsuali, per cui esse non possono essere considerate efficaci negli anni seguenti al pari di queste ultime, ma si esauriscono al momento delle specifiche assunzioni cui sono finalizzate: infatti, come si è visto, la regola generale delle assunzioni rimane sempre quella di tipo concorsuale dello scorrimento delle graduatorie che viene derogata solo nella fase preliminare mediante le procedure di mobilità tanto è che il comma 4 dell’art. 34 bis stabilisce che “Le amministrazioni, decorsi due mesi dalla ricezione della comunicazione di cui al comma 1 da parte del Dipartimento della funzione pubblica (…) ossia dal bando per la mobilità, possono procedere all'avvio della procedura concorsuale per le posizioni per le quali non sia intervenuta l’assegnazione di personale ai sensi del comma 2, vale a dire il provvedimento di assegnazione che definisce la mobilità medesima. E la stessa Regione, dal canto suo, ha previsto sulla scia di tali previsioni il previo esperimento delle procedure di mobilità e quindi l’attuazione della regola generale, che può essere nei fatti residuale, dello scorrimento delle graduatorie concorsuali". Da tutta questa ricostruzione - conclude il Consiglio di Stato - discende la correttezza delle tesi dell’appellante, secondo cui non poteva ammettersi un’improvvisa e contraddittoria obliterazione dello scorrimento delle graduatorie in luogo di una reviviscenza dei risultati delle procedure di mobilità non prevista dal legislatore, ma nemmeno dai provvedimenti della Regione medesima, per cui non è ravvisabile l’inammissibilità eccepita dalle difese regionali.
Dall’esame della giurisprudenza del Consiglio, ed in particolare della sentenza 17 febbraio 2014 n. 177 e della giurisprudenza con essa richiamata - n. 5830/2010 -msi desume il principio dell’obbligo della mobilità volontaria prima dell’indizione del concorso anche per gli enti locali, chiarendo ch ... Continua a leggere
domenica 25 ottobre 2015 22:15
Inquadramento del dipendente pubblico in una qualifica superiore: il calcolo degli interessi legali e della rivalutazione monetaria sulle differenze retributive
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 23.10.2015 n. 4888
La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 23.10.2015 n. 4888 ha affermato che "nelle ipotesi di ricostruzione di carriera a seguito dell'inquadramento del dipendente pubblico in una qualifica superiore, gli interessi legali e la rivalutazione monetaria sulle differenze retributive tardivamente corrisposte dall'Amministrazione decorrono dalla data del provvedimento, con il quale, a séguito del disposto reinquadramento, sorge il diritto di credito del dipendente ( C.d.S., sezione III, n. 4854 del 13.9.2012). Sulle differenze retributive, dunque, sono dovuti, sino al soddisfo, gli interessi legali e la rivalutazione monetaria (fermo naturalmente restando il divieto di loro cumulo dal 1 gennaio 1995, ex artt. 16, VI comma, legge 30.12.1991, n. 412, e 22, XXXVI comma, legge 23.12.1994, n. 724), a partire dalla data di adozione della delibera che riconosce in capo all'interessato la qualifica superiore, o meglio, nella fattispecie, a partire dalla sentenza esecutiva del TAR Puglia n. 1739 del 2000, da cui è sorto - retroattivamente - il diritto di credito di cui si sta trattando, a cui l’Amministrazione avrebbe dovuto dare esecuzione mediante l’adozione della delibera di reinquadramento".
La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 23.10.2015 n. 4888 ha affermato che "nelle ipotesi di ricostruzione di carriera a seguito dell'inquadramento del dipendente pubblico in una qualifica superiore, gli interessi legali e la rivalutazione monetaria sulle differenze retributive ... Continua a leggere
domenica 25 ottobre 2015 08:27
Polizia di Stato: per la promozione alla qualifica superiore per meriti straordinari e speciali il parere della Commissione centrale non è vincolante, ma per discostarsene è necessaria una esplicita motivazione del Capo della Polizia
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 23.10.2015 n. 4890
Il Consiglio di Stato ha esaminato un contenzioso avente ad oggetto l’applicazione delle disposizioni concernenti le ricompense del personale della Polizia di Stato, e più precisamente la ricompensa della promozione alla qualifica superiore per meriti straordinari e speciali. La promozione per meriti straordinari e speciali è prevista dall’art. 71 del d.P.R. n. 335/1982, e il procedimento per il conferimento è regolato dagli artt. da 70 a 75-ter del regolamento emanato con d.P.R. n. 782/1985. L’appellante, già ricorrente in primo grado, era stato destinatario del decreto del Capo della Polizia in data 20 novembre 2007, con il quale era stata disposta la promozione alla qualifica di vice sovrintendente per meriti straordinari e speciali, in relazione ad una operazione di servizio nella quale – unitamente ad un collega parigrado - aveva dato una non comune prova di sé, tanto che il Questore di Taranto aveva proposto entrambi per la promozione per meriti straordinari. Successivamente, però, con decreto del 22 febbraio 2008, lo stesso Capo della Polizia ha annullato “in autotutela” quella promozione sostituendola con un encomio solenne. Tale annullamento era motivato con la considerazione che il decreto del 20 novembre 2007 era stato emesso nell’erroneo presupposto che l’apposita commissione centrale per le ricompense avesse espresso parere conforme alla proposta del Questore, mentre in realtà si era espressa per la concessione di un encomio solenne. L’interessato proponeva ricorso al T.A.R. che rigettava il ricorso. Il Consiglio di Stato investito dell'appello ha in primis analizzato la questione se il parere della commissione centrale delle ricompense abbia carattere vincolante o meno affermando che le disposizioni sopra citate del regolamento n. 782/1985 non qualificano espressamente il parere come vincolante, tuttavia il sistema complessivo della normativa lascia intendere che la pronuncia della commissione sia il momento culminante e decisivo della procedura; l’ipotesi che il Capo della Polizia se ne discosti, pur se ammessa, si configura dunque come una eccezione, che richiederebbe un’esplicita motivazione. In ogni caso, si tratti di parere vincolante o meno, è risolutiva la considerazione che nella fattispecie il Capo della Polizia ha decretato la promozione basandosi sull’erroneo convincimento che in quel senso fosse il parere della commissione. Il Capo della Polizia non intendeva esercitare il suo (supposto) potere di decidere in modo difforme dal parere, al contrario intendeva uniformarvisi. Quel decreto era dunque viziato, quanto meno, dall’errore sul contenuto del parere. Tale vizio era in sé sufficiente – salvo verificare le ulteriori condizioni – per giustificare l’annullamento in autotutela. Da ultimo il Consiglio di Stato precisa altresì che nell’ordinamento del personale della P.S. il sistema delle ricompense per meriti di servizio è caratterizzato da una accentuata discrezionalità, la quale anzi diviene tanto più ampia quanto più elevato è il livello delle ricompense. La ricompensa più elevata è la promozione straordinaria; quella immediatamente inferiore è l’encomio solenne; seguono poi le altre nell’ordine. Il giudizio è affidato alla commissione centrale; quest’ultima, proprio in quanto “centrale”, ossia unica per l’intero Corpo, ha il compito, fra l’altro, di garantire un’equilibrata proporzionalità nonché l’omogeneità dei criteri, laddove le proposte dei singoli Questori, proprio perché provengono da una pluralità di fonti, potrebbero risultare scoordinate fra loro. Non costituisce vizio del parere della commissione, dunque, il fatto che nella fattispecie esso sia risultato difforme dalla proposta del Questore. Non spetta poi al giudice della legittimità entrare nella questione se l’operato dell’attuale appellante e del suo collega meritasse o meno la ricompensa di maggior grado.
Il Consiglio di Stato ha esaminato un contenzioso avente ad oggetto l’applicazione delle disposizioni concernenti le ricompense del personale della Polizia di Stato, e più precisamente la ricompensa della promozione alla qualifica superiore per meriti straordinari e speciali. La promozione per meri ... Continua a leggere
giovedì 17 settembre 2015 15:46
Polizia di Stato: le "gravissime ed eccezionali situazioni personali" che consentono il trasferimento “anche in soprannumero”
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 10.9.2015 n. 4242
L’art. 55, co. 4, del d.P.R. 24 aprile 1982 n. 335, recante ordinamento del personale della Polizia di Stato, consente di prescindere dalle ordinarie procedure di mobilità a domanda e di disporre il trasferimento del dipendente “anche in soprannumero” quando, tra l’altro, ricorrano “gravissime ed eccezionali situazioni personali”. La norma attribuisce, dunque, all’Amministrazione un potere eccezionale e derogatorio, come tale caratterizzato da ampia discrezionalità, il cui esercizio, com’è noto, può essere sindacato nei limiti della sussistenza di gravi ed evidenti vizi di razionalità ed illogicità o di travisamento dei fatti, nonché a fronte del quale sono ovviamente configurabili unicamente situazioni soggettive di interesse legittimo del dipendente. Nella specie, il Capo della Polizia ha ritenuto di non poter accogliere la richiesta di trasferimento avanzata dall’assistente capo -OMISSIS- osservando che la situazione rappresentata dal medesimo nelle note del 9 e 23 giugno 2010 “non consente valutazioni in deroga ai criteri ordinari che disciplinano la mobilità a domanda”; pertanto “l’aspirazione dell’interessato, alla luce delle motivazioni e delle necessità evidenziate, è stata acquisita agli atti al fine di essere esaminata, comparativamente alla posizione di pariqualifica”. In tal modo l’Amministrazione ha chiaramente espresso il motivo del diniego, che consiste nel mancato apprezzamento come “gravissime ed eccezionali” delle ragioni esposte e documentate dal dipendente. Tale valutazione si dimostra esente dai palesi vizi di cui innanzi, come del resto rilevato dalla Sezione in sede cautelare (cfr. ord. 18 novembre 2011 n. 5089). Invero, la patologia dei due figli del richiedente, così come documentata e pur oggettivamente di una certo livello di gravità, non era stata riconosciuta in via ufficiale particolarmente grave, cioè “gravissima”. L’appellato ha difatti comprovato in questa sede che solo in date 5 luglio 2012 e 4 febbraio 2013 le competenti commissione medica per l’accertamento dell’handicap e commissione medica per l’accertamento delle invalidità hanno riconosciuto uno dei due figli “portatore di handicap in situazione di gravità” e, rispettivamente, “minore invalido con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età”, peraltro in entrambi i casi assoggettando il responso a futura revisione. Oltretutto, neanche tali sopravvenuti giudizi medico-legali attestano una situazione “gravissima” sotto il profilo clinico. Né avrebbe potuto condurre ad un diverso apprezzamento, da un lato, la circostanza dell’esenzione dal pagamento del ticket sanitario, che compete ai cittadini affetti da una o più patologie croniche previste dal decreto ministeriale n. 296/2001, non necessariamente gravi e tanto meno gravissime; dall’altro lato, il parere favorevole del Questore della sede di provenienza, atteso che, come giustamente addotto da parte appellante, l’Amministrazione centrale, in una visione estesa a tutti i reparti della Polizia di Stato, deve basarsi su criteri ben più ampi, avuto riguardo anche alle istanze di altri operatori richiedenti per problemi similari le sedi a cui aspira l’originario ricorrente. Infine, poiché le puntuali ragioni di fatto del diniego ed il conseguente iterlogico seguito emergono compiutamente dal mero raffronto tra l’anzidetta motivazione del diniego e la documentazione prodotta dall’interessato a sostegno della richiesta di trasferimento, non può propriamente parlarsi di difetto di motivazione, Per le considerazioni sin qui esposte deve ritenersi che erroneamente il TAR, pur dando atto che in materia residua al giudice un controllo limitato alla ragionevolezza dei parametri utilizzati ed alla coerenza dell’operazione ermeneutica condotta, si è sostanzialmente sovrapposto all’Amministrazione nel giudizio da questa espresso. Anzi, nel rilievo della sussistenza di giurisdizione esclusiva è pervenuto persino a disporre che il Ministero trasferisca anche in soprannumero il ricorrente presso una delle sedi da lui indicate, senza però considerare che siffatta tipologia di giurisdizione (vale a dire anche sulle controversie in cui si faccia questione di diritti nelle materie di cui all’art. 133 co. proc. amm., sempreché la controversia non ricada comunque, come nella specie, nella giurisdizione generale di legittimità) non si traduce nella diversa tipologia della giurisdizione estesa al merito di cui all’art. 134 cod. proc. amm..
L’art. 55, co. 4, del d.P.R. 24 aprile 1982 n. 335, recante ordinamento del personale della Polizia di Stato, consente di prescindere dalle ordinarie procedure di mobilità a domanda e di disporre il trasferimento del dipendente “anche in soprannumero” quando, tra l’altro, ricorrano “gravissime ed e ... Continua a leggere
giovedì 17 settembre 2015 15:31
Trasferimento per motivi di opportunità ed incompatibilità ambientale: gli ampi e penetranti poteri discrezionali dell'Amministrazione sono sindacabili dal giudice amministrativo unicamente ab externo, rimanendo esclusa ogni indagine del merito della valutazione
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 10.9.2015 n. 4234
Per consolidata giurisprudenza, il trasferimento per motivi di opportunità ed incompatibilità ambientale ha il fine di tutelare il prestigio ed il corretto funzionamento degli uffici pubblici e di garantire la regolarità e continuità dell'azione amministrativa, eliminando la causa obiettiva dei disagi che derivano dalla presenza del dipendente presso un determinato ufficio, a prescindere dall’imputabilità al dipendente stesso di eventuali profili soggettivi di colpa nelle vicende che hanno determinato tali disagi. Il trasferimento della tipologia in parola non ha, infatti, carattere sanzionatorio né disciplinare, non postulando comportamenti sanzionabili in sede penale e/o disciplinare, ed è condizionato solo alla valutazione del suo presupposto essenziale costituito dalla sussistenza oggettiva di una situazione di fatto lesiva del prestigio, decoro o funzionalità dell'amministrazione che sia, da un lato, riferibile alla presenza del dipendente in una determinata sede e, dall’altro lato, suscettibile di rimozione attraverso l'assegnazione del medesimo ad altra sede. Inoltre, come pure nella specie evidenziato dal primo giudice, in materia competono all'Amministrazione ampi e penetranti poteri discrezionali, sindacabili da parte del giudice amministrativo unicamente ab externo, in relazione ai noti vizi di grave e manifesta illogicità, travisamento dei fatti ed incompletezza della motivazione, rimanendo esclusa ogni indagine del merito dell’effettuata valutazione (cfr., tra le tante, Cons. St., sez. III 12 novembre 2014 n. 5569, 11 luglio 2013 n. 3739, 9 aprile 2013 n. 1955 e 16 dicembre 2011 n. 6623).
Per consolidata giurisprudenza, il trasferimento per motivi di opportunità ed incompatibilità ambientale ha il fine di tutelare il prestigio ed il corretto funzionamento degli uffici pubblici e di garantire la regolarità e continuità dell'azione amministrativa, eliminando la causa obiettiva dei dis ... Continua a leggere
lunedì 7 settembre 2015 23:43
Dimissioni dei dipendenti pubblici: il rapporto d'impiego cessa con la comunicazione all'interessato dell'atto di accettazione delle dimissioni, prima è sempre possibile la revocarle
È principio consolidato quello per cui il rapporto d'impiego, ivi compreso quello militare, cessa con la comunicazione all'interessato dell'atto di accettazione delle dimissioni che viene quindi catalogato come atto recettizio, con l'evidente corollario che la revoca di queste ultime può essere sempre fatta valere validamente ed efficacemente fino alla data di notifica dell'accettazione (cfr., tra le più recenti, Cons. Stato, IV, n. 4197/2013 e n. 3450/2012; V, n. 5384/2011; I, n. 2644/2010; CGA, n. 41/2014). La giurisprudenza del Consiglio di Stato ha ribadito detti principi anche di fronte a vicende in cui, come nel caso in esame, la revoca della rinuncia ed il provvedimento di dimissioni erano intervenuti nell’ambito di un corso di formazione. In particolare, riguardo a corsi finalizzati all’immissione in ruolo come agenti o assistenti della Polizia di Stato, dopo aver richiamato la giurisprudenza sui limiti di revocabilità delle dimissioni del pubblico dipendente, si è affermato che non poteva impedire l’efficacia della revoca neanche la comunicazione che il provvedimento di dimissioni era in corso di perfezionamento (cfr. Cons. Stato, VI, n. 3968/2011 – relativo ad un corso disciplinato dall’art. 6-ter del d.P.R. 335/1982, come introdotto dall’art. 1, comma 4-bis, del d.lgs. 197/1995, disciplina del tutto analoga a quella dell’art. 5 del d.lgs. 334/2000); e che, viceversa, vale ad estinguere il rapporto la comunicazione del contenuto del provvedimento di dimissioni completo e comprensivo del numero di protocollo, se intervenuta prima della revoca della revoca delle dimissioni (VI, n. 7096/2005). Il Consiglio di Stato Sez. III con sentenza del 3.9.2015 n. 4107 ha aderito a tali orientamenti. Nel caso in esame, è pacifico che la revoca della rinuncia al corso sia intervenuta prima che il provvedimento di dimissioni (provvedimento che, in sostanza, nel procedimento delineato dall’art. 5 del d.lgs. 334/2000, quando consegue alla rinuncia del soggetto ammesso a frequentare il corso, equivale all’accettazione della rinuncia) venisse comunicato all’appellante. Le ragioni che avrebbero indotto l’Amministrazione a disporre il subentro di un nuovo partecipante subito dopo aver adottato il provvedimento di dimissioni dell’appellante, legate all’ottimizzazione della partecipazione al corso, appaiono certamente commendevoli, ma non possono condurre ad obliterare la natura recettizia del provvedimento ed il conseguente spazio di tutela assicurata al diritto di revoca del destinatario. Peraltro, per l’Amministrazione - al fine di assicurare la copertura del posto che si rendeva disponibile, senza dover rischiare di avere un partecipante in meno - sarebbe stato sufficiente comunicare all’appellante il provvedimento di dimissioni con sollecitudine (non tre giorni dopo, ma non appena la rinuncia era stata presentata).
È principio consolidato quello per cui il rapporto d'impiego, ivi compreso quello militare, cessa con la comunicazione all'interessato dell'atto di accettazione delle dimissioni che viene quindi catalogato come atto recettizio, con l'evidente corollario che la revoca di queste ultime può essere sem ... Continua a leggere
domenica 23 agosto 2015 13:52
Fondo mille giovani per la cultura: in G.U. i criteri e le modalità di accesso
segnalazione del decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in G.U. n.193 del 21.8.2015
Sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.193 del 21.8.2015 è stato pubblicato il decreto 19.6.2015 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo recante "Criteri e modalita' di accesso al «Fondo mille giovani per la cultura» per l'anno 2015".
domenica 23 agosto 2015 13:41
Concorsi riservati al personale interno: la giurisdizione è del giudice amministrativo in caso di progressione verticale e cioè di novazione oggettiva del rapporto di lavoro
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 20.8.2015 n. 3959
Il Consiglio di Stato Sez. V nella sentenza del 20.8.2015 n. 3959 ha affermato che: "La circostanza che trattasi di corso – concorso riservato al personale interno della regione e finalizzato alla riqualificazione del personale ai fini della progressione di carriera non è circostanza significativa ai fini del riparto di giurisdizione in materia di pubblico impiego tra giudice ordinario e giudice amministrativo. In base a giurisprudenza consolidata, infatti, va riconosciuta la giurisdizione del giudice amministrativo anche nelle controversie relative a concorsi interni, quando il concorso, riservato al personale già dipendente dell’Amministrazione, comporti la progressione in senso verticale e cioè una novazione oggettiva del rapporto di lavoro (cfr. Cons. Stato, sez. V, 16 luglio 2007, n. 4030; Cass., SS.UU., 23 marzo 2005, n. 6217). Invero, il quarto comma dell’art. 63 del D.Lgs. n. 165 del 2001, laddove riserva alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni, fa riferimento non solo alle procedure concorsuali strumentali alla costituzione, per la prima volta, del rapporto di lavoro, ma anche alle prove selettive dirette a permettere l’accesso del personale già assunto ad una fascia o area superiore o qualifica superiore, dovendo il termine “assunzione” essere correlato alla qualifica che il candidato tende a conseguire, e non solo all’ingresso iniziale nella pianta organica del solo personale (cfr. Cons. St., sez. IV, 22 ottobre 2004, n. 6942). I concorsi interni non si configurano, infatti, come ordinario sviluppo di carriera degli impiegati che vi partecipano, ma vanno intesi come procedimenti selettivi che, alla pari di quelli in cui sono ammessi candidati esterni, consentono l’accesso a posti alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni diversi da quelli già occupati. I concorsi interni, quindi, non presentano connotati differenti dai concorsi denominati pubblici, e questa identità, di natura e di risultato, consente di ricondurli sotto la previsione normativa (ora, dell’art. 63, comma 4, del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165 e, con riguardo all’epoca del provvedimento impugnato in prime cure, dell’art. 68 del d. lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dai decreti legislativi n. 80 e n. 387 del 1998) che attribuisce al giudice amministrativo le controversie “sulle procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni” (cfr. Cons. St., sez. V, 12 ottobre 2004, n. 6560; Cass., SS. UU., 15 ottobre 2003, n. 15403, sulla scorta di C. cost. n. 41/99 e n. 2/2001; Cass., sez. un., 5 maggio 2011, n. 9844, 25 maggio 2010, n. 12764 e 89 aprile 2010, n. 8424). 1Ciò posto è indubbio che il concorso di cui trattasi, riservato ai dipendenti inquadrati nella quinta qualifica funzionale, per la copertura di 12 posti di “istruttore amministrativo”, figura professionale 6.01, integri una progressione verticale. Nel sistema articolato in livelli e qualifiche funzionali disciplinato dal d.P.R. 25 giugno 1983, n. 347 e successive modifiche, al tempo vigente, il passaggio dal livello di inquadramento ad altro livello superiore costituisce progressione di carriera comportando l’attribuzione di mansioni superiori. Il sistema rimane sostanzialmente invariato anche con la introduzione della articolazione del sistema di classificazione in quattro categorie denominate, rispettivamente, A, B, C e D, previsto dal d.P.R. n. 333 del 1990 integrativo per gli enti locali del d. P.R. n. 347 del 1983. Le categorie sono individuate, infatti, mediante le declaratorie - riportate nell'allegato A - che descrivono l'insieme dei requisiti professionali necessari per lo svolgimento delle mansioni pertinenti a ciascuna di esse e il contenuto professionale delle attribuzioni proprie della categoria. Sta di fatto che, ai sensi dell’articolo 4 del d.P.R. n. 347 del 1983, come integrato dal d.P.R. n. 333 del 1990, è considerata progressione verticale il passaggio dei dipendenti alla categoria immediatamente superiore. Tale passaggio deve avvenire a mezzo procedure selettive nel limite dei posti vacanti della dotazione organica della categoria superiore. La citata disposizione consente anche che con le medesime procedure gli enti possano procedere alla copertura dei posti vacanti dei profili caratterizzati da una professionalità acquisibile esclusivamente dall'interno degli stessi enti, quindi con concorso riservato al personale interno, così come avvenuto nel caso in esame. In conclusione, trattandosi di procedura selettiva finalizzata alla progressione verticale, la controversia appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo.".
Il Consiglio di Stato Sez. V nella sentenza del 20.8.2015 n. 3959 ha affermato che: "La circostanza che trattasi di corso – concorso riservato al personale interno della regione e finalizzato alla riqualificazione del personale ai fini della progressione di carriera non è circostanza significativa ... Continua a leggere
martedì 18 agosto 2015 17:35
Precari della scuola: la sentenza del TAR Lazio che salva i "congelati"
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lazio Roma Sez. III bis del 18.8.2015 n. 10847
Davanti alla Sezione Terza bis del TAR Lazio è stata decisa la controversia che vede una pluralità di docenti precari che aspirano da svariati anni ad ottenere l’abilitazione all’insegnamento, ciascuno nella classe di concorso per cui ha il titolo di studio valido. Essi, per conseguire l’abilitazione si sono iscritti nell’a.a. 2007/08 al IX ciclo della SSIS, ma poi - per diversi motivi (dottorato di ricerca, motivi di lavoro, ecc.) non hanno potuto frequentarla, congelando dunque la loro iscrizione. Confidavano nel X ciclo che si sarebbe dovuto svolgere l’anno dopo, ma la riforma Gelmini ha bloccato le SSIS e quindi i ricorrenti non hanno potuto abilitarsi. Nelle more, però, di un complessivo processo di riforma della formazione e del reclutamento dei docenti, il MIUR ha emanato il decreto n. 249 del 10.09.2010, con cui ha previsto un regolamento concernente la “Definizione della disciplina dei requisiti e delle modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, ai sensi dell’art. 2, comma 416, della legge 24.12.07 n. 244”. Con il regolamento il MIUR ha disciplinato dei percorsi formativi – i c.d. Tirocini Formativi Attivi (TFA) – gestiti e organizzati dalle Università, finalizzati alla formazione degli insegnanti, al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento e dunque all’immissione nei ruoli dei docenti in base al fabbisogno annuo stabilito dal MIUR. L’art. 15 comma 17 del decreto n. 249/2010 ha previsto che questi docenti avrebbero potuto conseguire l’abilitazione per le classi di concorso per le quali era stata effettuata l’iscrizione alla SSIS attraverso lo svolgimento del tirocinio formativo attivo, senza dover nemmeno sostenere l’esame di ammissione e con il riconoscimento degli eventuali crediti acquisiti, anche in soprannumero rispetto al numero massimo dei docenti previsti nei TFA. I ricorrenti, dunque, si sono tutti abilitati con i TFA. Il MIUR, come ogni anno, ha emanato il D.M. 27.06.2013 n. 572 per l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo, prevedendo, all’art. 2 una disposizione che prevede lo scioglimento della riserva da parte dei docenti di cui all’art. 15 comma 17 del D.M. n. 249/2010, iscritti in soprannumero ai percorsi TFA al fine di completare il percorso intrapreso presso le soppresse SSIS e che avrebbero conseguito l’abilitazione anche successivamente al termine della presentazione della domanda (in ragione del ritardo con cui sono stati attivati alcuni corsi di TFA). Al riguardo, nello stesso art. 2, si precisa che potevano sciogliere la riserva solo i docenti iscritti nell’a.a. 2007/08 alle SSIS e che erano inseriti con riserva nelle graduatorie ad esaurimento alla data di pubblicazione definitiva delle medesime, in applicazione dell’art. 5 bis della legge 169/08 e del D.M. n.42/09 concernente l’integrazione e l’aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2009/2011.. Le domande di alcuni ricorrenti, che hanno presentato istanza di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento ai vari USR – Uffici provinciali, sono state rigettate. Il legislatore ha escluso dalla fattispecie coloro che, come i ricorrenti, si sono iscritti al IX corso della SSIS, ma non lo hanno frequentato (per i più svariati motivi, lo svolgimento di un dottorato di ricerca, motivi personali, ecc.), congelandolo. Stavano invece frequentando il TFA che li avrebbe portati, di lì a pochi giorni, ad ottenere l’abilitazione, come infatti poi è stato. Così ricostruito il quadro normativo, il TAR Lazio ha esaminato la posizione dei ricorrenti – che non sono stati presi in considerazione per l’iscrizione con riserva nelle GAE in quanto non frequentanti la SSIS nell’a.a. 2007/2008 e che non avevano potuto frequentare tale Scuola di specializzazione perché “congelati”, in quanto contestualmente ammessi a dottorati di ricerca – non sono stati neppure considerati per l’iscrizione definitiva alla GAE in quanto non iscritti con riserva nelle medesime graduatorie. Nella sostanza, con il decreto ministeriale n. 572 del 2013 sono stati tenuti definitivamente fuori dal percorso formativo immaginato in continuità tra SSIS e GAE, pur essendo stati ammessi a suo tempo alla Scuola di specializzazione, ma non alla relativa frequenza in quanto “congelati” per la contestuale frequenza del dottorato di ricerca. Il TAR Lazio Roma Sez. III bis con sentenza del 18.8.2015 n. 10847 ha ritenuto fondato il ricorso presentato dai docenti precari nella parte in cui censura l’irragionevolezza e la disparità di trattamento. In particolare, ad avviso del giudice capitolino, tali aspetti emergono in modo evidente laddove si consideri che, nel definire la platea dei soggetti aventi pieno titolo all’iscrizione nella GAE, essa viene ristretta ai soli insegnati già iscritti con riserva nelle graduatorie ad esaurimento in attesa del conseguimento del titolo, senza invece considerare la categoria – assimilabile sotto il profilo della provenienza e dell’equivalenza (dove non della prevalenza) curricolare – di coloro che, come i ricorrenti, pur ammessi alla SSIS, non hanno potuto frequentarla per concomitante frequenza di un dottorato di ricerca e che sono rimasti in permanenza in tale condizione di “congelamento” per la successiva mancata attivazione delle stesse scuole (nella specie nell’a.a. 2008/2009). Il tutto in un contesto nel quale non era dato prevedere la data di attivazione dei tirocini formativi attivi, avvenuta nei fatti solo molti anni dopo e all’esito dei quali gli stessi ricorrenti hanno conseguito l’abilitazione per le medesime classi di concorso nell’a.a. 2012/2013. Aspetto quest’ultimo che accentua ancora di più la disparità di trattamento nel confronto tra ammessi alla odierna domanda di iscrizione, in quanto già iscritti con riserva anche ove, in ipotesi, ancora non abilitati, ed esclusi, come la ricorrente, ancorché ormai abilitati. Infine, per ciò che concerne l’irragionevolezza della disposizione, risalta la mancanza di una chiara logica idonea, nello stabilire un asse di continuità tra SSIS e GAE, a fondare in modo ragionevole l’esclusione in parola come predicato necessario di quella premessa. Il TAR ha, quindi, annullato il decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 572 del 27 giugno 2013, nella parte in cui non consente anche l’iscrizione alle GAE dei ricorrenti, nonché i provvedimenti con i quali gli Uffici Scolastici abbiano rigettato le domande di iscrizione nelle G.A.E. dei ricorrenti.
Davanti alla Sezione Terza bis del TAR Lazio è stata decisa la controversia che vede una pluralità di docenti precari che aspirano da svariati anni ad ottenere l’abilitazione all’insegnamento, ciascuno nella classe di concorso per cui ha il titolo di studio valido. Essi, per conseguire l’abilitazi ... Continua a leggere
domenica 16 agosto 2015 11:45
Pubblici dipendenti: per ottenere un diverso inquadramento è necessario impugnare tempestivamente il provvedimento di attribuzione della qualifica
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Terza Sezione del Consiglio di Stato del 11.8.2015 n. 3912
La vicenda vede l'appellante, impugnare in primo grado avanti al T.A.R. Lazio il provvedimento del Servizio Personale – Settore Trattamento Giuridico ed Economico, a firma del Direttore amministrativo, con il quale è stata rigettata la sua richiesta di inquadramento nella posizione funzionale di “coadiutore amministrativo”, livello VIII, dalla data di maturazione del triennio di anzianità nella qualifica di “collaboratore amministrativo”. Il T.A.R. Lazio, con la sentenza n. 17369 del 20.4.2009, dichiarava inammissibile il ricorso. Avverso tale sentenza ha proposto appello l’interessato, che è stato dichiarato infondato dal Consiglio di Stato, Sezione III che con la sentenza del 11.8.2015 n. 3912 ha respinto l'appello. Nella parte motiva della sentenza il Consiglio di Stato rileva come "Il T.A.R. ha dichiarato inammissibile il ricorso per il rilievo che non è ammessa, nel nostro ordinamento, una pretesa volta ad un miglior inquadramento senza che sia stato tempestivamente impugnato l’atto di inquadramento in una posizione inferiore, essendo quest’ultimo atto espressione di una potestà organizzatoria che può essere contestata solo mediante la proposizione di tempestivo ricorso avverso di esso. La tesi dell’appellante, sostenuta nel I motivo di gravame, riposa sull’affermazione che l’inquadramento, nel caso di specie, si riduca ad una mera attività vincolata, avente ad oggetto la ricognizione della qualifica posseduta e del mero decorso del tempo, sicché non sarebbe configurabile in capo all’Amministrazione alcun potere discrezionale e, quindi, la posizione del dipendente sarebbe di diritto soggettivo, non soggetto al termine di decadenza. Una simile tesi, pur suggestiva, non può tuttavia essere accolta perché la consolidata giurisprudenza di questo Consiglio ha affermato che i provvedimenti di inquadramento dei pubblici dipendenti hanno natura di atti autoritativi e, come tali, sono soggetti al termine decadenziale di impugnazione, con la conseguenza che non è ammissibile un’azione volta ad ottenere un diverso inquadramento, se non tempestivamente proposta contro il provvedimento di attribuzione della qualifica, né è ammesso un autonomo giudizio di accertamento, nel quale si chieda la disapplicazione dei provvedimenti amministrativi, atteso che l’azione di accertamento è esperibile a tutela di un diritto soggettivo, mentre la posizione del pubblico dipendente, a fronte della potestà organizzatoria della pubblica amministrazione, è quella di titolare di un mero interesse legittimo (v., ex plurimis, Cons. St., sez. V, 30.6.2014, n. 3277). 7.4. Né a rimettere in termini l’odierno appellante, che non ha tempestivamente impugnato l’inquadramento, può bastare la proposizione del ricorso avverso la citata nota n. 2198 del 4.10.1996, del Servizio Personale – Settore Trattamento Giuridico ed Economico, a firma del Direttore amministrativo, dott. Giuseppe Testa, contestata in primo grado, atteso che si tratta di provvedimento meramente confermativo del precedente inquadramento, che non contiene alcuna nuova determinazione autoritativa in ordine allo stesso, limitandosi a negare l’estensione del giudicato riguardante altri soggetti all’odierno appellante, e non è il frutto di una nuova e approfondita rivalutazione, da parte dell’Amministrazione, in ordine alla sua posizione funzionale. Il T.A.R. capitolino, conclude il Consiglio di Stato, sulla scorta di tale consolidato indirizzo ermeneutico, ha perciò correttamente dichiarato inammissibile il ricorso proposto in primo grado dall’odierno appellante, a nulla rilevando l’asserito formarsi di un giudicato favorevole ottenuto da altri colleghi del dott. Longo sulla medesima questione qui dibattuta".
La vicenda vede l'appellante, impugnare in primo grado avanti al T.A.R. Lazio il provvedimento del Servizio Personale – Settore Trattamento Giuridico ed Economico, a firma del Direttore amministrativo, con il quale è stata rigettata la sua richiesta di inquadramento nella posizione funzionale di “c ... Continua a leggere
domenica 19 luglio 2015 14:08
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere della Corte Corte Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte del 13.7.2015 n. 113
Il Sindaco del Comune di Omegna (VCO), premesso il riferimento all’art. 1, comma 424, della Legge di stabilità per il 2015, ha chiesto se sia possibile effettuare assunzioni a tempo determinato, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, nonché assunzioni tramite mobilità volontaria di personale in entrata per la copertura di posti infungibili che non è possibile coprire mediante concorso, e se sia possibile conferire un incarico dirigenziale ai sensi dell’art. 110, comma 1, del TUEL. Con deliberazione n. 26/2015/SRCPIE/QMIG del 4 marzo 2015, la Sezione ha sospeso l’esame della richiesta di parere in esame, sottoponendo al Presidente della Corte dei conti la valutazione sull’opportunità di deferire alla Sezione delle Autonomie o alle Sezioni Riunite in sede di controllo, ai sensi dell’art. 6, comma 4, del D.L. 10 ottobre 2012, n. 174, la questione di massima di cui alla presente deliberazione. Con deliberazione n. 19/SEZAUT/2015/QMIG la Sezione delle autonomie ha affrontato diverse questioni, poste dalle Sezioni regionali di controllo per il Piemonte e per la Lombardia, tutte vertenti sulla corretta interpretazione ed applicazione di quanto dispone l’art. 1, comma 424 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, legge di stabilità per il 2015. Relativamente al primo ed al terzo dei quesiti posti dal Sindaco del Comune di Comune di Omegna (VCO), con nota del 6 marzo 2015, concernenti la possibilità di effettuare assunzioni a tempo determinato, e di conferire un incarico dirigenziale ai sensi dell’art. 110, comma 1, del TUEL la Sezione delle Autonomie, si è espressa nei seguenti termini: “Nella premessa metodologica alla presente disamina delle questioni di massima poste, si è precisato che l’esame delle questioni è limitato alle difficoltà interpretative, sotto il profilo letterale, sistematico e logico, direttamente ed esclusivamente connesse al tenore dell’art. 1, comma 424, della legge 190/2014; altri istituti concernenti altre facoltà assunzionali degli enti interessati, anche se indirettamente rilevanti nell’ambito del lavoro esegetico, restano fuori dal perimetro della questione di massima. La ragione di questa delimitazione dell’ambito esegetico risiede nel fatto che il comma 424 contiene solo un espresso regime derogatorio a specifiche norme che regolano la fattispecie dei limiti e dei vincoli alle assunzioni a tempo indeterminato. Ciò comporta che la pronuncia di orientamenti interpretativi su altre disposizioni non toccate da alcuna novella legislativa esorbita dalla stessa funzione nomofilattica, attesa la diversità della disciplina e delle fattispecie considerate. Tali fattispecie, estranee alle disposizioni contenute nell’art. 1, comma 424 della legge 190/2014, restano confermate nella loro peculiare disciplina normativa anche per quello che attiene ai relativi vincoli previsti dalle leggi. Gli specifici quesiti in argomento che si ricordano: il primo, teso a conoscere se sia possibile effettuare assunzioni a tempo determinato, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge; il secondo, se sia possibile conferire un incarico dirigenziale ai sensi dell’art. 110, comma 1, del TUEL esorbitano, dunque, secondo i criteri appena enunciati, dal tema delle difficoltà interpretative ed applicative del comma 424; sugli stessi, quindi, non vi è luogo a deliberare”. La Sezione Autonomie ha quindi ritenuto che le fattispecie in esame esulano dal campo di applicazione del predetto comma 424 e dai relativi divieti, e restano soggette alla disciplina propria dello specifico istituto. La Sezione, pur aderendo a siffatto indirizzo interpretativo, ritiene comunque opportuno richiamare l’attenzione del Comune istante sulla necessità di non incorrere in possibili effetti vanificatori dello scopo delle disposizioni in questione, conseguenti alle eventuali assunzioni prospettate nei quesiti stessi. In particolare, le assunzioni a tempo determinato possono essere disposte per far fronte ad esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale, trovando causa nella urgenza di provvedere alla sostituzione momentanea di un dipendente mancante o nella carenza di professionalità specifica nell’ente non rinvenibile neanche tra le unità soprannumerarie da ricollocare. A sua volta, il conferimento di un incarico dirigenziale ai sensi dell’art. 110, comma 1, in misura non superiore al 30 per cento dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica, dovrà essere valutato in relazione al conseguente venir meno di un posto in pianta organica, che potrebbe essere utilmente destinato ai fini assunzionali previsti dal citato comma 424. In conclusione, la Sezione sottolinea l’opportunità che l’Ente valuti con estrema cautela il ricorso a forme assunzionali che, a seconda delle modalità di configurazione concreta, potrebbero eludere le finalità sottese al richiamato comma 424, con conseguente nullità del relativo contratto ai sensi dell’articolo 1344 c.c.Relativamente al terzo quesito posto dal comune di Omegna, concernente la possibilità di effettuare assunzioni tramite mobilità volontaria di personale in entrata per la copertura di posti infungibili che non è possibile coprire mediante concorso, la Sezione autonomie ha formulato il seguente principio di diritto, al quale questa Sezione deve conformarsi, ai sensi dell’art.. 6, comma 4, d.l. 10 ottobre 2012, n. 174, convertito dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213:“se il posto da coprire sia infungibile intendendosi tale, un posto per il quale è prevista una professionalità legalmente qualificata, eventualmente attestata, da titoli di studio precisamente individuati e che tale assunzione è necessaria per garantire l’espletamento di un servizio essenziale, alle cui prestazioni la predetta professionalità è strettamente e direttamente funzionale, non potrà ricollocare in quella posizione unità soprannumerarie sprovviste di tale requisiti. E se questa dovesse essere l’unica esigenza di organico da soddisfare nell’arco del biennio considerato dalla norma, una volta constatata l’inesistenza di tali professionalità tra le unità soprannumerarie da ricollocare, l’ente potrà procedere ad assumere nei modi ordinari. Tale ricerca va riferita non al solo personale della Provincia di appartenenza, ma a tutto il personale delle Province interessate alla ricollocazione come individuati ai sensi del comma 422 dell’art. 1 della legge 190/2014”.A questa conclusione la Sezione Autonomie è giunta in base al seguente percorso argomentativo: “Per quel che riguarda il quesito appena riassunto la Sezione remittente si esprime negativamente argomentando che una tale assunzione comunque sottrarrebbe un posto dell’organico alle possibilità di ricollocazione. Il punto specifico dell’esperibilità della mobilità volontaria è stato analizzato nel secondo quesito e in quella sede sono state illustrate le ragioni che conducono a ritenere non esperibile la mobilità volontaria; al riguardo si ritiene di confermare le argomentazioni già svolte che, in sostanza, contengono quelle espresse dalla Sezione del Piemonte. Tuttavia esigenze di coerenza impongono di puntualizzare che laddove l’infungibilità integri le specifiche ed eccezionali condizioni già esplicitate nella risposta al terzo quesito della Sezione regionale di controllo della Lombardia, che qui integralmente si richiamano, la mobilità volontaria così finalizzata sia esperibile”.
Il Sindaco del Comune di Omegna (VCO), premesso il riferimento all’art. 1, comma 424, della Legge di stabilità per il 2015, ha chiesto se sia possibile effettuare assunzioni a tempo determinato, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, nonché assunzioni tramite mobilità volontaria di person ... Continua a leggere
domenica 19 luglio 2015 13:39
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 142/2015
Il Comune di Giovinazzo, in relazione a quanto disposto dall’art.1, commi 424 e 425, della legge n.190/2014 (legge di stabilità 2015), ha chiesto se le procedure di mobilità avviate con atti gestionali nell’anno 2014 possono essere bandite e concluse nell’anno 2015. La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 142/2015 in risposta al quesito ha precisato che: "Tale normativa ha previsto una disciplina particolare delle assunzioni a tempo indeterminato derogatoria, per gli anni 2015 e 2016, di quella generale. La deroga deriva dalla evidente volontà del legislatore di dare priorità, rispetto a ogni altra forma di assunzione, (oltre che alla immissione nei ruoli dei vincitori di concorso pubblico) alla ricollocazione del personale provinciale soprannumerario destinatario dei processi di mobilità previsti. La stessa normativa ha stabilito che eventuali assunzioni effettuate in difformità da dette disposizioni sono nulle. La questione posta dal Comune istante, insieme ad altre questioni relative alla normativa richiamata, è stata recentemente affrontata dalla Sezione delle Autonomie, nell’esercizio delle funzioni previste dall’art.6, co.4, del D.L. n.174/2012, con la deliberazione n.19/SEZAUT/2015. In tale occasione, in considerazione della prioritaria finalità di conservazione delle posizioni lavorative dei dipendenti soprannumerari degli enti interessati dal riordino di cui alla legge n.56/2014, finalità che sorregge anche la temporanea derogabilità delle disposizioni che consentono di ricoprire posti vacanti in organico mediante mobilità volontaria, è stato affermato che “per il 2015 ed il 2016 agli enti locali è consentito indire bandi di procedure di mobilità riservate esclusivamente al personale soprannumerario degli enti di area vasta” e che “a conclusione del processo di ricollocazione del personale soprannumerario destinatario dei processi di mobilità è ammissibile indire le ordinarie procedure di mobilità volontaria”. Risulta, pertanto, sostanzialmente confermato quanto già espresso in merito, con circolare n.1 del 30 gennaio 2015, registrata dalla Corte dei conti il 20 febbraio 2015, dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie. Si precisa che, nella medesima deliberazione alla quale si rinvia, la Sezione delle Autonomie, sempre nell’esercizio delle funzioni previste dall’art.6, co.4, del D.L. n.174/2012, ha, altresì, chiarito che è consentito non applicare la disciplina in argomento, sostanzialmente, per i soli profili infungibili estranei alle funzioni svolte dalle Province e che i vincoli previsti sono riferiti non al solo personale della Provincia di appartenenza ma a tutto il personale delle Province interessate alla ricollocazione. Considerato che la Sezione delle Autonomie, con la deliberazione n.19/SEZAUT/2015, si è espressa per quanto indicato nell’esercizio delle funzioni nomofilattiche previste dall’art.6, co.4, del D.L. n.174/2012, convertito dalla legge n.213/2012, il Collegio si conforma ai principi dalla stessa enunciati per quanto richiesto dal Comune istante.
Il Comune di Giovinazzo, in relazione a quanto disposto dall’art.1, commi 424 e 425, della legge n.190/2014 (legge di stabilità 2015), ha chiesto se le procedure di mobilità avviate con atti gestionali nell’anno 2014 possono essere bandite e concluse nell’anno 2015. La Corte dei Conti Sezione Reg ... Continua a leggere
domenica 19 luglio 2015 10:51
Scuola: la giurisdizione nelle controversie riguardanti lo scorrimento della graduatoria o l'indizione di un concorso
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 16.7.2015 n. 3570
La vicenda giunta all'esame del Consiglio di Stato riguarda Il decreto del direttore generale per il personale scolastico che ha indetto il concorso a cattedre, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, secondaria di I e II grado. Le parti, avendo superato tutte le prove ed essendo risultate idonee all’insegnamento nella rispettiva classe di concorso, sono state inserite in una apposita graduatoria di merito predisposta dalla commissione giudicatrice ed approvata dal Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale. Le suddette parti hanno impugnato, innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, il bando e l’atto di approvazione delle graduatorie definitive, rilevando in particolare: i) l’illegittimità del bando nella parte in cui ha previsto l’effettuazione di concorsi ogni due anni anziché ogni tre; ii) la violazione dei principi di buon andamento dell’azione amministrativa in quanto si sarebbe disposto che, pure in presenza di graduatorie ancora valide, si sarebbero dovuti bandire nuovi concorsi; iii) la violazione del principio dell’assunzione per merito di cui all’art. 51 Cost. Il Tribunale amministrativo, con sentenza 2 settembre 2014, n. 9273, ha dichiarato inammissibile il ricorso affermando che, venendo in rilievo una questione afferente allo scorrimento della graduatoria che involge diritti soggettivi all’assunzione, la giurisdizione spetti al giudice ordinario. I ricorrenti in primo grado hanno proposto appello deducendo che essi «non hanno rivendicato un proprio attuale diritto all’assunzione sulla base della propria utile collocazione in graduatoria» ma hanno chiesto che venga dichiarata «l’illegittimità degli atti amministrativi impugnati, laddove questi ultimi negano l’utilizzazione delle graduatorie di merito ai fini della possibile assunzione degli idonei non vincitori in relazione ai posti che saranno autorizzati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in aggiunta al contingente delle 11. 542 cattedre già bandite». Il Consiglio di Stato nella sentenza del 16 luglio 2015 n. 3570 ha evidenziato che "L’art. 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) prevede che sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, incluse, tra l’altro, quelle concernenti l’assunzione al lavoro. Il comma 4 del medesimo art. 63 stabilisce che rimangono attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nonché, in sede di giurisdizione esclusiva, quelle relative ai rapporti di lavoro del personale in regime di diritto pubblico. La giurisprudenza amministrativa è costante nel ritenere che le questioni relative al mero scorrimento delle graduatorie, involgendo il diritto soggettivo all’assunzione, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario (Cons. Stato, Ad. plen., 12 luglio 2011, n. 11) mentre le questioni in cui si controverte in ordine alla legittimità dell’esercizio del potere pubblico inerente alla decisione se indire un concorso o utilizzare una determinata graduatoria appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo (tra le altre, Cons. Stato, sez. V, 9 marzo 2015, n. 1186; Cass., sez. un., 6 maggio 2013, n. 10404). La controversia all'esame del Consiglio di Stato è regolata dalle disposizioni di seguito riportate. L’art. 399 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado) prevede che l'accesso ai ruoli del personale docente della scuola materna, elementare e secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, ha luogo, per il 50 per cento dei posti annualmente assegnabili, mediante concorsi per titoli ed esami e, per il restante 50 per cento, attingendo alle graduatorie permanenti. Il suddetto doppio binario è regolato dagli artt. 400 e 401. L’art. 401 disciplina le graduatorie permanenti disponendo che «le graduatorie relative ai concorsi per soli titoli del personale docente della scuola materna, elementare e secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, sono trasformate in graduatorie permanenti da utilizzare per le suddette assunzioni in ruolo». L’art. 400, che interesse in questa sede, disciplina i «Concorsi per titoli ed esami», disponendo, tra l’altro, che: - i concorsi per titoli ed esami sono indetti su base regionale con frequenza triennale, con possibilità del loro svolgimento in più sedi decentrate in relazione al numero dei concorrenti (comma 1); - l’indizione dei concorsi è subordinata alla previsione del verificarsi nell’ambito della Regione, nel triennio di riferimento, di un'effettiva disponibilità di cattedre o di posti di insegnamento (comma 1); - all’indizione dei concorsi regionali per titoli ed esami provvede il Ministero della pubblica istruzione, che determina altresì l'ufficio dell’amministrazione scolastica periferica responsabile dello svolgimento dell'intera procedura concorsuale e della approvazione della relativa graduatoria regionale (comma 2); - l’ufficio che ha curato lo svolgimento delle procedure concorsuali provvede anche all'approvazione delle graduatorie (comma 16); - le graduatorie relative ai concorsi per titoli ed esami restano valide fino all'entrata in vigore della graduatoria relativa al concorso successivo corrispondente (comma 17). Le appellanti, alla luce della suddetta normativa, contestano la scelta dell’amministrazione di “utilizzare” le graduatorie predisposte all’esito della procedura concorsuale soltanto per i “vincitori” e non anche per gli “idonei”. Pur trattandosi di una fattispecie con tratti di peculiarietà rispetto a quelle oggetto di esame da parte della giurisprudenza sopra riportata, la Sezione ritiene che in questo caso le parti del processo contestano le modalità di esercizio di un potere pubblico. La determinazione contestata all’amministrazione non attiene, infatti, alla singola posizione di un concorrente che reclama il “diritto all’assunzione” di un posto “disponibile” mediante scorrimento della graduatoria ma ha valenza di portata generale afferendo alla decisione pubblica di approvare la graduatoria con esclusione della possibilità di impiego “futuro” della graduatoria stessa per la chiamata degli idonei non vincitori. In definitiva, la valutazione della natura dell’attività esercitata dalla pubblica amministrazione e della situazione giuridica protetta conduce a ricondurre anche questa fattispecie nell’ambito di quelle per le quali la giurisdizione spetta al giudice amministrativo.
La vicenda giunta all'esame del Consiglio di Stato riguarda Il decreto del direttore generale per il personale scolastico che ha indetto il concorso a cattedre, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, secondaria di I e II grado. Le parti, ... Continua a leggere
domenica 7 giugno 2015 18:02
Controversie per il conferimento incarichi di dirigente di struttura complessa: l'individuazione del giudice competente
Forma oggetto dell’appello in esame, la sentenza del TAR per l’Emilia Romagna, sede di Bologna con cui è stato dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo il ricorso avverso gli atti di affidamento dell’incarico quinquennale di direttore dell’Unità operativa di Neurochirurgia dell’ASL di Cesena, proposto da un partecipante alla relativa procedura selettiva. Il Consiglio di Stato Sez. III nella sentenza del 5.6.2015 ha ritenuto fondato l’appello deve ritenersi fondato alla luce del precedente della Sezione di cui alla sentenza 24 marzo 2014 n. 1402. In particolare, con tale pronuncia è stato dato atto preliminarmente che in tema di conferimento di incarichi di dirigente medico di secondo livello, ora dirigente di struttura complessa, per pacifica giurisprudenza anche delle Sezioni unite della Corte di cassazione la controversia appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario ogniqualvolta si possa escludere che la procedura per il conferimento di detto incarico abbia natura di procedura concorsuale, mentre quando siano presenti elementi idonei a ricondurla appunto ad una procedura concorsuale, ancorché atipica, spetta alla residuale giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo in materia di procedure concorsuali per l’assunzione di dipendenti della pubbliche amministrazione ai sensi dell’art. 63 del d.lgs. n. 165 del 2001. Esaminata poi la fattispecie ivi in trattazione, gli elementi in parola sono stati ravvisati nell’intervenuta valutazione delle istanze in base a prefissati criteri valutativi e di una griglia di punteggio, che hanno dato luogo al computo numerico di ogni singolo titolo ed alla compilazione di schede riepilogative della valutazione dei curricula con attribuzione di punteggi per ciascun candidato, suddivisi per “totale anzianità”, “totale curriculum” e “totale generale”, nonché alla formazione di un elenco di nominativi ciascuno con il relativo punteggio, il quale, pur non tradottosi in una graduatoria, è stato utilizzato dal direttore generale per l’individuazione del dirigente medico da preporre alla struttura complessa sulla base della “graduatoria” stessa e non di una scelta di carattere essenzialmente fiduciario demandata alla sua responsabilità manageriale. Di qui la ritenuta sussistenza di giurisdizione del giudice amministrazione in applicazione del premesso principio di riparto.
Forma oggetto dell’appello in esame, la sentenza del TAR per l’Emilia Romagna, sede di Bologna con cui è stato dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo il ricorso avverso gli atti di affidamento dell’incarico quinquennale di direttore dell’Unità operativa di ... Continua a leggere
Ai sensi dell’art. 653, co. 1 bis, cod. proc. pen., la sentenza penale irrevocabile di condanna esplica efficacia di giudicato nel giudizio disciplinare quanto all'accertamento della sussistenza del fatto e della sua illiceità penale ed all'affermazione che l'imputato lo ha commesso, con conseguente preclusione di ogni correlativo potere di differente valutazione della rilevanza penale del fatto in questione in sede disciplinare, ma fermo restando che il medesimo fatto va apprezzato nel diverso contesto disciplinare. Al riguardo si osserva che, secondo consolidato orientamento di questo Consiglio di Stato, l'Amministrazione è titolare di un'ampia discrezionalità in ordine alla valutazione dei fatti addebitati al dipendente, circa il convincimento sulla gravità delle infrazioni addebitate e sulla conseguente sanzione da infliggere, in considerazione degli interessi pubblici che devono essere tutelati attraverso tale procedimento. In tale quadro, il provvedimento disciplinare sfugge ad un pieno sindacato giurisdizionale del giudice amministrativo, non potendo in nessun caso quest'ultimo sostituire le proprie valutazioni a quelle operate dall'Amministrazione, salvo che le valutazioni siano inficiate da travisamento dei fatti ovvero il convincimento non risulti formato sulla base di un processo logico e coerente (cfr. Cons. St., sez. III, 2 luglio 2014 n. 3324 nonché, ex multis, sez. IV, 9 maggio 2014 n. 2381)....D’altronde, sotto un aspetto più generale, è ben noto che la motivazione del provvedimento disciplinare non deve contenere una contestazione analitica della tesi difensiva, essendo sufficiente che l'Amministrazione abbia esplicitato, ancorché sinteticamente, l'autonomo percorso valutativo seguito nel corso dell'iter disciplinare svoltosi in contraddittorio con il soggetto interessato, per il resto dovendo ritenersi che il provvedimento sia legittimamente motivato per relationem agli atti ed alla documentazione sottostante (cfr., ad es., Cons. St., sez. V, 21 gennaio 2011 n. 425).
lunedì 27 aprile 2015 10:31
COMPARTO UNIVERSITA’ – Quesito su benefici socio assistenziali ed eventuale definizione, dei relativi fondi, in sede di contrattazione integrativa.
I fondi per l’erogazione dei benefici socio-assistenziali di cui all’art. 60, comma 5 del CCNL del 16/10/2008 devono essere oggetto di contrattazione integrativa o di sola informativa e, in mancanza di accordo, l’amministrazione potrà procedere autonomamente?

References: sentenza 
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 Cass. Sez. 
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 articolo 15
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 art. 7
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 art. 26
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 art. 30
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 art. 2
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 art. 63
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