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Timestamp: 2018-04-23 11:35:27+00:00

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Autotutela: debito annullato se l'ente non risponde
Lo sai che? Autotutela: debito annullato se l’ente non risponde
Lo sai che? Pubblicato il 24 marzo 2017
> Lo sai che? Pubblicato il 24 marzo 2017
Cartelle, intimazioni di pagamento e preavvisi di fermo o di ipoteca sono annullati di diritto se l’ente creditore non risponde all’istanza in autotutela entro 220 giorni.
Il contribuente può presentare istanza in autotutela all’agente della riscossione (per esempio Equitalia) per ottenere la sospensione della riscossione e l’annullamento dei crediti che ritiene non dovuti, nelle ipotesi tassative individuate dal legislatore (cosiddetta sospensione legale della riscossione) [1].
Più precisamente, il contribuente può chiedere la sospensione degli atti emessi dall’ente creditore prima della formazione del ruolo, o della successiva cartella di pagamento o di altro avviso di riscossione (per esempio intimazione di pagamento, preavviso di fermo amministrativo ecc.) qualora essi siano interessati da:
un provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore;
una sospensione amministrativa comunque concessa dall’ente creditore;
una sospensione giudiziale, oppure una sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emesse in un giudizio al quale il concessionario per la riscossione non ha preso parte;
un pagamento effettuato, riconducibile al ruolo in oggetto, in data antecedente alla formazione del ruolo stesso, in favore dell’ente creditore.
Se sussiste una delle ipotesi sopra richiamate, è possibile presentare ad Equitalia (o altro agente che si occupa della riscossione) un’istanza di sospensione, in attesa che il creditore annulli gli importi non dovuti.
L’istanza deve essere presentata, a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla notifica dell’atto col quale viene intimato il pagamento (cartella o altro avviso) e ad essa devono essere allegati i documenti utili a dimostrare il venire meno della pretesa (per esempio ricevuta di pagamento, copia della sentenza che ha annullato il credito ecc.).
Attenzione: la presentazione dell’istanza in autotutela non è alternativa all’impugnazione giudiziale e non comporta la sospensione dei termini di decadenza per la proposizione del ricorso al giudice. È pertanto necessario valutare l’opportunità di impugnare la cartelle o l’avviso illegittimi dinanzi al giudice competente, con la consapevolezza che, se l’istanza in autotutela dovesse essere rigettata, non sarebbe poi più possibile far valere le proprie ragioni.
Se l’ente creditore non risponde all’istanza di sospensione
L’ente creditore ha 220 giorni per rispondere all’istanza del contribuente. In caso mancata risposta, il debito si annulla di diritto e l’agente della riscossione è considerato automaticamente discaricato dei relativi ruoli. Contestualmente sono eliminati dalle scritture patrimoniali dell’ente creditore i corrispondenti importi.
L’annullamento non opera in presenza di motivi diversi da quelli sopra elencati o nei casi di sospensione giudiziale o amministrativa o di sentenza non definitiva di annullamento del credito.
Una recentissima sentenza delle Commissione Tributaria Provinciale di Milano [2] ha confermato l’annullamento di diritto dei crediti in caso di mancata risposta all’istanza in autotutela da parte dell’ente creditore nel termine di 220 giorni.
La legge infatti prevede espressamente [3] che trascorso inutilmente il suddetto termine dalla data di presentazione della richiesta di sospensione, senza che l’ente creditore, verificata la regolarità della documentazione fornita dal contribuente, abbia comunicato l’esito positivo o negativo delle verifiche sia al contribuente sia ad Equitalia, la pretesa tributaria viene meno.
La sentenza in questione ha così accolto il ricorso di un contribuente disponendo: «tenuto conto che sono trascorsi più di 220 giorni dalla data di presentazione della richiesta di sospensione senza che l’ente creditore abbia comunicato alcunché al contribuente, la pretesa fiscale viene annullata».
[1] Art. 1, c. 538-543, L. n. 228/2012.
[2] CTP Milano, sent. n. 114/1/2017.
[3] Art. 1, c. 540, L. n. 228/2012.

References: sentenza 
 sentenza 
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 Art. 1
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