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Timestamp: 2018-01-24 07:36:10+00:00

Document:
N. 511/12 Reg.Sent.
N. 1002 Reg.Ric.
e nei confronti ***
della sentenza del T.A.R. per la Sicilia, sede di Palermo, (sez. III) n. 1153 del 23 giugno 2011;
Visto l’appello notificato in data 21 luglio 2011 e depositato in data 28 luglio 2011;
Vista la memoria di costituzione dell’Impresa appellata;
Viste le ulteriori memorie depositate dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Relatore alla pubblica udienza dell’8 marzo 2012 il Consigliere Antonino Anastasi;
Uditi, l’avv. A. Cariola, su delega dell’avv. P. De Luca, per l’impresa appellante e l’avv. G. Rubino, su delega dell’avv. A. Cutaia, per l’impresa appellata;
Il comune di Niscemi, dovendo aggiudicare col criterio del massimo ribasso l’appalto dei lavori di realizzazione di un nuovo collettore, ha escluso per anomalia l’offerta di massimo ribasso formulata dalla CONTROINTERESSATA Costruzioni s.r.l. ed ha aggiudicato i lavori alla impresa RICORRENTE Costruzioni s.r.l. che aveva formulato la migliore offerta non anomala.
La CONTROINTERESSATA ha impugnato avanti al T.A.R. Palermo gli atti di gara sostenendo che il comune non poteva procedere all’esclusione automatica delle offerte anomale.
La RICORRENTE ha proposto ricorso incidentale, sostenendo che la ricorrente avrebbe dovuto essere esclusa per irregolarità delle dichiarazioni sui requisiti morali di un socio e per aver presentato una cauzione provvisoria dimezzata pur non essendo in possesso di una pertinente attestazione di qualità aziendale.
Con la sentenza in epigrafe indicata l’adito Tribunale ha respinto il ricorso incidentale e ha accolto il ricorso principale, annullando l’aggiudicazione.
La sentenza è stata impugnata con l’atto di appello oggi all’esame dalla soccombente la quale ne ha chiesto la riforma previa sospensione dell’esecutività, riproponendo le doglianze incidentali già disattese dal Tribunale.
Si è costituita in resistenza l’Impresa ricorrente originaria.
Il comune di Niscemi non ha svolto attività difensiva.
Con ordinanza n. 794 del 2011 questo Consiglio ha respinto l’istanza cautelare.
L’appello non è fondato e va pertanto respinto, con integrale conferma della sentenza gravata.
Con il primo motivo l’appellante torna a dedurre che la ricorrente originaria avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara avendo omesso di dichiarare l’esistenza di un socio, titolare di rilevanti quote del capitale sociale anche se non munito di poteri di rappresentanza sociale.
Peraltro il socio in questione non ha nemmeno depositato le dichiarazioni sui requisiti morali generali richieste dal bando.
Il mezzo non ha fondamento, in quanto le pertinenti e del tutto condivisibili considerazioni svolte sul punto dal T.A.R. non risultano scalfite dalle argomentazioni interpretative profuse dall’appellante.
La clausola del disciplinare di cui si discute (punto 3 lettera e) non si presta all’interpretazione esasperatamente letterale sostenuta dall’appellante, poichè essa conduce a conseguenze del tutto illogiche.
Non si può infatti ragionevolmente ipotizzare che il disciplinare imponesse la dichiarazione ai soci nelle società di capitali non muniti di rappresentanza e non invece agli accomandanti nelle società personali in accomandita (punto 4).
Avuto riguardo alla normativa primaria all’epoca vigente ed applicabile (art. 75 D.P.R. n. 554/1999) alla quale la legge di gara apertamente si conforma, deve perciò ritenersi che il disciplinare imponesse di dichiarare i nominativi dei soci solo se muniti di poteri di rappresentanza.
Ugualmente, e conseguentemente, il punto 4 del disciplinare chiaramente richiedeva la dichiarazione sui requisiti morali ai soli soci muniti di potere di rappresentanza.
Il mezzo in rassegna va quindi disatteso.
Con il secondo motivo l’appellante deduce che la ricorrente originaria avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara non avendo dichiarato il motivo in base al quale aveva versato una cauzione provvisoria dimezzata.
Per quanto riguarda l’aspetto formale, la normativa primaria all’epoca vigente nella Regione Siciliana e richiamata dal bando non subordinava il dimezzamento della cauzione da parte delle Imprese certificate ad apposita “segnalazione” in sede di offerta, richiesta invece dall’art. 75 comma 7 del codice degli appalti.
D’altra parte nel caso all’esame il disciplinare nulla disponeva di talchè deve concludersi che la appellata ben poteva esercitare la facoltà di riduzione della cauzione allegando all’offerta la certificazione di qualità.
Ciò premesso, l’appellante richiama un indirizzo giurisprudenziale (cfr. T.A.R. Campania I sez. n. 8841 del 2005) secondo cui ai fini del dimezzamento della cauzione deve esservi corrispondenza tra la categoria prevalente dei lavori in gara e quella cui si riferisce la certificazione.
Secondo questo Collegio, che condivide il diverso avviso espresso dall’Autorità di vigilanza con deliberazione n. 11 del 2003, sono invece idonee a far conseguire il beneficio della riduzione le certificazioni di qualità che si riferiscono agli aspetti gestionali dell’impresa nel suo complesso.
Come è noto la certificazione ISO fa riferimento a norme standard internazionali, estese ed armonizzate in Italia dall’UNI, le quali definiscono le caratteristiche minime di un sistema di gestione della qualità dei processi aziendali.
In tal senso del resto l’art. 4 comma 2 del D.P.R. n. 34 del 2000 (come oggi l’art. 63 comma 2 del D.P.R. n. 207 del 2010) prevede che “La certificazione del sistema di qualità aziendale e la dichiarazione della presenza degli elementi significativi e tra loro correlati del sistema di qualità aziendale si intendono riferite agli aspetti gestionali dell’impresa nel suo complesso, con riferimento alla globalità delle categorie e classifiche.”.
Ed in effetti sul piano empirico non può non rilevarsi che – in un contesto in cui la certificazione di qualità è presupposto della qualificazione – la CONTROINTERESSATA si è qualificata (oltre che per OG3) anche per OG6 pur possedendo una certificazione di qualità riferita alla OG3 (costruzione di strade).
Deve in conclusione pertanto confermarsi l’infondatezza del ricorso incidentale.
Si procede quindi all’esame dei mezzi di impugnazione volti a contestare la sentenza impugnata nella parte in cui ha accolto il ricorso principale proposto da CONTROINTERESSATA Costruzioni.
Infondato è il mezzo mediante il quale si deduce la tardività del ricorso introduttivo, in quanto lo stesso è stato proposto nel termine di decadenza decorrente – come chiaramente posto in evidenza dal T.A.R. – dalla comunicazione del provvedimento espresso di aggiudicazione definitiva.
Infondato è infine il motivo centrale di merito mediante il quale si deduce che nel caso di specie l’Amministrazione poteva escludere le offerte anomale in via automatica.
Si precisa che, come posto in luce dalla sentenza impugnata con particolare dovizia di riferimenti normativi, la questione controversa è disciplinata dall’art. 122 comma 9 del codice degli appalti cui fa rinvio dinamico l’art. 21 del testo coordinato della legge quadro applicabile in Sicilia (richiamato dal bando).
Ciò premesso, si ricorda che come è noto per gli appalti di lavori sotto soglia e da aggiudicare al massimo ribasso, l’art. 21 comma 1 bis della legge n. 109 del 1994 prevedeva l’esclusione automatica delle offerte anomale tranne che nell’ipotesi in cui il numero delle offerte presentate fosse inferiore a cinque.
L’art. 122 comma 9 del codice, nella versione originaria, ha poi confermato che – sempre negli appalti di lavori sotto soglia da aggiudicare al prezzo più basso – l’esclusione automatica, se discrezional-mente prevista dal bando, poteva essere applicata purchè il numero delle offerte non fosse inferiore a cinque.
Successivamente la Corte di Giustizia CE, con sentenza 15.5.2008, C-147/2006, ha stabilito che in linea generale negli appalti sotto soglia (e salvo il caso degli appalti di modesto importo privi di rilievo transfrontaliero) l’esclusione automatica è in contrasto col diritto comunitario.
Conseguentemente, il D.L.vo n. 152 del 2008, modificando il comma 9 dell’art. 122 del codice, ha stabilito che l’esclusione automatica è possibile, se prevista dal bando e se le offerte non sono inferiori a dieci, per gli appalti di lavori di importo inferiore ad un milione di Euro da aggiudicare col criterio del prezzo più basso.
Nel caso all’esame l’importo a base di gara è senz’altro inferiore al milione di Euro e le offerte presentate sono risultate in numero abbondantemente superiore a dieci.
Il bando di gara pubblicato nel dicembre 2010 però, come la sentenza impugnata ha esaurientemente dimostrato, non prevedeva l’esclusione automatica delle offerte anomale: quindi l’offerta anomala della CONTROINTERESSATA Costruzioni non poteva essere automaticamente esclusa ma doveva essere sottoposta a verifica.
Per contrastare tale rilievo l’appellante deduce che l’Amministra-zione, con apposito comunicato diffuso sul sito istituzionale, avrebbe chiarito l’intenzione di applicare alla gara il meccanismo di esclusione automatica.
Il rilievo va però disatteso in quanto – a prescindere da ogni approfondimento in ordine alla ritualità di tale sistema di rettifica del bando – il comunicato in questione non sembra nemmeno interpretabile nel senso sostenuto dall’appellante.
Sulla base delle considerazioni che precedono l’appello va quindi respinto.
Le spese di questo grado del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in via forfettaria in dispositivo.
Condanna l’appellante al pagamento di Euro 3000,00 oltre accessori in favore della appellata Impresa per spese e onorari di questo grado del giudizio.
Così deciso in Palermo l’8 marzo 2012 dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, nella camera di consiglio, con l’intervento dei signori: Paolo Turco, Presidente, Antonino Anastasi, estensore, Silvestro Maria Russo, Giuseppe Mineo, Alessandro Corbino, Componenti.
Dopo il prericorso interno, spetta alla stazione appaltante agire o meno in autotutela
N. 508/12 Reg.Sent.
N. 396 Reg.Ric
c o n t r o ***
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia – sede di Palermo (sez. II) – 21.12.2010 n. 14346.
Visto l’atto di costituzione ed appello incidentale dell’intimato;
Uditi l’avv. dello Stato Pollara per l’assessorato appellante e l’avv. M. B. Miceli, su delega dell’avv. M. Milone, per l’appellato;
L’Assessorato appellante, avendo indetto una gara informale per l’affidamento del servizio di pulizia dei locali della biblioteca centrale, ha ammesso alla predetta gara la ALFA. s.r.l. e quindi aggiudicato l’appalto alla BETA s.r.l. per il periodo 16/6/2010 – 15/4/2011, escludendo dalla medesima gara il sig. Controinteressata per eccesso di ribasso.
Il sig. Controinteressata ha quindi impugnato gli atti di gara avanti al T.A.R. Palermo sostenendo che la ALFA. s.r.l. andava esclusa per inammissibilità dell’offerta (in quanto non idonea a coprire i costi della mano d’opera) e che per l’effetto l’offerta da lui presentata sarebbe risultata la prima delle non anomale.
La sentenza in epigrafe indicata con la quale l’adito Tribunale ha accolto il ricorso è stata impugnata dall’Amministrazione la quale ne ha chiesto l’integrale riforma.
Si è costituito l’appellato, il quale ripropone in forma incidentale le doglianze assorbite dal T.A.R.
Alla pubblica udienza dell’8 marzo 2012 l’appello è stato trattenuto in decisione.
Con il secondo motivo, che ragioni di economia impongono di valutare in via prioritaria, l’Amministrazione deduce che anche escludendo l’offerta di ALFA. s.r.l. l’offerta presentata dalla Ditta appellata resta inammissibile per anomalia del relativo ribasso.
Il mezzo è fondato in quanto, come analiticamente dimostrato dall’appellante, il ribasso offerto dal signor Controinteressata (e dall’altra concorrente Olandesina) è superiore alla soglia di anomalia pur rideterminata a seguito dell’esclusione della ALFA. s.r.l.
Ed invero, tutti i riferimenti addotti dalla Ditta ricorrente a sostegno della propria tesi sono viziati dal fatto che la stessa (così inficiando tutti i calcoli successivi) arrotonda la media effettiva dei ribassi a 3,4213 laddove tale media – calcolata secondo quanto previsto nella lettera di invito – è invece di 3,421293.
Il signor Controinteressata non può pretendere di arrotondare la sesta cifra decimale in quanto la lettera di invito aveva chiarito che ai fini del ribasso sarebbero state prese in considerazione sei cifre decimali.
L’accoglimento dell’appello impone di procedere all’esame delle censure assorbite dal T.A.R. e qui riproposte dall’appellato.
Da disattendere è la censura mediante la quale il signor Controinteressata lamenta la mancata applicazione da parte dell’Amministrazione del disposto dell’art. 124 del codice degli appalti, nella parte in cui vieta l’esclusione automatica delle offerte anomale nelle gare sotto soglia in assenza di almeno dieci concorrenti.
Al riguardo è infatti da osservare che quella in esame è una gara informale per spese in economia nella quale l’Amministrazione – dovendo rispettare solo i principi generali desumibili dal codice degli appalti: cfr. art. 125 u.c. – ben poteva discrezionalmente introdurre nell’avviso di gara (rimasto peraltro inoppugnato) criteri di selezione automatica delle offerte anomale.
Come chiarito dalla consolidata giurisprudenza, le regole stabilite dalla lex specialis di gara vincolano rigidamente l’operato della Commissione preposta all’esame della documentazione prodotta dalle ditte partecipanti alla procedura selettiva. In altri termini, la portata vincolante delle prescrizioni contenute nel bando e nel disciplinare esi-ge che alle stesse sia data puntuale applicazione nel corso della procedura, senza margini di valutazione discrezionale nella loro interpretazione (specie, quando il significato delle clausole è chiaro) e nella loro attuazione, con la conseguenza che, qualora sia comminata espressamente l’esclusione in conseguenza della violazione di prescrizioni univoche, l’Amministrazione appaltante è tenuta a dare precisa ed incondizionata esecuzione a tale previsione. Quanto sopra vale sia per il principio di tutela della par condicio delle imprese concorrenti e sia per il principio generale che vieta la disapplicazione del bando quando l’Amministrazione si è in origine autovincolata.
Per quanto riguarda poi la nota con la quale un concorrente preavvisa l’intenzione di proporre ricorso giurisdizionale avverso l’aggiu-dicazione, da indirizzare al responsabile del procedimento, spetta alla stazione appaltante e non alla commissione stabilire nel termine di 15 giorni se procedere in autotutela (cfr. art. 243 bis codice appalti).
Infine la normativa vigente non garantisce forme di contraddittorio orale con i partecipanti alla gara d’appalto, dopo l’aggiudica-zione di questa.
Le considerazioni sin qui svolte evidenziano infatti che nel caso all’esame difettano i presupposti per l’attribuzione in capo all’Ammi-nistrazione di qualsivoglia responsabilità a titolo aquiliano.
Le spese per i due gradi del giudizio sono compensate, vista la complessità fattuale della vicenda amministrativa.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, accoglie l’appello, riforma la sentenza impugnata e respinge il ricorso di primo grado.
Così deciso in Palermo l’8 marzo 2012 dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, in camera di consiglio, con l’intervento dei signori: Paolo Turco, Presidente, Antonino Anastasi, estensore, Silvestro Maria Russo, Giuseppe Mineo, Alessandro Corbino, Componenti.
N. 10/12 Reg. Sent.
N. 1453 Reg. Ric.
sul ricorso in appello n. 1453/2010, proposto da***
della sentenza del T.A.R. per la Sicilia – sezione staccata di Catania (sez. I) – n. 4558 del 30 novembre 2010.
Visto l’atto di costituzione dell’Avvocatura dello Stato di Palermo;
Relatore, alla pubblica udienza del 9 giugno 2011, il Consigliere Guido Salemi;
Uditi, altresì, l’avv. S. Polizzotto, su delega dell’avv. I. Scuderi, per le società appellanti e l’avv. dello Stato Rubino per la Presidenza della Regione – dipartimento regionale della protezione civile – servizio regionale di protezione civile per la provincia di Catania;
1)	La Ricorrente s.r.l. e la ditta Salvatore Ricorrente 2 adivano il T.A.R. per la Sicilia, sezione staccata di Catania, chiedendo l’annulla-mento dell’informativa antimafia del 23 aprile 2010 e del decreto del dirigente generale del 4 giugno 2010 con il quale era stato revocato il DDG del 17 febbraio 2010, n. 26, concernente l’aggiudicazione dello appalto indetto per l’affidamento dei “… lavori di recupero e conservazione del Palazzo municipale – ex convento Benedettino Cassinese”.
Con ricorso per motivi aggiunti le ricorrenti estendevano l’impugnazione alla nota della Prefettura di Agrigento del 4 agosto 2010, n. 2010/16904.
2)	Con sentenza n. 4558 del 30 novembre 2010, il giudice adito ha respinto il ricorso.
Detto giudice ha riassunto come segue la vicenda posta a base degli atti impugnati.
“Con nota del 23 marzo 2010, l’Ufficio territoriale del governo di Agrigento ha trasmesso l’informativa antimafia nei confronti della società Ricorrente s.r.l., con la quale, pur comunicando l’insus-sistenza di cause interdittive che precludevano la possibilità di stipulare contratti di appalto (art. 10 legge n. 575/1965, art. 4 D.Lgs. n. 490/1994 e art. 10 D.P.R. n. 252), segnalava che il responsabile tecnico signor Gaetano R_ era stato condannato con sentenza divenuta irrevocabile nel 2004 alla pena di un anno e due mesi di reclusione per il reato di tentata estorsione continuata e che in ogni caso nei confronti dell’amministratore unico, del responsabile tecnico e del direttore tecnico dell’impresa Ricorrente s.r.l., “risultano frequentazioni con persone controindicate, gravate da precedenti di polizia, di cui alcuni imputati in procedimenti per associazione mafiosa”. Queste sono fatte discendere dagli accertamenti degli organi di Polizia e precisamente del Comando provinciale dei C.C. di Agrigento dai quali si rileva che l’amministratore unico R_ Gianluca e il responsabile tecnico R_ Gaetano avevano partecipato nel 2005 al funerale del noto boss di Favara Gioacchino P_ e nel 2007 erano stati controllati unitamente ad altri 37 soggetti, di cui almeno nove coinvolti a vario titolo in diversi procedimenti per associazione a delinquere, e con alcuni dei quali risultavano avere avuto frequentazioni. Inoltre, tutti e tre i signori R_ (amministratore, responsabile tecnico e direttore tecnico), sono stati separatamente indagati in vari procedimenti penali concernenti associazione per delinquere per turbata libertà degli incanti e falsità materiale, tentata estorsione e illecita concorrenza con minaccia”.
Ciò posto, il T.A.R. ha osservato che nella specie viene in rilievo un’informativa supplementare (o atipica), ossia un’informativa fondata sull’accertamento di elementi che, pur evidenziando pericolo di collegamenti fra l’impresa e la criminalità organizzata, non raggiungono un livello tale da esplicare efficacia interdittiva automatica e il cui effetto sulla gara o sul contratto eventualmente stipulato è rimesso alla valutazione discrezionale dell’amministrazione destinataria dell’informativa stessa, in via autonoma e discrezionale, alla luce dell’idoneità morale del partecipante alla gara di assumere la posizione di contraente con la P.A. Pertanto, essa non assume carattere vincolante e lascia un margine di valutazione rimesso alla discrezionalità dell’amministrazione aggiudicatrice, che è chiamata a valutarne l’inci-denza: ciò implica la necessità di una motivazione, sia nel caso in cui l’amministrazione decida di instaurare o proseguire il rapporto con l’impresa pur a seguito dell’informativa, sia nel caso in cui l’ammi-nistrazione decida di non instaurare o non proseguire il rapporto.
Nel caso in esame, come ha proseguito il T.A.R., il Dipartimento della protezione civile, ha revocato l’aggiudicazione, compiendo una propria e ulteriore valutazione rispetto al giudizio espresso dall’Ufficio territoriale del governo di Agrigento, motivando ampiamente l’interesse alla non prosecuzione del rapporto e ritenendo prevalenti “… gli interessi di trasparenza, sicurezza svolgimento legale delle attività economiche rispetto all’interesse dell’impresa nell’instaurazione del rapporto contrattuale …”.
Nelle conclusioni, il T.A.R. ha osservato che dal delineato quadro fattuale emerge, quindi, che: “a) da un lato, i fatti, le circostanze, le frequentazioni accertate dagli organi di polizia, sono elementi che integrano un quadro indiziario in base al quale non è né illogico, né inattendibile – tenuto anche conto del particolare contesto socio-economico di riferimento – ritenere la sussistenza di continui contatti tra gli organi di gestione dell’impresa e soggetti a vario titolo coinvolti in organizzazioni mafiose che impongono una valutazione particolarmente attenta dei predetti elementi di un condizionamento dell’impre-sa da parte di queste. Ciò peraltro, in linea con la costante giurisprudenza secondo la quale l’informativa prefettizia antimafia deve fondarsi su di un quadro fattuale di elementi che, pur non dovendo assurgere necessariamente a livello di prova (anche indiretta), siano tali da fa ritenere ragionevolmente, secondo l’id plerumque accidit, l’esi-stenza del rischio di infiltrazioni mafiose; la valutazione del Prefetto richiede dunque solo la presenza di elementi in base ai quali non sia illogico o inattendibile ritenere la sussistenza di un collegamento dell’impresa con organizzazioni mafiose e di un condizionamento dell’impresa da parte di queste … b) dall’altro, l’amministrazione aggiudicatrice non si è limitata a richiamare “asetticamente” la nota prefettizia, ma ha compiuto un autonomo giudizio d’inidoneità morale dei soggetti costituenti la compagine sociale, che non presenta alcun profilo d’illogicità con conseguente insussistenza dei dedotti vizi di eccesso di potere, difetto d’istruttoria e di motivazione”.
3)	Le società ricorrenti hanno proposto appello contro la summenzionata sentenza, deducendo le censure di violazione di legge e di eccesso di potere.
In particolare, esse hanno sostenuto che la Prefettura, allorché ha fornito le informative, non ha minimamente indicato ipotetiche situazioni di condizionamento, né consigliato alcuna misura interdittiva; che il provvedimento di revoca dell’aggiudicazione, a sua volta, non ha proceduto ad alcuna valutazione o motivazione, avendo asetticamente richimato la nota prefettizia.
Mancherebbe, dunque, il presupposto ostativo alla stipula del contratto, richiesto dalla normativa vigente, in ordine all’ipotetica esistenza di “… situazioni relative ai tentativi di infiltrazione mafiosa …” (art. 10, comma 7, del D.P.R. 3 giugno 1998, n, 232).
Quanto alla questione delle frequentazioni, al di là della ridondanza dei personaggi indicati, le indicazioni contenute negli atti istruttori sarebbero del tutto generiche e inconducenti.
4)	Si è costituito in giudizio, con il patrocinio dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, il Dipartimento regionale della protezione civile – Servizio regionale di protezione civile per la provincia di Catania.
5)	Alla pubblica udienza del 9 giugno 2011, l’appello è stato trattenuto in decisione.
6)	L’appello è infondato.
– la normativa di settore privilegia una concezione della pericolosità in senso oggettivo che prescinde dall’individuazione di responsabilità di rilevanza penale;
– l’informativa deve fondarsi su di un quadro fattuale di elementi che, pur non dovendo assurgere necessariamente, a livello di prova (anche indiretta), siano tali da far ritenere ragionevolmente, secondo l’id quod plerumque accidit, l’esistenza del rischio di infiltrazioni mafiose;
– la valutazione del prefetto richiede dunque solo la presenza di elementi in base ai quali non sia illogico o inattendibile ritenere la sussistenza di un collegamento dell’impresa con organizzazioni mafiose e di un condizionamento dell’impresa da parte di queste;
– l’ampiezza dei poteri di accertamento circa i tentativi di infiltrazione mafiosa o della criminalità organizzata, in funzione della finalità preventiva del provvedimento, giustifica che il prefetto possa ravvisare l’emergenza di tentativi di infiltrazione mafiosa in fatti in sé per sé privi dell’assoluta certezza ma che, nel loro coacervo, siano tali da fondare un giudizio di possibilità che l’attività d’impresa possa, anche in maniera indiretta, agevolare le attività criminali o esserne in qualche modo condizionata.
Nella fattispecie in esame non appare dubbio che, le “frequentazioni” accertate dagli organi di polizia non hanno avuto carattere occasionale e che vi siano stati indagini per vari procedimenti penali, aventi rilevanza nel settore della gestione imprenditoriale, a carico dell’amministratore unico, del responsabile tecnico e del direttore tecnico della società Ricorrente.
Indubbiamente, l’Amministrazione non ha offerto elementi probatori atti a dimostrare l’esistenza di una infiltrazione criminale nel tessuto economico e gestionale dell’impresa, ma non è questo che è richiesto dalla normativa in materia di informativa supplementare, o atipica, essendo sufficiente l’esistenza di profili semplicemente indiziari.
7)	In conclusione, per le suesposte considerazioni, l’appello deve essere respinto.
Circa le spese e gli altri oneri del giudizio, si ravvisano giusti motivi per compensarli tra le parti.
Compensa tra le parti le spese, le competenze e gli onorari del giudizio.
Così deciso in Palermo il 9 giugno 2011, dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana, in sede giuri-sdizionale, in camera di consiglio, con l’intervento dei signori: Riccardo Virgilio, Presidente, Antonino Anastasi, Guido Salemi, estensore, Pietro Ciani, Giuseppe Mineo, componenti.
N. 353/12 Reg.Sent.
N. 1030 Reg.Ric.
sul ricorso in appello n. 1030 del 2011 proposto da***
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia – sede di Palermo (sez. I) – n. 1244 del 29 giugno 2011;
Relatore alla pubblica udienza del 12 gennaio 2012 il Consigliere Antonino Anastasi;
Udito, altresì, l’avv. M. Roccella, su delega dell’avv. F. Caratozzolo, per l’Azienda appellata;
Nel febbraio del 2011 l’A.S.P. di Trapani ha avviato con lettera di invito una procedura negoziata per l’affidamento, col criterio del prezzo più basso, della fornitura – suddivisa in lotti – di reagenti destinati al Laboratorio di Igiene e Sanità Pubblica.
Per quanto riguarda il lotto A dell’appalto è risultata aggiudicataria la società controinteressata mentre l’odierna appellante si è classificata al secondo posto della graduatoria.
La Ricorrente Stedim Italy s.p.a. ha quindi impugnato gli atti di gara avanti al T.A.R. Palermo, sostenendo in sintesi che i prodotti offerti dalla aggiudicataria Controinteressata s.r.l. non possedevano i requisiti tecnici richiesti dal bando.
Con la sentenza breve in epigrafe indicata l’adito Tribunale, accogliendo l’eccezione dell’Azienda, ha però dichiarato irricevibile il ricorso in quanto proposto quando il termine decadenziale di trenta giorni – decorrente dalla data di ricezione della comunicazione relativa all’aggiudicazione dell’appalto – era ormai irrimediabilmente decorso.
La sentenza è stata impugnata con l’atto di appello all’esame dalla società soccombente la quale ne ha chiesto l’integrale riforma, previa sospensione dell’esecutività, deducendo in rito l’inidoneità della comunicazione di aggiudicazione, in quanto priva degli elementi essenziali richiesti dalla legge.
Nel merito l’appellante torna a dedurre che i prodotti offerti dalla aggiudicataria Controinteressata s.r.l. non possedevano i requisiti tecnici minimi richiesti dal bando.
Si è costituita in resistenza l’A.S.P. di Trapani.
Con ordinanza n. 815 del 2011 questo Consiglio ha respinto l’istanza cautelare.
All’udienza del 12 gennaio 2012 l’appello è stato trattenuto in decisione.
Come risulta dalle premesse, l’Azienda con nota ricevuta dalla società in data 26 aprile 2011 ha comunicato all’odierna appellante che la fornitura in controversia era stata aggiudicata alla Controinteressata s.r.l., evidenziando il prezzo da questa offerto.
Con il primo motivo d’appello la Ricorrente sostiene che tale comunicazione non era idonea a far decorrere il termine decadenziale di trenta giorni indicato all’art. 120 comma 5 del codice del processo amministrativo, in quanto mancante degli elementi essenziali a tal fine richiesti dall’art. 79 comma 2 lettera c) del codice dei contratti pubblici di cui al D. L.vo n. 163 del 2006 e s.m..
Ai sensi del successivo comma 5 bis tale comunicazione è accompagnata dal provvedimento e dalla relativa motivazione contenente almeno gli elementi di cui al comma 2 lettera c), e cioè “ le caratteristiche e i vantaggi dell’offerta selezionata e il nome dell’offerente cui è stato aggiudicato il contratto.”
In proposito, come esattamente evidenziato dalla sentenza impugnata, occorre però considerare che la fornitura in controversia è stata aggiudicata, ai sensi della lettera di invito, col criterio del massimo ribasso.
Ora, le indicazioni prescritte dal codice risultano tutte analiticamente indispensabili nel caso di appalti affidati col criterio dell’of-ferta economicamente più vantaggiosa, in quanto in tale ipotesi solo dai verbali di gara può evincersi in base a quali motivazioni la Commissione ha assegnato ad una offerta un determinato punteggio.
Invece nel caso di appalto aggiudicato al massimo ribasso, l’indicazione del prezzo offerto dalla concorrente vittoriosa è sufficiente ad integrare gli elementi essenziali della comunicazione richiesta dal codice, atteso che proprio l’entità del ribasso costituisce motivazione esclusiva dell’aggiudicazione.
In termini piani, nel caso di appalto al massimo ribasso l’indi-cazione del ribasso stesso sembra poter compendiare caratteristiche e vantaggi dell’offerta vincente, spiegando perchè essa sia stata positivamente selezionata.
Obietta l’appellante che nel caso in esame le censure spiegate in primo grado attengono alla carenza – nei prodotti offerti dall’aggiu-dicataria – di indispensabili requisiti tecnici: ma tale carenza è risultata conoscibile solo allorchè, in data ben successiva alla comunicazione dell’aggiudicazione, l’Azienda ha provveduto a trasmettere i verbali di gara e le schede tecniche dei prodotti stessi.
Anche questo rilievo non può trovare accoglimento.
Nella sentenza di primo grado si afferma espressamente, infatti, che l’eventuale inidoneità sul piano tecnico dell’offerta della aggiudicataria ben poteva essere riscontrata nel corso delle operazioni di gara, avendo alle stesse partecipato un rappresentante della società Ricorrente.
Tale statuizione – in quanto non contestata dalla appellante – non può quindi essere rimessa in discussione, dovendosi perciò tenere per fermo che la società ricorrente ha avuto contezza della qualità tecnica dei prodotti offerti dalla aggiudicataria già nel corso delle operazioni di gara.
Di conseguenza, una volta ricevuta la comunicazione dell’ag-giudicazione, la Ricorrente – in quanto previamente consapevole dell’asserita inidoneità tecnica dei prodotti offerti da Controinteressata – era in possesso di tutti gli elementi necessari per la proposizione dell’impu-gnativa, con conseguente decorrenza del termine decadenziale.
Sulla scorta delle considerazioni che precedono l’appello va respinto.
Ogni ulteriore questione può essere assorbita in quanto irrilevante o ininfluente ai fini della presente decisione.
Le spese di questo grado del giudizio possono essere compensate, vista la novità della questione trattata.
Compensa spese e onorari di questo grado del giudizio tra le parti.
Così deciso in Palermo dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, nella camera di consiglio del 12 gennaio 2012 con l’intervento dei signori: Riccardo Virgilio, Presidente, Antonino Anastasi estensore, Guido Salemi, Giuseppe Mineo, Alessandro Corbino, componenti.
N. 321/12 Reg.Sent.
N. 406 Reg.Ric.
sul ricorso in appello n. 406 del 2011 proposto da***
della IMPRESA GIUSEPPE CONTROINTERESSATA, in proprio e quale mandataria del costituendo R.T.I. tra la stessa e la impresa EREDI CONTROINTERESSATA 2 SALVATORE, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Giovanni e Giuseppe Immordino, elettivamente domiciliata in Palermo, via Libertà n. 171, presso lo studio degli stessi;
della IMPRESA EREDI CONTROINTERESSATA 2 SALVATORE di CONTROINTERESSATA 2 CALOGERO GIOSUÈ & C. s.a.s., in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;
della sentenza del T.A.R. per la Sicilia – sezione staccata di Catania (sez. IV) – n. 119 del 19 gennaio 2011, notificata il 2 marzo 2011.
Visto l’appello notificato in data 18 marzo 2011 e depositato in data 29 marzo 2011;
Vista la memoria di costituzione delle Amministrazioni regionali intimate;
Vista la memoria di costituzione del comune appellato;
Relatore alla pubblica udienza del 20 ottobre 2011 il Consigliere Antonino Anastasi;
Uditi, altresì, l’avv. A. Bivona, su delega dell’avv. G. Sciuto, per la società appellante, l’avv. dello Stato Pignatone per le amministrazioni regionali appellate, l’avv. L. D’Amico per il comune appellato e l’avv. Giuseppe Immordino per la impresa Giuseppe Controinteressata in proprio e n.q.;
Il comune di Barcellona Pozzo di Gotto, all’esito di apposito sorteggio, ha nel mese di agosto del 2009 proclamato primo aggiudicatario di un appalto di lavori relativi alla realizzazione di un mercato all’ingrosso per prodotti agricoli il costituendo R.T.I. di cui è mandataria l’Impresa Giuseppe Controinteressata (d’ora in poi: la Controinteressata) e seconda aggiudicataria la Società RICORRENTE. Costruzioni s.r.l. Unipersonale (d’ora in poi: la Ricorrente).
La Ricorrente ha proposto ricorso al T.A.R. Catania, sostenendo che l’aggiudicatario R.T.I. avrebbe dovuto essere escluso dalla gara:
a) perchè non in possesso dei requisiti di qualificazione S.O.A. richiesti dal bando;
b) perchè la polizza fideiussoria prodotta dal Raggruppamento era intestata solo alla mandataria.
Si è costituita in quel grado di giudizio la Controinteressata la quale ha sostenuto che la fideiussione depositata comprendeva originariamente una appendice, intestata alla mandante.
La Controinteressata ha altresì proposto ricorso incidentale sostenendo che la ricorrente principale avrebbe dovuto essere esclusa:
a) per aver prodotto un D.U.R.C. irregolare;
b) per aver omesso la produzione del codice identificativo pratica-C.I.P.
Con la sentenza in epigrafe indicata il Tribunale ha respinto il ricorso principale affermando:
a) ai fini dei requisiti di qualificazione del R.T.I. si deve calcolare, ai sensi dell’art. 3 comma 2 D.P.R. n. 34 del 2000, se la somma delle qualifiche di ciascuna impresa partecipante, aumentata del quinto, è almeno pari all’importo concreto dell’appalto (e non al limite massimo teorico della classifica richiesta dal bando);
b) che doveva ritenersi provata la presentazione da parte dell’aggiu-dicataria di una polizza intestata alla mandataria con spillata una appendice recante estensione della garanzia alla mandante.
Il Tribunale ha quindi dichiarato assorbito il ricorso incidentale.
La sentenza è stata impugnata con l’atto di appello oggi all’esa-me dalla soccombente Ricorrente la quale ne ha chiesto l’integrale riforma, previa sospensione dell’esecutività.
Si è costituita in resistenza la controinteressata Controinteressata, riproponendo le censure già dedotte in via incidentale nel corso del giudizio di primo grado e non esaminate dal T.A.R.
Si è costituita in resistenza l’Amministrazione regionale, deducendo anche il difetto di legittimazione passiva dell’Urega.
Si è costituito per resistere il comune di Barcellona Pozzo di Gotto.
Con ordinanza n. 526 del 2001 questo Consiglio ha respinto l’istanza cautelare, “ritenuto che la sentenza impugnata – per quanto è dato delibare nella presente sede – resiste alle critiche dell’appellan-te”.
All’udienza del 20 ottobre 2011 l’appello è stato trattenuto in decisione.
A giudizio del Collegio l’appello – diversamente da quanto ritenuto da questo Consiglio in sede cautelare – è in realtà fondato e va pertanto accolto con integrale riforma della sentenza gravata.
In tal senso va in via pregiudiziale dichiarata l’infondatezza delle censure dedotte dall’aggiudicataria Controinteressata in primo grado, non esaminate dal T.A.R. e qui riproposte dall’appellata in forma incidentale semplificata.
La prima di tali censure è inconsistente, non potendosi sostenere l’inidoneità ai fini della partecipazione alla gara di un D.U.R.C. rilasciato “per aggiudicazione gare d’appalto”.
Per quanto riguarda la omessa allegazione al D.U.R.C., da parte di Ricorrente, del codice identificativo pratica – C.I.P., questo Collegio fa proprie le considerazioni contenute nel parere A.V.C.P. n. 174 del 2011 (proprio relativo ad una gara bandita dall’Urega), nel quale si rileva che la mancata presentazione del predetto codice integra, indipendentemente da quanto al riguardo previsto dal disciplinare, una mera irregolarità non viziante in presenza della quale la stazione appaltante poteva al più esercitare il potere di soccorso documentale di cui all’art. 46 del Codice dei contratti pubblici.
Infatti il C.I.P. (cfr. art. 2 del D.A. 24 febbraio 2006 e s.m.) serve soltanto per identificare la tipologia del D.U.R.C. richiesto dalla impresa, non risultando ad esempio idoneo alla ammissione alla gara il D.U.R.C. rilasciato per pagamento stati di avanzamento in quanto riferito al singolo cantiere.
Ma nel momento in cui il D.U.R.C. riporta espressamente la dicitura “per aggiudicazione appalti” è evidente, a prescindere dal C.I.P., che lo stesso attesta la regolarità contributiva dell’impresa senza limitazione a singoli cantieri o appalti.
Può quindi procedersi all’esame dell’appello principale.
Fondato e assorbente è il motivo mediante il quale l’appellante Ricorrente torna a dedurre l’inidoneità della polizza fideiussoria presentata dal costituendo R.T.I. poi aggiudicatario, in quanto intestata esclusivamente alla mandataria e non anche alla mandante.
Al riguardo è appena il caso di evidenziare in diritto come, secondo la consolidata giurisprudenza, “nel caso di partecipazione di un raggruppamento temporaneo di imprese costituendo ad una gara di appalto, la polizza fideiussoria, mediante la quale viene costituita la cauzione provvisoria, deve essere intestata non solo alla società capogruppo ma anche alle mandanti che sono individualmente responsabili delle dichiarazioni rese per la partecipazione alla gara, ciò al fine di evitare il configurarsi di una carenza di garanzia per la stazione appaltante con riferimento a quei casi in cui l’inadempimento non dipenda dalla capogruppo designata ma dalle mandanti. Conseguentemente, il fideiussore, per assicurare in modo pieno l’operatività della garanzia di fronte ai possibili inadempimenti coperti dalla cauzione provvisoria, deve richiamare la natura collettiva della partecipazione alla gara di più imprese, identificandole singolarmente e contestualmente, e deve dichiarare di garantire con la cauzione provvisoria non solo la mancata sottoscrizione del contratto ma anche ogni altro obbligo derivante dalla partecipazione alla gara” (cfr. Ap. n. 8 del 2005).
Al riguardo questo Consiglio ha poi da tempo precisato che, diversamente da quanto qui sostenuto dal comune, gli effetti giuridici della garanzia non si estendono alle mandanti qualora esse, pur sottoscrivendo la polizza, non ne risultino intestatarie (cfr. C.G.A. n. 141 del 2008).
Per contro emerge invece chiaramente dagli atti di causa che il comune di Barcellona Pozzo di Gotto per un verso non ha fornito alcun minimo riscontro circa le modalità di custodia dei plichi nel periodo intercorrente tra la ricezione degli stessi dall’Urega e la richiesta d’accesso formulata dalla appellante nel primo giorno utile dopo l’aggiudicazione definitiva.
Per altro verso, e soprattutto, il comune non ha fornito alcun elemento utile a far comprendere se e come mai possa mai essersi verificato – in data anteriore all’accesso di Ricorrente – l’asserito “disguido” consistente nello smarrimento dell’appendice.
Al riguardo, in particolare, è logicamente alquanto inesplicabile l’omissione da parte del comune di ogni chiarimento circa il numero di fotocopie (dei documenti della Controinteressata) effettivamente consegnati alla Ricorrente all’esito della richiesta d’accesso e più in generale sulle modalità operative in base alle quali la richiesta di accesso è stata soddisfatta.
Laddove la giurisprudenza – sia pure in un’ottica speculare rispetto a quella della presente controversia – ha sempre considerata decisiva la concreta deduzione di elementi atti a far ritenere che possa essersi verificata la sottrazione o la sostituzione dei pieghi o altro fatto rilevante ai fini della regolarità della procedura” (cfr. ad es. VI Sez. n. 8224 del 2010).
Sulla base dei superiori rilievi fattuali e applicando doverosamente la decisiva regola processuale sull’onere della prova ex art. 2697 che incombeva incondizionatamente sull’amministrazione resistente, deve dunque ritenersi che l’appendice in controversia mancasse in realtà ab origine, con conseguente inidoneità assoluta della polizza fideiussoria presentata dal R.T.I. appellato.
Sulla base delle considerazioni che precedono l’appello va quindi accolto, con riforma della sentenza impugnata e annullamento degli atti di aggiudicazione impugnati in primo grado.
Non avendo il comune comprovato la avvenuta stipula del contratto non è luogo a pronuncia, allo stato, sulla sorte dell’affidamento.
Le spese del giudizio possono essere compensate tra tutte le parti costituite, tenendo conto della alterna vicenda processuale.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, accoglie l’appello in epigrafe, riforma integralmente la sentenza impugnata e annulla gli atti impugnati in primo grado.
Compensa tra tutte le parti spese e onorari del giudizio.
Così deciso in Palermo il 20 ottobre 2011 dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, in camera di consiglio, con l’intervento dei signori: Riccardo Virgilio, Presidente, Antonino Anastasi, estensore, Guido Salemi, Pietro Ciani, Alessandro Corbino, Componenti.
N. 301/12 Reg.Sent.
N. 714 Reg.Ric.
sul ricorso in appello n. 714 del 2011 proposto da***
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia – sede di Palermo (sez. III) – 19 aprile 2011 n. 763;
Visto il ricorso, notificato il 25 maggio 2011 e depositato il 26 maggio 2011, con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione della Impresa appellata;
Relatore alla pubblica udienza del 2 febbraio 2012 il Consigliere Antonino Anastasi;
Uditi, l’avv. Salvatore Giacalone per la società appellante e l’avv. Giuseppe Immordino per l’impresa appellata;
Nel mese di febbraio dell’anno 2011 il comune di Balestrate, all’esito di apposita gara, ha affidato alla Impresa Controinteressata Salvatore il servizio triennale di pulizia delle spiagge e del lungomare.
L’odierna appellante – asserendo di essere collocata al secondo posto della graduatoria predisposta dalla apposita Commissione – ha impugnato avanti al T.A.R. Palermo tale aggiudicazione, sostenendo che la aggiudicataria avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara in quanto non iscritta all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali.
Si è costituita in resistenza l’Impresa controinteressata.
Con la sentenza in epigrafe indicata l’adito Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse, rilevando che la ricorrente – collocata in realtà al terzo posto della graduatoria – non aveva contestato l’ammissione dell’impresa graduata al secondo posto e non poteva, pertanto, conseguire l’utilitas della aggiudicazione, da essa perseguita in via esclusiva.
La sentenza è stata impugnata con l’atto di appello oggi all’esame dalla soccombente la quale ne ha chiesto l’integrale riforma, previa sospensione dell’esecutività.
A sostegno dell’impugnazione l’appellante, dopo aver contestato la fondatezza della decisione in rito assunta dal T.A.R., ripropone i motivi di merito non esaminati dal primo Giudice.
Si è costituita l’Impresa aggiudicataria, instando per il rigetto dell’appello.
Il comune di Balestrate non ha svolto attività difensiva.
Con ordinanza n. 620 del 2011 questo Consiglio ha respinto l’istanza di sospensione della esecutività della sentenza gravata.
Alla pubblica udienza del 2 febbraio 2012 l’appello è stato trattenuto in decisione.
L’appello è infondato e va pertanto respinto.
Con il primo motivo di impugnazione l’appellante sostiene che il Tribunale ha errato nel dichiarare inammissibile per difetto di interesse il ricorso da essa proposto avverso l’ammissione alla gara in controversia dell’Impresa poi risultata aggiudicataria.
La mancata evocazione in giudizio della Impresa seconda graduata e la omessa contestazione dell’ammissione di questa alla gara, da parte della stessa ricorrente, non comportano infatti alcun difetto di interesse.
Dal momento che anche la seconda graduata manca di quella iscrizione all’Albo Nazionale di cui è priva l’aggiudicataria, l’accogli-mento della censura proposta nei confronti di questa imporrebbe infatti all’Amministrazione, per il vincolo conformativo discendente dal giudicato, di eliminare in autotutela dalla graduatoria tutte le imprese carenti del suddetto requisito.
Di talchè, eliminata l’aggiudicataria per effetto della sentenza ed eliminata la seconda Impresa in via di doverosa autotutela, la ricorrente ben avrebbe potuto conseguire l’aggiudicazione.
Il mezzo esibisce rilevanti profili di novità rispetto alla domanda effettivamente versata nel ricorso introduttivo, nel contesto del quale la ricorrente si è proclamata seconda in graduatoria in quanto offerente del maggiore ribasso dopo quello offerto dalla controinteressata.
In ogni caso il mezzo è privo di ogni fondamento.
Il principio generale (consacrato nell’art. 100 cod. proc. civ.) secondo cui il diritto di azione è riconosciuto soltanto in favore di colui che vi abbia interesse costituisce, nel vigente ordinamento, un cardine di tutti i processi ad azione privata.
Secondo la giurisprudenza dominante, nel processo amministrativo l’interesse a ricorrere costituisce condizione dell’azione consistente nella utilità concreta, eventualmente anche solo morale, che il ricorrente, nella situazione giuridica e di fatto in cui versa, si ripromette di ottenere dall’accoglimento del ricorso: ne consegue che, ove siffatta utilità non sia oggettivamente configurabile, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile anche d’ufficio (cfr. ora art. 35 comma 1 lettera b del codice del processo amministrativo).
In sostanza il ricorso giurisdizionale, per essere ammissibile, deve presentarsi come astrattamente idoneo a far conseguire – in termini di attualità – il vantaggio che il ricorrente si prefigge con la proposizione della domanda.
Per un verso, infatti, l’attualità ha riferimento al momento in cui si verifica la lesione: in questo senso non è ammesso il ricorso avverso un atto che non leda immediatamente l’interesse del ricorrente, potendo la lesione derivare da avvenimenti futuri o da atti applicativi di quello impugnato.
Per altro verso, il requisito dell’attualità deve riferirsi al vantaggio o utilità che il ricorrente tende a conseguire.
In questo ultimo senso la costante giurisprudenza amministrativa ritiene il ricorso inammissibile per difetto di interesse allorchè tale utilità non possa derivare al ricorrente immediatamente dall’accogli-mento dell’impugnativa, essendo invece necessari a tale fine una serie ulteriore di eventi futuri ed incerti.
Applicando questi costrutti interpretativi al settore delle gare d’appalto, è stato perciò affermato che il soggetto terzo graduato all’esito di una procedura di gara ha interesse ad impugnare gli atti della procedura e la relativa aggiudicazione solo nel caso in cui le censure da lui dedotte sono tali da determinare, in caso di accoglimento del ricorso, l’utilità strumentale della rinnovazione dell’intera procedura o quella finale dell’aggiudicazione in suo favore. (cfr. V sez. n. 101 del 2009, esattamente richiamata dall’appellata).
Ciò premesso, nel caso all’esame, la censura effettivamente dedotta con il ricorso introduttivo non era diretta ad ottenere la caducazione integrale della procedura ma investiva esclusivamente la posizione dell’impresa prima in graduatoria, al fine di ottenere, accertata l’illegittimità della ammissione di questa alla gara, il subentro della ricorrente nella aggiudicazione.
Non può seguirsi l’appellante quando afferma che tale interesse sussiste perchè l’Amministrazione, a seguito di una sentenza che “escludesse” l’aggiudicataria per difetto del requisito dell’iscrizione all’Albo, dovrebbe in autotutela escludere dalla gara tutte le Imprese che ne sono prive e dunque anche la seconda graduata.
Infatti, a prescindere da ogni altra pur possibile considerazione sul carattere non vincolato dei provvedimenti di autotutela, la mancata evocazione in giudizio della seconda graduata impediva in radice di valutarne la posizione e i requisiti posseduti: conseguentemente il ricorso introduttivo non si presentava, secondo quanto esattamente statuito dal T.A.R., come astrattamente idoneo a far conseguire alcuna utilità al ricorrente.
Sulla scorta delle considerazioni che precedono l’appello va quindi respinto, restando confermata la sentenza impugnata.
Condanna l’Impresa appellante al pagamento in favore della Impresa appellata di Euro 5.000,00 oltre accessori di legge per spese e onorari di questo grado del giudizio.
Così deciso in Palermo il 2 febbraio 2012 dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, nella camera di consiglio, con l’intervento dei signori: Paolo Turco, Presidente, Antonino Anastasi, estensore, Silvestro Maria Russo, Pietro Ciani, Alessandro Corbino, Componenti.

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 art. 125
 art. 243
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 sentenza 
 art. 4
 art. 10
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 art. 2
 art. 2697
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 sentenza 
 sentenza 
 art. 35
 sentenza 
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