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Timestamp: 2019-09-16 10:43:54+00:00

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Art. 1751 codice civile - Indennità in caso di cessazione del rapporto - Brocardi.it
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Articolo 1751 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1751 Codice civile
(1) All'atto della cessazione del rapporto il preponente è tenuto a corrispondere all'agente un'indennità (2) se ricorrono le seguenti condizioni (3): l'agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti; il pagamento di tale indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l'agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti.
L'indennità non è dovuta: quando il preponente risolve il contratto per un'inadempienza imputabile all'agente, la quale, per la sua gravità, non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto (4); quando l'agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze attribuibili al preponente o da circostanze attribuibili all'agente, quali età, infermità o malattia, per le quali non può più essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell'attività (5); quando, ai sensi di un accordo con il preponente, l'agente cede ad un terzo i diritti e gli obblighi che ha in virtù del contratto d'agenzia.
L'indennità è dovuta anche se il rapporto cessa per morte dell'agente (6).
(1) Articolo così sostituito dall'art. 4 del d.lgs. 10 settembre 1991, n. 303.
(2) L'indennità rappresenta una sorta di corrispettivo che il preponente versa all'agente per la clientela che questi gli ha procurato e di cui il primo continuerà, presumibilimente, a fruire. La norma accenna, quale unico criterio per determinarla, alle provvigioni che l'agente vede sfumare rispetto al volume degli affari dei nuovi clienti portati al preponente o di quelli già esistenti per i quali tali volume sia stato aumentato.
(3) Alinea così sostituito dall'art. 5, comma 1, d.lgs. 15 febbraio 1999, n. 65.
(4) Si tratta dell'obbligazione di promuovere la conclusione dei contratti (1742 c.c.) ovvero di una di quelle che incombono sull'agente ai sensi dell'art. 1746 c.c., purché, però, l'inadempienza sia talmente grave da non consentire la continuazione del rapporto.
(5) Quindi, il rischio del sopravvenire di tali circostanze viene fatto gravare sul preponente.
(6) Comma aggiunto dall'art. 5, comma 2, d.lgs. 15 febbraio 1999, n. 65.
Il diritto dell'agente ad una indennità in caso di cessazione del rapporto di lavoro dipende dalla circostanza per cui la sua posizione è, rispetto al preponente, simile a quella di un lavoratore a tempo indeterminato rispetto al suo datore di lavoro (v. 1742, 2118 ss. c.c.).
Spiegazione dell'art. 1751 Codice civile
L'indennità di risoluzione per il contratto di agenzia a tempo indeterminato
Il rapporto di agenzia ha per base una prestazione di lavoro qualificata dalla stabilità e dall'autonomia.
Come per il contratto di lavoro l'art. 2120 prevede l'indennità di anzianità, così l'art. 1751 prevede per il rapporto di agenzia a tempo indeterminato la indennità di risoluzione.
L'agente spiega funzione attiva di collaborazione all'impresa del preponente, di cui diventa ausiliario, integrando nei rapporti esterni la funzione di essa. Perciò, quando nessun termine è stabilito circa la durata del contratto, l'imprenditore non può far cessare il rapporto senza dare all'agente un compenso per 1'utilità che ha tratto dall'opera di lui. Se l'agenzia è una società il compenso è ugualmente dovuto, rimanendo ferme le ragioni che lo giustificano.
L'indennità di risoluzione è esclusa conformente ai principi generali solo se lo scioglimento del rapporto si verifica per fatto imputabile all'agente. Esclusa la imputabilità del fatto all'agente per dolo o colpa, l'indennità è sempre dovuta tanto se la risoluzione si verifica per fatto del preponente quanto se si verifica per causa estranea.
In base a quali criteri si determina
L'agente non è impiegato, stante l'autonomia della sua attività. Ammesso quindi il diritto alla indennità, questa non può essere determinata con i criteri stabiliti per la indennità di anzianità dall'art. 2120 e, cioè, in proporzione degli anni di servizio. L'indennità per l'agente è costituita da una percentuale sull'ammontare delle provvigioni liquidategli per tutto il corso del contratto. La misura della percentuale si determina secondo gli usi: in mancanza è stabilita dal giudice secondo equità.
Non è stato accolto dal codice il criterio di un massimo annuo dell'ammontare delle provvigioni oltre il quale la percentuale non dovrebbe essere dovuta. Non può sorgere quindi per il codice la questione se verificandosi eccedenza in un anno e difetto in un altro in relazione al massimo stabilito, sia da ammettere il compenso fra i diversi anni.
Nelle provvigioni non sono comprese le somme corrisposte dal preponente all'agente a titolo di rimborso totale o parziale delle spese (arg. art. 1221, 1°comma).
Detrazioni sull'indennità
Dall'indennità di risoluzione si detrae quanto l'agente ha il diritto di ottenere per effetto di atti di previdenza volontariamente compiuti dal preponente. La formulazione di tale norma nel secondo comma dell'art. 1751 è diversa dalla formulazione della corrispondente norma dettata per il rapporto di lavoro dall'art. 2123. L'agente deve fare la detrazione: per il prestatore di lavoro l'imprenditore può fare la detrazione, salvo patto contrario. Sostanzialmente il contenuto delle due disposizioni non è diverso, giacché non è da escludere che anche nel rapporto di agenzia il preponente può non fare la detrazione nonostante l'agente abbia l'obbligo di sopportare che si faccia; come non è escluso che agente e preponente stabiliscano per fatto espresso che la detrazione non si debba fare.
L'indennità per il caso d'invalidità
L'indennità è dovuta anche in caso d'invalidità dell'agente, purché questa: a) sia permanente e totale; b) sia inoltre causa di scioglimento del rapporto.
La norma nei termini del terzo comma dell'art. 1751 non pare fosse necessaria giacché qualunque sia la causa dello scioglimento del rapporto, e quindi anche la invalidità, purché non sia imputabile all'agente, l'indennità è dovuta a termini del primo com­ma dell'articolo.
Per scorgere l'opportunità della disposizione del terzo comma dell'art. 1751 occorre fare l'ipotesi di una invalidità permanente e totale dell'agente a lui imputabile. Ma in questo caso l'indennità non è dovuta per i principi generali e per il primo comma dell'articolo.
A chi si trasmette l'indennità in caso di morte dell'agente
In caso di morte dell'agente l'indennità è dovuta agli eredi. Da notare la diversità della disciplina per il caso di morte del prestatore di lavoro o dell'agente.
Se muore il prestatore di lavoro i congiunti hanno diritto all'indennità se viventi a carico; la vivenza a carico è presunta iuris et de iure, per il coniuge e i figli; in concorso di più aventi diritto la ripartizione in caso di disaccordo è fatta con riguardo al bisogno; si seguono le norme della successione legittima solo se mancano le persone espressamente indicate (art. 2122).
In caso di morte dell'agente si prescinde dalla vivenza a carico e dal bisogno nella ripartizione; si seguono le norme della successione legittima o testamentaria a seconda della forma di delazione dell'eredità; possono ricevere l'indennità anche gli estranei se eredi.
I criteri sono diversi perché diversa è la natura del diritto nei due casi: nel rapporto di lavoro i congiunti conseguono l'indennità iure proprio, nel rapporto di agenzia l'indennità si trasmette iure hereditatis. Nel rapporto di agenzia l'indennità è il corrispettivo dell'apporto di utilità dell'agente all'azienda del preponente, costituisce un credito dell'agente verso l'imprenditore; con la morte dell'agente il diritto entra a far parte dell'eredità e si trasmette con questa, seguendo le regole proprie della successione ereditaria.
A chi spetta l'indennità di mancato preavviso se muore l'agente
Mentre come ora si è visto l'art. 1751 si riporta alle regole della successione per l'indennità di risoluzione, l'art. 1750 nulla dice per il caso di morte dell'agente dopo il recesso del preponente, il quale per aver omesso di dare il preavviso nel termine stabilito dagli usi sia obbligato al pagamento della corrispondente indennità. Data la natura specifica della indennità di preavviso, giustificabile solo nei riguardi delle persone viventi a carico, sembra che debbano valere le norme proprie del rapporto di lavoro subordinato, che sono quelle dell'art. 2122 ora ricordate.
Massime relative all'art. 1751 Codice civile
Cass. civ. n. 15375/2017
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 15375 del 21 giugno 2017)
Cass. civ. n. 20047/2016
Ai fini del riconoscimento dell'indennità di cessazione del rapporto di cui all'art. 1751 c.c., non è sufficiente la provvista di nuovi clienti ovvero il sensibile incremento degli affari con quelli vecchi, ma occorre anche la seconda condizione, ossia che alla cessazione del rapporto il preponente continui a ricevere sostanziali vantaggi dai clienti nuovi procurati dall'agente ovvero dall'incremento di affari con i preesistenti. Né, sulla base della formulazione della norma, è sufficiente che il recesso non sia imputabile all'agente, ovvero che non ricorrano le altre preclusioni ostative ivi contemplate, il cui difetto, perciò, non basta da solo ad integrare il diritto all'indennità, configurabile soltanto allorché sussistano pure le altre due condizioni. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva negato la detta indennità ad un promotore finanziario in assenza di prova che gli investimenti dei clienti apportati fossero rimasti presso la banca preponente).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 20047 del 6 ottobre 2016)
Cass. civ. n. 6008/2012
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6008 del 17 aprile 2012)
Cass. civ. n. 4708/2011
Nella disciplina dell'indennità di cessazione del rapporto di agenzia di cui all'art. 1751 c.c., nel testo di cui all'art. 4 d.l.vo 10 settembre 1991, n. 303 (applicabile anche ai rapporti di subagenzia), fatto costitutivo del diritto è la cessazione del rapporto, prevista nel primo comma, unitamente alle condizioni previste dalle successive due articolazioni dello stesso comma (in via alternativa, originariamente, e in via cumulativa, a seguito della modifica attuata dall'art. 5 d.l.vo 15 settembre 1999, n. 65), mentre le circostanze previste nel secondo comma, ed in ispecie il recesso ad iniziativa dell'agente (ove non ricorrano le situazioni particolari specificate dalla norma), costituiscono fatti impeditivi; pertanto, se risulti in causa la cessazione del rapporto (come nella specie, nella sede dell'opposizione allo stato passivo della fallita società preponente), l'agente - opponente ex art. 99 legge fall. - non ha l'onere di provare l'effettuazione del recesso da parte del preponente oppure l'esistenza di una giusta causa di dimissioni.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4708 del 25 febbraio 2011)
Cass. civ. n. 16772/2009
In tema di rapporto di agenzia, non integra gli estremi del vizio di motivazione la decisione del giudice di merito che, nel valutare la gravità dell'inadempimento contestato all'agente, ai sensi dell'art. 1751, secondo comma, c.c., con riferimento alle obbligazioni fondamentali incombenti anche durante il periodo di preavviso, prima fra tutte la promozione degli affari mediante regolare visita ai clienti, abbia considerato l'elevato scostamento dei risultati raggiunti dall'agente nel periodo di preavviso, comparati alla media nazionale e a quelli raggiunti nell'anno precedente dal medesimo agente, nonché la mancata visita di alcuni clienti, quali elementi obiettivamente significativi del sostanziale disinteresse dell'agente nella cura della zona affidata, ove la parte, nel censurare la motivazione in sede di legittimità, non abbia dedotto e rappresentato i punti della controversia autonomamente dotati di forza esplicativa o dimostrativa tale da disarticolare l'intero ragionamento del giudicante o determinare radicali incompatibilità
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 16772 del 17 luglio 2009)
Cass. civ. n. 6481/2009
L'indennità di fine rapporto accordata all'agente dall'art. 1751 cod. civ. (nel testo anteriore alle modifiche apportate dal d.lgs. 10 settembre 1991, n. 303) è dovuta anche nel caso di rapporto a tempo determinato contenente una clausola di tacito rinnovo di anno in anno, in virtù dell'espressa previsione in tal senso contenuta nell'art. 3 dell'accordo collettivo 20 giugno 1956 (reso efficace erga omnes con d.P.R. 16 gennaio 1961, n. 145), previsione che deve intendersi richiamata dall'art. 1751 cod. civ.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6481 del 17 marzo 2009)
Cass. civ. n. 23966/2008
In tema di cessazione del rapporto di agenzia, l'articolo 17 della direttiva n.86/653/ CEE, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, deve essere interpretato, alla luce della relativa decisione della Corte di giustizia delle Comunità Europee del 23 marzo 2006, C-465/04, nel senso che l'indennità di cessazione del rapporto prevista dalla citata direttiva non può essere sostituita da un'indennità contrattualmente determinata secondo criteri diversi, a meno che quest'ultima non assicuri all'agente un trattamento più favorevole. Pertanto, l'art. 1751 cod. civ. (anche nel testo successivo al d.lgs. n. 65 del 1999), il quale va interpretato in conformità della disciplina comunitaria, va inteso nel senso che l'attribuzione dell'indennità è condizionata non soltanto alla permanenza, per il preponente, di sostanziali vantaggi derivanti, dall'attività di promozione degli affari compiuta dall'agente, ma anche alla rispondenza ad equità dell'attribuzione, in considerazione delle circostanze del caso concreto, ed in particolare delle provvigioni perse da quest'ultimo.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 23966 del 22 settembre 2008)
Cass. civ. n. 4056/2008
A seguito della sentenza, della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, 23 marzo 2006, in causa C465/04, interpretativa degli artt. 17 e 19 della direttiva 86/653, ai fini della quantificazione dell'indennità di cessazione dei rapporto spettante all'agente nel regime precedente all'accordo collettivo del 26 febbraio 2002 che ha introdotto l'«indenntà meritocratica» ove l'agente provi di aver procurato nuovi clienti al preponente o di aver sviluppato gli affari con i clienti esistenti.(ed il preponente riceva ancora vantaggi derivanti -dagli affari con- tali clienti) ai sensi della i. 1751,comma 1, c.c., è necessario verificare se fermi i limiti posti dall'art. 1751, comma 3., c.c. — dennità determinata secondo l'accordo collettivo del 27 novembre 1992, tenuto conto di tutte le circostanze del caso e, in particolare, delle provvigioni che l'agente perde, sia equa e compensativa del particolare merito dimostrato, dovendosi, in difetto, riconoscere la differenza necessaria per ricondurla ad equità. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in adesione all'orientamento precedente alla citata sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, aveva ritenuto la prevalenza del criterio previsto dalla contrattazione collettiva rispetto al criterio legale di cui all'art. 1751 c.c. in quanto più favorevole secondo una valutazione complessiva ex ante rimettendo al giudice del rinvio il compito di verificare se all'agente, sulla base degli elementi di fatto considerati, spettasse, per la meritevolezza del suo operato, una indennità di importo maggiore rispetto a quella garantita dall'accordo collettivo).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4056 del 19 febbraio 2008)
Cass. civ. n. 20725/2007
In tema di rapporto di agenzia, in relazione alla indennità sostitutiva di preavviso cui può aver diritto l'agente in caso di recesso del preponente, le somme aggiuntive di cui all'art. 12 bis dell'A.E.C. del 1994 si determinano, in considerazione dei motivi di recesso, da un minimo di zero ad un massimo da calcolarsi percentualmente a scaglioni sull'ammontare delle provvigioni complessivamente liquidate tenendo conto non solo dei fatti costituenti giusta causa di recesso ma anche dei motivi diversi che consentano di ridurre l'indennità ad un valore nullo. (Nella specie, nell'affermare il principio su esteso, la S.C., ritenendola correttamente motivata in relazione ai canoni legali di ermeneutica contrattuale, ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto che la norma consentisse di ridurre a zero l'indennità anche in presenza di motivi gravi ed importanti — costituiti nel caso dall'avere l'agente tenuto reiteratamente un comportamento violativo delle regole negoziali relative alla contabilizzazione delle operazioni e alle modalità dei pagamenti — ancorché non integranti gli estremi della giusta causa di recesso).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 20725 del 3 ottobre 2007)
Cass. civ. n. 16347/2007
In relazione ai criteri di quantificazione dell'indennità in caso di cessazione del rapporto di agenzia, l'art. 17 della direttiva 86/653/CEE del Consiglio del 18 dicembre 1986, relativa al coordinamento del diritto degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti — come interpretato dalla sentenza della Corte di giustizia Cee, 23 marzo 2006, in causa C-465/04 — non impone un calcolo in maniera analitica, bensì consente l'utilizzo di metodi di calcolo diversi e, segnatamente, di metodi sintetici, che valorizzino più ampiamente il criterio dell'equità e, quale punto di partenza, il limite massimo di un'annualità media di provvigioni previsto dalla direttiva medesima. Ne consegue che l'art. 1751 c.c. deve interpretarsi nel senso che l'attribuzione dell'indennità è condizionata non soltanto alla permanenza, per il preponente, di sostanziali vantaggi derivanti dall'attività di promozione degli affari compiuta dall'agente, ma anche alla rispondenza ad equità dell'attribuzione, in considerazione delle circostanze del caso concreto ed in particolare delle provvigioni perse da quest'ultimo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, nella determinazione dell'indennità per la cessazione di un rapporto di agenzia, una volta accertata la permanenza di sostanziali vantaggi per la società preponente e individuato il limite massimo dell'indennità stessa in una annualità di provvigioni sulla base dell'ultimo quinquennio, aveva altresì tenuto conto della perdita di parte della clientela del portafoglio clienti dell'agente, così da ridurre equitativamente l'importo dovuto all'agente stesso in forza dell'art. .1751 c.c.).
In tema di indennità in caso di cessazione del rapporto di agenzia, a seguito dell'interpretazione data dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee (con sentenza 23 marzo 2006, in causa C465/04) sulla portata degli artt. 17 e 19 della direttiva 86/653/CEE del Consiglio del 18 dicembre 1986, relativa al coordinamento del diritto degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, l'art. 1751, comma sesto, c.c., nel testo sostituito dall'art. 4 del D.L.vo 10 settembre 1991, n. 303 (attuativo della predetta direttiva comunitaria), va inteso nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all'agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore, siccome la prevista inderogabilità a svantaggio dell'agente comporta che l'importo determinato dal giudice ai sensi della normativa legale deve prevalere su quello, inferiore, spettante in applicazione di regole pattizie, individuali o collettive. Ne consegue, pertanto, che l'indennità contemplata dall'Accordo economico collettivo del 27 novembre 1992 rappresenta per l'agente un trattamento minimo garantito, che può essere considerato di maggior favore soltanto nel caso che, in concreto, non spetti all'agente l'indennità di legge in misura inferiore.
(Nell'enunciare l'anzidetto principio di diritto, la S.C. ha, peraltro, ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, eccepita in riferimento all'art. 39 Cost., dell'art.1751 c.c., interpretalo nel senso di sanzionare con la nullità le pattuizioni contenute nel Accordi economici collettivi, non potendosi ravvisare un conflitto tra attività sindacale e attività legislativa in assenza di una riserva di legge in favore delle organizzazioni sindacali e dovendosi ritenere che la norma sospettata di incostituzionalità costituisca un intervento legislativo dovuto ai sensi dell'art. 11 Cost.).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 16347 del 24 luglio 2007)
Cass. civ. n. 21301/2006
In tema di determinazione dell'indennità dovuta all'agente commerciale alla cessazione del rapporto, la disciplina dettata dall'art. 1751, c.c. può essere derogata soltanto in meglio dalla contrattazione collettiva e, nel caso in cui l'agente sostenga in giudizio la nullità del contratto individuale recettivo di quello collettivo, il raffronto tra la disciplina legale e quella pattizia deve essere effettuato con riferimento al caso concreto, pervenendosi alla dichiarazione di nullità della parte del contratto risultata sfavorevole all'agente. Quest'ultimo pertanto ha l'onere di provare nel giudizio di merito, con dettagliati calcoli conformi ad entrambi i criteri, legale e contrattuale, la differenza peggiorativa, mentre il preponente ha l'onere di provare il contrario; anche attraverso l'eventuale considerazione complessiva delle clausole e la relativa compensazione di vantaggi e svantaggi. (cfr Corte di giustizia delle Comunità europee, Prima sezione, 23 marzo 2006 Haonyvem c. De Zotti).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 21301 del 3 ottobre 2006)
Cass. civ. n. 3196/2006
Allo scioglimento del contratto, la relativa indennità prevista in favore dell'agente dall'art. 1751 c.c. spetta anche al subagente, in virtù dei sostanziali vantaggi che il preponente-agente continua a ricevere dagli affari procuratigli anche dopo la cessazione del rapporto, che possono consistere in vantaggi futuri di ogni genere, compresi quelli che l'agente consegua nell'ambito della chiusura dei conti relativi al rapporto di agenzia, o dalla società preponente o direttamente dall'agente di pari livello che gli subentra, tenuto conto del fatto che il portafoglio della subagenzia confluisce in quello dell'agenzia.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3196 del 14 febbraio 2006)
L'art. 1751 c.c., quale risulta a seguito delle novelle di cui ai decreti legislativi n. 303 del 1991 e n. 65 del 1999, esclude la garanzia generalizzata della indennità per il caso di scioglimento del contratto di agenzia, prevedendo invece precise condizioni alle quali è sottoposto il relativo diritto dell'agente, e non fissa né la misura né un alcun criterio di commisurazione della medesima indennità, stabilendo, in conformità alla normativa comunitaria attuata con i citati decreti legislativi, soltanto il tetto massimo della stessa, onde deve ritenersi che il legislatore abbia inteso rimetterne la determinazione alla contrattazione, collettiva o individuale, come si desume anche dal rilievo che nessuna modificazione è stata apportata all'art. 2 della legge 2 febbraio 1973, n. 12, che attribuisce all'Enasarco il compito di provvedere alla gestione dell'indennità di scioglimento del contratto di agenzia, con i contributi accantonati sulla base delle provvigioni. Ne consegue che non contrasta con il divieto di derogabilità a svantaggio dell'agente, stabilito dal penultimo comma dell'art. 1751 c.c., l'applicazione della normativa collettiva, in base alla quale l'indennità di scioglimento del contratto va rapportata alle provvigioni ricevute nel corso del rapporto, né la diversità di trattamento tra gli agenti in ambito europeo può ritenersi in contrasto con la direttiva 86/653/CEE, in quanto tale direttiva, lungi dal prefiggersi la parificazione dei trattamenti giuridici nell'ambito dell'Unione europea, detta norme programmatiche che necessitano di attuazione da parte degli Stati membri, i quali possono optare tra un modello fondato sulla riparazione del pregiudizio causato dalla risoluzione del rapporto e un altro basato sulla indennità di cessazione del rapporto.
Cass. civ. n. 11189/2002
La disciplina legale dell'indennità dovuta all'agente, in caso di. cessazione del rapporto, a norma dell'art. 1751 c.c. (nel testo introdotto dal D.L.vo n. 303 del 1991 e dal D.L.vo n. 65 del 1999, per dare attuazione alle direttive comunitarie in materia), fa riferimento al criterio dell'equità (che prevede anche l'esame di tutte le circostanze del caso) non solo per determinare quando l'indennità deve essere erogata, ma anche per la determinazione dell'indennità stessa, e, di conseguenza, deve ritenersi prevalente sulla contrattazione collettiva tutte le volte che l'applicazione del criterio stabilito dalla legge conduca a un trattamento in concreto più favorevole all'agente, restando irrilevante una valutazione ex ante della maggior convenienza della regolamentazione pattizia rispetto a quella legale.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11189 del 29 luglio 2002)
Poiché l'indennità di cessazione del rapporto di agenzia compensa l'agente per l'incremento patrimoniale che la sua attività reca al preponente sviluppando l'avviamento dell'impresa, tale condizione deve ritenersi sussistente, ed è quindi dovuta l'indennità, allorquando i contratti conclusi dall'agente siano contratti di durata, in quanto lo sviluppo dell'avviamento e la protrazione dei vantaggi per il preponente, anche dopo la cessazione del rapporto di agenzia, sono in re ipsa, mentre resta irrilevante la circostanza che i vantaggi derivanti dai contratti in questione non possano essere ricevuti dal preponente per suo fatto volontario (nella specie, consistente nella deliberazione di porre in liquidazione la società).
Cass. civ. n. 5827/2002
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5827 del 22 aprile 2002)
Cass. civ. n. 3108/1996
Le scritture contabili, pur se regolarmente tenute, non hanno valore di prova legale a favore dell'imprenditore che le ha redatte. Pertanto, qualora l'imprenditore, ai sensi dell'art. 2710 c.c., intenda utilizzarle come mezzi di prova nei confronti della controparte, esse sono soggette, come ogni altra prova, al libero apprezzamento del giudice, al quale spetta stabilire, nei singoli casi, se ed in quale misura siano attendibili e idonee, eventualmente in concorso con altre risultanze probatorie, a dimostrare la fondatezza della pretesa (o della eccezione) della parte che le ha prodotte in giudizio.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3108 del 3 aprile 1996)
Cass. civ. n. 12223/1990
In caso di risoluzione del rapporto di agenzia, mentre non spetta all'agente l'indennità sostitutiva di clientela ove il rapporto sia cessato per volontà ed iniziativa dell'agente, invece compete in ogni caso all'agente, a norma dell'art. 1751 c.c. e delle corrispondenti norme degli accordi economici collettivi, l'indennità di scioglimento del contratto, che è dovuta — in tutto od in parte — dal preponente ove il medesimo non abbia provveduto a versare all'Enasarco, per l'accreditamento sul conto dell'agente, gli importi prescritti o abbia effettuato versamenti in misura inferiore a quella prevista dalla contrattazione collettiva, tenendo conto che è onere del preponente — il quale eccepisca essere tale indennità dovuta dall'Enasarco — provare di aver regolarmente assolto al suddetto obbligo contributivo.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12223 del 29 dicembre 1990)
relative all'articolo 1751 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1751 Codice civile - Indennità in caso di cessazione del rapporto | Quesito Q201923303
lunedì 13/05/2019 - Abruzzo
“Sono AMMINISTRATORE della srl Alfa che il 31/12/2018 ha ceduto l'attività ad un'altra società, Beta srl (costituita da 2 Dipendenti di Alfa srl). Dal 01/01/2019 Alfa srl è in Liquidazione e il sottoscritto è il Liquidatore. Il problema legale riguarda l'INDENNITA' SUPPLETIVA DI CLIENTELA che un Agente operativo dal 1998 rivendica sull'ammontare globale delle Provvigioni di tutti i 21 anni (nella misura del 3% sull'intero periodo; del 3.5% dal 4° anno e del 4% dal 7° anno).
Io invece ritengo che tale indennità non gli sia dovuta perchè la Alfa srl è in Liquidazione, quindi non è più operativa quindi non può trarre benefici dalla clientela procurata dall'Agente; inoltre questi non ha perso nessun beneficio di provvigioni perchè so che continua a svolgere l'attività di Agente con la nuova Società Beta srl (preciso che al momento non ha ancora sottoscritto formalmente un contratto di Agenzia con Beta srl che ha rilevato l'attività, ma di fatto già opera in tal senso, in attesa di formalizzare il Contratto di Agenzia).
Sono disponibile ad inviarvi altra documentazione de dovesse servire.
Resto in attesa di vostro riscontro per il proseguimento della consulenza.
Dott. A. M.
Il liquidatore di Alfa”
Preliminarmente, al fine di inquadrare la fattispecie giuridica di interesse è opportuno partire dalla definizione di contratto di agenzia che è disciplinato dal Codice civile all'art. 1742 e successivi, oltre che dagli Accordi economici collettivi sottoscritti con le organizzazioni sindacali.
E' d’uopo ricordare che la normativa nazionale è stata modificata in modo rilevante nel 1999, per renderla compatibile con quella comunitaria (Direttiva n. 86/653/CEE)
Si tratta di un contratto che prevede la forma scritta ad probationem, con cui una parte (l’agente) che assume stabilmente l'incarico di promuovere per conto dell'altra (il preponente) la conclusione di contratti in una zona determinata.
Condizione essenziale del rapporto di agenzia è il carattere stabile, cioè sistematico e continuativo, dell'attività promozionale esercitata dall'agente nell'interesse del preponente.
Il compenso per questa attività, la provvigione, consiste solitamente in una percentuale sul valore di ogni affare concluso.
La legge italiana prevede per l’agente l’obbligo di iscrizione al relativo Albo professionale.
Particolare attenzione, anche al fine di affrontare nello specifico il quesito proposto, merita il tema dei diritti dell'agente al termine del rapporto.
Orbene, alla cessazione del rapporto di agenzia competono a favore dell’agente alcuni diritti.
Innanzitutto, si evidenzia che l’art. 1750 c.c. stabilisce che se il contratto di agenzia è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto stesso dandone preavviso all'altra entro un termine stabilito. Se il recesso è posto in essere dal preponente, il termine di preavviso non può comunque essere inferiore a:
a. un mese per il primo anno di durata del contratto;
b. due mesi per il secondo anno iniziato;
c. tre mesi per il terzo anno iniziato;
d. quattro mesi per il quarto anno;
e. cinque mesi per il quinto anno;
f. sei mesi per il sesto anno e per tutti gli anni successivi.
Gli accordi collettivi prevedono termini e forme di preavviso specifiche e distinte, a seconda che si tratti di agente monomandatario o plurimandatario.
Nell’ipotesi in cui il preponente non voglia rispettare tali termini, potrà corrispondere all'agente un'indennità commisurata ai mesi di preavviso spettanti che quindi rappresenta il primo diritto in favore dell’agente al termine del rapporto.
L’agente ha diritto, inoltre, di ricevere alla cessazione del rapporto da parte del preponente un’indennità per la cessazione del rapporto medesimo. Ciò ai sensi di quanto stabilito dall’art. 1751 c.c., che è stato da ultimo modificato dai D. Lgs. n. 303/1991 e n. 65/1999 che hanno recepito la direttiva 86/653/CEE.
Anche gli accordi economici collettivi disciplinano, integrandola, l’indennità di cessazione del rapporto e prevedendo due distinte voci:
1. il c.d. FIRR (Fondo Indennità Risoluzione Rapporto) o indennità di scioglimento del rapporto, da corrispondere sempre e comunque all’agente alla cessazione dello stesso, con liquidazione a carico dell’Enasarco presso cui il preponente – durante il contratto, anno per anno – deve accantonare le relative somme da determinarsi in percentuale sulle provvigioni, e
2. la c.d. Indennità Suppletiva di Clientela, in aggiunta al FIRR, da corrispondere solo se il contratto si scioglie su iniziativa del preponente per fatto non imputabile all’agente con liquidazione a carico del preponente e non dell’Enasarco.
L’art. 1751 c.c., stabilisce nello specifico che il preponente, all’atto della cessazione del rapporto, è tenuto a corrispondere all’agente medesimo un’indennità se:
In buona sostanza, si richiede che vi sia la persistenza - al momento della cessazione del rapporto - di un portafoglio clienti procurato dall’agente, dal quale trae indubbio vantaggio la casa mandante e, che vi sia la perdita, in termini di provvigioni, che l’agente subisce come conseguenza dalla cessazione del rapporto.
Si sottolinea che il diritto all’indennità in questione è subordinato alla sussistenza di entrambe le predette condizioni.
Il rinnovato art. 1751 c.c., inoltre, stabilisce che l’indennità non è dovuta quando il preponente risolve il contratto per grave inadempienza dell’agente che, per la sua gravità, non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto oppure quando l’agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze per le quali non può essergli chiesta ragionevolmente la prosecuzione dell’attività.
Detto tutto quanto sopra, ora risulta di particolare importanza, al fine di dirimere il dubbio posto nel quesito in esame, la valutazione dei fatti esposti e la loro sussunzione nell’alveo normativo corretto.
Innanzitutto partiamo dalla premessa relativa alla cessione d’azienda: essa, ripercuotendosi su un rapporto di agenzia vede applicabile al caso specifico la norma di cui all’art. 2558 c.c., alla lettura integrale del quale si rimanda.
Tale norma considera effetto naturale della cessione d’azienda l’automatica successione in tutti i contratti, a prescindere dalla conoscenza che il cessionario ne abbia, salvo diversa pattuizione. La successione nei rapporti contrattuali riguarda quindi i contratti a prestazioni corrispettive in fase di esecuzione e deroga alla regola generale stabilita dall’art. 1406 c.c., secondo cui la cessione dei contratti necessita del consenso della controparte; infatti, in caso di trasferimento d’azienda tale consenso non è necessario, salvo il diritto di recesso previsto dall’art. 2558, comma 2, c.c..
Da quanto sostenuto dal richiedente però, il vero carattere dirimente della questione è da attribuire all’elemento necessario e fondante la pretesa di ottenere l’Indennità Suppletiva di Clientela che, nella fattispecie descritta dal richiedente, manca: la risoluzione del contratto di agenzia!
Infatti, riportando quanto asserito dal richiedente emerge con chiarezza che: "l’Agente continua a svolgere l'attività di Agente con la nuova Società BETA srl (preciso che al momento non ha ancora sottoscritto formalmente un contratto di Agenzia con BETA srl che ha rilevato l'attività, ma di fatto già opera in tal senso)".
Pertanto, può concludersi che l’Indennità Suppletiva di Clientela nel caso di specie non è dovuta all’Agente, non perché non risulta più operativa la prima società che ha ceduto l’azienda, ma perché, invece, il contratto di agenzia non è stato effettivamente oggetto di risoluzione. Esso, invero, da quanto risulta riferito nel quesito, è stato oggetto di successione ex art. 2558 c.c..
Norma di riferimento: Articolo 1751 Codice civile - Indennità in caso di cessazione del rapporto | Quesito Q201821364
sabato 12/05/2018 - Emilia-Romagna
“Alcune settimane fa mi avete fornito la vostra risposta ad un mio quesito riguardante i principi ai quali le case mandanti si debbono attenere per liquidare in occasione delle dimissioni il
Promotore Finanziario in continuità operativa dall’attuale società succeduta alle precedenti per fusioni e incorporazioni. Sono oramai 32 anni di attività e la mia età e di 71 anni. Poiché (omissis) liquiderebbe con criteri unilaterali, cioè considerando criteri di calcolo solo per gli ultimi 5 anni come media e naturalmente la parte del Fiir versato. Orbene ritengo che no sia giusta la cosa. Infatti il mio rapporto di collaborazione è ultratrentennale e magari non vedo perché dovrei essere liquidato con importi che a causa del nuovo regime possano essere inferiori al vecchio. Va premesso che non ho mai controfirmato le proposte in passato presentate per il calcolo della liquidazione. Ora, bontà Vostra Vi chiedo come potrebbe essere formalizzata una mia richiesta di dimissioni che contempli la richiesta di un calcolo liquidatorio che non sia peggiore di quanto eventualmente effettuato con i nuovi parametri. Pertanto attendo di leggervi.”
Il promotore finanziario che svolge la sua attività sulla base di un contratto di agenzia rientra nell’ambito di applicazione della previdenza Enasarco, espressamente destinata agli agenti e rappresentanti di cui agli articoli 1742, 1752 del Codice Civile. Tanto è stato anche confermato con risposta all’interpello prot. N. 2524/2005 della Direzione Generale per l’Att. Ispettiva del Ministero del lavoro che ha così chiarito: « […] l’esistenza di un contratto di agenzia ai sensi dell’art. 1742 c.c. determina l’appartenenza dei promotori finanziari alla più ampia categoria degli agenti e rappresentanti di commercio […]».
Per quanto riguarda l’indennità di fine rapporto per gli agenti di commercio, essa è regolata dall’art. 1751 del codice civile e dagli Accordi Economici Collettivi.
In realtà, l’articolo del codice civile sull’ammontare di tale indennità è vago in quanto fa riferimento ad una serie di parametri generici prescrivendo che: all’atto della cessazione del rapporto, il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità se ricorrono le seguenti condizioni:
il pagamento di tale indennità sia equo, tenendo conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l’agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti.
L’unica specifica precisione riguarda l’indicazione del tetto massimo della misura dell’indennità, infatti ai sensi dello stesso articolo del codice civile, questa non può superare una cifra equivalente ad un’indennità annua calcolata sulla base della media annuale delle retribuzioni riscosse dall’agente negli ultimi cinque anni e, se il contratto risale a meno di cinque anni, sulla media del periodo in questione.
Il rapporto di agenzia e l’attività di promotore finanziario, come già sopra accennato, possono altresì essere regolati dagli Accordi Economici Collettivi (AEC) i quali, definiscono, invece, con precisione l’importo dell’indennità di fine rapporto. Gli Accordi Economici Collettivi stabiliscono tre distinte indennità che vanno a rappresentare nel loro insieme l’indennità di fine rapporto stabilita dall’art.1751c.c. e prevedono, fra l'altro, anche il superamento dell'importo massimo previsto dal codice e dalle norme europee.
Le tre indennità in parola sono le seguenti:
FIRR (Fondo Indennità Risoluzione Rapporto) costituito da un accantonamento annuale presso l’apposito Fondo gestito dall’ENASARCO;
Indennità Suppletiva di Clientela riconosciuta all’agente anche in assenza di un incremento della clientela, (pari al 4% sull’ammontare globale delle provvigioni e delle altre somme maturate durante il rapporto).
Tale indennità verrà versata all’agente allo scioglimento del rapporto e sarà dovuta allo stesso indipendentemente dalla prova da parte dell’agente di avere sviluppato gli affari e/o la clientela del preponente, così come invece è previsto dall’indennità civilistica di cui all’art. 1751 c.c. (sul punto cfr. l’indennità di fine rapporto nel contratto di agenzia).
Nulla, però, vieta all’agente, al verificarsi di precise condizioni, di richiedere la corresponsione di quanto previsto dall’art. 1751 anziché gli Accordi Economici Collettivi se questi ultimi stabiliscono una indennità di fine rapporto inferiore.
Orbene, da quanto emerge dal quesito sembrerebbe che la preponente stia utilizzando legittimamente la disciplina di cui all’art. 1751 c.c.. Potrebbe essere utile, a questo punto, sapere se il contratto sottoscritto e attualmente in vigore prevede la disciplina degli Accordi Economici Collettivi, al fine di poter utilizzare i meccanismi di liquidazione delle indennità di fine rapporto ivi previste e, conseguentemente, valutarne la maggiore convenienza rispetto all’indennità di cui all’art. 1751 c.c.
L'opera intende orientare la trattazione sui temi e sugli snodi maggiormente rilevanti nella effettiva gestione del rapporto, con attenzione al dato giurisprudenziale e collocando ogni questione nel sistema ordinamentale.
L'obiettivo è quello di fornire al giurista, all'avvocato, all'operatore, uno strumento per quanto possibile completo e rigoroso, attento alla realtà delle relazioni economiche ma non alieno dalle questioni di rilievo più teorico.
Introduzione. La storia del contratto di agenzia, la normativa comunitaria - Nozione e natura dell'agenzia (La nozione - Agenzia ed altri contratti) - La forma e il contenuto del contratto. Gli obblighi ed i poteri delle parti - La retribuzione dell'agente - La cessazione del rapporto (La durata ed il recesso - L'indennità di cessazione del rapporto) - Il patto di non concorrenza - Indici: delle sentenze citate; bibliografico; degli autori; analitico.
Trattato di diritto commerciale vol. 2/3-5: La...
Trattato di diritto commerciale vol. 2/3-5: La mediazione. Il contratto di agenzia
Autore: Luminoso Angelo, Zuddas Goffredo
Argomenti trattati: la disciplina della professione di mediatore, la fattispecie mediatizia, la mediazione per contraente non nominato, la provvigione, i contratti della mediazione professionale, mediazioni speciali e rapporti affini, il contratto d'agenzia. (continua)

References: Articolo 1751

Articolo 1751
 art. 1221

Cass. 
 sentenza 

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 art. 99
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 Articolo 1751
 art. 1751
 art. 2558
 Articolo 1751