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Timestamp: 2020-08-14 21:13:01+00:00

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Errore di fatto revocatorio pronuncia omessa od extra petita | art 106 cod. proc. amm. 395 n. 4 cod. proc. civ | Sentenze
Errore di fatto revocatorio pronuncia omessa od extra petita | art 106 cod. proc. amm. 395 n. 4 cod. proc. civ
Scritto il Ottobre 18, 2017 da sentenze
Errore di fatto revocatorio – Seppure, in astratto, nell’errore di fatto revocatorio rientra il caso di omissione di pronuncia o di estensione della decisione a domande od eccezioni non rinvenibili negli atti del processo, tale evenienza è configurabile allorchè tale pronuncia omessa od extra petita sia frutto di una svista sulla percezione delle risultanze del processo.
L’errore di fatto, idoneo a fondare la domanda di revocazione ai sensi degli artt. 106 Cod. proc. amm. e 395 n. 4 Cod. proc. civ., è configurabile nell’attività preliminare del giudice di lettura e percezione degli atti acquisiti al processo, quanto allo loro esistenza ed al significato letterale, senza coinvolgere la successiva attività di interpretazione e di valutazione del contenuto delle domande, delle eccezioni e del materiale probatorio, ai fini della formazione del convincimento, così che rientrano nella nozione di errore di fatto revocatorio i casi in cui il giudice, per svista sulla percezione delle risultanze materiali del processo, sia incorso in omissione di pronuncia od abbia esteso la decisione a domande e ad eccezioni non rinvenibili negli atti del processo.
Viceversa esso non ricorre nell’ipotesi di erroneo, inesatto od incompleto apprezzamento delle risultanze processuali ovvero di anomalia del procedimento logico di interpretazione del materiale probatorio, ovvero quando la questione controversa sia stata risolta sulla base di specifici canoni ermeneutici o sulla base di un esame critico della documentazione acquisita, tutte ipotesi, queste, che danno luogo, eventualmente, ad un errore di giudizio, non censurabile mediante il rimedio della revocazione.
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della sentenza del CONSIGLIO DI STATO – SEZ. V n. 00656/2014, resa tra le parti, concernente la sentenza della Sez. V Consiglio di Stato, in tema di installazione impianto fotovoltaico ed autorizzazione paesaggistica.
1.- Omissis s.r.l., società operante nel settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ha pianificato un progetto per la costruzione di un impianto da fonte fotovoltaica a terra, da ubicare nel territorio del Comune di Nardò. A tale scopo ha presentato in data 9 marzo 2009 la d.i.a. ai sensi dell’art. 3 della l.r. Puglia n. 31 del 2008, conseguendo, per effetto del silenzio serbato dall’Amministrazione, l’autorizzazione alla costruzione ed esercizio dell’impianto; è anche intervenuto un esplicito atto di assenso alla d.i.a. in data 10 giugno 2009. Successivamente Omissis ha stipulato il contratto di acquisto dell’area interessata dalla costruzione dell’impianto.
La società Omissis s.r.l. ha impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione di Lecce, la d.i.a favorevole e l’atto di assenso chiedendo l’accertamento dell’insussistenza dei presupposti per l’esercizio dell’attività oggetto della d.i.a. favorevole, in ragione dell’assenza dell’autorizzazione paesaggistica.
2. – Il Tribunale amministrativo regionale di Lecce ha accolto il ricorso con la sentenza 14 maggio 2012, n. 839, annullando per l’effetto sia la d.i.a favorevole, sia l’atto di assenso, ritenendo in particolare che l’intervento per la costruzione dell’impianto avrebbe richiesto l’autorizzazione paesaggistica, in quanto ricadente in area tipizzata dal PUTT/p come ambito territoriale esteso di valore relativo “D”.
3.- Avverso tale sentenza ha esperito appello Omissis, deducendo vari motivi, incentrati sulla non necessarietà dell’autorizzazione paesaggistica.
4. – Con la sentenza 11 febbraio 2014, n. 656 questa V Sezione ha respinto l’appello, affermando che per l’esecuzione dell’impianto occorreva l’autorizzazione paesaggistica, incidendo su di un’area sottoposta a vincolo paesaggistico.
5. – Omissis chiede in questa sede la revocazione della predetta sentenza, allegando una pluralità di errori di fatto rilevanti ai sensi degli artt. 395 n. 4 Cod. proc. civ. e 106 Cod. proc. amm., consistenti essenzialmente: a) nell’avere affermato la necessarietà dell’autorizzazione paesaggistica per un impianto fotovoltaico da costruire in ambito territoriale esteso-ATE D, di valore relativo; b) nell’avere affermato che la d.i.a. favorevole non sia equivalente all’autorizzazione unica, seppure accompagnata dalla documentazione prescritta, c) nell’avere affermato che l’impianto e le opere connesse non siano qualificabili come indifferibili ed urgenti, con la conseguente necessità dell’autorizzazione paesaggistica.
6. – All’udienza pubblica del 13 dicembre 2016, nella mancata costituzione delle parti intimate, la causa è stata trattenuta in decisione.
1.- Il ricorso per revocazione è inammissibile.
Rileva il Collegio che, in termini generali, l’errore di fatto, idoneo a fondare la domanda di revocazione ai sensi degli artt. 106 Cod. proc. amm. e 395 n. 4 Cod. proc. civ., è configurabile nell’attività preliminare del giudice di lettura e percezione degli atti acquisiti al processo, quanto allo loro esistenza ed al significato letterale, senza coinvolgere la successiva attività di interpretazione e di valutazione del contenuto delle domande, delle eccezioni e del materiale probatorio, ai fini della formazione del convincimento, così che rientrano nella nozione di errore di fatto revocatorio i casi in cui il giudice, per svista sulla percezione delle risultanze materiali del processo, sia incorso in omissione di pronuncia od abbia esteso la decisione a domande e ad eccezioni non rinvenibili negli atti del processo.
Viceversa esso non ricorre nell’ipotesi di erroneo, inesatto od incompleto apprezzamento delle risultanze processuali ovvero di anomalia del procedimento logico di interpretazione del materiale probatorio, ovvero quando la questione controversa sia stata risolta sulla base di specifici canoni ermeneutici o sulla base di un esame critico della documentazione acquisita, tutte ipotesi, queste, che danno luogo, eventualmente, ad un errore di giudizio, non censurabile mediante il rimedio della revocazione (in termini Cons. Stato, V, 29 ottobre 2014, n. 5347; V, 11 giugno 2013, n. 3210; Ad. Plen., 10 gennaio 2013, n. 1; Ad. Plen., 17 maggio 2010, n. 2; Ad. Plen., 11 giugno 2001, n. 3).
2. – Nella fattispecie in esame non si rinvengono gli elementi tipici dell’errore di fatto revocatorio.
3. – In particolare, procedendo alla disamina del ricorso, per quanto è dato desumere, Omissis s.r.l. allega che, alla stregua dell’art. 5.02, punto 1.07, del PUTT/p, la realizzazione di opere dichiarate indifferibile ed urgenti (quali sono quelle finalizzate all’utilizzazione delle fonti rinnovabili di energia od assimilate : art. 1, comma 4, della legge n. 10 del 1991 ed art. 12 del d.lgs. n. 387del 2003; soluzione normativa confermata dall’art. 6 del d.lgs. n. 28 del 2011, che per gli impianti di minore potenza prevede la PAS, descrivente un procedimento analogo a quello della d.i.a.) non richiede il previo rilascio dell’autorizzazione paesaggistica; in ogni modo, nel caso di lavori da eseguirsi in “ambito territoriale esteso”-ATE D, non vincolato, il titolo edilizio è rilasciato sulla base del solo parere della Commissione edilizia comunale (ed, essendo questa stata abolita, dal parere favorevole del tecnico del Comune). Deduce, ancora, la natura precaria dell’impianto da realizzare, tale da non determinare una compromissione definitiva del territorio.
Il motivo è inammissibile, in quanto la sentenza di cui si chiede la revocazione ha compiutamente trattato la questione della sussistenza, per vari profili, dell’obbligo, in capo all’appellante, di dotarsi della preventiva autorizzazione paesaggistica, affermando che dagli strumenti urbanistici vigenti emerge che l’impianto realizzando ricade in area sottoposta a vincolo paesaggistico, precisando altresì che la dichiarazione di indifferibilità ed urgenza dei lavori inerenti la realizzazione di progetti di impianti fotovoltaici consegue, a mente dell’art. 12, comma 3, del d.lgs. n. 387 del 2003, all’approvazione dei progetti in maniera conforme alla disciplina vigente, implicante l’acquisizione dei prescritti pareri ambientali, mancanti nel caso di specie.
Si tratta dunque di una questione che è stata controversa tra le parti e decisa dal giudice, mentre l’errore di fatto può essere solamente quello attinente ad un punto non controverso e sul quale la decisione non abbia espressamente motivato (Ad. plen.,10 gennaio 2013, n. 1).
4. – Egualmente inammissibile è il motivo con cui si deduce che la sentenza non avrebbe tenuto conto, benchè la circostanza fosse stata espressamente devoluta in appello, dell’intervenuta abolizione, da parte del Comune di Nardò (con delibera 21 ottobre 2006), della commissione edilizia, con la conseguenza che il parere sulla qualificazione paesaggistica dell’impianto risulterebbe legittimamente espresso in data 4 giugno 2009 dal tecnico del Comune, come risulta dall’atto di assenso, poi recepito (in attuazione dell’art. 96 del d.lgs. n. 267 del 2000) dal dirigente del Settore Urbanistica ed Ambiente con nota del 25 febbraio 2010.
Va considerato che seppure, in astratto, nell’errore di fatto revocatorio rientra il caso di omissione di pronuncia o di estensione della decisione a domande od eccezioni non rinvenibili negli atti del processo, tale evenienza è configurabile allorchè tale pronuncia omessa od extra petita sia frutto di una svista sulla percezione delle risultanze del processo. Tale situazione deve escludersi nella fattispecie in esame, in quanto consegue all’assorbimento logico del motivo per effetto della statuizione che ha affermato l’obbligo di dotarsi dell’autorizzazione paesaggistica, la quale non ammette la soluzione del parere del tecnico comunale, recepito dal dirigente peraltro successivamente al perfezionarsi della d.i.a. ed all’emissione dell’atto di assenso esplicito.
5. – In conclusione, alla stregua di quanto esposto, il ricorso per revocazione deve essere dichiarato inammissibile, ciò precludendo il riesame del merito della controversia già precedentemente decisa.
Non v’è luogo a provvedere sulle spese di giudizio, stante la mancata costituzione delle parti intimate.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 dicembre 2016 […]
sentenza n. 4810 18/10/2017
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References: sentenza 
 sentenza 
 art. 395
 sentenza 
 art. 8
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 art. 1
 art. 12
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