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Timestamp: 2020-08-10 19:37:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 16108 del 03/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16108 del 03/08/2016
Cassazione civile sez. VI, 03/08/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 03/08/2016), n.16108
sul ricorso 10141-2014 proposto da:
CROCE ROSSA ITALIANA (OMISSIS), in persona del legale rappresentante
12, presso. AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e
G.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato EMANUELE
PAGLIARO giusta procura a margine del controricorso;
avverso l’ordinanza n. 304/2013 R.G.L. della CORTE D’APPELLO di
TORINO, depositata il 05/02/2014;
dell’11/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PAGETTA ANTONELLA.
La causa è stata chiamata all’adunanza in camera di consiglio dell’11 maggio 2016, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380 bis c.p.c., L’odierno controricorrente premesso di essere dipendente dell’ente Croce Rossa Italiana assunto in forza di contratti a tempo determinato, ha adito il giudice del lavoro chiedendo il pagamento di somme a titolo di compenso incentivante ex art. 32 CCNL 1998/2001 Compatto Enti pubblici non economici, emolumento riconosciuto dall’ente datore di lavoro esclusivamente in favore dei lavoratori assunti a tempo indeterminato.
Il giudice adito ha accolto la domanda. La Corte di appello di Torino ha dichiarato, ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., inammissibile l’appello proposto da C.R.I. avverso tale decisione.
C.R.I. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado e avverso la ordinanza di inammissibilità ex art. 348 ter c.p.c., formulando due motivi; l’intimato ha resistito con tempestivo controricorso.
Con il primo motivo parte ricorrente, deducendo plurime violazioni di legge, ha censurato l’ordinanza di inammissibilità in quanto adottata in assenza del presupposto rappresentato dalla esistenza di orientamenti giurisprudenziali conformi in materia. Ha a tal fine evidenziato l’assenza di pronunzie di legittimità in ordine alla questione oggetto di causa e l’esistenza di pronunzie di altri Corti di appello, determinatesi in senso opposto alla tesi condivisa dalla Corte di appello di Torino.
Con il secondo motivo di ricorso, deducendo plurime violazioni di legge e di contratto collettivo, ha censurato la sentenza di primo grado per avere riconosciuto in favore dei lavoratori assunti a termine il compenso incentivante; ha in particolare argomentato diffusamente sulla incompatibilità di tale emolumento con la posizione lavorativa dei lavoratori assunti a termine.
Il primo motivo di ricorso è inammissibile avendo questa Corte ripetutamente chiarito che l’ordinanza d’inammissibilità dell’appello ex art. 348 ter c.p.c., emessa nei casi in cui ne è consentita l’adozione, cioè per manifesta infondatezza nel merito del gravame, non è ricorribile per cassazione, neppure ai sensi dell’art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento carente del carattere della definitività, giacchè il terzo comma del medesimo art. 348 ter consente di impugnare per cassazione il provvedimento di primo grado (v., tra le altre, Cass n. 19944 del 2014. ord. n. 20470 del 2015).
In tali pronunzie è stato affermato che il compenso incentivante, quale elemento della retribuzione legato al raggiungimento di specifici obiettivi programmati nell’ambito dei fini istituzionali dell’ente, deve essere corrisposto anche al personale della Croce Rossa Italiana a tempo determinato, riferendosi l’art. 28, comma 1, lett. e) del C.C.N.L. del personale degli enti pubblici non economici del 16 febbraio 1999, che lo prevede, a “dipendenti” e a “lavoratori” e, quindi, a prestazioni di attività lavorative tanto a tempo indeteiminato che determinato, senza che sia desumibile un’incompatibilità ontologica con una modulazione del rapporto a termine.
E’ stato,infatti, ritenuto che il mancato riconoscimento del compenso anche ai dipendenti assunti a tempo determinato, si pone in contrasto con il principio di non discriminazione, di cui alla clausola 4 punto 1 della Direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/70/CE alla quale ha dato attuazione nell’ordinamento interno D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6, principio applicabile, secondo l’interpretazione della giurisprudenza della Corte di giustizia UE, ai contratti e rapporti di lavoro a tempo determinato conclusi con le amministrazioni e gli altri enti del settore pubblico il quale esige che sia esclusa qualsiasi disparità di trattamento tra dipendenti pubblici di ruolo e dipendenti pubblici temporanei comparabili di uno Stato membro, per il solo motivo che questi ultimi lavorino a tempo determinato, a meno che la disparità di trattamento non sia giustificata da ” ragioni oggettive” e cioè dalla sussistenza di elementi precisi e concreti che contraddistinguano il rapporto di impiego in questione, nel particolare contesto in cui si iscrive e in base a criteri oggettivi e trasparenti al fine di verificare se tale disparità risponda ad una reale necessità, sia idonea a conseguire l’obiettivo perseguito e risulti a tal fine necessaria (Corte giust. UE 13 settembre 2007, in causa C-307/05). Sicchè, i lavoratori a tempo determinato possono opporsi ad un trattamento contrattuale di natura retributiva meno favorevole, al di fuori di qualsiasi giustificazione obiettiva, di quello riservato ai lavoratori a tempo indeterminato che si trovino in una situazione comparabile: non potendo il carattere temporaneo del rapporto di lavoro di taluni dipendenti pubblici costituire, di per sè, una ragione oggettiva ai sensi di tale clausola dell’accordo quadro, risolvendosi nella negazione, appunto discriminatoria, di una condizione di impiego (Corte giust. VE 22 dicembre 2010, in cause C-444/09 e C-456/09, con specifico riferimento a un’indennità di servizio per anzianità).
Si è rilevato che dalla normativa contrattuale del settore, applicabile anche ai dipendenti della Croce Rossa a tempo determinato, non emerge alcuna distinzione tra questi e i dipendenti a tempo indeterminato, in merito al compenso incentivante in questione: ricorrendo, in riferimento a tale istituto retributivo accessorio, le locuzioni normative dipendenti e lavoratori, comprensive di prestazione di attività lavorative tanto a tempo indeterminato, quanto a tempo determinato. Si è quindi escluso che la sola teorica previsione di programmi ed obiettivi, in assenza di specifiche ed esplicitate ragioni, costituisca elemento idoneo a far ritenere l’inapplicabilità del compenso anche ai lavoratori con rapporto a termine e che dunque sia configurabile un’incompatibilità “ex se”,come sostenuto dalla Croce Rossa. L’obiettivo,infatti, di migliorare la qualità del servizio mediante erogazioni correlate alla produttività collettiva ed individuale può valere anche nel caso di contratto a termine salvo che in concreto il programma o l’obiettivo fissato dall’ente presuppongano in relazione al loro contenuto un rapporto di lavoro di durata ultrannuale oppure essere indirizzato in modo specifico a lavori che esulano da quelli generalmente riservati a lavoratori a tempo determinato i quali svolgono mansioni inerenti le convenzioni esistenti tra la CRI ed altri enti.
Ritiene questo Collegio che le considerazioni svolte dal Relatore sono del tutto condivisibili siccome coerenti alla ormai consolidata giurisprudenza in materia. Con specifico riferimento alla preliminare eccezione del controricorrente, di tardività del ricorso per cassazione, in quanto proposto oltre il termine di cui al terzo comma dell’art. 34 ter c.p.c., evidenzia la inidoneità del documento richiamato nel controricorso (v. pag. 5) a suffragare l’assunto della avvenuta comunicazione a Croce Rossa Italiana, ad opera della cancelleria, dell’ordinanza resa ex art. 348 bis c.p.c., art. 348 ter c.p.c., in epoca antecedente alla notifica del provvedimento. Invero il documento in questione è costituito da un biglietto di cancelleria inviato via PEC all’odierna parte controricorrente e non all’Avvocatura dello Stato, difensore ex lege di Croce Rossa Italiana; inoltre esso fa riferimento ad un provvedimento di “improcedibilità” laddove il provvedimento adottato dalla Corte di appello di Torino è un provvedimento che dichiara la inammissibilità dell’appello ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., comma 1. Tanto è sufficiente per respingere la eccezione sollevata.
In conclusione, in adesione alla proposta del Consigliere relatore, il primo motivo di ricorso deve essere dichiarato inammissibile ed il secondo rigettato nel merito.
E’ escluso il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato ai sensi D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da parte della ricorrente, in quanto parte istituzionalmente esonerata, per valutazione normativa della sua qualità soggettiva, dal materiale versamento del contributo stesso, mediante il meccanismo della prenotazione a debito (Cass. 14 marzo 2014, n. 5955).
La Corte dichiara inammissibile il primo motivo e rigetta il secondo. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 3.500,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15%, oltre accessori di legge.

References: Sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 art. 348
 art. 348
 art. 6
 art. 348
 art. 348
 art. 13