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****** Art. 342 (Forma dell appello) - PDF
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1 Modifiche al cpc a seguito della "Conversione in legge,con modificazioni, del decretolegge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese" Art. 342 (Forma dell appello) ****** L'appello si propone con citazione contenente le indicazioni prescritte dall'articolo 163. L'appello deve essere motivato. La motivazione dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilità: 1) l'indicazione delle parti del provvedimento che si intendono appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado; 2) l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata. Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall articolo 163-bis. Si modifica la vigente previsione relativa alla forma dell'appello, ulteriormente specificando i requisiti relativi alla motivazione dell'atto di appello. In particolare, la nuova disposizione prevede che la motivazione dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilità, l'indicazione delle parti del provvedimento che si intendono appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado, nonché l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata. Nulla si dice espressamente se la medesima forma debba essere rispettata per l'appello incidentale, ma si deve ritenere che analogicamente anche per l'appello incidentale si deve indicare, a pena di inammissibilità: 1) l'indicazione delle parti del provvedimento che s intendono appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado; 2) l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata. Caponi osserva che "il nuovo testo dell art. 342, comma 1 c.p.c. è pensato come un ulteriore dispositivo di filtro che ha come parametro il rispetto dei requisiti di formacontenuto ivi previsti. Ciò significa in pratica che, mentre per dichiarare inammissibili appelli privi di una «ragionevole probabilità» di essere accolti il giudice dovrà svolgere una sia pur minima attività di apprezzamento cognitivo circa la fondatezza dei motivi di 1
2 appello, in questo caso il giudice dovrà verificare unicamente se l atto di appello risponde ai requisiti della fattispecie legale di cui all art. 342, comma 1 c.p.c. e, ove questa corrispondenza non vi sia, dovrà dichiarare l appello inammissibile." 1 Art. 345 (Domande ed eccezioni nuove) Nel giudizio d appello non possono proporsi domande nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili d ufficio. Possono tuttavia domandarsi gli interessi, i frutti e gli accessori maturati dopo la sentenza impugnata, nonché il risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza stessa. Non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano rilevabili anche d ufficio. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che [ sono state soppresse le parole : "il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero" ] che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile. Può sempre deferirsi il giuramento decisorio. S interviene sul disposto dell'articolo 345 del codice di procedura civile sopprimendo, al terzo comma, le parole "che il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero". In conseguenza di tale modifica l'ammissione di nuovi mezzi di prova e di nuovi documenti nel giudizio di appello risulterà limitata ai soli casi in cui la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile. Rimane in ogni caso ferma la possibilità di deferire il giuramento decisorio. Art. 348 bis. (Inammissibilità all'appello) Fuori dei casi in cui deve essere dichiarata con sentenza l'inammissibilità o l'improcedibilità dell'appello, l'impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta. Il primo comma non si applica quando: a) l'appello è proposto relativamente a una delle cause di cui all'articolo 70, primo comma; b) l'appello è proposto a norma dell'articolo 702-quater. Il nuovo articolo 348-bis prevede un filtro di inammissibilità dell appello; tale filtro avviene sulla base di una prognosi rimessa alla discrezionalità dello stesso giudice del gravame, basata sulla ragionevole fondatezza dell impugnazione 1 Lo stesso autore evidenzia come la novella sia tratta dal codice di procedura tedesca e ricorda che la giurisprudenza tedesca interpreta tali requisiti in modo abbastanza generoso e così ritiene che, in relazione all onere di individuare le parti del provvedimento impugnate, il mezzo di impugnazione debba intendersi come indirizzato a colpire l intera decisione rispetto alla quale si registra la soccombenza dell appellante. 2
3 (l impugnazione è inammissibile quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta ) (vedi primo comma). 2 Dall introduzione di tale filtro derivano alcune ulteriori novelle al codice di procedura civile. Lo schema che viene introdotto nel processo civile si basa, quindi, su una selezione preventiva delle impugnazioni meritevoli di trattazione (la relazione ministeriale a sostegno della novella rileva che il 68% degli appelli si concludono con la conferma della sentenza di primo grado): quando il giudice rilevi l infondatezza di merito dell impugnazione, lo stesso dichiara l inammissibilità dell impugnazione con ordinanza, spogliandosi del gravame. In tal caso, la decisione di primo grado sarà ricorribile per cassazione. Nel caso contrario (di ammissione dell appello) il giudice procede alla trattazione, senza adottare alcun provvedimento. Il filtro di inammissibilità non può essere applicato se il gravame concerne (vedi secondo comma): - le cause in cui è obbligatorio l intervento del PM. Si tratta delle cause che egli stesso potrebbe proporre; delle cause matrimoniali, comprese quelle di separazione personale dei coniugi; delle cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone; degli altri casi previsti dalla legge (transazione nei giudizi di falso, art 1968 c.c.; querela di falso, art. 221 c.p.c..; apposizione d ufficio dei sigilli, art. 754 c.p.c.) - l appello all ordinanza di cui all art. 702-ter, sesto comma, che decide in sede di procedimento sommario di cognizione (lett. b). L'intento dichiarato nella relazione accompagnatoria al decreto è anche quello di incentivare il ricorso al procedimento di cui all'art.702 bis cpc. Art. 348 ter. (Pronuncia sull'inammissibilità dell'appello) 2 In sede di lavori delle commissioni parlamentari era stata proposta dagli onorevoli Capano e Contento una soluzione che prevedeva di aggiungere un quarto comma all art. 350 c.p.c. per il quale: nella stessa udienza il giudice, ove ritenga l impugnazione manifestamente fondata o manifestamente infondata, pro-nuncia sentenza dando lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ra-gioni di fatto e di diritto della decisione, anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e il riferimento a precedenti conformi. La sentenza così pronunciata s intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene. L emendamento benché suggerito dalla Commissione Giustizia della Camera è stato osteggiato dal Governo, che ha posto la fiducia sul suo testo predisposto in sede di conversione del decreto legge 3
4 All'udienza di cui all'articolo il giudice, prima di procedere alla trattazione, sentite le parti, dichiara inammissibile l'appello, a norma dell'articolo 348-bis, primo comma, con ordinanza succintamente motivata, anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e il riferimento a precedenti conformi. Il giudice provvede sulle spese a norma dell'articolo 91. L'ordinanza di inammissibilità è pronunciata solo quando sia per l'impugnazione principale che per quella incidentale di cui all'articolo 333 ricorrono i presupposti di cui al primo comma dell'articolo 348-bis. In mancanza, il giudice procede alla trattazione di tutte le impugnazioni comunque proposte contro la sentenza. Quando è pronunciata l'inammissibilità, contro il provvedimento di primo grado può essere proposto, a norma dell'articolo 360, ricorso per cassazione. In tal caso il termine per il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di primo grado decorre dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, dell'ordinanza che dichiara l'inammissibilità. Si applica l'articolo 327, in quanto compatibile. Quando l'inammissibilità è fondata sulle stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste a base della decisione impugnata, il ricorso per cassazione di cui al comma precedente può essere proposto esclusivamente per i motivi di cui ai numeri 1), 2), 3) e 4) dell'articolo 360. La disposizione di cui al quarto comma si applica, fuori dei casi di cui all'articolo 348-bis, secondo comma, lettera a), anche al ricorso per cassazione avverso la sentenza d'appello che conferma la decisione di primo grado. Il nuovo articolo 348-ter del codice di procedura civile detta disposizioni sulla pronuncia d inammissibilità dell appello. L ordinanza d inammissibilità è adottata dal giudice in sede di prima udienza di trattazione (art. 350 c.p.c.) ed è succintamente motivata anche con il rinvio ad elementi di fatto riportati negli atti di causa ed a precedenti conformi; l ordinanza pronuncia anche sulla condanna alle spese ex art. 91 (primo comma). Una modifica introdotta nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati ha esplicitamente stabilito che l'ordinanza è adottata "sentite le parti". Si può immaginare nella pratica che all udienza, prima di procedere alla trattazione, sentite le parti, qualora ricorrano i presupposti dell art. 348-bis, comma 1 c.p.c. sia per l impugnazione principale che per quella incidentale tempestiva, il giudice dichiara inammissibile l appello, con ordinanza 3 Art. 350 (Trattazione) Davanti alla corte di appello la trattazione dell appello è collegiale; davanti al tribunale l appello è trattato e deciso dal giudice monocratico. Nella prima udienza di trattazione il giudice verifica la regolare costituzione del giudizio e, quando occorre, ordina l integrazione di esso o la notificazione prevista dall articolo 332, oppure dispone che si rinnovi la notificazione dell atto di appello. Nella stessa udienza il giudice dichiara la contumacia dell appellato, provvede alla riunione degli appelli proposti contro la stessa sentenza e procede al tentativo di conciliazione ordinando, quando occorre, la comparizione personale delle parti. 4
5 succintamente motivata che può limitarsi a rinviare a fatti descritti negli atti di causa, nonché a precedenti conformi. Se non ricorrono i presupposti della inammissibilità, il giudice- anche se ritiene l appello manifestamente fondato- deve procedere alla trattazione dell appello rinviando per la precisazione delle conclusioni (udienza questa non prevista da alcuna norma del codice di rito ma sorta per il carico dei procedimenti dalla pratica giudiziaria per poter programmare le cause che vanno a decisone e rispettare i tempi di deposito della sentenza). L inammissibilità può essere dichiarata solo quando la prognosi di infondatezza del gravame sussista sia per l appello principale che per quello incidentale; in caso contrario, il giudice dovrà trattare tutte le impugnazioni proposte contro la decisione di primo grado (secondo comma). Se l appello è dichiarato inammissibile ai sensi del nuovo articolo 348-bis, la sentenza di primo grado è ricorribile per cassazione; il termine di venti giorni per il ricorso decorre dalla comunicazione o notifica dell ordinanza che ha pronunciato l inammissibilità dell appello (terzo comma). Si osserva che l articolo in esame non detta alcuna disciplina relativa ai termini di notificazione-comunicazione dell ordinanza d inammissibilità. Il ricorso per cassazione - quando l ordinanza di inammissibilità dell appello ex art. 348-bis è fondata sulle stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste alla base della sentenza di primo grado appellata viene, tuttavia, limitato ai soli motivi attinenti alla giurisdizione, alla violazione delle norme sulla competenza (quando non è prescritto il regolamento di competenza), alla violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro, alla nullità della sentenza o del procedimento (art. 360, primo comma, nn. 1-4, c.p.c.) (quarto comma). Diventa così impugnabile per cassazione direttamente la decisione di primo grado, questo potrebbe addirittura provocare un aumento del carico di lavoro della Corte di cassazione. Fuori delle ipotesi di cause in cui è obbligatorio l intervento del PM (art bis, secondo comma, lett. a) la limitazione nei motivi del ricorso per cassazione (art. 348-ter, quarto comma) si applica anche al ricorso per cassazione a seguito della cd. doppia conforme (sentenza di appello che conferma la sentenza di primo grado) (quinto comma). La formulazione del nuovo articolo 348-bis del codice di procedura civile stabilisce esplicitamente che il giudice di appello dovrà dichiarare l'inammissibilità dello stesso quando l'appello non ha una "ragionevole probabilità" di essere accolto. In altri termini ciò parrebbe significare che la cognizione piena in appello sarà limitata alle sole impugnazioni per le quali sussiste questa "ragionevole probabilità". In proposito parrebbe, quantomeno ad una prima lettura, doversi sollevare perplessità sulla scelta fatta dal provvedimento in esame, in quanto la stessa si risolve, in sostanza, nel riservare - quantomeno prevalentemente - la cognizione piena in appello alle impugnazioni che risultano manifestamente fondate. Si tratta di una scelta che presenta evidenti profili di asistematicità in quanto, in via ordinaria, i filtri di ammissibilità sono strutturati in modo da evitare che l'attività di piena cognizione debba occuparsi di ciò che è manifestamente 5
6 infondato o, al limite, fondato (si veda al riguardo, ad esempio, la formulazione del vigente articolo 375, primo comma, n. 5, del codice di procedura civile). La ragione di tali meccanismi è appunto quella di evitare una complessa verifica processuale laddove questa debba ritenersi in tutta evidenza inutile. Ma è chiaro, invece, come il pieno esplicarsi dell'attività di cognizione abbia senso soprattutto nei casi in cui le questioni di diritto e di fatto proposte presentano obiettivi margini di incertezza. L'innovazione contenuta sul punto nel provvedimento in esame - quantomeno stando alla sua formulazione letterale - impedirebbe l'accesso alla cognizione piena non solo alle impugnazioni che risultano manifestamente infondate, ma anche a quelle che presentano oggettivi margini di incertezza e problematicità (e delle quali per ciò stesso non si potrà certe ritenere che abbiano una "ragionevole probabilità" di essere accolte), e cioè vale a dire proprie a quelle che per definizione dovrebbero costituire l'oggetto di una cognizione piena (o meglio più ampia, visti i caratteri strutturali della cognizione in appello). Il parametro di giudizio che l impugnazione non abbia una «ragionevole probabilità di essere accolta» concede poi un margine di apprezzamento eccessivo al giudice dell impugnazione, poiché gli consente di dichiarare inammissibile un impugnazione che pur abbia una probabilità di essere accolta, sol che questa probabilità sia a suo giudizio non «ragionevole». 4 Art. 360 (Sentenze impugnabili e motivi di ricorso) Le sentenze pronunciate in grado d appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione: 1) per motivi attinenti alla giurisdizione; 2) per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza; 3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro; 4) per nullità della sentenza o del procedimento; 5) per omesso esame circa un fatto decisivo [soppressa la parola: controverso] per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti Può inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d accordo per omettere l appello; ma in tal caso l impugnazione può proporsi soltanto a norma del primo comma, n. 3). Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze può essere proposto, senza necessità di riserva, allorché sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio. Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si applicano alle sentenze ed ai provvedimenti diversi dalla sentenza contro i quali è ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge. 4 Così Caponi in La riforma dell appello civile dopo la svolta nelle commissioni parlamentari sul sito Judicium 6
7 Si interviene sull'articolo 360 del codice di rito civile modificando la disciplina dei motivi di ricorso al fine di evitare, secondo la relazione ministeriale al provvedimento in esame, una strumentalizzazione ad opera delle parti che sta rendendo insostenibile il carico della Suprema Corte di cassazione, come più volte rilevato dal Primo Presidente. Viene infatti sostituito il n. 5) del primo comma del citato articolo 360 che, nella nuova formulazione, fa esclusivo riferimento a l omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti. Sono così eliminati dai motivi del ricorso in cassazione quelli inerenti la motivazione della sentenza pronunciata in appello (o in unico grado) ovvero la omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (primo comma n. 5 nel testo vigente anteriormente all'entrata in vigore del decreto legge in esame). Con tale modifica si ritorna quindi, sul punto, al testo originario del codice di procedura civile anteriore alla novella introdotta dalla legge n. 581 del La limitazione della possibilità di proporre ricorso per cassazione per vizio della motivazione su questione di fatto (art. 360, n. 5 c.p.c., osserva il prof. Caponi 5 si realizza in due modi: - dalla «omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio» si passa adesso allo «omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti». - in secondo luogo, qualora l inammissibilità dell appello, secondo il nuovo art. 348-bis c.p.c., sia pronunciata per le medesime ragioni di fatto poste a base della decisione impugnata, ovvero qualora l appello sia rigettato a cognizione ordinaria (con sentenza) per le stesse ragioni, si prevede che non si possa ricorrere in cassazione contro la sentenza di primo grado per il vizio di motivazione ex l art. 360, n. 5 c.p.c. Si è sostenuta da alcuni la potenziale incostituzionalità della disciplina. Art. 383 (Cassazione con rinvio) La Corte, quando accoglie il ricorso per motivi diversi da quelli richiamati nell articolo precedente, rinvia la causa ad altro giudice di grado pari a quello che ha pronunciato la sentenza cassata. Nel caso previsto dall art. 360, secondo comma, la causa può essere rinviata al giudice che avrebbe dovuto pronunciare sull appello al quale le parti hanno rinunciato. La Corte, se riscontra una nullità del giudizio di primo grado per la quale il giudice d appello avrebbe dovuto rimettere le parti al primo giudice, rinvia la causa a quest ultimo. Nelle ipotesi di cui all'articolo 348-ter, commi terzo e quarto, la Corte, se accoglie il ricorso per motivi diversi da quelli indicati dall'articolo 382, rinvia la causa al giudice che avrebbe dovuto pronunciare sull'appello e si applicano le disposizioni del libro secondo, titolo terzo, capo terzo, sezione terza. 5 Caponi in La riforma dell appello civile dopo la svolta nelle commissioni parlamentari sul sito Judicium 7
8 S introduce un integrazione all articolo 383 del codice di procedura civile relativo alle ipotesi di cassazione con rinvio, stabilisce che, nelle citate ipotesi di cui al terzo e quarto comma del nuovo articolo 348-ter (ricorso diretto in cassazione della sentenza di primo grado), se la Corte accoglie il ricorso per motivi diversi da quelli di giurisdizione e di competenza (art. 382), rinvia la causa al giudice che avrebbe dovuto pronunciare sull appello (dichiarato inammissibile ex art. 348-bis); viene precisata l applicabilità della disciplina sul giudizio di rinvio prevista del codice di rito (artt. da 392 a 394). Art. 434 (Deposito del ricorso in appello) Il ricorso deve contenere le indicazioni prescritte dall'articolo 414. L'appello deve essere motivato. La motivazione dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilità: 1) l'indicazione delle parti del provvedimento che si intendono appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dai giudice di primo grado; 2) l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della corte di appello entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza, oppure entro quaranta giorni nel caso in cui la notificazione abbia dovuto effettuarsi all estero. S interviene sull'articolo 434 del codice di procedura civile, modificando la disciplina dell'atto introduttivo del giudizio di appello nel rito del lavoro in modo conforme a quanto previsto dalle modifiche apportate all'articolo 342 del codice di procedura civile. La disposizione, in particolare sostituisce il primo comma del citato articolo 434 il quale, nella nuova formulazione, stabilisce che il ricorso in appello deve contenere le indicazioni prescritte dall'articolo 414, che l'appello deve essere motivato e che la motivazione dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilità l'indicazione delle parti del provvedimento che si intendono appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado, nonché l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata. Art. 436-bis (Inammissibilità dell'appello e pronuncia) All'udienza di discussione si applicano gli articoli 348-bis e 348-ter Trattasi di norma di coordinamento con le novelle introdotte. Si aggiunge al codice di procedura civile l art. 436-bis, che rende applicabile anche alle cause di lavoro la descritta disciplina del filtro di inammissibilità dell appello di cui agli artt. 348-bis e 348-ter del codice processuale civile. 8
9 Art. 447 bis (Norme applicabili alle controversie in materia di locazione, di comodato e di affitto) Le controversie in materia di locazione e di comodato di immobili urbani e quelle di affitto di aziende sono disciplinate dagli articoli 414, 415, 416, 417, 418, 419, 420, 421, primo comma, 422, 423, primo e terzo comma, 424, 425, 426, 427, 428, 429, primo e secondo comma, 430, 433, 434, 435, 436, 436-bis, 437, 438, 439, 440, 441, in quanto applicabili. Sono nulle le clausole di deroga alla competenza. Il giudice può disporre d ufficio, in qualsiasi momento, l ispezione della cosa e l ammissione di ogni mezzo di prova, ad eccezione del giuramento decisorio, nonché la richiesta di informazioni, sia scritte che orali, alle associazioni di categoria indicate dalle parti. Le sentenze di condanna di primo grado sono provvisoriamente esecutive. All esecuzione si può procedere con la sola copia del dispositivo in pendenza del termine per il deposito della sentenza. Il giudice d appello può disporre con ordinanza non impugnabile che l efficacia esecutiva o l esecuzione siano sospese quando dalle stesse possa derivare all altra parte gravissimo danno. Trattasi anche in questo caso di norma di coordinamento con le novelle introdotte. La modifica dell art. 447-bis del codice di procedura civile, rende applicabile (tramite il richiamo all art. 436-bis) la stessa disciplina alle controversie in materia di locazione, di comodato e di affitto. Art. 702-quater (Appello) L ordinanza emessa ai sensi del sesto comma dell articolo 702-ter produce gli effetti di cui all articolo 2909 del codice civile se non è appellata entro trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione. Sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene indispensabili ai fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile. Il presidente del collegio può delegare l assunzione dei mezzi istruttori ad uno dei componenti del collegio. Si modifica l'articolo 702-quater del codice di procedura civile - relativo alla disciplina dell'appello nel procedimento sommario di cognizione - nel senso di prevedere che, in tale sede, nuovi mezzi di prova e nuovi documenti possono essere ammessi quando il collegio li ritiene non solo rilevanti - come attualmente previsto - ma indispensabili ai fini della decisione. Rimane ferma inoltre la previsione vigente relativa alla possibilità di disporre nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando la parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile. 9
10 L'intervento è certamente chiarificatore (anche se restrittivo) rispetto al precedente testo per il quale il "Collegio poteva ammettere nuovi mezzi di prova ritenuti rilevanti" (formula letterale che aveva dato adito a diverse critiche in considerazione del fatto che non esistono mezzi di prova ammissibili anche se irrilevanti). Regime transitorio Si applicano ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto le disposizioni di cui: - alla modifica del primo comma dell' Art alla modifica del terzo comma dell Art al nuovo Art. 348-bis e 348 ter - al comma aggiunto all'articolo alla modifica del primo comma dell' Art al nuovo Art. 436-bis - alla modifica al primo comma all'articolo 447-bis - alla modifica all'articolo 702-quater primo comma e 434 primo comma Si applica alle sole sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto la disposizione di modifica all'articolo 360, primo comma. Nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati si è specificato che le nuove disposizioni non si applicano al processo tributario di cui al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n La disciplina transitoria stabilisce che: - l applicabilità della riforma del filtro d inammissibilità (eccetto quella relativa all esclusione dai motivi del ricorso in cassazione, di quelli inerenti la motivazione della sentenza, cui all art. 360, primo comma, n. 5) nonché delle nuove disposizioni relative alla forma dell'appello ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello della data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame; - l applicabilità dei nuovi motivi di ricorso in cassazione (art. 360, primo comma, n. 5) alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello della data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame. Tali disposizioni transitorie paiono essere in conflitto con i presupposti della decretazione d'urgenza previsti dall art. 77 della Costituzione, anche alla luce della sentenza n. 171 del 2007 della Corte Costituzionale la quale pone come condizione per la legittimità ragioni di necessità e di urgenza, che nella fattispecie non paiono sussistere considerato che la disposizione introdotta col decreto legge non entra in vigore da subito, ma entrerebbe in vigore solo dopo il 10
11 novantesimo giorno dalla pubblicazione del decreto e cioè solo 30 giorni dopo la conversione in legge del Parlamento. Il decreto legge pare entrare anche in conflitto con la legislazione ordinaria (legge 400 del 1988) che stabilisce (articolo 15): a) i provvedimenti provvisori con forza di legge ordinaria adottati ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione sono presentati per l'emanazione al Presidente della Repubblica con la denominazione di "decreto-legge" e con l'indicazione, nel preambolo, delle circostanze straordinarie di necessità e di urgenza che ne giustificano l'adozione; b) i decreti devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo; c) le modifiche eventualmente apportate al decreto-legge in sede di conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della pubblicazione della legge di conversione, salvo che quest'ultima non disponga diversamente; d) il Ministro di giustizia cura che del rifiuto di conversione o della conversione parziale, purché definitiva, nonché della mancata conversione per decorrenza del termine sia data immediata pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Tale disposizione legislativa del 1988 è stata ritenuta dalla Presidenza della Repubblica (si cita il Messaggio di rinvio alle Camere della legge di conversione del d.l. 25 gennaio 2002, n. 4) avente carattere "ordinamentale"; inoltre essa è in qualche modo richiamata anche dai regolamenti parlamentari, laddove essi prevedono si debba verificare, in sede di conversione, la sussistenza dei requisiti posti dalla "legislazione vigente" (art. 78 R.S. e art. 96-bis R.C.). E certamente noto che è indirizzo costante della Corte Costituzionale che il difetto dei requisiti del "caso straordinario di necessità e d'urgenza", una volta intervenuta la conversione, si traduce in un vizio in procedendo della relativa legge (rimanendo del tutto irrilevante la eventuale "efficacia sanante" della legge di conversione, per assenza in capo al legislatore ordinario del potere di alterare il riparto costituzionale delle competenze del Parlamento e del Governo quanto alla produzione delle fonti primarie). In definitiva l art. 54 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83 sembra avere tutte le caratteristiche per essere considerato come un disegno di legge governativo urgente, piuttosto che un decreto legge; se questo è esatto andavano rispettate le forme per dotare il disegno di legge della dichiarazione di urgenza ai sensi dell'articolo 77, primo comma, del Regolamento del Senato e dall art. 69 del Regolamento della Camera. 11
12 Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89 a seguito della "Conversione in legge,con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese" ****** Legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell' articolo 375 del codice di procedura civile) Articolo 2 (Diritto all'equa riparazione) 1. Chi ha subìto un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione Nell accertare la violazione il giudice valuta la complessità del caso, l oggetto del procedimento, il comportamento delle parti e del giudice durante il procedimento, nonché quello di ogni altro soggetto chiamato a concorrervi o a contribuire alla sua definizione. Si novella l articolo 2 con una nuova formulazione del comma 2 che estende il potere di valutazione del giudice. Infatti, in relazione all accertamento della violazione sono attribuiti al giudice poteri di valutazione; quanto alla 6 Si modifica la disciplina dei procedimenti relativi alle domande d indennizzo per violazione del termine di durata ragionevole del processo civile e penale, specificando inoltre, per ciascun grado di giudizio, quale sia il termine entro il quale la durata del processo non può mai essere dichiarata irragionevole. La norma interviene, quindi, sul contenuto della cd. legge Pinto (legge n. 89 del 2001) sia con finalità di razionalizzazione del relativo procedimento presso le corti d appello che di contenimento della spesa pubblica. In conformità alle previsioni vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legge in esame, i giudizi sul diritto all equa riparazione aventi ad oggetto la fondatezza del ricorso e la liquidazione degli importi si svolgevano davanti alla Corte d appello in composizione collegiale, con instaurazione del contraddittorio nei confronti dell amministrazione responsabile e attraverso una pluralità di udienze. Poiché tali procedimenti, proprio per la loro eccessiva durata, sono stati essi stessi fonte di domande di risarcimento, la disposizione in commento delinea un nuovo modello procedimentale (basato su quello del decreto ingiuntivo previsto dal codice di rito civile) che permette di arrivare ad una rapida decisione sia sulla domanda (dagli attuali quattro mesi si passa a trenta giorni) che sull eventuale impugnazione 12
13 valutazione, è inserito, in particolare, l oggetto del procedimento precisandosi che la valutazione stessa riguarda il comportamento di ogni altro soggetto chiamato a concorrere al procedimento o alla sua definizione (il riferimento finora era solamente ad ogni altra autorità ). 2-bis. Si considera rispettato il termine ragionevole di cui al comma 1 se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado, di un anno nel giudizio di legittimità. Ai fini del computo della durata il processo si considera iniziato con il deposito del ricorso introduttivo del giudizio ovvero con la notificazione dell atto di citazione. Si considera rispettato il termine ragionevole se il procedimento di esecuzione forzata si è concluso in tre anni, e se la procedura concorsuale si è conclusa in sei anni. Il processo penale si considera iniziato con l assunzione della qualità di imputato, di parte civile o di responsabile civile, ovvero quando l indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini preliminari. Il comma 2-bis stabilisce i termini di durata dei singoli gradi di giudizio. La loro osservanza fa sì che sia considerato rispettato il termine ragionevole di durata del procedimento e, quindi, non permette alcuna domanda di indennizzo. I termini sono i seguenti: tre anni per il primo grado; due per il secondo; un anno per la cassazione (quindi sei anni complessivi); termini particolari di ragionevole durata sono dettati per il processo esecutivo (tre anni) e per le procedure concorsuali (sei anni). La norma individua, poi, diversi termini iniziali da considerare ai fini della decorrenza dei termini del processo: nel civile, il momento del deposito del ricorso introduttivo o la notifica della citazione al convenuto; nel penale, il momento dell assunzione della qualità di imputato, di parte civile o responsabile civile, ovvero quando l'indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle indagini preliminari 2-ter. Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni. Il comma 2-ter detta una disposizione di chiusura in base a cui è comunque rispettato il termine di durata ragionevole se il processo è chiuso definitivamente in sei anni. 2-quater. Ai fini del computo non si tiene conto del tempo in cui il processo è sospeso e di quello intercorso tra il giorno in cui inizia a decorrere il termine per proporre l impugnazione e la proposizione della stessa. Il comma 2-quater precisa che il computo della durata non debba calcolare i periodi di sospensione del processo nonché i giorni intercorrenti tra la data da cui decorre il termine di impugnazione e quella in cui questa viene effettivamente proposta 2-quinquies. Non è riconosciuto alcun indennizzo: 13
14 a) in favore della parte soccombente condannata a norma dell articolo 96 del codice di procedura civile; b) nel caso di cui all articolo 91, primo comma, secondo periodo, del codice di procedura civile; c) nel caso di cui all articolo 13, primo comma, primo periodo, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28; d) nel caso di estinzione del reato per intervenuta prescrizione connessa a condotte dilatorie della parte; e) quando l imputato non ha depositato istanza di accelerazione del processo penale nei trenta giorni successivi al superamento dei termini cui all articolo 2-bis. f) in ogni altro caso di abuso dei poteri processuali che abbia determinato una ingiustificata dilazione dei tempi del procedimento. Con il comma 2-quinquies sono elencate le seguenti ipotesi di mancato riconoscimento dell indennizzo (riconducibili a condotte della parte non diligenti, dilatorie o abusive): nei confronti del soccombente nel processo civile, se è accertato dalla sentenza che questi abbia agito o resistito in giudizio con malafede o colpa grave (responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c.); nei confronti della parte che, senza giustificato motivo, ha rifiutato la proposta di pagamento in sede conciliativa quando la domanda è accolta dal giudice in misura non superiore a detta proposta (art. 91, primo comma, secondo periodo, c.p.c.); nei confronti della parte che nella mediazione per le controversie civile e commerciali subisca dal giudice i provvedimenti sulle spese per aver rifiutato la proposta di conciliazione quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponda interamente al contenuto della proposta (art. 13, primo comma, primo periodo, D.Lgs. n. 28/2010); nel processo penale, nei confronti della parte che, con condotte dilatorie, provochi l estinzione del reato per prescrizione; nei confronti dell imputato che non abbia richiesto l accelerazione del processo entro trenta giorni dalla scadenza dei termini di durata dei singoli gradi di giudizio individuati dal comma 2-bis; nei confronti di chi abbia abusato dei suoi poteri processuali provocando la dilatazione ingiustificata dei termini di durata del procedimento. Abrogato il comma 3 [ex comma 3. Il giudice determina la riparazione a norma dell' articolo 2056 del codice civile, osservando le disposizioni seguenti: a) rileva solamente il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole di cui al comma 1; b) il danno non patrimoniale è riparato, oltre che con il pagamento di una somma di denaro, anche attraverso adeguate forme di pubblicità della dichiarazione dell'avvenuta violazione] La novella detta una nuova disciplina della misura e dei criteri di calcolo dell indennizzo per violazione del termine ragionevole del processo, abrogando, per coordinamento, il comma 3 dell art. 2 della legge 89/2001 che detta l attuale disciplina. Nel testo vigente anteriormente all'entrata in vigore del decreto legge in conversione, stabiliva che il giudice determina la riparazione a norma 14
15 dell'articolo 2056 c.c. (che a sua volta fa riferimento ai criteri di cui agli artt. 1223, 1226, 1227cc); Articolo 2-bis (Misura dell indennizzo) 1. Il giudice liquida a titolo di equa riparazione una somma di denaro, non inferiore a 500 euro e non superiore a euro, per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del processo. 2. L indennizzo è determinato a norma dell articolo 2056 del codice civile, tenendo conto: a) dell esito del processo nel quale si è verificata la violazione di cui al comma 1 dell articolo 2; b) del comportamento del giudice e delle parti; c) della natura degli interessi coinvolti; d) del valore e della rilevanza della causa, valutati anche in relazione alle condizioni personali della parte. 3. La misura dell indennizzo, anche in deroga al comma 1, non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice. Il nuovo articolo 2-bis prevede una griglia predeterminata per la misura dell indennizzo individuata in una somma tra 500 e euro per ogni anno (o frazione di anno superiore a sei mesi) che ecceda il termine di durata ragionevole del processo, come individuato dal nuovo comma 2-bis dell art. 2 della legge (comma 1). Ai fini della determinazione concreta dell indennizzo all interno delle soglie quantitative, l art. 2-bis ricorre ai citati criteri di cui all art c.c. integrandoli con una serie di ulteriori parametri: l esito del processo in cui è stato violato il termine ragionevole; il comportamento del giudice e delle parti; la natura degli interessi coinvolti; il valore e la rilevanza della causa, valutati anche in relazione alle condizioni personali delle parti (comma 2). Si osserva che tale previsione risulta inapplicabile all'imputato nel processo penale, poiché in riferimento allo stesso non è possibile individuare un valore della causa. Viene, poi, precisato al comma 3 che - anche se in deroga ai limiti quantitativi sopraindicati - la misura del indennizzo non può essere comunque superiore al valore della causa ovvero, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice. Articolo 3 (Procedimento) 7 7 Il testo dell'articolo 3 vigente anteriormente all'entrata in vigore del decreto legge in conversione prevedeva che la domanda di equa riparazione fosse proposta dinanzi alla corte di appello del distretto in cui ha sede il giudice competente, ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale, a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto è concluso o estinto relativamente ai gradi di merito ovvero pende il procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata. La domanda si proponeva con ricorso depositato in cancelleria, sottoscritto da un difensore munito di procura speciale e contenente gli elementi di cui all'articolo 125 del codice di procedura civile (l ufficio giudiziario, le parti, l oggetto, le ragioni della domanda, e la richiesta). 15
16 1. La domanda di equa riparazione si propone con ricorso al presidente della corte d appello del distretto in cui ha sede il giudice competente ai sensi dell articolo 11 del codice di procedura penale a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto è concluso o estinto relativamente ai gradi di merito il procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata. Si applica l articolo 125 del codice di procedura civile. Soppresso comma 2 [ex comma 2. La domanda si propone con ricorso depositato nella cancelleria della corte di appello, sottoscritto da un difensore munito di procura speciale e contenente gli elementi di cui all articolo 125 del codice di procedura civile.] 2. (ex comma 3) Il ricorso è proposto nei confronti del Ministro della giustizia quando si tratta di procedimenti del giudice ordinario, al Ministro della difesa quando si tratta di procedimenti del giudice militare. Negli altri casi è proposto nei confronti del Ministro dell'economia e delle finanze. 3. Unitamente al ricorso deve essere depositata copia autentica dei seguenti atti: a) l atto di citazione, il ricorso, le comparse e le memorie relativi al procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata; b) i verbali di causa e i provvedimenti del giudice; c) il provvedimento che ha definito il giudizio, ove questo si sia concluso con sentenza od ordinanza irrevocabili. 4. Il presidente della corte d appello, o un magistrato della corte a tal fine designato, provvede sulla domanda di equa riparazione con decreto motivato da emettere entro trenta giorni dal deposito del ricorso. Si applicano i primi due commi dell articolo 640 del codice di procedura civile. Soppressi commi 5 e 6 [ex comma 5. Le parti hanno facoltà di richiedere che la corte disponga l'acquisizione in tutto o in parte degli atti e dei documenti del procedimento in cui si assume essersi verificata la violazione di cui all'articolo 2 ed hanno diritto, unitamente ai loro difensori, di essere sentite in camera di consiglio se compaiono. Sono ammessi il deposito di memorie e la produzione di documenti sino a cinque giorni prima della data in cui è fissata la camera di Il ricorso doveva essere proposto nei confronti del Ministro della giustizia quando si trattava di procedimenti del giudice ordinario, del Ministro della difesa quando si trattava di procedimenti del giudice militare. Negli altri casi era proposto nei confronti del Ministro dell'economia e delle finanze. La corte di appello provvedeva con procedimento camerale. Il ricorso, con il decreto di fissazione della camera di consiglio, era notificato, a cura del ricorrente, all'amministrazione convenuta, presso l'avvocatura dello Stato. Tra la data della notificazione e quella della camera di consiglio doveva intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni. Le parti avevano facoltà di richiedere che la corte disponesse l'acquisizione in tutto o in parte degli atti e dei documenti del procedimento in cui si assumeva essersi verificata la violazione del termine ragionevole del processo ed avevano diritto, unitamente ai loro difensori, di essere sentite in camera di consiglio se compaiono. Erano ammessi il deposito di memorie e la produzione di documenti sino a cinque giorni prima della data in cui era fissata la camera di consiglio, ovvero sino al termine che era a tale scopo assegnato dalla corte a seguito di relativa istanza delle parti. La corte pronunciava, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, decreto impugnabile per cassazione. Il decreto è immediatamente esecutivo. L'erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avveniva, nei limiti delle risorse disponibili, a decorrere dal 1 gennaio
17 consiglio, ovvero sino al termine che è a tale scopo assegnato dalla corte a seguito di relativa istanza delle parti. Ex comma 6. La corte pronuncia, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, decreto impugnabile per cassazione. Il decreto è immediatamente esecutivo] 5. Se accoglie il ricorso, il giudice ingiunge all amministrazione contro cui è stata proposta la domanda di pagare senza dilazione la somma liquidata a titolo di equa riparazione, autorizzando in mancanza la provvisoria esecuzione. Nel decreto il giudice liquida le spese del procedimento e ne ingiunge il pagamento. 6. Se il ricorso è in tutto o in parte respinto la domanda non può essere riproposta, ma la parte può fare opposizione a norma dell articolo 5 - ter. 7. L'erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene nei limiti delle risorse disponibili [soppresse le parole: a decorrere dal ]. Il nuovo articolo 3 introduce le seguenti novità: - il ricorso deve essere presentato al presidente della corte d appello competente e per la sua sottoscrizione non è necessaria la procura speciale al difensore; con il ricorso deve essere presentata copia autentica di una serie di documenti ovvero: la citazione, il ricorso, le comparse e le memorie relative al procedimento in cui si ritiene avvenuta la violazione del termine ragionevole; i verbali di causa, i provvedimenti del giudice (il riferimento dovrebbe essere ai provvedimenti interinali) ed il provvedimento (sentenza o ordinanza irrevocabile) che ha definito il giudizio; attualmente è facoltà delle parti chiedere l acquisizione di documenti relativi al processo; - la decisione non è pronunciata dal collegio ma da un giudice singolo; infatti, entro trenta giorni dal deposito del ricorso, il presidente (o un magistrato da lui designato) decide sulla domanda di indennizzo con decreto motivato. Se, invece, il giudice ritiene insufficientemente giustificata la domanda, dispone che il cancelliere ne dia notizia al ricorrente, invitandolo a provvedere alla prova. Se il ricorrente non risponde all'invito o non ritira il ricorso oppure se la domanda non è accoglibile, il giudice la rigetta con decreto motivato; - il decreto che accoglie la domanda ingiunge all amministrazione competente di pagare senza dilazione la somma da indennizzare a titolo di equa riparazione autorizzando, in mancanza, a provvisoria esecuzione, col provvedimento, il giudice decide sulla liquidazione delle spese del procedimento ingiungendone il pagamento; - la domanda, se respinta, anche solo parzialmente, non è riproponibile, fermo restando il diritto all opposizione davanti alla stessa corte d'appello, ma in composizione collegiale, ai sensi del nuovo art. 5-ter Articolo 4 (Termine di proponibilità) 1. La domanda di riparazione può essere proposta [ sono state soppresse le parole: durante la pendenza del procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata, ovvero] a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva. 17
18 Il nuovo articolo 4 conferma il citato termine semestrale, ma esclude che la domanda di equa riparazione possa essere avanzata in pendenza del procedimento. Articolo 5 ((Notificazioni e comunicazioni) 1. Il ricorso, unitamente al decreto che accoglie la domanda di equa riparazione, è notificato per copia autentica al soggetto nei cui confronti la domanda è proposta. 2. Il decreto diventa inefficace qualora la notificazione non sia eseguita nel termine di trenta giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento e la domanda di equa riparazione non può essere più proposta. 3. La notificazione ai sensi del comma 1 rende improponibile l opposizione e comporta acquiescenza al decreto da parte del ricorrente. 4. (ex comma 1) Il decreto che accoglie la domanda è altresì comunicato [ sono state soppresse le parole: a cura della cancelleria, oltre che alle parti, ] al procuratore generale della Corte dei conti, ai fini dell eventuale avvio del procedimento di responsabilità, nonché ai titolari dell azione disciplinare dei dipendenti pubblici comunque interessati dal procedimento. L art. 5 vigente prevedeva che il decreto di accoglimento della domanda fosse comunicato a cura della cancelleria, oltre che alle parti, sia al PG della Corte dei conti, per l'eventuale avvio del procedimento di responsabilità, che ai titolari dell'azione disciplinare dei dipendenti pubblici comunque interessati dal procedimento. Vengono confermati gli obblighi di comunicazione del decreto di accoglimento della domanda sia al PG della Corte dei conti, che ai titolari dell'azione disciplinare, il nuovo art. 5 della legge Pinto prevede che, oltre al decreto, sia notificato al Ministro nei cui confronti è proposta la domanda anche il ricorso iniziale; entrambi gli atti debbono essere in copia autentica. Il soggetto titolare di questo obbligo di notificazione è il ricorrente; questo si evince dalla conseguenza della mancata notifica. Viene stabilito, infatti, che alla mancata notifica del decreto nel termine di trenta giorni dal deposito consegue la sua inefficacia e la domanda di equa riparazione non può essere più proposta. La notificazione comporta acquiescenza al decreto e impedisce la proposizione dell opposizione ex art. 5-ter. Ne deriva che, una volta emesso il decreto che decide della domanda di equa riparazione, il ricorrente ha, quindi, due possibilità alternative: - notificare il decreto stesso, con il ricorso, al Ministro competente e, quindi, accettare implicitamente l indennizzo ivi stabilito; - fare opposizione alla Corte d appello, in caso di domanda respinta totalmente o parzialmente. Art. 5-ter (Opposizione) 1. Contro il decreto che ha deciso sulla domanda di equa riparazione può essere proposta opposizione nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento ovvero dalla sua notificazione. 18

References: Art. 342
 Art. 342
 Art. 342
 articolo 163
 art. 342
 art. 342
 Art. 345
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 348
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 art. 754
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 articolo 348
 art. 91
 art. 348
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 articolo 375
 Art. 360
 sentenza 
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 sentenza 
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 art. 360
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 articolo 348
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 art. 348
 Art. 434
 articolo 434
 Art. 436
 art. 436
 Art. 447
 art. 447
 art. 436
 Art. 702
 articolo 702
 articolo 2909
 Art. 348
 Art. 436
 art. 360
 art. 77
 sentenza 
 art. 96
 art. 54
 art. 69
 articolo 375
 Articolo 2
 articolo 2
 articolo 96
 articolo 91
 articolo 13
 articolo 2
 sentenza 
 art. 96
 articolo 2056
 art. 2
 Articolo 2
 articolo 2056
 articolo 2
 articolo 2
 art. 2
 art. 2
 Articolo 3
 articolo 11
 articolo 125
 articolo 125
 sentenza 
 articolo 640
 articolo 5
 articolo 3
 art. 5
 Articolo 4
 articolo 4
 Articolo 5
 art. 5
 art. 5
 art. 5
 Art. 5