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Timestamp: 2019-01-18 23:54:30+00:00

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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 18 giugno 2015, n. 3121. È legittima l'aggiudicazione dell'appalto per il servizio di prelievo e trasporto delle salme al deposito di osservazione ed all'obitorio comunale in base al criterio del prezzo più basso, e non a quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa. La sentenza ha precisato che tale servizio non ha "natura complessa", e si esaurisce nel prelievo e nel trasporto, senza alcuna attività di carattere sanitario, che avrebbe potuto richiedere un diverso criterio per l' aggiudicazione - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 18 giugno 2015, n. 3121. È legittima l’aggiudicazione dell’appalto per il servizio di prelievo e trasporto delle salme al deposito di osservazione ed all’obitorio comunale in base al criterio del prezzo più basso, e non a quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. La sentenza ha precisato che tale servizio non ha “natura complessa”, e si esaurisce nel prelievo e nel trasporto, senza alcuna attività di carattere sanitario, che avrebbe potuto richiedere un diverso criterio per l’ aggiudicazione
sentenza 18 giugno 2015, n. 3121
sul ricorso numero di registro generale 2777 del 2014, proposto dalla s.r.l. Ta., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Fe.Te., con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, (…);
La s.r.l. Eu.;
La s.p.a. A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Da.Li. e Fr.Sb., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato in Roma, via (…);
la Cooperativa Sociale Ba. Società Cooperativa, Fu. Sc.a.r.l.;
della sentenza del T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II ter, n. 1432/2014, resa tra le parti, concernente l’affidamento del servizio di prelievo e di trasporto salme al civico deposito di osservazione o all’obitorio comunale;
Visto l’atto di costituzione in giudizio della s.p.a. A.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 24 febbraio 2015 il Cons. Antonio Bianchi e uditi per le parti l’avvocato Mi.Da. ed altri;
Con bando pubblicato sulla GURI in data 27 maggio 2013, la s.p.a. A. indiceva una procedura aperta per l’affidamento, per un periodo di 24 mesi e secondo il criterio del prezzo più basso, del servizio di prelievo e di trasporto delle salme al civico deposito di osservazione o all’obitorio comunale.
All’esito della procedura, la società Ta. risultava prima classificata ed alla stessa veniva aggiudicato l’appalto in via definitiva, con provvedimento PAD 72-2013 del 4 ottobre 2013.
Quest’ultimo atto veniva gravato dinnanzi al Tar Lazio dalla società Eu., terza in graduatoria, che impugnava altresì il bando, il disciplinare e tutti gli ulteriori atti di gara, avendo interesse alla sua ripetizione.
e) la commissione avrebbe errato nel non disporre le verifiche della conformità tecnica delle offerte e circa l’anomalia delle stesse.
Si costituivano in giudizio la stazione appaltante e la società Ta., eccependo la tardività del ricorso – sul presupposto che le censure si sarebbero dovute proporre avverso il bando nel termine decadenziale decorrente dalla sua pubblicazione – e contestandone la fondatezza nel merito .
Con la sentenza n. 1432/2014, il Tribunale adito, respinta l’eccezione di tardività, accoglieva il ricorso, ritenendo che il criterio di aggiudicazione prescelto da A. fosse “manifestamente illogico”, siccome non adatto ad un servizio di “natura complessa” come quello di cui trattasi, in cui ai concorrenti è stata lasciata discrezionalità nella formulazione dell’offerta e, quindi, nell’individuazione delle modalità di organizzazione del servizio.
La società Ta. ha quindi interposto l’odierno appello, chiedendo l’integrale riforma della sentenza del TAR.
Si è costituita in giudizio la stazione appaltante, aderendo alle doglianze della società Ta., mentre la società Eu. non si è costituita nel corso del giudizio d’appello.
Con ordinanza n. 3015/2015, la Sezione, delibando sull’istanza di sospensione formulata dall’appellante, la ha accolta, rilevando che l’impugnativa è assistita da “consistente fumus boni juris con riferimento al primo motivo, con il quale è stata censurata la riconosciuta tempestività del ricorso di primo grado, e, comunque, al terzo”.
2. Con tale motivo, la società Ta. ha dedotto che gravata sentenza laddove ha erroneamente ritenuto fondata la censura di primo grado, secondo cui il criterio di aggiudicazione prescelto dalla stazione appaltante risulterebbe manifestamente illogico.
4. Ed invero, per il consolidato orientamento di questo Consiglio, la scelta del criterio più idoneo per l’aggiudicazione di un pubblico appalto — tra quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa e quello del prezzo più basso — costituisce espressione tipica della discrezionalità della stazione appaltante, “che non è censurabile se non per evidente irrazionalità o per travisamento dei presupposti di fatto”,senza pertanto che sussista “per la stazione appaltante alcun obbligo di esternare, in una specifica e puntuale motivazione, le ragioni della scelta operata” (cfr. da ultimo e per tutte Cons. Stato, Sez. III, 8 luglio 2014, n. 3484).
Ritiene il collegio che nella specie non sussista alcun elemento per poter ragionevolmente ritenere che sarebbe “palesemente irrazionale” il criterio del prezzo più basso, individuato dalla s.p.a. A.
Le prestazioni oggetto del servizio da aggiudicare,infatti, non hanno obiettivamente quella “natura complessa” che è stata ravvisata dal primo giudice, concernendo il mero prelievo ed il trasporto di salme presso il civico obitorio, senza alcuna attività di carattere sanitario sulla stesse che, in ipotesi, avrebbe potuto richiedere l’adozione di un diverso criterio di aggiudicazione.
Tale circostanza, peraltro, è espressamente evidenziata nella relazione del responsabile del procedimento, secondo cui “il servizio – pur nella sua delicatezza, data l’occasione della relativa prestazione – è molto semplice e standardizzato: si tratta di prelevare una salma in un luogo facilmente accessibile e trasportarla all’obitorio, senza alcuna particolare difficoltà”.
Né, per altro verso, i concorrenti risultano avere una irragionevole “discrezionalità” nell’organizzazione del servizio, di guisa che “la determinazione delle risorse umane e strumentali necessarie per la corretta esecuzione delle prestazioni [..verrebbe ad essere..] demandata all’arbitrio dell’offerente”.
Al riguardo, infatti, va rilevato come il capitolato tecnico – stabilendo, fra l’altro, il numero minimo dei componenti la squadra di intervento e il numero delle salme trasportabili con i mezzi in dotazione – non conceda affatto “libero spazio all’arbitrio”, fornendo viceversa al concorrente parametri certi cui ancorare l’offerta.
Inoltre, rilevano anche le specifiche regole sulle modalità tecniche con cui va reso il servizio di cui trattasi, previste in via generale e cogente dal D.P.R. 10 novembre 1990, n. 285 (Regolamento di polizia mortuaria), sicché le previsioni del bando di gara vanno intese comunque normativamente eterointegrate, con conseguente elisione di effettivi e sostanziali spazi di irragionevole “arbitrio” nella formulazione dell’offerta..
5. Conclusivamente, avuto riguardo alla natura del servizio da aggiudicare, allo specifico contenuto della lex specialis di gara, nonché alle generali e cogenti disposizioni di cui al D.P.R. 10 novembre 1990, n. 285, la scelta del prezzo più basso quale criterio di aggiudicazione dell’appalto non risulta palesemente illogica od irrazionale, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice.
6. Per quanto sopra esposto, assorbite le altre censure, l’appello deve essere accolto siccome fondato e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, va respinto il ricorso n. 10795 del 2013, proposto da Eu. in primo grado .
Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello n. 2777 del 2014, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, rigetta il ricorso di primo grado n. 10795 del 2013, proposto da Eu..
Condanna Eu. a rifondere alla società Ta. e ad A. le spese dei due gradi di lite, che si liquidano in euro 3.000,00 (tremila/00) in favore di ciascuna, oltre accessori come per legge.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 febbraio 2015, con l’intervento dei magistrati:

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