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Timestamp: 2018-07-23 09:56:49+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 11 maggio 2017, n. 11563 - Inps - Intermediario commerciale - Ritardato versamento di contributi - Sanzioni civili - Verbale ispettivo - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 maggio 2017, n. 11563 – Inps – Intermediario commerciale – Ritardato versamento di contributi – Sanzioni civili – Verbale ispettivo
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 maggio 2017, n. 11563
Inps – Intermediario commerciale – Ritardato versamento di contributi – Sanzioni civili – Verbale ispettivo
Il Tribunale di Pescara, accogliendo l’opposizione del P., iscritto alla predetta Gestione quale intermediario del commercio, aveva ritenuto non dovute le sanzioni civili in applicazione dell’art. 14 della legge n. 412/91.
Resiste con controricorso il P.
2. Con un solo motivo l’Inps denunzia la violazione degli artt. 1 e seguenti della legge 22 luglio 1966, n. 613, nonché dell’art. 29 della legge n. 1397 del 1960, così come modificato dall’art. 1, comma 203, della legge n. 662 del 1996, il tutto ai sensi dell’art. 360 n. 3 cod. proc. civ.
La difesa dell’Inps spiega che M.P. era stato iscritto alla gestione previdenziale commercianti della sede di Pescara a decorrere dall’1.5.2002 in forza di verbale ispettivo del 10.6.2004 col quale era stato verificato che il medesimo, pur essendo iscritto alla predetta gestione e malgrado svolgesse attività di intermediazione del commercio, aveva omesso di versare la dovuta contribuzione. Il medesimo, a seguito di notifica del predetto verbale, aveva provveduto a regolarizzare la sua posizione, omettendo, tuttavia, di versare le somme dovute a titolo di sanzioni civili, tanto da rendere necessaria l’iscrizione al ruolo del relativo importo di € 1543,39. L’inps contesta, quindi, la tesi del controricorrente, recepita dai giudici di merito, in base alla quale l’iscrizione operata inizialmente presso la Camera di Commercio avrebbe dovuto esplicare propri effetti anche nei confronti dell’ente di previdenza, per cui in difetto di iniziativa di quest’ultimo non potevano configurarsi degli obblighi contributivi.
Sostiene, invece, la difesa dell’istituto che l’obbligo del versamento contributivo non veniva ad esistenza per effetto dell’iscrizione, ma in virtù del concreto svolgimento dell’attività lavorativa.
Invero, ha ragione l’Inps nel sostenere che l’effettivo svolgimento del rapporto di lavoro autonomo di intermediario commerciale, così come accertato dai propri ispettori in epoca successiva alla iscrizione del contribuente alla Camera di Commercio, determinava senz’altro, in base al sistema delle norme di cui alle leggi n. 1397/1960 (sull’assicurazione obbligatoria contro le malattie per gli esercenti attività commerciali), n. 613/1966 (sull’estensione ai predetti soggetti dell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti) e n. 662/1996, art. 1, comma 203 (sui requisiti che devono possedere coloro che hanno l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali di cui alla legge n. 613/1966), il sorgere dei relativi obblighi contributivi.
Pertanto, tali obblighi avrebbero dovuto essere tempestivamente onorati a prescindere dalla rilevanza o meno degli effetti dell’iscrizione del P. alla Camera di Commercio, ex art. 14 I. n. 412/91, ai fini dell’altra iscrizione alla gestione assicurativa degli esercenti il commercio.
4. Il quarto comma dell’art. 14 della legge 30 dicembre 1991, n. 412 (Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito con modificazioni dalla L. 2 aprile 2007, n. 40 ha disposto, con l’art. 9, comma 9, che a decorrere dalla data di cui al comma 8 dello stesso D.L. 7/2007, è abrogato il comma 4 della presente legge, ferma restando la facoltà degli interessati, per i primi sei mesi di applicazione della nuova disciplina, di presentare alle Amministrazioni competenti le comunicazioni di cui al presente articolo secondo la normativa previgente) stabiliva che “A decorrere dal 1° gennaio 1992 le iscrizioni, variazioni e cancellazioni all’INPS, all’INAIL, al Servizio per i contributi agricoli unificati (SCAU) e alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura nonché alle commissioni provinciali per l’artigianato, e le operazioni che interessino la competenza dell’Amministrazione finanziaria poste in essere da parte delle aziende che svolgono attività economica con lavoratori dipendenti, nonché da parte dei lavoratori autonomi, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, mezzadri e coloni, e loro familiari coadiuvanti, sono effettuate esclusivamente presso sportelli polifunzionali istituiti nelle sedi di ciascuno degli anzidetti organismi. La denuncia di iscrizione, variazione e cancellazione presentata dal datore di lavoro ovvero dal lavoratore autonomo allo sportello di uno dei predetti organismi ai sensi e per gli effetti previsti dalle vigenti disposizioni ha efficacia anche nei confronti degli altri soggetti interessati nei limiti delle rispettive competenze di legge.”
La Corte territoriale, partendo dal presupposto che nel maggio del 2002 il P. si era iscritto alla Camera di Commercio di Pescara, epoca in cui tale iscrizione esplicava i suoi effetti anche nei confronti dell’Inps ai sensi del 4° comma dell’art. 14 I. n. 412/91, e che il medesimo aveva pagato i contributi per il periodo maggio 2002 – maggio 2004 in relazione al quale all’Inps non risultava l’iscrizione, ha tratto la conclusione che del tutto lecitamente il predetto contribuente aveva richiesto di non pagare le sanzioni civili per il ritardo nel pagamento dei contributi, essendo tale ritardo imputabile ad una disfunzione tra uffici.
Tuttavia, tale ragionamento non è condivisibile dal momento che la norma invocata dal P. non contiene una regola specifica diversa da quella generale di cui all’art. 1183 cod. civ. in virtù della quale se non è determinato il tempo in cui la prestazione deve essere eseguita, il creditore può esigerla immediatamente.
5. Infatti, la prestazione per la quale non è prefisso alcun termine di adempimento è immediatamente esigibile, dovendosi applicare, ai sensi dell’art. 1183 cod. civ., la regola secondo la quale “quod sine die debetur statim debetur”. (v. in tal senso Cass. sez. 2, n. 687 del 16.1.2006, nonché Cass. sez. 6 – 3, Ordinanza n. 19414 dell’11.9.2010 sul fatto che la citata norma del codice civile non impone l’obbligo di costituire in mora la controparte ex art. 1454 cod. civ. e, quindi, di far ricorso al giudice a norma e per gli effetti di cui all’art. 1183 cod. civ.)
6. Né va sottaciuto che l’automaticità delle sanzioni per l’incontestato tardivo versamento contributivo giustificava l’iscrizione a ruolo del relativo importo e l’emissione della conseguente cartella esattoriale oggetto di causa. Invero, in terna di contributi previdenziali, l’obbligo relativo alle somme aggiuntive che il datore di lavoro è tenuto a versare in caso di omesso o tardivo pagamento dei contributi medesimi (cosiddette sanzioni civili) costituisce una conseguenza automatica – legalmente predeterminata – dell’inadempimento o del ritardo ed assolve una funzione di rafforzamento dell’obbligazione contributiva alla quale si somma (v. in tal senso Cass. sez. lav. n. 8814 del 4.4.2008)
Si è, altresì, affermato che in relazione all’obbligo relativo alle somme aggiuntive che il datore di lavoro è tenuto a versare, lo stesso costituisce una conseguenza automatica dell’inadempimento o del ritardo, in funzione di rafforzamento dell’obbligazione contributiva e di predeterminazione legale del danno cagionato all’ente previdenziale, per cui non è consentita nessuna indagine sull’elemento soggettivo del debitore della contribuzione al fine dell’esclusione o della riduzione di tale obbligo, neanche ove l’omissione sia indotta da interpretazioni giurisprudenziali o amministrative più favorevoli allo stesso debitore (v. a tal riguardo Cass. sez. lav. n. 2758 dell’8.2.2006)
7. Pertanto, il ricorso va accolto e l’impugnata sentenza va cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la causa va decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 co. 2° cod. proc. civ., col rigetto della domanda di opposizione del P.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione. Condanna P.M. al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di € 1.700,00, di cui € 1.500,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.
Compensa le spese dei giudizi di merito.
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 28 marzo 2017, n. 7925 – Contributi omessi – Sanzioni civili – Accertamento ispettivo – Sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato
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References: Sentenza 
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 Sentenza 
 art. 1
 art. 14
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 art. 1454
 Cass. sez. 
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 sentenza 
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 art. 116
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