Source: http://www.filleacgilpotenza.it/diritti/sussidiomadri.htm
Timestamp: 2015-01-26 06:20:57+00:00

Document:
Sussidio per le madri senza lavoro
I criteri per il riconoscimento del sussidio indietro
a tre milioni per le madri senza lavoro
(Circolare Inps n.143/2001)
mamme precarie o disoccupate l'Inps riconosce un assegno di tre
milioni. La prestazione assistenziale è stata introdotta
dalla scorsa Legge Finanziaria e resa attuativa da una circolare
del direttore generale dell'Istituto. La norma prevede che lo Stato
intervenga con un contributo massimo di 3 milioni a favore di chi
si trova in particolari situazioni di disagio. Hanno diritto all'indennità tutte
le donne residenti in Italia, comunitarie o extracomunitarie queste
ultime in possesso della carta di soggiorno rilasciata regolarmente
dopo una permanenza in Italia di almeno 5 anni e in possesso di
un reddito sufficiente per sé e per la propria famiglia,
le lavoratrici che già godono di altre tutele previdenziali
ma possono far valere almeno 3 mesi di contributi versati tra i
9 e i 18 mesi precedenti la nascita del figlio; le ex lavoratrici
che non godono più di tutela previdenziale perché,
per esempio sono disoccupate, purché dalla data in cui si è persa
la copertura previdenziale (in seguito allo svolgimento di attività lavorativa
di almeno 3 mesi) sia trascorso un periodo non superiore a 9 mesi,
le lavoratrici che hanno interrotto il rapporto di lavoro (o per
licenziamento o per dimissioni) durante il periodo di gravidanza
purché abbiano maturato 3 mesi di contribuzione nel periodo
che va dai 18 ai 9 mesi precedenti la data di nascita del bambino.
(Repubblica del 9 ottobre 2001)
nazionale previdenza sociale - Circolare n.143
Art. 49, comma 8, della legge488/99, Decreto della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, n. 452, del 21.12.2000. Assegno di maternità a
carico dello Stato, concesso ed erogato dall'INPS.
Per ogni figlio nato dal 2 luglio 2000 o per ogni minore adottato o
in affidamento preadottivo dal 2 luglio 2000, alle donne residenti,
cittadine italiane o comunitarie o extracomunitarie in possesso della
carta di soggiorno, aventi determinati requisiti lavorativi o assicurativi,
eventualmente anche pregressi, è riconosciuto, a carico dello
Stato, un assegno, erogato dall'INPS, di importo pari a lire 3.000.000,
rivalutabili ogni anno a partire dal 2001. In alcune situazioni l'assegno è riconoscibile anche al padre o adottante
o affidatario.
Come comunicato con il messaggio n. 742 del 27.7.2000, l'art. 49, comma 8,
della legge n. 488 del 23.12.99 ha previsto -per ogni figlio nato dal 2 luglio
2000 o per ogni minore adottato o in affidamento preadottivo dal 2 luglio 2000-
l'erogazione alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie o in possesso
della carta di soggiorno, aventi determinati requisiti lavorativi o assicurativi,
eventualmente anche pregressi (v. par. A), di un assegno (d'ora in avanti denominato,
per la sua immediata identificazione e distinzione da altre analoghe provvidenze, "assegno
di maternità dello Stato") di importo intero (pari a £. 3.000.000
per il 2000) nel caso in cui non sia corrisposta alcuna prestazione per la
tutela previdenziale obbligatoria della maternità, ovvero di importo
pari alla quota differenziale se la prestazione complessiva di maternità in
godimento è inferiore a £. 3.000.000 (v. par. C).
L'assegno (intero o in quota differenziale) è posto a carico dello Stato
ed è concesso ed erogato dall'INPS anche qualora i requisiti lavorativi
siano stati conseguiti presso datori di lavoro non tenuti al versamento dei
contributi di maternità all'INPS.
Con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, n. 452, del 21 dicembre
2000, (pubblicato sulla G.U. n. 81 del 6.4.2001 ed entrato in vigore il 7 aprile) è stato
emanato il regolamento di attuazione (allegato 1) sulla base del quale, pertanto,
si impartiscono le seguenti disposizioni.
Si precisa, comunque, che i richiami legislativi riportati nella presente circolare
con riferimento alla legge n. 1204/1971 e ad altre disposizioni normative in
materia di maternità, sono quelli contenuti nel suddetto Decreto; gli
stessi devono ora intendersi operati con riferimento alle corrispondenti disposizioni
del T.U. sulla maternità e sulla paternità (Decreto n. 151 del
26.3.2001, pubblicato sulla G.U. n. 96 del 26.4.2001 - Suppl. ordinario n.
93). SOGGETTI RICHIEDENTI. A seconda dei casi e dei requisiti posseduti (v. punti 1, 2, 3 e 4), l'assegno
può essere richiesto da uno dei seguenti soggetti:
madre, anche adottante padre, anche adottante affidataria preadottiva
adottante non coniugato coniuge della madre adottante o della affidataria preadottiva
affidatario/a (non preadottivo/a) in caso di non riconoscibilità o non
riconoscimento da parte di entrambi i genitori. REQUISITI GENERALI
Tutti i soggetti sopra indicati devono risultare: residenti in Italia;
cittadini italiani o di uno Stato dell'Unione Europea, ovvero in possesso della
carta di soggiorno, se cittadini extracomunitari.
La residenza nel territorio dello Stato italiano deve essere posseduta al momento
della nascita del bambino o dell'ingresso in famiglia del minore adottivo o
in affidamento preadottivo . La cittadinanza italiana o di uno Stato dell'Unione Europea, ovvero il possesso
della carta di soggiorno per gli extracomunitari, devono sussistere al momento
della domanda di assegno.
La carta di soggiorno, di cui all'art.9 del D. Lgs n. 286/1998, da non confondere
con il "permesso di soggiorno", è rilasciata dal Questore
su richiesta dello straniero regolarmente soggiornante in Italia da almeno
5 anni e con un reddito sufficiente per sé e per la sua famiglia.
Per il rilascio della carta di soggiorno ai familiari di chi è già titolare
della stessa e per il rilascio della carta alla cittadina extracomunitaria
coniugata con un italiano, non sono richiesti i requisiti di cui al citato
art. 9 del D.Lgs. 286/98 (tra cui la residenza in Italia da almeno 5 anni).
Il possesso della carta di soggiorno (autocertificabile, secondo la nuova normativa,
con una dichiarazione, da allegare alla domanda di assegno, contenente tutti
i dati e le notizie essenziali esistenti sulla carta; naturalmente, in alternativa, è possibile
presentare la fotocopia della "carta" stessa) è un requisito
previsto, al momento della domanda di assegno, anche per il figlio, se il genitore
richiedente l'assegno suddetto la possiede (v. par. B, punto 1). Peraltro, se al momento della domanda di assegno, la carta di soggiorno non è stata
ancora rilasciata, può essere provvisoriamente fornita dichiarazione
relativa alla richiesta della carta stessa (o fornita copia della richiesta);
in tal caso il pagamento dell'assegno viene sospeso, così come il termine
di 120 gg. previsto per l'erogazione da parte dell'INPS (v. par. F). L'avvenuto
rilascio della carta di soggiorno va comunque dichiarato all'INPS (la carta,
come detto, può essere fornita in copia). Se la data del rilascio è molto
tardiva rispetto alla domanda di assegno, le Sedi dovranno accertare presso
la Questura competente la sussistenza dei requisiti per il rilascio della carta
di soggiorno al momento della domanda di assegno all'INPS.
REQUISITI ULTERIORI PER LA MADRE (anche adottante o donna affidataria).
Se sussistono, in aggiunta a quelli generali di cui al punto 1 (residenza al
momento della nascita o dell'adozione/affidamento e cittadinanza italiana o
comunitaria o carta di soggiorno al momento della domanda), gli ulteriori requisiti
di seguito descritti, l'assegno può essere richiesto dalla:
Donna lavoratrice che, alla data del parto o dell'ingresso del bambino in famiglia,
ha una qualsiasi forma di tutela previdenziale della maternità in corso
di godimento (ovvero di diritto al godimento della prestazione alla data suddetta)
e può far valere almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai
18 ai 9 mesi precedenti il parto o l'effettivo ingresso, nella sua famiglia
anagrafica, del bambino in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento.
La norma si riferisce alla donna che ha un rapporto di lavoro in atto alla
data del parto o dell'ingresso del bambino in famiglia, eventi per i quali
ha diritto ad un trattamento economico, previdenziale o non (v. successivo
cpv.) per astensione obbligatoria di maternità (v. ultimo e penultimo
capoverso del presente punto 2.1).
Ai trattamenti previdenziali di maternità sono equiparati, in virtù di
quanto previsto dall'art. 13, 2° comma, della legge 1204/71, i trattamenti
economici dei dipendenti dalle amministrazioni dello Stato, dalle Regioni,
dalle Province, dai Comuni e dagli altri Enti pubblici. Sono altresì equiparati
i trattamenti economici corrisposti dai datori di lavoro non tenuti al versamento
all'INPS dei contributi di maternità.
I 3 mesi di contribuzione, da reperire tra i 18 e i 9 mesi precedenti l'evento
(parto o ingresso in famiglia), devono riferirsi ad una attività lavorativa
subordinata o parasubordinata per la quale sia stata versata o sia dovuta la
contribuzione di maternità. (Per l'attività relativa ad A.S.U./L.P.U.,
v. punto 2.2, ultimo cpv.).
In particolare, a seconda dell'attività lavorativa, tre mesi di contribuzione
24 ore (di lavoro alla settimana), moltiplicato per 13 settimane, per i lavoratori
retribuiti ad ore (si applicano, infatti, i criteri di calcolo vigenti per
i lavoratori domestici, di cui al D.P.R. 31.12.71, n. 1403, come modificato
dal D.L. n. 463/83, art. 7, 6° comma, convertito nella legge n. 638/83,
che ha elevato da 12 a 24 ore settimanali il numero di ore lavorative valide
per l'accreditamento di un contributo settimanale);
3 mensilità della contribuzione dello 0,5% (prevista dall'art. 59 della
legge 449/97) per le lavoratrici autonome (c.d. "parasubordinate) iscritte
alla gestione separata, da reperire nei 12 mesi che precedono i due anteriori
alla data del parto (v. D.M. del 27.5.98 e circ. n. 47 del 1.3.1999). Ai 3 mesi di attività lavorativa subordinata soggetta alla contribuzione
di maternità sono equiparati i periodi di attività lavorativa
subordinata svolta presso le pubbliche amministrazioni nonché di quella
svolta alle dipendenze dei datori di lavoro non tenuti al versamento all'INPS
Come sopra accennato, la norma riguarda le donne in attività di lavoro,
alle quali, spetta, generalmente, un trattamento economico di maternità,
o quale prestazione previdenziale (con qualche limite per le lavoratrici domestiche
o "parasubordinate" che, pur con un rapporto di lavoro in atto, potrebbero
non aver raggiunto, al momento dell'evento, i requisiti contributivi previsti
per la prestazione di maternità) o quale retribuzione a carico del datore
Per le donne in attività di lavoro il riconoscimento dell'assegno in
misura intera, pertanto, sembra difficilmente ipotizzabile, se non si tratti
di parti, adozioni o affidamenti plurimi.
Più probabile appare l'ipotesi del riconoscimento della quota differenziale
(v. par. C) quando, cioè, il trattamento economico erogato direttamente
dall'INPS o dai datori di lavoro, (compresi quelli non tenuti al versamento
dei contributi di maternità all'INPS) risulta di importo contenuto,
come, ad esempio, per le lavoratrici parasubordinate con mensilità di
contribuzione inferiori a 9 (da 9 a 12 mesi spetta infatti una indennità superiore
a 3 milioni), ovvero per le lavoratrici a tempo parziale, ecc..
Donna che ha perduto il diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali
a tali prestazioni e la data del parto o dell'effettivo ingresso in famiglia
del bambino non sia superiore a quello di godimento delle suddette prestazioni
e comunque non sia superiore a nove mesi .
Le prestazioni previdenziali o assistenziali il cui diritto sia stato perduto
sono state individuate nelle seguenti:
prestazioni per A.S.U. o L.P.U.;
indennità di mobilità; indennità di disoccupazione, compresa quella con requisiti ridotti; indennità di cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, indennità di malattia o di maternità. Come data della perdita del diritto ad una delle suddette prestazioni va considerata
in linea di massima quella corrispondente all'ultimo giorno di percezione della
Nel caso in cui la data in questione non sia individuabile, si deve fare riferimento
al 1° gennaio dell'anno successivo a quello in cui cade l'evento che ha
dato diritto alla prestazione (come ad es. per le prestazioni "non erogate
a giornata", quali l'assegno di parto o di aborto alle lavoratrici parasubordinate)
Analogamente si deve fare riferimento al 1° gennaio dell'anno successivo
a quello per il quale è dovuta la prestazione, se questa, pur corrisposta "a
giornata", non è suscettibile, nel suo insieme, di una esatta collocazione
temporale (come, ad es. per la indennità di disoccupazione con requisiti
ridotti) . Si sottolinea che per avere diritto all'assegno di maternità non è sufficiente
il pregresso diritto ad una delle sopraelencate prestazioni previdenziali o
assistenziali, ma è necessario, come accennato, che l'attività lavorativa
che ne ha costituito il presupposto sia stata svolta per almeno 3 mesi, calcolati
come da punto 2.1. Nei 3 mesi di attività va calcolato anche il lavoro
prestato nelle attività socialmente utili (A.S.U.) o nei lavori di pubblica
utilità (L.P.U.) (lavori per i quali non è prevista la contribuzione),
anche qualora sia stata l'unica attività lavorativa svolta.
Donna che durante il periodo di gravidanza ha cessato di lavorare per recesso,
anche volontario, dal rapporto di lavoro, a condizione che possa far valere
tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi antecedenti al
parto. Per il calcolo dei 3 mesi di contribuzione sono applicabili i criteri di cui
al punto 2.1. Con l'occasione, mentre si rammenta (v. circ. n. 128 del 5.7.2000) che le dimissioni
volontarie, intervenute durante il periodo previsto per il divieto di licenziamento
dall'art. 2 della legge 1204/71, possono dare titolo, ai sensi dell'art. 12
della stessa legge, alla indennità di disoccupazione, si fa presente
che l'art. 55 del T.U. sulla maternità (articolo sostitutivo del suddetto
art. 12 della legge 1204) stabilisce che la stessa disposizione si applica
anche nel caso di adozione e affidamento, entro un anno dall'ingresso del minore
in famiglia. Ne consegue che anche le dimissioni volontarie intervenute entro
un anno dall'ingresso del minore nella famiglia adottante o affidataria possono
dare titolo alla indennità di disoccupazione. Pertanto, se all'inizio
dell'astensione obbligatoria o del periodo di astensione fruibile nei primi
tre mesi dall'ingresso del bambino in famiglia, la lavoratrice è in
godimento, anche teorico, della indennità di disoccupazione, la stessa
ha diritto alla prestazione di maternità in luogo di quella di disoccupazione
(ovviamente il problema non si pone se l'astensione inizia entro i 60 giorni
corrispondenti al periodo di "protezione assicurativa"). Se l'importo
della prestazione di maternità è inferiore all'importo intero
dell'assegno dello Stato, può essere richiesto il pagamento della quota
differenziale. REQUISITI ULTERIORI PER IL PADRE (anche adottante, ovvero
affidatario o coniuge della donna deceduta).
Se sussistono, in aggiunta a quelli generali, di cui al punto 1 (residenza
al momento della nascita o dell'adozione/affidamento e cittadinanza italiana
o comunitaria o carta di soggiorno al momento della domanda) gli ulteriori
requisiti di seguito descritti, l'assegno può essere richiesto dal:
Padre, in caso di abbandono del figlio da parte della madre, o di affidamento
esclusivo del figlio al padre (risultante da provvedimento del giudice) , sempre
che il padre sia in possesso, al momento dell'abbandono o dell'affidamento
esclusivo, dei requisiti del punto 2.1 (3 mesi di contributi fra i 18 e i 9
mesi precedenti) o del punto 2.2 (perdita del diritto, da non più di
9 mesi, a prestazioni previdenziali o assistenziali derivanti dallo svolgimento
di almeno 3 mesi di attività di lavoro), e sempre che sussistano congiuntamente
le seguenti condizioni: al momento della nascita anche la madre sia regolarmente soggiornante e residente
il figlio, al momento della domanda, sia stato riconosciuto dal padre;
il figlio, al momento della domanda, si trovi presso la famiglia anagrafica
del padre, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento presso
terzi. In presenza delle suddette condizioni l'assegno spetta "in via esclusiva" al
padre e ciò anche qualora la madre abbia a suo tempo beneficiato dell'assegno
o di altra prestazione di maternità . 3.2 Affidatario preadottivo, nell'ipotesi di separazione dei coniugi intervenuta
nel corso della procedura di affidamento preadottivo secondo quanto previsto
dall'art. 25, 5° comma, della legge n. 184/83, sempre che l'affidatario
sia in possesso, al momento dell'affidamento, dei requisiti del 2.1 (3 mesi
di contributi fra i 18 e i 9 mesi precedenti) o del punto 2.2 (perdita del
diritto, da non più di 9 mesi, a prestazioni previdenziali o assistenziali
derivanti dallo svolgimento di almeno 3 mesi di attività di lavoro)
e sempre che sussistano congiuntamente le seguenti condizioni: il minore si trovi, al momento della domanda, presso la famiglia anagrafica
dell'affidatario; la moglie (ora separata) affidataria non abbia a suo tempo già usufruito
dell'assegno. Adottante in caso di adozione senza affidamento (v. art. 44, lett. c), della
legge n. 184/83), quando intervenga la separazione dei coniugi ai sensi dell'art.
25, 5° comma, della legge 184/83, sempre che l'adottante sia in possesso,
al momento dell'adozione, dei requisiti del punto 2.1 (3 mesi di contributi
fra i 18 e i 9 mesi precedenti) o del punto 2.2 (perdita del diritto, da non
più di 9 mesi, a prestazioni previdenziali o assistenziali derivanti
il minore si trovi, al momento della domanda, nella famiglia anagrafica dell'adottante;
la moglie (ora separata) adottante non abbia a suo tempo già usufruito
dell'assegno.
Adottante non coniugato in caso di adozione pronunciata solo nei suoi confronti
ai sensi dell'art. 44, 3° comma, della legge 184/83 (l'adozione è consentita
anche a chi non è coniugato, se parente entro il 6° grado del bambino,
in caso di perdita, da parte del bambino stesso, dei genitori o in caso di
constatata impossibilità di suo affidamento preadottivo), sempre che
l'adottante non coniugato sia in possesso, al momento dell'adozione, dei requisiti
del punto 2.1 (3 mesi di contributi fra i 18 e i 9 mesi precedenti) o del punto
2.2 (perdita del diritto, da non più di 9 mesi, a prestazioni previdenziali
o assistenziali derivanti dallo svolgimento di almeno 3 mesi di attività di
lavoro) e sempre che sussistano congiuntamente le seguenti condizioni: il minore, al momento della domanda, si trovi nella famiglia anagrafica dell'adottante
non coniugato; il minore, al momento della domanda, sia soggetto alla potestà dell'adottante
non coniugato e non sia in affidamento presso terzi.
Padre che ha riconosciuto il neonato o coniuge della donna adottante o affidataria
preadottiva, in caso di decesso, rispettivamente, della madre o della donna
sussistano congiuntamente, al momento della domanda, le seguenti condizioni: regolare soggiorno (compresa anche la carta di soggiorno per gli extracomunitari)
e residenza in Italia del padre o coniuge della deceduta;
il minore non sia in affidamento presso terzi.
Non sono necessari per il padre o coniuge di cui si tratta i requisiti del
punto 2.1 (3 mesi di contributi fra i 18 e i 9 mesi precedenti ) o del punto
lavoro), requisiti da ritenere richiesti, invece, per la madre o donna decedute.
Tuttavia, qualora il padre o il coniuge siano in possesso dei medesimi requisiti
previsti per la persona deceduta (3 mesi di contributi fra i 18 e i 9 mesi
precedenti ovvero perdita del diritto, da non più di 9 mesi, a prestazioni
previdenziali o assistenziali derivanti dallo svolgimento di almeno 3 mesi
di attività di lavoro), possono percepire l'assegno a proprio titolo,
presentando una domanda autonoma, sostitutiva, di quella della donna deceduta,
alla stessa Sede INPS dove la donna aveva precedentemente presentato la domanda,
ovvero alla Sede territorialmente competente in base all'ultima residenza della
donna, nel caso in cui la stessa non avesse presentato la domanda. 4. REQUISITI ULTERIORI PER L'AFFIDATARIO/A (NON PREADOTTIVO/A). In caso di neonato non riconoscibile o non riconosciuto da entrambi i genitori,
l'assegno può essere richiesto dal soggetto che, in aggiunta ai requisiti
generali ed a quelli del punto 2.1 (3 mesi di contributi fra i 18 e i 9 mesi
precedenti) o del punto 2.2 (perdita del diritto, da non più di 9 mesi,
a prestazioni previdenziali o assistenziali derivanti dallo svolgimento di
almeno 3 mesi di attività di lavoro), risulti in possesso dei seguenti
abbia ottenuto in affidamento (ovviamente non preadottivo) il bambino, con
il neonato si trovi nella sua famiglia anagrafica al momento della domanda
di assegno.
OGGETTO DELLA TUTELA (SOGGETTI PER I QUALI SI CHIEDE L'ASSEGNO). Ogni figlio nato dal 2 luglio 2000 in poi, che sia regolarmente soggiornante
e residente in Italia al momento della domanda di assegno.
Se il genitore richiedente è in possesso della carta di soggiorno, anche
il figlio convivente deve essere in possesso della carta di soggiorno, qualora
non sia nato in Italia o non sia cittadino di uno Stato dell'Unione Europea.
Ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento che
sia entrato nella famiglia anagrafica del richiedente dal 2 luglio 2000 in
poi e che abbia un'età non superiore a quella prevista dalla vigente
legislazione per la fruizione, da parte dell'adottante o affidatario, del congedo
di maternità (e della relativa indennità pari all'80% per 3 mesi)
vale a dire, non superiore a 6 anni per i minori italiani e non superiore a
18 anni per i minori di nazionalità straniera.
Dalla tutela, peraltro, è escluso il minore di cui all'art. 44, 1° comma,
lett. b), della legge 184/83, e cioè il minore adottato dal coniuge
quando è figlio, anche adottivo, dell'altro coniuge.
Per ogni figlio nato o minore adottato o in affidamento preadottivo dal 2 luglio
2000 al 31 dicembre 2000 (per gli anni successivi v. in appresso), l'importo
intero dell'assegno è di £. 3.000.000 (€1548,58).
Come sopra accennato (v. punto 2.1), l'assegno spetta in misura intera se non è stato
corrisposto alcun altro trattamento economico di maternità, oppure in
misura ridotta (quota differenziale) se l'importo del trattamento economico
(previdenziale e non) di maternità è inferiore a quello dell'assegno
(ipotesi, quest'ultima, che comprende, come detto, le situazioni di parto plurimo:
il trattamento economico di maternità, infatti, potrebbe essere inferiore,
in quanto, a differenza dell'assegno, non tiene conto del numero di gemelli,
di adottati o affidati contemporaneamente).
Si potrebbe verificare, peraltro, che all'atto della concessione dell'assegno
(intero) non risulti richiesto o erogato per lo stesso evento nessun altro
trattamento economico di maternità, ma che ciò risulti in un
In tal caso, l'assegno dovrà essere recuperato, ovviamente con provvedimento
debitamente motivato, per l'importo intero se l'indennità e/o retribuzione è superiore,
ovvero per la sola somma eccedente la quota differenziale se l'indennità e/o
retribuzione è inferiore.
Precisato quanto sopra, si riportano i seguenti criteri di calcolo della quota
In tutti i casi, compresi quelli in cui ne può beneficiare il padre
o affidatario o adottante anche non coniugato, la quota differenziale è determinata
sottraendo dall'importo intero dell'assegno moltiplicato per il numero dei
figli nati o in affidamento/adozione, il trattamento retributivo o previdenziale
di maternità (indennità + trattamento retributivo integrativo
dell'indennità) erogato per il periodo di astensione obbligatoria (precedente
e posteriore al parto, inclusi gli eventuali periodi di prolungamento dell'interdizione
anticipata e/o prorogata disposti dalla Direzione provinciale del lavoro),
ovvero l'importo del trattamento previdenziale e/o retributivo erogato per
adozione o affidamento. Quando la quota differenziale spetta al coniuge della donna affidataria o adottante
deceduta si ha riguardo sia al trattamento di maternità spettante o
percepito dalla donna, sia a quello eventualmente percepito (ovviamente in
parte) anche dall'uomo richiedente a seguito del decesso della donna. In altri
termini dall'importo dell'assegno intero si sottrae la somma dei due trattamenti
di maternità. Lo stesso criterio si applica alle adozioni di cui all'art.
44, 3° comma, della legge 184/83 pronunciate nei confronti di più adottanti.
Dalla quota differenziale si detrae anche l'assegno di maternità eventualmente
già concesso dal Comune ai sensi dell'art. 66 della legge 448/98 (v.
par. D): tanto significa anche che è inutile presentare domanda al Comune
per l'assegno di sua pertinenza quando si è acquisita certezza circa
il diritto all'assegno di pertinenza dell'INPS. Al contrario, la domanda di
assegno respinta dall'INPS per mancanza dei requisiti, sarà trasmessa
d'ufficio al Comune competente che la considererà quale richiesta di
assegno ex art. 66 della legge 448/98, con data di presentazione uguale a quella
della domanda inoltrata all'INPS (v. anche par F).
L'importo dell'assegno in misura intera e l'importo della quota differenziale
sono determinati con riferimento alla data del parto o dell'ingresso del minore
nella famiglia anagrafica del richiedente e sono rivalutati al 1° gennaio
di ogni anno sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo
per le famiglie di operai e impiegati, calcolato dall'ISTAT. Per le nascite o ingressi in famiglia intervenuti dal 1° gennaio al 31
dicembre 2001, pertanto, l'importo intero è pari a £. 3.078.000
(€ 1589,65), tenuto conto che l'incremento ISTAT per il 2001 è risultato
pari a 2,6%. ASSEGNO DI MATERNITA' DELLO STATO E ALTRE PROVVIDENZE DI MATERNITA'.
L'assegno di maternità dello Stato, come detto, non è cumulabile
con l'assegno concesso dai Comuni ed erogato dall'INPS ai sensi dell'art. 66
della legge 448/98. Qualora quest'ultimo risulti essere già stato concesso
o erogato, l'assegno di maternità dello Stato potrà essere concesso
limitatamente alla quota differenziale, sempre che sussistano i necessari requisiti
contributivi e lavorativi.
L'assegno di maternità dello Stato è cumulabile, invece, con
analoghe provvidenze di maternità erogate dalle regioni e dagli enti
locali e non costituisce reddito ai fini fiscali e previdenziali.
DOMANDA E DOCUMENTAZIONE La domanda per la concessione dell'assegno, per la quale va compilato l'apposito
modulo (MOD.ASS. MAT./Stato) (all. 2), deve essere presentata alla Sede INPS
del territorio di residenza del soggetto che chiede la prestazione (con la
eccezione prevista in caso di decesso della donna e di domanda autonoma dell'uomo:
v. punto 3.5) nel termine perentorio di 6 mesi, i quali, a seconda del soggetto
per la madre legittima o naturale che ha riconosciuto il figlio: dalla data
di nascita del bambino;
per la donna che ha avuto un minore in affidamento preadottivo o in adozione
senza affidamento: dalla data di ingresso del minore nella sua famiglia anagrafica;
per l'adottante non coniugato: dalla data di ingresso del minore nella sua
per il padre che si trova nelle condizioni del punto 3.1 o del punto 3.5, per
l'affidatario preadottivo e per l'adottante che si trovano, rispettivamente,
nelle condizioni del punto 3.2 e del punto 3.3, per il coniuge della donna
adottante o affidataria che si trova nelle condizioni del punto 3.5, per l'affidatario/a
non preadottivo/a che si trova nelle condizioni del punto 4: dalla scadenza
del termine concesso alla madre o alla donna adottante o affidataria.
Peraltro, il padre che si trova nelle condizioni del punto 3.1 o del punto
3.5 può presentare la domanda anche durante il termine concesso alla
madre qualora risulti che l'assegno spetta a lui in via esclusiva, ovvero sia
documentato il decesso della madre. Analoga possibilità è prevista
per il coniuge che si trova nelle condizioni del punto 3.5, qualora sia documentato
il decesso della donna adottante o affidataria.
In sede di prima attuazione, la domanda di assegno per gli eventi avvenuti
dal 2.7.2000 al 6.4.2001 può essere presentata entro 6 mesi dalla data
di entrata in vigore del regolamento, cioè entro il 7 ottobre 2001.
Il richiedente è tenuto a fornire le dichiarazioni contenute nel modulo
di domanda e ad allegare le ulteriori dichiarazioni/autocertificazioni indicate
al quadro 6 del modulo stesso, per le domande riguardanti minori in affidamento
o in adozione e per quelle relative a casi di abbandono da parte della madre
nonché per quelle relative a cittadini extracomunitari .
Nell'ipotesi di incapacità di agire del genitore, la domanda e le relative
dichiarazioni sono presentate dal legale rappresentante dell'incapace.
La Sede INPS che ha concesso l'assegno è tenuta ad erogarlo entro 120
giorni dalla data di presentazione di una regolare domanda corredata della
necessaria documentazione. Il termine è sospeso in caso di documentazione
insufficiente o inidonea.
Ai fini della concessione e della erogazione, le Sedi dovranno accertare preliminarmente
che per lo stesso evento non sia già stato richiesto, concesso o erogato
l'assegno dello Stato o altro trattamento economico (indennità e/o retribuzione)
di maternità; in caso di assegno indebitamente erogato provvederanno
alla revoca del beneficio ed al recupero della corrispondente somma. Dovranno
inoltre verificare, con controlli anche a campione, la veridicità delle
situazioni dichiarate, in particolare quella familiare, e la sussistenza degli
altri requisiti previsti.
Nel caso in cui la domanda venga respinta dalla Sede INPS per mancanza dei
requisiti previsti, la stessa Sede provvederà a trasmetterla d'ufficio
al Comune di residenza del richiedente perché il Comune prenda a riferimento
la relativa data di presentazione (e non quella in cui la domanda è stata
respinta dall'INPS) quale data di richiesta di assegno ex art. 66 della legge
Le Sedi dell'INPS, inoltre, sono tenute a fornire ai Comuni, unitamente ad
un sufficiente quantitativo di moduli ASS. MAT./Stato, la scheda informativa
(all. 3) che i Comuni provvederanno a consegnare agli interessati all'atto
della iscrizione anagrafica dei minori (conseguente alla nascita o all'adozione
o all'affidamento preadottivo).
L'approntamento tipografico del modulo di domanda, ASS. MAT./Stato, compresa
la pagina con le "ricevuta/avvertenze", sarà curato dalle
Sedi. Dovrà essere utilizzato il formato A3 (cm. 29,7 x 42), in modo
che il foglio con le prime 4 pagine, ripiegato, assuma le dimensioni del formato
A4 (cm. 21 x 29,7). In sostanza, sulla facciata anteriore (da ripiegare) dovranno
essere stampate, a sinistra la pag. 4 e a destra la pag. 1, e sulla facciata
posteriore a sinistra la pag. 2 e a destra la pag. 3. A parte sarà stampato
il foglio (formatoA4) contenente la ricevuta e le avvertenze.
Come può rilevarsi dall'esemplare consultabile nel sito INTERNET/INTRANET,
i riquadri sono variamente colorati. Ovviamente il modulo può essere
stampato da P.C., per singola pagina, in formato A4, utilizzando il "file" scaricabile
dal predetto sito INTERNET/INTRANET. MODALITA' PROCEDURALI DI PAGAMENTO
Nelle more dell'integrazione della procedura di pagamento diretto delle prestazioni
di malattia e maternità, gli assegni dovranno essere pagati con la procedura
dei "Pagamenti Vari" che dovrà essere utilizzata osservando
creare una collezione con il nome "ASSMATINPSnn" dove "nn" è un
elemento variabile a disposizione dell'operatore che può impostare,
ad esempio, con il codice della struttura operativa che deve liquidare gli
inizializzare la collezione impostando la causale con la dicitura "Assegno
di maternità concesso dall'INPS (L. 488/99)". I campi "Nomi/Conti" possono
essere definiti a piacere;
acquisire le posizioni e l'importo dell'assegno lasciando il campo "agg.to
archivio fiscale (S/N)" impostato ad "N". H) ISTRUZIONI CONTABILI
Ai fini della rilevazione contabile dell'assegno per maternità di che
trattasi è stato istituito il conto GAT 30/50 il quale sarà assistito,
nell'ambito della procedura dei flussi di cassa, dalla causale di mod. FL02:
21608 "MATERNITA' ART. 49 C.8 L.488/99". Eventuali recuperi della suddetta prestazione dovranno essere imputati al conto
GAT 24/41, di nuova istituzione.
A tal fine la procedura "recupero crediti per prestazioni" sarà aggiornata
con il codice di bilancio "86" in corrispondenza del predetto conto
GAT 24/41.
Gli importi relativi alle partite in questione, che alla fine dell'esercizio
risultino ancora da definire, verranno imputati, mediante ripartizione del
saldo del conto GPA 00/32 eseguita dalla suddetta procedura, al conto di credito
esistente GAT 00/30.
Il codice di bilancio di cui sopra è cenno dovrà essere utilizzato,
ovviamente, anche per evidenziare, nell'ambito del partitario del conto GPA
00/69 e con la denominazione di seguito riportata, i crediti per prestazioni
divenuti inesigibili:
Inoltre, per quanto riguarda le modalità di evidenziazione nell'ambito
del partitario del conto GPA 10/31 di eventuali somme non riscosse dai beneficiari, è stato
istituito il nuovo codice di bilancio 66 "Somme non riscosse dai beneficiari
- Maternità art. 49, c.8, L.488/99" con il quale le stesse dovranno
essere contraddistinte.
Le partite in argomento che al termine dell'esercizio risultino ancora da definire
dovranno essere imputate al conto di nuova istituzione GAT 10/38.
Nell'allegato n. 4 si riportano i sopra citati conti GAT 10/38, GAT 24/41 e
GAT 30/50.

References: Art. 49

art. 9
 art. 7

art. 12
 art. 44
 art. 66
 art. 66
 ART. 49
 art. 49