Source: https://nottetempoblog.wordpress.com/2012/11/12/riforma-del-lavoro-legge-922012-articolo-18-cosa-cambia/
Timestamp: 2018-05-20 17:53:00+00:00

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Fuori dal buio – Rubrica Lavoro:Riforma del Mercato del Lavoro Legge n.92/2012 – Articolo 18 cosa cambia – Radio 100 passi Community Genova
Fuori dal buio – Rubrica Lavoro:Riforma del Mercato del Lavoro Legge n.92/2012 – Articolo 18 cosa cambia
Con la legge n.300 del 20 maggio 1970, si disciplinarono le “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento” meglio conosciute come STATUTO DEI LAVORATORI.
Si trattò di una grande conquista sociale, frutto di dure lotte sindacali avvenute dal 1969 in poi e ricordate come l’autunno caldo dei lavoratori. Nel corso degli anni si è tentato più volte di modificare tali norme ed il dibattito è divenuto particolarmente acceso in riferimento all’ articolo 18 che disciplina i licenziamenti individuali e trova applicazione nelle aziende con più di 15 dipendenti (5 per quelle agricole).
Di seguito analizzeremo le motivazioni del licenziamento individuale ed i cambiamenti apportati all’articolo 18 con l’entrata in vigore della Legge 92/2012-Riforma Fornero:
Licenziamento per motivi disciplinari : in caso di comportamenti di particolare gravità che pregiudicano il rapporto di fiducia tra azienda e lavoratore (es. furto in azienda , rifiuto a svolgere le proprie mansioni ecc.) la motivazione del licenziamento viene identificata in “giusta causa”, mentre per comportamenti meno gravi ma che comunque rendono difficile la prosecuzione del rapporto di lavoro (es. violazioni disciplinari) la motivazione del licenziamento viene identificata in “giustificato motivo soggettivo”.
Nel caso in cui il giudice riteneva che questi requisiti non sussistessero dichiarava l’illeggittimità del licenziamento e ordinava il reintegro del lavoratore nel suo posto di lavoro.
Cosa cambia ? Con la riforma Fornero, nel caso in cui il giudice ritiene che le motivazioni sopra indicate non sussistono, invece che reintegrare il dipendente, il datore di lavoro è obbligato ad un risarcimento economico pari alla retribuzione da 15 a 24 mesi.
Il reintegro è previsto solo in caso di manifesta insussistenza del fatto che ha determinato il licenziamento. Quindi solo se si accerta che il dipendente non ha commesso il fatto, il giudice può disporre il reintegro e l’erogazione di una indennità pari alla retribuzione dovuta dalla data di licenziamento.
Licenziamento per motivi economici : in caso di licenziamento dovuto non per ragioni dipendenti dal comportamento del lavoratore ma inerenti all’attività aziendale (es. chiusura dell’attività, automazione della produzione, ecc.) la motivazione del licenziamento viene identificata in “giustificato motivo oggettivo”.
Nel caso in cui il giudice riteneva che questi requisiti non sussistessero, dichiarava l’illeggittimità del licenziamento e ordinava il reintegro.
Cosa cambia ? Come per i licenziamenti disciplinari, con la riforma Fornero nel caso in cui il giudice ritiene che le motivazioni sopra indicate non sussistono, invece che reintegrare il dipendente, il datore di lavoro è obbligato ad un risarcimento economico pari alla retribuzione da 15 a 24 mesi.
Licenziamento per motivi discriminatori : in caso di licenziamento dovuto a causa dell’attività sindacale, la partecipazione a uno sciopero, oppure dovuto a motivi politici, religiosi, razziali o di sesso l’art. 18 condannava il datore di lavoro (a prescindere del numero di dipendenti) alla riassunzione del dipendente, al risarcimento di un minimo di 5 mensilità e al versamento dei contributi arretrati.
Cosa cambia ? La riforma Fornero in questo caso non modifica la disciplina ed il dipendente ha in più la facoltà di richiedere invece del reintegro un risarcimento a 15 mensilità.
Con l’entrata in vigore della Legge Fornero abbiamo assistito all’aspro dibattito sull’importante risvolto che l’abolizione del reintegro automatico (sostituito dal risarcimento) poteva comportare, in quanto, a detta delle interpretazioni più critiche, la nuova disposizione avrebbe generato un maggior numero di licenziamenti a discrezione delle imprese. Queste considerazioni sembrerebbero smentite in seguito alla prima causa di lavoro dopo l’entrata in vigore della Riforma Fornero.
Il Tribunale di Bologna – Sezione Lavoro ha emesso infatti una sentenza che ha rivisto i confini dell’articolo 18.5, (post-riforma Fornero) obbligando l’azienda a riassumere il dipendente ingiustamente licenziato come precedentemente previsto dall’art. 18.4 dello Statuto dei Lavoratori, rifacendosi ai principi generali del codice civile e non a quelli della Riforma Fornero. Le reazioni del governo sono state immediate ed affidate alle parole del Vice Ministro del Lavoro Michel Martone <<Non basta un giudice, è necessario attendere le pronunce della Cassazione. Semmai quella sentenza ha dimostrato che la riforma velocizza il processo del lavoro>>.
In attesa degli sviluppi Leggi la sentenza , segnaliamo inoltre che è partita una raccolta firme per il referendum abrogativo della Riforma dell’Articolo 18 e per il ripristino delle tutele minime del lavoratore.
Su contratto di lavoro verranno pubblicati gli aggiornamenti in materia di lavoro in Nottetempo gli approfondimenti. Tieniti aggiornato!
Autore RADIO 100 passi Community GenovaScritto il 12 novembre 2012 12 novembre 2012 Categorie Fuori dal buio - Rubrica lavoroTag articolo 18,modifiche articolo 18,Referendum abrogativo riforma Fornero,Riforma Fornero,sentenza Bologna reintrego lavoratore
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