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Timestamp: 2018-05-21 01:23:08+00:00

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Sentenza Cassazione, colpa lieve non ha più rilevanza penale
La condotta medica connotata da colpa lieve, che si collochi «all'interno dell'area segnata da linee guida o da virtuose pratiche mediche, purché accreditate dalla comunità scientifica» non ha più rilevanza penale.
È quanto ha stabilito la IV sezione penale della Corte di Cassazione, presidente Carlo Brusco, con una sentenza depositata ieri e il cui principio è stato reso noto dall'avv. Guido Magnisi, legale bolognese che si occupa di svariati casi di colpe mediche. La sentenza prende l'avvio dall'articolo 3 della legge 189 dell'8 novembre 2012, dal titolo "responsabilità professionale dell'esercente le professioni sanitarie". La su prema corte è stata chiamata a decidere se l'articolo abbia determinato la parziale abrogazione delle fattispecie colpose «commesse dagli esercenti le professioni sanitarie». La risposta è stata affermativa. Così i giudici, in applicazione del principio, hanno annullato con rinvio la condanna per omicidio colposo di un chirurgo che nell'esecuzione di un intervento di ernia al disco, aveva leso dei vasi sanguigni provocando un'emorragia letale per il paziente. Al giudice di merito è stato chiesto di riesaminare il caso per determinare se esistano linee guida o pratiche mediche accreditate relative "all'atto chirurgico in questione", se l'intervento eseguito si sia mosso entro i confini segnati dalle direttive e, in caso affermativo, se nell'esecuzione dell'intervento vi sia stata colpa lieve o grave.
Alcuni commenti a caldo
Fnomceo: sentenza che fa chiarezza.
La sentenza della Cassazione che stabilisce che non ha più rilevanza penale la condotta medica connotata da colpa lieve, che si collochi "all'interno dell'area segnata da linee guida o da virtuose pratiche mediche", «aggiunge chiarezza ai fini dell'interpretazione demandata ai giudici». Questo il commento del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco. «Già il decreto Balduzzi - sottolinea Bianco - affermava tale principio, prevedendo che i comportamenti medici sulla base di linee guida riconosciute sono rilevabili in sede penale solo per profili di colpa grave. La Cassazione - prosegue - mi pare non abbia fatto altro che recepire tale principio sancito dalla legge». Tuttavia, conclude il presidente Fnomceo, «si pone un problema: manca cioè, allo stato attuale, un sistema centralizzato, magari un ente terzo, incaricato dell'accreditamento delle linee guida, così come resta da definire in modo unitario il concetto di "virtuose pratiche mediche».
Anaao: ora linee-guida
Sul bisogno di linee-guida, interviene anche Costantino Troise, segretario di Anaao Assomed. «La sentenza dimostra la necessità di un impegno delle società scientifiche ad approvare linee-guida valide accreditate eventualmente da un Ente terzo, e in genere a definire il campo delle buone pratiche cliniche». Questo «spiraglio aperto dal combinato disposto di un articolo di legge e dalle interpretazioni d ella magistratura - prosegue - non elimina la necessità di una legge specifica che disciplini la responsabilità professionale del medico in una logica di sistema sia dal punto di vista civile che penale. Ciò - conclude - per rispondere alla rabbia e alle paure di una categoria sempre più esposta a rischi professionali e patrimoniali non tanto per quello che fa, ma per la funzione che esercita. A prescindere dal valore sociale degli atti che compie». (n.m)

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