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Timestamp: 2020-07-02 19:14:36+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2995 del 03/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2995 del 03/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 03/02/2017, (ud. 10/05/2016, dep.03/02/2017), n. 2995
R.A.M., S.F., E.V., quale
erede di E.R., F.U., + ALTRI OMESSI
avverso il decreto della Corte d’appello di Perugia n. 986/2014,
depositato il 4 luglio 2014;
che, con ricorsi depositati presso la Corte d’appello di Perugia in date comprese tra il 27 maggio 2011 e il 12 dicembre 2012, in riassunzione di precedenti ricorsi depositati presso la Corte d’appello di Roma dopo il 25 giugno 2008 e prima del 16 settembre 2010, dichiaratasi incompetente, i ricorrenti in epigrafe indicati (tra i quali E.R., CA.Fr. e F.G., nelle more deceduti), tutti sottufficiali delle Forze Armate, chiedevano la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze al pagamento dei danni non patrimoniali derivati dalla irragionevole durata di un giudizio amministrativo iniziato dinnanzi al TAR Lazio con ricorso depositato nel dicembre 1994, definito con sentenza di rigetto depositata il 19 gennaio 2010; giudizio volto ad ottenere il riconoscimento del diritto a differenze economiche pretese a titolo di arretrati ai sensi della L. n. 23 del 1993, della quale veniva contestata la legittimità costituzionale perchè faceva decorrere solo dal 10 gennaio 1992 l’adeguamento del trattamento economico loro dovuto a quello degli appartenenti alle forze di polizia;
che la Corte d’appello, rilevato che il giudizio aveva avuto una durata di circa quindici anni e un mese, detratti tre anni di durata ragionevole, accertava un ritardo di dodici anni e un mese, in relazione al quale liquidava un indennizzo di 3.000,00 Euro, tenuto conto della natura collettiva della lite, della presentazione della istanza di prelievo solo nel gennaio 2009, della forte aleatorietà della domanda e dell’esito del giudizio nonchè della non rilevante entità della posta in gioco, e compensava per metà le spese del giudizio;
che con il primo motivo di ricorso i ricorrenti denunciano violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e art. 6, par. 1, della CEDU, nonchè vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, dolendosi della esiguità dell’indennizzo liquidato, in misura pari a 250,00 Euro per anno di ritardo, significativamente al di sotto degli standard di liquidazione adottati dalla Corte europea e ritenuti congrui da questa Corte di legittimità;
che, alla luce di questo approdo, nella citata sentenza questa Corte ha ritenuto che il decreto impugnato si sottraesse alle censure proposte, atteso che, in presenza di sicuri indici di una sostanziale riduzione del patema d’animo, la Corte d’appello aveva liquidato un indennizzo forfettario ed equitativo, la cui idoneità ad assicurare un ristoro per la irragionevole durata del processo andava valutata con riguardo, non ai criteri generali di liquidazione di tale tipo di indennizzo (750,00 Euro per i primi tre anni di ritardo e 1.000,00 Euro per ciascuno degli anni successivi), ma all’ordinario criterio di liquidazione dell’indennizzo per la irragionevole durata dei giudizi amministrativi;
che, dunque, la esiguità dell’interesse manifestato dalle parti, le quali solo a distanza di circa quattordici anni dal ricorso introduttivo hanno presentato istanza di prelievo, nonchè la forte aleatorietà della domanda, la natura collettiva della controversia e l’entità della posta in gioco, ben possono costituire ragioni giustificatrici di una significativa riduzione degli ordinari criteri di liquidazione dell’indennizzo da irragionevole durata;
che, quanto al primo profilo, deve rilevarsi che la liquidazione dei compensi non viola la tariffa di cui all’invocato D.M. n. 140 del 2012, in base al quale il compenso minimo per le controversie di equa riparazione, di valore fino a 25.000,00 Euro, ammonta ad Euro 564,00, mentre la Corte d’appello ha riconosciuto un compenso di 800,00 Euro;

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 6
 art. 360
 sentenza