Source: http://docplayer.it/14560943-Rel-n-iii-04-2013-roma-18-dicembre-2013.html
Timestamp: 2018-09-20 01:10:45+00:00

Document:
Rel. n. III/04/2013 Roma, 18 dicembre PDF
Download "Rel. n. III/04/2013 Roma, 18 dicembre 2013"
1 Rel. n. III/04/2013 Roma, 18 dicembre 2013 Novità legislative: D.L. 10 dicembre 2013, n. 136 Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate. Rif. Norm.: d. lgs. 3 aprile 2006, n. 152, artt. 255, 256 bis, 259; disp. att. c.p.p. art Sommario: Premessa 1. L introduzione dei reati in materia di combustione illecita di rifiuti. 2. I nuovi obblighi di informazione gravanti sul pubblico ministero. Premessa. In considerazione della estrema gravità sanitaria, ambientale, economica e della legalità in cui versano alcune aree della regione Campania, è stato adottato, nelle forme della decretazione d urgenza, un intervento normativo diretto a fronteggiare emergenze ambientali ed industriali (d.l. 10 dicembre 2013, n. 136 in G.U. n. 289 del 10 dicembre 2013), nel cui ambito sono contemplate disposizioni per una più incisiva repressione delle condotte di illecita combustione dei rifiuti, nonché previsioni relative agli obblighi di informazione sull azione penale gravanti sul pubblico ministero. Peraltro, il medesimo d.l. n. 136 del 2013, verosimilmente per omogeneità di problematiche, è intervenuto anche in relazione alla materia della continuità del funzionamento produttivo di stabilimenti di interesse strategico ed all attività di attuazione delle prescrizioni rilasciate per l Ilva di Taranto, e, per quanto attiene ai profili di rilevanza penalistica, ha adottato una peculiare disciplina interferente sugli istituti del sequestro e della confisca nei confronti delle imprese sottoposte a commissariamento disposto con decreto del Consiglio dei Ministri che gestiscono stabilimenti di interesse strategico nazionale, finalizzata a porre a carico del titolare dell impresa o del socio di maggioranza il costo del risanamento ambientale. 1. L introduzione dei reati in materia di combustione illecita di rifiuti. A seguito di avvenimenti che hanno avuto grande risalto nei media, e dei sempre più preoccupati allarmi di pericolo per la salute pubblica derivanti dall emergenza ambientale, il legislatore ha ritenuto di intervenire nuovamente nella disciplina del sistema sanzionatorio in materia di rifiuti, contenuto nel d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, cd. Codice dell Ambiente, introducendo la nuova figura delittuosa di combustione illecita di rifiuti. Il nuovo art. 256 bis del d.lgs. n. 152 del 2006, introdotto dall art. 3 del d.l. n. 136 del 2013, prefigura tre fattispecie incriminatrici nei primi due commi, due circostanze aggravanti al terzo e al quarto comma, un ipotesi di confisca al quinto comma, ed un illecito amministrativo che costituisce un limite alla rilevanza penale delle condotte suindicate al sesto comma.
2 La prima fattispecie è così delineata: Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata in aree non autorizzate è punito con la reclusione da due a cinque anni. La previsione incriminatrice, con riferimento all elemento oggettivo, sembra costruita in negativo rispetto a quella che punisce l incendio, sia perché vi è l espressa clausola di riserva salvo che il fatto costituisca più grave reato, sia perché la condotta rilevante è descritta mediante l impiego di una formula linguistica appicca il fuoco già utilizzata dal legislatore nell art. 424 cod. pen. per indicare un azione alla quale non segue necessariamente un incendio a norma dell art. 423 cod. pen. e che, anzi, assumendo significato per l ordinamento penale solo se da essa sorge il pericolo di un incendio, potrebbe essere inidonea, di per sé, persino a determinare quest ultimo evento. La soluzione interpretativa appena indicata, inoltre, appare in linea anche con le indicazioni esposte nella relazione di accompagnamento al disegno di legge di conversione del d.l. in esame, laddove si evidenzia che la previsione delle nuove fattispecie è stata determinata dall inadeguatezza del (pre)vigente sistema sanzionatorio, e in particolare della fattispecie prevista dall art. 423 cod. pen., ad assicurare una sufficiente tutela per l ambiente e per la salute collettiva. Così prefigurata la condotta, l oggetto materiale di essa i rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata in aree non autorizzate sembra individuato avendo riguardo a quanto previsto dagli artt. 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, del d. lgs. n. 152 del 2006, in linea con il richiamo ad essi operato dall art. 255 del medesimo d. lgs. nella parte in cui contempla l illecito amministrativo di abbandono o deposito di rifiuti. Peraltro, potrebbe dare adito a difficoltà interpretative, anche per ragioni di coerenza applicativa, la nozione di aree non autorizzate. Con riferimento alla colpevolezza, trattandosi di delitto, ed in assenza di specifiche indicazioni, appare possibile ritenere necessaria la forma del dolo generico. La seconda fattispecie di reato è delineata dal secondo periodo del comma 1 del nuovo art. 256 bis d. lgs. n. 152 del 2006, e si riferisce alle medesime condotte descritte nel primo periodo del medesimo comma, se poste in essere in relazione ai rifiuti pericolosi, la cui nozione è desumibile alla luce di quanto dispone l art. 184, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 2006, che fa riferimento, a tal fine, alle cose dotate delle caratteristiche di cui all allegato I della parte quarta del presente decreto. Può essere utile in proposito una precisazione: l ipotesi in questione sembra configurare un autonoma fattispecie incriminatrice e non una circostanza aggravante sia perché per la stessa sono previste pene autonomamente determinate rispetto a quelle della fattispecie base, sia, soprattutto, perché il legislatore, ai commi 3, 4 e 5 del medesimo art. 256 bis, laddove si riferisce alle circostanze aggravanti ed alle cose confiscabili, parla espressamente di delitti di cui al comma 1, impiegando espressamente il plurale. Non può però ritenersi del tutto implausibile, però, un inquadramento dell ipotesi in termini di circostanza aggravante perché 2
3 l elemento differenziale rispetto alla fattispecie prevista dal primo periodo del medesimo comma è costituito esclusivamente dall oggetto materiale, tanto più che questo si connota in termini di specialità e non di assoluta alterità. La terza fattispecie di reato, alla quale si applicano le stesse pene previste per le prime due è quella di colui che tiene le condotte di cui all art. 255, comma 1, in funzione della successiva combustione illecita di rifiuti. Per questa figura di reato, ma forse potrebbe essere più corretto parlare di due distinte figure di reato, sembra esservi un segmento che si identifica esattamente nelle azioni descritte dall art. 255 d.lgs n. 152 del 2006 ossia nell abbandono o nel deposito di rifiuti in violazione degli artt. 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, del medesimo d. lgs., ovvero nell immissione degli stessi nelle acque superficiali o sotterranee cui si aggiunge il profilo della funzionalizzazione alla successiva combustione illecita. Questo ulteriore profilo, almeno ad una prima lettura, appare offrire aspetti problematici: in particolare, lo stesso potrebbe essere letto in una chiave marcatamente soggettivistica, in termini di qualificazione del dolo come dolo specifico, oppure come implicativo della necessità, ai fini dell integrazione della fattispecie, anche del compimento di atti obiettivamente apprezzabili e diretti al fine della combustione illecita di rifiuti. Probabilmente, questa seconda ipotesi di lettura potrebbe essere favorita dalla considerazione che le condotte previste dall art. 255 del d. lgs. n. 152 del 2006 sono punite solo come illecito amministrativo, salvo se commesse dai titolari di imprese e dai responsabili di enti (cfr. l art. 256, comma 2, del medesimo testo normativo), e che, quindi, ritenere l inciso in funzione della successiva combustione illecita di rifiuti in una prospettiva di carattere oggettivo potrebbe essere maggiormente in linea con esigenze di tassatività, materialità ed offensività. In ogni caso, l inciso normativo sembra richiedere la sussistenza del dolo specifico, ai fini dell integrazione della colpevolezza per l ipotesi (o le due ipotesi) di reato in questione, a differenza di quelle precedentemente descritte. Per quanto riguarda le circostanze aggravanti, e prescindendo dai possibili dubbi sulla qualificazione da attribuire alla fattispecie prevista dall ultimo periodo del comma 1 del nuovo art. 256 d. lgs. n. 152 del 2006, il legislatore prefigura nei commi 3 e 4 del nuovo art. 256 bis d. lgs. n. 152 del 2006 due ipotesi: la prima previsione, infatti, stabilisce che la pena è aumentata di un terzo [quindi in misura fissa] se i delitti di cui al comma 1 siano commessi nell ambito di un attività di impresa o comunque di un attività organizzata ; la seconda, invece, dispone che la pena è aumentata se i fatti di cui al comma 1 sono commessi in territori che, al momento della condotta e comunque nei cinque anni precedenti, siano o siano stati interessati da dichiarazioni di stato di emergenza nel settore dei rifiuti ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n Significativa, poi, ai fini dell individuazione dei limiti della rilevanza penale delle condotte è la disposizione contenuta nel sesto comma del medesimo art. 256 bis, per effetto del quale si 3
4 applicano le sanzioni di cui all articolo 255 se le condotte di cui al comma 1 hanno ad oggetto i rifiuti di cui all art. 184, comma 2, lett. e), ossia i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali. In effetti, considerato, per un verso, che per questa fattispecie è espressamente prevista una sanzione amministrativa e, per altro verso, che i rifiuti in questione sono obiettivamente meno pericolosi per la salute della collettività, si potrebbe ragionevolmente concludere che la condotta di chi appicca il fuoco a rifiuti vegetali provenienti da aree verdi abbandonati o depositati in maniera incontrollata è priva di rilevanza penale, ed integra un mero illecito amministrativo. Tuttavia, se questa soluzione interpretativa individua un limite alla rilevanza penale delle nuove fattispecie incriminatrici con riferimento al profilo qualitativo dell oggetto materiale del reato, altro discorso deve farsi sulla possibile rilevanza del profilo quantitativo dello stesso. Nel silenzio del legislatore, l individuazione del confine tra rilevanza ed irrilevanza penale delle condotte non attinenti a rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, potrebbe essere fornito da una valutazione incentrata sul grado di offesa per l interesse tutelato dalla norma. In questa prospettiva, appare utile considerare che il legislatore sembra aver inteso tutelare l ambiente anche quando non venga direttamente in rilievo la salute collettiva: una conferma in proposito risulta offerta anche dall art. 4 del d.l. n del 2013, che, nell introdurre un nuovo comma 3 ter all art. 129 disp. att. cod. proc. pen., ha previsto l obbligo per il pubblico ministero di informare il Ministero dell Ambiente ogniqualvolta procede per uno dei reati previsti dal d. lgs. n. 152 del 2006, e, quindi, anche se si tratti del nuovo art. 256 bis, e di informare, invece, il Ministero della Salute o il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali solo quando i predetti reati arrechino un concreto pericolo alla tutela della salute o alla sicurezza agroalimentare. Infine, il comma 5 dell art. 256 bis d. lgs. n. 152 del 2006, incide sulla disciplina delle misure di sicurezza patrimoniali adottabili, prevedendo la confisca sia dei mezzi di trasporto utilizzati per la commissione dei delitti di cui al comma 1 [ ] salvo che il mezzo appartenga a persona estranea al reato, la quale provi che l uso del bene è avvenuto a sua insaputa e in assenza di un proprio comportamento negligente, sia dell area sulla quale è commesso il reato, se di proprietà dell autore o del compartecipe del reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica e ripristino dello stato dei luoghi. In particolare, questa seconda ipotesi di confisca, che appare essere obbligatoria, perché si dispone che la stessa consegue alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell art. 444 cod. proc. pen., pone qualche problema ermeneutico, posto che si può forse dubitare se con l enunciato linguistico compartecipe del reato il legislatore abbia inteso indicare esclusivamente il concorrente, o abbia invece voluto far riferimento anche agli autori di reati connessi a quelli previsti dal comma 1 dell art. 256 bis d. lgs. n. 152 del 2006 (ad esempio, quello di favoreggiamento). 4
5 2. I nuovi obblighi di informazione gravanti sul pubblico ministero. L art. 4 del d.l. n. 136 del 2013 è intervenuto sulle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, introducendo un nuovo comma 3 ter all art Specificamente, la nuova previsione impone innanzitutto al pubblico ministero di informare il Ministero dell ambiente e della tutela del territorio quando esercita l azione penale per i reati previsti dal d.lgs. n. 152 del 2006, ovvero per i reati previsti dal codice penale comportanti un pericolo o un pregiudizio per l ambiente, nonché, anche, il Ministero della Salute o il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, quando i predetti reati arrechino un concreto pericolo alla tutela della salute o alla sicurezza agroalimentare. Con riferimento all obbligo di informazione per così dire aggiuntivo, sembra ragionevole ritenere che l uso della particella disgiuntiva o, ripetuto due volte,e lo scopo della disposizione, determinino il dovere di informare: a) il solo Ministero della Salute, oltre che quello dell Ambiente, nei casi in cui sia configurabile un pericolo per la tutela della salute, ma non anche per la sicurezza agroalimentare; b) il solo Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, oltre che quello dell Ambiente, nei casi in cui vi è pericolo per la sicurezza agroalimentare, ma non anche per la tutela della salute; c) entrambi i Ministeri, oltre che quello dell Ambiente, quando vi è pericolo per entrambi i beni giuridici. Detto obbligo di informazione si estende anche alle sentenze ed ai provvedimenti definitori di ciascun grado di giudizio, e, ma la previsione non è chiarissima, nei casi di arresto, fermo o misura cautelare disposta nei confronti di soggetto indagato per i reati previsti dal d. lgs. n. 152 del 2006, ovvero per i reati previsti dal codice penale comportanti un pericolo o un pregiudizio per l ambiente, e che, inoltre, arrechino un concreto pericolo alla tutela della salute o alla sicurezza agroalimentare. Invero, la limitazione appena indicata dell obbligo di informazione sembra derivare dal riferimento compiuto dal terzo periodo (relativo ai casi di arresto, fermo o custodia cautelare) del nuovo comma 3 ter dell art. 129 disp. att. cod. proc. pen. ai soli reati indicati nel secondo periodo del medesimo articolo, a differenza di quanto previsto dal quarto comma (riguardante le sentenze e gli altri provvedimenti definitori ), che dispone la comunicazione alle amministrazioni indicate nei primi due periodi del presente comma. Detta limitazione, tuttavia, potrebbe suscitare qualche perplessità, ed essere difficilmente comprensibile, se si considera che l obbligo di comunicazione risulta fissato per consentire alle Amministrazioni competenti di adottare i provvedimenti eventualmente ritenuti opportuni e necessari per la tutela dell ambiente, della salute e della qualità della produzione agroalimentare (così si esprime la relazione di accompagnamento al disegno di legge di conversione del d.l. in esame). Redattore: Antonio Corbo Il vice direttore Giorgio Fidelbo 5

References: art. 256
 art. 3
 art. 424
 art. 423
 art. 423
 art. 255
 art. 256
 art. 184
 art. 256
 art. 255
 art. 255
 art. 255
 art. 256
 art. 256
 art. 256
 art. 256
 articolo 255
 art. 184
 art. 4
 art. 129
 art. 256
 art. 256
 sentenza 
 sentenza 
 art. 444
 art. 256
 art. 4
 art. 129