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Timestamp: 2020-03-28 21:57:47+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25290 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25290 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 09/10/2019, (ud. 23/05/2019, dep. 09/10/2019), n.25290
sul ricorso 15392-2016 proposto da:
S.A.L., elettivamente domiciliata in ROMA VIA GIOVANNI
PIERLUIGI DA PALESTRINA 47, presso lo studio dell’avvocato
CARDARELLI FRANCESCO, rappresentata e difesa dall’avvocato ZAZA
COMUNE DI GAETA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA CICERONE 66,
presso lo studio dell’avvocato CAPOZZI GIANCARLO, rappresentato e
difeso dall’avvocato PICCOLO DANIELA;
avverso la sentenza n. 6666/2015 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
S.A.L. ha impugnato l’avviso di accertamento n. 963 del 24 ottobre 2008 con il quale il Comune di Gaeta aveva contestato l’omesso versamento dell’ICI per l’anno 2005.
La CTP di Latina, con sentenza n. 121/04/2010, ha respinto il ricorso.
S.A.L. ha proposto appello che la CTR di Roma, Sez. dist. di Latina, con sentenza n. 117/39/2012, ha rigettato.
S.A.L. ha proposto ricorso per cassazione che è stato accolto con ordinanza n. 15729/2014, la quale ha cassato con rinvio l’impugnata sentenza.
In seguito a riassunzione, la CTR del Lazio, con sentenza n. 6666/39/2015, ha respinto nuovamente l’appello.
1. Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione del principio di diritto enunciato dall’ordinanza n. 15729 del 2014 della Corte di cassazione, nonchè la violazione e falsa applicazione della L.R. Lazio n. 24 del 1998, art. 27, D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 145,L.R. Lazio n. 38 del 1999, art. 55, artt. 26 e 34 della NTA al PTP della Regione Lazio, approvate con D.G.R.L. 30 luglio 1999, n. 4485, art. 23 della NTA al PTPR approvato con la D.G.R.L. 25 luglio 2007, n. 1025, D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, lett. h, poichè la CTR di Roma, Sez. dist. di Latina, non avrebbe tenuto conto che il terreno oggetto di causa era sottoposto al regime delle aree agricole e ad aveva una estensione di mq 11.747, mentre l’art. 26 delle NTA al PTP e il L.R. Regione Lazio n. 38 del 1999, art. 55, subordinavano l’edificabilità degli immobili alla presenza di un lotto minimo di mq 30.000 ed alla circostanza che il proprietario fosse un coltivatore diretto.
Inoltre, il giudice di appello non avrebbe considerato che il Comune di Gaeta ricadeva in area montana, con conseguente operatività dell’esenzione D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 7, lett. h.
Al riguardo, assume rilievo la summenzionata ordinanza n. 15729 del 2014 della Corte di cassazione, la quale aveva accolto il precedente ricorso di S.A.L..
Dalla lettura dell’ordinanza n. 15729 del 2014 emerge che, con il primo motivo di ricorso, la contribuente aveva, fra le varie contestazioni, lamentato la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2, della legge urbanistica, art. 5 e L.R. Lazio n. 24 del 1998, art. 27, comma 2.
Essa aveva argomentato che la CTR aveva errato nel qualificare il terreno de quo come area fabbricabile, a fini tributari, in base al P.R.G. del Comune di Gaeta, senza considerare che tale P.R.G. doveva ritenersi integrato, ai sensi della legge urbanistica, art. 5 e della L.R. Lazio n. 24 del 1998, art. 27, comma 2, dai piani paesaggistici regionali e, precisamente, dal PTP approvato dalla legge della Regione Lazio n. 24 del 1998 e dal PTPR adottato dalla Regione Lazio con Delib. Giunta Regionale n. 556 del 25 luglio 2007 e che, alla luce di detta integrazione, il terreno stesso risultava inedificabile.
Tale censura era stata, però, disattesa, come risulta dalla citata ordinanza, in quanto:
“a) l’assunto della ricorrente secondo cui il terreno de quo risulterebbe inedificabile in base al PTP approvato dalla legge della Regione Lazio n. 24 del 1998 – in considerazione sia della circostanza che il territorio del Comune di Gaeta è classificato come area montana (essendo compreso nel territorio della 17 Comunità Montana “Monti Aurunci”), sia della circostanza che il terreno per cui è causa avrebbe una estensione inferiore a mq. 30.000 – non è utilmente scrutinabile in sede di legittimità, perchè le due suddette circostanze non risultano dalla sentenza gravata e nel ricorso non si precisa, come imposto dall’onere di autosufficienza del ricorso per cassazione, in quali atti e con quali modalità esse siano state dedotte in sede di merito”.
In ordine, infine, alla destinazione agricola dell’immobile, il giudice di appello ne ha tenuto conto, valutando, però, che, in questo specifico caso, il piano territoriale paesistico pe-r la zona agricola ambientale ad elevata connotazione paesistica prevede un indice fondiario di 0,01 mc/mq, a cui consegue la parziale edificabilità del terreno.
2. Con il secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione del principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione nell’ordinanza n. 15729 del 2014 e la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, perchè la CTR avrebbe utilizzato, per compiere la sua valutazione del terreno, i prezzi medi di aree aventi analoghe caratteristiche, nonostante la Corte di cassazione avesse censurato questo passaggio della motivazione della precedente sentenza di appello, senza considerare l’estensione effettiva della sua proprietà.
In tal modo, la sentenza gravata si era discostata dal principio, già espresso dalla S.C., che “In tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), ai fini della determinazione del valore imponibile, la misura del valore venale in comune commercio deve essere tassativamente ricavata dai parametri vincolanti previsti dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 504, art. 5, comma 5, che, per le aree fabbricabili, hanno riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per gli eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato della vendita di aree aventi analoghe caratteristiche”.
Nella specie, la CTR di Roma, Sez. dist. di Latina, ha accertato che i terreni utilizzati come metro di paragone erano stati valutati tenendo conto pure dei limiti di edificabilità derivanti dai piani paesistici e ha, poi, evidenziato che la località in questione “considerando tutti gli elementi morfologico-urbanisti può essere valutata per l’anno in questione intorno ad Euro 29 al mq, tenendo conto anche della relativa vicinanza al mare e della stessa panoramicità che la rendono particolarmente appetibile”.
Priva di rilievo è, infine, la censura concernente l’estensione del terreno che, per le ragioni sopra esposte, non può venire in esame.
Sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata, trattandosi di ricorso per cassazione la cui notifica si è perfezionata successivamente alla data del 30 gennaio 2013 (Cass., Sez. 6-3, sentenza n. 14515 del 10 luglio 2015).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 27
 art. 145
 art. 55
 art. 23
 art. 7
 art. 55
 art. 7
 art. 36
 art. 5
 art. 27
 art. 5
 art. 27
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 art. 5
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 art. 5
 art. 1
 art. 13
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