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Timestamp: 2019-08-20 09:42:41+00:00

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Il riconoscimento fotografico operato in sede di indagini di P.G. - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2018 Il riconoscimento fotografico operato in sede di indagini di P.G.
Il riconoscimento fotografico operato in sede di indagini di P.G.
Corte di Cassazione, sezione seconda penale, Sentenza 24 aprile 2018, n. 18205.
Sentenza 24 aprile 2018, n. 18205
Il riconoscimento fotografico operato in sede di indagini di P.G. e non regolato dal codice di rito costituisce un accertamento di fatto e, come tale, e’ utilizzabile nel giudizio in base al principio della non tassativita’ dei mezzi di prova ed a quello del libero convincimento del giudice.
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dott.ssa Casella Giuseppina che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso.
1. Con sentenza del 5/10/2015 la Corte di Appello di Milano ha confermato il giudizio di penale responsabilita’ espresso dal Tribunale di Monza nei confronti di (OMISSIS) in ordine al delitto di tentata rapina impropria, commesso in concorso con due complici non identificati, con i quali si era impossessato di merce esposta in un supermercato, superando le casse senza pagare, poi dando uno spintone ad un sorvegliante per guadagnare la fuga, mentre la merce veniva abbandonata per terra.
2. Avverso la sentenza della Corte territoriale ricorre per Cassazione il (OMISSIS) personalmente, deducendo la violazione di legge: a) in ordine alla corretta identificazione fisica del reo, effettuata dalla persona offesa con identificazione fotografica senza potersi procedere ad un “confronto” con quanto in udienza avrebbe potuto sostenere l’imputato, irreperibile, sicche’ a nulla rileverebbe che nel verbale di individuazione fotografica si dava atto del “soggetto riconosciuto dal (OMISSIS) nato in (OMISSIS)”; b) in ordine alle sue generalita’, assumendo il ricorrente di essere nato nel (OMISSIS) e non nel (OMISSIS), mentre le ricerche che avevano preceduto la dichiarazione di irreperibilita’ erano state effettuate considerando l’interessato “nato nel (OMISSIS)”, giacche’ egli aveva cambiato indirizzo senza poter aggiornare la carta di identita’ per problemi amministrativi; c) in ordine alla notifica della sentenza di primo grado, effettuata a mani proprie tramite P.G. a ” (OMISSIS) nato a (OMISSIS)”, infine, si deduce l’errore materiale in cui sarebbero incorsi gli operanti.
In relazione alla notificazione della sentenza di primo grado, infatti, deve rilevarsi che il ricorrente deduce un errore materiale in cui sarebbero incorsi gli operanti, nell’indicarlo come “nato a (OMISSIS)” e non nel (OMISSIS), ma non contesta in alcun modo di aver ricevuto a mani proprie l’atto, circostanza determinante per assicurare la validita’ della notifica e, per di piu’, le ragioni del riferito errore vengono spiegate attribuendole a mancati aggiornamenti della sua carta di identita’, sicche’ nessun dubbio risulta avanzato in ordine all’identificazione fisica del soggetto indicato come (OMISSIS) nato in (OMISSIS).
E’ manifestamente infondata, oltre che attinente essenzialmente al merito della decisione impugnata, anche la doglianza avente ad oggetto l’idoneita’ del verbale di individuazione fotografica effettuato dalla persona offesa ai fini di una corretta individuazione dell’autore del reato, atteso che per consolidata giurisprudenza il riconoscimento fotografico operato in sede di indagini di P.G. e non regolato dal codice di rito costituisce un accertamento di fatto e, come tale, e’ utilizzabile nel giudizio in base al principio della non tassativita’ dei mezzi di prova ed a quello del libero convincimento del giudice (Sez. 5, n. 6456 del 01/10/2015, Rv. 266023; Sez. 2, n. 50954 del 03/12/2013, Rv. 257985; Sez. 1, n. 32436 del 02/07/2008, Rv. 240674).
4. All’inammissibilita’ del ricorso consegue, per il disposto dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonche’ al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in Euro 2.000,00.
Corte di Cassazione, sezione sesta penale, sentenza 27 febbraio 2018, n....

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