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Rete di reti nel Network Europeo per lo Sviluppo Rurale
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1 RETE RURALE NAZIONALE Commissione Europea Programma (art. 68 Reg. CE 1698/2005) Rete di reti nel Network Europeo per lo Sviluppo Rurale Giugno 20072 INDICE Elenco degli acronimi... 5 Premessa ANALISI DELLA SITUAZIONE ATTUALE Lo scenario di riferimento Principali dinamiche in atto nelle aree rurali Verso una nuova politica di sviluppo rurale: il ruolo della Rete Rurale Nazionale L esperienza della Rete Leader+ e delle altre azioni di sistema L esperienza della Rete Leader+ ( ): risultati conseguiti e fattori di debolezza Le altre azioni di sistema La situazione delle reti sul territorio: possibili sinergie con la Rete Rurale Nazionale Le reti formali e informali presenti sul territorio Focus sulle reti di particolare rilevanza per l attività della RRN: esperienze replicabili e fabbisogni aperti Swot analysis della situazione di partenza LA STRATEGIA DELLA RETE RURALE NAZIONALE Individuazione delle priorità di intervento Articolazione della strategia di intervento della RRN La coerenza con i piani di sviluppo rurale SINTESI DELLA VALUTAZIONE EX-ANTE Finalità e articolazione del processo di valutazione ex ante I risultati della valutazione del Programma Ragioni del mancato recepimento di alcune raccomandazioni del Valutatore ISTITUZIONE DELLA RETE RURALE NAZIONALE Procedura d istituzione della Rete I membri della Rete Rurale Nazionale Elenco delle principali organizzazioni coinvolte nello sviluppo rurale Elenco delle principali amministrazioni coinvolte nello sviluppo rurale I partner internazionali della Rete Ambiti prioritari di interesse dei membri della Rete Nazionale e network tematici Strutture necessarie al funzionamento della Rete Complementarietà e coerenza tra attività delle PRR e quelle previste dall assistenza tecnica dei PSR Articolazione temporale delle fasi istitutive DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ DELLA RETE RURALE NAZIONALE Modalità di definizione del Piano di Azione L articolazione delle azioni per ciascuna Linea di intervento I a Linea di intervento II a Linea di intervento III a Linea di intervento IV a Linea di intervento Cronogramma indicativo del Piano di Azione3 6. PIANO FINANZIARIO La dotazione di risorse della Rete Nazionale Rurale Articolazione finanziaria per anno Ripartizione finanziaria tra Linee di intervento DESIGNAZIONE DELLE AUTORITÀ COMPETENTI E DEGLI ORGANISMI PAGATORI Autorità di Gestione Organismo Pagatore Organismo di Certificazione Sistema di gestione e di controllo SISTEMA DI MONITORAGGIO E VALUTAZIONE DEL PROGRAMMA Disposizioni riguardanti il monitoraggio e la valutazione Comitato di sorveglianza e suo funzionamento COMPLEMENTARIETÀ CON LE POLITICHE NAZIONALI, IL PRIMO PILASTRO DELLA PAC E GLI ALTRI FONDI COMUNITARI Le politiche nazionali Il primo pilastro della PAC Integrazione con gli altri fondi comunitari Principio generale di demarcazione tra azioni della Rete ed altri fondi/politiche PROCESSO DI CONSULTAZIONE CON IL PARTENARIATO ALLEGATO: QUADRO DEGLI INDICATORI DI MONITORAGGIO E VALUTAZIONE DEL PROGRAMMA RRN Premessa Indicatori di realizzazione Indicatori di risultato Indicatori di Impatto4 Programma predisposto da un gruppo di lavoro istituito nell ambito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Direzione generale dello sviluppo rurale, Ufficio POSR II Dirigente responsabile Giuseppe Blasi Gruppo di lavoro composto da Camillo Zaccarini Bonelli (coordinatore), Riccardo Passero, Paola Lionetti. Si ringraziano inoltre i componenti del gruppo di lavoro allargato, composto da rappresentanti dell Ufficio POSR II, Inea, Ismea, Regioni Abruzzo, Liguria, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria e Toscana. Impaginazione e grafica: Mario Cariello, Roberta Ruberto. 45 Elenco degli acronimi AdG: Autorità di Gestione BCAA: Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali BIC: Business and Innovation Centres CAA: Centri di Assistenza Agricola CdS: Comitato di Sorveglianza DOP: Denominazione di Origine Protetta ENPI: European Neighbourhood and Partnership Instrument FEAGA: Fondo Europeo Agricolo di Garanzia FEASR: Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale FEP: Fondo Europeo della Pesca FESR: Fondo Europeo di Sviluppo Regionale FSE: Fondo Sociale Europeo GAL: Gruppo di Azione Locale IGP: Indicazione Geografica Protetta IPA: Instrument of Pre-Accession Assistence IRC: Innovation Relay Centres OSC: Orientamenti Strategici Comunitari PAC: Politica Agricola Comune PCP: Politica Comune della Pesca PLR: Programmi Leader + regionali PPP: Partenariato pubblico-privato PRR: Postazioni regionali della Rete PS: Partnership per lo Sviluppo PSL: Piano di Sviluppo Locale per l attuazione del Leader PSN: Piano Strategico Nazionale 56 PSR: Programma di Sviluppo Rurale QCMV: Quadro comune di monitoraggio e valutazione QCS: Quadro comunitario di sostegno QSN: Quadro Strategico Nazionale relativo alla Politica di Coesione RRE: Rete Rurale Europea RRN: Rete Rurale Nazionale SAT: Superficie Agricola Totale SAU: Superficie Agricola Utilizzata SM: Sistema Nazionale di Monitoraggio per lo Sviluppo Rurale SV: Sistema Nazionale di Valutazione per lo Sviluppo Rurale TFT: Task Force Tematiche UNAC: Unità Nazionale di Animazione e Coordinamento VQPRD: Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate 67 Premessa La Rete Rurale Nazionale (RRN) è un Programma di supporto all attuazione delle politiche di sviluppo rurale , realizzato ai sensi dell articolo 68 del regolamento (CE) n. 1698/05. Per un Paese a programmazione regionalizzata, oltre alle funzioni proprie, la RRN svolge anche un fondamentale ruolo di collegamento, con l obiettivo di ricondurre all unitarietà gli elementi programmatori di maggiore rilievo individuati a livello di ciascuna Regione e Provincia Autonoma. Sulla base dell intesa raggiunta nell ambito della Conferenza Stato-Regioni del 31 Ottobre 2006, alla RRN è stata assegnata una dotazione finanziaria pari a (quota comunitaria) a cui si aggiungono altrettante risorse di parte nazionale. Il Programma, che si articola in dieci capitoli, dà attuazione alle indicazioni contenute nel Piano Strategico Nazionale per lo sviluppo rurale8 1. ANALISI DELLA SITUAZIONE ATTUALE L obiettivo di questo capitolo è duplice: da un lato, proporre una lettura critica del contesto nel quale la Rete Rurale Nazionale (RRN) si andrà ad inserire; dall altro, alla luce dell analisi effettuata, individuare i principali fabbisogni delle aree rurali, cui la Rete è chiamata a rispondere e i potenziali ambiti di intervento. A tale scopo, l analisi della situazione attuale è stata articolata nei seguenti punti: - lo scenario di riferimento, sia in termini di fabbisogni di intervento principali, sia rispetto alla nuova politica di sviluppo rurale ed al ruolo della RRN, con particolare riguardo alle principali sfide poste dal nuovo sistema di programmazione e gestione dello sviluppo rurale per il periodo ; - l esperienza , soprattutto l esperienza Rete Leader+ e delle altre azioni di sistema a sostegno dello sviluppo rurale; - le finalità della Rete Rurale Europea (art. 67, Reg. CE 1698/2005), in modo da assicurare il pieno raggiungimento degli obiettivi previsti e garantire la necessaria sinergia tra le attività della Rete Rurale Nazionale e quelle del network europeo. - le altre reti presenti sul territorio (formali ed informali) e le possibili sinergie con la RRN, evidenziando le esperienze replicabili e i fabbisogni rimasti aperti; - la SWOT Analysis della situazione di partenza, quale strumento per la sistematizzazione delle evidenze emerse e punto di partenza per la definizione della strategia del Programma. 1.1 Lo scenario di riferimento Principali dinamiche in atto nelle aree rurali Nel Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo Rurale viene dedicato ampio spazio all analisi della situazione socio-economica delle aree rurali, riconoscendo all ambiente un ruolo portante all interno della politica di sviluppo rurale. Il quadro delineato mostra importanti cambiamenti nella struttura economico-sociale delle aree rurali. Non è il caso in questo ambito di riprenderli analiticamente, quanto osservare come a fronte di un ridimensionamento del peso dell agroalimentare nell economia italiana, soprattutto in termini di occupazione, si è assistito ad una forte diversificazione della struttura socioeconomica del territorio rurale. La popolazione rurale dipendente dall agricoltura è passata dal 70% degli anni sessanta all attuale 10%, evidenziando quindi un consistente ridimensionamento. Allo stesso tempo, si è innescato un processo di ristrutturazione del settore agro-alimentare, caratterizzato principalmente da una generale riduzione della dimensione media aziendale, accompagnata dalla crescita del numero di piccole aziende (+7%), soprattutto nelle Regioni dell Obiettivo Convergenza, dalla riconversione delle imprese a favore di prodotti con margini di mercato più ampi e dalla dislocazione delle strutture produttive 89 nelle Regioni meridionali. Si sottolinea, inoltre, come il miglioramento dei collegamenti viari e ferroviari abbia contribuito a fare di alcune aree rurali, soprattutto quelle più vicine alle grandi città, luoghi privilegiati di residenza. Negli anni novanta, il ripopolamento di alcune aree rurali è stato spinto anche dalla ricerca di un ambiente migliore, con ritmi di vita meno frenetici e costo della vita più basso. Tuttavia, i territori rurali continuano a caratterizzarsi per un offerta inadeguata sia in termini di infrastrutturazione telematica soprattutto nelle aree dell Obiettivo Convergenza (la linea DSL raggiunge solo il 3,1% delle popolazioni rurali, contro una presenza del 10% nei centri urbani 1 ), che di servizi alla popolazione, specie ricreativi, con l unica eccezione significativa rappresentata dai servizi scolastici (anche se non mancano forti situazioni di disagio, specie in alcune aree montane). In base agli elementi evidenziati è possibile identificare alcuni fabbisogni di intervento prioritari sui quali è necessario intervenire: - creare una struttura deputata a favorire il processo di diffusione delle informazioni, nel modo più capillare possibile sul territorio, utilizzando canali differenziati, per superare i limiti dovuti alle carenze della rete telematica esistente. Infatti, l esperienza pregressa evidenzia alcuni disagi legati alla distribuzione degli operatori del mondo rurale su un territorio molto vasto, dove i contatti, le comunicazioni e lo scambio di informazioni spesso non sono risultati agevoli; - utilizzare progetti interregionali, per meglio affrontare tematiche specifiche legate allo sviluppo rurale, (come ad es. l integrazione tra le fasi delle filiere agroalimentari, la valorizzazione delle produzioni di qualità, la promozione del turismo rurale), garantendo uno specifico supporto per coordinare le fasi di attivazione ed implementazione; - definire linguaggi e procedure comuni, per superare i problemi legati alla presenza di più soggetti all interno dei territori rurali (aziende agricole, turistiche, commerciali e artigianali, enti gestori di aree protette, società di servizi, ecc.). La diversificazione in atto nel settore rurale, infatti, da un lato contribuisce a moltiplicare le leve su cui potenzialmente agire per lo sviluppo delle aree rurali, ma dall altro richiede un informazione e animazione differenziata sul territorio, nonché uno sforzo maggiore nel coordinare i diversi attori e convogliare i relativi interessi intorno ad una strategia di sviluppo condivisa; - promuovere, in linea con la strategia di Lisbona, un processo che sappia sostenere ed incrementare l offerta di lavoro, contrastando in particolar modo l abbandono di queste aree da parte dei giovani e dei lavoratori maggiormente qualificati, allo scopo di superare le difficoltà connesse all occupazione nelle aree rurali; parallelamente, in un contesto economico sempre più globalizzato e multietnico, è necessario favorire una maggiore inclusione sociale. In aggiunta alle esigenze evidenziate dall analisi della situazione socio-economica delle aree rurali, emergono ulteriori fabbisogni d intervento direttamente collegati alle necessità di assicurare il necessario collegamento con la Rete Rurale Europea, soprattutto per quanto concerne: 1 Fonte: DG INFSO,10 a) la raccolta, l analisi e la diffusione delle informazioni sulle misure comunitarie di sviluppo rurale; b) la raccolta, la diffusione e il consolidamento a livello comunitario delle buone pratiche in materia di sviluppo rurale; c) la fornitura delle informazioni sull'evoluzione delle zone rurali della Comunità e dei Paesi terzi; d) l organizzazione di convegni e di seminari a livello comunitario per le persone impegnate nello sviluppo rurale; e) la costituzione e la gestione di reti di esperti, allo scopo di favorire gli scambi di conoscenze specialistiche e coadiuvare l'attuazione e la valutazione della politica di sviluppo rurale; f) il sostegno delle reti nazionali e delle iniziative di cooperazione transnazionale. Le attività promosse dalla Rete Rurale Nazionale concorrono al raggiungimento delle suddette finalità, contribuendo alla implementazione del network europeo (cfr. paragrafo 2.2). Il tema dell ambiente, rappresenta una delle priorità della nuova programmazione. Riconoscendone e condividendone l importanza anche a livello nazionale (Piano Strategico Nazionale), si ritiene opportuno concentrare l attenzione anche sui temi di intervento prioritari previsti dagli Orientamenti Strategici Comunitari per lo sviluppo rurale (biodiversità, risorse idriche, cambiamenti climatici, ecc.). La complessità delle relazioni tra le diverse componenti ambientali, verificate al loro interno e rispetto all attività agricola, è stata ricondotta ad un analisi che punta a far emergere con più chiarezza le diverse problematiche e, quindi, favorisce l individuazione delle priorità d intervento. Per quanto attiene al tema della biodiversità si evidenziano, coerentemente con il PSN, le seguenti criticità: - tendenza generale al declino della biodiversità in tutti i suoi aspetti (diversità genetica, diversità delle specie e diversità degli ecosistemi); - stato preoccupante della biodiversità nelle aree agricole (circa il 47% delle specie di uccelli minacciate o in declino è legata alle aree rurali). Il declino della biodiversità è particolarmente accentuato nelle aree rurali a causa dell intensificazione dell attività agricola, della specializzazione produttiva, dell abbandono di pratiche tradizionali nelle aree montane e marginali e di aree agricole e/o montane, della frammentazione della matrice territoriale, nonché della scarsa diffusione di una gestione forestale sostenibile, attribuibile tra l altro allo spopolamento delle aree montane. Tuttavia a fronte di tali aspetti critici, si segnala, già nell attuale programmazione, la presenza di misure collegate all obiettivo di tutela della biodiversità, cosiddette agroambientali, grazie alle quali è stato possibile ottenere effetti positivi sull ambiente. 1011 Un altro punto di forza è rappresentato dal consistente patrimonio di biodiversità legato alla varietà di habitat che caratterizza la penisola italiana. Sotto questo profilo le aree protette, incluse quelle costituenti la Rete Natura 2000, costituiscono porzioni di territorio che necessitano di una particolare attenzione. Infatti, spesso queste aree coincidono con zone marginali, caratterizzate da spopolamento e, pertanto, il mantenimento dell attività agricola ha una duplice valenza: contibuire al mantenimento della popolazione rurale e preservare le caratteristiche paesaggistiche, storiche e culturali locali. Con riferimento alla tutela delle risorse idriche, si evidenziano alcuni problemi legati alla qualità delle acque e alla limitata disponibilità idrica, in parte imputabile all uso delle acque a fine agricolo. Gli effetti delle attività agricola su acqua e suolo sono strettamente legati, in quanto il suolo rappresenta un importante filtro per la prevenzione e la riduzione dei fenomeni di contaminazione dell acqua, grazie alla sua capacità di biodegradazione delle sostanze inquinanti. I principali agenti inquinanti sono i fertilizzanti (azoto e fosforo) e i prodotti fitosanitari usati in agricoltura. A questi fattori si aggiunge l inefficienza dell irrigazione, dal punto di vista tecnico (sistemi di irrigazione, reti di adduzione, fonti di approvvigionamento) e gestionale (modi e tempi di somministrazione, scarsa pianificazione dell uso della risorsa e di programmazione della stagione irrigua) che, incrementando i processi di lisciviazione, può favorire l accumulo degli inquinanti nelle falde acquifere. A fronte di tali criticità, in questi ultimi anni si è, tuttavia, registrato un aumento della disponibilità di tecniche agricole e soluzioni finalizzate al risparmio idrico e alla riduzione dell uso di input chimici (fertilizzanti e prodotti fitosanitari). Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, come punti di debolezza si segnalano: - l aumento delle emissioni di anidride carbonica, dovuto al crescente impiego nel settore agricolo dei combustibili fossili, che provoca un incremento dell effetto serra; - l impiego ancora limitato di biomassa, conseguente sia a problemi di natura tecnica, economica e fiscale, sia a questioni legate alla proprietà fondiaria e agli aspetti logistici; - le emissioni di metano e di protossido di azoto (tra i più importanti gas serra), di cui il settore agricolo è direttamente responsabile, attribuibili in gran parte all attività zootecnica. Tra gli aspetti positivi si segnalano sia la possibilità di impiegare biomasse agricole e forestali a scopo energetico, con il vantaggio di costituire un alternativa all uso dei combustibili fossili, sia l importante ruolo che il settore agroforestale svolge, in relazione alla capacità del suolo di assorbire il carbonio, attraverso opportuni cambiamenti d uso. Relativamente al suolo, le problematiche ambientali più gravose riguardano: - la progressiva riduzione della SAU (circa 3 t/ha/anno) a causa dell erosione, favorita dall intensificazione dell attività agricola, dall abbandono delle aree rurali marginali e dalla scarsa diffusione di una gestione forestale sostenibile. Da notare come la presenza di aziende, 1112 con un orientamento colturale prevalente a prati e pascoli, dovrebbe contenere i processi erosivi, mentre in realtà la localizzazione di tali aziende in aree marginali e, il conseguente possibile abbandono delle attività agricole, possa far venir meno il ruolo di difesa del suolo; - la forte competizione nell uso del suolo, soprattutto in prossimità delle aree urbane che spesso inducono l agricoltura a cedere le aree più fertili a favore di altri usi; - la presenza di ampie superfici di terreno gestite con modalità e tecniche poco ecocompatibili. Fra i punti di forza si sottolinea, come già accennato nei paragrafi precedenti, l importante ruolo del suolo nella regimazione dei deflussi idrici nella tutela della biodiversità, nella conformazione del paesaggio e nell assorbimento dei gas serra. Inoltre, l adozione di pratiche opportune, come la conversione dei seminativi a prato e pascolo e gli imboschimenti permanenti, insieme ad una gestione delle politiche agroforestali più sostenibile, permettono di aumentare la capacità di fissazione del carbonio. Un altro aspetto positivo è rappresentato dal forte legame tra il territorio e i prodotti di qualità ad esso collegati (DOP, IGP e VQPRD). Sempre in relazione alle tematiche ambientali, un grosso contributo è stato fornito sia dallo sviluppo di un agricoltura a basso impatto ambientale, che dalla condizionalità della PAC Verso una nuova politica di sviluppo rurale: il ruolo della Rete Rurale Nazionale Prevista formalmente dall articolo 68 del Regolamento (CE) 1698/05, la Rete ha il compito di valorizzare le relazioni e lo scambio comunicativo tra tutti gli attori dei territori rurali che la costituiscono, favorendo la circolazione delle best practices e del know-how, in coerenza con gli orientamenti comunitari e con il Piano Strategico Nazionale. In quest ottica, la Rete Rurale Nazionale costituisce uno strumento privilegiato per la crescita e l affermazione della politica di sviluppo rurale, soprattutto in considerazione del fatto che la semplificazione finanziaria e procedurale della politica di sviluppo rurale rappresenta un punto di forza e, al tempo stesso, un elemento di rischio, se non accompagnata da una sufficiente integrazione e sinergia con le altre politiche. Gli elementi di innovazione introdotti dalla riforma della PAC e dal nuovo approccio strategico che caratterizza lo sviluppo rurale e, in modo particolare, l istituzione di un Fondo unico (FEASR) che prevede un solo tipo di programma al posto delle tre precedenti forme di intervento (POR, PSR e Leader+), determinano infatti la necessità di perseguire in maniera ancora più incisiva a tutti i livelli di governance (nazionale, regionale e locale) la complementareità con le altre politiche ed i rispettivi strumenti finanziari. A livello nazionale, la strategia delineata per il periodo nel QSN e nel PSN suggerisce l attuazione di una complementarietà a livello territoriale, attraverso il ricorso a specifici strumenti 1213 basati sulle reali esigenze, idonei a promuovere l integrazione della politica di sviluppo rurale con le altre politiche. In questo contesto, caratterizzato dalla separazione degli strumenti finanziari e, conseguentemente, dalla necessità di integrare le varie politiche, la Rete dovrebbe intervenire per evitare l isolamento dello sviluppo rurale in ambito settoriale e per favorire il passaggio di tale politica dall ambito puramente agricolo a quello più prettamente territoriale, attraverso azioni che siano finalizzate a mettere a sistema quanto realizzato dalle Regioni sul proprio territorio. L approccio territoriale dovrebbe partire dalla valorizzazione delle possibilità di sviluppo del settore primario, specie sotto il profilo della multifunzionalità dell agricoltura. In tale prospettiva, si rende necessario rafforzare il partenariato istituzionale della Rete, per fornire un supporto mirato e differenziato rispetto alle scelte operate dal territorio. Necessità particolarmente evidente in un Paese come l Italia, in cui i sistemi istituzionali tendono sempre più verso il decentramento amministrativo e crescono le pressioni per una più ampia partecipazione alla gestione delle politiche. Proprio il coinvolgimento di attori che operano a diversi livelli, nazionale, regionale, intermedio e locale, determina la necessità di disporre di strumenti atti a favorire un governo dell insieme degli strumenti della politica disponibili, secondo una visione coordinata. Parallelamente si manifesta anche l esigenza, a seguito dell introduzione di meccanismi di gestione finanziaria unici, di attuare una riorganizzazione all interno delle amministrazioni nazionali e regionali coinvolte. In particolare, la presenza di un Organismo Pagatore per i Piani di Sviluppo Rurale pone le Regioni di fronte alla necessità di introdurre un sistema comune di pagamento, basato su regole e norme di intervento comuni e su procedure informatiche il più possibile standardizzate. Il PSN prevede l attivazione di un Sistema Nazionale di Monitoraggio e di Valutazione per lo sviluppo rurale, il cui compito è innanzitutto quello di garantire la confrontabilità e l aggregazione delle informazioni a livello nazionale e comunitario e il soddisfacimento delle esigenze conoscitive e valutative. Tale sistema, che prevede la partecipazione attiva di soggetti a livello sia nazionale, che regionale, dovrà assicurare la qualità e anche la condivisione delle attività realizzate. In questa ottica, la Rete Rurale Nazionale potrebbe garantire, attraverso azioni di supporto metodologico e specifiche iniziative finalizzate a favorire i contatti e gli scambi interistituzionali tra i soggetti coinvolti, la divulgazione delle buone pratiche e delle innovazioni nel campo dello sviluppo rurale. Pur non escludendo la possibilità di avviare altre forme di progettazione integrata territoriale, il PSN individua nel Leader lo strumento principale per assicurare l integrazione territoriale e nei GAL i soggetti attuatori, ribadendo, secondo quanto disposto dal Regolamento (CE) n. 1698/05 come, attraverso gli stessi, sia possibile finanziare tutte le misure previste. La maggiore delega ai GAL, in particolare nella selezione dei progetti di cooperazione interterritoriale e transnazionale e l introduzione di nuove Misure attivabili dai PSR, basate sulla realizzazione di partenariati (es. 1314 Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie nei settori agricolo, alimentare e forestale ), determinano la necessità di un assistenza tecnica mirata e differenziata rispetto alle scelte operate dal territorio, attraverso azioni di supporto alla cooperazione. 1.2 L esperienza della Rete Leader+ e delle altre azioni di sistema Con riferimento alle esperienze maturate nel corso della programmazione nell ambito delle politiche di sviluppo rurale, vale la pena evidenziare alcuni elementi di criticità ancora irrisolti, da cui scaturiscono ulteriori fabbisogni d intervento. Nello specifico: - la diffusione sempre maggiore di approcci di tipo integrato implica la necessità di sperimentare e consolidare prassi di intervento basate su intense dinamiche partenariali tra le diverse istituzioni coinvolte, sia in fase di attuazione che di definizione dei fabbisogni specifici ai diversi livelli di programmazione (locale, regionale, sovraregionale). In particolare, rispetto al tema della governance, emergono alcuni aspetti critici da tenere in considerazione: proliferazione, rappresentatività e sovrapposizione dei partenariati; scarsa definizione di procedure e ruoli istituzionali; sistema di selezione debole; scarso supporto in fase di attuazione degli interventi integrati; - lo scarso coordinamento Stato-Regioni nelle attività di comunicazione e il permanere di fenomeni di asimmetria informativa tra soggetti coinvolti nella programmazione degli interventi pubblici e gli operatori del mondo rurale. Ciò riguarda soprattutto la difficoltà di accedere alle informazioni sulle opportunità di accesso ai finanziamenti nazionali, regionali, degli Enti locali e dei GAL; - una insufficiente comunicazione dei risultati delle politiche agricole (PAC e sviluppo rurale) verso gli operatori del settore così come verso l intera opinione pubblica 2 ; - l eterogeneità delle capacità e delle competenze riscontrabili a livello regionale, peraltro causate anche dalla pluralità dei programmi (PSR, POR, Leader+, etc.) e dei sistemi di gestione finanziaria/monitoraggio L esperienza della Rete Leader+ ( ): risultati conseguiti e fattori di debolezza 3 Nel periodo di programmazione , la Commissione europea ha proposto una terza edizione dell esperienza Leader prevedendo espressamente un Asse denominato Creazione di una rete (Sezione 3) con l'obiettivo di costruire un sistema organizzato a supporto della cooperazione fra i territori, della raccolta e della divulgazione delle esperienze, in modo da trarre insegnamenti da 2 A tal proposito, il Rapporto di Valutazione del Quadro Comunitario di Sostegno Obiettivo 1 ( La valutazione dell efficacia delle azioni di comunicazione del QCS Ob Sintesi dei risultati finali ) sottolinea come le azioni di comunicazione del QCS abbiano incontrato alcune difficoltà, quali: - la quota relativamente bassa di popolazione che individua l agricoltura tra i settori sostenuti dai Fondi Strutturali; - le criticità riscontrate nel comunicare i risultati dei fondi strutturali all opinione pubblica; - lo scarso coordinamento Stato-Regioni nelle attività di comunicazione. 3 I dati sui risultati conseguiti ed i fattori di debolezza della Rete Leader+ sono aggiornati al 31 dicembre 2005 sulla base del Rapporto di valutazione intermedia (2005) DEL Programma elaborato dall A.T.I. Agrotec-IZI 1415 mettere a disposizione di tutto il mondo rurale europeo. Per questo la partecipazione alla Rete Leader+ è stata estesa anche ai territori e agli operatori rurali non direttamente beneficiari dell Iniziativa Leader+. In Italia, l Asse III dell iniziativa Leader+ è stato implementato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, attraverso uno specifico Programma 4 che prevedeva, come in passato (Rete Leader II), la costituzione di un Unità di Animazione, con il compito di promuovere la diffusione delle informazioni, lo scambio di buone pratiche, la divulgazione dei risultati delle politiche di sviluppo rurale e l assistenza alla cooperazione. I principali risultati conseguiti dall edizione della Rete Nazionale , sono riconducibili in primo luogo all azione di diffusione delle informazioni e, in alcuni casi, all attivazione di importanti sinergie con le Autorità di Gestione regionali. I GAL hanno spesso beneficiato dei buoni rapporti instauratisi tra Unità di Animazione ed Amministrazioni regionali, ricevendo un valido aiuto per risolvere i loro problemi. La Rete ha così contribuito al rafforzamento delle performance dei singoli Piani di Sviluppo Locale (PSL). La Rete ha promosso inoltre varie attività di animazione e di scambio di esperienze, sia a livello nazionale che regionale, attraverso focus groups, convegni, seminari, corsi di formazione ed incontri informativi, giudicati, nella maggior parte dei casi, di buon livello ed utili per l acquisizione di know-how. Anche la diffusione delle buone pratiche e dei progetti pilota da parte della Rete ha costituito un utile strumento per la promozione dello sviluppo rurale, non solo nell ambito dei GAL, ma anche a livello più generale degli altri operatori coinvolti nello sviluppo rurale. Tra le attività promosse dalla Rete in grado di fornire un valore aggiunto all operatività dei GAL si può evidenziare la possibilità offerta a questi ultimi di partecipare ad eventi promozionali di ampia visibilità. L organizzazione interna e la ripartizione dei compiti in seno all Unità di Animazione ha fornito, a giudizio dei GAL, un mix completo di professionalità, sia con un carattere maggiormente consulenziale ed operativo, sia con un profilo più prettamente economico e prevalentemente orientato all implementazione delle strategie di sviluppo rurale. Nel settore della cooperazione, la Rete, nonostante i ritardi e la frammentazione delle varie procedure nazionali e regionali di settore, ha raggiunto buoni risultati, sia in termini di assistenza tecnica alla cooperazione, sia relativamente al monitoraggio dei progetti. La maggiore criticità del Programma, peraltro oggettivamente riconosciuta, è da ricondurre al ritardato avvio della Rete , che ha generato un asincronia temporale e determinato, in alcuni casi, una limitata efficacia nella diffusione delle informazioni e nell assistenza tecnica all avvio delle attività di cooperazione. In quest ambito, è interessante segnalare come la programmazione delle attività della Rete abbia, in linea generale, inseguito le attività già portate avanti dai GAL piuttosto che anticiparle come invece avrebbe richiesto un efficace attività di animazione, di stimolo e di sostegno propositivo 5. 4 Il Programma Creazione di una Rete Nazionale per lo Sviluppo Rurale in Italia è stato approvato dalla Commissione europea con Decisione n. C (2002) n. 251 del 19/02/2002, modificata dalla Decisione n. C (2004) 398 del 05/02/2004, dalla Decisione C (2006) n del 13/07/2006 e dalla Decisione C(2007) n. 553 del 16/02/ Rapporto di valutazione intermedia del Programma (2005) elaborato dall ATI Agrotec-IZI PAG. 69;16 Il rapporto della Rete con il territorio è stato, in alcuni casi, di tipo top-down; la Rete infatti non ha stimolato sufficientemente l emersione di domande inespresse o di specifiche esigenze da parte delle aree rurali, caratterizzandosi in questo senso per un ruolo per lo più passivo. In diversi casi, è stata riscontrata una sfasatura temporale tra quello che i GAL avrebbero voluto realizzare e quanto la Rete ha effettivamente offerto. La Rete è stata percepita da alcuni GAL come un entità lontana, poco propositiva ed attivabile solo su specifica richiesta, mostrando quindi qualche difficoltà di collegamento con il territorio e con i bisogni che questo esprimeva 6. Da un punto di vista procedurale e attuativo, i tempi diversi di esecuzione dei singoli Programmi Leader+ Regionali (PLR) e l eterogeneità delle procedure regionali di attuazione, con particolare riferimento alla cooperazione, hanno, in alcuni casi, determinato un incapacità, da parte della Rete, di far fronte, in maniera tempestiva e puntuale, alle diversità dei programmi regionali. Sempre con riferimento alla cooperazione, l azione della Rete, soprattutto nella ricerca dei partner internazionali, non è stata giudicata decisiva da parte di alcuni GAL. Altre criticità sono riconducibili ad un certo ritardo nella redazione dei contenuti informativi e nei supporti metodologici rispetto a quanto annualmente programmato. Per quanto riguarda le attività informative promosse, taluni GAL hanno lamentato la mancanza di indicazioni operative in merito alla risoluzione dei problemi procedurali relativi alle diverse fasi di attuazione dei programmi. Al tempo stesso, è emersa l esigenza da parte dei GAL di ricevere informazioni su tematiche specifiche e innovative, ritenute rilevanti per la progettazione e l attuazione delle strategie locali (quali ad esempio, la valorizzazione dei beni naturali e culturali, marketing territoriale) 7. Le azioni di comunicazione avviate (Asse IV della Rete) hanno prodotto risultati discreti, anche se le risorse finanziarie disponibili per queste attività sono state limitate. Solo per pochi mesi è stato infatti possibile realizzare una campagna di comunicazione rivolta non solo agli operatori del settore ma anche all opinione pubblica nazionale; di conseguenza, la percezione a livello locale dell attività realizzata non è stata particolarmente alta. Rispetto ai punti di debolezza, si segnala, infine, come la diminuita funzionalità della Rete europea rispetto all esperienza Leader II abbia posto ulteriori problemi nell attività di assistenza alla cooperazione anche a livello nazionale, nonostante l Unità di Animazione si sia adoperata per ovviare a tale inconveniente, anche attraverso la partecipazione agli incontri organizzati dal Contact Point europeo e dalle altre Reti Nazionali. In conclusione, la percezione che alcuni GAL hanno avuto della Rete Leader+ è stata quella di una entità astratta, potenzialmente utile per creare rapporti per lo scambio di informazioni e di know-how, ma in realtà non sfruttata pienamente, sia perché le attività dei GAL sono state assorbite in altri campi (soprattutto nel cercare di implementare il proprio PSL partito con notevole ritardo al fine di non perdere le risorse assegnate), sia perché la Rete stessa è stata poco presente nei territori di riferimento dei GAL ed ha spesso manifestato una limitata capacità nel coinvolgere attivamente gli altri attori dello sviluppo locale 8, specie in relazione ai soggetti privati. 6 Rapporto di valutazione intermedia del Programma (2005) elaborato dall ATI Agrotec-IZI PAG. 71; Fonte: casi studio realizzati dal Valutatore sulla base di interviste telefoniche con i referenti delle AdG Leader+ e sull analisi desk dei Rapporti di Aggiornamento della Valutazione Intermedia dei PO Leader+ regionali. 8 Rapporto di valutazione intermedia del Programma (2005) elaborato dall ATI Agrotec-IZI PAG17 1.2.2 Le altre azioni di sistema Il Programma Operativo "Assistenza tecnica e supporto operativo per lo sviluppo rurale" previsto nell'ambito della misura 1.2 del Programma Operativo Nazionale "Assistenza tecnica ed azioni di Sistema" (PON ATAS) 9, si è posto l obiettivo generale di potenziare le attività di coordinamento, indirizzo, assistenza tecnica, monitoraggio e valutazione svolte dal Ministero delle politiche agricole e forestali. Gli obiettivi specifici del progetto sono stati i seguenti: - migliorare le attività di supporto alle Regioni nell'attuazione degli interventi di sviluppo rurale rientranti nei POR; - definire approcci e metodi per la gestione degli interventi settoriali, con particolare riferimento al rafforzamento delle procedure attuative; - migliorare l'efficacia e l'efficienza della spesa settoriale assicurandone la compatibilità con la Politica Agricola Comune, soprattutto con quella relativa agli interventi delle diverse Organizzazioni Comuni di Mercato (OCM); - assicurare il trasferimento delle "buone pratiche" risultanti dalla programmazione su scala più vasta di quella della singola Regione, in modo da consentire così la messa in comune dei risultati su tutto il territorio interessato dall Obiettivo 1. L attività si è sviluppata attraverso azioni svolte sia a livello centrale (con valenza trasversale per tutte le Regioni), sia a livello locale (con valenza specifica per le esigenze delle singole Regioni), tramite la creazione di Postazioni Regionali specificatamente dedicate, con una dotazione complessiva di personale di circa 30 unità operanti a tempo pieno. Accanto ad azioni di supporto classico (es. definizione di linee guida e documenti metodologici, organizzazione di seminari di approfondimento tematici), gli interventi del PON ATAS hanno permesso la realizzazione di azioni maggiormente innovative che hanno apportato un valore aggiunto all assistenza tecnica prevista all interno dei singoli Piani Operativi Regionali POR (es. simulazioni di missioni di audit, realizzazione di un prototipo di PSR per la fase di programmazione , creazione di una strada delle opportunità). Nel complesso, in base ai risultati della valutazione intermedia, la parte del PON ATAS dedicata allo sviluppo rurale è apparsa dotata di una buona rilevanza strategica; esso ha contribuito in modo determinante a superare i ritardi e le difficoltà di attivazione dei progetti, grazie alla predisposizione di specifiche linee guida, all organizzazione dei numerosi incontri di formazione per migliorare il processo di selezione delle domande presentate a livello regionale, alla diffusione delle migliori pratiche e al contributo fornito nel superare le difficoltà incontrate nelle misure che richiedevano una progettazione integrata degli interventi. Allo stesso tempo, le Regioni Obiettivo 1 hanno manifestato un fabbisogno di intervento più intensivo per far fronte a specifiche esigenze per la gestione degli interventi di sviluppo rurale. 9 Programma di assistenza tecnica ai titolarità del Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione, cofinanziato dal FESR. 1718 Tali esigenze interessano le seguenti tematiche: - valorizzazione dell azione di interscambio informativa tra le diverse Amministrazioni regionali e i diversi ambiti territoriali, nonché trasferimento delle soluzioni adottate con successo in una Regione a favore di un altra; - maggiore peso alle strutture periferiche di supporto presso le sedi regionali, che si sono dimostrate maggiormente adeguate rispetto alle specifiche esigenze di assistenza tecnica delle amministrazioni coinvolte; - implementazione dei sistemi di monitoraggio presso le Amministrazioni regionali che scontano la carenza di strumentazione, soprattutto informatica; - formulazione, definizione ed attuazione di progetti integrati che riguardano l agricoltura e lo sviluppo rurale; - adeguata informatizzazione, soprattutto per quanto concerne l attuazione del Sistema nazionale di monitoraggio. Si ritiene opportuno, altresì, richiamare l attenzione sul fatto che anche il processo di attuazione dei PSR del Centro-Nord ha evidenziato delle criticità nella gestione della programmazione , ed in particolare 10 : - carenze dei sistemi di monitoraggio; - azione di informazione e animazione insufficiente a stimolare un adeguato interesse verso le - misure più innovative; - mancanza di esperienza da parte delle Autorità di Gestione nel programmare e gestire le Misure non strettatamente agricole. Nel corso della fase di programmazione sarebbe quindi opportuno proseguire le attività svolte con maggiore successo attraverso il PON ATAS, nonché dare una efficace risposta ai fabbisogni di intervento sopra richiamati, rimasti non del tutto soddisfatti. In tal senso, il Programma della Rete Rurale Nazionale rappresenta lo strumento di intervento più appropriato, anche alla luce della separazione dei circuiti programmatori tra FEASR e fondi strutturali. 10 Fonte: Le politiche comunitarie per lo sviluppo rurale Un bilancio di metà percorso. Rapporto 2003/2004, INEA; Principali insegnamenti delle valutazioni intermedie dei PSR e POR. Il caso dell Italia, INEA. 1819 1.3 La situazione delle reti sul territorio: possibili sinergie con la Rete Rurale Nazionale Le reti formali e informali presenti sul territorio Ampliando notevolmente il proprio spettro d azione, la Rete Rurale Nazionale si troverà ad operare in sinergia con le reti formali ed informali già esistenti sul territorio; in questo senso, particolare attenzione dovrà essere posta alla ricerca di ogni sinergia con le altre reti finanziate dai Fondi Strutturali e aventi un ruolo nelle aree rurali (es. Interreg, Interact, strumenti di cooperazione, reti che saranno finanziate dai programmi di cooperazione territoriale ) e con quelle reti che favoriscono la collaborazione tra soggetti pubblici e privati, operanti nel campo dei Fondi strutturali (es. Rete Autorità Ambientali). Il contesto nel quale le Reti si trovano ad operare è quello di un quadro programmatico nazionale, unitario e integrato, finanziato con risorse comunitarie e nazionali, che prevede la disarticolazione dei documenti di programmazione, distinti in base al fondo comunitario interessato (FESR e FSE, FEASR e FEP), di cui è confermata la finalità strutturale. Di fronte ad un quadro normativo che muta progressivamente e che carica i soggetti istituzionali di adempimenti, ponendoli continuamente davanti a nuove sfide, è determinante il ruolo giocato dalle Reti, soprattutto per la capacità di orientare l attività verso strumenti di cooperazione più efficienti, sostenendo i processi di innovazione propri delle aree rurali e cogliendo, nello stesso tempo, gli elementi di continuità/discontinuità con l esperienza La costruzione delle reti ha, di fatto, permesso una migliore circolazione delle informazioni relative alle politiche di sviluppo e uno scambio di idee ed esperienze tra i territori coinvolti. La creazione di reti di relazioni e di concertazione fra soggetti economici, istituzionali e sociali costituisce, pertanto, uno strumento indispensabile per rafforzare lo scambio e la coesione fra territori. Ciò vale non solo con riferimento alle reti formali, ma anche con riferimento alle reti informali operanti sul territorio, come ad esempio nel caso dei Centri di Assistenza Agricola (CAA) oppure i vari network tematici di portata interregionale (es. Rete dei servizi di sviluppo; Rete dei referenti regionali per la ricerca agraria, forestale, acquacoltura e pesca). Oltre alle reti sopra menzionate, sono stati presi in esame altri network (Tabella n. 1) che operano a livello europeo e che possono avere collegamenti e creare sinergie con la politica di sviluppo rurale. Si tratta di una ricchezza di fonti e di sistemi che occorre valorizzare e finalizzare con il contributo della RRN, senza perdere di vista i principali destinatari dell informazione e cioè coloro che realmente operano sul territorio agricolo e rurale. 1920 Tabella n. 1: Mappatura delle altre reti presenti sul territorio Reti Obiettivi Attori e Struttura Attività Destinatari Rete dei Carrefour Europei/Europe Direct Promuovere la diffusione della cultura e delle politiche europee nei confronti dei cittadini che vivono od operano in aree rurali o marginali, attraverso attività d'informazione e orientamento sulle opportunità comunitarie. La Rete dei Carrefours Europei (istituita e coordinata dalla Commissione nel 1988) comprendeva 130 centri d'informazione e animazione rurale, molti dei quali a loro volta hanno avviato una politica di decentramento attraverso l'apertura di sedi "satellite". In Italia sono presenti 20 centri, situati generalmente in città di medio-piccola dimensione o in aree rurali. Dal 2005, la Rete dei Carrefour è stata sostituita dalla Rete Europe Direct, che dispone di 393 Antenne disseminate per le città e le zone rurali dell Unione europea. Attività di: Informazione, tramite notiziari, bollettini, newsletters, approfondimenti su tematiche specifiche dello sviluppo rurale (ad es. la PAC, modalità di funzionamento delle Istituzioni dell Unione europea, etc); Animazione tramite l organizzazione di eventi, seminari, dibattiti, tavole rotonde, viaggi di studio, partecipazione a fiere a carattere locale o regionale; Iniziative didattiche e formative, quali percorsi didattici per studenti e adulti, attività di animazione per bambini, corsi di formazione diretti a target specifici. Attività di consulenza progettuale orientata allo sviluppo locale. Gli utenti delle Antenne Europe Direct: singoli cittadini, imprese, associazioni, cooperative, enti pubblici (amministratori e funzionari), scuole, mondo del volontariato e della ricerca, professionisti, centri di formazione, università, associazioni di categoria, agricoltori, studenti e insegnanti, ecc. 20 Vedere altro
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 articolo 117
 Articolo 52
 Articolo 53
 art. 15