Source: http://solidarietaasmilano.blogspot.com/2007/06/
Timestamp: 2018-06-22 03:29:09+00:00

Document:
L'ARCHIVIO DI OLTREILCARCERE: giugno 2007
ASSISTENTI SOCIALI UEPE SALERNO, NAPOLI, CASERTA, VENEZIA- DISSENSO ALLA PROPOSTA DI DECRETO DEL MINISTRO MASTELLA
Assistenti sociali giustizia-Assistenti sociali.org
Blog solidarietàasmilano
Vita-Ristretti Orizzonti-Antigone
Parlamentari Russo -Manconi-CentoCrapolicchio-Farina
Magistrato di Sorveglianza di Pescara Parruti
Ugl-rdb-cgil-cisl-uil-sag-assnas-sunas
On.Mastella
Dir.Gen. EPE DAPTurrini
Capo Dip.to DAP Ferrara
Gli Assistenti Sociali firmatari – in servizio c/o gli Uffici dell’ Esecuzione Penale Esterna – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, considerate le proposte avanzate dal Ministro Mastella e dal Direttore Generale DAP Turrini in merito agli Uffici dell’ Esecuzione Penale Esterna- richiamano i principi fondamentali e irrinunciabili di riferimento, in attuazione di quanto previsto dal Codice Deontologico dell’Assistente Sociale agli artt. 35-36-37 - Cap I – Titolo V. ed videnziano quanto segue:
Ogni intervento di portata riformista deve verificare la propria fondatezza Costituzionale in un processo legislativo di Riforma più ampio, quale quello in corso relativo al Codice di Procedura Penale; ciò garantisce il rispetto dei principi etici e democratici e dei criteri di equità e di congruità sul piano amministrativo, economico e sociale. Gli Assistenti Sociali dipendenti del Ministero della Giustizia si attendono massima e ampia rappresentanza della base nelle sedi consultive e decisionali, politiche e ministeriali, affinché ogni processo di cambiamento avvenga nel riconoscimento e nel rispetto delle parti coinvolte. Vigileranno e si impegneranno – come già dimostrato - affinché i principi costituzionali e professionali siano rispettati a tutti i livelli.
Condividono quanto già espresso da tutti coloro che hanno documentato e motivato – a diverso titolo - il dissenso relativo alla Bozza del Decreto del Guardasigilli Mastella, in particolare dalla Presidente Fiorella Cava nel documento dell’Ordine Nazionale del 15.05.2007, dal Presidente Alessandro Margara, dal Magistrato di Sorveglianza di Pescara Parruti, dal CASG, dagli Uepe di Modena, Nuoro, Emilia Romagna, Catania e Ragusa, dal CNVG, dalle Interrogazioni al Ministro Mastella (Parlamentare n.159 del 17.05.2007 e al Senato n.148).
Ringraziano il Blog Solidarietaasmilano per l’ospitalità e la solidarietà espressi.
Ringraziano quanti vorranno aderire al presente documento firmandolo e inviandolo agli indirizzi indicati e quanti vorranno rappresentare le istanze espresse.
Assistenti Sociali Firmatari
UEPE Salerno: Merola Giuseppina - Cataldo Rosanna - Folino Giovanna - Giurbino Sebastiana - Landi Carmela – Leccese Maria Rosanna;
UEPE Napoli: Maria Di Matteo, Debora Mazzella, Emira Cecere, Angela Maiella, Teresa Scisciola, Maurizio Langella, Ruggiano Alba, Patrizia Capone, Carmela Pavia, Maria Rosaria Nucci, Umberto Esposito, Matarese Annunziata, Patrizia Esposito, Maria Di Santo, Forte Giuseppina, Adriana Sorrentino, Russo Matilde, Goglia Antonietta, Scherma Anna Maria, Elvira Di Ruocco, Franca Grimaldi;
UEPE Caserta: Forte M.Laura, Santonastaso Francesca, De Vita Elisa, Di Mauro Maristella, Merola Domenico, Mugnolo Elisabetta.UEPE Massa e La Spezia Pesiri Elisabetta, Riccolini Marina, Zolesi Marina, Ferro Antonella, Danovaro Nicla, Bucchioni Enrica, Bencini Paola, Boscolo Michela
UEPE Venezia: Margherita Benazzato, Ines Bernacchia, patrizia Menetto, paola Mastrosimone, michela Vincenti, antonietta Zattini.
RSU GENOVA, SAVONA E IMPERIA- SCHEMA DI DECRETO REGOLAMENTARE UEPE
Prot. RSU 07/07
ALLA F.P. CGIL
ALLA F.P. CISL
ALL’ORDINE NAZIONALE
ALL’ORDINE ASSISTENTI SOCIALI
ART. 4, c.2: i compiti degli UEPE sono DEFINITI da decreto del Direttore Generale, che definisce i REQUISITI MINIMI DI QUALITA’ del procedimento.
Dove sta l’autonomia dell’Ufficio e dei tecnici (professionisti) che vi lavorano?
ART. 5 c.2: SOLO IN CASO DI URGENZA O DI ASSOLUTA NOVITA’ le misure sono assunte dal Direttore, PREVIA CONSULTAZIONE con il Provveditorato (!!).
Si evidenzia il rischio di ingerenza da parte del Direttore Generale.
ART. 6 punto 3: sparisce l’Area di Servizio Sociale, sostituita da quella di ESECUZIONE
PENALE E TRATTAMENTO.
Si chiede di inserire il termine "servizio sociale" ogni volta si parli di esecuzione penale.
punto 4: nelle sedi distaccate (SV e IM) devono esserci l’Area di Esecuzione Penale e quella di Segreteria (vedi anche art.11).
Delle funzioni di quest’ultima però, nel decreto non si parla.
punto 5: le sedi distaccate NON SONO SEDE DI CONTRATTAZIONE DECENTRATA.
In esse, a svolgere le stesse funzioni dei Dirigenti, vi sono AS C3, che quindi si assumono SOLO GLI ONERI di tale ruolo. Vengono anche apparentemente escluse dal lavoro di programmazione e collaborazione con il territorio in cui si inseriscono.
ART. 7: emerge una organizzazione di tipo verticistico, in cui sono chiari i compiti delle figure apicali. SPARISCONO GLI AS C1 ed i riferimenti agli aspetti professionali del lavoro.
ART. 8 lettera f): rispetto alla lettera c) del novellato art. 72 OP, si dice che l’UEPE elabora il programma di trattamento e NON PROPONE: d’altra parte per ogni professionista AS è chiaro che lo stesso, nell’ambito della sua professionalità, può elaborare un progetto individuale, non assumersi il compito di formulare PRESCRIZIONI (ciò sarebbe anche motivo di confusione di ruoli tra AS e Magistratura).
Nasce inoltre il sospetto che si tenti di riorganizzare l’UEPE considerandolo una cellula del carcere, con figure diverse dall’AS.
lettera h): dopo il termine "territorio", si chiede di eliminare il riferimento alla giustizia riparativa, argomento ancora non definito a livello di Commissione DAP e anche in considerazione del fatto che, a livello di orientamenti normativi(sia nazionali che internazionali) si afferma che essa non può avere valenza prescrittiva.
Appare inoltre improprio che la materia possa essere stabilita in un decreto regolamentare.
comma 2: IL LAVORO DI GRUPPO NON PUO’ ESSERE IL METODO DI LAVORO, ma solo UN metodo (seppur utile ed efficace).
comma 3: di nuovo sparita la Segreteria Tecnica.
ART. 12 c. 7: si fa riferimento alle ATTIVITA’ DI SUPPORTO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA, senza specificarle: si tacciono volutamente o, nei piani del Governo vi è quello prima di legiferare sui Commissariati di Pol. Pen. e POI sull’organizzazione degli UEPE?
Rispetto agli AS non vi è alcun riferimento alla TITOLARITA’ DEL CASO (prevista dal regolamento penitenziario).
ART. 13: rideterminazione dotazioni organiche, a partire dalle figure professionali previste nelle piante organiche alla data di approvazione della legge: forse il decreto sulla Pol. Pen. Uscirà prima del regolamento sugli UEPE??
comma 2: istituzione di NUOVE FIGURE PROFESSIONALI (forse l’AS junior?)
Nello schema di regolamento NON C’E’:
la Vicedirigenza, istituita per i Ministeri nel 2001 e mai attuata; i criteri di accesso alla Dirigenza.
A tale proposito, manca il riferimento al possesso del titolo di AS, che è ritenuto conditio sine qua non, seppur requisito non sufficiente a garantire capacità dirigenziali, organizzative, di coordinamento. Per queste si auspica in una formazione ad hoc per la Dirigenza.
COMUNICATO CASG IN VISTA INCONTRO NAZIONALE ASSISTENTI SOCIALI UEPE ORGANIZZATO DALLA O.S. RdB
COMUNICATO CASG- INCONTRO NAZIONALE DEGLI ASSISTENTI SOCIALI DEGLI UEPE, 21 GIUGNO 2007 ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Il Consiglio Nazionale del Coordinamento Assistenti Sociali della Giustizia (CASG), invia la propria adesione all’ iniziativa e nell'augurare buon lavoro auspica che la stessa possa contribuire a mantenere alta l’attenzione del mondo politico e sindacale sulle ragioni del dissenso che si è creato sulla sperimentazione che vedrà impegnata la polizia penitenziaria nel controllo dei sottoposti alle misure alternative.
Anna Muschitiello, segretaria nazionale, ribadisce le posizioni sin qui espresse dal CASG e condivise dalla gran parte degli operatori degli UEPE.
Per il CASG, non esistono provvedimenti normativi che lo consentono; le leggi esistenti agli art. 47 O.P. e art. 118 del nuovo regolamento di esecuzione lo escludono esplicitamente; non è possibile modificare una legge attraverso un decreto non avente natura delegata; non è accettabile presentare sotto forma di sperimentazione un modo di operare che – almeno per l’affidamento in prova – altererebbe in modo determinante il tipo di trattamento previsto dalla normativa; le misure alternative funzionano da oltre 30 anni con un tasso di recidiva bassissimo (come dimostrato da statistiche e ricerche); i costi per la collettività aumenterebbero in modo notevole perchè non si tratta di aumentare solo il numero di poliziotti sul territorio (dato che può risultare utile ai fini preventivi generali) ma, si tratta di un nuovo corpo di polizia che si aggiunge a quelli già presenti. Conseguentemente sarà necessario prevedere mezzi, strutture organizzative, supporti tecnici completamente nuovi; esiste il rischio di spostare l’attenzione prevalentemente sul controllo penalizzando politiche che favoriscano l’inclusine sociale dei condannati.
Sempre Anna Muschitiello, evidenzia come parte delle obiezioni espresse dal CASG fossero fondate, tanto da produrre una battuta d’arresto nell’avvio della sperimentazione e la ricerca di un accordo con il Ministero dell’Interno per l’emanazione di un decreto interministeriale.
Se sperimentazione deve esserci, continua Anna Muschitiello, deve esclusivamente avvenire per quelle misure per le quali l’intervento delle autorità di pubblica sicurezza presenti sul territorio è espressamente previsto dalla legge e risulta funzionale rispetto alle esigenze tipiche della misura: ad es. i detenuti domiciliari; i nuclei che dovrebbero essere coordinati dai PRAP, dipendano funzionalmente da questi e siano allocati in strutture esterne agli UEPE, affinché sia chiaro che la Polizia Penitenziaria va a sostituirsi alla Polizia di Stato e ai Carabinieri, senza alcuna confusione tra operatori dell'inclusione, quali gli assistenti sociali e operatori di polizia.
La Segretaria nazionale sottolinea come che gli assistenti sociali non nutrino alcuna idea preconcetta nei confronti del personale di polizia penitenziaria, non hanno dubbi sulla loro professionalità e competenza, né ritengono che questi debbano svolgere solo funzioni di supporto all’attività degli assistenti sociali, funzioni che potrebbero essere tranquillamente svolte da personale civile, previsto ma mai assunto, ma è importante che per risultare le funzioni di entrambe le figure professionali utili ed efficaci, debbano essere ben distinte. In vista della riforma del codice penale e del sistema sanzionatorio, sarebbe importante predisporre un sistema organizzativo dei servizi, articolato e coerente con tali riforme nel rispetto della norma costituzionale e delle raccomandazioni europee.
postato da il notiziario @ 16:45
Schema di decreto Regolamentare attuativo dell’art.72 co.1 della legge del 25/07/1975 n. 354 come modificato ai sensi dell’art. 3 della legge 154/2005
CASG- CONSIDERAZIONI E PROPOSTE DI MODIFICA
Premettiamo che questo Coordinamento ha espresso in più occasioni valutazioni critiche sulla modifica dell’art.72 dell’O.P,così come avvenuto attraverso la legge n. 154/2005 cosiddetta "legge Meduri". Legge promulgata in un contesto che ha di fatto impedito un approfondimento delle questioni e soprattutto un approccio organico alle stesse. Con le modifiche all’art.72 dell’O.P. si sono introdotti concetti estranei allo spirito culturale e politico che ha ispirato il legislatore del 1975.
Oggi ribadiamo che:
✔ sul piano giuridico non è possibile che un decreto attuativo di delega sull’organizzazione degli uffici, vada ad introdurre competenze operative nuove e non previste dalla legge, quali quelle relative alla: Polizia penitenziaria, Operatori individuati per svolgere non meglio definite attività di supporto, che in ogni caso non potrebbero consistere in attività estranee ai compiti istituzionalmente propri del Corpo.
Nell’O.P. non vi è traccia di tali competenze. Là dove è esplicitamente previsto l’intervento operativo della polizia (ad esempio nella libertà vigilata, nella detenzione domiciliare, ecc.) il riferimento riguarda sempre e solo le autorità territoriali di pubblica sicurezza (che, operando sul piano più generale sono le uniche in grado di meglio conoscere ambienti e situazioni locali, i legami omertosi esistenti, i collegamenti con la criminalità organizzata , ecc.).
✔ sul piano tecnico, lo svolgimento dei controlli di polizia sui soggetti in trattamento, senza distinguere, in principio, tra affidati e detenuti domiciliari, appare singolare, date le diverse premesse che accompagnano ordinariamente la concessione delle due diverse misure.
Tale mancata previsione nell’affidamento non può essere superata facendo ricorso ad un decreto ministeriale che, non avendo natura delegata, come quello previsto dalla legge Meduri, non può avere la forza di modificare una legge.
Nel decreto viene presentata una organizzazione dell’UEPE di tipo verticistico. Tipo di organizzazione ritenuta anche nel settore privato non più adeguata in quanto scarsamente motivante per l'operatore:
➔ sono chiari solo i compiti dei dirigenti e delle altre figure apicali (art. 12 p.8);
➔ scompare ogni riferimento alle altre figure professionali e ai rispettivi compiti, in particolare scompaiono gli Assistenti Sociali C1;
➔ I termini usati per descrivere servizi ed attività all’interno dell’UEPE sono termini assimilabili a semplici uffici amministrativi e non tecnico-professionali, come la legislazione del ’75, rinnovata con il nuovo regolamento di esecuzione n. 230/00, per scelta culturale aveva deciso di usare.
Entrando nello specifico dei singoli articoli evidenziamo che:
La formula "nei termini e nei modi definiti nel presente decreto", appare molto vincolante, con ricadute sulla sostanza professionale degli interventi, in quanto non è possibile prevedere tutto all’interno del presente decreto.
Art. 4. (procedimenti tipizzati)
commento- una centralizzazione così marcata lederebbe l’autonomia tecnica professionale di tutti i livelli professionali decentrati, a partire dai dirigenti che si troverebbero ad eseguire solo ordini. Codice Deontologico dell’Assistente Sociale: Titolo I° Art.6 " l’esercizio della professione si basa sull’autonomia tecnico professionale, sull’indipendenza dei giudizi, sulle conoscenze proprie della professione e sulla coscienza personale dell’A.S. L’Assistente Sociale ha il dovere di difendere la propria autonomia da pressioni e condizionamenti. Tit.V art.36-37: "l’Assistente Sociale deve impegnare la propria competenza professionale per contribuire al miglioramento della politica e delle procedure dell’organizzazione di lavoro, all’efficacia e all’efficienza dei suoi interventi,contribuendo alle azioni di pianificazione e programmazione, nonché al razionale ed equo utilizzo delle risorse a disposizione", "l’Assistente Sociale non deve accettare o mettersi in condizioni di lavoro che potrebbero comportare azioni incompatibili con i principi e le norme del Codice, in contrasto con il mandato sociale, che potrebbero compromettere gravemente la qualità degli interventi e obbiettivi o non garantire rispetto e riservatezza agli utenti).
Sostituire i punti 1 e 2 con quanto segue:
Al fine di dare attuazione ai principi di trasparenza, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa, nel rispetto dell’autonomia professionale e della qualità degl’interventi con decreto della D.G.Esecuzione Penale Esterna, sono definiti i requisiti minimi di qualità dei procedimenti di servizio esecutivi dei compiti di cui al comma 2, lettera a-b-c-d-e-f dell’art. 72 O.P. e gli elementi da considerare nella valutazione della qualità degl’interventi.
Art. 5 (procedimenti non tipizzati)
commento- Anche qui i punti 1 e 2 prevedono l’intervento del D.G. nella definizione dei procedimenti di servizio e in caso di urgenza o di assoluta novità il dirigente potrà intervenire solo sentito il Provveditore regionale. Gl’interventi sono fortemente centralizzati e per quanto il direttore dell’ufficio sia gerarchicamente sottoposto al Provveditore e al D.G., la sua nomina a dirigente dovrebbe prevedere almeno una parte di assunzione di responsabilità e autonomia).
I procedimenti di servizio di cui alla lettera f) dell’art.72 dell’O.P. sono definiti secondo le esigenze di servizio e secondo gl’indirizzi del D.G.
ogni ufficio è articolato in aree: Area di servizio sociale ……..
Ogni sede staccata è articolata in: Area di servizio sociale……
l'area di servizio sociale svolge:
Modificare il punto 1 come segue:
a) l’attività di servizio sociale finalizzata alle indagini per la concessione ed esecuzione delle Misure e sanzioni Alternative.
b) resta invariatoc) attua i provvedimenti dell'autorità giudiziaria
d) resta invariato
e) fornisce consulenza agli istituti nell’attività di osservazione e trattamento e in tutti gli altri casi previsti dall’O.P.
commento- L'assistente sociale con lo strumento proprio della relazione evidenzia un possibile percorso o "progetto individualizzato" riportando i risultati degli interventi di servizio sociale attuati (conoscenza della persona, della rete esterna, della realtà lavorativa......evidenziando esigenze di vita o lavoro particolare... ). Le prescrizioni e gli obblighi, comprendenti anche le limitazioni della libertà personale, che il soggetto è chiamato a rispettare devono essere formulati dal Magistrato di sua iniziativa, certo sulla base della documentazione esistente (tra cui quella fornita dal servizio sociale).
Mantenere questo sistema organizzativo fa si che la persona in esecuzione penale non confonda i ruoli degli operatori:
➢ gli assistenti sociali sono il tramite tra il condannato e la Magistratura;
➢ la magistratura applica la norma e dispone misure di sicurezza necessarie per la peculiarità del caso che spesso possono essere in contrasto con le esigenze del condannato che, comunque, in quanto condannato, ad esse si deve attenere.)
Modificare i punti f) g) e h) come segue:
f) elabora e propone il progetto individualizzato di S.S. al Mag. Di Sorv. che fissa le regole prescrittive per i soggetti in M.A.
g) controlla l’esecuzione dei programmi da parte degli ammessi alle MM.AA., ne riferisce all’autorità giudiziaria proponendo eventuali interventi di modificazione o di revoca; esplica le attività di aiuto e sostegno previste per le MM.AA. dall’O.P. e dal DPR 30 giugno 2000 n. 230.h) promuove in coordinamento con enti pubblici e privati progetti di inclusione nel territorio e di eventuali attività riparatorie, anche alla luce delle Raccomandazioni Europee, vigenti in materia
i) resta invariato
l) resta invariato
commento- Il punto seguente appare ripetitivo rispetto al punto 3 e comunque appare esagerato e improprio definire come unico metodo: il lavoro di gruppo. la metodologia di lavoro può essere consigliata ma non può essere vincolante perchè non esiste una sola metodologia . Vi sono sicuramente interventi e procedure che non richiedono sempre un modello operativo come quello quì così rigidamente definito; inoltre non viene fatto alcun riferimento alla titolarità del caso (oggi è titolare l’Assistente Sociale…in futuro il gruppo, chi? anche il riferimento alla multiprofessionalità appare ridondante, basta prevedere nelle risorse umane i vari operatori che si decide di inserire, anche i riferimenti ai nuovi profili professionali dovrebbe prevedere a quale area professionale debbono fare riferimento, in quanto dalla tipologia di operatori che si prevede di inserire si determina il carattere professionale del servizio.
Stralciare tutto il punto 2, in quanto sarà riportato, modificato, nel punto 3
l’area si articola in unità intesi come sezioni o servizi che svolgono i compiti indicati, i servizi di segretariato e SP.IN non si identificano con l’URP, che dovrebbe essere, là dove si decide di istituirlo, un servizio autonomo.
Modificare i punti a) e c) come segue:
a) segreteria tecnica: gestione archivio anagrafico degli utenti…….b) segretariato sociale, SP.IN
c) unità di zona : esecuzione delle misure e sanzioni alternative, osservazione e trattamento, promozione ed attuazione delle iniziative progettuali dell’ufficio
Art. 11 (sedi distaccate)
Modificare il punto 2 come segue:
Le sedi distaccate sono articolate in area di servizio sociale ai sensi dell’art.8, comma 3, e svolgono i compiti previsti dallo stesso art. punto 1. non devono essere solo poli operativi come l'articolo fa presumere, ma deve essere mantenuta la specificità e l’automia.
va specificato che i dirigenti penitenziari del ruolo dell’esecuzione penale esterna debbono provenire dalla carriera di servizio sociale con specifico titolo di studio.
Stralciare tutto il punto 4
Aggiungere al punto 5: assistenti sociali C2 e C3
Modificare punto 7 come segue:
agli uffici è assegnato personale amministrativo e/o contabile che collabora nelle varie aree (o unità) per attività di segreterie e supporto amministrativo e tecnico, nonché personale di polizia penitenziaria optante al ruolo civile, nonché personale in mobilità da altre amministrazioni.
Gli esperti ex art.80 operano nell’ambito dell’area di servizio sociale
L’art. 13 da una risposta alquanto vaga a tutte le imprecisioni ed interrogativi di cui sopra: con un separato provvedimento si dovrebbe prevedere "la rideterminazione delle dotazioni organiche a partire dei contingenti delle figure previste nelle piante organiche degli uffici alla data di approvazione della legge" e al punto 2 prevede " la determinazione dei contingenti di profilo e di posizioni economiche anche al fine di prevedere l’istituzione di nuovi profili professionali"…
A nostro parere nel definire i nuovi profili professionali si deve avere chiara la "mission" del servizio e di conseguenza prevedere solo profili dell’area sociale o amministrativo contabile per le attività di supporto.
postato da il notiziario @ 16:13
CONTRO POLIZIA PENITENZIARIA NEGLI UEPE- INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL SENATO
POLIZIA PENITENZIARIA NEGLI UEPE - PRESENTATA ANCHE AL SENATO INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL MINISTRO MASTELLA
Contro la proposta del Ministro della Giustizia di inserire dei nuclei di Polizia Penitenziaria negli UEPE con compiti di controllo sulle misure alternative, oltre che alla Camera dei deputati ( Interrogazione a risposta scritta 4-03683 /seduta 159) anche al Senato, attraverso i senatori BOCCIA Maria Luisa , RUSSO SPENA , LIOTTA , ALFONZI , EMPRIN GILARDINI (atto n.4-o1895/seduta 148) è stata presentata Interrogazione parlamentare al Ministro Mastella.
"La bozza di decreto ministeriale avente per oggetto- l’intervento della Polizia penitenziaria nell’esecuzione penale esterna- ha suscitato notevoli perplessità e preoccupazione fra gli operatori degli uffici di esecuzione penale esterna (E.P.E.)".
I Senatori firmatari dell'interrogazione hanno evidenziato come nellla suddetta bozza di decreto la stessa "attività prevista per la Polizia penitenziaria è sminuita nel ruolo e nelle funzioni, finanche rispetto a quella oggi svolta dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, che assicurano questo servizio senza limitazioni territoriali e in una prospettiva di autonomia rispetto alla magistratura di sorveglianza; il progetto, invece, propone una rilevante limitazione delle attività di controllo della Polizia penitenziaria al solo ambito comunale".
Gli stessi evidenziano come invece "il controllo delle prescrizioni inerenti le limitazioni di mobilità nel territorio e il rispetto degli orari di dimora sia possibile attraverso la concertazione tra gli uffici E.P.E. e le forze dell'ordine territoriali senza determinare sovrapposizioni di ruoli che snaturerebbero l'intervento sociale".
L'interrogazione denuncia inoltre come "la suddetta bozza di decreto non preveda risorse sufficienti a garantire il trattamento individualizzato della persona su cui si fonda l’istituto della esecuzione penale esterna, che come tale necessita di un rapporto costante tra il condannato, il servizio sociale ed in genere gli operatori coinvolti nell’E.P.E., come dispone l'articolo 118 del decreto del Presidente della Repubblica 230/2000, secondo cui -Gli interventi del servizio sociale per adulti nel corso del trattamento in ambiente esterno sono basati su un rapporto di fiducia tra soggetto stesso ed istituzione- così da realizzare pienamente il reinserimento sociale della persona. Nella medesima prospettiva, l’art. 47, comma 9, della legge 354/1975 dispone che -il Servizio sociale controlla la condotta del soggetto e lo aiuta a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale, anche mettendosi in relazione con la sua famiglia e con gli altri ambienti di vita- sottolineando quindi espressamente il ruolo centrale che nell’E.P.E. svolge il servizio sociale". Inoltre viene evidenziato come "le limitazioni previste dalla suddetta bozza di decreto, in ordine alla competenza e alle risorse disponibili per gli operatori dell’E.P.E. sembrano contrastare con le numerose richieste dagli stessimanifestati, volte ad ottenere l’assegnazione di locali idonei all’attività da svolgere, nonché l’ampliamento dell’organico e delle risorse in misura corrispondente al lavoro da effettuare".
Nell'interrogazione viene data voce alle associazioni degli operatori E.P.E. i quali hanno denunciato come "le misure e limitazioni dell’organico e delle risorse disponibili per l’E.P.E., previste dalla bozza di decreto in esame, rischino di pregiudicare la funzionalità e il corretto svolgimento dell’esecuzione penale esterna, in particolare sotto il profilo della necessaria multidisciplinarietà delle competenze e delle professionalità degli operatori, come disposto dall’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 230/2000".
I senatori Boccia, Russo Spena, Liotta, Alfonzi, Emprim Gilardini, concludono l'interrogazione al Ministro Mastella chiedendo se " non ritenga opportuno fornire ulteriori informazioni in ordine agli orientamenti del Ministero sulla questione in analisi; se non ritenga opportuno, prima di avviare qualsiasi sperimentazione del decreto o di portarlo a completa definizione, coinvolgere gli operatori dell’E.P.E. e le loro associazioni rappresentative, al fine di recepirne, ove possibile, le istanze, e di acquisirne le proposte e le osservazioni".
Solidarietà dall' Associazione di Volontariato Penitenziario (AS.VO.PE.) di Palermo
Il Consiglio Direttivo dell’ AS.VO.PE. (Associazione di Volontariato Penitenziario), a nome di tutti gli Associati, volontari operanti nelle Carceri di Palermo, esprime piena solidarietà agli Assistenti Sociali dell’UEPE, ignorati dal DAP nell’elaborazione di proposte relative alle riforme dei servizi preposti all’esecuzione penale esterna.
Nello spirito della collaborazione con l’UEPE, che ha sempre caratterizzato il nostro Volontariato, auguriamo il buon esito della richiesta di sospendere ogni decisione relativa alla sperimentazione d’inserire negli UEPE il personale della Polizia Penitenziaria, il cui compito istituzionale per altro è già molto gravoso e complesso sia all’interno che all’esterno delle Carceri.
postato da il notiziario @ 20:23
COMUNICATO RDB- Incontro Nazionale degli Assistenti Sociali degli Uepe alla Camera dei Deputati
E' indetto un Incontro Nazionale degli Assistenti Sociali operanti presso gli Uffici dell'Esecuzione Penale Esterna.
L'incontro organizzato dal Coordinamento RDB Penitenziari avrà luogo il giorno 21 giugno 2007 alle ore 9.30 presso la Sala Conferenze della Camera dei Deputati-via del pozzetto 158- Roma.
Hanno aderito: Sott. Segr. On. Luigi Manconi- Sott. Segr. On. Paolo Cento- Mauro Palma Presidente del Comitato Europeo contro la Tortura
Saranno invitati altri Parlamentari e personalità della cultura e della politica sensibili al problema carceri.
Tutti gli operatori UEPE sono invitati a contattare, per un loro intervento, i Parlamentari del loro territorio, Magistrati di sorveglianza e Garanti dei detenuti.
Contattateci al più presto per una vostra adesione al tel.0666141581- 0666591205 e-mail info@penitenziari.it - rdbpenitenziari@virgilio.it - augusta.roscioli@giustizia.it
Si fa presente chel'incontro si terrà presso una sede istituzionale ed è d'obbligo l'uso della giacca e il possesso di un valido documento.
Vi preghiamo di comunicare al più presto i nominativi dei partecipanti per organizzare le pratiche della segreteria necessari per l'ingresso presso la Camera dei Deputati.
postato da il notiziario @ 22:48
COMUNICATO FP CGIL- 14.5.2007 INCONTRO CON IL VICE PRESIDENTE COMMISSIONE GIUSTIZIA DELLA CAMERA E IL VICEPRESIDENTE COMITATO PROBLEMI PENITENZIARI
Così come vi avevamo annunciato nel comunicato dell'8 giugno scorso, in data odierna questa O.S. e una delegazione di assistenti sociali penitenziari è stata ricevuta dagli On.li Crapolicchio e Farina, Componenti della Commissione Giustizia della Camera, già firmatari della interrogazione parlamentare presentata al Ministro della Giustizia riguardante il DM che prevede, in alcuni UEPE, la sperimentazione dell'inserimento del Corpo della Polizia penitenziaria con l'Istituzione dei nuclei di verifica e controllo. La delegazione degli Assistenti sociali intervenuti all'incontro, composta da un componente la delegazione trattante del coordinamento nazionale lavoratori del comparto Ministeri penitenziari FpCgil, quattro Ass. sociali FpCgil di cui una in rappresentanza del CASG, ha avuto modo di esporre tutte le perplessità che la suddetta questione ha suscitato tra i lavoratori del settore e ribadire le motivazioni avanzate a sostegno della richiesta di immediata sospensione del provvedimento . Tale posizione è stata riaffermata dalla FpCgil e dai lavoratori presenti manifestando la necessità di avviare sulla questione un opportuno confronto di più ampio respiro, un confronto che necessariamente dovrà esplicarsi soprattutto sul piano politico e sociale, che consenta riflessioni approfondite sulle modalità di esecuzione della pena ed in particolare dell'esecuzione penale esterna che coinvolga le diverse componenti, un confronto, quindi, mirato all'individuazione di un progetto condiviso che eviti lo scontro tra professionalità. L'incontro si è concluso con la disponibilità e l'impegno dei parlamentari ad intraprendere fin da subito interventi mirati all'obiettivo proposto, primo fra tutti, un incontro con il Sottosegretario alla Giustizia prof. Manconi. E' di tutta evidenza che l'attenzione della Fp Cgil sulla questione è e rimarrà alta, vi terremo informati sui prossimi sviluppi e appuntamenti.
Il Coordinatore NazionalePenitenziari C.M.
postato da il notiziario @ 22:46
COMUNICATO DIREZIONE GENERALE ESECUZIONE PENALE ESTERNA-DAP
Iniziative in tema di esecuzione penale esterna
In merito al progetto che prevede la sperimentazione, in alcune attività relative alle misure alternative, del corpo di polizia penitenziaria diversi sono stati i commenti giunti a questa direzione generale e molte sono state le manifestazioni di preoccupazione.
Si vogliono offrire alcune chiarificazioni, pur osservando che molte delle lettere ricevute non erano regolarmente sottoscritte: la stessa volontà di fare chiarezza è stata espressa dal Capo del Dipartimento, che ha ricevuto la presidente dell'ordine nazionale assistenti sociali, dott.ssa Cava.
Analizzando gli effetti generali delle misure alternative, possiamo notare come il ricorso alle pene non detentive sia positivo, ma nello stesso tempo debbaassicurare la fiducia delle popolazione nella propria sicurezza.
Scendendo nel dettaglio, dobbiamo notare come dal 1998 al 2005 i detenuti domiciliari sono cresciuti in maniera esponenziale (dal 3932 a 9170) ed il loro controllo, operato dalle forze di polizia territoiale, è divenuto progressivamente più diffocoltoso, sia per il numero sia per la varietà dei soggetti ammessi. Un ulteriore crescita conseguirà all'approvazione da parte del Parlamento dei disegni di legge d'iniziativa del Ministro relativi alla messa alla prova nel processo penale degli adulti e più avanti del disgno di riforma del codice penale.
In quest'ottica, il ricorso al supporto della polizia penitenziaria è stato offerto dal Ministro della giustizia nell'interesse di tutta la comunità. valorizza esistenti previsioni di legge.
Anche l'ammissione, la presa in carico, l'aiuto al superamento delle difficoltà nonchè la valutazione del percorso degli affidati in prova restano attribuiti al servizio sociale: la sperimentazione prevede l'affiancamento- e non la sostituzione- degli agenti alle attività degli assistenti sociali. il possibile intervento della polizia penitenziaria va comunque ad incidere su ambiti estranei all'attività dell'assistente sociale.
Si spera che queste precisazioni siano di ausilio ad un pacato ragionare sul servizio che l'amministrazione deve rendere.
I signori Direttori vorranno cortesemente partecipare questa comunicazione a tutti gli operatori assegnati agli Uffici.
postato da il notiziario @ 22:24
GARANTE DEI DIRITTI DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTA' DEL COMUNE DI ROMA
NEWSLETTER CARCERE E DIRITTO- Numero 4
Uepe e polizia penitenziaria una decisione discutibile
Gianfranco Spadaccia*
È assai discutibile la decisione che il Ministro della Giustizia sembra aver preso di affidare con un decreto, “in via sperimentale”, alla polizia penitenziaria il controllo dei detenuti ammessi nella fase finale della pena alle misure alternative al carcere ed assegnati per questo agli UEPE (uffici di esecuzione penale esterna).
Lo è da diversi punti di vista. Innanzitutto ci si deve chiedere se sia corretto procedere a un cambiamento così rilevante, di carattere ordinamentale, in “via sperimentale” e questo non per legge ma per decreto ministeriale. In secondo luogo ha destato qualche sorpresa che il ministro Mastella, così attento e apparentemente così pronto a recepire con il sostegno del DAP le richieste e le pressioni di una parte sia pure maggioritaria dei sindacati della polizia penitenziaria, non abbia finora, almeno a nostra conoscenza, avvertito l’opportunità di convocare tutti soggetti coinvolti nella gestione e nel controllo delle misure alternative e dell’esecuzione penale esterna, alcuni dei quali decisamente contrari - una parte dei sindacati della stessa polizia penitenziaria, gli assistenti sociali da cui dipende il trattamento dei detenuti in misura alternativa, il volontariato, tutto il volontariato impegnato nella giustizia - ed altri (alcuni giudici di sorveglianza) favorevoli solo a determinate condizioni.
C’è chi, fra i contrari, si oppone al nuovo ruolo che verrebbe assegnato alla polizia penitenziaria per ragioni di principio, temendo uno snaturamento dell’istituto delle misure alternative con l’applicazione in questo campo di controlli di tipo non cautelare ma carcerario. Altri temono che esso finirebbe per svuotare le funzioni degli assistenti sociali, a cui sono oggi affidati i percorsi trattamentali e che si vedrebbero relegati a un ruolo secondario o costretti a dinamiche conflittuali.È probabile che alcuni di questi timori possano rivelarsi fondati. Allo stato dei fatti tuttavia la mia opposizione non è di principio ma di carattere pratico. Come ho avuto modo di dire alla assemblea dell’UGL-pol. pen., che ha avuto la cortesia di invitarmi insieme ad altri autorevoli interlocutori a discutere dell’argomento, io penso che affidarle questi nuovi compiti di controllo significherebbe falcidiare ulteriormente i già ridotti organici della polizia penitenziaria: Non so se ciò peggiorerebbe le condizioni di vita e di lavoro di chi è ammesso a misure alternative, ma certo peggiorerebbe le condizioni della custodia da cui dipendono anche in misura considerevole le condizioni di vita interne al carcere.Date le condizioni finanziarie dell’amministrazione penitenziaria non è infatti plausibile un adeguamento degli organici. Ma anche se mi si dicesse che queste difficoltà sono magicamente superate in base a qualche tesoretto nascosto, ugualmente mi opporrei perché è evidente che la politica penitenziaria ha ben altre priorità : per esempio quello di rafforzare gli organici degli educatori e degli stessi assistenti sociali, da cui dipende il trattamento per il recupero, la rieducazione e il reinserimento dei detenuti e che, come ho già avuto modo di dire, in molte carceri sono una specie in via di estinzione.
P.S. : chi scrive non ha alcun pregiudizio nei confronti della polizia in genere e della polizia penitenziaria in particolare. Anzi può rivendicare a suo titolo di merito il fatto di essersi concretamente battuto nei lontani anni 80 non solo per la riforma penitenziaria ma per la profonda riforma di quello che allora si chiamava il corpo degli agenti di custodia e che ora è divenuto per effetto e a completamento di quelle riforme, l’attuale corpo di polizia penitenziaria
*Gianfranco Spadaccia, Garante dei diritti delle persone private della libertà, Comune di Roma.
COMUNICATO FP CGIL- COORD. PENITENZIARIO
Intendiamo informarvi sulle ultime iniziative che la FpCgil ha intrapreso riguardo la questione del D.M. che prevede la sperimentazione, presso alcuni UEPE, dell'inserimento del personale del corpo di polizia penitenziaria con la costituzione dei nuclei di verifica. Una vicenda che ha creato disorientamento e non poche perplessità tra gli operatori del settore e che ha visto questa O.S., fin da subito, impegnata in ambito sindacale e politico nel sostenere quelle che sono le istanze degli assistenti sociali dell'amministrazione penitenziaria tese ad avviare un confronto inter ed intra professionale per sviluppare nel merito riflessioni e iniziative condivise . Il percorso avviato da questa O.S. ad oggi è stato delineato da una serie di importanti iniziative locali e nazionali. Primo fra tutti l' incontro nazionale del Coordinamento dei lavoratori del Comparto ministeri svoltosi il 2 aprile u.s., nel corso del quale da parte degli assistenti sociali presenti all'assemblea fu evidenziata l'opportunità di un confronto tra i lavoratori del settore dell'esecuzione penale esterna nella sua specificità. Opportunità che fu accolta dall'assemblea e che la FpCgil, anche in virtù del successivo Appello pervenuto ufficialmente dai vari UEPE, ha recepito convocando un incontro nazionale degli assistenti sociali penitenziari il 19 aprile scorso. Dall'incontro, a cui presero parte molti assistenti sociali delegati ed eletti FpCgil nelle RSU dei posti di lavoro, si evidenziò la necessità di rappresentare all'Amministrazione in maniera puntuale e determinata quelle che risultano essere le difficoltà operative, professionali e normative nell'avviare una tale sperimentazione. Osservazioni che costituiscono la posizione assunta dalla Fp Cgil sulla questione sia nel corso della trattativa con l'Amministrazione sia nei suoi approcci di sensibilizzazione in ambito politico. A ciò ha fatto seguito l' Interrogazione parlamentare, firmatari On.Crapolicchio e On.Farina, presentata al Ministro della Giustizia, nonché un incontro previsto per il 14 giugno p.v. con alcuni parlamentari della Commissione Giustizia della Camera cui parteciperanno alcuni assistenti sociali penitenziari Fp Cgil. Inoltre vi comunichiamo che entro giugno sarà convocato il Coordinamento nazionale dei lavoratori FpCgil del comparto ministeri nel corso del quale, ovviamente, sarà affrontata anche la tematica in questione. A breve comunicheremo la data dell'attivo del Coordinamento nazionale nonché il resoconto dell'incontro con i parlamentari di cui sopra.
Il Coordinatore Nazionale Penitenziari C. Ministeri
postato da il notiziario @ 20:40
IL DISSENSO DELL' RSU CGIL-CISL UEPE ANCONA
Dr. Ettore Ferrara
Al Direttore Generale D.G. E.P.E.
Dr. Turrini Vita
Al Responsabile dell’Ufficio per le Relazioni Sindacali –DAP
Dr.ssa Conte
Al Provveditore Regionale Amm. Pen. delle Marche
Dr.ssa Cava
All’Ordine Regionale Assistenti Sociali
Al Coordinamento Assistenti Sociali Giustizia
Alle Organizzazioni Sindacali CGIL-CISL-UIL-RDB-SAG UNSA-SUNAS-UGL-SAPPE-OSAPP-SIALPE INTESA ROMA
Oggetto: Sperimentazione della Polizia Penitenziaria presso gli U.E.P.E.
Gli operatori dell’UEPE di Ancona, riunitisi in assemblea sindacale il 15/5/07, manifestano all’unanimità preoccupazione e perplessità per quanto contenuto nella Bozza di Decreto Ministeriale, così come concepita, che prevede l’inserimento della Polizia Penitenziaria presso gli UEPE con compiti di controllo sulle misure alternative.
L’argomento in questione appare ampio e delicato, oltre che imprescindibilmente legato ai cambiamenti legislativi allo studio in tema di codice penale e sistema sanzionatorio.
Occorrerebbe, pertanto, prevedere in futuro cambiamenti organizzativi che rispondano in modo più organico e coerente a questi principi riformisti.
Più che inseguire esigenze di immagine ed interessi parziali, bisognerebbe partire, inoltre, dall’analisi del contesto attuale e dei dati relativi alla storia dell’andamento delle misure alternative, risultati già evidenziati da altri UEPE e da altri organismi, prima di proporre modifiche che non sembrano poter produrre effetti di maggiore efficacia e che portano invece più confusione nel campo dell’esecuzione penale esterna.
Un’altra analisi da fare è sicuramente quella relativa a risorse, mezzi e strumenti a disposizione dell’Amministrazione Penitenziaria, sempre carenti negli anni, tanto da riuscire a garantire solo livelli minimi di prestazioni, nell’esecuzione penale esterna e soprattutto nel trattamento interno dei detenuti all’interno degli Istituti Penitenziari.
Gli operatori, pertanto, si associano a quanti hanno già espresso il proprio dissenso, altri UEPE, Volontariato, alcune OO.SS. e altri settori della società civile, e chiedono la sospensione della sperimentazione prevista dalla Bozza del Decreto Ministeriale e il superamento del decreto stesso, in previsione di un dibattito più ampio e democratico che coinvolga tutti gli attori che operano nel campo dell’esecuzione penale esterna, compresi e non ultimi gli assistenti sociali, cioè coloro che gestiscono le misure alternative da più di trent’anni.
Ancona, 5/6/07 RSU – UEPE ANCONA
NEWSLETTER CARCERE E DIRITTO- Numero 4 - maggio 2007
Uepe e polizia penitenziaria
Una decisione discutibile, editoriale di Gianfranco Spadaccia*
C’è chi, fra i contrari, si oppone al nuovo ruolo che verrebbe assegnato alla polizia penitenziaria per ragioni di principio, temendo uno snaturamento dell’istituto delle misure alternative con l’applicazione in questo campo di controlli di tipo non cautelare ma carcerario. Altri temono che esso finirebbe per svuotare le funzioni degli assistenti sociali, a cui sono oggi affidati i percorsi trattamentali e che si vedrebbero relegati a un ruolo secondario o costretti a dinamiche conflittuali.
È probabile che alcuni di questi timori possano rivelarsi fondati. Allo stato dei fatti tuttavia la mia opposizione non è di principio ma di carattere pratico. Come ho avuto modo di dire alla assemblea dell’UGL-pol. pen., che ha avuto la cortesia di invitarmi insieme ad altri autorevoli interlocutori a discutere dell’argomento, io penso che affidarle questi nuovi compiti di controllo significherebbe falcidiare ulteriormente i già ridotti organici della polizia penitenziaria: Non so se ciò peggiorerebbe le condizioni di vita e di lavoro di chi è ammesso a misure alternative, ma certo peggiorerebbe le condizioni della custodia da cui dipendono anche in misura considerevole le condizioni di vita interne al carcere.
Date le condizioni finanziarie dell’amministrazione penitenziaria non è infatti plausibile un adeguamento degli organici. Ma anche se mi si dicesse che queste difficoltà sono magicamente superate in base a qualche tesoretto nascosto, ugualmente mi opporrei perché è evidente che la politica penitenziaria ha ben altre priorità : per esempio quello di rafforzare gli organici degli educatori e degli stessi assistenti sociali, da cui dipende il trattamento per il recupero, la rieducazione e il reinserimento dei detenuti e che, come ho già avuto modo di dire, in molte carceri sono una specie in via di estinzione.
“No deciso” della Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia
“No” deciso della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia all’ipotesi di inserimento della polizia penitenziaria negli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna (Uepe). Il “no” è stato ribadito nel corso della IV Assemblea Nazionale del Volontariato Giustizia, dal gruppo di lavoro sulle “misure alternative alla detenzione”.
“Premessa l’importanza della partecipazione della polizia penitenziaria al programma trattamentale all’interno degli istituti penitenziari e la necessità di una collaborazione fra tutti gli operatori - afferma la relazione conclusiva - si esprime netta contrarietà all’ipotesi della polizia penitenziaria negli Uepe e si denuncia l’incompatibilità che ne deriverebbe nella gestione delle misure alternative. Verrebbe infatti scissa, nella funzione trattamentale, la competenza di aiuto da quella di controllo, perno della misura alternativa stessa e innovazione fondamentale della nuova politica penitenziaria”.
“Come dimostrato da diverse ricerche americane, - prosegue il documento - la riduzione del trattamento in libertà a puro controllo fa aumentare immediatamente la recidiva e questo fatto genera nuove carcerazioni e nuovi sovraffollamenti, agendo quindi in completo conflitto con le possibilità di trattamento in internato”.
Afferma oggi la Conferenza nazionale volontariato giustizia: “Oggi le misure alternative, come la semilibertà o l’affidamento, si concludono con successo nell’80% dei casi seguiti e la recidiva riguarda principalmente le persone con problemi di tossicodipendenza. Chi sconta invece l’intera pena in carcere torna a delinquere in oltre il 70% dei casi. C’è da chiedersi perché e se non sia il caso di adeguare finalmente i programmi di trattamento all’interno degli istituti, ai criteri fissati dall’ordinamento penitenziario, offrendo maggiori e concrete possibilità di rieducazione e reinserimento, potenziando percorsi scolastici, formativi e lavorativi. In questo senso vediamo la necessità di un ruolo più incisivo della polizia penitenziaria, che oltre a garantire la sicurezza interna, può facilitare tali processi acquisendo maggiore professionalità e considerazione”.
E conclude: “Affidare il controllo sul territorio alla polizia penitenziaria - senza tener conto degli organici, di cui si continua a lamentare l’insufficienza - avrebbe un senso se vi fosse un’adeguata formazione e integrazione con gli altri operatori e se a tale servizio non si sovrapponesse a quello svolto in modo sistematico dalle forze dell’ordine, che non è realistico immaginare possano rinunciare ad azioni di controllo preventivo di persone pregiudicate”.
Le proposte degli Assistenti sociali
Da parte sua il Comitato di Solidarietà Assistenti Sociali, che con il proprio blog raccoglie giornalmente dichiarazioni, comunicati e critiche su tale progetto, chiede al Ministro e all’amministrazione penitenziaria, nonché alle forze politiche dell’attuale Governo, “di prendere in considerazione il motivato e documentato dissenso esistente sull’inserimento della polizia penitenziaria negli Uepe - dissenso manifestato dagli assistenti sociali di quasi tutti gli Uepe presenti sul territorio nazionale, da alcuni Sindacati, dalla Magistratura, dal Coordinamento Assistenti Sociali Giustizia, nonché dalla Conferenza Nazionale del Volontariato Giustizia.
“L’Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali - si ricorda - in occasione di un incontro avuto il 16 maggio con i vertici dell’amministrazione penitenziaria ha rappresentato e riportato le ragioni e le motivazioni di disagio e le preoccupazioni degli assistenti sociali degli Uepe. In data 17 maggio è stata presentata interrogazione parlamentare dall’On. Crapolicchio (vicepresidente comitato problemi penitenziari della commissione giustizia della Camera) - primo firmatario - contro l’attuale proposta di decreto ministeriale”. “È incomprensibile - si afferma - che sia proprio l’attuale Governo attraverso un decreto del Ministro della Giustizia a concretizzare proprio quegli aspetti precedentemente criticati e non condivisi”.
Per questo il Comitato, nel considerare legittima la posizione degli assistenti sociali al pari della richiesta della polizia penitenziaria di essere “valorizzata”, chiede che “vengano trovati altri strumenti e soluzioni a quanto proposto dalla bozza di Decreto Ministeriale.
Soluzioni che permettano di attenuare le forti opposizioni che in questo periodo si sono determinate tra i vari operatori penitenziari e che partano dal superamento della previsione di inserire presso gli Uepe i nuclei di polizia penitenziaria e di assoggettarli alla Direzione di tali Uffici (in alternativa possono essere individuate altre soluzioni in grado di garantire agli Uepe di poter continuare ad essere a tutti gli effetti dei Servizi Sociali della Giustizia, aperti alla multi - professionalità affine al Servizio Sociale) e dall’escludere tra l’eventuale competenza della polizia penitenziaria sulle misure alternative al carcere, proprio per la sua particolare caratterizzazione e nel rispetto art.72 dell’Ordinamento penitenziario e dell’art.118 del Regolamento d’Esecuzione, il controllo della misura alternativa dell’Affidamento in Prova al Servizio Sociale”.
Il Comitato di Solidarietà chiede infine che tali proposte “escano da un progetto complessivo di riforma del sistema delle misure alternative (che tenga conto anche delle prospettive di riforma del codice penale e del disegno di legge Mastella sulla messa alla prova), al quale si può giungere attraverso lo strumento della “Conferenza Nazionale dell’Esecuzione Penale”, proposto sulla stampa dal Sottosegretario On. Manconi. Conferenza che coinvolga in un percorso preparatorio, il personale degli Uepe, la polizia penitenziaria, i sindacati, le forze politiche, il volontariato ed il terzo settore e che affronti in modo concreto il tema delle riforme, del ruolo, dei mezzi, delle risorse che servono per fare funzionare meglio le misure alternative e gli Uepe, centrali in tale sistema”.
IL DESSENSO DELL' UEPE DI NOVARA
Considerazioni in merito al progetto di inserimento della Polizia Penitenziaria nell’attività di Esecuzione Penale esterna
Dall’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Novara vogliamo esprimere il nostro dissenso circa l’inserimento della Polizia Penitenziaria negli UEPE con funzioni di controllo sui soggetti sottoposti a misura alternativa ed, in particolare, all’Affidamento in Prova al Servizio Sociale.
Condividendo le perplessità e le riflessioni già espresse dai nostri colleghi da diverse parti d’Italia sottolineiamo come l’Ordinamento Penitenziario vigente - L. 354/75 e successive modificazioni - all’art. 47 indichi nel servizio sociale la funzione di aiuto-controllo e nello specifico reciti: "il Servizio Sociale controlla la condotta del soggetto e lo aiuta a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale, anche mettendosi in relazione con la sua famiglia e con gli altri suoi ambienti di vita".
La stessa terminologia usata dal legislatore per definire la misura alternativa alla detenzione per eccellenza, l’Affidamento in Prova al Servizio Sociale, dimostra chiaramente come il servizio sociale, con i propri strumenti professionali specifici, sia stato ritenuto soggetto ampiamente titolato nell’ambito dell’esecuzione penale.
Anche nel più recente regolamento di esecuzione dell’Ordinamento penitenziario (D.P.R. 30 giugno 2000 n.230), all’art.118 viene chiaramente ribadito come il controllo sui soggetti sottoposti alla misura dell’affidamento sia svolto dal servizio sociale con le proprie modalità professionali: il rispetto delle prescrizioni, che di per sé non garantisce circa la commissione di nuovi reati, è solo una parte del percorso proposto alla persona che è un percorso di sostegno e di responsabilizzazione all’interno del quale l’adeguamento alle prescrizioni è uno strumento e non l’unico obbiettivo.
Giova a nostro avviso richiamare il testo stesso dell’articolo in quanto ben rappresenta la complessa attività di servizio sociale riconosciuta ed attesa dal legislatore:
- art.118, D.P.R. n.230/2000, comma 8. In particolare, gli interventi di servizio sociale per adulti, nel corso del trattamento in ambiente esterno, sono diretti ad aiutare i soggetti che ne beneficiano ad adempiere responsabilmente gli impegni che derivano dalla misura cui sono sottoposti. Tali interventi, articolati in un processo unitario e personalizzato, sono prioritariamente caratterizzati:
dall’offerta al soggetto di sperimentare un rapporto con l’autorità basato sulla fiducia nella capacità della persona di recuiperare il controllo del proprio comportamento senza interventi di carattere repressivo;
da un aiuto che porti il soggetto ad utilizzare meglio le risorse nella realtà familiare e sociale;
da un controllo, ove previsto dalla misura in esecuzione , sul comportamento del soggetto che costituisca al tempo stesso un aiuto rivolto ad assicurare il rispetto degli obblighi e delle prescrizioni dettate dalla magistratura di sorveglianza;
da una sollecitazione a una valutazione critica adeguata, da parte della persona, degli atteggiamenti che sono stati alla base della condotta penalmente sanzionata, nella prospettiva di un reinserimento sociale compiuto e duraturo.
L’enunciato della normativa, pertanto, appare ben chiaro, e, soprattutto, va ricordato che è frutto di attenta valutazione sia delle esperienze di altri paesi, sia del nostro stesso paese, esperienza che ha visto, negli oltre trent’anni di vita dell’ordinamento penitenziario, rafforzarsi in termini quantitativi e qualitativi le misure alternative, con i risultati che da più parti ed in numerosissime occasioni sono stati pubblicizzati.
Oggi vediamo prospettarsi un nuovo scenario.
Il Decreto Ministeriale di cui abbiamo visto la bozza, si inserisce in forte contrasto con quanto l’attuale normativa prevede: una contraddizione che pensiamo non possa essere facilmente rimossa.
Riprendiamo qui, in proposito, l’intervento di Alessandro Margara del 28 aprile scorso, intervento che condividiamo totalmente: "L’introduzione della Polizia penitenziaria negli UEPE con funzioni operative nell’ambito degli Uffici è estranea alle previsioni normative. L’art.72 dell’Ordinamento penitenziario descrive sinteticamente l’attività degli uffici e prevede inoltre che la organizzazione degli stessi è disciplinata dal regolamento di esecuzione alla legge. E’ l’art.118 del regolamento che descrive analiticamente organizzazione ed attività degli uffici. Sembra superfluo ricordare che il regolamento adottato dal Ministro e previsto dal comma 1 del nuovo testo dell’art.72 è norma di livello inferiore al regolamento di esecuzione citato…………..Circa l’organizzazione, mentre nel regolamento vi è la previsione esplicita di personale non di servizio sociale per attività amministrativa e contabile e la possibile ed eventuale collaborazione di esperti dell’osservazione alla attività specifica di servizio sociale, non solo manca qualsiasi previsione di una possibile attività di controllo di polizia, ma l’attività di controllo è prevista tra quelle proprie del servizio sociale e nel quadro delle specifiche modalità proprie di tale servizio."
A noi non pare si possa essere più chiari di così e ci pare inoltre che un tema di tale portata, che mette in discussione "teoria e prassi" di oltre trent’anni, non possa essere affrontato frettolosamente senza una approfondita discussione e senza una complessiva e seria analisi dell’intero sistema dell’esecuzione penale esterna. E un D.M. non ci sembra lo strumento più idoneo in tal senso, non essendo giustificato da necessità di qualsivoglia urgenza.
Se, come alcuni autori sostengono, la funzione di controllo si dipana lungo un continuum che va dal controllo sulle persone al controllo sui programmi/processi, possiamo facilmente riconoscere che il controllo sulle persone rappresenti la peculiarità del sistema carcere. L’aver consentito invece l’espiazione della pena in un luogo "sociale" anziché in carcere e l’aver istituzionalizzato il servizio sociale all’interno della sfera penale, ha il significato di considerare certi atti delittuosi dei sintomi di malessere personale – sociale e significa che la sfera giurisdizionale penale cede una parte del suo potere di controllo forte sulle persone, restituendo titolarità ad altri soggetti – istituzionali e non – di un potere di controllo diffuso che sarà allora più un controllo sui programmi/processi – personali, sociali, istituzionali - che hanno contribuito a costruire la devianza in un’ottica di possibile cambiamento.
In quest’ultima forma di controllo, propria del servizio sociale, si compenetrano sia il controllo sugli obiettivi di cambiamento/reinserimento che quello sugli adempimenti rappresentati in specie dalle prescrizioni imposte dalla Magistratura di Sorveglianza.
Nello specifico dell’Amministrazione Penitenziaria il servizio sociale, nei suoi interventi in rapporto all’utenza, è fortemente connotato dalla funzione di accompagnamento sociale. L’accento è posto sulle risorse, per quanto limitate possano essere, della persona, della sua famiglia, del contesto sociale, per promuovere spazi e competenze che favoriscano il ristabilirsi di legami sociali incrinati dal reato.
Si procede pertanto in un’ottica di empowerment sociale a riconoscere e potenziare le risorse del condannato e, nel contempo, a promuovere e sostenere nella comunità la capacità di educare, riparare, generare solidarietà sociale.
Al frequente riemergere di richieste forti da parte dell’opinione pubblica di intereventi polizieschi, più repressivi, più rassicuranti, si rischia ora di far corrispondere la tendenza a trasformare le misure alternative in un sistema di carcerizzazione del territorio, esportando all’esterno degli istituti carcerari una logica meramente punitiva, rischiando tra l’altro di vanificare il delicato lavoro del servizio sociale di recupero e attivazione di rapporti basati sulla condivisione e sulla maturazione sociale degli stessi soggetti sottoposti a misure alternative e degli altri attori sociali.
siamo veramente certi che quello che ci interessa, quello che interessa ai cittadini in termini di garanzia di sicurezza, sia il controllo "fiscale" circa l’ottemperanza alle prescrizioni ? O non interessa invece, in termini maggiormente significativi, sapere se è in atto un processo di cambiamento nella persona, se le condizioni all’origine della commissione del reato sono mutate, se vi è qualche probabilità che quella stessa persona non incorra in altro reato?
In questi anni, nella nostra pratica professionale, ci siamo spesso scontrati proprio con questo "binomio" e ci siamo sempre più convinti che per conoscere veramente come si sviluppa il percorso di reinserimento della persona ( che vuol dire: come sta andando la misura alternativa?), non è tanto importante sapere se quella stessa persona è in casa dalle 22,00 alle 6,00 del mattino successivo, o se è uscita dai confini della provincia, ma è invece importante conoscere il suo rapporto con i propri impegni di vita, di lavoro, familiari, relazionali, le sue effettive rielaborazioni dei comportamenti che lo hanno portato al reato, la sua revisione di orientamenti valoriali e culturali pregressi.
E per conoscere questi elementi la Magistratura di Sorveglianza si continua ad avvalere della consulenza del Servizio Sociale, che continua ad essere l’unico soggetto che ha la titolarità per farlo, come disposto dalla normativa, ed ha inoltre la professionalità per addentrarsi nel complesso intersecarsi delle relazioni interpersonali nelle quali si articola l’ambiente vitale delle persone.
A chi obbietta che comunque anche il controllo fiscale ha una sua funzione (e chi lo fa, permetteteci di dirlo, lo fa soprattutto in nome di una sorta di "giustizialismo" che chiede solo che chi commette reato sia punito e subisca necessariamente una qualche afflizione), ricordiamo che le Forze di Polizia operanti sul territorio si sono già ampiamente attivate in questo senso ed effettuano già da ora regolari controlli sui sottoposti a misura alternativa. Tali Forze, presenti e radicate sul territorio, sono tuttora un referente particolarmente significativo per il servizio sociale nell’ambito dell’esecuzione penale esterna, proprio perché hanno un punto di vista complessivo sulla situazione delle persone, legato al contesto ambientale che essi presidiano, e possono fornire utili elementi di valutazione alla Magistratura ed al servizio sociale, avendo spesso lunga conoscenza dei soggetti e delle loro vicende.
Ci risulta difficile pensare che lo stesso tipo di funzione possa essere svolto dalla Polizia Penitenziaria che si inserisce invece come elemento del tutto estraneo al territorio: in questo caso sì che i controlli che questa nuova Forza effettuerà finiranno con l’essere esclusivamente controlli di tipo fiscale, vuoti di contenuto, di significato ma, soprattutto, di utilità, proprio perché limitati a verificare l’osservanza delle prescrizioni e non inseriti in un disegno più ampio.
Vorremmo poter vedere un impegno più serio nell’affrontare il tema dell’esecuzione penale esterna, non fermandosi ad una sommaria ed arbitraria sperimentazione ma aprendo un dibattito sereno ed allargato con tutta la base operativa che in questi anni ha concretamente sostenuto l’esecuzione penale esterna. Vorremmo che di fronte al dispendio di risorse economiche che richiederà la realizzazione del progetto di utilizzazione della polizia penitenziaria nell’ambito dell’esecuzione penale esterna (sia all’interno degli UEPE, sia con i commissariati di polizia penitenziaria), ci si ponga qualche domanda sull’opportunità e sulla legittimità di questa destinazione, a fronte di un possibile potenziamento della "squadra vincente" che ha segnato in questi anni un così significativo risultato (come ben rappresentato dalle recenti ricerche).
Vorremmo che tali risorse siano indirizzate a sostenere concretamente progetti di ben altro respiro.
Vorremmo che almeno per una volta si dia voce a chi in questi anni, con ben poche risorse e scarsissimi mezzi, è riuscito a costruire un sistema che funziona, che può essere sicuramente migliorato ma che si basa su principi validi, i cui risultati sono stati ampiamente riconosciuti.
Vorremmo che non andasse disperso un patrimonio di tale significato!
Il rischio ci pare serio e riportiamo ancora una volta le parole di Alessandro Margara che, sempre nell’intervento citato, al momento delle conclusioni, dopo aver illustrato i risultati positivi ottenuti nella misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale, secondo una ricerca della DGEPE, in termini di revoca e di recidiva, descrive quanto è stato rilevato negli USA a seguito del viraggio della funzione di accompagnamento in quella di mero controllo. Egli riporta infatti come spinta la professionalità più sul fronte criminologico e l’attività centrata sul controllo nella esecuzione delle misure alternative, si è rilevato un enorme incremento dei fallimenti e delle revoche delle misure stesse. Egli conclude sottolineando come, anche in Italia, proseguendo con questo disegno snaturante la sostanza delle misure alternative, ci si debba attendere un aumento del tasso di recidiva proporzionalmente al progressivo abbandono della gestione delle misure alternative da parte del servizio sociale.
Riteniamo pertanto che il servizio sociale non possa restare silente, non debba rinunciare a segnalare con forza la necessità di una apertura della riflessione che, se da un lato non debba dimenticare le esigenze specifiche di sicurezza e di controllo in aree di particolare emergenza, quanto altrettanto delimitate, non trascuri di riconoscere le caratteristiche specifiche del lavoro e della professionalità fin qui esperita, ricercando modalità di evoluzione del sistema in senso qualitativamente migliorative e non distruttive di un risultato che è sotto gli occhi di chiunque voglia guardarlo con onestà intellettuale.
postato da il notiziario @ 13:40

References: ART. 4

ART. 5

ART. 6
 art.11

ART. 7

ART. 8
 art. 72

ART. 12

ART. 13
 art. 47
 art. 118

Art. 4
 Art.6
 art.36

Art. 5

Art. 11
 art.80
 art.72
 art.118