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Le istituzioni nazionali di governo dell’economia
PubblicatoAmedea Carlucci Modificato 3 anni fa
Presentazione sul tema: "Le istituzioni nazionali di governo dell’economia"— Transcript della presentazione:
1 Le istituzioni nazionali di governo dell’economia
Angelo Castaldo & Stefano da Empoli Le istituzioni nazionali di governo dell’economia LUMSA CORSO DI DIRITTO PUBBLICO DELL’ECONOMIA Prof. Biancamaria Raganelli
2 Articolazione Organi internazionali di governo e di gestione del diritto dell’economia Organi europei di gestione e di governo del diritto dell’economia Organi nazionali di governo e gestione del diritto dell’economia
3 Organi nazionali
5 Generalità Organo costituzionale depositario della sovranità popolare (non più titolare dell’indirizzo politico in materia economica) Può adottare determinazioni autonome di indirizzo, o in seguito ad interpellanze, interrogazioni, mozioni o sfiducia Può approvare determinazioni contenute in leggi o o atti finanziari; Approvare con modificazioni i DL del Governo
6 La c.d Programmazione finanziaria
Serie di atti attraverso i quali il Parlamento provvede alla programmazione finanziaria del Paese: Bilancio annuale Bilancio pluriennale Legge finanziaria e uno o più disegni collegati
7 Bilancio annuale Il più importante atto di indirizzo politico- economico per lo Stato e tutti gli enti pubblici statali e territoriali, centrali e locali Innovato L. 468/1978 Modificato l. 362/1988; 95/1997; d.lgs. 279/1997 (individuazione unità revisionali di base del Bilancio dello Stato, riordino sistema tesoreria unica, ristrutturazione rendiconto generale dello Stato) L. 133/1999, disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale D.lgs 156/2000 disposizioni in materia di federalismo fiscale L. costituzionale 3/2001, riforma Titolo V Cost. Artt Cost.
8 COSA È IL BILANCIO ANNUALE DI PREVISIONE
E’ un documento contabile di previsione, indicante le entrate e le uscite dell'amministrazione statale, relative ad un determinato periodo di tempo (Esercizio finanziario). Il bilancio ha funzione: contabile in quanto permette di conoscere la situazione contabile dell'amministrazione e di regolarne l'attività futura; di garanzia per i cittadini nei confronti dell'amministratore pubblico; politica nel rapporto tra governo e parlamento; giuridica: il bilancio ha forza di legge e vincola alla sua osservanza l'attività della pubblica amministrazione; economica: è uno strumento di programmazione, che permette di valutare gli effetti dell'attività finanziaria sui vari aspetti della vita economico-sociale e di orientare gli interventi di politica economica.
9 La struttura del Bilancio dello Stato
Il progetto di bilancio annuale di previsione è oggetto di un unico disegno di legge ed è costituito dallo stato di previsione dell'entrata, dagli stati di previsione della spesa distinti per Ministeri, con le allegate appendici dei bilanci delle Aziende ed Amministrazioni autonome, e dal quadro generale riassuntivo. Nel bilancio annuale sono indicati: l'ammontare presunto dei residui attivi o passivi alla chiusura dell'esercizio precedente a quello cui il bilancio si riferisce; l'ammontare delle entrate che si prevede di accertare e delle spese che si prevede di impegnare nell'anno cui il bilancio si riferisce; l'ammontare delle entrate che si prevede di incassare e delle spese che si prevede di pagare nell'anno cui il bilancio si riferisce, senza distinzione fra operazioni in conto competenza ed in conto residui.
10 Bilancio Decisionale - Bilancio Gestionale
Con la nuova struttura permane il disegno del doppio bilancio, delineato dalla legge n. 94 del 1997: uno politico per la decisione parlamentare (bilancio decisionale) come sopra evidenziato, uno amministrativo per la gestione (bilancio gestionale), entrambi chiaramente interconnessi sul piano qualitativo e quantitativo. Secondo la nuova logica il bilancio sottoposto all’approvazione del Parlamento identifica e determina le funzioni e gli obiettivi generali che lo Stato si prefigge di conseguire; mentre, dal punto di vista amministrativo-gestionale, circoscrive i poteri e gli obiettivi di ciascuna Amministrazione, entro i quali viene esercitata l’azione dei dirigenti amministrativi.
11 Disciplina per le Regioni
Oggi, le Regioni possono dotarsi di proprie leggi organiche sul bilancio e la legge finanziaria Finchè non vi provvedono continua ad applicarsi la disciplina statale (d.lgs 76/2000)
12 Disciplina per gli enti pubblici nazionali e gli enti locali
Per gli enti pubblici nazionali, tutt’ora in vigore il d.p.r. 696/1979 In base alla legge 208/1999 gli enti pubblici istituzionali devono adeguare la propria contabilità ai principi contenuti nella l. 94/1997 Per gli enti locali le disposizioni sul bilancio sono contenute nel TU, dpr 267/2000.
13 Bilancio pluriennale Misura di programmazione finanziaria con rilevanza indiretta sull’attività e sulla politica economia In alcune Regioni è collegato all’approvazione del programma regionale di sviluppo socio-economico (documento di pianificazione economico-sociale globale a livello territoriale)
14 Legge finanziaria La legge finanziaria (manovra economica) è una legge ordinaria della Repubblica Italiana, pubblicata regolarmente sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, recante nel proprio titolo, secondo una formula ricorrente, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato". A partire dal 2010 è stata sostituita dalla legge di stabilità. Essa, insieme alla legge del bilancio dello Stato, è la norma principale prevista dall'ordinamento giuridico italiano per regolare la vita economica del Paese per un triennio attraverso misure di finanza pubblica ovvero di politica di bilancio.
15 Mutamento obiettivi nel tempo
Originaria formulazione: l. 468/1978, obiettivo di adeguare le entrate e le uscite del bilancio dello Stato agli obiettivi di politica economica. Art. 81 Cost.
16 Legge di stabilita’ Dal 2003 la legge finanziaria ha cominciato anche a essere definita come legge di stabilità. L'introduzione di elementi di federalismo fiscale nell'ordinamento degli enti locali territoriali (realizzata dalla riforma costituzionale del 2001), richiede che l'attività finanziaria statale venga coordinata con quella locale. Pertanto, la nuova legge di stabilità deve ogni anno adottare norme di coordinamento della finanza pubblica dei vari livelli di governo, allo scopo di rispettare i requisiti di convergenza economico-finanziaria imposti dal trattato di Maastricht.
17 Collegato welfare Nella legge finanziaria per l'anno 2008 è stato aggiunto il collegato sul welfare (contenente norme su previdenza, lavoro e competitività). Lo stesso provvedimento inoltre è stato scritto secondo una classificazione per missioni e programmi, ritenendo l'Esecutivo che una tale struttura avrebbe reso il documento più trasparente e leggibile Ai sensi della legge n. 196 del 31 dicembre 2009 è stata sostituita sostanzialmente e formalmente, a partire dal 2010, dalla legge di stabilità, la quale, rispetto alla legge finanziaria, prevede novità sia in ordine ai tempi di presentazione sia in merito ai contenuti.
18 Iter approvazione La legge finanziaria deve essere presentata dal Governo al Parlamento entro il 15 ottobre (in passato era il 30 settembre). Il Parlamento ha tempo di esaminarla ed emendarla fino al 31 dicembre. L’art. 81 c. 2, prevede il limite del successivo 30 aprile, da autorizzare con legge apposita che conceda l'esercizio provvisorio del bilancio (contenendosi per ciascun mese nel limite di un dodicesimo della spesa dell’anno precedente). A seguito dell'approvazione da parte del Parlamento, la legge finanziaria regola la vita economica del Paese nell'arco di un anno solare. Gli obiettivi economici di più lungo periodo sono invece definiti dal Governo nel Documento di economia e finanza (DEF).
19 Vincoli europei Oltre al DEF, essenziale nella definizione della Legge finanziaria è il Trattato di Maastricht, il trattato sull'Unione europea sottoscritto anche dall'Italia il 7 febbraio 1992, che nella sua parte III definisce l'Unione Economica e Monetaria (UEM) e individua i principali obiettivi economici e monetari da perseguire per la progressiva realizzazione dell'UE. Alcuni di questi obiettivi riguardano anche la finanza pubblica, noti come parametri di Maastricht, ribaditi successivamente nel Patto di stabilità e crescita e ulteriormente ridefiniti nel Patto di bilancio europeo (Fiscal Compact):
20 Parametri di maastricht
il 3% per il rapporto fra disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e prodotto interno lordo (PIL); il 60% del rapporto fra debito pubblico e PIL (può non essere soddisfatto, a condizione però che il valore si riduca in misura significativa e si avvicini alla soglia indicata con ritmo adeguato); il tasso medio di inflazione che non può superare di oltre 1,5 punti percentuali quello dei tre Stati membri che, durante l'anno precedente a quello in esame, hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi; il tasso d'interesse nominale a lungo termine che non deve eccedere di oltre 2 punti percentuali quello dei tre Stati membri che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi.
21 Presentazione bilanci
In base alla procedura European Semester, gli Stati membri della UE dovranno presentare entro il mese di aprile di ogni anno alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo i loro bilanci per essere discussi, prima che il dibattito avvenga rispettivi nei parlamenti nazionali. Commissione e Consiglio valutano le manovre economiche in base a parametri determinati in termini di “spreco di risorse” e “livelli insostenibili di consumo”, presentano le loro raccomandazioni vincolanti entro luglio, a seguito di allerte preventive adottano la riscrittura dei programmi e le sanzioni verso i Governi inadempienti (per ora limitate a una multa massima pari allo 0,2% del PIL), che in autunno i governi dialogheranno poi con i relativi parlamenti.
22 Organismi interni al Parlamento collegati all’attività economica
Organizzazioni permanenti Uffici studi, documentazioni e legislazioni Organismi straordinari come organizzazioni di inchiesta, commissioni speciali attivati dalle Camere Commissioni bicamerali
23 Il Governo
24 Generalità Istituzione nazionale che esercita la maggior parte dei poteri nell’ambito del diritto pubblico dell’economia Limitazioni di sovranità per trasferimento di funzioni alla CE e sue Istituzioni
25 Organi diretti che compongono il Governo
Presidente del Consiglio del Ministri Ministri Consiglio dei Ministri CIPE Comitati interministeriali residui
26 Consiglio dei Ministri
FUNZIONI Determina la politica generale del Governo Determina l’indirizzo generale dell’azione amministrativa (in attuazione della politica generale del Gov.) Delibera su ogni questione relativa all’indirizzo politico fissato dal rapporto fiduciari con le Camere Dirime i conflitti di attribuzione tra Ministri
27 Deliberazioni CdM Tutte le questioni su cui il Gov chiede fiducia del Parl: dichiarazioni relative all’indirizzo politico, impegni programmatici Disegni legge e proposte sui disegni di legge presentati D.L. e regolamenti da emanare con DPR Atti di sua competenza previsti dall’art. 127 Cost e statuti regionali speciali Direttive da impartire al PREFETTO
28 PREFETTO Soggetto preposto all’ufficio territoriale del Governo in ogni Regione a statuto ordinario. Svolge funzioni di rappresentante dello Stato per i rapporti con il sistema delle autonomie. Ex commissario di governo estinto con abrogazione art. 124 Cost. Disciplina l. 131/2003, art. 10
29 Funzioni in ambito Regionale:
Promuove il rispetto del principio leale collaborazione Stato- Regioni; rispondenza dell’azione amm all’interesse generale; miglioramento qualità servizi resi al cittadino. Informa tempestiv. la Pres CdM/Ministeri interessati/Avvocatura Stato degli atti ammin regionali per la proposizione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato Promuove l’attuazione intese e coordinamento Stato-Regioni (art. 118, c. 3 Cost.) - Stato e autonomie locali.
30 Evoluzione funzioni CdM
Per effetto riforma Titolo V Cost Riduzione ambito applicazione direttive impartire dal CdM al Prefetto e Le attività di indirizzo e coordinamento si limitano alle sole funzioni di competenza esclusiva dello Stato.
31 Presidente del Consiglio dei Ministri
ATTRIBUZIONI Comunica al Governo la composizione del Gov e mutamenti Chiede la fiducia sulle questioni di indirizzo politico e impegni programmatici Sottopone al Pres Rep leggi per la promulgazione Controfirma gli atti di promulgazione delle leggi Presenta alle Camere dis legge, esercita la facoltà ex art. 72 Cost.
32 Altre attribuzioni Ex l. 400/1988, art. 5, c. 2
Indirizza ai ministri le direttive politiche e amministrative in attuazione delle delibere CdM Coordina e promuove le attività dei Ministri Può sospendere l’adozione di atti di competenza dei Ministri in ordine a questioni pol e amm per sottoporle al CdM. Altro.
33 Riforma Presidenza CdM
Art. 95 Cost: riserva di legge assoluta per ordinamento PCdM D.lgs 303/1999 (attuazione l. 59/1997) riordina la PCdM, modificato dal d.lgs 343/2003. Finalità dell’intervento normativo: disciplina dell’ordinamento, dell’organizzazione e delle funzioni della PCdM. Esigenza di assicurare, anche attraverso il collegamento funzionale con le altre amm. pubbl. interessate, l’unità di indirizzo politico ed amministrativo del Gov (art. 95 Cost).
34 Presidente – Presidenza CdM
Il Presidente del CdM si avvale della Presidenza per l’esercizio, in forma organizzata ed integrata di diverse funzioni: Direzione e rapporti con l’organo collegiale di governo Rapporti del Gov con Parl e altri organi costit. Rapporti Gov. – istituz CE Coordinamento attività normativa ed amministrat del Gov Progettazione politiche generali e decisioni di indirizzo politico generale altro
35 Ministri Art. 95, c. 2 Cost: “i Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del CdM e individualmente degli atti dei loro dicasteri” D.lgs 29/1993 confluito nel TU, d.lgs 165/2001: precisa compiti Ministri e separazione tra politica e amministrazione degli interessi pubblici. L. 400/1988 – Capo I – Organi di Governo Cenni sui Ministri, l. 400/1988
36 Indirizzo - gestione Gli organi di Gov esercitano le funzioni di indirizzo politico- amm., definendo obiettivi e programmi da attuare, verificando rispondenza dei risultati della gestione agli indirizzi generali impartiti (art. 4 d.lgs 165/2001) Ai dirigenti spetta l’adozione degli atti e provvedimenti amministrativi compresi tutti gli atti che impegnano l’amm. vs l’esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa, organizzazione risorse umane.
37 Principio distinzione indirizzo e controllo
Principio applicabile a tutte le PA i cui organi di vertice non siano direttamente o indirettamente espressione di rappresentanza politica. Obiettivi: garantire il conseguimento dei principi di EFFICIENZA, EFFICACIA, ECONOMICITA’ (l. 241/1990). In passato principio di continuità tra politica e amministrazione
38 Evoluzione normativa D.lgs. 300/1999: riforma dell’organizzazione del Gov – disciplina organizzazione Ministeri L. 137/2002: delega al Gov per riforma organizzazione Gov e Ministeri D.lgs 173/2003: norme per la riorganizzazione Min. economia e finanze e agenzie fiscali
39 I comitati interministeriali
Art. 6 l. 400/1988 Il Pres CdM nello svolgimento funzioni ex art. 95, c. 1 Cost può essere coadiuvato da un consiglio di gabinetto composto da Ministri da lui designati sentito il CdM.
40 Eliminazione duplicazioni o sovrapposizioni di competenza
Art. 7 l. 400/1988 Delega per ridurre e riordinare i comitati dei Ministri. Criteri direttivi: Eliminazione duplicazioni o sovrapposizioni di competenza Coordinamento attività inerenti a settori omogenei di competenza Delega attuata con l. 537/ Soppressione tutti i comitati interm. esistenti tranne alcuni: CIPE, CICR, CIP
41 Organi di collegamento interistituzionale
L. 400/1988 – capo II – disciplina rapporti tra Stato, Regioni, Province autonome Conferenza permanente per rapporti Stato-Regioni e prov autonome (d.lgs 418/1989) Conferenza Stato città e autonomie locali Conferenza unificata
42 Delegificazione L. 400/1988 – capo III – potestà normativa del Governo (dlgs, dl, regolamenti) Regolamenti: strumento di delegificazione e semplificazione, grande applicazione nel diritto dell’economia. Limite: riforma Titolo V Cost. Nelle materie di competenza concorrente, la potestà regolamentare di delegificazione dello Stato cede alla potestà legislativa e regolamentare delle Regioni. Orientamento costante Ccost (sent. 302/2003)
43 Il riparto di funzioni tra istituzioni di governo dell’economia
44 Nozione Consiste nel fare svolgere all'ente gerarchicamente inferiore tutte le funzioni e i compiti di cui esso è capace, lasciando all'ente sovraordinato la possibilità di intervenire per surrogarne l'attività, laddove le risorse e le capacità dell'ente sottordinato non consentano di raggiungere pienamente e con efficacia ed efficienza la soddisfazione di un interesse o l'effettuazione di un servizio.
45 Fondamentale principio di libertà e di democrazia, cardine della nostra concezione dello Stato.
Si articola in tre livelli: Non faccia lo Stato ciò che i cittadini possono fare da soli: b) Lo Stato deve intervenire (sussidiarietà deriva da subsidium, che vuol dire aiuto) solo quando i singoli e i gruppi che compongono la società non sono in grado di farcela da soli: c) L'intervento sussidiario della mano pubblica deve comunque essere portato dal livello più vicino al cittadino.
46 Gradualità di interventi
Questa gradualità di intervento garantisce: efficacia ed efficienza, libera lo Stato da un sovraccarico di compiti e consente al cittadino di controllare nel modo più diretto possibile.
47 SUSSIDIARIETA’ VERTICALE ORIZZONTALE
Tra organi diversi di Governo / istituzioni Tra Stato e società civile
48 Origini Nasce nell'800 Esplicitata da un lato negli scritti di Proudhon ("la capacità politica della classe operaia") e dall'altro nella dottrina sociale della Chiesa.
49 Principio attuale: il prevalere del mercato globale nell'economia mondiale ha imposto un ridimensionamento dei poteri degli Stati nazionali e ha stimolato la crescita a livello istituzionale del ruolo e delle funzioni di quelle entità politiche-territoriali minori.
50 A livello nazionale E' il rapporto che può intercorrere tra comuni, province, regioni e Stato nazionale ad esempio in un ordinamento federale. E' il tipo di sussidiarietà che caratterizza la legge Bassanini e quella che riforma gli ordinamenti locali.
51 Casi il principio di sussidiarietà viene applicato anche quando si verifica la supplenza dello Stato sovranazionale, (esempio Unione Europea). Ovvero l'intervento di un organismo più importante quando agisce, in caso di carenza di quello a più diretto contatto con la comunità, quale lo Stato nazionale. Oppure nel caso delle regioni, per supplire alla debolezza di quello inferiore ( province e comuni ).
52 Sussidiarietà istituzionale di tipo verticale: promana dall'alto verso il basso. In questo caso le competenze sono attribuite alle entità politiche più grandi nella misura in cui, sia per dimensione di azione che per mezzi disponibili, queste potranno meglio soddisfare gli interessi dei consociati. Alle entità politiche e istituzionali più piccole rimarranno competenze e materie che esse possono svolgere efficacemente in rapporto alle loro dimensioni; al radicamento sul territorio e ai mezzi posseduti.
53 A livello europeo Art. 5 Trattato CE. Nelle materie in cui non ha la competenza esclusiva interviene, conformemente al principio di sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui le finalità dell'azione prevista non possono essere realizzate sufficientemente dagli Stati membri, ma possono essere meglio realizzate a livello comunitario a causa delle dimensioni dell'organismo che agisce e dei mezzi di cui esso dispone.
54 E’ richiesta una duplice condizione per l'esercizio dell'azione comunitaria:
occorre dimostrare che l'intervento europeo realizza meglio le finalità perseguite, che gli Stati membri non sono in grado di operare al loro livello.
55 Il caso della tutela dell’ambiente
Il caso tipico è costituito dalla legislazione e dalle competenze in materia di tutela dell'ambiente. La sussidiarietà opera come criterio di distribuzione dell'esercizio di determinate competenze tra i vari livelli istituzionali in relazione alle esigenze concrete che si pongono con riferimento alla specifica azione o al singolo aspetto da disciplinare.
56 Sussidiarietà verticale
Promana dall'alto verso il basso Lo Stato e il suo apparato amministrativo agiscono rispetto agli organismi comunitari come strumento di una più complessa organizzazione amministrativa. L'attività amministrativa statale svolge nell'ambito dell'organizzazione amministrativa una attività sussidiaria rispetto a quella comunitaria.
57 Nella Costituzione italiana
Il principio di sussidiarietà non è esplicitamente menzionato nella nostra Costituzione ma, penetra nel nostro ordinamento attraverso il Diritto Comunitario. Art. 8: si stabiliscono i rapporti tra formazioni sociali naturali (le confessioni religiose) e i poteri pubblici. L’art. 5: Costituzione contiene in embrione il principio di sussidiarietà. La Costituzione vigente fa solo un riferimento ad un decentramento funzionale dei compiti dello Stato e dell’attribuzione di questi a comuni, province, regioni (artt )
58 Sussidiarietà versus decentramento
La prima opera all’interno del secondo. La s. si colloca nell’ambito del potenziamento dell’autonomia dei diversi soggetti istituzionali. In questo senso essa supera la distinzione di interessi fra locali e nazionali, ricomprendendoli all’interno di esigenze unitarie.
59 Criteri diversi di riparto delle competenze: separazione, ripartizione e concorso delle competenze. 1) Separazione: si tratta di una ipotesi che ritroviamo utilizzata nel caso delle regioni a statuto speciale. 2) Ripartizione di competenze: caratteristica dell’attuale assetto costituzionale. L’art. 117 enumera quelle materie di esclusiva competenza regionale lasciando allo Stato un potere di coordinamento e di indirizzo. 3) Concorso competenze: le leggi regionali devono rispettare i principi fondamentali posti da quelle statali.
60 La sussidiarietà orizzontale
Attività proprie dei pubblici poteri vengono svolte da soggetti privati o comunque esterni all'organizzazione della P.A. su suo mandato. Si stipula spesso in questo caso, un rapporto di tipo convenzionale che regola le relazioni tra il soggetto privato che eroga il servizio o l’attività, e la P.A.. Il caso tipico di questa accezione di sussidiarietà è costituito dall'affidamento a privati di attività nel campo dell'assistenza sanitaria o dell'istruzione.
61 Di recente anche questo aspetto del principio di sussidiarietà è stato assunto tra i criteri ispiratori della L. 59/97 e del successivo D. Lgs. 112/98 che ha attuato un amplissimo riordino del sistema amministrativo. L. 265/99 che amplia enormemente la possibilità di far svolgere compiti e funzioni pubbliche a soggetti privati in regime di appalto o convenzione. Si è dunque provveduto all'eliminazione e soppressione delle funzioni e dei compiti ritenuti superflui o trasferibili all'autonomia privata, adottando un modello di sussidiarietà orizzontale nella gestione di tali servizi.
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References: Art. 81
 art. 124
 art. 10
 art. 72
 art. 5

Art. 95
 Art. 95

Art. 6
 art. 95

Art. 7
 Art. 5
 Art. 8