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Timestamp: 2020-06-02 08:39:38+00:00

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Diritto di accesso alla documentazione bancaria: la Cassazione torna a pronunciarsi - Scudo Illeciti Bancari
Diritto di accesso alla documentazione bancaria: la Cassazione torna a pronunciarsi
19 Dicembre 2019 ufficiostampa
Torna a pronunciarsi la Cassazione, questa volta con l’ordinanza del 4.12.2019 n. 31649, sul diritto del titolare di un rapporto di conto corrente di ottenere dalla propria banca il rendiconto, ai sensi del summenzionato art. 119 TUB, in ogni fase del rapporto e finanche in sede giudiziaria, adducendo la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale in essere con la stessa.
Si tratta di un’importante pronuncia con la quale si ribadisce la ricorrente erronea applicazione dell’art. 119, comma 4, T.U.B. che alcuni fori del territorio ne fanno, impropriamente, deformano la portata dell’applicazione e la corretta interpretazione della normativa de quo.
Corretta interpretazione del disposto normativo
Ogni correntista ha diritto di ottenere la documentazione inerente a tutte le operazioni, nel rispetto del limite di tempo decennale fissato dalla norma in oggetto, allo scopo rendendosi sufficiente che l’interessato fornisca gli elementi minimi indispensabili per consentire all’istituto di credito adito l’individuazione dei documenti richiesti.
La Corte di Cassazione torna nuovamente sul diritto del cliente di accesso alla documentazione bancaria ex art. 119, comma 4, t.u.b., valorizzando, in coerenza con l’intera disciplina sulla trasparenza bancaria, la funzione di protezione del cliente, così come già chiarito a suo tempo dalla Cassazione con la pronuncia n. 11554/2017.
La Suprema Corte conferma che il diritto ex art. 119, comma 4, t.u.b. è indipendente dall’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c., per cui il primo può essere esercitato sempre, anche in giudizio, a prescindere dalla circostanza che la richiesta documentale sia stata avanzata o meno in una fase antecedente.
Onere probatorio: cosa sostiene la Suprema Corte
La Suprema Corte accoglie le doglianze del correntista non solo in merito all’errata applicazione dell’art. 119 T.U.B. ma anche in merito ad un’altra questione: quella relativa all’onere probatorio degli estratti conto interpretando la ratio dell’art. 119 TUB in ottica di protezione dei clienti.
Allo scopo la stessa afferma che, in ossequio ai principi generali in tema di onere della prova, l’istituto di credito “che intende far valere un credito derivante da un rapporto di conto corrente, deve provare l’andamento dello stesso per l’intera durata del suo svolgimento, dell’inizio del rapporto e senza interruzioni” (Cfr. Cass. n. 23313/2018; Cass. n. 9365/2018).
Per l’effetto ne consegue che in presenza di una domanda riconvenzionale proposta dalla banca l’onere della produzione documentale degli estratti conto grava su quest’ultima.
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References: art. 119
 art. 119
 art. 119
 art. 210
 Cass. 
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