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Timestamp: 2019-01-23 07:57:08+00:00

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Ricorso per Cassazione, autosufficienza | ProntoProfessionista.it
1. I motivi di ricorso per Cassazione
2. Inammissibile il ricorso per Cassazione che viola il principio di autosufficienza (Cass. n. 17843 del 6 luglio 2018)
2.2. La motivazione della decisione
2.3. L’elaborazione giurisprudenziale del principio di autosufficienza
1.I motivi di ricorso per Cassazione
"1. Avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale può essere proposto ricorso per cassazione per i motivi di cui ai numeri da 1 a 5 dell'articolo 360, comma 1, del codice di procedura civile.
2. Al ricorso per cassazione ed al relativo procedimento si applicano le norme dettate dal codice di procedura civile in quanto compatibili con quelle del presente decreto".
Il rinvio all'art. 360 C.p.c., comma 1, accoglie tutta la disciplina processualcivilistica del giudizio di legittimità e, pertanto, i motivi per i quali si può ricorrere in Cassazione avverso una sentenza della Commissione regionale sono gli stessi indicati nel comma 1 dell'articolo 360 C.p.c.
· errores in procedendo: motivi che si fondano su vizi di attività, ossia quelli che sono conseguenza di un'errata applicazione delle norme processuali;
· errores in iudicando: motivi che riguardano vizi di giudizio, ossia derivanti da una non corretta applicazione delle norme di diritto sostanziale.
La prima categoria comprende i numeri 1, 2, 4 e 5 dell'articolo 360 C.p.c., mentre il numero 3 è compreso nella seconda.
1) per motivi attinenti alla giurisdizione e, al riguardo, nonché in merito al regolamento di giurisdizione (articolo 41 C.p.c.), si ritiene sufficiente quanto enunciato dall'articolo 3 del predetto D.lsg;
2) per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza. Si ricorda che, a norma del comma 4 dell'articolo 5 del D.lgs. n. 31 dicembre 1992, n.546, il regolamento di competenza non è ammesso nel processo tributario;
3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto: la Corte di Cassazione, infatti, è giudice innanzi al quale non è possibile sollevare questioni attinenti l'accertamento in fatto;
- nell'inammissibilità del ricorso;
- nell'irregolare costituzione del contraddittorio;
5) per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d'ufficio. E' questo il motivo di impugnazione cui è affidata la verifica della giustizia sostanziale del procedimento; si verifica, cioè, se le risultanze processuali siano state tutte esaminate nella sentenza e se tale esame sia stato completo ed abbia condotto a determinazioni coerenti con le risultanze medesime.
Il comma 2 dell’ art. 360 c.p.c.dispone l'applicazione al ricorso per cassazione di tutte le norme, in quanto compatibili, del codice di procedura civile.
Alla luce di tale rinvio, è opportuno ricordare che le parti del procedimento in Cassazione sono il ricorrente ed il resistente; quest'ultimo, qualora proponga ricorso incidentale, assumerà anche la veste di ricorrente in via incidentale.
d) i motivi sui quali si fonda il ricorso e l'indicazione delle norme di diritto poste a sostegno della loro fondatezza;
e) l'indicazione della procura al difensore, se conferita con atto separato. (Cfr. Cass. Sez. 1 n. 278 del 12 gennaio 2000)
Modalità di proposizione.
Il ricorso deve essere notificato alle parti del giudizio entro il termine perentorio di 60 giorni dalla notificazione della sentenza impugnata e va successivamente depositato, a pena di improcedibilità, nella cancelleria della Corte, entro 20 giorni dall'ultima notificazione. La notificazione del ricorso deve essere effettuata nei confronti del Ministero delle Finanze, quale amministrazione centrale, presso l'Avvocatura dello Stato, ai sensi dell'art. 11 del R.D. 1611/1933; una notifica diversa è da intendersi inesistente e non sanabile ex art. 291 c.p.c.( cfr. Cass. Sez. I, 5 novembre 1999, n. 12513 e Cass. Sez. I, n. 1 del 4 gennaio 2000.
Di conseguenza, la decorrenza del termine breve per la ricorribilità in Cassazione non può essere collegata alla notifica effettuata nei confronti dell'Ufficio (Cass. Sez. I, n. 1429 del 9 febbraio 2000).
Insieme al ricorso devono essere depositati i documenti e gli atti su cui lo stesso si fonda (secondo comma dell'articolo 369 C.p.c.). A tal proposito, va ricordato che non possono essere prodotti documenti che non siano già stati assunti nei precedenti gradi di giudizio, salvo che riguardino la nullità della sentenza impugnata o l'ammissibilità del ricorso o del controricorso.
2. Inammissibile il ricorso per Cassazione che viola il principio di autosufficienza(Cass. 6 luglio 2018, n. 17843/2018).
2.2. Motivazione della decisione.
Infatti, secondo la giurisprudenza di legittimità, la CTR, dopo aver preliminarmente affermato che il "punto essenziale del contenzioso ... risulta quindi l’esistenza e la presentazione della dichiarazione fiscale della società per l’esercizio 1999", ha deciso che sulla base della documentazione agli atti non può che riconoscere la correttezza della ricevuta di presentazione e quindi la validità e regolarità della dichiarazione fiscale che l’Amministrazione Finanziaria dichiara non presentata".
Inoltre, La Corte di Cassazione ha sottolineato che "la contestata applicazione dell’art. 2 comma 7, l.n. 133 del 1999, invece, non integra il fondamento della decisione ma costituisce solo un argomento del ragionamento giuridico della Commissione, aggiuntivo e di conforto alla valutazione in fatto operata alla stregua dei documenti in causa ...".
Infatti, la CTR ha consolidato la convinzione della regolarità della dichiarazione con il fatto che la srl ha dimostrato la regolarità della tassazione e il regolare versamento del dovuto; per tale motivo, è venuta meno ogni altra motivazione che poteva giustificare una mancata presentazione di predetta dichiarazione fiscale e tali censure "... sono inidonee a incidere sulla decisione impugnata, non essendo la statuizione fondata su una nuova questione, né essendo rilevante (ferma, sul punto, la carenza di autosufficienza) la corretta applicazione della dedotta disciplina ...".
2.3. L’ elaborazione giurisprudenziale del principio di autosufficienza.
Il giudizio di Cassazione, in quanto giudizio a critica vincolata, delimitato da motivi di ricorso tassativi e specifici, esige una precisa enunciazione dei motivi medesimi, di modo che il vizio denunciato rientri nelle categorie logiche previste dall’art. 360 c.p.c., sicchè è inammissibile la critica generica della sentenza impugnata, formulata con un unico motivo sotto una molteplicità di profili tra loro confusi e inestricabilmente combinati (Cass. Civ., Sez.VI, ord. 22 settembre 2014, n. 19959; v. anche Cass. Civ., Sez.V, 28 novembre 2014, n. 25332).
Il principio della c.d. "autosufficienza del ricorso"è stato elaborato dalle Sezioni civili sulla base della formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, ma poi è stato esteso a tutti i motivi del ricorso, sia pure con principi diversi.
l’esposizione chiara ed esauriente dei fatti di causa;lo svolgersi della vicenda processuale;le argomentazioni essenziali, in fatto e in diritto, su cui si basa la sentenza impugnata e sulle quali si richiede alla Suprema Corte, nei limiti del giudizio di legittimità, una valutazione giuridica diversa da quella compiuta dal giudice di merito,considerata erronea.
Così come è stato osservato che la prescrizione contenuta nell'articolo 366, primo comma, n. 3 c.p.c., secondo la quale il ricorso per cassazione deve contenere, a pena d'inammissibilità, l'esposizione sommaria dei fatti di causa, non può ritenersi osservata quando il ricorrente si limiti a una brevissima e insufficiente narrativa della vicenda processuale, integrandone il contenuto mediante "spillatura" al ricorso di copia della sentenza impugnata, in quanto lo scopo della disposizione consiste nel permettere l'immediata percezione delle censure sollevate, senza necessità di ricorrere ad altri atti del processo, sia pure allegati al ricorso, dal che consegue l'inammissibilità del ricorso per cassazione redatto in tali forme (Cass. n. 15180 del 23/6/2010).
La Suprema Corte ha affermato che "la parte che denuncia con ricorso per cassazione la mancata ammissione nel giudizio di merito di una prova testimoniale ha l’onere, in ragione del principio di autosufficienza del ricorso, di riportare specificamente in questo atto i capitoli della prova non ammessa; tuttavia l’omissione della trascrizione dei capitoli non comporta l’inammissibilità della censura, qualora il contenuto della prova sia stato riprodotto nei suoi elementi essenziali e, quindi, permetta di identificarne con precisione le circostanze, consentendo in tal modo alla Corte di cassazione di valutare sulla base delle deduzioni contenute nel ricorso la decisività della prova non ammessa" (Cass. 18 giugno 2003, n. 9712).
La giurisprudenza di legittimità ha sottolineato l’esistenza di un principio di "responsabilità nella redazione dell’atto introduttivo", ossia il giudice deve essere in grado attraverso la semplice lettura del ricorso, senza esaminare gli atti pregressi, di comprendere non solo la portata della censura , ma anche di decidere(Cass. 23 marzo 2005, n. 6225).
Ciò si concreta nella trascrizione integrale nel corpo del ricorso, dell’atto, del verbale di causa o del documento cui il motivo si riferisce; pertanto, la Cassazione deve astenersi dal ricercare il testo completo degli atti processuali riferenti al vizio oggetto di doglianza per evitare il "rischio di un soggettivismo interpretativo nella individuazione degli atti che siano rilevanti in relazione alla formulazione della censura", che comporterebbe una lesione del contraddittorio.
In alcuni casi è richiesta la doppia trascrizione : ciò si verifica quando ci si dolga della mancata ammissione di una prova testimoniale dedotta in appello, perché in questa ipotesi il ricorrente deve riportare nel ricorso non solo il testo della deposizione non ammessa in sede di appello, ma anche quello delle deposizioni richieste ed ammesse in primo grado, in quanto solo in tal modo risulta possibile la valutazione della fondatezza dell’assunto dal medesimo formulato in ordine alla novità della prova in sede di in sede di gravame(Cass. 21 maggio 2004, n. 9711).
Con una recente sentenza è intervenuto il Supremo Consesso(Cass. sez. III, n.2848 del 13.02.2015), il quale ha chiarito che "l’esposizione sommaria dei fatti della causa", prevista quale requisito necessario del ricorso dall’art. 366, n. 3) c.p.c.,a pena di inammissibilità, non può tradursi nella mera trascrizione compilativa degli atti della causa, lasciando alla Corte di Cassazione il compito di ricercare e utilizzare ciò che è utile per il giudizio di legittimità.
A tal proposito, la sentenza succitata ha evidenziato che "il ricorrente è tenuto non già ad un’attività meramente compilativa, alternando pagine con richiami ad atti processuali del giudizio di merito alla relativa allegazione o trascrizione, bensì a rappresentare e interpretare i fatti giuridici in ordine ai quali richiede l’intervento della Corte Suprema, trovando a tale stregua ragione il tenore dell’art.366 c.p.c., là dove impone di redigere il ricorso per cassazione esponendo sommariamente i fatti di causa, sintetizzando cioè i medesimi con selezione dei profili di fatto e di diritto della vicenda sub iudice, nonché con indicazione della ragioni di critica nell’ambito della tipologia dei vizi elencata dall’art. 360 c.p.c., in un’ottica di economia processuale che evidenzi i profili rilevanti ai fini della formulazione dei motivi di ricorso, che altrimenti finiscono per risolversi in censure astratte e prive di supporto storico".
Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno statuito che "ai fini del requisito di cui all’art. 366c.p.c., n.3, la pedissequa riproduzione dell’intero, letterale contenuto degli atti processuali è per un verso del tutto superflua, non essendo affatto richiesto che si dia meticoloso conto di tutti i momenti nei quali la vicenda processuale si è articolata; per altro verso, è inidonea a soddisfare la necessità della sintetica esposizione dei fatti, in quanto equivale ad affidare alla Corte, dopo averla costretta a leggere tutto(anche quello di cui non occorre essere informata), la scelta di quanto effettivamente rileva in ordine ai motivi del ricorso" (Cass. S.U., n. 5698/2012).
aprile 2018), la quale ha ritenuto la tecnica espositiva contenuta nel ricorso dell’Amministrazione Finanziaria "inidonea ad integrare il requisito dell’art. 366 n. 3 cod. proc. civ.", ossia dell'esposizione sommaria dei fatti della causa, in quanto, di fatto, onerava il Supremo Consesso di procedere alla lettura degli atti e documenti integralmente riprodotti.
I giudici di legittimità hanno evidenziato, difatti, come l’eccesso di documentazione riprodotto nei ricorsi "assemblati" non soddisfi la richiesta alle parti di una concisa rielaborazione delle vicende processuali prevista per il giudizio di cassazione, violando il principio di sinteticità che deve informare l’intero processo, e ciò anche in funzione di quello costituzionale di ragionevole durata del processo.
Ai fini dell’autosufficienza, per "indicazione toponomastica", il Supremo Consesso intende l’indicazione della sede in cui gli atti sono rinvenibili (fascicolo d’ufficio o di parte), provvedendo anche alla loro individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di consentirne l’esame (Cass. Sez.I, 19.08.2015, n.16900).
1. trascrizione;
2. riassunto del contenuto essenziale o dei passi salienti;
3. localizzazione, ovvero indicazione della parte di documento fondante la censura (rigo, pagina).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 art. 291
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
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 Cass. 
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