Source: http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0602&tipo=documenti_seduta
Timestamp: 2017-12-15 15:56:19+00:00

Document:
Seduta di Martedì 5 aprile 2016
Missioni valevoli nella seduta del 5 aprile 2016.
Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Alfreider, Alli, Amendola, Amici, Artini, Baldelli, Baretta, Bellanova, Bernardo, Dorina Bianchi, Bindi, Biondelli, Bobba, Bocci, Bonifazi, Michele Bordo, Borletti Dell'Acqua, Boschi, Brambilla, Bratti, Bressa, Brunetta, Bueno, Calabria, Caparini, Capelli, Carbone, Casero, Castiglione, Catania, Antimo Cesaro, Cicchitto, Cirielli, Cominelli, Costa, D'Alia, Dadone, Dambruoso, Damiano, De Micheli, Del Basso De Caro, Dell'Orco, Dellai, Di Gioia, Luigi Di Maio, Manlio Di Stefano, Epifani, Faraone, Fedriga, Ferranti, Ferrara, Fico, Fioroni, Gregorio Fontana, Fontanelli, Franceschini, Garofani, Gelli, Gentiloni Silveri, Giacomelli, Giancarlo Giorgetti, Gozi, La Russa, Locatelli, Lorenzin, Losacco, Lotti, Lupi, Madia, Manciulli, Marazziti, Merlo, Meta, Migliore, Nicoletti, Orlando, Palma, Pes, Piccoli Nardelli, Gianluca Pini, Pisicchio, Polverini, Portas, Rampelli, Ravetto, Realacci, Rosato, Domenico Rossi, Rossomando, Rughetti, Sanga, Sani, Scanu, Scotto, Sereni, Speranza, Tabacci, Tofalo, Valeria Valente, Velo, Vignali, Villecco Calipari, Zanetti, Zolezzi.
Adornato, Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Alfreider, Alli, Amendola, Amici, Artini, Baldelli, Baretta, Bellanova, Bernardo, Dorina Bianchi, Bindi, Biondelli, Bobba, Bocci, Boccia, Bonifazi, Michele Bordo, Borletti Dell'Acqua, Boschi, Brambilla, Bratti, Bressa, Brunetta, Bueno, Calabria, Caparini, Capelli, Carbone, Casero, Castiglione, Catania, Antimo Cesaro, Cicchitto, Cirielli, Cominelli, Costa, D'Alia, D'Ambrosio, D'Incà, Dadone, Dambruoso, Damiano, De Micheli, Del Basso De Caro, Dellai, Di Gioia, Luigi Di Maio, Manlio Di Stefano, Epifani, Faraone, Fedriga, Ferranti, Ferrara, Fico, Fioroni, Gregorio Fontana, Fontanelli, Franceschini, Garofani, Gelli, Gentiloni Silveri, Giacomelli, Giancarlo Giorgetti, Gozi, La Russa, Locatelli, Lorenzin, Losacco, Lotti, Lupi, Madia, Manciulli, Marazziti, Mazziotti Di Celso, Merlo, Meta, Migliore, Nicoletti, Orlando, Palma, Pes, Piccoli Nardelli, Gianluca Pini, Pisicchio, Polverini, Portas, Rampelli, Ravetto, Realacci, Rosato, Domenico Rossi, Rossomando, Rughetti, Sanga, Sani, Scanu, Scotto, Sereni, Speranza, Tabacci, Tofalo, Valeria Valente, Velo, Vignali, Villecco Calipari, Zanetti, Zolezzi.
In data 4 aprile 2016 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:
PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE SCOTTO ed altri: «Modifiche agli articoli 48 e 51 della Costituzione in materia di conferimento del diritto di elettorato attivo e passivo agli stranieri» (3712);
PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE SCOTTO ed altri: «Modifiche agli articoli 81, 97 e 119 della Costituzione, concernenti l'eliminazione del principio del pareggio di bilancio» (3713);
SCOTTO ed altri: «Disposizioni concernenti la limitazione dell'uso del contante e la promozione dell'impiego di strumenti di pagamento elettronici» (3714);
SCOTTO ed altri: «Disposizioni in materia di modalità di pagamento delle retribuzioni ai lavoratori» (3715);
SCOTTO ed altri: «Modifica all'articolo 2 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di conferimento del diritto di elettorato attivo e passivo agli stranieri nelle elezioni e nelle consultazioni referendarie di carattere locale» (3716);
SCOTTO ed altri: «Introduzione dell'articolo 01 del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, concernente la determinazione dei soggetti titolari del diritto di asilo e il riconoscimento del medesimo diritto alle donne vittime di violenza» (3717).
FEDRIGA ed altri: «Modifiche al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, in materia di competenza per il riconoscimento e la revoca dello status di rifugiato» (3657) Parere delle Commissioni II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento), III, V e XIV;
PISICCHIO: «Introduzione dell'articolo 52-bis del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di disciplina del referendum per la revoca del mandato del sindaco» (3660) Parere della V Commissione.
COVELLO: «Modifiche al codice civile in materia di successione» (3466) Parere delle Commissioni I, VI, X e XII;
BRAMBILLA: «Modifica all'articolo 61 del codice penale, in materia di circostanza aggravante comune per i reati commessi in danno di persone ricoverate presso strutture sanitarie o ospitate presso comunità» (3612) Parere delle Commissioni I e XII.
GRIMOLDI: «Estensione del regime agevolato dell'imposta sul valore aggiunto applicato agli interventi di recupero del patrimonio edilizio alle cessioni di generatori di calore» (3626) Parere delle Commissioni I, V, VIII, X e XIV;
PAGLIA ed altri: «Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e altre disposizioni in materia di trattamento economico degli amministratori e dei dirigenti delle società quotate in mercati regolamentati» (3648) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, X, XI e XIV.
BRAMBILLA: «Divieto dell'abbattimento di animali che non abbiano raggiunto l'età adulta» (3652) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), X, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 1o aprile 2016, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo (ARCUS Spa), per l'esercizio 2014. Alla determinazione sono allegati i documenti rimessi dall'ente ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (Doc. XV, n. 374).
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 4 aprile 2016, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 4 e 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti relazioni concernenti progetti di atti dell'Unione europea, che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni:
relazione concernente la proposta di regolamento del Consiglio relativa alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione della decisione in materia di regimi patrimoniali tra coniugi (COM(2016) 106 final) – alla II Commissione (Giustizia);
relazione concernente la proposta di regolamento del Consiglio relativa alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia di effetti patrimoniali delle unioni registrate (COM(2016) 107 final) – alla II Commissione (Giustizia);
relazione concernente la proposta di decisione del Consiglio che autorizza una cooperazione rafforzata nel settore della competenza, della legge applicabile, del riconoscimento e dell'esecuzione delle decisioni in materia di regimi patrimoniali delle coppie internazionali, con riferimento ai regimi patrimoniali tra coniugi e agli effetti patrimoniali delle unioni registrate (COM(2016) 108 final) – alla II Commissione (Giustizia);
relazione concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla conservazione delle risorse della pesca e alla protezione degli ecosistemi marini attraverso misure tecniche, che modifica i regolamenti (CE) n. 1967/2006, (CE) n. 1098/2007, (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e i regolamenti (UE) n. 1343/2011 e (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 894/97, (CE) n. 850/98, (CE) n. 2549/2000, (CE) n. 254/2002, (CE) n. 812/2004 e (CE) n. 2187/2005 del Consiglio (COM(2016) 134 final), accompagnata dalla tabella di corrispondenza tra le disposizioni della proposta e le norme nazionali vigenti – alla XIII Commissione (Agricoltura).
Il Parlamento europeo ha trasmesso il testo di sette risoluzioni approvate nella tornata dal 24 al 25 febbraio 2016, che sono assegnate, ai sensi dell'articolo 125, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni, nonché, per il parere, alla III Commissione (Affari esteri) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea), se non già assegnate alle stesse in sede primaria:
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sul progetto di decisione del Consiglio che autorizza rispettivamente la Repubblica d'Austria a firmare e ratificare e Malta ad aderire, nell'interesse dell'Unione europea, alla convenzione dell'Aia, del 15 novembre 1965, relativa alla notificazione e alla comunicazione all'estero degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale (Doc. XII, n. 902) – alla III Commissione (Affari esteri);
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo di modifica dell'accordo tra la Comunità europea e la Repubblica di San Marino che stabilisce misure equivalenti a quelle definite nella direttiva 2003/48/CE del Consiglio in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi (Doc. XII, n. 903) – alla III Commissione (Affari esteri);
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ad una rete europea di servizi per l'impiego, all'accesso dei lavoratori ai servizi di mobilità e ad una maggiore integrazione dei mercati del lavoro (Doc. XII, n. 904) – alla XI Commissione (Lavoro);
Risoluzione del Parlamento europeo sul Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: analisi annuale della crescita 2016 (Doc. XII, n. 905) – alla V Commissione (Bilancio);
Risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2014 (Doc. XII, n. 906) – alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea);
Risoluzione del Parlamento europeo sull'apertura di negoziati ALS con l'Australia e la Nuova Zelanda (Doc. XII, n. 907) – alla III Commissione (Affari esteri);
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione umanitaria nello Yemen (Doc. XII, n. 908) – alla III Commissione (Affari esteri).
La Commissione europea, in data 4 aprile 2016, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni, con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio – Valutazione REFIT della direttiva 2000/59/CE relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico (COM(2016) 168 final), che è assegnata in sede primaria alla VIII Commissione (Ambiente);
Proposta di decisione del Consiglio che approva la conclusione, da parte della Commissione europea, dell'accordo di cooperazione tra la Comunità europea dell'energia atomica e il Governo della Repubblica dell'India in materia di ricerca e sviluppo nel campo degli usi pacifici dell'energia nucleare (COM(2016) 175 final), corredata dal relativo allegato (COM(2016) 175 final – Annex 1), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Comunicazione della Commissione – Programma indicativo per il settore nucleare presentato, per parere, al Comitato economico e sociale europeo ai sensi dell'articolo 40 del Trattato Euratom (COM(2016) 177 final), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive).
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 29 marzo 2016, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, la richiesta di parere parlamentare sulla proposta di nomina del dottor Tommaso Pellegrino a presidente dell'Ente parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni (67).
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 29 marzo 2016, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, la richiesta di parere parlamentare sulla proposta di nomina del dottor Agostino Casillo a presidente dell'Ente parco nazionale del Vesuvio (68).
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 29 marzo 2016, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, la richiesta di parere parlamentare sulla proposta di nomina del dottor Tommaso Navarra a presidente dell'Ente parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (69).
Il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 30 marzo 2016, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, commi 2 e 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e degli articoli 13, comma 2, e 20 della legge 11 agosto 2014, n. 125, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento di riorganizzazione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, a norma dell'articolo 20 della legge 11 agosto 2014, n. 125 (289).
Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e III (Affari esteri), che dovranno esprimere il prescritto parere entro il 20 maggio 2016. È altresì assegnata, ai sensi del comma 2 dell'articolo 96-ter del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio), che dovrà esprimere i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario entro il 28 aprile 2016.
Nell’Allegato A al resoconto della seduta del 4 aprile 2016, a pagina 4, prima colonna, sesta riga, dopo la parola: «X» si intendono inserite le seguenti: «(ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento)».
Interventi per la prevenzione e il contrasto della criminalità nel territorio di Bari e provincia – 2-01133; 3-01776; 3-01827
A) Interpellanza e interrogazioni
negli ultimi giorni nella città e nella provincia di Bari vi è stata una grave recrudescenza di atti criminali che suscitano legittima preoccupazione nei cittadini e chiamano in causa le capacità di prevenzione e contrasto da parte dello Stato;
particolarmente grave è stato l'assalto, avvenuto il 19 ottobre 2015 nella zona industriale di Bari, ad un furgone portavalori scortato da guardie giurate ad opera di un commando composto da una ventina di persone che hanno fatto ricorso a tattiche da vera e propria guerriglia;
l'assalto è stato organizzato in ogni dettaglio ed è stato estremamente violento, tanto che subito dopo si è alzato l'allarme degli imprenditori locali e di Confindustria per i rischi quotidiani a cui ogni giorno, nella zona industriale di Bari, sono sottoposti le attività economiche e i lavoratori in esse impiegati tra furti, rapine e autisti sequestrati;
come emerso sulla stampa locale, vi è il paradosso legato al fatto che proprio nella zona industriale, utilizzando fondi europei, è stato installato un moderno impianto di sorveglianza, collegato a una nuova sala operativa delle forze dell'ordine, che però non è ancora operativo;
sempre il 19 ottobre 2015, nel quartiere Libertà, cioè nel pieno della città di Bari, da un'auto in transito, a pochi passi da una scuola, sono stati esplosi in aria tre colpi di pistola;
il giorno prima, nel territorio della provincia metropolitana, a Bitonto, durante la festa dei Santi Medici, era avvenuta una sparatoria che aveva lasciato a terra due feriti e scatenato il panico nella popolazione;
a parere degli interpellanti questa escalation criminale deve essere affrontata con forza, oltre che dagli organi preposti sul territorio (il sindaco di Bari, che guida anche la città metropolitana, il prefetto e il questore), anche dal vertice politico del Ministero dell'interno che non può assistere, senza attivarsi, al deterioramento delle condizioni di sicurezza in cui vivono i cittadini di Bari e provincia –:
se non ritenga necessario, come auspicato dagli interpellanti, garantire in tempi immediati la sua presenza a Bari per lo svolgimento di un comitato provinciale per la sicurezza e l'ordine pubblico, con il quale assumere decisioni operative e, al tempo stesso, inviare un concreto segnale ai cittadini sulla presenza dello Stato e ai criminali sulla presenza delle istituzioni nel territorio;
in che modo intenda garantire, già nell'immediato, vere ed efficaci politiche per la prevenzione alla criminalità nel barese, a partire da una maggiore dotazione, in termini numerici e organizzativi, della Polizia di Stato, dei carabinieri e della guardia di finanza, unitamente a uomini delle forze armate;
quali ulteriori iniziative intenda assumere per contrastare la recrudescenza del fenomeno criminale.
(2-01133) «Distaso, Altieri, Fucci».
LOSACCO. – Al Ministro dell'interno. – Per sapere – premesso che:
il 19 ottobre 2015 intorno alle ore 8,30 nei pressi della zona industriale di Bari un commando composto da una decina di persone ha assaltato, con tecniche militari, due portavalori;
secondo una prima ricostruzione fatta dagli investigatori un componente del commando pare abbia atteso sdraiato sull'asfalto l'arrivo del furgone che prestava servizio per conto della Banca d'Italia;
quindi, da altri mezzi sono scesi i complici dando fuoco ad auto, mezzi pesanti e pneumatici in 5 differenti punti di accesso in tangenziale, punti bloccati anche da mezzi messi di traverso proprio per inibire il traffico e l'accesso alle forze dell'ordine;
sono stati esplosi molti colpi d'arma da fuoco e presumibilmente anche da mitragliatrici;
dopo aver aperto uno dei blindati, hanno preso una parte del denaro non ancora quantificata dileguandosi a bordo di tre diverse autovetture;
due guardie giurate dipendenti dell'istituto di vigilanza sono rimaste ferite nel corso della rapina;
considerata la consistenza del commando e le tecniche adoperate è assolutamente indispensabile rafforzare il controllo del territorio e predisporre un più attento monitoraggio del trasporto valori, anche perché purtroppo non è la prima volta che si verificano simili assalti sulle strade pugliesi –:
se e quali iniziative il Ministro interrogato intenda attivare, convocando immediatamente una seduta straordinaria del comitato della sicurezza e dell'ordine pubblico presso la prefettura di Bari alla sua presenza, al fine di predisporre un potenziamento delle forze dell'ordine in termini di mezzi e di uomini per assicurare un maggiore controllo del territorio nonché, per quanto di competenza, una più incisiva attività investigativa. (3-01776)
Bari è una delle dieci città metropolitane del nostro Paese e ha attualmente in servizio solo quattro, al massimo cinque pattuglie della «Volante» con due agenti a pattuglia;
la stessa Arma dei carabinieri risulta essere sotto organico, considerata la complessità dell'area metropolitana barese;
recentemente a seguito di una recrudescenza di fenomeni criminali sul territorio dell'area metropolitana di Napoli il Ministro interrogato ha immediatamente consentito il potenziamento degli organici del comparto sicurezza in servizio presso la città partenopea –:
se e quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare, con la massima urgenza, per rafforzare le dotazioni di mezzi e uomini in servizio presso la questura di Bari al fine di consentire un maggiore e più efficace controllo del territorio. (3-01827)
Iniziative per contrastare il fenomeno della scomparsa di minori stranieri non accompagnati – 3-02011; 3-02152; 3-02153
IACONO, ZAMPA, LAFORGIA, ALBINI, PREZIOSI, FOSSATI, IORI, SCUVERA, MONGIELLO, LA MARCA, GRASSI, AMODDIO, CULOTTA, MANZI, TULLO, OLIVERIO, CARRESCIA, ROSTELLATO, GRIBAUDO e GIULIANI. – Al Ministro dell'interno. – Per sapere – premesso che:
sono 3.707 su 14.243 i minorenni non accompagnati che arrivati in Italia nel 2015 hanno fatto perdere le proprie tracce;
si tratta, da quanto emerso da alcuni dati emersi da fonti giornalistiche, di giovani, per lo più, di nazionalità eritrea o afghana che, per raggiungere al più presto i propri familiari in altre regioni d'Europa e temendo di essere bloccati, fanno perdere le proprie tracce rischiando in tal modo di finire nella rete dei trafficanti;
da uno studio elaborato da Save the children il 26 per cento dei minori che sbarcano nel nostro Paese scompaiono;
su quattro minori stranieri non accompagnati, che arrivano sul nostro territorio, uno fa perdere le proprie tracce e finisce a rischio sfruttamento;
gli stessi dati forniti dal Ministero dell'interno, in occasione della seduta della Commissione parlamentare antimafia della Sicilia, sono più che allarmanti;
tali dati infatti parlano di circa 3.707 minori stranieri non accompagnati scomparsi nell'anno 2014 dai centri di prima o seconda accoglienza, su un totale di 14.243 giunti in Italia, ovvero, per l'appunto il 26 per cento. Il record negativo delle scomparse, il 40 per cento, avviene in Sicilia: 1.882 dispersi su 4.628 registrati;
secondo il «Rapporto Italia», condotto da Eurispes e presentato qualche giorno fa, il numero di minori stranieri non accompagnati presenti in Italia che richiedono protezione internazionale è in crescita. I dati di Eurispes sono aggiornati al 31 agosto 2015 e dicono che la quota di minori stranieri non accompagnati è cresciuta rispetto all'anno precedente dell'8,6 per cento;
è soprattutto il Sud ad accogliere i minori stranieri non accompagnati con, al primo posto, la Sicilia seguita da Calabria e Lazio. Quasi la metà delle persone minorenni registrate in Sicilia (1.734 su 3.878) risultano però irreperibili dopo la registrazione;
da quanto emerso da uno studio realizzato da diverse organizzazioni non governative italiane la principale causa della fuga dei minori risiede nell'inadeguatezza e nella carenza strutturale di numerose strutture di prima accoglienza;
molti giovani migranti rimangono spesso «parcheggiati» a lungo senza un supporto psicologico e di mediazione culturale adeguata e molti scappano per paura di non potere poi lasciare l'Italia (in base al regolamento «Dublino III») o perché capiscono di non potere essere utili economicamente alla famiglia di origine, che ha pagato loro il viaggio;
dopo la fuga spesso s'accompagna il pericolo concreto di cadere nelle mani degli sfruttatori;
le leggi in vigore permettono a un minore di segnalare la presenza di parenti all'estero per l'eventuale ricongiungimento, ma i tempi sono spesso troppo lunghi per le necessità dei minori e delle proprie famiglie rimaste nella terra d'origine;
almeno 10 mila minori non accompagnati che sono arrivati in Europa tra il 2014 e il 2015 durante la cosiddetta «crisi dei migranti» sono scomparsi dopo essere stati registrati dalle varie autorità statali;
a proposito di legislazione, l'accordo del mese di luglio 2015 tra Ministero dell'interno ed enti locali ha portato a un bando pubblico per strutture più adeguate rispetto a buona parte di quelle utilizzate nei picchi dell'emergenza, ovvero palestre, hotel o edifici di fortuna;
attualmente, infatti, l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati non richiedenti asilo è gestita dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali attraverso i comuni. Questi ultimi troppe volte non hanno risorse e strumenti per far fronte al loro pronto trasferimento, per cui si produce uno stallo del sistema le cui conseguenze sono pagate ancora una volta dai minori migranti –:
se il Governo intenda assumere iniziative per riformare il sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati anche attraverso l'individuazione di nuovi standard strutturali al fine di dotare le strutture di servizi più accoglienti al di là della gestione delle emergenze;
se si intendano proporre politiche di controllo atte a garantire la sicurezza degli stessi minori al fine di prevenire la fuga dei minori, prevedendo in tal senso il rischio che questi vengano risucchiati nelle perverse reti del traffico di droga o della malavita organizzata;
se si intenda predisporre una banca dati che dia certezza sul fenomeno della scomparsa di minori stranieri non accompagnati e sulla sorte degli stessi. (3-02011)
IACONO. – Al Ministro dell'interno. – Per sapere – premesso che:
un recente articolo di stampa, pubblicato il 24 febbraio 2016 dal Giornale di Sicilia, mette in luce la drammatica situazione che riguarda diversi minori non accompagnati giunti in Italia e di cui attualmente non si hanno più notizie;
in particolare, la percentuale sul totale dei minori stranieri non accompagnati, giunti, con imbarcazioni di fortuna, sulle coste italiane che risultano attualmente scomparsi sarebbe del 72 per cento e ciò emerge, anche da dichiarazioni fatte alla stampa da diverse questure siciliane; tali minori sarebbero finiti, nella maggior parte dei casi, nella rete della prostituzione e del lavoro nero;
i numeri di tale fenomeno sarebbero agghiaccianti e drammatici: infatti, sarebbero all'incirca 3.500 i ragazzi e le ragazze, sbarcati in Italia e regolarmente segnalati dalle autorità preposte dal secondo semestre 2014 al 9 gennaio 2015, che risultano ad oggi irreperibili;
in questo senso il rischio, palesato e testimoniato da recenti studi, è quello che la stragrande maggioranza di questi giovani finiscano nelle mani della criminalità organizzata, delle organizzazioni che gestiscono il traffico della prostituzione e della droga;
secondo uno studio dell'Eurostat, nel nostro Paese, nel triennio che va dal 2010 al 2012, i casi di tratta sarebbero stati ben 6.572, ovvero ben il 22 per cento sul totale europeo, ma tale fenomeno è del tutto invisibile nei fascicoli dell'autorità giudiziaria competente;
a questo si aggiungono i dati diffusi da Save the children i quali testimoniano che nel solo 2014 un'altissima percentuale di casi di tratta umana riguardano giovani in minore età;
inoltre, l'Italia unitamente ad altri otto Stati membri dell'Unione europea ha avviato il progetto «Catch and sustain» con il preciso obbiettivo di studiare a fondo il problema e prevenirne alla radice le conseguenze, ma dai dati pubblicati dallo stesso programma la realtà che emerge è assolutamente drammatica; emerge, infatti, una indeterminatezza del fenomeno con una sottostima dei numeri e del fenomeno stesso dovuta per esempio all'assenza di una banca dati certa ed affidabile ed una sostanziale inadeguatezza delle normative di riferimento, non in grado, così come più volte testimoniato e dichiarato da alcuni magistrati facenti capo al tribunale minorile di Palermo, di affrontare seriamente il problema e quindi di arginarlo –:
se e quali provvedimenti il Governo intenda assumere al fine di contrastare in modo più efficace il fenomeno della tratta e dello sfruttamento di minori stranieri arrivati in Italia;
se sia intenzione del Governo predisporre un censimento del fenomeno ed una banca dati in grado di censire tutti i minori stranieri arrivati nel nostro Paese;
se sia intenzione del Governo proporre una piattaforma comune al resto dei Paesi dell'Unione europea in grado di fronteggiare in modo coeso ed unitario la tratta e lo sfruttamento di donne e minori. (3-02152)
NICCHI, PALAZZOTTO e MATARRELLI. – Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. – Per sapere – premesso che:
il Ministro interrogato, nel corso della recente seduta della Commissione parlamentare antimafia della Sicilia, ha affermato che sono 3.707 i minori stranieri scomparsi nel 2014 dai centri di accoglienza, su un totale di 14.243 sbarcati sulle coste italiane. Solo in Sicilia i minori stranieri non accompagnati scomparsi dai centri sono 1.882 su 4.628 registrati;
come dichiarato da Carlotta Sami, portavoce Unhcr per il Sud Europa, le cifre comunicate dal Ministro interrogato rappresentano un dato allarmante, che si aggiunge a quello del numero clamoroso di minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia l'anno scorso: quasi il 10 per cento del totale degli sbarchi;
quello che preoccupa è la sorte di chi scompare dai centri. Il presidente del Consiglio italiano rifugiati (Cir), Christopher Hein, ha sottolineato come questi minori hanno diritto a una protezione rafforzata sia in base alla legge nazionale che a quella internazionale, «lo Stato italiano nei loro confronti ha una grande responsabilità: è grave che ne scompaiano più di 10 al giorno. Il rischio è che finiscano sfruttati o in mano alla criminalità»;
il presidente della Commissione regionale antimafia della Regione siciliana, Nello Musumeci, ha denunciato che negli ultimi anni dai centri di accoglienza della Sicilia sono scomparsi circa 1.300 bambini e che solo una minima parte di questi ragazzi – si calcola più o meno il venti per cento – raggiunge i genitori nel Nord Italia o nel Nord Europa;
il Ministro interrogato ha annunciato di aver siglato un accordo con regioni e comuni per dare maggiore efficienza all'unità di missione per la tutela dei minori non accompagnati –:
quali iniziative urgenti si intendano adottare per contrastare l'elevatissima percentuale di minori stranieri scomparsi dai centri di accoglienza;
se non si intenda intensificare e rendere efficaci le misure volte a rintracciare e ricondurre i minori nei centri di accoglienza, anche al fine di evitare che detti minori finiscano sfruttati o in mano alla criminalità;
quali siano le indicazioni contenute nell'accordo con le regioni ed i comuni dato che i minori hanno diritto a una protezione rafforzata sia in base alla legge nazionale che a quella internazionale.
(3-02153)
Iniziative in relazione ad un episodio intimidatorio verificatosi ai danni del figlio del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri – 3-02119
FIANO. – Al Ministro dell'interno. – Per sapere – premesso che:
da notizie a mezzo stampa si apprende che il figlio del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri sarebbe stato messo sotto tutela a seguito di un episodio dai contorni ancora non del tutto chiari, ma che non è stato sottovalutato dalle forze dell'ordine;
la decisione, secondo quanto riportato, sarebbe stata presa in sede di comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica dopo che due persone incappucciate avrebbero suonato al campanello dell'edificio in cui abita a Messina, qualificandosi al citofono come agenti di polizia, una circostanza questa che non è stata sottovalutata dagli investigatori, essendo questo il corpo che cura la scorta del magistrato;
i due soggetti, una volta giunti al piano del figlio di Gratteri, sarebbero poi fuggiti, forse perché resisi conto che davanti alla porta d'ingresso dell'appartamento si trovava un cancello metallico chiuso;
a seguito di questo episodio sarebbero state altresì rafforzate anche le misure a tutela dello stesso procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, da anni sotto scorta per le tante minacce ricevute nel corso della sua attività di magistrato impegnato nella lotta alla ’ndrangheta e ai traffici internazionali di droga, nonché sui particolari rapporti di tali traffici con i cosiddetti colletti bianchi;
al momento gli investigatori non avrebbero escluso alcuna ipotesi, in attesa di capire se effettivamente l'episodio sia da considerarsi come un «avvertimento» da parte della ’ndrangheta stessa, spesso abituata ad operare con simili modalità intimidatorie, o se tale gesto non tendesse ad esiti ben più gravi di una mera finalità intimidatoria;
se fosse confermata tale ultima ipotesi, essa getterebbe una luce inquietante su un possibile innalzamento del livello di allerta, tale da coinvolgere non più e non solo il magistrato in prima persona, ma anche la sua più ristretta cerchia familiare –:
quale sia l'orientamento del Ministro interrogato sui fatti riportati e se e quali ulteriori iniziative intenda adottare al fine di garantire l'incolumità non solo degli uomini duramente impegnati al servizio delle istituzioni dello Stato, ma anche dei loro familiari. (3-02119)
Iniziative in relazione ad incendi dolosi verificatisi a danno di aziende operanti in Veneto e nella provincia di Pordenone nel settore della raccolta, dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti – 3-02138
NACCARATO e D'ARIENZO. – Al Ministro dell'interno. – Per sapere – premesso che:
negli ultimi mesi in Veneto e nella vicina provincia di Pordenone ci sono stati numerosi incendi ai danni di aziende che operano nel settore della raccolta, dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti;
il 18 febbraio 2014 a San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, un incendio è divampato in un capannone della Bigaran servizi ambientali, azienda che si occupa di trattamento e recupero di rifiuti;
soltanto otto giorni più tardi, il 26 febbraio 2016, un altro incendio ha distrutto cinque camion della stessa azienda in circostanze ancora oggetto di accertamenti;
il 16 dicembre 2014 ad Aviano (Pordenone) un incendio ha colpito un capannone dell'impianto di trattamento rifiuti della Snua, azienda che si occupa di servizi di igiene ambientale;
l'11 marzo 2015 a Bussolengo, in provincia di Verona, è scoppiato un incendio all'interno dello stabilimento industriale dell'azienda Sogetec, che si occupa di gestione e smaltimento di rifiuti industriali;
il 21 marzo 2015 a Sant'Angelo di Piove di Sacco, in provincia di Padova, un incendio ha colpito un magazzino della Intercommercio di Coccarielli Guerrino & C, azienda che si occupa di riciclo di rifiuti;
il 26 maggio 2015 a San Pietro di Legnago (Verona) è scoppiato un incendio all'interno dell'impresa Ecologica Tredi che si occupa di rifiuti speciali;
il 4 giugno 2015 a Este, in provincia di Padova, un incendio ha colpito un nastro trasportatore all'interno dell'impianto di compostaggio della Sesa, che si occupa della raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti;
l'11 giugno 2015 a Ponte di Piave (Treviso) un incendio ha parzialmente danneggiato un deposito di materie plastiche;
il 4 luglio 2015 a Zevio (Verona) un incendio è scoppiato in un capannone contenente rifiuti industriali presso l'azienda Transeco, controllata da Amia e Agsm, che si occupa di trattamento di rifiuti;
l'11 luglio 2015 un incendio ha colpito i mezzi parcheggiati all'interno della Mangimi Veronesi a Ospedaletto Euganeo (Padova);
il 1o agosto 2015 ad Aviano, in provincia di Pordenone, un nuovo incendio ha colpito un capannone della Snua, che, come ricordato, si occupa di raccolta e smaltimento rifiuti;
il 25 settembre 2015 a Villa Bartolomea, in provincia di Verona, è scoppiato un incendio all'interno dello stabilimento della Fertitalia srl, azienda di compostaggio rifiuti;
il 26 settembre 2015 a Castelfranco (Treviso) un incendio ha colpito un capannone della Ceccato Recycling, che si occupa di recupero e riciclaggio di rifiuti;
il 3 ottobre 2015 a Bovolone, in provincia di Verona, un incendio ha colpito l'area esterna della Alf, azienda specializzata nello stoccaggio di materiale di scarto delle acciaierie;
il 5 ottobre 2015 a San Pietro di Legnago (Verona), dopo soli 5 mesi dall'episodio precedente, un incendio ha colpito nuovamente la sede della Ecologica Tredi, che si occupa di rifiuti speciali;
il 27 ottobre 2015 a Villorba (Treviso) un incendio è scoppiato all'interno della DLF group, ex De Longhi giocattoli;
come si evince dall'elenco precedente questi numerosi eventi hanno coinvolto in prevalenza aziende attive nei servizi di raccolta, trattamento e smaltimento di rifiuti;
secondo le analisi della direzione nazionale antimafia il settore dei rifiuti è al centro degli interessi economici delle organizzazioni criminali;
secondo gli interroganti gli incendi devono essere valutati con particolare attenzione dall'autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza perché possono essere gli indicatori di azioni di intimidazione e di condizionamento da parte di gruppi criminali;
gli interroganti esprimono forte preoccupazione per gli episodi sopra elencati e per il rischio che siano sottovalutati –:
se il Ministro interrogato sia al corrente dei fatti sopra esposti;
quali iniziative di competenza, anche per il tramite degli uffici territoriali del Governo, intenda adottare per accertare le cause e la matrice degli episodi citati.
(3-02138)
Elementi ed iniziative in merito all'ingresso di Save spa nel capitale azionario della società Aeroporto Valerio Catullo di Verona Villafranca spa – 3-01824
DAL MORO. – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. – Per sapere – premesso che:
l'assemblea dei soci opta per la soluzione b): «partner industriale» o «partner finanziario» per lo sviluppo del sistema aeroportuale del Garda con particolare riguardo a Brescia con il settore cargo e Verona con lo sviluppo passeggeri;
nel mese di agosto 2013 Save spa, società di gestione aeroportuale che gestisce gli scali di Venezia, Treviso e partecipa all'azionariato dell'aeroporto di Charleroi, Belgio, fa pervenire alla presidenza della Catullo spa un'offerta per entrare nella Catullo. La Catullo spa viene valutata da Save circa 70 milioni di euro come enterprise value; la proposta Save ha 30 giorni di validità. Nel settembre 2013, viene convocata una nuova assemblea dei soci per decidere sulla proposta Save;
l'assemblea dei soci delibera di accettare la proposta Save consentendo di avere un'esclusiva per mettere in atto una formale due diligence per finalizzare la proposta definitiva alla Catullo spa;
nel periodo settembre 2013 - aprile 2014 è applicata una due diligence sui conti della Catullo da parte di Save e allo stesso tempo i soci Catullo, insieme a Save, lavorano anche sugli aspetti legali, su come operare considerato che il 91 per cento della Catullo è in mano a soci pubblici e secondo la normativa vigente sarebbe necessario fare una gara ad evidenza europea per venderne le quote;
b) che la società SAVE abbia visionato e sottoscritto il piano industriale senza condizioni e problemi;
nel periodo marzo 2014 - luglio 2014 vengono convocati dei consigli di amministrazione per approvare le modifiche allo statuto della Catullo per consentire l'ingresso di Save; tra i documenti portati in consiglio di amministrazione non risulta all'interrogante ci fosse la presentazione di un piano industriale, né tantomeno la condivisione del piano industriale Catullo approvato all'assemblea di luglio 2013;
non risulta all'interrogante sia stato mai presentato al consiglio di amministrazione un documento di approvazione dell'operazione Catullo-Save, da parte di Enac, né tanto meno alcuna nota di approvazione da parte del Ministero;
in data 6-10 giugno 2014, alcuni soci pubblici di maggioranza della società Aeroporto Valerio Catullo di Verona Villafranca Spa (Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Verona, comune di Verona, provincia di Verona e provincia autonoma di Trento) sottoscrivono un accordo di investimento con Save spa, società di gestione degli aeroporti di Venezia e Treviso, per consentirne l'ingresso nella compagine sociale attraverso l'acquisto di una quota di azioni cedute da uno dei soci pubblici o attraverso la sottoscrizione da parte di Save spa delle azioni inoptate derivanti da un aumento di capitale;
nel dicembre 2014, con un'ulteriore operazione di capitalizzazione, la partecipazione di Save spa aumenta sino al 40,3 per cento;
per effetto di tale partecipazione, Save spa incide in modo determinante sulla governance della società aeroportuale, indicando 4 consiglieri di amministrazione su 9 membri effettivi, oltre a nominare il nuovo amministratore delegato;
ad oltre un anno dall'ingresso di Save spa nella società Aeroporto Valerio Catullo di Verona Villafranca spa non risulta effettuato alcuno degli importanti investimenti previsti dal piano industriale approvato nel 2013, né risulta approvato un piano industriale alternativo in grado di garantire lo sviluppo dell'aeroporto di Verona;
se nella fattispecie Enac abbia dato parere favorevole alla cessione a trattativa privata senza procedura ad evidenza pubblica di una quota di partecipazione nella società Valerio Catullo;
cosa intenda fare il Governo per salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti messi in mobilità dalla società Catullo. (3-01824)
Iniziative per la messa in sicurezza della strada statale n. 434 «Transpolesana»
– 3-02154; 3-02155
F) Interrogazioni
CRIVELLARI. – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che:
la strada statale n. 434 «Transpolesana» è un'importante strada statale italiana che collega Verona a Rovigo;
il percorso, che inizia a Verona allacciandosi alla tangenziale Sud tra le uscite dell'autostrada A4 di Verona Sud e Verona Est, attraversa i comuni della bassa veronese, entra in provincia di Rovigo nel comune di Giacciano con Baruchella, attraversa Badia Polesine, Lendinara, Villamarzana (dove è stato costruito uno svincolo dell'autostrada A13 noto come Rovigo Sud, attivo dal 2008) per terminare in una rotatoria in località Borsea del comune di Rovigo;
l'importante arteria viaria è usata dal traffico leggero, vista la densità dei centri urbani che vi si affacciano e dal traffico pesante per i diversi snodi autostradali presenti;
la strada statale n. 434 è stata spesso teatro di incidenti a volte dall'esito mortale;
anche in questa ultima fase, si è segnalato da più parti il cattivo stato del manto stradale: una condizione di rischio tale da far intervenire le forze dell'ordine, come nel caso della vera e propria «voragine» che si è aperta nei giorni scorsi, nel tratto compreso in provincia di Rovigo, costringendo la polizia stradale ad intervenire con urgenza per chiudere parte della carreggiata al traffico –:
se il Ministro interrogato non ritenga necessario assumere iniziative con assoluta urgenza per l'esecuzione degli interventi per la messa in sicurezza della strada statale n. 434 «Transpolesana», al fine di ridurre i fattori di rischio ed il numero di incidenti, che ancor oggi si verificano. (3-02154)
la strada statale n. 434, già strada statale «Legnaghese» e oggi comunemente conosciuta come «Transpolesana», è un'importante via di comunicazione del Nordest;
la strada in questione collega le città capoluogo di Rovigo e di Verona e per la città di Verona essa rappresenta, tra le altre cose, una via d'accesso prioritaria al mare;
da molto tempo residenti e utenti della strada senza eccezioni, pendolari e turisti, lamentano all'unisono il cattivo stato del manto stradale, interessato nel tempo da diversi interventi di rifacimento, nessuno dei quali peraltro definitivo per la soluzione del problema;
in special modo nei giorni di pioggia e di altre precipitazioni, e quindi per buona parte dei mesi autunnali e invernali, il rischio di chi percorre la strada con un proprio veicolo si acuisce, con conseguente aumento delle probabilità di incidente: poco o nulla pare incidere il limite massimo di velocità imposto, in diversi punti addirittura i 70 chilometri orari, limite che appare peraltro non congruo con le caratteristiche di una strada di scorrimento a due corsie per senso di marcia con spartitraffico centrale;
le condizioni di difficoltà riguardano in particolare la porzione di territorio che interessa l'area polesana (provincia di Rovigo) da Badia Polesine fino a Rovigo;
la strada statale n. 434 sembrerebbe comunque essere destinata al recupero e al rilancio della propria funzione, considerato che il progetto di trasformazione in autostrada (strada Nogara-Mare) che la interessa, da tempo inserito – per esempio – nella programmazione regionale, è in dirittura di arrivo (fase esecutiva);
oltre a collegare il Lago di Garda all'Adriatico, questa strada è destinata a segnare il futuro del territorio del Polesine e del Veneto meridionale con l'innesto della Valdastico sud e con il casello di Rovigo sud-Villamarzana, che permette l'accesso diretto all'autostrada A13 Bologna-Padova –:
se e quali iniziative il Governo intenda assumere per intervenire al più presto sulla situazione della strada in questione e, in particolare, per porre fine a una realtà non solo di disagio, ma anche e soprattutto di effettivo rischio per l'utenza. (3-02155)
PROPOSTA DI LEGGE: GREGORIO FONTANA E CINZIA MARIA FONTANA: MODIFICA DELLE CIRCOSCRIZIONI TERRITORIALI DELLE PROVINCE DI BERGAMO E CREMONA (A.C. 1435-A)
A.C. 1435-A – Articolo unico
ARTICOLO UNICO E RELATIVO ALLEGATO DELLA PROPOSTA DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
1. Le circoscrizioni territoriali delle province di Bergamo e di Cremona sono modificate con riferimento alla porzione di territorio di confine tra i comuni di Torre Pallavicina, in provincia di Bergamo, e di Soncino, in provincia di Cremona, secondo le linee risultanti dalla planimetria di cui all'allegato 1 annesso alla presente legge, che identifica il nuovo confine e indica in dettaglio la porzione di territorio che è oggetto di trasferimento dalla provincia di Cremona alla provincia di Bergamo.
2. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le province di Bergamo e di Cremona procedono d'intesa, con propri atti, agli adempimenti conseguenti all'attuazione del comma 1.
3. Se, nel termine di cui al comma 2, le province di Bergamo e di Cremona non hanno adempiuto al compimento degli atti necessari per regolare i rapporti conseguenti alla modifica delle loro circoscrizioni territoriali, il Ministro dell'interno nomina, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un commissario ad acta per procedere ai relativi adempimenti.
MOZIONI VARGIU, D'INCECCO, GULLO, BINETTI ED ALTRI N. 1-01191 E PALESE ED ALTRI N. 1-01207 CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE AL RICONOSCIMENTO DELLA FIBROSI POLMONARE IDIOPATICA COME MALATTIA RARA E A GARANTIRE UNA PIÙ EFFICACE E OMOGENEA ASSISTENZA SANITARIA IN RELAZIONE A TALE PATOLOGIA
si stima che in Europa il numero di soggetti affetti da malattie rare sia compreso tra i 25-30 milioni;
in Italia, si ritiene che il numero delle persone colpite da malattie rare sia intorno ai 2 milioni. Appare dunque evidente come le «malattie rare», che non sono affatto tali quando vengono viste nel loro complesso per le peculiarità che di norma rendono difficoltosa la loro diagnosi e il loro trattamento, costituiscono un tema cruciale nella sostenibilità delle politiche di sanità pubblica;
assolutamente speciale è poi la condizione dei pazienti affetti da malattie rare residenti nelle aree insulari del Paese, dove l'incidenza è di gran lunga superiore a quella delle altre regioni italiane per via della stretta correlazione tra la condizione di segregazione geografica e la ridotta circolazione del patrimonio genetico. Per quanto attiene in particolare alla regione Sardegna, la componente genetica alla base delle malattie rare conferisce all'Isola un triste primato negativo;
le malattie rare hanno un elevato costo di gestione e incidono in modo significativo sulla spesa del sistema sanitario regionale, specie nelle aree del Paese particolarmente svantaggiate. Tale condiziona genera il rischio di creare vere e proprie «malattie orfane», prive di adeguata risposta sanitaria, con conseguente «sensazione di abbandono» dei malati e delle famiglie e accentuazione della triste consuetudine dei «viaggi della speranza» verso il sistema sanitario di regioni diverse da quella di residenza, se non verso altri Paesi europei;
il 29 febbraio 2016 si è celebrata la IX giornata delle malattie rare: il più importante appuntamento nel mondo per i malati rari, i familiari, gli operatori medici e sociali del settore. Questa ricorrenza persegue fondamentalmente tre obbiettivi: superate le disuguaglianze dell'accesso alle cute e ai farmaci nei diversi Paesi Ue (e, talvolta, all'interno di uno stesso Paese); diffondere tra i cittadini e tra gli stessi operatori la più ampia consapevolezza sulle malattie rare e sollecitare nuovi fondi per la ricerca;
tra le numerosissime malattie rare, è annoverata la fibrosi polmonare idiopatica (Idiopathic Pulmonary Fibrosis – IPF): patologia cronica, progressiva ed irreversibile ad esito infausto, che determina la formazione di tessuto fibrotico-cicatriziale a livello polmonare con conseguente declino della sua funzionalità. Il decorso di questa malattia provoca nel tempo ingravescente insufficienza respiratoria con intolleranza allo sforzo e dispnea intensa, sino all’exitus. Il periodo di sopravvivenza dalla diagnosi, mediamente non supera i 2 -5 anni, con una progressiva limitazione della funzionalità respiratoria che costringe al ricorso sistematico all'ossigenoterapia;
attualmente, in Europa si stima che il numero di soggetti affetti da IPF sia compreso tra 80.000 e 111.000, ma tali cifre sono destinate ad aumentare dal momento che ogni anno la IPF viene diagnosticata a circa 35.000 nuovi pazienti nell'ambito dell'Unione europea. In Italia, la prevalenza di questa patologia è di circa 30-40 casi ogni 100.000 abitanti. Sono colpiti soprattutto gli uomini tra i 50 e 70 anni, ma si registrano anche diversi casi in età precoce;
l'eziologia di questa patologia è tuttora sconosciuta (per tale ragione viene classificata come «idiopatica») e la stessa diagnosi è spesso ritardata sia a causa della sua origine oscura, che per la particolare complessità di identificazione dei sintomi iniziali da parte del personale sanitario. Per molti anni la fibrosi polmonare idiopatica è rimasta incompresa, proprio poiché la sintomatologia era spesso sovrapponibile a quella di molte altre malattie polmonari, soprattutto dell'anziano. Ancora o l'assenza del corretto «dubbio diagnostico» porta il paziente ad effettuare innumerevoli e defatiganti esami prima di giungere ad una diagnosi certa, per la quale sono talora necessari diversi anni;
per una persona affetta da fibrosi polmonare idiopatica i più semplici atti quotidiani della vita diventano via via più difficili con il decorso della malattia e le limitazioni alla conduzione di una normale vita lavorativa, familiare e relazionale sempre più pesanti. È pertanto fondamentale una diagnosi precoce finalizzata sia ad un rapido accesso ad un centro specializzato in grado di offrire la presa in carico globale del paziente che all'affiancamento psicologico del malato e dei suoi familiari;
in tale quadro, un modo centrale è attualmente svolto dalle associazioni di pazienti e dalle molteplici azioni di awareness che queste ultime svolgono, spesso sostituendosi alle istituzioni sanitarie, riuscendo a garantire una migliore aderenza alla terapia;
la scarsità di informazioni e la carenza di consapevolezza del pubblico (e degli stessi operatori sanitari) verso questa malattia rara ha favorito la nascita di network tra i malati ed i principali stake holders del settore (medici, ricercatori, industria farmaceutica). Il risultato tangibile di tale collaborazione è rappresentato dalla nascita della Federazione europea per la fibrosi polmonare idiopatica e i disturbi correlati – European Idiopathic Pulmonary Fibrosis e Related Disorders Federation – EU-IPFF, costituita da 11 associazioni di pazienti (tra le quali l'italiana AMA Fuori dal Buio), afferenti a 9 Paesi europei;
la EU-IPFF è diventata portavoce e punto di riferimento dei malati, ma anche strumento per il sostegno e l'avanzamento di programmi europei e nazionali volti a potenziare e rendere più efficaci le modalità di accesso ai trattamenti sanitari e a promuovere la ricerca sulle nuove opzioni terapeutiche. Alla EU-IPFF si debbono importanti iniziative, quali la «IPF World Week» e la Carta europea del paziente con FPI (consultabile sul portale www.ipfcharter.org), presentata per la prima volta al Parlamento europeo il 30 settembre 2014;
la gravità, l'incidenza e la mortalità di questa rara patologia è stata fatta oggetto di specifiche azioni parlamentari a livello europeo e nazionale, attraverso le quali sono state portate all'attenzione delle autorità dell'Unione europea e del Ministero della salute diverse criticità, quali: le modalità stabilite dalla Unione europea per un accesso agevolato ai medicinali orfani; l'individuazione in Italia di criteri omogenei per la produzione e la commercializzazione delle apparecchiature e degli accessori necessari all'ossigenoterapia; la disponibilità in Italia del farmaco Nintedanib quale inibitore di tirosin-chinasi (TKI) avente come bersaglio i recettori del fattore di crescita coinvolti nella patogenesi della fibrosi polmonare;
nonostante ad oggi non esista ancora una cura per l'IPF, la comunità scientifica ha messo a punto procedure di auto-gestione per favorire la respirazione e terapie farmacologiche in grado di rallentare il decorso e alleviarne e ritardarne il progressivo peggioramento. L'estrema opzione disponibile resta il trapianto di polmone, che costituisce tuttavia un trattamento possibile solo per coloro i quali presentino complessive condizioni fisiche ottimali per sottoporsi all'intervento e non abbiano comunque superato i 65 anni (limite imposto in numerosi centri italiani);
tra le malattie rare del polmone, l'IPF rappresenta in definitiva una delle patologie con il maggior impatto finanziario per frequenza ed elevato carico di bisogni assistenziali: dalla diagnosi, alla gestione delle terapie, al follow up;
in Italia, la fibrosi polmonare idiopatica non è ancora riconosciuta a livello nazionale come «malattia rara»; solo le autorità sanitarie della regione Piemonte e della regione Toscana hanno inserito l'IPF nell'elenco delle malattie rare e hanno identificato un codice di esenzione che permette l'accesso gratuito a tutte le prestazioni diagnostiche, gli esami di controllo, le terapie ed i supporti socioassistenziali;
tale situazione rappresenta un'inaccettabile compressione dei livelli essenziali di assistenza per i pazienti non residenti in Piemonte e in Toscana ed una discriminante disparità di trattamento tra cittadini affetti dalla stessa patologia che si vedono costretti a farsi carico degli altissimi costi associati al monitoraggio costante e alle cure dell'evoluzione di questa gravissima patologia,
ad assumere, per quanto di propria competenza e ferme restando le attribuzioni esclusive delle regioni in materia sanitaria, tutte le iniziative necessarie volte al riconoscimento della fibrosi polmonare idiopatica come malattia rara e a prevedere omogenei livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale;
ad adottare le necessarie determinazioni volte a superare le note disomogeneità regionali e ad assicurare, indipendentemente dall'età del paziente, l'accesso a carico del servizio sanitario nazionale di tutti i trattamenti di diagnosi e cura sia in termini clinici (ivi incluse le cure palliative e di fine vita), che di affiancamento psicologico per i pazienti e per le loro famiglie, altrimenti destinati a sentirsi abbandonati nel dramma;
a prevedere iniziative, per quanto di competenza, volte a favorire il supporto e la formazione del personale sanitario, garantendo un approccio «olistico» alla cura della fibrosi polmonare idiopatica che coinvolga ogni possibile esigenza del paziente: dalla diagnosi precoce, al trattamento e alla riabilitazione, dall'accesso a team multi-disciplinari per la gestione di tale patologia, ai servizi di fornitura di ossigeno ambulatoriali e domiciliari;
a promuovere campagne informative volte a diffondere la conoscenza e la consapevolezza in ambito sanitario e presso l'intera popolazione della fibrosi polmonare idiopatica quale malattia rara, cronica e irreversibile, formando le risorse professionali dedicate e fornendo cognizioni esaustive e di alta qualità, comprese le informazioni sulle cure disponibili, il trapianto ed il supporto psicologico disponibile a pazienti e famiglie;
a promuovere l'integrazione dei centri di riferimento italiani nelle reti europee delle malattie, con l'obiettivo di consentire la crescita delle conoscenze e delle capacità diagnostiche e terapeutiche specifiche e la libera circolazione dei pazienti verso le risposte più adeguate alla propria patologia;
ad attivarsi, per quanto di propria competenza e ferme restando le attribuzioni esclusive delle regioni in materia sanitaria, per promuovere azioni di monitoraggio sull'effettiva operatività dei centri di riferimento regionale per le malattie rare, nonché a prevedere dei censimenti aggiornati circa l'incidenza e la mortalità di tale patologia.
(1-01191) «Vargiu, D'Incecco, Gullo, Binetti, Matarrese, Galgano, Capua, Quintarelli, D'Agostino, Bombassei, Catania, Librandi, Vezzali, Miotto».
in Europa il numero di soggetti affetti da malattie rare è di circa 30 milioni;
è evidente che le malattie rare costituiscono una questione di rilevanza sociale ed un grande problema circa la sostenibilità della sanità pubblica;
le malattie rare rappresentano delle difficoltà obiettive per giungere ad una diagnosi precisa ed ad un corretto trattamento terapeutico;
oltre due milioni di cittadini in Italia risultano essere affetti da malattie rare;
a causa della disomogenea presenza dell'offerta sanitaria nelle regioni del nostro Paese dal punto di vista strutturale, professionale e tecnologico spesso in alcune aree sorgono difficoltà enormi per questi pazienti sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico;
tale situazione di fatto genera la mancanza di una risposta sanitaria adeguata;
tra le malattie rare più insidiose e spesso letali è annoverata la fibrosi polmonare idiopatica: patologia cronica che gradatamente provoca la fibrosi cicatriziale con conseguente distruzione del parenchima polmonare e dispnea intensa sino a comportare la morte del paziente affetto da questa terribile patologia;
sono colpiti quasi sempre gli uomini tra i 50 e 70 anni ed attualmente si riscontrano in maniera sempre più frequente anche casi in età precoce. In Italia si registrano circa 30-40 casi ogni 100.000 abitanti che risultano essere affetti da fibrosi cistica polmonare;
tale malattia provoca una invalidità cronica, permanente che non consente il normale svolgimento degli atti fisiologici e funzionali della vita;
più volte sono state portate all'attenzione del Ministero della salute diverse criticità: le difficoltà per la produzione e la commercializzazione delle apparecchiature e degli accessori necessari all'ossigenoterapia; la reperibilità in Italia del farmaco Nintedanib quale inibitore di tirosin-chinasi avente come bersaglio i recettori come fattore di crescita coinvolti nella patogenesi della fribrosi cistica;
tutti i pazienti affetti da fibrosi polmonare provocano grandi disagi ai familiari per la complessa gestione dei suddetti pazienti soprattutto negli ultimi due anni di vita;
nel nostro Paese, la fribrosi polmonare idiopatica non è ancora riconosciuta a livello nazionale come malattia rara; solo le regioni Piemonte e Toscana hanno inserito la fibrosi polmonare idiopatica nell'elenco delle malattie rare e hanno identificato un codice di esenzione permanente a tutte le prestazioni sanitarie di cui necessitano questi pazienti;
tale situazione comporta una disparità di trattamento nei confronti di tutti gli altri pazienti del Paese affetti da fibrosi polmonare che non risiedono in Piemonte o in Toscana, determinando fra le altre una violazione del principio costituzionale di dover assicurare uniformi livelli di assistenza a tutti i cittadini,
a valutare l'opportunità di assumere con urgenza tutte le iniziative necessarie per il riconoscimento della fibrosi polmonare come malattia rara e ad assicurare uniformi livelli di assistenza per tutto il territorio nazionale ai pazienti affetti da questa terribile patologia;
a valutare l'opportunità di promuovere un apposito e puntuale monitoraggio dei centri di riferimento delle malattie rare nel nostro Paese, onde verificare l'effettiva operatività degli stessi;
a valutare l'opportunità di predisporre apposite linee guida, con il coinvolgimento delle regioni, inerenti a diagnosi, cura, omogeneo accesso alle prestazioni sanitarie e informazioni sulle cure disponibili per i pazienti affetti da fibrosi polmonare.
(1-01207) «Palese, Altieri, Bianconi, Capezzone, Chiarelli, Ciracì, Corsaro, Distaso, Fucci, Latronico, Marti, Borghese».
DISEGNO DI LEGGE: RATIFICA ED ESECUZIONE DEI SEGUENTI TRATTATI:
A) TRATTATO DI ESTRADIZIONE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DEL KOSOVO, FATTO A PRISTINA IL 19 GIUGNO 2013;
B) TRATTATO DI ASSISTENZA GIUDIZIARIA IN MATERIA PENALE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DEL KOSOVO, FATTO A PRISTINA IL 19 GIUGNO 2013 (A.C. 2981-A)
A.C. 2981-A – Parere della V Commissione
A.C. 2981-A – Articolo 1
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Trattati:
b) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Kosovo, fatto a Pristina il 19 giugno 2013.
A.C. 2981-A – Articolo 2
1. Piena ed intera esecuzione è data ai Trattati di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto, rispettivamente, dall'articolo 24, paragrafo 1, del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), e dall'articolo 27, paragrafo 1, del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), della presente legge.
A.C. 2981-A – Articolo 3
1. Agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui agli articoli 14 e 19 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), valutati in euro 4.734 annui a decorrere dall'anno 2016, e dalle rimanenti spese di cui agli articoli 7 e 8 del medesimo Trattato, pari a euro 4.500 annui a decorrere dall'anno 2016, nonché agli oneri derivanti dalle spese di missione di cui agli articoli 6, 9, 10 e 14 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), valutati in euro 8.094 annui a decorrere dall'anno 2016, e dalle rimanenti spese di cui agli articoli 13, 15 e 16 del medesimo Trattato, pari a euro 21.100 annui a decorrere dall'anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196:
a) per le spese di missione di cui agli articoli 14 e 19 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), il Ministro della giustizia provvede al monitoraggio degli oneri di cui alla presente legge e riferisce in merito al Ministro dell'economia e delle finanze;
b) per le spese di missione di cui agli articoli 6, 9, 10 e 14 del Trattato di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), il Ministro della giustizia provvede al monitoraggio degli oneri di cui alla presente legge e riferisce in merito al Ministro dell'economia e delle finanze.
3. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro della giustizia, provvede, con proprio decreto, alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente aventi la natura di spese rimodulabili ai sensi dell'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, destinate alle spese di missione nell'ambito del programma «Giustizia civile e penale» e, comunque, della missione «Giustizia» dello stato di previsione del Ministero della giustizia. Si intende corrispondentemente ridotto, per il medesimo anno, di un ammontare pari all'importo dello scostamento il limite di cui all'articolo 6, comma 12, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 3.
A.C. 2981-A – Articolo 4

References: articolo 73
 articolo 73
 articolo 73
 articolo 73
 Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 3
 Articolo 4