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Timestamp: 2020-08-06 10:03:43+00:00

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Vacanza rovinata: contratti e pacchetti turistici - Diritto del Turismo
Che condizioni devono sussistere per la richiesta di risarcimento danni per vacanza rovinata? Esaminiamo le differenze fra contratti e pacchetti turistici.
La sentenza del GdP di Bari
Non può sussistere la figura del “mediatore” nella organizzazione delle vacanze, dopo che il Legislatore è intervenuto inquadrando la fattispecie ai sensi degli artt.82 e segg. Codice Consumo. Infatti, si configura un pacchetto turistico ogni qualvolta siano presenti nel contratto l’alloggio ed i servizi non accessori, quali il vitto e l’accesso a strutture turistiche come piscine, spiagge private ecc.. Non è obbligatorio che gli alberghi abbiano un ristorante e comunque nel contratto di locazione di camere d’albergo non è compreso il prezzo dei pasti.
Vacanza rovinata: svolgimento del processo
Alla prima udienza si costituiva la s.r.l. Prospettive 2000, contestando il proprio difetto di legittimazione passiva e chiedendo preliminarmente la riunione del presente procedimento ad altri tre instaurati dalle altre persone componenti il gruppo. Esponeva di aver agito da semplice intermediaria e che le contestazioni circa i disservizi dovevano essere rivolte ai responsabili delle strutture, in quanto nella fattispecie non era stato venduto alcun pacchetto turistico; che essa convenuta aveva esclusivamente locato all’attrice il soggiorno presso l’hotel … al prezzo di €.291,00= per il periodo 28.8-3.9.2007, vendendo il relativo servizio di intermediazione con la struttura alberghiera.
Nel merito, e senza accettare il contraddittorio, esponeva che nessun gruppo di turisti italiani organizzato da essa convenuta nella settimana precedente a quella utilizzata dall’attrice aveva avanzato proteste ad esso tour operator; che non è vero che vi fosse stata una carenza di acqua dall’inizio del mese di agosto, né che fosse mancata del tutto l’erogazione durante il soggiorno dell’attrice; che la siccità che aveva colpito Budva era stata gestita dalle autorità locali assicurando la somministrazione dell’acqua a tutti gli alberghi e che il fenomeno, aggravatosi durante la prima settimana di agosto, aveva creato disguidi anche agli alberghi; che comunque questi ultimi avevano operato cercando di evitare i disagi; che il fenomeno della siccità, imprevisto ed inevitabile, non può addebitarsi alla responsabilità di essa ditta, che comunque aveva posto in essere ogni sforzo; che trattasi di forza maggiore; che l’attrice avrebbe potuto immediatamente ripartire invece di attendere il giorno 30; che il rientro non era stato comunicato ad essa convenuta; che le doglianze circa l’orario del ristorante non erano fondate non avendo l’attrice avvertito né essa convenuta né l’albergo dell’ora dell’arrivo; che comunque era stata offerta la cena in camera, rifiutata dalla A.; che a seguito delle lamentele circa l’igiene della camera, essa convenuta aveva provveduto alla sostituzione della camera con altra ordinata e pulita; che comunque la rispondenza delle condizioni igienico-sanitarie delle strutture alberghiere è commisurata alla normativa locale e che pertanto l’hotel a tre stelle del Montenegro non corrisponde all’hotel a tre stelle italiano, così come non corrispondono i prezzi; che l’attrice per il soggiorno ha speso solo €.291,00=; che nessuna responsabilità è addebitabile, come previsto dall’art.15 L.1084/77 ad essa convenuta; che il danno non patrimoniale non può essere considerato come derivante da inadempimento contrattuale, ex art.2059 c.c. non essendo stati lesi nella fattispecie diritti costituzionalmente garantiti; che non vi è stata lesione all’integrità della persona.
Con ordinanza del 7.8.2008 veniva rigettata l’impugnativa dell’ordinanza del 9.6.2008 e veniva ammessa la documentazione fotografica attorea, già offerta in comunicazione con l’atto di citazione e comunque costituente lo sviluppo del dischetto informatico ritualmente depositato.
Ritenuta la causa matura per la decisione, le parti precisavano le conclusioni: per l’attrice, “riportandosi a tutto quanto dedotto rilevato ed eccepito in atti, in particolare nelle note conclusive”; per la convenuta, “riportandosi integralmente a tutti i propri atti difensivi nonché ai verbali di causa ed in particolare alle proprie memorie….da intendersi integralmente reiterate benché non trascritte”.
Si evidenzia che il contratto stipulato dall’attrice ed allegato tempestivamente alla sua produzione, sottoscritto dalla E. viaggi di A. E., reca come intestazione “Comunicazione di conferma di pacchetto/servizio turistico” con la dicitura in caratteri più piccoli “Modulo da utilizzare per adempiere alle disposizioni dell’art.6 (Forma del contratto di vendita di pacchetti turistici) del decr. legisl. 111 del 17.3.1995”.
Non può quindi porsi in dubbio che sia stato stipulato dalla R. D. un contratto di acquisto di pacchetto turistico, regolato dalla normativa vigente in materia alla data del 3.8.2007, cioè dagli artt. 82 e segg. del Codice del Consumo.
Tale normativa prevede all’art.93 che “in caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico, l’organizzatore e il venditore sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le rispettive responsabilità, se non è provato…”….Inoltre il secondo comma precisa che: “l’organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto a risarcire il danno sofferto dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti”.
È quindi chiaro che il tour-operator, quale è la s.r.l. Prospettive 2000 è passivamente legittimato nel presente procedimento.
L’eccezione va quindi respinta, non potendosi definire “semplice intermediaria” la s.r.l. convenuta, come sostenuto in comparsa di risposta.Infatti, nessuna documentazione camerale o altra equivalente è stata prodotta dalla convenuta, che attesti la natura dell’attività commerciale svolta e chiarisca quale sia l’oggetto sociale.
Non è infatti sufficiente ad escludere l’attività di tour-operator il depliant che pubblicizza i “soggiorni liberi” in Montenegro, con l’indicazione “Aparthotel …” per provare che l’attrice ha preso in locazione in proprio un appartamento o una camera. Già l’indicazione della mezza pensione esclude il rapporto di locazione pura e semplice, ma è soprattutto la mancanza di una prova attestante il rapporto diretto tra l’attrice e la convenuta, tramite prenotazione autonoma da parte della A., ad escludere la fondatezza di quanto sostenuto dalla s.r.l. Prospettive 2000.
Non può infatti sussistere la figura del “mediatore” nella organizzazione delle vacanze, dopo che il Legislatore è intervenuto inquadrando la fattispecie ai sensi degli artt.82 e segg. Codice Consumo.
Infatti, si configura un pacchetto turistico ogni qualvolta siano presenti nel contratto l’alloggio ed i servizi non accessori, quali il vitto e l’accesso a strutture turistiche come piscine, spiagge private ecc.. Infatti non è obbligatorio che gli alberghi abbiano un ristorante e comunque nel contratto di locazione di camere d’albergo non è compreso il prezzo dei pasti.
Va rilevato che le fotografie in atti, che sono state ritualmente depositate in forma di dischetto, non contestate dalla convenuta in prima udienza, e successivamente stampate su carta, costituiscono valida prova delle condizioni igieniche in cui si trovava la stanza di albergo destinata all’attrice, condizioni da ritenersi inidonee per violazione dei più elementari principi igienici. Si evince infatti dall’esame delle fotografie lo stato di sporcizia degli accessori igienici e delle lenzuola utilizzate.
Deve pertanto ritenersi giustificata la doglianza attorea circa il possibile danno alla salute implicito nel prosieguo del soggiorno presso il villaggio turistico de quo e conseguentemente legittima la risoluzione del contratto per inadempienza del tour-operator.
Quanto alla carenza di acqua, la convenuta ha precisato che si è trattato di un evento straordinario, affermando che “nell’estate scorsa Budva è stata colpita da un’estrema siccità che sicuramente ha comportato disagi”.
La siccità quindi non è iniziata a fine agosto, ma perdurava da tutta l’estate, con disagi per tutto il territorio.
Pertanto, era dovere del tour-operator e del venditore comunicare tale circostanza ai turisti che prenotavano il soggiorno a Budva il 3 agosto, cioè ad estate inoltrata, informandoli comunque che l’acqua era scarsa; e ciò a voler credere – ma di tanto non vi è alcuna prova in atti – che effettivamente il fenomeno si fosse aggravato particolarmente a fine agosto in coincidenza con l’arrivo della R.. È evidente che lo stato di abbandono igienico della struttura alberghiera è collegato con la carenza di rifornimento idrico, tanto più grave quanto più si allunga il periodo di siccità.
In proposito si osserva che l’ulteriore richiesta di revoca dell’ordinanza del 10.6.2008 non può essere accolta. Infatti ai sensi dell’art. 244 c.p.c. la richiesta di prova testimoniale “deve essere dedotta mediante indicazione specifica delle persone da interrogare e dei fatti, formulati in articoli separati, sui quali ciascuna di esse deve essere interrogata”.
Pertanto, deve ritenersi che senza l’indicazione delle persone da interrogare non possa considerarsi validamente richiesta la prova per testi, essendo chiaramente quello il primo requisito stabilito dal legislatore.
In tal senso la Suprema Corte ha precisato che è inammissibile la prova dedotta senza indicazione dei nomi dei testi (Cass.Civ. n.2337/1995). Inoltre tale prova ai sensi dell’art. 320 c.p.c. IV comma deve essere articolata in prima udienza potendosi alla seconda udienza procedere soltanto ad “ulteriori” produzioni e richieste di prova solo se ciò “sia reso necessario dalle attività svolte dalle parti in prima udienza”.
Ciò significa che non sussiste un diritto delle parti a utilizzare la seconda udienza ai fini delle richieste istruttorie. Infatti, la Suprema Corte con le sentenze n.19186/2003 e n.16939/2003 ha stabilito che la parte decade dalla facoltà di chiedere l’ammissione delle prove se non ne fa richiesta entro la prima udienza e che le preclusioni sono collegate allo svolgimento della prima udienza, nella quale è previsto che si propongano le richieste istruttorie.
Va osservato che l’art. 244 c.p.c. nella formulazione abrogata con l’art.89 L.353/90 prevedeva che le parti potessero ottenere dal G.I. un termine perentorio per “formulare o integrare tali indicazioni”, cioè che vi potesse essere una possibilità dopo la prima udienza per formulare le richieste di prova per testi. Il fatto stesso dell’abrogazione di tale comma rende chiara la volontà del legislatore di concentrare nella prima udienza le richieste di prova testimoniale, secondo la dizione di cui al I comma dell’art.244 c.p.c., cioè con l’indicazione delle persone da interrogare.
È però evidente che la carenza di acqua, ammessa dalla convenuta, ha determinato per la R., sin dal momento dell’arrivo nella struttura alberghiera, un disagio non prevedibile che si è protratto nei giorni successivi anche se mitigato dalla possibilità di accedere alla piscina ma aggravato dalle condizioni igieniche dei servizi alberghieri.
Il detto disagio ha certamente influito sulla vacanza, determinando la decisione di tornare in Italia e sicuramente rovinando in parte la vacanza. Pertanto appare equo liquidare il detto danno in complessivi €.90,00=, cioè €.30,00= per ciascun giorno di soggiorno alberghiero, dovendosi considerare anche il modico prezzo concordato per la vacanza, che di per sé poteva far dubitare sulle comodità promesse.
D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del Consumo), Capo II Servizi turistici, artt. 82 ss.
Circa l’interpretazione del contratto, Cass. civ., sez. II 17-07-2007, n. 15925, Cass. civ., sez. III 09-04-2003, n. 5584 e Cass. civ., sez. III 22-06-2005, n. 13399, ai sensi della quale “In tema di interpretazione del contratto, il procedimento di qualificazione giuridica consta di due fasi: la prima – consistente nella ricerca e nella individuazione della comune volontà dei contraenti – è un tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito, sindacabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione in relazione ai canoni di ermeneutica contrattuale di cui agli artt. 1362 e seguenti cod. civ.; la seconda è quella della qualificazione che procede secondo il modello della sussunzione, cioè del confronto tra fattispecie contrattuale concreta e tipo astrattamente definito dalla norma per verificare se la prima corrisponde al secondo. Questa seconda fase comporta applicazione di norme giuridiche ed il giudice non è vincolato dal “nomen juris” adoperato dalle parti, ma può correggere la loro autoqualificazione quando riscontri che non corrisponde alla sostanza del contratto come da esse voluto. La ricostruzione data dal giudice di merito è incensurabile in sede di legittimità allorquando si risolva nella richiesta di una nuova valutazione dell’attività negoziale oppure nella contrapposizione di un’interpretazione della medesima a quella del giudice di merito”.
Ai sensi dell’art. 84 D.Lgs. n. 206/2005 “I pacchetti turistici hanno ad oggetto i viaggi, le vacanze ed i circuiti tutto compreso, risultanti dalla prefissata combinazione di almeno due degli elementi di seguito indicati, venduti od offerti in vendita ad un prezzo forfetario, e di durata superiore alle ventiquattro ore ovvero comprendente almeno una notte: a) trasporto; b) alloggio; c) servizi turistici non accessori al trasporto o all’alloggio di cui all’articolo 86, lettere i) e o), che costituiscano parte significativa del pacchetto turistico”.
Circa i contratti di ospitalità, vedasi I contratti di Viaggio, di E. Falletti, ne Il diritto applicato, collana diretta da G. Cassano, Ed. Cedam 2008, pagg. 177 e ss., nonché F. Morandi – M.M. Comenale Pinto – M. La Torre, I contratti turistici, in Pratica del diritto civile, collana diretta da G. Iudica, Assago, 2004, pagg. 273 ss.
In tal senso, vedasi Cass. Cass. civ., sez. II 24-07-2000, n. 9662; Cass. civ., sez. III 22-01-2002, n. 707; Cass. civ., sez. III 28-11-1994, n. 10158.
Per tutte, vedasi Cass. Sez. Un. 30/10/2001 n. 13533
Avv. Francesca Zambonin 20 Giugno, 2011	contratto turistico, pacchetti turistici, risarcimento danni, vacanza rovinata turismo No Comments »

References: sentenza 
 art.2059
 Cass. 
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 Cass. Sez.