Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-8141-del-29-03-2017
Timestamp: 2020-08-05 07:21:34+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 8141 del 29/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8141 del 29/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 29/03/2017, (ud. 11/01/2017, dep.29/03/2017), n. 8141
sul ricorso 13457-2015 proposto da:
ENZO MORRICO, FRANCO RAIMONDO BOCCIA, giusta delega in atti;
E.P., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, CORSO
avverso la sentenza n. 9082/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 07/01/2015 R.G.N. 233/2014;
udito l’Avvocato CIRILLO ERNESTO MARIA;
Telecom Italia s.p.a. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Napoli n. 15503/13, esponendo quanto segue: – il sig. E.P. chiese al Tribunale di Napoli di ingiungere alla Telecom Italia s.p.a. il pagamento della somma corrispondente allo stipendio del mese di settembre 2012. Tale richiesta era motivata dal fatto che, malgrado il disposto di precedente sentenza del Tribunale di Napoli che aveva stabilito la permanenza del rapporto di lavoro fra l’ E. e la Telecom Italia s.p.a. (a seguito della dichiarata nullità della cessione del ramo di azienda alla società TNT Logistics Italia con effetto dal 1.3.2003), quest’ultima (Telecom) non aveva provveduto alla corresponsione dell’indicato emolumento.
Il Tribunale di Napoli, con decreto n. 2835/12, ingiungeva alla Telecom il pagamento della detta somma, oltre accessori e spese di procedura; avverso tale decreto ingiuntivo proponeva opposizione la Telecom Italia, che veniva respinta dal Tribunale di Napoli con la sentenza di cui sopra.
La Telecom Italia S.p.a. motivava il gravame osservando che la sentenza impugnata era errata nella parte in cui non aveva tenuto conto, all’atto della attribuzione delle retribuzioni in oggetto, dell’aliunde perceptum e del percipiendum, trattandosi di eventuale responsabilità risarcitoria della società. Si costituiva in giudizio l’ E., resistendo alle avverse deduzioni e domande, ed in particolare osservando che la sentenza della Corte d’Appello di Napoli n. 1220/11, confermativa dell’illegittimità della cessione del ramo di azienda, era passata in giudicato, a seguito del rigetto del ricorso per Cassazione (sentenza n.9642/2014); – in relazione alla questione del c.d. aliunde perceptum, rilevava che, ove anche si potesse ritenere che, nel caso di specie, si vertesse in tema risarcimento del danno, non sussisteva alcunchè da detrarre, avendo il lavoratore percepito solo l’indennità di mobilità.
Con sentenza depositata il 7 gennaio 2015, la Corte d’appello di Napoli rigettava il gravame.
Resiste l’ E. con controricorso, poi illustrato con memoria.
1.-Con i primi due motivi la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., nella parte in cui la sentenza impugnata ha dichiarato il diritto del lavoratore al risarcimento del danno laddove questi aveva chiesto il pagamento della retribuzione, nonchè la violazione dell’art. 2099 c.c. poichè il diritto alla retribuzione avanzato dal ricorrente era insussistente, non avendo il ricorrente reso, nel periodo azionato, alcuna prestazione lavorativa nei confronti della Telecom Italia s.p.a.
In caso di trasferimento di azienda (o di cessione di un suo ramo cui è addetto il lavoratore), dichiarato illegittimo, il cedente, che non provveda al ripristino del rapporto di lavoro, è tenuto, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, a risarcire il danno secondo le ordinarie regole civilistiche (art. 1218 c.c.), con conseguente detraibilità dell’aliunde perceptum, ivi compresa la retribuzione corrisposta dal cessionario al lavoratore (Cass. 9.9.2014 n.18955, Cass. ord. 30.5.2016 n. 11095, Cass. 26.6.2014 n. 14542, Cass. 17.7.2008 n. 19740).
Deve tuttavia considerarsi che spetta al giudice la qualificazione giuridica della domanda (e dunque l’applicazione della disciplina legale regolante la fattispecie posta al suo esame), senza essere vincolato al tenore letterale di essa o alla qualificazione giuridica datane dalla parte, con l’evidente limite di non poter introdurre una questione nuova od un diverso tema di indagine, dovendosi avere piuttosto riguardo al bene della vita in relazione al quale la tutela è richiesta, ed in sostanza all’identità dei fatti posti a suo fondamento (cfr. ex aliis, Cass. 19.6.2016 n. 11805; Cass. 9.5.2016 n. 9333; Cass. 7.3.2016 n. 4384, Cass. 7.1.2016 n.118).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.