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Timestamp: 2019-03-18 17:39:18+00:00

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Cassazione civile, sentenza 23 febbraio 2017, n. 4685 – Studio Legale Avvocato Carmela Ruggeri – Vicenza
Cassazione civile, sentenza 23 febbraio 2017, n. 4685
Il Tribunale di Roma, con sentenza del 28 marzo 2002, rigetto’ la domanda proposta da (OMISSIS) di condanna di (OMISSIS), gia’ sua convivente more uxorio, alla restituzione degli arredi e oggetti personali specificamente indicati in citazione, che erano rimasti nella casa familiare dopo che lo stesso (OMISSIS) se ne era allontanato.
La Corte d’appello di Roma, con sentenza depositata il 22 giugno 2012, ha accolto il gravame proposto dal sig. (OMISSIS), e condannato la sig.ra (OMISSIS) alla restituzione dei beni indicati, ad eccezione della scatola di lacca cinese del 1800, e dei beni strettamente connessi alle necessita’ dei figli rimasti nell’alloggio.
Per la cassazione della sentenza d’appello ha proposto ricorso (OMISSIS), sulla base di quattro motivi.
Con il secondo motivo e’ denunciata omessa pronuncia sull’eccezione, riproposta in appello, con cui la sig.ra (OMISSIS) contestava la genericita’ dell’elenco dei beni oggetto di domanda restitutoria, e omessa o comunque insufficiente motivazione riguardo argomenti rilevanti e decisivi della controversia.
Con il terzo motivo e’ denunciata violazione e falsa applicazione degli articoli 219, 1100, 1190 e 2697 c.c., articoli 115 e 116 c.p.c., e si contesta, nell’ordine: a) l’ammissibilita’ della domanda subordinata, con la quale l’appellante (OMISSIS) aveva chiesto il riconoscimento della proprieta’ dei beni ad esclusione di quelli per i quali non fosse stata raggiunta la prova piena della titolarita’; b) la valenza delle dichiarazioni testimoniali, tenuto conto sia del contenuto generico sia della scarsa attendibilita’ dei testimoni; c) il deferimento del giuramento suppletivo alla convenuta (OMISSIS).
Con il quarto motivo e’ denunciato vizio di motivazione, anche in riferimento all’articolo 116 c.p.c., e si contesta la mancata specificazione dei beni “strettamente connessi alle necessita’ dei figli”, che erano stati esclusi dalla condanna alla restituzione, e il mancato esame delle eccezioni formulate dalla parte appellata.
La ricorrente lamenta, inoltre, con il primo e con il quarto motivo, l’indeterminatezza dell’elenco dei beni oggetto di restituzione, assumendo di avere formulato la relativa eccezione, sulla quale peraltro la Corte d’appello non si sarebbe pronunciata, e quindi denuncia la nullita’ della sentenza per la genericita’ del dictum, nella parte in cui non precisa quali beni rimangono esclusi dalla restituzione essendo “strettamente connessi alle necessita’ dei figli”.
Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente alle spese, come in dispositivo.

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