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Timestamp: 2017-11-18 04:14:16+00:00

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T.A.R. Molise, Sezione I, 27 dicembre 2012
La presentazione della domanda di condono non comporta, in linea di principio, un potere-obbligo del Comune di provvedervi, quando la domanda sia mancante delle produzioni e degli allegati necessari
SENTENZA N. 779
E’ orientamento di un’autorevole giurisprudenza ritenere che, in base all’espressa disciplina di cui al citato art. 35 della legge n. 47/1985, la presentazione della domanda di condono non comporti, in linea di principio, un potere-obbligo del Comune di provvedervi, quando la domanda sia mancante, come nel caso di specie, delle produzioni e degli allegati necessari (cfr.: Cons. Stato IV, 20.11.2012 n. 5884; idem V, 25.6.2002 n. 3441; idem V, 14.10.1998 n. 1468). Se è vero che la richiesta d’integrazione documentale datata 28.8.1997, a firma del dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, è rimasta parzialmente inevasa, l’inutile decorso del tempo è attribuibile principalmente all’inerzia e alla negligenza del ricorrente. Non si può, per contro, assumere che il Comune abbia serbato sull’istanza di condono un colpevole silenzio protrattosi fino al febbraio 2004.
I – Il ricorrente, avendo chiesto, in data 26.4.1986, una sanatoria edilizia per una rimessa di attrezzi agricoli, otteneva in data 20.11.1997 il parere regionale ex art. 32 della legge n. 47/1985, quindi conseguiva il controllo di legittimità del Ministero dei beni culturali, in data 24.2.1998, ritenendo formato il silenzio assenso di cui all’art. 35 della legge n. 47/1985. Sennonché il Comune intimato, nel 2004, riformulava la richiesta istruttoria, chiedendo altresì un’integrazione dell’oblazione e la corresponsione degli oneri di urbanizzazione maggiorati degli interessi legali. Insorge il ricorrente, per impugnare i seguenti atti: 1)il provvedimento reso dal Comune di Filignano in data 26.2.2004, del quale si è avuta conoscenza il 13.4.2004, avente a oggetto “istruttoria pratica condono edilizio”, in relazione alla richiesta n. 105/86 prot. n. 1489 datato 26.4.1986. Il ricorrente deduce i seguenti motivi: 1)violazione degli artt. 32 e 35 della legge 28.2.1985 n. 47, errata applicazione dell’art. 9 della legge 28.1.1977 n. 10; 2)violazione degli artt. 3, 7, 8 della legge 7.8.1990 n. 241; 3)domanda di risarcimento del danno.
Con due successive memorie, il ricorrente ribadisce e precisa le proprie deduzioni e conclusioni.
Si costituisce l’Amministrazione comunale intimata, deducendo – anche con due memorie - l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso. Conclude per la reiezione.
Con ordinanza collegiale n. 222 del 2004, questa Sezione accoglie la domanda cautelare di parte ricorrente.
Con ordinanza presidenziale n. 26 del 2012, sono disposti incombenti istruttori, ai quali il Comune dà esecuzione.
All’udienza del 6 dicembre 2012, la causa viene introitata per la decisione.
II – Il ricorso – anche a voler valorizzare il profilo sostanzialmente lesivo di un atto endoprocedimentale, qual è una richiesta istruttoria e d’integrazione dell’oblazione e degli oneri - è da ritenersi infondato.
III – La vicenda deve essere meglio descritta in fatto, poiché in essa anche i dettagli sono rilevanti. Il ricorrente presenta al Comune di Filignano (Is), in data 3.4.1986, l’istanza di sanatoria edilizia per una rimessa abusiva di attrezzi agricoli. In data 26.4.1986, il ricorrente integra la documentazione con i due modelli 47/85-D e 47/85-R, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, tre fotografie e una planimetria. In data 22.8.1986, il medesimo produce al Comune la ricevuta di accatastamento del fabbricato preesistente (assentito con c.e. 6/82). Passano nove anni. In data 28.8.1997, il Comune chiede ulteriore documentazione: a tale richiesta il ricorrente dà parziale riscontro scritto, con nota datata 21.9.1997. Il successivo 13.1.1998, la Regione Molise – Assessorato all’urbanistica comunica al Comune il parere favorevole sul rispetto del vincolo architettonico. In data 26.2.1998, il Ministero per i beni culturali – Soprintendenza archeologica del Molise vista per presa d’atto di legittimità il parere regionale. Passano altri sei anni. L’Ufficio tecnico del Comune, avvedutosi della mancanza di alcuni documenti (elaborati grafici in triplice copia, relazione tecnica, certificato statico-sismico, eccetera) ne fa richiesta nel 2004. Contestualmente, il Comune chiede al ricorrente di pagare gli oneri maggiorati degli interessi e d’integrare il contributo di costruzione, essendosi avveduto che il medesimo non è imprenditore agricolo e non può usufruire dell’agevolazione di cui all’art. 34 ultimo comma lett. e) della legge 28 febbraio 1985 n. 47. Il ricorrente non adempie a tale richiesta e impugna dinanzi al T.a.r., deducendo – a conforto delle proprie ragioni – l’avvenuta maturazione del silenzio assenso, a tenore dell’art. 35 della citata legge n. 47/1985.
IV - In effetti, l’art. 35 comma 17 della citata legge n. 47/1985, come modificato e integrato dall’art. 4 del D.L. 12 gennaio 1988 n. 2, prevede la formazione del silenzio assenso sull’istanza di sanatoria edilizia decorso il termine di 24 mesi dalla domanda. Il successivo comma 18 del citato art. 35 fa decorrere il detto termine per la formazione del silenzio assenso dalla data del parere sul vincolo, quando l’immobile sia sottoposto a vincolo.
Nel caso di specie, le opere sono sottoposte a vincolo architettonico, talché il ricorrente deduce che il parere favorevole sul vincolo, perfezionatosi a suo dire in data 20.11.1997, sarebbe il “dies a quo” per il decorso del silenzio assenso, asseritamente maturatosi in data 20.11.1999. Così non è: l’atto di controllo della Soprintendenza archeologica del Molise sul parere architettonico regionale è datato 24.2.1998. Inoltre, il detto parere regionale contiene precise prescrizioni (come quella dell’utilizzo di intonaco tradizionale e quella della copertura del tetto a falda), con la raccomandazione al Sindaco di Filignano di controllarne il rispetto. Pertanto, il parere sul vincolo rimanda a una successiva attività di verifica del Comune, attività per la quale, peraltro, è richiesta la collaborazione del proprietario dell’immobile. In mancanza di tale verifica del rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza, il termine di cui all’art. 35 comma 18 non può maturare.
V – E’ orientamento di un’autorevole giurisprudenza ritenere che, in base all’espressa disciplina di cui al citato art. 35 della legge n. 47/1985, la presentazione della domanda di condono non comporti, in linea di principio, un potere-obbligo del Comune di provvedervi, quando la domanda sia mancante, come nel caso di specie, delle produzioni e degli allegati necessari (cfr.: Cons. Stato IV, 20.11.2012 n. 5884; idem V, 25.6.2002 n. 3441; idem V, 14.10.1998 n. 1468). Se è vero che la richiesta d’integrazione documentale datata 28.8.1997, a firma del dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, è rimasta parzialmente inevasa, l’inutile decorso del tempo è attribuibile principalmente all’inerzia e alla negligenza del ricorrente. Non si può, per contro, assumere che il Comune abbia serbato sull’istanza di condono un colpevole silenzio protrattosi fino al febbraio 2004.
V - Vi è di più: lo stesso art. 35 comma 17 stabilisce che “la domanda s’intende accolta, ove l’interessato provveda al pagamento di tutte le somme eventualmente dovute a conguaglio e alla presentazione all’Ufficio tecnico erariale della documentazione necessaria all’accatastamento”. Si può anche affermare che il diritto al conguaglio si prescriva nei 36 mesi successivi, come prevede la normativa in esame, sennonché il ricorrente non fornisce alcuna prova della presentazione all’U.t.e. della documentazione necessaria all’accatastamento, limitandosi invece ad esibire al Comune la ricevuta di accatastamento del fabbricato preesistente (assentito con la c.e. 6/82). Tale circostanza costituisce ulteriore ragione per il mancato decorso del termine di maturazione del silenzio assenso e per la sospensione della prescrizione del diritto al conguaglio delle somme dovute.
VI - Il ricorrente non contesta nel merito la circostanza per la quale è chiamato dal Comune a pagare l’oblazione nella misura intera, anziché ridotta, vale a dire il fatto che egli non rivesta la qualità di imprenditore agricolo o coltivatore diretto e non possa, dunque, beneficiare dell’agevolazione di cui all’art. 34 ultimo comma lett. e) della legge n. 47/1985. Pertanto, l’oblazione è dovuta nella misura intera.
VII - Priva di fondamento è, altresì, l’eccezione – sollevata dal ricorrente - della prescrizione decennale degli oneri di urbanizzazione, dovuti ai sensi della legge 1977 n. 10: il compimento del termine prescrizionale postulerebbe l’inerzia del Comune, talché esso non può decorrere nel periodo in cui l’ente abbia svolto attività istruttorie, ai fini della concessione della sanatoria (cfr.: Cons. Stato IV, 3.10.2012 n. 5201; T.a.r. Calabria I, 26.10.2012 n. 641). Il primo periodo di nove anni è stato interrotto dall’attività istruttoria del 1997; anche il secondo periodo prescrizionale di sei anni è stato interrotto dall’attività del Comune, nel 2004.
VIII – Infine, la censura della violazione procedimentale è inattendibile, poiché l’atto impugnato non è un provvedimento conclusivo di procedimento, ma è soltanto una richiesta formale d’integrazione documentale, recante un sollecito al pagamento dell’oblazione e degli oneri, talché esso non necessita di preavviso, né di motivazione, essendo anzi un atto interlocutorio, sulla cui lesività si possono nutrire, peraltro, ragionevoli dubbi, i quali – se verificati - aprirebbero la prospettiva di un’inammissibilità del ricorso, per carenza d’interesse.
IX – In conclusione, il ricorso non può essere accolto. Si ravvisano giustificate ragioni per la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe indicato, lo respinge, perché infondato.
Così deciso in Campobasso, presso la sede del T.A.R., nella Camera di Consiglio del 6 dicembre 2012, dal Collegio così composto:

References: SENTENZA 
 art. 35
 art. 32
 art. 35
 art. 35
 art. 35