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Timestamp: 2020-07-02 09:37:14+00:00

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Redazione, Autore presso la Società della Ragione ONLUS - Pagina 27 di 36
CampagneCarcerePrimo piano
da Redazione 30 Luglio 2014
Il 15 Luglio a Firenze si è tenuta una riunione partecipata da Garanti e associazioni impegnate nella tutela dei diritti dei detenuti, convocata da chi vi scrive in accordo con Grazia Zuffa di Forum Droghe, che sta predisponendo un progetto per proseguire la campagna per una nuova legge sulle droghe in Italia.
I recentissimi interventi (legislativi e giurisprudenziali) sul testo dell’art. 73 d.P.R. 309/1990, oltre ad interessare i procedimenti penali pendenti, lambiscono delicati profili dell’esecuzione penale. In particolare, l’abrogazione della Legge Fini Giovanardi (Corte cost., sent. n. 32/2014) ha comportato la reviviscenza tout court della Legge Iervolino-Vassalli, la quale, per tutti i fatti commessi sino al 23 dicembre 2013, si applica anche alle ipotesi di cui all’art. 73 comma 5 d.P.R. 309/1990.
Per i fatti commessi successivamente a tale data, invece, si applicherà la nuova disciplina introdotta dal decreto-legge 146/2013 (e successivamente interpolata dal decreto-legge n. 36/2014), che, tra l’altro, ha configurato il reato “di lieve entità” quale ipotesi autonoma di reato.
In prospettiva diversificata la Corte Costituzionale (sent. 251/2012), nel dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’art. 69 comma 4 c.p. «nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui all’art. 73, comma 5», impone la rideterminazione (retroattiva) del giudizio di comparazione tra circostanze, con inevitabili ripercussioni in melius sul trattamento sanzionatorio.
Al fine di rivisitare il giudicato di condanna alla luce delle menzionate modificazioni, si rende necessario l’intervento del giudice dell’esecuzione, sia per quanto riguarda l’ipotesi di equivalenza o prevalenza dell’art. 73 comma 5 d.P.R. 309/1990 sulla recidiva contestata, sia per quanto concerne la rideterminazione della pena alla luce del più mite trattamento sanzionatorio riservato dalla legge Iervolino-Vassalli ai fatti concernenti le droghe leggere.
Secondo i dati trasmessi dall’Amministrazione Penitenziaria i detenuti definitivi esclusivamente per art 73 del D.P.R. n. 309 del 1990 erano, al 26 maggio 2014, 8.500. E’ chiara l’urgenza di una attività concreta di supporto alle richieste di rideterminazione. Da una parte c’è la necessità di evitare che per alcune migliaia di persone non si protragga una palese ingiustizia, dall’altra l’effettiva promozione degli incidenti di esecuzione per tutte le persone potenzialmente interessate può sollecitare ulteriormente il legislatore a fare i conti con la necessità di una revisione della legge sugli stupefacenti.
In tale ottica, per consentire alle persone condannate di adire il giudice dell’esecuzione ex art. 666 c.p.p., riteniamo assolutamente indispensabile la circolazione, all’interno degli istituti di pena, dei modelli di istanza allegati (scarica: penaillegittima.zip), redatti dal Gruppo di Lavoro composto dai ricercatori de L’Altro diritto. Centro di documentazione su carcere marginalità e devianza, dal prof. Carlo Fiorio e dell’avv. Michele Passione. Carlo Fiorio, garante dei detenuti dell’Umbria che ringraziamo per la redazione puntuale di questa lettera è a disposizione per eventuali chiarimenti sui documenti allegati.
Torneremo quindi a riunirci in settembre per verificare lo sviluppo di queste e altre iniziative a tutela dei diritti dei detenuti e per una riforma profonda della legislazione sulle droghe.
Stefano Anastasia, Presidente della Società della Ragione
Franco Corleone, Garante per i diritti dei detenuti della Regione Toscana
Scarica i modelli in formato .docx di Word: penaillegittima.zip
Scarica il Dossier “Eseguire una pena illegittima”: fascicolo-finale-giugno.pdf (aggiornato a giugno 2014)
30 Luglio 2014 2 commenti
da Redazione 26 Giugno 2014
26 Giugno 2014 0 commento
da Redazione 25 Giugno 2014
Oggi presso la sala del Senato Santa Maria in Aquiro è stato presentato il V° Libro Bianco sulla Legge Fini-Giovanardi promosso da La Società della Ragione Onlus, Forum Droghe, Antigone, CNCA e con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LILA, Magistratura Democratica, Unione Camere Penali Italiane.
Il 38,6% dei detenuti in carcere per droga. Nel rapporto sono confermati gli effetti nefasti di 8 anni illegittimi di legge Fini-Giovanardi. Nel 2013, su un totale di 59.390 ingressi negli istituti penitenziari, il 30,56% era per violazione dell’art. 73 DPR 309/90 mentre quasi il 40% delle presenze in carcere al 31/12/2013 sono dovute direttamente alla legge sulle droghe. Nonostante i ripetuti proclami gli affidamenti terapeutici dei tossicodipendenti restano al di sotto del dato precedente all’approvazione della legge, ed oggi avvengono perlopiù dopo un periodo di detenzione.
Pene illegittime. Resta irrisolto il grave problema dei detenuti che stanno scontando pene ritenute illegittime dalla Corte Costituzionale: in assenza di un intervento legislativo si rischia il collasso dei Tribunali, costretti ad esaminare una per una le richieste di ricalcolo delle pene o peggio si rischia di lasciare scontare alle persone pene ingiuste.
Continua la repressione sulla cannabis. Per quanto riguarda il sistema di repressione se si sommano le denunce per hashish, per marijuana e per le piante si raggiunge la cifra di 15.347 casi (45,37% del totale). La “predilezione” del sistema repressivo per la cannabis è confermata dal numero di operazioni che aumentano, in controtendenza con tutte le altre sostanze, del 35,24% rispetto al 2005.
Aumentano le sanzioni amministrative, crollano i programmi terapeutici. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative, il 78,56% di segnalazioni pervenute alla Prefettura è per cannabis, le sanzioni quasi raddoppiano percentualmente rispetto al 2006 mentre crollano le richieste di programmi terapeutici (da 6713 nel 2006 si passa a 214 nel 2013).
Nel testo vengono proposti inoltre approfondimenti sul ruolo dei servizi pubblici e privati, sul consumo giovanile, sul controllo dei lavoratori e sui controlli alla guida. Il documento contiene poi un’analisi sull’attendibilità dei dati del Dipartimento Antidroga in merito ai consumi di sostanze e sulla “variabilità” dei livelli di THC presente nelle piante di cannabis. In chiusura, in assenza di fonti ufficiali, viene proposta una puntuale ricostruzione della normativa penale vigente del testo unico sulle sostanze stupefacenti.
Per i promotori, in uno scenario internazionale profondamente mutato sulle politiche sulle droghe (con Uruguay, Colorado e Washington in testa), e dopo la sentenza della Corte Costituzionale è necessario un radicale mutamento di rotta nel nostro Paese che distingua nettamente le politiche sociali e sanitarie da quelle penali. Serve una compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo. Serve poi una regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale. Serve il rilancio dei servizi per le dipendenze e delle politiche di “riduzione del danno”. Serve il superamento del fallimentare modello autocratico del Dipartimento Antidroga, con una cabina di regia che veda coinvolti tutti: enti, istituzioni, privato sociale e consumatori e che convochi entro l’anno la Conferenza nazionale prevista dal testo unico e dimenticata da troppi anni.
Scarica il V° Libro Bianco sulla legge sulle droghe Fini-Giovanardi: libro_bianco_2014.
Leggi le pillole del Libro Bianco sulla legge sulle droghe (da fuoriluogo.it)
25 Giugno 2014 0 commento
da Redazione 21 Giugno 2014
21 Giugno 2014 0 commento
Costituzionalità legge Fini-GiovanardiGiustizia
Eseguire una pena illegittima – il dossier
da Redazione 29 Maggio 2014
Ecco il dossier del seminario “Eseguire una pena illegittima” tenutosi a Roma il 16 maggio scorso: fascicolo-finale-giugno.pdf (formato pdf – aggiornamento giugno 2014)
29 Maggio 2014 0 commento
AgendaCarcere
Eseguire una pena illegittima?
da Redazione 9 Maggio 2014
La Società della Ragione ONLUS – Unione Camere Penali Italiane
in collaborazione con: Antigone – CNCA- CGIL – Forum Droghe
Fini-Giovanardi, aggravante di immigrazione clandestina, ex-Cirielli
L’incostituzionalità delle pene relative a condanne passate in giudicato all’esame della Corte di Cassazione
Roma | Giovedì 15 maggio 2014 | Ore 15.00- 19.00
Sala del Senato Santa Maria in Aquiro | Piazza Capranica 72
Presiede: Prof. Stefano Anastasia
Introduce: Avv. Luigi Saraceni
Coordina: Dott. Franco Corleone
Dott. ssa Paola Bevere
Dott. Domenico Carcano
Dott. Francesco Cascini
Dott. Giuseppe Cascini
Dott. Stefano Cecconi
Dott. Riccardo De Facci
On. David Ermini
Avv. Simona Filippi
Dott. Nunzio Fragliasso
Avv. Alessandro Gamberini
Dott. Patrizia Gonnella
On. Alessia Morani
Avv. Michele Passione
Avv. Michela Porcile
Dott. Carlo Renoldi
Avv. Federica Resta
Avv. Gennaro Santoro
Dott. Luca Semeraro
Dott.ssa Adriana Tocco
È stato richiesto il riconoscimento di 4 crediti formativi per gli avvocati che parteciperanno all’evento
Iscrizione gratuita ma obbligatoria a info@societadellaragione.it entro il 14 maggio
da Redazione 30 Aprile 2014
Presentazione del libro a cura di Franco Corleone e Andrea Pugiotto
Opg e carcere duro, muri della pena e giustizia ripartiva
Bologna, venerdì 9 maggio, ore 14.30
Fondazione Forense Bolognese, Sala di Via del Cane, 10/a
Avv. Desi Bruno, Garante Regionale Emilia Romagna delle persone private della libertà personale
Prof. Avv. Nicola Mazzacuva, Università di Bologna, Presidente della Camera Penale di Bologna
Prof. Avv. Massimo Pavarini, Università di Bologna
Avv. Alessandro Valenti, Vicepresidente Camera penale di Bologna
La posta in gioco, in termini di civiltà giuridica, è enorme. La crisi della giustizia e lo stato delle carceri richiedono riforme strutturali non più procrastinabili. È tempo di rifiutare la logica dell’emergenza
e di imboccare la strada della ragione. Così una legge di amnistia e di indulto costituirebbe un efficace volano per superare la situazione di prepotente urgenza. Bisogna riprogettare lo spazio e il senso della pena, chiudere definitivamente gli ospedali psichiatrici giudiziari, modificare il regime del 41-bis, formulare pene alternative. E abolire l’ergastolo.
Un’iniziativa promossa dalla Fondazione Forense Bolognese con la collaborazione della Scuola Territoriale Camera Penale di Bologna “Franco Bricola”, della Scuola Superiore di Studi Giuridici di Bologna, della Cattedra di Diritto penitenziario, della Cattedra di Diritto costituzionale e Diritti fondamentali e, infine, della Facoltà di Giurisprudenza nell’Università di Bologna.
http://ediesseonline.it/catalogo/saggi/volti-e-maschere-della-pena
Il sovraffollamento carcerario è strutturale e sistemico e tale resterà anche dopo il decreto legge voluto dalla Guardasigilli Cancellieri, in larga misura svuotato dalle Camere in sede di conversione: si è perduta l’occasione per fare ciò che andava fatto, ad esempio intervenire sulla legge Fini-Giovanardi. Il rischio è che questa prepotente urgenza releghi in un cono d’ombra altri momenti critici della pena e della sua esecuzione. Come un riflettore, il volume illumina a giorno alcune di queste zone buie: la pena nascosta negli ospedali psichiatrici giudiziari, con l’internamento del “reo folle”; la “tortura democratica” che si realizza con la pena estrema del carcere duro ex art. 41-bis; la pena insensata se la sua esecuzione è solo inumana retribuzione e non l’occasione per una giustizia riparativa; la pena “murata” dentro istituti penitenziari progettati non per integrare ma per escludere dal tessuto urbano e sociale. Per la Costituzione la pena è solo perdita di libertà personale, non anche di dignità e di speranza. La politica penitenziaria in Italia è stata capace solo di pensare all’edificazione di nuove carceri o all’ampliamento di quelle esistenti. E il Parlamento tace, nonostante la Corte di Strasburgo, con la sentenza Torreggiani, ci abbia perentoriamente chiamato a dare una risoluzione rapida ed effettiva al problema. Contributi di: Stefano Anastasia, Sebastiano Ardita, Roberto Bin, Desi Bruno, Stefano Caracciolo, Nils Christie, Gherardo Colombo, Franco Corleone, Maria Antonietta Farina Coscioni, Alessandro Massarente, Daniele Negri, Mauro Palma, Andrea Pugiotto, Maria Sacco, Paolo Veronesi.
da Redazione 26 Aprile 2014
Le associazioni ANTIGONE, CNCA, COMUNITA’ DI SAN BENEDETTO AL PORTO, FORUM DROGHE, GRUPPO ABELE e LA SOCIETA’ DELLA RAGIONE vi invitano a partecipare alla conferenza stampa dal titolo:
“DALLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SULLA FINI-GIOVANARDI AL DECRETO LORENZIN: UNA NUOVA DIREZIONE PER IL GOVERNO DELLA POLITICA DELLE DROGHE”
MARTEDI’ 29 aprile – ore 14.30/15.30
Sala Stampa della Camera dei Deputati (via della Missione 4 – Roma)
Introduzione di Armando Zappolini, Stefano Anastasia, Giorgio Bignami, Franco Corleone, Patrizio Gonnella.
Partecipano i deputati Daniele Farina, Federico Gelli, Marisa Nicchi e il Senatore Luigi Manconi.
Saranno presenti: Giuseppe Bortone della Cgil, Maurizio Coletti di Itaca, Stefano Regio del Social Pride di Roma e Piero Fausto D’Egidio di Federserd
Per accedere alla Sala Stampa della Camera è necessario comunicare la partecipazione entro lunedì 28 aprile a: infoATsocietadellaragione.it. E’ obbligatorio documento di riconoscimento e per gli uomini la giacca.
26 Aprile 2014 0 commento
Costituzionalità legge Fini-GiovanardiPubblicazioni
da Redazione 2 Aprile 2014
2 Aprile 2014 0 commento
da Redazione 26 Marzo 2014
Il 21 marzo di quest’anno sarà ricordato non come il primo giorno di primavera, ma come il culmine dell’inverno della repubblica. La notte è calata con la firma del Presidente Napolitano di un decreto totalmente privo dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza in materia di disciplina degli stupefacenti.
La ministra della Sanità Lorenzin, forse subornata da qualcuno o per interesse di partito, aveva predisposto un decreto che ripristinava la legge Fini-Giovanardi cancellata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 32 del 12 febbraio 2014. Il colpo di mano fu stoppato grazie all’intervento del ministro della Giustizia Orlando. In un Paese normale la vergogna sarebbe dovuta cadere sugli autori di una azione così spudorata. Invece Napolitano non solo ha controfirmato il decreto ridimensionato, seppur amputato della parte penale e della tabella unica delle sostanze, in realtà gravissimo dal punto di vista simbolico; ma tra le premesse giustificative del decreto ha accettato una considerazione sulla decisione della Corte Costituzionale che rappresenta un vero e proprio insulto al diritto, allo stato di diritto e quindi alla democrazia.
Nella premessa al decreto si sostiene che “la pronuncia di incostituzionalità è fondata sul ravvisato vizio procedurale dovuto all’assenza dell’omogeneità e del necessario legame logico-giuridico tra le originarie disposizioni del decreto-legge e quelle introdotte dalla legge di conversione e non già sulla illegittimità sostanziale delle norme oggetto della pronuncia”: è davvero sconcertante una manifestazione di cultura politica che non comprende che la forma è sostanza soprattutto quando si discute dei principi della Carta costituzionale. E’ desolante il fatto che il Presidente del Consiglio accrediti una riduzione del valore di una sentenza fondamentale che ha condannato con assoluta nettezza l’abuso di potere perpetrato, l’esercizio arrogante della pratica della dittatura della maggioranza e la violazione della sovranità del Parlamento. Se il Governo avesse voluto rispettare doverosamente la sentenza della Corte Costituzionale avrebbe dovuto prevedere, anche per decreto, una misura per rendere giustizia alle migliaia di condannati in via definitiva in base a una legge incostituzionale. Sarebbe stato opportuno anche un intervento per modificare la norma sui fatti di lieve entità che non prevede una differenziazione tra droghe leggere e pesanti come nella legge tornata in vigore e che per la cannabis ha una pena (da uno a cinque anni) troppo alta rispetto alla pena base (da due a sei anni).
Invece il decreto si preoccupa di reinserire competenze per il Dipartimento antidroga e di far fuori il ministero della giustizia dall’approvazione delle tabelle delle sostanze soggette a controllo. Nella tabella II che riguarda la cannabis ripristina il divieto della coltivazione anche a fini terapeutici. Viene previsto per gli operatori del servizio pubblico per le tossicodipendenze e delle strutture private autorizzate l’obbligo di segnalare all’autorità competente tutte le violazioni commesse dalla persona sottoposta al programma terapeutico alternativo a sanzioni amministrative o ad esecuzione di pene detentive e, dulcis in fundo, si ristabilisce che i dosaggi e la durata del trattamento con metadone abbiano l’esclusiva finalità clinico-terapeutica di avviare gli utenti a successivi programmi riabilitativi. La finalità revanscista è evidente dalla lettura delle decine e decine di commi di un decreto sgangherato che ripristina la Fini-Giovanardi senza nessun motivo di necessità e urgenza. Tocca ora al Parlamento cancellare questa vergogna.
26 Marzo 2014 0 commento

References: art. 666
 sentenza 
 art. 41
 sentenza 
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza