Source: https://zeldawasawriter.com/2014/01/il-mestiere-di-scrivere-di-raymond-carver/
Timestamp: 2020-03-31 16:43:08+00:00

Document:
Il mestiere di scrivere di Raymond Carver | Zelda was a writer
Inizio la settimana con un libro di cui vi voglio parlare da tanto ma che, complici gli scorni del quotidiano e il peso specifico della sua bellezza, ho lasciato per lungo tempo sul comodino.
Ho iniziato a leggere Il mestiere di scrivere di Raymond Carver (Einaudi) qualche mese fa, poi, sul più bello, è capitato che lo perdessi durante un incontro di lavoro alla Pasticceria Cucchi. Dopo giri di telefonate al limite dell’assurdo (Ciao, ho per caso lasciato Carver da te?) e dubbi feroci su dove avessi potuto lasciarlo, sono riuscita ad averlo nuovamente tra le mani. L’ho letto con un’urgenza non comune, quella stessa che ti fa mangiare le righe di certe lettere inaspettate, che ti confessano una specialissima comunione di sensi non contemplata ma sulla quale, in fondo, speravi con tutta te stessa. Confesso anche di averci lasciato qualche bella lacrima, specie tra le pagine dedicate agli aneddoti dei suoi allievi, che lo descrivono come un uomo entusiasta e generoso.
Il concetto di generosità, specie se accostato a persone così appassionate e piene di bellezza, mi muove sempre un’ondata di dolcezza dalle parti del cuore.
Ho accompagnato la raccolta di saggi sulla scrittura a Carver Country (Einaudi), un libro meraviglioso che mi sento di consigliarvi con la matematica certezza di colpire nel segno. Si tratta di un progetto fotografico di Bob Adelman sul mondo dello scrittore americano, portato a termine dopo la sua morte anche grazie all’interessamento di Tess Gallagher, poetessa e compagna dell’ultima parte di vita di Carver.
Il libro è nato nel 1982, come servizio fotografico per la rivista Life: inizialmente Adelman avrebbe dovuto raccontare il mondo dello scrittore Carver ma, piano piano, il suo occhio si è spinto a indagare tutto il suo universo, interrogando i volti della sua storia (biografica e letteraria) e percorrendo le vie di fuga di un’America in bianco e nero, lontana dai clamori delle grandi città. Un posto lontano e fatalista, sospeso e silenzioso.
All’interno di Carver Country troverete foto spettacolari, una selezione delle produzioni più importanti e pulsanti dello scrittore, alcune sue lettere inedite (attraverso cui vi sarà immediatamente chiara la sua predisposizione agli altri) e, infine, una postfazione innamorata di Tess Gallagher.
Vi troverete anche a seguire il tracciato di rughe piene di storie da raccontare e vi perderete in occhi profondi, parole scritte a mano e uno strano ritmo vitale, qualcosa di molto vicino ai rumori della natura e a certi suoni aspri e stridenti del blues.
Ho pensato a quanto avrei potuto raccontarvi della raccolta di saggi sulla scrittura.
Mi sono chiesta se servisse fare un riassunto preciso per sviscerarne tutti i punti essenziali ma mi sono presto resa conto che quest’opera di semplificazione vi avrebbe tolto il piacere – tutto personale – di sondare il mondo profondo, ruvido e puntuale di uno degli scrittori che più amo in assoluto. In pratica ho deciso di placare l’ansia da dispensa… Spero gradirete ;) Amo Raymond Carver senza se e senza ma.
Lo conosco da pochi anni ma è come se in quello che scrive, in tutto quello che leggo su/di lui, nelle stesse immagini di Adelman, io ritrovassi una parte di me stessa serena e appagata. Una me stessa che scrive. Che scrive bene, che s’impegna e concerta le meravigliose parti in gioco dell’intera faccenda: parole giuste, grammatica chirurgica, significati forti e personaggi da rispettare. E poi ancora: ritmo, senso, struttura e sentimento.
Tutto. Tutto nelle mani della “me stessa che scrive”.
Forse sono coinvolta dalla semplicità con cui riesce a essere immenso. Forse il suo modo di cesellare un foglio bianco mi rimette in pace con il mio confuso e labirintico bisogno di sporcarlo, quello stesso foglio bianco.
Non saprei spiegarvi meglio di così il sentimento che provo per un illustre scrittore defunto e mai conosciuto. Credo si tratti di qualcosa di molto simile a un’occhiata complice che riuscite a scambiare con pochissime persone nella vita, da tanto è perfetta e significante.
Leggere le sue parole è come ricevere una pacca sulla spalla, una spinta bonaria ma risoluta.
Aver potuto leggere la trascrizione di una lezione tenuta presso l’Università dell’Iowa nel 1983 (in calce al libro), mi ha fatto illudere di essere stata una sua allieva e, cosa più importante, mi ha regalato un senso forte e coraggioso dell’utilizzo delle passioni che ci attraversano.
Mi spiego meglio. La serietà con cui Carver affronta il lavoro dei suoi allievi mi fa pensare al grande potere della generosità e all’impegno civile (uso paroloni, oggi… Perdonatemi!) in cui ognuno di noi dovrebbe impegnarsi per condividere e diffondere il suo sapere, la sua più grande passione. Senza il timore di perdere tempo prezioso o, peggio ancora, il timore di venire defraudato. Dare per crescere, impegnarsi per capire. Ma cosa dice Carver nei suoi saggi?
Carver ci suggerisce di inseguire l’originalità del nostro personale modo di ricreare il mondo, di lavorare per sviluppare la nostra particolare visione della vita, di renderla stile, di renderla firma in calce, unicità.
Ci invita a non ricorrere a trucchi inutili, a non perderci nel manierismo ma a coltivare uno stupore assoluto nei confronti di ciò di cui siamo testimoni. E, sempre, in ogni momento, insiste sull’importanza di una grammatica ineccepibile e di un linguaggio chiaro, accurato e preciso.
Le parole possono essere precise anche al punto da apparire piatte, l’importante è che siano cariche di significato; se usate bene, possono toccare tutte le note. Non perdetevi nel raccontare tutto, sembra dirci, ma lavorate sul sotteso, su ciò che è intravisto e implicito.
Fatevi rapire da piccoli dettagli, indagate il perché della loro presenza, inseguiteli. Riscrivete, cercate la perfezione formale, usate il minor numero di parole per esprimere significati detonanti, grandiosi.
Lavorate sui ritmi, non spendetevi al primo appuntamento con un’idea: dosate le parole, dosate le situazioni. Guardate verso direzioni non condivise. Sondate. Fotografate.
Fatevi capire da chi vi legge. Non usate la scrittura come manifestazione di un supposto talento, mettetevi al servizio della storia.
Raccontate la vita e siate autorevoli nel farvi i suoi narratori, fate in modo che i vostri racconti diventino parte dell’esperienza del lettore, fate che – per dirla alla Ezra Pound – essi rimangano attuali.
Siate curiosi, investite sulla pazienza e studiate perché quello della scrittura diventi un mestiere prima di tutto per voi. E infine, (e qui parlo anche alla parte di me che tornerà a leggere queste parole) per tutte le volte che vi sembrerà impossibile fare della vostra passione una ragione di vita, per tutte le volte che addurrete mille scuse per la vostra inattività, che vi farete rapire da altre priorità o che maledirete un tempo infame che lascia pochissimo spazio al vostro bisogno di scrittura (vale per qualunque altro sogno nel cassetto), ricordatevi di tutte le difficoltà biografiche di Raymond Carver e di quanto, nonostante ogni più insopprimibile evidenza, lui abbia deciso di essere sempre e comunque uno scrittore. Per me questo dato evidente vale tantissimo, ancora prima di ogni regola. Sì, anche Raymond was a writer.
Ok, è arrivato il momento di placarsi. Se siete arrivati a leggere fino a qui (cioccolatini a tutti per Natale!),vi chiedo scusa per la verbosità di questo articolo e prometto solennemente di pulire lo specchio impolverato che vedete nelle foto.
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15 pensieri su “Il mestiere di scrivere di Raymond Carver”
Ophelinha 20 Gennaio 2014 alle 10:19 am
per tutte le volte che vi sembrera’impossibile fare della vostra passione una ragione di vita..quante, quante.
Carver e’ nella mia wishlist da un po’ penso che iniziero’ da What we talk about when we talk about love
Grazie del bellissimo articolo Cami*
Zelda was a writer Autore articolo 21 Gennaio 2014 alle 10:28 pm
DEVI, mia cara!
DEVI ACCORCIARE SUBITO QUESTA DISTANZA!
Vedrai! ;)
Grazie a te, di cuore <3
Marina 20 Gennaio 2014 alle 10:56 am
Trovo molto interessante il tuo modo di sviscerare un libro, il mio è troppo analitico. Tu lasci sfumature, tracce da scoprire.
Carver – ahimé! – non sono ancora riuscita ad approfondirlo come vorrei per la mia avversione al racconto. Cercherò di non farmi troppo condizionare da questo mio limite.
Zelda was a writer Autore articolo 21 Gennaio 2014 alle 10:27 pm
Ti confesso che anche io non ho mai amato i racconti. Devo dire che la lettura di Carver mi ha regalato uno spunto fortissimo per amarli immensamente e per farci definitivamente pace. Non solo da lettrice ma anche da scribacchina ;))
fra77pi 20 Gennaio 2014 alle 3:01 pm
Articolo super-mega-stra-bello!!!
La scrittura per me è passione allo stato puro…la conoscenza con Carver la devo ancora approfondire ma è nella TO DO LIST 2014 come anche “non farmi rapire da altre priorità o maledire un tempo infame che lascia pochissimo spazio al mio bisogno di scrittura” … ma anche a quello di lettura.
Grazie, ti ho scoperta da poco ma mi sei di stimolo emozionante :*
Zelda was a writer Autore articolo 21 Gennaio 2014 alle 10:25 pm
Sono felicissima di leggere questo commento!
Deborah 20 Gennaio 2014 alle 6:18 pm
Questo libro viene a me per la seconda volta. La prima lo guardavo in libreria timorosa e vogliosa al tempo stesso di acquistarlo, ma lo lasciai lì sullo scaffale con la promessa che sarei tornata a prenderlo. Oggi apro il tuo blog e lui fa capolino “il mestiere di scrivere” vuol dirmi qualcosa e correrò a comprarlo!
Zelda was a writer Autore articolo 21 Gennaio 2014 alle 10:24 pm
Devi, cara Deborah!
Sono certa che ti regalerà delle buonissime ore!
Cinzia 20 Gennaio 2014 alle 6:21 pm
Tutto ciò’ e’ meraviglioso, e dei tuoi consigli mi fido ciecamente. Quindi vanno entrambi in wishlist, sempre che Amazon mi faccia la grazia :)
Più’ recensioni di libri, Cami, le gradisco molto!
Zelda was a writer Autore articolo 21 Gennaio 2014 alle 10:23 pm
Vedrai, cara Cinzia! Mai stata tanto certa del tuo prossimo e soddisfacente incontro con questi due piccoli capolavori!
luca 20 Gennaio 2014 alle 6:38 pm
Lavorare sul sotteso è la cosa migliore che si possa imparare da questo grande scrittore. Grazie per le foto (belle unghie).
Zelda was a writer Autore articolo 21 Gennaio 2014 alle 10:22 pm
Concordo! Espresso, tra l’altro, con una semplicità da vero genio!
sara 23 Gennaio 2014 alle 11:40 am
Meraviglioso! Corro in libreria.
S'Notes 26 Gennaio 2014 alle 1:21 pm
Camilla, adoro come scrivi, come giochi con le parole, come mi incuriosisci e mi regali sempre nuovi stimoli di lettura (ho già finito Tempo di Imparare ed è stato emozionante, delicato e coinvolgente: grazie per il suggerimento!)
Carver era già sulla mia lista dei desideri. Dopo questo post è saltato nella top list.
A proposito di fotografi e scrittori, conosci il libro Scrittori (edito da Contrasto)? Un’antologia degli scrittori più famosi del ‘900 ritratti dai più grandi fotografi, fra cui proprio Aldeman e Carver. L’ho comprato a Novembre da Open e lo consulto in continuazione. Sono sicura che anche a te piacerà molto!
Zelda was a writer Autore articolo 29 Gennaio 2014 alle 9:50 am
ciao Silvia! Perdona il ritardo con cui rispondo a questo bellissimo commento!
Conosco il libro di Contrasto, ci credi se ti dico che l’ho tenuto in mano in un’intera sessione di ricerca in libreria e poi l’ho “sacrificato” per altri acquisti? Adesso che lo citi anche tu, credo che tornerò alla carica! Che dirti, mia cara, morirò povera, sepolta dai libri.
Un bacio con schiocco, spero di vederti il 26 febbraio!

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