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Raffaello Fornaciari, Sintassi Italiana - Parte I capitolo VII
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Lunedì 2 aprile 2001 scrivimi@mauriziopistone.it strenua nos exercet inertia Hor.
Pronomi dimostrativi determinati identici,
di qualità, di quantità.
(Gramm., P. II, cap. XIII, § 7 e seg.)
§ 1. Il pronome esso in senso di sostantivo. Esso adoprasi quasi sempre come sostantivo, e serve a richiamare una persona o cosa poco prima nominata, ma ordinariamente in un modo più debole e meno spiccato che non farebbero i pronomi questo, quello, egli, questa, cotesta, ella ecc. Più spesso si riferisce a persona, ma può riferirsi anche a cosa, specialmente dopo preposizioni, sempre però a cosa determinata, non adoprandosi mai esso in senso neutro. – Che val perchè ti racconciasse il freno Giustiniano, se la sella è vuota? Senz’esso fora (sarebbe) la vergogna meno. Dante. – Nella sommità di questa torre è un dilettevole giardino, e in mezzo d’esso una fontana, la quale per parecchi rivi tutto il bagna. Boccaccio. (Renzo) diede una voce (a Perpetua), mentr’essa apriva l’uscio. Manzoni. – Ciò mi rappresenta quello che fanno alcuni padroni crudeli verso de’ loro poveri contadini in mille occorrenze, ma soprattutto quando valutano tanto più del dovere la roba che danno ad essi per vivere, e valutano tanto meno quella che poi da essi ricevono per rifarsi. E poco appresso: Frattanto i poveri sono poi quelli che rubano: essi sono i ladri al padrone, essi che gli sfiorano la parte, essi che gli spiantan le possessioni, essi quei che gli mandano il tutto male. Segneri. – Si usa pur di frequente dopo le interrogazioni: Chi son essi? alle belle contrade Qual ne venne straniero a far guerra? Manzoni.
§ 2. Esso nel senso di egli medesimo. Altre volte esso riveste maggior forza e vale esso stesso, egli medesimo. Non a quella chiesa che esso (egli proprio, il defunto) aveva anzi la morte disposto, ma alla più vicina le più volte il portavano. Boccaccio. – Mandato avanti ogni uomo (ognuno), esso con poca compagnia e di gentiluomini entrò in cammino. Boccaccio. – Chi osserverà bene, vedrà che i nostri difetti e svantaggi non sono ridicoli essi, ma lo studio che noi ponghiamo per occultarli. Leopardi.
§ 3. Esso stesso, esso medesimo (vedi più oltre § 6). È molto frequente l’uso di esso stesso, esso medesimo, anch’esso. Sommamente facendolo onorare, esso stesso gli tenea compagnia. Boccaccio. – Temendo essi medesimi (gl’irresoluti) d’indursi.... ad abbandonare il partito preso.... affrettano la esecuzione. Leopardi. – Il mondo fa anch’esso (esso medesimo) le sue leggi, ha il suo vangelo anch’esso. Manzoni.
§ 4. Esso usato come aggettivo. Esso adoprasi non di rado anche come aggettivo, premettendolo ad un nome detto poco avanti, o perchè spicchi di più, o perchè la ripetizione del nome non sembri fatta a caso e per trascuraggine. L’uomo non desidera e non ama se non la felicità propria. Però non ama la vita, se non in quanto la reputa instrumento o subietto di essa felicità. Leopardi.
Esso come ripieno. Dopo alcuni avverbii o preposizioni gli antichi usavano esso che talora formò poi una sola parola con quelle: passava lunghesso la camera. Boccaccio. – Sen giva sovresso l’acqua. Dante. – Io voglio che vengano stamane a desinare con esso noi. Machiavelli. – Montasi su Bismantova.... Con esso i piè. Dante. – Pare che le cose istesse si rechino in mezzo e che elle si mostrino non colle parole, ma con esso il dito. Casa. – Tu cenerai con esso meco. Boccaccio. Oggi si adopera bene lunghesso e qualche volta. per eleganza, con esso unito a pronomi personali puri.
Talora esso premette la d fonica e diventa desso che non si deve confondere col seguente.
§ 5. Il pronome desso. Desso, di sua natura sostantivo, si adopera solo come predicato nominale dopo essere, parere, credere o esser creduto e simili verbi, e si riferisce per lo più a persona, di rado a cosa, ma non mai in senso neutro. Significa quello proprio, quello appunto. Gridando: questi è desso e non favella. Dante. – Hai tu sentito stanotte cosa niuna? Tu non par’ desso. – Boccaccio. – Sciolti che sieno (i versi) da quel lor numero, non pajono più dessi. Caro. – Credendolo desso veramente, se gli avventò di fatto al viso. Lasca.
§ 6. Stesso e medesimo: loro differenza. Stesso e medesimo differiscono tra loro in questo: che stesso serve a dar rilievo a una persona o cosa, quasi accrescendone la realtà e separandola affatto dalle altre: mentre medesimo indica semplicemente che una persona o cosa corrisponde con sè stessa, vale a dire non è un’altra, nè mutata in un’altra da quella che si conosceva prima. Nondimeno si adoprano tutti e due sì nell’uno come nell’altro significato. Ambedue sono aggettivi e quando stanno senza un sostantivo che li regga, hanno bisogno dell’articolo, per prendere essi natura di sostantivi.
Possedeva Renzo un poderetto che faceva lavorare e lavorava egli stesso (da sè, in persona). Manzoni. – Le tue pari, implicate continuamente in loro stesse e quindi impotenti di sè medesime, soggiacciono il più del tempo all’irresoluzione. Leopardi. – La stessa fortuna ed il caso medesimo (fino la fortuna, anche il caso) sogliono essere inimici delle tue simili (anime). Leopardi. – Vince di beltà le Grazie istesse (fino le Grazie). Alamanni. – Io non saprei negar l’istessa vita (neppur la vita). Alamanni. – A me medesimo (anche a me) incresce andarmi tanto fra tante miserie ravvolgendo. Boccaccio. – Non pur era gentile, ma la gentilezza stessa (in persona). Varchi.
La legge vuole che colui ch’è cagione del male che si fa, sia in quella medesima colpa che colui che ’l fa. Boccaccio. – Il buono e il bello sono sempre quelli stessi. Gozzi. – Nel tronco istesso e tra l’istessa foglia Sovra il nascente fico invecchia il fico. Tasso.
§ 7. Usi notabili. Meco, teco, seco, stesso, medesimo, a, i, e. Entrò in troppo maggior sospetto ch’ella non era, seco medesima dicendo. Boccaccio. – Io curioso riguardava e diceva meco medesimo. Firenzuola. – Qui, quivi, oggi stesso, medesimo (a guisa d’ avverbio). Un’avventura che in questa stagione qui stesso avvenne. Alamanni. – E così oggidì medesimo mi pare che la maggior parte degli uomini.... reputino Cristo poco savio. Cavalca. – Diciamo sempre: verrà oggi stesso.
Stesso o medesimo si usano pure accompagnati con un nome che si abbia da ripetere a poca distanza.
§ 8. Medesimo e stesso sostantivati. Questi pronomi sostantivati valgono a richiamare persona o cosa detta avanti, a guisa de’ dimostrativi. Contro il qual vizio dice il medesimo (Apostolo): mentre che abbiam tempo, operiamo bene. Cavalca. – Non è alcun luogo dove il conte gisse Che Zerbin pel medesimo non vada. Ariosto. – Il fiore è una parte delle piante che serve a costituire il carattere delle medesime (di esse, loro). Crusca. – Parla molto l’istesso (Abbate Isacco) contro alcuni, i quali nutricano l’ira. Cavalca.
§ 9. in senso neutro. Usati neutralmente valgono quanto la stessa o medesima cosa. Quello stesso ch’or per me si vuole Sempre si volse. Petrarca. – L’istesso dicasi de’ Calvinisti. Segneri. – Quello che di questa parte ho detto, quel medesimo dico della seconda. Boccaccio. – Diciamo comunemente: è lo stesso per significare che di due cose l’una o l’altra ci è indifferente (franc. c’est la même chose).
§ 10. Tale (in verso anche cotale) di sua natura aggettivo, denota l’uguaglianza o somiglianza di una cosa o persona con altre cose dette avanti o da dirsi dopo:
con cose dette avanti: Non mai la vita, ove cagione onesta Del comun pro la chieda altri risparmi; Ma nè prodigo sia d’anima grande Uom degno, e tale è ben chi qui la spande (cioè, è prodigo). Tasso. – Tal fu mia stella e tal mia cruda sorte (cioè quale è stato detto avanti). Petrarca;
con cose da dirsi dopo: Tali sono là i prelati, quali tu gli hai qui potuti vedere. Boccaccio. Ciò avviene nelle proposizioni correlative tale – quale, tale – come, tale – che ecc. (Vedi Parte II [cap. VI § 19 Red.]).
§ 11. Tale in senso dimostrativo determinato. Quindi serve di frequente da dimostrativo in luogo di questo, quello, usati aggettivamente. Di tanta efficacia fu la qualità della pestilenza narrata.... che la cosa dell’uomo infermo stato o morto di tale infermità, tocca da un altro animale.... quello in fra brevissimo spazio uccidesse. Boccaccio. – Quando tale ribellione seguì, i Sanniti erano in lega coi Romani. Machiavelli. – E nello stesso senso adoprasi questo tale, quel tale, un tale; p. es. Io mi persuado che l’altezza della stima e della riverenza verso gli scrittori sommi provenga comunemente.... piuttosto da consuetudine ciecamente abbracciata, che.... dal conoscere in quelli per quella guisa un merito tale. Leopardi. – Dove questi tali casi non sono occorsi, veggiamo che i popoli sono ancora barbari. Leopardi.
§ 12. Tale dimostrativo indeterminato. Si usa spesso cogli articoli in senso indeterminato per indicare cosa o persona che non sappiamo o non vogliamo specificare. (In senso assoluto indica soltanto persona). Quando diciamo: oggi è l’anno o tanti anni, accadde la tal cosa ovvero la tale, questa ci pare, per dir così, più presente o meno passata che negli altri giorni. Leopardi. – Il Griso riferì al suo padrone che Lucia era ricoverata nel tal monastero, sotto la protezione della tal signora. Manzoni. – Quando Renzo e i due compagni giunsero all’osteria, vi trovaron quel tale già piantato in sentinella. Manzoni. – Andava accompagnato da un tal Cristoforo. Manzoni.
Fingendo di chiamare una persona, di cui non ricordiamo il nome, diciamo Signor tale, signora tale. Madonna (signora) tale, guardate quanto è bello questo grano. Sacchetti.
§ 13. Tale in senso neutro. Tale si usa anche neutralmente nelle frasi giungere a tale.... che, cioè a tal grado, a tal punto.... e nel modo proverbiale tal ne sia di voi, cioè, sia pur così, fate come vi piace. Sono io.... a tal venuto, ch’io non posso far nè molto nè poco. Boccaccio. – Se voi non volete aspettare, tal ne sia di voi, chè per oggi la festa è finita. Firenzuola. – In verso prende anche senso avverbiale di così. (Vedi più oltre, nel capitolo sui Pronomi relativi).
Si usa anche spesso il modo avverbiale talchè per cosicchè.
Nello stile elevato e più spesso nel verso, tale (anche senza l’articolo un) può prendere senso indeterminato e usarsi come taluno, alcuno, seguito dal relativo che. E già... discende l’erta.... Tal che per lui ne fia la terra aperta. Dante. – Di tai che non saranno senza fama Se l’universo pria non si dissolve. Petrarca.
Quindi in senso distributivo: Tale.... tale per questo, quello, alcuno, altri. Tale venne in figura del re di Francia, tale del re d’Inghilterra. M. Villani. – Tali rifiutarono, tali acconsentirono. Novellino.
§ 14. cosiffatto o siffatto si adopera, di rado, ma con più efficacia, nel senso di tale. Di che gli occhi miei presero un dì cosiffatta (tale) esperienza. Boccaccio. – Questi cosiffatti modi fanno sovente acquistar biasimo. Boccaccio. – Cominciarono a tener maniera men discreta che a cosiffatte cose non si richiedea. Boccaccio. – L’ortografia è siffatta quale accennavamo al lettore. Salviati.
§ 15. Tanto (in verso anche cotanto) pronome dimostrativo e quantitativo insieme, determina cose o persone mediante una data quantità intera o collettiva che si trova in esse: quindi nel singolare vale così grande, così grosso ecc. nel plurale vale di tanto numero, in tanta copia. Tanto di senso neutro vale cosa sì grande, quantità così grande ecc. e spesso diviene avverbio.
§ 16. Tanto riferito a cosa antecedente o seguente. Riferito a quantità detta avanti si usa come aggettivo, accompagnato col nome: Non può più la virtù fragile e stanca Tante varietadi omai soffrire. Petrarca. – A me medesimo incresce andarmi tanto fra tante miserie ravvolgendo. Boccaccio.
Riferito a quantità determinate dopo: oltre all’esser tocchi da non mediocre pietà di tanta miseria umana, quanta manifestavasi dagli effetti, dubitavano ecc. Leopardi. – E così in tutte le proposizioni relative e consecutive, quando a tanto segue quanto o che. (Vedi Parte II [cap. VI § 19 Red.]).
§ 17. In senso di questo. Talora sta invece di questo, ma con maggiore efficacia: Tanto voglio che vi sia manifesto.... Che alla fortuna, come vuol, son presto. Dante. Talora si aggiunge ai dimostrativi locali questo, quello: questo tanto, quel tanto. A M. Ridolfo non parrà di noja a ragionare quel tanto che gli sarà a grado, della proposta materia de’ colori. R. Borghini.
§ 18. Tanto moltiplicativo. Tanto si usa talora a indicare una quantità uguale a quella della cosa, di cui si parla, dicendosi due tanti, sei tanti, cento tanti o due ecc. volte tanto. Vide Che le navi nemiche eran due tante. Ariosto. – Diverrà due tanti maggiore il piacere (cioè il doppio). Firenzuola. – Moltissime stelle appariscono piccolissime, e cento volte tante ve ne sono del tutto a noi invisibili (cento volte moltissime). Galilei.
§ 19. Un tanto indeterminato. Tanto in senso indeterminato, e preceduto da un, indica una quantità qualsiasi di denaro. Doveremmo (dovremmo) darle un tanto il mese. Berni. – Andai a stare a casa sua a un tanto la settimana. Cellini.
§ 20. Tanto per molto. Si adopera a mo’ di esclamazione: p. es. grazie tante! questi denari sono tanti! Ti voglio tanto bene! erano tanti giorni che ti aspettavo!
Frasi avverbiali: più che tanto, tanto quanto, tant’è ecc.

References: § 7

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§ 2

§ 3
 § 6

§ 4

§ 5

§ 6

§ 7

§ 8

§ 9

§ 10
 § 19

§ 11

§ 12

§ 13

§ 14

§ 15

§ 16
 § 19

§ 17

§ 18

§ 19

§ 20