Source: http://www.cortedicassazione.it/corte-di-cassazione/it/giur_com_int.page?frame4_item=5
Timestamp: 2018-10-22 23:53:19+00:00

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«Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Direttiva 2008/115/CE – Norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare – Articolo 16, paragrafo 1 – Trattenimento ai fini dell’allontanamento – Trattenimento in un istituto penitenziario – Impossibilità di sistemare i cittadini di paesi terzi in un apposito centro di permanenza temporanea – Mancanza di un centro siffatto nel Land in cui il cittadino di un paese terzo è trattenuto»
Nelle cause riunite C‑473/13 e C‑514/13, avente ad oggetto alcune domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Bundesgerichtshof e dal Landgericht München I (Germania), con decisioni in data 11 luglio e 26 settembre 2013, pervenute in cancelleria, rispettivamente, il 3 settembre e l’8 ottobre 2013, nei procedimenti Adala Bero contro Regierungspräsidium Kassel (C‑473/13) e Ettayebi Bouzalmate contro Kreisverwaltung Kleve (C‑514/13)
L’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro è tenuto, di norma, a trattenere ai fini dell’allontanamento i cittadini di paesi terzi in situazione di soggiorno irregolare sistemandoli in un apposito centro di permanenza temporanea di questo Stato, ancorché tale Stato membro abbia una struttura federale e lo Stato federato competente a decidere e ad eseguire detto trattenimento ai sensi del diritto nazionale non disponga di un centro di permanenza temporanea siffatto.
Nella causa C‑272/13, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Commissione tributaria regionale per la Toscana (Italia), con decisione del 25 maggio 2012, pervenuta in cancelleria il 21 maggio 2013, nel procedimento
Equoland Soc. coop. Arl contro Agenzia delle Dogane – Ufficio delle Dogane di Livorno
Nelle cause riunite C‑58/13 e C‑59/13, aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Consiglio Nazionale Forense (Italia), con decisioni del 29 settembre 2012, pervenute in cancelleria il 4 febbraio 2013, nei procedimenti
Angelo Alberto Torresi (C‑58/13), Pierfrancesco Torresi (C‑59/13)
«Impugnazione – Concorrenza – Articoli 82 CE e 86, paragrafo 1, CE – Mantenimento dei diritti privilegiati accordati dalla Repubblica ellenica ad un’impresa pubblica per la prospezione e lo sfruttamento di giacimenti di lignite – Esercizio di tali diritti – Vantaggio concorrenziale nei mercati della fornitura di lignite e di elettricità all’ingrosso – Mantenimento, estensione o rafforzamento di una posizione dominante»
Nella causa C‑553/12 P, avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 30 novembre 2012,
Commissione europea, ricorrente,
sostenuta da Mytilinaios AE, Protergia AE, Alouminion AE
Dimosia Epicheirisi Ilektrismou AE (DEI), ricorrente in primo grado,
Repubblica ellenica, Energeiaki Thessalonikis AE, Elliniki Energeia kai Anaptyxi AE (HE & DSA),
intervenienti in primo grado
1) La sentenza del Tribunale dell’Unione europea DEI/Commissione (T‑169/08, EU:T:2012:448) è annullata.
2) La causa viene rinviata al Tribunale dell’Unione europea affinché statuisca sui motivi dedotti dinanzi ad esso su cui la Corte di giustizia dell’Unione europea non si è pronunciata.
«Politica sociale – Articolo 141 CE – Parità di retribuzione tra lavoratori di sesso femminile e lavoratori di sesso maschile – Prepensionamento con godimento immediato della pensione – Maggiorazione ai fini del calcolo della pensione – Vantaggi che vanno principalmente a beneficio di funzionari di sesso femminile – Discriminazioni indirette – Giustificazione oggettiva – Reale intento di raggiungere l’obiettivo indicato – Coerenza nell’attuazione – Articolo 141, paragrafo 4, CE – Misure volte a compensare svantaggi nella carriera professionale dei lavoratori di sesso femminile – Inapplicabilità»
Nella causa C-173/13, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla cour administrative d’appel de Lyon (Francia), con decisione del 3 aprile 2013, pervenuta in cancelleria il 9 aprile 2013, nel procedimento Maurice Leone, Blandine Leone contro Garde des Sceaux, ministre de la Justice, Caisse nationale de retraite des agents des collectivités locales
1) L’articolo 141 CE deve essere interpretato nel senso che un regime di maggiorazione di pensione, quale quello in esame nel procedimento principale, a meno che non possa essere giustificato da fattori oggettivi estranei a qualsiasi discriminazione basata sul sesso, come un obiettivo legittimo di politica sociale, ed essere idoneo a raggiungere l’obiettivo indicato e necessario a tal fine, circostanza che richiede che esso soddisfi realmente l’intento di raggiungere quest’ultimo e che sia attuato in maniera coerente e sistematica in tale prospettiva, genera una discriminazione indiretta in materia di retribuzione tra lavoratori di sesso femminile e lavoratori di sesso maschile contraria a detto articolo.
2) L’articolo 141 CE deve essere interpretato nel senso che un regime di prepensionamento con godimento immediato della pensione, quale quello in esame nel procedimento principale, a meno che non possa essere giustificato da fattori oggettivi estranei a qualsiasi discriminazione basata sul sesso, come un obiettivo legittimo di politica sociale, ed essere idoneo a raggiungere l’obiettivo indicato e necessario a tal fine, circostanza che richiede che esso soddisfi realmente l’intento di raggiungere quest’ultimo e che sia attuato in maniera coerente e sistematica in tale prospettiva, genera una discriminazione indiretta in materia di retribuzione tra lavoratori di sesso femminile e lavoratori di sesso maschile contraria a detto articolo.
3) L’articolo 141, paragrafo 4, CE deve essere interpretato nel senso che non rientrano nelle misure contemplate da tale disposizione provvedimenti nazionali, quali quelli in esame nel procedimento principale, che si limitano a consentire ai lavoratori interessati di beneficiare di un prepensionamento con godimento immediato della pensione e a concedere loro una maggiorazione di anzianità al momento del loro collocamento a riposo, senza porre rimedio ai problemi che essi possono incontrare nel corso della loro carriera lavorativa.
«Rinvio pregiudiziale – Direttiva 93/13/CEE – Articolo 7 – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 47 – Contratti stipulati con i consumatori – Contratto di prestito ipotecario – Clausole abusive – Procedura di esecuzione ipotecaria – Legittimazione ad agire»
Nella causa C‑169/14, avente ad oggetto una domanda di pronuncia pregiudiziale ai sensi dell’articolo 267 TFUE, proposta dalla Audiencia Provincial de Castellón (Spagna), con decisione del 2 aprile 2014, pervenuta in cancelleria il 7 aprile 2014, nel procedimento
Juan Carlos Sánchez Morcillo, María del Carmen Abril García contro Banco Bilbao Vizcaya Argentaria SA
L’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, in combinato disposto con l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dev’essere interpretato nel senso che esso osta a un sistema di procedure esecutive, quale quello in questione nel procedimento principale, il quale prevede che una procedura di esecuzione ipotecaria non può essere sospesa dal giudice del merito, dato che quest’ultimo può al massimo, nella sua decisione finale, concedere un risarcimento del danno sofferto dal consumatore, posto che quest’ultimo, quale debitore esecutato, non può proporre appello avverso la decisione che rigetta la sua opposizione contro detta esecuzione, mentre il professionista, creditore esecutante, ha facoltà di agire avverso la decisione che dispone la conclusione della procedura o dichiara inapplicabile una clausola abusiva.
«Regolamento (CE) n. 6/2002 – Disegno o modello comunitario – Articolo 6 – Carattere individuale – Impressione generale diversa – Articolo 85, paragrafo 2 – Disegno o modello comunitario non registrato – Validità – Requisiti – Onere della prova»
Nella causa C‑345/13, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Supreme Court (Irlanda), con decisione del 6 giugno 2013, pervenuta in cancelleria il 24 giugno 2013, nel procedimento
Karen Millen Fashions Ltd contro Dunnes Stores, Dunnes Stores (Limerick) Ltd
1) L’articolo 6 del regolamento (CE) n. 6/2002 del Consiglio, del 12 dicembre 2001, su disegni e modelli comunitari, deve essere interpretato nel senso che, affinché un disegno o modello possa essere considerato dotato di un carattere individuale, l’impressione generale da esso prodotta sull’utilizzatore informato deve essere diversa da quella prodotta su tale utilizzatore non da una combinazione di elementi isolati, tratti da più disegni o modelli anteriori, bensì da uno o più disegni o modelli anteriori, considerati singolarmente.
2) L’articolo 85, paragrafo 2, del regolamento n. 6/2002 deve essere interpretato nel senso che, affinché un tribunale dei disegni e modelli comunitari consideri valido un disegno o modello comunitario non registrato, il titolare di tale disegno o modello non è tenuto a provare che esso presenta un carattere individuale ai sensi dell’articolo 6 del regolamento medesimo, ma deve unicamente indicare in cosa tale disegno o modello presenti tale carattere, ossia identificare l’elemento o gli elementi del disegno o modello interessato che, a giudizio del suo titolare, conferiscono ad esso tale carattere.
«Libera prestazione di servizi – Agenzia di lavoro interinale – Distacco di lavoratori da parte di un’agenzia stabilita in un altro Stato membro – Restrizione – Impresa utilizzatrice di manodopera – Ritenuta alla fonte dell’imposta sul reddito di tali lavoratori – Obbligo – Versamento al bilancio nazionale – Obbligo – Caso dei lavoratori distaccati da un’agenzia nazionale – Assenza di tali obblighi»
Nelle cause riunite C‑53/13 e C‑80/13, aventi ad oggetto alcune domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Krajský soud v Ostravě (Repubblica ceca) e dal Nejvyšší správní soud (Repubblica ceca) con decisioni, rispettivamente, del 16 e del 17 febbraio 2013, pervenute in cancelleria il 30 gennaio e il 15 febbraio 2013, nei procedimenti
Strojírny Prostějov, a.s. (C‑53/13), ACO Industries Tábor s.r.o. (C‑80/13) contro Odvolací finanční ředitelství
L’articolo 56 TFUE osta ad una normativa, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, in virtù della quale le società stabilite in un primo Stato membro che si avvalgono di lavoratori impiegati e distaccati da agenzie di lavoro interinale stabilite in un secondo Stato membro, ma operanti nel primo Stato tramite una succursale, sono tenute a trattenere alla fonte e a versare al primo Stato un acconto sull’imposta sul reddito dovuta da detti lavoratori, laddove il medesimo obbligo non è previsto per le società stabilite nel primo Stato che utilizzano i servizi di agenzie di lavoro interinale stabilite in tale medesimo Stato.
«Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Direttiva 2000/78/CE – Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro – Articoli 2, 3, paragrafo 1, lettera c), e 6, paragrafo 1 – Discriminazione diretta basata sull’età – Stipendio di base dei dipendenti pubblici determinato in base all’età – Regime transitorio – Perpetuazione della disparità di trattamento – Giustificazioni – Diritto al risarcimento – Responsabilità dello Stato membro – Principi di equivalenza e di effettività»
Nelle cause riunite da C‑501/12 a C‑506/12, C‑540/12 e C‑541/12, aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Verwaltungsgericht Berlin (Germania), con decisioni del 23 ottobre 2012 (cause da C‑501/12 a C‑506/12) e del 13 novembre 2012 (cause C‑540/12 e C‑541/12), pervenute in cancelleria, rispettivamente, l’8 e il 28 novembre 2012, nei procedimenti
Thomas Specht (C‑501/12), Jens Schombera (C‑502/12), Alexander Wieland (C‑503/12), Uwe Schönefeld (C‑504/12), Antje Wilke (C‑505/12); Gerd Schini (C‑506/12) contro Land Berlin e Rena Schmeel (C‑540/12), Ralf Schuster (C‑541/12) contro Bundesrepublik Deutschland
1) L’articolo 3, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, dev’essere interpretato nel senso che le condizioni attinenti alle retribuzioni dei dipendenti pubblici rientrano nell’ambito di applicazione di tale direttiva.
2) Gli articoli 2 e 6, paragrafo 1, della direttiva 2000/78 devono essere interpretati nel senso che ostano a una misura nazionale, come quella controversa nei procedimenti principali, in forza della quale, nell’ambito di ciascuna categoria di funzioni, il livello dello stipendio di base di un dipendente pubblico è determinato, al momento dell’assunzione, in base all’età di quest’ultimo.
3) Gli articoli 2 e 6, paragrafo 1, della direttiva 2000/78 devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale, come quella controversa nei procedimenti principali, con cui sono definite le modalità di reinquadramento, nell’ambito di un nuovo sistema retributivo, di dipendenti pubblici in servizio prima dell’entrata in vigore di tale normativa, e che prevede, da un lato, che il livello retributivo in cui questi ultimi sono da quel momento inquadrati sia determinato sulla sola base dell’importo dello stipendio di base che essi percepivano in applicazione del previgente sistema retributivo, pur essendo quest’ultimo fondato su una discriminazione basata sull’età del dipendente, e, dall’altro, che il successivo avanzamento nella nuova scala retributiva sia da quel momento determinato esclusivamente in base all’esperienza professionale acquisita a partire dall’entrata in vigore di detta normativa.
4) In circostanze come quelle proprie dei procedimenti principali, il diritto dell’Unione, in particolare l’articolo 17 della direttiva 2000/78, non impone di concedere retroattivamente ai dipendenti pubblici discriminati un importo corrispondente alla differenza tra la retribuzione effettivamente percepita e la retribuzione corrispondente al livello più elevato della loro categoria.
Spetta al giudice del rinvio verificare se sussistano tutti i presupposti stabiliti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea affinché, ai sensi del diritto dell’Unione, possa sorgere la responsabilità della Repubblica federale di Germania.
5) Il diritto dell’Unione non osta a una norma nazionale, come quella controversa nei procedimenti principali, che prevede l’obbligo per il dipendente pubblico di far valere un diritto a prestazioni pecuniarie che non discendono direttamente dalla legge entro un termine relativamente breve, ossia prima della fine dell’esercizio finanziario in corso, a condizione che tale norma rispetti i principi di equivalenza e di effettività. Spetta al giudice del rinvio verificare che tali condizioni siano soddisfatte nei procedimenti principali.
«Rinvio pregiudiziale – Marchi – Direttiva 2008/95/CE – Articolo 3, paragrafi 1 e 3 – Marchio di colore rosso senza contorni, registrato per servizi bancari – Domanda di dichiarazione di nullità – Carattere distintivo acquisito con l’uso – Prova – Sondaggio d’opinione – Momento in cui deve essere acquisito il carattere distintivo con l’uso – Onere della prova»
Nelle cause riunite C‑217/13 e C‑218/13, aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Bundespatentgericht (Germania), con decisioni dell’8 marzo 2013, pervenute in cancelleria il 24 aprile 2013, nei procedimenti
Oberbank AG (C‑217/13), Banco Santander SA (C‑218/13), Santander Consumer Bank AG (C‑218/13) contro Deutscher Sparkassen- und Giroverband eV,
2) Qualora uno Stato membro non si sia avvalso della facoltà prevista all’articolo 3, paragrafo 3, secondo periodo, della direttiva 2008/95, l’articolo 3, paragrafo 3, primo periodo, di tale direttiva deve essere interpretato nel senso che, nell’ambito di un procedimento di dichiarazione di nullità riguardante un marchio privo di carattere distintivo intrinseco, occorre esaminare, al fine di valutare se tale marchio abbia acquisito carattere distintivo con l’uso, se tale carattere sia stato acquisito prima della data di deposito della domanda di registrazione di detto marchio. Al riguardo è irrilevante che il titolare del marchio contestato faccia valere che quest’ultimo ha acquisito comunque carattere distintivo con l’uso successivamente al deposito della domanda di registrazione, ma prima della registrazione del marchio stesso.
3) Qualora uno Stato membro non si sia avvalso della facoltà prevista all’articolo 3, paragrafo 3, secondo periodo, della direttiva 2008/95, l’articolo 3, paragrafo 3, primo periodo, di detta direttiva deve essere interpretato nel senso che esso non osta a che, nell’ambito di un procedimento di dichiarazione di nullità, il marchio contestato sia dichiarato nullo se privo di carattere distintivo intrinseco e il titolare di tale marchio non riesca a dimostrare che quest’ultimo aveva acquisito, prima della data di deposito della domanda di registrazione, carattere distintivo con l’uso che ne era stato fatto.

References: Articolo 16
 sentenza 
 Articolo 141
 Articolo 141
 Articolo 7
 Articolo 47
 Articolo 6
 Articolo 85
 Articolo 3