Source: https://www.laleggepertutti.it/145419_incidente-sulla-pista-da-sci-e-responsabilita-civile
Timestamp: 2019-01-17 20:19:39+00:00

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Di chi è la responsabilità civile in caso di incidente occorso su una pista da sci?
Occorre premettere che in giurisprudenza non è stata data una soluzione univoca sulla normativa applicabile. Infatti, Cass. 26 aprile 2004, n. 7916 (a fronte di un infortunio su una pista da sci per principianti in cui una giovane e inesperta sciatrice si era fratturata il femore cozzando contro i paletti in ferro collocati dal gestore per delimitare l’area di uscita dalla pista, propende per la sussumibilità della soggetta materia nel disposto dell’art. 2050 c.c. Essa ha ritenuto come pericolosa l’attività di gestione dell’impianto nell’aspetto costituito dalla delimitazione della via di imbocco alla sciovia mediante materiali rigidi infissi nella neve su area sciabile e frequentata da sciatori inesperti, a prescindere, poi, dalla circostanza che la situazione sia analoga a quella esistente presso qualsiasi sciovia. Tale fatto evidentemente non giustifica, ad opinione della S.C., in sé, la conclusione negativa, in quanto la pericolosità di un’attività va apprezzata, per gli effetti di cui all’art. 2050 c.c., esclusivamente in relazione alla probabilità delle conseguenze dannose che possano derivarne e non anche in riferimento alla diffusione delle modalità con le quali viene comunemente esercitata, che ben potrebbero essere tutte e sempre inadeguate, senza per questo elidere i presupposti per l’applicazione della norma citata. In termini più chiari: non si può escludere che un’attività sia pericolosa perché coloro che la esercitano non adottano normalmente la cautele che sarebbero in ipotesi opportune, giacché si assume così a parametro valutativo non già l’attitudine dell’attività a recare danno a terzi (come si deve), bensì il grado didiligenza comunemente riscontrabile.
Va in proposito chiarito che per la qualificazione di un’attività come pericolosa è necessario che essa presenti di per sé una notevole potenzialità di danno a terzi, mentre un’attività normalmente innocua ove diventi pericolosa per la condotta di chi la esercita comporta la responsabilità alla stregua dell’art. 2043 c.c. (Cass. n. 13530/1992).
Altre volte la giurisprudenza ha altresì evidenziato come in una pista da sci frequentata da utenti dei più diversi livelli di capacità tecniche sono prevedibili la perdita dell’equilibrio e i movimenti incontrollati che ne derivano, sicché, ai fini della configurabilità di una responsabilità per custodia del gestore dell’impianto di risalita, essendo tutti gli ostacoli che vi siano posti astrattamente pericolosi, va verificata in concreto l’esclusione della pericolosità, in base sia alle caratteristiche degli stessi sia del materiale adoperato (Cass. 10 febbraio 2005, n. 2706. Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto che anche in una pista di lieve pendenza ed agevole tracciato, dotata di buona visibilità, l’esistenza di una recinzione sostenuta da paletti in legno non imbottiti può costituire, atteso lo stato dei luoghi e l’utilizzo della pista anche da parte di sciatori inesperti, un pericolo idoneo a provocare le lesioni dello sciatore»).
Conforme: Cass., 18 gennaio 2006, n. 832
«La responsabilità del gestore di un impianto di risalita su una pista da sci va accertata verificando in concreto la pericolosità dell’impianto e avendo riguardo all’eventuale caso fortuito che, a norma dell’articolo 2051 c.c., esclude la responsabilità del custode, e può consistere anche nel comportamento dello stesso danneggiato. (In tale ipotesi è stata esclusa la responsabilità del gestore perchè l’evento dannoso si era verificato non lungo la pista di discesa o la zona di frenata, ma in un’area destinata alla sosta e al transito degli sciatori verso il parcheggio e gli impianti di risalita attigui, area nella quale lo sciatore danneggiato aveva fatto irruzione a velocità particolarmente elevata e non adeguata alle condizioni di luogo)».
La responsabilità ex art. 2051 c.c può concorrere per incidenti avvenuti a minori sulle piste da sci pericolose, con la responsabilità ex art. 2048 c.c. di coloro cui essi sono stati affidati. È stata ritenuta responsabile l’associazione organizzatrice di una c.d. «settimana bianca» e di corsi di sci per principianti che ha il dovere di provvedere alla sorveglianza dei partecipanti minori di età per tutto il tempo in cui gli sono stati affidati (Cass., 15 gennaio 2003, n. 482 nella specie, la suprema corte ha confermato la sentenza di merito che aveva affermato la responsabilità dell’Arci, organizzatrice di una c.d. «settimana bianca», per i danni riportati da un minore nell’effettuare una discesa su di una pista di sci, per avere essa omesso di vigilare affinchè questi non sciasse in assenza dell’istruttore, ed aveva — allo scopo — ritenuto che il fatto si era verificato al di fuori della normale area dello sport).
Ancora, la responsabilità per cose in custodia può concorrere anche con quella contrattuale: così Cass. 3 febbraio 2011, n. 2559, secondo cui in caso di danno per le lesioni riportate a seguito di una caduta da un allievo, minore di età, di una scuola di sci, l’iscrizione e l’ammissione del medesimo al corso determina la nascita di un vincolo contrattuale che fa sorgere a carico della scuola l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo per il tempo in cui questi usufruisce della prestazione scolastica, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso. Pertanto, trovando applicazione il regime probatorio desumibile dall’art. 1218 cod. civ., il creditore danneggiato è tenuto esclusivamente ad allegare l’inesatto adempimento, già risultante dalle lesioni subite, ma non a fornire la prova dell’evento specifico produttivo del danno essendo invece onere della scuola dimostrare in concreto, anche per presunzioni, che le lesioni sono state conseguenza di una sequenza causale ad essa non imputabile. Anche per Cass. 17 febbraio
2014, n. 3612 nel caso di danno alla persona subìto dall’allievo di una scuola di sci a seguito di caduta, la responsabilità della scuola ha natura contrattuale e pertanto, ai sensi dell’art. 1218 cod. civ., al creditore danneggiato spetta solo allegare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre grava sulla controparte provare l’esatto adempimento della propria obbligazione, ossia l’aver vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruiva della prestazione scolastica, dimostrando che le lesioni subite siano state conseguenza di circostanze autonome e non imputabili alla scuola.
Tale prova può essere data anche a mezzo di presunzioni e solo se la causa resta ignota il sistema impone che le conseguenze patrimoniali negative restino a carico di chi ha oggettivamente assunto la posizione
di inadempiente. (Nel ribadire il principio, la S.C. ha negato la responsabilità della scuola di sci perché, tenendo conto della peculiarità dell’insegnamento impartito e del comune dato d’esperienza che non è possibile imparare a sciare senza cadere, era stato accertato che la causa della lesione subita dal minore era dovuta alla circostanza che l’allievo aveva perso l’equilibrio, cadendo indietro e sedendosi sulle code degli sci, senza che gli attacchi di sicurezza potessero aprirsi). Nel solco giurisprudenziale sin qui analizzato si è posto anche Trib. Tivoli 4 novembre 2013, n. 1565 che è giunto ad affermare la responsabilità contrattuale del maestro di sci incaricato della lezione per le lesioni subite da un’allieva in mancanza della prova che le stesse fossero state conseguenza di un fatto al medesimo non imputabile, con la precisazione che, anche se la causa della caduta fosse rimasta ignota, il sistema avrebbe imposto che le conseguenze patrimoniali negative del fatto fossero subite da chi avesse oggettivamente assunto a posizione di inadempiente e non del creditore della prestazione.
Peraltro, l’accesso ad un comprensorio sciistico, costituito da numerose piste da sci di proprietà di soggetti diversi, a mezzo di un contratto atipico di «skipass», che consente allo sciatore, dietro corrispettivo, di utilizzare liberamente e illimitatamente, per il tempo previsto dal contratto, tutti gli impianti di risalita facenti parte del comprensorio, non implica una responsabilità contrattuale solidale di tutti i proprietari delle singole piste per gli incidenti verificatisi su una delle piste a causa dei difetti di manutenzione della stessa (nel caso di specie, mancanza di neve non adeguatamente segnalata), in quanto gli obblighi di manutenzione e custodia ricadono esclusivamente sul proprietario di ciascun impianto facente parte del comprensorio (Cass. 19 luglio 2004, n. 13334).
In ogni caso, sia con riguardo all’esercizio di attività pericolosa, sia in tema di danno cagionato da cose in custodia, è indispensabile, per l’affermazione di responsabilità, rispettivamente, dell’esercente l’attività pericolosa e del custode, che si accerti un nesso di causalità tra l’attività o la cosa e il danno patito dal terzo: a tal fine, deve ricorrere la duplice condizione che il fatto costituisca un antecedente necessario dell’evento, nel senso che quest’ultimo rientri tra le conseguenze normali ed ordinarie del fatto, e che l’antecedente medesimo non sia poi neutralizzato, sul piano eziologico, dalla sopravvenienza di un fatto di per sé idoneo a determinare l’evento. Pertanto, anche nell’ipotesi in cui l’esercente dell’attività pericolosa non abbia adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno, realizzando quindi una situazione astrattamente idonea a fondare una sua responsabilità, la causa efficiente sopravvenuta che abbia i requisiti del caso fortuito — cioè la eccezionalità e l’oggettiva imprevedibilità — e sia idonea, da sola, a causare l’evento, recide il nesso eziologico tra quest’ultimo e l’attività pericolosa, producendo effetti liberatori, e ciò anche quando sia attribuibile al fatto del danneggiato stesso o di un terzo (Cass. 10 marzo 2006, n. 5254).
Nel caso ipotizzato la tutela risarcitoria può essere somministrata non solo ex art. 2051 c.c., ma anche, se del caso, concorrendo altre forme di responsabilità sia aquiliana che contrattuale.

References: Cass. 
 art. 2051
 art. 2048
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 2051