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Timestamp: 2020-02-18 07:26:34+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 21 novembre 2019, n. 30370 - Escluso dall'IRAP quella parte di reddito che un lavoratore autonomo, esercente abitualmente l'attività professionale intellettuale di dottore commercialista, abbia prodotto in qualità sindaco, o di presidente del consiglio di amministrazione di una banca, senza utilizzare la propria autonoma organizzazione - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 21 novembre 2019, n. 30370
Tributi – IRAP – Dottore commercialista e revisore contabile – Compensi a terzi per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività – Assoggettamento ad imposta – Esclusione compensi per attività di revisore
Con differenti istanze il L. F., dottore commercialista e revisore contabile, chiedeva all’amministrazione finanziaria il rimborso dell’Irap versata per gli anni dal 1998 al 2005, che riteneva non dovuta per mancanza del requisito oggettivo dell’autonoma organizzazione, in quanto, in tesi, nel periodo non si era avvalso di collaboratori; aveva prestato la propria attività all’interno di uno studio professionale altrui; aveva ricavato la gran parte dei propri proventi dall’attività di sindaco di società per la quale non era prevista IRAP.
Formatosi il silenzio rifiuto al rimborso, il contribuente insorgeva prima dinanzi alla CTP di Mantova e, rimasto soccombente, proponeva appello dinanzi alla CTR di Brescia che rigettava il gravame e confermava la sentenza di primo grado. Nel far ciò il giudice di appello, ripercorreva gli arresti della Consulta e della Cassazione in materia di autonoma organizzazione e rivendicava la propria competenza circa l’accertamento di fatto dei requisiti indicativi dell’assoggettamento ad IRAP, tra cui il riscontro dei pagamenti ricorrenti al collaboratore rag. P. negli anni 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005 di cui si controverte.
1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art.2 d.lgs. n. 447/1997, in relazione all’art.360, n.3, c.p.c.: mancanza del presupposto oggettivo dell’IRAP, consistente nell’esercizio abituale di attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni, ovvero alla prestazione di servizi. In buona sostanza ribadiva l’assenza dei requisiti atti a configurare l’elemento oggettivo dell’autonoma organizzazione, ma anche, sotto il profilo della tipologia dei redditi percepiti, la provenienza di buona parte di essi dall’attività di componente del collegio sindacale e, dunque, lo loro esenzione dall’IRAP.
La giurisprudenza di questa Corte, già prima della pronuncia a S.U. 10 maggio 2016 n.9541, è orientata nel ritenere che i compensi corrisposti ad un soggetto terzo, che siano connotati dai caratteri della continuità e regolarità e che siano attinenti allo stesso settore, sono indice dell’autonoma organizzazione dell’attività e mostrano una modalità di gestione della professione basata su una sorta di divisione del lavoro.
E’, infatti, principio giurisprudenziale consolidato quello secondo cui “In tema di IRAP, l’impiego non occasionale di lavoro altrui, costituente una delle possibili condizioni che rende configurabile un’autonoma organizzazione, sussiste se il professionista eroga elevati compensi a terzi per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, restando indifferente il mezzo giuridico utilizzato e, cioè, il ricorso a lavoratori dipendenti, a una società di servizi o un’associazione professionale”, (ex multis Cass. 18 aprile 2018 n.10977). Con la conseguenza che i compensi erogati a terzi sono indice di assoggettamento ad IRAP del professionista ove emerga che siano serviti per compensare attività strettamente connesse a quella oggetto della professione svolta dal contribuente, e comunque tale da potenziarne ed accrescerne l’attività produttiva. (Cass., Sez. 6-5, Ordinanza n. 23557 del 18/11/2016).
Sicché, sotto questo profilo la censura è infondata.
Invero, l’art.3 comma 1, lett. c del d.lgs. n.446/1997 prevede che “sono soggetti passivi dell’imposta…le persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate a norma del predetto testo unico esercenti arti e professioni, art. 5, comma 3, art. 49, comma 1, del medesimo testo unico”. Il successivo art.8, poi, dispone che “per / soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lett. c), la base imponibile è determinata dalla differenza tra l’ammontare dei compensi percepiti e l’ammontare dei costi sostenuti inerenti alla attività esercitata”.
Con un orientamento consolidato, cui si intende dare continuità, questa Corte ha affermato che il combinato disposto degli artt.3 comma 1, lett. c) e art. 8 del d.lgs. 466/1997, facendo riferimento, per la determinazione della base imponibile, alla differenza tra l’ammontare dei compensi percepiti e quello dei costi sostenuti inerenti alle attività all’art.49, comma 1, d.P.R. 917/1986, senza fare menzione di quelle di cui al comma 2, lett. a) della medesima disposizione, esclude l’assoggettabilità ad IRAP di quella parte di reddito che un lavoratore autonomo, esercente abitualmente l’attività professionale intellettuale di dottore commercialista, abbia prodotto in qualità sindaco, o di presidente del consiglio di amministrazione di una banca, senza utilizzare la propria autonoma organizzazione (Cass., 9 maggio 2007, n. 10594). E tanto, anche dopo l’introduzione nel d.P.R. n.917/1986 dell’art. 50 comma 1 lett.c-bis, che ha ricompreso i redditi derivanti dalle collaborazioni coordinate e continuative (che, in precedenza, erano qualificati come altri redditi di lavoro autonomo dall’art. 49 comma 2 lett.a ), tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
In alcune pronunce, invero, questa Corte ha affermato che “non ha diritto al rimborso di imposta (Irap) il dottore commercialista che, in presenza di autonoma organizzazione ed espletando congiuntamente anche gli incarichi connessi di sindaco, amministratore di società e consulente tecnico, svolga sostanzialmente un’attività unitaria, nella quale siano coinvolte conoscenze tecniche direttamente collegate all’esercizio della professione nel suo complesso, allorché non sia possibile scorporare le diverse categorie di compensi eventualmente conseguiti e di verificare l’esistenza dei requisiti impositivi per ciascuno dei settori in esame, per il mancato assolvimento dell’onere probatorio gravante sul contribuente” (Cass., 5 marzo 2012, n. 3434; Cass., 19 marzo 2014, n. 6418; Cass., 23 gennaio 2017, n. 1712; Cass., 29 settembre 2016, n. 19327; Cass., 10 maggio 2019, n. 12495, Cass.04 luglio 2019 n.17987).
Nondimeno ha anche chiarito che il commercialista che sia anche amministratore, revisore e sindaco di una società non soggiace all’imposta per il reddito netto di tali attività, in quanto è soggetta ad imposizione fiscale unicamente l’eccedenza dei compensi rispetto alla produttività auto-organizzata; il che non si verifica nella specie, atteso che per la soggezione all’IRAP non è sufficiente che il commercialista normalmente operi presso uno studio professionale, atteso che tale presupposto non integra, di per sé, il requisito dell’autonoma organizzazione rispetto ad un’attività rilevante quale organo di una compagine terza (Cass., 3 luglio 2017, n., 16372; Cass., 3 marzo 2016, n. 4246; Cass., 2 novembre 2016, n. 22138).
La Commissione regionale dovrà, dunque, stabilire quale porzione dei ricavi non può essere assoggettata ad Irap, perché riferita in via esclusiva alla attività di sindaco di una pluralità di società, in relazione alle disposizioni di legge sopra richiamate, e quale parte degli stessi deve, invece, essere sottoposta al prelievo fiscale Irap perché riferita alla ordinaria attività di commercialista, con l’ausilio di una “autonoma organizzazione”, secondo i principi dettati da questa Corte (Cass. Sez.Un. 10 maggio 2016 n.9451).
Sicché sotto questo profilo la censura è fondata.
2. Con il secondo motivo di gravame si lamenta l’omesso esame di un punto controverso e decisivo del giudizio, in relazione all’art.360, n.5, c.p.c. ovvero l’idoneità dei documenti prodotti dal ricorrente a fornire la prova dell’inesistenza dell’autonoma organizzazione.
Accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Lombardia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
IRAP esclusione dei professionisti che hanno tirocinanti – Cassazione ordinanza n. 2520 del 2014
IRAP non applicabile a professionisti che svolgo l’attività in altre strutture

References: sentenza 
 Cass. 
 art. 5
 art. 49
 art.8
 art. 8
 sentenza