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Timestamp: 2020-08-14 21:22:07+00:00

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Responsabilità pubblica amministrazione | Sentenze
Responsabilità pubblica amministrazione
Scritto il Settembre 4, 2016 Novembre 22, 2016 da sentenze
Responsabilità pubblica amministrazione. L’orientamento giurisprudenziale che onera l’amministrazione della prova dell’assenza di colpa mediante la deduzione di circostanze integranti gli estremi dell’errore scusabile, lungi da derogare alla disciplina sostanziale in ordine all’individuazione degli elementi costitutivi della responsabilità risarcitoria della P.A., ha diversamente ripartito l’onere probatorio secondo la tecnica del principio di vicinanza o riferibilità della prova. Il principio del giusto processo ex art 111 cost., espressamente recepito nel codice del processo amministrativo, fa sì che la tecnica probatoria sia orientata a rimuovere gli ostacoli che impediscano o rendano difficoltosa la possibilità di agire in giudizio per la tutela effettiva dell’interesse legittimo. L’amministrazione è infatti il soggetto in grado di fornire la prova dei fatti che rientrano nella propria sfera di conoscenza e disponibilità sì da doverne dimostrare in giudizio l’esistenza: sicché, per sottrarsi alla responsabilità, è onerata della prova della mancanza di colpa ossia della prova di un fatto negativo che si traduce, in concreto sul piano processuale, della prova del fatto positivo contrario. Sull’assioma iperrealistico che ad ogni fatto negativo corrisponde un fatto positivo contrario conoscibile dal soggetto interessato a dimostrare il fatto negativo, l’amministrazione per provare l’assenza di colpa è onerata della prova (del fatto positivo contrario ossia) dell’errore scusabile, che, scaturendo dialetticamente dal fatto negativo oggetto di prova nel processo, non è ex ante individuabile, condensando una serie di fatti o indici positivi eterogenei, accomunati dall’essere rivelatori del fatto negativo da provare.
L’elencazione dei fatti integranti l’errore scusabile è meramente esemplificativa: orientamenti giurisprudenziali difformi, l’anfibologia normativa, la complessità della situazione di fatto sono solo alcune delle situazioni che, se allegate e dimostrate in giudizio, escludono la colpa e quindi la responsabilità dell’amministrazione.
Consiglio di Stato sentenza n. 3790 2 settembre 2016
1.Con ricorso notificato il 2 luglio 2009, Omissis s.r.l., operante nel settore della formazione professionale, ha chiesto la condanna della Campania al risarcimento dei danni conseguenti alla propria illegittima esclusione dal programma operativo di formazione professionale, finanziato dal fondo sociale europeo.
Ha premesso nella narrativa dell’atto introduttivo che:
-il Tribunale amministrativo regionale della Campania, sezione distaccata di Salerno, con sentenza n. 1683 del 2008 aveva accolto uno (n. 2496/95) dei due ricorsi riuniti (l’altro, n. 1141/94, lo aveva dichiarato improcedibile), da essa proposti avverso l’esclusione dal programma operativo formazione con finanziamento comunitario F.S.E. OB 3 e 4 per il triennio 1990/1993;
-nonostante l’annullamento dell’esclusione, essendo ormai chiusi i corsi come rendicontati tra lo Stato e la Comunità europea, non aveva potuto accedere ai predetti finanziamenti e svolgere le relative attività didattiche di formazione professionale;
– a tutela della propria posizione conseguentemente residuava la sola tutela risarcitoria per il ristoro dei danni sofferti per il mancato introito dei finanziamenti, le spese inutilmente sostenute di programmazione dei corsi, la perdita di chance ed infine per il pregiudizio all’immagine.
2. Il Tribunale amministrativo regionale della Campania, sezione distaccata di Salerno, sez. I, nella resistenza dell’intimata amministrazione regionale, con la sentenza segnata in epigrafe, ha respinto il ricorso.
Secondo i primi giudici infatti nella fattispecie in questione non sarebbe stato rinvenibile l’elemento soggettivo della colpa nell’adozione degli atti impugnati, fondati su elementi di fatto esterni al procedimento – quali le indagini svolte dalla Procura della Repubblica sulla personalità giuridica del Consorzio Omissis (ora Omissis S.r.l. ricorrente), centro autonomo di imputazione giuridica rispetto alle altre compagini societarie partecipanti alla procedura; la verifica dello status retributivo dei docenti; l’accertamento della regolarità contributiva previdenziale ed assistenziale del personale da essa impiegato – che in ragione “della complessità non erano obiettivamente interpretabili nella loro essenza, mancando in tali ipotesi ogni elemento di difetto di diligenza nell’agire dell’Amministrazione”.
3. Appella la sentenza Omissis s.r.l. che, oltre a dedurre la violazione e la falsa applicazione dei principi in materia di responsabilità della pubblica amministrazione di cui agli artt. 30 e 35 c.p.a., ne ha denunciato l’illegittimità per ultrapetizione e mancata corrispondenza tra quanto eccepito dalla Regione nell’atto di costituzione e quanto invece in essa contenuto: ciò in quanto, pur in assenza dell’eccezione da parte dell’amministrazione regionale della insussistenza dell’elemento psicologico della responsabilità extracontrattuale, sarebbe stata nondimeno esclusa la colpevolezza dell’amministrazione stessa, così respingendo ingiustamente la domanda risarcitoria.
I giudici di prima istanza, secondo la tesi dell’appellante, avrebbero immotivatamente disatteso l’orientamento giurisprudenziale che onera l’amministrazione della prova dell’assenza di colpa mediante la deduzione di circostanze integranti gli estremi dell’errore scusabile (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 16 aprile 2015 n. 1953): vale a dire della prova, rispettivamente, in ordine all’esistenza di contrasti giurisprudenziali nell’applicazione e nell’interpretazione di norme, alla formulazione poco chiara o ambigua di norme che disciplinano l’attività amministrativa in gioco, alla complessità della situazione di fatto oggetto del provvedimento, presupposti nel caso in esame affatto insussistenti.
4, Resiste la Regione Campania, che ha chiesto il rigetto dell’appello.
Alla pubblica udienza del 23.06.2006 la causa, dopo la rituale discussione, è stata trattenuta in decisione.
5. L’appello è infondato.
5.1. Occorre innanzitutto evidenziare che la controversia che ha dato origine alla domanda di
risarcimento dei danni da lesione dell’interesse legittimo
all’esame non attiene alla materia degli appalti pubblici conformata, in ossequio alla giurisprudenza europea, all’oggettivizzazione della responsabilità dell’illecito aquiliano imputabile all’amministrazione (cfr. Corte di Giustizia, sez. III, 30 settembre 2010, C- 314/09; Cons. Stato, sez. III, 10 aprile 2015 n. 1839).
Sicché tale domanda risarcitoria è governata dai criteri ordinari, fra i quali la prova della sussistenza degli elementi costitutivi, incombente ex art. 2697 c.c. sul danneggiato, della responsabilità aquiliana, quali l’ingiustizia del danno, la colpevolezza della P.A., il nesso di causalità fra la condotta illecita e il danno evento (ex multis, Cons. Stato, sez. III, 10 aprile 2015, n. 1839; 28 luglio 2015, n. 3707; 23 novembre 2015, n. 5307; 9 febbraio 2016, n. 559; sez. IV. 6 aprile 2015, n. 1356; sez. V, 18/1/2016, n. 125).
Peraltro l’orientamento giurisprudenziale richiamato dalla società appellante, lungi da derogare alla disciplina sostanziale in ordine all’individuazione degli elementi costitutivi della responsabilità risarcitoria della P.A., ha diversamente ripartito l’onere probatorio secondo la tecnica del principio di vicinanza o riferibilità della prova.
Il principio del giusto processo ex art 111 cost., espressamente recepito nel codice del processo amministrativo, fa sì che la tecnica probatoria sia orientata a rimuovere gli ostacoli che impediscano o rendano difficoltosa la possibilità di agire in giudizio per la tutela effettiva dell’interesse legittimo.
L’amministrazione è infatti il soggetto in grado di fornire la prova dei fatti che rientrano nella propria sfera di conoscenza e disponibilità sì da doverne dimostrare in giudizio l’esistenza: sicché, per sottrarsi alla responsabilità, è onerata della prova della mancanza di colpa ossia della prova di un fatto negativo che si traduce, in concreto sul piano processuale, della prova del fatto positivo contrario.
Sull’assioma iperrealistico che ad ogni fatto negativo corrisponde un fatto positivo contrario conoscibile dal soggetto interessato a dimostrare il fatto negativo, l’amministrazione per provare l’assenza di colpa è onerata della prova (del fatto positivo contrario ossia) dell’errore scusabile, che, scaturendo dialetticamente dal fatto negativo oggetto di prova nel processo, non è ex ante individuabile, condensando una serie di fatti o indici positivi eterogenei, accomunati dall’essere rivelatori del fatto negativo da provare.
Per questo motivo la giurisprudenza amministrativa, anche quella richiamata dalla società appellata, ha sempre ritenuto meramente esemplificativa l’elencazione dei fatti integranti l’errore scusabile: orientamenti giurisprudenziali difformi, l’anfibologia normativa, la complessità della situazione di fatto sono solo alcune delle situazioni che, se allegate e dimostrate in giudizio, escludono la colpa e quindi la responsabilità dell’amministrazione.
5.2. Ciò chiarito, deve osservarsi che nel caso in esame l’esclusione della società appellante dal programma operativo di formazione professionale, ritenuta illegittima, è stata disposta in conseguenza di una situazione di indubbia complessità, quanto all’accertamento della regolarità della inclusione della società fra i soggetti aspiranti al conferimento dei servizi di docenza nell’ambito della formazione professionale, complessità effettivamente esistente ed allegata dall’amministrazione resistente.
E’ sufficiente ricordare al riguardo le informative provenienti da altri apparati amministrativi sui cui l’esclusione è stata fondata e che hanno non irragionevolmente indotto la Regione ad adottare l’atto d’esclusione: le indagini svolte dalla Procura della Repubblica sulla personalità giuridica del Consorzio Omissis (ora Omissis S.r.l. ricorrente), quale effettivo centro autonomo di imputazione giuridica rispetto alle altre compagini societarie partecipanti alla procedura; gli accertamenti sul personale docente impiegato e sulla regolarità contributiva previdenziale ed assistenziale, tutti elementi fattuali che restituiscono un quadro sicuramente non chiaro e trasparente e non implausibilmente ritenuto ostativo al conseguimento di benefici finanziati dal fondo sociale europeo, che, com’è noto, impegnano lo Stato nazione, prima ancora che la Regione, a farne corretto impiego in favore dei soli operatori immuni da qualsiasi dubbio di correttezza nell’esercizio dell’attività di formazione svolta in forma impresa.
Non può pertanto sostenersi che la condotta dell’amministrazione regionale sia stata contraddistinta da ambiguità, equivocità o da un palese spregio delle regole di correttezza, idonee a dar vita ad un’ipotesi di colpevolezza.
Né in tal senso può essere significativo che l’indagine penale non abbia avuto alcun seguito, giacchè, per un verso, l’appellante neppure ha evidenziato le relative ragioni, mentre per altro verso proprio l’esistenza dell’indagine ha determinato la situazione di obiettiva complessità ed incertezza della fattispecie, idonea ad escludere lo stato di colpevolezza dell’amministrazione.
5.3. E’ appena il caso di aggiungere poi che non sussiste neppure l’eccepito vizio di ultrapetizione da cui sarebbe affetta l’impugnata sentenza per aver respinto la domanda risarcitoria per carenza di colpevolezza dell’amministrazione, sebbene l’amministrazione non avesse sollevato la relativa eccezione: come già osservato quel requisito ritenuto mancante è un elemento costitutivo della domanda risarcitoria e relativa sussistenza doveva essere provata dal ricorrente, così che per converso la sua mancanza, rilevata dai primi giudici, ha necessariamente determinato il rigetto della domanda,
6. Alla stregua delle osservazioni svolte l’appello deve essere respinto.
La peculiarità della controversia giustifica la compensazione delle spese del presente grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese del grado compensate.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 giugno 2016 […]
Consiglio di Stato sentenza n. 3790 2 settembre 2016, Responsabilità pubblica amministrazione
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