Source: http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2017-0227_IT.html
Timestamp: 2020-01-27 07:34:28+00:00

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sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali
Relatori: Hugues Bayet, Evelyn Regner
16 COM(2015) 610 final del 27 ottobre 2015.
17 COM(2014) 910 final del 16 dicembre 2014.
(4) Nel novembre 2015 il G20 ha invitato alla creazione di un sistema fiscale internazionale equo e moderno e ha approvato il piano d'azione dell'OCSE sull'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (Base Erosion and Profit Shifting, di seguito "piano d'azione BEPS"), finalizzato a fornire ai governi soluzioni internazionali chiare per colmare le lacune e i disallineamenti della normativa in vigore che consentono alle imprese di trasferire gli utili in luoghi dove l'imposizione fiscale è ridotta o assente e in cui non avviene alcuna reale creazione di valore. L'iniziativa BEPS è venuta meno all'impegno assunto dai ministri delle Finanze del G20 a San Pietroburgo nel settembre 2013, quando hanno dichiarato che gli utili dovrebbero essere tassati nel luogo in cui si svolgono le attività economiche da cui derivano gli utili e in cui viene creato valore19bis. L'incapacità del processo BEPS di realizzare gli obiettivi iniziali mette in evidenza l'importanza di intensificare la comunicazione a livello dei paesi per tutte le multinazionali. In particolare, l'azione 13 del piano d'azione BEPS introduce l'obbligo a carico di talune multinazionali di presentare una comunicazione paese per paese in via riservata alle autorità fiscali nazionali. Il 27 gennaio 2016 la Commissione ha adottato il "pacchetto anti-elusione fiscale", uno degli obiettivi del quale è il recepimento nel diritto dell'Unione dell'azione 13 del piano d'azione BEPS mediante modifica della direttiva 2011/16/UE del Consiglio20. Tuttavia, la tassazione degli utili nel luogo in cui viene creato valore richiede un approccio più ampio alla comunicazione paese per paese che si basi sulla comunicazione pubblica.
19bis Dichiarazione dei leader del G20, Vertice di San Pietroburgo, 5 e 6 settembre 2013, pag. 12.
(4 ter) La comunicazione pubblica paese per paese è stata già introdotta nell'Unione europea per il settore bancario dalla direttiva 2013/36/UE e per l'industria estrattiva e forestale dalla direttiva 2013/34/UE.
1bis Regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici (GU L 182 del 29.6.2013, pag. 19).
(9) Al fine di assicurare un livello di dettaglio che consenta ai cittadini di valutare con cognizione di causa il contributo delle multinazionali al benessere in ciascuna giurisdizione in cui operano, sia all'interno che all'esterno dell'Unione, senza nuocere alla competitività delle imprese, le informazioni dovrebbero essere ripartite per giurisdizione. La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito può essere compresa e impiegata in maniera significativa solo se le informazioni vengono presentate in forma disaggregata per ciascuna giurisdizione.
(11 bis) I casi di violazione, da parte delle imprese e delle succursali, degli obblighi di comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito, che danno luogo a sanzioni da parte degli Stati membri a norma della direttiva 2013/34/UE, dovrebbero essere segnalati in un registro pubblico gestito dalla Commissione europea. Tra le sanzioni potrebbero figurare, tra l'altro, sanzioni amministrative o l'esclusione dalle gare di appalto pubbliche e dalla concessione di risorse erogate attraverso i fondi strutturali dell'Unione.
(14) Poiché l'obiettivo della presente direttiva non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri e può, a motivo dei suoi effetti, essere conseguito meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. L'intervento dell'Unione è pertanto giustificato allo scopo di affrontare la dimensione transfrontaliera della pianificazione fiscale aggressiva o degli accordi sui prezzi di trasferimento. La presente iniziativa tiene conto delle preoccupazioni espresse dalle parti interessate in relazione alla necessità di contrastare le distorsioni del mercato unico, senza tuttavia compromettere la competitività dell'UE. Essa non dovrebbe imporre oneri amministrativi indebiti alle imprese, generare ulteriori conflitti fiscali o il rischio di doppia imposizione. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo, almeno per quanto riguarda una maggiore trasparenza.
Gli Stati membri esigono che le imprese figlie soggette alla loro legislazione nazionale e controllate da un'impresa madre apicale che registra nel bilancio di un esercizio finanziario un fatturato netto consolidato pari o superiore a 750 000 000 EUR e non è soggetta alla legislazione di uno Stato membro, pubblichino con cadenza annuale una comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito dell'impresa madre apicale.
2. Le informazioni di cui al paragrafo 1 sono presentate utilizzando un modello comune dell'UE e comprendono i dati seguenti, disaggregati per giurisdizione fiscale:
(b bis) le immobilizzazioni diverse dalle disponibilità liquide o mezzi equivalenti;
(g bis) il capitale dichiarato;
(g ter) l'eventuale beneficio per le imprese, figlie o succursali, derivante da un trattamento fiscale preferenziale da patent box o regimi equivalenti.
Al fine di proteggere le informazioni commercialmente sensibili e garantire una concorrenza leale, gli Stati membri possono permettere che uno o più elementi d'informazione elencati all'articolo 48 quater siano temporaneamente omessi dalla comunicazione per quanto riguarda attività in una o più giurisdizioni fiscali specifiche quando sono di una natura tale che la loro divulgazione recherebbe un grave pregiudizio alla posizione commerciale delle imprese di cui all'articolo 48 ter, paragrafi 1 e 3, cui si riferiscono. L'omissione non impedisce un'equa ed equilibrata comprensione della situazione fiscale dell'impresa. L'omissione va indicata nella comunicazione unitamente a una spiegazione del perché di questa scelta con riferimento alla giurisdizione fiscale in questione.
Gli Stati membri subordinano tale omissione all'autorizzazione preventiva di un'autorità nazionale competente. Ogni anno l'impresa chiede una nuova autorizzazione all'autorità competente, che prende una decisione sulla base di una nuova valutazione della situazione. Se le informazioni omesse non soddisfano più il requisito di cui al comma 3 bis, sono immediatamente rese accessibili al pubblico.
Se la Commissione giunge alla conclusione, dopo aver effettuato la propria valutazione delle informazioni ricevute a norma del comma 3 quater, che il requisito di cui al comma 3 bis non è soddisfatto, l'impresa interessata rende immediatamente tali informazioni accessibili al pubblico.
La modifica è necessaria e opportuna al fine di garantire la coerenza normativa con il considerando 10 della proposta legislativa.
Articolo 48 nonies bis (nuovo)
(2 bis) è inserito l'articolo seguente:
- imprese e succursali tenute a comunicare le informazioni sull'imposta sul reddito, in particolare la pertinenza di estendere il campo di applicazione del presente capo affinché comprenda le imprese di grandi dimensioni quali definite all'articolo 3, paragrafo 4, e i grandi gruppi quali definiti all'articolo 3, paragrafo 7, della presente direttiva;
- il contenuto della comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito, come previsto all'articolo 48 quater;
- la deroga temporanea di cui all'articolo 48 quater, paragrafo 3, commi da 3 bis a 3 septies.
Articolo 48 nonies ter (nuovo)
(2 ter) è inserito l'articolo seguente:
* Accordo interistituzionale "Legiferare meglio" tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea (GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1).
È necessario tenere conto delle disposizioni contenute nei trattati e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
(3 bis) all'articolo 51 il comma 1 è sostituito dal seguente:
Gli Stati membri comunicano tali disposizioni alla Commissione entro il ... [data di recepimento] e la informano senza indugio di eventuali successive modifiche delle disposizioni.
Entro ... (tre anni dopo l'entrata in vigore della presente direttiva), la Commissione redige un elenco delle misure e delle sanzioni stabilite in ciascuno Stato membro conformemente alla presente direttiva."
GU C 487 del 28.12.2016, pag. 62.
La comunicazione pubblica paese per paese sui dati fiscali delle imprese è un elemento fondamentale per contrastare l'evasione e l'elusione fiscali internazionali e la corsa al ribasso tra i sistemi fiscali. Tuttavia, i benefici della direttiva sono ancora più ampi. Con l'aumento della mobilità e delle attività economiche a livello europeo e mondiale, la trasparenza in termini di comunicazione è una condizione indispensabile per una forte governance societaria nonché uno strumento per rafforzare la responsabilità sociale delle imprese.
Ad oggi, i cittadini non possono utilizzare i conti pubblicati dalle imprese per stabilire se le multinazionali operano nelle loro giurisdizioni fiscali. Dal momento che le imprese multinazionali sono sempre più complesse e, purtroppo, meno trasparenti, il problema si sta aggravando. La maggior parte dei paesi utilizzano i principi contabili internazionali. La comunicazione pubblica paese per paese costituirà pertanto un modo efficace in termini di costi per introdurre cambiamenti per quanto riguarda la trasparenza societaria mondiale a beneficio delle nostre società, compresi i cittadini, gli azionisti, le autorità fiscali, gli investitori e gli economisti, fornendo loro un mezzo per far sì che i governi e le società multinazionali rispondano del proprio operato.
I relatori ritengono che, al di là degli obiettivi fiscali e di responsabilità societaria, la direttiva rappresenti altresì uno strumento per rafforzare i diritti dei lavoratori all'informazione e alla consultazione. La comunicazione pubblica rafforza il dialogo e promuove la fiducia reciproca all'interno delle imprese, dal momento che può fornire dati obiettivi e affidabili in merito alla situazione delle imprese, sensibilizzando in tal modo tutte le parti interessate, inclusi i dipendenti, riguardo alle esigenze di adattamento. Essa promuove inoltre il coinvolgimento dei dipendenti nel funzionamento e nel futuro dell'impresa e aumenta la competitività.
È da tempo che il Parlamento europeo auspica la comunicazione pubblica paese per paese. Già nel 2011 aveva adottato la sua posizione relativamente alla comunicazione paese per paese affermando che la qualità dell'informativa finanziaria è di importanza cruciale per combattere in modo efficace l'evasione fiscale e che ne trarrebbero giovamento anche gli investitori in tutti i settori, cosa che contribuirebbe alla buona governance a livello mondiale. Nel 2014 la comunicazione paese per paese è entrata a far parte delle discussioni nel quadro della direttiva sulle comunicazioni non finanziarie. Infine, quando il relatore per la riforma dei diritti degli azionisti, Sergio Cofferati, si è adoperato per inserire la comunicazione pubblica paese per paese nella direttiva contabile, la Commissione ha deciso di presentare una proposta specifica in materia sotto forma di un atto modificativo della direttiva contabile. La modifica della direttiva contabile può svolgere un ruolo fondamentale per la comunicazione societaria.
I relatori propongono di rafforzare la trasparenza per quanto riguarda le informazioni che le imprese dovrebbero fornire e propone i seguenti miglioramenti principali al testo della Commissione:
• in vista di una migliore regolamentazione, andrebbe evitata l'introduzione di nuove categorie di imprese e di gruppi. La modifica della direttiva contabile dovrebbe essere allineata alla logica della direttiva stessa. Le soglie per le microimprese, le piccole e medie imprese e le grandi imprese sono definite già da tempo. Il concetto risale alla quarta direttiva sul diritto societario del 1978. La necessità di introdurre una nuova soglia non è stata finora motivata in modo soddisfacente dalla Commissione. Dal momento che le PMI non dispongono delle risorse per investire in società di comodo al fine di trasferire artificiosamente gli utili, esse si ritrovano in una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto alle multinazionali. Al fine di garantire un mercato unico solido è essenziale istituire un sistema comune di comunicazione societaria equo, efficiente, trasparente e favorevole alla crescita, basato sul principio che gli utili dovrebbero essere tassati nel paese in cui sono realizzati. Pertanto i grandi gruppi quali definiti all'articolo 3, paragrafo 7, e tutte le grandi imprese quali definite all'articolo 3, paragrafo 4, dovrebbero essere soggetti ai nuovi obblighi di comunicazione;
• i relatori ritengono che non sarebbe opportuno circoscrivere il campo di applicazione della direttiva alle informazioni relative agli Stati membri dell'UE e ai paradisi fiscali e pertanto, anche se in linea di principio non sarebbero contrari all'idea di una lista nera dell'UE dei paradisi fiscali istituita sulla base di criteri chiari, propongono che le imprese multinazionali forniscano le informazioni sulle loro attività per ogni giurisdizione in cui operano, anche al di fuori dell'Unione europea. La comunicazione pubblica di tali informazioni non costituisce una sanzione per le giurisdizioni non cooperative ma piuttosto un requisito indispensabile per le imprese che operano in un mercato unico ben funzionante;
• al fine di rafforzare il controllo pubblico e la trasparenza societaria mondiale, i relatori ritengono che le imprese multinazionali dovrebbero comunicare le informazioni pertinenti per tutti i paesi in cui operano nel mondo, in modo da pagare le imposte laddove sono effettivamente realizzati gli utili. L'invito dei relatori a comunicare dati non aggregati è in linea con l'obiettivo UE della coerenza delle politiche per lo sviluppo, dal momento che mira a promuovere l'adempimento degli obblighi fiscali e ad aiutare in modo efficace i paesi in via di sviluppo a disporre del proprio gettito fiscale;
• i relatori ritengono fondamentale che il formato della pubblicazione consenta il confronto dei dati e propongono pertanto la standardizzazione del formato dei documenti di comunicazione per tutte le società nell'ambito della direttiva.
Per concludere, i relatori desiderano sottolineare l'importanza, per il corretto funzionamento del mercato unico, di un approccio coordinato e armonizzato all'attuazione dei sistemi di comunicazione societaria. In tale contesto, i relatori desiderano ribadire che una maggiore trasparenza delle attività delle imprese multinazionali è fondamentale per porre fine non solo al trasferimento degli utili, che avviene tramite diversi meccanismi quali società di comodo, patent box e accordi in materia di prezzi di trasferimento, ma anche a pratiche di concorrenza fiscale sleale tra sistemi giuridici, che troppo spesso vengono utilizzate a danno dei cittadini, in particolare dei contribuenti, dei lavoratori e delle PMI.
a norma dell'articolo 52 bis, paragrafo 4, del regolamento, di Bernard Monot e Gilles Lebreton
La comunicazione per paese rientra in una logica che abbiamo sostenuto fin dall'inizio: la lotta contro la pianificazione fiscale abusiva e la frode fiscale. Pertanto abbiamo votato a favore delle due relazioni TAXE, dei testi che imponevano lo scambio automatico di tax ruling, della lotta contro i disallineamenti da ibridi e delle 4 convenzioni a favore dello scambio automatico di informazioni (Svizzera, San Marino, Liechtenstein, Monaco).
La comunicazione per paese è uno strumento necessario. Tuttavia, a nostro avviso, il fatto di rendere pubbliche le informazioni crea uno svantaggio concorrenziale eccessivo a scapito delle imprese europee. Infatti, un concorrente cinese senza stabilimento nell'Unione, ad esempio, avrebbe accesso a titolo gratuito ai dati finanziari e commerciali sensibili.
Le deroghe proposte dal testo sono limitate e a nostro parere insufficienti, specialmente se i dati nei paesi terzi sono presentati in modo disaggregato.
Siamo favorevoli a uno scambio automatico di tali dati tra amministrazioni fiscali, che permetterebbe di individuare le situazioni in cui un'impresa non paga le imposte laddove si svolge la sua attività e, se del caso, di condurre i controlli fiscali per recuperare gli importi dovuti sulla base imponibile indebitamente spostata.
On. Pavel Svoboda
Oggetto: Parere sulla base giuridica della proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali (COM (2016)0198 – C8-0146/2016 – 2016/0107(COD))
Il 10 gennaio 2017 la commissione giuridica ha deciso di propria iniziativa, a norma dell'articolo 39, paragrafo 3, del regolamento, di presentare un parere indicante se la base giuridica proposta dalla Commissione, vale a dire l'articolo 50, paragrafo 1, TFUE, costituisca la base giuridica corretta per la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali o se, al contrario, la proposta debba avere una base giuridica diversa, come ad esempio l'articolo 115 TFUE.
Il 12 aprile 2016 la Commissione ha adottato una proposta di modifica della direttiva 2013/34/UE (la "direttiva contabile")(1). La proposta prevede per i gruppi multinazionali dell'Unione europea e di paesi terzi con un utile complessivo superiore a 750 milioni di EUR l'anno l'obbligo di redigere e pubblicare comunicazioni annuali riguardanti l'imposta sul reddito.
Stando alla relazione della proposta, un mercato unico solido richiede che le imprese paghino le imposte nel paese in cui realizzano gli utili. Il fenomeno della pianificazione fiscale aggressiva mette tuttavia a repentaglio questo principio. La Commissione ritiene che il controllo pubblico possa contribuire a contrastare questa pratica. Inoltre, la Commissione spiega che la proposta integra i vigenti obblighi di comunicazione finanziaria delle imprese e non interferisce con analoghi obblighi in relazione al bilancio delle imprese interessate.
II. Articoli pertinenti del trattato
La base giuridica proposta dalla Commissione è costituita dall'articolo 50, paragrafo 1, TFUE. L'articolo 50, paragrafo 1, e l'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), TFUE recitano:
g) coordinando, nella necessaria misura e al fine di renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati membri, alle società a mente dell'articolo 54, secondo comma per proteggere gli interessi tanto dei soci come dei terzi; (...)
L'articolo 115 TFUE dispone che:
(ex articolo 94 del TCE)
Fatto salvo l'articolo 114, il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale, stabilisce direttive volte al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che abbiano un'incidenza diretta sull'instaurazione o sul funzionamento del mercato interno.
III. La giurisprudenza sulla base giuridica
La scelta della base giuridica è importante perché l'Unione si basa costituzionalmente sul principio di attribuzione delle competenze e le sue istituzioni possono agire soltanto in conformità del mandato loro conferito dal trattato(2). Pertanto, la scelta della base giuridica non è discrezionale.
Dalla giurisprudenza della Corte di giustizia emergono alcuni principi riguardo alla scelta del fondamento giuridico. In primo luogo, date le conseguenze della base giuridica in termini di competenza concreta e procedura, la scelta del fondamento giuridico adeguato riveste un'importanza di natura costituzionale(3). In secondo luogo, la scelta della base giuridica per un atto dell'UE deve basarsi su elementi obiettivi suscettibili di sindacato giurisdizionale; tra tali elementi figurano, in particolare, lo scopo e il contenuto dell'atto(4). Sono irrilevanti, in proposito, l'auspicio di un'istituzione di partecipare più intensamente all'adozione di un determinato atto, il lavoro effettuato per altro motivo nel settore di azione in cui rientra l'atto o il contesto dell'adozione dell'atto(5).
La scelta di una base giuridica non corretta può quindi giustificare l'annullamento dell'atto in questione
IV. Finalità e contenuto del regolamento proposto
Emerge chiaramente dai considerando della proposta che il suo obiettivo è di aumentare la trasparenza e il controllo pubblico in materia di imposta sul reddito delle società e di migliorare la responsabilità delle imprese imponendo a talune società obblighi di comunicazione per quanto riguarda la loro imposta sul reddito.
Il considerando 12 della proposta afferma che la direttiva si propone di aumentare la trasparenza e il controllo pubblico in materia di imposta sul reddito delle società adeguando il quadro giuridico vigente sugli obblighi imposti alle imprese in materia di comunicazione per la tutela degli interessi dei soci e dei terzi, a norma dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), TFUE.
Secondo il considerando 5, un controllo pubblico rafforzato delle imposte sul reddito delle società pagate dalle multinazionali che svolgono attività nell'Unione è un elemento essenziale per migliorare ulteriormente la responsabilità delle imprese, contribuire al benessere grazie alle imposte, promuovere una più leale concorrenza fiscale nell'Unione mediante un dibattito pubblico più informato e ripristinare la fiducia dei cittadini nell'equità dei sistemi fiscali nazionali. Un tale controllo pubblico può essere conseguito mediante la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito.
Il considerando 9 spiega che le informazioni fornite nella comunicazione dovrebbero essere disaggregate per Stato membro al fine di assicurare un livello di dettaglio che consenta ai cittadini di valutare con cognizione di causa il contributo delle multinazionali al benessere in ciascuno Stato membro.
Il considerando 10 chiarisce il regime di responsabilità dei membri degli organi di amministrazione, gestione e controllo fissato nella proposta di direttiva allo scopo di rafforzare la responsabilità nei confronti di terzi e assicurare una governance adeguata.
Il considerando 11 stabilisce l'obbligo per i revisori legali e le società di revisione di verificare che la relazione sia stata presentata in conformità alla proposta di direttiva, allo scopo di garantire che i casi di non conformità siano resi pubblici.
Il contenuto della proposta di direttiva consiste principalmente nell'obbligo per le grandi società e le succursali di redigere la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito, che contenga informazioni generali disaggregate per paese, da pubblicare in un registro e sul sito web dell'impresa. Il contenuto della proposta conferma l'obiettivo di aumentare la trasparenza, il controllo pubblico e la responsabilità delle imprese.
Per conseguire il suddetto obiettivo, la Commissione propone di inserire un nuovo capo nella direttiva contabile (capo 10 bis). In esso è indicato l'obbligo per tutte le imprese dell'Unione e le succursali di imprese di paesi terzi che operano nell'Unione aventi un fatturato consolidato superiore a 750 000 000 EUR di redigere e pubblicare con cadenza annuale una comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito (articolo 48 ter).
Le informazioni da includere nella comunicazione riguardano la natura delle attività, il numero di dipendenti, il fatturato netto (anche con terzi e tra società all'interno di un gruppo), gli utili o le perdite al lordo dell'imposta sul reddito, l'importo dell'imposta sulle società dovuta per gli utili realizzati nell'esercizio corrente, la quota dell'imposta sulle società già versata durante tale esercizio e l'importo degli utili non distribuiti (articolo 48 quater, paragrafo 2).
Le informazioni fornite devono essere disgregate per paese per ciascuno Stato membro in cui l'impresa opera e per ciascuna giurisdizione fiscale elencata in un "Elenco comune dell'Unione relativo a talune giurisdizioni fiscali", nonché in modo aggregato per il resto del mondo (articolo 48 quater, paragrafo 3, e articolo 48 octies).
La comunicazione deve essere pubblicata in un registro delle imprese e restare accessibile sul sito web dell'impresa per un minimo di cinque anni consecutivi (articolo 48 quinquies).
V. Determinazione della base giuridica appropriata
L'articolo 50, paragrafo 1, TFUE fornisce ai legislatori una base giuridica per adottare, tramite la procedura legislativa ordinaria, direttive al fine di realizzare la libertà di stabilimento in una determinata attività. L'articolo 50, paragrafo 2, TFUE contiene un elenco non esaustivo di casi in cui, in particolare, si applica tale base giuridica. Ai presenti fini l'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), TFUE, riveste interesse poiché prevede che i legislatori esercitino le funzioni loro attribuite per quanto riguarda il diritto di stabilimento "[...] coordinando, nella necessaria misura e al fine di renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati membri, alle società a mente dell'articolo 54, secondo comma, TFUE, per proteggere gli interessi tanto dei soci come dei terzi".
Un numero significativo di direttive sul diritto societario è stato adottato sula base di tale fondamento giuridico, allo scopo di proteggere gli interessi dei soci e di altri(7), anche laddove ciò comporti obblighi di informativa e, in particolare, di comunicazione al pubblico(8).
Allo stesso modo, e ciò è stato già descritto in dettaglio nella sezione IV della presente nota, l'obiettivo e il contenuto della proposta in esame consistono essenzialmente in un rafforzamento del controllo pubblico delle imposte sul reddito delle società pagate dalle multinazionali che svolgono attività nell'Unione, imponendo alle società a partire da una determinata soglia di fatturato annuo di redigere e pubblicare comunicazioni annuali riguardanti l'imposta sul reddito.
In particolare, come affermato al considerando 12, l'obiettivo della proposta è di "aumentare la trasparenza e il controllo pubblico in materia di imposta sul reddito delle società adeguando il quadro giuridico vigente sugli obblighi imposti alle imprese in materia di comunicazione per la tutela degli interessi dei soci e dei terzi, a norma dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), del TFUE".
La proposta di direttiva ritiene pertanto che vi sia un legame tra trasparenza e controllo pubblico, che sono gli obiettivi che persegue, e gli interessi "dei soci e dei terzi", che sono i beneficiari delle garanzie da adottare sulla base dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), TFUE. Se ne deduce i) che l'espressione "dei soci e dei terzi" si estende al pubblico in generale e quindi al di là di quanti intrattengano specificamente relazioni contrattuali o precontrattuali con una società o siano direttamente interessati dalle sue attività, nonché ii) che la proposta serve davvero gli interessi "dei soci e dei terzi". In tal modo, la proposta di direttiva resta pienamente conforme agli obblighi di comunicazione già stabiliti dalla direttiva 2013/34/UE.
Si dovrebbe quindi esaminare, alla luce di quanto precede, i) se l'espressione "tanto dei soci come dei terzi" di cui all'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), TFUE possa applicarsi al pubblico e ii) se la proposta tuteli di fatto gli interessi dei soci e dei terzi così definiti.
Per quanto riguarda il primo punto, si può concludere che, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, il concetto di "terzi" utilizzato nell'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), non sia limitato alle persone che intrattengono relazioni contrattuali o precontrattuali dirette con una società ma si applichi, tra l'altro, ai concorrenti delle società in questione e, più in generale, al pubblico.
Conformemente alla sentenza della Corte nella causa Verband deutscher Daihatsu-Händler, cui fa riferimento il considerando 12 della proposta di direttiva, il termine "terzi" va inteso in senso ampio:
"[Il testo stesso] dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), del TFUE menziona l'obiettivo di tutela dei "terzi" in generale senza distinguere o escludere categorie fra questi ultimi" (sottolineatura aggiunta)(9).
La Corte ha aggiunto che questa interpretazione letterale era confermata dall'obiettivo di sopprimere le restrizioni alla libertà di stabilimento che il trattato "assegna in termini molto ampi [...]"(10).
In tale sentenza, la Corte ha affermato che l'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), TFUE costituiva una base giuridica appropriata per richiedere la fornitura di informazioni per tutti i terzi che non conoscano o non possano conoscere sufficientemente la situazione contabile e finanziaria della società(11).
Axel Springer la Corte ha stabilito che "[L]a nozione di terzi ai sensi di tale articolo si riferisce a qualunque terzo"(12).
Con la sentenza nella causa Texdata Software GmbH la Corte ha inoltre riconosciuto che non vige l'obbligo che la protezione dei "terzi" sia in qualche modo ausiliaria o di sostegno a quella dei "soci". Pertanto anche le disposizioni in materia di comunicazione che mirano "[...] principalmente ad informare i terzi che non conoscano o non possano conoscere sufficientemente la situazione contabile e finanziaria della società" rientrano nel campo di applicazione dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), TFUE(13).
Per quanto riguarda la quesitone se la proposta protegga di fatto gli interessi del pubblico, va ricordato in primo luogo che il pubblico è il beneficiario del rispetto della normativa fiscale da parte delle società e della prevenzione del trasferimento indebito degli utili, dal momento che la previdenza sociale e la sicurezza del pubblico sono attuate mediante politiche pubbliche ampiamente finanziate con le imposte.
In secondo luogo, la messa a disposizione del pubblico delle informazioni relative alle imposte sul reddito delle società in ciascuno Stato membro consentirà il controllo pubblico del rispetto della normativa fiscale come pure un dibattito sociale e politico in merito ai livelli di tassazione adeguati (base imponibile e aliquota), anche in sede di confronto dei tassi con quelli vigenti in altre giurisdizioni fiscali nell'Unione. A sua volta ciò potrebbe dissuadere soprattutto le grandi società, che dipendono dalla loro reputazione in quanto parte del marchio aziendale, dal violare o altrimenti eludere la normativa fiscale.
Anche la protezione così fornita al pubblico rientra nell'ambito del termine "interesse" ai sensi dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), che la Corte, seguendo la stessa logica applicata alla definizione di "terzi", considera in senso ampio. In particolare, il termine non presuppone che siano interessati un diritto o un interesse specifico di un terzo in relazione diretta con le attività di una società(14).
Sembra pertanto coerente affermare che gli interessi del pubblico sarebbero protetti, ai sensi dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), TFUE, anche mettendo a sua disposizione informazioni sull'imposta sul reddito delle grandi società negli Stati membri.
Si deve pertanto concludere che, nel coordinare il quadro giuridico vigente sugli obblighi imposti alle società e alle succursali in materia di comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito per la tutela degli interessi dei soci e dei terzi, l'obiettivo e il contenuto della proposta sono conformi all'articolo 50, paragrafo 1, TFUE. Tale conclusione non viene invalidata dal fatto che le autorità fiscali trarranno indirettamente vantaggio da detto obbligo in materia di trasparenza. In ogni caso, contrariamente all'articolo 114, paragrafo 2, TFUE, gli articoli 50 e seguenti TFUE non contengono una clausola di esclusione per le disposizioni fiscali.
Inoltre, nei trattati non vi è una base giuridica più specifica dell'articolo 50, paragrafo 1, TFUE in considerazione dell'articolo 50, paragrafo 2, lettera g), TFUE. In particolare, l'intero sistema di armonizzazione generale del mercato interno costituito dagli articoli 114 e 115 TFUE è esplicitamente subordinato ad altre basi giuridiche applicabili e pertanto non si applica in questo caso, indipendentemente dal fatto che la clausola di esclusione di cui all'articolo 114, paragrafo 2, TFUE consenta in altri casi il ricorso all'articolo 115 TFUE (l'articolo 115 TFUE lascia impregiudicato l'articolo 114, che a sua volta si applica "salvo che i trattati non dispongano diversamente")(15).
La disponibilità dell'articolo 50, paragrafo 1, TFUE quale base giuridica esclude gli articoli 114 e 115 TFUE ma, a fini di completezza, sembra opportuno fornire una breve analisi della proposta alla luce dell'articolo 115 TFUE. L'articolo 115 TFUE conferisce al Consiglio il potere di stabilire direttive volte al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che abbiano un'incidenza diretta sull'instaurazione o sul funzionamento del mercato interno. Contrariamente all'articolo 114, non prevede alcuna clausola di esclusione delle disposizioni fiscali. Può pertanto essere utilizzato quale base giuridica per gli atti legislativi nel settore dell'imposizione diretta(16), a condizione che le leggi nazionali da armonizzare abbiano un impatto diretto sul mercato interno tanto da rendere necessaria l'armonizzazione.
Sebbene la proposta attuale sia politicamente legata alla direttiva (UE) 2016/881 del Consiglio recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale(17), adottata dal Consiglio il 25 maggio 2016, l'obiettivo e il contenuto dei due strumenti sono diversi. La direttiva (UE) 2016/881 si basa sugli articoli 113 e 115 TFUE. È evidente che lo scopo sia di migliorare la cooperazione tra le autorità fiscali degli Stati membri. Essa coordina il trasferimento di informazioni tra le autorità competenti imponendo determinati obblighi agli Stati membri(18). Inoltre, impone alle autorità fiscali dell'UE di sostituire 12 documenti informativi, alcuni dei quali contengono informazioni commerciali riservate. Invece l'obiettivo dell'attuale proposta della Commissione non è di migliorare la cooperazione amministrativa delle autorità fiscali bensì di aumentare la trasparenza e il controllo pubblico in materia di imposta sul reddito delle società e di migliorare la responsabilità delle imprese imponendo a talune società obblighi di comunicazione per quanto riguarda la loro imposta sul reddito. Indipendentemente dall'importo delle imposte versate, la proposta relativa a comunicazioni disaggregate per Stato membro impone alle multinazionali di pubblicare altri sei documenti informativi al fine di assicurare un livello di dettaglio che consenta ai cittadini di valutare con cognizione di causa il contributo delle multinazionali al benessere in ciascuno Stato membro.
Alla luce della precedente analisi, l'articolo 50, paragrafo 1, TFUE costituisce la base giuridica appropriata per la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali.
Nella riunione del 12 gennaio 2017 la commissione giuridica ha pertanto deciso, con 10 voti favorevoli e un'astensione(19), che l'articolo 50, paragrafo 1, TFUE costituisce la base giuridica appropriata per la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali.
Parere 2/00 del 6 dicembre 2001, Protocollo di Cartagena, EU:C:2001:664, punto 3; Parere 1/08 del 30 novembre 2009, Accordo generale sugli scambi di servizi, EU:C:2009:739, punto 110.
Parere 2/00 del 6 dicembre 2001, Protocollo di Cartagena, EU:C:2001:664, punto 5; Parere 1/08 del 30 novembre 2009, Accordo generale sugli scambi di servizi, EU:C:2009:739, punto 110.
Si vedano, tra l'altro, la sentenza del 25 febbraio 1999, Parlamento europeo/Consiglio, cause riunite C-164/97 e C-165/97, EU:C:1999:99, punto 16; la sentenza del 30 gennaio 2001, Regno di Spagna/Consiglio, causa C-36/98, EU:C:2001:64, punto 59; la sentenza del 12 dicembre 2002, Commissione/Consiglio, causa C-281/01, EU:C:2002:761, punti 33-49; la sentenza del 29 aprile 2004, Commissione/Consiglio, causa C-338/01, EU:C:2004:253, punto 55.
Si veda la sentenza del 4 aprile 2000, Commissione/Consiglio, causa C-269/97, EU:C:2000:183, punto 44.
Parere 2/00 del 6 dicembre 2001, Protocollo di Cartagena, EU:C:2001:664, punto 5.
Si vedano, in particolare, rispettivamente la sesta, l'undicesima e la dodicesima direttiva sul diritto societario, vale a dire la direttiva 82/891/CEE (GU L 378 del 31.12.1982, pag. 47), la direttiva 89/666/CEE (GU L 395 del 30.12.1989, pag. 36) e la direttiva 89/667/CEE (GU L 395 del 30.12.1989, pag. 40); la direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati (GU L 157 del 9.6.2006, pag. 87); la direttiva 2007/36/CE relativa all'esercizio di alcuni diritti degli azionisti di società quotate (GU L 184 del 14.7.2007, pag. 17), la direttiva 2011/35/UE relativa alle fusioni delle società per azioni (GU L 110 del 29.4.2011, pag.1), la direttiva 2012/30/UE sul coordinamento delle garanzie in relazione ai requisiti patrimoniali per le società per azioni (GU L 315 del 14.11.2012, pag. 74).
Direttiva 2009/101/CE intesa a coordinare, per renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati membri, alle società a mente dell'articolo 48, secondo comma, del trattato per proteggere gli interessi dei soci e dei terzi, (GU L 258 dell'1.10.2009, pag. 11).
Sentenza del 4 dicembre 1997, Verband deutscher Daihatsu-Händler contro Daihatsu Deutschland GmbH, causa C-97/96, EU:C:1997:581, punto 19.
Ibid., punto 21.
Ibid., punto 20.
Ordinanza della Corte del 23 settembre 2004, Axel Springer AG, cause riunite C-435/02 e C-103/03, EU:C:2004:552, punto 34.
Sentenza del 26 settembre 2013, Texdata Software GmbH, causa C-418/11, EU:C:2013:588, punto 54.
Axel Springer AG, supra, punto 35.
Si veda la sentenza del 29 aprile 2004, Commissione/Consiglio, causa C-338/01, EU:C:2004:253, punti 59-60.
Per questioni relative all'imposizione indiretta l'articolo 113 TFUE costituisce la base giuridica più specifica.
GU L 146 del 3.6.2016, pag. 8.
A tale proposito, si veda la sentenza del 27 settembre 2007, Twoh International, causa C-184/05, EU:C:2007:550, punto 31.
Erano presenti al momento della votazione finale: Joëlle Bergeron, Daniel Buda, Jean-Marie Cavada (relatore), Sergio Gaetano Cofferati, Therese Comodini Cachia, Angel Dzhambazki, Heidi Hautala, Constance Le Grip, Gilles Lebreton, Evelyn Regner, Tadeusz Zwiefka.
PARERE della commissione per lo sviluppo (28.4.2017)
destinato alla commissione per i problemi economici e monetari e alla commissione giuridica
Il Parlamento europeo chiede da tempo la rendicontazione pubblica paese per paese in quanto strumento fondamentale per affrontare efficacemente la lotta contro l'evasione fiscale e l'elusione fiscale a livello internazionale. La trasparenza è un elemento essenziale; la comunicazione al pubblico di informazioni rilevanti in materia fiscale da parte delle multinazionali può essere un punto di svolta, non solo per l'Europa. Le entrate provenienti dalle imposte sulle società costituiscono una quota significativa del reddito nazionale dei paesi in via di sviluppo, il che significa che essi sono particolarmente danneggiati dall'elusione dell'imposta sulle società. Ad esempio, secondo le conclusioni del gruppo ad alto livello dell'Unione africana sui flussi finanziari illeciti, il continente africano perde ogni anno oltre 50 miliardi di USD attraverso tali flussi finanziari illeciti.
Tuttavia, la proposta della Commissione nella sua forma attuale non è all'altezza di quanto necessario per eliminare completamente il velo di opacità che consente alle multinazionali di eludere le imposte in alcuni dei paesi più poveri del mondo. L'obbligo di rendicontazione paese per paese solo all'interno dell'UE e la pubblicazione invece dei dati aggregati provenienti da tutti i paesi terzi, rende la proposta inadatta allo scopo e inutile per i paesi in via di sviluppo, poiché non sarebbero in grado di ottenere informazioni specifiche per paese. A parte l'incapacità di contrastare efficacemente l'evasione fiscale, l'attuale proposta sarebbe, inoltre, in netta contrapposizione con l'impegno dell'UE a favore della coerenza delle politiche per lo sviluppo.
La relatrice chiede che anche i dati non aggregati siano pubblicati da tutti i paesi terzi in cui operano le multinazionali, aiutando efficacemente i paesi in via di sviluppo a lottare contro l'evasione fiscale e a reperire adeguate entrate pubbliche. Inoltre, una soglia più bassa per le imprese soggette a rendicontazione fornirebbe maggiori dati sulle attività delle multinazionali e alcuni importanti elementi di comunicazione (ad esempio, attivi e fatturato) dovrebbero altresì essere inclusi al fine di fornire un quadro preciso delle attività delle imprese a livello mondiale.
Lo scandalo dei "Panama Papers" dimostra chiaramente che l'evasione fiscale e l'elusione fiscale rappresentano problemi globali che possono essere risolti solo con una risposta globale e che i timidi tentativi di farvi fronte sono destinati a fallire. Solo con un forte impegno a favore dell'equità fiscale e della coerenza tra le politiche dell'UE sarà possibile contrastare in modo efficace la povertà e le disuguaglianze in Europa e nel mondo.
La commissione per lo sviluppo invita la commissione per i problemi economici e monetari e la commissione giuridica, competenti per il merito, a prendere in considerazione i seguenti emendamenti:
(6) I cittadini dovrebbero poter esaminare tutte le attività di un gruppo quando questo abbia una qualche forma di stabilimento all'interno e all'esterno dell'Unione. Le multinazionali operano a livello mondiale e il loro comportamento societario ha un impatto significativo sui paesi in via di sviluppo che sono particolarmente danneggiati dall'elusione dell'imposta sulle società. Un'opportuna rendicontazione pubblica disaggregata paese per paese per ciascun paese e giurisdizione in cui operano, è essenziale per consentire ai cittadini, alle autorità pubbliche e ai legislatori di tali paesi di monitorare efficacemente le attività di tali imprese e di contrastare l'evasione fiscale. Rendendo pubbliche le informazioni l'Unione rafforzerebbe la coerenza delle proprie politiche per lo sviluppo e limiterebbe i potenziali meccanismi di elusione fiscale nei paesi in cui la mobilitazione di risorse nazionali è stata individuata come componente essenziale della politica di sviluppo dell'Unione e come strumento indispensabile per conseguire gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
(6 bis) Al fine di garantire la coerenza delle politiche per lo sviluppo, l'Unione dovrebbe impegnarsi efficacemente a migliorare la trasparenza in materia fiscale nell'ambito dei suoi sforzi volti a incrementare il finanziamento per lo sviluppo del programma d'azione di Addis Abeba nel quadro della terza conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo.
(9) Al fine di assicurare un livello di dettaglio che consenta ai cittadini di valutare con cognizione di causa il contributo delle multinazionali al benessere in ciascuna giurisdizione in cui operano, sia all'interno che all'esterno dell'Unione, le informazioni dovrebbero essere ripartite per giurisdizione.
(9 bis) Gli Stati membri dovrebbero garantire che un livello adeguato di risorse umane, tecniche e finanziarie all'interno delle amministrazioni tributarie sia destinato allo scambio automatico di informazioni e all'elaborazione dei dati, nonché alla lotta contro l'evasione e l'elusione fiscali. I governi dei paesi sviluppati dovrebbero impegnarsi a scambiare automaticamente informazioni con i paesi in via di sviluppo, instaurando le relazioni bilaterali necessarie.
(9 ter) Gli Stati membri dovrebbero assistere i paesi in via di sviluppo condividendo conoscenze e migliori pratiche, al fine di aiutarli a migliorare le capacità delle loro amministrazioni tributarie.
(9 quater) Nel quadro del sostegno allo sviluppo di capacità dei paesi in via di sviluppo, occorrerebbe prestare particolare attenzione a soluzioni basate su piattaforme online efficienti che consentano di superare gli ostacoli burocratici, soprattutto per le piccole e medie imprese.
Gli Stati membri esigono che le imprese madri apicali di grandi gruppi quali definiti all'articolo 3, paragrafo 7, soggette alla loro legislazione nazionale e le grandi imprese che non sono imprese affiliate quali definite all'articolo 3, paragrafo 4, soggette alla loro normativa nazionale redigano e pubblichino con cadenza annuale una comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito.
La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata utilizzando un modello comune in formato aperto sul sito web dell'impresa il giorno della sua presentazione in almeno una delle lingue ufficiali dell'Unione. Il giorno della pubblicazione, l'impresa trasmette la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito anche a un registro pubblico gestito dalla Commissione.
Gli Stati membri esigono che le imprese figlie soggette alla loro legislazione nazionale e controllate da un'impresa madre apicale avente un fatturato netto consolidato superiore a 40 000 000 EUR e non soggetta alla legislazione di uno Stato membro, pubblichino con cadenza annuale una comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito dell'impresa madre apicale.
La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata utilizzando un modello comune disponibile in un formato aperto ed è resa accessibile al pubblico sul sito web dell'impresa figlia o di un'impresa affiliata il giorno della sua presentazione in almeno una delle lingue ufficiali dell'Unione. Il giorno della pubblicazione, l'impresa trasmette la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito anche a un registro pubblico gestito dalla Commissione.
La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata utilizzando un modello comune disponibile in un formato aperto ed è resa accessibile al pubblico sul sito web della succursale o di un'impresa affiliata il giorno della sua presentazione in almeno una delle lingue ufficiali dell'Unione. Il giorno della pubblicazione, l'impresa trasmette la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito anche a un registro pubblico gestito dalla Commissione.
Articolo 48 ter – paragrafo 5
5. Gli Stati membri applicano le disposizioni di cui al paragrafo 4 unicamente alle succursali qualora l'impresa che ha aperto la succursale sia un'impresa affiliata di un gruppo controllato da un'impresa madre apicale non soggetta alla legislazione di uno Stato membro e avente un fatturato netto consolidato superiore a 40 000 000 EUR oppure sia un'impresa non affiliata avente un fatturato netto superiore a 40 000 000 EUR.
a) l'impresa che ha aperto la succursale è un'impresa affiliata di un gruppo controllato da un'impresa madre apicale non soggetta alla legislazione di uno Stato membro e avente un fatturato netto consolidato superiore a 750 000 000 EUR oppure è un'impresa non affiliata avente un fatturato netto superiore a 750 000 000 EUR;
b) l'impresa madre apicale di cui alla lettera a) non ha un'impresa figlia media o grande ai sensi del paragrafo 3.
(a) il nome o i nomi, una breve descrizione della natura delle attività e l'ubicazione geografica;
(b bis) il valore delle attività e il costo annuale del mantenimento delle stesse;
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera b ter (nuova)
(b ter) le vendite e gli acquisti;
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera b quater (nuova)
(b quater) il valore degli investimenti per giurisdizione fiscale;
(c) l'importo del fatturato netto (compresa una suddivisione tra il fatturato realizzato con le parti correlate e il fatturato realizzato con le parti non correlate);
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera f bis (nuova)
(f bis) il capitale dichiarato;
Articolo 48 quater – paragrafo 2 – lettera f ter (nuova)
(f ter) le attività materiali diverse dalle disponibilità liquide o mezzi equivalenti;
(g bis) i contributi pubblici ricevuti;
(g ter) l'elenco delle filiali attive in ogni giurisdizione fiscale sia all'interno che all'esterno dell'Unione;
(g quater) tutti i pagamenti quali definiti all'articolo 41, paragrafo 5, erogati ai governi su base annua.
La comunicazione presenta le informazioni di cui al paragrafo 2 separatamente per ciascuno Stato membro. Qualora uno Stato membro comprenda diverse giurisdizioni fiscali, le informazioni sono elencate separatamente per ciascuna giurisdizione fiscale.
5. La comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito è pubblicata utilizzando un modello comune disponibile in un formato aperto ed è resa accessibile sul sito web in almeno una delle lingue ufficiali dell'Unione. Il giorno della pubblicazione, l'impresa trasmette la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito anche a un registro pubblico gestito dalla Commissione.
Articolo 48 sexies – paragrafo 2
2. Gli Stati membri assicurano che incomba collettivamente ai membri degli organi di amministrazione, gestione e controllo delle imprese figlie di cui all'articolo 48 ter, paragrafo 3, incaricati delle formalità relative alla pubblicità di cui all'articolo 13 della direttiva 89/666/CEE in relazione alla succursale di cui all'articolo 48 ter, paragrafo 4, nell'esercizio delle competenze loro attribuite dalla normativa nazionale, la responsabilità di garantire che la comunicazione delle informazioni sull'imposta sul reddito sia redatta, pubblicata e resa accessibile in conformità agli articoli 48 ter, 48 quater e 48 quinquies.
Articolo 48 octies bis (nuovo)
Articolo 48 octies bis
Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti di esecuzione al fine di istituire il modello comune di cui all'articolo 48 ter, paragrafi 1, 3 e 4 e all'articolo 48 quater, paragrafo 5. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 50, paragrafo 2.
ALLEGATO: ELENCO DELLE ENTITÀ O DELLE PERSONE DA CUI IL RELATORE PER PARERE HA RICEVUTO CONTRIBUTI
Il seguente elenco è redatto su base puramente volontaria sotto l'esclusiva responsabilità del relatore per parere. Nel corso dell'elaborazione del parere, il relatore ha ricevuto contributi dalle seguenti entità o persone.
Comunicazione delle informazioni sull’imposta sul reddito da parte di talune imprese e succursali
György Hölvényi, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Cristian Dan Preda, Dariusz Rosati, Paul Rübig, Bogdan Brunon Wenta, Anna Záborská, Željana Zovko,
Gruppo Verts/ALE

References: Articolo 48

Articolo 48
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