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Timestamp: 2019-05-22 01:24:48+00:00

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Circolazione stradale-incidente –risarcimento danni-accertamento della Segnaletica non chiar, a seconda che si tratti dell’ambito della ginecologiaostetricia,Alessandria, Andria, ASTI,AUTOSTRADE, AVVOCATO GRAVI INCIDENTI STRADALI INCIDENTI STRADALI, Barletta, Biella,Brindisi, Caltanissetta,cardiologia, Catania, CHIAMA SUBITO PRIMA MI CHIAMI PRIMA OTTENIAMO IL GIUSTO RISARICMENTO AVVOCATO INCIDENTI STRADALI, CIOE’ INTERVENIRE SUBITO CON DECISIONE PER OTTENERE IL GIUSTO RISARCIMENTO DANNI Ecco alcuni casi rappresentativi DI INCIDENTI STRADALI GRAVI RISOLTI DALLO STUDIO AVV ARMAROLI SERGIO Caso C TRIBUNALE, Cosenza, Crotone,Cuneo, ecc. 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Per ottenere un giusto risarcimento è importante che tu sappia quali siano i, risarcimento incidenti stradali mortali,risarcimento incidenti stradali tabelle, si procederà con la quantificazione del danno ad opera del medico legale. – Terzo:ATTENZIONE ASSOLUTA AL CLIETE, Siracusa, studio legale per La Richiesta Di Risarcimento Danni Incidente Mortale Incidenti Stradali E Gestione Dei Sinistri Auto E Moto studio legale Sentenza Sinistro Stradale Danno Da Morte Immediata Come Far,tabelle risarcimento incidenti stradali, tabelle risarcimento incidenti stradali mortali,Taranto, Trani AVVOCATO GRAVI INCIDENTI STRADALI INCIDENTI STRADALI, Trapani‎ incidenti stradali risarcimento, Verbano-Cusio-Ossola Vercelli AVVOCATO PER INCIDENTI STRADALI CAMION, Verbano-Cusio-Ossola Vercelli CHIAMA SUBITO PRIMA MI CHIAMI PRIMA OTTENIAMO IL GIUSTO RISARCIMENTO AVVOCATO INCIDENTI STRADALI,Vibo Valentia AVVOCATO GRAVI INCIDENTI STRADALI INCIDENTI STRADALI, Vicenza Rovigo Treviso AVVOCATO GRAVI INCIDENTI STRADALI INCIDEN
Circolazione stradale-incidente
risarcimento danni-accertamento della responsabilità
Corte di Cassazione Civile – Sezione III, Sentenza n. 10315 del 13/05/2014 Circolazione Stradale –
Art. 193 del Codice della Strada – Incidente stradale – Risarcimento dei danni subiti – In tema di risarcimento dei danni alle cose provocati da un incidente stradale, il preventivo di spesa prodotto dal danneggiato, redatto in assenza di contraddittorio e non confermato dal suo autore, non ha infatti valenza probatoria e non è idoneo ai fini della determinazione di quanto dovuto.
Il quesito di diritto che, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., la parte ha l’onere di formulare espressamente nel ricorso per cassazione a pena di inammissibilità, deve consistere in una chiara sintesi logico-giuridica della questione sottoposta al vaglio del giudice di legittimità, poiché la norma di cui all’art. 366 bis c.p.c. è finalizzata a porre il giudice della legittimità in condizione di comprendere in base alla sola sua lettura – l’errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice e di rispondere al quesito medesimo enunciando una regula iuris (Cass. Sez. Unite, 05 febbraio 2008, n. 2658).
1. L. R. e A. P. convennero, dinanzi al Giudice di Pace di (OMISSIS), B. A. e la M. Assicurazioni spa chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni subiti in conseguenza di un incidente stradale attribuito alla responsabilità del medesimo B..
2. Il Giudice di Pace accolse la domanda attrice e condannò i convenuti al pagamento della somma di Euro 3.200,00 in favore di L. R. e di Euro 1.500,00 in favore di A. P., “il tutto oltre interessi al tasso legale dal di dell’evento a quello del soddisfo”.
Condannò altresì i convenuti alla refusione della somma di Euro 800,00 in favore degli attori, a titolo di spese legali.
3. Proposero appello, dinanzi al Tribunale di (OMISSIS), L. R. e A. P. allegando: a) l’erronea liquidazione, da parte del giudice di primo grado, del danno biologico e di quello morale subiti da L. R.; b) l’erronea liquidazione del danno patrimoniale al veicolo subito da A. P.; c) l’erronea liquidazione delle spese di lite.
Si costituì la sola M. Assicurazioni chiedendo il rigetto del gravame.
4. Il Tribunale di (OMISSIS) ha rigettato la domanda proposta da L. R. e A. P. nei confronti di B. A. e M. Assicurazioni spa; ha condannato gli stessi L. e A. alla rifusione, in favore della M. [Assicurazioni] spa, delle spese del giudizio, liquidate in Euro 150,00 per spese; Euro 1.000,00 per diritti di procuratore; Euro 1.500,00 per onorari di avvocato. Il tutto per complessivi Euro 2.650,00, oltre spese generali D.M. 8 aprile 2004, n. 127, ex art. 14 IVA e CNA. 5. Propongono ricorso per cassazione L. R. e A. P. con quattro motivi.
Resiste con controricorso la M. Assicurazioni spa che presenta memoria.
Non svolge attività difensiva B. A..
6. Con il primo motivo del ricorso i ricorrenti denunciano “violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e all’art. 360 c.p.c., n. 5”.
Il motivo si conclude con il seguente quesito di diritto: “Se in ipotesi di acquiescenza alla sentenza di primo grado nella determinazione del danno con impugnazione esclusivamente del quantum del danno biologico temporaneo, sia consentito al giudice di appello di riesaminare la relativa liquidazione, peraltro comparandola con le risultanze istruttorie, in totale assenza di censure, senza incorrere nella violazione degli artt. 112, 329, 345 e 346 c.p.c.”.
Sostiene parte ricorrente che, per quanto riguarda la liquidazione del danno biologico da invalidità temporanea, sulla base di Euro 35,30 pro die in luogo di Euro 38,00 pro die, si trattava di effettuare un semplice calcolo aritmetico, tenendo conto di quanto previsto dalla L. 5 marzo 2001, n. 57, art. 5, con applicazione del parametro fissato dalla normativa in questione (comma 2, lett. b della citata legge) aggiornato all’attualità.
Secondo il L., invece, il giudice di appello ha provveduto a riesaminare l’intera liquidazione operata dal giudice di primo grado, comparandola con le risultanze istruttorie. In tal modo egli è caduto in errore, proprio per aver riesaminato la sentenza su un capo non impugnato e passato quindi in giudicato, senza che fosse stata formulata alcuna censura al riguardo, in violazione non soltanto dell’art. 112 c.p.c., che prevede la corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato, ma anche dell’effetto devolutivo dell’appello.
Con il secondo motivo si denuncia “Violazione e falsa applicazione della L. n. 57 del 2001, art. 5 e del D.M. 22 luglio 2003, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.
“Se in ipotesi di acquiescenza alla sentenza di primo grado nella determinazione del danno con impugnazione esclusivamente del quantum del danno biologico temporaneo, sia consentito al giudice di appello di riesaminare la relativa liquidazione, peraltro comparandola con le risultanze istruttorie, in totale assenza di censure, senza incorrere nella violazione degli artt. 112, 329, 345 e 346 c.p.c., anziché procedere alla determinazione del quantum (su cui vi era stata formale richiesta di riesame della sentenza di primo grado) sulla base di quanto disposto dalla L. n. 57 del 2001, art. 5 e dal D.M. 22 luglio 2003”.
Sostiene parte ricorrente che il giudice d’appello avrebbe dovuto limitarsi a prendere atto della valutazione operata dal primo giudice, in linea con quanto accertato dal Ctu, su cui non era stata formulata alcuna censura, e pronunciarsi sul quantum sulla base di quanto previsto e disposto dalla L. n. 57 del 2001, art. 5 e dal D.M. 22 luglio 2003.
Infatti, ai ricorsi proposti contro sentenze pubblicate a partire dal 2 marzo 2006, data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006, si applicano le disposizioni dettate nello stesso decreto al capo 1.
Secondo l’art. 366-bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del decreto – i motivi di ricorso debbono essere formulati, a pena di inammissibilità, nel modo descritto e, in particolare, nei casi previsti dall’art. 360, nn. 1, 2, 3, 4, l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un quesito di diritto, mentre nel caso previsto dall’art. 360, comma 1, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea giustificare la decisione.
Il quesito di cui all’art. 366-bis c.p.c. rappresentando la congiunzione fra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio generale, non può esaurirsi nella mera enunciazione di una regola astratta, ma deve presentare uno specifico collegamento con la fattispecie concreta, nel senso che deve raccordare la prima alla seconda ed alla decisione impugnata, di cui deve indicare la discrasia con riferimento alle specifiche premesse di fatto, essendo evidente che una medesima affermazione può essere esatta in relazione a determinati presupposti ed errata rispetto ad altri. Deve pertanto ritenersi inammissibile il ricorso che contenga quesiti di carattere generale ed astratto, privi di qualunque indicazione sul tipo della controversia, sugli argomenti addotti dal giudice a quo e sulle ragioni per le quali non dovrebbero essere condivisi (Cass. civ., Sez. Unite, 14 gennaio 2009, n. 565).
Nella specie, i quesiti proposti dai ricorrenti, oltre che astratti, sono impropri, essendo ovvio che sia consentito al giudice di secondo grado, allorché sia stato proposto gravame, riesaminare la liquidazione e il quantum della stessa, non limitandosi ad un semplice calcolo aritmetico.
Correttamente pertanto la sentenza del Tribunale di (OMISSIS), essendo stato impugnato il quantum del danno biologico temporaneo, ha riesaminato l’intera liquidazione comparandola con le risultanze istruttorie.
Essa in particolare, dopo aver preso in considerazione le valutazioni della c.t.u. ed aver riscontrato una carente documentazione della storia clinica del danneggiato nonché la mancanza di prescrizioni terapeutiche, è giunta alla conclusione che il risarcimento del danno da invalidità temporanea assoluta non poteva essere riconosciuto in quanto il soggetto leso non era nell’impossibilità di svolgere tutte le ordinarie funzioni vitali ed ha ritenuto opportuno liquidare il danno da invalidità temporanea relativa, procedendo al calcolo dell’ipotetico risarcimento in misura del 50%.
Tale accertamento sul quantum, che avrebbe portato ad una decisione deteriore rispetto al primo grado, è stato rivolto esclusivamente a negare la fondatezza della richiesta dell’attuale ricorrente. E comunque il Tribunale, a seguito del riesame del quantum del risarcimento del danno da invalidità temporanea assoluta, non ha riformato in peius le statuizioni del giudice di prime cure ma ha ravvisato l’infondatezza della censura in appello e non si è pertanto verificata alcuna violazione del principio del tantum devolutum quantum appellatum e del divieto della reformatio in peius.
Con il terzo motivo si denuncia “Violazione e falsa applicazione degli artt. 2056 e 1223 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – Violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”.
Sostengono i ricorrenti che il giudice avrebbe dovuto liquidare il danno patrimoniale tenendo conto del preventivo di spesa ritualmente prodotto in giudizio come elemento di prova, insieme a tutte le altre risultanze istruttorie.
In tema di risarcimento dei danni alle cose provocati da un incidente stradale, il preventivo di spesa prodotto dal danneggiato, redatto in assenza di contraddittorio e non confermato dal suo autore, non ha infatti valenza probatoria e non è idoneo ai fini della determinazione del quantum debeatur (Cass., 15 maggio 2013, n. 11765).
Sottolinea in tal senso l’impugnata sentenza che il preventivo di spesa è un mero indizio proveniente da un terzo e come tale utilizzabile ove l’autore sia chiamato a deporre.
Un simile documento è assolutamente inidoneo a stimare un danno.
A ciò si deve aggiungere che, nella specie, il preventivo è manoscritto ma privo di sottoscrizione e pertanto non può essere ritenuto una prova documentale.
Inoltre le fotocopie di fotografie riproducono un veicolo del quale non è leggibile la targa e nemmeno individuabile il colore, per cui manca la prova certa del danno.
In conclusione deve ritenersi che il quesito è inidoneo perché il giudice può ma non deve tener conto di un preventivo come elemento indiziario mentre la censura non affronta i rilievi della sentenza e la ricorrente non ha comunque fornito la prova dei danni subiti dall’autovettura.
Con il quarto motivo si denuncia “violazione e falsa applicazione delle norme di cui alle tariffe forensi indicate nel D.M. 5 ottobre 1994, n. 585 e nel D.M. 8 aprile 2004, n. 127, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e all’art. 360 c.p.c., n. 5”.
Secondo L. e A. il giudice di primo grado ha liquidato a carico della parte soccombente, M. Assicurazioni, le spese del giudizio determinandole in una somma esigua, pari a circa la meta di quella richiesta con la notula delle spese mentre il giudice di appello ha operato una condanna a tali spese in misura quasi pari alla somma liquidata per la condanna, pur in assenza di attività difensiva di rilievo, incorrendo nella violazione dell’art. 91 c.p.c. e delle tariffe forensi.
La liquidazione delle spese processuali rientra infatti nei poteri discrezionali del giudice del merito, potendo essere denunziate in sede di legittimità solo violazioni del criterio della soccombenza o liquidazioni che non rispettino le tariffe professionali, con obbligo, in tal caso, di indicare le singole voci contestate, in modo da consentire il controllo di legittimità senza necessità di ulteriori indagini (Cass. 4 luglio 2011, n. 14542).
Nel caso in esame il Tribunale, in funzione di giudice di secondo grado, ha respinto la censura dell’attuale ricorrente, relativa alla liquidazione delle spese processuali di primo grado, perché tale liquidazione è conforme alla tariffa in quanto fa riferimento allo scaglione del decisum e non a quello del disputatum, ex art. 6 della tariffa, come stabilito dalle Sez. Un. di questa Corte in data 11 settembre 2007, n. 19014.
Quanto invece alle spese del giudizio di appello, addebitate al ricorrente, a seguito della sua soccombenza globale, deve rilevarsi che esse non sforano i limiti della tariffa. Pertanto il rispetto del parametro tariffario di scaglione e l’inutile prolungamento del processo, rivelatosi ingiustificato, escludono il sindacato in cassazione.
In conclusione, il ricorso deve essere rigettato con condanna di parte ricorrente alle spese del giudizio di cassazione che si liquidano, come in dispositivo, a favore della Milano Assicurazioni, mentre non v’è luogo a provvedere per l’altro intimato, B. A., che non ha svolto attività difensiva.
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alle spese del giudizio di cassazione che si liquidano, a favore della M. Assicurazioni, in Euro 2.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.
Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2014.
DANNO BIOLOGICO DANNO TANATOLOGICO DANNO MORALE AFFERMA LA CASSAZIONE :
La prova di una qualche, sia pur minima rimessa in denaro del (omissis) in favore dei familiari avrebbe potuto essere facilmente offerta, a giustificazione della domanda risarcitoria. In mancanza di ogni elemento concreto, la sentenza impugnata non può che essere confermata.
Segnaletica non chiar, a seconda che si tratti dell’ambito della ginecologiaostetricia,Alessandria, Andria, ASTI,AUTOSTRADE, AVVOCATO GRAVI INCIDENTI STRADALI INCIDENTI STRADALI, Barletta, Biella,Brindisi, Caltanissetta,cardiologia, Catania, CHIAMA SUBITO PRIMA MI CHIAMI PRIMA OTTENIAMO IL GIUSTO RISARICMENTO AVVOCATO INCIDENTI STRADALI, CIOE’ INTERVENIRE SUBITO CON DECISIONE PER OTTENERE IL GIUSTO RISARCIMENTO DANNI Ecco alcuni casi rappresentativi DI INCIDENTI STRADALI GRAVI RISOLTI DALLO STUDIO AVV ARMAROLI SERGIO Caso C TRIBUNALE, Cosenza, Crotone,Cuneo, ecc. 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References: Sentenza 
 Sentenza 

Art. 193
 art. 14
 sentenza 
 art. 5
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 art. 5
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 art. 5
 art. 5
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 art. 6
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