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Messaggio da panorama » mer mar 09, 2011 8:50 pm
Questa sentenza del Consiglio di Stato potrebbe servire a qualcuno.
N. 01468/2011REG.PROV.COLL.
N. 00210/2006 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 210 del 2006, proposto dal Ministero dell'interno, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con domicilio per legge presso la sede della stessa in Roma, via dei Portoghesi, 12;
“OMISSIS” , non costituitosi in giudizio;
della sentenza del T.A.R. LIGURIA - GENOVA: SEZIONE II n. 01742/2004, resa tra le parti, concernente REVOCA DECRETO DI GUARDIA PARTICOLARE GIURATA E DEL RELATIVO PORTO DI PISTOLA
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 gennaio 2011 il consigliere Bruno Rosario Polito e udito per l’ Amministrazione l’ avvocato dello Stato “OMISSIS”.;
1). Con ricorso e successivi motivi aggiunti proposti avanti al Tribunale amministrativo regionale per la Liguria il sig. OMISSIS impugnava, per violazione degli artt. 7 e 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241; 11 e 138 del r.d. 18 giugno 1932, n. 773, ed eccesso di potere in diverse figure sintomatiche, il decreto del Prefetto della Provincia di Genova in data 12 novembre 2003, di revoca della nomina a guardia particolare giurata e del relativo porto di pistola per difesa personale.
Con la sentenza di estremi indicati in epigrafe il giudice territoriale annullava il predetto decreto, sul rilievo che la comunicazione dell’ avvio del procedimento (preordinato all’ adozione del decreto impugnato) a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento - non ritirata dall’interessato malgrado il recapito di avviso di giacenza - non si configura come mezzo di comunicazione idoneo a garantire l’ effettivo buon fine dello strumento di comunicazione agli effetti della partecipazione al procedimento.
Avverso detta decisione ha proposto appello il Ministero dell’Interno ed ha contrastato le conclusioni del Tribunale regionale, insistendo per l’ idoneità del procedimento di comunicazione osservato ai fini della garanzie di partecipazione di cui agli artt. 7 e segg. della legge n. 241 del 1990.
2.1). L’ art. 7 della legge n. 241 del 1990 non reca una disciplina tipica delle forme e delle regole procedurali con le quali deve aver luogo la comunicazione dell’ avvio del procedimento.
Ove non sia possibile la comunicazione diretta in mani del destinatario dell’ avviso di avvio del procedimento l’ Amministrazione può avvalersi del servizio postale e, diversamente da quanto prospettato dal primo giudice, non deve necessariamente osservare il sistema di notificazione degli atti giudiziari a mezzo di ufficiale giudiziario.
Il recapito del plico a mezzo di lettera raccomandata – strumento di cui si è avvalso il Prefetto per dare notizia dell’ avvio del procedimento – avviene con consegna diretta al destinatario o alle persone abilitate riceverlo in suo luogo, indicate dall’ art. 38, secondo comma, del Regolamento di esecuzione del Codice postale approvato con d.P.R. 29 maggio 1982, n. 655. Il successivo art. 40, al quarto comma, prevede che sia dato avviso di giacenza tutte le volte in cui non sia stata possibile la distribuzione con consegna la destinatario.
In tale seconda ipotesi si presume al conoscenza alla data di rilascio dell’ avviso di giacenza presso l’ ufficio postale (cfr. in fattispecie analoghe Cass., lav., 24 aprile 2003, n. 6527; III, 23 settembre 1996, n. 8399).
Si realizza, quindi un sistema che, sia nei casi di consegna diretta, sia a mezzo del succedaneo avviso di giacenza in caso di mancato diretto recapito per assenza del destinatario, è idoneo a rendere edotto l’ interessato che, in ogni caso, versa in condizione, ove si allontani dallo stabile luogo di residenza, di approntare strumenti minimi per essere informato o per verificare l’esistenza di comunicazioni a lui indirizzate.
Del resto anche nel sistema di comunicazione degli atti giudiziari a mezzo del servizio postale, l’ art. 8, secondo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890, in caso di assenza del destinatario e delle persone in suo luogo abilitate a ricevere l’ atto, rimette al sistema di recapito mediante lettera raccomandata - comprensivo dell’ immissione dell’ avviso di ricevimento nella cassetta della corrispondenza dell’abitazione del destinatario in caso di sua assenza - la comunicazione del deposito presso l’ ufficio postale del piego non ricevuto personalmente, con ogni effetto sul perfezionamento della notifica decorso il termine di legge.
L’ appello va quindi accolto e, per l’ effetto, in riforma della sentenza impugnata, va respinto il ricorso di primo grado.
In relazione all’ oggetto del controversia le spese ed onorari possono essere compensati fra le parti.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’ effetto, in riforma della sentenza impugnata respinge il ricorso di primo grado.
Messaggio da panorama » gio mar 10, 2011 5:32 pm
Dal sito di Tiscali
Ruby, soldi all'anagrafe marocchina per "truccare" la data di nascita. Ghedini: "Chiarire subito"
Il 7 febbraio di quest'anno due italiani offrirono soldi all'ufficio dell'anagrafe marocchina di Fkik Ben Salak per retrodatare di un paio di anni la data di nascita di Karima El Maroug, meglio nota in Italia come Ruby Rubacuori, rispetto al 1 novembre 1992 come è attestato nel registro e nei suoi certificati di nascita. L'offerta, che se accolta avrebbe avuto fra i suoi effetti quello di escludere la minore età di Ruby nel periodo dei fatti contestati al premier Silvio Berlusconi dal rinvio a giudizio immediato disposto dalla Magistratura milanese, sarebbe però stata rifiutata dalla funzionaria pubblica della cittadina marocchina che, sotto lo pseudonimo di Fatima, racconta la storia in una intervista a 'il Fatto'.
"Erano in tre - racconta la funzionaria dell'anagrafe a due inviati del quotidiano di Padellaro, appositamente inviati Fkih- e, la mattina del sette febbraio mi chiamarono fuori dal mio ufficio. Due parlavano in italiano. Il terzo era un marocchino distinto che faceva da interprete e mi è parso di capire che anche lui venisse dall'Italia, forse da Milano".
Una serie di discorsi in generale e su alcuni problemi per Ruby in Italia, accompagnati dalla consapevolezza che in Marocco non esiste un'anagrafe informatizzata ma solo dei registri cartacei. Quindi la richiesta dietro lauto compenso economico ("mi hanno offerto una somma importante", racconta la donna) di correggere manualmente il registro, trasformando dal 1992 al 1990 l'anno di nascita della ragazza. E 'Il Fatto', a scanso di nuovi equivoci, ha fotografato e pubblicato la pagina del registro anagrafico che riguarda Ruby.
"Io - si conclude il racconto della donna - ho detto loro di no: 'non posso accettare'. Temevo che avrei potuto passare guai. E ho pensato anche se avessi accettato forse avrei potuto creare problemi a quella mia concittadina".
Ghedini: "Serve chiarire ogni particolare" - Gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo in una nota hanno osservato: "Se le notizie apparse quest`oggi sul giornale Il Fatto Quotidiano, in ordine ad una asserita attività volta a modificare nel registro delle nascite la data di registrazione di Karima El Mahroug, fossero vere si tratterebbe con ogni evidenza di un grave, ma maldestro tentativo di falsificazione al fine di fare, eventualmente, di questo falso un illecito uso". "Chi conosce la legislazione del Marocco in tema di annotazione delle nascite, sa perfettamente - hanno sottolineato Ghedini e Longo - che la contraffazione del registro presso il Comune sarebbe totalmente inutile e risibile essendo tale dato conservato in più copie da diverse autorità governative. Stupisce che i giornalisti di tanto non siano a conoscenza.
Le autorità italiane e marocchine accertino i fatti - Se invece si trattasse di una notizia artificiosamente costruita, pur nella buona fede dei cronisti, sarebbe altrettanto grave. In ogni caso - hanno proseguito i legali del premier - è necessario che le autorità italiane e del Marocco accertino con urgenza se esiste questa funzionaria, se ha rilasciato effettivamente quelle dichiarazioni, se il fatto è realmente accaduto e, in tal caso, l`identità dell`interprete e dei due presunti italiani che avrebbero posto in essere le condotte descritte". "È infatti ovvio interesse per la difesa del Presidente Berlusconi che sia subito chiarito ogni particolare di questa vicenda per evitare le altrettanto ovvie strumentalizzazioni", hanno concluso Longo e Ghedini.
Messaggio da panorama » gio mar 10, 2011 7:15 pm
OSSERVATORIO. Auto vietate ai neopatentati: online sul Portale dell'Automobilista
La Motorizzazione ha inaugurato un nuovo sistema informatico che permette di verificare in pochi click quali siano le auto vietate ai neopatentati. Sul http://www.ilportaledellautomobilista.it" onclick="window.open(this.href);return false;, alla voce "utilità", basta inserire la targa della macchina per scoprire in tempo reale se rientra tra le categorie sottoposte a limitazione per i neopatentati.
Molte famiglie, per mettere al volante i novelli guidatori, saranno costrette all'acquisto di un'auto a potenza ridotta. Una spesa che va ad aggiungersi ai costi - già alti - dell'assicurazione: stando ai dati diffusi nei giorni scorsi dall'Osservatorio Nazionale di Federconsumatori, le polizze per i neopatentati hanno subito un rincaro di oltre il 25%. Per chi non può beneficiare del Decreto Bersani, che permette di usufruire della classe di merito dei parenti all'interno dello stesso nucleo famigliare, il conto da pagare è piuttosto alto.
Nonostante questi rincari, un risparmio sull'RCA è sempre possibile utilizzando i comparatori online come Supermoney, il portale del confronto delle assicurazioni auto e delle tariffe, che consente di valutare i preventivi di diverse compagnie assicurative per selezionare le polizze più convenienti e più adatte alle proprie esigenze.
Messaggio da panorama » gio mar 10, 2011 7:18 pm
SOCIETA'. Bruxelles propone modifiche al codice Schengen: controlli più rapidi e meno burocrazia
La Commissione Europea propone di modificare il codice frontiere Schengen per facilitare la circolazione delle persone che attraversano le frontiere interne ed esterne dell'UE. "La nuova proposta contribuirà ad accelerare i controlli di frontiera e ad aumentare la certezza del diritto per i viaggiatori e le guardie di frontiera - ha dichiarato Cecilia Malmström, Commissario per gli Affari interni - Con queste nuove norme speriamo di ridurre gli inconvenienti di carattere amministrativo per chi viaggia da e verso l'Unione europea o al suo interno, facilitando così la vita dei cittadini".
Le modifiche proposte, che rispondono ai problemi pratici sorti nei primi anni d'applicazione del codice frontiere Schengen (entrato in vigore ad ottobre 2006), renderanno più chiaro il regolamento in vigore. Ecco alcuni punti delle modifiche:
•Maggiore cooperazione fra l'UE e i paesi terzi. Un quadro giuridico per gli accordi bilaterali relativi alle verifiche di frontiera comuni sul traffico stradale rafforzerà la cooperazione alle frontiere terrestri fra gli Stati membri dell'UE e i paesi terzi vicini. Se adottate in tempo le modifiche proposte agevolerebbero l'attraversamento delle frontiere durante i Campionati europei di calcio che si terranno in Polonia e Ucraina nel 2012.
•Controlli di frontiera più rapidi. La possibilità di creare corsie separate per i viaggiatori esenti dall'obbligo del visto consentirà una maggiore flessibilità in funzione delle necessità pratiche.
•Meno formalità burocratiche. Saranno minori gli oneri amministrativi per le navi merci intra-UE, per gli equipaggi dei treni internazionali e per i lavoratori off-shore. Gli operatori merci interni, ad esempio, beneficeranno dell'assenza di controlli alle frontiere interne allo stesso modo degli operatori interni di traghetti, cosa attualmente non prevista.
•Maggiore certezza del diritto per i lavoratori e le guardie di frontiera. Saranno chiarite le condizioni d'ingresso per i cittadini di paesi terzi, definendo con più precisione il metodo di calcolo del "soggiorno non superiore a tre mesi nell'arco di sei mesi" e la durata di validità dei documenti di viaggio delle persone non titolari di visto.
•Migliore formazione delle guardie di frontiera. Sarà organizzata una formazione specializzata per le guardie di frontiera affinché siano in grado di individuare le situazioni di particolare vulnerabilità (minori non accompagnati e vittime della tratta degli esseri umani).
Messaggio da panorama » gio mar 10, 2011 7:19 pm
Il contribuente costretto ad impugnare giudizialmente un atto dell'amministrazione finanziaria, non essendosi quest'ultima pronunziata sulle numerose istanze di autotutela presentate dal cittadino, ha diritto al risarcimento dei danni patrimoniali subiti anche se l'ufficio, una volta promosso il contenzioso, riconosce l'errore commesso. È questo, in estrema sintesi, il contenuto di una sentenza emessa nei giorni scorsi dalla Corte di Cassazione. "Una sentenza che rende giustizia a tutti i cittadini che ogni giorno sono vittime di episodi di questo genere" afferma l'avv. Emilio Graziuso responsabile del coordinamento Confconsumatori Federazione Provinciale di Brindisi - Associazione Nazionale Dalla Parte del Consumatore.
"E' stato finalmente sancito un principio fondamentale e cioè che, qualora dal comportamento della pubblica amministrazione derivi ad un cittadino un danno ingiusto, l'ente è tenuto al risarcimento del danno patrimoniale secondo le regole contenute nel codice civile. L'attività della pubblica amministrazione, infatti, soggiace al principio fondamentale previsto dal nostro ordinamento in virtù del quale tutti coloro che arrechino a terzi un danno ingiusto sono tenuti a risarcire il danno subito dalle vittime del proprio comportamento doloso o colposo che sia".
I fatti. Un contribuente, dopo aver ricevuto alcuni avvisi di accertamento da parte della Agenzia delle Entrate, invitava e diffidava, più volte, anche con l'intervento di professionisti di sua fiducia, senza, però, alcun esito, l'Amministrazione finanziaria ad annullare in autotutela detti provvedimenti in quanto viziati da errori.
Non ricevendo alcun riscontro da parte della Pubblica Amministrazione, quindi, il contribuente ha dovuto impugnare giudizialmente questi atti. Solo a questo punto l'Agenzia delle Entrate riconosceva l'errore e comunicava l'emissione di un provvedimento di rimborso delle somme iscritte a ruolo. Il contribuente, però, decideva di rivolgersi all'Autorità giudiziaria competente per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale patito, dati gli esborsi che lo stesso aveva dovuto subire, stante il mancato accoglimento in autotutela delle sue istanze. E così, il Giudice di Pace prima e la Corte di Cassazione dopo hanno dato ragione al contribuente condannando l'amministrazione finanziaria al risarcimento del danno patrimoniale subito comprendente, tra l'altro, le spese sostenute per l'intervento del commercialista, le varie trasferte verso l'ufficio della pubblica amministrazione, nonché le spese accessorie e consequenziali. Spese tutte che non si sarebbero mai avute qualora il Fisco avesse verificato attentamente l'istanza di autotutela presentata personalmente dal cittadino.
Messaggio da panorama » ven mar 11, 2011 7:55 pm
Continua a far parlare la tassa sul contante che alcune banche, da qualche tempo, stanno facendo pagare ai clienti che si recano presso l'istituto per prelevare il contante allo sportello. Dopo le segnalazioni delle Associazioni dei consumatori il Garante dei prezzi ha deciso di aprire un'inchiesta sui costi bancari, ritenendo assurdo il principio per cui il cliente deve pagare per poter ritirare il suo denaro dalla banca. Altroconsumo ricorda che questo principio viene già ampiamente violato dalle banche nei prelievi dagli sportelli automatici bancomat, dove se si ritira il contante da un bancomat di altre banche si pagano commissioni salate, in genere di 2 euro. "Costi non giustificabili - denuncia Altroconsumo - visto che la commissione interbancaria per queste operazioni è di soli 56 centesimi".
La rilevazione è stata concotta su 25 banche, ipotizzando uno scoperto di 1.000 euro per 15 giorni: le spese applicate sono in media di circa 35 euro, ma possono arrivare a un massimo di 150 euro, come nel caso della Banca Popolare di Bari. E' CheBanca! ad applicare i costi più bassi: 2,71 euro.
Messaggio da panorama » ven mar 11, 2011 7:59 pm
Rispetto a quelli attuali, i prossimi elenchi telefonici non recheranno più il simbolo grafico della cornetta con il quale venivano individuati gli abbonati che avevano acconsentito a far utilizzare la loro utenza per chiamate commerciali. D'ora in poi, infatti, non dipenderà dal simbolo la possibilità per le aziende di usare i numeri telefonici per fare marketing telefonico, ma dalla iscrizione o meno delle utenze al Registro delle opposizioni.
Messaggio da panorama » ven mar 11, 2011 8:01 pm
Contenevano nichel, cromo e altri metalli pesanti dannosi per la salute dei consumatori. Circa 400.000 confezioni di cosmetici sono state sequestrate dalla Guardia di finanza di Savona presso il deposito di un'azienda della provincia di Perugia che distribuisce cosmetici in tutta Italia. Il sequestro preventivo è stato disposto dalla Procura di Savona a seguito delle analisi chimico-tossicologiche effettuate dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ligure (Arpal), su vari campioni di rossetti, fondotinta, smalti, correttori, matite per labbra o per occhi, ciprie e ombretti, venduti al pubblico in alcuni negozi gestiti soprattutto da cittadini cinesi. Queste analisi hanno rivelato la presenza di metalli quali il nichel, il cobalto e il cromo, ritenuti molto dannosi per la salute. Nella sede della ditta umbra sono state sequestrate oltre 320.000 confezioni di trucchi, mentre altre 80.000 circa sono già state individuate negli scaffali di negozi di tutta Italia.
Help Consumatori ha chiesto qualcosa in più sui cosmetici pericolosi a Rossella Miracapillo, segretario generale del Movimento Consumatori. Attualmente l'Associazione sta conducendo una ricerca sui mercatini di Roma, Milano, Bari, Palermo e Venezia, dove cosmetici di grandi marchi vengono venduti sottocosto: il dubbio è che siano prodotti contraffatti, ma le stesse aziende interpellate non sono state in grado di rispondere sulla veridicità dei prodotti sulla base del solo packaging o del lotto di produzione, tanto che stanno effettuando delle specifiche analisi. "A breve - assicura Miracapillo - avremo tutti i risultati di queste analisi e capiremo di che prodotti si tratta".
C'è una differenza tra cosmetico contraffatto e cosmetico pericoloso?
"Il cosmetico contraffatto evidentemente è destinato ad un mercato di basso costo e difficilmente arriva nella profumeria per essere venduto allo stesso prezzo dell'originale. E' invece destinato alla bancarella, al mercatino o al piccolo negozietto e deve inevitabilmente costare meno, come tutti i prodotti contraffatti. E' chiaro che la materia prima di cui sono costituiti questi prodotti non è controllata né di buona qualità, visto che bisogna contenere i costi. L'unico interesse è quello di attirare il mercato del low cost. Nel caso dei cosmetici, si tratta di prodotti che vanno a diretto contatto con la pelle, creme che vengono assorbite, rossetti, le cui sostanze passano attraverso le mucose, smalti che prima o poi finiscono in bocca. Quindi i cosmetici contraffatti, più di altri prodotti, sono sicuramente pericolosi e parte di queste sostanze vengono assorbite e scatenano tutta una serie di allergie e potrebbero generare anche problemi più gravi. Se è, invece, la grande azienda a mettere in commercio un prodotto tossico o dannoso, questa può essere segnalata al servizio di Cosmetovigilanza del Ministero della Salute. Per il canale tradizionale, dove c'è la tracciabilità, quindi certezza della provenienza, chiunque può segnalare prodotti pericolosi che possono essere individuati e tolti dal mercato. Sul mercato dei negozi "tutto mille" la situazione è un po' controversa: da alcune ricerche che abbiamo effettuato è risultato che alcuni cosmetici, ad esempio i detergenti intimi e per il corpo, venduti in questi negozi non sono prodotti contraffatti, ma sono prodotti originali di grandi aziende che fanno un marketing aggressivo con abbattimento di costi per attirare l'altra fascia di mercato. Non è facile districarsi in questa situazione: il consumatore puòtrovare prodotti a basso costo, che costano poco perché l'azienda ha deciso di abbattere i costi dei prodotti venduti attraverso un certo tipo di canale (i negozi "tutto mille"); poi c'è il prodotto contraffatto che arriva attraverso un canale non tracciato e non ha alcuna indicazione dell'azienda, del lotto di produzione. Di questi bisogna sicuramente diffidare; per capire se un prodotto non è contraffatto devono esserci alcune indicazioni sulla confezione; se già trovo l'indirizzo dell'azienda che l'ha prodotto posso stare un po' più tranquilla. E poi diffidare dei cosmetici a basso costo che quand'anche fossero veri, sono sicuramente scaduti. Concludo dicendo che poiché i cosmetici sono prodotti che vanno a contatto diretto con la pelle è meglio affidarsi a canali di vendita tracciati e quindi più sicuri.
Messaggio da panorama » ven mar 11, 2011 8:02 pm
Nella zona di Napoli ed in altre città della Campania sono state commercializzate polizze Rc auto contraffatte, intestate alla compagnia assicurativa "Alpha Insurance A/S". Lo segnala l'Isvap che precisa: l'Alpha Insurance è una compagnia assicurativa con sede legale in Danimarca; sebbene abilitata ad operare in Italia in regime di stabilimento nel ramo Rc auto, ha comunicato che, alla data attuale, non ha mai rilasciato coperture individuali, ma ha sottoscritto solo 4 polizze collettive, intermediate dall'agenzia Alpha Italia Insurance Agency s.r.l. La segnalazione dell'Isvap riguarda polizze Rc auto intermediate da soggetti non autorizzati, recanti l'intestazione della compagnia Alpha Insurance A/S ed aventi come contraente di polizza uno dei consorzi sopra indicati.
L'Isvap invita gli utenti e gli intermediari a prestare massima attenzione prima di stipulare queste polizze Rc auto: gli assicurati devono verificare la sussistenza della copertura assicurativa e gli intermediari devono svolgere un'attività consentita dalle vigenti disposizioni normative. In generale l'Isvap raccomanda sempre di verificare, prima della sottoscrizione dei contratti, che questi siano emessi da imprese regolarmente autorizzate allo svolgimento dell'attività assicurativa.
Messaggio da panorama » mar mar 15, 2011 7:16 pm
BANCHE. Polizze "Derby Index linked 2006", Tribunale Brindisi rinvia a giudizio funzionario
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brindisi ha rinviato a giudizio un dipendente di una rinomata banca popolare, all'epoca addetto alla filiale di Ostuni, con l'accusa di aver venduto mediante artifizi e raggiri una polizza assicurativa del tipo "Derby Index linked 2006" ad una consumatrice, all'epoca ultranovantenne. A darne notizia è l'Adusbef Puglia che segue in giudizio l'erede della consumatrice nel frattempo deceduta.
I fatti risalgono all'anno 2006, quando alla anziana pensionata fu prospettato dal funzionario di acquistare questa polizza assicurativa, con una durata minima di sei anni, con un conseguente investimento di 500.000,00 euro. Secondo l'accusa formulata dalla Procura, la vendita sarebbe avvenuta mediante artifizi e raggiri consistiti nell'omettere di consegnare alla consumatrice il fascicolo informativo e comunque nell'aver consegnato una nota informativa dal contenuto contraddittorio e poco chiaro, nonché dall'aver omesso maliziosamente di riferire alla consumatrice che quello venduto era uno strumento finanziario complesso non adeguato alla sua età avendo la stessa una prospettiva di vita di molto inferiore all'orizzonte temporale della polizza. In conseguenza della vendita, si legge nel Decreto di citazione a giudizio, il funzionario causava un grave danno alla consumatrice e procurava a sé e alla banca un ingiusto profitto, consistente nell'ottenere la prestazione del consenso in ordine alla sottoscrizione di due polizze per un investimento complessivo di €. 500.00,00.
Messaggio da panorama » mar mar 15, 2011 7:17 pm
Alcuni consumatori stanno scoprendo, in questi giorni, che le loro forniture di gas e corrente elettrica sono passate da un gestore all'altro, senza che loro ne abbiano dato consenso. Succede a Prato, dove sono numerose le proteste e le richieste di aiuto da parte di consumatori che si sono rivolti alla sede della Confconsumatori di Prato. "In tutti i casi che i cittadini ci hanno esposto - spiega il presidente provinciale Marco Migliorati - ci sono evidenti analogie: prima di tutto contratti riportanti firme evidentemente false, poi il passaggio a gestori o a tariffazioni meno economiche e quindi sconveniente per i consumatori".
Ecco la situazione denunciata da Confconsumatori: alcune persone, spacciandosi per rappresentanti delle aziende più importanti del settore, come Enel, si recano presso famiglie e aziende per proporre nuovi contratti e nuove tariffe. Anche se i consumatori rifiutano le proposte o non le firmano, però, i servizi vengono ugualmente attivati con notevole danno alle famiglie. "Ci sono stati segnalati anche casi - continua Migliorati - in cui sono stati attivati contratti da altri operatori senza nemmeno che gli utenti fossero contattati da nessuno. Così all'improvviso molte famiglie si sono viste recapitare bollette del gas a chiusura del rapporto".
Confconsumatori ha però già risolto moltissimi casi e invita i consumatori a rivolgersi alla sua sede. "Occorre scrivere subito un reclamo scritto al nuovo operatore - conclude Migliorati - con il quale di solito risolviamo il problema con le scuse dell'azienda. Nella missiva è però importante chiedere che si torni al cosiddetto "mercato di maggior tutela" più conveniente per i consumatori. Da non trascurare inoltre a possibilità di sporgere querela contro chi ha truffato i cittadini".
Messaggio da panorama » mar mar 15, 2011 7:22 pm
Falsa malattia della figlia, bimba affidata ai servizi sociali.
E' stata affidata ai servizi sociali del Comune di Napoli, su disposizione del tribunale per i minorenni, la piccola Adelaide, protagonista suo malgrado di una truffa che ha portato la madre, Luisa Pollaro, agli arresti domiciliari. Stamane gli uomini della sezione minori della polizia municipale partenopea si sono recati nell'abitazione dove vive la famiglia, prelevando la bambina per condurla in una struttura protetta. La madre, fingendo che la propria figlia fosse affetta da una gravissima malattia e avesse bisogno di un intervento chirurgico negli Stati Uniti, aveva commosso centinaia di migliaia di persone e raccolto una ingente somma di denaro.
La trasmissione "Le Iene" aveva poi sollevato dubbi sul caso e, in seguito alle indagini svolte dalla Procura di Napoli, Luisa Pollaro, di 36 anni, era finita agli arresti domiciliari con le accuse di truffa aggravata, falso ideologico e falso materiale. Indagati dalla procura anche il marito, Vincenzo Ciotola, e un amico della coppia. La donna, hanno ricostruito gli investigatori, falsificando alcuni documenti dell'istituto Gaslini di Genova, dove Adelaide era stata ricoverata per disturbi non particolarmente gravi, aveva fatto risultare che la piccola era invece affetta dalla "sindrome del lobo medio" e che necessitava di una operazione urgente a Houston. Oltre ad avere ottenuto il riconoscimento dell'invalidità al 100%, Luisa Pollaro aveva partecipato a numerose trasmissioni televisive: i suoi appelli alla solidarietà le avevano permesso di ricevere aiuti in denaro stimati in centinaia di migliaia di euro. Nei mesi scorsi la procura aveva disposto anche il sequestro delle copie in giacenza di un libro in cui la bambina, sotto forma di diario, raccontava la sua inesistente malattia e l'attesa dell'intervento chirurgico.
Messaggio da panorama » mer mar 16, 2011 7:19 pm
Al fine di alimentare con nuovi spunti la discussione relativa alla tassa di concessione governativa sui cellulari, Help Consumatori ha rivolto alcune domande al Responsabile dell'Ufficio Fiscale di Telecom Italia, Costanzo Perona.
Continua la polemica sulla tassa di concessione governativa sui telefonini oggetto di una recente sentenza della Commissione Tributaria del Veneto. Sulla questione le Associazioni dei Consumatori hanno manifestato posizioni diverse rispetto a quelle delle Aziende. Help Consumatori ha rivolto alcune domande al Responsabile dell'Ufficio Fiscale di Telecom Italia, Costanzo Perona.
R) Con questa sentenza i Giudici sostengono che, come conseguenza del nuovo Codice delle Comunicazioni elettroniche (D.Lgs. n. 259 del 2003) è venuto meno il presupposto per l'applicazione della tassa di concessione governativa sul servizio radiomobile.
R) La sentenza, oltre a non essere (per quanto ci risulta) definitiva, fa stato solamente tra le parti in causa: i Comuni ricorrenti e l'Agenzia delle Entrate
R) Eventuali istanze di rimborso dovranno essere indirizzate direttamente ed esclusivamente agli organi dell'Amministrazione Finanziaria. Telecom Italia, infatti, svolge nei riguardi della Tassa di Concessione Governativa sul servizio radiomobile un ruolo di mero ausiliario della riscossione e, in quanto tale, è obbligata all'addebito, ed al successivo riversamento all'Erario della tassa in questione. Si evidenzia, inoltre, che Telecom Italia non può attualmente esimersi dall'addebitare (ex art. 21 della Tariffa allegata al DPR 641/72) la predetta Tassa di Concessione Governativa sugli abbonamenti di telefonia mobile. Ciò in quanto - in assenza di un'abrogazione espressa della norma - si ritiene che la tassa non possa essere disapplicata sulla sola base di precedenti giurisprudenziali. Telecom Italia, pertanto, fornirà le predette indicazioni ai clienti che presenteranno richiesta di rimborso assicurando, nel contempo, la massima attenzione sull'evoluzione in materia, e piena disponibilità ad un pronto adeguamento nel caso di una modifica normativa nel senso della non applicazione della tassa.
D) E' vero che sulla questione deve pronunciarsi la Corte di Giustizia Europea?
R) Si, è vero: la Corte si è anzi già pronunciata. Peraltro, ciò è avvenuto solo con un'ordinanza con cui le questioni pregiudiziali portate all'esame della Corte, in riferimento alla compatibilità del tributo rispetto all'ordinamento comunitario, sono state giudicate o irricevibili o non conferenti.
Messaggio da panorama » mer mar 16, 2011 7:22 pm
A giorni la corte di Giustizia delle Comunità Europee dovrà esprimersi sulla tassa di concessione governativa sui cellulari. Nel frattempo Federconsumatori, nella convinzione che la tassa sia ingiusta, ha rimesso la questione alle valutazioni della Consulta Nazionale degli Avvocati. "Per una corretta procedura le eventuali richieste di rimborso non dovrebbero essere fatte al proprio gestore ma all'Agenzia delle Entrate. Infatti, gli operatori telefonici agiscono come Sostituti di Imposta, cioè ricevono il pagamento della tassa che girano allo stato" spiega l'Associazione consapevole che un'azione affrettata può creare errate aspettative per i cittadini.
Messaggio da panorama » ven mar 18, 2011 7:14 pm
Non ha importanza che la somma sia piccola: l'abbonato che ha visto violati i propri diritti va risarcito. In questo caso, si tratta di un associato al quale Sky aveva cancellato senza motivo una promozione che prevedeva lo sconto di due euro su ogni fattura mensile a condizione che il pagamento fosse con addebito diretto su carta di credito.
È quanto annuncia Confconsumatori di Massa-Carrara, che "ha ottenuto una recente ed importante vittoria in una causa davanti al Giudice di Pace di Massa per un abbonato Sky. Questi i fatti: l'associato aveva stipulato un contratto con Sky nel 2006 per un determinato pacchetto concordando quale metodo di pagamento l'addebito diretto delle fatture mensili su carta di credito - spiega l'associazione - Per tale scelta di modalità di pagamento il contratto sottoscritto prevedeva uno sconto di 2 euro su ogni fattura mensile a condizione che tale tipo di pagamento perdurasse per almeno un anno. Nel 2008 l'abbonato chiede di poter sostituire il pacchetto originale con altro più costoso e in quell'occasione senza motivo e giustificazione alcuna Sky comincia a non concedere più lo sconto mensile di 2 euro sul prezzo, sconto che era collegato alla tipologia di pagamento tramite carta di credito che è sempre rimasta invariata".
Nel 2010 l'abbonato ha deciso di fare causa a Sky. E, afferma Confconsumatori che ha seguito l'associato, "il Giudice di Pace di Massa ha riconosciuto la fondatezza della domanda dell'abbonato e rigettato la tesi difensiva di Sky secondo cui sarebbe un suo diritto potestativo togliere arbitrariamente lo sconto concesso, ha condannato Sky a restituire il maltolto fino dall'inizio (più le spese legali) e ha altresì ordinato di ripristinare lo sconto di 2 euro sulle fatture mensili e l'ha anche condannata al pagamento delle spese legali".

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 38
 art. 40
 art. 8
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 21