Source: https://it.scribd.com/document/144359404/Newsletter-T-P-N-68
Timestamp: 2019-10-18 14:07:13+00:00

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Newsletter Trifirò & Partners N°68 Maggio 2013
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N 68 Maggio 2013
Il cantiere delle riforme riaperto. Il nuovo Ministro del Lavoro sta studiando interventi correttivi della legge Fornero, che potrebbero tradursi in un decreto legge, e ulteriori misure per favorire loccupazione giovanile. Il decreto legge dovrebbe riguardare principalmente i contratti a termine: riduzione della durata degli intervalli obbligatori tra un contratto a termine e laltro (attualmente 60 o 90 giorni, a seconda che il precedente contratto sia durato pi o meno di 6 mesi); allungamento della durata del contratto a termine acausale, ossia il primo contratto a termine tra le parti che pu essere stipulato, senza specicazione di alcuna esigenza di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo (attualmente, il contratto acausale pu avere una durata massima di 12 mesi e non consente proroghe); sospensione o riduzione del contributo pensionistico integrativo, posto a carico dellazienda che assume a termine. Il decreto legge potrebbe anche contenere delle norme in materia di apprendistato professionalizzante.
Diritto del Lavoro Attualit 2 Le Nostre Sentenze 5 Cassazione 9 Diritto Civile, Commerciale, Assicurativo Le Nostre Sentenze 11 Assicurazioni 12 Il Punto su 14 Eventi 16 Rassegna Stampa 17 Contatti 18
Il legislatore rischia, per, di restare impantanato nei vincoli creati dalla legge Fornero, anche se in qualche modo cerca di allentarli. Un intervento coraggioso dovrebbe muoversi, a nostro avviso, cercando di agevolare le forme di lavoro parasubordinato e autonomo, quali i contratti a progetto e le partite IVA. Sul fronte delloccupazione, il Ministro sta pensando a misure dirette a favorire la cosiddetta staffetta generazionale, attuata mediante la trasformazione a part time di rapporti di lavoro con dipendenti vicini allet pensionabile, con contestuale assunzione di nuove risorse per la stessa posizione lavorativa. Il lavoratore part time potrebbe godere della contribuzione gurativa, senza subire alcun danno pensionistico dalla riduzione della retribuzione, conseguente al mutamento dellorario di lavoro. Tali misure potrebbero essere estese anche alla Pubblica Amministrazione. Non da escludere nemmeno un intervento in materia pensionistica, che potrebbe consentire il pensionamento anticipato, rispetto allo soglia attuale, a patto di ricevere una pensione pi bassa. Da ultimo, sono in fase di studio possibili sgravi scali e incentivi sulle assunzioni di giovani e disoccupati. Nel frattempo, continua il rodaggio della legge Fornero. E ad un aspetto di essa, il contributo ASPI sulle interruzioni dei rapporti di lavoro, dedicato il nostro articolo di approfondimento. Salvatore Trir e Tommaso Targa Comitato di Redazione: Francesco Autelitano, Stefano Beretta, Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca DArco, Diego Meucci, Jacopo Moretti, Damiana Lesce, Luca Peron, Claudio Ponari, Vittorio Provera, Tommaso Targa, Marina Tona, Stefano Trir e Giovanna Vaglio Bianco
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La legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Legge di stabilit 2013), tra i vari ambiti di intervento, ha rivisitato i criteri impositivi del contributo sulle interruzioni dei rapporti di lavoro. Con la circolare del 22 marzo 2013, n. 44, lINPS, a scioglimento della riserva contenuta al punto 5 della citata circolare n. 140/2012, ha fornito i criteri di determinazione del contributo Aspi e le istruzioni cui i datori di lavoro dovranno attenersi per il versamento della contribuzione in argomento. Il contributo dovuto, a partire dal 1 gennaio 2013, nei casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con lavoratori aventi diritto di accedere allAspi (perdita involontaria delloccupazione, possesso dello status di disoccupato, almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di contribuzione nel biennio precedente linizio del periodo di disoccupazione). La misura del contributo pari al 41% del massimale mensile Aspi (pari a 1.180 euro) per ogni 12 mesi di anzianit aziendale negli ultimi tre anni [quindi: limporto del contributo di 483,80 per ogni dodici mesi di anzianit (1.180 41%) per un massimo di 36 mesi (limporto massimo da versare nel 2013 per i soggetti che possono vantare 36 mesi di anzianit 1.451,00 (483,80 3)]. Per i rapporti che hanno avuto una durata inferiore ai dodici, ventiquattro o trentasei mesi, il contributo deve essere rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto, considerando mese intero quello che si protratto per almeno 15 giorni di calendario. Il contributo dovuto, sia in caso di lavoro a tempo parziale, sia a tempo pieno. Ai fini della determinazione dellanzianit aziendale vanno computati tutti i periodi precedenti trascorsi alle dipendenze dello stesso datore di lavoro con tempo indeterminato. I contratti a termine si calcolano ai fini dellanzianit: 1) se il rapporto si trasformato senza soluzione di continuit, oppure 2) se si dato luogo alla restituzione anche parziale del contributo addizionale dell1,40%. Nel computo non rientrano i congedi parentali, mentre possono rientrare anche i periodi di apprendistato o di lavoro intermittente a tempo indeterminato. Il contributo deve essere pagato in ununica soluzione (non prevista la possibilit di rateizzazione) non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella del mese in cui c stata la risoluzione del rapporto di lavoro (ad es. se la risoluzione avvenuta il 5 aprile 2013, il contributo deve essere versato entro il 16 aprile 2013). Il contributo dovuto nei seguenti casi: 1) licenziamento di lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, a prescindere dalla motivazione (anche recesso per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo o per motivo disciplinare da parte del datore di lavoro); 2) licenziamento di apprendisti (anche recesso per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo); 3) dimissioni del lavoratore intervenute per giusta causa; 4) dimissioni della lavoratrice durante la gravidanza o del lavoratore (che abbia fruito del congedo di paternit) durante il primo anno di vita del bambino e dimissioni in ipotesi di adozioni e affidi, fino ad un anno dallingresso del bambino nella famiglia; 5) risoluzioni consensuali del rapporto avvenute con conciliazione della controversia relativa alla richiesta di licenziamento per giustificato motivo oggettivo nelle imprese con i limiti dimensionali previsti dal nuovo art. 18 della legge n. 300/70, sottoscritta avanti alla commissione istituita ex art. 410 c.p.c. presso la Direzione Territoriale del Lavoro o alla risoluzione consensuale di un rapporto di lavoro per trasferimento ad altra sede aziendale distante pi di 50 chilometri dalla residenza del prestatore o raggiungibile in pi di 80 minuti con i mezzi pubblici.
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Il contributo non dovuto: 1) dimissioni o risoluzioni consensuali assoggettate a procedure di convalida; 2) risoluzioni consensuali formalizzate in sede aziendale, sindacale o amministrativa quando riguardano un lavoratore ed un piccolo datore rientrante nel campo di applicazione della l. 108/1990; 3) morte del lavoratore. Sono esclusi dallobbligo del pagamento del contributo: 1) i datori di lavoro domestici; 2) i datori di lavoro che procedono al recesso dei lavoratori dichiarati in esubero, al termine di una procedura collettiva di riduzione del personale ex lege n. 223/91; 3) i datori di lavoro che, no al 31 dicembre 2015, effettuano licenziamenti in conseguenza di cambio di appalto, ai quali seguano assunzioni presso altri datori di lavoro; 4) i datori di lavoro del settore delle costruzioni edili che, no al 31 dicembre 2015, risolvono il rapporto di lavoro a tempo indeterminato con propri dipendenti in ragione del completamento delle attivit o a causa della chiusura di cantiere; 5) i datori di lavoro che, nellambito della procedura ex art. 4, commi da 1 a 7 ter, della l. 92/2012, provvedano a risolvere i rapporti di lavoro con propri dipendenti anziani o raggiungano accordi con lassociazione sindacale stipulante il contratto di categoria, nalizzato a risolvere il rapporto con personale con qualica di dirigente; 6) i datori di lavoro che procedono alla risoluzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con lavoratori che vanno in pensione di vecchiaia o anticipata.
SICUREZZA SUL LAVORO. OBBLIGO DI COMUNICAZIONE DEL DVR: IL 31 MAGGIO 2013 SCADE IL TERMINE DI PRESENTAZIONE DELLAUTOCERTIFICAZIONE PER I DATORI DI LAVORO CON MENO DI 10 DIPENDENTI
A cura di Barbara Fumai
La c.d. valutazione dei rischi, disciplinata dagli artt. 28 e 29 del T.U. in materia di sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008), si colloca tra gli obblighi specifici del datore di lavoro, derivanti dallart. 2087 cod. civ. (Tutela delle condizioni di lavoro) a garanzia del diritto alla salute dei lavoratori. In particolare, la citata normativa individua, tra gli obblighi non delegabili del datore di lavoro: a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dallarticolo 28 (art. 17, lett. a). Oggetto di tale valutazione, che deve essere contenuta in idoneo documento (c.d. DVR), sono tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dellaccordo europeo dell8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonch quelli connessi alle differenze di genere, allet, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro (art. 28 comma 1 T.U.). Quanto alle modalit, lart. 29 del T.U. dispone che la predetta valutazione venga effettuata, nella generalit dei casi, con il c.d. RSPP - Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e, nei casi di sorveglianza sanitaria (art. 41 T.U.), dal medico competente, previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
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Inoltre, per i datori di lavoro che occupano no a 10 lavoratori, espressamente previsto che la valutazione dei rischi venga effettuata () sulla base delle procedure standardizzate di cui allarticolo 6, comma 8, lettera f). Fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui allarticolo 6, comma 8, lettera f), e, comunque, non oltre il 30 giugno 2012, gli stessi datori di lavoro possono autocerticare leffettuazione della valutazione dei rischi. Quanto previsto nel precedente periodo non si applica alle attivit di cui allarticolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d) nonch g). Le procedure standardizzate di cui allart. 6 comma 8 lettera f) sono state successivamente denite con decreto interministeriale del 30 novembre 2012 pubblicato in Gazzetta Ufciale 6 dicembre 2012 n. 285. In tale sede, veniva anche concessa una prima proroga per i datori di lavoro che occupano no a dieci dipendenti, che avrebbero potuto autocerticare leffettuazione della valutazione dei rischi no a tutto il 31 dicembre 2012. Con la successiva legge di stabilit (L. 24 dicembre 2012 n. 228), detto termine stato ulteriormente prorogato; il comma 6 dellart. 29 T.U. come modicato dispone, infatti, che i datori di lavoro che occupano no a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi di cui al presente articolo sulla base delle procedure standardizzate di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f). Fino alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f), e, comunque, non oltre il 30 giugno 2013, gli stessi datori di lavoro possono autocerticare l'effettuazione della valutazione dei rischi. Quanto previsto nel precedente periodo non si applica alle attivit di cui all'articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d) nonch g). A seguito della predetta modica, sono pervenute al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali numerose richieste di chiarimento su quale fosse il nuovo termine ultimo per lautocerticazione. Con Circolare del 31 gennaio 2013, il Ministero ha precisato che considerato che il decreto interministeriale entra in vigore il 6 febbraio 2013 e stante la proroga ^no alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale^ () la possibilit per i datori di lavoro di effettuare la valutazione dei rischi con autocerticazione termina il 31 maggio 2013. Di conseguenza, tutti i datori di lavoro che abbiano alle proprie dipendenze no a 10 lavoratori dovranno rispettare il termine ultimo per lautocerticazione della valutazione dei rischi ssato il prossimo 31 maggio 2013.
LICENZIAMENTO DISCIPLINARE: TARDIVIT DELLA CONTESTAZIONE E PROPORZIONALIT DELLA SANZIONE Con la recente ordinanza del 18 aprile 2013 il Tribunale di Bergamo, nellambito di unimpugnazione di licenziamento ai sensi della Legge Fornero, ha esaminato alcune questioni che sono spesso connesse alla trattazione di un licenziamento disciplinare, come la tempestivit della contestazione e la proporzionalit della sanzione espulsiva. Nel caso di specie, il licenziamento era stato intimato in base ad unespressa previsione del CCNL di settore, che prevede la giusta causa di recesso per condanna passata in giudicato per condotta commessa non in connessione con lo svolgimento del rapporto di lavoro, quando i fatti costituenti reato possano comunque assumere rilievo ai ni della lesione del rapporto duciario. Il lavoratore ha eccepito la mancanza di tempestivit della contestazione, comunicatagli a distanza di due mesi dalla data in cui la sentenza della Corte dAppello era divenuta denitiva a seguito di inammissibilit del ricorso in Cassazione. Il Tribunale di Bergamo ha escluso la fondatezza delleccezione, evidenziando, in primo luogo, che il principio di immediatezza della contestazione costituisce un limite immanente allo stesso potere disciplinare (che deve essere esercitato nel rispetto del principio di buona) ed posto, quindi, anche a tutela dellafdamento del lavoratore; inoltre, il Tribunale ha precisato che il principio di buona fede opera anche in favore del datore di lavoro, in quanto il tempo che intercorre tra il vericarsi del fatto, la contestazione dellillecito e lirrogazione della sanzione deve essere valutato, tra laltro, in relazione alla complessit dei fatti, al tempo necessario per laccertamento dei medesimi, alla necessit di una valutazione giuridica come specico illecito disciplinare nonch alla complessit dellorganizzazione aziendale. Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto tempestiva la contestazione disciplinare, in quanto stato dimostrato che lUfcio Risorse Umane era venuto a conoscenza della irrevocabilit della sentenza di appello circa due settimane prima della contestazione disciplinare. Inoltre, il Tribunale ha rilevato che il mancato ritiro della raccomandata con avviso di ricevimento (contenente la contestazione disciplinare) non poteva costituire una violazione del diritto di difesa del lavoratore, in quanto, ai sensi di quanto stabilito dallart. 1335 cod. civ., egli non aveva allegato precise circostanze, oggettive ed estranee alla propria sfera volitiva, che avrebbero impedito la conoscenza della contestazione; in particolare, il Tribunale ha evidenziato che la fruizione di un periodo feriale non costituisce un impedimento, ben potendo il lavoratore ritirare la comunicazione al rientro dalle ferie. Quanto alla proporzionalit della sanzione, il Tribunale ha rilevato che il dipendente, a seguito di un litigio, si era rivolto ad un vigile con epiteti gravemente offensivi e minacce del tipo taglio la gola a te ed a tua moglie; successivamente, il lavoratore aveva aggredito sicamente il predetto vigile nonch, in unoccasione e del tutto gratuitamente, anche la moglie di questultimo. Il Tribunale ha quindi ritenuto proporzionata la sanzione del licenziamento, rilevando che simili condotte denotano certamente un temperamento particolarmente aggressivo del lavoratore e di disprezzo delle pi elementari regole del vivere civile, atteggiamento poco tollerabile anche nellambiente di lavoro, soprattutto con riferimento alle mansioni svolte dal lavoratore, che comportano un diretto contatto con il pubblico. Causa seguita da Antonio Cazzella
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LEGITTIMA LA RISOLUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO DEL GIORNALISTA CHE A 65 ANNI HA MATURATO I REQUISITI PENSIONISTICI PRESSO LINPGI (Tribunale di Roma, 22 maggio 2013) Lo ha stabilito il Tribunale di Roma, il 22 maggio 2013, con ordinanza ex art. 1 comma 48, L. n. 92/2012, nella causa promossa da un giornalista che aveva impugnato, con il nuovo rito Fornero, la risoluzione del rapporto comunicatagli dalla datrice di lavoro, per raggiunti limiti di et, ai sensi dellart. 33 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei Giornalisti (CNLG) a mente del quale lazienda pu risolvere il rapporto di lavoro quando il giornalista abbia raggiunto il 65 anno di et. Nella specie, il giornalista aveva rivendicato in suo favore lapplicabilit dellart. 24, comma 4 del Decreto Legge n. 214/2011 (Decreto Salva Italia), con la quale il Legislatore ha previsto, nellottica di incentivare la permanenza in servizio dei lavoratori oltre let minima pensionabile, che le previsioni dellart. 18 dello Statuto dei Lavoratori si estendono no al raggiungimento da parte del lavoratore dellet massima pensionabile, di 70 anni, salvi limiti ordinamentali dei rispettivi settori di competenza. Il giornalista, formalmente inquadrato quale Capo redattore ai sensi del CNLG, ha quindi fatto ricorso al Giudice del Lavoro di Roma, sostenendo la sopravvenuta nullit dellart. 33 del CNLG alla luce della nuova previsione dellart. 24, co. 4 del Decreto Salva Italia, chiedendo, quindi, di essere reintegrato in servizio. Nel rigettare il ricorso, il Tribunale di Roma ha considerato per un verso che il giornalista, per lampiezza dei poteri gestori e rappresentativi della societ, per la diretta dipendenza dai vertici aziendali e per lentit del compenso percepito, andasse inquadrato, al di l della qualifica formale, quale dirigente ai sensi dellart. 2095 cod. civ., e dunque escluso dal campo di applicazione dellart. 18 Stat. Lav. Per altro verso, che il disposto dellart. 24 del Decreto Salva Italia dopo aver affermato che il perseguimento dellattivit lavorativa incentivato fino allet di 70 anni, ha fatto salvi tuttavia, espressamente, i limiti ordinamentali che per i giornalisti sono appunto il raggiungimento del 65 anno di et (art. 33 CNLG), con la conseguenza che la prospettata da parte ricorrente stabilit del posto di lavoro fino a 70 anni non risulta fondata sul dato letterale della stessa disposizione invocata. Causa seguita da Salvatore Trir e Valentina Curti
IL LICENZIAMENTO PER SOPPRESSIONE DEL POSTO LEGITTIMO SE LE MANSIONI RESIDUE SONO ASSEGNATE AD ALTRI DIPENDENTI GI IN FORZA (Tribunale di Milano, 2 aprile 2013) Una lavoratrice ha contestato la legittimit del licenziamento per giusticato motivo oggettivo, cos motivato: nellambito di un processo di riorganizzazione e razionalizzazione, avviato a causa del calo di attivit e di fatturato, il datore di lavoro aveva deciso di sopprimere la posizione di lavoro ricoperta dalla lavoratrice poich strutturalmente in esubero rispetto alle effettive esigenze produttive ed organizzative aziendali. La lavoratrice ha lamentato, in particolare, la sussistenza del dedotto calo di attivit/fatturato, linesistenza di un processo di riorganizzazione e ristrutturazione, e la mancata soppressione della sua posizione di lavoro sullassunto che la pluralit di mansioni da lei svolte non erano venute meno. Le prove documentali e testimoniali hanno confermato il calo di attivit/fatturato e il dedotto processo di riorganizzazione/razionalizzazione che aveva interessato la ricorrente e altri lavoratori. Per quanto concerne la posizione della ricorrente, ha trovato conferma altres che parte delle sue mansioni erano oggettivamente venute meno, mentre quelle residue e ancora esistenti erano state, invece, assorbite da altre colleghe gi presenti in azienda che, peraltro, le espletavano solitamente. Il Tribunale di Milano ha, quindi, riconosciuto la legittimit del licenziamento in quanto, alla luce delle risultanze probatorie, era emerso che le mansioni residue svolte dalla ricorrente erano state effettivamente tutte ridistribuite tra gli altri addetti, per cui la sua posizione di lavoro era stata soppressa, senza essere sostituita da alcun nuovo dipendente. Causa seguita da Giacinto Favalli e Francesco Chiarelli IL DEMANSIONAMENTO NON COMPORTA AUTOMATICAMENTE UN RISARCIMENTO DANNI IN FAVORE DEL LAVORATORE (Corte dAppello di Venezia, 1 febbraio 2013) Nel caso in questione, la Corte di Appello di Venezia, chiamata a pronunciarsi nel giudizio di appello promosso dal lavoratore, pur ritenendo che nel caso specico si fosse vericato un demansionamento nel passaggio da una mansione ad un'altra, ha nondimeno confermato la sentenza di primo grado in punto di preteso risarcimento danni, affermando che la domanda di risarcimento del danno riferito al demansionamento non pu essere accolta laddove il lavoratore non alleghi e non provi (con onere a suo carico) il contenuto della lesione che avrebbe in concreto subito, limitandosi a dedurre un generico e non meglio specicato danno alla professionalit, inteso quale danno in re ipsa. La sentenza ha, inoltre, giudicato che legittimo il distacco, operato nellambito dello stesso gruppo, in favore di societ neocostituta alla quale sia stata denitivamente trasferita lattivit alla quale addetto il lavoratore, ancorch detta situazione sia potenzialmente destinata a durare a tempo indeterminato. Sotto questo prolo, il lavoratore aveva impugnato, tra laltro, la legittimit del distacco, avvenuto anni prima, presso altra societ del gruppo alla quale era stata trasferita denitivamente lattivit cui egli era addetto, contestando la sussistenza del requisito della persistenza dellinteresse della distaccante, nonch la carenza del requisito della temporaneit del distacco. La Corte, nel respingere la domanda del lavoratore, ha affermato che la temporaneit del distacco ex art.
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30 D. Lgs. n. 276/2003 coincide con la durata dellinteresse del datore di lavoro allo svolgimento della prestazione del proprio dipendente a favore di un terzo. Nel caso di specie, considerato che lattivit cui era addetto il lavoratore era stata trasferita ad altra societ del medesimo gruppo e continuava ad essere svolta da questultima in favore della capogruppo, doveva ritenersi che permaneva, anche a distanza di anni, lo specico interesse imprenditoriale che consente di qualicare il distacco come atto organizzativo dellimpresa che lo dispone e determina una mera modica della modalit di esecuzione della prestazione lavorativa. Causa seguita da Luca Peron IMPUGNANDO IL LICENZIAMENTO PER SUPERAMENTO DEL COMPORTO, IL LAVORATORE DEVE DIMOSTRARE CHE LE ASSENZE PER MALATTIA SONO STATE PROVOCATE DA UN INADEMPIMENTO AZIENDALE DEGLI OBBLIGHI DI TUTELA (Tribunale Milano, 8 febbraio 2013, n. 18) Con sentenza 8 febbraio 2013, n. 18, il Tribunale di Milano ha respinto limpugnazione di un licenziamento per superamento del periodo di comporto, laddove il lavoratore contestava che laggravamento della malattia sarebbe stato da addebitare alla condotta del datore di lavoro, e che i relativi periodi di assenza sarebbero stati, dunque, da non computarsi al ne del comporto medesimo. Il Tribunale ha statuito esser onere del lavoratore dimostrare limputabilit allazienda dellaggravamento delle proprie condizioni di salute e che, nellipotesi di specie, non essendo stata raggiunta tale prova, tutte le assenze dovevano computarsi ai ni del comporto, con conseguente superamento dello stesso. Peraltro, il Tribunale non ha neppure accolto leccezione del dipendente di mancata indicazione, da parte dellazienda, del dettaglio dei giorni di assenza nella lettera del licenziamento, ritenendo pacico che tale informazione era stata gi fornita oralmente. Il Tribunale ha altres evidenziato la correttezza e buona fede datoriale nello svolgimento del rapporto, emergenti anche dal fatto che lazienda, pur non essendovi tenuta, aveva avvertito il lavoratore sia del prossimo superamento del periodo di comporto, che della possibilit, per questi, di usufruire di unaspettativa, ai sensi del CCNL applicabile. Causa seguita da Vittorio Provera e Andrea Beretta
LICENZIAMENTO DISCIPLINARE PER LESIONE DELLIMMAGINE AZIENDALE
Con sentenza n. 7499 del 26 marzo 2013 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento di un dipendente che, sentendosi scavalcato nelle sue funzioni di capo dei controlli, aveva presentato un esposto contro lazienda, lanciando un allarme-sicurezza rivelatosi infondato. Nel caso di specie, il lavoratore (capo dei meccanici addetti al termovalorizzatore dei riuti) non era stato avvisato del controllo di una caldaia e, quindi, aveva presentato un esposto denunciando rischi per la collettivit, in quanto, a suo dire, la riparazione del guasto era stata realizzata in modo grossolano da personale non qualicato (la denuncia era pervenuta allASL, allInail ed allIspettorato del Lavoro); tuttavia, a seguito dei controlli, era stato appurato che lintervento era stato effettuato correttamente, sicch il datore di lavoro aveva licenziato il dipendente. La Corte ha evidenziato che il comportamento del dipendente era stato certamente lesivo dellimmagine aziendale, in quanto, tra laltro, i toni utilizzati dal lavoratore andavano oltre il mero intento informativo, in quanto i tecnici che avevano effettuato la riparazione erano descritti come personale improvvisato che ha messo una pezza come si faceva un tempo sugli strappi dei pantaloni.
RESPONSABILIT DEL DATORE DI LAVORO PER INFORTUNIO SUL LAVORO: INOSSERVANZA DEGLI OBBLIGHI DI INFORMAZIONE
Con sentenza n. 10968 del 9 maggio 2013 la Corte di Cassazione ha ritenuto il datore di lavoro responsabile dellinfortunio accaduto ad un lavoratore, al quale era stato espressamente vietato luso di una macchina senza lassistenza di un collega pi esperto. In particolare, la Corte ha ritenuto che, quando nellespletamento dellattivit lavorativa un dipendente venga a contatto con macchine, apparecchi e/o impianti elettrici, va ritenuta sussistente una presunzione di pericolosit delluso di tali macchinari, senza che sia necessario provare che essi abbiano in concreto lintrinseca capacit di produrre levento infortunistico. Pertanto, tra le cautele che il datore tenuto ad adottare rientra losservanza di puntuali precetti relativi alle macchine impiegate ovvero alle speciche lavorazioni e ladozione di misure relative allorganizzazione del lavoro, tali da evitare che specialmente i lavoratori inesperti siano coinvolti in lavorazioni pericolose, ferma restando linformazione dei dipendenti sui rischi e sulla pericolosit di macchine e di lavorazioni. Nel caso di specie, il datore avrebbe dovuto dimostrare di aver reso edotto il lavoratore della pericolosit della macchina e della possibilit che, pur dopo lo spegnimento della medesima, le lame interne potessero continuare nel loro movimento rotatorio per alcuni minuti.
LICENZIAMENTO DISCIPLINARE PER CONDOTTA NEGLIGENTE E MANCANZA DI COLLABORAZIONE CON I COLLEGHI DI LAVORO
Con sentenza n. 12651 del 22 maggio 2013 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa di una lavoratrice per carenze professionali conguranti un comportamento negligente, in quanto tale comportamento, oltre ad evidenziare linidoneit ai compiti afdati, ostacolava la
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collaborazione con i colleghi di lavoro. Per quanto attiene allonere della prova, la Corte ha evidenziato che la documentazione posta a base della contestazione disciplinare (analisi dellattivit svolta da parte di un collegio tecnico di valutazione interna) aveva trovato conferma nelle dichiarazioni dei testi escussi nel corso del giudizio di primo grado; in particolare, era stata dimostrata linidoneit della lavoratrice a far fronte ai compiti a lei afdati nella qualit di dirigente psicologo, alla quale si aggiungeva unincapacit di rapportarsi con i soggetti con i quali era tenuta a collaborare nei diversi settori di attivit ai quali ella era assegnata. Peraltro, la Corte ha ritenuto infondata la censura della lavoratrice inerente la mancata ammissione della consulenza tecnica dufcio, evidenziando che tale mezzo di indagine non era indispensabile ai ni della decisione e, comunque, non poteva supplire alla mancanza di allegazioni della parte.
LIMMOBILE LOCATO DEVE ESSERE RESTITUITO IN OTTIME CONDIZIONI, SE CI PREVISTO DAL CONTRATTO DI LOCAZIONE (Tribunale di Catania, Sezione V civile, 30 gennaio 2013)
In occasione della riconsegna di un immobile locato, ad uso ufcio, i locatori vericavano che il medesimo si trovava in uno stato di abbandono e, pertanto, adivano il Tribunale di Catania afnch condannasse la societ conduttrice ad eseguire tutti i lavori necessari per ricondurre limmobile in ottime condizioni (ovvero a versare, a titolo risarcitorio, limporto alluopo necessario), nonch per sentir condannare la medesima societ a corrispondere la pigione e gli oneri condominiali dal momento della restituzione delle chiavi sino al giorno di riconsegna del predetto immobile, allesito dei lavori di ripristino. Il Tribunale ha rilevato che, nel contratto di locazione, le parti avevano espressamente pattuito che il conduttore, al termine della locazione, avrebbe dovuto restituire limmobile in ottime condizioni, e che la suddetta previsione contrattuale trovava piena applicazione, nonostante fosse prevista in una postilla del contratto. Inoltre, ha osservato che tale disposizione escludeva lapplicazione delle normative invocate dalla societ conduttrice ex art. 1590, 1575 n. 2 e 1576 cod. civ. , con cui la convenuta sosteneva che il locatore avrebbe dovuto provvedere a mantenere limmobile nello stato da servire alluso convenuto e che a questultimo spettava lonere di provvedere alle riparazioni necessarie, eccetto quelle di piccola manutenzione. La consulenza tecnica disposta dal Tribunale ha accertato che limmobile, riconsegnato al termine del contratto di locazione, versava in precarie condizioni, e che ci era imputabile alle condotte tenute dalla conduttrice nel corso del lungo rapporto locativo (1990-2007). Il Tribunale, pertanto, in conclusione, ha disposto la condanna della Societ conduttrice al pagamento, in favore del locatore, della somma necessaria per ripristinare limmobile locato in ottime condizioni, rigettando, per contro, la domanda avanzata dai medesimi per il pagamento del canone e degli oneri condominiali sino a quando limmobile non fosse restituito in perfette condizioni, posto che la consegna materiale delle chiavi, per consolidata giurisprudenza, comporta lo scioglimento del vincolo contrattuale e, con esso, la liberazione dallobbligo di corrispondere i canoni di locazione. Causa seguita da Vittorio Provera e Francesco Cristiano
Nel processo con pluralit di parti cui d luogo la chiamata in causa dell'assicuratore prevista dall'art. 1917, quarto comma, c.p.c., l'evento interruttivo che in primo grado colpisca l'assicuratore determina la sola interruzione del giudizio relativo alla domanda di indennit, ancorch il processo debba essere mantenuto in stato di rinvio sino alla scadenza del termine per la prosecuzione da parte dei successori del chiamato o della riassunzione da parte del chiamante; conseguentemente, l'onere della riassunzione grava sul convenuto che ha eseguito la chiamata in causa e, mancata ad opera di alcuna delle parti lattivit processuale utile alla prosecuzione del relativo giudizio, il processo si estingue solo per la parte che riguarda la domanda proposta con la chiamata in causa. (Cassazione, Sezioni Unite, 22 aprile 2013, n. 9686)
L'assicurazione della responsabilit civile, mentre non pu concernere fatti meramente accidentali, dovuti, cio, a caso fortuito o forza maggiore, dai quali RESPONSABILIT CIVILE non sorge responsabilit, per la sua stessa natura importa necessariamente l'estensione ai fatti colposi, restando escluso, in mancanza di espresse - CLAUSOLA clausole limitative del rischio, che la garanzia assicurativa non copra alcune forme di colpa. Pertanto la clausola della polizza stipulata da un condominio, la CONTRATTUALE DI quale preveda la copertura dei danni "involontariamente cagionati a terzi in COPERTURA DEL conseguenza di un fatto accidentale", senza contenere alcuna limitazione con RISCHIO PER DANNI riguardo a determinati gradi di colpa, fa ritenere operante la garanzia anche in CONSEGUENTI A FATTI ipotesi di comportamento gravemente colposo dell'assicurato (nella specie, ACCIDENTALI per il difetto di manutenzione di una tubazione idrica condominiale), con la sola eccezione delle condotte dolose. (Cassazione, 26 febbraio 2013, n. 4799) L'art. 2947 terzo comma seconda parte cod. civ., il quale, in ipotesi di fatto dannoso considerato dalla legge come reato, stabilisce che, se il reato estinto per causa diversa dalla prescrizione, od intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento si prescrive nei termini indicati dai primi due commi (cinque anni e due anni) con decorso dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza divenuta irrevocabile, si riferisce, alla stregua della sua formulazione letterale e collocazione nel complessivo contesto di detto terzo comma nonch della nalit perseguita di tutelare l'afdamento del danneggiato circa la conservazione dell'azione civile negli stessi termini utili per l'esercizio della pretesa punitiva dello stato, alla sola ipotesi in cui per il reato sia stabilita una prescrizione pi lunga di quella del diritto al risarcimento. Pertanto, qualora la prescrizione del reato sia uguale o pi breve di quella ssata per il diritto al risarcimento, resta inoperante la norma indicata, ed il diritto medesimo soggetto alla prescrizione ssata dai primi due commi dell'art. 2947 cod. civ., con decorrenza dal giorno del fatto. (Cassazione,15 maggio 2013, n. 11775)
PRESCRIZIONE CIVILE E
TRA LE NOSTRE SENTENZE: RESPONSABILIT EX
Con ricorso per decreto ingiuntivo, Alfa chiedeva lemissione, nei confronti della Compagnia Omega, di un decreto ingiuntivo per limporto di euro X, assumendo di aver stipulato, presso unagenzia della convenuta, una polizza vita, versando il relativo premio in contanti. Successivamente, avrebbe appreso che il rapporto assicurativo non era mai sorto, in quanto lagente si era appropriato delle somme. Pertanto, Alfa deduceva la responsabilit ex art. 2049 c.c. della Compagnia. Questultima proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo, eccependo linammissibilit e infondatezza delle domande formulate nei suoi confronti e chiedendo, in subordine, di essere autorizzata alla chiamata in causa dellagente. Depositate le memorie ex art. 183 c.p.c., il Giudice, respinte tutte le istanze istruttorie, rinviava la causa, per la precisazione delle conclusioni e la discussione orale, ex art. 281 sexies c.p.c., allesito della quale accoglieva lopposizione, condividendo le eccezioni formulate dalla Compagnia in ordine alla carenza di prova del versamento del premio in relazione alla stipula del contratto dedotto in giudizio. In particolare, accogliendo i rilievi svolti da Omega, il Giudice evidenziava che, avendo la Compagnia contestato il pagamento effettivo del premio, era onere dellopposta provare, mediante documentazione ulteriore rispetto a quella prodotta in sede monitoria, i fatti posti a sostegno della domanda e, in particolare, il versamento del premio. Onere che la ricorrente non aveva assolto. Peraltro, la ricorrente aveva riferito di aver versato il premio in contanti, ma, secondo la dichiarazione di quietanza apposta in calce alla polizza, il premio sarebbe stato incassato con mezzo di pagamento accettato salvo buon ne, dicitura incompatibile con tale forma di pagamento. Oltretutto, era inverosimile che una somma ragguardevole quale quella asseritamente versata fosse stata regolata per contanti. N lopposta aveva dimostrato come e dove tale somma fosse stata in precedenza custodita e/depositata e /o acquisita e poi trasportata allagente. Per tali ragioni, il Tribunale revocava il decreto ingiuntivo opposto. (Tribunale di S. Angelo dei Lombardi, 9 maggio 2013)
A cura di Vittorio Provera I LIMITI DELLA RESPONSABILIT DA ILLECITO TRATTAMENTO DEI DATI
La Suprema Corte, con sentenza n. 10646 del 2012, si occupata di un caso da noi curato, che ha coinvolto una Societ e che costituisce uno tra i pochi precedenti dei Giudici di legittimit sullargomento riguardante responsabilit da illecito trattamento dei dati (disciplinato, in particolare, dallart. 15 D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196). Brevemente il caso sottoposto alla Corte. Un abituale Cliente di una Casa da Gioco conveniva in giudizio questultima (insieme ad un suo responsabile), lamentando di aver appreso - dalla pubblicazione di articoli su un periodico web - che lAzienda aveva adottato nei suoi confronti un provvedimento di inibitoria dellingresso al Casin, nonch delluso di una particolare carta (cosiddetta carta di platino) che consentiva al medesimo di ottenere una serie di vantaggi. Successivamente a dette pubblicazioni, era apparso sul periodico una lettera di un Responsabile della Casa da Gioco in cui si precisava che lAzienda (avendo avuto notizia tramite articoli pubblicati sulla stampa nazionale) che il Cliente era stato indagato per gravi reati, aveva adottato i citati provvedimenti di inibitoria del medesimo a tutela dellimmagine aziendale. In questo contesto, il Cliente lamentava, in giudizio, una pretesa illecita divulgazione da parte della Casa da Gioco (e del suo Responsabile/Direttore) delle predette notizie, pur non contestando, nel merito, lesistenza dei fatti. Veniva cos formulata una ingente richiesta di danni verso i convenuti, quale conseguenza dellasserita violazione della legge sulla protezione dei dati personali. Il Tribunale respingeva la domanda in quanto, non era stata fornita alcuna prova di una condotta illecita addebitata alla Casa da Gioco, sotto forma di violazione dei doveri di protezione dei dati, anche perch le notizie riguardanti linibizione erano gi stati reperiti e diffusi in rete prima dellintervento della Societ. Avverso detta sentenza del Tribunale il Cliente proponeva ricorso in cassazione, allegando la violazione dellart. 15 del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e dellart. 2050 cod. civ.. In breve con limpugnativa si sosteneva che i dati concernenti i rapporti tra la Casa da Gioco e detto frequentatore (compresi quelli inerenti la concessione della cosiddetta carta di platino) dovessero rientrare nellambito della riservatezza personale e, quindi, essere disciplinati dallart. 15 del citato D. Lgs. 193/2003. Detta norma, fra laltro, dispone lobbligo di risarcimento del danno a carico di chiunque cagioni un pregiudizio per effetto del trattamento dei dati personali di cui responsabile, ai sensi dellart. 2050 cod. civ. Conseguentemente, parte ricorrente ha sostenuto che la mera pubblicazione delle predette notizie avrebbe dovuto costituire di per s prova dellillecita diffusione dei dati custoditi dallAzienda, cosicch questultima avrebbe dovuto rispondere di ogni pregiudizio arrecato, a meno che non avesse dimostrato di aver adottato tutte le misure idonee a proteggere le informazioni riservate. La Suprema Corte ha respinto i motivi di impugnativa, mettendo a fuoco un principio assai interessante in questa campo, che possiamo sintetizzare come segue. Ad oggi, lopinione prevalente in materia - considerata peraltro la notevole evoluzione tecnica nel settore della tutela dei dati cosiddetti personali - ritiene il citato articolo 15 sia una disposizione che, sostanzialmente, impone una sorta di responsabilit oggettiva a carico del titolare del trattamento dei dati, a meno che questo dimostri il cosiddetto caso fortuito.
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Tuttavia, la pronuncia dei Giudici di legittimit ha statuito che, preliminarmente, deve essere dimostrata (da colui che agisce in giudizio lamentando una divulgazione illecita di informazioni o dati riservati) limputabilit in capo al soggetto convenuto della predetta diffusione. Solo a fronte di tale prova il presunto danneggiante sar gravato dallonere di dimostrare il cosiddetto caso fortuito o, quantomeno, di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno. Quindi poich - nel caso di specie - le notizie considerate riservate risultavano gi note per fatto di terzi, lattore non aveva soddisfatto tale presupposto, con conseguente rigetto delle sue pretese. Sotto altro prolo, la Corte ha ritenuto che la successiva lettera pubblicata da un Responsabile della Casa da Gioco (quale reazione alle notizie concernenti il Cliente, coinvolto in indagini per gravi illeciti), fosse perfettamente legittima, anche laddove confermava i provvedimenti di inibizione, gi divulgati da terzi con le precedenti pubblicazioni. La diffusione di tale lettera costituiva lesercizio di un diritto nalizzato a tutelare gli interessi pubblici e privati dellonorabilit, dellimmagine e della correttezza dei comportamenti della Societ. Peraltro assumeva rilevanza il fatto che il Cliente non aveva lamentato alcuna forma di diffamazione a mezzo stampa, n contestato le circostanze riportate. Da tale pronuncia, in denitiva, si evince che la tutela invocata sulla base della rigorosa disciplina in materia di trattamento dei dati personali non pu prescindere, comunque, dalla avvenuta dimostrazione che la diffusione di informazioni di cui ci si lamenta sia riconducibile al soggetto responsabile del trattamento.
Plurijus 2013: Stoccolma
L'appuntamento annuale di Plurijus, il network europeo di studi legali di cui Trir & Partners socio fondatore, si tenuto in Svezia a Stoccolma il 4/5/6 maggio 2013, organizzato dal locale Studio Hamilton. Il network Plurijus annovera gli studi legali fra i pi importanti di Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Gran Bretagna. Alla convention hanno partecipato - per il nostro Studio - i partners Stefano Trir e Luca Peron. Durante la riunione, tenutasi presso lo Studio Hamilton, stata evidenziata l'importanza strategica della collaborazione fra i vari Studi associati al ne di offrire ai clienti interessati un ventaglio di servizi qualitativamente adeguati alle crescenti necessit indotte dalla crisi economica dei mercati ed occupazionale. Naturalmente non poteva mancare anche una parentesi turistica con una visita alla Suprema Corte svedese. Il prossimo appuntamento di Plurijus si terr a Amsterdam nel maggio 2014.
Milano,14 giugno 2013, ore 15.00 - 18.45 Camera Civile di Milano ANMIG - Salone Valente, Via Freguglia 14 Convegno: Il danno da perdita di chances nel diritto civile e nel diritto del lavoro Casistica in materia di diritto del lavoro Relatore: Avv. Vittorio Provera PROGRAMMA
Diritto24 Il Sole 24 Ore:28/05/2013 Legittima la risoluzione del rapporto di lavoro del giornalista che a 65 anni ha maturato i requisiti pensionistici presso lINPGI di Salvatore Trir e Valentina Curti Diritto24 Il Sole 24 Ore:21/05/2013 I limiti della responsabilit da illecito trattamento dei dati di Vittorio Provera Newsletter 07:24 Il Sole 24 Ore: 10/05/2013 Diritto24 Il Sole 24 Ore:09/05/2013 Quanto costa licenziare di Damiana Lesce e Valeria De Lucia Diritto24 Il Sole 24 Ore:07/05/2013 Licenziamento disciplinare: tardivit della contestazione e proporzionalit della sanzione di Antonio Cazzella il Giornale: 07/05/2013 Fiom-Fiat, il giudice boccia Landini HR On Line AIDP: N. 9 Maggio 2013 Licenziamento illegittimo perch sproporzionato: con la Fornero esclusa la reintegrazione di Damiana Lesce Diritto24 Il Sole 24 Ore:03/05/2013 Termine per i datori di lavoro con meno di 10 dipendenti per lautocerticazione: 31 maggio 2013 di Barbara Fumai Disponibile su iBookstore la Guida T&P per iPad Apprendistato La Guida T&P Apprendistato disponibile anche nella versione PDF Dossier LEX24: Il rapporto di Apprendistato di Damiana Lesce
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 art. 1590
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 art. 183
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 articolo 15