Source: http://divorzio.ch/node/1152
Timestamp: 2017-11-24 05:58:20+00:00

Document:
4c	Art. 277 cpv. 2, 286 cpv. 2, 289 cpv. 2 CC | divorzio.ch
3. Il padre ripete che la figlia non ha alcun interesse degno di protezione ad agire nei suoi confronti, poiché le rette della scuola alberghiera sono già state pagate tutte da X., attuale marito dell’ex moglie. La figlia non può pertanto esigere da lui quanto ha già ricevuto dal patrigno. Onde l’inutilità e la caducità dell’azione da lei promossa.
a) Dagli atti risulta che nella primavera del 2011, quando frequentava ancora la scuola media di commercio, la figlia ha superato gli esami di ammissione a una scuola alberghiera, ricevendo conferma dell’iscrizione. La retta dei primi due semestri, che comprendevano il vitto, l’alloggio, il premio della cassa malati, i libri, il materiale didattico e l’uniforme scolastica, è stata pagata dal patrigno, tra l’aprile e il giugno del 2011. Durante l’estate successiva (…), la figlia e la madre hanno incontrato il padre, sottoponendogli la documentazione scolastica e chiedendogli di partecipare ai costi di formazione nella misura prevista nella convenzione di divorzio, ossia con fr. 800.– mensili. La figlia ha poi cominciato a frequentare la scuola alberghiera nel settembre del 2011, trasferendosi nel Canton Y. presso la madre e la di lei famiglia. Tra il maggio e il luglio del 2012 X. ha pagato le rette scolastiche del terzo e quarto semestre. La figlia ha poi promosso causa nei confronti del padre (l’istanza di conciliazione è del 23 ottobre 2012, la petizione del 18 marzo 2013). Nel frattempo anche le rette dei semestri successivi sono state saldate da X.
b) Che il mantenimento dei figli sia a carico dei genitori, i quali sono chiamati a finanziarlo secondo le rispettive possibilità, è pacifico (art. 276 cpv. 1 e 285 cpv. 1 CC), così com’è indubbio che tale obbligo duri fino alla maggiore età o al termine della formazione scolastica o professionale del figlio (ove questa intervenga più tardi: art. 277 CC; DTF 139 III 401). Il diritto di famiglia non contempla invece norme specifiche sugli effetti legati al pagamento di contributi di mantenimento da parte di terzi, salvo l’art. 289 cpv. 3 CC, il quale prevede che l’ente pubblico è surrogato nei diritti del figlio quando ne assume il mantenimento. Tornano applicabili così le disposizioni generali del diritto delle obbligazioni (art. 7 CC), in virtù delle quali il terzo che estingue un debito in luogo e vece del debitore libera quest’ultimo fino a concorrenza di quanto ha pagato, anche se il versamento è avvenuto all’insaputa o contro la volontà del debitore. «Terzo» nel senso dell’art 68 CO è chi fornisce la prestazione con la volontà riconoscibile di saldare il debito. Il terzo che contribuisce volontariamente al sostentamento di un figlio, di conseguenza, estingue l’obbligo di mantenimento dei genitori fino a concorrenza di quanto ha pagato, ma può – per principio – esercitare regresso contro i genitori valendosi delle norme sulla gestione d’affari senza mandato. In tal caso il figlio non può più convenire in giudizio i genitori per l’ammontare delle prestazioni versate dal terzo (DTF 123 III 163 consid. 4b e 4c con rinvii; sentenza del Tribunale federale 5C. 55/2004 del 19 luglio 2004, consid. 3 in: FamPra.ch 2005 pag. 175; v. anche Perrin in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 6 seg. ad art. 289; Hegnauer in: Berner Kommentar, edizione 1997, n. 38 ad art. 289 CC).
c) In concreto la figlia non ha mai precisato a che titolo X. abbia sopperito al mantenimento di lei. Eppure già nel memoriale di risposta il padre aveva contestato la legittimazione attiva di lei, facendo valere che X. l’aveva sostentata in sua vece («oggetto del contendere è semmai un credito da parte di un terzo che ha pagato le rette per tutta la formazione scolastica e questa non è la sede corretta»). A quella obiezione l’attrice non aveva replicato alcunché, tranne affermare che la sua formazione professionale sarebbe durata almeno fino al giugno del 2014. Essa non ha mai preteso, tuttavia, di dover rimborsare al patrigno le prestazioni da lui ricevute, né ha mai asserito che – per avventura – il patrigno l’avesse sovvenzionata con riserva, purché ricuperasse almeno parte dell’esbor­so con l’azione da lei promossa a titolo di mantenimento. Né ciò può essere presunto, le prestazioni che un patrigno o una matrigna fornisce al figlio del coniuge costituendo – di regola – donazioni o prestazioni eseguite in assolvimento di un dovere morale (Piotet in: Commentaire romand, op. cit., n. 4 ad art. 286 CC).
d) L’art. 278 cpv. 2 CC prevede invero che i coniugi si devono vicendevole e adeguata assistenza nell’adempimento dell’obbligo alimentare verso i figli non comuni nati prima del matrimonio. Tale norma si applica anche a figli maggiorenni (sentenza del Tribunale federale 5A_440/2014 del 20 novembre 2014, consid. 4.3.2.2 con riferimenti; I CCA, sentenza inc. 11.1998.111 del 3 febbraio 2000, consid. 7b in: FamPra.ch 2001 pag. 151). Essa istituisce tuttavia un dovere di assistenza meramente sussidiario e non conferisce al figlio una pretesa di mantenimento verso il patrigno o la matrigna. Il figlio può agire solo contro il genitore. Tocca poi al genitore, dandosene il caso, procedere contro il proprio coniuge (Breitschmid in: Basler Kommentar, ZGB I, 5a edizione, n. 4 ad art. 278; Meier/Stettler, Droit civil suisse, Droit de la filiation, vol. II: Effets de la filiation, 5a edizione, pag. 686 n. 1048). Nella fattispecie il patrigno ha assicurato volontariamente il mantenimento dell’attrice dal settembre del 2011 fino al termine degli studi, nel giugno 2014. La figlia non era più legittimata pertanto ad agire verso il padre per ottenere un contributo alimentare in relazione al medesimo periodo. La sua pretesa è passata, se mai, al patrigno.
e) Non si disconosce che l’azione di mantenimento intentata dal figlio (minorenne o maggiorenne) contro il genitore può rivelarsi infruttuosa se per il proprio sostentamento in pendenza di causa il figlio fa capo a un terzo. In simili circostanze le volontarie prestazioni del terzo estinguono infatti il debito del genitore a mano a mano che il debito sorge, sicché il figlio si vede disconoscere con la stessa progressione la possibilità di procedere nei confronti del genitore. Per ovviare a simile stato di cose il figlio può chiedere nondimeno che il genitore sia tenuto a erogare cautelarmente adeguati contributi in forza dell’art. 303 cpv. 1 CPC (art. 281 cpv. 2 vCC). Nel caso specifico non solo ciò non è avvenuto, ma la figlia ha adito l’autorità di conciliazione unicamente nell’ottobre 2012, allorché il padre rifiutava ogni versamento sin dal 22 novembre 2011 e il patrigno aveva già pagato le rette scolastiche dei primi quattro semestri. Il problema della legittimazione attiva era riconoscibile perciò fin dall’inizio.
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References: Art. 277
 art. 277
 DTF 
 sentenza 
 art. 289
 art. 289
 art. 286
 sentenza 
 art. 278
	Art. 134
	Art. 277