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Timestamp: 2020-08-06 20:13:53+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 32248 del 13/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32248 del 13/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 13/12/2018, (ud. 11/10/2018, dep. 13/12/2018), n.32248
sul ricorso 20660-2017 proposto da:
D.E., elettivamente domiciliato in ROMA, OTRANTO 36, presso
avverso la sentenza n. 253/2017 del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata
D.E. chiedeva e otteneva dal giudice di pace, nei confronti nei confronti della Veritas, s.p.a., quale gestore del servizio di igiene ambientale del comune, un decreto ingiuntivo per la restituzione dell’IVA indicata come corrisposta indebitamente sulla tariffa di igiene ambientale di cui al D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 49, c.d. TIA 1, e sulla tariffa integrata ambientale di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, c.d. TIA 2, da considerare non corrispettivi di servizi ma tributi e come tali non assoggettabili alla suddetta imposta indiretta;
per quanto qui ancora rileva, il giudice di primo grado, pronunciandosi sull’opposizione dell’ingiunta, la rigettava, con sentenza confermata (sul punto) dal tribunale che riteneva l’assimilabilità della c.d. TIA 1 con la c.d. TIA 2, la prima pacificamente considerata tributo, la seconda da qualificare tale, nonostante l’indicazione legislativa contraria presente nel del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 14, comma 33, convertito dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, alla luce di un’ermeneutica sistematica e teleologica complessiva, valorizzando i richiami del menzionato art. 238, per la determinazione dell’importo dovuto, agli indici reddituali e a voci estranee al singolo servizio, la natura obbligatoria della prestazione tale anche per chi potrebbe non avvantaggiarsi del servizio in questione, nonchè l’omogeneità dei parametri della c.d. TIA 2 rispetto a quelli della c.d. TIA 1, in mancanza di una generale normativa attuativa che li avesse idoneamente distinti;
con l’unico motivo si prospetta la violazione o falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 1, 3 e art. 4, commi 2 e 3, D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238 e del D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, citato, poichè il tribunale avrebbe errato nell’accomunare la disciplina della c.d. TIA 1 a quella della c.d. TIA 2, e, di conseguenza, nell’escludere l’assoggettamento all’IVA delle somme corrisposte in base alla seconda;
l’eccezione risulta infondata, atteso che nel ricorso, a pag. 7, si specifica che l’impugnazione riguarda la c.d. TIA 2, per gli anni 2011 e 2012, fino alla sostituzione con la TARES e poi la TARI, a decorrere dal 2013, e dunque l’IVA sulle fatture “indicate ai numeri da 31 a 38 nella tabella di cui alle pagine 8-9 del ricorso per ingiunzione” prodotto sub 4 in allegato al ricorso per cassazione;
nel merito deve darsi seguito alla giurisprudenza di questa Corte (Cass., 21/06/2018, n. 16332) secondo cui “la tariffa di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, come interpretata del D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33”, quale convertito, “ha natura privatistica, ed è pertanto soggetta ad IVA ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1,3 e art. 4, commi 2 e 3” (pagg. 16-17);
la natura privatistica della c.d. TIA 2, e dunque la sua portata innovativa e ontologicamente diversa rispetto alla precedente c.d. TIA 1, già desumibile dal tenore della norma istitutiva, è stata poi definitivamente confermata dal D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, quale convertito, che ha previsto che “le disposizioni di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria”, sicchè, a fronte del chiaro disposto di tale norma, è evidente che, a seguito della sua emanazione, non è più dato neppure interrogarsi sulla natura di corrispettivo, e non di tributo, della c.d. TIA 2, e sulla conseguente sua assoggettabilità ad IVA (cfr. a pag. 9 dell’arresto del 2018 di cui sopra);
nella fattispecie in scrutinio, dunque, è pacifico che si controverte solamente della (imposta sul valore aggiunto relativamente alla) c.d. TIA 2, adottata dal comune di Venezia con regolamento 14 gennaio 2011, secondo quanto rilevato pure dal precedente più volte ricordato di questa Corte, in conformità con la disciplina transitoria anch’essa lì ricostruita (pagg. 10-16, in specie 14-15) e parimenti qui non oggetto di discussione;
ne consegue che la sentenza va cassata.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Venezia perchè, in diversa composizione, provveda anche sulle spese di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 49
 art. 238
 sentenza 
 art. 14
 art. 238
 art. 4
 art. 238
 art. 14
 art. 238
 art. 14
 art. 4
 art. 14
 art. 238
 sentenza 
 sentenza