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Timestamp: 2018-11-15 13:11:24+00:00

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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 27 ottobre 2014, n. 44868. La mancata contestazione della sottrazione delle chiavi dell'abitazione e' profilo che non puo' costituire motivo di censura della decisione impugnata, rileva la Corte che la maggiore gravita' della violazione, ai fini dell'applicazione dell'articolo 81 c.p., va accertata in astratto in base alla pena edittale prevista per il reato ritenuto dal giudice in rapporto alle singole circostanze in cui la fattispecie si e' manifestata e all'eventuale giudizio di comparazione fra di esse - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 27 ottobre 2014, n. 44868. La mancata contestazione della sottrazione delle chiavi dell’abitazione e’ profilo che non puo’ costituire motivo di censura della decisione impugnata, rileva la Corte che la maggiore gravita’ della violazione, ai fini dell’applicazione dell’articolo 81 c.p., va accertata in astratto in base alla pena edittale prevista per il reato ritenuto dal giudice in rapporto alle singole circostanze in cui la fattispecie si e’ manifestata e all’eventuale giudizio di comparazione fra di esse
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sentenza 27 ottobre 2014, n. 44868
avverso la sentenza n. 1007/2013 TRIBUNALE di TORINO, del 20/05/2013;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. SPINACI Sante che ha concluso per l’annullamento con rinvio relativamente al trattamento sanzionatorio concernente la continuazione.
1. Con sentenza del 20/05/2013 il Tribunale di Torino, a seguito di giudizio abbreviato, previa riqualificazione del contestato reato di ricettazione in quello di cui all’articolo 624 – bis c.p., articolo 625 c.p., comma 1, nn. 2 e 7, e previa concessione delle circostanze attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti e alla recidiva, ha operato, ritenendo la sussistenza del vincolo della continuazione tra il fatto contestato e il furto oggetto della sentenza del 16/06/2008 della Corte d’appello di Torino, un aumento di mesi tre di reclusione e di euro 200,00 di multa rispetto alle pene gia’ irrogata.
2. Sono stati proposti distinti ricorsi dal Procuratore generale presso la Corte d’appello di Torino e nell’interesse dell’imputato.
3. Quest’ultimo lamenta vizi motivazionali ed erronea applicazione dell’articolo 133 c.p., per non avere la sentenza impugnata dato conto dei criteri che hanno guidato l’esercizio del potere discrezionale nella determinazione della pena.
4. Il ricorso del Procuratore generale lamenta erronea applicazione dell’articolo 81 c.p., sottolineando, per un verso, che erroneamente non era stato contestato all’imputato il fatto della sottrazione delle chiavi dell’abitazione della persona offesa e, per altro verso, la notevole differenza di gravita’ dei fatti considerati nella decisione impugnata e in quella del 16/06/2008, che riguardava la semplice sottrazione di un’autoradio.
1. Il ricorso proposto nell’interesse dell’imputato e’ inammissibile, per l’assoluta genericita’ delle critiche formulate rispetto alle determinazioni del giudice di merito.
2. Quanto al ricorso del Procuratore generale, premesso che la mancata contestazione della sottrazione delle chiavi dell’abitazione e’ profilo che non puo’ costituire motivo di censura della decisione impugnata, rileva la Corte che la maggiore gravita’ della violazione, ai fini dell’applicazione dell’articolo 81 c.p., va accertata in astratto in base alla pena edittale prevista per il reato ritenuto dal giudice in rapporto alle singole circostanze in cui la fattispecie si e’ manifestata e all’eventuale giudizio di comparazione fra di esse (Sez. U, n. 25939 del 28/02/2013, Ciabotti, Rv. 255347).
In tale cornice di riferimento, in effetti, la motivazione della sentenza impugnata appare assolutamente carente perche’ non illustra le ragioni della ritenuta maggiore gravita’ del reato di cui alla precedente decisione del 16/06/2008. Ne segue l’annullamento con rinvio della sentenza del Tribunale di Torino, limitatamente al trattamento sanzionatorio.
3. Alla pronuncia di inammissibilita’ del ricorso dell’imputato consegue, ex articolo 616 c.p.p., la condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese processuali, nonche’ al versamento, in favore della cassa delle ammende, di una somma che, in ragione delle questioni dedotte, appare equo determinare in euro 1.000,00.
Dichiara inammissibile il ricorso dell’imputato, che condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende; annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio al Tribunale di Torino per nuovo esame.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-11-13T17:40:01+00:0013 novembre 2014|Cassazione penale 2014, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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