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Tribunale Salerno, 04 luglio 2006, sez. I TRIBUNALE DI SALERNO I SEZIONE CIVILE. Il Tribunale di Salerno, I sezione civile, riunito in camera di - PDF
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2 Tribunale Salerno, 04 luglio 2006, sez. I TRIBUNALE DI SALERNO I SEZIONE CIVILE Il Tribunale di Salerno, I sezione civile, riunito in camera di consiglio in persona dei signori Dott. Antonio Valitutti Presidente Dott. Maria Assunta Niccoli Giudice Dott. Antonio Scarpa Giudice relatore visto il reclamo proposto da M. M. ex art bis c.c. nei confronti dell'agenzia del Territorio - Servizio Pubblicità Immobiliare - di Salerno avverso la nota di trascrizione con riserva iscritta in data 6 aprile 2006 al n del registro generale, relativa all'accordo raggiunto dai genitori della ricorrente in sede di separazione consensuale (omologata dal tribunale di Salerno il 25 febbraio 2002) circa la donazione da parte del padre L. M. alla figlia M. m. di immobile gravato di usufrutto a favore dell'ex coniuge K. B., madre dell'attuale reclamante; sentite le parti in camera di consiglio; considerato come, in tema di pubblicità dei registri immobiliari e di responsabilità dei conservatori, l'art bis c.c. non si limita a conferire al conservatore un sindacato e un controllo meramente formale ed estrinseco dei titoli che gli vengono sottoposti, cosa già prevista dall'art c.c., ma gli attribuisce un vero e proprio potere - dovere di sindacare l'intrinseca trascrivibilità di un atto, non potendo, peraltro, i dubbi che danno luogo alla trascrizione con riserva, riguardare vizi di validità del titolo; rilevato come il procedimento sul reclamo proposto avverso la trascrizione o l'iscrizione con riserva al fine di conservare gli effetti della formalità, a norma dell'art bis c.c. e 113 ter disp. att. stesso codice, abbia natura "lato sensu" cautelare, a contraddittorio non pieno, nel quale le parti interessate, ai sensi del cit. art. 113 ter, vengono semplicemente sentite, diretto a far sì che, nel caso in cui sorgano gravi e fondati dubbi sulla trascrivibilità o iscrivibilità di un determinato atto, l'interessato possa ottenere, in via provvisoria, l'attuazione della pubblicità immobiliare, ed il cui oggetto è il solo accertamento della gravità e fondatezza dei dubbi in questione, rimanendo comunque la definitiva pronuncia sulla sussistenza del diritto e sull'effettuazione della pubblicità rimessa ad un eventuale giudizio contenzioso (Cassazione civile, sez. II, 30 marzo 2005, n. 6675; Cassazione civile, sez. II, 1
3 23 agosto 1997, n. 7940; Cassazione civile, sez. II, 7 febbraio 1992, n. 1405); premesso come - avendosi qui riguardo alla trascrivibilità di una donazione di immobile dal padre alla figlia, operata nel verbale di una separazione consensuale - l'accordo di separazione ha, in realtà, un contenuto essenziale - ovvero il consenso reciproco a vivere separati - ma anche un contenuto eventuale, costituito dalle pattuizioni necessarie ed opportune, in relazione all'instaurazione di un regime di vita separata, a seconda della situazione familiare (affidamento dei figli; assegni di mantenimento; statuizioni economiche connesse); sicché rientra in tale contenuto eventuale ogni statuizione finalizzata a regolare l'assetto economico dei rapporti tra i coniugi in conseguenza della separazione, comprese quelle attinenti al godimento ed alla proprietà dei beni, la cui nuova sistemazione sia ritenuta dai coniugi stessi necessaria in relazione all'accordo di separazione e che il tribunale - con l'omologazione - non abbia considerato in contrasto con interessi familiari prevalenti rispetto a quelli disponibili di ciascuno di essi; evidenziato come peraltro gli accordi di separazione personale fra i coniugi, contenenti attribuzioni patrimoniali da parte dell'uno nei confronti dell'altro o dei figli e concernenti beni mobili o immobili, non risultano collegati necessariamente alla presenza di uno specifico corrispettivo o di uno specifico riferimento ai tratti propri della "donazione", e rispondono, di norma, ad un più specifico e più proprio originario spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell'evento di "separazione consensuale", il quale, sfuggendo - in quanto tale - da un lato alle connotazioni classiche dell'atto di "donazione " vero e proprio, e dall'altro a quello di un atto di vendita (attesa oltretutto l'assenza di un prezzo corrisposto), svela, di norma, una sua "tipicità" propria (arg. da Cassazione civile, sez. I, 23 marzo 2004, n. 5741); ricordata l'opinione secondo cui l'accordo di separazione con cui venga pattuito il trasferimento di un diritto reale al figlio per provvedere "una tantum" al suo mantenimento, dovrebbe configurarsi, piuttosto, o come un contratto a favore di terzi ex art c.c. a titolo di liberalità, ovvero come donazione indiretta a favore della prole, pertanto non soggetto alla forma prevista dall'art. 782 c.c. (si veda anche Cassazione civile, sez. II, 21 dicembre 1987, n. 9500); considerato tuttavia come la clausola dell'accordo di separazione che attribuisca ad un figlio la proprietà esclusiva di beni immobili, al fine evidentemente di assicurarne il mantenimento, in quanto inserita nel verbale d'udienza (redatto da un ausiliario del giudice e destinato a far fede di ciò che in esso è attestato, giacché disciplinato, in via esclusiva, dalla normativa speciale dell'art. 126 c.p.c.), assume comunque forma di atto pubblico ai sensi e per gli effetti dell'art c.c., e, ove implichi il trasferimento di diritti reali immobiliari, costituisce perciò, dopo l'omologazione che lo rende 2
4 efficace, titolo per la trascrizione a norma dell'art c.c. (cfr. Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 1997, n. 4306; contra, invece, Cassazione civile, sez. I, 8 marzo 1995, n. 2700); P.Q.M. Il Tribunale pronunciando sul reclamo proposto da M. M. ex art bis c.c. nei confronti dell'agenzia del Territorio - Servizio Pubblicità Immobiliare - di Salerno avverso la nota di trascrizione con riserva iscritta in data 6 aprile 2006 al n del registro generale, accoglie il reclamo ed ordina all'agenzia del Territorio di Salerno di procedere alla trascrizione dell'accordo raggiunto dai genitori della ricorrente in sede di separazione consensuale (omologata dal tribunale di Salerno il 25 febbraio 2002) circa la donazione da parte di L. M. in favore di M. M. di appezzamento di terreno con entrostante fabbricato rurale, immobile a lui pervenuto per atto del 19 gennaio 1990 e meglio descritto nel verbale di separazione. Salerno, 4 luglio 2006 Il Presidente Dott. Antonio Valitutti Il Giudice relatore Dott. Antonio Scarpa 3
5 - Accordi patrimoniali: 1) Il Sig. B.M. trasferisce gli immobili indicato ai punti a),b) e c) del presente atto, con questo verbale, alla moglie V.S., la quale accetta, in adempimento all'obbligo di mantenimento dei figli minori: a) casa di civile abitazione posta in Comune di via., composta da.. confinante con In catasto (dati catastali) Agli effetti dell'art. 40,2 comma della Legge 28/2/1985 n. 47 e sue modificazioni, la parte cedente dichiara che il fabbricato è stato edificato in conformità a licenza edilizia n. 80/1970 rilasciata dal Comune di Cadelbosco Sopra (Re) con certificazione di abitabilità del 4/06/1999, prot e che successivamente non sono state apportate alla stessa modifiche soggette a concessione edilizia o altro provvedimento autorizzativo; Ulteriore dichiarazione che oggi dovrebbe essere resa ai sensi dellart.29 L.52/1985 come modificato dall art. 19 comma 14 DL n.78/2010: La parte cedente dichiara che i dati di identificazione catastale sopra riportati riguardano l unità immobiliare raffigurata nella planimetria depositata in catasto in data prot., che si allega, che i dati catastali e la planimetria sono conformi allo stato di fatto e che non sussistono difformità tali da influire sul calcolo della rendita catastale e dare luogo all obbligo di presentazione della relativa variazione catastale ai sensi della vigente normativa. b) appezzamento di terreno sito in esteso circa,avente la destinazione urbanistica di cui all'allegato certificato, confinante con. Detto terreno risulta censito nel Catasto terreni (dati catastali) c) Terreno agricolo senza fabbricati sito in. della superficie catastale complessiva di confinante con, (dati catastali) avente la destinazione urbanistica di cui all'allegato certificato; 2) che i presenti trasferimenti vengono fatti ed accettati a corpo con tutti i diritti,ragioni,azioni,accessioni,dipendenze e pertinenze,usi,servitù inerenti a quanto costituito,nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano e così come è 1
6 stato pacificamente posseduto dal sig. B.M., ad esso pervenuto per (indicazione titoli di provenienza) 3) che il Sig. B.M. per quanto occorrer possa, garantisce la piena proprietà di quanto oggi assegnato e la sua libertà alla data odierna da pesi,vincoli,privilegi, anche di natura fiscale,sequestri,pignoramenti e/o da oneri comunque pregiudizievoli,ad eccezione della ipoteca iscritta dalla Banca (con formalità eseguita presso la conservatoria dei Registri Immobiliari di in data ai nn.) a carico degli immobili sopra indicati a garanzia del mutuo ipotecario stipulato da entrambi i coniugi che rimane a carico esclusivo della Sig.ra V.S. già dalla sottoscrizione del presente atto sino all'estinzione dello stesso, in data 12/11/1999; 4) Il predetto mutuo gravante sull'immobile sopra descritto viene immediatamente assunto da V.S. che fin d'ora libera il coniuge da ogni inerente e conseguente obbligazione dando atto di rimanere la solo obbligata all'estinzione del mutuo e alla conseguente cancellazione di ipoteca ed impegnandosi a notificare il presente accollo all'istituto mutuante cui seguirà la notifica del presente verbale che recepirà l'intervenuto accollo; - che il Sig. B.M., per quanto occorrer possa, presta le più ampie garanzie di legge per il caso di evizione e/o di molestie; - Il Sig. B.M. dichiara, per quanto occorrer possa, ai sensi e per gli effetti di cui all'art c.c., di rinunciare alla ipoteca legale di cui all'art comma 1 n. 1 c.c.; 1) che gli effetti utili ed onerosi del presente trasferimento decorreranno dalla data del presente verbale; 2) che le parti chiedono che agli effetti fiscali i predetti trasferimenti di quota di proprietà dei predetti immobili vengano dichiarati esenti da ogni imposta e tassa ai sensi dell'art. 19 L. n.74/1987 (Corte Cost. N. 154/99); 3) ai sensi e per gli effetti di cui all'art ter c.c. la sig.ra V.S. si obbliga ad impiegare i frutti degli immobili indicati alla condizione n.1 punti a), b) 2
7 e c) per il pagamento del mutuo ipotecario di cui sopra e, una volta estinto detto mutuo, ad impiegare i frutti degli immobili per il mantenimento della prole sino al raggiungimento dell'autosufficienza economica del più giovane dei figli; 4) ai sensi e per gli effetti di cui all'art ter c.c. la sig.ra V.S. si impegna, altresì, a non alienare gli immobili indicati alla condizione n.1 punti a), b), c) e d) sino al raggiungimento dell'autosufficienza economica del più giovane dei figli; 5) I canoni di locazione percepiti per l'immobile indicato al punto n. a) spetteranno per intero alla Sig.ra V.S.; 7) Le parti dichiarano reciprocamente di nulla più pretendere per qualunque titolo o ragione,fatta eccezione degli adempimenti indicati nelle premesse del presente atto; 3
8 Cassazione civile, sez. trib., 30 maggio 2005, n LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA CIVILE composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Ugo RIGGIO - Presidente Michele D'ALONZO - Consigliere Eugenia MARIGLIANO - Consigliere Ettore FERRARA - Consigliere Achille MELONCELLI - Rel. Consigliere ha pronunciato la seguente: SENTENZA sul ricorso rgn 17396/2001, proposto dal Ministero dell'economia e delle finanze, in persona del Ministro in carica, e dall'agenzia delle entrate, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentati e difesi dall'avvocatura generale dello Stato, presso cui sono domiciliati in Roma, Via dei Portoghesi 12; - ricorrenti - contro i signori P. O. e S.G. rappresentati e difesi dall'avvocato Fabio Ercolini e presso di lui elettivamente domiciliati in Livorno, Via Borgia 26; - intimati e controricorrenti - avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale di Firenze 24 gennaio 2001, n. 29/28/01, depositata il 21 marzo 2001 e notificata il 26 aprile 2001; udita la relazione sulla causa svolta nell'udienza pubblica del 2 marzo 2005 dal Cons. Achille Meloncelli; udito l'avv. Fabio Ercolini per i controricorrenti; udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Vincenzo Gambardella, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso per quanto di ragione; Fatto 1. Il 25 giugno 2001 è notificato ai signori sopra intimati un ricorso del Ministero delle finanze e dell'agenzia delle entrate per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, che ha accolto l'appello incidentale dei contribuenti contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Livorno n. 323/01/99, che aveva accolto il loro ricorso contro il silenzio rifiuto dell'ufficio del registro di Livorno sulla richiesta di rimborso di imposte catastali e ipotecarie e di INVIM. 2. I fatti di causa sono i seguenti: a) il 18 maggio 1998 il signor P.G. cede a titolo gratuito alle figlie O. e S. la 1
9 propria quota di proprietà della casa di abitazione in ottemperanza ad una obbligazione assunta in sede di separazione consensuale; b) nell'atto le parti chiedono l'applicazione dell'imposta fissa di registro, trattandosi di trasferimento in adempimento degli obblighi contenuti nei patti della separazione e, in ogni caso, chiedono l'applicazione delle agevolazioni tributarie sulla prima casa con riduzione del 4% dell'imposta di registro e a tassa fissa delle imposte ipotecarie e catastali e la riduzione al 50% dell'invim; c) l'ufficio del registro di Livorno applica la tassazione prevista per i contratti a titolo gratuito, richiedendo l'imposta di registro nella misura fissa come richiesto dai contribuenti, e le imposte ipotecarie e catastali nella misura normale, non risultando applicabili al caso in esame, consistente in una donazione, le agevolazioni per la prima casa; d) il 24 ottobre 1998 il signor P.G. ritenendo, invece, di poter usufruire di tali agevolazioni tributarie, domanda il rimborso delle imposte ipotecarie e catastali e del 50% dell'invim; e) il 5 novembre 1998 la medesima domanda è presentata anche dalle signore O. e S.G. f) il silenzio rifiuto della domanda, mantenuto dall'ufficio, è impugnato dai contribuenti dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Livorno, che ne accoglie il ricorso, ritenendo che non sia applicabile la presunzione di liberalità e, comunque, che l'atto sia esentato da qualsiasi tipo di imposta in quanto connesso al momento procedurale della separazione dei coniugi, in base alla sentenza della Corte costituzionale 10 maggio 1999, n. 154; g) si appella in via principale l'ufficio, che eccepisce la disapplicazione della presunzione di liberalità ex art. 26 DPR 26 aprile 1986, n. 131, e l'estensione dell'esenzione agli atti stipulati in ottemperanza di accordi presi tra i coniugi producenti effetti giuridici nei confronti di altri soggetti quali, nel caso specifico, le figlie; h) i contribuenti, dal canto loro, presentano appello incidentale, chiedendo il rimborso totale dell'invim in base alla sentenza della Corte costituzionale 10 maggio 1999, n. 154; j) la Commissione tributaria regionale, con la sentenza ora impugnata per cassazione, rigetta l'appello principale dell'ufficio e accoglie l'appello incidentale dei contribuenti. 3. La sentenza d'appello, oggetto del ricorso per cassazione, è così motivata: a) la portata della sentenza della Corte costituzionale 25 febbraio 1999, n. 41, è chiara, volendo consentire di superare la presunzione di liberalità nelle cessioni di immobili tra parenti in linea retta; b) le obbligazioni che essi assumono all'atto della regolazione dei rapporti patrimoniali all'interno della famiglia, nel momento in cui intervenga una separazione o un divorzio, comportano la necessità di provvedere a dei trasferimenti di proprietà che non ubbidiscono ad un animus donandi, ma alla volontà di definire i propri rapporti, considerando che spesso le cessioni 2
10 patrimoniali sostituiscono, almeno in parte, l'esborso di assegni di mantenimento; b) tale direzione dell'ordinamento, che tiene conto del mutato quadro sociale, è vieppiù confermata dalla sentenza della Corte costituzionale 10 maggio 1999, n. 154, da cui discende la giustezza della richiesta operata con l'appello incidentale. 4. Il ricorso per cassazione delle amministrazioni finanziarie è sostenuto con tre motivi d'impugnazione e si conclude con la richiesta che il ricorso sia accolto e che sia annullata la sentenza impugnata, con ogni conseguente statuizione, vinte le spese e gli onorari. 5. I contribuenti intimati resistono con controricorso, notificato il 25 luglio 2001, a conclusione del quale essi chiedono il rigetto del ricorso e l'attribuzione degli interessi legali dalla data di presentazione dell'istanza di rimborso al saldo effettivo, già dedotta in primo e secondo grado. Diritto 6.1. Con il primo motivo d'impugnazione le ricorrenti amministrazioni finanziarie denunciano la violazione e l'errata applicazione: dell' art. 26 DPR 26 aprile 1986, n. 131; della L. 10 maggio 1976, n. 260; del DPR 26 ottobre 1972, n. 643, e del DLgs 31 ottobre 1990, n Esse sostengono, al riguardo, che l'atto di trasferimento sarebbe incontestabilmente avvenuto a titolo gratuito e non potrebbe essere considerato diversamente, perché le stesse parti hanno dichiarato, nell'atto di cessione, che esso "avviene senza corrispettivo" e, pertanto, come tale dovrebbe essere considerato. Assumerebbe rilievo, non l'esistenza di un animus donandi, ma la sola circostanza, che sarebbe indiscusso, nel caso di specie, che il trasferimento di un bene dal padre a due figlie sarebbe avvenuto senza corrispettivo. Ne deriverebbe l'applicabilità del regime tributario della donazione, che, per quel che riguarda le imposte ipotecarie e catastali e l'invim, sarebbe disciplinata dal DPR 31 ottobre 1990, n. 347, e dal DPR 26 ottobre 1972, n Con la seconda censura si denuncia la violazione e l'errata applicazione dell'art. 19 L. 6 marzo 1987, n. 74, oltre che omessa od insufficiente motivazione Le ricorrenti sostengono, in proposito, che l'atto non potrebbe ritenersi esente da imposta, in quanto l'esenzione prevista dall'art. 19 L. 6 marzo 1987, n. 74, riguarderebbe tutti gli atti e i provvedimenti relativi al procedimento di separazione tra i coniugi, mentre l'atto in questione coinvolgerebbe altri soggetti, quali le figlie, e, pertanto, non potrebbe rientrare nella citata disposizione normativa. La Commissione tributaria regionale, senza motivazione, avrebbe applicato estensivamente la norma, senza che ciò trovi fondamento nella lettera o nella ratio della legge, che sarebbe volta a disciplinare il trattamento fiscale dei rapporti tra i coniugi separati. 3
11 8.1. I primi due motivi di ricorso possono essere esaminati congiuntamente in ragione della loro connessione oggettiva. Infatti, con la prima censura si mira a sostenere che dovrebbe applicarsi al caso di specie la disciplina generale dell'imposizione sugli atti di trasferimento di beni immobili, mentre con la seconda censura si tende a sostenere l'inapplicabilità della disciplina speciale prevista per le imposte dirette su atti di trasferimento di beni in adempimento di obbligazioni assunte in sede di separazione personale Entrambi i motivi sono infondati, perché al fatto di specie ultima oggetto di questo giudizio non è applicabile la norma generale desumibile dall' art. 26 DPR 26 aprile 1986, n. 131, che, dopo la sentenza della Corte costituzionale 25 febbraio 1999, n. 41, contiene, non più una presunzione assoluta di gratuità degli atti di trasferimento immobiliare tra coniugi o tra parenti in linea retta, ma solo una presunzione relativa. È, invece, la norma speciale contenuta nell'art. 19 L. 6 marzo 1987, n. 74, che, in base alla sentenza 10 maggio 1999, n. 154, della Corte costituzionale, estensiva dell'orientamento da essa già assunto con la sentenza 15 aprile 1992, n. 176, dev'essere interpretato nel senso che l'esenzione «dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa» di «tutti gli atti, documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti del matrimonio» si estende «a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi», in modo da garantire l'adempimento delle obbligazioni che i coniugi separati hanno assunto per conferire un nuovo assetto ai loro interessi economici (Corte costituzionale 25 febbraio 1999, n. 41), anche con atti i cui effetti siano favorevoli ai figli (in questo senso già si era pronunciata la Corte costituzionale con sentenza 15 aprile 1992, n. 176, ma ancor più chiaramente e decisamente il principio è enunciato dalla sentenza della Corte costituzionale 11 giugno 2003, n. 202). Nel deriva l'infondatezza del primo motivo d'impugnazione, perché esso sostiene erroneamente la sussumibilità del caso di specie ultima oggetto di controversia nella normativa generale sugli atti di trasferimento di beni immobili tra coniugi o tra parenti in linea retta, anziché nella normativa speciale sugli atti esecutivi di atti di separazione personale tra coniugi. È, poi, infondato anche il secondo motivo d'impugnazione, perché l'interpretazione della citata giurisprudenza costituzionale impone un'applicazione dell'esenzione tributaria anche agli atti di esecuzione della separazione personale, i cui effetti siano favorevoli ai figli Con il terzo motivo d'impugnazione si denuncia la violazione e l'errata applicazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato ex art. 112 cpc e del DPR 26 ottobre 1972, n Secondo le ricorrenti amministrazioni finanziarie l'oggetto del contendere sarebbe il silenzio rifiuto delle istanze di rimborso presentate dai contribuenti il 24 ottobre e il 5 novembre 1998 e l'imposta contestata sarebbe costituita dal 50% dell'invim e dalla differenza fra le imposte ipotecarie e catastali in misura normale e in misura fissa. Se il contribuente ritiene di aver diritto al 4
12 rimborso anche dell'ulteriore 50% dell'invim e delle tasse fisse di registro, ipotecaria e catastale, dovrebbe presentare un'ulteriore istanza di rimborso, con la conseguenza che la sentenza d'appello, che dichiara non dovuta alcuna imposta, esulerebbe dall'oggetto del contendere, violando palesemente l'art. 112 cpc Il motivo è fondato per le ragioni e nei limiti qui di seguito esposti. La controversia è caratterizzata dalla successione di varie domande dei contribuenti, amministrative prima e processuali poi, e di decisioni autoritative, prima amministrative e poi giurisdizionali, che, con riguardo all'invim, che è l'oggetto della terza censura, possono così sintetizzarsi: in sede di registrazione il contribuente alienante ha chiesto la riduzione dell'invim nella misura del 50%, che è stata espressamente negata dall'ufficio tributario; è seguita l'istanza di rimborso della riduzione non concessa, su cui l'ufficio ha mantenuto il silenzio rifiuto, impugnato dinanzi al giudice di tributario con esito positivo, cioè con il riconoscimento della riduzione del 50% dell'invim chiesta e negata in sede amministrativa; intervenuta nel corso del giudizio di primo grado la sentenza della Corte costituzionale 10 maggio 1999, n. 154, il ricorrente ha proposto appello incidentale al fine di ottenere la riduzione integrale dell'invim, che è stata concessa dal giudice d'appello. Tuttavia, il riconoscimento dell'esenzione totale dall'invim, anziché del diritto alla sola riduzione del 50%, era precluso al giudice d'appello dal fatto che con il ricorso introduttivo il contribuente aveva avanzato soltanto la domanda di riduzione e che l'oggetto del giudizio è restato fissato, per entrambe le parti e anche per il giudice, anche di primo grado, dall'atto di incoazione del processo, cosicché il rapporto giuridico controverso era da considerarsi esaurito per metà dell'invim e ad esso non poteva estendersi l'efficacia della sopravvenuta sentenza della Corte costituzionale 10 maggio 1999, n Le considerazioni che precedono portano a rigettare i primi due motivi di ricorso e ad accoglierne il terzo, in relazione al quale soltanto dev'essere cassata la sentenza impugnata, con conseguente rinvio della causa ad altra Sezione della Commissione tributaria regionale della Toscana, che disporrà anche sulle spese processuali relative al giudizio di cassazione. P.Q.M la Corte accoglie il terzo motivo del ricorso, di cui rigetta i primi due, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa ad altra Sezione della Commissione tributaria regionale della Toscana, che disporrà anche sulle spese processuali relative al giudizio di cassazione. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 2 marzo DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 30 MAG
13 Cassazione civile, sez. II, 21 febbraio 2006, n REPUBBLICA ITALIANA In nome del popolo italiano LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ELEFANTE Antonino - Presidente - Dott. ODDO Massimo - rel. Consigliere - Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio - Consigliere - Dott. GOLDONI Umberto - Consigliere - Dott. TROMBETTA Francesca - Consigliere - ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso proposto il 18 dicembre 2002 da: G.P. - rappresentata e difesa in virtù di procura in calce al ricorso dall'avv. Di Brina Leonardo, presso il quale è elettivamente domiciliata in Roma, al largo del Teatro Valle, n. 6; - ricorrente - contro F.M. - elettivamente domiciliato in Trento, alla via Mantova, n. 3, presso l'avv. Ceola Vanni; - intimato - avverso la sentenza della Corte d'appello di Trento n. 358 del 5 luglio 2002; Udita la relazione della causa svolta nella Pubblica Udienza del 12 dicembre 2005 dal Consigliere, Dott. Oddo Massimo; udito per la ricorrente l'avv. Di Brina Francesco; udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Finocchi Ghersi Renato, che ha concluso per il rigetto del ricorso. Fatto M.F. con atto notificato il 7 marzo 1995, premesso che tra le condizioni concordate dai genitori nella sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili del loro matrimonio era previsto l'obbligo del padre di trasferirgli la proprietà di un appartamento in Comune di Villazzano al compimento del suo 25 anno di età e che prima di tale evento il padre era deceduto, convenne la coerede G.P., seconda moglie del defunto, davanti al Tribunale di Trento e domandò, previo accertamento della di lei successione nell'obbligo assunto dal padre, di ordinare alla convenuta di trasferigli alla data stabilita la proprietà della metà indivisa dell'immobile di cui era divenuta titolare jure ereditatis. L.G., eccepita la competenza per territorio del Tribunale di Milano, quale giudice del luogo in cui si era aperta la successione, chiese il rigetto della 1
14 domanda, deducendo la nullità dell'obbligo assunto dal de cuius per l'incompatibilità tra l'obbligazione di donare e la causa liberale del contratto di donazione ed il difetto di interesse ad agire del F., non essendo stato egli dispensato dalla collazione del bene, e, in via riconvenzionale, domandò la divisione dell'immobile. Il Tribunale, disattesa l'eccezione d'incompetenza, con sentenza del 7 agosto 2001 accolse la domanda del F. e dichiarò l'obbligo della G. di trasferirgli alla data del compimento dei suoi 25 anni la metà della proprietà indivisa dell'appartamento di cui era divenuta titolare. La decisione, gravata dalla G., venne confermata il 5 luglio 2002 dalla Corte di Appello di Trento, la quale, ribadita l'infondatezza dell'eccezione d'incompetenza, non controvertendosi sulla qualità di erede o su diritti successori, osservò che l'obbligazione di trasferire l'immobile, recepito nella sentenza pronunciata su istanza congiunta dei coniugi, trovava la sua fonte in un contratto preliminare dei genitori in favore del figlio, che era trasmissibile all'erede, avendo contenuto patrimoniale e non inerendo a diritti personalissimi, e che l'attribuzione andava esclusa dalla collazione, non essendo ravvisabile nel contratto una donazione, e l'immobile non era soggetto a divisione, non partecipando alla comunione ereditaria. La G. è ricorsa con tre motivi per la cassazione della sentenza, l'intimato F. non ha resistito in giudizio e la ricorrente ha depositato memoria. Diritto Con il primo motivo, la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 22 c.p.c., nonchè l'omessa, insufficiente e con-traddittoria motivazione, e, riproponendo l'eccezione d'incompetenza territoriale del giudice adito in primo grado, censura la sentenza impugnata per non avere considerato che "tra le articolazioni del petitum e della causa petendi vi erano anche profili squisitamente attinenti alla successione, quali la collazione e la divisione dell'eredità, la cui cognizione era rimessa in via esclusiva al giudice del luogo di apertura della successione. H motivo è infondato. La causa per il riconoscimento del diritto dell'attore verso il defunto esulava dalle previsioni dell'art. 22 c.p.c., nn. 1 e 3, perchè non era collegata alla sua qualità di erede e proposta dopo il decorso di un biennio dall'apertura della successione, e la formulazione da parte della convenuta di questioni attinenti alla collazione dell'immobile, di una quota della proprietà del quale era controverso l'obbligo di trasferimento, e di una domanda di scioglimento della comunione ereditaria su di esso non erano idonee a modificare la competenza radicatasi con la domanda dell'attore. Tale efficacia, infatti, non può essere riconosciuta alle eccezioni e l'impossibilità di una interpretazione analogica dell'art. 36 c.p.c., esclude che la cognizione del giudice della causa principale possa subire deroghe quando la causa riconvenzionale, separatamente considerata, rientri nella sfera della competenza territoriale inderogabile di altro giudice, (cfr.: Cass. civ., sez. 1^:, sent. 6 giugno 2000, n. 7572; cass. 2
15 civ., sez. 1^, sent. 24 giugno 1994, n. 6103; cass. civ., sez. 1^, sent. 11 luglio 1992, n. 8466). Con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione dell'art c.c. e segg. e art c.c. e segg., e l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, la ricorrente lamenta che la decisione non avrebbe potuto affermare l'esistenza di un suo dovere di trasferire l'immobile in ragione della sola individuazione della fonte dell'obbligazione in un contratto preliminare dei genitori in favore del figlio, ma avrebbe dovuto qualificare la causa del detto contratto e rilevare che la medesima, se gratuita, avrebbe reso nullo l'accordo per la non corrispondenza della forma a quella richiesta per le donazioni e l'incompatibilità tra l'assunzione di un obbligo di donare e lo spirito di liberalità della donazione, e, se onerosa, avrebbe manifestato una volontà del padre di provvedere al mantenimento del figlio anche dopo il raggiungimento della sua maggiore età, della quale non vi era alcuna prova, e determinato un obbligo strettamente personale intrasmissibile mortis causa. Il motivo è infondato. Questa Corte ha reiteratamente affermato che l'obbligo di mantenimento dei figli minori, o maggiorenni non autosufficienti, può essere adempiuto dai genitori in sede di separazione personale o divorzio (id est: di cessazione degli effetti civili del matrimonio) mediante un accordo - formalmente rientrante nelle previsioni, rispettivamente, degli art. 155 c.c., comma 7, art. 158 c.c., comma 2, e dell'art. 711 c.c., comma 3, e della L. n. 898 del 1970, artt. 4, comma 8, e art. 6, comma 9 - il quale, anzichè attraverso una prestazione patrimoniale periodica, od in concorso con essa, attribuisca o li impegni ad attribuire ai figli la proprietà di beni mobili od immobili, e che tale accordo non realizza una donazione, in quanto assolve ad una funzione solutoria - compensativa dell'obbligazione di mantenimento, ma costituisce applicazione del principio, stabilito dall'art c.c., della libertà dei soggetti di perseguire con lo strumento contrattuale interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico (cfr.: Cass. Civ., sez. 1^, sent. 2 febbraio 2005, n. 2088; cass. civ., sez. 2^, sent. 17 giugno 2004, n ; cass. civ., sez. 2^, sent. 21 dicembre 1987, n. 9500). L'accordo, recepito e condizionato dal provvedimento di separazione o di divorzio, non si limita in tale caso a determinare le concrete modalità della prestazione periodica di mantenimento, ma comporta l'immediata e definitiva acquisizione al patrimonio dei figli della proprietà dei beni che i genitori, od il genitore, abbiano loro attribuito o si siano impegnati ad attribuire e, in questo secondo caso, il correlativo obbligo, sanzionato in forma specifica dall'art c.c., è trasmissibile agli eredi del promittente, giacchè trova il suo titolo non già nella prestazione di mantenimento, che, nei limiti costituiti dal valore dei beni attribuiti o da attribuire, è convenzionalmente liquidata e sostituita dall'impegno negoziale, ma nell'accordo che l'ha estinta (cfr.: Cass. civ., sez. 1^, sent. 5 settembre 2003, n ). Correttamente, dunque, la sentenza impugnata ha escluso l'invalidità o l'inefficacia dell'accordo per la sopravvenuta morte dell'obbligato anteriormente al termine fissato per 3
16 l'adempimento del trasferimento ed ha ritenuto che ad esso fosse tenuta l'erede in ragione della natura patrimoniale e non personalissima dell'obbligazione, nè è condivisibile la censura formulata in ordine alla carenza o contraddittorietà della motivazione quanto all'accertamento ed alla valutazione della non liberalità dell'obbligazione assunta. Dal riferimento al principio, enunciato nella decisione di questa Corte n. 9500/87, cit., della desumibilità della natura dell'obbligazione del genitore dall'inserimento dell'impegno nel contesto della sentenza di separazione personale o divorzio (o di cessazione degli effetti civile del matrimonio) ed alle argomentazioni della sentenza di primo grado, la quale aveva posto in rilievo la modestia dell'assegno periodico stabilito per il mantenimento del figlio, appaiono evidenti, infatti, sia il criterio adottato che gli elementi costituenti la ratio decidendi della sentenza impugnata, e sia l'adeguatezza dell'apprezzamento che la sorregge in ordine all'intento perseguito dai genitori di assicurare al figlio, anche dopo il conseguimento della sua maggiore età, la possibilità di continuare a fruire dell'immobile nel quale già abitava per effetto del suo affidamento alla madre che ne era stata assegnatane. Con il terzo motivo, lamentando la violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., art. 769 c.c. e segg., e art c.c., e l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, la ricorrente deduce che la sentenza non avrebbe potuto esulare dallo specifico petitum "della natura gratuita del negozio di trasferimento relativo all'obbligazione assunta" dal padre dell'attore ed escludere, immotivatamente ed in contrasto con le risultanze processuali, l'obbligo di collazione e la soggezione dell'immobile a divisione. Anche tale motivo è infondato. La gratuità del trasferimento era stata addotta dall'attore nell'atto introduttivo del giudizio per escludere che l'obbligo di trasferimento dell'immobile, recepito nella sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, fosse subordinato al versamento di un corrispettivo ed era stata sostenuta dall'argomento che l'impegno assunto dal padre trovava la sua giustificazione nella doverosa regolamentazione degli interessi dei figli in occasione dei mutamenti o dell'estinzione del rapporto coniugale e nel loro affidamento ad uno solo dei genitori. La condivisione di tale ratio da parte del giudice di merito esclude che sia ravvisabile il lamentato vizio di extrapetizione; e il disconoscimento all'attribuzione dell'immobile della natura di donazione, oggetto di eccezione della convenuta, costituisce ragione sufficiente e necessaria per negare la soggezione a collazione della quota di proprietà oggetto della controversia e, in generale, l'ipotizzabilità sull'appartamento di cui era stata promessa la cessione di una comunione tra gli eredi e la conseguente proponibilità rispetto ad esso di una domanda di divisione. All'infondatezza dei motivi segue il rigetto del ricorso. P.Q.M 4
17 Rigetta il ricorso. Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 dicembre Depositato in Cancelleria il 21 febbraio
18 1) LS 6 marzo 1987 n. 74 art. 19 L. Il trasferimento di beni immobili a seguito dello scioglimento di comunione tra coniugi, avvenuto con verbale di conciliazione nel corso della procedura di separazione o divorzio, è esente da in.v.im. Cassazione civile, sez. trib., 17 febbraio 2001, n ) In tema di separazione personale tra coniugi, l'obbligo di mantenimento dei figli minori (ovvero maggiorenni non autosufficienti) può essere legittimamente adempiuto dai genitori mediante un accordo che, in sede di separazione personale o di divorzio, attribuisca direttamente - o impegni il promittente ad attribuire - la proprietà di beni mobili o immobili ai figli, senza che tale accordo (formalmente rientrante nelle previsioni, rispettivamente, degli art. 155, 158, 711 c.c. e 4 e 6 l. n. 898 del 1970, e sostanzialmente costituente applicazione della "regula iuris" di cui all'art c.c., attesa la indiscutibile meritevolezza di tutela degli interessi perseguiti) integri gli estremi della liberalità donativa, ma assolvendo esso, di converso, ad una funzione solutorio-compensativa dell'obbligo di mantenimento. Esso, comporta l'immediata e definitiva acquisizione al patrimonio dei figli della proprietà dei beni che i genitori abbiano loro attribuito o si siano impegnati ad attribuire, di talché, in questa seconda ipotesi, il correlativo obbligo, suscettibile di esecuzione in forma specifica ex art c.c., è senz'altro trasmissibile agli eredi del promittente, trovando titolo non già nella prestazione di mantenimento - che, nei limiti costituiti dal valore dei beni attribuiti o da attribuire, risulta ormai convenzionalmente liquidata in via definitiva, - ma nell'accordo che l'ha estinta. Cassazione civile, sez. II, 21 febbraio 2006, n ) Risponde ad una ottimale, anche perché incondizionata ed integrale, tutela della prole, e va perciò consentito il trasferimento, con atto formale, da un coniuge all'altro, a modifica del regime di separazione personale (o di divorzio) precedentemente instaurato, di taluni beni immobili con il vincolo "erga omnes" di cui all'art ter c.c., allo scopo di garantire ai figli minori un adeguato e sicuro mantenimento. Tribunale Reggio Emilia, 26 marzo ) Sono pienamente valide le clausole dell'accordo di separazione che riconoscano ad uno o ad entrambi i coniugi la proprietà esclusiva di beni mobili o immobili, ovvero ne operino il trasferimento a favore di uno di essi al fine di assicurarne il mantenimento. Il suddetto accordo di separazione, in quanto inserito nel verbale d'udienza (redatto da un ausiliario del giudice e destinato a far fede di ciò che in esso è attestato), assume forma di atto pubblico ai sensi e per gli effetti dell'art c.c., e, ove implichi il trasferimento di diritti reali immobiliari, costituisce, dopo l'omologazione che lo rende efficace, titolo per la trascrizione a norma dell'art c.c., senza che 1
19 la validità dei trasferimenti siffatti sia esclusa dal fatto che i relativi beni ricadono nella comunione legale tra coniugi. Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 1997, n ) Viene omologato il verbale della separazione personale consensuale fra coniugi tra le cui condizioni sia previsto anche che uno dei coniugi istituisca un "trust" (che preveda come "trustee" lo stesso disponente) un immobile di sua proprietà al fine di adibirlo ad abitazione della figlia e dell'altro coniuge, con previsione dell'obbligo di trasferimento dello stesso immobile alla figlia al compimento dei trent'anni di quest'ultima (Nella specie il verbale omologato viene anche trascritto (come atto giudiziario) nella Conservatoria dei Registri Immobiliari di Milano).Tribunale Milano, 23 febbraio ) REVOCATORIA ORDINARIA (Azione) Il trasferimento di quota di beni immobili di pertinenza di uno dei coniugi a favore dell'altro realizzato in sede di separazione consensuale non può essere di per sè solo considerato a titolo gratuito. La suddetta operazione infatti, nella fattispecie, lungi dal costituire un atto di mera liberalità, ha piuttosto rappresentato l'attuazione di uno specifico programma atto a definire sia posizioni pregresse sia obblighi direttamente scaturenti dalla separazione coniugale, la cui liquidazione - "una tantum" - è specificatamente prevista dal legislatore. Deve, pertanto, escludersi nella fattispecie la natura gratuita del dedotto trasferimento ai sensi dell'art comma 1 n. 2 c.c. Il "consilium fraudis" non può ritenersi sussistere, in assenza di ulteriori riscontri, solo in virtù dello "status" di coniuge. In verità, al vincolo suddetto non può associarsi alcuna presunzione di conoscenza a carico di un coniuge circa le altrui vicende economiche soprattutto se afferenti l'attività strettamente professionale e non quella familiare. Tribunale Milano, 20 ottobre ) La pattuizione, intervenuta in sede di separazione consensuale, contenente l'impegno di uno dei coniugi, al fine di concorrere al mantenimento del figlio minore, di trasferire, in favore di quest'ultimo, la piena proprietà di un bene immobile, non è soggetta nè alla risoluzione per inadempimento, a norma dell'art c.c., nè all'eccezione d'inadempimento, ai sensi dell'art c.c., non essendo ravvisabile, in un siffatto accordo solutorio sul mantenimento della prole, quel rapporto di sinallagmaticità tra prestazioni che è fondamento dell'una e dell'altra, atteso che il mantenimento della prole costituisce obbligo ineludibile di ciascun genitore, imposto dal legislatore e non derivante, con vincolo di corrispettività, dall'accordo di separazione tra i coniugi, tale accordo potendo, al più, regolare le concrete modalità 2
20 di adempimento di quell'obbligo (nella specie il padre, che aveva assunto tale impegno di trasferimento, convenuto in giudizio per l'esecuzione specifica ai sensi dell'art c.c., aveva chiesto la risoluzione della pattuizione deducendo l'inadempimento della madre all'obbligazione, da costei assunta nel medesimo accordo di separazione tra coniugi, di consentire che la figlia vedesse e frequentasse esso genitore). Cassazione civile, sez. II, 17 giugno 2004, n ) L'accordo, recepito nella pronunzia di divorzio, prevedente l'obbligo, a carico di un coniuge, di trasferire all'altro la proprietà di un immobile a titolo di assegno una tantum di divorzio, entro e non oltre un certo termine dalla data di pubblicazione della sentenza di divorzio congiunto, costituisce un negozio di natura transattiva e aleatoria rispetto al quale è irrilevante la morte del coniuge beneficiario (purché successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di divorzio) con la conseguenza che gli eredi di quest'ultimo possono agire in giudizio per ottenere il trasferimento della proprietà dell'immobile in loro favore. Cassazione civile, sez. I, 05 settembre 2003, n ) La scrittura privata indirizzata a regolare i reciproci rapporti patrimoniali fra i coniugi consensualmente separati, avente ad oggetto, fra gli altri, anche il trasferimento della proprietà di beni immobili, può configurarsi come transazione ed ha piena validità ed efficacia. La transazione, infatti, può intervenire tra i coniugi per disciplinare il rapporto patrimoniale oggetto di possibile od attuale controversia, beninteso senza che essa possa avere ad oggetto diritti indisponibili dei contraenti. La libertà negoziale riconosciuta dalla legge ai coniugi contraenti è funzionale alla autonoma scelta della migliore soluzione delle controversie sorte in relazione alla separazione, ed in questo senso non merita censure pur in considerazione di una nozione alquanto ampia di "legittimo accordo patrimoniale". Cassazione civile, sez. I, 09 luglio 2003, n ) Al fine di fruire delle agevolazioni fiscali per l'acquisto della prima casa previste dall'art. 2 d.l. 7 febbraio 1985 n. 12, conv. con modificazioni in l. 5 aprile 1985 n. 118, le formalità ivi prescritte - vale a dire la dichiarazione del compratore di non possedere altro fabbricato destinato ad abitazione nel comune dove è situato l'immobile acquistato, di volerlo adibire a propria abitazione, e di non aver già usufruito delle agevolazioni previste dalla disposizione - devono essere adempiute, a pena di decadenza, nell'atto di acquisto avente ad oggetto tale abitazione. Ciò comporta che nel caso di trasferimento di un'unità abitativa ad un coniuge disposto nel verbale di separazione consensuale, la richiesta delle agevolazioni e la contestuale 3

References: art. 113
 art. 19
 SENTENZA 
 sentenza 
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 art. 26
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 art. 26
 art. 26
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 art. 112
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 Cass. 
 cass. 
 cass. 
 art. 155
 art. 158
 art. 6
 Cass. 
 cass. 
 cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 769
 sentenza 
 sentenza 
 art. 19
 art. 155
 sentenza 
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