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Timestamp: 2020-04-02 09:46:53+00:00

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Art. 785 codice di procedura civile - Pronuncia sulla domanda di divisione - Brocardi.it
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Articolo 785 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 785 Codice di procedura civile
Se non sorgono contestazioni sul diritto alla divisione, essa è disposta con ordinanza del giudice istruttore (1); altrimenti questi provvede a norma dell'articolo 187 (2) (3).
(1) Nella prima ipotesi descritta dalla norma, ovvero nel caso in cui non sorgano contestazioni sul diritto alla divisione, o meglio sulla qualità di condividente dell'attore, il giudice dispone con ordinanza la divisione dei beni. Si precisa che le operazioni di divisione possono essere effettuate direttamente dal giudice o da un notaio nominato dal giudice anche senza il consenso delle parti.
(2) Nell'ipotesi in cui sorgano questioni pregiudiziali all'attuazione della divisione, il giudice istruttore rimette la causa in decisione e risolve tali questioni preliminari con sentenza non definitiva di accertamento del diritto alla divisione (pronuncia sull'an) proseguendo con apposita ordinanza, poi, il giudizio limitatamente alla determinazione delle quote spettanti ai singoli condividenti (pronuncia sul quantum). La sentenza di cui sopra risulta può essere impugnata immediatamente o può essere oggetto di riserva di impugnazione ex art. 340.
(3) Anche nel caso in cui non sorgano contestazioni, l'art. 187 del c.p.c. trova applicazione quando una delle parti faccia espressa richiesta di una sentenza di accertamento del suo diritto.
Massime relative all'art. 785 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 13205/2017
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 13205 del 25 maggio 2017)
Cass. civ. n. 11641/2010
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11641 del 13 maggio 2010)
Cass. civ. n. 10624/2010
In tema di giudizio di divisione, la richiesta di attribuzione dell'intero compendio immobiliare ai sensi dell'art. 720 c.c. attiene alle modalità di attuazione della divisione e, pertanto, essendo diretta al già richiesto scioglimento della comunione, non costituisce domanda nuova e può essere proposta per la prima volta anche in appello; ove, peraltro, nel giudizio di primo grado una delle parti abbia formulato domanda di attribuzione dell'intero compendio, mentre l'altra si è limitata ad opporsi alla divisione, quest'ultima non può più proporre la domanda di attribuzione per la prima volta in grado di appello.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10624 del 3 maggio 2010)
Cass. civ. n. 4757/2010
Il passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale (o l'omologazione di quella consensuale), che rappresenta il fatto costitutivo del diritto ad ottenere lo scioglimento della comunione legale dei beni, non è condizione di procedibilità della domanda giudiziale di scioglimento della comunione legale e di divisione dei beni, ma condizione dell'azione. Conseguentemente, la domanda è proponibile nelle more del giudizio di separazione personale, essendo sufficiente che la suddetta condizione sussista al momento della pronuncia.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4757 del 26 febbraio 2010)
Cass. civ. n. 9659/2000
Il principio della natura dichiarativa della sentenza di divisione opera esclusivamente in riferimento all'effetto distributivo, per cui ciascun condividente è considerato titolare, sin dal momento dell'apertura della successione, dei soli beni concretamente assegnatigli e a condizione che si abbia una distribuzione dei beni comuni tra i condividenti e le porzioni a ciascuno attribuite siano proporzionali alle rispettive quote; non opera invece, e la sentenza produce effetti costitutivi, quando ad un condividente sono assegnati beni in eccedenza rispetto alla sua quota, in quanto rientranti nell'altrui quota.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9659 del 24 luglio 2000)
Cass. civ. n. 12949/1999
Nei giudizi di divisione vanno poste a carico della massa le spese che sono servite a condurre nel comune interesse il giudizio alla sua conclusione, mentre valgono i principi generali sulla soccombenza per quelle spese che, secondo il prudente apprezzamento del giudice di merito, sono state necessitate da eccessive pretese o da inutili resistenze, cioè dall'ingiustificato comportamento della parte.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12949 del 22 novembre 1999)
Cass. civ. n. 11293/1998
Il giudizio di divisione ereditaria, pur potendo presentare una molteplicità di fasi per la risoluzione delle varie controversie che possono sorgere tra i condividenti, presenta, tuttavia, un carattere unitario, e deve quindi, considerarsi un processo unico avente per oggetto l'accertamento sul diritto di ciascun condividente ad una quota ideale dell'asse ereditario e la sua trasformazione in un diritto di proprietà esclusiva su una corrispondente porzione di beni. Pertanto, finché tali scopi non siano stati integralmente raggiunti, le eventuali sentenze che concludono le singole fasi hanno solo carattere strumentale, e non possono considerarsi definitive rispetto al giudizio nel suo complesso. Ciò, tuttavia, non esclude che, in presenza di riserva di gravame avverso la sentenza che ha chiuso davanti al giudice di primo grado la prima fase, quella di accertamento del diritto alla divisione senza che sia sospeso il giudizio di secondo grado sulla seconda fase, quella di determinazione ed attribuzione delle quote, il giudice possa dichiarare esecutivo il progetto di divisione non contestato. Ed infatti, la riserva di gravame (che peraltro, può non essere coltivata) incide sul diritto alla divisione e non sulla concreta determinazione ed attribuzione delle quote, sicché, ove su quest'ultima non siano sorte contestazioni, il progetto va dichiarato esecutivo con ordinanza, che non può essere impugnata per cassazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11293 del 10 novembre 1998)

References: Articolo 785

Articolo 785
 sentenza 
 sentenza 
 art. 340
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Cass. 

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