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Timestamp: 2018-02-19 18:16:08+00:00

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﻿CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 19 maggio 2017, n. 12649 - Accertamento IVA - Detrazioni - Autofatturazione - Riscossione - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 19 maggio 2017, n. 12649
Imposte indirette – IVA – Accertamento – Detrazioni – Autofatturazione – Riscossione
1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione fondato su quattro motivi avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sezione distaccata di Latina, n. 103/39/10, depositata il 21.01.2010 e non notificata, che ha confermato la decisione di primo grado con la quale era stato accolto il ricorso proposto dalla società G. SPA (di seguito la società) avverso l’avviso di accertamento n. RC103T500622 emesso per il recupero a tassazione di costi relativi ad operazioni soggettivamente inesistenti per l’anno di imposta 2000, negandone la detrazione ai fini IVA.
3. Il giudice di appello ha affermato che la pretesa erariale avrebbe dovuto fondare su elementi e prove certe che, nel caso in esame, non sussistevano, chiarendo di non condividere l’assunto dell’Ufficio in ordine alla inesistenza delle fatturazioni fatte dalla A.P. in favore della società e di non ritenere provata la inesistenza della società A.P..
1.1. La ripresa a tassazione ha riguardato i costi relativi ad un contratto stipulato dalla contribuente con la società austriaca A. in data 08.03.1999 avente ad oggetto: a) la cessione da A. alla società del marchio e del know how per la produzione della sostanza diosmina e del prodotto farmaceutico contenente diosmina e registrato come “V.”, per il corrispettivo di € 2.500.000 (da pagarsi quanto ad € 500.000 alla data del 01.01.1999 ed altre cinque rate costanti di € 400.000 a partire dal 01.05.2000); b) l’obbligo della società di acquistare per cinque anni da A. o da altra società da questa nominata, il 50% della diosmina necessaria per produrre il farmaco, con un minimo di due tonnellate all’anno, al prezzo di € 129,10 al kg.
1.3. Con il rilievo A), concernente i costi relativi al marchio V. ed al know how di produzione, l’Ufficio ha dato conto di avere accertato, con la collaborazione degli organi austriaci collaterali, che la A.: a) era società che non svolgeva alcuna attività in Austria; b) era interamente posseduta dalla società T.C., residente nelle Isole Vergini Britanniche, paese incluso nella lista dei cd. paradisi fiscali; c) risultava avere cessato la sua attività dopo l’intervento delle autorità austriache connesso all’indagine.
1.3. Con il rilievo B), concernente il prezzo per l’acquisto della diosmina, di molto superiore al prezzo di mercato, che si attestava su € 67,14 al kg. in libera contrattazione, l’Ufficio ha ritenuto che il maggior costo a favore della A. fosse imputabile a corrispettivo occulto della transazione principale relativa all’acquisto del marchio e del know how ed ha negato la deducibilità dal reddito ai sensi dell’art. 76, comma 7, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, nonché la relativa detrazione IVA, trattandosi di costo afferente ad operazione soggettivamente inesistente.
2.2. Con il primo motivo, riferito al rilievo A), si denuncia la motivazione insufficiente in ordine ad un fatto decisivo e controverso per il giudizio (art. 360, primo comma, n.5, cod. proc. civ.), costituito dalla natura fittizia della A.P. (art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.), sulla considerazione che la CTR avrebbe obliterato numerosi fatti emersi in sede di verifica all’esito delle indagini svolte dall’Autorità austriaca e trasfusi nell’accertamento, limitandosi ad esprimere la non condivisione dell’assunto dell’Ufficio, ad affermare che la società A.P. “esiste ed ha una precisa sede e collocazione” (così testualmente in sentenza) e non vi era prova certa della sua inesistenza e, da ultimo, a richiamare la decisione di primo grado senza illustrare – sia pure sinteticamente – le ragioni della condivisione.
2.3. Con il secondo motivo, sempre riferito al rilievo A), si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 54 del d.P.R. n. 633/1972 e degli artt. 2727 e 2729 cod. civ., nonché dell’art. 2697 cod. civ. (art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.) da parte della CTR laddove ha affermato che la pretesa erariale si deve fondare su elementi e prove certe, sia in merito alla inesistenza della società A.P. che delle fatturazioni oggetto di contestazione, escludendone la ricorrenza nel caso di specie. A parere della ricorrente, nel caso di contestazione di operazioni soggettivamente inesistenti, l’Amministrazione non deve fornire la prova piena dell’inesistenza, ma può limitarsi a fornire un supporto probatorio costituito da presunzioni gravi, precise e concordanti ai sensi dell’art. 54 del d.P.R. n. 633/1972, con inversione dell’onere della prova a carico del contribuente circa la effettiva esecuzione delle operazioni esposte in fattura.
2.4. Con il terzo motivo, sempre in relazione al rilievo A), si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 17, 19, 21, comma 7, 41, commi 4 e 6, e 54 del d.P.R. n. 533/1972 (ndr artt. 17, 19, 21, comma 7, 41, commi 4 e 6, e 54 del d.P.R. n. 633/1972) (art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.), laddove la CTR ha affermato che l’autofatturazione costituiva una partita di giro e rendeva infondate le doglianze. Secondo la ricorrente tale affermazione è errata in quanto l’emissione di autofattura non garantisce affatto il diritto di contabilizzare la fattura in detrazione, poiché ciò è possibile solo se gli obblighi sostanziali siano stati soddisfatti, con la conseguenza che se l’autofattura è riferita ad un’operazione soggettivamente inesistente non può essere riconosciuta la detrazione del relativo costo.
2.5. Con il quarto motivo, in relazione al rilievo B) si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1, comma 2, e 36, comma 2, n. 4, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, dell’art. 132, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ. e 118 disp. att. cod. proc. civ. (art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ.), lamentando che su detto rilievo la CTR si sia espressa con una motivazione inesistente o apparente, avendo semplicemente affermato “… le doglianze dell’appellante sono infondate e devono essere respinte anche per quanto concerne il punto B) dell’accertamento” (così in sentenza), in modo apodittico, inidoneo a dare contezza delle ragioni della decisione.
4.2.4. Ciò premesso, non può revocarsi in dubbio che l’Amministrazione possa assolvere al suo onere probatorio anche mediante presunzioni, come espressamente prevede, per l’IVA, il d.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2 (analoga previsione è contenuta, per le imposte dirette, nel d.P.R. n. 917 del 1986, art. 39, comma 1, lett. d), e mediante elementi indiziari (cfr. Cass. 21953/07; Cass. 9108/12; 15741/12, in motivazione; 23560/12; 27718/13; 20059/2014; nello stesso senso C. Giust. 6.7.06, C- 439/04, C. Giust., 21.2.06, C-255/02; C. Giust. 21.6.12, C -80/11; C. Giust. 6.12.12, C – 285/11; C. Giust. 31.1.13, C-642/11).
4.2.5. Sulla scorta della pronuncia C-277/14, questa Corte di recente
ha considerato che in alcuni casi “l’onere probatorio dell’amministrazione finisce con l’appesantirsi, in quanto, di norma, non è possibile esigere che il cessionario/committente, al fine di assicurarsi che non sussistano irregolarità o evasioni nella catena delle cessioni, verifichi che l’emittente della fattura correlata ai beni e ai servizi ne disponesse e fosse in grado di fornirli e che abbia soddisfatto i propri obblighi di dichiarazione e di pagamento dell’IVA, o che disponga dei relativi documenti” (Cass. n. 24490/2015), rimarcando che tuttavia, continua a prospettarsi un obbligo di verifica in capo al cessionario/committente a fronte di indizi che gli consentano di sospettare l’esistenza appunto di irregolarità o di evasione; indizi, che devono essere allegati e provati dall’amministrazione in base ad elementi oggettivi, anche presuntivi (tra varie, Cass. n. 20059/2014, n. 15044/2014, n. 5404/2016).
7.1. In conclusione, il ricorso va accolto su tutti i motivi; la sentenza impugnata va cassata e, non potendo decidersi nel merito, la causa va rinviata alla CTR del Lazio in diversa composizione per il riesame alla luce dei principi espressi e la compiuta motivazione, nonché per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.
– accoglie il ricorso su tutti i motivi; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Lazio in diversa composizione per il riesame alla luce dei principi espressi e la compiuta motivazione, nonché per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 54
 art. 39
 Cass. 
 Cass. 
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 sentenza 
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