Source: https://sieditiescrividuelettere.wordpress.com/2013/07/24/e-se-fosse-semplicemente-sbagliata/
Timestamp: 2020-01-25 21:16:28+00:00

Document:
E se fosse semplicemente sbagliata? – Daniele Oppo
E se fosse semplicemente sbagliata?
E se fosse semplicemente sbagliata? La sentenza intendo, quella che nel panorama scientifico italiano fra poco verrà scritta con la “s” maiuscola, quella che in tanti, anche a livello internazionale hanno criticato perché oh, cari giudici medievali, i terremoti non si possono prevedere, stronzi.
Mi sono già espresso due volte su questo blog e ho avuto modo in altre sedi, solitamente Facebook o altri blog, di spiegare la mia posizione sulla sentenza che ha condannato al carcere per omicidio colposo i membri che, durante il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila, componevano la Commissione grandi rischi. Ho provato a spiegare che quella sentenza, che magari (e me lo auguro) verrà completamente ribaltata in appello non è una sentenza contro la scienza e non richiede poteri da sciamano a nessuno.
Ieri è uscita una lettera aperta di Enzo Boschi, presidente dell’Ingv ai tempi e anche membro della Cgr, dunque uno dei condannati. Buona parte delle persone che difendono scienza e metodo scientifico (sono fra loro) hanno linkato questa lettera per sottolineare ancora una volta quanto sia assurdo un Paese che condanna gli scienziati per non aver previsto una cosa imprevedibile (non sono fra loro). Anche Boschi è sostanzialmente su questa linea di pensiero e utilizza una frase che credo galvanizzerà molti:
“Rivendico la validità del metodo scientifico e sono pronto a sostenere le mie affermazioni fino a subirne anche pesanti conseguenze, come di fatto già mi sta accadendo. Intendo difendere un principio per me e per qualunque Scienziato non negoziabile: quello della assoluta indipendenza della Ricerca, soprattutto dalla Magistratura!”
Beninteso, Boschi può fare le affermazioni che vuole per difendersi, in gioco c’è la sua libertà e la sua vita, e dato che crede di essere innocente (sostanzialmente lo credo anche io, anche se non credo abbia agito al meglio) è giusto che urli e faccia conoscere la sua posizione. Ma, a differenza di Corrado Clini e tanti altri, pur con tutto lo sforzo possibile, non riesco a considerarlo un Galileo dei nostri tempi, anzi, ritengo questo accostamento decisamente inutile e fuorviante.
La Cgr è stata condannata per un motivo molto semplice: avrebbe violato le norme che ne disciplinano la funzione e tale violazione avrebbe un nesso causale con alcune morti. Questo non va dimenticato quando si dice che la condanna è stata contro la scienza. No, la condanna, anche se fosse sbagliata, è stata contro delle persone che si ritiene abbiano violato la legge. Due in particolare sarebbero le norme violate: quella attinente alla previsione del rischio (non dell’evento specifico) e quella attinente alla corretta informazione. A questo vanno aggiunte un paio di paroline: nel caso di specie. Vale a dire che quelle norme sono state violate non in tutta l’attività svolta dalla Cgr fin lì ma in quella particolare occasione, anzi particolarissima occasione data l’anomalia delle modalità di riunione e i motivi “mediatici” per i quali era stata convocata (cosa che non rientra nei compiti normali dell’organo in questione). Ecco perché alcuni commentatori, me compreso, hanno riassunto la questione come una condanna per cattiva comunicazione del rischio: perché è una definizione che racconta in maniera sintetica il processo e ciò che è accaduto.
Va ricordato anche che la Cgr non è un ente statale che fa scienza, è un organo di consulenza ed è organo propositivo di azioni atte a prevenire il rischio. In quel particolare momento la Commissione, stando al ragionamento del giudice, aveva su di sé anche un ulteriore obbligo di comunicazione, più esteso di quello che aveva in condizioni “normali”, che proprio per le modalità di svolgimento della riunione sarebbe stato violato. Se i suoi membri erano scienziati, la loro attività -al suo interno- non era di tipo prettamente scientifico, e quindi il più possibile libera, ma giuridica: le linee qui le detta la legge e la legge disciplina comportamenti, detta le azioni da compiere, mette paletti, crea obblighi e doveri.
È questo che mi piacerebbe passasse nella discussione: se anche si vuole criticare la sentenza -e io, a differenza della linea cretina e amorfa che tiene il Pd, sono uno di quelli che sostiene che le sentenze si accettano sì ma si devono anche commentare e criticare- si deve cercare di evidenziare come gli obblighi e le condotte richieste dalla legge siano stati perfettamente rispettati facendo così cadere l’eventuale nesso causale, di rilievo penale, all’origine. Il fatto che entrino in gioco anche valutazioni scientifiche è una questione incidentale. Se anche la valutazione dei dati scientifici fosse stata fatta in modo grossolano ed erroneo da parte del giudice, come molti più esperti di me sostengono, ebbene, quella valutazione qualifica un errore di interpretazione, sicuramente importantissimo ai fini della sentenza che però non la fa diventare, solo per questo, contro la scienza o contro gli scienziati. Diventa, “semplicemente”, una sentenza sbagliata, come tante altre, verso imputati che avevano una posizione particolare.
Ragionare laicamente su questa sentenza –i cui effetti concreti costituiscono effettivamente un vulnus per il sistema della Protezione civile italiana-, dovrebbe condurre a due strade: la prima è quella che porta a ragionare sugli eventuali errori contenuti nella sentenza, ma senza forzare uno scontro -che non esiste- fra scienza e giudici nostalgici del medioevo; la seconda porta invece ad aprire un dibattito serio ed ampio sulla comunicazione del rischio, vero punto nodale di tutta la storia che, a furia di concentrarsi quasi esclusivamente sul suddetto scontro, verrà tragicamente perso in qualche in pozzanghera, fino alla prossima volta.
Autore doppokScritto il 24 luglio 2013 26 luglio 2013 Tag Commissione Grandi Rischi,comunicazione del rischio,Enzo Boschi,Ingv,rischio,terremoto L'Aquila
9 pensieri riguardo “E se fosse semplicemente sbagliata?”
24 luglio 2013 alle 18:44
Io però, indipendentemente dalla questione “scientifica” (i terremoti non si possono prevedere, checché ne dica il PM, questo è pacifico) e dall’eventuale presenza di una colpa, fatico a vedere il nesso causale. Forse mi puoi aiutare.
La CGR ha il compito di effettuare consulenze volte all’individuazione, gestione e prevenzione dei rischi (risk perception, risk assesment e risk management). I destinatari di queste consulenze sono gli enti locali e le istituzioni (come il governo o i suoi organi quali la protezione civile). La famosa riunione incriminata rientrava in questi compiti. Dai verbali della riunione non risulta che in alcun modo siano state pronunciate dai tecnici frasi rassicuranti, a meno che l’informazione che il rischio era lo stesso di sempre (cioè alto) non possa essere interpretata in questo senso da un eventuale ascoltatore disattento.
Dopo la riunione della CGR c’è stata la comunicazione al pubblico (non da parte dei tecnici). Quale sia stata non è dato saperlo. La tesi dell’accusa è che i vari sindaci, presidenti e responsabili di protezione civile abbiano fatto dichiarazioni rassicuranti a causa del fatto che loro stessi erano stati rassicurati. Non vi è però traccia di tali dichiarazioni e i testimoni sostengono di non essere stati affatto rassicurati (ad esempio Cialente) né di aver rassicurato la popolazione.
Dopodiché nella sentenza si fa risalire tutta la rassicurazione ad una frase pronunciata dal vicecapo della protezione civile il giorno prima della riunione della CGR. Ora, a meno che non siamo finiti in una puntata del Doctor Who, non vedo proprio come un evento (la dichiarazione) possa avere la sua causa in un evento futuro (la riunione).
Riassumendo, la sentenza nello stabilire un nesso di causa effetto tra l’agire dei tecnici della CGR e la morte di alcune persone individua tre passaggi:
– 1. I tecnici fanno dichiarazioni rassicuranti nella riunione della CGR
– 2. Gli amministratori si sentono rassicurati e rassicurano a loro volta la popolazione.
– 3. Alcuni cittadini si sentono rassicurati e in virtù di questo rientrano in casa anziché dormire fuori.
Di questi il punto 1 è fattualmente falso (non risulta dal verbale della riunione) del punto 2 non si trova traccia e il punto 3 è ipotetico.
Forse ho seguito male io la vicenda (e in tal caso ti prego di correggermi) ma il nesso di causa-effetto tra un’eventuale colpa (che comunque non vedo) e la morte di quelle persone mi pare tanto campato in aria.
24 luglio 2013 alle 19:28
Questo è uno dei temi più spinosi della sentenza, però la tesi dell’accusa oggi vale un po’ meno, conta quello che la sentenza ha appurato (anzi, avrebbe appurato, niente è definitivo). Avevo provato a spiegare una parte del problema, con anche una questione tecnica, qui https://sieditiescrividuelettere.wordpress.com/2013/01/21/una-ristretta-cerchia-di-specialisti/
Che non vi sia traccia delle informazioni rassicuranti non è del tutto corretto. Bozza di verbale, citata in sentenza, assessore Stati: “Grazie a queste vostre affermazioni che mi permettono di andare a
rassicurare la popolazione attraverso i media che incontreremo in conferenza stampa”. La si poteva fermare e dirle: “oh, non vai a rassicurare proprio nessuno”.
È emerso che nella riunione qualcuno (non ricordo chi) avrebbe affermato che la magnitudo massima era quella del sisma del 30 marzo: questa è un informazione tranquillizzante e ha lasciato molto perplesso il testimone Del Pinto che è un geologo della Pc se non ricordo male.
Vado a memoria, ma se non sbaglio nelle pagg 650 (o giù di lì) del testo delle motivazioni la questione si delinea in termini non così oscuri.
Tutto è però molto complicato, questa è l’unica cosa che so per certo.
24 luglio 2013 alle 19:47
Su una cosa siamo tutti d’accordo, che è un gran casino 🙂
25 luglio 2013 alle 13:53
Ma insomma la “pistola fumante” del reato di “cattiva comunicazione del rischio” dov’è?
La “pistola fumante” risiede nel fatto che Enzo Boschi non avrebbe interloquito dicendo: “oh, oh, oh, oh, non osare di usare la parola “rassicurazione”?
Per questo merita tutti i sei anni di galera?
È questa la “pistola fumante”? Mah!
Comunque, ognuno ha le sue opinioni ed è legittimo che sia così.
Il sottoscritto leggendo qua e là e anche leggendo la lettera di Enzo Boschi si è convinto, più che mai, che siamo di fronte a dei giudici medievali, che non capiscono un acca di cosa sia la Scienza (ad esempio, un magistrato, con un taglia e cuci, ha accostato, in una memoria ufficiale, delle frasi – che sembrebbero attinte da scritti e/o da registrazioni di componenti della Commissione Grandi Rischi – che appaiono complessivamente contraddittorie; in realtà, ogni singola frase è corretta; l’insieme delle frasi potrebbe effettivamente apparire, ma solo a una persona affetta da profondo analfabetismo scientifico, come il giudice in questione, contraddittorio in senso “maligno”, cioè nel senso di chi vuol fare “cortina fumogena” per nascondere la verità e così poter rassicurare colpevolmente i cittadini de L’Aquila. Il sottoscritto invece vi legge la contraddittorietà naturale dell’ambito scientifico, dove assai spesso si ci trova con dati che tirano da una parte e dati che tirano dall’altra. L’analfabeta criticherà la scarsa chiarezza, accuserà di cerchiobottismo, darà dell’incapace perché non si è in grado di dirgli o SI o NO. Purtroppo ciò, in ambito scientifico, è tutt’altro che infrequente. E può capitare che qualche giornalista tralasci i “ma” e i “se” e prenda, fra il SI e il NO, ciò che più lo convince) E non me ne stupisco, perché in Italia vi è una serie di sentenze che fanno a pugni con la Scienza e vi è un talmente straripante analfabetismo scientifico che sarebbe straordinario il non emergere di tali sentenze. Ciao.
Daniele Oppo ha detto:
25 luglio 2013 alle 14:39
Può darsi, ma la comunicazione del rischio secondo me non può prescindere dalla considerazione che le persone vogliono risposte piuttosto chiare in momenti di crisi/stress e se c’è l’analfabetismo scientifico non puoi far finta di nulla ma anzi lo sforzo deve essere maggiore. Questo basta x una condanna così pesante? Data la situazione probabilmente no, ma se non si riesce a comunicare al meglio il rischio e l’incertezza, neppure dal lato dei doveri giuridici in tal senso, vogliamo o no prendere atto che c’è moltissimo lavoro da fare e che è li che si annida la vera serpe?
La pistola fumante è ovviamente complicata da individuare e infatti è un concetto troppo semplice, ma anche nel caso in cui la sentenza sia frutto di una cattiva interpretazione dei dati scientifici, dov’è l’attacco alla scienza? Io, su questo punto, continuo a vederci tuttalpiù un errore nell’interpretazione dei fatti, come ce ne sono centinaia nelle sentenze e pretendere dagli altri conoscenze scientifiche non mi pare una risposta del tutto soddisfacente.
Grazie per la cortese replica.
In primis, la “comunicazione del rischio” è stata forse fatta male soprattutto da chi aveva le responsabilità di effettuarla, ma si ricorda che ciò non rientra e non rientrava nei compiti di un organo consultivo.
In secundis, mi chiedi dove trovo l’attacco alla Scienza?
Ti ho – ad esempio – già citato il caso del magistrato che ha prima estratto alcune frasi singolarmente corrette, poi le accostate e ha infine formulato l’accusa che l’insieme delle frasi era contraddittorio.
Io quelle frasi le ho lette e rilette e – in tutta franchezza – ho trovato grande difficoltà a trovarle contraddittorie.
Questa mia difficoltà a trovarle contraddittorie me lo sono spiegato sulla base del fatto che il sottoscritto – per motivi di lavoro – legge spesso articoli scientifici e non infrequentemente si trova in prima persona a gestire numeri e dati.
Con tutta la più buona fede del mondo a volte mi sento francamente spiazzato dalla contraddittorietà delle evidenze che emergono.
Ritengo che la scienza sia controintuitiva perché è la Natura ad avere degli enormi livelli di complessità e la contraddittorietà dei dati … non dico sia la regola, ma quasi ….!
Il magistrato, invece, sembra che dica:”guardate queste frasi: non vi sembrano contraddittorie? È chiaro che questi furbetti del CGR hanno eretto una “cortina fumogena” per lasciar subdolamente passare un mefistofelico messaggio “tranquillizzante”!
Questo modo di ragionare, questo modo di vedere i dati scientifici, gli scienziati, la comunicazione, ecc. mi sembra anti-scientifico. Ciao.
25 luglio 2013 alle 17:30
Comunicazione del rischio: ma anche qui c’è un problema giuridico che la sentenza cerca di spiegare: in quell’occasione avevano anche un dovere di comunicazione dovuto proprio alla irritualità delle forme usate per la riunione.
attacco alla scienza: quel che presenti è un caso di cattiva interpretazione ma gli attacchi sono altro. Avesse detto che quei dati sino inutili perché il metodo scientifico non serve a nulla o che la scienza nn c’entra nulla con la gestione dei terremoti potrei anche darvi ragione. Ma non vedo nulla del genere. Non è che se un giudice non capisce ciò che ha davanti e per questo sbaglia nelle sue valutazioni sta attaccando qualcuno. Fa solo male il suo lavoro, sbaglia. Almeno io la vedo così. Un comportamento del genere è problematico? Certo, lo è prima di tutto dal punto di vista giuridico perché conduce verso un’erronea applicazione delle leggi e quindi a una cattiva giustizia. Ma è un attacco alla scienza? Non mi pare.
Comunicazione del rischio: se Enzo Boschi fosse stato intervistato (o avesse firmato un documento) affermando che i cittadini de L’Aquila potevano dormire sonni tranquilli per i prossimi giorni o settimane perché la probabilità di un terremoto era uguale a 0,00…1 non avrebbe dovuto essere condannato, perché avrebbe detto il vero. Solo se avesse detto che la probabilità era pari allo zero assoluto, avrebbe avuto senso la condanna.
Attacco alla scienza: i giudici dicono – nei fatti e con le sentenze – che il metodo scientifico non vale niente: uomini che non si allontanano dal metodo scientifico e che affermano concetti in linea con le attuali conoscenze scientifiche in tema di terremoti, sono condannati.
25 luglio 2013 alle 23:09
Propongo la mia ricostruzione, sulla base di ciò che ho letto, di tutta quanta la storia.
All’inizio del 2009 si susseguono per alcuni mesi delle scosse sismiche ripetute.
La gente è comprensibilmente preoccupata.
Forse entra in gioco anche un certo Giampaolo Giuliani che allarma ancor più la popolazione evocando un terremoto di grosse proporzioni in quel di Sulmona.
Fatto sta, che il direttore della Protezione Civile, dr Guido Bertolaso, avverte – ad un certo momento – la necessità di rasserenare gli abitanti de L’Aquila.
A tale preciso scopo, convoca una riunione – oggettivamente irrituale – del CGR con lo scopo di tranquillizzare la popolazione de L’Aquila.
Registrazioni telefoniche del dr Bertolaso sono illuminanti a questo riguardo: l’obiettivo è quello di calmare la gente.
Occhio: Bertolaso sa perfettamente – ben prima di chiamare di Enzo Boschi e colleghi – cosa potranno dire Enzo Boschi e colleghi.
LO SA PERFETTAMENTE!
Il dr. Bertolaso sa che i geologi – se interpellati – non potranno che dire ciò che la scienza dice a riguardo dei terremoti.
E Bertolaso non vuole che gli scienziati dicano cose in contrasto con la Scienza.
Vuole che gli scienziati facciano “affermazioni scientifiche al 100%”!!
Domanda delle 100 pistole:
Fra le diverse affermazioni scientifiche che si possono fare sui terremoti, si può sostenere – proprio da un punto di vista squisitamente scientifico – che in un giorno qualsiasi (ad esempio, il 31 marzo 2009) che le probabilità di una forte scossa sismica che – nei giorni successivi – coinvolga una certa località (ad esempio, la città de L’Aquila) è prossima allo zero?
Le ripetute scosse telluriche aumentano il rischio?
La risposta è SI, ma se l’incremento di rischio in senso relativo è di una certa consistenza, in termini assoluti, il rischio è ancora sostanzialmente prossimo allo zero.
Ogni giorno la probabilità di un terremoto di grande intensità è bassissima, prossima allo zero. Ma non zero.
Questo è ciò che dice la scienza.
Il dr. Bertolaso voleva che in mezzo al scientifichese obbligatorio di queste genere di riunioni emergesse questo “take home message”, che poi doveva essere rilanciato – come poi è avvenuto – dai mass media, al fine di tranquillizzare i cittadini de L’Aquila.
Questo è stato quello che in maniera – a mio modo di vedere – limpida è emerso nella riunione.
Solo che la gente ha interpretatato il “rischio prossimo allo zero”, come “rischio pari a zero”.
Sembra dire la stessa cosa, ma non è la stessa cosa.
Sembra di dire la stessa cosa perché effettivamente, nel mondo reale, nella stragrande maggioranza dei casi sono la stessa cosa. Ma non sono – ahimè! – sempre la stessa cosa.
Chi ha tradotto il messaggio corretto degli scienziati (“rischio prossimo allo zero”) in un messaggio scorretto (“rischio pari a zero”)?
Tutti gli anelli di comunicazione, tutte le teste (autorità, giornalisti) che hanno fatto da tramite, dagli scienziati (che io vedo sostanzialmente innocenti) ai cittadini de L’Aquila (che – mi spiace dirlo – non vedo esenti da responsabilità, seppur prime e principali vittime della tragedia).
Ricordo, tanti anni or sono, la storia di un piccolo videoclip trasmesso dalla televisione di Stato: vi era il professor Veronesi che sottolineava l’importanza dell’auto palpazione della mammella. Diceva che è importante che la donna prendesse cura del suo corpo. Diceva che il tumore della mammella è una malattia che si deve sconfiggere. Diceva che la prevenzione è importante. Diceva che le donne dovevano fare l’autopalpazione del seno per anticipare la diagnosi di tumore.
Feci un test alle mie amiche, per lo più studentesse di medicina.
Chiesi a loro separatamente cosa diceva il prof Veronesi in TV.
Tutte mi risposero che il prof Veronesi consigliava alle donne l’autopalpazione per sconfiggere il cancro della mammella.
Ovviamente era falso.
Nessun studio ha mai dimostrato che eseguire l’autopalpazione del seno influisca sulla sopravvivenza.
Vi sono solo dati indiziari che dimostrerebbero che i tumori intercettati dalle donne che fanno l’autopalpazione sono leggermente più piccoli – e presumibilmente più “giovani” – di quelli che emergono in donne che non fanno l’autopalpazione.
Eppure tutte le mie amiche – ricordo, studentesse di Medicina – erano convinte che il prof Veronesi suggerisse l’autopalpazione per prevenire e sconfiggere il carcinoma mammario.
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