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Timestamp: 2020-08-11 17:10:13+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26275 del 22/11/2013 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26275 del 22/11/2013
Civile Ord. Sez. 6 Num. 26275 Anno 2013
sul ricorso 11421-2011 proposto da:
STATO, che lao rappresenta e difende, ope legis;
INTEA INTERNATIONAL EXHIBITION ASSISTANTS SRL
04580900159;
– intimata avverso la sentenza n. 51/29/2010 della Commissione Tributaria
Regionale di MILANO del 14.1.2010, depositata 1’8/03/2010;
24/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. SALVATORE
Ric. 2011 n. 11421 sez. MT – ud. 24-10-2013
ATTILIO SEPE.
R.G. ric. n. 11421/11
Intimata: società Intea – International Exhibition Assistants
l. L’agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, avverso la sentenza della commissione
tributaria regionale della Lombardia n. 51/29/10, depositata 1’8
marzo 2010, con la quale essa rigettava l’appello della medesima
della società Intea – International Exhibition Assistants srl.,
relativa all’avviso di diniego inerente al condono per imposte Irpeg ed Irap, dovute per gli anni 2000-2001, veniva accolta. In
particolare il giudice di secondo grado osservava che in generale
col pagamento della prima rata relativa al chiesto condono si determinava l’efficacia del medesimo, di modo che la contribuente
doveva versare soltanto quelle residue, con gli inerenti interessi
e la sanzione del 30%, mentre nella specie si trattava solo del
pagamento di tre delle quattro stabilite, mentre la terza veniva
corrisposta con ritardo. L’intimata non si è costituita.
2. Col motivo addotto a sostegno del ricorso la ricorre deduce violazione di norme di legge, in quanto la CTR non considerava che si trattava soltanto di condono c.d. clemenziale e non premiale, posto che la richiesta di esso si basava unicamente sulle
dichiarazioni del reddito presentate dalla Intea, sicché il beneficio in argomento è strutturato in maniera differente rispetto
alle altre fattispecie, nel senso che il relativo procedimento si
perfeziona solamente allorché tutte le rate vengano pagate, e non
soltanto la prima, riguardando esso unicamente l’esclusione della
delle imposte, nei termini e nei modi di cui alla medesima disposizione, con la conseguenza che, nel caso di omesso o non integrale pagamento, l’istanza di definizione diviene inefficace e si verifica la perdita della possibilità di avvalersi della definizione
anticipata (Cfr. anche Ordinanza n. 8027 del 21/05/2012, Sen
Dunque sul punto la sentenza impugnata non risulta’ mot a in
3. Ne discende che il ricorso va accolto, con conseguente cassazione della decisione impugnata, senza rinvio, posto che la causa può essere decisa nel merito, atteso che non occorrono ulteriori accertamenti di fatto, ex art. 384, comma 2 cpc., e rigetto del
4. Quanto alle spese del doppio grado, sussistono giusti motivi per compensarle, attesa la natura della questione trattata,
mentre le altre di questo giudizio seguono la soccombenza, e vengono liquidate come in dispositivo.
Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo
doppio grado, e condanna l’intimata al rimborso di quelle di questo giudizio, che liquida in euro 1.000,00(mille/00) per onorario,
oltre a quelle prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta Sezione civile, il 24 ottobre 2013.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 384
 sentenza