Source: https://www.personaedanno.it/articolo/cane-cagiona-lesioni-sempre-meglio-essere-assicurati-trib-arezzo-1126-2017
Timestamp: 2018-12-11 18:44:54+00:00

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Cane cagiona lesioni: sempre meglio essere assicurati – Trib. Arezzo 1126/2017
Responsabilità civile - Causalità - Annalisa Gasparre - 28/12/2017
Una donna lamentava di essere stata aggredita da un cane di proprietà, libero e privo di guinzaglio. Risultava dall’istruttoria svolta in sede civile che la donna camminava quando veniva colpita alle spalle dal cane che stava correndo e gettata a terra; riportava lesioni personali e veniva trasportata presso il Pronto soccorso dove riceveva una prognosi iniziale di 35 giorni per le lesioni riportate.
Il proprietario del cane convenuto in giudizio era assicurato per la responsabilità civile.
Sottoposta a visita medico legale veniva riconosciuta un’invalidità permanente nella misura del 12%.
Il Tribunale di Arezzo ha affermato che il nesso causale tra il fatto dell’animale e il danno subito è provato mentre non è stato dimostrato dal convenuto, in qualità di custode del cane, l’esistenza del caso fortuito, pertanto, ha condannato il proprietario del cane al risarcimento dei danni subiti e l’assicurazione a tenere indenne l’assicurato sia da quanto tenuto a pagare a titolo di risarcimento del danno sia delle spese legali.
Oltre ai numerosi contributi su questa Rivista, v. diffusamente, Gasparre, Convivere con gli animali: le ricadute civili e penali della responsabilità per fatto dell’animale (Key Editore, 2016), disponibile anche su IBS, Libreria Universitaria, Hoepli, Amazon, La Feltrinelli e nelle librerie giuridiche.
Tribunale Arezzo, 10/10/2017, (ud. 09/10/2017, dep.10/10/2017), n. 1126
Con atto di citazione ritualmente notificato, Li. Fa. conveniva in giudizio At. Co. al fine di ottenere, previo accertamento della sua responsabilità, quale proprietario del cane meticcio che in data 26.1.2011 la aggrediva, la condanna del convenuto al risarcimento di tutti i danni subiti e quantificati in € 32.000,00, o di quella somma, maggiore o minore, ritenuta di giustizia, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.
A tal fine, deduceva: - che, in data 26.1.2011, alle ore 10.00, in (omissis...), veniva aggredita da un cane meticcio di proprietà di At. Co., al momento non presente, in quanto l'animale era libero, privo di guinzaglio e non custodito da nessuno;
- che l'attrice, nel mentre stava camminando ed aveva l'animale alle proprie spalle, veniva colpita e sospinta a terra dal detto cane, che stava “correndo”, riportando lesioni personali, per le quali veniva trasportata al Pronto Soccorso dell'Ospedale S. Donato di Arezzo;
- che le veniva diagnosticata “frattura collo omerale sx ferita LC del cuoio capelluto distrazione del rachide cervicale”, con prognosi iniziale di 35 giorni s.c.;
- che all'accaduto assistevano Gi. Lu. Fa., nipote dell'attrice, e Lu.. Ad.;
- che venivano sostenute spese mediche e di cura per € 192,91;
- che il convenuto risultava assicurato per responsabilità civile con la Fondiaria Sai, alla quale veniva inoltrata la richiesta risarcitoria;
- che la compagnia sottoponeva l'attrice a visita medico legale da parte del proprio medico fiduciario, il quale accertava, in tema di danno biologico, un'invalidità permanente nella misura del 12%, unitamente ad un periodo di inabilità temporanea totale di giorni 40, parziale al 75% di giorni 20, parziale al 50% di giorni 40 e parziale al 25% di giorni 30;
- che la Fondiaria Sai tuttavia manifestava il proprio diniego al risarcimento.
Si costituiva in giudizio At. Co., chiedendo preliminarmente di essere autorizzato alla chiamata in causa di Fondiaria Sai S.p.a.; nel merito, chiedeva il rigetto della domanda attrice e, in ipotesi, la condanna della terza chiamata a tenerlo indenne.
Il convenuto contestava che la caduta dell'attrice fosse stata causata dal proprio cane, il quale non veniva mai lasciato solo e portato al guinzaglio.
Autorizzata la chiamata, si costituiva la Fondiaria Sai, chiedendo il rigetto della domanda e, in ipotesi, l'esclusione dalla manleva dell'onere delle spese di causa, oltre all'importo dello scoperto di € 100,00, a carico dell'assicurato.
La compagnia assicurativa deduceva la violazione del patto di gestione della lite da parte dell'assicurato e contestava la domanda attrice.
La causa veniva istruita mediante interrogatorio formale e prove testimoniali e, nelle more, assegnata alla scrivente, la quale disponeva l'espletamento di CTU medico legale. Nel corso delle operazioni di consulenza, decedeva la sig.ra Li. Fa. e venivano sospese le operazioni peritali. Si costituivano in prosecuzione le eredi dell'attrice, Ni. Mo. e Ca. Mo.. Sottoposta alle parti la possibilità di utilizzare la consulenza medico legale redatta dal medico fiduciario della compagnia assicurativa, le stesse si dichiaravano remissive, insistendo l'attrice nella richiesta di CTU postuma, nel caso di mancato accordo.
La causa veniva quindi rinviata per la precisazione delle conclusioni sulla base della documentazione in atti e all'udienza del 25 maggio 2017 le parti precisavano le conclusioni riportandosi a quelle rassegnate nei propri atti difensivi e la causa veniva trattenuta in decisione con la concessione dei termini di legge per il deposito degli scritti conclusionali.
Come è noto, la responsabilità ex art. 2052 c.c. del proprietario dell'animale, o di chi se ne serva per il tempo in cui l'ha in uso, si fonda sulla presunzione di colpa “juris et de jure in vigilando od in custodendo” e postula la mera relazione, dunque di proprietà o di uso, con l'animale, nonchè il nesso causale tra il fatto dell'animale medesimo ed il danno subito dall'attore.
Ne consegue che quest'ultimo è tenuto a provare solo la sussistenza di tale nesso, mentre il convenuto, per sottrarsi a detta responsabilità, deve fornire la prova del caso fortuito, cui è parificato il fatto del terzo e la colpa del danneggiato.
Orbene, nella fattispecie sussiste la prova del suddetto nesso causale e parte convenuta, nella qualità di custode del cane, non ha dimostrato l'esistenza di un caso fortuito, in particolare, nella fattispecie, la riconducibilità del fatto lesivo alla condotta di parte attrice o di terzi.
Più precisamente, il convenuto, in sede di interpello, ha confermato che il cane riprodotto nelle fotografie allegate al fascicolo di parte attrice fosse il suo. Il teste Fa. Gi., nipote della danneggiata, interrogato all'udienza del 5 luglio 2016, ha dichiarato: “…ero presente perchè ero andato a trovare mia zia. Stavamo uscendo insieme da casa… Quindi lei ha attraversato la strada per andare all'alimentari e io ero in prossimità della macchina e me ne stavo andando. Ho visto che è arrivato questo cane da dietro e l'ha investita. Poi ho visto mia zia per terra”. Deve osservarsi che i dubbi circa l'attendibilità del predetto teste, formulati dal convenuto, non appaiono condivisibili, atteso che non si ravvisa una assoluta contraddittorietà tra le dichiarazioni rese dal Fa. e dal teste di riferimento, Gi. An.. In ogni caso, è lo stesso An., giunto subito dopo il sinistro, che ha dichiarato di aver visto una donna a terra e un cane vicino, riconoscendo il cane del Co.: “per me era il cane del Co.…preciso che ho il terreno confinante con la proprietà del Co., quindi vedo il cane del Co. tutti i giorni…per me era il suo”. Inoltre, il teste Ma. Pi. ha dichiarato di aver visto spesso il cane del Co. muoversi liberamente, circostanza del resto confermata anche dalla teste di parte convenuta, Ta. El., che ha dichiarato che “il cane lo portano anche in paese, al guinzaglio…qualche volta l'ho visto anche libero, ma raramente”.
Tutto ciò premesso, passando all'esame del quantum, in merito ai danni non patrimoniali, l'attrice fornisce adeguata prova delle lesioni fisiche riportate, attraverso la produzione dei certificati di pronto soccorso e la documentazione medica successiva.
In particolare, nella consulenza medico legale redatta dal medico fiduciario della Fondiaria Sai, sulla base dell'esame clinico della paziente, veniva accertata la frattura del collo omerale sinistro e distrazione cervicale.
Orbene, ritiene il Tribunale di fare proprie le risultanze di tale perizia, tenuto conto del fatto che la stessa è stata prodotta dalla stessa parte attrice e non contestata nelle risultanze neppure dalle altre parti del giudizio, che si sono altresì dichiarate remissive al suo utilizzo.
Il medico legale ha complessivamente determinato un danno biologico permanente pari al 12%, riconoscendo un'inabilità temporanea totale di giorni 40, un'inabilità temporanea parziale al 75% di giorni 20, configurando altresì un periodo di ulteriori giorni 40 al 50% e 30 al 25%. Tali conclusioni del medico risultano pienamente condivisibili, sulla base della dinamica del sinistro così come ricostruita all'esito dell'istruttoria espletata.
In ordine alla liquidazione del danno non patrimoniale, ritiene questo Tribunale di fare riferimento alle tabelle di calcolo adottate dal Tribunale di Milano, in valori attuali, che sono state redatte a seguito della nota sentenza di Cass. SSUU. n. 26972/2008 e già ritenute dalla Suprema Corte le più idonee ad essere assunte quale criterio generale di riferimento ai fini della valutazione equitativa del danno ex artt. 1226 e 2056 c.c. (cfr. Cass. 12408/2011, 14402/2011), e quindi secondo i criteri della liquidazione unitaria e personalizzata del danno non patrimoniale, comprensiva di quanto dovuto anche per le sofferenze e patimenti già in precedenza liquidati dalla giurisprudenza a titolo di danno morale e danno esistenziale (che altro non è che la dimensione dinamica del danno all'integrità psico-fisica) e che pertanto non vanno ulteriormente liquidati.
In applicazione delle predette tabelle, aggiornate al 2014, considerata la percentuale di invalidità permanente del 12% e riscontrato che parte danneggiata al momento del sinistro aveva una età di 86 anni, la quantificazione del danno biologico da invalidità permanente risulta pari ad € 21.122,00 personalizzabile fino al 47%.
Si ritiene di non applicare alcuna personalizzazione del danno, in difetto di specifica allegazione e tenuto conto delle concrete modalità del caso.
Inoltre, poichè è accertata una durata della invalidità temporanea assoluta per 40 giorni, di quella parziale per giorni 20 al 75%, per giorni 40 al 50%, e per ulteriori giorni 30 al 25%, tale danno (calcolando il punto base di € 96,00 per ogni giorno di invalidità assoluta, ritenuto congruo in relazione alle peculiarità del caso concreto) è quantificato, rispettivamente, in € 3.840,00 (96,00x40=3.840,00), in € 1.440,00 (75% di 96,00=72;
72x20=1.440,00), in € 1.920,00 (50% di 96,00=48;
48x40=1.920,00), in € 720,00 (25% di 96=24;
24x30= 720,00).
A titolo di danno non patrimoniale spettano, dunque, in totale € 29.042,00 all'attualità.
Ciò posto, si osserva che, qualora al momento della liquidazione del danno biologico, la persona offesa sia deceduta per una causa non ricollegabile alla menomazione risentita in conseguenza dell'illecito, alla valutazione probabilistica va sostituita quella del concreto danno effettivamente prodottosi e richiesto dagli eredi "jure successionis", cosicchè la morte della persona sopravvenuta prima della liquidazione del risarcimento, rende misurabile e rapportabile alla durata della vita successivamente alla menomazione l'incidenza negativa da questa arrecata (cfr. Cass. 19057/2003; 3561/98; 489/99). Quindi la determinazione del danno biologico che gli eredi del defunto richiedano jure successionis va effettuata non con riferimento alla durata probabile della vita futura del soggetto, ma alla sua durata effettiva.
Orbene, ritiene il Tribunale che nel caso de quo la valutazione probabilistica di durata media della vita coincida con quella in concreto verificatasi, tenuto conto che l'attrice al momento del sinistro aveva 86 anni e che è deceduta in data (omissis...)., all'età di 91 anni.
Si ritiene pertanto liquidabile interamente la somma di € 29.042,00 a titolo di danno non patrimoniale.
In merito ai danni patrimoniali subiti, sono documentate in atti le spese mediche sostenute per un importo pari ad € 192,81, che, liquidato in sostanza con riferimento all'epoca del fatto (26.1.2011), va rivalutato ad oggi, ed è pari ad € 206,89.
Complessivamente, dunque, sono dovuti € 29.248,89 all'attualità. Trattandosi di obbligazione di valore, devono essere calcolati gli interessi compensativi al saggio legale ex art. 1284 c.c. sulla somma spettante, di anno in anno rivalutata (cfr. Cass. Sez. Un. 1712/95), al fine di ristorare il danneggiato del pregiudizio legato al ritardato pagamento ed al mancato utilizzo della somma. Tali interessi devono pertanto calcolarsi dal giorno del sinistro sulla somma complessivamente dovuta, devalutata alla data del sinistro (26.1.2011) e via via rivalutata anno per anno, il tutto secondo gli indici Istat e fino alla data del deposito della presente sentenza. Sull'importo complessivo come sopra determinato, spettano poi gli interessi legali dalla data della presente sentenza fino a quella del saldo effettivo.
Ciò posto, il convenuto risultava coperto per la responsabilità civile da polizza assicurativa stipulata con la Fondiaria Sai, in atti. All'art. 4.3. del Quadro IV della polizza si legge: “La società assicura il risarcimento delle somme (capitali, interessi e spese) che l'assicurato sia tenuto a pagare a terzi, quale civilmente responsabile, per danni verificatisi in relazione agli eventi rientranti nelle garanzie della Formula Casa”, tra i quali è ricompresa la “proprietà, possesso ed uso di cani ed altri animali domestici. La presente garanzia non vale per i cani definiti pericolosi dall'Ordinanza del Ministero della Salute del 27/08/2004…il pagamento del risarcimento, limitatamente ai danni a cose, sarà effettuato previa detrazione di € 100 per ciascun sinistro”.
Deduce la terza chiamata che il Co. “avrebbe violato il patto di gestione della lite, in quanto lo stesso assicurato si sarebbe dapprima limitato ad inviare una copia dell'atto di citazione, anzichè l'originale con il mandato, e poi, non aderendo all'invito rivoltogli dall'Avv. ------ con raccomandata del (omissis...).
Il punto 4.7.4 di pag. 47 dell'All.to n. 2 della polizza “Gestione delle vertenze di danno – spese legali e peritali”– prevede che: “La Società assume, sino al momento della tacitazione del danneggiato, la gestione delle vertenze, tanto in sede stragiudiziale che giudiziale, civile o penale, a nome dell'Assicurato designando, ove occorra, legali e tecnici … La Società non risponde in ogni caso delle spese sostenute dall'Assicurato per legali e tecnici da essa non designati”. Il convenuto deduce di essersi recato presso l'Agenzia di Assicurazione Fondiaria Sai Spa di Arezzo, depositando la citazione, affinchè fosse inviata agli Organi competenti dell'Istituto assicurativo ed in seguito, in virtù dell'invito dell'Avv. ------- del 26.03.2013, di aver sottoscritto la relativa procura alle liti inviatagli.
Orbene, il contratto di assicurazione costituisce idoneo e sufficiente titolo del diritto, in astratto vantato dal Co., ai sensi dell'art. 1917, co. 3, c.c., di vedersi rifondere anche le spese anticipate per resistere alla domanda della danneggiata. Invero, la disposizione richiamata prevede espressamente tale evenienza, del tutto distinta dall'obbligo di rifondere (manlevare) all'assicurato/danneggiante le somme versate al terzo danneggiato (ivi incluse le spese di lite) di cui al comma 1. del medesimo articolo (“le spese sostenute per resistere all'azione del danneggiato contro l'assicurato sono a carico dell'assicuratore nei limiti del quarto della somma assicurata. Tuttavia, nel caso che sia dovuta al danneggiato una somma superiore al capitale assicurato, le spese giudiziali si ripartiscono tra assicuratore e assicurato in proporzione del rispettivo interesse”); diverse sono le pronunzie, sia di merito che di legittimità, che concludono allo stesso modo, facendo applicazione del principio consacrato all'art. 1917, co. 3, c.c., anche a prescindere dall'accertamento della soccombenza virtuale sulla domanda principale (cfr. Cass. n. 6340.1998: “il regime dell'assicurazione della responsabilità civile contenuto nell'art. 1917 cod. civ. - non modificato, per quanto attiene al rapporto tra assicurato e assicuratore, dall'art. 18 della legge sulla assicurazione della R.C.A. 24 dicembre 1969 n. 990, che ha attribuito al danneggiato l'azione diretta contro l'assicuratore - regola da un lato (comma primo) la rifusione da parte dell'assicuratore di tutto quanto l'assicurato debba pagare al terzo danneggiato e quindi anche le spese che essendo state sostenute dal danneggiato vittorioso debbano essergli rimborsate dall'assicurato, dall'altro (comma terzo) il rimborso da parte dell'assicuratore, entro limiti prestabiliti, delle spese sostenute dall'assicurato per resistere all'azione del danneggiato. Trattandosi di obbligazioni oggettivamente distinte, l'adempimento di esse può essere domandato dall'assicurato sia congiuntamente con l'unica domanda giudiziale, sia disgiuntamente con due distinte domande, riferite ad oggetti diversi. Ciò comporta, altresì, che l'assicurato convenuto in giudizio dal danneggiato può chiamare in causa l'assicuratore (art. 1917 comma quarto) chiedendone la condanna anche soltanto all'obbligazione principale, e riservarsi di chiedere in un successivo giudizio l'adempimento dell'obbligazione accessoria”; da ultimo Cass. n. 5300.2008: “nell'assicurazione per la responsabilità civile, la costituzione e difesa dell'assicurato, giustificata dall'instaurazione del giudizio da parte di chi assume di aver subito un danno, è svolta anche nell'interesse dell'assicuratore, ritualmente chiamato in causa, in quanto finalizzata all'obbiettivo ed imparziale accertamento dell'esistenza dell'obbligo di indennizzo. Pertanto, anche nel caso in cui nessun danno venga riconosciuto al terzo che ha promosso l'azione, l'assicuratore è tenuto a sopportare le spese di lite dell'assicurato, nei limiti stabiliti dal terzo comma dell'art. 1917 cod. civ.”).
L'eccezione relativa ad una presunta violazione (inadempimento) del patto di gestione della lite contenuto nella polizza assicurativa, formulata dall'assicurazione, è infondata per diversi motivi. In primo luogo, nel caso di specie, il convenuto ha chiesto di essere “manlevato” da ogni e qualsiasi voce risarcitoria provata dall'attrice in giudizio, non formulando espressa richiesta di rifusione delle anticipate per resistere alla domanda risarcitoria. In secondo luogo, comunque, l'obbligo de quo, gravante sull'assicuratore, opera indipendentemente dal patto di gestione della lite (in tal senso Cass. n. 59/1985) che, nei termini in cui convenuto tra le parti – vedasi l'art. 4.7.4 – pare sicuramente affetto da nullità nella parte in cui derogativo di una norma imperativa, in peius per l'assicurato (art. 1932 c.c.); in terzo luogo, è documentato che il Co. abbia messo la compagnia in grado di assumere la gestione della lite, comunicandole (cfr. lettera del 13.2.2013 doc. 2 fascicolo convenuto) la richiesta risarcitoria, come dichiarato anche dal teste Gi. Polvani, subagente dell'agenzia Unipol Sai di Arezzo.
Ne consegue che va dichiarato il diritto di At. Co. ad essere manlevato dalla compagnia assicurativa, con condanna della Un. a tenerlo indenne delle somme che sarà tenuto a versare alle attrici in dipendenza della presente sentenza. Non può farsi neppure luogo all'applicazione dello scoperto di € 100,00, eccepito dalla compagnia assicurativa, previsto solo per i danni a cose (art. 4.3 e 4.9 del contratto) e non per i danni a persone.
In merito alla liquidazione delle spese processuali, essendo le prestazioni professionali dei difensori delle parti in causa esauritesi dopo l'entrata in vigore del D.M. 10.3.2014, n. 55 e dovendosi considerare il compenso unitario e non frazionabile secondo i diversi periodi (cfr. Cass., Sez. U.17405/2012), le stesse sono liquidate come in dispositivo, in base il principio della soccombenza – da applicarsi anche al rapporto tra assicurato e assicuratore (cfr. sul punto Cass. n. 24733.2007: “le spese giudiziali relative alla controversia tra assicuratore e assicurato in ordine all'azione di garanzia vanno liquidate secondo le regole generali della soccombenza, non rientrando nella disciplina di cui all'art. 1917 del cod. civ.”) – e secondo i criteri e le tariffe, di cui al predetto decreto, con riferimento al criterio del decisum (Cfr. Cass., Sez. Un., 19014/2007), preso atto della nota spese depositata.
Il Tribunale di Arezzo, definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, così provvede:
1) condanna At. Co. al pagamento in favore di Ni. Mo. e Ca. Mo., quali eredi di Li. Fa., della somma di € 29.248,89, oltre interessi legali sulla stessa somma, svalutata al 26.1.2011 e via via rivalutata anno per anno, il tutto secondo gli indici Istat, fino alla data del deposito della presente sentenza, oltre interessi legali dalla data della presente sentenza fino al saldo effettivo;
2) condanna At. Co. alla rifusione delle spese di lite in favore di parte attrice, che liquida in € 7.254,00 per compensi ed € 307,35 per spese, oltre il rimborso delle spese generali, i.v.a. e c.p.a. come per legge;
3) dichiara tenuta e per l'effetto condanna la Unipolsai Assicurazioni S.p.a., già Fondiaria Sai S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, a tenere indenne At. Co. da quanto sia tenuto a pagare in favore delle attrici, in dipendenza della presente sentenza;
4) condanna Unipolsai Assicurazioni S.p.a, già Fondiaria Sai S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, alla rifusione delle spese di lite in favore di At. Co., che liquida in € 7.254,00 per compensi, oltre il rimborso delle spese generali, i.v.a. e c.p.a. come per legge.
Così deciso in Arezzo il 9 ottobre 2017

References: art. 2052
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1284
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza