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Timestamp: 2018-01-20 19:14:12+00:00

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IL CASO - Autorizzazione allo scioglimento di un contratto ex articolo 169 bis L.F. in sintonia con il progetto di superamento della crisi proposto dal debitore e determinazione dell'indennizzo in conformità alle indicazioni dallo stesso fornite
Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 12804 - pubb. 11/06/2015
Tribunale Roma 16 febbraio 2015 - Pres. Giovanna Russo - Est. Lucia Odello.
Il tribunale può autorizzare lo scioglimento ai sensi dell'articolo 169 bis L.F. di un contratto in corso di esecuzione qualora lo stesso si riveli necessario e strumentale rispetto ai contenuti del progetto di superamento della crisi e dunque utile al soddisfacimento dei creditori concordatari, determinando l'indennizzo in conformità alle indicazioni del proponente. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Segnalazione del Dott. Mattia De Luca
(1) Dall'articolo "I contratti in corso di esecuzione nel concordato preventivo: il compito dell’imprenditore di dar forma alla proposta e la tutela del terzo contraente" di Franco Benassi:
Il debitore dispone, perciò, di un potere discrezionale che, come autorevole dottrina ed una decisione di merito hanno affermato subito dopo l’introduzione della nuova disciplina, consiste in un diritto potestativo che la legge attribuisce a colui che propone il concordato preventivo1.
Il concordato è una procedura che prevede una componente negoziale, la quale si esplica soprattutto nella facoltà concessa al debitore che si trova in stato di crisi o di insolvenza di formulare ai creditori una proposta di soluzione, di superamento di questa sua condizione.2
E’, quindi, la stessa disciplina del concordato ad affidare al debitore l’onere di progettare una modalità di superamento della crisi: a lui spetta la scelta se proporre o meno un concordato ed a lui solo è affidato il compito di determinare il contenuto della proposta e del piano3.
Possiamo affermare, in sostanza, che tale decisione attiene ed è strettamente connessa con le modalità di soluzione della crisi che il debitore intende sottoporre al voto dei creditori. 4
Da questo rilievo emerge con evidenza come, nella scelta dei contratti pendenti da abbandonare, non sia concepibile un intervento autoritativo del tribunale, il quale, come sappiamo, non interviene nella progettazione della soluzione concordataria, ma la controlla in un momento successivo, mantenendola entro i binari tracciati dalla normativa, quali interpretati dalla nota sentenza delle Sezioni unite della Corte di Cassazione 25 gennaio 2013, n. 15215.
Questo specifico profilo è stato colto e sottolineato da una recente decisione, che ha evidenziato come il conferimento all’impresa che propone il concordato di un potere sui rapporti pendenti destinato a prevalere sull’interesse dell’altra parte contrattuale sia espressione di una scelta di favore per l’iniziativa concordataria tesa al superamento dello stato di crisi o di insolvenza6.
Per questa ragione, riteniamo vadano considerate con la necessaria prudenza quelle decisioni, le quali, accogliendo l’istanza proposta dall’imprenditore ai sensi dell’art. 169-bis legge fallim., si sono pronunciate dichiarando direttamente lo scioglimento dei rapporti e, in certi casi, ordinando al terzo contraente di riversare al debitore le somme che la normale prosecuzione del rapporto gli avrebbe consentito di incassare7.
Sulla scorta di queste considerazioni, si ritiene, pertanto, di condividere quella giurisprudenza, la quale ha sostenuto che la dichiarazione di volontà del debitore di avvalersi dell’autorizzazione ottenuta è implicita nell’atto di notifica del provvedimento del giudice al terzo8.
Se l’opzione offerta dall’istituto in esame deve essere considerata una parte del piano di concordato, appare evidente che l’effetto su ogni singolo contratto dovrà essere coerente con la prorgammazione prevista nel piano. Non è detto, quindi, che, per ragioni che attengono alla configurazione del piano e della proposta, lo scioglimento non possa avere effetto in un momento successivo. Il debitore che sia stato autorizzato ad avvalersi delle facoltà di cui stiamo parlando dovrà, quindi, comunicare al terzo anche la decorrenza degli effetti della scelta operata9.
Ed è questo un adempimento di particolare importanza, poiché se lo scioglimento (o la sospensione) ha effetto dalla comunicazione al terzo, prima di tale momento potranno prodursi oneri di natura prededotta che inevitabilmente graveranno sulla fattibilità della proposta. E’, dunque, evidente che anche la tempistica degli effetti ha importanza determinante: il debitore non solo dovrà prevedere la decorrenza di questi effetti, ma dovrà anche far sì che essi si producano al momento opportuno, in armonia a quanto previsto dal piano rispetto al quale l’opzione di cui parliamo deve essere funzionale. 10
Questa considerazione porta alla riflessione di carattere preliminare se gli effetti derivanti dalla sospensione dei contratti possano avere, come alcune decisioni di merito hanno affermato11, carattere permanente e prodursi anche al di fuori ed indipendentemente dalle sorti della domanda di concordato.
Su questo specifico aspetto, due recenti arresti hanno sostenuto che l’autorizzazione di cui all’art. 169-bis legge fallim. non determina di per sé l’effetto sostanziale del definitivo scioglimento del contratto, ma solo quello procedimentale di consentire al proponente di presentare ai creditori una proposta e un piano che lo prevedano12 e che “i timori in ordine alle conseguenze dello scioglimento o della sospensione dei contratti in corso di esecuzione disposta ai sensi dell'articolo 169-bis legge fallim. per l'ipotesi di esito anomalo del concordato con riserva (rinunzia o inammissibilità o improcedibilità della domanda) possono essere fugati dalla correlata caducazione ex tunc di tutti gli effetti prenotativi e protettivi, con conseguente riespansione del diritto risarcitorio del contraente in bonis in regime di “prededuzione di fatto”, legata al venir meno della condizione concorsuale.”13
Non crediamo, allora, che siano da avallare le opinioni di coloro che hanno attribuito al giudice la facoltà di valutare la convenienza dello scioglimento o della sospensione dei contratti in quanto trattasi di valutazione riservata al debitore che deve dar forma alla proposta ed ai creditori chiamati ad approvarla.14
Questa posizione ha trovato conforto in un arresto della giurisprudenza di merito che offre più di uno spunto di approfondimento nella direzione che abbiamo imboccato15.
Si legge, poi, nella decisione, che al tribunale non spetta alcun accertamento di merito, salvo quello relativo alla funzionalità16 dello scioglimento con il piano concordatario. E tale concetto viene vieppiù esplicitato ove si afferma che, a ben vedere, l’indagine del tribunale si risolve nella mera verifica di non contraddizione del piano in generale con la parte relativa allo scioglimento dei contratti. Non solo, quindi, il giudice non indaga sul merito della scelta, ma si limita a verificare che questa non si ponga in contraddizione con la struttura generale del piano.
Le due affermazioni, la prima che esclude l’indagine sul merito e la seconda che la limita ad una verifica di non contraddizione, rivelano il tentativo di evitare una valutazione erroneamente destinata a sovrapporsi a quella demandata ad altri soggetti: l’imprenditore che confeziona la proposta e i creditori chiamati ad esprimersi sulla sua approvazione. 17
La giurisprudenza ha, poi, compiuto ulteriori progressi sulla definizione dell’ambito valutativo del tribunale, precisando che quest’ultimo potrà rigettare l’istanza esclusivamente quando appaia incongruente con la proposta concordataria e che ogni ulteriore vaglio, ivi compreso quello della convenienza per gli stessi creditori, comporta un giudizio sull’opportunità economica e sulla meritevolezza della proposta che esula dal sindacato sulla causa concreta, che costituisce il limite di giudizio del tribunale18.
Si va facendo strada, dunque, l’applicazione, anche ai contratti pendenti, della linea interpretativa proposta dalla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, la quale ha tracciato l’ambito di valutazione del giudice nel concordato preventivo attraverso la distinzione tra fattibilità giuridica e fattibilità economica19.
Questi, così come ha l’onere di dichiarare e quantificare gli altri debiti, allo stesso modo dovrà quantificare e dichiarare l’indennizzo dovuto al terzo che subisce lo scioglimento o la sospensione degli effetti del contratto. 20
E’ poi evidente che l’omesso assolvimento a questa prescrizione porta ad uno squilibrio nell’ambito del piano di concordato, poiché quello del terzo contraente potrebbe essere un credito in grado di influire sulla fattibilità della proposta, oltre che intaccare la attendibilità della stessa, perché non offre ai creditori informazioni essenziali per stimare la convenienza 21.
Per queste ragioni, la sostenibilità della scelta in ordine ai contratti dovrà essere oggetto di valutazione da parte del professionista attestatore nella sua relazione di cui all’art. 161, comma 3, legge fallim.22.
La quantificazione dell’indennizzo, che nei casi di particolare complessità potrebbe richiedere adeguati approfondimenti, oltre ad avere la finalità di dare a tutti i creditori un’informazione chiara e completa in ordine alla proposta, ha lo scopo di offrire allo stesso terzo contraente elementi di valutazione della propria posizione e del proprio credito, così come esposto dal debitore e come tale appostato al passivo concordatario23.
Non dovrebbero, infine, esservi dubbi sul fatto che la soluzione dell’eventuale controversia tra debitore e terzo relativa alla misura dell’indennizzo sia demandata al giudice ordinario24, secondo le disposizioni sulla competenza per materia e per valore dettate dal codice di procedura civile. Anche per questa ragione, devono essere respinte quelle opinioni che vorrebbero giustificare la convocazione del terzo contraente in sede di istanza ex art. 169-bis legge fallim. con la necessità di determinazione dell’indennizzo.
Nell’ambito del procedimento di concordato la quantificazione del credito dei creditori e del terzo contraente può, infatti, avere rilievo solamente ai fini della votazione e, come prevede l’art. 176 legge fallim., viene risolta in via provvisoria dal giudice con un giudizio sommario che ha effetti esclusivamente con riguardo al voto ed al calcolo delle maggioranze, senza, come dice la norma, che ciò pregiudichi le pronunzie definitive sulla sussistenza dei crediti stessi25.
1 INZITARI, I contratti in corso di esecuzione nel concordato: l’art. 169-bis L.Fall., cit.: “Il sopravvenire della procedura di concordato attribuisce al debitore un potere nuovo, quello di esercitare il diritto potestativo allo scioglimento del contratto, che … deve essere integrato dall’autorizzazione del tribunale o del giudice delegato.”; nello stesso senso Tribunale Salerno, 25 ottobre 2012, in Fallimento, 2013, 1, pag. 75, con nota critica di P.Vella, Il controllo giudiziale sulla domanda di concordato preventivo con riserva, ivi, pag. 95 s., secondo il quale l’art. 169-bis non indica "un criterio in base al quale parametrare questo genere di autorizzazioni", che perciò costituirebbero "una mera presa d’atto di un diritto potestativo del debitore, che sceglie di sciogliersi da un determinato rapporto giuridico nell'ambito di un proprio disegno imprenditoriale, che nel caso del pre-concordato non è obbligatorio comunicare al tribunale, chiamato ad attendere il deposito del piano".
2 Il contenuto del piano è rimesso alla valutazione del debitore in piena autonomia, laddove ai creditori è rimesso il potere di esprimere il proprio parere attraverso il voto, così Fimmano’, Contratti d’impresa in corso di esecuzione e concordato preventivo in continuità, in Dir. Fall. 2-2014, p. 227.
3 L’art. 160, al primo comma, lascia al debitore la scelta se proporre o meno il concordato: L’imprenditore può (e non deve) proporre ai creditori un concordato preventivo sulla base di un piano che può (e non deve) prevedere.
4 Tribunale Modena, 7 aprile 2014, in Il Caso.it, I, 10335.
5 Cassazione, Sez. Un. Civ., 25 gennaio 2013, n. 1521, In Il Caso.it, I, 8401.
6 Tribunale Rovigo, 6 marzo 2014, in Il Caso.it, I, 10170.
7 Tribunale Piacenza, 8 giugno 2013, in Il Caso.it, 8631; Tribunale Piacenza, 5 aprile 2013, ivi, I, 8798; Tribunale Monza, 27 novembre 2013, ivi, I, 9823. Frequente è il caso dei rapporti bancari con linee auto-liquidanti. Si sono viste decisioni che, in accoglimento della richiesta di scioglimento, anziché autorizzare il debitore a sciogliersi o a sospendere i contratti bancari in corso, hanno dichiarato sciolti i rapporti ed anche ordinato alla banca di versare all’imprenditore in concordato le somme che la banca avrebbe incassato per effetto dei mandati all’incasso previsti nei contratti di credito. Poiché l’art. 169-bis non prevede la pronuncia di un siffatto ordine al terzo, lo stesso dovrebbe essere censurabile ex art. 26 legge fallim. Sul tema dello scioglimento dei rapporti bancari Appello Brescia, 19 giugno 2013, ivi, I, 9155, la quale ha affermato la legittimità della compensazione dei pagamenti ricevuti da terzi in relazione al portafoglio presentatole dalla debitrice ed oggetto di anticipazione qualora il credito anticipato al cliente sia anteriore alla ammissione alla procedura e la riscossione del relativo credito sia invece posteriore; Tribunale di Genova, 4 novembre 2013, ivi, I, 10059; Tribunale Monza, 27 novembre 2013, ivi, I, 9823.
8 Appello Genova, 5 febbraio 2014, in Il Caso.it, I, 10080.
9 Appello Genova, 5 febbraio 2014, cit., che sul punto afferma che gli effetti del provvedimento del tribunale che autorizza il debitore a valersi dello scioglimento dai rapporti pendenti ai sensi dell’art. 169 bis decorrono solo dal momento in cui il debitore comunica al proprio creditore di voler esercitare tale facoltà: tale dichiarazione di volontà è implicita nella notifica del provvedimento giudiziale che autorizza il debitore allo scioglimento; Tribunale Modena, 7 aprile 2014, cit.
10 Non si deve dimenticare che la progettazione della proposta e del piano potrebbe richiedere le soluzioni più disparate. Potrà per esempio presentarsi la necessità di sospendere un contratto per il tempo necessario alla cessione del medesimo unitamente all’azienda e fare in modo che lo stesso riprenda a produrre i suoi effetti in capo al cessionario. Se il periodo di sospensione è anche solo in parte successivo all’inizio della procedura (anche con riserva ex art. 161, comma, 6, legge fallim.) si potranno evitare i costi in prededuzione generati dalla prosecuzione del rapporto.
11 In termini dubitativi Tribunale Rovigo, 6 marzo 2014, cit.
12 Tribunale Pistoia, 23 gennaio 2014, in Il Caso.it, I, 10277, con nota di T.Stanghellini.
13 Tribunale Terni, 27 dicembre 2013, in Il Caso.it, I, 9856.
14 Così P.Vella, nota a Tribunale Salerno, 25 ottobre 2012, cit.
15 Tribunale di Pistoia, 9 luglio 2013, in Il Caso.it, I, 9381.
16 Anche Tribunale Modena, 7 aprile 2014, cit. si esprime in termini di “funzionalità”.
17 Tribunale Pistoia, cit., secondo cui lo scioglimento o la prosecuzione del contratto pendente prevista dall'articolo 169 bis L.F. integra anche una questione di convenienza, come tale rimessa ai creditori nell'ambito della più ampia valutazione della proposta concordataria, diritto, questo, che non può essere espropriato senza negare la funzione stessa del concordato preventivo. Ne consegue che il luogo deputato a valutare se sia conveniente una prospettiva concordataria con lo scioglimento dei contratti o un'alternativa ove nel patrimonio del debitore sia ancora presente un rapporto contrattuale altrimenti destinato alla risoluzione, non può che essere quello dell'approvazione del concordato mediante il conseguimento delle maggioranze di cui all'articolo 177 legge fallim.
18 Tribunale Rovigo, 6 marzo 2014, citata.
19 Cass. Sez. Un. Civ., 23 gennaio 2013, n. 1521, citata, commentata da FABIANI, Guida rapida alla lettura di Cass. S.U. 1521/2013, in Il Caso.it, II, 343.
20 Tribunale Modena, 7 aprile 2014, citata; Fimmano’, Contratti d’impresa in corso di esecuzione e concordato preventivo in continuità, cit., p. 236, secondo cui la determinazione dell’indennizzo deve avere riguardo all’equilibrio delle prestazioni con riferimento al margine di guadagno derivante dalla scelta operata.
21 Tribunale Modena, 7 aprile 2014, citata, dove, nel caso specifico, la mancata e ritardata comunicazione al terzo contrarente della volontà di sciogliersi dai contratti in corso di esecuzione ha comportato l’emersione di passività in prededuzione che hanno assorbito le risorse destinate ai creditori chirografari e pregiudicato la fattibilità del concordato.
22 Tribunale Modena, 7 aprile 2014, citata.
23 Particolarmente complessa si prospetta la determinazione dell’indennizzo spettante al terzo nei rapporti bancari ove si è in presenza di mandati all’incasso ma anche di cessioni munite di data certa anteriore, e quindi opponibili, alla procedura di concordato ex artt. 45 e 169 legge fallim.
24 Fimmanò, Contratti d’impresa in corso di esecuzione e concordato preventivo in continuità, cit., p. 238; Tribunale Pistoia, 9 luglio 2013, cit.
25 Cassazione civile, 12 novembre 1993, n. 11192, in Giust. Civ. 1994, I, 357 con nota di LO CASCIO, Dir. Fall., 1994, 291 e in Fallimento 1994, 291.

References: articolo 169
 sentenza 
 sentenza 
 art. 169
 art. 26
 art. 161
 Cass. Sez. 
 Cass.