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Sentenza n. 13204/2017 del 23/11/2016 della Corte di Cassazione Mancata produzione documentale agli ispettori del lavoro. | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Sentenza n. 13204/2017 del 23/11/2016 della Corte di Cassazione Mancata produzione documentale agli ispettori del lavoro.
Inviato da redazione il Mar, 01/08/2017 - 22:47
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA, segnala la Sentenza n. 13204/2017 del 23/11/2016 della Corte di Cassazione Mancata produzione documentale agli ispettori del lavoro.<.
Sentenza n. 13204/2017 del 23/11/2016 della Corte di Cassazione<
Sentenza n. 13204/2017 del 23/11/2016 della Corte di Cassazione Mancata produzione documentale agli ispettori del lavoro.<
Penale Sent. Sez. 3 Num. 13204 Anno 2017 Presidente: AMORESANO SILVIO Relatore: RENOLDI CARLO Data Udienza: 23/11/2016<
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE RASSEGNA DELLA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITA’ GLI ORIENTAMENTI DELLE SEZIONI PENALI Anno 2016<
Xxxxxx xxxxxxxxx, nato a Xxxxxx il xx/xx/xxxx,
avverso la sentenza in data 06/03/2015 del Tribunale di Oristano;
udito il Pubblico Ministero, in persona del sostituto Procuratore generale dott. Aldo Policastro, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
1. Con sentenza in data 6/03/2015 del Tribunale di Oristano, Xxxxxxxxx xxxxxx fu condannato alla pena di 500,00 euro di ammenda in quanto riconosciuto colpevole della contravvenzione di cui all'art. 4, comma 7, della legge 22 luglio 1961, n. 628, per avere, nella sua qualità di amministratore unico della Xxxxx xxxxxxxxxxx S.r.l., omesso di fornire al Servizio Ispezione del lavoro della Direzione provinciale del lavoro di Oristano, la documentazione richiesta con verbale di accesso ispettivo del 20/01/2011 e con nota raccomandata in data 1/03/2011 (e segnatamente: copia dei libretti di circolazione degli automezzi in uso, elenco degli autisti in forza con generalità complete, registrazioni digitali o stampe dei tachigrafi degli automezzi, relativi al periodo da settembre a dicembre 2010); fatti accertati in epoca antecedente e prossima al 16/05/2011 in Oristano.
2. Avverso la predetta sentenza, Xxxxxxxxx xxxxxx aveva proposto appello a mezzo del proprio difensore fiduciario. Il gravame deve ritenersi convertito in ricorso per cassazione alla stregua dei principi generali in materia di impugnazione enunciati dall'art. 568, comma 5, cod. proc. pen..
Preliminarmente, l'imputato rileva di non avere mai ricevuto la notifica del verbale contenente la richiesta dell'Ispettorato del lavoro, sicché, a suo dire, mancherebbe l'elemento soggettivo del reato contestato. Infatti, dopo avere rappresentato agli operanti, in occasione dell'accesso ispettivo, di non essere nella disponibilità della "documentazione del lavoro" richiestagli, in precedenza acquisita dalla Guardia di Finanza, l'Ufficio del lavoro avrebbe provveduto, dapprima ad inviargli la diffida all'indirizzo della sede operativa (in Terralba, Via Xxxxxxx, n. 1) e non presso la sede legale (in Terralba, Via Xxxxx, n. 3), diffida rimasta giacente sino alla data del 5/04/2011; e, quindi, a trasmettergli il verbale di prescrizioni all'indirizzo dell'abitazione privata (in Terralba, Via Xxxxx n. 7), senza che il relativo plico, anche in questo caso rimasto in giacenza presso le Poste fino al 4/10/2011, recasse l'indicazione di un qualunque collegamento con la Xxxxx xxxxxxxxxxx S.r.l. (e, dunque, con le vicende della ispezione).
Sul punto la giurisprudenza di questa Corte ritiene che l'Ispettorato del lavoro possa, nell'esercizio del potere di informazione strumentale all'accertamento dell'osservanza delle norme in materia di igiene e di sicurezza sui luoghi di lavoro, stabilire il contenuto, il tempo ed il luogo dell'adempimento dell'obbligo avente per oggetto le informazioni richieste (Sez. 3, n. 13406 del 11/10/2000, dep. 28/12/2000, Dami, Rv. 219090). E sempre con rifermento ai contenuti della richiesta si ritiene che essa possa avere ad oggetto semplici notizie, ma anche l'esibizione di documentazione, necessaria all'Ispettorato del lavoro per la vigilanza sull'osservanza delle disposizioni in materia di lavoro, previdenza sociale e contratti collettivi di categoria (Sez. 3, n. 6644 del 2/12/2011, dep. 20/02/2012, Di Stefano, Rv. 252336) e anche quando la richiesta non avvenga nel contesto delle indagini di polizia amministrativa disciplinate dall'art. 8 del d.P.R. n. 520 del 1955 (Sez. 3, n. 42334 del 26/06/2013, dep. 15/10/2013, Tamburrino, Rv. 257225; Sez. 3, n. 7106 del 18/01/2007, dep. 20/02/2007, Debernardis, Rv. 236083). Peraltro, la richiesta deve avere ad oggetto informazioni specifiche e strumentali rispetto ai compiti di vigilanza e di controllo dell'Ispettorato, sicché non integra il reato de quo la condotta omissiva del datore di lavoro al quale sia stata genericamente richiesta la trasmissione della "documentazione di lavoro" (Sez. 3, n. 26974 del 30/05/2001, dep. 4/07/2001, P.G. in proc. Di Marco M, Rv. 219645).
In secondo luogo è necessario che la richiesta sia stata "legalmente" data.
Sul punto, la giurisprudenza di questa Corte si è assestata nel ritenere innanzitutto che il destinatario della richiesta da parte dell'Ispettorato sia il legale rappresentante della ditta, anche quando essa non sia stata rivolta al datore di lavoro personalmente, in quanto è sufficiente che la richiesta venga notificata alla sede dell'azienda perché sia comunque conoscibile dal legale rappresentante di essa (Sez. 3, n. 28701 del 25/05/2004, dep. 1/07/2004, D'Ambra, Rv. 229432).
Sul punto, infatti, è appena il caso di rilevare che Xxxxxx fosse pienamente a conoscenza del contenuto delle legittime richieste rivolte dall'autorità amministrativa (concernenti non il rilascio di informazioni, ma l'esibizione di documenti) e del termine entro il quale avrebbe dovuto provvedere a rispondere, essendo presente al momento dell'accesso ispettivo e avendo ricevuto copia del relativo verbale, che, peraltro, gli operanti avevano provveduto a rileggergli su sua espressa richiesta.
Nel caso di specie, entrambe le comunicazioni - sia la diffida a esibire la documentazione già richiesta in occasione dell'accesso nella sede operativa, sia il verbale di prescrizioni - sono state notificate a mezzo posta, senza che peraltro il destinatario abbia mai provveduto al ritiro del plico. In entrambi i casi, peraltro, la notifica risulta effettuata presso un luogo nel quale l'interessato aveva la possibilità di pacifico accesso agli atti a lui destinati: in un caso la sede operativa della ditta, ove Xxxxxx si trovava il giorno dell'accesso da parte dell'Ispettorato; e, nell'altro caso, addirittura presso l'abitazione privata, rispetto alla quale l'imputato non ha dedotto alcun concreto elemento idoneo a comprovare l'esistenza di specifici ostacoli al ricevimento della missiva. Corretta deve, dunque, ritenersi la motivazione della sentenza impugnata, nella parte in cui ha rilevato la correttezza della notifica esperita, nelle forme della "compiuta giacenza", dovendo il mancato ritiro delle missive imputarsi alla esclusiva decisione di Xxxxxxxxx xxxxxx.
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