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Timestamp: 2020-08-07 12:25:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11153 del 08/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11153 del 08/05/2017
Cassazione civile, sez. lav., 08/05/2017, (ud. 25/01/2017, dep.08/05/2017), n. 11153
sul ricorso 22161-2014 proposto da:
A.G., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso
MYSERVICE S.R.L., (già TRISTAR S.R.L.), P.I. (OMISSIS), in persona
NICOLA SASSANI, rappresentata e difesa dall’avvocato MARIO
ANDREUCCI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 26/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
depositata il 14/03/2014 R.G.N. 745/2013;
udito l’Avvocato MARIO ANDREUCCI;
Con sentenza del 14 marzo 2014, la Corte d’Appello di Genova, confermava la decisione resa dal Tribunale di Massa e rigettava la domanda proposta da A.G. nei confronti della Myservice S.r.l. (già Tristar S.r.l), avente ad oggetto la declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare intimatogli dalla Società per aver egli svolto attività lavorativa a favore di terzi in costanza di sospensione del rapporto per l’infortunio sul lavoro occorsogli.
La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto infondata l’eccezione di inammissibilità per genericità del gravame proposta dalla Società allora appellata, infondata l’eccezione di ultrapetizione allora proposta dall’odierno ricorrente a fronte della pronunzia del giudice di prime cure di risoluzione del rapporto per mutuo consenso, rinunciata l’impugnativa giudiziale del licenziamento per aver il ricorrente promosso tale azione soltanto a fronte dell’esito negativo dell’azione inizialmente avviata in via monitoria, esclusivamente volta al conseguimento del credito relativo a quanto spettante in conseguenza della cessazione del rapporto medesimo.
Per la cassazione di tale decisione ricorre l’ A., affidando l’impugnazione a due motivi, cui resiste, con controricorso, la Società, che ha poi presentato memoria.
Con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare, in una con l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, la violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 18 e degli artt. 2729, 2934 e 2948 c.c., lamenta a carico della Corte territoriale l’erroneità del convincimento espresso in ordine alla configurabilità dell’iniziativa giudiziaria promossa per il conseguimento del TFR come espressiva di una volontà dismissiva dell’azione di impugnazione del licenziamento ed adesiva alla risoluzione del rapporto di lavoro tra le parti.
La medesima censura è nel secondo motivo, rubricato con riferimento alla violazione e falsa applicazione degli artt. 1372, 2946, 2948 c.c. e art. 2113 c.c., comma 3 e L. n. 300 del 1970, art. 6 predicata in relazione alla ritenuta rilevanza ai medesimi effetti risolutivi del rapporto del mero decorso del tempo.
Riaffermata in principio, secondo l’insegnamento di questa Corte, l’ammissibilità, a prescindere dalla scadenza del termine prescrizionale, di un accertamento dell’eventuale volontà del lavoratore abdicativa del proprio diritto al ripristino del rapporto illegittimamente interrotto, si deve ritenere la congruità logica e giuridica di una valutazione quale quella operata dalla Corte territoriale in ordine al complessivo comportamento del ricorrente, che dalla rigorosa sequenza in cui risultano essere state promosse le azioni giudiziarie del ricorrente (dapprima l’azione monitoria volta al conseguimento del TFR e solo ad esaurimento di quella, decorsi già quattro anni dal licenziamento e rinvenuta già altra occupazione, la relativa azione di impugnativa) e dall’esito delle iniziative in quella sede assunte (il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si era definito con il rigetto della domanda del ricorrente che non aveva dunque conseguito alcun risultato economico) ragionevolmente approda al convincimento per cui la volontà del lavoratore era mirata, piuttosto che al ripristino del rapporto, al conseguimento, attraverso qualsiasi azione gli fosse consentita dall’ordinamento, di un risultato economico che gli consentisse di definire con personale soddisfazione la vicenda lavorativa ormai conclusa, convincimento che, del resto, trova supporto in atti (vedi p. 13 del ricorso per cassazione), laddove è lo stesso ricorrente a dichiarare che il ritardo nella promozione dell’azione di impugnativa del recesso era dovuto alla pendenza di trattative con il datore di lavoro destinate a “chiudere” i rapporti tra le parti, a conferma della piena legittimità della decisione della Corte territoriale di ritenere rinunciata nel suo oggetto specifico, il ripristino del rapporto, l’azione promossa da ricorrente.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 2113
 art. 6