Source: http://divorzio.ilcaso.it/codice_fallimentare/6
Timestamp: 2020-07-13 20:10:29+00:00

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Procedimento per dichiarazione di fallimento – Unico credito contestato in sede giudiziale – Legittimazione del creditore istante – Esclusione.
Va rigettata l’istanza di fallimento proposta dall’unico creditore istante il cui credito risulti contestato in sede giudiziale con motivazioni prima facie fondate, non essendo in tale ipotesi ravvisabile la legittimazione di cui all’art. 6 l.f. a richiedere il fallimento. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 06 Dicembre 2019. Segue...
Istanza per la dichiarazione di fallimento - Sentenza - Revoca del fallimento - Nuova dichiarazione di fallimento - Stato di insolvenza - Accertamento - Momento rilevante - Data della seconda decisione.
Nel caso in cui il fallimento venga dichiarato successivamente alla revoca della sentenza che lo aveva aperto in precedenza, l'accertamento dello stato di insolvenza va compiuto con riferimento alla situazione esistente alla data della nuova decisione e non già a quella di presentazione dell'originaria istanza da parte dei creditori o del PM. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Ottobre 2019, n. 27200. Segue...
Fallimento – Società pubblica – Sottrazione al fallimento – Esclusione.
La costituzione ex lege di una società per azioni mediante atto normativo esaurisce la sua natura di diritto speciale nel suo momento genetico e nei rapporti con il socio di maggioranza, regolati come noto da un disciplinare, mentre non vale certamente a qualificare la società come ente pubblico economico sottratto al fallimento, dovendosi avere riguardo all'attività effettivamente esercitata dalla società medesima ed alla sua riconducibilità alla nozione di impresa commerciale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta, 22 Ottobre 2019. Segue...
Fallimento – Stato di insolvenza – Individuazione – Criteri.
Ai fini della dichiarazione di fallimento, è necessario e sufficiente, sul piano del riscontro oggettivo di quello specifico status, l'accertamento di una situazione d'impotenza economico patrimoniale, idonea a privare il soggetto della possibilità di fare fronte, con mezzi "normali", ai propri debiti; accertamento ben suscettibile di esser desunto, dunque, più che dal rapporto tra attività e passività, dalla impossibilità dell'impresa di continuare a operare proficuamente sul mercato, fronteggiando con mezzi ordinari le obbligazioni (cfr. Cass. n. 29913 del 2018).
Sennonché, ammettendo che tutto ciò abbia a tradursi in una situazione di prognosi irreversibile, e non già in una mera temporanea impossibilità di regolare adempimento delle obbligazioni assunte, è certo che legittimamente la situazione di irreversibilità suddetta può essere desunta, nel contesto dei vari elementi, anche dal mancato pagamento dei debiti (cfr. Cass. n. 29913 del 2018; Cass. n. 19611 del 2014 addirittura ha ritenuto sufficiente l'inadempimento di un solo debito). Quel che interessa, infatti, è che l'inadempimento sia sintomatico di un giudizio di inidoneità solutoria strutturale del debitore, e che, quindi, sia oggetto di valutazione complessiva (cfr. Cass. n. 29913 del 2018; Cass. n. 23437 del 2017; Cass.n. 5215 del 2008).
Va, poi, rimarcato che, secondo l'espressa previsione dell'art. 5 I.fall., la situazione di insolvenza può manifestarsi non solo attraverso inadempimenti - come detto - ma anche in altri eventuali "fatti esteriori", e la prova è ricavabile in qualunque modo, comprese le risultanze dello stato passivo (cfr., ex multis, Cass. n. 29913 del 2018; Cass. n. 19141 del 2006).
Questa puntualizzazione consente, allora, di affermare che:
i) è fuor di dubbio che l'accertamento dell'insolvenza, come sopra intesa, non s'identifica, in modo necessario ed automatico, con il mero dato contabile fornito dal raffronto tra l'attivo ed il passivo patrimoniale dell'impresa;
ii) è parimenti indubbio che, in presenza di un eventuale sbilancio negativo, è pur possibile che l'imprenditore continui a godere di credito e sia, di fatto, in condizione di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni, configurandosi l'eventuale difficoltà in cui egli versa come meramente transitoria;
iii) al tempo stesso, ove - all'opposto - l'eccedenza di attivo dipenda dal valore di beni patrimoniali non agevolmente liquidabili, o la cui liquidazione risulterebbe incompatibile con la permanenza dell'impresa sul mercato e con il puntuale adempimento di obbligazioni già contratte, il presupposto dell'insolvenza può esser egualmente riscontrato.
In definitiva, quindi, anche a prescindere dal semplice risultato della somma algebrica tra poste attive e passive della situazione patrimoniale, è evidente che sempre dai dati di contabilità dell'impresa è consentito muovere per poter vagliare, nella concretezza di ciascuna singola fattispecie, se il debitore disponga di risorse idonee a fronteggiare in modo regolare le proprie obbligazioni, avendo riguardo alla scadenza di queste ed alla natura e composizione dei cespiti dai quali sia eventualmente ipotizzabile ricavare il necessario per farvi fronte (Cass. n. 23437 del 2017, ha significativamente statuito che «nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza sottende un giudizio di inidoneità solutoria strutturale del debitore, oggetto di una valutazione complessiva: quanto ai debiti, il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, 9 fr quando, e nella misura in cui, il giudice dell'opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità; quanto all'attivo, i cespiti vanno considerati non solo per il loro valore contabile o di mercato, ma anche in rapporto all'attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti, senza compromissione - di regola - dell'operatività dell'impresa, salvo che l'eventuale fase della liquidazione in cui la stessa si trovi renda compatibile anche il pronto realizzo dei beni strumentali e dell'avviamento»). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Ottobre 2019, n. 25474. Segue...
Ai sensi dell’art. 186 l.fall. l’azione di risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato (cioè nella proposta di concordato e nel piano omologato), e non entro un anno in cui l’ultimo adempimento sia stato effettivamente posto in essere. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 20 Giugno 2019. Segue...
Estensione del fallimento alla società di fatto e ai soci illimitatamente responsabili – Legittimazione dell’imprenditore individuale dichiarato fallito – Estensione del fallimento ad una diversa entità che, in un tempo antecedente alla dichiarazione di fallimento, abbia gestito l’impresa – Esclusione.
Ai sensi dell’art. 147 co. 5 l. fall., il debitore fallito di per sé non ha altra legittimazione processuale che quella di fare accertare, nel caso di società irregolare, che l’attività economica era riferibile non ad un imprenditore individuale, bensì ad uno collettivo chiedendo l’estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili, mentre non ha la legittimazione a richiedere il fallimento di una diversa entità (in tesi una società di fatto) che, in un tempo antecedente alla dichiarazione di fallimento, avrebbe gestito l’impresa, residuando per la dichiarazione di fallimento di questa gli ordinari criteri di legittimazione di cui all’art. 6 l.f. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Maggio 2019. Segue...
Insolvenza - Mancato pagamento di un solo debito - Configurabilità.
In tema di dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza prescinde dal numero dei creditori, essendo ben possibile che anche un solo inadempimento assurga ad indice di tale situazione oggettiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Aprile 2019, n. 9297. Segue...
Fallimento - Iniziativa - Legittimazione del P.M. ex art. 7, n. 1, l.fall. - Emersione dell'insolvenza solo in casi di procedimento penale - Esclusione - Desumibilità anche da condotte non riconducibili a reato ovvero in relazione a procedimenti penali non aperti - Configurabilità.
Il Pubblico Ministero è legittimato a richiedere il fallimento, ai sensi dell'art. 7, n. 1, l.fall., non solo qualora apprenda la "notitia decoctionis" da un procedimento penale pendente, ma anche ogni qualvolta la decozione emerga dalle condotte specificamente indicate nella norma sopra indicata, le quali non sono necessariamente esemplificative di fatti costituenti reato e non presuppongono come indefettibile la pendenza di un procedimento penale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2019, n. 646. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Verifica della legittimazione del creditore istante - Definitivo accertamento del credito - Necessità - Esclusione - Conseguenze.
In tema di iniziativa per la dichiarazione di fallimento, l'art. 6 l.fall. laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l'altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, né l'esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice all'esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell'istante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Novembre 2018, n. 30827. Segue...
Stato d'insolvenza - Presupposti - Stato di impotenza economico patrimoniale impeditivo della possibilità di adempiere con mezzi normali da parte del debitore - Relativo accertamento - Censurabilità nel giudizio di legittimità - Esclusione.
Lo stato d'insolvenza dell'imprenditore commerciale quale presupposto per la dichiarazione di fallimento, si realizza in presenza di una situazione d'impotenza strutturale e non soltanto transitoria, a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni a seguito del venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie alla relativa attività. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, muovendo dal raffronto fra attivo e passivo, aveva riconosciuto nell'eccedenza di quest'ultimo rispetto al primo un "fatto esteriore" sintomatico dell'incapacità non transitoria dell'imprenditore a soddisfare le proprie obbligazioni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2018, n. 29913. Segue...
Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - Nozione.
Ai fini della dichiarazione di fallimento, lo stato di insolvenza va desunto, più che dal rapporto tra attività e passività, dalla possibilità dell'impresa di continuare ad operare proficuamente sul mercato, fronteggiando con mezzi ordinari le obbligazioni. (Nel caso di specie, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva desunto l'insolvenza della parte ricorrente considerando, non solo il profilo statico dato dal rapporto tra attivo e passivo patrimoniale, ma anche l'aspetto dinamico rappresentato dall'accertata impotenza economico-finanziaria dell'impresa ad operare sul mercato, fronteggiando le obbligazioni secondo un criterio di "normalita"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2018, n. 29913. Segue...

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