Source: https://scuolainsoffitta.wordpress.com/2011/06/21/prova-di-decompressione-scolastica/
Timestamp: 2017-06-23 15:35:32+00:00

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Prova di decompressione scolastica | La scuola in soffitta
15 Repliche	Come misurare se il lavoro di un anno viene calpestato in tre giorni o resterà in piedi.
Se alla parola “scuola” associ mentalmente la mamma del compagno di classe X che ti chiama ogni sera con un problema diverso, se tu quel problema non lo avevi nemmeno visto, se la mamma della bambina Y cerca di irretirti in una raccolta firme per non presentare i compiti a settembre, se la gentile signora Z nonchè mamma di Z junior ha preso il tuo numero di cellulare per il confessionale del prete, forse anche tu hai bisogno di una prova di decompressione scolastica.
“Decomprimere”, togliere dalla compressione, ovvero smetterla di farsi torturare inutilmente in quanto i martiri non vanno più di moda da un pezzo. In pratica: ci siamo seduti al tavolo della cucina tutti e tre, anche se bimbo n. 2 era impegnato a studiare qualche altro cataclisma in proprio, a pensare a cosa ci sarebbe piaciuto imparare dimenticandoci di scuola-compagni-maestre-mammedeicompagni.
Io: “Cosa ne dici se scegliamo un argomento e cerchiamo di imparare qualcosa di nuovo? Ad esempio: a scuola avete studiato la fattoria ma solo la mucca e la gallina. A te piacciono i cavalli potremmo cercare di imparare qualcosa!” Approccio unschooling, letto nell’ultimo libro in inglese comprato su bol.
Risposta di bimbo n.1 : “No, aspetto che lo facciamo a scuola”. Bugiardo, non te ne frega normalmente niente, anzi vuoi sempre stupire i compagni anticipandoli.
Io: “Allora facciamo un po’ di esercizio con il corsivo come ha detto la maestra” (la maestra furbissima ha introdotto il corsivo il 6 giugno, il 7 i bambini hanno riportato a casa il quaderno con un avviso ai genitori: “Fare esercitare i bambini durante l’estate”! praticamente: cavatevela voi).
Lui prende il quaderno, lo gira in orizzontale e si mette a scrivere di traverso. Mancavano le dita nel naso e c’era tutto.
Tre giorni di centro estivo e non si ricorda nemmeno come si prende il quaderno, ho bevuto tre caffettiere domenica prima di tornare sull’argomento, poi arriva lui, con in mano una pistola ad acqua e mi chiede: “Scusa sai quanto è lontano da qui il sole?” Cerco sui nostri libri e non trovo la risposta.
Credevo che l’unschooling fosse l’educazione ideale, ma non è affatto semplice! Non sono un’enciclopedia parlante e non posso tenere internet accesso sopra la lavatrice per rispondere a tutte queste domande, anche perchè lui vuole quella risposta: non gli interessa il resto del raccontino sui pianeti (per quello ero preparata!).
Ieri sera stavamo cuocendo le uova strapazzate. Le ha volute cuocere lui e dentro di me recitavo la solita preghierina: “Santa Maria Montessori della buona manualità quotidiana, fai che questo bambino che normalmente entra nelle porte centrando lo stipite non diventi una pira di fuoco in un secondo.” E’ stato bravo, più del padre che di solito cucina anche il guscio. Ha imparato cos’è il polpastrello, come si cuoce un uovo, ma alla mia domanda: “L’uovo prima era liquido, adesso è solido, cosa lo ha fatto diventare così?” lui ha risposto: il mestolo! Capisco perchè Rodari non gli piace, i suoi racconti dell’assurdo li prende per cronaca nera!
“Ah no, mamma, il fuoco!”
Sì, ma che fatica!!!
Questo articolo è stato pubblicato in Homeschooling e scuola e taggato come benessere il 21 giugno 2011 da Daniela	Navigazione articolo
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15 pensieri su “Prova di decompressione scolastica”	sabrina 21 giugno 2011 alle 11:01	ah ah ah divertente. e comunque nessuno ha mai detto che l’homeschooling e’ facile. l’homeschool è un bel lavoraccio…..complimenti
6cuorieunacasetta 21 giugno 2011 alle 13:01	Bel post! Anch’io cerco di partire dai loro interessi e dalle loro domande… infatti ora sto studiando come funzionano i frigoriferi e non è affatto semplice capirlo io per poi semplificare, per poi spiegare!
Faccio anche un’altra cosa: propongo lavoretti. esperimenti, per far conoscere cose nuove e ampliare così i loro interessi.
Paola HMM 21 giugno 2011 alle 15:11	Un post troppo bello 😀
Anch’io recito sempre la preghierina a “Santa Maria Montessori” quando PF vuole sperimentare qualcosa di “pericoloso”…
L’homeschooling e l’unschooling sono un lavoraccio, di quelli che si sudano 7 camicie e non bastano. ARGH! Pero’ vuoi mettere la soddisfazione? Io ora mi sto studiando il funzionamento dello shuttle da spiegare poi a un bimbo di 5 anni! 😦 Figurarsi! Una cosettina da nulla 😦
Come funzionano i frigoriferi? O mamma, dovro’ prepararmi pure su quello 🙂
Mammachegiochi 21 giugno 2011 alle 21:29	Spling!Spling!Aspetta che mi asciugo le lacrime …mi fai troppo ridere!!!Tra Santa Maria Montessori, lo stipite e le dita nel naso… mi sono immaginata tutto!
Io ti consiglio un bel libretto di esperimenti:”121 esperimenti per imparare divertendosi” ed. Giunti Junior. Fammi sapere come va … spling!
Sybille 22 giugno 2011 alle 04:36	haha, “Santa Maria Montessori”, fortissimo!! 🙂 🙂
Secondo me homeschooling non deve significare per forza sapere tutte le risposte, la mia interpretazione va piú nella direzione del “learning companion” ovvero della continua ricerca e scoperta del mondo “insieme” appunto, da “partner di apprendimento”, non inteso come “masticare le cose in modo da servirle poi in versione pappa”.
Proprio grazie ai materiali montessoriani e alla filosofia montessoriana dell’ “Aiutami a fare da solo” dovrebbe essere dato al bambino l’opportunitá di scoprire le cose da solo o con poco aiuto, altrimenti si rischia di diventare una specie di wikipedia ambulante. 🙂 In questo contesto é importante osservare anche il livello di etá e di sviluppo e le “fasi sensibili” di riferimento.
Io ho fatto (e faccio) cosÌ: se le cose chieste non le so ma interessano anche a me, cerco del materiale adatto (libri, film, occasioni “dal vivo” ecc.) e proviamo insieme a trovare le risposte. Se invece non mi interessa, cerco di dare l’occasione di approfondire in autonomia (si va in biblioteca, ci si incontra con il nonno o lo zio esperto in quella materia ecc.) ma mi prendo la libertá di non approfondire anche io stessa: Questo “essere autentici” é molto importante e cosí il bambino apprende anche che non tutti devono per forza appassionarsi di tutto ma che anzi il bello sono le differenze, lui puó diventare esperto in qualcosa che la mamma non sa cosí bene (e cosí lui potrá “insegnare” a lei); in questo modo diventa anche piú facile accettare per il bambino che su questo tema l’esperto é lui e altre volte é la mamma a sapere le cose; la homeschooling-mamma comunque non viene (piú) intesa come super-wikipedia ma come “parte di un puzzle”… Non so se sono riuscita a spiegarmi, abbiate pazienza! 😉 Per fare un esempio: io delle cose tecniche finora non mi sono mai appassionata (come funziona il frigorifero, da dove arriva la corrente elettrica, come funzionano i pannelli solari) e cosí questi sono temi che “delego”; infatti su questi temi non ricevo tante domande, mentre per sapere come si chiama una determinata farfalla ai ragazzi non verrebbe mai in mente di chiedere al papá o alla zia… 😉
Quello che voglio dire é che no no, l’homeschooling per nessuno “deve essere un lavoraccio, una fatica” – magari una sfida piacevole sí – ma piacevole, stimolante, soddisfacente appunto! Per noi “learning companions” adulti deve valere la stessa cosa come per i bambini: se non c’é piacere non c’é apprendimento, se non c’é gioia e interesse non ha senso, anzi sarebbe controproducente.
Buon estate e buon divertimento con il summer homeschooling! A proposito, nei prossimi giorni pubblico un guest post su questo argomento. Ciao!
Caffenero Autore articolo22 giugno 2011 alle 07:03	Lo shuttle? In bocca al lupo!
scrivi tutto che poi studio anch’io.
Caffenero Autore articolo22 giugno 2011 alle 07:05	Santa Sybille e Sante tutte, per fortuna ci siete voi! Hai perfettamente ragione sull’ “aiutami a fare da solo” mi ero proprio dimenticata di applicarlo anche in occasioni di studio e non solo di praticità manuale. Grazie.
Caffenero Autore articolo22 giugno 2011 alle 07:09	Grazie per il suggerimento, adesso lo cerco sul sito della biblioteca e non piangere: pensa che meno di due ore fa (sigh!) mio marito ha annunciato che vuole imbiancare nel week-end. Mia suocera non sapeva nemmeno dove stava di casa la Montessori! Lui di solito prima si imbianca da solo e poi quel che rimane lo mette sulle pareti. Lo vorranno aiutare anche i bimbi-terremoto. Mi sento già due malanni immaginari. Forse sta spuntanto anche il terzo!
Sybille 22 giugno 2011 alle 07:53	beh no, Santa Sybille no: guarda che anch’io ogni tanto mi dimentico 🙂
é che nella nostra cultura quando si parla di apprendimento, studiare, imparare, siamo piú abituati ai termini come “sforzo, fatica” e non “piacere e gioia”, ogni tanto ci ricasco anch’io nei vecchi paradigmi… Comunque evviva l’imperfezione!
Caffenero Autore articolo22 giugno 2011 alle 10:31	“Santa Sybille” è come dire: “Dio ti benedica, per fortuna che tu mi suggerisci la soluzione a cui non ho pensato”
Paola HMM 22 giugno 2011 alle 11:05	Grazie Sybille! Mi è piaciuto tanto il tuo commento 😀
Penso, comunque, che il livello di “autonomia” dipenda molto dall’età del bimbo. Ale che ha appena compiuto 5 anni avrebbe molta difficoltà a trovare da solo del materiale che possa aiutarlo a darsi delle risposte non sapendo leggere e, a volte, non essendoci materiale su misura per lui su argomenti cosi’ specifici.
Se lui mi chiede qualcosa a cui so rispondere, gli lancio indizi e stimoli affinchè lui possa arrivare alle risposte da solo.
Se invece non so rispondere, ci diamo da fare per cercare insieme la risposta. Il lavoro di ricerca e recupero del materiale per ora, pero’, è mio ( e a volte, non lo nego, è un lavoraccio 🙂 ): cerco libri adatti alla sua età (magari andiamo insieme in biblioteca o in libreria, ma io faccio da filtro) o cerco di rendergli chiari quelli piu’ difficili. Se non trovo nulla creo materiale ad hoc.
Sullo shuttle per esempio io non so nulla e non ho nemmeno trovato libri adatti alla sua età. Il papà, per quanto poteva (visto che è via per tutta settimana :-S), ci è venuto in aiuto con spiegazioni illuminanti. Io, comunque, ho scaricato il materiale della NASA on line con i disegni da colorare. Abbiamo creato modellini in Lego, fatto disegni a mano libera, giocato al gioco on line dello shuttle in cui si vedono le varie fasi di decollo…
E’ stato un lavoraccio per me? Beh, si’. Perchè negarlo? 😀 All’inizio non sapevo come muovermi e cosa cercare, ho dovuto trovare il modo per semplificare concetti ed argomenti molto complessi!
Mi sono divertita? Ni’: ho imparato cose nuove, anche se non mi interessavano molto.
PF si è divertito? Tantissimo!
Sono stata “autentica”?Dal mio punto di vista Si’: ho detto a PF che non sapevo una “cippa” dell’argomento, che non mi prendeva molto, ma che avremmo cercato comunque insieme delle risposte.
Gli ho preparato “la pappa”? Forse si’ 😀
Lo rifaresti? Certo!
Sinceramente a me conoscere cose sullo Shuttle non interessa nulla 🙂 ma PF ne è presissimo e mi spiacerebbe non dargli materiale su cui lavorare ed approfondire un argomento che lo prende cosi’ tanto, con il rischio magari di fargli perdere interesse. Di certo non è uno degli argomenti che mi fa piu’ piacere trattare, ma perchè per questo dovrei privare lui della gioia di conoscere qualcosa che gli piace?
Sapere, pero’, come mostri con la tua esperienza, che quando sarà piu’ grande il mio “lavoro dietro le quinte” diminuirà, mi rincuora molto. 😀
Un bacio a te e a Daniela che con i suoi post stimola sempre il confronto
Caffenero Autore articolo22 giugno 2011 alle 11:57	L’anno scorso abbiamo visitato la mostra “Spaziale” al Museo di Scienze Naturali di Trento, forse trovi ancora qualcosa in internet. In questo periodo mi sembra ce ne sia una simile al parco Volandia vicino a Malpensa. Non so se troverai del materiale, ma di sicuro delle belle fotografie perchè adesso dovrai costruire una tuta da astronauta e uno shuttle con uno scatolone del supermercato. Non è un obbligo, però magari vista la tua nota e tanto apprezzata vena creativa magari ti diverti un po’ anche tu.
Paola HMM 22 giugno 2011 alle 12:56	Ideona quella del razzo con lo scatolone 😀 Vado e progetto… eh,eh! Trema Piccolo Furfante, trema 😀
La tuta la tengo, invece, come idea di scorta! 😉
Non sapevo nulla della Mostra a Malpensa… ora mi informo. Sarebbe davvero super!
Un bacione spaziale
Caffenero Autore articolo23 giugno 2011 alle 06:37	Almeno il casco spaziale! peccato non sia periodo di panettoni, con quelle scatole vengono benissimo.
Pensandoci bene credo di aver giocato a fare l’altronauta più o meno a ogni panettone scartato.
giulia 25 giugno 2011 alle 08:06	ora mi registro, perché sono alla lettura del terzo post e sto morendo dal ridere. Ah, anche perché sono una maestra 🙂

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