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Timestamp: 2020-06-01 17:03:27+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 25091 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25091 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. trib., 07/12/2016, (ud. 09/12/2015, dep. 07/12/2016), n.25091
sul ricorso 11110/2010 proposto da:
LPM SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TIBULLO 10, presso lo studio
dell’avvocato FABIO COLLAVINI, rappresentato e difeso dall’avvocato
ETTORE MARIA GLIOZZI, giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 48/2009 della COMM. TRIB. REG. di TORINO,
depositata il 04/06/2009;
Intendendo avvalersi del condono previsto dalla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, per definire il debito d’imposta concernente gli anni 2000 e 2001, relativo ad IVA ed IRPEF (per ritenute d’acconto) ed IRAP, la contribuente LPM s.p.a. presentava dichiarazione integrativa ma ometteva di corrispondere le rate successive alla prima, pertanto l’Ufficio di Torino della Agenzia delle Entrate notificava cartella di pagamento per omesso perfezionamento del condono, che veniva opposta dalla contribuente avanti il Giudice tributario.
La sentenza di primo grado, che aveva rigettato il ricorso, veniva integralmente riformata in grado di appello dalla Commissione tributaria della regione Piemonte con sentenza in data 4.6.2009 n. 49. La CTR, applicando la analogia in bonam partem, estendeva a favore del contribuente le disposizioni della L. n. 289 del 2002 -disciplinanti altre forme di condono – che condizionavano al pagamento della prima rata la definizione del rapporto tributario o della lite pendente, ritenendo quindi valido, anche in caso di integrale o parziale omesso versamento delle rate, il perfezionamento della procedura L. n. 289 del 2002, ex art. 9 bis, salvo il diritto della PA di recuperare l’importo del tributo non versato, applicando le sanzioni soltanto sul residuo ammontare dei tributi.
La sentenza, non notificata, è stata censurata con ricorso per cassazione dalla Agenzia delle Entrate che ha dedotto con un unico motivo il vizio di error in judicando.
In conclusione il ricorso deve essere accolto, la sentenza impugnata cassata e, non occorrendo ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, con il rigetto del ricorso introduttivo e la condanna della società resistente alla rifusione delle spese di giudizio di legittimità, dichiarando interamente compensate le spese relative ai gradi di merito, essendosi stabilizzata la giurisprudenza della Corte nelle more del giudizio.
– accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta il ricorso introduttivo e condanna la società resistente alla rifusione delle spese di giudizio di legittimità, che liquida in Euro 8.000,00 per compensi oltre alle spese prenotate a debito, dichiarando interamente compensate le spese relative ai gradi di merito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 sentenza 
 art. 384
 sentenza