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Timestamp: 2020-05-29 17:50:54+00:00

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Urbanistica | Rete dei Comitati per la difesa del territorio | Page 2 ")}}return a.proceed()});scriptParent=document.getElementsByTagName("script")[0].parentNode;if(scriptParent.tagName.toLowerCase!=="head"){head=document.getElementsByTagName("head")[0];aop_around(head,"insertBefore");aop_around(head,"appendChild")}aop_around(scriptParent,"insertBefore");aop_around(scriptParent,"appendChild");var a2a_config=a2a_config||{};a2a_config.no_3p=1;var addthis_config={data_use_cookies:false};var _gaq=_gaq||[];_gaq.push(["_gat._anonymizeIp"])}
Lasciateci lavorare, che siamo noi i veri difensori del paesaggio!
Posted on 24 Giugno 2013 by claudio
Così il Sindaco di Livorno, presidente dell’ANCI toscana.
Di Paolo Baldeschi, 24/6/2013
Due documenti complementari e organici a un unico pensiero. Il primo è il documento dell’assemblea dei Comuni Toscani (ANCI sulla Legge 1/05) del 7 marzo 2013, fortemente critico rispetto alla bozza di revisione della legge vigente di governo del territorio (LR/ 1/2005). Il secondo è una lettera inviata l’11 giugno al Corriere fiorentino dal presidente dell’Anci Toscana Alessandro Cosimi, Sindaco di Livorno. Partiamo da questa: Cosimi nega che gli oneri di urbanizzazione derivanti dall’uso e (abuso) edilizio abbiano arricchito i Comuni. E aggiunge: “ampliando il discorso oltre la questione degli oneri di urbanizzazione, si fa un gran parlare di sindaci subalterni alla cultura del mattone. Come prima cosa mi chiedo: al di là del clamore mediatico e di una serie di denunce peraltro ancora tutte da dimostrare, dove sono gli episodi veri? Quali le grandi «ruberie» di cui i sindaci toscani si sarebbero resi protagonisti? È arrivato il momento anche di dire basta all’idea che i Comuni vogliano distruggere il paesaggio. Che interesse avrebbero i sindaci a rovinare il paesaggio in cui vivono e che amministrano con tanta passione e spesso rimettendoci del loro? Chi meglio di chi sta su un territorio può sapere ciò di cui quel territorio ha bisogno e può avere un maggiore interesse a tutelarlo?”
Si potrebbe replicare che arrivato il momento non di dire basta all’idea che “i sindaci vogliano distruggere il paesaggio”, ma al fatto che gli amministratori locali lo distruggano nelle loro politiche reali e che le malefatte di Campi Bisenzio, Casole d’Elsa, Montespertoli, Lucca, tanto per citarne alcune, sono tutt’altro che da dimostrare. Ma non è questo il punto. Nessuno pensa che i sindaci si arricchiscano in proprio con gli oneri di urbanizzazione: la corruzione, quando c’è (e c’è), segue ben altre strade. Ma negare un falso problema (il presunto arricchimento dei sindaci) serve per introdurre retoricamente l’argomento principale. “Che interesse avrebbero i sindaci a rovinare il paesaggio? Nessuno!” E poiché non hanno alcun interesse ne segue che non lo rovinano, anzi ci rimettono di tasca loro (come, non si dice). Il difetto di questa retorica è che si basa su assunti auto dichiarati come veri e non sulla realtà. La realtà dice che molti Comuni toscani anche negli ultimi anni hanno incoraggiato il consumo di suolo e, soprattutto di ‘paesaggio’ e solo ora quando il mercato non tira assumono atteggiamenti virtuosi. Che hanno diffusamente autorizzato nuove espansioni, (vedi ad esempio, la costa, da Follonica a San Vincenzo, a Castiglion della Pescaia, a Campiglia Marittima, situazioni che il presidente dell’Anci dovrebbe conoscere); che hanno una cultura subalterna al capitalismo del mattone, o, meglio, del cemento, considerato come fattore principe di sviluppo; che la maggior parte dei degli enti locali ha consumato nel loro primo Regolamento Urbanistico le previsioni che nei Piani Strutturali avrebbero dovuto soddisfare un fabbisogno pluridecennale (e ora si trovano con le case invendute). Ma il punto d’arrivo, l’obiettivo finale, è un altro: è il non cambiamento, è la difesa della attuale situazione normativa in cui i Comuni fanno e disfanno il territorio a loro piacimento (o ‘lo manipolano’, come dice Cosimi a proposito del paesaggio). A sostegno, secondo il Sindaco di Livorno “una norma costituzionale, ulteriormente rafforzata con il vigente Titolo V che ha posto sullo stesso piano gli enti della Repubblica: lo Stato, le Regioni, i Comuni”. E qui si tratta di un vero e proprio travisamento giuridico, dal momento che illustri costituzionalisti hanno ampiamente argomentato che altra cosa è un disegno che assegni a ciascun ente livelli politici complementari e relative autonomie, altra cosa pretendere (su una linea perseguita dalla sola Toscana) che la riforma del titolo V significhi una totale equipollenza amministrativa di Regione, Province Comuni.
Ma questo, si è detto, è il vero e proprio obiettivo: lasciateci lavorare, non ci siamo personalmente arricchiti (ci mancherebbe altro). Ed è – leggendo il documento del 7 marzo – ” il primo punto, per Anci ed UNCEM non negoziabile: nella nuova legge deve essere confermato l’attuale assetto dei rapporti tra gli enti territoriali, Comuni, Province, Regione. Ruoli, responsabilità, competenze ed interrelazioni devono restare immutati, sia formalmente che (soprattutto) sostanzialmente” e “a tal proposito non appare né condivisibile né opportuna l’introduzione del controllo di legittimità sulla pianificazione comunale previsto (dalla legge di governo del territorio rivista)”. Invece di assumere un atteggiamento costruttivo e di leale collaborazione, basato su dati ed esperienze reali si è preferito, in entrambi i documenti, negare l’evidenza Il tutto scritto in un linguaggio penosamente infarcito di luoghi comuni e di frasi fatte. A dimostrare che il dramma della politica toscana e italiana è anche culturale.
Dibattito sul Consumo di suolo
Posted on 20 Giugno 2013 by claudio
ROMA, 19 GIUGNO 2013. COMUNICATO STAMPA
Si è svolto il 18 Giugno 2013 il Dibattito “Consumo di suolo: a un passo dal baratro” , sulle proposte di legge sul contenimento del consumo di suolo, a cui hanno partecipato Paolo Berdini, Roberto Della Seta, Vezio De Lucia, Massimo De Rosa, Domenico Finiguerra, Stefano Lenzi, Paolo Maddalena, Domenico Cecchini, Edoardo Zanchini e il moderatore Giuseppe Pullara del Corriere della Sera.
Il confronto, organizzato dalla “Conferenza Urbanistica Partecipata”, promossa dalle Reti, dai Comitati,dalle Associazioni e dai Forum, ha raccolto un’ampia e qualificata adesione di cittadini. Più di duecento persone hanno gremito la sala della Casa dell’Architettura per seguire l’acceso dibattito sulla questione della difesa del territorio da ulteriori colate di cemento. La discussione continuerà nel merito, a partire dal nuovo DDL presentato dal Governo il 15 giugno scorso su proposta dei Ministri delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo, per i Beni e le Attività Culturali, Massimo Bray, dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Andrea Orlando, e delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, che si aggiunge alle proposte di legge Realacci, Movimento 5 Stelle e a quelle di altri partiti, associazioni e gruppi.
Le realtà sociali unite nella “Conferenza Urbanistica Partecipata” seguiranno gli sviluppi delle proposte di legge e continueranno il loro percorso per allargare la consapevolezza delle grandi questioni che riguardano la tutela del territorio, facendole uscire dalle stanze degli addetti ai lavori per coinvolgere tutti i cittadini. Solo così si possono creare le condizioni culturali per fare attecchire le radici di leggi che possono avere ricadute positive sul dramma che stanno vivendo le città ed i territori non urbanizzati.
La Conferenza Urbanistica Partecipata intende inoltre indirizzare l’azione della nuova Giunta comunale verso una moratoria e una revisione del Piano Regolatore Generale di Roma, per una Variante Generale di Salvaguardia promossa e discussa insieme alle comunità locali, quadrante per quadrante, della nostra bella, ma martoriata metropoli romana.
C.A.L.M.A., Carteinregola, Cittadinanzattiva Lazio Onlus, Consiglio Metropolitano di Roma, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, No a Roma Capitale del cemento
il LINK per (ri)vedere il video del dibattito (sarà disponibile per circa un mese) (PRIMA BISOGNA REGISTRARSI AL SITO) LIVESTREAM.COM (guarda le istruzioni).
vai ai contributi al dibattito già in corso.
vai alla cronologia e ai materiali.
vai all’intervento di Vezio De Lucia.
Lupi + Realacci = Lupacci.
Posted on 8 Giugno 2013 by claudio
Per chi avesse ancora dei dubbi, Paolo Berdini ci propone questo confronto puntuale fra il testo della legge Lupi (2008) e quello presentato due mesi fa a firma Realacci ed altri.
Dalla legge Lupi alla legge Lupacci
La legge Lupi fu presentata il 29 aprile 2008 parla di “Principi fondamentali per il governo del territorio”. La legge Realacci è stata presentata il 15 marzo 2013 e contiene “Norme per il contenimento dell’uso del suolo e la rigenerazione urbana”.
La seconda, dal titolo della rubrica e dalla biografia del presentatore, sembrerebbe trattare temi differenti dalla famigerata Lupi. Invece no. Identici sono i pilastri culturali (diritti edificatori; incrementalità e premialità; perequazione). Identici sono gli obiettivo di distruggere definitivamente la concezione pubblica della pianificazione urbanistica. Addirittura, la legge Realacci peggiora il quadro normativo della Lupi. Se questa infatti citava ampiamente il concetto di diritto edificatorio (come noto inesistente nella legislazione italiana) il progetto di legge Realacci lo stabilisce solennemente, dedicandogli un apposito articolo, il 7.
Tra la presentazione delle due leggi sono passati cinque anni, In questo periodo di tempo è emerso in tutta la sua chiarezza il fallimento della concezione privatistica e derogatoria dell’urbanistica italiana. Deroga su deroga si è costruito dovunque anche in spregio dei vincoli paesaggistici mentre tutte le amministrazioni comunali si sono indebitate oltre misura, rischiando in molti casi il fallimento. Nonostante questo evidente fallimento, Realacci ripresenta a distanza di cinque anni gli stessi strumenti che hanno portato al collasso le città italiane. Di seguito riportiamo le formulazioni esattamente identiche contenute nei due provvedimenti legislativi (in corsivo la Lupi e in neretto la Realacci) a dimostrazione che sono state scritte dalla stessa mano. C’è dunque un evidente sintonia tra il Pd (o una parte di esso) e il Pdl: l’obiettivo è sempre lo stesso, quello di cancellare il governo pubblico del territorio.
DIRITTI EDIFICATORI E LORO COMMERCIABILITÀ
Art. 9, comma 3. La perequazione si realizza con l’attribuzione di diritti edificatori alle proprietà immobiliari ricomprese in determinati ambiti territoriali, in percentuale dell’estensione o del valore di esse e indipendentemente dalla specifica destinazione d’uso. I diritti edificatori sono trasferibili e liberamente commerciabili negli ambiti territoriali e tra di essi.
Art. 7, comma 1. I diritti edificatori di cui all’articolo 2643, numero 2-bis) del codice civile, generati dalla perequazione urbanistica, dalle compensazioni o dalle incentivazioni previste negli strumenti urbanistici dei comuni, afferiscono a proprietà immobiliari catastalmente individuate. Essi possono essere oggetto di libero trasferimento fra le proprietà immobiliari.
INCREMENTALITA’ E PREMIALITÀ DEI DIRITTI EDIFICATORI
Art. 9, comma 4. Anche allo scopo di favorire il rinnovo urbano e la prevenzione di rischi naturali e tecnologici, le regioni possono prevedere incentivi consistenti nella incrementabilità dei diritti edificatori già attribuiti dai piani urbanistici vigenti.
Art. 6, comma 4. Possono essere previste ulteriori forme di compensazione e l’attribuzione di premialità con il trasferimento di edificabilità per gli interventi di rigenerazione urbana (…..)
Art. 3, comma 3. Per favorire gli investimenti negli ambiti di rigenerazione urbana i comuni possono (…) prevedere, in base alle leggi regionali, compensazioni e incentivazioni attraverso l’attribuzione di diritti edificatori alle proprietà immobiliari pubbliche e private.
Art. 9, comma 2. Il piano urbanistico può essere attuato anche con sistemi perequativi e compensativi secondo criteri e modalità stabilite dalla regioni
Art. 4, comma 1. Gli strumenti urbanistici possono perseguire la perequazione urbanistica, ovvero il pari trattamento delle proprietà di beni immobili che si trovano in analoghe condizioni di fatto e di diritto, da realizzare attraverso l’equa distribuzione, tra le proprietà immobiliari, dei diritti edificatori che essi attribuiscono e degli oneri derivanti dalla realizzazione delle dotazioni territoriali, compresa la cessione gratuita delle aree necessarie all’attuazione degli obiettivi del piano.
ACQUISIZIONE DELLE AREE PER PUBBLICI SERVIZI
Art. 9, comma 5. Nella ipotesi di vincoli di destinazione pubblica, anche sopravvenuti, su terreni non ricompresi negli ambiti oggetto di attuazione perequativa, in alternativa all’indennizzo monetario previsto per la procedura di espropriazione, il proprietario interessato può chiedere il trasferimento dei diritti edificatori di pertinenza dell’area su altra area di sua disponibilità, la permuta dell’area con area di proprietà dell’ente di pianificazione, con gli eventuali conguagli, ovvero la realizzazione diretta degli interventi di interesse pubblico o generale previa stipula di convenzione con l’amministrazione per la gestione dei servizi.
Art. 6, comma 1. Gli strumenti urbanistici possono definire misure volte a compensare i proprietari di beni immobili che il comune intende acquisire gratuitamente per la realizzazione delle dotazioni territoriali e per gli interventi di edilizia residenziale sociale, a incentivare i proprietari di manufatti da trasformare, recuperare o demolire in attuazione delle loro previsioni. Tali misure consistono nell’attribuzione alle aree interessate di quote di edificabilità da utilizzare in loco secondo le disposizioni degli strumenti urbanistici, ovvero da trasferire in altre aree edificabili, previo accordo per la cessione delle aree stesse al comune.
PEREQUAZIONE INTERCOMUNALE
Art. 9, comma 7. Le leggi regionali disciplinano forme di perequazione intercomunale, quali modalità di compensazione e riequilibrio delle differenti opportunità riconosciute alle diverse realtà locali e degli oneri ambientali su queste gravanti.
Art. 4, comma 4 La perequazione territoriale è la modalità con la quale sono istituiti le politiche e gli interventi di interesse sovra comunale al fine di garantire un’equa ripartizione tra i vari comuni interessati dei vantaggi e degli oneri che essi comportano.
Art. 7, comma 1. Nei piani urbanistici deve essere garantita la dotazione necessaria di attrezzature e servizi pubblici e di interesse pubblico o generale, anche attraverso la prestazione concreta del servizio non connessa ad aree e ad immobili. L’entità dell’offerta di servizi è misurata in base a criteri prestazionali, con l’obiettivo di garantire comunque il livello minimo anche con il concorso dei soggetti privati.
Art. 4, comma 3. Le aree cedute gratuitamente attraverso al perequazione urbanistica sono destinate all’attuazione degli standard urbanistici e delle dotazioni territoriali definiti dalle leggi regionali, nonché dalla realizzazione di interventi di edilizia residenziale sociale.
Questo è lo stato delle cose. Un accordo scellerato alle spalle degli interessi comuni. Un patto scellerato che può contare oggi, a differenza di cinque anni fa, della promozione a ministro delle infrastrutture di Maurizio Lupi e della presenza come viceministro del medesimo ministero di De Luca, noto amico del cemento. Una ragione in più per formulare una proposta legislativa sul blocco del consumo di suolo culturalmente alternativa, sperando che anche all’interno di Legambiente vengano fuori i dissensi verso la legge Realacci.

References: Art. 9

Art. 7

Art. 9

Art. 6

Art. 3

Art. 9

Art. 4

Art. 9

Art. 6

Art. 9

Art. 4

Art. 7

Art. 4