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Timestamp: 2019-06-26 23:08:00+00:00

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Trasporto: l’art. 2054 c.c. si applica sia ai casi di cortesia che a titolo oneroso - Il danno morale risarcito non deve essere risibile - Corte di cassazione civile - sentenza n. 14644/09 del 23/06/2009
Trasporto: l’art. 2054 c.c. si applica sia ai casi di cortesia che a titolo oneroso - Il danno morale risarcito non deve essere risibile
sentenza 14644/09 del 23/06/2009
-Trasporto: l’art. 2054 c.c. si applica sia ai casi di cortesia che a titolo oneroso
-Il danno morale risarcito non deve essere risibile
Qualora l'illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, anche per difetto di querela, all'azione risarcitoria si applica l'eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato (art. 2947 c.c., comma 3, prima parte) purchè il giudice, in sede civile, accerti "incidenter tantum", e con gli strumenti probatori ed i criteri propri del procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi ed oggettivi.
In materia di responsabilità derivante dalla circolazione dei veicoli, l'art. 2054 c.c. esprime, in ciascuno dei commi che lo compongono, principi di carattere generale, applicabili a tutti i soggetti che da tale circolazione comunque ricevano danni e quindi anche ai trasportati, quale che sia il titolo del trasporto, di cortesia, ovvero contrattuale, oneroso o gratuito.
Consegue che il trasportato, indipendentemente dal titolo del trasporto, può invocare i primi due commi della disposizione citata per far valere la responsabilità extracontrattuale del conducente ed il comma 3 per far valere quella solidale del proprietario, che può liberarsi solo provando che la circolazione è avvenuta contro la sua volontà ovvero che il conducente aveva fatto tutto il possibile per evitare il danno.
E’ risarcibile il danno morale e non deve essere risibile, o meramente simbolico.
Cass. civ. Sez. III, 23-06-2009, n. 14644
Con il primo motivo Europcar, ricorrente principale, denuncia violazione dell'art. 2947 c.c. omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5).
I giudici di appello avevano ritenuto che nel caso di specie fosse applicabile il termine di prescrizione biennale per l'azione di risarcimento dei danni proposta dagli eredi M., accettando la eccezione preliminare di prescrizione sollevata in primo grado dal Commissario liquidatore della Tirrena in l.c.a., costituitosi in giudizio anche in nome e per conto del Fondo Garanzia Vittime della Strada, e riproposta in sede di gravame dalla stessa Tirrena e dalla Fondiaria SAI, costituitasi autonomamente in qualità di impresa designata del FGVS. Accogliendo tale eccezione, la Corte territoriale aveva ritenuto proponibile la domanda degli eredi M. unicamente nei confronti degli altri originari convenuti, e cioè la conducente H.D. C. ed il proprietario del veicolo noleggiato, a bordo del quale era trasportata la vittima, poichè gli stessi non avevano sollevato alcuna eccezione di prescrizione e non potevano, pertanto, avvantaggiarsi dell'eccezione di prescrizione, sollevata dagli altri condebitori solidali.
M.D. era insieme con alcuni suoi commilitoni, tutti militari- statunitensi di stanza presso la base aeronavale di (OMISSIS).
Egli era a bordo della autovettura condotta da H.D.C., che era uscita di strada in una curva della strada provinciale n. (OMISSIS). A seguito delle lesioni riportate M.D. aveva perso la vita.
Le autorità militari statunitensi avevano subito manifestato l'intendimento di avvalersi del diritto di priorità nell'esercizio della giurisdizione, ai sensi dell'art. 7, paragrafo 3, della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, resa esecutiva in Italia con legge n. 1355 del 30 novembre 1955, così determinando il difetto di giurisdizione del giudice italiano e la improcedibilità sopravvenuta della azione penale.
Il Ministero della Giustizia italiano non aveva, a sua volta, ravvisato la opportunità di esercitare la facoltà di richiedere alla Autorità Usa la rinuncia al diritto di priorità, sicchè il GIP della Pretura Circondariale di Catania, con ordinanza 16 novembre 1990. aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano.
Da tale momento, aveva concluso la Corte territoriale, doveva iniziare a decorrere il termine di prescrizione di due anni, previsto dall'art. 2947 c.c..
Poichè il termine era stato interrotto, una prima volta, con lettera raccomandata del (OMISSIS), il biennio era interamente maturato alla data del 10 maggio 1993, con la conseguenza che la successiva raccomandata del 3 maggio 1994, anteriore di circa un anno rispetto alla proposizione della domanda giudiziale contro le due compagnie di assicurazione (11 aprile 1995) non aveva potuto avere alcuna efficacia interruttiva del termine già scaduto.
Tale statuizione è espressamente censurata dai ricorrenti principali con il primo mezzo.
Analoghe censure sono contenute nel ricorso incidentale degli eredi M..
Il primo motivo del ricorso principale e di quello - analogo - del ricorso incidentale è fondato.
Si richiama sul punto la decisione delle Sezioni Unite di questa Corte n. 27337 del 2008 che rivede completamente la impostazione funzionale della sentenza n. 5121 del 2002 e ritorna alla impostazione letterale della norma di cui all'art. 2947 c.c..
Detto termine decorre dalla data del fatto, da intendersi riferito al momento in cui il soggetto danneggiato abbia avuto - o avrebbe dovuto avere, usando l'ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche sufficiente conoscenza della rapportabalità causale del danno lamentato".
La ultima decisione delle sezioni unite di questa Corte valorizza il principio generale della ininfluenza del promovimento - o meno - della azione penale (oltre tutto calibrata su parametri probatori diversi).
Tanto basta, ad avviso del Collegio, per superare anche l'ultimo tassello, costituito dal precedente evocato dalla Corte di Appello (Cass. 3687 del 29 giugno 1979).
La decisione delle sezioni unite di questa Corte, n. 27337 del 2008, ora richiamata, sottolinea che la lettera della norma contenuta nell'art. 2947 c.c., comma 3, non richiede assolutamente che il fatto di reato sia procedibile, ovvero che per esso si sia effettivamente proceduto penalmente, ma solo che il fatto sia "considerato dalla legge come reato".
In conclusione, il termine prescrizionale è quello del reato, astrattamente considerato.
Il termine lungo giova a tutti e va contro tutti i soggetti della pretesa di danno: in questo senso Cass. 20437 del 25 luglio 2008.
Resta assorbita la censura subordinata di cui al punto 1 B del ricorso Europcar (secondo la quale la mancata tempestiva proposizione della eccezione di prescrizione non comporta tacita rinuncia alla stessa, ai sensi dell'art. 2937 c.c. che può essere fatta propria dalle altre parti).
Con il secondo motivo la ricorrente principale deduce la violazione e falsa applicazione dell'art. 2054 c.c., comma 3 dell'art. 196 C.d.S., in relazione alla impresa esercente la attività di noleggio, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5).
I giudici di appello avevano ritenuto che la perdita volontaria della disponibilità di un veicolo (nel caso di specie per l'avvenuta costituzione sullo stesso di un diritto personale di godimento noleggio di autovettura senza conducente) non poteva costituire motivo di esonero dalla responsabilità prevista dall'art. 2054 c.c., comma 3 in capo al proprietario.
La affermazione della Corte territoriale è sottoposta a specifico motivo di impugnazione da parte di Europcar.
Le censure formulate dalla ricorrente principale non colgono nel segno.
Viene richiamato il nuovo codice della strada ed in particolare la norma dell'art. 196 C.d.S., che estende all'utilizzatore della locazione finanziaria dell'autoveicolo l'obbligazione solidale relativa al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria (prima posta solo a carico del proprietario/concedente).
La disposizione, peraltro non applicabile "ratione temporis" al caso di specie, non esclude affatto la responsabilità del proprietario concedente (Cass. 19 ottobre 2006 n. 22399, 14 luglio 2003 n. 11006, 27 ottobre 1998 n. 10698).
Viene meno, a monte, ogni profilo di "assimilazione" analogica tra leasing ed autonoleggio (a parte che la nuova regolamentazione aggiunge il locatario, ma non sottrae l'altro soggetto) (cfr., tuttavia, Cass. 29 ottobre 1999 n. 12192).
Vale comunque il principio generale dell'art. 2054 c.c., che esprime portata generale, ed è posto a tutela del danneggiato e non guarda al rapporto "interno" tra noleggiante e noleggiatore (cfr. per qualche argomento, Cass. 13015 del 1992 e 10698 del 1998, 4022 del 2001).
In conclusione la tipologia contrattuale non altera la impostazione ex art. 2054 c.c., che serve unicamente a rafforzare la tutela del danneggiato, proprio per il fatto altrui. Far valere, pertanto, la "perdita di controllo" del mezzo è argomento "contra legem" e del tutto sterile.
Con il terzo motivo la ricorrente principale deduce la violazione e falsa applicazione dell'art. 2054 c.c., comma 3, in relazione ai terzi trasportati (in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3).
La eccezione di carenza di legittimazione passiva di Europcar, sostenuta anche sotto altro profilo, era stata erroneamente disattesa dai giudici di appello, in violazione della norma richiamata.
La presunzione di cui all'art. 2054 terzo comma codice civile, in ordine alla responsabilità del proprietario del veicolo, non trova applicazione per i danni subiti dalle persone trasportate, a titolo di cortesia o ad altro titolo.
In tal senso si era espressa la giurisprudenza di questa Corte.
La responsabilità di Europcar non poteva essere fondata su un titolo contrattuale, non esistendo alcuna relazione diretta tra Europcar ed il terzo trasportato dalla conducente ( H.D.C.) titolare del contratto di noleggio.
Anche questo motivo si appalesa del tutto infondato.
Le clausole contrattuali menzionate nel ricorso non assumono rilievo alcuno, alla luce della più recente giurisprudenza di questa Corte (Cass. 4022 del 21 marzo 2001, 681 del 21 gennaio 2000 e 10629 del 26 ottobre 1998).
Con il quarto motivo la ricorrente principale denuncia violazione e falsa applicazione della L. Fall., artt. 52 e 201, art. 1917 c.c., della L. 24 dicembre 1969, n. 990, artt. 18, 19, 20 e 25 nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversi (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5).
La società Europcar aveva richiesto, nel giudizio di primo grado, seppur in via subordinata, e per il caso di accoglimento della domanda attrice, la condanna di Tirrena Compagnia di assicurazioni in l.c.a. e per essa della impresa designata, ai sensi della L. n. 990 del 1969 nonchè di H.D.C., a manlevare ed a tenere indenne la stessa Eurpocar da ogni conseguenza pregiudizievole.
La domanda era stata ribadita in appello dalla Europcar, appellante incidentale.
I giudici di appello avevano ritenuto improponibile la domanda in sede ordinaria perchè proposta dopo l'ordine di liquidazione coatta amministrativa di Tirrena nei confronti del proprio assicuratore e non poteva nemmeno essere rivolta alla impresa designata la quale è legittimata passivamente ex lege nel giudizio risarcitorio promosso dal danneggiato, ma non anche in quello promosso dall'assicurato per conseguire dalla propria assicurazione il rimborso di quanto dovuto dal terzo, con azione che integra esercizio del diritto di indennizzo e che trova dunque titolo esclusivamente nel contratto di assicurazione stipulato con la società in bonis.
La decisione della Corte di appello è censurata da Europcar, la quale ha sottolineato che la compagnia di assicurazione aveva pienamente accettato il contraddittorio su tutte le domande svolte nei suoi confronti (ivi compresa la domanda di garanzia proposta da Europcar).
Il rigetto della domanda di Europcar, ad avviso della ricorrente principale, si porrebbe in contrasto con tutte le disposizioni di legge sopra richiamate.
Il motivo è meritevole di accoglimento, per quanto di ragione.
La affermazione contenuta nella sentenza impugnata secondo la quale la domanda di garanzia rivolta alla società di assicurazioni o alla impresa designata sarebbe improponibile perchè solo la vittima dell'incidente stradale sarebbe abilitata a citare il Fondo di Garanzia delle Vittime della Strada è contraddetta da Cass. S.U. 8085 del 2 aprile 2007, secondo la quale il commissario liquidatore della impresa posta in liquidazione coatta amministrativa assume la veste di litisconsorte necessario nel giudizio promosso dal danneggiato o dall'assicurato nei confronti della impresa designata ai sensi della L. n. 990 del 1969, art. 20
Nel caso di specie, Europcar era, appunto, il soggetto assicurato per la responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, in quanto proprietaria della autovettura.
Nello stesso senso Cass. 5262 del 9 aprile 2001.
Cass. 1388 del 14 febbraio 1997 e 14336 del 2 novembre 2000 sottolineano che l'assicurato ben può convenire in giudizio la impresa cessionaria per essere tenuto indenne di quanto abbia pagato in seguito al sinistro.
E' fatta salva la possibilità per il Fondo di insinuarsi nel passivo fallimentare per rivalersi nella procedura concorsuale del proprio credito (Cass. 23298 del 14 dicembre 2004).
Quanto al secondo motivo del ricorso incidentale, proposto dagli eredi M., lo stesso riguarda la violazione e falsa applicazione degli artt. 1223, 1226, 2043, 2054, 2056, 2059, 2697 e 2729 c.c. degli artt. 112, 113, 115 e 116 e 185 c.p.c. nonchè il vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione relativamente alla liquidazione in via equitativa di tutti i danni (patrimoniale, non patrimoniale, biologico ed esistenziale) patiti dai sei familiari di M.D. (rispettivamente figlio e fratello) nonchè il vizio di insufficiente motivazione risultante dal testo della sentenza del riconoscimento del diritto al risarcimento del danno futuro.
Il motivo è parzialmente meritevole di accoglimento e deve essere accolto per quanto di ragione per quanto riguarda la determinazione del danno morale.
La sentenza impugnata, senza adeguata motivazione, ha ritenuto di liquidare ai genitori ed a ciascuna delle quattro sorelle la somma di Euro 20.000,00 (ventimila/00) e, rispettivamente, di Euro 7.700,00 (settemilasettecento/00).
Tale liquidazione appare all'evidenza risibile, secondo gli standards ed integra un ristoro "apparente e simbolico" la cui determinazione deve essere cassata, anche indipendentemente dalle altre considerazioni svolte dai ricorrenti in ordine alla esistenza di un disabile in famiglia.
Deve essere rigettata, invece, la censura relativa alla contribuzione economica da parte del M., poichè la stessa non appare autosufficiente e non spiega da quali documenti risulterebbe il versamento periodico di somme alla propria famiglia.
Quanto al terzo motivo dello stesso ricorso incidentale, lo stesso deve considerarsi assorbito.
Infatti, la modestia delle somme liquidate colloca le stesse nell'ambito del massimale.
La questione del possibile superamento del massimale potrà, se del caso, essere riproposta dinanzi al giudice del rinvio.
E' appena il caso di segnalare che nelle conclusioni degli appellanti principali, eredi M., erano state riportate le seguenti conclusioni: "dichiarare che la morte del (OMISSIS) M.D. C. (OMISSIS) si deve a fatto e colpa di H.D.C., condannandola in solido con la SAI spa, quale impresa designata dal FGVS e con l'Europcar Italia s.p.a., in favore degli appellanti al ristoro dei danni tutti (morale, biologico, patrimoniale, esistenziale) nella misura di Euro 200.000, 00 (duecentomila/00) o in quell'altra, maggiore o minore, ritenuta di giustizia, maggiorata della rivalutazione monetaria, secondo gli indici ISTAT e gli interessi legali dal fatto lesivo al soddisfo; rivalutare il massimale data la "mala gestio" della lite".
Nessuna decisione sul punto era stata adottata dai giudici di appello, che hanno ritenuto probabilmente il punto assorbito dalla conclusione raggiunto in ordine alla domanda di manleva.
Conclusivamente, devono essere accolti il primo ed il quarto motivo del ricorso principale ed il primo e secondo motivo di quello incidentale (assorbito, di questo, il terzo motivo). Devono essere invece rigettati il secondo e terzo motivo del ricorso principale.
La sentenza impugnata deve essere cassata in relazione alle censure accolte. Il giudice di rinvio procederà a nuovo esame, attenendosi ai principi di diritto sopra enunciati, provvedendo anche in ordine alle spese di questo giudizio di cassazione.
La Corte riunisce i ricorsi, accoglie il primo motivo del ricorso principale .e di quello incidentale. Rigetta il secondo e terzo motivo del ricorso principale. Accoglie il quarto motivo del - ricorso principale ed il secondo motivo del ricorso r incidentale, assorbito il terzo motivo del ricorso incidentale.
Cassa in relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte di Appello di Catania in diversa imposizione.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 maggio 2009.

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Cass. 
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 art. 2054
 art. 1917
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