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Timestamp: 2020-07-12 19:56:03+00:00

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Art. 523 codice penale - Ratto a fine di libidine - Brocardi.it
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Articolo 523 Codice penale
Ratto a fine di libidine
Dispositivo dell'art. 523 Codice penale
[Chiunque, con violenza, minaccia o inganno, sottrae o ritiene, per fine di libidine un minore ovvero una donna maggiore di età, è punito con la reclusione da tre a cinque anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso a danno di persona che non ha ancora compiuto gli anni diciotto ovvero di una donna coniugata.]
Massime relative all'art. 523 Codice penale
La privazione della libertà, attuata in danno del soggetto passivo della violenza sessuale con lo «specifico fine di libidine», previsto dall'abrogato art. 523 c.p. (ratto a fine di libidine) e, tuttavia, protratta per un tempo non coincidente con quello di consumazione della violenza sessuale, è tuttora punibile come ipotesi di sequestro di persona ai sensi dell'art. 605 c.p., poiché, al di là del fine perseguito, il soggetto che priva un altro della libertà personale non può andare esente da pena.
Cass. pen. n. 3851/1997
A seguito dell'abrogazione dell'art. 523 c.p., la condotta materiale dell'abrogato delitto è ora sussumibile nella previsione dell'art. 605 c.p. Il ratto a fine di libidine era infatti costituito dai medesimi elementi del sequestro di persona, da cui si differenziava per il particolare fine dell'agente caratterizzato dalla libidine. Venuta meno la previsione speciale, quella generale conserva efficacia senza bisogno di modifica della contestazione, ma solo attraverso una diversa qualificazione giuridica.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3851 del 24 aprile 1997)
Cass. pen. n. 10704/1996
Il rapporto di specialità già intercorrente tra l'art. 523 c.p. (ratto a fine di libidine) e l'art. 605 stesso codice (sequestro di persona) comporta che a seguito dell'abrogazione dell'art. 523 c.p., il ratto a fine di libidine, lungi dall'essere penalmente irrilevante, va punito come sequestro di persona, poiché, venuta meno la norma speciale, esso rientra nell'ambito di previsione della norma generale. Per i fatti commessi prima dell'entrata in vigore della legge 15 febbraio 1996, n. 66 (Norme contro la violenza sessuale) continua ad applicarsi, in forza di quanto disposto dall'art. 2, comma terzo, c.p., la norma di cui all'art. 523 c.p. abrogato, perché più favorevole al reo rispetto alla norma prevista dall'art. 605 c.p.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 10704 del 13 dicembre 1996)
La disposizione di cui all'art. 1 legge 15 febbraio 1996, n. 66 (norme contro la violenza sessuale), che recita: «Il capo primo del titolo dodicesimo del libro secondo del codice penale e gli articoli. . . sono abrogati», va interpretata nel senso che le condotte, realizzate nella vigenza delle precedenti statuizioni, non sono depenalizzate quando coincidono con quelle introdotte dalla nuova normativa ovvero con quelle comuni disciplinate in altre, già vigenti, ipotesi tipiche del codice penale. In tal caso si verifica una successione di leggi penali nel tempo regolata, per l'assenza di norme transitorie, dai criteri dettati dall'art. 2 c.p.». (Nella specie la S.C. ha osservato che, poiché i giudici avevano ritenuto il fatto di maggiore gravità ed avevano fissato la pena base in anni tre e mesi sei di reclusione, cioè in misura superiore al minimo - tre anni di reclusione - precedentemente previsto dall'art. 523 c.p., doveva essere ritenuta disposizione più favorevole quella precedente, poiché deve farsi riferimento ai massimi edittali (anni otto di reclusione - art. 605 c.p. - superiori, quindi ai cinque anni del ratto a fine di libidine).

References: Articolo 523

Articolo 523
 art. 523

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 art. 605