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Timestamp: 2020-07-14 07:22:34+00:00

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Inviato: 05 Nov 2010 12:24 pm Camion vari
Descrizione: pianale rimorchio e bilico
MECHANICAL HORSE 1933 - DINKY TOYS GB REF. 33w O 415 - BLU CREMA 1/48
il modello pur essendo nato nel 1933 è POSTBELLICO ma non c'è modo di capire il ref.
probabilmente rappresenta il motocarro Karrier Cob Mechanical Horse del 1930.
Karrier Motors ha iniziato nel 1904 ad Hudersfield come Clayton and Company. Nel 1907, iniziò la produzione di auto Karrier, e nel 1920 cambiò il nome in Karrier Motors Ltd e la produzione si spostò sui camion e verso gli autotelai per autobus. Inizialmente queste macchine di dimensioni contenute erano molto spartane e robuste con spazi di carico molto ampi e con un motore potente per affrontare le colline dello Yorkshire. Nel 1930 la Karrier produsse un motocarro "mechanical horse" il Cob Karrier, progettato in collaborazione con la London Midland & Scottish Railway per la consegna del pacchi, alimentato da un motore a due cilindri Jowett. Come detto la Karrier produsse camion, autobus, furgoni atti agli usi più svariati, dalla nettezza urbana al trasporto persone o per la BBC. Usava telai e collaborava con Bantam, Commer e Dodge.
Nel 1965, a causa di un aumento della domanda, la produzione si trasferì a Dunstable, dove si riunirono Commer, Dodge e Karrier sotto il gruppo Rootes poi acquistato da Chrysler. Nel gennaio 1980, tutti i veicoli Commer, Karrier e Dodge diventano ufficialmente Talbot. Ma non avendo la Peugeot alcun interesse nella costruzione di camion vendette tutto alla Renault nel 1981. A causa di scarse vendite, l'intera linea fu chiusa nel marzo 1993, diventando il centro di distribuzione nel Regno Unito per trattori francesi. La linea di produzione è stata portato via nel 1994 da un gruppo di cinesi, e presumibilmente i camion leggeri e medi Dodge vennero prodotti in Cina.
per rimanere su questi mezzi ....
Helectic ARTICULATED LORRY Dinky Toys 30w (421) 1952-1954, é la riproduzione del Jen-Helec prodotto dalla Jensen è la versione elettrica del Jen-Tug prodotto alla fine del 1940, era un veicolo aricolato dalla portata di 3 tonnellate, disponibile con una vasta gamma di rimorchi; nella versione a motore a scoppio montava un Austin A.50 quattro cilindri, valvole in testa di 1,5 litri con una potenza di 50 CV a 4.400 rpm. Questo modello ha la livrea delle British Railways manca la decals che si trova.
Fordson Thames della Dinky Toys ref. 30R con rimorchio Dinky ref. 25 G, scala 1/50 circa
Il Fordson Thames è stato lasciato dalla Dinky Toys nel 1951 sulla base del camion reale prodotto dalla Ford Motor Co. attraverso la sua divisione di produzione nel Regno Unito.
Fordson era un marchio utilizzato su una vasta gamma di prodotti di grande serie come trattori e camion fabbricati dalla Henry Ford & Son, Inc, (Henry Ford & figli, appunto Fordson) dal 1917 fino al 1920 quando è stata incorporata nella Ford Motor Company , che ha usato il marchio fino al 1964.
Questo marchio è molto conosciuto nell'ambito agricolo dove mise piede già 1917, la trattrice Fordson F che fu costruita ininterrottamente con qualche aggiornamento per 28 anni. Secondo i dettami Di Henry Ford era leggera (adatta per le medie e piccole fattorie), semplice da costruire, usare e riparare.
Con un basso prezzo in modo da rendere possibile all’agricoltore medio di possedere per la prima volta un trattore!
In merito agli autocarri, Il nome "Fordson" apparve per la prima volta nel 1933 tra i veicoli "Ford", costruiti nel Regno Unito, il primo modello uscì nel dicembre 1934.
Nel 1939 il nome "Thames " (Tamigi) fu introdotto per la prima volta; i camion vennero chiamati "Fordson Thames". Nel 1957, il "Fordson Thames divenne "Ford Thames".
Riguardo al modellino era venduto al negoziante in scatole da 6 pezzi ed aveva il numero 30R come codifica iniziale. Nel 1954 fu rinumerato in 422, e fu venduto in scatolina singola, la produzione cessò nel 1960.
Era rosso, verde chiaro e scuro (con i cerchi verde chiaro), marrone chiaro, il colore più "raro", i cerchi ruota erano del colore della carrozzeria se era rossa o marroncina.
Un METTOY anteguerra nella versione senza carica a molla, in latta lungo una ventina di centimetri e rotti. L'ho acquistato in ebay un paio d'anni fa per 20 euro. Il venditore non sapeva cosa fosse. L'ho comprato d'istinto, mi ricordavo d'averlo visto da qualche parte ed in effetti era così, nel librone Corgi . Credo di aver fatto un affare ....
Sul paraurti anteriore c'è una " M ". La METTOY è la mamma dei Corgi Toys ...
PLUTO della MERCURY ref. 91a, sarebbe MB se non mancasse il gancio anteriore tipico di questi modelli compresi i più piccoli, la scala è 1/32 circa che è difficile da stabilire in quanto il camion è di fantasia.
Di seguito un gruppo di FORD Thames E4 4x4, (copia? Sam-Toys) proposti e marchiati dalla MiniToys o Mini Toys, nel gift set detto "ViaVai", sono chiaramente di ispirazione Dinky Toys Gb, nella fattispecie l'ambulanza militare ref. 626. Qui vediamo il Ford in versione "Traslochi", frigo gelati "Eldorado" e con rimorchio.
Il camion rosso e blu con rimorchio ha il numero di catalogo 446.
A ruota il SIMCA CARGO " MIROITER " camion porta vetri, ref. 33c della Dinky Toys France con il suo rosso cugino inglese ref. 905 il FODEN Flat Truck with chains, bellissimo peccato che sia totalmente “restaurato”, viene dall’Inghilterra per 50 €, entrambi in scala 1/50 circa.
Questo è un THORNEYCROFT MIGHTY ANTAR della Dinky Gb ref. 986 è il gemello del militare porta carri " MIGHTY ANTAR LOW LOADER WITH PROPELLER " è in scala 1/56 e purtroppo ha una pala dell'elica, in plastica, rovinata. Sembra che sia stata schizzata con del solvente o messa a contatto con del calore. Ho trovato il ricambio ma non ho sostituito l'elica ... Ha la scatola non in buone condizioni. L'ho comprato per 25.000 delle buone e vecchie lire da un altro collezionista 18 anni fa.
Krupp Mustang L 70 L mit Fernverkehr Schütte della Märklin ref. 5524/10 in scala 1/48
Un camion articolato della Mercury ref. 49 lunghezza 11 cm della serie Microcarri
Due Politoys della serie 1/41.
l mitico FIAT 682 T2, questo è dotato di semi rimorchio a pianale (prima serie: le ruote hanno sezione arrotondata e battistrada appena percepibile) - il 226 era venduto senza le ruspe mentre il ref. 227 aveva le ruspe (ref. 224 l'escavatore HATRA qui in livrea gialla e il ref. 228 LIEBHERR Excavator, in rosso).
il secondo è un Politoys della serie in plastica 1/41, una delle mie preferite e come tutti sanno è un FIAT 682 T2 con bilico telonato a 3 assi - ref. 223 del 1964, ha le ruote gemellate solo sul bilico e ruote singole nella motrice, il telone è in plastica come tutto il modello, comprato in ebay, la foto era fatta ad arte, bella, l'ho pagato salato mi è arrivato che faceva vomitare, son riuscito a renderlo decente con ore di lavoro.
LANCIA ESADELTA 1960 - POLITOYS PENNY REF.0/113 - ROSSO VERDE BEIGE M 1/66 telonato
KRUPP della GAMA ref. 9402 (MB) credo sia in scala più o meno 1/40. Trasporta una casa "prefabbricata" (kit in plastica) solitamente lo uso per portare la mietitrebbia della Corgi MASSEY FERGUSON 780 ref. 1111 che è piuttosto ingombrante, anche se le scale non coincidono ma non so dove metterla.
Il trattore rassomiglia al Krupp 12 GTT 4x4 degli anni 70, non so esattamente di che tipo sia,
Segue un PACIFIC CAR & FOUNDRY TR1 M26 chiaramente di ispirazione militare, era un porta carri, dopo la guerra usato x scopi civili, è della francese F.J - FRANCE JOUETS ref. 203 e trasporta cemento, il faro non so perchè ha la scritta GAMA dietro me ne sono accorto oggi dopo anni. Ho visto foto del modello ed il faro c'è, forse quello del mio è stato sostituito con un Gama perchè andato perso o rotto, comunque rassomiglia di brutto a quello visto nelle foto.
La ruota sul tetto permette di sterzare
il mio unico camion della SPOT-ON ref. 107 scala 1/42, il modello è buono, ho dovuto rifare il meccanismo di aggancio, l'ho comprato a Padova 20 anni fa da Ugo FADINI collezionista, esperto e modellista famoso per i suoi speciali in particolare le auto da record. E' un FORD THAMES.
LANCIA ESADELTA in fibre-glass della POLITOYS ref. 306 scala 1/41 – Mercedes Benz LP 322 della TEKNO ref. 910 (verde)
Due parole sulla JF FRANCE-JOUETS: questa marca, personalmente la conosco poco il camion l'ho comprato un sacco di anni fa e fino ad oggi non mi sono posto domande anche se qualche notizia l'ho cercata ma invano. Ma ora con sprezzo del pericolo ed una non comune perspicacia nonchè sagacia, nonchè botta di c.. ehemm .. bravura, qualche cosina ho trovato, mettento su google nome ed indirizzo civico letto su una scatolina e voilà!
Tutto parte da Henry FAUVEL e tutto ha avuto inizio nel 1942 .Quindi siamo in guerra, e perciò cominciò a costruire giochi e giocattoli in cartapesta e con materiali riciclati.
Alla fine della guerra produce una jeep ispirata alla WILLYS di circa una quindicina di centimetri che riscuote un buon successo.
Nel 1946 si associa con Jean-Marie MOHENG e nasce la "France Jouets Mécaniques" in rue Alexandre DUMAS 26 a Marsiglia. Alla fine degli anni '50 e primi anni '60, la società cambia ragione sociale in S.A France-Jouets e nel 1956, espandendo i suoi locali si trasferisce in Avenue Capelette 276, nel 10 ° distretto. Cercando sempre di ampliare e diversificare il proprio catalogo, offre nuovi modelli ogni anno e firma una vasta selezione di giochi di alta qualità. La sua età dell'oro è nel corso del 1960 grazie alla sua produzione di giocattoli in lamiera, plastica o zamac , produce molte auto e camion sia francesi sia americani sia in livrea civile sia in livrea militare, pompieri compresi. Nonostante il suo successo l'azienda cesserà la sua attività nel 1972.
Da quello che ho potuto vedere sono bei modelli che non hanno nulla da invidiare ai convcorrenti dell'epoca.
Ovviamente come al solito mio: scopiazzato qua e là e il là e qua
http://desjouetsmilitairesaleveildespetitscommedesgrands.hautetfort.com/archive/2010/01/20/france-jouet-fr.html
Da quello che ho capito il primo modello del PACIFIC è del '59 ed è stato fatto in diverse livree.
In quanto al trattore, il PACIFIC CAR & FOUNDRY TR1 M26 è nato nel 1941 e fu prodotto fino alla metà degli anni 50. era utilizzato come trasporto e recupero carri era un trattore 6x6 da 12 tonnellate.
Il progetto era della Knuckey Truck Company ma la produzione fu affidata alla Pacific Car & Foundry Co. visto che la prima ditta aveva difficoltà per la produzione.
L'esercito americano era molto pratico non come il nostro che doveva sottostare alle fabbriche e non viceversa ed anche qui il gruppo Fiat insegna, fornì dei mezzi mediocri con il beneplacito di chi avrebbe dovuto ....beh, lasciamo perdere.
Dunque, il mezzo che vinceva un bando solitamente veniva prodotto anche dalle ditte che avevano partecipato ed avevano perso, vedi il caso WILLYS prodotta anche dalla Ford (GPW - "G" sta per un contratto di "governo" e di tipo "P" comunemente utilizzato da Ford per designare una autovettura con un passo di 80 pollici. e "W" sta per Willys) ma non dalla Bantam che comunque era la madre vera del progetto perchè, al fine di accelerare la produzione, il Dipartimento della Guerra trasmise i progetti Bantam a Ford e Willys, rivendicando la proprietà del governo del progetto. Bantam non contestò questa mossa a causa della sua precaria situazione finanziaria ma continuò a produrre la il suo mezzo la BRC 40 che fini tra le file dei paesi alleati, vedi la Russia.
Tornando al trattore, il motore del TR-1, era del tipo 440 da 240 CV a 6 cilindri a benzina sviluppato in esclusiva per lui dalla Hall-Scott. Entrò in servizio nel 1944. Un bel bestione.
Solitamente nel dopoguerra la Francia utilizzava mezzi militari americani (ed anche tedeschi) dismessi, per scopi civili, vedi pompieri, carri gru ecc...questo perchè pur avendo vinto la guerra ... la vita non era facile neanche per loro, quindi questo mezzo per i trasporti pesanti sembrava fatto apposta ..... se pensi anche in Italia successe la medesima cosa, ad esempio, la ditta ASTRA di origine sarda e poi finita tra le grinfie Fiat e quindi facente parte dell'IVECO, modificava mezzi militari in camion da cava o per altri usi pesanti.
Io mi ricordo che non molti anni fa c'erano ancora gli Scammell inglesi che tiravano vagoni nelle stazioni italiane. Avete presente il 661 militare della Dinky Inglese? Ecco quello.
DODGE KEW FARGO LIVESTOCK TRANSPORTER 1963 - CORGI TOYS ref. 484 MB 1/48	- seconda serie della Corgi Toys 1972
Questa foto l'ho presa in rete per non dover tirar fuori il modello .... ma serve per dare l'idea dei particolari, anche questo è una seconda serie.
Suppongo che sia l'ultima versione prima dell'uscita di produzione del modello. Sul librone della Corgi, grosso, pesante e costoso ma vergognosamente molto vago ed impreciso in merito, risulta da un documento fotostatico che il modello è entrato in produzione nel novembre 1967, parlano del cambio dei cerchi ma non della scatola; cercando in rete nei vari siti c'è scritto che il modello fu prodotto dal 1967 al 1969 ma questo probabilmente è del 1972 è chiaro che è un'ultima serie per via della scatolina e dei cerchioni.La scala che da per tutto è indicata come 1/56 mi sembra sbagliata, nel senso che il camion è grandino non 1/43 ma neppure 1/56 , probabilmente è in 1/48.
In merito al camion ho trovato che la Fargo faceva parte della famiglia della Chrysler Corporation come la Commer e la "KEW" Dodge approdata tra le mutande della perfida Albione negli anni 20.
La Fargo esiste ancora in Turchia.
Probabilmente nella medesima fabbrica venivano prodotti i Commer e i Dodge e probabilmente pure i D 400, quindi nulla di strano in questa riproduzione "inglese" di un camion americano. Kew è una cittadina Inglese dove c'era la fabbrica. Come anni di produzione si parla del 1963 per la serie 400.
Dodge Kew Fargo '66
** aggiunto 03 Lug 2012
Mercedes-Benz LP 322, Tekno ref.911 prodotto da '63 al '69 scala presumibilmente 1/50. Pagato un po' caro ma è abbastanza soddisfacente come modello anche se la scatola non è il massimo ma c'è.
E' il fratello degli altri due Tekno 910 e 912 che ho in altra livrea, ovviamente.
Quando è arrivato son riuscito a togliere un numero che c'era sul muso e un segno sulla sponda del cassone.
MERCEDES BENZ LP 322 Kosangas
il carellino per portare le bombole, ... l'ho preso a parte.
La storia di Kosan Gas per chi interessa.
Kosan Gas ha radici profonde nella storia del gas danese, infatti è dal 1929 che rifornisce di gas la Danimarca. Con l'andare degli anni la società si è sviluppata moltissimo.
Come dicevo, per merito di Terkild Andersen, che volle portare il gas alle casalinghe che vivevano in campagna e non avevano accesso al gas di città, nacque nel '29, il famigerato 1929, la Dansk Flaskegas Co., che tramite un compressore progettato dallo stesso Andersen, per prima in Danimarca, provvedeva a riempire bombole con gas di città e a consegnarlo per tutto il paese.
Le famiglie al di fuori delle città usavano per lo più stufe a carbone o a legna, materiali piuttosto lenti da ardere e fuligginosi e pure difficili da pulire. Pertanto, il passare al gas come riscaldamento fu abbastanza rapido, e il nome Kosan gas divenne già nel 1950 sinonimo di gas in bombole.
All'inizio le bombole erano pesanti ed ingombranti perciò si cercò di porvi rimedio. Durante il 1930 la società iniziò l'uso di gas propano, un distillato di petrolio liquido, il che rese possibile l'utilizzo di bombole di acciaio notevolmente più leggere e meno ingombranti.
Nel 1941, anno che segnerà l'inizio di oltre 80 anni di storia aziendale di uno dei marchi più noti della Danimarca, Knud Tholstrup diventa il nuovo direttore dell'azienda e sarà lui nonostante la seconda guerra mondiale ad ammodernare l'azienda e costruire un sistema efficace per il riempimento e la distribuzione di gas ed a farla prosperare, nel limiti imposti dalla guerra, ovviamente.
Nel 1950 la Dansk Flaskegas Co. cambia il nome in Kosan Gas. Nel 1956 arriva in Danimarca la BP, sì quella famosa per aver smerdacchiato mezzo Oceano nel Golfo del Messico, che in attesa di combinar disastri diventa la maggior concorrente della Kosan Gas, anche se quest'ultima si concentra sul gas in bombola per la casa, mentre BP Gas sviluppa la sua esperienza su tutto il resto del mercato. Quando le cucine elettriche ed i bruciatori a nafta arrivano nel paese, la Kosan gas comincia risentirne, tant'è che nel 1989, entra a far parte della BP Gas che così riesce a controllare tutto il mercato del gas danese.
Nel 2010, probabilmente per pagare la multa colossale per il pasticciaccio combinato nel Golfo del Messico, la BP Group decide di vendere la BP Gas Danimarca alla società energetica statunitense UGI Corporation, dando origine alla Kosan Gas A / S.
Nel 2011 la Shell annunciò un accordo per la cessione del 100% delle azioni della sua attività GPL (Shell Gas GPL) nei paesi nordici (Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia) a UGI Corporation. L'accordo entrò in vigore il Venerdì, 14 ottobre del 2011. Di conseguenza nasce la Gas Nordic Kosan che diventa leader di mercato in Danimarca e negli altri paesi scandinavi e non solo, per la distribuzione di gas in bombola.
La UGI Corporation (UGI) ha sede a Philadelphia, Pennsylvania, Stati Uniti d'America ed è uno dei principali distributori mondiali di GPL (gas di petrolio liquefatto). In aggiunta a ciò UGI ha interessi in Scandinavia nel Regno Unito, in Belgio, Olanda e Lussemburgo, dopo aver acquisito il mercato del GPL della Shell.
La UGI è presente in 18 paesi.
Tekno ref. 910, 911, 912 sorpresi mentre non fanno un tubo.
Corgi Toys serie Major - No.1100 “CARRIMORE LOW LOADER” con trattore Bedford S, scala 1/47 - è stato aggiunto alla gamma Corgi Major nel mese di aprile 1958 con ref. 1100 e rimase in produzione fino al 1963. La cabina può essere gialla o rossa, il “trailer” è sempre blu, il colore non sembra influenzare il valore ma credo che il meno comune sia quello con il trattore in la livrea gialla. Il rimorchio è munito di argano. Esiste una versione leggermente diversa ref. 1104 “carrimore detachable axle machiney carrier”.
Nel 1963, il trattore fu sostituito con il nuovo Bedford TK e prese il ref.1132, l'argano fu rimosso dal rimorchio. Uguale sorte anche per il 1104 che ricevette un trattore TK (CORGI MAJOR No 1131)
Carrimore era una ditta del Regno Unito che costruiva rimorchi e semirimorchi anche ribassati. La Carrimore Six-Wheelers Ltd aveva la sede nel North Finchley, Londra. La ditta iniziò l'attività nel 1915 come Carrosserie Latymer Limited. I primi rimorchi avevano ruote in gomma piena e cerchi in ghisa.
Preso in ebay oltre Manica, per € 136,92, con spedizione, il prezzo mi sembra equo, il modello ha la scatola in buono stato, ed il camion mi sembra decisamente buono.
A dire il vero, l’ho preso per sbaglio, nel senso che mi sono incasinato, volevo sì questo modello con questa livrea … ma quello scelto era un altro che aveva pure il foglietto illustrativo e costava un po’ di più, quando mi sono accorto dell'errore avevo già pagato. Citrullix!
Certo che se dovessero fare un monumento ai fessi sarei prescelto come modello! E dire che mi sono pure meravigliato quando tramite paypal al momento di pagare, il costo in euro risultava inferiore a quello che mi aspettavo, mi son detto, bene …. 20 euro risparmiati … e ti credo ….
Ultima modifica di lombricoferoce il 16 Set 2015 07:28 pm, modificato 33 volte in totale
Inviato: 05 Nov 2010 12:24 pm Adv
BEDFORD with CARRIMORE LOW LOADER - CORGI 1100.jpg
Visto: 19259 Volte
BEDFORD with CARRIMORE LOW LOADER - CORGI 1100 (1).jpg
BEDFORD with CARRIMORE LOW LOADER - CORGI 1100 (2).jpg
Inviato: 05 Nov 2010 09:22 pm
Tutti splendidi....ma quel genere che preferisco non l'ho ancora visto eheh.......non c'è fretta
Inviato: 05 Nov 2010 10:35 pm
Prima ho accennato ad una marca di gelato la Eldorado ... chi non ricorda i suoi gelati e la ... Maserati 420 "Eldorado" del 1958 e '59?
Che fine ha fatto? Il marchio, intendo.
Presente sul mercato italiano già negli anni 50. Per molti anni, è stato il marchio sotto il quale venivano commerciati prodotti molto popolari, soprattutto tra bambini e giovani, come il Cucciolone, il Calippo, il Piedone e il Camillino (questi ultimi due non più in produzione), solo per citarne alcuni. Poi, alla fine del secolo scorso, Eldorado è scomparsa ed è migrata definitivamente sotto Algida, il marchio a cui si è accompagnata per più di 30 anni. Ma perché l'avventura di Eldorado è finita?
Nel 1967 la Unilever, multinazionale anglo-olandese acquisì la Eldorado. All'epoca, Eldorado era un'azienda italiana di gelati già affermata che realizzava molti prodotti e che era riuscita a crearsi un'immagine solida sul mercato. Il segmento di pubblico principale a cui si rivolgeva l'azienda era quello dei bambini e l'acquisizione di Unilever era diretta proprio ad avere una presenza sul segmento di mercato rappresentato da quella fascia di età. Dall'anno successivo Eldorado, che rappresentava quindi la marca di gelati per bimbi, cominciò a essere presente sul mercato italiano congiuntamente agli altri due marchi di proprietà della Unilever: Algida, che era la marca di gelati per adulti con alle spalle una tradizione di circa vent'anni, e Soave, marchio di gelati sempre per adulti ma più economica rispetto ad Algida e presente solo nel Centro-Sud.
Il successo e la scomparsa
Con il passaggio sotto la multinazionale, Eldorado diventò molto più nota in Italia anche grazie a un'attività di promozione più massiccia e a un aumento degli spot pubblicitari in Tv a livello nazionale. Alla fine degli anni '60, in un periodo in cui il gelato industriale rappresentava il 70% del mercato (a differenza di dieci anni prima, quando l'artigianale era invece al 65%), il marchio Eldorado, insieme ad Algida, iniziò a competere con Motta e Alemagna, i due marchi che all'epoca erano i leader del mercato. Poi, per circa 40 anni è rimasta tra i player principali del settore, "sfornando" gelati di successo pensati per i consumatori più piccoli ma apprezzati, in alcuni casi, anche dai più grandi. Qualche nome? I biscotti Camillino e Cucciolone, i ghiaccioli Calippo, Liuk, Lemonissimo e Fior di fragola e i gelati "con lo stecco" Squalo, Twister e Dottor Strabik. La storia di Eldorado è proseguita fino al 1997, l'ultimo anno in cui ha avuto un cartello dedicato. Nel 1998 il marchio è migrato sotto Algida, che ha ereditato anche alcuni dei suoi prodotti più di successo come il Cucciolone, il Liuk, il Fior di fragola, il Blob e il Calippo. Questi gelati, forti dell'apprezzamento ricevuto nell'"era Eldorado", sono stati "salvati" da Algida e lasciati in produzione con le stesse caratteristiche. Perché Eldorado è scomparsa? La scelta di Unilever è stata quella di convogliare tutti gli investimenti pubblicitari verso il marchio più forte, Algida, con l'obiettivo di raggiungere una maggiore popolarità a livello nazionale, salvaguardando però la differenziazione dei prodotti in base al target (in particolare, bambini e adulti).
Negli anni sessanta e settanta il mercato dei gelati confezionati ebbe un grande sviluppo, da un lato per l'imporsi su scala nazionale di poche, importanti marche, dall'altro lato per la grande creatività nei tipi, nei nomi e nei gusti che uscivano sul mercato. I gelati venivano pubblicizzati da cartelli rettangolari in metallo serigrafato che presentavano tutti i gelati di una singola marca con una piccola descrizione e il relativo prezzo e che venivano esposti all'esterno dei bar e dei luoghi di vendita. Toseroni e Tanara erano due marche molto famose particolarmente creative e colorate nei loro prodotti. Di Toseroni ricordiamo il gelato Pepito; il gelato Brrr Blobs, un cono con in cima una palla di gelato ricoperta di granella di nocciole e cioccolato; il gelato Zio Tom Toseroni, in realtà due gelati a forma di faccia con il cappello e un farfallino al collo: uno con la faccia panna, l'altro con la faccia cioccolato; Il gelato Piedone Toseroni, un gelato stick a forma di piede; il Gelato Nembo Gel Toseroni, a forma di faccia che rappresentava una specie di supereroe con la mascherina, il gelato Mercury. Di Tanara ricordiamo il Gran Kros Tanara e il Paciugo. Della Algida era famoso il Piper, un gelato nel cilindro di plastica con il bastoncino, gusto base panna con spirali marrone (al cioccolato) o bordò (all'amarena). La Motta produceva un curioso gelato alla crema e cioccolato, il Razzo, il cui contenitore era un cono in plastica bianca con due alette laterali. Assieme al gelato venivano forniti due elastici, che a consumazione ultimata si potevano agganciare alle alette permettendo così di lanciare il contenitore come un piccolo missile. Altre marche ormai scomparse erano Besana, Cecchi e Chiavacci (famosa per il Nocchiero Chiavacci, una specie di granulato con anima di panna e amarena). C'era anche un gelato che veniva venduto in una confezione di plastica fatta a forma di pallone da calcio, si chiamava Miniball e per aprirlo bastava togliere il coperchietto che altro non era che uno degli esagoni del pallone Era prodotto dalla Eldorado, di cui vale anche la pena di ricordare il Camillino, la Banana, il ghiacciolo Zoom, la Granata (a forma di bomba a mano) e il Tiko, che era una specie di faccetta buffa di colore giallo con un cappellino verde che era poi il tappo della coppetta stessa. I prezzi erano 100 lire per il Miniball, 70 il Camillino, 35 la Banana e 30 lo Zoom. Le coppette costavano tutte 100 lire tranne la Coppa Cow Boy il cui prezzo era di 70 lire. Il gelato "Coppa dei campioni" era perfettamente bicolore. Altri gelati ambiti e costosi, di solito offerti da parenti in visita, erano il Paciugo, una coppa mista, il Mambo Pralinato e la Mela Cha-cha-cha, forse della Motta. I mitici "Eldorado" con i suoi biscotti Camillini, il Lemonfragola, ghiacciolo alla fragola ripieno al limone, e il Moreno, stecchino gustoso al cioccolato ricoperto da cioccolata. Stessi tempi, altri gusti ... I gelati alla panna ricoperti di cioccolato e la variante con cioccolato e praline ... i gelati finti con la sorpresa con il gelato fatto di zucchero colorato (rosa, bianco, verdino, celeste) con dentro al cono una mini sorpresa ... Il Gelato Puffo ... Le varie 'Coppe gelato' (del nonno, del mondo, Olimpia) ... I gelati Fiordifragola e Fiordarancio ... l gelato Pinguino di panna ricoperto di cioccolato, anche in versione pralinata ... i l ghiacciolo Arcobaleno, formato da strati alterni di diversi gusti e colori: arancio, limone, menta, amarena ... la Bomboniera che si comprava quando si aveva qualche lira in più ... il Dalek, una specie di razzetto violaceo con l'interno alla fragola o amarena ... il gelato 'coda di tigre' a righe arancioni e nere (quindi ai gusti d'arancio e liquirizia) che quando finiva aveva il bastoncino a forma di tigre.
MERCEDES-BENZ LK 1113 del 1967 della VILMER ref. 850	- VG - 1/50
La Vilmer è Danese come la Tekno e produceva modellini in simultanea con la Tekno.
La loro somiglianza ha fatto credere anche che fossero dei "derivati".
Negli anni '70, dopo la chiusura, gli stampi volarono in Colombia e furono rimarchiati Chico.
Questo Mercedes è stato prodotto anche da Metosul, sempre da stampo Vilmer, eccolo con ref. 28 in livrea Bomberos "PORTO" ... la jeep è una Ford Jeep CJ-5 della MINIMAC (Brasile) ref. A-1 scala 1/43.
Ultima modifica di lombricoferoce il 07 Apr 2014 06:50 pm, modificato 6 volte in totale
Inviato: 05 Nov 2010 11:15 pm
Franco, quello che unisce te e Luca84, probabilmente....non vorrei sbagliare.....riguarda il collezionismo di modelli militari!
Inviato: 06 Nov 2010 10:04 am
Esatto!! (anche se leggendo la presentazione c'è anche altro eheh )
Inviato: 06 Nov 2010 10:30 am
Militari?! Ci sono i militari? Siamo invasi?
Io ero in marina .... ma di necessità farò virtù.... prendo qualche appunto .... e cominciamo ....
A chi abbiamo dichiarato guerra? Chi ci ha offeso? Che si faccia sotto! Che lo sistemiamo per le feste !!!! Vae victis ...
A te, oh mio fido, concedo l'ala destra ... a me il boccone del prete ....
li facciamo neri.jpg
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Inviato: 06 Nov 2010 02:17 pm
grazie "lombricoferoce "hai dato ironia e felicità e una spinta a tutto il forum con tutte le tue esternazioni , ti vedo bene in coppia con "keep-all, botta e risposta,
non è che per caso sia nato cosi anche l'avatar di olio e stanlio di alberto un pò allusivo?
stupendi come sempre i tuoi mezzi pesanti obsoleti rari e di antica fattura , anni di ricerca e soddisfazioni quando li ammiri rimani appagato da cosi tanti tribulazioni ...
Inviato: 06 Nov 2010 05:30 pm
Ok Frank.....io metto i mezzi leggeri te i camion....
Inviato: 06 Nov 2010 07:19 pm
Sono io che ringrazio per l'ospitalità.
In quanto all'avatar di Alberto .... mi punge vaghezza che tu abbia ragione, non so perchè ma appena l'ho notato ho pensato la stessa cosa ma ho fatto finta di nulla con delicata noncuranza ..... invece di fiocinarlo subito.
Forse era meglio se sceglieva Cip & Ciop ma forse si è lasciato prender la mano. Per lui sono un "omone", mentre lui si reputa un passerottino ... mah!
Le stazze non sono conformi alla realtà. Ollio potrebbe anche passare visto che effettivamente non sono una Silfide .... ma neanche uno sturmgeschutz .... ma ma ma ... Stan ? Chi sarebbe Stan? Troppo spaghettino ... mi risulta altresì che qualcuno di mia conoscenza sia più vicino ad essere un "buon" canellone .... per il ripieno lascio la scelta a lui
Ben bon, passiamo a robe serie .... trasporti eccezionali
CIJ ref. 3.75 RENAULT FAINEANT TRANSPORT EXCEPTIONNEL PILE NUCLEAIRE G2 E.D.F. MARCOULE prima versione del 1959, in scala 1/50 credo.
Manca la decal frontale e probabilmente le cinghie o qualche cosa di simile che fermavano il carico ....
Questo modello è uscito in 3 versioni (1957 e 1959) che si distinguono subito per il colore dei cerchioni e per le decals sulla "supposta atomica".
Il modello è nato nel 1957 aveva i cerchi ruota rossi e la pila con la scritta lunga
La pila del 1957
E' riuscito nel 1959 con ruote grigie e decal sulla cabina che come ho detto qui manca e la pila con la scritta corta centrale.
La seconda versione del 1959 sarebbe uguale alla versione precedente ma la particolarità di questo modello sono i rimorchi equipaggiati con pneumatici bianchi.
Ora si trova una riedizione 2008 del modellino del '57 fatta dalla "CIJ NOREV"
http://miniatures.edf.gdf.pagesperso-orange.fr/cariboost1/crbst_15.html
Potrebbe essere un RENAULT Galion R 2240 trasformato in trattore per semirimorchi dalla SINPAR quindi probabilmente un 4x4.
CIJ RENAULT FAINEANT TRANSPORT PILE NUCLEAIRE G2 EDF MARCOULE
"Il modello porta un carico molto speciale, precisamente una "pila atomica" destinata all'impianto nucleare di Marcoule (oggi conosciuto per la presenza del superphénix) uno dei più importanti e strategici impianti di produzione di energia nucleare, sia a scopi civili che militari.
L'impianto nacque per volere di DeGaulle nel 1956 e questo modello ne rappresenta una testimonianza. "
(Skopiazadet quasi all from Pandino75)
Ma siccome sono un tempera st..matite ....
(Électricité de France (E.D.F.))
La centrale nucleare di Marcoule, situata presso la città di Chusclan, nella Linguadoca-Rossiglione, è stata la prima centrale nucleare francese. La centrale possiede 3 reattori UNGG (una versione francese del Magnox inglese) da 79 MW totali. Nello stesso sito esiste anche un altro reattore (il N° 1) da soli 2 MW, costruito dal 1955 al 1956, e non utilizzato per la produzione elettrica.
La centrale fa parte del più ampio sito nucleare di Marcoule, un'installazione industriale gestita da Areva e dal Commissariat à l'énergie atomique et aux énergies alternatives (CEA). A Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare e l'impianto di riprocessamento del combustibile nucleare irraggiato finalizzati alle ricerche per la costruzione della bomba atomica francese. Sempre a Marcoule il CEA ha messo anche a punto la filiera dei reattori a grafite-gas con cui iniziò lo sfruttamento civile dell'energia nucleare in Francia. Infine vi si trova il Phénix, prototipo di reattore nucleare autofertilizzante della potenza elettrica di 250 MW.
Dulcis in fugo, pardon in fundo ....
Il 12 settembre 2011 in uno dei forni dell'installazione Centraco (che ha per obiettivo il trattamento e condizionamento di rifiuti radioattivi a bassa e bassissima attività sia per fusione che per incenerimento), situata nel comune di Codolet (in prossimità del sito nucleare di Marcoule) e gestita dalla società SOCODEI, si è verificata un'esplosione che ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre quattro, una delle quali in maniera grave.
L'autorità di sicurezza nucleare francese ha fatto sapere che non ci sono state fuoriuscite di materiale radioattivo ..... ovviamente ....
(Shamelessly skopiazzated from Wikipedia)
Visto e considerato questo, voglio il nucleare pure in Italia, propongo due siti, Palazzo Madama e Palazzo Montecitorio.
aggiunto il 18/04/2013
Ne ho parlato più sopra.
Corgi Toys serie Major - No.1104 “carrimore detachable axle machiney carrier” con trattore Bedford S, scala 1/47 - Il rimorchio è munito di argano.
Corgi Toys serie Major - No.1104 carrimore detachable axle machiney carrier (1).jpg
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Corgi Toys serie Major - No.1104 carrimore detachable axle machiney carrier.jpg
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Corgi Toys serie Major - No.1104 carrimore detachable axle machiney carrier (2).jpg
Ultima modifica di lombricoferoce il 02 Ott 2013 01:47 pm, modificato 16 volte in totale
Inviato: 07 Nov 2010 11:46 am camion vari
giornata piuttosto grigia ....
Come accennato sopra: CORGI MAJOR No.1131 CARRIMORE DETACHABLE AXEL LOW LOADER scala 1/47 1966
CORGI MAJOR ref. 1128 PRIESTMAN LUFFING SHOVEL - 1976 scala 1/45
La scavatrice doveva uscire nel 1963 ma per svariati motivi non fu così.
I due modelli venivano anche venduti assieme in gift set.
Corgi Toys Major Gift Set 27 Bedford Machinery Carrier & Priestman Cub Shovel la scavatrice era presente anche in un'altra confezione regalo.
Corgi Gift Set No: 2 "Mercedes Unimog 406 & Priestman Cub Shovel"
Il Bedford TK (1959-1986) è un camion che è stato prodotto dalla Vauxhall Motors proprietaria della Bedford. Fu lanciato nel 1959 per sostituire il Bedford S, nelle intenzioni della casa madre il TK doveva essere sostituito dal Bedford TL nel 1981, ma la produzione continuò come alternativa più economica fino al 1986. Una versione 4x4 militare venne chiamata MK e sostituiva il Bedford RL. Dopo che la fabbrica Bedford di Dunstable fu venduta nel 1987 alla AWD, il TK fu prodotto solo per uso militare fino al 1992 (quando la AWD finì in amministrazione controllata), per un totale di 11.700 unità. Questo camion servì come base per una serie di derivati, tra cui la versione vigili del fuoco , militare, box per trasporto cavalli , autocarro , camion a pianale ecc …
Disponibile con motori a quattro o sei cilindri in linea a benzina e diesel, il TK era l'autocarro leggero per eccellenza nel Regno Unito tra gli anni 1960 e 1970, in concorrenza con il Ford serie D. Era disponibile sia come autocarro e sia anche come trattore, normalmente accoppiato con un semirimorchio Scammell.
Priestman Brothers era una società di ingegneria con sede a Kingston upon Hull , Regno Unito, fondata da William e Samuel Priestman, produceva motori, scavatori, draghe, gru e altre macchine industriali. Nel 1895 l'azienda fallì e i fratelli persero il controllo della ditta. La società, che passò sotto amministrazione pubblica, continuò dal 1928 nel business della produzione di escavatori e draghe, con modelli denominati "Lion", "Tiger" and "Panther". Subito dopo la prima guerra mondiale la società fu impegnata nella ricostruzione dei villaggi francesi devastati. Negli anni 50 costruì una nuova grande fabbrica a Marfleet, Hull coprendo 250.000 metri quadrati, nel 1970 si fuse con la Coles Cranes di Sunderland . Nel corso degli anni passò di mano in mano fino a ridursi nei minimi termini, esiste tutt’oggi ma non produce più gru.
(agg.25/2/2014)
Lesney Matchbox K-17A-1 Trattore Ford con Dyson Low Loader (pianale ribassato) - LAING (uscita:1966)
Esiste anche in versione “Taylor-Woodrow” uscita 1971 con la stessa livrea: K-17A-2
Il camion è un Ford D800, il bulldozer è un Case, americano.
Il camion Ford D nacque per entrare in concorrenza con il Bedford TK, e fu prodotto dalla Ford inglese nel1965, la gamma copriva camion con una portata di peso lordo da 5,2 a 12,75 tonnellate britanniche (1 ton uk = 1.016 kg).
Le motorizzazioni comprendevano tre nuovi motori diesel, rispettivamente, di 3,97 litri, 5,42 litri e 5,95 litri di cilindrata. Il più piccolo era un quattro cilindri, mentre i più grandi erano sei cilindri. La potenza dichiarata variava da 82,5 CV a 128 CV. Per i mercati europei venivano offerti anche versioni a benzina con potenze di 129 CV e 149 CV.
Nell’aprile del 1967 la gamma venne ampliata con l'arrivo del D1000, progettato per una portata di 28 tonnellate di stazza lorda, era il camion più grosso mai prodotto dalla “Ford of Britain” in quegli anni. Il D1000 aveva un motore Cummins V8 diesel di 7.7 litri di cilindrata.
La produzione della serie D cessò nel 1981.
RA Dyson and Co. azienda produttrice di rimorchi, anche per l'esercito britannico, fino alla fine degli anni sessanta.
Fondata nel 1840 a Liverpool, 76-80 Grafton Street; nel 1914 con 90 dipendenti è specializzata in riparazioni di motori a vapore nonché costruisce corpi vettura per veicoli pesanti. Negli anni sessanta l’azienda ormai pubblica (1952) conta 370 dipendenti e produce rimorchi commerciali e semirimorchi (da 2 a 200 tonnellate di portata).
La LAING "Laing Construction" è un’azienda che si occupa della costruzione di infrastrutture come strade, ferrovie, ospedali e scuole ecc ... ha festeggiato il suo 150° anniversario nel 1998, infatti nasce nel 1848, quando James Laing, nato nel 1816, insieme a sua moglie Ann Graham e alcuni dipendenti, costruì una casa su un appezzamento di terreno che avevano comprato per 30 sterline a Cumberland, una delle 39 contee storiche, situata nel nord-ovest dell'Inghilterra.
Con il ricavato cominciò a sviluppare la ditta, che restando sempre nelle mani della famiglia arriva fino ai giorni nostri.
La CASE IH è un'azienda statunitense produttrice di macchine agricole. Attualmente la società è controllata dalla CNH Global e quindi dal Gruppo Fiat Industrial.
Nasce come Case Machine Company nel 1842 a Racine, nel Wisconsin, dalla Jerome Increase Case.
La produzione inizia con trattrici a vapore e trebbiatrici. Nel 1869 Case entra nel business dei motori a vapore e dal 1886, diventa il produttore più grande al mondo dei motori a vapore, fino ad arrivare ai trattori moderni con marchio Case IH. Case fu la prima azienda a produrre le mietitrebbia con sistema assiale, con la prima Axial-Flow. Nel 1973 viene acquisita la britannica David Brown e nel 1984 prende il controllo della Divisione Agricultural International Harvester.
La International Harvester Company (IHC o IH) è stata un'azienda statunitense costruttrice di macchine agricole, macchine per la costruzione edile, veicoli commerciali e camion. Nel 1902, il finanziere J.P. Morgan fece fondere la McCormick Harvesting Machine Company e la Deering Harvester Company, oltre ad altre tre piccole aziende, per costituire la International Harvester. La International Harvester ha venduto la sua divisione agricola nel 1985 e rinominato l'azienda Navistar International Corporation nel 1986.
Nel 1986 acquisisce Steiger Tractor che produrrà trattori 4x4 con il marchio Case IH. Nel 1997 ingloba il marchio tedesco orientale Fortschritt che faceva parte della IFA, ovvero il nome del gruppo che comprendeva tutte le fabbriche automobilistiche, motociclistiche e veicoli industriali della Germania Orientale che aveva sede a Neustadt, Sassonia.
Nel 1999 , la Case IH si fonde con la New Holland Ag dando vita ad una nuova società la CNH Global . Il socio maggioritario della CNH Global è Fiat Industrial.
pubblicità Dyson
Per far pan-dan con la giornata grigia.
Un grigio gigante piccolino, un trattore Henschel della Conrad in scalla 1/160 per trasporto vagoni ferroviari. E' in plastica e pur essendo una pulce è molto particolareggiato, impressionante .... con vicino un gigante grigio, un MAN F90 che troverete anche verso la fine ...
Segue un DAF FA 2006 della greca PLAY TRUCKS ref. P1278 scala 1/50 in plastica, " Red Lines LTD International Transport " con accanto un FORD TILT H della Corgi ref. 1137 1/50 "EXPRESS SERVICE".
Il camion bianco è un promozionale LINDT che ho acquistato in una pasticceria nel 1995 è della SPRUNGLI la motrice è un VOLVO NL in scala 1/50 è in metallo e plastica. Ha il portellone del bilico che si apre.
Uno SCAMMELL (Scammell Contractor ?) della MATCHBOX KING SIZE ref. K-8-A "Prime Mover and Caterpillar Tractor yellow" con vicino il DIAMOND T PRIME MOVER (MB) della MATCHBOX Series 1-75 ref. 15A scala 1/162, stando ad un libro teutonico sulla marca, fa coppia fiissa col 16A ATLANTIC TRAILER ma non hanno avuto figli.
Segue un FORD D "TRACTOR TRANSPORTER" (MB) anche lui della MATCHBOX KING SIZE ref. K-20-A in scala 1/55 circa e trasporta 3 TRATTORI FORD (N°39).
Segue un SOLIDO ref. 300 BERLIET TBO 200 CV S.R. TITAN che porta una torre petrolifera alla quale manca la pedana più piccola collocata in cima. Dovrebbe essere 1/50.
Un FIAT 170 Della Forma Toys ref. 0304 la scala dovrebbe essere 1/43 comprato ad una borsa a Pd illo tempore.
Segue un RABA della Lemezàrugyàr è circa in scala 1/42 è in plastica & latta con telone in stoffa (MB). E' in mio possesso da 2 anni, provenienza ebay, costo 15 euro. Molto simpatico.
Poi ci sono due modelli fatti a Macao comprati in un bar in autostrada il giallo è un Freightliner il rosso un MACK CRUISELINER credo, sono in scala 1/45 almeno così c'è scritto sul fondino ma mi sembrano più grandi, sono in plastica ed hanno il meccanismo a frizione. Mi piacciono molto, sono MB la marca è MC Toys.
Poi c'è un IVECO TURBO STAR della OLD CAR in scala 1/43 con bilico "trasporto moto Cagiva", comprato all'epoca.
Ora il già citato MAN F90, della CONRAD ref. 4111 (MB) "SCHMITZ CARGOBULL Trasporti eccez." l'ho comprato una 15na d'anni fa da Caldara a Bergamo, tutt'ora in attività, era in vetrina con su una pala gommata CATERPILLAR CAT 936 sempre della Conrad, ref. 2886.
C'ho ronzato attorno per un paio di giorni, non costava poco.
Alla fine non ho potuto resistere e me lo son portato via con tutta la pala. Non so se dopo tanti anni sia ancora in produzione o no ma non potevo non "postarlo" è troppo bello (almeno x me). Ogni qual volta mi sono recato a BG ... Caldara era una meta fissa irresistibile. Era sempre super fornito. Ora non so.
Ed in fine anche se non è la fine ... MATCHBOX Series 1-75 ref. 35a MARSHALL HORSE BOX è un ERF in scala 1/118, camion porta cavalli manca la pedana laterale. Vicino, il FORD THAMES Jennings Cattle Truck della MATCHBOX MAJOR PACK ref. M-7-A scala 1/60.
FIAT 697 T 1970 - LIMA ref. 801 ROSSO BIANCO M - 1/87	- BILICO CON CONTAINER ATLANTIC Fiat 697 T (6x4) trattore del 1970 -> 1976 - la motrice rossa probabilmente non è giusta (blu)
FIAT 697 T 1970 - LIMA ref.803 - ROSSO BEIGE	M 1/87 Bilico aperto
FIAT 697 T 1970 - LIMA ref.807 - ROSSO GIALLO M - 1/87	- BILICO CON CONTAINER DUNLOP - la motrice rossa probabilmente non è giusta (GIALLA)
aggiunto 09 Apr 2012
CORGI MAJOR No 1131 CARRIMORE DETACHABLE AXEL LOW LOADER & CORGI MAJOR NUMBER 1128 PRIESTMAN LUFFING SHOVEL.JPG
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CORGI MAJOR No 1131 CARRIMORE DETACHABLE AXEL LOW LOADER & CORGI MAJOR NUMBER 1128 PRIESTMAN LUFFING SHOVEL (2).jpg
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CORGI MAJOR No 1131 CARRIMORE DETACHABLE AXEL LOW LOADER & CORGI MAJOR NUMBER 1128 PRIESTMAN LUFFING SHOVEL (1).jpg
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Ultima modifica di lombricoferoce il 07 Giu 2016 09:33 am, modificato 15 volte in totale
Inviato: 07 Nov 2010 12:31 pm
Rivarossi MSR/1 5601 - Motrice Fiat 682 T "125" con semirimorchio Gondrand
Due righe, scopiazzate, sul Fiat 682 in questione
Nasce alla fine del 1952 e sostituisce il 680 N in produzione dal 1948, ne conserva il motore ma con una manciata di cavalli in più, il tipo 203, dalle caratteristiche record per l'epoca: 6 cilindri in linea con distribuzione a valvole in testa e iniezione diretta, di 10.170 cm³ in grado di erogare 140 CV a 1.800 giri/minuto, per un P.T.T. di 14 tonnellate.
PTT.: Peso totale a terra (massimo) di un veicolo, ovvero peso del veicolo in assetto di marcia col carico massimo.
Il propulsore 203 trovò sempre posto nelle versioni successive, sul “fratello maggiore” 690 oltre che su alcune automotrici diesel realizzate per le Ferrovie dello Stato.
Telaio, cabina, cambio, differenziale erano di progettazione nuova. La sua linea rompe con le linee tondeggianti dell'epoca.
Nasce dunque così il 203 col "122" ed il 203.0/1 col "125" ma andiamo per ordine.
Il 122 ha l'alesaggio appunto di 122 mm, la corsa di 145 mm per una cilindrata di 10.170 cc. con 140 cv a 1800 giri/minuto. Cambio a 8+2 rapporti, meccanico, differenziale a doppia riduzione.
Dopo circa un anno arrivò il 125 con alesaggio maggiorato e stessa corsa per una cilindrata di 10.676 cc, la potenza del sei cilindri è invariata ma chi ha usato questi mezzi, diceva che qualcosina in più si sentiva nel freno motore più potente.
Le differenze estetiche tra il 122 ed il 125 erano minime. I tergicristalli nel 122 uscivano dal parabrezza sdoppiato, mentre nel 125 uscivano dal tetto della cabina. Nel 125 vennero poi ricavate due prese d'aria a chiusura a sportello nella parte anteriore (che si notano sul modellino), come i successivi N2, 3 e 4, mentre mancavano sul 122. Il telaio venne leggermente allungato nel 125. Compare anche la versione 682 T, trattore, ma pochi esemplari saranno 122. La cabina anche se moderna ha una struttura in legno dove poggiano le lamiere nervate che ne aumentano la robustezza. La versione più comune era il ribaltabile ma non mancarono molti altri allestimenti. Questo camion fece il suo lavoro fino alla fine degli anni 70, assieme agli N2.
Il Fiat 682 fu prodotto in 4 serie, identificate dalla lettera N, con le varianti contrassegnate dalla lettera T per i modelli destinati al traino dei semirimorchi. N (1952), N2 (1955), N3 (1962) e N4 (1967).
La fama del pesante torinese solcò ben presto i confini dello stivalone, spopolando in Europa e soprattutto in Africa, ove si distinse per l'eccezionale adattabilità ed affidabilità, conquistandosi il titolo di “Re d’Africa”.
L’82 stabilì anche il record di permanenza nelle linee di produzione, dal 1952 al 1987, per ben 35 anni, sopravvivendo a quello che potremmo considerare suo figlio legittimo il “683” del 1966, ed ai “discendenti” in linea diretta: il “684” del 1971 ed il “160” del 1976.
Nel film “Il Bestione” del 1974 di Sergio Corbucci, la versione T4 fu protagonista insieme al Fiat 691N nelle mani dei camionisti Sandro Colautti e Nino Patrovita.
Il film racconta la storia di due camionisti, totalmente agli antipodi per carattere ed origini, impiegati della ditta CISA. Il lombardo Sandro Colautti (Michel Constantin) taciturno e riservato, mentre il siciliano Nino Patrovita (Giancarlo Giannini) è loquace e spavaldo, ma nonostante la diversità di carattere diventano soci e padroncini e pure amici. La storia si sviluppa anche con dei riferimenti alle lotte sindacali degli anni '70.
La Gondrand ... servizi di traslochi e trasporti Nazionali e Internazionali tutt'ora in attività.
Nel 1866, inizia la fondazione della Società di Trasporti dei Fratelli Francois e Clement GONDRAND.
L’edificio dove avevano gli uffici, fu costruito tra il 1907–1909 dagli Architetti Mazzocchi per ospitare i depositi della Società fondata nel 1866 dai fratelli Francois e Clement Gondrand, che aveva sede a Milano in piazza San Carlo 2, come altri edifici che venivano costruiti nel centro della città l’ edificio presentava una facciata ornamentale in stile Liberty.
Unità costruita con nuove tecnologie edilizie, legate all'utilizzo del cemento armato.
La Gondrand, dopo pochissimi anni si impose, come azienda leader nel settore dei trasporti, nazionali grazie alle soluzioni innovative e anche all’invenzione di nuovi sistemi di trasporto, si impone su tutta la concorrenza.
Riportando dei risultati brillanti, aprendo succursali in 19 città Italiane, Bari - Bologna - Bolzano - Catania - Cuneo - Firenze - Genova - Messina - Milano - Napoli - Novara - Palermo - Parma - Pescara - Roma - Torino – Trieste - Venezia - Vicenza ed estendendosi con altre succursali anche all'Estero.
Entrando nel mercato finanziario, la Società venne quotata in Borsa.
Nel 1998, dopo una ristrutturazione, a opera dell’architetto M. Zanuso l’edificio dove aveva la sede la società, oggi è la sede della Casa di Moda di Gianfranco Ferrè.
Una stranezza se si può definire così, da quando ha iniziato la sua attività, La Società dei Fratelli Gondrand, ha contribuito, anche nel settore della Filatelia, lasciando ai collezionisti, una traccia ben visibile del suo cammino, dall'inizio fino ai nostri giorni: sono i francobolli perforati, conosciuti come Perfin, che la Società Gondrand, ha emesso in tutto questo tempo con la sua sigla di riconoscimento.
A proposito della Rivarossi mi sono fatto un sunto della sua produzione in merito alle "4 ruote", io la pubblico ... sperando di non scrivere ....
Se così fosse chi leggerà dovrebbe farmi la cortesia di farmelo notare.
Sì, lo so che esiste Rivarossi Memory che è anche ben fatto ma questo è un mio collage che non dirà nulla di nuovo ma mi è servito per farmi un'idea ... e visto che c'ero ...
Le auto Rivarossi, Pocher e Pocher -Rivarossi
Nel 1955 in occasione della presentazione al "Salone dell'auto di Torino", la Fiat propose alla Rivarossi, che a quei tempi era la più grande e famosa ditta italiana di modellismo, di realizzare il modello della nuova rivoluzionaria utilitaria italiana; l'automobile che sarà il simbolo del compianto boom economico, che scoppiò tra la fine degli anni 50 e la metà degli anni sessanta. La vettura in questione era la Fiat 600 (1955-1969) che motorizzò all’inizio la classe medio borghese italiana e poi negli anni successivi tutti gli italiani che avevano qualche soldino da spendere magari rateizzando, il prezzo nel 1955 era di 590.000 lire ….. ora sembra pochino 304,71 euro ma allora era una botta per i non miliardari.
Apro una delle mie solite parentesi, tanto per capirci. A fine anni 50 un impiegato percepiva circa 60.000 lire di stipendio mensili, un operaio 47.000, un contadino 20.000. Il giornale costava 30 lire, ma se lo leggevi sorseggiando un caffè , dovevi aggiungerci altre 50 lire. Un biglietto del servizio pubblico costava 35 lire, il pane era a 140 lire al chilo, il latte a 90 lire al litro, mentre il vino in media ne costava 130; la pasta 200 al kg, il riso 175, lo zucchero 245, la carne di manzo era a 1.400 lire al kg. Un grammo d’oro veniva valutato 835 lire. Per una visita medica a domicilio di un pediatra di grido (che girava in Aurelia B20, grigia e bellissima) …. mio padre, nel 1956, scuciva 10.000 lire.
E udite udite .. ma udite bene eh? La benzina costava 120 lire al litro accise e ruberie varie comprese.
Qui siano a fine anni 50
Bei tempi eh?
Con l'arrivo della nuova piccola Fiat, il parco circolante dello stivalone quasi triplica in soli cinque anni, passando dalle 800.000 unità del 1955 a due milioni nel 1960. La Fiat 600 non e' solamente l'utilitaria che inizia a motorizzare le masse, e' qualcosa di molto più importante, assieme alla televisione e al frigorifero, concretizza nella testolina di milioni di italiani, il miraggio tanto agognato, dopo i casini della seconda guerra, del benessere. Che in effetti ci fu.
Chiusa parentesi, tornando alla Rivarossi, inizialmente la 600 doveva essere solo ed esclusivamente un modello promozionale per i concessionari (10.000 pezzi), (quella che avevo io veniva dalla concessionaria "Fiat Grandi", situata in campo Marzio, dopo l’acquisto di una 600 verde scuro prima serie da parte di mio padre, cambiata quasi subito all’arrivo della seconda serie, per problemi di raffreddamento) ma dall'anno successivo la ditta comasca poté vendere direttamente il modello. Era proposta anche in scatola di montaggio.
Nel 1957 la Fiat chiese a Rivarossi di realizzare il modello per la presentazione ufficiale al Salone di Torino della "Nuova 500".
Così le auto in scala 1:13 diventarono due; erano dotate di motorino elettrico e potevano essere fornite del dispositivo a filoguida, abbastanza diffuso all'epoca.
La 600 aveva il cofano asportabile con la riproduzione della ruota di scorta e del serbatoio, ambedue i modelli erano muniti di ruote sterzanti e del già citato motorino elettrico. Il livello di riproduzione era molto buono e particolare curioso, non più in scatola di montaggio, ma smontabili! Infatti erano vendute in confezione con la dicitura « Fiat 600 e 500 smontabili », esattamente il contrario degli odierni kit, all’interno della confezione vi erano le istruzioni per lo smontaggio del modello. Ma la 500 sarà l'ultimo modello realizzato per la Fiat che da allora si rivolgerà alla Pocher di Torino, di cui Rivarossi diverrà socia solo nel 1963. Le due automobili resteranno in catalogo fino al 1963/64
Dunque, nel 1961 la Fiat commissionò alla Pocher, la produzione della Fiat 1300/1500 che sarebbe stata presentata in aprile dal Salone dell’Automobile di Torino. La Pocher ebbe dalla casa del Lingotto, in via riservatissima, i piani costruttivi della vettura alcuni mesi prima del lancio, l’accordo venne perciò stipulato in gran segreto e formalizzato con un atto notarile.
Puntualmente, in aprile, il modello era pronto e destò scalpore. Realizzato in scala 1:13, come le Rivarossi, fu presentato in un’elegante confezione, aveva sterzo funzionante, il cofano apribile con la riproduzione del motore, il motorino elettrico e i pneumatici scolpiti, un’ottima riproduzione della fanaleria anteriore e posteriore completava il tutto.
Nel 1963, la Pocher, trasformandosi in una S.p.A. vide l’ingresso della Rivarossi, di Alessandro Rossi, nel suo capitale sociale, la qual cosa fornirà le risorse necessarie per affiancare alla consolidata produzione ferromodellistica, una nuova produzione automobilistica che potesse strabiliare gli appassionati con una qualità mai vista fino a quel momento.
Nel 1964 in occasione del lancio della Fiat 850, ancora una volta, alla Pocher si lavorò in gran segreto e il modello uscì contemporaneamente alla vettura vera, il 5 di maggio.
Questi due modelli furono i primi di una lunga serie durata quasi 15 anni durante i quali ad ogni nuova vettura presentata dalla Casa torinese faceva seguito il suo modello in scala 1:13. Erano sempre modelli eccellenti e fedeli alla realtà, anche se pian piano la qualità, negli ultimi anni, cominciò a scemare, almeno a mio avviso.
Intanto la fabbrica, si trasferì in via Ambrosini 8, dove poté disporre di locali molto più spaziosi con nuove attrezzature e un maggior numero di maestranze.
Nel 1966 assistiamo ad salto di qualità, a gennaio, al Salone del Giocattolo di Milano, nello stand Pocher apparve il prototipo di un maxi modello che lasciò tutti piuttosto meravigliati.
Si trattava di una vettura sportiva e storica: la famosa Fiat 130 HP “F2” con la quale il mitico Felice Nazzaro vinse il Grand Prix di Francia del 1907, riscattando la figura poco edificante della Fiat, fatta l’anno precedente a Le Mans, per merito del pilota ungherese Ferenc Szisz su Renault 3B 90 cv.
Muratore e Pocher l’avevano adocchiata al Museo dell'Automobile Biscaretti di Torino e avevano deciso di farne un modello senza precedenti, destinato a spopolare anche sui mercati internazionali.
La scala era in 1/8, con circa 50 centimetri di lunghezza ma quello che caratterizzava il modellone non era la sua imponenza ma l’incredibile quantità di particolari dovuti agli 823 pezzi che la componevano.
144 erano in plastica ad alta resistenza, 173 in ottone, 506 in materiali quali acciaio, ferro, rame, cuoio, gomma e alluminio. Il modello venne messo in vendita in scatola di montaggio e anche montato, nel 1967, con tanto di vetrinetta. La Pocher offriva agli appassionati una riproduzione che, per qualità, precisione e completezza, poteva stare all’altezza dei capolavori dei più noti modellisti italiani e non. Il successo fu evidentemente buono, tanto che si pensò a mettere in cantiere un secondo “modellone”.
Va detto che assieme alle vetture in scala 1/8 la produzione dei modelli per la Fiat in scala 1/13 continuò.
Anche questa volta la scelta cadde su una vettura sportiva dal passato decisamente glorioso, pilotata da grandi assi quali il conte Carlo Felice Trossi, Tazio Nuvolari e Giuseppe Campari, Achille Varzi, e da Rudolf Caracciòla tra il 1931 e 1932.
Di che vettura si trattava? Ma dell’Alfa Romeo 2300 8c Monza del 1931.
Per questo nuovo maxi modello la casa di Arese mise a disposizione i disegni originali e la relativa documentazione.
Il risultato fu un modello ancora più complesso e fedele alla realtà. Per avere un’idea basti pensare che era composto da ben 1452 pezzi, con la riproduzione integrale del motore, del telaio e dei vari organi meccanici, con sterzo e impianto freni funzionante e le ruote a raggi ottenuti con filo d'acciaio.
Costava agli inizi 72.000 lire montato e 28.000 in scatola di montaggio, decisamente non poco, correva l’anno 1968 ed un impiegato si beccava un centinaio di mila lire al mese … più o meno.
Nello stesso anno lascia l’azienda Arnaldo Pocher e gli subentra come direttore tecnico Gian Paolo Altini, nell’azienda dal 1960, altro abile modellista, esperto di auto e di treni. Tempo due anni e nel 1970 ecco arrivare la terza novità, una Rolls Royce.
La scelta cade sulla Rolls Royce Phantom II Drop Head Sedanca Coupe del 1932, che viene realizzata basandosi sui disegni originali messi a disposizione dalla maison inglese e anche grazie anche alla collaborazione del proprietario della vettura vera. Questo nuovo modello si compone di 2199 parti, di cui 454 in plastica ad alta resistenza, 1059 in ottone, 430 in acciaio inossidabile, 256 in materiali diversi. Impressionante il corredo di particolari e delle parti meccaniche. Tutta la vettura venne riprodotta nei minimi dettagli: sterzo e sospensioni perfettamente funzionanti, freno a pedale operante sulle quattro ruote e freno a mano su quelle posteriori, fanali elettrici che si accendevano dal cruscotto, l’albero motore, completo di bielle, pistoni e perni, ripeteva tutti i movimenti dal vero azionando una manovella di avviamento a mano e poi a mezzo cinghie ed ingranaggi venivano messi in moto ventola di raffreddamento, dinamo e magnete. Un vero gioiello.
Il 1° di luglio del 1972, mentre era quasi pronto il quarto modello, ossia l’Alfa Romeo 8C 2300 Spider Touring (1932), che si basava sulla precedente Alfa Romeo 8C, un furioso incendio devastò lo stabilimento della Pocher e impose una battuta d’arresto nell’attività produttiva.
Dopo qualche mese la fabbrica riaprì a Collegno in via Adamello 12 e qui venne messo in cantiere il quinto modello che apparirà nel 1975, la Mercedes-Benz 500 K/AK cabriolet del 1935. La vettura vera, esemplare unico di proprietà di un collezionista torinese, venne addirittura portata nello stabilimento dove i tecnici per quasi due anni rilevarono tutti i particolari necessari per la creazione del modello che ne uscirà composto da 2378 pezzi, con una lunghezza di 66 centimetri. Questa Mercedes è l’ultima realizzazione di Gian Paolo Altini che morì prima dell’uscita del suo lavoro.
Altro colpo per l’azienda che però riuscì ancora una volta a risollevarsi grazie alla tenacia di Corrado Muratore e anche all’apporto di un altro modellista, Franco Fabris, che raccolse il testimone e contribuì a portare avanti l’attività. Le ultime Pocher 1/8 "Classic", Bugatti T 50 compresa in avanti, sono sue (escluse le Ferrari e la Porsche "serie Prestige" che erano farina Rivarossi).
Utilizzando in parte la meccanica della Rolls, la Pocher, nel 1977 lancia il suo sesto modello, ossia la riproduzione della Star of India, la Royce Phantom II 40/50 HP Continental 1934, vettura costruita in esemplare unico dai Carrozzieri Thrupp e Maberley per Dharmendrasinhji, l'allora Maharaja di Rajkot. Auto da sogno alla quale la Pocher dedicò tutto il proprio impegno, i pezzi che la compongono sono 2905 per una lunghezza 72 centimetri.
Particolarmente curato fu l’arredamento interno e le tappezzerie con sedili imbottiti e foderati in vera pelle. Caratteristico il color zafferano che si dice in India abbia un significato religioso.
Tre anni dopo la Pocher, che nel frattempo si era trasferita a Brandizzo, mise sul mercato il suo settimo modello, la Bugatti Type 50 del 1933 che non ha bisogno di presentazioni, un vero purosangue di Molsheim, alimentato da un motore 8 cilindri da 5 litri sovralimentato per produrre 250 cv.
Le caratteristiche della nuova nata non tradirono le qualità dei modelli precedenti, restando in linea con la tradizione che ormai contraddistingueva la casa piemontese.
Con questa vettura si conclude la storia torinese della Pocher che, ormai essendo divenuta proprietà della Rivarossi, nel 1981 viene trasferita a Como.
Qui vengono sfornati altri modelli di auto contemporanee, purtroppo meno spettacolari delle precedenti creazioni, fra cui le Ferrari “Testarossa” e “F40” e, per ultima, la Porsche 911. Una particolarità è la comparsa sul catalogo del 1995, nella pagina centrale, della Ferrari F50 con la referenza K62, questo modello non entrò mai in produzione perché, il prototipo, in esemplare unico, fu rubato insieme all’auto che lo conteneva e si disse che la Rivarossi non avesse avuto a disposizione sufficienti fondi finanziari per ripetere l’operazione.
Il catalogo del 1995 fu prontamente ristampato e, nella pagina centrale, comparve solo la Mercedes con la referenza K91 e della F50 non se ne seppe più nulla. Il fallimento della Rivarossi e la sua vendita in blocco all’inglese Hornby ha concluso, ad oggi, la storia e la produzione della Pocher.
Produzione Rivarossi 1/13
FIAT 600 BERLINA 1955-1960 RIVAROSSI art.6001 (1955)
FIAT 500 NUOVA 1957-1960 RIVAROSSI art.6002 (1957)
produzione Pocher 1/13
FIAT 1500 C BERLINA 1964-1967 art.25 (1965)
produzione Pocher- Rivarossi 1/13
FIAT 850 BERLINA 1964-1968 art.23 (1964)
FIAT 124 BERLINA 1966-1970 art.26 (1966)
FIAT 124 BERLINA 1966-1970 POLIZIA art.41 (1968)
FIAT 124 BERLINA 1966-1970 RALLY MONTECARLO art.44 (1968)
FIAT 125 BERLINA 1967-1968 art.27 (1967)
FIAT 125 BERLINA 1967-1968 RAID ALGERI-CAPETOWN art.43 (1968)
FIAT 125 BERLINA 1967-1968 RALLY MONTECARLO art.44 (1968)
FIAT 125 BERLINA 1967-1968 CARABINIERI art.45 (1968)
FIAT 125 BERLINA 1967-1968 RADIO TAXI art.46 (1968)
FIAT 500 L 1968-1972 art.55 (1970 ca.)
FIAT 500 L 1968-1972 rally POCHER art 155 (1970 ca.)
FIAT 130 BERLINA 1969-1971 art.29 (1969)
FIAT 128 BERLINA 4 PORTE 1969-1972 art.28 (1969)
FIAT 127 BERLINA 2 PORTE 1971-1977 art.30 (1971)
FIAT 127 BERLINA 2 PORTE 1971-1977 rally art.164 (1972)
FIAT 132 BERLINA 1972-1974 POCHER art.31 (1972)
FIAT 124 BERLINA 1972-1974 POCHER art.26 (1972)
FIAT 126 1972 POCHER art.32 (1972 ca.)
FIAT 128 BERLINA 1972-1974 art.28 (1972)
FIAT 132 GLS BERLINA 1974-1977 art.31 (bis) (1972)
FIAT 131 MIRAFIORI BERLINA 1974-1978 art.33 (1974)
FIAT 131 MIRAFIORI BERLINA 1974-1978 U.S.A. art.33 (1976)
FIAT 131 MIRAFIORI BERLINA 1974-1978 Radio Taxi art.131 (1975)
FIAT 131 MIRAFIORI BERLINA 1974-1978 Carabinieri art.132 (1975)
FIAT 131 ABARTH 1976-1978 art.134 (1978)
Tutte le versioni, meno la 131 Abarth, uscirono anche come promozionali Fiat.
Le versioni successive di un modello già uscito, come ad esempio la 132 GLS, portarono lo stesso numero di catalogo.
La Pocher realizzò anche modelli in scala 1/80, per uniformità col materiale rotabile Pocher-Rivarossi dell'epoca.
FIAT 600 BERLINA (1958)
FIAT 500 NUOVA (1960)
FIAT 1800 BERLINA (1960)
FIAT 1800 FAMILIARE (1960)
FIAT 1500 CABRIOLET (1961)
FIAT 1500 LUNGA BERLINA (1962)
Sui carri porta auto della serie Pay c’erano: Fiat 124 berlina, Alfa GT Junior e Fiat 850 berlina, di che marca lo ignoro.
Produzione Pocher-Rivarossi 1/8
K70 Fiat 130 HP Grand prix de France 1967
K71 Alfa Romeo 8c 2300 Monza
K72 Rolls-Royce Sedanca Coupé Phantom II
K73 Alfa Romeo Spider Touring Gran Sport
K74 Mercedes Benz500K/AK Cabriolet
K75 ROLLS-ROYCE Torpedo Phantom II Convertible
K76 Bugatti 50T
K77 Fiat F-2 Racer
K78 Alfa Romeo 8c 2300 Monza "Muletto"
K80 Mercedes Benz500K "Sport Roadster"
K81 Alfa Romeo 8C 2600 "Mille Miglia-Scuderia Ferrari"
K82 Mercedes Benz540K "Cabrio Special"
K83 Rolls-Royce Phantom II Ambassador
K84 Bugatti 50 T Coupe de ville
K85 Mercedes Benz540K "Classic Roadster"
K86 Bugatti 50T Surprofilé
K88 Fiat F-2 Racer
K89 Alfa Romeo 8c 2300 Coupé Elegant
K90 Mercedes Benz540K "Rumble Seat"
K91 Mercedes Benz540K "True Roadster"
K92 Alfa Romeo "Dinner Jacket"
K93 Mercedes Benz500K/AK Cabriolet
K94 Mercedes Benz540K Cabriolet Special
K95 Mercedes Benz540K "Rumble Seat"
Commeriali
K79 Volvo F-12 Turbo Truck
K87 Volvo F-16 Globetrotter
Per completezza,va fatto rilevare che la produzione di auto Pocher in scala 1:8, realizzata a partire dal 1988 e definita serie "Prestige" (con i modelli Ferrari Testarossa, Ferrari F-40 e Porsche 911), per quanto marcata Pocher era progettata e gestita dalla Rivarossi stessa, mentre fino ad allora la progettazione e produzione di autovetture storiche ("Serie Classic") era sempre stata gestita autonomamente dalla Pocher.
K30 Porsche 911
K31 Porsche 911
K31 Porsche 911 "Silver Plated" Exclusive Limited Edition
K31 Porsche 911 Cabrio" Limited Edition
K32 Porsche 911 "Yellow" Limited Edition
K33 Porsche 911 "Blue" Limited Edition
K34 Porsche 911 "Red" Limited Edition
K35 Porsche 911 "Racing" Limited Edition
K51 Ferrari Testarossa Coupé
K52 Ferrari Testarossa Spider
K53 Ferrari Testarossa Coupé "Black Star"
K54 Ferrari Testarossa Spider "Sportster"
K55 Ferrari F40
K56 Ferrari F40 "Yellow"
K57 Ferrari F40 G.T
K58 Ferrari F40 G.T
K62 Ferrari F50 (mai entrata in produzione)
K82 Willys Jeep (mai entrata in produzione)
La Rivarossi fu fondata nel 1945 come S.a.s. (società in accomandita semplice) dall'ingegner Alessandro Rossi (Schio, 1921 - Cortina d'Ampezzo, 2010), discendente dell'imprenditore ottocentesco Alessandro Rossi, che rilevò una fabbrica di commutatori elettrici (ASA s.n.c) di cui era già comproprietario il ragionier Antonio Riva (uscito dalla società nel 1946). Gli inizi furono in un'officina di pochi locali ad Albese (Como) ma già nel 1947 venne inaugurato lo stabilimento di Sagnino, frazione di Como, che sarà la sede definitiva fino al 2000, anno d'acquisto della società da parte della Lima S.p.A.
All'inizio volle caratterizzarsi come produttrice di "giocattoli scientifici" oltre che di modelli ferroviari e nei primi anni produsse anche scatole di costruzioni metalliche ispirate al famoso Mechanics Made Easy nato nel 1901 per merito di Frank Hornby.
E’ da dire che la casa comasca , in Europa contribuì decisamente al passaggio dal treno giocattolo al "modello", con maggiore attenzione alla riproduzione fedele e in scala dei treni. Infatti fino ad allora le maggiori marche europee Märklin, Trix e Hornby (che produceva anche il Meccano) producevano principalmente treni giocattolo, in latta o fusione di metallo. La scala faceva approssimativamente riferimento alla 00 inglese (1:76) ma fondamentalmente mancava, da parte di tutti i costruttori, la ricerca della scala che tenesse presente le debite proporzioni.
Quando Alessandro Rossi, diventò consulente tecnico del MOROP la federazione europea dei modellisti ferroviari e degli amici delle ferrovie, (il cui nome deriva dalla contrazione delle parole tedesca 'MOdellbahn' modellismo ferroviario e francese 'EuROPe'), promosse la redazione delle norme tecniche unificatrici europee NEM, ispirandosi a quelle statunitensi emanate dalla NMRA che già erano seguite per la produzione della sua ditta destinata a quel mercato.
Nel 1946 venne presentato il primo modello, quello dell'automotrice elettrica E2002 delle Ferrovie Nord Milano, insieme a un primo complesso di binari e componentistica di comando. Nello stesso anno la ditta espose alla Fiera Campionaria di Milano il suo primo assortimento con un plastico ferroviario. Un anno dopo il modello di un'automotrice Diesel delle FS segnò l'inizio della transizione dal giocattolo di lusso al modello.
Fin dal 1947 internazionalizzò la produzione affiancando all'assortimento per il mercato italiano quello per il mercato statunitense.
Dai primi anni cinquanta acquisì la rappresentanza esclusiva per l'Italia di alcune delle più importanti ditte straniere produttrici di materiali accessori per il modellismo ferroviario.
Nel 1955 e nel 1957 in occasione della presentazione al Salone dell'auto di Torino, la Fiat propose alla Rivarossi, di realizzare il modello prima della 600 e poi due anni dopo quello della"Nuova 500" che sarà l'ultimo modello realizzato per la Fiat che da allora si rivolgerà alla Pocher di Torino, di cui Rivarossi diverrà socia solo nel 1963. Le due automobili resteranno in catalogo fino al 1963/64
Nel 1957 Rivarossi realizzò un'importante fornitura di materiale rotabile in scala H0 per l'americana Lionel, una delle prime e più importanti ditte del settore e allora la più grande industria di giocattoli al mondo. Lionel produceva solo in scala 0 e per entrare rapidamente nel mercato dell'H0 si affidò alla produzione Rivarossi.
Rivarossi diventò socia di minoranza nel 1963 e proprietaria nel 1974 della Pocher, altra importante ditta italiana del settore, nel 1963 acquisì la quota di Corrado Muratore, uno dei fondatori della Pocher, che aveva sviluppate proprie linee produttive nella sua sede di Torino.
A questo punto lasciamo la Rivarossi per vedere un po’ la storia della Pocher.
Nel 1952 a Torino Arnaldo Pocher e Corrado Muratore fondarono la Pocher Micromeccanica snc.
Arnaldo Pocher nasce a Trento il 22 Settembre 1911, qui passa l’infanzia e la prima giovinezza, conclude la sua carriera scolastica frequentando l’istituto tecnico per orafi incisori ed inizia l’attività lavorativa presso alcuni laboratori di oreficeria. Nel 1932 si trasferisce a Torino dove fa l’incisore.
Nei primi anni del dopoguerra si avvicina al modellismo ferroviario e nel 1948/49 inizia la sua produzione realizzando alcuni accessori per un negozio torinese, cui seguono, nel 1950/51, segnali e binari.
Nel 1951 come detto inizialmente, fonda la «Pocher Micromeccanica S.n.c.» in società con Corrado Muratore (che si occuperà della parte amministrativa e commerciale) per realizzare, dal 1952, binari, scambi e segnali, prodotti secondo tecniche innovative che costituiranno le prime significative produzioni.
La sede della ditta si trovava in una piccola villetta di periferia con annessa officina, esattamente in via Foglizzo al numero civico 2, il personale agli inizi si contava sulle dita di una mano. Oriundo veneto, Arnaldo Pocher era un abile incisore, aveva una pazienza da certosino e il fuoco della passione addosso. Qualità ideali per il lavoro che stava per intraprendere. Muratore, uomo pieno di iniziativa, aveva tutte le carte in regola per creare dal nulla un’azienda e condurla verso ambiziosi traguardi.
Nel dopoguerra “i trenini” erano il giocattolo alla moda e se ne producevano molti in Italia e all’estero, è sufficiente citare la marca italiana Rivarossi e la tedesca Marklin per evocare un passato glorioso così caro agli amanti del ferromodellismo. Erano prodotti industriali di tutto rispetto, belli e tecnicamente all’avanguardia, ma la Pocher partì con l’idea di fare qualcosa di più offrendo delle creazioni semiartigianali particolarmente raffinate, destinate non solo al mercato interno, ma soprattutto all’estero.
I primi cataloghi presentavano ingegnosi accessori per plastici ferroviari, vagoni merci e passeggeri in metallo pressofuso e poi locomotive e locomotori. Uscirono degli autentici capolavori che fecero impazzire gli appassionati di vero modellismo e diedero subito del filo da torcere alle grandi aziende.
I vagoni della Pocher, impreziositi delle raffinate incisioni del loro creatore, erano un “mito” per chi, ragazzo o adulto, amava giocare ai trenini elettrici e lo sono ancora per i collezionisti d’oggi. Costavano un po’ cari, ma erano ben fatti e in serie limitata, perciò più ricercati.
Negli Stati Uniti andarono a ruba tanto è vero che il disgraziato 26 luglio del 1956, quando nell’Atlantico colò a picco l’Andrea Doria speronata dal Rompighiaccio MN Stockholm, finirono in fondo al mare anche migliaia di vagoncini e altro materiale della Pocher che si trovava nelle stive in compagnia della Chrysler Norseman, un prototipo avanzato di auto costruita in Italia per conto della Chrysler dalla Ghia mai stata mostrata al pubblico prima del disastro. Nella stiva c’era pure una Lambretta 175 TV placcata in oro e destinata all'attrice americana Jayne Mansfield, all'epoca testimonial dello scooter italiano.
La svolta automobilistica avvenne nel 1961 quando la Fiat commissionò alla Pocher, la produzione di una serie di modelli della “1300” che sarebbe stata presentata in aprile dal Salone dell’Automobile di Torino: la Pocher ebbe in via riservatissima i 3 piani costruttivi della vettura alcuni mesi prima del lancio, l’accordo venne perciò stipulato in gran segreto e formalizzato con tanto di atto notarile.
La ditta fin dai primi anni aveva cercato di diversificare la produzione, sia per ampliare il mercato che per assecondare l’incontenibile estro creativo di Arnaldo Pocher. Fino alla metà degli anni ’60 la produzione era incentrata sui treni in miniatura e i modelli ufficiali per la Fiat, ma come si è visto conviveva con le automobili giocattolo, anche filoguidate, cannoni d’epoca, posacenere, portamatite e oggettistica varia, anche con maschere di carnevale coi personaggi Disney. Nel catalogo 1962/63 compaiono una serie di cannoni storici in legno e metallo in scala 1/20. Sono oggetti d’arte più che modelli e nascono dalla creatività del Maestro Arnaldo Pocher, ma anche dalla necessità di proporre nuovi articoli e ricercare nuovi segmenti di mercato. Dopo l’incendio del 1972 vennero definitivamente abbandonate le produzioni che non fossero automobili in scala 1/8.
E qui riuniamole due storie.
Le scelte aziendali della Pocher, caratterizzate dapprima come tipiche dell'alto artigianato, solo dal 1963 circa, dopo l'ingresso nella proprietà della Rivarossi, cominciarono a orientarsi verso la produzione di massa.
La ditta inizialmente mantenne una propria autonomia produttiva e gestionale. Nel 1964 venne realizzato il modello 4-4-0 Genoa, locomotiva dell'epoca del Far West, che probabilmente fu il modello di maggior successo della casa torinese. Nel 1967 uscì l'ultimo modello progettato effettivamente a Torino, la riproduzione dell'elettromotrice italiana Ale803.
La produzione di modelli ferroviari già Pocher venne trasferita da Torino a Como nel 1965-1966 e fu inserita nel catalogo Rivarossi, che commercializzò pure la sua prestigiosa produzione di autovetture in scala 1:8.
Per completezza va fatto rilevare che la produzione di auto Pocher in scala 1:8 realizzata a partire dal 1988 e definita serie "Prestige" con i modelli Ferrari Testarossa, Ferrari F-40 e Porsche 911, per quanto marcata Pocher era progettata e gestita dalla Rivarossi stessa, mentre fino ad allora la progettazione e produzione di autovetture storiche ("Serie Classic") era sempre stata gestita autonomamente dalla Pocher.
L'uscita di Arnaldo Pocher dalla ditta da lui fondata (1968) e l'incendio dello stabilimento torinese (1972), con altri eventi, condussero l'ormai Divisione Pocher all'abbandono della produzione di modelli ferroviari. Tornando al ferromodellismo, tra i modelli realizzati dalla Pocher a Torino nel 1963 su richiesta della Rivarossi (nella persona dell'ingegner Brunner) si cita quello della locomotiva Bayard, eseguito in 875 pezzi e probabilmente "il primo modello di serie in Europa costruito in tutto ottone".
Nel 1968 la Rivarossi iniziò la produzione dei modelli in scala N (1:160), dapprima in collaborazione con l’americana ATLAS, poi autonomamente fino al 1993, quindi insieme alla Lima e dal 1996 con anche l'Arnold Rapido.
Dopo avere ricevuto per tre volte il premio Pinocchio d'oro, nel 1962 per la serie di modelli in scatola di montaggio TrenHObby, nel 1963 per il Sistema Tramway e nel 1964 per la serie di modelli verniciati a imitazione dell'ottone Modello HO Oro, all'inizio degli anni settanta, la sua produzione aveva ormai una forte e radicata presenza nei principali mercati mondiali, in quanto giudicata favorevolmente e premiata dalla stampa tecnica e dalle associazioni di appassionati straniere.
Verso il 1970 aveva circa 300 dipendenti oltre a circa 600 collaboratori esterni, tra cui gli stampisti. In quegli anni la dirigenza considerò la possibilità di delocalizzare la produzione a Hong Kong, ma l'esito dei controlli di qualità eseguiti su alcuni lotti di provini e considerazioni di opportunità nel rapporto coi dipendenti anche dell'indotto indussero a mantenere la produzione in Italia.
Dopo avere superato con successo alcune crisi industriali, specialmente nel 1974 e nel 1981, quest'ultima causata dal fallimento dell'americana AHM che assorbiva gli otto decimi della produzione, Alessandro Rossi nel 1984 lasciò le cariche sociali.
Subentrò una nuova proprietà, “Rivarossi Nuova Gestione”, presieduta da Giorgio Dalla Costa, industriale proveniente dal settore farmaceutico, coll'ingegner Alessandro Rossi junior, cugino del fondatore quale amministratore delegato e direttore tecnico (dal 1984 al 1990), e poi vicepresidente (dal 1991 al 2000).
Mentre i mutati gusti dei consumatori più giovani e l'evoluzione del ferromodellismo, inducevano la dirigenza aziendale ad abbandonare le linee produttive destinate ai principianti (come le confezioni d'avvio) e al ferromodellista costruttore di modelli e di plastici, per indirizzarsi ai collezionisti, nel 1990 cambiò nuovamente l'assetto societario ed iniziò una fase di acquisizioni di ditte concorrenti: nel 1991 viene acquisita la Lima, a cui seguirono la tedesca Arnold Rapido e la francese Jouef.
Ritiratisi Dalla Costa e gli altri dirigenti del primo periodo "post-Rossi", nel 2000 si ebbe un nuovo assetto societario e con una curiosa alchimia finanziaria venne costituita la Lima SpA con sede a Brescia, e la Rivarossi divenne ora una divisione della ditta che otto anni prima aveva acquisito. Furono chiusi lo storico stabilimento di Como in località Sagnino e quelli di Champagnole (Jouef) e Muhlhausen (Arnold), e la produzione venne concentrata nello stabilimento Lima a Isola Vicentina.
Dopo alcuni anni di convulse vicissitudini gestionali e finanziarie e nonostante un tentativo di salvataggio in extremis da parte di una cordata d'imprenditori vicentini, sostenuta anche da ex dirigenti e dipendenti della Lima e della Rivarossi, nel settembre 2004 il gruppo cessò le attività e venne successivamente acquisito per 8.000.000 di euro dall’inglese Hornby (altra storica marca del settore), che da allora continua a produrre col marchio Rivarossi ma in Cina.
Il comunicato di Hornby relativo all'acquisizione del Gruppo Lima comprendente i marchi Rivarossi, Lima, Jouef, Arnold, Pocher è del 16 dicembre 2004.
Nei mesi di aprile e maggio 2008, in disuso dall'anno 2000, lo storico stabilimento di Sagnino, in via Pio XI, già via della Conciliazione, fu demolito per fare spazio a nuovi edifici di abitazioni e locali commerciali. Era stato costruito nel 1947 dall'Impresa Mario Faverio di Como con carpenteria metallica realizzata dall'Antonio Badoni di Lecco, una tra le principali società italiane di costruzioni di locomotive da manovra, di carpenterie metalliche e veicoli speciali per il trasporto.
Nel 2012 è stata diffusa la proposta di costituire, a Como o nella sua area territoriale, un museo-centro di documentazione dell'attività e della produzione della Rivarossi
La Rivarossi Spa è stata la prima e per molti anni, la più famosa ditta costruttrice di modelli ferroviari in Italia.
Sebbene in Europa e negli Stati Uniti d'America esistessero già da molti anni ditte specializzate nello stesso settore, la Rivarossi contribuì decisamente alla separazione definitiva del treno giocattolo dal "modello". Quest'ultimo era ed è caratterizzato da una maggiore attenzione alla riproduzione fedele e in scala dei suoi prototipi. Si distinse, inoltre, per originali innovazioni tecnologiche che le permisero, insieme a un'attenzione alla clientela inconsueta nel mondo della produzione di massa, di far nascere un mercato interno per i suoi prodotti e d'inserirsi rapidamente e stabilmente nei più importanti mercati mondiali.
Nel frattempo ............
Arnaldo Pocher, nel 1972, fondò il marchio ARPO (ARnaldo POcher) e rimase in piena attività fino alla sua morte a causa di un tragico incidente nel 1989.
Produsse accessori ferromodellistici in fusione di peltro, tra le varie collaborazioni importanti furono quelle con Metropolitan e MCA di Lugano, dal 1975 al 1989.
Oltre alle innumerevoli realizzazioni ferromodellistiche tornò ad un vecchio amore, le auto in scala 1/8, infatti presentò nel maggio del 1981 la famosissima Itala Gran Prix del Raid Pechino-Parigi del 1907, realizzata con l’aiuto del genero Adelmo Canali, noto modellista torinese. Entrò in produzione nel 1983, sia in scatola di montaggio che montata con il marchio Metrop–ArPo (Metropolitan – Arnaldo Pocher). Era uno spettacolare modello lungo 57 centimetri, composto da circa 600 particolari tra metallo pressofuso (peltro), ottone, rame, plastiche ad alta resistenza, alluminio e pelle. La tiratura fu limitata a 350 esemplari in tutto.
Alla Fiera del Giocattolo di Norimberga 2013 Pocher ha presentato la Lamborghini Aventador, come nuovo kit in scala 1:8
Lamborghini Aventador LP 700-4. In linea con la tradizione Pocher la carrozzeria del modello, di ben 7 kg, è prodotto in pressofusione di metallo di alta qualità fornito già verniciato. Il kit è facile da costruire e può esser montato sia con la guida a sinistra che a destra. il kit 1:8 è composto da 796 parti in un assortimento di materiali, tra cui metalli, gomma, plastica e tessuti di altisssima qualità. Molte parti sono semplicemente avvitate. Ovviamente sterzo, sospensioni e meccanismo dello spoiler sono funzionanti, porte e sportelli possono essere realmente aperti.
http://robertorlandi.blogspot.it/2014/01/lamborghini-aventador-pocher-18-work-in.html
Nel 1998 la Porsche 911 è stata l'ultima model kit di Pocher. Nel 2004 Pocher fa parte della famiglia Hornby. Il loro primo sforzo è stato la Lamborghini Aventador LP700-4, disponibile in livrea Orange (Arancio Argos) e White (Bianco Isis), è stato annunciacio l'arrivo della Aventador roadster nel 2014.
Il kit è composto da 796 pezzi, con una vasta gamma di materiali come metallo, gomma, tessuti e plastica, tutto di alta qualità. Lo sterzo, sospensioni e il meccanismo dello spoiler sono funzionanti le portiere sono apribili, il kit finito misura 595 x 287 x 144 millimetri.
Ultima modifica di lombricoferoce il 14 Dic 2014 12:40 am, modificato 17 volte in totale
Inviato: 07 Nov 2010 01:39 pm camion vari
Un Dinky Toys Super Toys VGB ref. 948 TRACTOR TRAILER McLean (GMC Diesel Tractor Model DF-862) Con vicino il camion vero. Comprato in Ebay un paio d'anni fa per 80 euro. Mi piace assai ...
FORD H della MATCHBOX KING SIZE ref. K-21-D, ' Transcontinental' CON TELONE VERDE E RIMORCHIO -
Dalla GDR/DDR in plastica,mascherina in latta, movimento a frizione - cm 18 in scala 1/36 circa ecco un BARKAS B 1000 cassonato, della PIKO.
GMC 353 PARIGI DAKAR 1981, della SIBUR ref. 4005 (MB) .Non ho trovato traccia di 'sto piffero di camion.
Qualcuno sa qualche cosa che io non so e che vorrei tanto sapere?
Bernard BAILLY / Frédéric CAULET - GMC 353 n°300 - ritirati
Il vero Tatra T 815 6x6 Dakar 1988 equipaggio Kahanek, Měřínský, Hajdušek (n° 615) - ritirato.
ERTL ref. 2625 CHEVROLET coe (coe = cabina avanzata) 1948-53 - (anche questo viene dal negozio Caldara di Bergamo )
MACK della REFLEX ref. 120 “MIKO” scala 1/43 (MB) -
TATRA 815 Dakar della KADEN comprato a Bergamo in città alta una 15na di anni fa (MB) in scala 1/43 e IVECO 90 NP TURBO 4X4 PPTT della OLD CAR.
SAURER S4C della VITESSE ref. 213 “WARTECK BIER” scala 1/50 (MB) comprato ad una borsa a Padova -
CHEVROLET 1 1/2 TON 1930 della ERTL ref. 2305 scala 1/50 (MB) anche questo viene dal negozio Caldara di Bergamo –
IVECO TURBO DAILY cassonato della OLD CAR ref. 05100 (MB) scala 1/43 –
della HARTOY promozionali 1/64 , nell’ ordine da dx: G.M.C T70 1950 rosso e giallo ref. CO4031, FORD F5 1950 giallo ref. CO5081, 2 PETERBILT 260 1939 ref. CO3011 CO3041 -
In scala 1/87:
MAGIRUS-DEUTZ 1954 della BREKINA “Deutschen Bundespost” - MERCEDES BENZ UNIMOG della ROCO - LWK – SKODA della PERMOT (MB) marca della GDR o DDR - STEYR 1490 della KLEINBAHN - DAF 95 della PP MODELS ref. 931 “PROMONTIONAL TOYS CAMION BOUWMAN & BOUWMAN”
Ultima modifica di lombricoferoce il 08 Dic 2014 06:04 pm, modificato 3 volte in totale
Inviato: 07 Nov 2010 02:15 pm camion vari
MERCEDES BENZ UNIMOG 1970 - MATCHBOX Series 1-75	REF. 49B - CELESTE ROSSO	M - 1/68 - 62 MM
il logo del Boehringer Unimog
Le origini del Unimog
(dal tedesco "UNIversal-MOtor-Gerät", cioè "veicolo universale a motore")
Nel 1942 si avviarono primi progetti di un veicolo a trazione integrale a cabina avanzata sono presentati dalla Daimler-Benz AG ovviamente per impiego bellico ma non se ne fece nulla di concreto.
1944 anno dell' Annuncio del Piano Morgenthau in cui si stabiliva che la Germania doveva essere divisa in due stati indipendenti dove i principali centri industriali ed estrattivi crucchi, comprese le zone della Saar, della Ruhr e della Slesia superiore dovevano essere internazionalizzati o annessi dalle nazioni vicine e tutta l'industria pesante doveva essere smantellata oppure distrutta, ma che purtroppo non fu applicato in pieno ... bene in quell'anno l'ingegner Albert Friedrich esegue i primi studi su un veicolo agricolo a cabina avanzata a trazione integrale.
Questi era ex responsabile della progettazione di motori aeronautici dell'allora Daimler-Benz AG, già durante il secondo conflitto mondiale.
Ovviamente rammenterete i Daimler-Benz DB a 12 cilindri a V invertita di 60° della nota serie 600, prodotti su licenza pure in Italia, Svezia e Giappone.... che equipaggiarono Messerschmitt Bf , Messerschmitt Me ... ed altri aerei della Luftwaffe nonché della Regia come Macchi, Fiat, Reggiane, Caproni Vizzola e chi ne ha più ne metta ..... Saab, Kawasaki, Aichi e non dimentichiamoci del pessimo Avia S-199 che montò prima il DB 605 e poi per esaurimento scorte i Junkers Jumo. Questo caccia fu usato sia dall'aviazione ceca e sia come primo caccia in dotazione dall'Heyl Ha'Avir, ... ebrei con un caccia "tedesco" infatti fu realizzato grazie ai progetti ed ai componenti del Messerschmitt Bf 109 serie G. (Poi passarono subito agli Spit)
Dunque .... tornando all'Unimog ... Friedrich, come partner per lo sviluppo del nuovo veicolo, trova il suo ex collega Heinrich Rößler, il quale precedentemente si era già occupato dello sviluppo di vetture e motori per la Daimler-Benz. Il sodalizio funziona, anche perché Rößler dalla fine della guerra ha lavorato come bracciante agricolo e quindi può far confluire le sue esperienze personali nella progettazione.
Originariamente l'Unimog fu concepito solo come macchina da lavoro agricola.
I primi disegni di Friedrich mostrano un "attrezzo universale a motore per uso agricolo"; la definizione Unimog non esiste ancora. La trazione integrale e quattro ruote di uguali dimensioni caratterizzano il semplice veicolo che con i suoi 25 cv è stato concepito come trattore, attrezzo agricolo, gruppo motopropulsore stazionario e furgone per l'economia agraria; nel periodo post-bellico, ancora nessuno pensa alle sue molteplici possibilità di impiego.
Erano previste sei velocità fino a 50 km/h, l'azionamento di attrezzi agricoli sul frontale, un dispositivo di traino posteriore e un vano di carico al centro. Nel complesso si trattava di un concetto di veicolo semplice, ma ciò nonostante insolito ed unico nel suo genere che si differenziava notevolmente dai trattori tradizionali.
Friedrich stabilì alcuni contatti con le forze di occupazione americane, ottenendo un raro "Production Order", ovvero una licenza di produzione. Come partner per lo sviluppo e la produzione del veicolo venne scelta la ditta Erhard & Söhne nella località sveva di Gmünd, una fabbrica di oggetti in oro e argento. Gli ingegneri svilupparono il loro veicolo a rapidi passi.
Ben presto, i disegni mostrarono una struttura diversa, estremamente razionale: elementi in lamiera identici per il corpo dell'asse anteriore e posteriore, riduttori epicicloidali uguali con freni anteriori e posteriori, solo quattro alberi di entrata.
Furono numerose le caratteristiche che resero il nuovo veicolo unico nel suo genere, tra cui spiccavano: velocità relativamente elevata, assali con molle elicoidali e ammortizzati, trazione integrale con bloccaggi dei differenziali anteriori e posteriori, struttura del telaio paragonabile a quella di un autocarro o una vettura, possibilità di montaggio di attrezzi anteriormente, centralmente, lateralmente e posteriormente, nonché azionamento di una presa di forza anteriore, centrale e posteriore.
Tra il 1947 e '48 furono impostati sei prototipi dalla società Boehringer Ehrhard & Sons a Schwäbisch di Gmünd (sì quella Gmünd che diede i natali alle Porsche più o meno nello stesso periodo).
Quindi l'Unimog è nato in Austria.
La produzione in serie iniziò nel 1948 presso l'azienda produttrice di macchinari Gebrüder Boehringer di Göppingen.
Ma dato che per i necessari volumi di produzione occorrevano notevoli investimenti e la Maschinenfabrik Gebrüder Boehringer a Göppingen non poteva soddisfare la forte domanda, nell'autunno del 1950 la Daimler-Benz rilevò il progetto e nella fabbrica di Gaggenau
venne quindi avviata la produzione nel 1951.
A partire dal 1953, l'Unimog porta la stella a tre punte Mercedes (le punte indicano i luoghi dell'attività Mercedes: cielo, mare e terra), e nello stesso anno una cabina chiusa si aggiunge a quella precedentemente adottata con telone di copertura ripiegabile. Tutto il resto ... non mi interessa molto.
Boehringer Unimog Prototipo U 2
Mercedes Benz Unimog Type 411 1959
DINKY TOYS è un FORD D800 con cassone ribaltabile, ref. 438, è in scala 1/40 (MB).
Volkswagen T1 in versione cassonato, della TOMTE LARDAL ref. 1, in vinile made in Norge è in scala 1/43 circa, con vicino 1 Commer “platform lorry” Corgi Toys ref. 454 in scala 1/56 ed 1 KARRIER BANTAM 2 Ton. della MATCHBOX Series 1-75, ref. 37 B scala 1/89 (60 mm trasporto COCA-COLA 2° versione prodotto dal 1960-66).
BERLIET TBO 15 da cava della NOREV degli anni ’60, ref. 113 in scala 1/43 in plastica, ha il musetto un po' tirato in su, l’ho comprato mentre me ne stavo andando da una borsa a Padova per 5 mila delle vecchie lire gli imbecilli che me lo hanno venduto ridacchiavano come se mi avessero tirato un bidone e li ho sentiti dire “finalmente lo abbiamo venduto” , la mamma dei fessi è sempre incinta.
DINKY SUPER TOYS ref. 959, è un Foden in scala 1/50 è molto buono.
2 camion da cava, 1 FAUN della GAMA ref. 927 in scala 1/50, comprato ad una borsa a Padova per 15 di mila lire (MB) con vicino uno SCAMMEL TIPPER TRUCK della MATCHBOX KING SIZE ref. K-19-A (MB) in scala 1/55
Ultima modifica di lombricoferoce il 15 Set 2012 04:45 pm, modificato 5 volte in totale
Inviato: 07 Nov 2010 02:34 pm camion vari
MAGIRUS 168M 16FL 1989 della BRITAINS ref.9583 MB 1/32 comprato a Bergamo in una bancherella per 10 mila lire, sul muso c'è scritto Fiat Iveco sul fondino Magirus, ha le ruote sterzanti, mi piace molto.
FIAT 90 NP 4X4 1975 della OLD CAR (MB) comprato in negozio ai suoi tempi.
KAMAZ 5511 del 1975 dela SARATOV M 1/48
MAZ-503A 1970 verde metalizzato e giallo della NOVOEXPORT (M) 1/43 AUTOCARRO DA CAVA comprato fuori della una borsa a Verona da una coppia dell'est per 10 mila lire.
Crossley 25/30 Tender 'Waring's' 1918 ref. Y-13
Il camion è verde scuro con telaio nero, il tetto può essere o crema o bianco e i sedili di colore rosso scuro. La livrea è quella della ditta Waring e Gillow, le scritte 'Waring' sui lati camion sono in oro, sui lati del telone in marrone cremisi è riportato ‘ 'W & G London Paris Madrid'’ su fondo bianco o crema. I cerchi ruota sono dorati con 12 raggi e con pneumatici neri. La scala è 1/47 (96 mm). Prodotto tra il 1983 e 1984.
Gillow & C. era una società inglese che produceva mobili , fondata a Lancaster circa nel 1727 da Robert Gillow (1704-1772). Il figlio minore anche lui di nome Robert, (1745-1795) diede vita ad una succursale in Oxford Street, a Londra intorno al 1769. Nel 1813 l'azienda fu rilevata da una partnership composta da Redmayne, Whiteside e Ferguson ma continuò ad operare sotto il nome di Gillow.
Nel corso del XIX secolo, Gillow divenne uno dei principali produttori di mobili arredi e decorazioni di classe media e superiore e grazie alla qualità dei materiali utilizzati ed alla produzione artigianale, prosperava . Gillow si era fatta una reputazione per gli allestimenti di yacht e navi di lusso, come lo yacht reale Victoria and Albert, i piroscafi Lusitania, Heliopolis e Cairo, la Queen Mary (1934) e la Queen Elizabeth (1946).
La società alla fine del 19 ° secolo incontrò delle difficoltà finanziarie che comportò dal 1897 ad una libera associazione con Waring di Liverpool. Nel 1903, Waring si associò con Gillows, e così nacque la Waring & Gillow. Che sopravvisse fino al 1962 quando fu rilevata dai Great Universal Stores, nel 1980 si fuse con Maples dando vita alla Waring & Gillow che nel 1990 fu rilevata dal Allied Maples Group.
Crossley 25/30 Tender Löwenbräu 1918 ref. Y-26
Löwenbräu è un birrificio di Monaco di Baviera che produce birra secondo la legge Reinheitsgebot, istituita nel 1516, norma promulgata da Guglielmo IV di Baviera nella città di Ingolstadt, atta a regolamentare la produzione e la vendita della birra in Baviera. Si ritiene che si tratti della più antica regolamentazione nel settore igienico-alimentare ancora in uso. Löwenbräu in italiano significa "birra del leone", la sua storia risale al 1383, quando si trattava la prima birra presso la locanda Zum Löwen ("Al leone"). La birra Löwenbräu è stata servita ad ogni Oktoberfest di Monaco dal 1810 ed è una delle sei industrie della birra autorizzate a servire la birra al festival. l birrificio Löwenbräu è stato bombardato durante un'incursione aerea nel 1945 ma fu in ricostruito. E’ da ricordare anche la birreria Löwenbräu , una delle più famose di Monaco di Baviera. La sua enorme sala, la Festsaal, è in grado di ospitare più di duemila persone.
Il Crossley 25/30 Tender deriva da un’autovettura nata come 20 cv nel 1909, (in seguito chiamata 20/25), presa in considerazione dal “British War Office” che acquistò un lotto di sei 20 cv tourer nel marzo 1913 e le mise in servizio presso la nuova Royal Flying Corps (RFC), nel gennaio 1914 i veicoli Crossley erano già diventati 89, Con lo scoppio delle ostilità la futura R.A.F., suo malgrado dovette ampliarsi di molto, così nel 1918 oltre 6.000 di questi veicoli erano in servizio o come “staff car” o in versione tender (autocarri leggeri) o come ambulanze. Il modello Crossley 25/30, nelle varie versioni, ossia auto e camion leggeri, entrò in produzione a fine 1917 o inizio 1918, credo e rimase in produzione fino al 1925.
FIAT 18 BL 1914 un RIO ref. A3 MB 1/43 CIVILE CASSONATO.- THORNEYCROFT 1929 CORGI TOYS (NEW) marron scuro (MB) 1/43 - RENAULT 1926 della CORGI TOYS (NEW) ref. 1134, marron chiaro (MB) 1/43.
un gruppo di camion in scala 1/166: da sx 3 Henschel, probabilmente un Ford con la cabina rossa, un Mercedes verde e grigio chiaro al centro ed un gruppetto di trattorini Unimog
FORD D della MATCHBOX KING SIZE ref. K-19-B (G) 1/56 1978 MATCHBOX Super KINGS security truck - "save your money with me"
MERCEDES BENZ LP 322 del 1963 della TEKNO ref. 912, (VG) 1/50, N.U. MANCA OMINO CON BIDONE
LMV BALAYEUSE 1960 della DINKY TOYS France ref. 596 (VG) 1/50 camion per pulizia stradale comprato in ebay per 30 € (ne ho due) & DENNIS Tippax Refuse Truck del 1963 della MATCHBOX Series 1-75 ref. 15C (BLU GRIGIO) - (G) scala 1/96 65mm prodotto 1963-68 comprato in ebay per 10 €. -
Una serie in scala 1/55 di camion americani anni '30/40 comprati molto tempo fa in un supermercato. I 3 uguali potrebbero essere dei Ford con un Diamond T
CEMENT TRUCK PETERBILT del 1981 MATCHBOX SUPERFAST ref. 19-H, (VERDE ARANCIO) M 1/80, 78 MM - FODEN Concrete Truck 68/71 MATCHBOX Series 1-75 ref. 21D GIALLO ROSSO M scala 1/89 80 MM
byeperora
Balayeuse- arroseuse de chaussées B 52 de 1956.jpg
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DENNIS Tippax Refuse Truck.pg.jpg
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Ultima modifica di lombricoferoce il 05 Lug 2013 07:29 pm, modificato 11 volte in totale
Inviato: 07 Nov 2010 04:18 pm
Sempre molto belli e spettacolari,con spiegazioni e curiosità......Bravo Franco!!
Molto belli il GMC ed il Tatra DAKAR..... (è una serie che mi piace molto )
Sul GMC purtroppo niente pure io
http://www.youtube.com/watch?v=6Eu5OBI1O-0
Pagina 2 di 38 Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora

References: in fine
 art.6001
 art.6002
 art.25
 art.23
 art.26
 art.41
 art.44
 art.27
 art.43
 art.44
 art.45
 art.46
 art.55
 art.29
 art.28
 art.30
 art.164
 art.31
 art.26
 art.32
 art.28
 art.31
 art.33
 art.33
 art.131
 art.132
 art.134