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Timestamp: 2019-12-12 06:55:42+00:00

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Infortunio al socio lavoratore:
responsabile il datore se manca
In materia di sicurezza sul lavoro, la delega di
funzioni un ausilio organizzativo ancora
scarsamente o malamente utilizzato da molte
realt del mondo cooperativo.
La Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 15717/2013, ha puntualizzato che
qualora il presidente e legale rappresentante
di una cooperativa, pur avendo creato unarticolata e capillare struttura organizzativa
aziendale, non abbia in maniera puntuale e
specifica delegato le proprie funzioni, conserva, pienamente, il ruolo di datore di lavoro
per la sicurezza con inevitabili responsabilit
Corte di Cassazione Penale, sez. IV, sentenza
4 aprile 2013, n. 15717
La Corte di Cassazione penale, con la decisione
del 4 aprile 2013, n. 157171, ha approfondito il
tema delle responsabilit - in caso dinfortunio
sul lavoro di socio - del presidente e legale rappresentante di una societ cooperativa a responsabilit limitata, il quale non abbia validamente delegato ad altri proprie funzioni in materia di sicurezza sul lavoro.
Il caso riguarda un socio-lavoratore che viene
investito, da un muletto, nel magazzino di una
societ cooperativa a responsabilit limitata.
Il presidente e legale rappresentante della societ incriminato per il reato di lesioni personali colpose (art. 590 c.p., comma 2) poich le
lesioni sono derivate anche dallinsufficienza
dellilluminazione della rampa ove avvenuto
linfortunio, al non essere stato inibito il deposito temporaneo di merci, imballaggi, pallets e al
fatto che il muletto che ha investito il dipendente risultato in precarie condizioni di manutenzione e privo di impianto di illuminazione correttamente e completamente funzionante, di avvisatore acustico di manovra e di dispositivi lampeggianti.
E da ricordare che la citata norma punisce le
lesioni personali colpose, considerando la violazione delle norme antinfortunistiche sul lavoro
come unaggravante.
Nel caso specifico, peraltro, lincriminazione
era relativa a fatto avvenuto prima dellentrata
in vigore del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e, pertanto, a norme vigenti nel periodo antecedente
al decreto e da esso, poi, almeno apparentemente abrogate.
Lincriminazione del vertice aziendale avvenuta nonostante nel magazzino, ove si verificato linfortunio, esistesse unarticolata organizzazione interna, con a capo un consigliere di
Aldo Monea - Avvocato. Docente nel Master di Etica pubblica,
degli affari e del consumo dellUniversit di Siena, sede di Arezzo
I due gradi di giudizio, il primo presso il Tribunale e il secondo presso la Corte dappello, si
concludono con la condanna del presidente
per il suddetto reato. Al condannato non resta,
quindi, che il ricorso in Cassazione.
I motivi di censura da lui posti nei confronti
della sentenza di appello sono, essenzialmente,
tre; li riprendiamo, cercando di semplificare gli
aspetti specialistici.
Primo motivo: condanna basata
su norme abrogate
La prima contestazione mossa alla sentenza di
merito che essa ha considerato, come norme
in materia di sicurezza sul lavoro violate dal
presidente, disposizioni espressamente abrogate
dal D.Lgs. n. 81/2008, che raccoglie, allo stato
attuale, le principali norme per la tutela della
In particolare, si sostiene che il decreto di citazione in giudizio sarebbe incompleto e viziato
perch non conterrebbe la puntuale individuazione, sulla base delle leggi vigenti, delle norme che specificano i comportamenti dovuti e
ne sanzionano lomissione.
Secondo motivo: il presidente non
garante se vi unarticolata struttura
organizzativa aziendale
Un diverso profilo, di maggiore interesse giuridico e di ordine pratico, esposto nel secondo
motivo di ricorso, con cui il ricorrente contesta
alla sentenza di aver ritenuto il presidente e legale rappresentante della societ cooperativa
colpevole delle lesioni, poich soggetto di garanzia.
In particolare, la difesa obbietta che la decisione ha individuato in quella figura lunico soggetto di garanzia in materia di sicurezza sul lavoro, bench la societ cooperativa fosse di notevoli dimensioni e avesse unarticolata ripartizione di competenze.
Pi in particolare, si censura che si sia attribuita
una colpa al vertice della societ solo in quanto,
al momento dellinfortunio del socio lavoratore, rivestisse la carica di presidente e legale rappresentante della stessa e nonostante, nel magazzino luogo dellinfortunio, fossero individuati, oltre al responsabile dellunit produttiva,
un responsabile operativo, il responsabile del
servizio di prevenzione e protezione, unaddetta al medesimo servizio e due preposti.
Approfondendo i profili giuridici della questione, il presidente contesta due assunti di fondo
della sentenza di merito, vale a dire che:
a) il legale rappresentante di una societ si
identifichi necessariamente nel datore di lavoro;
b) permangano in capo a questi, in assenza di
sue deleghe scritte, tutti gli obblighi in materia di sicurezza.
Al contrario, sostiene limputato, ai fini prevenzionistici occorre considerare la nozione legale
di datore di lavoro risultante dallart. 2 del
D.Lgs. n. 81 del 2008.
E da ricordare che tale disposizione definisce il
datore di lavoro come il soggetto titolare del
rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e lassetto
dellorganizzazione nel cui ambito il lavoratore
presta la propria attivit, ha la responsabilit
dellorganizzazione stessa o dellunit produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di
spesa ().
Il ragionamento della difesa parte da tale definizione per cercare di dimostrare che la situazione
organizzativa fosse tale da chiamare in causa altri soggetti presenti in azienda: linfortunio si
verificato in ununit produttiva secondaria della societ e, in particolare, in una realt autonoma e differente da quella in cui hanno sede gli
uffici amministrativi, per la quale, come responsabile, era stato designato un consigliere, dotato
di piena autonomia gestionale e che, quindi,
svolgeva in essa il ruolo di
non sono mai state messe
datore di lavoro ai fini della
Risulta chiaro, cos, il tenObbligo di garanzia: trasferibile
solo con specifica delega
Secondo il ricorrente, inoltativo della difesa di indiLa
tre, la sentenza di merito
r izzare verso ruoli pi
15717/2013, ha sostenuto che il vertice della
non convince laddove sooperativi, appunto i preposicurezza
stiene che:
sti, tutte le colpe dellinesercitare di persona i poteri-doveri connessi
non dato sapere quali
alla sua qualit per la complessit ed ampiezfossero specificatamente
za dellimpresa per la pluralit di settori produtgli incarichi riservati al
Principi della decisione
tivi di cui si compone o per altre regioni, pu deconsigliere: tale tesi. seLa Corte di Cassazione, con
legare ad altri gli obblighi attinenti alla tutela
condo il presidente,
la sentenza n. 15717/2013,
delle condizioni di sicurezza del lavoro su di lui
smentita da una testimorichiama ed esamina, uno
incombenti per legge; tuttavia, lobbligo di ganianza;
ad uno, i profili di contestaranzia pu ritenersi validamente trasferito solo
il consiglio di amminizione proposti.
ove vi sia stata una specifica delega.
strazione prendeva da ultimo ogni decisione: seLe condotte contestate dal presidente
condo il vertice aziendale, la discussione in se- sono tuttora sanzionate
no al consiglio di profili organizzativi dellatti- Circa le norme incriminatrici e la loro presunvit lavorativa non escludeva la piena autono- ta non vigenza, i giudici di legittimit chiarimia decisionale del responsabile dellunit.
scono come i fatti in contestazione sono stati
certamente individuati e descritti esaustivamente nella sentenza di merito: le condotte
Terzo motivo: linfortunio era dovuto
al mancato controllo da parte dei preposti previste dalle norme antinfortunistiche sono
Con un diverso motivo (il terzo), il ricorrente state trasfuse nel nuovo testo normativo, il
contesta che quanto addebitatogli riguardasse il D.Lgs. n. 81 del 2008, ed , pertanto, evidente
controllo sullosservanza del sistema prevenzio- la continuit normativa tra esse e il decreto, annistico e non la predisposizione di cautele an- corch le specifiche disposizioni siano formalmente abrogate.
tinfortunistiche.
In effetti, la sentenza della Corte di appello ha Pertanto, la corretta contestazione del fatto
sostenuto che le cause del sinistro fossero da rende ininfluente lindicazione, nel decreto di
individuare nel mancato controllo della rampa citazione a giudizio, degli articoli di legge, fordi accesso al magazzino, che al momento del malmente abrogati, ma riferentisi a condotte
sinistro era ingombra di materiali e sulla quale tuttora sanzionate penalmente.
si trovavano i lavoratori a piedi.
In questo senso, secondo la difesa, risulterebbe Lesistenza di una struttura organizzativa
implicito che le procedure di sicurezza fossero capillare non implica unavvenuta delega
state predisposte, visto che il preposto aveva in- in materia di sicurezza sul lavoro
timato, a tutti i lavoratori presenti al momento, La Corte di Cassazione prende posizione, altredi allontanarsi dalle rampe di accesso: nel caso s, sulla questione della rilevanza o meno del
in esame, dunque, rilevavano profili di control- sussistere, comunque, di unampia organizzalo che la legge, direttamente, attribuisce ai pre- zione aziendale in cui, secondo la tesi difensiva,
posti, la cui presenza al momento del fatto, pe- limputato:
raltro, certa e la cui esperienza e adeguatezza in base alla ripartizione delle competenze in-
terne, non avesse il compito di esigere che i
lavoratori non sostassero sulla rampa di accesso ove operava il carrello elevatore, essendovi un responsabile dello specifico reparto
fosse legale rappresentante di una societ
cooperativa di vaste dimensioni, dotata di
una struttura organizzativa capillare e articolata in distinti settori, ciascuno dei quali suddivisi in reparti con a capo un preposto con
Per rispondere, i giudici contestano linterpretazione espressa dalla difesa, ponendo un principio cui tutte le realt organizzative di natura
cooperativa devono prestare massima attenzione: aver posto unorganizzazione aziendale articolata non sufficiente a realizzare, dal punto
di vista giuridico, il trasferimento ad altri dellobbligo di prevenzione posto a carico del datore di lavoro per la sicurezza.
Si tratta di un enunciato che, peraltro, ha dei
precedenti giurisprudenziali2.
Senza una valida delega permane
la responsabilit del datore
continuano i giudici, va interpretata diversamente: affinch possa prodursi un trasferimento dellobbligo di prevenzione dal titolare della
posizione di garanzia ad altri soggetti inseriti
nellapparato organizzativo dellimpresa (siano
essi responsabili di settore o capireparto) necessaria una valida delega di funzioni da parte
dellimprenditore o del datore di lavoro. Tale
delega per essere valida deve materializzarsi in
un formale atto di investitura, da cui risulti certo laffidamento dellincarico a persona ben individuata e che lo abbia volontariamente accettato nella consapevolezza dellobbligo di cui
viene a gravarsi (quello cio di osservare e fare
rispettare la normativa di sicurezza nelle attivit
delegate). In altre parole, la Cassazione sostiene,
che qualora il vertice della sicurezza sia impossibilitato ad esercitare di persona i poteri-
doveri connessi alla sua qualit per la complessit ed ampiezza dellimpresa per la pluralit di
settori produttivi di cui si compone o per altre
ragioni, egli pu delegare ad altri gli obblighi
attinenti alla tutela delle condizioni di sicurezza
del lavoro su di lui incombenti per legge, ma
lobbligo di garanzia pu ritenersi validamente
trasferito solo ove vi sia stata una specifica delega.
Lorganizzazione per la sicurezza
richiede ripartizione specifica di incarichi
Altro punto di grande interesse giuridico
espresso dalla sentenza in esame che lindividuazione dei destinatari dellobbligo di prevenzione deve avvenire in relazione allorganizzazione dellimpresa e alla ripartizione delle incombenze, siccome attuata in concreto tra i vari soggetti chiamati a collaborare con limprenditore e ad assicurare in sua vece lonere di tutela delle condizioni di lavoro.
Quale il significato pi concreto di questo
Sostanzialmente, la decisione sostiene che lorganizzazione per la sicurezza esistente in una
societ cooperativa deve ricostruirsi esaminando lorganizzazione dellimpresa, ma, anche e
soprattutto, analizzando larticolazione organizzativa che il datore ha, specificatamente, creato
per tutelare la salute sul lavoro.
Pi in particolare, la Cassazione sostiene che il
giudice, che vada a verificare le colpe (esentando altri da colpa), deve concretamente verificare se vi sia stato o meno un trasferimento di
competenza in materia antinfortunistica attraverso un atto di delega e ci in attuazione del
principio della divisione dei compiti e delle
connesse diversificate responsabilit personali.
In tal senso, per ricostruire lorganizzazione per
la sicurezza occorre esaminare attentamente le
2 Per tutti, sez. IV, sentenza n. 20592/2010 e ancor prima, della
stessa sezione, sentenza n. 8604/2008.
competenze, vale a dire le posizioni occupate
dai vari soggetti nellambito dellimpresa in base alleffettuata e completa ripartizione di incarichi tra:
datori di lavoro (sarebbe da aggiungere, per
la sicurezza sul lavoro), sui quali grava lonere dellapprestamento e dellattuazione di
tutti i necessari accorgimenti antinfortunistici,
dirigenti, cui spettano poteri di coordinamento e di organizzazione in uno specifico
settore operativo o in tutte le branche dellattivit aziendale,
preposti, cui competono poteri di controllo
Solo se la delega da parte dellimprenditore risulti in concreto cos certa e specifica si potr
sollevare il vertice della sicurezza dallobbligo
di prevenzione, altrimenti gravante su di lui.
di illuminazione correttamente e completamente funzionante, di avvisatore acustico di
manovra e di dispositivi lampeggianti) che
hanno causato linfortunio e emerge, quindi,
nella condotta dellimputato un chiaro profilo
di colpa per omissione, che va al di l delle disposizioni impartite e non fatte osservare dai
suoi preposti.
Tali aspetti di colpa sono di per s fondatori
della responsabilit dellimputato, perch certamente addebitabili ad un datore di lavoro, come correttamente evidenziato in sentenza, e la
condotta datoriale si pone in sicuro rapporto di
causalit rispetto allevento contestato.
Il dispositivo della sentenza conseguente: il
ricorso va rigettato e il ricorrente va condannato al pagamento delle spese processuali.
Per esonerare il datore da responsabilit
la delega va provata
La delega di funzioni: questa
Il problema, nel caso in esame, che il presidente della societ cooperativa in questione
non ha fornito la prova del conferimento di
alcun atto di delega.
In parole valevoli per tutte le realt cooperative,
lorganizzazione per la sicurezza, che deve
emergere da un articolato compiuto quadro di
ripartizione delle competenze in materia, deve
anche essere provato (da ritenere, proprio con
documenti di delega) da chi sostiene di avere
Arrivati a questo punto, bene chiarire, in
estrema sintesi, cosa sia la delega di funzioni in
Il legislatore non ne fornisce la nozione legale,
limitandosi piuttosto a chiarire lambito di sua
utilizzabilit (art. 17 del D.Lgs. n. 81/2008) e i
requisiti (art. 16 del D.Lgs. da ultimo citato).
Nonostante ci, anche alla luce dellutilizzo
fatto dalla giurisprudenza, tale delega in materia di funzioni che si riferiscono alla sicurezza
pu essere definita come quello strumento
organizzativo, a certe condizioni ritenuto rilevante dal diritto, attraverso il quale il datore di
lavoro per la sicurezza, originario ed assoluto
vertice dellorganizzazione medesima, attribuisce ad un proprio delegato attribuzioni e
competenze, in materia di sicurezza, tenendo
ben presente la propria organizzazione aziendale.
Pi in particolare, attraverso essa il datore di lavoro, prendendo a base i compiti a suo carico
fissati da varie norme del D.Lgs. n. 81/2008
Conclusioni della sentenza
Secondo la Corte di Cassazione, infine, la sentenza di merito ha messo in luce una serie di
condotte omissive del datore di lavoro (linsufficienza dellilluminazione della rampa ove
avvenuto linfortunio; il non essere stato inibito il deposito temporaneo di merci, imballaggi,
pallets ecc.; il fatto che il muletto che ha investito la persona fosse risultato in precarie condizioni di manutenzione e privo di impianto
(tra cui in primis quelli di cui allart. 18) e lesistente struttura aziendale, pu conferire a suoi
delegati attribuzioni e competenze a lui conferiti, originariamente, dalla legge.
Come previsto dallart. 173, la delega in esame,
tuttavia, non pu riguardare due attivit considerate esclusivamente datoriali, quali la valutazione dei rischi con conseguente elaborazione
del documento relativo e la designazione del
responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.
E da segnalare, inoltre, che, come stabilito dal
comma 3 dellart. 16, lavvenuta delega non
esclude, in capo al datore-delegante, lobbligo
di vigilanza in ordine al corretto espletamento,
delegato, delle funzioni trasferite. Obbligo che,
tuttavia, pu essere assolto, ai sensi del comma
3-bis dellart. 16, anche utilizzando il modello
di verifica e controllo di cui allart. 30, comma
4, uno dei contenuti del modello organizzativo e di gestione predisposto ai fini del D.Lgs.
n. 231/20014.
Come si dir meglio pi oltre, proprio la delega ausilio organizzativo ancora scarsamente o
malamente utilizzato (la stessa sentenza in esame ne una prova) da molte realt del mondo
Il vigente D.Lgs. n. 81/2008, a differenza del
precedente D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 6265,
ha disciplinato anche i requisiti di validit della
delega. In particolare, lart. 16, comma 1, richiede:
la forma scritta con data certa;
un delegato con tutti i requisiti di professionalit ed esperienza richiesti dalla specifica
lattribuzione, mediante essa, di tutti i poteri
di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni
lattribuzione, sempre attraverso essa, al dele-
gato dellautonomia di spesa necessaria allo
svolgimento delle funzioni delegate;
laccettazione di essa, in forma scritta, da parte del delegato;
unadeguata e tempestiva pubblicit.
E da aggiungere per completezza che talune
sentenze di Cassazione, prima dellentrata in
vigore del D.Lgs. n. 81/2008 hanno ritenuto
che siano da rispettare ulteriori requisiti (o,
meglio, presupposti, quale, per esempio, le notevoli dimensioni dellazienda in cui si voglia
utilizzare la delega).
Art. 16 del D.Lgs. n. 81/2008
1. La delega di funzioni da parte del datore di lavoro, ove non espressamente esclusa, ammessa con
i seguenti limiti e condizioni:
a)che essa risulti da atto scritto recante data certa;
b)che il delegato possegga tutti i requisiti di professionalit ed esperienza richiesti dalla specifica
c)che essa attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla
specifica natura delle funzioni delegate;
d)che essa attribuisca al delegato lautonomia di
spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni
2. Alla delega di cui al comma 1 deve essere data
adeguata e tempestiva pubblicit.
3. La delega di funzioni non esclude lobbligo di vigilanza in capo al datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite. Lobbligo di cui al primo periodo si
intende assolto in caso di adozione ed efficace attuazione del modello di verifica e controllo di cui
allarticolo 30, comma 4.
3-bis. Il soggetto delegato pu, a sua volta, previa
intesa con il datore di lavoro, delegare specifiche
funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro
alle medesime condizioni di cui ai commi 1 e 2.
La delega di funzioni di cui al primo periodo non
esclude lobbligo di vigilanza in capo al delegante
in ordine al corretto espletamento delle funzioni
Il soggetto al quale sia stata conferita la delega di
cui al presente comma non pu, a sua volta, delegare le funzioni delegate).
3 Obblighi del datore di lavoro non delegabili.
4 Normativa sulla cd. responsabilit amministrativa delle societ
5 In Banca Dati BIG Suite, IPSOA.
Un imperativo: creare lorganizzazione
La sentenza n. 15717/2013, oltre a parlare di
delega, sostiene, implicitamente, limportanza
che nelle cooperative si progetti e attui unadeguata organizzazione per la sicurezza, procedendo, in particolare, da parte del datore alla
distribuzione, mediante valide deleghe, di attivit per la sicurezza.
Qualora ci non avvenga, come ad esempio
nel caso considerato dalla sentenza in esame, la
mancanza di formalizzazione dellarticolazione
organizzativa interna concernente la sicurezza
sul lavoro fa s che le responsabilit in materia
si appuntino sul vertice aziendale.
In quellipotesi, in sostanza, lindividuazione
del garante della sicurezza avviene risalendo
verso lalto, lungo la normale filiera organizzativa aziendale, alla ricerca di chi abbia adeguati
poteri in materia: se non emergono particolari
deleghe, il garante della sicurezza coincide, pienamente ed esclusivamente, con il vertice
Di solito, come nel caso in esame, il presidente/legale rappresentante ad essere considerato il
garante unico della sicurezza.
In altri casi, in cui la figura del presidente sia
obiettivamente estremamente debole in termini di poteri, la responsabilit , di solito, ricondotto dalla giurisprudenza allorgano collettivo
a capo della cooperativa.
Utilit giuridica e organizzativa
di valide deleghe
Si consideri, invece, alla luce della decisione
qui approfondita, il valore aggiunto derivante
da una specifica articolazione organizzativa in
materia di ruoli per la sicurezza.
Sul piano giuridico, innanzitutto, lindividuazione del responsabile avverr ricostruendo
sulla base del quadro delle attribuzioni e delle
competenze e terr, perci, conto dellavvenuto trasferimento di esse da parte, in primis, del
datore-delegante, oltre che di eventuali sub-de-
leghe (in base a quanto previsto dal comma 3bis dellart. 16 del D.Lgs n. 81/2008), a sua volta, da parte del delegato. Pi in particolare:
il datore non sar chiamato, sempre e comunque, a rispondere davanti alla legge, poich egli non apparir pi, ai giudici, come il
factotum della sicurezza,
ciascun soggetto della sicurezza (datore o dirigente o preposto) emerger, nelle indagini e
in giudizio, in base al proprio specifico ruolo
assunto nella causazione dellinfortunio.
Un esempio concreto pu essere utile a chiarire meglio tale concetto: qualora il quadro organizzativo aziendale sia effettivamente articolato,
le deleghe siano state redatte e poste in essere
con grande perizia giuridica e organizzativa, in
caso di infortunio (e, beninteso, qualora non
emergano altre colpe datoriali quali, ad esempio, la cattiva scelta dei delegati o linsufficiente
decisionale), il datore di lavoro per la sicurezza
andr indenne da responsabilit e ne risponder
il suo delegato, che , di solito, soggetto, obiettivamente e concretamente, pi in grado di
scongiurare infortuni.
Evidenti sono anche le utilit in senso organizzativo: linsieme delle deleghe della stessa
azienda attuano un disegno di struttura organizzativa per la sicurezza e producono, cos, pi
diffusa responsabilizzazione e consapevolezza
tra i delegati per la sicurezza e loro coinvolgimento nella battaglia per accrescere la salute sul
lavoro nelle cooperative.
Nonostante queste ed altre utilit qui non
menzionate, la delega di funzioni di sicurezza
rappresenta, in tante cooperative, un tab, anche, paradossalmente, in quelle realt di una
certa complessit organizzativa in cui essa produrrebbe, maggiormente, sia dal punto di vista
giuridico sia da quello organizzativo, frutti positivi.
Necessit di una delega ben fatta
La delega di funzioni ai fini della sicurezza sul
lavoro, tuttavia, non , dal punto di vista orga-
nizzativo e giuridico, un documento banale da
stendere, ma richiede, per la sua elaborazione e
compilazione, elevata perizia, sia dal lato organizzativo sia da quello giuridico.
Sul primo lato, essa, infatti, deve essere congrua
rispetto allo specifico contesto aziendale in cui
viene creata, dovendo essere utilizzata secondo
logiche organizzative tailor made, vale a dire su
misura della specifica cooperativa.
Dal punto di vista giuridico, deve essere elaborata, in primo luogo, rispettando quanto prescritto dal comma 1 del citato art. 16 del decreto n. 81/2008.
Inoltre, deve essere tenuta aggiornata rispetto
alle ultime interpretazioni legislative o giurisprudenziali in materia.
Come precisato, infine, dalla sentenza in esame
(ma in parte anticipato anche dalla sentenza n.
11442/2013) occorre specificatamente individuare, in essa, i compiti antiinfortunistici attribuiti al delegato.
Molte prassi aziendali in materia, purtroppo, risultano la negazione di tutto ci, caratterizzandosi per deleghe che sono facili fotocopie e
che si rivelano solo un maldestro tentativo di
scaricabarile: documenti, quindi, inutili sia da
un punto di vista organizzativo (perch non
migliorano la concreta situazione organizzativa)
sia da quello giuridico (perch non determinano effetti di trasferimento di funzioni e responsabilit).
Linsegnamento ricavabile dalla sentenza ,
dunque, chiaro: il datore utilizzi, correttamente
e congruamente, la delega ma, non essendo un
tuttofare, opportuno che sia guidato da
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Schemi Di Procedura Penale
Josip Pocanic
Cassazione 2185/2013

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Art. 16
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