Source: http://riccardopallotta.postilla.it/2013/07/10/timori-per-lo-stato-di-diritto-in-italia/
Timestamp: 2018-09-26 02:59:00+00:00

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Postilla » Diritto » Il Blog di Riccardo Pallotta » Pensioni » Timori per lo Stato di diritto in Italia
Scrivo questo post nell’immediatezza delle notizie (e delle reazioni) relative all’avvenuta fissazione dell’udienza del processo per frode fiscale a carico del Senatore Berlusconi avanti alla Sezione Feriale della Corte di Cassazione il prossimo 30 luglio. E lo faccio per domandarmi e domandarvi:
esiste un futuro degno di uno Stato di diritto in un Paese dove la mera applicazione di una norma cogente di natura esclusivamente procedimentale (valida per tutti i cittadini ed applicati ogni anno per tutti i processi che si trovino nelle medesimo “rischio di prescrizione”) porta un Paese sull’orlo di un default finanziario grazie a:
1) giornalisti incompetenti;
2) giornalisti asserviti;
3) politici privi di qualsiasi senso dello Stato e del bene comune?
Non la voglio “buttare in politica”, ma – parlando tra professionisti – come si può ascoltare senza rabbrividire un luminare della procedura penale dichiararsi esterrefatto per l’avvenuta applicazione di norme e disposizioni a lui ben note?
Dov’è finita la deontologia professionale?
Gli Organismi istituzionali dell’Avvocatura che hanno scioperato per essere stati trattati “con sufficienza” da un Ministro della Repubblica che lamentava di dover ricevere soggetti che la contestavano in maniera più o meno urbana, non hanno nessun provvedimento da assumere nei confronti di un proprio membro che si permette di gettare così pesanti ombre sui massimi vertici dell’Ordinamento Giudiziario Italiano?
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23 Commenti a “Timori per lo Stato di diritto in Italia”
Scritto il 11-7-2013 alle ore 12:52
Concordo con le sue riflessioni. Il problema è endemico a noi italiani: abbiamo una ridotto propensione a rispettare le regole. Le regole ci sono solamente per gli altri non per chi le fa o le dovrebbe far rispettare. Ne deriva che il magistrato è di parte, perseguita ecc… Alla fine, abbiamo sempre bisogno degli eccessi, di polarizzare le idee, di radicalizzare i giudizi, e allora il magistrato che muore è un santo, quello che fa il suo lavoro è un mascalzone…
Scritto il 11-7-2013 alle ore 16:24
Viviamo in un Paese dove i notabili (vedi Berlusconi, gli Agnelli, Pirelli ecc..) ritengono di dover vivere super partes e di dover per diritto di essere immuni dall’obbligo di rispettare leggi e regolamenti previsti per i comuni mortali. Ritengo che questo trend debba terminare, come pure gli atteggiamenti di parte dei sodali della stampa, se vogliamo evitare il degenerarsi del vivere civile.
Scritto il 11-7-2013 alle ore 17:08
Parlando tra professionisti e senza minimamente volerla buttare in politica, lei veramente vuol dirci che in questo caso si sia fatta ordinaria e normale applicazione di una norma cogente valida ed applicata a tutti i cittadini? La realtà, che tanti (professionisti e non) possono raccontare mi risulta diversa: tanto ‘zelo’ dimostrato dalla cass. e dalla magistratura in genere nella vicenda berlusconi è cosa piuttosto rara, quando non raro è invece lo ‘zelo’ -quello sì- profuso per arrivare alla prescrizione del procedimento (ammesso che questo riesca a vedere la luce e non abortisca subito nell’oblio/archiviazione). Al di là del merito della questione che qui (a me) non interessa (giusto o non giusto che sia condannare berlusconi), credo che qualche dubbio sulla giustizia italiana (sua imparzialità ed efficienza) sia legittimo sollevare, affinché questo polverone non serva ancora a distogliere l’attenzione dai veri problemi di questo paese, e, tra questi, innanzitutto quello della giustizia e della sua necessaria riforma.
Scritto il 11-7-2013 alle ore 17:41
Caro Giufe, conosco personalmente avvocati che saltano le vacanze (insieme ai magistrati) per discutere cause in Sezione feriale della Cassazione, quindi la decisione della cassazione è assolutamente ordinaria.
Quanto all’imparzialitá dei magistrati (non della magistratura) non entro nel clima da stadio della teoria, e mi limito a definire inconferente l’osservazione nello specifico caso (e in molti altri nei quali l’argomento viene usato a fini autoassolutori dagli imputati).
Quanto all’inefficienza, il post è breve, ma la invito a riflettere su quanto essa dipenda da magistrati che non hanno una stanza o un pc per lavorare (e neanche la carta per scrivere gli atti) e quanto, invece, d tutte le recenti controriforme adottate per ostacolare la magistratura e favorire le tattiche dilatorie delle difese e, quindi, in definitiva, gli imputati, che faticano sempre più a divenire condannati….
Quanto, infine, al polverone, la invito a rivolgere il suo appello a tutti coloro che hanno alzato e stanno alzando alti lai contro una doverosa decisione procedimentale del massimo organo della giustizia italiana.
Scritto il 11-7-2013 alle ore 22:05
Buona sera Giufe,
ma si rende conto che sperare, ambire alla prescrizione è altamente infamante? E’ come dire “visto che sarò probabilmente condannato, speriamo che passi più tempo possibile, dimodoché il reato si prescriverà e non verrò condannato”.
Forse lei e molti italiani avete la memoria corta, ma in passato il signore in questione in più processi penali ha avuto la fortuna di usufruire dell’istituto della prescrizione. Però allora nessuno ha mai gridato allo scandalo e, soprattutto, nessuno ha contestato l’operato della magistratura. Mi dispiace ma questa volta il giochino di sottrarsi alle proprie responsabilità non ha funzionato, perché il signore in questione – come sicuramente saprà – è abile nell’usare qualunque tecniche dilatoria (processuale e non) tese a raggiungere la prescrizione, tipo: invocare il legittimo impedimento per non partecipare alle udienze da parte dell’imputato nonché degli avvocati stessi in quanto parlamentari, presentazione di interminabili liste di testimoni, sollevare mediante ricorso alla corte costituzionale continui conflitti di attribuzioni tra poteri dello stato, emanare leggi dalla dubbia legittimità costituzionalità cosicché il giudice di turno deve sollevare la questione ed aspettare la sentenza della Corte Costituzionale ecc… Ma Lei si rende conto di quante ne ha provate in questi anni per sottrarsi alla giustizia? Ogni tanto ho per ragioni di lavoro modo di interloquire con persone inglesi, persone professionalmente qualificate, che alla fine mi confessano che, per i giochini di cui, sopra proprio non ci capiscono e pensano che siamo un paese molto strano ed inattendibile. Le dò un consiglio: se ne ha l’opportunità, parli con uno di loro e le assicuro che alla fine un leggero senso di imbarazzo lo proverà anche lei.
Scritto il 12-7-2013 alle ore 15:29
Egregio Riccardo Pallotta,
condivido in pieno le Sue osservazioni, anche in risposta a Giufe.
Sarebbe buona cosa sollecitare i Consigli dei vari ordini professionali e, in particolare, quelli di appartenenza di tutti quegli avvocati che, con le loro dichiarazioni, offendono ed umiliano la professione forense, al rispetto delle regole deontologiche. Penso, in particolare, alla violazione dei seguenti articoli del Codice deontologico forense: art. 5 (divieto di tenere condotte che compromettano l’immagine della classe forense); art. 6 (dovere di lealtà e correttezza nell’esercizio della professione); art. 53 (dignità e rispetto verso i magistrati e le loro funzioni)
Scritto il 12-7-2013 alle ore 20:58
Rispondo a Pallotta e a Gianpaolo:
Probabilmente sono stato troppo sintetico, ma pensavo di “parlare tra professionisti” (evidentemente ho sbagliato indirizzo). Quello che ho detto esulava dal merito (giusto o non giusto che sia condannare Berlusconi, come pur avevo espressamente precisato) e da ogni giudizio politico (tanto per esser chiari, come ho precisato altrove commentando la notizia con “non-professionisti”, non nutro simpatie per la destra né tantomeno per Berlusconi). Per questo preciso motivo, mentre mi suona del tutto indifferente e fuori luogo la paternalistica sviolinata di Gianpaolo, mi meravigliano invece le parole del “professionista” Pallotta, che, contrariamente alla sua stessa premessa, non solo ‘la butta in politica’, ma, nell’ardore di una aprioristica difesa della magistratura, finisce pure col darmi ragione: chè, se sono vere (e non nego che lo siano, senza però che possano farsi passare come causa unica determinante) le cose che lui stesso dice a proposito dell’inefficienza, delle carenze, ecc. della giustizia, deve riconoscere che il vero problema è proprio quello della riforma della giustizia, da tutti (i professionisti) ritenuta improcrastinabile per riportare in Italia quello stato di diritto per il quale anche Pallotta, a quanto pare, nutre timori. Sono felice che, nella sua realtà, Pallotta abbia conosciuto magistrati che saltano le vacanze (peraltro lunghissime) per fare il loro dovere (e non nego che ci siano), ma, nella mia di realtà, ne ho visti ben pochi: cosa mi dice Pallotta dei tanti procedimenti che in Italia vanno in prescrizione e delle tante condanne del nostro paese per processo lungo? E cosa mi direbbe se raccontassi di qualche magistrato che, pluridenunciato per il suo cronico e scandaloso assenteismo, è sempre lì, intoccabile, a non dare risposta alla domanda di giustizia dei cittadini? Cosa mi direbbe, ancora, di un procuratore di corte d’appello che respinge la richiesta di impugnazione in cassazione di una sentenza sulla motivazione che tanto tra qualche mese il procedimento (già in primo e secondo grado, ingiustificatamente per non dire di più, portato per le lunghe) va in prescrizione? Non sarà che, come spesso accade, la teoria (la pretesa applicazione di una norma valida per tutti i cittadini) è diversa dalla pratica?
Scritto il 13-7-2013 alle ore 14:37
Rispondo al professionista Giufé,
lo scopo del mio intervento non era quello di farle la morale, bensì quello di farla riflettere sul fatto che il caso Berlusconi non è un caso paradigmatico dal quale partire per pensare ad una riforma della Giustizia. In ogni caso, trovo il suo intervento viziato da contraddizione di fondo, quando lei scrive “Al di là del merito della questione che qui (a me) non interessa (giusto o non giusto che sia condannare Berlusconi), credo che qualche dubbio sulla giustizia italiana sia legittimo sollevare”. Allora, la domanda che rivolgo al professionista Giufe è questa: se lei non vuole entrare nel merito della vicenda, come fa a sollevare un legittimo dubbio sulla magistratura?
Scritto il 16-7-2013 alle ore 12:31
“….se lei non vuole entrare nel merito come fa a sollevare un legittimo dubbio sulla magistratatura?” … è una discussione aperta a tutti e la domanda sebbene sia indirizzata a G. può facilmente trovare risposta da parte di chiunque. Il caso Berlusconi rappresenta soltanto l’ennesimo esempio di ambigua amministrazione della giustizia….che anziché essere connotata da rigorosa imparzialità di trattamento ( tempistiche e sanzioni) viene di fatto manipolata dai mass media. Risultato: inevitabile crescita del trend negativo di disistima nei confronti delle istituzioni
Scritto il 16-7-2013 alle ore 13:36
Caro Michele, ma se – come è ormai assodato – la Corte di Cassazione ha fissato l’udienza nel pieno rispetto dei termini di legge avanti ad una Sezione che – tutti gli anni – viene costituita ad hoc per trattare (come in effetti fa) i casi per i quali la prescrizione dei reati o delle pene si compia nel periodo di sospensione feriale o nei 45 giorni successivi, dov’è l’ambiguità nell’amministrazione della giustizia? Non sarà che la disistima nei confronti dell’istituzione Magistratura deriva – per alcuni – in (minima) parte da specifici (e rari) esempi negativi che occorrono in ogni ambito della vita e del lavoro di tutti noi e in massima (pressochè integrale) parte, dal voler a tutti i costi tramutare il processo e l’applicazione del diritto penale in una partita di calcio tra pro ed anti B, con un far play in campo degno della Striscia di Gaza?
In conclusione, esistono sicuramente casi di malagiustizia o di Giudici approssimativi nel loro operare, ma non mi sembra questo il caso.
Scritto il 16-7-2013 alle ore 14:22
Vi sono 2 modi per applicare le norme: quella di sussumere automaticamente le fattispecie concrete all interno di quelle normative e quella di contestualizzarle. Da tempo si è optato per la “contestualizzazione” che implica una ponderazione e una visione più ampia, rispetto alla mera applicazione delle leggi. Per es. nel campo della responsabilità medica sono previste delle norme ferree, si assiste invece all’ interno dei tribunali un atteggiamento di tolleranza. Non voglio entrare nei dettagli….Comunque In realtà cosa e’ accaduto…che laddove vi sia carenza di un pubblico servizio l’orientamento e’ quello di essere più tolleranti, relegando la punizione solo per quei fatti che risultino manifestamente illegittimi. Ciò probabilmente per non delegittimare eccessivamente le istituzioni… Detto questo, la Sua domanda parte da una premessa errata e capziosa, come può chiedersi di trattare circa il caso S. Berlusconi solo da un punto di vista professionale tenendo fuori quello politico? È fuori dalla realtà la Sua richiesta se parliamo del caso Berlusconi stiamo parlando di politica e nient’altro. I professionisti non possono non essere concordi su questo punto.
Scritto il 16-7-2013 alle ore 14:33
Sinceramente mi sfugge come “contestualizzare”una norma che prevede obblighi di calendarizzazione a pena di prescrizioni e procedimenti disciplinari a carico di chi li ometta… O si adempie o no.
Quanto ad erroneitá non condivido, mentre – rispetto alla capziositá – mi dule dover ribaltare l’osservazione. E mi spiego: se parliamo di politica, allora basti dire che la sguaiata reazione ad una mera fissazione d’udienza è indice di analfabetismo istituzionale da parte di chi – politicamente – cosciente della indifendibilitá processuale chiama a raccolta il popolo per il solito e trito ritornello del lavacro elettorale. E se vogliamo parlare di politica, la politica più alta è quella indicata dalla Costituzione, che impone ai rappresentanti eletti di adempiere con disciplina ed onore all’incarico. Valuti poi lei, se non le basta il diritto, se politicamente i termini della questione mutano se osservati con le lenti di certa – sedicente – politica.
D’altronde – entro certi limiti – “non sono d’accordo con quello che dici ma difenderò il tuo diritto di dirlo”
Scritto il 16-7-2013 alle ore 14:38
Comunque sono del personale avviso che siamo veramente nelle mani dei mass media…sono loro che decidono quello che è importante e quello che non lo è….riuscendo come al solito a distogliere l’attenzione dai fatti che meritano maggiore spazio e ponderazione. Trovo questa discussione sterile e di parte e quindi non ha nulla a che vedere con le tematiche professionali
Scritto il 16-7-2013 alle ore 14:48
In effetti caro Michele, inizialmente si parlava di procedura penale e cardini dello Stato di diritto. Poi, mi si è detto che tutto è politica e sono stato costretto a “deprofessionalizzare” il commento.
Sono contento che si sia reso conto che cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia e sarebbe stato meglio rimanere in ambito tecnico-professionale.
Scritto il 16-7-2013 alle ore 15:38
Concordo con Lei, ha iniziato la discussione ponendo temi esclusivamente tecnici e professionali e quindi ogni riferimento a Berlusconi è stato puramente casuale:) È proprio la casualità del riferimento che non è stata intese…che maliziosi!
Scritto il 17-7-2013 alle ore 12:08
Rispondo: “NO… non esiste un futuro degno di uno Stato di diritto….(tornare all’inizio dell’articolo)
Scritto il 24-7-2013 alle ore 13:38
Un luminare di Diritto Italiano non può che rallegrarsi di una fissazione così celere di una udienza. Sempre che lo stesso luminare e tutti gli altri cittadini Italiani siano disposti ad essere verginelle. Ma, come cittadini, abbiamo ancora il coraggio di coprirci gli occhi con il salame? Ma siamo ancora disposti a dire che nel nostro Paese esiste una giustizia uguale ed imparziale per tutti? Abbiamo la memoria corta o che? Facciamo commenti giuridici e tralasciamo la realtà? Ci sono una miriade di cittadini in attesa di giustizia, anche penale, a cui il processo non viene mai fissato, o rinviato di volta in volta. Come mai a Berlusconi lo hanno fissato così brevemente? Se funzionasse per tutti allo stesso modo saremo tutti veramente felici e contenti. Invece, è sotto gli occhi di tutti, addetti e non ai lavori, che non funziona così. In Italia la Giustizia va in ferie per 46 giorni, più Natale, Carnevale, Pasqua etc.. Ma in quale altro settore pubblico si registrano tante ferie? Qui non si tratta di difendere Berlusconi, o di giudicare la Magistratura, qui bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome. Non ricordo di aver assistito al processo di Primo Greganti, il compagno G, con la stessa celerità, anzi ricordo di una prescrizione. Non facciamo prescrivere alcun processo e facciamo i processi a carico di qualsiasi cittadino con la stessa celerità con cui hanno fatto quelli a carico di Berlusconi. Allora si che non potremo avere alcun sospetto o dubbio sulla applicazione della legge, che dovrebbe essere uguale per tutti. Dico UGUALE PER TUTTI
Scritto il 24-7-2013 alle ore 14:51
Caro DELUSO, un (altro) problema dell’Italia è quello che definisco il “benaltrismo”, ossia quel fenomeno per cui qualsiasi cosa che non va passa in second’ordine perchè ci sarebbe “ben altro” da fare, affrontare, ecc.
In questo cao, ribadisco. 1) la decisione della Cassazione è giuridicamente corretta; 2) pertanto, i giudici hanno fatto il loro lavoro.
Conseguentemente, i discorsi generici “da bar” sui processi lenti, sulle colpe dei giudici ecc. non hanno NULLA a che vedere col caso di specie.
Fermo restando che in ogni caso in cui la legge non sia rispettata, anche dai Giudici, debba conseguire la sanzione.
Scritto il 24-7-2013 alle ore 15:18
Mi sembra che quello che ho scritto non lascia spazio ad equivoci. Non è un discorso generico, ma preciso e consono al caso di specie. La celerità dei processi a Berlusconi non è uguale a quelli riservati al resto della popolazione. Va bene così? Ho scritto che sono felice che la Cassazione abbia fissato il processo senza farlo prescrivere, sarei altrettanto felice se la stessa celerità fosse usata nei confronti di tutti gli altri. Non mi pare che nei confronti di altri imputati sia stata usata la stessa celerità. Si legga il libro di GianAntonio STELLA: La Casta! non mi pare che di aver letto, in tale libro, delle sanzioni pagate dai magistrati.
Scritto il 24-7-2013 alle ore 15:36
Caro Deluso, parlavamo, appunto, di benaltrismo. Il fatto che la C. di Cassazione abbia agito nel rispetto delle regole non significa che in altri casi non l’abbia fatto (salvo specifici e puntuali esempi che non ha fornito). La Sezione Feriale della Corte è costituita ed agisce – tutti gli anni – proprio e solo con riguardo ai casi nei quali la prescrizione si compia nei 46 giorni di cui ha parlato lei (e, peraltro, nei 45 gg. successivi). Quanto al libro da lei citato, letto da me e da altri milioni di italiani, non so quanto possa essere utile al caso. Forse, tanto per tornare all’oggetto del post, sarebbe più opportuno valutare – attraverso i molteplici e concretissimi casi riguardanti quell’imputato – come assai spesso la prescrizione non dipenda da inerzia o colpa dei giudici ma da scientifiche e pervicaci tattiche dilatorie delle difese che puntano, proprio, a questo risultato. Peraltro, di solito ciò avviene quando non sia possibile puntare ad un’assoluzione con formula piena. Non a caso, è stata accolta con un “boato di sorpresa” la (non) notizia secondo la quale l’Avv Coppi avrebbe consigliato al suo nuovo cliente di rinunciare alla prescrizione: sarebbe stata la prima volta nella sua storia….
In sintesi, non si può accusare la Corte di Cassazione di parzialità (o di peggio) per aver adottato un doveroso provvedimento volto a tentare di neutralizzare una pluriennale tattica diltoria dell’imputato.
Scritto il 24-7-2013 alle ore 15:49
Lei rappresenta quella parte di Italiani che vuole condannare Berlusconi a prescindere. Quando sentite parlare di Berlusconi vedete rosso. Io, francamente, che si tratti di Berlusconi o del Papa, non mi cambia nulla. Lei vuole farci vedere il giorno al posto della notte. La questione è: l’applicazione di una norma cogente di natura esclusivamente procedimentale è valida per tutti i cittadini ed è applicata ogni anno per tutti i processi che si trovino nelle medesimo “rischio di prescrizione”? si o no. Io mi auguro di si, ma nei fatti non lo è. E non giriamo con le solite parole i fatti reali, altrimenti facciamo lo stesso tecnicismo che fa prescrivere i processi. Grazie
Scritto il 24-7-2013 alle ore 18:38
Dopo essermi reso conto di aver … sbagliato indirizzo, avevo deciso di non intervenire più in questo dibattito che ha tanto il sapore di una discussione tra sordi (nel senso di chi non vuole intendere). Tuttavia, non posso fare a meno di rivolgere una domanda a Pallotta: Le è proprio così difficile pensare che possa esserci un punto di vista, diverso dal Suo, di chi vuole vedere le cose in maniera obbiettiva senza farsi trasportare da passionale(o ideologica?) difesa dell’uno (Berlusconi) o dell’altro (magistratura)? Quello che io, e credo anche altri diciamo, è che questa decisione della Cass. -che potrebbe essere anche formalmente legittima, non è questo il punto- nella sostanza non poteva non suscitare reazioni (sospetti?) a causa di una sollecitudine e di un efficientismo che non è dato riscontrare normalmente nella pratica. Allora, alla fine il problema non è tanto condannare o meno Berlusconi, ma assicurare ciò che la costituzione impone e che oggi non abbiamo ancora, cioè una giustizia veramente uguale per tutti ed efficiente. Sotto quest’ultimo profilo, eliminando le tante carenze della macchina giudiziaria e tutte quelle possibilità dilatorie che attualmente la procedura offre –come lei dice- agli avvocati, ma pure -senza che Lei si inalberi per lesa maestà- ai magistrati. E anche approvando quella normativa sulla responsabilità dei magistrati da tutti reclamata (ma boicottata dalla lobby dei magistrati), che, a mio avviso, dovrebbe tra l’altro prevedere la reintroduzione nel nostro codice penale del reato di rifiuto-omissione di atti di ufficio nel testo ante-riforma dell’art. 328, contenente un’espressa previsione di reato nell’ipotesi in cui il pubblico ufficiale fosse un magistrato.
Scritto il 25-7-2013 alle ore 08:24
Caro GIUFE, sono contento che abbia cambiato idea e sia nuovamente intervenuto!
Quanto alla sua domanda, se non ammettessi punti di vista diversi dal mio, non curerei questo blog chiedendo opinioni altrui sulle mie valutazioni ed i miei pensieri.
Tuttavia, proprio l’obiettività di cui Lei parla mi porta – tra l’altro – ad aborrire quello che ho definito il “benaltrismo”.
In questo senso, ho pubblicato un post nel quale stigmatizzavo il polverone sollevato (ad arte e talvolta in malafede) su un trasparente e legittimo provvedimento di fissazione d’udienza su un ricorso proposto da un imputato.
Tutti gli altri discorsi sull’inefficienza della giustizia, sulle “colpe” di avvocati, cancellieri, magistrati (che non mitizzo ma non condanno neanche a prescindere), da un lato esulano dal’oggetto del post (come ho cercato, talvolta inutilmente, di spiegare ad alcuni). Dall’altro non sono in grado di rendere illegittimo un provvedimento che tale non è
Dopodichè, in altre sedi ed a partire da altri esempi si può (e si deve) discutere, anzi nò, approvare una riforma della giustizia che sia però, a mio personalissimo avviso, non impostata in termini “punitivi” per qualsiasi categoria (quantomeno perchè finirebbe preda delle avverse pulsioni e non verrebbe mai approvata).
Una riforma che, anche qui, a mio personale avviso e con la mia totale apertura a letture diverse: 1) parta dalla giustizia civile; 2) affronti la giustizia penale sfrondandola dal percorso ad ostacoli imposto ai giudici; 3) ragioni in termini di sanzioni per i comportamenti colposi e dolosi di TUTTE le parti processuali (difesa, accusa e giudicanti); 4) ragioni sia di pene alternative al carcere che – però – di effettività delle pene restrittive della liberta…. eccetera eccetera (direi che qusesta sede è un pò “strettina” per tutto quello che si potrebbe e dovrebbe dire.

References: cass. 
 sentenza 
 art. 5
 art. 6
 art. 53
 sentenza 
 Cass.