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Timestamp: 2020-01-19 16:20:33+00:00

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L'esigenza di abbattere in via generale ed immediata le barriere architettoniche non riguarda le sale cinematografiche aperte al pubblico
L'esigenza di abbattere in via generale ed immediata le barriere architettoniche riguarda unicamente gli "edifici e spazi pubblici". Pertanto, il fatto che una sala cinematografica privata sia aperta al pubblico non comporta, ai sensi della ripetuta legge n. 104/1992 e del regolamento attuativo, la completa parificazione agli edifici pubblici per quanto riguarda la disciplina relativa alle barriere architettoniche. Dette conclusioni si pongono anche in stretta consonanza con il principio enunciato dalla Corte costituzionale con sentenza 4 luglio 2008, n. 251, nella quale, proprio con riferimento alla pretesa del remittente di imporre l'eliminazione delle barriere architettoniche pure negli edifici esistenti, si sottolinea che viene richiesta una pronuncia additiva "che non può essere considerata costituzionalmente obbligata in quanto è diretta a privilegiare una delle possibili forme di intervento a favore delle persone disabili, in sostituzione di un sistema caratterizzato dalla concreta valutazione anche di altri interessi, dai quali non possono escludersi quelli relativi agli oneri economici eventualmente derivanti, allo stato, dalla forma di tutela prescelta.
Consiglio di Stato Sezione 4, Sentenza del 3 agosto 2010, n. 5151
Sul ricorso numero di registro generale 3027 del 2004, proposto da:
Eredi di Ma.Ar. e C. S.n.c., rappresentata e difesa dall'avv. Bi. Di Me., con domicilio eletto presso Ma.Sa. in Roma;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 giugno 2010 il cons. Pier Luigi Lodi e udito per la parte ricorrente l’avvocato D'An., su delega di Di Me.;
1. - Con atto notificato il 19 marzo 2004, depositato il successivo 5 aprile, la s.n.c. “Eredi di Ma.Ar. e C.” ha proposto appello avverso la sentenza del T.A.R. Campania – Napoli n. 127/3003, che aveva respinto il ricorso inteso ad annullare il provvedimento del Comune di Forio n. 25128/02, mediante il quale si faceva obbligo alla medesima società di provvedere ad adeguare alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, entro 90 giorni, il locale da essa adibito a sala cinematografica, con l'abbattimento delle barriere architettoniche per i portatori di handicap.
2. - Il T.A.R. aveva ritenuto di disattendere la tesi della ricorrente secondo cui l'obbligo di provvedere nel senso di cui sopra nascerebbe per le nuove costruzioni, per le ristrutturazioni e per tutte le opere edilizie, mentre non sussisterebbe nei casi in cui - come nella specie - non sarebbe stata eseguita nessuna opera, salvi gli interventi di mera manutenzione ordinaria e di adeguamento degli impianti elettrici alla normativa vigente.
Secondo il primo giudice, infatti, in applicazione della vigente normativa in materia, l'obbligo riguarderebbe anche gli edifici e spazi pubblici esistenti - come, appunto, sarebbe qualificabile una sala cinematografica - ancorché non soggetti al recupero o riorganizzazione funzionale, dovendosi comunque apportare tutti gli accorgimenti necessari per migliorarne la fruibilità da parte dei portatori di handicap.
6. - La Sezione ritiene che l'appello sia da accogliere, apparendo fondato ed assorbente il motivo di violazione di legge dedotto dalla società interessata.
6.1. - Deve rammentarsi che la citata legge-quadro n. 104/1992, riguardante l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, ai fini della eliminazione o superamento delle barriere architettoniche stabilisce, all'art. 24, comma 1, che “Tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili di limitare l'accessibilità e la visitabilità di cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13, e successive modificazioni, sono eseguite in conformità alle disposizioni di cui…”. Le anzidette disposizioni indicano, in concreto, i criteri per la esecuzione delle “opere” edilizie, riguardanti sia gli edifici pubblici che quelli privati aperti al pubblico, al fine di prevenire qualsiasi difficoltà nella loro fruizione da parte delle persone handicappate.
6.2. - Da tali norme di legge emerge, dunque, con chiarezza, che l'obbligo di adeguamento riguarda soltanto le opere di costruzione e ristrutturazione ancora da eseguire, come si ricava inequivocabilmente anche dal termine dilatorio di sei mesi concesso per l'applicazione delle nuove prescrizioni tecniche ai relativi progetti, ai sensi del citato art. 1 della legge n. 13/1989.
6.3. - Né possono ritenersi corrette le argomentazioni del primo giudice il quale, facendo leva sulle norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici dettate dal regolamento attuativo della legge n. 104/1992, emanato con d.P.R. 24 luglio 1996, n. 503, ha affermato che anche le sale cinematografiche rientrerebbero della disciplina dettata dall'art. 1, comma 4, in base al quale “Agli edifici e spazi pubblici esistenti, anche se non soggetti a recupero o riorganizzazione funzionale, devono essere apportati tutti quegli accorgimenti che possono migliorarne la fruibilità sulla base delle norme contenute nel presente regolamento”.
6.6. – Sembra opportuno aggiungere, ancora, che le anziesposte conclusioni si pongono anche in stretta consonanza con il principio enunciato dalla Corte costituzionale con sentenza 4 luglio 2008, n. 251, nella quale, proprio con riferimento alla pretesa del remittente di imporre l'eliminazione delle barriere architettoniche pure negli edifici esistenti, si sottolinea che viene richiesta una pronuncia additiva “che non può essere considerata costituzionalmente obbligata in quanto è diretta a privilegiare una delle possibili forme di intervento a favore delle persone disabili, in sostituzione di un sistema caratterizzato dalla concreta valutazione anche di altri interessi, dai quali non possono escludersi quelli relativi agli oneri economici eventualmente derivanti, allo stato, dalla forma di tutela prescelta”.
7. - Sulla base di quanto sopra l'appello deve essere accolto, con conseguente annullamento della sentenza appellata.
Giorgio Giaccardi - Presidente
Pier Luigi Lodi - Consigliere, Estensore
Armando Pozzi - Consigliere
Depositata in Segreteria il 3 agosto 2010.
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