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Timestamp: 2018-06-23 12:22:26+00:00

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Impugnazione cartella esattoriale: legittimazione passiva concorrente tra ente impositore e concessionario della riscossione | lexgenda
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Il Tribunale di Roma, Dodicesima sezione civile, con Sentenza n. 1128/2018 pubbl. il 17/01/2018 è tornata ad occuparsi delle opposizioni alle cartelle esattoriali nonché ai solleciti di pagamento.
Orbene, il Tribunale ha confermato il principio, ormai consolidato, in base al quale quando viene contestata la legittimità del titolo su cui si fonda la riscossione per l’assenza del provvedimento sanzionatorio o la sussistenza di vizi relativi alla sua notificazione, sussiste legittimazione passiva concorrente tra l’ente impositore e il concessionario della riscossione, in quanto sebbene il primo sia l’unico titolare della situazione sostanziale dedotta in giudizio (oggetto di azione di accertamento negativo), il concessionario è pur sempre il soggetto dal quale proviene l’atto oggetto dell’opposizione (la cartella esattoriale), sicché ad esso va riconosciuto l’interesse a resistere anche per gli innegabili riflessi che un eventuale accoglimento dell’opposizione potrebbe comportare nei rapporti con l’ente che ha provveduto ad inserire la sanzione nei ruoli trasmessi ai sensi della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 27.
La dodicesima sezione ha, inoltre, ribadito che il sollecito di pagamento “pur distinguendosi dall’avviso di mora, per la sua natura ontologicamente non impositiva, è autonomamente impugnabile da parte del destinatario davanti al giudice competente, quando, nonostante il carattere atipico derivante dalla diversa denominazione attribuitagli dall’Amministrazione, abbia lo stesso contenuto e funzione del provvedimento tipizzato impugnabile. Ne consegue l’ammissibilità dell’opposizione ad ordinanza ingiunzione ex art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 avverso un atto contenente un sollecito di pagamento per una sanzione amministrativa rientrante nell’ambito di applicazione di tale legge” (Sez. U, Sentenza n. 12244 del 27/05/2009).
Già in precedenza la Cassazione aveva ritenuto che il sollecito di pagamento ricevuto dal contribuente “è certamente atto che precede l’esecuzione, potendo lo stesso essere assimilato, al di là dell’ininfluente differenza di denominazione, all’avviso previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50, comma 2, per l’ipotesi che l’espropriazione non sia iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento” (Sez. U, Sentenza n. 23832 del 19/11/2007).

References: Sentenza 
 art. 27
 art. 23
 Sentenza 
 art. 50
 Sentenza