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Timestamp: 2019-01-21 04:44:32+00:00

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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE REGIONALE DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA DEL TRENTINO-ALTO ADIGE - SEDE DI TRENTO SENTENZA - PDF
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1 N. 704/01 Reg. Sent. N. 223/2000 Reg. Ric. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE REGIONALE DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA DEL TRENTINO-ALTO ADIGE - SEDE DI TRENTO ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso n. 223 del 2000 proposto da B. L., rappresentato e difeso dall avv. Barbara Balsamo presso il cui studio elettivamente domicilia in Trento, Via Grazioli n. 3; CONTRO il MINISTERO DELL INTERNO, in persona del ministro p.t., rappresentato e difeso dall Avvocatura Distrettuale dello Stato, Largo Porta Nuova n. 9, Trento; per l annullamento, del provvedimento n. 2.8./39/Ris d.d , notificato in data , emesso dal Dirigente il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Trento, con il quale è stata disposta l inflizione della sanzione disciplinare della pena pecuniaria di 1/30 per la seguente mancanza: aver omesso di informare tempestivamente e per iscritto l ufficio dello smarrimento della chiave della cassetta di sicurezza ubicata presso il corpo di guardia dell ufficio Personale della Questura, nonché di qualsiasi altro atto che sia e possa considerarsi presupposto o conseguenza dell atto sopra impugnato e che con lo stesso sia comunque posto in rapporto di correlazione.
2 Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell Interno; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Uditi alla pubblica udienza del 26 ottobre relatore il consigliere Ottorino Mazzuca - l'avv. Matteo Benvegnù, in dichiarata sostituzione dell avv. Barbara Balsamo, per il ricorrente, l'avvocato dello Stato Guido Denicolò per l'amministrazione dell Interno resistente; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue: F A T T O Con ricorso ritualmente notificato e depositato L. B., assistente della Polizia di Stato, ha impugnato la sanzione disciplinare della pena pecuniaria nella misura di 1/30 di una mensilità dello stipendio, deducendo i seguenti motivi di censura: 1) Violazione e falsa applicazione di legge: art. 32 del D.P.R. 31 luglio 1995 n. 395; 2) Silenzio rigetto della Pubblica Amministrazione. L Amministrazione dell Interno, costituitasi in giudizio, ha sostenuto nella sua memoria difensiva, l inammissibilità, per carenza di interesse, del ricorso, nonché la sua infondatezza, chiedendone pertanto il rigetto. Il ricorrente ha ribadito e chiarito in memoria il suo assunto difensivo. All udienza del 26 ottobre 2001 la causa è passata in decisione. 2
3 D I R I T T O Il ricorso è fondato. Il ricorrente, assistente della Polizia di Stato, componente del Direttivo Provinciale dell Organizzazione Sindacale S.I.U.L.P. di Trento, ha impugnato il decreto con cui il dirigente il Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Trento gli irrogava la sanzione disciplinare della pena pecuniaria nella misura di 1/30 di una mensilità dello stipendio e degli altri assegni a carattere fisso e continuativo ai sensi dell art. 4, n. 10, del D.P.R. n. 737/1981 per aver omesso di informare tempestivamente e per iscritto l ufficio dello smarrimento della chiave della cassetta di sicurezza ubicata presso il corpo di guardia dell ufficio Personale della Questura. Infatti, con relazioni di servizio, ritenute tardive, datate 1.9. e il ricorrente riferiva al Dirigente il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni per il Trentino Alto Adige dello smarrimento avvenuto in data di un mazzo di chiavi composto dalle seguenti: una chiave delle manette in dotazione; una chiave dell armadietto blindato ove sono riposte le armi lunghe in dotazione di reparto e una copia della chiave dell armadietto blindato assegnato ad altro dipendente, ma congiuntamente usufruito. L Amministrazione resistente, ravvisando nel comportamento tenuto dal ricorrente aspetti disciplinari rilevanti, formulava in data apposita contestazione degli addebiti per la mancanza prevista dall art. 5, comma 1 n. 7 del D.P.R. n. 737/1981, che veniva notificata al suindicato dipendente in data
4 In data il dipendente, dopo aver presentato richiesta di proroga, presentava le proprie giustificazioni. Il citato dirigente, con provvedimento in data , considerando che le giustificazioni fornite dal citato dipendente evidenziavano una minore gravità del fatto contestatogli, gli infliggeva la sanzione disciplinare della pena pecuniaria nella misura di 1/30 di una mensilità dello stipendio e degli altri assegni a carattere fisso e continuativo, per la mancanza prevista dall art. 4 n. 10 del D.P.R. n. 737/1981. Avverso tale provvedimento l interessato proponeva, con atto pervenuto in data , il ricorso gerarchico al Capo della Polizia. Con l impugnativa in esame l interessato deduce, nella sostanza, la violazione e falsa applicazione dell art. 32 del D.P.R. 31 luglio 1995 n. 395 (1 motivo) ed il silenzio rigetto della Pubblica Amministrazione (2 motivo). Ad avviso del Collegio, fondato, prevalente ed assorbente è il primo motivo di ricorso. L art. 32 del D.P.R. n. 395/1995 (rubricato Tutela dei dirigenti sindacali ) dispone, al suo quarto comma, che Dei procedimenti disciplinari avviati nei confronti dei soggetti indicati nei commi 1 e 2 appartenenti alle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale è data comunicazione, in occasione della notifica della contestazione degli addebiti, all Amministrazione centrale per le valutazioni di 4
5 competenza ed anche al fine di monitoraggio dell andamento complessivo di tali procedure disciplinari. La comunicazione è inviata dall Amministrazione centrale alla segreteria nazionale dell organizzazione sindacale interessata. Al riguardo si evidenzia che dalla fondatezza della censura di violazione del citato art. 32 deriva anche la connessa reiezione della eccezione difensiva dell Amministrazione resistente circa la natura di atto interno del relativo inadempimento e la conseguente carenza di interesse a dedurre le censure in esame. Non può dubitarsi, infatti, dell interesse del ricorrente a dedurre la violazione della citata disposizione sia per l esplicita dizione della rubrica della norma, che tutela esplicitamente i dirigenti sindacali, sia per la sua chiara ratio di tutela, nel contempo, sia del Sindacato di appartenenza sia dei suoi componenti. Trattasi, infatti, di adempimento collegato ad interessi sia pubblici che privati, in relazione alle funzioni svolte sia dal Sindacato nel suo complesso che dal singolo sindacalista, che sia dipendente della Pubblica Amministrazione. La disposizione normativa in esame nel porre un preciso obbligo in capo all Amministrazione, e cioè di comunicare l avvio del procedimento disciplinare, introduce un ulteriore atto interlocutorio, prodromico al procedimento disciplinare, nell ipotesi in cui il dipendente sia anche dirigente sindacale, dal cui inadempimento deriva l illegittimità della procedura, nonché della sanzione inflitta al dipendente. 5
6 La rimanente censura resta assorbita. Per le suesposte considerazioni, il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto, con conseguente annullamento della sanzione impugnata. Sussistono, comunque, giusti motivi per compensare le spese di giudizio tra le parti. P.Q.M. il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa del Trentino - Alto Adige, sede di Trento, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 223 del 2000, lo accoglie e, per l effetto, annulla il provvedimento impugnato. Restano salvi gli ulteriori provvedimenti dell Amministrazione. Spese del giudizio compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall Autorità amministrativa. Così deciso in Trento, nella Camera di Consiglio del 26 ottobre 2001, con l intervento dei Magistrati: dott. Paolo Numerico dott. Ottorino Mazzuca dott. Gianfranco Bronzetti Presidente Consigliere estensore Consigliere Pubblicata nei modi di legge, mediante deposito in Segreteria, il giorno 13 dicembre Il Segretario Generale dott. Fiorenzo Tomaselli 6

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 provvedimento n. 
 art. 32
 art. 4
 art. 5
 art. 4
 art. 32
 art. 32
 art. 32
 sentenza