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Timestamp: 2017-09-20 05:46:15+00:00

Document:
N. 1664/05
N. 2418 Reg.Ric.
sul ricorso in appello proposto da Ferrero Silvana, rappresentata e difesa dagli avv.ti Carlo Ranaboldo e Guido Francesco Romanelli ed elettivamente domiciliata presso il secondo in Roma, Via Cosseria, n. 5;
il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i cui Uffici è per legge domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi, n. 12;
e l’Ufficio Provinciale della M.C.T.C. Di Alessandria, non costituito;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte – I Sezione - n. 37 del 14 gennaio 2004.
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione appellata;
Alla Camera di Consiglio del 15 febbraio 2005 relatore il Consigliere Guido Salemi; uditi l’avv. Romanelli e l’avvocato dello Stato Di Palma.
Data comunicazione ai difensori delle parti in ordine alla possibilità di definire il giudizio nel merito con sentenza resa in forma semplificata ai sensi degli artt. 3 e 9 della legge 21 luglio 2000, n. 204.
1.- In sede di rinnovo della patente di guida, la Commissione medica di Alessandria sottoponeva a visita la sig.ra Silvana Ferrero e, riscontrando un forte deficit visivo, la giudicava non idonea alla patente di guida in via permanente ai sensi dell’art. 322 del D.P.R. 495 del 16 dicembre 1992.
Avverso siffatto giudizio, la sig.ra Ferrero proponeva ricorso gerarchico al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, come previsto dall’art. 119, comma 5, del D.Lgs. n. 285 del 30 aprile 1992.
L’Unità sanitaria territoriale delle Ferrovie dello Stato di Torino effettuava una nuova visita a seguito della quale era confermato il precedente giudizio.
Conseguentemente, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti respingeva il ricorso gerarchico.
Detto provvedimento, unitamente ai giudizi delle Commissioni mediche, era impugnato dall’interessata con ricorso proposto davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte.
In particolare, la ricorrente sosteneva che il deficit visivo non era permanente.
Con sentenza n. 37 del 14 gennaio 2004, il giudice adito respingeva il ricorso.
A suo avviso, l’Amministrazione non poteva non adeguarsi al giudizio espresso dai suddetti organi medici; inoltre, il giudizio tecnico espresso da dette commissioni era censurabile dal giudice amministrativo solo per illogicità o per inadeguatezza dell’accertamento medico-legale.
2.- Con ricorso notificato il 5 marzo 2004, la sig.ra Ferrero ha proposto appello contro la summenzionata sentenza.
A suo avviso, il giudice di primo grado non s’è avveduto che la contestazione del giudizio medico non concerneva la questione relativa al possesso dei requisiti (vista) al momento dell’accertamento, bensì quella relativa al disconoscimento della reversibilità della perdita dei requisiti stessi, il che avrebbe normativamente imposto, non la revoca, ma la sospensione della patente di guida.
Le due Commissioni, infatti, si sarebbero limitate a constatare che il visus si era ridotto al disotto dei limiti minimi di legge, senza considerare che tale riduzione era dipesa da patologia reversibile, come dimostrato da attestato medico (di struttura pubblica) da lei esibito nel giudizio di primo grado.
L’Amministrazione appellata si è costituita in giudizio.
Alla Camera di Consiglio del 6 aprile 2004, questa Sezione ha ordinato all’Amministrazione di sottoporre la ricorrente a nuovo esame diretto ad accertare la sussistenza del requisito dell’idoneità visiva.
L’incombente istruttorio è stato adempiuto e da esso è emerso che l’appellante era idonea per la patente di categoria B, con visus naturale per entrambi gli occhi di 8/10.
Con nota depositata il 27 gennaio 2005, l’appellante ha chiesto la sospensione del provvedimento impugnato in prime cure e, occorrendo, la definizione immediata del giudizio.
Alla Camera di Consiglio del 17 febbraio 2005, il Collegio ha comunicato ai difensori della parti che, ai sensi degli artt. 3 e 9 della legge 21 luglio 2000, n. 205, il giudizio poteva essere definito nel merito con sentenza resa in forma semplificata, dopo di che il ricorso è stato trattenuto in decisione.
3.- L’appello è fondato.
In tema di controllo giurisdizionale sull’esercizio del potere, che ha quale presupposto la valutazione di un fatto, in base a conoscenze scientifiche (nel caso, derivanti dalla scienza medica), la cognizione del giudice è piena e non solo estrinseca, incontrando il solo limite oggettivo determinato dall’opinabilità e relatività di ogni valutazione scientifica e dall’impossibilità per il giudice di sostituirsi all’Amministrazione, ove il potere di valutazione sia stato attribuito dall’ordinamento all’Amministrazione stessa e non si verta in tema di giurisdizione di merito.
Come è stato precisato dalla giurisprudenza, il controllo è pieno, in quanto nella fattispecie delineata, concernente la cosiddetta discrezionalità tecnica, a differenza delle ipotesi di discrezionalità amministrativa, all’Amministrazione non è data alcuna scelta fra più comportamenti legittimi, ma è richiesta l’esatta valutazione di un fatto secondo una determinata scienza o tecnica; il limite è connaturato alla relatività e opinabilità delle valutazioni scientifiche (cfr., per tutti, C.d.S., Sez. IV, 9 aprile 1999, n. 601).
Ne consegue che, oltre all’esame estrinseco circa le modalità, i criteri logici, il procedimento valutativo, il giudice deve valutare se il giudizio dell’organo amministrativo sia erroneo e, in particolare, se il giudizio espresso dall’Amministrazione sia attendibile sotto il profilo della correttezza del criterio tecnico adottato e del relativo procedimento applicativo, ricorrendo, se del caso, all’ausilio di una consulenza tecnica (cfr., di recente, C.d.S., Sezione IV, 13 ottobre 2003, n. 6201 e Sezione VI, 10 marzo 2004, n. 1213).
Nella fattispecie in esame, il giudizio espresso dalle summenzionate commissioni mediche era errato, perché non aveva accertato che la riduzione visiva non aveva carattere permanente, sicché la misura amministrativa da adottare non poteva consistere nella revoca della patente, ma nella sospensione della stessa, secondo quanto disposto dall’art. 129, terzo comma, del nuovo codice della strada, approvato con D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285.
4.- In conclusione, per le suesposte considerazioni, l’appello deve essere accolto; conseguentemente, in riforma della sentenza appellata, il provvedimento impugnato deve essere annullato.
Le spese e gli altri oneri del doppio grado di giudizio sono posti a carico dell’Amministrazione appellata e sono liquidati a favore dell’appellante nella misura indicata in dispositivo.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie il ricorso in appello indicato in epigrafe e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, annulla il provvedimento impugnato in primo grado.
Condanna il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al pagamento in favore dell’appellante delle spese, competenze ed onorari del giudizio che liquida complessivamente in euro 2.000 (duemila).
Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2005 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sez.VI -, riunito in Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:
Guido SALEMI Consigliere Est.
Guido SALEMI Annamaria RICCI
il 12 aprile 2005
N.R.G. 2418/2004

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