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Timestamp: 2018-09-23 00:38:31+00:00

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Le conclusioni dell'Avvocato Generale Wahl nella causa Fallimento Traghetti del Mediterraneo SpA (causa C‑387/17)
Con le conclusioni presentate il 13 settembre scorso nella causa pregiudiziale C-387/17, l’Avvocato Generale Wahl ha affrontato le controverse questioni attinenti l’interpretazione del diritto comunitario che si pongono nell'ennesimo, e forse ultimo, giudizio di rinvio innestatosi nella lunga vicenda giudiziaria inerente gli aiuti di Stato erogati in danno dell’impresa Traghetti del Mediterraneo (di seguito “TDM”).
Le questioni emerse nel caso di specie concernono specificamente la disciplina procedurale di diritto derivato applicabile all’istituto degli aiuti di Stato ex art. 107 TFUE e pertanto meritano di essere analizzate in modo approfondito nella presente sede.
1. La vicenda giudiziaria di TDM e le precedenti pronunce pregiudiziali della Corte di giustizia
La vicenda giudiziaria è sicuramente nota agli addetti ai lavori in ragione dell’importante sentenza pregiudiziale della Corte di giustizia del 13 giugno 2006, resa su rinvio del Tribunale di Genova nel contesto del contenzioso avviato dalla TDM contro la concorrente Tirrenia, al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della politica di prezzi bassi praticata da quest’ultima fra il 1976 e il 1980, anche avvalendosi del versamento di sovvenzioni pubbliche in violazione delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato.
In quella sede, infatti, dando applicazione ai principi già affermati nell’altrettanto importante sentenza Köbler, i giudici di Lussemburgo hanno riconosciuto il diritto della TDM di conseguire il risarcimento dei danni subiti a causa dell’errata interpretazione delle norme comunitarie da parte di la Suprema Corte di Cassazione e del suo rifiuto di operare rinvio pregiudiziale ai sensi dell'art. 234, co. 3, TCE (ora art. 267 TFUE). Essi, inoltre, hanno chiarito l’incompatibilità con il diritto comunitario sia delle normative nazionali che escludono completamente la responsabilità dello Stato-Giudice per violazione del diritto comunitario, sia di quelle che limitano tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave, pur in presenza di una violazione manifesta del diritto vigente nel senso precisato dalla sentenza Köbler.
A seguito della nota pronuncia, constatato l’illecito commesso dallo Stato-Giudice, il Tribunale di Genova adiva nuovamente la Corte di giustizia, che nella sentenza del 10 giugno 2010, Fallimento Traghetti del Mediterraneo, chiariva la natura di aiuto Stato delle sovvenzioni corrisposte a Tirrenia nelle circostanze proprie della causa principale. Tanto appurato, Tribunale di Genova condannava dunque la Repubblica italiana al pagamento, in favore della TDM (a quel punto diventata Fallimento della Traghetti del Mediterraneo, “FTDM”), della somma di 2.330.355,78 Euro a titolo di risarcimento dei danni cagionati dall’illecito commesso dallo Stato‑Giudice.
In sede di impugnazione, tuttavia, la Corte d’Appello di Genova provvedeva a riformare la pronuncia di prime cure, rigettando le domande risarcitorie della FTDM fondate sulla responsabilità della Repubblica italiana nella sua qualità di Stato‑Giudice, ed al contempo accogliendo quelle fondate sulla responsabilità dello Stato‑Legislatore, per avere l’Italia indebitamente concesso aiuti illegali (per approfondimenti sul tema, si rinvia alla Comunicazione della Commissione relativa all'applicazione della normativa in materia di aiuti di Stato da parte dei giudici nazionali, in particolare ai punti 43 e ss.)
La sentenza della Corte d’appello genovese veniva di seguito impugnata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri dinanzi alla Corte di Cassazione, la quale adiva ulteriormente la Corte di giustizia ex art. 267 TFUE, instaurando il giudizio di rinvio oggetto del presente commento.
2. Le questioni oggetto della causa pregiudiziale C-387/17
Oggetto del giudizio di rinvio attualmente pendente dinanzi ai giudici comunitari sono due questioni concernenti la corretta interpretazione del diritto comunitario degli aiuti di Stato, ossia:
se la qualificazione degli aiuti erogati a Tirrenia tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta in termini di “aiuti nuovi” oppure preesistenti (c.d. “aiuti esistenti”) possa avvenire sulla base dell’art. 1, lettera b), v), del Regolamento n. 659 del 1999 (di seguito il “Regolamento”), norma secondo cui: “[...] gli aiuti considerati aiuti esistenti in quanto può essere dimostrato che al momento della loro attuazione non costituivano aiuti, ma lo sono diventati successivamente a causa dell’evoluzione del mercato comune e senza aver subito modifiche da parte dello Stato membro. Qualora alcune misure diventino aiuti in seguito alla liberalizzazione di un’attività da parte del diritto comunitario, dette misure non sono considerate aiuti esistenti dopo la data fissata per la liberalizzazione”; ovvero se trovi applicazione, e in che termini, il principio (portata formalmente differente da quello di diritto positivo anzidetto) – enunciato dal Tribunale al punto 143 della sentenza Alzetta, secondo cui “[…] un regime di aiuti istituito in un mercato inizialmente chiuso alla concorrenza deve essere considerato, al momento della liberalizzazione di tale mercato, come un regime di aiuti esistenti, nei limiti in cui esso non rientrava, al momento della sua istituzione, nel campo di applicazione dell’art[icolo] 92, [paragrafo] 1, del Trattato [CE, attuale art. 107, paragrafo 1, TFUE]”;
se, sempre ai fini della qualificazione dei predetti aiuti, trovi applicazione, e in che termini, l’art. 1, lettera b), iv), del Regolamento, che afferma essere “esistenti” “gli aiuti considerati aiuti esistenti ai sensi dell’art. 15” – norma che, a sua volta, stabilisce un termine di prescrizione decennale per il recupero degli aiuti illegalmente concessi –, oppure se trovino applicazione, e in che termini (analoghi o meno al principio espresso dalla citata norma di diritto positivo), i principi, ripetutamente affermati dalla stessa Corte di giustizia, di tutela del legittimo affidamento e della certezza del diritto.
3. Le conclusioni dell’Avvocato Generale Wahl
Così poste le questioni pregiudiziali, nelle conclusioni in commento l’Avvocato Generale Wahl ha innanzitutto rilevato che la nozione di “aiuti esistenti”, ai sensi dell’art. 1 del Regolamento, pur riprendendo in gran parte l’acquis comunitario relativo alle modalità di applicazione delle disposizioni dei Trattati in materia di aiuti formatosi prima della sua adozione in virtù della giurisprudenza della Corte, risulta significativamente più ampio rispetto a quest’ultimo.
In particolare, l’Avvocato Generale ha evidenziato che, prima dell’adozione del Regolamento, la giurisprudenza della Corte di giustizia non ricomprendeva nella categoria degli “aiuti esistenti” né l’ipotesi degli aiuti per i quali fosse scaduto il termine di prescrizione (ipotesi poi prevista dall’art. 1, lettera b), iv) del Regolamento, in combinato disposto con l’art. 15 del Regolamento medesimo), né l’ipotesi delle misure in relazione alle quali fosse possibile dimostrare che al momento della loro attuazione non costituivano aiuti, ma lo erano diventati a causa dell’evoluzione (i.e. liberalizzazione) del mercato (si tratta del caso previsto dall’art. 1, lettera b), v), dello stesso Regolamento).
Ciò precisato, in considerazione del fatto che il Regolamento presenta un carattere “essenzialmente procedurale”, l’Avvocato Generale ne ha negato l’applicazione retroattiva ed ha pertanto escluso che, nel caso di specie, le autorità italiane potessero avvalersi delle categorie di “aiuti esistenti” previste, rispettivamente, all’art. 1, lettera b), iv), e all’art. 1, lettera b), v), del Regolamento allo scopo di ostacolare le azioni risarcitorie avviate dalla FTDM (cfr. punti da 37 a 57 delle conclusioni).
Ciò premesso, pertanto, nella non creduta ipotesi in cui la Corte ritenesse di qualificare gli aiuti controversi come esistenti in forza dell’articolo 1, lettera b), del Regolamento, l’Avvocato Generale ha affrontato le due questioni poste dalla Cassazione.
In ordine alla prima questione pregiudiziale, vertente sul criterio di qualificazione delle misure agevolative erogate nel contesto di un mercato non ancora liberalizzato, l’Avvocato Generale ha evidenziato che il riconoscimento della natura di “aiuti esistenti” - tanto sulla base dell’art. 1, lettera b), v), del Regolamento, quanto in applicazione del principio di cui alla sentenza Alzetta – postula necessariamente che le misure statali in esame non abbiano costituito, al momento della loro adozione, aiuti di Stato dotati di incidenza sugli scambi tra gli Stati membri e idonei a cagionare una distorsione della concorrenza. Difatti, richiamando quanto già affermato dalla Corte nella sentenza Fallimento Traghetti del Mediterraneo del 2010 (vd. supra, par. 1), egli ha ricordato che l’assenza di liberalizzazione non esclude di per sé che taluni aiuti di Stato siano idonei ad incidere sugli scambi tra Stati membri e possano falsare o minacciare di falsare la concorrenza ai sensi dell’art. 107, par. 1, TFUE. Nel caso di specie, pertanto, rilevato che le misure controverse apparivano ab origine idonee ad incidere in modo negativo sulla concorrenza e sugli scambi comunitari, l’Avvocato Generale ha escluso che potessero qualificarsi come esistenti sia in base al Regolamento che in base alla sentenza Alzetta, e ciò a prescindere dall’ambito di applicazione ratione temporis del primo (cfr. punti 58-76 delle conclusioni).
Per quanto attiene alla seconda questione, l’Avvocato Generale ha dapprima richiamato il principio generale in base al quale, nell’ambito del controllo del rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi ad essi incombenti in forza degli articoli 107 e 108 TFUE, i giudici nazionali e la Commissione hanno ruoli “complementari ma distinti”. In particolare, le Conclusioni in commento ricordano che, in conformità alla giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia, “[m]entre la valutazione della compatibilità di misure di aiuto con il mercato comune rientra nella competenza esclusiva della Commissione, che agisce sotto il controllo dei giudici comunitari, i giudici nazionali provvedono alla salvaguardia dei diritti dei singoli in caso di inadempimento dell’obbligo di previa notifica degli aiuti di Stato alla Commissione previsto adesso dall’articolo 108, paragrafo 3, TFUE”, norma dotata di effetto diretto.
In applicazione dei principi esposti, l’Avvocato Generale ha dunque inferito che la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni riconosciuta ai terzi concorrenti risulta, “in linea di principio, indipendente da qualsiasi procedura d’indagine parallela condotta dalla Commissione sull’aiuto di cui trattasi" e che pertanto la scadenza del termine di prescrizione di 10 anni di cui all’articolo 15, paragrafo 1, del Regolamento (la stessa disposizione è ora contenuta all’art. 17 del Regolamento 1589/2015) si limita a circoscrivere nel tempo i poteri della Commissione riguardanti il recupero degli aiuti illegali, mentre non esclude la possibilità dei giudici nazionali di constatare che un aiuto è illegale al fine di pronunciarsi sul risarcimento dei terzi danneggiati. Al riguardo, l’Avvocato Wahl ha infatti rilevato che “le sole norme sulla prescrizione eventualmente applicabili dinanzi al giudice nazionale sono quelle risultanti dal diritto nazionale, interpretate alla luce dei principi di effettività e di equivalenza” (cfr. punti 77-105 delle conclusioni).
Da ultimo, alla luce delle suesposte considerazioni, l’Avvocato Generale ha inoltre escluso l’invocabilità del principio del legittimo affidamento da parte delle autorità italiane, anche considerando che, secondo giurisprudenza costante, una tale tutela non può essere invocata da un soggetto che abbia commesso una violazione della normativa vigente. Quanto al principio della certezza del diritto, l’Avvocato Generale ha invece ritenuto che, mentre lo stesso può eventualmente venire in rilievo nel caso in cui lo Stato interessato abbia debitamente notificato le misure di aiuto che intende attuare, ciò non può valere nel caso in cui detto Stato non abbia ottemperato all’obbligo di previa notifica ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, TFUE, come accaduto nel caso di specie.
Adottato il Codice delle migliori pratiche in materia di aiuti di Stato
Il 16 luglio, la Commissione europea ha pubblicato il Codice delle migliori pratiche per l'attuazione delle procedure di controllo in materia di aiuti di Stato, a seguito di ampia discussione con gli Stati membri e le parti interessate.
L'obiettivo del Codice è quello fornire delle linee guida agli Stati membri, alle imprese, alle altre parti interessate, nonchè alla stessa Commissione, in ordine alla gestione quotidiana delle procedure in materia di aiuti di Stato, al fine di migliorarne l'efficacia, la trasparenza e la prevedibilità.
In quest'ottica, il Codice si propone come un nuovo strumento per applicare in modo efficiente la disciplina adottata in esito al processo di c.d. Modernizzazione degli aiuti di Stato e chiarisce come devono essere gestiti nel modo più efficace i casi di aiuti più complessi, come sono seguite le denunce in merito agli aiuti di Stato e come viene monitorata l'attuazione delle misure di aiuto di Stato da parte degli Stati membri.
Esso, in particolare, include indicazioni circa il modo in cui:
la Commissione si relaziona con le autorità degli Stati membri, fornendo orientamenti prima che le misure di aiuto di Stato siano formalmente notificate;
le autorità degli Stati membri possono attuare le misure esentate, senza notificarle alla Commissione;
la Commissione e gli Stati membri operano insieme per facilitare la gestione dei casi di aiuti di Stato indicati da questi ultimi come altamente prioritari;
la Commissione gestisce una rete di coordinatori nazionali per i contatti quotidiani con ciascuno Stato membro, al fine di fornire un sostegno immediato nell'affrontare eventuali problemi di gestione delle pratiche di aiuto;
la Commissione collabora con gli Stati membri, anche concordando come affrontare casi nuovi, complessi o urgenti, come i progetti di reti di trasporto trans-europee, a sostegno della costruzione e del potenziamento delle infrastrutture di trasporto;
la Commissione può ottenere informazioni pertinenti direttamente dalle autorità pubbliche o dalle imprese utilizzando gli strumenti di informazione del mercato;
le denunce relative agli aiuti di Stato sono gestite dalla Commissione, alla luce delle modifiche introdotte nel Regolamento di Procedura.
Per il testo del Codice, si rinvia al seguente link.
La Commissione europea ordina il recupero di circa 120 milioni di euro concessi dal Lussemburgo al Engie sotto forma di esenzioni fiscali
Con la decisione adottata il 20 giugno 2018, la Commissione europea ha dichiarato illegali ed incompatibili con il mercato interno gli aiuti concessi dallo Stato lussemburghese a due imprese appartenenti al gruppo Engie (ex GDF Suez), attivo nel settore energetico.
Tali aiuti, in particolare, sono stati concessi dallo Stato membro attraverso dei tax rulings, ossia decisioni anticipate in materia fiscale con cui le autorità tributarie nazionali definiscono in via preventiva le modalità di trattamento di operazioni specifiche.
Il provvedimento in esame, pertanto, va ad aggiungersi alle numerose decisioni adottate dalla dalal Commissione a partire dal 2014 in materia di pratiche fiscali degli Stati membri incompatibili con il divieto ex art. 107, par. 1, TFUE.
Per maggiori informazioni sul trattamento delle pratiche di pianificazione fiscale degli Stati membri e aiuti di Stato, si rinvia al seguente link.
Per maggiori informazioni sulla decisione in commento si rinvia alla press release della Commissione europea, consultabile al seguente link.
Pubblicata la Relazione della Commissione sulla politica di concorrenza per il 2017
In data odierna, la Commissione europea ha pubblicato la Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni sulla politica di concorrenza per il 2017 (di seguito la "Relazione").
La relazione, pubblicata annualmente, riporta informazioni dettagliate relativamente alle più importanti iniziative legislative e politiche adottate dalla Commissione euoropea in materia di concorrenza nell'anno precedente. Essa risulta composta da due documenti, e cioè da una comunicazione della Commissione (dal 2013 disponibile in tutte le lingue ufficiali dell'Unione) e da un Working Paper dei Servizi della Commissione, il quale descrive in maggiore dettaglio i recenti sviluppi intervenuti nella materia (disponibile in inglese, francese e tedesco).
Per maggiori informazioni, si rinvia al seguente link.
Pubblicata la decisione di apertura del procedimento di indagine formale relativa al prestito ponte di 900 milioni di euro concesso dallo Stato italiano ad Alitalia
lo scorso 23 aprile la Commissione europea aveva comunicato, tramite press release, l'adozione della decisione di avviare il procedimento di indagine formale ai sensi dell'art. 6 del Regolamento UE 1589/2015, riguardante il prestito ponte di 900 milioni di euro concesso dallo Stato italiano ad Alitalia, che dal maggio del 2017 si trova in amministrazione straordinaria.
Il 14 giugno, la Commissione ha pubblicato nel proprio sito internet la versione non confidenziale della decisione in parola.
Dalla lettura della decisione emerge che, in via preliminare, la Commissione ritiene che, tanto il prestito iniziale (di 600 milioni di euro, datato maggio 2017) quanto l’estensione dello stesso (implicante il conferimento di ulteriori 300 milioni di euro nell'ottobre 2017) possano aver attribuito un vantaggio economico ad Alitalia ai sensi dell’articolo 107, par. 1, TFUE. In particolare, la Commissione evidenzia che le condizioni alle quali sono stati concessi i prestiti non paiono soddisfare il c.d. test dell’operatore in una economia di mercato (cfr. la Comunicazione della Commissione sulla nozione di aiuto di Stato di cui all'articolo 107, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, paragrafo 73 e ss.), in quanto:
(a) le autorità italiane non avrebbero fornito alcun elemento a dimostrazione del fatto che, al momento della concessione del prestito iniziale, il valore del patrimonio di Alitalia sarebbe stato sufficiente a garantire il rimborso del prestito (paragrafo 62 della decisione);
(b) considerando che originariamente Alitalia avrebbe dovuto essere venduta entro il mese di novembre 2017, la Commissione ha ritenuto ancora più improbabile che un finanziatore avrebbe concesso un’estensione del prestito a seguito del fallimento della vendita iniziale, dal momento che questo avrebbe segnalato a un creditore privato che le prospettive di vendita di Alitalia erano addirittura peggiori di quanto inizialmente previsto (paragrafo 63 della decisione);
(c) la Commissione ha inoltre rigettato l'argomento delle autorità italiane secondo cui, concedendo il prestito iniziale e la sua estensione, lo Stato avrebbe agito in modo economicamente razionale, in quanto ciò avrebbe permesso il miglior esito della gara, garantendo la redditività a lungo termine della compagnia aerea ed evitando tensioni sociali. La decisione, infatti, al riguardo ribatte che lo Stato non è azionista diretto di Alitalia ma semplicemente un azionista indiretto tramite la partecipazione a Poste Italiane, sicché esso non potrebbe in alcun modo beneficiare di un miglior prezzo di vendita o della redditività dell’impresa nella stessa misura degli azionisti che detengono una partecipazione maggioritaria in Alitalia. La stessa, inoltre, rileva che un operatore in un’economia di mercato di norma non si preoccupa delle tensioni sociali (paragrafo 64 della decisione).
Sotto il profilo della compatibilità con il mercato interno, la Commissione ha evidenziato che le misure analizzate non sembrano conformi alle prescrizioni degli Orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà del 2014 (di seguito gli "Orientamenti").
In particolare, si legge nella decisione che, sulla base delle informazioni rese disponibili, non vi sarebbe la possibilità di concludere con certezza che l’aiuto contribuisca al raggiungimento di un obiettivo ben definito di interesse comune. E ciò sebbene appaia tendenzialmente condivisibile l'argomento per cui, se gli aerei di Alitalia avessero dovuto essere lasciati a terra a causa della perdita della licenza di esercizio della compagnia determinata dalla procedura di insolvenza, non vi sarebbero state altre compagnie aeree immediatamente pronte a prenderne il posto e ciò avrebbe comportato l’interruzione dei servizi di trasporto aereo in Italia e gravi perturbazioni (paragrafi 80 e 81 della decisione).
La Commissione ha inoltre rilevato che l'aiuto ha consentito ad Alitalia di proseguire le sue attività tra il maggio 2017 e almeno il settembre 2018, e che pertanto lo stesso ha permesso di mantenere attiva sul mercato un’impresa altrimenti non redditizia per un periodo significativamente superiore a quello temporaneo di sei mesi previsto dal punto 55, lettera d), degli Orientamenti (paragrafo 86 della decisione).
La Commissione ha del pari evidenziato che le autorità italiane non avrebbero dimostrato a sufficienza che il piano di liquidità fornito risulti in linea con il requisito della proporzionalità dell’aiuto, di cui all'art. 38, lett. e, degli Orientamenti. Infatti, non solo l'importo dell’aiuto non corrisponderebbe alla formula appositamente indicata all'allegato I degli Orientamenti, ma anche la misura analizzata prevederebbe una consistente riserva di liquidità (pari a circa il il 15-35% del totale delle previsioni di entrate della compagnia nel 2018) per il cui importo non risulterebbero adeguate giustificazioni (paragrafo 91 della decisione).
Per le medesime ragioni, la Commissione ha infine rilevato che i probabili effetti negativi della misura sulla concorrenza e sugli scambi non possono essere considerati sufficientemente limitati.
Nel frattempo, in data odierna, è cominciata la discussione generale alla Camera dei deputati sulla conversione del Decreto-legge 27 aprile 2018, n. 38, già approvato dal Senato il 14 giugno, il quale fa slittare al 31 ottobre 2018 il termine per l'espletamento della procedura di cessione e proroga fino al 15 dicembre 2018 la durata del prestito ponte, sopprimendo la disposizione che ne prevedeva la restituzione entro il termine dell'esercizio.
Le misure di aiuto pubblico romene alla Compagnia Nationala a Uraniului: la Commissione apre la procedura di indagine formale
In data 8 maggio 2018 la Commissione Europea ha reso noto l’avvio della procedura di indagine formale ex art. 108 TFUE a carico della Romania, in relazione alle misure di ristrutturazione dalla stessa adottate in favore della Compagnia Nationala a Uraniului (Compagnia Nazionale Uranio, “CNU”).
Il 12 giugno 2017, infatti, la Romania aveva notificato alla Commissione l’avvio di un nuovo piano di ristrutturazione industriale destinato a convogliare – direttamente e indirettamente – 95 milioni di euro nelle già dissestate casse della CNU, destinato a sommarsi al prestito di salvataggio di 13.3 milioni precedentemente concesso dallo Stato all'impresa nel 2016.
1. Background fattuale: le misure adottate dalla Romania a sostegno della CNU dal 2016 in poi
La CNU è un'impresa a capitale interamente pubblico, attiva nel campo dello sfruttamento delle miniere nazionali di uranio e nella produzione di materiale grezzo da trasformare in combustibile per gli impianti ad energia nucleare. La compagnia, in particolare, estrae il minerale di uranio, lo processa per trasformarlo nell'octaossido di triuranio (U3O8) e, dopo un'ulteriore raffinazione, lo trasforma nuovamente nel diossido di uranio (UO2). Tali attività sono svolte dall’impresa nei due siti di Crucea e Botusana, per l'attività di estrazione, e di Feldioara per l'attività di raffinazione.
Le criticità finanziarie della CNU sono iniziate nel 2016, a seguito della perdita dei suoi due maggiori clienti, e cioè dell'impresa di produzione di energia nucleare Societatea Nationala Nuclearelectrica (“SNN”) e dell’Amministrazione nazionale delle riserve di Stato e dei problemi speciali, le quali assieme assorbivano circa il 95% della produzione dell'impresa, che peraltro aveva già risentito dell’abbassamento dei prezzi dell’uranio sul mercato internazionale. Quando tali clienti hanno interrotto bruscamente i rapporti di fornitura di materiale atomico con la CNU, quest’ultima si è trovata pertanto nell’impossibilità di vendere i suoi prodotti e di onorare i suoi debiti pregressi.
A causa delle illustrate ragioni, nella seconda metà del 2016, la Romania erogava alla CNU un prestito di salvataggio dell’ammontare di 13.3 milioni di euro, giustificato dal rischio di cessazione totale dell’attività dell'impresa. La concessione dell'aiuto veniva preceduta dall'adozione di una decisione di non sollevare obiezioni della Commissione Europea, datata 30 settembre 2016.
Il prestito, a seguito delle nuove misure notificate nel giugno 2017, è divenuto un vero e proprio piano di risanamento industriale, comprensivo dei seguenti interventi:
la cancellazione di parte delle quote di debito pubblico per 16.6 milioni;
una sovvenzione di 16.2 milioni di sostegno agli investimenti per la modernizzazione della compagnia;
un prolungamento del prestito iniziale di salvataggio di 13.3 milioni;
la conversione di parte delle quote di debito pubblico in azioni detenute dallo Stato romeno per 13.34 milioni;
la concessione di sussidi operativi per 45.8 milioni di euro, per colmare la differenza tra i costi di produzione della compagnia e i prezzi di mercato durante il periodo di ristrutturazione.
2. La disciplina applicabile e la decisione del 30 settembre 2016
Con riferimento alla disciplina applicabile alla fattispecie oggetto di analisi, si ricorda innanzitutto che, ai sensi dell’art. 108, par. 3 TFUE, gli Stati Membri sono obbligati a notificare preventivamente alla Commissione Europea i nuovi aiuti di Stato che intendono concedere alle imprese.
A seguito di tale notificazione, il Trattato prevede che la Commissione “se ritiene che un progetto non sia compatibile con il mercato interno a norma dell'articolo 107, inizia senza indugio la procedura di indagine formale”. Allo stesso modo, si dispone inoltre che “lo Stato membro interessato non può dare esecuzione alle misure progettate prima che tale procedura abbia condotto a una decisione finale” (c.d. obbligo di standstill).
Le richiamate previsioni di diritto primario risultano dettagliate dal Regolamento UE 1589/2015 (c.d. regolamento di procedura). In particolare, in base all’art. 6 di quest’ultimo, nel caso in cui la compatibilità della misura con il mercato interno risulti dubbia ad una prima analisi, la Commissione avrà il dovere di approfondirne l’esame, avviando la c.d. procedura formale di indagine. Questa, a sua volta, potrà concludersi in uno dei seguenti modi: (a) una dichiarazione che la misura non integra aiuto; (b) una decisione di compatibilità della misura di aiuto con il mercato interno (c.d. decisione “positiva”); (c) una decisione di compatibilità dell’aiuto subordinata però a talune condizioni (decisione c.d. “condizionale”); (d) una decisione di incompatibilità della misura con il mercato interno (decisione c.d. “negativa”, la quale, se l'aiuto è stato concesso illegalmente in violazione dell'art. 108, par. 3 TFUE, comporterà anche l'obbligo dello Stato erogante di recuperarlo).
Con riferimento all’esame della compatibilità sostanziale della misura di aiuto, esso è svolto dalla Commissione applicando l'art. 107, par 3, TFUE, in combinazione alla normativa di dettaglio stabilita nei regolamenti e nelle linee guida settoriali eventualmente applicabili al caso di specie.
Relativamente alla compatibilità della misura ai sensi della normativa primaria, nel caso dell'iniziale prestito di salvataggio concesso dalla Romania alla CNU, la Commissione ha adottato una decisione di non sollevare obiezioni, concludendo nel senso della compatibilità dell’aiuto con il mercato interno ai sensi dell’art. 107, par. 3, lett. c, TFUE, secondo il quale la Commissione può dichiarare compatibili “gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse”.
Più in particolare, si evidenzia che la materia in oggetto, data la sua particolare natura, rientra nell’ambito di applicazione del Trattato EURATOM, il cui art. 2, lett. b imputa all’Unione il compito di fondare e perseguire politiche tese a garantire standard uniformi di protezione della salute dei lavoratori e del contesto pubblico. Tali ultime finalità – ad avviso della Commissione - ben possono essere lette come un esempio di quelle “attività” cui sono destinati gli aiuti compatibili di cui all’art. 107, par. 3, lett. c, TFUE.
Tanto premesso, la Commissione ha rilevato che la misura romena soddisfava la fondamentale condizione di compatibilità secondo cui l'impresa beneficiaria doveva essere destinataria di un serio e credibile piano di risanamento, idoneo ad assicurarne la sopravvivenza. Parimenti, la Commissione ha ritenuto che l'aiuto fosse in linea con l'ulteriore condizione richiedente che la società o gli investitori dovessero contribuire in maniera sufficiente e rilevante ai costi di risanamento, assicurando cioè sia che i costi sostenuti per il risanamento stesso non sarebbero gravati prevalentemente sulla fiscalità generale, sia la proporzionalità dell'aiuto.
La Commissione ha altresì concluso che il prestito di salvataggio risultava conforme agli Orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà (in inglese “R&R Guidelines” e di seguito “Orientamenti”).
La decisione del 2016, infatti, rilevava innanzitutto che la CNU costituiva “impresa in difficoltà”, e cioè ricadeva pienamente nella definizione offerta dal paragrafo 9 degli Orientamenti, che parla di impresa che “non sia in grado, con le proprie risorse o con le risorse che può ottenere dai proprietari/azionisti o dai creditori, di contenere perdite che, in assenza di un intervento esterno delle autorità pubbliche, la condurrebbero quasi certamente al collasso economico, nel breve o nel medio periodo”.
Ulteriori questioni affrontate dalla Commissione nella prima decisione hanno riguardato l’applicabilità della disciplina speciale prevista dagli Orientamenti, con riferimento alle imprese “nuove” e a quelle “facenti parte di un gruppo”. Al punto 21, infatti, gli Orientamenti chiariscono che una nuova impresa (i.e. attiva nel settore di riferimento da meno di 3 anni) non è ammessa a beneficiare dell’aiuto di salvataggio, anche se la sua posizione sul mercato appaia “insicura”. Nel caso della CNU, la Commissione rilevava che l’impresa era attiva dal 1997, e quindi non poteva considerarsi “nuova” ai sensi degli Orientamenti.
Ancora, al punto 22, gli Orientamenti chiariscono che gli aiuti di salvataggio non sono parimenti erogabili a imprese facenti parte di un gruppo, salvo che si riesca a dimostrare che le difficoltà che li giustificano sono intrinseche e che non sono il risultato di una arbitraria allocazione delle passività all’interno del gruppo medesimo. Anche sotto questo aspetto la Commissione rilevava la compatibilità della misura, dato che la CNU non fa parte di un gruppo.
In terzo luogo, la Commissione verificava l’idoneità dell’aiuto a contribuire ad un obiettivo di comune interesse, a mente dell’art. 107, par. 2, lett. c, TFUE. Anche in questo caso, si ritenevano infatti soddisfatte le previsioni degli Orientamenti, che riscontrano tale carattere nei casi in cui l’attività sia “diretta a contrastare e prevenire il disagio sociale o eventuali fallimenti di mercato” (punto 43). In questo frangente, pertanto, va dimostrato che la scomparsa del soggetto avrebbe conseguenze assai negative sotto questi aspetti, a motivo della sua “rilevanza sistemica”.
La Commissione, infine, rilevava che l'aiuto romeno rispettava le condizioni dimensionali e finanziarie esplicitate negli Orientamenti ai punti 54 e ss., sul presupposto che una determinata misura non potrebbe assumersi come compatibile con il mercato interno laddove un'altra, di impatto meno distorsivo sulla concorrenza, fosse identificabile e tale da garantire gli stessi effetti e che l'importo dell'aiuto deve comunque mantenersi in relazione di proporzionalità con il minimo indispensabile per mantenere in vita l'impresa (cfr. punti da 40 a 47 della Decisione).
3. I dubbi evidenziati dalla Commissione con la decisione di apertura dell’indagine formale e la loro analisi giuridica
Nella fase attuale, a seguito della notifica del nuovo complesso di aiuti ala CNU, la Commissione europea dubita che il piano di risanamento progettato dalla Romania sia in linea con le condizioni ritenute soddisfatte dalla prima decisione del 2016.
In particolare, secondo la Commissione, la procedura di indagine formale dovrà esaminare:
se il piano di ristrutturazione proposto sia idoneo a ripristinare la redditività a lungo termine della CNU senza ulteriori misure di aiuto;
se la CNU e gli investitori privati coinvolti abbiano contribuito in misura sufficiente ai costi di risanamento, garantendo in tal modo che il piano di ristrutturazione non si basi principalmente sui finanziamenti pubblici e che l'aiuto sia proporzionato;
se la Romania sia in grado di adottare misure appropriate per limitare le distorsioni della concorrenza generate dall'aiuto.
Al momento, la decisione di apertura di indagine formale non è ancora stata pubblica in Gazzetta Ufficiale, con la conseguenza che non è dato conoscere in maggior dettaglio le criticità riscontrate dalla Commissione e che saranno oggetto di approfondimento.
Per il momento, alla luce degli elementi illustrati nella press release della Commissione, pare utile ricordare che, a differenza di altre categorie di aiuti di Stato, le misure di sostegno pubblico al salvataggio e alla ristrutturazione delle imprese in difficoltà mostrano i maggiori livelli di rischio di distorsione della concorrenza, dal momento che prevengono l'uscita dal mercato di soggetti economici inefficienti, con ciò ostacolando la loro sostituzione con concorrenti maggiormente efficienti ed innovativi.
Allo scopo di limitare quanto più possibile gli effetti distorsivi sulla concorrenza di tali tipologie di aiuto, la Commissione Europea ha approntato i sopra richiamati Orientamenti, in vigore dal 1° agosto 2014, i quali sostituiscono le previgenti linee guida del 2004 e si applicano a tutte le imprese, eccettuate quelle operanti nei settori del carbone e dell'acciaio, nonché quelle cui sono applicabili gli Orientamenti per gli aiuti agli istituti finanziari.
I nuovi Orientamenti si pongono in linea con gli obiettivi del processo di c.d. Modernizzazione della legislazione sugli Aiuti di Stato, avviato con la Comunicazione della Commissione dell'8 maggio 2012 e mirante al perseguimento di tre fondamentali obiettivi, strettamente interdipendenti tra loro, quali: (a) la crescita e la promozione nell'ambito di un mercato interno rafforzato, dinamico e competitivo; (b) l’applicazione preminente di norme e procedure ai casi di maggior impatto sul mercato interno; (c) la razionalizzazione delle norme e la velocizzazione delle decisioni.
Il perseguimento di tali obiettivi, da parte dei nuovi Orientamenti, risulta in parte dalla conferma di alcuni principi sanciti nella disciplina previgente ed in parte dalla introduzione di alcuni nuovi elementi della valutazione di compatibilità.
Quanto al primo aspetto, si rileva che, al punto 8 degli Orientamenti, trova conferma il basilare principio programmatico secondo il quale “sarebbe opportuno che le imprese fossero ammesse a ricevere aiuti di Stato solo dopo aver esaurito tutte le opzioni di mercato e qualora gli aiuti siano necessari per conseguire un obiettivo ben definito di interesse comune”. Va inoltre ricordato che è stato confermato il termine massimo di 6 mesi per la concessione di un aiuto di salvataggio alle imprese in difficoltà finanziaria, spirato il quale l'aiuto stesso va rimborsato ovvero trasformato in “aiuto alla ristrutturazione”. Con riguardo a quest'ultimo, ancora il punto 8 degli Orientamenti chiarisce che “[l]e imprese possono essere ammesse a ricevere aiuti ai sensi dei presenti orientamenti solo una volta ogni dieci anni (principio dell’aiuto «una tantum»)”.
Quanto agli elementi di novità, i più rilevanti– oltre alla nuova definizione di impresa in difficoltà sopra richiamata - sono di sicuro:
la possibilità che le Piccole e Medie Imprese (“PMI”) beneficino di un “sostegno temporaneo alla ristrutturazione”, misure con un limitato effetto distorsivo sulla concorrenza che si propongono - attraverso prestiti e garanzie - di scongiurare l'immediato exit dell'impresa. Tali misure, fruibili per un massimo di 18 mesi, sono subordinati alla presentazione di un piano di ristrutturazione adeguato;
il fatto che gli Stati membri hanno ora l'onere di dimostrare che la misura di aiuto è davvero necessaria per prevenire il disagio sociale e far fronte a fallimenti di mercato;
l'introduzione di regole tese a garantire che una parte rilevante dei costi della ristrutturazione saranno sostenute dagli investitori. Come ulteriore prerequisito per la concessione dell'aiuto, gli stessi investitore dovranno anche ripianare le perdite accumulate. In caso di buon esito dell'aiuto, lo Stato membro si vedrà garantita una remunerazione dell'investimento effettuato.
I nuovi Orientamenti hanno pertanto introdotto una disciplina marcatamente più organica, che ha senz’altro rafforzato la coerente applicazione delle regole settoriali nei casi più recenti sottoposti al vaglio della Commissione.
Si pensi al caso del prestito ponte da 900 milioni di euro concesso dallo Stato Italiano nel corso del 2017 a favore di Alitalia, in amministrazione straordinaria, e notificato alla Commissione Europea nel gennaio 2018. La Commissione, che, nutrendo seri dubbi sulla compatibilità della misura con il mercato interno, ha avviato la procedura di indagine formale, tuttora pendente, ha dichiarato che ne approfondirà l’esame appuntandosi, in particolare: sulla la durata del prestito, valutando, nello specifico, se questo eccede la durata massima consentita di 6 mesi; nonché appurando se la misura di aiuto si limiti allo stretto necessario (ulteriore profilo di incertezza).
Nello stesso segno si colloca anche l’approccio adottato dalla Commissione con riferimento al prestito di 96 milioni di euro concesso dalla Croazia ai Cantieri Navali Uljanik e notificato in data 15 gennaio 2018. Il progetto, approvato pochi giorni più tardi dalla Commissione, è stato commentato dalla Commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager nel modo che segue: “will help the Uljanik shipyard to continue operating and maintain 1 800 jobs, while they work out a sound restructuring strategy to ensure its future. We approved it today. The restructuring plan must return the company to long-term viability without continued public support, to preserve jobs in Istria on a sustainable basis”.
Allo stesso modo, alla luce di quanto illustrato, si rileva che sarà di centrale importanza, nella fase di indagine formale relativa all’auito concesso dalla Romania alla CNU, la verifica del rispetto dei principi enunciati negli Orientamenti con riferimento ai limiti temporali e di portata degli aiuti statali volti alla ristrutturazione delle imprese in difficoltà, nonché di quelli riguardanti la necessità che l’aiuto statale contribuisca in modo oggettivo alla realizzazione di un obiettivo di comune interesse.
Pubblicato l'elenco delle procedure di recupero degli aiuti illegali erogati dall'Italia aggiornato a maggio 2018
Il Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato l'elenco, aggiornato al 15 maggio 2018, delle procedure di recupero degli aiuti illegali erogati dall'Italia che devono ancora essere integralmente recuperati.
Lo schema dei recuperi pendenti, accessibile al seguente link, evidenzia che attualmente risultano irrisolte 10 procedure di recupero a carico dell'Italia, le quali sono per la maggior parte di competenza ministeriale. Lo schema precisa inoltre che l'elenco pubblicato non comprende i recuperi sostanzialmente completati, "inclusi quelli per i quali la Commissione non abbia ancora sancito la definitiva e irrevocabile esecuzione delle relative decisioni, in quanto in attesa della cancellazione dei soggetti beneficiari dal registro delle imprese e/o della definizione del contenzioso giurisdizionale pendente".
Le indicazioni contenute nell'elenco aggiornato delle procedure di recupero possono pertanto essere utilmente lette in combinato con l'elenco delle procedure di recupero pendenti, relative a tutti gli Stati membri dell'UE, pubblicato e aggiornato periodicamente dalla Commissione Europea - Direzione Generale della Concorrenza nel proprio sito web. In quel contesto, infatti, la Commissione considera pendenti tutti i casi in cui: (i) l'aiuto non è stato recuperato; (ii) l'aiuto è stato recuperato, ma tuttavia costituisce oggetto di procedimenti giurisdizionali ancora pendenti dinanzi ai giudici nazionali o comunitari. Fra i casi pendenti, in particolare, la Commissione indica come non recuperati tutti quelli in cui gli aiuti illegalmente concessi e incompatibili non siano stati integralmente restituiti dai beneficiari all'ammissitrazione erogante, per l'importo capitale e gli interessi di recupero. Diversamente, la Commissione indica come recuperati gli aiuti quando: (i) sono stati restituiti integralmente, sebbene rimangano pendenti procedimenti giurisdizionali dinanzi ai giudici comunitari od ai giudici nazionali; (ii) non sono stati restituiti all'amministrazione erogante, ma l'importo da recuperare è stato collocato in un conto bloccato, in pendenza di un procedimento giurisdizionale dinanzi ai giudici comunitari; (iii) non sono stati restituiti all'amministrazione erogante, ma quest'ultima ha provveduto ad insinuarsi al passivo nella procedura di insolvenza del beneficiario che non sia in grado di restituire l'aiuto. In ogni caso, la Commissione provvede a rimuovere l'indicazione della procedura fra i casi pendenti tutte le volte in cui gli aiuti possono considerarsi recuperati nel senso sopra specificato e non risultano pendenti procedimenti giurisdizionali, né dinanzi ai giudici comunitari, né dinanzi a quelli nazionali.
Dalla lettura delle statistiche della Commissione emerge che l'Italia è lo Stato, tra i 28 Membri dell'UE, che ha concesso il maggior numero di aiuti non recuperati (10 misure di aiuto). Seguono l'Italia: la Spagna, con 8 misure di aiuto non recuperate; la Grecia, con 6 misure di aiuto non recuperate; e la Francia, con 4 procedure relative ad aiuti non recuperati.
Al riguardo si ricorda altresì che, come emerge anche dall'elenco pubblicato dal Dipartimento per le Politiche Europee, l'Italia deve ancora completare il recupero, per un importo di 47 milioni di euro circa, degli aiuti concessi sotto forma di sgravi fiscali ad imprese site a Venezia e Chioggia. L'ordine di recupero di tale aiuto risale al 25 novembre 1999 e, proprio a causa dell'inerzia dell'Italia nell'adempiervi, con la sentenza del 17 settembre 2015, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha condannato il nostro Stato ex art. 260 TFUE al pagamento di una sanzione forfettaria di 30 milioni di euro, e una penalità di mora di 12 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nel dare attuazione alla nuova sentenza di condanna. Deve notarsi che, nel caso di specie, proprio in ragione della gravità dell'inadempimento accertato, l'importo della penalità di mora irrogata dalla Corte non è proporzionalmente decrescente, ossia ridotto ogni semestre man mano che l'Italia recupera gli aiuti in misura proporzionale all'importo recuperato, ma risulta applicato in ciascun semestre nella sua totalità a prescindere dalla quantità di aiuti medio tempore recuperati. Per l'effetto, sino al recupero dell'ultimo euro degli aiuti concessi in modo illegale, l'Italia sarà tenuta a pagare una penalità di mora semestrale di 12 milioni di euro.
Gli aiuti danesi al progetto di collegamento sottomarino "Fehmarn-belt" tra Danimarca e Germania
Entra nelle sue battute finali il caso degli aiuti al finanziamento del collegamento fisso della cintura di Fehmarn, progetto con cui Danimarca e Germania intendono congiungere con un tunnel sottomarino la città tedesca di Puttgarden e l’isola danese di Lolland. Grazie al progetto, il tragitto da Amburgo a Copenhagen verrà diminuito di circa 160 km, apportando considerevoli benefici ai viaggiatori che vedranno abbattuti i tempi di percorrenza di quasi il 50%. Il tunnel, inoltre, apporterà miglioramenti significativi anche allo sviluppo regionale dell’area, e si stima che porterà alla creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro.
Il progetto è stato fortemente voluto dalla Danimarca, che ha allo scopo creato Femern, compagnia pubblica che si occuperà della realizzazione dell’opera.
La Danimarca ha inoltre conferito a quest’ultima agevolazioni al finanziamento, sotto forma di iniezioni di capitale, garanzie e prestiti statali, che sono stati approvati dalla Commissione Europea nel luglio 2015. La commissaria alla Concorrenza, la danese Margrethe Vesteger, si era in proposito espressa favorevolmente al disegno, escludendo la natura di aiuto della misura, e, in ogni caso, ritenendo l’intervento compatibile con il mercato interno sulla base dell’art. 107(3)(b) TFUE, che consente di dichiarare compatibile con il mercato interno un aiuto “destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo”. L’Unione rinviene infatti nel progetto una rilevanza strategica fondamentale in relazione alla definitiva costituzione del cosiddetto corridoio scandinavo-mediterraneo, asse maggiore di trasporto all’interno dell’Unione, che collegherebbe Malta e la Sicilia con la i paesi scandinavi.
Nel novembre 2015, Scandlines Danmark e Scandlines Deutschland, compagnie di traghetti attivi nel tratto di mare in questione, hanno impugnato la decisione di non sollevare obiezioni della Commissione dinanzi ai giudici di Lussemburgo.
Le due compagnie non si oppongono di per sé alla costruzione del tunnel, ma sostengono che il denaro pubblico darà all’operatore della galleria l’ingiusta capacità di abbassare i prezzi dei trasporti automobilisti e ferroviari al punto tale da spingere fuori dal mercato i traghettatori. Polemiche ha suscitato inoltre la garanzia particolarmente lunga (55 anni) presentata dalla Danimarca a sostegno finanziario dei lavori: lo Stato danese sottoscrive prestiti per la realizzazione dell’opera, garantendo finanziamenti a basso interesse che alla fine saranno rimborsati da pedaggi e biglietti.
Più precisamente, i motivi di ricorso addotti dalle ricorrenti, che chiedono l’annullamento della decisione positiva della Commissione di compatibilità dell’aiuto, si sono appuntati, tra gli altri, sull’asserito errore di diritto e sull’errore manifesto di valutazione nel ritenere che il progetto di collegamento fisso della cintura di Fehmarn fosse di comune interesse europeo. Sotto quest’ultimo profilo, è lamentato altresì che la Commissione non avrebbe fornito alcuna motivazione riguardo al comune interesse europeo del progetto. Le ricorrenti reputano inoltre errata la valutazione della Commissione nel ritenere l’aiuto necessario e proporzionato e Le compagnie di traghetti deducono altresì che la Commissione avrebbe violato il suo obbligo di avviare un procedimento d’indagine formale, in relazione a gravi difficoltà attinenti alla durata e alle circostanze del procedimento preliminare di esame.
Lo scorso 26 aprile si è tenuta l’udienza di discussione orale davanti al Tribunale dell’UE, mentre la decisione dei giudici comunitari è prevista per il prossimo autunno.
La Commissione Europea apre un'indagine approfondita relativa al prestito dello Stato italiano ad Alitalia
La Commissione Europea ha aperto un'indagine approfondita per valutare se il prestito ponte di 900 milioni di euro che l'Italia ha concesso ad Alitalia costituisce un aiuto di Stato e se è conforme alle norme dell'UE in materia di aiuti alle imprese in difficoltà, così come definite negli Orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà.
Per maggiori informazioni, si rinvia al comunicato stampa della Commissione Europea, disponibile al seguente link.
La Commissione Europea apre il procedimento di consultazione pubblica per la revisione del Regolamento de minimis in materia agricola
La Commissione si prepara alla revisione del Regolamento (UE) n. 1408/2013, relativo all'applicazione degli artt. 107 e 108 TFUE agli aiuti de minimis nel settore dell'agricoltura e in vigore dal 1° gennaio 2014.
La consultazione è stata aperta il 1° marzo 2018, e si concluderà il 16 aprile 2018. La Commissione ambisce a raccogliere i controbuti delle autorità pubbliche, dei cittadini, delle imprese e di altre organizzazioni.
La pagina della consultazione pubblica è disponibile al seguente link.
Per consultare la bozza del regolamento di revisione, si rinvia al seguente link.
La Corte di Giustizia conferma la sentenza del Tribunale nella causa SNCF/Commissione (causa C‑127/16 P): ora La Francia deve recuperare oltre 642 milioni di euro (al netto di interessi) nell’ambito di un aiuto di Stato concesso alla società Sernam
Il testo della pronuncia è disponibile al seguente link.
Per il comunicato stampa della Corte di Giustizia, si consulti il seguente link.
Per maggiori informazioni sulla decisione impugnata (decisione 2012/398/UE della Commissione, del 9 marzo 2012, riguardante l’Aiuto di Stato SA.12522 (C 37/08) – Francia – Applicazione della decisione Sernam 2), si consulti il seguente link.
La Commissione Europea approva il regime di aiuti previsto dall'Italia a sostegno della produzione e della distribuzione di biocarburanti avanzati e di biometano avanzato
La Commissione ritiene che il regime in oggetto, il quale dispone di un bilancio indicativo di 4,7 miliardi di euro e sarà operativo dal 2018 al 2022, potrà aiutare l'Italia a raggiungere il suo obiettivo 2020 per l'uso di energie rinnovabili nei trasporti, per la lotta ai cambiamenti climatici e per sostituire i combustibili fossili nel settore dei trasporti, limitando al contempo distorsioni della concorrenza, in linea con la disciplina della Commissione in materia di aiuti di Stato a favore dell'ambiente e dell'energia del 2014. Il finanziamento del regime sarà effettuato dai commercianti al dettaglio di carburanti per trasporto, i quali sono obbligati per legge a includere una certa percentuale di biocarburanti avanzati e di biometano nelle loro miscele di combustibili.
Quanto al funzionamento del regime, i produttori di biocarburanti e di biometano avanzati, ossia dei biocarburanti più sostenibili e rispettosi dell'ambiente, riceveranno un premio diretto a compensare i maggiori costi di produzione sostenuti, consentendo loro di competere con i combustibili fossili nel settore dei trasporti. Il livello del premio sarà aggiornato ogni anno in base ai costi di produzione per escludere compensazioni eccessive, e potrà essere aumentato se i produttori effettueranno anche investimenti per migliorare la distribuzione e la liquefazione del biometano avanzato. Infine, il regime di aiuti approvato dalla Commissione incoraggerà gli agricoltori a produrre biometano e biocarburanti da stallatico e da altri residui derivanti dalle attività agricole e ad avvalersene per alimentare macchinari agricoli e veicoli.
Per maggiori informazioni sulla decisione in commento, si rinvia al comunicato stampa della Commissione Europea, consultabile al seguente link.
La Commissione Europea approva sei meccanismi di regolazione della capacità di energia elettrica per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento in Italia, Belgio, Francia, Germania, Grecia e Polonia
Il 7 febbraio 2018, la Commissione Europea ha approvato i meccanismi di regolazione della capacità di energia elettrica in oggetto, definendo con decisione di non sollevare obiezioni i casi SA.48648 (Belgio), SA.45852 (Germania), SA.42011 (Italia), SA.46100 (Polonia), SA.48490 (Francia) e SA.48780 (Grecia). I meccanismi sono stati valutati come compatibili con il mercato interno, in applicazione della Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014-2020, anche alla luce delle informazioni raccolte dalla Commissione con la propria indagine settoriale del 2016 sui meccanismi di capacità.
La Commissione ha evidenziato che i meccanismi approvati con le decisioni in commento interessano oltre la metà della popolazione dell'UE. Essi, inoltre, sono articolati secondo modelli differenziati in relazione alle specifiche necessità di ciascuno Stato membro, quali riserve strategiche, meccanismi relativi all'intero mercato e misure che promuovono in modo specifico la gestione della domanda.
Nel caso specifico dell'Italia e della Polonia, la Commissione ha autorizzato meccanismi di capacità relativi all'intero mercato aperti a tutti i tipi di fornitori di capacità, che possono rivelarsi necessari quando i mercati dell'energia elettrica si trovano ad affrontare problemi strutturali di sicurezza dell'approvvigionamento. Nell'ambito di un meccanismo di questo tipo, i fornitori di capacità possono ottenere un pagamento per la disponibilità a produrre energia elettrica o, nel caso di operatori della gestione della domanda, per la disponibilità a ridurre il consumo. La Commissione ha evidenziato che sia l'Italia che la Polonia hanno chiaramente identificato e quantificato i rischi in materia di sicurezza dell'approvvigionamento, tenendo conto anche delle eventuali importazioni da paesi limitrofi. L'Italia, in particolare, ha dimostrato che un quantitativo importante di capacità rischia di uscire dal mercato e che è poco probabile che si realizzino nuovi investimenti in quanto gli investitori non riescono a ottenere guadagni sufficienti dalle vendite di energia elettrica. Le misure in questione, infine, ad avviso della Commissione, permetteranno inoltre di contenere i costi per i consumatori, grazie ad aste competitive organizzate periodicamente per l'assegnazione dei contratti di capacità. A tale fine importante è l'impegno di entrambi gli Stati membri ad attuare riforme del funzionamento dei mercati dell'energia elettrica.
Si rinvia al seguente link per maggiori informazioni sulla strategia della Commissione relativa all'Unione dell'energia.
Per consultare il comunicato stampa della Commissione si rinvia al link.
Il Tribunale conferma la decisione della Commissione nel caso EDF (causa T-747/15)
Lo scoreboard degli aiuti di Stato per il 2017 conferma il successo del processo di Modernizzazione degli aiuti di Stato
ILVA - La Commissione Europea conclude l'indagine sulle misure di sostegno concesse dall'Italia.
La Commissione Europea apre un'indagine sul regime fiscale applicato ad Inter IKEA dall'Olanda

References: art. 107
 sentenza 
 sentenza 
 art. 267
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 art. 267
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 art. 107
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 art. 107
 art. 108
 art. 2
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 art. 260
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