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Timestamp: 2019-07-17 02:45:38+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7777 del 20/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7777 del 20/03/2019
Cassazione civile sez. trib., 20/03/2019, (ud. 15/11/2018, dep. 20/03/2019), n.7777
sul ricorso iscritto al n. 23221/2013 R.G. proposto da:
SGS Italia spa in persona dei legali rappresentanti pro tempore
Toscana, sezione staccata di Livorno, n. 09/10/13, depositata il 26
2018 dal Consigliere Dott. Manzon Enrico.
Con sentenza n. 09/10/13, depositata il 26 febbraio 2013, la Commissione tributaria regionale della Toscana, sezione staccata di Livorno, previa affermazione espressa della sua ammissibilità, accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle dogane, ufficio locale, avverso la sentenza n. 67/06/11 della Commissione tributaria provinciale di Livorno che aveva accolto il ricorso della SGS Italia spa contro l’atto di contestazione per sanzioni relative a tributi doganali ex art. 303 TULD.
La CTR osservava in particolare che, diversamente da quanto opinato dal primo giudice, la fattispecie sanzionatoria de qua era applicabile anche nel caso, quale quello di specie, di contestata falsità del certificato di importazione e quindi di contestazione della provenienza della merce importata, potendosi sussumere tale circostanza nei concetti normativi, contenuti nella norma evocata dall’agenzia fiscale, di “qualità, quantità e valore” delle merci; affermava inoltre l’infondatezza dell’appello incidentale della società contribuente.
Con il primo motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la ricorrente lamenta la violazione dell’art. 303 TULD, del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, dell’art. 2 Cost., degli artt. 12 e 14 preleggi ed il contrasto con la giurisprudenza della Corte di giustizia UE, poichè la CTR ha ritenuto che la previsione della prima disposizione legislativa evocata in ordine alle inesatte/false indicazioni relative alla “qualità, quantità e valore” delle merci destinate alla importazione definitiva, possa trovare applicazione anche nel caso, come quello di specie, di falsità del certificato di importazione.
In particolare la ricorrente afferma che tale statuizione si pone in contrasto con il principio di legalità delle sanzioni amministrative tributarie di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, e peraltro affermato nella giurisprudenza costituzionale, unionale e convenzionale, implicando una interpretazione estensiva di detta previsione sanzionatoria che appunto non è consentita da questo principio generale; indica comunque quale argomento a contrario le diverse previsioni del TULD dalle quali si desume la “non omogeneità” sul piano giuridico dei concetti di “qualità” e di “origine” delle merci.
Tale indirizzo ermeneutico è d’altro canto coerente con gli orientamenti della Corte di giustizia UE, secondo la quale nella materia doganale “la finalità del controllo a posteriori è di verificare l’esattezza dell’origine indicata nel certificato”, che costituisce elemento costitutivo del diritto (sentenza 15 dicembre 2011, C-409/10, p. 43 e ss; sentenza 9 marzo 2006, C-293/04, p. 32).
Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4-3-5 – la ricorrente si duole di omessa pronuncia ovvero subordinatamente di vizio motivazionale, poichè la CTR ha mancato di rispondere alla sua preliminare eccezione di inammissibilità dell’appello principale agenziale per difetto di specificità dei motivi nonchè alle sue ulteriori eccezioni meritali, devolute con il gravame incidentale, concernenti ulteriori vizi invalidanti dell’atto sanzionatorio impugnato, quali la mancata notifica di atti endoprocedimentali prodromici dell’atto impositivo impugnato ed il vizio motivazionale dello stesso anche per contraddittorietà rispetto ai primi, il difetto di legittimazione passiva, il difetto di colpevolezza, l’infondatezza dei fatti fondanti il provvedimento, la sussistenza di cause di non punibilità e specificamente di quella di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 6-10, art. 220, par. 2, lett. b), CDC.
Diversamente da quanto afferma la ricorrente, risulta che il giudice tributario di appello, espressamente ovvero per implicito, ha statuito, oltre che sulla preliminare di inammissibilità del gravame agenziale, anche sulle questioni meritali ulteriori riproposte in via di gravame incidentale della società contribuente appellata.
La CTR toscana, ha infatti espressamente rigettato l’eccezione preliminare di inammissibilità del gravame agenziale per carenza di specificità dei motivi ed è quindi entrata nel merito della questione, ritenuta quale oggetto essenziale del contenzioso, dell’applicabilità nel caso di specie dell’art. 303, TULD; quindi, in chiusura di motivazione, ha ulteriormente rilevato che “L’appello incidentale proposto dalla contribuente deve essere rigettato, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, in quanto afferente a vizi non propri dell’atto di contestazione delle sanzioni impugnato con il presente giudizio”.
Non sussiste dunque alcuna omessa pronuncia nella sentenza impugnata, anche sotto il profilo dei dedotti vizi procedimentali dell’avviso di contestazione impugnato (notifica degli atti prodromici e motivazione), evidentemente ritenuti, almeno per implicito, non sussistenti.
Tuttavia, stante il riportato tenore letterale della sentenza impugnata, deve invece affermarsi la sussistenza del subordinatamente dedotto vizio motivazionale relativamente alle questioni riproposte in via di appello incidentale dalla società contribuente.
In tal senso va anzitutto preliminarmente osservato che risulta applicabile la previsione di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, quale novellata con il D.L. n. 83 del 2012, convertito con modificazioni nella L. n. 134 del 2012, tenuto conto del fatto processuale che la sentenza impugnata è stata pubblicata dopo che la novella è entrata in vigore e che la stessa si applica al giudizio di cassazione anche in materia tributaria, essendosi così statuito dalle S.U. di questa Corte con la sentenza n. 8053/2014, cui si intende dare seguito.
Con tale pronuncia si è inoltre sancito il principio di diritto che “La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass., Sez. U, n. 8053 del 07/04/2014).
Ebbene, la motivazione della sentenza impugnata rientra paradigmaticamente nelle gravi anomalie argomentative individuate in questo arresto giurisprudenziale, in particolare concretizzando un chiaro esempio di “motivazione apparente” ossia del tutto mancante e con ciò senz’altro ponendosi al di sotto del “minimo costituzionale”.
La CTR toscana infatti con la motivazione sopra riportata non ha dato alcuna risposta effettiva alle questioni di merito poste con il gravame incidentale da parte della società contribuente appellata, risolvendosi in affermazioni del tutto apodittiche e meramente assertive, comunque prive di alcun concreto e specifico riferimento alle basi probatorie (documentali) delle correlative allegazioni difensive della contribuente medesima.
Il riferimento alla non applicazione restrittiva delle condizioni di cui all’art. 244 CDC, cui parte ricorrente fa richiamo a sostegno della proprio tesi difensiva, riguarda invero quelle contenute al comma 2 del medesimo articolo, cioè la valutazione della conformità della decisione alla normativa doganale o la sussistenza del pericolo di un danno irreparabile per l’interessato, in quanto criteri di valutazione che possono prestarsi a diverse interpretazioni e, quindi, vanno applicate dal giudice nazionale in coerenza con la necessità di assicurare un diritto di difesa effettivo.
Peraltro il medesimo art. 244 CDC, comma 3, prevede dei limiti alla stessa possibilità di disporre la sospensione dell’esecutività dell’atto in sede di ricorso amministrativo, in linea con l’esigenza generale dell’Unione al recupero tempestivo delle entrate proprie, ed è quindi tale previsione, di origine unionale, che trova applicazione, anche nel caso in cui non si è provveduto alla previa audizione dell’interessato, atteso che, secondo quanto sopra riportato, la possibilità di attivare il ricorso amministrativo tutela il diritto al contraddittorio del contribuente, così come la circostanza che sia prevista la possibilità di ottenere la sospensione.
La Corte, accoglie il secondo motivo di ricorso nei termini di cui in motivazione, rigetta il primo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Toscana, sezione staccata di Livorno, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 303
 art. 360
 art. 3
 art. 3
 sentenza 
 art. 360
 art. 220
 art. 19
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 54
 sentenza 
 sentenza 
 art. 244
 sentenza