Source: http://veraitalia.blogspot.com/2015/08/
Timestamp: 2017-06-24 05:07:22+00:00

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Nuova tragedia dell'immigrazione in Europa. In Austria, secondo la polizia regionale, in un Tir che viaggiava in autostrada sono stati trovati tra i 20 e 50 cadaveri di profughi morti per asfissia. Intanto, a sud di Lampedusa sono iniziate le operazione di soccorso di un barcone con circa cento persone. E altre 3000 sono giunte nelle ultime 24 in Ungheria malgrado la barriera anti-migranti. Da parte sua, la Germania deroga al tratto di Dublino e accoglie i siriani. Il servizio di Marco Guerra: Ieri la morte ha colto 51 migranti nella stiva di un barcone nel Canale di Sicilia per le esalazioni del motore e oggi altrettanti hanno perso la vita dentro il rimorchio di un Tir in viaggio per le autostrade austriache. La morte per asfissia non è l’unica similitudine delle tragedie che si ripetono sulle rotte del Mediterraneo e dei Balcani: 3000 le persone salvate ieri al largo della Libia, 3000 quelle arrivare nelle ultime 24 ore in Ungheria, il numero maggiore in una sola giornata secondo la polizia magiara. Migranti che stanno marciando sui binari della ferrovia o alzano con mezzi di fortuna il filo spinato eretto dal governo di Budapest. Intanto la Germania, in deroga ai trattati che prevedono che il richiedente asilo resti nel Paesi di prima accoglienza, sospende l’espulsione dei profughi di nazionalità siriana; mentre la Commissione europea punta a proporre entro la fine dell'anno "un meccanismo permanente, vincolante e con quote" per la ripartizione di richiedenti asilo. Oggi il vertice di Vienna tra i rappresentati dell’Ue e quelli di sei Paesi balcanici per far fronte alla crisi dei Migranti. Per un commento sulla situazione e sulla risposta dell’Europa a questa emergenza sentiamo Carlotta Sami, portavoce dell’Acnur, l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati:R. – Siamo di fronte a una crisi umanitaria, non una crisi migratoria, questo è un punto molto importante. Quelli che spesso vengono definiti migranti sono rifugiati. Siamo davanti alla più grande crisi di rifugiati dalla Seconda Guerra mondiale. Sono ben 60 milioni le persone nel mondo che hanno lasciato la propria casa a causa di guerre o violenze. L’86 per cento di queste persone vive nei Paesi in via di sviluppo. Una piccola parte di queste persone sta cercando protezione in Europa. Parliamo di qualche centinaio di migliaia di persone in un continente di oltre 500 milioni di abitanti, l’Europa appunto.D. – I fenomeni a cui stiamo assistendo in questa estate sono legati anche alle guerre e alle crisi nel Medio Oriente…R. – Queste crisi sono strettamente legate soprattutto alla terribile guerra siriana che non trova una soluzione, che ha provocato la più grande popolazione di rifugiati al mondo: oltre 4 milioni di persone sono fuori dal Paese. Iraq, Libano, Giordania, Turchia, Egitto, questi sono i Paesi che accolgono la maggior parte dei rifugiati siriani. Una piccola parte di loro, vivendo in condizioni oramai disperate, arriva anche in Europa. Perché dico in condizioni disperate? Perché purtroppo i programmi di aiuto per questi rifugiati che noi in primis portiamo avanti sono finanziati solo per il 30 per cento. Questo ormai cronicamente da diversi anni.D. – Oggi a Vienna il vertice tra i Paesi balcanici e i vertici dell’Unione europea. Che risposte vi aspettate da questo incontro?R. – Il tema dell’accoglienza dei rifugiati è al centro dell’incontro. E’ un incontro che era già previsto per altri motivi. Sappiamo che ormai è chiaro a tutti che un arrivo di rifugiati come quello che sta fronteggiando la Grecia, quindi poi i Paesi che si trovano lungo la rotta terrestre balcanica, non può essere affrontato da singoli Paesi e soprattutto non è assolutamente utile a nessuno affrontare questo problema, questa crisi, erigendo muri o cortine di ferro. Sono migliaia i rifugiati siriani e iracheni che arrivano ogni giorno sulle isole greche. E’ importantissimo che il governo greco crei un sistema di accoglienza che al momento non esiste e che venga dato supporto a questi rifugiati che moltissime volte sono persone disabili, persone ferite dalla guerra, bambini che portano addosso le ferite della guerra, proprio perché molti hanno lasciato la Siria da pochi giorni. Noi siamo presenti da mesi sul territorio greco e abbiamo aumentato molto la nostra presenza e i nostri aiuti e portando supporto alle autorità nell’identificare luoghi dove le persone possono essere accolte, nel prepararle nella maniera più adeguata.D. - Siete presenti anche nei Balcani?R. – Siamo presenti anche nei Balcani: in Macedonia, in Serbia, in Ungheria, in tutti questi Paesi. In queste stesse ore stiamo aumentando anche le forniture di beni di prima necessità. Stiamo indicando alle autorità quali sono le modalità migliori per creare spazi per il riposo dei rifugiati per permettere poi anche ad altre organizzazioni umanitarie di portare la prima assistenza, ripeto, ad un gruppo di migliaia e migliaia di persone che non sono stabili, sono in movimento. E questa è la sfida più grande che abbiamo perché dobbiamo essere in grado di monitorare la situazione e di portare aiuto là dove serve.D. – La redistribuzione dei richiedenti asilo può essere conciliata con il Trattato di Dublino o vanno rivisti gli accordi europei?R. – Si concilia benissimo. L’agenda europea che era stata approvata nei primi mesi dell’estate deve trovare implementazione e anzi ampliamento. Anzi è molto importante che l’Europa porti un piano immediato di intervento per questa crisi umanitaria, risorse immediate e la partecipazione di tutti i Paesi europei, dentro e fuori Schengen.D. – La Germania accoglierà i profughi siriani e quindi la strada da seguire è quella di Berlino …R. – Sicuramente la Germania ormai, già da almeno tre anni, sta facendo un grossissimo lavoro per l’accoglienza dei rifugiati siriani. E’ insieme alla Svezia il Paese che accoglie più della metà di tutti i rifugiati. E il passo di sospendere il Trattato di Dublino è un passo estremamente positivo che accelererà l’analisi delle richieste d’asilo per i rifugiati siriani. Ed è un passo che possono fare anche tutti gli altri Paesi perché lo stesso Trattato di Dublino prevede che qualsiasi Paese europeo possa decidere di accogliere le richieste di asilo in deroga al Trattato stesso.D. – Quindi gran parte della sfida sarà accelerare le operazioni burocratiche per le richieste d’asilo…R. – Gran parte della sfida sarà questo, sarà anche approntare strutture idonee all’accoglienza e sarà anche mostrare alla cittadinanza europea che la gestione di questa crisi, che pur sorprende così tanto, è qualcosa di assolutamente fattibile. Ripeto, stiamo parlando di qualche centinaio di migliaia di persone a fronte di un continente che ha una cittadinanza di oltre 500 milioni di persone.
Di te a me rimane l'esempio del tuo sguardo sorridente e sempre positivo sul mondo e che guardava la musica come strumento di Pace .
All’insegna del dialogo interreligioso. Un cattolico, un ebreo e un musulmano hanno testimoniato che le religioni “sono per edificare l’uomo e non per la sua distruzione”. Se ne è parlato nell’incontro di apertura dal titolo: “Le religioni sono parte della soluzione, non il problema", con il cardinale Tauran, il gran rabbino di Francia Korsia e il rettore della moschea di Lione, Gaci. In un videomessaggio al Meeting, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha sottolineato come “il mondo di oggi sia segnato da conflitti e disuguaglianze, con persone, tuttavia, impegnate a rafforzare la speranza”. Ban Ki-moon ha annunciato per settembre, con la presenza del Papa a New York, una nuova Agenda per lo sviluppo sostenibile. Al microfono di Luca Collodi, il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso: R. – Oggi non c’è un conflitto che sia di natura religiosa. Tutti i conflitti che dobbiamo gestire, purtroppo, si devono a ragioni politiche. Ma quando si guarda il mondo di oggi, non lo si può capire senza la religione. Questo è il grande paradosso. Un secolo fa ci hanno detto “Dio è morto”, ma vediamo che non è morto, perché è molto presente. Quindi questo paradosso ci spinge a dialogare, perché Dio fa parte della vita dell’uomo di oggi. L’uomo è un “animale” religioso.
D. – L’integralismo islamico che idea ha della religione? R. – L’integralismo islamico prima di tutto non è il vero islam. E’ una perversione. Si tratta di gruppi traviati, purtroppo, che godono dell’appoggio di alcuni settori, che non sono a favore della democrazia.
Raina Kabaivanska - Leo Nucci 2009; Luciana Serra - Ottavio Garaventa 2010Renato Bruson - Luisa Maragliano 2012Madga Olivero - Rolando Panerai 2013Mirella Freni 2014
#Lirica,
Dopo il contatto, spesso durante l'instant messaging o corrispondenza e-mail, i truffatori cercano di manipolare e sfruttare le loro vittime. Tattiche utilizzate dai criminali informatici che catturano le emozioni del loro bersaglio, facendo appello al senso di empatia o di un desiderio di guadagno finanziario del destinatario. Il rispetto di queste richieste spesso pone la vittima a rischio finanziario e apre alla possibilità di diventare vittima di furto di indentità. Coloro che facilitano attivamente queste truffe via internet possono trovarsi ad affrontare accuse penali.
I trasgressori che ignoreranno le leggi finanziarie potranno essere incarcerati per non più di 30 anni, con una multa fino a $ 1 milione, o entrambi. CID raccomanda vivamente soldati, civili e familiari che, attraverso qualsiasi social network o sito di dating, incrociati da un profilo sospetto conosciuto o sollecitati attraverso questo modo da una persona che si propone come un soldato degli Stati Uniti, di inviare immediatamente una e-mail al CID a questo indirizzo : Army.CID.Crime.Tips@mail.mil.
I cittadini americani e residenti che hanno subito una perdita finanziaria devono contattare l'ufficio più vicino dei servizi segreti degli Stati Uniti. Inoltre, le vittime sono invitate a continuare a riferire queste truffa per via e-mail alle forze dell'ordine. A cosa prestare attenzione : Essere estremamente sospettosi se vengono richiesti soldi per costi di trasporto, spese di comunicazione o tasse per matrimonio e spese mediche. Molte delle richieste negative circa la presunta mancanza di sostegno e di servizi alle truppe militari all'estero, sono lontane dalla realtà, verificare i fatti. Se si avvia un rapporto basato su internet con qualcuno, controllate ciò che stanno dicendo con qualcuno che può sapere, come ad esempio un membro dei servizi attuale o ex. Siate molto sospettosi se non ottenete mai di parlare realmente con la persona al telefono o viene detto che non è possibile scrivere o ricevere lettere per posta. Militari e donne in servizio all'estero hanno spesso un indirizzo postale APO o FPO. Internet o no, i membri dei servizi apprezzano sempre una lettera per posta.
Siate molto sospettosi se vi viene chiesto di inviare denaro o beni a terze parti o a società. Spesso la società esiste, ma non ha ideadi ciò che sta avvenendo o non è parte della truffa. Essere consapevoli di quale ortografia viene usata, errori grammaticali o di lingua in messaggi di posta elettronica. Siate molto prudenti quando postate foto personali su siti di social media. Dove andare per ricevere assistenza : Segnalare il furto alla Federal Trade Commission. Il vostro rapporto aiuta le forze dell'ordine attraverso gli Stati Uniti nelle loro indagini. Online: http://www.ftc.gov/idtheft Per telefono: 1-877-ID-FURTO (438-4338) o TTY, 1-866-653-4261 Per posta: il furto di identità Clearinghouse, Federal Trade Commission, Washington , DC 20580
Relazionare il furto al Centro Internet Crime Complaint (IC3) (FBI-NW3C Partnership). Online : http://www.ic3.gov/default.aspx Nei casi in cui l'identità è stata utilizzata durante queste truffe (ad esempio fotografie) senza ulteriore identificazione personale delle informazioni comunicate, le seguenti azioni dovrebbero essere completate nel più breve tempo possibile attraverso l'applicazione della legge Relazionare la frode a : Internet Crime Complaint Center (IC3) (FBI-NW3C Partnership). Online: http://www.ic3.gov/default.aspx Fonte : CID Public Affairs
marilinalincegrassi Video del mio carissimo e insostituibile amico Luca Rembado
Grecia e creditori internazionali hanno trovato stamane l’accordo per un nuovo piano di salvataggio, che permetterà ad Atene di scongiurare il "default" e rimanere nell’Eurozona. Previsti prestiti per più di 80 miliardi di euro in cambio di un ampio pacchetto di misure economiche e riforme. Per il ministro delle finanze greco, Tsakalotos, mancano ancora dei dettagli minori, mentre l'Unione Europea fa sapere chi tratta di un accordo "tecnico" e non ancora "politico". I dettagli nel servizio di Michele Raviart: L’accordo sul terzo piano di salvataggio per la Grecia è arrivato dopo 18 ore di trattative. Sono 35 le misure prioritarie che il governo di Atene dovrà applicare per ricevere prestiti e sostenere le prossime scadenze, la più incombente delle quali il 20 agosto, quando la Grecia dovrà rimborsare 3,5 miliardi alla Bce. Cambierà il sistema fiscale, con l’eliminazione delle agevolazioni per le isole – a partire dalla fine del 2016 – e per i carburanti a uso agricolo. Saranno gradualmente abolite le pensioni anticipate e l’età minima sarà innalzata a 67 anni. Riformata la pubblica amministrazione e rafforzati i controlli anti-evasione fiscale. Su proposta dell’Osce, sarà attuato un programma di privatizzazioni e ricapitalizzate le banche, mentre il mercato dell’energia sarà pienamente liberalizzato entro il 2018. A livello di bilancio, la Grecia potrà mantenere un deficit primario – al netto quindi degli interessi sul debito – dello 0,25% nel 2015, cifra che aumenterà progressivamente di anno in anno fino ad arrivare al 3,5% nel 2018. L’intesa dovrà essere ora sottoscritta dall’Eurogruppo.Servirà tutto questo a riportare stabilità economica in Grecia? Giancarlo La Vella lo ha chiesto ad Angelo Baglioni, docente di Economia Politica all’Università Cattolica di Milano: R. – Purtroppo, credo che nel lungo periodo non servirà a molto, nel senso che i problemi di fondo, cioè la bassa crescita, perdureranno. L’accordo serve a superare le scadenze finanziarie immediate nei prossimi mesi e nei prossimi tre anni. Quindi, serve fondamentalmente a evitare che la Grecia sia insolvente nei confronti della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale.D. – Analizzando alcuni dei provvedimenti adottati da Atene nell’ambito di questo accordo, balza subito in evidenza, finalmente, la riforma delle pensioni e altri provvedimenti che evidenziano la buona volontà del Paese ellenico…R. – È chiaro che la riforma delle pensioni, o la lotta all’evasione fiscale, sono cose positive. Altre lo sono molto meno. L’aumento dell’Iva e l’abolizione dell’Iva agevolata nelle isole sono cose che ostacoleranno i consumi e quindi si aggiungeranno a una serie di provvedimenti restrittivi che hanno causato la recessione del Paese negli ultimi anni. Quindi, credo sarà molto difficile che l’economia reale greca alla lunga si riprenda.D. – Questo vuol dire che, prima o poi, saremo di fronte a un altro problema Grecia?R. – Temo di sì, dato che si prosegue sulla linea della cosiddetta “dell’austerità”. Questa linea non ha portato a una riduzione del rapporto tra debito e reddito nazionale della Grecia, come tra l’altro anche in altri Paesi.D. – Questo accordo, guardando alle cose interne della Grecia, va un po’ a tradire quanto Tsipras e il suo partito Syriza avevano promesso in campagna elettorale?R. – Ovviamente, se inseriamo oltre a quelle economiche anche le variabili politiche, c’è da tener conto del fatto che questo accordo vale, varrà, e sarà rispettato finché sostanzialmente Tsipras sarà al governo. Quindi, da questo punto di vista per avere un po’ di stabilità, bisognerebbe che Tsipras rimanesse al governo, o, meglio, che si facesse un governo di unità nazionale che dia stabilità a questo accordo almeno per i prossimi tre anni.
ROMA - Con i numeri sul lavoro, con i dati di Istat, ministero e Inps "abbiamo assistito a un caos poco edificante"."Quelli forniti dal ministero del Lavoro e dall'Inps sono dati di fonte amministrativa, non 'statistiche'. Valutare il saldo tra attivazioni e cessazioni dei contratti come se fosse un aumento di teste, cioe' di occupati, e' una approssimazione non accettabile".A dirlo e' il presidente dell'Istat Giorgio Alleva, che intervistato dal Fatto Quotidiano riflette cosi' sui dati utilizzati dal ministro del lavoro Giuliano Poletti e rilanciati con molta enfasi da Matteo Renzi."Il governo fa il suo mestiere, ma a me preoccupa molto quando si sbandierano dati positivi dello 0,1%, anche perche' poi come si e' visto portano a fare dietrofront il mese dopo".La Garanzia Giovani voluta fortissimamente da Renzi? "I risultati non ci sono stati. Le cose vanno fatte bene, e trovati forse altri strumenti, come per esempio il reddito minimo"."Puo' servire - spiega Alleva - a ridurre le disuguaglianze. Abbiamo fatto un'analisi sulla proposta del M5S, che erroneamente l'ha presentato come 'reddito di cittadinanza', mentre invece loro hanno studiato un reddito minimo selettivo. Ridurrebbe di molto la poverta' ed e' ben congegnato perche' proporzionato al reddito e versato al singolo, che cosi' ha autonomia di scelta. Andrebbe pero' attuato bene per evitare che incentivi il lavoro nero"."Costa 14,9 miliardi, ma non e' all'ordine del giorno". Quanto al Jobs Act, riflette ancora il presidente Istat, "i conti li faremo alla fine dell'anno. A oggi gli effetti non appaiono straordinari, sembrano esserci soprattutto sulle stabilizzazioni dei contratti precari, che comunque non e' poco". Resta il fatto che l'occupazione non cresce, certifica l'Istat. Anzi, sta ulteriormente diminuendo.fonte il Nord
Mozilla invita gli utenti di Firefox ad aggiornare immediatamente il browser all'ultima versione 39.0.3 Scaricare da qui o, al limite, a Firefox ESR (Extended Support Release, la versione con supporto a lungo termine principalmente indicata per le aziende) 38.1.1.L'esortazione, che ha quasi dell'imperativo, è giustificata dalla scoperta di una pericolosa vulnerabilità che permette ad un aggressore remoto di leggere e sottrarre il contenuto di molti file memorizzati sul sistema locale dell'utente.Password, credenziali d'accesso e dati sensibili posso così cadere preda dei malintenzionati semplicemente visitando una pagina web contenente il codice dannoso per sfruttare la lacuna di sicurezza.Il quadro è ulteriormente aggravato dal fatto che la vulnerabilità in questione non è stata individuata "in laboratorio" o comunque segnalata responsabilmente a Mozilla.Tutt'altro. Appena un paio di giorni fa un utente di Firefox (aggiornato alla versione più recente) ha segnalato che visitando un sito di news russo, il contenuto di alcuni file memorizzati in locale era stato improvvisamente caricato su server remoti, senza alcun genere di interazione ed autorizzazione.Mozilla ha immediatamente avviato le verifiche del caso confermando che uno o più gruppi di criminali informatici stanno già usando il codice exploit per sottrarre dati personali dai sistemi degli utenti che usano Firefox.Dagli esami condotti nelle scorse ore è emerso che gli aggressori stanno rastrellando (sui sistemi Windows), attraverso le versioni di Firefox antecedenti alla 39.0.3 ed alla ESR 38.1.1 (appena rilasciate ed esenti dal grave problema di sicurezza), password di FileZilla (leggendone il file di configurazione memorizzato in locale in forma non cifrata) e di altri client FTP, del client di messaggistica Pidgin oltre che quelle del client PSI+.Su Linux, invece, gli aggressori stanno sottraendo il contenuto di /etc/passwd, le impostazioni di MySQL, i file di configurazione e le chiavi per l'accesso a server via SSH, le password di FileZilla e tutti i file contenenti le stringhe "pass" o "access" nei loro nomi.Alla radice del problema vi è una lacuna nella cosiddetta same origin policy di Firefox: sfruttando il bug di sicurezza una pagina web malevola può utilizzare il visualizzatore di file PDF integrato nel browser per leggere il contenuto dei file memorizzati in locale.Quella chiamata same origin policy è una regola di cruciale importanza nel caso dei browser web: agli elementi che compongono una pagina web (ad esempio il codice JavaScript) viene concessa l'autorizzazione per l'accesso esclusivo alle risorse veicolate dalle pagine dello stesso sito. Non è invece assolutamente permesso l'accesso alle risorse di altri siti, visualizzate ad esempio nelle pagine HTML aperte nelle altre schede del browser. Quando la regola può essere in qualche modo violata, ad esempio sfruttando una lacuna di sicurezza, vengono ad evidenziarsi vere e proprie voragini sul versante sicurezza, come nel caso di specie.Per mettersi al sicuro, è sufficiente aggiornare all'ultima versione di Firefox, appena rilasciata. Versioni del browser (come quella per Android, ad esempio), che non integrano il visualizzatore di file PDF sono al sicuro da qualche rischio d'attacco.Chi volesse disattivare completamente il visualizzatore PDF di Firefox può digitare about:config nella barra degli indirizzi, cercare il parametro pdfjs.disabled quindi farvi doppio clic per impostarlo sutrue.Fonte Software.it
Equitalia: cartelle esattoriali tutte nulle. La sentenza più importante Con una sentenza [1] che farà tremare il fisco italiano e la tenuta dei conti pubblici, la CTP di Campobasso è la prima Corte a dichiarare la nullità delle cartelle esattoriali notificate da Equitalia perché emesse a seguito di un atto dell’Agenzia delle Entrate firmato da uno dei “falsi dirigenti” (quelli, cioè, decaduti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale di marzo scorso). La novità di questa pronuncia è che – confermando quanto avevamo anticipato in tutti questi anni sul nostro giornale e, da ultimo, in “Cartella Equitalia nulla per l’accertamento firmato dal dirigente decaduto” – ad essere annullato non è più (solo) l’accertamento fiscale in sé, ma il successivo atto di Equitalia, la famigerata cartella, notificata quando ormai sono scaduti i termini per impugnare il primo.Il che non fa che avvalorare la tesi secondo cui gli atti delle Entrate sono radicalmente nulli, ossia non sanabili neanche con il decorso del tempo. Ed, in buona sostanza, apre la possibilità del ricorso non solo a chi ha ricevuto un accertamento fiscale, ma anche a chi abbia già presentato ricorso contro quest’ultimo, o a chi abbia già sostenuto il primo o il secondo grado (senza successo), ed ancora a chi non abbia fatto mai opposizione e si sia visto quindi notificare la cartella di Equitalia. O, addirittura, anche per quanti hanno fatto decorrere i sessanta giorni dalla notifica del plico dell’Agente della riscossione senza impugnarlo davanti al giudice. Questo perché, stando a quanto insegnano i manuali di diritto, se un atto è nullo, tale vizio può essere fatto valere in qualsiasi momento (ossia, in qualsiasi stato e grado di giudizio) ed anche dal giudice stesso: la nullità, insomma, non può essere mai sanata. La vicendaCon la pronuncia in oggetto, il Collegio ha accolto il ricorso di un contribuente, annullando la cartella di pagamento a fini Irap e Iva.L’atto impositivo, notificato al debitore, era stato emesso in base a ruolo firmato da un funzionario con incarico di dirigente, ma non in possesso della relativa qualifica: questione sulla quale, di recente, si è pronunciata la Corte Costituzionale stabilendo la nullità di tali nomine perché avvenute senza concorso (per ricordare l’intera vicenda rinviamo a “Dirigenti delle Entrate senza poteri”). Il ricorrente, che tuttavia aveva già presentato ricorso alla data della sentenza della Consulta, ha integrato il proprio atto con un motivo aggiunto [2] sostenendo l’illegittimità del conferimento d’incarico al funzionario firmatario dell’atto impugnato, citando la sentenza della Corte costituzionale [3].Ovviamente, la prima difesa dell’Agenzia delle Entrate è stata quella di sostenere che la sentenza della Corte Costituzionale non potrebbe essere applicata a tutti i rapporti che abbiano già “esaurito” i propri effetti, e quindi anche a quegli avvisi per i quali, essendo scaduti i relativi termini di impugnazione, siano già state emesse le relative cartelle di pagamento. Nulla di più falso, secondo la Ctp di Campobasso che rigetta le eccezioni del fisco e conferma la nullità della cartella esattoriale.La nullità anche sulle cartelle di EquitaliaLa pronuncia d’illegittimità costituzionale di una norma di legge – si legge in sentenza – determina la cessazione della sua efficacia nei confronti dell’intera popolazione italiana e impedisce, dopo la pubblicazione della sentenza, che essa possa essere applicata anche ai rapporti passati (come, per esempio, gli atti del fisco già notificati e i cui termini per l’opposizione siano scaduti), stante l’effetto retroattivo dell’annullamento. Il concetto è, dunque, molto chiaro: l’accertamento fiscale fondato su norme incostituzionali è radicalmente nullo e tale nullità – sebbene l’atto non sia stato impugnato nei termini – si ripercuote anche sulla successiva cartella esattoriale di Equitalia.Fonte : http://www.laleggepertutti.it/88925_equitalia-cartelle-esattoriali-tutte-nulle-la-sentenza-piu-importante#sthash.bOSPSaPR.dpuf
[1] CTP Campobasso, sent. n. 784/15.[2] Ex articolo 24, comma 4, del Dlgs. n. 546/92.
Crollo della Borsa di Atene che oggi ha riaperto i battenti dopo oltre un mese di chiusura in concomitanza con la fase più acuta della crisi greca. Le conseguenze sembrano contenute sui mercati finanziari europei. Tuttavia l’attenzione resta alta anche a causa di nuovi dati negativi sull’economia cinese, con il prodotto manifatturiero sceso ai minimi dal 2011. Sull’andamento dei listini ellenici, Eugenio Bonanata ha intervistato l’economistaRiccardo Moro: R. - Che ci siano pochi scambi dopo quasi un mese di chiusura della Borsa è assolutamente fisiologico. Dunque la perdita iniziale era attesa; oltre tutto per finanziare gli scambi occorrono anche capitali che in questo momento, come noto, non ci sono. I dati interessanti usciranno nei prossimi giorni: bisognerà vedere se ci sono altre perdite o se ci si stabilizza a livello più basso. L’elemento non scoraggiante è il fatto che questa perdita, così apparentemente forte, non sembra avere dato stimoli negativi al complesso delle altre Borse europee.D. - Ci possono essere conseguenze a livello europeo ed internazionale nei prossimi giorni?R. - La conseguenza principale, più che dell’andamento della Borsa, secondo me può essere data dall’andamento della trattativa che in questo momento è in corso tra Atene e le istituzioni Internazionali. Il fatto che lo stimolo negativo sui mercati non sia così forte è anche dovuto ad un fattore che molto spesso si finisce per dimenticare: la dimensione della Grecia, in fondo, è molto contenuta rispetto alla dimensione dell’economia europea. Abbiamo costruito, anche nel dibattito politico, un allarme assolutamente sproporzionato sulla situazione greca e sulle possibili conseguenze. Il fatto che la trattativa sia in corso è letto dai mercati come un segno positivo e l’andamento delle Borse rivela una preoccupazione non significativamente alta, almeno nel brevissimo periodo.D. - Ma c’è il rischio che la situazione peggiori proprio alla luce dei negoziati con le istituzioni internazionali?R. - Se la posizione dell’Unione Europea rimarrà rigida, allora, certo, è possibile che i negoziati vadano in stallo e che questo poi possa essere di nuovo letto negativamente anche dai mercati. Però penso che all’interno dell’Unione sia maturata un’attenzione un nuova rispetto a qualche mese fa intorno a questa trattativa. E spero che questo porti ad un’intesa relativamente più facile.D. - La trattativa è incentrata su alcuni temi come la corruzione e la privatizzazione in Grecia. Il cammino è molto complesso …R. - Però un atteggiamento ‘fondamentalista’ nei confronti di una politica di austerità credo che si sia già rivelato poco efficace e credo che si debba decisamente cambiare: dobbiamo sostanzialmente ritornare a politiche neokeynesiane di stimolo della domanda in cui lo Stato ha un ruolo centrale. Staremo a vedere quale sarà l’opzione pratica che la trattativa in questo momento sceglierà per riuscire a far giocare nuovamente allo Stato questo ruolo.D. - C’è da temere la posizione del Fondo internazionale che dice di non partecipare al piano di salvataggio della Grecia?R. – In realtà, in questo momento, il Fondo non sta partecipando alla definizione del nuovo accordo perché un accordo col Fondo è già in corso e scadrà più avanti. Mi verrebbe da dire che anche i media hanno un ruolo importante nello svolgere una corretta informazione, evitando allarmismi inutili e viceversa fotografando autenticamente quella che è la situazione. Detto in modo chiaro: l’allarme intorno al Fondo mi è sembrato francamente un po’ fuori luogo negli ultimi giorni. E questo alimenta anche una situazione di sfiducia mentre oggi abbiamo bisogno di costruire tutti insieme fiducia per far ritornare i capitali verso gli investimenti necessari in Grecia e in Europa.
Chi bestemmia pubblicamente sui social network rischia una sanzione pecuniaria Chi bestemmia pubblicamente su Twitter o su Facebook rischia di dover pagare una sanzione fino a 309 euro!Scrivere una “bestemmia su Facebook o su qualunque altro social network è un illecito punito dalla legge con la multa da 51 a 309 euro.Il divieto deriva da una vecchia norma del codice penale (art. 724 cod. pen.) che puniva quale reato la bestemmia in pubblico. Dal 1999 la norma è stata “depenalizzata”. Per cui, oggi, bestemmiare in pubblico non è reato ma semplice”illecito amministrativo”, sanzionato con una multa, al pari di un eccesso di velocità.Il divieto ha origini datate. La norma era ormai in disuso quando, negli ultimi anni, ha ripreso ad essere attuale. Infatti, alcuni siti internet di ispirazione cattolica hanno denunciato la comparsa di gruppi su Facebook che incitano alla bestemmia e riuniscono chiunque voglia “liberamente” offendere il sentimento religioso altrui.La legge punisce la bestemmia pronunciata in pubblico; quindi vi rientrano certamente le espressioni blasfeme postate in gruppi e pagine pubbliche dei social network.Inoltre, la norma, per ragioni storiche, fa riferimento soltanto alla religione cattolica. Quindi è punita soltanto la bestemmia contro questa religione, nonostante la Corte costituzionale abbia indicato l’opportunità di estendere la tutela a tutte le religioni (Corte cost. sent. 28 luglio 1988 n. 925). Per esempio, un’imprecazione contro Confucio non implica una sanzione!Il fatto che la bestemmia sia vietata dalla legge comporta, infine, che chiunque “inciti” pubblicamente alla bestemmia – ad esempio aprendo o gestendo pagine o gruppi pubblici con questa finalità – può essere accusato del reato di “istigazione a disobbedire alle leggi” (art. 415 cod. Pen), punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.In sintesi, “bestemmiare” sui social network contro la religione cattolica è punito con una sanzione amministrativa da 51 a 309 euro. Aprire o gestire una pagina o un gruppo che inciti alla bestemmia può invece costare una condanna da sei mesi a cinque anni di reclusione!Foggia, 13 novembre 2013 Avv. Eugenio GargiuloNon commette il reato di diffamazione chi “invia” un’offesa ad una casella email!Inviare ad un solo destinatario un’email che offende un terzo non è diffamazione, anche se questa viene conosciuta dalla persona offesa.Pertanto, non è reato inviare ad una casella email un messaggio con contenuti offensivi nei confronti di un terzo, anche se successivamente l’offeso viene a conoscenza del messaggio.Lo ha affermato la Corte di Cassazione in una recente sentenza ( così Cass. sent. n. 8011/2013). La vicenda vede interessata una persona che aveva ricevuto, sulla propria email, un messaggio con contenuti offensivi e denigratori nei confronti di un personaggio politico locale; ne aveva quindi informare l’interessato il quale, a sua volta, aveva sporto querela per diffamazione nei confronti del mittente dell’email.La Corte ha concluso per l’assoluzione del mittente poiché si commette il reato di diffamazione (art. 595 cod. pen.) solo qualora le offese vengano comunicate a più persone e tra queste non va considerata anche la persona cui si riferiscono i contenuti offensivi.Nel caso in esame il messaggio offensivo era stato inviato ad una sola casella email, utilizzata quindi da una singola persona (a prescindere dal fatto che poi, quest’ultima, lo aveva comunicato all’interessato). L’offesa è quindi giunta a conoscenza di una sola persona e pertanto non costituisce diffamazione.Inviare un’email con contenuti offensivi nei confronti di un terzo non è reato se il destinatario è uno soltanto. Se invece il messaggio è rivolto a più di un destinatario esso costituirebbe reato di diffamazione.Nel caso in cui le offese vengano inviate direttamente alla persona che ne è oggetto, il mittente dovrebbe invece rispondere del reato, meno grave, di ingiuria ( art. 594 cod. pen)..In sintesi, parlare male di una persona con un’altra persona soltanto (a quattr’occhi o con un’email) non costituisce reato di diffamazione. Al contrario se il messaggio è inviato a più persone (per esempio, su una bacheca di Facebook o su un newsgroup) il reato sussiste.Se invece è presente la persona offesa viene commesso il reato di ingiuria.Foggia, 4 novembre 2013 Avv. Eugenio GargiuloIl titolare del “portale web” è responsabile per eventuali commenti diffamatori pubblicati tramite Internet!La Corte dei diritti dell’uomo ha deciso che i siti internet sono condannabili per i post anonimi e offensivi a causa del mancato esercizio dei poteri di controllo.Se avete commentato una notizia su un blog, un giornale online o su un altro sito internet, ma le vostre parole non appaiono sulla pagina, probabilmente ciò che vi è capitato sarà invece lo scenario globale di Internet 3.0, per via di una preoccupante sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo appena pubblicata ieri .Una sentenza che mira a ridurre enormemente il potere di interazione del lettore sui contenuti pubblicati sul web. Sostiene, infatti, la Corte: per i post anonimi diffamatori è sempre responsabile il proprietario del sito ove tali commenti vengono pubblicati, a condizione, però, che le dimensioni dello stesso sito consentano l’esercizio del controllo preventivo da parte del titolare.La Corte di Strasburgo ritiene che sia giusto addossare sul titolare del portale d’informazione la responsabilità (e quindi una sanzione amministrativa) per non essere intervenuto a prevenire, moderare o cancellare i commenti anonimi offensivi, diffamatori o minacciosi che vi appaiono.Il caso: un portale di informazione aveva pubblicato un articolo sulle scelte controverse operate da una compagnia di navigazione. I lettori reagirono postando commenti estremamente offensivi, diffamatori e minacciosi nei confronti della compagnia di navigazione e del suo proprietario. Quest’ultimo fece causa al portale che fu condannato a pagare 320 euro per danni morali.La Corte dei diritti dell’Uomo sembra consapevole che imporre una responsabilità sui commenti diffamatori postati dai lettori si sostanzia, in definitiva, in una notevole restrizione della libertà d’espressione. Tuttavia – precisano i giudici – questa limitazione è comunque giustificata e proporzionata per tutelare i diritti di terzi che, altrimenti, sarebbero enormemente compressi.Strasburgo però definisce dei paletti entro i quali può solo scattare tale responsabilità. Il portale deve avere strumenti per esercitare il controllo preventivo sui commenti, in modo da impedirli o cancellarli per tempo. In altre parole, la natura e la dimensione del sito possono fare la differenza.Piattaforme come Facebook e YouTube, per esempio, per via dell’enorme mole di dati postati, non potrebbero subire lo stesso trattamento. Mentre invece – è lecito così interpretare il pensiero della Corte – il piccolo sito internet, che può attivare un filtro di ogni contenuto, resta responsabile.Al soggetto leso dai commenti diffamatori, dunque, non tocca fare causa a chi ha scritto i post. In casi come questo, per motivi puramente tecnici – si legge nella sentenza – appare sproporzionato imporre alla parte lesa l’onere dell’identificazione degli autori dei commenti.È facile immaginare quale sarà lo scenario che, da oggi stesso, si profilerà sul web. Qualsiasi commento postato dai lettori su un giornale online, su un blog o qualsiasi altro sito sarà controllato, con particolare scrupolo e zelo, dal titolare; cosicché, nel dubbio, quest’ultimo sarà anche portato a moderarlo e, più facilmente, cancellarlo del tutto. Insomma, la sventolata libertà di Internet dovrà fare i conti con la paura dei gestori di siti di doverne rispondere sul piano sanzionatorio. E chiunque, in una simile condizione di incertezza, indosserà facilmente i panni del censore!Foggia, 14 ottobre 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 24
 sentenza 
 Cass. 
 art. 594
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