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Timestamp: 2018-09-23 22:34:03+00:00

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Pubblicazioni >> Novità del T.U. 81/08
NOVITA’ del TESTO UNICO 81/2008
Sono state inserite NUOVE definizioni tra cui due rilevanti ai fini organizzativi, seppur già esistenti nella precedente normativa :
• il Dirigente
« Dirigente »: persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa.
« Preposto »: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa.
Sarà quindi importante formalizzare eventuali incarichi e se necessario deleghe di potere ( nei termini e nei limiti degli artt. 16 e 17 del decreto in questione ) al fine di dimostrare l’esistenza di poteri direttivi e di controllo.
Comunque ai sensi dell’art. 299 del TU le posizioni di garanzia relative ai soggetti di cui sopra gravano comunque su coloro i quali , pur sprovvisti di regolare investitura, esercitino in concreto i poteri giuridici riferiti a ciascun dei soggetti ivi definiti.
Per il preposto è prevista una formazione specifica e un aggiornamento periodico, la cui durata e modalità non sono indicate, in relazione ai propri compiti.
La formazione dovrà comprendere in particolare:
• i soggetti coinvolti e relativi obblighi;
• individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali.
Estensione del campo a tutti i generi di lavoratori compresi co.co.co e lavoratori a progetto ( che lavorano negli ambienti di lavoro del committente ), interinali, volontari. Nella categoria di lavoratore rientrano anche i soggetti che svolgono tirocinio formativo ( stagisti/tirocinanti ). Sono esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari, per quest’ultimi e per i lavoratori sono comunque previsti alcuni obblighi specifici successivamente trattati.
Le norme del testo unico si applicano nel caso di prestazioni occasionali di tipo accessorio con esclusione dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e disabili.
Lavoratori a progetto e co.co.co.: le norme del testo unico si applicano se la prestazione lavorativa si svolge nei luoghi di lavoro del committente.
Lavoro somministrato, a parte l’obbligo di informazione di base che rimane a carico del somministratore ( se non diversamente concordato tra le parti ), tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico dell’utilizzatore.
Ricorda inoltre che al lavoratore è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell’ente stesso; l’associato in partecipazione di cui all’articolo 2549 e seguenti del Codice Civile.
Art. 14 Sospensione attività lavorative
In caso di reiterate violazioni gravi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è prevista la sospensione dell’attività imprenditoriale ( non solo lavorativa relativa ad esempio ad un singolo cantiere ). Analogo provvedimento è previsto in caso di personale “in nero” in percentuale uguale o superiore al 20% rispetto al totale del numero degli addetti.
Uscirà un decreto attuativo per regolamentare questo provvedimento. Al momento i casi che fanno scattare la sospensione sono riportati nell’Allegato I tra cui:
• Violazioni che espongono a rischi di carattere generale:
• Mancata elaborazione del piano di sicurezza e coordinamento (PSC);
• Mancata nomina del coordinatore per la progettazione;
• Mancata nomina del coordinatore per l’esecuzione;
• Mancata nomina del coordinatore per l’esecuzione.
• Violazioni che espongono al rischio di caduta dall’alto:
• Mancato utilizzo della cintura di sicurezza;
• Violazioni che espongono al rischio di seppellimento:
• Violazioni che espongono al rischio di elettrocuzione:
• Lavori in prossimità di linee elettriche;
• Presenza di conduttori nudi in tensione;
• Mancanza protezione contro i contatti diretti ed indiretti ( impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale).
• Violazioni che espongono al rischio d’amianto:
Art. 18 Obblighi del D.L.
Sono previsti NUOVI OBBLIGHI:
1) Addestramento ( art. 37 );
2) Consegna al RLS di copia del DVR;
3) Consegna al RLS di copia del DUVRI;
4) Comunica all’INAIL gli infortuni;
5) Per lavori in appalto / subapp. deve munire i lavoratori di tesserini;
6) Aggiorna misure di prevenzione in base all’evolversi della tecnica;
7) Comunica annualmente all’INAIL i nominativi dei RLS;
8) Controlla affinché i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneità.
Si sottolinea la necessità di verificare l’idoneità alla mansione prima dell’inizio dell’attività lavorativa.
Note ai punti:
1) si attendono chiarimenti dal Ministero;
2) e 3) su sua precisa richiesta;
4) anche per quelli che comportano un’assenza dal lavoro di almeno un giorno escluso quello dell’evento, a partire dal 1 gennaio 2009;
5) obbligo previsto anche per collaboratori familiari e lavoratori autonomi;
7) obbligo al momento sospeso in attesa di chiarimenti da parte dell’INAIL sulle modalità di comunicazione.
Art. 19 Obblighi del Preposto
Per i preposti sono previsti i seguenti compiti :
• vigilano e sovrintendono anche per il rispetto delle norme di prevenzione e segnalano al DL le mancanze dei lavoratori;
• segnalano al DL situazioni di pericolo;
• frequentano appositi corsi di formazione in azienda con periodici aggiornamenti.
E’ consigliabile, ma non strettamente necessario o obbligatorio, formalizzare la nomina a preposto con tanto di lettera firmata.
Art. 21 Imprese Familiari e lavoratori autonomi e piccoli imprenditori
Questi lavoratori hanno OBBLIGO di:
• utilizzare macchine ed attrezzature conformi;
• munirsi di DPI e utilizzarli conformemente;
• in caso di appalto o subapp. munirsi di tesserino.
Hanno FACOLTA’ di:
• sottoporsi a sorveglianza sanitaria, fermo restando obblighi specifici di norme speciali;
• partecipare a corsi di formazione in materia di sicurezza e salute di cui all’art.37, fermo restando obblighi specifici di norme speciali.
Imprese familiari definite dall’art. 230 bis del Codice Civile.
Lav. Autonomi definiti dall’art. 2222 del codice civile Piccoli imprenditori definiti dall’art. 2083 codice civile PIA - Spisal:
Per quanto riguarda la definizione di impresa familiare e piccolo imprenditore ( art. 230 bis e 2083 del C.C. ) si ritiene importante distinguere i due casi in cui impresa familiare o piccolo imprenditore:
• non hanno lavoratori dipendenti (si applicano solo gli artt. 21 e 26 del nuovo testo unico, vd cc. 11 e 12 art. 3);
• hanno lavoratori dipendenti (si applica integralmente il testo unico);
Si sottolinea che per dimostrare la sussistenza di un'impresa familiare (ad esempio in corso di indagine ispettiva) risulta probante la copia dell'atto formale di costituzione (atto notarile o atto similare equipollente).
Art. Art. 25 Medico Competente
Nelle aziende con oltre 15 addetti concorda col DL il luogo di custodia della cartella sanitaria
• Il medico competente deve comunicare in forma scritta in occasione della riunione periodica annuale i risultati anonimi e collettivi della sorveglianza effettuata;
• Il medico competente deve comunicare al Ministero della salute mediante autocertificazione il possesso dei titoli e i requisiti per poter svolgere il suo ruolo entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto.
Art. 26 Coordinamento fra imprese
In caso di affidamento dei lavori all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima sono previsti obblighi in capo al DL della ditta COMMITTENTE:
1) Qualificazione imprese scelte (acquisizione certificato CCIAA; autocertificazioni del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionali, DURC ecc..
2) Fornire dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente di lavoro in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione ed emergenza;
Il DL committente,ivi compresi i DL appaltatori e subappaltatori, sono tenuti al:
3) Coordinamento fra le imprese
4) Stesura DUVRI
5) Indicare nel contratto i costi relativi alla sicurezza del lavoro con particolare riferimento a quelli connessi allo specifico appalto.
Va tenuta in debita considerazione la Responsabilità solidale fra DL.
3) Proporre riunioni di coordinamento e verbalizzare gli esiti e misure previste;
4) Il DUVRI tiene conto delle SOLE fasi lavorative e relativi rischi INTERFERENZIALI e fa parte integrante del contratto d’opera, compresi i costi per la sicurezza;
Nell’elaborazione del DUVRI dovranno partecipare sia il committente che le ditte appaltatrici, anche se il DL committente ha il compito di elaborare il documento.
5) I contratti stipulati prima del 25 agosto 2007, i costi della sicurezza del lavoro devono essere indicati entro il 31 dicembre 2008, qualora gli stessi contratti siano ancora in corso a tale data.
E’ ESSENZIALE D’ORA INNANZI PROCEDERE ALLA REDAZIONE DEI CONTRATTI DI APPALTO E SUBAPPALTO ANCHE PER PICCOLI LAVORI E DI BREVE DURATA.
Art. 28 Valutazione dei rischi
Tra le principali novità introdotte nel testo unico sono previste:
1) Il DVR deve avere data certa;
2) Valutare TUTTI i rischi tra cui stress lavoro-correlato, quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza;
3) l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’ organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;
4) l’indicazione del nominativo del RSPP, del RLS o RLSTe del MC (se previsto);
5) l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.
Per quanto concerne il Documento di valutazione dei rischi (DVR), entro il 31/12/2008 (così come prorogato dalla Legge n. 129/2008 - Gazzetta Ufficiale n. 180 del 2 agosto 2008) il documento di valutazione dei rischi aziendale dovrà essere aggiornato rispettando i nuovi contenuti e le modalità di cui agli articoli 28 e 29 del D.Lgs. 81/2008 (di seguito riportati) e dei Titoli specifici.
A decorrere dal 01/01/2009 verranno inoltre applicate al datore di lavoro le nuove sanzioni previste dall’articolo 55 del D.Lgs. 81/2008 in caso di omessa o carente valutazione dei rischi, nonché le disposizioni sanzionatorie contenute nei titoli specifici.
Entro il 30/06/2012 la commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro dovrà elaborare delle procedure standardizzate per l’effettuazione della valutazione dei rischi tenendo conto dei profili di rischio e degli indici infortunistici di settore per le aziende che occupano fino a 10 lavoratori e per le aziende che occupano fino a 50 lavoratori. Fino ad allora le aziende che occupano fino a 10 lavoratori possono effettuare lavoratori e per le aziende che occupano fino a 50 lavoratori. Fino ad allora le aziende che occupano fino a 10 lavoratori possono effettuare l’autocertificazione della Valutazione dei rischi.
1) Il documento deve avere data certa ( non è spiegato come deve essere dimostrata la data certa ).
A tal proposito gli SPISAL delle ULSS della nostra provincia nelle prime ipotesi applicative ritengono che “possa essere sufficiente, in attesa di eventuali indicazioni del legislatore, l’apposizione delle firme leggibili congiunte dei vari soggetti coinvolti dalla normativa ex art. 28, c. 2, lett. e ossia Datore di lavoro, RSPP, RLS o RLST e il Medico Competente ove previsto.
2) La valutazione deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori (anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro), ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro¬correlato e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza (ex D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151), nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi.
In particolare i rischi da stress lavoro-correlato sarà uno dei punti rispetto al quale aggiornare il proprio DVR.
Il documento dovrà quindi contenere:
5. l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento (quindi, oltre ad attuare l’informazione e la formazione è necessario verificare le competenze acquisite). I punti 4 e 5 sono la parte innovativa rispetto ai contenuti minimi previsti dall’art. 4 del D.Lgs. 626/94. Saranno quindi alcuni degli aspetti che si dovranno tenere in considerazione in fase di verifica di conformità del DVR rispetto al D.Lgs. 81/2008.
PIA-Spisal: Fermo restando la conferma della normativa precedente circa l'obbligo di valutare tutti i rischi, si ritiene che per quanto riguarda i rischi specificatamente espressi nel Testo unico non sia necessario rifare tutta la valutazione dei rischi ma sia sufficiente integrarla con i rimanenti, specificando anche l'individuazione delle procedure e dei ruoli (ex art. 28 c. 2 lettera e) ed in coerenza con il modello organizzativo eventualmente adottato ai sensi dell’art. 30).
Art. 29 Autocertificazione
Possibilità del DL di autocertificazione di avvenuta valutazione dei rischi per aziende fino a 10 lavoratori.
Opzione valida fino a giugno 2012
SOLUZIONE ALTAMENTE SCONSIGLIATA.
Art. 30 Modelli organizzativi
L’art. 30 è una delle vere novità introdotte dal testo Unico.
Pur non essendo obbligatoria, l'adozione del modello organizzativo è opportuna e conveniente :
• conveniente perchè sgrava le persone giuridiche, le società e le associazioni anche prive di personalità giuridica dalle eventuali sanzioni previste in caso di infortuni gravi e malattie professionali a carico della società;
• opportuna in quanto diventa lo strumento più idoneo per definire la struttura organizzativa, comprensiva anche dell’analisi dei rischi.
Si indica l’opportunità di definire tale modello in coerenza con la reale organizzazione aziendale anche se esplicitato in modo molto semplice.
Alcuni contenuti del modello organizzativo sono la ripresa delle stesse modalità e parametri utilizzati per la valutazione dei rischi.
Sono quindi escluse dalla responsabilità amministrativa le ditte individuali (poiché prive di personalità giuridica).
Art. 31 Servizio Prevenzione e Protezione
1) Nomina RSPP esterna qualora in azienda non vi siano figure con requisiti fissati dall’art. 32 ( titolo di studio non inferiore a al diploma di istruzione inferiore a al diploma di istruzione secondaria superiore e formazione specifica) salvo i casi previsti dall’articolo 31.
2) In caso di nomina del RSPP esterno il DL non è esonerato dalla propria responsabilità in materia.
3) In caso di aziende con molte UP o gruppo di imprese, possibilità di un unico SPP e un unico RSPP.
1) L’RSPP deve essere necessariamente interno nei seguenti casi:
Art. 32 Requisiti professionali del RSPP non DL
1) Il nuovo Testo unico non prevede più l’obbligo di comunicazione del nominativo del RSPP agli Organi di controllo (Asl e Ispettorato del lavoro);
2) Aggiornamento quinquennale (monte ore stabilito);
3) Alcuni classi di Laurea sono escluse dall’obbligo di frequenza di alcuni moduli del corso.
Rimane praticamente invariata la normativa in essere.
Le competenze acquisite devono, però, essere registrate nel libretto formativo del cittadino (art. 2 del D.lgs. 276/03 ), che al momento non trova una applicazione effettiva, poiché dovrebbero essere le regioni a predisporre tale libretto.
PIA-Spisal: Si ritiene che venendo meno l’obbligo di tale comunicazione, possa essere utile un atto interno (ad esempio un verbale del consiglio diamministrazione ove presente), anche come elemento integrante l’eventuale modello organizzativo adottato dall'azienda, e con adeguata pubblicità dello stesso (es. l'affissione in bacheca).
Art. 34 RSPP Datore di lavoro
1) Nei casi in cui l’azienda rientri nell’Allegato 2 il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, di primo soccorso, nonché di prevenzione incendi e di evacuazione.
2) E’ prevista la revisione dei percorsi formativi degli RSPP datori di lavoro e l’aggiornamento periodico degli stessi.
1) Casi in cui e’ consentito lo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dei rischi:
1. Aziende artigiane e industriali (1)....................fino a 30 addetti;
2. Aziende agricole e zootecniche........................fino a 10 addetti;
3. Aziende della pesca...........................................fino a 20 addetti;
4. Altre aziende .....................................................fino a 200 addetti.
( 1 ) Escluse le aziende industriali di cui all'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica. n. 17 maggio1988, n. 175, e successive modifiche, soggette all'obbligo di dichiarazione o notifica ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso, le centrali termoelettriche, gli impianti ed i laboratori nucleari, le aziende estrattive e altre attività minerarie, le aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni, le strutture di ricovero e cura sia pubbliche sia private.
2) Saranno stabiliti corsi di formazione dalle 16 alle 48 ore in base alle categorie di attività (prima era di sole 16 ore). I contenuti e le modalità dei corsi dovranno essere definiti mediante accordo in sede di conferenza permanente per i rapporti tra lo stato e le regioni entro 12 mesi dalla pubblicazione del TU. Fino alla pubblicazione dell’accordo, conserva validità la formazione effettuata ai sensi dell’articolo 3 del decreto ministeriale 16 gennaio 1997. Sono chiamati all’aggiornamento TUTTI anche chi ha fatto il corso di 16 ore ad oggi e per quelli che fecero raccomandata prima del 1997. Inoltre ha l’obbligo di frequentare dei corsi di aggiornamento periodico.
Artt. 36/37 Formazione e informazione
Obbligo di essere capiti dai lavoratori stranieri, spesso infatti nel decreto si sottolinea la necessità che il contenuto della formazione sia facilmente comprensibile per i lavoratori anche per quanto riguarda la lingua utilizzata.
Assicurarsi che si comprenda correttamente l’italiano oppure svolgere formazione e informazione nella lingua comprensibile da tutti i lavoratori.
Art. 37 Formazione dei RLS
1) Verifica scritta dell’apprendimento.
2) Verifica comprensione della lingua degli RLS assoggettati alla formazione.
Oltre al corso già obbligatorio di 32 ore il rappresentane per la sicurezza dei lavoratori dovrà seguire un corso di formazione di aggiornamento annuale di 4 ore per le imprese che occupano da 15 a 50 dipendenti e di 8 ore per le imprese che occupano più di 50 lavoratori. Non si fa menzione di corso di aggiornamento per le imprese fino a 15 dipendenti. Le competenze acquisite devono, però, essere registrate nel libretto formativo del cittadino (art. 2 del D.Lgs. 276/03, che al momento non trova una applicazione effettiva, poiché dovrebbero essere le regioni a predisporre tale libretto).
Art. 41 Visite mediche
• E’ vietato effettuare le visite mediche nei seguenti casi:
• Visita preventiva e non preassuntiva;
• Per accertamenti stati di gravidanza;
• Altri casi previsti dalla legge.
Artt. 47/52 RLS
Si evidenzia che la figura del RLS (disciplinata nel D.Lgs. 81/08 dagli artt. 47, 48, 49, 50, 51, 52) non era obbligatoria in base alla precedente 626; ora con il nuovo Testo unico lo diventa espressamente (obbligo non sanzionato).
In particolare si sottolineano i contenuti dell'art. 47:
a) in tutte le aziende o unità produttive è eletto o designato il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS);
b) nelle aziende (o unità produttive) con meno di 15 dipendenti l’RLS è “di norma” eletto direttamente dai lavoratori al loro interno oppure è individuato per più aziende nell’ambito territoriale o del comparto produttivo;
c) nelle aziende (o unità produttive) con più di 15 dipendenti l’RLS è eletto o designato dai lavoratori nell’ambito delle rappresentanze sindacali. In assenza di tali rappresentanze il RLS è eletto dai lavoratori dell’azienda al loro interno. Ove non si proceda all’elezione, le funzioni sono esercitate dai RLS territoriali o di comparto produttivo, salvo diverse intese tra le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro più rappresentative (c. 8 art. 47). L’art. 18 c. 1 lettera o) prevede che il RLS abbia accesso ai dati infortunistici. La normativa prevede che il RLS debba avere accesso ai dati di cui all’art. 18 c.1 lett. r).
Tutte le aziende nel cui ambito non è stato eletto o designato il RLS partecipano a Fondo costituito dall’ INAIL.
L’adesione al “fondo territoriale” comporta una spesa annua di 2 ore di retribuzione per ciascun addetto impiegato in azienda.
Art. 53 Tenuta documentazione
È consentito archiviazione su supporto informatico.
In leggero contrasto con la “ data certa ”, ci sono anche soluzioni informatiche che consentono di certificare una data certa, ma con costi aggiuntivi.
Art. 55 Sanzioni per il DL
In generale inasprite tutte le sanzioni.
Tra le tantissime sanzioni evidenziamo le più salienti.
• Arresto da quattro a otto mesi o con ammenda da 5.000 € a 15.000 € per:
• mancata VDR, mancata nomina del RSPP non datore di lavoro quando previsto;
• Ammenda da 3.000 € a 9.000 € per:
• VDR non elaborato secondo i dettami dell’articolo 29 c. 1, 2 e 3 (partecipazione del RSPP, RLS e rielaborazione periodica:
• mancata indicazione nel DVR dei nominativi del RSPP, RLS, MC;
• mancata presenza nel DVR del programma degli interventi migliorativi;
• Arresto da due a mesi o con ammenda da 800 € a 3.000 € per:
• mancata designazione addetti squadra antincendio e primo soccorso;
• mancata consegna di copia del DVR al RLS; mancata elaborazione del DUVRI;
• mancato aggiornamento quinquennale dei DL che ricoprono ruolo di RSPP;
• mancata informazione dei lavoratori ( art.36 );
• Arresto da tre a sei mesi o con ammenda da 2.000 € a 5.000 € per:
• mancata fornitura DPI;
• mancata convocazione riunione periodica aziende con oltre 15 addetti;
• Arresto da quattro a otto mesi o con ammenda da 1.500 € a 6.000 € per:
• mancata partecipazione al coordinamento fra imprese in caso di subappalto;
• mancata frequenza del corso di formazione per DL che svolge ruolo di RSPP.
• Arresto da quattro a otto mesi o con ammenda da 2.000 € a 4.000 € per:
• mancata informazione, formazione addestramento Artt. 36 e 37;
• Arresto da tre a sei mesi o con ammenda da 3.000 € a 10.000 € per:
• mancata nomina del MC nei casi previsti dalla normativa;
• Sanzione amministrativa da 2.500 € a 10.000 € per :
• mancata conservazione del DVR sul posto di lavoro a cui il DVR si riferisce.
• Sanzione amministrativa da 2.500 € a 7.500 € per:
• mancata comunicazione all’INAIL degli infortuni con durata superiore ai 3 gg.
• Sanzione amministrativa da 1.000 € a 3.000 € per:
• mancata comunicazione all’INAIL degli infortuni con durata superiore ad un giorno.
• Sanzione amministrativa da 100 € a 500 € per ciascun dipendente per:
• mancato tesserino nei lavori in appalto o subappalto.
• Sanzione amministrativa di 500 € per:
• mancata comunicazione all’INAIL dei nominativi dei RLS.
Inoltre per le aziende che svolgono attività che espongono i lavoratori a rischio biologico, atmosfere esplosive, cancerogeni-mutageni e amianto in caso di mancata elaborazione del DVR o in assenza degli elementi minimi previsti si applica la sola pena dell’arresto da sei mesi a un anno a sei mesi. In tali casi (a esclusione di alcuni casi specifici) il giudice applica, in luogo dell’arresto, la pena dell'ammenda in misura comunque non inferiore a 8.000 euro e non superiore a 24.000 euro, se entro la conclusione del giudizio di primo grado, risultano eliminate tutte le irregolarità, le fonti di rischio e le eventuali conseguenze dannose del reato. In tali ipotesi il reato si estingue decorsi tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza senza che l’imputato abbia commesso ulteriori reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ovvero quelli di agli articoli 589 e 590 del codice penale, limitatamente all’ipotesi di violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro. In questo caso si estingue ogni effetto penale della condanna.
Sono state inasprite le sanzioni anche per queste figure.
Tra le varie sanzioni evidenziamo le più salienti.
• Sanzione da 500 € a 2.000 € per:
• mancata vigilanza sulle disposizioni aziendali e normative da parte dei lavoratori e segnalazione al DL di inadempienze dei lavoratori;
• mancata segnalazione al DL di deficienze di dispositivi di protezione macchine, impianti, DPI e in genere di ogni situazione di pericolo;
• Sanzione da 300 € a 900 € per:
• mancata frequenza dei previsti corsi di aggiornamento.
Pene rimaste immutate ( arrotondate anzi per difetto da 619 a 600 € ).
• Sanzione da 200 € a 600 € per:
• mancata osservazione di norme e disposizioni aziendali in materia di prevenzione e sicurezza;
• scorretto utilizzo di attrezzature di lavoro;
• mancato o scorretto utilizzo dei DPI;
• mancata partecipazione ai programmi di FIA;
• rifiuto di sottoporsi a sorveglianza sanitaria.
Art. 77 Dispositivi Protezione Individuale
1) Comma 4 lettera d) è consentito per alcune situazioni l’utilizzo di un unico DPI per un gruppo di lavoratori.
2) Obbligatorio addestramento almeno per DPI salvavita e DPI antirumore.
Note ai punti
1) Resta da chiarire se vale anche per i DPI salvavita (es. imbracature sicurezza).
Art. 89 Responsabile lavori
Può essere il progettista o il direttore dei lavori. Prima poteva essere chiunque purchè competente, anche lo stesso datore di lavoro di impresa edile.
Aspetto da chiarire con precisione.
Art. 89 Coordinatore per l’esecuzione
Soggetto incaricato, dal committente o dal responsabile dei lavori, che non può essere il datore di lavoro delle imprese esecutrici o un suo dipendente o il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) da lui designato.
Art. 89 POS
Documento redatto dall’impresa esecutrice i cui contenuti sono indicati nell’Allegato XV.
I contenuti minimi del POS sono sostanzialmente invariati rispetto alla precedente normativa.
Art. 89 Impresa affidataria
Introduzione del soggetto impresa affidataria: impresa titolare del contratto di appalto con il committente che, nell’esecuzione dell’opera appaltata, può avvalersi di imprese subappaltatrici o di lavoratori autonomi.
Per tale soggetto sono previsti obblighi specifici (art. 97) tra cui:
• vigila sulla sicurezza dei lavori affidati e sull’applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del piano di sicurezza e coordinamento;
• coordina le misure generali di tutela nei confronti delle ditte appaltatrici;
• verifica la congruenza dei piani operativi di sicurezza (POS) delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della trasmissione dei suddetti piani operativi di sicurezza al coordinatore per l’esecuzione.
Art. 94 Lavoratori autonomi nei cantieri
Si attengono alle disposizioni (anche verbali) del Coordinatore.
Sanzioni dirette per i lavoratori autonomi da 500 € a 2.000 €.
Definisce quali sono gli obblighi dei datori di lavoro, dirigenti e preposti.
Estende gli obblighi che prima erano esclusivamente di pertinenza dei datori di lavoro, ai dirigenti ed ai preposti. Sono stati inoltre aggiunti alcuni obblighi in merito all’organizzazione del cantiere ed alla protezione dei lavoratori contro le influenze atmosferiche.
In particolare, il comma 2 introduce il principio secondo il quale l’accettazione da parte di ciascun datore di lavoro delle imprese esecutrici del piano di sicurezza e di coordinamento e la redazione del piano operativo di sicurezza costituiscono, limitatamente al singolo cantiere interessato, adempimento dell’obbligo di redazione del documento unico di valutazione dei rischi derivanti dalle interferenze (DUVRI).
La disposizione stabilisce gli obblighi posti in capo al datore di lavoro dell’ impresa affidataria, tra i quali la vigilanza sulla sicurezza dei lavori affidati e sull’applicazione da parte delle imprese subappaltatrici e dei lavoratori autonomi, di quanto contenuto nel PSC.
Il datore di lavoro dell’impresa affidataria è anche responsabile degli obblighi di cui all’art. 26 (Obblighi connessi ai contratti di appalto o d’opera o di somministrazione), con esclusione della redazione del documento unico di valutazione dei rischi e del documento di valutazione dei rischi proprio di ciascuna impresa. In tal modo vengono assegnati all’impresa affidataria obblighi propri del coordinatore in fase di esecuzione.
Art. 100 Lavoratori autonomi nei cantieri
Attenersi alle disposizioni del PSC e POS dell’impresa appaltatrice.
Sanzioni dirette per i lavoratori autonomi da 1.000 € a 5.000 €.
Art. 116 Sistemi di accesso e posizionamento mediante funi
Obbligo di redigere un “programma dei lavori”.
Programma dei lavori non definito, si prospetta una sorta di POS.
Art. 117 Lavori in presenza di linee elettriche
Non vengono fissate distanze minime di sicurezza. Prima erano indicati 5 m di distanza minima in tutte le condizioni operative.
Sono stati eliminati i riferimenti a distanze prefissate (5 metri), indicando, tra le precauzioni da adottare per poter effettuare lavori in prossimità di parti elettriche attive, quella di “tenere in permanenza persone, macchine operatrici, apparecchi di sollevamento, ponteggi ed ogni altra attrezzatura, a distanza di sicurezza”. Sembrerebbe pertanto che venga lasciata al datore di lavoro una discrezionalità nella valutazione della distanza di sicurezza dalle linee elettriche o da impianti elettrici con parti attive non protette. Confrontando però questo articolo con quanto previsto dall’art. 83, che tratta lo stesso argomento, sembrerebbe evincersi la possibilità di far riferimento alla Tabella 1 dell’allegato IX (di seguito riportata) che riporta le distanze minime di sicurezza in funzione dei valori di tensione. Questo riferimento tuttavia non trova riscontro in un espresso richiamo allo stesso articolo 83 e, pertanto, si rende necessario sul punto un chiarimento.
Tabella 1 dell’allegato IX
Un (kV) Distanza minima Distanza minima consentita ( m )
Art. 131 Ponteggi fissi
Autorizzazione ministeriale valida solo 10 anni poi il fabbricante deve far rifare le verifiche.
Obbligo del fabbricante ma poi come si risolverà l’obbligo per gli utilizzatori .
Art. 133 Progetto del ponteggio
Per i ponteggi di altezza superiore a 20 metri e per quelli per i quali nella relazione di calcolo non sono disponibili le specifiche configurazioni strutturali utilizzate con i relativi schemi di impiego, nonché per le altre opere provvisionali costituite da elementi metallici o non, si parla ora di calcolo di resistenza e stabilità e non solo di calcolo.
Per i ponteggi per i quali nella relazione di calcolo non sono disponibili le specifiche configurazioni strutturali utilizzate con i relativi schemi di impiego, viene esclusa la possibilità, in precedenza consentita al datore di lavoro dal comma 2 dell’art. 36-quater del 626, di non procedere alla redazione di un calcolo di resistenza e stabilità nel caso di assemblaggio del ponteggio in conformità ai capi IV, V, VI del D.P.R. n.164/1956 (integralmente riportati nel TU).
Art. 136 Pi.M.U.S.
Nei lavori in quota il datore di lavoro provvede a redigere a mezzo di persona competente un piano di montaggio, uso e smontaggio (Pi.M.U.S.), in funzione della complessità del ponteggio scelto, con la valutazione delle condizioni di sicurezza realizzate attraverso l'adozione degli specifici sistemi utilizzati nella particolare realizzazione e in ciascuna fase di lavoro prevista.
I contenuti minimi del Pi.M.U.S., sono sostanzialmente invariati rispetto alla precedente normativa.
Art. 138 Norme particolari
Sono stati modificati alcuni parametri in merito ai ponteggi:
1) E’ mutata la distanza massima delle impalcature dal muro; è stata portata a 30 cm;
2) L'altezza dei montanti superiori deve essere di almeno 1 metro dall'ultimo impalcato o il piano di gronda;
3) L’altezza del parapetto sia non inferiore a 95 cm rispetto al piano di calpestio;
4) L’altezza del fermapiede sia non inferiore a 15 cm rispetto al piano di calpestio.
SPECIFICI RISCHI
TITOLO VI CAPO I Artt. 167-171 MMC
Definizione delle patologie da sovraccarico biomeccanico.
Tra le NOVITA’ viene chiaramente indicato che d’ora in avanti sarà l’intera postura ergonomica e non più solo la MMC intesa come carico di lavoro fisico.
Importante riconoscimento per l’ergonomia in tutti i posti di lavoro, quindi nella valutazione dei rischi risulterà necessario analizzare le condizioni ergonomiche del posto di lavoro (altezze pani di lavoro, distanze, posture obbligate...). Viene inoltre precisato che nel corso della valutazione si dovrà considerare oltre alle attività che comportano rischi dorso lombari anche quelli da sovraccarico biomeccanico (come i movimenti ripetitivi, spinte...). Il richiamo alla norma ISO 11228 deve far considerare anche quanto previsto dalla norma UNI EN 1005-2 che fissa come massa di riferimento i 25 Kg per i lavoratori e i 15 Kg. per le lavoratrici, rispetto ai 30 e ai 20 Kg considerati precedentemente come costante di peso nella valutazione di tale rischio con il metodo NIOSH. Inoltre viene richiamata la necessità di valutare con particolare attenzione il rischio dovuto alle differenze di età o di genere.
TITOLO VII CAPO Artt. 172-177 Video terminali
A tutela della salute nei luoghi di lavoro i lavoratori che utilizzino un'attrezzatura munita di videoterminali per almeno venti ore settimanali hanno diritto a particolari cautele, in ordine ai rischi per la vista e per gli occhi, ai problemi legati alla postura ed all'affaticamento fisico o mentale, alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale. Nessuna particolare novità tranne l’inserimento del PC portatile tra le attrezzature munite di videoterminale per i quali, se usati per tempi prolungati, devono essere dati in dotazione mouse, tastiera staccata e supporto per il corretto posizionamento dello schermo. Su richiesta i lavoratori possono chiedere una visita di controllo, oltre che per i rischi per la vista e per gli occhi, anche per i rischi per l’apparato muscoloscheletrico (art. 176 comma 5).
Hanno altresì diritto ad una interruzione dell'attività mediante pause ovvero cambiamento di attività, ed in particolare ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale (non è più previsto la soglia dell’utilizzo continuativo di almeno 4 ore). La pausa e' considerata a tutti gli effetti parte integrante dell'orario di lavoro. I suddetti lavoratori devono altresì essere sottoposti a costante sorveglianza sanitaria, con particolare riferimento ai rischi per la vista e per gli occhi, ai rischi per l'apparato muscolo-scheletrico.
TITOLO VIII CAPO II Artt. 187-198 Rumore
L’obbligo di elaborare ed applicare un programma di misure di prevenzione e protezione, tranne la sorveglianza sanitaria, scatta al superamento del valore inferiore diazione [(80 dB(A) o 135 dB(C)] (art. 192 comma 2) e non al valore superiore come previsto dal D.Lgs. 626/94.
Particolare attenzione deve essere posta alle donne in stato di gravidanza e ai minori.
PIA-Spisal: le misurazioni fatte ai sensi del D.Lgs. 195/2006 sono tuttora valide.
TITOLO VIII CAPO II Artt. 193-197 Rumore
Il datore di lavoro esige l’utilizzo dei DPI a partire dal livello superiore di azione (art. 193 comma 1 lett. b). I DPI sono considerati idonei se attenuano in misura tale da mantenere un livello di rumorosità inferiore ai livelli inferiori di azione (art. 193 comma 2).
La ASL può autorizzare una deroga per il mancato uso dei DPI antirumore in caso di lavorazioni che espongono a maggiori rischi i lavoratori.
TITOLO VIII CAPO II Artt. 198 Rumore
Linee guida per attività ricreative, musica e call center.
Date le particolari caratteristiche di queste categorie, verranno emanate linee guida speciali.
TITOLO VIII CAPO III Artt. 199-205 Vibrazioni
Sono stati modificati i limiti di esposizione aggiungendo i limiti per i brevi periodi e modificando il valore limite di esposizione al corpo intero per le 8 ore da 1,15 m/s2 a 1,0 m/s2 .
Per i periodi brevi il valore limite è fissato a 20 m/s2 per il sistema mano-braccio e a 1,5 m/s2 per il corpo intero (art. 201 comma 1).
Il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e del rachide.
Per le attrezzature che non permettevano il rispetto dei valori limite, è stato eliminato il termine del 6 luglio 2010 e del 2014 per il settore agricolo e forestale.
Rischi particolari per madri e minorenni;
Valutare gli effetti combinati di vibrazione e sovraccarico biomeccanico del mano braccio e corpo intero; Torna l’importanza delle valutazioni ergonomiche.
Prima dovevano essere valutate solo il peso dell’attrezzatura e le eventuali basse temperature.
Peraltro ancora da considerare anche col TU.
PIA-Spisal: Anche per il rischio da vibrazioni le valutazioni fatte ai sensi del D.Lgs. 187/06 sono tuttora valide e vanno solo integrate e aggiornate, per quanto riguarda i nuovi valori limite, con quanto previsto dal D.Lgs. 81/08.
TITOLO VIII CAPO IV Artt. 206-212 Campi elettromagnetici
Entrata in vigore nel 2012 ed entro luglio 2008 emanazione di Linee guida delle Regioni (ad oggi non è ancora stata emanata).
Nel frattempo verificare in azienda se vi sono informazioni sui libretti d’uso e manutenzione dei macchinari e in caso di acquisto di nuovi macchinari richiedere al costruttore le informazioni sull’eventuale produzione di campi elettromagnetici. Apparecchiature che possono presentare un rischio significativo per la salute possono essere :
• saldatrici ad arco o ad alta frequenza;
• forni a induzione per la fusione dei metalli;
• sistemi a induzione per la tempra dei metalli;
• sistemi a radiofrequenza per l’innesco dei plasmi;
• presse a dispersione dielettrica per l’incollaggio dei legni e delle plastiche;
• sistemi a radiofrequenza per l’indurimento delle colle;
• altri sistemi a dispersione dielettrica per l’essiccazione o la vulcanizzazione di tessuti, carta, legni;
• sistemi a microonde per il riscaldamento dei plasmi.
TITOLO VIII CAPO V Artt. 213-218 Radiazioni ottiche artificiali
Entrata in vigore il 26 aprile 2010. Il rischio deve essere valutato comunque in maniera più precisa del passato tenendo conto dei valori limite fissati (allegato XXXVII).
Da segnalare la delimitazione con segnaletica e la limitazione d’accesso (come il rumore) per quelle aree in cui dalla valutazione dei rischi fosse emerso il possibile superamento dei valori di azione.
• saldature ad arco o elettrodo;
• processi di indurimento resine;
• processi di stampa industriale;
• forni di fusione metalli;
• lavorazioni del vetro alle temperature di fusione;
• sorgenti laser in ambito sanitario.
TITOLO IX CAPO I Artt. 221-232 Rischio chimico
La modifica della definizione di rischio come livello di azione da moderato a basso per la sicurezza e irrilevante per la salute (art. 224 comma 2) comporta di fatto la revisione della valutazione del rischio. chimico.
Si è molto discusso sulla necessità di effettuare misure oggettive dell’ inquinamento ambientale oppure di ricorrere a metodi matematici.
Con la nuova definizione, nella valutazione del rischio derivante da agenti chimici bisogna ora tener conto anche dei fattori di rischio connessi alla sicurezza dell’utilizzo degli stessi. Nel caso in cui la valutazione dei rischi dimostra che, in relazione al tipo e alle quantità di un agente chimico pericoloso e alle modalità e frequenza di esposizione a tale agente presente sul luogo di lavoro, vi è solo un rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori e che le misure di cui al comma 1 sono sufficienti a ridurre il rischio, non si applicano le disposizioni degli articoli :
• 225 (misure specifiche di protezione e prevenzione);
• 226 (disposizioni in caso di incidenti o di emergenza);
• 229 (sorveglianza sanitaria), 230 (cartelle sanitarie e di rischio).
Non c’è più l’obbligo di trasmettere all’ISPESL la cartella sanitaria alla cessazione del rapporto di lavoro.
TITOLO IX CAPO I Artt. 225 Misure specifiche di prevenzione e protezione
Salvo che possa dimostrare con altri mezzi il conseguimento di un adeguato livello di prevenzione e di protezione, periodicamente ed ogni qualvolta sono modificate le condizioni che possono influire sull’ esposizione, il DL provvede ad effettuare la MISURAZIONE degli agenti che possono presentare un rischio per la salute, con metodiche standardizzate.
Nelle attività e lavorazioni in cui è previsto un rischio chimico per i lavoratori, si dovranno pianificare i campionamenti periodici al fine di verificare il non superamento dei valori limite di esposizione alle varie sostanze.
Comunicazione all’organo di vigilanza, senza indugi, del superamento dei limiti (art. 225 comma 8).
TITOLO IX CAPO II Artt. 233-245 Protezione da agenti cancerogeni, mutageni e amianto.
Viene specificato, per i cancerogeni e mutageni, che anche in caso di autocertificazione il documento deve essere integrato con i dati relativi a (art. 236 comma 4):
• le attività lavorative che comportano la presenza di elementi cancerogeni o mutageni;
• i quantitativi di elementi cancerogeni o mutageni;
• il numero dei lavoratori esposti ovvero potenzialmente esposti;
• l’esposizione dei suddetti lavoratori, ove nota, e il grado della stessa;
• le misure preventive e protettive applicate e il tipo di DPI;
• le indagini svolte per la possibile sostituzione dei cancerogeni o mutageni e i sostituti utilizzati.

References: Art. 14

Art. 18
 art. 37

Art. 19

Art. 21
 art. 230
 art. 3
 Art. 25

Art. 26

Art. 28
 art. 28
 art. 28

Art. 29

Art. 30

Art. 31

Art. 32

Art. 34

Art. 37

Art. 41
 art. 47

Art. 53

Art. 55
 art.36
 sentenza 

Art. 77

Art. 89

Art. 89

Art. 89

Art. 89

Art. 94

Art. 100

Art. 116

Art. 117
 articolo 83

Art. 131

Art. 133

Art. 136

Art. 138