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Timestamp: 2020-04-10 07:28:33+00:00

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Sentenza n. 183-2-13 della CTP di Enna: illegittima l’ipoteca perchè non preceduta dall’avviso di intimazione
DI ENNA SEZIONE SECONDA
R.G.R. N°1189-12
UDIENZA DEL 17.12.12
SENTENZA N° 183-02-13
Riunita con l’intervento dei Signori:	IL	7-1-13
Dott. ********************************************
Dott. *****************************************
ha emesso la seguente 20.3.13
sul ricorso n. 1189/12 R.G.R. introdotto da
L…… B….. M:, c.f. …… e residente a Enna in Corso Sicilia n. 63, rappresentata e difesa dall’avv. **************, con studio in Enna C.da Suriano s.n.c.
La SERIT SICILIA S.p.A.- Agente per la Riscossione per la Provincia di Enna, già Montepaschi Se.Ri.T., difesa dall’*****************.
La comunicazione di iscrizione ipotecaria n. 29476201000014416 per IRPEF, Addizionale regionale e imposta di registro, ricevuta il 21 giugno 2012.
Per la parte ricorrente: Voglia la Commissione annullare l’atto impugnato per inesistenza giuridica della notifica; per omessa notifica dell’atto prodromico con vittoria delle spese di giudizio.
Per la parte resistente: Voglia la Commissione dichiarare infondato il ricorso e dichiarare legittima la procedura di riscossione con vittoria delle spese di giudizio.
Con ricorso e contestuale istanza di sospensione depositati in data 13 settembre 2012, la signora L….B…..M…., assistita dall’avv. **************, ha impugnato la comunicazione di iscrizione ipotecaria della Serit Sicilia S.p.A. di Enna per omesso versamento delle somme di cui alle cartelle di pagamento di seguito elencate:
cartella n. 294 2009 00011451 50, in materia di imposta di registro per l’anno 2003, notificata in data 16 maggio 2009;
cartella n. 294 2009 00041291 37, in materia di imposta di registro per l’anno 2004, notificata in data 23 dicembre 2009;
cartella n. 294 2010 00013802 59, in materia di IRPEF e Addizionale all’IRPEF per l’anno 1999, notificata in data 23 giugno 2010;
cartella n. 294 2010 00041129 44, in materia di Imposta di registro, per l’anno 2005, notificata in data 19 ottobre 2010;
cartella n. 294 2011 00011742 28, in materia di IRPEF e Addizionale Regionale all’IRPEF, per l’anno 2007, notificata in data 14 giugno 2011;
cartella n. 294 2011 00063960 73, in materia di liquidazione spese giudiziarie art. 15 del D.Lgs n. 546/92, per l’anno 1999 notificata in data 3 gennaio 2012;
cartella n. 294 2012 00002226 74 in materia di IRPEF per l’anno 2008 notificata in data 13 marzo 2012.
La parte ricorrente ha eccepito la violazione dell’art. 19, comma 3 del D.Lgs n. 546/92 non essendo state notificate la cartelle di pagamento quali atti presupposti alla comunicazione di ipoteca, anch’essa non notificata.
Ha eccepito, altresì, l’omessa notifica dei ruoli e delle intimazioni al pagamento entro un anno dalla notifica delle cartelle di pagamento in violazione degli artt. 25, 50 e 77 del D.P.R. n. 602/73.
Ha chiesto, infine la sospensione dell’atto impugnato di cui all’art. 47, comma 3, del D.Lgs n. 546/92 per fumus boni iuris e periculum in mora
La parte ha allegato in copia al ricorso:
la comunicazione di iscrizione ipotecaria;
la ricevuta di spedizione del ricorso alla Serit Sicilia S.p.A. di Enna in data 13 settembre 2012;
La Serit Sicilia S.p.A. di Enna,assistita dall’avv. ***********, si è costituita in giudizio il giorno 8 novembre 2012 e con le proprie controdeduzioni ha chiesto il rigetto dell’invocata tutela cautelare per mancanza di prova del danno grave ed irreparabile.
Nel merito, ha chiesto di dichiarare infondati i motivi del ricorso e di dichiarare legittima la procedura di riscossione facendo osservare che le cartelle di pagamento erano state ritualmente notificate a mani della ricorrente e di conseguenza anche la comunicazione di iscrizione ipotecaria era stata tempestivamente notificata nel rispetto dei termini di legge.
La parte resistente ha allegato in copia:
il ricorso notificato con procura;
la comunicazione di iscrizione ipotecaria ricevuto dalla parte ricorrente con raccomandata postale n. 14685778318-4.
l’estratto ruolo della cartella di pagamento n. 294 2009 00011451 50 con relata di notifica consegnata personalmente alla ricorrente che ne ha depositato la firma;
l’estratto ruolo della cartella di pagamento n. 294 2009 00041291 37 con relata di notifica consegnata personalmente alla contribuente che ne ha depositata la firma;
l’estratto ruolo della cartella di pagamento n. 294 2010 00013802 59 con relata di notifica consegnata personalmente alla contribuente che ne ha depositata la firma;
l’estratto ruolo della cartella di pagamento n. 294 2010 00041129 44 con relata di notifica consegnata personalmente alla contribuente che ne ha depositata la firma;
l’estratto ruolo della cartella di pagamento n. 294 2011 00011742 28 con relata di notifica consegnata personalmente alla contribuente che ne ha depositata la firma;
l’estratto ruolo della cartella di pagamento n. 294 2011 00063960 73 con relata di notifica consegnata personalmente alla contribuente che ne ha depositata la firma;
l’estratto ruolo della cartella di pagamento n. 294 2012 00002226 74.
All’udienza camerale del 12 novembre 2012, dopo aver sentito l’avv. ************** per la parte ricorrente e l’avv. *************** con delega per la Serit Sicilia S.p.A., la Commissione ha rigettato la richiesta di sospensione dell’atto impugnato ed ha fissato l’udienza per il prosieguo.
In data 21 novembre 2012 il difensore della Serit Sicilia S.p.A. di Enna, l’avv. ***********, ha presentato la relata di notifica della cartella di pagamento n. 294 2012 00002226 74, non precedentemente allegata alle controdeduzioni
All’udienza del 17 dicembre 2012, avanti la Commissione sono comparsi l’avv. ************** per la parte ricorrente e il dott. ************** con delega per la Serit Sicilia S.p.A, che hanno insistito sulle proprie posizioni introdotte e contro dedotte.
La Commissione, dopo riserva, riesaminati gli atti e sentitoli relatore, mette la sentenza.
Il ricorso va accolto perché l’iscrizione ipotecaria, ritenuta irregolare per non essere stata preceduta dalla notifica dai titoli di supporto e dell’intimazione di cui all’art. 50 del D.P.R. 602/73, risulta portata a conoscenza del destinatario da una comunicazione incompleta e non notificata per costituire atto giuridicamente valido ed impugnabile.
La Commissione, preliminarmente, dichiara il difetto di giurisdizione per le iscrizioni a ruolo (spese di giudizio) non aventi carattere tributario e non rientranti nell’ambito dell’art. 2 del D.lgs. 546/92; mentre dichiara ammissibile il ricorso per la pluralità di atti impugnati (solo cartelle di pagamento) perché, nel caso in esame, emerge la connessione soggettiva ed oggettiva ex art. 104 del c.p.c. in relazione all’art. 1 u.c. del d.lgs. 546/92 in deroga alle norme non previste dal processo tributario.
La Commissione rileva che le cartelle di pagamento risultano regolarmente notificate presso il domicilio del ricorrente però alcuni tributi ( registro anni 2003 -2004-2005 irpef 1999) risultano prescritti, anche ai sensi dell’art. 2946 C.C., con la conseguenza che l’Amministrazione Finanziaria e/o L’Agenzia delle Entrate a mezzo dell’Agente della Riscossione non possono eseguire le azioni per il recupero del credito previste dal D.P.R. 602/73. L’avvenuta iscrizione ipotecaria legale sui beni immobili, pur essendo un atto di garanzia di cui agli art. 2808 e seguenti del C.C. che dà diritto di espropriare i diritti reali, non può essere eseguita sic et simpliciter senza un atto prodromico che compendia i titoli che supportano il credito e senza indicazione specifica dei beni stessi poiché, diversamente, vengono violate non solo le norme dettate dal DPR 602/73 , tra cui l’art. 50, ma anche quelle del codice di procedura civile di cui agli artt. 483 e seguenti.( C.T.R. Firenze n.11 del 1° feb. 2012- Palermo n. 81 del 21 maggio 2012 ecc.)
Nel caso in esame, sussistono i titoli costituiti dalle cartelle di pagamento, ma non sussiste, e neanche è stato notificato alla parte, il documento amministrativo, successivo all’intimazione di cui all’art. 50 del DPR 602/73 richiamato dal successivo art.77, per legittimare l’Agente della Riscossione ad iscrivere ipoteca sui beni immobili.
La Commissione osserva che la comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria è un atto atipico, complementare ed improprio degli atti prodromici, da ritenere regolarmente notificati, dell’Agente della Riscossione che lo legittimano a costituire la garanzia reale e legale di cui agli artt. 2808 e 2817 del C.C. a favore dello Stato e non a favore dello stesso, quale organo incaricato a riscuotere i tributi. Ne consegue che, per non violare i diritti della proprietà privata ex art. 42- 44 della Costituzione, l’Agente della Riscossione deve porre in essere degli atti prodromici previsti dalla legge e deve notificarli al destinatario nelle forme previste dal D.P.R. 602/73 e/o dal Codice di Procedura Civile per garantire allo stesso il diritto di difesa ex art. 24 della Costituzione.
In materia tributaria, tenuto conto che ogni atto deve indicare il responsabile del procedimento, bisogna considerare che
il debito erariale e/o verso enti dotati di potestà d’imperio deve essere preceduto da un regolare di accertamento e di liquidazione emesso nei modi e nei termini previsti da ogni singolo tributo ( IRPEF-IRES-IVA-IRAP-ICI ecc.) dall’ente impositore;
il debito erariale e/o verso enti dotati di potestà d’imperio, dopo la liquidazione che lo quantifica, per essere certo, preciso ed esigibile deve essere richiesto con un apposito atto e/o deve essere iscritto a ruolo sempre nei modi e termini previsti in materia;
il debito erariale e/o verso enti dotati di potestà d’imperio, dopo la richiesta e/o l’iscrizione a ruolo, deve essere reso noto e richiesto con la cartella di pagamento ex art. 25 del D.P.R. 602/72 da far notificare con apposita relata secondo le disposizioni dello stesso D.P.R. 602/73 e/o del Codice di Procedura Civile; la cartella di pagamento, regolarmente notificata ex art. 26 del D.P.R. 602/73 e divenuta definitiva, costituisce il titolo che ingiunge e intima al destinatario il pagamento;
il debito erariale e/o verso enti dotati di potestà d’imperio, dopo la notifica della cartella di pagamento, per costituire il titolo amministrativo necessario all’iscrizione ipotecaria, deve essere notificato l’avviso di intimazione previsto dall’art. 50 del D.P.R. 602/72;
L’iscrizione ipotecaria è ammissibile solo quando sono osservate le disposizioni dell’art. 76 – comma 2° – del D.P.R. 602/73 in relazione al valore del bene, determinato a norma dell’art. 52 – comma 4- del D.P.R. 131/1986, e alle passività;
Il conservatore del Servizio Immobiliare dell’Agenzia del Territorio dovrebbe verificare la regolarità degli atti prodromici per costituire ipoteca legale a favore dello Stato ex art. 2817 C.C. e non a favore dell’Agente (già concessionario) della riscossione dei tributi;
L’espropriazione dei beni immobili con il pignoramento per procedere alla vendita, finalizzata al realizzo del credito erariale o dell’ente impositore, deve essere sempre resa nota con notifica di atti al destinatario debitore per garantire il diritto di difesa e la trasparenza;
Quanto esposto mette in evidenza che la semplice comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria sui beni immobili ex art. 77 del D.P.R. 602/73 per essere un atto giuridicamente valido, deve essere completa di tutti gli elementi che hanno legittimato l’Agente della Riscossione ad iscrivere ipoteca legale ex art. 2817 del C.C. a favore dello Stato, mentre in effetti risulta eseguita a favore proprio. La regolare iscrizione ipotecaria,intesa nella completezza degli atti prodromici, consente all’agente della riscossione di poter procedere ex art. 78 e seguenti del D.P.R. 602/73 ad effettuare le operazioni di vendita e di realizzo.
La comunicazione impugnata presenta l’elenco delle cartelle di pagamento con il numero di emissione, la data di notifica delle stesse cartelle, l’ente impositore, il numero di ruolo l’importo dell’imposta e gli accessori e nient’altro,per cui si deduce che la stessa è un atto irregolare, improprio e incompleto per essere oggetto di approfondito contenzioso finalizzato a verificare la giuridicità della stessa ed ad appurare la legittimità e la fondatezza dell’iscrizione ipotecaria. Niente di quanto esposto e previsto dalle norme in materia tributaria risulta nella comunicazione, non notificata con regolare relata nel proprio contesto, ma solo recapitata a mezzo posta al destinatario, il quale, volendo prendere atto del contenuto, ha il diritto di porre in discussione tutti gli atti prodromici non regolarmente correlati alla iscrizione ipotecaria legale ex art. 77 del D.P.R. 602/73, considerato che la stessa iscrizione viene resa pubblica e portata a conoscenza dei terzi ai fini dell’eventuale opponibilità.
Ne consegue che per le evidenti mancanze nel contenuto della comunicazione, l’iscrizione ipotecaria, eseguita a fronte dei debiti tributari, risulta illegittima ed infondata e pertanto il ricorso va accolto per l’irregolare costituzione della garanzia reale legale.
L’incertezza della natura giuridica della comunicazione è alquanto evidente perché, se va considerata di carattere amministrativo, non è oggetto di impugnazione nell’ambito dell’art. 19 del D.Lgs. 546/92; al contrario,se è un atto impositivo derivato o di un atto per il quale la legge ne preveda l’autonoma impugnabilità davanti alle commissioni tributarie, può essere oggetto di contenzioso. In difetto di una precisa configurazione giuridica dell’atto stesso, si deduce che, dal contenuto della comunicazione, l’agente della riscossione avverte che la stessa può essere impugnata avanti la competente Commissione Tributaria e, pertanto, la notificazione rappresenta lo strumento non surrogabile e non sostituibile per la “conoscenza legale” del tutto diversa dalla “conoscenza effettiva”; quest’ultima successiva al fatto ed all’atto posto in essere. La comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria sembrerebbe un atto riepilogativo regolarizzante degli atti prodromici, però, nell’ordinamento giuridico italiano, ogni atto è di per sé autonomo anche se consequenziale a un precedente rapporto e/o atto. Ne consegue che va accolta l’eccezione sulla omessa notificazione della comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria, considerandolo atto rientrante nell’ambito delle disposizioni dell’art. 19 – comma 1° punto i) – del D.Lgs. 546/92.-
Nel merito, l’iscrizione ipotecaria, ex art. 77 del dpr 602/73, relativo ad atti pregressi con notifiche dal 2009 al 2010 per imposte degli anni 1999-2003-2004-2005, così come specificati nella comunicazione, risulta illegittima perché, ai sensi dell’art. 50 -comma 2°- del dpr 602/73, non risulta emesso e notificato l’avviso di intimazione. Infatti detto avviso di intimazione consente al debitore del tributo di verificare gli atti prodromici e le cartelle di pagamento al fine di valutare l’eventuale decadenza e prescrizione anche nell’ambito delle disposizioni di cui all’art. 2946 c.c. ed in relazione agli avvisi di accertamento.
L’omessa notifica dell’avviso di intimazione, nei modi e termini previsti dalla norme in materia, pone in essere una iscrizione ipotecaria illegittima.
In conclusione, il ricorso va accolto con l’annullamento dell’iscrizione ipotecaria ex art. 77 D.P.R. 602/73 perchè non preceduto dall’avviso di intimazione di cui all’art. 50 del D.P.R. 602/73; mentre va dichiarato il difetto di giurisdizione di questa Commissione per le iscrizioni a ruolo (spese di giudizio) non aventi carattere tributario e non rientranti nell’ambito dell’art. 19 del D. Lgs. 546/92 esposte nella comunicazione impugnata.
Per la peculiarità della controversia e per la notifica delle cartelle di pagamento alla ricorrente, le spese di giudizio vanno compensate tra le parti.
La Commissione accoglie il ricorso ed annulla l’iscrizione ipotecaria limitatamente ai ruoli emessi dall’Amministrazione Finanziaria; Ordina all’Agente della Riscossione di cancellare a sua cura e spese detta formalità ipotecaria. Dichiara il proprio difetto di giurisdizione a favore del giudice ordinario per le iscrizioni di carattere non tributario.
Così deciso in Camera di Consiglio in Enna il 7 gennaio 2013
Sentenz a n. 182-2-13 della CTP di Enna sull’obbligo della ritenuta fiscale su interessi pagati da s.r.l. a Onlus
R.G.R. N°569/12
UDIENZA DEL 1.10.12
SENTENZA N° 182-2-13
Riunita con l’intervento dei Signori:	IL 7-1-13
Dott. ******************************************
ha emesso la seguente 20-3-13
F-.************
sul ricorso n. 569/12 R.G.R. introdotto da
O . S.r.l. a socio unico,
con sede a Troina Via Conte ******* n. 73, nella persona del legale rappresentante P. S, rappresentata e difesa dagli avv.ti ***************** e ***************** con studio in Catania Via F. Fichera n. 5.
L’AGENZIA DELLE ENTRATE-
Direzione Provinciale Ufficio Controlli di Enna
L’avviso di accertamento n. TYU03T100093 e l’atto di contestazione n. TYUCOT100075 in materia di IRPEF, ritenute alla fonte e redditi di capitale, per l’anno d’imposta 2007, notificati il 23 febbraio 2012.
Per la parte ricorrente:
Voglia la Commissione annullare gli atti impugnati per illegittimità e infondatezza con vittoria delle spese di giudizio.
Per la parte resistente:
Voglia la Commissione rigettare la richiesta di sospensione degli atti impugnati e rigettare il ricorso con vittoria delle spese di giudizio.
Con ricorso depositato in data 6 aprile 2012, la s.r.l. O …., assistita dagli avv.ti ***************** e *****************, ha impugnato l’avviso di accertamento e l’atto di contestazione, notificati dall’Agenzia delle Entrate di Enna eccependo l’illegittimità e l’infondatezza.
L’avviso di accertamento e l’atto di contestazione sono scaturiti in seguito alla verifica fiscale eseguita dalla Guardia di Finanza di Enna nei confronti della società dalla quale è stato redatto il Processo Verbale di Constatazione notificato il 31 marzo 2008.
Da tale p.v.c. é emerso che la società, a fronte di finanziamenti in c/c ricevuti dall’Associazione M. ….. Onlus, aveva erogato interessi per € 294.221,79, che andavano assoggettati a ritenuti alla fonte a titolo di imposta, nella misura del 12,50% ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 26, quinto comma, del D.P.R. n. 600/73 e dell’art. 16 del D.Lgs n. 460/97.
l’Agenzia delle Entrate, pertanto, aderendo a quanto esposto nel processo verbale , ha accertato, ai sensi dell’art. 41/bis del D.P.R. n. 600/73, per l’anno d’imposta 2007, ritenute non operate e non versate pari ad € 36.777,72 ed ha irrogato sanzioni nella misura di € 44.133,60 per l’avviso di accertamento ed € 11.033,40 per l’atto di contestazione.
La parte ricorrente, preliminarmente, ha fatto osservare che dalla verifica fiscale i verificatori non avevano riscontrato irregolarità né nei controlli formali né nei controlli sostanziali, così come era stato evidenziato nel processo verbale di constatazione e che gli stessi verificatori hanno voluto approfondire le ricerche sui rapporti correnti tra l’Associazione …… Onlus e la ricorrente O…… Srl estendendo l’esame ai fini dell’imposta sul valore aggiunto nelle fatture emesse per le annualità dal 2001 al 2007. A tal fine i ricorsi proposti avverso gli identici provvedimenti notificati dallo stesso Ufficio sulla base dello stesso PVC relativamente agli anni 2001/2003, sono stati accolti da questa Commissione con sentenze nn. 253-254-255/02/09 del 24 settembre 2009 e 21 dicembre 2009.
La società ha eccepito la nullità degli atti impugnati perché acriticamente fondati sulle risultanze di una verifica effettuata in dispregio di quanto disposto dall’art. 52 del D.P.R. n. 633/72 e dagli artt. 10 e 12 della L. 212/2000, cioè estesa in un arco temporale di sette anni d’imposta e quindi oltre i trenta giorni stabiliti dalla legge.
Ha eccepito, altresì, la violazione e falsa applicazione dell’art. 26, comma 5 del D.P.R. n. 600/73 e degli artt. 44, 45, 48 e 150 del D.P.R. n. 917/1986 – degli addebiti relativi ad omessa effettuazione e versamento di ritenute alla fonte per € 36.778,00 sugli interessi passivi maturati nel 2007 sul rapporto conto corrente esistente con l’Associazione ………
Ha eccepito, infine l’illegittimità delle sanzioni irrogate in assenza dei presupposti di legge, senza adeguata motivazione e in violazione degli artt. 5 e 6 del D.Lgs n. 472/97, dell’art. 10 della L. 212/2000 e degli artt. 1, 5 e 6 del D.Lgs n. 471/97
la ricevuta di spedizione del ricorso all’Agenzia delle Entrate di Enna con racc. 14476333364-3 del 3 aprile 2012;
l’avviso di accertamento n. TYU03T100093 ;
l’atto di contestazione n. TYUCOT100075;
giurisprudenza citata.
La s.r.l. O…… in data 18 aprile 2012 ha depositato presso la segreteria della Commissione l’istanza di sospensione degli atti impugnati di cui all’art. 47, comma 3, del D.Lgs n. 546/92 in quanto l’ingente somma da versare, di € 91.945,00 avrebbe provocato un grave ed irreparabile pregiudizio.
All’udienza camerale del 21 maggio 2012 dopo aver sentito il prof. ***************** che si rifà alle sentenze emesse da questa Commissione per gli anni precedenti e il signor Di Maggio per l’Agenzia delle Entrate,la Commissione ha rigettato l’istanza di sospensione dell’atto impugnato ed ha fissato l’udienza per il prosieguo.
L’Agenzia delle Entrate di Enna, in data 30 maggio 2012, si è costituita in giudizio e con le controdeduzioni, depositate in data 4 giugno 2012, ha chiesto il rigetto del ricorso con condanna del ricorrente alle spese di giudizio.
A tal proposito l’Agenzia ha fatto osservare che l’estensione della verifica era legittima e che non aveva affatto recepito acriticamente le risultanze della verifica stessa, ma le aveva attentamente valutate e condivise, ponendole a base dell’attività accertatrice conclusasi con gli atti notificati alla società.
Inoltre, contestando le ulteriori eccezioni della parte ricorrente, l’Agenzia delle Entrate ha fatto osservare che la società ricorrente avrebbe dovuto adempiere a tutti gli obblighi fiscali, in qualità di sostituto d’imposta per i redditi di capitale corrisposti alla Onlus e conseguentemente versare le ritenute d’acconto sulle somme medesime e dichiararle nel mod. 770, anche per non incorrere alle sanzioni che, invece, sono state irrogate legittimamente.
La parte resistente ha allegato in copia la nota spese.
All’udienza del 1° ottobre 2012, avanti la Commissione, sono comparsi l’avv. ***************** per la società ricorrente e il sig. Di Maggio per l’Agenzia delle Entrate che hanno insistito nelle rispettive posizioni.
L’avv. La Rosa ha precisato che la fattura è stata regolarmente emessa ma non regolarizzata ed in ogni caso ai sensi dell’art. 45 le ritenute andavano effettuate solo per cassa e non per competenza.
Il rappresentante dell’Agenzia delle Entrate ha insistito sul rigetto ed ha fatto osservare che non sussisteva una precisa imputazione ai costi.
La Commissione, dopo riserva, riesaminati gli atti e sentito il relatore, emette la sentenza.
Il ricorso va rigettato perchè la società ricorrente, ai sensi dell’art. 26 comma 5 del DPR 600/73 era obbligata ad effettuare le ritenute fiscali non avendo prodotto le prove che i finanziamenti rientravano nell’ambito dell’attività di impresa.
Le disposizioni di cui all’art. 26 comma 5 del DPR 600 del 1973 sono alquanto chiare poiché prevedono la ritenuta fiscale titolo di acconto o a titolo di imposta per i soggetti indicati nel primo comma dell’art. 23 (società, enti,ecc che esercitano imprese commerciali) – sempre del dpr 600/73- operano una ritenuta del 12,50 per cento a titolo d’acconto, con obbligo di rivalsa, sui redditi di capitale da essi corrisposti, diversi da quelli indicati nei commi precedenti e da quelli per i quali sia prevista l’applicazione di altra ritenuta alla fonte o di imposte sostitutive delle imposte sui redditi.
La qualificazione delle ritenute non è correlata alla qualità del soggetto percettore del reddito, ossia alla circostanza che egli sia esente o no da imposta, ma al regime cui è sottoposto il reddito stesso nel periodo d’imposta in discussione (Cass. 4509 del 2012) nel senso che costituisce ritenuta a titolo di acconto soltanto quella operata su di un reddito che concorre a formare la base imponibile, mentre costituisce ritenuta a titolo di imposta quella operata su di un reddito non assoggettabile ad imposizione.
Nel caso in esame, ai sensi dell’art. 150 del TUIR DPR 917/1986, il percettore degli interessi è l’Associazione M……..cioè un soggetto O.N.L.U.S. che svolge attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale non rientranti e non costituenti esercizio di attività commerciale. Sempre le per ONLUS i proventi, ex art. 150 TUIR, derivanti dall’esercizio delle attività direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile. I finanziamenti concessi dalla ONLUS alla società O……… s.r.l. hanno prodotto interessi e per tali proventi finanziari, non assoggettati nell’ambito di un risultato economico di esercizio, la ritenuta costituisce un’imposta “secca”, avendo evidentemente il legislatore ritenuto trattarsi, comunque, di una manifestazione di ricchezza, come tale assoggettabile a prelievo in via definitiva, in misura non ancorata all’ammontare complessivo dei redditi del contribuente. Ne consegue che l’effettivo assoggettamento del reddito all’imposta è elemento costitutivo della qualificazione della ritenuta come operata a titolo di acconto e, quindi, del diritto al rimborso, gravando perciò sul contribuente l’onere di provare tale circostanza.
In tema d’imposte sui redditi, le ritenute alla fonte applicate sugli interessi su finanziamenti nei confronti dei delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), che non espletano attività di impresa, sono a titolo di imposta perchè rientrano tra i soggetti di cui all’art. 73 ( soggetti passivi) comma 1° punto c) – enti privati che non hanno per oggetto l’esercizio di attività commerciali – del TUIR. Sulla soggettività passiva la S.C. di Cassazione con sentenza n. 14371 del 2011 ha affermato che “sono organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), ai sensi dell’art. 10 del d.lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, prevedano espressamente alcuni requisiti formali, (nella specie il reimpiego degli utili o avanzi di gestione a fini di realizzazione degli scopi istituzionali); detti requisiti non possono ritenersi surrogabili con il concreto accertamento della fattuale osservanza dei precetti della norma, sia per la non equivoca lettera di essa, sia per il fatto che si tratta di norma di stretta interpretazione”.
Non essendo stata contestata la soggettività e le attività del percettore (ente privato ONLUS) dei proventi finanziari si deduce che, per l’inesistenza di attività commerciale e di rapporti di impresa, gli interessi per il combinato disposto degli artt. 26 comma 5° del DPR 600/73 e 73 e 150 del TUIR D.P.R. 917/1986 nel testo post 2004 andavano assoggettati alla ritenuta fiscale.
In conclusione, il ricorso va rigettato per le superiori motivazioni sull’obbligo della ritenuta alla fonte sugli interessi corrisposti e tutte le atre eccezioni sono assorbite.
Per la peculiarità e la complessità della controversia, le spese di giudizio si compensano tra le parti.
La Commissione rigetta il ricorso e conferma l’atto impugnato
Ricorso inammissibile per tardività (CTP n. 323/3/12)
DI ENNA SEZIONE TERZA
SENTENZA N° 323/3/12
Riunita con l’intervento dei Signori: IL 25-1-20121
Dott. ***************************
IN SEGRETERIA OGGI 28.06.12
M.C. ****
sul ricorso n. 377/10 R.G.R. introdotto da***
Avverso l’avviso di accertamento n. TYU03T100114/2009 per IVA, IRPEG ed IRAP, anno d’imposta 2004, notificato in data 1° ottobre 2009.
Il ricorso va dichiarato inammissibile per tardività dell’introduzione perché i termini sono tassativi, non costituendo data certa, tempestiva e certificata quella di ricezione del servizio poste private.
Il ricorso, spedito a mezzo poste private il 25 febbraio 2010, è inammissibile per la tardività dell’introduzione rispetto alla data del 27 novembre 2009 relativa alla presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, in quanto è pervenuto all’Agenzia delle Entrate il 02 marzo 2010 non essendo valida, certa e certificata la spedizione a mezzo servizio poste private degli atti attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie; ciò in virtù delle disposizioni dettate dall’art. 4 -comma 5- del D.Lgs. 22 luglio 1999 n. 261 sulle regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari. Secondo le definizioni della fornitura dei servizi postali ( cfr art. 1 -comma 2 -punto l- D.Lgs. 261/1999) l“invio raccomandato” è il servizio che consiste nel garantire forfetariamente contro i rischi di smarrimento , furto o danneggiamento e che fornisce al mittente una prova dell’avvenuto deposito dell’invio potale e, a sua richiesta, della consegna al destinatario.
Gli invii raccomandati attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie ( cfr art. 4 comma 5 D.Lgs 261/99) sono riservati al servizio universale ed in Italia solo la società Poste Italiane S.p.A. è fornitore del servizio universale che assicura le prestazioni in tutti i punti del territorio nazionale, in tutti i giorni lavorativi e senza discriminazioni per cui il servizio fornito da una società privata non è valida o quanto meno non certifica la certezza della data di spedizione prevista dall’art.16 – commi 2-3-5 – del D.lgs. 546/92. Solo il servizio postale universale può attestare la data della spedizione e per l’esecuzione di una notificazione o comunque per la spedizione di un atto nell’ambito di una procedura amministrativa o giudiziaria, il legislatore prevede anche la scelta della “raccomandata con avviso di ricevimento” facendo riferimento all’utilizzazione del servizio postale universale, cioè di quello fornito su tutto il territorio nazione da Poste Italiane S.p.A.., alla quale, in virtù del citato art. 4 –comma 5- del D.Lgs. 261/1999, ha riservato in via esclusiva e senza deroghe gli invii raccomandati attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie. La formalità finalizzate a dare certezza della spedizione dell’atto e al suo ricevimento da parte del destinatario costituiscono una attribuzione esclusiva degli uffici postali e degli agenti e impiegati addetti con connotati di specialità essenzialmente estranei a quei servizi di accettazione e recapito di corrispondenza che possono essere dati in concessione ad agenzie private.
Nel caso in esame, la spedizione del 25 febbraio 2010 del ricorso all’Agenzia elle Entrate ufficio di Enna a mezzo del servizio ****************** Private non certifica l’effettiva data certa poiché si tratta di consegna simile ad una agenzia di recapito non equiparabile alla spedizione mediante lettera raccomandata del servizio universale che, in ogni caso, ai sensi dell’art. 4 – comma 5- del D.Lgs. 261/1999 ha l’esclusività, con riserva per gli atti attinenti alle procedura amministrative e giudiziarie. Il concessionario del servizio recapito postale privato, pur essendo autorizzato dal Ministero delle Comunicazioni in virtù del D.M. 4 febbraio 2000 n. 3 di concerto con il decreto del 15 febbraio 2006 del Ministero dell’Economia e Finanze, può espletare i servizi relativi agli invii raccomandati ed invii assicurati che non siano attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie, essendo quest’ultime espressamente escluse nel relativo decreto di licenza e/o di concessione. Ne consegue che la **************************, non essendo autorizzata e/o abilitata (e se lo fosse sarebbe in violazione dell’art. 4 – comma 5 del D.Lgs. 261/1999) a certificare la tempestività dell’impugnazione con l’invio raccomandato del ricorso amministrativo e/o giudiziario, questo atto si considera consegnato a mano il giorno 2 marzo 2010, come da ricevuta prodotta, e quindi tardivo in violazione degli artt. 20 e 21 del D.Lgs. 546/1992 e del D.Lgs 19 giugno 1997 n. 218 art.12. Infatti il termine decorre dalla data di consegna dell’istanza di accertamento con adesione, avvenuta il giorno 27 novembre 2009 e la scadenza sarebbe stata il 25 febbraio 2010, mentre il ricorso è stata consegnato all’Agenzia delle Entrate il 2 marzo 2010, cioè oltre il termine previsto.
In conclusione, l’eccezione sulla tardività dell’introduzione del ricorso della parte resistente va accolta e tutti gli altri motivi risultano assorbiti per tale irregolarità di procedura.
Per la peculiarità della controversia, le spese di giudizio vanno compensate tra le parti.
La Commissione dichiara inammissibile il ricorso per tardività dell’introduzione.
Così deciso in Camera di Consiglio in Enna il 25 gennaio 2012

References: Sentenza 

SENTENZA 
 art. 15
 art. 104
 art. 2808
 art.77
 art. 42
 art. 24
 art. 25
 art. 26
 art. 2817
 art. 77
 art. 2817
 art. 78
 art. 77
 art. 77
 art. 77

SENTENZA 
 art. 150
 sentenza 

SENTENZA 
 art. 1
 art. 4
 art. 4
 art.12