Source: http://leg16.camera.it/410?idSeduta=0559&tipo=stenografico
Timestamp: 2018-01-20 01:09:53+00:00

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Seduta n. 559 di mercoledì 7 dicembre 2011
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Albonetti, Antonione, Cenni, D'Alema, Della Vedova, Donadi, Franceschini, Lucà, Mura, Rigoni e Valducci sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente quarantasette, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.
Annunzio della presentazione di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissioni in sede referente (ore 11,05).
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha presentato alla Presidenza, con lettera in data 6 dicembre 2011, il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alle Commissioni riunite V (Bilancio) e VI (Finanze): «Conversione in legge del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici» (4829) - Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), III, IV, VII, VIII (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento), IX, X (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento), XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XII, XIII e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
In morte dell'onorevole Leda Colombini (ore 11,06).
PRESIDENTE. Comunico che è deceduta l'onorevole Leda Colombini, già membro della Camera dei deputati nella IX e nella X legislatura.
Informativa urgente del Governo in relazione alle misure di emergenza per le regioni colpite da eventi alluvionali e calamitosi nel corso dell'anno 2011 (ore 11,07).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente Pag. 2del Governo in relazione alle misure di emergenza per le regioni colpite da eventi alluvionali e calamitosi nel corso dell'anno 2011.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Tullio Fanelli.
TULLIO FANELLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, onorevoli deputati, giovedì scorso, due giorni dopo il mio giuramento come sottosegretario, ero a Saponara. Saponara è un piccolo comune del messinese, in cui, a seguito di eventi calamitosi, vi sono state tre vittime. Ho assistito a scene strazianti: il piccolo Luca, dieci anni, morto, e, davanti alla sua bara, la mamma, incinta di otto mesi, su una barella perché anche lei aveva avuto... Queste sono scene che naturalmente colpiscono.
Non mi sono limitato ad una doverosa partecipazione del Governo ai funerali delle vittime, ma ho anche girato quei territori ed ho assistito a scene ugualmente strazianti: non a causa di vittime, ma a causa della perdita delle proprie case e dei propri territori devastati. Forse le vittime fanno più notizia, ma credo che altrettanto importanti siano, invece, quelle situazioni di dolore causate dalla devastazione dei territori.
Quasi in tutta Italia, nel corso dell'ultimo anno, abbiamo avuto situazioni di questo genere e più passa il tempo, più si corre anche il rischio di dimenticare alcune di queste situazioni. Siamo a conoscenza, ad esempio, che in questo momento vi sono quattro persone che hanno in corso uno sciopero della fame. Lo fanno per riportare in evidenza gli eventi dell'alluvione di nove mesi fa nel territorio pugliese.
Si parla delle aree di Ginosa e di Taranto, per le quali, a differenza della limitrofa area in Basilicata, non è stata emanata l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri e che, naturalmente, sono ancora bisognose di interventi.
Certamente è doveroso un intervento urgente anche nel territorio pugliese; la mia preghiera verso queste persone è di interrompere lo sciopero: non aggiungiamo rischi e preoccupazioni a quelle che già ci sono. Non sono in grado di promettere che l'ordinanza verrà emanata in tempi brevi, ma posso assicurare che l'attenzione e l'impegno del Governo, e mie personali, a questo problema, saranno massimi, come se ce ne fossero cento di persone in sciopero della fame.
L'esperienza che ho tratto in Sicilia è che quello che oggi è programmato non è sufficiente. Quest'area che ho percorso, quella proprio di Saponara, non era inclusa nel piano stralcio per l'assetto idrogeologico. Ho voluto verificare personalmente il perché e alla fine non ho potuto che dare ragione del mancato inserimento: è un'area fatta di colline molto basse, coperte di verde, in cui per un ingegnere come me - sono ingegnere - risulta straordinario pensare che la velocità dell'acqua abbia raggiunto livelli tali da provocare le centinaia di frane che ho potuto vedere con i miei occhi.
Allora, la riflessione è che siamo di fronte a fenomeni che si stanno aggravando nella loro dimensione e nella loro frequenza. Si può discutere tanto se la causa di questi eventi sia il cambiamento del clima. Io affermo che, di fatto, il cambiamento del clima già c'è ed è un cambiamento repentino, importante e quindi tutto quello che era la programmazione fatta sulla base di frequenze di eventi storiche va ridefinita sulla base di un altro assetto del clima che dobbiamo fronteggiare.
La mitigazione di questi effetti purtroppo in Italia è sempre stata più basata Pag. 3sull'emergenza e molto meno sulla prevenzione; occorrono risorse e sapete meglio di me che questo è un tempo in cui l'Italia, sulle risorse da destinare a questi e ad altri problemi, certamente non ha una situazione facile. Per questo, insieme al Ministro, abbiamo cominciato a pensare anche a strumenti alternativi di intervento che possano sommarsi a quelli tradizionali di destinazione delle risorse pubbliche. Abbiamo anche cominciato a fare qualcosa; nel decreto-legge, che è stato proposto, come annunciato, alle Camere, troverete, tra le detrazione del 36 per cento una novità che è quella di permettere appunto le detrazioni del 36 per cento anche a tutti gli interventi che vengono posti in atto, naturalmente, nelle aree in cui è stata dichiarata l'emergenza.
Cito testualmente: vi è una detrazione «pari al 36 per cento delle spese documentate fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare (...)» per interventi «necessari alla ricostruzione e ripristino dell'immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi (...) sempre che sia stato dichiarato lo stato di emergenza.».
Anche ieri al CIPE, al quale ho partecipato io, essendo il mio Ministro a Durban proprio per discutere i cambiamenti climatici, abbiamo anche dato una indicazione di priorità alle società pubbliche per le quali abbiamo approvato una serie di investimenti, ANAS, ferrovie, affinché sia data appunto priorità agli interventi che in qualche misura possono contribuire a ridurre il rischio idrogeologico.
Parliamo di tutte quelle opere che vengono realizzate in prossimità soprattutto di argini, sia strade sia ferrovie. Abbiamo cominciato a dare questa indicazione informale anche ad altri soggetti come ad esempio Terna. Lo ripeto, si tratta di strumenti aggiuntivi rispetto a quelli tradizionali, ma naturalmente speriamo che, superata questa emergenza finanziaria, altri strumenti aggiuntivi tradizionali possano essere sommati a quelli esistenti per intervenire su questo problema.
Purtroppo, gli interventi di mitigazione dovranno essere sempre maggiori soprattutto in assenza di un grande accordo mondiale sulle emissioni di gas serra sulle quali oramai il pessimismo è crescente. A Durban non si raggiungerà un accordo e quello che temiamo è che oggi non esistano i presupposti per raggiungere un accordo nemmeno nel medio termine. Anche per questo abbiamo messo allo studio nuovi sistemi - e abbiamo chiesto all'ENEA in questo senso di darci una mano - per essere propositivi con strumenti alternativi a livello mondiale. Infatti, se non si può fare un accordo per la riduzione delle emissioni, forse si può fare un accordo per strumenti alternativi che consentano di raggiungere gli stessi obiettivi.
A questo punto, vi leggerò ciò che è stato fatto riguardo a tutti gli eventi recenti. Come vedrete, sono molti gli interventi, non è vero che non si è fatto nulla, si è fatto molto; è che questo molto è purtroppo assolutamente insufficiente. Quindi, non cercherò di difendere a tutti costi ciò che è stato fatto - mi rendo conto, tutti ci rendiamo conto che non basta - ma mi premeva evidenziare che comunque anche ciò che è stato fatto è tanto.
In quest'ultimo periodo, il bilancio delle sciagure e dei lutti causati dal maltempo che ha colpito il nostro Paese si è aggravato ulteriormente. Si sono contate sedici vittime nelle alluvioni che il 25 e il 26 ottobre hanno colpito la Liguria di Levante e l'alta Toscana e il 4 novembre in particolare il comune di Genova. A questo particolare bilancio vanno poi aggiunte le due vittime di Napoli e dell'Elba, le due vittime della Basilicata, le tre vittime di Saponara. L'intensità delle piogge ha interessato anche le regioni Piemonte, Val d'Aosta, Veneto e Toscana.
MASSIMO VANNUCCI. Non cita le Marche: tre vittime.
TULLIO FANELLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Le Marche assolutamente sì, è che questa essendo una informativa...
MARIO TASSONE. E la Calabria non esiste?
TULLIO FANELLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Come ho accennato prima, quest'anno tutte le regioni hanno avuto degli eventi. Questa relazione è stata impostata sugli eventi recenti, così come richiesto, quindi semplicemente su quelli dell'ultimo mese e mezzo. Ciò non toglie che anche per tutte le altre situazioni l'attenzione sia assolutamente la stessa.
Come dicevo, l'intensità delle piogge è stata assai particolare. L'alluvione che ha colpito la Liguria, e soprattutto il comune di Genova, ha fatto registrare precipitazioni con valori massimi fino a 522 millimetri di pioggia in otto ore, laddove, nel comune di La Spezia, la piovosità media in un anno è di circa 1.020 millimetri e, per il comune di Porto Venere, di circa 884 millimetri all'anno.
Una prima stima statistica dei tempi di ritorno di tali eventi, cioè della loro ripetitività statistica, li collocano nell'ambito dei casi assai rari, con tempi di ritorno plurisecolari. Nell'area genovese la pericolosità del torrente Bisagno, come quella degli altri che attraversano la città, è considerata unanimemente un'emergenza di livello europeo. Infatti, nell'accordo di programma stipulato dal Ministero dell'ambiente con la regione Liguria nel 2010 è presente un unico intervento, causa le residue risorse a disposizione, che riguardano proprio il Bisagno, nella parte in cui il fiume scorre sotto la città.
Attualmente è stato finanziato il secondo di tre lotti (il primo era già stato realizzato) per consentire un migliore deflusso della parte terminale del fiume. L'importo stanziato nell'accordo di programma è di 36 milioni di euro. Il commissario delegato per la Liguria, il prefetto Romano, ha già provveduto a emanare il bando di gara europeo per la realizzazione dell'intervento finanziario. Va detto, altresì, che per completare quest'opera con il terzo lotto sarebbero necessari almeno altri 90 milioni di euro. Già completando quest'opera, si attenuerebbe fortemente il livello di rischio per l'area della città di Genova. Tuttavia, un intervento completamente risolutivo richiederebbe la realizzazione di un canale scolmatore, con una spesa stimata intorno ai 250 milioni di euro, per la quale è già disponibile un progetto di massima.
A tali enormi risorse necessarie per la completa messa in sicurezza della città si aggiungono quelle già finanziate negli anni per interventi proprio sul Bisagno e sui torrenti, tra cui il Fereggiano, per un importo che si aggira attorno ai 100 milioni di euro. Sempre in Liguria, si sono registrate precipitazioni eccezionali anche nella zona delle Cinque Terre, dove sono stati superati i 500 millimetri in otto ore, con tempi di ritorno, anche in questo caso, plurisecolari, e con conseguenti piene negli affluenti del torrente Vara del Magra e di tutti i canali.
Le precipitazioni e le conseguenti esondazioni hanno determinato dissesti diffusi e spaventose colate di detriti e di fango in vari comuni. A questo proposito, va ricordato che l'accordo di programma stipulato con la regione Liguria prevede che sia la regione stessa a finanziare e a realizzare direttamente gli interventi urgenti relativi alla provincia di La Spezia, alcuni dei quali indicati esplicitamente nell'accordo.
Nel dettaglio, una parte significativa delle risorse stanziate a favore della regione Liguria nel 2009 (10,5 milioni di euro su un totale di 24) è stata effettivamente destinata alla messa in sicurezza del Magra, di cui 7,5 milioni per la continuazione degli argini della sponda sinistra del fiume. Inoltre, sono state previste assegnazioni per la provincia di La Spezia anche con le risorse destinate alla regione con il decreto-legge n. 225 del 2010, cosiddetto milleproroghe. Sempre nelle aree colpite dagli eventi del 25 ottobre, il Ministro dell'ambiente aveva già finanziato interventi per un importo totale di 11,8 milioni di euro e la regione Liguria interventi per circa 37 milioni di euro.
Gli stessi eventi che il 24 e il 25 ottobre hanno colpito la Liguria hanno interessato anche la Toscana, in particolare la provincia di Massa Carrara, anch'essa Pag. 5 ricadente all'interno dell'autorità di bacino interregionale del fiume Magra. In tutta quest'area, in termini di precipitazioni, sono stati superati i valori raggiunti nell'alluvione del dicembre 2009.
Anche qui vari comuni sono stati colpiti e l'accordo di programma sottoscritto dal Ministero dell'ambiente con la regione Toscana prevede interventi per 119 milioni di euro, di cui 60 provenienti dal Ministero e i restanti dalla regione.
I fondi stanziati dal Ministero, nell'ambito dell'accordo di programma, ricadono per 20 milioni sul bilancio ministeriale e per 30 su risorse del FAS. In particolare, l'accordo prevede, nelle aree colpite dagli eventi del 25 ottobre, undici interventi di riduzione del rischio idrogeologico, per complessivi 4,55 milioni di euro, per i quali il commissario ha avviato le relative progettazioni. Il Ministero ha già versato risorse per 18 milioni di euro, che sono stati interamente impegnati per la realizzazione di opere immediatamente cantierabili. Sempre nelle aree colpite dagli eventi del 25 ottobre, il Ministero aveva già finanziato, negli anni, interventi per un ammontare di 18,7 milioni di euro e la regione Toscana per circa 15 milioni di euro.
Nell'isola d'Elba il 7 novembre le precipitazioni hanno provocato l'esondazione di alcuni canali e fossi, anche a causa di un forte vento di scirocco che ha impedito il deflusso dell'acqua in mare. Zone abitate, come Marina di Campo e la frazione di Procchio, sono rimaste isolate e l'acqua, in alcuni punti, ha raggiunto il metro e mezzo di altezza. Le strade per raggiungere Porto Ferraio sono state interrotte. Si sono, inoltre, verificate frane nella parte occidentale dell'isola. Infine, alcuni torrenti intubati, dopo l'alluvione del 2002, sono straripati perché il quantitativo di acqua non è riuscito a transitare nel tratto intubato.
Eppure, sull'isola d'Elba non sono mancati, negli anni, interventi di difesa del suolo, finanziati e in gran parte attuati. Nel decennio tra il 1998 e il 2008, il Ministero dell'ambiente e la tutela del territorio e del mare ha finanziato, nei comuni dell'isola, venti interventi, per un importo complessivo di circa 19 milioni di euro, di cui cinque nei comuni maggiormente colpiti dall'ultima alluvione, per un importo di circa 2,8 milioni di euro. Dei venti interventi finanziati, otto sono stati conclusi e dodici sono in corso di realizzazione. Nel già citato accordo di programma tra il Ministero dell'ambiente e la tutela del territorio e del mare e la regione Toscana, sono previsti interventi, nelle zone interessate dall'alluvione, per circa 2,6 milioni di euro.
Anche la Basilicata è stata colpita dalle alluvioni di questi giorni. La sera del 6 novembre un auto, con cinque persone a bordo, è stata travolta da uno smottamento e solo tre persone sono state salvate. Nonostante questo evento luttuoso, non si sono registrate esondazioni dei corsi d'acqua né fenomeni di dissesto. Nell'accordo di programma siglato con la Basilicata non sono inseriti interventi prioritari che riguardano la zona oggetto dell'incidente. È stato programmato, invece, un intervento nel comune di Matera relativo a lavori di ripristino e sistemazione idraulica del torrente Gravina.
In Sicilia il 22 novembre scorso, a due anni di distanza dall'ultimo episodio, si è nuovamente verificato un evento calamitoso nel territorio della provincia di Messina, in particolare lungo la fascia litorale tirrenica, provocando alluvioni e colate di fango, nonché il decesso di tre persone nel territorio comunale di Saponara e allagamenti in centri urbani tra i quali, in modo particolare, il comune di Barcellona Pozzo di Gotto, con danni a fabbricati e arterie viarie. La regione ha comunicato una primissima e sommaria stima dei danni, pari a 200 milioni di euro. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 novembre è stato dichiarato, fino al 31 dicembre 2012, lo stato di emergenza ed è in corso la predisposizione di un'apposita ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri.
Con riguardo agli interventi di difesa del suolo finanziati dal Ministero dell'ambiente e la tutela del territorio e del mare nella regione siciliana, si rammenta che in Pag. 6data 30 marzo 2010 è stato sottoscritto l'accordo di programma per i fondi disposti con la legge finanziaria 2010. Nel suddetto accordo era stata prevista la realizzazione di 173 interventi di mitigazione del rischio, per un importo complessivo di circa 304 milioni, di cui 152 a valere sulle risorse del Ministero e 152 a valere su risorse regionali.
Per quello che riguarda, in particolare, la provincia di Messina sono stati finanziati ottantotto interventi, per un importo complessivo di 182 milioni di euro. Successivamente a tale accordo, il Ministero dell'ambiente e la tutela del territorio e del mare e la regione hanno sottoscritto, nel mese di maggio di quest'anno, un accordo integrativo del precedente, programmando ulteriori diciassette interventi, per un importo complessivo di 21 milioni di euro a valere su ulteriori risorse statali resesi disponibili.
Per quello che riguarda in particolare la provincia di Messina sono stati finanziati altri due interventi con un importo complessivo di 1,6 milioni di euro.
Per garantire la rapida realizzazione degli interventi previsti dagli accordi menzionati è stato nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 il commissario straordinario delegato per l'attuazione degli interventi previsti dagli accordi; con i fondi ministeriali sono state effettuate circa trenta gare d'appalto le cui attività sono state già avviate e in particolare diciannove cantieri aperti in provincia di Messina, un cantiere in provincia di Agrigento, quattro in provincia di Catania, due a Enna e quattro a Palermo. Con riferimento agli interventi coperti dai fondi regionali risultano emessi trentanove decreti di finanziamento e risultano espletate diciassette gare d'appalto, in particolare sette cantieri avviati in provincia di Messina, tre ad Agrigento, uno a Ragusa, uno a Enna e cinque a Palermo. Dal 1998 al 2010 lo stesso Ministero dell'ambiente ha finanziato nella provincia di Messina cento interventi per un importo complessivo di 103 milioni di euro.
Con l'occasione si segnala che con riguardo alla fruibilità dei fondi di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio relativi agli eventi di dissesto idrogeologico verificatisi a Messina nel mese di febbraio 2010, vista la parziale attuazione del disposto relativamente all'erogazione delle risorse, il Dipartimento della protezione civile ha proposto un nuovo schema di ordinanza con l'intento di apportare modifiche alla precedente. Tale schema di provvedimento si è reso necessario in quanto la prevista procedura di trasferimento delle risorse per il tramite del bilancio della regione siciliana non avrebbe permesso di procedere tempestivamente all'attuazione del programma predisposto dal commissario delegato. In proposito il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato si è espresso con parere contrario sostenendo che il trasferimento delle risorse direttamente sulla contabilità speciale del commissario delegato determinerebbe effetti negativi in termini di indebitamento netto.
Successivamente si è pertanto proceduto ad adottare un'ulteriore ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri, in data 11 novembre scorso, con la quale sono stati stanziati 10 milioni di euro - sulla contabilità speciale 5367 - intestati al commissario delegato di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri. Il Dipartimento regionale della protezione civile ha disposto l'anticipo sul bilancio della regione siciliana 2011 di 44 milioni di euro dei 160 milioni di euro assegnati con l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri.
Riguardo alla gestione dell'emergenza, va evidenziato che la normativa riformata di recente ha disposto che, in primo luogo, è la regione che deve farsi carico del reperimento delle risorse finanziarie necessarie a far fronte ai bisogni occorrenti anche attraverso aumenti di tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote attribuite alla regione stessa, fino al limite massimo consentito dalla vigente legislazione. Le determinazioni riguardo a sospensioni o differimento di termini per gli adempimenti Pag. 7 tributari o contributivi devono comunque essere adottate con legge che deve assicurare piena corrispondenza anche dal punto di vista temporale tra l'onere e la necessaria copertura finanziaria.
Così, a fronte della situazione di obiettiva difficoltà delle popolazioni colpite dagli eventi del 25 e 26 ottobre in Liguria e Toscana, il Consiglio dei ministri, riunitosi in via straordinaria il 28 ottobre, ha deliberato lo stato di emergenza ai sensi di legge, con un primo stanziamento di 65 milioni di euro da integrarsi con il concorso delle regioni colpite ai sensi della normativa citata.
Successivamente in data 5 novembre sono state emanate due ordinanze per disporre i primi interventi urgenti di Protezione civile diretti a fronteggiare i danni conseguenti alle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi, con le quali i presidenti della regione Toscana e della Liguria sono stati nominati commissari delegati per il superamento dell'emergenza.
Tra le disposizioni introdotte per favorire la ricostruzione delle abitazioni distrutte o totalmente inagibili, la delocalizzazione delle stesse dalle aree ad elevato rischio idrogeologico, l'indennizzo dei danni subiti e per consentire la ripresa delle attività produttive ed economiche danneggiate, sono state disposte misure sospensive delle rate dei mutui erogati ed il Dipartimento della protezione civile è stato autorizzato a ricevere risorse derivanti dalla raccolta di fondi privati da destinare all'attuazione di specifiche iniziative necessarie per fronteggiare l'emergenza, approvate dai rappresentanti dei promotori della raccolta. Per garantire un'efficace supervisione sull'uso delle risorse è stato istituito un comitato di garanti.
Per gli interventi da attuare nella provincia di Massa Carrara, è stata stanziata la somma di 85 milioni di euro, di cui 25 a carico del Fondo di protezione civile e 60 a carico del bilancio regionale, derivanti dall'aumento di 5 centesimi di euro per litro dell'imposta regionale sui carburanti.
Per gli interventi relativi alla provincia di La Spezia, è stata stanziata la somma di 54,5 milioni di euro a valere sul Fondo di protezione civile e sul bilancio regionale.
Per quanto riguarda gli eventi del 4 novembre, che hanno interessato il territorio delle regioni Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta, lo stesso giorno è stata firmata la dichiarazione dell'eccezionale rischio di compromissione degli interessi primari, a causa delle eccezionali avversità atmosferiche descritte. Il Capo del Dipartimento della protezione civile è stato nominato commissario delegato per l'adozione di ogni indispensabile provvedimento e per assicurare ogni forma di assistenza e di tutela degli interessi primari delle popolazioni interessate, nonché ogni misura idonea al superamento della contesto emergenziale.
Relativamente agli eventi che hanno colpito il comune di Genova in data 4 novembre, è stata predisposta una specifica ordinanza di protezione civile, di imminente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Si segnala, infine, che in data 11 novembre 2011, il Ministero dell'ambiente, attraverso l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3980 di pari data, ha destinato al commissario straordinario, presidente della regione Liguria, 10 milioni di euro, in relazione agli eventi che hanno colpito la provincia di La Spezia e il comune di Genova. La suddetta ordinanza è già stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
PRESIDENTE. Saluto gli studenti ed i professori della classe III C della scuola secondaria di primo grado dell'istituto Villa Flaminia di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ceroni. Ne ha facoltà.
REMIGIO CERONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario, l'anno che sta per terminare è stato caratterizzato da una sequenza impressionante di eventi calamitosi estremi, che hanno provocato danni ingenti e la perdita di moltissime vite umane, sedici, come lei, sottosegretario, ha voluto ricordare. Non vi è dubbio che tali fenomeni hanno interessato in maniera capillare tutto il territorio nazionale. È vero che tali rischi trovano origine da fattori naturali, quali la conformazione geologica e geomorfologica del nostro territorio, ma è anche vero che l'azione dell'uomo e le continue modifiche del territorio hanno incrementato la frequenza di accadimento di tali fatti.
L'abbandono dei terreni montani, l'abusivismo edilizio, il continuo disboscamento, l'uso di tecniche agricole poco rispettose dell'ambiente, l'apertura forsennata di nuove cave, il prelievo di inerti dagli alvei fluviali, l'occupazione di zone di rispetto di fiumi e corsi d'acqua sono alcune delle altre cause alla base di questi fenomeni. Non vanno però taciute le responsabilità relative alla mancata programmazione di interventi di manutenzione e cura di tutti i siti che si presentano particolarmente pericolosi. La ragione che le amministrazioni che dovrebbero fare questo lavoro adottano è giustificare la carenza di interventi per la mancanza di risorse economiche.
Credo, sottosegretario, che sia però giunto il momento di destinare una maggiore quota di risorse agli interventi di manutenzione e prevenzione per ridurre la necessità di riparazione e ristoro dei danni successivamente, ad evento avvenuto. Se vogliamo ridurre ed evitare tragedie come quelle che abbiamo vissuto in quest'anno, dobbiamo cambiare rotta.
A mio parere, noi dobbiamo individuare con chiarezza quali sono i siti nei quali è necessario programmare periodicamente interventi di manutenzione e stabilire con chiarezza in capo a chi competano le responsabilità per la manutenzione e la cura di questi siti, perché spesse volte i comuni non sanno se tocca a loro, alle province, alle regioni, agli enti di bonifica: si sovrappongono le competenze.
Dobbiamo, poi, aumentare le risorse per la messa in sicurezza e la prevenzione di tali fenomeni, perché ciò, alla lunga, determinerà risparmi sia in termini economici sia in termini di vite umane. Poi, dobbiamo rivedere la legge n. 10 del 2011: il decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, ha stabilito che le regioni colpite da calamità hanno l'obbligo di far fronte agli interventi di emergenza e ricostruzione mediante misure fiscali a carico della stessa comunità regionale; ciò è comprensibile, anche per mantenere i saldi di bilancio.
Tuttavia, questo va rimodulato: è necessario stabilire il principio della compartecipazione tra Stato, regioni ed enti locali, per far fronte alla provvista delle risorse necessarie ad affrontare gli eventi calamitosi. Bisogna rimodulare questa legge, perché la compartecipazione dello Stato deve essere commisurata alla gravità degli eventi e alla dimensione dei danni, perché, quando i danni sono troppo elevati, le comunità regionali, almeno nelle piccole regioni, non sono in grado di far fronte alle necessità di riparazione di questi danni.
Credo poi che sia necessario - e qui voglio richiamare la situazione della regione Marche - porre fine alla sperequazione e alle ingiustizie nel risarcimento dei danni, per cui ad alcune regioni si concedono ingenti risorse, mentre ad altre, pur nella stessa condizione, non si dà nulla, come è accaduto nel caso della regione Marche.
Altra cosa che è necessario fare è escludere le spese per far fronte alle calamità dal calcolo del Patto di stabilità per i comuni e le province interessate, perché lo sforzo che gli enti locali fanno per far fronte all'emergenza, anche attraverso risorse proprie, utilizzando altre risorse di bilancio, inevitabilmente determina lo sforamento del Patto. Queste spese, quindi, bisognerebbe escluderle.
REMIGIO CERONI. Concludo, signor Presidente, invitando il Governo, proprio per quanto riguarda la regione Marche, a dare corso agli impegni assunti sia dal sottosegretario Cesario in Commissione, in occasione della conversione del decreto-legge n. 98 del 2011, sia in seguito all'approvazione alla Camera di una mozione, il 27 luglio 2011: così com'è stato fatto per Liguria, Veneto, Campania, Calabria e la provincia di Messina, occorre assegnare anche alla regione Marche, nell'ambito del Fondo nazionale di protezione civile, le risorse che servono per saldare alle imprese i lavori che sono stati fatti con somma urgenza, per consentire alle attività produttive di riprendere i lavori e per ristorare le famiglie dei danni che hanno subito. Questo vale per le Marche, ma anche per le altre regioni che sono state oggetto, successivamente, di eventi calamitosi (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vico. Ne ha facoltà.
LUDOVICO VICO. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per l'informativa che ci ha reso, un'informativa che meriterà, immagino, nell'immediato futuro, anche qualche approfondimento ulteriore, ma noi siamo rimasti fiduciosi, fino a questo momento, che essa potesse scioglierci un nodo, dopo che in una sede autorevole, qual è il Parlamento, noi, tutti i gruppi parlamentari, il 27 luglio, in quest'Aula approvammo l'ormai nota mozione Vannucci n. 1-00693, nella quale e con la quale tutti i gruppi parlamentari, insieme al Governo in carica, assumevano sostanzialmente - mi consentirà, signor sottosegretario - due impegni precisi (in premessa: per evitare anche il contenzioso aperto presso la Corte costituzionale).
I due impegni sostanzialmente erano: il primo, quello di intervenire emettendo le ordinanze di protezione civile, perché con il decreto «milleproroghe», di fatto, la Protezione civile è stata sospesa - userò questo termine - dalle sue funzioni importanti e straordinarie per il Paese, e l'altro, in quel momento, quello relativo alla revisione del cosiddetto milleproroghe come dato di fatto, perché quando una cosa non funziona vuole dire che non funziona; il che non significa che si siano risolte le questioni di afflusso finanziario per affrontare le questioni date.
Guardi, signor sottosegretario, il 27 luglio abbiamo fatto questo, ad agosto abbiamo presentato un'interrogazione congiunta, poi siamo intervenuti il 4 settembre, il 27 ottobre, il 29 novembre e il 7 dicembre, per porre una questione semplice afferente a tutte le comunità e le regioni che, dal mese di marzo 2011, sono state colpite da calamità naturali e che si trovano in tale situazione. Ho molto apprezzato le parole che lei ha rivolto al Comitato Terre Joniche e a quei cittadini che stanno protestando nella forma civile dello sciopero della fame, cosa che, tuttavia, mi preoccupa perché sono giunti al quindicesimo giorno e sarebbe opportuno che il Governo contattasse, anche direttamente, se possibile, quel Comitato, per dare rassicurazioni a quella terra della Puglia, Ginosa, alla stessa stregua delle Marche, del Teramano, dell'Abruzzo e di tutte le zone colpite dalle alluvioni avvenute nel mese di marzo - fino alla zona lombarda del lago di Como -, per poi avviare un'ulteriore fase - a proposito della quale lei ha svolto un ottimo report - riferita alla Liguria, alla Toscana, alla Sicilia, alla Calabria e così via.
Ora, il punto rimane questo, ossia che a quelle popolazioni colpite dai suddetti eventi calamitosi da marzo ad oggi, serve l'ordinanza di nomina del commissario per la quantificazione dei danni e, soprattutto, serve una relazione positiva tra le regioni e il Governo centrale, nonché la Protezione civile; positiva perché ogni regione ha già predisposto alcuni strumenti. Citerò la Puglia che ha reso disponibili risorse senza ricorrere alle addizionali, le Marche che hanno definito un piano di addizionali, ma la stessa cosa vale per l'Abruzzo e altre regioni.
Comprendiamo in questa sede, come legislatori e rappresentanti del popolo italiano, Pag. 10 che sembra che il problema siano le risorse finanziarie da mettere a disposizione.
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Vico.
LUDOVICO VICO. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente.
Noi ci auguriamo, veramente con grande positività, che le ordinanze siano comunque emesse e che i percorsi di revisione del decreto «milleproroghe» da un lato e di drenaggio delle risorse indispensabili per i danni dall'altro, siano attivati. In questo senso le rinnovo la richiesta di fermare quello sciopero della fame e la protesta in atto e di avere un riscontro positivo dal Governo e dal suo dicastero (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Laura Molteni. Ne ha facoltà.
LAURA MOLTENI. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, vorrei fare presente che sino ad oggi l'unico Governo che è intervenuto nella prevenzione in questo settore è stato proprio il Governo Berlusconi, con il gruppo della Lega Nord presente all'interno dello stesso Governo. Inoltre, volevo fare presente che il 21 aprile 2009 l'VIII Commissione (Ambiente) ha approvato la risoluzione n. 8-00040, a prima firma dell'onorevole Guido Dussin, deputato della Lega Nord, relativa alla prevenzione del rischio idrogeologico.
In tale ambito tale atto ha evidenziato come le dimensioni del fenomeno distruttivo correlato agli eventi alluvionali vengano rese chiaramente dalla panoramica di alcuni degli eventi che hanno interessato l'area italiana: 5.400 alluvioni e 11 mila frane negli ultimi 80 anni, 70 mila persone coinvolte e 30 mila miliardi di danni negli ultimi 20 anni.
Uno studio del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare evidenzia che il 9,8 per cento della superficie nazionale è ad alta criticità idrogeologica e che sono ben 6.633 i comuni interessati, pari all'81,9 per cento dei comuni italiani. In particolare, il 24,9 per cento dei comuni è interessato da aree a rischio frana, il 18,6 per cento da aree a rischio alluvione e il 38,4 per cento da aree a rischio sia di frana che di alluvione. Tale studio ha rimarcato, inoltre, che esiste la necessità improcrastinabile di un adeguato impegno finanziario del Governo al fine di avviare un programma pluriennale di interventi indispensabili per la difesa del suolo e il contrasto del dissesto idrogeologico nel nostro Paese.
Credo che sia giusto che questo Governo intervenga, senza «se» e senza «ma» - tale è il nostro suggerimento -, anche per andare a valutare tutte le situazioni di abusivismo edilizio presenti sul territorio - mi riferisco a tutte quelle costruzioni abusive, realizzate su siti alluvionali, ad aree di espansione delle piene dei fiumi e situate in siti ed in località geologicamente a rischio di evento infausto, appunto, sul piano idrogeologico - perché intervenga con fermezza - questa è una delle nostre richieste - anche con azioni mirate all'abbattimento di dette costruzioni.
Poi voglio aggiungere che anche a seguito delle attività di indirizzo espresse, appunto, tramite la suddetta risoluzione - sempre con la Lega Nord al Governo - con l'articolo 2, comma 240, della legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria 2010) è stato destinato un miliardo di euro, già preordinato con delibera CIPE del 6 novembre 2009, ai piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico, individuate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le autorità di bacino e il Dipartimento della protezione civile.
Successivamente, però, a tale importo sono state decurtati una prima quota di 100 milioni di euro con l'articolo 17, comma 2-bis, del decreto-legge n. 195 del 2009, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26 (alluvioni Toscana, Emilia Romagna e Liguria), nonché altri 100 milioni di euro con l'articolo 2, comma 12-quinquies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito con modificazioni Pag. 11 dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10 (trattasi di 45 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 per la regione Liguria, 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 per la regione Veneto, 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 per la regione Campania e 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 per i comuni della provincia di Messina).
La norma in questione stabilisce che le risorse disponibili possano essere utilizzate, anche tramite accordo di programma, sottoscritto dalla regione interessata e dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nell'ambito del quale venga definita la quota di cofinanziamento regionale.
Il Ministero, in tal senso, ha concluso i predetti accordi con tutte le regioni interessate, però va anche segnalato che i trasferimenti dovuti allo stesso Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, ad oggi, non sono ancora stati integralmente effettuati.
Credo diventi prioritario che il nuovo Governo garantisca lo stanziamento dei fondi previsti dai predetti accordi di programma con i singoli comuni, alcuni dei quali sono ancora in attesa di ricevere i finanziamenti.
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Laura Molteni.
LAURA MOLTENI. Nel nostro Paese vi è un continuo ripetersi di eventi alluvionali che riguardano il dissesto idrogeologico. Ma dov'è, ad esempio, il controllo delle falde freatiche? Dov'è il controllo dei siti dei fiumi? Dov'è la prevenzione? Poi, purtroppo, ci si trova a dover intervenire congruamente a fronte delle calamità avvenute, con difficilissimi meccanismi di accesso ai fondi e con una tempistica, che, purtroppo, ha risentito in quest'ultimi tempi anche dello stato di crisi economica.
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Laura Molteni.
LAURA MOLTENI. Concludo brevemente. Noi diciamo «sì» al federalismo fiscale - perché con il federalismo fiscale si possono meglio amministrare le risorse ed investire in prevenzione - piuttosto che ai dissennati interventi, che si sono susseguiti negli anni e che hanno visto sprechi ed inefficienze, anche a danno, appunto, di quelle situazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Laura Molteni, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, vorrei intanto ringraziare il sottosegretario, perché ha avviato quest'informativa con accenti di grande umanità e di grande solidarietà umana, di cui bisogna prendere atto, perché vi sono situazioni e vicende che non vanno sottaciute e che non devono essere ovviamente burocratizzate.
Ho seguito con molta attenzione, signor sottosegretario, la sua esposizione, le vicende della Liguria, della Toscana, di parte della Puglia e della Basilicata e della Sicilia, l'accento iniziale era proprio sulla Sicilia, Saponara e il messinese. C'è un quadro complessivo pressoché drammatico rispetto al territorio. Qui c'è un problema di politica del territorio, di coinvolgimento delle autonomie locali, delle regioni, l'assenza di piani di protezione civile, la violenza del territorio, costruzioni che avvengono dappertutto nella mia regione, nel corso dei torrenti e delle fiumare. C'è un quadro che impone una rivisitazione complessiva delle politiche. La Protezione civile non è in emergenza, non interviene il giorno dopo: occorre una capacità di prevenzione attraverso una seria mobilitazione. Le risorse destinate, per le esperienze che abbiamo avuto, hanno una forza e una capacità di incidere se sono raccordate e soprattutto se sono inserite in un progetto, altrimenti sono risorse molte Pag. 12volte indicate, non realizzate, di cui non sappiamo le destinazioni e i risultati che sono stati acquisiti e raggiunti.
Il problema è molto più serio, il cambiamento climatico, lei lo ha detto, il fallimento di Kyoto, le aspettative di Durban di riproporre Kyoto, non ci sono perché ci sono resistenze ancora delle vecchie nazioni e dei vecchi Paesi e di quelli in via sviluppo, che sono già sviluppati per dire la verità, perché hanno acquisito anche una situazione di grande tranquillità e non accettano, rispetto ad una crisi mondiale, le riduzioni e nessun tipo di condizionamento.
Lei, signor sottosegretario, ha fatto questa disamina - quella fatta a braccio, come si suol dire, e quella letta rispetto allo speech che le hanno consegnato i suoi uffici -, però debbo dire che si è dimenticato di una regione come la Calabria. Nella mia esperienza, che non è poca, non ho lanciato mai segnali di campanilismo perché credo che il Paese debba avere una sua unitarietà, però le tragedie della Calabria del 21 novembre del 2011 sono tragedie con morti, a Catanzaro un treno è passato su un ponte che dopo è crollato e si sono salvate per miracolo 21 persone. La vicenda del sostegno dei pilastri era stata già denunciata dal presidente dell'amministrazione provinciale nel marzo 2010. Ci sono danni stimati almeno per 150 milioni di euro, una richiesta di dichiarazione di calamità naturale, situazioni tragiche, e quello che colpisce, lei lo ha detto ed io concordo con il suo assunto, è il fatto che queste sono notizie di attualità del giorno e del giorno successivo che poi vanno «derubricate».
MARIO TASSONE. Allora, signor Presidente, quello che chiedo - può tornare anche il sottosegretario, per carità - è che qui credo ci debba essere il Ministro dell'economia e delle finanze che ci dica quali sono le strategie, un rappresentante del Governo che raccorda e coordina, perché ci sono responsabilità delle Ferrovie per quanto riguarda la vicenda che segnalavo del ponte e ci sono situazioni di emergenza - ho concluso - sui rifiuti in Calabria, non so perché ancora rimane l'ufficio emergenza rifiuti in Calabria e ci sono situazioni complessive, anche per rendere...
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Tassone.
MARIO TASSONE. ...efficace - ho concluso signor Presidente - il nostro rapporto, che vuole essere costruttivo, nei confronti di questo Governo, ma dobbiamo avere la possibilità di renderlo tale. Pertanto c'è una grande delusione e ritengo che questa sia semplicemente una prima informativa perché al riguardo certamente insisterò perché il Governo venga e faccia un informativa completa, ma veramente una visione completa dei fatti reali (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro per il Terzo Polo e Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Granata. Ne ha facoltà.
BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, signor sottosegretario, innanzitutto insieme ad altri colleghi la ringrazio per l'apertura del suo intervento che ho avvertito essere sincera e spontanea, per ciò che lei ha potuto di persona recepire da quella tragica giornata di Saponara in Sicilia. Devo dirle peraltro che da molti degli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto - e credo da quelli che li seguiranno - dobbiamo tutti evitare di caratterizzare questo dibattito, questo contributo che il Parlamento dà all'azione del Governo, da posizioni campanilistiche o geografiche. La questione del risanamento idrogeologico italiano è una grande emergenza e una grande questione nazionale. Se dovessimo parafrasare alcuni linguaggi a mio avviso un po' propagandistici sulle opere ciclopiche epocali, se questo Governo riuscirà soltanto ad avviare in modo lungimirante una complessiva azione di risanamento ambientale, idrogeologico Pag. 13e territoriale, che comporta tutta una serie di questioni su cui bisogna con chiarezza - così come ogni Governo che dignitosamente porta questo nome deve fare - saper dire dei «sì» e dei «no» definitivi, noi iniziamo un percorso virtuoso per restituire all'Italia un frammento di quello che io molto spesso definisco - ma certamente non è una mia definizione, ma una constatazione - il più grande patrimonio immateriale del pianeta.
L'Italia ha certamente uno straordinario patrimonio culturale, ma è indiscutibile che sul piano del patrimonio ambientale è un patrimonio, appunto immateriale, che è una straordinaria risorsa, ma oggi diventa un limite. Diventa un limite per le politiche sciagurate di cui le responsabilità non sono ovviamente individuabili negli ultimi Governi o negli ultimi governi del territorio, ma politiche di governo - voglio andare alla sintesi - che hanno soltanto saputo dire dei «sì». Hanno detto «sì» ai condoni, hanno detto «sì» alle sanatorie, hanno detto «sì» a tutte le istanze più demagogiche per recepire sul mercato elettorale ciò che andava recepito, hanno fatto costruire dove non si poteva costruire, hanno occluso i torrenti, hanno finanziato le leggi per lo sradicamento degli alberi, hanno creato una condizione di disboscamento complessivo dell'Italia. Hanno creato, cioè, una condizione nazionale ben al di là delle emergenze locali, per cui l'Italia ha questo straordinario patrimonio immateriale, questo straordinario patrimonio ambientale, e si ritrova oggi, non alle prime piogge, ma di fronte a quelle che sono delle normali manifestazioni di cambiamento climatico, che hanno delle motivazioni più generali, ma che certamente non hanno la violenza di quelle che colpiscono il Sudamerica o l'America del Nord, tanto per intenderci, di fronte ad autentiche tragedie solo ed esclusivamente perché vi è stata una politica sciagurata in termini di attenzione programmata e lungimirante e in termini anche di capacità autorevole di governo del «no», non tanto del governo del «sì».
Allora, potrei parlare delle vicende drammatiche della Puglia, della provincia di Trapani, di Saponara, delle Marche, della Lombardia, della Liguria, ma poco conta perché la questione è complessiva. Lei ha inquadrato questa visione complessiva, anche se i dettagli degli interventi sulla Sicilia - a mio avviso, lo dico scherzosamente - segnano una certa continuità col Governo che lo ha preceduto, nel senso della sottolineatura di interventi che sono importanti (figuriamoci, io non posso fare neanche il campanilismo alla rovescia: sono siciliano e sono felice che ci siano stati), ma qui il problema è più complessivo. Allora, dobbiamo avere una grande capacità. C'è un'emergenza e l'emergenza si affronta - lei lo ha detto bene - con la capacità di impiegare le risorse che si sono individuate per l'emergenza, anche di natura fiscale, di natura tributaria, relativa ai mutui nei territori colpiti. Questa è la prima questione. Molti ordini del giorno sono stati accettati anche dal precedente Governo; voglio ricordare un ordine del giorno di Futuro e Libertà che sottrae fondi alla cosiddetta legge mancia, che va a distribuire contributi ai partiti, i giornali di partito e altre cose, e le indirizza verso questa direzione.
Ma ci sono due questioni che, concludendo, voglio sottolineare con grande forza. La prima è che serve portare in Aula un grande provvedimento di risanamento idrogeologico dell'Italia, in cui far confluire tutte le risorse comunitarie e nazionali, e che anche le regioni - alcune regioni - hanno, e che spendono in maniera del tutto scoordinata.
La seconda questione è dire da parte di questo Governo un «no» vero, secco e definitivo al progetto del ponte sullo Stretto, che oggi suona come un'offesa a quelle popolazioni colpite da una mancanza di manutenzione ordinaria, recuperando un 30 per cento di risorse pubbliche, parcelle profumatissime che si pagano. Recuperiamo queste risorse e rimpieghiamole - ho concluso, signor Presidente - nel piano di risanamento idrogeologico anche per riattivare quelle autostrade del mare che molto spesso non Pag. 14si comprende perché, in una nazione come l'Italia, debbano essere così trascurate. So che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in questo senso, può muovere questioni importanti, insieme ai Ministeri competenti per rilanciare tutte le vie di trasporto che siano alternative. Il risanamento idrogeologico italiano è una grande emergenza nazionale. Questo Governo può trasformarlo in un primo tassello di una grande opera, quella sì memorabile ed epocale (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per il Terzo Polo).
DAVID FAVIA. Signor Presidente, ringrazio anche lei, signor sottosegretario, perché ha avuto la delicatezza di intervenire in Aula su un argomento così importante, soprattutto dal punto di vista umano, ma anche dal punto di vista economico. Condivido tutte le parti per così dire «alte» del suo discorso, cioè la difficoltà dell'Accordo di Durban, la necessità del risanamento delle nostre aree, la necessità di una programmazione. Condivido tutto. Tuttavia le chiedo, signor sottosegretario, di considerare questo suo intervento in Aula, come dire, come un primo, parzialissimo assaggio in quanto come abbiamo avuto modo di ricordarle forse in maniera un po' sgarbata e me ne scuso - lo ha detto anche lei nel suo intervento e l'ho apprezzato - c'è il rischio di dimenticare. Purtroppo lei si è giustificato dicendo che stava parlando dell'ultimo mese e mezzo, ma avremmo gradito molto di più che tutto ciò che è successo in questo anno, soprattutto in marzo, in molte regioni italiane, non fosse stato dimenticato come in maniera assai colpevole - non dico più colpevole - ha dimenticato il precedente Governo. Riponiamo grandi speranze in questo Governo e mi permetto di parlare anche a nome del collega Paladini per quanto riguarda la Liguria. Non dimentichiamo che ci sono stati sei morti a Genova, tre morti nelle Marche, i danni che lei ha ricordato, in Liguria; la necessità di interventi urgenti di programmazione; 100 milioni di danni; l'esigenza di uscire - noi nelle Marche l'abbiamo fatto per quello che era possibile - dal Patto di stabilità. La regione Marche, siglando un Patto di stabilità regionale, ha liberato circa 100 milioni di euro per gli enti locali.
Il Governo deve, quanto meno nelle nostre zone, intervenire in questi termini. Per quanto riguarda le Marche qualcuno lo ha fatto ed io voglio essere un po' più preciso. Voglio ricordarle che il 27 luglio quest'Aula ha approvato una mozione. Questa mozione è stata ricordata con successivi ordini del giorno, uno anche mio, un altro dei colleghi del PD, il 14 settembre. Ma la situazione qual è, signor sottosegretario? Per questo vorremmo rivederla in Aula, insieme al Ministro dell'economia e delle finanze e ai responsabili della Protezione civile. La situazione è che il cosiddetto milleproroghe, che ha introdotto quella che chiamiamo la tassa sulle disgrazie (noi nelle Marche abbiamo subito l'alluvione nel primo giorno di attuazione di questo provvedimento), prevede che si debba imporre una tassa sui carburanti per poter venire a discutere con la Protezione civile. Noi lo abbiamo fatto. C'è una lettera del presidente della regione del 23 novembre al prefetto Gabrielli, con il quale ho avuto modo di parlare questa mattina, il quale addirittura nulla sapeva di questa informativa. Quindi, forse, sarebbe opportuno collegarsi un po' meglio. Per quanto riguarda le Marche, applicata la cosiddetta tassa sulle disgrazie per un controvalore di 15 milioni di euro, è già pronto il documento tecnico, l'ordinanza. I danni ammonterebbero in tutto a circa 500 milioni di euro, ma 100 milioni sono proprio gli interventi urgenti che già la regione e gli enti locali hanno approntato.
C'è bisogno soltanto di una presa d'atto del Consiglio dei ministri e dell'emanazione dell'ordinanza di protezione civile, ovviamente finanziata con il Fondo nazionale sulla protezione civile, finanziato dalle accise sui carburanti. Noi comprendiamo che già voi avete applicato un aumento immediato. Ebbene, io credo che vi sia forse la necessità - almeno noi Pag. 15dell'Italia dei Valori questo riteniamo - di effettuare dei ritocchi e delle modifiche, al limite anche profonde, di questa manovra. Io mi permetto di suggerire, ad esempio, l'aumento dell'1,5 previsto per il rientro dei capitali scudati, di aumentare l'IRPEF sull'ultimo scaglione e - perché no? - fare quello che prevede la legge, cioè incrementare le accise per incrementare il Fondo di protezione civile.
Ecco, signor sottosegretario, io ribadisco il plauso nei confronti del suo Ministero e del Governo e parlo di tutto il Governo, anche di quella parte del Governo che si occupa assieme al vostro Ministero di questa materia, per aver saputo immediatamente venire in Aula, cosa che il Governo Berlusconi non ha fatto. Tuttavia, la prego: oltre ai rimettere mano al milleproroghe, che è davanti la Corte costituzionale, come ha detto lei, non ci dimenticate, perché per le Marche c'è bisogno solo di una presa d'atto del Consiglio dei ministri e del finanziamento del Fondo, con fondi che sono già presenti nel bilancio dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lo Monte. Ne ha facoltà, per due minuti.
CARMELO LO MONTE. Signor Presidente, signor sottosegretario, noi abbiamo apprezzato la disponibilità del Governo a riferire sui grandi eventi alluvionali delle passate settimane. Già in questa disponibilità speriamo di poter intravedere una prima inversione di rotta rispetto al precedente Governo. È arrivato il momento nel quale prevenzione e risoluzione delle emergenze devono andare di pari passo e questo deve avvenire senza odiose discriminazioni tra territori, come invece è avvenuto negli ultimi anni. Sono ormai passati oltre due anni dai terribili fatti di Giampilieri e di Scaletta Zanclea e quelle zone ancora attendono risposte. I morti di Saponara e i danni enormi di Barcellona e di tutto quel comprensorio ci ricordano e ci impegnano ad intervenire con grande urgenza, quindi si faccia presto nell'emissione di questa ordinanza.
In questi anni abbiamo notato tempi di risposta purtroppo diversi per zone diverse del territorio. Siamo imbarazzati nel dirlo, perché si tratta di un fatto odioso e al quale non vorremmo credere noi stessi, ma è un fatto dimostrabile che le prime reazioni e le provvidenze per l'emergenza in seguito alle ipotesi di messa in sicurezza dei territori non hanno avuto la stessa tempistica né la stessa consistenza per eventi accaduti al sud piuttosto che per quelli del nord. A questo Governo chiediamo che ciò non accada più e che non vi siano territori di «serie A» e territori di «serie B». Per questo abbiamo chiesto - e lo ribadiamo ancora oggi in quest'Aula - al Presidente Monti di venire in Sicilia e visitare le zone colpite, per rendersi conto di persona e per dare un forte segnale di vicinanza e di fiducia nello Stato a quei territori ed a quelle popolazioni, di cui quei territori e quelle popolazioni hanno veramente bisogno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stagno D'Alcontres. Ne ha facoltà, per due minuti.
FRANCESCO STAGNO d'ALCONTRES. Signor Presidente, io ringrazio l'ingegnere per la sua presenza non solo qui, che è un dovere del Governo, ma anche per la sua esaustiva informativa. La ringrazio anche per la sua presenza a Saponara, in provincia di Messina, dove ho vissuto questa tragedia ed ho apprezzato la sua presenza ai funerali, ma anche il fatto che abbia visionato i territori in modo accurato. Io non intendo ripetere quello che hanno già detto i colleghi.
Il problema del dissesto riguarda 6.600 comuni su oltre 8 mila in tutta Italia: ritengo che non sia sufficiente bloccare l'iter della progettazione del Ponte sullo Stretto di Messina e ridistribuire i fondi, un miliardo e 700 milioni di euro, di cui 400 già spesi, a 6.600 comuni, mi sembra che quanto toccherebbe a ogni comune sia una cifra irrisoria. Bisogna cogliere, invece, ciò che di positivo ha fatto la società Stretto di Messina perché, in questi anni, ha predisposto una serie di strumenti per Pag. 16il monitoraggio del territorio che possono essere utilizzati dal Ministero dell'ambiente. Quindi, si può creare una sinergia tra il Ministero competente e la società Stretto di Messina.
Signor sottosegretario, sono stati predisposti e messi in funzione 132 inclinometri per il controllo di movimenti franosi in tutto il comune di Messina e nel caso in particolare anche a Saponara. Quindi, vi è un monitoraggio del territorio accurato, che può essere utile ai fini di una corretta programmazione della messa in sicurezza delle aree a rischio di dissesto idrogeologico.
FRANCESCO STAGNO d'ALCONTRES. Signor sottosegretario, non voglio fare campanilismo, ma vorrei soltanto aggiungere che all'articolo 4 del decreto-legge «salva Italia» si parla della proroga delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni delle abitazioni... un attimo signor Presidente, vorrei chiarire questo aspetto. Vi è un tetto di 48 mila euro per coloro che ristrutturano la casa per motivi diversi e per coloro che sono stati vittime di calamità naturali. Credo che non si possano mettere sullo stesso piano e credo che questo tetto debba essere esteso maggiormente per coloro che sono stati vittime di calamità naturali.
Sull'ordine dei lavori (ore 12,12).
CARMINE SANTO PATARINO. Chiedo di parlare.
CARMINE SANTO PATARINO. Signor Presidente, lunedì scorso, nella trasmissione condotta da Fiorello sulla prima rete RAI - Il più grande spettacolo dopo il week-end - l'intervento di circa 15 minuti del comico Benigni, anche bravo, secondo alcune informazioni della stampa, sarebbe costato 400 mila euro. Sarebbe opportuno svolgere un'indagine, in quanto, se la notizia dovesse essere vera, si tratterebbe davvero di un grande scandalo, considerando il momento critico che sta attraversando il Paese.
Si tratta di una crisi economica spaventosa, per la quale si stanno chiedendo sacrifici enormi agli italiani e 400 mila euro corrisponderebbero, in buona sostanza, a quaranta anni di reddito di un pensionato che riceve 900 euro al mese.
Pregherei, pertanto, la Presidenza di svolgere gli opportuni accertamenti presso il Governo e presso la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, al fine di accertare quanto è stato riportato dai giornali.
PRESIDENTE. La ringrazio per l'intervento, onorevole Patarino. Tuttavia, la Presidenza non può accertare questo, anzi direi che non deve. Lei, invece, può usufruire degli strumenti di sindacato ispettivo previsti dal nostro Regolamento, utilizzandoli nei confronti della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
La seduta, sospesa alle 12,15, è ripresa alle 15.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della salute e il Ministro per i rapporti con il Parlamento.
(Iniziative volte a monitorare la mobilità sanitaria interregionale, con particolare riferimento al livello delle prestazioni e al tempestivo pagamento nei confronti delle regioni creditrici - n. 3-01962)
PRESIDENTE. L'onorevole Laura Molteni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Reguzzoni n. 3-01962, concernente iniziative volte a monitorare la mobilità sanitaria interregionale, con particolare riferimento al livello delle prestazioni e al tempestivo pagamento nei confronti delle regioni creditrici (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmataria.
LAURA MOLTENI. Signor Presidente, se è vero che vi è una mobilità sanitaria di circa un milione di cittadini l'anno che si fa ricoverare in altre regioni diverse da quella di residenza anche per semplici interventi chirurgici, è altrettanto vero che vi è un ampio divario tra le regioni debitrici e le regioni creditrici. La Lombardia ha addirittura una situazione creditoria di 769 milioni di euro da altre regioni, il Veneto di 93,7 milioni di euro, sempre da altre regioni.
Chiedo allora, signor Ministro, quali iniziative intende assumere per monitorare più efficacemente la mobilità sanitaria interregionale anche sotto il profilo della appropriatezza delle prestazioni e soprattutto per garantire che le regioni creditrici possano rapidamente veder soddisfatti i propri crediti, in modo da poter programmare adeguatamente e non in sofferenza la propria spesa sanitaria, pur nelle difficoltà imposte dall'attuale crisi economica.
PRESIDENTE. Il Ministro della salute, Renato Balduzzi, ha facoltà di rispondere.
RENATO BALDUZZI, Ministro della salute. Signor Presidente, nel vigente Patto per la salute, anni 2010-2012 c'è un articolo, il 19, dedicato alla mobilità interregionale, che stabilisce che per conseguire un livello di appropriatezza nell'erogazione dei servizi di assistenza ospedaliera specialistica le regioni individuano strumenti adeguati per governare il fenomeno della mobilità sanitaria tramite accordi tra regioni confinanti; tali accordi sono in fase di definizione. Da parte mia, consapevole della rilevanza della questione, avvierò tutte le iniziative necessarie per accelerarne la conclusione; sinora solo pochi di questi accordi sono stati raggiunti.
Comunico anche che, come anticipato e ricordato dall'interrogante, la Conferenza delle regioni, in sede di autocoordinamento, in data 5 maggio 2011, ha adottato all'unanimità un documento per la rimodulazione tariffaria della cosiddetta TUC. Bene, è mio intendimento operare per ulteriormente prevenire comportamenti distorsivi della mobilità sanitaria, indotti da differenze tariffarie e da diversi gradi di applicazione delle indicazioni di appropriatezza, definite a livello nazionale. È un fenomeno, quello della mobilità sanitaria che muove dalla necessità di assicurare la portabilità del diritto, cioè la possibilità che i pazienti possano farsi curare anche in regioni diverse da quelle di residenza. Questo è un fatto positivo, bisogna evitare le distorsioni e quindi le captazioni artificiali da parte di questa o quella situazione e bisogna favorire una concorrenza che sia una competizione e che sia svincolata però da un problema di opportunità e di opportunismi. La consapevolezza che il Servizio sanitario nazionale è un'unica rete assistenziale integrata è quello che muove il nostro comportamento. Comunico inoltre, che nuove prospettive saranno in proposito garantite in occasione dell'adozione del nuovo Patto per la salute, le cui procedure sono già state avviate.
Da ultimo, ritengo opportuno segnalare che il Ministero è impegnato a promuovere e a sollecitare questo processo, affiancandosi e promuovendo l'affiancamento alle regioni da parte delle proprie strutture e di quelle degli organismi tecnico-scientifici. Infine, preciso che in sede di riparto annuale, viene assicurato già, sulla base dei risultati del penultimo anno precedente, Pag. 18un anticipo alle regioni in mobilità attiva che è corrispondentemente sottratto alle regioni in mobilità passiva.
PRESIDENTE. L'onorevole Laura Molteni ha facoltà di replicare.
LAURA MOLTENI. Signor Presidente, volevo anche evidenziare che, a seguito della manovra finanziaria per il 2012, vi è stato un ridimensionamento delle risorse statali trasferite alle regioni, anche in relazione ai vincoli derivanti dal Patto di stabilità che ha comportato una riduzione della capacità di spesa delle singole regioni. Per quanto riguarda la Lombardia si stima infatti una riduzione del 25 per cento.
Quindi, se da una parte abbiamo la riduzione dei trasferimenti statali e quindi della capacità di spesa delle regioni, dall'altra parte c'è questa incresciosa e non indifferente situazione creditoria, soprattutto delle regioni virtuose creditrici che si collocano al nord, rispetto a quelle debitrici che si collocano al Centro-Sud.
Mi fa piacere che si voglia intervenire nella ripartizione del Fondo della salute con un anticipo rispetto alle situazioni creditorie. Infatti, con grande difficoltà, le regioni del nord che sono regioni virtuose, che però devono rispettare i vincoli del Patto di stabilità si trovano oggi, anche per la crisi economica, e i tagli lineari a far fronte, con grande difficoltà, a quelle che sono le esigenze di cura della propria popolazione.
LAURA MOLTENI. I cittadini delle regioni del Nord si chiedono perché i cittadini di altre regioni non possono mettersi in coda dopo di loro per l'accesso ai servizi e alle prestazioni sanitarie offerte dalle regioni del Nord, visto che queste sono, in pareggio di bilancio. Questa situazione a carico delle regioni creditrici che con grandissimo impegno e tanto sacrificio operano per erogare prestazioni sanitarie ai cittadini si ripercuote poi anche sui cittadini residenti soprattutto quando si parla di ticket.
(Iniziative per contrastare la diffusione di microrganismi che presentano particolare resistenza nei confronti degli antibiotici denominati carbapenemi - n. 3-01963)
PRESIDENTE. L'onorevole Ciccioli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01963, concernente iniziative per contrastare la diffusione di microrganismi che presentano particolare resistenza nei confronti degli antibiotici denominati carbapenemi (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
CARLO CICCIOLI. Signor Presidente, della serie che è meglio prevenire che correre in soccorso poi, credo che sia importante intraprendere un programma di sorveglianza nel campo delle resistenze agli antibiotici. Negli ultimi due o tre anni in Italia, come era già accaduto in Grecia, in Israele, in India, in Pakistan, in Paesi dell'ex terzo mondo, si è assistito ad un incremento nel rilevamento di microrganismi che presentano antibiotico-resistenza ad una classe importante di antibiotici che viene generalmente usata come farmaci d'urgenza nei casi di infezione delle vie urinarie ed ematiche. Si chiamano, da un punto di vista tecnico, carbapenemi. Questa resistenza è dovuta alla diffusione di enterobatteri produttori dell'enzima specifico, con incremento di casi di epidemia e gravi forme di polmonite batterica che conducono fino al decesso.
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Ciccioli.
CARLO CICCIOLI. Ovviamente ciò colpisce soprattutto gli ambienti ristretti, tipo cliniche, ospedali, case di riposo e residenze sanitarie. Il problema è l'attivazione del Governo, coinvolgendo le regioni, per un programma innanzitutto di sorveglianza Pag. 19 e rilevamento e poi, ovviamente, un programma antagonista a questa situazione.
RENATO BALDUZZI, Ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio l'interrogante perché si tratta di una problematica già all'attenzione del Ministero e anche di questo Ministro. Ricordo in via preliminare che i batteri produttori di carbapenemasi sono gram-negativi, cosiddetti neri, e resistenti a molti antibiotici, anche di ultima linea, da utilizzarsi per infezioni gravi. Sono batteri che provocano diversi quadri clinici e la cui caratteristica è proprio la capacità di colonizzare i pazienti e provocare lo stato di portatore asintomatico.
In altri termini, i pazienti con malattie sono solo la punta di un iceberg, come esattamente ricordava l'interrogante. Negli ultimi anni si è assistito all'isolamento di questi ceppi batterici in numerosi paesi e oggi tutti i paesi europei riportano casi di KPC, cioè di questo tipo di batteri. Ha iniziato la Grecia e poi anche l'Italia.
Nel merito del quesito posto comunico che nella conferenza della quarta giornata europea sull'uso prudente degli antibiotici, svoltasi a Roma il 14 novembre scorso, la tematica è stata discussa e sono state confrontate le esperienze a livello regionale.
Quali sono le iniziative di prevenzione individuate? Sono di quattro tipi. In primo luogo, la sorveglianza attiva dei pazienti che potrebbero essere portatori perché provenienti da paesi endemici di questi batteri tramite un tampone rettale da effettuarsi all'ingresso della struttura sanitaria. In secondo luogo, la sorveglianza attiva dei contatti dei pazienti affetti. In terzo luogo, la segnalazione dei casi e dei focolai epidemici nei reparti. Infine, l'implementazione della sorveglianza di laboratorio.
Le misure di controllo sono esclusivamente l'isolamento in gruppi di pazienti infetti da questi batteri, cosiddetto coorting, cioè si mettono insieme più pazienti; l'utilizzazione delle precauzioni da contatto da parte del personale assistenziale e, se possibile, la gestione dei pazienti infetti da tali batteri con del personale dedicato.
Il Ministero, che è già impegnato nella prevenzione delle infezioni da batteri antibiotico-resistenti, attraverso la promozione e la realizzazione di iniziative a carattere nazionale relative alla tematica dell'antibiotico-resistenza, sta ora ultimando un documento tecnico di indirizzo, da presentare al prossimo tavolo dei referenti regionali per la sanità pubblica, finalizzato a dettare ulteriori misure sulla sorveglianza del controllo delle infezioni da batteri produttori di carbapenemasi.
Da ultimo, ricordo che l'Aifa, con il patrocinio del Ministero, ha realizzato tre campagne di comunicazione ad hoc, rivolte alla popolazione generale e, in particolare, agli operatori sanitari, nel 2008, 2009 e 2010: «Antibiotici. Difendi la tua difesa. Usali con cautela». Quest'ultima campagna ha visto la riduzione del 5 per cento del consumo di antibiotici e, considerato questo esito positivo, è intendimento riprenderla nel 2012.
Infine, preciso che, proprio venerdì scorso, ho avuto occasione, in un lungo incontro con il Commissario europeo per la salute e politica dei consumatori, Dalli, proprio di affrontare questo tema, perché sarà un tema in evidenza della prossima Presidenza, danese, di turno dell'Unione europea. Uno dei punti affrontati è proprio quello dell'antibiotico-resistenza.
PRESIDENTE. L'onorevole Ciccioli ha facoltà di replicare.
CARLO CICCIOLI. Signor Presidente, innanzitutto mi sento di ringraziare il Ministro, non solo per la risposta, ma anche per la compiutezza tecnica della risposta stessa. Devo dire che queste linee guida, che ha detto che saranno messe in campo fra qualche giorno, sono estremamente importanti, perché si rischia, di qui a poco, di avere delle vere e proprie epidemie all'interno delle strutture, soprattutto socio-sanitarie, cioè case di riposo, Pag. 20 case per anziani, strutture sanitarie protette e ospedali, dove, ovviamente, le persone sono in una situazione più debole e, quindi, al contrario dei cosiddetti portatori sani, che magari sono veicoli dell'infezione, ma non hanno poi danni, qui invece possono costituire l'inizio di una serie di patologie che portano al decesso.
Quindi, spero che quanto prima queste linee guida siano distribuite e sia sensibilizzato prima di tutto il personale sanitario, che talvolta, invece, ignora questi aspetti. In questo modo si evitano tanti decessi per polmonite, che sono avvenuti soprattutto negli ultimi tempi e che hanno colpito anche personaggi famosi che sono finiti sulla stampa, come un noto giornalista.
(Iniziative di competenza in materia di accertamento tempestivo della sussistenza di cause di incompatibilità e per l'esercizio effettivo e tempestivo del diritto di opzione, con riferimento ai componenti degli organi elettivi delle regioni e degli enti locali - n. 3-01964)
PRESIDENTE. L'onorevole Granata ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01964, concernente iniziative di competenza in materia di accertamento tempestivo della sussistenza di cause di incompatibilità e per l'esercizio effettivo e tempestivo del diritto di opzione, con riferimento ai componenti degli organi elettivi delle regioni e degli enti locali (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, signor Ministro, questa interrogazione prende spunto da una vicenda che riguarda la bella Latina, così come viene definita in una canzone particolarmente cara ad un premio Strega, Antonio Pennacchi, ma è una vicenda particolarmente simbolica di un certo modo di affrontare la questione della cosiddetta sobrietà nei comportamenti della classe politica, che non riguarda, quindi, soltanto i parlamentari, ma che deve riguardare tutti.
In grande sintesi, l'attuale sindaco di Latina viene eletto consigliere regionale nel marzo 2010 e nel 2011 viene eletto sindaco di Latina. Attraverso un ricorso al TAR presentato, il consiglio regionale ritiene di poter votare una sospensiva della incompatibilità stabilita rigidamente da tutti i livelli normativi, da quello costituzionale a quello nazionale e, financo, al regolamento del consiglio regionale del Lazio, sostenendo che vi è un'interpretazione estensiva della stessa.
Vogliamo capire quali provvedimenti intende prendere e assumere immediatamente il Ministro dell'interno per rimuovere immediatamente questa incompatibilità e tutte le altre incompatibilità che attraversano il territorio nazionale.
PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, ha facoltà di rispondere.
DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, rispondo all'interrogazione leggendo per conto del Ministro dell'interno il seguente testo.
L'interrogazione iscritta all'ordine del giorno della seduta odierna pone il problema delle modalità di applicazione della normativa in materia di incompatibilità tra cariche elettive che è riconducibile a disposizioni di principio contenute nella legge statale e nelle regole dettate dalle leggi regionali. La questione trae spunto dalla vicenda che interessa l'avvocato Di Giorgi, già consigliere regionale del Lazio e successivamente sindaco del comune di Latina. Prima di tutto i fatti ricostruiti sulla base degli accertamenti e disposti dal prefetto di Latina.
Dopo le consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio comunale svoltesi nel maggio del 2011, è stato presentato ricorso al TAR in merito ad alcune irregolarità relative alle operazioni di scrutinio. Successivamente, alcuni consiglieri comunali dell'opposizione hanno sollevato l'eccezione di incompatibilità con la carica di consigliere regionale, pure ricoperta dal sindaco, presentando una mozione la cui Pag. 21discussione è stata respinta dall'assemblea l'8 novembre scorso. Avverso tale deliberazione è stato presentato ricorso al tribunale civile di Latina. Il 22 novembre scorso l'avvocato Di Giorgi ha esercitato il diritto di opzione, normativamente previsto, a favore della carica di sindaco. D'altra parte, il consiglio regionale chiamato a pronunciarsi sulla proposta di delibera di decadenza ha deciso, nella seduta del 23 novembre, di sospenderne l'esame fino alla definizione del predetto contenzioso elettorale per il rinnovo del consiglio comunale.
L'interrogazione pone il problema degli interventi correttivi alla normativa vigente che, come già accennato, si muove su due diversi livelli: quello statale e quello regionale di natura concorrente. Il principio contenuto nell'articolo 122 della Costituzione e nelle leggi statali attuative mira ad eliminare il cumulo nella stessa persona di due cariche, per evitare ripercussioni negative sull'efficienza e sull'imparzialità delle funzioni svolte. In questo quadro normativo il legislatore regionale potrà introdurre, nel senso auspicato dall'onorevole interrogante, quei correttivi per eliminare eventuali discrasie e garantire maggiori certezze sui tempi di definizione dei relativi procedimenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Granata ha facoltà di replicare.
BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, signor Ministro, non mi ritengo soddisfatto della risposta del Governo e del Ministero dell'interno per una semplice considerazione: vi è in gioco una norma che ha un riferimento chiaro a livello costituzionale sulla normativa nazionale. Un consiglio regionale di fatto esercita il potere di un'interpretazione estensiva della norma con un voto a maggioranza e questo introduce un artifizio. Infatti, potrebbe tranquillamente trattarsi di un artifizio ripetuto con ricorsi al TAR appositamente depositati per evitare un pronunciamento sulle incompatibilità.
Noi riteniamo assolutamente necessario che intervenga il Governo con una norma che preveda modalità precise di decadenza da queste incompatibilità che, lo ripeto, sono ancor più gravi dei cosiddetti privilegi dei parlamentari, perché riguardano doppi incarichi, a volte anche con doppi emolumenti, ma soprattutto con la conseguente impossibilità di svolgere e adempiere quei ruoli istituzionali, così come prevede la Costituzione, con l'opportuna responsabilità e con l'opportuna disponibilità di tempo e di impegno.
Quindi, credo che il Governo non possa delegare al consiglio regionale una normativa regionale, ma debba intervenire con una normativa che riguardi Latina (dove è emerso il problema in maniera gravissima), ma che riguardi anche molti consiglieri regionali sindaci, anche della mia regione, la Sicilia, che continuano con questi espedienti a stare su due poltrone, mentre tutto il mondo impreca contro la casta da noi rappresentata (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per il Terzo Polo).
(Intendimenti in ordine alla stipula di accordi bilaterali con la Svizzera e con i cosiddetti «paradisi fiscali» in materia di lotta all'evasione fiscale - n. 3-01965)
PRESIDENTE. L'onorevole Donadi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01965 concernente intendimenti in ordine alla stipula di accordi bilaterali con la Svizzera e con i cosiddetti «paradisi fiscali» in materia di lotta all'evasione fiscale (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
MASSIMO DONADI. Signor Presidente, signor Ministro, nei mesi recenti sia la Germania che la Gran Bretagna hanno stipulato un Accordo di fondamentale importanza con la Svizzera in base al quale oggi la Svizzera si è obbligata non solo a dare conto, ma a trasferire a Germania ed Inghilterra una parte importante, tassandoli alla fonte, dei capitali illecitamente trasferiti da cittadini tedeschi e inglesi in quel Paese. Pag. 22
Addirittura la Germania ha ottenuto un accordo in base al quale le somme già esistenti e depositate in Svizzera verranno tassate dal Governo svizzero in una misura tra il 20 e il 34 per cento e poi verranno tassati di anno in anno gli interessi prodotti da questi soldi. Vogliamo sapere che cosa farà il Governo da lei qui rappresentato per fare in modo che anche l'Italia stipuli un Accordo di questo genere.
DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, rispondo all'interrogazione leggendo, per conto del Ministro dell'economia e delle finanze, il seguente testo.
Con l'interrogazione in esame viene richiesto di conoscere se il Governo intenda porre in essere, nei confronti della Svizzera o di altre giurisdizioni qualificabili come «paradisi fiscali», iniziative finalizzate a concludere accordi bilaterali sul modello dell'Accordo già stipulato dalla Svizzera con la Germania (analogo Accordo è stato, peraltro, stipulato con il Regno Unito, come rilevato).
Al riguardo valgono i seguenti elementi: gli Accordi firmati della Svizzera con la Germania e il Regno Unito, denominati Accordi di cooperazione nell'area della tassazione, non rientrano nella tipologia delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni ispirate al modello OCSE, ma sono, invece, basati sostanzialmente su di una sanatoria o condono per il periodo pregresso, mediante applicazione di un'imposta una tantum ai valori mobiliari non tassati nei Paesi di residenza dei contribuenti e collocati in Svizzera, e l'applicazione di un'imposta liberatoria, su base annuale per il futuro, che la Svizzera riverserà, in forma anonima, agli Stati di residenza, escludendo la possibilità di risalire all'identità dei contribuenti. Tali Accordi consentono, pertanto, il mantenimento del segreto bancario in Svizzera.
La natura degli Accordi in questione, oggetto anche di una recente forte presa di posizione contraria della Francia, ufficializzata dal Ministro del bilancio, signora Pécresse, sta sollevando numerose critiche e perplessità nelle sedi e nei dibattiti internazionali.
A livello comunitario la possibile incompatibilità degli Accordi firmati dalla Svizzera con la Germania e con il Regno Unito con la direttiva «risparmio» e con il vigente Accordo tra la Comunità europea e la Svizzera in materia di tassazione del risparmio, è stata oggetto di una recente interrogazione dinanzi al Parlamento europeo, alla quale ha risposto il commissario alla fiscalità Semeta. Il commissario ha evidenziato, tra l'altro, le criticità che emergono dall'analisi provvisoria effettuata dai servizi della Commissione europea relative al livello della ritenuta prevista dall'Accordo svizzero-tedesco (il 26,37 per cento) in quanto inferiore al livello attuale (35 per cento) previsto dal richiamato Accordo tra la Comunità europea e la Svizzera in materia di tassazione del risparmio e dalla natura liberatoria della ritenuta prevista dai citati Accordi bilaterali, che confligge con la natura di pagamento d'acconto della ritenuta applicata ai sensi dell'Accordo tra Unione europea e Svizzera.
Inoltre, poiché l'analisi provvisoria fin qui effettuata dalla Commissione fa ritenere che gli Accordi bilaterali in questione siano suscettibili di sovrapporsi ad aspetti già disciplinati, sia dalla citata direttiva dell'Unione europea in materia di tassazione del risparmio, sia dal richiamato Accordo tra la Comunità europea e la Svizzera nella stessa materia, il commissario alla fiscalità ha specificato che, nella misura in cui venga confermato che i menzionati Accordi bilaterali coprono aree di esclusiva competenza comunitaria, la Commissione europea considererà la questione in maniera molto seria e non esiterà ad intraprendere, ove necessario, le misure correttive del caso. Non viene esclusa, in sostanza, l'apertura di una procedura di infrazione.
I due Accordi bilaterali citati, essendo basati sul mantenimento dell'anonimato e, conseguentemente, del segreto bancario Pag. 23svizzero, non sono in linea con lo standard richiesto dall'OCSE in materia di trasparenza fiscale e di scambio di informazioni. In sede OCSE è atteso, peraltro, prossimamente, l'esame dei due Accordi in questione.
Pare, infine, opportuno chiarire che le somme che le banche svizzere anticiperebbero, a titolo di acconto, alla Germania, non sarebbero pagate immediatamente, ma soltanto successivamente all'entrata in vigore dell'Accordo, prevista per il 2013.
PRESIDENTE. L'onorevole Donadi ha facoltà di replicare.
MASSIMO DONADI. Signor Presidente, signor Ministro, sono letteralmente sbigottito nel senso che, a parte la pressoché inintelligibilità del messaggio che lei ha letto, quello che pare di comprendere è che il vostro Governo non ha nessuna intenzione di attivarsi, così come hanno fatto Inghilterra e Germania, per cercare di recuperare i circa 100 miliardi di euro illecitamente trasferiti da italiani in Svizzera e che ancora oggi, nonostante lo scudo fiscale, lì si trovano.
Ci viene a raccontare che questo ci esporrebbe, in futuro, a un'ipotesi di infrazione da parte dell'Unione europea, quando il nostro Governo, un anno fa, ha varato uno scudo fiscale che prevede il pagamento di un ridicolo 5 per cento, garantendo ugualmente l'anonimato agli evasori che così se la cavavano. Mi sembra, tuttavia, che nessuna infrazione sia stata aperta nei confronti dell'Italia.
Chiedo scusa ma trovo le motivazione del Governo davvero offensive nei confronti dell'Italia, nel momento in cui voi chiedete agli italiani - non agli italiani, chiedo scusa e mi correggo -, ad una parte, sempre quella, lavoratori, pensionati, ad un ceto medio che è il più tassato d'Europa, di fare ancora sacrifici, di versare ancora sangue per risanare il bilancio dello Stato mentre vi rifiutate di andare a prendere i soldi degli evasori, dei criminali che hanno versato lì i loro ignobili proventi, rinunciando a qualcosa che, utilizzando non le aliquote tedesche ma le aliquote che noi chiediamo attualmente sulle transazioni finanziarie, ci porterebbe dai 12 ai 14 miliardi di euro pronta cassa, e applicando le aliquote tedesche addirittura ce ne porterebbe 30.
Credo che, se questa è la politica del Governo Monti, è sempre di più una politica che ci ha preso tutti in giro quando ha parlato di equità; ma di quale equità state parlando? L'«equità» che consiste nel tassare sempre di più i poveracci e di garantire sempre di più l'impunità non solo di chi i soldi li ha esportati all'estero ma magari anche di quelle banche che li hanno aiutati a farlo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
(Iniziative per prevedere dilazioni nei pagamenti dovuti a Equitalia e intendimenti del Governo per l'esenzione dalla tassazione sugli immobili destinati a prima casa e acquistati con un mutuo non ancora estinto - n. 3-01966)
PRESIDENTE. L'onorevole Scilipoti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01966, concernente iniziative per prevedere dilazioni nei pagamenti dovuti a Equitalia e intendimenti del Governo per l'esenzione dalla tassazione sugli immobili destinati a prima casa e acquistati con un mutuo non ancora estinto (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
DOMENICO SCILIPOTI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, lei conosce meglio di me sicuramente, anzi spero, questa situazione che affligge i cittadini italiani, e oggi come oggi gli italiani si ritrovano con un Governo tecnico per trovare soluzione alle problematiche sotto il profilo economico e finanziario. Sa perfettamente che molte famiglie e le piccole e medie imprese sono state tartassate e molte volte trattate male da parte delle banche. Si è visto che tutto ciò che noi abbiamo detto molte volte all'interno di quest'Aula e fuori corrisponde a realtà perché si sono avviate delle procedure nei confronti delle banche da parte Pag. 24di queste imprese e poi si è visto che effettivamente avevano ragione perché alla fine, dopo il contenzioso, è emerso che effettivamente le banche si erano comportate in modo non corretto ma scorretto.
Cosa chiediamo in pratica con questa interrogazione? Di ottemperare a quanto aveva fatto il precedente Governo, di creare un tavolo di concertazione per trovare soluzione fra le imprese che si trovavano e si trovano in difficoltà a causa di atteggiamenti assunti nel passato da parte delle banche e di intervenire con una norma, per quanto riguarda Equitalia, perché con questo sistema e con questo comportamento, si stanno strozzando giorno dopo giorno le nostre imprese e le nostre famiglie.
DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, rispondo all'interrogazione leggendo per conto del Ministro dell'economia e delle finanze, il seguente testo.
Negli ultimi anni il Parlamento è più volte intervenuto nel processo di riscossione coattiva con provvedimenti a tutela del contribuente. Dall'ottobre del 2006, per effetto del processo di internalizzazione delle attività di riscossione, il gruppo Equitalia ha svolto la funzione di recupero delle imposte avendo sempre particolare attenzione al rapporto con il contribuente. La durata massima dei piani di rateazione è stata elevata da cinque a sei anni; inoltre, è stato eliminato l'obbligo di presentare idonea garanzia nonché il divieto di rateazione nelle ipotesi di azioni esecutive già avviate. Sono state inoltre apportate variazioni ai piani di rateazione, abolendo la maxirata iniziale e prevedendo che interessi e compensi di riscossione fossero ripartiti nello stesso numero di rate concesse per il capitale. Ancora, è stata introdotta la possibilità, per chi avesse omesso il pagamento di rate di un piano di rientro precedentemente concesso, di rateizzare nuovamente il debito fiscale.
In particolare, l'articolo 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, prevede che le dilazioni concesse ai sensi dell'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, fino alla data del 27 febbraio 2011, interessate dal mancato pagamento della prima rata o successivamente di due rate, possano essere prorogate per un ulteriore periodo e fino a 72 mesi a condizione che il debitore comprovi un temporaneo peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della concessione della prima dilazione.
Quanto all'auspicio di una moratoria provvisoria, consistente nell'azzeramento delle sanzioni e degli interessi di mora e alla contemporanea sospensione dei provvedimenti di recupero già posti in essere da Equitalia, si osserva che tale iniziativa determinerebbe un minor gettito erariale, nonché una disparità di trattamento riguardo a quei contribuenti le cui posizioni debitorie sono già state definite.
Sono, comunque, state introdotte nuove regole per il calcolo degli stessi ad opera del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito nella legge 12 luglio 2011, n. 106. Si è previsto, al riguardo, che gli interessi non si applicano alle sanzioni pecuniarie tributarie e agli interessi.
Inoltre, il decreto-legge n. 70 del 2011 ha disposto la riduzione della misura degli altri interessi per la riscossione e i rimborsi di ogni tributo.
Segnalo, da ultimo, che il direttore dell'Agenzia delle entrate, con provvedimento del 22 giugno, ha rideterminato la misura degli interessi di mora di cui al citato articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, stabilendo che il tasso da applicare su base annua sia del 5,02 per cento e non più del 5,75 per cento.
Per quanto riguarda, infine, la richiesta di prevedere un'esenzione per l'imposta dovuta per gli alloggi acquistati con mutuo, la proposta non appare in linea con le linee programmatiche del Governo, il quale, con il decreto «salva Italia», ha reintrodotto la tassazione delle abitazioni Pag. 25principali, prevedendo un'aliquota agevolata e una consistente detrazione dall'imposta.
I comuni, pertanto, nell'ambito della propria potestà regolamentare, possono ridurre l'aliquota di base dell'abitazione principale, pari allo 0,4 per cento, fino allo 0,2 per cento. La possibilità di agevolare la fattispecie oggetto della questione potrebbe essere presa in considerazione dal comune nell'ambito della propria manovra finanziaria.
PRESIDENTE. L'onorevole Scilipoti ha facoltà di replicare.
DOMENICO SCILIPOTI. Signor Ministro, la ringrazio e dico a priori, prima di svolgere il mio brevissimo intervento, che non ho niente di personale nei confronti della sua persona, lei è una persona perbene; però, quando sento una risposta del genere, essa mi sconcerta e mi delude abbondantemente.
Qualcuno potrebbe dire: perché ti senti deluso, Scilipoti, visto che ormai avevi una posizione e sapevi perfettamente quale era l'interesse di questo Governo? Non si può discutere, né si può fare una relazione scordandosi che per 40 anni le banche hanno massacrato le famiglie e le piccole e medie imprese. Per 40 anni hanno utilizzato tassi di interesse usurari. È stato dimostrato dalla magistratura a trecentosessanta gradi e le banche non vogliono prendere coscienza di quel comportamento scorretto nei confronti delle imprese e delle famiglie.
Oggi si chiede di verificare effettivamente qual è stato l'atteggiamento da parte delle banche nei confronti delle imprese, di fare ammenda, di restituire ciò che è stato tolto, e mi si viene a dire, all'interno di questo Parlamento, che «abbiamo fatto tutto, però, in un momento di così grave difficoltà, non riusciamo a tutelare le imprese, non tuteliamo le famiglie e non possiamo restituire ciò che gli è stato tolto».
Ma la mia interrogazione a risposta immediata, signor Ministro, diceva un'altra cosa. Noi abbiamo detto che siamo anche disponibili a pagare quanto richiesto, anche se dovessimo ritenere che quello che ci viene chiesto da Equitalia è rubato, ma non possiamo pretendere che, per una somma di 30 mila euro, Equitalia ne chieda 120 mila!
Lei, signor Ministro, mi fa una riflessione sul fatto che siamo in un momento particolare e che, conseguentemente, stiamo varando un decreto «salva Italia»; in realtà, si tratta di un decreto «salva banche», che distrugge ancora di più le famiglie e le imprese, senza riconoscere ciò che è stato utilizzato contro queste famiglie, che hanno costruito la nostra grande Italia.
DOMENICO SCILIPOTI. Oggi, e concludo, signor Presidente, prendo coscienza sempre più che questo Governo è un Governo per salvare le banche, e non per salvare l'Italia, ed è vergognoso sostenerlo, in modo particolare da parte di coloro i quali dicono di essere dalla parte dei lavoratori, delle famiglie...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scilipoti. La prego di moderare il linguaggio e anche il tono della voce.
(Misure per finanziare il sistema della mobilità pubblica, con riferimento al trasporto pubblico locale e agli obblighi di servizio pubblico, alla luce della recente decisione di Trenitalia di ridurre i collegamenti a media e lunga percorrenza - n. 3-01968)
PRESIDENTE. L'onorevole Lovelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Meta n. 3-01968, concernente misure per finanziare il sistema della mobilità pubblica, con riferimento al trasporto pubblico locale e agli obblighi di servizio pubblico, alla luce della recente decisione di Trenitalia di ridurre i collegamenti a media e lunga percorrenza (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.
MARIO LOVELLI. Signor Presidente, signor Ministro, con questa interrogazione il gruppo del Partito Democratico ha voluto immediatamente portare all'attenzione del nuovo Governo la situazione critica in cui versa il servizio ferroviario nazionale e regionale, oggetto di un contratto di servizio con oneri a carico dello Stato e delle regioni.
Particolarmente preoccupante appare il quadro di ridimensionamento dei servizi, che viene denunciato dalle associazioni dei pendolari in vista dell'entrata in vigore del nuovo orario ferroviario a partire dal 12 dicembre prossimo, ed altrettanto preoccupante è la situazione di emergenza occupazionale che si verrà a determinare per centinaia di lavoratori del comparto dell'accompagnamento notturno per la soppressione di molti «treni notte». Oggi è in corso una manifestazione di sindaci pugliesi a questo proposito.
Nel prendere atto dell'intervento che il Governo ha già fatto con il decreto-legge n. 201 del 2011 per integrare le risorse a disposizione delle regioni, chiediamo di conoscere quali siano le effettive ricadute sul servizio universale del nuovo orario ferroviario e come il Governo intenda operare per chiedere il rispetto degli obblighi di servizio da parte di Trenitalia e per fronteggiare la situazione occupazionale determinatasi nel settore dei «treni notte».
DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, rispondo all'interrogazione leggendo, per conto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il seguente testo.
Il Governo è consapevole della necessità di potenziare il sistema dei trasporti dell'intero Paese e si adopererà con la dovuta attenzione per individuare le idonee soluzioni.
Nell'ambito del trasporto ferroviario il servizio universale, teso a garantire il diritto alla mobilità, comprende quei treni di media e lunga percorrenza che, per potere essere effettuati, necessitano di una contribuzione pubblica definita nell'ambito del contratto di servizio nazionale.
Al riguardo Trenitalia, nel 2011, ha registrato una perdita complessiva di rilevante entità, nonostante i corrispettivi, derivante dal forte calo della domanda del servizio universale e dalla conseguente contrazione dei ricavi. La riduzione della domanda riguarda specialmente i collegamenti ferroviari notte, un fenomeno comune a tutti i Paesi europei.
Negli ultimi dieci anni in Italia la domanda relativa ai treni notturni è scesa del 66 per cento, con un picco del 20 per cento solo nell'ultimo anno, per effetto soprattutto delle vantaggiose condizioni e delle offerte concorrenziali delle compagnie aeree low cost e della velocizzazione dei servizi giorno a seguito dell'attivazione dell'alta velocità, che porta l'utenza a preferire questi ultimi sia per il comfort di viaggio, sia per i tempi di percorrenza.
Sulla base delle risorse attualmente disponibili per il 2012 si è reso necessario definire un programma di rimodulazione dei collegamenti del servizio universale per consentire un riequilibrio economico del contratto.
Per quanto concerne, invece, gli Eurostar City e Frecciabianca citati dagli onorevoli interroganti, faccio presente che trattasi di collegamenti ferroviari soggetti al mercato, non destinatari di corrispettivo pubblico e, pertanto, a rischio d'impresa, la cui programmazione è legata necessariamente a logiche di mercato.
Ferrovie dello Stato Spa ha fatto presente che per il servizio Frecciabianca è stata prevista l'implementazione, anche attraverso la soppressione di alcune fermate che registrano livelli di frequentazione ridotti, dei collegamenti nelle fasce orarie sulle relazioni dove si registra una maggiore richiesta.
Per quanto attiene, poi, ai servizi di trasporto pubblico locale ed ai servizi di trasporto ferroviari regionali, eserciti da Trenitalia, le criticità sono connesse alla riduzione effettuata, ai sensi del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, dei trasferimenti Pag. 27 statali alle regioni, che ha imposto agli stessi enti la necessità di individuare, secondo criteri di priorità, i servizi di trasporto pubblico da garantire.
PRESIDENTE. La prego di concludere, Ministro Giarda.
DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Anche questa tematica è stata oggetto di numerosi dibattiti in sede di Conferenza unificata Stato-regioni e, come soluzione, il Governo ha indicato il disposto dell'articolo 30, comma 3, del decreto-legge n. 201 del 2011, che ha incrementato di 800 milioni di euro, a decorrere dal 2012, la disponibilità del fondo di cui all'articolo 21, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Aggiungo le disposizioni che dispongono, a partire dal 2013, l'aumento dell'accisa sui carburanti, destinato appositamente al finanziamento del trasporto pubblico locale.
PRESIDENTE. L'onorevole Velo, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
SILVIA VELO. Signor Presidente, signor Ministro, prendiamo atto con soddisfazione che il Governo neoinsediato si sia posto immediatamente il problema. Rivendichiamo, come PD - ma anche attraverso la presidenza della Conferenza Stato-regioni - di aver sollevato la questione con forza e per tempo.
Colgo l'occasione, in breve e rapidamente, per segnalare alcune priorità al Governo. L'accisa sulla benzina, che è stata utilizzata come fonte di finanziamento di questo servizio, peserà fortemente su famiglie e imprese, sull'autotrasporto in particolare, che è già in forte fibrillazione. Allora, chiediamo al Governo di vigilare sul prezzo della benzina e, anzi, di cogliere l'occasione per avviare una riforma di liberalizzazione del settore, che intervenga sui costi del carburante.
Segnaliamo al Governo, poi, di attivarsi tempestivamente perché queste risorse vadano ad incidere sull'orario ferroviario invernale, che entrerà in vigore domenica prossima, vigilando affinché, appunto, la riorganizzazione del servizio non penalizzi gli utenti. Questo comporta finanziamento di risorse alle regioni per il TPL, ma anche, come il Ministro diceva nella sua risposta, la copertura dell'accordo di programma fra Stato e Trenitalia. Occorre garantire congruità e continuità a questi finanziamenti per dare stabilità al settore ed eventualmente permettergli anche nel tempo di riorganizzarsi.
Occorre, crediamo, fare in modo anche che il Governo vigili che queste risorse vadano sia a garanzia del servizio sia per investimenti nel settore (nuovi treni, nuovo materiale rotabile), perché ciò garantisce qualità al servizio, ma dà anche sostegno ad un settore rilevante della nostra economia.
In ultimo, non ultimo, come ha detto il collega Lovelli in illustrazione, c'è l'emergenza degli 800 lavoratori a servizio dei «treni notte», che da domenica saranno licenziati e che hanno bisogno di un impegno diretto e immediato del Governo per garantire loro una soluzione di continuità lavorativa.
Ripeto che si tratta di un intervento tempestivo, ma ora bisogna avviare una politica organica e duratura del settore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
(Iniziative volte a garantire un adeguato servizio di trasporto ferroviario per il territorio ionico-salentino, alla luce della recente decisione di Trenitalia di ridurre i collegamenti a media e lunga percorrenza - n. 3-01967)
PRESIDENTE. L'onorevole Iannaccone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01967, concernente iniziative volte a garantire un adeguato servizio di trasporto ferroviario per il territorio ionico-salentino, alla luce della recente decisione di Trenitalia di ridurre i collegamenti a media e lunga percorrenza (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
ARTURO IANNACCONE. Signor Presidente, signor Ministro, innanzitutto intendo segnalare due gravi scorrettezze.
La prima è che il Governo ha chiesto l'inversione dell'ordine delle interrogazioni, evidentemente - devo ritenere - con una finalità politica.
La seconda è che non c'è nessuno, che sia competente per materia, a dare una risposta rispetto ad una questione estremamente grave, che riguarda la decisione di Trenitalia di sopprimere, a decorrere dal prossimo 12 dicembre, tratte di lunga percorrenza, che collegano il Sud con il Nord del Paese.
È un provvedimento discriminatorio, razzista, antimeridionale, rispetto al quale avremmo voluto sentire qualche «superministro» in carica cosa sarebbe stato in grado di fare per dare una risposta sia alle popolazioni, che vengono penalizzate, sia ai lavoratori, che corrono il rischio di perdere posti di lavoro, ma soprattutto ad un intero territorio, quello meridionale, che ancora una volta si vede penalizzato da parte di scelte di Trenitalia, che evidentemente ritiene solo di fare cassa, ma non di rendere servizi alle popolazioni meridionali.
PRESIDENTE. Prima di passare la parola al Ministro per la risposta, tengo a precisare che non c'è stata nessuna intenzione di carattere politico nell'inversione delle interrogazioni. L'interrogazione precedente verteva sul tema del trasporto pubblico con carattere generale mentre la sua, onorevole Iannaccone, è relativa ad una tratta particolare del nostro Paese. Per quanto riguarda poi la presenza del Ministro per i rapporti con il Parlamento e non del Ministro dello sviluppo Economico, delle infrastrutture e dei trasporti, lei sa bene che, quando vengono presentate le interrogazioni a risposta immediata, il Governo dà la disponibilità di alcuni Ministri: è facoltà del singolo interrogante accettare la risposta da parte al Ministro per i rapporti con il Parlamento o attendere la presenza del Ministro direttamente competente. Quindi, da questo punto di vista, nel dare la parola al Ministro Giarda, lo ringrazio e sottolineo il fatto che non c'è stata nessuna irregolarità né da parte del Governo né da parte della Presidenza.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, ha dunque facoltà di rispondere.
DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, devo dire che solidarizzo con l'interrogante e che mi sento imbarazzato a leggere risposte su materie per le quali non sono, per il lavoro che svolgo, competente, e mi auguro si possa rimediare a questa situazione anomala per la quale il Ministro per i rapporti con il Parlamento è chiamato a leggere documenti che riceve pochi minuti prima dell'avvio della risposta. Rispondo all'interrogazione in esame leggendo, per conto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il seguente testo.
I collegamenti ferroviari del territorio ionico-salentino ai quali fanno riferimento gli onorevoli interroganti, rientrano nel servizio universale precedentemente descritto che comprende quei treni di media e lunga percorrenza che, per poter essere effettuati, necessitano di una contribuzione pubblica definita nell'ambito di un contratto di servizio nazionale, in quanto presentano un conto economico negativo. Al riguardo, Trenitalia, nel 2011, ha registrato una perdita complessiva di rilevante entità, nonostante i corrispettivi, derivante principalmente dal forte calo della domanda del servizio universale e dalla conseguente contrazione dei ricavi. Pertanto, per il 2012, sulla base delle risorse attualmente disponibili, si è reso necessario rimodulare i collegamenti ferroviari sul territorio in esame. In particolare sono stati previsti la soppressione della coppia di intercity notte Milano-Bari-Taranto-Reggio Calabria e viceversa, in quanto presentava indici di frequentazione estremamente bassi e l'attestamento sull'hub di Bologna, da dove è possibile proseguire per le destinazioni finali o viceversa, attraverso molteplici soluzioni con interscambio degli altri collegamenti intercityPag. 29giorno, cinque coppie delle quali due da e per Lecce e una da e per Taranto e intercity notte, quattro coppie da e per Lecce e dalla Puglia da e per il Nord, che percorrono la direttrice adriatica. È stata inoltre prevista la soppressione dei collegamenti notturni periodici, effettuati cioè solo in alcuni giorni o in brevi periodi dell'anno, precedentemente programmati, tra cui la coppia di espressi notte 1641 e 1644 Milano-Bari-Taranto-Crotone e viceversa, citata dagli interroganti, che circolava solo per diciotto giorni l'anno nonché la limitazione al fine settimana dell'effettuazione delle coppie di intercity notte 788 e 789 Lecce-Roma e viceversa, e degli espressi notte 900 e 907 Lecce-Torino e viceversa. Posso assicurarle che il Governo si adopererà con particolare attenzione per l'individuazione della soluzione più adeguata alla luce dell'attuale quadro economico generale.
PRESIDENTE. L'onorevole Iannaccone ha facoltà di replicare.
ARTURO IANNACCONE. Signor Presidente, è evidente che ringrazio il Ministro per i rapporti con il Parlamento per la risposta che ha fornito ma la questione non è soltanto di tecnica parlamentare.
Se fosse stato presente al suo posto un sottosegretario ai trasporti e alle infrastrutture, o meglio ancora il Ministro, probabilmente - io mi auguro che Passera abbia il tempo di accendere il televisore, quindi di ascoltare quello che stiamo dicendo in Parlamento - sarebbe tornato al Ministero, avrebbe chiamato gli amministratori di Trenitalia e gli avrebbe detto: ma siete impazziti, volete mettere ancora più in difficoltà una parte del nostro Paese che versa in una condizione di notevole disagio? Non dobbiamo nemmeno più consentire agli emigrati del Sud che sono al Nord di poter mantenere i contatti con le loro famiglie e con i loro territori? Taranto, la Puglia, la Calabria, la Sicilia, sono realtà fortemente isolate.
Un Governo che abbia a cuore l'unità del Paese rispetto ad una condizione di questo tipo, al di là delle difficoltà economiche, prenderebbe gli attuali amministratori di Trenitalia e li caccerebbe via. Perché solo un folle può immaginare che dal 12 di dicembre non si debbano più mantenere contatti che sono fondamentali per la crescita, lo sviluppo, il benessere dell'Italia. Quindi io mi sarei aspettato, con tutto il rispetto per il suo ruolo, la sua funzione, la sua persona, che il Ministro, un sottosegretario, fosse qui anche perché siamo alla vigilia dell'Immacolata e non so quali impegni possano avere questi sottosegretari e questo Ministro, per prendere atto che c'è una condizione che mette in difficoltà - l'abbiamo sentito - decine, centinaia di famiglie. Perderanno il posto quei lavoratori che sono interessati a quelle tratte, a quei collegamenti che vengono soppressi.
Quindi mi auguro - prendendo atto, in conclusione, signor Ministro, perché voglio prendere comunque l'aspetto positivo, della sua risposta - che c'è un impegno del Governo ad intervenire su Trenitalia affinché riveda questa decisione ignobile di separare definitivamente il Sud dal Nord del Paese, in modo particolare Taranto e la Puglia.
PRESIDENTE. Onorevole Iannaccone, le ricordo ancora che il tempo dedicato al question time prevede la partecipazione soltanto dei Ministri, e quindi non dei sottosegretari, e che esiste anche la collegialità del Consiglio dei ministri, per cui la presenza del Ministro per i rapporti con il Parlamento è garanzia dell'impegno del Governo.
(Iniziative volte a garantire un adeguato servizio di trasporto ferroviario per la regione Liguria, alla luce della recente decisione di Trenitalia di ridurre i collegamenti a media e lunga percorrenza - n. 3-01969)
PRESIDENTE. L'onorevole Mondello ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01969 concernente iniziative volte a garantire un adeguato servizio di trasporto ferroviario per la regione Liguria, Pag. 30 alla luce della recente decisione di Trenitalia di ridurre i collegamenti a media e lunga percorrenza (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
GABRIELLA MONDELLO. Signor Presidente, signor Ministro, credo che se diversi gruppi - io rappresento l'UdC - senza mettersi d'accordo oggi nelle interrogazioni a risposta immediata hanno sollevato il problema ferroviario è perché veramente questo problema sta esplodendo nel Paese, sia per i collegamenti a lunga percorrenza ma anche per quelli all'interno di una stessa regione, in questa fattispecie la Liguria. Quello che ci rammarica è l'aver appreso per vie traverse, per parlare informale (pensiamo addirittura a un titolo di un quotidiano, il più diffuso della Liguria, di ieri: treni l'orario invernale è un mistero, impossibile prenotare dopo l'11 dicembre). Solo il passaparola ci ha fatto comprendere che non solo saranno soppressi molti treni, danneggiando in modo gravissimo i pendolari che si spostano, vista la carenza di posti di lavoro nella regione Liguria, verso la Lombardia, verso la Toscana, all'interno della regione stessa, ma soprattutto che vi sarà l'abolizione di fermate come quelle di Chiavari e Rapallo a cui fanno capo più di 200 mila persone. Siamo disperati, non sarà più possibile raggiungere Roma in mattinata o al rientro in serata perché non ci saranno più queste fermate. Concludo, emblematica è la parola, lutto, che è diffusa tra tutti i viaggiatori delle ferrovie.
DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, rispondo all'interrogazione leggendo per conto del Ministro della infrastrutture e dei trasporti il seguente testo.
La diminuzione dei servizi ferroviari regionali è conseguente ai minori trasferimenti finanziari effettuati dallo Stato alle regioni, ai sensi dell'articolo 14 del decreto-legge n. 78 del maggio 2010, convertito, poi, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, che ha imposto agli enti regionali la necessità di individuare, secondo criteri di priorità, i servizi di trasporto pubblico da garantire. Questa tematica è stata oggetto di numerose discussioni in sede di Conferenza unificata alla ricerca di una soluzione legislativa della problematica stessa, soluzione che il Governo ha inteso favorire mediante il disposto dell'articolo 30, comma 3, del recente decreto-legge n. 201 del 2011, il quale ha incrementato di 800 milioni di euro per l'anno 2012 le disponibilità del fondo istituito per il finanziamento del trasporto pubblico locale, anche ferroviario, di cui all'articolo 21, comma 3, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011 n. 101, e con l'aumento finalizzato dell'accisa che mette a disposizione somme ancora più rilevanti per gli anni a partire dal 2013 a seguire. Per quanto concerne il servizio ferroviario offerto da Ferrovie dello Stato Spa nella regione Liguria, il nuovo orario in vigore dall'11 dicembre prossimo prevede una riorganizzazione dei collegamenti Eurostar e Freccia bianca nella direttrice tirrenica-nord, con un servizio strutturato su cinque coppie di Freccia bianca in luogo delle attuali cinque coppie di Freccia bianca più una coppia di Eurostar; tre coppie saranno più veloci, mentre le altre due conserveranno gli attuali standard di fermate e tempi di percorrenza. La velocizzazione delle suddette tre coppie di Freccia bianca sarà attuata attraverso l'utilizzo di materiale rotabile ETR 460 e la soppressione delle fermate che registrano i minori volumi di traffico, tra cui Rapallo e Chiavari dove, comunque, continueranno ad effettuare la fermata le altre due coppie di Freccia bianca. Segnalo, infine, che alle stazioni di Rapallo e Chiavari verranno assegnate due fermate Intercity aggiuntive; in direzione sud quella dell'IC 511 in partenza da Genova Porta Principe alle 12,52 e, in direzione nord, quella dell'IC 510 in arrivo a Genova Porta Principe alle 15,08. Pag. 31
Posso assicurarle che questo Governo pone la massima attenzione per individuare la soluzione più adeguata alla luce dell'attuale quadro economico generale.
PRESIDENTE. L'onorevole Mondello ha facoltà di replicare.
GABRIELLA MONDELLO. Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio intanto per l'impegno che ha profuso nella seduta odierna. Ho seguito la sua risposta e mi sembra di aver capito che ci saranno sicuramente alcune coppie di treni che manterranno le fermate. Se non ho compreso male, mi sembra tuttavia che siano i treni nel corso della giornata e, cioè, negli orari non utili ai pendolari, alla mattina e anche al rientro serale da Roma. Mi riservo naturalmente di verificare, ma credo che questo sia stato fatto a tavolino senza sentire le esigenze degli utenti di questi treni che veramente ne hanno necessità in determinati orari della giornata. Per cui, credo che dovremmo riparlare di questo problema e sono certa che lei riferirà al Ministero competente che c'è la necessità di un incontro, naturalmente anche con gli organi regionali per quanto di loro competenza, ma soprattutto con quelli che sono i veri utilizzatori del treno e che sanno quali sono i treni e gli orari più a loro confacenti per svolgere il loro lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente quarantacinque, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.
Martedì 13 dicembre 2011, alle 10:
(ore 10, con possibili votazioni a partire dalle ore 15)
Conversione in legge del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici (C. 4829).
TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO LAURA MOLTENI SULL'INFORMATIVA URGENTE DEL GOVERNO IN RELAZIONE ALLE MISURE DI EMERGENZA PER LE REGIONI COLPITE DA EVENTI ALLUVIONALI E CALAMITOSI NEL CORSO DELL'ANNO 2011
LAURA MOLTENI. Il 22 novembre 2009, la VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, ha approvato il documento conclusivo nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle politiche per la tutela del territorio, la difesa del suolo e il contrasto agli incendi boschivi.
Tale indagine era stata avviata nell'ottobre 2008 interessando tutto il contesto normativo, operativo e gestionale della più ampia materia della difesa del territorio.
Già in questa sede, la Commissione ambiente aveva sottolineato la necessità di puntare su alcuni fatti inderogabili per evitare il ripetersi delle tragedie connesse agli eventi eccezionali a carattere meteorico ed al conseguente dissesto idrogeologico.
La Commissione ha perciò precisato che occorre rafforzare la programmazione Pag. 32triennale, d'intesa con le regioni e le autorità di bacino e sulla base dei piani per l'assetto idrogeologico (PAI), dando assoluta priorità agli interventi di messa in sicurezza delle zone a rischio più elevato, senza lasciarli alla discrezione dei singoli, ma ricorrendo ad un unico provvedimento in cui si concentri la capacità di prevedere i possibili interventi sul territorio. Si tratta, in particolare, di prevedere uno sforzo straordinario in termini economici ma anche di concentrare le risorse previste per la difesa del suolo prioritariamente sulle zone a rischio idrogeologico molto elevato.
In tale ambito occorrerà attribuire assoluta priorità all'incolumità delle persone e quindi, agli agglomerati urbani comprese le zone di espansione urbanistica; alle aree su cui insistono insediamenti produttivi, impianti tecnologici di rilievo, in particolare quelli definiti a rischio ai sensi di legge; alle infrastrutture a rete e alle vie di comunicazione di rilevanza strategica, anche a livello locale; al patrimonio ambientale e ai beni culturali di interesse rilevante; alle aree sede di servizi pubblici e privati, di impianti sportivi e ricreativi, strutture ricettive ed infrastrutture primarie. Ma al tempo stesso rispettare, laddove possibile, la naturalità dei fenomeni che si verificano sul territorio come l'esondazione di un corso d'acqua o le frane di versante, evitando di attuare esclusivamente interventi di difesa per la messa in sicurezza delle strutture esistenti, che spesso aggravano il rischio complessivo, ma avviando anche processi di trasformazione dell'uso del suolo.
Occorre però prestare costantemente attenzione alla Protezione civile per avere una macchina d'intervento sempre aggiornata in caso di emergenza e un dispositivo di prevenzione delle calamità all'avanguardia. La nostra Protezione civile potrà continuare a essere un punto di riferimento importante in caso di bisogno.
Contemporaneamente, è necessario promuovere un programma straordinario di prevenzione e di manutenzione del territorio da parte dei singoli comuni.
La Commissione ha ritenuto che sia necessario e quanto mai urgente approvare una specifica proposta di legge che permetta la realizzazione di un programma straordinario per la manutenzione del territorio, al fine di evitare di giungere alle situazioni di emergenza. Per la prevenzione dei disastri idrogeologici ai comuni vanno date adeguate risorse in deroga al Patto di stabilità.
Tale provvedimento dovrebbe prevedere la concessione da parte del Ministero dell'ambiente - sentita la Conferenza Stato-regioni e in deroga al patto di stabilità - di contributi sugli oneri di ammortamento di mutui quindicennali ai soggetti competenti definiti dal Codice (comuni, province, consorzi di bonifica e comunità montane), per i seguenti interventi: riqualificazione ambientale dei corsi d'acqua, con particolare riferimento alla ricostruzione morfologica e alla rinaturalizzazione di tratti degradati, interventi sul sistema alveo-versante volti al controllo del trasporto solido e del materiale legnoso fluitato, con particolare riferimento ai bacini soggetti a fenomeni torrentizi, rimboschimenti, cespugliamenti e rinverdimenti di terreni denudati, anche a seguito di incendi.
Il Governo che è intervenuto nella prevenzione in questo settore è stato il Governo Berlusconi.
La prevenzione si realizza anche con:
interventi di arricchimento della composizione floristica e di riequilibrio dei popolamenti forestali, comprese le cure culturali e quelle indirizzate alla normalizzazione dei caratteri del bosco;
misure dirette al miglioramento delle caratteristiche di efficienza idrologica dei suoli e consolidamento del territorio montano e collinare, anche al fine di prevenire la franosità dei versanti;
misure volte a favorire, secondo corrette pratiche selvicolturali, il recupero e l'evoluzione verso forme equilibrate dei popolamenti forestali;
interventi di adeguamento e ammodernamento delle strutture deputate alla Pag. 33funzione di regimazione delle acque quali canali, impianti idrovori, sistemazioni idrauliche, canali collettori, vasche di laminazione, sistemi di consolidamento, ed altre opere con analoghe finalità.
Sotto il profilo legislativo, la Commissione ha auspicato una revisione del quadro normativo precedente al Codice ambientale in considerazione del mutato quadro normativo comunitario, della diversa ripartizione di competenze a livello nazionale, nonché del progresso scientifico e tecnologico. Tale revisione, che dovrebbe portare all'abrogazione della normativa in questione e alla eventuale integrazione delle norme ancora vigenti nel Codice ambientale, potrebbe avvenire in occasione dell'adozione dei decreti legislativi a seguito della delega in materia ambientale recata dalla legge n. 69/2009. In tale ambito occorrerà inoltre tenere conto delle modifiche intervenute a livello comunitario sulle definizioni relative alla protezione e alla difesa del suolo. La Commissione ha auspicato altresì il recupero di una visione multidisciplinare della difesa del suolo, materia che, per la sua complessità, non può essere affidata ad un'unica istituzione ma che necessita di quella «leale collaborazione» sollecitata dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 85 del 1990. La Commissione auspica quindi la promozione di politiche integrate, una visione interdisciplinare dei problemi e, tramite le Autorità di bacino/distretto, un efficace ed efficiente coordinamento tra tutti gli enti sul territorio.
Nell'ambito della progettazione di grandi infrastrutture come di piccole opere, soprattutto a carattere viario o di regimazione delle acque (con particolare riferimento alle dighe), la Commissione ha auspicato la predisposizione di linee guida - sulla falsariga del Manuale ANPA in materia di flora mediterranea e del Manuale di Ingegneria Naturalistica, redatto a cura del Ministero dell'ambiente - da elaborare con il supporto degli organismi tecnici della pubblica amministrazione, a partire dal Ministero dell'ambiente e dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, volte alla realizzazione di opere a basso impatto sul territorio, che limitino - e non aggravino - le cause dei fenomeni di dissesto idrogeologico. In ogni caso, ogni intervento che interessa corpi idrici dovrebbe tener conto del principio di «non deterioramento» previsto dalla Direttiva quadro acque.
Tale impegno nella formazione multidisciplinare dei professionisti e dei tecnici dovrebbe essere promosso anche attraverso l'istituzione - presso i corsi universitari delle facoltà di ingegneria, agraria e geologia - di corsi di studio interdisciplinari sulla difesa del suolo e la prevenzione del rischio idrogeologico.
Con riferimento alle attività di prevenzione, si è suggerito di proseguire il Piano straordinario di telerilevamento, già previsto dall'articolo 27 della legge 31 luglio 2002, n. 179, al fine di renderlo un punto di riferimento e di accesso per le cartografie e le informazioni ambientali di altre amministrazioni centrali e periferiche.
La Commissione ha ritenuto inoltre opportuna l'introduzione di norme - di carattere statale e regionale, anche nell'ambito dell'attuazione del federalismo fiscale - volte a favorire la trasformazione delle aree dismesse, anche attraverso la leva fiscale o incentivi per interventi di rinaturazione o recupero della funzionalità ecologica del territorio (ad esempio, zone di espansione dei fiumi o riforestazioni protettive), privilegiando il recupero delle aree già antropizzate.
La Commissione ha sottolineato la necessità di tenere conto di alcuni suggerimenti di carattere tecnico emersi durante lo svolgimento dell'indagine: la delocalizzazione degli edifici in aree a rischio; il controllo dei corsi d'acqua a monte; il rispetto delle fasce di pertinenza fluviale, per invertire la tendenza alla limitazione dello spazio destinato all'acqua, ridandole spazio anche per esondare (laddove possibile, come nelle aree extraurbane o di campagna, non certo nei centri urbani); manutenzione delle opere di difesa idraulica laddove necessaria; una grande attenzione ai corsi d'acqua minori; un'attività di controllo, da parte delle forze dell'ordine, Pag. 34sulle illegalità che riguardano i corsi d'acqua che spesso, purtroppo, sono sede di abusivismo edilizio, di discariche illegali o di estrazioni illegali di inerti, che comportano un aumento del rischio.
Infine, la Commissione ha ritenuto che vadano sollecitati gli enti preposti a realizzare una programmazione «leggera», che comprende l'informazione della popolazione, lo sviluppo dei sistemi di protezione civile, ma anche i vincoli di uso del territorio e le delocalizzazioni, ossia interventi che comportano una spesa minore ma che sono fondamentali per la manutenzione e la conservazione del territorio. In particolare, nelle zone a rischio molto elevato occorre utilizzare strumenti specifici (ordinanze, avvisi pubblici, cartelli, ecc.) per segnalare esplicitamente ed in modo inequivocabile il divieto di costruire.
Il 21 aprile 2009, la VIII Commissione Ambiente, ha approvato la Risoluzione n. 8-00040 (a prima firma dell'On. Dussin Guido, LNP) relativa alla prevenzione del rischio idrogeologico ed in tale ambito, nell'evidenziare come «le dimensioni del fenomeno distruttivo correlato agli eventi alluvionali vengano rese chiaramente da una panoramica di alcuni degli eventi che hanno interessato l'area italiana (5.400 alluvioni e 11.000 frane negli ultimi 80 anni, 70.000 persone coinvolte e 30.000 miliardi di danni negli ultimi 20 anni) e che uno studio del Ministero dell'ambiente evidenzia che il 9,8 per cento della superficie nazionale è ad alta criticità idrogeologica e che sono 6.633 i comuni interessati pari all'81,9 per cento dei comuni italiani. In particolare, il 24,9 per cento dei comuni è interessato da aree a rischio frana, il 18,6 per cento da aree a rischio alluvione e il 38,4 per cento da aree a rischio sia di frana che di alluvione», ha rimarcato che esiste «la necessità improcrastinabile di un adeguato impegno finanziario del governo al fine di avviare un programma pluriennale di interventi i e ili per la difesa del suolo e il contrasto al dissesto idrogeologico nel nostro Paese.»
Anche a seguito di tali attività di indirizzo con la Lega Nord al Governo, con l'articolo 2, comma 240, della legge n. 191/2009 (finanziaria 2010), è stato destinato un miliardo di euro già preordinate, con delibera CIPE del 6 novembre 2009, ai piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico (individuate dal Ministero dell'ambiente, sentite le autorità di bacino e il Dipartimento della protezione civile); successivamente, però, a tale importo sono stati decurtati una prima quota di 100 milioni di euro con l'articolo 17, comma 2-bis del decreto 195/2009 convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, (alluvioni Toscana, Emilia Romagna e Liguria) nonché altri 100 milioni di euro con l'articolo 2, comma 12-quinquies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10 (trattasi di 45 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 per la regione Liguria, 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 per la regione Veneto, 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 per la regione Campania e 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 per i comuni della provincia di Messina).
La norma in questione stabilisce che le risorse disponibili possano essere utilizzate anche tramite Accordo di programma sottoscritto dalla regione interessata e dal Ministero dell'ambiente e nell'ambito del quale venga definita la quota di cofinanziamento regionale. Il Ministero in tal senso ha concluso i predetti accordi con tutte le regioni interessate, però va anche segnalato che i trasferimenti dovuti allo stesso Ministero dell'ambiente da parte del Ministero dell'economia, ad oggi non sia ancora integralmente avvenuto
Diventa prioritario che il nuovo Governo garantisca lo stanziamento dei fondi previsti dai predetti accordi di programma con i singoli comuni che sono ancora in attesa di ricevere i finanziamenti.
Nel nostro Paese è un continuo ripetersi di eventi alluvionali. Ma dov'è la prevenzione? Ma dov'è il controllo delle falde freatiche dei siti alluvionali e delle aree di espansione dei fiumi? Perché a calamità avvenuta i soldi sono pervenuti ai Pag. 35comuni con difficilissimi meccanismi di accesso e con tempistica tardiva che purtroppo ha risentito anche dello stato di crisi economica?
Veniamo al tema della prevenzione:
Circa i risarcimenti per l'alluvione che ha colpito il Veneto, il governatore Zaia ha sottolineato: «Il federalismo per il Veneto significa non pagare più per gli sprechi degli altri; abbiamo dimostrato la solita efficienza veneta: dopo otto giorni l'ordinanza coi 300 milioni, dopo 47 giorni abbiamo stanziato già i primi 100 milioni di euro in acconti, abbiamo altri 200 milioni in cassa a disposizione del sottoscritto, in quanto commissario per l'alluvione, che verranno erogati con altri acconti e, ovviamente, una quota a parte verrà destinata per la messa in sicurezza del territorio.»
Si rendono poi, a parer mio, necessari interventi senza se e senza ma di messa in sicurezza dei siti alluvionali ed aree di espansione delle piene dei fiumi e situate in siti e località geologicamente a rischio di evento infausto sul piano idrogeologico, prevedendo anche l'eventuale abbattimento di costruzioni abusive realizzate in detti siti.
Occorre anche ragionare affinché si rendano deducibili i versamenti di solidarietà per gli alluvionati, possibilità prevista nel Testo Unico delle Imposte dei Redditi (TUIR).
In conclusione, sì al federalismo fiscale per meglio investire in prevenzione piuttosto che proseguire in sprechi e inefficienze ai danni dei cittadini e del Paese.

References: articolo 73
 articolo 73
 articolo 73
 articolo 73
e contrario
 articolo 30
 sentenza