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Timestamp: 2019-07-18 11:07:35+00:00

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L'istituzione della sezione specializzata tributaria: le opinioni
Corte di Cassazione e la necessità dell’istituzione di una sezione specializzata tributaria
L’istituzione della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione
Come chiaramente indicato dall’art. 65 citato, la funzione nomofilattica della Cassazione si articola in due sottofunzioni ben distinte: da un lato, quella di garantire l’attuazione della legge nel caso concreto, realizzando il profilo giurisdizionale in senso stretto, dall’altro quella di fornire indirizzi interpretativi “uniformi” per mantenere, nei limiti del possibile, l’unità dell’ordinamento giuridico, attraverso una sostanziale uniformazione della giurisprudenza. Il controllo delle posizioni interpretative obbedisce all’elementare esigenza di garantire la certezza del diritto; tuttavia, stante la grande complessità della materia giuridica, la naturale mutazione dei tempi, delle idee e dei giudici chiamati a ricoprire incarichi nella magistratura di legittimità, non è raro il caso in cui si assista a mutamenti nella giurisprudenza della Cassazione, che per la loro rapidità e drasticità potrebbero far pensare al venir meno della funzione nomofilattica.
Al potere meramente orientativo della funzione nomofilattica ordinaria svolta attraverso le sentenze delle varie sezioni fa eccezione quella svolta a Sezioni Unite. Difatti, quando la Cassazione decide su un ricorso, il principio di diritto sancito nella sentenza non è vincolante per i giudici di merito. Accade diversamente, invece,quando la decisione è statuita a Sezioni Unite, ossia quando occorre dirimere contrasti insorti tra le decisioni delle singole sezioni o quando le questioni proposte sono di speciale importanza (ad esempio perché si tratta di una questione che si presenta per la prima volta). In tali casi, il Presidente della Corte di cassazione, su richiesta del Procuratore Generale, dei difensori delle parti o anche d’ufficio, assegna il ricorso alle Sezioni Unite. Inoltre, la singola sezione può rimettere alle Sezioni Unite il ricorso se rileva che la questione di diritto, sottoposta al suo esame, ha dato luogo o può dar luogo ad un contrasto giurisprudenziale.
Le decisioni statuite a Sezioni Unite acquistano un’autorevolezza particolare, simile a quella dei “precedenti vincolanti”,tipici dei paesi in regime di common law. Difatti, una volta che una sentenza a Sezioni Unite risolve un dubbio interpretativo o fornisce un’interpretazione su una questione particolarmente complessa, se il giudice se ne vuole discostare deve ottenere l’autorizzazione delle Sezioni Unite della Cassazione.
L’ istituzione della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione
L’art. 19 della legge 11 agosto 1973, n. 533, ha aggiunto una quarta Sezione, la Sezione lavoro.
La sesta Sezione Civile, detta anche sezione “filtro”, è stata introdotta con la legge 18 giugno 2009, n. 69.
La Sezione Tributaria della Corte di Cassazione, invece, è stata costituita – previa revisione delle competenze della prima sezione civile da cui è derivata – con decreto del Primo Presidente della Corte 19 giugno 1999, n. 61/99. L’attività della quinta sezione civile è iniziata il 1° novembre 1999 e si è incentrata non solo sulle controversie rientranti nella giurisdizione delle Commissioni tributarie concernenti i tributi elencati nell’art. 2 del D.Lgs.n. 31 dicembre 1992, n. 546, ma anche su quelle aventi ad oggetto imposte e tasse, allora ancora attratte alla cognizione del giudice ordinario a sensi dell’art. 9 c.p.c. Questa residuale sfera di competenza è stata nel corso del tempo erosa, sia con l’ampliamento delle materie assegnate alle Commissioni tributarie ad opera del legislatore, sia grazie all’interpretazione evolutiva del giudice di legittimità che ha dato una nozione estremamente estesa di lite fiscale prescindente dall’elencazione formale dell’art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992, così contribuendo a rafforzare la onnicomprensività ed esclusività di questa giurisdizione che trova il naturale «raccordo di vertice» nella quinta sezione della Corte che ne rappresenta l’«organo di coesione». Data la funzione svolta, correttamente nei progetti di delega legislativa succedutisi per la revisione del contenzioso tributario è stata prospettata – oltre alla modifica del nome delle Commissioni in Tribunali Tributari e Corti di Appello Tributarie (con una connotazione più incisiva della loro giurisdizionalità) – l’istituzione «per legge» della sezione incaricata esclusivamente della trattazione dei ricorsi tributari, così come avviene per la sezione lavoro.
Dapprima la Suprema Corte ha affermato che, per dare risoluzione al quesito sottopostole con ordinanza interlocutoria, è necessario verificare preliminarmente se le disposizioni modificative del codice di procedura civile contenute nel d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni, dalla l. 7 agosto 2012, n. 134, trovino applicazione con riferimento ai ricorsi per cassazione proposti avverso le sentenze pronunciate dal giudice tributario. Infatti, l’eventuale applicabilità della riforma condiziona il parametro al quale occorrerà far riferimento per la valutazione dell’ammissibilità e della fondatezza del motivo di ricorso, che sollecita al giudice di legittimità il controllo critico sulla motivazione della sentenza impugnata.
Tale dubbio sull’applicabilità della riforma in esame trova fondamento nella previsione di cui al comma 3-bis dell’art. 54, d.l. n. 83 del 2012 (aggiunto dalla legge di conversione n. 134 del 2012), secondocui“Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano al processotributario di cui al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546”.
Precisamente, tra le disposizioni previste nei precedenti commi di tale norma vi sono, oltre quelle relative al processo d’appello, anche quelle che si riferiscono specificamente al giudizio di cassazione, che stabiliscono:
– la modifica dell’art. 360, n. 5), cod. proc. civ., la cui previsione dell’impugnabilità “per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d’ufficio” è sostituita dalla previsione d’impugnabilità “per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggettodi discussione tra le parti”;
– l’introduzione nel codice di rito di un articolo 348-ter, il cui ultimo comma prevede la proponibilità del ricorso per cassazione esclusivamente per i motivi di cui ai numeri 1), 2), 3) e 4) del primo comma dell’articolo 360, qualora l’impugnazione sia proposta avverso una sentenza d’appello che confermi la decisione di primo grado per le stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste a base della decisione appellata.
L’eccezione sollevata alla Suprema Corte riguardo l’applicazione delle disposizioni previste dall’art. 54, d.l. n. 83 del 2012, concerne, per espressa previsione normativa, il processo tributario che il d.lgs. n. 546 del 1992 compiutamente disciplina con norme speciali per quanto riguarda la fase di primo grado e quella d’appello.
A tal proposito, è opportuno precisare che il processo tributario si svolge innanzi ad una giurisdizione speciale, la giurisdizione tributaria, che a norma dell’art. 1, comma 1 del d.lgs. n. 546 del 1992, del predetto decreto “è esercitata dalle Commissioni tributarie provinciali e dalle Commissioni tributarie regionali di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1992, n. 546”.
Di converso, il D.lgs n.546/1992 citato non prevede, invece, una disciplina speciale per il giudizio di legittimità concernente l’impugnazione delle sentenze d’appello pronunciate dal giudice tributario, ma si limita a rinviare, in proposito, alle norme del codice di rito che regolano il ricorso per cassazione avverso le sentenze d’appello pronunciate dal giudice ordinario.
L’art. 62 del citato decreto, infatti, dispone, al primo comma, che “avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale può essere proposto ricorso per cassazione per i motivi di cui ai numeri da 1) a 5) dell’art. 360, primo comma, del codice di procedura civile”; e al secondo comma “al ricorso per cassazione ed al relativo procedimento si applicano le norme dettate dal codice di procedura civile in quanto compatibili con quelle del presente decreto”.
Ciò posto, a parere dei giudici di legittimità, appare manifestamente contrario all’assetto del sistema pensare a un’inapplicabilità delle modifiche che il richiamato art. 54 citato apporta alle regole per il ricorso per cassazione (quelle relative al n. 5 dell’art. 360 c.p.c. in particolare), quando tale ricorso investa una decisione emessa dal giudice tributario; infatti, per esplicito richiamo, disposto proprio dal decreto legislativo n. 546 del 1992, le regole per il ricorso per cassazione non divergono se la sentenza impugnata sia stata emessa dal giudice ordinario o dal giudice tributario, restando sempre, nell’uno e nell’altro caso, quelle dettate dal codice di rito.
Alla luce delle considerazioni suesposte, il Supremo Consesso ha statuito che “pervenire a conclusioni diverse, ammettendo che l’eccezione prevista dal comma 3-bis del surrichiamato art. 54 riguardi anche la novellata norma di cui all’art. 360, n. 5, cod. proc. civ., significherebbe prevedere in buona sostanza l’esistenza di un giudizio per cassazione “speciale” in materia tributaria: ne conseguirebbe un inammissibile ampliamento, per via interpretativa, della specialità della giurisdizione tributaria, che, invece, il legislatore del 1992 ha voluto si arrestasse sulle soglie della Corte di Cassazione, eletta a simbolo di garanzia dell’unità del sistema di tutela giurisdizionale dei diritti del cittadino. Mediante il ricordato rinvio alle norme del codice di rito disposto dall’art. 62 deld.lgs. n. 546 del 1992, la giustizia tributaria riduce lo spessore della propria specialità e si colloca, sia pur al livello di ultima istanza, nel più generale e complesso sistema di giustizia funzionale all’affermazione e alla tutela dei diritti del cittadino che costituisce l’orizzonte costituzionale dell’ordinamento giuridico italiano…”.
Il legislatore delegato, peraltro, neppure avrebbe potuto istituire un siffatto giudizio, alla luce dei principi dettati dalla legge delega che, all’art. 30, comma 1, lettera d), L. n. 413 del 1991, disponeva l’“articolazione del processo tributario in due gradi di giudizio da espletarsi da commissioni tributarie di primo grado con sede nei capoluoghi di provincia e da commissioni tributarie di secondo grado con sede nei capoluoghi di regione, con conseguente applicazione dell’articolo 360 del codice di procedura civile e soppressione della commissione tributaria centrale”; da ciò ne discendeva “… una riduzione dei margini di specialità del processo tributario destinata ad arrestarsi, nel quadro di unaprospettiva costituzionalmente orientata, alla soglia del giudizio di legittimità senzapossibilità che in quest’ultimo quella specialità esondasse anche indirettamente”.
Per tale motivo, secondo la Suprema Corte, se la voluntas legis, come più volte dimostrato, era nel senso di parificare la giurisdizione tributaria alla giurisdizione ordinaria in punto di sindacato di legittimità,esimendola dai limiti del ricorso straordinario, il rinvio ai numeri da 1) a 5) dell’art. 360, primo comma, cod. proc. civ.,operato dall’art. 62 del d.lgs. n. 546 del 1992, non può che essere “formale” e “mobile”, idoneo a conservare, nel tempo, la raggiunta parificazione.
Ciò, secondo i giudici di legittimità, trova conferma nel fatto che il CNEL abbia confezionato un progetto di legge delega “per razionalizzare e codificare l’attuazione e l’accertamento dei tributi e per la revisione delle sanzioni amministrative e del processo tributario”, caratterizzato da una ispirazione alquanto diversa e incline più ad approfondire, che a ridurre, la separatezza tra giurisdizione ordinaria e giurisdizione tributaria, arrivando fino a prevedere l’istituzione di una sorta di BFH – Bundesfinanzhof italiana. Sicché la specialità di un giudizio di legittimità in materia tributaria è manifestamente una questione de iure condendo e non di diritto vigente.
il rafforzamento e l’ampliamento della disciplina della conciliazione giudiziaria, che costituisce uno dei temi più caldi degli ultimi tempi, vista la grave limitazione relativa al suo utilizzo per il solo procedimento di primo grado, oltre alla funzione deflattiva che presiede l’intero sistema tributario attuale;
la necessità della qualifica dell’organo giudicante, in termini di competenza (giudici a tempo pieno) e di adeguata retribuzione, punto focale soprattutto ai fini del corretto svolgimento delle cause tributarie, oltre che dell’applicazione corretta delle norme sia dal punto di vista dell’Amministrazione che dal punto di vista dello Statuto del Contribuente;
l’immediata esecutorietà delle sentenze, valevole per tutte le parti in causa, onde evitare una sovrapposizione in virtù del ruolo ricoperto dalle parti in giudizio: amministrazione/contraente più forte, contribuente/contraente più debole.
In particolare, all’art. 4 lett. e) di predetto documento, il CNEL disponeva che: “il Governo della Repubblica era delegato ad attuare, con i decreti di cui all’articolo 1, la revisione della disciplina e dell’organizzazione del processo tributario e della giurisdizione tributaria, con l’osservanza dei principi e criteri direttivi:[…]e) articolazione del processo tributario in tre gradi di giudizio. I primi due, da espletarsi da tribunali tributari e da corti d’appello tributarie, quali organi della giurisdizione tributaria derivanti dalle commissioni tributarie provinciali e regionali così come riordinate dall’art. 1 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, aventi rispettivamente sede nei capoluoghi di provincia e di regione, Il, terzo, demandato ad apposita Sezione tributaria della Corte di Cassazione, composta da trenta giudici, ripartiti in cinque sottosezioni in ragione della materia, di cui la prima presieduta dal presidente della Sezione tributaria e le altre da uno dei loro componenti, con l’espressa previsione che il presidente della Sezione tributaria della corte di Cassazione può disporre che i ricorsi che presentano questioni di diritto già decise in senso difforme dalle sottosezioni e quelli che presentano una questione di massima di particolare importanza vengano decise da un Collegio unitariamente composto dai presidenti delle cinque sottosezioni o in loro vece da un componente di ciascuna sottosezione designato dal rispettivo presidente”.
Il Tribunale Federale delle Finanze – come la Corte Federale di Giustizia e il Tribunale Amministrativo Federale – è soggetto al controllo del Ministero della Giustizia e della Tutela dei Consumatori (BMJV). Tuttavia, il BFH è indipendente nella sua attività come tribunale.
Il Tribunale Federale delle Finanze è la più alta autorità della giurisdizione finanziaria. Ed è stato istituito ai sensi dell’articolo 95 della Legge fondamentale e, inoltre, la sua competenza si estende a questioni fiscali e doganali.
competente anche per le questioni attinenti i figli, il cui assegno,in particolare, ha una duplice funzione: da un lato, serve ad esentare il minimo di residenza dei minori dall’imposta sul reddito e, d’altro canto, serve come beneficio sociale per il sostegno della famiglia. Oltre alle decisioni in ultima istanza in materia fiscale, il Bundesfinanzhof ha una rilevante importanza nelle decisioni di diritto sociale.
Questo Tribunale agisce principalmente come Corte di Cassazione e, in questa veste,deliberale revisioni contro le sentenze dei tribunali fiscali; inoltre, giudica come Corte d’Appello contro determinate decisioni dei tribunali fiscali.
Come Corte d’Appello, il Bundesfinanzhof ha una responsabilità speciale per il perfezionamento della legge e il mantenimento dell’uniformità della giurisdizione. Inoltre, è coinvolto nei procedimenti della Corte costituzionale federale. Nel procedimento tributario proposto dinanzi alla Corte costituzionale federale, il Tribunale federale delle finanze esprime un parere che viene preso in considerazione dalla Corte medesima nella sua decisione.
Di converso, ben si attaglia alla proposta de qua di riforma del processo tributario presentata dalla Lega – che prevede, tra l’altro, come sopra enunciato, la creazione di una sezione tributaria specializzata della Corte di Cassazione – la recente proposta di legge, d’iniziativa della deputata Giusi Bartolozzi, del gruppo parlamentare di Forza Italia, che prevede l’assegnazione dei conflitti in materia di giurisdizione non alle Sezioni Unite della Cassazione, ma a un Tribunale superiore di conflitti.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 348
 sentenza 
 sentenza 
e contrario
 art. 54
 sentenza 
 art. 54