Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/Penale/ultime_pubblicate
Timestamp: 2019-02-21 09:25:39+00:00

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Rapporti tra sequestro preventivo per equivalente successivo alla declaratoria di fallimento e riparto in sede fallimentare.
Con la sentenza di fallimento il fallito perde la disponibilità dei beni a favore della curatela a mente dell’art. 42 l.f., per cui il sequestro e la successiva confisca non producono effetti e il progetto di riparto predisposto dal curatore in favore dei creditori può essere dichiarato esecutivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 03 February 2019.
Il sequestro per equivalente delle liquidità della curatela deve essere eseguito nelle forme del pignoramento presso terzi quando si tratta di sequestrare somme acquisite nel corso del procedimento in sede di recupero crediti finalizzato alla ricostruzione dell’attivo fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 03 February 2019.
Divieto al sorvegliato speciale di detenere e usare telefoni cellulari o altri apparecchi di conversazione.
Sorvegliato speciale - Divieto di detenere e usare telefoni cellulari o altri apparecchi di conversazione.
La prescrizione del divieto di detenere e usare telefoni cellulari o altri apparecchi radioelettrici di conversazione non può essere imposta in modo automatico al sorvegliato speciale, ma richiede uno specifico accertamento delle esigenze di difesa sociale, che rendano necessario tale divieto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Bari, 22 January 2019.
Delega orale al sostituto dell’Avvocato: consentita.
Avvocato – Sostituto d’udienza – Delega – In forma orale – Sussiste.
L’art. 14, comma 2, della legge del 31 dicembre del 2012 n. 247 prevede che "gli avvocati possono farsi sostituire da altro avvocato, con incarico verbale o da un praticante abilitato, con delega scritta". Questa norma - che risponde ad esigenze di semplificazione insite nella riforma dell’ordinamento forense e di "armonizzazione in ambito europeo" (si fa riferimento all’ordinamento francese ed a quello inglese, che ammettono che la sostituzione in udienza da parte del difensore di fiducia non debba avere forma scritta) - nasce dall’esigenza "di sopperire all’impossibilità di presenziare all’udienza (o all’atto da compiere) da parte del difensore titolare". Si deve dunque ritenere tacitamente abrogato, ex art. 15 disp. prel. cod. civ., l’art. 9 r.d.l. n. 1578 del 1933, che prevedeva la necessità che la delega avesse forma scritta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 20 December 2018, n. 57832.
Patrocinio infedele: valutazione della complessiva attività professionale nell’ambito della strategia processuale e assenza di nocumento.
Patrocinio infedele nel processo tributario - Art.380 c.p. - Valutazione della complessiva attività professionale nell’ambito della strategia processuale - Assenza di nocumento - Esclusione del reato.
(nel caso in questione la omissione di alcune attività processuali in sede di contenzioso tributario non aveva pregiudicato in concreto la posizione processuale del ricorrente in quanto la commissione aveva tutta la documentazione idonea a valutare la fondatezza del ricorso e la decisione sfavorevole al contribuente era basata sulla consolidata giurisprudenza in tema di presunzione di distribuzione di dividendi nelle c.d. società a base famigliare). (Arturo Pardi) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 26 July 2018.
Prevalenza degli effetti della confisca penale sui diritti dei terzi creditori anche se garantiti da iscrizioni anteriori.
Il principio generale della prevalenza degli effetti della confisca penale sui diritti dei terzi creditori anche se garantiti da iscrizioni anteriori, opera ove il provvedimento ablativo (a prescindere dalla sua trascrizione) intervenga nel momento in cui il bene confiscato risulti ancora di proprietà del condannato e non nel caso in cui il medesimo bene, in sede di esecuzione forzata, sia stato già oggetto di un provvedimento di aggiudicazione in favore di un terzo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 November 2018, n. 30990.
Sequestro penale nei confronti di società fallita per reati tributari commessi dai suoi organi.
Sequestro penale per equivalente – Reati tributari – Sequestro eseguito nei confronti di società fallita per i reati commessi dai suoi organi.
Nessuna norma di legge prevede che possa disporsi la confisca per equivalente nei confronti della persona giuridica per reati tributari commessi dai suoi organi; ne consegue che la società
nei confronti della quale sia stato disposto il sequestro per equivalente, così come non può essere chiamata a rispondere dei reati tributari in contestazione, non può comunque essere destinataria di detta misura cautelare, tanto più nel caso in cui le somme sequestrate siano il risultato di attività recuperatorie poste in essere dal curatore a seguito dell'acquisizione di beni all’attivo della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 10 October 2018, n. 45574.
Sequestro preventivo finalizzato alla confisca ed esecuzione immobiliare anteriore alla trascrizione del pignoramento.
La mera indicazione della trascrizione del sequestro nel bando di vendita, non è elemento idoneo ad escludere la buona fede e consentire conseguentemente la confisca, poiché la buona fede, deve essere valutata rispetto al reato e non alle vicende del processo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 09 November 2018, n. 51043.
Per il reato di usura, il tasso di mora va valutato solo perché promesso e senza alcuna maggiorazione, unitamente a tutti gli oneri pattuiti in contratto, anche nel ‘’worst case’.
Tasso di mora usurario – Sufficienza della sola promessa – “Worst case”.
In conclusione, poiché nel calcolo del TEG si deve altresì tenere conto di tutti gli altri costi collegati al credito (commissioni, spese istruttoria, spese di riscossione, ecc.), è legittimo disporre che il Pubblico Ministero disponga, tramite consulente tecnico, accertamenti sulla usurarietà del mutuo tenendo conto delle indicazioni suesposte. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 31 October 2018.
Inammissibilità del reclamo fondato su allegazioni di fatto contrastanti con le attestazioni contenute in documenti del procedimento disciplinare.
Esecuzione - Magistratura di sorveglianza - Reclamo giurisdizionale - Sanzioni disciplinari - Dedotta falsità di atti del procedimento disciplinare - Querela di falso - Mancata proposizione - Conseguenze - Manifesta infondatezza del reclamo - Inammissibilità - Dichiarazione de plano.
Va dichiarato inammissibile de plano ai sensi dell’art. 666, comma 2, c.p.p. il reclamo giurisdizionale di cui agli artt. 35-bis e 69, comma 6, lettera a), O.P., allorchè il provvedimento di irrogazione della sanzione disciplinare risulta contestato dal reclamante con allegazioni di fatto contrastanti con le attestazioni contenute in documenti del procedimento disciplinare aventi l’efficacia dell’atto pubblico ex art. 2700 c.c. (nella fattispecie, il verbale di contestazione dell’addebito disciplinare ex art. 81, comma 2, DPR 30 giugno 2000 n. 230 e la relazione di servizio ex art. 81, comma 1, stesso DPR), dei quali è stata sostanzialmente dedotta la falsità ideologica, ma rispetto ai quali non è stata già proposta la querela di falso o non è stata richiesta la fissazione di un termine entro cui proporla ai sensi dell’art. 77 d. lgs. 2 luglio 2010 n. 104 (codice del processo amministrativo). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 08 November 2018.
Discrimine tra le misure di sicurezza detentive e quella non detentiva della libertà vigilata.
Misure di sicurezza - Libertà vigilata - Prescrizioni - Ricovero obbligatorio in comunità - Carattere sostanzialmente detentivo della misura - Esclusione.
Il discrimine tra le misure di sicurezza detentive e quella non detentiva della libertà vigilata consiste non nel contenuto delle limitazioni della libertà personale che esse comportano, ma nella coattività o meno di tali limitazioni. Conseguentemente, deve considerarsi legittima la prescrizione, con la quale il magistrato di sorveglianza pone a carico del libero vigilato l’obbligo di sottoporsi a programma terapeutico presso una comunità, atteso che l’osservanza di tale obbligo non può essere imposta in modo coercitivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17 October 2018.
Richiesta tardiva di riesame e revoca del sequestro.
Sequestro – Istanza tardiva – Revoca.
La mancata tempestiva proposizione, da parte dell'interessato, della richiesta di riesame avverso il provvedimento applicativo di una misura cautelare reale non ne preclude la revoca per la mancanza delle condizioni di applicabilità, neanche in assenza di fatti sopravvenuti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Penali, 11 October 2018, n. 46201.
Sollevata questione di legittimità costituzionale della nuova norma sui reati familiari.
Diritto vivente anteriore alla legge n. 103 del 2017 – Omesso versamento dell’assegno periodico di mantenimento in favore dei figli – Rilevanza penale – Sussistenza – Introduzione del nuovo art. 570-bis c.p. – Esenzione di responsabilità per il genitore di figli non matrimoniali – Questione di legittimità costituzionale – Eccesso di delega.
I virtù del diritto vivente anteriore alla entrata in vigore delle modifiche introdotte dal dlgs n. 103 del 2017 (con cui è stato inserito il nuovo art. 570-bis c.p.c.), il reato di omesso versamento dell'assegno periodico per il mantenimento, educazione e istruzione dei figli, previsto dell'art.12-sexies Legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall'art. 3 della Legge 8 febbraio 2006 n. 54), è configurabile non solo nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ma anche in quello di violazione degli obblighi di natura economica derivanti dalla cessazione del rapporto di convivenza. La cennata legge n. 103 del 2017 ha però abrogato i menzionati riferimenti normativi e inserito il già citato art. 570-bis c.p. ove si prevede che “Le pene previste dall’articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli”. Per effetto della nuova norma, sono stati esclusi dalla punizione penale le omissioni di obblighi economici disposti, in sede giudiziaria, in favore di figli nati fuori del matrimonio, alla luce della testuale individuazione del soggetto attivo del reato di nuova formulazione, che è il coniuge. Conseguentemente, il genitore di figli avuti con persona non unita in matrimonio va ora esente da ogni responsabilità penale in caso di sua sottrazione agli obblighi di mantenimento della prole, né è possibile alcuna interpretazione costituzionalmente orientata della norma in questione, nella parte censurata, contrariamente a quanto era possibile effettuare rispetto alla previgente formulazione dell'art. 3 della legge n. 54/2006, per il chiaro tenore letterale della stessa. Risulta, dunque, essere stata operata dal Legislatore delegato una abrogazione, non solo formale e funzionale alla realizzazione della riserva di codice, ma sostanziale di una parte della previgente previsione incriminatrice. E’ da escludersi che siffatto potere fosse attribuito dalla Legge delega, in considerazione dell’inequivocabile mandato di (mero) trasferimento nell’unicità organica del codice penale di fattispecie criminose disseminate in leggi speciali. Ne consegue che è rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale relativamente agli articoli 2 comma 1 lettera c) e 7 comma 1 lettere b) e o) della decreto legislativo 1° marzo 2018 n. 21 nella parte in cui è abrogata la previsione incriminatrice della violazione degli obblighi di assistenza familiare da parte del genitore non coniugato, per contrasto con gli artt. 25 e 76 della Costituzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Trento, 21 September 2018.
L’allacciamento abusivo alla pubblica fontana non integra il reato di furto.
Acque pubbliche – Allacciamento abusivo alla fontana pubblica – Configurabilità del reato di furto – Esclusione.
Le acque pubbliche a cui si riferisce l’art.17 del R.D. 1755 del 1933 sono quelle sotterranee e superficiali a cui gli enti pubblici abilitati non abbiano ancora conferito una destinazione particolare. L’impossessamento abusivo di tali acque integra esclusivamente l’illecito amministrativo di cui all’art.23 D.Lgs. 152/99 e non anche il delitto di furto, atteso che tali beni appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico.
Per quanto riguarda, invece, le acque già convogliate nell’acquedotto comunale, occorre distinguere le ipotesi in cui l’impossessamento si realizzi mediante un vero e proprio allaccio abusivo (ossia, mediante la costituzione di un’utenza), con il conseguente mutamento della destinazione impressa al bene dall’ente gestore, da quelle in cui il bene sia già stato destinato da tale ente alla pubblica fruizione, ma il privato cittadino ne usufruisca in violazione delle modalità stabilite. Nel primo caso si tratta di acque separate dall’insieme e costituenti un bene autonomo su cui l’ente esercita una signoria propria.
Nella seconda ipotesi, se è vero che l’acqua già convogliata nell’acquedotto comunale non può definirsi pubblica, la sua natura pubblica può derivare dalla sua destinazione, impressa dall’ente gestore, a una regolata fruizione pubblica. In questo caso la condotta del soggetto agente si sostanzia nell’impossessamento di acque destinate alla pubblica fruizione in misura eccessiva e con modalità diverse da quelle stabilite dall’ente gestore (senza che ciò comporti un mutamento della destinazione impressa al bene e la realizzazione di una vera e propria utenza abusiva), e può integrare gli estremi dell’illecito amministrativo e non quelli del delitto di furto.
[Nella fattispecie, la Corte ha annullato la sentenza di condanna per furto comminata al ricorrente per avere collegato con un tubo di gomma la fontana pubblica cittadina all’impianto privato del proprio bar gestito dal ricorrente.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 20 July 2018, n. 34455.

References: sentenza 
 art. 15
 Art.380
 art. 2700
 art. 81
 art. 81
 art. 570
 art. 570
 art. 570
 sentenza