Source: http://mefrm.revues.org/1964
Timestamp: 2017-05-22 15:22:44+00:00

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Dal governo signorile al governo del capitale mercantile: i Monti della Tolfa e 'le lumere' del papa
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126-1 | 2014 : Le culte de sainte Agnès à place Navone entre Antiquité et Moyen Âge - Le monopole de l’alun pontifical à la fin du Moyen Âge - Varia - Regards croisés
Le monopole de l’alun pontifical à la fin du Moyen Âge
Italiano La scoperta dei giacimenti di allume trasformò i Monti della Tolfa in un distretto minerario di risonanza internazionale. Attraverso l'analisi di fonti documentarie inedite ho affrontato in questa occasione alcuni aspetti ancora poco chiari. Alla luce di rivendicazioni di diritti e prerogative giurisdizionali da parte dei signori locali, di comuni, in particolare Corneto, e del papa, l'evento prende forma molto tempo prima. La lunga vicenda delle 'lumere' del papa si snoda quindi attraverso varie fasi. Si parte dalla struttura verticistica, creata dal papa, per un miglior controllo della prima società - Giovanni di Paolo di Castro, Bartolomeo Framura, Carlo Gaetani -, con formule contrattuali in grado di soddisfare le esigenze legate pure allo smercio dell'allume - affidato a mercanti genovesi, quindi, in regime di quasi monopolio, ai Medici -, e, per finire, nel XVI secolo, all’accentramento delle aree minerarie in un unico progetto produttivo-commerciale attraverso il sistema industriale minerario messo in atto dal mercante senese Agostino Chigi.
The discovery of alum rock mines changed the Tolfa Mountains in an international mining district. Basing on the analysis of unpublished sources, the paper faces first of all some aspect still not clear. In the light of claims of jurisdictional rights and prerogatives by local lords, comuni (particularly Corneto) and the pope, the event starts many time before. So the long affair of pontifical lumere passes through different moments. We’ll start form the top-down structure, created by the pope, for a better control of the first society - Giovanni di Paolo di Castro, Bartolomeo Framura, Carlo Gaetani -, with agreements strategies which could satisfy the requirements linked to the alum trading - committed to Genoese merchants, passing thorugh the nearly monopoly of the Medici - ending, in the XVIth century, with the centralization of the mining areas in a unique “productive-commercial” project, by the mining industrial system put in act by the Siena merchant Agostino Chigi.
Keywords :mines of Tolfa, productive arrangement, comercial organization
Parole chiave :miniere di Tolfa, organizzazione produttiva, organizzazione commercialeHaut de page
De dominis Tulfe
La 'corsa all'oro'
La signoria papale
Maonerii Urbis Rome et Patrimoni... mercatores Romanam Curiam SequentesHaut de page
1 Calisse 1887, Zippel 1907, Delumeau 1962, Piccolomini 1984, II, p. 1451sq.
2 « Hodie – inquit – tibi victoriam de Turcho affero. Aureorum supra trecenta milia quottannis ille a (...)
1L'improvvisa entrata in scena dei Monti della Tolfa si deve alla scoperta dei giacimenti di allume e al loro sfruttamento che trasformò l'area in un distretto minerario di risonanza internazionale. Riguardo a modalità e scansione cronologica del rinvenimento – il 1462 secondo quanto riportato nei Commentarii di Pio II –, le tesi sono discordanti.1 La ricerca di prove documentarie ridimensiona fortemente il racconto di Enea Silvio Piccolomini nel quale elementi di fatto - l'indicazione del protagonista, Giovanni di Paolo di Castro, e della data - si mescolano a indicazioni più fortuite, delineando una situazione ben più articolata all'interno del processo di riorganizzazione e rafforzamento del potere papale nel corso della prima metà del XV secolo.2
2Prima di affrontare i molteplici aspetti connessi a gestione e assetto dell'attività produttiva e commerciale dell'allume fino agli inizi del XVI secolo, con l'avvio del regime di quasi assoluto monopolio da parte di Agostino Chigi, presento, in modo seppure succinto, alcuni dati che permettono di gettare luce sui diversi poteri che giocarono un ruolo di primo piano nelle dinamiche di controllo dell'area dei Monti della Tolfa.
3La fase di instabilità politico-istituzionale dello Stato Pontificio, durante il periodo avignonese, porta alla ribalta il dinamismo di nuclei di potere signorile nei castelli di Tolfa Vecchia e di Tolfa Nuova attestati a partire almeno dagli inizi del XIII secolo.
3 Una accurata ricostruzione di questi siti è stata fatta da Vallelonga 2006, p. 179-205.
4 È stata rilevata la presenza di un toponimo “Passo di Viterbo”, sito in un punto di facile attraver (...)
5 Sui bellicosi eventi fra Viterbo e Corneto e sull'intervento del papa Gregorio IX per il 'recupero' (...)
6 Rinvio per questi aspetti allo studio di Pagani 2002, p. 54sq.
4Nello specifico si trovano più gruppi familiari a dividersi il controllo di Tolfa Nuova. Allo stato attuale della ricerca non è possibile sapere l'origine della loro giurisdizione, si può solo constatare la loro posizione eminente collegata al controllo di altre emergenze fortificate che le recenti acquisizioni archeologiche permettono di inquadrare in modo più definito nell'assetto della Provincia di S. Pietro in Tuscia.3 Si deve certamente all'importanza rivestita per lungo tempo dalla zona montuosa, attraversata dal fiume Mignone e da diversi itinerari,4 l'interesse del Comune viterbese verso il controllo di punti strategici di collegamento fra le località della Tuscia interna e l'area costiera;5 proiezione che provocava un acceso antagonismo con i comuni limitrofi, in particolare con Corneto.6
7 Circa l'interesse verso questa area di potenti personaggi, quale l'imperatore Federico II, si veda (...)
8 Questo personaggio compare la prima volta nel 1320 in occasione dell'acquisto di alcune terre nel d (...)
9 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 508, 28 F. 5All'interno di questi contenziosi va inquadrata l'elaborazione di strategiche alleanze da parte dei domini del castello di Tolfa Nuova che tentavano di giocare il loro ruolo politico.7 Testimonianze, finora inedite, del periodo compreso fra il 1320 e il 1345, attestano l'espansione territoriale portata avanti dal nobile Nerio del fu Ballo Ranieri8 attraverso acquisti di case, casalini, di porzioni dello stesso castello, e delle prerogative signorili - fidelitas et vaxallagiumcum toto mero et mixto imperio - di pertinenza.9 Al momento non è chiara la motivazione che indusse i dominiTulfe Nove - Pucciaronus del fu Pellinelli Pellutii, i fratelli Pellino e Petruccio Cappelli, figli ed eredi di Cappelluzo Cappelli, i fratelli Ballo e Locius del fu Gerardo de dominis Tulfe Nove - a cedere proprietà e prerogative.
10 Il 10 maggio 1345 oggetto di vendita era un casalino che, di proprietà del notaio Ugolini si trovav (...)
11 Si veda l’atto di divisione dei casalini fra Nerio di Ballo e i fratelli Puccio e Bacciolino, figli (...)
12 L'atto del 20 marzo 1346, ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 508, 28 I.
13 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 508, 28 G. 14 Antonelli 1902-1904, ora anche Berardozzi 2013.
6Gli atti forniscono notizie interessanti oltre che sulla topografia del luogo10 e i vincoli parentali,11 su reti di relazioni percepibili attraverso rapporti di vicinanza.12 Nello specifico si apprende che due esponenti della famiglia Ranieri, Puccio e Bacciolino, risiedevano nella torre che, posta in cacumine Arcis, confinava con il palazzo domini prefecti, il nobile Giovanni di Vico: una presenza 'fisica', che segnava il controllo esercitato dal Comune romano,13 e un legame fra la famiglia Ranieri e un membro della potente casata cui apparteneva la carica di prefectus Urbis.14
15 Cfr. Fabre 1887, p. 163 ; Calisse 1887, p. 118. Per Tolfa Vecchia comparivano Pucciarello del fu Bo (...)
16 Silvestrelli 1970, p. 593 e n. 4; stesso giuramento prestarono al rettore del Patrimonio di S. Piet (...)
17 Circa i confini territoriali di questi siti si rinvia a Vallelonga 2006.
18 Questi beni sarebbero stati acquisiti dal nonno Francesco. Nel 1369 i figli di Nerio nottetempo, co (...)
7A conferma della posizione sociale elevata e del ruolo politico svolto da Nerio è la sua presenza nel 1354 fra i notabili che, insieme a Pietro Di Vico, fratello di Giovanni, - « pro parte quam habet in Tulfanova » -, parteciparono al giuramento di fedeltà prestato al legato papale, dopo che l'intervento dell'Albornoz aveva recuperato castelli e città al governo della Chiesa.15 Già fra il 1340 e 1341, papa Benedetto XII, nel tentativo di riappropriarsi della giurisdizione del territorio, aveva chiesto ed ottenuto l'atto di sottomissione ed omaggio al quale interveniva Nerio, insieme al figlio Pucciarello, de dominis Tolfenove.16 Questi peraltro continuò nella conquista territoriale e, dopo aver ottenuto il castello di Carcari e le terre di pertinenza,17 si spingeva fino a S. Severa, in contesa con Ventura di Giovanni di Francesco Bonaventura de Venturinis che ne rivendicava la proprietà.18
19 Fascicolo di 20 fogli riguardanti acquisti immobiliari e altri interessi inerenti a Nerio del fu Ba (...)
20 Questa area fu data in feudo agli Orsini a partire almeno da Eugenio IV, la disposizione venne conf (...)
8Oltre alle complesse dinamiche territoriali i contratti relativi a passaggi di proprietà di beni e privilegi pertinenti al castello e al territorio di Monte Castagno fanno emergere altri dati interessanti. In quattro mesi, fra settembre e dicembre del 1345, Nerio del fu Ballo Ranieri comprava 1/48 castri vel castellariset tenimenti di Monte Castagno da due signori de dominis Tulfe Nove, i fratelli Ballo e Locius del fu Gerardo. Tali patrimoni - si precisa - erano situati nella provincia di Roma aut in Patrimonio Beati Petri in Tuscia, confinanti con le tenute dei castelli di Tolfa Nuova, Tolfa Vecchia, Rocca, Sassi e Castri Carcaris,19 confermando così l'appartenenza alla giurisdizione romano-papale della parte sud est del territorio fra Tolfa Nuova e Tolfa Vecchia.20
21 Pur in presenza di poli produttivi di allume quando si stipulò il contratto di vendita di Tolfa Vec (...)
22 Si può ritenere che parte del bestiame che dalla Tuscia andava nei pascoli della Chiesa provenisse (...)
23 Il 14 aprile 1329 Nerio di Ballo aveva acquistato una vigna posta nel territorio di Tolfa Nuova ASR (...)
9Il secondo aspetto relativo alle pertinenze crea un collegamento con l'eventuale presenza di miniere nel territorio. Negli atti, infatti, vengono elencati le risorse dell'area e se la genericità dei riferimenti - prati, selve, acque, oltre alle vie pubbliche - è forse imputabile ad una consuetudine notarile,21 da cui anche l'assenza di notazioni su eventuali giacimenti, non è da scartare l'ipotesi di uno sfruttamento agricolo pastorale dell'area22, con produzioni specialistiche destinate al mercato.23
24 Giontella 1998, p. 127-133, doc. 57.
25 Nel XIII secolo l'eremo risulta ben organizzato cfr. Tron 1982, p. 48
10Su un'eventuale presenza di miniere o di attività estrattive nella zona dei Monti della Tolfa aprono qualche spiraglio le indicazioni riportate all'interno di un inventario dei beni immobili appartenuti alle prebende del capitolo della chiesa cattedrale di S. Pietro di Tuscania.24 Nell'elenco, stilato a Tuscania nel 1371, si trovano, all'interno della « prebenda terza » del canonico Seppo, due tracce. La prima attesta l'esistenza di una eclesiole chiamata santa Trinità (di Pian di Mola), per la quale è, al momento, difficile stabilire l'ubicazione e di conseguenza l'eventuale identificazione con l'eremo della Trinità25, anche se il riferimento al toponimo Pian di Mola suggerisce che si possa trattare di Campo della Mola ove era ubicato il famoso cenobio.
26 Tale assenza spicca negli atti del convegno tenutosi a Cassino il 2-4 giugno 1994, ove due soli con (...)
11Di maggiore interesse è il secondo indizio: un pezzo di terra che, si specifica, era situato ultra Martam, iuxta cavas. Purtroppo non ci sono indicazioni circa la tipologia delle cave e, a questo riguardo, va osservato come sia ancora tutta da ricostruire l'attività mineraria e metallurgica dello Stato della Chiesa, specie per il periodo medievale26. Tuttavia, tornando al riferimento documentario, la localizzazione, al di là del fiume Marta, secondo la prospettiva di chi stava scrivendo l'atto a Tuscania, permette di collocare il terreno nei pressi di quello che diventerà il borgo della Farnesiana. Fu questa la prima area, quella più antica, posta più in basso rispetto ai Monti della Tolfa, nella quale si trovavano le cave vecchie di allume.
27 Una vocazione confermata dal secondo appalto dell'allume del 20 marzo 1465, quando il territorio di (...)
28 Per l'uso delle risorse ambientali di questi siti rinvio al saggio di Spada, Passigli, in questo vo (...)
29 Vallelonga 2006, p. 186.
30 Il padovano Giovanni di Castro era stato nominato depositario della Camera Apostolica da Eugenio IV (...)
12Se, allo stato attuale delle ricerche, non è possibile andare oltre le ipotesi, questi dati confermano una marcata differenziazione fra i due territori, quelli di pertinenza di Tolfa Nuova, a vocazione agro-pastorale,27 e quelli di Tolfa Vecchia nel cui comprensorio vi erano probabilmente già delle strutture minerarie.28 Si potrebbe trattare del presupposto che portò sia al potenziamento dell'espansione territoriale di Roma, e successivamente dei papi,29 sia all'ampliamento delle ricerche di giacimenti anche di allume da parte di Giovanni di Paolo di Castro.30
31 Zippel 1907, p. 28, n. 2. L'attribuzione fu fatta da uno storico nonché esponente del casato, cfr. (...)
13Siamo all'alba della famosa scoperta quando un altro piccolo dossier documentario permette di aggiungere ulteriori osservazioni sui signori di castello, in questo caso sui domini Tulfe Veteris e, in particolare, sui fratelli Ludovico e Pietro della Tolfa, sulla cui discendenza agnatizia si è acceso un ampio dibattito anche se, come osservato da Zippel, agli inizi del XX secolo, « nei documenti non abbiamo mai incontrato il casato dei Frangipane unito al nome dei signori di Tolfavecchia ».31
32 La parte di Tolfavecchia, corrispondente a 1/3, devoluta all'ospedale di S. Spirito dal defunto Ang (...)
33 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 503, 12 C, al breve fa seguito il memoriale di Pandolfo e di Lore (...)
34 Queste parti erano congiunte con quelle di Orso di Marraffio, secondo quanto stabilito da una sente (...)
14Proprietari dell'area delle cave, Ludovico e Pietro nel 1458 ottenevano dal papa Nicolò V l'infeudazione della rocca di Tolfa Vecchia e del suo territorio.32 Indicati quali figli di Trancheduccio o Tungedutii, detti La Soma, il breve papale a loro favore faceva seguito al documento fatto redigere dal cardinale Bessarione contro le pretese avanzate su Tolfa Vecchia da parte dei potenti Pandolfo e Felice Anguillara.33 Si concludeva così un lungo contenzioso il cui oggetto era un credito di 1305 ducati d'oro che Felice, figlio del conte Giovanni Anguillara, vantava nei confronti dei due fratelli e la cui garanzia erano costituita dai loro beni: la terza parte delle tre loro spettanti, del castello di Tolfa Vecchia, del suo territorio e fortilitium Rocce, tenimentum, vaxalli, la terza parte di Rota e S. Angelo e dei rispettivi diritti, iuncti pro indiviso con la terza parte dei castelli e tenute del cardinale Giovanni Vitelleschi.34
15Alla luce dell'entità della somma in gioco, dei forti interessi verso questa area da parte di personaggi di alto rilievo sociale, e di testimonianze, per quanto scarne, circa la presenza di cave in quel territorio, diventa più concreta la possibilità che vi fosse già uno sfruttamento minerario prima della famosa scoperta.
16In un quadro di rivendicazioni di diritti e prerogative giurisdizionali da parte dei signori locali, di comuni, nel caso specifico Corneto, e di difficili rapporti con le comunità soggette da parte di uno stato territoriale, quello della Chiesa, in fase di costruzione e ristrutturazione, diveniva inevitabile per i papi muoversi con particolare cautela.
17Il ritmo scandito dalla documentazione riguardo alla vicenda di Tolfa, a partire dall'ascesa al soglio pontificio del Piccolomini, adombra infatti un'avveduta politica di espansione verso un territorio tutt'altro che facile da sottomettere in vista di un maggiore e più efficace controllo della ricchezza garantita da una risorsa abbondante nonché di buona qualità presente nel sottosuolo.
35 ASV, Reg. Vat., 482, fc. 72r-73r, il documento è riportato in Theiner 1863, p. 419-420. Il 13 lugli (...)
36 Il contratto con Corneto in ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 29, c. 207r-212v è stato edito da Se (...)
37 Metà delle entrate il comune di Corneto le destinavaa alla manutenzione delle mura e metà per le do (...)
18Una bolla, emessa il 23 agosto del 1461, convalidava e ratificava i capitoli dell'accordo che Giovanni di Castro aveva precedentemente stipulato con il comune di Corneto e - cum gentibus -, il cui oggetto « ...de et supra alumine aliisque mineriis et metallis diversis » riguardava minerali e metalli « sculptis seu non sculptis ».35 Era l'ufficializzazione del contratto, concluso il 30 aprile di quell'anno, quando, davanti alle massime cariche del Comune di Corneto,36 Giovanni spiegava di « trovare o havere trovato in questa ciptà et territorio habundantissime lumiere di sorte ». Le condizioni previste, di durata venticinquennale, - privativa sullo sfruttamento dei giacimenti, libero approvvigionamento del combustile necessario all'impresa ricorrendo al legname estratto da boschi e selve di pertinenza della comunità cornetana -, erano estese ai suoi eredi; in cambio si impegnava a corrispondere al Comune il 15% dei profitti.37
38 «... contenti di starne alla pura parola del detto Giovanni o di chi soprastarà», ASR, Camerale III(...)
39 Caravale 1979.
19Ottenuti privilegi e garanzie per la nuova attività prima da Corneto e, subito dopo dal papa, Giovanni di Castro si recava nel castello di Tolfa Vecchia. E, in arce dicti castri, il 30 novembre del 1461, il notaio cornetano Pantaleone de Mediis Panibus rogava l'accordo con il quale i magnifici domini Ludovico e Pietro della Tolfa Vecchia in vista del beneficio « ne haveranno a conseguire... », riconoscevano a Giovanni la facoltà di estrarre e lavorare pietra e minerali e di utilizzare a tal fine i boschi in cambio di un utile di circa il 15%.38 Accanto a Giovanni compare in questi atti il fratello maggiore Angelo che, esperto di questioni giuridiche, forniva le migliori garanzie per il buon esito delle trattative.39
40 Recita così il citato documento del 20 luglio 1461 in ASR, Camerale III, b. 2360, fasc. 3, c. 98v.
20Alla luce della scansione degli eventi appare più attendibile l'ipotesi di una retrodatazione del momento in cui sarebbe stato 'manifestato et propalato'40 l'evento che avrebbe tramutato i Monti della Tolfa in un distretto minerario di fama europea.
41 L'atto dell’8 novembre, de cuius industria, prudencia et diligencia plurimum confidimus transferend (...)
42 Il 17 novembre Girolamo Lando faceva un'ulteriore pressione con un'unica motivazione: ...ab eiusdem (...)
43 ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 37, c. 195v.
21Nello specifico si potrebbe situare fra la fine del 1460 e i primi mesi del 1461: nel novembre del 1460 il vicecamerario Girolamo Lando sollecitava Giovanni di Castro a trasferirsi a Corneto per venire incontro, spiega, alla richiesta degli abitanti circa quendam portumad recepcionemtutam navigiorumerigi construi et fabricari facere,41 concedendogli, pochi giorni dopo, la licenza a trasferirsi aliasque terras et loca oportuna.42 Non solo: il 13 giugno del 1461 veniva rilasciata una littera passus al grande mercante Piero di Cosimo de' Medici.43
44 L'entità della somma porta a ritenere che si trattasse di strutture destinate ad immagazzinare l'al (...)
22Il lasciapassare, accordato dalla Camera Apostolica un mese prima di sottoscrivere il contratto con Giovanni di Castro, dava facoltà a Piero di commerciare allume in ogni parte del mondo senza alcun impedimento e con l'esonero dal pagamento delle gabelle sugli ancoraggi, in cambio i Medici si impegnavano ad investire ben 200 fiorini d'oro per terminare la costruzione di un edificio nella rocca di S. Maria a Civitavecchia. Inoltre il 28 agosto 1461 veniva concesso a un mercante cornetano, di tenere in enfiteusi un pezzo di terra a Civitavecchia, a condizione che entro tre anni investisse 400 ducati d'oro nella costruzione di magazzini e altre opere.44
45 Al maestro Bartolomeo Framura, scriptore apostolico, poi socio di Giovanni di Castro, il 14 novembr (...)
23Non è possibile distinguere dietro questi atti ufficiali quanto fosse dettato da volontà politica45 o dall'interesse del singolo. Rimane la quasi assoluta certezza di buoni risultati già ottenuti dal mercante Giovanni di Castro che, rientrato presso la corte di Roma dal suo soggiorno a Costantinopoli, e legato da profonda amicizia ad Enea Silvio Piccolomini, venne dal neoeletto Pio II inserito nei quadri dell'amministrazione finanziaria della Camera Apostolica con la funzione di commissario generale per le provincie di Roma e del Patrimonio: era il percorso pianificato al fine di verificare la veridicità della presenza nell'area tolfetana di un minerale che per copiosità e caratteristiche surclassasse quello di Focea in mano ai nemici della Cristianità?
46 Le ricerche dei minerali e la loro lavorazione e commercio fu alimentata dai particolari favori e p (...)
47 L’industria del ferro, dopo un periodo difficile riprendeva proprio nel XV secolo in collegamento c (...)
48 Si veda il caso sintomatico di Siena esaminato da Didier Boisseuil in questo stesso volume. Ancora (...)
24Da questa angolatura il caso di Tolfa sembra confermare il nesso fra politica e scoperte,46 aspetto questo messo in evidenza per il settore metallifero.47 E, intorno ai fatidici anni '60 del XV secolo, la documentazione rinvia la spasmodica ricerca, da parte dei nascenti Stati, di metalli e minerali di vario genere attraverso quella che sembra essere una vera e propria 'corsa all'oro'.48
49 Questi era accanto al di Castro fin dall'inizio delle ricerche, su questo si veda quanto detto a no (...)
50 Secondo Niccolò della Tuccia, la scoperta venne fatta da Giovanni da Castro insieme a “uno genovese (...)
51 Cfr. la scheda prosopografica della famiglia Gaetani in Petralia 1989, p. 182-187. Carlo Gaetani ri (...)
52 Rifornimenti di grano e cera per la spezieria del Palazzo apostolico sono registrati già dal dicemb (...)
53 Ancora nella bolla del 16 luglio 1462 compaiono solo Giovanni di Castro e Bartolomeo Framura, ASV, (...)
54 È quanto si evince dal secondo contratto, in vigore dal 1º novembre 1465, ASR, Camerale I, Deposite (...)
25Conclusa la prima fase e con essa anche il lungo e complesso lavoro preparatorio, relativo sia alla ricerca vera e propria, e sia, una volta identificata l'area migliore, all'allestimento necessario ad avviare l'attività di scavo e le successive fasi di lavorazione del minerale, in questi primi stadi di un'operazione politicamente ed economicamente strategica, secondo quanto riporta Niccolò della Tuccia, Giovanni di Castro sarebbe stato aiutato da altri due operatori: il genovese Bartolomeo Framura, scrittore apostolico,49 e il mercante pisano Carlo Gaetani.50 Quest'ultimo, appartenente ad una famiglia fra le « più potenti e importanti dell’aristocrazia cittadina » pisana,51 pur svolgendo attività commerciali per la Camera apostolica dal 1461,52 è assente nei primi accordi stipulati da Giovanni di Castro.53 Solo in un secodo momento entrava nel gruppo dei 'maestri manufattori', in solido con il genovese Bartolomeo Framura.54
55 Così è riportato nell'intestazione dei fascicoli 5 e 8 conservati in ASR, Camerale III, b. 2360.
26La 'fabbrica delle lumere'55 nel distretto minerario dei Monti della Tolfa fu frazionata in tre settori distinti che, marcati dalla presenza di giacimenti di alunite, vennero autonomamente gestiti dai tre soci, la cui qualifica di ‘maestri manufattori', indica la loro specificità di addetti alla produzione. Tale attività fu gratificata da particolari concessioni, non da ultimo la privativa di occuparsi del ciclo produttivo dell’allume che, come si è già accennato, veniva trasmessa ai loro eredi.
56 Il breve, datato Viterbo 1° giugno 1462 in Theiner 1862, III., p. 423-424, doc. CCCLXX; essendo sti (...)
27Ai vertici dell'organizzazione della produzione mineraria nel giugno del 1462 Pio II nominava il genovese Biagio Centurione Spinola con la qualifica di principalis magister dicte minerie aluminum.56
57 Venezia aveva esteso la ricerca dei minerali e metalli nelle montagne del Tirolo, Zippel 1907, p. 1 (...)
58 Sono rimaste due carte riguardanti i pagamenti effettuati dalla Camera Apostolica per mano del Ciga (...)
28Già alle dipendenze di Venezia57, lo Spinola aveva dimostrato abilità e competenze nel settore minerario riconosciute a livello internazionale. Così Pio II lo investiva di un incarico di alta responsabilità - dirigere l'intero distretto minerario - e, per allettarlo, gli offriva un contratto particolarmente vantaggioso: durata ventennale, un salario annuo di 400 ducati d'oro e, in caso di morte prima del termine del contratto, alla vedova e ai figli veniva riconosciuto un vitalizio di 100 ducati d'oro annui.58
59 Era quanto suggeriva Agricola 1969. 60 Si vedano le dichiarazioni di Niccolò, commissario di nostro Signore alle allumiere, dal 1464 al 14 (...)
29L'obbiettivo del papa Piccolomini era quello di ottenere buoni risultati e ricavare guadagni sicuri. A tal fine occorreva ottima conoscenza dell'organizzazione del lavoro nelle miniere, massima attenzione sull’andamento dell'attività e sul rendimento dei lavoratori, ma anche capacità a svolgere funzioni giurisdizionali e amministrative.59 Così, nell'organizzazione fortemente verticistica, al di sotto dello Spinola, fu posto un commissario speciale, Niccolò da Fabriano, per la revisione annuale della produzione e dei profitti spettanti alla Depositeria della Crociata.60
61 Nominati scudieri onorari (la bolla del 22 giugno del 1462, emessa da Viterbo, con la concessione d (...)
62 ASR, Camerale I,Mandati camerali, 1235, c. 49r, pagamento effettuato il 30 maggio 1464, cfr. Zippel (...)
63 Il 21 novembre del 1464 fu corrisposta la somma di 30 ducati per arretrati di tre mesi di salario c (...)
64 Per esercitare la diretta sovranità l'8 febbraio del 1465 Paolo II nominava un castellano pontifici (...)
65 ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 34, c. 214v e c. 227r-v.
66 Il 4 giugno del 1469 sia Orso Orsini che i fratelli Luodovico e Pietro della Tolfa venivano assolti (...)
30Pur rimanendo nel solco tracciato dal suo predecessore, il veneziano Pietro Barbo, salito al soglio papale, definiva in maniera risolutiva un nodo essenziale. L'utilizzazione del sottosuolo da parte del potere statale, avocata da Pio II, aveva provocato forti reazioni per bloccare le quali i domini Ludovico e Pietro della Tolfa furono gratificati con incarichi onorifici,61 con la partecipazione agli utili,62 e un salario mensile di 10 ducati d'oro.63 Volendo affermare la diretta sovranità della Chiesa anche sulle terre mediate subiecte, Paolo II metteva in atto una serie iniziative indirizzata a rafforzare il controllo del territorio delle cave sottomettendolo definitivamente all'autorità temporale papale.64 Il polo produttivo di Tolfa Vecchia, divenuto fra i più importanti distretti minerari a livello europeo, grazie alla maggiore consistenza della massa alluminifera, venne infine inglobato tra le proprietà della Chiesa. L'operazione di acquisto del castello di Tolfa Vecchia con tutte le sue pertinenze, conclusa il 2 giugno del 1469, fu resa possibile tramite l'intermediazione finanziaria dei Medici.65 Il prezzo di 17.300 ducati, concordato fra il duca di Ascoli, l'illustrissimo Orso degli Orsini, e i magnifici fratelli Ludovico e Pietro della Tolfa,66 da una parte e la Camera Apostolica dall'altra, venne liquidato il 4 giugno per societatem de Medicis de Romana Curia.
67 Theiner 1842, III., p. 464-467.
68 Cessi 1919, ora anche Feniello 2005.
69 Zippel 1907, p. 38 n. 1.
31L'obbiettivo di rafforzare la posizione dell'allume di Tolfa poneva un altro problema: trovare formule contrattuali in grado di controllare la concorrenza della produzione proveniente da altre aree. Con l'accordo stipulato l'11 giugno del 1470 con il re di Napoli, Paolo II dava vita, per la durata di 25 anni, alla compagnia et unione de tutte allumiere.67 Era sorto un unico corpo industriale e commerciale, una maona:68 profitti, spese di trasporto e assicurazione, venivano ripartiti a metà fra i membri del cartello così come le esportazioni, costituite per metà dall'allume romano e per l'altra metà da quello napoletano. A garanzia del rispetto delle condizioni contrattuali un commissario papale doveva risiedere a Napoli e un rappresentante del re a Civitavecchia, con il compito di ispezionare miniere e stabilimenti. Un'ulteriore compartecipazione includeva la fornitura ad una delle parti di quella quantità di allume necessaria a raggiungere il tetto fissato. Dato che le cave napoletane non erano in grado di competere con quelle pontificie, la Camera Apostolica sarebbe intervenuta con materiale proprio traendone un guadagno proporzionale. Ogni violazione dei patti avrebbe comportato una pena di ben 50.000 ducati d'oro. L'accordo non ebbe vita lunga e nel 1472 il nuovo pontefice Sisto IV ottenne da Ferdinando I la rescissione del contratto.69
Maonerii Urbis Rome et Patrimoni70... mercatores Romanam Curiam Sequentes
70 Maonerius è la qualifica data al Gaetani si veda il documento in ASR, Osp. S. Salvatore, cass. 468, (...)
71 Il contratto, stilato il 20 marzo del 1465, in ASR, Camerale I,Depositeria generale della Crociata, (...)
72 L'accordo sostituiva precedenti patti secondo i quali la Camera Apostolica avrebbe corrisposto due (...)
73 È quanto si legge nella ricevuta rilasciata dal Framura e dal Gaetani a Piero de’ Medici a seguito (...)
32Le disposizioni del secondo contratto, a partire dal 1º novembre del 1465, erano chiare riguardo alla produzione annuale destinata all'amministrazione finanziaria della Chiesa: 30.000 cantara di allume per i nove anni, periodo di validità dell'accordo.71 Da parte sua la Camera Apostolica si impegnava ad acquistare il prodotto al prezzo di 3/4 di fiorino ogni cantaro.72 Alla scadenza della concessione i profitti sarebbero stati ripartiti in quote uguali fra Giovanni di Castro, Carlo Gaetani e Bartolomeo Framura.73
74 Fatta eccezione per il sale, mentre era possibile seminare orzo, grano, spelta, e raccogliere pagli (...)
75 Niccolò della Tuccia parla di 8.000 lavoratori, una quantificazione eccessiva anche alla luce dei d (...)
33Altrettanto chiare e circostanziate le clausole relative alle spese necessarie per sviluppare e mantenere efficiente l’impresa mineraria. Ai tre soci spettava la realizzazione di case e abitazioni per gli operai, oltre che degli impianti - caldaie, forni -, la fornitura delle attrezzature e del vitto,74 l'onere di ingaggiare e pagare i lavoratori, fra cui molte erano le maestranze.75
76 Sul trasporto dell’allume e sul mantenimento dei boschi utili indicazioni si traggono dal contratto (...)
34A queste spese venivano ad aggiungersi i costi del trasporto dell'allume dalle cave ai magazzini camerali di Civitavecchia anche se, qualche mese dopo, il 26 luglio del 1465, la Camera Apostolica affidava il servizio a Pier Antonio Andrea da Macerata.76 L'accordo, della durata di nove anni, prevedeva che Pier Antonio, durante il periodo abituale di produzione, ossia dal 1° marzo al 30 novembre, dietro compenso di 3 baiocchi mensili, si occupasse pure del rifacimento delle « strada che va da locho de la Lumera a Civitavechia, in tal forma e modo spianare et disponere, che agevolmente li carri potterano carrigiare e portare li alumi, e di mantenere detta via a tutte sue spese ». L'inizio di questa attività fu probabilmente rinviato per permettergli di approntare le « tante carra et buffali, che seriano sufficienti a portare de dicta Lumera a Civitavecchia ogni quantità di allume che sia di bisogno, e promesse far fare le dette carra e mantenere a tutte sue spese durante detto tempo di locatione ».
35A questo punto sorge la domanda: possiamo sapere a quanto ammontassero i profitti ricavati dai tre 'maestri manufattori'?
77 Zippel 1907; i calcoli di Delumeau relativi alla commercializzazione del minerale (Delumeau 1962, p (...)
78 Si veda a nota 98. Il 19 dicembre del 1481, con una lettera patente diretta a Carlo Gaetani, mercat (...)
79 Nel 1465 furono date alla Camera Apostolica in totale 31666 cantara, di cui 12267 cantara della pro (...)
80 ASR, Camerale III, b. 2378, c. 25v (Registro ‘Allumi 1467’ scritto da Nicolò da Fabriano).
81 I capitoli del secondo contratto prevedevano, fra l'altro, la possibilità di richiedere un aumento (...)
36Finora gli studiosi hanno centrato l'attenzione sulle entrate pertinenti alla Camera Apostolica: Zippel indica un gettito di 80.000 fiorini per l'anno 1460, molto inferiore è la valutazione avanzata da Delumeau intorno ad una media annua di 11.500 ducati.77 Difficile se non impossibile avanzare ipotesi riguardo agli utili della società derivanti dalla commercializzazione in proprio.78 Si può osservare che, secondo le stime finora effettuate, la quantità di allume prodotto sembra essere superiore alle 30.000 cantara garantite ogni anno alla Camera Apostolica.79 Tale dato viene confermato da un'unica contabilità dell'impresa o, meglio, delle tre imprese, relativa al periodo 1464-1467. Senza entrare nelle dettagliate voci riguardanti la gestione delle singole miniere mi limito a notare una produzione media mensile intorno alle 5000 cantara ricavata per il polo minerario del Gaetani,80 anche se risulta un'estrema variabilità da un anno all'altro, forse anche in connessione alle richieste formulate dalla Camera Apostolica.81 In definitiva oltre al gettito garantito dalla vendita dell'allume alla Chiesa, i soci potevano procedere al commercio per conto proprio della produzione.
82 Ivi.
37Nello specifico aprono uno squarcio le condizioni, contenute nel contratto del 1465, circa le modalità commerciali. Viene fatta una distinzione netta fra l'allume venduto « per terra », attraverso i circuiti mercantili terrestri, nel qual caso i soci dovevano rispettare i vincoli applicati agli altri operatori, e l'allume venduto via mare, in questa evenienza avrebbero goduto di maggiori libertà: « possano trarre e finire come li sarà di piacere ».82
83 Denaro avuto in tre quote, ognuna di 2.000 ducati, emesse il 22 aprile, il 22 maggio e il 30 luglio (...)
84 La notizia del convoglio è riportata in una copia delle spese per allumi assegnati ai Medici, il do (...)
85 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 467, 33 A. La casa era di proprietà di un senese, il discretus vi (...)
38Alla luce di queste clausole va inquadrata la ricerca di capitali per incrementare l'attività commerciale da parte di due soci, Carlo Gaetani e Bartolomeo Framura, che si rivolgevano al mercante Piero Medici per il prestito della considerevole somma di 6000 ducati d’oro.83 Il naviglio di proprietà di Carlo Gaetani, dotato di imbarcazioni grandi - ‘baloneri’ -, nel 1467 trasportava ad Aigues Mortes 5514 cantara di allume.84 L'incremento dell'attività è attestato inoltre dall'acquisto, fatto l'anno successivo dal Gaetani, di un immobile che, con un pezzo di terra, posto extra muros Civitavecchia iuxta litus maris in loco dicto « il porto », era destinato ad essere il deposito del minerale.85
39In piena espansione le miniere dei Monti della Tolfa si trasformarono ben presto in un polo produttivo di grande attrazione per i capitali mercantili. Molto meglio documentato è il commercio dell'allume acquistato dalla Camera Apostolica. Affidata agli inizi dell'impresa mineraria ai mercanti senesi Spannocchi, depositari della Camera Apostolica durante il pontificato di Pio II, tale attività fu ben presto compartita con compagnie ben più esperte e addentro ai meccanismi del mercato.
86 Illustre e potente mercante genovese: Bedocchi 2013.
87 Baldassarre Giustiniani e soci compaiono in un contratto, stipulato a Chio il primo di aprile 1449, (...)
88 ASV, Reg. Vat., 468, c. 184r-v. 89 Il 9 settembre veniva ratificata la modifica del prezzo di acquisto da 4 a 3 fiorini d'oro il canta (...)
90 Nell'atto del 15 settembre veniva notificato il pagamento della metà del prezzo, ossia 10.000 fiori (...)
91 L'atto del 18 gennaio 1464 in ASV, Cam. Ap., Intr. et Ex., 455, c. 43r.
40Il 9 settembre del 1462 la somma di 20.000 fiorini d'oro di camera veniva corrisposta, per il tramite di Bartolomeo Framura, a tre potenti mercanti genovesi, Eliano Spinola,86 Ludovico Centurioni e Baldassarre Giustiniani,87 per l'acquisto di circa 6700 cantara di allume.88 Tale quantità equivaleva al prezzo di vendita di tre fiorini d'oro ogni cantaro, disattendendo quanto pattuito nel contratto.89 Non è spiegato il motivo della flessione ma è la chiara attestazione delle variazioni che emergono dai numerosi atti di vendita. Solo per fare qualche esempio: nel settembre del 1463 Filippo e Federico Centurioni si assicuravano una quantità superiore di cantara di allume - 7.600 e 2/3 - al costo di 20.000 fiorini90 e, solo quattro mesi dopo, ai Medici per lo stesso prezzo venivano consegnate ben 25.000 cantara.91
92 La criticità della situazione emerge dalla corrispondenza della filiale di Bruges, cfr. De Roover 1 (...)
93 Ait 2007, p. 24.
94 Zippel 1907, p. 18-19.
41Quest'ultimo dato tuttavia va letto alla luce dei meccanismi del mercato dell'allume e dei nuovi rapporti di forza fra i mercatores Romanam Curiam sequentes. Come accennato se nel giugno del 1461 i Medici si erano assicurati il permesso scritto, rilasciato dalla Camera Apostolica, per svolgere liberamente il commercio dell'allume in ogni parte del mondo, in seguito incontrarono molte difficoltà nel controllo di questo mercato.92 Si deve forse ad un tentativo di assicurasi la privativa commerciale in questo ambito la missione affidata al nipote del magnifico mercante senese nonché depositario della Camera Apostolica, Ambrogio Spannocchi. Nel 1464 Niccolò Spannocchi93 veniva inviato a Bruges, presso Tommaso Portinari, vicedirettore della filiale dei Medici, per studiare l’andamento del mercato dell’allume.94
95 La lettera del 15 febbraio 1464 in Grunzweig 1931, p. 106-107. 96 Nella lettera successiva, del 28 marzo 1464, la filiale di Bruges riferisce del buon esito di due s (...)
42Tale scelta non fu apprezzata dal Portinari che, in una lettera inviata a Cosimo de’ Medici, esprimeva preoccupazione sull'inesperienza di Niccolò a tal punto da temere una caduta dei prezzi di almeno 1/3. Aggiungeva inoltre che l’allume « à bisogno di buon governo » e pertanto la Camera Apostolica doveva lasciare trattare ai Medici tutte le vendite senza suscitare alcuna concorrenza.95 E, richiamando l’esempio dei genovesi, che in Asia Minore avevano saputo adeguare l’offerta alla domanda, avvertiva del pericolo insito in una produzione eccessiva sollecitando il papa a non produrre più di quello che il mercato poteva assorbire.96
43Il meccanismo mostrava i suoi punti deboli: i pericoli insiti nella concorrenza proveniente da altre aree produttive e da un'offerta sul mercato che, divenendo abbondante, faceva crollare i profitti. Nella dimensione europea del mercato si rendeva indispensabile assegnare il settore commerciale a collaudate e organizzate compagnie di mercanti - banchieri la cui rete di filiali e agenzie garantiva lo smercio del prodotto nei più disparati empori europei. In questo senso la Camera Apostolica poteva contare sulle capacità e le strutture di potenti personaggi accreditati presso la Curia, i mercatores Romanam Curiam sequentes.
97 Il papa si riservava la facoltà di poter anticipare il termine del contratto: ASR, Camerale I, Depo (...)
98 Il mandato del 19 aprile 1472 a favore di Lorenzo de’ Medici e soci, pecuniarum ac aluminum deposit (...)
99 Sul periodo della depositeria della Crociata tenuta dai Medici si veda Weber 2013.
100 Il 26 febbraio 1474 veniva data la licenza illis de Medicis di caricare a Civitavecchia 700 cantara (...)
44I Medici, con Paolo II riottenevano la Depositeria della Camera Apostolica che apriva loro la strada al controllo del commercio dell'allume e, a seguito della morte del Framura, anche alla partecipazione nella società mineraria. Il 1º aprile del 1466 veniva concluso l'accordo con i cardinali commissari della crociata, da una parte, e i due maestri manufattori, Paolo di Castro e Carlo Caetani.97 Veniva inoltre definita in 5000 cantara la quantità di allume che i 'maestri manufattori' potevano commercializzare in proprio.98 Ai Medici - « depositari di decti alumi facti e denari che ne proverranno »99 - spettava la commercializzazione di tutta la produzione in forma di monopolio, a loro spese e dietro pagamento di un ducato d'oro ogni cantaro. Nel caso in cui il prezioso minerale fosse stato piazzato a un prezzo superiore a tre ducati il cantaro, i 2/3 spettavano alla Camera e 1/3 ai conduttori. Veniva inoltre fatto divieto di vendere 'a termine', espressione con la quale si intendeva l'alienazione anticipata della merce, oppure 'a baratto', senza la licenza della Camera Apostolica.100
101 L'atto concluso il mercoledì 17 aprile 1471 in ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 37, c. 7r. da par (...)
45Nel 1471 la società di Lorenzo e Giuliano Medici e compagni acquistava ben 70.000 cantara di allume da « vendersi per tucto el mondo excepto Venexa cum lo suo dominio » nell'arco di quattro anni.101 Si impegnava inoltre a pagare, in ragione di ducati d'oro tre il cantaro, nei previsti quattro anni, 50.000 ducati in forniture di panni - stoffe di Londra, francesi e altri tessuti di importazione straniera, drappi di seta -, valutate al prezzo di acquisto dell'epoca di Pio II.
102 Il Cigala e il Centurione avevano prestato al papa ben 12.000 ducati d’oro che sarebbero stati resi (...)
103 ASR, Camerale III, b. 2374, reg. intitolato ‘Esame fatto’. Si tratta dell’istruttoria avviata nel d (...)
46Successivamente, a seguito anche della rottura dei rapporti fra i Medici e Sisto IV, i giochi all'interno del settore commerciale si riaprivano. Il papa ligure favoriva la società genovese di Visconte Cigala e Domenico Centurione che, posti al vertice della Depositeria della Crociata, ebbero l'appalto dell'allume per dieci anni insieme a Ludovico, figlio ed erede di Giovanni da Castro.102 Nel contratto, composto di 13 capitoli, venne prescritto il pagamento anticipato della prevista produzione annua di allume - 24.000 cantara - da ripartire fra la Camera Apostolica - 10.000 cantara per un utile di 10.000 ducati d’oro -, e i soci, ai quali andavano 14.000 cantara. A seguito della morte del Cigala nel 1479, nell'affare subentravano Giovanni ed Agostino Doria.103
104 Francesco e Domenico Centurioni ebbero l'appalto dell'allume fra il 1490 e il 1491: il 13 gennaio d (...)
105 ASR, Camerale III, b. 2379, reg. segnato '1489-91'.
106 Un'analisi della rete di rapporti intessuta a Roma dai Medici e da altre importanti compagnie in Ai (...)
47Nel 1488, scaduto il contratto decennale, ritornarono i Medici, in società dapprima con i Centurioni104 e, successivamente, con i fratelli genovesi Gentile.105 Siamo nel periodo dei papi genovesi e, con Innocenzo VIII, anche legati da stretti vincoli di amicizia con i Medici.106
107 Alfonso succedeva al padre fra il 1482 e il 1484: Ait 2010, p. 249 e n. 81. 108 ASR, Camerale I, Depositeria generale della Crociata, 1235, c. 78 e sq.
109 Il contratto, stipulato il 27 giugno 1492, in ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, 92 A (copia di (...)
48L'altro polo produttivo del distretto minerario passava in gestione al figlio ed erede di Carlo Gaetani, Alfonso.107 Questi nel luglio del 1487 entrava in società con Giacomo Gentile per fabbricare a proprie spese e condurre a Civitavecchia 3000 cantara di allume dummodo capiatur apaltus alluminus Camere Apostolice per dictum Iacobum. Divenuto depositario della Crociata,108 nel 1492 Alfonso Gaetani cedeva l'appalto dell'allume della Crociata a Paolo Rucellai109 e soci, mercanti fiorentini Romanam curiam sequentes, con alcune condizioni:
- Et più promette detto Paulo (Rucellai) de farme usare la montexana et montexanela come è stato consueto alli altri fabricatori - et tutti altri privilegii, prerogative, exemptione che si contengono ne li capituli de lo appalto durante dicto tempo senza alchun costo
49L'interesse verso i due siti minerari - Montexana e Montexanela - e il successivo impegno, per cui dal 1º luglio 1493 si adoperava per mettere « a lavoro in su le sue lumiere la terza caldara cioè che dove hora e lavora con due da quel dì o prima debba cominciare con tre », prospettano la decisione di aumentare la produzione dell'allume.
110 Sul numero delle cave non si hanno per ora che pochi dati, un elenco è proposto, sulla base dei rep (...)
50Installare la terza caldaia era un'operazione di alti costi e di grande responsabilità che gli avrebbe consentito di « continuare in tal modo che da decto primo de luglio a uno anno proximo ad minus fabbrichi cantara XXXVI mila d’alumi in su dicte sue lumiere et quegli porti in Civitavechia secondo che egli è consueto ».110
111 Secondo quanto previsto dal capitolato gli sarebbero stati corrisposti 21 baiocchi per cantaro.
112 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, 93A, seguono le copie dell'atto controfirmate da tutti i sog (...)
51Secondo la divisone dei ruoli Paolo Rucellai si occupava di commerciare la quota papale dell'allume in diverse località - Venezia, Genova, Roma e in Provenza -, Alfonso Gaetani di produrre, nell’arco di sei anni, 330.000 cantara111; produzione necessaria a far fronte ad un altro accordo. Nel 1492 il Gaetani e il Gentili avevano firmato un contratto riguardante la fornitura ai mercanti Giovanni Battista Spelta e Pantaleone Grillo di Castro di ben 60.000 cantara di allume in quattro anni, al prezzo di 21 bolognini per cantaro: patti e consegna rispettati nel 1496, ossia al termine del previsto quadriennio.112
113 Il valore dei beni « pertinenti ad ditta lumera con tre caldare da cocere le alumi » assomavano a b (...)
114 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, 92 C.
115 La peste fu la causa della morte di Alfonso Gaetani presso le cave di allume, ASR, Osp. S. Salvator (...)
52Così nel luglio 1493 veniva aperta la terza caldaia,113 ma, poco dopo, Alfonso moriva lasciando, oltre alla moglie, Cristofora Margani, un unico figlio ed erede, Carlo, ancora in minore età. Era il suocero, il nobile romano Ludovico Margani, a entrare nella gestione delle miniere e l’11 aprile del 1495 procedeva alla ratifica dell’accordo con Paolo Rucellai, accettando le condizioni pattuite dal genero114. L'ambiente, non solo quello lavorativo, era pieno di insidie: l'11 novembre del 1496, Giovanni Nicolai de Pisis, procuratore di Ludovico Margani, tutore del piccolo Carlo, figlio ed erede di Alfonso Gaetani, maonerius Urbis Rome et Patrimoni, mercator Romanam Curiam sequens, inviava una protesta al principe di Piombino in quanto in dicta maona romana viget pestis seu morbis …, motivo per cui non era possibile lavorare nella miniera.115
116 Ait 2010, p. 250-251.
53Alla morte del padre era Cristofora, la vedova di Alfonso Gaetani, che, riconosciuta capofamiglia, otteneva il governo degli affari della casa ed entrava a pieno titolo anche nella conduzione dell'attività mineraria.116
117 Secondo alcuni il villaggio si trovava vicino a LaBianca, come fu chiamata la prima miniera in onor (...)
118 Per le modalità di scavo e fabbricazione dell’allume di Tolfa cfr. Breislak 1786. 119 Non è rimasto l’elenco degli addetti alle diverse mansioni per il periodo di Cristofora, mentre ho (...)
54Nel distretto produttivo117 si concentravano i lavoratori, una comunità eterogenea, impegnata per diversi mesi, in modo più o meno diretto, a picconare la roccia e trasformare il minerale grezzo118 ma non solo: dall’addetto alle caldaie, un lombardo abitante a Tolfa dove svolgeva artem suam caldeariam, all’artifex lignarius, fino al cuoco e al barbiere119. La giovane nobildonna si trovò a gestire un mondo composito ed articolato nel quale confluivano forze economico-sociali che affondavano le loro radici in realtà diverse - mercantile, artigianale ma anche di bassa manovalanza -, per far fronte alle scadenze produttive e alle consegne dell’allume all’appaltatore della Camera Apostolica.
55Ma soprattutto si trovò a fronteggiare il giovane rampante mercante senese Agostino Chigi che, preso in locazione il polo minerario appartenuto al di Castro, cercava di assicurarsi anche quello che era stato del Gaetani.
56Se l'entrata del capitale mercantile, a partire dalla gestione dei Medici, offrì diversi vantaggi per la Camera Apostolica, in primo luogo in quanto risolveva il grosso problema dello smercio dell'allume nei diversi paesi dell'Europa occidentale, con Agostino Chigi un lucido disegno mercantile si veniva a realizzare con l’accentramento delle aree minerarie in un unico progetto produttivo-commerciale.
120 Archivio di Stato di Siena (= ASS), Archivio Spannocchi, Diplomatico, A.1 bis, fasc.20. 121 Nel 1490 gli Spannocchi parteciparono alla compagnia impiantata per lo sfruttamento delle cave di V (...)
122 Il 24 dicembre del 1500 si concludeva il primo contratto fra Agostino Chigi, il senese Francesco To (...)
57Un efficiente sistema industriale e minerario fu avviato da Agostino Chigi,120 dal momento in cui si aggiudicò il monopolio dell’allume di Tolfa nel maggio del 1499 in società con gli Spannocchi, già presenti nel settore minerario nel territorio senese.121 Le novità appaiono subito evidenti: con il versamento annuale di 15.000 ducati di carlini alla Camera Apostolica, veniva eliminato il controllo diretto della produzione.122
123 Nel 1465 le miniere di Agnano producevano intorno ai 2400 cantari all’anno, molto meno quelle di Is (...)
58Al vertice dell'impresa, Agostino Chigi si riservava « il governo », ossia la gestione diretta anche dell’attività produttiva del distretto minerario di Tolfa così come di tutte le altre « ad essa dipendenti », ossia le cave Massa e quelle di Agnano nei Campi Flegrei123.
124 A nome del Pernice risulta una partita di 25 cantara, ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, doc. 8 (...)
59Non proseguo con l'analisi di questa nuova fase, oggetto di una ricerca in corso, mi avvio a concludere ricordandando che l'industria alluminifera di Tolfa non attirò soltanto un gran numero di operai e minatori, potenti mercanti dal profilo imprenditoriale, ma richiamò anche l'interesse di numerosi tecnici e scienziati - è il caso di Bartolomeo Pernice, imprenditore genovese, personaggio che ebbe una posizione di primo piano in diverse aree minerarie -,124 che non esitarono a trascorrere brevi periodi in quei luoghi per osservare da vicino i procedimenti di produzione, lasciando spesso interessantissime testimonianze delle esperienze fatte, ancora ai margini degli studi sull'attività mineraria.
2 « Hodie – inquit – tibi victoriam de Turcho affero. Aureorum supra trecenta milia quottannis ille a Christianis extorquet, propter alumen, quo diversis coloribus lanas inficimus... At ego septem montes inveni adeo huiuscemodi materiae fecundos, ut septem orbibus sufficere possint. Si iubes accersiri artifices, apparari fornaces, excoqui lapides, Europaeis omnibus alumina ministrabis ... Haec tibi minera nervos belli administrabit et auferet Turcho, hoc est pecunia. »: l'annuncio fatto da Giovanni di Castro al papa in Piccolomini 1984, II, l. septimus, 12, p. 1451sq. La tematica è stata affrontata da diverse angolature da Benjamin Weber (Weber 2013).
4 È stata rilevata la presenza di un toponimo “Passo di Viterbo”, sito in un punto di facile attraversamento del fiume Mignone, fra Monte Monastero e S. Arcangelo, a testimonianza di un percorso che, attraverso i Monti della Tolfa, metteva Viterbo in collegamento con Corneto, Tron 1982, p. 92.
5 Sui bellicosi eventi fra Viterbo e Corneto e sull'intervento del papa Gregorio IX per il 'recupero' di uno dei castelli, Monte Monastero, preso da Viterbo per la sua evidente importanza strategica controllando il guado sul fiume Mignone e le vie interne, si veda Tron 1982, p. 60-65 ; Carocci 1993, p. 301. Di un territorio bipartito fra l'area settentrionale contesa fra Corneto e Viterbo e quella meridionale (Tolfa Nuova) divisa fra diverse consorterie nobiliari, parla Passigli 2000, p. 15.
7 Circa l'interesse verso questa area di potenti personaggi, quale l'imperatore Federico II, si veda Supino 1969, doc. 3, 4, 5, p. 54-56 ; Tron 1982, p. 67; ulteriori vicende nel citato saggio di C. Vallelonga 2006.
8 Questo personaggio compare la prima volta nel 1320 in occasione dell'acquisto di alcune terre nel distretto di Corneto, nella contrada del Fonte di Conicolo, questo e altri atti si conservano nell'Archivio di Stato di Roma (d'ora in avanti ASR), Ospedale del S. Salvatore, Arm. VIII, mazzo VI, (d'ora in poi cass.) 508, 28 B.
9 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 508, 28 F. 10 Il 10 maggio 1345 oggetto di vendita era un casalino che, di proprietà del notaio Ugolini si trovava all'interno del castello di Tolfa Nuova, confinante, fra l'altro, con la chiesa dedicata a S. Nicola, ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 508, 28 G. Il castello risulta dotato di un ospedale di S. Nicola e di altre tre chiese dedicate a Sant'Angelo, Santa Maria, Sant’Andrea, Signorelli 1907, I, p. 387 n. 10. 11 Si veda l’atto di divisione dei casalini fra Nerio di Ballo e i fratelli Puccio e Bacciolino, figli del fu Pace Ranieri. Bacciolinus Pacis aveva sposato la domina Teodora che, con domina Tuctadonna, moglie di Angelo de Saracenis militis, era proprietaria di parte del castello e territorio di Monte Castagno, il documento del 22 settembre 1345 in ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 508, 28 H.
15 Cfr. Fabre 1887, p. 163 ; Calisse 1887, p. 118. Per Tolfa Vecchia comparivano Pucciarello del fu Bove e Angeluccio D'Arturello e Orso di Zaccaria D'Arturello per una delle sei parti di Tolfa Vecchia, Calisse 1887, p. 122, n. 3. 16 Silvestrelli 1970, p. 593 e n. 4; stesso giuramento prestarono al rettore del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia il 4 gennaio 1341, Theiner 1862, II, doc. CXVIII. Si veda la recente analisi sulla feudalità pontificia: Carocci 2010. 17 Circa i confini territoriali di questi siti si rinvia a Vallelonga 2006.
18 Questi beni sarebbero stati acquisiti dal nonno Francesco. Nel 1369 i figli di Nerio nottetempo, con gente armata, avevano saccheggiato il castello di Carcari appropriandosene, la vicenda è riportata nella supplica rivolta al papa Urbano V da parte della comunità, la pergamena in ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 508, 28 CC. La situazione doveva essere abbastanza complessa: un lodo del 16 marzo 1355, riguardante i confini del territorio di pertinenza del castello, vede l'intervento di Giovanni di Vico, prefetto di Roma, e di Pace, figlio ed erede di Nerio, che agiva al posto del padre infermo, ivi, cass. 508, 28 S.
19 Fascicolo di 20 fogli riguardanti acquisti immobiliari e altri interessi inerenti a Nerio del fu Baldo Rainieri de dominis Tolfa Nuova in ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 508, 28 G. La somma investita da Nerio fu in totale di ben 480 fiorini boni, puri auri et iusti ponderis; una ricostruzione dei castra nel citato saggio di Vallelonga 2006. 20 Questa area fu data in feudo agli Orsini a partire almeno da Eugenio IV, la disposizione venne confermata da Niccolò V, Callisto III e Pio II, cfr. Silvestrelli 1970, p. 593, n. 8-11. 21 Pur in presenza di poli produttivi di allume quando si stipulò il contratto di vendita di Tolfa Vecchia e delle sue pertinenze non si fa cenno né a miniere né a cave, l'atto del 2 giugno 1469 in ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 34, c. 227r-v.
22 Si può ritenere che parte del bestiame che dalla Tuscia andava nei pascoli della Chiesa provenisse anche da questi monti. Si trattava di pecore (29%) e di bovini (31,2%) come è evidenziato nella tabella "Totaux par provenance" riportata da Maire Vigueur 1981, p. 143.
23 Il 14 aprile 1329 Nerio di Ballo aveva acquistato una vigna posta nel territorio di Tolfa Nuova ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 508, 28 C.
26 Tale assenza spicca negli atti del convegno tenutosi a Cassino il 2-4 giugno 1994, ove due soli contributi sono incentrati sul Lazio: Morelli 1996, Zifferero 1996a.
27 Una vocazione confermata dal secondo appalto dell'allume del 20 marzo 1465, quando il territorio di Tolfa Nuova veniva usato per la semina di grano, orzo e biada, che - si aggiunge - 'non faccino preiudicio alla dohana del bestiame', Zippel 1907, p. 438, II art. 20. 28 Per l'uso delle risorse ambientali di questi siti rinvio al saggio di Spada, Passigli, in questo volume.
30 Il padovano Giovanni di Castro era stato nominato depositario della Camera Apostolica da Eugenio IV. Esperto mercante - vissuto a Costantinopoli, dove importava tessuti grezzi che poi faceva tingere usando un procedimento a base di allume per rendere più belli i colori e in quei luoghi poco costoso -, a seguito dell'avanzata turca era rientrato a Roma, sulla vicenda si veda Gottlob 1889, Del Re 1970. Una profonda amicizia legava suo padre Paolo, famoso dottore in leggi, all'umanista Enea Silvio Piccolomini, che lo favorì non appena asceso al soglio papale; dalla madre, Piera de’ Cervini, di Corneto, ereditò una ottima conoscenza del territorio, cfr. Caravale 1979. 31 Zippel 1907, p. 28, n. 2. L'attribuzione fu fatta da uno storico nonché esponente del casato, cfr. Frangipani 1761, p. 119 ; Tron p. 76.
32 La parte di Tolfavecchia, corrispondente a 1/3, devoluta all'ospedale di S. Spirito dal defunto Angeluccio di Arturello, nel testamento del 1379, dal nosocomio fu venduta a Tancreduccio e Giovanni di Tolfa Vecchia, Silvestrelli 1970, p. 595. L'11 dicembre del 1451 Ludovico et frater della Tolfa erano stati citati, insieme a conti e signori di diverse località, dal senatore di Roma, Nicola de Porcinariis dell'Aquila, a prestare giuramento e dare idonea fideiussione secondo quanto prescritto dagli Statuti della città di Roma, cfr. Caetani, 1936, p. 165-166.
33 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 503, 12 C, al breve fa seguito il memoriale di Pandolfo e di Lorenzo, eredi di Felice Anguillara, dato al papa perchè facesse rivedere la causa.
34 Queste parti erano congiunte con quelle di Orso di Marraffio, secondo quanto stabilito da una sentenza emanata dal magnifico Pazzino Strozzi, senatore di Roma, (ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 503, 9) ed il loro possesso veniva dato ai magnifici Giovanni, Pandolfo e Giacomo conti dell'Anguillara l'8 aprile 1437: la pergamena ivi, cass. 503, 10. Il 31 luglio del 1439, i tre fratelli e Felice, figlio di Giovanni, nunc morantes a Sutri, vendevano otto delle trenta parti del castello e territorio di Tolfa Vecchia, e di S. Arcangelo, beni posti iuxta tenumentum di Tolfa Nuova, del castro Monterano, Cencelle, del castro Terzoli, Monte Castagno, al vescovo Bartolomeo Vitelleschi, che agiva per conto del cardinale Giovanni Vitelleschi, per la somma di 800 ducati e fiorini d'oro de bono et iusto pondere, la copia di questo atto, ivi, cass. 503, 11. 35 ASV, Reg. Vat., 482, fc. 72r-73r, il documento è riportato in Theiner 1863, p. 419-420. Il 13 luglio la Camera Apostolica aveva, su richiesta di Giovanni di Castro, approvato la privativa sulle miniere di Tolfa e di altre terre mediate e immediate subiecte; il 20 luglio era stata fatta una prima convenzione con la Camera Apostolica: la copia dei due atti in ASR, Camerale III, b. 2360, fasc. 3, rispettivamente a c. 98r-v e c. 100v-101v. 36 Il contratto con Corneto in ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 29, c. 207r-212v è stato edito da Sella 1944, p. 252-259; una copia si trova in ASR, Camerale III, b. 2360, fasc. 3, c. 98v-100v.
37 Metà delle entrate il comune di Corneto le destinavaa alla manutenzione delle mura e metà per le doti delle fanciulle, Sella 1944, p. 254.
38 «... contenti di starne alla pura parola del detto Giovanni o di chi soprastarà», ASR, Camerale III, b. 2360, fasc. 3, fc. 104r-105v, c. 104v.
41 L'atto dell’8 novembre, de cuius industria, prudencia et diligencia plurimum confidimus transferendi te ad Civitatem predictam et etiam locum ubi portus iste fieri designatur cuiusque hominibus et personis per dictam comunitatem ad hoc deputatis et deputandis conveniendi et conferendi modum que formam et locum et ambitum huiusmodi portus erigendi… in ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 29, c. 144v.
42 Il 17 novembre Girolamo Lando faceva un'ulteriore pressione con un'unica motivazione: ...ab eiusdem nomine Camere Apostolice emendi granum, frumentum usque ad 2.000 modiorum ordeum al prezzo concordato con Ugolino de Crispolitis di Perugia, doganiere del Patrimonio, l'atto in ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 29, c. 145r, lo stesso giorno gli dava licenza, ivi, c. 145v.
44 L'entità della somma porta a ritenere che si trattasse di strutture destinate ad immagazzinare l'allume destinato alla Camera Apostolica, l'atto in ASV, Reg. Vat., 482, c. 67r. 45 Al maestro Bartolomeo Framura, scriptore apostolico, poi socio di Giovanni di Castro, il 14 novembre 1460, furono versati 20 fiorini d’oro per recarsi in certe località pro factis s. domini nostri pape: potrebbe trattarsi di viaggi legati agli affari minerari , ASV, Camera Apostolica, Intr. et Ex., 447, a c. 144r.
46 Le ricerche dei minerali e la loro lavorazione e commercio fu alimentata dai particolari favori e privilegi concessi a quanti nello Stato della Chiesa si fossero dedicati alle industrie estrattive, Barbieri 1940, p. 10.
47 L’industria del ferro, dopo un periodo difficile riprendeva proprio nel XV secolo in collegamento con le nuove esigenze di carattere militare ma anche con la crescita della domanda di allume da parte dell’industria del cuoio, lana e seta cfr. Balestracci 1984, p. 20-21.
48 Si veda il caso sintomatico di Siena esaminato da Didier Boisseuil in questo stesso volume. Ancora negli ultimi decenni del XV secolo venivano rilasciate patenti per effettuare la ricerca nello Stato della Chiesa: il 10 maggio 1490 a Giovanni Battista de Spiritibus di Viterbo per estrarre da alcune miniere oro, argento, piombo, ferro, acciaio alle stesse condizioni contenute nei capitoli, stipulati nel 1480 con i nobili Giovanni Tornabuoni e Ludovico di Castro e soci, ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 47, cc. 172r-173v. Più in generale Vergani 1988 e 1989, e i contributi del volume Piola Caselli – Piana Agostini 1996.
49 Questi era accanto al di Castro fin dall'inizio delle ricerche, su questo si veda quanto detto a nota 45; nel breve, datato Viterbo 1° giugno 1462, la scoperta dell’allume è attribuita per ingenium quorundam (Theiner 1862, III., p. 423-424, doc. CCCLXX), espressione che convalida la presenza accanto a Giovanni di Castro di altre figure. 50 Secondo Niccolò della Tuccia, la scoperta venne fatta da Giovanni da Castro insieme a “uno genovese" e a "Carolo pisano”, cfr. Niccolò della Tuccia, 1872
51 Cfr. la scheda prosopografica della famiglia Gaetani in Petralia 1989, p. 182-187. Carlo Gaetani risiedeva a Viterbo con tutta la famiglia ottenendone la cittadinanza, Ait 2009, p. 139-149 e Ait in corso di stampa.
52 Rifornimenti di grano e cera per la spezieria del Palazzo apostolico sono registrati già dal dicembre del 1461, ASV, Camera Apostolica, Intr. et Ex., 449, rispettivamente alle cc. 30v e 34r, e alla c. 169v.
53 Ancora nella bolla del 16 luglio 1462 compaiono solo Giovanni di Castro e Bartolomeo Framura, ASV, Reg. Vat., 487, c. 157v-158v. 54 È quanto si evince dal secondo contratto, in vigore dal 1º novembre 1465, ASR, Camerale I, Depositeria della Crociata, 1234, c. 24v-29v, edito da Zippel 1907, p. 438-444, a p. 439, e dai resoconti della produzione la cui contabilità separata permette di osservare il gettito inferiore proveniente dalle cave del Framura. 55 Così è riportato nell'intestazione dei fascicoli 5 e 8 conservati in ASR, Camerale III, b. 2360.
56 Il breve, datato Viterbo 1° giugno 1462 in Theiner 1862, III., p. 423-424, doc. CCCLXX; essendo stipendiato dalla Camera Apostolica il suo salario, pagato semestralmente, è annotato nei registri della Depositeria generale della Crociata: ASR, Camerale I, reg. 1235, c. 122v e sgg. e c. 148r, ad estinzione del salario dovuto a Biagio Spinola ianuensis et quondam magister fabrice aluminis il 30 gennaio 1469 veniva emesso un ultimo mandato, ivi, c. 88v.
57 Venezia aveva esteso la ricerca dei minerali e metalli nelle montagne del Tirolo, Zippel 1907, p. 13-14. 58 Sono rimaste due carte riguardanti i pagamenti effettuati dalla Camera Apostolica per mano del Cigala e degli Spinola: ASR, Camerale I, 1479.
59 Era quanto suggeriva Agricola 1969. 60 Si vedano le dichiarazioni di Niccolò, commissario di nostro Signore alle allumiere, dal 1464 al 1466, in ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, 80A. Istituita da Callisto III, la cassa speciale adibita a raccogliere e gestire il denaro per sovvenire alle necessità dell'impresa bellica contro i Turchi, la Depositeria Generale della Crociata, è oggetto di un ampio e articolato lavoro di Weber in corso di stampa.
61 Nominati scudieri onorari (la bolla del 22 giugno del 1462, emessa da Viterbo, con la concessione di un salvacondotto per gli stati della Chiesa in ASV, Reg. Vat., 486, c. 309v-310r), e custodi delle miniere, un pagamento di ben180 ducati d'oro veniva effettuato il 6 aprile 1463 al magnifico dominus Pietro della Tolfa ad custodiam aluminis deputato, in deducionem sue provisionis: ASV, Camera Apostolica, Intr. et Ex., 453, c. 177r.
62 ASR, Camerale I,Mandati camerali, 1235, c. 49r, pagamento effettuato il 30 maggio 1464, cfr. Zippel 1907, p. 27 n. 2. 63 Il 21 novembre del 1464 fu corrisposta la somma di 30 ducati per arretrati di tre mesi di salario con l'aggiunta, in occasione delle feste natalizie dello stesso anno, di ulteriori 500 fiorini donati ai due fratelli pro locanda seu maritanda filia Petri predicti, Gottlob 1888, p. 281.
64 Per esercitare la diretta sovranità l'8 febbraio del 1465 Paolo II nominava un castellano pontificio a Tolfa Nuova; il 16 aprile 1466 veniva ridotta la sua guarnigione da quindici a otto paghe e il 20 agosto 1467 venne designato l'ultimo castellano, Zippel 1907, p. 30, n. 2. Tolfa Nuova andava incontro ad un rapido declino tanto che Sisto IV, faceva eseguire la demolizione della rocca da un gruppo di lavoratori agli ordini di maestro Antonio di Canobio, pagati ben 300 fiorini d'oro papali, parte di quanto pattuito, l'atto del 14 agosto 1471 in Müntz 1882, p. 235. La tenuta fu restituita all'arcivescovo di Taranto, Marino Orsini e ai suoi fratelli, Zippel 1907, p. 31 n. 1. Tolfa verrà ristrutturata nel 1489: iI cardinale camerlengo ordinava al governatore di Tolfa di vendere certas vineas, domus, criptas et alias possessiones presenti in quel territorio e di impiegare il ricavato per riparare la rocca: Zippel 1907, p. 431, n. 2.
66 Il 4 giugno del 1469 sia Orso Orsini che i fratelli Luodovico e Pietro della Tolfa venivano assolti in eorum inobedientia contra sedem apostolica, in ASV, Reg. Vat., 540, c. 77r-78r, il documento è trascritto da Theiner 1862, III. p. 458-460, doc. 394 e 395.
70 Maonerius è la qualifica data al Gaetani si veda il documento in ASR, Osp. S. Salvatore, cass. 468, 94 E.
71 Il contratto, stilato il 20 marzo del 1465, in ASR, Camerale I,Depositeria generale della Crociata, 1235, c. 25r-27v, edito da Zippel 1907, p. 438-444. 72 L'accordo sostituiva precedenti patti secondo i quali la Camera Apostolica avrebbe corrisposto due fiorini d'oro ogni 1000 libbre di allume e il 15% delle entrate dalle miniere di ferro, cfr. Delumeau 1962, p.79-81. Non ho trovato riscontri nei documenti della ratifica del primo contratto, di durata triennale, riportata da Zippel 1907, p. 437-438.
73 È quanto si legge nella ricevuta rilasciata dal Framura e dal Gaetani a Piero de’ Medici a seguito del prestito di 6.000 ducati d’oro, il documento dell’aprile 1465 in ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, doc. 80 B.
74 Fatta eccezione per il sale, mentre era possibile seminare orzo, grano, spelta, e raccogliere paglia e fieno senza alcun costo nei territori circostanti e in quelli di pertinenza di Tolfa Nuova, Zippel 1907, p. 442. Anche i pascoli erano liberi per alcune centinaia di capi, fra bestie minute e grosse. A metà con la Camera Apostolica veniva divisa la spesa per il rimboschimento, ivi, p. 443. Passigli – Spada in questo volume.
75 Niccolò della Tuccia parla di 8.000 lavoratori, una quantificazione eccessiva anche alla luce dei dati che si possiedono per il periodo della gestione di Agostino Chigi sui quali sto lavorando.
76 Sul trasporto dell’allume e sul mantenimento dei boschi utili indicazioni si traggono dal contratto fra la Camera Apostolica e Pietro Antonio di Macerata del 26 luglio 1465, in Theiner 1863, p. 434-436.
77 Zippel 1907; i calcoli di Delumeau relativi alla commercializzazione del minerale (Delumeau 1962, p. 21 e p. 153) si basano sul decennio (1462-1474).
78 Si veda a nota 98. Il 19 dicembre del 1481, con una lettera patente diretta a Carlo Gaetani, mercator pisanus Romanam Curiam sequens, in riconoscimento della sua devozione, il pontefice gli concedeva di fabbricare 3.000 cantara di allume di cui avrebbe potuto disporre liberamente. L’autorizzazione sarebbe divenuta operativa al termine dell’appalto di Domenico Centurione, ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, n. 80 D. 79 Nel 1465 furono date alla Camera Apostolica in totale 31666 cantara, di cui 12267 cantara della produzione di Giovanni di Castro, 7389 cantara del Framura e 12010 cantara del Gaetani. Le informazioni sono ricavate da uno dei riscontri effettuati dal commissario papale, Niccolò da Fabriano, per il periodo gennaio-agosto 1465, ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, doc. 80 Ac. Un cantaro corrisponde a 150 libbre cfr. Theiner 1884, III., p. 435 doc. CCCLXXIX. 80 ASR, Camerale III, b. 2378, c. 25v (Registro ‘Allumi 1467’ scritto da Nicolò da Fabriano).
81 I capitoli del secondo contratto prevedevano, fra l'altro, la possibilità di richiedere un aumento della produzione di allume fino a 21.000 cantara, oltre il prescritto limite di 30.000 cantara, ASR, Camerale I, Depositeria della Crociata, 1235, c. 25r-27v, in Zippel 1907, p. 439.
83 Denaro avuto in tre quote, ognuna di 2.000 ducati, emesse il 22 aprile, il 22 maggio e il 30 luglio 1465 con l'impegno di restituire tutta la somma nel mese di ottobre: ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, doc. 80 B. 84 La notizia del convoglio è riportata in una copia delle spese per allumi assegnati ai Medici, il documento è edito da Zippel 1907, p. 446-449 a p. 449. Si veda l'esame dei testimoni per una causa sorta fra Giovanni Gattani di Civitavecchia, procuratore di Alfonso, figlio del defunto Carlo Gaetani di Viterbo, e Giacomo del Mosca di Pisa il cui oggetto era una imbarcazione che, abbandonata sulla spiaggia di Corneto fu portata al porto di Civitavecchia, l'atto dell'8 gennaio 1485 in ASR, Osp. S. Salvatore, cass. 468, 91B. Nell'inventario redatto il 6 agosto 1494, alla morte di Alfonso Gaetani, figlio ed erede di Carlo, si trovano, fra l'altro, navi per un valore di 11.000 ducati: Ait 2010, p. 260-262, p. 261.
85 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 467, 33 A. La casa era di proprietà di un senese, il discretus vir Gabriel qd. ser Minni de Serminnis, l’atto veniva rogato a Roma nel banco dei pisani Francesco di Sancasciano e Mariano de Casassis, mercanti Romanam Curiam sequentes.
87 Baldassarre Giustiniani e soci compaiono in un contratto, stipulato a Chio il primo di aprile 1449, per la produzione e il commercio dell'allume, il regesto del documento in Piergiovanni 2009, p. 322-325, n. 6.
88 ASV, Reg. Vat., 468, c. 184r-v. 89 Il 9 settembre veniva ratificata la modifica del prezzo di acquisto da 4 a 3 fiorini d'oro il cantaro, ASV, Reg. Vat., 468, c. 185r.
90 Nell'atto del 15 settembre veniva notificato il pagamento della metà del prezzo, ossia 10.000 fiorini d'oro di Camera, ASV, Cam. Ap., Intr. et Ex., 455, c. 4r. Un precedente acquisto era stato concluso il 23 dicembre del 1462 da Filippo Frederici Centurioni e soci che pagarono la metà della somma di 20.000 fiorini d'oro di Camera, pro certa emptione alluminum, ivi, 452, c. 32r. 91 L'atto del 18 gennaio 1464 in ASV, Cam. Ap., Intr. et Ex., 455, c. 43r.
92 La criticità della situazione emerge dalla corrispondenza della filiale di Bruges, cfr. De Roover 1970, p. 229. 93 Ait 2007, p. 24.
95 La lettera del 15 febbraio 1464 in Grunzweig 1931, p. 106-107. 96 Nella lettera successiva, del 28 marzo 1464, la filiale di Bruges riferisce del buon esito di due spedizioni di allume, oltre alla perdita di una nave con tutto il suo carico e uomini, e sia il Portinari che Agnolo Tani, direttore della filiale di Bruges, si dichiaravano soddisfatti che l’allume fosse stato consegnato loro e non a Niccolò Spannocchi come era stato annunciato da Roberto Martelli, poco prima della sua morte, Grunzweig 1931, p. 107-108, 111-112 e Singer 1948, p. 149.
97 Il papa si riservava la facoltà di poter anticipare il termine del contratto: ASR, Camerale I, Depositeria della Crociata, 1235, c. 29-32, un sunto in Zippel 1907, p. 405 n. 1.
98 Il mandato del 19 aprile 1472 a favore di Lorenzo de’ Medici e soci, pecuniarum ac aluminum depositarii, stabiliva che, finito tempore conducte apalti aluminis, a Ludovico e ai suoi fratelli venissero consegnate 5000 cantara di allume, ASR, Camerale I, Depositeria della Crociata, 1235, c. 109v. 99 Sul periodo della depositeria della Crociata tenuta dai Medici si veda Weber 2013.
100 Il 26 febbraio 1474 veniva data la licenza illis de Medicis di caricare a Civitavecchia 700 cantara di allume "di conto loro", l'atto, relativo all'acquisto di 60.000 cantara, in ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 37, c. 250v. La copia dei capitoli ratificati dal cardinale Bessarione e da Giovanni Tornabuoni, per conto della società Medici, in ASR, Camerale I, Depositeria della Crociata, 1234, c. 6r-11r.
101 L'atto concluso il mercoledì 17 aprile 1471 in ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 37, c. 7r. da parte sua la Camera prometteva che, durante la durata del contratto, non avrebbe fatto vendere allumi in tutti i luoghi tranne che a Venezia (c. 8r). Agli acquirenti era inoltre riconosciuto un 3% di tara sulla quantità di allume acquistato e anche la possibilità di comprarne una maggiore quantità. Il contratto poteva essere riconfermato per un altro quadrienno.
102 Il Cigala e il Centurione avevano prestato al papa ben 12.000 ducati d’oro che sarebbero stati resi nel decennio del contratto. I patti conclusi il 28 maggio del 1478 supra negocio constructionis, distributionis et contractationis ac depositarie aluminis sancte cruciate in ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 42, cc. 175r-179v, riportati da Barbieri 1940, p. 192 sq. doc. IV. La morte di Giovanni avvenne fra il 1470 e il 1472, cfr. Ait 2009.
103 ASR, Camerale III, b. 2374, reg. intitolato ‘Esame fatto’. Si tratta dell’istruttoria avviata nel dicembre del 1486 a seguito dell’appalto concesso al genovese Giovanni Doria.
104 Francesco e Domenico Centurioni ebbero l'appalto dell'allume fra il 1490 e il 1491: il 13 gennaio del 1492 veniva loro pagato l'interesse di un anno sulla somma - 4.000 ducati d'oro - che avevano prestato in principio eorum appaltus aluminum, oltre al prezzo pagato - 18.000 ducati d'oro - per aggiudicarsi il commercio dell'allume del papa, ASV, Camera Apostolica, Intr. et Ex., reg. 523 (1 sett. 1491- 23 luglio 1492), c.152r.
106 Un'analisi della rete di rapporti intessuta a Roma dai Medici e da altre importanti compagnie in Ait in corso di stampa.
109 Il contratto, stipulato il 27 giugno 1492, in ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, 92 A (copia di Paolo Rucellai), 92 AA (copia di Alfonso Gatani), 92 AAA (copia di Nervezi di Pisa mercatorpisanus) 110 Sul numero delle cave non si hanno per ora che pochi dati, un elenco è proposto, sulla base dei reperti archeologici, da Zifferero 1996b, tuttavia l’esame della documentazione inedita, oggetto della ricerca in corso, permetterà di aggiungere nuovi elementi.
112 ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, 93A, seguono le copie dell'atto controfirmate da tutti i soggetti. Da un' 'Informazione circa l’appalto dell’allume e la causa relativa a 1200 ducati' sappiamo che i patti erano stati stipulati il 3 aprile del 1492 e che la causa fra Spelta e Grillo contro Gaetani e Gentili verteva sul prezzo del cantaro: ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, 93B.
113 Il valore dei beni « pertinenti ad ditta lumera con tre caldare da cocere le alumi » assomavano a ben 5000 ducati di carlini, ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, 101 F b, c. 1r. L'inventario in Ait 2010, p. 260-262.
115 La peste fu la causa della morte di Alfonso Gaetani presso le cave di allume, ASR, Osp. S. Salvatore, cass. 468, 94 E, cfr. Ait 2010, p. 251 e n. 90.
117 Secondo alcuni il villaggio si trovava vicino a LaBianca, come fu chiamata la prima miniera in onore della donna di Giovanni di Castro, villaggio che in seguito diede vita al centro di Allumiere, cfr. Guglielmotti 1886, p. 322. Su questo primo insediamento si veda ora Passigli 2000, p. 17.
118 Per le modalità di scavo e fabbricazione dell’allume di Tolfa cfr. Breislak 1786. 119 Non è rimasto l’elenco degli addetti alle diverse mansioni per il periodo di Cristofora, mentre ho reperito un inedito libretto di conti, afferente agli anni in cui operò di Agostino Chigi, sul quale si tornerà in altra sede. Di questi personaggi è rimasta traccia nella causa sulla validità del testamento di Alfonso Gaetani, ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, doc. 101 A, B, C, D.
120 Archivio di Stato di Siena (= ASS), Archivio Spannocchi, Diplomatico, A.1 bis, fasc.20. 121 Nel 1490 gli Spannocchi parteciparono alla compagnia impiantata per lo sfruttamento delle cave di Valdibruna, nel territorio di Massa (ASS, Archivio Sergardi, G. 1a), formata dai nomi più in vista della società senese: Giacomo e Pandolfo Petrucci, Antonio Bichi, Leonardo Bellanti, Giacomo Tolomei, Niccolò Borghesi e Bonaventura Pini. In questo contesto essi si occuparono soprattutto dello smercio del prodotto che per lo più veniva avviato al vicino porto di Talamone, come risulta dalla vendita di 30.000 cantara di allume fatta nel 1494 dagli Spannocchi ai Rucellai di Firenze, ASS, Notarile antecosimiano, 1019, c. Si veda anche in questo volume, il contributo di D. Boisseuil.
122 Il 24 dicembre del 1500 si concludeva il primo contratto fra Agostino Chigi, il senese Francesco Tommasi, da una parte e i due fratelli Spannocchi, dall'altra: i primi due partecipavano per il 60%, gli Spannocchi per il 40%, sia agli utili che alle spese, cfr. Barbieri 1940, p. 110–114. Già doganieri del sale ad grossum di Roma, gli Spannocchi ottennero in seguito anche l'appalto del sale della Romagna, cfr. ASV, Camera Apostolica, Div. Cam., 54, rispettivamente a c. 1r-v (conto della gestione della salara di Roma del 20 dicembre 1501), a c. 232r per il 1502 e il documento del 18 aprile 1502 relativo alla Romagna a c. 166v-167r. In questo caso Antonio e Giulio si assumevano l’impegno di governare « ad uso di fideli e boni compagni e tenere li conti » avendo il 60% delle quote: copia del contratto è trascritto in un volume miscellaneo che, numerato secondo i registri del dare e dell’avere, si trova in ASR, Ospedale di S. Rocco, 120, c. 55v-55r.
123 Nel 1465 le miniere di Agnano producevano intorno ai 2400 cantari all’anno, molto meno quelle di Ischia, Zippel 1907, p. 34, 37 n. 2.
124 A nome del Pernice risulta una partita di 25 cantara, ASR, Osp. del S. Salvatore, cass. 468, doc. 80 Ac; di questo personaggio parla Didier Boisseuil in questo volume.Haut de page
Ivana Ait, « Dal governo signorile al governo del capitale mercantile: i Monti della Tolfa e 'le lumere' del papa », Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge [En ligne], 126-1 | 2014, mis en ligne le 10 avril 2014, consulté le 22 mai 2017. URL : http://mefrm.revues.org/1964 ; DOI : 10.4000/mefrm.1964 Haut de page
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Economic Power in Rome. The role of the city’s elite families (the 1400-1500 period) [Texte intégral]
Paru dans Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge, 128-1 | 2016
Paru dans Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge, 126-1 | 2014
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 art. 20
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 sentenza 
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