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Timestamp: 2019-10-21 23:50:12+00:00

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Home/Quali violazioni di legge comporta il bullismo?
Non c’è una legge specifica per il bullismo in Italia. Però diverse norme di legge nel codice civile, penale e nella Costituzione puniscono i comportamenti dei bulli.
A)Violazione dei principi fondamentali della costituzione italiana
I principi di uguaglianza, libertà dell’insegnamento e diritto all’istruzione
B)Violazioni della legge penale (illecito penale)
E’ imputabile il bullo minorenne?
Qual è la responsabilità penale dell’insegnante?
I comportamenti legati al bullismo violano innanzitutto alcuni principi fondamentali della Costituzione
italiana che assegna allo Stato il compito di promuovere e favorireil pieno sviluppo della persona umana in forza dei seguenti principi:
Articolo 3, comma 1 – uguaglianza formale,
Articolo 3, comma 2 – uguaglianza sostanziale,
Articolo 33, comma 1 – della libertà di insegnamento e comma 2 – della presenza di scuole statali
Articolo 34, comma 1 – libero accesso all’istruzione scolastica, comma 2 -obbligatorietà e gratuità dell’istruzione dell’obbligo, comma 3 – riconoscimento del diritto di studio.
Lesioni (art. 582 del c.p.),Danneggiamento
alle cose (art. 635 del c.p.),
Atti persecutori – Stalking (art. 612 bis del c.p.) e
Sostituzione di persona (art. 494 del c.p.), quando una persona si spaccia per un’altra.
Il processo penale può concludersi con:
– la condanna alla reclusione del colpevole, o al pagamento di una pena pecuniaria o altre sanzioni;
– ordine al colpevole di compiere determinate attività socialmente utili.
Sono atti persecutori riconducibili allo stalking vigilante (controllo sulla vita quotidiana della vittima) e allo stalking
comunicativo (attuato attraverso l’invio di lettere, email o via sms) e al cd. cyberstalking, i comportamenti che includono l’uso di tecniche di intrusione molesta nella vita della vittima rese possibili dalle moderne tecnologie e, segnatamente, dai social network.
Il minore tra i 14 e i 18 anni di età è imputabile se viene dimostrata la sua capacità di intendere e volere.
La competenza a determinare la capacità del minore è del giudice che si avvale di consulenti professionali.
L’insegnante può essere punito con un multa da 30 a 516 euro, “quando omette o ritarda di denunciare all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni “ (art. 361 del c.p.).
Tale responsabilità trova fondamento anche nell’articolo 29 della Costituzione italiana (vedi anche il paragrafo “Culpa in vigilando della Scuola”).
“Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il
fatto a risarcire il danno”.
DANNO BIOLOGICO (danno riguardante la salute e l’integrità fisica e psichica della persona tutelati dalla
Costituzione Italiana all’art. 32);
DANNO ESISTENZIALE (danno alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita, alla vita di relazione, alla riservatezza, alla reputazione, all’immagine, all’autodeterminazione sessuale; la tutela del pieno sviluppo
della persona nelle formazioni sociali è riconosciuta dall’art. 2 della Costituzione Italiana).
a.Culpa del Bullo Minore;
b.Culpa in vigilando dei genitori;
c.Culpa in vigilando (ma anche in educando ed in organizzando della Scuola).
Trova applicazione l’art. 2046 del c.c. che sancisce in tema di “Imputabilità del fatto dannoso” che:
“Non risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non aveva la capacità d’intendere o di volere al
momento in cui lo ha commesso, a meno che lo stato d’incapacità derivi da sua colpa”.
La giurisprudenza identifica la colpa del genitore non tanto nell’impedire il fatto ma nel comportamento antecedente allo stesso ovvero nella violazione dei doveri concernenti l’esercizio della potestà sancita dall’art. 147; quindi è il genitore che deve fornire la prova positiva di aver dato al l figlio una buona educazione in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere e all’indole del minore (Cassazione Civile 15706/2012; 9556/2009). Anche laddove i genitori siano separati la responsabilità è di entrambi.
Inoltre, la colpa del genitore non coabitante non esclude la responsabilità del genitore stesso laddove sia dimostrata
la carenza di eduzione del genitore e di rapporti non constanti con il discendente. Così ha deciso il Tribunale di Milano del 16 dicembre del 2009.
L’ ART. 28 della Costituzionale Italiana recita che
Dal punto di vista civilistico trova, altresì, applicazione quanto previsto all’art. 2048 del codice civile, secondo comma, che stabilisce che
Si tratta di una responsabilità aggravata in quanto la presunzione di colpa puòessere superata solamente laddove si dimostri di aver adeguatamente vigilato ovvero si dia la prova del caso fortuito.-
Al riguardo si segnala la sentenza 8081/13 del Tribunale di Milano (Sezione Decima Civile), che si colloca nella linea interpretativa della giurisprudenza italiana, la quale sancisce la responsabilità delMinistero della Pubblica Istruzione, per culpa in vigilando, a causa delle lesioni patite nella scuola da un minore.
La sentenza in questione evidenzia come non sia affatto sufficiente per gli operatori della scuola “vigilare sul
comportamento” dei ragazzi al fine di scongiurare episodi di violenza, perché il particolare rapporto che si crea con l’affidare alla scuola un minore concretizza l’evento regolato dall’art. 2048 c.c. (secondo comma) in forza del quale
“i precettori e coloro che insegnano un mestiere od una arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi ed apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”.
Per superare la presunzione, la scuola dovrebbe dimostrare di adottare “misure preventive” atte a scongiurare situazione antigiuridiche come evidenziato dalla giurisprudenza costante della Cassazione (vedi Cass. Sez.III n. 2657/03 che sancisce come
“non sia sufficiente la sola dimostrazione di non essere stati in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva tutte le misure disciplinari od organizzative idonee ad evitare il sorgere di situazioni pericolose.”
C) Culpa in organizzando della scuola
La vigilanza deve essere assicurata all’interno della Scuola e dunque anche fuori dalla classe. Spetta alla direzione dell’istituto scolastico fare in modo che egli studi all’interno dell’istituto stesso. L’organizzazione Scuola che non prevenga atti di bullismo, prevedendo ad esempio uffici ad hoc, consultorio ecc. può ritenersi anche colpevole di
culpa in organizzando.
A tal riguardo è necessario distinguere la responsabilità della Scuola privata dalla Scuola pubblica. Alla Scuola privata si applica l’art.2049 del c.c. che sancisce la responsabilità indiretta dell’istituto scolastico con cui l’insegnate ha un rapporto di lavoro al momento del compimento dell’illecito del minore; viceversa, la ScuolaPubblica ha una responsabilità diretta nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione che può agire in rivalsa sull’insegnate
per culpa in vigilando in caso di dolo o colpa grave (art. 61 della legge n. 312/1980).
LaDirettiva Ministeriale Fioroni del 2007 n. 16 ha stabilito che il tema del Bullismo va affrontato dalle Scuole con sistematicità, coinvolgendo, in modo attivo, gli studenti e favorendo la condivisione delle regole e la conoscenza delle sanzioni.
Il decreto del Presidente della Repubblica n. 249/1998 all’art. 4 prevede, inoltre, che le scuole adottino un
proprio regolamento disciplinare con il quale si affrontino le questioni legate al bullismo prevedendo procedure sanzionatorie. In particolare il comma 7 prevede in linea generale che:
“l’allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto solo in caso di gravi o
reiterate infrazioni disciplinari, per periodi non superiori a quindici giorni”.
Tale limite, in base al comma 9, può essere derogato solo qualora ricorrano due ipotesi di particolare gravità ovvero:
quando siano stati commessi reati
quando vi sia pericolo per l’incolumità delle persone.
In tali casi la durata dell’allontanamento
“è commisurata alla gravità del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo”.
E’ stata approvata dal Ministero dello Sviluppo Economico, l’8 gennaio 2014, la prima bozza del Codice di Autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del Cyberbullismo
Al tavolo,presieduto dal Vice Ministro dello Sviluppo economico Antonio
Catricalà, partecipano rappresentanti delle Istituzioni (Mise,
Agcom, Polizia postale e delle comunicazioni, Direzione Centrale
della Polizia Criminale, Autorità per la privacy, Garante per
l’infanzia e Comitato media e minori), delle Associazioni
(Confindustria digitale, Assoprovider ecc.) e degli operatori
(Google, Microsoft ecc.).
2018-10-25T15:05:45+00:00	28 marzo 2014|Operatori, Schede Tematiche|

References: Articolo 3

Articolo 3

Articolo 33

Articolo 34
 ART. 28
 sentenza 
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 Cass.