Source: https://www.ambientediritto.it/sentenze/2005/CdS/gen.lug/Cds%202005%20n.3677.htm
Timestamp: 2018-10-20 23:26:12+00:00

Document:
Bonifica e ripristino ambientale o messa in sicurezza permanente Soggetti responsabili Adozione dell’ordinanza Requisiti - Responsabile dell'inquinamento (mancata individuazione o non provveda e non provveda il proprietario) Pericolo “concreto” ed ”attuale” Proprietari del sito da bonificare Intervento sostitutivo pubblico D.M. n. 471/1999 - D. L.vo n. 22/1997
CONSIGLIO DI STATO Sez. V, 1 luglio 2005, (C.C. 28/01/2005), Sentenza n. 3677
N.3677/05 REG.DEC.
N. 5740 REG.RIC.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Quinta Sezione ANNO 2004 ha pronunciato la seguente
sul ricorso in appello n. 5740 del 2004 proposto dal COMUNE DI VERCELLI, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dagli avv.ti Ludovico Szegö e Mario Contaldi, elettivamente domiciliato in Roma, alla via Pierluigi da Palestrina n. 63, presso lo studio del secondo difensore;
i signori MARIA RITA VARESE, SIMONA VARESE, MAURIZIO VARESE e PIERGIUSEPPE VARESE, nella qualità di figli ed eredi del signor DOMENICO VARESE, nonché contro la signora MARIA MARCHINO, in proprio e nella qualità di coniuge ed erede del signor DOMENICO VARESE, e i signori GIUSEPPINO VARESE e MARIA SARRA, tutti rappresentati e difesi dagli avv.ti Andrea Manzi e Franco Enoch, elettivamente domiciliati in Roma, alla via F. Confalonieri n. 5, presso lo studio del primo difensore;
5.1. In data 11.7.1989 i signori Domenico Varese, Maria Marchino, Giuseppina Varese e Maria Sarra acquistarono, in forza di atto pubblico da certo signor Pierfranco Balossino, un fondo agricolo ricadente in territorio del Comune di Vercelli, censito al mappale 27 del foglio 47 e sito in località denominata “Cascina Ranza”.
Da tale accertamento originò un procedimento penale nei confronti del presunto responsabile dell’inquinamento, mentre il Sindaco di Vercelli notificò ai signori Varese Domenico, Maria Marchino, Giuseppina Varese e Maria Sarra, in qualità di proprietari del suolo, un’ordinanza di smaltimento dei rifiuti.
Le ragioni della censura poggiavano sul rilievo che la nota dell’ARPAP Piemonte n. 509 del 20.1.2003, menzionata in entrambi i provvedimenti impugnati, non consentiva - secondo i ricorrenti - di concludere nel senso della improcrastinabile urgenza di dar corso ai prescritti interventi di recupero ambientale, né giustificava l’imposizione di una così rilevante restrizione dell’uso agricolo del fondo.
Secondo il primo giudice, tuttavia, la risposta dell’ARPAP - stante la non attualità degli accertamenti analitici presi in considerazione dall’organo tecnico - non postulava affatto la condizione di sicuro inquinamento del sito in parola né prospettava come necessarie le opere di bonifica e di ripristino ambientale; non a caso - opinò il Tribunale piemontese - la stessa Agenzia aveva segnalato l’esigenza di rinnovare gli accertamenti, anche in ragione dei successivi mutamenti intervenuti nel quadro normativo di riferimento.
L’amministrazione comunale, una volta avviato il procedimento, avrebbe dovuto disporre gli accertamenti segnalati dall’ARPAP, tanto più - circostanza completamente ignorata dal Comune di Vercelli - che la legge-provvedimento regionale, in disparte l’irrilevante profilo dell’attendibilità, o meno, degli aggiornamenti al Piano originario, indicati nella L.R. n. 42/2000, aveva comunque escluso l’area in questione dal novero di quelle da bonificare, con conseguente rafforzamento dell’esigenza di presidiare la motivazione dell’ordinanza di ripristino con argomenti fondati sul preventivo esperimento di un’approfondita istruttoria.
9.2. La garanzia della sicurezza dei prodotti destinati all’alimentazione umana, ed, ancor prima, dei mangimi somministrati agli animali (che rappresentano il precedente anello della catena nutrizionale), è strumentale alla salvaguardia del bene della salute e, dunque, mira alla protezione di un valore assoluto - ovverosia il diritto ad un’alimentazione sana - che esige una sensibile anticipazione delle tutele.
Meritano al riguardo menzione sia il 21° “Considerando” del preambolo al Regolamento («Nei casi specifici in cui vi è un rischio per la vita o per la salute, ma permane una situazione di incertezza sul piano scientifico, il principio di precauzione costituisce un meccanismo per determinare misure di gestione del rischio o altri interventi volti a garantire il livello elevato di tutela della salute perseguito nella Comunità») sia il successivo art. 7, rubricato appunto «Principio di precauzione» (che recita: «1. Qualora, in circostanze specifiche a seguito di una valutazione delle informazioni disponibili, venga individuata la possibilità di effetti dannosi per la salute ma permanga una situazione d'incertezza sul piano scientifico, possono essere adottate le misure provvisorie di gestione del rischio necessarie per garantire il livello elevato di tutela della salute che la Comunità persegue, in attesa di ulteriori informazioni scientifiche per una valutazione più esauriente del rischio.
Così deciso in Roma dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, nella camera di consiglio del 28.1.2005, con l’intervento dei signori magistrati:
Corrado Alleretta - Consigliere
f.to Gabriele Carlotti f.to Sergio Santoro f.to Francesco Cutrupi
1) Rifiuti - Inquinamento - Bonifica e ripristino ambientale o messa in sicurezza permanente - Soggetti responsabili - Adozione dell’ordinanza - Requisiti - Responsabile dell'inquinamento (mancata individuazione o non provveda e non provveda il proprietario) - Pericolo “concreto” ed ”attuale” - Proprietari del sito da bonificare - Intervento sostitutivo pubblico - D.M. n. 471/1999 - D. L.vo n. 22/1997. In tema di rifiuti, il responsabile dell'inquinamento deve provvedere agli adempimenti di cui all'articolo 7, comma 2, Decreto 25 ottobre 1999, n. 471, entro le quarantotto ore successive alla notifica dell'ordinanza. Se il responsabile dell'inquinamento non sia individuabile o non provveda e non provveda il proprietario del sito inquinato né altro soggetto interessato, i necessari interventi di messa in sicurezza d'emergenza, di bonifica e ripristino ambientale o di messa in sicurezza permanente sono adottati dalla Regione o dal Comune ai sensi e per gli effetti dell'articolo 17, commi 9, 10 e 11 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22». Sicché, deve ritenersi che la diffida comunale da indirizzarsi, ai sensi dei commi 2 e 3 del D.M. n. 471/1999, al responsabile dell’inquinamento ed ai proprietari del sito da bonificare, non possa prescindere - stante la penosità, anche in termini economici, delle misure di messa in sicurezza (che, quantunque non vincolino direttamente i proprietari, a differenza del responsabile dell’inquinamento, ad un facere, nondimeno ne espongono il patrimonio ad un pati, ossia alla responsabilità derivante dall’obbligo di rifondere le spese di ripristino affrontate dal Comune, mercé il dovere d’intervento sostitutivo pubblico previsto dai commi 9, 10 ed 11 dell’art. 17 del D.Lgs. n. 22/1997) - da un accurato accertamento preventivo dei requisiti di adozione dell’ordinanza, ossia della «presenza di … livelli di inquinamento … superiori ai valori di concentrazione limite accettabili» o «della situazione di pericolo di inquinamento». D’altronde, è lo stesso art. 17, comma 2, del D.Lgs. n. 22/1997 a richiedere, per l’adozione delle misure di bonifica e di ripristino, la sussistenza di un pericolo “concreto” ed ”attuale”. Pres. Santoro - Est. Carlotti - COMUNE DI VERCELLI (avv.ti Szegö e Contaldi) c. VARESE ed altri (avv.ti Manzi e Enoch) (riforma Tribunale amministrativo regionale del Piemonte, sez. II sentenza n. 822 del 17.4.2003/3.6.2003). CONSIGLIO DI STATO Sez. V, 1 luglio 2005, (C.C. 28/01/2005), Sentenza n. 3677
2) Rifiuti - Interventi di messa in sicurezza d'emergenza, di bonifica e ripristino ambientale o di messa in sicurezza permanente - Sussistenza dei presupposti giuridici - Necessità - Principio di proporzionalità. Non è legittima, per mancanza della sussistenza dei presupposti giuridici, l’adozione di un’ordinanza ex art. 8 del D.M. n. 471/1999, emanata sulla base della mera esistenza di un sospetto di inquinamento, del tutto privo delle indefettibili connotazioni di concretezza ed attualità richieste dalla D.Lgs. n. 22/1997. Tale provvedimento, si risolverebbe in un’eccessiva anticipazione della soglia di tutela, in radicale contrasto con il principio di proporzionalità ed, ancor prima, con la stessa lettera della norma primaria. Pres. Santoro - Est. Carlotti - COMUNE DI VERCELLI (avv.ti Szegö e Contaldi) c. VARESE ed altri (avv.ti Manzi e Enoch) (riforma T. A. R. Piemonte, sez. II sentenza n. 822 del 17.4.2003/3.6.2003). CONSIGLIO DI STATO Sez. V, 1 luglio 2005, (C.C. 28/01/2005), Sentenza n. 3677
3) Rifiuti - Inquinamento - Bonifica di un sito inquinato - Divieto di coltivazione di un’area adibita a vegetali destinati all’alimentazione umana od animale - Interdizione dell’uso agricolo del suolo fino al completamento dell’intervento di bonifica - Legittimità - Sussiste - Principio di precauzione. In tema di bonifica di un sito inquinato, è legittimo fino al completamento dell’intervento di bonifica e di ripristino ambientale il divieto di coltivazione di un’area adibita a vegetali destinati all’alimentazione umana od animale. In questi casi anche il “sospetto d’inquinamento” è più che sufficiente per l’interdizione dell’uso agricolo del suolo. Nella specie, correttamente il Comune ha ritenuto che la nota dell’ARPAP fosse sufficiente ai sensi dell’art. 50, comma 5, del D.Lgs. n. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) per l’irrogazione dei divieti temporanei di coltivazione e di commercializzazione dei prodotti vegetali provenienti dall’area di proprietà degli appellati. Pres. Santoro - Est. Carlotti - COMUNE DI VERCELLI (avv.ti Szegö e Contaldi) c. VARESE ed altri (avv.ti Manzi e Enoch) (riforma T. A. R. Piemonte, sez. II sentenza n. 822 del 17.4.2003/3.6.2003). CONSIGLIO DI STATO Sez. V, 1 luglio 2005, (C.C. 28/01/2005), Sentenza n. 3677

References: Sentenza 
 art. 7
 art. 17
 sentenza 
 Sentenza 
 art. 8
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza