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Timestamp: 2020-02-17 15:50:41+00:00

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Chiamato all`eredita` incapace e sospensione della prescrizione del
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Chiamato all’eredità
incapace e sospensione
del diritto di accettare
per conflitto di interessi
con il legale rappresentante
a) Accettazione dell’eredità da parte di soggetti in-
diritto, ancorché potestativo, per inerzia del suo titolare.
La ritenuta natura prescrizionale del termine decennale
L’accettazione con beneficio d’inventario è una forma di
comporta l’applicabilità delle cause di sospensione pre-
accettazione espressa dell’eredità ed essendo questa l’u-
viste dagli artt. 2941 e 2942 c.c.
nico modo possibile di acquisto dell’eredità per i soggetti
incapaci, non possono, per gli stessi, avere rilievo com-
c) Minore in conflitto di interessi con il legale rap-
portamenti taciti o accettazioni per fatti concludenti e/o
atti dispositivi di diritti ereditari e nemmeno comporta-
Viene ravvisata una identità di situazione, dal punto di
menti con effetto legale tipico, né dichiarazioni espresse
vista della tutela, tra le condizioni in cui versa il minore
di accettazione pura e semplice dell’eredità.
non emancipato o l’interdetto privo di legale rappresentante e la situazione del minore il cui legale rappresen-
b) La natura del termine per l’accettazione dell’eredità
tante si trovi in conflitto di interessi con lo stesso. Il
La dottrina prevalente e la concorde giurisprudenza so-
conflitto di interessi, infatti, non è soltanto un impedi-
stengono la natura prescrizionale del termine decennale
mento di fatto, ma è, soprattutto, un impedimento giu-
previsto dall’art. 480 per l’accettazione dell’eredità, sia
ridico all’esercizio della funzione rappresentativa, in
per la chiara espressione usata dal legislatore, sia in
quanto viene proprio a paralizzare giuridicamente l’eser-
quanto il decorso del tempo comporta la perdita di un
cizio di quella funzione, che rimane cosı̀ sospesa.
Cassazione civile, sezione I, 1 febbraio 2007, n. 2211
Pres. Proto – Rel. Panzani – P.M. e P.A. c. Fallimento PN.
Incapaci – Accettazione tacita di eredità – Irrilevanza
L’accettazione tacita dell’eredità, fatta con il compimento di uno degli atti previsti dall’art. 476 c.c., non rientra
nel potere del rappresentante legale e perciò non produce alcun effetto giuridico nei confronti dell’incapace,
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agosto-settembre 2007
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che resta nella posizione di chiamato all’eredità fino a quando egli stesso o il suo rappresentante eserciti il
diritto di accettare o di rinunziare all’eredità entro il termine della prescrizione.
Sospensione della prescrizione – Carattere eccezionale delle norme – Interpretazione conforme a Costituzione – Necessità
Le norme in tema di sospensione della prescrizione incidendo sulla certezza dei rapporti giuridici devono
ritenersi eccezionali e pertanto di stretta interpretazione, ma occorre pur sempre evitare delle stesse ogni
interpretazione non conforme ai parametri costituzionali.
Sospensione della prescrizione – Minori non emancipati ed interdetti per infermità privi di rappresentante
legale – Conflitto di interessi con il rappresentante legale – Equiparazione
L’ipotesi di sospensione della prescrizione dettata dall’art. 2942, n. 1, c.c. si verifica non soltanto quando il
minore non emancipato o l’interdetto siano privi di rappresentante legale, ma anche quando tale rappresentante legale si trovi in conflitto d’interessi con il rappresentato.
2. La posizione dell’incapace chiamato all’eredità
3. La prescrizione del diritto di accettare l’eredità
4. Chiamata all’eredità del minore e conflitto di interessi con il legale rappresentante: sospensione del termine per
P.M. e P.A. convenivano in giudizio il Fallimento di P.N.,
loro padre, proponendo domanda di rivendica della proprietà della metà dei beni del fallito, tra cui un capannone sito nel Comune di Nicastro. Precisavano che il
capannone era stato edificato dal P.N. nel 1976-1977
quando era sposato con la loro madre B.A., che pertanto
i beni erano caduti nella comunione tra i coniugi; che la
B. era deceduta il 21.3.1980 lasciandoli eredi. In subordine
domandavano accertarsi che la metà del ricavato dalla
vendita dei beni era di loro pertinenza esclusiva e non
faceva parte dell’attivo del Fallimento, con conseguente
condanna della procedura al pagamento in loro favore
della metà del ricavato.
Il Fallimento eccepiva la prescrizione del diritto di accettare l’eredità in capo agli attori. Nel merito deduceva che
il terreno su cui era sorto il capannone, costituito dalle
particelle 162 e 165 del foglio 44 del Comune di Nicastro
apparteneva per intero a P.N. e C.A. ed era stato conferito
dai proprietari in società.
Il Tribunale di Lamezia Terme con sentenza 11.3.2000
rigettava le domande attoree. La Corte d’Appello di Catanzaro con sentenza 26.11.2002 rigettava sia l’appello
principale dei P. che quello incidentale della curatela.
Osservava quanto alla prescrizione del diritto di accettare l’eredità che il termine non decorreva per i chiamati
minori di età dal compimento della maggiore età, come
sostenuto dagli appellanti, perché per i minorenni il diritto poteva essere esercitato dal legale rappresentante.
Poiché quindi l’apertura della successione si era verificata il 21.3.1980, data di morte della B., il termine scadeva il
21.3.1990, ancorché i P. fossero minori al 21.3.1980.
Per altro verso, secondo la Corte territoriale, i P. non
avevano posto in essere condotte che potessero essere
qualificate come accettazione tacita dell’eredità. Il fatto
che essi fossero nel possesso dei beni ereditar non implicava necessariamente accettazione posto che la stessa immissione in possesso può essere giustificata da
finalità conservative o da tolleranza degli altri chiamati.
Inoltre non risultava prova idonea del possesso.
L’accatastamento dei fabbricati, la richiesta di prosecuzione dei lavori presentata al Sindaco di Lamezia Terme,
la denuncia di successione erano atti successivi al maturare della prescrizione, mentre la scrittura del 15.12.1984
era stata sottoscritta soltanto da P.N. e C.A. e non poteva
costituire accettazione compiuta per conto del minore
dal legale rappresentante, ostandovi il disposto dell’art.
471 c.c. Il preliminare di vendita confirmatorio del
18.5.1991 era successivo al maturare della prescrizione,
mentre privi di rilievo erano gli atti di scioglimento di
società in nome collettivo del 28.1.1985 e di individuazione catastale del 29.1.1987.
Avverso la sentenza ricorrono per cassazione P.M. ed A.
articolando quattro motivi. La curatela non ha svolto
attività difensiva. All’udienza odierna, all’esito della discussione, il procuratore generale ha sollevato eccezione
d’illegittimità costituzionale dell’art. 2942, n. 1, c.c. per
contrasto con gli artt. 3, 24, 31 Cost.
1. Con il primo motivo i ricorrenti deducono violazione
degli artt. 480 e 2935 c.c. nonché difetto di motivazione.
L’affermazione della Corte d’Appello secondo la quale il
termine di prescrizione del diritto di accettare l’eredità
decorre anche per il minorenne dal giorno dell’apertura
della successione, sarebbe erronea. Ai sensi dell’art. 2935
il diritto non avrebbe potuto esser fatto valere prima del
compimento da parte dei ricorrenti della maggiore età.
Diversamente si dovrebbe concludere che il legale rappresentante dei minori, che nel caso di specie sarebbe in
conflitto d’interessi con i minori stessi, avrebbe potuto
far maturare la prescrizione del diritto.
Con il secondo motivo i ricorrenti deducono violazione
degli artt. 471 e 489 c.c. La Corte d’Appello avrebbe anche
errato nell’affermare che l’accettazione pura e semplice
del dante causa dei ricorrenti, P.N., sarebbe stata nulla e
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priva di effetti ai sensi degli artt. 471 e 484 c.c. La mancata accettazione con beneficio d’inventario da parte del
legale rappresentante comporta l’acquisto per il minore
della qualità di erede, con facoltà di compiere l’accettazione beneficiata nel termine indicato dall’art. 489 c.c.
ove non intenda essere erede puro e semplice. Poiché
sarebbe incontestabile che il P.N. abbia accettato l’eredità tacitamente, posto che la curatela è nel possesso dei
beni, i ricorrenti dovrebbero essere considerati eredi puri
Con il terzo motivo i ricorrenti deducono violazione dell’art. 476 c.c. La Corte avrebbe errato nel ritenere che gli
atti di accettazione compiuti dai ricorrenti siano successivi al maturare della prescrizione, perché:
a) con riferimento a P.A. lo stesso aveva raggiunto la maggiore età il 21.11.1986 ed il giudizio di divisione, che presuppone la volontà di accettare l’eredità, era stato promosso con atto notificato il 24.4.1996, entro il decennio;
b) esistevano altri atti implicanti accettazione quali l’accatastamento dei fabbricati, la richiesta di prosecuzione
dei lavori per alcuni immobili presentata al Sindaco di
Lamezia Terme il 9.11.1990; l’incarico all’ing. D’A. di Lamezia Terme per il rilascio del certificato di idoneità statica ottenuto il 20.10.1990; l’avvenuta presentazione della denuncia di successione.
Ancora il 15.12.1984 si era proceduto a divisione bonaria
degli immobili di proprietà del P. e di C.A. in cui si era
evidenziato espressamente il diritto dei germani che
avevano anche sottoscritto un preliminare di vendita
confirmatorio il 18.5.1991.
Con il quarto motivo i ricorrenti deducono ancora violazione dell’art. 485 c.c. e contraddittorietà della motivazione.
La norma prevede che il chiamato all’eredità che sia nel
possesso dei beni debba fare l’inventario entro tre mesi
ed in difetto sia considerato erede puro e semplice. I
ricorrenti all’epoca di apertura della successione erano
nel possesso dei beni. La Corte d’Appello avrebbe confuso il caso del chiamato che sia nel possesso dei beni con
quella di chi viene successivamente immesso nel possesso, situazione in cui non vi è accettazione dell’eredità.
2. Il primo motivo di ricorso è fondato, alla luce dell’eccezione d’illegittimità costituzionale sollevata dal procuratore generale in udienza.
Va premesso che l’art. 471 c.c. stabilisce che non si possono accettare le eredità devolute ai minori se non con
beneficio d’inventario, nelle forme previste dagli artt.
320 e 471. Pertanto nel termine di prescrizione di cui
all’art. 480 c.c. il rappresentante legale del minore può
accettare la eredità con il beneficio d’inventario, mentre,
lo stesso minore, una volta divenuto maggiorenne, può
accettare senza il detto beneficio ovvero rinunciare alla
eredità (Cass., 27.2.1986, n. 1267; Cass., 27.2.1995, n. 2276).
Ne deriva che il termine di prescrizione del diritto di
accettare l’eredità può maturare, come ha esattamente
rilevato la Corte d’Appello, anche prima del compimento
della maggiore età da parte del minore, perché in tale
ipotesi l’accettazione può essere compiuta dal rappresentante legale nell’interesse del minore, previa autorizzazione del giudice tutelare. L’art. 2942, n. 1, c.c. stabilisce
infatti che la prescrizione rimane sospesa contro i minori
non emancipati e gli interdetti per infermità di mente
per il tempo in cui non hanno rappresentante legale e
per sei mesi successivi alla nomina del medesimo o alla
cessazione dell’incapacità, ipotesi che nella specie non
ricorre perché entrambi i germani P. durante la minore
età avevano un legale rappresentante nella persona del
padre P.A.
Va tuttavia sottolineato, come ha rilevato il procuratore
generale nella discussione in udienza, che il P.A. si trovava in evidente conflitto d’interessi con i figli perché la
mancata accettazione dell’eredità per loro conto, accresceva la sua quota d’eredità.
Questa Corte ha ritenuto manifestamente infondata la
questione di costituzionalità dell’art. 2942 c.c. - sollevata
con riferimento agli artt. 2, 3, 10, 24 e 30 Cost. - nella
parte in cui non prevede la sospensione del corso della
prescrizione in favore del minore in caso di inattività dei
genitori esercenti la relativa potestà che versino, rispetto
al predetto, in una situazione di conflitto di interessi, e di
conseguente, mancata nomina, al minore stesso, di un
curatore speciale da parte del giudice tutelare. Si è affermato che dal combinato disposto di cui agli artt. 320 e
321 c.c., può desumersi, anche con riferimento all’ipotesi
in parola, la esistenza, in seno all’ordinamento, di un
idoneo rimedio, costituito dalla facoltà di nomina di un
curatore speciale, da parte del giudice tutelare, su istanza del figlio stesso, del pubblico ministero, o di uno dei
parenti del minore (Cass., 9.6.1999, n. 5694).
Tale conclusione non pare peraltro condivisibile al Collegio, ove si consideri che la possibilità che il minore stesso
si attivi, chiedendo al giudice tutelare la nomina del curatore speciale, è del tutto eventuale, oltre che improbabile nel caso in cui il minore sia ancora in tenera età,
mentre l’intervento del pubblico ministero o di uno dei
parenti del minore presuppone che la situazione sia nota,
circostanza che non necessariamente ricorre e, per quanto
concerne i parenti, che costoro esistano e vogliano intervenire. La mancata previsione da parte dell’art. 2942, n. 1,
c.c., tra le cause di sospensione della prescrizione, accanto
all’ipotesi della mancanza del rappresentante legale, di
quella del conflitto d’interessi tra il legale rappresentante
ed il minore, pare pertanto in contrasto con il principio di
uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost., che impone di trattare in modo uguale situazioni identiche, essendo evidente che non vi è alcuna differenza, dal punto di vista della
tutela, tra le condizioni in cui versa il minore non emancipato o l’interdetto privo di legale rappresentante e la
situazione del minore il cui legale rappresentante si trova
in conflitto d’interessi con il minore.
In passato la Corte Costituzionale con l’ordinanza
3.12.1987, n. 458, ha ritenuto manifestamente infondata
la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2942
c.c. sollevata per contrasto con gli artt. 3 e 24, in ragione
del carattere eccezionale delle norme in tema di cause di
sospensione della prescrizione e della natura sostanziale
e non processuale della prescrizione (ribadita da C. Cost.,
30.6.1988, n. 732), che esclude l’applicabilità dell’art. 24
Con precedente ordinanza del 15.10.1987, n. 374, la Corte
aveva ritenuto manifestamente infondata la questione,
sollevata per contrasto dell’art. 2942, n. 1, c.c. con gli artt.
24 e 31 Cost., nella parte in cui delimita la sospensione
della prescrizione nei confronti dei minori non emancipati al solo periodo in cui gli stessi non siano legalmente
rappresentati, in quanto la denunciata norma non contempla la specie - di cui trattavasi - della negligenza del
genitore esercente la potestà sul minore figlio non
emancipato. Con riferimento a questi rilievi, occorre osservare che nella specie non sembra porsi questione della violazione dell’art. 24 Cost. e ciò sia prendendo atto
dell’orientamento espresso dalla Corte Costituzionale in
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ordine alla natura sostanziale dell’istituto della prescrizione (si vedano peraltro, implicitamente, in senso contrario Cass., 12.4.2006, n. 8609; Cass., 5.12.2003, n.
18607), sia soprattutto osservando che il venir meno
del diritto per effetto della prescrizione non si ricollega,
almeno in questo caso, al suo mancato esercizio nel processo. Né è rilevante che il diritto possa di fatto essere
condizionato alla mancata eccezione del convenuto nel
processo, perché nella specie l’eccezione di prescrizione è
stata sollevata dalla curatela.
Sussiste invece la violazione dell’art. 3 Cost. Come si è
detto, appare evidente l’ingiustificata disparità di trattamento tra la situazione del minore o dell’interdetto privo
di legale rappresentante, per cui è prevista la sospensione della prescrizione, e quella del minore il cui legale
rappresentante si trovi in conflitto d’interessi con il rappresentato. Né inducono a diversa conclusione le pronunce della Corte Costituzionale che si sono ora richiamate. Il caso esaminato da C. Cost. n. 374/1987 si riferiva
chiaramente ad una fattispecie diversa, proprio sotto il
profilo fattuale, rispetto a quella considerata dall’art.
2942, n. 1, c.c.
La circostanza, valorizzata da C. Cost. n. 458/1987, che le
norme in tema di sospensione della prescrizione, incidendo sulla certezza dei rapporti giuridici, debbano essere ritenute di stretta interpretazione, non toglie che
l’interprete abbia l’obbligo, come più volte affermato
dallo stesso giudice delle leggi, pur evitando ogni interpretazione estensiva dell’istituto, di evitare ogni interpretazione non conforme ai parametri costituzionali
(cfr. da ultimo C. Cost., ord. 15.12.2005, n. 452; C. Cost.,
ord. 4.10.2005, n. 361).
Sotto questo profilo pare al Collegio, come già si è osservato, che non si possa distinguere la condizione del
minore non emancipato privo di legale rappresentante
da quella del minore non emancipato il cui legale rappresentante si trovi in conflitto d’interessi.
In entrambi i casi infatti sussiste un difetto di tutela del
rappresentato, rispetto al quale la circostanza che il legale rappresentante vi sia appare del tutto irrilevante,
perché si tratta di un legale rappresentante che, per la
situazione in cui si trova, non può adeguatamente tutelare il rappresentato, essendo portatore di un interesse
In proposito va osservato che l’art. 2120 c.c. del 1865
offriva all’incapace una tutela più ampia di quella accordata dall’attuale art. 2942 c.c., facendo coincidere l’effetto sospensivo con tutto il periodo di durata dello stato
d’incapacità, prescindendo dalla circostanza che l’incapace potesse in concreto far valere i propri diritti per il
tramite del suo rappresentante. Il divario tra la vecchia
disciplina e quella attuale è spiegato dalla Relazione del
Guardasigilli al vigente codice con il rilievo che una volta
nominato il rappresentante legale, cui incombe il dovere
di far valere i diritti spettanti al minore non emancipato
e all’interdetto, l’incapace è in grado di far valere i diritti
suo tramite. Ma cosı̀ non è se il legale rappresentante si
trova in conflitto d’interessi con il rappresentato, sı̀ che
per evitare di trattare in modo difforme situazioni uguali
si impone l’interpretazione adeguatrice qui accolta.
Deve pertanto affermarsi il principio per cui l’ipotesi di
sospensione della prescrizione dettata dall’art. 2941, n. 1,
c.c. si verifica non soltanto quando il minore non emancipato o l’interdetto siano privi di rappresentante legale,
ma anche quando tale rappresentante legale si trovi in
conflitto d’interessi con il rappresentato.
3. Il secondo motivo di ricorso non è fondato. Non può
sostenersi che vi sia stata accettazione tacita dell’eredità
da parte del P.N., nella sua qualità di genitore e legale
rappresentante dei minori chiamati, perché l’art. 471 c.c.,
disponendo che le eredità devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con il beneficio
di inventario, esclude che il rappresentante legale dell’incapace possa accettare l’eredità in modo diverso da
quello prescritto dall’art. 484 c.c., che consiste in una
dichiarazione espressa di volontà volta a fare acquistare
all’incapace la qualità di erede con limitazione della responsabilità ai debiti intra vires hereditatis. Ne consegue
che l’accettazione tacita, fatta con il compimento di uno
degli atti previsti dall’art. 476 c.c., non rientra nel potere
del rappresentante legale e perciò non produce alcun
effetto giuridico nei confronti dell’incapace, che resta
nella posizione di chiamato all’eredità fino a quando egli
stesso o il suo rappresentante eserciti il diritto di accettare o di rinunziare all’eredità entro il termine della prescrizione (Cass., 27.2.1995, n. 2276).
4. Il terzo motivo rimane assorbito. Con esso, infatti, i
ricorrenti ripropongono la tesi che essi avrebbero compiuto numerosi atti interruttivi della prescrizione, circostanza la cui rilevanza presuppone che la prescrizione
non fosse sospesa per effetto della situazione d’incapacità dei suoi titolari.
5. Il quarto motivo è inammissibile. I ricorrenti contestano le conclusioni cui è pervenuta la Corte territoriale che ha escluso che i fratelli P. potessero essere
considerati eredi ai sensi dell’art. 485 c.c. essendo nel
possesso dei beni al momento del compimento della
maggiore età e non avendo effettuato l’inventario nei
termini, con la conseguenza di dover essere considerati
eredi puri e semplici. In proposito la Corte, oltre ad
osservare che l’art. 485 non potrebbe trovare applicazione perché il puro fatto di essere nel possesso dei
beni non implicherebbe necessariamente accettazione
d’eredità, ha rilevato che non era provata la circostanza che i P. fossero nel possesso. Il fatto, dedotto con
riguardo al solo P.M., non era provato perché il P. aveva
subito diversi trasferimenti di domicilio in immobili in
relazione ai quali non vi era prova che facessero parte
del compendio ereditario, anche se due risultavano siti
in via Del Progresso, la stessa in cui si trovava il capannone industriale.
Sul punto i ricorrenti si limitano a contestare le conclusioni cui è pervenuta la Corte di merito osservando che
dal certificato storico di residenza del P.M. si desumerebbe chiaramente che egli abitava in uno degli immobili
caduti in successione, mentre P.A. si trovava anch’egli nel
possesso al momento dell’apertura della successione e
del compimento della maggiore età. In nessun modo i
ricorrenti censurano la motivazione della sentenza impugnata, limitandosi a riproporre una diversa valutazione
dei fatti, il cui esame esula chiaramente dai limiti del
giudizio di legittimità.
5. Conclusivamente, in accoglimento del solo primo motivo, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla
Corte d’Appello di Catanzaro in diversa composizione,
che pronuncerà anche sulle spese del giudizio di cassazione.
La Corte accoglie il primo motivo; respinge il secondo e
dichiara inammissibile il quarto, assorbito il terzo; cassa
la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di
Catanzaro in diversa composizione, anche per le spese.
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Si apre la successione di Caia il 21.3.1980.
Chiamati per legge all’eredità sono il coniuge Tizio
ed i figli minori Tizietto di anni undici e Caietto di
Con scrittura privata del 15.12.1984 Tizio procede
ad una divisione bonaria con Sempronio di alcuni
immobili, che originariamente, in ipotesi, erano appartenuti per metà ai coniugi Tizio e Caia e per la
rimanente metà allo stesso Sempronio.
Successivamente al raggiungimento della maggiore
età dei figli Tizietto e Caietto, viene dichiarato il
fallimento del padre Tizio.
Il curatore del fallimento procede alla liquidazione
dei beni del fallito, vendendo tra gli altri anche l’immobile Beta proveniente per metà dall’eredità di
Tizietto e Caietto convengono in giudizio il Fallimento di Tizio, proponendo domanda di rivendica
quali coeredi della metà dell’immobile Beta e in
subordine domanda di condanna della procedura
al pagamento in loro favore della corrispondente
parte del ricavato della vendita.
Il Fallimento di Tizio eccepisce la prescrizione del
diritto di accettare l’eredità in capo a Tizietto e
Caietto.
Il Tribunale rigetta le domande degli attori con sentenza che viene confermata dalla Corte d’Appello.
Pervenuta la causa all’esame del Supremo Collegio,
il procuratore generale solleva l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 2942, n. 1, c.c., nella
parte in cui non dispone la sospensione della prescrizione nei confronti del minore non emancipato
o dell’interdetto anche nell’ipotesi in cui il legale
rappresentante si trovi in conflitto di interessi con
il rappresentato e non venga nominato o non sia
stato ancora nominato un curatore speciale.
La Suprema Corte, rivedendo la conclusione adottata in precedenza con la pronuncia 9.6.1999, n.
5694, accoglie una interpretazione adeguatrice dell’art. 2942, n. 1, c.c. e costituzionalmente orientata(1), affermando non esservi alcuna differenza, dal
punto di vista della tutela, e della conseguente disciplina giuridica, tra le condizioni in cui versa il
minore non emancipato o l’interdetto privo di legale rappresentante e la situazione del minore il cui
legale rappresentante si trovi in conflitto di interessi con il rappresentato.
Gli artt. 471 e 472 c.c. dispongono che non si possono accettare le eredità devolute ai minori, agli
interdetti, ai minori emancipati ed agli inabilitati
se non col beneficio di inventario, osservate le disposizioni che prescrivono la necessità della previa
autorizzazione del giudice tutelare.
La ratio di tale disposizione è stata tradizionalmente ravvisata nella preoccupazione del legislatore di
evitare agli incapaci gli effetti negativi di una damnosa hereditas(2).
L’accettazione con beneficio di inventario si compone di due elementi: la dichiarazione espressa di
accettazione beneficiata e la redazione dell’inventario; quest’ultima deve essere compiuta dal soggetto capace in brevi termini di decadenza, che
per gli incapaci sono stati prorogati, dall’art. 489
c.c., al compimento di un anno dalla maggiore età
o dal cessare dello stato d’interdizione o d’inabilitazione(3).
La ratio della proroga è stata colta nella necessità di
tutelare l’incapace dal pericolo di incorrere nella
decadenza dal beneficio per un inadempimento
dei suoi legali rappresentanti o del curatore assistente(4).
La dottrina non ha mancato di rilevare che la proroga disposta dall’art. 489 c.c. riguarda le formalità
dell’accettazione beneficiata, ma non i termini di
prescrizione e di decadenza per l’accettazione dell’eredità disposti in via generale dagli artt. 480 e 481
c.c.(5).
Si è in particolare osservato che accogliere la tesi
opposta equivarrebbe a riconoscere che il legislatore, dopo avere reso obbligatoria per gli incapaci
l’accettazione beneficiata, ha, contemporaneamente, tolto a tale accettazione ogni efficacia e valore,
atteso che costoro potrebbero rimandare, in ogni
caso, qualsiasi decisione al compimento di un anno
dalla maggiore età o dal cessare dello stato di interdizione o inabilitazione(6).
La dottrina è, pertanto, concorde nell’affermare che
se i legali rappresentanti dell’incapace (o l’inabilitato o minore emancipato con l’assistenza del curatore) non rendono la dichiarazione di accettazione beneficiata e non compiono l’inventario, l’incapace non diventa erede e rimane nella posizione di
chiamato(7), con facoltà di accettare l’eredità nei
termini di prescrizione e di decadenza di cui agli
(1) Sulla necessità di prediligere l’interpretazione conforme a
Costituzione, nel caso in cui la stessa disposizione possa essere
interpretata in modi diversi, cfr. per tutti, in dottrina, BIN PITRUZZELLA, Diritto costituzionale, 7a ed., Torino, 2006, 436.
(2) Cfr. PALAZZO, Le successioni, in Tratt. Iudica e Zatti, 2a ed.,
Milano, 2000, 263.
(3) Cfr. SANTARCANGELO, La volontaria giurisdizione, II, Istituti a
protezione degli incapaci, 2a ed., Milano, 306.
(4) Cfr. DE ROSA, La tutela degli incapaci, I, Patria potestà,
Milano, 1962, 179.
(5) Cfr. BONILINI, Manuale di diritto ereditario e delle dona-
zioni, 4a ed., Torino, 2006, 85-86; L. FERRI, Successioni in generale. Art. 456-511, in Comm. Scialoja e Branca, 3a ed., Bologna-Roma, 1997, 256; CICU, Successioni per causa di morte,
Parte generale: Delazione e acquisto dell’eredità. Divisione ereditaria, in Tratt. Cicu e Messineo, 2a ed., Milano, 1961, 198;
NATOLI, L’amministrazione dei beni ereditari, II, Milano, 19681969, 139, ed, in giurisprudenza, Cass., 27.2.1986, n. 1267, in
Vita notarile, 1986, 292; contra App. Firenze, 5.2.1966, in Giur.
toscana, 1966, 551.
(6) Cfr. L. FERRI, op. cit., 257.
(7) Cfr. DE ROSA, op. cit., 179; MAZZACANE, La giurisdizione vo-
La proroga disposta
per gli incapaci
dall’art. 489 c.c.
di cui agli artt. 480
e 481 c.c.
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di fattispecie
dell’eredità diverse
dell’accettazione
artt. 480 e 481 c.c.(8), mentre se viene resa la dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario,
ma non viene redatto l’inventario nei termini di
legge, l’incapace diventa egualmente erede beneficiato e, per effetto della proroga disposta dall’art.
489, decade dal beneficio solo al compimento di un
anno dalla maggiore età o dal cessare dello stato di
interdizione o inabilitazione, se prima di tale termine non redige l’inventario(9).
Una dottrina rimasta minoritaria ha affermato che
l’art. 489 c.c. evita soltanto la decadenza dal beneficio, prorogando, per gli incapaci, i termini per la
formazione dell’inventario, ma non esclude gli effetti disposti dall’art. 485 c.c., che non prevede ipotesi di decadenza, ma determina l’automatico, puro
e semplice acquisto dell’eredità per effetto del possesso di beni ereditari, protratto oltre i tre mesi
dall’apertura della successione(10).
La dottrina assolutamente prevalente e la concorde
giurisprudenza sostengono che, essendo l’accettazione con beneficio d’inventario una forma di accettazione espressa dell’eredità ed essendo questa
l’unico modo possibile di acquisto dell’eredità per i
soggetti incapaci, non possano, per gli stessi, avere
rilievo comportamenti taciti o accettazioni per fatti
concludenti e/o atti dispositivi di diritti ereditari e
nemmeno comportamenti con effetto legale tipico;
ne consegue che la particolare forma di acquisto
legale dell’eredità conseguente alla mancata osservanza da parte del chiamato nel possesso dei beni
ereditari delle disposizioni di cui all’art. 485 c.c.
non può operare per i minori e gli altri incapaci(11).
Alcun rilievo può avere per gli incapaci nemmeno
una accettazione pura e semplice dell’eredità, anche se compiuta con dichiarazione espressa e non
semplicemente per fatti concludenti o a mezzo di
atti di disposizione di beni ereditari(12).
Una tale accettazione, infatti, secondo alcuni è da
considerare inesistente(13), secondo altri nulla(14),
in ogni caso giuridicamente irrilevante e priva di
qualsiasi effetto giuridico nei confronti dell’incapace, che rimane nella posizione di chiamato(15), essendo rimasta isolata quella dottrina che, riprendendo una opinione sostenuta sotto il vigore del
vecchio codice, afferma che in caso di accettazione
pura e semplice il beneficio operi di diritto(16) e
quella decisione di merito, che ha distinto la dichiarazione di accettazione da quella di avvalersi del
beneficio, riconoscendo alla prima l’idoneità a fare
acquistare la qualità di erede all’incapace, potendo
questi dichiarare di volersi avvalere del beneficio ed
espletare tutte le formalità inerenti nel termine di
cui all’art. 489 c.c.(17).
È invece controverso se l’art. 489 si applichi anche
al caso che, redatto l’inventario non preceduto da
dichiarazione di accettazione, questa non venga
fatta nei quaranta giorni successivi, ipotesi per la
quale l’art. 487, ult. co., c.c. dispone, in via generale, che il chiamato perde il diritto di accettare
l’eredità.
Per autorevole dottrina, infatti, non sembra che
l’art. 489 possa valere a prorogare, in favore degli
incapaci, il termine di quaranta giorni stabilito per
compiere la dichiarazione, in quanto il particolare
trattamento di favore disposto dal legislatore per gli
incapaci non arriva ad escludere la perdita del diritto di accettare in conseguenza della prescrizione
prevista dall’art. 480 c.c. o della inutile decorrenza
del termine fissato dall’autorità giudiziaria a seguito dell’actio interrogatoria di cui all’art. 481 c.c. e
quindi di quello posto dall’ult. co. dell’art. 487
c.c.(18).
Altra dottrina distingue tra chiamato possessore e
chiamato non possessore, affermando che l’incapace chiamato possessore, per il fatto stesso del compimento dell’inventario, è già divenuto erede, mentre l’incapace chiamato non possessore che compie
l’inventario ma non rende la dichiarazione di accettazione nei quaranta giorni successivi non può avvalersi della proroga di cui all’art. 489 c.c., in quanto non si tratterebbe, in questo caso, di conservare
un beneficio, ma di riacquistare un diritto di accettare irrimediabilmente perduto(19).
Altra dottrina, pur riconoscendo che non ricorra in
questa ipotesi un caso di decadenza dal beneficio,
ritiene tuttavia che la sanzione prevista dall’art.
487, ult. co., c.c. si applichi agli incapaci solo dopo
un anno dalla cessazione della causa di incapacità(20), facendo quindi applicazione, anche in questo
caso, dell’art. 489 c.c., considerando – e l’osserva-
lontaria nell’attività notarile, Roma, 1997, 242; JANNUZZI, Manuale della volontaria giurisdizione, Milano, 2000, 348.
(8) Cfr. JANNUZZI, op. cit., 348; L. FERRI, op. cit., 256; 319; MAZZACANE, op. cit., 242; DE ROSA, op. cit., 179.
(9) Cfr. DE ROSA, op. cit., 180; JANNUZZI, op. cit., 349 e, in giurisprudenza, Cass., 27.2.1995, n. 2276, in Vita notarile, 1996, 256.
(10) Cfr. MIGLIORI, Alienazione di beni ereditari devoluti a minore in potestate, in Riv. notariato, 1967, 20; METITIERI, Alienazione di immobili ereditari devoluti ad incapaci e autorizzazione viziata per incompetenza, in Riv. notariato, 1968, 1.
(11) Cfr. BONILINI, op. cit., 91; L. FERRI, op. cit., 252-253; MAZZACANE, op. cit., 243, e, in giurisprudenza, Cass., 5.5.1967, n. 881;
Cass., 20.12.1969, n. 4020, in Giust. civ. mass., 1969, 2022; Cass.,
27.2.1986, cit.; Cass., 27.2.1995, cit.
(12) Cfr. BONILINI, op. cit., 91; DE ROSA, op. cit., 177; JANNUZZI,
op. cit., 346; NATOLI, op. cit., 137; L. FERRI, op. cit., 251.
(13) Cfr. CICU, op. cit., 187.
(14) Cfr. M. STELLA RICHTER, Accettazione di eredità devoluta ad
incapaci ed alienazione dei beni ereditari, in Giust. civ., 1958, I,
941; L. FERRI, op. cit., 251; CARIOTA-FERRARA, Le successioni per
causa di morte, I, Napoli, 1977, 124; NATOLI, op. cit., 136.
(15) Cfr. BONILINI, op. cit., 91; SANTARCANGELO, op. cit., 308.
(16) Cfr. FAZZALARI, Autorizzazione a vendere beni di eredità
«separate» e autorizzazione a vendere beni del minore «in protestate», in Giur. it., 1957, IV, 12; BARASSI, Le successioni per causa
di morte, 3a ed., Milano, 1947, 129.
(17) Cfr. Trib. Milano, 9.5.1968, in Foro padano, 1970, I, 627.
(18) Cfr. L. FERRI, op. cit., 352.
(19) Cfr. DE ROSA, op. cit., 180.
(20) Cfr. JANNUZZI, op. cit., 350; NATOLI, op. cit., 138.
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zione sembra da condividere – che quest’ultimo
articolo è stato ispirato dall’esigenza di preservare
l’incapace da ogni conseguenza pregiudizievole che
potesse derivare dalle inadempienze del legale rappresentante o del curatore assistente rispetto alle
disposizioni contenute nella sezione II del capo V
del libro secondo del codice civile (artt. 484-511
c.c.)(21), ferma restando invece l’applicabilità anche
agli incapaci della prescrizione e della decadenza
disposte negli artt. 480 e 481 c.c.
La tutela dell’incapace rispetto alle possibili inadempienze del legale rappresentante o del curatore
assistente si riscontra anche rispetto agli eventuali
atti di gestione dei beni ereditari compiuti in qualità di semplice chiamato all’eredità o di erede beneficiario.
Con riguardo alla prima posizione giuridica, si discute in dottrina se l’incapace possa esercitare a
mezzo del suo legale rappresentante o con l’assistenza del curatore i poteri di amministrazione
conservativa, temporanea ed indifferibile previsti
dall’art. 460 c.c.
Rispetto alla tesi negativa, che viene motivata sulla
base della considerazione che il legale rappresentante è legittimato a curare esclusivamente gli interessi dell’incapace, mentre i poteri di cui all’art. 460
c.c. sono attribuiti per la tutela di interessi diversi(22), sembra preferibile la tesi affermativa che rileva come l’art. 460 c.c., pur realizzando altresı̀ la
tutela dell’eredità, non ponga in capo al chiamato
alcun obbligo di amministrazione, non integrando
pertanto un vero e proprio ufficio di diritto privato,
essendo soprattutto diretto alla difesa degli interessi del chiamato, quale più probabile erede(23).
In caso di atti dispositivi, la legittimazione del legale rappresentante dovrà essere integrata con l’autorizzazione del Tribunale dell’aperta successione
in composizione collegiale (ex art. 747 c.p.c.), senza
necessità del parere del giudice tutelare, in quanto i
beni non sono ancora pervenuti all’incapace(24).
In mancanza di tale autorizzazione l’atto sarà inefficace, senza peraltro comportare l’acquisto da parte dell’incapace della qualità di erede, in quanto,
come si è visto, per lo stesso non possono assumere
rilevanza fattispecie acquisitive dell’eredità diverse
da quella dell’accettazione beneficiata(25).
Nell’ipotesi di incapace erede beneficiario, l’autorizzazione al compimento di atti di straordinaria
amministrazione dovrà essere concessa dal Tribu-
(21) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 311.
(22) Cfr. NATOLI, op. cit., 130; FUNAIOLI, Vendita di beni devoluti
in eredità ad un minore e rappresentanza legale, in Foro it.,
1956, I, 1905.
(23) Cfr. DE ROSA, op. cit., 198; TRIMARCHI, L’eredità giacente,
Milano, 1954, 68; CICU, op. cit., 134.
(24) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 312.
(25) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 312-313.
(26) Cfr. DE ROSA, op. cit., 183; SANTARCANGELO, op. cit., 313.
(27) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 314. Secondo CICU, op. cit.,
nale dell’aperta successione (in composizione collegiale ex art. 747 c.p.c.) previo parere del giudice
tutelare, essendo il bene già entrato nel patrimonio
dell’incapace.
In caso di atto compiuto senza la prescritta autorizzazione, non può valere per l’erede beneficiario
incapace la conseguenza ordinaria della decadenza
dal beneficio d’inventario prevista dall’art. 493
c.c.(26) e l’atto sarà annullabile rispetto all’incapace
ed inefficace rispetto ai creditori ereditari(27).
Si discute in ordine alla natura giuridica del termine previsto dall’art. 480 c.c. per l’accettazione dell’eredità.
Alcuni autori ritengono che, nonostante l’espressione letterale usata dall’art. 480 c.c., il termine di dieci anni previsto per l’accettazione dell’eredità non
sia di prescrizione, ma di decadenza, in quanto non
viene in considerazione il mancato esercizio di un
diritto per un certo periodo di tempo, ma la mancata esplicazione di un atto negoziale nel termine
fissato dal legislatore(28).
La prescrizione, si afferma, riguarda situazioni giuridiche ripetibili, cioè suscettibili di reiterato esercizio ed interviene quando tale esercizio sia cessato
e non sia stato ripreso per una certa durata(29).
La prescrizione, si osserva ulteriormente, è dettata
a tutela del soggetto passivo (o dei soggetti passivi)
del rapporto giuridico, che, per effetto della prescrizione, rimane liberato dal corrispondente dovere(30).
Nella fattispecie dell’accettazione ereditaria non
esisterebbe, invece, una persona contro cui il diritto
di accettare possa essere fatto valere e, conseguentemente, data la natura non recettizia dell’accettazione, che non deve essere rivolta a particolari soggetti, mancherebbe un soggetto passivo, che possa
riconoscere l’altrui diritto, interrompendo la prescrizione, con l’effetto di far cominciare il decorso
di un nuovo termine di dieci anni(31).
Secondo questa tesi, trattandosi di termine di decadenza, non potrebbe trovare applicazione l’art.
2941 c.c., riguardante la sospensione della prescrizione per rapporti fra le parti, in quanto rispetto al
diritto di accettare l’eredità non esistono parti(32)
e, poiché l’esclusione della sospensione per rapporti tra le parti non può non accompagnarsi alla
esclusione di quella che ha luogo per la condizione
dall’art. 480 c.c.
per l’accettazione
dell’eredità
705, l’atto sarebbe annullabile sia rispetto all’incapace sia rispetto ai creditori ereditari; secondo DE ROSA, op. cit., l’atto
sarebbe annullabile rispetto all’incapace e nullo rispetto ai creditori ereditari.
(28) Cfr. L. FERRI, op. cit., 305; CICU, op. cit., 168.
(29) Cfr. L. FERRI, op. cit., 306.
(30) Cfr. L. FERRI, op. cit., 306.
(31) Cfr. L. FERRI, op. cit., 306-307; CICU, op. cit., 169.
(32) Cfr. L. FERRI, op. cit., 306.
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Il criterio distintivo
tra prescrizione
e decadenza
è quello della
del titolare (ex art. 2942 c.c.), il termine decorrerebbe anche a danno dei minori non emancipati e
degli interdetti per infermità di mente, anche nel
tempo in cui non hanno rappresentante legale e per
i sei mesi successivi alla nomina del medesimo o
alla cessazione dell’incapacità (cfr. art. 2942, n. 1,
c.c.)(33), stante anche l’espresso disposto dell’art.
2964 c.c., per il quale non si applicano alla decadenza le norme che si riferiscono alla sospensione
della prescrizione, salvo che sia disposto altrimenti.
Se il termine decennale per l’accettazione dell’eredità venisse ritenuto, per le considerazioni sopra
esposte, di decadenza, da un lato, l’avvenuto decorso del tempo potrebbe essere rilevato d’ufficio dal
giudice, trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti(34), e, dall’altro, sarebbe onere di
chi si ritiene erede dimostrare il fondamento di tale
qualità, provando l’avvenuta accettazione nel termine(35).
Questa tesi, per quanto assai suggestiva ed autorevolmente sostenuta, a ben vedere si fonda su quel
criterio di distinzione tra prescrizione e decadenza
elaborato da parte della dottrina e riguardante la
presunta diversità di situazioni soggettive a cui si
riferirebbero i due istituti.
Secondo questa dottrina, il concetto idoneo ad evidenziare la differenza tra prescrizione e decadenza
sarebbe, infatti, quello di ‘‘potere’’, vale a dire di
situazione giuridica soggettiva che consente al suo
titolare la produzione di effetti giuridici senza la
cooperazione del soggetto passivo(36).
Sulla base di questo criterio, prescrizione e decadenza si distinguerebbero per causare l’estinzione,
l’una, di un diritto soggettivo e l’altra di un potere(37).
Questo criterio di distinzione è stato, peraltro, recentemente sottoposto a revisione critica(38), osservandosi come vi siano potestà soggette a prescrizione – ad esempio alcune potestà di impugnativa
del negozio giuridico (cfr. artt. 1442, 1449 c.c.)(39) –
e veri e propri diritti soggettivi colpiti da decadenza
come il diritto di garanzia per vizi o mancanza di
qualità della cosa venduta (cfr. artt. 1495, 1497 c.c.)
o quello del committente per vizi o difformità della
cosa appaltata (cfr. art. 1667 c.c.) o per rovina e
difetto di cose immobili (cfr. art. 1669 c.c.)(40), che
rimangono peraltro soggetti, ove la decadenza sia
impedita, alle disposizioni che regolano la prescrizione, conformemente, del resto, a quanto dispone
in via generale l’art. 2967 c.c.(41).
Si ritiene cosı̀ che, nell’estrema difficoltà di indicare
elementi ontologici differenziali tra i due istituti, il
criterio interpretativo principale debba essere quello della denominazione legale, in quanto, anteporre
a quest’ultima argomentazioni basate sulla minore
raffinatezza della dogmatica del legislatore, rispetto
a quella dello studioso, è sembrata posizione troppo accentuatamente antipositivista(42).
Ebbene, l’art. 480 c.c. dispone testualmente che «il
diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni».
La dottrina prevalente e la concorde giurisprudenza
sostengono, pertanto, la natura prescrizionale del
termine decennale, sia per la chiara espressione
usata dal legislatore, sia in quanto il decorso del
tempo comporta la perdita di un diritto, ancorché
potestativo, per inerzia del suo titolare(43).
Si ribadisce, peraltro, anche dalla prevalente dottrina(44), l’inapplicabilità delle norme in tema di interruzione della prescrizione per la considerazione
che l’esercizio del diritto, in tale ipotesi, determina
la consumazione del diritto stesso e quindi l’accettazione dell’eredità, salvo che(45) per il riconoscimento del diritto da parte di colui contro il quale
il diritto stesso possa essere fatto valere, ad esempio
il coerede in accrescimento (o, più in generale, il
coerede che sia anche chiamato in subordine nella
quota ereditaria, rispetto alla quale si sia verificata
(33) Cfr. L. FERRI, op. cit., 307-308; CICU, op. cit., 169. SAPORITO,
in Successioni e donazioni, a cura di Rescigno, I, Padova, 1994,
249, pur qualificando di prescrizione il termine decennale per
l’accettazione ereditaria, ritiene che non siano applicabili le
cause di sospensione previste dall’art. 2941 c.c., ma solo quelle
previste dall’art. 2942 c.c.
(34) Cfr. L. FERRI, op. cit., 308-309; CICU, op. cit., 169.
(35) Cfr. L. FERRI, op. cit., 309.
(36) Cfr. S. ROMANO, Decadenza, in Frammenti di un dizionario
giuridico, Milano, 1953, 46.
(37) Cfr. A. ROMANO, Note in tema di decadenza, in Riv. trim.
dir. e proc. civ., 1964, 173.
(38) Cfr. ROSELLI, Decadenza (diritto civile), in Enc. giur., X,
Roma, 1988, 2-3; ID., La decadenza, in Tratt. Rescigno, 20, II, 2a
ed., Torino, 1998, 599.
(39) Cfr. SARACENO, Della decadenza, in Comm. D’Amelio e Finzi, Libro della tutela dei diritti, Firenze, 1943, 1014.
(40) Cfr. SARACENO, op. cit., 1014; PELLIZZI, In margine al problema della decadenza, in Giur. it., 1957, IV, 38.
(41) Cfr. TEDESCHI, Decadenza (dir. e proc. civ.), in Enc. dir.,
Milano, XI, 1962, 771.
(42) Cfr. ROSELLI, Decadenza (diritto civile), in Enc. giur., cit., 3;
ID., La decadenza, in Tratt. Rescigno, cit., 602.
(43) Cfr. BONILINI, op. cit., 84; GROSSO e BURDESE, Le successioni.
Parte generale, in Tratt. Vassalli, Torino, 1977, 143; L. COVIELLO JR.,
Diritto successorio, Bari, 1962, 459; MESSINEO, Manuale di diritto
civile e commerciale, 9a ed., Milano, 1962, 381; GIANNATTASIO,
Delle successioni. Successioni testamentarie, in Comm. cod.
civ., II, Torino, 1978, 125; F.S. AZZARITI, F. MARTINEZ e G. AZZARITI,
Successioni per causa di morte e donazioni, 7a ed., Padova, 1979,
84; BARBERO, Sistema istituzionale del diritto privato italiano,
Torino, 1965, 938; PIRAS, Successioni per causa di morte. Parte
generale. Successione necessaria, in Tratt. Grosso e Santoro Passarelli, II, Milano, 1965, 105; Cass., 12.7.1974, n. 2091, in Giust.
civ., 1974, I, 1558; Cass., 17.2.1976, n. 522; Cass., 9.4.1980, n.
2290, in Giur. it., 1981, I, 1, 1329.
(44) Cfr. BONILINI, op. cit., 84; GROSSO e BURDESE, op. cit., 143;
GIANNATTASIO, op. cit., 127.
(45) Cfr. SCHLESINGER, Successioni (diritto civile) parte generale,
in Noviss. Dig. It., XVIII, 1971, 758; Cass., 10.1.1978, n. 68; Cass.,
26.2.1982, n. 1228, in Mass. Giur. it., 1982. Per Cass., 21.5.1969,
n. 1773, in Giur. it., 1969, I, 1, 1886, con nota critica di Trabucchi, peraltro, nel caso di accettazione compiuta dal falsus procurator, la ratifica del chiamato deve intervenire entro il termine di prescrizione decorrente non già dalla data di apertura
della successione, ma dalla data dell’atto del falsus procurator,
valevole, di per sé, a determinare l’interruzione della prescrizione.
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la prescrizione in danno del primo chiamato), che
abbia accettato l’eredità nei termini.
Si è, peraltro, precisato in giurisprudenza(46) che il
riconoscimento, da parte di un coerede, del diritto
di accettare l’eredità spettante ad altro coerede, costituisce, più che fatto interruttivo del termine prescrizionale, rinuncia tacita alla prescrizione ex art.
2937, 3º co., c.c.(47).
Se quindi, come ritengono la dottrina prevalente e
la giurisprudenza, il termine decennale per l’accettazione dell’eredità è di prescrizione, quest’ultima
non potrà essere rilevata d’ufficio dal giudice e dovrà essere eccepita dalla parte interessata, la quale
dovrà provare la mancata accettazione, nel termine
previsto, da chi assuma la qualità ereditaria(48).
La prescrizione può, peraltro, essere eccepita da
chiunque vi abbia interesse, anche se estraneo all’eredità(49), e non soltanto da un altro chiamato
che abbia accettato, ma, ad esempio, anche dal
semplice possessore di beni ereditari(50) e da tutti
coloro che abbiano interesse alla definizione dei
rapporti conseguenti all’apertura della successione,
e, in particolare, come nella fattispecie oggetto della sentenza in epigrafe, dal curatore del fallimento
quale amministratore del patrimonio del fallito, in
cui è compreso anche ogni diritto ereditario di quest’ultimo(51).
L’eccezione di prescrizione fatta valere da uno degli
interessati è operante anche riguardo agli altri, che
vi abbiano rinunciato, non potendo l’accettazione
considerarsi solo in parte tardiva(52).
Ne consegue che il chiamato può acquistare la qualità di erede per accettazione espressa o tacita dell’eredità anche dopo il decorso del termine decennale quando nessuno degli interessati eccepisca l’estinzione del diritto per prescrizione(53).
Ma l’acquisto del chiamato tardivamente accettante non può considerarsi sicuro, in quanto esposto
alla possibile eccezione di prescrizione di qualunque interessato(54).
La ritenuta natura prescrizionale del termine decennale comporta, altresı̀, l’applicabilità delle cause
di sospensione previste dagli artt. 2941 e 2942
c.c.(55).
Con riguardo, invece, alla fattispecie prevista dal-
l’art. 481 c.c., per il quale, su iniziativa di chiunque
vi abbia giuridico interesse, l’autorità giudiziaria
fissa un termine entro il quale il chiamato dichiari
se accetta o rinunzia all’eredità, trascorso il quale
senza che abbia fatto la dichiarazione il chiamato
perde il diritto di accettare, si riconosce comunemente in dottrina ed in giurisprudenza che il termine sia di decadenza, attesa la chiara espressione
letterale che fa riferimento non alla estinzione del
diritto, ma alla sua radicale perdita(56).
4. Chiamata all’eredità del minore e conflitto
di interessi con il legale rappresentante:
sospensione del termine per l’accettazione
Oltre che per gli aspetti relativi all’impossibilità
che, per il chiamato incapace, assumano rilevanza
fattispecie acquisitive dell’eredità diverse da quella
dell’accettazione beneficiata, pur nella normale decorrenza, anche rispetto allo stesso incapace, del
termine prescrizionale decennale per l’accettazione
ereditaria – profili di disciplina questi, che hanno
offerto l’occasione di trattare più in generale, nei
precedenti paragrafi, le tematiche della posizione
del chiamato all’eredità incapace e della prescrizione del diritto di accettare l’eredità –, la fattispecie
oggetto della sentenza in epigrafe si segnala per
avere posto all’esame del Supremo Collegio la questione della possibilità di ampliare il novero dei casi
di sospensione della prescrizione per la condizione
del titolare, ricomprendendovi, altresı̀, quello del
conflitto di interesse tra incapace, titolare del diritto soggetto a prescrizione, e suo legale rappresentante.
La conseguenza che l’ordinamento generalmente fa
derivare dall’insorgenza di un conflitto di interessi
tra rappresentante legale ed incapace è quella del
subentro automatico(57) ed in via esclusiva di altro
rappresentante legale (l’altro genitore; il protutore:
cfr. artt. 320, ult. co., ultima parte; 360, 1º co.,
c.c.)(58) e, qualora il conflitto di interessi sussista
anche rispetto a questi, la nomina da parte del giudice tutelare di un curatore speciale (cfr. artt. 320,
ult. co. prima parte; 360, 2º co., c.c.)(59).
Il conflitto per avere giuridica rilevanza deve, peraltro, essere di natura patrimoniale(60) e caratterizza-
(46) Cfr. Cass., 12.7.1974, n. 2091, cit.; Cass., 10.1.1978, n. 68,
cit.; Cass., 26.2.1982, n. 1228, cit., e, da ultimo, Cass., 5.2.2004, n.
2202, in Corriere giur., 2004, 4, 441 ed in Notariato, 2004, 237.
(47) Cfr. BONILINI, op. cit., 84.
(48) Cfr. BONILINI, op. cit., 84-85.
(49) Cfr. Cass., 9.4.1980, n. 2290, in Giur. it., 1981, I, 1, 1329;
Cass., 14.3.1977, n. 1017, in Arch. civ., 1977, 679.
(50) Cfr. Cass., 24.1.1985, n. 314, in Riv. notariato, 1985, 732;
Cass., 1.9.1993, n. 9252, in Riv. notariato, 1994, 1142; Cass.,
10.1.1995, n. 243, in Mass. Giur. it., 1995; Cass., 19.9.1995, n.
9901, in Mass. Giur. it., 1995.
(51) Cfr. Cass., 19.3.1979, n. 1596, in Mass. Giur. it., 1979.
(52) Cfr. Cass., 26.6.1987, n. 5633, in Giur. it., 1988, I, 1, 617.
(53) Cfr. Cass., 27.10.1969, n. 3529.
(54) Cfr., sul punto, VALENZA, L’insostenibile leggerezza ... e fragilità del diritto di accettare l’eredità, ossia dell’acquisto dell’e-
redità per accettazione, espressa o tacita, in Casi e quesiti di
diritto ereditario, a cura di Bonilini, Padova, 2003, 122.
(55) Cfr. BONILINI, op. cit., 84; GIANNATTASIO, op. cit., 127; SCHLESINGER, op. cit., 758; Cass., 7.6.1962, n. 1393, in Foro it., 1962, I,
1472 ed in Giust. civ., 1963, I, 1412.
(56) Cfr. BONILINI, op. cit., 85; L. FERRI, op. cit., 316; GROSSO e
BURDESE, op. cit., 145; Cass., 7.6.1962, n. 1393, cit.
(57) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 60-61.
(58) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 53; 555.
(59) Cfr. L. GENGHINI, La volontaria giurisdizione, Padova,
2006, 141.
(60) Cfr. DE ROSA, op. cit., 234; JANNUZZI, op. cit., 234; A. FINOCCHIARO - M. FINOCCHIARO, Diritto di famiglia, Milano, 1984, 2105;
TAMBURRINO, La filiazione, in Giur. sist. Bigiavi, Torino, 1984, 380;
BUCCIANTE, La potestà dei genitori, la tutela e l’emancipazione, in
Applicabilità
dagli artt. 2941
e 2942 c.c.
16:39 pagina 700
Tassatività
to dall’attualità(61) dell’inconciliabilità delle rispettive posizioni di interesse, nel senso che la tutela
dell’interesse dell’uno male si concilia con quella
dell’altro(62), anche se gli effetti dannosi nella sfera
del rappresentato possono essere soltanto potenziali(63).
L’elaborazione concettuale operata dalla dottrina
delle conseguenze normative derivanti dall’insorgenza di un conflitto di interessi tra rappresentante
legale ed incapace è stata nel senso di ravvisare,
quale effetto del conflitto, la paralisi o meglio la
sospensione dell’esercizio della funzione rappresentativa limitatamente all’atto per cui vi è conflitto(64).
Che l’insorgenza del conflitto di interessi possa
esplicare effetti anche al di fuori del rapporto di
potestà esistente tra rappresentante legale e rappresentato è stato tendenzialmente escluso dalla
giurisprudenza(65) e la stessa dottrina non ha avuto
molte occasioni per un approfondimento dell’indagine in tal senso.
Con particolare riferimento alla prescrizione, la ricerca compiuta sui repertori di giurisprudenza conduce a ritenere un principio ormai consolidato
quello di tassatività delle cause di sospensione,
che, incidendo sulla certezza dei rapporti giuridici,
devono considerarsi di stretta interpretazione(66): si
è infatti escluso che la norma dell’art. 2942, n. 1,
c.c., che dispone la sospensione della prescrizione
contro i minori non emancipati e gli interdetti per
infermità di mente per il tempo in cui non hanno
rappresentante legale e per i sei mesi successivi alla
nomina del medesimo o alla cessazione dell’incapacità, possa applicarsi anche all’ipotesi di incapacità naturale del titolare del diritto(67), sia stato o
meno già proposto il ricorso per interdizione(68),
ovvero all’ipotesi di incapacità naturale dello stesso
rappresentante legale(69).
Il carattere eccezionale delle norme in tema di cause di sospensione della prescrizione, unitamente
all’affermata natura sostanziale e non processuale
dell’istituto della prescrizione, che impedirebbe di
ravvisare un contrasto con il principio dell’inviolabilità del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost., ha
anche motivato, sia l’ordinanza del 3.12.1987, n.
458, citata nella sentenza in epigrafe, con la quale
la Corte Costituzionale ha ritenuto manifestamente
infondata la questione di legittimità costituzionale
dell’art. 2942 c.c., nella parte in cui, tra le cause di
sospensione della prescrizione per la condizione
del titolare, non contempla l’impossibilità fisica e
psichica conseguente ad un infortunio, quale causa
di sospensione della prescrizione del diritto nascente dal contratto di assicurazione(70), sia l’ordinanza del 4.11.1987, n. 374, anch’essa citata nella
sentenza in epigrafe, con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato manifestamente infondata la
questione di legittimità costituzionale dello stesso
articolo, nella parte in cui non contempla la sospensione della prescrizione anche nell’ipotesi in
cui sussista grave negligenza del genitore esercente
la potestà sul minore figlio non emancipato(71).
Con particolare riguardo all’ipotesi di conflitto di
interessi tra rappresentante legale e rappresentato,
vi è una sola pronuncia di merito, peraltro risalente,
che «nonostante la lettera dell’art. 2942, n. 1, c.c.»
ha ritenuto sospesa la prescrizione in favore del
minore pur se abbia il rappresentante legale, quando sussiste conflitto di interessi tra rappresentato e
rappresentante nell’ambito del diritto in ordine al
quale il conflitto sussiste, sempreché non si sia addivenuti alla nomina di un curatore speciale per il
minore(72), mentre l’unico precedente del Supremo
Collegio è costituito dalla sentenza del 9.6.1999, n.
5694, con la quale la Corte di Cassazione ha respinto l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art.
2942, n. 1, c.c., sulla base della motivazione che
l’ordinamento giuridico consentirebbe una tutela
dei diritti del minore anche nel caso di conflitto
d’interessi con il genitore esercente la potestà, in
quanto, anche in tale ipotesi, esisterebbe un idoneo
rimedio, costituito dalla facoltà di nomina di un
curatore speciale da parte del giudice tutelare, su
istanza del figlio stesso, del pubblico ministero o di
uno dei parenti del minore, salva rimanendo l’azione di danno, esercitabile dal figlio divenuto maggiorenne o, ancor prima, dal curatore speciale contro il genitore malus pater(73).
Tratt. Rescigno, 4, 2a ed., Torino, 2003, 637; SANTARCANGELO, op.
cit., 60; L. GENGHINI, op. cit., 132-133.
(61) Cfr. DE ROSA, op. cit., 234; JANNUZZI, op. cit., 234; A. FINOCCHIARO - M. FINOCCHIARO, Diritto di famiglia, cit., 2106.
(62) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 55-58; L. GENGHINI, op. cit.,
(63) Cfr. L. GENGHINI, op. cit., 133; BUCCIANTE, op. cit., 637.
(64) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 61; L. GENGHINI, op. cit., 148;
BUCCIANTE, op. cit., 636; DE ROSA, op. cit., 233; A. FINOCCHIARO - M.
FINOCCHIARO, Diritto di famiglia, cit., 2107.
(65) Cfr. Cass., 9.6.1999, n. 5694, in Giust. civ., 2000, I, 410 ed in
Danno e resp., 1999, 1213, con nota di VIOLANTE, Infondatezza
della questione di legittimità costituzionale dell’art. 2942 c.c., ivi,
1217 ss.
(66) Cfr. Cass., 26.11.1998, n. 12020, in Rep. Giust. civ., 1998,
Prescrizione e decadenza, 78; Cass., 17.11.1993, n. 11334, in Dir.
econ. ass., 1994, 613; Cass., 28.4.1993, n. 4969, in Informazione
prev., 1993, 513; Cass., 20.7.1987, n. 2941; Cass., 6.3.1976, n. 753;
Cass., 18.5.1971, n. 1482; Cass., 9.5.1953, n. 1306.
(67) Cfr. Cass., 6.5.1975, n. 1751, in Giust. civ., 1975, I, 1055.
(68) Cfr. Cass., 2.6.1993, n. 6169, in Vita notarile, 1994, 240 ed
in Nuova giur. comm., 1994, I, 552, con nota di BARBA, In tema di
ricorso per interdizione e sospensione del termine di prescrizione,
ivi, 552 ss.
(69) Cfr. Cass., 9.10.1964, n. 2557, in Foro it., 1964, I, 2093.
(70) Cfr. C. Cost., (ord.) 3.12.1987, n. 458, in Giur. it., 1988, I, 1,
(71) C. Cost., (ord.) 4.11.1987, n. 374, in Dir. famiglia, 1988, 39;
la questione era stata sollevata da Trib. Genova, 21.12.1979, in
Giur. cost., 1980, II, 994.
(72) Cfr. Trib. Firenze, 24.4.1963, in Rep. Foro it., 1963, Prescrizione in materia civile, 42 ed in Giur. toscana, 1963, 464.
(73) Cfr. Cass., 9.6.1999, n. 5694, cit.
16:39 pagina 701
Quest’ultima posizione non viene più condivisa dal
Supremo Collegio nella sentenza che si annota.
In essa la Suprema Corte evidenzia la mera eventualità della nomina del curatore speciale, in quanto la possibilità che il minore si attivi viene considerata improbabile, specie se lo stesso sia ancora in
tenera età, mentre l’intervento del pubblico ministero o di uno dei parenti del minore presuppone
che la situazione sia nota e che i parenti esistano e
non si disinteressino.
Viene, pertanto, ravvisata una identità di situazione, dal punto di vista della tutela, tra le condizioni
in cui versa il minore non emancipato o l’interdetto
privo di legale rappresentante e la situazione del
minore il cui legale rappresentante si trovi in conflitto di interessi con lo stesso.
Tale identità di situazione giuridica viene posta a
fondamento di una interpretazione adeguatrice
dell’art. 2942, n. 1, c.c. e costituzionalmente orientata, conformemente, del resto, a quanto più volte
precisato dalla Corte Costituzionale nel senso della
impossibilità di creare una nuova fattispecie di sospensione della prescrizione, ma della necessità di
sanare un’eventuale omissione meramente materiale del legislatore, nell’ambito di una ipotesi già
delineata nei suoi contorni essenziali, a seguito della riscontrata omogeneità delle fattispecie poste a
confronto(74).
È stato cosı̀ affermato il principio che la sospensione della prescrizione dettata dall’art. 2942, n. 1, c.c.
si verifica, non soltanto quando il minore non
emancipato o l’interdetto siano privi di rappresentante legale, ma anche quando tale rappresentante
legale si trovi in conflitto di interessi con il rappresentato.
La pronuncia in epigrafe stimola, peraltro, alcune
ulteriori riflessioni riguardo alla portata di tale interpretazione adeguatrice.
Ed in effetti la norma di cui all’art. 2942, n. 1, c.c.,
nel prevedere la sospensione della prescrizione in
favore del minore non emancipato fino ai sei mesi
successivi alla nomina del legale rappresentante,
per l’esigenza di assicurare allo stesso un tempo
ragionevole per la conoscenza degli interessi del
minore da tutelare, dimostra di volere salvaguardare l’operatività in concreto della funzione rappresentativa, tipizzando e riconoscendo giuridica rilevanza ad una impossibilità di fatto del legale rappresentante(75).
Può, forse, l’interprete, sulla base di questo riconoscimento, attribuire la stessa giuridica rilevanza ad
altre impossibilità di fatto, quali l’incapacità naturale del rappresentante legale, la grave negligenza
dello stesso o la situazione del conflitto di interessi
insorto tra rappresentante legale e rappresentato,
contraddicendo cosı̀ – ed in via generale – il tradizionale insegnamento, secondo il quale gli impedimenti di mero fatto sono soltanto eccezionalmente
presi in considerazione dal diritto vivente(76)?
La questione, a ben vedere, risulta essere mal posta
Non sembra, infatti, possibile equiparare la situazione del conflitto di interessi insorto tra rappresentante legale e rappresentato a tutti gli altri impedimenti di fatto all’esercizio della funzione del
legale rappresentante, proprio perché il conflitto
di interessi non è, soltanto, un impedimento di fatto, ma è, soprattutto, un impedimento giuridico all’esercizio della funzione rappresentativa, in quanto, come si è visto, viene proprio a paralizzare giuridicamente l’esercizio di quella funzione, che rimane cosı̀ sospesa(77).
Ricorrendo una ipotesi di conflitto di interessi, il
legale rappresentante deve arrestare la sua attività:
ove, infatti, non lo facesse, gli atti dallo stesso compiuti sarebbero giuridicamente viziati ed annullabili (cfr. artt. 322 e 377 c.c.)(78).
Nel caso del conflitto di interessi non rileva, quindi,
la semplice impossibilità di fatto, in quanto la concreta operatività della funzione è impedita da un
ostacolo di ordine giuridico, atteso che il concetto
stesso della legale rappresentanza presuppone una
inscindibile connessione(79) tra la funzione sostitutiva esterna del legale rappresentante e la funzione
della cura degli interessi del rappresentato, di guisa
che, ove quest’ultima sia minacciata dall’insorgen-
(74) Cfr. C. Cost., 24.7.1998, n. 322, in Foro it., 1998, 2617; C.
Cost., 29.1.1998, n. 2, ivi, 1998, I, 313.
(75) Cfr. VIOLANTE, op. cit., 1219.
(76) Cfr. C. Cost., (ord.) 3.12.1987, n. 458, cit.: «Le cause di
sospensione della prescrizione previste dalla legge devono ritenersi tassative, salvo impedimenti di ordine giuridico, e mai di
mero fatto, eccezionalmente presi in considerazione dal diritto
vivente [...]». Sull’irrilevanza dell’impedimento di fatto della
mancata conoscenza del testamento rispetto alla decorrenza
del termine di prescrizione del diritto di accettare l’eredità, si
veda Cass., 7.6.1962, n. 1393, in Foro it., 1962, I, 1472 e in Giust.
civ., 1963, I, 1412; Cass., 30.7.1966, n. 2130, in Mass. Giur. it.,
1966. Sulla rilevanza dell’impedimento materiale di ordine psicologico nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, peraltro sotto il profilo della equiparazione tra rinuncia (giuridicamente vietata) e mancato esercizio del diritto alla retribuzione,
si veda C. Cost., 10.6.1966, n. 63, in Giust. civ., 1966, III, 267 ed
in Foro it., 1966, I, 985. Sulla rilevanza dell’impossibilità giuridica, e non di mero fatto, di accettare l’eredità del genitore, in
cui versa il figlio naturale, fino a quando non venga pronunciata la dichiarazione giudiziale di paternità, si veda C. Cost.,
29.6.1983, n. 191, in Giust. civ., 1983, I, 2226 e in Giur. cost.,
1983, I, 987; Cass., S.U., 16.7.1985, n. 4173, in Foro It., 1985, I,
2578 e in Riv. notariato, 1986, 746; Cass., 12.3.1986, n. 1648, in
Giust. civ., 1986, I, 1639 e in Dir. famiglia, 1986, 535; Cass.,
21.3.1990, n. 2326, in Giust. civ., 1990, I, 1750.
(77) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 61; L. GENGHINI, op. cit., 148;
FINOCCHIARO, op. cit., 2107.
(78) Cfr. SANTARCANGELO, 63-64.
(79) Sulla duplice funzione educativa e sostitutiva esterna
della potestà genitoriale, si veda PELOSI, Patria potestà (dir.
vig.), in Noviss. Dig. It., XII, Torino, 1966, 578 ss.; sulla necessaria funzionalizzazione all’esclusivo interesse della prole del
complesso dei poteri, nei quali si articola la potestà dei genitori, si veda COSSU, Potestà dei genitori, in Digesto civ., XIV,
Torino, 1996, 113 ss.
della funzione,
sospesa: identità
dell’incapace privo
di legale
16:39 pagina 702
za di un conflitto di interessi con il legale rappresentante, inevitabilmente si verifica una paralisi
giuridica anche della prima funzione.
La situazione del legale rappresentante in conflitto
di interessi con il rappresentato è, pertanto, equiparabile, non tanto all’ipotesi del legale rappresentante nominato da meno di sei mesi, nella quale si
può, come si è visto, riscontrare una impossibilità
di fatto tipizzata dal legislatore (perché, infatti, sei e
non, invece, tre o dodici mesi?), quanto all’ipotesi
di minore non emancipato o interdetto che non
abbia rappresentante legale (ed infatti in caso di
conflitto di interessi è come se, giuridicamente,
non vi sia un legale rappresentante).
Risulta, pertanto, condivisibile la pronuncia in epigrafe, con la quale il Supremo Collegio ha ritenuto
che «non si possa distinguere la condizione del minore non emancipato privo di legale rappresentante da quella del minore non emancipato il cui legale
rappresentante si trovi in conflitto d’interessi».
La singolarità della fattispecie costituente oggetto
della sentenza che si annota si può, peraltro, riscontrare sotto il profilo che il conflitto di interesse
viene a rilevare e la sua stessa sussistenza viene ad
emergere, non rispetto ad un atto compiuto dal
legale rappresentante, ma rispetto ad una non attività dello stesso, cioè rispetto alla mancata accettazione dell’eredità devoluta ai figli minori a seguito
della morte di uno dei genitori.
Il conflitto di interessi esiste, cioè, in questa fattispecie, soltanto qualora il legale rappresentante
non compia l’atto, mentre di solito l’insorgenza e
la rilevanza del conflitto di interessi prescinde completamente dal tipo di comportamento tenuto, in
concreto, dal legale rappresentante.
Qualora uno dei genitori intenda donare al figlio
minore un bene, rispetto all’altro genitore, secondo
la più recente giurisprudenza(80), il conflitto di interessi sussiste comunque, sia che questi avesse inteso accettare, sia che non avesse inteso accettare
la donazione, di guisa che, in ogni caso, si rende
necessaria la nomina di un curatore speciale.
Nella fattispecie dell’eredità relitta da un coniuge in
favore del coniuge superstite e del figlio minore
non può, invece, riscontrarsi alcun conflitto di interessi tra legale rappresentante (il genitore superstite) e rappresentato (il figlio minore), ove il primo
si determini ad accettare l’eredità in nome e per
conto del figlio minore con la prescritta autorizzazione e nella forma dell’accettazione beneficiata,
oltre che in nome e per conto proprio, trattandosi
di ipotesi, che può farsi perfettamente rientrare nella categoria degli atti ad interessi concorrenti o
convergenti, cosı̀ come ormai da tempo delineata
dalla dottrina e dalla giurisprudenza(81).
Rispetto alla stessa fattispecie dell’eredità relitta da
un coniuge in favore del coniuge superstite e del
figlio minore viene, invece, ad emergere una situazione di conflitto di interessi tra legale rappresentante e rappresentato, qualora il primo accetti in
nome e per conto proprio, eventualmente anche
tacitamente, l’eredità devolutagli, senza accettare
l’eredità con la dovuta autorizzazione e nella forma
dell’accettazione beneficiata in nome e per conto
del figlio minore, sotto il profilo che la mancata
accettazione dell’eredità devoluta a quest’ultimo
potrebbe far maturare la prescrizione del diritto,
con il conseguente operare della chiamata in subordine in favore del genitore accettante in nome
e per conto proprio.
La sussistenza del conflitto di interessi rispetto a
questa ipotesi di mancata attività del legale rappresentante, oltre a produrre la conseguenza che l’ordinamento fa derivare generalmente dall’esistenza
del conflitto e cioè la possibilità di nominare al
figlio minore un curatore speciale, determina un
ulteriore effetto consistente, come si è visto, nella
sospensione della prescrizione del diritto di accettare l’eredità, sospensione che è da ritenere permanga, anche se la sentenza in epigrafe non si pronuncia espressamente sul punto, fino a quando la
situazione di conflitto non abbia perso rilevanza a
seguito della nomina del curatore speciale.
Sembra opportuno, a questo punto, chiedersi quali
effetti determina l’insorgenza del conflitto di interessi tra rappresentante legale e rappresentato rispetto a quelle ipotesi, in cui, stante la brevità del
termine, si riscontrano più propriamente dei casi di
Si fa riferimento, in particolare, all’ipotesi dell’actio
interrogatoria, prevista dall’art. 481 c.c. ed a quella,
ove ritenuta ammissibile, del termine di decadenza
ex voluntate testatoris.
A questo riguardo, il dato normativo, con il quale
occorre confrontarsi è, certamente, costituito dall’art. 2964 c.c., per il quale non si applicano alla
decadenza le norme che si riferiscono alla sospensione della prescrizione, salvo che sia disposto altrimenti.
Anche in considerazione del fatto che l’art. 481 c.c.
nulla dispone in senso contrario, la dottrina prevalente e la giurisprudenza affermano che soggetto,
(80) Cfr. Cass., 19.1.1981, n. 439, in Giust. civ., 1981, I, 1042; in
Vita notarile, 1981, 875 e in Dir. famiglia, 1982, I, 1189; App.
Palermo, 7.12.1989, in Vita notarile, 1990, 652; App. Torino,
29.9.1988, in Riv. notariato, 1988, 1248.
(81) Cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 55; L. GENGHINI, op. cit., 128129; BUCCIANTE, op. cit., 637; DE ROSA, op. cit., 234; A. FINOCCHIARO
- M. FINOCCHIARO, op. cit., 2106; JANNUZZI, op. cit., 234; MAZZACANE, op. cit., 148; Cass., 26.10.1981, n. 5591, in Riv. notariato,
1982, 116; Cass., 28.2.1992, n. 2489, in Mass. Giur. it., 1992;
Cass., 16.2.1994, n. 1498, in Mass. Giur. it., 1994; Cass.,
10.4.2000, n. 4505, in Giur. it., 2001, 477.
16:39 pagina 703
nei cui confronti può essere chiesta la fissazione del
termine, è qualsiasi chiamato, anche incapace(82).
L’esigenza di tutela di quest’ultimo riemerge, tuttavia, nella posizione di chi ritiene che possa essere
chiesta la fissazione del termine nei confronti dell’incapace, purché dotato di rappresentante legale(83).
Questa posizione, peraltro, non sembra da condividere, in quanto, in tal modo, nonostante il mancato
richiamo nell’art. 481 c.c., si verrebbe, in definitiva,
ad applicare egualmente, ad una ipotesi di decadenza, una causa di sospensione della prescrizione,
quella appunto disposta dall’art. 2942, n. 1, c.c. in
favore dei minori non emancipati e degli interdetti
per infermità di mente, che non abbiano il rappresentante legale.
Non è detto, tuttavia, che non si possa, per altra
strada e su basi normative praticabili, trovare adeguata soluzione, anche in questo caso, alla esigenza
di tutela del chiamato incapace.
Dall’art. 2965 c.c. può ricavarsi, infatti, il principio,
per il quale la fissazione (volontaria o giudiziale) di
termini di decadenza ulteriori rispetto a quelli legali
non può, in ogni caso, ostacolare o rendere eccessivamente difficile ad una delle parti l’esercizio del
diritto(84).
Cosı̀ il giudice, cui viene chiesta la fissazione del
termine, nell’ambito dei poteri di informazione
che la legge gli riconosce (cfr. art. 749, 2º e 3º
co., c.p.c.), avrà cura di verificare l’eventuale carenza di rappresentante legale del chiamato incapace, nei cui confronti viene chiesta la fissazione
del termine, ovvero l’esistenza di una situazione
di conflitto di interessi tra rappresentante legale e
rappresentato, fissando in queste ipotesi un termine adeguato(85) e comunicando, ai sensi dell’art. 80 c.p.c., il provvedimento al pubblico ministero, affinché provochi la nomina da parte del
giudice tutelare(86) del curatore speciale ai sensi
dell’art. 320, ult. co., c.c.
Con riguardo all’esigenza di tutela dell’incapace rispetto al termine di decadenza fissato dal testatore
per l’accettazione dell’eredità, occorre premettere
che è discussa, in generale, la stessa ammissibilità
di siffatto termine(87).
Gli argomenti negativi dell’indisponibilità della materia della delazione ereditaria(88) e della inderogabilità del regime legale della prescrizione(89) sono,
in effetti, superabili con la considerazione che, ammettendo il più breve termine per l’accettazione
ereditaria fissato dal testatore, non si viene minimamente ad intaccare la struttura e l’essenza della
delazione ereditaria e non si viene a derogare alla
disciplina della prescrizione(90), ma si viene soltanto a realizzare una situazione analoga a quella che
si verifica con l’esercizio dell’actio interrogatoria di
cui all’art. 481 c.c.(91).
Anche in questo caso, peraltro, possono ricavarsi
utili indicazioni dalla norma portata dall’art. 2965
c.c., la quale, per la sua formulazione, dimostra come il legislatore si sia preoccupato di tenere conto
delle esigenze che, in concreto, possono, di volta in
volta, manifestarsi e, quindi, di dare riconoscimento, in questo campo, all’autonomia privata, soltanto
se la manifestazione della stessa possa, nella singola fattispecie, considerarsi compatibile con la tutela
di quelle esigenze.
L’art. 2965 c.c., disponendo, infatti, che è nullo il
patto con cui si stabiliscono termini di decadenza
che rendono eccessivamente difficile a una delle
parti l’esercizio del diritto, dimostra di voler tener
conto delle circostanze che, in concreto, possano
ostacolare l’esercizio medesimo(92).
Anche il termine di decadenza fissato dal testatore
rimane, pertanto, soggetto a questa verifica da condurre caso per caso, di guisa che, ove, alla data di
apertura della successione, sussista una situazione
di conflitto di interessi tra chiamato incapace e suo
legale rappresentante, la fissazione testamentaria di
un breve termine di decadenza potrebbe, rendendo
eccessivamente difficile all’incapace l’esercizio del
diritto stante anche l’esistenza del summenzionato
conflitto, non superare il vaglio di legittimità in
concreto, di cui all’art. 2965 c.c.
(82) Cfr. BONILINI, op. cit., 86; L. FERRI, op. cit., 318-319; PRESTIDelle successioni in generale, in Comm. De Martino, Roma,
1981, 241; Cass., 6.7.1973, n. 1922, in Giust. civ., 1973, I, 1670;
Cass., 25.6.1985, n. 3828, in Mass. Giur. it., 1985; contra GIANNATTASIO, op. cit., 130.
(83) Cfr. GROSSO e BURDESE, op. cit., 144.
(84) Cfr. TEDESCHI, op. cit., 785.
(85) L’adeguatezza del termine dovrà essere tale da consentire
il soddisfacimento delle esigenze connesse ai tempi di nomina
del curatore speciale, di cui infra nel testo, alla verifica in concreto da parte di questi dell’interesse dell’incapace all’accettazione dell’eredità ed all’ottenimento della necessaria autorizzazione giudiziaria, qualora quella verifica abbia avuto esito positivo. Parla di opportunità di fissare un termine tale che consenta di munirsi delle autorizzazioni necessarie L. FERRI, op. cit.,
(86) La competenza della nomina del curatore speciale non
può essere riconosciuta direttamente al presidente dell’ufficio
giudiziario del procedimento della fissazione del termine, ai
sensi dell’art. 78 c.p.c., in quanto la giurisprudenza ha chiarito
che quest’ultimo articolo trova applicazione se manchi in sede
propria una norma particolare diretta all’eliminazione del conflitto, mentre, qualora in una determinata materia l’ordinamento giuridico appresti un rimedio diverso o diversamente disciplinato per l’ipotesi di conflitto di interessi tra rappresentante e
rappresentato, deve farsi richiamo a tale rimedio speciale (nella
specie: art. 320, ult. co., c.c.), in maniera esclusiva o concorrente a seconda dei casi: cfr., in tal senso, Cass., 26.10.1981, n. 5591,
in Riv. notariato, 1982, 115. Sulla legittimazione del pubblico
ministero a chiedere la nomina del curatore speciale, cfr. SANTARCANGELO, op. cit., 67-68.
(87) Sull’argomento, cfr. VALENZA, op. cit., 122-123.
(88) Cfr. L. FERRI, op. cit., 315.
(89) Cfr. GROSSO e BURDESE, op. cit., 143.
(90) Cfr. L. COVIELLO JR., op. cit., 383.
(91) Cfr. VALENZA, op. cit., 123.
(92) Cfr. TEDESCHI, op. cit., 785.
dell’art. 2965 c.c.
(volontaria
o giudiziale)
di termini
ulteriori rispetto
a quelli legali
non può in ogni
caso ostacolare
difficile ad una
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References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2942
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 456
 art. 747
 art. 747
 art. 2942
 art. 2942
 art. 1667
 art. 1669
 art.
2937
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 749
 art. 320