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Timestamp: 2019-07-16 02:18:48+00:00

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CAPO VIII - Della mortificazione esterna de' sensi.
§ 3 - Della mortificazione dell'udito, dell'odorato e del tatto.
1. Circa l'udito, bisogna mortificarsi in non dare orecchio a' discorsi immodesti o di mormorazione o di cose di mondo, le quali, se non ci fanno altro danno, almeno ci riempiono la testa di mille pensieri e fantasie, che poi ci distraggono e c'inquietano nell'orazione e negli altri esercizi di divozione. Quando vi ritrovate dove si fanno tali discorsi, procurate di troncarli con bel modo, proponendo per esempio qualche utile quesito; e quando ciò non può riuscirvi, o cercate di partirvi, se potete, o almeno tacete e bassate gli occhi, per dimostrare il poco gradimento che avete di sentir parlare di simili materie.
Circa l'odorato, procurate di sfuggire gli odori vani dell'ambre, delle pastiglie, de' balsami, acque odorose e simili: tali delicatezze disdicono anche alle persone di mondo. Più presto procurate di soffrire i mali odori, che spesso vi sono nelle stanze delle inferme: ad esempio de' santi che animati dallo spirito di carità e di mortificazione, tra il fetore degl'infermi godono, non altrimenti che se si trovassero tra giardini di fragrantissimi fiori.
Circa poi il tatto, procurate di evitare con ogni diligenza qualunque minimo difetto, poiché ogni difetto in questo senso è di pericolo all'anima di morte eterna. Intorno a questo senso del tatto non mi è lecito spiegarmi di vantaggio; dico solamente che le religiose debbono usar tutta la modestia e cautela non solo con altre persone, ma anche con loro stesse, affin di conservar la bella gioia della purità. Talune in questa materia scioccamente si mettono a scherzare, come per divertimento; ma chi mai scherza col fuoco? S. Pietro d'Alcantara, stando in morte vicino a spirare, e sentendosi toccare da un religioso che lo serviva: «Scostati, disse, non mi toccare, perché ancora son vivo e posso offendere Dio.»1 Bisogna all'incontro
tener a freno questo senso quanto si può colle mortificazioni esterne, delle quali bisogna qui distintamente parlare.
2. Queste mortificazioni esterne si riducono a quattro cose, cioè a' digiuni, a' cilizi, alle flagellazioni ed alle vigilie. De' digiuni già di sopra ben se n'è parlato abbastanza. - Circa i cilizi, questi sono di più sorte: altri sono di crini o sia di setole, e questi a persone di complessione delicata possono esser nocivi, poiché, come ben dice il P. Scaramelli (Tom. 1, tr. 2, art. 1, c. 4), inffiammando essi la carne, estraggono il calor naturale dallo stomaco e lo lasciano indebolito.2 Altri sono di fila di ferro o d'ottone, fatti a modo di catenelle; questi sono meno dannosi alla sanità, se si portano nelle braccia, nelle coscie o nelle spalle, perché sopra il petto o alla cintura de' fianchi anche posson nuocere. Queste specie di cilizi sono degli ordinari, che sicuramente possono tutti praticarli; del resto i santi altre sorte di cilizi hanno usate. D. Sancia Carriglio, la celebre penitente del P. M. Avila, portava un cilizio di crini dal collo sino alle ginocchia.3 S. Rosa di Lima portava un lungo cilizio intessuto d'aghi, con una gran catena di ferro
sopra de' lombi.4 S. Pietro d'Alcantara portava una gran piastra di ferro bucato sulle spalle, che gli tenea tutta lacerata la carne.5 Non sarebbe dunque gran cosa che voi portaste una catenella di ferro, almeno nella mattina sino ad ora di pranzo.
3. Circa poi le flagellazioni o sieno discipline, questa è una mortificazione molto lodata da S. Francesco di Sales6 ed abbracciata universalmente da tutte le comunità religiose dell'uno e dell'altro sesso. E non v'è santo, almeno tra' moderni, che non abbia usata molto questa penitenza de' flagelli. Narrasi specialmente di S. Luigi Gonzaga, che spesso per tre volte nel giorno si flagellava sino al sangue; e ritrovandosi in fine di vita, pregò il padre provinciale che, non avendo egli forza di flagellarsi allora colle sue mani, almeno l'avesse fatto flagellare
da altri da capo a piedi.7 Non sarebbe dunque neppure una gran cosa che voi vi faceste la disciplina una volta il giorno, o almeno tre o quattro volte la settimana: sempre s'intende nonperò col permesso del vostro direttore.
4. Circa finalmente le vigilie, con cui si priva la persona di parte del sonno. Leggesi di S. Rosa ch'ella, per passare le notti in veglia ad orare, legava i suoi capelli ad un chiodo posto nel muro, acciocché, chinando poi la testa per l'oppressione del sonno, fosse costretta dal dolore a risvegliarsi.8 Si legge ancora di S. Pietro d'Alcantara che per lo spazio di 40 anni non dormì più d'un'ora o al più di un'ora e mezza la notte; e affinché il sonno non lo tradisse, tenea dormendo appoggiato il capo ad un legno fisso nel muro.9 Queste sorte di vigilie non debbono praticarsi senza una grazia speciale; anz'io dico che la mortificazione del sonno dee essere molto discreta e moderata, perché quando manca il sonno sufficiente, ordinariamente la persona resta inabile o men atta agli esercizi di mente, come sono l'officio, l'orazione e la lezione spirituale:
siccome avveniva a S. Carlo Borromeo, che vegliando la notte, nel giorno poi, vinto talvolta dal sonno, addormentavasi anche nelle pubbliche funzioni; che per ciò indi stimò bene il santo di allungare un poco il riposo della notte.10 Ma all'incontro avvertasi che non e già necessario né conviene alle persone spirituali fare che il corpo si prenda tutto il sonno che desidera, come praticano le bestie, che allora lasciano di dormire, quando non ne hanno più voglia. Bisogna dunque prendersi quel sonno che basta, ma non soverchio. Regolarmente alle donne basta minor sonno che agli uomini: per ordinario cinque o al più sei ore di sonno alle donne son sufficienti. Almeno prego voi, sorella benedetta, ad essere esatta nel levarvi, subito che suona il segno dello sveglio la mattina, senza trattenervi, come fanno talune, a voltarvi e rivoltarvi per altro tempo nel letto. Dicea S. Teresa che la religiosa
subito che sente suonar la campana dee sbalzare dal letto.11
5. I santi poi, oltre del privarsi del sonno, hanno usate altre mortificazioni nel dormire. S. Luigi Gonzaga mettea nel letto tra le lenzuola legni e sassi.12 S. Rosa di Lima dormiva su alcuni tronchi d'alberi, riempiendo il vacuo di crete rotte.13 La Ven. Suor Maria Crocifissa di Sicilia dormendo poggiava la testa su d'un guanciale di spine.14 Di queste penitenze dico lo stesso che ho detto di sopra; elle sono straordinarie e non convengono a tutti; ma conviene nonperò ad ogni religiosa il non cercare morbidezza nel letto. Se a taluna basta per dormire il pagliariccio, che necessità ha del materasso? Almeno, se le basta un solo materasso, perché adoperarne due?
6. S'appartiene ancora alla mortificazione del tatto il soffrir con pazienza il rigore delle stagioni, in quanto al caldo ed al freddo. S. Pietro d'Alcantara nel verno, oltre l'andar sempre scalzo a piedi nudi e colla testa scoperta, non si serviva che di una sola e lacera tonica.15 Voi non potete far tanto, ma non sarebbe gran cosa l'astenervi nel verno d'accostarvi al fuoco, come praticava S. Luigi Gonzaga, con tutto che dimorasse nella Lombardia, ch'è una regione così fredda;16 almeno potrete far questa mortificazione in qualche giorno della settimana; almeno soffrite il freddo e 'l caldo con pace e pazienza, accettandolo dalle mani di Dio. S. Francesco Borgia, giungendo una volta tardi ad un collegio della Compagnia, trovò serrata la porta, onde ebbe a starsene tutta la notte al freddo e alla neve che fioccava. Fatto giorno, si affliggeano i suoi religiosi di quel suo patimento, ma il santo rispose: Sappiate, che sebbene ho patito nel corpo, sono stato nonperò molto consolato nell'anima; mentre pensava che Dio godeva del mio freddo, e pareami ch'egli colle stesse sue mani mi mandasse quei fiocchi di neve dal cielo.17
Amato mio Redentore, mi vergogno di comparirvi innanzi, ritrovandomi così attaccata a' gusti di terra. Voi nella vostra vita non avete pensato ad altro che a patire per me: ed io per lo passato ad altro non ho pensato che a soddisfarmi, scordata delle vostre pene e dell'amore che mi avete portato. E che mai ne ho portato io sinora di religiosa e di vostra sposa, che solamente l'abito e 'l nome? Ben meriterei d'esser discacciata da questo santo luogo, in cui voi mi avete fatte tante grazie e dati tanti lumi, a' quali io sono stata sempre ingrata. Ho fatti bensì tanti buoni propositi, vi ho promesso più volte di osservarli, ma poi troppo malamente gli ho posti in pratica. Or via, Gesù mio, datemi forza: io voglio far qualche cosa per voi prima di morire. Se ora mi giungesse la morte, come morirei scontenta! Voi mi date più vita, acciocché io mi faccia santa. Sì, che voglio farlo.
V'amo, mio Dio e sposo mio, e voglio amarvi da sposa: non voglio pensare ad altro che a darvi gusto. Perdonatemi per lo passato quante offese vi ho fatte: io le detesto con tutto il cuore. Oh Dio dell'anima mia, per dar gusto a me, ho dati tanti disgusti a voi, mio tesoro, mia vita, che mi avete tanto amata! Datemi l'aiuto per esser tutta vostra da ogg'innanzi.
Vergine santa e mia speranza, Maria, soccorretemi ancora voi, ottenetemi forza di fare qualche cosa per Dio, prima che mi venga la morte.
1 «Dein cum gratiis parocho expedito (post extremam Unctionem), ad fratres suos conversus et Crucifixum intuens, videbatur eius similitudinem exoptare, quem nudum in cruce mori aspiciebat. Hinc spiritus quodam impetu, habitu se spollans, consignavit guardiano, humiliter supplicando ut sibi viliorem concederet, in quo sepeliri posset... Et quia alius habitus inveniri non poterat deterior, a guardiano pro eleemosyna suus illi redditus fuit.. Interim autem dum nudus ac in terra genibus flexis coram Fratribus adsistebat, Fr. Gasparus a sancto Iosepho, caritate motus, corpus eius iam quasi emortuum tangens, monuit ut super stratum decumbens calefieri procuraret. Ad quem S. Commissarius: «Sine me, fili, nec corpori meo molestus sis, quia adhuc periculum timeo.» Indicans quanta semper custodia puritatem corporis sui sepiisset, dum nec etiam morti proximus illud vel leviter tangi permitteret a carissimo suo discipulo pietatisque alumno strenuissimo.» Vita, auctore P. FR. LAURENTIO A S. PAULO, lib. 5, nn. 292, 293: inter Acta Sanctorum Bollandiana, die 19 octobris.
2 «Altri (cilici) son tessuti di setole... A persone di complessione delicata e gentile possono riuscire nocivi, se non siano adoprati con la debita discrezione: perchè infiammando esteriormente la carne, estraggono dallo stomaco il calor naturale, e lo lasciano indebolito.» SCARAMELLI, Direttorio ascetico, trattato 2, art. 1, cap. 4, n. 35.
3 Donna Sancio Carrillo fu convertita dalle vanità mondane alla penitenza dal B. Giovanni Avila. «Finchè fu sana, la sua veste interiore non fu che un irsuto cilizio, il quale tutta la ricopriva da capo a piedi, senza mai svestirlo neppur di notte, con la dolorosa giunta di stringersi al tempo stesso i fianchi con una fascia armata di acute punte d' acciaio e penetranti sì dentro la viva carne, talchè, lei morta, se le trovarono nelle reni cavità sì profonde e larghe da poter entrarvi le dita.» LONGARO DEGLI ODDI, S. I., Compendio storico della vita del Ven. Servo di Dio il Maestro Giovanni Avila, pag. 88, 89. Roma, 1864. La prima edizione è del 1754, Napoli. L' autore attesta di aver attinto le notizie riguardanti la Carrillo nella Vita, che ne pubblicò il P. Roa.
4 «Hanc (ferream catenam) lumbis suis triplicato circumductu fortissime astrinxit, extremis commissurae ansulis seram immisit, claviculam abdidit ubi recuperare nec ipsa posset.» Leonardus HANSEN, O. P., Vita, cap. 7 - «Manicatum hoc erat cilicium, atque a collo et humeris infra genua propendebat; hispidum, ex crassioribus equorum setis praedense contextum vix non loricae gravitatem aequabat... Infixis undique brevissimis acubus hirsutam interulam diligentius in se armavit.. Eaque per complures annos est usa, donec ob frequentem sanguinis vomitum alieno coacta fuit imperio noxiam hanc exuere catafractam.» Ibid.
5 «Super carnem gestabat cilicium, setis tortis et nodosis asperrimum. Per septem continuos annos habuit vestem aliquam ad modum mantelli, bracteis ferreis contextam, multipliciter perforatam, ita ut speciem prae se ferret radulae... nec eam deponebat nisi quando opus erat eam mundare. Denique numquam sine altero ex his duobus poenitentiae instrumentis incedebat.» IOANNES A S. MARIA, Vita (ex Chronico Provinciae S. Ioseph), cap. 3, n. 36: inter Acta Sanctorum Bollandiana, die 19 octobris.- «Bractea illa ferrea, quam sibi nudo corpori apposuit, et annos viginti gestavit, cum carne ita compacta exstitit, ut ab ea evelli post obitum neque potuerit.» IOSEPHUS MARIA DE ANCONA, Annales Minorum continuati, anno 1562, n. 310.- «Entre otras cosas, me certificaron habia traido veinte años silicio de hoja de lata contino.» S. TERESA, Libro de la Vida, cap. 30. Obras, I, 237.
6 «La discipline a una merveilleuse vertu pour réveiller l' appetit de la dévotion, étant prise modérément. S. FRANÇOIS DE SALES, Introduction à la vie dévote, partie 3, ch. 23. (Euvres, III, 220. Annecy, 1893.- «Pour l' ânesse (cioè la carne, il corpo), j' approuve le jeûne du vendredi et le souper sobre du samedi. J' approuve qu' on la mate le long de la semaine, non tant au retranchement des viandes- la sobriété étant gardée- comme au retranchement du choix d' icelles. J' approuve que néanmoins on la fiatte quelquefois, en lui donnant à manger de l' avoine que saint François lui donnait pour la faire aller vite: c' est la discipline, qui a une merveilleuse force, en piquant la chair, de réveiller l' esprit, seulement deux fois la semaine.» Lettre 234, à la Baronne de Chantal. (Euvres, XII, 360.- Parola di S. Francesco d' Assisi a cui allude S. Francesco di Sales: «Chorda coepit se verberare fortissime: «Eia, inquiens, frater asine, sic te decet manere, sic subire flagellum...» S. BONAVENTURA, Legenda S. Francisci, cap. 5, n. 4. Opera, VIII, 517.
7 «Si dava la disciplina sino al sangue almeno tre volte la settimana. Anzi verso gli ultimi anni che stette nel secolo, si disciplinava ogni dì, ed al fine ancora tre volte fra dì e notte fino al sangue.» CEPARI, Vita, parte 1, cap. 7. - «Entrò in quella camera il P. Giovanni Battista Carminata provinciale, e Luigi veggendolo gli domandò licenza di fare una disciplina, e rispondendo il padre che non avrebbe potuto battersi stando così debole, soggiunse egli: «Almeno che mi battesse il P. Francesco Belmisseri, tutto da capo a piedi.» Disse il padre che ciò in quel tempo non si poteva fare, perchè chi l' avesse battuto avrebbe portato pericolo d' irregolarità.» CEPARI, Vita, parte 2, cap. 27.
8 «In cellulae pariete oblongum fixerat clavum paulo altiorem, quique Rosae verticem palmi fere interstitio superaret. Huic adversus somni insidias modicum id capillitii quod obtegendae coronae (nempe aculeatae coronae quam capiti circumdederat et infixerat) in fronte residuum superfuerat, implectebat strictissime, eoque tormento accersebat vigiliam, recitabat preculas, somnolentiam strangulabat. Ne tamen sic pendula paucis capillis totam corpusculi molem committeret, utcumque summis pedum digitis insistens tangebat terram, sed aegre satis, ac per alternas successiones nutante lubrico fulgimento.» HANSEN, O. P., Vita, cap. 9.
9 «Dijome a mi y a otra persona... de quien se guardaba poco,... paréceme fueron cuarenta años los que me dijo habia dormido sola hora y media entre noche y dia, y este era el mayor trabajo de penitencia que habia tenido en los principios de vencer el sueño, y para esto estaba siempre u de rodillas u en pié. Lo que dormia era sentado, y la cabeza arrimada a un maderillo que tenia hincado en la pared. Echado, aunque quisiera, no podia, porque su celda, como se sabe, no era màs larga de cuatro pies y medio.» S. TERESA, Libro de la Vida, cap. 27. Obras, I, 214.- Cf. LAURENTIUS A S. PAULO, Vita, lib. 4, n. 235: inter Acta Sanctorum Bollandiana, die 19 octobris.
10 Che S. Carlo abbia dato retta agli avvocati del sonno, lo dice anche SCARAMELLI, S. I., Direttorio Ascetico, Venezia, 1758, tom. 1, trattato 2, art. 1, cap. 4, n. 38. Però dalle testimonianze concordi dei suoi primi biografi, apparisce non aver fatto altro il Santo che scusarsi con umile cortesia presso i suoi contraddittori, e cambiare alquanto il troppo rozzo materiale da letto. «Admonitus aliquando satius esse, naturae quod necesse erat concedere, (quam alieno) tempore et loco, dormientis speciem publice praebere: naturae id esse vitium affirmabat suae, cui nullum somni tempus satis erat ad eiusmodi dormitationem vitandam, quam se vel nedicis curationibus etiam expedire curaverat.»Carolus A BASILICA PETRI, Praepositus Generalis Cong. Cler. Regular. S. Pauli, De vita et rebus gestis Caroli S. R. E. Cardinalis, libri septem: lib. 7, cap. 2, pag. 277. Ingolstadii, 1592.- Nel 1756, essendo tempo di Giubileo e preparandosi per il mese di maggio il quarto Concilio Provinciale, «fu osservato come, per le sue gravissime occupazioni.... non dormiva più di due o tre ore della notte.» Avvisati da un eccellente medico, «non mancarono i vescovi unitamente d' esortarlo molto a voler andare più trattenuto nelle sue penitenze... Rispose.... che quel rigore non era eccesso nel suo corpo, come essi stimavano, e lo nostrò con chiare ragioni. Con tutto ciò perchè intendessero che non faceva poco conto delle loro ammonizioni, si contentò di coprir quelle tavole, che gli servivano per letto, con un saccone e capezzale di paglia.» Gio. P. GIUSSANO, Vita, Roma, 1610, lib. 3, cap. 9, pag. 245, 246.- Durò poco quella tal quale mitigazione, giacchè, sopravvenendo la peste nel mese di luglo dello stesso anno, tra altre penitenze «per placare l' ira di Dio sopra il suo amato gregge,» si levò anche «quel sacco di paglia.... non volendo più altro per il suo letto che le tavole, con un semplice lenzuolo che le tavole, con un semplice lenzuolo che le copriva.» La stessa opera, lib. 4, cap. 1, pag. 250, 251.- Dopo, di nuovo pregato dai vescovi nel quinto Concilio Provinciale (1759), «si contentò d' usare un pagliarizzo per suo letto; ma... lo fece trapontare, per non sentir quel poco di commodo che si ha dall apaglia sospesa e sollevata; siccome si fece fare una coperta di canevazzo parimente imbottita di paglia a guisa di traponta.» Lib. 5, cap. 9, pag. 357: cf. lib. 8, cap. 21, pag. 607.- In quanto al poco dormire, nota lo stesso biografo (lib. 8, cap. 21, pag. 609) che «questa gran vigilia gli era di travaglio e afflizione, e forse la maggior che avesse in vita sua;» ma nota altresì che, nell' ascoltare le prediche, sebben pareva che dormisse... era però talmente desto che intendeva ogni cosa, e sapeva dar conto di quanto dicevano i predicatori, e notarli se erravano in alcuna cosa.» Nel suo ultimo viaggio a Roma, essendo egli andato a sentir il P. Francesco Toledo, parve che sempre dormisse; onde un prelato disse ad un cavaliere, cugino dell' autore: «S' io fossi il confessore del Card. Borromeo, gli darei per penitenza che dormisse la notte, per poter star svegliato il giorno, massime quando sta alla predica.» Ora, dopo pranzo, presente lo stesso cavaliere, «andò discorrendo sopra di essa predica, sapendone dar minutissimo conto.» (L. c., pag. 611) In molte occorrenze, non faceva altro che «riposarsi un poco sopra una sedia»; e portando, a sua difesa, l' esempio di alcuni capitani di guerra, tra altri di un suo zio, che usavano riposare vestiti, anch' essi, sopra una sedia, diceva che «il vescovo, il quale... ha da far guerra... con gli eserciti dell' inferno, non deve esser manco vigilante d' un capitano di milizia mondana.» (L. c., pag. 609.)
11 «Santa Teresa soleva dire, che quando una religiosa vien chiamata dal sonno, deve subito balzare in terra, come se al letto si fosse attaccato il fuoco.» S. LEONARDO DA PORTO MAURIZIO, Manuale sacro (per le religiose), parte 2, § 1, Roma, 1734.
12 «Bene spesso pigliava un pezzo d' asse o altro legno, e lo poneva nascostamente nel letto sotto i lenzuoli per dormir male.» CEPARI, Vita, parte 1, cap. 7.
13 «Tabulis arcte commissis ligna omnino septem instravit iustis intervallis... Porro singulas distantium lignorum intercapedines praeacutis tegularum fragmentis, coctilium patinarum frustulis, testarumque fractarum triquetris sic implevit, ut singulorum pars mucronata obverteretur corpori, ac ea quidem confertissima densitate qua nutare aut cedere nulla posset, cum inferne sat prohiberent subiecti asseres ne qua excideret, costasque obsiderent ligna ne laxaretur phalanx.» HANSEN, O. P., Vita, cap. 9.
14 «Cinse i fianchi con una grossa catena di ferro, quale non si levò mai nè di giorno nè di notte... Se n' aggiungeva un' altra ne' giorni che a lei erano solenni o per la divozione, o perchè volea intercedere per alcun particolare bisogno: erano però questi sì spessi, che potea dirsi di portarla ancora tutto l' anno. In simili circostanze annodava strettamente la fronte e la testa d' un altra catenetta sparsa d' acute punte di ferro, quale ricopriva coll' ultimo velo bianco.» TURANO, Vita e virtù della Ven... Suor Maria Crocifissa della Concezione, dell' Ord. di S. Benedetto nel monastero di Palma, lib. 4, cap. 12.
15 «En todos estos años jamàs se pulso la capilla, por grandes soles y aguas que hiciese, ni cosa en los pies, ni vestida sino un hàbito de sayal, sin ninguna otra cosa sobre las carnes, y éste tan angosto como se podia sufrir, y un mantillo de lo mismo encima.» S. TERESA, Libro de la Vida, cap. 27. Obras, I, pag. 214.- «Tunica, qua induebatur, omnium vilissim aerat; ita quod morti proximus, deteriorem, quam petebat, inveniri non posset. Novam nunquam gestavit, sed laceram aut repetiatam.... cum chorda grossa, mantello brevi, ac femoralibus; calceamenta nec infirmus etiam portabat, nisi dum aliquo casu offensum pedem curaret.» LAURENTIUS A S. PAULO, Vita, lib. 4, n. 231: inter Acta Sanctorum Bollandiana, die 19 octobris.
16 «Cominciò a stringere più il suo modo di vivere ed a menar nel secolo e nella corte vita da religioso. Laonde molto più del solito se ne stava ritirato in camera, nella quale avendo usato l' inverno di tenere sempre fuoco, perchè per la sua delicatezza pativa molto di freddo, e se gli gonfiavano ed aprivano le mani, da quel tempo in poi ordinò che non si facesse più fuoco nelle sue stanze, nè vi si portasse; nè egli vi si accostava mai. E se pur talvolta in compagnia d' altri era astretto ad accostarvisi, si poneva in tal sito che non si scaldava. CEPARI, Vita, parte 1, cap. 6.
17 «Convenutogli un avolta aspettare per lungo spazio di notte alla porta d' un collegio dove giunse improviso e non saputo, nevicando a gran fiocchi e spessi, egli, senza ripararsi perchè nol cogliessero, si stette ricevendoli, per così dire, con devozione: parendogli, disse, veder quivi nell' aria il suo amantissimo Padre e Signore, che godea di lanciargli quella neve e colpirlo.» BARTOLI, Vita, lib. 4, cap. 7.

References: § 3
 art. 1
in fine
 art. 1
 art. 1
 § 1