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Timestamp: 2018-07-18 12:38:01+00:00

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L'esperto risponde… ai Campionati Assoluti a Squadre | Bridge d'Italia Online
da Maurizio Di Sacco | Apr 28, 2013 | 0 commenti
Tags: Campionati Assoluti a Squadre 2013, Quesiti Arbitrali
Dai bollettini dei Campionati Assoluti a Squadre 2013
Sempre da giovedì pomeriggio, un altro caso molto interessante, legato a quello di ieri dallo stesso filo conduttore: la necessità di condurre un’accurata indagine al tavolo.
Attiene ad un Articolo del Codice di utilizzo abbastanza frequente — sebbene, nella circostanza, nella sua accezione di gran lunga più rara — l’Articolo 45 del Codice di Gara paragrafo D.
Poiché il diagramma della mano è, nella circostanza, irrilevante, Vediamo subito il punto di Legge coinvolto, così da capire di che cosa si parla.
[message_box title=”Intermezzo: il Codice – Articolo 45 del Codice di Gara e Articolo 16 del Codice di Gara” color=”blue”]
Se il morto mette nella posizione di carta giocata una carta che il dichiarante non ha nominato, la carta deve obbligatoriamente essere ritirata se sul fatto è stata attirata l’attenzione prima che ciascuna delle due linee abbia giocato nella presa successiva, ed un difensore può ritirare e riporre nella propria mano una carta giocata dopo l’errore ma prima che sia stata attirata l’attenzione su di esso; se il giocatore alla destra del dichiarante cambia la sua giocata, il dichiarante può ritirare una carta che abbia successivamente giocato in quella presa (vedi Articolo 16 del Codice di Gara paragrafo D).
Dunque, per capirci, traducendo il linguaggio legale in termini più accessibili:
Il morto non può giocare nessuna carta di sua spontanea volontà, ma solo quelle esplicitamente indicate dal dichiarante. Qualunque azione intrapresa autonomamente dal morto è nulla agli effetti di carta(e) giocata(e). I difensori devono dunque sapere — e accade non di rado che si debba farglielo notare — che il fatto che il morto abbia toccato carte, o anche che le abbia poste in posizione di carta giocata, non li autorizza in alcun modo a giocare di conseguenza.
Se (tipicamente) il dichiarante richiama l’attenzione sull’errore, prima che entrambe le linee abbiano giocato nella presa successiva,allora si deve tornare indietro fino al punto nel quale il dichiarante designerà la carta che il morto deve giocare. Questa è la situazione più classica, che si può osservare con una certa frequenza.
In quel caso, le carte ritirate dai difensori rappresentano delle Informazioni Autorizzate per i difensori medesimi, ma sono Informazioni Non Autorizzate per il dichiarante, in entrambi i casi ex Articolo 16 del Codice di Gara paragrafo D:
Qualora — ed è un caso rarissimo, accaduto giovedì — entrambe le linee abbiano già giocato nella presa successiva, allora non si può più tornare indietro. Il gioco prosegue normalmente da quel punto in poi. Agli effetti di chi abbia vinto la presa incriminata, si considera come carta giocata quella esposta dal morto. Tuttavia, come vedremo, questo non è vero per quanto attenga al comportamento del dichiarante.
Veniamo al caso di specie. Il dichiarante — assumiamo che sia Sud, per comodità di esposizione — impegnato nel contratto di 2 , nell’ambito del quale ha già battuto tutte le atout (le rimanenti sono quindi tutte buone) ha appena giocato la Q per il K a destra e l’Asso del morto, producendo il seguente finale (le carte dei difensori non hanno importanza):
E’ ora di andare a vedere il caso dal punto di vista della meccanica dell’intervento arbitrale, secondo lo schema che abbiamo già visto ieri.
Arrivato al tavolo, l’arbitro vede:
dal morto, una è stata separata dalle altre, ed è ancora in posizione di carta giocata;
Est ha sul tavolo davanti a sé il 10 e l’ A;
Sud ha davanti a sé il 10 ed un’altra ;
Ovest ha deposto sul tavolo una (inferiore al 10) e una .
E’ una situazione tutt’altro che inconsueta. I giocatori, litigando tra di loro, non di rado prendono a scoprire carte per dimostrare la bontà delle loro tesi. Un quadro del genere è quindi compatibile con vari tipi di infrazione, ovvero di contese, a cominciare dalla disputa in merito ad una possibile renonce.
È essenziale, quindi, che l’arbitro tenda immediatamente a capire qual è l’argomento, interrogando, come spiegato ieri, quello che gli appaia l’interlocutore più affidabile o, quanto meno, il più calmo. In questo caso, si tratta del morto.
Nord spiega che Sud dice di aver chiamato dal morto, ma che lui, distratto, aveva meccanicamente preso una senza prestare attenzione.
da queste poche parole, dovrebbe essere subito chiaro che si tratta di un Articolo 45 del Codice di Gara paragrafo D, per cui ciò che si prospetta è ora un’indagine sul perché ci siano così tante carte scoperte, e che cosa, passo a passo, sia accaduto prima di arrivare a quella posizione.
Bisogna individuare chi ha chiamato l’arbitro (Est), e farsi spiegare che quale sia la sua versione degli avvenimenti.
Est afferma di aver visto la in posizione di carta giocata, e di avere quindi risposto. Sud ha deposto il 10, Ovest ha risposto, e lui ha poi continuato con l’ A, sul quale Sud ha messo un’altra ed Ovest ha nuovamente risposto.
sentiamo cosa abbia da dire Sud.
Sud afferma di aver chiamato “ ” dal morto, così che, convinto di aver vinto la presa col 10 della mano, era rimasto molto sorpreso di scorgere l’ A alla sua destra, tanto da esclamare “perché giochi tu?”. Est conferma la frase.
è cruciale stabilire se la frase in questione sia stata pronunciata prima, o dopo che la seconda di Sud è apparsa sul tavolo.
Nel primo caso, infatti, l’attenzione sull’accaduto sarebbe stata attratta quando ancora una sola linea — quella EO — aveva giocato nella presa successiva, e si dovrebbe quindi tornare indietro.
Non così in caso contrario: si dovrebbe proseguire normalmente. Prima ancora, però, bisogna anche decidere se il dichiarante abbia davvero detto “ ”, e non “ ”. In merito, vale innanzitutto un principio generale: si deve dare ragione a chi ha detto, e non a chi ha udito.
Inoltre, giocare era del tutto assurdo nello scenario dato. Infine, né Est, né Ovest protestano energicamente in materia. “ ” era dunque, verosimilmente, quanto detto da Sud, ed anche in assenza di prove certe l’arbitro è chiamato a prendere comunque una decisione, ex Articolo 85 del Codice di Gara.
[message_box title=”Intermezzo: il Codice – Articolo 85 del Codice di Gara” color=”blue”]
Quando l’Arbitro sia chiamato a giudicare su un punto di legge, o di regolamentazione, in un caso nel quale i fatti non siano concordati tra le parti, egli procede come segue:
A. Decisione dell’Arbitro
1. Nello stabilire i fatti l’Arbitro dovrà basare il proprio giudizio su basi probabilistiche, vale a dire in accordo al diverso peso delle prove che è stato in grado di raccogliere.
2. Se l’Arbitro è quindi soddisfatto di aver accertato i fatti, egli deciderà come stabilito nell’Articolo 84 del Codice di Gara.
B. Fatti non determinati
Se l’Arbitro non ha la possibilità di accertare come si siano svolti i fatti con propria piena soddisfazione, egli prenderà una decisione che comunque permetta al gioco di continuare.
esplicitamente interrogato in merito, Sud ammette di avere deposto sul tavolo la seconda , prima di esclamare “perché giochi tu?”. Dunque si deve proseguire.
da notare un aspetto importante: quando ha giocato la prima – il 10 — Sud ha risposto a colore, perché, come spiegato, la carta effettivamente giocata dal morto era, in quel momento, una e non una , dunque non ha fatto renonce.

References: Articolo 45
 Articolo 16
 Articolo 16
 Articolo 16
 Articolo 45
 Articolo 85
 Articolo 85