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Timestamp: 2018-02-20 16:17:09+00:00

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1 Page 1 of 11 N /2012REG.PROV.COLL. N /2008 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 560 del 2008, proposto da Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori servizi e forniture, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocatura generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; contro DFM Costruzioni s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avv. Riccardo Barberis, con domicilio eletto presso Riccardo Barberis in Roma, via Antonio Pollaiolo 3; nei confronti di Soanc s.p.a.; per la riforma della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE III, n.
2 Page 2 of /2007, resa tra le parti, concernente REVOCA ATTESTATO DI QUALIFICAZIONE SOA E ANNOTAZIONE SUL CASELLARIO INFORMATICO Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 febbraio 2012 il Cons. Claudio Contessa e uditi per le parti l avvocato dello Stato Paolo Marchini e l avvocato De Portu per delega dell'avv.to Barberis; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO L Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (l ora in poi: l AVCP o: l Autorità ) riferisce che con ricorso proposto innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio e recante il n /2006, la società DFM Costruzioni s.r.l. chiedeva l annullamento: a) degli atti con cui l Autorità aveva chiesto alla SOANC (società organismo di attestazione) di revocare l attestazione SOA rilasciata in favore dell odierna appellata in data 4 ottobre 2006; b) del provvedimento con cui la SOANC aveva effettivamente revocato la SOA a suo tempo rilasciata, nonché c) dell annotazione nel casellario informatico di cui all articolo 27 del d.p.r. 25 gennaio 2000, n. 34 (Regolamento recante istituzione del sistema di qualificazione per gli esecutori di lavori pubblici, ai sensi dell'articolo 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni), con cui si era data
3 Page 3 of 11 notizia dell avvenuta revoca dell attestazione SOA in questione. A tal fine, la ricorrente premetteva: - che in data 31 marzo 2004 essa aveva acquisito un ramo d azienda della società Daveri s.n.c. e che, nell ambito del contratto di cessione, era stato espressamente stabilito che l attestazione SOA rilasciata in favore della società cedente in data 16 febbraio 2002 facesse parte dei cespiti oggetto di cessione; - che a seguito della richiamata cessione, la stessa società appellata aveva ottenuto in data 28 ottobre 2004 una prima attestazione SOA per il cui rilascio si era tenuto conto della documentazione (in particolare: certificati di regolare esecuzione dei lavori) facente capo alla società cedente; - che, nel corso del 2004, l Autorità aveva avviato un procedimento di indagine finalizzato ad accertare l eventuale falsità di alcuni dei certificati a suo tempo prodotti dalla società Daveri al fine del rilascio della SOA in proprio favore (si tratta della SOA rilasciata nel febbraio del 2002) e utilizzati dalla stessa appellante DFM Costruzioni al fine del rilascio in proprio favore della SOA in data 28 ottobre del 2004; - che, nelle more del procedimento di indagine, l odierna appellata aveva sua sponte deciso di restituire la SOA rilasciata in proprio favore e che di tale circostanza l Autorità aveva comunque disposto l iscrizione nel casellario informatico di cui all articolo 27 del d.p.r. 34 del 2000, ritenendo che la spontanea riconsegna configurasse una sorta di anticipata esecuzione degli esiti del procedimento di accertamento della falsità degli atti;
4 Page 4 of 11 - che, in epoca successiva alla restituzione della prima SOA (ma prima del decorso di un anno), la società appellata aveva ottenuto il rilascio di una seconda attestazione da parte della SOA SOANC. Ai fini di tale rilascio, l odierna appellata aveva allegato documentazione del tutto nuova e diversa rispetto a quella di cui era stata a suo tempo contestata la falsità. Nel corso del presente giudizio, non è stata mai posta in discussione la genuinità della documentazione posta a fondamento del rilascio della seconda SOA; - che, con i provvedimenti impugnati in primo grado, l Autorità aveva disposto la revoca anche della seconda SOA, ritenendo che essa fosse stata rilasciata in carenza del requisito di ordine generale di cui all articolo 17, comma 1, lettera m) del d.p.r. 34 del 2000 ( inesistenza di false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l ammissione agli appalti e per il conseguimento dell attestazione di qualificazione ). Con la sentenza oggetto del presente appello, il Tribunale amministrativo accoglieva il ricorso e, conseguentemente, disponeva l annullamento dei provvedimenti impugnati. La sentenza in questione viene impugnata dall AVCP, la quale ne chiede la riforma articolando un unico motivo di doglianza. In particolare, l Autorità ritiene che il giudice abbia erroneamente interpretato e applicato le disposizioni di legge e di regolamento in tema di revoca delle attestazioni SOA per false dichiarazioni e di divieto di ottenere per un anno il rilascio di una nuova attestazione (in particolare: articolo 17, comma 1, lettera m) del d.p.r. 25 gennaio 2000, n e articolo 38, comma 1, lettera h) del d.lgs. 12 aprile
5 Page 5 of , n. 163). Secondo l Autorità, infatti, le preclusioni di cui al richiamato articolo 38 non dovrebbero essere riferite soltanto al soggetto che si sia direttamente reso colpevole delle false dichiarazioni, ma dovrebbero estendersi anche al soggetto (nel caso di specie: al cessionario del ramo d azienda) il quale si sia avvantaggiato di tali dichiarazioni, quante volte egli non riesca a dimostrare di non aver potuto conoscere della falsità in questione per circostanze a sé non imputabili. Secondo l Autorità, quindi, nelle ipotesi in cui si faccia questione della falsità della documentazione utilizzata per ottenere un attestazione SOA, l impresa che aspiri al rilascio di una nuova SOA dovrebbe dimostrare: a) non soltanto che il falso non le fosse soggettivamente imputabile; ma anche b) che, nel momento in cui aveva richiesto l attestazione rilasciata sulla base di documentazione rivelatasi falsa, non era in condizione di avvedersi di tale falsità In definitiva, l Autorità ritiene che possa escludersi in capo a un impresa la responsabilità della falsità delle dichiarazioni solo nel caso in cui questa impresa sia in grado di dimostrare che, pur avendo agito con l ordinaria diligenza, non sarebbe stata in grado di rendersi conto della contraffazione dei documenti in seguito rivelatisi falsi. In caso contrario, la cessione del ramo d azienda e dei relativi requisiti di qualificazione si rivelerebbe come un comodo espediente per aggirare il divieto di riottenere l attestazione nell ambito del periodo annuale di cui all articolo 38 del Codice dei contratti pubblici.
6 Page 6 of 11 In conclusione l Autorità ritiene che, se è certamente da escludersi che l odierna appellata abbia concorso alla falsificazione della documentazione attraverso cui era stata ottenuta l attestazione poi revocata, comunque le era addebitabile una dichiarazione falsa (per fatto imputabile anche a se stessa) per aver affermato di essere in possesso dei requisiti per il rilascio di una seconda attestazione. In tale ipotesi, infatti, gli effetti della falsità comunque riscontrata operavano nei confronti dell avente causa, non avendo essa dimostrato di essere stata nell impossibilità assoluta di avvedersi della falsità. Si è costituita in giudizio l Autorità, la quale ha concluso nel senso della reiezione dell appello. Alla pubblica udienza del 7 febbraio 2012, il ricorso è stato trattenuto in decisione. DIRITTO 1. Giunge alla decisione del Collegio il ricorso in appello proposto dall Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (l ora in poi: l AVCP o: l Autorità ) avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio con cui è stato accolto il ricorso proposto da una società di costruzioni e, per l effetto, è stato annullato il provvedimento con cu il Autorità ha disposto la revoca dell attestazione SOA in quanto rilasciata sulla base di documentazione falsa trasmessa dalla sua dante causa. 2. Il ricorso è infondato. 3. Come si è esposto in narrativa, l Autorità appellante concorda in
7 Page 7 of 11 via generale con le statuizioni di principio contenute nel precedente di questo Consiglio di Stato, VI, 24 gennaio 2005, n In tale occasione, questo giudice ha considerato che ciò che rileva, al fine dell'annullamento dell'attestazione di qualificazione, è il fatto oggettivo della falsità dei documenti sulla base dei quali essa è stata conseguita, indipendentemente da ogni ricerca in ordine alla imputabilità soggettiva del falso. Invero, la attestazione deve basarsi su documenti autentici, e non può rimanere in vita se basata su atti falsi, quali che siano i soggetti che hanno dato causa alla falsità. Ne consegue che l'attestazione di qualificazione rilasciata sulla base di falsi documenti va annullata anche se in ipotesi la falsità non sia imputabile all'impresa che ha conseguito l'attestazione. Tuttavia, è stato anche considerato che la non imputabilità della falsità all'impresa che ha conseguito l'attestazione acquista rilevanza ai fini del rilascio di nuova attestazione, in quanto in caso di falso non imputabile, ai sensi dell'art. 17, lett. m), d.p.r. n. 34 del 2000, sussisterà il requisito di ordine generale di non aver reso false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l'ammissione agli appalti e per il conseguimento dell'attestazione di qualificazione. Le conclusioni cui questa giurisprudenza è giunta in via di principio sono condivise da tutte le parti in causa, le cui opinioni tuttavia divergono per ciò che attiene le ricadute in relazione ad ipotesi quale quella all origine dei fatti di causa. In particolare, l Autorità ritiene che in tanto l impresa la cui attestazione SOA sia stata annullata per profili di falsità possa
8 Page 8 of 11 chiedere l esenzione dalle ulteriori preclusioni di cui all articolo 38 del Codice dei contratti pubblici, in quanto essa dimostri di essere stata nell impossibilità assoluta ed insuperabile di avvedersi della falsità dei documenti che hanno condotto all annullamento dell attestazione. In definitiva, l Autorità ritiene che gravi sull impresa la prova liberatoria circa la non imputabilità dei profili di falsità che hanno condotto all annullamento della SOA e circa la non imputabilità dell ignoranza relativa alla sussistenza di tali profili di falsità. Il Collegio ritiene che la prospettazione dell Autorità non possa essere condivisa, in quanto: - è pacifico in atti che l odierna appellata non avesse in alcun modo dato luogo alla falsità delle dichiarazioni che avevano condotto al rilascio della prima SOA (quella che la stessa appellata aveva sua sponte restituito); - è altresì pacifico che la seconda attestazione SOA (quella della cui revoca nella presente sede si discute) era stata conseguita dalla società DFM Costruzioni sulla base di titoli autonomi, i quali nulla avevano in comune con i titoli posti a fondamento della prima attestazione (ossia, con i titoli di cui era stata dichiarata la falsità); - anche a voler condividere la ricostruzione sistematica proposta dall Autorità in ordine al particolare onere di diligenza che grava sul soggetto il quale si avvantaggi di un attestazione SOA (e, in via mediata, delle dichiarazioni che ne costituiscono il presupposto), non si giunge a conclusioni diverse rispetto a quelle appena delineate. E infatti, all atto dell acquisizione del ramo di azienda, l odierna
9 Page 9 of 11 appellata aveva ogni ragione per ritenere in perfetta buona fede che i titoli in base ai quali la sua dante causa aveva ottenuto il rilascio dell attestazione fossero stati correttamente esaminati dal soggetto a tanto istituzionalmente deputato (la società organismo di attestazione). Si ritiene al riguardo che, in ipotesi quale quella all origine dei fatti di causa, sarebbe obiettivamente eccessivo richiedere in capo all avente causa un onere di diligenza talmente rigoroso da porre in dubbio la correttezza delle attestazioni rese da un operatore particolarmente qualificato e fino a prova contraria attendibile. Infatti, pur dovendosi ritenere che in tema di qualificazione delle imprese vadano richiamati in tutta la loro portata i princìpi generali di responsabilità e di diligenza degli operatori economici, deve comunque ragionevolmente ritenersi che un tale richiamo operi in massimo grado soltanto in relazione ai fatti e alle circostanze che sono nella diretta conoscenza e disponibilità dell impresa. Al contrario, nelle ipotesi in cui tali fatti e circostanze risultino solo indiretti e de relato, può certamente considerarsi conforme ai canoni della diligenza in concreto esigibile in capo all operatore economico il fatto che quest ultimo abbia fatto affidamento sulla correttezza ed attendibilità dell operato di un soggetto particolarmente qualificato come la SOA. 4. Per le ragioni sin qui esposte il ricorso in epigrafe deve essere respinto. Il Collegio ritiene che sussistano giusti motivi per disporre l integrale
10 Page 10 of 11 compensazione delle spese di lite fra le parti, anche in considerazione della parziale novità delle questioni di diritto coinvolte dalla presente decisione. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 febbraio 2012 con l'intervento dei magistrati: Giuseppe Severini, Presidente Maurizio Meschino, Consigliere Claudio Contessa, Consigliere, Estensore Roberta Vigotti, Consigliere Andrea Pannone, Consigliere L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA
11 Page 11 of 11 Il 23/05/2012 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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