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Timestamp: 2018-09-22 23:42:43+00:00

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Art. 148 codice penale: Infermità psichica sopravvenuta al condannato
Codice penale Art. 148 codice penale: Infermità psichica sopravvenuta al condannato
Se, prima dell’esecuzione di una pena restrittiva della libertà personale o durante l’esecuzione, sopravviene al condannato una infermità psichica, il giudice (1), qualora ritenga che l’infermità sia tale da impedire l’esecuzione della pena, ordina che questa sia differita o sospesa (2) e che il condannato sia ricoverato in un ospedale psichiatrico giudiziario (3), ovvero in una casa di cura e di custodia.
Il giudice può disporre che il condannato, invece che in un ospedale psichiatrico giudiziario, sia ricoverato in un ospedale psichiatrico civile se la pena inflittagli sia inferiore a tre anni di reclusione o di arresto, e non si tratti di delinquente o contravventore abituale, o professionale, o di delinquente per tendenza (4).
(1) Anche dopo la revisione delle competenze del magistrato di sorveglianza, ad opera della l. 19-12-2002, n. 277, resta affidato a quest’ultimo giudice il compito di provvedere sui ricoveri previsti dall’articolo 148 del codice penale.
(2) Fino al 1975, la giurisprudenza si è mantenuta fedele al modello della «parentesi», per cui il periodo di ricovero (in ospedale psichiatrico giudiziario, in casa di cura e custodia ovvero in ospedale psichiatrico civile) non andava computato ai fini dell’esecuzione della pena: l’infermità psichica provocava, cioè, una sospensione del periodo di detenzione, la quale riprendeva nuovamente il suo corso, una volta cessata la causa della sospensione. Nel 1975, la Corte cost., sent. n. 146/75 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale articolo, «nella parte in cui prevede che il giudice, nel disporre il ricovero in manicomio giudiziario del condannato, … ordini che la pena medesima sia sospesa».
Oggi, indirizzo giurisprudenziale costante riconosce che l’infermità di mente «… non sospende in alcun modo il termine di durata della pena, da cui va pertanto detratto il periodo di ricovero».
(3) Gli artt. 62, cc. 1-2, l. 26-7-1975, n. 354 e 98, d.P.R. 29-4-1976, n. 431, ora abrogato e sostituito dall’art. 136, d.P.R. 30-6-2000, n. 230, hanno sostituito la dizione originaria del testo («manicomio giudiziario») con quello attuale, di «ospedale psichiatrico giudiziario».
(4) Questo articolo constava di un ulteriore comma ora abrogato a seguito della soppressione della pena di morte; v. nota in calce all’art. 17. Tale comma così recitava: «La disposizione precedente si applica anche nel caso in cui, per infermità psichica sopravvenuta, il condannato alla pena di morte deve essere ricoverato in un manicomio giudiziario».
Infermità psichica sopravvenuta
Ai fini della concessione del differimento obbligatorio o facoltativo dell'esecuzione della pena (art. 146 e 147, comma 1, n. 2, c.p.) rileva unicamente la patologia fisica del detenuto, in quanto, ai sensi dell'art. 148 c.p., la malattia di tipo psichico, ove sussistente, determina la prosecuzione della detenzione in ospedale psichiatrico giudiziario.
Cassazione penale sez. I 29 settembre 2009 n. 38915
Mentre l'art. 147 c.p. prevede la facoltà di ordinare il differimento della esecuzione della pena nei confronti di chi si trovi in condizioni di grave infermità fisica, l'art. 148 c.p. invece impone al giudice l'obbligo di ordinare il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o in casa di cura e custodia del condannato affetto da infermità psichica "tale da impedire l'esecuzione della pena". Tra le due norme esiste un rapporto di reciproca esclusione, nel senso che, qualora sia prevalente la patologia psichiatrica - ossia quando quest'ultima sia di entità tale da rendere impossibile l'esecuzione della pena - al differimento o alla sospensione della pena consegue necessariamente il ricovero in struttura psichiatrica; nel caso opposto, ai fini dell'esercizio del suo potere discrezionale, il giudice deve avere esclusivo riferimento alla infermità psichica.
Cassazione penale sez. I 27 maggio 2008 n. 26806
È manifestamente infondata, in relazione agli artt. 3, 27 e 32 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 148 cod. pen., nella parte in cui non prevede la liberazione del condannato in attesa dell'eventuale guarigione nel caso di infermità psichica, come invece dispone l'art. 147, comma primo, n. 2 cod. pen. per il condannato affetto da grave malattia fisica, in quanto si tratta di scelte discrezionali riservate al legislatore. (V. Corte cost., 12 aprile 1996 n. 111). Rigetta, Trib.sorv. Bologna, 8 Novembre 2007
A seguito della sentenza costituzionale n. 148 del 1975, che ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 148 cod. pen., nella parte in cui prevedeva che il giudice, nel disporre il ricovero del condannato in un ospedale psichiatrico giudiziario, ordinasse la sospensione della pena, la disciplina normativa dell'infermità psichica del condannato configura non un'ipotesi di rinvio o di sospensione della pena, bensì soltanto un caso di mutamento obbligatorio del suo regime esecutivo, dovendo l'intero periodo di ricovero - dovunque trascorso - essere computato nella stessa pena. Ne consegue che, quando ricorra l'ipotesi di infermità totale e di pena da espiare non inferiore a tre anni di reclusione, il giudice è tenuto a disporre il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, perché solamente nel caso di pena da espiare inferiore a tre anni di reclusione sono consentiti, qualora ne ricorrano i presupposti, il ricovero in un ospedale civile o la detenzione domiciliare. Rigetta, Trib.sorv. Bologna, 8 Novembre 2007
La sospensione del procedimento penale per infermità mentale dell'imputato ex art. 71 cod.proc.pen. è applicabile solo nel procedimento di cognizione e non nel procedimento esecutivo, che è diversamente strutturato, in quanto in esso è meramente facoltativo l'intervento della parte interessata che, ex art. 666 comma ottavo cod.proc.pen., se si trova in stato di infermità mentale è assistita da un tutore o, in difetto, da un curatore provvisorio appositamente nominato. (La Corte ha inoltre precisato che, se la sopravvenuta infermità psichica del condannato è tale da non consentire l'esecuzione della pena, nei confronti dello stesso possono essere assunti i provvedimenti previsti dall'art. 148 cod.pen., di competenza del magistrato di sorveglianza). (Rigetta, App. Firenze, 11 Marzo 2003)
Cassazione penale sez. I 09 marzo 2007 n. 22749
L'eventuale sopravvento di una patologia psichiatrica durante l'esecuzione della pena non è presupposto per la concessione della detenzione domiciliare ex art. 47 ter comma 1 ter, posto che in tal caso il magistrato di sorveglianza, dopo aver avviato l'osservazione per l'accertamento della patologia ex art. 112 reg. esec. ord. penit., può disporre il differimento o la sospensione dell'esecuzione con contestuale ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario ai sensi dell'art. 148 c.p.
Sezione Sorveglianza Milano 05 maggio 2005
L'art. 146 comma 1 n. 3 c.p., nella parte in cui prevede il rinvio obbligatorio dell'esecuzione della pena qualora il condannato sia affetto da "malattia particolarmente grave" per effetto della quale le sue condizioni di salute risultino "incompatibili con lo stato di detenzione", intende chiaramente riferirsi ad una malattia fisica e non ad una infermità di natura psichica, in presenza della quale deve invece farsi applicazione della specifica disciplina dettata dall'art. 148. La "grave infermità fisica" prevista dall'art. 147 comma 1 n. 2, c.p. come causa di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena dev'esser tale da far risaltare "ictu oculi" la possibilità che essa, nonostante la fruibilità di adeguate cure anche in stato di detenzione, dia luogo ad una sofferenza aggiuntiva derivante proprio dalla privazione della libertà in sè e per sè considerata e suscettibile quindi di rendere l'esecuzione della pena incompatibile con i beni costituzionalmente tutelati costituiti dal diritto alla salute e dal senso di umanità, dovendosi, peraltro, tener presente che una certa sofferenza aggiuntiva è comunque inevitabile ogni qual volta la pena debba essere eseguita nei confronti di soggetto in non perfette condizioni di salute, per modo che essa può assumere rilievo solo quando appaia di entità tale da superare i limiti dell'umana tollerabilità.
Cassazione penale sez. I 05 dicembre 2000 n. 11233

References: Art. 148
 sentenza 
 art. 71
 art. 666
 art. 47
 art. 112