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Timestamp: 2018-12-18 19:54:54+00:00

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TRIBUNALE DI MASSA IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA IN FUNZIONE DI GIUDICE DEL LAVORO REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO SENTENZA - PDF
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1 TRIBUNALE DI MASSA IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA IN FUNZIONE DI GIUDICE DEL LAVORO REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Giudice dott.ssa Erminia Agostini all esito di discussione orale svoltasi ai sensi dell art. 281 sexies c.p.c. all odierna udienza ha pronunciato la seguente SENTENZA Nella causa di LAVORO proc. n. 782 /2014 promossa da INPS elettivamente domiciliato in VIA DON MINZONI 1 CARRARA presso l avv. RAFFANTI ILARIA giusta procura in atti C o n t r o MONICA AVITABILE elettivamente domiciliato presso VIA CAVOUR CARRARA rappresentato e difeso da MARCHETTI MARTA giusta procura in atti 1
2 MOTIVI DELLA DECISIONE Avitabile Monica, non avendo ricevuto l importo indicato nelle ultime buste paga, richiedeva ed otteneva il d.i. 607/2012 dell'importo netto di ,07 relativo alle buste paga di maggio, giugno, luglio ed agosto 2012, quest'ultima comprensiva del TFR, oltre rivalutazione monetari ed interessi. A seguito dell infruttuoso esperimento dell esecuzione, con domanda al Fondo di Garanzia inviata telematicamente in data 16/12/2013, l opposta richiedeva il pagamento del TFR lordo pari ad 6.968,72, nonché lordi 2.845,55 per crediti diversi riferibili al periodo 1/6/ /08/2012, nei limiti del massimale previsto dalla legge. A fronte della suddetta domanda il Fondo di Garanzia, in luogo delle somme richieste, liquidava per TFR l'importo lordo di 5.720,59 e lordi 1.117,83 a titolo di crediti diversi. L odierna opposta proponeva l'azione monitoria per il recupero della differenza ed avverso il decreto ingiuntivo 258/2014 veniva proposta opposizione dall'inps, che ribadiva di aver operato correttamente essendosi attenuto alle disposizioni contenute nella circolare n. 74/2008, che prevedeva al punto 3.1 lettera d) come il credito del lavoratore dovesse essere accertato giudizialmente, ove il datore di lavoro insolvente non fosse assoggettabile alle procedure concorsuali; indi, sul credito netto accertato col decreto ingiuntivo n. 372/2012, erano state applicate le previste ritenute erariali ai sensi del punto 3.7 della circolare INPS sopra richiamata. ************************************************************ In estrema sintesi la lavoratrice ha richiesto nei confronti del datore di lavoro una ingiunzione di pagamento, al netto delle ritenute fiscali, in relazione alle ultime buste paga, 2
3 comprensive di TFR ed, a seguito dell infruttuosità dell esecuzione, ha chiesto l intervento del Fondo di garanzia esponendo gli importi al lordo delle ritenute di legge. A seguito della liquidazione dell Inps, che ha decurtato il credito della lavoratrice, assoggettando nuovamente a ritenute fiscali gli importi netti indicati nel decreto ingiuntivo, l opposta ha agito in via monitoria per la differenza, chiedendo il pagamento di un importo lordo, costituito dalla somma di un importo pari alla differenza tra il TFR lordo risultante dalla busta paga e quanto considerato dall Inps nella sua liquidazione a titolo di TFR lordo (prima di operare una nuova imposizione fiscale) e di un importo lordo costituito dalla differenza tra la somma dovuta, tenendo correttamente conto dei limiti dell intervento del Fondo (ultime tre retribuzioni, ratei di tredicesima relativi alle tre ultime mensilità etc.) e quanto liquidato (al lordo) dall Inps per crediti diversi. Anzitutto può rilevarsi che il lavoratore ha chiesto l intervento del Fondo di garanzia esponendo gli importi al lordo delle ritenute di legge e che l Inps avrebbe potuto operare le ritenute fiscali senza effettuare alcun calcolo (foriero di errori), considerando gli importi già indicati nelle buste paga poste a fondamento del titolo giudiziale. Se così avesse operato l opponente non sarebbe andato incontro ad alcuna conseguenza pregiudizievole. Nell eventuale sede di surroga il datore di lavoro non potrebbe contestare quanto versato in sua vece all Agenzia delle Entrate sulla base degli importi dallo stesso liquidate nelle buste paga. Non pare che nemmeno da parte dell Agenzia delle Entrate dovrebbero sorgere questioni. 3
4 Anzitutto la ritenuta fiscale relativa al TFR è provvisoria, dovendo essere esattamente rideterminata dall amministrazione finanziaria; infatti il decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 47 ha previsto che gli uffici finanziari debbano provvedere alla riliquidazione dell'imposta in base all'aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione. In secondo luogo l eventuale errore determinato dalla liquidazione operata nelle buste paga dal datore di lavoro sarebbe imputabile a quest ultimo. Comunque sia, del rischio collegato al calcolo delle ritenute fiscali, ordinariamente incombente sul datore di lavoro come sostituto d imposta, deve farsi carico il soggetto che si accolla ex lege il debito del predetto, e, conseguentemente, tutte le obbligazioni accessorie e strumentali all esatto adempimento, e cioè il Fondo di Garanzia. Il funzionario dell Inps escusso come teste ha precisato che il lavoratore, eventualmente colpito da doppia imposizione fiscale, può sempre rivolgersi all Agenzia dell Entrate per ripetere le imposte pagate in eccedenza. Al che deve ricordarsi che il legislatore ha inteso facilitare il lavoratore assegnando al datore di lavoro la responsabilità di tenere i rapporti con l amministrazione finanziaria in relazione ai redditi di lavoro. Tale responsabilità, peraltro, costituisce un corollario del rischio d impresa. Né pare possa sostenersi che il titolo giudiziale debba necessariamente disporre al lordo e che nel caso lo stesso preveda importi al netto, manchi un titolo per la successiva surroga dell Inps nei confronti del datore di lavoro. In effetti è consolidato il principio di diritto secondo cui l'accertamento e la liquidazione dei crediti pecuniari del lavoratore per differenze retributive e per il trattamento di 4
5 fine rapporto debbono essere effettuati al lordo delle ritenute fiscali (Cass. civ. Sez. lavoro, sent , n , Cass. 7 luglio 2008 n , Cass. 18 aprile 2003 n. 6337, Cass. 11 luglio 2000 n e numerose altre). Peraltro nella fattispecie in esame non si pone (e poneva) la questione di quantificare il dovuto, già liquido ed esigibile in base alla documentazione allegata dal lavoratore al ricorso per decreto ingiuntivo, e si è ingiunto il pagamento di una somma riconosciuta come dovuta dallo stesso debitore, il datore di lavoro che ha emesso le buste paga, dalle quali sono anche evincibili chiaramente gli importi spettanti all Amministrazione finanziaria. Inoltre la condanna al pagamento delle somme risultanti dalle buste paga al netto delle ritenute di legge contiene un implicito accertamento relativo all importo dovuto al lordo, così come calcolato e riconosciuto dovuto dal sostituto d imposta, posto che le due entità economiche sono strettamente correlate e che, data una posta, non vi sono margini di discrezionalità ed apprezzamento nella determinazione dell altra. Quanto infine alla possibilità che la richiesta dell istituto di un titolo giudiziale che rechi importi al lordo rientri tra le prerogative dello stesso, deve evidenziarsi come l irragionevolezza di tale richiesta si appalesi nei numerosi casi (di cui non può non tenersi conto per saggiare la legittimità della regola generale) nei quali il datore di lavoro abbia già corrisposto acconti non contabilizzati in busta paga e sia quindi necessario operare dei conteggi, in vece del datore inadempiente, per lordizzare gli importi percepiti. Infatti questa operazione non pare esigibile dal lavoratore per le motivazioni già dette. 5
6 Con riguardo all'indennità, per congedo parentale facoltativo goduto dall opposta nei mesi di giugno e luglio 2012, che avrebbe dovuto essere anticipata dal datore e per questo non riconosciuta dall Inps, è da rilevare che l insolvenza del datore di lavoro, mero anticipante salvo conguaglio con l Inps, non può esimere dal pagamento il soggetto cui incombe l obbligo finale di corrispondere il trattamento. Peraltro la circolare 74/2008 al punto non indica espressamente tale indennità tra quelle escluse dalla copertura del fondo. Pertanto l opposizione è infondata e deve essere rigettata. Le spese di opposizione seguono la soccombenza. P.Q.M. Il Giudice monocratico del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza, eccezione e difesa respinte, rigetta l opposizione, così confermando il d.i. impugnato, e condanna l INPS a rifondere all opposta le spese di opposizione che liquida in complessivi euro 1.300,00, oltre contributo spese generali, IVA e CPA come per legge. Massa, 04/03/2015 Il Giudice Dott.ssa Erminia Agostini 6

References: SENTENZA 
 art. 281
 SENTENZA 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.