Source: http://www.laleggepertutti.it/135569_incidenti-stradali-il-risarcimento-varia-in-base-alle-citta
Timestamp: 2016-12-03 21:49:21+00:00

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Incidenti: il risarcimento varia in base alle città?
Incidenti stradali: il risarcimento varia in base alle città?
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Il potere di acquisto della moneta in base alla regione o alla città in cui vive il danneggiato non rileva nella quantificazione del risarcimento: contano solo le tabelle di Milano.
Potrà sembrare anche un’ingiustizia, ma chi fa un incidente stradale a Milano viene risarcito dall’assicurazione in base agli stessi criteri e importi di chi lo fa a Reggio Calabria. Non importa che la vita costi più nel capoluogo lombardo che in quello calabrese. Difatti, l’unico metodo che rileva nel determinare l’importo del risarcimento sono le tabelle del danno biologico stabilite dal tribunale milanese, ad oggi utilizzate in tutta Italia, in attesa almeno di una tabella fissata dalla legge. È quanto ricorda la Cassazione con una recente sentenza [1].
Secondo il principio affermato dalla Corte, in materia di assicurazioni e incidenti stradali il giudice non può commisurare l’entità del risarcimento al luogo di residenza del danneggiato, residenza che, quindi, è del tutto irrilevante. Occorre considerare solo le tabelle milanesi. In determinati casi, l’indennizzo poi può essere «personalizzato», ma solo quando l’entità del danno lo giustifichi, perché superiore. Pertanto, la realtà socio-economica in cui vive il danneggiato non è un criterio per determinare la misura del risarcimento che l’assicurazione è tenuta a pagare ai fini della quantificazione del danno subito. La residenza e il conseguente potere di acquisto della moneta è un criterio non preso in considerazione dalla legge.
La sentenza Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 9 giugno – 7 ottobre 2016, n. 20206
La Corte d’appello di Bari, con sentenza del 15 febbraio – 1 marzo 2012, a seguito di appello principale proposto da Fondiaria SAI assicurazioni S.p.A. e di appello incidentale proposto da C.M. , T.F. e Se.Kh. , in proprio e quali legali rappresentanti dei figli minori, avverso sentenza del Tribunale di Foggia, sezione distaccata di Manfredonia, del 2 ottobre 2006 – riguardante un sinistro stradale in cui erano deceduti i coniugi e padri degli appellanti incidentali quali terzi trasportati in uno dei due veicoli coinvolti -, accoglieva l’appello principale laddove lamentava il mancato adeguamento (in senso qui diminutivo) del risarcimento al luogo dove vivevano i danneggiati (nella causa in esame, in Senegal) e accoglieva l’appello incidentale per mancata applicazione delle tabelle del Tribunale di Milano nella determinazione del danno da perdita di congiunto, cosi rideterminando il quantum di tale danno e disponendo la devalutazione della somma dal sinistro e il calcolo degli interessi legali sulla somma rivalutata anno per anno fino alla pronuncia di primo grado.
Hanno presentato ricorso C.M. , in proprio e per il figlio minore T.E.A. , le sue figlie frattanto divenute maggiorenni T.A. e T.K. , T.F. e i figli frattanto divenuti maggiorenni S.A. e S.P.M. , Se.Ya. , in proprio e per la figlia minore Sa.Se. , e la figlia frattanto divenuta maggiorenne Se.Ya. , Se.Kh. improprio e per le figlie minori Se.Ya. e Se.Ou.Kh. , sulla base di due motivi: il primo denuncia violazione dell’articolo 3 Cost., violazione e falsa applicazione degli articoli 125126 d.lgs. 209/2005 nonché violazione dell’articolo 61 l. 218/1995, per avere il giudice d’appello commisurato al luogo di residenza dei danneggiati l’entità del risarcimento; il secondo motivo denuncia omessa o insufficiente motivazione ex articolo 360, primo comma, n. 5 c.p.c., per avere il giudice d’appello devalutato il quantum del danno a partire dal sinistro, disponendo poi il calcolo degli interessi legali sulla somma rivalutata anno per anno fino alla pronuncia di primo grado.
Sia i ricorrenti, sia Allianz S.p.A. hanno depositato memoria ex articolo 378 c.p.c..
3.1 Nell’impugnata sentenza la corteterritoriale ha accolto il terzo motivo dell’appello principale, per cui la liquidazione del danno avrebbe dovuto tener conto del Paese di residenza dei danneggiati, cioè il […], ove il valore dell’Euro sarebbe stato superiore che in Italia, per cui i danneggiati avrebbero ricevuto un risarcimento superiore a quello che sarebbe stato loro concesso se in Italia fossero stati residenti. La corte si è fondata sull’insegnamento di Cass. sez. 3, n. 14 febbraio 2000 n. 1637, massimata come segue: “Nella determinazione equitativa del danno morale può tenersi conto anche della realtà socio economica in cui vive il danneggiato al fine di adeguare a tale realtà l’importo che si ritiene dovuto ai fini riparatori del danno. Ciò però presuppone la definizione di una somma di denaro assunta come equa per la riparazione del danno in base al potere di acquisto medio e la successiva operazione di valutazione di corrispondenza di tale importo al particolare potere di acquisto del denaro nella zona in cui esso è presumibilmente destinato ad essere speso. Consegue che il giudice di merito il quale nella valutazione equitativa del danno morale abbia fatto riferimento al contesto socio-economico dell’area territoriale in cui vive il danneggiato come fattore giustificativo della determinazione del danno è tenuto a dare puntuale conto dell’incidenza del potere di acquistonella zona indicata sulla base di parametri numericamente accettabili, quali gli indici del costo della vita nelle varie aree del territorio nazionale“. Il giudice d’appello ha ritenuto che si tratti di un indirizzo giurisprudenziale preferibile ad altra giurisprudenza richiamata, peraltro di merito, per cui l’adeguamento del risarcimento al contesto socio-economico dove vive il danneggiato ha funzione compensativo-satisfattiva, e non risarcitoria, e deve altresì tenersi conto della possibilità che il danneggiato sposti la sua residenza. Sarebbe infatti – osserva la corte territoriale – “assai improbabile che i cittadini senegalesi che hanno agito nel presente giudizio siano in grado di scegliere un diverso luogo di residenza rispetto a quello attuale, nel prossimo futuro” e il differente potere d’acquisto non può pertanto non incidere sulla determinazione del quantum risarcitorio.
3.2 La pronuncia del 2000 cui si rifà la corte territoriale, peraltro, non esaminava un caso riguardante danneggiati stranieri, bensì una fattispecie in cui il giudice dl secondo grado – la Corte di L’Aquila- aveva confermato il quantum di un danno morale da perdita di congiunto, in sostanza, per il mero fatto che le persone danneggiate risiedevano nella provincia di Chieti, sostenendo che il pretium doloris “assume sempre connotazionieconomiche, per cui va ragguagliato alla realtà socio-economica in cui vivono le danneggiate”. Essendo stato quindi presentato ricorso lamentando che la liquidazione del danno morale era inadeguata, in quanto deve escludersi ogni riferimento a localizzazioni geografiche, questa Suprema Corte ha preso le mosse proprio dall’affermazione che “non è errato ritenere che, nella determinazione equitativa della somma volta al risarcimento del danno morale subiettivo, debba tenersi conto anche delle realtà socio-economiche in cui vive il danneggiato”. Dato atto che il risarcimento ha “funzione meramente surrogante e compensativa delle sofferenze indotte dal fatto illecito” (rilievo finalizzato a escluderne l’ovvia assenza di natura sanzionatoria), prosegue dunque il giudice di legittimità osservando che, “se l’entità delle soddisfazioni compensative ritraibili dalla disponibilità di una somma di denaro è diversa a seconda dell’area nella quale il denaro è destinato ad essere speso, non l’entità delle soddisfazioni deve variare, ma la quantità di denaro necessario a procurarle. Tale condizionamento, per così dire, valutano non ha ostato, però, nel caso di specie, alla cassazione della sentenza d’appello, sulla base dell’ulteriore argomentazione che, per aumentare o diminuire in correlazione alle particolari condizionisocio-economiche dell’area geografica dove vive il danneggiato, occorre comunque, quale presupposto, la determinazione di un valore monetario su cui operare tali adeguamenti, nel caso assente.
Più recentemente, Cass. sez. 3, 13 novembre 2014 n. 24201, a proposito di un risarcimento ai congiunti di un tunisinodeceduto in Italia per il danno morale da perdita, ha riesaminato la questione, raffrontando l’arresto del 2000 con quello del 2012, e manifestando adesione a quest’ultimo, a cui favore ha aggiunto due ulteriori elementi di sostegno: da un lato, l’obbligo di non discriminare gli stranieri racchiuso nell’articolo 3 Cost. (al riguardo richiamando le sentenze nn. 252/2001 e 106/2008 della Corte Costituzionale); e, dall’altro, la necessità di una certezza risarcitoria nel senso della uniformità, emersa soprattutto dalla nota pronuncia che ha individuato la relativa concretizzazione dell’equità nelle tabelle di Milano (Cass. sez. 3, 7 giugno 2011 n. 12408).
3.4 Non vi è alcun motivo per riesumare la posizione assunta nell’ormai risalente pronuncia del 2000, la quale non ha trovato, come si è appena visto, alcuna sequela nella giurisprudenza successiva di questa Suprema Corte. Fondamentale risulta il rilievo, operato dalla sentenza del 2012, che la condizione socio-economica del danneggiato è un elemento esterno rispetto all’illecito aquiliano. È infatti un posterius rispetto a tale illecito l’utilizzazione del risarcimento, e dunque il valore di quest’ultimo non è determinabile ai fini della sua utilizzazione, bensì in relazione alle intrinseche caratteristiche del danno rispetto al quale è diretto a restaurare la sfera giuridica della personalesa. Né, d’altronde, potrebbe opporsi che per determinare il danno morale da perdita di congiunto si valutano comunque circostanze esterne al fatto illecito, cioè il tipo di legame e la sua concreta conformazione che avvinceva al defunto il danneggiato. È agevole infatti rilevare perché il danno da perdita del congiunto deve essere commisurato al valore che la persona perduta aveva rispetto al danneggiato, e non alle conseguenze economiche del risarcimento che il danneggiato ne ritrarrà. Si tratta, invero, di un danno non patrimoniale, rispetto al quale, ontologicamente, un risarcimento patrimoniale è sempre una fictio, non idonea a restituire/compensare, bensì soltanto ad attestare nell’unica modalità giuridicamente possibile il valore della persona perduta. E il valore di ogni persona è intrinseco alla sua umanità, per cui non può subire alcuna deminutio in base ad elementi che su tale umanità non incidono: tale d’altronde è la ratio del principio costituzionale di uguaglianza condivisibilmente richiamato dall’arresto del 2014. Dismettendo proprio nell’incipit della legge fondamentale le discriminazioni – id est, le distinzioni giuridicamente illogiche – che pesantemente intridevano in precedenza le strutture normative (sesso, razza, religione, posizione personale e sociopolitica), il legislatore costituzionale ovviamente inibisce unaliquidazione risarcitoria come quella adottata nella impugnata sentenza, per cui alla persona in sé si impone come parametro per il risarcimento per equivalente della sua perdita il valore della moneta con cui viene concretizzato nel luogo dove risiede chi tale perdita ha subito. Anche a prescindere, quindi, dai noti canoni del diritto internazionale e sovranazionale inibitori delle discriminazioni perché attinenti al valore umano (v. per tutti, sempre in un caso di danno non patrimoniale dei congiunti per perdita di marito e padre, Cass. sez. 3, 17 aprile 2013 n. 9231), l’impostazione “valutaria” del risarcimento del danno sposata dalla corte territoriale risulta radicalmente illegittima. La determinazione del danno, nel caso di specie, dovrà essere effettuata soltanto sulla base, come già sopra si è accennato, del genere e del contenuto specifico del legame che univa le persone perdute alle persone rimaste (ovvero, in relazione alla perdita di comunione di vita e di affetti nonché della integrità familiare: v., p.es., Cass. sez. 3, 9 maggio 2011 n. 10107 e l’assai recente Cass. sez. 3, 20 agosto 2015 n. 16992), nell’ambito, allo stato del diritto vivente, dei canoni uniformanti rappresentati dalle tabelle del Tribunale di Milano, salve naturalmente le eventuali esigenze di peculiare personalizzazione.
Il primo motivo del ricorso deve pertantoessere accolto, con conseguente logico assorbimento del secondo; la sentenza, pertanto, deve essere cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Bari, in diversa composizione, cui si rimette anche quanto attiene alle spese del grado di legittimità.
[1] Cass. sent. n. 20206/16 del 7.10.2016.
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