Source: http://ivanacastello.it/piano-riequilibrio-finanziario-modica-la-corte-dei-conti-respinge-ricorso-del-comune/
Timestamp: 2019-11-23 00:10:12+00:00

Document:
Il Comune di Modica ha compiuto un ennesimo tentativo fallimentare e (anche) costoso. Comunicato stampa in merito alla Sentenza n. 19/2017 della Corte dei Conti.
Tempo fa ebbi modo di dire al sindaco che la rimodulazione del Piano di riequilibrio andava approvata, per legge, dal Consiglio comunale entro il 30 settembre 2016. Lui se n’è dimenticato e, all’ultimo momento, molto sportivamente, l’ha fatta approvare dalla Giunta. La scorciatoia fu bocciata dalla Corte dei conti, Sezione di controllo per la Sicilia, che dichiarò, con Delibera n. 70 del 2017, di non poter procedere all’esame della rimodulazione perché giuridicamente inesistente. Il sindaco non si diede vinto e presentò ricorso alle sovraordinate Sezioni riunite della stessa Corte. Gli scrissi che non era il caso di una siffatta iniziativa, ché avrebbe costituito sperpero di tempo e danaro, ma lui è andato dritto per la sua strada. Oggi abbiamo la Sentenza n. 19 del 3 luglio 2017, che gli dà torto su tutti i fronti. Non una sola delle sue tesi è rimasta in piedi. E tuttavia ha già scritto un comunicato col quale si fa ragione anche della sconfitta. E’ un vero piacere confrontarsi con persone siffatte. Dice che la Corte dei conti ha sì respinto il ricorso del Comune, ma che in tale rigetto egli trova la sua vittoria, perché «le Sezioni Riunite, per la prima volta, sanciscono la piena autonomia ed alterità tra il piano di riequilibrio ed il recupero delle quote di maggior disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario». Il piano di riequilibrio, conclude «resta (…) pienamente valido, mentre per le sue quote di maggior disavanzo da riaccertamento straordinario valgono e varranno gli strumenti di recupero trentennale ad hoc stabiliti dal legislatore». Ma allora, mi chiedo (tralascio la sfuggente chiarezza delle sue affermazioni), si è battuto per perdere? Non posso nascondere che questo suo dire mi colpisce proprio al centro dell’intelletto. Una sorta di stangata «o scuru» in piena fronte. E mentre proseguo nella lettura, per capir meglio: «Fermo restando che l’Ente valuterà se proseguire nell’iter giudiziario intrapreso», torno a domandarmi: il sindaco, ha vinto o ha perso?
2. Prima parte: le argomentazioni della difesa
Un po’ di ricostruzione può chiarirci le idee. L’amministrazione comunale ha presentato ricorso perché sosteneva che la sostituzione della Giunta al Consiglio fosse perfettamente legittima. La Delibera n. 70 del 2017, dunque, andava revocata. Per chiarezza verso chi legge debbo precisare che in Italia esistono le leggi le quali, dico un concetto scontato, sono fatte per essere rispettate. Almeno dai cittadini comuni. Esiste una legge che stabilisce che, qualora un Comune abbia (ipoteticamente) dei debiti, può formulare un piano di rientro, come si fa nelle normali famiglie. Abbiamo comprato una macchina? E’ costata diciotto mila euro? Pianifichiamone il pagamento. La vogliamo pagare in tre anni? Fanno 6 mila euro all’anno, ossia 500 euro al mese. Senza interessi. Questo programma si chiama Piano di rientro. Così avrebbe voluto fare il Comune col gran cumulo dei debiti che ha. Chi deve decidere e a quanto ammonta l’importo della rata? Quale può essere la sua periodicità? Questi interrogativi costituiscono il nodo del contenzioso sottoposto alle Sezioni riunite. La legge dice che deve deciderli il Consiglio comunale. La cosa brutta di questa vicenda è che la legge è molto chiara. Non è come tante consorelle che, dopo averle lette, ti arretrano in un’ignoranza più crassa di quella di cui godevi prima che le leggessi. Il sindaco, invece, ha deciso che il Piano di rientro poteva essere approvato, in sostituzione del Consiglio e senza che il Consiglio lo sapesse, dalla Giunta da lui presieduta. Se lo è approvato e lo ha inviato alla Corte dei conti perché lo approvasse a sua volta. La Corte si è avveduta dell’anomalìa e lo ha rimandato al mittente dicendo che non poteva approvarlo. Tutto qui. A questo punto parte il ricorso del Comune, in cui si sostiene:
1°. la Giunta può sostituirsi al Consiglio;
2°. il Consiglio è libero di ratificare, nelle materie di propria competenza, quello che gli pare (non sostiene esattamente questo, ma la perifrasi ci sta tutta);
3°. anche se l’atto di approvazione della Giunta fosse illegittimo, la Corte dei conti non avrebbe il potere di disapplicarlo. Non solo, ma non avrebbe nemmeno il potere, non di dichiararne, ma di accertarne, la illegittimità;
4°. il termine entro cui il Consiglio avrebbe dovuto adottare la rimodulazione, ossia il 30 settembre 2016, non andava considerato perentorio, ma solo ordinatorio;
5°. la Corte dei conti ha agito in difetto o, che è lo stesso, senza la previa istruttoria della rimodulazione da parte della Commissione ministeriale sulla stabilità finanziaria degli enti locali.
In estrema sintesi il Comune ha chiesto che la Delibera n. 70 del 2017 fosse annullata.
3. Seconda parte: le argomentazioni del Procuratore Generale
Il Procuratore Generale ha svolto il suo ministero di accusatore in modo quasi scientifico.
Sul primo punto ha dichiarato che la Giunta può sostituirsi al Consiglio solo nei casi espressamente previsti dalla legge. Di rimando il Consiglio può ratificare un atto della Giunta se l’intervento di questa, in sua sostituzione, è contemplato dalla legge.
Non mi pare, parla ancora il Procuratore, che la Corte dei conti abbia disapplicato o inteso disapplicare l’atto di approvazione della Giunta. Di fatto non ne ha dichiarato la nullità, né lo ha revocato: si è semplicemente limitata a verificare la sussistenza dei presupposti della rimodulazione. Il Piano di riequilibrio può considerarsi giuridicamente rimodulato? E’ questa la domanda che si è, doverosamente, posta. E la risposta è stata negativa, perché la rimodulazione è stata deliberata dalla Giunta in permanenza di una legge che la riserva esclusivamente al Consiglio. Per giungere a questa conclusione ha dovuto semplicemente guardare l’ultima pagina della delibera e vedere se era sottoscritta dalla Giunta o dal Consiglio. Non ha disapplicato, dunque, l’atto di approvazione della Giunta, né ne ha dichiarato l’illegittimità. Per il lettore non molto esperto preciso che questa argomentazione si fonda sul convincimento diffuso che la Corte dei conti non abbia il potere di disapplicare un atto amministrativo, di annullarlo o di dichiararne la illegittimità. Tale potere, secondo una giurisprudenza comunque in evoluzione, spetterebbe esclusivamente al giudice amministrativo.
Sul quarto punto, se il 30 settembre 2016 costituisse un termine perentorio o solo ordinatorio, ha svolto un ragionamento lineare. Il termine va considerato perentorio in ragione della «esigenza di definire con certezza e tempestività i programmi di risanamento degli enti e di consentirne la valutazione a un organo magistratuale ai fini della tutela di superiori interessi finanziari pubblici» (Corte dei conti, Sentenza 19/2017, pag. 8, quinto capoverso).
Sul rilievo secondo cui la Corte avrebbe emesso la deliberazione n. 70 senza la previa istruttoria della Commissione ministeriale per la stabilità finanziaria degli enti locali, il Procuratore ha precisato che, per giurisprudenza consolidata, l’istruttoria ministeriale è necessaria solo per i Piani da adottare ex novo e non per le loro rimodulazioni. In breve, l’istruttoria ministeriale è necessaria solo per i Piani di nuova adozione; per quelli già adottati, la (proposta di) rimodulazione va sottoposta direttamente alla Corte dei conti.
4. Terza parte: le argomentazioni delle Sezioni riunite
Si discute se la pronuncia della Corte dei conti possa chiamarsi sentenza. In barba a questa dubbiezza mi piace chiamarla così perché promana da persone coscienti, studiose e che bruciano la vita comparando atti e schemi razionali.
Secondo la Corte il termine del 30 settembre 2016 va considerato perentorio e produttivo, ove inosservato, della decadenza dal diritto a rimodulare il Piano di riequilibrio. Il Comune sostiene che non lo sia ma, se si riflette su un preciso fatto storico, si capisce bene perché va qualificato perentorio. Storicamente il termine per la rimodulazione del Piano di riequilibrio scadeva il 30 giugno 2016; con successiva norma, il legislatore ha ritenuto opportuno spostarlo al 30 settembre dello stesso anno. Ora, si domanda la Corte, se fosse stato ordinatorio, ossia se il suo mancato rispetto non avesse comportato alcuna decadenza, perché si sarebbe dovuto spostare? Se decorso il 30 giugno nell’inerzia si poteva continuare a rinviare la rimodulazione sine die, che senso avrebbe avuto fissare un muovo termine? E di converso: per quale ragione si sarebbe dovuto spostare dal 30 giugno al 30 settembre se il termine non era perentorio?
Anche sulla possibilità che la Giunta si sostituisca al Consiglio la pronuncia è chiara: in base all’articolo 243 bis del Tuel, commi 1 e 5, sia la deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio, sia la deliberazione di adozione di uno specifico Piano di riequilibrio, spettano al Consiglio comunale; lo stesso vale, di conseguenza, per le ipotesi di rimodulazione o di riformulazione in quanto modificative di piani di riequilibrio già adottati dall’organo consiliare (Corte dei conti in Sezioni riunite, Sent. n. 19/2017, pag. 14). Anche all’articolo 42, comma 2, lett. b, del Tuel, i piani finanziari sono tassativamente attribuiti alla competenza esclusiva del Consiglio. Non solo: al comma 4 dello stesso articolo è specificato che le deliberazioni di competenza del Consiglio non possono essere adottate in via d’urgenza da altri organi del Comune, salvo il caso di variazioni di bilancio, adottabili espressamente dalla Giunta. La stessa esclusività è sancita all’articolo 3, comma 8, del Decreto legislativo n. 118/2011, al fine di fissare le modalità di ripiano dell’eventuale maggior disavanzo derivante dagli accertamenti straordinari dei residui, ancor che effettuati dalla Giunta in occasione dell’avvio del nuovo sistema di armonizzazione contabile (Corte dei conti in Sezioni riunite, Sent. n. 19/2017, pag. 14, quinto capoverso).
In conseguenza la Corte in Sezioni Riunite «reputa che non spettava alla Giunta procedere all’operazione di rimodulazione del piano di riequilibrio finanziario, ma al Consiglio comunale che doveva provvedervi nei termini perentori fissati dal legislatore».
Più articolata è la decisione in merito alla possibilità di ratifica del Consiglio di un atto annullabile. Si dovrebbe parlare, più propriamente, di «convalida». L’articolo 21 nonies della legge 241/1990 prevede che la convalida possa avvenire, ma a condizione che sussistano ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole. Non è possibile, nel caso in esame, accedere a questo trattamento, poiché non sussiste l’interesse pubblico, specialmente se si ha riguardo alla inerzia (dalle nostre parti si direbbe strafottenza) dell’Amministrazione nel provocare la pronuncia del Collegio dei revisori (Corte dei conti in Sezioni riunite, Sentenza n. 19/2017, pag. 18, quinto capoverso).
Non sussiste, infine, il difetto di istruttoria da parte della Commissione ministeriale per la stabilità finanziaria degli enti locali, considerato che, come chiarito dalla Sezione delle Autonomie, la proposta di rimodulazione va presentata direttamente alla pertinente Sezione regionale di controllo. In tal senso si distingue, come già detto, tra Proposta di rimodulazione e Proposta di riformulazione di un piano finanziario (Corte dei conti in Sezioni riunite, Sentenza n. 19/2017, pag. 18, ultimo capoverso e pag. 19).
Il ricorso, per tanto, sulla base di tutte le argomentazioni sviluppate e in conformità alle conclusioni della Procura generale, è stato respinto in quanto infondato e quindi, per l’effetto, è stata confermata la Deliberazione n. 70/2017 della Sezione di controllo per la Regione siciliana.
Non tutte le argomentazioni formulate in Sentenza possono ridursi a questa estrema sintesi, ma non può sfuggire che a cagionare la delibera di Giunta in luogo del Consiglio, la delibera n. 70/2017 della Corte dei conti, il ricorso contro la deliberazione n. 70/2017 e il séguito a venire, sia stata la superficialità con cui il sindaco Abbate tratta il governo della città. Ha voluto ignorare le leggi che gli impedivano e impediscono di sostituirsi al Consiglio e, per eccesso opposto, ha voluto il ricorso, oggi perduto. Altro non riesco a dire. Occorre solo plaudire a questa Corte dei conti che riesce a svolgere il proprio lavoro in un mare di arroganti contestazioni, che promette ostinatamente tempesta.

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