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Timestamp: 2018-11-13 06:41:27+00:00

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Volume tecnico in zona vincolata. > Studio Legale Sardos Albertini Scaglia - Associazione tra professionisti
Volume tecnico in zona vincolata.
TAR CAMPANIA - SALERNO, SEZ. I - sentenza 25 giugno 2013 n. 1429 - Pres. Onorato, Est. Palliggiano - De Simone (Avv.ti Guzzo e Sarlo) c. Ministero per i beni e le attività culturali (Avv.ra Stato) e Comune di San Giovanni a Piro (n.c.) - (accoglie).
1-2. Edilizia ed urbanistica - Volumi tecnici - Nozione - Individuazione.
3. Ambiente - Autorizzazione paesaggistica - In sanatoria - Ex art. 167, comma 4, lett. a), d.lgs. 42/2004 - Per opere che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati - Applicabilità anche nel caso di realizzazione di volumi tecnici.
4. Ambiente - Autorizzazione paesaggistica - In sanatoria - Ex art. 167, comma 4, lett. a), d.lgs. 42/2004 - Diniego - Per opere da ritenere dei volumi tecnici - Senza considerare che esse non hanno determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati - Illegittimità.
1. Rientra nel concetto di volume tecnico l’opera edilizia priva di autonomia funzionale, anche potenziale, perché destinata a contenere impianti al servizio di una costruzione principale, destinati esclusivamente a soddisfare esigenze tecniche e funzionali dell’abitazione e che non possono essere ubicati all’interno di questa . Tre sono i parametri utili per identificare la nozione di volume tecnico: a) il primo, di tipo funzionale, secondo cui l’opera che costituisce volume tecnico deve assumere un rapporto di strumentalità necessaria rispetto alla costruzione principale perché ne consente un migliore e più efficiente utilizzo; b) il secondo ed il terzo di tipo strutturale, nel senso che, da un lato, la collocazione esterna del volume tecnico appare l’unica soluzione praticabile per impossibilità di ricorrere a soluzioni progettuali diverse e, dall’altro, deve esistere un rapporto di necessaria proporzionalità tra volume tecnico e costruzione principale.
2. Nella nozione di volume tecnico non rientrano le soffitte, gli stenditoio chiusi e quelli di sgombero, i piani di copertura qualora, impropriamente considerati sottotetti, costituiscano in realtà mansarde perché dotate di rilevante altezza media rispetto al piano di gronda. Devono invece considerarsi volumi tecnici gli impianti serventi connessi a condotte idrica, termica o all’ascensore.
3. Anche i volumi tecnici, al pari delle altre opere, soggiacciono alla regola posta dall’art. 167, comma 4, lett. a), d.lgs. 42/2004, secondo cui l'autorizzazione paesaggistica in sanatoria è consentita, tra l'altro, per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati. Infatti, nonostante gli elementi specifici e propri che coinvolgono l’interesse paesaggistico, l’osservanza delle regole ermeneutiche che impongono una rigorosa interpretazione letterale dell’art. 167 d.lgs. 42/2004 non esclude affatto che il volume tecnico, rispetto alla nozione di volume edilizio, possa ricevere, in considerazione della peculiare destinazione funzionale, una valutazione differenziata, caso per caso, suscettibile di concludersi con l’autorizzazione paesaggistica postuma, qualora in concreto il manufatto non presenti elementi incompatibili o comunque di estraneità con il paesaggio nel quale è destinato a collocarsi.
4. E’ illegittimo il provvedimento quale la Soprintendenza ha espresso parere contrario alla domanda di accertamento di compatibilità paesaggistica per alcune opere da considerare volumi tecnici, atteso che anche i volumi tecnici, al pari delle altre opere, soggiacciono alla regola posta dall’art. 167, comma 4, lett. a), d.lgs. 42/2004 (nella specie si trattava di opere di consistenza modesta, per una superficie complessiva di circa 11 metri quadri, destinate al ricovero di impianti idrici, che non avevano creato volumetria né superficie utili e calcolabili a fini residenziali ed, inoltre, non erano individuabili ad occhio nudo dalla visione del prospetto della collina sulla quale insistono).
Nella motivazione della sentenza in rassegna si ammette che la questione è oggetto di pronunce giurisdizionali tra di loro contrastanti.
Secondo un primo orientamento, infatti, la giurisprudenza amministrativa si è espressa nel senso che la nozione di volume tecnico, in virtù della sua specifica destinazione, non è assimilabile a quella di volume, il cui aumento in eccesso rispetto a quanto legittimamente realizzabile impedisce la compatibilità paesaggistica (cfr. T.A.R. Puglia, Bari, sez. III, 13 gennaio 2013, n. 35; T.A.R. Campania, Napoli, sez. VII, 4 novembre 2009, n. 6827; sez. IV, 21 settembre 2010, n. 17491; T.A.R. Emilia, Parma, 15 settembre 2010, n. 435).
Secondo altro orientamento, invece, se è vero che la nozione di volume tecnico assuma in sé una connotazione funzionale e strutturale del manufatto, tuttavia tale nozione non può che essere limitata alla disciplina urbanistica ed edilizia; ne deriva che la stessa non sarebbe in grado di derogare ai principi riduttivi posti in materia di tutela del paesaggio (T.A.R. Campania, Salerno, sez. I, 11 ottobre 2011, n. 1642; T.A.R. Campania, Napoli, sez. IV, 17 febbraio 2010, n. 963).
Secondo la sentenza in rassegna, il concetto di volume tecnico è rilevante non solo per gli aspetti urbanistici ed edilizi ma anche ai fini della valutazione paesaggistica, tanto da sottrarlo, in sede di accertamento postumo in sanatoria, alla preclusione fissata dall’art. 167, comma 4, lett. a) d.lgs. 42/2004. Questo perché l’attributo "tecnico", finisce per connotare l’opera di un suo contenuto strumentale e funzionale tipico, tale da condizionarne anche la disciplina di riferimento.
CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 27-11-2012, (sulla nozione e sulle varie tipologie di volumi tecnici ed in particolare sulla possibilità o meno di ritenere urbanisticamente rilevante un locale sottotetto privo di scale di accesso e di finestre o luci).
CONSIGLIO DI STATO SEZ. IV, sentenza 7-2-2011,(sulla nozione di volumi tecnici e di locali sottotetto ed in particolare sulla possibilità o meno di considerare volume tecnico la realizzazione di un locale sottotetto con vani distinti e comunicanti con il piano sottostante).
CONSIGLIO DI STATO SEZ. IV, sentenza 2-11-2010, (sulla nozione di volume tecnico).
CONSIGLIO DI STATO SEZ. IV, sentenza 4-5-2010, (sulla nozione di volume tecnico e sulla possibilità o meno di considerare tale il volume del vano scale).
TAR LOMBARDIA - BRESCIA SEZ. I, sentenza 11-2-2010, (sulla nozione di volume tecnico, sulla possibilità o meno di considerare tale un locale sottotetto composto da vani distinti e comunicanti attraverso una scala interna col piano sottostante, nonché sulla nozione di serra bioclimatica ex art. 4 della L. reg. Lombardia n. 39 del 2004).
N. 01429/2013 REG.PROV.COLL.
sul ricorso numero di registro generale 162 del 2013, proposto da:
- Anna De Simone, rappresentata e difesa dagli avv. Gerardo Guzzo e Guglielmo Sarlo, con domicilio eletto in Salerno, via M. Conforti, n. 5 presso l’avv. Pasquale Esposito;
Ministero per i beni e le attività culturali, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in Salerno, corso Vittorio Emanuele, n. 58,
Comune di San Giovanni a Piro, in persona del Sindaco pro tempore, non costituitosi in giudizio,
del parere contrario prot. n. 32883/12, reso il 27 novembre 2012, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno ed Avellino (di seguito: Soprintendenza), in ordine alla domanda di accertamento di compatibilità paesaggistica
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero per i beni e le attività culturali;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2013 il dott. Gianmario Palliggiano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1.- Con l’odierno ricorso, notificato il 14 gennaio e depositato il successivo 25, De Simone Anna ha impugnato per l’annullamento, previa richiesta di sospensione cautelare, il provvedimento in epigrafe indicato con il quale la Soprintendenza ha espresso parere contrario alla domanda di accertamento di compatibilità paesaggistica delle seguenti opere:
1. vano destinato ad ospitare impianti tecnologici (autoclave) delle seguenti dimensioni esterne: ml 4,23 x 3,54 x HI ml 2,36 = Mc 36,09;
2. ampliamento del terrazzo realizzato al di sopra del predetto vano, le cui dimensioni sono pari a ml 3,60 di larghezza x ml 3,28 di lunghezza, per complessivi mq 11,80, con pavimentazione in porfido a continuazione della preesistente e relativa inferriata posta al contorno".
Ha dedotto i seguenti articolati motivi di censura:
1. violazione art. 167, comma 5, d. lgs. n. 42/2004;
2. violazione art. 7 legge n. 241/1990; art. 167, comma 5, e 181, comma 1-quater d. lgs. n. 42/2004;
3. Violazione art. 167, comma 4, art. 181, commi 1-ter e 1-quater d. lgs. n. 42/2004; eccesso di potere per sviamento, irragionevolezza, illogicità;
4. violazione sotto altro profilo art. 167, comma 4, e art. 181, commi 1-ter e 1-quater d. lgs. n. 42/2004; eccesso di potere per sviamento, carenza d’istruttoria, carenza assoluta dei presupposti, irragionevolezza.
5. violazione art. 12, punto 4, NTA del PTP "Cilento costiero"; eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione, carenza d’istruttoria, illogicità, irrazionalità.
2.- Si è costituito in giudizio il Ministero del beni culturali che ha depositato documenti e memoria con la quale ha rilevato l’infondatezza del ricorso.
3.- Alla camera di consiglio del 21 febbraio 2013, fissata per la discussione dell’istanza cautelare di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, il Collegio, sentite sul punto le parti, ha ravvisato gli estremi per decidere in forma semplificata, ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm..
4.- Il ricorso è fondato nei limiti di seguito esposti.
Prima di affrontare i diversi motivi di censura, il Collegio ritiene opportuno fornire un chiarimento sull’esatta portata applicativa della normativa di legge dedicata all’autorizzazione paesaggistica in sanatoria.
Appurata la sussistenza di questo elemento di fatto, è necessario a questo punto chiarire se anche i volumi tecnici, al pari delle altre opere, soggiacciono alla regola posta dall’art. 167, comma 4, lett. a), d. lgs. 42/2004, secondo cui l'autorizzazione paesaggistica in sanatoria è consentita, tra l'altro, "per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati"; ovvero se la particolare destinazione funzionale che caratterizza i predetti volumi tecnici, finisca per sottrarli dal regime restrittivo posto dal menzionato art. 167.
5.- Il tema è complesso, tanto da essere oggetto di pronunce giurisdizionali tra di loro contrastanti.
Per risolvere la questione, è essenziale, ad avviso del Collegio chiarire quale sia la relazione tra la materia urbanistica e quella del paesaggio.
L’urbanistica sovrintende al razionale sfruttamento antropico del territorio e trova nella disciplina edilizia la sua attuazione concreta; per questo, l’urbanistica mira ad asservire l’attività edilizia pubblica e privata ad atti di programmazione generale tendenti a tracciare le coordinate fondamentali per un uso razionale e sapiente del territorio, ai fini di preservarlo per il futuro, con un’attenzione verso diversi interessi, tutti inevitabilmente coinvolti nell’attività edilizia, assistiti di volta in volta da legislazioni di settore orientate alla loro specifica salvaguardia (economia, salute, paesaggio, ambiente).
Il paesaggio attiene invece alla preservazione di valori estetici, storici, culturali, i quali sono difesi con la previsione di vincoli conformativi, diretti ed indiretti, che ne limitano in concreto le possibilità di intervento, normalmente ammesse su altri beni non rilevanti per questi profili.
Ciò spiega perché non è possibile estendere automaticamente la disciplina urbanistico-edilizia ai bene paesaggistici, ossia a beni particolari ad "uso controllato".
Per la soluzione della questione, ad avviso del Collegio, se è vero che occorre avere ben presente la diversità degli interessi tutelati in ambito urbanistico ed in quella paesaggistico, diversità che induce a distinguere e a non sovrapporre le relative normative, non si può tuttavia ignorare che sia la disciplina in materia urbanistico-edilizio sia quella concernente il paesaggio hanno riguardo alla cura, per profili differenti ma tra loro complementari, di uno stesso elemento che consiste nel territorio. Se così è, si rafforza la prospettiva che vede i due profili interferire e condizionarsi a vicenda.
La saldatura tra i due aspetti è d’altronde confermata da un importante concetto, quello di "governo del territorio", introdotto dalla legge costituzionale del 18 ottobre 2001, n. 3 che ha modificato il titolo V della Costituzione. Il governo del territorio è nozione inclusiva del complesso delle discipline che individuano e graduano gli interessi in base ai quali possono essere regolati gli interventi ammissibili sul territorio, risorsa per definizione limitata (Corte Cost., 28 giugno 2004, n. 196). Con questo concetto, la materia urbanistica evolve verso una nozione più ampia che coinvolge tutto ciò che attiene all’uso del territorio ed alla localizzazione di impianti ed attività (Corte Cost. 7 ottobre 2003, n. 307).
E’ sempre più evidente ora che, in pratica, aspetti dapprima relegati in ambito urbanistico ed edilizio, incrocino la tutela del paesaggio e, per questo, finiscano per condizionare la lettura delle relative discipline.
6.- Alla luce delle considerazioni appena svolte, occorre ora analizzare la specifica normativa prevista in tema di autorizzazione paesaggistica in sanatoria. La strutturale e funzionale separazione degli interessi pubblici coinvolti giustifica, a livello sistematico, la diversità della stessa disciplina ordinaria in tema di autorizzazione paesaggistica che l'art. 146, comma 4, d. lgs. 42/2004 configura come atto "autonomo" e "presupposto" rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l'intervento urbanistico-edilizio; questi non possono essere rilasciati in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi edilizi effettuati senza titolo, salvi i casi richiamati dall’art. 167, commi 4 e 5, d. lgs. 42/2004. Riguardo a questi ultimi, l'art. 167, comma 4, lett. a), d. lgs. 42/2004 chiarisce che "l'autorità amministrativa competente accerta la compatibilità paesaggistica, secondo le procedure di cui al comma 5", tra gli altri, "per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati". Il fondamento della menzionata disposizione è di consentire, in deroga al già indicato divieto generale, l'autorizzazione paesaggistica postuma esclusivamente per i c.d. abusi minori, ossia quelli che non producano aumento di "superfici utili", "volumi" ovvero "aumento di quelli legittimamente realizzati".
Il Collegio, per questo, non condivide la posizione di recente assunta dal Tar Sicilia, Palermo, (Sez. I) che, con ordinanza collegiale n. 802 del 10 aprile 2013, ha rimesso alla Corte di giustizia dell'Unione europea la questione pregiudiziale relativamente alla circostanza se l’art. 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’U.E. ed il principio di proporzionalità come principio generale del diritto dell’U.E., ostino all’applicazione di una normativa nazionale che - come il più volte citato art. 167, comma 4, lett. a), d. lgs. 42/2004 - esclude la possibilità dell’autorizzazione paesaggistica in sanatoria per tutti gli interventi edilizi comportanti incremento di superfici e volumi, indipendentemente dall’accertamento in concreto della compatibilità di tali interventi ai valori di tutela paesaggistica dello specifico sito considerato.
L’ordinanza in argomento, per quanto operi un’ardita ed apprezzabile operazione ermeneutica, con l’aggancio del diritto di proprietà e della tutela del paesaggio ai diritti fondamentali dell’Unione europea, trascura tuttavia l’evidente profilo sanzionatorio-punitivo contenuto nella previsione di cui al menzionato art. 167, comma 4, profilo che, ancorché vada a scapito della facoltà edificatorie connesse al diritto di proprietà, non può che costituire una prerogativa intangibile del legislatore nazionale, in ossequio alla salvaguardia del bene paesaggio, peraltro, assistito da previsione di rango costituzionale. In altri termini, il legislatore italiano, in coerenza con l’accentuato profilo costituzionale dell’interesse pubblico alla preservazione del paesaggio, ha volutamente differenziato la disciplina in materia di accertamento postumo di conformità degli interventi effettuati in assenza o in difformità dal titolo edilizio, a seconda che il bene da tutelare sia l’ordinato assetto del territorio sotto i profili urbanistici ed edilizi ovvero la tutela del paesaggio; la conformità in sanatoria è sempre possibile nel primo caso, anche qualora sia presente un incremento dei volumi o delle superfici (art. 36 d.p.r. 380/2001), mentre risulta inammissibile nel secondo caso, qualora vi sia da presidiare il paesaggio.
Questa scelta del legislatore nazionale non sembra censurabile per contrasto ai principi costituzionali della ragionevolezza e della parità di trattamento è per quelli dell’ordinamento comunitario, perché la necessità di preservare al massimo livello il paesaggio impone una soluzione legislativa che, nei confronti degli interventi edilizi sine titulo, abbia carattere fortemente dissuasivo se non punitivo-sanzionatorio.
Il diverso approccio del legislatore, più pragmatico e disponibile nel caso di attività edilizia senza titolo od in difformità da questo, rispetto ai casi di attività edilizia prive di nulla osta paesaggistico trova, peraltro, una chiara spiegazione anche sotto il profilo logico giuridico. Ed invero, per quanto riguarda l’attività edilizia senza titolo o in difformità da questo, l’amministrazione locale non ha che da svolgere un controllo di conformità tra la singola costruzione abusiva e le previsioni contenute nei piani di programmazione e nella regolamentazione edilizia comunale (regolamento edilizio e norme tecniche di attuazione); simile riscontro postumo è invece inimmaginabile in tema di paesaggio, per il quale l’amministrazione competente deve svolgere un giudizio che non si riduce ad un riscontro deduttivo di conformità ma implica una valutazione di merito, sugli aspetti anche estetici, valutazione che potrebbe essere irrimediabilmente compromessa nel momento in cui il nuovo volume è già venuto ad esistenza.
E’ per questa ragione che – contrariamente a quanto sostenuto anche in giurisprudenza, (in particolare, T.A.R. Umbria, 29 novembre 2011, n. 388 che pure ha escluso la sanabilità dei volumi tecnici) secondo cui le nozioni di "volume" e di "superficie utile" sono estranee alla tutela paesaggistica, che farebbe perno, piuttosto, sulla "percettibilità visiva" – si è dell’avviso, invece, che tali nozioni siano comunque rilevanti ai fini della tutela paesaggistica; esse tuttavia ricevono, rispetto ad una valutazione di ambito meramente urbanistico-edilizio, una considerazione diversa che prescinde dal concetto di "carico urbanistico" per coinvolgere aspetti eminentemente estetici e percettivi.
7.- Orbene, nonostante gli elementi specifici e propri che coinvolgono l’interesse paesaggistico, l’osservanza delle regole ermeneutiche che impongono una rigorosa interpretazione letterale dell’art. 167 d. lgs. 42/2004 non esclude affatto che il volume tecnico, rispetto alla nozione di volume edilizio, possa ricevere, in considerazione della peculiare destinazione funzionale, una valutazione differenziata, caso per caso, suscettibile di concludersi con l’autorizzazione paesaggistica postuma, qualora in concreto il manufatto non presenti elementi incompatibili o comunque di estraneità con il paesaggio nel quale è destinato a collocarsi.
A questa soluzione il Collegio perviene sulla base di un’attenta indagine sul concetto di volume tecnico.
E’ tale l’opera edilizia priva di autonomia funzionale, anche potenziale, perché destinata a contenere impianti al servizio di una costruzione principale, destinati esclusivamente a soddisfare esigenze tecniche e funzionali dell’abitazione e che non possono essere ubicati all’interno di questa (Corte Cass. Sez. II civ. 3 febbraio 2011, n. 2566; Cons. Stato, sez. IV, 4 maggio 2010, n. 2565).
Tre sono i parametri utili per identificare la nozione di volume tecnico:
- il primo, di tipo funzionale, secondo cui l’opera che costituisce volume tecnico deve assumere un rapporto di strumentalità necessaria rispetto alla costruzione principale perché ne consente un migliore e più efficiente utilizzo;
- il secondo ed il terzo di tipo strutturale, nel senso che, da un lato, la collocazione esterna del volume tecnico appare l’unica soluzione praticabile per impossibilità di ricorrere a soluzioni progettuali diverse e, dall’altro, deve esistere un rapporto di necessaria proporzionalità tra volume tecnico e costruzione principale (T.A.R. Campania, Napoli, sez. III, 9 novembre 2010, n. 23699; sez. IV, 10 maggio 2010, n. 3433).
Nella nozione di volume tecnico non rientrano, ad esempio, le soffitte, gli stenditoio chiusi e quelli di sgombero, i piani di copertura qualora, impropriamente considerati sottotetti, costituiscano in realtà mansarde perché dotate di rilevante altezza media rispetto al piano di gronda (Cons. Stato, sez. IV, 28 gennaio 2011, n. 687). Devono invece considerarsi gli impianti serventi connessi a condotte idrica, termica o all’ascensore.
Il Collegio è dell’avviso che il concetto di volume tecnico sia rilevante non solo per gli aspetti urbanistici ed edilizi ma anche ai fini della valutazione paesaggistica, tanto da sottrarlo, in sede di accertamento postumo in sanatoria, alla preclusione fissata dall’art. 167, comma 4, lett. a) d. lgs. 42/2004. Questo perché l’attributo "tecnico", finisce per connotare l’opera di un suo contenuto strumentale e funzionale tipico, tale da condizionarne anche la disciplina di riferimento.
Non è un caso che, proprio in tema di autorizzazione paesaggistica in sanatoria, l’ipotesi del volume tecnico riceva dallo stesso ministero resistente una considerazione differenziata rispetto alla disciplina generale relativa ai volumi edilizi. Al riguardo, la circolare del Segretario generale n. 33 del 26 giugno 2009, nel dettare talune linee interpretative ed operative ai fini dell’autorizzazione paesaggistica postuma, ai sensi del più volte menzionato art. 167 d. lgs. 42/2004, chiarisce che "per volumi s’intende qualsiasi manufatto costituito da parti chiuse emergente dal terreno o dalla sagoma di un fabbricato preesistente indipendentemente dalla destinazione d’uso del manufatto, per poi precisare: "ad esclusione dei volumi tecnici".
Benché la circolare sia espressione di un potere di mero indirizzo interno, privo di efficacia precettiva autonoma e non vincolante per i giudici, essa è tuttavia un chiaro indizio di come la stessa amministrazione competente abbia sposato una soluzione interpretativa che ragionevolmente tiene conto delle peculiari caratteristiche dei volumi tecnici.
8.- Su queste premesse di carattere metodologico possono ora essere affrontate le singole censure proposte dalla ricorrente.
8.1.- Infondato è il primo motivo di ricorso, con il quale parte ricorrente deduce la tardività del provvedimento impugnato perché adottato dopo il termine, pari a novanta giorni, previsto dagli articoli 167, comma 5, e 181, commi 1-ter e 1-quater, d. lgs. 42/2004.
Secondo pacifico orientamento della giurisprudenza, al quale il Collegio aderisce, l’esistenza di un vincolo paesaggistico esclude la formazione del silenzio assenso sulle domande per il rilascio di titoli edilizi in sanatoria (Cons. Stato, sez. IV, 31 marzo 2009, n. 2024).
Se il parere non è espresso nel termine previsto, si verifica un’ipotesi di silenzio-rifiuto o silenzio-inadempimento, perché sussiste sempre l'obbligo dell'ente locale di provvedere espressamente nel termine fissato dalla normativa sopra menzionata.(T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 14 gennaio 2009, n. 10; T.A.R. Toscana, Firenze, sez. III, 6 febbraio 2008).
8.2.- Irrilevante, nel caso in esame, si pone la violazione dell’art. 7 L. n. 241/1990, oggetto del secondo motivo di ricorso, atteso che la Soprintendenza, benché abbia in effetti omesso la comunicazione dell’avvio del procedimento, ha tuttavia garantito nella sostanza il contraddittorio e la partecipazione procedimentale alla ricorrente. Quest’ultima ha infatti ricevuto, in attuazione dell’art. 10-bis L. n. 241/1990, la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda, di cui alla nota prot. n. 29804/2012; ciò ha in definitiva consentito alla ricorrente di produrre ulteriori elementi istruttori prima della fase decisoria.
8.3.- Fondati, invece, sono il terzo, il quarto ed il quinto motivo di censura che - per ragioni di connessione argomentativa - possono ricevere trattazione congiunta.
Con gli stessi parte ricorrente censura, sotto diversi profili, la violazione degli articoli 167, comma 4, e 181, commi 1-ter e 1-quater, d. lgs. 42/2004, nonché l’eccesso di potere per sviamento, carenza d’istruttoria, dei presupposti ed irragionevolezza. Si duole infine della violazione dell’art. 12, punto 4, NTA del Piano territoriale paesistico "Cilento costiero), con i connessi profili di eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione, carenza d’istruttoria, illogicità, irrazionalità.
8.3.1.- Parte ricorrente sostiene, in sintesi, che nessuno degli interventi edilizi svolti sia in grado di creare una volumetria aggiuntiva o una superficie utile, calcolabili a fini residenziali, trattandosi di volumi tecnici e quindi estranei al perimetro tracciato dagli artt. 146 e 167 del d lgs. 42 del 2004, il codice dei beni culturali.
8.3.2.- Sebbene la circostanza sia messa in dubbio dalla Soprintendenza, il Collegio è dell’avviso che effettivamente il manufatto contestato realizzi un volume tecnico, di carattere pertinenziale e destinato esclusivamente ad impianti tecnologici. Il dato è, infatti, difficilmente contestabile essendo suffragato sia dall’esito del sopralluogo effettuato dall’Ufficio tecnico comunale (prot. n. 3882 del 7 maggio 2012) sia dalla documentazione fotografica, allegata agli atti della causa, che ha costituito uno dei supporti istruttori alla richiesta di accertamento di conformità. Il manufatto è destinato al ricovero di due serbatoi di acqua con autoclave ed attrezzi vari da giardino.
Sotto questo profilo non si rinviene la carenza documentale lamentata dalla Soprintendenza, atteso che le integrazioni documentali richieste sono state fornite all’organo di controllo in allegato alla nota di trasmissione degli atti disposta dall’amministrazione comunale.
In linea con la giurisprudenza amministrativa ormai prevalente, ove la documentazione sia incompleta, la Soprintendenza ha il potere/dovere di chiederne l’integrazione, non potendosi limitare ad annullare l’atto sottoposto al suo controllo (ex multis, Cons. Stato, sez. VI, 3 maggio 2011, n. 2611).
8.3.3.- Nel caso di specie appare rilevante la circostanza che le opere oggetto di sanatoria edilizia e paesaggistica consistono in una volumetria invero modesta, inferiore a 25 metri cubi, per una superficie complessiva di circa 11 metri quadri. Il manufatto, come sopra chiarito, è destinato al ricovero di impianti idrici, include la pavimentazione della relativa parte sovrastante, con conseguente incremento della preesistente area già utilizzata come terrazzo, sulla quale è stata installata un’inferriata di delimitazione del bordo.
In altri termini, gli interventi edilizi sopra indicati non hanno creato volumetria né superficie utili e calcolabili a fini residenziali ed, inoltre, non sono individuabili ad occhio nudo dalla visione del prospetto della collina sulla quale insistono.
8.3.4- Va inoltre considerato che la cubatura del manufatto non supera il 20% del volume del fabbricato principale (come da certificato UTC, acquisito agli atti della causa), del quale costituisce pertinenza, come chiarito dal disposto di cui all’art. 3, comma 5, lett. e.6) d.p.r. n. 380/2001.
Infine, ai sensi dell’art. 12, punto 4, NTA del Piano territoriale Paesistico "Cilento Costiero", nella zona CIRA (Conservazione integrale e riqualificazione ambientale), sottozona 3, la Soprintendenza medesima, con l’impugnato parere del 27 novembre 2012, ammette anche interventi di ristrutturazione edilizia integrale con eventuale adeguamento igienico e funzionale una tantum, nel rispetto del limite di incremento di volumetria del 10%, con possibilità di arrotondare a 6 metri quadri i valori inferiori a tale soglia e fino ad un massimo assoluto di 16 metri quadri di superficie utile. Il volume tecnico realizzato risponde alle dimensioni massime consentite, anche in considerazione della circostanza che la fattispecie in esame non realizza una ristrutturazione edilizia, bensì il meno invasivo intervento di manutenzione straordinaria.
9.- Per quanto sopra, il ricorso merita accoglimento con conseguente annullamento del parere contrario della Soprintendenza prot. n. 32883 del 27 novembre 2012.
Le spese, in considerazione della complessità e della novità delle questioni trattate, possono essere compensate integralmente tra le parti in causa.
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto annulla l’impugnato parere della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici per le Provincie di Salerno ed Avellino prot. . 32883 del 27 novembre 2012.
Così deciso in Salerno nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2013 con l'intervento dei magistrati:
DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 25/06/2013

References: sentenza 
 art. 167
 art. 167
e contrario
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
e contrario
e contrario
 art. 167
 art. 7
 art. 167
 art. 167
 art. 181
 art. 167
 art. 181
 art. 12
 art. 167
 art. 167
 art. 167
 Cass. Sez. 
 art. 167
e contrario