Source: http://www.studiocarugnoecimarelli.it/news/category/matrimonio-separazioni-divorzio7bd0239ad3
Timestamp: 2018-12-15 20:21:20+00:00

Document:
Category: Matrimonio Separazioni Divorzio - Studio Legale Associato Carugno & Cimarelli
Approvata alla Camera dei Deputati la legge sul divorzio breve. Ora tocca al Senato.
Il testo unificato approvato dalla Camera (C. 831-892-1053-1288-1938-2200-A) interviene sulla disciplina dello scioglimento del matrimonio, con l'obiettivo di anticipare il momento di possibile presentazione della domanda di divorzio.
Con un ulteriore intervento sul codice civile si intende inoltre anticipare anche il momento dell'effettivo scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi.
E', infine, prevista una disciplina transitoria.
I contenuti del testo unificato approvato dalla CameraIl testo unificato modifica la legge sul divorzio (n. 898/1970) laddove (art. 3) attualmente prevede che:
Le modifiche introdotte dall’art. 1 del testo approvato:
riducono a dodici mesi la durata del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi che legittima la domanda di divorzio, nel caso di separazione giudiziale; tale termine decorre dalla notificazione della domanda di separazione;
riducono, inoltre, a sei mesi il periodo di separazione ininterrotta dei coniugi che permette la proposizione della domanda di divorzio nel caso in cui la separazione sia consensuale; in tale caso, il termine di sei mesi decorre dalla data di deposito del ricorso oppure dalla data della sua notificazione qualora il ricorso sia presentato da uno solo dei coniugi;
prevedono che, se alla data di instaurazione del giudizio di divorzio sia ancora pendente la causa di separazione in relazione alle domande accessorie, la causa debba essere assegnata al giudice della separazione personale.
Inoltre, il testo modifica l'art. 189 delle disposizioni di attuazione del c.p.c. che attualmente stabilisce che l'ordinanza con cui il presidente del tribunale o il giudice istruttore, in sede di udienza di comparizione per separazione personale, adotta i provvedimenti temporanei e urgenti nell'interesse dei figli e dei coniugi, conserva efficacia anche dopo l'estinzione del processo, fino a che non sia sostituita da altro provvedimento emesso a seguito di nuovo ricorso per separazione personale.
La modifica introdotta prevede la conservazione dell'efficacia dei provvedimenti anche a seguito di ricorso per la cessazione degli effetti civili o per lo scioglimento del matrimonio.
E’ poi modificato l'art. 191 del codice civile, relativo allo scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi. Lo scioglimento della comunione dei beni è anticipato:
al momento in cui il presidente del tribunale, in sede di udienza di comparizione, autorizza i coniugi a vivere separati;
ovvero alla data di sottoscrizione del verbale di separazione consensuale, se omologato.
E’ inoltre stabilito che, qualora i coniugi siano in regime di comunione legale, la domanda di separazione è comunicata all’ufficio dello stato civile ai fini dell’annotazione a margine dell’atto di matrimonio.
L’ordinanza presidenziale con la quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati è comunicata all’ufficiale dello stato civile ai fini dell’annotazione.
In fine, in base alla disciplina transitoria prevista dal provvedimento, i nuovi termini ridotti di separazione per la proposizione della domanda di divorzio si applicano alle domande di divorzio proposte dopo la data di entrata in vigore del provvedimento in esame, anche in caso di pendenza alla stessa data del procedimento di separazione personale.
Di seguito si puo' scaricare il testo della legge.
Separazione. Quando è possibile un solo avvocato.
Avvocato assiste entrambi i coniugi? Dopo non può seguirne uno contro l'altro Cassazione civile , SS.UU., sentenza 07.04.2014 n° 8057 Il difensore che abbia svolto attività di assistenza, anche soltanto formale, a favore di entrambi i coniugi nel procedimento di separazione è considerato difensore di entrambi i coniugi anche in assenza di una prova del conferimento formale dell'incarico. L'assistenza, anche solo formale, a favore di entrambi i coniugi nel corso del giudizio di separazione è sufficiente per far scattare il divieto sancito dall'art. 51, primo canone, del codice deontologico forense del 17 aprile 1997, divieto ora ripresto dall'art. 68, quarto comma, del codice deontologico forense attualmente vigente.
In questa sentenza le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono ritornate su un tema di particolare rilievo in ambito deontologico, ossia il divieto per il difensore dei coniugi nel procedimento di separazione consensuale di assistere uno dei coniugi in successivi procedimenti relativi ai medesimi rapporti familiari; divieto espressamente stabilito dall’art. 51, primo canone, del codice deontologico forense del 1997 (ora testualmente ripresto dall'art. 68, quarto comma, del nuovo codice deontologico forense). Nello specifico, le Sezioni Unite hanno affermato che tale divieto opera anche nel caso in cui l'avvocato abbia svolto attività di assistenza solo formale nei confronti di entrambi i coniugi (ad esempio, ricevendoli entrambi in studio e assistendoli in udienza); e ciò pure in mancanza di una prova effettiva del conferimento materiale dell’incarico da parte di uno dei due coniugi.
Nozze gay. Il Tribunale di Grosseto ne ordina la trascrizione.
Corte costituzionale e Corte di cassazione in due sentenze emesse a un anno una dall'altra avevano sottolineato che il Parlamento italiano era perfettamente legittimato a legiferare sul matrimonio anche per le coppie omosessuali. La Cassazione aveva persino scritto che è radicalmente superato il requisito delle differenza di sesso per contrarre matrimonio, lo stesso concetto che sembra abbia usato il tribunale di Grosseto.
La Cassazione aveva però messo in evidenza come se il matrimonio omosessuale è intrascrivibile ciò non dipende più da «inesistenza» e neppure da «invalidità» ma unicamente dalla «inidoneità a produrre qualsiasi effetto giuridico nell'ordinamento italiano»
Coniugi separati. Non e' reato minacciare l'altro che nega il figlio affidato.
Cassazione penale , sez. V, sentenza 21.02.2014 n° 8431 (Matteo Santini)
Non commette reato di ingiuria e minaccia l'ex marito che litiga con la moglie che non gli vuole far vedere il figlio, purchè il giudice accerti la sussistenza o la probabilità dell'esimente.
E' quanto stabilito dalla Suprema Corte nella sentenza 21 febbraio 2014, n. 8431.
La lite tra i due coniugi era scaturita a seguito del divieto espresso dalla ex moglie nei confronti dell'imputato, di poter far visita alla propria figlia. La donna aveva rifiutato di consegnargli la bambina accampando il suo stato di ubriachezza, non confermato dagli agenti intervenuti sul posto. A seguito di tale condotta , l'uomo aveva reagito con minacce e ingiurie.
Le considerazioni di diritto alla base della motivazione presa della Suprema Corte di Cassazione ruotano intorno all'analisi dell'art 62 c.p., che in particolare al n. 2 prevede che attenuano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze attenuanti speciali, l'aver agito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui.
Tale circostanza attenuante avente natura soggettiva, ricorre sotto la definizione di provocazione. L'ingiustizia del fatto, che deve essere oggettivamente riscontrabile, è tale non solo sotto il profilo strettamente giuridico, ma anche per quanto concerne il rispetto delle regole della civile convivenza incontrollabile, fonte della condotta criminosa.
Circa l'applicabilità dell'articolo in esame, è previsto che il giudice di legittimità pronunci sentenza di assoluzione quando vi sia anche il semplice dubbio sull' esistenza di una causa di giustificazione; dubbio che deve essere ricondotto a quello contemplato dalle nozioni di “insufficienza” e “contradditorietà” delle prove di cui all'art. 530 comma 2 c.p.p.
In caso di allegazione di una causa di giustificazione da parte dell'imputato, incombe su quest'ultimo un vero e proprio onere di produzione degli elementi di indagine al fine di porre il giudice nella condizione di decidere. Al contrario, nell'ipotesi in cui, l'onere probatorio rimane assorbito dall'acquisizione nell'istruttoria dibattimentale di elementi idonei a rivelare l'astratta configurabilità dell'esimente, come nel caso in esame, è compito del giudice procedere ad un'indagine sulla configurabilità e sulla sussistenza ti tale esimente, eventualmente ricorrendo ai suoi poteri di integrazione probatoria.
E' proprio intorno all'onere probatorio dell'esistenza o meno dell'esimente della provocazione che si sviluppa la vicenda in esame.
Nel caso sottoposto all'attenzione della Suprema Corte di Cassazione, quest'ultima ha ritenuto accoglibile il ricorso dell'imputato proprio in ragione della condotta “manchevole” del Giudice di Pace il quale per poter condannare l'uomo, proprio sulla base di quanto sopra esposto, avrebbe dovuto motivare le ragioni per cui il rifiuto manifestato dalla donna, consistente nel non voler consegnare la bambina al padre, poteva ritenersi giusto e dunque inidoneo alla configurazione dell'esimente della provocazione o, come si legge in sentenza “ avrebbe dovuto approfondire il tema di indagine qualora avesse ritenuto insufficiente il quadro probatorio acquisito, atteso che l'eventuale dubbio sull'esistenza di una causa di giustificazione, per prova insufficiente o per un mero principio di prova, e quindi al di fuori di casi in cui la causa di giustificazione sia soltanto allegata dalla parte e non provata, comporta l'assoluzione dell'imputato”. (Cass. Pen., sez. I,13 maggio 2010, n. 2086).
Divorzio. E' possibile scegliere la casa al mare.
La Cassazione, con la sentenza 10.02.2014 n. 2952 ha trattato un caso relativo alle statuizioni consequenziali alla declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio ed, in particolare, a quelle che riguardano la casa coniugale nel caso in cui si preferisca vivere in un posto diverso magari nella seconda casa, quella di solito utilizzata per trascorrere le vacanze estive.
La sentenza, in alcuni passaggi, si occupa anche di valutare le motivazioni delle corti precedenti relative all'assegno di mantenimento.
Continua a leggere su : http://www.sentenze-cassazione.com/divorzio-casa-coniugale-casa-le-vacanze/#ixzz2tJnL4Wp6
Matrimonio bianco ? Licenza di tradire !
La Corte di Cassazione, con la ordinanza 5 febbraio 2014 n. 2539, di fatto legittima l’adulterio.
Ma ad una condizione: cioè che l’altro coniuge, in questo caso la moglie, lasci il “traditore” in bianco e per un lungo periodo.
Infatti se la moglie si rifiuta per anni di aver rapporti sessuali con il marito, lui può correre ai ripari trovandosi un'amante senza che gli venga addebitata la responsabilità della fine del matrimonio.
Questo il principio sancito nella sentenza della suprema Corte.
Nel caso esaminato dalla Corte, tra l’altro avvenuto a Pescara, l'uomo era stato accusato dall'ex moglie di aver lasciato la casa coniugale per andare a convivere con una nuova compagna.
Secondo la ricorrente il rapporto coniugale era stato messo in crisi proprio dalla relazione extraconiugale del marito.
Il marito, invece replica alle accuse della moglie e per convincere la Corte sostiene la tesi della fine della comunione fisica tra i coniugi.
Per la Cassazione è una buona ragione.
Pur ammettendo che l'obbligo di fedeltà coniugale è una norma di condotta imperativa, la cui violazione causa normalmente la separazione con addebito a carico di chi trasgredisce, la Suprema corte ritiene che sia necessario constatare l'esistenza di un nesso di causalità tra il tradimento e la rottura.
Un onere della prova che incombe su chi chiede l'addebito e che la moglie non è stata in grado di soddisfare. La signora non nega il matrimonio "bianco" ma ribatte sulla volontà unilaterale del marito di porre fine al matrimonio, nonostante la sua manifestata disponibilità a riprendere il mènage anche dopo la fuga con l'amante. Per la Cassazione però non basta in presenza di «una situazione di esaurimento della comunità morale e affettiva fra i coniugi».
Col Dec.Leg.vo 154 del 2013 passi verso la famiglia di fatto.
Il 7 febbraio del 2014 è entrato in vigore il decreto legislativo 154 del 2013.
Il testo regola le nuove norme sull'affiliazione rendendo di fatto equiparati i figli naturali e quelli legittimi.
Per la prima volta un testo normativo cola le lacune che prima erano temperate dalla giurisprudenza.
La normativa regola vari aspetti della nascita in coppie "libere" ed ovviamente anche quelli successori.
Poi sono ben regolamentate le norme relative ai doveri genitoriali ed agli obblighi di educazione, crescita ed assistenza.
(Art. 40
Il decreto, notificato agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo, ma le parti ed il terzo debitore possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica.)
Infine sono regolate le vicende che riguardano lo scioglimento della coppia genitoriale e tutte le procedure per regolare la dovuta assistenza ai figli naturali. (art.55 e segg.).

References: In fine
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza