Source: http://www.sindacatofsi.it/2017/07/18/rapporto-di-lavoro-licenziamento-matrimonio-della-lavoratrice-causa-decorrenza-nullita-tribunale-milano-sez-lavoro-sentenza-14062016/
Timestamp: 2018-07-19 23:17:41+00:00

Document:
Rapporto di lavoro, licenziamento, matrimonio della lavoratrice, causa, decorrenza, nullità Tribunale, Milano, sez. lavoro, sentenza 14/06/2016 | Sindacato FSI
Home » Circolari e Sentenze » Rapporto di lavoro, licenziamento, matrimonio della lavoratrice, causa, decorrenza, nullità Tribunale, Milano, sez. lavoro, sentenza 14/06/2016
← Licenziamento per giusta causa, condotta ascritta al lavoratore, condotta contemplata dalla contrattazione, accertata corrispondenza Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 24/10/2016 n° 21365
Morbillo, focolai in 2 hotel nel Salernitano: 3 casi e 700 contatti →
Rapporto di lavoro, licenziamento, matrimonio della lavoratrice, causa, decorrenza, nullità Tribunale, Milano, sez. lavoro, sentenza 14/06/2016
Sentenza 7 giugno 2016
con i procc. domm. avv.ti Mario Fezzi, Stefano Chiusolo e Eleonora Pini, viale Piave n. 12, Milano,
R.P. titolare dell’impresa individuale Fester Art Style
Con ricorso al Tribunale di Milano, quale giudice del lavoro, depositato in cancelleria il 12 febbraio 2016, J.E.G., premesso:
– di essere stata assunta alle dipendenze di R.P., titolare dell’impresa individuale Fester Art Style, con effetto dall’1 aprile 2015, con inquadramento al 3 livello CCNL Acconciatura ed Estetica, mansioni di parrucchiera e orario full-time;
– di avere contratto matrimonio in data 3 luglio 2015;
– di essere stata licenziata con lettera del 28 luglio 2015 per un asserito “gravissimo inadempimento degli obblighi contrattuali dovuti ad insubordinazione disciplinare e ad assenze ingiustificate”, nella quale si prevedeva che la lavoratrice lavorasse durante il periodo di preavviso, sino al 3 agosto 2015;
– di essersi presentata al lavoro il 3 agosto 2015, ma di essere stata allontanata oralmente dal convenuto;
– che con comunicazione del 7 agosto 2015 il datore di lavoro le aveva comunicato “l’avvenuto licenziamento dal giorno 03/08/2015, avendo nella medesima giornata abbandonato il luogo di lavoro”;
– di non avere percepito le retribuzioni di giugno e luglio 2015, né le spettanze di fine rapporto;
ciò premesso, ha rassegnato le seguenti conclusioni: in via principale, accertare e dichiarare la nullità del licenziamenti inflitti con lettere del 28 luglio 2015 e del 7 agosto 2015 e, conseguentemente, condannare il convenuto a reintegrare in servizio la ricorrente e a risarcirle il danno nella misura delle mensilità perse dall’illegittima risoluzione all’effettiva reintegrazione in servizio, sulla base mensile di Euro 1.272,56 (o diversa misura ritenuta di giustizia), oltre interessi e rivalutazione dal dovuto al saldo; in via subordinata, accertare e dichiarare l’illegittimità del licenziamento inflitto in data 28 luglio 2015 e condannare il convenuto a corrispondere alla ricorrente l’importo di Euro 2.545,12 a titolo di indennità ex art. 3, comma 1, e 9 D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23 o, in subordine, l’importo di Euro 1.272,56 a titolo di indennità ex art. 4 e 9 D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23 (o i diversi importi ritenuti di giustizia), oltre interessi e rivalutazione; accertare e dichiarare l’illegittimità del licenziamento inflitto in data 7 agosto 2015 e condannare il convenuto a corrispondere alla ricorrente l’importo di Euro 2.545,12 a titolo di indennità ex art. 3, comma 1, e 9 D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23 o, in subordine, l’importo di Euro 1.272,56 a titolo di indennità ex art. 4 e 9 D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23 (o i diversi importi ritenuti di giustizia), oltre interessi e rivalutazione dal dovuto al saldo; condannare il convenuto a corrispondere alla ricorrente l’importo di Euro 2.334,62 a titolo di differenze retributive (di cui Euro 314,11 a titolo di TFR), oltre interessi e rivalutazione dal dovuto al saldo.
R.P. non si è costituito in giudizio ed è stato dichiarato contumace.
Le domande svolte da J.E.G. sono fondate e meritano accoglimento nei limiti di seguito esposti.
Il licenziamento è stato dunque intimato nel periodo assistito dal divieto legale, ai sensi dell’ art. 35 D.Lgs. 11 aprile 2006, n. 198 (che ha sostituito l’art. 1 L. 30 gennaio 1963, n. 7, di cui riproduce sostanzialmente il contenuto).
Il successivo comma 3 dispone che – fatto salvo quanto previsto al comma 5, su cui si tornerà nel prosieguo – si presume disposto a causa di matrimonio il licenziamento intimato nel periodo decorrente dalla richiesta delle pubblicazioni sino ad un anno dopo la celebrazione.
La presunzione legale che il licenziamento sia stato disposto a causa di matrimonio – in quanto intimato nel periodo tra la richiesta delle pubblicazioni e l’anno successivo alla celebrazione – non ha carattere assoluto, potendo essere vinta dal datore di lavoro attraverso la prova della sussistenza di una delle cause di licenziamento tassativamente elencate nel citato comma 5 dell’ art. 35 D.Lgs. 11 aprile 2006, n. 198 (che riproduce il combinato disposto dell’art. 1, ultimo comma, L. 30 gennaio 1963, n. 7 e dell’ art. 3 L. 26 agosto 1950, n. 860, norma, quest’ultima, sostituita prima dall’ art. 2 L. 30 dicembre 1971, n. 1204 e successivamente dall’ art. 54 D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151).
Nel presente caso R.P., rimasto contumace, non ha offerto alcuna prova della sussistenza delle ragioni addotte a fondamento del recesso, né comunque del fatto che tale atto fosse sorretto da giusta causa.
Il licenziamento risulta pertanto nullo, ai sensi e per gli effetti di cui all’ art. 35 D.Lgs. 11 aprile 2006, n. 198.
Giusta il disposto dell’ art. 2, commi 1 e 2, D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 23 (applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame), deve essere ordinata la reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro ed il convenuto deve essere condannato al risarcimento del danno in favore della stessa, che si liquida in misura pari alle retribuzioni non corrisposte dal giorno del licenziamento (3 agosto 2015) alla reintegrazione, sulla base dell’importo mensile di Euro 1.272.56 (Euro 6,79 x 173 x 13:12) risultante dai cedolini paga in atti (cfr. doc. 7 fascicolo ricorrente), con interessi legali e rivalutazione monetaria dal giorno del licenziamento al saldo, oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per il medesimo periodo.
Era onere del convenuto, ai sensi dell’art. 2697, comma 2, c.c. , dimostrare l’adempimento delle proprie obbligazioni retributive, ovvero l’esistenza di altri fatti estintivi, impeditivi o modificativi del credito avversario.
R.P., rimasto contumace, non ha offerto alcuna prova al riguardo.
Nei limiti sopra precisati le domande svolte da J.E.G. meritano accoglimento.
– dichiara nullo il licenziamento intimato a J.E.G. con lettere in data 28 luglio 2015 e 7 agosto 2015 e, per l’effetto, condanna R.P. a reintegrare la ricorrente nel posto di lavoro e a risarcirle il danno in misura pari alle retribuzioni non corrisposte dal 3 agosto 2015 alla reintegrazione, sulla base dell’importo mensile di Euro 1.272.56, con interessi legali e rivalutazione monetaria dal giorno del licenziamento al saldo, nonché a versare i contributi previdenziali e assistenziali per il medesimo periodo;
– condanna il convenuto a corrispondere alla ricorrente, a titolo di retribuzioni di giugno e luglio 2015, il complessivo importo di Euro 2.021,27, con interessi legali e rivalutazione monetaria dalle singole scadenze al saldo;
– condanna il convenuto a rifondere alla ricorrente le spese di lite, che liquida in Euro 2.500,00 oltre rimborso forfettario per spese generali (15% (percento)) ed accessori di legge;
– dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva tra le parti.
Così deciso in Milano, il 7 giugno 2016.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Sentenza 
 art. 3
 art. 4
 art. 3
 art. 4
 art. 35
 art. 35
 art. 3
 art. 2
 art. 54
 art. 35
 art. 2
 sentenza