Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-28232-del-06-11-2018
Timestamp: 2020-08-10 19:12:24+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 28232 del 06/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28232 del 06/11/2018
Cassazione civile sez. lav., 06/11/2018, (ud. 13/04/2018, dep. 06/11/2018), n.28232
D.M.D., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA
difeso dall’avvocato MICHELE MARRA, giusta delega in atti;
P. SERVICE S.R.L., e F.LLI P. E C. S.R.L., in persona dei
legali rappresentanti pro tempore, domiciliate in ROMA PIAZZA CAVOUR
rappresentate e difese dall’avvocato CLAUDIO CIANCIO, giusta delega
avverso la sentenza n. 3179/2016 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 19/04/2016 R.G.N. 3615/2015;
Udita, all’adunanza camerale non partecipata del 13 aprile 2018, la
relazione della causa fatta dal giudice designato dr. Cristiano
avverso detta pronuncia propone ricorso per cassazione D.M.D., censurandola con plurimi motivi, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, in relazione alla L. n. 300 del 1970, art. 18, come modificato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1,comma 47 e segg., e art. 2697 c.c., e segnatamente per: computo errato del numero complessivo dei dipendenti delle due società, da considerare quale un unico centro di imputazione, per mancata disamina di tutti i motivi di appello, per omessa valutazione della prova per testi espletata in prime cure, per non avere valutato l’omessa affissione del codice disciplinare, per inesatto computo dei giorni di ferie spettanti e mancata imputazione di essi ai giorni di assenza, per mancata specificazione delle ragioni del recesso da parte del datore di lavoro;
la sentenza impugnata ha affermato, in aderenza a orientamento di questa Corte (Cass. n. 18166 del 2013 e, in precedenza, n. 9816 del 2008), che il lavoratore non può imputare le ferie ancora da fruire ai giorni di assenza, disattendendo in tal modo, con esaustiva motivazione, l’affermazione del D.M., dell’essergli stato assicurato, dal datore di lavoro, che sarebbe potuto giungere alla pensione senza più dovere prestare attività lavorativa, fruendo delle ferie arretrate;
la sentenza gravata ha ritenuto irrilevante l’affissione del codice disciplinare, in quanto la causa del recesso datoriale era da individuarsi nelle previsioni di legge generale e speciale ossia nell’art. 2119 c.c., e L. n. 604 del 1966, art. 3, sul punto si veda la oramai costante giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 19306 del 2004), alla quale il collegio intende dare seguito, secondo la quale “la pubblicità del codice disciplinare, necessaria, in ogni caso, al fine della validità delle sanzioni disciplinari conservative, non è necessaria al fine della validità del licenziamento disciplinare, qualora il licenziamento sia intimato per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, come definiti dalla legge, mentre è necessaria qualora lo stesso licenziamento sia intimato per specifiche ipotesi giustificatrici del recesso previste da normativa secondaria, collettiva o legittimamente posta dal datore di lavoro” e che la contestazione del licenziamento (concretandosi nell’esposizione delle ragioni di fatto, ossia nella prolungata assenza dal posto di lavoro senza alcuna giustificazione) fosse già esaustiva, venendo in tal modo meno l’obbligo di rendere noti i motivi, di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 2;
la pronuncia della corte territoriale ha, altresì, correttamente escluso violazione derivante dalla mancata assegnazione della causa di opposizione – nell’ambito del rito disegnato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 47 e segg., – ad un giudice diverso da quello che aveva trattato la fase sommaria, richiamando la giurisprudenza costituzionale (e segnatamente la sentenza n. 78 del 2015 della Corte Costituzionale; in precedenza questa Corte aveva già escluso la necessità dell’assegnazione a giudici diversi: Cass. n. 3136 del 2015);
la sentenza gravata ha, infine, esaustivamente escluso che nel caso di specie, trattandosi di licenziamento disciplinare, dovesse essere esperita la procedura di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 7, (come modificato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1,comma 40), applicabile ai soli licenziamenti per giustificato motivo oggettivo intimati da datori di lavoro aventi numero di dipendenti di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 8, e, quindi, pari o superiore a quindici;
ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve, inoltre, darsi atto – in mancanza di qualsiasi margine di discrezionalità giudiziale – della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 1
 art. 2697
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 2
 art. 1
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 7
 art. 1
 art. 18
 art. 13
 art. 13