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Timestamp: 2020-07-03 11:29:52+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 6476 del 22/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6476 del 22/03/2011
Cassazione civile sez. II, 22/03/2011, (ud. 25/11/2010, dep. 22/03/2011), n.6476
COMUNE DI RIACE (OMISSIS) in persona del Sindaco pro-tempore,
in calce al ricorso.
avverso la sentenza n. 327/2 008 del TRIBUNALE di LOCRI Sezione
“1. – Con la sentenza impugnata il Tribunale di Locri Sezione distaccata di Siderno, respingendo l’appello del Comune di Riace avverso la sentenza di primo grado di accoglimento dell’opposizione proposta dal sig. P.G. a verbale di accertamento di violazione dell’art. 142 C.d.S., (eccesso di velocità) rilevata mediante apparecchiatura “Velomatic 512” direttamente gestita dalla Polizia Municipale, ha statuito l’illegittimità dell’atto perchè, pur essendo stato l’accertamento eseguito su tratto di strada statale non menzionato in decreto prefettizio ai sensi del D.L. 20 giugno 2002, n. 121, art. 4 (conv., con modif., in L. 1 agosto 2002, n. 168), non era stata eseguita la contestazione immediata dell’illecito, nè era stata fornita la prova dell’avvenuta informazione agli automobilisti della installazione dell’apparecchiatura, ai sensi dell’art. 4, comma 2, D.L. cit.
Il Comune ha quindi proposto ricorso per cassazione per due motivi, cui la parte intimata non ha resistito.
2. – Con il primo motivo di ricorso, denunciando violazione di norme di diritto, si critica la tesi del giudice di appello secondo cui, pur essendo nel verbale indicata la ragione di impossibilità della contestazione immediata prevista dall’art. 201 C.d.S., comma 1 bis lett. e), (“accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo poichè il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento o comunque nell’impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari”), tuttavia l’utilizzo di apparecchiature elettroniche per l’accertamento delle violazioni dell’art. 142 C.d.S. è consentito soltanto nei tratti stradali inseriti in decreti prefettizi ai sensi dell’art. 4 D.L. cit., e si osserva che non è necessaria la contestazione immediata nell’ipotesi – ricorrente nella specie – di cui all’art. 201 C.d.S., comma 1 bis, lett. e).
3. -Il motivo è fondato.
La tesi del Giudice di pace, infatti, è smentita dal rilievo che l’accertamento eseguito ai sensi del D.L. n. 121 del 2002, cit., art. 4, è invece oggetto di espressa, distinta previsione alla lett. f) dell’art. 201 C.d.S., comma 1 bis, e che la distinzione tra le due ipotesi di cui, rispettivamente, alle lett. e) ed f) del comma in questione consiste in ciò, che nella prima l’apparecchiatura utilizzata per l’accertamento è – a differenza che nella seconda ipotesi e come è concretamente avvenuto nel caso in esame “direttamente gestita” dall’organo di polizia operante. In definitiva, cioè, l’inserimento del tratto stradale in un decreto prefettizio ai sensi dell’art. 4 D.L. cit. è condizione di legittimità dell’utilizzo delle sole apparecchiature di rilevamento “a distanza” delle infrazioni (art. 4, comma 1, D.L. cit.), non anche di quelle “direttamente gestite” – come nella specie -dagli organi di polizia (sulla legittimità dell’utilizzo di siffatte apparecchiature su tratti stradali non compresi in decreti prefettizi cfr. anche Cass. nn. 376 e 17905 del 2008).
4. – E’ fondato altresì il secondo motivo di ricorso, con cui si denuncia ultrapetizione con riferimento alla statuizione di illegittimità del verbale per difetto dell’informazione agli automobilisti prevista del D.L. n. 121 del 2002, art. 4, comma 2, cit. L’esame degli atti conferma, invero, che tale questione non era stata sollevata con l’opposizione”.
Che detta relazione è stata ritualmente comunicata e notificata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 3;
che, pertanto, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va conseguentemente cassata;
che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito (art. 384 c.p.c., comma 1, ult. parte) con il rigetto dell’originaria opposizione;
che le spese dell’intero giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originaria opposizione e condanna l’opponente alle spese processuali, liquidate in Euro 50,00 per esborsi, 150,00 per diritti e Euro 200,00 per onorari, quanto al giudizio di primo grado, Euro 50,00 per esborsi, 100,00 per diritti e 500,00 per onorari, quanto al giudizio di appello, e in Euro 200,00 per esborsi e Euro 400,00 per onorari, quanto al giudizio di cassazione, oltre spese generali ed accessori di legge.

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 art. 4
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 Cass. 
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