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Timestamp: 2018-06-22 09:43:37+00:00

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Corte d'Appello di Torino: sugli scatti biennali ha ragione l'ANIEF; ‘illogiche’ le argomentazioni del MIUR
Rigettati altri 6 appelli del MIUR contro le sentenze di primo grado ottenute dall'ANIEF a Torino. Le argomentazioni del Ministero sono state ritenute completamente infondate anche dai Giudici di secondo grado ed è stata ribadita la disparità di trattamento retributivo posta in essere a discapito dei precari della scuola in palese violazione della normativa comunitaria. L'Avv. Giovanni Rinaldi dell'ANIEF, patrocinando i diritti dei nostri iscritti sul territorio, ottiene vittoria completa per i suoi assistiti e una nuova condanna del MIUR al pagamento delle spese di lite.
I Giudici della Corte d'Appello di Torino, ormai, non hanno dubbi e continuano a rigettare gli appelli del MIUR che si ostina a non voler riconoscere gli scatti biennali ai docenti precari. Analizzata con puntualità l'attuale normativa che regola il conferimento delle supplenze e degli incarichi annuali, la Corte d'Appello di Torino sposa le tesi dell'ANIEF e conferma che “per verificare il diritto gli incrementi periodici biennali del 2,50% […] deve utilizzarsi come parametro la prestazione di almeno 180 giorni reiterata per due anni consecutivi, e non già la durata dell’incarico fino al 31 agosto, secondo un’interpretazione restrittiva che non si giustifica né sotto il profilo formale, né sotto quello sostanziale della diversità delle prestazioni”. Interpretando la portata dell’art. 53 della legge 312/80, la Corte ritiene che “non è fondata la tesi della sua riferibilità ai soli docenti di religione affermata dal Ministero in primo grado”. Sul punto i Giudici, accogliendo le argomentazioni sostenute dall'Avvocato Rinaldi dell'ANIEF, chiariscono nuovamente che “un’interpretazione così restrittivamente intesa si tradurrebbe in un ingiustificato privilegio di dubbia legittimità costituzionale”.
La Corte d'Appello, inoltre, non ravvisando ragioni che possano giustificare la disparità di trattamento posta in essere dal MIUR ha ritenuto che “le ragioni addotte, in proposito, dal Ministero, incentrate, essenzialmente, sulla specialità del sistema normativo di reclutamento del personale docente e di assegnazione delle supplenze, che avrebbero la finalità di garantire, attraverso la continuità didattica, il diritto costituzionale allo studio e all'istruzione (artt. 33 e 34 Cost.) […] non hanno alcuna correlazione logica con la negazione della progressione retributiva in funzione dell'anzianità di servizio maturata, che corrisponde unicamente ad una finalità di risparmio di spesa pubblica comprensibile ma del tutto estranea alle “ragioni oggettive” nell'accezione di cui alla clausola 4, punto l, dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato”.
Le sei sentenze ribadiscono senza alcun dubbio, quindi, che l'ANIEF ha ragione e che “il contrasto tra le previsioni del diritto comunitario e le regole dettate dalla normativa interna speciale del settore scolastico, non giustificato da “ragioni oggettive”, deve essere risolto dal giudice nazionale in favore delle prime, in ragione della loro superiorità nella gerarchia delle fonti, attraverso la disapplicazione delle norme interne confliggenti”. Rigettate, pertanto, le vane argomentazioni del MIUR, la Corte d'Appello di Torino accerta nuovamente il diritto dei nostri iscritti a percepire l'incremento del 2,50% per ogni biennio di insegnamento prestato con contratti a tempo determinato e conferma le sentenze di primo grado ottenute dall'ANIEF che già avevano dato torto al MIUR. Le condanne alle spese del secondo grado di giudizio sono state poste tutte a carico del Ministero, nuovamente soccombente, e quantificate in un totale di circa 10.000€.
Il nostro sindacato ha sempre sostenuto che corrispondere una retribuzione che non tiene conto dell'esperienza e della professionalità acquisita nel corso del tempo è una inammissibile mortificazione della professionalità dei lavoratori precari. L'ANIEF non smetterà di far condannare in tutte le sedi opportune queste intollerabili iniquità e continuerà a denunciare con fermezza le illegittime violazioni della normativa comunitaria poste in essere dal MIUR a discapito di quanti, con sacrificio e competenza, contribuiscono al buon andamento della scuola italiana.
Precariato: sugli Scatti biennali ha ragione l'ANIEF, MIUR condannato per ‘marcata disparità di trattamento’
L'ANIEF prosegue la sua battaglia al fianco dei docenti precari per il pieno riconoscimento del diritto a percepire gli scatti biennali che il MIUR continua a negare loro. Due nuove sentenze emesse dai Tribunali di Torino e Trani danno piena ragione al nostro sindacato con condanna del MIUR per aver messo in pratica un'arbitraria disparità di trattamento in evidente contrasto con la normativa comunitaria.
Presso il Tribunale di Torino l'Avv. Angelo Maurizio Ragusa, legale di fiducia dell'ANIEF sul territorio, ottiene un nuovo successo in favore di una nostra iscritta con conseguente riconoscimento del suo diritto alla corresponsione degli scatti di anzianità che il MIUR le aveva sempre negato. Il Giudice ha rilevato, infatti, che “se la progressione economica è collegata alla maturazione dell’anzianità di servizio e questa è preordinata “a premiare l’esperienza professionale maturata nello specifico settore” come afferma la Cassazione, [...] la circostanza che l’insegnante precario che per un rilevante lasso temporale e senza soluzione di continuità svolga le stesse mansioni del suo collega di ruolo, impone di ritenere che entrambi maturino la medesima esperienza professionale e che quindi debbano godere dello stesso incremento retributivo”. Il Ministero è stato, dunque, condannato a pagare alla ricorrente gli scatti mai corrisposti.
Anche presso il Tribunale di Trani l'Avv. Michele Ursini, che con sempre attenta partecipazione e professionalità si occupa degli iscritti ANIEF sul territorio, ottiene il riconoscimento in favore di un docente precario degli scatti biennali maturati nel corso di plurimi contratti a tempo determinato stipulati con il MIUR. Il Giudice ha riconosciuto che la normativa italiana “nel determinare una marcata disparità di trattamento” tra docenti precari e docenti di ruolo “appare all'evidenza non conforme alla clausola 4 p.to 1 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato” e ha condannato il MIUR - in applicazione del principio immediatamente esecutivo di non discriminazione prevista dalla normativa e dalla giurisprudenza comunitaria - a riconoscere al ricorrente la “ricostruzione della carriera considerando per intero e senza decurtazione alcuna i periodi di servizio svolti in costanza di rapporto di lavoro a tempo determinato, con conseguente condanna del Ministero resistente a provvedere alla predetta ricostruzione a far data dal primo incarico di supplenza conferito”. Le differenze retributive spettanti in virtù della riconosciuta anzianità di servizio sono state quantificate in € 3.494 oltre accessori di legge.
Gli incrementi dovuti all’anzianità di servizio, come da sempre sostenuto dall'ANIEF, sono destinati a premiare l’esperienza professionale maturata dal docente a prescindere che questi abbia stipulato un contratto a tempo determinato o indeterminato. Finché il MIUR si ostinerà a perpetrare questa arbitraria disparità di trattamento, il nostro sindacato continuerà con sempre maggiore impegno la propria battaglia per il riconoscimento e la piena tutela dei diritti dei lavoratori precari.
Precari: il tribunale di Bari ordina l’immissione in ruolo dei supplenti con più di 36 mesi di servizio tra il 2004 e il 2009
Vinti altri due ricorsi ANIEF, in primo grado, in soli 4 mesi, nonostante la sentenza della Cassazione. Per il giudice del lavoro Chirone La Notte, la normativa (D.L. 134/09 e D.L. 70/11) derogatoria nella scuola rispetto alla direttiva comunitaria 1999/70/CE non è retroattiva, pertanto, stante la prescrizione decennale, rimane vigente la legge 247/07 che prevede la stabilizzazione, indipendentemente da ragioni di legittimità. Miur condannato a 20.000 Euro di risarcimento (9 mensilità), 2.500 Euro di condanna alle spese e riconoscimento degli scatti e del pre-ruolo nella ricostruzione di carriera.
Per il giudice, gli interventi del legislatore nel settore della scuola non brillano per coerenza e chiarezza in quanto danno l’idea di qualcosa di raffazzonato, eppure è indubbio come siano precettive le norme del decreto legislativo 368/01, in tema di stabilizzazione dei precari, nel rapporto di lavoro privatizzato dei dipendenti afferenti al pubblico impiego e alla scuola, prima della previsione di una speciale deroga introdotta dal legislatore già il 24 settembre 2009. Di conseguenza, anche per effetto della legge finanziaria 2008, tutti i dipendenti pubblici che hanno maturato un servizio superiore ai 36 mesi anche non continuativi tra il 2004 e il 2009 hanno diritto all’assunzione a tempo determinato dal 1° aprile 2009, anche nella scuola, dove peraltro il personale docente ricorrente ha superato un pubblico concorso - come la stessa Corte costituzionale ha avuto modo di apprezzare - grazie al quale è stato inserito nelle graduatorie permanenti da cui si assume per il 50% dei posti.
Le due docenti precarie, insegnanti di sostegno rispettivamente dal 2004 e dal 2005, state assistite dall’avvocato Michele Ursini dell’Anief nei ricorsi patrocinati dal sindacato e depositati il 22 gennaio 2013, nel contenzioso seriale coordinato dagli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli.
Per Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir alla scuola, “è l’ennesimo successo che premia la costanza e la competenza di chi vorrebbe restituire alla nostra Repubblica il dovere di rimuovere ogni ostacolo al lavoro, inteso come cittadinanza. La precarietà nei rapporti di lavoro è fuori non soltanto dalla nostra Costituzione ma dall’Europa, dai cui giudici (Corte di Giustizia europea), entro l’anno, si attende il giudizio sulla compatibilità della normativa derogatoria introdotta dallo Stato italiano con la direttiva 1999/70/CE”.
Nel frattempo, a Bari si rimarca come la sentenza della Cassazione non sia di per sé applicabile, tout court, a tutto il contenzioso seriale promosso dal sindacato sulla stabilizzazione dei precari, mentre le recenti sentenze di appello delle Corti di Torino e dell’Aquila confermano il diritto dei precari al pagamento degli scatti di anzianità, in ossequio al principio di non discriminazione sancito sempre dalla stessa giurisprudenza comunitaria.
A Trani il giudice assume in ruolo un precario di lungo corso. Ricorrere in Tribunale paga
Precari della scuola: a Trani il giudice assume in ruolo un supplente di lunga data: già firmato il contratto presso l’Ust di Bari, dopo che il giudice del capoluogo pugliese ha accolto il ricorso Anief incentrato sulla necessità di applicare la direttiva comunitaria 1999/70/CE, condannando anche il Miur all’esborso di un adeguato risarcimento danni e al pagamento delle spese processuali.
II presidente ANIEF, Marcello Pacifico: "dopo la conferma della Corte di Appello di Torino sulla liceità degli scatti ai precari e il dietrofront dell’Usr Puglia sul licenziamento degli ultimi assunti per fare spazio a quelli immessi in ruolo dal giudice, è la dimostrazione che ricorrere alla giustizia paga".
I tempi dei ricorsi: per assistere all’esito dei tanti ricorsi sulla stabilizzazione del personale precario presentati dal giovane sindacato alla corte di Strasburgo bisognerà aspettare un anno. Nel frattempo, sono già esecutive le sentenze sui risarcimenti e sull’applicazione degli scatti immediati.
Non si arresta l’azione dell’Anief. Stavolta il giovane sindacato ha determinato l’assunzione di un docente precario attraverso il Tribunale di Trani, a cui si era rivolto per chiedere la stabilizzazione dopo aver svolto un numero superiore ai 36 mesi di servizio a tempo determinato richiesti. Il docente ha già firmato, presso l’Ust di Bari, la proposta di assunzione in ruolo, dopo che il giudice del capoluogo pugliese ha accolto il ricorso presentato dal legale dell’Anief, Michele Ursini, il quale aveva giustamente rivendicato l’applicazione della direttiva comunitaria, la 1999/70/CE, che da 13 anni impone ai Paesi dell’Ue di assumere tutti i lavoratori che hanno svolto 36 mesi di servizio attraverso i contratti a termine.
La proposta di assunzione è stata formalizzata dopo che la sentenza emessa dal giudice di primo grado è passata in giudicato: il Miur è stato quindi condannato non solo all’assunzione del docente precario, ma anche a farsi carico dei danni prodotti all’ex precario e al pagamento delle spese processuali.
L’assunzione attraverso il Tribunale di Trani giunge a pochi giorni dalla decisione del giudice della Corte di Appello di Torino di confermare la sentenza di primo grado sulla liceità di assegnare gli scatti stipendiali anche al personale non di ruolo. Ignorando totalmente, tra l’altro, la sentenza della Cassazione n. 10127/2012 che giustifica il regime derogatorio adottato in Italia rispetto alla direttiva europea 1999/70/CE sulla stabilizzazione dei precari “storici”.
Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, esprime forte soddisfazione per quella che ha tutta l’impressione di essere una sentenza ‘pilota’: “assieme all’egregio lavoro dei nostri validi collaboratori e preparati legali, siamo riusciti – dichiara Pacifico – a far assumere a tempo indeterminato un docente la cui precarietà lavorativa si protraeva da troppi anni, durante i quali la sua preziosa competenza e professionalità è stata utilizzata dal Miur per sopperire alla mancanza di personale”.
L’assunzione del precario pugliese non è una novità, ma solo l’ultimo atto di una lunga serie. Con esito, naturalmente, a favore dei personale non di ruolo della scuola. Basti pensare al raggruppamento di docenti assunto e Ata assunti a titolo definitivo, sempre in Puglia, dove il vice direttore dell’Usr ha tentato, sino a quando non è stato smentito dal ministro Profumo, di licenziare in numero corrispondente gli ultimi assunti in ruolo per fare spazio ai vincitori dei ricorsi patrocinati dall’Anief.
“Al di là delle interpretazioni fantasiose o di parte – continua il presidente del giovane sindacato – ormai c’è un dato inequivocabile su cui in tanti si troveranno d’accordo: quando vi sono i presupposti, ricorrere alla giustizia paga. Sia in termini di risarcimento pecuniario adeguato, sia ai fini dell’assunzione a tempo indeterminato per aver svolto per diversi anni la professione e ritrovarsi ogni volta a ripartire daccapo. L’Anief continuerà, dunque, a tutelare i diritti di questi lavoratori. Perché non meritano di operare in uno Stato che formalmente fa parte dell’Europa, ma poi nei fatti ne rimane lontano”.
Il presidente Pacifico ricorda, infine, che “per assistere all’esito dei tanti ricorsi sulla stabilizzazione del personale precario presentati dall’Anief alla corte di Strasburgo bisognerà aspettare. Probabilmente il 2014, ma comunque non più di un anno. Nel frattempo, sono già esecutive le sentenze sui risarcimenti e sull’applicazione degli scatti immediati. È la dimostrazione, a dispetto di alcuni ‘mal di pancia’, che ormai anche il giudice nazionale ha trasformato una fondata linea di pensiero in un inconfutabile punto di arrivo”, conclude il rappresentante del sindacato.
MIUR condannato a 250.000 Euro per scatti biennali non corrisposti. ANIEF: 'I precari non sono lavoratori di serie B'
Il MIUR discrimina i precari e viola le disposizioni europee: il Tribunale di Biella accoglie 43 ricorsi proposti dall'ANIEF con il patrocinio dell'Avv. Giovanni Rinaldi e riconosce ad altrettanti docenti il diritto alla stessa progressione stipendiale di cui usufruiscono i docenti di ruolo. L'ANIEF dimostra ancora una volta che il MIUR non può permettersi di considerare i precari “lavoratori di serie B”.
Sono tanti i docenti precari che – pur lavorando per anni e con assoluta continuità al servizio del MIUR con i connessi oneri e responsabilità, in nulla inferiori a quelli dei colleghi di ruolo – sono mantenuti dal Ministero dell'Istruzione al livello stipendiale d’ingresso e retribuiti alla stessa stregua di un docente al suo primo incarico di lavoro. Denunciando questa palese discriminazione che mortifica il lavoro e la professionalità dei lavoratori precari della scuola, l'ANIEF si è da sempre battuta per il riconoscimento della pari dignità di questa categoria, ricordando che la tutela antidiscriminatoria sancita dalla normativa europea estende ai lavoratori a tempo determinato la stessa disciplina economica, normativa (anzianità di servizio e conseguenti scatti) e previdenziale dei lavoratori a tempo indeterminato. Il “Principio di non discriminazione” sancito dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva 1999/70/CE dispone, infatti, che riguardo alle condizioni d'impiego i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato.
“Il nostro sindacato - dichiara Marcello Pacifico, presidente ANIEF - ha dimostrato più volte nei tribunali di tutta Italia che il disegno speculativo del MIUR, volto a un'evidente operazione di risparmio nei confronti ed in danno dei lavoratori precari, si realizza anche attraverso il mancato riconoscimento agli stessi di qualsiasi progressione stipendiale e, in particolare, degli scatti di anzianità. Tale condotta, che fa percepire ai lavoratori per tutto il periodo di precariato unicamente la retribuzione di base, si pone in aperto contrasto con i principi costituzionali di ragionevolezza e di equità retributiva, di cui al combinato disposto degli articoli 3, 36 e 97 della Costituzione, nonché del connesso ‘Principio di non discriminazione’ sancito dalla Direttiva Europea 1999/70/CE”.
“Forti delle ragioni dettate dall'Unione Europea e dalla Costituzione italiana – continua il presidente del giovane sindacato - abbiamo chiesto al Giudice del Lavoro di Biella, Dott.ssa Maria Rosaria Pietropaolo, la disapplicazione della normativa interna ottenendo la condanna del Ministero dell'Istruzione al pagamento della cifra complessiva di circa 250.000 Euro per le differenze stipendiali non corrisposte a seguito dei plurimi contratti a tempo determinato stipulati nel corso degli anni con 43 docenti iscritti ANIEF”.
“È disarmante costatare – conclude Pacifico – come, nonostante le numerosissime condanne in tribunale, lo Stato italiano perseveri nell'ignorare i principi comunitari, seguitando a speculare su quei lavoratori che da anni prestano la propria professionalità e le proprie competenze al servizio del Ministero dell'Istruzione e che, invece di essere stabilizzati come sarebbe loro diritto, continuano così odiosamente e sistematicamente ad essere discriminati”.
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