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Timestamp: 2018-01-18 06:00:26+00:00

Document:
L'illusione di Medjugorje - La Gospa e l'istigazione all'insubordinazione
La Gospa e l'istigazione all'insubordinazione
IN APPENDICE: "Nota su una sentenza vaticana"
§ 1. "Non ubbidite a nessuno!"
Mons. Pavao Žanić
"Non ubbidite a nessuno!" (Nemojte slušati nikoga!): con queste parole, secondo la "veggente" Vicka, il 15 aprile 1982 la Gospa si rivolgeva ai due francescani ribelli Ivica Vego e Ivan Prusina, esortandoli a disobbedire al vescovo locale e al vicario generale del loro ordine.
Vediamo di ricostruire e, soprattutto, di documentare questa vicenda.
Il Vaticano, nel 1975, aveva emanato il decreto Romanis Pontificibus (link con traduzione inglese), il quale imponeva di consegnare al clero secolare (cioè a sacerdoti non membri di ordini religiosi) un buon numero di parrocchie erzegovinesi che fino ad allora erano state rette dai francescani.
In particolare, conformemente a quanto disposto dal punto 6 di tale decreto vaticano, nel 1980, l’anno prima dell’inizio delle apparizioni, l’allora vescovo Pavao Žanić aveva istituito una nuova parrocchia nella città di Mostar, affidandola al clero secolare e riducendo le dimensioni della preesistente parrocchia affidata ai francescani.
Due di essi ci interessano in maniera del tutto particolare. Si tratta, per l'appunto, dei padri Ivica Vego e Ivan Prusina, i quali, come altri loro confratelli erzegovinesi, si opponevano all'applicazione del decreto.
Vediamo di approfondire la questione del rapporto tra i due frati e le "apparizioni".
Nel 1981 la parrocchia di Medjugorje (come ancora oggi) è retta da francescani.
Il 19 dicembre dello stesso anno, il su citato padre Ivica Vego si reca a Medjugorje, parla con i veggenti e chiede consiglio, tramite loro, alla Madonna. La quale, da questo momento, nei suoi messaggi, inizia, con tono risentito, a prendere le difese dei francescani ribelli e di Vego e Prusina in particolare, esortandoli inequivocabilmente all'insubordinazione.
Esiste un documento, scritto interamente da Vicka di proprio pugno: il Rokovnik (Agenda), che contiene tutti messaggi rivolti dalla Gospa ai due frati ribelli, a cavallo tra il 1981 e il 1982.
Esaminiamo innanzi tutto due pagine, poste in sequenza, relative al 19 dicembre 1981 e al 3 gennaio 1982 (nella traduzione, in tutti i seguenti estratti, saranno riportati in corsivo i "messaggi" della Madonna).
"19 dicembre 1981 - Sabato
Ho fatto una domanda alla Madonna sul problema dell'Erzegovina, in particolare per quanto riguarda padre Ivica Vego.
La Madonna ha detto che per questi disordini il più colpevole è il vescovo Žanić, riguardo a fra Ivica Vego ha detto che egli non è colpevole, ma che il vescovo ha in mano tutto il potere. Gli ha detto di rimanere a Mostar e di non andarsene di lì.”
"3 gennaio [1982] - Sabato
[...] La Madonna ha risposto: Ivica non è colpevole. Se lo cacciano dall’Ordine, deve essere coraggioso […] Che rimanga! Ivica non è colpevole […] Il Vescovo non fa ordine e per questo è colpevole. E poi non sarà sempre lui il vescovo. Io mostrerò la giustizia in paradiso."
[Cfr. anche Ogledalo Pravde. Biskupski ordinarijat u Mostaru o navodnim ukazanjima i porukama u Međugorju (La Curia diocesana di Mostar sulle presunte apparizioni e messaggi di Medjugorje), Mostar, 2001, pp. 75-76 e R. Laurentin, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje. Raccolta cronologica dei messaggi. Urgenza del ritorno a Dio, Queriniana, 1988, p. 283.
Testo originale: 19. Prosinca 1981. - Subota. Pitala sam za hercegovački problem, posebno na ono što se odnosi na Fra Ivicu Vego. Gospa je rekla, da je za ove nerede najkrivlji biskup Žanić, za Fra Ivicu Vegu rekla je, da on nije kriv, ali da Biskup ima svu vlast. Rekla mu je da ostane u Mostaru i da odatle ne ide.
3 Sječnja - Subota [...] Gospa je odgovorila: Ivica nije kriv. Ako ga izbace iz fratara, neka bude hrabar [...] Nek ostane! Ivica nije kriv [...] Biskup ne pravi red i zato je on kriv. Neće ni on vazda bit biskup. Pokazat ću ja pravdu u kraljevstvu.]
Undici giorni dopo, il 14 gennaio 1982, Vicka, Marija e Jakov si recano dal vescovo. Egli, nel frattempo, ha saputo, da un membro del consiglio provinciale francescano, che Vego e Prusina "si erano difesi davanti ai superiori, dicendo che non se ne sarebbero andati da Mostar, perché la Madonna, tramite Vicka, aveva detto loro di non andarsene".
Lo rende noto lo stesso vescovo in un documento intitolato La verità su Medjugorje, diffuso nel marzo del 1990 in italiano, inglese, tedesco e croato. Continua il documento di mons. Žanić:
Chiesi a Vicka: "La Madonna ha detto niente sui cappellani di Mostar, Vego e Prusina?" "No, non li conosciamo", risposero tutti e tre.
La nostra conversazione durò 30 minuti e l'ho registrata tutta su nastro. Ho tirato fuori diverse volte la questione dei cappellani di Mostar e loro hanno sempre risposto "Non li conosciamo".
In seguito ho trovato nel diario di Vicka che loro conoscevano molto bene i cappellani. Era chiaro che stavano mentendo [...].
[Mons. P. Žanić, La verità su Medjugorje, Mostar, marzo 1990, § 7]
Il 29 gennaio 1982, "dopo ben otto gravi ammonimenti da parte della Curia Generalizia dei Frati Minori di Roma" [La posizione attuale, non ufficiale, della Curia Vescovile di Mostar nei confronti degli eventi di Medjugorje, Mostar, 30 ottobre 1984, § 7] arriverà per Vego e Prusina la sospensione a divinis, la riduzione allo stato laicale (sancita dalla vaticana Congregazione per i Religiosi) e l'espulsione dall'Ordine Francescano (sancita dalla Curia Generalizia di Roma).
Tuttavia i due frati, denuncia il vescovo, "hanno continuato le loro funzioni sacerdotali sul territorio della neo-eretta parrocchia-cattedrale" e "si presentano come instancabili promotori della 'propaganda' delle apparizioni di Medjugorje" [La posizione attuale, cit., §7].
Il 4 aprile 1982 Vicka e Jakov tornano dal vescovo. Mons. Žanić racconta:
Durante la nostra conversazione Vicka cominciò molto animatamente: "L'ultima volta che siamo venuti qui non le abbiamo detto tutto e per questo la Madonna ci ha sgridati. Abbiamo parlato di molte cose e quindi abbiamo dimenticato..." - "Che cosa avete dimenticato?" - "La Madonna ci ha detto di riferle che quei cappellani, Vego e Prusina, sono sacerdoti e pertanto possono celebrare la Messa proprio come gli altri sacerdoti." - "Aspetta un minuto. La Madonna vi ha detto questo prima del nostro ultimo incontro?" - "Sì, e per questo ci ha mandato da lei. L'ultima volta ho parlato di tante altre cose e ho dimenticato di menzionare questa."
Durante il nostro precedente incontro le avevo chiesto diverse volte se la Madonna avesse detto qualcosa dei due cappellani. Mi fu chiaro che Vicka stava mentendo e questa era una prova sufficiente per me per non credere alle sue affermazioni. Anche Marija e Jakov presero parte a questa menzogna.
[Mons. P. Žanić, La verità su Medjugorje, Mostar, marzo 1990, § 8]
Le seguenti due pagine del Diario di Vicka sono relative al 15 aprile 1982:
"Giovedì, 15/4/1982
Ivica Vego e Ivan Prusina.
Io ho posto la domanda alla Madonna così: 'In generale, dimmi tutto dei due'. Lei prima ha riso e ha cominciato parlare.
Essi non hanno alcuna colpa. Ha ripetuto due volte. Non si preoccupino affatto per questo. Ci sono molti che sono contro loro due, e aspettano l’ora che vengano espulsi e che se ne vadano da Mostar. Qui è colpevole il vescovo e ci sono molti che lo appoggiano e ogni giorno dicono che vi mandino via, per non vedervi più. Non ubbidite a nessuno! Non rimproverate nulla a voi stessi, e - quel che è importante – non andate via da Mostar [...] 'Madonna mia, tu hai detto che tu in qualche modo farai vedere al Vescovo di lasciarli stare, per questo io ti prego di fare questo quanto prima, perché noi abbiamo un po’ di fretta.'"
[Cfr. Ogledalo Pravde. Biskupski ordinarijat u Mostaru o navodnim ukazanjima i porukama u Međugorju (La Curia diocesana di Mostar sulle presunte apparizioni e messaggi di Medjugorje), Mostar, 2001, p. 77 e R. Laurentin, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje. Raccolta cronologica dei messaggi, cit., p. 285.
Testo originale: Četvrtak 15 IV 1982. Ivica Vego i Ivan Prusina. Ja sam postavila pitanje Gospi ovako: Općenito da mi sve kaže o vama dvojici. Ona se najprije nasmijala i počela govoriti. Oni nisu ništa krivi. Ponovila je dva puta. Neka se zato ništa nebrinu. Ima ih dosta protiv nji dvojice, koji jedva čekaju da ih izbace i da odu iz Mostara. Biskup je tu kriv a ima ih puno koji ga podržavaju i svaki dan govore da vas izbace, da vas više neviđaju. Nemojte slušati nikoga! Nemojte sebi ništa predbacivati, i što je svakako važno - da neidete iz Mostara [...] Gospe moja ti si rekla, da ćeš ti Biskupu nečim pokazati, da ih se okane, pa te ja molim da to što prije učiniš, jer nama se pomalo žuri.]
Ecco ora l'immagine della pagina del 26 aprile 1982:
"26 aprile 1982 Lunedì
Il vescovo – dice – non ha per niente un vero amore di Dio per loro due.
Ivica e Ivan per quanto riguarda il vescovo rimangano tranquilli perché lui carica su di loro un peso troppo grave, solo per liberarsi di loro. Infatti ha cominciato dai più giovani e poi sempre più avanti […] Il vescovo non fa secondo la grazia di Dio, e può fare ciò che vuole. Ma un giorno si vedrà la giustizia come da molto non ne vedete. Io comincerò piano a mettere in ordine tutto questo e molti frati saranno irradiati da una grande felicità".
[Cfr. Ogledalo Pravde. Biskupski ordinarijat u Mostaru o navodnim ukazanjima i porukama u Međugorju (La Curia diocesana di Mostar sulle presunte apparizioni e messaggi di Medjugorje), Mostar, 2001, pp. 76-77 e R. Laurentin, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje. Raccolta cronologica dei messaggi, cit., p. 288.
Testo originale: 26 Travanj 1982 Ponedjeljak. Biskup – veli - nema nimalo prave ljubavi Božje za njih dvojicu. Ivica i Ivan neka radi Biskupa ostanu samo mirni jer on im stavlja preveliki teret, samo da ih se oslobodi [...] Biskup neradi po Božjoj milosti, pa može činiti šta hoće. Ali jednog dana vidjet će se pravda koju odavno niste vidjeli. Ja ću to sve polako početi smirivati, a mnoge će fratre obasjati velika sreća.]
All'inizio del 1983, grazie ad un gesuita sloveno, padre Radogost Grafenauer, che aveva incontrato i veggenti, il vescovo cominciò a sapere dell'esistenza dei diari e ad avere così conferma dei messaggi di cui stiamo parlando.
Lo stesso Grafenauer ebbe occasione di parlare direttamente con Vicka e Marija, registrando le conversazioni e lasciandone copia alla parrocchia di Medjugorje, al vescovo Žanić e alla Conferenza Episcopale di Zagabria.
Leggiamo prima un brano del colloquio con Vicka:
GRAFENAUER: Hai detto al vescovo che lui è da biasimare e che quei due [Vego e Prusina] sono innocenti e possono esercitare le loro mansioni sacerdotali?
GRAFENAUER: Possono ascoltare le confessioni? La Madonna ne ha parlato?
GRAFENAUER: Se la Madonna dice questo e il papa dice che non possono…
VICKA: Il papa può dire quello che vuole: io dico le cose come stanno [originale: Nek Papa govori, ja kažem onako kako jest].
[Ogledalo Pravde. Biskupski ordinarijat u Mostaru o navodnim ukazanjima i porukama u Međugorju (La Curia diocesana di Mostar sulle presunte apparizioni e messaggi di Medjugorje), Mostar, 2001, pp. 22-23]
Ed ora un brano del colloquio con Marija:
GRAFENAUER: La Madonna ha detto che il vescovo è da biasimare?
GRAFENAUER: Ha detto che Vego e Prusina non erano da biasimare?
GRAFENAUER: Quando la Madonna dice che il vescovo è da biasimare, questo desta immediatamente sospetti e ne potremmo dedurre che non è la Madonna che parla. I veggenti stanno in realtà diffondendo in giro la voce che il vescovo è da biasimare.
GRAFENAUER: Questo sta causando ribellione in Erzegovina e questi non sono buoni frutti. La gente sarà arrabbiata col vescovo e offenderà la sua reputazione. Come può la Madonna fare tali cose? La Chiesa sa bene che la Madonna è buona e non può fare e non farebbe mai cose del genere.
[Mons. P. Žanić, La verità su Medjugorje, cit., § 12]
Il 15 febbraio 1983 il gesuita italiano Massimo Rastrelli, definito da padre Laurentin "uno degli esperti italiani che lavorano per difendere con tatto e misura le apparizioni di Medjugorje" [R.Laurentin, Dernières nouvelles de Medjugorje, n. 3, 1985, p. 50], si reca dal cardinal Franjo Kuharić, arcivescovo di Zagabria e presidente delle Conferenza Episcopale Jugoslava.
Il gesuita intervista il prelato, registrando tutto con un magnetofono. La trascrizione di tale colloquio è stata poi pubblicata dallo stesso Laurentin.
Il cardinal Kuharić, pur non prendendo apertamente posizione sulle apparizioni, dichiara che Vicka ha confermato anche a lui i messaggi contro il vescovo:
Questo tocca un principio fondamentale dell'ecclesiologia. Se la Madonna sostiene dei ribelli nella Chiesa, contro l'autorità autentica della Chiesa, per me è un problema. Chi mi ha parlato di questo? Vicka. E' venuta due volte (all'arcivescovado di Zagabria). Io le ho detto: Se la Vergine ha detto queste parole contro il vescovo in favore dei francescani sospesi, allora non è la Vergine che parla.
[R.Laurentin, Dernières nouvelles de Medjugorje, n. 3, 1985, pp. 51-52]
In relazione a questa vicenda, si veda anche l'Appendice "Nota su una sentenza vaticana", in coda al presente articolo.
§ 2. Le minacce
Il 21 giugno 1983 entra in campo anche Ivan, che scrive di proprio pugno la seguente lettera (a lato l'immagine) indirizzata al vescovo e contenente un messaggio della Madonna, dal tono sostanzialmente intimidatorio, per lo stesso vescovo (da notare che, come spesso accadeva, all’atto dell’apparizione di cui si parla era presente uno dei due diretti interessati, padre Ivica Vego):
"Il 19 06 1983 insieme con i veggenti Jakov, Marija [e con] Ivica è apparsa la Madonna. Dopo avermi risposto ad alcune domande riguardo agli ammalati da sola ha cominciato a parlare di Lei, Eccellenza. Questi sono i pensieri che mi ha detto: Di' al Vescovo che voglio da lui un’urgente conversione agli avvenimenti della parrocchia di Medjugorje, che non sia troppo tardi. Cominci ad avvicinarsi a tutti gli avvenimenti con molta comprensione, carità e con grande responsabilità. Voglio che non crei contrasti tra i sacerdoti e che non metta in luce le loro mancanze.
Gli mando un penultimo ammonimento. Se non si converte o corregge lo raggiungerà il mio giudizio e quello del mio figlio Gesù [Šaljem mu predzadnju opomenu. Ako se ne obrati ili popravi slijedi ga moj sud i sud moga sina Isusa]. Se non realizza questo che gli raccomando vuol dire che non ha trovato la via del mio figlio Gesù.
Bijakovići, 21.06.1983.”
[Cfr. Ogledalo Pravde. Biskupski ordinarijat u Mostaru o navodnim ukazanjima i porukama u Međugorju (La Curia diocesana di Mostar sulle presunte apparizioni e messaggi di Medjugorje), Mostar, 2001, pp. 88-89 e R. Laurentin, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje. Raccolta cronologica dei messaggi, cit., p. 292]
§ 3. La demonizzazione
Ma è stato fatto ancora di più, giungendo ad una pubblica e letterale demonizzazione di mons. Pavao Žanić.
Per rendersene conto è sufficiente esaminare la Cronaca delle Apparizioni, all'epoca aggiornata dal viceparroco Slavko Barbarić. Si tratta di un documento importante, consultabile presso gli archivi della parrocchia di Medjugorje e presso gli archivi della Curia di Mostar (tale Cronaca è anche, ad esempio, la fonte documentaria originale dei cosiddetti "messaggi alla parrocchia", dati dalla Gospa alla veggente Marija ogni giovedì da marzo 1984 a gennaio 1987 e successivamente, come ancora oggi, ogni 25 del mese).
La demonizzazione del vescovo fu attuata tramite una serie di messaggi trasmessi da Ivan al gruppo di preghiera da lui fondato.
16 gennaio 1985:
"2. Ivan stando con il gruppo ha avuto la visione sul Križevac. Era presente anche Vicka. Durata di circa 8 minuti. Tutti e due hanno confermato che c'era un messaggio, dopo che Ivan, appena ci siamo incontrati, mi aveva detto che mi avrebbe consegnato un messaggio. Eccolo:
Stasera desidero dirvi di pregare quanto più possibile per gli uomini nel mondo sui quali opera satana, e specialmente per il vescovo Pavao (Ivan Dragićević)"
[Kronika ukazanja (Cronaca delle Apparizioni), vol. III, 16/1/1985, p. 214. Immagine in alto.
Testo originale: 2. Ivan je s grupom imao viđenje na Križevcu. Bila je i Vicka. Trajalo je oko 8 minuta. Oboje su potvrdili da ima poruka, nakon što mi je Ivan, čim smo se sreli, rekao da će mi dati poruku. Ona glasi: „Želim vam reći večeras, da se što više molite za sve ljude u svijetu na kojima sotona djeluje, a napose za biskupa Pavla. (Ivan Dragićević)".]
18 gennaio 1985:
“3. Ivan e Vicka hanno avuto la visione, stando con il gruppo sul colle. La Gospa ha chiesto un’ ulteriore preghiera per il vescovo e gli altri che sono attaccati da satana.”
[Kronika ukazanja, cit., vol. III, 18/1/1985, p. 219. Immagine in alto.
Testo originale: 3. Ivan i Vicka imali su viđenje s grupom na brdu. Gospa je tražila i dalje molitve za biskupa i ostale koje sotona napada.]
Nei giorni successivi seguiranno altri inviti simili.
23 gennaio 1985:
"Il gruppo con Ivan e Vicka ha avuto la visione sul Križevac alle 23,00. La Gospa era gioiosa. Con lei sono venuti cinque angeli. Chiede la preghiera particolarmente per quelli che sono sotto l'influsso di satana. Raccomanda la preghiera per il vescovo Žanić."
Testo originale: Grupa s Ivanom i Vickom imala je viđenje na Križevcu u 23h. Gospa je bila radosna. S njom je došlo 5 anđela. Traži molitvu za one koji su posebno pod utjecajem sotone. Preporuča molitvu za biskupa Žanića.]
28 gennaio 1985:
“Ivan, che stava col suo gruppo, ha avuto la visione sul Križevac alle 23,00. La Gospa continua a chiedere la preghiera per quelli che sono attaccati da satana. A questo gruppo chiede preghiere per il Vescovo.”
[Kronika ukazanja, cit., vol. III, 28/1/1985, p. 235.
Testo originale: Ivan je sa svojom grupom imao viđenje na Križevcu u 23 sata. Gospa i dalje traži molitvu za one koje napada sotona. Od ove grupe traži molitvu za Biskupa. ]
E' da notare anche la mancanza di “discrezione” della presunta apparizione, che con queste pubbliche richieste mette alla berlina il vescovo, con le conseguenze che è facile immaginare.
Nota su una sentenza vaticana
Per completezza è necessario aggiungere che la Segnatura Apostolica, supremo tribunale vaticano, il 27 marzo 1993 ravvisò errori di tipo formale nel provvedimento di dimissione dall’Ordine e riduzione allo stato laicale nei confronti di Vego e Prusina, in quanto si era proceduto per via amministrativa, senza concedere agli accusati la possibilità di difendersi. Di conseguenza, tali misure punitive dovettero essere dichiarate nulle.
Il tribunale vaticano non si è assolutamente espresso in merito all'innocenza o alla colpevolezza dei due imputati, ma si è limitato a constatare l'irregolarità dell'iter seguito, ragion per cui il procedimento sarebbe dovuto ripartire da zero.
Ecco cos'è accaduto:
Il 18 febbraio 1985 i due frati avevano presentato ricorso in Vaticano presso la Congregazione per i Religiosi, cioè la stessa autorità che aveva emanato nei loro confronti il provvedimento di riduzione allo stato laicale (a seguito della richiesta del vescovo di Mostar, mons. Pavao Žanić, e dell’emanazione del Decreto di dimissione, da parte dell'Ordine Francescano).
A questo ricorso non venne dato seguito da parte delle autorità. Il solo Ivan Prusina presentò ulteriore ricorso alla Segnatura Apostolica. Ivica Vego, invece, nel frattempo aveva rinunciato alla vita religiosa, avendo avuto un figlio da una suora di Mostar, di nome Leopolda, conosciuta nella rivendita ufficiale di souvenir di Medjugorje, in cui entrambi prestavano servizio [cfr. anche R. Laurentin, Dernières nouvelles de Medjugorje, n.13, OEIL, 1994, p. 49].
Essenziali chiarimenti sui ricorsi di Ivan Prusina vengono forniti nella nota, a firma del Vicario Generale della Curia di Mostar, don Luka Pavlović, pubblicata su Vrhbosna, Bollettino Ufficiale delle Diocesi della Metropolia di Sarajevo n. 2/1996, pag. 142 e su Ogledalo Pravde. Biskupski ordinarijat u Mostaru o navodnim ukazanjima i porukama u Međugorju (La Curia diocesana di Mostar sulle presunte apparizioni e messaggi di Medjugorje), Mostar, 2001, pp. 81-82:
[La Congregazione per i Religiosi (che nel frattempo aveva preso il nome di Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, n.d.a.)] non ha risposto al ricorso, perché ha ritenuto opportuno appoggiarsi alla clausola, contenuta nel Decreto di dimissione [emanato dall’ Ordine francescano, n.d.a.], secondo cui non sarebbe stato concesso l’appello ai Tribunali maggiori della Santa Sede.
Si è fidata di questo perché ha interpretato le decisioni del Papa circa la dimissione dall’Ordine nel modo più ampio. E in questo ha perso. Tutti hanno diritto alla difesa (can. 1620, 7). Non ha badato alla querela nullitatis di fra Ivan.
Quanto all’intervento del vescovo Žanić e alla sua richiesta di riduzione allo stato laicale nei confronti di Ivan Prusina, presentata il 7 gennaio 1983, nella stessa nota viene evidenziato quanto segue:
[Nella sentenza della Segnatura] non è affatto posto il dubium circa la validità o non validità della richiesta del Vescovo, ma solo circa il modus procedendi et decernendi [modo di procedere e deliberare, n.d.a.] della Congregazione per i Religiosi riguardo al Decreto dell'Ordine.
[…] Il vescovo Žanić viene ricordato più volte nella Sentenza, e tutte le volte il suo giudizio, il suo parere e la sua denuncia vengono ritenuti di competenza. Rimangono in vigore le decisioni del Vescovo circa la negazione delle facoltà sacerdotali, riguardo alle attività pastorali di fra Ivan Prusina nella Diocesi prima e dopo la dimissione, ed anche dopo che la dimissione è dichiarata illegittima.
In sostanza, non vi è stata nessuna irregolarità nella privazione delle facoltà sacerdotali, sancita da mons. Žanić (un iter formalmente non corretto è stato invece seguito dal Dicastero vaticano della Congregazione per i Religiosi, nel sancire la riduzione allo stato laicale).

References: sentenza 

§ 1
 § 7
 § 7
 §7
 § 8
 § 12
 sentenza 

§ 2

§ 3
 sentenza 
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