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Timestamp: 2020-08-14 14:17:14+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25367 del 25/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25367 del 25/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 25/10/2017, (ud. 24/05/2017, dep.25/10/2017), n. 25367
sul ricorso 14550/2011 proposto da:
F.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VICOLO DE’ BURRO’
165, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO PELAGGI, che lo
avverso la sentenza n. 406/2010 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 27/05/2010, R. G. N. 1193/2008.
la Corte di Appello di Milano con sentenza resa pubblica 27/5/2010, confermava la decisione resa dal Tribunale della stessa sede che aveva dichiarato illegittimo il termine apposto al contratto di lavoro temporaneo stipulato ai sensi della L. n. 196 del 1997, con instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra F.F. e l’impresa utilizzatrice Autostrade per l’Italia Spa, a decorrere dal 15 luglio 2001 e con condanna della società alla riammissione in servizio del lavoratore ed alla corresponsione delle retribuzioni maturate dalla messa in mora sino al ripristino del rapporto; per la cassazione di tale decisione ricorre la società, affidando l’impugnazione ad otto motivi illustrati da memoria cui resistè con controricorso la parte intimata.
ratione temporis è infatti applicabile della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d), che ha abrogato il precitato art. 366 bis c.p.c., trovando tale norma, ai sensi della predetta L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, comma 5, applicazione relativamente alle controversie nelle quali il provvedimento impugnato con il ricorso per cassazione è stato pubblicato, come nella specie, successivamente al 4 luglio 2009, data di entrata in vigore della stessa L. n. 69 del 2009 (vedi Cass. 24/3/2010 n. 7119, Cass. 7/11/2013 n. 25058);
2. con il primo motivo di ricorso la società, prospettando vizio di omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, lamenta che la Corte del merito, non abbia esaminato la istanza di integrazione del contraddittorio nei confronti delle società fornitrici Adecco e Metis;
valgono al riguardo i principi affermati da questa Corte in tema di interposizione fittizia di manodopera, in base ai quali deve escludersi la necessità dell’estensione del contraddittorio all’appaltatore (soggetto interposto), ai sensi dell’art. 102 c.p.c.. In tal caso, infatti, il lavoratore, agendo in giudizio, afferma l’esistenza di un rapporto con un certo datore di lavoro e ne nega uno diverso con altro soggetto, senza dedurre alcun rapporto plurisoggettivo nè alcuna situazione di contitolarità, mentre l’accertamento negativo del rapporto fittizio con il datore di lavoro interposto costituisce oggetto di questione pregiudiziale, conosciuta dal giudice in via soltanto incidentale, ovvero senza vincolare il terzo attraverso la cosa giudicata e senza alcuna lesione del suo diritto di difesa (vedi Cass. Sez. U.22/10/2002 n. 14897, Cass. 29/7/2009 n. 17643);
3. i motivi secondo, terzo e quarto, congiuntamente esaminabili perchè censurano sotto vari profili la sentenza impugnata nella parte in cui ha disconosciuto lo scioglimento del contratto per mutuo consenso ai sensi dell’art. 1372 c.c., non possono trovare accoglimento in quanto la Corte territoriale si è uniformata al principio dell’inidoneità del solo decorso del tempo, in assenza di circostanze ritenute significative di una chiara e comune volontà delle parti contraenti, a porre definitivamente fine ad ogni rapporto lavorativo (tra le altre: Cass. 28/1/2014 n. 1780; Cass. 1/7/2015 n. 13535), trattandosi comunque di valutazione del significato e della portata del complesso di elementi di fatto di competenza del giudice di merito (Cass. SS.UU. 27/10/2016 n. 21691, in motivazione, punto 57; Cass. 13/2/2015 n. 2906) le cui conclusioni non sono censurabili in sede di legittimità se non sussistono – come nella specie – vizi logici o errori di diritto (Cass. 4/8/2011 n. 16932);
4. con la quinta critica la società ricorrente, denuncia violazione dell’art. 2697 c.c., per non avere il giudice del merito limitato il campo di indagine alla verifica se il lavoratore era stato addetto alla sostituzione di lavoratori in ferie nell’arco temporale previsto dal contratto collettivo; il sesto motivo lamenta violazione dell’art. 112 c.p.c.; ci si duole che la Corte distrettuale abbia ampliato la verifica giudiziale, attribuendo alla società un onere della prova circa la sostituzione dei lavoratori assenti per ferie che non le compete; il settimo motivo lamenta insufficiente motivazione su di un fatto controverso e decisivo per il giudizio non avendo la Corte milanese consentitò alla società di assolvere l’onere della prova sulla medesima gravante;
essi non possono trovare accoglimento per le ragioni già espresse da questa Corte in controversie analoghe (vedi in motivazione, Cass. 9/9/2015 n. 17836, conf. Cass. 26/7/2016 n. 15447) e che vanno qui ribadite;
6. invece deve essere accolto l’ultimo motivo di ricorso con cui si invoca della L. n. 183 del 2010, art. 32, quale ius superveniens applicabile a tutti i giudizi pendenti all’entrata in vigore della legge (v. fra le altre in motivazione, Cass. 12/8/2015 n. 16763 ed i precedenti ivi richiamati) anche nel caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore che abbia chiesto ed ottenuto dal giudice l’accertamento della nullità di un contratto di lavoro temporaneo con conversione in rapporto a tempo indeterminato tra lavoratore ed utilizzatore della prestazione (per tutte v. Cass. 23/4/2015 n. 8286, Cass. 26/4/2017 n.10317);
7. pertanto, respinto ogni altro motivo di ricorso, va accolto l’ultimo nei sensi e nei limiti del detto ius superveniens, con la conseguente cassazione della sentenza impugnata in relazione ad esso e con rinvio per il riesame, sul punto, alla Corte di Appello indicata in, dispositivo, che dovrà limitarsi a quantificare l’indennità spettante ex art. 32 cit. per il periodo compreso fra la scadenza del termine e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice ha ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro (cfr., per tutte, Cass. 10/7/2015 n. 14461), con interessi e rivalutazione su detta indennità da calcolarsi a decorrere dalla data della pronuncia giudiziaria dichiarativa della illegittimità della clausola appositiva del termine (cfr. per tutte Cass. 17/2/2016 n. 3062), provvedendo altresì alle spese del giudizio.
la Corte accoglie l’ultimo motivo di ricorso, rigettati gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di Appello di Milano, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 47
 art. 366
 art. 58
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 32
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 32
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