Source: https://danielemajori.com/2017/03/31/corte-dei-conti-condizioni-per-lesercizio-dellazione-di-responsabilita-per-danno-allimmagine-subito-dallamministrazione/
Timestamp: 2019-08-23 23:15:32+00:00

Document:
Corte dei conti: l’art. 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97 subordina l’esercizio dell’azione di responsabilità per danno all’immagine subito dall’Amministrazione ad una già intervenuta sentenza irrevocabile di condanna pronunciata nei confronti del dipendente per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale (nella fattispecie, la Corte dei conti ha perciò dichiarato inammissibile l’atto di citazione per sopravvenuta carenza del presupposto di proponibilità dell’azione di cui all’art. 17, comma 30-ter, del d.l. 78/2009, convertito nella legge n. 102 del 2009, in quanto il convenuto era stato imputato per i delitti di peculato e tentata concussione, ma la vicenda si era poi conclusa con una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione). | Avvocato Daniele Majori
Corte dei conti: l’art. 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97 subordina l’esercizio dell’azione di responsabilità per danno all’immagine subito dall’Amministrazione ad una già intervenuta sentenza irrevocabile di condanna pronunciata nei confronti del dipendente per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale (nella fattispecie, la Corte dei conti ha perciò dichiarato inammissibile l’atto di citazione per sopravvenuta carenza del presupposto di proponibilità dell’azione di cui all’art. 17, comma 30-ter, del d.l. 78/2009, convertito nella legge n. 102 del 2009, in quanto il convenuto era stato imputato per i delitti di peculato e tentata concussione, ma la vicenda si era poi conclusa con una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione).
Inviato da Avv. Daniele Majori ⋅ 31 marzo 2017 ⋅ Lascia un commento
Archiviato in art. 17 comma 30-ter del d.l. n. 78/2009, art. 7 legge 27 marzo 2001 n. 97, azione di responsabilità per danno all’immagine subito dall’Amministrazione, legge n. 102 del 2009, presupposto di proponibilità dell’azione, sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, sentenza irrevocabile di condanna pronunciata nei confronti del dipendente per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale
(Corte dei conti, sez. giurisdizionale per la Regione Campania, 24 marzo 2017, n. 114)
«Come noto a norma dell’art. 17, comma 30-ter, del d.l. 78/2009, convertito con modificazioni dalla legge 102/2009, la Procura regionale della Corte dei conti può esercitare l’azione per il risarcimento del danno all’immagine subito dall’amministrazione nei soli casi previsti dall’articolo 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97. A sua volta, quest’ultima disposizione è esplicita nel subordinare l’esercizio dell’azione di responsabilità ad una già intervenuta sentenza irrevocabile di condanna pronunciata nei confronti del dipendente per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale. In altre parole, “dal combinato disposto dei testi normativi si evince che l’azione per il risarcimento del danno all’immagine è oggi consentita innanzi al giudice contabile nelle sole ipotesi di sentenza irrevocabile di condanna per uno dei delitti propri contro la P.A. contenuti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale” (cfr. Sezione giur. Campania, sent. n. 2039 del 2014).
Peraltro la disposizione in parola risulta espressamente applicabile anche ai giudizi in corso, “salvo che sia stata già pronunciata [da parte del Giudice contabile] sentenza anche non definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”; circostanza, quest’ultima, non verificatasi nel presente caso.
Ciò premesso, un pacifico orientamento della giurisprudenza contabile considera ostativa all’esercizio dell’azione di responsabilità per danno all’immagine una pronuncia di non luogo a procedere per estinzione del reato in forza di intervenuta prescrizione (cfr. Sezione giur. Sicilia, sent. 1067 del 2014; Terza Sezione giur. centrale di appello, sent. n. 364 del 2013; Sezione giur. Sicilia, sent. n. 548 del 2012).
Ne consegue l’inammissibilità (o improcedibilità) dell’azione di responsabilità per danno all’immagine avviata con l’atto di citazione depositato in data 17/12/2003 (cfr. Sezione giur. Lazio, sent. n. 170 del 2015), convenendo il Collegio con l’indirizzo secondo cui “la nullità afferisce a vizi posseduti dagli atti ab origine e non già alla non conformità degli atti stessi a leggi intervenute dopo la loro adozione. In quest’ultimo caso, l’incompatibilità dell’atto con sopravvenute disposizioni, quale l’art. 17 comma 30 ter, immediatamente applicabile per espressa volontà del legislatore, determina non la nullità, ma semmai l’improcedibilità dell’atto” (cfr. Sezione giur. Liguria, sent. n. 16 del 2015)».
« E’ illegittimo l’obbligo di integrale riassorbimento del personale in quanto la clausola sociale, oggi espressamente prevista dall’art. 50 del d.lgs. n. 50/2016, per come interpretata dalla giurisprudenza, può obbligare l’appaltatore subentrante unicamente ad assumere in via prioritaria i lavoratori che operavano alle dipendenze dell’impresa uscente, a condizione che il loro numero e la loro qualifica siano armonizzabili con l’organizzazione d’impesa prescelta.
Abusi edilizi e sanzioni: per gli interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali, va senz’altro disposta la demolizione delle opere abusive; per gli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire, la legge prevede la demolizione, a meno che, non potendo essa avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, debba essere applicata una sanzione pecuniaria. »

References: sentenza 
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 art. 17
 art. 7
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