Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/35298-la-carta-sociale-europea.asp
Timestamp: 2019-10-21 00:43:12+00:00

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Cos'è la Carta sociale europea e cosa rappresenta. Nascita e contenuto del trattato internazionale, attuazione e prospettive
Dott.ssa Laura Bianchi - L'attuale Carta Sociale Europea è un trattato internazionale, sottoscritto a Torino per la prima volta, nel 1961 e riveduto a Strasburgo il 3 maggio 1996 (nella versione attuale è in vigore dall'1 luglio 1999) da 47 Stati, appartenenti e non appartenenti all'Unione Europea che garantisce i diritti economici e sociali di tutti gli individui [1].
Carta sociale europea: nascita e contenuto
La Carta è nata per iniziativa dei Paesi membri del Consiglio d'Europa, che avevano già stipulato la Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali a Roma, il 4 novembre 1950. Essi con la Carta Sociale Europea si sono prefissi lo scopo di rendere effettivi i diritti civili enunciati nella CEDU, assicurando alle loro popolazioni i diritti sociali che permettessero di migliorarne il livello di vita e promuovere il loro benessere.
Come si afferma nel Preambolo dell'accordo, "considerando che lo scopo del Consiglio d'Europa è quello di realizzare un'unione più stretta tra i suoi membri per salvaguardare e promuovere gli ideali ed i principi che rappresentano il loro patrimonio comune e favorire il progresso economico sociale, in particolare mediante la difesa e lo sviluppo dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, .. gli Stati membri del Consiglio d'Europa hanno convenuto di garantire alle loro popolazioni i diritti civili e politici e le libertà specificate in questi strumenti".
Si riconoscono come obiettivi della Carta la realizzazione di condizioni atte a garantire l'esercizio effettivo del diritto di tutti [2] di guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso, del diritto alla sicurezza ed all'igiene sul lavoro, ad un'equa retribuzione e alla sicurezza sociale, di associarsi liberamente in sindacati e di negoziare collettivamente.
Significativamente, tra questi diritti spiccano il diritto al lavoro e ad un'equa remunerazione, il diritto alla sicurezza sociale, il diritto alla protezione dalla povertà e dall'emarginazione sociale ed il diritto all'alloggio.
Bambini e adolescenti hanno inoltre diritto a speciali tutele, così come le lavoratrici in maternità hanno diritto ad una speciale protezione.
È garantito il diritto all'educazione, attraverso l'interdizione del lavoro per i giovani di età inferiore ai 15 anni i quali hanno correlativamente diritto ad un insegnamento primario e secondario gratuito ed ad un gratuito orientamento professionale, in un ottica di long life learning, anche per gli stranieri residenti in uno Stato membro.
Ogni persona ha diritto dunque di scegliere una professione in conformità con le sue attitudini personali ed i suoi interessi.
Ogni persona ha diritto di usufruire di tutte le misure che le consentano di godere del miglior stato di salute ottenibile, se sprovvista di risorse sufficienti ha diritto all'assistenza sociale e medica, se portatrice di handicap ha diritto all'autonomia, all'integrazione sociale ed alla partecipazione alla vita della comunità.
Si afferma, inoltre, che la famiglia, in quanto cellula fondamentale della società, ha diritto ad un'adeguata tutela sociale, giuridica ed economica per garantire il suo pieno sviluppo e i bambini e gli adolescenti hanno diritto ad un'adeguata protezione sociale, giuridica ed economica. Tutte le persone che hanno responsabilità di famiglia e che esercitano o desiderano esercitare un'attività lavorativa hanno diritto di farlo senza essere soggette a discriminazioni e per quanto possibile senza che vi siano conflitti tra il loro lavoro e gli impegni familiari.
Ogni persona, infine, ha diritto alla protezione dalla povertà e dall'emarginazione sociale e diritto all'abitazione.
Nel segno del principio della libera circolazione, fondamentale nel diritto dei trattati, sono protetti dalla Carta il diritto al ricongiungimento familiare; il diritto dei cittadini di lasciare il proprio paese; sono previste garanzie procedurali in caso di espulsione; sono ridotte le formalità d'immigrazione per i lavoratori europei.
In questo ambito, non solo sono riconosciute alle donne e agli uomini pari trattamento e pari opportunità di lavoro, ma cittadini e stranieri hanno la garanzia di beneficiare di tutti i diritti garantiti dalla se risiedono o lavorano legalmente nel paese interessato, senza distinzione basata sulla razza, il sesso, l'età, il colore, la lingua, la religione, le opinioni, l'origine nazionale o sociale, lo stato di salute o l'appartenenza a una minoranza nazionale.
Il trattato prevede una procedura che ne verifichi l'attuazione nella parte III, introdotta dalla revisione del 1996.
Si tratta di un meccanismo ben diverso dall'istituzione di un Giudice ad hoc cui sia demandato il compito di giudicare la conformità degli atti alle disposizioni dalla Carta, come previsto dal Trattato CEDU del 1950, per esempio. Le disposizioni di quest'ultima sono pienamente giuridiche e precettive e prevedono la diretta azionabilità dei diritti CEDU.
Le disposizioni della Carta Sociale, non sono ricorribili innanzi ad un Giudice e, dunque, considerate meramente politiche e programmatiche, segnando la distanza fra le due Carte.
È per questo motivo che per parte della dottrina si può qualificare la Carta sociale come un "complemento" della CEDU, più che un suo "completamento"[3].
Dalla lettura della norma dell'art. A si evince appunto che le Parti s'impegnano a considerare la I parte della Carta come una dichiarazione programmatica, mentre sono vincolanti solo sei articoli della parte II.[4]
Ogni parte, poi, si considera vincolata, a sua scelta, da un numero supplementare di articoli o di paragrafi numerati della parte II della Carta, a condizione che il numero totale degli articoli e dei paragrafi numerati che la obbligano non sia inferiore a sedici articoli o a sessantatré paragrafi numerati.
Al centro del meccanismo di controllo è posto il Comitato europeo dei diritti sociali, composto da 15 membri indipendenti nominati per sei anni dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, che in caso di violazioni, invia delle Raccomandazioni al Comitato dei Ministri, l'organo esecutivo del Consiglio d'Europa.
A questo Comitato gli Stati membri sottopongono annualmente rapporti sulla applicazione della convenzione, invece i sindacati nazionali, le associazioni dei datori di lavoro o le ONG a tal scopo abilitate possono denunciare ad esso le violazioni della Carta.
Il 25 marzo 2019, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, presieduto da Giuseppe Palmisano, ha presentato il suo rapporto annuale. Si tratta di 580 conclusioni sulla conformità delle situazioni osservate tra il 2013 e il 2016 in 35 paesi e territori rispetto alla Carta sociale europea su una serie di punti, tra cui il diritto a orari lavorativi ragionevoli, a una equa remunerazione e alla protezione contro le molestie. Ha adottato 276 conclusioni di conformità, riscontrato 206 violazioni della Carta, riguardanti principalmente il diritto di tutti i lavoratori a un ragionevole preavviso di licenziamento, il diritto di intraprendere azioni collettive, tra cui il diritto di sciopero, e le norme che limitano la portata delle trattenute sullo stipendio [5].
Se nella parte II gli Stati contraenti si impegnano a garantire l'effettivo esercizio dei diritti delineati, nella terza, finalmente, ciascuno dei contraenti s'impegna a considerarsi vincolato alla loro realizzazione. Le disposizioni della Carta non pregiudicano le norme di diritto interno e dei trattati più favorevoli per le persone tutelate. In Italia però, queste prescrizioni non sono pienamente rispettate.
Il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d'Europa, infatti, nel 2108 ha verificato anche il mancato rispetto dell'Italia nell'attuazione di diversi articoli della Carta, in particolare, sul diritto alla salute, sulla sicurezza sociale e sulla protezione sociale nel periodo 1 gennaio 2012 - 31 dicembre 2015.
Un periodo piuttosto lungo in cui, si osserva, riguardo alla parità di trattamento ai residenti, che l'Italia deve ancora adottare accordi bilaterali con diversi Paesi non appartenenti all'Unione europea ma firmatari della Carta, e che diritti e parità di trattamento devono essere assicurati ai cittadini apolidi e ai rifugiati.
In particolare, dal Comitato è stato rilevato che l'Italia viola anche l'articolo 13 della Carta il quale prevede che le persone che si trovano in una situazione irregolare devono vedere soddisfatti i propri diritti elementari ed soddisfatte le basilari necessità materiali.
"Le pronunce del CEDS si basano non solo sull'analisi delle legislazioni, ma anche sull'esame delle politiche economiche e sociali, nonché delle prassi attuative, poste in essere dagli Stati parti per realizzare i diritti sociali coinvolti. Il che, pur non avendo la "giurisprudenza" del CEDS un seguito altrettanto efficace, pone tale organismo ad un livello di attenzione particolare anche sul piano giudiziario, considerato il self-restraint della Corte EDU sui diritti sociali, testimoniato dalla storica sentenza del 1998 nel caso Botta v. Italy".[6]
Pur sussistendo un margine di valutazione nell'applicazione dei diritti in ragione del livello di sviluppo economico del Paese, e nell'assenza di una Corte, il Comitato ha consolidato il ruolo di tutela dei diritti sociali e di "accertamento-sanzione" nei confronti degli Stati contraenti.
Dal Vertice del Consiglio d'Europa, svoltosi a Vienna nell'ottobre 1993, il Consiglio d'Europa ha un nuovo mandato politico[7]. I Capi di Stato e di governo hanno deciso che debba essere il garante della sicurezza democratica basata sul rispetto dei diritti dell'uomo, della democrazia e dello Stato di diritto.
[1]Albania, Andorra, Armenia, Austria, Azerbaijan, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia , Francia , Georgia, Germania, Grecia , Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Monaco, Montenegro, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, San Marino, Serbia, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, Turchia, Ucraina, Gran Bretagna.
[2]PARTE V - ARTICOLO E : Non discriminazione: "Il godimento dei diritti riconosciuti nella presente Carta deve essere garantito senza qualsiasi distinzione basata in particolare sulla razza, il colore della pelle, il sesso, la lingua, la religione, le opinioni politiche o ogni altra opinione, l'ascendenza nazionale o l'origine sociale, la salute, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, la nascita o ogni altra situazione").
[3]Panzera C., Per i cinquant'anni della Carta Sociale Europea,Intervento al convegno I diritti sociali dopo Lisbona. Il ruolo delle Corti. Il caso italiano. Il diritto del lavoro fra riforme delle regole e vincoli di sistema", Reggio Calabria 5 novembre 2011
[4]Art. 1 Diritto al lavoro; Art. 5 Diritti sindacali; Art. 6 Diritto di negoziazione collettiva; Art. 7 Diritto dei bambini e degli adolescenti ad una tutela; Art.12 Diritto alla sicurezza sociale; Art.13 Diritto all'assistenza sociale e medica; Art.16 Diritto della famiglia ad una tutela sociale giuridica ed economica; Art.19 Diritto dei lavoratori migranti e delle loro famiglie alla protezione ed all'assistenza; Art. 20 Diritto alla parità di opportunità e di trattamento in materia di lavoro e di professione senza discriminazioni basate sul sesso.
[5]Https://www.coe.int/it/web/portal/-/labour-rights-under-pressure-across-europe-latest-annual-conclusions-from-the-european-committee-of-social-rights
[6]Guiglia G., Il diritto all'abitazione nella carta sociale europea: a proposito di una recente condanna dell'Italia da parte del Comitato Europeo dei Diritti Sociali, Rivista AIC n. 3/2011.
[7]Ribadito dal Terzo Vertice dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio d'Europa, svoltosi a Varsavia il 16 e 17 maggio 2005.
(13/07/2019 - Dott.LAURA BIANCHI)

References: sentenza 
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 7
 Art.12
 Art.13
 Art.16
 Art.19
 Art. 20