Source: https://renatodisa.com/2013/11/04/corte-costituzionale-sentenza-n-254-del-31-ottobre-2013-dichiarata-lillegittimita-costituzionale-dellarticolo-64-commi-1-e-2-del-decreto-legge-22-giugno-2012-n-83-misure-urge/
Timestamp: 2018-07-20 12:21:17+00:00

Document:
Corte Costituzionale, sentenza n. 254 del 31 ottobre 2013. Dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 64, commi 1 e 2, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 134 - Avvocato Renato D'Isa
Corte Costituzionale, sentenza n. 254 del 31 ottobre 2013. Dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 64, commi 1 e 2, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 134
Home/Sentenze - Ordinanze/Corte Costituzionale/Corte Costituzionale 2013/Corte Costituzionale, sentenza n. 254 del 31 ottobre 2013. Dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 64, commi 1 e 2, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 134
Sentenza 254/2013
Presidente SILVESTRI – Redattore NAPOLITANO
Udienza Pubblica del 24/09/2013 Decisione del 23/10/2013
Deposito del 31/10/2013 Pubblicazione in G. U.
Norme impugnate: Artt. 53, c. 1°, lett. b), e 64, c. 1° e 2°, del decreto legge 22/06/2012, n. 83, convertito con modificazioni dall’art. 1, c. 1°, della legge 07/08/2012, n. 134.
1.? Con ricorso consegnato per la notificazione in data 9 ottobre 2012, la Regione Veneto, in persona del Presidente della Giunta regionale, ha promosso questione di legittimità costituzionale di diverse disposizioni facenti parte del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 134, deducendone il contrasto con numerosi parametri costituzionali.
1.1.? Fra le disposizioni oggetto di censura è l’articolo 53, comma 1, lettera b), del d.l. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, con il quale sono state apportate delle modifiche all’art. 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148, che, a sua volta, era intervenuto dettando la nuova disciplina del servizi pubblici locali, precedentemente contenuta nell’art. 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133, disposizione quest’ultima oggetto di referendum abrogativo svoltosi nel giugno 2011, i cui effetti sono stati formalizzati con il decreto del Presidente della Repubblica 18 luglio 2011, n. 113 (Abrogazione, a seguito di referendum popolare, dell’articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e successive modificazioni, nel testo risultante a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 325 del 2010, in materia di modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica).
Aggiunge, a questo punto, la Regione ricorrente che con la disposizione legislativa ora denunziata sono state, tra l’altro, apportate numerose modifiche al ricordato art. 4 del d.l. n. 138 del 2011, le quali ? prosegue la parte ricorrente richiamando numerose precedenti sentenze di questa Corte ? ledono la autonomia regionale, comprimendone le sfere di competenza esclusiva residuale in materia di servizi pubblici locali e concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica.
Peraltro, prosegue la ricorrente, la disposizione censurata, apportando modifiche all’art. 4 del d.l. n. 138 del 2011 ? a sua volta, come detto, riproduttivo dell’art. 23-bis del d.l. n. 112 del 2008 – reintrodurrebbe in sostanza una normativa già oggetto di referendum abrogativo, violando essa stessa l’art. 75 Cost. La surrettizia reiterazione di una norma dichiarata incostituzionale da questa Corte con la sentenza n. 199 del 2012, cioè il ricordato art. 4 del d.l. n. 138 del 2011, violerebbe peraltro anche l’art.136 Cost.
2.? Oggetto di impugnazione sono, altresì, i commi 1 e 2 dell’art. 64 del d.l. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012.
2.1.? Il comma 1 del citato art. 64 prevede l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di un fondo ? avente una dotazione per l’anno 2012 fino a 23 milioni di euro ? per lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva, finalizzato alla realizzazione di nuovi impianti sportivi o alla ristrutturazione di quelli esistenti.
3.? Si è costituito in giudizio, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri osservando, riguardo alla impugnazione dell’art. 53, comma 1, lettera b), del d.l. n. 83 del 2012, che deve ritenersi cessata la materia del contendere in quanto la Corte costituzionale, con sentenza n. 199 del 2012, ha già dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 4 del d.l. n. 138 del 2011 così come modificato, da ultimo, per effetto della disposizione ora censurata.
4.? In prossimità della data fissata per la discussione del presente ricorso la Regione Veneto ha depositato una memoria illustrativa nella quale, con riferimento alla impugnazione dell’art. 53, comma 1, lettera b), del d.l. n. 83 del 2012, ha rilevato che, essendo stata la disposizione espressamente abrogata per effetto della entrata in vigore dell’art. 34, comma 24, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 17 dicembre 2012, n. 221, la questione avrebbe cessato «di avere rilievo».
1.? La Regione Veneto ha promosso questione di legittimità costituzionale di diverse disposizioni legislative contenute nel decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese); fra queste, ha, in particolare, censurato gli articoli 53, comma 1, lettera b), e 64, commi 1 e 2.
1.1.? La Regione Veneto contesta la legittimità costituzionale dell’art. 53, comma 1, lettera b), del d.l. n. 83 del 2012 ? nella parte in cui esso introduce delle modifiche nel preesistente art. 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo) ? sotto un duplice profilo.
1.1.1.? Per un verso, rilevato che la norma censurata è andata a modificare una precedente disposizione legislativa, vale a dire il ricordato art. 4 del d.l. n. 138 del 2011, dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza di questa Corte n. 199 del 2012, la Regione ricorrente ritiene che essa violi l’art. 136 Cost., dando nuovo vigore ad una disposizione già cancellata dall’ordinamento per effetto della ricordata sentenza.
1.1.2.? Per altro verso, prosegue la ricorrente, la medesima norma, sempre in ragione del fatto che essa ha inciso, modificandolo, sull’art. 4 del d.l. n. 138 del 2011, disposizione sostanzialmente riproduttiva dell’art. 23-bis del decreto-legge 25 gennaio 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133, che, a sua volta, a seguito dell’esito di referendum popolare, è stato abrogato con decreto del Presidente della Repubblica 18 luglio 2011, n. 113 (Abrogazione, a seguito di referendum popolare, dell’articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e successive modificazioni, nel testo risultante a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 325 del 2010, in materia di modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica), violerebbe il dettato dell’art. 75 Cost., ripristinando una disposizione già oggetto di referendum abrogativo.
2.? Ai fini della soluzione della presente questione di legittimità costituzionale svolge una funzione decisiva la circostanza che, successivamente alla proposizione da parte della Regione Veneto del presente ricorso, sia intervenuto il legislatore nazionale il quale, come riscontrato anche dalla ricorrente nella sua memoria illustrativa depositata in prossimità dell’udienza, con l’art. 34, comma 24, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha espressamente abrogato la lettera b) dell’art. 53, comma 1, del d.l. n. 83 del 2012.
3.? La Regione Veneto contesta, altresì, la legittimità costituzionale dei commi 1 e 2 dell’art. 64 del d.l. n. 83 del 2012, nella parte in cui, al comma 1, è prevista l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di un Fondo per lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva, finalizzato alla realizzazione di nuovi impianti o alla ristrutturazione di quelli già esistenti, e, al comma 2, è previsto che i criteri per l’erogazione delle risorse in questione siano definiti attraverso un decreto, avente dichiarata natura non regolamentare, adottato dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, di concerto con quello dell’economia e delle finanze, sentiti il CONI e la Conferenza unificata Stato Regioni.
3.1.? In particolare, secondo la ricorrente, le descritte disposizioni si pongono in contrasto, la prima, con l’art. 119 Cost., essendo inibito allo Stato di prevedere l’istituzione di fondi vincolati nelle materie di competenza regionale, individuate, nella specie, in quella del «governo del territorio» e in quella dell’«ordinamento sportivo», la seconda con gli artt. 117, sesto comma, e 120 Cost. poiché essa prevede la adozione da parte dello Stato di atti aventi ? al di là dell’ingannevole autoqualificazione ? contenuto sostanzialmente regolamentare in ambiti materiali rimessi alla competenza concorrente regionale e viola il principio della leale collaborazione fra Stato e Regioni, non essendo previsto un reale coinvolgimento di queste nella definizione dei criteri per la erogazione delle risorse di cui al fondo in questione.
4.? La questione di legittimità costituzionale dell’art. 64, comma 1, del d.l. n. 83 del 2012 è fondata.
4.1.? Deve, preliminarmente, rilevarsi che questa Corte, nell’occuparsi in passato della collocazione materiale della disciplina afferente alla edilizia sportiva ebbe a chiarire, in un primo tempo – anche anteriormente cioè alle «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione» apportate dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, ? che «la ripartizione delle competenze sugli impianti e sulle attrezzature è […] nel senso che, mentre lo Stato è pienamente legittimato a programmare e a decidere gli interventi sugli impianti e sulle attrezzature necessari per l’organizzazione delle attività sportive agonistiche, le regioni vantano invece la corrispondente competenza in relazione all’organizzazione delle attività sportive non agonistiche» (sentenza n. 517 del 1987), precisando, successivamente, che «non è dubitabile che la disciplina degli impianti e delle attrezzature sportive rientri nella materia dell’ordinamento sportivo e che in merito alla stessa operi il riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni sancito dall’art. 117, terzo comma, della Costituzione» (sentenza n. 424 del 2004).
Alla luce di tali precedenti si può, pertanto, tranquillamente, ascrivere la destinazione del fondo in questione ? finalizzato non a favorire l’attività sportiva agonistica ma destinato allo «sviluppo ed alla capillare diffusione della pratica sportiva a tutte le età e tra tutti gli strati della popolazione» ? all’ambito materiale di competenza concorrente regionale dell’«ordinamento sportivo» di cui all’art. 117, terzo comma, Cost.
4.2.? Ciò premesso, va considerato che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, «l’art. 119 Cost. vieta al legislatore statale di prevedere, in materie di competenza legislativa regionale residuale o concorrente, nuovi finanziamenti a destinazione vincolata, anche a favore di soggetti privati. Tali misure, infatti, possono divenire strumenti indiretti, ma pervasivi, di ingerenza dello Stato nell’esercizio delle funzioni delle Regioni e degli enti locali, nonché di sovrapposizione di politiche e di indirizzi governati centralmente a quelli legittimamente decisi dalle Regioni negli ambiti materiali di propria competenza» (sentenza n. 168 del 2008, nonché, in termini sostanzialmente coincidenti, ex plurimis, sentenze n. 50 del 2008, n. 201 del 2007 e n. 118 del 2006). Ciò, in particolare, quando la finalizzazione è, come in questo caso, specifica e puntuale.
4.3.? Né può valere quale argomento idoneo a far ritenere inapplicabile al caso di specie il ricordato radicato orientamento giurisprudenziale l’affermazione della difesa erariale secondo la quale l’intervento finanziario previsto dalla norma censurata sarebbe da attribuire al novero di quelli previsti dall’art. 119, quinto comma, Cost., secondo il quale è consentita allo Stato la destinazione di risorse aggiuntive agli enti locali per l’effettuazione di interventi speciali volti, fra l’altro, alla rimozione degli esistenti squilibri economici e sociali.
5.? L’evidente subordinazione del disposto del comma 2 dell’art. 64 del d.l. n. 83 del 2012 alla perdurante vigenza del contenuto normativo del precedente comma 1 fa sì che, accolta la questione di legittimità costituzionale concernente il comma 1, debba – anche prescindendo dalle specifiche censure fatte valere dalla ricorrente Regione ? essere estesa la dichiarazione di illegittimità costituzionale anche al successivo comma 2, in quanto, trattandosi di disposizione destinata ad operare esclusivamente in funzione della precedente, venuta meno questa, non trova giustificazione la sua permanenza nell’ordinamento.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2013-11-05T12:15:18+00:00	4 novembre 2013|Corte Costituzionale, Corte Costituzionale 2013, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 sentenza 
 art. 4
 art. 64
 sentenza 
 art. 4
 art. 4
 sentenza 
 sentenza