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Timestamp: 2015-04-19 15:39:06+00:00

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Sentenza: Testamento rinvenuto dopo 21 anni. L'accettazione dell'eredit� � unica indipendentemente dal titolo della chiamata; il vigente ordinamento, infatti, non contempla due distinti ed autonomi diritti di accettazione dell'eredit�, derivanti l'uno dalla devoluzione testamentaria e l'altro dalla legittima, ma prevede un unico diritto di accettazione che, se non viene fatto valere, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal giorno dell'apertura della successione
Testamento rinvenuto dopo 21 anni. L'accettazione dell'eredit� � unica indipendentemente dal titolo della chiamata; il vigente ordinamento, infatti, non contempla due distinti ed autonomi diritti di accettazione dell'eredit�, derivanti l'uno dalla devoluzione testamentaria e l'altro dalla legittima, ma prevede un unico diritto di accettazione che, se non viene fatto valere, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal giorno dell'apertura della successione
SUCCESSIONE IN GENERE - Accettazione della eredit� - prescrizione.SUCCESSIONE IN GENERE - Accettazione della eredit� - prescrizione Successione in genere - Accettazione della eredit� - Prescrizione - Unicit� del diritto di accettazione dell'eredit�, indipendentemente dalla fonte, testamentaria o legittima, della delazione - Sussistenza - Conseguente unicit� della prescrizione del diritto di accettazione, decorrente in ogni caso dall'apertura della successione - Fondamento. Vedi tutto Intestazione
L'accettazione dell'eredit� � unica indipendentemente dal titolo della chiamata; il vigente ordinamento, infatti, non contempla due distinti ed autonomi diritti di accettazione dell'eredit�, derivanti l'uno dalla devoluzione testamentaria e l'altro dalla legittima, ma prevede un unico diritto di accettazione che, se non viene fatto valere, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal giorno dell'apertura della successione (nella specie, la Corte ha escluso che il rinvenimento di un testamento, dopo 21 anni dall'apertura della successione avvenuta con l'accertata scomparsa del de cuius, potesse far decorrere nuovamente il termine decennale di prescrizione per l'accettazione dell'eredit�).
Giovedì 7 Febbraio 2013, 23.54 Autorit�: Cassazione civile sez. II
Numero: n. 264
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. TRIOLA Roberto Michele - Presidente -
ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso 34524-2006 proposto da: A.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RUGGERO FAURO 102, presso lo studio dell'avvocato ROMAGNOLI ITALO, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati MARINI FRANCESCO SAVERIO, RAUCCI LUIGI; - ricorrente - contro C.R., Z.C. DETTA C., N.Y., C.M.; - controricorrenti - sul ricorso 3094-2007 proposto da: N.Y. VED. C. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TEODOSIO MACROBIO 3, presso lo studio dell'avvocato GABRIELLI ENRICO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato DE NOVA GIORGIO; - controricorrente e ricorrente incidentale - contro C.R., A.G., C.M., Z. C. DETTA C.; - intimati - sul ricorso 4165-2007 proposto da: C.R. (OMISSIS), Z.C. DETTA C. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 14 A-4, presso lo studio dell'avvocato PAFUNDI GABRIELE, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato GAFFURI GIANFRANCO; - controricorrenti e ricorrenti incidentali - contro A.G., N.Y., C.M.; - intimati - sul ricorso 4417-2007 proposto da: C.M. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MICHELE MERCATI 51, presso lo studio dell'avvocato BRIGUGLIO ANTONIO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato SALETTI ACHILLE; - controricorrente e ricorrente incidentale - contro N.Y., C.R., A.G., Z. C. DETTA C.; - intimati - avverso la sentenza n. 2076/2006 della CORTE D'APPELLO di MILANO, depositata il 28/08/2006; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27/11/2012 dal Consigliere Dott. VINCENZO MAZZACANE; udito Gli Avvocati Italo Romagnoli e Francesco Saverio Marini difensori del ricorso 34524/06 che si sono riportati agli atti depositati chiedendone l'accoglimento; udito gli Avv.ti Enrico Gabrielli e Giorgio De Nova difensori del ricorso 3094/07 che si sono riportati agli atti depositati chiedendone l'accoglimento; udito l'Avv. Gianfranco Gaffuri difensore del ricorso 4165/07 che si riporta agli atti depositati; udito l'Avv. Achille Saletti difensore del ricorso 4417/07 che si riporta agli atti depositati; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CAPASSO Lucio che, riuniti i ricorsi, ha concluso per il rigetto del ricorso principale, e per l'assorbimento dei ricorsi incidentali condizionati. (Torna su ) Fatto
Con atto di citazione notificato il 15-12-2000 A.G., premesso che C.M. era stato dichiarato morto presunto con sentenza della Corte di Appello di Milano del 2-3-1983 in riferimento alla sua scomparsa nel (OMISSIS), assumeva che nell'ottobre del 1998 nell'appartamento sito in (OMISSIS), era stato rinvenuto un testamento olografo del "de cuius" con il quale era stata nominata sua erede M.E., a sua volta deceduta il (OMISSIS), lasciando erede universale l'esponente.
L'attore quindi conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Milano N.Y., vedova di C.R., fratello del defunto, Z.C., C.R., C.M. (rispettivamente vedova e figli di C.D., altro fratello deceduto di C.M.), chiedendo accertarsi e dichiararsi che l' A. era erede universale di C.M., ed ordinarsi ai convenuti di immettere l'istante nel possesso e nella propriet� dei beni del defunto, da essi appresi quali eredi legittimi di C.M..
Il Tribunale adito con sentenza del 4-11-2003 rigettava le domande attrici rilevando che il diritto di accettare l'eredit� di C. M. si era prescritto in capo alla dante causa dell' A., posto che il termine prescrizionale decorre ex art. 480 c.c. dal giorno dell'apertura della successione sia per la successione legittima che per quella testamentaria.
Proposta impugnazione da parte di quest'ultimo cui resistevano tutti gli appellati la Corte di Appello di Milano con sentenza del 28-8- 2006 ha rigettato il gravame.
Per la cassazione di tale sentenza l' A. ha proposto un ricorso articolato in un unico motivo; la N., la Z. e C.R., e C.M. hanno resistito con autonomi controricorsi, formulando altres� dei ricorsi incidentali condizionati affidati ad un unico motivo; tutti i resistenti hanno successivamente depositato delle memorie.
Venendo quindi all'esame del ricorso principale, si rileva che con l'unico motivo articolato l' A., denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 480 e 2935 c.c., censura la sentenza impugnata per aver affermato che la mancata conoscenza del testamento non esime il chiamato dall'onere di accettare l'eredit� nel termine di dieci anni dalla data di apertura della successione, pena la prescrizione, a nulla rilevando che il testamento (e quindi il titolo della delazione) sia stato scoperto in data successiva alla scadenza del termine.
Il ricorrente principale muove dalla premessa che l'accettazione dell'eredit� presuppone l'esistenza del testamento quale atto formalmente indispensabile alla formazione del negozio di accettazione ed alla sua trascrivibilit�, circostanza che giustifica la conclusione che la scoperta dei testamento in data successiva alla scadenza di dieci anni dalla data di apertura della successione faccia decorrere per il beneficiario il termine di prescrizione del diritto all'accettazione dal momento della scoperta stessa ex art. 2935 c.c.; il diverso assunto del giudice di appello - secondo cui l'impossibilit� per il chiamato di accettare una delazione da lui ignorata deve essere qualificata come impossibilit� di fatto, non dipendendo dalla oggettiva assenza di un presupposto di diritto, ma dalla soggettiva ignoranza dell'esistenza del diritto stesso - collide con l'impossibilit� tecnica per un terzo, estraneo alla successione "ab intestato", che versa nella giustificata ignoranza della sua chiamata all'eredit� in forza di un testamento, di accettare un'eredit� nelle forme previste e, soprattutto, di garantire, con la trascrizione del relativo atto, la sua pubblicit� ed opponibilit� agli altri eredi o loro aventi causa; deve quindi necessariamente pervenirsi alla conclusione che la mancata scoperta del testamento nel termine di cui all'art. 480 c.c. costituisce un impedimento giuridico all'esercizio del diritto di accettazione dell'eredit� e che, in quanto tale, differisce alla data della sua scoperta la decorrenza del "dies a quo" di detto termine.
La sentenza impugnata ha condiviso il convincimento del giudice di primo grado con riferimento alla decorrenza del termine prescrizionale del diritto di accettare l'eredit� dal giorno dell'apertura della successione ai sensi dell'art. 480 c.c., e quindi nella fattispecie dal (OMISSIS), anno dell'accertata scomparsa di C.M..
Il Collegio ritiene necessario, ai fini della soluzione della questione oggetto del motivo in esame, muovere dalla premessa che l'art. 459 c.c., nel prescrivere che l'eredit� si acquista con l'accettazione, si riferisce all'eredit� in s� considerata, a prescindere dai titolo della chiamata, legittima o testamentaria, presupponendo quindi un concetto unitario di acquisto dell'eredit� stessa.
In tale contesto deve essere letto l'art. 480 c.c. che stabilisce il termine di decorrenza della prescrizione decennale del diritto di accettare l'eredit� in ogni caso dal giorno dell'apertura della successione, e, in caso di istituzione condizionale, dal giorno in cui si verifica la condizione, senza porre quindi alcuna distinzione con riferimento al tipo di devoluzione; ai sensi del comma 3 della suddetta norma, poi, quando i primi chiamati abbiano accettato l'eredit�, ma successivamente vengono rimossi gli effetti dell'accettazione, il suddetto termine non corre per gli ulteriori chiamati, decorrendo quindi dal giorno in cui costoro hanno la possibilit� giuridica di accettare.
La conferma della scelta del legislatore di stabilire un termine decennale di prescrizione del diritto di accettazione dell'eredit� decorrente dal giorno dell'apertura della successione sia in caso di successione legittima che testamentaria (fatte salve le espresse eccezioni previste dallo stesso art. 480 c.c.) � offerta dall'art. 483 c.c. che, dopo aver disposto al comma 1 che l'accettazione dell'eredit� non si pu� impugnare se viziata da errore, prevede al secondo comma che "se si scopre un testamento del quale non si aveva notizia al tempo dell'accettazione, l'erede non � tenuto a soddisfare i legati scritti in esso oltre il valore dell'eredit�, o con pregiudizio della porzione legittima che gli � dovuta".
Invero tale disposizione - dalla quale si evince che, una volta accettata l'eredit�, non si pone pi� un problema di prescrizione del diritto di accettazione della stessa in base ad un testamento scoperto successivamente - attribuisce rilievo ad un testamento che sia stato rinvenuto a distanza di tempo dall'apertura della successione in quanto, temperando il rigore di quanto sancito al primo comma, ne prevede l'efficacia senza che esso debba essere accettato, sia nell'ipotesi che detto testamento sia pi� favorevole per il chiamato (qualora gli attribuisca una quota maggiore di eredit� o altri beni) sia nell'ipotesi opposta, stabilendo il principio del limite dell'obbligo di soddisfare i legati entro il valore della dell'eredit�; pertanto la norma in esame esclude due autonomi diritti di accettazione dell'eredit�, in quanto, se cos� fosse, l'erede sarebbe tenuto a soddisfare i legati previsti nel testamento scoperto successivamente soltanto a seguito dell'accettazione di tale testamento; invece l'obbligo per l'erede di soddisfare i legati, sia pure nei limiti sopra enunciati, a seguito della scoperta di un testamento di cui non si aveva conoscenza al tempo dell'accettazione dell'eredit� - e quindi il dettato legislativo secondo il quale l'accettazione sulla base della originaria delazione resta valida, ma alla prima successione si sovrappone quella testamentaria nei termini suddetti - inducono logicamente alla conclusione che l'accettazione � unica indipendentemente dal titolo della chiamata, conformemente all'orientamento consolidato di questa Corte secondo cui il vigente ordinamento non contempla due distinti ed autonomi diritti di accettazione dell'eredit�, derivanti l'uno dalla devoluzione testamentaria e l'altro dalla legittima, ma prevede (con riguardo al patrimonio relitto dal defunto, quale che ne sia il titolo della chiamata) un unico diritto di accettazione che, se non viene fatto valere, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal giorno dell'apertura della successione (Cass. 25-1-1983 n. 697; Cass. 18-10- 1988 n. 5666; Cass. 16-2-1993 n. 1933; Cass. 22-9-2000 n. 12575).
Deve a tal punto essere esaminata la questione di legittimit� costituzionale dell'art. 480 c.c., comma 2 sollevata in via subordinata nella memoria di costituzione di nuovi difensori dell' A. del 10-5-2010 per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost..
Sotto un primo profilo il ricorrente principale rileva che, ove si ritenesse avvenuta al momento dell'apertura della successione anche la vocazione dell'istituito ad opera di un testamento rinvenuto soltanto in un momento posteriore alla iniziale delazione testamentaria e prima sconosciuto, la posizione di questa particolare figura di vocato verrebbe ad essere irragionevolmente deteriore rispetto a tutti gli altri chiamati, sia primi, sia ulteriori, sia istituiti "sub condicione", potendo le prime due categorie esercitare immediatamente il diritto di accettare l'eredit�, mentre per la terza categoria il termine per la prescrizione dell'accettazione decorrerebbe soltanto a partire dal giorno in cui la condizione si sia verificata; invece al chiamato per effetto di un testamento sconosciuto al momento dell'apertura della successione non sarebbe consentito accettare l'eredit� perch� sprovvisto del titolo su cui fondare il diritto di accettazione, con la conseguenza che la decorrenza del termine di prescrizione decorrerebbe per lui dall'apertura della successione senza trovarsi nella condizione giuridica di far valere il suo diritto all'accettazione; inoltre la disciplina del "dies a quo" della prescrizione come interpretata dalla sentenza impugnata verrebbe a configurare la prescrizione del tutto sfornita del carattere, che pure le � proprio, di sanzione nei riguardi del comportamento inerte del titolare del diritto.
Pur prescindendo dal notare che l'impossibilit� di far valere il diritto alla quale l'art. 2935 c.c. attribuisce rilevanza di fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione � solo quello che deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l'esercizio (come nell'ipotesi dei figli naturali non riconosciuti e dichiarati tali giudizialmente dopo la morte dei genitore, per i quali il termine decennale di prescrizione per l'accettazione dell'eredit� decorre solo dal passaggio in giudicato della decisione di accertamento del loro "status", Cass. 19-10-1993 n. 10333), e non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto per i quali il successivo art. 2941 c.c. prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione tra le quali, salvo l'ipotesi di dolo prevista dal n. 8 del citato articolo, non rientra l'ignoranza, da parte del titolare, del fatto generatore del suo diritto, n� il dubbio soggettivo sull'esistenza di tale diritto ed il ritardo indotto dalla necessit� del suo accertamento (Cass. 7-11-2005 n. 21495; Cass. 27-6- 2011 n. 14163; Cass. Ord. 7-3-2012 n. 3584), come appunto nel caso di testamento non scoperto nel termine decennale dall'apertura della successione, � decisivo rilevare che la scelta del legislatore al riguardo non si rivela affatto priva di ragionevolezza nel prevedere unitariamente il decorso del termine decennale di accettazione dell'eredit�, essendo tale disciplina finalizzata, come in tutte le ipotesi di prescrizione, al perseguimento della certezza delle situazioni giuridiche, e quindi ispirata dalla esigenza di cristallizzare in modo definitivo, dopo un certo lasso di tempo, la regolamentazione dei diritti ereditari tra categorie di successibili che versano in condizioni di fatto diverse, accordando quindi una specifica tutela a chi abbia accettato nel termine di dieci anni dall'apertura della successione l'eredit� devolutagli per legge o per testamento, ed anche a chi, dopo aver accettato nel termine di legge l'eredit� legittima, abbia fatto valere un testamento successivamente scoperto, rispetto a colui che, chiamato per testamento e non anche per legge all'eredit�, non abbia potuto accettarla nel termine decennale di prescrizione decorrente dall'apertura della successione per mancata conoscenza dell'esistenza di tale scheda testamentaria.
Il ricorrente poi solleva la questione di legittimit� costituzionale dell'art. 480 c.c. anche con riferimento all'art. 24 Cost., osservando che, in base all'interpretazione di detta norma da parte della sentenza impugnata, si ritiene che l'istituito erede mediante testamento oggettivamente sconosciuto a chiunque debba essere considerato chiamato a tutti gli effetti, senza peraltro considerare che costui non sarebbe nella condizione giuridica non soltanto di accettare l'eredit�, ma neppure di esercitare quei poteri che il legislatore all'art. 460 c.c. ha attribuito al chiamato prima dell'accettazione.
Premesso che l'art. 480 c.c. prevede un termine prescrizionale e che all'istituto della prescrizione deve riconoscersi natura sostanziale e non processuale, si deve quindi rilevare che detto termine, non finalizzato all'esercizio della difesa, � per sua natura estraneo all'ambito di tutela dell'art. 24 Cost. (sull'inammissibilit� di denunciare la violazione dell'art. 24 Cost. con riferimento a norme che fissano termini di natura non processuale vedi Corte Cost. Ord. 22-10-1987 n. 324; Corte Cost. Ord. 28-7-1988 n. 940; Corte Cost. 7-6- 2007 n. 180).
Con l'unico motivo di ricorso incidentale condizionato la N. censura la sentenza impugnata per aver disatteso l'eccezione dell'esponente di inammissibilit� dell'appello di controparte in ragione della mancata impugnazione da parte dell' A. del capo della sentenza di primo grado che aveva statuito che era gi� decorso il termine per l'accettazione dell'eredit� di C.M. in danno di M.E., dante causa dell' A., in quanto la successione si era aperta il (OMISSIS) e la M. era deceduta il (OMISSIS); invero erroneamente la Corte territoriale ha ritenuto che nell'ambito della sentenza di primo grado non fosse enucleabile un capo relativo specificatamente all'accertamento dell'intervenuta prescrizione del diritto dell' A., atteso che in altra parte della sentenza di appello, a pagina 26, � stata distinta in maniera assai nitida la questione dell'intervenuta prescrizione in capo alla M. e la questione dell'intervenuta prescrizione in capo all' A..
La Z. e C.R. da un lato e C.M. dall'altro hanno introdotto rispettivamente dei ricorsi incidentali condizionati di contenuto analogo a quello formulato dalla N..
Cos� deciso in Roma, il 27 novembre 2012.
Depositato in Cancelleria il 8 gennaio 2013 Ultime SENTENZE
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