Source: http://www.slideshare.net/serafinolacorte9/ddl-958-semplificazioni
Timestamp: 2016-08-24 02:13:52+00:00

Document:
presentato dal Ministro per la pubblica amministrazione
e la semplificazione (D’ALIA)
di concerto con il Ministro dell’interno (ALFANO)
con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo (BRAY)
con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca (CARROZZA)
con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (ORLANDO)
con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (LUPI)
con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali (GIOVANNINI)
con il Ministro dello sviluppo economico (ZANONATO)
con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali (DE GIROLAMO)
con il Ministro dell’economia e delle finanze (SACCOMANNI)
con il Ministro degli affari esteri (BONINO)
con il Ministro della difesa (MAURO)
e con il Ministro della salute (LORENZIN)
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 23 LUGLIO 2013
Misure di semplificazione degli adempimenti per i cittadini e le imprese
e di riordino normativo
Senato della Repubblica – N. 958
Relazione ...........................................................
Relazione tecnica ..................................................
Analisi tecnico-normativa ........................................
Analisi dell’impatto della regolamentazione (AIR) ...........
Disegno di legge ...................................................
ONOREVOLI SENATORI. – Il disegno di legge
contiene una serie di misure di semplificazione che arricchiscono il quadro degli interventi di sburocratizzazione dell’amministrazione, indispensabili per la riduzione degli
oneri amministrativi e informativi a carico
di cittadini e imprese ed utili per il rilancio
Si tratta di misure di semplificazione a
costo zero che, in coerenza con precisi impegni assunti in sede europea, permettono,
come richiesto anche dalle maggiori associazioni imprenditoriali, di ridurre gli oneri amministrativi gravanti sulle imprese.
In proposito, si sottolinea che le misure
fino ad oggi adottate, comprese quelle contenute nel decreto cosiddetto «Semplifica
Italia» (decreto-legge 9 febbraio 2012, n.
5, convertito, con modificazioni, dalla legge
4 aprile 2012, n. 35), hanno consentito di
realizzare un risparmio stimato, a regime,
in 8,14 miliardi di euro (pari al 31,3 per
cento degli oneri) e che il nuovo provvedimento, con gli ulteriori risparmi che ne deriveranno, darà un importante contributo al
rispetto degli impegni assunti.
Il disegno di legge si compone di 39 articoli, il cui contenuto viene di seguito illustrato.
L’articolo 1 prevede una delega legislativa per il riassetto e la codificazione in materia di istruzione, università e ricerca, in
materia ambientale, nonché in materia di
leggi metriche, di società fiduciarie e di revisione, di borse merci e di società di mutuo
Il comma 2 rinvia, quali princìpi e criteri
direttivi della delega, all’articolo 20 della
legge n. 59 del 1997. Il comma 3 stabilisce
la procedura di adozione dei decreti legisla-
tivi: proposta del Ministro per la pubblica
amministrazione e la semplificazione e dei
Ministri competenti, previa acquisizione del
parere della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato, nonché, successivamente, del
parere delle competenti Commissioni parlamentari e della Commissione parlamentare
per la semplificazione, che si pronunciano
entro sessanta giorni. Decorsi i termini, i decreti legislativi possono essere comunque
approvati. Il comma 4 prevede che entro
due anni dall’entrata in vigore dei decreti legislativi possano essere adottate disposizioni
integrative e correttive dei decreti stessi.
L’articolo 2 disciplina la delega al Governo per l’adozione, entro due anni, di decreti legislativi contenenti disposizioni anche
modificative della disciplina vigente, per il
riordino, l’armonizzazione e il coordinamento di tutte le norme legislative e regolamentari in materia di istruzione, università e
ricerca. Vengono stabiliti i princìpi e criteri
direttivi della delega: organizzazione delle
disposizioni vigenti alla data di adozione
dei decreti per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse; coordinamento, formale e sostanziale, delle disposizioni per garantire
coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per assicurare il riordino e la semplificazione delle strutture, ivi compresi gli organi
collegiali della scuola, e dei procedimenti;
individuazione e indicazione delle previgenti
disposizioni abrogate; semplificazione e riordino del regime dei controlli e delle valutazioni delle attività e dell’organizzazione
delle università, ivi compresi gli organismi
preposti, in conformità al principio di autonomia delle università medesime sancito dall’articolo 33 della Costituzione, attraverso la
riduzione dei controlli e delle valutazioni di
tipo preventivo e l’eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni di competenze, con
esclusione delle norme in materia di contabilità. Il comma 2 rinvia alla procedura di
adozione dei decreti legislativi disciplinata
dall’articolo 1, comma 3, del disegno di
legge. Il comma 3 reca disposizioni per l’invarianza finanziaria.
L’articolo 3 disciplina la delega al Governo volta alla codificazione in materia ambientale, da esercitarsi entro due anni. Al tal
riguardo, il Governo adotta uno o più decreti
legislativi volti a correggere o integrare le
norme in materia di tutela ambientale al
fine del completamento del quadro normativo contenuto nel decreto legislativo
n. 152 del 2006, nel rispetto delle regole costituzionali in materia di riparto delle competenze legislative e amministrative tra Stato
e regioni. Al comma 1, si individuano i
princìpi e criteri direttivi per il riassetto
princìpi di tutela ambientale, ivi compresa la disciplina dell’accesso in materia
funzioni e organizzazione del Ministero
dell’ambiente e della tutela e del territorio e
del mare, degli enti e società da esso vigilati, delle commissioni e altri organismi, comunque denominati, da esso vigilati; in tale
ambito si procederà anche ad una ricognizione dei compiti di tutela ambientale di altri enti e organi, anche di polizia;
valutazione di impatto ambientale, valutazione ambientale strategica, autorizzazione
integrata ambientale, autorizzazione unica
bonifiche ambientali, prevenzione e risarcimento del danno ambientale;
rimedi stragiudiziali e giudiziali in materia ambientale;
parchi nazionali, riserve e aree naturali
nonché marine protette, zone umide, e
zone a qualunque titolo interessate da profili
ambientali, tutela della biodiversità, della
biosicurezza, della fauna e della flora, tutela
e difesa del mare e dell’ambiente marino e
gestione dei rifiuti, ivi comprese la disciplina in tema di discariche e impianti di
smaltimento, riciclo, recupero, nonché la gestione dei rifiuti connessa alle situazioni
tutela e qualità dell’aria e riduzione
delle emissioni in atmosfera;
prevenzione e protezione dall’inquinamento acustico ed elettromagnetico e dai rischi industriali;
infrastruttura per l’informazione territoriale (Inspire);
commercio di emissioni inquinanti;
prevenzione e repressione delle violazioni compiute in danno dell’ambiente concentrando nel codice penale le fattispecie
di delitti in materia ambientale.
Il comma 2 reca ulteriori princìpi e criteri
direttivi di semplificazione normativa:
a) indicazione, dopo la rubrica di ogni
articolo, tra parentesi, degli estremi della
precedente disposizione del decreto legislativo n. 152 del 2006 riassettata, o di altra
previgente fonte normativa riassettata, della
disposizione dell’Unione europea, della giurisprudenza europea o costituzionale attuata;
b) coordinamento delle discipline settoriali di tutela dei singoli beni ambientali al
fine di ridurre duplicazioni;
c) coordinamento formale e sostanziale
del testo delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire
la coerenza giuridica, logica e sistematica
della normativa e per adeguare, aggiornare
e semplificare il linguaggio normativo;
d) verifica del rispetto della normativa
da riassettare in conformità alle direttive europee in materia;
e) adeguamento della normativa alla
giurisprudenza costituzionale, europea e
delle giurisdizioni superiori;
f) indicazione esplicita delle norme
abrogate, fatta salva l’applicazione dell’articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile;
g) definizione dei criteri di adeguamento dell’organizzazione amministrativa
alle modalità di esercizio delle relative funzioni;
h) ricognizione e riassetto dei reati ambientali;
i) depenalizzazione degli illeciti ambientali contravvenzionali puniti con la sola
pena pecuniaria, o con pena pecuniaria alternativa alla pena dell’arresto fino a un anno,
con conseguente loro trasformazione in illeciti amministrativi ad eccezione di quelli individuati dal diritto dell’Unione europea
quali illeciti di natura penale; previsione di
sanzioni amministrative adeguate, proporzionate, efficaci ed effettive, anche inibitorie,
interdittive, e riparatorie, aumentando in
ogni caso fino al triplo la vigente sanzione
dell’ammenda; trasformazione in delitti degli
illeciti penali ambientali contravvenzionali
puniti con l’arresto pari o superiore a due
anni, in via esclusiva o in aggiunta all’ammenda;
l) per gli illeciti amministrativi, indicazione esplicita dell’autorità competente a ricevere il rapporto relativo alle sanzioni amministrative, ai sensi dell’articolo 17 della
legge 24 novembre 1981, n. 689; razionalizzazione e semplificazione degli organi competenti a irrogare le sanzioni; razionalizzazione delle vigenti destinazioni del gettito
delle sanzioni pecuniarie, con destinazione
a finalità di tutela ambientale; individuazione in capo al Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare della
competenza a vigilare e impartire direttive
sull’accertamento e la repressione degli illeciti amministrativi, e sulla gestione del relativo contenzioso, e a predisporre una banca
dati contenente gli elementi informativi sugli
illeciti accertati, le sanzioni irrogate, i relativi contenziosi;
m) previsione di un obbligo di comunicazione, ai soli fini statistici e di monitoraggio, da parte delle cancellerie degli organi
giudiziari al Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare delle condanne irrevocabili in materia ambientale, secondo un modello predefinito con decreto
interministeriale;
n) invarianza degli oneri a carico della
Il comma 3, per quanto concerne le funzioni amministrative, fermo restando il rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza, autonomia e leale collaborazione tra i diversi soggetti istituzionali, individua i seguenti princìpi e criteri
a) semplificazione dei procedimenti
amministrativi, e di quelli che agli stessi risultano strettamente connessi o strumentali,
senza riduzione del livello di tutela ambientale vigente e in modo da ridurre il numero
delle fasi procedimentali e delle amministrazioni intervenienti, anche riordinando le
competenze degli uffici, accorpando le funzioni per settori omogenei, sopprimendo gli
organi che risultino superflui e costituendo
centri interservizi dove ricollocare il personale degli organi soppressi e raggruppare
competenze diverse ma confluenti in un’unica procedura, nel rispetto dei princìpi generali indicati e delle competenze riservate
b) verifica dei tempi procedimentali, assicurando che gli stessi siano congruenti alla
complessità oggettiva e soggettiva del procedimento, riduzione dei termini non congrui
per la conclusione dei procedimenti e uniformazione dei tempi di conclusione previsti
per procedimenti tra loro analoghi;
c) disciplina uniforme dei procedimenti
dello stesso tipo che si svolgono presso diverse amministrazioni o presso diversi uffici
d) aggiornamento delle procedure, prevedendo l’ampia e ottimale utilizzazione
delle tecnologie dell’informazione e della
comunicazione, anche nei rapporti con i destinatari dell’azione amministrativa;
e) disciplina uniforme delle procedure
in cui si fa ricorso agli strumenti delle intese, degli accordi e degli atti equiparabili
comunque denominati, nonché delle conferenze di servizi, previste dalle normative vigenti, in base ad uno o più schemi o modelli
di riferimento nei quali, ai sensi degli articoli da 14 a 14-quater della legge 7 agosto
1990, n. 241, e successive modificazioni,
siano stabilite le responsabilità, le modalità
di attuazione e le conseguenze degli eventuali inadempimenti;
f) avvalimento di uffici e strutture tecniche e amministrative pubbliche da parte
di altre pubbliche amministrazioni, sulla
base di accordi conclusi ai sensi dell’articolo
15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.
Il comma 4 rinvia alla procedura di adozione dei decreti legislativi disciplinata dall’articolo 1 comma 3. In relazione alle materie oggetto di riassetto, il comma 5 dispone
che il Governo completi il processo di codificazione adottando, anche contestualmente
ai decreti legislativi, una o più raccolte organiche delle norme regolamentari regolanti la
medesima materia, se del caso adeguandole
alla nuova disciplina prevista a livello primario e procedendo alla semplificazione
dei procedimenti secondo i criteri direttivi
elencati al comma 3. Per l’adozione delle
norme regolamentari si provvede con il procedimento previsto dalle fonti di rango primario con la veste del decreto del presidente
della Repubblica o del decreto ministeriale o
interministeriale, su proposta del Ministro
del mare, di concerto con i Ministri che
hanno espresso il concerto sui regolamenti
oggetto di riassetto.
Inoltre, sugli schemi di regolamento sono
acquisiti i pareri della Conferenza unificata,
del Consiglio di Stato e delle Commissioni
parlamentari competenti. Il comma 6 reca
la clausola di invarianza finanziaria.
L’articolo 4 delega il Governo ad adottare
disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, in materia di inconferibilità e incompatibilità degli
incarichi presso le pubbliche amministrazioni.
L’articolo 5 reca la delega al Governo ad
adottare uno o più decreti legislativi correttivi ed integrativi del codice dei beni culturali e del paesaggio, da esercitare entro due
anni, sulla base dei princìpi, criteri e procedure previsti all’articolo 10 della legge
n. 137 del 2002 e dall’articolo 1 e del presente disegno di legge. Il comma 2 reca la
L’articolo 6 modifica il comma 5 dell’articolo 25 del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112. Si prevede che sulla base degli esiti
del programma per la misurazione e la riduzione dei tempi dei procedimenti amministrativi e degli oneri regolatori gravanti su
imprese e cittadini il Governo adotti, entro
il 31 dicembre 2015, uno o più regolamenti
di delegificazione per semplificare e ridurre
gli oneri regolatori, ivi compresi quelli amministrativi, gravanti sulle imprese e sui cittadini e a ridurre i termini di conclusione
dei procedimenti nei settori di competenza
statale misurati, in applicazione del principio
di proporzionalità degli adempimenti amministrativi e dei princìpi e criteri direttivi di
cui all’articolo 20 della legge n. 59 del
L’articolo 7, al comma 1, attribuisce al
Governo il compito di promuovere accordi
ed intese con le regioni al fine di coordinare
le attività delle amministrazioni interessate
volte a realizzare obiettivi di semplificazione
e di proseguire l’attività in corso per l’attuazione condivisa delle misure contenute nel
citato decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5.
È a tal fine istituito presso la Conferenza
unificata un apposito tavolo istituzionale. Il
comma 2 prevede che entro il 31 dicembre
di ogni anno il Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, previa intesa con la Conferenza unificata, approvi
l’Agenda per la semplificazione contenente
le linee di indirizzo condivise tra Stato, regioni, province autonome e autonomie locali
e il crono-programma di attuazione. Il
comma 3 reca la clausola d’invarianza finanziaria. Il comma 4 autorizza il Governo ad
adottare entro centoventi giorni un regolamento di delegificazione (ex articolo 17,
comma 2, legge n. 400 del 1988) per il riordino della disciplina concernente la rilevazione di informazioni e la trasmissione di
dati e comunicazioni a carico dei comuni
verso altre pubbliche amministrazioni, autorità ed istituzioni di controllo. Il comma 5
dispone che al fine di garantire la piena fruibilità dei dati e delle informazioni certificati
dalle pubbliche amministrazioni, Governo,
regioni, province autonome e autonomie locali promuovono la tempestiva predisposizione di convenzioni per la fruibilità dei
dati delle pubbliche amministrazioni. Il
comma 6 demanda alla cabina di regia per
l’attuazione dell’agenda digitale italiana il
coordinamento delle attività di attuazione
del comma 5. Il comma 7 dispone che a decorrere dal 2014 la predisposizione delle
convenzioni per la fruibilità dei dati, ovvero
l’adesione alle stesse, costituirà elemento di
valutazione della virtuosità delle pubbliche
amministrazioni. Il comma 8 prevede che
l’Agenzia per l’Italia digitale monitori l’attuazione del presente articolo, informando
semestralmente la cabina di regia per l’attuazione dell’agenda digitale italiana. Il comma
9 obbliga le amministrazioni titolari di banche dati certificanti a garantire entro il 31
dicembre 2014 l’accesso per via telematica
alle stesse da parte delle amministrazioni
procedenti, nel rispetto delle norme in materia di privacy e di accesso telematico ai dati
delle pubbliche amministrazioni. Le attività
volte a garantire l’accesso telematico costituiscono parametro di valutazione della performance dirigenziale. Il comma 10 definisce le nozioni di «dati e informazioni certificati dalle pubbliche amministrazioni» e
«banche dati certificanti». Il comma 11 prevede che l’amministrazione certificante garantisca la veridicità e la validità dei dati e
delle informazioni contenute nelle banche
dati certificanti di cui è titolare e che le violazioni vengano prese in considerazione ai
fini della misurazione e della valutazione
della performance individuale dei responsabili dell’omissione.
L’articolo 8 dispone il rilascio, da parte
degli atenei e degli istituti di istruzione secondaria superiore, di certificazioni dei titoli
di studio anche in lingua inglese, su richiesta dell’interessato.
L’articolo 9 semplifica gli adempimenti
per i cittadini interessati al cambio di residenza, prevedendo che le dichiarazioni relative al tributo comunale sui rifiuti e sui servizi vengano acquisite contestualmente a
quelle relative al cambio di residenza, al
fine di favorire il corretto e sollecito adempimento dell’obbligazione tributaria e la riduzione dell’evasione fiscale.
L’articolo 10 introduce significative semplificazioni alle procedure del pubblico registro automobilistico (PRA). Per la trascrizione d’ufficio telematica al PRA dei provvedimenti amministrativi e giudiziari, si prevede che la richiesta di aggiornamento degli
archivi del PRA da parte dell’autorità giudiziaria e delle pubbliche amministrazioni sia
inoltrata esclusivamente mediante posta elettronica certificata (PEC) o mediante procedura telematica. Il comma 2 prevede che
gli uffici del PRA provvedono alla conservazione sostitutiva in formato digitale, per il
periodo minimo previsto dalla legge, dei documenti in sostituzione del documento originale cartaceo. Il comma 3 dispone che nelle
more dell’attuazione dell’articolo 2 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, i comuni trasmettano agli uffici del PRA, in
via telematica o su supporto magnetico, i
dati relativi all’avvenuto trasferimento di residenza dei proprietari di veicoli iscritti nel
PRA, nel termine di un mese decorrente
dalla data di registrazione della variazione
anagrafica. I dati possono essere acquisiti
dal PRA mediante idonee soluzioni di interoperabilità delle banche dati.
Il comma 4 elimina l’obbligo a carico del
cittadino di chiedere al PRA la perdita di
possesso del veicolo (o il rientro in possesso, in caso di ritrovamento), sostituendolo
con la comunicazione d’ufficio dell’avvenuto furto (o del ritrovamento) da parte delle
Forze dell’ordine cui il cittadino ha presentato la denuncia.
Il comma 5 prevede che il PRA comunichi con posta elettronica o con altra modalità telematica, ai soggetti che ne facciano
preventiva richiesta e senza oneri a carico
degli stessi, le informazioni relative agli aggiornamenti della situazione giuridico-patrimoniale dei veicoli loro intestati. Il comma
6 sostituisce le dichiarazioni unilaterali di
vendita del veicolo ai sensi del regio decreto
29 luglio 1927, n. 1814, con atti bilaterali
recanti la sottoscrizione autenticata del venditore e dell’acquirente. Il comma 7 dispone
che le copie su supporto informatico di qualsiasi tipologia di documento analogico originale presentato al PRA sono conservate con
valore sostituivo dell’originale cartaceo. Il
comma 8 prevede che, per tutti gli atti presentati al PRA, il pagamento dell’imposta di
bollo è assolto esclusivamente con modalità
virtuali. Il comma 9 reca la clausola di invarianza finanziaria.
L’articolo 11 modifica l’articolo 41,
comma 2, lettera e-ter), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, aggiungendo un
periodo nel quale si prevede che il medico
competente decide se effettuare la visita medica precedente alla ripresa del lavoro sulla
base della patologia specifica qualora sia ritenuta correlata ai rischi professionali.
Il comma 2 è una disposizione correttiva
dell’articolo 5, comma 2, della legge n. 68
del 1999 (Norme per il diritto al lavoro
dei disabili), che corregge il tasso di premio
ai fini INAIL ivi enunciato (cioè «pari o superiore al 60 per cento») con «pari o superiore al 60 per mille».
L’articolo 12 è volto a completare il percorso di semplificazione delineato dall’articolo 18 del decreto legislativo n. 81 del
2008, in coerenza con quanto stabilito in
materia di certificazione di malattia comune
dagli articoli 2 del decreto-legge n. 663 del
1979, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 33 del 1980, e 55-septies del decreto legislativo n. 165 del 2001, che prevedono l’obbligo per i medici di trasmettere
per via telematica all’INPS le certificazioni.
In analogia a tali previsioni, si ritiene che il
medico certificatore debba provvedere alla
trasmissione del certificato di infortunio e
di malattia professionale esclusivamente per
L’articolo 13 introduce la nuova figura
del tutor d’impresa, che ha la funzione di
assistere le imprese nello svolgimento di
tutti gli adempimenti richiesti per l’esercizio
dell’attività produttiva. Il tutor è individuato
nella persona del responsabile dello sportello
unico per le attività produttive (SUAP) o in
un suo delegato. Nel caso in cui il comune
non sia in grado di assicurare la funzione
di tutor, l’impresa può rivolgersi alla regione affinché questa le fornisca la dovuta
assistenza e informazione, anche mediante
il supporto di tutor di altri SUAP presenti
L’articolo 14 consente l’uscita temporanea di beni culturali dall’Italia qualora questi
risultino non esposti per la pubblica fruizione in Italia e la loro uscita sia richiesta
in attuazione di accordi culturali, rinnovabili
una sola volta, con istituzioni museali straniere, le quali corrispondono un corrispettivo
per lo sfruttamento economico del bene per
un periodo che non può essere superiore a
dieci anni (comma 1). Per adeguarsi, poi,
alle mutate prassi del settore cinematografico, si amplia la possibilità di depositare
la copia del film presso la Cineteca nazionale per l’ottenimento dei contributi, oltre
che mediante negativo della pellicola originale, anche in versione digitale (comma 2).
Il comma 3 reca la clausola di invarianza finanziaria.
L’articolo 15, comma 1, prevede che i
termini per il rilascio del permesso di costruire siano raddoppiati nei soli casi di progetti particolarmente complessi da realizzare
nei comuni con più di 100.000 abitanti, secondo la motivata risoluzione del responsabile del procedimento. Il comma 2 semplifica la realizzazione di varianti ai permessi
di costruire che non costituiscono variazioni
essenziali, assoggettandole alla SCIA, a condizione della loro conformità alle prescrizioni urbanistico-edilizie e dell’avvenuta acquisizione degli atti di assenso in materia
ambientale e paesaggistica, nonché di quelli
previsti dalle altre norme di settore aventi
incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia
e in particolare delle norme antisismiche, di
sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie e di
quelle relative all’efficienza energetica. Tali
segnalazioni costituiscono parte integrante
del procedimento relativo al permesso di costruire dell’intervento principale e possono
essere presentate prima della dichiarazione
di ultimazione dei lavori. Il comma 3 precisa che, ai fini dell’attività di vigilanza urbanistica ed edilizia, l’accertamento delle
varianti non dà luogo alla sospensione dei
L’articolo 16, comma 1 reca disposizioni
modificative del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 163
del 2006. Con le modifiche di cui al comma
1, lettere a) e b), al fine di promuovere lo
sviluppo del partenariato pubblico privato e
agevolare la gestione delle relative operazioni, si riconosce alle amministrazioni aggiudicatrici la possibilità di far ricorso a
centrali di committenza, dotate di adeguate
competenze, oltre che per l’affidamento dei
contratti di appalto, come già previsto a legislazione vigente, anche per l’affidamento
dei contratti di concessione di lavori o altro
contratto di partenariato pubblico privato. Si
consente in tal modo di centralizzare, su
base comunque volontaria, attività che, per
la complessità delle procedure e dei relativi
contratti, richiedono spesso livelli di specializzazione e competenza non sempre rinvenibili in amministrazioni di medie e piccole
dimensione. In tali ipotesi infatti, la complessità delle procedure potrebbe di fatto
scoraggiare le stazioni appaltanti dal porre
in essere dette tipologie di contratti ovvero
potrebbe generare procedure non correttamente predisposte.
Le disposizioni di cui al comma 1, lettere
c) e d) sono volte ad assicurare piena operatività alla previsione in forza della quale, al
verificarsi dei presupposti per la risoluzione
di un rapporto concessorio per motivi attribuibili al concessionario, gli enti finanziatori
del progetto possono evitare la risoluzione
designando una società che subentri nella
concessione al posto del concessionario. Si
prevede in particolare che il termine entro
il quale gli enti finanziatori possono designare un nuovo concessionario – rinviato
al contratto o, in mancanza di specifica clausola, alla determinazione dell’amministrazione aggiudicatrice – non possa comunque
essere inferiore a centoventi giorni, in ragione della complessità delle attività preliminari che gli enti finanziatori e il potenziale
interessato devono svolgere ai fini del subentro; un termine inferiore potrebbe di fatto
non rendere applicabile l’istituto del subentro. Inoltre si elimina la previsione che demanda a un decreto ministeriale la determinazione dei criteri e delle modalità di attuazione del diritto di subentro, riconducendole
alla volontà negoziale delle parti e stabilendo il principio per cui le clausole pattizie
debbano essere definite in modo tale da non
compromettere l’esercizio del diritto e che, a
tal fine, le parti possono stipulare accordi diretti con il finanziatore che costituiscono
parte integrante del contratto; conseguentemente si elimina la disposizione transitoria,
applicabile nelle more dell’emanazione del
L’articolo 16, comma 2, mira a ridurre
l’overdesign delle opere infrastrutturali ferrovie e stradali. Si prevede che l’introduzione di nuove norme nazionali non fondate
su standard comuni europei di sicurezza ferroviaria deve essere limitata al minimo, subordinandole ad una analisi economica di
impatto sul sistema ferroviario che tiene
conto dei relativi sovraccosti oltre che alla
stima dei tempi necessari alla loro implementazione.
L’articolo 17, comma 1, modifica l’articolo 5 del codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, aggiungendo
il comma 2-bis. Con tale modifica si esclude
dall’ambito di applicazione del codice della
privacy il trattamento dei dati personali delle
persone fisiche che agiscono nell’esercizio
di un’attività di impresa, sia in forma collettiva (società semplice, s.n.c., s.a.s.) sia in
forma individuale e sempre che si tratti di
dati relativi all’attività d’impresa (lettera
a). Si sostituisce poi l’articolo 36 dello
stesso decreto legislativo 30 giugno 2003,
n. 196, demandando ad un apposito decreto
interministeriale il compito di adeguare periodicamente il disciplinare tecnico di cui all’allegato B) al codice, introducendo la possibilità di definire, con il medesimo decreto,
modalità semplificate di adozione delle misure minime a favore, in particolare, di piccole e medie imprese, professionisti e artigiani, sentiti il Garante per la protezione
dei dati personali e le associazioni maggiormente rappresentative di tali soggetti (lettera
L’articolo 18 introduce le seguenti modifiche in materia di VIA, VAS, AIA, bonifica
e messa in sicurezza. Il comma 1, lettera a),
modifica l’articolo 7, comma 5, del decreto
legislativo n. 152 del 2006 prevedendo che,
in sede statale, il provvedimento di AIA
sia rilasciato dal Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, disponendo la soppressione dell’obbligo di acqui-
sire preventivamente i pareri dei Ministri del
lavoro e delle politiche sociali, della salute,
dello sviluppo economico e delle politiche
agricole alimentari e forestali, determinando
così una importante riduzione dei tempi
Con il comma 1, lettera b), si modifica il
regime di pubblicità del provvedimento di
verifica di assoggettabilità a VAS, prevedendo la sola pubblicazione dello stesso
nel sito web dell’autorità competente, al
fine di evitare una duplicazione degli adempimenti.
Il comma 1, lettera c), sostituisce, poi, il
comma 1 dell’articolo 17, facendo venire
meno la pubblicazione della decisione finale
ai fini del rilascio della valutazione ambientale strategica in Gazzetta Ufficiale o nel
Bollettino Ufficiale della regione e prevedendo che la stessa debba essere pubblicata
solo nei siti web delle autorità interessate indicando la sede ove si possa prendere visione del piano o programma adottato e di
tutta la documentazione oggetto dell’istruttoria. Sono inoltre resi pubblici attraverso la
pubblicazione nei siti web delle autorità interessate:
b) una dichiarazione di sintesi in cui si
illustra in che modo le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o programma e come si è tenuto conto del rapporto ambientale e degli esiti delle consultazioni, nonché le ragioni per le quali è stato
scelto il piano o il programma adottato,
alla luce delle alternative possibili che erano
state individuate;
c) le misure adottate in merito al monitoraggio.
Il comma 1, lettera d), modifica i commi
2 e 7 dell’articolo 20 del decreto legislativo
sopracitato. Il nuovo testo dell’articolo 20,
comma 2, prevede che dell’avvenuta trasmissione del progetto preliminare e dello
studio preliminare ambientale è dato sinte-
tico avviso a mezzo stampa e nel sito web
dell’autorità competente. Tali forme di pubblicità tengono luogo delle comunicazioni di
avvio del procedimento di cui all’articolo 7
ed ai commi 3 e 4 dell’articolo 8 della legge
7 agosto 1990, n. 241. Le pubblicazioni a
mezzo stampa vanno eseguite a cura e spese
del proponente. Nel caso di progetti di competenza statale, la pubblicazione va eseguita
su un quotidiano a diffusione nazionale e su
un quotidiano a diffusione regionale. Nel
caso di progetti di competenza delle regioni
e province autonome, si provvederà con la
pubblicazione su un quotidiano a diffusione
regionale o provinciale. Nell’avviso sono indicati il proponente, l’oggetto e la localizzazione prevista per il progetto, il luogo ove
possono essere consultati gli atti nella loro
interezza ed i tempi entro i quali è possibile
presentare osservazioni. La documentazione
è depositata su supporto informatico, ovvero,
nei casi di particolare difficoltà di ordine
tecnico, anche su supporto cartaceo, presso
i comuni ove il progetto è localizzato e,
nel caso di progetti di competenza statale,
anche presso la sede delle regioni e delle
province. I principali elaborati del progetto
preliminare e lo studio preliminare ambientale sono pubblicati nel sito web dell’autorità
competente. Il nuovo testo dell’articolo 20,
comma 7, introduce una ulteriore semplificazione in materia di pubblicità prevedendo
che il provvedimento di assoggettabilità,
comprese le motivazioni, sia pubblicato integralmente nel sito web dell’autorità competente. Dalla data di pubblicazione nel sito
web dell’autorità competente decorrono i termini per eventuali impugnazioni in sede giurisdizionale da parte di soggetti interessati. È
stata dunque eliminata la previsione della
doppia pubblicazione anche nella Gazzetta
Ufficiale ovvero nel Bollettino Ufficiale
della regione o della provincia autonoma.
Il comma 1, lettera e), modifica l’articolo
27 del decreto legislativo n. 152 del 2006,
concertente l’informazione sulla decisione
in materia di valutazione di impatto ambien-
tale. In particolare, si abroga il comma 1
che prevedeva la pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale per i progetti di competenza statale ovvero nel Bollettino Ufficiale della regione, per i progetti
di rispettiva competenza. Si introduce inoltre
il comma 2-bis, che prevede che dalla data
di pubblicazione nel sito web dell’autorità
competente del provvedimento di VIA decorrono i termini per eventuali impugnazioni
in sede giurisdizionale da parte di soggetti
Il comma 1, lettera f), modifica l’articolo
29-ter, comma 1, aggiungendovi la lettera lbis) con la quale si prevede che la domanda
di autorizzazione integrata ambientale deve
contenere anche l’elenco delle autorizzazioni
ambientali necessarie per l’attivazione dell’impianto. L’indicazione di tali autorizzazioni appare funzionale alla completezza
dell’istruttoria per il rilascio delle AIA, in
particolare sotto il profilo delle eventuali ulteriori autorizzazioni occorrenti per l’esercizio dell’impianto, non sostituite dall’AIA,
di cui è necessario tenere conto ai fini del
coordinamento delle rispettive prescrizioni.
Il comma 1, lettera g), modifica l’articolo
29-quater, sostituendo il primo periodo del
comma 3. La nuova formulazione prevede
che l’autorità competente, verificata la completezza della domanda e della documentazione allegata, comunica al gestore l’avvio
del procedimento e la sede degli uffici.
Le lettere h) e i) del comma 1 hanno lo
scopo di evitare che per una stessa opera
da autorizzare, per la quale sia prevista l’acquisizione della valutazione di impatto ambientale, il richiedente debba continuare ad
instaurare due diversi procedimenti, come
attualmente previsto per le opere di cui
agli articoli 104 e 109 del decreto legislativo
n. 152 del 2006. Con riferimento al procedimento da ultimo richiamato si elimina poi la
specifica autorizzazione ministeriale alla
posa di cavi e condotte facenti parte di reti
energetiche di interesse nazionale, in quanto
la valutazione degli impatti più rilevanti
viene assorbita nella VIA nazionale, mentre
nei casi residuali verrebbe mantenuta la
competenza in capo alla regione, che in tal
modo diventa «lo sportello unico» per i
temi afferenti ai dragaggi e alla posa in
opera di cavi e condotte, con forte semplificazione operativa per le imprese. Peraltro,
nella formulazione vigente l’autorizzazione
ministeriale sarebbe connessa con l’interferenza con eventuali sisti di importanza comunitaria (SIC) o zone speciali di conservazione (ZPS) costieri e marini, per la quale in
linea ordinaria è prevista la valutazione di
incidenza regionale. Si tratta di semplificazioni a costo zero, idonee a determinare risparmi soprattutto per le imprese, anche
sotto il profilo temporale.
Il comma 1, alle lettere l), m), n) e o),
modifica il titolo V della parte IV del codice
dell’ambiente, in modo da chiarire gli obiettivi degli interventi di bonifica e conseguentemente semplifica l’individuazione e la realizzazione delle misure più idonee per il riutilizzo dell’area senza rischi per la salute. Le
disposizioni sono coerenti con il diritto dell’Unione europea, anche perché precisano il
rapporto sistematico tra interventi di bonifica
e regime della responsabilità per danno ambientale. Le modifiche hanno l’obiettivo di
prevenire, eliminare e ridurre i rischi sanitari
derivanti dalla contaminazione (articolo 239,
comma 1), stabilendo che gli interventi di
messa in sicurezza operativa, di messa in sicurezza permanente e di bonifica sono tutti
parimenti finalizzati a tutelare la salute. All’articolo 240, comma 1, alla lettera n), nella
nozione di messa in sicurezza operativa sono
esclusi quegli interventi eseguiti in un sito
con destinazione urbanistica ad uso residenziale, verde pubblico, agricolo e terziario. È
inoltre modificata la lettera o) in materia di
messa in sicurezza permanente, inserendo tra
le fonti inquinanti anche il riferimento ai rifiuti stoccati. In tal caso si applicano le
norme tecniche, finanziarie e amministrative
e le garanzie previste dalla normativa vigente per il controllo e per la gestione delle
discariche dopo la chiusura. Inoltre, la lettera l), con riferimento alle misure di riparazione, è soppressa. All’articolo 242, dopo il
comma 7 è inserito il comma 7-bis che dispone che i progetti di messa in sicurezza
operativa, di messa in sicurezza permanente
e di bonifica devono essere presentati completi di tutti gli elaborati progettuali relativi
alle opere e alle attività previste dagli stessi.
Al fine di accelerare le procedure di approvazione degli interventi di bonifica, l’analisi
di rischio e i progetti di messa in sicurezza
e di bonifica possono essere presentati, con
le modalità di cui al periodo precedente,
congiuntamente alla presentazione dei risultati della caratterizzazione e in coerenza
con la stessa; nell’ambito del procedimento
è acquisita anche la valutazione di impatto
ambientale da parte delle amministrazioni
competenti, se necessaria. Al comma 9, è
soppresso il riferimento all’autorizzazione
agli interventi di manutenzione ordinaria e
straordinaria e di messa in sicurezza degli
impianti e delle reti tecnologiche. È introdotto, infine, il comma 13-bis che prevede
che nei siti contaminati, in attesa degli interventi di bonifica e di riparazione del danno
ambientale, possono essere effettuati tutti
gli interventi di manutenzione ordinaria e
straordinaria, di infrastrutturazione primaria
e secondaria, nonché quelli richiesti dalla
necessità di adeguamento a norme di sicurezza e, più in generale, tutti gli altri interventi di gestione degli impianti e del sito
funzionali e utili all’operatività degli impianti produttivi e allo sviluppo della produzione. La realizzazione di tali interventi
deve essere preventivamente comunicata all’autorità titolare del procedimento di bonifica al fine di verificare che gli interventi
non pregiudichino in alcun modo gli obiettivi di tutela sanitaria e di riparazione delle
matrici ambientali; a tal fine detta autorità
definisce le condizioni e le attività di messa
in sicurezza, bonifica e monitoraggio alle
quali è subordinata la realizzazione di detti
interventi. Il nuovo articolo 242-bis del codice dell’ambiente semplifica le procedure
di bonifica o di messa in sicurezza e mira
a consentire all’operatore di affrontare gli
oneri connessi alle suddette procedure senza
attendere che l’intero sito sia stato bonificato, consentendogli di prendere l’iniziativa
e di avere a disposizione un percorso procedimentale dai tempi ravvicinati, senza pregiudicare le esigenze di tutela sanitaria.
L’articolo 18, comma 2, prevede che le
disposizioni sopra illustrate in materia di
VIA e VAS si applichino anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore
delle medesime, fatta eccezione per quelle
modificative all’articolo 20, comma 2, del
codice dell’ambiente, le quali non si applicano ai procedimenti in corso alla medesima
data, per i quali gli avvisi sono stati effettuati ai sensi della normativa previgente.
L’articolo 19 contiene alcune importanti
modifiche in materia di procedure concernenti la gestione dei rifiuti. In particolare,
sostituisce il comma 14 dell’articolo 6 del
decreto legislativo n. 152 del 2006. La
nuova norma ha la finalità di chiarire il rapporto tra AIA e autorizzazione unica per la
gestione dei rifiuti, semplificando la procedura attraverso lo svolgimento di una sola
conferenza dei servizi. L’attuale formulazione dell’articolo 6, comma 14, del decreto
legislativo n. 152 del 2006 potrebbe infatti
dare luogo ad un aggravio del procedimento,
dal momento che sembra richiedere per ogni
impianto soggetto ad AIA (anche se non gestisce rifiuti) la preventiva convocazione, da
parte della regione competente, di una distinta conferenza di servizi ai sensi dell’articolo 208, comma 6. Il nuovo comma 14 dispone che per gli impianti di smaltimento o
di recupero dei rifiuti ricompresi in un’installazione per cui è necessaria l’autorizzazione integrata ambientale, quest’ultima costituisce anche autorizzazione alla realizzazione o alla modifica degli stessi. L’autorizzazione, inoltre, sostituisce ad ogni effetto
visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di
organi regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori. A tal fine:
a) la partecipazione alla conferenza di
servizi di cui all’articolo 29-quater, comma
5, per il rilascio dell’autorizzazione integrata
ambientale è estesa ai partecipanti alla conferenza di servizi di cui all’articolo 208,
comma 3, ovvero la conferenza convocata
ai fini del rilascio dell’autorizzazione unica
per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti;
b) la regione, o l’autorità da essa delegata, specifica in conferenza di servizi le garanzie finanziarie da richiedere ai sensi dell’articolo 208, comma 11, lettera g), ovvero
quelle che devono essere prestate solo al
momento dell’avvio effettivo dell’esercizio
dell’impianto e quelle per la gestione della
discarica, anche per la fase successiva alla
sua chiusura, da prestare a favore della regione, o dell’autorità da essa delegata alla
gestione della materia;
c) i contenuti dell’AIA sono integrati
con i seguenti elementi:
1) i tipi ed i quantitativi di rifiuti che
possono essere trattati;
2) per ciascun tipo di operazione
autorizzata, i requisiti tecnici con particolare
riferimento alla compatibilità del sito, alle
attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti e alla modalità di verifica, monitoraggio e controllo della conformità dell’impianto al progetto approvato;
3) le misure precauzionali e di sicurezza da adottare;
4) la localizzazione dell’impianto
5) il metodo da utilizzare per ciascun
6) le disposizioni relative alla chiusura e agli interventi ad essa successivi
che si rivelino necessarie;
7) le garanzie finanziarie richieste,
che devono essere prestate solo al momento
dell’avvio effettivo dell’esercizio dell’impianto; le garanzie finanziarie per la gestione
della discarica, anche per la fase successiva
alla sua chiusura, dovranno essere prestate
conformemente a quanto disposto dall’articolo 14 del decreto legislativo 13 gennaio
2003, n. 36;
8) la data di scadenza dell’autorizzazione;
9) i limiti di emissione in atmosfera
per i processi di trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da recupero energetico.
Si aggiunge, inoltre, il comma 4-bis all’articolo 318 del decreto legislativo n. 152
del 2006. La norma intende favorire le imprese che adottano sistemi di gestione ambientale (EMAS, Uni En Iso 14001) consentendo la riduzione delle garanzie finanziarie
e assicurative. In particolare è prevista una
riduzione del 50 per cento per le garanzie finanziarie o assicurative prescritte dal codice
dell’ambiente all’articolo 151, disciplinante i
rapporti tra autorità d’ambito e soggetti gestori del servizio idrico integrato, all’articolo
194 in materia di spedizioni transfrontaliere
per le imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001,
«Adesione volontaria delle organizzazioni a
un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS)» ed infine all’articolo 195. È
inoltre prevista una riduzione del 40 per
cento nel caso di imprese in possesso della
certificazione ambientale ai sensi della
norma Uni En Iso 14001. La riduzione è applicata direttamente dalle amministrazioni
che richiedono le garanzie agli operatori
che documentano il possesso delle certificazioni per le attività soggette alle garanzie
La modifica introdotta al comma 15 dell’articolo 212, infine, prevede che il decreto
del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il parere
del Comitato nazionale dell’Albo nazionale
gestori ambientali, con il quale sono definite
le attribuzioni e le modalità organizzative
dell’Albo stesso, i requisiti tecnici e finanziari delle imprese, i requisiti dei responsabili tecnici delle medesime, i termini e le
modalità di iscrizione e i diritti annuali d’iscrizione, deve assicurare la massima semplificazione dei requisiti richiesti agli operatori e delle procedure amministrative, che
devono essere allineati al rispetto degli obblighi comunitari.
L’articolo 20 reca interventi di semplificazione a vantaggio dell’attività degli imprenditori agricoli e dei lavoratori impiegati
I commi 1, 2 e 3, in armonia con le disposizioni comunitarie in materia e alla relativa giurisprudenza della Corte di Giustizia,
esentano dall’obbligo di iscrizione all’Albo
nazionale dei gestori ambientali gli imprenditori agricoli che effettuano direttamente il
di propria produzione. Si prevede, poi, la
possibilità di assunzioni collettive di lavoratori da parte di gruppi di imprese facenti
capo allo stesso gruppo o riconducibili ad
uno stesso proprietario ovvero ad uno stesso
nucleo familiare. Infine, viene consentito il
conferimento delle funzioni di ufficiale rogante degli atti di competenza dei consorzi
di bonifica ai funzionari appartenenti all’area
amministrativa dei predetti consorzi, laureati
Il comma 4 facilita la tenuta della contabilità degli imprenditori agricoli. La disposizione consente agli imprenditori agricoli obbligati alla tenuta del registro di carico-scarico di delegare la tenuta degli stessi alla
cooperativa agricola di cui sono soci.
Il comma 5 riduce gli obblighi di informazione connessi all’influenza aviaria per
le aziende avicole familiari, prevedendo
l’obbligo di registrazione nella banca dati
nazionale delle anagrafi zootecniche solo per
le aziende avicole a carattere commerciale e
quelle a carattere non commerciale con capacità strutturale superiore a 250 capi.
L’articolo 21, comma 1, apporta modifiche agli articoli 28 e 30 del decreto legislativo n. 346 del 1990, al fine di semplificare
gli adempimenti in materia di dichiarazione
di successione. In particolare la modifica all’articolo 28 (comma 1, lettera a) è diretta
ad ampliare le ipotesi di esonero dalla presentazione della dichiarazione, quando l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta e l’attivo ereditario non comprende
immobili o diritti reali immobiliari, tenuto
conto che l’importo attuale è stato determinato 23 anni fa.
Con l’inserimento nell’articolo 30 del
comma 3-bis (comma 1, lettera b), la norma
introduce la possibilità per il contribuente di
allegare, in luogo dei documenti in originale
o in copia autenticata, copie non autenticate
unitamente ad una dichiarazione sostitutiva
di atto di notorietà, di cui all’articolo 47
n. 445 del 2000. La previsione semplifica
la dichiarazione di successione (ad esempio
in presenza di atti di ultima volontà, di bilanci o di inventari), ferma restando la possibilità da parte dell’Ufficio di richiedere,
qualora necessario, la documentazione nelle
forme previste dal comma 1 dell’articolo 30.
Le disposizioni dell’articolo 21, commi 2
e 3, prevedono l’erogazione dei rimborsi da
parte dell’agente della riscossione senza che
il contribuente debba presentare apposita richiesta degli interessi eventualmente maturati. Pertanto, la disposizione proposta evita
ulteriori adempimenti e costi ai contribuenti
destinatari dei rimborsi d’imposta. Al riguardo, si evidenzia che la disposizione in
esame non determina effetti in termini di
gettito, avendo esclusivamente la finalità di
evitare ulteriori adempimenti e costi ai contribuenti destinatari dei rimborsi d’imposta.
Le disposizioni dell’articolo 22, commi
da 1 a 3 intervengono sulla comunicazione
dei dati delle lettere di intento che il fornitore deve effettuare (articolo 1, comma 1,
lettera c), del decreto-legge n. 746 del
1983) all’Agenzia delle entrate, ribaltando
l’onere in capo all’esportatore abituale nel
modo seguente: l’esportatore abituale invia
all’Agenzia delle entrate preventivamente i
dati contenuti nella lettera d’intento che
sarà consegnata al proprio fornitore. L’esportatore abituale, successivamente, consegna al proprio fornitore la lettera d’intento
unitamente alla ricevuta di presentazione
della medesima all’Agenzia delle entrate.
Di conseguenza, viene riformulata la sanzione in capo al fornitore. In pratica:
viene eliminato l’obbligo, oggi in capo
al fornitore dell’esportatore abituale, di comunicazione dei dati delle dichiarazioni
d’intento ricevute;
l’onere di comunicazione all’Agenzia
delle entrate viene trasferito in capo all’esportatore abituale che fruisce della non imponibilità dell’operazione;
l’Agenzia delle entrate rilascia apposita
ricevuta con l’indicazione dei dati contenuti
nella lettera di intento trasmessa dall’esportatore abituale;
l’esportatore abituale consegna al proprio fornitore o prestatore la lettera di intento trasmessa all’Agenzia delle entrate,
unitamente alla copia della ricevuta di presentazione della stessa;
il fornitore potrà, solo dopo aver ricevuto la lettera d’intento e la relativa ricevuta, effettuare l’operazione senza applicazione dell’imposta;
il fornitore o prestatore deve accertarsi
di ricevere la dichiarazione, unitamente alla
ricevuta, per non incorrere nella sanzione
di cui al comma 4-bis dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 471 del 1997, riformulata
per tener conto della diversa modalità dell’adempimento;
il fornitore o prestatore riepiloga nella
dichiarazione annuale IVA i dati delle operazioni effettuate senza applicazione del-
l’IVA nei confronti di singoli esportatori
Con le disposizioni dell’articolo 22,
commi da 4 a 6, si intende accentrare la comunicazione relativa all’esercizio dell’opzione per il regime della trasparenza fiscale,
del consolidato nazionale, della tonnage tax,
nonché per la determinazione del valore
della produzione netta secondo le regole di
cui all’articolo 5 del decreto legislativo
n. 446 del 1997 (consentito ai soggetti in
contabilità ordinaria diversi dalle società di
capitali), con la dichiarazione dei redditi o
IRAP. Si evita così l’utilizzo degli ulteriori
separati modelli di comunicazione attualmente previsti. In considerazione della circostanza che la «modulistica 2013» è già stata
predisposta e non possiede, quindi, tutte le
informazioni richieste per l’opzione, le novità che si vogliono introdurre non possono
che decorrere dalla «modulistica 2014». Pertanto, al comma 6 è stata inserita una norma
di decorrenza che consente l’applicazione
della nuova modalità di comunicazione dell’esercizio delle opzioni indicate ai commi
4 e 5 per i periodi d’imposta successivi a
quelli in corso al 31 dicembre 2013. In tal
modo, infatti, tale comunicazione sarà effettuata con il modello Unico 2014, sia per i
soggetti con periodo d’imposta coincidente
con l’anno solare, per i quali avrà effetto a
partire dallo stesso 2014, sia per quelli che
hanno l’esercizio non coincidente con l’anno
solare (2013-2014) obbligati all’utilizzo del
modello Unico 2014.
Le disposizioni dell’articolo 22, commi 7
e 8, consentono di fornire con cadenza annuale i dati relativi ai rapporti intercorsi
con Paesi black list e l’innalzamento del limite di esonero a 1.000 euro entro il quale
non scatta l’obbligo di inserimento nella comunicazione dell’operazione intercorsa. La
disposizione dell’articolo 22, comma 9, lettera a) interviene sull’ultimo periodo del
comma 222 dell’articolo 2 della legge
n. 191 del 2009, che rimette ad un provvedi-
mento del Direttore dell’Agenzia del demanio la determinazione delle modalità con
cui le Amministrazioni dello Stato devono
rendere all’Agenzia le comunicazioni e le
trasmissioni di cui al medesimo comma,
nel senso di estendere l’applicazione di detta
previsione anche alle comunicazioni ed alle
trasmissioni previste dai successivi commi
222-bis e 222-ter.
La disposizione, in esame rimettendo ad
una provvedimento dell’Agenzia del demanio, di intesa con il Direttore del tesoro ed
il Ragioniere generale dello Stato, la fissazione delle modalità con cui le Amministrazioni devono obbligatoriamente effettuare le
comunicazioni, ha il pregio, uniformando le
modalità di raccolta, di agevolare, accelerare
e semplificare detta operazione e, dunque,
sottesi alle norme che hanno previsto i predetti obblighi informativi.
La disposizione dell’articolo 22, comma
9, lettera b) mira, invece, ad implementare
i risparmi, in termini di spesa pubblica, mediante l’identificazione di eventuali e possibili azioni di efficientamento, ponendo a carico delle Amministrazioni dello Stato l’obbligo di comunicare all’Agenzia del demanio
i dati e le informazioni relativi ai costi per
l’uso degli immobili di proprietà statale e
di terzi utilizzati dalle medesime. Le modalità ed i termini di tali comunicazioni sono
rimessi ad un apposito provvedimento del
Direttore dell’Agenzia del demanio.
Le spese per gli omaggi di valore unitario
non superiore a 50 euro sono interamente
deducibili ai fini delle imposte sui redditi
(articolo 108, comma 2, del TUIR). Ai fini
IVA, invece, la detrazione dell’imposta è
ammessa solo per gli omaggi di valore inferiore a 25,82 euro. Questa differenza crea
inutili complicazioni per le imprese. Per
equiparare i limiti previsti dalle due discipline, con l’articolo 23, comma 1, lettera
a) si consente la possibilità di detrarre
l’IVA sulle spese di rappresentanza soste-
nute per l’acquisto di beni di costo unitario
non superiore a 50 euro.
L’articolo 27 del decreto-legge n. 78 del
31 maggio 2010, recependo le sollecitazioni
espresse dalla Commissione europea in materia di contrasto alle frodi, ha previsto di
regolare, in sede di identificazione ai fini
IVA, la facoltà di effettuare operazioni intracomunitarie attraverso un regime di autorizzazione a cura degli Uffici dell’Agenzia
delle entrate. In particolare, la citata norma,
agendo sul testo dell’articolo 35 del decreto
del Presidente della Repubblica n. 633 del
1972, ha stabilito che i contribuenti che intendono effettuare operazioni intracomunitarie manifestino tale volontà nell’ambito della
dichiarazione di inizio o di variazione dell’attività, effettuando l’opzione di cui al
comma 2, lettera e-bis) del citato articolo
35. Nell’assetto disegnato dalla norma, si
prevede che, a seguito della predetta manifestazione di volontà da parte del soggetto,
l’Ufficio, ove ne ricorrano i presupposti,
possa esercitare un potere inibitorio, che si
sostanzia in un atto di diniego ovvero di revoca dell’autorizzazione. In difetto di un siffatto provvedimento negativo, il soggetto
viene inserito nella banca dati dei soggetti
passivi che effettuano operazioni intracomunitarie, ai sensi del regolamento (UE)
n. 904/201, del 7 ottobre 2010, e conseguentemente acquisisce la legittimazione ad effettuare le stesse operazioni.
Attraverso il predetto sistema il legislatore ha inteso garantire l’affidabilità delle informazioni contenute nelle banche dati relative alle posizioni IVA e la rimozione di
qualsiasi criticità che potrebbe compromettere la qualità e l’attendibilità delle informazioni disponibili nelle medesime banche
La modifica corrente al regime introdotta
con il comma 1, lettera b) dell’articolo 23 si
rende necessaria per aggiornare la norma in
relazione alla definitiva entrata in vigore di
tutte le disposizioni previste dal citato regolamento (UE) n. 904/2010, che sostituisce e
espande la portata della norma contenuta
nel regolamento (CE) n. 1798 del 2003 del
Consiglio, del 7 ottobre 2003, citato nell’attuale versione dell’articolo 35.
Le modifiche proposte intervengono da
un lato a ridurre il tempo di sospensione
della soggettività passiva V.I.E.S. da 30
giorni a 15 giorni, dall’altro confermano e
rafforzano il principio che la permanenza
di un soggetto passivo IVA nell’archivio
V.I.E.S. è legata all’effettiva operatività ai
fini intracomunitari, in applicazione specifica dell’articolo 23 del regolamento (UE)
904/2010.
Si è ritenuto inoltre, alla luce delle novità
introdotte dal regolamento (UE) n. 904/
2010, del 7 ottobre 2010, di contemperare
le esigenze di contrasto alle frodi in materia
di IVA e di verifica dell’affidabilità dei dati
relativi al contribuente consultati attraverso
il sistema V.I.E.S. delle amministrazioni fiscali degli altri Stati membri e dagli operatori economici ai fini della verifica di validità della partita IVA, con le esigenze di ridurre i tempi del silenzio assenso limitando
il tempo di sospensione della soggettività
passiva V.I.E.S..
L’articolo 36, terzo comma, del decreto
1972, come modificato dal decreto-legge
n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 27 del 2012, prevede la facoltà di optare per l’applicazione separata
dell’imposta per i «soggetti che effettuano
sia locazioni o cessioni, esenti da imposta,
di fabbricati o porzioni di fabbricato a destinazione abitativa che comportano la riduzione della percentuale di detrazione a
norma dell’articolo 19, comma 5, e dell’articolo 19-bis, sia locazione o cessioni di altri
fabbricati o di altri immobili, con riferimento a ciascuno di tali settori di attività».
Questa possibilità era, in precedenza, prevista soltanto per i soggetti passivi che realizzavano sia locazioni di fabbricati abitativi
esenti da imposta sia locazioni di altri fabbricati imponibili ed era ammessa nono-
stante si trattasse di un’unica attività (vale a
dire di un’attività contraddistinta dal medesimo codice ATECO). La nuova formulazione dell’articolo 36, terzo comma, del richiamato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 conferma la possibilità di separare le locazioni di fabbricati
abitativi esenti dalle locazioni di altri fabbricati ed estende, simmetricamente, tale facoltà anche in relazione alle cessioni di fabbricati.
In base all’attuale formulazione letterale
dell’articolo 36, terzo comma, del decreto
1972, all’interno di ciascuna delle attività
separate di cessione e di locazione, è possibile separare, rispettivamente, le cessioni di
fabbricati abitativi esenti da imposta dalle
cessioni di altri fabbricati, nonché – come
già previsto, in base alla precedente formulazione della norma – le locazioni di fabbricati abitativi esenti da quelle di altri fabbricati.
Da ciò consegue che ai subsettori di attività – costituiti dalle locazioni di altri fabbricati (rectius, fabbricati diversi da quelli
abitativi esenti) e dalle cessioni di altri fabbricati (rectius, fabbricati diversi da quelli
abitativi esenti) – sono imputate sia operazioni imponibili, sia operazioni esenti.
La presenza sia di operazioni esenti sia di
operazioni imponibili comporta, ai fini del
diritto alla detrazione dell’imposta, la necessità di calcolare un pro rata di detraibilità
«settoriale».
In proposito, si osserva che tale impostazione non è coerente con la ratio della separazione dell’attività diretta ad evitare, nel
caso di esercizio sia di attività imponibili
sia di attività esenti, gli effetti negativi del
pro rata di detrazione sugli acquisti concernenti l’attività imponibile o, in ogni caso,
sembra ridurne i benefici.
Pertanto, la disposizione dell’articolo 23,
comma 1, lettera c) modifica l’articolo 36,
terzo comma, del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 per
consentire la separazione delle attività di locazioni e di cessioni di fabbricati mediante
un criterio basato esclusivamente sul regime
IVA applicabile alle operazioni, a prescindere, quindi, dalla natura del fabbricato
(vale a dire abitativo ovvero strumentale).
Il comma 4 dell’articolo 104 del testo
unico delle imposte sui redditi prevede, per
le concessioni relative alla costruzione e all’esercizio di opere pubbliche, la deduzione
di quote di ammortamento finanziario differenziate da calcolare sull’investimento complessivo realizzato.
A legislazione vigente, le predette quote
di ammortamento sono determinate nei singoli casi con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze in rapporto proporzionale alle quote previste nel piano economico-finanziario della concessione, includendo nel costo ammortizzabile gli interessi
passivi anche in deroga alle disposizioni del
comma 1 dell’articolo 110 del TUIR. L’autorizzazione mediante tale provvedimento
deve essere emanata ad ogni modifica dei
piani di ammortamento delle concessionarie.
In considerazione della rilevanza del documento, il piano economico finanziario,
che risulta approvato da parte del concedente e costituisce parte integrante della
concessione relativa alla costruzione e all’esercizio di opere pubbliche, la semplificazione degli adempimenti risulta conseguita
con l’eliminazione di tale autorizzazione disposta dall’articolo 23, comma 2 dell’articolo in esame.
Resta ferma, la modalità (proporzionale
alle quote previste nel piano economico-finanziario della concessione) di deduzione
delle quote di ammortamento che potrà essere oggetto dell’attività di controllo al fine
di disconoscere eventuali comportamenti
non sistematici in merito alla determinazione
delle quote di ammortamento deducibile.
Le vigenti disposizioni in materia di
adempimenti fiscali stabiliscono che i committenti, i proponenti e/o i mandanti, nella
loro qualità di sostituti d’imposta, sono ob-
bligati ad effettuare una ritenuta a titolo di
acconto, ai fini IRPEF o IRES, sulle provvigioni inerenti a rapporti di commissione, di
agenzia, di mediazione, di rappresentanza
di commercio e procacciamento di affari. Il
comma 2, dell’articolo 25-bis, del decreto
del Presidente della Repubblica n. 600 del
1973, dispone che la ritenuta è applicata,
in via generale, al 50 per cento dell’ammontare delle provvigioni (in pratica la ritenuta
risulta pari all’11,5 per cento dell’importo
complessivo della provvigione). Tuttavia, lo
stesso comma 2, prevede che per i percipienti che dichiarino ai loro committenti
(preponenti o mandanti) di avvalersi, nell’esercizio della propria attività, in via continuativa dell’opera di dipendenti o di terzi,
la ritenuta è commisurata al 20 per cento
dell’importo delle provvigioni stesse (pari
ad una ritenuta dell’4,6 per cento dell’importo complessivo provvisionale). L’applicazione della ritenuta d’acconto nella misura
ridotta (sul 20 per cento della base imponibile anziché sul 50 per cento), quindi, è subordinata alla presentazione al committente,
preponente o mandate, da parte del percipiente le provvigioni (agente o rappresentante) di un’apposita dichiarazione. L’attuale
disciplina prevede che la dichiarazione sia
spedita entro il 31 dicembre di ciascun
anno solare, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento (unica forma consentita)
ed ha effetto per l’intero anno solare successivo, salvo variazioni in corso d’anno che
possano far venire meno le predette condizioni (articolo 3, comma 1, del decreto ministeriale 16 aprile 1983). Nel caso in cui le
condizioni previste per l’applicazione della
minore ritenuta si verifichino nel corso dell’anno, il percipiente le provvigioni deve
presentare una dichiarazione al committente,
preponente o mandante, entro quindici giorni
dal verificarsi delle predette variazioni, con
le modalità sopra specificate. Entro lo stesso
termine (15 giorni) devono essere dichiarate
le variazioni in corso d’anno che fanno venire meno le condizioni per l’applicazione
della ritenuta ridotta (articolo 3, comma 2,
del decreto ministeriale 16 aprile 1983 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 22
Per quanto illustrato, gli intermediari
commerciali che si avvalgono, in via continuativa, dell’opera di dipendenti o terzi,
sono tenuti ad inviare annualmente, tramite
raccomandata A.R., una dichiarazione al
proprio committente al fine di fruire delle ritenute ridotte sulle provvigioni percepite.
La disposizione introdotta con l’articolo
23, comma 3 stabilisce la stabilizzazione
temporale della dichiarazione annuale, prevedendo che la stessa sia ripresentata solo
se siano venute meno le condizioni richieste
per fruire delle ritenute d’acconto ridotte. In
caso di dichiarazione non veritiera o in caso
di omessa dichiarazione della variazione
delle condizioni richieste, si applicano le
sanzioni previste dall’articolo 11 del decreto
legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni.
Le disposizioni contenute nell’articolo 24
– di modifica dell’articolo 4-bis della legge
29 ottobre 1961, n. 1216 – sono finalizzate
ad allineare i termini di presentazione della
denuncia dei premi incassati dagli operatori
esteri (imprese aventi sede nei paesi UE e
nello Spazio economico europeo; rappresentanti fiscali di tali imprese) operanti in Italia
in regime di libertà di prestazione di servizi
con quelli previsti per le imprese stabilite in
La finalità dell’intervento normativo è
quella di semplificare e razionalizzare gli
L’articolo 25, comma 1, prevede l’estensione alle società del Gruppo Equitalia del
termine dilatorio imposto, dall’articolo 14
del decreto-legge 31 dicembre 1996,
n. 669, a favore delle Amministrazioni dello
Stato e degli enti pubblici non economici,
per cui l’esecuzione non può essere iniziata
se non dopo il decorso di 120 giorni dalla
notifica del titolo esecutivo. In tal modo si
persegue la finalità di eliminare la palese
ed ingiustificata disparità di trattamento tra
gli agenti della riscossione, che agiscono
per conto degli enti creditori pubblici e gli
stessi enti titolari del credito, che beneficiano di un termine di 120 giorni prima
della proposizione dell’azione esecutiva o
della notifica dell’atto di precetto, in luogo
del più ristretto termine di 10 giorni entro
il quale l’agente deve adempiere.
In un’ottica di semplificazione e di riduzione del contenzioso dovuto in particolare
alle difficoltà oggettive di distinguere le prestazioni di pubblicità da quelle di sponsorizzazione, la disposizione che si introduce con
l’articolo 26 uniforma la percentuale di detrazione forfetaria prevista dal sesto comma
dell’articolo 74 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 633 del 1972 per le
due fattispecie.
In particolare la disposizione interviene al
terzo periodo del sesto comma dell’articolo
74 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 uniformando la percentuale di detrazione forfetaria prevista
dal regime IVA in materia di sponsorizzazioni e la percentuale di detrazione forfetaria
prevista dal regime IVA generale, valido,
quindi, anche per le spese di pubblicità stabilita dal secondo periodo dello stesso sesto
comma dell’articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972.
L’articolo 27, comma 1, sopprime il
comma 2 dell’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973
che prevede per le società o enti che non
hanno la sede legale o amministrativa nel
territorio dello Stato, l’obbligo di indicare
nella dichiarazione dei redditi l’indirizzo
dell’eventuale stabile organizzazione nel territorio stesso e in ogni caso le generalità e
l’indirizzo in Italia di un rappresentante per
i rapporti tributari. Tale modifica introduce
ulteriori misure di semplificazione eliminando, per i contribuenti richiamati nel
comma 2, l’obbligo di comunicare nella dichiarazione dei redditi dati di cui l’amministrazione finanziaria risulta già in possesso.
Le comunicazioni dei dati anagrafici all’Agenzia delle entrate devono avvenire attraverso i canali e i modelli istituzionali che
non sono più quelli dichiarativi. La possibilità che il contribuente invii nuove e diverse
informazioni anagrafiche tramite canali
(quale la dichiarazione dei redditi) dai quali
le informazioni anagrafiche non vengono registrate, crea incertezza e possibili conseguenze negative in fase di notifica degli atti.
Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3
sono finalizzate a permettere l’utilizzo dei
vecchi modelli dichiarativi come già avviene
per le società di capitali nelle ipotesi di operazioni straordinarie che interessano le società di persone ed enti equiparati. Inoltre,
vengono rivisti i termini di versamento per
le società di persone al fine di evitare di dover versare le imposte in largo anticipo rispetto alla presentazione della dichiarazione.
L’articolo 10 della legge 12 novembre
2011, n. 183, consente la costituzione di società di persone e di capitali per l’esercizio
delle attività professionali regolamentate nel
sistema ordinistico, ma non disciplina il relativo regime fiscale. Il medesimo articolo
10 della legge n. 183 del 2011 afferma il
principio della distinzione tra esercizio della
professione ed esecuzione della prestazione
professionale: il primo può essere svolto in
forma individuale, ma anche in forma associata e comune; la seconda può essere svolta
esclusivamente dalla persona fisica professionista abilitato. Quindi, l’esercizio in
forma societaria dell’attività professionale
regolamentata non può fa venir meno i caratteri di personalità della prestazione resa
dal singolo socio professionista. A fronte
delle incertezze derivanti sul piano fiscale
da questo assetto normativo, il comma 4 attribuisce alle società tra professionisti regolamentate nel sistema ordinistico il medesimo trattamento fiscale delle associazioni
tra professionisti esistenti, in termini di natura del reddito di lavoro autonomo prodotto
e di attribuzione per trasparenza ai soci.
Le disposizioni dell’articolo 28 intendono
favorire la trasparenza e la semplificazione
delle operazioni poste in essere dai sostituti
d’imposta nell’attività di assistenza fiscale.
Attualmente, infatti, i sostituti d’imposta
eseguono i conguagli risultanti dai prospetti
di liquidazione operando maggiori ritenute
in caso di debito d’imposta e minori ritenute
in caso di credito. Inoltre, con riferimento ai
compensi spettanti ai sostituti d’imposta per
l’assistenza fiscale prestata ai sensi del decreto legislativo n. 241 del 1997, percepiscono un compenso che viene erogato a
fronte di minori ritenute d’acconto. Infine,
utilizzando la previsione di cui all’articolo
1, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 445, i sostituti d’imposta
effettuano la compensazione interna delle ritenute versate in eccedenza rispetto al dovuto.
Con le modifiche normative si prevede
che le suddette operazioni siano effettuate
mediante l’utilizzo della delega di versamento F24. Tali somme non concorrono al
limite previsto per le compensazioni dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre
Nell’ottica degli interventi di semplificazione, l’articolo 29 specifica che le prestazioni alberghiere e di somministrazioni di
alimenti e bevande acquistate direttamente
dal committente non costituiscono compensi
in natura per i professionisti che ne usufruiscono. I professionisti, pertanto, non devono
«riaddebitare» in fattura tali spese al committente e non possono considerare il relativo ammontare quale componente di costo
deducibile dal proprio reddito di lavoro
L’articolo 30 modifica l’articolo 3,
comma 10 del decreto-legge n. 95 del
2012, convertito, con modificazioni dalla
legge n. 135 del 2012 senza alterarne il generale impianto normativo.
L’intervento è volto, infatti, ad eliminare
il riferimento alla Commissione di congruità
dell’Agenzia del demanio di cui all’articolo
1, comma 479, della legge 23 dicembre
2005, n. 266, rinviando, ai fini della verifica
della congruità del canone, ad una competenza generica dell’Agenzia del demanio,
come avviene in norme di analogo contenuto. In buona sostanza, si rettifica un
mero refuso, in quanto la predetta Commissione viene attivata esclusivamente qualora
il valore della locazione sia superiore ad
una determinata soglia.
Le modifiche introdotte con l’articolo 31
hanno l’obiettivo di consentire significativi
risparmi di spesa e di pervenire ad una semplificazione amministrativa che consenta una
maggiore velocità e snellezza dell’Amministrazione nell’espletamento dei propri compiti nonché di liberare risorse umane da utilizzare in altri settori di attività.
L’innovazione proposta è coerente con
l’esercizio di spending review, ed in particolare con una specifica raccomandazione che
la Commissione ha formulato su questa materia: «modificare l’attuale sistema di pagamento delle spese di trasferimento (a carico
del Ministero dietro presentazione di fattura)
mediante un rimborso forfettario da integrare
alle indennità di prima sistemazione o di
rientro, nella prospettiva di una sempre maggiore articolazione della struttura dell’ISE e
di risparmio in termini di risorse umane
(soppressione del competente ufficio ministeriale) e finanziarie».
I procedimenti interessati dall’innovazione, attualmente attribuiti alla DGRI, Ufficio IX, attengono al rimborso delle spese di
trasferimento del personale nell’ambito della
rete degli uffici all’estero, e da o per la sede
centrale e la rete stessa.
Rispetto a tali procedimenti l’Ufficio si
trova in una posizione estremamente difficile
sul piano giuridico ed operativo in quanto
l’attuale ordinamento prevede il rimborso,
entro certi limiti, delle spese in questione.
È quindi il dipendente che sceglie il trasportatore (se lo ritiene nell’ambito delle ditte
accreditate); questi predispone il preventivo
di spesa al quale il dipendente ne allega un
altro di una ditta diversa a fini comparativi;
l’Ufficio procede alla relativa approvazione
sulla base del tariffario predisposto dagli organi tecnici dello Stato, eroga l’anticipo (attualmente pari al 30 per cento) e quindi il
saldo al ricevimento e riscontro della documentazione attestante l’effettuazione del trasloco. Sussiste pertanto un vero e proprio
obbligo dell’Amministrazione di pagare le
spese sostenute dal dipendente per il trasporto dei propri effetti e masserizie in occasione di un trasferimento da e per una sede
all’estero. A fronte di tale obbligo, negli ultimi anni si è registrata una crescente decurtazione delle risorse assegnate al pertinente
capitolo di spesa – classificato come capitolo rimodulabile per l’acquisto di beni e
servizi – che ha creato una ormai cronica
impossibilità dell’Amministrazione di poter
regolarmente onorare tutti i debiti che essa
ha accumulato nei confronti dei dipendenti
Per ovviare alla situazione sopra descritta
si ritiene che l’unico mezzo sia di provvedere alla necessaria disponibilità di arredi e
masserizie mediante il pagamento di una
somma fissa previamente determinata, che
costituisca un «contributo onnicomprensivo». Che si tratti comunque di una quota
parziale di rimborso non è una mera finzione in quanto con il nuovo testo resterebbero a carico del dipendente una parte delle
spese sostenute e che invece attualmente
l’Amministrazione è tenuta a rimborsare.
Il parametro di riferimento per l’entità del
contributo da corrispondere è costituito dalle
due indennità di sistemazione (articolo 175
5 gennaio 1967, n. 18) e di rientro (articolo
176) che contengono in sé un riferimento al
costo della vita in loco (parametro necessario per tener conto dell’effettivo costo dei
servizi di trasporto nel Paese di destinazione), al posto funzione che il dipendente
va a ricoprire e alla composizione del nucleo
familiare a suo carico. Tale parametro è al-
tresì coniugato con quello della distanza intercorrente fra la sede di servizio e quella di
destinazione (parametro a sua volta necessario per tener conto dell’effettivo costo dei
noli, sia marittimi che terrestri).
In tale nuovo contesto l’Amministrazione:
non intratterrà più alcun rapporto con le
ditte di trasloco, diversamente da oggi (anche a causa delle deleghe ad esse rilasciate
per la gestione del procedimento, e delle necessità derivanti dalle carenze documentali);
non sarà più coinvolta nelle dispute tra
dipendenti che chiedono di essere tutelati
dall’Ufficio e trasportatori che reclamano il
pagamento del dovuto, ed ancora tra questi
ultimi ed i corrispondenti locali;
potrà liberare risorse umane di entità
non inferiore alle 13 unità da utilizzare per
altre finalità istituzionali.
Il comma 5 contiene la clausola di invarianza finanziaria.
L’articolo 32, nei primi due commi, stabilisce che sono soggette all’autorizzazione all’installazione solo le apparecchiature a risonanza magnetica con valore di campo statico
di induzione magnetica superiore a quattro
tesla, anziché, come previsto dalla normativa
attuale, a due tesla. L’autorizzazione ha validità cinque anni e può essere rinnovata.
Il comma 3 affida ad un regolamento del
Ministro della salute la disciplina delle modalità per l’installazione, l’utilizzo e la gestione delle apparecchiature a RM da parte
delle strutture sanitarie, assicurando l’adeguamento allo sviluppo tecnologico e all’evoluzione delle conoscenze scientifiche.
Il comma 4 reca la clausola di invarianza
finanziaria. Il comma 5 ha finalità di coordinamento normativo, abrogando le disposizioni che prevedono la collocazione e l’autorizzazione delle apparecchiature RM con valori di campo statico di induzione magnetica
superiore a 2 tesla, nonché l’autorizzazione
specifica per ogni singolo protocollo di studio all’installazione delle apparecchiature
RM con valori di campo statico di induzione
magnetica superiore a 4 tesla.
L’articolo 33, comma 1, intende semplificare la procedura per il conferimento del titolo di professore emerito, procedendo alla
contestuale abrogazione dell’articolo 111
del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore di cui al regio decreto n. 1592 del
1933. In particolare, l’articolo 111 prevede
la necessità, previa deliberazione della facoltà di appartenenza, di un decreto del Ministro, il quale tuttavia non ha poteri discrezionali in merito. Una semplificazione degli
oneri e delle procedure amministrative impone pertanto di eliminare tale passaggio
formale e di lasciare che il titolo venga conferito dal rettore, previa deliberazione favorevole dei professori ordinari del dipartimento, assunta con la maggioranza dei due
terzi degli aventi diritto.
Il comma 2 interviene sulle misure di
contenimento della spesa per missioni di
cui all’articolo 6, comma 12, quarto periodo,
30 luglio 2010, n. 122, escludendo dall’applicazione della norma tutte le spese effettuate dalle università e dagli enti di ricerca
e non solo quelle che gravano su risorse derivanti da finanziamenti UE o di soggetti
privati, come attualmente previsto. Infatti,
l’internazionalizzazione della ricerca, la condivisione dei progetti e dei risultati, nonché
la mobilità del personale sono un valore
per il sistema universitario che la recente riforma introdotta dalla legge n. 240 del 2010
ha incentivato con specifiche norme. Pertanto non è motivato né auspicabile sottoporre al limite di spesa prescritto le missioni
che gravano su finanziamenti di soggetti
pubblici nazionali.
Il comma 3 modifica il decreto legislativo
5 giugno 1998, n. 204, allo scopo di coinvolgere nella programmazione e nella valutazione della politica nazionale relativa alla
ricerca scientifica e tecnologica le competenti commissioni parlamentari, con il rila-
scio di un apposito parere. Ciò risponde anche all’esigenza di elevare qualitativamente
il livello di programmazione complessivo e
ricondurre l’espressione del Parlamento italiano, al pari di quello europeo, al livello
Il comma 4 interviene con modifiche e
abrogazioni al decreto legislativo n. 213
del 2009, perfezionando ed adeguando il testo della norma vigente dopo due anni di
applicazione alle reali esigenze di snellimento delle procedure anche per quanto riguarda il finanziamento di programmi e progetti di ricerca.
Il comma 5 interviene sulla legge 28
marzo 1991, n. 113, al fine di semplificare
le procedure per iniziative volte alla diffusione della cultura scientifica.
Il comma 6 modifica l’articolo 1 della
legge n. 296 del 2006, prevedendo in luogo
di un regolamento l’adozione di un decreto
non regolamentare per la disciplina degli interventi relativi al FIRST (FIRB, PRIN,
FAR e FAS).
Il comma 7, lettera a), intende chiarire alcuni punti dell’articolo 31-bis, del decretolegge. n. 5 del 2012. La Scuola di dottorato,
ivi prevista, è intesa come un progetto sperimentale attivato sotto la responsabilità e
la direzione dell’Istituto nazionale di fisica
nucleare (INFN). Nel triennio di sperimentazione, l’INFN è chiamato a gestire il progetto «Scuola», con la propria struttura. Al
termine della sperimentazione saranno valutati i risultati dello stesso. In coerenza con
tale impostazione, il comma 2 si precisa
che il piano strategico, lo statuto e i regolamenti della Scuola siano elaborati nel corso
del triennio di sperimentazione 2013-2015
da un comitato ordinatore. Tali atti saranno
poi sottoposti alla approvazione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della
ricerca, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze entro giugno 2015,
per consentire una valutazione complessiva
della fase di sperimentazione e poter adeguatamente decidere in merito alla sua sta-
bile e futura organizzazione. Per garantire il
finanziamento delle attività, il numero 3) del
comma 7, lettera a) prevede che il trasferimento annuale a favore dell’INFN sia disposto, dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, previa positiva valutazione di un Piano annuale di attività elaborato dal comitato ordinatore, in un’unica soluzione anticipata entro il mese di gennaio
di ciascun esercizio.
L’eventualità della trasformazione della
Scuola di dottorato in una struttura stabile
è prevista dal numero 4) del comma 7. Infatti, come già accennato, si prevede che,
al termine della fase di sperimentazione,
l’INFN sottoponga al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca una dettagliata relazione illustrativa, elaborata dal
comitato ordinatore, sui risultati raggiunti
dalla Scuola. Il Ministro acquisita la valutazione dei risultati da parte dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, propone al Governo un
apposito provvedimento legislativo per il finanziamento stabile della scuola ed emana
specifico decreto di riconoscimento.
Il comma 7, lettera b), precisa che gli
oneri per gli esperti e per le commissioni
tecnico-scientifiche o professionali di valutazione e controllo dei programmi e dei progetti di ricerca devono gravare sugli stessi
progetti e programmi e non a carico del
FIRST (Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica), come previsto attualmente.
Il comma 8 introduce modifiche al decreto-legge n. 98 del 6 luglio 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio
2011, n. 111; in particolare gli interventi sui
commi 5 e 5-bis del suddetto decreto-legge
tengono conto della sentenza n. 147 del 7
giugno 2012, della Corte costituzionale che
ha dichiarato incostituzionale il comma 4
dell’articolo 19 del decreto citato relativo
alla generalizzazione degli istituti comprensivi che dovevano essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 in partico-
lari zone (montane e piccole isole), chiarendo che lo Stato non può dettare norma
di dettaglio in materia di dimensionamento
delle rete scolastica, di competenze regionale, ma può solo fissare norma generale
per il contenimento delle spesa stabilendo
Tenuto conto di quanto affermato dalla
Corte costituzionale con la citata sentenza
n. 147 del 2012, si sono svolti alcuni incontri tecnici con i rappresentanti della Conferenza unificata per trovare soluzioni condivise e individuare un parametro che consentisse di determinare il contingente dei dirigenti scolastici da assegnare a ciascuna regione permettendo di conseguire le economie di spesa con particolare riferimento a
quelle di cui al cassato comma 4 del suddetto articolo 19. Nel corso delle interlocuzioni con le regioni, le stesse hanno richiesto di abrogare i commi sopra indicati per
poterli sostituire con apposito accordo da definire in sede di Conferenza unificata.
il comma 5, dell’articolo 19, modificato
poi dall’articolo 4, comma 69, della legge
12 novembre 2011, n. 183, stabilisce che
alle scuole costituite con un numero di
alunni inferiore a 600, ridotto a 400 per le
istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, non venga assegnato né il dirigente scolastico né il direttore dei servizi
generali e amministrativi (DSGA);
l’articolo 2 del regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 18
giugno 1998, n. 233, prevede che per avere
autonomia le scuola devono avere almeno
500 alunni, ridotto fino 300 nelle scuola
montane, piccole isole ecc.
Al fine di ottimizzare e rafforzare i poteri
di indagine ed enforcement della Consob,
anche allo scopo di consentire alla medesima autorità di acquisire la tempestiva conoscenza di comportamenti illeciti, l’articolo
34, attraverso la riformulazione dell’articolo
4-quater del TUF, è finalizzato ad estendere
Dossier bagheria abusivismo
Case abusive M5S Bagheria
Riforma costituzionale testo a fronte Serafino La Corte
Esposto con risposta Serafino La Corte

References: articolo 17
 articolo 242
 articolo
35
 articolo
10
 sentenza 
 sentenza

 articolo 19