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Timestamp: 2020-04-07 02:07:40+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2549 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2549 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 31/01/2017, (ud. 15/12/2016, dep.31/01/2017), n. 2549
sul ricorso 12837-2016 proposto da:
S.S., + ALTRI OMESSI
avverso il decreto n. 1784/2015 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositato il 24/11/2015;
1 Con decreto 24.11.2015 la Corte d’Appello di Perugia ha accolto parzialmente l’opposizione proposta da B.S. e gli altri soggetti indicati in epigrafe contro il precedente decreto del consigliere delegato che aveva dichiarato inammissibili le loro domande di equa riparazione in relazione alla durata irragionevole di un giudizio lavoristico svoltosi davanti al TAR Lazio dal 7.7.2000 al 29.1.2014 (data di pubblicazione della sentenza).
La Corte d’Appello ha considerato inoltre il mancato deposito della domanda di prelievo, prescritto a pena di improponibilità, ed ha escluso profili di illegittimità costituzionale. Infine, ha ritenuto giustificata la condanna al pagamento della sanzione processuale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 5 quater ritenendo però equo ridurla a Euro 1.000,00 per ciascuno dei ricorrenti.
2 Per la cassazione di tale decreto il B. e gli altri opponenti ricorrono con sei motivi.
1.1 Con un primo motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 2, allegato 3, titolo 2^ (Codice del processo amministrativo) nella parte in cui prevede che “per i termini che sono in corso alla data di entrata in vigore del Codice continuano a trovare applicazione le norme previdenti”.
1.2 Con un secondo motivo i ricorrenti deducono ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 l’eccezione di illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 104 del 2010 nella parte in cui all’art. 2, allegato 3, titolo 2^ prevede che “per i termini che sono in corso alla data di entrata in vigore del Codice continuano a trovare applicazione le norme previgenti” perchè eccedente i limiti della delega conferita al Governo dalla L. 19 giugno 2009, art. 44, n. 69 e per ciò stesso per contrasto con l’art. 76 Cost. e art. 77 Cost., comma 1.
1.3 Con un terzo motivo si deduce ancora l’illegittimità della medesima disposizione, ma per contrasto con gli artt. 3, 24 e 113 Cost. nonchè per contrasto con l’art. 6, comma 1, Convenzione europea dei diritti dell’uomo e per ciò stesso per contrasto con l’art. 117 Cost..
1.5 Con un quinto motivo i ricorrenti deducono la eccezione di illegittimità costituzionale del D.L. n. 112 del 2009, art. 54, comma 2 nella parte in cui prevede che “la domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2non è stata presentata istanza di prelievo” per contrasto con gli artt. 3, 24 e 113 Cost. nonchè per contrasto con l’art. 6, comma 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e ciò per contrasto con l’art. 117 Cost., comma 1.
2 I primi tre motivi, per il loro comune riferimento al termine lungo per impugnazione delle sentenze del giudice amministrativo (ai fini della individuazione del dies a quo per la proposizione della domanda di equa riparazione) possono essere trattati unitariamente: ebbene, essi sono privi di fondamento.
Come questa Corte ha già avuto modo di osservare, il D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 92, prevede che, in difetto della notificazione della sentenza, l’appello si propone entro sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, mentre l’ultrattività della disciplina previgente (e quindi del termine annuale per proporre impugnazione), disposta dall’art. 2, ‘allegato 3, al medesimo codice, vale “per i termini che sono in corso alla data di entrata in vigore del codice”. In questo quadro normativo, l’ultrattività della disciplina previgente è prevista non per i processi in corso in primo grado alla data di entrata in vigore del codice del processo amministrativo, ma, appunto, “per i termini che sono in corso alla data di entrata in vigore del codice” per essere già stata pubblicata la sentenza di primo grado e pendente il termine per proporre impugnazione: di conseguenza, alle sentenze pubblicate dopo l’entrata in vigore del codice del processo amministrativo si applica la nuova disciplina dei termini per le impugnazioni (Sez. 6 – 2, Sentenza n. 17377 del 01/09/2015 Rv. 636293); v. altresì Cass. nn. 7326/15, 5299/15, 12575/15 e 23373/14).
Tale interpretazione trova riscontro anche nella giurisprudenza del Consiglio di Stato, ove pure è stato affermato più volte che l’art. 2, allegato 3, c.p.a.,, il quale con norma transitoria dispone che per i termini in corso alla data di entrata in vigore del codice stesso (16.9.2010) continuano ad operare le norme previgenti, non trova applicazione ai casi in cui il mutamento del termine come quello c.d. lungo per proporre appello – sia già entrato in vigore anteriormente al deposito della sentenza impugnata. Ciò in quanto già prima dell’entrata in vigore del c.p.a., le norme del c.p.c. si applicavano al giudizio amministrativo in quanto compatibili e salvo non fosse diversamente previsto.
Tra dette norme si applicava l’art. 327 c.p.c., che nel testo modificato dalla L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 17 entrato in vigore il 4.7.2009, prevede per l’impugnazione il teimine (non più di un anno, ma) di sei mesi (v. Cons. Stato nn. 4055/13, 6646/12 e 5793/11).
La contraria tesi dei ricorrenti, fondata in definitiva su una lettura personale della disposizione normativa si scontra con la costante giurisprudenza di questa Corte e pertanto non coglie nel segno, mentre la questione di legittimità costituzionale per eccesso di delega è manifestamente infondata: l’art. 44, comma 2, lett. g), legge di delega (L. 18 giugno 2009, n. 69 Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonchè in materia di processo civile) prevede espressamente che i decreti legislativi di cui al comma 1, oltre che ai principi e criteri direttivi di cui alla L. 15 marzo 1997, n. 59, art. 20, comma 3 in quanto applicabili, si attengono ai seguenti principi e criteri direttivi: “g) riordinare il sistema delle impugnazioni, individuando le disposizioni applicabili, mediante rinvio a quelle del processo di primo grado, e disciplinando la concentrazione delle impugnazioni, l’effetto devolutivo dell’appello, la proposizione di nuove domande, prove ed eccezioni”.
4 Resta da esaminare la censura (sesto motivo) sulla sanzione processuale inflitta, seppure in maniera ridotta, dalla Corte d’Appello. La censura è infondata sotto tutti i profili in cui si articola:
– lo è sotto il terzo profilo (irrazionalità della condanna nei confronti di ciascun ricorrente, benchè si trattasse di ricorso collettivo e quindi di unica domanda) perchè la formula legislativa (“….condanna il ricorrente…”) deve intendersi – nel caso di ricorso proposto da più soggetti – come riferita a ciascuno di essi: ragionare diversamente significherebbe annullare la finalità deterrente della norma a cui ha mirato il legislatore, posto che in tale materia sono tutt’altro infrequenti i ricorsi di equa riparazione proposti collettivamente da decine e a volte anche da centinaia di soggetti.: la decisione della Corte d’Appello appare dunque corretta oltre che coerente col principio, valevole nell’ipotesi inversa, secondo cui, in caso di accoglimento della domanda di equa riparazione l’indennizzo viene attribuito per intero a ciascuno dei ricorrenti e non già al gruppo;
– lo è infine, sotto il quarto profilo (inopportunità della applicazione della sanzione stante l’evidente incertezza giuridica nell’interpretazione della norma transitoria di cui all’art. 2 all. 3 codice del processo amministrativo e la non necessari età dell’istanza di prelievo, anche per evitare un danno ulteriore agli istanti): trattasi invero di una mera censura in fatto, che interferisce nel potere direzionale del giudice di merito, come tale non prospettabile in questa sede.

References: Sentenza 
 art. 5
 art. 2
 art. 44
 art. 77
 art. 54
 art. 2
 art. 92
 sentenza 
 Sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 46
 art. 20