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Timestamp: 2020-05-29 02:41:17+00:00

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PIETRO ANCONA.Giustizia per Genova e fascismo strisciante | IlpuntoDue
PIETRO ANCONA.Giustizia per Genova e fascismo strisciante
Quando in un Paese una sentenza per fatti gravissimi che suscitarono orrore in tutto il mondo viene presentata alla popolazione sottolineando sopratutto come la condanna degli imputati suscita amarezza perchè ci priva dell'opera di persone valorose al vertice dello Stato di fatto si sminuisce e si riduce a niente la gravità della loro colpa e della enorme ferita che fu inflitta allo Stato di Diritto. Si fa passare il messaggio fascista che nel nostro giudizio sul comportamento del vertice di polizia prevale quasi la riconoscenza piuttosto che l'orrore per quanto hanno fatto. Mi ha colpito il voluto scarso rilievo che il giornale del PD "Europa" ha dato alla sentenza.
Io non mi unisco al coro delle persone soddisfatte della sentenza della cassazione a cominciare dal padre e dalla madre di Carlo Giuliani e dell'Onorevole Agnoletto perchè non è vero che giustizia è stata fatta su quello che fu un terribile tentativo premeditato di cilenizzare l'Italia. Eravamo all'inizio della fase più importante dei governi Berlusconi e credo si volesse testare un nuovo modo di fare "sicurezza". Mi rifiuto di credere che l'intensità e l'enormità della repressione sia attribuibile ad un raptus del gruppo dirigente della polizia italiana che ha agito motu proprio magari per farsi bello agli occhi dei nuovi governanti. L'avvenuta assoluzione del Capo della Polizia De Gennaro è in contraddizione con questa sentenza che anche se non lo nomina lo richiama pesantemente in causa.
Io non credo affatto che la Polizia Italiana abbia agito di propria iniziativa. Ricordo come fosse ieri che Fini allora v.presidente del Consiglio era a Genova nella sala operativa della Questura a dirigere le operazioni e che il Ministro Castelli dichiarò alla TV di essere stato nella Caserma Bolzaneto dove erano stati raccolti i giovani pestati e sanguinanti. Le macchie di sangue restarono a lungo su tutti gli ambienti della tortura. Castelli, mentre erano ancora in corso i pestaggi, alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se era giusto tenere in piedi e con la faccia contro il muro per tutta la notte un giovane rispose che non c'era niente di che scandalizzarsi. Anche i suoi operai stavano in piedi tutto il giorno! Questa fu la risposta del Ministro Castelli.
La repressione di Genova fu minuziosamente preparata. Anche la scelta dei reparti di polizia non fu fatta a caso. Era presente un reparto della Celere di Roma noto per i suoi picchiatori. I telefonini con "faccetta nera" esibiti e suonati a scherno a ragazzi ai quali si strappavano dalla viva carne i piercing erano la prova della politicizzazione di destra del pestaggio.
Sono convinto che la sentenza non cambia il corso del processo di fascistizzazione in atto nel paese. Credo che sarebbe giusto avere più informazioni sui giovani che sono attualmente in carcere sospettati di terrorismi o per avere combattuto la Tav. La sentenza si colloca in un quadro di grande crisi della democrazia e
della giustizia. L'uso in assetto antisommossa della polizia italiana diventato abituale in tutte le manifestazioni e la sproporzionata quantità di agenti che vengono impiegati sono la prova di un orientamento sempre più duro e repressivo. La sentenza Non fa giustizia di quanto è avvenuto. Non ci dà un messaggio incoraggiante per quanto sta accadendo oggi. .

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