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Timestamp: 2020-04-03 02:14:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11552 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11552 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. I, 11/05/2017, (ud. 24/02/2017, dep.11/05/2017), n. 11552
sul ricorso 20015/2012 proposto da:
S.C. (C.F. (OMISSIS)), G.M. (C.F.
(OMISSIS)), elettivamente domiciliati in Roma, Via Crescenzio n. 91,
presso l’avvocato Lucisano Claudio, che li rappresenta e difende
unitamente all’avvocato Auletta Andrea, giusta procura a margine del
Unicredit S.p.a., già Unicredit Banca di Roma S.p.a., in personà
Roma, Via G. Zanardelli n. 20, presso l’avvocato Albisinni Luigi,
che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato Noseda Andrea,
avverso la sentenza n. 871/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
24/02/2017 dal Cons. Dott. FALABELLA MASSIMO;
udito, per i ricorrenti, l’Avvocato C. LUCISANO che ha chiesto
udito, per la controricorrente, l’Avvocato G. GALEONE, con delega,
1. – Con atto di citazione notificato il 7 marzo 2001 B.B. conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Como S.C. e G.M.T., in favore dei quali si era costituito fideiussore con riguardo al rapporto di conto corrente intrattenuto dai predetti convenuti con la Banca di Roma, oggi Unicredit s.p.a.. Deduceva di aver ricevuto notizia, da parte della banca, della revoca degli affidamenti concessi ai correntisti e dell’intimazione a pagare lo scoperto di conto corrente, pari a Lire 517.110.598: importo che aveva provveduto a corrispondere. Agendo quindi in via di regresso, domandava la condanna dei convenuti al pagamento della somma escussa.
S. e G. si costituivano e, per quanto rileva nella presente sede, il primo assumeva che B. aveva pagato una somma superiore al dovuto; chiedeva quindi che l’importo oggetto della pretesa azionata fosse ridotto; instava pure per la chiamata in causa della banca, chiedendo che la stessa fosse condannata alla restituzione di quanto fosse stato pagato all’attore.
Autorizzata la chiamata in causa, la banca si costituiva e resisteva alla domanda contro di essa proposta.
Nel corso del giudizio di primo grado i convenuti provvedevano al pagamento dell’intera somma pretesa da B..
In seguito il Tribunale pronunciava sentenza con cui dichiarava la cessazione della materia del contendere in merito alle domande proposte da B. nei confronti di S. e G. e con cui, inoltre, respingeva le domande spiegate da questi ultimi nei confronti della banca.
2. – La pronuncia veniva allora impugnata dai convenuti soccombenti.
La Corte di appello di Milano, con sentenza pubblicata l’8 marzo 2012, respingeva il gravame.
3. – Contro quest’ultima pronuncia ricorrono per cassazione S.C. e G.M.T., facendo valere tre motivi di impugnazione. Resiste con controricorso Unicredit, la quale ha pure depositato memoria. B., benchè intimato, non ha svolto difese in questa sede di legittimità.
1. – Con il primo motivo i, ricorrenti lamentano violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 100 c.p.c.. Rilevano che la Corte di merito aveva omesso di pronunciarsi sulla domanda di accertamento del credito vantato dalla banca nei loro confronti, dal momento che aveva dichiarato cessata la materia del contendere solo in relazione alla domanda di regresso proposta da B. nei confronti di essi istanti, quali obbligati principali. Osservano, in proposito, che la declaratoria di cessazione della materia del contendere non poteva configurarsi in quanto S. continuava ad essere portatore di un concreto interesse ad ottenere una pronuncia di accertamento sulla esatta quantificazione del credito fatto valere in via di regresso dal fideiussore.
1.1. – Il secondo motivo denuncia omessa e insufficiente motivazione su di un fatto decisivo per il giudizio. E’ lamentato che la Corte di Milano non aveva spiegato la ragione per la quale S., con il pagamento delle somme richieste da B., avesse rinunciato all’azione di ripetizione dell’indebito nei confronti del fideiussore che aveva adempiuto in favore della banca. Viene esposto che nella citazione in appello era stata sottolineata la permanenza dell’interesse degli appellanti alla pronuncia sulla domanda avente ad oggetto l’accertamento del credito ai fini della ripetizione dell’indebito.
1.2. – Col terzo motivo i ricorrenti oppongono la violazione e falsa applicazione dell’art. 1952 c.c.. Assumono che tale disposizione disciplina l’azione di regresso del fideiussore nei confronti del debitore principale, ma non preclude a quest’ultimo di richiedere al creditore quanto sia stato indebitamente a lui corrisposto. I ricorrenti contestano quindi il fondamento argomentativo della decisione che aveva portato a disattendere la domanda subordinata da loro proposta nei confronti della banca; affermano, in particolare, che, in base alla tesi seguita dalla Corte di merito, il creditore che abbia ricevuto il pagamento dal fideiussore sarebbe tenuto alla ripetizione dell’indebito solo quando lo stesso garante abbia perduto l’azione di regresso nei confronti del debitore principale.
2. – E’ fondato il primo motivo e rimangono assorbiti gli altri due.
La Corte di appello ha ritenuto che con l’integrale pagamento della somma oggetto della pretesa attorea da parte degli appellanti fossero venute meno le ragioni di contrasto tra le parti e, in conseguenza, l’interesse di queste a una pronuncia del giudice sul punto.
Tale affermazione non può condividersi.
In ipotesi di pagamento avvenuto nel corso del giudizio, non si verifica la cessazione della materia del contendere, che, presupponendo il venir meno delle ragioni di contrasto fra le parti, esclude la necessità della pronuncia del giudice, allorchè l’obbligato non rinunci alla domanda diretta all’accertamento dell’inesistenza del debito (Cass. 23 dicembre 2010, n. 26005; Cass. 8 novembre 2002, n. 15705). Eguale conclusione si impone, all’evidenza, ove il debitore – avendo dedotto di dover corrispondere alla controparte un importo inferiore rispetto a quello preteso – non rinunci alla richiesta avente ad oggetto l’accertamento del quantum dovuto. Basterà notare, in proposito, che in presenza di un’evenienza siffatta la lite tra le parti rimane in vita, così come conserva attualità l’interesse, da parte di chi ha pagato, ad ottenere l’esatta determinazione della somma dovuta, anche in vista di una futura ripetizione.
Ora, la Corte di appello non ha affatto rilevato che gli odierni istanti avessero dismesso l’originaria richiesta di quantificazione della somma pretesa dal fideiussore: richiesta di cui, in questa sede i ricorrenti e la controricorrente hanno concordemente dato atto (rispettivamente a pag. 3 del ricorso e a pag. 3 del controricorso) e che risulta del resto riprodotta nelle conclusioni di appello, integralmente trascritte nella sentenza impugnata (ove si legge, infatti, che S. e G. avevano insistito nel domandare l’accertamento del saldo del conto corrente alla data in cui era intervenuto il pagamento e, per l’effetto, di accogliere la domanda di regresso proposta da B. “solo nei limiti di tale accertamento”).
Consegue da ciò che la cessazione della materia del contendere non poteva essere dichiarata.
Resta così assorbito, oltre al secondo motivo, anche il terzo, il quale inerisce a capo della decisione che investiva una domanda proposta dagli odierni ricorrenti solo in via subordinata.
3. – Nei detti termini la sentenza va dunque cassata.
La causa va allora rinviata alla Corte di appello di Milano, in altra composizione, la quale si pronuncerà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.
accoglie il primo motivo, dichiara assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di appello di Milano, in altra composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

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