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Timestamp: 2017-11-23 11:14:19+00:00

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SPACCIO LUOGO DEL COMMESSO REATO - AVV.PENALISTA BOLOGNA-STUDIO PENALE BOLOGNA
SPACCIO LUOGO DEL COMMESSO REATO – Il delitto di importazione di sostanze stupefacenti attraverso l’uso del mezzo aereo si consuma nel momento in cui la merce viene introdotta nello spazio aereo anche se non abbia ancora superato la barriera doganale, perché scoperta e sequestrata nel corso degli appositi controlli. Nel caso in esame, il corriere, proveniente dal Perù, era giunto in Italia col carico di droga in aereo, atterrato a “Malpensa”. Ivi, quindi, si era consumato il reato e, di conseguenza, la competenza territoriale a conoscere di tale illecito correttamente è stata individuata in quella del Tribunale di Busto Arsizio.
DOMANDA COSA PUNISCE L’ART 73 DECRETO 309/90 ?
Chiunque, senza l’autorizzazione di cui all’articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista dall’articolo 14, e’ punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000.
Chiunque, essendo munito dell’autorizzazione di cui all’articolo 17, illecitamente cede, mette o procura che altri metta in commercio le sostanze o le preparazioni indicate nelle tabelle I e II di cui all’articolo 14 , e’ punito con la reclusione da sei a ventidue anni e con la multa da euro 26.000 a euro 300.000.
DOMANDA COSA è LA CD” DROGA PARLATA”?
ABBIAMO la dicitura “droga parlata” quando gli elementi probatori dello spaccio di trovano in conversazioni telefoniche .
Sul punto il Collegio intende ribadire e precisare il condivisibile principio recentemente affermato da questa Corte Suprema (sez. 3, n. 50995 del 24.10.2013, Costa, non mass.) secondo cui, in casi come quello che ci occupa, in cui, a fronte di una vasta mole di intercettazioni non faccia riscontro, come sarebbe normale che fosse, all’esito delle stesse, il sequestro di neanche un grammo dello stupefacente di cui all’imputazione, e nemmeno il fermo e l’identificazione di acquirenti finali, e neanche il riscontro in concreto degli avvenuti trasferimenti di danaro, se non è, in sè, impeditivo affinchè si possa comunque pervenire ad un’affermazione di penale responsabilità, impone tuttavia al giudice un rigoroso onere motivazionale.
La motivazione delle sentenze di merito, tuttavia, non consente di comprendere se e quanti controlli siano stati effettuati dalla polizia giudiziaria, agendo sulla base delle conversazioni intercettate, su luoghi e persone con esito negativo e quali elementi obiettivi quei controlli abbiano comunque recepito
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. FIMIANI Pasquale che ha concluso per l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per N.S. per essere il reato ascrittogli estinto per intervenuta prescrizione e per l’annullamento con rinvio per gli altri ricorrenti;
Udito il difensore Avv. Stroscio Salvatore, presente in proprio e quale sost. proc. dell’avv. Silvestro Salvatore e avv. Traina Camillo che hanno insistito per l’accoglimento dei rispettivi ricorsi.
Il GUP del Tribunale di Messina, all’esito di giudizio abbreviato, condannava in data 14.6.2012:
1) N.S., riconosciuta l’attenuante di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5 e le circostanze attenuanti generiche, alla pena di anni uno di reclusione ed Euro 5000 di multa, con i doppi benefici di legge, in relazione all’imputazione che segue:
19. D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, per aver detenuto a fini di spaccio sostanza stupefacente non meglio identificata (“sigarette”, “CD”), da consegnare a P.D.. In (OMISSIS);
2) S.V. esclusa l’aggravante di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, comma 3, con la continuazione tra i reati, alla pena di anni nove e mesi quattro di reclusione in relazione all’imputazione che segue:
81. (in concorso con D.M.A., C.G., L.V., M.A., L.A., A. L., I.M., V.T., L.P.A., P.C.): D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, commi 1, 2 e 3 per essersi stabilmente associati tra loro, e con altri soggetti ignoti, al fine di commettere più delitti di cui all’art. 73 cit. D.P.R., in numero superiore a dieci, costituendo un’organizzazione operante tra le città di (OMISSIS) e la provincia di (OMISSIS) ed altri comuni limitrofi, dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente di vario tipo, tra cui marijuana, hashish e cocaina, nonchè allo spaccio al minuto di tali sostanze: D.M.A. e C.G., in particolare, ricoprivano il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione, impartivano le direttive ai loro accoliti, reperivano i diversi canali di rifornimento della sostanza stupefacente, cedevano tale sostanza ai loro collaboratori o direttamente ai terzi consumatori.
Lo.Vi., M.A., L.A., collaboravano nell’attività di spaccio e D.M.A., si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da costei e successivamente la rivendevano a terzi, anche per conto di D.M. A.. A.L. riforniva regolarmente di sostanza stupefacente D.M.A., M.A. e L. A.. C.G. (oltre al ruolo di cui sopra) ed I. M. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D. M.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS) o su altre piazze, come quella di (OMISSIS), dove rifornivano S.V.. V.T., L.P. A., P.C. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A., M.A. e L. A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS). Fra (OMISSIS).
87. art. 81 c.p. D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 per aver detenuto a fini di spaccio, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, sostanza stupefacente non meglio identificata, convenzionalmente indicata come “batteria di pentole” (“qualche batterìa ce l’hai fatta vendere”), ricevendola da C.G. a fronte di un corrispettivo non determinato. In (OMISSIS), in data anteriore al (OMISSIS).
96. D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, per aver detenuto, a fini di spaccio, sostanza stupefacente non meglio identificata, acquistata e consegnatagli da D.M.A., M.A. a (OMISSIS), con l’ausilio e l’intermediazione di C. G.. In (OMISSIS).
Il GUP di Messina, sempre all’esito di giudizio abbreviato, in data 24.9.2012, condannava:
3) P.C., esclusa in relazione al capo 81) della rubrica l’aggravante di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, comma 3, ritenuta la continuazione tra i reati, concessegli le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla recidiva, alla pena di anni sei e mesi dieci di reclusione E MULTA, in relazione all’imputazione che segue:
V., M.A., L.A., A.L., I.M., V.T., L.P.A., S.V.): D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, commi 1, 2 e 3 per essersi stabilmente associati tra loro, e con altri soggetti ignoti, al fine di commettere più delitti di cui all’art. 73 cit.
D.P.R., in numero superiore a dieci, costituendo un’organizzazione operante tra le città di (OMISSIS) e la provincia di (OMISSIS) ed altri comuni limitrofi, dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente di vario tipo, tra cui marijuana, hashish e cocaina, nonchè allo spaccio al minuto di tali sostanze: D.M.A. e C.G., in particolare, ricoprivano il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione, impartivano le direttive ai loro accoliti, reperivano i diversi canali di rifornimento della sostanza stupefacente, cedevano tale sostanza ai loro collaboratori o direttamente ai terzi consumatori. Lo.Vi., M. A., L.A., collaboravano nell’attività di spaccio e D.M.A., si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da costei e successivamente la rivendevano a terzi, anche per conto di D.M.A.. A.L. riforniva regolarmente di sostanza stupefacente D.M.A., M. A. e L.A.. C.G. (oltre al ruolo di cui sopra) ed I.M. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS) o su altre piazze, come quella di (OMISSIS), dove rifornivano S.V..
V., M.A., L.A., P.C., I.M., V.T., L.P.A., S.V.): D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, commi 1, 2 e 3 per essersi stabilmente associati tra loro, e con altri soggetti ignoti, al fine di commettere più delitti di cui all’art. 73 cit.
5) C.G., qualificato il reato al capo 81 con riferimento all’art. 74, comma 2, cit. D.P.R. ed esclusa l’aggravante di cui al comma 3, ritenuta la continuazione tra i reati, concessegli le circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alla recidiva, alla pena di anni sette e mesi due di reclusione in relazione all’imputazione che segue:
V., M.A., L.A., A.L., I.M., V.T., L.P.A., P. C.): D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, commi 1, 2 e 3 per essersi stabilmente associati tra loro, e con altri soggetti ignoti, al fine di commettere più delitti di cui all’art. 73 cit. D.P.R., in numero superiore a dieci, costituendo un’organizzazione operante tra le città di (OMISSIS) e la provincia di (OMISSIS) ed altri comuni limitrofi, dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente di vario tipo, tra cui marijuana, hashish e cocaina, nonchè allo spaccio al minuto di tali sostanze:
D.M.A. e C.G., in particolare, ricoprivano il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione, impartivano le direttive ai loro accoliti, reperivano i diversi canali di rifornimento della sostanza stupefacente, cedevano tale sostanza ai loro collaboratori o direttamente ai terzi consumatori. Lo.
V., M.A., L.A., collaboravano nell’attività di spaccio e D.M.A., si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da costei e successivamente la rivendevano a terzi, anche per conto di D.M.A.. A. L. riforniva regolarmente di sostanza stupefacente D.M. A., M.A. e L.A.. C.G. (oltre al ruolo di cui sopra) ed I.M. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS) o su altre piazze, come quella di (OMISSIS), dove rifornivano S.V.. V.T., L.P.A., P.C. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A., M.A. e L.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS). Fra (OMISSIS) fino all’agosto.
84. (con I.M.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per aver ceduto, in concorso tra loro, sostanza stupefacente, non meglio identificata, convenzionalmente indicata come “piatti, pentole”, a S.V., trasportando tale sostanza da (OMISSIS) fino a (OMISSIS) e consegnandola a costui, successivamente ricevendo dal S., a titolo di pagamento parziale, la somma di circa 850,00 Euro, inviata a C.G. tramite vaglia postale. In (OMISSIS).
86. artt. 110 e 81 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per aver ceduto, in concorso con altri soggetti ignoti, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, sostanza stupefacente non meglio identificata, convenzionalmente indicata come “batterie di pentole” (“qualche batteria ce l’hai fatta vendere”), a S.V., trasportando tale sostanza da Messina fino a (OMISSIS) e consegnandola a costui, a fronte di un corrispettivo non determinato.
95. (in concorso con D.M.A., M.A., L. A.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere detenuto in concorso tra loro, a fini di spaccio, sostanza stupefacente non meglio identificata, acquistata da A.L. a (OMISSIS), successivamente materialmente trasportata da D.M.A. e M.A. in Sicilia, (OMISSIS) e poi consegnata a S.V. a (OMISSIS), con l’ausilio e l’intermediazione di C.G.; L.A. partecipando e collaborando in tale attività complessiva e fornendo assistenza. In (OMISSIS).
6) D.M.A. qualificato il reato al capo 81. con riferimento al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, comma 2 ed esclusa l’aggravante di cui al comma 3, ritenuta la continuazione tra i reati, alla pena di anni dieci di reclusione in relazione all’imputazione che segue:
V., M.A., L.A., A.L., I.M., V.T., L.P.A., P. C.): art. 74, commi, 2 e 3 cit. D.P.R. per essersi stabilmente associati tra loro, e con altri soggetti ignoti, al fine di commettere più delitti di cui all’art. 73 cit. D.P.R., in numero superiore a dieci, costituendo un’organizzazione operante tra le città di (OMISSIS) e la provincia di (OMISSIS) ed altri comuni limitrofi, dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente di vario tipo, tra cui marijuana, hashish e cocaina, nonchè allo spaccio al minuto di tali sostanze:
D.M.A. e C.G., in particolare, ricoprivano il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione (escluso, vedi sopra), impartivano le direttive ai loro accoliti, reperivano i diversi canali di rifornimento della sostanza stupefacente, cedevano tale sostanza ai loro collaboratori o direttamente ai terzi consumatori. Lo.Vi., M.A., L. A., collaboravano nell’attività di spaccio e D.M.A., si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da costei e successivamente la rivendevano a terzi, anche per conto di D.M. A.. A.L. riforniva regolarmente di sostanza stupefacente D.M.A., M.A. e L. A.. C.G. (oltre al ruolo di cui sopra) ed I. M. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D. M.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS) o su altre piazze, come quella di (OMISSIS), dove rifornivano S.V.. V.T., L.P. A., P.C. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A., M.A. e L. A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS). Fra (OMISSIS).
88. (in concorso con M.A., L.A.: art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere, in concorso fra loro detenuto a fini di spaccio, e comunque mantenuto nella loro diretta disponibilità, nonchè offerto in vendita a D.L.S., sostanza stupefacente di tipo non meglio identificata, per un peso complessivo di circa mezzo chilo, al prezzo di 1.300,00 Euro sostanza stupefacente risultata di scarsa qualità (“tiene la debolezza nelle cosce”) e materialmente detenuta da M.A. e L. A. in (OMISSIS). In (OMISSIS).
91. (in concorso con M.A., L.A.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere in concorso tra loro, detenuto a fini di spaccio, e comunque mantenuto nella loro disponibilità, sostanza stupefacente di tipo non meglio identificato, convenzionalmente indicata come “biancheria”, “lenzuola” sostanza stupefacente materialmente reperita da D.M.A. sul mercato napoletano (“ho un pò di cose disponibili” … 44 …”), successivamente destinata ad essere trasportata da (OMISSIS).
92. (in concorso con M.A., L.A.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere, in concorso tra loro, detenuto a fini di spaccio, e comunque mantenuto nelle loro disponibilità, sostanza stupefacente di tipo non meglio identificato (“sette lenzuoli”), risultata di un quantitativo inferiore a quello inizialmente previsto, sostanza materialmente detenuta da M. A. e L.A. in (OMISSIS), anche per conto di D. M.A.. In (OMISSIS).
93. D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 per avere ceduto sostanza stupefacente di tipo non meglio identificato ad un soggetto rimasto sconosciuto (“sai perchè … l’altro giorno io gli ho dato un’altra ad uno …”). In (OMISSIS) in data anteriore al (OMISSIS).
95. (in concorso con M.A., L.A., C. G.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere detenuto in concorso tra loro, a fini di spaccio, sostanza stupefacente non meglio identificata, acquistata da A.L. a (OMISSIS), successivamente materialmente trasportata da D.M.A. e M.A. in Sicilia, (OMISSIS) e poi consegnata a S.V. a (OMISSIS), con l’ausilio e l’intermediazione di C.G.; L.A. partecipando e collaborando in tale attività complessiva e fornendo assistenza. In (OMISSIS).
98. art. 73 cit. D.P.R. per avere ceduto a L.P.A., sostanza stupefacente non meglio identificata, in quantitativo pari a “tre” (“tre ne ho preso …”). Fra (OMISSIS).
101. (in concorso con M.A., L.A., L. P.A. e con Lo.Vi.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere, in concorso tra loro, e con l’intermediazione di L.P.A., ceduto a P.C. sostanza stupefacente non meglio identificata, pretendendo da costui, a titolo di corrispettivo, la somma complessiva di 2.750,00 Euro, di cui 500,00 corrisposte a titolo di anticipo e 2.250,00 da corrispondere tramite vaglia. In (OMISSIS).
7) L.P.A., ritenuta la continuazione tra i reati, concessegli le circostanze attenuanti generiche, ad anni sei di reclusione in relazione all’imputazione che segue:
81. (in concorso con D.M.A., C.G., S.V., Lo.Vi., M.A., L.A., A.L., I.M., V. T., P.C.): art. 74, commi 1, 2 e 3 cit. D.P.R. per essersi stabilmente associati tra loro, e con altri soggetti ignoti, al fine di commettere più delitti di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, in numero superiore a dieci, costituendo un’organizzazione operante tra le città di (OMISSIS) e la provincia di (OMISSIS) ed altri comuni limitrofi, dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente di vario tipo, tra cui marijuana, hashish e cocaina, nonchè allo spaccio al minuto di tali sostanze: D.M.A. e C.G., in particolare, ricoprivano il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione, impartivano le direttive ai loro accoliti, reperivano i diversi canali di rifornimento della sostanza stupefacente, cedevano tale sostanza ai loro collaboratori o direttamente ai terzi consumatori. Lo.Vi., M. A., L.A., collaboravano nell’attività di spaccio e D.M.A., si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da costei e successivamente la rivendevano a terzi, anche per conto di D.M.A.. A.L. riforniva regolarmente di sostanza stupefacente D.M.A., M. A. e L.A.. C.G. (oltre al ruolo di cui sopra) ed I.M. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS) o su altre piazze, come quella di (OMISSIS), dove rifornivano S.V..
97. art. 73 cit. D.P.R. per avere detenuto a fini di spaccio sostanza stupefacente non meglio identificata, convenzionalmente indicata come “cinquanta pantaloncini”, cedutagli da D.M.A., che provvedeva a trasportare tale sostanza da (OMISSIS) e a consegnarla a costui. In (OMISSIS).
8) M.A., esclusa, in relazione al reato di cui ai capò 81) della rubrica, l’aggravante di cui all’art. 74, comma 3 cit. D.P.R. ritenuta la continuazione, alla pena di anni nove e mesi sei di reclusione in relazione alle seguenti imputazioni:
81. (con L.P.A., D.M.A., C.G., S.V., L.V., L.A., A.L., I.M., V.T., P. C.): art. 74, commi 1, 2 e 3 cit. D.P.R. per essersi stabilmente associati tra loro, e con altri soggetti ignoti, al fine di commettere più delitti di cui all’art. 73 cit. D.P.R., in numero superiore a dieci, costituendo un’organizzazione operante tra le città di (OMISSIS) e la provincia di (OMISSIS) ed altri comuni limitrofi, dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente di vario tipo, tra cui marijuana, hashish e cocaina, nonchè allo spaccio al minuto di tali sostanze:
D.M.A. e C.G., in particolare, ricoprivano il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione (escluso, vedi sopra), impartivano le direttive ai loro accoliti, reperivano i diversi canali di rifornimento della sostanza stupefacente, cedevano tale sostanza ai loro collaboratori o direttamente ai terzi consumatori. Lo.Vi., M.A., L. A., collaboravano nell’attività di spaccio e D.M.A., si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da costei e successivamente la rivendevano a terzi, anche per conto di D.M. A.. A.L. riforniva regolarmente di sostanza stupefacente D.M.A., M.A. e L. A.. C.G. (oltre al ruolo di cui sopra) ed I. M. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D. M.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di Messina o su altre piazze, come quella di (OMISSIS), dove rifornivano S.V.. V.T., L.P. A., P.C. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A., M.A. e L. A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS). Fra (OMISSIS).
88. (in concorso con D.M.A. e L.A.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere, in concorso fra loro detenuto a fini di spaccio, e comunque mantenuto nella loro diretta disponibilità, nonchè offerto in vendita a D.L.S., sostanza stupefacente di tipo non meglio identificata, per un peso complessivo di circa mezzo chilo, al prezzo di 1.300,00 Euro sostanza stupefacente risultata di scarsa qualità (“tiene la debolezza nelle cosce”) e materialmente detenuta da M.A. e L. A. in (OMISSIS). In (OMISSIS).
91. (in concorso con D.M.A. e L.A.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere in concorso tra loro, detenuto a fini di spaccio, e comunque mantenuto nella loro disponibilità, sostanza stupefacente di tipo non meglio identificato, convenzionalmente indicata come “biancheria”, “lenzuola” sostanza stupefacente materialmente reperita da D.M.A. sul mercato napoletano (“ho un pò di cose disponibili” … 44 …”), successivamente destinata ad essere trasportata da (OMISSIS).
92. (in concorso con D.M.A. e L.A.: art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere, in concorso tra loro, detenuto a fini di spaccio, e comunque mantenuto nelle loro disponibilità, sostanza stupefacente di tipo non meglio identificato (“sette lenzuoli”), risultata di un quantitativo inferiore a quello inizialmente previsto, sostanza materialmente detenuta da M. A. e L.A. in (OMISSIS), anche per conto di D. M.A.. In (OMISSIS).
95. (in concorso con D.M.A., L.A., C. G.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere detenuto in concorso tra loro, a fini di spaccio, sostanza stupefacente non meglio identificata, acquistata da A.L. a (OMISSIS), successivamente materialmente trasportata da D.M.A. e M.A. in Sicilia, (OMISSIS) e poi consegnata a S.V. a (OMISSIS), con l’ausilio e l’intermediazione di C.G.; L.A. partecipando e collaborando in tale attività complessiva e fornendo assistenza. In (OMISSIS).
D.P.R. per avere, in concorso tra loro, e con l’intermediazione di L.P.A., ceduto a P.C. sostanza stupefacente non meglio identificata, pretendendo da costui, a titolo di corrispettivo, la somma complessiva di 2.750,00 Euro, di cui 500,00 corrisposte a titolo di anticipo e 2.250,00 da corrispondere tramite vaglia. In (OMISSIS).
9) L.A., esclusa in relazione al capo 81 l’aggravante di cui all’art. 74, comma 3 e la recidiva in contestazione, con la continuazione tra i reati, alla pena di anni nove e mesi sei di reclusione in relazione alle seguenti imputazioni:
81. (con L.P.A., D.M.A., C.G., S.V., L.V., M.A., A.L., I.M., V.T., P. C.): art. 74, commi 1, 2 e 3 per essersi stabilmente associati tra loro, e con altri soggetti ignoti, al fine di commettere più delitti di cui all’art. 73 cit. D.P.R., in numero superiore a dieci, costituendo un’organizzazione operante tra le città di (OMISSIS) e la provincia di (OMISSIS) ed altri comuni limitrofi, dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente di vario tipo, tra cui marijuana, hashish e cocaina, nonchè allo spaccio al minuto di tali sostanze: D.M. A. e C.G., in particolare, ricoprivano il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione, impartivano le direttive ai loro accoliti, reperivano i diversi canali di rifornimento della sostanza stupefacente, cedevano tale sostanza ai loro collaboratori o direttamente ai terzi consumatori. Lo.Vi., M. A., L.A., collaboravano nell’attività di spaccio e D.M.A., si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da costei e successivamente la rivendevano a terzi, anche per conto di D.M.A.. A.L. riforniva regolarmente di sostanza stupefacente D.M.A., M. A. e L.A.. C.G. (oltre al ruolo di cui sopra) ed I.M. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS) o su altre piazze, come quella di (OMISSIS), dove rifornivano S.V..
88. (in concorso con D.M.A. e M.A.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere, in concorso fra loro detenuto a fini di spaccio, e comunque mantenuto nella loro diretta disponibilità, nonchè offerto in vendita a D.L.S., sostanza stupefacente di tipo non meglio identificata, per un peso complessivo di circa mezzo chilo, al prezzo di 1.300,00 Euro sostanza stupefacente risultata di scarsa qualità (“tiene la debolezza nelle cosce”) e materialmente detenuta da M.A. e L. A. in (OMISSIS). In (OMISSIS).
91. (in concorso con D.M.A. e M.A.): att. 110 c.p., art. 73 cit. D.P.R. per avere in concorso tra loro, detenuto a fini di spaccio, e comunque mantenuto nella loro disponibilità, sostanza stupefacente di tipo non meglio identificato, convenzionalmente indicata come “biancheria”, “lenzuola” sostanza stupefacente materialmente reperita da D.M. A. sul mercato napoletano (“ho un pò di cose disponibili” …
44 …”), successivamente destinata ad essere trasportata da (OMISSIS).
92. (in concorso con D.M.A. e M.A.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere, in concorso tra loro, detenuto a fini di spaccio, e comunque mantenuto nelle loro disponibilità, sostanza stupefacente di tipo non meglio identificato (“sette lenzuoli”), risultata di un quantitativo inferiore a quello inizialmente previsto, sostanza materialmente detenuta da M. A. e L.A. in (OMISSIS), anche per conto di D. M.A.. In (OMISSIS).
95. (in concorso con D.M.A., M.A., C. G.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere detenuto in concorso tra loro, a fini di spaccio, sostanza stupefacente non meglio identificata, acquistata da A.L. a (OMISSIS), successivamente materialmente trasportata da D.M.A. e M.A. in Sicilia, (OMISSIS) e poi consegnata a S.V. a (OMISSIS), con l’ausilio e l’intermediazione di C.G.; L.A. partecipando e collaborando in tale attività complessiva e fornendo assistenza. In (OMISSIS).
101. (in concorso con M.A., D.M.A., L. P.A. e con Lo.Vi.): art. 110 c.p. , art. 73 cit. D.P.R. per avere, in concorso tra loro, e con l’intermediazione di L.P.A., ceduto a P.C. sostanza stupefacente non meglio identificata, pretendendo da costui, a titolo di corrispettivo, la somma complessiva di 2.750,00 Euro, di cui 500,00 corrisposte a titolo di anticipo e 2.250,00 da corrispondere tramite vaglia. In (OMISSIS).
10) V.T., esclusa, in relazione al reato di cui ai capo 81) della rubrica, l’aggravante di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, comma 3, ritenuta la continuazione tra i reati e concessegli le circostanze attenuanti generiche, alla pena di anni sei di reclusione.
81. (in concorso con L.P.A., D.M.A., C.G., S.V., Lo.Vi., M.A., A.L., I.M., L. A., P.C.): art. 74, commi 1, 2 e 3 per essersi stabilmente associati tra loro, e con altri soggetti ignoti, al fine di commettere più delitti di cui all’art. 73 cit. D.P.R., in numero superiore a dieci, costituendo un’organizzazione operante tra le città di (OMISSIS) e la provincia di (OMISSIS) ed altri comuni limitrofi, dedita all’acquisto, alla detenzione e alla cessione di sostanza stupefacente di vario tipo, tra cui marijuana, hashish e cocaina, nonchè allo spaccio al minuto di tali sostanze:
V., M.A., L.A., collaboravano nell’attività di spaccio e D.M.A., si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da costei e successivamente la rivendevano a terzi, anche per conto di D.M.A.. A. L. riforniva regolarmente di sostanza stupefacente D.M. A., M.A. e L.A.. C.G. (oltre al ruolo di cui sopra) ed I.M. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS) o su altre piazze, come quella di (OMISSIS), dove rifornivano S.V.. V.T., L.P.A., P.C. si rifornivano regolarmente di sostanza stupefacente da D.M.A., M.A. e L.A. e successivamente la rivendevano a terzi sulla piazza di (OMISSIS). Fra (OMISSIS).
– anni cinque e mesi sei di reclusione per S.V. (p.b. per il capo “81” anni 11 di recl. – 1/3 ex art. 62 bis c.p. + mesi 11 di recl. ex art. 81 cpv. c.p. – di cui mesi 2 di recl. per il capo “100” e mesi 3 di recl. per ciascuno degli altri reati – ridotta di 1/3 per il rito);
– anni cinque di reclusione per C.G. (p.b. per il capo “81” anni 10 di recl. ridotta ad anni 6 e mesi 9 di recl. ex art. 62 bis c.p. + mesi 9 ex art. 81 cpv. c.p. – pari a mesi 3 per ciascun reato – ridotta di 1/3 per il rito);
– anni nove di reclusione per D.M.A. (p.b. per il capo “81” anni 11 e mesi 6 di recl. + anni 2 di recl. ex art. 81 cpv. c.p. pari a mesi 3 per ciascuno reato – ridotta di 1/3 per il rito);
– anni otto e mesi due di reclusione per L.A. (p.b. per il capo “81” anni 11 di recl. + armi 1 e mesi 3 di recl. ex art. 81 cpv. c.p. – pari a mesi 3 per ciascuno reato – ridotta di 1/3 per il rito);
– anni cinque e mesi dieci di reclusione per M.A. (p.b. per il capo “81” anni 11 di recl. ridotta ad anni 7 e mesi 6 ex art. 62 bis c.p. + mesi 9 ex art. 81 cpv. c.p. – pari a mesi 3 per ciascun reato – ridotta di 1/3 per il rito);
– anni quattro e mesi otto di reclusione per L.P.A., P.C. e V.T. (p.b. per il capo “81” anni 10 di recl. ridotta ad anni 6 e mesi 9 di recl. ex art. 62 bis c.p. + mesi 3 ex art. 81 cpv. c.p. – 1/3 per il rito), con conseguente sostituzione, in favore dei medesimi, della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella temporanea di anni cinque, e revoca della pena accessoria dell’interdizione legale.
3. Avverso tale provvedimento hanno proposto ricorso per Cassazione, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173 disp. att. c.p.p. , comma 1:
– Violazione di legge e motivazione mancante o manifestamente illogica ex art. 606 c.p.p. , lett. b) ed e) in relazione all’art. 192 c.p.p. , comma 1 e D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73.
Ad avviso del ricorrente la Corte territoriale avrebbe omesso di fornire adeguata motivazione circa il raggiungimento della prova della responsabilità del ricorrente in ordine alla detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente di qualità e/o quantità imprecisate, oggetto dell’imputazione.
Il giudice di primo grado sarebbe approdato al giudizio di responsabilità su una serie di intercettazioni e sms, il cui tenore era stato ritenuto sufficiente a fondare il convincimento che riguardassero un traffico di stupefacenti, nonostante gli interlocutori avessero sempre discusso di “ed” e “sigarette”, senza mai fare alcun riferimento a droga o a terzi acquirenti della sostanza.
Con il primo motivo di appello il ricorrente aveva denunciato l’esistenza di un clamoroso vuoto probatorio, non essendo mai stati fatti appostamenti, perquisizioni, sequestri di droga o individuazione di acquirenti, affine di corroborare i sospetti derivanti dalle intercettazioni.
Del resto proprio per tale motivo, l’imputazione formulata a carico del N. sarebbe stata oltremodo vaga, rimanendo indefinita sia la quantità che la qualità dello stupefacente.
Chiede, pertanto, l’annullamento della sentenza impugnata con le conseguenze di legge.
Ancora, il ricorrente evidenzia il mancato rispetto del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio.
L’impianto argomentativo non sarebbe stato esplicitato in maniera compiuta: la motivazione risulterebbe soltanto apparente, in quanto la Corte distrettuale si sarebbe limitata a esaltare vuote clausole di stile, che si porrebbero in contrasto con la logica e le massime di esperienza, oltre che con le serene emergenze processuali, limitandosi ad affermare che “ancora una volta non può che rilevarsi la esaustività delle argomentazioni sulle quali si fonda il giudizio di penale responsabilità espresso dal GUP”.
b. Capo 81 – violazione di legge, motivazione mancante o, comunque, illogica e contraddittoria ex art. 606 c.p.p. , lett. b) c) d) ed e) in relazione alla fattispecie associativa di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74.
Proprio l’analisi delle modalità esecutive dei singoli episodi non permetterebbe di individuare momenti di cointeressenza tra soggetti agenti rilevanti sotto il profilo associativo.
Ribadisce il ricorrente che le argomentazione della sentenza per ritenere provata la sussistenza dell’elemento psicologico del reato, si limiterebbero ad esaltare la conoscenza delle potenzialità del S. da parte della D.M., senza spiegare in forza di quale fatto o comportamento il S. abbia acquistato la volontà e consapevolezza della condotta criminale plurisoggettiva, che integra il reato associativo in questione (A pag. 8 del ricorso il difensore parla di un tale B., estraneo alla vicenda).
La sentenza impugnata avrebbe erroneamente ritenuto non configurabile l’ipotesi attenuata di cui all’art. 74, comma 6 cit. D.P.R. perchè i reati commessi si sarebbero tradotti in compravendite di droga di significativo valore commerciale e con il coinvolgimento di minori.
Tutti i fatti descritti nei capi di imputazione andavano sussunti invece, secondo il ricorrente, nella fattispecie attenuata dell’art. 73, comma 5. Chiede, pertanto, la riforma della sentenza impugnata.
Le sentenze avrebbero rigettato l’eccezione di incompetenza territoriale con una motivazione poco convincente.
In realtà, ad avviso dei ricorrenti, la competenza territoriale sarebbe stata determinata dal fatto che le indagini sono state svolte dalle forze dell’ordine di (OMISSIS).
I ricorrenti impugnano l’avvenuta contestazione del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74 per una singola fornitura di stupefacenti con un quantitativo che rientrava nei parametri del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5, desumibile dalle polemiche conversazioni intercettate, dalle quali emergerebbe una qualità scadente di modesto valore economico.
La responsabilità dell’ A. a capo di un sodalizio sarebbe specificata al capo 94 della rubrica di 1 grado, cioè di aver consegnato a (OMISSIS), in data (OMISSIS), un quantitativo di stupefacente, di qualità e quantità non precisata, a D.M. A. e M.A. che da (OMISSIS) la trasportavano a (OMISSIS) dove poi l’avrebbero spacciata ai coimputati siciliani.
Non emerge dalle intercettazioni che l’ A. conoscesse altri, oltre la D.M. e la M..
b. Violazione dell’art. 606 cod. proc. pen. in relazione all’art. 1 cod. pen. e art. 649 cod. proc. pen. combinato con l’art. 533 cod. proc. pen. , riferiti all’art. 74 cit. D.P.R..
Ai ricorrenti sarebbe stata contestata un’unica condotta. Non sarebbe quindi plausibile che la monocondotta consenta di contestare tanto lo spaccio, quanto l’associazione finalizzata al narcotraffico.
Rilevano, infine, che se viene utilizzato un fatto per contestare la violazione dell’art. 73, non può utilizzarsi lo stesso fatto per contestare la violazione ex art. 74.
A carico del P. vi sarebbe soltanto una presunzione di essere debitore per aver acquistato dello stupefacente ed il contenuto delle captazioni di una sola fornitura valeva tanto per contestare l’acquisto ai fini di spaccio quanto per contestare il reato di associazione finalizzata al narcotraffico.
Anche a carico dell’ A. veniva utilizzata una intercettazione, dove discuteva con la D.M. del pagamento, come prova della compartecipazione ad una associazione dedita al narcotraffico.
Per quanto riguarda il P., inoltre, questi non avrebbe mai avuto contatti con la D.M.. Quest’ultima per contattarlo si sarebbe rivolta al P. che le avrebbe dettato il numero di telefono, per lei introvabile.
La sentenza impugnata non spiegherebbe l’esistenza di una condotta plurioffensiva. La stessa sentenza affermerebbe l’esistenza di più condotte, ma ne descriverebbe sempre e soltanto una. Pertanto mentre a carico di A. esisterebbero solo sospetti, addirittura a carico di P. esisterebbe la prova contraria.
c. Violazione dell’art. 606 cod. proc. pen. in combinato disposto con gli artt. 49, 56 e 115 cod. pen. (per P.) anche con riferimento alla meno grave violazione dell’art. 73, comma 5 che comporta anche la subordinata riduzione della ritenuta ipotesi associativa nella violazione dell’art. 74, comma 6.
La condotta ipotizzata come reato, relativa ad un unico episodio di spaccio, ad opera di tre persone, di una sostanza inidonea al commercio al minuto, che tutti gli acquirenti volevano restituire, non sarebbe punibile, trattandosi di reato di pericolo, represso solo se l’acquisto posto in essere insidia la salute pubblica.
Pertanto, il reato sarebbe stato impossibile, ovvero l’azione era inoffensiva ed incapace di nuocere.
La valutazione contenuta nell’impugnata sentenza divergerebbe dalla realtà dei fatti.
L’unico elemento da valutare sarebbe costituito dalle intercettazioni che alluderebbero ad un tentativo di spaccio di una droga tanto scadente che veniva respinta da tutti.
Si tratterebbe di droga “parlata”, mai sequestrata, nonostante le intercettazioni.
In definitiva, sarebbe stato fondato un reato di associazione su delle discussioni che dimostrerebbero il desiderio degli acquirenti di restituire la merce alla D.M. e le difficoltà dell’ A. a riscuotere il credito che avrebbe dovuto lucrare dalle transazioni.
Pertanto, o si tratterebbe di un tentativo di spaccio reso impossibile dallo scarso principio atto contenuto nella droga, o si tratterebbe di sostanza totalmente inidonea all’uso cui era destinata.
Nel caso si trattasse d’inidoneità per modesto principio attivo, risponderebbero coloro che operavano le singole cessioni, mentre coloro che le ricevevano nella convinzione che si trattasse di sostanza idonea allo spaccio, non risponderebbero di nulla.
Tutt’al più, in tale ultimo caso si tratterebbe solo di cessioni perseguibili ai sensi del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5, anche l’ipotesi associativa contestabile solo a chi effettuava la cessione di droga non drogante, sarebbe quella autonoma dell’art. 74, comma 6.
Chiedono, pertanto, l’annullamento, anche senza rinvio, della sentenza impugnata.
a. Violazione dell’art. 74, comma 2 cit. D.P.R. e dell’art. 192 c.p.p. , comma 2 in relazione all’art. 606 c.p.p. , lett. b) ed e) – inosservanza o erronea applicazione della legge penale – motivazione apparente contraddittoria e/o illogica.
Il ricorrente riporta integralmente la censura proposta in appello alla condanna irrogata per il reato di partecipazione all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, dalla sentenza di primo grado.
La difesa avrebbe dedotto, infatti: a) il limitatissimo arco temporale, inferiore a due mesi, in cui la figura del C. sarebbe suscettibile di valutazione in termini di prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, della sussistenza della cosiddetta affectio societatis, intesa nella accezione giurisprudenziale più restrittiva; b) la circostanza che nella quasi totalità delle intercettazioni il C. viene soltanto menzionato da terzi, in termini del tutto negativi, e non compare in prima persona; c) l’antinomia tra il ruolo attribuito al C. in seno all’associazione nel capo di imputazione 81 e la insussistenza di condotte di spaccio a suo carico, leggibili in chiave associativa.
Ritiene, ancora, il ricorrente che parlare di vicendevole supporto tra soggetti, che si raccordano tra loro, senza intralciarsi o al contrario adoperandosi a vantaggio l’uno dell’altro, per affermare che sussiste un’associazione e che colui che opera secondo questi schemi è un associato, attribuendo tale figura al C., alla luce del tenore delle conversazioni indicate nei motivi di appello, che dimostrerebbero il contrario, integrerebbe, il vizio di motivazione illogica e/o contraddittoria.
b. Violazione del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, comma 6 e dell’art. 192 c.p.p., comma 2 in relazione all’art. 606 c.p.p. , lett. b) ed e) – inosservanza o erronea applicazione della legge penale – motivazione apparente contraddittoria e/o illogica.
Il ricorrente deduce di aver invocato, in via subordinata, la riqualificazione del ritenuto sodalizio criminoso nella fattispecie incriminatrice autonoma individuata all’art. 74, comma 6 cit. D.P.R..
Le ragioni addotte dalla Corte distrettuale si limiterebbero a richiamare apoditticamente la sentenza di primo grado, omettendo di prendere atto che il dato ponderale relativo allo stupefacente venduto al consumatore è il criterio cardine in forza del quale qualificare la condotta associativa ai sensi dell’art. 74, comma 6 sopra citato.
Si opererebbe, invece, un’evidente confusione con il momento dell’approvvigionamento della sostanza, che non può essere individuato quale discrimen tra le due fattispecie associative.
In fine l’argomento della capacità dell’associazione di saturare il mercato in tempi rapidi sarebbe incompatibile con il paradigma normativa del D.P.R. n. 309 dl 1990, art. 74, comma 6.
Chiede, pertanto, l’annullamento della sentenza impugnata con ogni ulteriore consequenziale statuizione.
a. Violazione dell’art. 192 cod. proc. pen. in relazione al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74 e in relazione all’art. 606 c.p.p. , lett. b) ed e).
Le conversazioni intercettate darebbero atto di tale stato di tossicodipendenza e registrerebbero una modestissima attività di spaccio, posta in essere dall’imputata in concorso con i compagni di sventura, la fine di ricavare il minimo necessario per procacciarsi l’indispensabile per il loro fabbisogno personale.
Sarebbe indimostrata l’esistenza della associazione finalizzata al narcotraffico e la partecipazione della D.M. alla stessa.
b. Violazione dell’art. 74, comma 6 cit. D.P.R. in relazione al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, comma 1 e in relazione all’art. 606 c.p.p. , lett. b) ed e).
La ricorrente deduce che la presunta consorteria criminosa andrebbe ricondotta nella previsione normativa dell’art. 74, comma 6, cit.
Tutti gli episodi dei detenzione ai fini di spaccio, contestati, rientrebbero, infatti, nella fattispecie attenuata di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5. Lo svolgimento di un’attività di spaccio continuativi non sarebbe incompatibile con l’attenuante della lieve entità.
c. Violazione del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5 in relazione al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1 e in relazione all’art. 606 c.p.p. , lett. b) ed e).
Errato, nella sentenza impugnata, sarebbe anche il mancato riconoscimento della speciale attenuante di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5 in relazione ai reati di detenzione ai fini di spaccio contestati all’imputata.
Chiede, pertanto, l’annullamento della sentenza impugnata con ogni consequenziale statuizione.
a. capo 97 e capo 101 – Violazione di legge, motivazione mancante o, comunque, illogica e contraddittoria in relazione al combinato disposto dell’art. 192 cod. proc. pen. e D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, avuto riguardo al mezzo di impugnazione di cui all’art. 606 c.p.p. , lett. b), c), d) ed e).
Il ricorso de quo (cfr. le prime 5 pagg.) è identico, nei contenuti, a quello del S., (per cui si rimanda a quanto detto in precedenza per la posizione di quest’ultimo).
Al ricorrente sarebbe stato contestato di aderire ad un’associazione dedita al narcotraffico, ma per soli tre mesi e senza percepire alcun guadagno in denaro altra utilità.
In ogni caso dette intercettazioni non consentirebbero in alcun modo di configurare quel necessario quid pluris sul singolo episodio che consenta di ritenere l’imputato facente parte di un’associazione a delinquere dedita al narcotraffico, quantomeno con coscienza e volontà.
L.P. avrebbe agito, nell’arco temporale di soli tre mesi, solo ed esclusivamente con D.M.A. e P.C..
La Corte territoriale avrebbe ritenuto la penale responsabilità del ricorrente, prendendo le mosse dalla conversazione intercorsa con la D.M., in data 18.6.07, in cui secondo la sentenza, quest’ultima lo avrebbe contattato per piazzare sul mercato un certo quantitativo di droga.
Subito dopo, con un rilevante salto logico, la sentenza impugnata, riporterebbe lo stralcio di un’altra conversazione del 8 agosto, la quale non avrebbe alcuna attinenza con l’altra telefonata e con il traffico di droga.
Il ricorrente continua a riportare il contenuto delle intercettazioni e a porre in rilievo quella che ritiene esser la loro reale portata ossia l’irrilevanza ai fini della penale responsabilità (A pag. 8 del ricorso, tuttavia, evidentemente per una sovrapposizione di testi rispetto all’altro rappresentato il difensore parla del S.).
Ritiene ancora il ricorrente che non sussista la prova per la configurabilità del reato di cui all’art. 74 cit. D.P.R.. Non sussisterebbe la prova del vincolo permanente.
In ogni caso, nel periodo di indagine, sarebbe emersa solo un’attività di detenzione e in parte di cessione, di sostanze stupefacenti di tipo leggero, posta in essere in maniera quasi esclusiva dal ricorrente, senza che le intercettazioni abbiano delineato un saldo e continuativo legame tra i soggetti con i quali lo stesso si relazionava di volta in volta, trascendendo le singole operazioni delittuose, senza mirare alla realizzazione di una serie indeterminata di delitti afferenti alla detenzione e vendita di droga, nell’ambito di un programma criminale di tipo organizzato, del quale il B. (in tale punto, ancora una volta si parla di soggetto diverso dal ricorrente, evidentemente per un refuso) non poteva avere consapevolezza.
Più avanti, nel ricorso, nel ribadire la carenza di prova dell’associazione si parla nuovamente del S., altro ricorrente rappresentato dallo stesso difensore.
Tutti i fatti descritti nei capi di imputazione andavano sussunti nella fattispecie attenuta dell’art. 73, comma 5.
a. Violazione degli artt. 8 e 9 del cod. proc. pen. , illogicità e carenza della motivazione dell’impugnata sentenza in merito al rigetto dell’eccezione di incompetenza territoriale.
La sentenza impugnata sarebbe assolutamente illogica e contraddittoria, in quanto nella stessa vengono testualmente riportare le argomentazioni del GUP con le quali è stata rigettata l’eccezione di incompetenza.
L’argomentazione della sentenza non spiegherebbe, da un punto di vista logico, come è possibile che la ipotizzata associazione finalizzata a smerciare sostanza stupefacente, reperita a (OMISSIS), da soggetti coimputati che mai si sono spostati da (OMISSIS) e che mai hanno avuto contatti con soggetti fuori dal comune di (OMISSIS), possa avere avuto origine in zona diversa dal territorio di (OMISSIS).
La sentenza oltre ad essere carente nella motivazione, sarebbe stata emessa in violazione degli artt. 8 e 9 cod. proc. pen. perchè, in base alle regole suppletive sarebbe certo che una parte dell’azione è avvenuta a (OMISSIS).
b. Insufficienza e contraddittorietà della motivazione in merito al giudizio di colpevolezza riguardante il D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, violazione dell’art. 192 del cod. proc. pen. ed errata applicazione dell’art. 74 del cit. D.P.R..
I ricorrenti, nel secondo motivo di appello, avevano contestato l’esistenza dell’associazione prevista dall’art. 74 cit. D.P.R., evidenziando che non vi erano elementi sufficienti per affermare l’esistenza del sodalizio criminoso.
La sentenza impugnata darebbe per scontata l’esistenza dell’associazione.
c. Insufficienza della motivazione in merito al mancato riconoscimento della richiesta subordinata della attenuante del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, comma 6 ed errata applicazione dell’art. 74 del cit. D.P.R..
Dall’esame dei fatti contestati nei vari capi di imputazione risulterebbe evidente che la sostanza stupefacente, che si ipotizza abbiano trattato gli imputati, sia di tipo leggero.
d. Insufficienza della motivazione in merito alla condanna riguardante i singoli episodi di spaccio e violazione ed errata applicazione dell’art. 73 del cit. D.P.R..
Anche in relazione a tale motivo di impugnazione, i ricorrenti evidenziano l’avvenuta pronuncia della Corte Costituzionale.
I fatti di spaccio per i quali i ricorrenti sono stati condannati riguardano tutti stupefacente di tipo non meglio identificato, pertanto, nel dubbio non può venire applicata la sanzione punitiva per l’ipotesi più grave.
Inoltre la difesa dei ricorrenti, nell’appello, evidenziava che da un solo fatto di detenzione ai fini spaccio sarebbero stati ipotizzati diversi fatti reato con la conseguenza di un’errata moltiplicazione degli episodi delittuosi.
Evidenziano, ancora che il breve lasso temporale degli episodi delittuosi confermerebbe l’avvenuta ingiusta moltiplicazione dei fatti delittuosi.
In ultimo la sentenza non spiegherebbe in base a quali elementi sia possibile sostenere che la sostanza, di pessima qualità, aveva capacità drogante tale da integrare l’ipotesi delittuosa ritenuta con la condanna.
f. Totale carenza della motivazione dell’impugnata sentenza in merito alle sanzioni accessorie applicate ai sensi del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 85, violazione dell’art. 133 del cod. pen..
Chiedono, pertanto, l’annullamento, con o senza rinvio, della sentenza impugnata.
b. Violazione di legge ex art. 606 c.p.p. , lett. b) ed in relazione all’art. 192 c.p.p. , comma 1, art. 125 c.p.p. e art. 546 c.p.p. , lett. c).
I dialoghi captati, però, oltre che sporadici sarebbero rilevatori dell’assenza della dimostrazione di quella cosiddetta affectio societatis che trascenda la singola condotta criminosa.
Sarebbe stata messa in luce una rete di contatti più o meno diretta tra gli imputati che avrebbe svelato l’esistenza di un gruppo, nel quale il V. non appare stabilmente inserito.
e. Vizio della motivazione in ordine al diniego del riconoscimento dell’ipotesi di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74, comma 6.
La sentenza impugnata nell’applicazione della sanzione ha esercitato il potere discrezionale facendo riferimenti ad una disciplina, poi dichiarata costituzionalmente illegittima.
Pertanto la sentenza dovrà essere annullata con rinvio per una nuova valutazione sull’entità della pena.
Il ricorrente sottolinea, infine, che le intercettazioni attesterebbero l’inaffidabilità del V. e una serie di incontri mai avvenuti.
Chiede, pertanto, l’annullamento del provvedimento impugnato con pronuncia delle conseguenti statuizioni.
I ricorsi sopra illustrati sono fondati, nei limiti e con le precisazioni che si andranno ad illustrare.
Come visto in premessa, infatti, il N. era chiamato a rispondere in relazione ad un unico capo di imputazione (capo 19) ed allo stesso, sin dalla pronuncia di primo grado, era stata riconosciuta quella che all’epoca era una ipotesi attenuata, ed oggi un’ipotesi autonoma di reato, quale quella di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5.
Ebbene, com’è noto, nelle more della decisione del presente ricorso la norma di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5 è stata, infatti, più volte interessata da interventi del legislatore.
La prima modifica legislativa è intervenuta con il D.L. 23 dicembre 2013, n. 146, art. 2, comma 1, lett. a), convertito, senza modifiche sul punto, dalla L. 21 febbraio 2014, n. 10 (in G.U. Serie generale n. 43 del 21.2.2014) che ha trasformato quella che per giurisprudenza consolidata di questa Corte era pacificamente ritenuta una circostanza attenuante ad effetto speciale (cfr. ex plurimis Sez. Unite n. 9148 del 31.5.1991, Parisi, rv. 187930; conf. sez. 1, n. 496 del 3.2.1992, confl, comp. Pret. e Trib. Palermo in proc. Di Gaetano, rv. 191131; e, anche dopo le modifiche introdotte dall’art. 4-bis I. 49/2006, ancora Sez. Unite n. 35737 del 24.6.2010, P.G. in proc. Rico, rv. 247910; conf. sez. 6 n. 458 del 28.9.2011 dep. 11.1.2012, Khadhraoui Farouk e altro, rv. 251557; sez. 6, n. 13523 del 22.10.2008 dep. 26.3.2009, De Lucia e altri, rv. 243827) in un’ipotesi autonoma di reato.
Già con quella prima novella, ex D.L. n. 146 del 2013 , che manteneva indistinta la sanzione penale per i fatti di lieve entità che riguardassero le droghe cd. “leggere” e quelle cd. “pesanti”, il massimo edittale previgente veniva abbassato.
Il D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5 post novella del dicembre 2013 puniva, infatti, con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da Euro 3.000 a Euro 26.000 chiunque, salvo che il fatto costituisse più grave reato, commettesse uno dei fatti previsti dal medesimo art. 73 che per i mezzi, le modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, sia “di lieve entità”. La norma previgente prevedeva identica sanzione pecuniaria e, quanto alla pena detentiva, identico minimo edittale (anni uno di reclusione) ma una pena massima più alta (anni sei di reclusione).
L’affermata natura di reato autonomo ha sottratto da quel momento la norma al bilanciamento con eventuali circostanze aggravanti o con la recidiva, che spesso finiva per portare il trattamento sanzionatorio, anche per fatti di lieve entità (a fronte ad esempio di una recidiva reiterata ritenuta equivalente all’ipotesi attenuata, qual era il comma 5 previgente) a dover necessariamente riferirsi alle ben più severe pene di cui all’art. 73, comma 1.
recidiva contestata).
Per il reato in contestazione, pertanto, E’ poi intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale n. 32/2014, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del D.L. 30 dicembre 2005, n. 272, artt. 4-bis e 4-vicies ter, e, a seguire, il D.L. 20 marzo 2014, n. 36 conv. in L. 16 maggio 2014, n. 79 con cui il D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5 è stato sostituito dal seguente: “5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo, che per i mezzi, le modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze è di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da Euro 1032 a Euro 10.329”.
Con la seconda novella, del 2014, dunque, la pena per il fatto di lieve entità già prevista per le cd. “droghe leggere” dalla Legge Iervolino-Vassalli viene adottata, indifferentemente, per tutti i fatti di lieve entità, indipendentemente dalla collocazione dello stupefacente nell’una o nell’altra tabella.
La prescrizione per i reati di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5 cui fare oggi riferimento, in presenza di atti interruttivi; è quella di sette anni e mezzo (sei anni di prescrizione “breve” +1/4 in caso di assenza di accertato in Messina il 21.1.2007, la prescrizione risulta spirata il 21.7.2014.
3. Quanto agli altri ricorsi, va evidenziato come sia infondata la proposta questione circa un’asserita (da parte di A.L. e P.C.) violazione di legge o anche (da parte di M. A. e L.A.) vizio motivazionale per quanto riguarda il rigetto da parte della Corte territoriale dell’eccezione di incompetenza territoriale.
La Corte di Appello di Messina, sul punto, offre infatti una motivazione congrua e logica, e pertanto immune dai denunciati vizi di legittimità, laddove (pagg. 3 e ss. della sentenza impugnata) evidenzia che le eccezioni in questione muovessero dall’erroneo presupposto che risulti accertato il momento di inizio dell’attività criminosa in esame, e, quindi, di costituzione della contestata associazione. Ed invece si da conto in motivazione di come tale assunto sia smentito dagli esiti delle indagini in atti, che hanno portato a conoscenza dell’autorità giudiziaria l’attività di una associazione già operante e della quale, pertanto, non è stato possibile cogliere il momento ed il luogo iniziali. Proprio su tale presupposto – viene ricordato – il Gup aveva escluso nei confronti di D.M.A., così come nei confronti di C.G., il ruolo di promotori ed organizzatori dell’associazione. D’altra parte – rileva ancora la Corte territoriale – l’inesattezza dei criteri alternativi proposti emerge dalle stesse argomentazioni poste a fondamento dell’eccezione in esame.
Viene evidenziato sul punto come le difese del L. e della M., non soltanto al fine di supportare l’assunto difensivo, avessero fatto riferimento ad un dato inesatto, quale il ruolo di promotore e organizzatore riconosciuto dal Gup a D.M.A., ma, elemento dirimente, non erano state in grado di individuare, in alternativa a quella in atto, l’autorità giudiziaria ritenuta territorialmente competente, tanto da lasciare alla Corte territoriale la scelta tra quella di Palermo e quella di Napoli.
A confutazione delle argomentazioni sul punto offerte dall’ A. (che peraltro la Corte messinese rileva essere state proposte, in violazione del combinato disposto di cui agli artt. 21 e 24 cod. proc. pen. per la prima volta nell’atto di appello) viene correttamente posto in rilievo come le stesse finiscano con l’operare l’impropria identificazione tra il reato fine ed il reato associativo. Ciò laddove si ritiene che la cessione contestata al capo 94) della rubrica segni il momento genetico di una neoassociazione tra l’ A., con il ruolo di fornitore, e D. M. e M., con il ruolo di acquirenti.
Tale assunto, tuttavia, risulta smentito – secondo i giudici del gravame del merito – nel proseguo dello stesso appello, laddove si sottolinea il ruolo svolto dalle due donne nel territorio siciliano, quali fornitrici della sostanza stupefacente ai coimputati ivi deputati allo spaccio nel contesto isolano. In altri termini, si sosterrebbe che la cessione di cui al capo 94) segni la nascita di una associazione costituita dai tre imputati coinvolti nella stessa, per poi, subito dopo, con evidente contraddizione, affermare la preesistenza di una rete organizzativa operante nel territorio siciliano, deputata alla commercializzazione in loco dello stupefacente in quella occasione acquistato dalle due donne a (OMISSIS).
Facendo buon governo dei principi più volte ribaditi da questa Corte di legittimità (sul punto viene richiamata la sentenza della sez. 1 27561/2010), la Corte territoriale ha valutato che, acclarata la non applicabilità del criterio principale che individua in relazione al delitto di cui all’art. 74 cit. D.P.R. la competenza territoriale nel luogo in cui ha avuto inizio la consumazione, andasse valutato il luogo di consumazione dei reati via via meno gravi connessi al reato associativo e, solo qualora quest’operazione non fosse approdata, ad alcun risultato utile il giudice dovesse fare ricorso alle regole suppletive indicate nell’art. 9 cod. proc. pen..
Nel caso in esame, pertanto, anche tale criterio viene ritenuto non dirimente, stante la contestazione di analoghe fattispecie di cui all’art. 73 cit. D.P.R. commesse in (OMISSIS) (capi 91 e 93), in (OMISSIS) (capi 97 e 101), in (OMISSIS) (capo 92), ovvero tra più luoghi o in luogo imprecisato.
Condivisibile, pertanto, appare l’operato ricorso al criterio suppletivo dettato dal citato art. 9 c.p.p. , comma 3 che attribuisce la competenza territoriale al giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio del PM che ha provveduto per primo ad iscrivere la notizia di reato nel registro previsto dall’art. 335″, da individuarsi nella autorità giudiziaria di Messina.
4. E’, invece, fondato – ed assorbente allo stato rispetto a tutti gli altri motivi proposti- il motivo di doglianza, sottoposto all’attenzione di questa Corte, più o meno esplicitamente, da tutti i ricorrenti, che può condensarsi nei seguenti due rilievi: a) si tratta di un processo in cui viene contestata un’associazione ex art. 74 cit. D.P.R. finalizzata al traffico e allo spaccio al minuto di sostanze stupefacenti, che vengono specificamente indicate al capo 81 essere “di vario tipo, tra cui marijuana, hashish e cocaina”, ma nè il giudice di primo grado, e nemmeno la Corte territoriale, danno conto del perchè non sia mai stato operato alcun sequestro di tale stupefacente e, conseguentemente, di come abbiano identificato le diverse qualità dello stesso; b) mentre il capo d’imputazione sull’associazione specifica di quali sostanze stupefacenti si trattasse, contraddittoriamente, i singoli reati-fine in contestazione, con riferimento al reato di cui all’art. 73 cit.
D.P.R., riguardano sempre “sostanza stupefacente di tipo non meglio identificata”.
Si rileva poi, in molti ricorsi, che il contenuto delle intercettazioni sarebbe fortemente equivoco, peraltro già oggetto di diverse interpretazioni nel corso delle indagini preliminari, e che anche i contatti intervenuti tra i vari soggetti, come si è dato conto attraverso l’analitica descrizione dei motivi di ricorso, potrebbero avere spiegazione alternativa rispetto al traffico di sostanze stupefacenti.
Ebbene, il caso in esame è, effettivamente, quello della cosiddetta “droga parlata”, terminologia utilizzata per indicare quei processi in cui il compendio probatorio si fonda, esclusivamente, sul contenuto di intercettazioni telefoniche e ambientali, cui poi non abbia fatto seguito alcuna concreta visione o sequestro dello stupefacente.
E allora, come nella ricordata sentenza del 2013, anche nel caso in esame, l’esistenza di uno iato così evidente fra i risultati obiettivabili e il contenuto delle conversazioni intercettate non ha trovato risposta congrua da parte dei giudici del merito.
Tuttavia, le motivazioni di entrambi i giudici del merito non consentono di comprendere – in difetto, va ribadito, di qualunque spiegazione sul perchè non siano stati operati sequestri – quali siano gli elementi che conducono a qualificare come “marijuana, hashish e cocaina” le sostanze che sarebbe oggetto di dette transazioni e quale congruenza sussista tra tali indicazioni nella contestazione del reato associativo e il richiamo generico a “sostanza stupefacente non meglio identificata” per tutte le imputazioni D.P.R. n. 309 del 1990 , ex art. 73.
Il GUP messinese a pag. 12 della sentenza di primo grado del 14.6.2012 scrive che si tratta “verosimilmente” di cocaina e hashish.
Ma non ne spiega il perchè. Lo stesso fa poi riferimento agli arresti operati il 24.3.2011 a carico della D.M., trovata invece in possesso di g. 326 di eroina (cfr. la citata pag. 12 della motivazione di primo grado del 14.6.2012). Ma per tale fatto si è proceduto, evidentemente, separatamente. E poi l’eroina non viene menzionata in imputazione tra le sostanze di cui si occupava l’organizzazione. E, ancora, a pag. 13 della sentenza di primo grado del 14.6.2012, si ricorda, l’arresto di L.A. operato il 13.10.2008 dalla Squadra Mobile di (OMISSIS) – sezione narcotici – perchè trovato in possesso di 100 grammi di cocaina appena sbarcato dalla nave proveniente da Napoli. Ma i fatti che hanno portato a tale arresto non compaiono tra le imputazioni del presente processo e vengono soltanto utilizzati dal giudice di prime cure, illogicamente, per dimostrare l’insussistenza dell’ipotesi attenuata di cui all’art. 74, comma 6 cit. D.P.R..
pagg. 21 e 22 della sentenza) che la valutazione critica delle emergenze investigative “non si appalesa di speciale complessità …
e ciò nonostante il fatto che i diversi interlocutori, nel corso delle conversazioni sopra riportate, abbiano sempre inteso ispirare il loro agire a speciale prudenza, a ciò, all’evidenza, indotti dalla necessità di dissimulare il reale contenuto dei riferimenti fattuali operati”. Ma poi non spiega in maniera logica come individua la sussistenza degli elementi indicati in imputazione a delineare l’associazione ex art. 74 cit. D.P.R..
La Corte territoriale, dal canto suo, a pag. 16 del provvedimento impugnato, opera un richiamo per relationem alle sentenze di primo grado e passa poi a valutare le doglianze dei singoli appellanti rispetto alla loro direzione o partecipazione ad un’associazione per la cui sussistenza si riporta alla motivazione – come rilevato poc’anzi insufficiente e a tratti contraddittoria – dei giudici di primo grado.
Le osservazioni che precedono impongono, dunque, di ritenere la motivazione del provvedimento impugnato incompleta nell’esame dei profili evidenziati, carente nell’esame delle questioni poste sul punto dalle allegazioni difensive e illogica in alcuni dei passaggi motivazionali che fondano il percorso argomentativo.
– La Corte d’Appello di Milano, con sentenza 14/3/2007, confermava quella in data 5/4/2006 del Tribunale di Busto Arsizio, che aveva dichiarato Sanz Amaya Mario Francisco colpevole del reato di cui all’art. 73 dpr n. 309/1990, – per avere concorso nell’importazione dal Perù di gr. 800 di cocaina, trasportata da tale Aguirre Cuellar Jorge, il quale avrebbe dovuto consegnarla, tramite l’imputato, a De La Moran Genaro Elias – e lo aveva condannato, previa concessione delle attenuanti generiche, alla pena di anni quattro di reclusione ed euro 20.000,00 di multa, disponendo l’espulsione dal territorio nazionale a pena espiata.
SPACCIO LUOGO DEL COMMESSO REATO – AVV.PENALISTA BOLOGNA-STUDIO PENALE BOLOGNA
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONE VI PENALE, SENTENZA 2 MARZO – 3 SETTEMBRE 2010, N. 32667
1 – La Corte d’Appello di Milano, con sentenza 14/3/2007, confermava quella in data 5/4/2006 del Tribunale di Busto Arsizio, che aveva dichiarato Sanz Amaya Mario Francisco colpevole del reato di cui all’art. 73 dpr n. 309/1990, – per avere concorso nell’importazione dal Perù di gr. 800 di cocaina, trasportata da tale Aguirre Cuellar Jorge, il quale avrebbe dovuto consegnarla, tramite l’imputato, a De La Moran Genaro Elias – e lo aveva condannato, previa concessione delle attenuanti generiche, alla pena di anni quattro di reclusione ed euro 20.000,00 di multa, disponendo l’espulsione dal territorio nazionale a pena espiata.
2 – Ricorre per cassazione l’imputato e ripropone una serie di motivi già sottoposti sostanzialmente all’attenzione della Corte territoriale e da questa disattesi con motivazione adeguata, corretta e immune da vizi di legittimità.
2a – Il delitto di importazione di sostanze stupefacenti attraverso l’uso del mezzo aereo si consuma nel momento in cui la merce viene introdotta nello spazio aereo anche se non abbia ancora superato la barriera doganale, perché scoperta e sequestrata nel corso degli appositi controlli. Nel caso in esame, il corriere, proveniente dal Perù, era giunto in Italia col carico di droga in aereo, atterrato a “Malpensa”. Ivi, quindi, si era consumato il reato e, di conseguenza, la competenza territoriale a conoscere di tale illecito correttamente è stata individuata in quella del Tribunale di Busto Arsizio.
2b – Infondata è la doglianza circa l’asserita violazione del diritto di assistenza e di difesa dell’imputato in conformità alle prescrizioni della Convenzione di Vienna, ratificata dall’Italia con legge n. 804/67.
2c – Prive di pregio sono anche le censure che il ricorrente muove alla sentenza di merito nella parte in cui questa ritiene provato il suo concorso nel reato di importazione di droga.
2d – La accertata e ritenuta pericolosità sociale del Sanz Amaya ne legittima l’espulsione dallo Stato a pena espiata, e ciò in conformità di quanto disposto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 58 del 24/2/1995.
3 – Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.
Presidente Agrò – Relatore Milo
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AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA La fattispecie associativa prevista dall’articolo 74, comma 6, del dpr n.…
Questo articolo è stato pubblicato in Avvocato Penalista Bologna il 19 luglio 2016 da Armaroli.
← LE MERE ILLAZIONI NON SONO PROVE DI SPACCIO ordine al delitto di cui all’art. 73 d.p.r. 309/90 STALKING CORTEGGIIAMENTO TROPPO INTENSO Il M. ha perpetrato una serie di atti di molestia, provocando stato d’ansia nella vittima e inducendola a mutare le proprie abitudini nella propria vita quotidiana, chiedendo aiuto al marito e alle sue amiche, tra cui la figlia dello stesso imputato. Peraltro non ci sono dubbi anche sulla sussistenza dell’elemento psicologico del reato contestato. →

References: sentenza 
 art. 73
 art. 73
 art. 74
 art. 74
 art. 81
 art. 73
 art. 73
 art. 74
 art. 74
 art. 74
 art. 74
 art. 110
 art. 73
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 art. 74
 art. 74
 art. 62
 art. 81
 art. 62
 art. 81
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 art. 81
 art. 62
 art. 81
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 art. 81
 art. 606
 art. 73
 sentenza 
 art. 606
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 art. 649
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 sentenza 
 sentenza 
 art. 73
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In fine
 art. 74
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 art. 74
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 sentenza 
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 art. 74
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 sentenza 
 art. 85
 sentenza 
 art. 606
 art. 125
 art. 546
 art. 74
 sentenza 
 sentenza 
 art. 73
 art. 73
 art. 2
 art. 73
 art. 73
 sentenza 
 art. 73
 art. 73
 sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 art. 74
 sentenza 
 art. 73
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 sentenza 
 art. 74
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 SENTENZA 
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