Source: http://engineering-online.eu/FORMAZ%20ARG%20STAMPA%20SENTENZA%20MILS%20CORRUZ.htm
Timestamp: 2018-11-17 10:58:26+00:00

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"Mills ha agito certamente da falso testimone.
Da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data.
I giudici di Milano: "L'avvocato Mills
fu corrotto da Silvio Berlusconi"
MILANO - Sono state depositate a Milano le 400 pagine delle motivazioni che hanno portato alla condanna dell'avvocato inglese David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari. Agì "da falso testimone" - si legge nelle motivazioni di condanna -"per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Dall'altro lato (Mills) ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico". Dopo la notizia, il presidente del Consiglio ha assicurato che riferirà in Parlamento.
LA VICENDA - Al centro del procedimento c'è l'accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 avrebbe fatto inviare 600.000 dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi (All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza), in qualità di testimone e quindi con l'obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla, le informazioni su due società off- shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Si legge in un passaggio: "Il fulcro della reticenza di David Mills in ciascuna delle sue deposizioni sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società off-shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti". E poi continua: "David Mills ha ricevuto enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali, da Fininvest e da Silvio Berlusconi, fin dagli anni 1995 - 1996, e quindi da un'epoca anteriore a quella delle sue deposizioni nei procedimenti tenuti a Milano" che vedevano imputato il premier. Dal medesimo procedimento la posizione di Silvio Berlusconi è stata stralciata in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità del lodo Alfano riguardante le quattro più alte cariche dello Stato. Il dibattimento nei confronti di Berlusconi è quindi stato sospeso.
REAZIONI - Immediate le reazioni politiche. Antonio Di Pietro, ospite su Radio due della trasmissione "28 minuti" condotta da Barbara Palombelli: "Il problema non è Mills, che è un testimone che ha detto il falso, dice la sentenza, il grave è che lo ha fatto per consentire a Silvio Berlusconi, cioè al nostro presidente del Consiglio, e alla Fininvest, il massimo organo di informazione privata, l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento di ingenti profitti realizzati attaverso i compimento di operazioni illecite. La sentenza dice che Berlusconi ha fatto operazioni illecite, ha pagato la corruzione di Mills, e che quindi Berlusconi, se non ci fosse stato il lodo Alfano, sarebbe stato condannato anche lui per questi reati". Poi l'invito a Silvio Berlusconi a rinunciare all’immunità del lodo Alfano e a farsi processare, altrimenti, secondo il leader dell'Idv, dovrebbe dimettersi subito. Il segretario del Pd, Dario Franceschini esorta Berlusconi a dire in Parlamento: "io rinuncio ai privilegi del lodo Alfano e mi sottopongo a un giudizio come tutti i normali cittadini". A Radio Radicale, invece, il deputato del Pdl Giancarlo Lehner commentando le motivazioni della condanna ha detto: "Questa è una condanna a Berlusconi". "Il lessico della sentenza - spiega Lehner - appartiene ad una sentenza della Santa Inquisizione alla quale si ispira il rito ambrosiano quando ci si occupa di Berlusconi o di persone a lui vicine, una sentenza scritta con rabbia contro l'eretico". È come se il giudice avesse condannato Berlusconi per interposta persona? "Certo- risponde Lehner - Questa è una condanna a Berlusconi, tant'è che gran parte della motivazione attiene a Berlusconi e non a Mills. Questa sentenza è l'ennesima vergogna perché è un comizio, non una motivazione che spiega la condanna di Mills ma che attacca in maniera furibonda il nostro premier".
Caso Mills, i giudici: fu corrotto da Berlusconi
L'avvocato inglese David Mills condannato a Milano a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari agì "da falso testimone" - si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna -"per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati".
Processo Mills, dall'ammissione dell'avvocato al Lodo Alfano che salva Berlusconi
Secondo i pm l'avvocato inglese agì "da falso testimone"
per consentire al premier e alla Fininvest "l'impunità dalle accuse"
"Mentì per salvare Berlusconi" Le motivazioni della condanna di Mills
MILANO - "Mentì per salvare Berlusconi" Per questo l'avvocato inglese David Mills è stato condannato a Milano a 4 anni e 6 mesi dai giudici milanesi. Il legale, condannato per corruzione in atti giudiziari agì "da falso testimone "per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati". E' questo uno dei passaggi delle motivazioni, circa 400 pagine, della sentenza con la quale il tribunale di Milano ha motivato la condanna del legale inglese.
L'avvocato David Mills ha agito per conto di Berlusconi e della Finivest. È questa la motivazione con cui i giudici hanno condannato il legale inglese per corruzione in atti giudiziari. La sentenza, che è stata appena depositate a Milano, recita che Mills "ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e alla Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data, dall'altro lato ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico".
C’è un modo molto semplice per verificare lo stato dell’informazione, e dunque della democrazia, nel nostro paese: ascoltare con attenzione i telegiornali e leggere i giornali di oggi e di domani. Vedere quanto tempo e quanto spazio viene dato alla sentenza del processo Mills. E anche "come" la notizie viene riferita.
Si scoprirà che nei telegiornali – sia pubblici, sia privati – verrà presentata non come un "fatto" ma come un’"opinione". L’opinione di un collegio giudicante. E che la sommaria descrizione del merito della vicenda sarà seguita dai commenti politici. L’ultimo dei quali – a chiusura di questo giro di opinioni attorno all’opinione-sentenza – sarà affidato a un esponente del Pdl o a uno degli avvocati di Berlusconi (ma spesso le due qualità sono riassunte in un singolo soggetto).
L’intervistato non entrerà nel merito del caso giudiziario ma dirà che si è trattato di "giustizia a orologeria". Il concetto sarà ripetuto in modo martellante dai telegiornali e, con un po’ di fortuna, sarà possibile – in una conversazione al bar, su un autobus – sentire qualcuno che, senza sapere nulla della vicenda, lo ripeterà in modo testuale: "Giustizia a orologeria".
E se qualcuno – su un giornale non allineato come per esempio l’Unità – oserà insistere sul tema, sarà liquidato come "giustizialista". Nel caso in cui l’inopportuna insistenza fosse espressa in una trasmissione televisiva, saranno inquadrati gli ospiti politicamente vicini al premier che, in quello stesso istante, cominceranno a sorridere con gli occhi rivolti verso l’alto e a scuotere la testa.
E’ possibile fare la verifica sullo stato dell’informazione del paese anche seguendo un’altra via. E cioè osservando con attenzione in che modo televisioni e giornali danno la notizia di altre sentenze. Sarà facile scoprire che un imputato per omicidio condannato in primo grado (e dunque ancora presunto innocente) sarà indicato come l’"assassino". E che un extracomunitario, subito dopo l’arresto e dunque in assenza non solo di processo ma anche di rinvio a giudizio, sarà qualificato "stupratore". Nel caso in cui facciate notare l’incongruenza in uno studio televisivo, vi osserveranno con aria perplessa, cominceranno a scuotere la testa, e qualcuno ci definirà "buonista". Non avrete il tempo di dire: "Ma non ero giustizialista?". Si spegnerà la luce.
Per il Tribunale di Milano l'avvocato David Mills, ex consulente della Fininvest di Berlusconi, è stato corrotto con 600 mila dollari provenienti dalla Fininvest di Berlusconi per testimoniare il falso in due processi a carico di Berlusconi. Notizia davvero sorprendente, visto che Mills aveva confessato tutto al suo commercialista ("ho tenuto Mr B. fuori da un mare di guai nei quali l'avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo") e alla Procura di Milano. Mistero fitto sull'identità di Mr.B, cioè del corruttore. Il sito del Corriere, attanagliato da dubbi atroci, titola: "I giudici di Milano: Mills fu corrotto". Da chi, non è dato sapere. Voci di corridoio parlano di un nano bitumato, che poi era l'altro imputato nel processo, ma è riuscito a svignarsela appena in tempo con una legge incostituzionale, dunque firmata in meno di 24 ore dal Quirinale nell'indifferenza della cosiddetta opposizione. Ora Mills dichiara: "Mi è stato raccomandato di non fare commenti". Da chi, è un mistero. Purtroppo l'ignoto raccomandatore s'è scordato di tappare la bocca anche ai suoi portavoce, che han commentato la sentenza come il condannato fosse lui: "Condanna politica e a orologeria". Anche la Rai s'è regolata come se il corruttore fosse il padrone, cioè il premier: infatti non ha inviato nemmeno una videocamera amatoriale a riprendere la lettura della sentenza. Uomini di poca fede: non hanno capito che Berlusconi non c'entra, che Mills s'è corrotto da solo. Infatti, subito dopo la sentenza, non s'è dimesso il presidente del Consiglio. S'è dimesso il capo dell'opposizione.
Mills, le motivazioni dei giudici:
"Mills ha agito certamente da falso testimone. Da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data. Dall'altro lato per perseguire il proprio vantaggio economico". Lo scrivono i giudici del Tribunale di Milano, decima sezione, nel motivare le ragioni della condanna decisa il 17 febbraio scorso di David Mills per corruzione in atti giudiziari in concorso con Silvio Berlusconi. La posizione del coimputato Berlusconi era stata separata nell'ottobre scorso in attesa che la Corte Costituzionale decida sulla legittimità del lodo Alfano. Le motivazioni della sentenza di condanna di Mills a quattro anni e sei mesi sono contenute in 376 pagine.
Franceschini: "Berlusconi rinunci al lodo Alfano"
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Berlusconi: "La riforma della giustizia si farà, anche da soli"
"Riferirò in Parlamento". È stata questa la risposta di Silvio Berlusconi, a margine dell'inaugurazione del Policlinico di San Donato, alla richiesta di un commento sulle motivazioni della sentenza di condanna dell'avvocato inglese David Mills nel processo che vede coinvolto anche il premier.
"Berlusconi venga in Parlamento ma venga a dire: "Io rinuncio ai privilegi del lodo Alfano, mi sottopongo a un giudizio come tutti i normali cittadini italiani", ha replicato il leader del Pd, Dario Franceschini, commentando, da Biella, le motivazioni della sentenza di condanna dell'avvocato inglese Davide Mills. "La sentenza - ha proseguito Franceschini - dimostra in modo purtroppo inconstestabile il coinvolgimento del presidente del Consiglio e dimostra allo stesso modo che la legge Alfano è stata fatta apposta per sottrarre il presidente del Consiglio al giudizio a cui sono sottoposti tutti gli italiani".
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Non è stata ancora fissata dal presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, la data dell'udienza della Consulta sulla legittimità del lodo Alfano, la legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Tenuto conto che i ruoli di giugno sono già pieni e che l'ultima udienza pubblica prima della pausa estiva è il prossimo 7 luglio, tutto lascia pensare che la Corte deciderà non prima di settembre (la ripresa dei lavori è il 23 settembre).
Le tre cause che riguardano la sospensione di altrettanti procedimenti a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sono già arrivate da alcuni mesi a Palazzo della Consulta: le prime due, in cancelleria della Corte Costituzionale dallo scorso dicembre, riguardano i ricorsi dei giudici di Milano dinanzi ai quali il premier è imputato, a vario titolo, per il processo Mills e per quello sui diritti televisivi Mediaset; la terza, pubblicata alla fine di gennaio sulla gazzetta ufficiale della Corte, è la questione di legittimità sollevata dal gip di Roma nell'ambito della presunta vicenda della compravendita di alcuni senatori, la scorsa legislatura.
"La politica la deve smettere di pensare che sia un regolamento di confini con la magistratura e la magistratura deve smetterla di pensare che ogni intervento riformatore sia in suo danno", ha detto oggi il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, durante l'incontro con i vertici del Palazzo di Giustizia di Sondrio, parlando della riforma della giustizia.
Il ministro dopo un colloquio riservato con il presidente del Tribunale, Gianfranco D'Aietti, il procuratore della Repubblica Fabio Napoleone e il prefetto Chiara Marolla, è intervenuto pubblicamente nell'Aula magna del Tribunale e rivolgendosi anche ai presidenti dell'ordine degli avvocati e delle camere penali locali e alle forze dell'ordine, ha toccato tra gli altri anche il tema della riforma della giustizia e ha aggiunto che "tutti insieme ci dobbiamo rendere conto che nel nostro Paese se si vuole abbattere la criminalità organizzata, il crimine meno organizzato che fa tanta paura ai cittadini", cioè la microcriminalità presente anche al nord, "bisogna tener conto che il governo, il Parlamento, il ministro della Giustizia, i magistrati, le forze dell'ordine, gli avvocati, sono tutti giocatori di un'unica grande squadra e questa squadra si chiama Stato".
Alfano ha inoltre sottolineato che "se ciascuno dei giocatori" ricopre il proprio ruolo e fa il proprio mestiere "avremo raggiunto il grande obiettivo di riformare la giustizia". Inoltre il ministro ha individuato come principale nemico della giustizia italiana "la lentezza dei processi".
Ghedini: "Premier non rinuncerà a tutela lodo"
Silvio Berlusconi non rinuncerà ad avvalersi della tutela che il lodo Alfano garantisce alle alte cariche dello Stato coinvolte in procedimenti giudiziari. Parola di Nicolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del presidente del Consiglio, interpellato nel Transatlantico della Camera. "Se rinunciasse - ha affermato Ghedini - condannerebbe il Paese all'ingovernabilità". In ogni caso, per Ghedini, la sentenza Mills "era già scritta", e "verrà sicuramente ribaltata in appello".

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