Source: http://www.ficiessebologna.it/ficiesse/index.php?option=com_content&view=article&id=1184:la-truffa&catid=37&Itemid=75
Timestamp: 2020-01-19 15:51:35+00:00

Document:
Guida legale sul reato previsto e punito dall'art. 640 del codice penale
Senza alcuna pretesa di avere il dono della chiarezza, l’intenzione sarebbe quella di fornire una scheda di pronta consultazione a quanti necessitano di verificare se si trovino di fronte al reato di truffa.
Sostanzialmente il lavoro si compone di tre parti: una scheda di sintesi dei vari elementi costitutivi del reato, un approfondimento degli aspetti più controversi, alcuni esempi tratti dalla giurisprudenza.
2. La norma
Codice Penale - LIBRO II - DEI DELITTI IN PARTICOLARE
3. Bene giuridico protetto
b) tutela della libertà del consenso nei negozi patrimoniali
Quella del bene giuridico protetto è una questione cruciale; dire che oltre al patrimonio viene tutelata anche la libertà del consenso significa affermare che la truffa è un reato plurioffensivo ed ammettere quindi che la truffa è non solo un reato contro il patrimonio, ma anche contro la persona (infra c.d. truffa contrattuale).
4. Soggetto attivo
5. Soggetto passivo
Dolo generico, diretto o indiretto.
a. La condotta: nucleo essenziale del delitto in parola è l’inganno col quale una persona viene indotta a compiere un atto, positivo o negativo, che importa una diminuzione del suo patrimonio con profitto ingiusto dell’agente o di altri. L’inganno deve essere ottenuto principalmente tramite artifizi o raggiri. La condotta deve, però, causare anche l’errore il quale, a sua volta, deve dare origine a una disposizione patrimoniale. Come si vede le modalità della condotta sono complesse ed articolate.
b. L'evento è l'effetto naturale della condotta umana rilevante per il diritto. Esso, non sempre è necessario poiché la legge prevede anche reati privi di evento. In questo caso l’evento è costituito dal danno patrimoniale o dalla lesione della libertà del consenso.
c. Affinché sussista il rapporto di causalità (art. 40 c.p.), è necessario che la condotta abbia determinato l'evento di danno.
8. Consumazione
La truffa è reato istantaneo e di danno.
a. momento: realizzazione dell’ingiusto profitto. Nei i casi di truffa contrattuale il reato si consuma non già quando il soggetto assume l’obbligazione di dare un bene economico ma al momento dell’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente.
b. luogo: di regola coincide con il luogo in cui il truffatore realizza lingiusto profitto. In alcuni casi (vgs infra c.d. truffe on-line) il luogo di consumazione si fa coincidere con quello in cui è avvenuta lademinutio patrimonii della vittima (danno).
9. Tentativo
Il tentativo è possibile ed è punito secondo le regole generali (art. 56 c.p.). Trattandosi di reato di danno è, ovviamente, necessario anche il rispetto del principio di necessaria lesività.[1]
10. Procedibilità
A querela di parte, salvo che ricorra taluna delle circostanze indicate nel secondo comma dell’art 640.
11. Competenza
Secondo la regola base, la competenza è determinata dal luogo nel quale il reato è stato consumato. Nel caso della truffa, il luogo del “commesso reato” non sarà quello dove si verificano gli artifici o i raggiri ma quello ove si verifica la disposizione patrimoniale della vittima. Per i casi di truffa on-line in cui la vittima procede al pagamento (anticipato) dei beni o servizi acquistati attraverso la ricarica di una carta di credito prepagata (es. Postepay), si rimanda agli approfondimenti (infra).
a) truffa semplice: reclusione da sei mesi a tre anni e multa da euro 51 a euro 1.032.
b) truffa aggravata: reclusione da uno a cinque anni e multa da euro 309 a euro 1.549.
Trattandosi di delitto, il reato si prescrive in sei anni.[2]
14. Ratio Legis
La disposizione in esame è diretta a tutelare sia il patrimonio del singolo sia la libertà dello stesso a prestare un valido consenso.
Art. 12. C.C. - Interpretazione della legge.
«Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.
Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato».
Mi permetto di ricordare l’art. 12 delle preleggi il quale ci indica la strada maestra dell’interpretazione letterale: ciò in quanto uno dei problemi maggiori del reato di truffa è senza dubbio l’esatta interpretazione del significato, a livello prettamente penale, delle singole parole usate dal legislatore nel dettato normativo. Tanto per fare un esempio, parole come patrimonio, danno, profitto hanno un significato molto diverso se usate in ambito civile, economico, penale.
La truffa è il tipico delitto che si realizza attraverso una cooperazione della vittima, ove il consenso non è frutto di una libera scelta, ma dell’errore derivante dall’inganno perpetrato dal soggetto attivo del reato: la fantasia dei criminali è quasi una forma d’arte. In questo delitto c.d. “in contratto”, il legislatore incrimina non il contratto in sé, che può essere sostanzialmente lecito, ma le modalità aggressive della condotta altrui che tendono a carpire artificiosamente il consenso della vittima attraverso una sua induzione in errore. Per realizzarsi occorre che si verifichino contemporaneamente i seguenti elementi costitutivi:
1) Induzione in errore da parte del soggetto attivo (inganno)
2) Errore della vittima
3) Ingiusto profitto del reo o di altri
4) Danno altrui
1) Inganno: il comportamento dell’agente deve determinare un errore nella vittima. Le modalità con cui il soggetto attivo del reato può indurre in errore la vittima sono i più disparati:
a) Artifizio: ogni studiata trasfigurazione del vero, ogni camuffamento della realtà effettuato sia simulando ciò che non esiste, sia dissimulando ciò che esiste (ricchezza, titoli, qualità, il proprio stato di persona coniugata, inabilitata, il proprio stato di insolvenza ecc.).
b) Raggiro: una serie di parole ingegnose destinate a convincere o più precisamente una menzogna corredata da ragionamenti idonei a farla scambiare per realtà.
c) Menzogna: nell’applicazione pratica della legge, si ritiene che la semplice menzogna possa bastare a dar vita alla truffa.
d) Silenzio: gli artifizi o i raggiri richiesti per la sussistenza del reato di truffa contrattuale possono consistere anche nel silenzio maliziosamente serbato, su alcune circostanze, da parte di chi abbia il dovere di farle conoscere, indipendentemente dal fatto che dette circostanze siano conoscibili dalla controparte con ordinaria diligenza.
L’artifizio ed il raggiro, nonostante siano richiamati espressamente dalla norma, non sono, a ben vedere, elementi costitutivi della truffa ma mere modalità della condotta. Con ciò si vuole avvertire che la cosa essenziale è l’errore in cui deve cadere la vittima. Se il truffatore è così abile da ingannare il malcapitato con una menzogna ben detta al momento giusto, tale che qualsiasi persona diligente avrebbe potuto cadere in errore (potenzialità astratta), allora diviene penalmente rilevante; non solo, se tale menzogna poi effettivamente realizza l’inganno del soggetto passivo con relativo danno, allora è di tutta evidenza che l’artifizio ed il raggiro non sono condizioni necessarie al fine della sussistenza del reato di truffa, devono cioè essere considerate come modalità normali con cui il truffatore agisce per ottenerel’obiettivo necessario dell’inganno. L’idoneità dell’azione va giudicata ex post, per cui, la truffa sussiste se l’induzione in errore ed il profitto ingiusto si sono verificati nonostante il raggiro o l'artificio siano stati rudimentali o facilmente identificabili
2) Errore della vittima: tale errore assume una struttura autonoma, nel senso, cioè, di doversi tradurre in un comportamento del soggetto passivo produttivo di danno verso se stesso e di ingiusto profitto per l’agente o per altri. Necessita la dimostrazione del nesso eziologico condotta-evento (artifizi o raggiri - induzione all’errore da parte del soggettivo attivo – errore della vittima).
a) Stato di ignoranza: gli artifizi e raggiri possono trovare terreno fertile proprio nello stato di ignoranza del soggetto passivo. Lo stato di ignoranza in cui versa il destinatario della condotta fraudolenta, ben potrebbe essere sfruttato in modo consapevole dall’agente al fine di provocare un errore (indubbiamente rilevante in presenza degli altri requisiti ex art. 640 c.p.). Non si può attribuire all’ignoranza un rilievo proprio, però è pacifico che l’errore può essere conseguenza di uno stato di ignoranza artatamente provocato o sfruttato dall’agente. L’ignoranza va accertata in un momento logicamente e cronologicamente anteriore a quello nel quale è accertabile l’errore.
b) Truffa contrattuale: l’errore può incidere su uno degli elementi caratterizzanti il contratto ex art. 1429 c.c.[3] e quindi portare una delle parti, tramite artifizi e raggiri, a concludere un contratto che diversamente non avrebbe mai compiuto. L’errore in questo caso assume un significato particolare e potrebbe ricadere, oltre che sugli elementi negoziali suddetti, anche sui motivi e su qualsiasi altro aspetto della realtà idoneo a determinare il soggetto passivo ad operare in modo da riceverne un danno con l’altrui ingiusto profitto.
3) Profitto ingiusto: parallelamente al concetto di disposizione patrimoniale, anche il profitto può non essere esclusivamente economico come ad esempio nel caso di un soggetto che si faccia consegnare un oggetto di puro valore di affezione. Riguardo all’ingiustizia del profitto, valgono le considerazioni fatte prima per il danno: va considerato l’ingiustizia in concreto e non in astratto. Ad esempio, non commette reato di truffa colui che con artifizio, raggiro o menzogna riesca a farsi consegnare dal suo debitore una somma corrispondente al suo credito liquido ed esigibile. La realizzazione del profitto segna la consumazione del reato. Riguardo al termine “ingiusto” sembra si possa fare riferimento alla violazione di regole giuridiche, ossia che non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, tutelato dall’ordinamento giuridico.
4) Danno: va valutato in concreto: con ciò si vuole mettere in guardia da quei casi in cui all’ingannato viene fornito un corrispettivo che solo in astratto è equivalente alla sua prestazione. Si pensi ad esempio ad un rappresentante di commercio che ingannandomi riesca ad affibbiarmi, sia pure per un giusto prezzo, un’enciclopedia scritta interamente in russo se io conoscono a malapena l’italiano. Qui il danno, solo apparentemente non si verifica. Vi è danno quindi, malgrado la obiettiva equivalenza della controprestazione, se questa non è utilizzabile dall’interessato. Nel caso particolare della c.d. truffa contrattuale la vittima è indotta, con l’inganno, a prestare il proprio consenso: fatto, questo, che già costituisce per lui un danno economicamente valutabile.
Soggetto passivo: deve essere una persona determinata nel senso che è escluso che gli artifizi e i raggiri possano rivolgersi al pubblico come avviene ad esempio nell’esposizione fraudolenta di distributori automatici o nelle menzognere comunicazioni pubblicitarie. Non è necessaria l’identità fra la persona indotta in errore e la persona offesa, e cioè titolare dell'interesse patrimoniale leso, ben potendo la condotta fraudolenta essere indirizzata ad un soggetto diverso dal titolare del patrimonio, sempre che sussista il rapporto causale tra induzione in errore e gli elementi del profitto e del danno.
Tentativo[4]: considerato che la realizzazione del profitto segna il momento consumativo della truffa, il tentativo è configurabile in tutti quei casi in cui vengano posti in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a realizzare un ingiusto profitto L’idoneità degli atti va valutata in concreto ossia prendendo in considerazione tutte le circostanze del caso specifico. Un tentativo di per sé grossolano e quindi insussistente, potrebbe configurarsi, rilevando penalmente, se messo in relazione a particolari condizioni soggettive della vittima (ignoranza, superstizione, miopia, sordità), conosciute dal truffatore. In tutte quelle situazioni in cui il soggetto passivo assume, per incidenza di artifici e raggiri, l'obbligazione della dazione di un bene economico, ma questo non perviene, con correlativo danno, nella materiale disponibilità dell'agente, si verte nella figura di truffa tentata e non in quella di truffa consumata.
Dolo: l’agente deve volere:
a) la sua azione
b) l’inganno della vittima come conseguenza dell’azione stessa
c) la disposizione patrimoniale come conseguenza dell’inganno
d) la realizzazione del profitto (che sancisce la consumazione del delitto).
Il dolo, secondo i principi generali, deve essere precedente o concomitante all’azione criminosa. Prendiamo il caso di Tizio che dopo aver venduto un immobile a Caio, riceve una migliore offerta da Sempronio e sapendo che Caio non ha ancora trascritto il contratto, vende lo stesso immobile al nuovo offerente, il quale, effettuando la trascrizione prima di Caio ne acquista la proprietà. In tale ipotesi per configurarsi la truffa occorrerà provare che Tizio ha agito con dolo ossia che già al momento della prima vendita a Caio aveva intenzione di frodarlo: in altre parole, se il danno subito da Caio non può essere collegato ad un inganno non ci sarà truffa.
Errore di fatto: la molteplicità degli elementi necessari per l’esistenza del dolo determina un ampio margine per il verificarsi dell’errore di fatto. Si pensi al Tizio che agisca nella erronea convinzione di avere diritto alla somma carpita con inganno: in tale caso sarà da escludere il dolo e di conseguenza il delitto.
Truffa in atti illeciti: si ha qualora l’ingannato si proponeva un fine illecito ed è stato raggirato proprio mentre cercava di conseguire il fine stesso. Esempio di Tizio che versa una somma di denaro per corrompere un individuo che si faceva credere pubblico ufficiale senza esserlo. Giurisprudenza costante della Cassazione ritiene che la truffa non è esclusa dal fatto che la vittima si proponeva uno scopo contrario al diritto. E’ bene precisare che in questi casi occorre che la vittima abbia subito effettivamente una perdita patrimoniale: se l’ingannato ha soltanto assunto un’obbligazione, la truffa non sussiste perché l’impegno preso, essendo privo di ogni valore giuridico per l’illiceità della causa, non ha alcuna efficacia vincolante.
Truffa contrattuale: questo tipo truffa, ponendosi al confine tra civile e penale, pone una serie di interrogativi. Essa ricorre quando l’agente, mediante artifici o raggiri posti in essere nel momento della formazione di un negozio giuridico, induca la vittima a concludere il negozio stesso. Per effetto di questo tipo di truffa la vittima può essere indotta a prestare il suo consenso a condizioni economiche:
a) per lui sfavorevoli
b) eque
c) per lui favorevoli
Come è ovvio pensare, il reato sussiste in tutte quelle ipotesi in cui la vittima abbia concluso il contratto a condizioni per lui sfavorevoli e che non avrebbe accettato senza la frode dell’altro contraente. Secondo la Cassazione, la truffa si realizza anche nel caso in cui la vittima abbia corrisposto il giusto prezzo della cosa fornitagli dal truffatore, qualora risulti che la cosa stessa non sarebbe stata acquistata senza gli artifici ed i raggiri. In questo caso, a ben vedere, non si realizzerebbe alcuna diminuzione al patrimonio della vittima e di conseguenza il danno si concretizza nella lesione della libertà del consensonei negozi giuridici. Ciò ovviamente trasforma la truffa da reato contro il patrimonio a reato plurioffensivo (patrimonio e libertà del consenso). Si parla anche di “reato in contratto”[5], anche se ovviamente rispetto a quello regolato dal codice civile manca l’accordo o, più correttamente, il consenso della vittima è carpito fraudolentemente.
A rigor di logica, anche quando la truffa ha esiti favorevoli per il patrimonio della vittima, il reato potrebbe ritenersi realizzato atteso che, comunque, si ha lesione del bene giuridico “libertà di autodeterminazione” nelle scelte, prerogativa di ogni persona.
Mancato guadagno: la Cassazione ha ritenuto sussistere il reato di truffa allorché alla vittima derivi un mancato guadagno c.d. lucro cessante (es. di una persona che si era presentata come facoltosa e solvibile, in grado di procurare finanziamenti immediati, ed aveva carpito il rilascio di assegni e cambiali in scambio di assegni emessi a loro favore, privi di copertura).
Assunzione di obbligazioni: il danno può consistere nell'assunzione di obbligazioni che non avrebbe avuto giustificazione nell'effettiva realtà dei fatti se questa non fosse stata dissimulata dalle false prospettazioni del soggetto agente.
Truffa on-line: si realizza in occasione della compravendita di beni e servizi su una piattaforma informatica (commercio elettronico); il fenomeno ha assunto un rilievo tutt’altro che marginale. Si tratta dell’evoluzione della truffa contrattuale e presenta aspetti di criticità ancora maggiori di questa. Ad esempio può risultare difficile individuare il luogo di consumazione[6] del reato nel caso di truffe effettuate con ricariche su carte di credito es. Postepay. Poiché è la carta ad essere oggetto di accredito, il luogo nel quale il profitto viene effettivamente conseguito finisce col coincidere con quello nel quale essa è successivamente utilizzata e quindi con i tendenzialmente infiniti sportelli ATM sparsi sul territorio dello Stato o anche con lo stesso domicilio del truffatore, dal momento che tali strumenti di pagamento sono utilizzati soprattutto on-line. In questi casi individuare il giudice competente risulta particolarmente problematico.
La competenza nelle truffe on-line: La giurisprudenza ha risolto la questione individuando la competenza sulla base dell’ufficio postale presso il quale è stata effettuata l’operazione di ricarica della cartaPostepay, giacché lì si verifica la deminutio patrimonii del soggetto passivo. Secondo la Cassazione in questi casi occorre accertare il luogo nel quale la vittima ha subito il danno, anziché quello nel quale l’agente ha conseguito il profitto.
Non sempre danno e profitto si verificano nello stesso momento, all’operazione di ricarica della carta Postepay consegue normalmente, in modo pressoché immediato, una maggiore disponibilità di spesa per il titolare.
Stabilire la competenza in questo modo presenta però un inconveniente di non poco conto: impedisce infatti la concentrazione, presso uno stesso ufficio giudiziario, delle denunce presentate nei confronti di uno stesso venditore, magari operante con nomi diversi e/o su piattaforme diverse. Data l’impossibilità, in cui si trovano gli uffici investigativi, di conoscere in tempo reale l’esistenza di altre denunce nei confronti della stessa persona, presentate presso una qualsiasi delle Procure della Repubblica del territorio nazionale, questo criterio rende più difficile pervenire all’accertamento dell’esistenza di una serialità nella commissione delle truffe on–line.
Più efficacemente i conflitti di competenza si potrebbero risolvere stabilendo la competenza in favore dell’ufficio investigativo più prossimo all’indagato o comunque del luogo nel quale risulta esser stata posta in essere la condotta penalmente rilevante. Difatti, con riguardo ai casi di truffe on–line nei quali il pagamento è avvenuto attraverso la ricarica di una carta Postepay, si è ritenuto applicabile l’art. 8 c.p.p. individuandosi come luogo di consumazione del reato quello nel quale la carta è stata attivata e al quale quindi deve ritenersi indirizzato l’accredito della somma di denaro disposto dalla vittima, non diversamente da quanto avviene nei casi di bonifico bancario.
Nei casi di bonifico bancario, essendo possibile identificare come luogo del conseguimento del profitto quello nel quale si trova il conto corrente oggetto di accredito, l’applicazione del criterio generale indicato dall’art. 8 c.p.p. non sembra incontrare ostacoli ai fini dell’identificazione del luogo di consumazione della truffa.
Pishing: da qualche tempo si sono intensificati gli attacchi informatici denominati "phishing", ovvero tentativi di truffa via internet attraverso i quali un aggressore cerca si cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali sensibili. Attraverso l'invio random di e-mail che imitano la grafica di siti istituzionali il malintenzionato cerca di ottenere dalle vittime, invitando all'apertura di un allegato o indirizzando ad un sito, la password di accesso al conto corrente, le password che autorizzano i pagamenti oppure il numero della carta di credito.
Patrimonio: sia nella rubrica del titolo XIII del libro II del C.P. sia nel Capo II del medesimo titolo vi è specifico riferimento al patrimonio, ma come dice un brocardo latino “rubrica legis non est lex” (La rubrica, ossia il titolo della legge, non è legge). E’ senza dubbio l’elemento più critico del reato di truffa, perché porta a pensare che il danno o il profitto debbano essere collegati necessariamente al concetto di patrimonio. Se così fosse non potrebbe esistere la c.d. truffa contrattuale o la truffa diretta a carpire un oggetto di puro valore affettivo: come sappiamo questo tipo di truffe sono pacificamente ammesse da giurisprudenza costante. La disposizione patrimoniale può avere ad oggetto qualsiasi elemento del patrimonio (beni mobili, beni immobili, diritti di qualsiasi specie, prestazioni d’opera, di ospitalità, di beneficienza, rendite, interessi). Può anche avere carattere omissivo si pensi al caso di un tizio che induce il creditore a rinunciare al credito dandogli ad intendere che il credito è prescritto. Può consistere anche nel mancato acquisto di un'utilità economica che la vittima si riprometta di conseguire in conformità alle false prospettazioni dell'agente dal quale sia tratto in errore.(c.d. lucro cessante). La disposizione patrimoniale non deve necessariamente qualificarsi in termini di atto negoziale, ovvero di atto giuridico in senso stretto, ma può essere integrato anche da un permesso o assenso, dalla mera tolleranza o la semplice consegna della cosa (c.d. traditio), da un atto materiale o da un fatto omissivo, dovendosi ritenere sufficiente la sua idoneità a produrre un danno.
Valore di affezione: Si ritiene che facciano parte del patrimonio anche le cose di puro valore di affezione. Si pensi al caso in cui venga carpita una lettera che costituisce un caro ricordo di famiglia, ossia beni che non sono suscettibili di valutazione economica.
Induzione in errore ed inganno
Ai fini della sussistenza del reato di truffa, non basta che dall'agente siano stati posti in essere artifici o raggiri atti a causare l'induzione in errore della vittima, ma occorre un effettivo inganno di questa come conseguenza dell'azione criminosa svolta. Invero, la responsabilità dell'imputato deriva non dalla idoneità dell'artificio o raggiro, ma dalla determinazione in concreto dell'errore nel soggetto passivo con conseguenziale ingiusto profitto dell'agente.
Cass. Sez. II, sent. n. 4474 del 12-05-1984
Soggetto passivo del reato
L'integrazione del reato di truffa non implica la necessaria identità fra la persona indotta in errore e la persona offesa, e cioè titolare dell'interesse patrimoniale leso, ben potendo la condotta fraudolenta essere indirizzata ad un soggetto diverso dal titolare del patrimonio, sempre che sussista il rapporto causale tra induzione in errore e gli elementi del profitto e del danno. (Fattispecie in cui il soggetto agente, amministratore di un condominio, aveva ottenuto la disponibilità di un fido bancario per mezzo degli artifici e raggiri costituiti dall'esibizione di un verbale di assemblea condominiale portante le false firme del presidente e del segretario dell'assemblea, e quindi aveva incassato la somma di denaro determinando all'amministrazione condominiale il danno dell'esposizione debitoria in favore dell'istituto bancario, destinatario della condotta fraudolenta).
Cass. Sez. II, Sent. n. 10085 del 21-02-2008
Soggetto passivo del reato – Rappresentanza legale o negoziale
Ai fini della configurabilità del reato di truffa, nel caso in cui il soggetto raggirato sia diverso dal soggetto danneggiato è indispensabile che tra i due sussista un rapporto di rappresentanza legale o negoziale, in virtù del quale il rappresentante, che subisce il comportamento delittuoso dell'agente, abbia la possibilità di incidere giuridicamente sul patrimonio del rappresentato.
Cass. Sez. II, sent. n. 16630 del 10-04-2012)
In tema di truffa, integra il requisito degli artifici e raggiri il silenzio circa il fatto della sopravvenuta sospensione della potestà genitoriale, tenuto nei confronti dell'I.N.P.S. erogatore della prestazione pensionistica, dalla madre di due minori autorizzata, proprio in ragione dell'esercizio della potestà genitoriale, alla riscossione in loro favore della pensione di reversibilità del padre.
Cass. Sez. II, Sent. n. 22692 del 13-05-2008
Raggiro o artificio rudimentali – idoneità dell’azione
Nella truffa consumata l'idoneità dell'azione truffaldina ad indurre in errore va giudicata "ex post". Pertanto, se l'induzione in errore si è verificata ed il profitto è stato conseguito, sussiste la truffa anche se il raggiro o l'artificio siano stati rudimentali o facilmente identificabili.
Cass. Sez. II, sent. n. 383 del 19-01-1983.
L'elemento soggettivo del delitto di truffa è costituito dal dolo generico, diretto o indiretto, avente ad oggetto gli elementi costitutivi del reato (quali l'inganno, il profitto, il danno), anche se preveduti dall'agente come conseguenze possibili, anziché certe della propria condotta, e tuttavia accettati nel loro verificarsi, con conseguente assunzione del relativo rischio, il che rende priva di rilevanza la specifica finalità del comportamento o il motivo che ha spinto l'agente a realizzare l'inganno.
Cass. Sez. II, sent. n. 24645 del 21-03-2012
Momento consumativo del reato- truffa contrattuale
La truffa è reato istantaneo e di danno, che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica da parte dell'autore abbia fatto seguito la "deminutio patrimonii" del soggetto passivo: ne consegue che, nell'ipotesi di c.d. truffa contrattuale, il reato si consuma non già quando il soggetto passivo assume, per effetto di artifici o raggiri, l'obbligazione della "datio" di un bene economico, ma nel momento in cui si realizza l'effettivo conseguimento del bene da parte dell'agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato.
Cass. Sez. II, sent. n. 18859 del 24-01-2012
Elemento materiale del reato: atto di disposizione patrimoniale
Ai fini della configurabilità del delitto di truffa, l'atto di disposizione patrimoniale, quale elemento costitutivo implicito della fattispecie incriminatrice, consiste in un atto volontario, causativo di un ingiusto profitto altrui a proprio danno e determinato dall'errore indotto da una condotta artificiosa. Ne consegue che lo stesso non deve necessariamente qualificarsi in termini di atto negoziale, ovvero di atto giuridico in senso stretto, ma può essere integrato anche da un permesso o assenso, dalla mera tolleranza o da una "traditio", da un atto materiale o da un fatto omissivo, dovendosi ritenere sufficiente la sua idoneità a produrre un danno.
Cass. Sez. Unite, sent. n. 155 del 29-09-2011
Integra il delitto di tentata truffa la condotta posta in essere dal soggetto che abbia formulato sotto falso nome una proposta contrattuale di acquisto di un bene, accompagnandola con una conferma scritta dell'ordinativo trasmessa via fax al titolare di un esercizio commerciale, il quale l'abbia definitivamente respinta solo dopo essere stato informato dalle forze di polizia dell'esistenza di una condotta truffaldina ordita ai suoi danni
Cass. Sez. II, sent. n. 41405 del 19-10-2010
Quando si parla di truffa, non si può fare a meno di pensare a Totò ed alla vendita della “Fontana di Trevi” a un credulone turista italo-americano. Purtroppo nel mondo reale le truffe possono rivelarsi veramente odiose, specie se realizzate nei confronti di persone già in difficoltà.
[1] Art. 49. C.P. - Reato supposto erroneamente e reato impossibile
La punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell'azione o per l'inesistenza dell'oggetto di essa, è impossibile l'evento dannoso o pericoloso
[2] Art. 157 C.P. - Prescrizione. Tempo necessario a prescrivere
[3] Art. 1429 C.C. - Errore essenziale
[4] Art. 56. C.P. - Delitto tentato
Il colpevole di delitto tentato è punito: con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la pena stabilita è l'ergastolo; e, negli altri casi con la pena stabilita per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi.
Se volontariamente impedisce l'evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato, diminuita da un terzo alla metà.
[5] Art. 1321. C.C. Nozione.
[6] Art. 8. C.P.P. - Regole generali
(01/11/2014 - Giovanni Tringali)

References: Art. 12
 art. 640
 art. 1429

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 Art. 49
 Art. 157
 Art. 1429
 Art. 56
 Art. 1321
 Art. 8