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Timestamp: 2019-06-26 01:39:21+00:00

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art. 23 - Conferimento dell'incarico (2014) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online
L’avvocato non è un mero portavoce del cliente - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2017, n. 221 In considerazione della sua funzione (artt. 1, co. 2, L. n. 247/2012 e 9, co. 1, cdf), l’avvocato non può ridursi al ruolo di mero nuncius del cliente, di cui infatti deve filtrare richieste e desiderata (art. 23, co. 4 e 5, ncdf), allineandoli -ove divergenti- ai canoni imposti dal corretto agire professionale, tra cui quello previsto nell’art. 65 ncdf (già art. 48 cdf), per il quale l’intimazione di una qualsiasi azione o iniziativa non è più lecita e si trasforma in minaccia, in quanto tale sanzionabile disciplinarmente, quando l’avvocato prospetti di avviare azioni o di prendere iniziative sproporzionate ed eccessive (Nel caso di specie, il professionista invitava il collega di controparte a transigere sul proprio compenso, riducendo le sue pretese economiche azionate in via monitoria, giacché altrimenti avrebbe presentato non meglio precisati esposti alla Procura della Repubblica, alla Agenzia delle Entrate, alla Guardia di Finanza, al Ministero dell’Economia e all’Ordine degli Avvocati. Sottoposto a procedimento disciplinare e quindi sanzionato dal Consiglio territoriale, il professionista proponeva impugnazione, sostenendo a propria discolpa che avrebbe agito quale “semplice ambasciatore” del cliente. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha rigettato il ricorso). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 dicembre 2017, n. 221 ...
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) Dopo il conferimento del mandato, l’avvocato non deve intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali, commerciali o di qualsiasi altra natura, che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale (art. 23 ncdf, già art. 35 cod. prev.), fatti salvi gli accordi sulla definizione del compenso ex art. 25 cdf (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 23 settembre 2017, n. 125 ...
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) Dopo il conferimento del mandato, l’avvocato non deve intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali, commerciali o di qualsiasi altra natura, che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale (art. 23 ncdf, già art. 35 cod. prev.), fatti salvi gli accordi sulla definizione del compenso ex art. 25 cdf (Nel caso di specie, approfittando dello stato psicologico-depressivo del proprio cliente, il professionista aveva da questi ottenuto in comodato lo studio professionale ed un’automobile, oltre a farsi rilasciare una procura generale ad negotia per l’amministrazione ordinaria e straordinaria di tutti i suoi beni. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di anni uno). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 luglio 2017, n. 102...
Vietato intrattenere rapporti economici con il proprio assistito (diversi da quelli derivanti dal mandato) - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 216 Dopo il conferimento del mandato, l’avvocato non deve intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali, commerciali o di qualsiasi altra natura, che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale, fatti salvi gli accordi sulla definizione del compenso ex art. 25 cdf (Nel caso di specie, il professionista, approfittando della precaria onorabilità bancaria della parte assistita, aveva da quest’ultima acquistato un immobile ottenendo un mutuo ipotecario, che in parte tratteneva a deconto di compensi asseritamente maturati per proprie prestazioni professionali. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi quattro). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2015, n. 216 ...
L’avvocato deve rifiutarsi di prestare la propria attività in operazioni (quantomeno) sospette - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 dicembre 2014, n. 188 L’avvocato deve rifiutare di ricevere o gestire fondi che non siano riferibili a un cliente esattamente individuato e, in ogni caso, deve rifiutare di prestare la propria attività quando dagli elementi conosciuti possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di una operazione illecita (Nel caso di specie, quale presunta attività di beneficenza a favore di una bambina da sottoporre ad intervento chirurgico, il professionista avrebbe dovuto occuparsi di trasferire, in conti esteri cifrati, dei fondi di incerta provenienza che erano nella presunta titolarità di un soggetto ristretto in carcere in forza di condanna definitiva a 18 anni per ricettazione e riciclaggio. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale forense per la durata di mesi undici). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 13 dicembre 2014, n. 188...
Il compimento di atti contrari all’interesse del proprio assistito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194 Deve ritenersi disciplinarmente rilevante il comportamento dell’avvocato che, officiato della difesa ed assistenza di un assistito assoggettato, contro il suo volere, a trattamenti psichiatrici obbligatori, invece di procedere ai necessari atti giudiziari valutando adeguatamente e con il supporto medico-scientifico indispensabile la reale situazione del paziente, per assisterlo con la necessaria perizia e competenza nel miglior modo possibile, si adoperi esclusivamente in via stragiudiziale, richiedendo anche l’intervento di associazioni, aventi scopi non scientifici, per aiutarlo a sottrarsi alle cure psichiatriche, ritenute ideologicamente distruttive, e di fatto lasciandolo privo di difesa tecnica. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 194 ...
Doveri di probità, lealtà e fedeltà – Patrocinio simulato – Autentica di firme non apposte alla presenza dell’interessato – Truffa ai danni di Compagnie assicurative – Sanzione disciplinare – Misura - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 ottobre 2011, n. 154 Pone in essere un contegno connotato da particolare gravità l’avvocato che svolga attività giudiziale e stragiudiziale nei confronti di compagnie di assicurazione, ottenendo indennizzi per sinistri inesistenti o per danni inesistenti riferiti ai sinistri accaduti, senza avere mai avuto né ricercato contatti diretti con i simulati ed ignoti clienti per il fatto di aver ricevuto il conferimento degli incarichi direttamente dal titolare di una carrozzeria mediante la consegna al legale fogli con firme di procura alle liti mai apposte in sua presenza eppure autenticate unitamente a quelle risultanti sulle quietanze. Mediante il compimento di atti giudiziali e stragiudiziali, invero, il legale assume specifica responsabilità nei confronti del giudice e dei controinteressati (nel caso di specie, le società assicuratrici truffate), giacchè tali atti sono assistiti da una presunzione di affidabilità circa la liceità dell’interesse tutelato e l’autenticità dichiarata dal legale, per il fatto di provenire da un avvocato la cui iscrizione all’albo implica l’osservanza dei doveri di probità, lealtà e fedeltà nonché la consapevole assunzione di responsabilità connesse al rilievo pubblicistico della funzione difensiva. (Nella specie, il C.N.F. ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi due irrogata dal C.d.O.). (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Piacenza, 30 ottobre 2009) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 4 ottobre 2011, n. 154...
Doveri di correttezza e lealtà – Violazione – Rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale influenti sul rapporto professionale – Fattispecie - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 giugno 2010, n. 42 Viola gli artt. 22, 10, 35 e 36 c.d.f. l’avvocato che intervenga quale legale di fiducia nella controversia familiare che il proprio assistito abbia in corso con la moglie, intrattenendo una corrispondenza con il collega di controparte al fine di far trascorrere il tempo necessario a consentire al cliente medesimo, per mezzo di alienazione ad un prezzo di gran lunga inferiore a quello effettivo in favore di una S.p.A. amministrata dalla figlia del professionista il quale altresì risulti titolare di quote societarie, di disfarsi dell’immobile che costituisca la residenza familiare nella quale abitino con il coniuge le figlie minori, così da un lato prestandosi a sottrarre a minori l’unica fonte di possibile soddisfazione del loro diritto di credito alimentare verso il padre naturale, e quindi a vanificare la concreta possibilità di soddisfazione del credito alimentare e del loro diritto di abitare nella casa familiare, e, dall’altro, consentendo alla predetta società, nella quale l’incolpato coltivi evidenti interessi patrimoniali, di acquistare l’immobile descritto ad un corrispettivo vantaggioso, così tenendo un comportamento contrario ai doveri deontologici che si colloca agli antipodi della correttezza e della lealtà anche nei confronti del collega di controparte. (Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Verbania, 21 luglio 2008). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 giugno 2010, n. 42...
Doveri di probità, correttezza e lealtà – Dovere di verità – Violazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2006, n. 167 Pone in essere una condotta deontologicamente rilevante l’avvocato che, pur non essendo l’autore del falso materiale avente ad oggetto un decreto di ammortamento ed un certificato di cancelleria attestante la mancata opposizione al suddetto decreto, sia consapevole della falsità di entrambi i documenti e della conseguente illecita attività di presentazione per la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Tale illecito contegno, infatti, viola i principi di probità, correttezza e lealtà che attengono al regolare e ordinato sviluppo del processo (artt. 5 e 6 c.d., ed in particolare il punto 6.I che impone all’avvocato di non assumere iniziative con mala fede o colpa grave), il dovere di verità di cui all’art. 14.I c.d. (“l’avvocato non può introdurre intenzionalmente nel processo prove false”, con riferimento al procedimento di ammortamento), nonché i principi di indipendenza (art. 10 c.d.) e autonomia (art. 36 c.d.), con riferimento al compimento di atti o negozi illeciti, fraudolenti o colpiti da nullità. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Roma, 25 novembre 2006). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 15 dicembre 2006, n. 167...
Contratto di patrocinio stipulato con un ente pubblico - Conferimento del mandato unitamente ad altri avvocati interni . Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 17506 del 30/08/2005 Contratto di patrocinio stipulato con un ente pubblico - Conferimento del mandato unitamente ad altri avvocati interni Qualora un avvocato svolga, anche se in regime di parasubordinazione , opera professionale in favore di un ente pubblico in virtù di mandato conferitogli unitamente ad altri avvocati interni dell'ente stesso, il contratto di patrocinio non implica di per sé l'obbligo per quest'ultimo di corrispondere al professionista gli onorari per l'attività di determinazione della linea difensiva e di redazione degli scritti - nelle quali propriamente consiste l'opera del difensore e che sono diverse ed ulteriori rispetto a quelle in cui si concreta l'esercizio dello jus postulandi - occorrendo, invece, la prova dell'effettiva esecuzione di tali attività , il cui onere grava sul professionista interessato. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 17506 del 30/08/2005...
Conferimento di incarico da svolgere in favore di un terzo - Duplicità di rapporti - Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 24010 del 27/12/2004 Conferimento di incarico da svolgere in favore di un terzo - Duplicità di rapporti - Procura rilasciata congiuntamente a due avvocati Ai fini di individuare il soggetto obbligato a corrispondere il compenso professionale al difensore, occorre distinguere tra rapporto endoprocessuale nascente dal rilascio della procura ad litem e rapporto che si instaura tra il professionista incaricato ed il soggetto che ha conferito l'incarico, il quale può essere anche diverso da colui che ha rilasciato la procura. In tal caso chi agisce per il conseguimento del compenso ha l'onere di provare il conferimento dell'incarico da parte del terzo, dovendosi, in difetto, presumere che il cliente sia colui che ha rilasciato la procura. Né rileva, nell'ipotesi di procura ad litem rilasciata congiuntamente a due diversi avvocati, il ruolo di dominus svolto dall'uno rispetto all'altro nell'esecuzione concreta del mandato, il quale attiene alle modalità di svolgimento della difesa ad opera dei due professionisti, e non all'incarico di patrocinio che, in base alla procura e in difetto di prova contraria, deve presumersi conferito ad entrambi. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 24010 del 27/12/2004...
di coscienza personale -Dovere etico e giuridico di provvedere alla difesa dei non abbienti (Corte di cassazione Sezioni unite civili Sentenza 2 aprile 2003, n. 5075) Difesa d'ufficio - Rifiuto di svolgere l'incarico - Generici motivi di coscienza personale - dovere etico e giuridico di provvedere alla difesa dei non abbienti (Corte di cassazione Sezioni unite civili Sentenza 2 aprile 2003, n. 5075)SVOLGIMENTO DEL PROCESSOIl Consiglio dell'ordine degli Avvocati di Firenze iniziava procedimento disciplinare a carico dell'avvocato Michele Xxxxxxxxxxxxx in ordine a due seguenti addebiti.1. "Aveva ricusato l'incarico di difesa della signora Rosica Tohaneanu, ammessa al patrocinio gratuito con provvedimento in data 30 maggio 1999, della commissione competente, allegando meri motivi di "coscienza personale" e senza aver sottoposto i motivi della ricusazione all'esame della commissione per il Gratuito patrocinio al fine dell'accertamento della loro gravità, come prescritto dall'articolo 31 del d.P.R. 3282/23".2. "Ricevuto nel 1997 incarico professionale dalla signora Giulia Lnnnnn in una controversia locatizia già pendente dinanzi al Pretore di Firenze, chiedeva ed otteneva in più occasioni compensi per importi di gran lunga eccedenti la tariffe professionali (oltre 33 milioni)."Inoltre, chiedeva e riceveva nel giugno 1998 l'ulteriore somma di lire 15.000.000 per definire con la controparte la vertenza in via transattiva, omettendone poi la restituzione, non essendosi perfezionata l'asserita transazione";"esponeva, anzi, richieste per ulteriori onorari e così tratteneva gran parte della somma di lire 15.000.000, di cui sopra, rimettendo alla cliente, solo dopo l'intervento di altro avvocato e nel dicembre 1999, la somma di lire 4.106.591";"affermava, contrariamente al vero, di aver provveduto alla registrazione della sentenza, peraltro sfavorevole alla sua cliente, e di aver pagato il relativo importo";"per altra causa interponeva tardivamente un atto di appello, ciò non di meno consigliando la cliente a proporre ricorso in Cassazione";"ometteva la restituzione degli atti e documenti malgrado le richieste".All'esito del giudizio, il Coa di Firenze infliggeva all'avvocato Xxxxxxxxxxxxx la sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale per la durata di tre mesi, riconoscendolo colpevole degli addebiti ascrittigli.Il Cnf, con decisione 62/2002 depositata il 13 maggio 2002 e notificata il 29 maggio 2002, rigettava il ricorso preposto dall'avvocato Xxxxxxxxxxxxx.In ordine alla prima incolpazione, relativa al rifiuto di assumere l'incarico demandatogli dalla Commissione del Gratuito patrocinio, osservava il Cnf che non costituisce "grave e giustificato motivo" la pretesa mancanza di rapporto fiduciario, in considerazione dell'asserito atteggiamento arrogante e sgarbato della cliente, concernente l'incarico una difesa d'ufficio, il cui rapporto non si instaura per scelta dell'assistito, sicché il dovere di difesa non può venir meno per sentimenti di antipatia o altro tra avvocato e patrocinato, fondati sul carattere di quest'ultimo, trattandosi di dato indifferente.Quanto alla seconda incolpazione, il Cnf riteneva inconsistenti e pretestuose le giustificazioni addotte dall'avvocato Xxxxxxxxxxxxx, non avendo pregio il tentativo di addurre l'esistenza di una convenzione intervenuta con la cliente, diretta ad ovviare all'obbligatorietà delle tariffe, in mancanza di qualsiasi prova di tale accordo. In realtà l'...
Avvocato - Difesa d'ufficio - Rifiuto di svolgere l'incarico - Genericimotivi di coscienza personale - dovere etico egiuridico di provvedere alla difesa dei non abbienti Difesa d'ufficio - Rifiuto di svolgere l'incarico - Generici motivi di coscienza personale - dovere etico e giuridico di provvedere alla difesa dei non abbienti (Corte di cassazione Sezioni unite civili Sentenza 2 aprile 2003, n. 5075)SVOLGIMENTO DEL PROCESSOIl Consiglio dell'ordine degli Avvocati di Firenze iniziava procedimento disciplinare a carico dell'avvocato Michele Xxxxxxxxxxxxx in ordine a due seguenti addebiti.1. "Aveva ricusato l'incarico di difesa della signora Rosica Tohaneanu, ammessa al patrocinio gratuito con provvedimento in data 30 maggio 1999, della commissione competente, allegando meri motivi di "coscienza personale" e senza aver sottoposto i motivi della ricusazione all'esame della commissione per il Gratuito patrocinio al fine dell'accertamento della loro gravità, come prescritto dall'articolo 31 del d.P.R. 3282/23".2. "Ricevuto nel 1997 incarico professionale dalla signora Giulia Lnnnnn in una controversia locatizia già pendente dinanzi al Pretore di Firenze, chiedeva ed otteneva in più occasioni compensi per importi di gran lunga eccedenti la tariffe professionali (oltre 33 milioni)."Inoltre, chiedeva e riceveva nel giugno 1998 l'ulteriore somma di lire 15.000.000 per definire con la controparte la vertenza in via transattiva, omettendone poi la restituzione, non essendosi perfezionata l'asserita transazione";"esponeva, anzi, richieste per ulteriori onorari e così tratteneva gran parte della somma di lire 15.000.000, di cui sopra, rimettendo alla cliente, solo dopo l'intervento di altro avvocato e nel dicembre 1999, la somma di lire 4.106.591";"affermava, contrariamente al vero, di aver provveduto alla registrazione della sentenza, peraltro sfavorevole alla sua cliente, e di aver pagato il relativo importo";"per altra causa interponeva tardivamente un atto di appello, ciò non di meno consigliando la cliente a proporre ricorso in Cassazione";"ometteva la restituzione degli atti e documenti malgrado le richieste".All'esito del giudizio, il Coa di Firenze infliggeva all'avvocato Xxxxxxxxxxxxx la sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale per la durata di tre mesi, riconoscendolo colpevole degli addebiti ascrittigli.Il Cnf, con decisione 62/2002 depositata il 13 maggio 2002 e notificata il 29 maggio 2002, rigettava il ricorso preposto dall'avvocato Xxxxxxxxxxxxx.In ordine alla prima incolpazione, relativa al rifiuto di assumere l'incarico demandatogli dalla Commissione del Gratuito patrocinio, osservava il Cnf che non costituisce "grave e giustificato motivo" la pretesa mancanza di rapporto fiduciario, in considerazione dell'asserito atteggiamento arrogante e sgarbato della cliente, concernente l'incarico una difesa d'ufficio, il cui rapporto non si instaura per scelta dell'assistito, sicché il dovere di difesa non può venir meno per sentimenti di antipatia o altro tra avvocato e patrocinato, fondati sul carattere di quest'ultimo, trattandosi di dato indifferente.Quanto alla seconda incolpazione, il Cnf riteneva inconsistenti e pretestuose le giustificazioni addotte dall'avvocato Xxxxxxxxxxxxx, non avendo pregio il tentativo di addurre l'esistenza di una convenzione intervenuta con la cliente, diretta ad ovviare all'obbligatorietà delle tariffe, in mancanza di qualsiasi prova di tale accordo. In realtà l'...

References: sentenza 
 art. 48
 sentenza 
 art. 35
 art. 25
 sentenza 
 art. 35
 art. 25
 sentenza 
 sentenza 
 art. 25
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