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Timestamp: 2018-08-18 21:49:47+00:00

Document:
Fallimento – Dichiarazione di desistenza del creditore procedente – Natura giuridica - Estinzione del procedimento – Tribunale di Pescara – decreto 12.01.2017 – est. Capezzera.
1. Alla luce della riforma recata dai d.lgs n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007, essendo venuta meno la dichiarabilità d’ufficio del fallimento, il procedimento de quo si configura ora compiutamente come processo civile tra parti, con la conseguenza (innovativa rispetto alla situazione normativa precedente, nella quale, pur a fronte della dichiarazione di desistenza del ricorrente, il tribunale poteva ugualmente dichiarare il fallimento del debitore ove fossero emersi i presupposti a tal fine previsti dalla legge, tanto che l’istanza era da taluni definita quale “segnalazione” d’insolvenza) per cui presentata dichiarazione di desistenza da parte del creditore procedente, il procedimento deve necessariamente arrestarsi con dichiarazione di estinzione (ovvero con provvedimento equivalente, essendo diffuse nella prassi dichiarazioni di improcedibilità o di non luogo a provvedere).
2. In tema di fallimento, la dichiarazione di desistenza del creditore procedente deve essere qualificata quale rinunzia agli atti del giudizio, con le conseguenze di cui all’art 306 c.p.c., disposizione dettata in tema di processo di cognizione ma applicabile quantomeno in via analogica alla materia de qua, atteso che il procedimento per la dichiarazione dello stato di insolvenza, pur nella diversa opzione legislativa quanto a modulo procedimentale, è procedimento di natura sostanzialmente contenziosa (peraltro le disposizioni dell’art. 306 sono richiamate dall’art. 629 c.p.c., in quanto compatibili, anche per il processo di esecuzione).
Mediazione – Diniego del consenso – Presupposti – Tribunale di Vasto – ordinanza 16.12.2016 – est. Di Pasquale.
Nell’ambito della procedura di mediazione, il diniego del consenso ad intraprendere un percorso di mediazione può essere validamente espresso solo se la manifestazione di volontà negativa che la parte esprime sia: a) innanzitutto, preceduta da un’adeguata opera di informazione del mediatore circa la ratio dell’istituto, le modalità di svolgimento della procedura, i possibili vantaggi rispetto ad una soluzione giudiziale della controversia, i rischi ragionevolmente prevedibili di un eventuale dissenso e l’esistenza di efficaci esiti alternativi del conflitto; b) per altro verso, supportata da adeguate ragioni giustificatrici che siano non solo pertinenti rispetto al merito della controversia, ma anche dotate di plausibilità logica, prima ancora che giuridica, tali non essendo, ad esempio, quelle fondate sulla convinzione della insuperabilità dei motivi di contrasto. Parafrasando una terminologia invalsa nell’ambito medico, il dissenso alla mediazione, ai fini della sua validità, deve essere non solo personale, ma anche consapevole, informato e, soprattutto, motivato.
Controversie aventi ad oggetto prestazioni assistenziali e previdenziali – ATP – Condizione di procedibilità – Differenti esiti del giudizio – Tribunale di Teramo – sentenza 18.10.2016, n. 641 – est. Marcheggiani.
1. Per tutte le controversie in cui si intenda far valere il diritto a prestazioni assistenziali e previdenziali (invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno di invalidità, disciplinati dalla L. 12 giugno 1984, n. 222), il ricorrente deve proporre al giudice istanza di accertamento tecnico per la verifica "preventiva" (ATP) delle condizioni sanitarie che la legge ricollega alla prestazione richiesta. L'espletamento di questo accertamento tecnico preventivo è condizione di procedibilità della domanda diretta al riconoscimento delle prestazioni.
2. Quando il procedimento relativo alla verifica delle condizioni sanitarie (omologa, o conclusione del giudizio contenzioso conseguente alle contestazioni) si concluda con la verifica della inesistenza della invalidità, il giudizio si chiude, non essendovi più nulla da accertare, essendo evidente che la prestazione richiesta non compete. Quando invece, o attraverso la fase di omologa o attraverso quella contenziosa, si accerti l'esistenza di una invalidità che conferisce il diritto alla prestazione previdenziale o assistenziale richiesta, si apre necessariamente la fase successiva, quella cioè concernente la verifica delle ulteriori condizioni poste dalla legge per il suo riconoscimento. La legge non descrive espressamente i lineamenti di questa ulteriore fase, onerando semplicemente l'ente di previdenza di procedere al pagamento della prestazione entro 120 giorni, previa verifica, in sede amministrativa, di detti ulteriori requisiti. Ove l'ente di previdenza non provveda alla liquidazione della prestazione, la parte istante sarà tenuta a proporre un nuovo giudizio, che è a cognizione piena, ancorché limitato (essendo ormai intangibile l'accertamento sanitario) alla verifica della esistenza di tutti i requisiti non sanitari prescritti dalla legge per il diritto alla prestazione richiesta. Il relativo giudizio si concluderà con una sentenza che, in assenza di contrarie indicazioni della legge, sarà soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione, che dovranno ovviamente incentrarsi solo sulla verifica dei requisiti diversi dall'invalidità.
Reati contro il patrimonio - Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona (art. 642 c.p.) – Bene giuridico protetto e conseguente titolarità del diritto di querela - Tribunale di Pescara - sentenza 13.10.2016 – G.U.P. Di Carlo.
Contratti della P.A. – Commissione di gara – Commissari – Obbligo di astensione per conflitto di interesse – Disciplina di cui all’art. 42, comma 2, d.lgs. n. 50 del 2016 – Riferimento all’obbligo di astensione nei casi previsti dall’art. 7 del d.P.R. n. 62 del 2013 – Tar Pescara – sentenza 09.01.2017 n. 21 – Pres. Eliantonio – est. Tramaglini.
1. L’art. 42, comma 2, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, nel prevedere che costituiscono situazione di conflitto di interesse quelle che determinano “l’obbligo di astensione previsto dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, 62.”, nel fare riferimento all’art. 7 ult. citato, opera un rinvio ampliativo ed esemplificativo e non limitativo, come si evince dall’uso della locuzione “in particolare”; l’art. 42 cit. si riferisce quindi al personale ma in senso lato, cioè non solo a soggetti titolari di un contratto di lavoro dipendente con gli enti coinvolti, ma anche, a maggior ragione, a coloro i quali, rivestendo una influente posizione sociale o di gestione amministrativa, hanno giocoforza un maggior “interesse finanziario, economico o altro interesse personale”.
2. Va disposta l’esclusione da una gara di appalto di una società nel caso in cui risulti che un membro su tre del consiglio di amministrazione sia comune sia al Broker che ha curato la predisposizione degli atti di gara sia ad una società agente della società vincitrice (il cui amministratore, peraltro, è stato delegato dalla società a rappresentarla nelle fasi pubbliche di gara). Invero, l’obbligo di astensione, da un punto di vista del diritto amministrativo, è posto a tutela di un pericolo astratto e presunto che non richiede la dimostrazione, volta per volta, del vantaggio conseguito con l’omessa astensione; onde tale conflitto d’interessi ha reso illegittima la partecipazione della società in questione, con conseguente obbligo di esclusione della medesima ai sensi dell’articolo 80, comma 5, lett. d), del codice dei contratti pubblici.
Diritto di accesso – Istanza di accesso avanzata dal titolare di pubblico esercizio nei confronti dell’autorizzazione amministrativa rilasciata ad un altro esercizio pubblico – Accoglibilità – Tar Pescara – sentenza 09.01.2017 n. 22 – Pres. Eliantonio – est. Balloriani.
Sussiste in capo al titolare di un esercizio pubblico, il diritto di accedere agli atti riguardanti il rilascio, da parte del Comune, dell’autorizzazione amministrativa ad un altro esercizio pubblico posto ad una distanza di circa 50 metri, e con il quale vi sia una situazione di concorrenza, nel caso in cui l’istanza ostensiva sia tesa a dimostrare una presunta disparità di trattamento posta in essere dalla P.A. nei confronti dei titolari dei due esercizi; in tal caso, infatti, l’accedente ha un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti ai quali è chiesto l’accesso.
Contratti della P.A. – Gara – Conservazione della documentazione di gara – Omessa menzione nei verbali delle concrete modalità osservate – Prova della manomissione dei plichi o quantomeno seri indizi in tal senso – Tar Pescara – sentenza 05.01.2017 n. 16 – Pres. Eliantonio – est. Balloriani.
Sono legittime le operazioni di una gara di appalto ove, pur non indicando specificamente, nei verbali, le modalità di conservazione delle offerte e dei documenti allegati, la Commissione giudicatrice, dopo aver siglato il contenuto di tutti i plichi di gara, abbia dato mandato alla segreteria di custodire i plichi in apposito armadio dotato di serratura nella disponibilità della stazione appaltante, in piena conformità a quanto prescritto dal disciplinare di gara, e ciò risulti comprovato. Invero, nelle gare pubbliche la mancanza di disposizioni puntuali in ordine alle modalità di conservazione dei plichi tra una seduta e l’altra della commissione giudicatrice, la mancata indicazione nei verbali di operazioni singolarmente svolte, quali l’identificazione del soggetto responsabile della custodia dei plichi, il luogo di custodia degli stessi e le misure atte a garantirne l’integrale conservazione, non costituiscono causa d’illegittimità del procedimento, salvo che non sia provato o siano quanto meno forniti indizi che la documentazione di gara sia stata effettivamente manipolata negli intervalli tra un’operazione e l’altra.
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