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Timestamp: 2020-06-01 23:36:09+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8351 del 31/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8351 del 31/03/2017
Cassazione civile, sez. III, 31/03/2017, (ud. 03/02/2017, dep.31/03/2017), n. 8351
sul ricorso 8755/2015 proposto da:
I.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA
GIULIANA, 32, presso lo studio dell’avvocato MARIA CASAGRANDE,
rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO CAROTENUTO, giusta
GENERALI BUSINESS SOLUTIONS SPA, L.E.;
avverso la sentenza n. 12641/2014 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata
03/02/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA;
1. I.M. ha impugnato la sentenza, resa dal Giudice di Pace di Napoli con la quale veniva rigettata la domanda da esso proposta nei confronti di L.E. e Generali Bussinis Solutions s.p.a. rispettivamente proprietario e assicuratore per la responsabilità civile dell’auto Lancia Y al fine di ottenere la condanna al risarcimento dei danni subiti alla sua auto Mercedes in conseguenza di un sinistro avvenuto a (OMISSIS).
Il primo giudice rilevava come l’attore non avesse provato la riferibilità della causazione del sinistro al conducente della lancia Y, dovendosi, in base alle prove assunte, ritenere che la Mercedes fosse stata urtata da un motociclo, il cui proprietario non risultava evocato in giudizio.
Avverso detta pronuncia lo I. ha interposto appello dolendosi dell’errato apprezzamento delle risultanze istruttorie, a suo giudizio operato dal giudice di pace. A fondamento del gravame, assumeva che alla luce della deposizione resa dal teste escusso, appariva chiaro che il motociclo che aveva urtato la Mercedes, fosse stato a sua volta urtato da dietro dalla Lancia Y del L., la quale nel tentativo di superare le auto che la precedevano urtava il ciclomotore sospingendolo contro la Mercedes.
2. La decisione è stata confermata dal Tribunale di Napoli, con la sentenza n. 12641 del 26 settembre 2014. Il giudice dell’appello ha ritenuto che la deposizione del teste invocata dall’appellante a sostegno del proprio assunto non è credibile. Secondo il Tribunale il testimone nel descrivere l’evento dannoso in conformità a quanto sostenuto dall’attore nell’atto di citazione, rendeva una deposizione lacunosa in ordine ad aspetti rilevanti della vicenda. Il teste risultava oltremodo generico ed impreciso, in quanto ometteva di chiarire una serie di circostanze (…). Altro elemento che ha destato sospetti sulla credibilità del teste è l’omesso riferimento ai danni riportati dal motociclo a seguito dell’urto (…). In ogni caso l’attore ben avrebbe potuto depositare agli atti una rappresentazione fotografica che ritraesse le condizioni del motociclo dopo l’evento. Tale elemento di prova avrebbe permesso di appurare la compatibilità dei danni riportati dal motociclo con quelli lamentati dal proprietario della mercedes.
Sempre secondo il giudice non ha giovato, a corroborare l’assunto attoreo, invocare l’esito positivo di altro giudizio dinanzi ad altro giudice di pace dal conducente dello scooter tamponato (con il medesimo difensore dell’appellato) in quanto costituisce elemento di prova liberamente apprezzabile e, conseguentemente, deve essere valutato alla stregua delle complessive risultanze istruttorie agli atti.
3. Avverso tale decisione I.M. propone ricorso in Cassazione, con tre motivi.
3.1. Generali Bussiness Solutions s.p.a. non svolge attività difensiva.
3.2. Il Procuratore Generale ha depositato requisitoria scritta concludendo per il rigetto del ricorso.
4.1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 2, sul punto della asserita rilevabilità su istanza di parte del giudicato esterno”.
Lamenta che il giudice del merito ha errato laddove ha escluso che il precedente indicato dal ricorrente rivesta efficacia vincolante di giudicato esterno in quanto l’appellante non ha sollevato una specifica eccezione a riguardo. Non solo. Risulta essere in contrasto anche con la sentenza n. 13549/12 emessa dal giudice di pace di Napoli, anch’essa passata in giudicato. Tale sentenza ha ad oggetto la richiesta di risarcimento per i danni riportati dal ciclomotore coinvolto nell’incidente e proposto dalla società proprietaria del veicolo nei confronti della resistente compagnia e del L..
Il giudicato s’è formato tra parti diverse e su diversi petita, dunque è liberamente valutabile dal giudice.
Infatti la domanda giudiziale, introdotta con un secondo processo, pur presentando lo stesso contenuto di quella già in precedenza proposta, è nuova ogni qual volta sia fondata su un diverso fatto costitutivo (Cass. n. 14771/2014).
4.2. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., comma 2, nella parte in cui la sentenza impugnata attribuisce valenza di argomento di prova le condotte del procuratore del ricorrente estranee al sistema difensivo del ricorrente medesimo”.
Denuncia l’erroneità della sentenza laddove ha ritenuto che potessero essere tratti argomenti di prova dal comportamento tenuto dal procuratore del ricorrente che ha instaurato tre diversi giudizi per conseguire la condanna di altrettanti parti al risarcimento dei danni aventi origine da un unico evento di danno (…). Tale comportamento oltre a denotare un utilizzo abusivo e distorto del processo, suscita forti perplessità sulla veridicità del fatto posto a base della domanda (…).
Sostiene il ricorrente che la scelta difensiva del procuratore non è in alcun modo riconducibile alla sfera giuridica ne alla volontà dello I..
Si tratta di argomentazione corroborativa rispetto a quella in fatto.
4.3. Con il terzo motivo denuncia la “violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2043 e 2679 c.c., in relazione all’art. 132 c.p.c., comma 4, per motivazione meramente apparente in ordine alla asserita lacunosità della deposizione del teste D. in ordine ad aspetti rilevanti della vicenda oggetto di giudizio. Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115 e 253 c.p.c., nella parte in cui la sentenza impugnata pone a fondamento della decisione argomenti dedotti dall’attore e non contestati dalle parti convenute. In subordine violazione e/o falsa applicazione della presunzione di pari responsabilità ivi disciplinata”.
Si duole che il giudice del merito con motivazione apparente rigettava l’appello proposto dallo I. sul presupposto che il testo D. nel descrivere l’evento dannoso in conformità a quanto sostenuto dall’attore nell’atto di citazione rendeva, tuttavia una deposizione lacunosa in ordine ad aspetti rilevanti della vicenda.
Si tratta di valutazione della prova. E’ principio consolidato di questa Corte che con la proposizione del ricorso per Cassazione, il ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente. L’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. 7921/2011). E nel caso di specie la motivazione del giudice del merito è scevra da qualsivoglia vizio logico-giuridico.
5. Non occorre disporre sulle spese in considerazione del fatto che la società intimata non ha svolto attività difensiva.
La Corte rigetta il ricorso. Ordina alla Cancelleria di trasmettere al P.G. copia della sentenza.

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