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Timestamp: 2017-10-24 01:52:59+00:00

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DISEGNO DI LEGGE, Spilabotte. “ Regolamentazione del fenomeno della prostituzione.” | Un disinvolto mondo di criminali
Relazione Honeyball →
DISEGNO DI LEGGE, Spilabotte. “ Regolamentazione del fenomeno della prostituzione.”
Pubblicato il aprile 28, 2015	di IDA
E’ stato di recente presentato un disegno di legge, bipartisan, per regolamentare la prostituzione. Ricordiamo che la legge Merlin, non abolisce la prostituzione ma il favoreggiamento, l’induzione e lo sfruttamento. La regolamentazione, depenalizza lo sfruttamento, favoreggiamento, induzione, e tratta.
Giovanna Martelli, consigliera per le Pari Opportunità del governo Renzi, dichiara: “…viviamo in una società del mercato e del consumo, dove c’è una domanda sempre più forte di sesso da pagare in denaro”.
Allora via libera a una potenziale e rigogliosa categoria imprenditoriale: i tenutari di bordelli.
“riconnettersi con la realtà dei problemi.”, dice sempre Giovanna Martelli.
La proposta di legge vede come prima firmataria Maria Spilabotte del Pd.
Vediamo ora questo DISEGNO DI LEGGE, n.1201. “ Regolamentazione del fenomeno della prostituzione.”
Limiterò molto i miei commenti e farò parlare il disegno di legge.
“La legge Merlin è stata una normativa molto coraggiosa e aperta per i suoi tempi. Le case chiuse costituivano un’istituzione di sfruttamento delle donne, Merlin pensò addirittura che si potesse arrivare, con la sua legge, alla fine della prostituzione.” Quest’ultima affermazione è un falso, perché la Merlin con la sua legge, non voleva abolire la prostituzione ma lo sfruttamento.
Certamente, la Merlin era una femminista e non “un’opportunista” eletta per caso in Senato, sapeva benissimo che la prostituzione non è un “fenomeno” ma il frutto delle disuguaglianze sociali e del predominio maschile, e fino a quando ci sarà la prostituzione (maschile e femminile) non si potrà mai parlare di parità di genere effettiva.
Ma lasciamo la parola ancora al Disegno di Legge, Spilabotte.
“Un punto da cui non si può tornare indietro. La chiusura delle case di prostituzione ha significato nello stesso tempo: proibizione di ogni attività volta a trarre guadagno dall’esercizio altrui della prostituzione; proibizione di discriminazioni, attraverso schedature, di donne che esercitano la prostituzione; l’affermazione della prostituzione come attività attinente alla sfera privata dei rapporti tra persone, pertanto come attività lecita, non perseguibile né per chi la esercita, né per chi la utilizza. L’esigenza di affrontare questo tema, di ripensare gli strumenti che lo regolamentano, salvaguardando i principi fondamentali affermati dalla legge Merlin.” Tutto questo discorso, verrà smentito subito dopo, ma ne parlerò successivamente.
“Il fenomeno della prostituzione ora è molto cambiato e ha assunto i caratteri della tratta e dello sfruttamento di esseri umani, le donne coinvolte sono soprattutto extracomunitarie che arrivano in Italia con l’illusione di un lavoro e si ritrovano schiave…[…]. Sono migliaia le schiave del sesso che ogni anno sono costrette a prostituirsi contro la loro volontà. Ragazze giovani, troppo spesso minorenni, che quotidianamente vengono sequestrate con la forza e vendute all’asta per poi approdare sui marciapiedi italiani. Tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione sono aspetti terribili di questo fenomeno che noi intendiamo contrastare fermamente e le statistiche ci dicono che la prostituzione in strada è il loro terreno di coltura privilegiato.” Quali statistiche?
“Scegliere di non affrontare questo problema significherebbe solo favorire indirettamente la malavita e sarebbe anche un indirizzo contrario rispetto alla strada indicata dall’Unione europea, considerando che il Parlamento Europeo, nel mese di maggio 2013, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha approvato una risoluzione sulla lotta al crimine organizzato.”
Peccato che giusto un paio di settimane prima il Parlamento Europeo ha solennemente affermato che: “considerare la prostituzione un ‘lavoro sessuale’ legale, depenalizzare l’industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione non sia una soluzione per proteggere donne e ragazze minorenni, vulnerabili dalla violenza e dallo sfruttamento, ma che sortisca l’effetto contrario esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero di donne e ragazze minorenni oggetto di abusi”.
La risoluzione, è stata approntata e proposta dall’eurodeputato di sinistra Mary Honeyball e porta il numero 2013/20130 INI. “I mercati della prostituzione – dice la Risoluzione – alimentano la tratta di donne e minori e aggravano la violenza nei loro confronti, soprattutto in Paesi in cui l’industria del sesso è stata legalizzata”.
“Stando a degli studi, la prostituzione funge da strumento di controllo sociale della sessualità dei giovani. Riduce tutti gli atti più intimi al loro valore monetario e svilisce l’essere umano fino al livello di merce o oggetto a disposizione del cliente; lo sfruttamento della prostituzione è strettamente legato alla criminalità organizzata; qualsiasi quadro di legalizzazione va a beneficio in primis dei protettori, che riescono a trasformarsi in ‘uomini d’affari.”
“Il Parlamento Europeo sottolinea che la normalizzazione della prostituzione ha un impatto sulla violenza contro le donne e sulla percezione che i giovani hanno della sessualità e delle relazioni tra donne e uomini; i dati dimostrano come gli uomini che acquistano servizi sessuali siano più inclini a commettere atti sessualmente coercitivi e altri atti di violenza contro le donne e spesso mostrino tendenze misogine”
Quindi il parlamento Europeo, dice proprio l’opposto di quello che dicono e vogliono fare loro.
Ma ritorniamo al disegno di legge Spilabotte:
“Bisogna distinguere tra chi decide più o meno liberamente di prostituirsi, magari nel suo appartamento, dalle ragazze, spesso minorenni, e dalle donne che vengono fatte arrivare in Italia con l’inganno e la forza, sequestrate, stuprate e tenute in schiavitù da sfruttatori che si arricchiscono torturandole. Si tratta di due fenomeni molto diversi.” Come fare a distinguere tra chi ha deciso liberamente di prostituirsi e chi no? Mistero!
“La prostituzione può essere una scelta (per quanto per alcuni difficile da comprendere e da ammettere), non riteniamo giusto che lo Stato intervenga sull’uso che del proprio corpo intendono fare donne libere e responsabili.” Altra affermazione falsa e ipocrita, perché loro intervengono sulle libertà di chi si prostituisce, con registrazioni, schedature, autorizzazioni e divieti..
Poi passano a pag. 5 ad analizzare i vari modelli, cadendo nuovamente nello stesso errore nell’analizzare il sistema abolizionista: “Il fine ultimo di tale sistema è l’abolizione della prostituzione come attività che sfrutta e mortifica la dignità della persona che si prostituisce.” No! Siamo duri allora; abolisce lo sfruttamento, non la prostituzione. In più lo sfruttamento è sempre un’attività che mortifica la dignità della persona, anche se legale.
Passiamo a pag.7: Obiettivi e linee generali.
“Gli obiettivi sono molteplici: sottrarre allo sfruttamento persone che per ragioni di obiettiva debolezza sono soggette allo sfruttamento; sottrarre, legalizzandolo pienamente, un mercato alle regole dei mercati clandestini e alla contiguità con il mondo criminale; portare ordine nelle città che, nelle ore notturne, in alcune zone sono autentici «bordelli» a cielo aperto.”
Come si sottrae le persone dallo sfruttamento? Legalizzandolo? Qualcuno a portato come esempio il gioco d’azzardo, con la parola d’ordine “Basta proibizionismo, la soluzione è regolamentare”. È stato consegnato quasi totalmente in mano a mafie e malavita, in più aumentata l’usura e l’evasione fiscale, salvo poi farli un mega condono.
“Nella categoria della prostituzione, tuttavia, sono compresi fenomeni caratterizzati dalla violenza e che invece devono essere repressi.”
Come? Non lo dice, rimane un principio astratto.
“Il disegno di legge opera, quindi, sui due versanti, civile e penale, per raggiungere gli obiettivi individuati. Alcune norme definiscono l’esercizio della prostituzione sia in forma individuale (comprendendola nelle attività di cui al titolo III del libro V del co-dice civile – lavoro autonomo) che in forma cooperativa e prevedono l’esercizio in unità immobiliari di cui si abbia legale disponibilità e, nel caso dell’esercizio dell’attività in forma cooperativa, in un numero di persone pari a quelle a cui è consentita la coabita-zione in base alle norme di igiene e sanità pubbliche. Altri articoli invece definiscono la materia penale stabilendo con precisione le figure di reato e le pene (sfruttamento della prostituzione, costrizione violenta alla prostituzione e organizzazione del traffico internazionale), nonché prevedendo le circostanze aggravanti e la confisca obbligatoria dei proventi del reato.”
“In conseguenza di ciò si è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per tali reati nonché pene accessorie..”
Altro tema caro è il “Decoro urbano” e questo viene demandato alle amministrazioni locali, che avranno il compito di creare ghetti adibiti alla prostituzione.
“Non rientra nella contrattazione, ma è responsabilità delle amministrazioni locali, la salva-guardia di alcune aree nelle quali sorgano scuole, luoghi di culto od ospedali o destinate a parchi cittadini. La proibizione dell’esercizio della prostituzione in questi luoghi è sanzionata con multe estese anche ai clienti.”
A pagina 9, parte, analisi degli articoli.
Art.1 : “Le misure previste dal presente disegno di legge dovrebbero infatti incoraggiare tali soggetti – Prostitute- ad abbandonare la strada o ad esercitare in luoghi più sicuri e nello stesso tempo più riparati dalla vista dei cittadini.”
Occhio non vede, cuore non duole. Se una non è sicura per strada, difronte allo sguardo di tutti, come fa ad essere più sicura in un luogo dove non è vista da nessuno? Comunque nel nome della sicurezza della prostituta, si salvaguardia il decoro urbano, cioè la morale pubblica.
“ Anche recentemente infatti, il bene giuridico tutelato da tali norme è stato individuato nella pubblica moralità e nel buon costume.”
Eccoci; accontentata anche la morale borghese.
“si propongono alcune misure volte a favorire l’inserimento sociale delle donne che vogliono uscire dalla prostituzione, da attivare a cura delle regioni e degli enti locali, anche con il supporto delle organizzazioni di volontariato..”
Viene delegato tutto alle regioni, agli enti locali, alle unità sanitarie senza stabilire nulla, non gli obblighi ne quali servizi, possono o devono fornire. Ma una cosa è certa, si apre un nuovo filone di business per le associazioni cattoliche, ( tipo: Comunione e Fatturazione;) “lo stanziamento di fondi per lo svolgimento di tali attività, attraverso la riserva di una quota del Fondo nazionale per le politiche sociali.”
Art.2; introduce modifiche al codice penale:
“Il testo prevede quindi due distinte fattispecie criminose: la prostituzione coattiva (600-novies), il reclutamento, l’introduzione o lo sfruttamento della prostituzione (600-decies). A quest’ultima fattispecie viene parificata quoad poenam l’attività (dolosa) di chi ha la proprietà o la gestione di locali ove si esercita la prostituzione.”
In teoria, con il 600-decies si introduce i reati di :
“1) recluta o induce alla prostituzione; 2) sfrutta, gestisce, organizza controlla l’latrui prostituzione, ovvero altrimenti ne trae profitto; 3) ha la proprietà, l’esercizio, la direzione, l’amministrazione o il controllo, anche non esclusivi, di locali aperti al pubblico dove si esercita la prostituzione. Ma sono facilmente raggirabili, ma soprattutto non dimostrabili.
Qualora si riuscisse a dimostrarli:
“Si prevede poi una circostanza attenuante speciale (ulteriore rispetto a quelle di cui all’articolo 600-septies.1, nel testo vigente) volte a incentivare particolari forme di ravvedimento operoso, dispondendo la riduzione della pena da un terzo fino alla metà nei confronti dell’autore che si adopera concretamente ed efficacemente in modo che la persona offesa riacquisti la propria autonomia e libertà.”
Art. 3 – Divieto di prostituzione in luogo pubblico.
“Le amministrazioni locali possono procedere alla individuazione delle aree di comune accordo con le associazioni per i diritti delle prostitute, con le organizzazioni di volontariato e con i comitati dei cittadini. L’articolo introduce anche sanzioni per coloro che violano il divieto di esercizio della prostituzione e per i clienti.”
Si riempiono le casse dei comuni e si soddisfa l’esigenza del decoro pubblico.
“Al fine di evitare che ciò riproponga il modello delle case chiuse, l’esercizio della prostituzione deve essere autogestito nel rispetto dei diritti fondamentali (salute, libertà di scelta del cliente, libertà di scegliere orari di lavoro) e limitato a un numero esiguo di persone; deve inoltre escludere non solo il coinvolgimento ma anche la presenza di minori conviventi.”
“entra nel merito del rilascio di autorizzazione a svolgere la professione della prostituzione. È prevista una comunicazione presso le camere di commercio..”
L’iscrizione alla camera del commercio costa mille euro al mese.
“È richiesta la certificazione facoltativa di sana e robusta costituzione, ma le disposizioni in materia di controlli igienico-sanitari non sono dettate da atteggiamenti «aids fobici» ma da uno spirito educativo e pedagogico mirato alla salvaguardia della salute di coloro che offrono e fruiscono prestazioni sessuali.”
Non si capisce perché non sia il cliente a dover essere controllato e di conseguenza le loro mogli o partner eventuali, informate del comportamento sessuale del compagno. Questo è l’unico modo per salvaguardare la salute di chi offre un servizio sessuale.
“Tant’è che all’articolo 7 è previsto come obbligatorio l’uso del profilattico.”
Chi è che va a verificare il rispetto di quest’obbligo? E a chi non rispetta quest’obbligo, quali sanzioni ha? Nessuna, perché è solo un principio astratto.
“Il costo semestrale dell’autorizzazione, di euro 6.000 per l’attività full-time e 3.000 per quella part-time, rappresenta un giusto costo considerando che su centocinquanta giorni lavorativi si pagherebbe una cifra di circa 20 euro al giorno che è già al disotto del prezzo medio per prestazione stabilito in almeno 30 euro. Le persone autorizzate all’esercizio della prostituzione si assoggettano ai regimi fiscali e previdenziali previsti dalle normative vigenti.”
Una professione come un’altra, dunque, da controllare dal punto di vista medico e fiscale.
Anche se non si capisce se devono emettere scontrino o fattura, a quale categoria merceologica appartengono, se i clienti sono obbligati a fornire codice fiscale e partita iva.
“ abroga l’articolo 3, primo capoverso, numeri 3), 4), 5), 6), 7) e 8), e gli articoli 4, 5, 6 e 7 della legge 20 febbraio 1958, n. 75.”
In pratica viene smantellata la legge Merlin, rimangono solo l’articolo 1 e 2, quelli che riguardano la chiusura delle case di tolleranza, che non esistono più.
“Resta fermo il principio cardine della legge Merlin, cioè il divieto di esercizio delle «case di prostituzione», chiarendosi così che la deroga è consentita solo per forme di autogestione con le modalità previste dall’articolo 4 del presente disegno di legge.”
“Al comma 2 dello stesso articolo 7 si stabilisce che nelle scuole medie siano dedicate almeno 20 ore all’anno di prevenzione che puntino ad attivare comportamenti sessuali sicuri e promuovere l’uso del profilattico, contribuendo a rendere semplice e naturale ciò che è vissuto ancora con difficoltà.”
“L’educazione sessuale, come educazione alla conoscenza del proprio corpo, della sessualità come attività integralmente umana, che riguarda il corpo, ma anche il cervello e le relazioni, dovrebbe essere una parte importante dell’educazione dei bambini e degli adolescenti.”
“..sia argomenti che, pur avendo diretta attinenza con le tematiche sessuali, attengono a specifiche pro-spettive di sguardo sugli argomenti, quali l’attenzione alle differenze di genere sessuale e di orientamento sessuale.”
E chi li sente i Cattolici? Le teorie “Gender” inserite per legge nelle scuole?
Forse la risposta si può trovare in questa frase molto sibillina e tipicamente italiana :
“Vanno quindi individuate modalità compatibili con la cultura e le peculiarità italiana..”
Da non dimenticare che l’Italia è il paese in cui, un esponente politico, di sinistra, ha affermato che: “ La laicità dello stato italiano è particolare, perché include anche la religione.” Ecco la peculiarità tipicamente italiana.
Nell’illustrazione dell’articolo 7, c’è una cosa interessante, che io non conoscevo: In Italia è dal 1910 che ci sono proposte di legge, per inserire l’educazione sessuale nelle scuole, senza nessun risultato. Che in Francia, l’educazione sessuale fa parte dei programmi scolastici fin dal 1973; Germania, 1970; In Svezia 1956; Spagna 1985; Portogallo 1990, In pratica siamo gli unici che non ha un programma di educazione sessuale nelle scuole.
Come fanno a individuare se una è vittima della tratta o no?
Quali sono le misure di assistenza e di sostegno alle vittime della tratta?
Come si pensa di prevenire la tratta di esseri umani?
Sappiamo che la mafia, e varie organizzazioni criminali, raramente gestiscono direttamente la prostituzione, ma gestiscono gli spazi. Riescono a gestire i marciapiedi, che sono pubblici, figuriamoci l’immobile privato. Non è stata fatta nessuna norma riguardo a questo, come per la lotta alla tratta, alla polizia e alla magistratura è stato tolta la legge Merlin, che si ritiene che sia inefficace, ma non è stato dato nessun nuovo strumento per combatterla.
Molti studi ci dicono, che dove lo sfruttamento della prostituzione è regolamentata, vi è più traffico di esseri umani.
L’induzione alla prostituzione, e lo sfruttamento, rimangono reati, ma non sono definiti, ne dimostrabili.
La legge Merlin, vietava da parte della pubblica sicurezza, autorità sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa, di registrare e schedare le donne che esercitano o che siano sospettate di esercitare la prostituzione, con l’abrogazione di questo articolo, tutto questo sarà permesso,
L’esperienza Olandese e Tedesca ci dice, che l’iscrizione alla relativa camera del commercio, è stato un fallimento. Si sono iscritte in poche, e il sospetto è che quelle che si sono iscritte siano state obbligate ad iscriversi da parte del “pappone”, per evitare controlli.
L’esperienza Olandese e Tedesca ci dice, che per le prostitute la regolamentazione non ha portato nessun miglioramento e pure le condizioni di salute sono peggiorate e aumentate le dipendenze da droghe.
Sempre sul disegno di legge, vedere: qui,qui,qui e qui.
5 risposte a DISEGNO DI LEGGE, Spilabotte. “ Regolamentazione del fenomeno della prostituzione.”
aprile 28, 2015 alle 11:30 am
In effetti è sempre una questione di potere, ed il potere è maschio.
Ma ci può essere un’alternativa?
Ieri sera sono rientrata tardi, diluviava, e sotto casa c’era una ragazza che si riparava come poteva dalla pioggia tra cornicione del palazzo ed un grande ombrello.
Sarebbe bello se non dovesse farlo, ma dovendo, forse non sarebbe stata meglio in un appartamento?
So che si appartano con i clienti duecento metri più in là, in macchina. Ancora, non sarebbe meglio per loro se potessero lavarsi, prima e dopo?
Davvero, a me non dà fastidio che siano qui sotto, solo mi dispiace terribilmente per loro.
aprile 28, 2015 alle 5:21 pm
Lo so.. capisco cosa vuoi dire, ma fino a che si guarderà alle prostitute il problema non si risolverà mai.. In appartamento se di proprietà oggi può esercitare.ma anche chi ha la casa di proprietà, non la usano per motivi di sicurezza..il favoreggiamento e l’induzione e altri reati affini, sono l’unico modo per dimostrare lo sfruttamento. Come per prevenire la tratta è quello di scoraggiare la domanda. Cosa che non è mai stata presa in considerazione. Nella prostituzione bisogna colpire quello che c’è intorno e non la prostituta. Qualsiasi sistema abolizionista, proibizionista o regolamentarista, non risolve il problema della prostituzione..
aprile 28, 2015 alle 10:08 pm
Anche in un appartamento in affitto.
“Concedere in locazione un appartamento a prezzo di mercato ad una prostituta, pur nella consapevolezza che questa lo utilizzerà per il meretricio, non integra di per sé il reato di favoreggiamento della prostituzione. Attenzione però. Il proprietario rischia la condanna se, oltre a concedere in locazione l’immobile, fornisce anche “prestazioni accessorie che esulino dalla stipulazione del contratto e, in concreto, agevolino il meretricio”, come, ad esempio, “esecuzione di inserzioni pubblicitarie, fornitura di profilattici, ricezione di clienti”. Questo in estrema sintesi quanto disposto dalla recente sentenza sezione penale della Cassazione con sentenza n. 47387 del 18 novembre 2014”
http://tecnici24.ilsole24ore.com/art/immobili/2014-11-25/e-favoreggiamento-prostituzione-concedere-locazione-immobile-e-fornire-prestazioni-accessorie–154533.php
aprile 29, 2015 alle 8:30 am
è vero! C’è anche una sentenza del 2013: “n. 33160/2013 la Cassazione ha stabilito chiaramente che se si concede in affitto un appartamento a prezzo di mercato non si viola la stessa Legge 75/1958 ai numeri 1, 2, 3 ed 8 della stessa Legge 75/1958” Interessante è che questa parla di Prezzo di mercato.. cosa che il disegno Spilabotte non dice, è facile immaginare cosa accadrà…
Io più che cerco di informarmi, sulla questione, e più mi rendo conto che c’è molta mistificazione e disinformazione.. di conseguenza molta “ignoranza” da parte della gente..
maggio 7, 2015 alle 6:55 pm
Ciao! Ti segnaliamo la nostra analisi della Spilabotte che abbiamo anche tradotto in inglese e diffuso come petizione sta circolando da alcuni mesi e ha già raccolte adesioni da molte NGOs internazionali: http://www.resistenzafemminista.it/against-spilabotte-law-proposal-and-regulation-of-prostitution/ Diffondete il più possibile, questa battaglia si può vincere solo unite! Basta scrivere una email a resistenzafemminista@inventati.org o commentare sotto la nostra pagina FB Resistenza Femminista baci RF

References: Art.1

Art.2

Art. 3
 articolo 7
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