Source: https://www.scribd.com/document/31261038/Il-debito-degli-enti-locali-Italia-1864-1915
Timestamp: 2017-02-27 07:21:48+00:00

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I finanziamenti agli enti locali nell’Italia liberale, 1864-1915: disavanzi di bilancio, investimenti in opere pubbliche e gestione del debito pregresso. Punti aperti e primi risultati di un’analisi quantitativa1
“La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta … Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta” (A. Manzoni)
E OBIETTIVI DEL LAVORO
Sono presenti in letteratura analisi accurate sulla spesa e sul prelievo degli enti locali tra l’Unificazione nazionale e la prima guerra mondiale2; meno inda1 Questo articolo riproduce con alcune integrazioni la relazione presentata al convegno del Centro Interuniversitario di Ricerca per la Storia Finanziaria Italiana (CIRSFI) su “Centro e periferia nella storia finanziaria italiana dall’Unità alla UE”, Facoltà di Economia di Cassino, 26-27 settembre 2003. Pur essendo un work in progress, ho accumulato debiti consistenti verso amici e colleghi. Ringrazio Giuseppe Conti per avermi segnalato la rilevanza delle obbligazioni degli enti locali nell’800 e il “Veritas finanziario” del 1888 quale fonte informativa. Pietro Cafaro, Luciano Pezzolo e Maria Carmela Schisani mi hanno fornito utili indicazioni bibliografiche. Durante il convegno di Cassino devo molto alle osservazioni di Francesco Balletta, Giuseppe Bognetti, Leandro Conte, Giuseppe Felloni, Angelo Moioli, Giandomenico Piluso e Fausto Piola Caselli. Ringrazio Elena Marconcini per la collaborazione prestata nella costruzione delle informazioni statistiche. Come usuale, errori e manchevolezze sono dello scrivente. In particolare, alcuni suggerimenti avanzati dai partecipanti al convegno del CIRSFI sono richiamati brevemente con specifiche note e saranno sviluppati in una successiva stesura. 2 Rinvio a I. SACHS, L’Italie ses finances et son développement économique depuis l’unification du royaume 1859-1884, Librairie Guillaumin et Cie, Paris 1885; P. LACAVA, La finanza locale in Italia, Roux Frassati e C. Editori, Torino 1896; A. PLEBANO, Storia della finanza italiana dalla costituzione del nuovo Regno alla fine del secolo XIX. Vol. I: dal 1861 al 1878, Roux Frassati e C. Editori, Torino 1899; ID., Storia della finanza italiana dalla costituzione del nuovo Regno alla fine
gati sono invece l’evoluzione del debito degli enti locali e, in tale ambito, il ruolo dei tre circuiti creditizi (le emissioni obbligazionarie, i mutui delle banche e della Cassa Depositi e Prestiti, Cdp). Ciò, nonostante la rilevanza del debito degli enti locali rispetto a quello del Tesoro3. Lo stato insoddisfacente dell’analisi è il portato della presenza di dati statistici lacunosi in sede temporale e imprecisi nei contenuti dei circuiti di finanziamento4. Le serie storiche del debito totale e dei mutui in obbligazioni hanno dati mancanti per lunghi periodi temporali, in particolare per gli anni 1861-1873 e 190019115. I dati bancari (delle serie elaborate da Renato De Mattia e da Franco Cotula)6 sovrastimano il fenomeno, in quanto i mutui chirografari e le obbligazioni si riferiscono al debito degli enti morali, inclusivi delle opere pie. Gli scarni dati disponibili – limitati al classamento delle emissioni obbligazionarie (per un periodo ristretto e per una parte dei Comuni)7 – danno indicazioni sulla grande rilevanza delle “ditte bancarie”, ma non consentono di costruire una serie storica. Le informazioni sono invece complete per il terzo circuito, quello dei mutui della Cdp
del secolo XIX. Vol. II: dal 1876 al 1887-88, Roux Frassati e C. Editori, Torino 1900; e, di recente, a F. VOLPI, Le finanze dei comuni e delle province del Regno d’Italia, 1860-1890, Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ILTE, Torino 1962; M. DE VERGOTTINI, Le statistiche finanziarie, UTET, Torino 1967; A. PEDONE, Il bilancio dello Stato, in G. FUÀ (a cura di), Lo sviluppo economico in Italia, F. Angeli, Milano 1969; P. FRASCANI, Finanza locale e sviluppo economico: appunti sulla dinamica della spesa pubblica in età liberale (1875-1913), in “Storia Urbana”, n. 14, 1981; U. ROGÀRI, La crisi della finanza locale dal 1861 ai nostri giorni attraverso l’esame dei bilanci e dei conti consuntivi, Sanfron, Firenze 1980; E. LUZZATI, R. PORTESI, La spesa pubblica, in L’amministrazione centrale, a cura di S. Cassese, UTET, Torino 1984; G. MARONGIU, Storia del fisco in Italia. I. La politica fiscale della Destra storica, 18611876, Einaudi, Torino 1995; ID., II. La politica fiscale della Sinistra storica, 1876-1896, Einaudi, Torino 1996. Per una accurata rassegna sulla storiografia della finanza locale rinvio a F. BALLETTA, La storiografia italiana dell’ultimo trentennio sulla finanza in età contemporanea: borsa, assicurazioni e finanza pubblica, in “Rivista di storia finanziaria”, n. 9, luglio-dicembre, 2002, pp. 130-137. 3 Ad es., G. FELLONI, Temi e problemi nella storia finanziaria degli stati italiani, in “Rivista di storia finanziaria”, n. 2, gennaio-giugno, 1999, p. 101. 4 Parte della finanza locale è “informale”, per la presenza di finanziamenti delle “ditte bancarie” e per il collocamento obbligazionario fuori dei mercati organizzati. Ciò implica difficoltà di rilevazione. 5 Ad es., MINISTERO DI AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO [MAIC], Annuario statistico italiano. Anno 1914, Tipografia G. Bertero & C., Roma, 1915, pp. 432, 485. 6 R. DE MATTIA (a cura di), I bilanci degli istituti di emissione italiani 1845-1936, Banca d’Italia, Roma, voll. I-II, 1967; F. COTULA et al. (a cura di), I bilanci delle aziende di credito 18901936, a cura di F. COTULA, T. RAGANELLI, V. SANNUCCI, S. ALIERI, E. CERRITO, Collana storica della Banca d’Italia, Laterza, Roma-Bari, 1996. 7 Il Veritas finanziario. Annuario delle banche, dei banchieri e dei capitalisti, a. I, Firenze, 1888.
e della annessa Sezione autonoma del credito comunale e provinciale, Saccp (vedi § 2.4)8. A livello micro, sono disponibili informazioni per alcune grandi banche sui finanziamenti agli enti morali: ad es. gli stati patrimoniali della Cariplo9. Per finire, in alcuni casi la fonte informativa è solo dal lato del debitore (il debito totale e i mutui in obbligazioni del MAIC), in altri anche dal lato del creditore (i finanziamenti bancari, della Cdp e della Saccp), e questo consente un utile confronto tra le informazioni costruite dai due lati del mercato finanziario. Il primo passo del lavoro (§ 2) riguarda la raccolta, la valutazione e l’integrazione delle informazioni statistiche sulla dimensione complessiva del debito degli enti locali e sulla suddivisione per forma tecnica (mutui obbligazionari, della Cdp e della Saccp, e altri mutui: chirografari, ipotecari, cambiari, ecc.). In particolare, ho cercato di raccogliere le informazioni che consentono una ricostruzione del debito degli enti locali per gli anni 1864-1876 e 1901-1915. Nel § 3 tratto gli obiettivi di analisi perseguiti. Nel § 3.1 ho esposto l’evoluzione 1873-1911, secondi i dati MAIC, del debito totale dei Comuni e delle Province e della sua composizione per forma tecnica, coincidente in buona sostanza con quella per settori mutuanti: 1. mutui in obbligazioni (sottoscritte da privati e banche); 2. mutui garantiti da delegazioni sulle sovraimposte (Cdp e Saccp); 3. altri mutui: in particolare, quelli chirografari (erogati dalle Casse di risparmio ordinarie, Cro). Ne è scaturita la rilevanza della componente in obbligazioni sino al 1896 e, successivamente, la drastica riduzione (anche nei valori assoluti). Nel § 3.2. ho cercato di ricostruire i dati mancanti del totale del debito tramite la cumulazione dei disavanzi di bilancio, con risultati insoddisfacenti perché: 1. i dati disponibili sono costituiti dai disavanzi dei bilanci di previsione del MAIC (e non di consuntivo); 2. il debito totale stimato dal MAIC (come somma di componenti) è riferito alle passività sotto forma di mutui (e non comprende quelle più a breve, in una parola fluttuanti). A fronte dei dati mancanti del debito (1864-1877 e 1901-1915), nel § 3.3 ho affiancato, alle informazioni lato debitore del MAIC, le serie prive di dati mancanti dei finanziamenti agli enti morali di banche e istituti di emissione e dei mutui della Cdp, della Saccp e degli Istituti di previdenza amministrati dalla Cassa. Questo ha consentito di gettare un po’ di luce sul periodo 1896-1915 e di qualificare: 1. la presenza di un processo di sostituzione tra i nuovi debiti verso la Cdp, la Saccp e le Cro e i vecchi debiti in obbligazioni; 2. la fase di fine secolo del consolidamento e della conversione dei debiti di alcune grandi città e delle isole maggiori tramite la Saccp.
8 G. DELLA TORRE, Dati quantitativi, fonti statistiche e note metodologiche, Appendice a M. DE CECCO, G. TONIOLO (a cura di), Storia della Cassa Depositi e Prestiti, Laterza, Roma-Bari, 2000. 9 A. COVA, A.M. GALLI, Finanza e sviluppo economico e sociale. La Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde dalla fondazione al 1940, Cariplo-Laterza, Milano e Roma-Bari, 1991.
Nel § 3.4 ho sviluppato l’analisi del peso relativo dei finanziamenti alle opere pubbliche e della dimissione di debiti da parte della Cassa-Saccp e degli “altri mutuanti”. Ne è scaturita l’importanza dei processi di dimissione dei debiti, non solo per la Cdp-Saccp, ma anche per le “altre istituzioni mutuanti” (canale obbligazionario e bancario), in un contesto di tendenziale riduzione del tasso medio d’interesse sul debito locale. Nel § 4 ho svolto alcune prime conclusioni cui sono pervenuto.
STATO DELL’INFORMAZIONE STATISTICA
2.1. Il debito totale e in obbligazioni dei Comuni e delle Province10 La Statistica del debito dei Comuni e delle Province del MAIC riporta informazioni dal 1873 sino al 1911, con dati mancanti per un lungo periodo temporale (in particolare, gli anni 1864-1872 e 1901-1915). È da ricordare che la Statistica del 188311 ha rivisto il dato per l’anno 1873, ma non i valori del triennio 1874-1876 (calcolati come entità dello stock iniziale più gli introiti previsti per nuovi mutui, meno i rimborsi)12. Ne scaturisce un “salto di serie” tra gli anni 1874-1876 e 1877 e successivi. Nella sezione 1 della Tab. 2.1 ho esposto il debito totale in relazione alla dimensione dei Comuni (capoluoghi di provincia e minori). Nella sezione 2 ho suddiviso il debito totale tra mutui in obbligazioni, garantiti da delegazioni sulle sovraimposte (Cdp e Saccp), e altri mutui (chirografari, ipotecari, su pegno, ecc.). Nella sezione 3 ho ripartito il debito per settore mutuante: privati, portatori di obbligazioni, corpi morali, Cdp, Saccp, ecc. Non è disponibile l’integrazione tra le due classificazioni (delle sezioni 2-3), è tuttavia possibile legare i debiti chirografari ai finanziamenti bancari (in particolare delle Casse di risparmio)13, i debiti con delegazioni sulle sovraimposte ai mutui della Cdp e della Saccp14, e le obbligazioni in circolazione al settore privato e alle banche. Nella Tab. 2.2 ho esposto le stesse informazioni per le Province. Da notare che in questo caso l’articolazione del debito per settore mutuante è con maggiori
Per una breve nota sulle norme relative all’accensione di debiti degli enti locali negli anni 18651890 rinvio a F. VOLPI, Le finanze dei comuni e delle province del Regno d’Italia, cit., pp. 116-118. 11 MAIC, Statistica dei debiti comunali e provinciali per mutui al 31 dicembre 1880, Tipografia Elzeviriana, Roma 1883, p. 10. 12 MAIC, Debiti comunali e provinciali. Anni 1875 e 1876, Tipografia Cenniniana, Roma, 1877, p. LXXXVII. 13 A. BALLARDINI, Le Casse di Risparmio, Cappelli Editore, Bologna, 19554. 14 S. MEDOLAGHI, Cenni sulla Cassa dei Depositi e dei Prestiti, Società tipografica A. Manuzio, Roma, 1911.
Tab. 2.1. Debito dei Comuni, 1873 - 1911
Fonti: MAIC, Statistica dei debiti comunali e provinciali. 2. per forma tecnica dei mutui
debito comuni minori privati portatori di obbligazioni corpi Casse istituti morali rurali credito mutui di cui mutui garantiti mutui obbligazionari obbligazioni da delegazione altri capoluoghi Cdp-Saccp Cassa Soc. Sicilia Provincia
125,2 84,9 83,0 67,1 461,0 52,1 449,2 40,1 ? 157,5 157,2 501,4 37,6 22,4 50,7 199,0 449,2 388,9 120,2 169,3 34,1 29,5 41,5 157,5 461,0 34,0 491,4 494,9 49,6 53,6 98,3 86,7 68,2 33,3 68,9 120,2
1. per dimensione dei Comuni
3. per qualità del settore mutuante
Cdp Saccp
debito totale 1
debito totale 2
debito capoluoghi
di cui: debito Firenze
535,1 560,6 575,6 588,1 nuova serie vecchia serie 757,5 787,0 201,0 161,4 224,7 ? 501,4 431,9 199,0 4,9 150,8 491,4 494,9 406,0 405,6 33,3 68,9 232,8 223,3
556,5 580,4
149,5 153,9
856,1 570,2 ? ? 210,3 ? 632,5 562,8 296,8 497,9 ? 241,7 ? 178 ,7 ? ? ?
990,6 1053,4 351,5 646,8 670,4 599,6 324,7 6,9 ? 326,0 223,1 212,0
580,8 ?
409,8 ?
? ? 632,5 ?
241,7 ? 296,8
? 29,9
646,8 670,4
? 40,7
? 29,6
? 74,9
326,0 324,7 0,0
1195,9 353,7
1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893 1894 1895 1896 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 367,5 367,6 368,9 616,6 597,3 559,9 543,5 408,2 423,3 7,8 8,0 207,6 208,8 27,5 26,6 616,6 597,3 36,5 35,1 0,4 558,1 279,1 255,5 1229,5 151,0 17,2 279,1 16,8 45,4
1214,0 1240,1 1237,4
846,5 872,5 868,5
72,0 77,2
304,5 103,6 316,6 106,7
616,2 451,3
Tab. 2.2. Debito delle Province, 1873 - 1915
Fonti: MAIC, Statistica dei debiti comunali e provinciali. 3. per settore mutuante
1. debito totale
2. per forma tecnica garantiti da delegazione
Cassa Soc. Sicilia
16,7 0,7 32,6 2,1 5,6 8,3
Cdp - Saccp
portatori di obbligazioni corpi morali ist. credito ord. e fond. CRO
98,4 107,3 24,7 32,4 6,3 69,7 2,2 4,9 63,7 1,6
57,9 66,0
4,8 5,7 8,1 23,9
12,0 10,6 10,2
16,5 18,2 23,7 34,9
168,9 170,4 66,1 ?
? 66,1
? 48,8
? 55,6
164,3 0,9 50,8 1,0 73,0
67,1 5,6 41,2
51,3 50,5
176,7 172,7
59,6 58,8
65,5 64,8
42,2 40,9
40,2 39,4
1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893 1894 1895 1896 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 1912 1913 1914 1915 ? 73,6 0,7 20,3 13,0 99,6
Tab. 2.3. Debito dei Comuni e delle Province, 1873 - 1915
Fonti: MAIC, Statitstica dei debiti comunali e provinciali 2. per forma tecnica dei mutui
Cdp - Saccp Province totali. totali privati corpi morali altri mutui Comuni Province portatori di obbligazioni Ist. di cred.
anni 32,6
Comuni 1 Comuni 2 Province totale Comuni
obbligazioni Province totali
535,1 560,6 575,6 588,1 57,9 66,0 63,7 69,7 71,0 66,1 48,8 66,5 67,1 73,0 59,6 58,8 676,1 656,1 408,2 423,3 65,5 64,8 473,6 488,1 215,4 216,8 743,4 324,7 50,5 375,2 219,0 51,7 52,5 49,9 713,9 326,0 51,3 377,3 223,1 45,9 699,0 296,8 50,0 346,8 210,3 58,4 268,7 269,0 270,7 267,9 266,7 30,9 28,3 27,1 636,3 55,6 241,7 48,8 290,5 178,7 55,6 234,3 572,4 199,0 40,3 239,3 155,7 47,5 203,2 43,5 518,9 157,5 34,9 192,4 157,2 32,4 189,6 58,4 518,9 572,4 636,3 699,0 713,9 743,4 676,1 656,1 46,2 41,6 39,5 549,3 560,9 524,7 33,3 68,9 120,2 16,5 18,2 23,7 49,7 87,1 143,9 232,8 223,3 169,3 24,0 23,0 24,7 256,8 246,3 194,0 89,9 87,8 72,0 549,3 560,9 524,7 51,8 55,5 35,6 36,2 39,6
757,5 787,0 750,5
98,4 107,3 112,1
855,9 894,3 862,6
491,4 494,9 461,0
115,1 103,0 86,5 94,9 115,3
49,7 87,1 143,9 192,4 239,3 290,5 296,8 377,3 145,7 144,2 149,0 375,2 344,8 356,0 128,9 132,1
990,6 1053,4
168,9 170,4
1159,5 1223,8
570,2 66,1
1214,0 1416,8 1410,1
616,6 597,3
1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893 1894 1895 1896 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 1912 1913 1914 1915 20,4 299,5 1229,5 210,1 1439,6 151,0 73,6 224,6 17,9 299,5 29,8 20,4 210,1 73,6
253,9 253,9
dettagli (rispetto a quanto visto per i Comuni): ad es., tra la Cdp, le singole Casse di risparmio (Milano, Ancona, Bologna, …), le singole banche (Banco di Napoli, Banca Biellese, Banca Popolare di Novara, …)15. Nella Tab. 2.3. ho esposto il debito degli enti locali come somma delle due tabelle che precedono. Agli inizi del periodo (1877), le obbligazioni rappresentavano una quota del 64% del debito totale; i mutui della Cdp contavano per il 6%; e le altre forme (mutui chirografari, ipotecari, …) per il 30%. Tra il 1877 e il 1915 abbiamo la crescita impetuosa delle dimensioni della Cdp, a seguito della creazione delle Casse postali nel 187516, e la riduzione delle dimensioni delle obbligazioni (dopo il 1896). Così, a fine 1911, la composizione dello stock del debito è nettamente diversa: mutui con delegazioni della Cdp-Saccp: 75%; mutui in obbligazioni: 16%; altri mutui: 9%17. 2.2. I finanziamenti agli “enti morali” delle casse di risparmio ordinarie e delle banche Le serie storiche delle attività bancarie sono rilevate nei volumi di De Mattia per le Società ordinarie di credito Soc (dal 1861), le Casse di risparmio ordinarie Cro (dal 1863), gli Istituti di credito fondiario Icf (dal 1867), le Banche popolari Pop, e gli Istituti di credito agrario Ica (dal 1870)18. Per gli anni sino al 1890, ho approssimato i finanziamenti delle Casse e delle banche agli enti locali con quelli erogati a corpi o enti morali; più precisamente con le voci: a) obbligazioni di corpi morali e azioni ed obbligazioni di società sottoscritte dalle Cro, 1864-189719; b) obbligazioni di corpi morali detenute da Pop, Soc, Icf, dal 1870; c) prestiti a Comuni ed altri enti morali delle Cro, dal 186420. A questo proposito, ricordo che “i mutui chirografari [delle
15 MAIC, Debiti comunali e provinciali al 31 dicembre 1873, Stamperia reale, Roma, 1875, pp. 88 sgg.; ID., Debiti provinciali al 31 dicembre 1878, Tipografia Cenniniana, Roma, 1880, tab. III. 16 G. DELLA TORRE, Fatti stilizzati per una storia quantitativa della Cassa depositi e prestiti, in M. DE CECCO, G. TONIOLO (a cura di), Storia della Cassa Depositi e Prestiti, cit., pp. 8 sgg. 17 MAIC, Annuario statistico italiano. Anno 1914, Tipografia G. Bertero & C., Roma, 1915, p. 433. 18 R. DE MATTIA (a cura di), I bilanci degli istituti di emissione italiani 1845-1936, cit., vol. I, pp. XXXIX sgg. 19 Per inciso ricordo che l’investimento in titoli pubblici e i prestiti alle amministrazioni pubbliche erano, spesso, imposti dai regolamenti delle singole Casse, “[che vietavano] assolutamente i prestiti ai privati”. Per la Cassa di Arezzo, rinvio a MAIC, Le Casse di Risparmio Ordinarie in Italia dal 1822 al 1904. Notizie storiche presentate all’Esposizione di Milano del 1906, Tipografia G. Bertero & C., Roma, 1906, p. 291. 20 R. DE MATTIA (a cura di), I bilanci degli istituti di emissione italiani 1845-1936, cit., vol. I, p. XCVIII; ID., vol. II, tab. 22, conti 10-11, 22, pp. 855 sgg.; e V. SANNUCCI, La costruzione dei dati, in F. COTULA et al. (a cura di), I bilanci delle aziende di credito 1890-1936, cit., p. 187.
Cro] sono andati per la massima parte a sovvenire Comuni e consorzi, a permettere l’esecuzione di grandi opere pubbliche ed in genere a porre i pubblici enti in grado di adempiere alle loro gravose funzioni”21. Per gli anni 1890-1914, i finanziamenti delle Casse e delle banche agli enti locali sono approssimati dalle voci del lavoro di Franco Cotula et al.: a) obbligazioni di Province, Comuni ecc. detenute dalle Cro, Pop e Soc; b) mutui ipotecari a corpi morali delle Cro; c) mutui chirografari a corpi morali delle Cro, Pop e Soc22. Da notare che i dati di De Mattia e di Cotula, essendo riferiti agli enti morali (Comuni, Province, opere pie e di beneficenza), sovrastimano i finanziamenti agli enti locali23. Pertanto, tali dati non sono efficaci nella specificazione del “livello” dei finanziamenti bancari agli enti territoriali, possono invece individuare la dinamica di tali grandezze, ipotizzando “eroicamente”24 che i pesi relativi degli enti territoriali e delle opere pie siano temporalmente stabili. Tre brevi considerazioni desunte dalla Tab. 2.4: a) il peso decisivo delle Casse di risparmio all’interno dei finanziamenti bancari agli enti morali; b) la buona correlazione tra i dati di De Mattia e di Cotula per il periodo di sovrapposizione delle due serie, 1890-191525; c) l’importanza, all’interno del comparto delle Casse di risparmio, di alcune grandi Casse e quindi dei dati aziendali (cfr. § 2.5)26.
21 MAIC, Le Casse di Risparmio Ordinarie in Italia dal 1822 al 1904, cit., p. 19. Sull’argomento I. SACHS, L’Italie ses finances et son développement économique, cit., p. 903; A. BALLARDINI, Le Casse di Risparmio, cit., p. 279; D. DE MARCO, Banca e credito in Italia nell’età del Risorgimento: 1750-1870, in “Revue Internationale de la Banque”, nn. 32-33, 1986, p. 46; e C. BERMOND, Una rassegna del pensiero degli storici dell’economia su banche e credito negli stati preunitari e nell’Italia liberale, 1815-1926, in “Rivista di storia finanziaria”, n. 9, luglio-dicembre, 2002, p. 17. 22 F. COTULA et al. (a cura di), I bilanci delle aziende di credito 1890-1936, cit., tavv. 1-3, pp. 343 sgg. 23 G. SALVEMINI, V. ZAMAGNI, Finanza pubblica e indebitamento tra le due guerre mondiali: il finanziamento del settore statale, in Problemi di finanza pubblica tra le due guerre, 1919-1939, Laterza, Roma-Bari, 1993. 24 F. COTULA, P. GAROFALO, Le aziende di credito nel sistema finanziario italiano. Aggregati monetari e creditizi. Concentrazione e conti economici delle banche, in F. COTULA et al. (a cura di), I bilanci delle aziende di credito 1890-1936, cit., p. 80. 25 Rinvio ai confronti tra le due serie in F. COTULA, T. RAGANELLI, Introduzione, in F. COTULA et al. (a cura di), I bilanci delle aziende di credito 1890-1936, cit., in particolare pp. 3-11. 26 A fine agosto 1883, le Casse di Milano, Firenze e Roma avevano rispettivamente un attivo di 346, 56 e 57 milioni su un totale della categoria di 562 milioni (I. SACHS, L’Italie ses finances et son développement économique, cit., p. 904). Indicazioni più precise in G. DELLA TORRE, M. COCCÌA, V. DE LEONARDIS, M.C. SCHISANI, La crescita della finanza dopo l’Unificazione in Italia 1861-1914. Intensificazione finanziaria e/o errori statistici e metodologici, Lucca, 2004.
Tab. 2.4. Finanziamenti per categorie bancarie agli enti morali, 1864 - 1915
Fonti: R. De Mattia (a cura di), I bilanci degli istituti di emissione italiani 1845-1936, Banca d’Italia, Roma, 1967, vol. II, Tav. 22, pp. 855 sgg.; F. Cotula et al. (a cura di), I bilanci delle aziende di credito, 1890-1936, Laterza, Roma - Bari, 1996, Parte I, pp. 355 sgg. Società ordinarie di credito Banche popolari Istituti Totale banche credito fondiario
Casse di risparmio ordinarie
Cotula et al. 1996 De Mattia 1967 Cotula et al. 1996 De Mattia 1967 Cotula et al. 1996 De Mattia 1967 De Mattia 1967 Obbligazioni Mutui Mutui obbliga- Obbligazioni Prestiti obbliga- Obbligazioni Mutui obbligazioni Obbligazioni Obbligazioni Mutui obbligazioni Obbligazioni banche banche Obbligazioni Province ipotecari chirografari zioni e corpi morali a Comuni zioni e Province chirografari e Province chirografari e corpi De Mattia Cotula corpi morali Comuni a corpi a corpi mutui e azioni e altri mutui Comuni a corpi mutui Comuni a corpi mutui morali ecc. morali morali e obbl. enti ecc. morali ecc. morali di società morali
36,1 49,4 57,5 42,4 41,6 47,0 56,5 76,5 107,1 116,8 111,6 138,5 139,5 179,1 176,5 203,4 184,1 173,7 163,1 178,6 197,9 217,1 232,3 237,2 244,4 183,0 189,5 190,8 185,7 184,9 187,9 193,8 191,6 188,8 25,3 24,3 61,8 63,2 41,8 34,0 31,9 29,2 31,7 0,2 0,2 0,2 0,2 0,2 0,2 0,2 0,1 0,1 25,4 24,5 62,0 63,4 42,0 34,3 32,0 29,2 31,9 6,0 6,0 10,2 20,3 18,4 22,4 16,6 6,4 8,1 5,3 6,4 5,8 11,1 14,1 13,7 15,5 19,2 21,1 19,7 31,2 28,9 24,8 60,9 63,2 41,5 38,1 29,9 30,1 31,9 24,9 22,0 25,2 24,0 20,6 21,8 17,9 19,6 22,6 1,2 1,3 1,8 1,8 1,1 1,1 1,2 0,7 0,9 26,1 23,3 26,9 25,7 21,7 22,9 19,0 20,3 23,5 36,1 49,4 57,5 42,4 41,6 47,0 62,7 82,7 118,2 140,2 132,8 162,8 160,2 188,5 190,3 213,8 196,9 186,3 180,2 201,5 221,9 243,5 264,0 273,3 282,1 229,0 237,1 0,1 1,2 0,9 3,1 2,8 1,6 3,6 2,6 5,1 5,0 6,3 6,7 6,0 8,7 10,2 10,8 12,4 14,2 16,8 14,5 18,8 21,8 24,8 23,4 21,0 21,4 17,2 18,4 22,7 0,005 0,035 0,039 0,053 0,054 0,231 0,522 0,380 0,579 0,057 0,060 0,062 0,084 0,138 0,151 0,154 0,097 1,0 1,3 0,3 0,0 28,6 21,0 10,6 0,0 0,0 0,5 2,3 2,2
anni 1864 1865 1866 1867 1868 1869 1870 1871 1872 1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893 1894 1895 1896 1897 1898
25,2 25,8 26,6 31,1 34,0 40,5 40,2 43,0 39,2
26,1 48,6 30,2 28,3 26,3 28,9 27,3 28,0 26,3
139,4 140,9 139,0 138,1 140,1 140,4 138,7 133,1 132,7
190,6 215,3 195,8 197,5 200,3 209,9 206,2 204,1 198,2
0,8 1,2 1,2 1,5 2,2 4,6 15,6 34,5 54,9 62,9 51,3 62,7 66,5 85,9 83,2 97,6 96,8 90,0 79,0 80,7 91,1 103,3 102,7 111,2 114,2 52,1 50,1 49,1 45,0 46,8 47,8 53,5 52,4 55,2
35,3 48,3 56,3 40,9 39,5 42,4 40,9 42,0 52,2 53,9 60,3 75,8 73,0 93,2 93,3 105,9 87,3 83,7 84,1 97,9 106,8 113,8 129,7 126,0 130,3 130,9 139,4 141,7 140,7 138,1 140,1 140,4 139,2 133,6 141,5
242,2 263,0 284,7 286,6 263,9 267,0 257,3 253,7 253,5
Tab. 2.4. Finanziamenti per categorie bancarie agli enti morali, 1864 - 1915 [segue]
Fonti: R. De Mattia (a cura di), I bilanci degli istituti di emissione italiani 1845-1936, Banca d’Italia, Roma, 1967, vol. II, Tav. 22, pp. 855 sgg.; F. Cotula et al. (a cura di), I bilanci delle aziende di credito, 1890-1936, Laterza, Roma - Bari, 1996, Parte I, pp. 355 sgg. Società ordinarie di credito Banche popolari Istituti credito fondiario Totale banche
Cotula et al. 1996 De Mattia 1967 Cotula et al. 1996 De Mattia 1967 Cotula et al. 1996 De Mattia 1967 De Mattia 1967 Obbligazioni Mutui Mutui obbliga- Obbligazioni Prestiti obbliga- Obbligazioni Mutui obbligazioni Obbligazioni Obbligazioni Mutui obbligazioni Obbligazioni Obbligazioni banche banche corpi morali De Mattia Cotula Province ipotecari chirografari zioni e corpi morali a Comuni zioni e Province chirografari e Province chirografari e corpi Comuni a corpi a corpi mutui e azioni e altri mutui Comuni a corpi mutui Comuni a corpi mutui morali ecc. morali morali e obbl. enti ecc. morali ecc. morali di società morali
136,9 146,5 133,5 165,9 165,5 180,9 196,5 235,6 257,6 309,6 364,1 370,7 379,0 412,4 441,2 457,8 3,5 3,8 2,9 4,5 10,2 4,7 5,1 6,3 5,7 5,6 5,9 4,7 2,7 2,6 2,7 4,1 2,7 0,1 0,2 0,2 0,1 0,1 0,2 0,1 0,1 0,2 0,3 0,2 0,2 3,6 4,0 3,1 4,6 10,3 4,9 5,2 6,4 5,9 5,9 6,1 4,8 3,5 3,8 2,9 4,8 9,6 4,6 3,2 5,3 9,3 4,3 8,3 3,8 3,4 5,7 2,7 2,6 1,4 12,0 13,9 13,2 15,3 16,9 25,4 19,9 19,2 15,7 18,7 14,5 16,0 22,0 21,9 20,4 15,1 13,3 1,2 1,2 2,1 4,9 6,1 7,1 8,2 7,9 8,4 8,6 8,4 11,9 13,2 15,1 15,3 20,2 23,0 32,4 28,1 27,1 24,0 27,3 22,9 27,9 11,9 13,9 13,2 15,4 16,8 25,3 19,8 19,0 15,7 18,5 13,9 15,3 15,5 17,0 16,9 13,6 11,6 2,0 2,0 2,2 2,4 2,4 5,0 7,2 9,4 9,0 9,9 8,5 11,7 13,2 14,5 13,0 12,3 210,6 219,4 234,8 233,5 237,9 253,0 282,1 283,3 307,2 336,4 376,0 403,4 395,9 440,7 464,4 483,1
anni 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 1912 1913 1914 1915
41,8 41,2 40,7 41,2 37,9 38,9 54,4 29,9 25,8 24,3 25,7 25,3 28,2 23,7 22,6 24,2 22,6
25,1 25,4 28,6 14,2 15,2 15,7 17,8 12,5 40,1 42,8 49,9 49,0 60,2 70,5 67,7 66,3 69,5
126,9 133,8 147,0 153,3 151,5 163,1 176,6 207,4 211,3 236,1 271,5 296,4 307,5 346,5 374,1 392,6 413,8
193,8 200,4 216,3 208,7 204,6 215,7 248,8 249,8 277,3 303,2 347,1 370,7 395,9 440,7 464,4 483,1 505,8
2.3. I finanziamenti agli “altri enti pubblici” degli istituti di emissione Nello schema del bilancio consolidato degli istituti di emissione elaborato da De Mattia sono registrate le voci che definiscono i crediti verso il settore pubblico. Per individuare i finanziamenti agli enti locali ho utilizzato la sottovoce “altri crediti” (1.f), che “si riferisce ai rapporti intrattenuti dalle banche con enti pubblici, territoriali e non, diversi dal Tesoro dello Stato (Comuni, Province, Prefetture, ecc.)”27. Va da sé che questi dati costituiscono una proxi dei finanziamenti a Comuni e Province in quanto inglobano finanziamenti anche ad altri enti pubblici (Tab. 2.5)28.
2.4. I finanziamenti agli enti locali della Cassa Depositi e Prestiti e della Sezione autonoma del credito comunale e provinciale Le rassegne sul ruolo creditizio della Cdp centrano l’attenzione sulla Gestione principale29, ma anche le Gestioni annesse e gli Istituti di previdenza amministrati dalla Cdp sono parti importanti nel finanziamento agli enti locali30. La Gestione principale riguarda le attività di raccolta e d’impiego legate al perseguimento degli scopi istituzionali. La legge n. 1270 del 1863, istitutiva della Cassa “italiana”, così recitava in proposito: “la Cassa riceve in deposito le somme in denaro [e i] titoli del debito pubblico..., [con l’obiettivo di] impiegare il denaro in prestiti alle province, ai comuni e loro consorzi […] per l’esecuzione di opere pubbliche, l’acquisto di stabili per pubblico servizio, e l’estinzione di debiti onerosi”31. Accanto alla Gestione principale vi sono le Gestioni annesse, costituite per il raggiungimento di finalità particolari. Di particolare interesse è la costituzione nel 1897 della Sezione autonoma per il credito comunale e provinciale (Saccp), con l’obiettivo di convertire – consolidare i debiti pregressi dei Comuni delle isole maggiori, con fondi derivati dall’emissione di cartelle e non dalla raccolta postale. Da menzionare infine gli Istituti previdenziali amministrati dalla Cdp, previsti dalla legislazione sociale nell’ultimo quarto del secolo XIX° “per diverse categorie
R. DE MATTIA (a cura di), I bilanci degli istituti di emissione italiani 1845-1936, cit., vol. I, pp. LVI, LVIII. 28 Ibidem, pp. 189-190. 29 Ad es., i dati bancari e creditizi di De Mattia e di Cotula si riferiscono a questa gestione. 30 G. DELLA TORRE, Impieghi e provvista della Cassa depositi e prestiti, 1850-1990, in M. DE CECCO, G. TONIOLO (a cura di), Storia della Cassa Depositi e Prestiti, cit., pp. 37-40; e ID., Il circuito del Tesoro e la Cassa Depositi e Prestiti, 1863-1943, in “Quaderni monografici”, Cassa Depositi e Prestiti, n. 12, 2003, pp. 9-10. 31 S. MEDOLAGHI, Cenni sulla Cassa dei Depositi e dei Prestiti, cit., pp. 9-11.
Tab. 2.5. Finanziamenti degli istituti di emissione agli enti morali, 1864-1915
Fonte: R. De Mattia (a cura di), I bilanci degli istituti di emissione italiani 1845-1936, cit., vol. I, pp. LVI-LVIII, 187sgg.
anni 1864 1865 1866 1867 1868 1869 1870 1871 1872 1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893 1894 1895 1896 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 1912 1913 1914 1915
BNS - BNI
0,6 0,6 0,7 0,3
0,2 0,6 0,6 0,8 1,3 0,3 0,3 0,8 13,7 12,5 12,1 17,4 20,8 19,0 13,7 13,5 13,0 11,4 17,3 16,8 9,1 9,3 9,9 11,9 13,1 13,6 13,1 14,9 18,5 14,1 11,1 10,0 2,4 2,3 1,5 1,6 1,6 1,3 1,7 1,3 1,2 2,5 2,9 2,2 51,9 51,9 49,4 45,5 43,2 39,3 36,8 34,8
0,1 1,0 0,3 0,8 0,8 0,7 0,7 0,3 0,2 0,4 0,5
0,2 0,1 0,1 0,7 0,8 1,0 0,9 1,2 1,0 1,3
6,2 6,2 7,2 7,7 8,5 10,3 11,2 12,3 11,8 13,7 17,1 12,9 9,8 10,0 2,4 2,3 1,4
13,0 11,8 10,7 15,7 19,0 17,3 13,4 13,4 12,9 11,4 11,1 10,5 1,7 1,3 1,1 1,3 0,9 0,3 0,2 0,3 0,3 0,3
1,1 1,5 1,3 1,2 0,3 0,1 0,1
0,1 0,1 0,1 0,1 0,2 0,4 0,1 0,1 0,1
39,6 38,3 36,0 33,1 31,4 28,5 26,6 24,7
9,7 11,9 11,5 11,0 10,5 9,9 9,4 8,9
1,5 1,5 1,2 1,6 1,3 1,2 2,5 2,9 2,2 2,5 1,7 1,9 1,5 1,4 1,0 0,8 1,2
di personale dei comuni, delle province, delle istituzioni pubbliche di beneficenza e dello Stato”32. La voce che qui interessa è costituita dai prestiti agli enti locali ceduti dalla Gestione principale agli Istituti di previdenza (Tab. 2.6)33.
32 Ad es., il Monte pensioni per gli insegnanti delle scuole elementari (1879), la Cassa pensioni per i medici condotti (1898), e così via. Ibidem, p. 509. 33 G. DELLA TORRE, Impieghi e provvista della Cassa depositi e prestiti, 1850-1990, cit., tab. 3, pp. 62 sgg.
2.5. I finanziamenti delle “ditte bancarie”: alcune indicazioni frammentarie Vi sono scarne informazioni su questo pur rilevante segmento finanziario, in una fase interessata dalla transizione dalla “vecchia” banca a quella moderna in cui queste istituzioni continuavano ad avere uno spazio rilevante34. Innanzitutto, ricordo che l’intermediazione di queste istituzioni è rilevata, nelle pubblicazioni curate da De Mattia e Cotula, soltanto a partire dal 192635. Peraltro, le indicazioni disponibili per l’800 riguardano essenzialmente il “numero” delle istituzioni operanti: “lo stato della documentazione in età ‘prestatistica’ non consente [infatti] di misurare i fenomeni in forma quantitativa…”36. Limitatamente al debito delle Province e solo per alcuni anni, esiste il dettaglio secondo la qualità del mutuante, dal quale risulta la presenza di finanziamenti di alcune “ditte bancarie” (ad es. il Banco di sconto e sete di Torino)37. Decisamente interessante è invece l’informazione che ho desunto dal “Veritas finanziario”, annuario pubblicato nel 188838. In tale ambito, sono esposti i flussi lordi di prestiti obbligazionari emessi dai Comuni (inclusi quelli “minori”) dal 1860 al 1886. Ciascun flusso annuale per Comune è esposto anche per tipologia di finanziatori: 1. sottoscrizione pubblica, 2. banche, 3. ditte bancarie, 4. privati e 5. casse di risparmio. Dalla cumulazione dei flussi lordi 1860-1886 detenuti dai settori di contropartita è scaturito un ruolo rilevante delle “ditte bancarie”: intorno al 22%, a fronte del 34% delle banche e delle casse di risparmio, e del 18% delle forme di sottoscrizione pubblica39.
Sull’importanza di queste istituzioni in quello scorcio temporale rimando a R. DE MAT(a cura di), I bilanci degli istituti di emissione italiani 1845-1936, cit., vol. I; ID., Moneta, credito e finanza nel processo di formazione dello Stato italiano (1845-1939). Sintesi storica, Tipografia Borgia, Roma 1990; A. POLSI, Banche e banchieri a Milano nella seconda metà dell’Ottocento, in Milano fin de siècle e il caso Bagatti Valsecchi, a cura di C. MOZZARELLI, R. PAVONI, Guerini, Milano 1991, p. 335; M. FORNASARI, Credito ed élites a Bologna dall’Ottocento al Novecento, Editrice Compositori, Bologna 1998, pp. 57-73; G. PILUSO, L’arte dei banchieri. Moneta e credito a Milano da Napoleone all’Unità, F. Angeli, Milano 1999, pp. 57-71, 116; e L. SEGRETO, I banchieri privati e l’industrializzazione italiana, in “Imprese e Storia”, n. 24, luglio-dicembre, p. 277. 35 V. GERMANÒ, Elementi della normativa sulle categorie ‘giuridiche’ di aziende di credito dal 1890 al 1936, in F. COTULA et al. (a cura di), I bilanci delle aziende di credito 1890-1936, cit., pp. 298-299. 36 G. PILUSO, L’arte dei banchieri. Moneta e credito a Milano da Napoleone all’Unità, cit., p. 57. 37 MAIC, Debiti provinciali al 31 dicembre 1878, Tipografia Cenniniana, Roma, 1880, tav. VI, p. XI. 38 Il Veritas finanziario, cit. 39 Elaborazioni condotte nella tesi di laurea di E. MARCONCINI, Tentativo di ricostruzione quantitativa del debito degli enti locali, 1861-1914, Facoltà di Economia “R. Goodwin”, Siena, a.a. 2003-2004.
Tab. 2.6. Finanziamenti della Cdp - Saccp e degli Istituti di previdenza, 1864-1915
Fonte: G. Della Torre, Dati quantitativi, fonti statistiche e note metodologiche, cit.
27,7 34,8 49,0 66,2 72,1 73,7 73,4 70,9 65,8 61,9 58,0 55,5 53,8 61,2 93,2 117,5 139,2 163,0 181,8 191,1 201,3 220,7 230,7 249,3 267,3 294,8 320,9 341,5 363,6 383,7 385,3 382,4 380,1 387,5 458,6 476,7 498,1 514,6 532,0 565,5 745,0 862,5 892,2 982,4 1080,6 1134,4 1205,7 1277,8 1332,5 1401,7 1494,8 1563,6
Cdp - Gestione principale
27,7 34,8 49,0 66,2 72,1 73,7 73,4 70,9 65,8 61,9 58,0 55,5 53,8 61,2 93,2 117,5 139,2 163,0 181,8 191,1 201,3 220,7 230,7 249,3 267,3 294,8 320,9 341,5 363,6 383,7 385,3 382,4 380,1 364,3 347,1 352,7 370,3 382,7 394,4 423,3 448,9 398,6 383,4 463,0 506,5 541,0 604,6 677,9 731,6 804,8 878,2 946,4
23,2 111,5 124,0 127,8 131,9 137,6 142,2 296,1 359,6 412,3 413,9 469,6 490,2 499,0 499,1 501,1 498,2 493,1 487,8
104,3 96,6 105,6 104,4 103,2 102,0 100,9 99,8 98,7 123,6 129,4
2.6. Una digressione sui dati micro Questo lavoro segue un’impostazione prevalentemente macro – quantitativa. Tuttavia, per alcuni momenti storici, è utile il riferimento ad un livello meno elevato di aggregazione, riferendo l’analisi ad alcuni grandi Comuni: ad es., il debito di Firenze, 1878-1880, e dei Comuni delle isole 21
maggiori con la creazione della Sezione autonoma del credito comunale e provinciale, 189740. Come pure, è opportuno il riferimento all’azione di specifiche istituzioni creditizie nella gestione di alcuni momenti di crisi della finanza locale: “la catastrofe finanziaria del Comune di Firenze scosse profondamente il credito dei Comuni, e se lo Stato [...] col mezzo della Cassa dei depositi e prestiti non li avesse soccorsi, molti di essi sarebbero andati in rovina [...]. E la Cassa dei depositi e prestiti non avrebbe potuto, in quel momento, disporre di somme adeguate al bisogno, se l’istituto della Cassa di risparmio di Milano non le fosse venuto in aiuto”41. Ne segue il ruolo decisivo di alcune grandi Casse di risparmio ordinarie (es. Milano, Torino, ecc.) nel finanziamento dei Comuni e delle Province42.
DEBITO DEGLI ENTI LOCALI: COPERTURA DEI DISAVANZI, INVESTIMENTI IN
OPERE PUBBLICHE E/O GESTIONE DEL DEBITO PREGRESSO?
3.1. Il debito degli enti locali e i dati del MAIC, 1873-1911: il ruolo del mercato obbligazionario e l’importanza dei dati mancanti. Nella Fig. 3.1 ho riportato il debito totale e per forma tecnica degli enti locali (mutui in obbligazioni, della Cdp, della Saccp, e altri) tra il 1873 e il 1911. I valori sono ponderati con il PIL a prezzi correnti della serie costruita da N. Rossi, A. Sorgato e G. Toniolo43. Il peso del debito totale degli enti locali cresce intensamente tra il 1873 e il 1896 (rispettivamente, dal 4.6% all’11.7% del PIL), per scendere a valori intorno al 10-11% degli anni 1899-1900, e all’8.9% del 191144.
40 Per la rilevanza della partizione tra Comuni “grandissimi, grandi, medi e piccoli” rimando a F.A. RÈPACI, Le finanze dei comuni, delle province e degli enti corporativi, Einaudi, Torino 1936, p. 18. 41 MAIC, Statistica dei debiti comunali e provinciali per mutui al 31 dicembre 1880, Tipografia Elzeviriana, Roma 1883, p. 11. Nello stato patrimoniale della Cariplo, a fine 1879, risulta un mutuo alla Cdp di 46 milioni, riassorbito negli anni successivi (A. C OVA , Il Novecento, in A. COVA, A.M. GALLI, Finanza e sviluppo economico e sociale, cit., Tab. 26, p. 238). 42 Per i lavori su singoli Comuni e Province rinvio alla rassegna di G. FELLONI, Temi e problemi nella storia finanziaria degli stati italiani, cit., pp. 109-110. 43 Vera Zamagni ha retropolato al 1861 la serie (con dati dal 1890) di N. ROSSI, A. SORGATO, G. TONIOLO, I conti economici italiani: una ricostruzione statistica, in “Rivista di storia economica”, n. 1, 1993, sulla base della “vecchia” serie ISTAT (V. ZAMAGNI, Il debito pubblico italiano, 1861-1946, in “Rivista di storia economica”, n. 3, dicembre, 1998, p. 240). 44 Rammento che il debito totale 1873 non è omogeneo con i dati che seguono (cfr. § 2.1).
8 valori sul PIL %
1862 1864 1866 1868 1870 1872 1874 1876 1878 1880 1882 1884 1886 1888 1890 1892 1894 1896 1898 1900 1902 1904 1906 1908 1910 1912 1914 1916
Fig. 3.1. Debito totale e per forma tecnica degli enti locali (Comuni e Province) dati MAIC, 1873-1911 [valori sul PIL %]
Di particolare interesse è l’analisi dei mutui in obbligazioni, per livello e per dinamica. A fine 1877 (il primo anno di disponibilità dell’informazione), il peso di tale voce è intorno a 2/3 del debito totale, per decrescere gradualmente sino al 1896 (intorno alla metà) e subire una decisiva contrazione tra tale data e il 1911 (1/6 del totale). Da notare che sino alla fine del secolo, le obbligazioni continuano ad essere la componente più imponente del debito, manifestando peraltro una tendenza alla crescita, se riferita al PIL (dal 4.4% al 6.3%). Per quanto attiene alla partizione dei prestiti obbligazionari tra Comuni e Province, è evidente la centralità dei Comuni capoluoghi di provincia (Tab. 2.1, coll. 6-7; Tab. 2.3, coll. 5-7). D’altra parte, è forse utile la notazione secondo cui “parecchi dei debiti che i Comuni minori contraggono mediante emissione di cartelle hanno solo la parvenza di prestiti in obbligazioni, mentre in realtà sono prestiti di favore fatti da un certo numero di cittadini all’Amministrazione comunale”45. Questo per dire che probabilmente il circuito obbligazionario dei Comuni minori è più “diretto” di quello dei Comuni capoluoghi di provincia, più “indiretto”. Questo aspetto aiuta a circoscrivere l’interpretazione sul ruolo dell’intermediazione delle grandi Casse di risparmio (e/o delle ditte bancarie) non solo nella sottoscrizione a titolo di proprietà, ma soprattutto nel classamento del debito obbligazionario sui privati. Ovviamente, questo presuppone un’analisi più analitica a livello di specifici Comuni (Firenze, Roma, ecc.) e di
MAIC, Statistica dei debiti comunali per mutui al 31 dicembre 1911, Tipografia G. Bertero & C., Roma 1914, p. XXIX.
Tab. 3.1. Debito dei Comuni e delle Province (dati MAIC e nostre elaborazioni), 1864-1915
Fonti: MAIC, De Mattia e Della Torre cit. tabelle precedenti
[1] Saccp1 altri Cdp2
fonte MAIC [3] mutui Cdp1
Nostre elaborazioni: mutui di Cdp, Saccp, Ist. previdenza, banche ed istituti di emissione [7] [8] [9] [10] [11=6+7+8+9+10] [12=2+11] finanziamenti (escl. obbligazioni) debito debito Saccp2 Ist. prev. amm.ti banche ist. ns. elab. ns. elab. da Cdp emissione (escl. obbligaz.) (incl. obbligaz.)
256,8 246,3 194,0 189,6 203,2 234,3 268,7 269,0 270,7 128,9 267,9 23,2 111,5 124,0
855,9 894,3
549,3 560,9
49,7 87,1
722,8 761,0 764,1 802,1
1250,3 1264,7
1864 1865 1866 1867 1868 1869 1870 1871 1872 1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893 1894 1895 1896 1897 1898 1899
1214,0 1416,8
27,7 34,8 49,0 66,2 72,1 73,7 73,4 70,9 65,8 61,9 58,0 55,5 53,8 61,2 93,2 117,5 139,2 163,0 181,8 191,1 201,3 220,7 230,7 249,3 267,3 294,8 320,9 341,5 363,6 383,7 385,3 382,4 380,1 364,3 347,1 352,7
35,3 48,3 56,3 40,9 39,5 42,4 40,9 42,0 52,2 53,9 60,3 75,8 73,0 93,2 93,3 105,9 87,3 83,7 84,1 97,9 106,8 113,8 129,7 126,0 130,3 130,9 139,4 140,9 139,0 138,1 140,1 140,4 138,7 133,1 132,7 126,9
0,2 0,6 0,6 0,8 1,3 0,3 0,8 0,8 13,7 12,5 12,1 17,4 20,8 19,0 13,7 13,5 13,0 11,4 17,3 16,8 9,1 9,3 9,9 11,9 13,1 13,6 13,1 14,9 18,5 14,1 11,1 10,0 2,4 2,3 1,5 1,6
63,1 83,7 106,0 107,9 112,9 116,4 115,1 113,7 131,7 128,2 130,4 148,7 147,6 173,4 200,1 236,9 239,4 258,1 283,2 305,9 317,2 343,8 370,3 387,2 410,6 439,4 473,3 497,3 521,1 535,9 536,4 532,8 521,3 523,0 592,7 605,2
Tab. 3.1. Debito dei Comuni e delle Province (dati MAIC e nostre elaborazioni), 1864-1915 [segue]
[1] Saccp1
132,1 266,7
[2] altri Cdp2
451,3 224,6 104,3 96,6 105,6 104,4 103,2 102,0 100,9 99,8 98,7 123,6 129,4
1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 1912 1913 1914 1915 370,3 382,7 394,4 423,3 448,9 398,6 383,4 463,0 506,5 541,0 604,6 677,9 731,6 804,8 878,2 946,4 127,8 131,9 137,6 142,2 296,1 359,6 412,3 413,9 469,6 490,2 499,0 499,1 501,1 498,2 493,1 487,8
133,8 147,0 153,3 151,5 163,1 176,6 207,4 211,3 236,1 271,5 296,4 307,5 346,5 374,1 392,6 413,8
1,6 1,3 1,7 1,3 1,2 2,5 2,9 2,2 51,9 51,9 49,4 45,5 43,2 39,3 36,8 34,8
633,4 662,9 686,9 718,3 909,3 1041,7 1102,5 1196,0 1368,6 1457,8 1551,5 1630,8 1722,2 1815,1 1924,2 2012,2
specifiche istituzioni creditizie (es. Cariplo, Cassa di risparmio di Firenze, Torino, ecc.)46. La seconda componente del debito, i mutui della Gestione principale della Cdp (cfr. § 2.4), cresce dai valori estremamente contenuti del 1875 (anno di creazione delle Casse postali) sino al 1896. Già nel 1882 i mutui della Cdp superano gli “altri mutui” (chirografari, ipotecari, ecc.), per la gran parte attribuibili alle banche. Da notare che la contrazione dei mutui della Cdp, in particolare, dopo il biennio 1899-1900, è l’esito di due fattori: 1. l’introduzione nel 1895 dell’obbligo, posto a carico della Cdp, dell’investimento minimo in titoli di Stato in proporzione all’entità della raccolta postale. In una situazione iniziale in cui lo stock di titoli di proprietà della Cassa si poneva al di sotto del livello-soglia, l’obbligo frena la concessione di nuovi mutui agli enti locali47; 2. l’inizio dell’attività della Sezione autonoma del credito comunale e provinciale nel 1897 porta, tra l’altro, alla conversione di vecchi mutui della Cdp – Gestione principale con nuovi mutui della Cdp – Saccp48. Tutto sommato, meno interessante è l’evoluzione degli altri mutui (prevalentemente bancari), se non per la contrazione dopo il 1896.
3.2. Un esercizio di ricostruzione dei dati mancanti tramite la cumulazione dei disavanzi di bilancio: un insuccesso annunciato I valori del MAIC, commentati nella sezione precedente, hanno dati mancanti nella fase tra l’Unificazione nazionale e il 1877 e nei due sottoperiodi, 1896-1899 e 1900-1911. Da notare che a cavallo dei due secoli si ha un punto di svolta molto netto nell’importanza relativa del circuito obbligazionario rispetto a quello della Cdp e della Saccp (cfr. Fig. 3.1). Pertanto, accanto a quella che è l’evoluzione del debito locale negli anni 1861-1876, restano in pregiudicato alcune domande sulla fase finale dell’esperienza qui analizzata: 1. l’anno della svolta nella struttura del debito (1897-1899); 2. la dinamica della composizione del debito tra il 1900 e il 1911; e, per finire, 3. il carattere strutturale (o, viceversa, di breve periodo) della composizione del debito che emerge con il dato del 1911 (unico dato disponibile tra il 1901 e il 1915).
Il Veritas finanziario, cit. può fornire indicazioni in questa direzione. G. DELLA TORRE, Fatti stilizzati per una storia quantitativa della Cassa depositi e prestiti, cit., § 2.2.; ID., Il circuito del Tesoro e la Cassa Depositi e Prestiti, 1863-1943, cit., p. 5. 48 S. MEDOLAGHI, Cenni sulla Cassa dei Depositi e dei Prestiti, cit., pp. 142-144, 249-270, 291-294.
Rinviando ad una fase successiva del lavoro la ricostruzione dei dati mancanti del debito totale e della componente obbligazionaria49, in questa sede ho cercato di ricostruire il debito totale per gli anni mancanti tramite la cumulazione dei disavanzi dei bilanci di previsione di Comuni e Province redatti dal MAIC ed elaborati da Franco Volpi per gli anni 1862-189050. Come noto, questa tecnica è utilizzata (su dati di consuntivo) per tenere conto delle eventuali forme occulte di indebitamento, che sfuggono alla definizione del debito come somma di componenti, sotto l’ipotesi che i dati del disavanzo siano correttamente rilevati51. I risultati di un primo esercizio non sono stati soddisfacenti. Utilizzando come dato-base lo stock del MAIC a fine 1873, i valori degli stocks ottenuti per gli anni 1874-1889 dalla cumulazione dei disavanzi di parte corrente (più la differenza tra beni capitali acquistati e venduti) sono risultati notevolmente più alti di quelli stimati dal MAIC per lo stesso periodo52. Di conseguenza, è plausibile ritenere che i dati ricostruiti in tal modo per il periodo 1862-1872 siano sottostimati53. A meno che i disavanzi previsti siano più alti di quelli di consuntivo54, è da ritenere che gli stock del debito MAIC 1873-1889 siano sottostimati per la presenza di partite debitorie non incluse nel computo del debito come somma di componenti elementari, cioè le partite di breve periodo e meno strutturate. Una porzione di debito, “evanescente” come il debito fluttuante del Tesoro. In effetti, dal 1895, il MAIC ha pubblicato una stima ulteriore del debito totale, comprensiva delle c.d.
Ho intenzione di utilizzare l’Analisi delle Componenti Principali (ACP) che ricostruisce i dati mancanti tramite informazioni (prive di dati mancanti) logicamente connesse con quelle da ricostruire. A titolo indicativo, ritengo che il debito totale sia correlato con: i disavanzi di parte corrente; le differenze tra gli introiti dei nuovi mutui e i relativi rimborsi; la spesa prevista per interessi sul debito e il relativo tasso medio; i mutui concessi e le obbligazioni sottoscritte dalle banche; i finanziamenti degli istituti di emissione; i mutui della Cdp e della Saccp. Per un’applicazione di questa tecnica alla costruzione dei dati mancanti della spesa per l’istruzione in Italia, 1863-1915, rinvio a M. COCCÌA, G. DELLA TORRE, P. IAFOLLA, La ricostruzione dei consumi pubblici in campo educativo nell’Italia liberale, 1861-1915, in “Quaderni del Dipartimento di Economia politica”, Facoltà di Economia “R. Goodwin”, Siena, n. 388, 2003. 50 F. VOLPI, Le finanze dei comuni e delle province del Regno d’Italia, 1860-1890, cit., tabb. 55-58. 51 Ad es. la stima del debito statale nella Storia monetaria d’Italia. L’evoluzione del sistema monetario e bancario, di F. SPINELLE, M. FRATIANNI, Mondadori, Milano 1991. 52 Per i Comuni, lo stock del debito ricostruito a fine 1899 (come somma dei disavanzi previsti) eccedeva del 30% circa il corrispondente dato del MAIC (come somma delle componenti del debito). Rinvio a E. MARCONCINI, Tentativo di ricostruzione quantitativa del debito degli enti locali, 1861-1914, cit., pp. 9 sgg. 53 In effetti, i dati ricostruiti per il 1862 porterebbero a valori dello stock molto contenuti (intorno a 60 milioni di lire): ibidem, pp. 10-11. 54 Mi è stato fatto notare da più di un intervenuto nel corso del convegno di Cassino che è plausibile che siano più corretti i dati di previsione rispetto a quelli consuntivi
“altre passività”. Di particolare rilievo sono nel biennio 1897-1898 i debiti di bilancio per spese accertate e non pagate: intorno al 10% del debito totale55. Cercherò di tenere conto di quest’informazione in una versione più avanzata del lavoro.
3.3. Indicazioni sui dati mancanti tramite i finanziamenti bancari e della Cdp: dal debito in obbligazioni al debito istituzionalizzato, 1897-1911. A questo stadio del lavoro ho derivato indicazioni quantitative sulla dinamica del debito locale per gli anni mancanti, sfruttando le informazioni disponibili sui finanziamenti delle banche, degli istituti di emissione, della Cdp e della Saccp. Tenuto conto della diversa disponibilità delle informazioni, ho considerato il 1864 come anno – base. Nella Fig. 3.2 ho riportato, accanto al debito totale e obbligazionario del MAIC, le tre serie elementari del finanziamento delle banche, della Cdp e della Saccp. Al totale dei mutui delle banche, della Cdp e della Saccp ho aggiunto, per gli anni disponibili, i dati MAIC sul debito in obbligazioni. Non disponendo al momento di indicazioni sulle obbligazioni in circolazione per gli anni 1864-1876, non ritengo di poter affrontare questo tema perquella fase storica. Viceversa, sono in grado di avanzare considerazioni sull’esperienza dopo il 1896. Ricordo a questo proposito che le dinamiche che seguirono sono il portato della legislazione sulla dimissione di debiti onerosi e sulla
valori sul PIL %
Fig. 3.2. Debito totale e per settore mutuante dei Comuni e delle Province dati MAIC e ns. elabor., 1864-1915 [valori sul PIL %] MAIC, Bilanci comunali per l’anno 1899 e situazione patrimoniale dei comuni al I° gennaio 1899, Tipografia nazionale G. Bertero & C., Roma 1901, p. 642.
creazione della Saccp: “La legge 11 giugno 1896 si estendeva a tutta Italia, ma si limitava alla trasformazione dei prestiti concessi dalla Cassa depositi. La legge del 21 dicembre 1896 sta nella cerchia insulare del Regno, ma abbraccia ogni e qualunque debito, la cui conversione portasse alleggerimento di annualità e di carico di bilancio. Accennata questa differenza fra le due leggi, vi è l’altra considerevolissima che con la prima la concessione del [nuovo] debito non implica somministrazione di capitali, mentre per la seconda ne occorrono e non pochi”56. La norma dell’11 giugno non ha effetti, ovviamente, sul profilo evolutivo dei mutui della Cdp (Fig. 3.2). Diversamente, la seconda norma del 21 dicembre, prevedendo la possibilità per i Comuni e le Province delle isole maggiori di convertire il debito oneroso57 in qualsiasi forma e non solo quello verso la Cdp, comportava per la Gestione principale la riduzione dei mutui convertiti dalla Saccp e così per il debito in obbligazioni. Il confronto tra la dinamica dei mutui della Saccp e delle obbligazioni in circolazione (sia pure, con dati mancanti) rende plausibile la sostituzione tra i nuovi mutui della Saccp e i vecchi prestiti in obbligazioni, soprattutto negli anni 1897-1898 e 1903-1904. In una parola è possibile immaginare la sostituzione dal preesistente circuito obbligazionario (in parte “diretto”, tra amministrazioni locali e aristocrazia cittadina per i comuni minori; in parte “indiretto”, con un certo ruolo delle banche per i comuni capoluoghi) ai circuiti istituzionali della Cdp e degli impieghi bancari in mutui. In effetti, i dati elaborati confermano che l’anno 1911 (unico dato disponibile tra il 1901 e il 1915) ha natura strutturale, nel senso che la modificazione nella composizione del debito prevede un ruolo contenuto per le obbligazioni e in crescita per la Cdp – Gestione principale e per i mutui delle banche. Dopo il 1910 il peso della Saccp presenta un ridimensionamento fisiologico, dopo il risanamento della finanza degli enti locali interessati. 3.4. I finanziamenti per la dimissione dei debiti onerosi e gli investimenti in opere pubbliche: Cdp-Saccp e altri mutuanti In questo paragrafo sviluppo l’analisi del peso relativo dei finanziamenti alle opere pubbliche e della dimissione di debiti onerosi da parte della Cdp, della Saccp e degli “altri mutuanti”. Nella prima sezione analizzo la dinamica dei finanziamenti per le opere pubbliche e per la dimissione dei debiti da parte della Cdp-Saccp. Non essendo disponibile la partizione dello stock dei mutui in
CDP, Relazione e rendiconti consuntivi per la Cdp e per le gestioni annesse. Anno 1897, Direzione Generale della Cdp e delle gestioni annesse, Tipografia Cecchini, Roma 1898, vol. I, p. 330. 57 Per il significato di debito “oneroso” rinvio a L. CONTE, Amministrare il risparmio: la Cassa depositi e prestiti da azienda a impresa-organo del ministero del Tesoro, in M. DE CECCO, G. TONIOLO (a cura di), Storia della Cassa Depositi e Prestiti, cit., pp. 117 sgg.
esistenza tra dimissione dei debiti e opere pubbliche ho calcolato le quote di composizione sulla base della cumulazione dei flussi lordi di mutui concessi (Fig. 3.3 e Tab. 3.2)58.
1880 1882 1884 1886 1888 1890 1892 1894 1896 1898 1900 1902 1904 1906 1908 1910 1912 1914 1916
Fig. 3.3. Mutui di Cdp-Saccp: dimissione di debiti e opere pubbliche, 1880-1915 [quote di composizione %]
Ne scaturiscono due sottoperiodi. Gli anni tra il 1880 e la fine del secolo dove sono rilevanti i finanziamenti alle opere pubbliche (60-70% del totale degli impieghi della Cdp - Saccp). A questa fase ne segue un’altra (1897-1898, 1903-1904, 1906-1909) in cui diventano rilevanti i consolidamenti e le conversioni dei debiti pregressi59. Informazioni analoghe a quelle della Cdp – Saccp non sono disponibili (singolarmente) per il circuito bancario e per quello obbligazionario. È invece presente un’informazione congiunta dei due circuiti (“altri mutuanti”: banche
58 G. DELLA TORRE, Fatti stilizzati per una storia quantitativa della Cassa depositi e prestiti, cit., p. 21; ID., Dati quantitativi, fonti statistiche e note metodologiche, in M. DE CECCO, G. TONIOLO (a cura di), Storia della Cassa Depositi e Prestiti, cit., sezione C. 59 Considerazioni puntuali in L. CONTE, Amministrare il risparmio: la Cassa depositi e prestiti da azienda a impresa-organo del ministero del Tesoro, cit., pp. 133-138, 140-142; più sintetiche in G. DELLA TORRE, Fatti stilizzati per una storia quantitativa della Cassa depositi e prestiti, cit., pp. 18-21. Per inciso ricordo che la progressione della curva relativa alla quota della Saccp è dovuta negli anni 1897-1898 alla sistemazione dei debiti della Sicilia, della Sardegna, delle Isole d’Elba e del Giglio; negli anni 1903-1904 ai provvedimenti a favore del Comune di Roma; e negli anni 1906-1908 agli interventi a favore dei Comuni di Milano e Genova (S. MEDOLAGHI, Cenni sulla Cassa dei Depositi e dei Prestiti, cit., pp. 291-294).
Tab. 3.2. Prestiti della Gestione principale della Cdp e della Saccp per settore di destinazione economica, 1876-1915
Flussi cumulati e quote di composizione % (milioni di lire)
Opere pubbliche (OP) 2,5 10,1 26,7 35,2 52,3 82,8 97,1 114,8 150,9 166,5 193,1 222,5 253,5 273,8 292,1 306,8 322,3 328,4 331,4 339,1 342,0 353,9 362,8 368,6 371,9 376,7 384,4 395,8 422,5 443,3 476,4 516,7 545,0 581,5 661,9 702,3 786,5 868,5 957,5 1074,4 Dismissione debiti (DD) 1,4 7,6 29,7 48,4 62,5 73,5 80,9 88,0 99,0 103,4 107,6 115,8 122,5 134,8 140,2 150,9 155,8 159,2 162,0 163,8 167,8 175,4 185,1 191,8 214,4 226,1 251,1 268,5 290,6 293,3 309,7 345,5 373,5 382,8 423,6 463,5 476,0 503,9 519,5 530,0 Totale Gestione DD% principale 35,8 3,9 42,7 17,7 52,6 56,4 57,9 83,7 54,4 114,8 47,0 156,3 45,5 178,1 43,4 202,8 39,6 250,0 38,3 269,9 35,8 300,7 34,2 338,3 32,6 376,0 33,0 408,7 32,4 432,4 33,0 457,7 32,6 478,1 32,6 487,6 32,8 493,3 32,6 502,9 32,9 509,8 31,7 529,2 28,1 548,0 28,0 560,4 30,0 586,3 30,8 602,7 32,5 635,5 33,3 664,3 28,8 713,1 26,8 736,6 25,8 786,1 27,1 862,1 26,9 918,5 26,3 964,3 26,7 1085,5 27,8 1165,9 27,0 1263,0 26,9 1373,2 26,4 1478,5 25,3 1606,6 Mutui SACCP GP% 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 95,8 83,1 81,9 82,1 82,0 82,2 82,4 70,7 67,2 65,6 67,6 66,2 66,3 68,5 70,0 71,6 73,3 74,9 76,6 SACCP% Totale Gest. Princip. (DD+SACCP)% e SACCP 3,9 17,7 56,4 83,7 114,8 156,3 178,1 202,8 250,0 269,9 300,7 338,3 376,0 408,7 432,4 457,7 478,1 487,6 493,3 502,9 509,8 35,9 552,5 45,0 659,5 46,1 684,4 47,9 714,0 48,7 734,7 50,3 773,1 50,9 806,5 58,1 1009,2 59,6 1096,2 60,2 1198,4 59,5 1276,1 60,7 1388,2 60,0 1454,5 58,2 1584,5 57,8 1664,9 55,4 1764,1 53,5 1871,4 51,4 1971,6 48,6 2094,3
% 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100 100
anni 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893 1894 1895 1896 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 1912 1913 1914 1915
OP% 64,1 57,2 47,4 42,1 45,6 53,0 54,5 56,6 60,4 61,7 64,2 65,8 67,4 67,0 67,6 67,0 67,4 67,3 67,2 67,4 67,1 64,1 55,0 53,9 52,1 51,3 49,7 49,1 41,9 40,4 39,8 40,5 39,3 40,0 41,8 42,2 44,6 46,4 48,6 51,3
4,2 16,9 18,1 17,9 18,0 17,8 17,6 29,3 32,8 34,4 32,4 33,8 33,7 31,5 30,0 28,4 26,6 25,0 23,3
più obbligazioni). La tabella costruita dal MAIC sulla suddivisione dello stock dei mutui dei Comuni in esistenza a fine 1911 fornisce indicazioni sugli scopi per i quali furono contratti: 1. la conversione di vecchi debiti con la Cdp e “istituti affini” (la Saccp) in nuovi debiti, senza erogazione monetaria; 2. la dimissione di debiti con erogazione monetaria; 3. i finanziamenti per gli investimenti in opere pubbliche; 4. la copertura di “deficienze di bilancio”. Ciascuna voce è articolata tra Cdp – Saccp e “altri mutuanti” (circuiti obbligazionari e bancari)60.
MAIC, Statistica dei debiti comunali per mutui al 31 dicembre 1911, Tipografia G. Bertero & C., Roma 1914, p. XIII sgg. Una tabella analoga è costruita per i debiti delle Province a fine 1915 (MAIC, Annuario statistico italiano, anno 1915, Tipografia G. Bertero, Roma 1916, Tav. 4, p. 423).
Dalla Tab. 3.3 risulta: 1. la conversione di mutui pregressi con la CDP, senza erogazioni monetarie, conta molto (447 su 1911 milioni); 2. la dimissione di debiti conta 754 su 1911 milioni e comporta un ruolo non dissimile degli altri mutuanti (45% circa) rispetto a quello della Cdp (55%); 3. il finanziamento delle opere pubbliche (654 milioni) è meno rilevante delle dimissioni di debiti (754 milioni) ed è sostenuto dagli altri mutuanti per un’entità leggermente superiore a quella della Cdp; 4. la “deficienza di bilancio” non è una voce rilevante e transita prevalentemente sugli “altri mutuanti”.
Tab. 3.3. Debiti comunali in esistenza al 31 dic. 1911 classificati per scopo (al valore iniziale) (milioni di lire)
(Fonte: MAIC, Statistica dei debiti comunali per mutui al 31 dicembre 1911, Tipografia G. Bertero & C., Roma 1914, p. XV
Mutui contratti con: Forme di impiego Trasformazione di mutui contratti con Cdp Dimissione di debiti Opere pubbliche Deficienza di bilancio Totale Cdp e Saccp 446,84 410,12 317,65 6,35 1180,96 344,05 336,34 49,59 729,98 altri mutuanti totale 446,84 754,17 653,99 55,94 1910,94
Da notare che il rilevante processo di conversione del debito è motivato dalla progressiva riduzione dei tassi di interesse nel periodo analizzato. In linea con i tassi di mercato monetario (es. il tasso sui depositi postali) e finanziario (es. il tasso di rendimento dei titoli di Stato a lungo termine), il tasso medio sul debito dei Comuni (escluso quello obbligazionario)61 si riduce da valori intorno al 5.655.70% del quadriennio 1877-1880 al 4% del 1911 (Fig. 3.4). Altro aspetto da notare è il fatto che la conversione dei debiti è attivata dalla normativa (vedi creazione della Saccp), ma opera anche attraverso gli “altri mutuanti”, cioè istituzioni di mercato. Come pure, il finanziamento delle opere pubbliche transita anche sui circuiti creditizi privati, e non solo sulla Cassa. 4. ALCUNI
Pur in presenza di punti aperti nell’apparato quantitativo di riferimento, su alcuni aspetti ritengo di avere fornito un contributo e di poter avanzare alcune considerazioni:
MAIC, Statistica dei debiti comunali per mutui al 31 dicembre 1911, Tipografia G. Bertero & C., Roma 1914, p. XXXVI.
tasso di interesse o rendimento %
1874 1876 1878 1880 1882 1884 1886 1888 1890 1892 1894 1896 1898 1900 1902 1904 1906 1908 1910 1912 1914 1916
Fig. 3.4. Tasso medio sul debito dei Comuni e tassi di mercato monetario e finanziario 1875-1915
a) la ricostruzione dell’evoluzione 1901-1915 delle principali componenti del debito consente di sostenere l’ipotesi di un’importante modificazione strutturale in quella fase storica, caratterizzata dalla transizione dalla finanza “informale” (obbligazioni) a forme di indebitamento più istituzionali (Cdp e banche). In effetti, tra il 1896 e il 1911-1915 è sostenibile l’idea che la dimissione dei debiti abbia riguardato i debiti in obbligazioni. b) la scarsa conoscenza sul ruolo delle banche nelle operazioni di classamento dei titoli obbligazionari degli enti locali rende complessa l’analisi del rapporto (solo di concorrenza?) tra banche, casse postali e Cdp, nel senso che tale rapporto non transita unicamente sui punti largamente noti delle condizioni relative ai tassi di interesse sulla raccolta e sui mutui, ma anche sul mercato delle obbligazioni (sul quale la Cdp non sembra aver avuto un ruolo particolare). c) il sostegno creditizio alla crescita del capitale reale sociale è avvenuto tramite la Cdp, ma, secondo i dati di fine 1911, anche tramite i canali privati delle banche e del circuito obbligazionario. Così, all’interno dei processi di conversione e di consolidamento dei debiti dopo il 1896 rilevante è il ruolo della Cdp – Saccp, ma anche dalle banche.
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