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Timestamp: 2016-10-20 21:23:21+00:00

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⭐Una sporca dozzina. «Tutele allentate», scontro tra Regione e ministero IL SUMMIT DI VARSAVIA
Una sporca dozzina. «Tutele allentate», scontro tra Regione e ministero IL SUMMIT DI VARSAVIA
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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,50 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/23/2013 ANNO XLIII. N VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 EURO 1,50 Una sporca dozzina I precedenti di Telecom, Ilva e Alitalia non insegnano nulla. Ora Letta svende tutto: Eni, Fincantieri, Enav, Snam, Sace, Stm, Grandi Stazioni. Per recuperare 12 miliardi di euro lo stato rinuncia a partecipazioni in società redditizie PAGINE 2, 3 PRIVATIZZAZIONI La goccia di 12 miliardi sul debito GENOVA Rivolta contro la vendita dei trasporti Doria assediato Oggi a Genova sarà il quarto giorno di paralisi: oltre ai lavoratori dell Amt, la municipalizzata che il comune intende privatizzare - era già stata venduta in passato ma l acquisto da parte dei francesi si è poi rivelato un fallimento - protestano anche quelli delle altre aziende pubbliche (rifiuti e manutenzione stradale) anch esse candidate alla vendita. Il sindaco Doria ha annunciato il rinvio della privatizzazione dell Amt, ma ciò non è bastato a placare le proteste. Che anzi si allargano. Ieri sospeso il consiglio comunale dopo l ennesimo corteo BONCHI PAGINA 4 PROCESSO RUBY Era sesso in cambio di soldi E i testimoni furono pagati Ad Arcore c era un «sistema prostitutivo», Berlusconi sapeva che Karima era minorenne e nonostante questo faceva con lei sesso in cambio di denaro. A Milano depositate le motivazioni della condanna del Cavaliere a 7 anni per concussione e prostituzione minorile. La sua situazione si complica: per i giudici è provato che pagava «ingenti somme di denaro» ai testimoni del processo. Nasce il filone Ruby Ter sull ipotesi di falsa testimonianza. Tra gli indagati quali la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi, l europarlamentare Ronzulli e suo marito PAGINA 6 SARDEGNA «Tutele allentate», scontro tra Regione e ministero D opo i sedici morti e la devastazione del ciclone Cleopatra, le procure di Tempio Pausania e Nuoro hanno avviato due inchieste per omicidio colposo e per disastro colposo. Siamo ai primi accertamenti, i fascicoli sono senza un nome, ma è chiaro che i morti e i danni non hanno soltanto cause naturali. E sui motivi del disastro, contro il tentativo della giunta Cappellacci di smantellare la legislazione di tutela del paesaggio, è intervenuta, percontodel ministeroperibeniculturalie ambientali (Mibac), la sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni: «È a tutti ben chiaro che il territorio sardo avevaeha lanecessitàdiesseremaggiormente tutelato e non maggiormente sfruttato» COSSU PAGINA 5 IL SUMMIT DI VARSAVIA «È solo una vetrina per l industria del carbone», gli ambientalisti si ritirano dalla Conferenza sul clima GIORGIO SALVETTI PAGINA 5 LA STAZIONE DI MILANO /FOTO ELIO CALAVOLPE - SINTESI VISIVA CEMENTICIDIO Il governo criminale del territorio Piero Bevilacqua D i fronte alle cronache angosciose che arrivano dalla Sardegna l'animo è agitato da sentimenti contrastanti. Si vorrebbe tacere per rispetto dei tanti, troppi morti, alcuni dei quali bambinelli, strappati dalle mani disperate dei padri dalla furia delle acque. Ma si vorrebbe anche urlare per la rabbia e lo sdegno, perché ormai da troppi anni sciagure territoriali consimili punteggiano il nostro calendario civile. Chi se ne ricorda? CONTINUA PAGINA 15 C è Roberto Romano qualcosa di «stupido», riprendendo la famosa affermazione di Prodi sui vincoli europei, nel progetto di proseguire la privatizzazione di parte delle società pubbliche e il programma di spending review. Fortunatamentec è ancora tempo prima che i propositi diventino politica economica, Keynes era convinto della forza delle idee (buone) rispetto agli interessi costituiti. Il primo effetto «potenziale» della discussione del consiglio dei ministri è quellodi ampliarel impatto della Legge di Stabilità di ulteriori 12 miliardi di europeril 2014, di cui 6perridurre undebito pubblico di oltre mld (avete letto bene), e 6 per ricapitalizzare la Cassa Depositi e Prestiti, mentre i risparmi di spesa, stimati in 32 mld di euro (spending review), superiori alle previsioni indicate nella Legge di Stabilità, saranno destinati alla riduzione delle tasse sul lavoro, dell indebitamento e del debito. Con il consiglio dei ministri prende corpo il Documento economico e finanziario (Def), nel quale il governo si era impegnato a realizzare privatizzazioni per 30 mld di euro tra il 2014 e il Per capire cosa celano le privatizzazioni (potenziali) è necessario fare un piccolo passo indietro rispetto alla «discussione proficua» (cit. Letta), più precisamente al provvedimento "Destinazione Italia". In esso si declinava il piano sotteso alle privatizzazioni: attirare investimenti dall estero, come quelli nazionali, per valorizzare le «società partecipate dallo Stato anche con la predisposizione di un piano di dismissioni». CONTINUA PAGINA 2 Chi ha esportato 100 mila euro potrebbe pagarne 1200 per il rientro del capitale. Il grande condono di Letta e Saccomanni L ANALISI Alfiero Grandi pagina 15 JOHN FITZGERALD KENNEDY L eredità di Camelot Q uando divenne presidente nalista di nome Jacla e ambiziosa gior- era molto giovane queline Lee Bouvier. e molto, molto ricco; le foto sulle riviste lo facevano apparire più affascinante di quanto fosse davvero (la sua voce era stridula); Bruno Cartosio John F. Kennedy Jack per gli amici, i familiari e per la pubblicistica che trattava lui e sua moglie, Jack e Jackie, come nella seconda guerra mon- diale era stato ferito e si era comportato da eroe; aveva pubblicato un libro che gli aveva valso il Premio Pulitzer; era già stato congressman ed era senatore degli Stati Uniti. Sette anni prima aveva sposato stelle del cinema era predestinato a un posto nella storia. E alla storia appartengono i poco più di mille giorni della sua presidenza; mentre la sua morte immatura e violenta lo ha consegnato alla leggenda, facendone il Re Artù di una nuova Ca- un altrettanto giovane, ricca, belmelot. CONTINUA PAGINE 8, 9 BIANI CALCIO E AFFARI Wang il cinese al timone di Totti «Il mio obiettivo è servire il popolo». E il popolo di Luoma (Roma, in cinese) sponda giallorossa ringrazia, se è vero che Wang Jianlin, il miliardario tra i miliardari cinesi, starebbe per accaparrarsi il 31 percento della società di calcio As Roma. Comunista iscritto al Partito dal 1976, Wang è prima di tutto un militare. Dal 1970 al1986 fusoldatonell'esercito Popolare, dicui il padre fu un eroe ai tempi della rivoluzione. «Nella mia azienda - ha detto - io decido, se non esegui il mio ordine, paghi una multa». Romani e americani avvisati. Il comunista Wang sfoggia un curriculum ideale per la Città Eterna: proprietario della più forte azienda immobiliare cinese, è diventato il padrone della più grande catena di sale Simone Pieranni cinematografiche al mondo. Mancava solo il calcio di cui Wang è grande appassionato; ed ecco l'occasione romana che può unire le passioni del magnate, con un obiettivo preciso: lo stadio di proprietà (magari con cinema annesso). Originario del Sichuan, su Wang si è consumata una guerra interna a Bloomberg, proprio nei giorni scorsi: l'agenzia avrebbe censurato un reportage sulle ricchezze di Wang e i suoi collegamenti politici. Risultato: reportage autocensurato e il giornalista che avrebbe diffuso la notizia - ad altri giornali - sospeso. E ora Wang sbarca nella Capitale: tiao tiao da lu tong Luoma, del resto è un detto molto comunein Cinae significaesattamente che «tutte le strade portano a Roma».2 pagina 2 il manifesto VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 UNA SPORCA DOZZINA Vendesi Parte un piano senza precedenti: lo Stato mette sul mercato grossi pacchetti di azioni. Rinviate le decisioni sulla seconda rata Imu L ordine è privatizzare Via alla vendita di società in mano al Tesoro: miliardi per abbattere il debito e ottenere più flessibilità dalla Ue. Saranno cedute quote di Eni, Fincantieri, Enav, Snam, Sace, Centostazioni Antonio Sciotto ROMA E così i nomi sono arrivati, ufficialmente: il premier Enrico Letta ha presentato il primo DALLA PRIMA Roberto Romano I vincoli europei danno i numeri Si assume che un «programma di privatizzazioni e dismissioni avrebbe numerosi vantaggi: a) lo sviluppo delle Societàdaprivatizzare, attraverso l acquisizione di nuovi capitali italiani ed esteri; b) l ampliamento dell azionariato mediante la quotazione in Borsa, che consenta anche una più ampia diffusione del capitale di rischio tra i risparmiatori e la crescita della capitalizzazione complessiva della Borsa italiana; c) l ottenimento di risorse finanziarie da destinarsi alla riduzione del debito pubblico».i beneficiari dell operazione sono gli investimenti diretti esteri. L esperienza Telecom non ha insegnato molto, possiamo riporre qualche speranza nell intraprendenza di Massimo Mucchetti circa la golden share. Se in prima approssimazione i provvedimenti di Letta assomigliano tanto alle misure adottate per agganciare l euro tra il 1992 e il 2000, in realtà c è una differenza di fondo e forse di sostanza: Amato vedeva nella privatizzazione la via per fare politica industriale, sappiamo poi come è andata a finire; il programma di Letta è finalizzato alla sola riduzione del debito (6 mld) e dell indebitamento, tra l altro via investimenti diretti esteri. Le principali società coinvolte sono la Sace, Grandi Stazioni, quote di Enav, Stm, Fincantieri, Cdp Reti e del gasdotto Tag. Anche l Eni è interessata con l annunciato del via libera all operazione di cessione di un pacchetto del 3%, affiancato a un buyback che non farà scendere lo Stato sotto il 30% del capitale. Relativamente al programma spending review del Commissario discusso dal consiglio dei ministri, è necessario sottolineare che (il programma) non risponde a nessun indirizzo di massima del parlamento, deteriorando il potere di controllo e indirizzo dello stesso. Visto che si parla di servizi pubblici, forse, sarebbe il caso di fare uno sforzo di democrazia parlamentare. Diversamente rimangono le intangibili indicazioni del ministro del Tesoro e del Commissario. Sicuramente persone per pacchetto di privatizzazioni deciso dal governo, con la vendita di quote di società partecipate e il conseguente incasso è la previsione dello stesso presidente del consiglio di «10-12 miliardi di euro». Soldi che serviranno per metà ad abbattere il debito pubblico potendo cosìchiedere allaueuna maggiore flessibilitàsugli investimenti, ovvero che non siano iscritti nel deficit e per un altra metà (anche queste parole di Letta) a ricapitalizzare lacassadepositie prestiti, coinvolta in prima persona in questa complessa operazione. Il consiglio dei ministri di ieri invece non ha sciolto la riserva né sulla seconda rata Imu (che comunque il premier afferma che «verrà cancellata») né sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia, visto che si aspetta ancora il parere, necessario, della Ue. Ecco dunque cosa sarà ceduto: le quote di controllo di Sace e di Grandi Stazioni, pari al 60%; della prima società, che sostiene le imprese italiane nelle esportazioni, la Cdp detiene il 100%; della seconda, che cura lo sviluppo delle 13 principali stazioni ferroviarie italiane, Ferrovie (e quindi indirettamente il Tesoro) detiene il 60%, che quindi verrà interamente ceduto. Potrebbero essere interessati ad acquistare, tra gli altri, Caltagirone e i Benetton, che fanno già parte del 40% di azionariato privato. Pare anche che sia in via di cessione il 60% di Centostazioni, società che cura 103 stazioni minori. Ancora: una complessa operazione finanziaria, che dovrebbe portare alla fine nelle casse dello Stato ben 2 miliardi di euro, riguarda il buyback di azioni Eni. Il primo gruppoitalianoperfatturatoè posseduto al 30,1% dal Tesoro e dalla Cdp, e dunque per non perdere il controllo (la soglia-limite è al 30%) di fatto lo Stato non potrebbe vendere oggi se non lo 0,1%. Si è decisoquindi di far acquistare a Enisul mercato una quota del 3% di azioni, che quindi verranno poi cedute. Utili potranno essere per l acquisto i 2,2 miliardi incassati di recentegraziealla cessionedellaparte russa del colosso petrolifero. Un altra cessione, anche qui senza scendere sotto la quota di controllo, riguarderà il big mondiale della cantieristica navale, Fincantieri. La proprietà è di Fintecna, cheasuavolta èpossedutadacassa depositi e prestiti. La società è molto presente a Oriente, essendosi espansa fino agli Emirati Arabi, e controlla anche un azienda costruttrice di strutture per l estrazione del petrolio, quindi potrebbe far gola proprio al mondo arabo. Ci sono poi due altri grossi nomi, società note, in mano al Tesoro e che pure vedranno cessione di quote: l Enav, l ente nazionale di assistenza al volo, che comunque per il suo ruolo così delicato dovrebbe mantenere il controllo pubblico; e la StMicroelectronics, colosso italo-francese dei microprocessori, che ha stabilimenti in Italia, infrancia ein Cina, di cuiinvece verrebbe ceduta per intero la quota del 14,5% in mano al ministero dell Economia. Infine le reti, quelle in mano a Cdp Reti e Cdp Tag: nel primo caso si tratta di quotare in borsa la società che controlla la maggioranza di Snam (il gas italiano), il 14% di Metroweb (reti di fibre ottiche) e il 30% (in via di cessione proprio a Cdp) di Terna (reti elettriche); nel secondo caso, la società controlla ilgasdotto che porta il metanodalla Russia fino all Italia: appartenevaaeni, chel ha cedutaa Cdp, che dovrebbe girarla a Snam. Il piano è complesso, ma il governo sembra più che deciso a procedere sulla strada delle cessioni. Il premier Letta e il ministro dell Economia Fabrizio Saccomanni, infatti, vogliono dimostrare all Europa che dal 2014 l Italia prenderà una direzione «virtuosa», ovvero quella dell abbattimento del debito, dopo che negli ultimi anni è salito (fino al134%), a causadella crisiegrazie anche alla restituzione dei crediti vantati dalle imprese. E intanto le decisioni sull Imu sono state rinviate alla settimana prossima. bene, ma pur sempre persone. Razionalizzare 32 mld di euro, via risparmi, razionalizzazione dei costi della spesa pubblica e riordino della spesa a favore dei cittadini (detrazioni ed altro), può essere un lavoro più importante delle persone coinvolte? Se il governo adotta un criterio universale per controllare i costi della pubblica amministrazione il paese sarà migliore, anche se continuo a pensare che non serva un commissario ma dei ministri che lavorano bene per assolvere a questo compito. Tuttavia il principale problema della spesa pubblica italiana è relativo alla formazione della spesa futura, cioè spesa corrente e in conto capitale per i prossimi anni. Pensate ai progetti che oggi, a torto o ragione, consideriamo inappropriati o inutili con il sopraggiungere della crisi economica. Sarebbe necessaria una spending review capace di ricontrattare i progetti di spesa pubblica (contratti privati) esistenti e futuri, con dei criteri di efficacia ed efficienza, differenziando tra spesa che produce reddito e spesa che produce rendita. Speriamo che la forza delle idee di Keynes sia più forte della stupidità delle vittime delle idee di qualche economista defunto. Scuola/ RISCHIO MULTA DA UN MINIMO DI 10 MILIONI DI EURO Ultimatum Ue all Italia: assumete 137 mila precari entro due mesi Roberto Ciccarelli Sindacati sul piede di guerra. Il Miur dovrà convincere la Commissione per bloccare la procedura La Commissione Europea ha inviato all Italia un nuovo avvertimento sulla discriminazione degli insegnanti e del personale precario che lavora nella scuola da più di 36 mesi continuativi a proposito del mancato adeguamento dello stipendio al personale di ruolo. Il nostro paese rischia una multa minima di 10 milioni di euro perché dal 1999, quando è stata emanata la direttiva comunitaria numero 70, non ha mai stabilizzatoi 137mila precari della scuola (stima Anief, 130mila per Flc-Cgil, Cisl e Uil) che hanno lavorato per più di tre anni con le supplenze. Nella lettera con la quale la Commissione Ue mette in mora l Italia si legge che il Ministero dell Istruzione, dell Università edella Ricerca (Miur) usa i precari con contratti a termine «continuativi», ad ogni fine di anno scolastico (e comunque alla fine di ogni incarico) li «licenzia», per poi «riassumerli» attraverso il meccanismo della chiamata dalle «graduatorie in esaurimento», oppure con le chiamate dei presi a partire dalla fine di ogni agosto. Un operazione che si protrae anche per molti mesi. Il problema è che, così facendo, centinaia di migliaia di persone vengono lasciate «in condizioni precarie nonostantesvolgano un lavoro permanente come gli altri». La discriminazione di Stato non riguarda solo lo status giuridico, ma anche il reddito. I precari, infatti, guadagnano sensibilmente di meno degli «assunti». Se alla lotteria delle «chiamate» vincono una cattedra piena (cioè 18 ore alla settimana), possono arrivare anche a 1400 euro al mese. L anno successivo rischiano tuttavia di ricominciare da un reddito anche dimezzato. Considerati i tagli delle cattedre, il riaccorpamento delle classi o degli istituti, e il blocco del turnover, le cattedre sono diventate in questi ultimi anni sempredi meno, e ai precari non resta che accontentarsi di «spezzoni». In questi casi il reddito diminuisce sensibilmente, poco più o poco meno sulla soglia di povertà. Per la Commissione Ue gli stipendi vanno adeguati perché questi precari «svolgono lo stesso lavoro ma hanno un contratto diverso» rispetto a chi ha già un «ruolo». L Italia deve rispondere entro due mesi, altrimenti la procedura sarà depositata alla Corte di giustizia europea. Una condanna della Corte costerà 10 milioni di euro, una cifra che potrà aumentare, da 22mila a 700 mila euro per ogni giorno di ritardo. «Dopo la messa in mora dell'italia in merito alla procedura sul personale Ata della scuola, quello giunto oggiè un ulteriore segnale importante - afferma Marcello Pacifico dell Anief e segretario organizzativo Confedir - L equiparazione stipendiale è fondamentale anche ai fini della stipula dei contratti sui posti vacanti, sino al 31 agosto, e verso la stabilizzazione dei 137 mila supplenti nella nostra scuola». Tutti i sindacati sono ormai in trincea contro il ministero e chiedono una soluzione definitivaaquesta piaga tutta italiana. Per la Flc-Cgil, che come l Anief ha promosso un ricorso alla Corte di giustizia europea, il governo «deve mettere in campo un piano pluriennale che consenta la stabilizzazione - afferma il segretario DomenicoPantaleo - andando oltregli stessi contenuti della legge sull istruzione approvata in parlamento». PerFrancescoScrimadella Cislla stabilizzazione risolverebbe anche la discriminazione sul reddito dei precari. «Chi è assunto a tempo indeterminato - afferma - può far valere l anzianità accumulata con il lavoro precario». La Uil attacca il piano triennale di immissioni in ruolo deciso dal ministro Carrozza; «è una soluzione parziale - sostiene - ci sono ancorapostiin organicodidirittocoperticoncontrattiannuali reiterati di anno in anno. La soluzione è l organico funzionale». Il Miur ha cercato di rivendicare la trasformazione delle graduatorie fisse in graduatorie in esaurimento («per sgonfiare le sacche di precariato»). E sostiene che le immissioni in ruolo per il triennio «contribuiranno a riportare a un livello fisiologico il ricorso ai precari». Che, nel 2016, saranno grosso modo 120 mila. Se l Europa troverà convincenti queste argomentazioni, la procedura si arresterà. Altrimenti, lo Stato italiano inizierà a pagare.3 VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 il manifesto pagina 3 UNA SPORCA DOZZINA Europa Il commissario Olli Rehn: «Ora possiamo rallentare e concentrarci sulle misure per la crescita». E apre spiragli anche per l Italia L a scelta è per le politiche territoriali e per un idea del governo che scardini i paletti imposti dal patto di stabilità, dalle politiche di austerity, svelando l inganno delle larghe intese. È la cornice in cui si iscrive «Un altra musica in Comune» l assemblea che inizia oggi a Pisa e durerà fino a domenica 24 novembre (info su unacittaincomune.it, tra i partecipanti: Grazia Naletto, Livio Pepino, Gabriella Stramaccioni, Guido Viale). Promossa da liste di cittadinanza, gruppi consiliari, reti e movimenti dei beni comuni come «Un altra città» di Firenze, Ancona Bene Comune, Appello per L Aquila, Brescia Solidale e Libertaria per i Beni Comuni, Brindisi Bene Comune, Cambiamo Messina dal basso, Cittadinanza e Partecipazione (Feltre), Gruppo Consiliare Imperia Bene Comune, Una città in comune (Pisa), Repubblica Romana e Sinistra per Siena, l iniziativa intende proporre una campagna nazionale basata, tra l altro, sulla condivisione di strumenti normativi come iniziative, ordini del giorno, delibere da portare nei consigli comunali sui temi della casa, la tassazione, il patrimonio, i servizi essenziali e i beni comuni. Nelle intenzioni degli organizzatori questo potrebbe essere un primo tentativo per la valorizzazione sociale del patrimonio pubblico e privato inutilizzato, nel momento in cui il governo Letta intende dismettere gli immobili pubblici di maggior valore nel tentativo di «abbattere il debito pubblico». L esposizione debitoria dei comuni, il taglio dei finanziamenti e la Anna Maria Merlo PARIGI Q ualcosa sembra alleggerirsi nel cielo plumbeo dell austerità che schiaccia la Beni comuni/ DA OGGI A DOMENICA ASSEMBLEA A PISA Un «altra musica» per le aree dismesse: riuso sociale e culturale privatizzazione dei servizi pubblici essenziali (quello del trasporto a Genova, ad esempio) rende sempre meno plausibile questa prospettiva, lasciando ampi spazi alla speculazione immobiliare, finanziaria, politica. In alternativa, i promotori di una «musica in comune» proporranno, ad esempio, uno schema di delibera comunale che potrà essere usato ovunque esistano le condizioni politiche (e la volontà di un sindaco, di un consiglio) per il riuso di un patrimonio immobiliare che, stando ai dati dell Anci, dovrebbe essere pari a 20 mila beni disponibili. Secondo la delibera tale patrimonio non deve essere ceduto, bensì riusatoper finisociali, culturali o produttivi. Si propongono anche strumenti inediti per ottenerne l uso come la requisizione, i bandi riservati a realtà sociali, le acquisizioni in uso, la custodia o la guardiania. Strumenti che sono stati usati in passato, ad esempio da Sandro Medici nel X municipio di Roma, e oggi dal sindaco di Messina Renato Accorinti che ha requisito un resort per i superstiti di Lampedusa (manifesto 21 novembre). Il riuso demaniale sarebbe realizzabile anche oggi. Gli enti locali hanno tempo fino al 30 novembre per chiedere uno o più spazi messi a disposizione dall Agenzia del demanio. L operazione è stata un fallimento: sono arrivate solo 600 richieste. L iniziativa pisana intende mostrare una strada alternativa ai rapporti strutturali tra le amministrazioni, i grandi costruttori e gli interessi finanziari. ro.ci. EDITORIA Sequestrati 13 siti per scaricare giornali L operazione «Free Magazines» della Guardia di finanza ha portato ieri alla chiusura di 13 siti Internet, segnalati dalla Fieg (federazione degli editori), che consentivano di consultare e scaricare illecitamente riviste e quotidiani, spesso in concomitanza con la loro distribuzione nelle edicole. «Negli ultimi anni dice Giulio Anselmi, presidente Fieg si è affermato un trend crescente di accesso ai contenuti illegali grazie a siti esclusivamente dedicati alla pirateria e alla contraffazione: piattaforme transfrontaliere spesso con server ubicati all estero che incassano ingenti risorse attraverso i banner pubblicitari». A tutela del diritto di autore, la Fieg ha avviato tra l altro, nel 2012, il Repertorio Promopress, che prevede la stipula di licenze per la riproduzione degli articoli nelle rassegne stampa. Tra i siti sequestrati, una app per cellulari, denominata «Quotidiani free». E ancora: fourtoutici.net; scaricando.org; magazinedown.com; pdfmagaz.in; scarica-file-gratis.info; pdfmagazines.org; le-riviste.net; it.calameo.com; avaxhome.ws; edicola--virtuale.blogspot.it; quotidiano-online.blogspot.it; pdfmagazinefreespain.blogspot.it; RIGORE E Merkel apre al salario minimo generalizzato chiesto dalla Spd L Ue allenta la morsa zona euro dal Angela Merkel ha annunciato di essere pronta a cedere, obtorto collo, su una della principali richieste dell Spd per formare una grosse Koalition: la Germania avrà un salario minimo interprofessionale. «Decideremo cose che, stando al mio programma, non considero giuste - ha affermato ieri a Berlino - tra esse c è un salario minimo generalizzato». Per Merkel, «realisticamente l Spd non concluderà i negoziati senza il salario minimo». La cancelliera nonha fissato né l ammontare di questo salario né una data precisa (ma i negoziati dovrebbero essere conclusi entro fineanno) e hacercatodirassicurare il padronato affermando che farà «di tutto per minimizzare l effetto sull occupazione del salario minimo» e per garantire la flessibilità (mentre non dovrebbe cedere sulla richiesta Spd di aumento delle pensioni minime). Oggi in Germania c è un salario minimo solo per alcune categorie protette, mentre molti mini jobs sfuggono a qualsiasi regolamentazione. L Spd chiede 8,5 euro l ora. In Francia, dove lo Smic è a 9,43 euro lordi, il ministro delle finanze, Pierre Moscovici, ha visto nelle dichiarazioni di Merkel «il segnale di un approccio forse più cooperativo della politica economica in Europa». Moscovici ha insistito di nuovo sulla «necessità di un riequilibrio» nella zona euro. Già la Commissione Ue, mettendo sotto sorveglianza la Germania per eccesso di avanzo commerciale (supera il 6% del pil dal 2007) aveva mandato un messaggio a Berlino a favore di un rilancio della domanda interna, per permettere di allentare la stretta sui paesi soffocati dal rigore. Olli Rehn, commissario agli affari monetari, ha insistito ieri sulla necessitàdi consolidarele finanzepubbliche nei paesi in eccesso di deficit e di debito, ma ha ammesso: «Visto che negli ultimi due anni gli squilibri si sono dimezzati, ora possiamo rallentare e concentrarci sulle misure per la crescita, in particolare sulla fiscalità». Per l Italia, ci potrebbe essere una boccata d ossigeno. Rehn apre uno spiraglio sull utilizzo della clausola sugli investimenti, i 3 miliardi negati a Roma solo una settimana fa: «Dipenderà dalla spending review o altre decisioni», ha messo le mani avanti, aggiungendo che il deficit deve restare sotto il 3%, ma anche che bisogna «ripristinare i prestiti bancari», politica perseguita anche dalla Bce, con il ribasso dei tassi. In effetti, in Europa, Rehn ha dovuto ricordare che solo l Estonia e la Germania rispettano il Patto di stabilità. I paesi soffocati dal rigore, piegati da una disoccupazione devastante, sembrano essere riusciti a smuovere le certezze dell ortodossia. Le minacce di un impennata dei partiti populisti di destra alle prossime europee ha finito per convincere Bruxelles e Berlino che bisognava allentare un po le briglie. La Francia, dove è in corso una jacquerie fiscale di varie categorie, ha fatto pressing per un cambiamento di politica economica (ieri, i blocchi stradali dei produttori di cereali, i più protetti dalla Pac, si sono chiusi con la tragedia della morte di ungiovane pompiere, in un incidente stradale). Pochi giorni fa, il ministro del rilancio produttivo, Arnaud Montebourg, aveva accusato Barroso, presidente della Commissione, di essere «il carburante del Fronte nazionale». Qualche mese fa, era stato il capo economista dell Fmi, Olivier Blanchard, afare mea culpasullascelta dell austerità in Europa, sottolineando come ci fosse stata una sottovalutazione dell effetto dei moltiplicatori. Ora l abbozzo di svolta a Bruxellesècertificatodauno studiorealizzato a ottobre dal capo economista della Ue Jan In t Veld, che ha calcolato gli effetti disastrosi del rigore. Tra il 2011 e il 2013, l austerità imposta ha fatto perdere all Italia il 4,9% di crescita potenziale, il 4,6% alla Francia, il 5,4% alla Spagna, il 6,9 al Portogallo. Per non parlare della Grecia, che ha perso un potenziale di crescita dell 8,05%. L austerità generalizzata ha colpito anche la prospera Germania, che ha perso un potenziale del 2,6%. La disoccupazione è stata l effetto disastroso di questa politica. In media, potrebbero essere almeno 3 i punti in meno nel tasso di senza lavoro nei vari paesi della zona euro. VIOLENZA DI GENERE Il prezzo dell odio: danni economici per 17 miliardi di euro Carlo Lania ROMA S edicimiliardisettecentodiciannovemilioni di euro. Molto più di una manovra finanziaria e tre volte il prezzo che la collettività paga per gli incidenti stradali. Ecco quanto ci costa ogni anno la violenza contro le donne, quella lunga serie di aggressioni, insulti, ferimenti, offese fisiche e psicologiche fino ad arrivare agli omicidi che gli uomini compiono quotidianamente contro una donna, sia essa la moglie, la fidanzata, la compagna o una ex partner sulle quali chissà perché ritengono di poter vantare deidiritti. Comesenonbastassero idanni fisici e psichici, adesso sappiamo anche quanto la società è costretta a pagare per questo repertorio di orrori. Tra costi diretti e indiretti una cifra molto superiore, solo per fare un esempio, ai 12 miliardi di euro che il governo spera di ricavare dalle dismissioni di quote di Eni e Fincantieri, ma che sempre il governo si illude di contrastare investendo nella prevenzione appena sei milioni di euro l anno. A rendere note le conseguenze economiche di questo fenomeno è una ricerca -la prima di questo tipo - condotta da Intervita Ong e presentata per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne chesi celebrail25 novembre. Cifre, spiega l'indagine intitolata «Quanto costa il silenzio?», «che confermano la dimensione immensa e preoccupante di un problema che mina la salute e l'identità della donne, limita la libertà personale, condiziona la crescita del sistema economico sociale del Paese». Ma che dimostrano anche - al di là di quanto forse si crede - un altro aspetto di questa realtà drammatica, come sottolinea la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli: «Il femminicidio non è un'emergenza occasionalené unfatto privato, mauna tragedia sociale cronica, ormai strutturale. E' una questione politica e riguarda tutti». E allora vediamole queste cifre che nessuna spending review riesce a tagliare, nonostante la violenza di genere rappresenti una vero freno allo sviluppo economico e sociale del Paese. Con una premessa. Per il loro studio le ricercatrici di Intervita hanno preso come punto di partenza l'indagine «La sicurezza delle donne» condotta dall'istat nel 2006 ma aggiornandola con nuovi indicatori, come ad esempio la presenza di donne straniere (una prossima edizione è attesa dall'istat per il 2014). Quello studio ha permesso di stabilire come ogni anno in Italia si verifichino 14 milioni di episodi di violenza contro le donne, numero purtroppo calcolato per difetto se si considera che solo una minoranza esigua della vittime sporge denuncia. Si va dalle molestie sessuali all'avere un braccio torto, dai capelli tirati alle minacce, all'essere obbligata a subire rapporti sessuali. E poi calci, sputi, morsi, ma anche ustioni di vari gravità, fino all'essere minacciata con una pistola o un coltello. E ogni anno sono circa 120 le donne uccise dal partner o da un ex compagno. Dal punto di vista economico, il risultato di tutto questo sono i circa 17 miliardi di euro di cui si è parlato all'inizio. Di questi Intervita stimain 2,377miliardi di euro i costi diretti, così suddivisi: sanitari (460 milioni), consulenza psicologica (158mln), farmaci (44mln), ordinepubblico (235 mln), giudiziari (421 mln), spese legali (289 mln), costi dei servizi sociali dei Comuni (154 mln) e dei centri antiviolenza (circa 8 mln). A questi si devono poi aggiungere altri 640 milioni di euro persi da aziende a collettività per le donne che hanno potuto recarsi al lavoro dopo aver subito una violenza (i giorni lavorativi persi per questo motivo sono stati 1,1 milione). Infine ci sono i danni non monetari, vale a dire il danno emotivo ed esistenziale provocato alle vittime e stimato in 14,43 miliardi di euro. Anche se recentemente il governo ha inasprito le pene, la violenza di genere resta soprattutto un problema culturale. Per questo ieri è stata lanciata la campagna «Servono altri uomini» che avrà come testimonial molti volti noti del nostro cinema. Vedere altro
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