Source: http://labooratoriomilano-articolo51.blogspot.it/2012/02/
Timestamp: 2017-12-11 01:52:09+00:00

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laboratoriomilano-articolo51: febbraio 2012
NON LO ABBIAMO FATTO PER QUESTO!
Nel leggere l'intervista concessa dal Sottosegretario Colli alle PO di Regione Lombardia, Art.51 Laboratorio di Democrazia Paritaria e, tutte le Associazioni a sostegno che hanno reso possibile la nomina grazie alla vittoria in CdS, sono rimaste profondamente deluse e stupite.
Non abbiamo lottato perché la prima priorità nei progetti di PO del Sottosegretario “sia l'occhio femminile sull'altra metà del cielo” con incettivi per l'assunzione di uomini cinquantenni! Nemmeno di potenziare l'affido familiare, men che meno la conciliazione dei tempi: per quelli già esistono servizi sociali specifici ed assessorati preposti. Dal Sottosegretario noi ci aspettavamo che in cima alle sue priorità, fosse lo sviluppo di progetti per una nuova legge elettorale regionale, progetti per favorire le donne nell'ascesa dei vertici delle istituzioni regionali, degli incettivi all'assunzione delle cinquantenni nel mondo del lavoro, dell'introduzione dei congedi parentali paterni, del sostegno ad una vera politica di genere che affermi senza se e senza ma, la necessità di un equilibrio di genere negli organi di governo regionale.
Caro Sottosegretario, senza al meno un 30% di donne nei luoghi del decidere, nulla potrà cambiare: “una donna in politica viene cambiata dalla politica, molte donne in politica cambiano la politica”....ecco per cosa stiamo lottando e cosa ci aspettiamo da Lei, perché la Giunta che uscirà nel 2015..sia un 8 a 8!
Ass. Art.51 Laboratorio di Democrazia Paritaria
Intervista al Sottosegretario alle PO di Regione Lombardia Ombretta Colli.
Sottosegretario Ombretta Colli, cosa ci dice di queste prime due settimane in Regione?
«Intanto non sono mai stata su un grattacielo, tanto meno in un ufficio su un grattacielo. Ho sempre avuto paura, anche quando andavo in albergo in America, chiedevo sempre piani bassi...».
E come fa lì in cima a Palazzo Lombardia?
Ombretta Colli, sottosegretario regionale a Pari opportunità Moda e Design, classe 1943, ex presidente della Provincia e assessore comunale nella giunta Moratti, ex europarlamentare, senatrice dimissionaria, ride. «Adesso sono al ventisettesimo piano, per altro bellissimo. Si vedono le montagne... Sulla prima questione ci siamo assestati».
Primo scoglio superato. Prossima tappa?
«Mi sto concentrando su iniziative un po’ forti. Pari opportunità e politiche femminili».
Qual è il progetto sulle pari opportunità in cima alla lista delle priorità?
«L’occhio femminile sull’altra metà del cielo. Un uomo che ha cinquant’anni, quarantotto, quarantasette che perde il lavoro, è un uomo morto. Non lo ritrova, deve abbassare il suo livello e diventa il momento più doloroso della sua vita familiare, di padre, di uomo. È fondamentale introdurre incentivi per chi assume i cinquantenni».
Pari opportunità per i cinquantenni in difficoltà?
«È un disastro del quale non si parla ma che scoppierà come una bomba atomica. Lo si vede da qualsiasi annuncio: cercasi giovani insegnanti, giovani ricercatori... ma che cosa farà quest’uomo che è stato giovane anche lui? Oltre tutto è un dramma che accade quando si hanno figli all’università, che hanno bisogno di grande aiuto economico».
Un tema centrale del suo assessorato è la conciliazione tra famiglia e lavoro. Ha in mente nuovi passi?
«Gli orari della città non sono adatti alle donne che lavorano e hanno figli. Chi ha la fortuna di avere un lavoro e un doposcuola per i figli, alle tre e venti si trova il figlio fuori. E questi non sono gli orari delle donne che lavorano. Capisco che il part time sia poco produttivo per il datore di lavoro, ma bisogna trovare soluzioni, perché altrimenti la donna che lavora lascia tutto lo stipendio a baby sitter o scuole private».
Lei come se l’è cavata da madre lavoratrice?
«Intanto avevo un lavoro che organizzavo io. È stata una grandissima fortuna. Non avevo cartellini da timbrare. E ho avuto la fortuna di poter contare su mia mamma. Questa generazione già può contarci meno, perché i nonni lavorano».
Ha in mente anche iniziative di pari opportunità per i minorenni in difficoltà?
«Sarebbe bello lanciare delle campagne di affido temporaneo. Io ho una famiglia amica con tre figli e prendono sempre, anche per tre anni, bambini con genitori in difficoltà. I ragazzini sono molto felici, si crea un bellissimo rapporto». Quali priorità vede per la moda?
«Cercare di far sfilare i giovani stilisti che hanno bisogno di essere incoraggiati. Quando ero in Provincia, ho visto che non ci chiedevano soldi o facilitazioni ma la possibilità di sfilare».
Come è nata la proposta di far parte della giunta della Lombardia?
«È stata una cosa casuale. Ho visto il mio nome sul giornale e ho detto: che è sta bufala? Poi ci sono state telefonate ed eccoci qua. Formigoni mi ha detto: mi farebbe molto piacere. E io ho risposto: anche a me. La Lombardia è uno dei quattro motori d’Europa. Qui in Italia è la regione che più tira, la più innovativa».
Sono state difficili le dimissioni dal Senato?
«No. L’iter burocratico non è ancora concluso. Ma ho passato anni bellissimi e molto vari, intensi, sofferti».
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SI PARLA DI RIFORME? E' QUESTIONE DA UOMINI. INTERVISTA ALL'ON.BARBARA SALTAMARTINI
«Sono contenta che Alfano, Bersani e Casini si siano confrontati sulle riforme e abbiano previsto un percorso comune. Peccato che in tutta questa discussione manchino le donne». Barbara Saltamartini è vicepresidente del Pdl alla Camera. Una delle deputate più battagliere, forte di una gavetta cominciata da giovanissima in un Municipio di Roma. Da anni lavora sul terreno delle pari opportunità. Quando venerdì scorso i leader di Pdl, Pd e Udc si sono incontrati, accompagnati da una schiera di parlamentari, e hanno condiviso un piano che li porterà nei prossimi tre mesi a disegnare alcune riforme, qualcosa è andato storto. Non soltanto per la Saltamartini, ma per molte esponenti del Pdl. Il problema? A parlare di riforme erano tutti uomini che, ovviamente, si sono ben visti dall'inserire nei progetti misure a favore dell'altra metà del cielo.
Onorevole Saltamartini, è rimasta stupita dall'atteggiamento dei tre leader?
«Sì, credevo che il tema della partecipazione femminile fosse ritenuto da tutti molto rilevante. Con il segretario Alfano abbiamo anche avuto un incontro, c'erano pure la Carfagna e la Lorenzin, sulla proposta di legge elettorale per le Amministrative, in discussione in Commissione, che prevede la doppia preferenza, cioè la possibilità di esprimere un secondo voto, scegliendo una persona di sesso opposto rispetto al primo nome scritto».
Anche altre parlamentari hanno protestato per l'assenza delle donne al tavolo delle riforme. Invece tantissime hanno fatto finta di niente. L'ha notato?
«Certo. Anche le donne sono state poco attente. Mi aspettavo che le esponenti della cultura femminista fossero più tempestive. Invece c'è stato un grande silenzio. Serve una scossa».
Perché sono state disattente soprattutto a Sinistra? Ha una spiegazione?
«Non lo so. Soltanto Paola Concia ha mostrato un impegno particolare. Le altre, la Finocchiaro, la Bindi, la Pollastrini, la Turco, non hanno detto una parola. Forse pensano di avere già ottenuto spazi sufficienti. Io penso di no».
Crede che nei prossimi due-tre mesi - i tempi che si sono dati i tre leader - voi donne sarete della partita?
«Quando Alfano, Bersani e Casini si sono messi al tavolino l'hanno fatto per disegnare in senso più moderno le istituzioni: noi donne dobbiamo entrare in questa discussione».
Il taglio del numero dei parlamentari finirà per penalizzare la politica in rosa?
«Sono favorevole alla riduzione dei parlamentari ma è evidente che diminuiranno gli spazi e capisco che qualcuno possa avere anche il timore che a pagare siano le donne. Tuttavia deve prevalere la volontà di esprimere i candidati migliori».
Casualmente quasi sempre uomini...
«Succede spesso che sia così. Tra l'altro io penso che le donne candidate devono avere alle spalle un percorso politico e superare la dura selezione della classe dirigente».
Perché le donne italiane hanno enorme difficoltà a fare carriera in politica?
«Perché in Italia non ci sono le condizioni, anche culturali, per fare in modo che le donne riescano a fare quello che desiderano, cioè costruirsi una famiglia e, nello stesso tempo, realizzarsi nel lavoro. E poi i tempi della politica continuano a essere maschili».
A proposito di tempi della politica, la governatrice del Lazio, Renata Polverini, conclude le riunioni sempre prima delle 17, proprio per consentire alle donne di partecipare senza troppi sacrifici. Chiederebbe di fare lo stesso anche ai big dei partiti? Magari, nel suo caso, ad Angelino Alfano?
«Assolutamente sì. Non è un alibi per non lavorare quanto serve ma si potrebbe usare meglio il tempo. Le riunioni si possono fare benissimo tra le 14 e le 17 di pomeriggio invece che sempre nella tarda serata».
Che ne pensa del governo Monti? Solo tre donne ma in ministeri pesanti...
«Mi sarei aspettata una partecipazione femminile più numerosa, anche se è vero che i ruoli che Monti ha affidato alle donne sono importanti. Il ministro Fornero, che ha la delega alle Pari Opportunità, ha detto più volte che vuole impegnarsi su questo terreno. Mi auguro che abbia la possibilità di portare a termine alcune riforme. Si tratta però di una strada in salita perché il governo Berlusconi in tre anni ha fatto molto».
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NOI SAPPIAMO FARE SQUADRA......E VINCEREMO!
(Milano e Roma, 14 febbraio 2012) - “Formigoni ha riequilibrato la sua squadra portando a quota due le donne della sua giunta, su sedici assessori. - commenta la Consigliera romana del PD Monica Cirinnà -. Ha poi inserito una donna nei suoi quattro sottosegretari. In Lombardia si è così giunti ad un equilibrio veramente difficile da sostenere anche per i migliori acrobati. L’ingresso di una sola donna, l'ex sottosegretaria all'Istruzione, Valentina Aprea e tra i sottosegretari del Presidente, l'ex presidente della Provincia, Ombretta Colli, sembra più una beffa che un ravvedimento. Persiste, infatti, una esclusione incomprensibile, antidemocratica e misogina sulla rappresentanza di genere e una marginalizzazione delle donne.
Più che una presenza equilibrata di uomini e donne nell’esecutivo sembra una presa per i fondelli. Evidentemente per Formigoni come per il Sindaco Alemanno la presenza delle donne nelle istituzioni sembra diventata un gioco di prestigio. Anche perché non possono nemmeno essere sostenuti da alcun teorema matematico.
Se il Presidente Formigoni ha inteso risolvere un problema politico e di equità della rappresentanza di genere attraverso un bieco trucco amministrativo per prendere tempo se ne assumerà per intero la responsabilità non solo verso le donne del suo partito che sono le prime ad essere disprezzate ma anche verso tutte le donne, di quelle istituzioni e comuni che si attendono da una democrazia matura un trattamento quantomeno paritario."
"Caro Presidente, - conclude Angela Ronchini, Presidente dell'Associazione Articolo 51 che per prima ha fatto ricorso contro la Giunta di Regione Lombardia -, come vede le donne sono capaci di solidarizzare anche oltre gli steccati di partito. Ciò a significare che non ci accontentiamo di vincere qualche battaglia, di accettare poche briciole di potere...ormai vogliamo tutto e continueremo fintanto che non saranno i maschietti ad ingaggiare ricorsi per le quote azzurre! Ovviamente iniziando da Regione Lombardia!"
Associazione Articolo 51- Laboratorio di Democrazia Paritaria. La Presidente, Angela Ronchini
Commissione Elette Roma Capitale
La Presidente, Monica Cirinnà
Pubblicato da articolo51 a 02:53 Nessun commento:
SI PARLA DI RIFORME? E' QUESTIONE DA UOMINI. INTER...

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