Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/03/19/sussiste-bancarotta-fraudolenta-per-distrazione-per-lamministratore-di-una-societa-che-ne-finanzia-altre-del-gruppo-in-danno-dei-propri-creditori/
Timestamp: 2020-08-05 19:08:30+00:00

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Sussiste bancarotta fraudolenta per distrazione per l’amministratore di una società che ne finanzia altre del gruppo in danno dei propri creditori. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Sussiste bancarotta fraudolenta per distrazione per l’amministratore di una società che ne finanzia altre del gruppo in danno dei propri creditori.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza di legittimità n.10633/2019, depositata in data 11.03.2019, con la quale, la Suprema corte, in relazione ad una ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale, ha affrontato il tema della rilevanza penale nei reati fallimentari delle operazioni di finanziamento fra società appartenenti allo stesso gruppo e legate da rapporti fideiussori.
L’imputazione penale e lo svolgimento del processo di merito.
Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Reggio Calabria confermava, ai soli effetti civili, la condanna emessa nel giudizio primo grado di nei confronti di tre imputati per i reati di bancarotta fraudolenta documentale, patrimoniale e preferenziale loro rispettivamente contestati come commessi, nella loro qualità di amministratori di diritto o di fatto, durante la gestione di una s.a.s., dichiarata fallita nel corso del 2000.
In parziale riforma della pronunzia di primo grado la Corte territoriale dichiarava non doversi procedere agli effetti penali nei confronti dei giudicabili per i medesimi reati perché estinti per intervenuta prescrizione.
Contro la sentenza resa in grado di appello ricorrono per cassazione tutti gli imputati a mezzo dei rispettivi difensori articolando plurimi motivi.
In particolare, per quanto ivi di interesse, tra i motivi di impugnazione veniva rappresentato che la Corte territoriale avrebbe erroneamente riconosciuto natura distrattiva a trasferimenti finanziari effettuati dalla fallita in favore di una società per azioni e una società cooperativa a responsabilità limitata, posto che tali società erano legate da rapporti fideiussori reciproci in virtù dei quali la crisi dell’una si sarebbe comunicata alle altre.
Conseguentemente era interesse comune dei suddetti enti ricorrere al mutuo soccorso per fronteggiare le criticità e tensioni finanziarie emerse nella gestione di una di loro e per evitare di ricorrere al circuito bancario per finanziarsi. I finanziamenti indicati nell’imputazione penale ed assunti quali condotte di carattere distrattivo, pertanto, troverebbero la loro causale nelle illustrate dinamiche di gruppo, mentre la produzione degli interessi attivi costituirebbe il vantaggio compensativo per la fallita idoneo ad escludere la fraudolenza della condotta imputata.
La Corte ha rigettato i ricorsi di due imputati ed accolto il ricorso del terzo, annullando con rinvio al giudice civile competente per grado la relativa posizione che lo vedeva tratto a giudizio nella qualità di amministratore di fatto.
Per quanto di interesse per il presente commento si riporta il passaggio della motivazione con la quale la Suprema Corte ha:
“Va innanzi tutto ribadito il costante insegnamento di questa Corte per cui la natura distrattiva di un’operazione infra-gruppo può essere esclusa in presenza di vantaggi compensativi che riequilibrino gli effetti immediatamente negativi per la società fallita e neutralizzino gli svantaggi per i creditori della stessa (ex multis Sez. 5, n. 16206 del 02/03/2017, Magno, Rv. 269702). In tal senso gli interessi attivi sostanzialmente “figurativi” generati dai finanziamenti infragruppo non possono costituire un “vantaggio compensativo”, anche solo al fine di escludere il dolo dell’imputato. Infatti, come logicamente argomentato dalla Corte territoriale, questi era perfettamente consapevole della situazione in cui versavano le società destinatarie dei finanziamenti e della prospettiva solo virtuale del conseguimento degli interessi o della conservazione del relativo credito. In definitiva elevare la capogruppo a cassa delle controllate nella situazione in cui queste versavano è certamente contrario all’interesse dei suoi creditori, mentre non è chiarito nel ricorso quale sarebbe l’effettivo vantaggio compensativo che ne sarebbe derivato, posto che, come già detto, certo in tal senso non rileva la previsione di interessi di fatto meramente figurativi in favore della fallita, né è invocabile l’incrocio fideiussorio tra le diverse società, di cui dovrebbe dimostrarsi innanzi tutto l’originaria utilità nell’ottica della garanzia dei creditori della stessa fallita. Quanto alla configurabilità del dolo, è appena il caso di ricordare che per il reato di bancarotta patrimoniale è sufficiente quello generico, consistente nella volontarietà della condotta, posta in essere rappresentandosi il pericolo che ne può derivare, rappresentazione che nel caso di specie correttamente è stata inferita, come già accennato, alla consapevolezza da parte dell’imputato della situazione in cui versavano le controllate”.
Art. 216. R.D. n. 267/1942. Bancarotta fraudolenta.
Giurisprudenza recente relativa al reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale:
Cassazione penale, sez. V, 05/07/2018, n. 49499
Un comportamento postumo del terzo extraneus non è idoneo a configurare la fattispecie del concorso nel delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale commesso dall’intraneus, dovendo la condotta del terzo essere anteriore o comunque concomitante a quella distrattiva dell’imprenditore fallito (o dell’amministratore della società fallita).
Cassazione penale, sez. V, 19/06/2018, n. 42568
Cassazione penale, sez. V, 15/06/2018, n. 49489
Cassazione penale, sez. V, 05/06/2018, n. 30105
Cassazione penale, sez., 30/05/2018 , n. 53399
Cassazione penale, sez. V, 14/05/2018, n. 34464
Integra il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale la cessione di un ramo di azienda senza corrispettivo o con corrispettivo inferiore al valore reale; nè assume rilievo, al riguardo, il dettato dell’ art. 2560, comma 2, cod. civ. in ordine alla responsabilità dell’acquirente rispetto ai pregressi debiti dell’azienda, costituendo tale garanzia un “post factum” della già consumata distrazione.
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References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
e contrario

Art. 216
 art. 2560