Source: https://www.laleggepertutti.it/248886_rinvio-udienza-per-guasto-auto-e-possibile
Timestamp: 2019-02-20 02:16:50+00:00

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Rinvio udienza per guasto auto: è possibile?
Legittimo impedimento: l’avvocato può chiedere la rimessione in termini se arriva tardi in tribunale a causa della macchina che non parte?
Armato di borsa e fascicoli, questa mattina ti sei messo in auto di buon’ora per arrivare, in tempo, in tribunale. L’udienza era di quelle importanti a cui proprio non potevi mancare: dovevi dimostrare al giudice di aver eseguito delle notifiche le cui ricevute erano in tuo possesso. Il caso però ha voluto che l’auto si sia fermata sul più bello. In prima battuta hai fatto il possibile per rimetterla in moto, finanche facendoti spingere da qualche passante volenteroso. Risultato vano ogni tentativo, hai parcheggiato la macchina nel posto più vicino e hai chiamato un familiare affinché ti venisse a prendere. Nel frattempo però era troppo tardi per arrivare in tribunale, sicché hai provato a telefonare alla cancelleria affinché avvisassero il giudice del tuo legittimo impedimento. Una volta giunto allo studio hai anche inviato un fax, riservandoti di dimostrare il “caso fortuito” non appena il meccanico ti avrebbe rilasciato la fattura per gli interventi sul mezzo. Leggendo però il provvedimento del magistrato emesso a fine udienza, provvedimento che ti ha dichiarato ormai decaduto dall’esibizione della documentazione, ti sei subito allarmato. Così ti decidi a presentare un’istanza di rinvio di udienza per il guasto all’auto: è possibile? La questione è stata trattata da una recente ordinanza della Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici in merito.
Per i giudici della Cassazione, il guasto meccanico alla macchina è un “evento ipotizzabile”: l’avvocato pertanto deve predisporre adeguate contromisure in modo da prevenire ogni eventuale rischio tipico della quotidianità come una ruota bucata o un incidente stradale che blocchi tutta la circolazione. Le contromisure possono consistere nella possibilità di chiamare un taxi o nel rispettare quella regola di prudenza che impone di calcolare sempre un certo anticipo rispetto all’appuntamento, in modo da evitare gli imprevisti.
In base alla sentenza in commento, il guasto all’auto che impedisce al legale di raggiungere l’udienza – dinanzi al giudice di pace, in questo caso – non è catalogabile come «impedimento improvviso e imprevedibile», poiché è affrontabile adeguatamente da un professionista. Non si tratta di un impedimento tale da giustificare la rimessione in termini. Lo sarebbe solo se venisse dimostrata l’impossibilità di raggiungere il tribunale con altro mezzo e di delegare un sostituto processuale e di comunicare tempestivamente l’accaduto.
Per i Giudici del Palazzaccio, difatti, «il guasto alla macchina» dell’avvocato «non ha i requisiti necessari ad integrare il legittimo impedimento a comparire e a giustificare la rimessione in termini».
Per ottenere la remissione in termini in caso di impossibilità o ritardo a recarsi in udienza, è necessario che l’impedimento sia «improvviso e imprevedibile e indipendente dalla volontà del legale». Al contrario «il guasto al motore, in relazione ad una vettura con cui si intendono percorrere centinaia di chilometri per recarsi presso un ufficio giudiziario, è un evento non frequente ma ipotizzabile», e quindi, concludono i giudici, «è logico attendersi da un professionista» l’adozione di «contromisure di cautela che garantiscano al proprio cliente l’assistenza in udienza».
L’orientamento non è nuovo. Già qualche anno fa la Cassazione penale aveva ricordato [2] che, in base al codice penale [3], imputato e difensore hanno il diritto di eccepire ed ottenere il rinvio di udienza, ma solo in caso di legittimi impedimenti che diano luogo ad un’assoluta impossibilità di comparire. Ne consegue che l’improvviso guasto al mezzo di trasporto privato in tanto può costituire una giustificazione valida, in quanto risulti che questo fosse il solo atto a consentire il raggiungimento dell’Ufficio giudiziario.
Sempre la Suprema Corte, questa volta a Sezioni Unite, ha altresì chiarito che [4] non è tenuto a nominare un sostituto processuale il difensore impedito per ragioni di salute o per evento imprevedibile. Il difensore impedito a causa di serie ragioni di salute o da altro evento non prevedibile o evitabile non ha l’onere di designare un sostituto processuale o indicare le ragioni dell’omessa nomina. Infatti, solo nel caso di istanza di rinvio per concomitanti impegni professionali ricade sul difensore l’onere di nominare un sostituto processuale o di indicare le ragioni dell’omessa nomina. Tale disciplina, invece, non può essere trasposta nel diverso ambito dell’impedimento per malattia, salvo che lo stato patologico sia prevedibile. Per l’effetto, a sostegno dell’istanza di rinvio per legittimo impedimento, dovuto a malattia, o ad altro evento imprevedibile, il difensore deve solo provare con idonea documentazione la sussistenza dell’impedimento, indicandone la patologia e i profili ostativi alla personale comparizione, restando comunque fermo, ai fini del differimento dell’udienza, l’apprezzamento riservato al giudice di merito circa la serietà, l’imprevedibilità e l’attualità del dedotto impedimento, e la relativa valutazione deve essere sorretta da una motivazione adeguata, logica e corretta.
[1] Cass. ord. n. 26535/18 del 19.10.2018.
[2] Cass. sent. n. 47919/2014
[3] Art. 420 ter cod. pen.
[4] Cass. S.U. sent. n. 41432/2016. Le Sezioni Unite, quindi, esprimono il seguente principio di diritto: « il difensore impedito a causa di serie ragioni di salute o da altro evento non prevedibile o evitabile non ha l’onere di designare un sostituto processuale o indicare le ragioni dell’omessa nomina ».
Da ciò consegue che è illegittimo il provvedimento di rigetto dell’istanza di differimento dell’udienza, presentata per l’impedimento del difensore di fiducia a parteciparvi a causa di grave malattia o altro impedimento non prevedibile, dovuto a forza maggiore, se motivato con esclusivo riguardo alla mancata nomina da parte del difensore impedito di un sostituto processuale o dell’omessa indicazione delle ragioni dell’impossibilità di procedervi.
Con riferimento alla seconda questione di diritto sollevata, ossia « se il suddetto principio di diritto si applichi anche nel giudizio camerale di appello di cui all’art. 599, comma 1, c.p.p. », si osservano due diversi orientamenti giurisprudenziali contrapposti.
L’orientamento maggioritario esclude l’applicazione della disciplina del legittimo impedimento nei procedimenti camerali diversi dall’udienza preliminare, anche ove si tratti di procedimenti a contraddittorio necessario, risultando quest’ultimo regolato secondo le speciali caratteristiche della struttura dei singoli procedimenti, appositamente predisposta dal legislatore.
Si è affermato, con riferimento ai riti alternativi, che il contraddittorio, che in sede di gravame si svolga in forma meramente cartolare, non vanifica l’esercizio di difesa o lede il principio di eguaglianza, allorchè tale possibilità consegua all’opzione, liberamente privilegiata dallo stesso imputato, di consentire l’accelerazione del procedimento in cambio di consistenti benefici sostanziali (Cass. pen., Sez. V, 15 ottobre 2014, n. 9249/2015, Motta, rv. 263029; Cass. pen., Sez. V, 6 aprile 2006, n. 16555, Verbi, rv. 234451).
L’orientamento minoritario, espresso dalla recentissima sentenza della Sezione VI della Corte di cassazione (Cass. pen., Sez. VI, 21 ottobre 2015, n. 10157/2016, Caramia, 266531) afferma l’operatività dell’istituto del legittimo impedimento del difensore, di cui all’art. 420-ter c.p.p., anche nei procedimenti in camera di consiglio e, in particolare, nel giudizio camerale di appello ex art. 599 c.p.p., a seguito di rito abbreviato svoltosi in primo grado, pena la concreta ed effettiva lesione del diritto di difesa.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 10 luglio – 19 ottobre 2018, n. 26535
1. Ar. Pi. Fi. ha proposto ricorso per cassazione articolato in due motivi e illustrato da memoria contro la Reale Arciconfraternita S.M. della Mercede e Sant’Alfonso de Liguori nonché contro UnipolSai Ass.ni s.p.a., avverso la sentenza n. 192\2017 del Tribunale di Napoli.
3. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., nel testo modificato dal D.L. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla L. n. n. 197 del 2016, è stata formulata dal relatore designato proposta di definizione del ricorso con declaratoria di manifesta infondatezza dello stesso. Il decreto di fissazione dell’udienza camerale e la proposta sono stati notificati agli avvocati delle parti.
2. La Ar. Pi. conveniva in giudizio la Arciconfraternita e la compagnia di assicurazioni di questa, chiedendo di essere risarcita dei danni alla persona subiti a seguito della caduta di alcuni calcinacci dalla struttura della chiesa della confraternita. Il difensore della ricorrente, assente all’udienza fissata per la compiuta articolazione dei mezzi istruttori ex art. 320 c.p.c., chiedeva di essere rimesso in termini. Con la sentenza, il giudice di pace rigettava la richiesta di rimessione in termini e rigettava la domanda dell’attrice in quanto non provata. L’appello della Ar. Pi. veniva rigettato recependo le motivazioni del primo giudice.
Il primo motivo, con il quale la ricorrente deduce la violazione degli artt. 153, II comma e 294, secondo comma c.p.c., ed il secondo, con il quale si denuncia una insanabile contraddizione della motivazione, sono entrambi infondati. A mezzo di esso la ricorrente vuole ridiscutere la correttezza della valutazione del giudice di merito sulla idoneità del fatto che impedì al suo avvocato di essere presente all’udienza (essere rimasto in panne con la macchina sulla strada che dal suo studio in Gravina di Puglia conduceva a Napoli di fronte all’ufficio giudiziario del giudice di pace adito), del quale il giudice di pace ha escluso che fosse impedimento atto a giustificare la rimessione in termini non essendo provata né l’impossibilità di raggiungere il tribunale con altro mezzo, né di delegare un sostituto né di comunicare tempestivamente l’accaduto.
Il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, e la ricorrente risulta soccombente, pertanto è gravata dall’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dell’art. 13, comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002.

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 420
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 599
 sentenza 
 art. 320