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Timestamp: 2020-08-14 16:52:47+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 12 giugno 2017, n. 14566 - Infortunio - Personale con mansioni di infermiere presso azienda ospendaliera - Aggressione fisica subita - Richiesta di risarcimento al datore di lavoro - Adozione misure necessarie a tutelare l'integrità del lavoratore - Responsabilità del datore di lavoro per un infortunio sul luogo di lavoro, di natura contrattuale - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 12 giugno 2017, n. 14566 – Infortunio – Personale con mansioni di infermiere presso azienda ospendaliera – Aggressione fisica subita – Richiesta di risarcimento al datore di lavoro – Adozione misure necessarie a tutelare l’integrità del lavoratore – Responsabilità del datore di lavoro per un infortunio sul luogo di lavoro, di natura contrattuale
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 12 giugno 2017, n. 14566
1. La Corte d’Appello di Palermo, con la sentenza n. 160 del 2011, confermava la sentenza n. 1533 del 24 marzo 2006 resa tra E. T. e l’Azienda ospedaliera V.S. e CTO dal Tribunale di Palermo.
2. Il T. aveva chiesto al Tribunale la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno biologico, morale, professionale e patrimoniale asseritamente derivatogli dalla aggressione subita il giorno 8 agosto 2002, mentre prestava servizio quale infermiere presso il Pronto soccorso dell’Azienda.
3. Nel corso del giudizio di appello, all’udienza del 12 novembre 2009, il procuratore dell’Azienda ospedaliera ne dichiarava l’estinzione a seguito dell’entrata in vigore della legge della Regione siciliana n. 5 del 2009. Il lavoratore chiedeva di essere autorizzato a notificare l’appello al soggetto subentrato alla cessata Azienda ospedaliera e vi provvedeva nel termine assegnato.
Costituitasi in giudizio l’Azienda Ospedaliera “O.r.V.S. – C.” eccepiva l’inammissibilità dell’appello per intervenuta estinzione del giudizio, non essendo intervenuta l’interruzione del giudizio e la rituale riassunzione.
4. La Corte d’Appello riteneva non fondata l’eccezione di estinzione del giudizio per omessa interruzione del giudizio ex art. 300 cod. proc. civ. a seguito di dichiarazione di estinzione in corso di giudizio, da parte del procuratore della azienda Ospedaliera Villa Sofia CTO, per effetto della riforma sanitaria regionale entrata in vigore il 1° settembre 2009, e conseguente mancata rituale riassunzione.
6. Nel merito rigettava l’appello del lavoratore deducendo tra l’altro, che “seppure doveva convenirsi circa la non occasionalità degli episodi come quello da lui subito il giorno 8 agosto 2002, deve, però, considerarsi che è pressoché inattuabile la predisposizione di mezzi di tutela di portata oggettivamente idonea ad elidere o anche solo a ridurre il rischio di aggressione fisica al personale infermieristico in servizio presso il Pronto soccorso, tenuto conto della specificità del lavoro, che implicando necessariamente il contatto fisico con i pazienti finalizzato a prestare le cure urgenti, non consente di frapporre, tra il lavoratore e l’utenza, barriere protettive, e della natura del comportamento di aggressione, che, manifestandosi all’improvviso e consumandosi in breve arco temporale, è difficilmente prevedibile e prevenibile. Né il T. indicava misure concretamente idonee ad impedire l’evento”.
7. Per la cassazione della sentenza di appello ricorre E. T., prospettando quattro motivi di ricorso.
8. Resiste con controricorso e ricorso incidentale la Azienda Ospedaliera “Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello”.
1. Con il primo motivo del ricorso principale è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 2087, 2043 e 2059 cod. civ., dell’art. 32 Cost., art. 360, n. 3, cod. proc. civ.
Il contenuto precettivo dell’art. 2087 cod. civ. è tale da ricomprendere l’obbligo di adozione delle misure a ciò idonee, e il datore di lavoro deve dimostrare non solo l’adozione delle misure necessarie a tutelare l’integrità del lavoratore ma di aver vigilato sulla loro osservanza, cosa che l’Azienda sanitaria non aveva fatto limitandosi a sostenere l’eccezionaiità dell’evento.
La Corte d’Appello erroneamente avrebbe escluso la colpa del datore di lavoro, quale presupposto generale della responsabilità contrattuale, disattendendo la relativa disciplina, atteso non poteva dirsi che lo stesso non fosse a conoscenza delle insicure condizioni in cui i medici e gli infermieri assegnati al pronto soccorso erano costretti a svolgere la propria prestazione lavorativa, sicché il datore di lavoro era tenuto ad adoperarsi per assolvere il proprio obbligo di tutela, assolvendo all’obbligo di diligenza di cui all’art. 1176 cod. civ.
Poiché l’infortunio era ricollegabile allo svolgimento dell’attività lavorativa il datore di lavoro era tenuto, grazie anche all’esperienza maturata nel settore sanitario, ad adottare tutte le necessarie misure di sicurezza.
La Corte d’Appello decideva la controversia solo in ragione delle affermazioni del datore di lavoro senza considerare quanto dedotto dal lavoratore né avere ammesso i mezzi di prova articolati dallo stesso.
violazione e falsa applicazione degli artt. 298, 300, comma 1 e 2, 303, comma 1, 305, 307, comma 3 e 4, cod. proc. civ., dell’art. 8 della legge della Regione siciliana n. 5 del 2009, dell’art. 111 Cost., in relazione all’art. 360, n. 3 e n. 4, cod. proc. civ., mancata interruzione e riassunzione del processo con conseguente estinzione del giudizio;
violazione e falsa applicazione degli artt. 99, 100, 112 cod. proc. civ., in relazione agli artt. 153, 156, 157 e 159 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360, n. 3 e n. 4, cod. proc. civ., passaggio in giudicato della sentenza di primo grado per effetto dell’estinzione del giudizio di appello;
violazione dell’art. 360, n. 3, n.4 e n. 5, cod. proc. civ., in relazione agli artt. 300, 303, cod. proc. civ., 125, disp. att. cod. proc. civ., 304, 298, 305 e 307 cod. proc. civ.; nullità e vizio di motivazione della sentenza, motivazione incongrua, illogica e contra legem sul fatto controverso e decisivo per il giudizio della mancata dichiarazione di estinzione, sull’eccezione puntuale di parte.
Il ricorrente incidentale, nel ripercorrere la disciplina richiamata in relazione alle vicende processuali per cui è causa, deduce l’intervenuta vicenda estintiva dell’Azienda Ospedaliera Villa Sofia e CTO per effetto della legge regionale n. 5 del 2009 per cui il processo andava interrutto ai sensi dell’art. 300 cod. proc. civ. e poi riassunto dall’interessato, con la conseguente nullità, in mancanza di detta interruzione e riassunzione, non verificatesi nel caso in esame, di tutti gli atti successivi.
6. Con il secondo motivo del ricorso incidentale condizionato è prospettato il vizio di violazione dell’art. 360, n. 5, cod. proc. civ., motivazione omessa, insufficiente ed incongrua circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio avente ad oggetto l’eccepita nullità e inammissibilità del ricorso introduttivo;
violazione e falsa applicazione degli artt. 4141, 156 e 157 cod. proc. civ.; degli artt. 2087, 2043, 2059, 1219, 2110 cod. Civ.; dell’art. 13 G.L.gs. n. 38 del 2000, art. 2, d.P.R. n. 1224 del 1965, in relazione all’art. 360, n. 3 e n. 4, cod. proc. civ.
Ciò – indipendentemente dalla pur presente espressa qualificazione del ricorso incidentale come «condizionato» — in ossequio al principio come noto affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, secondo il quale «in tema di giudizio di cassazione, il ricorso incidentale proposto dalla parte totalmente vittoriosa nel giudizio di merito, che investa questioni preliminari di merito o pregiudiziali di rito … ha natura di ricorso condizionato all’accoglimento del ricorso principale, indipendentemente da ogni espressa indicazione di parte, sicché, laddove le medesime questioni pregiudiziali di rito o preliminari di merito siano state oggetto di decisione esplicita o implicita da parte del giudice di merito, tale ricorso incidentale va esaminato dalla Corte solo in presenza dell’attualità dell’interesse, ovvero unicamente nell’ipotesi della fondatezza del ricorso principale» (Cass. Sez. U. 25/03/2013, n. 7381).
Ai fini dell’accertamento della responsabilità del datore di lavoro per un infortunio sul luogo di lavoro, la responsabilità del datore di lavoro di cui all’art. 2087 cod. civ. è di natura contrattuale. Ne consegue che, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze – l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo (Cass. n. 3788 del 2009, n. 2209 del 2016).
Dopo l’intervento della legge della Regione siciliana n. 5 del 2009, questa Corte, con la sentenza n. 1768 del 2014 ha affermato: si ritiene che la legge regionale Sicilia n. 5 del 2009, art. 8, di riordino del servizio sanitario regionale vada interpretato nel senso che – nonostante la lettera della legge, peraltro non dissimile da quella nazionale come sopra vagliata dalle SS.UU. medesime, e pur in difetto di istituzione di apposite “gestioni stralcio” – sussista a fini liquidatori la permanente soggettività, in affiancamento di quella delle neo-costituite Aziende Sanitarie Provinciali, delle preesistenti Aziende Ospedaliere e AUSL; con la conseguenza, sul piano processuale, che la proposizione del ricorso per cassazione nei confronti di queste ultime deve ritenersi regolarmente effettuata, in quanto soggetti (ancora) legittimati con riguardo ai rapporti giuridici anteriori. Cosi come pure ammissibile deve ritenersi – nell’ambito di un fenomeno successorio a titolo particolare e non universale – la costituzione in giudizio della Azienda Sanitaria Provinciale.
Ciò, analogamente a quanto statuito ex multis, da Cass., n. 12126 del 2003: «In virtù del d.lgs. n. 502 del 1992 e della legge n. 724 del 1994, è stata realizzata una sorta di successione ex lege delle Regioni nei rapporti obbligatori già di pertinenza delle soppresse USL, le quali proseguono le loro attività attraverso le apposite gestioni stralcio; sicché, ove tale successione avvenga nel corso di una causa avente ad oggetto uno di tali rapporti, si applicano i principi dettati dall’art. 111 cod. proc. civ. per l’ipotesi di successione a titolo particolare nel diritto controverso».
La Corte d’Appello ha fatto corretta e congrua applicazione dei principi enunciati da questa Corte, secondo cui l’onere della determinazione dell’oggetto della domanda, fissato a pena di nullità dall’art. 414, n. 3, cod. proc. civ., deve ritenersi osservato, con riguardo alla richiesta di determinazione della giusta retribuzione, qualora l’attore indichi i relativi titoli, ponendo così il convenuto in condizione di formulare immediatamente ed esaurientemente le proprie difese, mentre resta a tal fine irrilevante la mancanza di un’originaria quantificazione monetaria delle suddette pretese, anche in considerazione della facoltà, dell’attore medesimo, di modificarne l’ammontare in corso di causa, nonché dei poteri spettanti al giudice, pure in ordine alla individuazione dei criteri in base ai quali effettuare la liquidazione dei crediti fatti valere (Cass., n. 25753 del 2008, n. 17501 del 2014).
Accoglie nei sensi di cui in motivazione il ricorso principale, rigetta il ricorso incidentale. Cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso principale accolto nei sensi di cui in motivazione e rinvia anche per le spese del presente giudizio alla Corte d’Appello di Palermo in diversa composizione.
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