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Timestamp: 2018-07-23 13:45:30+00:00

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﻿ AVVOCATO PENALE BOLOGNA:CONVALIDA ARRESTO, inosservanza di norme processuali :L’art. 161 cpp ha sostanzialmente riprodotto la disciplina contenuta dell’ultima formulazione dell’art. 171 del codice del 1930 - Avvocato Penalista Bologna
da Armaroli | Lug 18, 2015 | Consulenza Legale | 0 commenti
CONVALIDA ARRESTO, inosservanza di norme processuali
D.P.R. n. 309 del 1990, ex art. 73. che la mera disponibilità, da parte del minore, di sostanza stupefacente in quantità superiore al valore, ritenuto dalla legge in termini di possibile uso personale, realizza, all’evidenza e senza alcun automatismo, quella realtà necessaria e sufficiente per realizzare un’ipotesi di fumus commissi delicti, in relazione al disposto delle attività vietate D.P.R. n. 309 del 1990, ex art. 73.
– inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità, sul rilievo che al C. tutti gli atti successivi alla concessione degli arresti domiciliari all’esito dell’udienza di convalida dell’arresto in flagranza furono notificati non già al domicilio dichiarato (eletto, afferma il ricorrente) secondo il disposto dell’art. 161 n. 3 cpp al momento della scarcerazione ed indicato nella sua abitazione di Fiamignano in provincia di Rieti, presso il quale non fu fatto alcun tentativo di notifica, ma al domicilio eletto presso il difensore con precedente dichiarazione resa in occasione dell’udienza di convalida dell’arresto in flagranza: si denuncia quindi la nullità assoluta ed insanabile di tutte le notifiche effettuate presso il domicilio eletto e di tutta l’attività processuale sin dall’avviso di fissazione dell’udienza preliminare, avendo tale elezione perso ogni valore per la prevalenza della successiva dichiarazione di domicilio pur non accompagnata da espressa revoca della precedente elezione;
– La questione sottesa al primo motivo del ricorso e portata, come detto, all’esame di queste S.U., è propriamente la seguente: ” Se, in tema di notificazione, la ‘dichiarazione’ di domicilio prevalga su una precedente ‘elezione’ di domicilio, non espressamente revocata”.
– Per un corretto inquadramento ed un agevole approfondimento della questione è opportuno riportare il contenuto delle norme di riferimento nella loro attuale formulazione quale risultante a seguito di interventi legislativi.
Sentenza 17 ottobre 2006 – 18 dicembre 2006, n. 41280
(Presidente N. Marvulli, Relatore R.L. Calabrese)
– violazione del combinato disposto di cui agli artt. 521, secondo comma, 178 e 179 cpp, per la ragione che con il capo di imputazione era stato contestato al C. il fatto di avere compiuto atti sessuali consistenti nella penetrazione vaginale con il pene, mentre la condanna è intervenuta per il fatto diverso, mai contestato, della penetrazione con una mano;
– manifesta illogicità della motivazione in ordine alla ritenuta credibilità della parte offesa N.H. in relazione al delitto di violenza sessuale: la Corte d’Appello non ha compiuto una puntuale verifica della attendibilità della teste parte offesa, come si evince dalla assoluta genericità delle ragioni che renderebbero credibile la testimonianza della donna, nonostante vistose e sostanziali discrasie e contraddizioni; la motivazione è manifestamente illogica sui riscontri esterni, che non si riferiscono alla violenza sessuale, sicché la prova di questa è fatta derivare da fatti che con essa non hanno nulla in comune; illogicamente sono state ritenute irrilevanti le contraddizioni della donna sulle modalità della penetrazione (giustificate con una presunta non conoscenza del significato in italiano della parola penetrazione, smentita dalle sue stesse dichiarazioni), sulle lesioni subite e la perdita di sangue ( non confermate dalla visita ginecologica), sulla circostanza che l’imputato abitava in quella casa e sul furto dell’auto;
– mancanza di motivazione in ordine alla configurabilità del contestato delitto di sequestro di persona, avendo la Corte di Appello omesso il giudizio di valutazione della tipicità della condotta ascritta al C.;
– illogicità manifesta della motivazione in relazione al contestato delitto di minaccia, non avendo la Corte di Appello indicato gli elementi di fatto che consentono di affermare che la persona offesa fu in grado di riconoscere con certezza nel C. l’autore della telefonata minacciosa;
– erronea applicazione della legge penale sul rilievo che dalle dichiarazioni rese in dibattimento dalla persona offesa emerge con certezza che la condotta ascritta al C. configura al più il delitto tentato di violenza sessuale, e non già la forma consumata di tale delitto per la quale è invece intervenuta condanna.
1. La questione sottesa al primo motivo del ricorso e portata, come detto, all’esame di queste S.U., è propriamente la seguente: ” Se, in tema di notificazione, la ‘dichiarazione’ di domicilio prevalga su una precedente ‘elezione’ di domicilio, non espressamente revocata”.
Ma, anche a voler ritenere una diversità di struttura tra elezione di domicilio e dichiarazione di domicilio, non sarebbe comunque corretto trarne le conseguenze che, nel silenzio normativo, ne trae la giurisprudenza prevalente. Invero, sul piano delle garanzie e dell’effettività della conoscenza dell’atto notificato, l’elezione di domicilio non fornisce maggiori garanzie della dichiarazione di domicilio. Infatti, è vero che l’elezione di domicilio implica la designazione di un domiciliatario, nel quale evidentemente l’indagato (o l’imputato) ripone fiducia. Ma non è men vero che se questo – avendo a disposizione più luoghi tra quelli indicati nell’art. 157 cpp – dichiara un luogo specifico, evidentemente pone fiducia nelle persone che – in sua vece – possono ricevere l’atto. Con ciò si vuole significare che il rapporto fiduciario, che esiste nell’elezione di domicilio, in definitiva non manca nella dichiarazione di domicilio. E nel silenzio della legge l’interprete non si può sostituire all’interessato, fissando con presunzioni ciò che è meglio per lui: se il sistema gli riconosce il potere di scelta, tale potere va rispettato.
TITOLO VI Arresto in flagranza e fermo
Art. 379. Determinazione della pena.
Art. 380. Arresto obbligatorio in flagranza.
f) delitto di rapina previsto dall’articolo 628 del codice penale e di estorsione previsto dall’articolo 629 del codice penale; f-bis) delitto di ricettazione, nell’ipotesi aggravata di cui all’articolo 648, primo comma, secondo periodo, del codice penale; (6)
l-ter) delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori, previsti dall’articolo 572 e dall’articolo 612-bis del codice penale; (5) m) delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione della associazione per delinquere prevista dall’articolo 416 commi 1 e 3 del codice penale, se l’associazione è diretta alla commissione di più delitti fra quelli previsti dal comma 1 o dalle lettere a), b), c), d), f), g), i) del presente comma;
m-bis) delitti di fabbricazione, detenzione o uso di documento di identificazione falso previsti dall’articolo 497-bis del codice penale;(8) m-ter) delitti di promozione, direzione, organizzazione, finanziamento o effettuazione di trasporto di persone ai fini dell’ingresso illegale nel territorio dello Stato, di cui all’articolo 12, commi 1 e 3, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni (9).
(1) Lettera inserita dall’art. 3, comma 25, lett. b) della L. 15 luglio 2009, n. 94 (2) Lettera inserita dall’art. 12, comma 2, della L. 6 febbraio 2006, n. 38. (3) Lettera abrogata dall’art. 2, comma 1-ter, lett, b), D.L. 18 febbraio 2015, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 aprile 2015, n. 43. (4) Lettera aggiunta dall’art. 2, comma 1, lett. b-bis), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni nella L. 24 luglio 2008, n. 125
1. Anche fuori dei casi di flagranza, quando sussistono specifici elementi che, anche in relazione alla impossibilità di identificare l’indiziato, (1) fanno ritenere fondato il pericolo di fuga, il pubblico ministero dispone il fermo della persona gravemente indiziata di un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e superiore nel massimo a sei anni ovvero di un delitto concernente le armi da guerra e gli esplosivi o di un delitto commesso per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico. (2)
3. La polizia giudiziaria procede inoltre al fermo di propria iniziativa qualora sia successivamente individuato l’indiziato ovvero sopravvengono specifici elementi, quali il possesso di documenti falsi, che rendano fondato il pericolo che l’indiziato sia per darsi alla fuga (3) e non sia possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del pubblico ministero.
(1) Le parole: “anche in relazione alla impossibilità di identificare l’indiziato” sono state inserite dall’art. 11 della L. 26 marzo 2001, n.128 (2) Le parole: “ o di un delitto commesso… “ fino alla fine del comma sono state aggiunte dall’art. 13, comma 3, lett. a) del D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni nella L. 31 luglio 2005, n. 155 (3) Le parole: “specifici elementi, quali il possesso di documenti falsi, che rendano fondato il pericolo che l’indiziato sia per darsi alla fuga” sono state così sostituite alle precedenti parole dall’art. 13, comma 3, lett. b) del D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni nella L. 31 luglio 2005, n. 155
Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 29 luglio 2009, n. 31296 in Altalex Massimario.
Art. 384-bis (Allontanamento d’urgenza dalla casa familiare) (1)
1. Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero, scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, o per via telematica, l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto in flagranza dei delitti di cui all’articolo 282-bis, comma 6, ove sussistano fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l’integrità fisica o psichica della persona offesa. La polizia giudiziaria provvede senza ritardo all’adempimento degli obblighi di informazione previsti dall’articolo 11 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, e successive modificazioni. 2. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui agli articoli 385 e seguenti del presente titolo. Si osservano le disposizioni di cui all’articolo 381, comma 3. Della dichiarazione orale di querela si dà atto nel verbale delle operazioni di allontanamento.
Art. 385. Divieto di arresto o di fermo in determinate circostanze.
Art. 386. Doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo.
1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o il fermo o hanno avuto in consegna l’arrestato, ne danno immediata notizia al pubblico ministero del luogo ove l’arresto o il fermo è stato eseguito. Consegnano all’arrestato o al fermato una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e precisa e, se questi non conosce la lingua italiana, tradotta in una lingua a lui comprensibile, con cui lo informano: a) della facoltà di nominare un difensore di fiducia e di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato nei casi previsti dalla legge; b) del diritto di ottenere informazioni in merito all’accusa; c) del diritto all’interprete ed alla traduzione di atti fondamentali; d) del diritto di avvalersi della facoltà di non rispondere; e) del diritto di accedere agli atti sui quali si fonda l’arresto o il fermo; f) del diritto di informare le autorità consolari e di dare avviso ai familiari; g) del diritto di accedere all’assistenza medica di urgenza; h) del diritto di essere condotto davanti all’autorità giudiziaria per la convalida entro novantasei ore dall’avvenuto arresto o fermo; i) del diritto di comparire dinanzi al giudice per rendere l’interrogatorio e di proporre ricorso per cassazione contro l’ordinanza che decide sulla convalida dell’arresto o del fermo. (3)
1-bis. Qualora la comunicazione scritta di cui al comma 1 non sia prontamente disponibile in una lingua comprensibile all’arrestato o al fermato, le informazioni sono fornite oralmente, salvo l’obbligo di dare comunque, senza ritardo, comunicazione scritta all’arrestato o al fermato.(4)
3. Qualora non ricorra l’ipotesi prevista dall’articolo 389 comma 2, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero al più presto e comunque non oltre ventiquattro ore dall’arresto o dal fermo. Entro il medesimo termine trasmettono il relativo verbale, anche per via telematica, salvo che il pubblico ministero autorizzi una dilazione maggiore. Il verbale contiene l’eventuale nomina del difensore di fiducia, l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo in cui l’arresto o il fermo è stato eseguito e l’enunciazione delle ragioni che lo hanno determinato nonché la menzione dell’avvenuta consegna della comunicazione scritta o dell’informazione orale fornita ai sensi del comma 1-bis. (2)
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero mediante la conduzione nella casa circondariale o mandamentale del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito, salvo quanto previsto dall’articolo 558. (1)
Art. 387. Avviso dell’arresto o del fermo ai familiari.
Art. 388. Interrogatorio dell’arrestato o del fermato.
Art. 389. Casi di immediata liberazione dell’arrestato o del fermato.
Art. 390. Richiesta di convalida dell’arresto o del fermo.
Art. 391. Udienza di convalida.
2. Se il difensore di fiducia o di ufficio non è stato reperito o non è comparso, il giudice provvede a norma dell’articolo 97 comma 4. Il giudice altresì, anche d’ufficio, verifica che all’arrestato o al fermato sia stata data la comunicazione di cui all’articolo 386, comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1-bis dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare la comunicazione o l’informazione ivi indicate.(1)

References: art. 73
 art. 73

Sentenza 

Art. 379

Art. 380
 sentenza 

Art. 384

Art. 385

Art. 386

Art. 387

Art. 388

Art. 389

Art. 390

Art. 391