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Come custodire armi con diligenza per non essere accusati
Caricato il 17 agosto 2017 da Albert su Rassegna stampa 3 Commenti
La regola per non essere accusati è quella della diligenza nella custodia: una fuciliera a muro chiusa con lucchetto è una soluzione.
La regola individuata dal Tribunale per un caso specifico
Partiamo subito con la regola da sapere, ricavata dall’analisi di una circostanza dove l’uomo è stato assolto dal reato di omessa diligenza nella custodia.
La seconda sezione penale del Tribunale di Firenze si è infatti espressa con la sentenza n. 62 del 7 aprile 2017, affermando il principio in forza del quale la detenzione di fucili da caccia, regolarmente denunciati, all’interno di una fuciliera a muro chiusa con lucchetto è considerata una modalità di custodia diligente delle armi.
Ha inoltre chiarito che la diligenza nella custodia si ravvisa anche nel caso in cui questa fuciliera sia posta in un vano aperto dell’abitazione che renda agevole l’accesso anche di altri familiari.
I capi di imputazione nella causa penale
Le accuse rivolte agli imputati sono varie:
reato ex art. 697 c.p. perché deteneva un rilevante quantitativo di munizioni pari a 1994 tra cartucce e proiettili, senza averne fatto regolare denuncia alle Autorità,
reato ex art. 20 l. 110/75 perchè non usava diligenza nella custodia delle armi: 9 tra fucili, carabine e sovrapposti erano custoditi in un vano aperto dell’abitazione accessibile ai familiari e ai figli, su di una rastrelliera priva di protezione,
reato ex art. 58 R.D. 635/40 perché ometteva di denunciare il trasferimento del luogo di detenzione di un fucile marca Franchi rinvenuto in luogo diverso dalla residenza dove le armi potevano essere legittimamente detenute.
Che cosa dicono i testimoni della causa
I Carabinieri riferiscono di aver visto, nella sala di abitazione di uno degli imputati, una rastrelliera a muro aperta e munita di catenella dove deteneva fucili da caccia.
Vedono la catenella disciolta e il lucchetto aperto, un fucile poggiato a terra, a parte. Le munizioni detenute in un comune cassetto di una stanza; in un locale adiacente l’abitazione (privo di numero civico) risulta detenuto un cospicuo quantitativo di munizioni, superiore a mille unità, mai denunciato.
Notano un fucile marca Franchi poggiato su uno scaffale.
Riferiscono, in ogni caso, come la porta del locale fosse chiusa a chiave e, anzi, l’imputato ha dovuto appositamente aprirla per consentire il controllo ai Militi.
Che cosa dicono gli imputati
Uno dei due spiega che il giorno precedente il controllo si è recato presso l’abitazione della suocera per sgombrare il garage, dopo la morte del suocero avvenuta qualche anno prima: in quell’occasione rinviene moltissime munizioni che porta presso la sua abitazione e le ripone in un locale adiacente.
Caso vuole che il giorno del controllo gli imputati stiano imbiancando l’abitazione, per cui le armi si trovano sganciate dalla rastrelliera al fine di riporle altrove e ultimare la tinteggiatura delle pareti della sala.
Assoluzione sulla questione delle cartucce: si scopre che gran parte di queste è rivestita in cartone, per cui è probabile che siano veramente risalenti nel tempo e si possano in qualche modo collegare allo sgombero del locale; d’altro canto nell’istruttoria non viene raggiunta alcuna altra prova contraria a questa. Vi è da dire anche che l’ipotesi di omessa tempestiva denuncia non ha ragion d’essere in quanto non è stato accertato il momento preciso in cui l’imputato ne sia venuto in possesso.
Assoluzione anche sulla questione della custodia, che va valutata caso per caso: la regola chiede (per chi non esercita professionalmente attività con armi) che siano seguite le cautele esigibili da una persona di normale prudenza (regola che si ritiene osservata per chi solitamente detiene le proprie armi all’interno di una fuciliera a muro di fattura tradizionale, aperta sul davanti, al cui interno ogni fucile è assicurato all’altro e alla struttura stessa mediante catena e lucchetto. Si noti che la circostanza per cui al momento del controllo un fucile è poggiato a terra non significa nulla per il Giudice, in quanto il proprietario evidentemente è legittimato ad usare l’arma, manovrarla, controllarla e quanto altro: diverso sarebbe stato se al momento del controllo il detentore fosse stato assente e le armi trovate fuori dalla fuciliera.
Assoluzione poi sulla questione della denuncia ex art. 38, visto che la norma chiede l’adempimento in caso di trasferimento del luogo di detenzione dell’arma da una località all’altra dello Stato e non da una stanza ad un’altra.
Fonte:miaconsulenza.it
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Custodia delle armi. Commento alla sentenza n. 13570/2017 dell’Avv. Francesca Di Giunta del Sindacatonazionalecacciatori
In particolare, ci chiedono circa l'obbligatorietà di essere muniti di cassaforte o armadio blindato. Sul punto tanto si è scritto nelle riviste specialistiche di caccia, là dove è stato affermato, a ragione, che né l'armadio blindato, né la cassaforte sono obbligatori.
E allora come devono essere custodite le armi comuni? La risposta la ricaviamo dalla recentissima emblematica sentenza n. 13570/2017 della Suprema Corte di cassazione la quale, nel confermare la posizione da tempo assunta, é stata chiamata a pronunciarsi in merito ad un fatto che vedeva l'imputato condannato in primo grado e in appello per avere nascosto la propria pistola all'interno del materasso della propria stanza da letto. Sorge, allora, spontanea la domanda: si può detenere la pistola, e perché no un fucile da caccia, dentro un materasso? Secondo la Cassazione sì, salva qualche eccezione di cui diremo sotto.
La custodia delle armi di cui ai precedenti articoli 1 e 2 e degli esplosivi deve essere assicurata con ogni diligenza nell'interesse della sicurezza pubblica. Chi esercita professionalmente attività in materia di armi o di esplosivi o è autorizzato alla raccolta o alla collezione di armi deve adottare e mantenere efficienti difese antifurto secondo le modalità prescritte dall'autorità di pubblica sicurezza. Chiunque non osserva le prescrizioni di cui al precedente comma è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con l'arresto da uno a tre mesi o con l'ammenda fino a lire 1.000.000.
– per la custodia delle armi non è previsto alcun specifico mezzo, occorrendo utilizzare semplicemente "ogni diligenza";
– solo in presenza di soggetti minori, incapaci, tossicodipendenti o impedite nel maneggio occorre approntare le "cautele necessarie".
Nel caso che ci occupa (la custodia di una pistola nel proprio materasso) l'imputato abitava da solo (quindi non era attorniato da minori, incapaci, tossicodipendenti o impediti), non era né armaiolo, né collezionista. Per tali motivi la Corte di legittimità ha ritenuto che custodire la pistola all'interno del materasso, avendo la diligenza di privarla del caricatore perché nascosto in altro luogo dell'abitazione, fosse, secondo il criterio "dell'id quod plerumque accidit" sufficiente ad assolvere l'imputato e annullare le precedenti sentenze di condanna.
Diversa è l'ipotesi in cui all'interno dell'abitazione vivono minori, incapaci, tossicodipendenti, impediti. In questi casi il grado di diligenza preteso dal Legislatore è maggiore, dovendo il detentore dell'arma porre in essere ogni accorgimento per evitare che questi vengano a contatto con le armi. Non basterà, dunque, mettere l'arma, ad esempio, in un cassetto del comodino, seppur chiuso a chiave, ma facilmente forzabile, occorrendo custodirla in maniera tale che i soggetti di cui sopra non possano in alcun modo appropriarsene. In questi casi, l'armadio blindato potrebbe essere ritenuto cautela necessaria.
Avv. Francesca Di Giunta​
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Conserva la pistola, sotto al materasso senza colpo in canna e priva di caricatore
Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 20 marzo 2017, n. 13570)
Per il privato cittadino non vi è alcun obbligo di adottare particolari sistemi ed efficienti misure di difesa contro i furti in abitazione.
Con sentenza emessa il 15 aprile 2015 il Tribunale di Foggia condannò R.S.G. alla pena di duecento Euro di ammenda avendolo ritenuto responsabile della commissione, in Margherita di Savoia, il 21 dicembre 2012, della contravvenzione di cui all’art. 20, primo e secondo comma, della legge n. 110 del 1975, consistita nel non avere custodito, con la doverosa diligenza, nell’interesse della sicurezza pubblica, all’interno della propria abitazione, la pistola, il relativo caricatore e cinquanta cartucce, da tale persona legalmente detenuti.
A fondamento di tale decisione il Tribunale: accertò che R. , che viveva da solo all’interno della propria abitazione, deteneva la pistola sotto il materasso del proprio letto, custodiva cinquanta cartucce per tale pistola all’interno di un cassetto del mobile collocato nella veranda di tale abitazione e il caricatore dell’arma all’interno di una cassapanca in muratura collocata accanto al camino di una sala.
Ritenne che tali modalità di detenzione costituivano la contestata contravvenzione sul rilievo che all’interno dell’abitazione “potevano comunque accedere delle persone anche senza risiedervi, ed essere le stesse parimenti esposte al pericolo di un facile rintraccio dell’arma ed al contestuale rischio che della stessa qualcuno potesse farne uso improprio”.
In primo luogo il ricorrente evidenzia che le due parti dell’arma (corpo della pistola e relativo caricatore) e le munizioni erano da lui custodite in tre luoghi diversi (quelli descritti nella sentenza) della propria abitazione, collocata fuori del centro abitato e assicurata da cancelli di protezione blindati, ove esso ricorrente abitava da solo: da ciò deriverebbe l’insussistenza del reato nel caso concreto, avendo esso ricorrente adottato tutte le cautele esigibili da persona di normale prudenza.
L’art. 20 della legge n. 110 del 1975 dispone che la custodia delle armi deve essere assicurata “con ogni diligenza nell’interesse della sicurezza pubblica”.
Tale obbligo, quando il relativo titolare non sia soggetto che eserciti professionalmente attività in materia di armi ed esplosivi, è adempiuto a condizione che siano in concreto adottate le cautele, proporzionate al pericolo che la norma intende scongiurare, che, nelle specifiche situazioni di fatto, possono esigersi da una persona di normale prudenza, secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit (in questo senso, cfr., fra le molte, Cass. Sez. 1, n. 6827 del 13 dicembre 2012, dep. 2013, Arconte, Rv. 254703; Cass. Sez. 1, n. 47299 del 29 novembre 2011, Gennari, Rv. 251407; Cass. Sez. 1, n. 1868 del 21 gennaio 2000, Romeo, Rv. 215211).
Nel caso di specie, è stato accertato che: l’imputato viveva, da solo, all’interno della propria abitazione in (OMISSIS) ; in tale luogo egli deteneva legittimamente la pistola e le relative munizioni di cui era proprietario; la pistola, senza colpo in canna, e priva del relativo caricatore, era nascosta sotto il materasso del letto collocato all’interno della camera da letto della casa; cinquanta cartucce per tale pistola erano collocate all’interno di un cassetto del mobile collocato nella veranda di tale abitazione.
Infine, il caricatore dell’arma era occultato all’interno di una cassapanca in muratura collocata accanto al camino di una sala.
Non risulta che la casa di abitazione del Signor R. fosse frequentata da minorenni (ricorrendo tale caso l’obbligo di custodia delle armi è rafforzato e la omessa custodia è autonomamente sanzionata dall’art. 20-bis della citata legge, la cui violazione non è stata contestata).
In considerazione delle modalità di custodia sopra descritte (la pistola, separata dal relativo caricatore, era occultata sotto un materasso, con la conseguenza che occorreva intenzionalmente sollevare quest’ultimo per rinvenire l’arma, di per sé inefficiente; il caricatore era custodito all’interno di cassapanca collocata in altra stanza dell’edificio), deve ritenersi che l’imputato abbia prestato adempimento all’obbligo in questione, anche tenuto conto del fatto che l’abitazione è dotata di normali sistemi di chiusura delle porte con serrature; non sussistendo, come detto, per il privato cittadino alcun obbligo, derivante dalla norma di legge in questione, di adottare particolari sistemi ed efficienti misure di difesa contro i furti in abitazione.
Modalità di custodia sostanzialmente non dissimili da quelle adottate dall’odierno ricorrente sono state, del resto, dalla giurisprudenza di legittimità più volte ritenute idonee ad escludere la configurabilità del reato in discussione (cfr., oltre alle decisioni sopra citate, Cass. Sez. 3, n. 76 del 12 gennaio 1996, Depetro, Rv. 203840; Cass. Sez. 1, n. 7154 del 14 dicembre 1999, dep. 2000, Cariello, Rv. 214960; Cass. Sez. 1, n. 12295 del 3 dicembre 2003, dep. 2004, P.G. in proc. Melillo, Rv. 227624; Cass. Sez. 1, n. 46265 del 6 ottobre 2004, Aiello, Rv. 230153).
La sentenza impugnata non ha correttamente interpretato la norma di legge rilevante in funzione della relativa applicazione al caso concreto con essa accertato e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, essa è quindi da annullare senza rinvio perché il fatto contestato all’imputato non sussiste (artt. 620, lett. f), cod.proc.pen.).
Fonte:http://noiradiomobile.org
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References: sentenza 
 art. 697
 art. 20
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 art. 38
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 Cass. Sez. 
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