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Timestamp: 2018-12-13 10:47:15+00:00

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MARTA A. M. FUSCO Con la sentenza n. 1928/2017, emanata lo scorso 7 Aprile, il Tribunale di Torino, sezione specializzata in materia di impresa, si è pronunciato sul dibattuto tema della violazione del copyright in rete. Ad essere riconosciuta responsabile della violazione dei diritti d’autore in internet, questa volta è la popolare piattaforma “YouTube” di proprietà di Google Inc., che consente a chiunque di caricare contenuti audiovisivi, per la condivisione degli stessi in rete.
ELEONORA ROSATI - University of Southampton Law School Il 26 aprile 2017 il blog The IPKat ha segnalato che la Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) ha pubblicato un altro giudizio molto atteso, ossia la decisione C-527/15 in Filmspeler.
Prof. Avv. STEFANO SANDRI L’interesse manifestato dai media sul caso Vespa è inversamente proporzionale - spiace dirlo - al valore giuridico della pronuncia resa recentemente dal Tribunale di Torino (Tribunale Torino, 06/04/2017, n.1900/2017, Zhejiang Zhongneng Industry Group e Taizhou Zhongneng Import And Export Co. Vs. Piaggio & C. S.P.A).
GIOVANNI DE GREGORIO In data 7 febbraio 2017, il Tribunale di Frosinone, pronunciandosi sulla causa R.G. 1766/2015, ha ritenuto che la sanzione amministrativa, applicata dalla Guardia di Finanza ai sensi dell’art. 174-bis della legge sul diritto d’autore al titolare di un sito web che forniva hyperlink a siti che diffondevano via streaming contenuti audiovisivi coperti dal diritto d’autore, non possa ritenersi legittimamente emessa e, pertanto, vada annullata.
VALERIA ZANNELLA Con la sentenza 25 gennaio 2017, causa C-367/15, la Corte di Giustizia si è soffermata sul calcolo del risarcimento del danno derivante dalla violazione dei diritti di proprietà intellettuale e ha ritenuto che la previsione di un risarcimento forfettario pari al doppio dei canoni previsti per lo sfruttamento dell’opera d’ingegno sia conforme alla normativa comunitaria.
Lo scenario successivo al parere della CGUE sulla competenza dell’UE a concludere il Trattato di Marrakech e le possibili conseguenze sulla normativa italiana in tema di diritto d’autore
CLAUDIA BREZZI e DANIELA DE PASQUALE Con il Parere 3/15 del 14 Febbraio 2017, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata in merito alla competenza dell’Unione Europea a concludere il Trattato di Marrakech volto a facilitare l’accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura dei testi a stampa, che affronta la spinosa questione delle eccezioni al diritto d’autore concesse alle persone con disabilità visive.
ANNALISA SPEDICATO Il divieto di soppressione del marchio del produttore di cui all’art. 20 co. 3 CPI consente all’impresa licenziataria di utilizzare qualsiasi riferimento all’impresa licenziante a prescindere da quanto pattuito nel contratto?
ALESSANDRO LA ROSA Con la sentenza pubblicata il 30.3.2017, il TAR del Lazio (procedimento n. 04101/2017) ha rigettato il ricorso presentato da alcune associazione di categoria al fine di ottenere l’annullamento del “Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica” adottato da AGCOM con la delibera 680/13/CONS del 12 dicembre 2013.
GIOVANNI MARIA RICCIO L’attenzione dei commentatori che si sono occupati della proposta di direttiva sul diritto d’autore nel mercato digitale si è concentrata principalmente su alcuni aspetti, quali l’equo compenso per le pubblicazioni di carattere giornalistico, il data mining e le opere fuori commercio. Poco si è scritto, sinora, sul Capo 3 della direttiva, rubricato “Equa remunerazione di autori e artisti (interpreti o esecutori) a livello contrattuale”.
DUILIO CORTASSA La commissione dei ricorsi dell’EUIPO, seconda sezione, il 24 novembre scorso (caso R 949/2016-2) ha rigettato il ricorso presentato da una casa vinicola italiana contro l’opposizione, presentata il 27 marzo 2015 e accolta il 28 aprile 2016, avverso la propria domanda di marchio verbale-figurativo “VISTAMONTI”, pubblicata il 2 gennaio 2015, per prodotti in classe 33, cioè bevande alcoliche (tranne la birra).
GILBERTO CAVAGNA Dopo alcune importanti decisioni emesse alla fine del secolo scorso, inclusa quella del Tribunale di Milano del 13 luglio 2000, i giudici tornano a pronunciarsi in tema di diritto d’autore e rassegne stampa.
ALESSANDRO LA ROSA Lo scorso 8 febbraio c.a., l’Avvocato Generale è tornato ad interpretare la nozione di “comunicazione al pubblico” nell’ambito del procedimento C-610/15 (Stichting Brein v Ziggo BV, XS4ALL Internet BV) promosso dalla Corte Suprema Olandese (Hoge Raad der Nederlanden).
ALESSANDRA VOLPI Il Tribunale di Bologna, con una sentenza dello scorso maggio, si è pronunciato in merito ai diritti di sfruttamento economico del software nel caso in cui lo sviluppo del software sia stato commissionato da una società a un libero professionista.
ILARIA GARGIULO Con sentenza dello scorso 3 febbraio 2017, i Giudici milanesi sono tornati a occuparsi della tutela delle opere di natura biografica e di plagio in un caso che ha visto contrapposti gli autori e gli editori di due libri sulla vita di Raimondo Lanza di Trabia: “Il principe irrequieto. La vita di Raimondo Lanza di Trabia” di Antonino Prestigiacomo (nel seguito, ‘Il principe irrequieto’), biografia pubblicata nel 2006 e “Il grande Dandy. Vita spericolata di Raimondo Lanza di Trabia, ultimo principe siciliano” di Marcello Sorgi (nel seguito, ‘Il grande Dandy’), biografia pubblicata nel 2011.
MARINA LANFRANCONI A distanza di alcuni mesi dalla precedente ordinanza del 22 aprile 2016, la Sezione Specializzata Impresa del Tribunale di Milano è tornata a pronunciarsi sulla tutela giuridica del “fiocco o nodo” apposto sulla tomaia di un modello di calzature, riconoscendone ancora una volta la natura di elemento individualizzante protetto dalle norme sulla concorrenza sleale confusoria ai sensi dell’art. 2598 n. 1 c.c..
ANNALISA SPEDICATO Sulla questione si è recentemente espressa la CGUE con la decisione del 16 febbraio 2017 (C-641/2015), nella quale è stata chiamata a pronunciarsi sull’interpretazione dell’art. 8 della direttiva n.115/2006, relativa al diritto di noleggio, diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale, dal Tribunale delle imprese Austriaco.
CESARE GALLI Tra un anno si aggiungerà ai marchi europei già esistenti una nuova tipologia di marchio. Infatti, tra le nuove norme introdotte con il regolamento comunitario lo scorso marzo, ve ne è una, che entrerà in vigore tra poco meno di un anno (1 ottobre 2017), che prevede il così detto “marchio di certificazione”. Si tratta di un marchio che potrà registrare ogni soggetto che si prefigga come scopo quello di certificare prodotti o servizi. Si deve tuttavia trattare di un soggetto che non commercializzi direttamente gli stessi, ma si limiti ad appurare che il marchio sia apposto solamente su prodotti o servizi che soddisfino certi standard dettati, a seconda dei casi, dal materiale, dal procedimento di fabbricazione, dalla qualità, dalla precisione o da altre caratteristiche. Le qualità che il marchio di certificazione deve garantire devono essere esplicitate nel regolamento d’uso, che dovrà accompagnare la domanda di registrazione. Per coordinare questa nuova tipologia di marchio con il “marchio collettivo”, il legislatore europeo ha previsto che, tra le caratteristiche che il “marchio di certificazione” potrà garantire, non vi è la provenienza geografica del prodotto o servizio. È previsto inoltre che, non solo il depositante deve essere un soggetto che non commerci direttamente i prodotti o servizi contraddistinti, ma che tale caratteristica debba averla ogni eventuale successivo soggetto che volesse divenire titolare del marchio stesso a seguito di trasferimento. In ragione del fatto che non è detto che tutte le legislazioni nazionali europee contemplino un istituto simile (per esempio, ad oggi, il “marchio di certificazione” non è previsto nella legislazione nazionale italiana), il regolamento prevede che la trasformazione di un marchio di certificazione, non potrà avvenire in quegli Stati europei che, tra le loro norme, non prevedono una figura equivalente. L’intento del legislatore europeo è evidente: creare un marchio che possa essere atto a valorizzare caratteristiche di un prodotto o servizio che non derivino necessariamente dall’ubicazione geografica. Potrebbe essere il caso di prodotti realizzati con un materiale peculiare o sviluppati con un particolare procedimento o con specifica precisione. Per la valorizzazione di queste il legislatore stesso ha pensato ad un ente che si ponga al di sopra delle persone, fisiche o giuridiche, che possono concretamente utilizzare il marchio stesso, affinché costui svolga una suprema funzione di garanzia delle qualità promesse. - See more at: http://www.bugnion.it/marchi_det.php?m=Contributi&id=558&session_menu=Marchi,%20disegni%20e%20modelli#sthash.L8Ku5wB4.dpuf Forse più di quelli di ogni altro stilista, i capi Missoni non hanno bisogno di un nome o di un logo per essere identificati. È lo stile Missoni che parla per loro, attraverso la fitta trama di colori orchestrati in un magico e inconfondibile equilibrio, per il quale efficacemente Flavio Caroli ha evocato il tonalismo della grande pittura veneta e che fa dire “è un Missoni”, esattamente come si direbbe “è un Giorgione”: a riprova del fatto che, a certi livelli, la moda può davvero diventare una forma di arte.
RICCARDO FRUSCALZO Con sentenza del 3 gennaio 2017, la Corte d'appello di Torino si è pronunciata in un lungo e complesso contenzioso brevettuale, vertente sulla validità e contraffazione di brevetti concernenti una guida elettronica di programmi (Electronic Program Guide - EPG) per la televisione digitale e satellitare. La tecnologia brevettata riguardava un sistema per la selezione di canali televisivi, utilizzabile in televisori, decoder e altri simili dispostivi atti a ricevere il segnale analogico o digitale.
DANIELA AMPOLLINI Tra un anno si aggiungerà ai marchi europei già esistenti una nuova tipologia di marchio. Infatti, tra le nuove norme introdotte con il regolamento comunitario lo scorso marzo, ve ne è una, che entrerà in vigore tra poco meno di un anno (1 ottobre 2017), che prevede il così detto “marchio di certificazione”. Si tratta di un marchio che potrà registrare ogni soggetto che si prefigga come scopo quello di certificare prodotti o servizi. Si deve tuttavia trattare di un soggetto che non commercializzi direttamente gli stessi, ma si limiti ad appurare che il marchio sia apposto solamente su prodotti o servizi che soddisfino certi standard dettati, a seconda dei casi, dal materiale, dal procedimento di fabbricazione, dalla qualità, dalla precisione o da altre caratteristiche. Le qualità che il marchio di certificazione deve garantire devono essere esplicitate nel regolamento d’uso, che dovrà accompagnare la domanda di registrazione. Per coordinare questa nuova tipologia di marchio con il “marchio collettivo”, il legislatore europeo ha previsto che, tra le caratteristiche che il “marchio di certificazione” potrà garantire, non vi è la provenienza geografica del prodotto o servizio. È previsto inoltre che, non solo il depositante deve essere un soggetto che non commerci direttamente i prodotti o servizi contraddistinti, ma che tale caratteristica debba averla ogni eventuale successivo soggetto che volesse divenire titolare del marchio stesso a seguito di trasferimento. In ragione del fatto che non è detto che tutte le legislazioni nazionali europee contemplino un istituto simile (per esempio, ad oggi, il “marchio di certificazione” non è previsto nella legislazione nazionale italiana), il regolamento prevede che la trasformazione di un marchio di certificazione, non potrà avvenire in quegli Stati europei che, tra le loro norme, non prevedono una figura equivalente. L’intento del legislatore europeo è evidente: creare un marchio che possa essere atto a valorizzare caratteristiche di un prodotto o servizio che non derivino necessariamente dall’ubicazione geografica. Potrebbe essere il caso di prodotti realizzati con un materiale peculiare o sviluppati con un particolare procedimento o con specifica precisione. Per la valorizzazione di queste il legislatore stesso ha pensato ad un ente che si ponga al di sopra delle persone, fisiche o giuridiche, che possono concretamente utilizzare il marchio stesso, affinché costui svolga una suprema funzione di garanzia delle qualità promesse. - See more at: http://www.bugnion.it/marchi_det.php?m=Contributi&id=558&session_menu=Marchi,%20disegni%20e%20modelli#sthash.L8Ku5wB4.dpuf I primi giorni di novembre 2016, l’Italia ha ratificato l’Accordo sull’UPC. La legge di ratifica (L. n. 214 del 3 novembre 2016) è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica ed è quindi ora entrata ufficialmente in vigore.
VALERIA ZANNELLA Con la sentenza del 16 novembre 2016 causa C- 301/15 la Corte di Giustizia ha delineato i confini entro cui è possibile la riproduzione e la comunicazione al pubblico, in forma digitale, dei libri “non disponibili”.
DAVIDE ANSELMI A seguito della ratifica dell’Italia sull’Accordo del Tribunale Unificato dei brevetti è stata approvata la legge del 3 novembre 2016, n. 214, in vigore dal 25 novembre 2016 che introduce alcune modifiche alle normative sopra citate in linea con quanto istituito dall’UPCA.
GIACOMO LUSARDI Con sentenza del 21 dicembre 2016 (causa C-654/15) la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha chiarito che in caso di rischio di confusione, nei cinque anni successivi alla registrazione di un marchio UE, il titolare vanta il diritto di vietare a terzi di usare in commercio un marchio successivo, identico o simile al proprio marchio per prodotti o servizi identici o simili, anche in assenza della prova di uso effettivo del marchio anteriore.
ANNALISA SPEDICATO Interessantissimo il principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione nella sentenza del 17 gennaio n. 971 in materia di patronimico preusato da un imprenditore come ditta/insegna, ma non registrato e identico/simile patronimico registrato e usato, successivamente, da altro imprenditore. Il settore merceologico relativo al caso risolto dalla Corte è il medesimo, si trattava di ditte/insegne omonime impiegate per identificare due diverse farmacie.
SILVIA GANDOLA Con la sentenza del 28 settembre 2016 n. 19220 in commento, la Seconda Sezione Civile della Suprema Corte prende posizione sulla co-autorialità, cassando con rinvio la decisione della Corte d’Appello, che, confermando la pronuncia di Prime Cure, non aveva riconosciuto la comunione del diritto d’autore in relazione ad un’opera creata con il contributo di più persone.
DANIELA AMPOLLINI Tra un anno si aggiungerà ai marchi europei già esistenti una nuova tipologia di marchio. Infatti, tra le nuove norme introdotte con il regolamento comunitario lo scorso marzo, ve ne è una, che entrerà in vigore tra poco meno di un anno (1 ottobre 2017), che prevede il così detto “marchio di certificazione”. Si tratta di un marchio che potrà registrare ogni soggetto che si prefigga come scopo quello di certificare prodotti o servizi. Si deve tuttavia trattare di un soggetto che non commercializzi direttamente gli stessi, ma si limiti ad appurare che il marchio sia apposto solamente su prodotti o servizi che soddisfino certi standard dettati, a seconda dei casi, dal materiale, dal procedimento di fabbricazione, dalla qualità, dalla precisione o da altre caratteristiche. Le qualità che il marchio di certificazione deve garantire devono essere esplicitate nel regolamento d’uso, che dovrà accompagnare la domanda di registrazione. Per coordinare questa nuova tipologia di marchio con il “marchio collettivo”, il legislatore europeo ha previsto che, tra le caratteristiche che il “marchio di certificazione” potrà garantire, non vi è la provenienza geografica del prodotto o servizio. È previsto inoltre che, non solo il depositante deve essere un soggetto che non commerci direttamente i prodotti o servizi contraddistinti, ma che tale caratteristica debba averla ogni eventuale successivo soggetto che volesse divenire titolare del marchio stesso a seguito di trasferimento. In ragione del fatto che non è detto che tutte le legislazioni nazionali europee contemplino un istituto simile (per esempio, ad oggi, il “marchio di certificazione” non è previsto nella legislazione nazionale italiana), il regolamento prevede che la trasformazione di un marchio di certificazione, non potrà avvenire in quegli Stati europei che, tra le loro norme, non prevedono una figura equivalente. L’intento del legislatore europeo è evidente: creare un marchio che possa essere atto a valorizzare caratteristiche di un prodotto o servizio che non derivino necessariamente dall’ubicazione geografica. Potrebbe essere il caso di prodotti realizzati con un materiale peculiare o sviluppati con un particolare procedimento o con specifica precisione. Per la valorizzazione di queste il legislatore stesso ha pensato ad un ente che si ponga al di sopra delle persone, fisiche o giuridiche, che possono concretamente utilizzare il marchio stesso, affinché costui svolga una suprema funzione di garanzia delle qualità promesse. - See more at: http://www.bugnion.it/marchi_det.php?m=Contributi&id=558&session_menu=Marchi,%20disegni%20e%20modelli#sthash.L8Ku5wB4.dpuf La Corte di Cassazione, con sentenza n. 24658/2016 del 2 dicembre 2016 ha posto fine al contenzioso, che si protraeva ormai da diverso tempo, fra la multinazionale Bayer e la società italiana Industriale Chimica riguardante la produzione del drospirenone. La decisione affronta sia la questione della brevettabilità degli intermedi che quella della contraffazione per equivalenti, ed in merito ad entrambe le suddette questioni, spiace dirlo, si presta a critiche.

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 CGUE 
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