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Timestamp: 2019-05-26 00:07:59+00:00

Document:
Civilista a Milano Successioni Famiglia Separazione e Divorzio Crisi d'impresa - AVV. GIULIA MONCALVO
Zaha Hadid, City Life, Milano.
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LAUREATO ALL'ESTERO?
PROCEDIAMO PER IL RICONOSCIMENTO
TRIPLICATO: DAL 1 GENNAIO 2019
MA CON CONTRATTO
TESTAMENTO O DONAZIONE
AI FIGLI ?
ALL'EX ?
ULTIME SENTENZE SULL'ASSEGNO DI DIVORZIO
La Cassazione nelle sue più recenti pronunce, conferma i principi delle Sezioni Unite in materia di assegno divorzile: esso ha natura assistenziale, compensativa e perequativa.
Come dimostrano le sentenze n. 12021, 12024 e 12039:
PRIMO: innanzitutto, il tenore di vita assume oramai una valenza ridotta se non nulla.
Infatti, con la sentenza 12039/2019, i Giudici della prima sezione hanno ritenuto di accogliere il ricorso di un marito particolarmente facoltoso, contro la decisione della Corte di Appello che aveva posto a suo carico un assegno di 2.500 euro nei confronti della ex moglie.
I Giudici dell'Appello avevano valorizzato il tenore di vita (alquanto lussuoso) goduto dai coniugi in costanza di matrimonio e garantito essenzialmente dall'uomo, non avendo la signora svolto alcuna attività lavorativa e avendo solo contribuito al soddisfacimento delle necessità della famiglia attraverso l'apporto dell'abitazione famigliare, di proprietà della madre, e le cure casalinghe (e con l' "ausilio" in casa di una colf part-time).
Gli Ermellini invece, richiamando le Sezioni Unite (n. 18287/2018) hanno ribadito e risaltato la funzione assistenziale e in pari misura compensativa e perequativa dell'assegno divorzile.
SECONDO: Niente assegno se nel tempo i redditi del richiedente si sono innalzati
Discorso diverso per la ex moglie che durante il matrimonio aveva lavorato nell'azienda di famiglia e si era occupata anche della casa, dei figli e delle esigenze domestiche. La Cassazione (sent. 12024/2019) conferma l'assegno di 500 euro mensili spettante alla signora ritenendo che la Corte d'Appello abbia effettuato un esame corretto della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell'assegno: divario presente tra le situazioni reddituali dei coniugi (sfavorevole alla ex) emergente dalle risultanze delle dichiarazioni dei redditi, e apporto della donna, nel corso della durata non breve della convivenza matrimoniale, al raggiungimento della situazione di benessere della coppia.
Di più: la Corte D'Appello conformandosi al voluto delle Sezioni Unite, ha pure riconosciuto valore al peggioramento delle condizioni economiche della ex moglie dalla separazione in avanti, conseguente al venir meno del compenso mensile che le spettava in qualità di amministratore della società che gestiva insieme al marito, prima che la stessa fosse messa in liquidazione(Cassazione sentenza 12021/2019).
DIVORZIO: NELL’ASSEGNO ENTRANO ETÀ, RUOLI E LAVORO DOMESTICO
Divorzi: nell’assegno entrano età, ruoli e lavoro domestico
All’indomani della sentenza 18287/2018 con cui le Sezioni unite della Cassazione hanno corretto il tiro rispetto alla precedente pronuncia della Suprema corte che aveva mandato in soffitta il criterio del tenore di vita (la 11504/2017), la definizione dell’assegno divorzile è oggetto di un’importante opera di interpretazione e definizione. La Cassazione Le Sezioni unite, pur archiviando definitivamente il tenore di vita, sancisce fra i criteri che il Giudice deve utilizzare per stabilire il quantum dell'assegno all'ex coniuge: i ruoli, l'età ed il lavoro domestico prestato lungo la vita matrimoniale.
NIENTE INDAGINI DEL FISCO SULL'EX
NOVITA'. ASSEGNO DI MANTENIMENTO. Per il TAR Lombardia (sentenza numero 2024/2018) niente accesso agli atti e ai documenti della P.A. relativi alle disponibilità reddituali degli ultimi tre anni relativi all'ex coniuge, nonché ai dati relativi alla contrattualistica immobiliare e all'elenco degli atti del registro.
La regola generale della non ostensibilità potrebbe essere derogata solo ove ciò si renda indispensabile nell'ambito del diritto difesa dell'ex, come convenuto.
QUANDO È POSSIBILE CHIEDERE LA MODIFICA DELL'ASSEGNO MANTENIMENTO?
Per poter chiedere la modifica dell'assegno di mantenimento (aumento, diminuzione o eliminazione) è necessario che si siano verificati dei fatti nuovi rispetto alle circostanze valutate in sede di separazione o di divorzio, tali da imporne una modifica o una revoca. Le sentenze (o gli accordi per negoziazione assistita) di separazione e divorzio sono infatti intangibili, salvo che le situazioni economiche dei coniugi variino.
La condizione della sussistenza di fatti nuovi riguarda solo la modifica dell’assegno di mantenimento. Infatti, può essere invece richiesta in ogni momento la revisione delle condizioni relative all’affidamento dei figli, essendo i relativi provvedimenti adottati allo stato degli atti e nell’interesse dei figli stessi.
Perciò, il loro riesame può essere chiesto indipendentemente dal mutamento delle circostanze ed avere ad oggetto solo una nuova valutazione delle stesse.
Così la Prima sezione civile del Tribunale di Roma (con del 16 Maggio 2017) ha modificato un provvedimento presidenziale togliendo la collocazione prevalente dei figli a una madre per il loro «desiderio espresso unanimemente» di abitare col padre.
GLI ACCORDI PREMATRIMONIALI : SI' ... E SONO ESENTASSE
ESENTASSE La Cassazione ha ormai affermato la natura contrattuale degli accordi di separazione e divorzio (Sentenze n. 2111/2016 e n. 3110/2016) ed ha individuato, accanto all'area dei diritti indisponibili (quella della cessazione della convivenza, del mantenimento del coniuge “debole” e dei figli), che non possono essere oggetto di contrattazione tra i coniugi - nè prima nè durante nè dopo il matrimonio stesso, in quanto espressione di principi di ordine pubblico, un’altra area di interessi privatistici, che, come tali, sono invece liberamente negoziabili dai coniugi, relativa alle sistemazioni patrimoniali non inerenti la vita personale dei coniugi separati e il mantenimento del coniuge e dei figli. In base a questo nuova interpretazione della giurisprudenza di legittimità sulla natura complessivamente contrattuale degli accordi cui gli ex coniugi addivengano quando si separano e quando decidono di divorziare, si può desumere che l’esonero da fiscalità non è più relativo ai soli accordi di separazione propriamente detti ma si rende estensibile alle sistemazioni patrimoniali che siano pattuite in vista o in relazione a un accordo finalizzato a dar corso a una separazione coniugale o a un divorzio.
COSPICUO ASSEGNO DI MANTENIMENTO ALLA MOGLIE TRASFERITASI CON IL MARITO
Dopo le Sezioni Unite, il Tribunale di Pescara (sent. n. 1248/18 del 29.08.2018) assegna un sostanzioso contributo di mantenimento ad una moglie che in costanza di matrimonio aveva accettato di trasferirsi per consentire al marito di fare carriera, così rinunciando a un proprio lavoro. Infatti, per il tribunale abruzzese la moglie ha diritto, in caso di separazione e di successivo divorzio, di essere "ricompensata" del sacrificio sostenuto. Risarcimento che le spetta da un lato per aver contribuito ad incrementare il patrimonio sia familiare che dell’uomo e, dall’altro lato, per aver perso opportunità di crescita professionale personale. Perciò l’assegno di mantenimento dovrà essere anche sostanzioso. Nel caso di specie, il marito aveva cominciato la carriera nella Finanza come vice brigadiere ed era diventato colonnello. Proprio a causa di ciò, la moglie non poteva più trovare un’occupazione e dunque ha giustamente diritto ad essere mantenuta. Il giudice le ha riconosciuto un assegno di quasi 1/3 del reddito mensile del marito: 1.100 sui 3.250 euro di stipendio dell’ex marito.
ASSEGNO DI DIVORZIO: TENORE DI VITA GARANTITO SI' O NO ? SOLUZIONI
Per convincere il giudice a revocare l’assegno, dunque, il divorziato potrà tentare di documentare il possesso, da parte dell’altro, di redditi o beni. Ma se questi mancano, non è semplice provare la capacità al lavoro del beneficiario o le concrete chance di trovarne uno. Dall’altra parte, per chi teme di perdere l’assegno, è consigliabile archiviare domande di lavoro, annunci o iscrizioni al collocamento che attestino la buona volontà di rendersi indipendenti. Ma è stata la sentenza 11538 della Cassazione a chiarire che a chi percepisce l’assegno non si può chiedere la prova dell’impossibilità di trovare lavoro, soprattutto se la non indipendenza si desume anche da altri fattori.
- revocato: se il beneficiario ha avviato una stabile convivenza con un altro (Cassazione, 25528/2016), anche in un caso in cui non è stata provata la natura amorosa del nuovo legame del beneficiario (Cassazione, 6009/2017); e, (recentissima Cassazione, ordinanza n. 18111 del 21 luglio 2017) la instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia ancorché di fatto, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell'assegno divorzile a carico dell'altro coniuge e il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso;
se la durata del matrimonio può considerarsi relativamente breve (nella fattispecie, 4 anni), anche se l’ex-coniuge obbligato a versare l’assegno emerge come una persona con consistenti disponibilità economiche e personalità discutibile (Tribunale di Roma, 8 gennaio 2016);
se l'ex comincia a percepire la pensione: la ex moglie, prima in mobilità, poteva ora contare su una pensione di 1.141 euro al mese più tredicesima (Corte di Cassazione - Sezione I civile – Sentenza22 giugno 2017 n.15481: sì alla revoca dell’assegno di divorzio all’ ex moglie diventata autosufficiente grazie alla pensione); se l'ex sia sì disoccupato ma goda di altri redditi (Cassazione, 10099/2016) o sia comunque un benestante (Tribunale di Roma, 8 gennaio 2016).
L e p r i m e p r o n u n c e d e i T r i b u n a l i :
A s s e g n o s o l o a c h i h a b i s o g n o
Il fondamento dell’assegno divorzile è l’accertata inadeguatezza dei mezzi economici di cui dispone il richiedente. Se tale inadeguatezza non viene dimostrata, nulla è dovuto.(Tribunale di Roma sentenza del 13 luglio 2017).
Negato l'assegno domandato dal marito contro la moglie perché l’uomo non ha adempiuto all’onere probatorio di fornire elementi al giudice per comprovare la situazione economica attuale e conseguentemente la sua «impossidenza o la inadeguatezza dei redditi e sostanze.
Analoga sorte per la domanda di assegno avanzata dalla moglie in danno del marito: in capo a lei è stata accertata una condizione reddituale che «le assicura i mezzi necessari per il proprio sostentamento ed in linea con la professionalità acquisita».
SI' ALL'IPOTECA SUL FONDO PATRIMONIALE
La Ctr Lombardia (14 Giugno 2018 - Sezione di Brescia) è intervenuta sulla delicata questione dell’aggredibilità del fondo patrimoniale, istituto avente lo scopo di destinare «beni, immobili o mobili iscritti in pubblici registri, o titoli di credito, a fra fronte ai bisogni della famiglia».
UN ALTRO NO ALL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO, ANCHE SE L'EX-MOGLIE E' DISOCCUPATA
4 giugno 2018 - Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 19 aprile – 4 giugno 2018, n. 14231 Presidente Scaldaferri – Relatore Mercolino.
Anche allegando il proprio stato di disoccupazione e l'indisponibilità di redditi propri e di un'abitazione, "l'inadeguatezza dei mezzi economici a disposizione del richiedente l'assegno, al cui accertamento l'art. 5 della legge n. 898 del 1970 subordina il riconoscimento del contributo in questione, dev'essere valutata con esclusivo riferimento all'indipendenza o autosufficienza economica del richiedente" (cfr. Cass., Sez. VI, n. 23602/2017; Cass., Sez. I, n. 11504/2017).
Assegno minimo, 200 Euro ... e restano a carico della signora anche le spese processuali, ammontanti a 1.500 euro oltre ad accessori di legge.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 19 aprile – 4 giugno 2018, n. 14231 Presidente Scaldaferri – Relatore Mercolino.
DIVORZIO: PER I FIGLI CONTA ANCORA IL TENORE DI VITA
"I figli hanno il diritto di mantenere il tenore di vita loro consentito dai proventi e dalle disponibilità concrete di entrambi i genitori, e cioè quello stesso che avrebbero potuto godere in costanza di convivenza". Corte di Cassazione, sentenza numero 3922/2018 del 19 febbraio 2018.
SEMPLICE CONVIVENZA ? SI' DISCIPLINARE GLI ACQUISTI, LA CASA, L'IMPRESA, LA SUCCESSIONE
La sentenza della Corte di Cassazione n. 2224 del 30 gennaio 2017 ha riaffermato l’illiceità della causa dell’accordo con il quale due coniugi pattuiscono in merito all’assegno di divorzio.
In materia matrimoniale i diritti dei coniugi sono indisponibili.
La somma ha natura assistenziale e tutela il coniuge più debole.
Gli accordi preventivi aventi a oggetto l’assegno di divorzio sono affetti da nullità: infatti, secondo la Cassazione, gli accordi con i quali i coniugi, in sede di separazione, stabiliscono pattuizioni di contenuto patrimoniale in vista di un futuro ed eventuale divorzio sono invalidi per illiceità della causa, perché stipulati in violazione del principio fondamentale, espresso dall’articolo 160 del Codice civile, di radicale indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale.
Pertanto, di tali accordi non può tenersi conto:
né quando limitino o addirittura escludono il diritto del coniuge economicamente più debole al conseguimento di quanto è necessario per soddisfare le esigenze della vita;
né quando soddisfino pienamente tali esigenze, per la ragione che una preventiva pattuizione, specie se allettante e condizionata alla non opposizione al divorzio, potrebbe determinare il consenso a porre fine agli effetti civili del matrimonio.
Inoltre la Cassazione ricorda che gli accordi dei coniugi diretti a fissare, in sede di separazione, i reciproci rapporti economici in relazione al futuro ed eventuale divorzio con riferimento all’assegno divorzile sono nulli per illiceità della causa, in ragione della natura assistenziale di detto assegno, previsto a tutela del coniuge più debole, che rende indisponibile il diritto a richiederlo.
Ne consegue che la disposizione dell’artcolo 5, comma 8, della legge 898/1970 a norma del quale - su accordo delle parti - la corresponsione dell’assegno divorzile può avvenire in un’unica soluzione, ove ritenuta equa dal Tribunale, senza che si possa, in tal caso, proporre alcuna successiva domanda a contenuto economico, non è applicabile al di fuori del giudizio di divorzio.
UNIONI CIVILI, DIVORZIO: MA I FIGLI?
La legge Cirinnà, che ha istituito le unioni civili, non prevede la filiazione e, per quanto riguarda lo scioglimento dell'unione stessa, la legge 76/2016 richiama il disposto degli articoli 4 e 5 della legge sul divorzio, con il quale si fa menzione dell’obbligo, per i genitori, di mantenere ed educare la prole nei termini e con le modalità che stabilisce il giudice del divorzio.
Bisogna però fare delle distinzioni.
Se il figlio è riconosciuto solamente da una parte dell’unione, l'altra parte non possiede lo status di genitore e, quindi, non ha nessun diritto e nessun dovere verso il figlio dell'altra, nè morale nè economico. In caso di conflitto, il genitore “sociale” può chiedere al pubblico ministero che si attivi la procedura ex articolo 333 del Codice civile per ottenere dal tribunale di poter continuare a frequentare il figlio e a contribuire al suo sostentamento.
Nel caso della stepchild adoption, che è l’adozione all’estero da parte di entrambi i partner, riconosciuta poi in Italia dal tribunale, il divorzio procede secondo la disciplina prevista per il divorzio eterosessuale e sarà il giudice a decidere a chi spetti l’affidamento, se condiviso oppure in via esclusiva, e a determinare il contributo al mantenimento a caricio del non affidatario.
La giurisprudenza ha ormai sdoganato l’adozione del figlio del partner, addirittura nelle ipotesi di coppie che abbiano ricorso alle tecniche di maternità surrogata o di fecondazione eterologa (utilizzando il seme di uno solo dei due componenti dell'unione civile), e abbiano poi richiesto la trascrizione dell’atto di nascita formatosi all’estero nei pubblici registri italiani.
Più controverso è invece il riconoscimento di tale diritto nei casi in cui il minore risulti figlio biologico di uno solo degli uniti, benché accudito e cresciuto da entrambi. La Corte d’appello di Palermo, per prima in Italia, ha stabilito per la coppia di gemelli nati da fecondazione eterologa il diritto di vedere la madre sociale un pomeriggio alla settimana e due weekend al mese.
«La scelta, legittima, di non occuparsi di stepchild adoption nella legge sulle unioni civili – commenta Remo Danovi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano – lascia una questione aperta che o sarà affrontata per legge o sarà in qualche modo imposta dai fatti. Inoltre non dimentichiamo che i minori possono già essere considerati nelle convenzioni patrimoniali consentite dalla legge sulle unioni civili, e della loro presenza si tiene conto ai fini del tempo di permanenza nell’immobile utilizzato durante la convivenza».
VIETATO PREDETERMINARE L'ASSEGNO DI DIVORZIO ?
È nullo l’accordo con il quale due coniugi, al momento della separazione, pattuiscono tra loro, senza Giudice, in merito al quantum dell’assegno di divorzio: è quanto ribadisce la Corte di cassazione nella sentenza n. 2224 del 30 gennaio 2017.
Detti accordi sono invalidi per illiceità della causa, perché stipulati in violazione del principio fondamentale, espresso dall’articolo 160 del Codice civile, di indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale.
Occorre però distinguere. Sono nulli gli accordi su cessazione della convivenza e del mantenimento del coniuge “debole” e dei figli, in quanto materia governata da indisponibili principi di ordine pubblico; sono invece validi gli accordi che regolano gli interessi privatistici, come tali liberamente negoziabili dai coniugi, relativa alle sistemazioni patrimoniali non inerenti la vita personale dei coniugi separati e il mantenimento del coniuge e dei figli.
Quindi, non può tenersi conto degli accordi:
UNIONI CIVILI: SEPARAZIONE E DIVORZIO ESENTASSE
Esentasse separazioni e divorzi gay L’esenzione da imposte e tasse che la legge n. 74/1987 dispone per gli atti e i documenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi e di divorzio si estende senz’altro alle unioni civili tra omosessuali, per il fatto che esse sono del tutto parificate dalla legge Cirinnà al matrimonio “ordinario”; non può estendersi invece allo scioglimento delle convivenze “di fatto”, seppur registrate all’anagrafe e contrattualizzate con una pattuizione stipulata dai conviventi. Il beneficio fiscale dovrebbe poter essere applicato, ove se ne ammetta la stipulabilità, anche agli accordi che siano stipulati dai coniugi in previsione della futura separazione o del futuro divorzio, nonché agli accordi anteriori, coevi o successivi alla separazione consensuale omologata.L’esenzione da imposte e tasse che la legge n. 74/1987 dispone per gli atti e i documenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi e di divorzio si estende senz’altro alle unioni civili tra omosessuali, per il fatto che esse sono del tutto parificate dalla legge Cirinnà al matrimonio “ordinario”; non può estendersi invece allo scioglimento delle convivenze “di fatto”, seppur registrate all’anagrafe e contrattualizzate con una pattuizione stipulata dai conviventi. Il beneficio fiscale dovrebbe poter essere applicato, ove se ne ammetta la stipulabilità, anche agli accordi che siano stipulati dai coniugi in previsione della futura separazione o del futuro divorzio, nonché agli accordi anteriori, coevi o successivi alla separazione consensuale omologata.L’esenzione da imposte e tasse che la legge n. 74/1987 dispone per gli atti e i documenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi e di divorzio si estende senz’altro alle unioni civili tra omosessuali, per il fatto che esse sono del tutto parificate dalla legge Cirinnà al matrimonio “ordinario”; non può estendersi invece allo scioglimento delle convivenze “di fatto”, seppur registrate all’anagrafe e contrattualizzate con una pattuizione stipulata dai conviventi. Il beneficio fiscale dovrebbe poter essere applicato, ove se ne ammetta la stipulabilità, anche agli accordi che siano stipulati dai coniugi in previsione della futura separazione o del futuro divorzio, nonché agli accordi anteriori, coevi o successivi alla separazione consensuale omologata.
Secondo lo Studio n. 31-2017/T del Consiglio Nazionale del Notariato, ci si separa e si divorzia anche da un'unione civile con procedimento esente da imposte e tasse.
La legge n. 74/1987 dispone infatti che l'esenzione per gli atti e i documenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi e di divorzio si estende anche alle unioni civili, per il fatto che esse sono del tutto parificate dalla legge Cirinnà al matrimonio “ordinario”; non può estendersi invece allo scioglimento delle convivenze “di fatto”, seppur registrate all’anagrafe e contrattualizzate con una pattuizione stipulata dai conviventi.
Articolo di Angelo Busani, 9 agosto 2017, tratto da Il Quotidiano del Diritto - Il Sole 24 Ore
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