Source: http://www.diritto-penale.it/abuso-di-contratti-flessibili-con-la-pa-i-danni-vanno-provati.htm
Timestamp: 2018-03-20 02:25:55+00:00

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abuso di contratti flessibili con la PA i danni vanno provati
L'illegittimo ricorso a forme flessibili di lavoro da parte della PA, secondo la Cassazione i danni vanno provati e non può applicarsi la sanzione della conversione del rapporto stante il divieto dell'art. 36 del d. lgs. n. 165 del 2001
Con la sentenza n. 392 del 2012, la Suprema Corte è intervenuta sull'annosa questione relativa alle conseguenze di un eventuale abuso nel ricorso alle forme di lavoro flessibile da parte della pubblica amministrazione.
Partendo dalla considerazione che l'art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001 non può ritenersi implicitamente abrogato dal d.lgs. n. 368 del 2001, la Suprema Corte ha escluso, sulla base del comma 5 del citato art. 36 del d.lgs. n. 165, che possa operare nei confronti della P.A. la sanzione della conversione del rapporto di lavoro a termine in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Sin qui, in realtà, la sentenza n 392 non ha espresso principi innovativi per quel che riguarda l'indirizzo della giurisprudenza di legittimità.
Il vero elemento di novità è la conferma della statuizione del giudice d'appello in ordine al mancato riconoscimento del risarcimento del danno in mancanza di un adeguato supporto di allegazione e prova.
Deve, infatti, ricordarsi che, nella giurisprudenza di merito, si sono andati sviluppando (ed ancora si sviluppano) diversi filoni accomunati dal ricorso al criterio equitativo e forfettario per la liquidazione del danno.
Si è così ricorsi, per via anlogica, all'art. 8 della l. n. 604 del 1966 ovvero all'art. 18 della l. n. 300 del 1970.
La Suprema Corte, invece, con la sentenza n. 392 del 2012, negando ingresso alla tesi prospettata da parte ricorrente dell'esistenza di un danno in re ipsa derivante dall'illegittimo ricorso al lavoro a termine da parte dell'amministrazione, ha affermato che "appare contrario ad un costante indirizzo giurisprudenziale secondo il quale il risarcimento dei danni scaturenti dal rapporto lavorativo - quale ad esempio il danno biologico o quello di perdita di chance - va provato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento e, quindi, anche attraverso la prova per presunzioni, sottoponendo alla valutazione del giudice precisi elementi in base ai quali sia possibile risalire attraverso un prudente apprezzamento alla esistenza dei danni denunziati".
La pronuncia sembrerebbe escludere in radice la possibilità di ricorrere a sistemi forfettizzati di liquidazione del danno a meno che non la si voglia interpretare nel senso che il ricorso a tali criteri di liquidazione è ammesso solo se il danno, nella sua ontologica esistenza, sia allegato e provato dalla parte ricorrente.
Resta il fatto che, con la sentenza n. 392 del 2012, la Cassazione ha sancito non soltanto l'inapplicabilità del sistema sanzionatorio di cui al d.lgs. n. 165 del 2001 ma anche la nascita di un meccanismo di risarcimento per equivalente più gravoso per il dipendente dall'amministrazione (onerato in ogni caso della prova del danno subito) rispetto al dipendente privato il quale può, oggi, utilizzare il meccanismo di risarcimento forfettizzato di cui all'art. 32 della l. n. 32 del 2010.
Cassazione civile sez. lav. 13/01/2012 n. 392
Con sentenza del 17 luglio 2008, la Corte d'appello di Palermo confermava quella di primo grado, che aveva rigettato la domanda proposta da A.G. al fine di conseguire la trasformazione del suo rapporto di lavoro, instaurato con l'AUSL n. (OMISSIS) di Trapani, in rapporto a tempo indeterminato, lamentando al riguardo la mancata applicazione del D.Lgs. 6 settembre 2001 n. 368 ed il contrasto del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36 con la direttiva comunitaria n. 70/1999.
Nel pervenire a tale decisione la Corte territoriale rilevava in sintesi che il divieto di conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato trova fondamento, come affermato anche dal giudice delle leggi, nelle esigenze di imparzialità e di buon andamento dell'amministrazione prescritte dall'art. 97 Cost., e che il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 non si pone in contrasto con la disciplina comunitaria, in ragione della specialità del settore quale è quello del pubblico impiego, pure se privatizzato.
Avverso tale sentenza A.G. propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi. Resiste con controricorso l'AUSL n. (OMISSIS) di Bari.
Alla sensi dell'art. 276 c.p.c., u.c., la motivazione è stesa dal Presidente dott. Guido Vidiri.
8-2. Nel ricorso si censura tale punto della decisione di merito sul presupposto che il danno era nel caso di specie in re ipsa, dovendosi quindi il dipendente ritenersi esentato dal relativo onere probatorio. Tale assunto però appare contrario ad un costante indirizzo giurisprudenziale secondo il quale il risarcimento dei danni scaturenti dal rapporto lavorativo - quale ad esempio il danno biologico o quello di perdita di chance - va provato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento e, quindi, anche attraverso la prova per presunzioni, sottoponendo alla valutazione del giudice precisi elementi in base ai quali sia possibile risalire attraverso un prudente apprezzamento alla esistenza dei danni denunziati (cfr.Cass., Sez. Un., 11 novembre 2008 n. 26972 ed in precedenza Cass., Sez. Un., 24 marzo 2006 n. 6572).

References: sentenza 
 art. 36
 sentenza 
 sentenza 
e contrario
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 art. 36
 sentenza 
e contrario