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Timestamp: 2019-08-21 01:38:07+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez.III 11/11/2011 Sentenza n.41070 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 11/11/2011 (Ud. 7/07/2011), Sentenza n. 41070
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI - Impossessamento illecito di beni appartenenti allo Stato - Detenzione da parte dei privati - Configurabilità del reato - Provvedimento formale che dichiari l'interesse artistico, storico, archeologico delle cose – Necessità – Esclusione – Onere del detentore di dimostrare di averli legittimamente acquistati ai sensi degli artt. 43, 44, 46 L. n.1089/1939 - Art.176 D.L.vo 42/04 - Art.10 c. 3 D.L.vo 42/04.
Per la configurabilità del reato di cui all'art.176 D.L.vo 42/04, trattandosi di beni per legge appartenenti allo Stato, non è necessario che essi abbiano un interesse culturale qualificato, né che siano qualificati come tali nel provvedimento amministrativo di cui all'art.13 medesimo D.L.vo. Sicché, per l'impossessamento illecito di beni appartenenti allo Stato, non è necessario che i beni siano qualificati come tali da un formale provvedimento della pubblica amministrazione, essendo sufficiente la desumibilità della sua natura culturale dalle stesse caratteristiche dell'oggetto, non essendo richiesto neppure un particolare pregio (Cass.sez.3 n.39109 del 2006, ric. Palombo). Non occorre, pertanto, alcun provvedimento formale che dichiari l'interesse artistico, storico, archeologico delle cose di cui il privato sia stato trovato in possesso, quando quest'ultimo non dimostri di esserne legittimo proprietario, sicchè si possa affermare, anche sulla base di adeguati elementi indizianti, che gli stessi sono stati oggetto di ritrovamento ed essendo, peraltro, sufficiente l'accertamento dei requisiti culturali del bene. Inoltre, dal momento che il possesso di oggetti di interesse artistico, storico o archeologico (appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato fin dal momento della loro scoperta) deve ritenersi illegittimo, il detentore ha l'onere di dimostrare di averli legittimamente acquistati ai sensi degli artt. 43, 44, 46 L.1.6.1939 n.1089 (Cass. Pen. sez.2 n.12087 del 27.6.1995 -Dal Lago).
(dich. Inamm. Ricorso avverso sentenza del 29.62010 della Corte di Appello di Caltanisetta) Pres. Ferrua, Est. Amoresano, Ric. Saccone ed altro
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Estinzione del reato per prescrizione, maturata successivamente alla sentenza impugnata - Inammissibilità dei ricorsi – Effetti - sequenze procedimentali - Art.129 cod. proc. Pen..
L'inammissibilità dei ricorsi preclude, ogni possibilità di far valere e rilevare d'ufficio, ai sensi dell'art.129 cod. proc. pen., l'estinzione del reato per prescrizione, maturata successivamente alla sentenza impugnata. Pertanto, l'intrinseca incapacità dell'atto invalido di accedere davanti al giudice dell'impugnazione viene a tradursi, invero, "in una vera e propria absolutio ab instantia, derivante da precise sequenze procedimentali, che siano in grado di assegnare alle cause estintive già maturate una loro effettività sul piano giuridico, divenendo altrimenti fatti storicamente verificatisi, ma giuridicamente indifferenti per essersi già formato il giudicato sostanziale. (Cass. sezioni unite sent.n.23428/2005-Bracale).
(dich. Inamm. Ricorso avverso sentenza del 29.62010 della Corte di Appello di Caltanisetta ) Pres. Ferrua, Est. Amoresano, Ric. Saccone ed altro
Dott.Alfredo Teresi - Consigliere
1) Saccone Francesco nato il 5.4.1938
2) Leanza Vittorio nato il 2.9.1956
1) Con sentenza in data 29.6.2010 la Corte di Appello di Caltanisetta confermava la sentenza del Tribunale di Enna, in composizione monocratica, del 16.10.2008, con la quale Leanza Vittorio e Saccone Francesco erano stati condannati il primo alla pena (sospesa) di mesi 6 di reclusione ed euro 100,00 di multa ed il secondo alla pena di mesi 7 di reclusione ed euro 120,00 di multa per il reato di cui all'art.176 D.L.vo 42/04, cosa qualificata l'originaria imputazione di cui all'art.648 c.p.p..
Premetteva la Corte che, in data 16.4.2002, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, a seguito di perquisizioni domiciliari, avevano rinvenuto nell'abitazione del Leanza due "unguentari", oltre che frammenti di altri unguentari, e nell'abitazione del Saccone diciassette monete non autentiche, riproducenti antiche monete greche e puniche, un oggetto di metallo ossidato di presumibile antica fattura. A seguito di una consulenza tecnica da parte della dr.ssa. Greco della Sovrintendenza di Enna era stato accertato che la medaglietta rinvenuta nell'abitazione del Saccone e gli unguentari trovati nell'abitazione del Leanza erano di interesse archeologico.
2) Ricorre per cassazione Saccone Francesco, a mezzo del difensore, denunciando la violazione di legge ed il vizio di motivazione della sentenza impugnata.
2.1) Ricorre per cassazione anche Leanza Vittorio, a mezzo del difensore, denunciando la violazione di legge in relazione all'art.10 comma 3 D.L.vo 42/04, non risultando un provvedimento amministrativo di accertamento del rilevante interesse archeologico. In ogni caso non vi è prova che i reperti rinvenuti avessero tale interesse.
Denuncia, altresì, la violazione di legge in relazione all'art.176 D.L.vo 42/04, non essendo stata fornita la prova (incombente sulla pubblica accusa) della illecita provenienza dei reperti.
Per la configurabilità quindi del reato di cui all'art.176, trattandosi di beni per legge appartenenti allo Stato, non è necessario che essi abbiano un interesse culturale qualificato, né che siano qualificati come tali nel provvedimento amministrativo di cui all'art.13 medesimo D.L.vo. Va ribadito, quindi, l'indirizzo interpretativo, già formatosi sotto la vigenza dell'abrogato D.L.vo 29.10.1999 n.490 (Cass.sez.3 200347922, Petroni, RV226870; sez,.3, 200145814, Cricelli, RV 220742; cass.sez.3 200142291, Licciardello, RV 220626) ed anche con riferimento al D.L.vo 42/04 (Cass.sez.3 n.39109 del 2006, ric.Palombo), secondo cui per l'impossessamento illecito di beni appartenenti allo Stato, non è necessario che i beni siano qualificati come tali da un formale provvedimento della pubblica amministrazione, essendo sufficiente la desumibilità della sua natura culturale dalle stesse caratteristiche dell'oggetto, non essendo richiesto neppure un particolare pregio. Non occorre, pertanto, alcun provvedimento formale che dichiari l'interesse artistico, storico, archeologico delle cose di cui il privato sia stato trovato in possesso, quando quest'ultimo non dimostri di esserne legittimo proprietario, sicchè si possa affermare, anche sulla base di adeguati elementi indizianti, che gli stessi sono stati oggetto di ritrovamento ed essendo, peraltro, sufficiente l'accertamento dei requisiti culturali del bene. 3.2) Inoltre, secondo la giurisprudenza consolidata (salvo qualche decisione isolata) di questa Corte, dal momento che il possesso di oggetti di interesse artistico, storico o archeologico (appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato fin dal momento della loro scoperta) deve ritenersi illegittimo, il detentore ha l'onere di dimostrare di averli legittimamente acquistati ai sensi degli artt. 43, 44, 46 L.1.6.1939 n.1089 (cfr.Cass.pen.sez.2 n.12087 del 27.6.1995 -Dal Lago).
3.4) Non vi è stata alcuna violazione del principio di correlazione tra reato contestato e reato ritenuto in sentenza. La contestazione originaria faceva, invero, riferimento alla illegittima detenzione degli oggetti di interesse archeologico, meglio descritti nel verbale di sequestro, appartenenti fin dal loro rinvenimento al patrimonio indisponibile dello Stato, e quindi a tutti gli elementi costitutivi del reato di cui all'art.176 D.L.vo 42/04.
3.4) Infondata, infine, era l'eccezione di prescrizione sollevata con i motivi di appello. A parte il fatto che tale eccezione era stata formulata in modo del tutto generico e che la questione della non computabilità del rinvio disposto il 27.1.20195`viene sollevata soltanto con i motivi di ricorso, contrariamente a quanto ritenuto dai ricorrenti tale rinvio venne disposto in udienza per impedimento del difensore avv. Bonomo.
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References: Sentenza 
 Sentenza 
 Art.176
 Art.10
 sentenza 
 sentenza 
 Art.129
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