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Timestamp: 2020-08-05 15:43:22+00:00

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I principi generali del bilancio. Bilancio d'impresa N. 1 - Gestione d'impresa - Impresa Oggi
I principi generali del bilancio. Bilancio d'impresa N. 1
Con l'ordine affronta il disordine. Con la calma affronta l'irruenza. Questa è l'arte di padroneggiare la mente.
Questo articolo apre una serie di interventi che vanno sotto la voce Bilancio d'impresa N° x. Per seguire nel modo migliore questo ciclo di interventi suggerisco di prendere un Bilancio della propria o di un'altra impresa e di confrontare quanto riporterò in questi articoli con i numeri che compaiono nel Bilancio che avrete preso come confronto. Si ricorda che la terminologia del bilancio d'impresa si trova, anche, nel glossario finanziario.
Come è ben noto l’impresa è assimilabile ad un insieme aperto (Caruso, 2003); tra l’impresa e l'ambiente in cui la struttura è immersa sussistono una moltitudine di influenze e di transazioni che rappresentano la linfa vitale dell'impresa. Dal punto di vista dell'operatività, l'impresa riceve dall'esterno degli input che trasforma in output riversati, a loro volta, all'esterno.
Gli input che l’impresa riceve dall'esterno sono di due tipi:
fattori produttivi, come capitale, lavoro, impianti, macchinari, materie prime, tecnologie, energia,
influssi ambientali, come esenzioni fiscali, agevolazioni finanziarie, valori culturali, vincoli ecologici, norme di legge, esigenze di certificazioni.
I fattori produttivi sono acquisiti sostenendo dei costi dipendenti dalle contrattazioni di mercato; i costi sono quindi associati ad uscite di mezzi monetari. Trasformando gli input in output l'impresa cede a terzi prodotti e servizi per i quali riceve in cambio mezzi monetari, che, a loro volta, servono per acquisire ulteriori fattori produttivi. Si instaura quindi un circolo virtuoso di entrate e uscite di beni e servizi e di entrate e uscite di mezzi monetari, definito "circuito della gestione caratteristica dell'impresa".
Nella sua operatività, obiettivo dell'impresa è fare in modo che le entrate monetarie superino le uscite. Il bilancio d'esercizio deve mettere in evidenza questo circuito della gestione.
Il bilancio è, pertanto, un documento contabile che riporta gli effetti patrimoniali ed economico finanziari dell'operatività aziendale.
Il bilancio può essere redatto in forme differenziate in base alle finalità sulle quali esso è focalizzato; in tal senso possiamo distinguere:
il bilancio civilistico,
il bilancio rettificato ai fini fiscali,
il bilancio gestionale.
Il bilancio civilistico mira a fornire una periodica conoscenza del risultato economico conseguito nell'esercizio e della consistenza del patrimonio aziendale. Questo documento è uno strumento fondamentale di informazione per tutti coloro che sono interessati all'andamento dell'impresa e che vogliono trovare nel bilancio civilistico un punto di partenza per valutarne lo stato di salute. In particolare, i creditori possono ricavare informazioni sulle prospettive di recupero dei propri crediti, i soci ricaveranno elementi per valutare come sono stati impiegati i capitali investiti nell'impresa e per trarre indicazioni sulla remunerazione attuale e prospettica del capitale stesso, i potenziali partner, i fornitori e le banche indicazioni sulla solidità finanziaria dell'impresa.
Il bilancio civilistico è disciplinato dal decreto legislativo 9 aprile 1991, n. 127, con il quale il legislatore ha introdotto una serie di modifiche al codice civile, fino ad allora cogente, al fine di recepire la quarta direttiva europea.
Il bilancio è redatto dagli amministratori al termine di ciascun esercizio, secondo le norme indicate dal codice civile (articolo 2423 e seguenti), è approvato dai soci e depositato presso la locale Camera di Commercio.
Il bilancio rettificato ai fini fiscali è, sostanzialmente, un documento dal quale risulta il reddito imponibile dell'impresa. Esso è ottenuto rettificando l'utile determinato ai fini civilistici mediante variazioni in aumento, per costi e oneri fiscalmente non deducibili e, in diminuzione, per ricavi fiscalmente non tassabili.
Il bilancio gestionale non deve sottostare a regole fissate dalla legge. Ogni azienda, in conformità al proprio settore merceologico e alle proprie caratteristiche, può stabilire criteri redazionali diversi. Esso deve, però, consentire di comprendere in modo chiaro e completo come si è formato il risultato di esercizio, come si presenta la struttura economico finanziaria dell'impresa, quali sono le prospettive future di remunerazione del capitale; in sostanza esso è uno strumento fondamentale ai fini della programmazione e del controllo.
Chi redige un bilancio d'esercizio e assoggettato a due tipologie di vincoli:
i vincoli giuridici: il codice civile, i vari decreti legislativi, le norme attuative, i regolamenti giurisprudenziali;
i vincoli tecnico contabili: circolari Abi e Assonime, princìpi contabili nazionali e internazionali IAS/IFRS (1).
I princìpi contabili nazionali, redatti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e dal Consiglio Nazionale dei Ragionieri e i princìpi internazionali, redatti dall'International Accounting Standards Board, interpretano i vincoli giuridici in chiave squisitamente tecnica e integrano la normativa, perché i bilanci possano raggiungere i propri obiettivi.
1. Articolazione del bilancio
Il bilancio si compone di tre documenti:
Lo stato patrimoniale è un prospetto contabile che fotografa, in un dato momento, il patrimonio aziendale e i diritti di terzi su di esso.
Il conto economico è il prospetto contabile che sintetizza tutte le operazioni che hanno consentito di ottenere il risultato dell'esercizio preso in esame.
La nota integrativa descrive alcuni importanti dettagli su alcune voci dello stato patrimoniale e del conto economico e i criteri adottati nella valutazione delle singole voci.
A volte il bilancio è integrato dalla Relazione sulla gestione, documento redatto dagli amministratori ai sensi dell'articolo 2428 del c.c.. La relazione deve evidenziare la situazione della società e il suo andamento, nel suo complesso e nei vari settori in cui ha operato, con particolare riferimento ai costi, ai ricavi e agli investimenti.
Nella redazione del bilancio devono essere soddisfatte alcune condizioni, come richiesto dal codice civile (2), che consentono di ottemperare al principio del quadro fedele (true and fair view).
Il bilancio, nelle sue tre componenti, deve essere redatto con chiarezza, veridicità e correttezza, deve rappresentare la situazione patrimoniale e finanziaria della società e indicare il risultato economico dell'esercizio.
Se le disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta del bilancio sarà obbligatorio fornire le informazioni necessarie perché il bilancio risulti veritiero e corretto.
Se l'applicazione di una o più disposizioni di legge rende il bilancio non veritiero o non corretto, tali disposizioni non vanno applicate. La nota integrativa dovrà motivare la deroga e dovrà indicare l'influenza che essa ha sul bilancio. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile.
Il bilancio è redatto in unità di euro, senza decimali; la nota integrativa può essere compilata in migliaia di euro.
Nella redazione del bilancio devono essere osservati i princìpi di prudenza, continuità e competenza.
La chiarezza della redazione è richiesta espressamente in quanto il bilancio è uno strumento atto a comunicare e ad informare. Essendo destinato a terzi, il bilancio deve essere comprensibile e trasparente, le singole poste (3) devono essere indicate in modo che i potenziali "lettori" possano trarne informazioni fruibili.
La veridicità del bilancio è un concetto che non va inteso nel senso dell'oggettività assoluta, spesso di difficile realizzazione, si pensi alle difficoltà nel quantificare esattamente, al 31 dicembre di ciascun esercizio, gli stati di avanzamento lavori, l'entità dei crediti, le scorte. Agli estensori è richiesta un'oggettività basata sulla buona fede e sul rispetto delle norme aziendali.
La correttezza è legata alla veridicità e si concretizza nel rispetto delle norme giuridiche e delle regole tecnico - contabili.
L'articolo 2423 bis del codice civile, stabilisce che nella redazione del bilancio devono essere osservati i seguenti ulteriori princìpi:
La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuità dell'attività imprenditoriale.
Si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell'esercizio.
Si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla data dell'incasso o del pagamento.
Si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo.
I criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro.
Deroghe al principio enunciato al comma precedente sono consentite in casi eccezionali. La nota integrativa deve motivare la deroga e indicarne l'influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico.
A. Rispettare il principio di prudenza (4), richiamato anche nel principio nazionale contabile n. 11, significa, fondamentalmente, adottare due regole:
Non iscrivere a bilancio utili non definitivamente realizzati.
Iscrivere a bilancio perdite o costi presunti o probabili.
L'atteggiamento prudenziale è mirato a garantire la neutralità e l'attendibilità delle informazioni, a evitare sopravvalutazioni dell'attivo, ad accertarsi di non rinviare ad esercizi futuri oneri di competenza dell'esercizio presente.
B. Nel redarre il bilancio si dovrà tenere conto del principio della continuità aziendale (5); gli amministratori dovranno evidenziare la capacità dell'impresa di continuare a svolgere in modo regolare la propria attività o, viceversa, fatti o condizioni che potrebbero comprometterne la futura operatività. Giova ricordare che le immobilizzazioni tecniche iscritte nell'attivo del bilancio patrimoniale (impianti, macchinari, attrezzature) concorreranno alla formazione del reddito negli esercizi successivi a quello in atto. Infatti, il costo di impianti, macchinari e altre immobilizzazioni non viene imputato totalmente all'esercizio durante il quale sono stati acquistati, ma il costo viene ripartito in vari esercizi in funzione della durata utile del bene. Compatibilmente con la variabilità della normativa di legge e dei princìpi contabili, il principio di continuità si applica anche ai criteri di valutazione. Ciò al fine della comparabilità dei risultati di esercizio tra anni diversi.
C. Per una corretta predisposizione del bilancio e per un'esatta valutazione dell'utile o della perdita dell'esercizio, i costi e i ricavi devono essere imputati all'esercizio di competenza (6) durante il quale acquistano certezza e non all'esercizio nel quale si manifestano i relativi incassi o pagamenti. Il principio contabile nazionale numero 11 stabilisce i criteri da seguire per individuare la competenza delle componenti positive e negative del reddito.
Per i ricavi valgono le seguenti regole.
La competenza si determina quando il processo di produzione di beni o servizi è terminato e lo scambio è stato effettuato con il conseguente trasferimento del titolo di proprietà.
La rendicontazione dei ricavi per attività pluriennali e per commesse a lungo termine si effettua in base agli stati di avanzamento lavori (SAL).
Per i costi vale la regola della correlazione tra componenti positive e negative.
La correlazione si può realizzare:
per associazione causa effetto, vengono imputati all'esercizio tutti i costi che hanno generato ricavi;
per ripartizione dell'utilità pluriennale, un costo di natura pluriennale viene imputato a più esercizi secondo razionalità;
per imputazione diretta al conto economico, nei casi in cui un costo esaurisce la propria utilità in un unico esercizio, nell'ipotesi in cui non sia facile valutare la sua futura utilità, o quando non sia identificabile l'utilità futura per costi sospesi da precedenti esercizi.
D. Nel caso di rischi o perdite conosciuti solo dopo la chiusura dell'esercizio (7) il principio contabile internazionale IAS 10 suddivide tali eventi in due categorie.
Eventi le cui condizioni esistevano già al termine dell'esercizio; in tal caso si dovrà procedere ad una rettifica del bilancio. Esempi riportati dallo IAS 10 sono: fallimento di un cliente, già prevedibile prima della chiusura dell'esercizio, alienazione di merci o scorte di magazzino la cui obsolescenza era già stata valutata prima della chiusura dell'esercizio.
Eventi che si sono verificati dopo la chiusura dell'esercizio e le cui premesse sono nate dopo tale chiusura. In tal caso non si dovranno apportare rettifiche al bilancio o accantonamenti al fondo rischi, ma la natura dei fatti dovrà essere riportata nella relazione sulla gestione.
E. Gli elementi eterogenei (8) raggruppati nelle singole voci devono essere valutati separatamente. Il principio deve essere adottato nelle componenti dello stato patrimoniale che appartengono a categorie diverse, come:
Costi di ricerca, sviluppo e pubblicità.
Impianti e macchinari.
Nel bilancio può essere esposto un unico valore, tale valore deve però scaturire dalle singole voci che compongono la posta.
F. Per assicurare un corretto e adeguato confronto tra bilanci di esercizi diversi è necessario mantenere una continuità sostanziale nell'applicazione dei criteri di valutazione delle singole poste. Deroghe al principio della continuità sono consentite in casi eccezionali. La nota integrativa deve motivare la deroga e indicarne l'influenza.
G. Il decreto legislativo n.6/2003 ha inserito il principio della prevalenza della sostanza sulla forma. La ricerca della sostanza economica è un elemento fondamentale del procedimento di redazione del bilancio è quindi evidente l'importanza di "individuare la sostanza" di ogni operazione al fine di poter valutare l'impatto economico che essa ha sull'impresa; se del caso, la rilevanza economica di un'operazione può essere illustrata nella nota integrativa. Ad esempio, se un'azienda impiega manodopera attraverso la somministrazione di lavoro (Caruso, 2004) è opportuno che tale costo non figuri solo come prestazione di servizi ma venga evidenziato che il costo è assimilabile a costo di personale.
2. Lo stato patrimoniale
Gran parte delle attività umane si sviluppa all'interno di organizzazioni, pubbliche, private, senza scopo di lucro, strutture che per funzionare hanno bisogno di impiegare "risorse". Per operare efficacemente tali organizzazioni devono sapere di quante risorse hanno bisogno, quante ne stanno impiegando e se il loro utilizzo è efficace; queste informazioni, come abbiamo già detto, sono necessarie anche a soggetti esterni che debbano esprimere un giudizio su un'organizzazione o debbano legittimarla.
I sistemi contabili forniscono informazioni di questo tipo e, in particolare, lo stato patrimoniale è un rendiconto della situazione patrimoniale e finanziaria.
Lo stato patrimoniale testimonia la struttura del capitale di funzionamento al termine dell'esercizio e si articola in due sezioni (vedi fig. 1) chiamate:
Fig. 1 Schema dello stato patrimoniale
Elementi attivi del capitale di funzionamento
Elementi passivi del capitale di funzionamento
Investimenti a medio lungo termine
Utile/perdite
L'attivo elenca gli elementi attivi del capitale di funzionamento dell'impresa. Per poter operare, un'azienda ha bisogno di denaro, fabbricati, impianti, materie prime, computer, scorte di magazzino, brevetti e molte altre risorse materiali e immateriali; tutte queste risorse di cui l'impresa si serve per la propria operatività costituiscono le attività aziendali (assets).
Le attività, quindi, sono risorse possedute dall'impresa (9) il cui valore può essere rappresentato dal prezzo di mercato (fabbricati, macchinari, materie prime, prodotti finiti) o può essere ricavato dall'utilità che l'azienda ritiene di ricavare nel corso delle proprie attività (know-how, brevetti, risultati della R&S).
Il passivo, di converso, elenca, sia gli obblighi verso terzi, sia il Patrimonio netto o Mezzi propri, cioè il debito della società nei confronti degli azionisti.
Le passività in senso stretto (liabilities) sono obblighi costituiti prevalentemente da debiti che l'azienda ha nei confronti di fornitori, banche, dipendenti, ecc., ma anche da impegni a tenere un certo comportamento, per esempio l'impegno a lasciare un immobile ad un locatario che ha già pagato il l'affitto.
La seconda voce che concorre al passivo è il capitale netto (equity), costituito da:
capitale versato,
riserve di utili, cioè, l'ammontare di utili generati dalla gestione e non distribuiti ai soci,
utili o perdite.
Secondo queste definizioni il passivo indica le fonti (dove ho preso i soldi necessari all'impresa per svolgere la propria attività), l'attivo indica gli impieghi (dove ho messo i soldi); si genera, appunto, un circolo virtuoso finanziamenti - investimenti ofonti - impieghi che alimenta il motore della gestione operativa.
Questa chiave di lettura dello stato patrimoniale semplifica la spiegazione della relazione
Risorse impegnate = Risorse disponibili.
Ciò che determina l'uguaglianza tra attivo e passivo è rappresentato dal risultato dell'esercizio che accresce (se ci sono utili) o diminuisce (se ci sono perdite) il patrimonio netto e quindi i diritti che i soci hanno sulla società.
Se si dovesse virtualmente interrompere il ciclo fonti - impieghi si potrebbero evidenziare gli impieghi in essere in un determinato istante, come pure le fonti; i due importi coincidono sempre perché gli investimenti sono possibili grazie alle fonti e le fonti alimentano tutti gli investimenti. L'insieme dei mezzi o risorse a disposizione dell'azienda in un determinato istante, prende il nome di ricchezza aziendale o di patrimonio lordo aziendale, mentre le fonti di finanziamento e gli investimenti costituiscono il sistema dei valori della società.
Giova osservare che l'azienda è un sistema instabile, perché, abbandonato uno stato di equilibrio, essa non è in grado di auto correggersi (Facchinetti, 2004), ma necessita dell'intervento del management aziendale per riportarsi in condizioni di equilibrio. D'altra parte, questa capacità di mantenere l'azienda in costante equilibrio è la condizione base perché l'azienda duri nel tempo, adattandosi alla mutevolezza delle condizioni ambientali esterne.
Per mantenere l'azienda in uno stato di equilibrio vanno tenuti sotto controllo tre stati:
equilibrio finanziario,
equilibrio economico,
equilibrio patrimoniale.
L'equilibrio finanziario è la capacità dell'azienda di far fronte tempestivamente ai propri impegni. Esso deve essere mantenuto nel breve periodo (si parla allora di equilibrio monetario), assicurando con i mezzi provenienti, prevalentemente, dalla gestione, l'equilibrio delle entrate e delle uscite senza che si verifichino buchi di cassa o eccessi di liquidità. L'equilibrio finanziario è mantenuto, invece, sul medio lungo periodo, utilizzando, prevalentemente, i mezzi propri o di terzi, dopo un'oculata analisi della fonte finanziariamente più vantaggiosa.
L'equilibrio economico è la capacità dell'azienda di remunerare i fattori produttivi e di far rendere adeguatamente il capitale dei soci. Questo equilibrio è ottenuto se i ricavi provenienti dalla vendita di prodotti e servizi superano i costi dei fattori impiegati nella realizzazione di tali prodotti e servizi, ossia se le fonti consumate superano gli impieghi consumati.
L'equilibrio patrimoniale lo si ottiene grazie ai due equilibri precedenti, ma, nella sua essenza, esso rappresenta la capacità dell'azienda di darsi una struttura delle fonti e degli impieghi che le consenta di durare nel tempo.
2.1 I mezzi propri o patrimonio netto
Il finanziamento dell'impresa con "mezzi propri" si articola in due voci:
l'autofinanziamento.
Il capitale sociale è rappresentato dai conferimenti versati dai soci al momento della nascita dell'impresa e durante la sua vita, al fine di costituire una "dotazione" permanente. I conferimenti dei soci possono essere in denaro o in beni materiali o immateriali (macchinari, impianti, fabbricati, crediti, brevetti, know-how, portafoglio clienti, ecc.); cogente è la condizione che il conferimento realizzi un'attribuzione che incrementi, in modo economicamente quantificabile, il valore della società. Dai conferimenti restano, rigorosamente, escluse le prestazioni di opere e servizi (anche se esse possono essere suscettibili di valutazione economica), in quanto il legislatore riconosce al capitale sociale anche una funzione di garanzia verso terzi e l'imputazione a capitale di opere e servizi difficilmente potrebbe essere considerata come un valore a garanzia. Parte del capitale di una società a responsabilità limitata può essere costituita dall'obbligo assunto da un socio di effettuare una prestazione d'opera o di servizi, ma il conferimento deve essere accompagnato da una polizza di assicurazione o da una fideiussione bancaria. Il credito verso la società resta iscritto a bilancio e si riduce proporzionalmente con le prestazioni effettuate fino al momento in cui l'obbligo e il relativo credito si estinguono.
L'autofinanziamento è l'incremento dei mezzi finanziari aziendali per effetto della gestione e non per effetto di apporti esterni; esso è costituito, ad esempio, dagli utili di esercizio non distribuiti ai soci, mediante la creazione di apposite riserve. Giova sottolineare che la distribuzione dei dividendi la cui somma non può superare l'utile di esercizio è un depauperamento, sia pure virtuale (10), dell'azienda che riduce la propria liquidità, restituendo una fonte di finanziamento.
Il patrimonio netto costituisce la dotazione permanente in senso stretto; esso non ha una scadenza e, anche se variabile nel tempo, dura per l'intera vita dell'azienda. Allo scioglimento dell'impresa il patrimonio netto viene rimborsato in funzione del valore di liquidazione finale della società.
3. Il conto economico
È il documento che mostra il risultato economico conseguito dall'azienda nell'esercizio; in esso sono riassunti i ricavi e i costi relativi ad un dato periodo di tempo (di solito l'esercizio ha la durata di un anno solare). L'esercizio risulta in utile se i ricavi superano i costi, in perdita se i costi superano i ricavi, in pareggio se costi e ricavi si equivalgono.
Il conto economico deve mettere in evidenza tutte le operazioni gestionali che hanno contribuito al risultato economico dell'esercizio; le operazioni vengono classificate in quattro gruppi (Ferrara, 2004):
Operazioni di gestione corrente che producono costi e ricavi legati al ciclo acquisti - produzione - vendita.
Operazioni estranee al ciclo acquisti - produzione - vendita, ma rientranti nella gestione operativa in quanto legate alla cessione di risorse legate alla gestione operativa. Ad esempio la vendita di un cespite utilizzato nel ciclo produttivo venduto ad un prezzo superiore (plusvalenza) o inferiore (minusvalenza) al suo valore contabile.
Operazioni finanziarie, che producono oneri o proventi legati alle transazioni finanziarie; ad esempio plusvalenze o minusvalenze legate ai cambi.
Operazioni extra operative che producono ricavi o costi imputabili ad esercizi precedenti, oppure derivanti da modifiche dei princìpi contabili, oppure correlati alla "gestione accessoria", come la vendita ad un prezzo superiore o inferiore al valore netto contabile di immobili civili, partecipazioni, titoli.
Dal punto di vista della rappresentazione formale il conto economico prevede che dai ricavi siano progressivamente sottratti i costi fino a determinare il risultato dell'esercizio. Il risultato economico è il punto di raccordo tra conto economico e stato patrimoniale, esso trova, infatti, collocazione nel patrimonio netto come variazione contabile dei diritti dei soci nei confronti della società.
E’ noto che le operazioni di gestione di un'impresa possono essere scomposte in una serie di attività che costituiscono la catena del valore; a ciascuna attività va attribuito un costo che deve figurare nel conto economico.
In un precedente volume (Caruso, 2003 bis), è stata ricordata e descritta la seguente importante affermazione di Porter:
«Non si può capire il vantaggio competitivo di un'azienda se la si considera come un tutto unico.
Tale vantaggio deriva, infatti, dalle varie attività che un'impresa svolge nel progettare, produrre, promuovere, vendere e assistere i suoi prodotti. ... La catena del valore disaggrega un'azienda nelle sue attività strategicamente rilevanti allo scopo di comprendere l'andamento dei costi e le fonti esistenti o potenziali di differenziazione.
Un'azienda acquisisce un vantaggio competitivo quando svolge queste attività più efficacemente dei suoi concorrenti» (Porter, 1987).
Tutte le operazioni gestionali possono essere analizzate alla luce della catena del valore suggerita da Porter; seguendo il ciclo complessivo delle attività della catena del valore è possibile evidenziare la formazione del risultato economico come sequenza di operazioni, nella maggior parte, legate da nessi sequenziali. Nei sistemi di gestione avanzata, che adottano, ad esempio, la tecnica 6 sigma, l'operatività dell'azienda è scomposta in un gran numero di processi che vengono, costantemente, monitorati e migliorati sotto gli aspetti operativo, tecnologico ed economico.
4 I princìpi contabili
Per redigere un corretto bilancio, come già visto, occorre rifarsi anche ai princìpi contabili nazionali e internazionali; a volte tali princìpi riprendono le indicazioni del legislatore in chiave più tecnica ed esaustiva. Nel seguito sono indicati i più significativi.
1) Principio dualistico. Come visto, la formula che sottende lo stato patrimoniale mostra che il capitale netto della società è pari alla differenza tra le attività e le passività; questo è definito principio dualistico e sancisce l'uguaglianza tra le attività e le passività + i mezzi propri, ovvero tra le fonti e gli impieghi (11). Questa uguaglianza, sempre soddisfatta, non dice nulla sulla posizione finanziaria della società, ma impone che i "creditori" dell'impresa (soci, banche, fornitori, ecc.) siano "garantiti" dall'esistenza di attività (cassa, fabbricati, macchinari, scorte) di pari valore dei crediti.
2) Principio di omogeneità. Nella redazione dei bilanci non possono essere confrontati i costi del personale, il numero di computer dell'azienda, il valore affettivo di un impianto, le ore di sciopero effettuate dai dipendenti. In sintesi è necessario poter confrontare quantità che si riferiscono a risorse di diversa natura attraverso un'unica unità di misura a valore nominale costante.
3) Principio dell'identità giuridica (entity concept). Il bilancio si riferisce all'azienda non alle persone che la possiedono, non ai dipendenti, non a soggetti che a vario titolo hanno rapporti con essa. Ad esempio, se i soci o i dipendenti di un'azienda non registrano il costo di risorse aziendali consumate a titolo personale non applicano il principio dell'identità giuridica e, di conseguenza, i rendiconti relativi a quell'esercizio saranno imprecisi. Altro esempio: le transazioni tra azionisti, con le relative fluttuazioni dei valori dei titoli, non hanno alcun effetto sul bilancio dell'azienda, non incidendo sul capitale versato o sulle riserve e quindi sui mezzi propri.
4) Principio della prospettiva di funzionamento (going concern concept). L'atteggiamento che deve sottendere la stesura dei bilanci non è tanto quello di evidenziare i beni patrimoniali quanto lo svolgersi e lo svilupparsi dei processi. È il concetto già introdotto nel codice civile con il principio della continuità.
5) Principio del costo. Chi legge un bilancio vuole sapere qual è il valore delle singole voci iscritte nello stato patrimoniale e si aspetta che ogni voce sia rappresentativa del valore di mercato. Alcune voci rispondono a questa richiesta, la cassa, i crediti, entro certi limiti le scorte; in generale un'attività è presente in bilancio al valore di mercato quando esiste un'informazione oggettiva, da parte di terzi, su quale sia questo valore. In linea di principio, quando non esista un'informazione oggettiva del valore di mercato di un'attività, essa è riportata in bilancio al suo costo d'acquisto o costo storico. I terreni, i macchinari, i fabbricati hanno questa caratteristica: il loro valore di mercato nel tempo non può essere determinato in modo affidabile. Conseguentemente queste attività sono presenti in bilancio al costo storico, rettificato, nel tempo, per tenere conto o della perdita di funzionalità o dell'inflazione. D'altra parte, se un'attività svolge regolarmente le funzioni per le quali essa è stata a suo tempo acquisita, l'azienda non ha interesse a conoscere di quell'attività il valore di mercato e quindi, per non essere influenzati da giudizi personali più che da dati di fatto, l'unica possibilità è prendere come riferimento il costo storico. D'altra parte il costo storico può rappresentare un valore poco rilevante per una perfetta conoscenza della consistenza patrimoniale di un'azienda. Allo scopo di garantire una rappresentazione più realistica del bilancio, la Direttiva Comunitaria 2001/65/CE ha introdotto il concetto di valore equo (fair value). Il valore equo è definito come «Il corrispettivo al quale un bene può essere scambiato, o una passività può essere estinta, tra parti consapevoli e disponibili ad una transazione equa». Il legislatore nazionale ha imposto, dal 1 gennaio 2005, di indicare nella Nota Integrativa il valore equo dei soli strumenti finanziari senza dover apportare variazioni negli importi scritti nello Stato Patrimoniale. Sono escluse da questa normativa le società che redigono i bilanci in forma abbreviata e le imprese di assicurazione.
6) Principio di identificazione delle attività dello stato patrimoniale. Per essere considerata tale, un'attività dello stato patrimoniale deve soddisfare tre condizioni:
Deve essere di proprietà o sotto il controllo dell'azienda (i dipendenti non sono un'attività. Fanno eccezione le società sportive che avendo un giocatore sotto contratto possono attribuire ad attività il possesso del giocatore).
Deve avere un valore e pertanto, o sono cassa in senso stretto o attività equivalenti a cassa, o si tratta di beni che possono essere venduti generando cassa, o si tratta di beni che saranno utilizzati nello svolgimento di attività future generando futuri incassi.
Deve essere stata acquistata ad un costo oggettivamente quantificabile. Se l'azienda Bianchi compra il marchio Rossi, tale marchio può essere attribuito alle attività. Se l'azienda Colombo ha raggiunto un grande prestigio grazie alla qualità dei suoi prodotti o alla bontà del suo marketing non può considerare tale prestigio come un'attività, anche se esso avesse un valore enorme per l'impresa (12).
7) Principio di utilità. Il bilancio deve essere realmente utile, deve, cioè, permettere ai suoi destinatari di trarre informazioni valide al fine di effettuare valutazioni sulla capacità dell'azienda di generare reddito e di orientarne le scelte. Un bilancio rispetta il principio dell'utilità se i dati esposti soddisfano i seguenti criteri:
Intellegibilità
8) Principio di comprensibilità. Richiama il principio di chiarezza del codice civile.Il principio contabile n. 11 indica, però, espressamente, i criteri che dovrebbero rendere comprensibile un bilancio.
Esporre distintamente costi e ricavi, attività e passività senza effettuare compensazioni di voci
Distinguere i componenti ordinari da quelli straordinari
Classificare separatamente costi e ricavi della gestione standard da altri costi e ricavi.
9) Il principio di neutralità. Il principio contabile nazionale n. 11 stabilisce che: «Il bilancio d'esercizio deve essere preparato per una moltitudine di destinatari e deve fondarsi, pertanto, su princìpi contabili indipendenti e imparziali verso tutti i destinatari, senza servire o favorire gli interessi e le esigenze di particolari gruppi».
10) Il principio di comparabilità. La comparabilità ha un duplice rilievo:
In riferimento alla stessa azienda in due periodi temporali diversi (confronto temporale)
In relazione ai bilanci di altre imprese (confronto spaziale), di non facile realizzazione.
Il principio contabile nazionale n. 11 indica alcuni criteri per soddisfare il principio della comparabilità temporale:
Dati ed informazioni sono esposti secondo un criterio omogeneo e costante nel tempo
I criteri di valutazione vengono mantenuti costanti
Fatti di natura straordinaria e cambiamenti rilevanti sono opportunamente evidenziati.
11) I princìpi della significatività e della rilevanza. Secondo lo IAS 1 un'informazione è significativa quando è in grado di incidere o influenzare le decisioni dei potenziali utilizzatori; un'informazione è rilevante nell'ipotesi in cui la sua omissione o imprecisa rappresentazione può influenzare le decisioni economiche prese sulla base dei bilanci. Le informazioni rilevanti devono essere rappresentate distintamente, mentre i valori non rilevanti devono essere aggregati con poste di natura simile.
12) Il principio della conformità di tutti i processi necessari, sia alla stesura di un bilancio corretto, sia alla verificabilità dei dati. Il principio contabile n. 11 stabilisce espressamente che «Il sistema contabile - amministrativo di un'impresa deve essere flessibile, cioè capace di fornire i dati necessari per far fronte, sia alle esigenze gestionali e direzionali, sia a quelle della preparazione dei bilanci». In sintesi, le aziende devono organizzare la propria struttura contabile - amministrativa in modo da facilitare la stesura dei bilanci secondo la normativa e i princìpi contabili e in modo che le informazioni contenute nei bilanci siano verificabili, cioè che sia possibile ricostruire, sia i vari procedimenti contabili che hanno condotto alla stesura dei bilanci, sia le valutazioni e le stime di natura soggettiva.
13) Principio della funzione informativa e della completezza della Nota Integrativa. La Nota Integrativa è definita dal principio contabile nazionale n. 11 come l'elemento di supporto indispensabile per la comprensione del bilancio d'esercizio. Essa non deve essere redatta in modo esteso o complesso, ma sintetico e chiaro.
5 Alcuni strumenti sintetici per capire l'andamento dell'azienda.
Allo scopo di trarre dal bilancio "informazioni significative sull'impresa" viene utilizzata l'analisi del bilancio. L'analisi del bilancio ha bisogno, da una parte, di informazioni sintetiche, desunte dai due prospetti contabili, dall'altro, di informazioni "analogiche", desunte dalla nota integrativa e dalla relazione sulla gestione.
La lettura e l'interpretazione dei dati di bilancio sono facilitati da:
disponibilità dei bilanci di più esercizi (analisi temporale),
disponibilità dei bilanci di altre aziende del settore (analisi spaziale),
possibilità di sintetizzare i dati di bilancio in pochi numeri significativi.
La sintetizzazione dei dati è, peraltro, la premessa per qualunque approfondimento conoscitivo dell'azienda; l'interpretazione sulla base dei dati di sintesi utilizza, normalmente, tre strumenti, che rielaborano in senso finanziario i bilanci:
l'analisi per aree o per margini o strutturale,
il rendiconto di cash flow.
Giova osservare che gli schemi civilistici dello stato patrimoniale e del conto economico, che abbiamo illustrato sinteticamente, non soddisfano pienamente le esigenze di "lettura" del bilancio. Infatti, per le passività dello stato patrimoniale la normativa civilistica privilegia la natura delle fonti e non l'esigibilità, mentre per le attività privilegia la destinazione piuttosto che la liquidità (ad esempio scorte non facilmente "utilizzabili" appaiono nell'attivo circolante, mentre, nella realtà, potrebbero essere immobilizzazioni o addirittura perdite).
Nel conto economico si privilegia l'aspetto della natura dei valori e non quello della destinazione, con l'impossibilità di determinare un elemento molto importante per l'analisi del bilancio come l'utile lordo sulle vendite o l'utile lordo industriale.
Vedremo che con la riclassificazione dello stato patrimoniale si potranno privilegiare, i parametri, sia della liquidità dell'investimento (grado di convertibilità in denaro, e in quali tempi), sia dell'esigibilità delle fonti (maggiore o minore facilità di restituzione e in quali tempi).
In fig. 2 è mostrato uno schema di stato patrimoniale riclassificato per aree. La rielaborazione viene effettuata sulla base dei dati ottenibili dallo stato patrimoniale e dalle relazioni che accompagnano il bilancio. Ove non vengano date informazioni precise e complete la rielaborazione può risultare imperfetta. In tale ipotesi va adottato il principio della prudenza; ad esempio, le attività non facilmente classificabili vanno considerate immobilizzate e le passività non facilmente classificabili si considerano a breve.
Fig. 2 Stato patrimoniale riclassificato per aree secondo il criterio della liquidità/esigibilità.
Le aree patrimoniali - finanziarie dello stato patrimoniale
Struttura degli impieghi e delle fonti in essere in un determinato istante
Impieghi delle risorse finanziarie = investimenti
PASSIVITA' E NETTO
Fonti delle risorse finanziarie = finanziamenti
AF Attività fisse o immobilizzate = Investimento a medio - lungo termine.
PN Patrimonio netto = mezzi propri o fonti proprie
CCL Capitale circolante lordo o Attività correnti = Investimenti a breve termine, ossia con rientro in denaro entro 12 mesi.
PF Passività fisse = Fonti di terzi a medio - lungo termine di restituzione
PC Passività correnti = Fonti di terzi a breve termine (da estinguere entro 12 mesi)
La riclassificazione del conto economico deve consentire, anche per esso, una suddivisione in aree; le aree prese in considerazione sono:
La fig. 3 mostra uno schema di conto economico riclassificato per le aree succitate.
Fig. 3 Conto economico per aree
Ricavi di vendita e accessori
(Rimanenze iniziali
+ Mano d'opera
- Rimanenze finali)
= Utile lordo delle vendite
- Costi di carattere commerciale e amministrativo
= Reddito operativo o EBIT
± Ricavi o costi finanziari
= Utile ordinario prima delle imposte
- Imposte sull'utile ordinario
= Utile ordinario netto
± Proventi o oneri straordinari
± Imposte su elementi straordinari
= Utile di esercizio
Il conto economico civilistico predisposto dalle aziende non mette in evidenza parametri significativi per la comprensione del bilancio: l'utile lordo sulle vendite, il valore aggiunto, cioè la ricchezza incrementale prodotta dall'azienda rispetto ai fattori acquisiti dall'esterno, il margine operativo lordo (MOL) o EBITDA, cioè il risultato reddituale non influenzato dagli ammortamenti e dagli accantonamenti. Questi dati analizzati assieme al reddito operativo (RO) o EBIT consentono di ricavare informazioni diverse e, sotto certi aspetti, più utili per una lettura del bilancio. Ad esempio la fig. 4 presenta uno schema rielaborato che consente di ricavare i succitati parametri.
Fig. 4 Conto economico a valore aggiunto e a margine operativo lordo.
- Altri costi di gestione esterni
= Valore aggiunto (VA)
= Margine operativo lordo (MOL o EBITDA)
- Altri accantonamenti
= Reddito operativo (RO o EBIT)
± Proventi/oneri di gestioni accessorie
± Proventi/oneri finanziari
= Utile ordinario dopo le imposte
- Imposte sull'utile (perdita) straordinario
= Utile netto di esercizio
Dopo aver elaborato il bilancio per aree è possibile trarre informazioni sintetiche e immediate dai valori delle singole aree e dai confronti fra detti valori.
L'analisi strutturale o per aree dello stato patrimoniale, ad esempio, esamina le differenze esistenti tra determinati raggruppamenti dell'attivo e del passivo per trarre dagli stessi un giudizio sulla situazione patrimoniale e finanziaria dell'azienda. I confronti di raggruppamenti dell'attivo e del passivo più utilizzati sono quelli che dànno luogo ai cosiddetti "margini" e precisamente:
Margine di tesoreria (MT).
Il margine di struttura indica la capacità dei mezzi propri di coprire il fabbisogno durevole rappresentato dalle immobilizzazioni.
MS = Patrimonio netto - Attività fisse
Il capitale circolante netto rappresenta la capacità dell'azienda di fare fronte agli impegni correnti con mezzi propri.
CCN = Capitale circolante lordo - Passività correnti
= Rimanenze + liquidità differita + liquidità immediata - passività correnti
Il margine di tesoreria esprime la capacità dell'azienda di fare fronte con mezzi correnti liquidi o prontamente liquidabili alle passività correnti.
MT = (Liquidità differite + Liquidità immediate) - Passività correnti
L'analisi strutturale del conto economico, più che attraverso la contrapposizione dei valori delle diverse aree, viene condotta, generalmente analizzando l'andamento dei parametri visti (EBIT, EBITDA, valore aggiunto, utile di esercizio) tra gli esercizi di anni diversi o con il confronto con i dati di aziende omogenee.
L'analisi degli indici e il rendiconto finanziario, gli altri due strumenti fondamentali per l'analisi del bilancio, saranno trattati diffusamente ai capitoli 6 e 7.
6 Il budget
Ogni impresa o direzione aziendale utilizza il metodo della programmazione. Non si può concepire, infatti, un soggetto economico i cui responsabili non scelgano degli obiettivi da perseguire, e non definiscano quali mezzi usare per ottenere tali obiettivi (Caruso, 2004 bis). Le aziende più efficienti, generalmente, esprimono la programmazione in termini quantitativi, sotto forma di un documento scritto; questo processo è chiamato budgeting, e non è altro che un piano d'azione espresso in termini quantitativi.
Giova notare che esistono due tipi diversi di budget:
Il budget di progetto, che riguarda la programmazione di un "avvenimento": una nuova fabbrica, un nuovo prodotto, una ricerca, una nuova linea di produzione, un grosso investimento.
Il budget d'esercizio, che riguarda la programmazione della vita dell'impresa o del gruppo di imprese.
Il budget di progetto, generalmente, rappresenta gli aspetti monetari di un business plan che è proprio lo strumento utilizzato per avviare una nuova iniziativa, ma di questo non ci occuperemo.
Viceversa, verrà dato un breve resoconto degli aspetti monetari della programmazione aziendale, considerando che esistono tre modalità di budget (Anthony, 1976):
Il budget operativo, che riguarda tutte le operazioni programmate per l'esercizio successivo.
Il budget di cassa, che tratta delle entrate delle fonti prospettate e dell'uso che se ne farà.
Il budget di capitale, che considera i cambiamenti programmati per i beni immobilizzati.
Di norma un budget operativo consta di uno stato patrimoniale e di un conto economico di previsione, identici, per quanto riguarda la forma, a quelli realizzati alla chiusura dell'esercizio, con la differenza che i valori del budget sono stime di ciò che l'azienda ritiene accadrà, mentre i dati storici si riferiscono a ciò che è realmente accaduto. Alcune imprese elaborano il budget ogni sei o ogni tre mesi; in tal modo le previsioni del semestre o del trimestre precedente vengono rivedute e corrette con le nuove previsioni per il semestre o trimestre successivo (metodo del rolling budget). Anche a livello di budget si può ricorrere alla riclassificazione degli schemi contabili, allo scopo di assegnare obiettivi specifici alle singole aree dell'impresa.
Giova sottolineare che la formulazione di un budget operativo porta una serie di vantaggi:
È lo strumento base per la realizzazione e il coordinamento dei piani.
È utile per comunicare all'interno dell'azienda quali sono gli obiettivi dell'imprenditore o della direzione aziendale.
È uno stimolo per i responsabili delle diverse aree.
È uno standard con il quale confrontare le performance dell'impresa.
Il budget operativo è, generalmente, preparato in termini di ricavi e di costi. Questa espressione viene tradotta, ai fini della pianificazione finanziaria, in termini di entrate e uscite di cassa. Il risultato di questa operazione si traduce nel budget di cassa (cash budget).
Il budget di capitale è, essenzialmente, una lista di progetti giudicati validi e che mirano all'acquisto di nuovi beni immobilizzati.
Per progetti di particolare importanza l'impresa realizza un business plan che comporta la misura di indici che non figurano nelle analisi dei bilanci, come il net present value, il brak-even point, il pay-back, l'internal rate of return, per i quali si rimanda a testi specifici (Siegel E.S., 1998).
17/11/207
Tratto da E. Caruso Come preparare e leggere un bilancio Tecniche Nuove 2007
(1) International Accounting Standards (IAS) - International Financial Reporting Standards (IFRS).
(2) Articolo 2423, comma 2.
(3) Su usa "posta" di bilancio in sostituzione di voce di bilancio.
(4) Articolo 2423 bis, comma 1, n. 1
(5) Articolo 2423 bis, comma 1 n. 1 e 6.
(6) Articolo 2423 bis, comma 1, n. 2 e 3.
(7) Articolo 2423 bis, comma 1, n. 4
(8) Articolo 2423 bis comma 1, n. 5.
(9) I dipendenti non fanno parte delle attività perché non sono posseduti dall'organizzazione.
(10) In quanto rappresenta la remunerazione del capitale.
(11) Questa condizione giustifica il termine anglo sassone di balance sheet.
(12) La Coca Cola, che ha impiegato anni per raggiungere la notorietà non ha tra le attività il valore del suo marchio.
Anthony R.N., Princìpi di contabilità aziendale, Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas, 1976
Caruso E., Come vincere le sfide della concorrenza, Tecniche Nuove, 2003 bis
Caruso E., Gestire e motivare le persone. Riforma del lavoro. Tecniche Nuove, 2004
Caruso E., Il circolo virtuoso impresa-mercato, Tecniche Nuove, 2004 bis
Facchinetti I., L'ABC del bilancio, Il Sole 24 Ore, 2004
Ferrara L. Che cosa è e come si legge il bilancio d'esercizio, Il Sole 24 Ore, 2004
Porter M., Il vantaggio competitivo, Edizioni Comunità, 1987
Siegel E.S., J.M. Bornstein, B.R. Ford, Come si prepara un business plan, Tecniche Nuove, 1998

References: Articolo 2423
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 Articolo 2423
 Articolo 2423