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Timestamp: 2020-08-14 06:01:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20433 del 25/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20433 del 25/08/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/08/2017, (ud. 16/05/2017, dep.25/08/2017), n. 20433
sul ricorso 13866-2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 1258/6/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
Con sentenza in data 29 ottobre 2015 la Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo, sezione distaccata di Pescara, accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 41/5/13 della Commissione tributaria provinciale di Chieti che aveva accolto il ricorso della C.A. srl contro l’avviso di accertamento IRAP, IVA 2007. La CTR osservava in particolare che l’Ente impositore aveva correttamente utilizzato gli strumenti accertativi di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 54 e 55, essenzialmente perchè si evidenziava l’antieconomicità costante dell’attività imprenditoriale della società contribuente nelle annualità fiscali oggetto di verifica, tra cui quella in contesto, peraltro affermando l’inidoneità delle contro allegazioni della società contribuente stessa ad inficiare detto supporto fattuale/argomentativo dell’atto impositivo impugnato.
Con il terzo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – la ricorrente si duole di violazione/falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 54 e art. 17, comma 6, e della giurisprudenza della Corte UE, poichè la CTR ha ritenuto di poter automaticamente estendere il criterio della “antieconomicità gestionale” dal settore delle imposte dirette a quello dell’IVA.
Va infatti ribadito che “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare, i ricavi possono essere ritenuti falsi in base alla loro sproporzione per difetto rispetto ai costi, ed in tale contesto è ammissibile un accertamento analitico – induttivo, il quale tenga conto delle poste passive indicate dal contribuente, per ricostruire i ricavi effettivi; trattasi, in tal caso, non già di accertamento induttivo “tout court”, ma di accertamento analitico – induttivo, che è sempre legittimo quando l’esposizione dei ricavi sia talmente ridotta rispetto ai costi da indurre a ritenere antieconomica la gestione” (Sez. 5, Sentenza n. 20422 del 21/10/2005, Rv. 585383 – 01); che “In materia di IVA, l’Amministrazione finanziaria, in presenza di contabilità formalmente regolare, ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, può desumere in via induttiva, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), e del D.P.R. n. 633 del 1973, art. 54, commi 2 e 3, sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti, il reddito del contribuente utilizzando le incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, incombendo su quest’ultimo l’onere di fornire la prova contraria e dimostrare la correttezza delle proprie dichiarazioni” (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 26036 del 30/12/2015, Rv. 638203 – 01).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 39
 art. 360
 art. 54
 art. 17
 Sentenza 
 art. 39
 art. 54