Source: https://www.laleggepertutti.it/147525_conto-corrente-in-caso-di-morte-di-uno-dei-cointestatari
Timestamp: 2019-03-26 21:55:06+00:00

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I soldi in un conto cointestato sono sempre da ritenersi di entrambe gli intestatari o, se si può dimostrare che provengono da uno solo dei due (deceduto), entrano in successione?
La questione va inquadrata nell’ambito di disciplina che regola gli obblighi della banca in presenza dell’apertura di una successione ereditaria che coinvolga un conto corrente bancario collegato al servizio deposito titoli in amministrazione (cosiddetto dossier), per effetto della sottoscrizione di quote in un fondo comune d’investimento.
1 Conto corrente bancario cointestato a firme disgiunte
2 Contratto di conto corrente e servizio di deposito titoli in amministrazione
3 Obblighi informativi della banca
Conto corrente bancario cointestato a firme disgiunte
È innanzitutto necessario premettere che, nel caso di un conto corrente bancario, il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme depositate risultanti a suo credito presenti sul conto [1].
Nel caso di un conto corrente semplice, la morte dell’unico intestatario produce il blocco del conto e di tutti i rapporti in essere con il de cuius, ivi comprese le eventuali deleghe ad operare che perdono la loro efficacia.
Diversa è invece la situazione nel caso di un conto corrente cointestato, perché in questo caso è indispensabile verificare se il conto è stato aperto, da due cointestatari, a firma congiunta oppure a firma disgiunta.
Se invece il conto è stato aperto a firma disgiunta, ciascuno dei cointestatari può liberamente operare sul conto corrente, per cui il cointestatario rimasto in vita ha la facoltà di operare anche sulla quota teoricamente riferibile al de cuius [2].
Occorre tenere presente che se il contratto di conto corrente è intestato a più persone con facoltà per le medesime di compiere operazioni disgiuntamente, le disposizioni relative al rapporto possono essere effettuate da ciascun intestatario in modo separato con piena liberazione della banca da ogni responsabilità anche nei confronti degli altri cointestatari. Nel caso di morte di uno dei cointestatari, ciascuno degli altri conserva, dunque, il diritto di disporre separatamente del rapporto: la possibilità di operare disgiuntamente è riservata anche agli eredi del cointestatario, che sono però tenuti ad esercitarlo congiuntamente, cioè tutti insieme.
È fondamentale osservare che la banca deve pretendere la partecipazione di tutti i cointestatari e degli eventuali eredi, quando da uno di essi le sia stata comunicata opposizione anche solo con corrispondenza inviata a mezzo raccomandata (gli eredi si possono, pertanto, opporre alla facoltà di disposizione disgiunta del rapporto, nel caso di morte di uno dei cointestatari). Solo in questo caso la banca deve pretendere che ogni richiesta sia disposta da tutti i cointestatari, compresi gli eredi, gravando sull’istituto di credito l’obbligo di custodia delle somme depositate e della loro consegna alle persone autorizzate dalla legge secondo le norme sulla successione. Il rischio è, dunque, rappresentato dal fatto che, in assenza di opposizione, la banca possa consentire ad uno dei cointestatari di poter continuare ad operare sul conto corrente o quantomeno sul 50% delle somme depositate.
Per prassi e per non avere problemi, la banca dovrebbe però, precauzionalmente, bloccare i conti correnti, anche quelli cointestati a firma disgiunta, ma per realizzare tale risultato è necessario che, con l’apertura della successione [3], gli eredi o anche i semplici chiamati all’eredità informino tempestivamente l’istituto di credito dell’avvenuto decesso del titolare del conto corrente presentando il certificato di morte: la banca richiede, inoltre, che gli eredi depositino la dichiarazione di successione o quando questa non è obbligatoria, un atto notorio o di un certificato sostitutivo di atto notorio.
Per quanto concerne invece i rapporti interni tra i cointestatari è necessario fare riferimento alla norma [4] che prevede che il debito o il credito di un conto corrente bancario devono ritenersi ipoteticamente divisi in parti uguali (50% ciascuno nel caso di conto corrente cointestato a due persone). La presunzione di uguaglianza delle quote è analoga a quella prevista in tema di comunione [5], ma può essere superata dall’esistenza di una diversa volontà delle parti o da situazioni preesistenti, trattandosi di presunzione che dà luogo all’inversione dell’ordine della prova. La prova della disuguaglianza delle quote può, difatti, essere fornita con ogni mezzo (ad esempio: bonifici, stipendio o pensione, ecc…) ed anche tramite presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti (ad esempio anche per via testimoniale).
In altri termini, nel caso di un conto corrente cointestato, le somme depositate si presumono pertanto di spettanza al 50% in capo a entrambi gli intestatari: il 50% delle somme cade, dunque, in successione al momento della morte di uno dei cointestatari, a meno che non si fornisca la prova della titolarità esclusiva degli importi depositati in capo al de cuius, giacché, in caso contrario, il restante 50% è di competenza del cointestatario.
Contratto di conto corrente e servizio di deposito titoli in amministrazione
Nei fondi aperti, il risparmiatore ha la possibilità di sottoscrivere, in ogni momento, quote del fondo (cosiddetto investimento) oppure richiedere il rimborso totale o parziale di quelle già sottoscritte (cosiddetto disinvestimento). La custodia dei valori e delle disponibilità liquide è, tuttavia, affidata ad una banca depositaria [6].
La banca deve tenere un comportamento diligente nell’amministrazione dei titoli, essendo incaricata della funzione di custodia, riscossione ed accredito per conto e nell’interesse del depositante [7]. La banca depositaria deve anche:
Obblighi informativi della banca
La legge [8] riconosce specificatamente a colui che succede a qualunque titolo al cliente dell’istituto di credito e, quindi, anche agli eredi di poter ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine comunque non superiore a 90 giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni. Il rifiuto opposto dalla banca di fornire la documentazione contabile riguardante il conto corrente deve pertanto qualificarsi come ingiustificato e contrario ai generali doveri di correttezza e buona fede, con conseguente responsabilità della banca anche ai fini di un possibile riconoscimento del risarcimento del danno.
Per rispondere all’ulteriore quesito, si precisa che le somme di denaro che risultano depositate su un conto corrente cointestato si presumono di spettanza di entrambi gli intestatari (nella misura del 50%). Gli importi depositati su un conto corrente bancario sono, infatti, da ritenersi divisi in parti uguali, a meno che il soggetto interessato non si fornisca la prova contraria del fatto che le somme presenti sul conto sono imputabili in via esclusiva ad uno solo dei cointestatari (è il caso di una contestazione fittizia del conto corrente, in cui cioè il conto corrente è intestato a due persone, ma solo una di esse è il reale titolare delle somme depositate).
1) domanda da proporre avanti all’Arbitro Bancario e Finanziario [9] oppure anche un ricorso al Garante della Privacy [10] oppure
2) domanda giudiziale, in via cautelare, nei confronti dell’istituto di credito nelle forme di un ricorso d’urgenza [11].
[1] Art. 1852 cod. civ.
[2] Art. 1854 cod. civ. che va interpretato alla luce dell’art. 9 delle Condizioni generali relative al rapporto banca-cliente, contenute nell’Allegato A della circolare dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi) del 25.02.2005.
[3] Si veda anche la decisione n. 2415 del 02.05.2013 dell’Arbitrato Bancario e Finanziario, secondo cui: «Nel caso di cointestazione del conto corrente “a firma disgiunta”, l’evento morte di uno dei contitolari non porta allo scioglimento del rapporto. Pertanto poiché nel caso che ci occupa è prevista la facoltà di firme disgiunte, il cointestatario superstite può continuare ad utilizzare il conto dovendosi riconoscere una piena continuità, pure successivamente alla morte di uno dei cointestatari, dell’efficacia del patto di firma disgiunta e quindi della potestà di compiere operazioni disgiuntamente anche oltre le rispettive quote. La Cassazione, infatti, come già accennato sopra, ha chiaramente affermato (seppure in tema di deposito bancario) che “nel caso in cui il deposito bancario sia intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere, sino alla estinzione del rapporto, operazioni, attive e passive, anche disgiuntamente, si realizza una solidarietà dal lato attivo dell’obbligazione, che sopravvive alla morte di uno dei contitolari, sicché il contitolare ha diritto di chiedere, anche dopo la morte dell’altro, l’adempimento dell’intero saldo del libretto di deposito a risparmio e l’adempimento così conseguito libera la banca verso gli eredi dell’altro contitolare» (Cass. sent. n. 15231 del 29.10.2002).
[4] Art. 1298 cod. civ.
[5] Art. 1101 cod. civ.
[6] Così come previsto dall’art. 36 d.lgs. n. 58 del 24.02.1998 (Tuf).
[7] In forza del disposto dell’art. art. 1838 cod. civ. e dell’art. 38 Tuf.
[8] Art. 119, co. 4, d.lgs. n. 385 del 01.09.1993 (Tub).
[9] Ai sensi dell’art. 128 bis Tub.
[10] Ai sensi dell’art. 147 del Codice di Protezione dei Dati Personali.
[11] Art. 700 cod. proc. civ.

References: e contrario
 Art. 1852
 Art. 1854
 Art. 1298
 Art. 1101
 art. 1838
 Art. 119
 Art. 700