Source: http://www.cicasitalia.eu/joomla/notizie/2235-trust-strumento-per-la-tutela-dei-patrimoni
Timestamp: 2018-11-16 05:27:28+00:00

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Il trust è lo strumento giuridico per la protezione dei patrimoni personali, familiari, societari adatto alla tutela di minori e incapaci
Il Trust è un idoneo strumento giuridico di segregazione del patrimonio per interessi meritevoli di tutela legale tanto in ambito dei patrimoni personali, familiari, societari, quanto per la protezione di minori e incapaci.
Il trust, specie nel nostro paese, sconta una non esaltante reputazione per due ordini di ragioni, una per essere relativamente giovane la sua ratifica da parte del nostro parlamento per mezzo della Convenzione de l'Aja avvenuta nel 1989 con decorrenza della Legge a partire dal 1992 e come tale non ampiamente conosciuto, l’altra per ignoranza del suo Diritto, delle Giurisdizioni che lo adottano, delle Leggi regolatrici e delle normative fiscali pressoché confuse e controverse.
La ragione di tanto è la colpevole negligenza di una parte delle professioni vocate all’interno delle quali campeggia supponenza, presumibilmente per celare disinformazione, e per le quali l’istituto risulterebbe inidoneo a soccorrere interessi meritevoli di tutela ben pensando che analoghi strumenti del nostro ordinamento offrono superiore tenuta giuridica.
Allo stesso modo campeggia abbondante improvvisazione nell’affrontare le tematiche e le dinamiche dell’istituto tanto da scoraggiarne l’adozione perché qualunquisticamente ritenuto elusivo per i soggetti intenzionati a istituirlo proponendo loro meno performanti strumenti giuridici consuetudinari (anche di recente conio) di separazione e segregazione del patrimonio nella inconsapevole convinzione che essi soccorrono meglio del Trust.
Niente di più erroneo. Vale esattamente il contrario. Il trust riesce meglio di qualsivoglia istituto giuridico interno di separazione del patrimonio e tanto in ragione del poliformismo che peraltro gli è proprio alla luce dell’unilateralità del negozio giuridico posto in essere da colui che lo dispone (disponente) imprimendo in esso "condizioni e regole" tanto per la gestione del fondo in trust quanto per la tutela degli interessi sottesi purché meritevoli e per la tutela e le regole dei beneficiari.
Gli istituti giuridici consuetudinari di segregazione del patrimonio non consentono tanto e sono validi per quel che essi rigidamente prevedono, e null'altro.
Il contesto attuale, va detto, dimostra l’infondatezza di tali pregiudizi e dimostra vieppiù che l’interesse dell’autonomia privata è maggiormente tutelato con il trust.
A tanto ha contribuito la dottrina sia essa minoritariamente contraria sia essa maggioritaramente a favore ambedue di grande aiuto per la comprensione del fenomeno da parte della magistratura italiana la quale ha saputo, con la terzieta’ che le è propria, sopperire alla mancanza di una legge italiana sul trust ed ha saputo comprendere pregevolmente il fenomeno nella sua astratta funzione sociale discernendo puntualmente tanto i trust elusivi, interposti, fraudolenti posti in essere in danno quanto i trust genuini, puri, spontanei, istituiti al solo scopo di salvaguardare gli interessi meritevoli di tutela legale ex Art 1322 C.C..
Giova rammentare che il trust interno per essere valido e riconoscibile abbisogna di una legge regolatrice la quale al momento continua ad essere quella straniera in funzione della quale la magistratura italiana chiamata al vaglio si sarebbe potuta dichiarare incompetente con grave nocumento in termini di costi e tempi delle parti in causa ma così evidentemente non è stato.
Non a caso, da ultimo, la Suprema Corte di Cassazione, III Sez. Civile, con ordinanza n. 9637 del 19 aprile 2018 ha definitivamente archiviato il vaglio preventivo di ammissibilità dell’istituto in parola dal momento che il medesimo è divenuto tipico del nostro ordinamento alla luce della Legge di ratifica. Infatti, la valutazione astratta della meritevolezza di tutela è stata compiuta (ndr. così afferma la Corte Suprema), una volta per tutte, dal legislatore del 1989 il quale con Legge 16 ottobre 1989 n. 364 (Ratifica ed esecuzione della convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata a L'Aja il 1 luglio 1985), ha riconosciuto piena validità alla citata Convenzione dando così cittadinanza nel nostro ordinamento all'istituto in parola per cui non è più necessario che il giudice provveda di volta in volta a valutare se il singolo contratto risponda al giudizio previsto dal citato art. 1322 c.c. avuto riguardo peraltro della premessa alla stessa Convenzione nella quale si afferma espressamente che trattasi di un istituto tipico dei Paesi di common law adottato però anche da altri Paesi con alcune modifiche.
Per altri aspetti, ma sempre nell’immaginario collettivo, non va sottaciuto come nel sud Italia, escluso evidentemente gli addetti ai lavori ed alcuni imprenditori attenti e avveduti a costituire patrimoni separati insensibili ad azioni esecutive, il trust è associato al termine "Antitrust"[3], che nulla ha a che vedere con il primo evidentemente, mancando l’associazione a quel negozio giuridico capace di creare protezione al patrimonio segregato, per il raggiungimento del lecito fine, rendendolo così insensibile alle future azioni esecutive cagionate da eventi indesiderati e non voluti.
A titolo puramente esemplificativo e non esaustivo i bisogni meritevoli di tutela possono essere, fra tanti sicuramente i fabbisogni della famiglia, di una persona disabile, della persona cara, per garantire un futuro dignitoso e sereno tanto a se medesimi quanto al coniuge, per garantire sostentamento, ai figli per studi e inserimento al lavoro, per garantire assistenza e dignità al minore - all'incapace - al disabile, per il passaggio generazionale di patrimoni e aziende famigliari senza traumi e in esenzione di imposte, per il perseguimento di un fine o scopo tanto commerciale quanto personale o filantropico.
Orbene, val la pena qui elencare alcuni strumenti giuridici di cui dispone il nostro ordinamento a tali scopi ossia il Vincolo di destinazione ex art. 2645/ter c.c.; il Fondo patrimoniale ex art. 170 c.c.;
i Patrimoni destinati per singoli affari nelle società di capitali ex art. 2447/bis e seguenti; le Società semplici ex art. 2251/229 c.c. . In detti istituti però non è consentito disporre volontà circa la destinazione o godimento dei beni al verificarsi nel tempo di eventi e condizioni secondo precise regole dal disponente disposte come utilmente avviene nel Trust.
E’ opinione largamente diffusa nel nostro paese secondo la quale lo strumento giuridico per eccellenza che pone al riparo i beni di famiglia per la famiglia sia il Fondo Patrimoniale ex Art. 167 C.C.. Niente di più erroneo.
Non lo è mai stato e non lo sarà mai, specie oggi, alla luce delle ordinanze della Suprema Corte di Cassazione, per le quali, i beni fondati sono direttamente ipotecabili senza preavviso da Equitalia e da quel creditore le cui ragioni promanano da obbligazioni assunte dal debitore intestatario del Fondo quindi contratte per i bisogni della famiglia.
Vale a dire, sinteticamente, che i debiti erariali e i debiti aziendali sono reputati alla stregua dei debiti della famiglia e come tali, così come statuito dal Codice Civile, devono essere soddisfatti dai beni della famiglia.
Piaccia o no, l’orientamento della Suprema Corte è pienamente condivisibile e non è affatto censurabile semmai rafforza il principio dell’unicità del patrimonio in capo allo stesso soggetto.
Alcune delle tematiche di maggior rilievo per le quali il trust è illuminante adatto sono senza dubbio alcuno: Il passaggio generazionale dell’azienda di Famiglia,
La segregazione del patrimonio per i bisogni della famiglia e suoi discendenti, In appoggio a procedure extra e concorsuali per il risanamento della azienda in crisi, In Diritto societario.
di Dott. Vincenzo Crusi – Fisco&Tasse

References: art. 1322
 art. 2645
 art. 170
 art. 2447
 art. 2251
 Art. 167