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Sentenza Cassazione Civile n. 24816 del 05/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24816 del 05/12/2016
Cassazione civile sez. lav., 05/12/2016, (ud. 18/10/2016, dep. 05/12/2016), n.24816
sul ricorso 14926-2012 proposto da:
U.B. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
avverso la sentenza n. 2158/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 26/03/2012 R.G.N. 1008/2010;
18/10/2016 dal Consigliere Dott. TRICOMI IRENE;
1. La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 2158/12, depositata il 26 marzo 2012, pronunciando sull’appello principale proposto da U.B., collaboratore scolastico ATA, nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), e sull’appello incidentale proposto dal MIUR nei confronti della medesima, entrambi avverso la sentenza emessa tra le parti dal Tribunale di Viterbo n. 33 del 19 gennaio 2010, in parziale accoglimento dell’appello principale e di quello incidentale, ed in parziale riforma della impugnata sentenza che confermava nel resto, condannava il MIUR al pagamento di venti mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita, oltre interessi e rivalutazione, con la decorrenza indicata nella sentenza impugnata.
2. La ricorrente aveva adito il Tribunale di Viterbo esponendo di avere stipulato con il MIUR plurimi contratti di lavoro a tempo determinato che erano illegittimi. Chiedeva, in via principale, la conversione del rapporto di lavoro a termine in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ed in subordine il risarcimento del danno.
3. Il Tribunale di Viterbo dichiarava l’illegittimità dei contratti a termine stipulati in successione tra la ricorrente e il MIUR dopo il 24 ottobre 2001, e condannava il Ministero al risarcimento dei danni, quantificato in misura pari a 5,5 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, facendo applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 8 e tenendo conto della durata complessiva dei rapporti a termine stipulati dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 368 del 2001.
4. La Corte d’Appello ripercorreva la normativa primaria e secondaria di settore, ricordando, in particolare, che il conferimento delle supplenze annuali e temporanee è disciplinato dalla L. n. 124 del 1999, art. 4. Proprio in ragione della specialità della complessiva disciplina riteneva non applicabili le disposizioni del D.Lgs. n. 368 del 2001, che non aveva determinato l’abrogazione della disciplina del rapporto a termine contenuta nel D.Lgs. n. 165 del 2001. Il giudice di secondo grado, quindi, affermava che abuso nella reiterazione fosse ravvisabile solo per i contratti conclusi ai sensi dell’art. 4, comma 1, (supplenze annuali), della L. n. 124 del 1999, e non per quelli di cui all’art. 4, comma 2, (supplenze sino al termine delle attività didattiche), e comma 3 (supplenze temporanee) della medesima legge.
– Rilevava che dalla documentazione in atti si desumeva che la ricorrente era stata assunta con i seguenti contratti a termine:
dal (OMISSIS) con contratto di supplente annuale in qualità di collaboratore scolastico presso la scuola media (OMISSIS);
dal (OMISSIS), con contratto di supplenza annuale in qualità di collaboratore scolastico presso lo stesso istituto scolastico; dal (OMISSIS), con contratto di supplenza annuale in qualità di collaboratore scolastico presso l’Istituto corso (OMISSIS); dal (OMISSIS), con contratto di supplenza annuale in qualità di collaboratore scolastico sempre presso il suddetto Istituto; dal (OMISSIS), con contratto di supplenza annuale in qualità di collaboratore scolastico sempre presso il suddetto Istituito; dal (OMISSIS), con contratto di supplenza annuale in qualità di collaboratore scolastico presso l’Istituto tecnico (OMISSIS); dal (OMISSIS), con contratto di supplenza annuale in qualità di collaboratore scolastico presso l’Istituto direzione didattica di Orte.
– Riteneva, quindi, che poichè i contratti riguardavano supplenze annuali e si erano susseguiti senza soluzione di continuità, nella fattispecie il ricorso alla supplenza annuale era stato finalizzato a soddisfare una esigenza dell’amministrazione stabile e non meramente temporanea.
– Con riguardo alla censura relativa alla statuizione sulla domanda di risarcimento del danno, osservava che la compatibilità del divieto della conversione con la disciplina comunitaria era condizionata alla sussistenza di misure adeguate a prevenire e sanzionare l’abuso con carattere proporzionale, effettivo e dissuasivo. Pertanto, il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, doveva essere interpretato nel senso che il risarcimento andava riconosciuto per il solo fatto che l’Amministrazione aveva reiterato il rapporto di lavoro in mancanza dei presupposti richiesti dalla normativa comunitaria. Nella liquidazione equitativa, ritenendolo più aderente alle indicazioni della giurisprudenza della CGUE, la Corte d’Appello faceva riferimento alla L. n. 300 del 1970, art. 18 (venti mensilità dell’ultima retribuzione).
5. Per la cassazione della sentenza resa in grado di appello ricorre il MIUR, prospettando due motivi di ricorso. U.B. resiste con controricorso.
6. Quest’ultima ha depositato memoria e note di replica alle conclusioni del P.G..
7. In via preliminare, deve essere esaminata l’eccezione di inammissibilità del ricorso proposta dalla controricorrente per violazione del principio di autosufficienza. Detta eccezione deve essere disattesa in quanto il ricorso per cassazione contiene gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito e a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, anche attraverso un’adeguata esposizione delle statuizioni della Corte d’Appello oggetto di censura. Nè occorre, per soddisfare tali requisiti, il dato formale dell’integrale trascrizione della sentenza di appello oggetto dell’impugnazione.
8. Può passarsi all’esame dei motivi dei ricorso.
9. Dopo avere ripercorso le statuizioni della Corte d’Appello di Roma, nonchè, ancor prima, del Tribunale di Viterbo, il Ministero, con il primo motivo di ricorso, denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 e della L. n. 124 del 1999, art. 4, nonchè del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 5, comma 4 – bis, anche in combinato con il D.M. 13 giugno 2007, art. 1 del Ministro della pubblica istruzione, nonchè della direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
– Il Ministero censura la statuizione con la quale la Corte d’Appello, pur ravvisando il carattere autonomo dell’ordinamento scolastico rispetto ad altri settori del pubblico impiego, ha ritenuto che la L. n. 124 del 1999, art. 4 è in contrasto con la direttiva 1999/70/CE, nel consentire la reiterazione delle supplenze annuali.
– Assume il ricorrente che la normativa comunitaria di riferimento è costituita dalla suddetta direttiva 1999/70/CE e dall’Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato – ai quali ha dato attuazione nell’ordinamento nazionale il D.Lgs. n. 368 del 2001 – che individuano le ipotesi in cui è ammesso il ricorso ai contratti a termine. Espone che dall’esame della richiamata disciplina comunitaria si evince una favorevole considerazione nei confronti dei contratti a tempo determinato, in ragione della garanzia di flessibilità che forniscono, che è considerata un valore da tutelare, purchè la conclusione dei rapporti avvenga nel rispetto delle condizioni che ne limitano la praticabilità.
– L’Accordo quadro intende rafforzare la protezione dei lavoratori a tempo determinato, per tutelarli da discriminazioni rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato e da abusi nell’utilizzazione di contratti a termine, ma pur sempre tenendo conto delle peculiarità che, in concreto, possono connotare un determinato ambito nazionale, ovvero determinati settori pubblici o privati. Ciò deve essere considerato nel verificare la sussistenza delle cd. “ragioni obiettive”, in presenza delle quali deve escludersi la sussistenza di abusi.
– Ad avviso del Ministero, il comparto scuola, per la specificità del settore, esula dall’ambito di applicazione dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, e della disciplina di carattere generale del contratto a tempo determinato contenuta nel D.Lgs. n. 368 del 2001. Ciò è confermato dal D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18, convertito dalla L. n. 106 del 2011, che ha escluso in modo espresso il rapporto di lavoro nella scuola dall’applicazione della disciplina dei contratti a termine.
– Il legislatore, per garantire il diritto costituzionale all’educazione, all’istruzione e allo studio, con la L. n. 124 del 1999, art. 4, ha disciplinato le supplenze per le scuole statali, sia a copertura di posti vacanti, sia a copertura di posti non vacanti, rimettendo alla normativa secondaria la disciplina di dettaglio dei contratti a tempo determinato. La reiterazione dei contratti a termine nella scuola, sia per le supplenze annuali di cui alla L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 1, sia per le supplenze temporanee di cui all’art. 4, commi 2 e 3, della medesima legge, è compatibile con la direttiva 1999/70/CE in quanto sorretta da ragioni obiettive che la giustificano.
10. Con il secondo motivo di ricorso, proposto in via gradata. Il Ministero denuncia la violazione della L. n. 300 del 1970, art. 18 e della L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, anche in relazione all’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
– Il Ministero deduce l’erroneità del riferimento al citato art. 18, trattandosi di disposizione che disciplina una fattispecie, il licenziamento, disomogenea rispetto a quella in esame, non risultando, peraltro, ravvisabile, su quali basi il danno sia stato calcolato in venti mensilità. In tal modo si viola il principio dell’onere della prova, e quello dell’effettività del danno risarcibile, come affermato dalla giurisprudenza di legittimità.
– Il parametro utilizzato dalla Corte d’Appello è, poi, in contrasto con la L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, che ha stabilito un’indennità onnicomprensiva fissata tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità.
15. Va dunque rammentato che la L. n. 124 del 1999 per l’accesso in ruolo del personale docente, pur mantenendo il previgente sistema del doppio canale, in virtù del quale l’accesso ai ruoli doveva avvenire per il 50% dei posti mediante concorsi per titoli ed esame e per il restante 50% attingendo dalla graduatoria del concorso per soli titoli, ha trasformato le graduatorie dei concorsi per soli titoli in graduatorie permanenti, prevedendo la periodica integrazione delle stesse, mediante l’inserimento dei docenti risultati idonei all’esito dell’espletamento del concorso regionale, nonchè l’aggiornamento, egualmente periodico, delle posizioni degli aspiranti all’assunzione già inclusi in graduatoria (art. 401 del T.U. delle disposizioni legislative in materia di istruzione approvato con D.Lgs. n. 297 del 1994). Le operazioni di integrazione ed aggiornamento sono state disciplinate nel dettaglio con il D.M. 27 marzo 2000, n. 23.
19. Le supplenze temporanee cosiddette su “organico di fatto” (c. 2), con scadenza al 30 giugno, cioè, fino al termine dell’attività didattica, coprono posti che non sono tecnicamente vacanti, ma si rendono di fatto disponibili, per varie ragioni, quali l’aumento imprevisto della popolazione scolastica nel singolo istituto, la cui pianta organica resti tuttavia immutata, oppure per l’aumento del numero di classi, dovuto a motivi contingenti, ad esempio di carattere logistico.
21. L’attribuzione del tipo di supplenza, annuale, temporanea fino al termine dell’attività didattica o temporanea per necessità contingenti, è condizionata dalla definizione delle dotazioni organiche e, dunque, dalla consistenza dei posti previsti nelle dotazioni organiche, con atto di macro – organizzazione di portata generale, dall’Amministrazione scolastica.
23. Un primo regolamento è stato adottato per il personale docente con D.M. 25 maggio 2000, n. 201, commi da 6 a 8, che, oltre a disciplinare in dettaglio le modalità di individuazione dell’aspirante all’assunzione e di stipulazione del contratto, ha individuato i termini finali delle supplenze (art. 1) ed ha stabilito i criteri di formazione delle graduatorie di circolo e di istituito (art. 5).
25. Successive modifiche ed integrazioni al sistema delle graduatorie, ormai ad esaurimento, sono state poi effettuate dalla L. n. 169 del 2008, art. 1, comma 605, dalla L. n. 106 del 2011, di conversione del D.L. n. 70 del 2011, dalla L. n. 128 del 2013, di conversione del D.L. n. 104 del 2013, le quali hanno previsto anche la definizione di piani triennali per l’assunzione a tempo indeterminato per gli anni 2011 – 2013 (D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 17) e per gli anni 2014 – 2016 (D.L. n. 104 del 2013, art. 15).
26. Infine, la disciplina è stata ulteriormente modificata, questa volta in modo significativo, dalla L. 13 luglio 2015, n. 107, (vd. infra in questa sentenza) che, oltre a prevedere un piano straordinario di assunzioni del solo personale docente per l’anno scolastico 2015/2016 suddiviso in tre fasi (art. 1, commi 95 e sgg.): ha sancito la definitiva perdita di efficacia delle graduatorie ad esaurimento effettivamente esaurite (art. 1, commi 105); ha ribadito la cadenza triennale dei concorsi, da indire su base regionale tenendo conto del fabbisogno espresso dalle istituzioni scolastiche nel piano dell’offerta formativa; ha previsto l’efficacia egualmente triennale delle graduatorie concorsuali (art. 1, commi 113); ha inserito un limite alla reiterazione delle supplenze, prevedendo che a decorrere dal 1 settembre 2016 i contratti a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi (art. 1, commi 131).
28. La L. n. 297 del 1994 disciplina, agli artt. da 551 a 553, le assunzioni dei responsabili amministrativi (transitati, con decorrenza 1.9.2000, nella figura di “direttore dei servizi generali e amministrativi” ai sensi del CCNL 26 maggio 1999, art. 34. Comparto scuola, cfr. Cass., n. 20883 del 2011), prevedendo che le stesse debbano avvenire secondo l’ordine delle graduatorie permanenti, formate ed aggiornate sulla base degli esiti dei concorsi per titoli ed esame da indire con frequenza triennale.
34. In ragione della specialità della regolamentazione dei rapporti di lavoro e delle forme di reclutamento nell’ambito della Scuola pubblica, il D.L. n. 134 del 2009, art. 1, convertito con L. n. 167 del 2009, ha poi inserito la L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 14 bis, prevedendo che i contratti stipulati per il conferimento delle supplenze annuali e temporanee “in quanto necessari per garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo, possono trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato solo nel caso di immissione in ruolo, ai sensi delle disposizioni vigenti e sulla base delle graduatorie previste dalla presente legge e dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 605, lett. c) e successive modificazioni”.
35. Successivamente, con il D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18, il legislatore ha aggiunto il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 10, comma 4 – bis, prevedendo espressamente la inapplicabilità del Decreto n. 368 del 2001 al personale della scuola ed escludendo che potesse essere allo stesso esteso il limite fissato dall’art. 5, comma 4 – bis.
37. Ed infatti, dal D.L. n. 134 del 2009, art. 1, convertito con L. n. 167 del 2009, e dal D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18, disposizioni conformi al precetto contenuto nell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, perchè non interferiscono nella amministrazione della giustizia, ben possono trarsi elementi che confortano l’interpretazione delle previgenti disposizioni di legge (Cass. SS.UU. n. 18353/2014) in termini di inapplicabilità del D.Lgs. n. 368 del 2001 ai rapporti di lavoro stipulati con i docenti ed il personale ATA, in ragione di quanto sopra rilevato in ordine alla peculiarità del sistema di reclutamento proprio del settore della Scuola pubblica. Inapplicabilità che era comunque evincibile dall’intera disciplina di settore, indipendentemente dagli interventi riformatori ai quali si è appena fatto richiamo, e dai quali non si ricava alcun elemento che consenta di affermare che, invece, nel passato la disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 368 del 2001, trovasse applicazione ai rapporti a termine stipulati con i docenti ed il personale ATA.
39. Dall’esame delle censure formulate in ricorso, e delle eccezioni proposte con il controricorso, con riguardo alla questione della legittimità dei termini apposti ai contratti dedotti in giudizio ed alla compatibilità della L. n. 124 del 1999, art. 4, con l’Accordo quadro allegato alla direttiva 1990/70/ CE, vanno fatte subito discendere le considerazioni ed i rilievi di cui appresso, formulati al termine, ed a conclusione, di una complessa e non breve stagione di interventi dei giudici nazionali, della Corte Costituzionale, della Corte di Giustizia.
52. Ha di contro ritenuto che, non essendo stato previsto per il personale ATA alcun piano straordinario di assunzione, dovesse trovare applicazione la misura ordinaria del risarcimento del danno, misura del resto prevista dal della L. n. 107 del 2015, art. 1 comma 132.
55. Dal dato per il quale la sentenza n. 187 del 2016 è una sentenza di accoglimento, discende che, in base all’art. 136 Cost., in combinato con la L. 11 marzo 1953, n. 87, art. 30, art. 4, commi 1 e 11, della L. 3 maggio 1999, n. 124, cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella parte in cui autorizza, in mancanza di limiti effettivi alla durata massima totale dei rapporti di lavoro successivi, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonchè di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza ragioni obiettive che lo giustifichino.
65. D’altra parte, ad attestare la esistenza di una ragionevolezza del parametro triennale può richiamarsi il fatto che uguale limite massimo di trentasei mesi è fissato per la durata del rapporto di lavoro a termine in ambito privato per lo svolgimento di mansioni equivalenti alle dipendenze del medesimo datore di lavoro (D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 5, comma 4 – bis, introdotto dalla L. n. 247 del 2007, e da ultimo D.Lgs. n. 81 del 2015, art. 19, comma 2): si intende affermare che la complessiva durata massima di trentasei mesi costituisce un parametro tendenziale del sistema delle assunzioni a tempo determinato che porta ad allineare, ferma la specialità del D.Lgs. n. 165 del 2001, il settore privato e il settore pubblico se pur esclusivamente in ordine al limite temporale oltre il quale è configurabile l’abuso (quanto al settore privato, cfr. da ultimo S.U. 11374/2016).
70. Con riguardo alle conseguenze della accertata illegittimità dei rinnovi dei contratti a tempo determinato, aventi ad oggetto supplenze annuali su organico di diritto, occorre subito rammentare che, ai sensi dell’art. 36 (originario comma 2, ora comma 5) del D.Lgs. n. 165 del 2001, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione….
72. L’eccezionale possibilità di derogare per legge al principio del concorso per il reclutamento del personale, che è prevista dall’art. 97 Cost., comma 4 è ammessa nei soli casi in cui sia maggiormente funzionale al buon andamento dell’amministrazione e corrispondente a straordinarie esigenze d’interesse pubblico, individuate dal legislatore in base ad una valutazione discrezionale, effettuata nei limiti della non manifesta irragionevolezza (“ex multis” Corte Cost., sentenze nn. 134/2014; 217/2012; 89/2003; 320/1997; 205/1996).
75. Va anche ricordato che il divieto di conversione, nell’ambito dei rapporti di impiego pubblico, dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato è stato ritenuto, dalla CGUE, essere disposto conforme alla disciplina europea in materia di contratto di lavoro a termine contenuta nell’ Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE (ex multis CGUE sentenze 7 settembre 2006, Marrosu e Sardino, C-53/04; 7 settembre 2006, Vassallo, C-180/04; 4 luglio 2006, Adeneler e altri, C-212/04; ordinanza 1 ottobre 2010, Affatato, C-3/10; sentenza 3 luglio 2014, Fiamingo, C-362/13, C-363/13 e C-407/13 – riunite).
80. Il comma 97 della legge in esame stabilisce che si tratta di un concorso “riservato” ai soggetti iscritti, alla data di entrata in vigore della legge (a) nelle graduatorie del concorso pubblico per titoli ed esami a posti e cattedre bandito con decreto direttoriale del MIUR n. 82/2012 e (b) nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente di cui alla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 605, lett. c), e successive modificazioni (la disposizione è conforme all’art. 97, comma 4, ultima parte (“ex multis” Corte Cost., sentenze nn. 134/2014; 217/2012; 89/2003; 320/1997; 205/1996, dianzi richiamate).
82. Si tratta, al contempo, di una sanzione e, sotto il versante del beneficiario, di una riparazione in linea di principio la più ragionevole e soddisfacente tanto per lo Stato -che vede assicurata la indispensabile provvista di docenti stabili – quanto per il 2012 richiedente, in quanto gli attribuisce il bene della vita la cui certezza di acquisizione era stata lesa dalla condotta inadempiente realizzata dalla Amministrazione.
87. Deve, al proposito, rammentarsi che rimane impregiudicata, in applicazione dei principi affermati dalle SS.UU. nella richiamata sentenza n. 5072 del 2016, la possibilità del docente che si ritenga leso dalla illegittima reiterazione di assunzioni a tempo determinato di allegare e provare danni ulteriori e diversi rispetto a quelli “risarciti” dalla immissione in ruolo, con la precisazione che l’onere della prova di siffatti danni ulteriori grava sul lavoratore, non operando il beneficio della prova agevolata e che detti ulteriori danni mai potrebbero identificarsi con quelli “…da mancata conversione e quindi da perdita del posto di lavoro” (così la ridetta decisione delle SS.UU.).
88. Sulla scorta delle considerazioni che precedono e in applicazione del generale canone ermeneutico, secondo cui sussiste l’obbligo degli Stati UE della interpretazione del diritto nazionale in modo conforme al diritto comunitario, come interpretato dalla CGUE (“ex plurimis” sentenze della CGUE 5 ottobre 2004, C-397/01-403/01; 22 maggio 2003, C-462/99; 15 maggio 2003, C-160/01; 13 novembre 1990, C-106/89), canone sistematicamente applicato da questa Corte di cassazione (“ex plurimis” Cass. 22 maggio 2015, n. 10612; Cass. SU 14 aprile 2011, n. 8486; Cass. SU 16 marzo 2009, n. 6316; Cass. 18 aprile 2014, n. 9082; Cass. 30 dicembre 2011, n. 30722; Cass. 16 settembre 2011, n. 19017; Cass. 1 settembre 2011, n. 17966; Cass. 9 agosto 2007, n. 17579; Cass. 19 aprile 2001, n. 5776; Cass. 26 luglio 2000, n. 9795; Cass. 10 marzo 1994, n. 2346; Cass. 13 maggio 1971, n. 1378), deve ritenersi che, nelle fattispecie di abuso realizzatesi prima dell’entrata in vigore della L. n. 107 del 2015, sia misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso stesso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” (sentenza Mascolo par. 77-79) la misura della stabilizzazione prevista nella citata L. n. 107 del 2015 attraverso il piano straordinario destinato alla copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, relativamente al personale docente e che, specularmente, pari idoneità a cancellare l’abuso e le sue conseguenze possano avere assunto le concrete misure di stabilizzazione occorse negli anni passati.
90. Deve, si ripete, essere considerata misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica, ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” anche la stabilizzazione, medio tempore assicurata ai docenti attraverso precedenti strumenti concorsuali o selettivi diversi da quelli contenuti nella citata L. n. 107 del 2015, art. 1, comma 109, stabilizzazioni nei fatti ampiamente realizzatesi per effetto delle immissioni avvenute negli anni passati e delle quali è ampio riscontro nella storia normativa degli ultimi dieci anni.
94. Per il personale ATA la legge n. 107/2015, come sopra evidenziato (punto 52 di questa sentenza) non ha introdotto alcun piano straordinario di assunzione.
98. Come evidenziato innanzi, la scopertura dei posti individuati dall’art. 4, comma 1 si manifesta solo dopo l’esaurimento delle procedure di trasferimento, assegnazione provvisoria, utilizzazione di personale soprannumerario e immissione in ruolo; solo allora, verificato che sono rimasti privi di titolare, quei posti possono essere coperti in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo – mediante l’assegnazione delle supplenze su organico di diritto, dette anche annuali.
99. Come sottolineato dalla Corte Costituzionale nelle sentenze nn. 279/2012 e 200/2009 (in materia di revisione dell’organico del personale ATA), il comparto scolastico presenta profili di complessità, di flessibilità e di necessaria integrazione tra ragioni di unità ed uniformità nazionale ed esigenze locali, profili che concernono la razionalizzazione e l’accorpamento delle classi di concorso (al fine di garantire una maggiore flessibilità nell’impiego di docenti), la ridefinizione dei “curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola” (attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e degli orari), la revisione dei criteri di formazione delle classi (al fine di adeguare il rapporto alunni/docente agli standards europei); la rimodulazione dell’organizzazione didattica delle scuole primarie, la revisione di criteri e parametri per la determinazione complessiva degli organici; la ridefinizione dell’assetto organizzativo – didattico dei centri di formazione per gli adulti.
100. La Corte di Giustizia nella sentenza Mascolo ha affermato (par. 91 – 95) che la sostituzione temporanea di un altro dipendente al fine di soddisfare esigenze provvisorie del datore di lavoro in termini di personale, al pari della necessità per lo Stato di organizzare il servizio scolastico in modo da garantire un adeguamento costante tra numero di docenti e numero degli scolari, in relazione a non preventivabili flussi migratori interni ed esterni ed alle scelte di indirizzi scolastici da parte degli scolari, possono, in linea di principio, costituire una “ragione obiettiva”, ai sensi della clausola 5, punto 1, lettera a), dell’ Accordo quadro per il ricorso ad una successione di contratti di lavoro a tempo determinato al fine di rispondere adeguatamente alla domanda scolastica ed evitare allo Stato, datore di lavoro, di immettere in ruolo un numero di docenti significativamente superiore a quello effettivamente necessario.
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata, nella requisitoria orale, da parte del Procuratore Generale, con riferimento alla diversità di trattamento riservata dalla L. n. 107 del 2015 al personale tecnico ed amministrativo, al quale non è stato esteso il piano straordinario di assunzioni, riservato (art. 1 comma 95) al solo personale docente. Invero, rammentato che l’eventuale sussistenza di una ingiustificata diseguaglianza e/o discriminazione presuppone un giudizio comparativo tra situazioni fra loro confrontabili, e che ciò vale sia per quanto riguarda l’art. 3 Cost., sia per quel che concerne il principio fondamentale di non discriminazione del diritto UE (vedi, tra le tante: CGUE sentenza 12 giugno 2014, SCA Group Holding BV, C39/13, C-40/13 e C-41/13 – riunite; sentenza 18 luglio 2013, FIFA, C-205/11 P), deve escludersi che il principio di uguaglianza imponesse al legislatore la completa uniformazione di trattamento tra personale docente e personale ATA, in relazione alle misure adottate a sanzione dell’illegittimo ricorso alla reiterazione dei contratti a tempo determinato Come già rilevato dalla Corte Costituzionale (Cort. Cost. 322/2005) le indicate tipologie di personale versano in una situazione di stato giuridico che non ne consente l’assimilazione in un’ unica categoria, con la conseguenza che non è irragionevole la previsione di una diversa disciplina in materia di reclutamento straordinario. Va osservato che il Titolo 1, della Parte 3 del D.Lgs. n. 297 del 1994 (artt. da 395 a 541) definisce in maniera specifica la funzione docente (intesa come esplicazione essenziale dell’attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità), rispetto alla funzione propria del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, i cui compiti sono individuati nel Titolo 2 (artt. da 543-a 581). E’ innegabile che anche il personale ATA, al pari del personale docente, svolge una funzione pur essa essenziale al funzionamento della Scuola pubblica, ma è altrettanto vero che si tratta di funzione diversa per ordinamento e per contenuto. Sicchè le due categorie di personale, che operano nel mondo della scuola (personale docente ed ATA), per non essere riconducibili ad una medesima disciplina di stato giuridico e di posizione ordinamentale e presentando sostanziali diversità di funzioni, giustificano la differenziata valutazione operata dal legislatore – con scelta a discrezionalità politica non irragionevole – che ha ritenuto di autorizzare il MIUR ad adottare solo per il personale docente il piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato previsto nella L. n. 107 del 2015, art. 1, comma 95. Nè la scelta in questione ha lasciato il personale ATA senza tutele posto che non è esclusa la possibilità di immissione in ruolo prevista secondo il sistema previgente e che anche per detto personale opera il Fondo previsto dall’art. 1, comma 132, per i pagamenti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti alla reiterazione di contratti a termine per una durata complessiva superiore a trentasei mesi, anche non continuativi, su posti vacanti e disponibili.
106. Gli invocati del D.M. 25 maggio 2000, n. 201, art. 9, del D.M. 13 dicembre 2000, art. 8, del D.M. 13 giugno 2007, n. 131, art. 9, contengono solo una generale norma di rinvio alla disciplina di legge e di contratto, senza fare alcun richiamo espresso alla normativa dettata per il contratto a termine del settore privato.
107. Il CCNL 4 agosto 1995, artt. 47 e 53, del CCNL 24 luglio 2003, artt. 37 e 59, di converso, escludono espressamente la conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato.
108. Il CCNL 29 novembre 2007, artt. 40 e 60, nel prevedere che il contratto può trasformarsi solo in forza di “specifiche disposizione normative” non può che essere riferito alla disciplina di legge, sul punto non derogabile, in virtù del vincolo imposto dall’art. 97 Cost., dettata per il settore scolastico.
115. la stessa CGUE, con giurisprudenza costante, ha precisato che la clausola 5, punto 1, dell’Accordo quadro medesimo non sancisce un obbligo generale degli Stati membri di prevedere la trasformazione in contratti a tempo indeterminato dei contratti di lavoro a tempo determinato, così come non stabilisce le condizioni precise alle quali si può fare uso di questi ultimi, lasciando agli Stati membri un certo margine di discrezionalità in materia (“ex plurimis” CGUE sentenze 7 settembre 2006, Marrosu e Sardino, C-53/04; 7 settembre 2006, Vassallo, C-180/04; 4 luglio 2006, Adeneler e altri, C-212/04; ordinanza 1 ottobre 2010, Affatato, C-3/10; sentenza 3 luglio 2014, Fiamingo, C-362/13, C-363/13 e C-407/13 – riunite; sentenza 26 gennaio 2012, Keiceik, C-586/10);
119. B. “Per effetto della dichiarazione di illegittimità costituzionale della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4 commi 1 e 11 e in applicazione della Direttiva 1999/70/CE 1999 è illegittima, a far tempo dal 10.07.2001, la reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, commi 1 e 11, prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, rispettivamente con il personale docente e con quello amministrativo, tecnico ed ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, sempre che abbiano avuto durata complessiva, anche non continuativa, superiore a trentasei mesi”.
120. C. Ai sensi dell’art. 36 (originario comma 2, ora comma 5) del D.Lgs. n. 165 del 2001, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione.
122. E. Nelle predette ipotesi di reiterazione, realizzatesi dal 10.07.2001 e prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, rispettivamente con il personale docente e con quello amministrativo, tecnico ed ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve essere qualificata misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” la stabilizzazione acquisita dai docenti e dal personale ausiliario, tecnico ed amministrativo, attraverso l’operare dei pregressi strumenti selettivi – concorsuali.
127. Nella specie, le parti stipulavano, dopo il 10 luglio 2001, contratti a termine di supplenza su organico di diritto per una durata complessiva superiore a 36 mesi.
128. Va, tuttavia, rilevato che nella fattispecie dedotta in giudizio è incontestato che la parte controricorrente è stata immessa nei ruoli del MIUR in tempo antecedente alla L. n. 107 del 2015 (il dato è stato affermato dal difensore della controricorrente nella discussione orale e non negato dall’Avvocatura dello Stato), così ottenendo il bene della vita per il quale ha agito in giudizio, senza che rilevi, per quanto osservato nel punto 90 e nel punto 122 di questa sentenza la circostanza che la stabilizzazione sia avvenuta per mezzo di interventi diversi da quelli previsti nella L. n. 107 del 2015.
129. Nè risulta dal controricorso, nonchè dal ricorso (peraltro, nella sentenza di secondo grado si riferisce che il motivo di appello sulla quantificazione del risarcimento veniva prospettato per avere il Tribunale quantificato lo stesso assumendo quale parametro orientativo la L. n. 604 del 1966 e non la L. n. 300 del 1970, art. 18, e dunque in riferimento a parametri risarcitori legali) che la ricorrente abbia, nell’originaria domanda, allegato l’esistenza di danni ulteriori e diversi rispetto a quelli “risarciti” dalla immissione in ruolo, la cui prova grava sul lavoratore e che comunque non potrebbero identificarsi con quelli “da mancata conversione e quindi da perdita del posto di lavoro”, secondo quanto affermato nella predetta decisione delle SS.UU. n. 5072 del 2016 cit. (v. retro punto 87; cfr. Cass. 22553 del 2016).
130. Sulla compatibilità comunitaria, in relazione a quanto dedotto nella nota di replica al P.G., si richiama, quanto affermato, in particolare, nei punti 84, 85, 86 e 123, nonchè nel punto 128.
131. Sulla scorta delle considerazioni svolte:
132. provvedendo sul primo motivo di ricorso, si rileva, che l’illegittima reiterazione dei contratti per il conferimento di supplenza annuale stipulati dopo il 10 luglio 2001, nella specie, non dà luogo al risarcimento del danno in ragione del complessivo quadro normativo e giurisprudenziale sopra esposto, essendo intervenuta l’immissione nei ruoli del MIUR e non risultando allegati ulteriori danni, come esposto nel punto 128.
133. Il secondo motivo di ricorso è assorbito.
134. La Corte provvedendo sul primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta la domanda introduttiva del giudizio.
135. Va dichiarata l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio, avuto riguardo alle modifiche del quadro normativo di riferimento ed alla questione della cd. doppia pregiudiziale costituzionale e comunitaria, intervenute nel corso del giudizio.
La Corte provvedendo sul primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, rigetta la domanda introduttiva del giudizio. Compensa tra le parti le spese dell’intero giudizio.

References: Sentenza 
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 art. 8
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 art. 36
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 art. 32
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 art. 9
 art. 15
 art. 34
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 art. 9
 art. 10
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