Source: https://www.nascitacostituzione.it/03p2/06t6/s2/139/art139-009.htm
Timestamp: 2019-12-10 10:07:44+00:00

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La nascita della Costituzione - Articolo 139 - 3 dicembre 1947
[Il 3 dicembre 1947, nella seduta pomeridiana, l'Assemblea Costituente prosegue l'esame degli emendamenti agli articoli del Titolo VI della Parte seconda del progetto di Costituzione: «Garanzie costituzionali».]
Presidente Terracini. Passiamo all'esame dell'articolo 131. Se ne dia lettura.
«La forma repubblicana è definitiva per l'Italia e non può essere oggetto di revisione costituzionale».
Presidente Terracini. Sono stati presentati numerosi emendamenti.
L'onorevole Damiani ha presentato una proposta soppressiva. Ha facoltà di svolgerla.
Damiani. L'articolo 131 che in questo momento il signor Presidente ha letto è, per me, pleonastico, in quanto dichiara definitivo ciò che per sua natura già si deve intendere stabile. La costruzione del nuovo Stato italiano, che è frutto del concorso della volontà del popolo e del lavoro di un anno e mezzo dei deputati dell'Assemblea Costituente, deve essere ritenuta una costruzione non effimera. Quindi, volere dire nella Costituzione che noi non la riteniamo provvisoria, significa dimostrare la preoccupazione che essa lo sia. Invece tutti sentiamo che questa costruzione è stabile.
Ma se è pleonastico dire che ciò che è nato, è nato definitivamente, non possiamo noi dichiarare, nello stesso tempo, da un punto di vista logico, che una costruzione umana sia definitiva, cioè eterna, immutabile. Ogni costruzione umana è di per sé destinata a variare nel tempo.
Affermare la definitività della forma di uno Stato sarebbe come se un architetto che ha costruito un tempio pretendesse preservarlo dai terremoti o dai bombardamenti scrivendo sul fregio: «Questo tempio è definitivo». Mi pare sia una stonatura!
Russo Perez. È ridicolo!
Damiani. Quindi, siccome tutto è mutevole, non solo nella terra, non solo in noi, ma anche nell'universo stesso, noi non possiamo affermare quel principio, che, del resto, credo non sia stato mai affermato in nessun testo legislativo o costituzionale.
Se venisse dichiarato sarebbe una presunzione assurda.
Vi è da notare ancora che l'espressione «per l'Italia» contenuta nell'articolo è infelice, in quanto sembrerebbe che la norma fosse emanata da un organo supernazionale, che potesse fissare «per l'Italia» la forma repubblicana e per altri paesi forme diverse. Inoltre l'articolo 131 è doppiamente pleonastico, perché in esso, dopo la stabilita definitività della forma repubblicana, si ripete ancora che essa non può essere oggetto di revisione. È implicito che tutto quanto è definitivo non può essere revisionato; ed è perciò superfluo ripetere con altre parole lo stesso concetto. Per i detti motivi l'articolo 131 appare così difettoso da giustificarne la soppressione.
Presidente Terracini. L'onorevole Rodi ha anch'egli proposto di sopprimere l'articolo 131. Ha facoltà di svolgere l'emendamento.
Rodi. Anch'io ho proposto la soppressione dell'articolo 131, e non vi nascondo che sono rimasto perplesso di fronte a questo articolo, nel quale si fa un'affermazione solenne, ma di una solennità priva di sostanza, perché, come giustamente diceva il collega Damiani poc'anzi, il legislatore qui ha mostrato, per lo meno, di essere o di avere una presunzione storica. È certo che nel compilare l'articolo 131 ha dimenticato che la storia non è fatta soltanto dalla volontà di un individuo, ma dal concorso di tanti elementi che spesso servono a modificare radicalmente e profondamente un qualsiasi regime che possa essere stato costituito. D'altra parte la dichiarazione che si fa nell'articolo 131 è per lo meno, illiberale, perché implicitamente vieta alla volontà popolare di manifestarsi in un determinato modo, nel caso cioè che questa volontà popolare desiderasse nel futuro modificare la forma dello Stato. E noi non abbiamo il diritto di ipotecare il futuro e di impedire che in questo futuro la volontà popolare si possa manifestare liberamente.
D'altra parte l'Assemblea Costituente ha già votato una legge che contempla e prevede le punizioni dei movimenti monarchici, che siano esercitati con carattere di violenza. Ma questa legge è diretta contro la violenza e noi, anzi, possiamo aggiungere che la violenza, da qualunque parte essa venga, deve essere punita. E l'Assemblea, votando questa legge, ha commesso un duplice errore: il primo, perché non era il caso di fissare in una legge speciale ciò che è già contemplato dal Codice; in secondo luogo è stato commesso, a mio avviso, un grave errore, perché si è voluto accomunare l'idea monarchica col fascismo e quindi si è voluto in un certo senso compromettere il libero pensiero di tutti quei milioni di individui che hanno una loro determinata idea politica. Di modo che se facciamo riferimento a quella legge, che riguarda l'eventuale o presunta violenza dei monarchici, e poi ci soffermiamo sull'articolo 131, possiamo senz'altro dire che i monarchici in Italia hanno finito di vivere. Perché se il monarchico ha il diritto di nutrire il suo sentimento e si troverà costantemente di fronte all'articolo 131, egli saprà che questo suo sentimento è per lo meno, e soltanto, platonico.
Quindi, mentre da un lato noi sottolineiamo il principio della libertà e diciamo ai monarchici che essi possono liberamente nutrire i propri sentimenti, neghiamo però a questi monarchici di nutrire speranze in eventi futuri. Intendiamoci bene: qui non si tratta di speranze che possano contemplare una restaurazione violenta della monarchia, ma di quelle restaurazioni così frequenti nella storia e che sono il risultato logico di un processo che può verificarsi in un popolo che si trovi nelle nostre condizioni.
Attraverso la legge che prevede la violenza sarà facile domani accusare qualcuno di essere stato violento; e lo si può punire vietando le unioni e le organizzazioni. Ma per l'articolo 131 domani dichiarerete che è assolutamente inutile che in Italia esistano unioni e partiti monarchici, poiché è assurdo che voi dobbiate consentire il mantenimento di queste unioni impedendo ai milioni di individui che ne fanno parte di aspirare ad una modificazione di carattere istituzionale, modificazione che sia suggerita, dettata, voluta dagli avvenimenti storici.
Vi sono milioni di individui i quali possono legittimamente aspirare alla restaurazione monarchica, e noi non abbiamo il diritto, con un articolo, di spezzale questa aspirazione. D'altra parte la stabilità di un regime non può essere fissata da un articolo di legge. Quando la Repubblica avrà dimostrato di essere forte, serena nella sua forza, e capace di conservare la democrazia e la libertà, allora vi assicuro che questa Repubblica sarà veramente definitiva.
Non possiamo presumere oggi, in un periodo di penoso e profondo esperimento, fissare come definitivo ciò che dalla storia non è stato ancora detto e ciò che dallo stesso stato psicologico del popolo italiano è stato rifiutato. Facciamo in modo, con il concorso di tutti, che questa Repubblica diventi forte e democratica nella sua sostanza; e a poco per volta verremo ad assottigliare quelle aspirazioni che voi con un articolo volete stroncare in un momento in cui gli animi sono ancora protesi verso un determinato sentimento.
Né possiamo noi assumerci questa responsabilità. Quindi, propongo la soppressione dell'articolo 131, anche per un omaggio alla libertà ed alla logica. (Applausi a destra).
Presidente Terracini. L'onorevole Castiglia ha già svolto il seguente emendamento: «sopprimere le parole: e non può essere oggetto di revisione costituzionale».
L'onorevole Azzi ha proposto il seguente emendamento che non rientra nella materia relativa all'articolo in esame:
«Dopo l'articolo 131 aggiungere una Parte terza: La difesa nazionale, trasferendovi gli articoli 6, 49, 75 nella conseguente numerazione».
L'onorevole Condorelli ha proposto la soppressione dell'articolo. Ha facoltà di svolgere l'emendamento.
Condorelli. Onorevoli colleghi, quello che l'onorevole Rodi ha detto così bene, chiarisce l'aspetto politico della questione; per lo che io mi intratterrò soltanto sull'aspetto giuridico della medesima.
In realtà, questo articolo contiene due concetti: uno è la definitività della forma repubblicana, l'altro è la esclusione dal procedimento di revisione costituzionale delle norme che stabiliscono questa forma.
La prima disposizione è bizzarra o superflua; la seconda è certamente impolitica ed antidemocratica.
La definitività della forma repubblicana è disposizione bizzarra o superflua, a seconda del modo con cui si interpetra quel «definitivo». Se quel definitivo volesse impegnare la storia futura, sarebbe evidentemente una bizzarria, di cui rideranno i contemporanei ed ancor di più i futuri. Se il legislatore avesse veramente la possibilità di determinare o di formare la realtà degli eventi e dei fatti, io raccomanderei ai costituenti di vietare i terremoti della mia Sicilia e non avrei nessuna difficoltà ad estendere la richiesta alle altre regioni telluriche d'Italia. Ma evidentemente non potrà essere questo il significato di quel «definitivo».
Avrà il significato della definitività giuridica? Noi abbiamo delle sentenze definitive, quando sono esauriti o esclusi i processi di impugnazione. Abbiamo delle leggi definitive, cioè quelle che non sono temporanee. Quando in una legge non si mette un termine, essa è definitiva. Noi, dunque, non affermiamo in sostanza altro che quello che è implicito in ogni legge, nella quale non vi sia termine, cioè in una legge definitiva. E chi può dire che una legge sia provvisoria, a meno che la legge stessa non lo dica?
Evidentemente, se l'interpetrazione di quel «definitivo» è questa, è superfluo aggiungerlo.
La seconda disposizione, quella che vieta il processo di revisione costituzionale delle norme che conformano questa Costituzione repubblicana, è palesemente antidemocratica, perché è antidemocratica nel fine. Il suo fine sarebbe di cristallizzare questa forma, di confiscare alle generazioni future la libertà di darsi la forma di reggimento politico che potranno prescegliersi; e dico antidemocratica soltanto nella finalità; perché nell'effettività non c'è legge che possa confiscare questa possibilità ai futuri. Questa legge che, attraverso una sua espressione, pretende la perennità, mi ricorda quella cara amicizia comune della nostra infanzia, il Barone di Münchausen, che, caduto in una palude col cavallo, appendendosi al codino della sua parrucca, trasse fuori dalla palude sé e il cavallo.
È una legge che, essendo per sua natura umana essenzialmente mutevole, con una sua affermazione pretende di diventare immutevole, È troppo chiaro: è veramente un capolavoro di umorismo questa legge, che afferma la propria immutabilità, a mezzo della legge stessa, che è poi mutevole per sua definizione.
Ora, dicevo, la disposizione che vieta il processo di revisione relativamente alla forma repubblicana, è antidemocratica nella finalità, non riesce ad esserlo nella realtà, perché siccome la legge umana è per sua natura mutevole, mentre solo la legge di Dio è eterna, si cerca sin da ora in che modo gli italiani potranno legalmente mutare questa legge. Voi avete pensato di offrire un mezzo solo agli italiani per modificare questa legge: la rivoluzione. I giuristi invece hanno già trovato le vie per cui questo mutamento può avvenire legalmente.
L'onorevole Calamandrei ha osservato che gli italiani dovranno ricorrere a creare una nuova Costituente. Nego che questa soluzione sia conforme alla nostra Costituzione, perché la Costituente non è un organo perenne della Costituzione, ma è un organo straordinario. La stessa nostra Costituzione crea il potere costituente. Prima il potere costituente ed il potere legislativo erano la stessa cosa. Ora il potere costituente è lo stesso potere legislativo con determinati accorgimenti di votazione e con l'intervento eventuale del popolo: per ciò una Costituente come questa — giusta la creazione costituzionale che noi abbiamo fatto — non ci può essere. Viceversa è molto semplice; lo dice la nostra stessa Costituzione: non si può rivedere la forma repubblicana dello Stato, ma si può rivedere l'articolo 131. Si chiederà la revisione dell'articolo 131, cioè questo cambiamento si farà in due tempi: 1°) attraverso la revisione dell'articolo 131; 2°) attraverso il processo di revisione costituzionale della forma repubblicana.
Che cosa sarà rimasto di questo vostro articolo 131? La storpiatura, cioè l'attestazione di questa vostra volontà antipopolare ed antiliberale di confiscare la libertà delle generazioni future e lo smacco di non esserci riusciti, perché non ci potete riuscire. È stato detto, ed è una verità indiscutibile, che i morti governano i vivi, i morti ci governano attraverso le tradizioni, le credenze, le leggi di cui siamo eredi. Però in questo processo di costruzione della civiltà ogni generazione aggiunge il suo contributo. Voi con questo articolo di legge vorreste impedire alle future generazioni del popolo italiano di aggiungere un loro contributo od un certo loro contributo all'edificio che state creando. A questo non riuscirete.
Riuscirete soltanto ad attestare dinanzi alla future generazioni questa vana pretesa di limitare le loro libertà (Applausi a destra).
Presidente Terracini. L'onorevole Codacci Pisanelli ha proposto di sopprimere l'articolo 131.
Codacci Pisanelli. Onorevoli colleghi! L'articolo 131 del progetto di Costituzione non è sostenibile dal punto di vista giuridico e, in quanto pone fuori legge i monarchici, non può neppure essere sostenuto sotto l'aspetto politico.
Dal punto di vista giuridico è stato dimostrato che la norma, sia pure costituzionale, che pretenda di autoproclamare la propria immutabilità, non è ammissibile, anche se non mancano precedenti al riguardo. Vi è infatti un precedente famoso di una perfettissima Costituzione, tanto perfetta che non riuscì ad aver vita: quella di Weimar. Ogni contraria affermazione può soddisfare bramosie demagogiche, ma, giuridicamente, è priva di qualsiasi valore.
Una volta ammessa la possibilità di rivedere la Costituzione, si ammette, inoltre, almeno implicitamente, che perfino la norma, la quale proclami di essere immutabile può, a sua volta, essere mutata. Lo ha poco fa riaffermato l'onorevole Perassi, mio maestro di diritto internazionale, allorché ha detto che ripugna alla coscienza giuridica che vi possano essere Costituzioni immutabili. D'altra parte, con la disposizione contenuta nell'articolo 131, si finirebbe per mettere fuori della legge e contro la Costituzione una cospicua minoranza del popolo italiano. Viceversa, le recenti leggi per la difesa delle istituzioni ammettono implicitamente l'attività, a favore della restaurazione della monarchia, purché senza ricorso alla violenza. Respingendo l'articolo in esame, compiremo un gesto di comprensione e un'efficace opera di pacificazione. Ho apprezzato nei giorni scorsi, quando abbiamo discusso le leggi sulla difesa delle istituzioni repubblicane, il gesto di generosità di un nobile rappresentante del Partito repubblicano storico, il quale ha detto che non le approvava, in quanto riteneva che esclusivamente nella coscienza del popolo deve ricercarsi il presidio e la garanzia delle attuali istituzioni. Appunto per lealtà verso le attuali istituzioni, cui una simile affermazione autoritaria non gioverebbe, propongo di eliminare l'articolo. Porre contro la Costituzione una minoranza così cospicua del popolo italiano non sarebbe certo opportuno nel momento attuale. Ho sentito parlare l'altro giorno in quest'Aula di «Vostra repubblica» da una parte, e dall'altra, di «vostro Cavour». Né l'una, né l'altra affermazione possono essere accolte da questa Assemblea, perché disconoscono una realtà che è antistorico negare. L'attuale repubblica e la geniale opera di Cavour sono patrimonio storico di tutti gli italiani e nessuno potrà distruggerlo. Così come nessuno abbatterà il monumento a Vittorio Emanuele II; al re che domina e dominerà, padre della patria, dal Campidoglio, finché il Campidoglio starà!
Mostri la maggioranza della nostra Assemblea di saper vincere, così come gli altri hanno mostrato di saper perdere.
Sopprimiamo la presuntuosa affermazione di perpetuità repubblicana e favoriamo la salutare emulazione, che spingerà repubblicani e monarchici nella nobile gara a chi serva meglio il Paese. Gara in cui i monarchici a nessuno vogliono esser secondi, qualunque sia la forma di Governo!
Qualunque sia la forma di Governo, l'atteggiamento dei fedeli all'idea monarchica e al Paese non muterà, poiché essi, trattandosi di materia opinabile, in cui nessuno può pretendere di possedere la verità assoluta, sanno, per l'unione nazionale, sacrificare anche le loro convinzioni più care sull'altare della Patria.
Convinzioni che sarebbe ingiusto e vano schernire, perché basate su argomentazioni storiche non disprezzabili, perché collegate ai ricordi di tante famiglie italiane, ciascuna delle quali ha per lo meno un congiunto e spesso più d'uno, caduti in una delle cinque guerre d'indipendenza col sacro binomio della patria e del re sulle labbra.
Il 1948 batte alle porte e con esso il centenario dell'epico Risorgimento italiano. Venga un gesto di giustizia e di generosa comprensione a pacificare ed unire l'antico dissidio, così che repubblicani e monarchici si sentano affratellati nella grande famiglia italiana, dal sacrificio degli uni e degli altri resa libera ed una.
Facciamo in modo che tutti gli italiani possano considerare di loro appartenenza la Carta costituzionale qui preparata, e che tutti possano chiamarla «la nostra Costituzione».
Asserire l'assoluta immutabilità della forma di Governo repubblicana equivarrebbe a porre contro la Costituzione numerosi italiani, che tendono a realizzare le loro convinzioni istituzionali in maniera legale, solo mezzo ammissibile fra persone dignitose e civili.
La cospicua minoranza, che nel referendum del 2 giugno si pronunziò in senso diverso dall'opinione che prevalse, non merita simile trattamento.
Non lo merita, ed ha, anzi, diritto alla soppressione da me proposta, ha diritto a questo gesto di generosa comprensione, perché con la pronta e piena adesione ai risultati della scelta popolare ha dimostrato coi fatti che, se il repubblicano Garibaldi seppe dire «obbedisco», quanti fra noi son monarchici, fermi nelle loro convinzioni, hanno saputo, sanno e sapranno mantenere il sacro impegno di assoluta fedeltà verso la Patria con fierezza e lealtà non inferiori a quelle del grande Nizzardo! (Applausi a destra).
Presidente Terracini. L'onorevole Russo Perez ha anch'egli proposto di sopprimere l'articolo 131.
Russo Perez. Le ragioni che militano per la soppressione di questo articolo sono state già svolte dagli onorevoli colleghi che mi hanno preceduto. Mi rimetto a quello che hanno detto gli altri.
Presidente Terracini. L'onorevole Benedettini ha proposto di sostituire il testo dell'articolo 131 con il seguente:
L'onorevole Benedettini ha facoltà di svolgere il suo emendamento.
Benedettini. Dopo quanto è stato così brillantemente esposto dagli altri colleghi, dichiaro che il mio emendamento era stato presentato nell'ipotesi che non fosse messa in votazione la soppressione.
Ritengo che la proposta di soppressione sia preferibile all'emendamento da me proposto. Comunque, se un articolo dovesse effettivamente stabilire una definita situazione, io credo opportuno che questo emendamento fosse tale da rispettare la sovranità del popolo. Pertanto, lasciare il testo nella sua formula originaria, mi sembrava una cosa per lo meno ridicola, sicché l'emendamento che riportava la forma istituzionale dello Stato alla subordinazione della volontà della Nazione liberamente e democraticamente espressa, credo che fosse un emendamento che non avrebbe potuto onestamente essere respinto da nessun membro dell'Assemblea Costituente veramente democratico e rispettoso della sovranità popolare.
In ogni modo, se il Presidente mette ai voti la proposta di soppressione, dichiaro di ritirare il mio emendamento e di votare a favore della soppressione.
«Sopprimere l'articolo 131, e subordinatamente, sostituirlo col seguente:
Nobile. Dirò brevemente il mio pensiero.
Non per le ragioni addotte da altri onorevoli colleghi, ma per altre ben differenti, avevo proposto di sopprimere integralmente l'articolo 131. Io spero ed ardentemente auguro, ed anche son convinto, che la forma repubblicana sia definitiva per il nostro Paese. La monarchica, oltre ad essere un anacronismo storico, costituisce anche un ostacolo a quella federazione mondiale dei popoli, che oggi appare come una necessità fatale, del genere umano. Ma questa verità, per affermarsi nella coscienza dei popoli, non ha bisogno di riconoscimenti costituzionali. Tuttavia posso comprendere che si sia sentito il bisogno di vietare, come si fa nella seconda parte dell'articolo, che la forma repubblicana possa essere oggetto di revisione costituzionale. Per la nostra Costituzione il reggimento repubblicano, deve essere immutabile.
Ma, nella prima parte dell'articolo, vi è una affermazione che, mi si consenta di dirlo, è o pleonastica o ridicola. In essa si dice: «la forma repubblicana è definitiva per l'Italia»; ora, io posso ben comprendere che, un anno fa, quando questo articolo fu compilato, e la Repubblica era appena nata (per giunta in mezzo a molte discussioni), si sia potuto sentire il bisogno di una affermazione retorica di tal genere. Ma, oggi, essa non può non apparire ingenua. Il cittadino comune, che, domani, leggendo la Costituzione, vi trovasse una siffatta dichiarazione, non potrebbe non sorridere. Che cosa si intende dire affermando che la forma repubblicana è definitiva per l'Italia?
Se con una tal frase si intendesse esprimere la certezza storica che nel futuro nessun cambiamento avrà luogo, si farebbe assumere con ciò al legislatore una parte di profeta, che qualcuno non mancherebbe di trovare ridicola. Se, invece, si volesse semplicemente esprimere che la forma repubblicana è definitiva per la nostra Costituzione, essa sarebbe del tutto superflua, perché tale concetto è espresso chiaramente nella seconda proposizione.
D'altra parte, mi domando, e chi mai può ipotecare l'avvenire? Chi dice che in un lontano futuro la forma repubblicana non possa evolversi in una del tutto diversa? Non si può proprio immaginare nessuna altra forma all'infuori della monarchica e della repubblicana? Per conto mio penso, con qualche nostalgia, a quelle tribù esquimesi che, pur senza alcuna organizzazione statale, vivono in perfetto ordine e felicità. (Commenti).
No, onorevoli colleghi, noi non possiamo ipotecare l'avvenire. Del resto, affermare in un articolo della Costituzione che per l'Italia la forma repubblicana è definitiva, è così ingenuo, come sarebbe ingenuo un articolo nel quale fosse detto che ogni rivoluzione è proibita!
La seconda proposizione, secondo cui la revisione della forma repubblica non è consentita, si può lasciare. Essa servirà ad esprimere più efficacemente la nostra convinzione che la forma repubblicana è necessaria per l'avvenire del popolo italiano, e che soltanto da una reazione armata sopraffattrice potrebbe essere eliminata.
Concludo, pertanto, proponendo che si sopprima la prima parte dell'articolo 131, sicché l'articolo stesso suoni così:
Presidente Terracini. Invito l'onorevole Rossi Paolo a esprimere il parere della Commissione.
Rossi Paolo. Che gli onorevoli colleghi di parte monarchica si oppongano alla introduzione dell'articolo 131 nella nostra Costituzione, mi pare spiegabile e giusto; che essi però si scandalizzino o ironizzino, onorevole Condorelli, non mi pare altrettanto spiegabile e giusto. Ella non si è certo scandalizzata, in altri tempi, che lo Statuto albertino cominciasse precisamente con la medesima affermazione con cui la nostra Carta costituzionale finisce, che cioè la monarchia era la forma perpetua e irrevocabile dello Stato italiano. (Commenti a destra — Interruzioni).
Presidente Terracini. Onorevoli colleghi, facciano silenzio!
Rossi Paolo. Io posso anche comprendere che questa protesta e questa ironia ci vengano eventualmente da un anarchico, o ci vengano dall'onorevole Nobile, il quale ha delle nostalgie polari per gli esquimesi che vivono anche senza repubblica, senza legge alcuna: ma mi stupisco che questo scandalo venga da lei, onorevole Condorelli.
Ella mi sollecita a trattare il problema dal punto di vista giuridico, ma ella stessa mi ha dimostrato che giuridicamente non sussistono quegli allarmi che lei ha mostrato di temere, giacché ella ha detto che questo articolo 131 non pietrifica la nostra Costituzione, perché, con la revisione, si potrebbe giungere legalmente e senza rivoluzione a forme istituzionali diverse dalla Repubblica. E allora, se questo pericolo giuridico non vi è, e lo dichiarate voi stessi, come lo ha dichiarato l'onorevole Codacci Pisanelli; e se questo ridicolo non vi è, che valore ha l'affermazione dell'articolo 131?
Ha il valore di una solenne affermazione politica, che la prima Costituzione italiana non può in alcun modo omettere. (Vivi applausi a sinistra — Commenti a destra).
Io stesso personalmente ho avuto talune perplessità, nel senso perfettamente opposto di quelle che sembrano muovere gli onorevoli Codacci Pisanelli e Condorelli: mi è parso che fosse addirittura superflua questa dichiarazione e che in qualche modo essa potesse sminuire la grandezza dell'affermazione repubblicana. Mi sono poi convinto dalla lettura di altri testi costituzionali (Interruzioni a destra); e qui vorrei rispondere alle preoccupazioni dell'onorevole Damiani, che non è affatto vero che l'articolo 131 sia un novum, che sia qualche cosa di esclusivo della nostra Costituzione, questa affermazione dell'immutabilità della forma repubblicana. Questa è la frase che conchiude quasi tutte le Costituzioni repubblicane; questa è la frase che conchiude e corona la recente Costituzione francese, che nell'articolo 87 dice precisamente:
«La forma repubblicana del Governo non può essere oggetto di una proposta di revisione».
Onorevoli colleghi, affermando questo principio, noi compiamo non soltanto una solenne dichiarazione di principio, solenne atto politico, ma ci conformiamo alla struttura costituzionale dei testi dei Paesi repubblicani.
Soltanto per la forma potrei aderire — e credo che la Commissione sia d'accordo con me — all'emendamento dell'onorevole Nobile. È forse esatto — e qui si risponde in parte anche a talune obiezioni degli onorevoli Condorelli e Codacci Pisanelli — che è superfluo dichiarare che una legge è definitiva. Tutte le leggi non temporanee sono definitive. Quindi la redazione più perfetta, migliore, secondo noi, sarebbe proprio la riproduzione del testo dell'articolo 87 della Costituzione francese, da cui credo che l'onorevole Nobile abbia tratto il suo emendamento: «La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale».
Questa è la forma che noi proponiamo. (Vivissimi, prolungati applausi a sinistra — Grida a sinistra di: Viva la Repubblica! — Nuovi vivissimi applausi — Grida ostili del deputato Covelli — Rumori vivissimi a sinistra — Scambi di vivacissime apostrofi fra l'estrema sinistra e l'estrema destra — Agitazione — Tumulto — Il Presidente fa sgombrare le tribune e sospende la seduta).
Presidente Terracini. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, era augurabile che, esaminandosi questo articolo che è l'ultimo della Costituzione, esso desse luogo possibilmente a una forma dignitosa, se non solenne, di coronamento dei nostri lavori. Perché è vero che avremo ancora da esaminare le norme transitorie, ma credo che ognuno di noi si renda conto che con la votazione di questa sera avremo concluso il testo fondamentale, quello destinato a tramandarsi. Le norme transitorie sono caduche e non faranno parte integrante della Costituzione della Repubblica italiana. E io comprendo che in questa ultima votazione la esultanza dall'una parte e l'amarezza dall'altra potessero essere maggiori di quanto non siano stati nel corso dei nostri lunghi lavori. Ma, ripeto, che questa esultanza e questa amarezza si esprimessero in forme che dessero prova della profonda consapevolezza dell'importanza del lavoro che abbiamo quasi condotto a termine, sarebbe stata una cosa profondamente desiderabile. E non rammaricherò mai abbastanza che ciò non sia avvenuto. (Vivissimi, prolungati applausi).
Gronchi. Il momento attuale è purtroppo il meno adatto per fare una lunga dichiarazione. Io la farò a nome del Gruppo, breve ma esplicita. La questione del regime repubblicano è stata decisa da una consultazione diretta del popolo attraverso il referendum. Essa non può essere quindi assomigliata ad alcuna altra questione e norma che durante la discussione in quest'Aula è stata formulata, discussa e decisa dall'Assemblea Costituente. È evidente che, data l'origine attraverso la quale l'attuale forma dello Stato è nata, e va consolidandosi, non potrebbe essere modificata che da una consultazione diretta fatta nella stessa forma attraverso la quale essa è sorta. Perciò noi siamo contrari a ogni formula soppressiva e favorevoli alla formulazione del testo della Commissione. (Vivissimi applausi a sinistra ed al centro — Si grida: Viva la Repubblica! — Il Presidente e i deputati si levano in piedi applaudendo a lungo vivamente).
Condorelli. È per dichiarazione di voto, ma in sostanza per fatto personale. Comprendo bene che le mie parole non cadono in proposito dopo che questa discussione, che per noi era essenzialmente tecnica e in termini tecnici fu posta, ha scatenato l'incidente che con parole così alte il Presidente, a nome di tutti, ha saputo deplorare. Però, io non posso lasciar passare, tornando proprio alla questione tecnica, senza una risposta, quanto ebbe ad affermare l'onorevole Rossi, allorché si meravigliava che io, monarchico, profondamente rispettoso della sapienza giuridica da tutti riconosciuta dello Statuto, che proprio nel suo centesimo anno di vita troverà la sua morte forse non gloriosa, mi stupisca della proposta dichiarazione di definitività della forma repubblicana, mentre anche lo Statuto conteneva, a suo vantaggio, analoga dichiarazione.
Io rilevo che l'espressione che si legge, non in una norma dispositiva, ma soltanto nel preambolo, che dichiara lo Statuto legge immutabile e irrevocabile della monarchia, non ha affatto (per comune consenso di tutti gli studiosi che si sono occupati di diritto costituzionale; forse non di tutti quelli che si sono occupati della riforma costituzionale) il significato che ella, onorevole Rossi, ha creduto di dare.
Noi ci trovavamo innanzi ad una Costituzione che era nata flessibile, e che rimase flessibile. Dunque non era né immutabile né irrevocabile. Quell'«immutabile e irrevocabile», per comune consenso di tutti i giuristi che si sono occupati della nostra antica gloriosa Costituzione, si riferiva soltanto alla monarchia. Si intendeva che il re non potesse modificarla o revocarla; ma non che il popolo, nella pienezza delle sue istituzioni rappresentative, non la potesse modificare.
Questa è la risposta che do ed alla quale lei difficilmente potrà ribattere. (Vivi applausi a destra).
Crispo. Ho chiesto di parlare per fare una breve dichiarazione a nome del mio gruppo. Benedetto Croce ebbe a dire che la Repubblica è l'Italia. Noi ripetiamo queste parole: dopo il referendum del 2 giugno nessun più di noi sente il dovere di essere lealmente repubblicani.
Ma qui non si tratta di Repubblica e monarchia: qui si tratta di una istanza di libertà. Si tratta di una istanza di libertà per una ragione molto semplice. Non mi sembra che l'onorevole Rossi si sia bene apposto, quando, raccogliendo una osservazione dell'onorevole Condorelli, riteneva che, essendo ogni legge definitiva, quando non sia temporanea od eccezionale, il concetto espresso dall'articolo 131 rimarrebbe egualmente, anche senza l'articolo stesso. Perché qui non si tratta della legge: la Repubblica è sorta dal referendum. Non è la legge che crea la Repubblica: è, invece, la volontà popolare. Quindi il riferimento alla legge (me lo consenta l'onorevole Rossi) mi sembra del tutto fuori, posto; né mi sembra più opportuno il richiamo che or ora faceva l'onorevole Gronchi al referendum popolare, per affermare che, data la solennità dell'atto, ne deriverebbe il carattere definitivo e immutabile della forma repubblicana. È evidente, difatti, che il nuovo regime non potesse essere instaurato che per volontà di popolo o direttamente, o per mezzo dei suoi rappresentanti.
Se un richiamo al referendum può essere fatto, questo richiamo deve essere fatto da noi liberali a proposito dell'articolo 130, dove è consacrato il principio che la legge di revisione costituzionale è sottoposta al referendum popolare, quando entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia domanda un quinto dei membri di una Camera o 500.000 elettori o sette Consigli regionali.
Si ponga l'ipotesi che domani, quand'anche si fosse consolidato il potere repubblicano — e noi auspichiamo che il potere repubblicano, col concorso di tutti gli italiani, si consolidi e permanga come il regime definitivo dell'Italia — 500.000 elettori chiedano col referendum la revisione della norma che noi discutiamo. In questo caso, l'articolo 131 sarebbe una sopraffazione della volontà di questi elettori, sarebbe, cioè, una sopraffazione di una istanza di libertà. Ecco perché io non dico: Viva la Repubblica o viva la monarchia, ma viva la libertà della volontà e della coscienza popolare. (Interruzioni a sinistra).
Per queste ragioni noi dichiariamo che voteremo per la soppressione dell'articolo 131. (Vivi applausi a destra — Commenti a sinistra).
Giannini. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'«Uomo Qualunque» non può accettare questo articolo 131, perché esso vulnera il suo diritto di essere governato da quella istituzione che vuole scegliersi.
Noi ultimamente a Bari, in un documento politico del nostro partito, che è stato chiamato «i dieci punti di Bari», nel decimo punto abbiamo stabilito ed accettato che il Capo dello Stato è eletto dalla comunità per garantire la legge della comunità.
Ora, nel nostro fronte ci sono monarchici e repubblicani, comunque ci sono soltanto cittadini italiani pensosi del bene della Patria, al di sopra delle istituzioni.
Noi non possiamo accettare l'articolo 131, che vulnererebbe in modo assoluto il diritto all'uomo qualunque italiano di scegliersi un'altra istituzione.
Per questa ragione noi voteremo contro l'articolo 131 e per la sua soppressione. (Applausi a destra).
Giacchero. Chiedo di parlare.
Giacchero. Per le ragioni già dette anche da altri colleghi, per cui la forma repubblicana è stata determinata dal referendum popolare, distinto da quella consultazione che ha creato questa Assemblea Costituente, come l'Assemblea Costituente nulla avrebbe potuto togliere alla decisione così voluta dal popolo, così nulla ora può aggiungere: per tali motivi voterò a favore dell'emendamento soppressivo dell'articolo 131. (Applausi a destra).
Rossi Paolo. Vorrei rispondere una parola all'onorevole Condorelli. Ella dice che col sistema dello Statuto albertino — e la ringrazio della lezione che mi ha dato — sarebbe stato anche possibile l'introduzione della Repubblica, ma non aggiunge che sarebbe stato necessario che il re la promulgasse e la sanzionasse! Lei comprende che è questa una soverchia ingenuità. In realtà la monarchia se n'è andata soltanto dopo la sconfitta. (Vivi rumori a destra).
Presidente Terracini. Gli onorevoli Coppa, Fabbri, Lucifero, Russo Perez, Cicerone, Condorelli, Benedettini, Penna Ottavia, Bencivenga, Mazza, Rodi, Miccolis, Abozzi, Venditti, Tumminelli, De Falco, Mastrojanni, Perugi, Fresa, Puoti, Marinaro, Capua e Trulli, hanno chiesto la votazione a scrutinio segreto. Non sono per tanto ammesse altre dichiarazioni di voto.
Presidente Terracini. Per quale ragione?
Sicignano. Per una mozione di ordine su questa votazione.
Sicignano. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi; non ho mai abusato della vostra pazienza; credo di essere il deputato più silenzioso di quest'Assemblea. (Commenti al centro e a destra).
Voglio fare una breve dichiarazione per la mia dignità non soltanto di deputato, ma soprattutto di italiano e di uomo del 1947. (Commenti a destra). È perfettamente vero che, se noi ci atteniamo strettamente al Regolamento dell'Assemblea si può procedere su questo argomento ad una votazione per scrutinio segreto; ma io mi domando dove andrà a finire la dignità dei rappresentanti costituenti e parlamentari d'Italia, se oggi nasconderanno nel segreto di un voto di urna la loro espressione su un argomento fondamentale per l'avvenire di questa nostra Repubblica italiana! (Vivi applausi a sinistra — Rumori all'estrema destra).
Presidente Terracini. La prego di attenersi alla mozione d'ordine.
Sicignano. La Repubblica italiana è nata non già per capriccio di pochi uomini, ma dal dolore e dal sangue degli italiani, dolore e sangue che è stato originato soltanto dalla monarchia dei Savoia. (Rumori a destra).
Benedettini. Questa non è mozione d'ordine! (Interruzioni — Commenti).
Presidente Terracini. Onorevoli colleghi, è la seconda volta, nel corso dei nostri lunghi lavori, che mi permetto di ricordare, e in modo particolare ai colleghi di una parte dell'Assemblea, che non ci si deve dimenticare, fatta pure la debita parte ai loro pensieri e sentimenti, che qui siamo in Repubblica e che se, parlando del passato, uomini che lo hanno dolorosamente vissuto, si esprimono in maniera molto decisa e con molta deplorazione contro istituti e uomini superati e rovesciati, essi esercitano un loro sacrosanto diritto. E pertanto non è il caso, ogni qualvolta un repubblicano bolla la monarchia e qualche cosa che è stato, e che fortunatamente non è più, di sollevare delle proteste. Pertanto vorrei rivolgere ai colleghi una preghiera: scrivano sui giornali, parlino nei loro comizi, difendano la monarchia, ma, quando contro di essa risuonano in quest'Aula parole di rampogna e condanna, non interrompano, non protestino. (Vivissimi prolungati applausi — Commenti all'estrema destra).
Benedettini. Qui siamo in regime di libertà e noi, in questa sede, per primi, abbiamo il diritto di esprimere i nostri sentimenti. (Interruzioni e rumori a sinistra).
Presidente Terracini. Lei, a sua volta non impedisca agli altri di esprimere i propri sentimenti, ed ogni volta che si parla di quella che è stata la monarchia di questo Paese, non si ritenga investito del diritto e del dovere di difenderla.
Onorevole Sicignano, la prego di concludere. Presenti la sua mozione d'ordine.
Sicignano. Io propongo che tutti i deputati approvino per acclamazione l'ultimo articolo della Costituzione della Repubblica italiana! (Applausi a sinistra — Rumori a destra).
Presidente Terracini. Onorevole Sicignano, la sua richiesta non è accoglibile. Non è detto, perché siamo alla fine della discussione, che dobbiamo disconoscere il Regolamento che ha retto tutti i nostri lavori. (Applausi a destra — Commenti a sinistra).
Covelli. Chiedo di parlare per mozione d'ordine.
Covelli. Premetto che io non sono tra i firmatari della richiesta di scrutinio segreto; ma pregherei coloro che l'hanno firmata di volerla ritirare. (Commenti).
E qui cade di proposito un chiarimento in relazione agli incidenti di poco fa. L'onorevole Conti e chi vi parla erano in quel momento impegnati in un duello di «evviva» e di «abbasso». Non che io ritiri quello che ho detto: chi come me ha ancora intatto il sentimento per quell'istituto — pur con la lealtà più assoluta alle istituzioni — non potrà non rispondere sempre come stasera al grido non più sedizioso, a termini di legge, dell'onorevole Conti, con questo grido che sarà sedizioso e di cui mi accollo intiera la responsabilità.
Detto questo, e a scanso di equivoci, dichiaro che noi non chiediamo la solidarietà nascosta di nessuno. (Approvazioni). Noi restiamo sulle nostre posizioni intatte e — sia detto a chiara voce, mentre si stanno per concludere i lavori della Costituzione italiana — sentano l'obbrobrio di questo, insieme con noi, coloro che qui dentro dovevano rappresentare il sentimento monarchico: sentano l'obbrobrio di aver parlato a nome della monarchia e di aver chiesto i voti a nome della monarchia. (Approvazioni).
È per questo che io insisto presso gli amici che hanno chiesto lo scrutinio segreto: dobbiamo poter dire domani ai nostri monarchici, ai nostri elettori, chi ha veramente mantenuto l'impegno di lealtà nei loro confronti e chi lo ha tradito. (Approvazioni).
A parte tutto quello che noi possiamo fare nell'ambito della legalità, e di cui ci assumiamo piena la responsabilità, io ritenevo che non ci fosse stato bisogno né di dichiarazioni di voto né comunque di cavilli, per rispettare il buon senso e la logica: ci è stato consentito di esprimere le nostre idealità, ci è stato consentito di svolgere un'azione politica su queste nostre idealità e si richiede da noi più che da altri il più assoluto rispetto alla legge, cui noi non derogheremo se non derogheranno gli altri.
Ebbene, come si può mettere d'accordo quanto è stato sancito nelle leggi cosiddette eccezionali, che sono state approvate da noi, con quello che è detto in questo articolo 131 della Costituzione? A parte il diritto contestabilissimo di voler ipotecare il futuro, noi dobbiamo in quest'ora, per voi di una certa solennità, dichiarare in tutta lealtà, che se il popolo italiano lo vorrà, attraverso le vie democratiche, nell'ambito della legge, malgrado la Costituzione, malgrado l'articolo 131, ripeto, se il popolo italiano lo vorrà, la monarchia la restaureremo. (Commenti). Ed è per questo che insisto presso gli amici di ritirare la richiesta di scrutinio segreto, perché parta da questa manifestazione almeno un inizio di lealtà e di onestà politica. (Approvazioni).
Presidente Terracini. Chiedo ai firmatari della domanda di votazione a scrutinio segreto se la mantengono. (Commenti).
Onorevole Coppa?
Coppa. Sono tra i firmatari. Per quello che ha detto l'onorevole Covelli, ritiro la mia firma.
Presidente Terracini. Onorevole Fabbri?
Fabbri. Se si tratta di sostituire l'appello nominale allo scrutinio segreto, sono felicissimo di ritirare la domanda di scrutinio segreto. (Approvazioni).
Presidente Terracini. Onorevole Lucifero?
Lucifero. Dichiaro che per mio conto mantengo la domanda di scrutinio segreto e spiego perché.
Presidente Terracini. No, la prego! (Commenti a destra).
Lucifero. Hanno diritto tutti di parlare, credo!
Presidente Terracini. Onorevole Lucifero, lei che è maestro di Regolamento, sa che si ha il diritto di parlare se si rinunzia ad una richiesta presentata, ma si perde il diritto di parlare se la si mantiene.
Io la prego quindi di dirmi se conferma la sua richiesta; e in questo caso, con rammarico, non posso darle la parola.
Lucifero. Signor Presidente, visto che l'onorevole Covelli, del quale io condivido i sentimenti e col quale ho condiviso la battaglia, ha impostato su un tema elettoralistico...
Giannini. Ecco: e speculativo!
Lucifero. ...la questione di questo voto — che per me non può essere dubbio, perché tutti sanno come voterò — mantengo la proposta di scrutinio segreto, a tutela delle libertà democratiche del Parlamento italiano. (Approvazioni a destra — Commenti).
Presidente Terracini. Onorevole Russo Perez?
Russo Perez. Ritiro.
Presidente Terracini. Onorevole Condorelli?
Condorelli. Mantengo.
Presidente Terracini. Onorevole Benedettini?
Benedettini. Pur essendo chiaro il mio voto, che naturalmente già si conosce, io insisto, per le stesse ragioni espresse dall'onorevole Lucifero.
Presidente Terracini. Onorevole Penna Ottavia?
Penna Ottavia. Insisto.
Presidente Terracini. Gli onorevoli Cicerone, De Falco, Perugi, Trulli e Capua non sono presenti.
Onorevole Mastrojanni?
Mastrojanni. Insisto.
Presidente Terracini. Onorevole Mazza?
Mazza. Ritiro.
Presidente Terracini. Onorevole Bencivenga?
Bencivenga. Insisto.
Presidente Terracini. Onorevole Fresa?
Fresa. Insisto.
Rodi. Insisto. Poi spiegherò il perché. (Commenti a sinistra).
Presidente Terracini. Onorevole Marinaro?
Marinaro. Insisto.
Puoti. Insisto.
Presidente Terracini. Onorevole Abozzi?
Abozzi. Insisto.
Presidente Terracini. Onorevole Miccolis?
Miccolis. Insisto.
Presidente Terracini. Onorevole Venditti?
Venditti. Insisto.
Presidente Terracini. Onorevole Tumminelli?
Tumminelli. Insisto.
Giannini. Aggiungo la mia firma, e faccio presente che avevo chiesto di parlare.
Presidente Terracini. Onorevole Giannini, bisognava prima stabilire se viene mantenuta la proposta di scrutinio segreto; in questo caso, non si dà la parola a nessuno.
Giannini. Ma io intendevo parlare sulla mozione d'ordine.
Presidente Terracini. Ma l'onorevole Covelli non ha fatto una mozione d'ordine. Egli ha pregato i presentatori della domanda di scrutinio segreto di ritirarla. Ed io per questa ragione ho interpellato i presentatori.
Giannini. Signor Presidente, spero che lei mi farà l'onore di darmi atto che sono uno dei più non irrispettosi deputati di questa Assemblea. Mi permetto di farle notare questo: che l'onorevole Covelli, nel fare — come aveva diritto di fare — la sua proposta, ha innestato su questa proposta una questione elettoralistica che ci riguarda tutti, perché le elezioni in Italia vogliamo farle tutti. Pochi di noi non hanno nessun desiderio di ritornare qui dentro, per quanto male si dica del Parlamento!
Ora, l'onorevole Covelli, con intelligenza, con vivacità meridionale, si è impadronito di questo articolo 131 (di cui praticamente a noi non importa nulla) ed ha impiantato per conto suo una botteguccia monarchica ed ha trovato nella estrema sinistra chi ha impiantato una botteguccia repubblicana. (Commenti a sinistra). È giusto che si chiarisca. (Commenti).
Presidente Terracini. Onorevole Giannini, io sono veramente spiacente.
Siamo stati sempre così cortesi tra noi due, onorevole Giannini! Può essere una cosa spiacevole per chi è direttamente interessato nello svolgimento di un'azione politica che qualcun altro si è impadronito di una carta che gli sarebbe utile, ma lei consentirà con me che non è in sede di Assemblea che si può condursi come in un giuoco.
Giannini. Quando ci s'impadronisce della mia carta devo cercarne una migliore.
Presidente Terracini. L'unica carta che qui conta è quella offerta dal Regolamento.
L'onorevole Covelli si è valso di un suo diritto: ha chiesto la parola per fare una proposta. Lei, in questo momento, non ha proposte da fare. Ha soltanto da polemizzare con l'onorevole Covelli.
Giannini. Ho da proporre che si mantenga lo scrutinio segreto.
Presidente Terracini. Ho detto poco fa (lei è così attento ai nostri lavori e non se lo sarà fatto sfuggire) a un suo collega che poiché conservava la sua firma alla domanda di scrutinio segreto non aveva diritto di parlare. Poiché lei non aveva posto la sua firma, evidentemente, era in una situazione neutra; ma poiché a voce ha dichiarato di firmare lo scrutinio segreto, posso chiederle: mantiene la sua firma o la ritira? E lei può dire che la ritira e può motivare il ritiro.
Giannini. La mantengo.
Presidente Terracini. E allora non ha nulla da aggiungere.
Giannini. Ho inteso un collega dell'estrema sinistra parlare dello scrutinio segreto come di una votazione disonorante ed è unicamente per questo, poiché non la ritengo una votazione disonorante, che chiedo lo scrutinio segreto.
Presidente Terracini. Comunico che, oltre all'onorevole Giannini, hanno ora firmato la richiesta di scrutinio segreto gli onorevoli Rodinò Mario, Lagravinese Pasquale, Codacci Pisanelli.
Conti. Chiedo di parlare, per fatto personale.
Presidente Terracini. La pregherei di voler chiedere la parola per fatto personale sul processo verbale di domani; così ci permetterà di giungere finalmente alla votazione.
Conti. La terrò per due minuti. Parlerò in modo opportuno, l'assicuro.
Conti. Se mi lasciate parlare (perché io credo che passata in quest'Aula una burrasca ognuno di noi desideri di riportare un certo grado almeno di serenità per spiegazioni fra le parti politiche della Camera), io desidero fare una dichiarazione molto semplice e la faccio particolarmente all'onorevole Covelli. Fra me e lui vi è stato uno scambio di grida: da parte mia di abbasso la monarchia, da parte sua di abbasso la Repubblica. Ebbene, devo ricordare, onestamente, che in questa Camera, in quest'Aula, in tempo di monarchia io ho gridato più di una volta: abbasso la monarchia e tutta la Camera, monarchica, mi ha assalito senza nessun riguardo e senza nessuna pietà.
Ammetto, per ciò, pienamente che monarchici presenti in questa Aula possano anche, in condizioni eccezionali come quelle nelle quali venticinque anni or sono gridai «Abbasso la monarchia!», gridare «Abbasso la Repubblica!».
La situazione in cui eravamo mezz'ora fa possiamo ammettere che sia stata una situazione eccezionale. Monarchici, che direi incartapecoriti come l'onorevole Covelli e compagni, hanno gridato «Abbasso la Repubblica». E sia. Ma, cari colleghi monarchici, mettiamoci tutti su un terreno di serenità e di buonafede. Io nel 1923 e nel 1924 gridavo abbasso alla monarchia che si era associata al fascismo per massacrare l'Italia. Voi della Repubblica godete una libertà illimitata, che non è mai stata, e non lo sarà mai, violata a vostro danno. (Interruzioni a destra — Commenti).
Noi vi riconosciamo pienamente tutta la libertà, ma non vi riconosceremo mai il diritto d'ingannare il Paese con la vostra propaganda non sincera e non veritiera. Questo è quello che volevo dichiararvi. (Applausi a sinistra — Rumori all'estrema destra).
Presidente Terracini. Indico la votazione segreta sulla seguente formulazione:
Presenti e votanti............ 351
Maggioranza.............. 176
Voti favorevoli........... 274
Voti contrari................ 77
(L'Assemblea sorge in piedi — Vivissimi, prolungati applausi).

References: Articolo 139
 articolo 131
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