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Timestamp: 2019-10-14 21:33:21+00:00

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Art. 291 codice di procedura civile - Contumacia del convenuto - Brocardi.it
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Articolo 291 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 291 Codice di procedura civile
(1) Se il convenuto non si costituisce e il giudice istruttore rileva un vizio che importi nullità nella notificazione della citazione (2), fissa all'attore un termine perentorio per rinnovarla. La rinnovazione (3) impedisce ogni decadenza.
(1) Articolo così modificato dalla l. 14 luglio 1950, n. 581.
(2) La dichiarazione di contumacia viene pronunciata con ordinanza quando il convenuto non si sia costituito in giudizio entro il termine di cui all'art. 166 del c.p.c. e comunque entro la prima udienza, e il g.i. rilevi l'irregolarità della notifica dell'atto alla parte non comparsa o irregolarmente costituita (si ha nullità della notificazione quando vi sia incertezza sulla persona del ricevente o sulla data, o per inosservanza delle disposizioni sul destinatario ex art. 160 del c.p.c.). L'attore, però, deve essersi costituito tempestivamente ai sensi dell'art. 165 del c.p.c..
(3) La nullità della notificazione è sanata con efficacia ex tunc dalla rinnovazione dell'atto o dalla costituzione tardiva del convenuto ex art. 293 del c.p.c.. Se ciò non avvenga, il giudice dovrà disporre la cancellazione della causa dal ruolo.
La rinnovazione può essere disposta anche in appello, in Cassazione ed in sede di giudizio di rinvio.
Poiché la contumacia di una parte non impedisce il regolare svolgimento del processo, né comporta un automatico accoglimento delle istanze della parte costituita, sull'attore rimasto in giudizio continua a gravare l'onere della prova.
La dichiarazione di contumacia è efficace nella sola fase nella quale è pronunciata.
Massime relative all'art. 291 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 14860/2013
La disciplina della contumacia ex art. 290 ss. c.p.c. non attribuisce a questo istituto alcun significato sul piano probatorio, salva previsione espressa, con la conseguenza che si deve escludere non solo che essa sollevi la controparte dall'onere della prova, ma anche che rappresenti un comportamento valutabile, ai sensi dell'art. 116, primo comma, c.p.c., per trarne argomenti di prova in danno del contumace.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 14860 del 13 giugno 2013)
Cass. civ. n. 25238/2010
L'omessa declaratoria di contumacia del convenuto non costituitosi non determina nullità della sentenza, né rappresenta elemento, da solo, sufficiente per dedurne la mancata prova del perfezionamento della notificazione dell'atto introduttivo del giudizio, trattandosi di mera irregolarità sanabile con il procedimento di correzione di errore materiale della sentenza.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 25238 del 14 dicembre 2010)
Cass. civ. n. 10609/2010
L'art. 291, comma terzo, c.p.c. prevede che, rimasto inadempiuto l'ordine di rinnovazione della citazione, la causa sia cancellata dal ruolo senza esigere alcuna attività delle parti e che, una volta intervenuta la cancellazione, il processo si estingue a norma dell'art. 307, comma terzo, c.p.c., di modo che il potere di rilevazione dell'estinzione, di cui al quarto comma dello stesso art. 307, nel testo anteriore alla legge n. 69 del 2009, può e deve essere esercitato, su rituale eccezione della parte interessata, solo dopo la cancellazione della causa dal ruolo.
Nel regime anteriore alla legge n. 69 del 2009, l'ordinanza che dispone la cancellazione della causa dal ruolo ai sensi dell'art. 291, comma terzo, c.p.c. non è impugnabile, in particolare con l'appello se emessa in primo grado, sul presupposto che implichi una dichiarazione di estinzione del processo. Infatti, la verificazione immediata di una fattispecie di estinzione, in conseguenza della cancellazione, a norma del quarto comma dell'art. 307 c.p.c., ha luogo di diritto, nel senso che i suoi fatti costitutivi si intendono verificati una volta disposta la cancellazione dal ruolo per l'inottemperanza all'ordine di rinnovo della notificazione, ma la sua rilevazione richiede l'eccezione di parte, la quale può conseguire solo nei seguenti casi: a) a seguito di una riassunzione operata dalla parte interessata alla declaratoria dell'estinzione, propositiva dell'eccezione e finalizzata alla sua declaratoria; b) in virtù della proposizione dell'eccezione da parte sua nel processo eventualmente riassunto irritualmente dalla parte interessata a proseguire il processo; c) in dipendenza della formulazione dell'eccezione in sede di eventuale ripresa del processo disposta dal giudice che aveva pronunciato la cancellazione, previa revoca della stessa ordinanza di cancellazione dal ruolo, cui l'altra parte lo avesse sollecitato; d) in forza di iniziativa intrapresa in altro processo separatamente instaurato, in via incidentale, al fine di dedurre un qualche effetto su di esso.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10609 del 30 aprile 2010)
Cass. civ. n. 7358/2010
In tema di notifica dell'impugnazione a mezzo del servizio postale, ove il procedimento notificatorio non si sia concluso mediante consegna di copia conforme all'originale dell'atto da notificare - nella specie, per irreperibilità del difensore domiciliatario all'indirizzo indicato, come certificato dall'ufficiale postale sull'avviso di ricevimento - la notifica, solo tentata e non compiuta nel termine, deve considerarsi inesistente, con la conseguente inapplicabilità della disciplina della rinnovazione della notifica nulla e degli effetti preclusivi della decadenza previsti dall'art. 291 c.p.c..
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7358 del 26 marzo 2010)
La rinnovazione della notificazione può e deve essere ordinata dal giudice, in primo grado, quando "rileva un vizio che importi nullità" (art. 291, primo comma, c.p.c.), in appello "quando occorre" (art. 350, secondo comma, c.p.c.), e nel procedimento per convalida di sfratto anche se "risulta o appare probabile che l'intimato non abbia avuto conoscenza della citazione stessa" (art. 663, primo comma, c.p.c.). È, pertanto, nullo l'ordine di rinnovazione della notificazione emesso sull'erroneo presupposto della nullità di questa, e la sua esecuzione non può avere l'effetto di far decorrere "ex novo" i termini che le parti a pena di decadenza devono osservare per le attività processuali che si ha onere di compiere dal perfezionamento di una valida notifica. L'illegittimità dell'ordine di rinnovazione può, inoltre, essere fatta valere nel successivo giudizio di impugnazione. (Nella specie, alla prima udienza, il presidente della Corte di merito aveva intimato all'appellante di rinnovare al domicilio reale del difensore la notifica dell'appello, ma essendo valida la notificazione, già eseguita, siccome effettuata presso la cancelleria del giudice "a quo" - perché, ex art. 82 R.D. n.37 del 1934, la parte appellata aveva eletto domicilio presso il procuratore che esercitava fuori della circoscrizione del proprio tribunale e non aveva eletto domicilio nel luogo di questo-, la S.C. ha ritenuto l'inammissibilità dell'appello incidentale proposto a seguito della rinnovazione).
Cass. civ. n. 625/2008
La mancata o non tempestiva rinnovazione della notificazione, disposta a norma dell'art. 291 c.p.c. per un vizio implicante la nullità della stessa, determina, nell'ipotesi in cui la notifica da rinnovare abbia ad oggetto un ricorso per cassazione, l'inammissibilità del medesimo, salvo che, prima che questa sia dichiarata, il ricorrente provveda ad altra valida notifica, restando in ogni caso esclusa la possibilità di assegnazione di un ulteriore termine per il medesimo adempimento, stante la perentorietà di quello già concesso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 625 del 14 gennaio 2008)
Il potere del giudice, di cui all'art. 291 c.p.c., di rilevare d'ufficio la nullità della notificazione dell'atto introduttivo è limitato all'atto introduttivo del grado di giudizio che si svolge davanti a quel giudice, e non si estende anche all'atto introduttivo dei gradi pregressi; il vizio di nullità della notificazione di quest'ultimo, che si trasmette alla sentenza, ricade infatti nell'ambito della disciplina generale dettata dall'art. 161 c.p.c., traducendosi in motivo di impugnazione.
Cass. civ. n. 4867/2006
Il termine stabilito dal giudice per la rinnovazione (nella specie, per mutamento del rito) della notificazione della citazione alla parte non costituita ha natura ordinatoria e può, pertanto, essere rinnovato in presenza di un'istanza presentata prima della scadenza del termine stesso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4867 del 7 marzo 2006)
La invalida costituzione in giudizio della parte, mediante procuratore privo di ius postulandi, determina la situazione di contumacia, anche se essa non viene dichiarata, e comporta l'impossibilità di chiedere — ove non ricorrano le condizioni previste dall'art. 294 c.p.c. — la rimessione in termini per riproporre difese ed eccezioni che, prive di valore in quanto proposte dal procuratore suddetto, sono precluse al momento della (successiva) regolare costituzione della stessa parte; né dette difese ed eccezioni, preclusse in primo grado, possono essere riproposte nel giudizio di appello, ove il processo deve essere accettato nello stato in cui si trova, con tutte le preclusioni e decadenze già verificatesi.
Cass. civ. n. 16803/2004
L'ordine di rinnovo della notificazione dell'atto introduttivo del giudizio (disposto ai sensi dell'art. 291 c.p.c. e, per il rito del lavoro, ai sensi dell'art. 421 c.p.c.) è provvedimento che corrisponde ad uno specifico modello processuale, potendo e dovendo essere emesso sempre che si verifichi la situazione normativamente considerata; ne consegue che l'atto che dispone la rinnovazione della notifica quando una rituale notifica vi sia già stata deve ritenersi nullo ai sensi dell'art. 156 c.p.c., perché discostantesi dal relativo modello processuale, in quanto emesso al di fuori delle ipotesi consentite, e perché inidoneo a raggiungere il proprio scopo, consistente nella valida instaurazione del contraddittorio, essendo tale scopo già stato raggiunto per la ritualità delle notifica della quale è stata erroneamente disposta la rinnovazione. La nullità del suddetto atto si trasmette agli atti successivi che ne dipendono, onde non può negarsi l'interesse ad affermare che l'ordine di rinnovazione è stato impartito al di fuori delle ipotesi consentite, in chi, destinatario inottemperante del medesimo, abbia poi subito le conseguenze della propria inottemperanza. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, pronunciando in sede di rinvio, aveva dichiarato improcedibile il ricorso in riassunzione per non avere il ricorrente in riassunzione ottemperato all'ordine di rinnovo della notificazione, già ritualmente eseguita alla parte personalmente, impartito dal giudice sulla base dell'erroneo presupposto che il ricorso in riassunzione dovesse essere notificato al procuratore costituito nella precedente fase del giudizio).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 16803 del 25 agosto 2004)
Cass. civ. n. 13510/2002
Il principio secondo il quale la notificazione di un atto di impugnazione a più parti eseguita mediante consegna, all'unico difensore, di un numero di copie non corrispondente a quello delle parti medesime è da ritenersi (non inesistente ma) nulla, e, come tale, sanabile all'esito dell'esecuzione, da parte del notificante, dell'ordine di rinnovazione impartito dal giudice, anche di legittimità, trova un limite nell'ipotesi in cui tale ordine rimanga ineseguito, dovendosi, in tal caso, procedere a declaratoria di inammissibilità dell'impugnazione stessa (nella specie, del ricorso per cassazione), attesa la perentorietà (art. 291 c.p.c.) del termine assegnato per la rinnovazione, e la conseguente improrogabilità (art. 153 stesso codice) e non rinnovabilità di tale termine.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13510 del 16 settembre 2002)
Cass. civ. n. 2881/2002
L'erronea dichiarazione della contumacia di una parte non determina un vizio della sentenza deducibile in cassazione se non provochi in concreto alcun pregiudizio allo svolgimento dell'attività difensiva, né incida sulla decisione. (Nella specie, in un procedimeno d'appello, l'appellato si era regolarmente costituito, mentre nell'epigrafe della sentenza esso era indicato come contumace; nell'enunciare il principio di cui in massima, la S.C. ha escluso la nullità della sentenza impugnata, rilevando che non si era verificata alcuna illegittima limitazione dell'attività difensiva della parte e che la motivazione della sentenza impugnata smentiva la doglianza relativa al mancato esame delle sue difese).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 2881 del 27 febbraio 2002)
Nel rito del lavoro, il termine assegnato dal giudice per la rinnovazione della notificazione del ricorso introduttivo (in caso di notifica nulla o inesistente) è perentorio, secondo l'espressa disciplina al riguardo dell'art. 291 c.p.c. — da ritenersi applicabile anche se in detto rito la pendenza del giudizio è determinata dal deposito dell'atto — con la conseguenza che il suo mancato rispetto determina l'estinzione del giudizio, a norma dell'art. 307, terzo comma. (Nella specie l'estinzione era stata eccepita con l'atto di appello dal convenuto, rimasto contumace in primo grado a seguito della notificazione rinnovata fuori termine e affetta da nullità).
Cass. pen. n. 1444/1998
L'omissione della dichiarazione di contumacia non è causa di nullità della sentenza, in quanto non prevista dall'ordinamento e non può ricomprendersi nell'ambito delle nullità di ordine generale, poiché non comporta alcun effetto pregiudizievole ai fini dell'intervento e dell'assistenza dell'imputato. La nullità può solo scaturire dall'inesistenza dei presupposti della dichiarazione di contumacia perché, in tal caso, non si sarebbe potuto instaurare il rapporto processuale o, ritualmente citato l'imputato non comparso, da violazione di norme che implichino particolari adempimenti ai quali è funzionalmente connessa la previsione del provvedimento formale. Mentre dall'omessa dichiarazione di contumacia per sé stessa, quando risultino le condizioni per celebrare il processo in assenza dell'imputato, non scaturisce alcuna violazione del contraddittorio.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1444 del 6 febbraio 1998)
Cass. civ. n. 7617/1997
La rinnovazione della notificazione nulla di un atto di citazione a giudizio (disposta ed eseguita a mente del disposto dell'art. 291 c.p.c.) non può ritenersi idonea a determinare effetti interruttivi del corso della prescrizione (ex art. 2943, comma primo, c.c.) con decorrenza retroattiva alla data della notificazione invalida, avendo la norma civilistica (nel sancire espressamente che la prescrizione è interrotta dalla notificazione dell'atto introduttivo del giudizio) stabilito una innegabile connessione tra effetto interruttivo e natura recettizia dell'atto, con la conseguenza che la mancata introduzione, nella sfera giuridica del destinatario, dell'atto di notifica nullo non consentirà in alcun modo a quest'ultimo di risultare funzionale alla produzione dell'effetto retroattivo citato, a nulla rilevando la (apparentemente contraria) disposizione di cui all'art. 291, comma primo, c.p.c., la quale, stabilendo che «la rinnovazione della citazione nulla impedisce ogni decadenza», ha, evidentemente, riguardo ad un istituto ben diverso, per natura e funzione, rispetto a quello della prescrizione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7617 del 14 agosto 1997)
Cass. civ. n. 10852/1996
La rinnovazione della notifica nulla, di cui all'art. 291, primo comma, c.p.c., consiste nella reiterazione di un atto, destinato a sovrapporsi a quello già posto in esame, al fine di preservarne gli effetti, che vengono quindi ad avere la propria fonte in un nuovo fatto giuridico. Perché di rinnovazione possa parlarsi è pertanto necessario che nell'atto compiuto successivamente si faccia menzione di quello che si intende rinnovare, indicando la ragione per la quale si procede alla rinnovazione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10852 del 5 dicembre 1996)
Cass. civ. n. 8777/1995
La nullità della notificazione della citazione è sanabile con effetto ex tunc dalla costituzione della parte in giudizio o dalla sua rinnovazione, disposta ex art. 291 c.p.c., ma non dalla conoscenza extraprocessuale dell'atto da parte del destinatario, desunta dal luogo della notificazione, diverso da quelli indicati dal codice di procedura, e dai rapporti intercorrenti tra consegnatario della copia notificata e destinatario. (Nel caso di specie la notificazione è stata effettuata nello studio professionale del coniuge convivente e la copia è stata consegnata al cognato della persona citata in giudizio).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8777 del 10 agosto 1995)
Cass. civ. n. 1242/1995
La disposizione generale dell'art. 291 c.p.c., per la quale, se il convenuto non si costituisce, il giudice che rileva un vizio che importi nullità della notificazione dell'atto introduttivo fissa all'attore un termine perentorio per rinnovarlo, è applicabile anche nel giudizio di legittimità.
La disposizione generale dell'art. 291 c.p.c., per la quale, se il convenuto non si costituisce, il giudice che rileva un vizio che importi nullità della notificazione dell'atto introduttivo fissa all'attore un termine perentorio per rinnovarlo, non può essere applicato in caso di notificazione omessa o inesistente, come nel caso di mancata consegna dell'atto al destinatario sconosciuto all'indirizzo indicato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1242 del 2 febbraio 1995)
Cass. civ. n. 1104/1995
La dichiarazione di contumacia non è impedita dal fatto che l'udienza indicata in citazione sia diversa da quella stabilita dall'ufficio dopo l'iscrizione della causa a ruolo e dal fatto che vi sia stato un rinvio d'ufficio, essendo onere del convenuto che non provveda esso stesso all'iscrizione a ruolo, di accertarsi della sorte della causa.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1104 del 30 gennaio 1995)
Cass. civ. n. 912/1995
Nel caso in cui una parte, benché regolarmente costituita, sia stata dichiarata, per errore, contumace, ciò non comporta alcun vizio della sentenza, quando l'erronea declaratoria non abbia comportato alcun pregiudizio allo svolgimento dell'attività difensiva. Ne consegue che, dovendo la proposizione di qualsiasi impugnazione essere sorretta da idoneo interesse, identificabile nella possibilità di conseguire, attraverso la rimozione della statuizione censurata, un risultato giuridicamente apprezzabile, e non già in un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica, non avente riflessi pratici sulla soluzione adottata, va negata la sussistenza di siffatta condizione di ammissibilità rispetto ad un ricorso che si limiti alla deduzione dell'erroneità della dichiarazione di contumacia, senza indicare quale limitazione la stessa abbia comportato all'esercizio del diritto di difesa, né quale incidenza abbia potuto avere sull'esito della lite, vale a dire quali evenienze processuali sarebbero derivate, come potenzialmente idonee a determinare una diversità dell'esito suddetto, dalla corretta soluzione della questione, così da consentire alla corte un effettivo controllo di causalità dell'errore lamentato e da sottrarre la doglianza all'astrattezza di una sua prospettazione meramente teorica.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 912 del 26 gennaio 1995)
Cass. civ. n. 4052/1994
Qualora in appello non sia stata ordinata, in contrasto col disposto dell'art. 291 c.p.c., la rinnovazione dell'atto introduttivo del giudizio di gravame — nullo perché eseguito in luogo diverso da quello prescritto dall'art. 330 c.p.c. — la Corte di cassazione, nel dichiarare la nullità del giudizio di secondo grado — in sede di esame della relativa questione che, essendo attinente alla regolarità del contraddittorio, è pregiudiziale ad ogni altra —, deve pronunciare l'annullamento della sentenza con rinvio ad altro giudice di pari grado.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 4052 del 28 aprile 1994)
Cass. civ. n. 4105/1993
L'art. 291, primo comma, c.p.c. autorizza il giudice a disporre la rinnovazione della notifica della citazione quando il convenuto non si sia costituito in giudizio ed esista un vizio che importi nullità della notifica della citazione. Ne consegue che la possibilità che il convenuto non abbia avuto conoscenza della citazione o non sia potuto comparire per caso fortuito o forza maggiore (così come invece disposto con norma di carattere eccezionale dall'art. 663, primo comma, c.p.c.) non legittima la rinnovazione della citazione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4105 del 6 aprile 1993)
Cass. civ. n. 6563/1990
La dichiarazione di contumacia, formalizzando una situazione di disinteresse della parte per il giudizio, è strumentale all'attivazione di meccanismi sollecitatori di possibile revisione di tale atteggiamento in relazione all'evoluzione del rapporto processuale, onde risponde ad un interesse della parte che non si costituisce e che deve potersi avvalere di meccanismi siffatti; mentre, se la parte che si sia costituita viene illegittimamente dichiarata contumace, da tale decisione può derivarle pregiudizio nella sola misura in cui le vengano inibite attività processuali che sarebbe stato suo diritto compiere. Consegue che la parte la quale, nonostante la illegittima dichiarazione di contumacia, sia stata presente nel giudizio e posta concretamente in condizione di esercitare i suoi poteri e le sue facoltà, non può invocare una inesistente (ancorché erroneamente dichiarata) contumacia, per ottenere una rimessione in termini che le consenta di superare le conseguenze dell'inerzia mantenuta pur in presenza di detta concreta condizione di partecipazione al processo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6563 del 27 giugno 1990)
Cass. civ. n. 6440/1983
Il provvedimento di riunione di cause distinte, non incidendo sull'autonomia dei singoli giudizi, comporta che la situazione di contumacia della parte convenuta in uno di essi non resta esclusa dalla circostanza che la stessa parte sia regolarmente costituita in altro giudizio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6440 del 29 ottobre 1983)
relative all'articolo 291 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 291 Codice proc. civile - Contumacia del convenuto | Quesito Q20113329
nell'ambito di un processo civile ho sollevato una delicata eccezione di decadenza dall'azione in quanto l'atto di citazione IN RINOTIFICA è pervenuto al mio cliente oltre l'anno di decadenza che la legge prescrive per l'esercizio della relativa azione.
E' pur vero che l'atto di citazione in rinotifica è stato imposto dal giudice il quale ha rilevato la non costituzione del convenuto in prima udienza e per questo dovrebbe sanare ex tunc le nullità esistenti ma la prima notifica non è MAI pervenuta al mio assistito benchè controparte l'abbia correttamente consegnata all'Ufficio Postale previa autorizzazione del Consiglio di appartenenza.
Io considero la prima notifica come INESISTENTE e come tale non può correttamente instaurare un regolare processo.
Gradirei un vs confronto”
E' pacifico che la nullità della notificazione è sanata, con effetti ex tunc, dalla rinnovazione dell’atto e dalla costituzione del convenuto ex art. 293 del c.p.c. (vedi Cass. civ., 13.11.1989, n. 4789; Cass. civ., 27.2.1989, n. 1048); ed è altrettanto pacifico che la rinnovazione non può essere disposta in caso di notificazione inesistente, su cui si veda Cassazione civile, sez. III 02/02/1995, n. 1242 così massimata: “La disposizione generale dell'art. 291 c.p.c., per la quale, se il convenuto non si costituisce, il giudice che rileva un vizio che importi nullità della notificazione dell'atto introduttivo fissa all'attore un termine perentorio per rinnovarlo, non può essere applicato in caso di notificazione omessa o inesistente”. Si precisa a questo riguardo che “la notificazione di un atto del processo può dirsi giuridicamente inesistente nella ipotesi in cui o manchi del tutto, ovvero risulti compiuta in modo assolutamente non previsto dal codice di rito (in modo tale, cioè, da non consentirne la sussunzione nella sfera del rilevante giuridico sotto il profilo della corrispondenza all'atto tipico delineato dalla norma), risultando, per converso, soltanto nulla (con conseguente suscettibilità di sanatoria o rinnovabilità ex art. 291 c.p.c.) qualora risulti effettuata in luogo o a persona diversa da quelli stabiliti dalla legge, ma che abbiano pur sempre un qualche riferimento con il destinatario” in Cassazione civile, sez. II 26/11/1998, n. 12002.
Norma di riferimento: Articolo 291 Codice proc. civile - Contumacia del convenuto | Quesito Q20112366
“Sottopongo alla Vs. attenzione un caso veramente singolare, ovvero, nella fattispecie delle notifiche ai sensi dell'art. 139 c.p.c., il vigile urbano ha notificato l'atto di ingiunzione di pagamento mediante l'inserimento sotto la porta del documento non in busta chiusa e senza sincerarsi dell'assenza o del rifiuto del familiare (moglie) ugualmente indicata nella relata di notifica redatta dal notificatore, indicando nella relata che la moglie del destinatario rifiuta l'atto. Mi chiedo se tutto ciò è ammissibile e se la notifica sia irrimediabilmente nulla e/o inesistente.”
Ai sensi dell'art. 140 del c.p.c., l'ufficiale giudiziario che non possa eseguire la consegna per irreperibilità o per incapacità o rifiuto delle persone indicate nell'art. 139 del c.p.c. (persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda, purche' non minore di quattordici anni o non palesemente incapace, oppure portiere dello stabile dove è l'abitazione, l'ufficio o l'azienda, e, quando anche il portiere manca, a un vicino di casa che accetti di riceverla), deve depositare la copia dell'atto notificando nella casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi, affiggendo avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del destinatario; deve inoltre dargliene notizia per raccomandata con avviso di ricevimento.
Quanto al caso di specie, si sottolinea in primo luogo che, se la moglie era parimenti destinataria della notifica, il suo rifiuto a ricevere l'atto, ai sensi del secondo comma dell'art. 138 del c.p.c., equivale, ad ogni effetto, a notifica fatta in mani proprie. In tal caso, la copia dell'atto che il destinatario rifiuta di ricevere, dopo la stesura della relata, va restituito unitamente all'originale alla parte od ufficio richiedente e non lasciata sotto la porta.
Tuttavia, né questa irregolarità, né il fatto che l'ufficiale giudiziario non si sia realmente accertato della presenza di qualcuno nell'abitazionenon sembra sufficiente a rendere invalida la notifica per rifiuto del destinatario.
Ciò perché agli occhi del giudice la notifica si è perfezionata, laddove nessuno gli faccia rilevare che vi è stata la negligenza del notificatore (di certo non lo rileverà l'attore, che ha interesse ad un processo contumaciale).
Qualora la parte convenuta si costituisse in giudizio tempestivamente per far rilevare l'irregolarità della notifica, ne conseguirebbe sanatoria della stessa con efficacia ex tunc. Se la costituzione fosse tardiva, dovrà applicarsi l’art. 293 del c.p.c.
Norma di riferimento: Articolo 291 Codice proc. civile - Contumacia del convenuto | Quesito Q20101767
valpet72 chiede
“Cosa accade se il giudice, limitandosi ad autorizzare l'attore alla rinnovazione della notificazione nulla (sollecitata dall'attore stesso) e a fissare la nuova udienza, non provvede a fissare all'attore un termine perentorio per procedere alla rinnovazione, come invece prescritto dall'art. 291 c.p.c.?
Ai sensi dell’art. 291 del c.p.c. se il giudice istruttore rileva un vizio che importi la nullità nella notificazione della citazione, dispone la rinnovazione della stessa, fissando apposito termine perentorio per procedervi (art. 153 del c.p.c.). La parte onerata deve quindi ottemperare all'ordine del giudice nel termine indicato, o, in mancanza, tempestivamente. Infatti, se il termine non dovesse essere stato fissato, può considerarsi, comunque, implicitamente applicabile l’art. 163 bis c.p.c. in ossequio al quale “Tra il giorno della notificazione della citazione e quello dell'udienza di comparizione debbono intercorrere termini liberi non minori di novanta giorni se il luogo della notificazione si trova in Italia e di centocinquanta giorni se si trova all'estero”. Dalla data nella quale è stata fissata la nuova udienza, occorre computare a ritroso i suddetti termini ed entro il giorno così individuato procedere alla rinnovazione della notifica, pena, in caso di mancato rispetto del termine, l’estinzione del giudizio in base al combinato disposto dell'art. 291 del c.p.c., ultimo comma, e art. 307 del c.p.c., comma 3.

References: Articolo 291

Articolo 291
 art. 160
 art. 293

Cass. 
 art. 290
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Cass. 
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Cass. 
 art. 307
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 art. 82

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Cass. 
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Cass. 
 art. 2943
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Cass. 
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Cass. 
 art. 291
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Cass. 
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Cass. 
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Cass. 
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Cass. 
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Cass. 
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 Articolo 291
 art. 293
 Cass. 
 Cass. 
 art. 291
 Articolo 291
 Articolo 291
 art. 307