Source: https://www.laleggepertutti.it/105505_amniocentesi-un-obbligo-per-il-ginecologo
Timestamp: 2018-11-16 06:30:11+00:00

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Amniocentesi: un obbligo per il ginecologo
Cassazione: bimbo con malformazioni, violato l’obbligo di prospettare l’esame dell’amniocentesi.
Ogni ginecologo ha l’obbligo di informare la paziente della possibilità di fare l’amniocentesi anche se ritiene che tale esame comporti dei costi e dei rischi maggiori: si tratta di un vero e proprio dovere che diventa ancora più categorico nell’ipotesi in cui il risultato del bi-test dia dei segnali tali da far pensare a una possibile malformazione del bambino nella pancia. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].
La Suprema Corte ha dato ragione a una coppia di genitori cui era nata una bambina con una malformazione diagnosticata come sindrome di Down. Il papà e la madre hanno ottenuto una sentenza di condanna al risarcimento dei danni, nei confronti del ginecologo, colpevole di non aver sufficientemente informato i due sulla possibilità delle indagini prenatali, per la mancata diagnosi di altre gravi patologie di cui era affetto il feto. Al medico veniva contestato anche di aver prescritto l’ecografia morfologica alla fine della 24 settimana di gestazione: troppo tardi per l’aborto.
La sentenza è particolarmente interessante perché finisce per condannare il ginecologo non per la mancata diagnostica della patologia, né per l’omessa prescrizione dell’amniocentesi o per la tardività dell’ecografica (sebbene la stessa, qualora tempestiva, avrebbe evidenziato la sindrome di Down). Piuttosto il medico viene condannato per la mancata informativa alla coppia della possibilità di effettuare l’analisi dell’amniocentesi: tale conoscenza, se fosse stata acquisita correttamente, avrebbero consentito alla donna di scegliere e autodeterminarsi per il meglio anche ai fini di una eventuale interruzione della gravidanza.
Secondo la Cassazione, anche se il ginecologo non ha l’obbligo di effettuare l’amniocentesi, ha comunque il dovere di informare la futura mamma sulla possibilità di sottoporsi a tale esame: dovere che non viene meno neanche se il medico formula una diagnosi di normalità del feto, sulla base di esami che, non per sua colpa non ne hanno consentito la visualizzazione nella sua interezza [2].
Peraltro, nella vicenda decisa con la sentenza in commento, i genitori avevano già manifestato al ginecologo la propria intenzione di interrompere la gravidanza qualora il figlio fosse stato affetto da patologie.
A salvare il ginecologo non basta la trascrizione in cartella del referto negativo del bi-test benché tale dato potesse informare la paziente sull’eventualità di patologie cromosomiche: si tratta, infatti, secondo la Suprema Corte, di un’informazione certo importante, ma non sufficiente ad escludere ogni responsabilità del medico. La notizia consentiva ai genitori di non fare totale affidamento sull’esito dell’accertamento, ma non “li rendeva edotti sulla possibilità di ricorrere ad altro esame dagli esiti più certi, anche se comportante fattori di rischio”.
Insomma, il ginecologo ha certo l’obbligo di indicare gli esami e le terapie da mettere in atto nel caso concreto, ma questo non lo esime dall’informare i genitori dell’esistenza di esami alternativi o complementari.
Diversa, invece, è la responsabilità del ginecologo per l’omessa previsione delle malformazioni. Vi è ampia giurisprudenza che attribuisce al medico l’obbligo di effettuare tutte le analisi e le indagini necessarie a informare la coppia circa la presenza di eventuali patologie, in modo da consentire, finché possibile, l’aborto. In questo caso, onere del medico, per evitare la condanna al risarcimento, è provare che l’insuccesso è dipeso da fattori indipendenti dalla propria volontà e tale prova va fornita dimostrando di aver osservato, nell’esecuzione della prestazione sanitaria la diligenza normalmente esigibile da un medico in possesso del medesimo grado di specializzazione [3], vale a dire dimostrando l’assenza di colpa nella prestazione dell’attività medico-chirurgica, in questa compresa l’attività diagnostica. Per cui, se nel caso specifico, date le condizioni di salute della gestante, i protocolli medici non suggeriscono la prescrizione di esami diagnostici particolari, al ginecologo non può essere addebitata alcuna colpa. Ma egli – come detto – resta comunque obbligato a dare l’informativa alla paziente che, di propria spontanea volontà, potrà comunque decidere di sottoporsi a tutti i test per escludere malattie del feto.
L’onere della prova è a tutto vantaggio della futura mamma. Infatti – sottolinea la Cassazione – il principio che regola l’onere della prova nell’ambito della causa civile è quello per il quale la responsabilità professionale del medico – ove pure egli si limiti alla diagnosi e all’illustrazione al paziente delle conseguenze della terapia che ritenga di dover compiere – ha natura contrattuale e, pertanto, a seguito della contestazione, da parte del cliente, dell’inadempimento all’obbligo di informazione, è il medico a dover dimostrare di aver adempiuto a tale obbligazione [4].
[1] Cass. sent. n. 24220/2015.
[2] Cass. sent. n. 15386/11.
[3] Cass. sent. n. 12274/11 e n. 15993/11.
[4] Cass. sent. n. 20984/12 e n. 19220/13.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 8 ottobre – 27 novembre 2015, n. 24220
Presidente Salmé – Relatore Barreca

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