Source: http://www.diritto-penale.it/occupazione-abusiva-e-stato-di-necessita.htm
Timestamp: 2019-09-21 03:36:18+00:00

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Dal 12/06/09 7393792
L'occupazione abusiva di immobile, integrante la fattispecie delittuosa di cui all'art. 633 cp (che punisce l'invasione di terreni o edifici da parte di chiunque invada arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto) può essere scriminata dallo stato di necessità conseguente al danno grave alla persona, che ben può consistere, oltre che in lesioni della vita o dell'integrità fisica, nella compromissione di un diritto fondamentale della persona come il diritto di abitazione.
Dall'affermazione del principio generale del rilievo scriminante dello stato di necessità rispetto all'occupazione abusiva di immobile, la Suprema Corte, tuttavia, nella specie esclude la ricorrenza della causa di giustificazione sul rilievo del difetto dei presupposti fattuali della scriminante.
Ed infatti, ha precisato la Corte, è necessario che ricorrano, per tutto il tempo dell'illecita occupazione, gli altri elementi costitutivi dello stato di necessità e cioè l'assoluta necessità della condotta e l'inevitabilità del pericolo (ex plurimis, Cass. 11 febbraio 2011, n. 8724; Cass. 17 gennaio 2008, n. 7183).
In particolare, la Corte di Cassazione ha più volte chiarito che, ai fini della ricorrenza della scriminante, non basta un mero stato di disagio abitativo, potendo questo essere ovviato mediante la richiesta di ausilio ai servizi sociali e alle altre istituzioni pubbliche di assistenza.
Solo l'eventuale indisponibilità di ammortizzatori sociali potrebbe, in ipotesi, scriminare l'occupazione abusiva di immobile finalizzata ad evitare danni gravi alla persona nel senso sopra precisato.
E' tuttavia onere dell'indagato/imputato allegare e provare non solo le circostanze che abbiano indotto l'occupazione abusiva dell'immobile, ma anche quelle che evidenzino l'inidoneità degli ammortizzatori sociali.
Cassazione penale sez. II 12 luglio 2011 n. 33838
Lo stato di necessità, scriminante dell'abusiva occupazione di edifici, non si configura con il solo disagio abitativo, potendo questo essere ovviato mediante la richiesta di ausilio ai servizi sociali e alle altre istituzioni pubbliche di assistenza.
Avverso tale sentenza la B. ha proposto ricorso per cassazione, allegando due motivi. Col primo motivo, censura la sentenza impugnata per errore nell'applicazione della legge penale e vizio di motivazione in ordine al mancato riconoscimento dello stato di necessità che aveva indotto l'imputata ad occupare l'alloggio costretta dall'urgenza di dare un tetto a sè ed alla propria prole.
In proposito occorre richiamare il costante orientamento di questa stessa sezione, secondo cui l'illecita occupazione di un bene immobile è scriminata dallo stato di necessità conseguente al danno grave alla persona, che ben può consistere, oltre che in lesioni della vita o dell'integrità fisica, nella compromissione di un diritto fondamentale della persona come il diritto di abitazione, sempre che ricorrano, per tutto il tempo dell'illecita occupazione, gli altri elementi costitutivi, e cioè l'assoluta necessità della condotta e l'inevitabilità del pericolo (ex plurimis, Cass. 11 febbraio 2011, n. 8724; Cass. 17 gennaio 2008, n. 7183). In particolare, questa Corte ha chiarito che, ai fini della ricorrenza della scriminante, non basta un mero stato di disagio abitativo, potendo questo essere ovviato mediante la richiesta di ausilio ai servizi sociali e alle altre istituzioni pubbliche di assistenza.
L'eventuale indisponibilità di ammortizzatori sociali, nel caso di specie, è stata genericamente affermata ma non provata, mancando financo la mera indicazione degli elementi di prova che, a dire della ricorrente, avrebbero reso indispensabile l'azione criminosa. La ricorrente si limita ad affermare, senza alcun sostegno obiettivo, di aver avuto un bambino neonato (benchè l'azione criminosa si sia protratta, come si vedrà in seguito, per ben sei anni), che nella sua città non sarebbero stati disponibili alloggi popolari, che i testi di accusa avrebbero assodato non meglio precisate emergenze documentali. Quindi, in ragione del principio di autosufficienza del ricorso, deve escludersi che i giudici di merito abbiano errato nell'escludere la sussistenza dello stato di necessità.
La parziale sovrapposizione dei periodi giudicati non implica il totale annullamento del provvedimento impugnato. Infatti, ai fini della preclusione connessa al principio del ne bis in idem, l'identità del fatto sussiste solo quando vi sia corrispondenza storico-naturalistica nella configurazione del reato, considerato in tutti i suoi elementi costitutivi - condotta, evento, nesso causale - e con riguardo alle circostanze di tempo, di luogo e di persona (Cass. 1 luglio 2010, n. 28548; Cass. sez. un. 28 giugno 2005, n. 34655). Tale identità non sussiste quando l'imputazione ha ad oggetto un reato permanente contestato in relazione a periodi diversi, anche se parzialmente sovrapposti; in tal caso, infatti, il fatto pur essendo costituito, dal punto di vista naturalistico, da un'unica azione che si protrae nel tempo, dal punto di vista giuridico e processuale si scompone di due reati che differiscono per circostanze di tempo.
Pertanto la sentenza va annullata con rinvio, affinchè si faccia applicazione dei predetti principi ai fini della rideterminazione della pena, ferma restando l'affermazione della responsabilità penale della ricorrente.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio in considerazione della diversa determinazione del periodo di permanenza del reato, con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Palermo.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 luglio 2011.
Depositato in Cancelleria il 13 settembre 2011

References: Cass. 
 Cass. 
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