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Timestamp: 2018-09-21 07:42:41+00:00

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le 3 proprietà più importanti dei materiali che dovranno svolgere il compito di isolamento termico dall'interno. Ecco quali sono: | espertoCasaClima
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130 pensieri su “Isolare dall’ interno: meglio materiali igroscopici, traspiranti e capillari”
Federico Sampaoli Autore articolo 10 novembre 2015 alle 13:45
entrambi posati a regola d’arte danno il meglio di sè.
i blocchi in calcestruzzo aerato autoclavato, i pannelli isolanti minerali sono sicuramente più facili nella posa e perdonano più errori.
leggendo l’intenzione di posare uno spessore molto grosso devo avvertire che se dall’esterno c’è completa libertà, dall’interno è molto diverso.
dopo l’intervento di isolamento dall’interno, le pareti esterne diventeranno molto più fredde rispetto agli inverni precedenti perchè non godranno più della dispersione di calore che c’era prima.
il rischio di condensa interstiziale è più grande e l’attenzione a tutti i dettagli (passaggi impiantistici e serramenti) dev essere ben progettata.
ricordo anche che l’isolamento sul lato interno toglie un po’ di comfort estivo perchè si toglie massa sul lato interno
Daniele 9 novembre 2015 alle 23:06
sto valutando la ristrutturazione di un sottotetto in edificio storico che dovrebbe essere necessariamente coibentato dall’interno.
L’edificio si trova in zona climatica E (devo proteggermi sia dal freddo invernale che dal caldo estivo) ed i muri perimetrali sono di pietra con spessore fra i 40 ed i 50 cm.
Sono indeciso se utilizzare 14 /16 cm di Multipor della Ytong vista la facilità di applicazione o dei pannelli di fibra di legno, come rapporto qualità prezzo e garanzia di buon risultato lei cosa mi consiglierebbe?
faci 3 novembre 2015 alle 13:43
volendo rifare la tamponatura interna in laterizio, quale pannello potrei utilizzare evitando il freno vapore.
a quel punto avrei (dall’interno) :
laterizio 8 cm. intonacato – pannello isolante (da consigliare) – muro in pietra di locali non riscaldati.
potrebbe andare la fibra di legno senza freno vapore ? oppure optare per pannelli in calcio silicato ?
quale il miglio compromesso resa/prezzo ?
Federico Sampaoli Autore articolo 28 ottobre 2015 alle 20:42
non so se tutta la perlite sfusa sia identica tra i vari produttori. quella che consiglio di solito non teme l’umidità ed è più che adatta
faci 28 ottobre 2015 alle 19:37
Ho un giunto sismico o giunto tecnico di 7 cm. tra il mio fabbricato tamponato con laterizio da 8 cm ed il muro in pietra del mio vicino.
Essendo il giunto continuo fino alla copertura, dopo aver letto alcuni suoi articoli, pensavo di insufflare perlite nel giunto.
Vorrei sapere se potrei avere problemi di condensa interstiziale e se la perlite insufflata è comprimibile (ovvero adatta a riempire un giunto tra fabbricati).
Federico Sampaoli Autore articolo 27 ottobre 2015 alle 17:29
per il principio della cautela io non ho mai spinto nessuno ad utilizzare lana di roccia.
sono anche contrario all’aerogel pur convenendo sul fatto che si rasa a base calce.
i due strati di argilla non so se aggrapperebbero adeguatamente con lo strato di aerogel, ma si potrebbe verificare la stratigrafia certificata di alcuni produttori noti e copiare con logica gli spessori e le masse.
tra i problemi che vedo nell’idea di coibentazione interna resta lo studio del dettaglio delle parti strutturali lignee che passano dall’ambiente caldo alle strutture fredde: ancora più fredde per colpa della coibentazione sul lato interno.
Massimo 27 ottobre 2015 alle 17:20
l’isolamento della casa con muri in sasso/calce e intonaco in cemento all’esterno esterno per un tot di cm 53 sarà interno.
Condivido le sue opinioni obbiettive verso cui convergo dopo alcune settimane di approfondimento sull’argomento.
Isolare mi sembra come un vestito su misura per quella specifica casa.
Ho pensato all’aerogel tra due strati di argilla tot ca. cm 3, nello strato esterno vorrei aggiungere granuli isolanti o fibre ho della lana e vorrei fare qualche prova.
Di recente sono entrato in una jurta, mi ha sorpreso la differenza di temperatura con l’esterno e il comfort dell’ambiente.
Sottotetto, pensavo di stendere sul pavimento pannelli di due densità perché in una porzione ho oggetti e mobili non in uso che rimarranno.
Il tetto ha luce tra le travi dove appoggia sul muro perimetrale e pensavo di mantenere una parziale aerazione non ho assito ma listelli distanziati tra le travi a sostegno dei coppi.
Pensavo ad uno strato di argilla di 1 cm o altro materiale igroscopico sopra cui stendere l’isolante e magari sopra un altro strato di materiale sempre regolatore di umidità con l’idea che nell’isolante nel mezzo riceva minore umidità.
L’isolante da usare è ancora in valutazione tra sughero, lana di roccia e fibra di legno ( del tipo idrofobo ma addittivata di resina PMDI, e non mi convince )
Le scelte verso cui tendo sono corrette ?
Sono in zona vicino a un lago fascia F molti sono per la lana di roccia, non è che per le sue fibre farà la fine dell’amianto tra qualche anno ?
Federico Sampaoli Autore articolo 26 ottobre 2015 alle 16:54
ottima anche la fibra di legno se si tratta di un pannello per coibentazione dall’interno, altrimenti si deve posare con l’ausilio di un freno al vapore sul lato caldo
Roberto 26 ottobre 2015 alle 15:41
Perchè invece non fibra di legno?riesce ad assorbire meno umidità riespetto al calcio silicato idrato?
Federico Sampaoli Autore articolo 22 ottobre 2015 alle 13:13
l’alternativa di un materiale un po’ meno nobile del calcio silicato ma che può raggiungere spessore maggiore potrebbe essere l’utilizzo di pannelli in idrati di silicato di calcio autoclavato.
è una soluzione perfetta per la coibentazione interna.
per evitare assolutamente di creare superfici ideali per le spore di muffa la pittura murale finale dovrebbe essere naturale priva di solventi e a base di componenti naturali con pH elevato
Roberto 22 ottobre 2015 alle 11:27
Buongiorno, ho una taverna interrata (un lato contro terra ed uno parzialmente contro terra) senza alcun fenomeno di umidità da risalita che utilizzo saltuariamente per cene con amici (ho un impianto di riscaldamento con fancoil che accendo solo in caso di utilizzo). Vorrei isolare le pareti sia per evitare muffa durante il periodo estivo (quest’anno è stato il primo anno che mi è capitato visto l’elevata umidità di luglio) sia per coibentare durante l’inverno. In altri ambienti dell’interrato ho già isolato con calcio silicato ottenendo ottimi risultati in estate, qui però vorrei utilizzare un prodotto che risultasse utile anche in inverno. Cosa mi consiglia?sarebbe ideale che avesse la caratteristica del calcio silicato di accumulare l’umidità nel periodo estivo visto che ho un umidità media superiore al 70/75%
Federico Sampaoli Autore articolo 15 ottobre 2015 alle 15:06
caldamente consiglierei di intervenire all’estradosso: esattamente sul pavimento della mansarda non utilizzata.
tra le altre cose, per interventi sul lato interno, non utilizzerei sughero
Ascanio 13 ottobre 2015 alle 13:16
Buongiorno e complimenti per il sito, le espongo la mia situazione:
Abitazione: villa monofamiliare, zona climatica D, coibentazione muri perimetrali con sughero (3 cm) tra doppio laterizio forato (cm12+12), mansarda non riscaldata.
Il mio problema sono i ponti termici causati dalle travi e la dispersione termica verso la mansarda, ma non ho la possibilità di effettuare un isolamento a cappotto dall’esterno.
La mia idea era quella di isolare il soffitto dell’abitazione e le travi alte, dall’interno, con sughero spessore mm40, debitamente ancorato, e successivamente rasato e stuccato.
Anche se sono consapevole che, a lavoro finito, si veda una specie di finta trave, vorrei un suo parere sull’efficacia della soluzione da adottare.
Federico Sampaoli Autore articolo 24 luglio 2015 alle 17:49
è necessario un freno al vapore e progettare la tenuta all’aria se si vogliono creare due volumi con caratteristiche diverse
Emanuele 24 luglio 2015 alle 17:45
Diciamo che avere il portico intorno a casa che fa un pò di ombra alle finestre mi aiuta molto… ovvio che in questi giorni di caldo eccezionale la casa è calda.
Cosa intende per lato interno… l’isolamento tra i travicelli?
E’ corretto quello che mi hanno detto riguardo al freno vapore?
Federico Sampaoli Autore articolo 24 luglio 2015 alle 17:28
il fatto è che se si crea un controsoffitto isolato con un certo materiale coibente, il volume un tempo unico diventerà un volume riscaldato e un volume non riscaldato.
inevitabilmente il vapore cercherà in tutto il periodo di riscaldamento di migrare verso l’ambiente superiore dove incontrerà superfici fredde.
viste le altezze disponibili sarebbe più conveniente progettare la coibentazione di tutta la copertura sul lato interno in modo da realizzare allo stesso tempo una valida protezione dal surriscaldamento.
come si comporta l’abitazione in regime estivo?
Emanuele 24 luglio 2015 alle 16:37
Il tetto a falde della mia abitazione (a nord di Roma) è costituito dall’esterno verso l’interno da tegole, guaina, tavelle (non ventilato). Il tutto appoggia su una struttura in legno a vista costutuita da capriate travi e travicelli 8×8 passo 45cm.
L’altezza attuale dei locali va dai 3.20mt a 3.8mt.
Pareti perimetrali in poroton portante spessore totale 40cm e infissi doppio vetro con camera d’aria.
In inverno la casa viene riscaldata da una termostufa a pellet (collegata ai termosifoni) che cedendo calore anche all’ambiente circostante riesce a scaldare molto bene il salone e la cucina.
Il punto debole sono le camere da letto che si trovano distanti e per questo ho contattato diverse ditte per realizzare un controsoffitto piano nella zona notte a quota 2.70 mt da usare anche come ripostiglio.
Mi sono state proposte diverse soluzioni:
1) Travetti in abete 12×8 passo 55 cm ancorati alle pareti delle stanze e sopra di questi applicherebbero lastre di cartongesso + un 2 cm di legno (credo osb) per poggiare oggetti più pesanti. L’isolamento verrebbe realizzato con fibra di legno flessibile da 8cm 50kg/mc inserito tra i travicelli delle falde sotto la copertura.
2) Come sopra con la differenza che al posto della fibra di legno flessibile userebbero dei pannelli in xps da 4cm sempre inseriti tra i travicelli e sigillerebbero le giunzioni con schiuma espansa.
3) La terza proposta che mi ha lasciato un po perplesso prevede sempre la struttura del controsoffitto a 2,70 mt con travetti in abete 12×8, ma sopra di essi applicherebbero dei pannelli accoppiati in cartongesso + lana di legno legata con cemento con il duplice risultato di avere una superficie abbastanza resistente per essere usata come ripostiglio e un ottimo isolamento termico senza dover sprecare inutilmente calore per scaldare l’intercapedine tra il controsoffitto ed il tetto (a detta del tizio).
Nessuno ha parlato di barriera o freno vapore… alla mia specifica domanda riguardo allo smaltimento del vapore tutti hanno convenuto sul fatto che la camera d’aria tra controsoffitto e copertura sia già di per se un freno vapore.
Sinceramente sono molto confuso dalla diversità delle proposte e chiedo quindi un consiglio al riguardo.
Ringraziando per l’attenzione concessa le faccio i miei complimenti per la competenza e la disponibilità che dimostra in questo forum.
Federico Sampaoli Autore articolo 20 giugno 2015 alle 16:01
Riempire l’intercapedine d’aria con isolante è certamente l’intervento più economico e più facile.
Naturalmente questo tipo di coibentazione non attenua i ponti termici dell’edificio che rimangono irrisolti.
Con logica e attenzione si dovrebbe attenuare ogni ponte termico del foro finestra e del nodo soffitto-parete con piccole porzioni di isolamento interno al fine di alzare la bassa temperatura superficiale di queste zone.
La possibile condensa che si può verificare in alcuni periodi più rigidi dell’anno sulla superficie interna della parete da 12cm esterna dipende anche dalla zona climatica in cui si trova l’edificio.
Per insufflare un materiale che non sia sensibile all’umidità si potrebbe valutare di non utilizzare l’EPS (materiale sintetico derivato dal petrolio) sostituendolo con un isolante a base
di roccia vulcanica silicatica perlite, con buone proprietà termo-isolanti (non certo pari all’eps) e senza emissioni di VOC.
Raffaele 20 giugno 2015 alle 12:45
Buongiorno, dovrei ristrutturare casa, edificio costruito fine anni 80, oltre a cambiate gli infissi durante un sondaggio abbiamo notato che i muri perimetrali sono privi di isolamento e sono formati da mattone da 12 esterno 10 cm d’aria e mattone da 8 interno. Avevamo optato per un insuffragio nell’interapedine con neopor… la mia paura è che si possano formare muffe. Potrebbe consigliarmi qualche materiale adatto per lo scopo?
Federico Sampaoli Autore articolo 2 marzo 2015 alle 21:04
l’intervento di coibentazione interna dipende anche dalla finitura successiva.
se ci andranno delle piastrelle, sotto le piastrelle andrà xps goffrato oppure lastre in vetro cellulare.
se ci sono parti da finire ad intonaco andranno posate lastre in calcio silicato rasate e tinteggiate a calce.
patrizia 2 marzo 2015 alle 01:14
gentilissimo architetto, sono giorni che ho un problema e non riesco a venirne fuori, le siego: sto’ ristrutturando un appartamento ( sisma aquila) io sono in zona prov. di pescara, questa casa inizi 900 ha il bagno costruito fuori dalle mura perimetrali , non so’ se mi sono spiegata bene, attaccato solo da un lato, proprio dove c’e’ la porta d’entrata , i muri sono stati fatti con forati da 7 cm. dovrei coibentarlo ma come? e con che materiali? le mis. sono h. mt 2.20 largh. mt 1,50 e lungh. 2.90. le premetto che sono al primo piano e coibentarlo dall’esterno penso che non sia possibile perche’ non si saprebbe dove poggiare il materiale visto lo spessore degli stessi. Mi auguro di essere stata abbastanza chiara, la ringrazio per un’eventuale risposta ma purtroppo ditte e muratori vari sino ad adesso mi hanno proposto: Sioporex da 6cm compreso pannello di polistirene, oppure cartongesso con isolante termico . mi aiuti!! grazie.
Federico Sampaoli Autore articolo 20 febbraio 2015 alle 11:49
cosa penso delle lastre in (calcio) argilla-silicato? ne penso ogni bene sotto ogni aspetto.
circa la temuta verifica di Glaser penso che se si coibenta dall’interno con materiali isolanti poco adatti, protetti da barriere al vapore, sicuramente si sta preparando una stratigrafia rischiosa (se il palloncino si buca… scoppia!).
Se invece si sta molto attenti alle scelte iniziali dei materiali affinchè abbiano buona conducibilità capillare, con ottime proprietà igroscopiche che permettono il normale e diffuso trasporto del vapore nei due sensi a seconda della stagione (verso l’esterno in periodo di riscaldamento e verso l’interno in periodo estivo), allora si può stare molto più tranquilli sul problema della condensa.
Maglio impiegare più tempo nella scelta dei materiali piuttosto che ai mezzi per fermare il vapore: il risultato sarà qualitativamente migliore.
Alla progettazione di una coibentazione sul lato interno devono seguire i calcoli di verifica termo igrometrica secondo normativa, una verifica statica secondo la UNI EN 13788.
Il modello di Glaser è il metodo da adottare per determinare la temperatura superficiale interna minima (Tsi) per evitare condense e muffe, superficiali e interstiziali, a valori fissi di temperatura e umidità relativa interna.
Questo metodo statico non tiene conto di vari aspetti importanti :
la capacità di assorbimento dei materiali (tiene conto solo della resistenza al passaggio del vapore, il valore ?)
la capillarità dei materiali (tiene conto solo della migrazione del vapore per differenza di pressione, migrazione per diffusione)
il tipo di clima esterno variabile (tiene conto solo della temperatura esterna media, umidità relativa e pressione mensili)
il clima interno variabile (tiene conto solo di un valore medio di temperatura, umidità e pressione mensili)
Il metodo descritto nel modello di Glaser adottato dalla norma UNI EN 13788 è un calcolo semplificato e standardizzato.
Nella revisione del 2012 la norma UNI EN 13788 ha introdotto la verifica della capacità di asciugatura.
Una verifica dinamica della migrazione del vapore è descritta nella norma UNI EN 15026 (Prestazione termoigrometrica del componente edilizio, valutazione del trasferimento di umidità).
Un isolamento interno è il tipico intervento che ha bisogno di un’analisi della migrazione del vapore in regime variabile :
se con una verifica statica (secondo la UNI EN 13788) si riscontra elevata condensa interstiziale non è detto che essa sia confermata in opera : dipende dalla scelta dei materiali.
se con una verifica statica (secondo la UNI EN 13788) tutto appare corretto non è detto che una struttura sia già asciugata (umidità di cantiere) oppure non ci siano barriere al vapore, freni al vapore o freni al vapore igrovariabili : dipende dalla scelta dei materiali.
La verifica dinamica della migrazione del vapore (secondo UNI EN 15026) tiene conto
della diffusione del vapore attraverso gli strati
ma anche dei fenomeni igroscopici e della capacità di assorbimento dei materiali e della conduttività termica in funzione del contenuto di umidità
Una verifica dinamica della migrazione del vapore (secondo UNI EN 15026) si può fare con il costoso Software WUFI dell’istituto tedesco Fraunhofer che tiene conto
dei dati climatici esterni : temperatura e umidità relativa a passo orario (non media mensile), irraggiamento, piovosità, direzione del vento.
Il Software WUFI considera un arco di tempo di 10 anni e l’impiego di materiali igroscopici capillari e traspiranti conferma che pur partendo da una struttura con 80% di umidità da cantiere nei materiali la cicilcità annuale nell’accumulo e nel rilascio del contenuto d’acqua segue una progressiva asciugatura fino a raggiungere un certo equilibrio (sempre dinamico, cioè stagionale).
Nicola 19 febbraio 2015 alle 12:00
La ringrazio per la risposta e per la sollecitudine della medesima. Lei ha espresso le mie medesime perplessità su questi prodotti innovativi che dovrebbero fare miracoli, e fino ad ora non ho trovato neppure io certificazioni e/o prove di laboratorio che supportino le soluzioni miracolose che vengono prospettate. Tornando al caso, con GLASER non si evidenziano né condense superficiali né interstiziali nella struttura, per cui ritengo che la causa principale sia l’intonaco interno che, sulla base dell’analisi di laboratorio effettuata, risulta essere a base cemento con assenza quasi totale di calce. Gradirei la sua opinione su questa diversa soluzione, e cioè l’incollaggio sulla muratura interna, previa asciugatura e pulizia da muffe ed altro, di lastre CaSiCLIMA Protector, sp. 25 mm, della SILIKAOLIN; GLASER evidenzia la formazione di condensa interstiziale, ma in quantità ammissibile ed evaporabile nella stagione estiva.
Federico Sampaoli Autore articolo 15 febbraio 2015 alle 09:31
tutti a caccia di prodotti miracolosi…
vernici isolanti e altri prodotti innovativi stanno spuntando.
personalmente non ho raccolto esperienze.
purtroppo si leggono molte pubblicità ed è difficile rinvenire schede tecniche e certificazioni.
nicola 14 febbraio 2015 alle 18:32
Buona sera architetto. Interessantissimi tutti i casi letti. Le propongo questo nuova caso e la sua opinione è molto gradita. Abitazione con muratura in pietrame misto sp. 40-45 cm; intonaci esterni ed interni a base CEMENTO (da analisi fatta effettuare sull’intonaco). La richiesta è di migliorare (leggesi rendere vivibile) un locale che ha una parete a NE, una a N ed una a E, soffitto in laterocemento 16 + 4 + 2 cm polistirene + guaina + pavimento galleggiante della terrazza.
Soluzione proposta: installazione VMC + trattamento pareti e soffitto con Rasante AFONTERMO tipo A (3 mm) + AFONTERMO tipo B (1 mm) + Thermopittura. Prodotti AFON CASA (www.afoncasa.it) con lambda eq 0,000918, mu = 5 La ringrazio anticipatamente
Federico Sampaoli Autore articolo 26 gennaio 2015 alle 18:10
sì il pannello si comporterebbe un po’ come un intonaco risanante e deumidificante e termoisolante, ma bisognerebbe probabilmente guardare la situazione del muro dove incontra il terreno e sotto quella quota.
forse un drenaggio perimetrale sarebbe da fare.
Massimiliano 26 gennaio 2015 alle 13:22
Buon giorno Architetto:
Ho una vecchia casa al mare piano terra rialzata da due gradini costruita con blocchetti di tufo, ho evidenti segni di umidità risalente, nelle mura perimetrali ad una altezza di circa 20 cm. ed in acuni punti anche 40 cm. in special modo nella parete confinante con un’altra casa attaccata che non ha a sua volta purtroppo il proprio muro confinante. Vorrei trovare almeno su questa parete una soluzione all’umidità. Ho letto le sue risposte ad alcuni questi, che potrei risolvere il problema istallando pannelli di calcio-argillasilicato, magari con minimo spessore visto che non ho molto spazio per la presenza di porte in concomitanza con suddetto muro.
La ringrazio e le porgo i miei distinti saluti
Federico Sampaoli Autore articolo 22 gennaio 2015 alle 10:20
se il tempo di cantierizzazione lo permette io consiglio di verificare con uno scavo come si comporta il terreno verso fondamenta o pareti interrate.
questo per capire se un drenaggio sia necessario.
le pareti in tufo vanno trattate con attenzione e quindi dopo aver ben capito lo stato di fatto è da progettare un rinzaffo e un intonaco adatti alla situazione.
idem per la facciata esterna.
l’intonaco traspirante può contemporaneamente essere risanante e deumidificante.
chi progetta dovrebbe intanto capire come sta la salute della casa, poi proporre.
rivestire senza curare non sarebbe corretto.
Marco 22 gennaio 2015 alle 09:36
Salve, dovrei affrontare una ristrutturazione in una casa nel centro italia (in zona abbastanza umida) interamente fatta con pareti di tufo (anche nel piano interrato). Vorrei fare un rivestimento interno ma ho paura che il tufo ina volta ricoperto possa non “respirare” piu trattenendo umidità e sgretolandosi. E’ plausibile uno scenario simile?
Ci sono dei pannelli appositi o delle tecniche apposite per rivestire internamente le pareti di tufo?
Federico Sampaoli Autore articolo 22 luglio 2014 alle 16:08
La proposta della Silikaolin, i pannelli di calcio-argillasilicato
CasiClima Protector http://www.klimahanf.com/web/index.htm di vari spessori che unirebbero un
discreto valore di conduttività termica 0,06 W/mK a (sempre detta loro) ottime proprietà per un significativo
miglioramento della salubrità degli ambienti, considerata anche l’alta capacità di assorbire/gestire l’umidità;
anch’essi poi da finire con i loro intonachini a base di argilla sono fratelli gemelli dei pannelli in calcio silicato, pannelli perfetti per i ponti termici, ad esempio per le porzioni di soffitto che sarebbero verso il sottotetto non riscaldato. Hanno le medesime caratteristiche.
Sono dei materiali tra i migliori in commercio, e come prestazioni e come salubrità.
Il problema è sempre quello, che sono un materiale isolante che farebbe bene il suo lavoro d’inverno ma non sarebbe perfetto per l’estate. A meno che non riceva una massa sul lato più
La capacità areica del lato interno delle pareti perimetrali sarebbe un po’ scarsa ai fini del comfort estivo !
Gigi Lazzaretto 22 luglio 2014 alle 12:19
navigando ho trovato il pannello in argilla e silicato, CasiClima della Silikaolin. In caso d’isolamento dall’interno potrebbe essere considerato utile come multipor o ai pannelli in silicato o al pavadentro?
Federico Sampaoli Autore articolo 23 giugno 2014 alle 12:30
sicuramente un rinzaffo senza legante cemento, questo aiuta ad avere un buon fondo igroscopico.
certo che in zona F varrebbe la pena di spingere sull’isolamento.
il multipor è sempre una buona scelta e va posato con la sua malta leggera.
si potrebbe confrontare con una fibra di legno per isolamento interno o con fibra di legno protetta da telo freno al vapore igrovariabile.
la fibra di legno potrebbe essere utilizzata con spessori maggiori e rischi di condensa interstiziale più sotto controllo.
sarebbe da buttar giù un po’ di stratigrafie a confronto.
a parte la scelta base:
l’attenzione va posta sui ponti termici inevitabili ma curabili!
mauro 22 giugno 2014 alle 22:34
Buona sera stò ristrutturando una casa a tre piani del 1900 in provincia di trento zona climatica F i muri sono di sassi in granito spessi 55 centimetri il primo piano restera disabitato per il momento, non potendo fare un cappotto all esterno ho pensato di farlo interno per il secondo piano che verrà abitato pensavo di usare il multipor mi può consigliare se è una bella scelta e casomai che spessore dovrei utilizzare?i muri interni sono leggermente fuori piombo allora pensavo di fare un rinzaffo è meglio scegliere malta di cemento o malta di calce? grazie per il tempo dedicato
Federico Sampaoli Autore articolo 16 giugno 2014 alle 12:25
per prima cosa si dovrebbe individuare il pannello esatto che si intende utilizzare, poi, in base alle sue caratteristiche inserire in stratigrafia i dati della scheda tecnica del pannello e conoscere cosa si ottiene come prestazione invernale ed estiva.
naturalmente si deve fare attenzione alla migrazione del vapore per evitare condense dietro al pannello. è consigliabile l’uso di un freno al vapore igrovariabile sul lato interno, ma anche un fondo adatto sul lato freddo.
il polistirene non è materiale da interni.
GIOVANNI 15 giugno 2014 alle 17:46
devo iniziare la ristrutturazione di un appartamento di circa 150mq.
Come coibentazione interna avrei scelto pannelli Celinit lana di legno 8mm + fibra di legno da 2.
Chi mi ha proposto questi pannelli naturali mi ha anche aggiunto che per la posa bisogna seguire degli accorgimenti particolari. Considerando che nella maggior parte dei casi le imprese edili usano polistirene o lana di roccia, la mia paura è che rischierei di avere un buon prodotto ma un cattivo lavoro.
lei sa quali accorgimenti bisogna prendere e se è veramente cosi diverso posare fibra di legno piuttosto che polistirene
Federico Sampaoli Autore articolo 10 giugno 2014 alle 10:44
sicuramente l’insufflaggio di fiocchi di cellulosa in intercapedine ha migliorato anche la protezione dal caldo delle pareti più esposte all’insolazione, ma il solaio di copertura è responsabile del surriscaldamento estivo per massima parte.
i materiali coibenti più adatti sono quelli naturali che offrono alto calore specifico, ma per ottenere la prestazione voluta e scegliere lo spessore adatto si deve calcolare la stratigrafia.
si deve anche conoscere l’altezza interna utile perchè abassandosi internamente c’è il rischio di perdere l’abitabilità.
simonedella 10 giugno 2014 alle 10:33
Abito all’ultimo piano in una palazzina di 3 piani complessivi, a Genova. L’appartamento occupa tutto il piano, per cui è esposto su tutti i lati. Il mio piano è una sopraelevazione degli anni ’60 del fabbricato originario degli inizi del ‘900. La copertura piana non praticabile non ha coibentazione. All’inizio dell’anno ho fatto coibentare tutte le mura perimetrali con fiocchi di cellulosa nell’intercapedine (mattone 10cm+intercapedine 22cm + mattone 10cm). L’inverno non è stato particolarmente freddo ma ne ho comunque tratto benefici. Il problema si presenta con il caldo. Speravo che l’intervento fosse migliorativo anche in estate ma sembra che non sia così. Sto quindi valutando la possibilità di realizzare una coibentazione dei soffitti dall’interno, rifinendo poi con un controsoffitto. Le chiedo un consiglio su quali siano i materiali migliori per questo intervento (sia per l’isolante sia per la rifinitura).
Federico Sampaoli Autore articolo 17 marzo 2014 alle 15:52
osservazioni molto utili ed interessanti!
gli isolamenti pericolosi, che prevedono barriere al vapore, provocano danni nel tempo perchè costringono le strutture a saturarsi e a non sopportare oltre livelli alti di umidità interna.
come raramente succede in quegli interventi dove si è pensato di risolvere il problema dall’interno isolando con pannelli artificiali e rasando.
la rasatura di qualche millimetro non poteva farsi carico che di qualche grammo d’acqua, il resto del vapore gocciolava fino a terra.
si fatica ad amare il fiocco di cellulosa, invece questi fiocchi hanno numerosi pregi: il prezzo, il peso, la capacità termica massica…
in presenza di umidità o perplessità meglio insufflare materiale meno sofferente, tipo perlite. meno capacità termica massica però. e meno economia.
Giovanni Luca Giannuzzi 12 marzo 2014 alle 08:10
Buongiorno, è la prima volta che scrivo, le sue risposte sono molto professionali e molto umane, compromesso difficile da raggiungere.
Sono un progettista che si cimenta nella riqualificazione energetica degli edifici esistenti, mi capita ormai spessissimo di imbattermi nel problema dell’isolamento dall’interno e delle muffe.
Sto osservando con molta attenzione il comportamento della fibra di cellulosa insufflata in intercapedini esistenti (per esempio nei condomini, spessore anche superiore a 10 cm). Nonostante l’intervento prefiguri un inasprimento dei ponti termici dei pilastri, delle travi, dei davanzali, dei cassonetti (l’intercapedine riempita non li avvolge), sto notando che non vi è tendenza alla formazione di muffe (anche in concomitanza con la sostituzione infissi, che influisce fortemente sui ricambi d’aria effettivi). Comincio a pensare che l’elevato potere igroscopico di questo materiale possa giocare un ruolo fondamentale nel sottrarre grandi quantità di umidità all’ambiente nei periodi e luoghi critici (inverno, ore notturne, stanze da letto), ma ho ancora una casistica troppo esigua. Sarei interessato ad un suo parere. Parimenti , ho notato che in 10 nuovi appartamenti realizzati con isolamento in itercapedine con lana di vetro preaccoppiata con barriera al vapore, sono sorti gravi problemi di muffe, che mi resta difficile ricondurre statisticamente solo al comportamento degli utenti (che stanno cercando di reagire ventilando con attenzione, tutti dotati in casa di igrometro). Si dice in letteratura che solo il 6% del vapore traspira dalle pareti, ma ritengo che questo valore sia percentualmente legato ad un ricambio d’aria di progetto effettivamente rispettato (un tempo garantito veramente dagli spifferi delle finestre); in presenza di infissi impermeabili all’aria, l’importanza percentuale della traspirabilità delle pareti credo sia molto superiore. In tal senso, la barriera al vapore posata come descritta (quindi fisiologicamente interrotta in corrispondenza dei pilastri), rappresenta un fattore concorrente importante nel mantenimento di alte umidità nelle stanze, che poi si concentrano e sfogano nei ponti termici. Metto in relazione l’esperienza della fibra di cellulosa e della barriera al vapore (entrambe in intercapedine, entrambe che si interrompono in corrispondenza di travi e pilastri), perché hanno comportamenti totalmente opposti: la fibra sottrarre umidità, la barriera al vapore ne aumenta la concentrazione, ma entrambe le situazioni sono in presenza di ponti termici acclarati dalla termocamera. Per risolvere il problema di quei 10 appartamenti (muffe formatesi anche in spigoli di facciata sud, in stanze non destinate al riposo notturno….) sto seriamente valutando di rimuovere dall’esterno i pannelli semirigidi 6 cm di lana vetro accoppiati con barriera al vapore (che comincio a pensare siano una della cause principali) e di riempire l’intercapedine con fibra di cellulosa deumidificante. Avrei davvero piacere di una sua opinione, sperando di aver contribuito alla discussione con il frutto delle mie osservazioni. Cordiali saluti
Federico Sampaoli Autore articolo 28 febbraio 2014 alle 19:24
come scriverebbe un consulente tecnico di Naturalia Bau, “Il calcolo della verifica della condensa come viene fatto con la norma attuale non corrisponde alla realtà in quanto la situazione di verifica è statica, valori di umidità relativa e temperature sono fisse, ma non è mai così. In casa posso avere dei picchi di umidità, la temperatura esterna non è costante e così umidità relativa e quando la temp. esterna è maggiore di quella interna, la direzione del flusso di vapore che c’è nell’elemento costruttivo va dall’esterno all’interno (inverte la rotta). Pertanto il calcolo del tecnico segnala condensa con Pavadentro mentre la parete con Pavatherm + Intello no. Ecco perché anche in Italia si sta sviluppando l’uso del programma Wufi (stato dinamico ).
Invece funziona anche il Pavadentro e proprio perché è igroscopico, capillare e traspirante. Infatti la 10456 non peggiora la conduttività termica dei pannelli Pavatex con l’aumentare dell’umidità al contrario degli altri materiali isolanti, eps, xps, fibre minerali, ecc..
L’importante è non superare lo spessore di 10 cm salvo casi particolari da sottoporre all’ufficio tecnico Naturalia Bau.
Federico Sampaoli Autore articolo 28 febbraio 2014 alle 18:04
il pavadentro non è un semplice pannello in fibra di legno. se integro, offre uno strato funzionale verso l’esterno che funziona da freno al vapore.
un manto freno al vapore igrovariabile si comporta ancora meglio (in modo più intelligente) e può essere posato per proteggere pannelli in fibra di legno tradizionali.
Glaser o non glaser… sono i dettagli e gli errori che contano!
enrico 26 febbraio 2014 alle 21:57
Gentile Federico, una perplessità sui pannelli tipo Pavadentro: il tecnico mi dice che 6 cm di pavadentro non soddisfa la verifica di glaser, se invece prendo fibra di legno “normale” e poi freno vapore igrovariabile invece va bene….in rete ho letto alcuni architetti che diffidano del Glaser, perchè non “conosce” il funzionamento del pavadentro…Lei che ne pensa?
Federico Sampaoli Autore articolo 26 febbraio 2014 alle 16:15
consiglio sicuramente materiali naturali o neutri, ma la cosa importante è progettare la tenuta all’aria che ha il ruolo di frenare il vapore che migra verso l’esterno in inverno.
per decidere la stratigrafia si deve calcolare tutto lo spessore garantendosi adeguato sfasamento estivo.
Diego Giovagnoli 24 febbraio 2014 alle 12:40
salve. devo coibentare internamente la soffitta della mia abitazione al fine di creare una camera per il nuovo arrivato… Sto uscendo pazzo sulla stratigrafia e la relativa condensa….
purtroppo la stratigrafia attuale è molto pessima.
massettino di cemeneto di 2 cm circa
tavellone 6cm
travetti in c.a.
nella mia ignoranza pensavo di rivestire i travetti in vista con pannelli in fibra di legno e riempire i 15 cm di “intercapedine tra i travetti equidistanti a circa 1 metro con infulaggio di fibra di cellulosa.
provando a verificare tale ipotesi sarei letteralmente sommerso di condensa.
ha qualche consiglio sulla tipologia di intervento che più si sposa alla mia situazione…. purtroppo essendo una quadrifamiliare il cappotto esterno è da escludere a priori
Federico Sampaoli Autore articolo 13 novembre 2013 alle 09:31
forse i 10 cm di lana minerale non offrono grande protezione dal caldo, ma dipende dalla zona.
di certo contengono le dispersioni invernali verso l’alto.
coibentare le pareti perimetrali ha sempre senso perchè anche pochi cm di isolamento alzano le temperature superficiali interne e dunque migliorano comfort, consumi per riscaldamento e a volte per raffrescamento.
serve grande attenzione per progettare la correzione dei moltissimi ponti termici non risolti.
all’interno si può pensare di utilizzare termointonaci di ottima qualità in alternativa a fibra di legno e calcio silicato.
Alex 12 novembre 2013 alle 12:31
sto ristrutturando un appartamento al terzo e ultimo piano. L’appartamento e degli anni 60 ed è libero su 3 Lati (Est, Ovest, Nord) ed ha una ceentrale termica centralizzata con sistema di distribuzione verticale a colonne. Il tetto alcuni anni fa è stato coibentato con lana minerale di 10 cm di spessore. Adesso mi chiedo se fa senso coibentare le pareti a Nord ed Ovest dalla parte interna e fare un cappotto dalla parte esterna sul lato Est visto e considerato che questo lato confina con il mio balcone lungo quanto tutta la parete esterna.
Con che materiale mi consigliate di coibentare le pareti interne? Fibra di legno? o materiale in silicato di calcio? oppure altro? Dove posso reperire le varie tipologie di pannelli ed a che costi?
Federico Sampaoli Autore articolo 29 settembre 2013 alle 16:44
sia la fibra di legno che i fiocchi di cellulosa sono ottimi materiali per ottenere basse trasmittanze, ma impongono un’attenta progettazione della migrazione del vapore nel pacchetto.
la posa dei pannelli in calcio silicato è molto semplice, ma permette di abbattere le dispersioni solo di metà all’incirca.
Matteo 28 settembre 2013 alle 14:55
Grazie della risposta, quindi su questo soffitto sconsiglierebbe sia la fibra di legno sia un controsoffitto di cartongesso riempito a cellulosa?
Che pro e contro ci sarebbero?
Federico Sampaoli Autore articolo 28 settembre 2013 alle 08:21
Anche se abbiamo un buon spessore di coibentazione esterna e anche una coibentazione in intercapedine restano, credo, dei ponti termici non risolti nei nodi solaio-parete e soffitto-parete.
Anche l’intenzione di coibentare il soffitto non risolverà. Ma in base ai disegni si potrebbe risvoltare l’isolamento interno intradosso solaio terrazzo sulle pareti perimetrali e curare in parte il ponte termico.
Proporrei una coibentazione interna in calcio silicato, sicuramente, per non perdere troppi cm in altezza interna (non conosco lo stato di fatto). L’intenzione di inserire un impianto elettrico è delicata, molto delicata, perchè i passaggi di aria da zone calde umide a zone fredde è assai pericolosa: dev’essere ben progettata, e ben eseguita.
Matteo 28 settembre 2013 alle 01:24
mi trovo a dover isolare dall’interno il soffitto di una cucina in quanto sopra di essa si trova un solarium/terrazzo su cui non posso intervenire. In più in questo isolante vorrei poter inserire delle luci ad incasso.
Che materiale consiglia? Premetto che in cucina la stratigrafia dei muri perimetrali é già stata implementata con 8 cm di cellulosa nell’intercapedine (isolare) + 15 cm di Eps esterno e il soffitto dello scantinato sottostante sarà coibentato con 10 cm di Eps. La casa é del 78 e si trova a Camisano Vic.
Federico Sampaoli Autore articolo 21 giugno 2013 alle 13:46
il valore della permeabilità al vapore diminuisce volutamente da 5 a circa a 39 circa grazie allo strato funzionale posizionato nell’ultimo terzo del pannello Pavadentro (lato freddo). si tratta di frenare il vapore che è riuscito a migrare nella stratigrafia prima che raggiunga la zona più fredda!
cristina carraro 21 giugno 2013 alle 10:53
Buongiorno gentilissimo Architetto , grazie per la risposta.
Ho visto in una pubblicazione del settore , e mi sembra anche lei ne parlava, di fibra di legno con mu 39.
E’ quella con all’interno uno strato ai silicati che funge da freno? Tipo pavadentro?
Federico Sampaoli Autore articolo 20 giugno 2013 alle 09:26
in presenza di umidità da risalita capillare (siamo al piano terra immagino) non si può progettare il pacchetto argilla e fibra di legno perchè i materiali dovrebbero gestire anche l’umidità di risalita oltre a quella fisiologica che migra dagli ambienti.
se non c’è possibilità di risanare dall’umidità prima dell’intervento di isolamento interno, l’unica cosa che proporrei è la posa di pannelli in calcio silicato in grado di accumulare sali nocivi che impediscono la formazione di muffe e con pochi cm di spessore arrivano facilmente a dimezzare le dispersioni termiche.
cristina carraro 19 giugno 2013 alle 18:35
Buona sera, complimenti!
In caso si edificio dei primi del 900 a vicenza la muratura mattoni pieni presenta umidita fino ad una altezza di 80 cm.
Sto valutando cappotto interno con Pavadentro e’ sconsigliato?Nella scheda tecnica vedo mu 5 quale prodotto arriva a 39?
Federico Sampaoli Autore articolo 6 giugno 2013 alle 16:05
spacecork è un pannello speciale superprestazionale in termini di conduttività Thermal Conductivity: ?d10 = 0.013 W / mK
questo materiale, come l’eps non hanno grandi prestazioni come protezione dal caldo.
per analizzare i dati si deve sempre calcolare la stratigrafia definitiva nel suo complesso.
Stefano 4 giugno 2013 alle 12:12
Buongiorno, sto per acquistare un nuovo appartamento posto all’ultimo piano sotto tetto di una palazzina di 3 piani in zona climatica E. Per rientrare nei valori di classe energetica di progetto, il costruttore prevede di installare un’isolante Spacecork su tutte le pareti perimetrali dell’appartamento (così realizzate: forato 12cm-eps 8cm-forato 12cm). Secondo lei è consigliabile isolare con lo stesso materiale anche il tetto a falda (con differenti altezze e pendenze) ? Oppure consiglia un’isolante differente? Quale potrebbe essere il comportamento al caldo estivo? Il tetto ad oggi è isolato con eps 12cm e isolmant polifibre con barriera al vapore. Grazie
Federico Sampaoli Autore articolo 11 maggio 2013 alle 09:32
non conosco il fabbricato e non conosco la zona climatica ma un sistema a cappotto in fibra di legno è sempre ottimo, naturalmente la zoccolatura sarà in materiale diverso, tipo xps.
mario 10 maggio 2013 alle 20:20
abito in appartamento a piano terra con giardino.
Anni addietro ho eseguito un ampliamento allo stesso appartamento realizzando due camere da letto poste a nord e fuori del fabbricato.
Vorrei utilizzare dei pannelli in fibre di legno per isolare meglio termicamente gli ambienti, essendo freddi d’inverno.
Cosa potete consigliarmi a riguardo?
Federico Sampaoli Autore articolo 23 aprile 2013 alle 09:02
i materiali termoisolanti naturali sono molto più indicati. per chiudere il pacchetto il cartongesso sarà fissato al suo telaio metallico o in legno. tra cartongesso e coibentazione andrà posato un freno al vapore igrovariabile.
Gennaro 22 aprile 2013 alle 20:44
I pannelli in lana di legno ed il cartongesso con bv sono due materiali diversi.
Per quanto riguarda il controsoffitto è meglio cartongesso coibentato al di sopra, con lana di vetro (o di roccia) oppure cartongesso accoppiato con eps?
Federico Sampaoli Autore articolo 22 aprile 2013 alle 17:04
Credo che se diventi troppo difficile la coibentazione del terrazzo è conveniente intervenire dall’interno mentre si fanno gli altri lavori.
Dove avete trovato pannelli in lana di legno e cartongesso con barriera al vapore?
Gennaro 22 aprile 2013 alle 12:13
Come già scritto in un altro commento, nella mia abitazione (classe D) mi accingo a effettuare una coibentazione dall’interno, non potendo fare altrimenti, dei muri perimetrali, per lo più esposti a sud sud-ovest.
La muratura è in tufo da 60 cm. Vorrei effettuare un rivestimento con pannelli di lana di legno e cartongesso con barriera al vapore.
La camere sono alte 4 m ed il solaio soprastante (in travi di acciaio e tavelloni) in parte è sottotetto in parte è terrazzo praticabile non coibentato.Per la parte di sottotetto, esiste un pannello di eps di 6 cm sotto le tegole. La mia domanda è la seguente: mi conviene abbassare l’altezza delle stanze con un controsoffitto, anche per ridurre il volume da riscaldare, oppure coibentare solo il solaio di sottotetto? E per la parte a terrazzo?
Federico Sampaoli Autore articolo 20 febbraio 2013 alle 19:42
maglio materiale minerale nelle intercapedini murarie: un isolante a base di roccia vulcanica silicatica perlite.
Tony 20 febbraio 2013 alle 14:00
sono in fase di ristrutturazione di un appartamento al piano terreno di una villetta libera da 4 lati e volevo riempire l’intercapedine da 18cm dei muri perimetrali, ho la difficile scelta tra la vermiculite e la fibra di cellulosa, quale materiale è più adatto a combattere l’eventuale umidità?
Federico Sampaoli Autore articolo 13 febbraio 2013 alle 08:43
La decisione di isolare termicamente dall’interno deve sempre prevedere che una certa quantità di umidità viene accumulata nella stratigrafia nella stagione invernale. Ragionare su quanta umidità si accumulerà dipende ovviamente dalla temperatura esterna ma anche dall’umidità relativa interna, che se mantenuta a livelli inferiori al 55% (per esempio con l’aiuto di un impianto di ventilazione meccanica controllata) aiuta molto ad evitare il rischio di condensa interstiziale.
L’umidità accumulata d’inverno nella stratigrafia asciuga in modo naturale durante l’estate in TOT giorni (dipende dalla quantità d’acqua).
Quindi, se dovessi decidere la mia stratigrafia che prevede una coibentazione dall’interno, farei delle simulazioni sulle temperature esterne più rigide e sulle quantità più sfavorevoli di umidità interna sapendo però che tali situazioni non sono presenti per 6 mesi di riscaldamento consecutivamente.
Per progettare l’utilizzo di calce canapa cercherei la sua scheda tecnica e confronterei con lo stato di fatto e con un secondo materiale da prendere in considerazione. Poi deciderei ragionando anche sulla capacità areica interna della nuova struttura.
ps: Anche un cattivo pittore poteva suggerire barriera al vapore-polistirene-parete in sasso
simone 12 febbraio 2013 alle 23:58
Buona sera, sono simone, leggendo mi sono convinto a chiederle un parere sulla mia situazione e cioè: zona e, parete in sasso sp medio 45cm ed obbligato ad isolare dall’interno. l’isolante che vorrei scegliere è la calce-canapa (rapp 1:1) posato con pannello in gessofibra come cassero a perdere. Questa scelta perchè il materiale è altamente igroscopico e traspirante e quindi niente barriera al vapore, inoltre, essendo un riempitivo, non sono costretto ad rettificare la muratura esistente che risulta essere priva di planarità. Un problema è che la verifica (statica)con il glaser non è soddisfatta per la presenza di condensa residua. Considerato che non sono a conoscenza di metodo di calcolo delle condense che tengano in considerazione la particolare capacità di restituzione (vera?)della condensa interstiziale dei materiali tipo il calce-canapa o del calcio silicato (per me troppo costoso), chiedo un suo parere in merito alla verifica oltre che sulla bontà del materiale.
ps: il termo-tecnico anche stasera mi suggeriva di utilizzare polistirene e barriera vapore.
Federico Sampaoli Autore articolo 31 gennaio 2013 alle 20:35
la stiferite GT?
sul tema ho scritto questo articolo: http://espertocasaclima.com/coibentazione-dall-interno/coibentare-dall-interno-con-stiferite/
senza andare nel particolare risponderei di coibentare dall’interno con calcio silicato senza esagerare con gli spessori.
davide 31 gennaio 2013 alle 13:33
Salve, questa e’ la mia situazione. Devo coibentare dall’ interno un edificio che sto ristrutturando. fascia “E”. Nella parte bassa ho 2 pareti vecchie in muratura a calce da 50 cm. e un muto rifatto a cemento di 50 cm. Tutto da ricoprire da un betoncino da 5 cm armato con rete metallica che devo ancora realizarre con o b550 (fassa bortolo) o geolite (kerakol). Potrebbe diventare una futura tavernetta o appartamentino. Nella parte sopraelevata, abitazione vera e propria, ho all’ esterno 25 cm. di muratura in pietra faccia a vista a cemento e 15 cm. di blocco potoron sismico murato a cemento. Dovendo contenere spessori, costi e volendo utilizzare materiali il piu’ possibile naturali, cosa mi consiglia?
ps. Per la parte sotto il termotecnico mi ha gia’ fatto ordinare la stiferite gt
Federico Sampaoli Autore articolo 31 gennaio 2013 alle 08:15
il cartongesso è il fratello povero del fibrogesso ed ha poche qualità oltre all’economicità ( leggi i miei articoli http://espertocasaclima.com/index.php?s=fibrogesso)
è corretto fibrogesso + freno al vapore + ecc
enrico 30 gennaio 2013 alle 22:06
leggendo un suo post sull’ xps vedo che riteneva corretto, sempre per isolamento interno, ricoprire l’isolante con cartongesso,a cui, se non ho capito male, attribuisce funzione di freno vapore…quindi tornando al mio caso, sarebbe meglio usare il cartongesso invece che gessofibra + frenovapore? (sarebbe 1 bel risparmio di tempo e di denaro…); avevo capito il contrario poichè il gessofibra è traspirante, il cartongesso no…
Federico Sampaoli Autore articolo 22 gennaio 2013 alle 18:57
il freno AL vapore frena il vapore, dunque protegge il materiale coibente (la fibra di legno in questo caso) dal passaggio di troppo vapore in breve tempo.
il freno al vapore si posa sul lato caldo.
enrico 22 gennaio 2013 alle 11:57
quindi da 1 parte sarebbe forse meglio suddividere l’isolante in 2 pannelli, interpondendo il freno vapore tra i 2 strati…ma si rischia di creare bolle d’aria peggiorando la situazione, giusto?
Federico Sampaoli Autore articolo 19 gennaio 2013 alle 18:26
la corretta stratigrafia prevede lo strato del freno al vapore sul lato caldo e non sul lato freddo
sull’estradosso dell’ultimo solaio (sul pavimento della soffitta) potete posare con il fai da te un isolante a base
di roccia vulcanica silicatica perlite
enrico 18 gennaio 2013 alle 12:42
ho un appartamento affacciato verso sud-sudovest su una piazza di un paese della caldissima piana fiorentina (zona D, 1806 gg).
probabile sopraelevazione di edificio molto vecchio, le pareti sono in laterizio ad una sola testa!
siamo al secondo piano, sopra ho soffitta condominiale.
non ci sono particolari problemi di muffa-umidità.
finestre piccole con telaio alluminio e doppio vetro.
potendo isolare solo dall’interno, pensavo alla seguente stratigrafia per le pareti: intonaco est.-mattone-nuovo intonaco grezzo biocalce rinzaffo+intonaco – freno vapore- pannello fibralegno 6 cm – pannello gessofibra.
è corretto? so che l’ideale sarebbe il pavadentro, ma vorrei una soluzione + “fai-da-te” (da qui l’ipotesi del freno vapore).
in soffitta,essendo condominiale e di difficile accesso (h max 170, min 0!),non so cosa mettere, il risultato sarebbe discontinuo.
la ringrazio per la disponibilità e competenza.
Federico Sampaoli Autore articolo 2 gennaio 2013 alle 11:16
Se una superficie è solita ricevere spruzzi, chiedo di passare della cera da intonaci sulla zona.
Ma forse Lei desidera veramente rivestire con argilla tutte le superfici del bagno:
in questo caso si tratta di rifinire le superfici con Tadelakt che è una tecnica di intonacatura di origine marocchina. Si utilizza calce idratata e pigmenti naturali. Si liscia con particolari pietre di fiume e si lucida con un sapone nero, prodotto artigianalmente con le olive. La superficie ha aspetto leggermente ondulato e brillante, idrorepellente, traspirante. Viene applicato anche nell’interno delle docce, nei bagni turchi, nei centri di benessere ed in cucina.
Per la sua alcalinità elevata, il Tadelakt è antimuffa
Francesco Schettini 1 gennaio 2013 alle 23:28
Salve, secondo lei si può intonacare il bagno con l’argilla?
Federico Sampaoli Autore articolo 19 dicembre 2012 alle 20:46
se si fa poca ventilazione e non si fa monitoraggio dell’umidità interna nessun materiale potrà equilibrare la situazione.
ma avete ragione, coibentare si deve. Visto che si tratta di una zona più a rischio muffa di altri ambienti sceglierei lastre in calcio silicato.
Leggi anche http://espertocasaclima.com/muffa/isolare-dallinterno-con-lastre-di-silicato-di-calcio/
stefano 19 dicembre 2012 alle 19:56
vorrei coibentare il bagno dove di inverno si viene a formare l’odiosa muffa nera, posso utilizzare i pannelli in fibra di legno o esiste un materiale più idoneo.
Federico Sampaoli Autore articolo 27 giugno 2012 alle 17:41
visto lo stato di fatto, l’intercapedine d’aria non voluta si può riempire con isolante minerale granulare idoneo per ambienti umidi e con granulometria 2-5 mm, traspirante µ=2, classe A1 di reazione al fuoco. Un materiale che non emette VOC.
L´applicazione avverrà con insufflaggio a macchina.
Luigi 20 giugno 2012 alle 12:11
Grazie. Comporterebbe molti problemi lasciare l’intercapedine vuota?
Federico Sampaoli Autore articolo 20 giugno 2012 alle 10:58
il senso del fondo in argilla prima della posa della fibra di legno è la diffusione più omogenea possibile dell’umidità che attraversa il pacchetto.
è in questo modo che il passaggio del vapore non crea condensa in punti precisi, ma si diffonde omogeneamente lasciando il pacchetto termoisolante sano.
allo stato di fatto attuale si potrebbe insufflare fiocchi di cellulosa, ma devo informarmi.
Luigi 19 giugno 2012 alle 12:07
Le contropareti sono quasi realizzate….Pensa sia praticabile il riempimento con materiale sfuso tipo argilla espansa?
Federico Sampaoli Autore articolo 19 giugno 2012 alle 11:41
la vecchia muratura in pietra diventerà più fredda dopo l’isolamento termico dall’interno.
i pannelli in fibra di legno dovrebbero aderire alla parete esterna.
si dovrebbe preparare un fondo (in argilla), e sul fondo fare aderire i pannelli.
se costerebbe troppo usare il fondo in argilla per regolarizzare, allora prima regolarizzate la parete e poi preparate il fondo.
Luigi 18 giugno 2012 alle 12:17
Sto isolando dall’interno una vecchia muratura in pietrame (circa 60cm)con contropareti in fibra di gesso e pannelli in lana di legno.Per regolarizzare i vecchi muri, in molti punti le contropareti sono distanziate dalla muratura e creano un’intercapedine di circa 10-12cm, pensa che sia necessario riempire l’intercapedine? come? Grazie
Federico Sampaoli Autore articolo 15 giugno 2012 alle 17:46
questo è vero, però l’ambiente regalerà un comfort sconosciuto fino ad ora.
e l’intervento dipende dalla destinazione d’uso che gli vorremo dare dopo
Roberto 15 giugno 2012 alle 15:59
pero questo materiale non mi migliora molto la trasmittanza…. solo 4 cm
Federico Sampaoli Autore articolo 15 giugno 2012 alle 12:22
Se è così potreste rivestire dall’interno con pannelli in calcio silicato
Roberto 15 giugno 2012 alle 11:35
Credo sia condensa perchè si sente eslusivamente d’estate ed è evidente molto anche sulla pavimentazione. Pannelli di Calcio silicato e interposti alla parete in cls che tipo di pannelli isolanti?
Federico Sampaoli Autore articolo 13 giugno 2012 alle 13:52
se l’umidità è così evidente nell’interrato forse non succede la condensa ma c’è spinta di acqua dall’esterno.
bisognerebbe vedere almeno delle foto per capire meglio.
se invece non si tratta di acqua ma solo di condensa superficaile perchè il muro è freddo e l’umidità dell’aria condensa addosso allora userei calcio silicato.
Roberto 13 giugno 2012 alle 13:43
In un piano interrato utilizzato saltuariamente con pareti in C.A. in cui d’estate si manifesta evidenti fenomeni di umidità da condensazione, che tipo di materiale è consigliato per un isolamento dall’interno?ovviamente solo nelle pareti perchè a pavimento è impossibile intervenire.
La grossa preoccupazione è dovuta all’umidità.
Federico Sampaoli Autore articolo 14 aprile 2012 alle 16:20
I fiocchi di cellulosa in posa insufflata arrivano al massimo ad una densità di 40kg/mc ma hanno ottima conduttività termica (0,04) e ottima capacità termica massica di 2110 J/kgK che è quello che ci serve d’estate!
Se c’è un difetto, questo sta nei ponti termici: dove il materiale riesce arrivare isola, dove le strutture impediscono, non isola. Per esempio se ho una parete in vecchio mattone pieno con intercapedine d’aria potrebbe sembrare un’idea buonissima insufflare all’interno, ma non tutta la parete potrà ricevere l’isolante e i ponti termici che restano vengono anche “esaltati”.
Se il sottotetto garantisce tenuta all’aria e quindi un freno al vapore allora la posa dei fiocchi può evitare un manto di protezione. Altrimenti è indispensabile un telo meglio se igrovariabile che deve lasciare passare poco vapore d’inverno e permettere l’eventuale asciugatura d’estate.
Se la stratigrafia è: solaio in laterocemento 16cm + caldana in calcestruzzo 4cm + (freno al vapore) + fiocchi 25cm ottenete:
U= 0,14 [W/mq·K]
Udyn= 0,020 [W/mq·K]
sfasamento 12ore
capacità termica areica interna 58 [kJ/mq·K]
fattore di decremento 0,14 [W/mq·K]
http://espertocasaclima.com/isolamento/evitare-il-surriscaldamento-estivo-il-fattore-di-attenuazione/
massimiliano 13 aprile 2012 alle 22:12
vorrei una sua opinione sull’impiego della fibra di cellulosa stabilizzata applicata (insufflata dall’interno) sopra i solai nei sottotetti non accessibili. La ditta che la vende sostiene che 25-30 cm di spessore sono sufficienti ad abbassare la temperatura interna nel periodo estivo di 2-4 gradi e limitare notevolmente le dispersioni di calore dal soffitto in inverno.
Federico Sampaoli Autore articolo 6 aprile 2012 alle 07:56
Cartongesso? meglio fibrogesso già che state coibentando dall’interno. Poi un manto igrovariabile perchè il pacchetto resti traspirante ma freni l’accumulo eccessivo di vapore in fase invernale e possa facilmente asciugare d’estate. Leggete intanto http://espertocasaclima.com/isolamento/migliorare-linerzia-di-un-tetto-coibentato-dallinterno/
Vi ricordo che anche la vmc va protetta-coibentata. Non può stare in zone con temperature inferiori a 12°, pena condensa.
massimiliano 5 aprile 2012 alle 18:28
la ringrazio molto davvero per la disponibilità e la competenza. In realtà non ho ancora fatto una scelta definitiva quindi potrei tranquillamente seguire il suo consiglio per quanto riguarda la fibra di legno. Mi interessa conoscere la sua opinione anche per quello che concerne l’intonaco a calce rispetto all’argilla. È mia intenzione realizzare anche un controsoffitto in cartongesso dove alloggiare le condutture per un impianto vmc zehnder (attualmente ho soffitti compresi tra i 310 ed i 330 cm). Quale materiale isolante potrei impiegare nell’intercapedine che viene a crearsi (leggero e possibilmente non troppo costoso)? Abito all’ultimo piano sotto un tetto non isolato e un solaio decisamente inconsistente, praticamente una versione più recente del vecchio “canniccio” tanto usato una volta dalle nostre parti. Grazie ancora, la saluto cordialmente.
Federico Sampaoli Autore articolo 5 aprile 2012 alle 17:07
I valori dei pannelli in sughero che avete scelto sono in linea con un pannello in fibra di legno per cappotto interno.
Il dubbio che mi rimane, ma che potrebbe essere chiarito con le schede tecniche del produttore dei pannelli, è:
il sughero è relativamente permeabile al vapore.
Il sughero credo che sarebbe invece molto più lento.
massimiliano 3 aprile 2012 alle 15:33
la casa si trova in toscana in una zona collinare tra le province di arezzo e firenze è un appartamento all’ultimo piano di una palazzina liberty (primi ‘900). Caratteristiche pannelli in sughero: densità 180/190 kg/mc, conduttività termica W/m’k 0,044, calore specifico kj/kg k 2,1 permeabilità al vapore kg/sm Pa (E-12): 9,6 , resistenza alla diffusione del vapore: 7,3. Grazie ancora per l’attenzione.
Federico Sampaoli Autore articolo 3 aprile 2012 alle 12:06
non ho esperienze con il sughero, ma se lo state valutando come materiale inviatemi pure le caratteristiche o scheda materiale del sughero che state scegliendo. Credo comunque che igroscopicità e capillarità non siano il suo forte. in che zona è la casa?
massimiliano 3 aprile 2012 alle 11:17
ho letto con interesse gli articoli relativi alla coibentazione dall’interno. Vorrei un parere circa la possibilità di utilizzare pannelli di sughero e intonaco a calce al posto della fibra di legno e argilla. È molto diverso il risultato? Grazie
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