Source: http://www2.almalaurea.it/cgi-php/universita/statistiche/note-metodologiche.php?lang=it&config=occupazione&anno=2012
Timestamp: 2017-09-24 06:47:28+00:00

Document:
ALMALAUREA - Note metodologiche sulla condizione occupazionale dei laureati
- documentazione amministrativa: sono informazioni provenienti dagli archivi amministrativi delle università coinvolte nell’indagine. Tra le variabili considerate ci sono il genere, la data di nascita, le informazioni relative al corso di studio frequentato, l’anno di immatricolazione, la data ed il voto di laurea, la durata degli studi;
- indagine condizione occupazionale: comprende tutte le informazioni relative alla condizione dei laureati rilevata ad uno, tre e cinque anni dal termine degli studi. La documentazione ad un anno è disponibile per i laureati post-riforma; quella a tre e a cinque per i laureati di secondo livello.
L’indagine 2012 sulla condizione occupazionale dei laureati ha confermato, nell’impianto complessivo, il disegno di rilevazione sperimentato con successo negli anni precedenti; anche se quest’ultimo risulta necessariamente sempre più articolato. Infatti, la rilevazione 2012 ha coinvolto, oltre a quasi 215 mila laureati post-riforma del 2011 -sia di primo che di secondo livello- indagati ad un anno dal termine degli studi, tutti i laureati di secondo livello del 2009 (quasi 65 mila), intervistati quindi a tre anni dal termine degli studi. A partire da quest’anno sono stati poi indagati i laureati di secondo livello (oltre 40 mila) a cinque anni dal termine degli studi, sostituendo pertanto la rilevazione sui laureati pre-riforma[1]. L’elevato numero di laureati indagati consente di disporre di elaborazioni fino a livello di corso di laurea, così da garantire risposta alle richieste avanzate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca[2] ed alle crescenti esigenze conoscitive degli atenei, soprattutto di quelli di più ridotte dimensioni.
Anche quest’anno si è ricorsi alla doppia metodologia di rilevazione, CAWI (Computer-Assisted Web Interview) e CATI (Computer-Assisted Telephone Interview), consentendo così di abbattere costi e tempi di rilevazione (per tanti atenei tutto ciò si è tradotto in un cospicuo risparmio). In particolare, tutti i laureati in possesso di posta elettronica (complessivamente pari al 91% tra i laureati del 2011 e all’82% tra gli specialistici del 2009 e all’85% tra quelli del 2007) sono stati contattati via e-mail ed invitati a compilare un questionario, programmato interamente all’interno del Consorzio e ospitato sul sito web di AlmaLaurea; la procedura di rilevazione ha previsto tre solleciti. Successivamente, tutti coloro che non hanno risposto al questionario on-line (nonché, ovviamente, i laureati senza indirizzo e-mail) sono stati contattati telefonicamente, al fine di raggiungere i tassi di risposta elevati che contraddistinguono abitualmente le indagini AlmaLaurea. Per garantire l’essenziale identità dell’intervallo trascorso fra conseguimento del titolo e intervista, i laureati sono stati contattati in due diversi momenti: tra aprile e giugno 2012 sono stati intervistati i laureati del periodo gennaio-giugno, tra settembre e dicembre quelli di luglio-dicembre[3].
Si tenga presente che in alcuni casi il numero di laureati coinvolti nell’indagine non coincide esattamente con quanto riportato nelle statistiche relative al profilo dei laureati; ciò è dovuto ad integrazioni o correzioni intervenute sulla banca dati successivamente alla redazione di tale rapporto.
Gli atenei aderenti alla XV indagine sono nel complesso 64, dei quali 54 coinvolti anche nell’indagine a tre anni dal conseguimento del titolo e 48 in quella a cinque anni.
I laureati di secondo livello del 2009 sono già stati coinvolti nell’analoga indagine 2010, compiuta ad un anno dal conseguimento del titolo. I laureati di secondo livello del 2007, invece, sono stati contattati altre due volte: nel 2008 ad un anno dalla laurea, e nel 2010 a tre anni.
Viste le finalità delle tavole per ateneo predisposte (garantire a ciascuna università consorziata un’ampia documentazione articolata fino a riguardare i singoli corsi di laurea), i dati non sono stati interessati dalla procedura di “riproporzionamento”, utilizzata invece per il materiale presentato in occasione del convegno annuale di AlmaLaurea. In quest’ultimo caso, infatti, il riproporzionamento è fondamentale per garantire stime rappresentative dei laureati italiani.
Dalla rilevazione sono stati esclusi i laureati che hanno conseguito più di un titolo universitario. In particolare, per i laureati in possesso di laurea di primo e secondo livello (compresa Scienze della formazione primaria) è stato considerato il solo titolo di secondo livello; per coloro che possedevano due titoli dello stesso livello, è stato considerato il primo dei due (in termini di data di conseguimento della laurea); tra un titolo in Scienze della formazione primaria e uno di secondo livello è stata data la precedenza a quello post-riforma.
Si è inoltre preferito escludere alcune categorie di laureati che hanno ottenuto il titolo di studio universitario in seguito a convenzioni speciali. Si tratta in particolare dei lavoratori nel campo sanitario ai quali l’Università di Chieti e Pescara ha riconosciuto l’esperienza professionale ai fini della laurea di primo livello in una delle discipline sanitarie e dei membri delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate che hanno concluso il corso di laurea in Scienze organizzative e gestionali presso l’Ateneo della Tuscia.
La documentazione predisposta può essere esaminata operando una scelta in ciascuna delle tre sezioni che compongono la maschera di consultazione: selezionata la rilevazione di interesse sulla base dell’anno di indagine, tipo di corso e anni dalla laurea, è possibile selezionare determinati sottogruppi di popolazione, circoscrivendo così l’analisi ad un collettivo ben definito; infine è possibile comparare gruppi di laureati attraverso un’analisi impostata su una specifica variabile di confronto.
Variabili di selezione dell’indagine
È possibile selezionare l’indagine di interesse sulla base dell’anno di indagine, anni dalla laurea (uno, tre, cinque) e tipo di corso (di primo livello, specialistico/magistrale, specialistico/magistrale a ciclo unico, Scienze della Formazione primaria).
Le variabili di selezione disponibili sono: ateneo, facoltà, gruppo disciplinare, classe di laurea, corso di laurea. Per facilitare la consultazione delle schede sono visualizzate tutte le variabili disponibili, ma alcune risultano attive solo dopo aver operato una determinata selezione: ad esempio, la variabile classe di laurea risulta attiva solo dopo aver selezionato un tipo di corso (tranne Scienze della Formazione primaria). Si tenga presente inoltre che, affianco al nome di ciascuna classe di laurea tra parentesi è indicato il codice MIUR secondo quanto previsto dal D.M. 270/04 e, nel caso di corrispondenza tra i due ordinamenti, il codice previsto dal precedente D.M. 509/99.
Allo stesso modo anche la variabile corso di laurea è resa attiva, e quindi selezionabile, solo dopo aver operato una scelta a livello di tipo di corso (tranne Scienze della Formazione primaria), ateneo e almeno una variabile tra facoltà, gruppo disciplinare e classe di laurea. Ciò dal momento che la variabile utilizza i codici della banca dati dell’offerta formativa Off.F.: ad ogni corso di laurea attivato presso un determinato ateneo (in alcuni casi anche presso una determinata sede) è associato un codice univoco, che non permette aggregazioni per il complesso degli atenei. In alcuni casi, addirittura, un corso attivato presso un ateneo può cambiare codice pur non modificandosi il nome formale del corso; ciò, ad esempio, può avvenire in seguito a cambiamenti nel contenuto formativo, nell’attribuzione alla relativa classe di laurea, ecc. In questi casi i corsi sono trattati separatamente, perché diversi sono i codici Off.F. ad essi attribuiti; per facilitare l’individuazione di questi casi particolari, accanto alla denominazione del corso è stato indicato l’anno accademico fino al quale esso era attivo (“fino all’a.a.”) oppure l’anno accademico da cui è divenuto attivo (“dall’a.a.”).
Le variabili di confronto disponibili sono: tipo di corso, ateneo, facoltà, gruppo disciplinare, classe di laurea, corso di laurea, genere, condizione occupazionale alla laurea, iscrizione alla specialistica/magistrale, lavoro a tempo pieno/part-time. Le ultime quattro variabili sono selezionabili solo come variabili di confronto e non come variabili di selezione: in particolare, iscrizione alla specialistica/magistrale è disponibile solo per i laureati post-riforma di primo livello. Inoltre, si ricorda che la variabile corso di laurea, per i laureati post-riforma, identifica ogni singolo corso di laurea attivato presso un determinato ateneo (in alcuni casi anche presso una determinata sede): pertanto, non è possibile operare confronti tra atenei, dal momento che ad ogni corso di laurea presente sul territorio è associato un codice univoco.
Infine, un’annotazione relativa ai laureati di secondo livello: nel confronto per anni dalla laurea accade raramente che, operando una selezione, non siano presenti laureati in un determinato anno (cfr., a titolo esemplificativo, la voce Medicina e chirurgia dell’Università del Molise, in corrispondenza della quale si rilevano solo 14 laureati specialistici/magistrali nel 2011 e nessuno nel 2009 né nel 2007). In tal caso le relative elaborazioni non sono riportate.
- tutte le domande della sezione 2a delle tavole (“formazione specialistica/magistrale”) rilevata solo per i laureati di primo livello (cfr. § 6);
- partecipazione ad attività di formazione quali dottorato e master universitario di secondo livello, per ovvi motivi rilevata solo per i laureati specialistici/magistrali, specialistici/
magistrali a ciclo unico e del corso in Scienze della Formazione primaria (cfr. § 6);
- condizione occupazionale e formativa, rilevata solo per i laureati di primo livello (cfr. § 6);
- condizione occupazionale alla laurea, rilevata secondo modalità differenti per i laureati specialistici/magistrali (cfr. § 6);
- utilità della laurea specialistica/magistrale per lo svolgimento dell'attività lavorativa, disponibile solo per i laureati biennali di secondo livello.
Per ciò che riguarda l’indagine sulla condizione occupazionale, la sola variabile per la quale si rileva una quota di “mancate risposte” (ovvero di persone che decidono, pur partecipando alla rilevazione, di non rispondere ad un determinato quesito) di una certa consistenza è, come ci si poteva attendere, il guadagno mensile netto[4]. Per tutte le altre variabili analizzate la quota di mancate risposte è più contenuta.
Una quota di dati mancanti è presente per le variabili di confronto: condizione occupazionale alla laurea, iscrizione alla specialistica/magistrale e lavoro a tempo pieno/part-time. Per migliorare la lettura delle tavole tale quota non è mai riportata, pur essendo compresa nel relativo totale “collettivo selezionato”.
I valori percentuali sono approssimati alla prima cifra decimale: a causa di tale arrotondamento, la somma delle percentuali è talvolta diversa da 100. Esulano naturalmente da tali considerazioni i casi in cui sono presenti le “mancate risposte” (cfr. § 5).
Nelle tavole predisposte, il trattino “-” viene utilizzato quando il fenomeno viene rilevato, ma i casi non si sono verificati, mentre il valore percentuale 0,0 indica che il fenomeno viene rilevato e si sono verificati dei casi, ma in percentuale inferiore allo 0,05.
Il simbolo “*” indica invece che le statistiche non sono calcolate perché riferite ad un collettivo poco numeroso (inferiore a 5 unità; cfr. § 5).
Cautele nell’interpretazione dei risultati
Come si è già detto, le tavole documentano nel dettaglio tutti i collettivi con almeno 5 laureati; pertanto, qualora il gruppo di riferimento abbia numerosità inferiore a 5 unità (cfr., a titolo di esempio, la tavola ad un anno relativa ai laureati specialistici/
magistrali di Architettura dell’Università di Chieti e Pescara), sono riportati solo numero di laureati, numero di intervistati e tasso di risposta alla rilevazione sulla condizione occupazionale; le restanti statistiche sono omesse, e segnalate dal simbolo “*”.
Occorre inoltre prestare attenzione ad alcuni gruppi di laureati, caratterizzati da percorsi lavorativi e formativi particolari. Fra tutti spiccano per rilevanza e specificità i percorsi di studio all’interno dei quali un’elevata quota di laureati (in particolare specialistici/
magistrali a ciclo unico) si dedica ad attività formative post-laurea e, di conseguenza, ritarda inevitabilmente l’ingresso nel mercato del lavoro: Medicina e chirurgia e Giurisprudenza rappresentano gli esempi più classici. Ma più in generale è bene tenere in considerazione anche altre variabili, come la condizione occupazionale al momento della laurea o, per i laureati di primo livello, la scelta di coniugare studio e lavoro o, ancora, il lavoro a tempo pieno/part-time. Tali elementi, infatti, incidono significativamente sulle chance occupazionali e sulle caratteristiche del lavoro svolto. Per ciò che riguarda la prima variabile segnalata, non si deve dimenticare che coloro che lavorano al momento della laurea risultano generalmente più agevolati nell’inserimento nel mercato del lavoro, verosimilmente perché hanno già maturato l’esperienza necessaria ad ottenere un lavoro, tra l’altro in generale con caratteristiche migliori. È naturale che coloro che proseguono il medesimo lavoro dopo la laurea si trovano, in particolare ad un anno dal conseguimento del titolo, ancor più favoriti, soprattutto per ciò che riguarda stabilità lavorativa e retribuzioni. Anche il secondo elemento messo in luce (la scelta, per i laureati di primo livello, di coniugare studio e lavoro) incide profondamente sulle caratteristiche dell’attività lavorativa svolta, per ovvi motivi solitamente temporanea, part-time, con retribuzioni più contenute. Analogamente, le caratteristiche occupazionali di chi lavora a tempo pieno sono ovviamente diverse da quelle di chi lavora part-time, in particolare in termini di stabilità lavorativa e retribuzione. Le variabili qui esposte possono essere prese in considerazione nelle tavole predisposte (come variabili di confronto), al fine di permettere immediatamente comparazioni tra i collettivi.
Nel caso in cui sia presente, in uno stesso ateneo e per una stessa facoltà, un’organizzazione dell’offerta formativa articolata su più sedi, si è deciso di presentare i dati occupazionali tenendo conto di questa suddivisione; ciò al fine di rilevare gli esiti occupazionali distintamente per sede di studio. A maggior ragione tale articolazione è attuata quando all’interno dell’ateneo le facoltà presenti in sedi diverse sono formalmente distinte.
È importante sottolineare che alcune facoltà sono presenti in un solo ateneo: in tal caso, ovviamente, l’interpretazione dei risultati per il complesso degli atenei esige più di una cautela.
Significato del termine “laurea” nelle elaborazioni predisposte
Per agevolare la consultazione delle tavole si è deciso di utilizzare il termine “laurea”, senza ulteriori specifiche relative al tipo di titolo analizzato (di primo livello, di secondo livello, ecc.). Fanno eccezione le elaborazioni disponibili per un solo tipo di corso, nel qual caso è riportata la relativa specifica al fine di connotare al meglio il collettivo in esame.
Iscrizione ad un corso di laurea specialistica/magistrale
- “è attualmente iscritto ad un corso di laurea specialistica/magistrale” comprende, oltre ai laureati triennali iscritti alla laurea di secondo livello, anche 205 laureati che hanno dichiarato di essersi iscritti al corso in Scienze della Formazione primaria)[5];
- “si era iscritto ad un corso di laurea specialistica/magistrale o di primo livello, ma non lo è attualmente” comprende, oltre a coloro che hanno abbandonato gli studi entro il primo anno dall’iscrizione, anche i laureati che hanno terminato con successo il nuovo percorso di studio cui si sono iscritti dopo il conseguimento del titolo del 2011.
Per ovvi motivi legati alle attività di formazione che è consentito seguire dopo il conseguimento del titolo di primo livello, nelle elaborazioni relative ai laureati post-riforma triennali non sono considerate le attività “dottorato di ricerca” e “master universitario di secondo livello”[6]. Di conseguenza, la modalità “ha partecipato ad almeno un'attività di formazione” è calcolata in modo differente per i laureati di primo livello.
La condizione occupazionale e formativa dei laureati di primo livello è presentata attraverso due elaborazioni: oltre a quella tradizionale a tre modalità (“lavora”, “non lavora e non cerca” e “non lavora ma cerca”), utile per fare confronti con gli altri tipi di corsi di laurea esaminati, è riportata anche una suddivisione in cinque modalità (“lavora e non è iscritto alla specialistica/
magistrale”, “lavora ed è iscritto alla specialistica/magistrale”, “non lavora ed è iscritto alla specialistica/magistrale”, “non lavora, non è iscritto alla specialistica/magistrale e non cerca”, “non lavora, non è iscritto alla specialistica/magistrale ma cerca”), così da dare particolare rilievo alle scelte lavorative e formative compiute dopo il conseguimento del titolo.
È naturale che la quota di occupati è data dalla somma di chi lavora e di chi lavora ed è iscritto alla specialistica/magistrale. Analogamente per ottenere il totale di coloro che sono iscritti alla laurea specialistica/magistrale occorre sommare chi lavora e studia e chi studia solamente.
Analogamente all’indagine ISTAT sulla condizione occupazionale dei laureati, nelle elaborazioni predisposte sono considerati “occupati” i laureati che dichiarano di svolgere un’attività lavorativa retribuita, purché non si tratti di un’attività di formazione (tirocinio, praticantato, dottorato, specializzazione, ecc.): dalla definizione si deduce pertanto che il percepimento di un reddito è condizione necessaria ma non sufficiente per definire un laureato occupato.
Il “tasso di occupazione (def. ISTAT - Forze di Lavoro)”, invece, ottenuto dal rapporto tra gli occupati e gli intervistati, si riferisce alla definizione utilizzata dall’ISTAT nell’indagine sulle Forze di Lavoro. Secondo questa definizione (“meno restrittiva”) sono considerati occupati tutti coloro che dichiarano di svolgere un’attività, anche di formazione, purché retribuita[7].
Il tasso di disoccupazione è stato calcolato seguendo l’impostazione utilizzata dall’ISTAT nell’ambito della rilevazione continua sulle Forze di Lavoro.
Il tasso di disoccupazione è ottenuto dal rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro. Le persone in cerca di occupazione (o disoccupati) sono tutti i non occupati che dichiarano di essere alla ricerca di un lavoro, di aver effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro “attiva” nei 30 giorni precedenti l’intervista e di essere immediatamente disponibili (entro due settimane) ad accettare un lavoro, qualora venga loro offerto. A questi devono essere aggiunti coloro che dichiarano di aver già trovato un lavoro, che inizieranno però in futuro, ma sono comunque disposti ad accettare un nuovo lavoro entro due settimane, qualora venga loro offerto (anticipando di fatto l’inizio dell’attività lavorativa).
Per fornire alle università aderenti gli strumenti per ottemperare ai “requisiti di trasparenza” richiamati nell’art. 2 del già citato D.M. 31 ottobre 2007, n. 544, successivamente esplicitati nel Decreto Direttoriale del 10 giugno 2008, n. 61 e nei successivi D.M. 22 settembre 2010, n. 17, e D.M. 23 dicembre 2010, n. 50, nelle tavole è stata prevista l’informazione relativa alla percentuale di laureati che non lavorano e non cercano lavoro perché proseguono gli studi (con un altro corso universitario o con un tirocinio/praticantato obbligatorio per accedere alla professione). In particolare, nella definizione applicata rientrano tutti coloro che risultano impegnati in tirocini o praticantati, dottorati di ricerca, scuole di specializzazione, master universitari (di primo o secondo livello) e, per i laureati di primo livello, altri corsi di laurea (di qualunque tipo, compresi i corsi attivati presso una delle Istituzioni di Alta Formazione Artistica e Musicale: Accademia delle Belle Arti, Accademia Nazionale di Danza o di Arte Drammatica, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche ISIA e Conservatorio di musica).
Per tutte le tipologie di laurea considerate è disponibile l’informazione sulla condizione occupazionale alla laurea grazie alla distinzione tra coloro che proseguono il lavoro iniziato prima della laurea, coloro che non proseguono il lavoro iniziato prima della laurea e coloro che hanno iniziato a lavorare dopo. Per i laureati specialistici/magistrali è possibile inoltre isolare coloro che hanno iniziato a lavorare prima ancora di iscriversi al corso di secondo livello, rispetto a coloro che invece hanno trovato lavoro durante il biennio.
- “molto efficace”, per gli occupati la cui laurea è richiesta per legge o di fatto necessaria, e che utilizzano le competenze universitarie in misura elevata;
- “efficace”, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge ma è comunque utile e che utilizzano le competenze acquisite in misura elevata, o il cui titolo è richiesto per legge e che utilizzano le competenze in misura ridotta;
- “abbastanza efficace”, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge, ma di fatto è necessaria oppure utile, e che utilizzano le competenze acquisite in misura ridotta;
- “poco efficace”, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge né utile in alcun senso e che utilizzano in misura ridotta le competenze acquisite, oppure il cui titolo non è richiesto ma utile e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite;
- “per nulla efficace”, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge né utile in alcun senso, e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite.
Sono esclusi da tale classificazione, oltre alle mancate risposte, alcune modalità “anomale”, difficilmente riconducibili ad una delle categorie sopra evidenziate: nella rilevazione ad un anno dalla laurea la modalità “non classificabile” corrisponde al 2,4% degli occupati (anche se con alcune differenze tra i tipi di corsi di laurea: 2,9% tra i laureati specialistici/magistrali), in quella a tre anni al 2,3% (1,3% per i laureati di Scienze della Formazione primaria e 1,6% per gli specialistici a ciclo unico) e in quella a cinque al 2,2% (1% per i laureati specialistici a ciclo unico e 1,2% per di Scienze della Formazione primaria).
Tavola 1 – Definizione dell’efficacia della laurea
Il calcolo dell’età media alla laurea tiene conto non solo del numero (intero) di anni compiuti, ma anche della data di nascita e della data di laurea.
Per il calcolo delle medie il voto “110 e lode” è posto uguale a 113; per tale motivo il voto medio di laurea può essere talvolta maggiore di 110.
È definita come intervallo di tempo trascorso tra la data convenzionale del 5 novembre dell’anno di immatricolazione e la data di laurea. Per le lauree specialistiche/magistrali è l’intervallo fra il 5 novembre dell’anno di iscrizione al biennio conclusivo e la data di laurea.
- “motivi lavorativi” contempla le risposte dei laureati che lavorano o lavoravano già al momento della laurea, hanno trovato successivamente un lavoro che li ha spinti a non iscriversi alla laurea specialistica/magistrale oppure intendevano inserirsi direttamente nel mercato del lavoro;
- “altro motivo”, comprende le modalità “il corso era a numero chiuso e non è rientrato tra gli ammessi”, “ha avuto dei problemi nel riconoscimento dei crediti formativi”, “altro motivo”.
Motivi dell’iscrizione alla laurea specialistica/magistrale
L’elaborazione è riferita a tutti coloro che, dopo la laurea di primo livello, si sono iscritti alla specialistica/magistrale o al corso in Scienze della Formazione primaria, indipendentemente dal fatto che lo siano ancora ad un anno dal conseguimento del titolo triennale.
I tempi di ingresso nel mercato del lavoro sono calcolati sui soli laureati che hanno iniziato l’attuale attività lavorativa dopo il conseguimento del titolo universitario; sono pertanto esclusi tutti coloro che proseguono il lavoro iniziato prima del termine degli studi. Il tempo trascorso dalla laurea all'inizio della ricerca del primo lavoro e il tempo dall’inizio della ricerca al reperimento del primo lavoro sono calcolati escludendo ovviamente tutti coloro che dichiarano di non aver mai cercato un impiego.
- “contratti formativi” comprende il contratto di inserimento, formazione lavoro, il contratto di apprendistato, il contratto rientrante in un piano di inserimento professionale;
- “non standard” comprende il contratto a tempo determinato, il lavoro interinale, il lavoro socialmente utile/di pubblica utilità, il lavoro intermittente o a chiamata, il lavoro ripartito;
- “parasubordinato” comprende il contratto a progetto, la collaborazione coordinata e continuativa;
- “altro autonomo” comprende la collaborazione occasionale, la prestazione d’opera (ed in particolare la consulenza professionale), il lavoro occasionale accessorio, il contratto di associazione in partecipazione;
- “totale stabile” rappresenta la somma delle modalità “autonomo effettivo” e “tempo indeterminato”.
I ventuno rami di attività economica sono stati aggregati in base all’analogia esistente tra i settori e alla percentuale di risposte entro ciascuna modalità.
- con la modalità “edilizia” si intende anche la “costruzione, progettazione, installazione e manutenzione di fabbricati ed impianti”;
- con la modalità “chimica/energia” si intende anche “petrolchimica, gas, acqua, estrazione mineraria”;
- “altra industria manifatturiera” comprende le modalità “stampa ed editoria”, “elettronica/elettrotecnica”, “manifattura varia” (ovvero produzione alimentare, tabacchi, tessile, abbigliamento, cuoio, calzature, legno, arredamento, carta, gomme, plastiche);
- “commercio” comprende anche “alberghi e altri pubblici esercizi”;
- “trasporti, pubblicità, comunicazioni” comprende le modalità “poste, trasporti, viaggi” e “pubblicità, comunicazioni e telecomunicazioni”;
- “consulenze varie” comprende le modalità “consulenza legale, amministrativa, contabile” e “altre attività di consulenza e professionali”;
- “altri servizi” comprende le modalità “servizi ricreativi, culturali e sportivi” e “altri servizi sociali, personali”.
La domanda relativa al guadagno mensile netto prevede numerose fasce, espresse in euro: “fino a €250”, “251-500”, “501-750”, “751- 1.000”, “1.001-1.250”, “1.251-1.500”, “1.501-1.750”, “1.751-2.000”, “2.001-2.250”, “2.251-2.500”, “2.501-2.750”, “2.751-3.000”, “oltre €3.000”. La media è calcolata escludendo le mancate risposte ed utilizzando il valore centrale della classe di guadagno (salvo per la prima e l’ultima classe, per le quali sono stati considerati, rispettivamente, i valori puntuali 200 e 3.250).
L’elaborazione riguarda i soli laureati che proseguono il lavoro iniziato prima della laurea. Inoltre, le percentuali relative ai vari aspetti per i quali i laureati hanno rilevato un miglioramento si riferiscono ai soli occupati che, ovviamente, hanno notato un miglioramento nel proprio lavoro.
Si tenga presente che “in attesa di chiamata dal datore di lavoro” comprende in senso lato anche chi è in attesa di avviare un’attività in conto proprio.
[1] Inoltre, per il terzo anno consecutivo, due indagini sperimentali hanno riguardato i laureati di primo livello del 2009 e del 2007 che non hanno proseguito la formazione universitaria (quasi 51 mila e oltre 42 mila), contattati rispettivamente a tre e cinque anni dalla laurea. Tuttavia, vista la natura sperimentale e la metodologia di rilevazione (solo CAWI), su tali collettivi non sono state prodotte le schede per ateneo.
[2] Cfr. D.M. 544, 31 ottobre 2007, DD 61, 10 giugno 2008 e i successivi D.M. 17, 22 settembre 2010 e D.M. 50, 23 dicembre 2010.
[3] Per maggiore uniformità e comparabilità dei dati, la data di riferimento dell’indagine telefonica è stata fissata, nelle due occasioni di indagine, al 1° maggio e al 1° ottobre 2012, rispettivamente; in altre parole, a tutte le persone contattate dopo tali date si è chiesto di far riferimento alla loro situazione occupazionale al 1° maggio (1° ottobre) 2012.
[4] La quota di mancate risposte è pari al 3,2% per il complesso dei laureati di primo livello ad un anno, al 2,6% per gli specialistici ad un anno, 2,7% a tre anni e a 2,6% cinque anni; 4,3% per i laureati specialistici a ciclo unico ad un anno, 4,9% a tre anni e 4,3% a cinque anni; al 1,8% per i laureati del corso in Scienze della Formazione primaria ad un anno, 1,2% a tre anni e 1,5% a cinque anni.
[5] Più in generale le elaborazioni relative alle caratteristiche della laurea specialistica/magistrale (motivi dell’iscrizione, natura della specialistica rispetto alla laurea di primo livello, ateneo e gruppo disciplinare di iscrizione,…) si riferiscono anche ai laureati iscritti al corso in Scienze della Formazione primaria.
[6] In realtà vi sono alcuni laureati che, già ad un anno dal conseguimento del titolo di primo livello, hanno terminato la laurea specialistica o il corso di Scienze della Formazione primaria e quindi potrebbero iscriversi ad un dottorato di ricerca o ad un master di secondo livello. Il numero molto ridotto (329 laureati in complesso) ha però suggerito di non rilevare tali attività di formazione.
[7] Per dettagli, cfr. ISTAT, La rilevazione sulle forze di lavoro: contenuti, metodologie, organizzazione, Metodi e norme n. 32, Roma, 2006.

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