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Timestamp: 2019-05-21 04:24:22+00:00

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Art. 1058 codice civile - Modi di costituzione - Brocardi.it
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Articolo 1058 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1058 Codice civile
Le servitù prediali possono essere costituite per contratto (1) o per testamento (2).
(1) La servitù costituita per contratto non perde la propria natura di servitù coattiva per il solo fatto che il suo titolo costitutivo è un atto negoziale.
(2) E' pacifico che possa costituirsi per testamento una servitù volontaria, meno che si possa creare una servitù coattiva: solo una parte della dottrina è a favore di questa tesi.
Tale disposizione prevede il caso in cui il titolare di un fondo non possa chiedere la costituzione di una servitù su un terreno di altrui, né possa imporre ciò coattivamente (come nell'ipotesi di servitù coattive, v. art. 1032 del c.c.).
Spiegazione dell'art. 1058 Codice civile
Costituzione delle servitù per contratto
Per atto fra vivi unico fatto negoziale costitutivo di servitù è il contratto. Si intende che questo può essere a titolo oneroso e anche gratuito, e perciò unilaterale, come contratto; ma occorre pur sempre la bilateralità del negozio. Onde la semplice promessa unilaterale di costituire, non è in sè titolo costitutivo, ma solo fonte — nei limiti in cui può esserlo come promessa — dell' obbligazione di costituire.
Una servitù potrà anche essere costituita — e si resta esattamente nel campo del contratto — come datio in solutum di una preesistente obbligazione con oggetto differente.
Costituzione per testamento
In via negoziale una servitù può essere costituita anche per atto mortis causa, e cioè per testamento, con cui può essere disposto tanto il semplice obbligo a carico dell'erede o di un legatario di costituire la servitù quanto può anche esserne effettuata direttamente la costituzione reale. Il secondo punto era stato discusso in seno alla Commissione Reale (cfr. Relaz., pag. 88), ma finì col prevalere l'opinione affermativa, nè questa è più stata posta in discussione, così il progetto della Commissione è diventato legge.
Pertanto una servitù può essere oggetto diretto e reale di un legato: in questa caso il legatario acquista il suo diritto per successione costitutiva direttamente dal de cuius al momento dell'apertura della successione e, secondo la regola che disciplina l'acquisto in genere dei legati, senza bisogno di accettazione, salvo la facoltà di rinuncia, all'onerato non dovrà domandarsi che il possesso del fondo servente a titolo della servitù costituita.
Ove, peraltro, invece della servitù in sè, fosse disposto nel testamento il semplice obbligo alla sua costituzione, la servitù, fermo il valore obbligatorio del legato, non potrà tuttavia considerarsi realmente costituita, esistente cioè come diritto reale, che in seguito ad una convenzione fra onerato e legatario del « credito di costituzione ». Si ricade cosi nell'ipotesi della « costituzione per contratto » rispetto a cui il legato ha la funzione di un titolo preliminare costitutivo della relativa obbligazione.
Quando, ora, si versi nell'una o nell'altra ipotesi (costituzione reale per testamento o semplice obbligazione, credito a costituire), è questione d'interpretazione della disposizione testamentaria secondo le regole generali e specifiche della materia.
Massime relative all'art. 1058 Codice civile
Cass. civ. n. 2853/2016
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2853 del 12 febbraio 2016)
Cass. civ. n. 17044/2015
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17044 del 20 agosto 2015)
Cass. civ. n. 18349/2012
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 18349 del 25 ottobre 2012)
Cass. civ. n. 4241/2010
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4241 del 22 febbraio 2010)
Cass. civ. n. 17121/2006
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17121 del 27 luglio 2006)
Cass. civ. n. 1328/2004
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1328 del 26 gennaio 2004)
Cass. civ. n. 9741/2002
Poiché i modi di costituzione della servitù sono atipici, nel caso di costituzione negoziale delle servitù, pur non essendo necessario l'uso di formule specifiche, è necessario che risultino senza incertezze o siano determinabili in base a prefigurati elementi oggettivi, gli estremi idonei a dimostrare il reale intento delle parti, quali l'indicazione del fondo dominante e di quello servente, il peso e l'utilità costituenti il contenuto della servitù e la determinazione dell'estensione e delle modalità di esercizio della stessa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9741 del 5 luglio 2002)
Cass. civ. n. 5699/2001
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5699 del 18 aprile 2001)
Cass. civ. n. 11674/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11674 del 5 settembre 2000)
Cass. civ. n. 1516/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1516 del 11 febbraio 2000)
Cass. civ. n. 10159/1999
Per la costituzione di una servitù convenzionale — nella specie di passaggio, a carico di un fondo in comproprietà e a vantaggio di altro di proprietà esclusiva — pur non essendo necessarie formule sacramentali, non è sufficiente il mero riconoscimento dell'uso a cui è convenzionalmente adibita la parte comune di un fondo, ma è invece necessario che il titolo specifichi i fondi interessati, le modalità di esercizio, l'estensione della servitù e le caratteristiche di essa, al fine di dimostrare la volontà delle parti di costituire un diritto reale, non personale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10159 del 22 settembre 1999)
Cass. civ. n. 4105/1996
Ai fini della costituzione convenzionale di una servitù prediale, ancorché non sia indispensabile l'uso di formule sacramentali, è necessario che la volontà di costituire la servitù risulti dal contratto in modo chiaro e specifico. Pertanto, è da escludere che la volontà di costituire una servitù di vedute e sporti a favore di un costruendo fabbricato possa desumersi esclusivamente dalla clausola di mero richiamo delle limitazioni e servitù gravanti sul bene compravenduto, non essendo tale richiamo di per sé idoneo a creare nuovi rapporti di natura reale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4105 del 3 maggio 1996)
Cass. civ. n. 12551/1992
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12551 del 25 novembre 1992)
Cass. civ. n. 5123/1990
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5123 del 31 maggio 1990)
Cass. civ. n. 528/1985
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 528 del 30 gennaio 1985)
Cass. civ. n. 1027/1984
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1027 del 10 febbraio 1984)
relative all'articolo 1058 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1058 Codice civile - Modi di costituzione | Quesito Q201512562
giovedì 05/03/2015 - Sicilia
“Con atto di donazione del 1981 la propria madre aveva donato allo scrivente un edificio allo stato grezzo costituito dal piano terra e dal 1° piano con il prospetto nella strada principale e con scala di accesso al 1° piano, il sottoscritto sopraelevava l’edificio con altre due sopraelevazioni con la relativa scala. Aveva ricevuto altresì in donazione mq. 500 circa di terreno alle spalle del predetto edificio. Alla propria sorella donava il 1° piano di un edificio adiacente a quello donato al sottoscritto ed un ulteriore magazzino al piano terra oltre a mq. 500 circa di terreno alle spalle del predetto magazzino che le avrebbe consentito di accede al 1° piano ed al terreno sopradetto. Del magazzino in argomento la propria madre mantenne l’usufrutto con l’impegno della sorella di realizzare la scala di accesso al 1° piano dopo il suo decesso e quindi con la cessazione dell’usufrutto. Per potere raggiungere il 1° piano avrebbe dovuto utilizzare la scala di proprietà del sottoscritto. Giova precisare altresì che il terreno donato alla propria sorella era intercluso per cui nel medesimo atto di donazione le fu concessa una servitù di passaggio che oltre a raggiungere il proprio terreno, le concedeva l’accesso al 1° piano del suo appartamento. Tenuto conto che l’eventuale ingresso attraverso la servitù di passaggio concessole era distante dalla strada principale e per eventuali visite bisognava percorrere circa 190 metri in più di percorso. Su richiesta della propria sorella ed in attesa che la stessa entrasse in possesso del magazzino più volte citato, le concessi di utilizzare la mia scala di accesso con ingresso dalla strada principale. Dopo il decesso di mia madre la propria sorella non solo non vuole realizzare la propria scala nel magazzino ma vanta diritto di usucapione. Tenuto conto della cessata interclusione il sottoscritto ritiene che la propria sorella non ha più diritto ad utilizzare la propria scala di accesso per raggiungere il suo 1° piano. C’è qualche sentenza della cassazione che supporta questa mia convinzione. Si precisa altresì che non c’è nulla di scritto sull’utilizzo della scala di cui sono proprietario esclusivo.”
Il caso in esame sottende due questioni: quale fondamento giuridico ha l'utilizzo da parte della sorella della scala di proprietà del fratello? La sorella è obbligata a realizzare la propria scala ora che ha la disponibilità del magazzino?
Quanto alla seconda questione, nel quesito non è detto che la sorella ha preso un impegno scritto nei confronti della madre e del fratello. Pertanto, non potendo provare che l'impegno sia stato veramente assunto, non si può obbligare la sorella a creare la scala sulla base di questa sola argomentazione.
Circa la prima questione, nel quesito si dice che "Giova precisare altresì che il terreno donato alla propria sorella era intercluso per cui nel medesimo atto di donazione le fu concessa una servitù di passaggio che oltre a raggiungere il proprio terreno, le concedeva l’accesso al 1° piano del suo appartamento". Esiste quindi una servitù di passaggio coattivo, costituita con atto pubblico, che consente alla sorella di passare sul fondo del fratello, ma in un punto diverso dalla scala, concessa quindi in uso solo per agevolarla, con accordo solamente verbale.
Bisogna comprendere che natura ha l'accordo tra fratello e sorella.
Sicuramente, mancando la forma scritta, non può essere sorto un diritto reale di servitù (che riguarda solo il passaggio con le modalità previste dal contratto di donazione): l'ordinamento impone la forma scritta ad substantiam per la costituzione dei diritti reali su immobili (art. 1350 del c.c.).
Può essere sorto un diritto di credito, una semplice obbligazione, sottoposto al termine dato dal momento della morte della madre: il fratello, infatti, ha evidentemente concesso l'utilizzo della sua scala solo fino al momento in cui la sorella avrebbe potuto realizzare il proprio ingresso privato.
In tal caso, verificatosi l'evento dedotto nel contratto come termine (decesso della madre), il fratello non dovrà più essere costretto a consentire il passaggio alla sorella e questa dovrebbe trovare un'altra soluzione per accedere al suo immobile (verosimilmente, realizzando una nuova scala).
La sorella può aver usucapito?
L'usucapione è consentita solo per le servitù apparenti, cioè quelle esercitate mediante opere visibili (art. 1061 del c.c.).
La giurisprudenza ha sancito che: "Il requisito dell'apparenza della servitù, necessario ai fini del relativo acquisto per usucapione o per destinazione del padre di famiglia (art. 1061 c.c.), si configura come presenza di segni visibili di opere permanenti obiettivamente destinate al suo esercizio e rivelanti in modo non equivoco l'esistenza del peso gravante sul fondo servente, in modo da rendere manifesto che non si tratta di attività compiuta in via precaria, bensì di preciso onere a carattere stabile. Ne consegue che non è al riguardo pertanto sufficiente l'esistenza di una strada o di un percorso idonei allo scopo, essenziale viceversa essendo che essi mostrino di essere stati posti in essere al preciso fine di dare accesso attraverso il fondo preteso servente a quello preteso dominante, e, pertanto, un quid pluris che dimostri la loro specifica destinazione all'esercizio della servitù" (Cass. civ., n. 13238/2010).
Che la scala di proprietà del fratello costituisca una opera visibile, stabilmente destinata all'esercizio della servitù da parte della sorella, è opinabile. Non appare pacifico, quindi, che il comportamento della sorella, con le modalità descritte nel quesito, sia idoneo a determinare la nascita della servitù per usucapione.
Non va poi dimenticato che per poter usucapire un diritto di servitù si deve anche dare prova che il proprietario del fondo servente (nel nostro caso, il fratello) è rimasto inerte: in questo senso, andranno analizzati in concreto i comportamenti tenuti dai due fratelli nel corso degli anni.

References: Articolo 1058

Articolo 1058
 art. 1032

Cass. 
 sentenza 

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 Articolo 1058
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