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Timestamp: 2020-07-07 19:51:30+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20019 del 06/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20019 del 06/10/2016
Cassazione civile sez. III, 06/10/2016, (ud. 15/06/2016, dep. 06/10/2016), n.20019
sul ricorso 30504/2011 proposto da:
TRI.GEO DI S.T., (OMISSIS), in persona della titolare
Sig.ra S.T., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
OVIDIO 20, presso lo studio dell’avvocato STUDIO GAETANO LICCARO
LANDOLFI &amp; ASSOCIATI, rappresentata e difesa dall’avvocato
GIOVANNI ACTIS giusta procura speciale a margine del ricorso;
T.R., (OMISSIS);
VIA A. SECCHI 4, presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI
STEFANELLI, che lo rappresenta e difende giusta procura speciale a
TRIGEO DI S.T. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA OVIDIO N. 20, presso lo studio dell’avvocato GAETANO
LICCARDO, rappresentata e difesa dall’avvocato GIOVANNI ACTIS giusta
avverso la sentenza n. 2900/2011 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
udito l’Avvocato GIOVANNI ACTIS;
udito l’Avvocato PIERLUIGI STEFANELLI;
art. 372 c.p.c., accoglimento del 3 motivo del ricorso principale e
del 1 motivo del ricorso incidentale, assorbiti gli altri.
La ditta Tri.Geo di T.S. ricorreva al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per sentir accertare il diritto all’indennità per i miglioramenti ed addizioni ex artt. 1592 e 1593 c.c., o, in subordine, a titolo di ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c., nei confronti di T.R. per alcuni manufatti industriali realizzati dal 1977 dal padre della S., originario conduttore del fondo sito in Capua in virtù di contratto delle 10/11/1977, trasferito all’istante con contratto di locazione del 3 maggio 1998.
La ricorrente esponeva che il contratto di locazione era stato risolto con sentenza del 2004 e che pertanto era sorto il suo diritto all’indennità per l’incremento di valore dell’immobile, indennità richiesta nella misura di Euro 356. 478,00.
Si difendeva T.R. deducendo l’infondatezza della domanda e chiedendo il risarcimento dei danni commisurato al costo delle opere necessarie per la demolizione dei manufatti che erano tutti abusivi.
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere accoglieva la domanda della Tri.Geo ex art. 2041 c.c., e condannava T.R. al pagamento di Euro 309.448,70,oltre accessori e spese;dichiarava inammissibile la domanda riconvenzionale.
A seguito di impugnazione di entrambe le parti la Corte d’appello di Napoli, con sentenza del 23 settembre 2011, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava le domande proposte dalla ditta Tri.Geo e dichiarava assorbito l’appello incidentale da questa proposto per ottenere il pagamento dell’intera somma richiesta.
Avverso detta decisione propone ricorso la ditta Tri.Geo di T.S. con cinque motivi, illustrati da memoria.
Resiste con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato T.R..
Si difende in relazione al ricorso incidentale condizionato con controricorso ditta Tri.Geo di T.S..
1. La Corte d’appello ha ritenuto la domanda relativa all’indennità per i miglioramenti e le addizioni ex artt. 1592 e 1593 c.c., implicitamente rigettata dal giudice di primo grado e superflue tutte le argomentazioni svolte sui miglioramenti da S.T., in mancanza di appello incidentale sul punto; ha rigettato la domanda ex art. 2041 c.c., sul rilievo che il valore commerciale dei manufatti realizzati era pari a zero,in quanto essi erano abusivi e non condonabili; che la domanda di arricchimento, in relazione al canone percepito dal T. con la nuova locazione del terreno,era domanda nuova.
2. Col primo motivo della ricorso principale si denunzia violazione degli artt. 1592 e 1593 c.c., dell’art. 2909 c.c., e art. 324 c.p.c., nonchè degli artt. 342, 346 e 112 c.p.c..
La ricorrente afferma che mancava il suo interesse a proporre appello incidentale sulla domanda per l’indennità per miglioramenti poichè era stato proposto specifico motivo di appello principale dal T., secondo il principio tantum devolutum quantum appellatum;difetto di motivazione in relazione all’art. 360, nn. 3, 4 e 5 su punti decisivi per il giudizio.
3. Con il secondo motivo si denunzia violazione o falsa applicazione dell’art. 936 c.c., in relazione all’art. 2909 c.c., e art. 324 c.p.c., non avendo T.R. proposto impugnazione sul capo della sentenza di appello relativo alla ritenuta sussistenza del principio dell’accessione (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4) nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa punti decisivi per il giudizio (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5);
4. Con il terzo motivo si deduce violazione dell’art. 1150 c.c., e dell’art. 2041 c.c., anche in relazione alla L. n. 47 del 1985, artt. 31 e 38, avendo la Corte escluso il diritto della Tri.Geo ad ottenere le somme dovute dal locatore per l’incremento patrimoniale senza giusta causa in base al principio espresso dalla Suprema Corte con riferimento alla diversa ipotesi di cui all’art. 1150 c.c., (ipotesi eccezionale non suscettibile di essere applicata al caso specifico) e comunque non rilevando il carattere abusivo delle opere e neppure l’ordine di demolizione, nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa punti decisivo per il giudizio (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5);
5. Con il quarto motivo si denunzia violazione o falsa applicazione dell’art. 2041 c.c., anche in relazione al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 36, per avere la Corte di appello condiviso le argomentazioni del c.t.u. in ordine all’assenza di valore commerciale degli immobili abusivi, nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa punti decisivo per il giudizio (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5);
6. Con il quinto motivo si denunzia violazione o falsa applicazione degli artt. 2041 e 2909 c.c., art. 324 c.p.c., artt. 101 e 115 c.p.c., in relazione ai principi del contraddittorio, dell’onere della prova e del diritto di difesa e dell’art. 345 c.p.c., con conseguente nullità della sentenza per avere ritenuto inammissibile la domanda relativa alle utilità economiche ed ai canoni percepiti dal T. dalle opere abusive, nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa punti decisivo per il giudizio (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5);
6. Relativamente a tutti i motivi di ricorso va innanzitutto precisato che le censure sotto il profilo di vizio motivazionale su punti decisivi per il giudizio sono inammissibili con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5, nella formulazione applicabile al presente procedimento.
Si osserva che in nessuno dei motivi vengono evidenziati fatti in relazione ai quali la motivazione sarebbe omessa insufficiente contraddittoria e neanche viene indicato il carattere decisivo dei medesimi fatti, rilevando che per fatto decisivo e controverso deve intendersi un vero e proprio fatto e non una questione o un punto. Infatti l’art. 360 c.p.c., n. 5, come modificato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, prevede che il vizio di motivazione deve riguardare un fatto decisivo e controverso e non una questione o un punto, quindi un vero e proprio fatto in senso storico e normativo, cioè un fatto costitutivo modificativo impeditivo o estintivo o secondo parte della dottrina e della giurisprudenza, anche un fatto secondario, ma pur sempre controverso e decisivo.
Si osserva che il giudice di appello ha qualificato la pronunzia di primo grado sulla domanda di indennità per i miglioramenti come rigetto implicito. Precisato che l’interpretazione della sentenza di primo grado è affidata al giudice di appello e che quindi non è sindacabile in questa sede, nè efficacemente sindacata, si osserva che, come ribadito anche ultimamente dalle Sezioni Unite di questa Corte con sentenza n. 7700 del 16-4-2016, (Cass. 5.5) una volta impugnata la decisione dal convenuto soccombente in primo grado, l’attrice vittoriosa aveva l’obbligo di proporre appello incidentale sul rigetto implicito della domanda contrattuale in presenza di interesse al riesame della decisione sul punto.
In mancanza di appello incidentale della Tri.Geo sul rigetto della domanda di indennità per miglioramenti, la Corte di merito ha ritenuto superflue le argomentazioni sul punto formulate dal T..
8. Il secondo motivo è inammissibile perchè non coglie la ratio decidendi della sentenza. Infatti il giudice d’appello ha espressamente escluso che la sentenza impugnata avesse affermato il diritto all’indennizzo sulla base dell’art. 936 c.c., e che quindi sulla stessa, in difetto di impugnazione,si fosse formato il giudicato.
La ricorrente ripropone censure relative all’art. 936 c.c., senza adeguatamente censurare l’affermazione dei giudici di merito che hanno ritenuto che la domanda era stata accolta alla luce dell’art. 2041 c.c., e non in base all’art. 936 c.p.c..
9. I motivi terzo e quarto si esaminano congiuntamente per la connessione logico giuridica che li lega e sono infondati.
Essi censurano il rigetto della domanda relativa alla indennità ex art. 2041, perchè il valore degli immobili era da considerarsi pari a zero in quanto abusivi e non condonabili.
10. I motivi sono infondati.
La statuizione è conforme a consolidati principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità.
Con la sentenza n. 2498/83 e con le successive n.ri 204/87 e 4269/95 è stato affermato da questa Suprema Corte che in tema di costruzione eretta senza licenza, ovvero di opere eseguite in contrasto con la stessa, essendo il diritto dominicale relativo a quell’opera caratterizzato da spiccata precarietà, quanto al suo contenuto di ricchezza acquisita, risolvendosi i provvedimenti autoritativi previsti dalla legge nell’espressione di una qualità giuridica immanente a quel manufatto e da esso non separabile, ove sia esperita, come nella specie, azione di arricchimento senza causa in relazione all’acquisizione di un manufatto costruito senza licenza o in contrasto con essa il giudice del merito è tenuto a valutare i limiti di quella precarietà della costruzione nell’accertamento della sussistenza o meno, nel quadro della utilizzazione consentita dall’ordinamento, di una locupletazione.
Inoltre in riferimento alle opere eseguite su fondo altrui da un terzo con materiali propri, quando l’opera è abusiva (eventualmente configurando anche un illecito penale), il proprietario del suolo non è tenuto al pagamento dell’indennizzo di cui all’art. 936 c.c., comma 2, perchè, sul piano civilistico, il manufatto abusivo deve ritenersi carente di valore per il fondo cui accede, il che impedisce al proprietario del suolo di compiere la scelta discrezionale di cui alla norma citata. Cass. Sentenza n. 4731 del 25/02/2011.
Nessun indennizzo può essere preteso, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1150 e 936 c.c., dal terzo possessore che, sul fondo altrui, abbia costruito un’opera in violazione della normativa edilizia, commettendo i reati previsti e puniti dalla L. 17 agosto 1942, n. 1150, artt. 31 e 41, e L. 6 agosto 1967, n. 765, artt. 10 e 13, essenzialmente perchè quell’indennizzo sarebbe in contrasto con i principi generali dell’ordinamento ed in particolare con la funzione dell’amministrazione della giustizia, in quanto l’agente verrebbe a conseguire indirettamente, ma pur sempre per via giudiziaria, quel vantaggio che si era ripromesso di ottenere nel porre in essere l’attività penalmente illecita e che, in via diretta, gli è precluso dagli artt. 1346 e 1418 c.c., Cass., Sentenza n. 26853 del 14/12/2011.
In tema di contratti agrari, l’affittuario che abbia eseguito, sul fondo del locatore, opere non conformi alle norme edilizie e insuscettibili di sanatoria, non ha diritto ad alcun indennizzo ai sensi della L. 3 maggio 1982, n. 203, artt. 16 e 17, la cui attribuzione sarebbe in contrasto con la funzione dell’amministrazione della giustizia, in quanto l’agente verrebbe a conseguire indirettamente, ma pur sempre in via giudiziaria, un vantaggio da attività illecita, che, in via diretta, è precluso dagli artt. 1346 e 1418 c.c., tanto più che le opere – proprio perchè non sanabili – non sono idonee a determinare un effettivo aumento di valore del fondo. Sez. 3, Sentenza n. 5864 del 24/03/2015 (Rv. 634781 In tema di accessione, ove l’esecuzione delle opere con materiali propri su suolo altrui configuri illecito penale, il terzo non ha diritto all’indennizzo ex art. 936 c.c., salvo che il manufatto sia oggetto di regolarizzazione urbanistica mediante concessione in sanatoria, giacchè questa restituisce l’immobile ad uno stato di conformità al diritto, escludendo la sua futura demolizione Cass. Sentenza n. 1237 del 25/01/2016.
11. Il quinto motivo di ricorso è infondato.
Infatti, se è pur vero che ai fini dell’obbligo di indennizzo ai sensi dell’art. 2041 c.c., occorre che vi sia stata, senza giusta causa, la locupletazione di un soggetto, comunque verificatasi, e che, in stretta correlazione con essa, altro soggetto abbia subito un depauperamento, la cui entità segna anche il limite insuperabile di detto indennizzo; che in relazione ad immobili abusivi si deve tenere conto dell’impiego che il beneficiario ne abbia eventualmente fatto nonostante quella precarietà e delle utilità economiche così ricavatene, deve osservarsi che, come ritenuto dal giudice d’appello, la domanda formulata dalla ricorrente era esplicitamente relativa al valore dei manufatti ed in base alla domanda così formulata si è sviluppata tutta l’istruttoria del processo.
Di conseguenza la ricorrente,introducendo fatti nuovi e allargando il tema della decisione rispetto a quanto chiesto con la domanda introduttiva, è incorsa nel giusto rilievo in rito di novità della domanda in appello. Le argomentazioni eventualmente svolte come pure i documenti prodotti in sede di discussione in primo grado non introducono alcuna domanda, nè risulta che sia mai stata dedotta l’incolpevole non conoscenza della locazione in quella stessa sede o in appello.
12. Con il ricorso incidentale condizionato si denunzia:
1. violazione o falsa applicazione degli artt. 2041 e 2042 c.c., in relazione artt. 112, 345, 416, 437 e 447 bis, e omessa artt. 112, 345, 416, 437 e 447 bis (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4) e omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5).
2. violazione o falsa applicazione degli artt. 2041 e 2042 c.c., in relazione agli artt. 81, 99 e 100 c.p.c..
3. violazione o falsa applicazione degli artt. 61, 115 e 191 c.p.c., artt. 414 e 447 bis (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4), nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5).
4. violazione o falsa applicazione degli artt. 61, 115 e 191 c.p.c., artt. 414 e 447 bis (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4), nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5).
5. omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5).
Il ricorso incidentale condizionato è assorbito a seguito del rigetto del ricorso principale.
La spese del giudizio si compensano in quanto permangono le ragioni che hanno indotto alla compensazione delle spese del secondo grado.
La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito l’incidentale.

References: Sentenza 
 sentenza 

art. 372
 art. 2041
 sentenza 
 art. 2041
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2041
 art. 324
 art. 324
 sentenza 
 art. 36
 art. 324
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2041
 sentenza 
 Cass. 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 936
 Cass.