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Centrali a Modugno, l’assedio continua
Pubblicato il 8 Marzo 2006 25 Settembre 2012 Raffaele Paparella
La Sesta Sezione del Consiglio di Stato con sentenza n. 671/2006 del 22 febbraio 2006, sblocca la costruzione del termovalorizzatore per la produzione di energia elettrica da 10 MW, alimentato a CDR (combustibile da rifiuti) in Contrada Misciano (Zona Industriale di Bari-Modugno). La sentenza, respinge il ricorso in appello del Comune di Modugno controEcoenergia S.r.l., perché il provvedimento emesso dal dirigente del II Settore Urbanistica del Comune di Modugno, l’ing. Emilio Petraroli, che annullava il permesso di costruire , risulta “insufficiente ed inadeguato”.
Ma quali sono state le motivazioni che hanno indotto i giudici romani a respingere il ricorso del Comune di Modugno?
Leggendo la sentenza ed incrociandola con i documenti che abbiamo esaminato, notiamo alcune singolarità, che, se attentamente osservate, potrebbero indurre a valutazioni diverse da quelle intraprese.
La vicenda ha inizio quando il Comune di Modugno con atto n.47 del 6 ottobre 2003, rilascia a Ecoenegia S.r.l. un permesso a costruire un impianto per la produzione di energia elettrica da 10 MW, alimentato a CDR (combustibile da rifiuti), nella Zona Industriale di Bari-Modugno in via dei Fiordalisi in Contrada Misciano. Una zona, lo ricordiamo, con una significativa presenta archeologica.
Con un provvedimento successivo del 24 novembre 2004, il dirigente del II Settore Urbanistica del Comune di Modugno, l’ing. Emilio Petraroli, annulla il “permesso di costruire” in quanto “Nel corso del procedimento di riesame – scrive Petraroli nella ordinanza di annullamento – sono emersi numerosi profili che giustificano l’intrapresa attività del procedimento di riesame e l’adozione del provvedimento di annullamento.” Le ragioni del provvedimento vertevano sostanzialmente su alcune presunte irregolarità procedurali e nell’assenza di alcune osservanze da parte della società Econergia Srl. La zona interessata, si sosteneva nell’ordinanza di annullamento del Comune di Modugno, è sottoposta a vincoli ambientali e paesaggistici (vincolo Galasso) e in assenza di autorizzazione o nulla osta paesaggistico qualsiasi permesso a costruire è ritenuto illegittimo. Inoltre la Provincia di Bari con provvedimento n. 168/2003 aveva provveduto alla cancellazione della ditta Ecoenergia srl dal registro provinciale delle imprese che effettuano attività di recupero dei rifiuti non pericolosi per l’assenza di un sub procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale. Infine sull’area insiste un vincolo archeologico per cui il permesso di costruire era stato rilasciato dietro nulla osta della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, che prescriveva alla Ecoenergia Srl di dare notizia dell’inizio dei lavori almeno 60 giorni prima.
La società era inoltre tenuta a concordare con la Soprintendenza modi e tempi degli scavi, “in considerazione della peculiarità della zona di intervento”.
In un sopralluogo della Polizia Municipale di Modugno, avvenuto il 29 settembre 2004, “non vi era traccia –scrive ancora il dirigente – delle richiamate richieste e prescrizioni”, subendo la società una diffida ai sensi dell’art. 55 del codice di procedura penale.
Alle ragioni espresse nel provvedimento comunale, la società Ecoenergia S.r.l. il 24 gennaio 2005, promosse un giudizio dinanzi al TAR Puglia chiedendo l’annullamento, previa sospensiva, della determina dirigenziale con la quale si annullava il permesso a costruire. Ecoenergia, dal canto suo, sosteneva che vi era una “violazione delle regole del giusto procedimento per l’assenza di una valida comunicazione di inizio procedimento di riesame”.
La Terza sezione del Tar Puglia accoglie la richiesta di Ecoenergia e specifica con sentenza n. 96/2005 del 10 marzo 2005, che il Comune di Modugno nel permesso di costruire rilasciato “acclarava l’inesistenza di un vincolo ambientale paesaggistico sull’area, l’esclusione dell’acquisizione della V.I.A. (Valutazione di impatto ambientale) trattandosi di impianto attivabile con la procedura semplificata ex d.lgv.22/97”.
Per quanto concerne l’interesse archeologico della zona, il TAR nell’accoglimento del ricorso ha dichiarato che la società Ecoenergia S.R.L. ha ottemperato alle prescrizioni contenute nel permesso a costruire e che “la Soprintendenza per i Beni Archeologi per la Puglia, preso atto delle risultanze degli scavi e/o delle indagini conoscitive, con atto n.8376 del 30/04/2004 rilasciava il nulla osta per e’esecuzione dei lavori”.
Il Comune di Modugno non si da per vinto e costituendosi in giudizio, affida l’incarico all’avv. Luigi Campanale, esperto in materia ambientale.
Ecco giunti alla sentenza del Consiglio di Stato che respinge il ricorso del Comune di Modugno asserendo che il provvedimento di autotutela pecca di “insufficienza ed inadeguatezza della motivazione”. “Anche nel merito – si legge nella sentenza – la tesi del Comune di Modugno sulla sopravvenuta decadenza del permesso a costruire non appare sostenuta da validi presupposti”. Infatti il permesso ad edificare – dicono i giudici romani – aveva come clausola, stante la valenza archeologica della zona, “di concordare preventivamente con la Soprintendenza i tempi e i modi degli scavi e/o delle indagini conoscitive a scopo archeologico”. Dalla documentazione risulta – continua la sentenza – “che con atto n.13650 del 12 agosto 2005 la Soprintendenza rilasciava il nulla osta di competenza per la realizzazione dell’impianto”.
Per cui il Consiglio di Stato è del parere che l’inizio dei lavori e quindi il termine da cui far decorrere un anno come previsto dall’art. 14 del d.lgs. del 6 giugno 2001, è divenuto certo solo con il rilascio del nulla osta della Soprintendenza del 12 agosto 2005.
La tesi del Comune di Modugno
Il Comune di Modugno ricondurrebbe invece tale scadenza al 6 ottobre 2004, un anno dopo il rilascio del permesso a costruire, in quanto la società Ecoenrgia, a quella data, era nelle condizioni di poter iniziare i lavori, in quanto già provvista di nulla osta che la Soprintendenza aveva rilasciato con atto n. 8376 del 30 aprile 2004. Questo dato tra l’altro, è suffragato dal Tar Puglia che nella sentenza n. 96/2005 del 10 marzo 2005, accogliendo il ricorso di Ecoenergia afferma che “la Soprintendenza per i Beni Archeologi per la Puglia, preso atto delle risultanze degli scavi e/o delle indagini conoscitive, con atto n.8376 del 30/04/2004 rilasciava il nulla osta per l’esecuzione dei lavori”.
Inoltre nella lettura della documentazione riscontriamo che l’ing. Petraroli, l’11 ottobre 2004, cinque mesi dopo il nulla osta rilasciato dalla Soprintendenza, prima di procedere con l’annullamento del “permesso di costruire”, con una telegramma chiede alla Soprintendenza di conoscere la reale situazione di fatto dei luoghi oggetto del permesso a costruire. La Soprintendenza rispondeva in data 23 novembre 2004, affermando che, in seguito ad un sopraluogo era stata riscontrato “la rimozione di uno strato superficiale di terreno” per – è quanto dichiara un tecnico di Ecoenergia – “l’asportazione di una ingente quantità di rifiuti”.
Pare dunque, da quanto detto, che il provvedimento di annullamento in autotutela del permesso a costruire del Dirigente del II Settore Urbanistica del Comune di Modugno è fondato, essendo trascorso oltre un anno dal rilascio del permesso, senza che i lavori siano iniziati, pur essendo Ecoenergia nelle condizioni di poterlo fare, dal momento che la Soprintendenza con atto n.8376 del 30 aprile 2004 aveva concesso il nulla osta.
E’ singolare notare che Ecoenergia il 20 luglio 2005 richiede un nuovo nulla osta alla Soprintendenza, non ostante già in possesso di un precedente ed è ancor più singolare che il Consiglio di Stato faccia decorrere la decadenza del permesso a costruire dal momento in cui è stato emesso il secondo nulla osta del 12 agosto 2005.
Così come notiamo che la richiesta del secondo nulla osta da parte di Ecoenergia avviene successivamente alla notifica del ricorso del Comune di Modugno, avvenuto il 27 maggio 2005.
Abbiamo raccontato, sintetizzando, alcuni passaggi che non ci convincono e che forse saranno motivo di ulteriore approfondimento giuridico, dal momento che il Comune di Modugno sembra essere intenzionato a continuare la battaglia attraverso un “ricorso per revocazione” al Consiglio di Stato. Ma non è tutto. Il sindaco Rana afferma di avere nuovi elementi non ancora considerati da far valere e aggiunge che “la partita è ancora tutta da giocare”.
La città intanto distratta e sonnecchiante, quasi letargica, assiste inerme chiusa in un “colpevole silenzio”.
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