Source: http://www.uonna.it/mills-corrotto-prescritto.htm
Timestamp: 2019-10-14 13:14:14+00:00

Document:
Caso Mills, la sentenza conferma il reato di corruzione
Caso Mills, la sentenza conferma il reato di corruzione:
"Non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di David Mills"
ma il tempo trascorso provoca la prescrizione
e Berlusconi attacca dei giudici
L’INIZIO Il legale Mills è interrogato dai Pm
Greco e Taddei, il 3 dicembre ‘96.
Si indaga sul falso in bilancio Fininvest.
Testimonia in tribunale il 20 novembre ‘97. LA LETTERA Il 2 febbraio 2004 Mills scrive al suo commercialista:
«Le persone di Mister B. sanno che
con le mie deposizioni in tribunale,
l’ho tenuto fuori dai guai». ACCUSA PER BERLUSCONI Il 30 novembre 2005: Silvio Berlusconi
è accusato di corruzione in atti giudiziari
e concorso in falsa testimonianza per
i soldi finiti a Mills.
Dopo tredici anni e cinque ore di camera di consiglio le Sezioni Unite della Cassazione
decidono che Mills, inventore del comparto estero della Fininvest, è corrotto.
La giustizia è arrivata con tre mesi e mezzo di ritardo. L’avvocato inglese David Mills “vince” solo perchè l’avversario non s’è presentato in tempo. L’ architetto della struttura delle 65 società estere che sono state la cassaforte di tangenti e fondi neri, la Fininvest group B- very discreet, è colpevole. È tutto vero, provato e dimostrato: Mills ha reso dichiarazioni «parziali» e false ai giudici di Milano che il 20 novembre 1997 (processo per le tangenti Fininvest alla GdF) e il 12 gennaio 1998 (All Iberian) lo avevano interrogato per dimostrare che le mazzette, compresa quella al psi di Bettino Craxi, erano transitate in società off shore della Fininvest di Silvio Berlusconi.
Èvero che per quelle «parziali» testimonianze Mills è stato poi premiato con i 600 mila dollari promessi dal manager del Biscione, morto nel 2002, Carlo Bernasconi. Soprattutto è vero che Mills è un corrotto.
E quindi, ma per questo passaggio logico bisognerà aspettare le motivazioni, che Berlusconi è stato il suo corruttore.
250 MILA EURO ALLO STATO
Dopo circa cinque ore di camera di consiglio i nove supremi giudici della Corte di Cassazione riuniti nelle Sezioni Unite hanno consegnato al paese un verdetto che peserà molto nel prosieguo della legislatura. Sono le venti e 15 minuti quando il presidente
Torquato Gemelli, il relatore Aldo Fiale si presentano nell’aula magna al secondo piano del palazzaccio ormai buio e deserto da ore per pronunciare una sentenza a suo modo prevista dopo la lunga ed efficace requisitoria del procuratore generale
Gianfranco Ciani.
«Le Sezioni Unite della Cassazione hanno annullato senza rinvio per estinzione del reato la condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione per l’avvocato David Mills»
dice il presidente Gemelli. Mills è a Londra, «soddisfatto», dicono i suoi legali Federico Cecconi e Alessio Lanzi, non si cura di una sentenza italiana che lo definisce corrotto ma non lo spedisce in galera, Soddisfatti anche i legali, che hanno atteso tutto il pomeriggio davanti all’aula magna.
Non lo dicono apertamente ma è chiaro che avrebbero preferito un’assoluzione nel merito. Avrebbero preferito sentirsi dire che il reato - la «corruzione susseguente», i soldi cioè sono stati dati dopo le false testimonianze, «tra il 20 ottobre e l’11 novembre
1999» - non è configurabile in questo caso come reato. Si devono accontentare della prescrizione.
La negazione della corruzione susseguente era il più “forte” degli undici punti del ricorso presentato dalle difese ma anche il più controverso tanto da chiamare in causa le Sezioni Unite. Il pg non ha avuto dubbi e incrociando per un’ora - in piedi a pochi metri da dove meno di un mese fa era seduto attento Berlusconi per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, sentenze passate e articoli del codice, è arrivato alla conclusione che la corruzione susseguente in atti giudiziari ha pieno diritto di cittadinanza nel codice penale. Ribaltato, invece, rispetto all’Appello, il conteggio dei tempi. L’accusa ha sempre fissato il fatto reato in data 29 febbraio 2000, quando Mills entra fisicamente in possesso dei soldi. Il pg, così come i giudici d’Appello, anticipa il fatto reato a un periodo che va dal 20 ottobre all’11 novembre 1999, quando Mills ha «la titolarità giuridica della somma» e «può operare il trasferimento dal fondo Struie al Torrey Global Found». Tre mesi e mezzo prima. Sufficienti
per far scattare la tagliola della prescrizione (10 anni) a novembre scorso.
Domani ricomincia a Milano il processo stralcio a causa della sospensione per il Lodo Alfano - dove per lo stesso reato
è imputato Berlusconi e che ha ancora un anno, due mesi e 40 giorni di vita. Così come il troncone principale è arrivato a sentenza definitiva in tredici mesi (17 febbraio 2009-25 febbraio 2010), lo stesso può succedere per lo stralcio. A Ghedini & c. non resta che accellerare su processo breve e legittimo impedimento. Ma le parole che i supremi giudici scriveranno nelle motivazioni non potranno essere cancellate da nessuna legge su misura.
Nota finale: la sentenza condanna Mills a risarcire la Presidenza del Consiglio, 250 mila euro, che arrivano a Berlusconi.
Quella lettera dopo un avviso di accertamento: B. mi ha "donato" 600mila dollari
E dopo 8 ore di interrogatorio i pm gli mostrarono proprio quella missiva Così la paura del fisco ha incastrato David Mills
21 maggio 2009 PIERO COLAPRICO
MILANO - L'avvocato David Mills, l'uomo del giorno, non spunta per caso. C'è stata una lunga caccia per stanarlo, da parte della procura di Milano e anche di Clyde Narklew, uomo del Serious Fraud Office, diciamo l'uomo del fisco inglese. Questa caccia comincia grazie a una ormai antica rogatoria del pool Mani Pulite all'isola di Man, impegnato a capire come funzionava la galassia estera dei conti Fininvest. Parecchi documenti non si trovano, solo nell'estate del 2003 spunta da un deposito un foglio di carta. È scritto a mano. Si legge, in alto: "David Mills". Poi: "Fininvest". E poi: "Edsaco files to new agent in IOM Rowlinson e Hunter. 3.12.98". Vale a dire: i documenti della Edsaco, grande società fiduciaria di Londra, vanno al nuovo agente alle Isole di Man.
Mills ha testimoniato in Italia in alcuni processi, ha curato dagli anni Settanta e Ottanta alcuni affari Fininvest nei paradisi fiscali. È un avvocato esperto in "lavatrici": si mettono i soldi in un posto e ricompaiono in un altro. E, tutto sommato, non avrebbe motivi di essere nervoso per quel "pizzino" spuntato all'improvviso. Sino al 20 gennaio 2004 Mills non dà segni di stress. Ma quella mattina apre la posta e trova una lettera del fisco. Un'altra la trova il suo commercialista: "Caro signor Mills", dicono in sostanza, faremo indagini sulla dichiarazione dei redditi del 2002. Non è che ci sono stati guadagni da "donazioni, guadagni inaspettati etc?".
La parola donazione fa squillare l'allarme nel cranio di Mills, perché lui ha ricevuto - attenzione: sono parole sue - seicentomila dollari in "donazione" dal gruppo di Silvio Berlusconi. "Mills, Fininvest", era scritto sul biglietto riemerso. E c'era una terza sigla, Rawlinson & Hunter. E guarda le combinazioni della vita, che cosa fa Mills? Chiama Bob Drennam, che di quella società è uno degli uomini di punta. Gli va a parlare dei suoi rapporti con la struttura estera di Silvio Berlusconi.
"Dava l'impressione di essere agitato e preoccupato", dirà Drennam. I due discutono, ma alla fine Mills preferisce consegnarli una lettera a futura memoria, di cui Repubblica ha parlato ieri: "Caro Bob", scrive, racconta di dividendi e onorari provenienti "dalle società di mister B.", e cioè Berlusconi. Spiega di essersi "tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. Ed è così che gli arrivano 600mila dollari. Non li ha dichiarati. Forse sono quelli, proprio quelli che cerca il fisco: "Per ovvie ragioni (io in quel momento ero ancora un testimone dell'accusa, ma la mia testimonianza era già stata resa) era necessario che tutto fosse fatto con discrezione", scrive e firma Mills. E se ne va.
A Drennam si gela il sangue. Rilegge la lettera, chiama un collega, la conclusione è una: "Avevamo un obbligo di procedere alla segnalazione di transazione sospetta". Ma non solo. E il collega di Dreennam, David Barker, interrogato in Inghilterra, aggiunge le sue valutazioni: dalla lettera di Mills "sembrava che lui stesse ammettendo di aver ricevuto un importo considerevole e ammettesse di aver fornito una testimonianza evasiva" ai processi a carico del gruppo Berlusconi.
"Guilty fear". La "paura del colpevole". È l'avvocatessa inglese, Gillian Jones, che insieme con il collega Khawar Qureshi ha sostenuto davanti alla corte inglese, vincendo alla grande, le ragioni della Procura di Milano, a dire che forse è stata questa la molla per questa mossa autodistruttiva. Mills non immagina le tegola già in volo quando si ritrova a mezzanotte, con il suo avvocato, nella stanza 55, l'ufficio del sostituto procuratore Fabio De Pasquale. Lo hanno fatto parlare otto ore e all'improvviso "Mi viene mostrata - si legge nel verbale - la lettera del 2 febbraio 2004 diretta a Bob Drennam. Dichiaro che la lettera è stata scritta da me e sono molto turbato a rileggerla".
Molto turbato: crolla. Spiega che i soldi gli sono arrivati da un manager Fininvest su indicazione - dice Mills - "del "dottore", che era il modo con cui abitualmente chiamava Berlusconi". È il 17 luglio del 2004, è la confessione: è la conferma della pista inglese. Il verbale si chiude all'una passata ed è quello che condanna Mills - ma non chi ha ordinato il pagamento - a quattro anni e sei mesi come "falso testimone".
26 febbraio 2010 GIUSEPPE D'AVANZO DAVID MILLS è stato corrotto. È quel che conta anche se la manipolazione delle norme sulla prescrizione, che Berlusconi si è affatturato a partita in corso, lo salva dalla condanna e lo obbliga soltanto a risarcire il danno per il pregiudizio arrecato all'immagine dello Stato. Questa è la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione. Per comprenderla bisogna sapere che la corruzione è un reato "a concorso necessario": se Mills è corrotto, il presidente del Consiglio è il corruttore.
Dal rinvio a giudizio con Mister B. alla prescrizione:
l'avventuroso processo all'avvocato Mills
Il legale ha testimoniato al Palazzo di Giustizia di Milano nel novembre 1997 e poi nel gennaio 1998
in due processi a carico del Cavaliere. Per l'accusa, sarebbe stato corrotto dal premier
30 gennaio 2007. Fallisce il primo tentativo di fermare il processo: la Cassazione respinge la ricusazione di Fabio Paparella, il giudice che ha deciso il rinvio a giudizio. Il processo comincerà il 13 marzo 2007.
18 gennaio 2008. Il tribunale accoglie la richiesta del pm Fabio De Pasquale di correggere l'accusa: la corruzione non si sarebbe consumata il 2 febbraio 1998, ma il 29 febbraio 2000. In pratica, la prescrizione slitta dal 2008 al 2010.
25 febbraio 2010. La Cassazione decide sul ricorso di Mills: il reato è prescritto, pur confermando la colpevolezza dell'imputato.

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