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Timestamp: 2020-08-12 21:05:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 19879 del 23/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19879 del 23/07/2019
Cassazione civile sez. I, 23/07/2019, (ud. 18/06/2019, dep. 23/07/2019), n.19879
sul ricorso n. 22339/2015 proposto da:
Vass s.r.l., già Cadigi Costruzioni s.r.l., in persona del legale
rappresentante p.t., elett.te domiciliata presso l’avvocato Drago
Giulio, che la rappres. e difende con procura speciale in calce al
Unicredit S.p.a., in persona del legale rappresentante p.t.,
elettivamente domiciliata in Roma, Via Somalia n. 250, presso lo
studio dell’avvocato Punzo Francesco, che la rappresenta e difende,
rappresentante p.t., elett.te domic. presso l’avvocato Drago Giulio,
che la rappres. e difende, con procura in calce al ricorso
avverso la sentenza n. 1004/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
Con sentenza del 14.11.07, il Tribunale di Palermo accolse la domanda proposta dalla Cadigi Costruzioni s.r.l. nei confronti del Banco di Sicilia s.p.a., condannando quest’ultima al pagamento della somma di Euro 98.105,38 a titolo di indebito relativo a somme corrisposte dall’attore per interessi ultralegali – con riguardo agli usi su piazza – ed anatocistici.
Il Banco impugnò la sentenza; la Corte d’appello di Palermo, con sentenza del 24.6.15, accolse parzialmente l’appello e, in parziale riforma della sentenza impugnata, ridusse la somma oggetto di condanna a Euro 80.000,00.
La Vass s.r.l. (già Cadigi Costruzioni s.r.l.) ha proposto ricorso per cassazione affidato a sei motivi.
Con il primo motivo è denunziata violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., poichè la Corte d’appello avrebbe pronunciato su una questione non investita dai motivi d’appello, riguardo “alla censura concernente l’erronea determinazione da parte del c.t.u. nominato in primo grado dell’ammontare delle restituzioni dovute alla banca”, questione sollevata solo nella memoria di contestazione della relazione di c.t.u. In particolare, la società ricorrente si duole che la Corte territoriale abbia tenuto conto del supplemento della c.t.u. – con cui era stato effettuato un ulteriore ricalcolo della somma dovuta al correntista, ridotta a Euro 48.123,77, essendo state escluse dalla ripetizione dell’indebito le somme maturate per interessi e non dovute per la prescrizione decennale – inutilizzabile proprio a seguito del rigetto dell’eccezione di prescrizione da parte del giudice d’appello.
Con il secondo motivo è denunziata violazione e falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c., non avendo l’appellante formulato un motivo specifico di censura della sentenza di primo grado, in ordine alla questione della determinazione dell’ammontare delle somme da restituire al correntista, essendosi limitato a criticare l’incompletezza dei documenti prodotti, sicchè la Corte d’appello non avrebbe potuto disattendere la c.t.u. assunta in primo grado.
Con il terzo motivo è dedotto l’omesso esame di fatti decisivi, oggetto di discussione tra le parti, quali: il ricalcolo del credito del correntista come desumibile dalla suddetta relazione suppletiva del c.t.u., senza considerare il rigetto dell’eccezione di prescrizione, e riguardo al calcolo della somma di Euro 102.288,70, fondato sull’esclusione dell’anatocismo; il giuramento estimatorio reso.
Resiste la Banca con controricorso in cui è formulato ricorso incidentale affidato a tre motivi.
Con il primo motivo è denunziata violazione e falsa applicazione degli artt. 2934,2935,2946, c.c., per non aver la Corte d’appello riconosciuto la prescrizione per la ripetizione dell’indebito riguardo al decennio anteriore alla domanda, previa determinazione della somma dovuta al correntista in Euro 48.123,77, come accertato dal c.t.u., non avendo infatti la stessa Corte accertato la prescrizione delle varie rimesse solutorie, effettuate oltre il decennio anteriore alla domanda, il cui termine decorreva dai versamenti sul conto scoperto, come determinato dal c.t.u..
Con il secondo motivo è denunziata violazione o falsa applicazione dell’art. 2736 c.c., n. 2, artt. 116 e 241, c.p.c., lamentando che la Corte d’appello, a fronte dell’accertamento del c.t.u. in ordine alle rimesse solutorie, aveva deferito il giuramento d’estimazione in mancanza dei presupposti di legge, vale a dire l’impossibilità dell’accertamento delle somme oggetto d’indebito, e peraltro con una formula erronea (“..non inferiore.. anzichè non superiore”).
Con il terzo motivo è denunziata violazione dell’art. 92 c.p.c., non avendo la Corte territoriale compensato, neppure parzialmente, le spese del giudizio, pur sussistendo una soccombenza reciproca, avendo la sentenza impugnata ridotto l’importo del credito a favore della Vass s.r.l..
Il collegio osserva che il punto centrale della controversia – dedotto con il primo motivo di ricorso incidentale, che ha carattere preliminare, ed anche, in qualche modo, dal primo e secondo motivo di ricorso principale – si incentra sulla questione della modalità di formulazione della eccezione di prescrizione estintiva da parte della banca, per paralizzare la domanda del correntista di restituzione delle somme indebitamente versate nel corso del rapporto di conto corrente, in relazione alla pronuncia delle S. U. n. 24418/2010.
Pertanto, la causa va rinviata alla pubblica udienza al fine di consentire la discussione in ordine alla recente sentenza emessa dalle Sezioni Unite, n. 15895/19, sulla suddetta questione, secondo la cui pronuncia “non rientra nell’ambito dell’onere di allegazione la qualificazione dei fatti allegati, che costituisce, invece, attività riservata al giudice, che, nel provvedere al riguardo, non è vincolato da quella eventualmente offerta dalle parti”, talchè “pur nella loro indiscutibile connessione, l’onere di allegazione è concettualmente distinto dall’onere della prova, attenendo il primo alla delimitazione del thema decidendum mentre il secondo, attenendo alla verifica della fondatezza della domanda o dell’eccezione, costituisce per il giudice regola di definizione del processo”.

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