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Timestamp: 2017-09-23 10:58:30+00:00

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AVVOCATO EREDI BOLOGNA successione testamentaria dichiarazione di successione denuncia di successione diritto di successione successione eredità diritto successione successione testamento OTTENERE LA TUA QUOTA CHIAMA SUBITO NOO ASPETTARE:AZIONE DI PETIZIONE Art. 533 c.c. (Petizione di eredità) L'erede può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi. L'azione è imprescrittibile, salvi gli efetti dell'usucapione rispetto ai singoli beni | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
AVVOCATO EREDI BOLOGNA successione testamentaria dichiarazione di successione denuncia di successione
AVVOCATO EREDI BOLOGNA
diritto successione successione testamento
COME OTTENERE LA TUA QUOTA CHIAMA SUBITO NON ASPETTARE:AZIONE DI PETIZIONE
Art. 533 c.c. (Petizione di eredità) L’erede può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi. L’azione è imprescrittibile, salvi gli efetti dell’usucapione rispetto ai singoli beni
(Petizione di eredità)
L’erede può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro
chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza
titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi.
L’azione è imprescrittibile, salvi gli efetti dell’usucapione rispetto ai
singoli beni
L’azione di petizione di eredità è un’azione a tutela dell’erede con la quale questi può ottenere riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possieda tutti o parte dei beni ereditari sia a titolo di erede (possessor pro herede) o senza titolo alcuno (possessor pro possessore) e domandare la restituzione dei beni stessi [art. 533 c.c.; Cass. civ. Sez. II, 15.06.1999, n. 5920].
Presupposti e carattere dell’azione
I presupposti per l’esercizio dell’azione sono:
ü l’accettazione dell’eredità, sebbene parte della dottrina evidenzi che l’esercizio dell’azione di petizione da parte del delato di per sé costituisca una forma di accettazione tacita dell’eredità;
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, sentenza, 27 marzo 2008, n. 8440. Nell’azione di petizione di eredità, che è un’azione reale, fondata sull’allegazione della qualità di erede e volta a conseguire il rilascio dei beni compresi nell’asse ereditario al momento dell’apertura della successione da chi li possiede senza titolo o in base a titolo successorio che non gli compete, legittimati attivamente e passivamente sono soltanto, rispettivamente, colui che adduce la sua qualità di erede e colui che è in possesso dei beni di cui il primo chiede la restituzione, cosicché non si verifica alcuna situazione di litisconsorzio necessario nei confronti di chiunque altro, rimasto estraneo al processo, si ritenga o sia stato indicato come vero erede.
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, sentenza, 22 luglio 2004, n. 13785. La petitio hereditatis si differenzia dalla rei vindicatio, malgrado l’affinità del petitum, in quanto si fonda sull’allegazione dello stato di erede e ha per oggetto beni riguardanti elementi costitutivi dell’universum ius o di una quota parte di esso; consegue, quanto all’onere probatorio, che, mentre l’attore in rei vindicatio deve dimostrare la proprietà dei beni attraverso una serie particolare di passaggi durante tutto il periodo di tempo necessario all’usucapione, nella hereditatis petitio può invece limitarsi a provare la propria qualità di erede e il fatto che i beni, al tempo dell’apertura della successione, fossero compresi nell’asse ereditario.
Il tribunale, con sentenza 56/2009, ha accolto la prima domanda, ha dichiarato la relativa causa urgente in applicazione dell’art. 92, comma 2, ord. giudiziario e ne ha disposto la separazione dall’altra.
Nel giudizio sulla separata causa di petizione di eredità, il tribunale di Asti, respinta la richiesta di sospensione nel contesto della sentenza 479/2010, con questa ha determinato la quota d’eredità spettante all’attrice, ha tra l’altro dichiarato inefficace l’alienazione di alcuni beni ereditari, ha condannato i B. a restituire all’attrice un terzo del corrispettivo ritratto da altra inefficace alienazione.
In questo secondo giudizio, la corte di appello di Torino, che in precedenza con ordinanza aveva accolto un’istanza degli appellanti volta alla sospensione dell’efficacia provvisoria della sentenza, con altra ordinanza, del 15.3.2011, da un lato ha respinto l’istanza dell’attrice volta alla revoca della sospensione della efficacia provvisoria, dall’altro, in dichiarata applicazione dell’art. 295 cod. proc. civ., ha disposto la sospensione del giudizio di appello.
Re..Br. l’ha impugnata con ricorso per regolamento necessario di competenza di cui ha chiesto la notifica il 27.4.2011.
La sesta sezione di questa Corte, all’esito della discussione del ricorso nella camera di consiglio del 13.12.2011, con ordinanza depositata il 13.1.2012, ha considerato che la pronuncia sul ricorso richiedeva la decisione di questioni di massima di particolare importanza circa i rapporti tra le due disposizioni dettate dagli artt. 295 e 337 cod. proc. civ. e ha disposto che gli atti fossero rimessi al primo presidente.
In vista della relativa discussione, fissata in udienza pubblica, entrambe le parti hanno depositato memorie.
La Corte, valutando che la ragion d’essere del ricorso contro l’ordinanza di sospensione è nella più sollecita ripresa del relativo giudizio, ha ritenuto di passare alla sua decisione.
È impugnata con ricorso per regolamento necessario di competenza un’ordinanza del giudice di appello che ha disposto la sospensione del giudizio pendente davanti a sé e lo ha fatto sul presupposto che ciò fosse imposto da quanto dispone l’art. 295 cod. proc. civ..
La replica dei resistenti è affidata a considerazioni che si possono riassumere così.
Si deve immediatamente osservare che se la giurisprudenza della Corte fosse da considerare stabilmente orientata nel senso indicato nei due motivi di ricorso e perciò in senso contrario alla soluzione accolta dalla corte d’appello, il ricorso non potrebbe tuttavia per ciò stesso considerarsi fondato in modo manifesto, secondo la speculare ipotesi cui conduce la formulazione dell’art. 360 bis, n. 1) cod. proc. civ.
È certo consolidato orientamento della giurisprudenza della Corte che la ipotesi di contemporanea pendenza davanti a due diversi giudici del giudizio sul se dovuto e di quello sul quanto dovuto non comporta che il secondo debba rimanere sospeso in attesa della decisione del primo e che, per converso, quante volte nel primo sia pronunciata sentenza che afferma esistente il diritto, il giudice del secondo giudizio possa porre a base della propria decisione ciò che è stato già deciso, ancorché la sentenza sia stata impugnata, l’alternativa essendo per contro quella di sospendere il giudizio di liquidazione del dovuto.
Le sezioni unite, nell’occasione che si è appena finito di considerare, non avevano avuto ragione di porre in discussione l’ambito di applicazione dell’art. 295 sino ad allora riconosciuto, ambito costituito dai casi di cosiddetta pregiudizialità tecnica, in cui per legge o volontà delle parti che ne chiedono l’accertamento in via principale, un certo fatto o rapporto, che va dunque accertato con efficacia di giudicato, si pone a sua volta come fatto costitutivo o per contro impeditivo di un diritto sostanziale o processuale controverso od esercitato in altro giudizio.
La Corte ritiene che in linea di principio sia da accedere alla soluzione attinta dalla ordinanza 26435 del 2009.
Pare alla Corte che nell’interpretazione sistematica della disciplina del processo sia da riconoscere un ruolo decisivo alla disposizione che, a seguito della L. 26 novembre 1990, n. 353, si trova ora ad essere dettata dall’art. 282 del codice di rito.
La medesima soluzione può e deve essere accolta nel caso in esame ed a proposito del rapporto tra domanda di accertamento della filiazione naturale ed azione di petizione di eredità.
La conclusione è che il ricorso per regolamento di competenza è accolto e l’ordinanza di sospensione pronunziata in applicazione dell’art. 295 cod. proc. civ. è cassata.
Le spese di questo grado del giudizio sono da compensare, com’è prassi di questa Corte, quando il ricorso investe questione di massima.

References: Art. 533

Art. 533
 Cass. 
 sentenza 
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