Source: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2017/10/19/quando-deve-essere-svolta-la-procedura-di-valutazione-di-incidenza-ambientale/
Timestamp: 2019-05-25 22:40:58+00:00

Document:
Quando deve essere svolta la procedura di valutazione di incidenza ambientale. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
Home > biodiversità, difesa del territorio, energia, Europa, fonti rinnovabili, giustizia, Italia, paesaggio, parchi naturali, società, sostenibilità ambientale	> Quando deve essere svolta la procedura di valutazione di incidenza ambientale.
ottobre 19, 2017 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Il Consiglio di Stato, con sentenza Sez. IV, 13 settembre 2017, n. 4327, ha ribadito che la procedura di V.Inc.A. deve essere applicata per tutti i piani o progetti che ricadano all’interno delle aree naturali protette di cui alla Rete Natura 2000 (S.I.C., Z.P.S., Z.S.C.) ovvero ricadano all’esterno, ma possano avere effetti significativi su di esse.
L’art. 6, par. 3, della direttiva n. 92/43/CEE indica chiaramente che, nella considerazione della sussistenza della probabilità o rischio di effetti negativi sugli ecosistemi protetti, dev’essere applicato il principio di precauzione (art. 191 T.F.U.E. versione consolidata, art. 3 ter del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.): “le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa”.
Si tratta di giurisprudenza europea e nazionale ormai costante.
Infatti, “la valutazione di incidenza ambientale, non diversamente dalla valutazione di impatto ambientale, si caratterizza quale giudizio espressione di ampia discrezionalità oltre che di tipo tecnico, anche amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera (TAR Umbria, 7 novembre 2013, n. 515; per la VIA cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 22 giugno 2009, n. 4206; Cons. Stato., Sez. V, 21 novembre 2007, n. 5910; Cons. Stato, Sez. VI, 17 maggio 2006, n. 2851; Cons. Stato, Sez. IV, 22 luglio 2005, n. 3917; TAR. Puglia – Bari, Sez I, 14 maggio 2010, n. 1897; TAR. Toscana, Sez II, 20 aprile 2010, n. 986)” (T.A.R. Calabria, Sez. I, 2 novembre 2016, n. 2057).
E l’interesse pubblico preponderante in tale ambito è quello ambientale: “l’obiettivo di conservazione dei siti protetti”, infatti, costituisce “l’oggetto specifico della valutazione amministrativa”, dovendo pervenire alla conclusione che “sarebbe da escludere la probabilità di qualunque incidenza significativa dell’intervento richiesto sui vicini siti protetti” per poter giungere all’autorizzazione dell’intervento o del piano (Cons. Stato, Sez. IV, 13 settembre 2017, n. 4327).
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 19 settembre 2017
Cons. di Stato Sez. IV n. 4327 del 13 settembre 2017
Beni Ambientali. Valutazione di incidenza di progetti localizzati all’esterno di aree Natura 2000 ma con le stesse potenzialmente interferenti e relativo obbligo di motivazione.
La valutazione d’incidenza, per come costantemente interpretata dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia e delle Corti nazionali, si applica pertanto sia agli interventi che ricadono all’interno delle aree Natura 2000 (e delle Zone di protezione speciale), sia a quelli che, pur collocandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito. L’art. 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43, infatti, subordina il requisito dell’opportuna valutazione dell’incidenza di un piano o di un progetto alla condizione che vi sia una probabilità o un rischio che quest’ultimo pregiudichi significativamente il sito interessato. Tenuto conto, in particolare, del principio di precauzione, un tale rischio esiste qualora non possa escludersi, sulla base di elementi obiettivi, che detto piano o progetto pregiudichi significativamente il sito interessato. La valutazione del rischio dev’essere effettuata segnatamente alla luce delle caratteristiche e delle condizioni ambientali specifiche del sito interessato da tale piano o progetto.
04327/2017 REG.PROV.COLL.
07257/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale n. 7257 del 2016, proposto dalla società Lucana Ambiente Srl, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avvocato Fernanda Chiarelli, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Monica Basta in Roma, via Cicerone n. 49;
Associazione di Volontariato WWF – Matera (Onlus), in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avvocato Angelo Calzone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Fausta Marchese in Roma, via Palestro n. 56;
della sentenza del T.A.R. per la BASILICATA – POTENZA – SEZIONE I n. 00107/2016, resa tra le parti, concernente il giudizio favorevole di compatibilità ambientale, il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica e dell’autorizzazione alle immissioni in atmosfera relativamente a un progetto per la costruzione e l’esercizio di un impianto di recupero rifiuti;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Associazione di Volontariato WWF – Matera (Onlus);
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 18 maggio 2017 il consigliere Daniela Di Carlo e uditi per le parti gli avvocati F. Chiarelli e A. Calzone;
1.La controversia riguarda l’impugnazione, da parte dell’Associazione WWF di Matera, del provvedimento n. 1544 del 2014 con il quale la Giunta della Regione Basilicata ha espresso il giudizio favorevole di compatibilità ambientale, rilasciando alla società Lucana Ambiente s.r.l. l’autorizzazione paesaggistica e l’autorizzazione alle immissioni in atmosfera relativamente al “progetto per la costruzione e l’esercizio di un impianto di recupero rifiuti destinati al riutilizzo con produzione di CSS per l’alimentazione di un gassogeno e valorizzazione energetica da realizzare nella zona s.i.n. in località Pantanello, nel comune di Bernalda”.
2. Il Tar per la Basilicata, sede di Potenza, sezione I, con la sentenza n. 107 del 13 febbraio 2016 ha:
a) disatteso, in via preliminare, l’eccezione di inammissibilità sollevata dalla controinteressata società Lucana Ambiente, ritenendo l’impugnata valutazione di impatto ambientale atto immediatamente lesivo e, dunque, autonomamente impugnabile;
b) nel merito, respinto il primo motivo col quale il WWF ha dedotto la violazione dell’art. 2, lett. c) della legge regionale n. 47/1998 e degli artt. 21 e 26 del D.lvo n. 42/2004, essendo rimasto accertato che l’area di ubicazione dell’impianto non è sottoposta a vincolo archeologico diretto;
c) ancora nel merito, accolto il secondo e il terzo motivo con i quali il WWF ha denunciato la Violazione degli artt. 4 e 6 della direttiva 92/43 CEE; degli artt. 5 e 6 del d.p.r. n. 357/1997; dell’art. 47 della legge regionale n. 47/2015 – L’eccesso di potere per difetto di istruttoria; travisamento dei fatti; falsità dei presupposti; illogicità manifesta; difetto di motivazione; contraddittorietà. Il giudice di prime cure ha ritenuto, in sintesi, che l’ubicazione dell’impianto a distanza ravvicinata rispetto a siti di importanza comunitaria imponesse, quantomeno, da parte della Regione, un approfondimento istruttorio e accertamenti idonei ad escludere l’assenza di un’incidenza rilevante del progetto e, conseguentemente, ad evitare il ricorso alla previa valutazione d’incidenza;
d) assorbito le residue censure proposte;
e) compensato tra le parti le spese di lite.
La società Lucana Ambiente ha impugnato la sentenza ritenendola viziata sul piano logico-giuridico per avere ritenuto 1) l’autonoma impugnabilità della valutazione di impatto ambientale e 2) il difetto di istruttoria in cui sarebbe incorsa la regione nella scelta di non sottoporre il progetto alla valutazione d’incidenza ambientale.
Si è costituita l’Associazione di volontariato WWF-MATERA – ONLUS chiedendo pronunciarsi l’inammissibilità o l’infondatezza nel merito dell’avverso appello, vinte le spese di lite.
Le parti hanno ulteriormente insistito nelle rispettive tesi mediante il deposito di documenti e di memorie.
All’udienza pubblica del 18 maggio 2017 la causa è stata discussa e trattenuta dal Collegio per la decisione.
L’appello è destituito di fondamento e, pertanto, non merita accoglimento per i seguenti motivi.
7.1. È innanzitutto infondata l’eccezione, riproposta dalla società Lucana Ambiente, di inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio a motivo della (supposta) natura di atto meramente endoprocedimentale (e dunque non immediatamente lesivo e non autonomamente impugnabile) della valutazione di impatto ambientale.
Secondo la pacifica giurisprudenza del Consiglio di Stato, infatti, la valutazione di impatto ambientale rappresenta un atto autonomamente impugnabile, sia nell’ipotesi in cui essa si concluda con un esito negativo, sia che la medesima abbia un epilogo positivo.
Nel primo caso, invero, la natura immediatamente lesiva è più agevolmente percepibile, determinandosi un palese arresto procedimentale, sicché non potrebbe non riconoscersi al soggetto interessato alla (positiva) conclusione del procedimento un interesse autonomo e immediato all’impugnazione del giudizio negativo.
Nel secondo caso (esito positivo del procedimento) va, invece, valutata l’esistenza, in capo a terzi soggetti, di un interesse (contrario) al giudizio favorevolmente espresso dall’amministrazione. In tal senso si è già espressa questa Sezione, secondo cui “Gli atti conclusivi delle procedure di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), pur inserendosi all’interno di un più ampio procedimento di realizzazione di un’opera o di un intervento, sono immediatamente impugnabili dai soggetti interessati alla protezione dei valori ambientali, siano essi associazioni di tutela ambientale ovvero cittadini residenti in loco” (Consiglio di Stato, Sezione IV, con la sentenza 3 marzo 2009, n. 1213).
Peraltro, la disciplina generale contenuta nel D.lvo n. 152 del 2006 configura espressamente la procedura di verifica dell’assoggettabilità a VIA come vero e proprio subprocedimento autonomo che si conclude, nel rispetto delle garanzie partecipative, con un atto avente natura provvedimentale, soggetto a pubblicazione (in questo senso anche la sentenza sopra citata).
Nel caso che ci occupa tale contrario interesse sussiste appieno, perseguendo il WWF di Matera, quale fine istituzionale, la difesa e la protezione dei valori ambientali del territorio ove deve essere ubicato l’impianto.
7.2. Del pari infondata è la censura, di merito, con cui l’appellante società Lucana Ambiente ha criticato il ragionamento logico-giuridico seguito dal primo giudice nella parte in cui ha ritenuto che, attesa la distanza ravvicinata dell’impianto dai siti protetti (da un minimo di 3,2 a 4,8 Km), la Regione Basilicata avrebbe dovuto svolgere attività istruttoria e valutazioni finalizzate ad affermare motivamente, in termini di alta probabilità, l’assenza di incidenze significative, risultando, allo stato, del tutto obliterate le ragioni per le quali la stessa avrebbe ritenuto non necessaria o opportuna la valutazione di incidenza ambientale in relazione agli obiettivi di conservazione dei siti e alle condizioni ambientali di questi ultimi.
7.2.1. La critica non merita condivisione.
7.2.2. Va premesso, ai fini di un migliore inquadramento giuridico della questione che ci occupa, che la valutazione d’incidenza è il procedimento di carattere preventivo al quale è necessario sottoporre qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito o proposto sito della rete Natura 2000, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti e tenuto conto degli obiettivi di conservazione del sito stesso. La rete Natura 2000 comprende le Zone di protezione speciale.
7.2.3. Nel caso di specie, come correttamente osservato dal giudice di prime cure, la regione Basilicata si è limitata a dare atto della circostanza che “L’area interessata non ricade in siti Natura 2000, ai sensi del d.p.r. n. 357/1997 (e s.m.i.)”, senza indagare o approfondire, in termini quantomeno dubitativi, l’assenza di effetti significativi sui siti protetti posti a distanza assai ravvicinata rispetto ai luoghi ove è prevista la realizzazione dell’impianto, obliterando – in tal maniera – l’obiettivo specifico perseguito dal legislatore europeo, ossia la protezione e la conservazione dei siti protetti all’interno di un contesto ecologico dinamico, a rete.
Alla luce del predetto quadro normativo, pertanto, l’obiettivo di conservazione dei siti protetti avrebbe dovuto essere l’oggetto specifico della valutazione amministrativa, la quale, al contrario, si è limitata del tutto illegittimamente a considerare le dimensioni dell’impianto e la sua ubicazione, senza approfondire sul piano istruttorio alcun profilo di interferenza con la problematica ambientale, non dando conto delle ragioni per le quali sarebbe da escludere la probabilità di qualunque incidenza significativa dell’intervento richiesto sui vicini siti protetti.
7.2.4. Ciò considerato, restano irrilevanti ai fini della presente decisione sia le produzioni documentali della società Lucana Ambiente srl in data 6.4.2017, perché tardivamente depositate per la prima volta nel presente grado di appello e, comunque, non necessarie ai fini del giudizio ai sensi dell’art. 104, comma 2 c.p.a.; sia quelle del WWF di Matera in data 5.5.2017, perché depositate oltre la scadenza consentita (10.4.2017).
7.2.5. Per le suesposte considerazioni l’appello va, dunque, respinto.
8. La regolazione delle spese di lite del presente grado, liquidate in dispositivo tenuto conto dei parametri di cui al regolamento n. 55 del 2014, segue il principio della soccombenza.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma le statuizioni contenute nella sentenza di primo grado.
Condanna la società Lucana Ambiente srl alla refusione delle spese di lite liquidate in favore del WWF di Matera in complessivi euro 4.000,00 oltre spese generali, iva e cpa come per legge.
depositata in Segreteria il 13 settembre 2017
ottobre 19, 2017 alle 2:02 pm
purtroppo il principio di precauzione è difficile da applicare ma adesso ne vinciamo un’altra di fronte al Consiglio di Stato per il radar di Monte Li Foj, credo ci siano tutti i presupposti
maggio 28, 2018 alle 3:00 pm
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 24 maggio 2018
AR Abruzzo (PE) Sez. I n.138 del 12 aprile 2018
Ai sensi dell’art. 5 comma 3 del d.p.r. 357/1997, come modificato dal d.p.r. n. 120/2003, la valutazione di incidenza, in passato limitata ai soli progetti sottoposti a via, in seguito alla modifica è stata estesa a tutte le iniziative che non siano direttamente connesse o necessarie al mantenimento di uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere “incidenze significative” sul sito stesso. Il requisito per l’attivazione del procedimento è duplice, nel senso che, condizione sufficiente per l’avvio della valutazione di incidenza è che l’iniziativa non sia direttamente connessa alla salvaguardia o al mantenimento dello stato di conservazione del sito. Tale requisito costituisce la condizione per avviare la prima fase del procedimento che passa attraverso lo screening dei dati e quindi, come previsto dal regolamento, tramite la redazione di uno studio di incidenza che, come si preciserà di seguito, è l’unica sede deputata a stabilire se il progetto da attivare abbia o non abbia quell’incidenza significativa che è richiesta per il rilascio della v.i.n.c.a.: http://www.lexambiente.it/materie/ambiente-in-genere/92-giurisprudenza-amministrativa-tar92/13677-ambiente-in-genere-valutazione-di-incidenza.html
Stop ai capanni di caccia dentro il Bacino Giaretta! Chiusa la caccia in parte del territorio comunale di S. Antioco.

References: sentenza 
 art. 3
 sentenza 
 provvedimento n. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
e contrario
 sentenza