Source: https://reninoandpartners.blogspot.com/2014/02/
Timestamp: 2019-05-26 11:32:40+00:00

Document:
Renino & Partners Avvocati: febbraio 2014
Licenziamenti per giustificato motivo oggettivo: la reintegrazione nel posto di lavoro è garantita se il recesso è particolarmente pretestuoso
In sede di applicazione della Legge Fornero legge 92/2012 appare interessante l'applicazione che della normativa fa il Tribunale Milano, Sezione Lavoro civile, con la sentenza del 20 novembre 2012.
Il Giudice meneghino sottolinea e precisa quando a seguito di licenziamento , scatta la sanzione della reintegra del lavoratore e dell'indennizzo risarcitorio e quando invece spetta al lavoratore il solo indennizzo risarcitorio.
" In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il giudice può reintegrare se accerta la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento. Negli altri casi, il licenziamento ingiustificato è sanzionato con il solo indennizzo.
Per entrambe le tipologie di licenziamento, dunque, la "sussistenza del fatto" diventa l'elemento decisivo per individuare, una volta accertata l'assenza di giusta causa o giustificato motivo, la sanzione da applicare. Il "fatto" va inteso come la circostanza che il datore di lavoro adduce a fondamento del licenziamento (nella fattispecie la cessazione dell'appalto al quale il lavoratore era addetto).
Altri elementi, pur rilevanti o addirittura decisivi per valutare la legittimità del recesso (quale l'adempimento dell'obbligo di repechage), esulano dal fatto propriamente inteso. Essi potranno condurre a un giudizio di illegittimità del licenziamento, che avrà come conseguenza il solo risarcimento dei danni.
La sanzione reintegratoria resta così riservata ai soli casi di totale assenza del fatto, ai licenziamenti cioè particolarmente pretestuosi perché senza fondamento".
E quindi solo nei casi, in verità , gravissimi ed anche non così frequenti di , totale assenza del giustificato motivo oggettivo e di pretestuosità del fatto addotto, vi sarà il beneficio , per il lavoratore di poter ottenere la reintegra nel posto di lavoro.
In caso diverso, cioè nell'ipotesi in cui il motivo oggettivo addotto dal datore di lavoro sia insussistente , ma non manifestamente insussistente , il lavoratore ha diritto all'indennizzo risarcitorio e non ha al recupero del posto di lavoro.
Se invece , il giustificato motivo oggettivo , indicato dal datore di lavoro come giustificativo del licenziamento ( ad esempio l'obiettiva riduzione delle commesse) sussiste e costituisce il presupposto del licenziamento, il recesso è , dal punto di vista del lavoratore, irrimediabile.
Pubblicato da Ciro Renino a 04:35
Etichette: articolo 18 statuto lavoratori, Diritto del Lavoro, indennizzo risarcitorio, legge " Fornero", licenziamento, reintegra nel posto di lavoro
LE ARMI A TUTELA DELLA PARTE DEBOLE NEL DIRITTO DI FAMIGLIA
Una recente sentenza del Tribunale di Milano, pone in luce tutti i possibili rimedi a disposizione del coniuge o del genitore pregiudicato dall'attività del partner :
a) la prestazione di garanzie a tutela dell'adempimento in tema di assegno di mantenimento (156 c.c.);
b) provvedimenti atipici ( allontanamento) per le condotte aggressive (342-bis c.c.);
c) sanzioni e risarcimento del danno nel caso di violazioni della condotta prevista dalla legge o dal Giudice (709-ter c.p.c.);
d) modifica/revoca dei provvedimenti interinali , cioè adottati in via provvisoria (709, ult. comma, c.p.c.);
e) ingiunzioni di pagamento in ragione delle condizioni di separazione o divorzio, costituenti titolo esecutivo;
f) sequestro dei beni del coniuge allontanatosi (146 c.c.);
Si tratta di un'interessante vademecum che il Tribunale meneghino, con la sentenza del 17 aprile 2013 ( fonte Il Sole 24 Ore ) , pone a fondamento della decisione di non concedere un provvedimento d'urgenza richiesto ex articolo 700 cpc .
In questa materia, ha deciso il Tribunale di Milano, l'urgenza è già adeguatamente tutelata e prevista: non c'è quindi spazio per il provvedimento atipico de quo , caratterizzato da un'operatività residuale.
Pubblicato da Ciro Renino a 03:43
Etichette: Famiglia, Filiazione, Minorenni, Procedura Civile, Separazione e divorzio
MOBBING SUL LUOGO DI LAVORO , UNA SENTENZA CHIARIFICATRICE DELLA SETTIMA SEZIONE PENALE DEL TRIBUNALE DI NAPOLI
" Il c.d. mobbing consiste in atti e comportamenti, violenza o persecuzione psicologica, svolti con carattere sistematico e duraturo, posti in essere dal datore di lavoro che miri a danneggiare il lavoratore al solo fine di estrometterlo dal lavoro, con una condotta molesta e vessatoria, integrante specifiche ipotesi di reato. La figura di reato maggiormente vicine al mobbing, è individuata, dalla giurisprudenza di legittimità, nella fattispecie p. e p. dall'art. 572 c.p. commessa da persona dotata di autorità per l'esercizio della professione e che si sostanzia in una condotta che si protrae nel tempo con le caratteristiche della persecuzione finalizzata all'emarginazione del lavoratore. Deve trattarsi cioè di comportamenti abituali e consuetudini di vita per le quali vi sia la soggezione si un soggetto all'altro, con prevaricazione della persona che si trovi in posizione di supremazia rispetto al sottoposto(..)". Tribunale Napoli, Sezione 7 penale, Sentenza 20 luglio 2012, n. 10295.
Pubblicato da Ciro Renino a 05:11
Etichette: Diritto del Lavoro, Penale
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