Source: http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2019-0041_IT.html
Timestamp: 2019-09-17 16:32:54+00:00

Document:
Procedura : 2018/2111(INI)
Ciclo del documento : A8-0041/2019
sull'applicazione delle disposizioni del trattato relative alla cittadinanza dell'Unione
A norma dell'articolo 9 del trattato sull'Unione europea (TUE) e dell'articolo 20 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), chiunque sia in possesso della cittadinanza di uno Stato membro è anche cittadino dell'Unione. La cittadinanza dell'Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale senza sostituirla ed è costituita da un insieme di diritti e doveri associati a quelli conferiti dalla cittadinanza di uno Stato membro.
La cittadinanza europea non è mai riuscita a rispecchiare pienamente il ruolo che i cittadini europei rivestono in altri aspetti della costruzione dell'Europa e determina effetti sostanziali estremamente limitati per il cittadino medio.
La cittadinanza europea è una struttura che non ha equivalenti nel mondo. La sua introduzione rappresenta un successo per il progetto europeo, sebbene sia innegabile che non abbia raggiunto il suo pieno potenziale. La presente relazione sull'attuazione delle disposizioni del trattato concernenti la cittadinanza mira a valutare l'efficacia dei concetti enunciati dai trattati. Si pone altresì l'obiettivo di formulare raccomandazioni alle istituzioni europee nell'ottica di migliorarne l'attuazione, la portata e l'efficacia, al fine di ridurre il divario fra il processo di integrazione europea e il potenziale offerto dalla cittadinanza europea.
Nel corso della preparazione della relazione sono state svolte le seguenti attività di informazione:
- riunioni tecniche con la Commissione europea, DG JUST, C3 - Cittadinanza dell'Unione e libera circolazione;
- analisi della letteratura accademica in materia di libera circolazione, lotta alla discriminazione, apolidia e acquisizione della cittadinanza, nonché degli studi effettuati dal dipartimento tematico C sugli ostacoli al diritto di libera circolazione e soggiorno per i cittadini dell'Unione e i loro familiari (settembre 2016) e dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo sul programma "L'Europa per i cittadini" 2014-2020 (luglio 2016);
- analisi della relazione dell'Agenzia per i diritti fondamentali, dal titolo "Trasformare i diritti dei cittadini dell'UE in realtà: applicazione della libertà di circolazione e dei diritti connessi da parte dei tribunali nazionali" (agosto 2018);
- revisione della giurisprudenza relativa, in particolare, alla libera circolazione e all'applicazione della direttiva 2004/38/UE, e nello specifico le cause: Zhu e Chen (C-200/02), Ruiz Zambrano (C-34/09), Rottmann (C-135/08), McCarthy (C-434/09), Dereci (C-256/11), O e altri (C-356/11 e C-357/11) Iida (Iida, C-40/11), Alimanovic (C-67/14).
Status ambiguo della cittadinanza dell'UE
Il concetto stesso di "cittadino europeo" presenta talune ambiguità, nonostante il trattato di Lisbona definisca l'UE come un'unione di Stati e di cittadini.
La principale ambiguità deriva dal fatto che l'esercizio di numerosi dei suddetti diritti è direttamente collegato al mercato unico, attraverso le disposizioni del trattato relative alla libera circolazione, e pertanto interessa solamente i cittadini mobili. Tali diritti comprendono i diritti elettorali, nonché il divieto di discriminazione in base alla nazionalità. Un numero limitato di diritti dei cittadini può essere esercitato dai cittadini dell'UE in maniera indipendente, come il diritto di sostenere un'iniziativa dei cittadini europei (articolo 24 TFUE) e di avere accesso ai documenti (articolo 11 TUE), il diritto di petizione, il diritto di rivolgersi al Mediatore europeo e il diritto di comunicare con le istituzioni dell'UE in una qualsiasi delle lingue ufficiali (articolo 24), così come, in certa misura, il diritto alla tutela consolare (articolo 23 TFUE). Il loro esercizio è tuttavia più complesso, poiché la cittadinanza dell'UE è legata anche a numerose altre disposizioni, in particolare la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
I tribunali dell'UE hanno apportato un contributo significativo allo sviluppo della cittadinanza dell'UE, sulla base del presupposto secondo cui "lo status di cittadino dell'Unione è destinato ad essere lo status fondamentale dei cittadini degli Stati membri"(1). Hanno contribuito a tale processo anzitutto chiarendo una serie di concetti stabiliti nella legislazione sulla libera circolazione, successivamente consolidati nella direttiva 2004/38/UE sulla cittadinanza dell'UE. In secondo luogo, attraverso un processo graduale, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha chiarito la relazione esistente fra le misure nazionali e la cittadinanza dell'UE. In particolare, ha sviluppato la sua giurisprudenza, secondo la quale l'articolo 20 TFUE "osta a provvedimenti nazionali che abbiano l'effetto di privare i cittadini dell'Unione del godimento reale ed effettivo dei diritti attribuiti dal loro status di cittadini dell'Unione"(2).
Dal punto di vista politico, la natura della cittadinanza riflette l'appartenenza dei cittadini a una comunità politica, in relazione a elementi chiave quali la legittimità del processo decisionale e la partecipazione degli individui all'azione politica. Il ruolo dei diritti politici è promuovere la partecipazione attiva dei cittadini al processo politico e contribuire a una solida amministrazione.
Gli articoli 15 (accesso ai documenti), 22 (diritto di voto alle elezioni europee e locali dello Stato membro di residenza) e 24 (diritto di petizione) TFUE sono consolidati e costituiscono il nucleo dei diritti politici conferiti dalla cittadinanza europea. Sebbene nel 2014 l'affluenza media alle elezioni del Parlamento europeo si attestasse al 42,6 %, i giovani europei (ovvero i ragazzi di età compresa fra 18 e 24 anni) erano il gruppo con la più elevata probabilità di astensione. Secondo la più recente indagine Eurobarometro, solo il 19 % degli europei intervistati era a conoscenza della data delle prossime elezioni europee; il 31 % ha fornito una risposta sbagliata e il 50 % ha affermato di non conoscere la risposta.
Con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, l'articolo 15, paragrafo 3, TFUE è diventato la base giuridica per l'accesso pubblico ai documenti. Tale disposizione estende alla totalità delle istituzioni, degli organi, degli uffici e delle agenzie dell'UE il diritto pubblico di accesso ai documenti; cionondimeno, non si ravvisa ancora alcuna prospettiva di adozione di un nuovo regolamento che adegui il regime di accesso pubblico ai documenti ai requisiti del trattato.
Uno dei diritti fondamentali sanciti dai trattati è costituito dalle disposizioni antidiscriminazione, che sono state introdotte sulla base giuridica dell'articolo 19 TFUE. Sebbene siano state adottate numerose direttive settoriali, sfortunatamente dal 2008 non è stato raggiunto alcun accordo sulla direttiva orizzontale contro la discriminazione.
Alla luce dei casi di utilizzo improprio dei dati personali, garantire la sicurezza e l'integrità delle elezioni è diventata anche una questione di interesse pubblico. È importante riconoscere il prezioso contributo della Commissione al potenziamento della sicurezza in relazione allo svolgimento delle prossime elezioni europee(3).
L'iniziativa dei cittadini europei (articolo 24 TFUE) è un fondamentale strumento di partecipazione democratica dei cittadini, attualmente in fase di revisione. Dal 2012 solamente quattro iniziative hanno avuto esito positivo: "Right2Water", "One of Us", "Stop Vivisection" e "Stop Glyphosate" (rispettivamente, L'acqua è un diritto, Uno di noi, Basta con la vivisezione e Vietare il glifosato). Il regolamento sull'ICE è attualmente in fase di revisione, con l'obiettivo condiviso di potenziare tale diritto unico dei cittadini dell'UE di partecipare attivamente alla vita politica dell'Unione.
"L'Europa per i cittadini" è un programma dell'UE volto a promuovere la cittadinanza europea, incoraggiando la partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica dell'Unione. Quest'anno la Commissione ha presentato una proposta relativa a un programma successivo, il programma "Diritti e valori"(4).
Vale la pena sottolineare che i suddetti programmi accordano particolare importanza all'istruzione. Sebbene l'UE abbia competenze limitate al riguardo, il potenziale dei trattati dell'UE, e in particolare dell'articolo 165 TFUE, è stato raramente utilizzato come base giuridica per promuovere la dimensione europea dell'istruzione dei cittadini.
È opportuno ricordare che i cittadini che esercitano pienamente i loro diritti democratici, conformemente ai principi dello Stato di diritto, sono cittadini che saranno legati alla democrazia che stanno costruendo e che la democrazia e lo Stato di diritto sono valori dell'Unione europea, ai sensi dell'articolo 2 TUE.
La libertà di circolazione e soggiorno (articolo 21 TUE), il divieto di discriminazione in base alla nazionalità (articolo 18 TUE) e la libera circolazione dei lavoratori (articolo 45 TUE) sono probabilmente gli aspetti della cittadinanza europea più vicini alle persone, poiché si tratta di libertà di cui possono godere ogni giorno(5) e forse anche perché tali libertà sono intrinsecamente fondate su un contesto di fiducia, solidarietà e coesione europea.
Ciononostante, è necessario sottolineare che la libertà di circolazione è acquisita solamente quando i cittadini europei si spostano (secondo l'Eurostat, più di 16 milioni di europei vivono in un altro Stato membro). La direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri (la direttiva sui diritti dei cittadini)(6) è stata concepita con l'obiettivo di semplificare l'esercizio dei suddetti diritti, riducendo le formalità amministrative. Tuttavia, studi e relazioni della Commissione, del Parlamento europeo e di altri organi e agenzie dell'UE hanno costantemente evidenziato carenze nella sua attuazione(7). La ricerca ha dimostrato che un certo numero di Stati membri incontra considerevoli difficoltà nell'identificazione della giurisprudenza pertinente per le attività delle autorità e dei tribunali nazionali. Sono stati altresì segnalati casi di discriminazione sulla base della nazionalità, non direttamente collegati alla direttiva sulla cittadinanza ma pertinenti in relazione all'esercizio della libertà di circolazione, nell'ambito dell'accesso all'occupazione e a vari servizi (locazione, servizi bancari, istruzione), nonché in materia di imposizione. Infine, agevolare il diritto di ingresso e soggiorno dei familiari di cittadini dell'UE che sono cittadini di paesi terzi rimane una questione spinosa in diversi Stati membri: a tali persone viene spesso negato l'accesso a procedure accelerate di ottenimento del visto e devono spesso far fronte ad eccessivi requisiti amministrativi alle frontiere.
La libera circolazione è una delle questioni centrali dei negoziati relativi alla Brexit. Lo status di cittadinanza di più di 4,5 milioni di persone (3,5 milioni di europei che vivono nel Regno Unito e più di un milione di cittadini britannici che vivono in altri Stati membri) non è ancora stato stabilito.
Diritti all'estero
Il diritto alla tutela consolare, garantito dall'articolo 23 TFUE, deriva dal fatto che non tutti gli Stati membri mantengono ambasciate o rappresentanze consolari in tutti i paesi del mondo (mentre 14 paesi terzi hanno solamente un'ambasciata in uno Stato membro dell'UE).
La consapevolezza di tali diritti rimane limitata, così come il loro esercizio; pertanto, una valutazione della loro attuazione appare giustificata. È opportuno esaminare in che modo il ruolo delle delegazioni dell'UE possa essere ulteriormente rafforzato, considerando in particolare che la direttiva 2016/679 consente una ripartizione flessibile del lavoro fra queste ultime e le rappresentanze degli Stati membri.
Conoscenza ed esercizio dei diritti di cittadinanza dell'UE
La conoscenza e la comprensione dei diritti derivanti dalla cittadinanza dell'UE sembrano essere una delle problematiche orizzontali che interessano tutti gli aspetti della cittadinanza esaminati in precedenza. Recenti indagini Eurobarometro(8) dedicate alla cittadinanza hanno indicato che solo il 54 % dei partecipanti è a conoscenza, in certa misura, dei suoi diritti in qualità di cittadino dell'UE, mentre il 45 % non li conosce e il 67 % vorrebbe avere maggiori informazioni al riguardo. È imprescindibile ai fini di un esito positivo della cittadinanza dell'UE disporre sia di informazioni migliori e più chiare in merito a tali diritti che di un'interpretazione aggiornata e priva di ambiguità in relazione a come esercitarli.
Potenziale dell'articolo 25 TFUE
La cittadinanza dell'Unione europea, tuttavia, è ora chiamata ad operare in una dimensione nuova e complessa, non esplicitamente prevista nei trattati, come attore che consolidi l'architettura europea. L'articolo 25 TFUE dispone del potenziale unico di rispecchiare le nuove dimensioni della futura evoluzione dei diritti dei cittadini europei. Nell'ambito della procedura prevista per l'ampliamento e il rafforzamento dei suddetti diritti, tale aspirazione ricade probabilmente sugli Stati membri e sulla Commissione.
Causa Grzelczyk (C-184/99)
Causa Ruiz Zambrano (C-34/09)
Raccomandazione della Commissione, del 12 settembre 2018, relativa alle reti di cooperazione in materia elettorale, alla trasparenza online, alla protezione dagli incidenti di cibersicurezza e alla lotta contro le campagne di disinformazione nel contesto delle elezioni del Parlamento europeo.
L'"europeizzazione" della vita quotidiana di una significativa percentuale di cittadini europei è maggiore di quanto si tenda a immaginare. Per esempio, più del 50 % degli europei comunica regolarmente con i familiari e/o gli amici all'estero utilizzando il telefono, Internet, la posta o la posta elettronica, ha visitato almeno un altro Stato membro negli ultimi due anni, guarda la televisione in una lingua straniera o ha familiarità con almeno un altro paese dell'UE (si rimanda a EUCROSS, un progetto di indagine finanziato dall'Unione europea).
Si veda, ad esempio, il più recente contributo dell'Agenzia per i diritti fondamentali, dal titolo "Trasformare i diritti dei cittadini dell'UE in realtà: applicazione della libertà di circolazione e dei diritti connessi da parte dei tribunali nazionali" (agosto 2018).
Eurobarometro di primavera n. 89/2018, relazione sulla cittadinanza
– visti gli articoli 2, 3, 6, 9, 10, 11, 12, 21 e 23 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 8, 9, 10, 15, 18, 20, 21, 22, 23, 24, 26, 45, 46, 47, 48, 153 e 165 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),
– visti gli articoli 10 e 11 TUE e la dichiarazione, figurante all'articolo 10, paragrafo 3, secondo cui "ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell'Unione",
– visto l'articolo 3, paragrafo 2, TUE, che sancisce il diritto alla libera circolazione delle persone,
– visto il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2020-2027,
– vista la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE(2),
– visto il regolamento (CE) n. 390/2014 del Consiglio, del 14 aprile 2014, che istituisce il programma "L'Europa per i cittadini"(3),
– visto il regolamento (UE) n. 492/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione(4),
– visto il regolamento (UE) 2016/589 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 aprile 2016, relativo a una rete europea di servizi per l'impiego (EURES), all'accesso dei lavoratori ai servizi di mobilità e a una maggiore integrazione dei mercati del lavoro e che modifica i regolamenti (UE) n. 492/2011 e (UE) n. 1296/2013(5),
– vista la direttiva 2013/55/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, recante modifica della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali(7) e del regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno(8),
– vista la proposta di direttiva del Consiglio che istituisce un documento di viaggio provvisorio dell'UE e abroga la decisione 96/409/PESC (COM(2018)0358),
– vista la direttiva (UE) 2015/637 del Consiglio, del 20 aprile 2015, sulle misure di coordinamento e cooperazione per facilitare la tutela consolare dei cittadini dell'Unione non rappresentati nei paesi terzi e che abroga la decisione 95/553/CE,
– vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Diritti e valori, presentata dalla Commissione (COM(2018)0383),
– vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2009 concernente gli orientamenti per un migliore recepimento e una migliore applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri (COM(2009)0313),
– vista la raccomandazione della Commissione del 12 settembre 2018 relativa alle reti di cooperazione in materia elettorale, alla trasparenza online, alla protezione dagli incidenti di cibersicurezza e alla lotta contro le campagne di disinformazione nel contesto delle elezioni del Parlamento europeo (C(2018)5949),
– vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2017 sul miglioramento del funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona(9),
– viste la sua risoluzione del 28 ottobre 2015 sull'iniziativa dei cittadini europei(10) e la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'iniziativa dei cittadini europei (COM(2017)0482),
– vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2014 sulla cittadinanza dell'UE in vendita(11),
– vista la sua risoluzione del 12 aprile 2016 dal titolo "Apprendere l'UE a scuola"(12),
– vista la sua risoluzione del 2 marzo 2017 sull'attuazione del regolamento (UE) n. 390/2014 del Consiglio, del 14 aprile 2014, che istituisce il programma "L'Europa per i cittadini" per il periodo 2014-2020(13),
– vista la sua risoluzione del 15 marzo 2017 sugli ostacoli alla libertà dei cittadini dell'UE di circolare e lavorare nel mercato interno(14),
– visto il parere del Comitato delle regioni, del 31 gennaio 2013, sul tema "Rafforzare la cittadinanza dell'UE: promuovere i diritti elettorali dei cittadini europei",
– visti gli studi pubblicati nel 2016 dal dipartimento tematico C del Parlamento europeo, dal titolo "Obstacles to the right of free movement and residence for EU citizens and their families" (Ostacoli al diritto di libera circolazione e soggiorno per i cittadini dell'Unione e i loro familiari),
– vista la relazione 2018 dell'Agenzia per i diritti fondamentali dal titolo "Making EU citizens’ rights a reality: national courts enforcing freedom of movement and related rights" (Trasformare i diritti dei cittadini dell'UE in realtà: applicazione della libertà di circolazione e dei diritti connessi da parte dei tribunali nazionali),
– visti i risultati dell'Eurobarometro 89/2018,
– vista la sua risoluzione del 7 febbraio 2018 sulla composizione del Parlamento europeo(15),
– vista la sua posizione del 4 luglio 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio che modifica l'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione 76/787/CECA, CEE, Euratom del Consiglio del 20 settembre 1976 (l'"Atto elettorale")(16),
– vista la sua decisione del 7 febbraio 2018 sulla revisione dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(17),
– vista la sua risoluzione del 30 maggio 2018 sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e le risorse proprie(18),
– vista la sua risoluzione del 14 novembre 2018 sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 – posizione del Parlamento in vista di un accordo(19),
– vista la comunicazione della Commissione del 12 settembre 2018 al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Assicurare elezioni europee libere e corrette" (COM(2018)0637),
– visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per le petizioni (A8-0041/2019),
A. considerando che la cittadinanza dell'Unione e i diritti connessi sono stati introdotti inizialmente nel 1992 dal trattato di Maastricht e sono stati ulteriormente rafforzati dal trattato di Lisbona, entrato in vigore nel dicembre 2009, ma sono stati attuati solo parzialmente;
B. considerando che i diritti, i valori e i principi su cui si fonda l'Unione, evidenziati negli articoli 2 e 6 TUE, pongono il cittadino proprio al centro del progetto europeo; che il dibattito sul futuro dell'Europa implica quindi anche una riflessione sulla forza della nostra identità comune;
C. considerando che i principi di trasparenza, integrità e responsabilità delle istituzioni e dei processi decisionali dell'UE, derivanti dagli articoli 10 e 11 TUE e dall'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, sono elementi sostanziali del concetto di cittadinanza e sono essenziali per costruire e rafforzare la credibilità e la fiducia nell'Unione nel suo complesso; che ricorrere ad accordi e strumenti ad hoc e intergovernativi in diversi settori di intervento dell'UE, nonché a organi decisionali informali, aggirando e "de-istituzionalizzando" la procedura legislativa ordinaria, rischia di nuocere gravemente a tali principi;
D. considerando che l'Unione ha avuto difficoltà nel far fronte a numerose crisi con importanti conseguenze socioeconomiche che hanno portato all'ascesa di ideologie populiste e nazionaliste basate su identità esclusive e criteri suprematisti in contraddizione con i valori europei;
E. considerando che la gestione insoddisfacente delle varie crisi ha aumentato, nei cittadini, la delusione verso alcuni dei risultati del progetto di integrazione europea; che è essenziale garantire che la cittadinanza dell'Unione sia considerata dai cittadini un privilegio di cui essi riconoscono il valore, anche ripristinando la fiducia nel progetto europeo, dando la priorità alla promozione dei diritti di tutti i cittadini, compresi i diritti civili, politici e sociali, migliorando la qualità della democrazia nell'Unione, la fruizione pratica dei diritti e delle libertà fondamentali e la possibilità per ogni cittadino di partecipare alla vita democratica dell'Unione, prevedendo nel contempo un maggiore coinvolgimento della società civile nei processi decisionali e di attuazione;
F. considerando che l'attuale revisione dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) mira a migliorarne l'efficacia e a rafforzare la democrazia partecipativa e la cittadinanza attiva;
G. considerando che l'accesso alla cittadinanza dell'Unione è ottenuto mediante il possesso della cittadinanza di uno Stato membro, che è disciplinata dal diritto nazionale; che, allo stesso tempo, i diritti e i doveri derivanti dalla cittadinanza dell'Unione sono sanciti dal diritto dell'Unione e non dipendono dagli Stati membri, quindi non possono essere limitati in modo ingiustificato da questi ultimi;
H. considerando che, nell'ambito dell'accesso alla cittadinanza nazionale, gli Stati membri dovrebbero rispettare i principi del diritto dell'Unione, quali il principio di proporzionalità, lo Stato di diritto e la non discriminazione, frutto di elaborazione esaustiva in sede di giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea;
I. considerando che la prospettiva della Brexit ha messo in evidenza l'importanza dei diritti di cittadinanza dell'Unione, soprattutto tra i giovani europei, e il loro ruolo nella vita di milioni di cittadini dell'Unione, sensibilizzando inoltre l'opinione pubblica dell'Unione in merito alla potenziale perdita di tali diritti da entrambe le parti;
J. considerando che l'affluenza media alle elezioni al Parlamento europeo nel 2014 è stata del 42,6 %; che, secondo la più recente indagine Eurobarometro, pubblicata nel maggio 2018, solo il 19 % degli europei intervistati era a conoscenza della data delle prossime elezioni europee;
K. considerando che i cittadini dell'UE ignorano quasi completamente l'esistenza degli uffici Europe Direct, sebbene il loro ruolo principale sia quello di fornire informazioni;
L. considerando che in tutta l'Unione esistono oltre 400 centri di informazione Europe Direct, i quali contribuiscono alla comunicazione della Commissione in merito alle politiche dell'Unione europea che interessano direttamente i cittadini, con l'obiettivo di coinvolgere i cittadini a livello locale e regionale;
M. considerando che il concetto di cittadinanza definisce la relazione dei cittadini con una comunità politica, che comprende i relativi diritti, doveri e responsabilità; che l'articolo 20 TFUE conferisce ai cittadini dell'Unione il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello Stato membro di residenza, alle stesse condizioni dei cittadini di tale Stato;
N. considerando che i cittadini europei sono direttamente rappresentati nel Parlamento europeo e che ogni cittadino deve ricevere la stessa attenzione da parte delle istituzioni dell'Unione; che l'articolo 8 TFUE stabilisce il principio dell'integrazione della dimensione di genere affermando che "in tutte le sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne";
O. considerando che la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) ha stabilito, in una serie di cause, che i diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione europea possono essere invocati anche dai cittadini di uno Stato membro nei confronti dello stesso Stato membro(20);
P. considerando che diversi Stati membri offrono i cosiddetti programmi "golden visa" e programmi per gli investitori come mezzo per ottenerne la cittadinanza;
Q. considerando che la libera circolazione offre ai cittadini dell'Unione l'opportunità di viaggiare, studiare, lavorare e vivere in altri paesi dell'Unione; che oltre 16 milioni di europei esercitano il diritto di risiedere in un altro paese dell'Unione;
R. considerando che il diritto alla libera circolazione è fondamentale per la cittadinanza dell'Unione e integra le altre libertà del mercato interno dell'Unione; che i giovani europei attribuiscono particolare valore alla libertà di circolazione, la quale è considerata il più importante risultato positivo dell'Unione dopo la garanzia della pace in Europa;
S. considerando che l'attuazione della direttiva 2004/38/CE ha incontrato difficoltà pratiche e che gli europei possono ancora trovare difficoltoso trasferirsi o vivere in un altro Stato membro, a causa di discriminazioni basate sulla nazionalità e dei requisiti di ingresso e soggiorno; che esiste una notevole giurisprudenza della Corte di giustizia volta a chiarire i concetti chiave per i cittadini mobili dell'Unione;
T. considerando che il diritto alla tutela consolare è garantito in virtù degli articoli 20 e 23 TFUE e che pertanto i cittadini dell'Unione che si trovano nel territorio di un paese terzo, nel quale lo Stato membro di cui hanno la cittadinanza non è rappresentato, hanno diritto alla tutela da parte da qualsiasi Stato membro alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato; che le emergenze, le catastrofi naturali o eventi come gli attentati terroristici possono colpire i cittadini europei che provengono da uno Stato membro privo di rappresentanza nel paese terzo interessato;
U. considerando che la Commissione, nella relazione sulla cittadinanza dell'UE 2017, ha dimostrato il proprio impegno a organizzare una campagna di informazione e di sensibilizzazione a livello dell'Unione in merito alla cittadinanza dell'UE per aiutare i cittadini a comprendere meglio i diritti di cui godono; che tale responsabilità di informare meglio i cittadini dell'Unione in merito ai loro diritti e doveri deve essere condivisa dagli Stati membri e dalla società civile;
V. considerando che, secondo la relazione della Commissione sulla cittadinanza dell'UE 2017, dal 2012 un numero crescente di persone ha dichiarato di avere subito una qualche forma di discriminazione;
W. considerando che la creazione dello spazio Schengen e l'integrazione dell'acquis di Schengen nel quadro dell'Unione hanno rafforzato notevolmente la libertà di circolazione nell'UE e rappresentano uno dei traguardi più importanti del processo di integrazione europea;
X. considerando che l'introduzione della cittadinanza europea è una conquista del progetto europeo che deve ancora realizzare il suo pieno potenziale; che si tratta di una costruzione unica, che non esiste in nessun altro luogo del mondo;
1. ritiene che non tutte le disposizioni relative alla cittadinanza dell'Unione siano state attuate in modo da raggiungere il loro pieno potenziale, anche se ciò consentirebbe il consolidamento di un'identità europea; evidenzia che la creazione della cittadinanza dell'Unione ha dimostrato che può esistere una forma di cittadinanza non determinata dalla nazionalità, la quale getta le basi di un ambito politico da cui derivano diritti e doveri stabiliti dal diritto dell'Unione europea e non da quello dei singoli Stati; invita le istituzioni dell'Unione ad adottare le misure necessarie per migliorare l'attuazione, la portata e l'efficacia delle disposizioni del trattato in materia di cittadinanza, come pure le corrispondenti disposizioni sancite nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; sottolinea che i cittadini europei non sono pienamente consapevoli dei loro diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione;
2. ricorda che la cittadinanza dell'Unione si aggiunge alla cittadinanza di uno Stato membro; sottolinea che la cittadinanza dell'Unione consente la complementarità delle molteplici identità dei cittadini e che il nazionalismo esclusivo e le ideologie populiste minano tale capacità; ritiene che esercitare una cittadinanza attiva e incoraggiare la partecipazione civica siano fondamentali per rafforzare il senso di appartenenza a un progetto politico volto a promuovere lo sviluppo di un sentimento condiviso di identità europea, di comprensione reciproca, di dialogo interculturale e di cooperazione transnazionale, come pure a costruire società aperte, inclusive, coese e resilienti;
3. ritiene che la piena attuazione, da parte delle istituzioni, degli organismi, degli uffici e delle agenzie dell'Unione, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nonché la promozione attiva dei diritti e dei principi ivi sanciti rappresentino una leva essenziale per garantire l'effettivo coinvolgimento dei cittadini nel processo democratico dell'Unione e per dare concretezza alle disposizioni di cui all'articolo 20 TFUE;
4. pone in evidenza che il corpus dei diritti e degli obblighi derivanti dalla cittadinanza dell'Unione non può essere limitato in modo ingiustificato; esorta gli Stati membri, a tale riguardo, ad avvalersi della loro prerogativa di concedere la cittadinanza in uno spirito di cooperazione leale, anche nei casi di figli di cittadini dell'Unione che hanno difficoltà a soddisfare i criteri per la cittadinanza in base alle norme nazionali; sottolinea che l'esercizio effettivo dei diritti di cittadinanza presuppone la tutela e la promozione di tutti i diritti e le libertà sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali, anche per i disabili, che dovrebbero poter esercitare i loro diritti fondamentali al pari di qualsiasi altro cittadino, e presuppone l'integrazione attiva della dimensione di genere in modo che anche le donne possano fruire pienamente dei diritti connessi alla cittadinanza dell'Unione;
5. ricorda che la cittadinanza dell'Unione ha inoltre implicazioni estese e garantisce diritti nell'ambito della partecipazione democratica, derivanti dagli articoli 10 e 11 TUE; sottolinea che, ai fini dell'esercizio del diritto di partecipazione alla vita democratica dell'Unione, le decisioni andrebbero prese nella maniera quanto più possibile aperta e vicina ai cittadini ed è pertanto fondamentale assicurare le corrispondenti garanzie riguardo alla trasparenza nel processo decisionale e alla lotta contro la corruzione;
6. deplora l'esistenza di clausole di non partecipazione (opt-out) che permettono ad alcuni Stati membri di derogare a determinate parti dei trattati, il che crea differenze de facto e compromette i diritti dei cittadini, i quali dovrebbero essere uguali in base ai trattati;
7. rileva che il programma Erasmus+, il programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" e il programma "L'Europa per i cittadini" apportano grandi benefici ai cittadini dell'Unione e in particolare ai giovani, rendendoli più consapevoli del loro status di cittadini dell'Unione e migliorando la loro conoscenza dei diritti derivanti da tale status e dei valori che ne sono alla base; ritiene che anche i programmi di volontariato europeo, come il Servizio volontario europeo e il Corpo europeo di solidarietà, siano parte integrante della costruzione della cittadinanza europea; sottolinea l'importanza fondamentale di tali programmi, soprattutto tra i giovani, e chiede che siano rafforzati finanziariamente;
8. è preoccupato per la tendenza al calo dell'affluenza alle urne sia alle elezioni nazionali che a quelle del Parlamento europeo, specialmente tra i giovani; è convinto che il rafforzamento della sfera pubblica dell'Unione e la piena attuazione della cittadinanza europea possano contribuire a invertire tale tendenza al ribasso, aumentando il senso di appartenenza dei cittadini a una comunità europea e rafforzando la democrazia rappresentativa;
9. ricorda che le liste transnazionali possono rafforzare la sfera pubblica dell'Unione nel quadro delle elezioni europee, promuovendo un dibattito su scala europea basato sulle politiche dell'Unione, anziché incentrare la campagna elettorale su questioni nazionali;
10. riconosce gli sforzi della Commissione per promuovere programmi che favoriscano la cittadinanza europea e la consapevolezza dei cittadini riguardo ai loro diritti politici; osserva tuttavia gli scarsi progressi compiuti nell'attuazione dell'articolo 165 TFUE come base giuridica per promuovere la dimensione europea dell'istruzione dei cittadini; ritiene essenziale promuovere la partecipazione dei cittadini alla vita democratica dell'Unione e ritiene che lo sviluppo dei programmi di studio dell'Unione nei sistemi di istruzione dovrebbe essere una priorità per continuare a sfruttare il potenziale della cittadinanza europea;
11. deplora ancora una volta il fatto che alcuni cittadini dell'Unione siano privati dei diritti di voto nel proprio Stato membro di cittadinanza e non possano partecipare alle elezioni parlamentari nazionali nello Stato membro di residenza; sottolinea che la perdita dei diritti elettorali derivante dalla residenza in un altro Stato membro potrebbe scoraggiare i cittadini dal trasferirsi in un altro Stato membro e potrebbe quindi costituire una potenziale violazione dell'articolo 18 TFUE;
12. ritiene che, in un sistema di democrazia rappresentativa, sia essenziale garantire il corretto funzionamento delle istituzioni dell'Unione al fine di proteggere tutti i diritti politici dei cittadini europei; sottolinea l'importanza dell'accessibilità delle informazioni, in tutte le lingue ufficiali dell'Unione europea, sulla cittadinanza dell'Unione e sui diritti derivanti dal suo possesso, per rafforzare la nozione di cittadinanza dell'Unione; deplora il fatto che, dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, l'articolo 15, paragrafo 3, TFUE, che è divenuto la base giuridica per l'accesso del pubblico ai documenti e che estende le norme relative a tale accesso a tutte le istituzioni, gli organi, le agenzie e gli uffici dell'Unione, non sia ancora stato pienamente attuato; ritiene che gli Stati membri abbiano costantemente ostacolato i progressi nell'adozione del nuovo regolamento;
13. plaude ai vantaggi che la libera circolazione apporta ai cittadini dell'Unione e alle economie degli Stati membri; sottolinea che i diritti derivanti dalla direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, non sono sempre noti e rispettati, il che comporta ostacoli alla libera circolazione e al soggiorno dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari nonché discriminazioni nei loro confronti; ricorda l'obbligo degli Stati membri di proteggere i diritti di libera circolazione, ivi compreso il ricongiungimento familiare, per i coniugi dello stesso sesso:
14. è preoccupato per il fatto che l'interpretazione di alcune disposizioni e condizioni della direttiva 2004/38/CE da parte dei tribunali nazionali differisca non solo da uno Stato membro all'altro, ma talvolta anche nell'ambito della stessa giurisdizione; osserva con preoccupazione che le autorità nazionali non sono sempre pienamente consapevoli dei diritti e degli obblighi stabiliti dalla direttiva 2004/38/CE;
15. sottolinea il problema dell'assenza di informazioni o della comunicazione di informazioni inesatte o che generano confusione sull'obbligo del visto per i familiari o sui diritti di soggiorno; insiste sul fatto che gli Stati membri dovrebbero garantire l'eliminazione degli ostacoli inutili al diritto di ingresso/soggiorno, in particolare per i cittadini di paesi terzi che sono familiari di cittadini dell'UE;
16. è preoccupato per le difficoltà incontrate dai cittadini nell'ottenere il riconoscimento delle qualifiche professionali in tutta Europa; ritiene che la direttiva sulle qualifiche professionali e il quadro europeo delle qualifiche abbiano contribuito a facilitare il riconoscimento tra gli Stati membri; ritiene inoltre che il riconoscimento professionale sia fondamentale per garantire un grado più elevato di mobilità, sia per gli studenti che per i professionisti; invita la Commissione a continuare ad agevolare quanto più possibile il riconoscimento professionale;
17. è profondamente preoccupato per i risultati della ricerca condotta dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, che ha individuato discriminazioni nella ricerca di un impiego, nell'accesso a vari servizi come il noleggio di un'automobile, l'affitto di un appartamento o taluni servizi bancari, nonché nei settori dell'istruzione e della fiscalità; sottolinea che la discriminazione in base alla nazionalità può creare ostacoli alla libera circolazione dei cittadini dell'Unione; invita l'Unione e gli Stati membri a prestare una particolare attenzione al monitoraggio di tali casi di discriminazione e a intraprendere azioni decisive per prevenirli;
18. sottolinea il ruolo svolto dalla mobilità nello sviluppo personale dei giovani attraverso un rafforzamento dell'apprendimento e degli scambi culturali e una migliore comprensione della cittadinanza attiva e del suo esercizio; incoraggia gli Stati membri a sostenere i programmi dell'UE che promuovono la mobilità;
19. apprezza l'importanza della cultura, dell'arte e della scienza quali parti integranti di una cittadinanza attiva dell'UE; sottolinea il loro ruolo nel rafforzare, nei cittadini, un sentimento comune di appartenenza all'Unione, nell'incoraggiare la comprensione reciproca e nel promuovere il dialogo interculturale;
20. osserva che quasi sette milioni di cittadini dell'Unione attualmente risiedono in paesi al di fuori dell'Unione e che si prevede che tale cifra aumenterà fino a raggiungere almeno 10 milioni entro il 2020;
21. ritiene che il diritto alla tutela consolare vada a vantaggio di tutti i cittadini dell'Unione e ricorda che la direttiva 2015/637 del 20 aprile 2015 sulla tutela consolare(21) interpreta la tutela consolare nel senso più ampio possibile, ossia come qualsiasi tipo di assistenza consolare; sottolinea che la consapevolezza di tali diritti rimane limitata;
22. invita la Commissione a pubblicare una valutazione dell'attuazione della direttiva (UE) 2015/637 e ad avviare, se del caso, procedure di infrazione; invita gli Stati membri a sviluppare protocolli di emergenza, tenendo conto dei cittadini non rappresentati, al fine di migliorare le comunicazioni nelle situazioni di emergenza in coordinamento con le rappresentanze degli altri Stati membri e le delegazioni dell'Unione; ricorda i suoi ripetuti appelli al rafforzamento del ruolo delle delegazioni dell'Unione nei paesi terzi e sottolinea il valore aggiunto apportato dalla rete diplomatica dell'Unione presente sul terreno;
Petizione al Parlamento europeo e ricorso al Mediatore europeo
23. sottolinea l'importanza del diritto di petizione, stabilito dall'articolo 227 TFUE e dall'articolo 44 della Carta dei diritti fondamentali, e del diritto di ricorso al Mediatore europeo, sancito dall'articolo 228 TFUE e dell'articolo 43 della Carta dei diritti fondamentali; elogia il lavoro del Mediatore europeo nella lotta alla cattiva amministrazione nelle istituzioni, negli organismi e nelle agenzie dell'Unione, in particolare nell'ambito della trasparenza; sottolinea l'importanza della trasparenza per un funzionamento e una partecipazione democratici corretti all'interno dell'Unione, che infondano fiducia nei cittadini; approva, a tale riguardo, le raccomandazioni contenute nella recente relazione speciale del Mediatore europeo sulla trasparenza del processo legislativo del Consiglio;
24. raccomanda che la Commissione eserciti le sue prerogative a norma dell'articolo 258 TFUE per chiedere alla Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) di decidere se la privazione del diritto di voto dovuta alla residenza in un altro Stato membro dell'Unione debba essere considerata una violazione della libertà di circolazione e di soggiorno; invita nuovamente gli Stati membri ad applicare il Codice di buona condotta elettorale della Commissione di Venezia, che prevede tra l'altro l'abolizione della privazione del diritto di voto per gli espatriati alle elezioni dei parlamenti nazionali;
25. suggerisce che la Commissione, attraverso la procedura di cui all'articolo 25 TFUE, estenda i diritti elencati all'articolo 20, paragrafo 2, TFUE in modo da consentire ai cittadini dell'Unione di scegliere se votare nello Stato membro di cittadinanza o di residenza e che tale estensione comprenda tutte le elezioni, in linea con le possibilità costituzionali di ciascuno Stato membro;
26. invita gli Stati membri a introdurre strumenti di democrazia elettronica a livello locale e nazionale e ad integrarli adeguatamente nel processo politico, facilitando la partecipazione democratica sia dei cittadini che dei residenti;
27. ritiene che la revisione del quadro giuridico che disciplina l'iniziativa dei cittadini europei (ICE) rappresenti un'opportunità per rafforzare la partecipazione dei cittadini all'elaborazione delle politiche dell'UE, rendendo lo strumento meno burocratico e più accessibile;
28. invita la Commissione a sviluppare prassi più solide per quanto riguarda il seguito politico e giuridico dato alle ICE andate a buon fine;
29. insiste sulla necessità di investire maggiori risorse a favore della creazione di ulteriori programmi e iniziative volti a promuovere uno spazio pubblico europeo in cui la fruizione dei diritti e delle libertà fondamentali, il benessere sociale e il rispetto dei valori europei diventino il modello di identità dei cittadini; accoglie con favore il programma "Diritti e valori" quale valido esempio del sostegno attivo dell'Unione ai suoi valori e diritti derivanti dalla cittadinanza europea e sanciti dai trattati, anche attraverso il sostegno alle organizzazioni della società civile che promuovono e tutelano tali diritti e valori; sottolinea l'importanza di salvaguardare l'attuale dotazione finanziaria per il programma "Diritti e valori"; si oppone fermamente al suo ridimensionamento nel nuovo quadro finanziario pluriennale per il 2021-2027, come proposto dalla Commissione;
30. esorta vivamente i partiti politici europei e i partiti a essi affiliati a garantire una rappresentanza equilibrata dal punto di vista di genere dei candidati, mediante liste chiuse o altri metodi equivalenti;
31. propone di aumentare sostanzialmente la visibilità degli uffici Europe Direct; sottolinea che tali uffici dovrebbero fungere da intermediari, in collaborazione con le pubbliche amministrazioni degli Stati membri e la società civile (compresi i sindacati, le associazioni imprenditoriali e gli organismi pubblici e privati), per informare attivamente i cittadini europei sui loro diritti e doveri e per promuovere la partecipazione dei cittadini a livello locale alla vita democratica dell'Unione europea; incoraggia gli Stati membri e gli enti a livello regionale e locale a cooperare attivamente con tali uffici; sottolinea che tali uffici dovrebbero funzionare in sinergia con programmi come "L'Europa per i cittadini"; chiede alla Commissione europea di garantire che tali uffici centralizzino le informazioni pertinenti che consentono ai cittadini dell'Unione di esercitare i loro diritti, nonché di facilitare l'esercizio dei diritti di cittadinanza dell'Unione; ritiene che il servizio SOLVIT debba essere ulteriormente ottimizzato per poter intervenire in modo più efficace a tutela dei diritti dei cittadini dell'Unione, prima che questi ultimi presentino un ricorso giurisdizionale o amministrativo;
32. invita la Commissione, in tale ottica, a presentare una proposta che rafforzi sia il ruolo degli uffici Europe Direct, sia l'esercizio della cittadinanza dell'Unione sulla base dei diritti conferiti ai lavoratori in applicazione della direttiva 2014/54/UE, fra cui il diritto dei cittadini dell'Unione di essere tutelati dalla discriminazione, l'esercizio del diritto di voto ai sensi dell'articolo 22 TFUE e il diritto alla libera circolazione ai sensi dell'articolo 21 TFUE e della direttiva 2004/38/UE, nonché il diritto alla libera circolazione per i loro familiari;
33. invita la Commissione a intervenire sistematicamente in caso di violazioni della direttiva 2004/38/CE da parte degli Stati membri e chiede una revisione degli orientamenti dell'Unione per l'applicazione e l'interpretazione della legislazione che riguarda i cittadini dell'Unione, al fine di includere i recenti sviluppi della CGUE, garantendo così la piena efficacia del diritto dell'Unione;
34. chiede che l'integrazione della dimensione di genere sia attuata in modo coerente in tutte le attività dell'Unione, in particolare in sede di adozione della legislazione o di attuazione delle politiche connesse alla cittadinanza dell'Unione;
35. ricorda che il Parlamento, dal 2014 e in varie occasioni, ha espresso preoccupazione per il fatto che qualsiasi programma nazionale che comporti la vendita diretta o indiretta della cittadinanza dell'Unione europea mina il concetto stesso di cittadinanza europea; chiede alla Commissione di monitorare tali programmi e di elaborare una relazione sui programmi nazionali che concedono la cittadinanza dell'Unione agli investitori, come previsto nella relazione 2017 sulla cittadinanza dell'Unione;
36. si rammarica del fatto che la relazione 2017 della Commissione sulla cittadinanza non includa alcun riferimento alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, al diritto di petizione, al diritto di rivolgersi al Mediatore europeo, al diritto di accesso ai documenti o al diritto di sostenere un'ICE; invita la Commissione a prestare pienamente attenzione alle disposizioni della Carta e a porre rimedio a tali carenze nella prossima valutazione;
37. sottolinea che un numero crescente di cittadini europei è stato vittima di attacchi terroristici in un paese diverso dal proprio e, pertanto, chiede urgentemente l'introduzione di protocolli negli Stati membri per assistere i cittadini europei di un altro paese in caso di attacco terroristico, in linea con la direttiva (UE) 2017/541 sulla lotta contro il terrorismo;
38. propone che gli Stati membri istituiscano una festività pubblica europea il 9 maggio per rafforzare il sentimento di appartenenza europea e creare uno spazio per i movimenti e le attività civiche;
39. ribadisce il suo invito alla Commissione a presentare una proposta relativa all'attuazione delle raccomandazioni del Parlamento europeo su un meccanismo dell'Unione per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali;
40. crede fermamente che il principio di non discriminazione sia una pietra angolare della cittadinanza europea, che rappresenta tanto un principio generale quanto un valore fondamentale del diritto dell'UE, a norma dell'articolo 2 TUE; sollecita il Consiglio affinché completi l'adozione della direttiva orizzontale dell'UE contro la discriminazione, al fine di garantire ulteriormente i diritti fondamentali all'interno dell'Unione tramite l'adozione di una legislazione specifica dell'UE che dia piena attuazione agli articoli 18 e 19 TFUE mediante un approccio orizzontale; si rammarica del fatto che la direttiva contro la discriminazione sia tuttora bloccata in seno al Consiglio, a dieci anni dalla pubblicazione della proposta della Commissione;
41. richiama l'attenzione sull'obbligo previsto dai trattati di aderire alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU); invita la Commissione a intraprendere i passi necessari per finalizzare l'adesione dell'Unione alla CEDU e per l'adesione alla Carta sociale europea;
42. sottolinea che un'educazione civica di qualità per tutte le età (formale e informale) è fondamentale per l'esercizio sicuro dei diritti democratici dei cittadini e il corretto funzionamento di una società democratica; osserva che solo uno sforzo educativo incessante può garantire una maggiore partecipazione alle elezioni a livello europeo e migliorare la comprensione interculturale e la solidarietà in Europa, nonché permettere il superamento della discriminazione, dei pregiudizi e delle disuguaglianze di genere; raccomanda di utilizzare gli articoli 165, 166 e 167 TFUE come base giuridica per esplorare le potenzialità delle politiche in materia di istruzione, formazione professionale e gioventù;
43. ricorda che i partiti politici a livello europeo contribuiscono a "formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell'Unione" (articolo 10, paragrafo 4, TUE); chiede pertanto che ai singoli cittadini dell'Unione sia accordata la possibilità di far domanda di adesione direttamente ai partiti politici a livello europeo;
44. ricorda la necessità di promuovere la dimensione europea delle elezioni parlamentari europee al fine di contribuire al potenziale futuro lavoro del Parlamento mediante l'esercizio del suo diritto di iniziativa legislativa a norma dell'articolo 225 TFUE; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per promuovere tra i cittadini europei i diritti di cittadinanza, compresi quelli relativi ai diritti di voto; sottolinea che un'informazione migliore e più mirata sulle politiche europee e sull'impatto della legislazione dell'UE sulla vita quotidiana dei cittadini migliorerebbe l'affluenza alle urne nelle elezioni europee; ricorda la necessità di promuovere la partecipazione alle elezioni europee aumentando la visibilità dei partiti politici europei; ribadisce che la promozione della partecipazione alle elezioni europee è una responsabilità condivisa dai cittadini, dagli Stati membri e dall'Unione; sottolinea che occorre informare i cittadini in merito alla recente riforma della legge elettorale e al processo degli Spitzenkandidat; sottolinea il peso e il simbolismo politici di tale figura in termini di rafforzamento della cittadinanza dell'Unione;
45. ricorda che il Parlamento europeo è il parlamento di tutta l'Unione e svolge un ruolo essenziale nel garantire la legittimità delle istituzioni politiche dell'Unione in quanto, attraverso un adeguato controllo parlamentare, assicura la loro responsabilità; insiste pertanto affinché i poteri legislativi del Parlamento e i suoi diritti di controllo siano garantiti, consolidati e rafforzati;
46. ricorda gli orientamenti della Commissione sull'applicazione della normativa dell'Unione europea in materia di protezione dei dati nel contesto elettorale e la sua comunicazione del 12 settembre 2018 dal titolo "Assicurare elezioni europee libere e corrette" (COM(2018)0637); chiede che sia fatto tutto il possibile per assicurare che le elezioni siano libere da qualsiasi interferenza indebita; evidenzia la necessità di una politica dell'Unione ben definita per far fronte alla propaganda anti-europea e alla disinformazione mirata;
47. incoraggia la Commissione europea a incrementare la promozione della partecipazione democratica intensificando il dialogo con i cittadini, migliorando la loro comprensione del ruolo della legislazione dell'Unione nella loro vita quotidiana ed evidenziando il loro diritto di votare e di candidarsi alle elezioni locali, nazionali ed europee;
48. invita la Commissione a sfruttare, in tal senso, i media sociali e gli strumenti digitali, prestando particolare attenzione ad accrescere la partecipazione dei giovani e delle persone con disabilità; chiede lo sviluppo e l'attuazione di strumenti di democrazia elettronica, come le piattaforme online, per coinvolgere più direttamente i cittadini nella vita democratica dell'UE, incoraggiandoli pertanto a impegnarsi in tale ambito;
49. sostiene la produzione e la diffusione di materiali editoriali e multimediali in tutte le lingue ufficiali dell'Unione volti a sensibilizzare i cittadini dell'UE in merito ai loro diritti e rafforzare la loro capacità di far valere efficacemente tali diritti in ciascuno Stato membro;
50. ritiene che, dato il crescente impatto dei media sociali sulla vita dei cittadini, le istituzioni europee dovrebbero continuare a sviluppare nuovi meccanismi e politiche pubbliche volte a tutelare i diritti fondamentali dei singoli nell'ambiente digitale; sottolinea la necessità di una condivisione sicura, equa e trasparente dei dati dei cittadini; sottolinea che la libertà dei media e l'accesso a una pluralità di opinioni sono una componente indispensabile di una democrazia sana e che l'alfabetizzazione mediatica è fondamentale e dovrebbe essere sviluppata in giovane età;
51. sostiene il ricorso all'articolo 25 TFUE per adottare misure che possano facilitare l'esercizio quotidiano della cittadinanza europea;
52. chiede alla Commissione, a norma dell'articolo 25 TFUE, di tenere conto, nella prossima relazione sulla cittadinanza, dello sviluppo dei diritti di cittadinanza dell'Unione nel diritto derivato e nella giurisprudenza e di proporre una tabella di marcia che riunisca tutti questi progressi, in modo da tenere formalmente in considerazione l'evoluzione dell'Unione in quest'ambito;
53. sottolinea che l'obiettivo finale di tale esercizio, secondo la procedura di cui all'articolo 25 TFUE, sarebbe quello di adottare iniziative concrete volte al consolidamento dei diritti specifici e delle libertà specifiche dei cittadini nel quadro di uno statuto di cittadinanza dell'Unione, analogo al pilastro europeo dei diritti sociali, che includa i diritti e le libertà fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali, unitamente ai diritti sociali enunciati nel pilastro europeo dei diritti sociali e ai valori sanciti dall'articolo 2 TUE in quanto elementi qualificanti dello "spazio pubblico" europeo, fra cui anche il modello di governance relativo a tale spazio pubblico, la dignità, la libertà, lo Stato di diritto, la democrazia, il pluralismo, la tolleranza, la giustizia e la solidarietà, l'uguaglianza e la non discriminazione, di cui occorre tenere conto in una futura o eventuale riforma dei trattati;
GU L 141 del 27.5.2011, pag. 1.
GU L 316 del 14.11.2012, pag. 1.
GU C 355 del 20.10.2017, pag. 17.
GU C 482 del 23.12.2016, pag. 117.
GU C 58 del 15.2.2018, pag. 57.
GU C 263 del 25.7.2018, pag. 28.
GU C 263 del 25.7.2018, pag. 98.
GU C 463 del 21.12.2018, pag. 83.
Testi approvati, P8_TA(2018)0282.
GU C 463 del 21.12.2018, pag. 89.
Vedasi, ad esempio, la sentenza della Corte di giustizia nella causa C-34/09 dell'8 marzo 2011, Gerardo Ruiz Zambrano contro Office national de l'emploi (ONEM), ECLI:EU:C:2011:124, la sentenza della Corte di giustizia nella causa C-135/08 del 2 marzo 2010, Janko Rottman contro Freistaat Bayern, ECLI:EU:C:2010:104, la sentenza della Corte di giustizia nella causa C-434/09 del 5 maggio 2011, Shirley McCarthy contro Secretary of State for the Home Department, ECLI:EU:C:2011:277, e la sentenza della Corte di giustizia nella causa C-256/11 del 15 novembre 2011, Murat Dereci e altri contro Bundesministerium für Inneres, ECLI:EU:C:2011:734.
GU L 106 del 24.4.2015, pag. 1.
Relatore per parere: Martina Anderson
– vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2017 sulla risoluzione sulla cittadinanza dell'UE: Rafforzare i diritti dei cittadini in un'Unione di cambiamento democratico(1),
– vista la direttiva 2004/38/CE(2) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,
– viste le conclusioni del Consiglio del 9 giugno 2011 sul completamento del processo di valutazione dello stato di preparazione della Bulgaria e della Romania per l'attuazione dell'acquis di Schengen (rispettivamente 9166/3/11 e 9167/3/11),
– vista la notifica dell'intenzione del Regno Unito di recedere dall'Unione europea, data dal primo ministro britannico al Consiglio europeo il 29 marzo 2017, a norma dell'articolo 50, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea (TUE),
– vista la sua risoluzione del 13 novembre 2018 sulle norme minime per le minoranze nell'UE(3),
– vista la sua risoluzione del 7 febbraio 2018 sulla protezione e la non discriminazione delle minoranze negli Stati membri dell'UE(4),
A. considerando che, ai sensi dell'articolo 2 del TUE, l'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani;
B. considerando che la Carta dei diritti fondamentali dell'UE riunisce in un unico testo tutti i diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini dell'UE; che l'obiettivo della Carta è quello di proteggere i cittadini europei dalla discriminazione per qualsiasi ragione, quale il sesso, la razza, il colore, l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale; considerando che l'articolo 18 del TFUE vieta la discriminazione in base alla nazionalità;
C. considerando che il consolidamento dei diritti dei cittadini e delle istituzioni democratiche passa anche attraverso la lotta contro tutte le forme di discriminazione e la disparità di genere;
D. considerando che l'esercizio effettivo dei diritti di cittadinanza presuppone il rispetto, da parte degli Stati membri, di tutti i diritti e le libertà sanciti dalla Carta;
E. considerando che la cittadinanza europea è acquisita attraverso la cittadinanza di uno Stato membro e integra chiaramente la cittadinanza nazionale, in conformità dell'articolo 9 del TUE; che la cittadinanza dell'UE è complementare alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce; considerando che gli Stati membri dovrebbero avvalersi della loro prerogativa di concedere la cittadinanza in uno spirito di leale cooperazione, in linea con i trattati, che hanno consolidato i diritti e le garanzie della cittadinanza europea, conferendo così valore giuridico alla Carta dei diritti fondamentali; considerando che l'Irlanda del Nord è un caso speciale in cui i cittadini, ai sensi dell'accordo congiunto UE-Regno Unito del dicembre 2017, dovrebbero godere dei loro diritti in quanto cittadini dell'UE, nonché poter accedervi ed esercitarli laddove risiedono, in qualità di cittadini dell'UE; che l'articolo 20 del TFUE stabilisce che chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro è anche cittadino dell'Unione e, in quanto tale, gode dei diritti ed è soggetto ai doveri previsti dai trattati e dalla Carta;
F. considerando che il diritto alla parità di trattamento è uno dei principi fondanti dell'Unione europea e un diritto fondamentale di tutti; considerando che, nel definire la cittadinanza dell'UE, l'articolo 9 del TUE stabilisce esplicitamente che l'Unione deve rispettare il principio dell'uguaglianza dei propri cittadini, che devono ricevere uguale attenzione da parte di istituzioni, organismi, uffici e agenzie;
G. considerando che circa l'8 % dei cittadini dell'Unione appartiene a una minoranza nazionale e circa il 10 % parla una lingua regionale o minoritaria; considerando che l'UE non ha ancora sviluppato un quadro comune europeo per garantire i loro diritti, che può includere parametri di riferimento e sanzioni;
H. considerando che, secondo la relazione della Commissione sulla cittadinanza dell'UE 2017, dal 2012 sempre più persone hanno dichiarato di avere subito una qualche forma di discriminazione;
I. considerando che la libertà di circolazione è una delle quattro libertà fondamentali dell'UE, un caposaldo dell'integrazione europea e uno dei diritti più apprezzati dei cittadini dell'UE; che il diritto alla libera circolazione e l'esercizio di tale diritto sono un elemento centrale della cittadinanza dell'UE; che i cittadini dell'Unione sono ancora suscettibili di dover affrontare una serie di ostacoli vecchi e nuovi nell'esercizio del loro diritto alla libertà di circolazione e di soggiorno, quali la richiesta eccessiva di documentazione, procedure gravose per l'ottenimento dei diritti di soggiorno, difficoltà ad accedere ai servizi sanitari o lunghe procedure per avere accesso al lavoro o per il riconoscimento delle qualifiche professionali; che alcuni cittadini europei sono stati soggetti a espulsione o a provvedimenti di allontanamento all'interno dell'UE;
J. considerando che la creazione dello spazio Schengen e l'integrazione dell'acquis di Schengen nel quadro dell'Unione rafforza notevolmente la libertà di circolazione nell'UE e rappresenta uno dei traguardi più importanti del processo di integrazione europea; che, nelle sue conclusioni del 9 giugno 2011 (nn. 9166/3/11 e 9167/3/11), il Consiglio dell'Unione europea ha confermato che il processo di valutazione e la preparazione tecnica di Bulgaria e Romania in vista dell'adesione allo spazio Schengen si sono conclusi positivamente;
K. considerando che il Parlamento europeo è l'unica istituzione direttamente eletta dell'Unione europea; che i principi della democrazia rappresentativa, della responsabilità e della trasparenza sono pilastri fondamentali del Parlamento europeo;
L. considerando che i cittadini europei sono direttamente rappresentati in seno al Parlamento europeo e hanno il diritto democratico di votare e partecipare alle elezioni europee, nonostante determinate disposizioni specifiche nel caso di alcuni Stati membri, quali sancite dai trattati; che questi diritti devono essere rispettati anche nel caso di cittadini residenti nel territorio di un altro Stato membro; che i cittadini dell'UE devono, ai sensi dell'articolo 22 del TFUE e dell'articolo 10 del TUE, avere il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo;
M. considerando che la libertà di circolazione è uno dei principi più importanti dell'Unione europea; considerando che i cittadini europei che hanno esercitato il loro diritto alla libera circolazione possono trovarsi a far fronte alla privazione dei diritti civili o ad ostacoli al voto alle elezioni europee e locali negli Stati membri ospitanti, in cui tale diritto non è facilitato e promosso in modo adeguato;
N. considerando che l'Irlanda del Nord sarà la più colpita dalla Brexit; che l'irrigidimento della frontiera fisica con la Repubblica d'Irlanda avrà ripercussioni sulla libertà di circolazione e sui diritti di cittadinanza dell'UE e che ciò è fonte di particolare preoccupazione;
O. considerando che l'introduzione della cittadinanza europea è una conquista del progetto europeo che deve ancora sviluppare il suo pieno potenziale; sottolinea che si tratta di una costruzione unica al mondo;
1. sottolinea che l'UE ha il dovere di proteggere le minoranze e di garantire i loro diritti al pari di quelli della maggioranza della popolazione; rileva che l'articolo 2 del TUE definisce la protezione delle minoranze come uno dei valori fondamentali dell'UE; osserva inoltre che gli articoli 21 (sulla non discriminazione) e 22 (sulla diversità culturale, religiosa e linguistica) della Carta dei diritti fondamentali diventano giuridicamente vincolanti nel TFUE; osserva che tutti gli attuali diritti previsti dalla Carta e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), unitamente alla supervisione e alle tutele fornite dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, sono fondamentali per i cittadini dell'Irlanda del Nord, ai fini dell'attuazione dell'accordo del Venerdì Santo;
2. sottolinea che le comunità autoctone di minoranza nazionale, etnica o linguistica, rappresentano un contributo speciale alla diversità e alla cultura europea; rammenta che la conservazione e la promozione della diversità culturale e linguistica all'interno degli Stati membri e tra di essi è un valore fondamentale e, al tempo stesso, uno dei principali compiti dell'Unione europea;
3. sottolinea che i cittadini europei non sono sufficientemente consapevoli dei loro diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione, incluso il diritto di votare alle elezioni europee e locali o di ricevere protezione consolare presso le ambasciate di altri Stati membri; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la partecipazione dei cittadini alla vita democratica, tenendoli pienamente informati sui loro diritti di voto e rimuovendo gli ostacoli alla loro partecipazione, e ad affrontare le questioni relative all'accessibilità, alla partecipazione, alla non discriminazione e all'uguaglianza, in modo che tutti i cittadini dell'UE, comprese le persone con disabilità, possano esercitare i loro diritti fondamentali allo stesso modo degli altri cittadini;
4. osserva che vi sono Stati membri che non estendono il diritto di voto alle elezioni del Parlamento europeo ai loro cittadini, che sono cittadini europei, pratica, questa, che limita la diversità di opinioni in seno al Parlamento e riduce la responsabilità delle istituzioni europee nei confronti dei cittadini europei; osserva che gli Stati membri dovrebbero garantire la protezione di tutti i diritti economici, sociali, politici, ambientali e democratici connessi alla cittadinanza dell'Unione dei loro cittadini; sottolinea che negli Stati membri esistono prassi diverse per quanto riguarda l'applicazione del diritto sancito dall'articolo 20, paragrafo 2, del TFUE; incoraggia gli Stati membri a estendere il diritto di voto nella più ampia misura possibile;
5. invita la Commissione a monitorare regolarmente l'applicazione della direttiva 2004/38/CE negli Stati membri e ad adottare misure appropriate per eliminare i potenziali ostacoli alla libera circolazione, permettendo così a tutti i cittadini dell'UE di godere della piena libertà di circolazione, senza l'ostacolo dei controlli alle frontiere;
6. invita il Consiglio e il Consiglio europeo a consentire a tutti i paesi che soddisfano i necessari criteri tecnici di aderire allo spazio Schengen, permettendo così a tutti i cittadini dell'UE di godere della piena libertà di circolazione senza l'ostacolo dei controlli alle frontiere;
7. osserva che quasi 7 milioni di cittadini dell'UE vivono attualmente in paesi al di fuori dell'UE e che si prevede che tale cifra aumenterà a un minimo di 10 milioni entro il 2020; sottolinea la necessità che gli Stati membri sostengano un'ampia partecipazione alle prossime elezioni europee del 2019; chiede un'attuazione integrale ed efficace della direttiva (UE) 2015/637 allo scopo di garantire la tutela consolare dei cittadini dell'UE che si trovano in paesi terzi in cui il loro Stato membro non è rappresentato;
8. esprime preoccupazione sulle pratiche adottate da alcuni Stati membri, come nel caso dei “visti d'oro”, di concedere i diritti di cittadinanza a cittadini di paesi terzi unicamente in cambio di investimenti, sulla base di criteri minimi; evidenzia che la cittadinanza dell'UE non dovrebbe essere ridotta a una merce; esorta gli Stati membri ad abbandonare la vendita dei permessi di soggiorno e nazionalità tramite i regimi dei "visti d'oro" e dei "programmi per gli investitori", visto l'elevato rischio di corruzione, abuso e uso improprio dello spazio Schengen a fini criminali; invita la Commissione, nel contesto della sua proposta, ad esaminare attentamente i “regimi nazionali di concessione della cittadinanza dell'UE agli investitori” insistendo sulle modalità che gli Stati membri dovrebbero seguire nell'esercizio della competenza relativa alla concessione della cittadinanza, nel pieno rispetto del diritto dell'UE;
9. esorta gli Stati membri a tenere conto della situazione particolare dei minori di cittadini dell'UE che esercitano i loro diritti derivanti dai trattati, quando i minori possono incontrare difficoltà nel soddisfare i criteri di cittadinanza in base alle norme nazionali, specialmente nel caso in cui un requisito di cittadinanza comporti la dimostrazione di uno stretto legame con il paese interessato;
10. osserva con preoccupazione che il diritto alla vita familiare di molti cittadini dell'UE sposati o in una relazione stabile con cittadini di paesi terzi può essere compromesso a causa della legislazione nazionale o della sua scarsa attuazione, così come la loro capacità di esercitare i diritti derivanti dai trattati, quando circolano all'interno dell'UE;
11. esorta gli Stati membri a essere proporzionati in tutte le decisioni concernenti l'allontanamento di cittadini di un altro Stato membro dal loro territorio e ricorda che tali decisioni devono riguardare l'interessato, dopo aver debitamente esaminato le circostanze, e rispettare i diritti fondamentali;
12. invita l'Agenzia per i diritti fondamentali a occuparsi di discriminazione linguistica nei riguardi delle lingue regionali o minoritarie a livello locale, regionale e nazionale, nel suo programma di lavoro;
13. ritiene che, al fine di sostanziare i riferimenti alle minoranze e all'uguaglianza per tutti i cittadini dell'UE, di cui rispettivamente agli articoli 2 e 9 del TUE, e di realizzare più efficacemente il potenziale della cittadinanza dell'UE, l'Unione europea dovrebbe adottare misure tese a garantire la tutela dei valori fondanti dell'UE e dei diritti delle minoranze; ribadisce la necessità di un sistema di protezione globale dell'UE per le minoranze autoctone nazionali, etniche e linguistiche, integrando gli strumenti giuridici internazionali esistenti e seguendo le migliori pratiche comprovate nell'UE; ritiene che tale quadro dovrebbe disporre di standard specifici elevati ed essere accompagnato da un solido meccanismo di monitoraggio;
14. condanna fortemente il crescente manifestarsi di episodi di razzismo, xenofobia, discriminazione e incitamento all'odio nonché le forme di violenza da parte di organizzazioni neofasciste e neonaziste che hanno avuto luogo in vari Stati membri dell'UE;
15. sottolinea che la salvaguardia dei diritti e degli interessi dei cittadini dell'UE-27 che vivono o hanno vissuto nel Regno Unito, nonché dei cittadini del Regno Unito che vivono o hanno vissuto nell'UE-27, deve essere considerata una priorità assoluta nei negoziati sul recesso del Regno Unito; è estremamente preoccupato per l'attuale stato dei negoziati sull'uscita del Regno Unito dall'UE e per le conseguenze disastrose che uno scenario di assenza di accordi avrebbe sulla vita di oltre cinque milioni di persone; invita i governi del Regno Unito e dell'Irlanda a garantire che i diritti, sanciti dai trattati dell'UE e dai pertinenti accordi internazionali, dei cittadini dell'UE che vivono in Gran Bretagna e in Irlanda del Nord siano protetti dopo la Brexit;
16. chiede alla Commissione di agire in maniera inflessibile e tempestiva chiedendo agli Stati membri tutti i dati e i controlli pertinenti per garantire che l'integrità e la sicurezza del sistema Schengen non siano compromesse.
GU C 369 dell'11.10.2018, pag. 11.
Testi approvati, P8_TA(2018)0447.
GU C 463 del 21.12.2018, pag. 21.
PARERE della commissione per le petizioni (21.11.2018)
Relatore per parere: Notis Marias
1. rammenta che la cittadinanza dell'Unione, come istituita dall'articolo 20 TFUE, oltre a garantire ai cittadini i diritti ivi menzionati, in particolare il diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiedono, di beneficiare della protezione consolare, se del caso, di un altro Stato membro e di petizione e ricorso al Mediatore europeo in una delle lingue dei trattati, ha inoltre implicazioni estese e garantisce diritti nell'ambito della partecipazione democratica, come definito, fra le altre basi giuridiche, dall'articolo 11 TUE, dall'articolo 24 TFUE e dal titolo V della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;
2. ritiene che le istituzioni dell'UE dovrebbero intensificare gli sforzi per garantire una maggiore efficacia dell'applicazione dei diritti elettorali dei cittadini dell'Unione, al fine di affrontare efficacemente il problema del calo dell'affluenza alle urne; sottolinea che, in molti Stati membri, le leggi elettorali permangono complesse o discriminatorie, e talvolta frappongono ostacoli eccessivi all'esercizio del diritto di voto o lo impediscono direttamente, in particolare nel caso dei cittadini dell'UE (15 milioni secondo le stime) che hanno esercitato il proprio diritto di libera circolazione; chiede alla Commissione di approfondire la questione del diritto di voto negato ai cittadini dell'UE che vivono in un altro Stato membro e di proporre azioni concrete intese a tutelare i loro diritti politici; esorta la Commissione a invitare gli Stati membri a sostenere attivamente le migliori prassi che agevolano il voto e la candidatura dei cittadini dell'UE alle elezioni europee, a norma dell'articolo 22, paragrafo 2, TFUE, compresa la pubblicazione delle leggi elettorali almeno un anno prima delle elezioni del Parlamento europeo, la lotta contro le notizie false e la retorica populista, nonché la promozione dell'istruzione e del pluralismo dei media; ritiene che i media pubblici e privati dovrebbero diffondere le posizioni dei deputati europei in modo tale da garantire l'obiettività e il pluralismo;
3. rammenta che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha contribuito al progressivo sviluppo del concetto di cittadinanza fino al punto in cui determinati aspetti hanno ottenuto una relativa autonomia nella prospettiva dell'assetto costituzionale europeo; rammenta che l'articolo 20 TFUE osta a provvedimenti nazionali che abbiano l'effetto di privare i cittadini dell'Unione del godimento reale ed effettivo dei diritti conferiti dal loro status di cittadini dell'Unione(1);
4. ricorda che, a norma dell'articolo 17 TUE, la nomina del presidente della Commissione deve tener conto dei risultati delle elezioni del Parlamento europeo; sottolinea il significato e il simbolismo politici di tale figura in termini di cittadinanza europea e ritiene che il presidente della prossima Commissione debba essere proposto dal Consiglio europeo fra gli "Spitzenkandidaten" che possono complessivamente raccogliere maggiore sostegno all'interno dei vari gruppi del Parlamento europeo;
5. crede fermamente che il principio di non discriminazione sia una pietra angolare della cittadinanza europea, che rappresenta tanto un principio generale quanto un valore fondamentale del diritto dell'UE, a norma dell'articolo 2 TUE; pone in evidenza, in particolare, che l'articolo 10 TFUE vieta le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche e delle attività; rammenta che anche l'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata su tali motivazioni, così come sulle caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio o la nascita; ricorda che la direttiva sulla parità di trattamento indipendentemente dalla razza (2004/43/CE(2)), ha introdotto il divieto di discriminazione in ambito lavorativo per motivi razziali o etnici; rammenta che la direttiva sulla parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi (2004/113/CE(3)) e la direttiva sulla parità di genere (2006/54/CE(4)) garantiscono il medesimo trattamento esclusivamente in relazione alla sicurezza sociale; deplora che le direttive non siano ancora completamente attuate a più di dieci anni dal termine per il loro recepimento;
6. deplora il fatto che la direttiva antidiscriminazione, che applica il principio di parità di trattamento al di fuori del mercato del lavoro estendendo la protezione dalla discriminazione mediante un approccio orizzontale, sia tuttora bloccata in seno al Consiglio, un decennio dopo la pubblicazione della proposta della Commissione; ritiene che le future presidenze del Consiglio debbano impegnarsi a prendere posizione sulla direttiva entro la fine del mandato;
7. ribadisce i risultati dell'audizione pubblica organizzata dalla commissione per le petizioni nel giugno 2017 sul tema "Ripristinare la fiducia dei cittadini nel progetto europeo", che ha sottolineato, fra l'altro, la necessità di rendere il processo decisionale e le istituzioni dell'UE più aperti e trasparenti per tutti i cittadini dell'Unione; ritiene che la partecipazione diretta dei cittadini e la piena trasparenza in tutte le fasi dei processi decisionali dell'UE siano essenziali per migliorare i diritti democratici dei cittadini e contrastare il deficit democratico a livello dell'UE; insiste sul fatto che, conducendo in modo credibile la lotta contro la corruzione, l'Unione compierebbe un passo fondamentale non solo nel garantire una buona amministrazione in tutti gli Stati membri e nel tutelare l'interesse generale dei contribuenti, ma anche nel rafforzare la propria immagine agli occhi dei cittadini dell'UE; crede che l'UE dovrebbe rappresentare un modello e applicare le norme più severe al fine di prevenire qualsiasi conflitto d'interessi, anche in relazione alla nomina di cariche significative all'interno delle istituzioni e delle agenzie dell'UE; deplora i recenti episodi di porte girevoli da parte dei commissari, che danneggiano la percezione dell'Unione agli occhi dell'opinione pubblica;
8. rammenta che, allo scopo di garantire l'effettiva attuazione del diritto dell'Unione da parte degli Stati membri, per quanto concerne tutti i diritti di cittadinanza derivanti dai trattati, con particolare riferimento al diritto di libera circolazione, spetta alla Commissione adempiere pienamente agli obblighi di cui agli articoli da 258 a 260 TFUE, in quanto custode dei trattati; esorta la Commissione, a tal fine, a far uso di tutti gli strumenti e i meccanismi a sua disposizione; pone l'accento sull'importanza di rendere il processo decisionale e le attività di applicazione delle norme dell'UE maggiormente efficaci e visibili, al fine di assicurare che la percezione dell'UE da parte dei suoi cittadini sia meglio informata;
9. fa riferimento alla sua risoluzione, del 12 dicembre 2017, dal titolo "Relazione sulla cittadinanza dell'UE 2017: Rafforzare i diritti dei cittadini in un'Unione di cambiamento democratico(5)", in cui sottolinea, fra l'altro, che tali diritti e obblighi stabiliti nel trattato non possono essere limitati in modo ingiustificato dagli Stati membri; evidenzia che l'esercizio effettivo dei diritti di cittadinanza presuppone il rispetto da parte degli Stati membri di tutti i diritti e le libertà sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali;
10. invita tutte le istituzioni europee a contrastare il fenomeno che vede gli Stati membri "incolpare Bruxelles", facendo ricadere sull'Unione europea la responsabilità di decisioni da loro stessi prese in qualità di membri del Consiglio dell'UE; esorta il Consiglio ad agire con maggiore trasparenza nei processi decisionali;
11. invita ad integrare pienamente la dimensione e la prospettiva di genere in tutti i processi di valutazione dei testi legislativi attuali e delle proposte future in materia di cittadinanza;
12. ricorda che i partiti politici a livello europeo contribuiscono a "formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell'Unione" (articolo 10, paragrafo 4, TUE); auspica pertanto che i singoli cittadini dell'UE abbiano la possibilità di chiedere direttamente l'adesione ai partiti politici a livello europeo;
13. ritiene che l'esercizio da parte dei cittadini dell'Unione dei diritti elettorali a livello comunale, a norma dell'articolo 22, paragrafo 1, TFUE, sia strettamente legato al diritto di libera circolazione e di cittadinanza dell'Unione; osserva che la democrazia partecipativa a livello dell'UE diverrebbe più efficace adottando una governance realmente democratica, in grado di garantire piena trasparenza, tutela efficace dei diritti fondamentali, coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi decisionali dell'UE e inclusione delle priorità dei cittadini dell'UE nell'agenda politica dell'Unione; ritiene che occorra rafforzare gli strumenti di democrazia partecipativa e diretta, anche al fine di aumentare l'impegno politico dei cittadini nelle comunità locali e nazionali; a tale riguardo, esorta la Commissione a promuovere le migliori prassi, anche allo scopo di favorire una maggiore affluenza alle urne nelle elezioni comunali e locali in tutta l'Unione, in particolare attraverso iniziative educative, di sensibilizzazione all'importanza delle elezioni locali, di informazione sui relativi diritti dei cittadini dell'Unione in tale ambito, nonché di promozione diretta della loro partecipazione alle suddette elezioni; rileva che occorre affrontare la situazione attuale in cui i cittadini di alcuni Stati membri perdono il loro diritto di voto alle elezioni nazionali nel proprio paese d'origine, pur non avendo comunque diritto di voto alle elezioni nazionali nel loro paese di residenza; sostiene che privare del diritto di voto i cittadini dell'UE non sia compatibile con il diritto di partecipare pienamente alla vita democratica dell'Unione sancito dal trattato;
14. ricorda che, a norma dell'articolo 227 TFUE, il diritto di petizione rappresenta un canale ufficiale che consente ai cittadini di comunicare direttamente con le istituzioni dell'UE, di evidenziare le carenze e le incongruenze del diritto dell'UE in relazione all'obiettivo di garantire la piena tutela dei diritti economici, sociali e culturali e di segnalare l'errata applicazione o l'errato recepimento del diritto dell'Unione da parte delle autorità nazionali; osserva che, sebbene i cittadini dell'Unione siano consapevoli del diritto di petizione, vi è una persistente mancanza di efficacia da parte delle istituzioni dell'UE nell'affrontare e risolvere i problemi sottoposti alla loro attenzione dai cittadini attraverso le petizioni; invita le istituzioni dell'UE ad adottare una strategia efficace intesa a garantire la piena tutela dei diritti fondamentali dei cittadini e a migliorare gli sforzi di cooperazione con le autorità nazionali, regionali e locali, in particolare nei settori che danno origine al maggior numero di petizioni, ovvero: l'ambiente, i diritti fondamentali (con particolare riferimento ai diritti di voto e ai diritti dei minori), la libera circolazione delle persone, gli affari sociali e l'occupazione, la discriminazione e l'immigrazione;
15. sottolinea che il diritto di petizione al Parlamento europeo è una componente fondamentale della cittadinanza europea; ribadisce che, a norma dell'articolo 227 TFUE e dell'articolo 44 della Carta dei diritti fondamentali, il diritto di petizione spetta a qualsiasi cittadino dell'Unione e a qualunque persona fisica o giuridica che risieda o abbia sede legale in uno Stato membro; rammenta l'importante legame fra il processo di petizione e le attività di controllo e applicazione della legislazione da parte della Commissione, a norma degli articoli da 258 a 260 TFUE; invita tutte le istituzioni dell'UE, così come gli Stati membri, a promuovere l'informazione e l'educazione in merito al diritto di petizione fra tutti i cittadini dell'Unione, quale strumento per favorire la democrazia partecipativa e rafforzare l'impegno civico; sottolinea l'imprescindibilità della piena accessibilità alle istituzioni dell'UE e al contenuto delle relative politiche, anche con mezzi digitali e da parte di persone con disabilità;
16. pone in evidenza l'importanza del diritto di ciascun cittadino dell'Unione e di qualsiasi persona fisica o giuridica residente o avente sede legale in uno Stato membro a presentare denunce al Mediatore europeo, a norma degli articoli 24 e 228 TFUE, in relazione a questioni di cattiva amministrazione nelle attività dell'Unione europea, con particolare riferimento al diritto di accesso ai documenti pubblici; chiede una maggiore sensibilizzazione dei cittadini dell'Unione in merito a questo diritto, sia da parte delle istituzioni dell'UE che degli Stati membri; osserva che il ricorso dei cittadini ad un'amministrazione europea aperta, efficiente e indipendente rimane fondamentale per l'esercizio effettivo di questo diritto, conformemente all'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali; rammenta l'articolo 1 TUE, a norma del quale le decisioni devono essere prese il più vicino possibile ai cittadini; ricorda il contributo cruciale dell'ufficio del Mediatore europeo al fine di accrescere la trasparenza e l'apertura complessive dei processi decisionali e legislativi dell'UE, sostenendo in tal modo la partecipazione attiva dei cittadini dell'Unione ai suddetti processi e rafforzando la loro fiducia; in tale contesto, sostiene pienamente le raccomandazioni del Mediatore europeo sull'indagine strategica OI/2/2017/TE sulla trasparenza delle discussioni legislative in seno agli organi preparatori del Consiglio dell'UE;
17. suggerisce una revisione del regolamento (CE) n. 1049/2001(6) sull'accesso ai documenti al fine di potenziare tale diritto dei cittadini dell'UE e della società civile;
18. crede fermamente che la trasparenza sia una componente essenziale dello Stato di diritto e che garantire il rispetto della trasparenza nell'intero processo legislativo influenzi l'effettivo esercizio del diritto di voto e di candidarsi alle elezioni, nonché una serie di altri diritti, quali il diritto alla libertà di espressione e, in particolare, i suoi specifici aspetti concernenti la libertà di parola e il diritto di ricevere informazioni; ritiene altresì che coltivare una cittadinanza europea attiva richieda un margine per il controllo pubblico, l'esame e la valutazione del processo e per l'eventuale contestazione degli esiti; sottolinea che ciò contribuirà alla graduale familiarizzazione dei cittadini con le nozioni basilari del processo legislativo e promuoverà gli aspetti partecipativi della vita democratica dell'Unione;
19. ritiene che il multilinguismo in seno alle istituzioni e nelle loro interazioni con i cittadini sia un aspetto imprescindibile per rafforzare il concetto di cittadinanza dell'UE; chiede che siano profusi maggiori sforzi nel garantire il più possibile la disponibilità dei documenti ufficiali in altre lingue oltre alle tre lingue di lavoro;
20. incoraggia gli Stati membri ad accordare maggiore importanza nei loro programmi scolastici all'educazione politica sulle questioni dell'UE, fra cui i diritti dei cittadini dell'Unione, e ad adattare di conseguenza la formazione degli insegnanti;
21. constata il legame fra i diritti di cittadinanza dell'Unione e il pilastro europeo dei diritti sociali; sottolinea che il diritto di circolare e lavorare liberamente all'interno dell'Unione può essere rafforzato esclusivamente mediante ulteriori misure legislative atte a garantire pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque, protezione sociale e inclusione in tutta l'UE; chiede alla Commissione di intraprendere azioni concrete volte a far progredire l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali; invita gli Stati membri ad attuare completamente ed efficacemente il regolamento (CE) n. 987/2009(7) che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, al fine di garantire la portabilità delle prestazioni di previdenza sociale (ad esempio pensioni statali, coperture sanitarie, indennità di disoccupazione e prestazioni familiari);
22. sottolinea la necessità di abbandonare le misure di austerità e di adottare politiche efficaci e coerenti a livello dell'UE al fine di garantire la piena occupazione e un'adeguata protezione sociale, i più alti livelli di istruzione e formazione e la massima tutela della salute umana e dell'ambiente;
23. deplora che alcuni Stati membri si avvalgano di clausole di non partecipazione (opt-out) riguardo a determinate parti dei trattati, compromettendo in tal modo i diritti dei cittadini che, ai sensi dei trattati, dovrebbero essere uguali, generando differenze de facto;
24. ritiene che la revisione del quadro giuridico che disciplina l'iniziativa dei cittadini europei (ICE) rappresenti un'opportunità per rafforzare la partecipazione dei cittadini all'elaborazione delle politiche dell'UE, rendendo lo strumento meno burocratico, più accessibile e più efficace; sottolinea che l'Unione deve fornire infrastrutture e supporto sufficienti per la conduzione dell'intero processo delle ICE; rammenta che le iniziative dei cittadini meritano un'adeguata attenzione da parte delle istituzioni europee, come evidenziato nella recente giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (causa T-646/13 Minority SafePack — one million signatures for diversity in Europe/Commissione); sottolinea la necessità di sviluppare norme più esaustive e prassi migliori per quanto riguarda il seguito politico e giuridico dato alle ICE andate a buon fine;
25. riconosce che la Brexit costituirà il primo caso in cui i cittadini dell'UE saranno privati della loro cittadinanza europea e dei relativi diritti, privilegi e tutele; constata che, una volta concessa la cittadinanza dell'UE, occorre garantire che quanti si sono avvalsi dei suoi privilegi non vengano lasciati in un limbo legale quando tale cittadinanza viene persa, in particolare se ciò avviene contro la loro stessa volontà, come osservato nel caso del recesso del Regno Unito dall'Unione; chiede che i diritti dei cittadini siano garantiti in un accordo separato dai negoziati in corso sulla Brexit, al fine di rimuoverli dal processo politico e assicurare la loro tutela anche in caso di una Brexit senza accordo; prende in considerazione la possibilità di una cittadinanza dell'UE a vita o di una forma di cittadinanza associata per coloro a cui è stata tolta;
26. ritiene che il servizio SOLVIT debba essere ulteriormente integrato e dotato di poteri supplementari per renderlo più efficiente nell'affrontare questioni relative ai diritti di libera circolazione, inclusi il diritto di ingresso e di soggiorno e il diritto alla non discriminazione, prima di presentare qualsiasi ricorso giurisdizionale o amministrativo, facendo risparmiare tempo ai cittadini, eliminando la necessità per questi ultimi di adire le vie legali e rispondendo tempestivamente ai loro problemi;
27. ritiene che i programmi di cittadinanza dell'UE, quali "Erasmus+" o "Europa per i cittadini", unitamente ad altre iniziative volte a promuovere la partecipazione democratica alla vita dell'Unione, come il crowdsourcing, siano elementi cruciali che devono essere rinnovati e promossi nel prossimo quadro finanziario pluriennale;
28. ritiene che la Carta dei diritti fondamentali inclusa nel trattato di Lisbona sia il testo di legge più importante, dal punto di vista simbolico e in termini di contenuto, che delinea la cittadinanza dell'UE; deplora che il suo articolo 51, insieme ad una ricorrente interpretazione restrittiva dello stesso, renda spesso nulla la sua applicazione;
29. ritiene che, nonostante gli sforzi delle istituzioni europee, manchi ancora una sensibilizzazione in materia di diritti in molti Stati membri, elemento che risulta essere il principale ostacolo al pieno godimento dei diritti derivanti dallo status di cittadini europei;
30. pone in evidenza che il corpus dei diritti e degli obblighi derivanti dalla cittadinanza dell'Unione non può essere limitato in modo ingiustificato;
31. invita gli Stati membri a informare meglio i cittadini europei sui loro diritti e doveri e a facilitare un accesso paritario per quanto concerne tali diritti sia nel paese d'origine che in un altro Stato membro;
32. rammenta che il trattato di Lisbona prevede la procedura per la sua stessa revisione, come stabilito dall'articolo 48 TUE; sottolinea che si tratta di un valido strumento per potenziare ulteriormente le possibilità della cittadinanza dell'UE; rileva che sono passati dieci anni dall'ultima revisione del trattato, uno dei più lunghi periodi senza revisioni degli ultimi decenni; ritiene che la realtà della Brexit rappresenti una chiara giustificazione e uno stimolo unico per avviare un nuovo processo di revisione; invita all'avvio di una nuova convenzione europea a tale scopo.
Sentenza della Corte (grande sezione) dell'8 marzo 2011, Gerardo Ruiz Zambrano contro Office national de l'emploi (ONEm), causa C-34/09, ECLI:EU:C:2011:124.
Direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22).
Direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37).
Direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23);
Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43);

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 51

Sentenza