Source: http://notedimarcogrondacci.blogspot.com/2016/04/corte-costituzionale-la-vas-dei-piani.html
Timestamp: 2017-08-20 08:07:49+00:00

Document:
Note di Grondacci : Corte Costituzionale: La VAS dei Piani di Gestione Forestale
I piani di gestione forestale prevedono gli interventi necessari alla gestione e al miglioramento dei boschi e dei pascoli e le modalità delle loro utilizzazioni
La Corte Costituzionale con sentenza n. 219 del 2015 (vedi QUI) ha affrontato la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Governo in relazione alla legge regionale della Calabria 45/2012 secondo la quale: “Nelle aree ricadenti all'interno della Rete Natura 2000 i piani di gestione forestale ed i piani poliennali non vanno assoggettati alla procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) o di valutazione ambientale strategica (VAS) a norma dell'articolo 6, comma 4, del D.Lgs. n. 152/2006 per come modificato dall'articolo 4-undecies della legge 30 dicembre 2008, n. 205, e dell'articolo 5, commi 6 e 7 del regolamento n. 16 del 6 novembre 2009 approvato con Delib.G.R. n. 749 del 4 novembre 2009”.
La norma nazionale a cui fa riferimento la legge della Calabria esclude automaticamente ex lege dalla applicabilità della VAS, anche nella forma della procedura di verifica, i piani di gestione forestale o strumenti equivalenti, riferiti ad un ambito aziendale o sovraziendale di livello locale, redatti secondo i criteri della gestione forestale sostenibile e approvati dalle regioni o dagli organismi dalle stesse individuati.
La Corte Costituzionale dichiara costituzionalmente legittima la norma della Regione Calabria in quanto si limiterebbe a fare riferimento alla esclusione dalla VAS per i piani di gestione forestale previsti dalla suddetta norma nazionale e quindi non avrebbe sconfinato dalla competenza esclusiva statale in materia ambientale.
Il ragionamento della Corte Costituzionale è formalmente corretto, in riferimento al caso ad essa sottoposto, ma dimostra che il vero problema non sta nella norma della Calabria ma nella norma nazionale.
La norma nazionale nell’escludere i piani di gestione forestale secondo la tipologia da essa definita non fa alcun riferimento alla lettera b) paragrafo 2 articolo 3 della Direttiva (norma peraltro ripresa anche dal DLgs 152/2006 alla lettera b) comma 2 articolo 6) secondo la quale se un piano incide su un area sottoposta alla normativa sulla biodiversità (Direttiva 92/43/CEE) e quindi richiede una valutazione di incidenza, tale piano deve essere automaticamente sottoposto a VAS.
In questo modo, come peraltro affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale sopra riportata, i piani di gestione forestale come categoria generale (sia pure nella articolazione definita dalla nostra norma nazionale sopra citata) restano esclusi dalla VAS anche nel caso in cui incidano su siti tutelati dalla normativa sulla biodiversità. Afferma infatti la sentenza della Corte Costituzionale: “Bisogna premettere che il ricorrente è in errore quando sostiene che la normativa statale, conferendo attuazione alla direttiva 2001/42/CE, ha sottoposto i piani forestali indicati dall'art. 6, comma 4, lettera c-bis), del d.lgs. n. 152 del 2006 alla verifica di assoggettabilità a VAS prevista dal successivo art. 12. E' al contrario evidente che l'esclusione dei piani appena menzionati dal campo applicativo del d.lgs. n. 152 del 2006 comporta che essi, quando conformi al tipo astratto indicato dalla legge, non sono soggetti a VAS. Il legislatore statale si e' avvalso della prerogativa concessa dall'art. 3, paragrafo 5, della direttiva 2001/42/CE, secondo cui gli Stati membri possono specificare quali piani non producono effetti significativi sull'ambiente, tra quelli indicati nel precedente paragrafo 3 e che determinano l'uso di piccole aree a livello locale. Per effetto di tale scelta, i piani di gestione forestale previsti dall'art. 6, comma 4, lettera c-bis), del d.lgs. n. 152 del 2006 non richiedono la VAS.”
Tutto ciò appare in contrasto con le linee Guida della Commissione UE secondo le quali gli Stati membri non possono escludere intere categorie di piani e di programmi, a meno che non si possa ritenere che questi ultimi, considerati nel loro insieme, non possano avere effetti significativi sull’ambiente (punto 3.43 delle linee guida della UE ). Ora appare chiaro che considerati insieme come categorie tali piani hanno un impatto ambientale, tanto è vero che la suddetta norma prevede che siano comunque redatti con i criteri della gestione forestale sostenibile. Questi ultimi criteri non vengono chiaramente definiti dalla norma in esame
Ma quello che non torna anche nel ragionamento della sentenza della Corte Costituzionale è proprio la citazione dell’articolo 3 paragrafo 5 della Direttiva che permetterebbe agli stati membri di escludere categorie di piani, perché in questo paragrafo si afferma con chiarezza che anche per escludere tipologie di piani e non solo singoli piani dalla applicazione della VAS occorrerà tenere conto dei criteri di cui all’allegato II della Direttiva 2001/42/CEE e tra questi criteri c’è anche quello degli: “effetti su aree o paesaggi riconosciuti come protetti a livello nazionale, comunitario o internazionale.”
Risulta abbastanza ovvio che per verificare se questi effetti ci siano o meno, nel caso in cui il piano attuativo o su piccola area interessi aree classificate come protette (vedi appunto il caso della norma della Calabria oggetto della sentenza della Corte Costituzionale), occorrerà almeno svolgere una procedura di verifica salvo che si ritenga come nel caso in esame che questi criteri siano rispettato con il mero riferimento nella norma nazionale ai criteri di gestione forestale sostenibile. È possibile che il legislatore si sia voluto riferire al DM 16/6/2005 : linee guida di programmazione forestale (vedi QUI) ma come dire nel testo della norma citata questo riferimento non c’è e quindi il rispetto del criterio di cui all’allegato II della Direttiva non appare chiarito per nulla essendo troppo generico.
Tutto ciò appare in contrasto con le linee Guida della Commissione UE secondo le quali gli Stati membri non possono escludere intere categorie di piani e di programmi, a meno che non si possa ritenere che questi ultimi, considerati nel loro insieme, non possano avere effetti significativi sull’ambiente. In particolare il punto 3.43 di dette Linee Guida afferma: “È chiaro che il potere di specificare i tipi di piani e di programmi, previsto all’articolo 3, paragrafo 5, non è un potere generale volto ad escludere intere categorie di piani e di programmi, a meno che non si possa ritenere che questi ultimi, considerati nel loro insieme, non possano avere effetti significativi sull’ambiente (vedi causa C-72/95). Nella misura in cui potrebbe rappresentare una deroga alla direttiva, tale potere deve essere interpretato in maniera restrittiva (vedi commento al paragrafo 65 del caso C-435/97). In pratica, l’esclusione dalla valutazione ambientale può essere ingiustificata in molti casi. Potrebbe darsi che all’inizio non siano disponibili informazioni sufficienti a livello di piano o di programma per essere sicuri che nessuno dei piani o dei programmi della categoria proposta abbia effetti significativi sull’ambiente. Inoltre, è necessario fare attenzione per evitare di pregiudicare decisioni in merito all’applicazione della direttiva a piani e programmi futuri che potrebbero non avere tutte le caratteristiche della categoria in questione. Ad esempio, modifiche legislative potrebbero creare nuovi piani e programmi che dovrebbero essere presi in considerazione per determinare se la direttiva si applica ad essi.”
Pubblicato da Marco Grondacci a 22:33

References: sentenza 
 articolo 3
 articolo 6
 sentenza 
 sentenza 
 art. 12
 sentenza 
 sentenza