Source: https://www.penalecontemporaneo.it/d/372-telefoni-cellulari-e-nesso-causale
Timestamp: 2019-08-23 13:23:04+00:00

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DPC | Telefoni cellulari e nesso causale
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Osservazioni di un epidemiologo su una sentenza della Corte d'Appello di Brescia in sede civile
Con sentenza n. 614 del 10 dicembre 2009, qui pubblicata in PDF in calce, la Corte di Appello di Brescia, Sezione Lavoro, ha riconosciuto l’origine professionale di un “neurinoma del galgio di Gasser” insorto nel 2002 in un soggetto maschio utilizzatore di telefoni mobili.
Ci risulta sia la prima sentenza nel nostro paese che afferma l’esistenza di un nesso di causa tra l’esposizione ad onde elettromagnetiche conseguenti all’uso di telefoni mobili (del tipo cellulare e del tipo cordless), e l’insorgenza di un tumore cerebrale: crediamo pertanto di essere facili profeti nel dire che la sentenza catturerà molta attenzione tra gli addetti ai lavori e susciterà grande dibattito sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista strettamente giuridico.
A quanto ci è dato sapere, neanche all’estero (e negli Stati Uniti in particolare, dove il problema sembra essere stato portato alla attenzione della magistratura in più di una occasione) la giurisprudenza ha scelto una soluzione quale quella adottata dalla Corte di Appello di Brescia, il che ne accresce ulteriormente l’originalità e stimola alla analisi dei motivi che hanno indotto il giudice del lavoro ad adottare simile provvedimento.
Il cuore del dibattito, crediamo di ipotizzare, verterà da una parte sulle evidenze scientifiche che hanno portato il Tribunale a stabilire un nesso di causa tra esposizione ed effetto (valutazione che, tra l’altro, ha ribaltato la soluzione del primo giudice, che aveva scelto per la assenza di nesso di causa), e dall’altra sul ruolo che in tale percorso valutativo svolgono gli esperti che a vario titolo sono chiamati alla sbarra in questi procedimenti. Ci saranno poi, ovviamente, questioni strettamente giuridiche ma queste vanno oltre la competenza e l’esperienza di chi scrive.
A differenza di altre situazioni (ad esempio: amianto) dove l’esistenza di una relazione causale tra esposizione ed insorgenza di alcune patologie (mesotelioma, asbestosi, …) non è in discussione ed il dibattito scientifico e giuridico verte su argomenti di ulteriore dettaglio (si vedano, a titolo di esempio, i molti contributi già presenti su questo sito), il tema degli eventuali effetti avversi per la salute dei campi elettromagnetici (ed in particolare di quelli emessi dai telefoni mobili) è argomento ancora di confine per la scienza proprio sul tema generale del nesso di causa: l’evidenza si sta lentamente formando, ed in questo percorso sono ovviamente presenti voci e considerazioni discordanti, anche se le parti non sono equamente distribuite.
Ma se il tema dei campi elettromagnetici è oggetto specifico della sentenza, e quindi cuore di un potenziale dibattito, non meno rilevante è la discussione, di natura questa volta più generale, sul ruolo degli esperti e sul contributo che i giudici devono trarre dalle loro consulenze/testimonianze: non è compito di questa breve presentazione fare l’agenda delle questioni aperte, ma ancora una volta non si può omettere il riferimento, ad esempio, al tema dell’amianto ed in particolare alla recente sentenza della IV Sezione della Suprema Corte (n. 43786, del 13.12.2010, estensore Blaiotta), già analizzata in questa Rivista.
Il dibattito su questi argomenti (emissioni elettromagnetiche da telefoni mobili, ruolo degli esperti) è già iniziato sulle riviste sanitarie (epidemiologia, medicina del lavoro) dove sono in pubblicazione alcuni contributi di merito che già danno atto della diversità di posizioni e di opinioni presenti: questa breve introduzione (di un epidemiologo su una rivista di diritto: il che non vuole rappresentare una indebita invasione di campo) ha l’obiettivo di stimolare un confronto trasversale, una lettura interdisciplinare, uno scambio di esperienze tra competenze, visioni, riferimenti diversi (ed a volte contrastanti), in uno spirito di “meticciato delle culture” (come qualcuno ha suggerito di chiamare) che se da una parte comincia a caratterizzare (più in generale) il nostro tempo, dall’altra ha bisogno di trovare argomenti e occasioni esplicite per essere esercitato.
I temi sanitari sono fortemente presenti nelle attività giurisprudenziali ed altrettanto si può dire per le tematiche del diritto nei contesti sanitari, ma le due (o più) competenze tendono a discutere prevalentemente all’interno dei propri ambiti (riviste, convegni, …, di settore): la sentenza della Corte di Appello di Brescia ci sembra una occasione interessante per aprire finestre di collaborazione e di confronto.

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