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Omicidio Bosio: proiettili in cassaforte per vent’anni | Zenzero Quotidiano
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Palermo, la “calda” estate dei dipendenti della Procura Omicidio Bosio: proiettili in cassaforte per vent’anni
Scritto da Patrizia Maltese il 2, lug, 2012 in Mafie, Primo Piano | Commenti disabilitati
Sembra incredibile, ma per quasi vent’anni in un’indagine per omicidio nessuno si è mai preoccupato di chiedere notizie dei proiettili serviti per il delitto.
L’omicidio – per il quale è imputato il boss mafioso Nino Madonia – è quello del primario della Chirurgia vascolare dell’ospedale Civico di Palermo, Sebastiano Bosio, assassinato il 6 novembre 1981 per avere trattato senza il dovuto “rispetto” alcuni mafiosi.
Il particolare è stato rivelato questa mattina, durante il processo che si celebra davanti alla Corte d’assise, dal medico legale Paolo Procaccianti, che ha spiegato come fino al 2010 i proiettili che uccisero Bosio non furono consegnati “perché nessuno ce li aveva mai chiesti”. Procaccianti ha spiegato che fino ad allora erano rimasti custoditi Erano in una cassaforte dell’Istituto di medicina legale assieme ad altri e furono consegnati agli inquirenti in seguito alla richiesta del gip Pasqua Seminara.
“’In quei tempi – ha spiegato Procaccianti – c’erano fino a quattro omicidi al giorno, si accumulava da noi una grande quantità di reperti. Molti li abbiamo consegnati negli anni, ma questi non ci sono mai stati richiesti fino al 2010”.
Eppure quei proiettili erano una delle prove fondamentali per inchiodare Madonia: dai rilievi del Ris è infatti emerso che la calibro 38 con la quale fu ucciso il primario è la stessa arma usata dal killer di Resuttana per uccidere due meccanici di Passo di Rigano, Francesco Chiazzese e Giuseppe Dominici: duplice omicidio per il quale Madonia è già stato condannato all’ergastolo.
Il processo per il delitto Bosio nell’ultimo ventennio ha subito alterne vicende: le indagini furono archiviate negli anni Ottanta, riaperte tra il 1995 e il ’96, poi di nuovo archiviate fino a quando, nel 2005, le riaprì il pm Lia Sava in seguito alle dichiarazioni dei pentiti Francesco Di Carlo e Francesco Marino Mannoia, che avevano indicato fra i killer alcuni dei componenti della famiglia mafiosa dei Madonia del quartiere Resuttana.
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