Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/31773-divorzio-si-alla-sentenza-straniera-ma-va-rispettato-l-interesse-del-minore.asp
Timestamp: 2018-09-18 17:47:46+00:00

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Divorzio: sì alla sentenza straniera ma va rispettato l'interesse del minore
Per l'Avvocato Generale della CGUE va riconosciuta la sentenza del giudice che si è pronunciato per primo, ma sempre che non sia violato l'ordine pubblico e sia garantito l'interesse del minore
di Lucia Izzo - La circostanza che sia già in corso un procedimento in uno Stato membro, non priva di validità una sentenza di divorzio che sia divenuta definitiva in altro Stato membro. Ciononostante, il giudice deve verificare che tale decisione non violi i diritti fondamentali e l'ordine pubblico, essendo in tal caso giustificato il diniego di riconoscere il provvedimento.
In ambito di procedimenti riguardanti affidamento e responsabilità genitoriale, deve essere sempre garantito e tutelato il superiore interessedel minore.
Sono queste le conclusioni adottate dall'Avvocato generale della Corte di giustizia europea Yves Botper (qui sotto allegate) per quanto riguarda la causa C-386/17 originata dalla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte di Cassazione italiana.
La vicenda, come riporta il Sole 24 Ore, ha visto schierati l'uno contro l'altro un cittadino italiano e una cittadina rumena che si erano sposati nel 2005 e si erano stabiliti in Italia. Il rapporto, da cui era nato anche un figlio, era però finito un anno dopo e la donna era tornata in Romania portando con sé il piccolo di pochi mesi, senza più fare ritorno in Italia.
Da qui era originato un vero e propria botta e risposta tra i giudici italiani e rumeni, rispettivamente interpellati dai coniugi. Il primo a essere adito dalla coppia era stato, nel 2007, il Tribunale di Teramo affinché pronunciasse la separazione giudiziale. Entrambi i genitori avevano domandato l'affidamento esclusivo del bambino.
Nonostante ciò, il Tribunale rumeno respingeva tutte le richieste dell'uomo e, con sentenza divenuta definitiva nel 2013 in grado d'appello, accoglieva le istanze della moglie. In particolare, i giudici di Bucarest negavano la sussistenza della litispendenza essendo stata chiesta la separazione in Italia e il divorzio in Romania (non esistendo in questo paese l'istituto della separazione).
Per il Tribunale italiano, infatti, i giudici stranieri non avrebbero dovuto intromettersi sulla vicenda loro affidata in un momento antecedente e, con la loro decisione, questi avevano violato le regole sulla litispendenza nel momento in cui non si erano astenuti dal giudicare una vicenda già sub iudice in Italia.
Aditi dall'ex marito, invece, i giudici di Cassazione ritengono di affidarsi alla CGUE per stabilire se la violazione delle regole sulla litispendenza incida esclusivamente sulla determinazione della competenza giurisdizionale o possa costituire motivo ostativo al riconoscimento nello Stato membro, la cui autorità giurisdizionale sia stata preventivamente adita, della pronuncia assunta nello Stato membro, la cui autorità giurisdizionale sia stata successivamente adita.
In particolare, la Cassazione ritiene che il giudice rumeno, adito per secondo, sarebbe stato sprovvisto del potere di decidere e che la decisione che invece era stata pronunciata era idonea a ledere l'ordine pubblico nazionale, da qui la sua non riconoscibilità in Italia.
In attesa della decisione della CGUE, sul caso ha già fornito le proprie conclusioni l'Avvocato generale il quale ha ritenuto che la litispendenza sussiste quando le stesse parti hanno adito almeno due giurisdizioni in diversi Stati membri per chiedere la separazione, il divorzio o l'annullamento del matrimonio che, in un simile contesto, solo ritenute equivalenti.
Da tale conclusione sorge la necessità di valutare le conseguenze del riconoscimento in Italia delle decisioni emesse dai giudici in violazione dei precetti sulla litispendenza. Secondo l'Avvocato, può esservi un rifiuto di riconoscere una decisione in materia di responsabilità genitoriale, ai sensi del reg. 2201/2003, solo quando tale decisione appare manifestamente contraria all'ordine pubblico.
Alla giurisdizione nazionale, tuttavia, è espressamente vietato ogni controllo sulla competenza della giurisdizione dell'altro Stato membro, anche qualora l'incompetenza sia determinata dalla violazione delle regole sulla litispendenza.
Sul punto, la stessa giurisprudenza della CGUE ha soggiunto che il giudice dello Stato richiesto non può rimettere in discussione la finalità del regolamento n. 2201/2003, rifiutare il riconoscimento di una decisione promanante da un altro Stato membro per il solo motivo che esso ritiene che in tale decisione il diritto nazionale o il diritto dell'Unione sia stato male applicato.
In particolare, in materia di affidamento e di responsabilità genitoriale, deve essere l'interesse superiore del minore a dover guidare ogni decisione. Inoltre, laddove uno Stato membro abbia violato le regole sulla litispendenza, la Commissione potrà sempre valutare la sussistenza dei presupposti per un ricorso per inadempimento innanzi alla Corte di Giustizia.
CGUE Conclusioni C-386/17

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