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Timestamp: 2020-05-29 02:22:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8239 del 30/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8239 del 30/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.30/03/2017), n. 8239
sul ricorso 7544-2016 proposto da:
AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI ROMA, in persona del Direttore
Generale pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI
avverso la sentenza n. 4768/6/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
La censura, oltre che carente in autosufficienza, è inammissibile laddove, deducendo, nella sostanza, un’omessa pronuncia su motivo di appello, il mezzo avrebbe dovuto essere proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 (cfr. Cass. Sez. un. 8053/2014). In ogni caso, la censura, in punto della dedotta violazione di legge, e manifestamente infondata, avendo questa Corte ripetutamente chiarito che L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’Amministrazione finanziaria ogni documento richiamato nella motivazione di esso, non trova applicazione per gli atti di cui il contribuente abbia già avuto integrale e legale conoscenza per effetto di precedente comunicazione (cfr. ex Cass. n. 407/2015). Peraltro, la C.T.R. ha accertato che gli atti allegati, contenenti le risultanze delle indagini eseguite, avevano ricostruito integralmente la vicenda posta a base della pretesa fiscale in tal modo ritenendo, con accertamento di fatto non contestato dalla parte ricorrente, la piena idoneità dell’atto ad assolvere la funzione di conoscenza degli elementi indicati dall’ufficio a sostegno della richiesta impositiva.
Ed infatti, questa Corte, in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia – v. Corte giust. 17 novembre 2011, causa C-454/10 -, e ferma nel ritenere che in tema di dazi all’importazione, l’art. 202, comma 3 codice doganale comunitario di cui al Reg. (CEE) 12 ottobre 1992, n. 2913/92, applicabile “ratione temporis”, qualifica come debitori per l’obbligazione doganale sorta in seguito all’irregolare introduzione di merce in ambito comunitario, oltre a colui o coloro che vi hanno proceduto anche le persone che ad essa hanno partecipato “sapendo o dovendo, secondo ragione, sapere che essa era irregolare”, con la conseguenza che tali soggetti rispondono, solidalmente con questi, dell’obbligazione doganale, quando si possa ragionevolmente presumere che sapessero o dovessero ragionevolmente sapere che l’introduzione era irregolare – cfr. Cass. n. 11181/2010; Cass. n. 5159/2013 -.
Nel far ciò, pertanto, la C.T.R. none incorsa nella prospettata violazione di legge, ne ha male applicato la disciplina in tema di presunzioni. Ed è appena il caso di aggiungere che spetta al giudice del merito apprezzare l’efficacia sintomatica dei singoli fatti noti, che debbono essere valutati non solo analiticamente, ma anche nella loro globalità all’esito di un giudizio di sintesi, non censurabile in sede di legittimità se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico.(cfr. Cass. n. 22801/2014).
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in favore dell’Agenzia delle entrate in Euro 2.200,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 art. 7
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.