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Timestamp: 2019-05-23 22:58:57+00:00

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﻿ SISMICA, VINCOLO PAESAGGISTICO DIRITTO PENALE AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA Diritto urbanistico - Reati urbanistici - Rilascio del permesso in sanatoria - Effetti - Art. 45, c.3 d.p.r. n. 380/01. - Avvocato Penalista Bologna SISMICA, VINCOLO PAESAGGISTICO DIRITTO PENALE AVVOCATO ESPERTO BOLOGNASISMICA, VINCOLO PAESAGGISTICO DIRITTO PENALE AVVOCATO ESPERTO BOLOGNADiritto urbanistico - Reati urbanistici - Rilascio del permesso in sanatoria - Effetti - Art. 45, c.3 d.p.r. n. 380/01.In materia di reati urbanistici, l'articolo 45, comma terzo del d.P.R. n. 380/01 stabilisce che il rilascio del permesso in sanatoria "estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme urbanistiche vigenti" con un riferimento che inequivocabilmente delimita ai soli reati urbanistici l'ambito di applicazione della disciplina escludendo, quindi, gli altri reati che, pur concernendo altri aspetti delle costruzioni, hanno una diversa oggettività giuridica, come quelli relativi a violazioni della normativa in materia di costruzioni in zona sismica, quelli in materia di opere in conglomerato cementizio, i reati paesaggistici e quelli relativi alla tutela del patrimonio storico architettonico, nonché quelli in materia di aree protette. Inoltre, con riferimento al permesso in sanatoria, deve riconoscerci al giudice un potere - dovere di valutazione finalizzato, come si è ripetutamente affermato, non tanto ad una valutazione di legittimità prodromica ad una eventuale disapplicazione, quanto piuttosto una verifica della effettiva sussistenza dei presupposti, di fatto e di diritto, cui consegue l'estinzione del reato. In tal modo il giudice esercita un doveroso sindacato della legittimità del fatto estintivo, incidente sulla fattispecie tipica penale (Cass. Sez. III n. 23080, 10/06/2008). (Amb.Dir.)
da Armaroli | Mar 20, 2019 | abusi edilizi reato, News | 0 commenti
SISMICA, VINCOLO PAESAGGISTICO DIRITTO PENALE AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA
LE PROBLEMATICHE DELLA SISMICA, NORME ALQUANTO DIFFICILI, PROVIAMO A PARLARNE
Diritto urbanistico – Reati urbanistici – Rilascio del permesso in sanatoria – Effetti – Art. 45, c.3 d.p.r. n. 380/01.
In materia di reati urbanistici, l’articolo 45, comma terzo del d.P.R. n. 380/01 stabilisce che il rilascio del permesso in sanatoria “estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme urbanistiche vigenti” con un riferimento che inequivocabilmente delimita ai soli reati urbanistici l’ambito di applicazione della disciplina escludendo, quindi, gli altri reati che, pur concernendo altri aspetti delle costruzioni, hanno una diversa oggettività giuridica, come quelli relativi a violazioni della normativa in materia di costruzioni in zona sismica, quelli in materia di opere in conglomerato cementizio, i reati paesaggistici e quelli relativi alla tutela del patrimonio storico architettonico, nonché quelli in materia di aree protette. Inoltre, con riferimento al permesso in sanatoria, deve riconoscerci al giudice un potere – dovere di valutazione finalizzato, come si è ripetutamente affermato, non tanto ad una valutazione di legittimità prodromica ad una eventuale disapplicazione, quanto piuttosto una verifica della effettiva sussistenza dei presupposti, di fatto e di diritto, cui consegue l’estinzione del reato. In tal modo il giudice esercita un doveroso sindacato della legittimità del fatto estintivo, incidente sulla fattispecie tipica penale (Cass. Sez. III n. 23080, 10/06/2008). (Amb.Dir.)
Tali principi sono stati, dunque, del tutto ignorati dal Tribunale, sebbene tale evenienza non rilevi in questa sede in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero, ma vanno ulteriormente considerati anche in relazione a quanto prospettato dai ricorrenti nei motivi di ricorso in esame, poiche’ anche in questo caso si rileva, dal contesto generale delle argomentazioni sviluppate, che gli interventi realizzati non sono stati presi in considerazione unitariamente.
Invero, il Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, articolo 93, nel disciplinare le modalita’ di denuncia dei lavori e presentazione dei progetti di costruzioni in zone sismiche, afferma chiaramente, al Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, articolo 93, comma 3, che il contenuto minimo del progetto e’ determinato dal competente ufficio tecnico della regione e che, in ogni caso, il progetto deve essere esauriente per planimetria, piante, prospetti e sezioni ed accompagnato da una relazione tecnica, dal fascicolo dei calcoli delle strutture portanti, sia in fondazione sia in elevazione, e dai disegni dei particolari esecutivi delle strutture.
Va conseguentemente affermato che, anche per quanto riguarda la disciplina antisismica, la valutazione di un’opera va effettuata con riferimento al suo complesso, non potendosi considerare separatamente i singoli interventi, anche successivi, non rilevando, peraltro, l’entita’ delle difformita’ realizzate ne’ eventuali deroghe per particolari categorie di opere stabilite da disposizioni amministrative regionali.
Per quanto concerne, poi, il terzo motivo di ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS), va ricordato che incombe sui soggetti che intendono eseguire interventi edilizi uno specifico onere di informazione presso le autorita’ competenti circa la disciplina che regola l’esecuzione delle opere che si intendono effettuare, tanto piu’ quando, come nella fattispecie, si tratta della esecuzione di interventi non compresi nel progetto presentato, sicche’ una simile verifica, diversamente da quanto si assume in ricorso, non era affatto complessa.
Quanto alla dedotta prescrizione del reato, di cui trattano il quarto motivo di ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS) ed il terzo motivo di ricorso di (OMISSIS), va rilevato che la data di accertamento del fatto e’ quella del (OMISSIS) ed il giudice ha invece collocato la cessazione della permanenza del reato al (OMISSIS), data in cui e’ stata ottenuta quella che viene definita “sanatoria postuma” da parte del Genio Civile.
Quanto alla mancata assunzione di prove, di cui tratta il terzo motivo di ricorso del (OMISSIS), richiamando anche il contenuto del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, articolo 98, menzionato anche nel secondo motivo degli altri ricorrenti, va rilevato, quanto alla richiamata disposizione, che la stessa e’ rivolta al Pubblico Ministero, al quale e’ consentita, qualora ravvisi la necessita’ di ulteriori accertamenti tecnici, la nomina di uno o piu’ consulenti, da scegliere fra i componenti del Consiglio superiore dei lavori pubblici o tra tecnici laureati appartenenti ai ruoli del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti o di altre amministrazioni statali.
Corte di Cassazione|Sezione 3|Penale|Sentenza|3 settembre 2018| n. 39428
Interventi edilizi – Costruzioni in zone sismiche – Disciplina – Genio Civile – Onere di informazione delle autorità competenti – Titolo abilitativo edilizio – Rilascio – Disciplina antisismica
Il Tribunale di Firenze, con sentenza del 15 settembre 2017 ha affermato la responsabilita’ penale di (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), che ha condannato alla pena dell’ammenda, per il reato di cui all’articolo 110 c.p., Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, articoli 93 e 95, perche’, in concorso tra loro, i primi due quali proprietari e committenti, il terzo quale tecnico asseverante e direttore dei lavori realizzavano interventi in zona sismica senza provvedere al preventivo deposito, presso l’ufficio del Genio Civile, del relativo progetto; in particolare, perche’ realizzavano opere strutturali diverse da quelle oggetto del progetto depositato, consistite nell’allungamento dei pilastri esterni in muratura tramite una porzione di pilastro in cemento armato e nella realizzazione di due travi in cemento armato poste al di sopra delle travi principali di copertura, inoltre perche’ realizzavano opere strutturali, in assenza del deposito del progetto, consistite nella costruzione di platee di fondazione, pilastri e travi in cemento armato e solatio interpiano in legno (fatto accertato in (OMISSIS)).
(OMISSIS) e (OMISSIS), con un primo motivo di ricorso, deducono la violazione di legge ed il vizio di motivazione, rappresentando che il giudice del merito avrebbe erroneamente affermato la loro responsabilita’ penale per la violazione della normativa antisismica senza tener conto del fatto che le opere eseguite e non indicate nel progetto originariamente depositato andrebbero considerate come “interventi aggiuntivi”, qualificabili quali “opere di trascurabile importanza ai fini della pubblica incolumita’”, rispetto alle quali il D.P.R.G. Reg. Toscana n. 36/R del 2009, articolo 12 consente la possibilita’ di procedere senza necessita’ di ulteriore previa autorizzazione, ovvero senza preavviso.
Il ricorso di (OMISSIS) si fonda su argomentazioni non dissimili da quelle prospettate dai ricorrenti (OMISSIS) e (OMISSIS)
Occorre rilevare, con riferimento al primo e secondo motivo di ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS) ed al primo motivo di ricorso di (OMISSIS), che gli stessi si fondano, cosi’ come la sentenza, su un erroneo presupposto e, cioe’, sulla possibilita’ di una valutazione parziale e frammentaria dell’intervento edilizio.
Invero, come e’ dato rilevare dalla sentenza, il giudice del merito, nell’assolvere gli imputati dalla violazione urbanistica contestata al capo a) dell’imputazione, ha preso in considerazione singolarmente le opere eseguite, come ricordato in premessa, ritenendone alcune non soggette a titolo abilitativo edilizio ed altre sanate ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, articolo 36ed altrettanto sembra aver fatto con riferimento alla violazione paesaggistica, rispetto alla quale, riferendosi, in dispositivo, alla “sanatoria paesaggistica”, richiama, in particolare, l’innalzamento della quota del tetto.
Una simile soluzione interpretativa e’ del tutto errata.
Quanto alla ulteriore censura concernente la mancata assunzione di prove richieste, nei ricorsi non viene dedotto di aver eccepito immediatamente l’eventuale nullita’ dell’ordinanza di revoca, sicche’ una eventuale nullita’ sarebbe in ogni caso sanata ai sensi dell’articolo 182 c.p.p., comma 2 (cfr. Sez. 2, n. 9761 del 10/2/2015, Rizzello, Rv. 263210; Sez. 5, n. 51522 del 30/9/2013, Abatelli e altro, Rv. 257891; Sez. 5, n. 18351 del 17/2/2012, Biagini, Rv. 252680; Sez. 3, n. 816 del 06/12/2005 (dep. 2006), Guatta, Rv. 233256).
Per cio’ che concerne, infine, il quinto motivo del ricorso (OMISSIS) e (OMISSIS) ed il quarto motivo del ricorso (OMISSIS), concernente la mancata applicazione della causa di non punibilita’ di cui all’articolo 131-bis c.p., va osservato che nessuno dei suddetti risulta aver richiesto l’applicazione dell’articolo 131-bis c.p., nel giudizio di merito, risultando l’unica richiesta in tal senso formulata dall’imputato (OMISSIS), non ricorrente, e pertanto, deve ribadirsi, secondo quanto gia’ affermato da questa Corte, che quando la sentenza di merito e’ successiva alla vigenza della nuova causa di non punibilita’, la questione dell’applicabilita’ dell’articolo 131-bis c.p., non puo’ essere posta per la prima volta nel giudizio di legittimita’ come motivo di violazione di legge (cfr. Sez. 6, n. 20270 del 27/4/2016, Gravina, Rv. 26667801; Sez. 7, n. 43838 del 27/5/2016, Savini, Rv. 26828101), ne’ puo’ affermarsi, in assenza di specifica richiesta, che nella fattispecie il giudice avesse l’obbligo di pronunciarsi comunque.

References: Art. 45
 Art. 45
 Art. 45
 articolo 93
 articolo 93
 articolo 98
 sentenza 
 articolo 12
 articolo 36
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