Source: https://www.fgci.info/2014/07/16/referendum-contro-il-fiscal-compact/
Timestamp: 2019-07-17 14:53:56+00:00

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Referendum contro il fiscal compact | FGCI - Federazione Giovanile Comunista Italiana
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Referendum contro il fiscal compact
Ci stiamo organizzando nell’ambito delle strutture del Partito dei Comunisti Italiani per predisporre la raccolta firme per questo referendum del quale ne condividiamo obiettivi e contenuti.
Comitato promotore referendum “Stop all’austerità”
NOTA SUI REFERENDUM PROPOSTI SULLA LEGGE 243/2012
“RIPRENDIAMOCI LA CRESCITA, RIPRENDIAMOCI L’EUROPA: VOTA SI”
NOTA GIURIDICA SUI REFERENDUM PROPOSTI SULLA LEGGE 243/2012
Sia per il tramite dell’Unione europea che mediante il Fiscal Compact (vale a dire il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’unione economica e monetaria), il nostro Stato ha assunto alcuni obblighi che incidono sulle procedure e sui contenuti delle decisioni di finanza pubblica che per Costituzione spettano agli organi di indirizzo politico della collettività, Governo e Parlamento. Tali obblighi sono recepiti per un verso in base ai principi costituzionali che trovano applicazione nel processo di integrazione europea (essenzialmente gli artt. 11 e art. 117, comma 1, Cost.), per altro verso in virtù dei meccanismi che guidano il recepimento dei trattati internazionali e che determinano, a partire dalla riforma costituzionale del 2001, un apposito vincolo a carico delle leggi nazionali (cfr. art. 117, comma 1, Cost.). Il Fiscal Compact può essere definito, in modo atecnico, come un trattato internazionale di diritto “para-europeo”. Infatti da un lato il Fiscal Compact non è una fonte di diritto europeo ed anzi si prescrive al suo interno che “il presente trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i trattati su cui si fonda l’Unione europea e con il diritto dell’Unione europea”, e che esso “non pregiudica la competenza dell’Unione in materia di unione economica” (cfr. art. 2, comma 2). Dall’altro lato, il Fiscal Compact, non solo concerne quasi l’intera platea degli Stati dell’Unione, non essendo stato sottoscritto solo dal Regno Unito e dalla Repubblica Ceca, ma soprattutto prevede obblighi ed effetti giuridici sugli Stati contraenti proprio “in qualità di Stati membri dell’Unione europea” (v. art. 1, comma 1), così come interagisce con l’ordinamento europeo, precisando e modificando l’applicazione delle normative europee relative alle politiche di bilancio nazionali, ed anche incidendo in più punti sui compiti e funzioni agli organi dell’Unione (il Consiglio, la Commissione, la Corte di Giustizia, la Banca centrale europea, il Parlamento europeo; cfr., ad esempio, gli artt. 5, 6, 7, 8, e 12).
Come tutto ciò sia effettivamente compatibile con il diritto europeo vigente, e con il quadro dei principi costituzionali che, dopo la revisione del 2012, subordinano l’osservanza del principio di equilibrio di bilancio alla sola “coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea” (art. 97, primo comma, Cost.), è questione che potrebbe pervenire al sindacato della Corte costituzionale proprio per il tramite di uno dei quesiti referendari che qui si propone (vedi il quesito n. 3).
In particolare, va ricordato che, procedendosi a una rigorosa applicazione di un obbligo di carattere “promozionale” assunto con il Fiscal compact, la Costituzione è stata modificata nel 2012 mediante l’approvazione della legge costituzionale n. 1 del 2012, recante la “introduzione del principio di pareggio di bilancio nella Carta costituzionale”. Le disposizioni della legge costituzionale “si applicano a decorrere dall’esercizio finanziario relativo all’anno 2014” (così secondo quanto statuito dall’art. 6 della stessa legge costituzionale), e dunque sono senz’altro già efficaci e vigenti, e dunque la legge ordinaria che è stata dettata per la relativa attuazione, cioè la legge n. 243 del 2012, può essere sottoposta a richiesta di referendum abrogativo. Infatti, sulla base di quanto statuito nell’art. 5 della predetta legge costituzionale, è stata approvata la legge ordinaria di attuazione del nuovo art. 81, comma 6 Cost., ovvero la legge 24 dicembre 2012, n. 243, recante le “Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’art. 81, sesto comma, della Costituzione”. Tale legge dà applicazione alla predetta riforma costituzionale interpretando il perseguimento e il conseguimento del pareggio di bilancio e dei bilanci con espresso e reiterato riferimento agli obblighi assunti in sede europea; in una sola occasione, nell’art. 8, comma 1 relativamente alla determinazione degli scostamenti rispetto al cd. “obiettivo programmatico strutturale”, si fa riferimento anche a impegni internazionali esterni all’ordinamento dell’Unione europea, con specifico riferimento allo “scostamento considerato significativo dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli accordi internazionali”.
2. Sull’ammissibilità dei quesiti referendari relativi alla legge n. 243 del 2012.
Circa i limiti di ammissibilità delle richieste referendarie relative alla legge n. 243 del 2012, si ritiene che quest’ultima sia sottoponibile a referendum abrogativi parziali che non riguardino le parti della legge che costituiscono applicazione necessaria di disposizioni costituzionali, oppure quelle norme che si riferiscono a quanto disposto dall’ordinamento dell’Unione europea o comunque risultante da obblighi già assunti con trattati internazionali, ovvero non ne costituiscono l’applicazione necessitata ovvero la cui abrogazione non comporta l’inadempimento di quanto disposto o imposto dall’Unione europea o derivante da obblighi già assunti mediante trattato internazionale.
Con la recente sentenza n. 88 del 2014 la Corte costituzionale ha ritenuto che “l’impugnazione della legge n. 243 del 2012 è ammissibile, dal momento che, pur trattandosi di una legge “rinforzata”, in ragione della maggioranza parlamentare richiesta per la sua approvazione, essa ha comunque il rango di legge ordinaria e in quanto tale trova la sua fonte di legittimazione – ed insieme i suoi limiti – nella legge cost. n. 1 del 2012, di cui detta la disciplina attuativa”; e ha sottolineato anche che “sotto il versante delle disposizioni della legge cost. n. 1 del 2012 non incorporate nella Costituzione rilevano in questa sede quelle che determinano il contenuto necessario della legge rinforzata”.
Pertanto, trattasi di legge che, se da un lato è considerata “rinforzata” in relazione al procedimento di formazione, dall’altro lato ha pur sempre “il rango di legge ordinaria”. In particolare essa dà attuazione a taluni precetti di rango costituzionale – posti dalla Costituzione o dalla legge cost. n. 1 del 2012 – che ne determinano il contenuto necessario. E’ soltanto in relazione a tale contenuto necessario, dunque, che la legge n. 243 del 2012 deve ritenersi sottratta a referendum abrogativo.
3. Obiettivo generale delle richieste referendarie
L’obiettivo che si intende perseguire, in via generale, è quello di sottoporre a referendum popolare alcune disposizioni della legge n. 112 del 2012, che – non “coperte” né da principi costituzionali, né da obblighi derivanti dall’Unione europea o da impegni assunti con trattati internazionali già vigenti – prescrivono ovvero consentono un’applicazione del principio costituzionale di equilibrio di bilancio secondo modalità e condizioni eccessivamente rigorose, e dunque comportano politiche di austerità dannose per il Paese, e in particolare per lo sviluppo e il lavoro.
In definitiva, l’obiettivo complessivo dei quesiti è dunque modificare in più punti la legge n. 243 del 2012 che ha dato attuazione al principio costituzionale di equilibrio del bilancio, ed esattamente abrogare quelle parti che prescrivono un’applicazione nazionale esasperata e pertanto ingiusta degli obblighi di bilancio assunti in sede europea.
Sinteticamente, si invitano i votanti a esprimere sulle scheda referendarie il loro “sì” ad una corretta applicazione dei vincoli europei sul bilancio, in breve a dire “Sì alla fine dell’austerità, sì all’Europa del lavoro e dello sviluppo”.
4. I singoli quesiti.
– Quesito n. 2.
Il secondo quesito concerne l’art. 4, comma 4, in relazione alle finalità per le quali la legge consente il ricorso all’indebitamento.
– Quesito n. 3
Il terzo quesito riguarda l’art. 8, comma 1, in relazione al meccanismo di correzione degli scostamenti.
– Quesito n. 4:
Il quarto quesito riguarda l’art. 3, comma 2, relativamente alla rigida identificazione del principio costituzionale sull’equilibrio dei bilanci con l’obiettivo a medio termine stabilito in sede europea.
Quesito 1): nell’applicazione del principio costituzionale di equilibrio dei bilanci, quest’ultimo si considera rispettato quando è riferito al solo perseguimento dell’obiettivo di medio termine come stabilito in conformità agli impegni assunti in sede europea, non essendo più consentito in sede nazionale il perseguimento di obiettivi di bilancio più gravosi di quelli definiti in sede europea.
Quesito 2): si può ricorrere all’indebitamento per realizzare operazioni relative alle partite finanziarie non soltanto per fronteggiare gli eventi straordinari definiti dalla legge.
Quesito 3): l’attivazione automatica del meccanismo di correzione rispetto ad un eventuale scostamento rispetto al saldo strutturale fissato come obiettivo programmatico, avviene soltanto quando si verificano i presupposti definiti dall’ordinamento dell’Unione europea e non anche quando ciò sia previsto da trattati internazionali.
Quesito 4): viene soppressa la regola legislativa che prescrive l’automatica e rigida identificazione del principio costituzionale di equilibrio dei bilancio con l’obiettivo a medio termine stabilito in sede europea.
6. Testo dei quesiti.
«Volete voi che sia abrogata la legge 24 dicembre 2012, n. 243, recante “Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’art. 81, sesto comma, della Costituzione”, nelle seguenti parti: art. 3, comma 3, limitatamente alla parola: “almeno”; e art. 3, comma 5, lettera a), limitatamente alla parola: “almeno”?»
7. Denominazioni dei quesiti
Abrogare le norme che consentono di stabilire obiettivi di bilancio più gravosi di quelli definiti in sede europea.
Abrogare la norma che limita ai soli casi straordinari il ricorso all’indebitamento pubblico per operazioni finanziarie
Abrogare la norma che impone manovre correttive di bilancio quando ricorrono alcune condizioni previste da trattati internazionali
Abrogare la norma che identifica rigidamente e tassativamente il principio costituzionale di equilibrio dei bilanci pubblici con un obiettivo di bilancio stabilito in sede europea

References: art. 117
 art. 117
 art. 2
 art. 1
 art. 81
 sentenza 
 art. 3
 art. 3