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Timestamp: 2020-06-07 09:10:35+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22376 del 26/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22376 del 26/09/2017
Cassazione civile, sez. lav., 26/09/2017, (ud. 09/05/2017, dep.26/09/2017), n. 22376
sul ricorso 17967/2015 proposto da:
D.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APUANIA 12,
presso lo studio dell’avvocato SALVATORE MUCCIO, rappresentato e
difeso dall’avvocato CARLO ERESIARCO, giusta delega in atti;
FLORIDA 2000 S.R.L., in persona del legale rappresentante pro
presso lo studio dell’avvocato AMALIA RIZZO, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato NUNZIO RIZZO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 327/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 26/01/2015 R.G.N. 6123/2013;
udito l’Avvocato ERESIARCO CARLO.
1 La Corte di appello di Napoli, con sentenza n. 327/15, ha rigettato l’appello proposto da D.G. avverso la sentenza del locale Tribunale che aveva respinto impugnativa del licenziamento irrogato al ricorrente dalla datrice di lavoro, Florida 2000 s.r.l..
2. Al D. era stato addebitato di avere, in data 1 luglio 2009, all’interno dei locali aziendali, violentemente aggredito e percosso la collega V.M., provocandole traumi ed escoriazioni di tale gravità da rendere necessaria la sottoposizione a cure mediche, all’esito delle quali era stata formulata una prognosi di guarigione di giorni dieci. Il D., replicando all’addebito, aveva sostenuto che la Virgilio si era schiaffeggiata da sola, urlando e minacciandolo. Tale tesi veniva disattesa dal Tribunale sulla base delle risultanze testimoniali e soprattutto della cartella clinica recante la diagnosi – formulata nell’immediatezza dei fatti – di trauma cranio-facciale escoriato, contusione dorso lombare, contusione spalla destra e toraco-addominali, diagnosi incompatibile con il solo gesto descritto dalla testimone F. (la cui testimonianza era peraltro inattendibile, in quanto non coerente e contraddittoria) di graffiarsi il volto. Nessun valore poteva attribuirsi alla perizia di parte, che aveva ipotizzato la compatibilità delle lesioni riscontrate con una caduta al suolo, atteso che tale ricostruzione dei fatti non era stata riferita da alcuno dei testi e nemmeno dalla difesa dell’appellante.
3. La Corte territoriale riteneva che il provvedimento espulsivo fosse del tutto proporzionato ai fatti contestati, attesa la gravità degli stessi, rilevanti anche sotto il profilo penale; che occorreva anche tenere conto del ruolo di caposquadra ricoperto dal ricorrente, che in tale posizione era tenuto a tutelare i suoi collaboratori e a garantire la correttezza del comportamento proprio e dei suoi subordinati nei confronti dell’azienda; che dunque il D., in virtù del ruolo ricoperto, aveva l’obbligo di comportarsi in modo esemplare proprio nei confronti di coloro che rispetto a lui erano in posizione subordinata; che l’avere usato violenza, verbale e fisica, anche aggravata dall’uso di un corpo contundente, nei confronti una collega, costituivano altrettanti elementi atti a definire il disvalore morale della condotta posta in essere dall’appellante, idonea a compromettere in via definitiva il rapporto fiduciario; che, inoltre, i fatti erano avvenuti sul luogo di lavoro e nell’orario di servizio e l’accaduto aveva determinato l’intervento di colleghi, costretti a dividere i contendenti, con evidente incidenza, quanto meno in termini di turbamento, sul servizio e sui turni di lavoro.
4. Per la cassazione di tale sentenza D.G. ha proposto ricorso affidato a tre motivi, cui resiste la società Florida 2000 con controricorso.
5. In allegato alla memoria ex art. 378 c.p.c., parte ricorrente ha prodotto copia della sentenza penale di assoluzione del D. dai reati di ingiuria e lesioni personali in danno di V.M., contestati in relazione all’episodio per cui è causa. Tale sentenza è stata altresì notificata alla controparte ex art. 372 c.p.c.. La società resistente ha eccepito la inammissibilità
e comunque l’irrilevanza di tale documento.
1. Il primo motivo di ricorso denuncia omessa o insufficiente motivazione su fatti decisivi della controversia, travisamento del fatto storico, omessa valutazione di risultanze probatorie e documentali, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5. Si contesta la ricostruzione fattuale, l’omessa considerazione della consulenza tecnica di parte e il carattere contraddittorio delle deposizioni testimoniali invece utilizzate.
2. Il secondo motivo verte su violazione e falsa applicazione dell’art. 1455 c.c. e della L. n. 604 del 1966, art. 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 47 e 49 C.C.N.L. dei dipendenti da imprese esercenti servizi di pulizia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; mancanza di proporzionalità tra presunta infrazione e sanzione espulsiva.
3. Con il terzo motivo ci si duole di vizi del procedimento e della sentenza, incompatibilità del giudice di primo grado in relazione all’art. 51 c.p.c.. Il giudice che aveva emesso la sentenza di primo grado era lo stesso che aveva già esaminato l’intera vicenda in fase cautelare.
5. Il primo motivo è inammissibile. Nell’ipotesi di “doppia conforme” prevista dell’art. 348 ter c.p.c., comma 5, il ricorrente in cassazione, per evitare l’inammissibilità del motivo di cui dell’art. 360 c.p.c., n. 5, deve indicare le ragioni di fatto poste a base della decisione di primo grado e quelle poste a base della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. n. 5528 del 2014, n. 19001 del 2016, n. 26774 del 2016). Tale onere non è stato in alcun modo assolto nella specie.
6. Quanto al secondo motivo, che verte sull’interpretazione del CCNL di categoria, deve rilevarsi che copia di tale contratto non è riprodotta in allegato al ricorso, nè è indicata la sede del suo rinvenimento in atti. Nel giudizio di cassazione, l’onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi – imposto, a pena di improcedibilità del ricorso, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, nella formulazione di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – può dirsi soddisfatto solo con la produzione del testo integrale del contratto collettivo, adempimento rispondente alla funzione nomofilattica della Corte di cassazione e necessario per l’applicazione del canone ermeneutico previsto dall’art. 1363 c.c.; nè, a tal fine, può considerarsi sufficiente il mero richiamo, in calce al ricorso, all’intero fascicolo di parte del giudizio di merito, ove manchi una puntuale indicazione del documento nell’elenco degli atti (Cass. n. 4350 del 2015, n. 195 del 2016).
7. A ciò aggiungasi che l’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha, al contrario che per le sanzioni disciplinari con effetto conservativo, valenza meramente esemplificativa, sicchè non preclude un’autonoma valutazione del giudice di merito in ordine all’idoneità di un grave inadempimento, o di un grave comportamento del lavoratore contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile, a far venire meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore (tra le più recenti, Cass. n. 2830 del 2016).
8. Anche il terzo motivo è inammissibile. La Corte d’appello ha respinto l’eccezione formulata in appello ex art. 51 c.p.c., per insussistenza dei relativi presupposti. L’attuale ricorrente reitera tale eccezione senza prendere in esame la soluzione posta a base della sentenza impugnata. Il ricorso dunque difetta di specificità rispetto al decisum, in relazione alle previsioni di cui all’art. 366 c.p.c., n. 4. Il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dev’essere dedotto, a pena d’inammissibilità del motivo giusta la disposizione dell’art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con l’indicazione delle norme che si assumono violate ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intellegibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornite dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendo alla corte regolatrice di adempiere al suo compito istituzionale di verificare il fondamento della lamentata violazione (v. Cass. 24298 del 2016, n. 5353 del 2007).
10. Sussistono i presupposti processuali (nella specie, inammissibilità/rigetto del ricorso) per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 sentenza 
 sentenza 
 art. 372
 art. 5
 sentenza 
 sentenza 
e contrario
 Cass. 
 art. 51
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1