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Timestamp: 2020-05-26 07:26:47+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26848 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26848 del 22/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 22/12/2016, (ud. 23/11/2016, dep.22/12/2016), n. 26848
sul ricorso 24434/2015 proposto da:
domiciliata in ROMA, L. G. FARAVELLI 22, presso lo studio
dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la rappresenta e difende giusta
P.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PANAMA 74,
avverso la sentenza n. 1669/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA del
23/02/2015, depositata il 22/04/2015;
udito l’Avvocato Ilaria Fares (delega verbale avvocato Iacobelli
Gianni Emilio) difensore del controricorrente che si riporta alla
“La Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 22 aprile 2015, in riforma della decisione del Tribunale in sede, accogliendo il gravame proposto da P.F. nei confronti di Poste Italiane s.p.a. dichiarava il diritto dell’appellante alla indennità di agente unico a decorrere dal 1.1.2001 e condannava la società al pagamento di detta indennità giornaliera, quantificata nella somma lorda di Euro 4,65, per le giornate di effettivo servizio, oltre accessori.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso Poste Italiane S.p.A. affidato a quattro motivi.
Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2943 e 2945 c.c., nonchè dell’art. 2948 c.c. , n. 4 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) per avere la Corte di Appello rigettato l’eccezione di prescrizione sul rilievo che in data 15.1.2005 era stato notificato un atto interruttivo costituito dal tentativo di conciliazione.
Il ricorrente a fondamento del motivo riporta una pronuncia di questa Corte in cui si afferma che la conoscenza da parte del debitore del tentativo di conciliazione non si può ritenere raggiunta attraverso il deposito del ricorso in cancelleria nè con la richiesta di tentativo obbligatorio di conciliazione, bensì con la notificazione dell’atto al convenuto.
Orbene la Corte di Appello ha rilevato che il decorso del termine di prescrizione era stato interrotto dalla notifica del tentativo di conciliazione, evidentemente effettuata a Poste Italiane da parte del P. e, dunque, le argomentazioni di cui al motivo non colgono nel segno.
Con i motivi dal secondo al quarto si sostiene che la Corte di merito aveva erroneamente definito l’indennità in questione come retributiva mentre, in realtà, era soltanto “incentivante” e comunque accessorio e non necessario, in quanto giustificata da determinati presupposti economici di gestione aziendale e derivante da un accordo collettivo disdetto.
I motivi, da trattare congiuntamente in quanto logicamente connessi, sono manifestamente infondati avuto riguardo alla costante e consolidata giurisprudenza di questa S.C. (cfr. Cass. n. 17830/11, n. 17724/10, n. 6273/10, n. 20310/08, n. 4821/07 e n. 20339/06), da cui non vi è ragione di discostarsi, per la quale l’indennità in questione remunera le mansioni di ritiro e consegna di oggetti postali svolte unitamente a quelle di autista, sicchè ha causa retributiva, non esclusa dal motivo incentivante; essa è oggetto d’un obbligo contrattuale sicchè, in assenza di concorde volontà delle parti, non può essere ridotta e tanto meno abolita neppure ove – in ipotesi – siano mutate le condizioni economiche aziendali, non avendo la datrice di lavoro neppure invocato un’eventuale eccessiva onerosità sopravvenuta.
Questa Corte ha già osservato che la scadenza del termine d’un accordo o contratto collettivo gli toglie efficacia, ma non sottrae il datore di lavoro dall’obbligo di retribuzione ex art. 2099 c.c., il cui ammontare ben può essere determinato dal giudice di merito ex art. 36 Cost., comma 1, con riferimento all’importo già previsto dal contratto individuale, recettivo di quello collettivo (Cass. SU. 30.5.05, n. 11325).
Il carattere meramente eventuale, prospettato dalla società ricorrente, ossia non corrispettivo di un’attività lavorativa effettivamente prestata, non è plausibile poichè esso trasformerebbe l’indennità in questione da oggetto di un’obbligazione in elargizione graziosa; inoltre, il noto principio di non riducibilità della retribuzione (ricavato dall’art. 2103 c.c. e art. 36 Cost.) è esteso alla voce compensativa di particolari e gravose modalità di svolgimento del lavoro (anche a tale riguardo la giurisprudenza di questa S.C. è antica e consolidata; cfr., per tutte, Cass. 11.5.2000 n. 6046); per l’effetto, l’impegno, assunto con accordo collettivo, di rivedere entro un certo termine l’importo dell’indennità in questione fa sì che, alla scadenza di questo (non seguita da ulteriore accordo modificativo od abolitivo), l’indennità medesima debba essere conservata, eventualmente nel suo ammontare attuale, qualora il datore di lavoro ne abbia disdetto l’accordo istitutivo (come avvenuto nel caso di specie).
Per tutto quanto sopra consideralo, si propone il rigetto del ricorso, con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5″.
Poste Italiane ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., in cui si ribadiscono le medesime argomentazioni di cui al ricorso e che non valgono a scalfire il contenuto della sopra riportata relazione, pienamente condiviso dal Collegio in quanto conforme a numerosi precedenti di questa Corte.
Le spese del presente giudizio, per il principio della soccombenza, sono poste a carico della ricorrente e vengono liquidate come da dispositivo con attribuzione all’avv. Gianni Emilio Iacobelli per dichiarato anticipo fattone.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del presente giudizio liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15% con attribuzione all’avv. Gianni Emilio Iacobelli.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 2099
 art. 36
 art. 36
 Cass. 
 art. 380