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Timestamp: 2018-12-11 14:46:23+00:00

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Se è chiesto da più persone o contro più persone l’adempimento per quote di un’obbligazione, il valore della causa si determina dall’intera obbligazione (1).
(1) La norma si riferisce all’ipotesi in cui, in un unico processo, fin dall’origine sia richiesto da più attori o contro più convenuti l’adempimento di un’unica obbligazione ripartita per quote. Se, invece, la controversia riguarda solo alcune delle quote, il valore della causa è dato dalla loro somma e non dall’intera obbligazione. La norma va estesa anche alle azioni di accertamento ed alle azioni costitutive (es.: azione di annullamento o di risoluzione di un contratto).
Modalità di applicazione dell’art. 11.
Al fine di stabilire se una causa incardinata dinanzi al giudice di pace debba essere decisa secondo equità, ai sensi dell’art. 113 c.p.c. in quanto di valore non eccedente l’importo di euro 1100, occorre avere riguardo alle norme che disciplinano la competenza per valore, contenute negli art. da 10 a 14 e 16, 17 c.p.c., senza che rilevi che il giudice di pace abbia, in concreto, emesso una pronunzia di condanna per un importo superiore al limite sopra indicato. Cass. 3 aprile 2009, n. 8137.
1.1. Unicità del rapporto obbligatorio e della domanda.
La norma contenuta nell’art. 11 c.p.c., secondo la quale, se è chiesto in giudizio l’adempimento per quote di un’obbligazione contro più parti, il valore della causa si determina dall’intera obbligazione, presuppone l’unicità del rapporto obbligatorio e della domanda giudiziale. Essa pertanto non è applicabile nell’ipotesi in cui l’adempimento delle quote sia chiesto con azioni separate, ciascuna delle quali sorretta da un’autonoma e distinta ragione obbligatoria, se pur dipendente da identico titolo, dovendo in tal caso la singola domanda essere separatamente considerata ai fini della determinazione della competenza per valore. Cass. 24 agosto 1998, n. 8397.
1.2. Obbligazione divisibile.
Con riguardo ad obbligazione divisibile, il valore della causa, promossa per conseguire il pagamento di una sola quota di essa, è determinato dall’ammontare della quota medesima, non da quello dell’intero debito, che rileva, ai sensi dell’art. 11 c.p.c., esclusivamente quando venga chiesto da più persone o contro più persone l’adempimento, per le rispettive quote, di tutta l’obbligazione. Cass. 6 maggio 1987, n. 4205; conforme Cass. 21 luglio 2003, n. 11333.
Ai fini della determinazione della competenza per valore in relazione ad una controversia avente ad oggetto il riparto di una spesa approvata dall'assemblea di condominio, anche se il condomino agisce per sentir dichiarare l'inesistenza del suo obbligo di pagamento sull'assunto dell'invalidità della deliberazione assembleare, bisogna far riferimento all'importo contestato relativamente alla sua singola obbligazione e non all'intero ammontare risultante dal riparto approvato dall'assemblea, poiché, in generale, allo scopo dell'individuazione della competenza, occorre porre riguardo al thema decidendum, invece che al quid disputandum, per cui l'accertamento di un rapporto che costituisce la causa petendi della domanda, in quanto attiene a questione pregiudiziale della quale il giudice può conoscere in via incidentale, non influisce sull'interpretazione e qualificazione dell'oggetto della domanda principale e, conseguentemente, sul valore della causa. Cassazione civile sez. II 16 marzo 2010 n. 6363
Il fatto che, ai sensi dell'art. 752 c.c., i coeredi "contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e pesi ereditari in proporzione delle quote ereditarie ..." e che, ai sensi dell'art. 754 c.c., ciascuno è tenuto verso i creditori in proporzione della sua quota, comporta solo che, a seguito della successione, ciascuno dei debitori non è tenuto a pagare il debito che per la sua parte, a norma dell'art. 1314 c.c., e non significa anche che sussistano originariamente tanti autonomi rapporti quanti sono gli eredi, giacché il debito di ognuno ha comunque la sua fonte nell'obbligazione del "de cuius", la quale determina l'unicità genetica del rapporto obbligatorio. Ne consegue che l'art. 11 c.p.c. trova applicazione nel caso in cui a più eredi sia domandato, con domande proposte sin dall'inizio nello stesso processo, l'adempimento pro quota dell'unica obbligazione del "de cuius", essendo irrilevante che, a seguito della successione, i rapporti obbligatori tra il creditore e ciascuno degli eredi siano ormai autonomi e restando il valore della causa dunque determinato dalla somma delle quote di cui il creditore abbia chiesto il pagamento.
Cassazione civile sez. III 27 settembre 2007 n. 20338
La norma contenuta nell'art. 11 c.p.c., secondo la quale, se è chiesto in giudizio l'adempimento per quote di un'obbligazione contro più parti, il valore della causa si determina dall'intera obbligazione, presuppone l'unicità del rapporto obbligatorio e della domanda giudiziale. Essa pertanto non è applicabile nell'ipotesi in cui l'adempimento delle quote sia chiesto con azioni separate, ciascuna delle quali sorretta da un'autonoma e distinta ragione obbligatoria, se pur dipendente da identico titolo, dovendo in tal caso la singola domanda essere separatamente considerata ai fini della determinazione della competenza per valore (in applicazione di tali principi, è stata confermata la sentenza con la quale il giudice di pace di Roma aveva affermato la propria competenza per valore in ordine alla richiesta di pagamento di quote di contributi consortili, ex art. 10 e 12 e non già 11 c.p.c.).
Cassazione civile sez. I 24 agosto 1998 n. 8397
1.3. Procedimenti riuniti.
L’operatività dell’art. 11 c.p.c. postula che l’adempimento per quote di una medesima obbligazione sia chiesto, ab origine, con un’unica domanda giudiziale, e va esclusa, pertanto, nel caso in cui l’adempimento delle quote sia stato chiesto da o nei confronti di più soggetti con giudizi separati, successivamente riuniti a norma dell’art. 274 c.p.c. (litisconsorzio facoltativo successivo): in tale ipotesi, infatti, il provvedimento discrezionale di riunione lascia immutata l’autonomia dei singoli giudizi e non può dar luogo a spostamenti di competenza per valore. Cass. 5 maggio 1980, n. 2946.
1.4. Obbligazione del singolo creditore.
Quando il creditore chiede al debitore l’adempimento parziale della sua obbligazione, e quest’ultima è divisibile (come nella specie, trattandosi del pagamento di una somma di danaro), il valore della causa è determinato dall’ammontare della parte richiesta, non da quello dell’intero suo credito, che rileva, ai sensi dell’art. 11 del codice di rito, esclusivamente quando viene chiesto da più persone o contro più persone, nello stesso processo, l’adempimento, per le rispettive quote, di tutta l’obbligazione. Cass. 21 luglio 2003, n. 11333.
2.1. Mediazione.
Una volta accertata l’unicità del contratto di mediazione - che dipende non dalla contestualità, o meno, degli incarichi conferiti al mediatore da ciascuna delle parti, ma dal fatto che gli incarichi, contestuali o successivi, espressi o taciti, convergano nell’intendimento di giovarsi dell’opera del mediatore per la conclusione del contratto principale e si risolvono, appunto, nella stipulazione di tale contratto - la competenza per valore a conoscere della domanda di pagamento di provvigioni avanzata dal mediatore nei confronti di una pluralità di soggetti si stabilisce ai sensi dell’art. 11 c.p.c. dato che gli importi richiesti si raccolgono in unica somma, quali quote di un unico rapporto obbligatorio. Cass. 12 ottobre 1993, n. 10062.
2.2. Preliminare di vendita.
Qualora, con riguardo a preliminare di vendita, stipulato dai comproprietari del bene ciascuno per la propria quota, sia stata resa sentenza di esecuzione in forma specifica, ai sensi dell’art. 2932 c.c., con effetti subordinati al pagamento del prezzo, e la parte acquirente agisca per ottenere l’accertamento del proprio adempimento, ovvero della liberazione dal relativo obbligo a seguito di offerta reale, rispetto alla porzione del prezzo dovuta al singolo proprietario, il quale a sua volta chieda in via riconvenzionale l’inefficacia del rapporto costituito con detta sentenza in ragione del mancato versamento del corrispettivo, la competenza per valore è determinata dall’ammontare dell’indicata porzione, non dell’intera obbligazione, in considerazione della divisibilità di questa e dell’inapplicabilità delle regole dettate dall’art. 11 c.p.c. per il diverso caso in cui la contesa investa il complessivo debito. Cass. 14 aprile 1992, n. 4524.
2.3. Pagamento di quote di contributi consortili.
In caso di richiesta di pagamento di quote di contributi consortili, l’art. 11 c.p.c. non è applicabile nell’ipotesi in cui l’adempimento delle quote sia chiesto con azioni separate, ciascuna delle quali sorretta da un’autonoma e distinta ragione obbligatoria, se pur dipendente da identico titolo, dovendo in tal caso la singola domanda essere separatamente considerata ai fini della determinazione della competenza per valore. Cass. 24 agosto 1998, n. 8397.
2.4. Condominio.
Ai fini della determinazione della competenza per valore in relazione ad una controversia avente ad oggetto il riparto di una spesa approvata dall’assemblea di condominio, se il condomino agisce per sentir dichiarare l’inesistenza del suo obbligo di pagamento sull’assunto dell’invalidità della deliberazione assembleare, quest’ultima viene contestata nella sua globalità, sicché la competenza deve determinarsi con riguardo al valore dell’intera spesa deliberata; ove, invece, il condomino deduca, per qualsiasi diverso titolo, l’insussistenza della propria obbligazione, il valore della causa va determinato in base al solo importo contestato, perché la decisione non implica una pronuncia sulla validità della delibera di spesa nella sua globalità. Cass. 22 gennaio 2010, n. 1201.
In tema di competenza del giudice per valore, nella controversia promossa da un condomino che agisca nei confronti del condominio per sentir dichiarare l’’inesistenza del suo obbligo personale di pagare la quota a suo carico della spesa deliberata ed approvata in via generale e per tutti i condomini dell’assemblea, sull’assunto dell’invalidità della deliberazione assembleare sulla quale è fondata la pretesa del condominio nei suoi confronti (e non già dell’insussistenza, per qualsiasi titolo, della propria personale obbligazione), la contestazione deve intendersi estesa necessariamente all’invalidità dell’intero rapporto implicato dalla delibera, il cui valore è, quindi, quello da prendere in considerazione ai fini della determinazione della competenza, atteso che il thema decidendum non riguarda l’obbligo del singolo condomino bensì l’intera spesa oggetto della deliberazione, la cui validità non può essere riscontrata solo in via incidentale. Cass. 5 aprile 2004, n. 6617.
2.5. Ripartizione del debito tra più eredi e sopravvenuta insussistenza dell’unicità genetica del rapporto obbligatorio.
Il fatto che, ai sensi dell’art. 752 c. c., i coeredi «contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e pesi ereditari in proporzione delle quote ereditarie.» e che, ai sensi dell’art. 754 c.c., ciascuno è tenuto verso i creditori in proporzione della sua quota, comporta solo che, a seguito della successione, ciascuno dei debitori «non è tenuto a pagare il debito che per la sua parte», a norma dell’art. 1314 c.c., e non significa anche che sussistono originariamente tanti autonomi rapporti quanti sono gli eredi, giacché il debito di ognuno (pro quota) ha comunque la sua fonte nell’obbligazione del de cuius, la quale determina l’unicità genetica del rapporto obbligatorio. Ne consegue che l’art. 11 c.p.c. (che pone una regola derogatoria a quella di cui all’art. 10, comma secondo, c.p.c. e che sarebbe inutile se non fosse ritenuto applicabile alle obbligazioni divisibili, essendone esclusa la riferibilità alle obbligazioni solidali ed indivisibili) trova applicazione nel caso in cui a più eredi sia richiesto, con domande proposte sin dall’inizio nello stesso processo, l’adempimento pro quota dell’unica obbligazione del de cuius, essendo irrilevante che, a seguito della successione, i rapporti obbligatori tra il creditore e ciascuno degli eredi siano ormai autonomi e restando il valore della causa determinato, dunque, dalla somma delle quote di cui il creditore abbia chiesto il pagamento. Cass. 27 settembre 2007, n. 20338; conforme Cass. 21 luglio 2003, n. 11333; Cass. 8 marzo 2001, n. 3435; Cass. 12 ottobre 1998, n. 10081; Cass. 24 agosto 1998, n. 8397.

References: Cass. 
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 sentenza 
 art. 10
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