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Timestamp: 2018-03-24 13:38:54+00:00

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Coordinatore per la Sicurezza: (9) Sentenza della Corte di Cassazione n. 14167/2015 del 12.03.2015 (CSE, PSC, art. 26, contratto d'appalto, d'opera o di somministrazione, datore di lavoro, lavori ferroviari, agente di scorta) | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Inviato da redazione il Mar, 06/03/2018 - 10:56
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA segnala la Sentenza della Corte di Cassazione n. 14167/2015 del 12.03.2015 (CSE, PSC, art. 26, contratto d'appalto, d'opera o di somministrazione, datore di lavoro, lavori ferroviari)<
Sentenza della Corte di Cassazione n. 14167/2015 del 12.03.2015 (CSE, PSC, art. 26, contratto d'appalto, d'opera o di somministrazione, datore di lavoro, lavori ferroviari, agente di scorta)<
Sez. 4, Sentenza n. 14167< del 12/03/2015 Ud. (dep. 08/04/2015 ) Rv. 263150
Presidente: Romis V. Estensore: Dovere S. Relatore: Dovere S. Imputato: Aaaaaaa. P.M. Galli M. (Conf.)
(Annulla con rinvio, App. Milano, 06/05/2014)
LAVORO - PREVENZIONE INFORTUNI - SUL LAVORO - Cantiere temporaneo o mobile interno ad un'impresa - Datore di lavoro committente - Obblighi in tema di valutazione dei rischi - Indicazione.
Allorquando un cantiere temporaneo o mobile viene in essere all'interno del processo produttivo di un'impresa, il datore di lavoro committente, oltre che alla valutazione dei rischi ai sensi dell'art. 17 D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, è tenuto: a) nel caso di appalto interno conferito ad una sola impresa o ad un singolo lavoratore autonomo, a redigere il documento di valutazione dei rischi di cui all'art. 26, comma terzo, del D.Lgs. n. 81 del 2008; b) nel caso in cui i lavori contemplino l'opera di più imprese o lavoratori autonomi, anche in successione tra loro, a nominare il coordinatore< per la progettazione, il quale, ai sensi dell'art. 91 del citato D.Lgs., deve redigere il piano di sicurezza< e di coordinamento, che ha valore di documento di valutazione del rischio interferenziale.
Decreto Legisl. 17/09/1994 num. 626 art. 4<
Decreto Legisl. 17/09/1994 num. 626 art. 91<
Decreto Legisl. 17/09/1994 num. 626 art. 96<
Decreto Legisl. 14/08/1996 num. 494 art. 1<
Decreto Legisl. 09/04/2008 num. 81 art. 4<
Decreto Legisl. 09/04/2008 num. 81 art. 9<
Decreto Legisl. 09/04/2008 num. 81 art. 12<
Decreto Legisl. 09/04/2008 num. 81 art. 17<
Decreto Legisl. 09/04/2008 num. 81 art. 26<
Decreto Legisl. 09/04/2008 num. 81 art. 89<
Massime precedenti Vedi: N. 2285 del 2013< Rv. 254836<, N. 37738 del 2013< Rv. 256636<, N. 5857 del 2015< Rv. 262246< <
AAAAAAA AAAAAAA N. IL 11/10/19aa
avverso la sentenza n. 1134/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del 06/05/2014
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SALVATORE DOVERE
1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di appello di Milano ha parzialmente riformato quella emessa dal Tribunale della medesima città con la quale Aaaaaaa aaaaaaa era stato riconosciuto responsabile dell'infortunio occorso ad Bbbbbbbb bbbbbbb, lavoratore dipendente della società per azioni Rete Ferroviaria Italiana RFI, della quale il Aaaaaaa era all'epoca del sinistro direttore di sede con delega di legale rappresentate.
2. Secondo la ricostruzione operata nei gradi di merito il 17 ottobre 2008 l'Bbbbbbb stava svolgendo i compiti di agente di scorta del mezzo denominato "alzabinari" in proprietà della ditta Sssssssss, impegnata presso la stazione ferroviaria Rogoredo in operazioni di manutenzione della linea ferroviaria che le erano state appaltate, quando salito sulla pedana di guida del predetto mezzo, ove trovavasi anche il conduttore, scivolava dalla medesima e rimaneva con il piede destro incastrato tra il ruotino ed il binario, riportando lesioni personali che giungevano a determinare l'amputazione di quattro dita del piede.
La Corte di appello ha ascritto al Aaaaaaa, in qualità di datore di lavoro dell'Bbbbbbb, di aver omesso di valutare il rischio di scivolamento dell'agente di scorta dal posto di guida del mezzo di lavoro alzabinari, avendo accertato l'esistenza di una prassi operativa secondo la quale l'addetto alla scorta era uso salire sul mezzo scortato, il quale ancorché omologato, presentava una pedana priva di tavola fermapiedi e di parapetti.
3. Avverso tale decisione ricorre per cassazione l'imputato a mezzo del difensore di fiducia, avv. Giuseppe Alamia.
Rileva il ricorrente che la Corte d'appello ha erroneamente interpretato il menzionato articolo 17, ritenendo che la valutazione dei rischi dovesse comprendere anche il rischio di scivolamento dell'agente di scorta dal mezzo alzabinari; in tal modo viene attribuito all'articolo 28, comma 2, lett. a) del d.lgs. n. 81/2008 un contenuto tale da imporre una "esasperata disamina della casistica delle molteplici situazioni in cui possa svolgersi attività lavorativa", laddove la normativa impone la completezza di analisi in relazione alla tipologia dei rischi durante l'attività lavorativa e non fa riferimento alle singole modalità con cui può essere svolta l'attività da ogni singolo lavoratore in ogni particolare intervento. Tenuto conto di tali premesse in diritto l'esponente rimarca come il documento di valutazione dei rischi redatto fosse del tutto in linea con le previsioni normative contenendo le misure prevenzionali necessarie nel caso di specie, le quali risultavano nient'affatto generiche (si fa riferimento al riguardo alla "Istruzione per la circolazione dei carrelli", parte integrante della DVR e alla scheda "Lavorazione: scorte e condotte"), diversamente da quanto ritenuto alla Corte di appello. Conclude l'esponente che il rischio di scivolamento risulta non solo previsto ed oggetto di valutazione ma anche gestito ed affrontato con misure di natura comportamentale che nella loro concreta descrizione sono di immediata percepibilità ed attuazione nella varietà di situazioni che possono verificarsi in sede ferroviaria. Nè potrebbe attribuirsi all'articolo 17 un significato incompatibile con la funzione programmatica e di indirizzo del documento di valutazione dei rischi, che per poter essere assolta deve poter fare riferimento a norme comportamentali valide per più situazioni. Se ne deriva che nel caso di specie manca la violazione della regola di cautela da parte dell'imputato.
3.2. Con un secondo motivo si lamenta che la Corte di appello abbia affermato l'esistenza di una prassi secondo la quale sul mezzo in questione salivano sempre due persone per poi concludere per la conoscibilità ed anzi la conoscenza da parte del Aaaaaaa dell'esistenza di una situazione di rischio che avrebbe dovuto essere valutata. Tale affermazione infatti è per l'esponente operata senza che vi sia alcun riscontro processuale del fatto che il Aaaaaaa fosse a conoscenza di tale prassi. L'esponente fa riferimento, al proposito, alle dichiarazioni dell'Bbbbbbb, del Cccccccc, dell'Ddddd e del Ee eeeeee.
Assume inoltre l'esponente che all'imputato sarebbe possibile rimproverare di essere stato negligente nel giudizio di prevedibilità del rischio – che conseguentemente non è stato valutato - solo ove risultasse affermato che il Aaaaaaa era a conoscenza o che potesse sospettare che il mezzo in questione non fosse adeguato, anche in rapporto al particolare utilizzo fattone dall'agente di scorta; che il Aaaaaaa dovesse dubitare della omologazione del mezzo e della scelta di tale mezzo operata dal coordinatore per la sicurezza del cantiere.
Tanto sul piano dei referenti normativi; sul piano sostanziale nel caso in esame ciò non determina alcun significativo effetto, stante la corrispondenza contenutistica delle disposizioni succedutesi [cfr. Sez. 4, n. 42018 del 12/10/2011 - dep. 15/11/2011, Marsiletti, Rv. 251932 per la quale sussiste continuità normativa tra l'art. 4 D.Lgs. n. 626 del 1994 (concernente gli obblighi del datore di lavoro, del dirigente e del preposto) - ancorché formalmente abrogato dall'art. 304 D.Lgs. n. 81 del 2008 (Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro) - e la vigente normativa antinfortunistica, considerato che il contenuto delle predette disposizioni risulta recepito dagli artt. 28 e 29 D.Lgs. n. 81 del 2008, in relazione ai rischi aziendali ed alle modalità di effettuazione della relativa valutazione, disposizioni che tutelano penalmente le predette cautele antinfortunistiche].
Orbene, la questione di diritto posta dal ricorrente, che potrebbe riassumersi nell'interrogativo "quale caratteri ha il rischio oggetto di valutazione?", presuppone in realtà la previa identificazione dello specifico oggetto della valutazione alla quale era chiamato nel caso concreto il Aaaaaaa nella qualità di legale rappresentante di RFI. Infatti, solo dopo aver dato risposta a questo preliminare quesito è possibile verificare se egli avesse o meno l'obbligo di valutare ciò che, con qualche improprietà, è stato definito 'rischio di scivolamento'.
4.2. Sotto tale profilo assume rilievo la circostanza che la Corte di Appello, in ciò distinguendosi dal primo giudice, abbia richiamato le disposizioni del d.lgs. n. 494/1996. Infatti, nell'ambito dei cantieri temporanei o mobili (alla cui disciplina era appunto dedicato il menzionato provvedimento legislativo, esso pure abrogato dall'art. 304 d.lgs. n. 81/2008), la gestione della sicurezza del lavoro è suscettibile di concretizzarsi in più documenti programmatici, la cui adozione non è posta indistintamente in capo a tutti gli attori del processo produttivo; all'inverso, la legislazione distingue i diversi adempimenti ed i relativi obbligati. Inoltre, il quadro è ulteriormente articolato ove i cantieri temporanei o mobili vengano in essere in esecuzione di un cd. appalto endoaziendale, poiché quest'ultimo conosce una peculiare disciplina, che risale all'art. 7 d.lgs. n. 626/94 ed oggi sì rinviene nell'art. 26 d.lgs. n. 81/2008. Anche tale disposizione, infatti, prevede la redazione di particolari documenti valutativi.
Pertanto è assolutamente essenziale identificare correttamente la situazione venutasi a determinare, in modo da riferire ad essa la disciplina che le compete.
Una pronuncia di questa Corte ha puntualizzato che sotto la vigenza del d.lgs. n. 626/1994, in caso di contratto d'appalto, d'opera o di somministrazione l'obbligo di elaborare il documento di valutazione dei rischi - denominato come piano di sicurezza e coordinamento - era posto in capo a tutti i datori di lavoro; quindi sia al datore di lavoro committente che ai datori di lavoro delle imprese appaltatrici (giova rammentare che la medesima decisione ha concluso nel senso che, a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 26 d. Lgs. n. 81 del 2008, l'omessa valutazione del rischio interferenziale è divenuto reato proprio del committente e non può pertanto più essere imputata anche al datore di lavoro appaltatore: Sez. 3, n. 2285 del 14/11/2012 - dep. 16/01/2013, Formentini, Rv. 254836; proprio in ragione dell'obbligo gravante sul datore di lavoro committente si è precisato anche che in sede di valutazione del rischio di cui all'art. 26 D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, questi deve tener conto della presenza di ditte o di lavoratori autonomi terzi operanti all'interno dell'ambiente di lavoro in concomitanza dell'espletamento dei lavori affidati in appalto: Sez. 4, n. 5857 del 11/11/2014 - dep. 09/02/2015, Bellinato e altro, Rv. 262246).
Qualora, poi, i lavori da eseguirsi siano costituiti da quei lavori edili o di ingegneria civile che rappresentano il campo di applicazione della disciplina prevenzionistica in tema di cantieri temporanei o mobili, la valutazione del rischio è atto sia dei datori di lavoro delle imprese esecutrici e viene adempiuto da questi attraverso l'accettazione del piano di sicurezza e di coordinamento di cui all'art. 12 e la redazione del piano operativo di sicurezza (art. 9, co. 2 d.lgs. n. 494/1996 ed ora art. 96, co. 2 d.lgs. n. 81/2008); sia del coordinatore per la progettazione, il quale è tenuto a redigere il menzionato piano di sicurezza e di coordinamento (cfr. artt. 4 e 12, comma 1 d.lgs. n. 494/1996 ed ora art. 91, co. 1 lett. a) d.lgs. n. 81/2008). Adempimento sul quale il committente è chiamato solo a svolgere compiti di vigilanza (in tal senso non si condivide quanto affermato da Sez. 4, n. 37738 del 28/05/2013 - dep. 13/09/2013, Gandolla e altri, Rv. 256636, per la quale la nomina del coordinatore per la progettazione o per l'esecuzione dei lavori non esonera il committente ed il responsabile dei lavori da responsabilità per la redazione del piano di sicurezza e del fascicolo per la protezione dai rischi, almeno se si intende l'affermazione come richiedente al committente la diretta esecuzione del compito e non piuttosto, come segnala l'art. 93, co. 2, la verifica dell'adempimento da parte del coordinatore).
Il convivere dei diversi assetti disciplinari, aventi ambiti di applicazione apparentemente di chiara autonomia, pone in realtà questioni di non semplice soluzione. Come si è visto, il committente di lavori edili non elabora un documento di valutazione: di tale compito è gravato il coordinatore per la progettazione. Non così il datore di lavoro-committente, cioè l'imprenditore committente, in caso di appalto cd. interno.
Occorre prendere le mosse dalla considerazione che l'art. 7 d.lgs. n. 626/1994 aveva un ambito di applicazione assai vasto, trovando applicazione in tutti i casi di affidamento di lavori all'interno dell'azienda ovvero dell'unità produttiva ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi. Secondo l'interpretazione prevalente, la norma si applicava a tutti i lavori dati in appalto purchè da eseguirsi all'interno dell'azienda.
Il d.lgs. n. 494/1996 diede tuttavia autonomo risalto e specifica disciplina all'appalto di opere edili o di ingegneria civile, cqp una regolamentazione i cui rapporti con quella recata dall'ad 7 cit. furono definiti dall'art. 1, co. 2 d.lgs. n. 494/1996. Tale disposizione prevedeva l'applicazione delle disposizioni del d.lgs. n. 626/1994 anche nei cantieri temporanei o mobili "fatte salve le disposizioni specifiche contenute nel presente decreto legislativo".
Si può quindi affermare che allorquando un cantiere temporaneo o mobile viene in essere all'interno del processo produttivo di un'impresa, in forza dell'art. 1, co. 2 d.lgs. n. 494/1996 trovano applicazione le norme del d.lgs. n. 626/1994 sempre che l'oggetto non sia regolamentato da disposizioni specifiche recate dal d.lgs. n. 494/1996. Ne deriva che, oltre alla valutazione dei rischi di cui (oggi) all'art. 17 digs. n. 81/2008, il datore di lavoro committente è tenuto:
- nel caso in cui i lavori contemplino l'opera di più imprese o lavoratori autonomi, anche in successione tra loro, è tenuto alla nomina del coordinatore per la progettazione, il quale deve redigere il PSC che ha valore di documento di valutazione del rischio interferenziale.
Il Tribunale aveva condiviso l'impostazione dell'accusa, facente riferimento alla violazione degli artt. 17, co. 1 e 28 d.lgs. n. 81/2008, ed aveva ritenuto 'fuorviante' il richiamo difensivo all'art. 26 e al rischio interferenziale. Detto altrimenti, per il primo giudice il Aaaaaaa aveva omesso di valutare il rischio connesso all'attività lavorativa dell'agente di scorta in qualità di datore di lavoro dello stesso.
La Corte di Appello, per contro, ha dato conto del fatto che al momento del sinistro la lavorazione "si stava svolgendo seconda una regolare predisposizione di appalti e subappalti" e che la difesa aveva fatto correttamente riferimento alla disciplina del d.lgs. n. 494/1996, aggiungendo che la Italferr s.p.a. - che su incarico di RFI 'governava' (questo il termine utilizzato dalla Corte distrettuale) un ampio contratto di appalto - aveva nominato un coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (ing. Ddddd) e predisposto il PSC (piano di sicurezza e di coordinamento). Ne risulta che la Corte di Appello ha continuato ad ascrivere al Aaaaaaa di non aver adempiuto agli obblighi che su di lui gravavano in qualità di datore di lavoro dell'Bbbbbbb, pur facendo intendere che quale legale rappresentante della RFI egli fosse anche il committente dell'opera, con ogni evidenza qualificata dalle parti interessate come concernente lavori di ingegneria civile (ed effettivamente tale, trattandosi di opere ferroviarie: cfr. art. 89 ed All. X d.lgs. n. 81/2008), tanto da provvedersi - ma Italferr s.p.a.! - alla nomina del Coordinatore per la sicurezza nella fase di esecuzione, figura tipica e caratteristica dei lavori nei cantieri temporanei o mobili nei quali sia prevista la partecipazione anche asincrona di più imprese (cfr. art. 3, co. 3 d.lgs. n. 494/1996 ed oggi l'art. 90, co. 3 d.lgs. n. 81/2008).
In un simile contesto l'evocazione di una violazione all'obbligo di valutazione di tutti i rischi, secondo la previsione degli artt. 17 e 28 d.lgs. 81/2008 (rectius: dell'art. 4 d.lgs. n. 626/1994) appare appunto contraddittoria e sinanco illogica, perché non si accompagna alla attenta ricostruzione ed evidenziazione del ruolo effettivamente assunto dalla RFI e quindi dal Aaaaaaa quale suo legale rappresentante e neppure alla analisi del rischio venutosi a concretizzare, ovvero all'accertamento se esso risultasse o meno di tipo interferenziale (come lascia sospettare la circostanza che l'attività lavorativa dell'agente di scorta fosse fisiologicamente associata all'attività dei dipendenti della ditta Sssssssss).
Nel caso che occupa non vi è alcun dubbio in ordine alla avvenuta elaborazione della valutazione dei rischi e alla redazione del relativo documento; così come non vi è dubbio che in esso erano contemplate misure astrattamente riferibili anche all'attività lavorativa dell'Bbbbbbb. Ne dà atto implicitamente lo stesso giudice di secondo grado laddove parla di misure 'generiche'.
E tuttavia è evidente che ogni conclusione non è adeguatamente motivata ove non si sia chiarito se quell'attività desse luogo ad un rischio interferenziale (come escluso dal primo giudice ed invece affermato dalla Corte di Appello, sia pure entrambi senza particolare analisi). Ed infatti, solo affermando l'esistenza di un rischio interferenziale può esigersi che la valutazione dei rischi preveda che l'agente di scorta possa venire a contatto con il mezzo d'opera di altra impresa, e di conseguenza che identifichi i diversi rischi da ciò derivanti e le relative misure di necessario apprestamento. Di qui l'errore prospettico denunciato dall'attenzione posta - soprattutto dal ricorrente - al 'rischio di scivolamento'; non si tratta di tener conto della minuta 'casistica' ma di analizzare il rischio derivante dalla convergenza di articolazioni di aziende diverse verso il compimento di una unitaria opera (la manutenzione della linea ferroviaria in condizioni di sicurezza per la circolazione).
Solo dopo può essere affrontato il tema della compiutezza e della adeguatezza delle misure previste nel documento di valutazione dei rischi, sempre che debba guardarsi davvero a quello redatto dal datore di lavoro ai sensi dell'art. 4 d.lgs. n. 626/1994. Adeguatezza che più o meno esplicitamente la Corte di appello esclude (ritenendo che le previsioni contenute nel documento di valutazione dei rischi fossero "non solo generiche, ma costituivano di fatto una omessa valutazione dello specifico rischio connesso alla prassi operativa del cosiddetto lavoro di 'scorta"), tuttavia facendo riferimento ai contenuti del PSC redatto dal Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione ing. Ddddd. Anche in ciò si manifesta la continua oscillazione tra differenti discipline normative e adempimenti gravanti su soggetti diversi.
5. Il secondo motivo è inammissibile, poiché si risolve nell'indirizzare alla sentenza impugnata censure di merito, rispetto alla valutazione della prova in ordine alla esistenza di una prassi secondo la quale l'agente di scorta era uso salire sul mezzo `alzabinari' prendendo posto accanto al conducente.
La insistita attenzione riservata al tema della conoscenza della ricordata prassi è quindi poco giustificata, essendo rilevante unicamente che nel rischio connesso all'attività dell'agente di scorta rientrasse o meno anche quello derivante dall'uso indebito del mezzo 'alzabinari' quale mezzo di trasporto, sì da dover essere valutato. Nel caso di specie non è quindi decisivo che vi fosse una prassi secondo la quale l'agente di scorta prendeva posto sulla pedana del conduttore del mezzo 'alza binari', ma il fatto, ben evidenziato anche dalla Corte di appello, che le modalità di svolgimento della lavoro assegnato all'agente di scorta, il quale doveva percorrere diversi chilometri a piedi affiancando un veicolo che precedeva lentamente, ben poteva indurre un malaccorto lavoratore a servirsi dello stesso per ridurre la fatica dello spostamento, specie nella tragitto di ritorno.
‹ Coordinatore per la Sicurezza: (8) Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori) 1° Parte su DECRETO 27 dicembre 2017 Ministero Dell'Interno Requisiti dei distributori degli impianti di benzina, attrezzati con sistemi di recupero vapori. ›

References: Sentenza 
 art. 26
 Sentenza 
 art. 26

Sentenza 
 art. 26
 Sentenza 
 art. 4
 art. 91
 art. 96
 art. 1
 art. 4
 art. 9
 art. 12
 art. 17
 art. 26
 art. 89
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 17
 art. 96
 art. 91
 art. 89
 art. 3
 sentenza 
 Sentenza