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Timestamp: 2020-04-08 09:24:55+00:00

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Responsabilità amministratore apparente (testa di legno) nel caso di bancarotta fraudolenta. - GiornaleGiuridico.com
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Penale, responsabilità, società
La sentenza esamina un caso di responsabilità delle “teste di legno”.
Come noto, col termine “testa di legno”, si indica un soggetto che firma in qualità di amministratore ma non prende realmente le decisioni che vengono in realtà adottate da altri (amministratori occulti).
La sentenza in questione distingue l’ipotesi della bancarotta fraudolenta documentale per sottrazione ovvero per omessa tenuta delle scritture contabili, da quelle di bancarotta patrimoniale o per distrazione.
Nella prima, considerato il diretto e personale obbligo dell’amministratore di diritto di tenere e conservare le suddette scritture, sussiste “ex se” una responsabilità della “testa di legno”, sebbene la stessa sia investita solo formalmente dell’amministrazione dell’impresa fallita.
Nel caso di bancarotta patrimoniale o per distrazione, non sussiste tale responsabilità “automatica”.
In queste ipotesi, una volta accertata la presenza di determinati beni nella disponibilità dell’imprenditore fallito, il loro mancato reperimento (chiaramente, in assenza di adeguata giustificazione della destinazione ad essi data), non comporta una necessaria responsabilità dell’amministratore apparente per la dolosa sottrazione.
In effetti, la consapevole accettazione del ruolo di amministratore apparente non comporta un automatica consapevolezza di disegni criminosi nutriti dall’amministratore di fatto.
Cassazione penale sez. V del 23 gennaio 2012 n. 11649
Neppure può parlarsi, nella specie, di affermazione della penale responsabilità sulla base delle sole dichiarazioni autoaccusatorie posto che soltanto la coimputata C. era stata sentita, ai sensi della L. Fall., art. 15, dal Giudice Delegato, mentre la relazione del Curatore fallimentare conteneva, a sua volta, dichiarazioni dell’odierno ricorrente e risulta acquisita al dibattimento e quindi sottoposta al rituale esame della difesa che nulla ha detto in proposito.
Ovviamente, per la figura dell’amministratore di fatto, accertata in riferimento alla posizione dell’odierno ricorrente, vale il principio della assoluta equiparazione alla figura dell’amministratore di diritto quanto a doveri, sicchè si è rilevato che l’amministratore “di fatto”, in base alla disciplina dettata dal novellato art. 2639 c.c., è da ritenere gravato dell’intera gamma dei doveri cui è soggetto l’amministratore “di diritto”, per cui, ove concorrano le altre condizioni di ordine oggettivo e soggettivo, egli assume la penale responsabilità per tutti i comportamenti penalmente rilevanti a lui addebitabili, anche nel caso di colpevole e consapevole inerzia a fronte di tali comportamenti, in applicazione della regola dettata dall’art. 40 c.p., comma 2.
4. Ai limiti dell’inammissibilità è il terzo motivo del ricorso.
5. La mancata concessione dell’attenuante di cui alla L. Fall., art. 219, comma 3, appare implicitamente motivata nell’impugnata sentenza sia per essere stata la relativa richiesta generica sia per essere stata la relativa valutazione già contemplata nella quantificazione complessiva della pena ai sensi dell’art. 133 c.p..
Così deciso in Roma, il 23 gennaio 2012.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 15
 art. 2639
 art. 219
 sentenza