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Timestamp: 2019-01-20 00:35:05+00:00

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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 13 settembre 2016, n. 3856 - Renato D'Isa
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Il diniego di accesso alla documentazione ambientale non può fondarsi sul fatto che l’informazione non si sia ancora tradotta nell’adozione di provvedimenti amministrativi conclusivi. Depone infatti in senso contrario ad una simile prospettazione la definizione di ‘informazione ambientalé di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n. 195/2005, il quale delinea una nozione amplissima, che certamente non può essere ricondotta al limitato ambito dei (soli) provvedimenti amministrativi conclusivi. D’altra parte, neanche la generale disciplina in tema di accesso di cui agli artt. 22 e ss. della L. n. 241/1990 suffraga in alcun modo l’interpretazione secondo cui l’oggetto possibile del diritto di accesso sarebbe rappresentato dalle sole determinazioni conclusive, con esclusione degli atti endoprocedimentali
sentenza 13 settembre 2016, n. 3856
sul ricorso numero di registro generale 1730 del 2016, proposto dal signor
Da. Br., rappresentato e difeso dagli avvocati Er. Be. C.F. (omissis) e Gu. Sc. C.F. (omissis), con domicilio eletto presso Er. Be. in Roma, via (…)
Comune di (omissis), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Co. Ma. C.F. (omissis), con domicilio eletto presso Segreteria della Quinta Sezione del Consiglio di Stato in Roma, piazza (…)
Ditta Li. (omissis) S.r.l., non costituita in giudizio
Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 luglio 2016 il Cons. Claudio Contessa e udito l’avvocato Sa. Di. Cu. su delega dell’avvocato Er. Be.;
Con ricorso proposto dinanzi al T.A.R. della Liguria e recante il n. 935/2015 il signor Da. Br., cittadino del Comune di (omissis) (SP) ha lamentato l’illegittimità del parziale diniego opposto dal Difensore civico della Regione Liguria all’istanza da lui proposta al fine di ottenere l’accesso agli atti inerenti lo stato dei rapporti tra il complesso turistico Le. Te. e quel comune.
Con la sentenza in epigrafe il Tribunale amministrativo adito (dopo avere respinto le eccezioni preliminari sollevate dal Comune di (omissis)) ha esaminato nel merito il ricorso concludendo nel senso della sua inammissibilità.
La sentenza in questione è stata impugnata in appello dal signor Br. il quale ne ha chiesto la riforma articolando i seguenti motivi:
1. Giunge alla decisione del Collegio il ricorso in appello proposto da un cittadino del Comune di (omissis) avverso la sentenza del T.A.R. della Liguria con cui è stato dichiarato inammissibile il ricorso finalizzato ad ottenere l’accesso agli atti relativi alla realizzazione di un parcheggio al servizio di una struttura ricettiva.
1) gli atti inerenti le concessioni e/o gli accordi relativi alle modalità di gestione dei posti auto, pubblici e privati, situati all’interno del P.U.O. del complesso turistico L.e Te. di (omissis);
Al riguardo ci si limita ad osservare che, anche a prescindere dal se tutti gli oggetti cui erano riferibili i tre punti dell’istanza di accesso fossero riconducibili all’ambito del diritto di accesso alle informazioni ambientali di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, il punto è che la legittimazione all’accesso in capo al signor Br. è stato dichiarato dallo stesso Comune di (omissis) sia con la nota in data 12 giugno 2015, sia con la nota in data 9 luglio 2015.
Deve quindi ritenersi che le eccezioni con cui il Comune ha negato la sussistenza della richiamata legittimazione (peraltro, senza ritirare in parte quagli atti con cui l’aveva in precedenza riconosciuta) si pongano in contrasto con il generale divieto del venire contra factum proprium, cui è da riconoscere valenza anche ai fini processuali.
E’ qui appena il caso di richiamare la previsione di cui all’articolo 22, comma 1, lettera d) della l. 241 del 1990, secondo cui per ‘documento amministrativò si intende “ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale”.
Ad avviso del Collegio, infatti, pur essendo dubbio che gli atti cui faceva riferimento l’istanza dell’8 giugno 2005 fossero riconducibili all’ambito della c.d. ‘informazione ambientalé, resta comunque fermo che, laddove pure si ammettesse tale riconduzione, non si giustificherebbe in alcun modo un’esclusione fondata sul fatto che l’informazione non si sia ancora tradotta nell’adozione di provvedimenti amministrativi conclusivi di specifici provvedimenti.
Depone infatti in senso contrario a tale prospettazione l’amplissima nozione di ‘informazione ambientalé di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a) del richiamato decreto legislativo, il quale delinea una nozione amplissima, che certamente non può essere ricondotta al limitato ambito dei (soli) provvedimenti amministrativi conclusivi prospettata dal Comune di (omissis) e di fatto condivisa dai primi Giudici.
4.3.2. Concludendo sul punto, quindi, l’appello in epigrafe deve essere accolto e di conseguenza, in riforma della sentenza in epigrafe, deve essere ordinato al Comune di (omissis) di consentire l’accesso, nelle forme di cui al Capo V della legge n. 241 del 1990, ai documenti amministrativi – anche di contenuto interno o endoprocedimentale – relativi alle richieste ed autorizzazioni demaniali assentite o rigettate richiamate al punto 3 dell’istanza in data 8 giugno 2015.
5. In base a quanto sin qui esposto l’appello in epigrafe deve essere accolto e conseguentemente, in riforma della sentenza appellata, deve essere ordinato al Comune di (omissis) di consentire l’accesso agli atti ai sensi dei precedenti punti 4.1., 4.3 e 4.3.2.
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 22 luglio 2014, n. 3912....

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