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Timestamp: 2020-08-13 00:50:06+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2447 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2447 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. trib., 31/01/2017, (ud. 30/11/2016, dep.31/01/2017), n. 2447
Dott. LA TORRE Mari Enza – rel. Consigliere –
sul ricorso 25934-2010 proposto da:
P.M.F., elettivamente domiciliato in ROMA VIA COLA
DI RIENZO 162 C/O AVV. SCALONE DI MONTELAURO LUCIA PATRIZIA, presso
lo studio dell’avvocato PIETRO PAOLO CECCHETTI, che lo rappresenta e
avverso la sentenza n. 61/2009 della COMM. TRIB. REG. della PUGLIA
30/11/2016 dal Consigliere Dott. LA TORRE MARIA ENZA;
udito per il ricorrente l’Avvocato CECCHETTI che ha chiesto
P.M.F., dottore commercialista, ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Puglia, n. 61/15/09 dep. 17.9.2009, che su impugnazione di cartella di pagamento per il recupero dell’Irap dichiarata e non versata per l’anno d’imposta 2003, ha rigettato l’appello del contribuente, ritenendo il ricorso circoscritto esclusivamente alla verifica della legittimità della procedura di liquidazione D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis.
Il Collegio autorizza l’estensore alla redazione in forma semplificata della motivazione della sentenza.
Con unico motivo del ricorso P.M.F. censura la sentenza per violazione di legge (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19; D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38; D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis; D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 e L. n. 212 del 2000, art. 10), per avere la CTR erroneamente escluso la possibilità di contestare nei merito la debenza dell’imposta, non preclusa a seguito di accertamento automatizzato (D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis).
2. Il motivo e fondato.
In tema d’IRAP, il contribuente può contestare la debenza del tributo, frutto di errore nella dichiarazione presentata, anche in sede d’impugnazione della cartella di pagamento, atteso che le dichiarazioni dei redditi sono, in linea di principio, sempre emendabili, in sede processuale, ove per effetto dell’errore commesso derivi, in contrasto con l’art. 53 Cost., l’assoggettamento del dichiarante ad un tributo più gravoso di quello previsto dalla legge. Ne discende che il contribuente che abbia, in dichiarazione, assoggettato i propri redditi ad imposta che ritiene non dovuta e provveduto al relativo versamento, in via di autotassazione, può chiederne la restituzione (nel termine previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38: v., tra le altre, Cass. n. n. 4049 /2015; n. 19537/2014; 29738/08, Cass. 1708/07, Cass. 4238/04). Ciò in quanto il contribuente è titolare della generale facoltà di emendare i propri errori mediante apposita dichiarazione integrativa, la quale, agli effetti dei termini di decadenza e stante la mancanza di modifiche allo specifico e autonomo regime delle restituzioni, non interferisce sull’effettivo esercizio del diritto al rimborso, atteso che l’ultimo inciso della disposizione citata, nel prevedere come termine ultimo per la presentazione della dichiarazione integrativa quello prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, correla al rispetto di detto limite temporale a sola possibilità di portare in compensazione il credito eventualmente risultante. Ne consegue che il contribuente poteva, anche in sede di impugnazione della cartella di pagamento, contestare la debenza del tributo, in quanto frutto di un errore della dichiarazione dei redditi presentata, emendabile (Cass. n. 4049 del 27/02/2015).
3. Pertanto, in accoglimento del ricorso la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla CIR della Puglia, anche per e spese.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla CIR della Puglia, in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 36
 sentenza 
 art. 19
 art. 38
 art. 36
 art. 10
 art. 36
 art. 38
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
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