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Timestamp: 2017-09-25 02:17:49+00:00

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Il GSGC è iscritto nel Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale al n°0064498 della Regione Umbria
Fermare il Conflitto
Atto & Statuto GSGC
La Mediazione Familiare offre alle famiglie in crisi un tempo ed uno spazio per riflettere ed elaborare soluzioni, innovative e personalizzate ai loro conflitti, che tengano conto dei bisogni e delle esigenze di tutti i suoi componenti, ed in modo particolare dei figli. Per la coppia rappresenta un'opportunità per formulare e gestire in tutta franchezza ed onestà la riorgannizzazione della propria vita e dei propri cari, giungendo ad un accordo sia sotto il profilo relazionale (genitoriale e parentale), che sotto quello economico e patrimoniale (casa familiare, assegno di mantenimento, divisione dei beni ecc ...).
Il Mediatore Familiare, professionista esperto nella gestione di episodi ad alta conflittualità, assumendo una posizione imparziale e neutrale aprendo nuovi canali comunicativi, stimola nei coniugi la ripresa della comunicazione, appianando i conflitti e facilitando la ricerca di soluzioni adeguate alle necessità di entrambi.
La decisione di non condividere più il cammino della vita insieme è una delle scelte più difficili che la coppia possa prendere nella loro vita. La separazione, il più delle volte, comporta sofferenza, malinconia, dispiacere, ma anche incomprensioni, depressione, fino a sentimenti di vere e propria rabbia e violenza. Tutte queste sensazioni emozionali caricano la persona che si sente smarrita ed incapace di distinguere le decisioni costruttive da quelle distruttive. Il rischio è quello di aggiungere sofferenza alla sofferenza e di trascinarla per anni per le lungaggini giuridiche,
La Mediazione Familiare è un processo volto alla riformattazione delle relazioni familiari prima, durante o dopo una separazione o un divorzio fra coniugi o conseguente alla rottura della relazione tra conviventi. Attraverso specifiche tecniche di comunicazione, la mediazione familiare ricompone il conflitto creato nella coppia dalla coppia, eliminando le distonie e ridimensionando, incanalandole in nuove energie, le sofferenze emotive. Individuando le necessità ed i bisogni di entrambi, la mediazione familiare riorganizza i rapporti secondo la volontà dei singoli componenti, negoziando e trattando le condizioni per trovare un accordo equo per la soddisfazione di entrambi.​
Il Mediatore Familiare GSGC è un professionista certificato definito come terzo imparziale inserito in un contesto di disputa tra una coppia in procinto di separazione e/o divorzio. Il mediatore non dà giudizi né fornisce pareri o risposte. Suo compito peculiare è quello di aiutare la coppia a riaprire i canali di comunicazione interrotti dal conflitto, favorendo lo scorrere della comunicazione e della collaborazione tra i soggetti litiganti.
Gli sms dell'amante sono più che sufficienti a suffragare la richiesta di separazione con addebito a carico del coniuge che è venuto meno al dovere di fedeltà. Lo stabilisce la Cassazione con sentenza n°5510 depositata il 06/03/2017.
La Corte ha giustificato l'addebito per la violazione di fedeltà in ragione della scoperta di messaggi amorosi (sms), sul cellulare del coniuge (in questo caso il marito).
Un odio punito con la Legge. La Cassazione ha emesso una sentenza originale e storica che ha punito severamente la condotta di una madre che aveva mostrato così tanto odio nei confronti dell'ex marito fino al punto di accusarlo ingiustamente di aver abusato della famiglia, generando nella piccola la sindrome da alienazione genitoriale (PAS).
La donna è stata condannata dal Tribunale di primo grado, confermata fino in Cassazione, con sentenza 7452/2012, a pagare un risarcimento di 15 mila euro nei confronti dell'ex marito e 20 mila euro per la bimba.
DIVORZIO, SI CAMBIA: l'assegno sganciato dal "tenore di vita". Sentenza della Cassazione riscrive l'istituto;Unico parametro è "l'autosufficienza".
La Cassazione rovescia i criteri di determinazione dell'assegno di divorzio da riconoscere al coniuge economicamente più debole. Non conta più il tenore di vita goduto durante gli anni di matrimonio. Ma solo se si è in grado o meno di provvedere a se stessi. Il coniuge economicamente più debole avrà diritto, d'ora in poi, ad un sostegno economico tale da assicurargli l'autosufficienza ed una vita dignitosa. Nulla più. La sentenza non si limita a correggere i parametri di calcolo degli aiuti tra gli ex coniugi ma ridisegna la filosofia stessa del matrimonio: non più "una sistemazione definitiva", scrivono i magistrati, ma un "atto di libertà e autoresponsabilità", che con il divorzio si conclude in tutti i suoi aspetti. La corresponsione economica diventa quindi un mero "carattere assistenziale" verso chi non ha risorse e non è in grado di procurarsene. Finora, la corresposione dell'assegno era collegato al "tenore di vita matrimoniale" che permetteva, anche dopo la chiusura definitiva del rapporto, al coniuge meno benestante di godere di un sostegno che gli permettesse di continuare a condurre il livello di vita precedente. Con la sentenza 11504, relativa al divorzio tra un ex ministro e un'imprenditrice, la Cassazione ha respinto il ricorso col quale l'ex moglie chiedeva l'assegno già negatole dalla Corte di Appello di Milano nel 2014. I supremi giudici hanno cpnfermato la decisione milanese ma l'hanno corretta nelle motivazioni spiegando che a far perdere il diritto all'assegno alla ex moglie non è solo il fatto che si supppne che la donna abbia già redditi adeguati. Occorre "superare la concezione patrimonialistica" del matrimonio inteso come - sistemazione definitiva - perché è "ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile". Con il divorzio "il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale" e "ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, in una indebita prospettiva di ultrattività del vincolo". Non è quindi più configurabile un "interesse giuridicamente protetto dell'ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale". Il vecchio criterio lascia il posto as un "parametro di spettanza" basato sulla valutazione dell'indipendenza ed autosufficienza economica dell'ex coniuge. Conteranno, quindi, i redditi e le prorpietà individuali, ma anche le capacità e le possibilità effettive di svolgere un lavoro. Sarà l'ex consorte che chiede l'assegno a dover dimostrare di "non avere i mezzi adeguati e di non poterseli procurare per ragioni oggettive". Altrimenti niente assegno ... anche se prima si faceva vita da nababbo!
MEDIAZIONE FAMILIARE "Iniziare un nuovo cammino spaventa. Ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi" (cit)
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