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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 08/10/2013 | Diritti EuropaDiritti Europa
Home / In evidenza / Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 08/10/2013	Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 08/10/2013
8 ottobre 2013	Quest’oggi – 8 Ottobre 2013 – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha pubblicato 15 verdetti, nei quali ha deciso delle responsabilità degli stati europei nella tutela (o piuttosto violazione) dei diritti umani. Al vaglio anche l’Italia, che, insieme a Spagna, Romania, Slovacchia, Turchia, Serbia ed Ungheria, è risulta colpevole e perciò condannata. Soltanto l’Albania ne esce incolume, in due casi speculari (Haxhia v. Albania e Mulosmani v. Albania )
Due le vicende connesse alla libertà d’espressione, sancita e protetta all’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Una prima vicenda (caso Ricci v. Italy ) coinvolge il nostro paese, in una difficile e sofferto connubio tra informazione e privacy. Il caso è quello di una puntata della trasmissione L’Altra Edicola, in onda nel 1996 sulla RAI, ritrasmessa da Striscia La notizia senza disporre della necessaria autorizzazione. La puntata infatti era stata teatro di un acceso scontro tra il filosofo Vanni Vattimo e Aldo Busi, durante la presentazione del libro del primo. Il filosofo torinese negò l’autorizzazione alla messa in onda, ma ciò, se fu sufficiente per la Rai, non lo fu per Mediaset: ecco allora trasmessi nelle puntate del 21 e 23 Ottobre 1996 di Striscia La Notizia gli estratti di quella turbolenta puntata. Col servizio, il programma serale voleva svelare come il litigio fosse stato provocato e indotto ad arte dagli autori di quel programma. Da ciò un processo penale contro Antonio Ricci, con parti civili la RAI e Vanni Vattimo, conclusosi con condanna e risarcimento.
Oggi però la Corte di Strasburgo ritorna su quella vicenda, sconfessando l’operato dei giudici nazionali: lo scopo del telegiornale satirico era di mostrare “la funzione e la “vera natura” della televisione nella società moderna“, che ricerca lo spettacolo e la lite per aumentare lo share, e questa finalità di denuncia rientra certamente nel diritto di cronaca e critica che spetta agli operatori dell’informazione. Da ciò la condanna odierna per l’Italia, la quale resta tuttavia soltanto simbolica, perché senza peso economico: Antonio Ricci, pur promuovendo il ricorso e chiedendo una equa riparazione di 50.000 €, non ne spiega l’origine: dimenticando di dimostrare il danno subito, perde il diritto all’equa riparazione.
La seconda vicenda (Cumhuriyet Vakfı and Others v. Turkey) ci riporta all’Aprile del 2007, quando in Turchia infuriava la campagna elettorale per l’elezione del Cumhurbaşkanı, ossia del presidente della Repubblica Turca. Uno dei candidati era Abdullah Gül, poi eletto presidente. Il quotidiano turco Cumhuriyet (“la Repubblica”) decise di pubblicare alcune frasi di una intervista risalente a 13 anni prima rilasciata dal politico turco: il 27 Novembre del 1995 apparve sul The Guardian, a firma Jonathan Rugma, un articolo intitolato “Turkish Islamists aim for power” ; nell’articolo erano riportate, fra le altri, alcune frasi politicamente scomode del politico del Refah Partisi (“Partito del Benessere”, disciolto dalla Corte Costituzionale turca pochi anni dopo): Abdullah Gül infatti aveva dichiarato all’intervistatore britannico che “Questa è la fine del periodo repubblicano” , “se il 60 per cento della popolazione di Ankara sta vivendo in baracche, allora il sistema laico ha fallito e vogliamo definitivamente cambiarlo”. Dichiarazioni esplosive e rivoluzionarie, che anche a distanza di anni dal momento in cui erano state pronunciate avevano un forza dirompente: per questo se ne fece uno slogan elettorale, che occupava in bella vista la prima pagina del Cumhuriyet accompagnato da un perentorio “Stai attento alla tua Repubblica”! Evidentemente l’attacco era forte, e il candidato non fece attendere la sua reazione: tramite le vie della giustizia, riuscì ad interdire alla testata giornalistica di riproporre in futuro quello slogan.
Oggi la Corte Europea, investita del giudizio sul caso, si esprime a favore della libertà di informazione. Il bilanciamento di interessi in gioco è certamente difficile e delicato: può un giudice, tramite una misura cautelare, strumento che implica già di suo un esame sommario e non approfondito della questione, interdire la voce dell’informazione? E a maggiro potere è lecita quella ingerenza quando quel provvedimento cautelare – come in questo caso – è indeterminato, non sufficientemente motivato e sine die? la risposta della Corte è perentoria: “l’interferenza in questione non era proporzionata né necessaria in una società democratica.”
Misure antidemocratiche in un paese che vuole dirsi democratico: ecco un paradosso che il giudice europeo, nella sua imparzialità di organo squisitamente tecnico, mette a nudo, nonsotante la politica più reticente e sorda. Sulla violata libertà d’espressione in Turchia, ex multis, Libertà del giornalismo turco in chiaroscuro. Condanna dall’Europa e Turchia: non c’è libertà di espressione per chi dà voce a personaggi scomodi.
Haxhia v. Albania29861/032Ismet Haxhia e Jaho Mulosmani sono due ex-graduati albanesi condannati per l’assassinio nel 1998 di Azem Hajdari, parlamentare ed esponente di un partito di opposizione, e della sua guardia del corpo. Oggi scontano rispettivamente una pena di 20 anni e dell’ergastolo, a seguito dei verdetti della Suprema Corte di Cassazione, confermati in Corte Costituzionale. Oggi agiscono davanti al giudice europeo lamentando gravi violazioni all’interno dei procedimenti a cui sono stati sottoposti: testimonianze video contraddittorie, sentenze immotivate e scarso tempo perché i propri avvocati potessero organizzare le loro difese; inoltre sarebbero stati additati come colpevoli pubblicamente da parte di vari esponenti politici, prima della condanna definitiva e quindi in violazione della loro presunzione di innocenza; ancora, il reato applicatogli sarebbe stato posteriore ai fatti e la detenzione cautelare – almeno in una fase iniziale – illegittima.Articolo 5
Nessuna violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo)
Nessuna violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6-3 - Diritti della difesa; Articolo 6-3-A - Informazioni sulla natura e sui motivi dell'accusa)
Nessuna violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6-3-b - tempo adeguato)
Nessuna violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6-3-c - Difesa personale)
Nessuna violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un equo processo (art. 6-3-d - Esame dei testimoni)
Mulosmani v. Albania29864/031[come sopra]Articolo 5
Nessuna violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6-3-A - Informazioni sulla natura e sui motivi dell'accusa)
Nessuna violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6-3-d - Esame dei testimoni)
Ricci v. Italy30210/062Antonio Ricci, noto creatore del telegiornale satirico Striscia La Notizia, ha subito in Italia alterne vicende giudiziarie in relazione ad un episodio del 1998 e che lo hanno portato infine a risarcire il filosofo Gianni Vattimo della somma di 30.000 euro. L’autore televisivo avrebbe infatti trasmesso alcune registrazioni di una puntata di “L’altra Edicola”, alle quali aveva partecipato il filosofo torinese negando tuttavia il consenso alla diffusione. Mentre la Rai bloccava la trasmissione, Striscia La Notizia la trasmetteva, con l’intento dichiarato di mettere a nudo le responsabilità degli autori di quel programma, i quali ad arte avrebbero pianificato i litigio fra il filosofo e altro ospite in studio. Oggi il Sign. Ricci rivendica la sua libertà d’espressione, ritenendo legittima la messa in onda di quelle registrazioni.Articolo 10Violazione dell’Articolo 10 - Libertà di espressione - {Generale} (Articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Pejčić v. Serbia34799/073Blagoja Pejčić è un militare in pensione delle forze armate della ex-Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia; tuttavia, col discioglimento dello stato iugoslavo, non gli viene più corrisposta alcuna pensione: sebbene abiti in Serbia, e secondo un accordo internazionale di successione dei rapporti giuridici spetterebbe alla Serbia esborsargli l’assegno mensile, lo stato serbo gli nega ogni corresponsione, guardando alla Croazia come responsabile della pensione. Oggi il pensionato iugoslavo, dopo 8 anni di processi non ancora conclusi, ha finalmente la sua pensione, ma soltanto dal 1° gennaio 2012; chiede quindi alla Corte Europea di accertare le responsabilità della Serbia, insolvente dal 2004 fino al 2012.Articolo 6
Roman Zurdo and Others v. Spain28399/09 e 51135/093Román Zurdo, González Carrasco e Calle Arcal sono ex-consiglieri comunali di Marbella, in Andalusia, condannati per diversi reati: se in primo grado sono stati assolti, in Appello sarebbe sopraggiunta la condanna. Lamentano di essere stati interrogati soltanto in primo grado, e non in Appello, l’esistenza di alcune irregolarità processuali; infine contestano l’imparzialità del giudice di secondo grado.Articolo 6Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Audizione pubblica)
Cumhuriyet Vakfı and Others v. Turkey28255/072Nell’Aprile del 2007, mentre infuriava la gara alla presidenziali in Turchia, il quotidiano Cumhuriyet (“la Repubblica”) pubblica un articolo contenente alcune dichiarazione rilasciate dall’allora candidato - oggi presidente della Turchia - Abdullah Gül ai giornalisti del Guardian. In particolare, venne riportata la frase: . Dopo una prima denuncia per diffamazione, il candidato alla presidenziali ottiene l’interdizione al Cumhuriyet di pubblicare altri articoli riportanti tale dichiarazione. Oggi i giornalisti turchi coinvolti nonché l’editore e il proprietario della testata, accusano la Turchia di aver represso la libera informazione su fatti di interesse pubblico, in un momento nevralgico come la fase preelettorale.Articolo 6
Nieto Macero v. Spain26234/123Articolo 6Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Audizione pubblica)
Kuzu and Abay v. Turkey17403/103Articolo 5
Agrola Trade Kft. v. Hungary8034/073Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Violazione dell'Articolo 13 + 6-1 - Diritto a un ricorso effettivo (art. 13 - ricorso effettivo) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo; Procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Müller v. Hungary62930/123Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Vargáné Fekete v. Hungary27618/103Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Pauli v. Romania26080/043Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Bednár v. Slovakia64023/093Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Frigo v. Slovakia16111/113Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Klinovská v. Slovakia61436/093Violazione_dell’Articolo_6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 08 Ottobre 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte EDU: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_EN e http://hudoc.echr.coe.int .	Bulgaria Italia Romania Serbia Slovacchia Spagna Turchia Tutte le sentenze Ungheria	2013-10-08
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