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Timestamp: 2020-07-04 17:55:40+00:00

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Professioni sanitarie: chi non ha i titoli perde il posto - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica
Professioni sanitarie: chi non ha i titoli perde il posto
Cassazione civile, sez. lavoro, sentenza 28.5.2013 n. 13239
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. LAMORGESE Antonio - Presidente - Dott. AMOROSO Giovanni - Consigliere - Dott. MAMMONE Giovanni - Consigliere - Dott. MANCINO Rossana - rel. Consigliere - Dott. PAGETTA Antonella - Consigliere - ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso 10310/2011 proposto da: xxx FRANCESCA *Txxx12Z*, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato FERRARA RAFFAELE, giusta delega in atti; - ricorrente - contro xxx DI F.K.T. S.R.L. *01629800614*, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 96, presso lo studio dell'avvocato DI PAOLO LUCA, rappresentata e difesa dall'avvocato CASTIGLIONE FRANCESCO, giusta delega in atti; - controricorrente - avverso la sentenza n. 3525/2010 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, depositata il 14/05/2010 r.g.n. 10778/08; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27/03/2013 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO; udito l'Avvocato FERRETTI ANNAMARIA per delega FRANCESCO CASTIGLIONE; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CORASANITI Giuseppe, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.
1. Con sentenza del 14 maggio 2010, la Corte d'Appello di Napoli respingeva il gravame svolto da xx Francesca contro la sentenza di primo grado che aveva rigettato la domanda tendente ad ottenere la declaratoria di illegittimità, inefficacia del licenziamento intimato dal xxxx s.r.l. di FKT, per violazione delle garanzie previste dalla L. n. 300 del 1970, art. 7, e del principio di proporzionalità.
- xxx Francesca, premesso di aver lavorato alle dipendenze del Centro Agro Aversano s.r.l. con mansioni di massokinesiterapista a far tempo dall'8/4/1991, esponeva che il datore di lavoro, in data 27.6.2006, le richiedeva la produzione di un attestato per lo svolgimento delle prescritte mansioni, al quale aveva replicato rilevandone la pretestuosità, e a cui faceva seguito lettera di licenziamento in data 7.9.2006 con la quale s'interrompeva il rapporto di lavoro con decorrenza immediata in dipendenza della carenza di requisiti soggettivi indispensabili all'espletamento delle descritte mansioni;
- la lavoratrice deduceva la nullità/inefficacia del recesso, ontologicamente disciplinare, intimato in violazione delle garanzie L. n. 300 del 1970, ex art. 7, e la violazione del principio di proporzionalità;
- il primo giudice, nel contraddittorio con il datore di lavoro, respingeva la domanda ravvisando, nella specie, un'ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo a causa della sopravvenuta impossibilità parziale della prestazione sul presupposto che il diploma posseduto dalla lavoratrice non potesse più considerarsi abilitante all'esercizio dell'attività per la quale era stata assunta, posto che il sopravvenuto D.M. 27 luglio 2000, postulava per l'esercizio dell'attività di massofiosioterapista il possesso di una formazione professionale specifica, attuata mediante la frequenza di corsi di durata triennale;
- infondato il motivo di gravame sulla validità, su tutto il territorio nazionale, del profilo del massoterapista biennale, sulla base del rilievo secondo cui, ricostruito il quadro normativo di riferimento delle professioni sanitarie e del passaggio dal vecchio ordinamento (L. n. 118 del 1971 ) al nuovo regime fondato sul previo conseguimento del diploma universitario (L. n. 502 del 1992, e successivi D.M.), ai fini dell'equipollenza dei titoli preesistenti al diploma universitario prevista dalla L. n. 502 cit., art. 4, comma 1, era assolutamente carente l'allegazione e la dimostrazione circa il possesso di un titolo che abilitasse la Turco, in base alla normativa pregressa, all'iscrizione ad un albo professionale o all'esercizio di attività professionale in regime di lavoro dipendente o autonomo per essere mancante, agli atti, un riferimento specifico al titolo posseduto, onde non poteva accedersi alla prospettata equipollenza caratterizzata dall'automaticità;
- quanto alla seconda ipotesi prevista dal citato art. 4, comma 2, che demanda ad apposito decreto interministeriale l'individuazione di ulteriori ipotesi di equivalenza, il decreto interministeriale del 27.7.2000 ha incluso, fra i titoli equipollenti al diploma universitario di fisioterapista, il diploma di massofisioterapista purchè conseguito all'esito di un corso triennale, espressamente disponendo, per i possessori di detto titolo, la non produzione di alcun effetto sulle mansioni esercitate in ragione del titolo nei rapporti di lavoro dipendente già instaurati alla data di entrata in vigore del decreto;
- il titolo di massofisioterapista conseguito dalla Turco all'esito di un corso non triennale non più valido per abilitarla allo svolgimento di detta attività professionale così determinandosi un caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione che legittimava la società alla risoluzione del rapporto di lavoro; la mancata deduzione e dimostrazione da parte della lavoratrice, di aver frequentato un corso per il conseguimento di un valido titolo ha comportato la definitività dell'impossibilità sopravvenuta; quanto al repechage, la lavoratrice non aveva allegato un suo possibile reimpiego in altre mansioni almeno equivalenti, e la società aveva dimostrato l'impossibilità di utilizzare aliunde la lavoratrice in quanto l'organico del centro era determinato dall'azienda sanitaria presso la quale il centro era in regime di accreditamento provvisorio quale struttura riabilitativa di tipo A, onde era l'ASL, anno per anno, che stabiliva quantità e qualità delle prestazioni erogabili dalle strutture, come le figure professionali che dovevano essere presenti e la percentuale di personale dipendente ed autonomo. 4. Avverso l'anzidetta sentenza della Corte territoriale, Turco Francesca ha proposto ricorso per cassazione fondato su tre motivi.
La parte intimata ha resistito con controricorso illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c..
6. Con il secondo motivo è denunciata violazione dell'art. 11 c.c., L. n. 403 del 1971, art. 1, D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 6, comma 3, come modif. dal D.Lgs. n. 517 del 1993, art. 7, comma 3, L. n. 341 del 1990, art. 9, D.M. 27 luglio 2000, artt. 1, 2 e 3, per aver la Corte di merito erroneamente interpretato la modifica legislativa, in tema di professioni sanitarie, riferita solo all'acquisizione, da parte dei nuovi diplomandi, dei relativi titoli specialistici, senza incidere su posizioni lavorative ultradecennali già acquisite da lavoratori assunti in base al possesso dei titoli richiesti dalla precedente normativa. Assume, in particolare, la mancanza di divieti ex lege all'espletamento della professione in base alla precedente normativa, sulla base della previsione dei titoli biennali ad esaurimento, del principio di irretroattività della legge che non può regolamentare ex novo un rapporto sorto precedentemente con la previsione di una causa di risoluzione fondata sul possesso di requisiti diversi da quelli previgenti (il possesso del diploma biennale anzichè triennale). Assume che la legislazione di riforma delle professioni sanitarie non ha riordinato altresì la figura del massofisioterapista e, invocando all'uopo, giurisprudenza amministrativa pronunciatasi in tal senso anche quanto alla conservazione dei relativi corsi di formazione, conclude che il massofisioterapista biennale ha un titolo abilitante, non costituisce categoria ad esaurimento ma di profilo valido su tutto il territorio nazionale.
8. Con l'ultimo motivo, la ricorrente lamenta, infine, violazione della L. n. 604 del 1966, artt. 3 e 5 , ed, al riguardo, osserva che non era stata esaminata, nè comunque provata, l'impossibilità di utilizzare la ricorrente in altre mansioni.
17. Ha, infatti, rilevato il Consiglio di Stato, escludendo l'illegittimità del D.I. 27 luglio 2000, il quale annovera fra i titoli equipollenti al diploma universitario di fisioterapista di cui al D.M. n. 741 del 1992, il diploma di massofisioterapista, solo se conseguito all'esito di un corso triennale, che una corretta interpretazione della L. n. 42 del 1999, art. 4, commi 1 e 2, di cui il decreto citato costituisce attuazione, porta a disattendere un'impostazione secondo cui tutti i titoli preesistenti devono essere riconosciuti come equipollenti ai diplomi universitari di nuova istituzione.
19. Nel caso dei massofisioterapisti la L. n. 403 del 1971, istitutiva di tale professione sanitaria ausiliaria, non dettava norme sul relativo percorso formativo, sicchè lo stesso è stato disciplinato in modo difforme sul territorio nazionale, con la conseguenza che i titoli rilasciati all'esito dei corsi in questione non potevano, in realtà, fruire di alcun riconoscimento automatico, con piena equiparazione al titolo di fisioterapista acquisito nel vecchio ordinamento sulla base di percorsi didattici i cui contenuti erano stati precisamente normati.
20. Il D.I. 27 luglio 2000, è stato, quindi, ritenuto esente da profili di illegittimità, "prendendo lo stesso atto di una situazione di base contrassegnata dall'evidente disparità dei vari percorsi formativi, selezionando all'interno di essi quelli ritenuti in grado di fornire all'operatore una formazione di livello adeguato all'esercizio di una attività professionale altrimenti riservata a soggetti che abbiano conseguito il diploma di scuola media superiore ed abbiano positivamente frequentato un corso di laurea triennale".
23. Premesso che, alla luce del quadro normativo evidenziato, il possesso di un titolo di massofisioterapista conseguito all'esito di un corso biennale (quale quello posseduto dalla ricorrente) non era più valido per abilitare allo svolgimento dell'attività professionale, ha accertato, per il resto, la Corte partenopea che la lavoratrice non aveva dedotto, nè tantomeno provato, di aver frequentato, o almeno iniziato a frequentare, un corso per il conseguimento di un valido titolo per l'esercizio della professione di fisioterapista, sicchè l'impossibilità della prestazione non si configurava più solo come temporanea, ma era divenuta definitiva.
24. A fronte di tale accertamento, le considerazioni svolte dalla ricorrente improntate sull'assenza di concreti pregiudizi derivati per il datore di lavoro dalla permanenza presso il Centro della dipendente pur sprovvista di idoneo titolo professionale, non evidenziano, comunque, sotto qual profilo non siano, nel caso, ravvisabili i presupposti della fattispecie normativa dell'art. 1464 c.c., tenuto conto del necessario nesso di collegamento che deve sussistere fra il possesso di idoneo titolo abilitativo e lo svolgimento della relativa attività professionale, in relazione ai requisiti professionali richiesti dalla legge per l'erogazione delle prestazioni sanitarie eseguibili nella struttura, e della prognosi negativa che, alla luce delle circostanze del caso concreto, ha ritenuto di dover formulare la Corte di merito circa la possibilità di una A proficua ripresa della funzionalità del rapporto di lavoro.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 7
 art. 7
 art. 4
 art. 4
 sentenza 
 art. 378
 art. 1
 art. 6
 art. 7
 art. 9
 art. 4