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Timestamp: 2019-07-16 21:32:02+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 28/08/2018, Sentenza n.39037 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 28/08/2018 (Ud. 10/05/2018), Sentenza n.39037
DIRITTO DEGLI ALIMENTI - Detenzione per la vendita di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione - Pericolo di un danno o deterioramento dell'alimento - Produzione di un danno alla salute - Necessità - Esclusione - Reato di pericolo presunto - TUTELA DEI CONSUMATORI - Accertamento senza necessità di specifiche analisi di laboratorio - Giurisprudenza.
Il reato di detenzione per la vendita di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione è configurabile quando si accerti che le concrete modalità della condotta siano idonee a determinare il pericolo di un danno o deterioramento dell'alimento, senza che rilevi a tal fine la produzione di un danno alla salute, attesa la sua natura di reato a tutela del c.d. ordine alimentare, volto ad assicurare che il prodotto giunga al consumo con le garanzie igieniche imposte dalla sua natura (Cass. Sez. 3, n. 40772 del 5/5/2015, Torcetta). Il cattivo stato di conservazione degli alimenti si verifica in quelle situazioni in cui le sostanze, pur potendo essere ancora genuine e sane, si presentino mal conservate, e cioè preparate, confezionate o messe in vendita senza l'osservanza delle prescrizioni dirette a prevenire il pericolo di una loro precoce degradazione, contaminazione o comunque alterazione del prodotto (Cass. Sez. 3, n. 33313 del 28.11.2012, Maretto). Tale stato può essere accertato senza necessità di specifiche analisi di laboratorio, ma sulla base di dati obiettivi, come ad esempio il verbale ispettivo, la documentazione fotografica, o mediante la prova testimoniale; ed è ravvisabile nel caso di evidente inosservanza di cautele igieniche e tecniche necessarie ad assicurare che le sostanze alimentari si mantengano in condizioni adeguate per la successiva somministrazione (per tutte, Sez. 3, n. 12346 del 4/3/2014, Chen).
DIRITTO DEGLI ALIMENTI - Cattivo stato di conservazione delle vivande - Reato di pericolo - Art. 5, lett. b), L. n. 283/1962 - Fattispecie: confezioni contenenti acqua esposte ai raggi solari.
La contravvenzione di cui all'art. 5, lett. b), L. n. 283 del 1962 è un reato di pericolo presunto con anticipazione della soglia di punibilità per la rilevanza del bene protetto, la salute, sicchè il reato si concretizza anche senza l'effettivo accertamento del danno al bene protetto (cfr. Cass. Sez. F, n. 36274 del 2016, Calabrò; Cass. Sez. 3, n. 40772 del 5/5/2015, Torcetta). Nella specie, le confezioni contenenti l'acqua sono state esposte, quindi conservate, volontariamente ai raggi solari, per altro neanche seguendo le istruzioni presenti sull'etichetta, e non all'interno dello stesso deposito. L'esposizione, di per sé già in violazione di una regola cautelare, è dunque durata un periodo di tempo significativo, quanto meno quello necessario alle operazioni liberazione del deposito e fino all'avvenuto sequestro, senza il rispetto delle garanzie igieniche imposte dalla natura del prodotto e per un lasso di tempo idoneo a generale il pericolo di alterazione del prodotto. Pertanto, l'acqua non può essere considerata in modo significativamente diverso da altri liquidi alimentari, quali l'olio o il vino.
DIRITTO DEGLI ALIMENTI - Assoluta igienicità delle sostanze alimentari - Divieto di produrre e porre in commercio alimenti in cattivo stato di conservazione - Necessità di perfezionarsi di un contratto di compravendita - Esclusione - Artt. 5 e 6 L. n. 283/1962.
Con le disposizioni di cui agli artt. 5 e 6 della legge 30 aprile 1962 n. 283 si è inteso garantire l'assoluta igienicità delle sostanze alimentari anche mediante il solo divieto di produrre e porre in commercio alimenti in cattivo stato di conservazione, così che, per integrare le ipotesi di reato dagli stessi delineate, non è necessario il perfezionarsi di un contratto di compravendita (Cass. Sez. 3, n. 28355 del 04/07/2006, Sollutrone). In applicazione di tali principi, è stata ritenuta la sussistenza del reato (cfr. Cass. Sez. F, n. 36274 del 2016, Calabrò) nel caso del rinvenimento all'interno di un ristorante di più bottiglie di acqua minerale sigillate, detenute in zona esposta alla luce solare e soggetta alle elevate temperature del periodo (primi giorni di settembre).
DIRITTO DEGLI ALIMENTI - Divieto di esporre le bottiglie di acqua alla luce o al calore del sole - D.M. 20/01/1927 - Acqua quale prodotto alimentare vivo.
Configura il reato ex art. 5 legge 283/1982 la detenzione per la vendita, in cattivo stato di conservazione, di più confezioni di acqua (in specie, collocandole nel piazzale antistante l'immobile, esponendole alla luce del sole). Il divieto di esporre le bottiglie di acqua alla luce o al calore del sole, già previsto nel decreto ministeriale 20 gennaio 1927 con riferimento a contenitori, come quelli in vetro, non suscettibili di subire modificazioni a seguito del contatto con luce o calore, è una cautela generale che fin da allora aveva sconsigliato di esporre per un tempo significativo le bottiglie (e i contenitori) di acqua alla luce e al calore del sole. Ciò in quanto l'acqua è un prodotto alimentare vivo e come tale è soggetta a subire modificazioni allorché è isolata dal suo ambiente naturale e forzata all'interno di contenitori stagni che impediscono i normali interscambi che avvengono fra l'acqua, l'aria, la luce e le altre forme di energia e che modificano le relazioni che in natura l'acqua conosce allorché viene sottoposta ad aumento di temperatura o ad esposizione continua ai raggi del sole. (Cass. Sez. 3, n. 15491 del 22/02/2002, Giacobbe).
(conferma sentenza del 24/04/2017 - TRIBUNALE di MESSINA) Pres. SAVANI, Rel. SEMERARO, Ric. Malcaus
sul ricorso proposto da MALCAUS ROSARIO nato il 26/03/1965 a MESSINA;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Felicetta Marinelli;
udito il difensore, avv. Pietro Luccisano;
1. Il difensore di Rosario Malcaus ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Messina del 24/04/2017 con la quale Rosario Malcaus è stato condannato alla pena di € 1.500,00 di ammenda per il reato ex art. 5 legge 283/1982 per avere detenuto per la vendita, in cattivo stato di conservazione, più confezioni di acqua collocandole nel piazzale antistante l'immobile, esponendole alla luce del sole. Il fatto è stato accertato il 23 giugno 2016.
2. Con il primo motivo, la difesa ha dedotto i vizi di violazione di legge e della motivazione (artt. 606 c.p.p. lett. b) ed e) cod. proc. pen.) in relazione all'art. 5 L. 283 del 1962. La difesa ha affermato che la motivazione della sentenza è mancante ed illogica.
La difesa ha citato la deposizione del teste Rubino ed ha affermato che l'acqua non è stata conservata in cattivo stato di conservazione ma è solo avvenuto lo scarico dell'acqua, il cambio di posizione dell'acqua già collocata nel deposito e subito dopo l'acqua sarebbe stata ricollocata nel deposito.
3. Con i motivi nuovi, la difesa ha dedotto i vizi di violazione di legge e della motivazione rilevando che l'acqua, ancora imballata, era stata consegnata al ricorrente il 23 giugno 2014, cioè nello stesso giorno in cui poi avvenne l'accertamento. La difesa ha riportato la deposizione del teste Renzo Rubino in base alla quale l'acqua «vecchia» era stata portata fuori al deposito per far spazio a quella appena arrivata. La difesa ha poi allegato le bolle di consegna dell'acqua e richiamato la deposizione dell'autotrasportatore che procedette alla consegna.
In applicazione di tali principi, è stata ritenuta la sussistenza del reato (cfr. Cass. Sez. F, n. 36274 del 2016, Calabrò) nel caso del rinvenimento all'interno di un ristorante di più bottiglie di acqua minerale sigillate, detenute in zona esposta alla luce solare e soggetta alle elevate temperature del periodo (primi giorni di settembre).
Cfr. anche Cass. Sez. 3, n. 28355 del 04/07/2006, Rv. 234948, Sollutrone, che ha affermato che con le disposizioni di cui agli artt. 5 e 6 della legge 30 aprile 1962 n. 283 si è inteso garantire l'assoluta igienicità delle sostanze alimentari anche mediante il solo divieto di produrre e porre in commercio alimenti in cattivo stato di conservazione, così che, per integrare le ipotesi di reato dagli stessi delineate, non è necessario il perfezionarsi di un contratto di compravendita.
2. Orbene, deve rilevarsi che dalla sentenza emerge in punto di fatto che le confezioni di acqua minerale erano accatastate alla rinfusa all'esterno del deposito ed esposte alla luce nel sole, in periodo estivo, essendo avvenuti i fatti il 23 giugno 2014, in pieno giorno (dal verbale prodotto dalla difesa risulta che il sequestro è avvenuto alle ore 11.10), in una zona notoriamente calda come la Sicilia.
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 Art. 5
 Cass. Sez. 
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