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Timestamp: 2020-02-20 21:47:41+00:00

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Art. 2953 codice civile - Effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi - Brocardi.it
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Articolo 2953 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2953 Codice civile
(1) Da tale disposizione consegue che, se il titolare del diritto ha proposto azione nel termine di prescrizione breve previsto ex lege ed è intervenuta una sentenza di condanna passata in giudicato in virtù dell'art. 324 c.p.c., l'azione diretta all'esecuzione del giudicato medesimo (actio iudicati) è soggetta al termine ordinario decennale di prescrizione ex art. 2953. Il legislatore stabilisce inoltre che la suddetta conversione in tema di prescrizione riguardi anche l'ipotesi di una condanna generica al risarcimento del danno da illecito extracontrattuale (v. nota art. 2947).
La norma in commento si giustifica sulla base dell'autonomia del titolo negoziale che, una volta formatosi, non permette più modificazioni del proprio regime prescrizionale.
Spiegazione dell'art. 2953 Codice civile
Prescrizione del giudicato
Per questo articolo; introdotto in sede di coordinamento dei libri del codice civile, alla prescrizione più breve di dieci anni si sostituisce quella decennale quando riguardo ai diritti che a quella sono soggetti sia intervenuta una sentenza passata in giudicato. È evidente la ratio della norma, la quale, in definitiva, ci può servire da conferma del principio altrove affermato, che cioè il giudicato è colpito non dalla prescrizione relativa al diritto cui esso si riferisce, ma dalla prescrizione sua propria che non può non essere se non quella generale ordinaria, di dieci anni (art. 2946).
Massime relative all'art. 2953 Codice civile
Cass. civ. n. 2003/2017
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2003 del 26 gennaio 2017)
Cass. civ. n. 23397/2016
Il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l'effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. "conversione" del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell'art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti - in ogni modo denominati - di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l'opposizione, non consente di fare applicazione dell'art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 23397 del 17 novembre 2016)
Cass. civ. n. 16730/2016
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 16730 del 9 agosto 2016)
Cass. civ. n. 21623/2015
La riscossione di un credito tributario fondato su una sentenza passata in giudicato (nella specie, avente ad oggetto la revoca del beneficio dell'agevolazione prevista in materia d'imposta di registro per l'acquisto della prima casa) non soggiace più ai termini di decadenza previsti per l'esecuzione degli atti amministrativi, ma al termine di prescrizione decennale di cui all'art. 2953 c.c., in quanto il titolo della pretesa tributaria cessa di essere l'atto e diventa la sentenza che, pronunciando sul rapporto, ne ha valutato la legittimità.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 21623 del 23 ottobre 2015)
Cass. civ. n. 4574/2015
In tema di riscossione delle imposte e delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie, non si applica il termine di prescrizione di dieci anni di cui all'art. 2953 cod. civ. ove la definitività dell'accertamento derivi non da una sentenza passata in giudicato, ma dalla dichiarazione di estinzione del processo tributario per inattività delle parti.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 4574 del 6 marzo 2015)
Cass. civ. n. 286/2015
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 286 del 13 gennaio 2015)
Cass. civ. n. 15765/2014
La prescrizione decennale da "actio iudicati", prevista dall'art. 2953 cod. civ., decorre non dal giorno in cui sia possibile l'esecuzione della sentenza né da quello della sua pubblicazione, ma dal momento del suo passaggio in giudicato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15765 del 10 luglio 2014)
Cass. civ. n. 27674/2013
La sentenza penale, con la quale è stata dichiarata la prescrizione dei reati in materia di evasione di accisa sul consumo di gas metano per uso domestico, destinato, invece, ad autotrazione (e soggetto, quindi, ad un'aliquota di imposta più elevata), da un lato, non incide sul potere impositivo dell'Amministrazione finanziaria, che viene meno solo per effetto di una pronuncia assolutoria e, dall'altro, non concretandosi in un accertamento del credito erariale o in una condanna dell'imputato al pagamento dell'imposta evasa, non comporta nemmeno l'applicabilità del termine di prescrizione decennale, secondo la disciplina dell'"actio iudicati" dettata dall'art. 2953 cod. civ., al posto di quello trentennale previsto dall'art. 19 del r.d.l. 28 febbraio 1939, n. 334, convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739 (applicabile "ratione temporis").
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 27674 del 11 dicembre 2013)
Cass. civ. n. 6967/2013
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6967 del 20 marzo 2013)
Cass. civ. n. 11941/2012
Il diritto di credito dell'Amministrazione finanziaria in relazione a tributi e sanzioni, quando sia stato accertato con sentenza passata in giudicato, si prescrive nel termine ordinario di dieci anni, anche se per esso la legge preveda specificamente un termine più breve, perché, determinando il giudicato una sorta di novazione giudiziaria generale del rapporto tributario in contestazione, trova applicazione la disciplina dell'"actio iudicati" dettata dall'art. 2953 c.c. (Fattispecie relativa a crediti derivanti da fatto illecito del contribuente in materia di imposte sulla fabbricazione degli oli minerali).
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 11941 del 13 luglio 2012)
Cass. civ. n. 6077/2010
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 6077 del 12 marzo 2010)
Cass. civ. n. 25790/2009
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 25790 del 10 dicembre 2009)
Cass. civ. n. 13333/2009
In tema di riscossione delle imposte sul reddito, l'art. 17, terzo comma, del D.P.R. n. 602 del 1973, applicabile "ratione temporis", nel prevedere che le imposte, le maggiori imposte e le ritenute alla fonte liquidate in base agli accertamenti degli uffici devono essere iscritte in ruoli formati e consegnati all'Intendenza di Finanza, a pena di decadenza, entro 1131 dicembre dell'anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo, non si riferisce soltanto agli avvisi di accertamento non impugnati dal contribuente, ma riguarda anche la riscossione conseguente a decisioni delle commissioni tributarie sull'impugnazione dell'avviso di accertamento divenute definitive, con la conseguente inapplicabilità del termine decennale di prescrizione previsto dall'art. 2946 c.c., riferibile all"'actio indicati".
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 13333 del 10 giugno 2009)
Cass. civ. n. 8154/2003
Nel caso in cui il giudizio penale si sia concluso con una sentenza che contiene anche la condanna generica al risarcimento dei danni a carico del responsabile civile ed in favore del danneggiato costituitosi parte civile, la successiva azione volta alla quantificazione del danno è soggetta al termine decennale di prescrizione, ex art. 2953 c.c., con decorrenza dalla data in cui la sentenza di condanna sia divenuta irrevocabile, in quanto la pronuncia di condanna generica, pur difettando dell'attitudine all'esecuzione forzata, costituisce una statuizione autonoma contenente l'accertamento dell'obbligo risarcitorio, strumentale rispetto alla successiva determinazione del quantum.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8154 del 23 maggio 2003)
Cass. civ. n. 4966/2001
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4966 del 4 aprile 2001)
Cass. civ. n. 3727/2000
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3727 del 28 marzo 2000)
Cass. civ. n. 33544/1999
In tutti i casi in cui la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, una volta formatosi il giudicato proprio perché non ha più giuridico rilievo il titolo originario del credito riconosciuto, i relativi diritti si prescrivono con il decorso di dieci anni; al suddetto termine prescrizionale, in ragione della sua autonomia, non sono applicabili le norme sulla sospensione riguardanti il termine prescrizionale del diritto originario. (Fattispecie relativa alla mancata applicabilità al credito nascente dal giudicato della sospensione ope legis della prescrizione stabilita per i crediti contributivi dell'Inps e dell'Inail dall'art. 2, comma diciannovesimo, del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, convertito nella legge 11 novembre 1983, n. 638).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 33544 del 3 dicembre 1999)
Cass. civ. n. 5762/1999
Il generico riferimento dell'art. 2953 c.c. al «diritto» per il quale sia stabilito un termine di prescrizione breve, come oggetto della conversione di tale termine in quello ordinario decennale, da detta norma disposto a seguito dell'intervento di sentenza di condanna passata in giudicato, consente di ritenere che la conversione scaturente da un giudicato di condanna formatosi nei confronti di un coobbligato solidale operi anche nei riguardi degli altri coobbligati solidali rimasti estranei al giudizio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5762 del 11 giugno 1999)
Cass. civ. n. 5710/1999
Poiché la ratio dell'art. 2953 c.c. si fonda sull'autonomia del titolo giudiziale che, formatosi, vive di vita propria e autonoma, non è possibile operare modificazioni al regime prescrizionale a diritti non riconducibili al titolo giudiziale; pertanto non è applicabile la prescrizione decennale ma quella breve annuale (vigente per il diritto alla sorte capitale ex art. 6 legge 11 gennaio 1943, n. 138) ove si richieda la rivalutazione monetaria e gli interessi sulla indennità di maternità che era stata riconosciuta con un precedente giudicato.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5710 del 10 giugno 1999)
Cass. civ. n. 6757/1996
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6757 del 26 luglio 1996)
Cass. civ. n. 2799/1988
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2799 del 9 aprile 1988)
Cass. civ. n. 2465/1981
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2465 del 24 aprile 1981)
relative all'articolo 2953 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2953 Codice civile - Effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi | Quesito Q201515061
Anna C. chiede
lunedì 21/12/2015 - Friuli-Venezia
“Preg.mi, da sentenza del 2005 per azione di riconfino e ripristino stato luoghi risulta indicato un'occupazione, seppur minima, della mia proprietà. Durante il dibattimento l'area, parte di un più ampio mappale, è stata ceduta a terzi (Comune). Nel 2006 è stata precettata la sentenza,sia al convenuto che al terzo, ed iniziato azione del ripristino e dopo ricorsi del terzo nel 2010 si è approdati a Decreto del fare e nel 2013 Ordinanza esecuzione e che oggi è ancora pendente (dopo 4 uscite U.G.). Inizio di quest'anno ho sollecitato Comune per quanto continua ad occupare abusivamente.
Il quesito: vista la lungaggine vi è prescrizione del Titolo Esecutivo? E comunque si può chiedere risarcimento danni per molestia oltre all'occupazione stessa abusiva.”
Consulenza legale i 31/12/2015
Sulla base dei dati forniti si deduce che il titolo esecutivo è costituito da una sentenza di condanna al ripristino dello stato dei luoghi emessa nel 2005, con la quale si è agito per l'esecuzione in forma specifica ex art. 612 ss c.p.c..
Ai sensi dell'art. 2953 del c.c. la sentenza di condanna passata in giudicato comporta che il diritto in essa contemplato per il quale sia stabilita una prescrizione più breve si prescrive in 10 anni. La regola è stata espressamente applicata anche in caso di obblighi di fare (Cass. 17449/2006: nell'ipotesi si trattava di demolizione di opere edilizie realizzate in contrasto alle norme in tema di distanze). Quanto alla formazione del giudicato, esso si ha quando la sentenza non è più soggetta alle impugnazioni ordinarie (regolamento di competenza, appello, ricorso per Cassazione, revocazione ordinaria), ex art. art. 324 del c.p.c.. Pertanto, supponendo che nel caso di specie si sia agito in esecuzione dopo che si è formato il giudicato, dal momento della sua formazione è iniziato a decorrere il termine di prescrizione del diritto di agire in esecuzione.
Nel caso di cui al quesito, peraltro, si sono susseguite una serie di attività da parte del soggetto che ha ottenuto la sentenza di condanna, che potrebbero aver interrotto la prescrizione una volta che questa è iniziata a decorrere. La disposizione di riferimento è l'art. 2943 del c.c. ai sensi del quale "La prescrizione è interrotta dalla notificazione dell'atto con il quale si inizia un giudizio, sia questo di cognizione ovvero conservativo o esecutivo".
Quanto al precetto, la giurisprudenza ritiene che esso abbia un effetto di interruzione solo istantanea della prescrizione, e ciò anche se l'intimato si oppone, a meno che in tal caso il creditore si costituisca formulando una domanda con cui vuole far valere il suo diritto di procedere ad esecuzione, perché in questa ipotesi l'interruzione si realizza ex art. 2943 co. 2 c.c. e la prescrizione decorre nuovamente solo quando intervenga sentenza conclusiva del giudizio (Cass. 7737/2007). In effetti, si ritiene che il precetto non sia atto del processo esecutivo. Il primo atto di esso viene invece individuato, nel caso di esecuzione in forma specifica, nel ricorso che si propone ex art. 612 del c.p.c. al giudice dell'esecuzione. Dal quesito non si evince in modo chiaro il susseguirsi delle vicende ma sembra ricavarsi che sia stato proposto detto ricorso al giudice dell'esecuzione. In questo caso, quindi, il termine di prescrizione sarebbe interrotto.
Quanto alla durata dell'interruzione, l'art. 2945 co. 2 c.c. stabilisce che quando essa è prodotta dalla domanda con cui si instaura un giudizio la prescrizione (vale a dire un nuovo periodo di prescrizione, ex art. 2945 co. 1 c.c.) ricomincia a correre dal momento in cui passa in giudicato la sentenza che chiude il giudizio. Nel processo esecutivo, mancando una sentenza conclusiva, la dottrina ritiene che questo momento vada individuato per l'esecuzione in forma specifica nell'esaurimento delle operazioni che le singole procedure prevedono e, nello specifico, nel momento in cui l'atto che chiude la procedura non è più assoggettato ad opposizione agli atti esecutivi (MANDRIOLI, Diritto processuale civile IV, 2007, pag. 15). Pertanto, se nel caso di specie la procedura esecutiva non si è ancora chiusa la prescrizione non è nuovamente iniziata a correre.
Circa la possibilità di configurare un danno per l'occupazione del terreno da parte del comune, se la sentenza di condanna ha accertato l'illegittimità dell'occupazione, il protrarsi di questa si configura come occupazione senza titolo del bene, realizzando un illecito che dovrebbe essere fatto valere in un autonomo giudizio. A riguardo si specifica che in giurisprudenza sussiste un contrasto circa la necessità o meno di provare il danno subito. Alcune sentenze, infatti, lo ritengono in re ipsa, cioè ritengono che l'occupazione abusiva determini per sé sola un danno al titolare del bene, che non dovrebbe provarlo (Cass. 5568/2010, Cass. 827/2006). Altre recenti pronunce hanno invece affermato che esso non sussiste automaticamente e va dimostrato, anche se la prova può essere data anche per presunzioni semplici (Cass. 18494/2015, Cass. 14222/2012). Alla luce di questo contrasto, è comunque consigliabile fornire anche la prova del danno.
Infine, si precisa ciò: se sorgono difficoltà nel corso dell'esecuzione (come sembra evincersi dal quesito) l'ufficiale giudiziario può rivolgersi al giudice perché questi gli conceda le misure necessarie per eliminare tali difficoltà (art. 613 del c.p.c.); se l'ufficiale stesso non lo fa, è opportuno sollecitare l'esercizio di questo potere.
Norma di riferimento: Articolo 2953 Codice civile - Effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi | Quesito Q201512851
Emilio O. chiede
mercoledì 15/04/2015 - Lombardia
“Buongiorno, ho acquistato un macchinario utensile da azienda privata del valore di 35000 euro (42000 iva compresa), con rate mensili di Eur. 600,00 con fattura. La mia azienda (ditta individuale) ad oggi esiste ancora e il macchinario è risultato da quasi subito poco efficiente, ma io non ho mai contestato l'acquisto.
Rate stabilite a partire esattamente da Luglio 2007, ultima rata a Maggio 2013.
Ad oggi , mi mancano ancora da pagare 16200 Eur (27 rate), dopo varie interruzioni, l'ultima piu di un anno fà, dopo di che non sono mai piu riuscito a pagare la mia consueta rata sopracitata.
Oggi 15/04/2015 PER LA PRIMA VOLTA DA SEMPRE, ho ricevuto con posta semplice una richiesta di aggiornamento da parte mia riguardo alle rate pagate, e le rate residue da pagare a fine anno 2014 da parte della azienda creditrice, da recapitare sulla loro mail PEC .
Essendo ormai sicuro per motivi gravi personali di non riuscire ancora per molto tempo a pagare le rate, chiedo come mi devo comportare, e se a livello legale sono ancora obbligato a pagare le rate, o se invece è andato tutto in prescrizione.
Il n. 4 dell'art. 2948 del codice civile stabilisce che gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi, si prescrivono con il decorso di cinque anni.
L'acquisto di beni con pagamento del prezzo suddiviso in rate viene fatto generalmente rientrare nell'ipotesi sopra citata.
Nel caso di specie, da quando può dirsi decorrente il termine prescrizionale?
Il momento va individuato in quello coincidente con l'ultimo pagamento effettuato dal debitore. Il pagamento delle rate costituisce infatti esecuzione dell'obbligazione e, ai sensi dell'art. 2944 del c.c., configura un riconoscimento del diritto altrui, che interrompe la prescrizione.
Quindi, pur essendo vero che una lettera semplice (come quella giunta in aprile 2015) non ha la forza probatoria di una interruzione della prescrizione, è altresì vero che tale interruzione può essere individuata nell'ultimo pagamento della rata, risalente ad un anno fa.
Sussiste, quindi, ancora, l'obbligo di versare il prezzo concordato e l'azienda creditrice ha ancora molto tempo per inviare una formale intimazione di pagamento, mediante raccomandata o pec, oppure addirittura per chiedere l'emissione di un decreto ingiuntivo contro il debitore.
Per le ragioni sopra esposte, considerato anche che l'azienda creditrice sembra aver tenuto un atteggiamento tollerante e non aggressivo, è consigliabile - se si sa già che non si potrà onorare interamente il debito a causa di difficoltà finanziare - contattare la controparte (preferibilmente senza lasciare nulla di scritto, per non creare prove contro di sé) e chiedere se si può arrivare ad una soluzione condivisa.
Ad esempio, si potrebbe sondare l'interesse dell'azienda creditrice a vedersi restituire il macchinario; oppure, si potrebbe concordare una riduzione del prezzo, con pagamento immediato del residuo, o delle rate. L'ideale sarebbe affidare questa negoziazione ai rispettivi legali, che potranno difendere al meglio gli interessi di parte.
Molto spesso, soprattutto durante questi periodi di crisi economica diffusa, il creditore preferisce una soluzione immediata (es. un pagamento inferiore, ma fatto subito) piuttosto che attivare una procedura di recupero crediti dagli esiti sempre abbastanza incerti, nonché dagli importanti costi di avvio e dai tempi non proprio brevi.
Se si riuscirà a giungere ad una soluzione condivisa, sarà fondamentale sottoscrivere una transazione (art. 1965 del c.c.), cioè una scrittura privata in cui il creditore attesti di ritenersi soddisfatto e di non avere null'altro a pretendere dal debitore. Solo questo documento potrà far ritenere davvero liberato il debitore.
Norma di riferimento: Articolo 2953 Codice civile - Effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi | Quesito Q20127095
Marcello D. C. chiede
martedì 20/11/2012 - Lazio
“Gli oneri condominiali mai richiesti dalla proprietà, dal 2001 al 2009 per dimenticanza, possono essere richiesti nel 2012 ? Si prescrivono in 10 o 5 anni ? Grazie”
Il termine prescrizionale per gli oneri accessori, ovvero per tutte le spese che, per contratto o per legge, fanno carico al conduttore e cioè le spese di manutenzione ordinaria delle parti comuni e degli impianti (ad es. ascensore, autoclave, riscaldamento) è stato oggetto di controversie dottrinali e giurisprudenziali.
Sul tema è bene analizzare l'art 6, ultimo comma della legge 22.12.1973, n. 841 che, derogando alla disposizione dell'art. 2948, n. 3 c.c., la quale prevede la prescrizione quinquennale per i canoni ed ogni altro corrispettivo di locazione, ha stabilito la prescrizione biennale del diritto al rimborso delle spese sostenute dal locatore per la fornitura dei servizi posti, per contratto a carico del conduttore. Il problema che si è creato è stato quello di verificare che la predetta norma non fosse stata abrogata dall'entrata in vigore della successiva legge 392/1978, con il ripristino del termine prescrizionale di 5 anni previsto dal codice civile.
L'opinione giurisprudenziale prevalente ha sancito la sopravvivenza della norma del '73 che prevede il termine di prescrizione biennale per gli oneri accessori (Cass. civ. sez III n.5795/1993). Una più recente pronuncia ha affermato che il credito per gli oneri accessori ha ad oggetto somme di importo variabile in relazione alla concreta erogazione dei servizi e la relativa spesa è confortata da una specifica documentazione, pertanto la fissazione di un termine prescrizionale più breve è giustificata dall'esigenza di contenere le relative contestazioni in un lasso temporale ragionevolmente più breve (Cass.Civ. 8609/2006). Di conseguenza, il tempo utile entro cui il locatore può richiedere la restituzione delle somme per gli oneri condominiali di competenza del conduttore resta fissato in due anni, sia per le locazioni ad uso abitativo che per le locazioni commerciali.
Per ciò che concerne il quesito proposto, a meno che non sia intervenuto qualche atto interruttivo della prescrizione, il diritto del proprietario di richiedere il pagamento delle spese sostenute per gli oneri condominiali maturati dal 2001 al 2009 si deve considerare prescritto alla luce dell'art.6 della legge 841/1973.

References: Articolo 2953

Articolo 2953
 sentenza 
 art. 2953
 art. 2947
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Cass. 
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 art. 2953
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 art. 6
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 Articolo 2953
 sentenza 
 sentenza 
 art. 612
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 sentenza 
 art. 324
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 art. 2943
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 art. 612
 art. 2945
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 Articolo 2953
 Articolo 2953