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Timestamp: 2018-03-21 03:11:39+00:00

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Codice proc. penale Agg. il 6 maggio 2015
Codice proc. penale Art. 626 cod. proc. penale: Effetti della sentenza sui provvedimenti di natura personale o reale
1. Quando, in seguito alla sentenza della corte di cassazione, deve cessare una misura cautelare ovvero una pena accessoria o una misura di sicurezza, la cancelleria ne comunica immediatamente il dispositivo al procuratore generale presso la corte medesima perchè dia i provvedimenti occorrenti.
Effetti della sentenza sui provvedimenti di natura personale o reale
Cassazione penale sez. III 01 ottobre 2014 n. 45458
In tema di provvedimenti sulle misure cautelari emessi dalla Corte di cassazione, il deposito del dispositivo con il ruolo d'udienza nella cancelleria spiega immediatamente effetti, anche prima che sia stata redatta la motivazione, giusto il disposto dell'art. 626 c.p.p. e i conseguenti adempimenti previsti dalle norme regolamentari; pertanto tale dispositivo è prevalente in caso di difformità con il dispositivo riportato in calce alla sentenza depositata, la quale può essere corretta attraverso la procedura di cui all'art. 625 bis c.p.p. (Corregge errore materiale, Cass., 21 Settembre 2006)
Cassazione penale sez. I 21 febbraio 2007 n. 21385
In conseguenza dell'annullamento del decreto applicativo di una misura di prevenzione (nella specie la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza) da parte della Corte di cassazione, va ordinata l'immediata comunicazione del provvedimento al Procuratore generale presso il giudice competente, atteso che - ai sensi dell'art. 4 l. n. 1423 del 1956 - si osservano in materia le norme del codice di procedura penale riguardanti le misure di sicurezza e, quindi, anche l'art. 626, che regola gli effetti della sentenza della Corte di cassazione sui provvedimenti di natura personale o reale (In applicazione di tale principio la Corte di cassazione, attraverso il procedimento di correzione degli errori materiali, ha integrato il dispositivo di una propria sentenza, manchevole di tale statuizione).
Cassazione penale sez. VI 24 aprile 2001 n. 20354
In conseguenza dell' annullamento del decreto applicativo di una misura di prevenzione (nella specie la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza) da parte della Corte di cassazione, va ordinata l'immediata comunicazione del provvedimento al P.G. presso il giudice competente, atteso che - ai sensi dell'art. 4 l. n. 1423 del 1956 - si osservano in materia le norme del codice di procedura penale riguardanti le misure di sicurezza e, quindi, anche l'art. 626 c.p.p., che regola gli effetti della sentenza della Corte di cassazione sui provvedimenti di natura personale o reale (In applicazione di tale principio la Corte di cassazione, attraverso il procedimento di correzione degli errori materiali, ha integrato il dispositivo di una propria sentenza, manchevole di tale statuizione).
La disposizione dell'art. 626 c.p.p. si applica anche quando, a seguito della sentenza della Corte di cassazione, deve cessare una misura di prevenzione personale. (Fattispecie in tema di sopravvenuta inefficacia, per effetto della pronuncia della Cassazione, di misura di prevenzione personale applicata provvisoriamente).
Cassazione penale sez. I 02 giugno 1997 n. 3887
I provvedimenti adottati dalla Cassazione sono, salvo ipotesi specificatamente previste dalla legge, irrevocabili e definitivi. Ne segue che deve essere dichiarata inammissibile la richiesta di revoca espressa dal Procuratore generale presso la stessa Corte di un provvedimento di scarcerazione ex art. 626 c.p.p.
Cassazione penale sez. IV 20 aprile 1995 n. 1377
La disposizione di cui all'art. 626 c.p.p., anche se dettata in tema di misura cautelare ovvero di pena accessoria o di misura di sicurezza, deve ritenersi comprensiva dell'ipotesi di detenzione senza titolo. (Nella fattispecie, è stato emesso ed eseguito ordine di carcerazione nei confronti di soggetto condannato per furto con sentenza non impugnata. A seguito di impugnazione del predetto avverso tale provvedimento, il giudice dell'esecuzione, inteso il gravame proposto come richiesta di restituzione nel termine per impugnare la sentenza e contestuale istanza di sospensione dell'esecuzione dell'ordine di carcerazione, ha riammesso il condannato nel termine detto e ha respinto il ricorso avverso l'ordine di carcerazione, ritenendo di non dovere sospendere l'esecuzione di questo. Il condannato ha proposto contro tale decisione un ricorso per cassazione. Ha, altresì presentato appello avverso la sentenza di condanna nonché istanza di rimessione in libertà. La Corte di cassazione, rilevata l'inesistenza di un titolo esecutivo che giustificasse la detenzione del soggetto posto che, essendo stato il predetto rimesso nel termine per impugnare, il titolo esecutivo era caducato perché fondato su sentenza non passata in giudicato, ha ordinato l'immediata scarcerazione del ricorrente se non detenuto per altra causa. Ha, altresì, disposto la trasmissione al giudice competente dell'appello presentato contro la sentenza di condanna).
Cassazione penale sez. IV 18 aprile 1995 n. 1377
In tema di libertà personale anche la Cassazione, come ogni altro giudice, ha obbligo di disporre l'immediata liberazione del detenuto ove accerti, anche al di fuori di una corretta impugnazione, la carenza di un titolo idoneo a comprimere la libertà del singolo; ciò in applicazione, per interpretazione estensiva, della disposizione di cui all'art. 626 c.p.p., la quale, pur dettata in tema di misura cautelare, ovvero di pena accessoria o misura di sicurezza, non può non ritenersi comprensiva anche dell'ipotesi di detenzione senza titolo.

References: Art. 626
 sentenza 
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