Source: http://www.jus.unitn.it/cardozo/review/torts/gaudino-1995/gaud11.html
Timestamp: 2017-11-22 18:26:13+00:00

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10. La nozione di danno .........................#
10. La nozione di danno -
Le diverse proposte (vedile in Bianca, 1979, 246; Salvi 1985, 24; Patti 1989) circa il concetto di "danno" in senso giuridico si dipartono dalla ampia nozione, di carattere naturalistico, nella quale il termine individua qualunque nocumento o pregiudizio, annientamento o alterazione, di una situazione favorevole (Scognamiglio 1969, 475; De Cupis 1979, 7; Alpa e Bessone, 1982, 400).
Più in particolare - ed escludendo le ipotesi legate alla lesione di diritti della personalità - può essere richiamata la teoria che identifica il danno risarcibile nell'effetto economico negativo, cioè nella differenza fra la consistenza del patrimonio netto del danneggiato, calcolata in un momento successivo al verificarsi dell'evento dannoso, e quella che il patrimonio p73 p73 stesso avrebbe presentato in assenza dell'illecito
(sul punto v. Bianca 1979, 246; Visintini 1984, 196; Salvi 1985, 24; Patti 1989, 23; Cass. 3352/89). In tal senso, si afferma che il risarcimento ha la funzione di porre il patrimonio nello stato in cui si sarebbe trovato senza l'evento lesivo: si risarcisce, perciò, l'effettiva perdita subita, indipendentemente dagli esborsi materialmente effettuati da parte del danneggiato (Cass. 7389/87).
La tutela direttamente offerta dall'art.2043 si estende, comunque, su un'area i cui confini vengono tratteggiati in funzione di una serie di elementi: il danno deve esistere - almeno potenzialmente -, essere ingiusto, e non rientrare nella sfera non patrimoniale segnata dall'art. 2059 c.c. (su questi ultimi due profili v. infra, @@ 11. ss. e sub art. 2059 c.c.).
Xcentralità del danno
Si insiste, in particolare, sulla centralità del ruolo svolto dal danno all'interno della responsabilità civile: da un lato, esso è presupposto dell'intero procedimento; dall'altro lato, il risarcimento del danno si pone come fine ultimo dell'intera vicenda aquiliana (Rodotà 1964; Salvi 1988, 1189). 10.1
X10.1 L'esistenza del danno -
Il comportamento, anche quando in sè illegittimo, è fonte di un obbligo risarcitorio solo ove determini - in maniera attuale o potenziale - il verificarsi di un danno (Realmonte 1967, 17; Scognamiglio 1969, 477). L'emissione di un assegno a vuoto da parte degli amministratori - per il pagamento di un debito di una società - non costituisce, perciò, fonte di responsabilità nei confronti della società stessa, proprio perché manca un danno ulteriore rispetto alla precedente obbligazione (Cass. 2442/82). Così, la p73 p73 sostituzione perfetta dei pezzi esclude la risarcibilità dell'ipotetica svalutazione commerciale dell'automezzo in quanto "incidentato" (Cass. 654/58), a meno che non possa riscontrarsi per effetto dell'incidente subito un maggior logorio del mezzo, suscettibile di riflessi sul piano di ammortamento dell'azienda proprietaria (App. Bologna 8.11.68, GI, 1969, I, 2, 302). Il secondo matrimonio, contratto in buona fede e poi dichiarato nullo - per la sopravvenuta dichiarazione di inefficacia in Italia della sentenza di annullamento del primo matrimonio, pronunciata all'estero - non è potenzialmente idoneo a creare un danno, sotto forma di lesione della reputazione, al primo coniuge (Cass. 216/67). Il problema dell'esistenza di un danno giuridicamente rilevante si riflette sull'individuazione della forma di tutela civile attivabile nella singola situazione: al momento, cioè, di definire le ipotesi nelle quali l'azione risarcitoria potrà affiancarsi o sostituire azioni di diversa natura (inibitoria, concorrenziale, ecc.) (Salvi 1985, 11). Non vanno trascurati, poi, gli effetti circa l'applicabilità dell'art.1226 c.c.: affinchè il giudice possa procedere alla liquidazione del danno ricorrendo a criteri equitativi è in ogni caso indispensabile che sia stata preventivamente dimostrata l'esistenza di un pregiudizio risarcibile (Cass. 4364/81; Cass. 1837/80; Trib. Roma 7.11.86, FI, 1988, I, 587; DInf, 1987, 605; Pret.Catania 7.10.87, A, 1988, II, 2, 49). 10.2. La compensatio lucri cum damno ...............#
21. Perdita di chances
- Anche il venir meno di un'occasione favorevole può, in determinati casi, essere rilevante sul piano
extracontrattuale (Princigalli 1985, 322; Bocchiola 1976, 55).
Se l'atto illecito ha influito su una situazione idonea a tradursi solo probabilmente in un effettivo reddito, non è possibile negare in radice l'esistenza di un danno: si tratta di valutare adeguatamente l'entità della perdita. Quando, ad esempio, l'attore dimostri che la probabilità dell'esito positivo di una prova concorsuale sia maggiore del 50%, il risultato favorevole entra a far parte del suo patrimonio, e la lesione del diritto a sostenere la prova successiva - lesione del diritto all'integrità del patrimonio - comporta la risarcibilità della perdita di simile chance, che non è più una mera aspettativa di fatto (Cass. 6506/85). Così è nel caso di aspiranti autisti di mezzi pubblici che, ingiustificatamente, non siano stati ammessi a sostenere le prove di guida (Cass. 6906/83; Trib.Roma 24.11.78, TR, 1979, II, 434; Pret. Roma 27.3.77, RCP, 1978, 304; FI, 1977, I, 2377); e la stessa soluzione vale nel caso del beneficiario di una polizza p73 sulla vita non indennizzato dalla società assicurativa e ciò a causa dell'omissione, da parte della società stipulante, la quale aveva trascurato di informare l'assicurato circa la necessità di rinnovare la designazione (App. Roma 23.12.82, FI, 1983, I, 2005). Può essere, inoltre, ricordato come proprio la tematica relativa alla risarcibilità della perdita di chances sia alla base dell'ipotizzata responsabiità del revisore di bilanci nei confronti degli investitori che abbiano operato slla base di certificazioni contabili fuorvianti (Santaroni 1984, 202). 22. Responsabilità per attività processuale. Generalità ..#
10.2. La compensatio lucri cum damno -
Il risarcimento ha la p73 p73 funzione di reintegrare il danneggiato delle perdite subite, di eliminare, cioè, le ripercussioni dell'illecito sul patrimonio della vittima (v. retro, @ 10). Ove, successivamente al fatto, sia constatabile l'esistenza di effetti economici positivi, si pone il problema della computabilità di questi in detrazione a quanto dovuto dall'autore (Scognamiglio 1952, 635; Bianca 1979, 309; De Cupis 1979, 311). Anche là dove se ne afferma l'operatività, il principio della compensatio lucri cum damno appare in realtà applicato con estrema parsimonia; si vuole infatti evitare che il responsabile si avvantaggi di conseguenze positive rispetto alla quali la sua condotta costituisce al più una condizione per l'avveramento. Danno e arricchimento devono perciò promanare dalla medesima causa (Cass. 543/82), essere cioè eventi contrapposti di un unico fatto avente l'idoneità a determinarli entrambi (Cass. 6624/87; Cass. 4267/86). E' stata così esclusa la compensatio fra i danni conseguenti alla morte del congiunto, e le somme percepite dai familiari a titolo di pensione o di assicurazione sugli infortuni (Cass.5464/88; Cass. 9528/87; Cass. 1296/72; Cass. 1928/70; Cass. 817/70; App.Genova 5.3.88, AC, 1988, 1130; App.Cagliari 18.9.86, RGSarda, 1988, 36; contra, Cass. 2283/67; sul punto v. Mastropaolo 1987, 245); nel caso del disastro del Vajont la Suprema Corte ha, però, ammesso l'azione verso i responsabili civili solo per la parte del danno non coperta dal contributo erogato alle vittime dallo Stato (Cass. 3098/83). Il Trib.Oristano (11.2.85, RCP, 1985, 780), dopo aver negato che la c.l.c.d. possa trovare p73 p73 alcuna applicazione nell'ordinamento positivo, ha tuttavia tenuto conto della pensione di reversibilità quale elemento che esclude o limita il danno patrimoniale subito dai superstiti (v. anche Trib.Massa 20.8.85, DPA, 1986, 139)
Si è, poi, negato che l'eventuale incremento di valore del fondo fosse computabile in diminuzione del danno subito per effetto di:
(a) espropriazione per pubblica utilità o occupazione illegittima da parte della p.a. (Cass. 1436/75; Cass.Sez.U. 2378/73; Cass. 119/65; Trib.Locri, 16.4.81, RaDC, 1983, 202);
(b) negligente esecuzione di un'opera pubblica (Cass. 4267/86);
(c) mancata disponibilità del bene, dovuta alla ritardata consegna (Cass. 1457/81);
(d) immissioni industriali intollerabili (Cass. 5287/87; Cass. 184/86; Cass.1302/75).
p.a. per laurea sbagliata ecc.
Il risarcimento dovuto dalla p.a. per l'illecito ritardo nel conferimento del diploma di laurea non può essere ridotto in considerazione degli effetti che tale inadempimento avrebbe dispiegato sull'esonero dal servizio militare (Cass. 2299/61). E' poi irrilevante, al fine della liquidazione del danno per invalidità permanente, il fatto che il lavoratore vittima di un infortunio abbia, in seguito, trovato un'occupazione confacente all'invalidità riportata (Cass. 6624/87).
10.3. Il dipendente infortunato per il fatto del terzo ...#
10.3. Il dipendente infortunato per fatto del terzo - Si tratta di una questione che appare - nel suo sviluppo - p73 p73 paradigmatica, con riguardo al percorso tracciato dal "danno ingiusto" negli anni più recenti.
In una prima fase, l'applicazione ristretta del principio della c.l.c.d. ha caratterizzato una lunga serie di decisioni, con le quali si risarciva il danno per invalidità temporanea al lavoratore dipendente rimasto infortunato, nonostante questi avesse continuato a percepire la retribuzione nel periodo di inattività (Cass. 1399/78; Cass. 550/78; Cass. 2782/73; Trib. Napoli 29.4.77, RCP, 1978, 91; Cass. 2413/73; Cass. 2264/73; Cass. 961/70).
In un secondo momento, riconosciuta l'inesistenza del danno in capo al dipendente, si è affermato - dapprima obiter, con richiamo alla surroga dell'assicuratore - il diritto del datore di lavoro al risarcimento di quanto versato "a vuoto" (Cass 3507/78; Busnelli 1987, 284; Ferrando 1987, 259). Il suggerimento - peraltro non originale (Trib. Milano 20.2.75, GI, 1976, I, 2, 777) - veniva immediatamente raccolto (Pret. Carpi 27.11.78, GI, 1979, I, 2, 292), e l'applicazione analogica dell'art.1916 c.c. appare oggi sostenuta anche da alcuni AA. (Trimarchi 1983, 229, 117; Monateri 1984, 118; Visintini 1987, 97), sebbene sia smentita esplicitamente dalla Suprema Corte (Cass. 7220/86) la quale preferisce percorrere la via della lesione del credito (v.infra, @@ 14 ss.). Il diniego della tutela aquiliana al dipendente infortunato - sotto il profilo della perdita retributiva - si è venuto poi consolidando nelle pronunce successive (Cass. 142/80; Cass. 779/79; Visintini 1987, 9). Si è cioè superata la finzione per la p73 p73 quale, sotto le spoglie del danno lavorativo, veniva in effetti risarcita la menomazione dell'integrità psico-fisica (Visintini 1987, 13; Paradiso 1981, 28) e ciò ha finito per aprire il varco da una parte, al risarcimento del danno biologico subìto dal dipendente infortunato (v.infra, @ 11.4.), dall'altra parte - e più ampiamente - al riconoscimento della tutela aquiliana dei diritti di credito al datore di lavoro (v. infra, @ 14.2).

References: Cass. 
 art. 2059
 sentenza 
 Cass. 
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