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Timestamp: 2018-11-14 10:00:21+00:00

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Che succede se commetto un reato da ubriaco?
30 gennaio 2017 | Autore: Emanuele Carbonara
Sotto l’effetto di alcool o droghe la capacità di intendere e volere si annulla o si riduce drasticamente: ecco le conseguenze se si commette un crimine.
Non di rado i reati vengono commessi in stato di ubriachezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Ma che succede se commetto un reato da ubriaco? In quel frangente, infatti, il colpevole non è nel pieno delle sue facoltà mentali: la sua capacità di intendere e volere infatti, sarà del tutto assente o comunque ridotta. Come reagisce la legge in questi casi? Scopriamolo.
2 L’ubriachezza accidentale
3 L’ubriachezza volontaria e colposa
4 L’ubriachezza preordinata
5 L’ubriachezza abituale
6 L’ubriachezza cronica
Il soggetto che commette un reato deve avere capacità di intendere e volere, altrimenti non può essere punito, semplicemente perché nessun rimprovero può essergli mosso [1]. In particolare, avere capacità di intendere significa capire il significato del proprio comportamento e cogliere le conseguenze positive o negative che esso comporterà; capacità di volere, invece, significa avere il potere di controllare i propri impulsi e decidere di agire dopo aver ragionevolmente valutato le proprie motivazioni. Quando una persona si ubriaca o assume stupefacenti, ci sono due possibilità:
la capacità di intendere e volere sparisce del tutto;
la capacità di intendere e volere diminuisce (il soggetto conserva un briciolo di lucidità).
Vediamo quindi che succede se una persona commette un reato in stato di ubriachezza o sotto l’effetto di droghe.
L’ubriachezza accidentale
Secondo la legge, se l’ubriachezza deriva da caso fortuito o forza maggiore e il soggetto ubriaco commette un reato, egli non è punibile: nessun rimprovero può essergli mosso se l’ubriachezza è tale da far sparire completamente la capacità di intendere e volere [2]. L’esempio di scuola è quello del dipendente di una distilleria che, per un guasto agli impianti, respira tutti i vapori alcolici presenti. Tuttavia, se lo stato di ubriachezza non elimina totalmente la capacità di intendere e volere ma la diminuisce soltanto (seppur in grande misura), il reato viene ad esistenza ma la pena è diminuita: il soggetto sarà condannato ma con una pena minore rispetto alla normalità. Le regole descritte valgono anche per il caso di assunzione, per caso fortuito o per forza maggiore, di sostanze stupefacenti [3].
L’ubriachezza volontaria e colposa
Se un soggetto si ubriaca volontariamente o colposamente e dopo commette un reato, la legge lo punisce [4]. In questo caso viene operata una sorta di finzione giuridica perché, quando commette il reato, egli non ha capacità di intendere e volere (è ubriaco o drogato). Tuttavia verrà punito come se avesse agito nel pieno delle sue facoltà mentali, quindi come se avesse avuto capacità di intendere e volere. Stesso discorso vale per l’assunzione volontaria o colposa di stupefacenti.
L’ubriachezza preordinata
Può anche accadere che il soggetto si ubriachi proprio al fine di commettere un reato. Si pensi a una persona che non ce la fa a commettere un delitto da sobrio e assuma alcool o droghe proprio per avere quella spinta decisiva per realizzare il suo intento criminoso. Una persona può assumere alcool o droghe anche con lo scopo di prepararsi una scusa per il reato che andrà a commettere. In tutti questi casi, non solo il reato si configura, ma la pena verrà addirittura aumentata dal giudice [5]. Il comportamento del reo è più riprovevole rispetto casi precedenti: la reazione della legge è quindi più severa.
L’ubriachezza abituale
La pena è aumentata anche quando il reato è stato commesso da ubriachi o sotto l’effetto di droghe, quando l’ubriachezza o l’assunzione di stupefacenti è abituale [6]. In pratica per chi è dedito all’uso frequente di alcool e stupefacenti il rimprovero mosso dalla legge è superiore rispetto a chi ne fa uso in modo occasionale.
L’ubriachezza cronica
L’ubriachezza cronica (e l’assunzione cronica di droghe) si distingue da quella abituale. La giurisprudenza, a più riprese, ha chiarito che l’ubriachezza cronica presuppone un’alterazione patologica permanente: in poche parole il soggetto è perennemente (e non solo abitualmente) segnato dagli effetti di alcool e droga, oltre che dalla sindrome di astinenza quando non ne assume. Si tratta di una vera e propria dipendenza, che comporta la sussistenza di una patologia psicofisica. Il codice penale parla infatti di «cronica intossicazione» prodotta da alcool o da sostanze stupefacenti [7]. In questo caso la legge considera la peculiare situazione del soggetto e, questi commette un reato, distingue tra le seguenti ipotesi:
se lo stato di cronica intossicazione è tale da eliminare del tutto la capacità di intendere e volere, il soggetto non è punibile;
se invece l’intossicazione cronica non annulla totalmente ma fa «scemare grandemente» la capacità di intendere e volere, il soggetto è punibile ma la pena è diminuita dal giudice.
[2] Art. 91 cod. pen.
[3] Art. 93 cod. pen.
[4] Art. 92, comma primo, cod. pen.
[5] Art. 92, comma secondo, cod. pen.
[6] Art. 94 cod. pen.
[7] Art. 95 cod. pen.
Cassazione penale, sez. I, sentenza 27.01.1982, n. 902
La cronica intossicazione da alcool differisce dalla semplice ubriachezza abituale perché determina un processo patologico permanente, non collegato necessariamente all’eccessiva ingestione di sostanze alcooliche.

References: Art. 91
 Art. 93
 Art. 92
 Art. 92
 Art. 94
 Art. 95
 sentenza