Source: https://diazilla.com/doc/1106688/razzismo%3F...-senza-di-me
Timestamp: 2019-09-23 14:24:03+00:00

Document:
razzismo?... senza di me
RAZZISMO?...
PER DIFENDERSI DALLE DISCRIMINAZIONI
Questa pubblicazione ha lo scopo di fornire un’informazione sintetica sui
principali strumenti di tutela a disposizione delle vittime di discriminazione
razziale. Per le sue finalità essenzialmente divulgative e per la natura inevitabilmente parziale dei contenuti, questa guida non può in alcun modo sostituire
la consulenza individualizzata di un professionista.
Gli esempi pratici sono tratti da casi giuridici consultabili nelle banche dati
pubbliche dei Cantoni e della Confederazione.
Le interpretazioni di legge desumibili dall’esito dei casi citati nei testi non
offrono la garanzia assoluta che episodi apparentemente simili siano giudicati allo stesso modo in futuro dalla stessa o da autorità giudiziarie superiori.
Pertanto, data l’estrema complessità della materia, la continua evoluzione della
prassi e la natura sostanzialmente unica di qualsiasi situazione di conflitto,
si raccomanda di rivolgersi a un avvocato o a un servizio specializzato per
una consulenza individuale prima d’intraprendere qualsiasi iniziativa di tutela,
giudiziaria o extragiudiziaria.
Tutte le informazioni sulla legislazione vigente e i servizi disponibili sono state
elaborate nella primavera 2015 e possono considerarsi aggiornate fino a tale
Si declina qualsiasi responsabilità per quanto riguarda la correttezza, la precisione, l’affidabilità e la completezza dei contenuti dei siti internet e delle
pubblicazioni segnalate. Analogamente, si declina qualsiasi responsabilità per
i servizi offerti dagli enti segnalati in questa guida.
Si declina qualsiasi responsabilità per le azioni, giudiziarie o extragiudiziarie,
che dovessero essere intraprese in connessione con le informazioni esposte
in questa pubblicazione.
Per una questione di leggibilità, laddove non è stato possibile mantenere
la neutralità di genere, è stato utilizzato il genere maschile.
Prima di diventare un comportamento razzista vero e
proprio, la discriminazione si espande come un’idra
strisciante, in modo spesso incosciente. I pregiudizi
si fanno strada a poco a poco: sembrano inoffensivi,
a volte si trasformano in “satira” o in battute “simpatiche”, poi si diffondono grazie anche a imperanti
tecnologie mediatiche, diventando pure slogan pubblicamente espressi senza vergogna. Possono diventare violenti e dirompenti nei momenti di maggiore
tensione fra vari elementi che compongono la nostra
società. Il razzismo non è dunque una fatalità. Può essere però contrastato dotandosi di mezzi appropriati,
privilegiando buon senso e pragmatismo, ed evitando
di esacerbare conflitti e tensioni.
Il razzismo biologico tradizionale tentò di legittimare
lo schiavismo, il colonialismo, i genocidi, l’olocausto.
Oggi il razzismo è piuttosto “culturale”: si vive virtualmente globalizzati ma poi la diversità, quando diventa
reale, fa paura. A tutte le latitudini e in tutte le società
contemporanee, ad altri usi e costumi si tende a contrapporre la tutela della propria identità locale.
Il “razzismo 2.0” è perciò un miscuglio di pregiudizi,
incomprensioni, paure, fobie, insicurezze presunte
o reali, livellamenti mentali. In netto contrasto con il
fatto che mai come oggi l’Uomo ha avuto a disposizione mezzi d’informazione che gli dovrebbero, in teoria,
permettere di liberarsi dall’ignoranza.
Delegato cantonale
all’integrazione degli stranieri
Via Ghiringhelli 6 – CP 2170
Tel. 0848 14 32 01/02
Fax 091 814 81 08
www.ti.ch/integrazione-stranieri
“SI HA SEMPRE PAUR A
DI CIÒ CHE NON SI CONOSCE”
Abu Hayyan al-Tawhidi,
filosofo arabo, Baghdad, X sec.
La protezione contro ogni forma di discriminazione
è uno dei pilastri fondamentali che caratterizzano i
Programmi di integrazione cantonali 2014-2017 (PIC):
programmi sostenuti dalla Segreteria di Stato della
migrazione e condivisi da tutti i Cantoni svizzeri e da
numerosi Comuni, che prevedono pure progetti volti a
sensibilizzare tutti i cittadini, residenti e nuovi arrivati,
per prevenire le discriminazioni e proteggere le vittime. La promozione dell’integrazione e la prevenzione
del razzismo mirano entrambe ad assicurare pari opportunità in tutti i settori della nostra società.
Questa pubblicazione si prefigge lo scopo di fornire
sia utili informazioni per anticipare e gestire situazioni
particolari e problematiche legate a manifestazioni di
razzismo e di discriminazione, sia risposte concrete a
bisogni specifici che possono emergere in ogni angolo
Francesco Mismirigo,
RAZZISMO? SENZA DI ME
DEFINIZIONI, LEGGI E PROCEDURE
PROGRAMMA D’INTEGRAZIONE CANTONALE (PIC)
SPAZIO PUBBLICO E TRASPORTI
DEFINIZIONI, LEGGI E
Un autobus sovraffollato con un solo posto libero, accanto
a una donna di origini arabe, che nessuno sembra voler
occupare? Ritrovarsi esclusi da un locale solo per il colore
della propria pelle? Ascoltare una battuta contro gli svizzeri
-tedeschi al tavolo dei vicini e non sapere se reagire?
Vedersi penalizzati nell’accesso all’alloggio o al lavoro per
il proprio cognome?
ALCUNE FORME DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE
Non tutte queste situazioni sono in contrasto con la Legge,
ma quasi sempre fanno male alle vittime e spesso anche
Gran parte dei casi di discriminazione razziale non hanno
un vero e proprio fondamento di tipo ideologico, ma sono
espressione di ignoranza, paure diffuse, pregiudizi e, in
generale, mancanza di empatia.
Il razzismo, secondo la più recente definizione adottata dal Servizio per la lotta al razzismo (SLR) della Confederazione,
è un’ideologia fondata su una presunta suddivisione naturale dell’umanità in gruppi gerarchicamente ordinabili
(le cosiddette ”razze”) in base a criteri fisiognomici, culturali, etnici, religiosi o nazionali. Ciascun gruppo avrebbe
caratteristiche fisiche e psichiche proprie, comuni a tutti i suoi appartenenti. Di conseguenza, le persone non sono
considerate come individui, ma come appartenenti a questi presunti gruppi dalle caratteristiche ritenute immutabili.
Il razzismo nel senso “classico” del termine si basa su false supposizioni ed è servito, e serve tuttora, a giustificare
il colonialismo, la schiavitù, il nazismo o l’apartheid.
Tutte le ideologie razziste propongono una visione riduttiva e mortificante degli esseri umani, suddivisi in categorie in
base a caratteristiche reali o immaginarie di tipo fisico o culturale: gli “altri” sono considerati esseri inferiori. Il razzismo
può manifestarsi in una varietà di forme di discriminazione, da quelle più sottili all’insulto razzista, dalla disparità di
trattamento alla violenza fisica. La discriminazione può avvenire anche per una pluralità di motivi coesistenti: in tal caso
si parla di discriminazione multipla e possono trovare applicazione anche le tutele previste da apposite leggi, ad esempio
in materia di parità dei sessi o di handicap.
DISCRIMINAZIONE RAZZIALE E UGUAGLIANZA
Non esiste un’unica legge che vieta in assoluto qualsiasi
possibile forma di discriminazione razziale.
Tuttavia, molte norme del diritto internazionale e le leggi
fondamentali di buona parte degli Stati nazionali esplicitano il principio dell’uguaglianza delle persone davanti alla
Legge. Questo principio è chiaramente iscritto sia nella
Costituzione Federale, sia nella Costituzione del Canton Ticino.
Il diritto federale e cantonale contiene diverse disposizioni
di legge che vietano e sanzionano, direttamente o indirettamente, specifiche forme di discriminazione razziale. In
particolare, l’art. 261 bis del Codice Penale punisce con una
multa o con pene detentive che possono arrivare ai tre anni
alcune forme di discriminazione razziale ritenute particolarmente gravi.
•DICHIARAZIONE VERBALI
•GESTI
•TESTI SCRITTI E RAPPRESENTAZIONI GRAFICHE
•ATTI DI VIOLENZA RAZZISTA
•DISPARITÀ DI TRATTAMENTO
•DINIEGO DISCRIMINATORIO DI BENI E SERVIZI
•INADEMPIMENTO DI OBBLIGHI DI PROTEZIONE PER MOTIVI DISCRIMINATORI
Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le
forme di discriminazione razziale
(…) gli Stati Parte si impegnano a vietare e ad eliminare la
discriminazione razziale in tutte le forme ed a garantire a
ciascuno il diritto all’uguaglianza dinanzi alla legge, senza
distinzione di razza, colore della pelle o origine nazionale
o etnica (...)
Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali
Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna
discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la
razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche
o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o
ogni altra condizione.
1.Tutti sono uguali davanti alla legge.
2.Nessuno può essere discriminato, in particolare a causa
dell'origine, della razza, del sesso, dell'età, della lingua,
della posizione sociale, del modo di vita, delle convinzioni
religiose, filosofiche o politiche, e di menomazioni fisiche,
mentali o psichiche.
Art. 7 Uguaglianza
1.Nessuno deve subire svantaggio o trarre privilegio per
motivi di origine, razza, posizione sociale, convinzione
religiosa, filosofica, politica o stato di salute.
Il reato di discriminazione razziale è perseguibile d’ufficio. Chiunque, vittima o testimone, può farne denuncia, oralmente o
per iscritto a un posto di polizia o direttamente per iscritto al Ministero pubblico. Le vittime possono costituirsi parte civile
e partecipare al processo penale, facendo valere le proprie pretese risarcitorie. Prima di effettuare una denuncia penale
per violazione dell’art. 261 bis, è però consigliabile richiedere la consulenza di un legale o di un servizio specializzato.
Infatti, le condizioni di applicabilità dell’art. 261 bis sono estremamente restrittive: in particolare, sono punibili penalmente
solo gli atti commessi in pubblico. Inoltre, in mancanza di prove, c’è un’alta probabilità che il Ministero pubblico non abbia
la possibilità di procedere.
ART. 261 BIS – DISCRIMINAZIONE RAZZIALE
Chiunque incita pubblicamente all'odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone
per la loro razza, etnia o religione;
chiunque propaga pubblicamente un’ideologia intesa a discreditare o calunniare sistematicamente i membri
di una razza, etnia o religione;
chiunque, pubblicamente, mediante parole, scritti, immagini, gesti, vie di fatto o in modo comunque lesivo
della dignità umana, discredita o discrimina una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione
o, per le medesime ragioni, disconosce, minimizza grossolanamente o cerca di giustificare
chiunque rifiuta ad una persona o a un gruppo di persone, per la loro razza, etnia o religione, un servizio
da lui offerto e destinato al pubblico.
È PUNITO CON UNA PENA DETENTIVA SINO A TRE ANNI
O CON UNA PENA PECUNIARIA.
Un uomo imbratta la facciata di uno stabile con una scritta che incita all’odio contro
le persone di origine albanese. Il Procuratore Pubblico lo condanna per incitazione
pubblica all’odio razziale (art. 261 bis cpv. 1 CP) e altri reati a una pena detentiva
(sospesa) di 90 giorni (Canton Ticino).
Un minorenne rivolge il saluto nazista a una pattuglia della polizia. Il Procuratore
Pubblico lo condanna per propagazione di un’ideologia razzista (art. 261 bis cpv. 2
CP) a una multa di 400 CHF (Canton Berna).
In occasione di un controllo, la polizia ferma due uomini diretti a un raduno skinhead
e confisca materiale di propaganda razzista, inclusi poster, cd, bandiere. I due sono
condannati per propaganda razzista (art. 261 bis cpv. 3 CP) a una pena detentiva
(sospesa) di due mesi, rispettivamente sei settimane (Canton Soletta).
In un treno, davanti a diversi testimoni, un uomo insulta ripetutamente una donna
di origini arabe, paragona i musulmani agli animali e nega che facciano parte della
specie umana. L’autorità preposta al perseguimento penale lo condanna per discriminazione razziale (art. 261 bis cpv. 4 1ª metà CP) a 30 aliquote giornaliere da 80
CHF (sospese) e a una multa di 400 CHF (Canton San Gallo).
Un uomo invia ad alcune decine di persone un suo libretto, nel quale sostiene che
l’olocausto è stato architettato dagli ebrei. Il Tribunale lo condanna per disconoscimento di un genocidio (art. 261 bis cpv. 4 2ª metà CP) a una pena pecuniaria di
40 aliquote giornaliere da 110 CHF (sospesa) e a una multa di 1’000 CHF (Canton
Svitto).
Il titolare e il portiere di una discoteca negano a un uomo l’accesso al locale per il
colore della pelle. Il Tribunale cantonale li condanna entrambi per rifiuto discriminatorio di un servizio (art. 261 bis cpv. 5 CP) (Canton Friburgo).
Chiunque subisce un danno da atti, omissioni o trattamenti
discriminatori può rivolgersi al giudice civile, invocando
una lesione della personalità a norma dell'art. 28 del Codice
Civile. In tal modo è possibile ottenere che il giudice ordini
la cessazione di una molestia o disponga un risarcimento
dei danni. I margini di applicazione dell’art. 28 CC sono
più ampi di quelli dell’art. 261 bis CP e possono includere
anche le lesioni della personalità per motivi di nazionalità,
origine o statuto giuridico, che in linea di principio sono
invece penalmente irrilevanti.
Esistono anche altre norme che possono assumere
rilievo, a seconda dell’ambito di vita e della forma della
In generale, occorre ricordare il fondamentale principio
della buona fede che deve sempre guidare il comportamento di autorità e privati nei rapporti giuridici.
Prima di avviare una procedura civile di merito occorre effettuare un tentativo di conciliazione. Solo se il tentativo di conciliazione non riesce, l’autorità rilascia l'autorizzazione ad esercitare l’azione civile. Solo in pochi casi il tentativo di conciliazione non è obbligatorio e l’attore ha la possibilità di rinunciarvi unilateralmente (quando l’azione rientra anche nell’ambito
applicativo della Legge sulla parità dei sessi, quando il convenuto si trova all’estero o la sua residenza è ignota, o quando era
già stata fatta una domanda di provvedimenti cautelari e il giudice aveva fissato un termine per l’esercizio dell’azione civile).
Per le azioni civili a protezione della personalità, la competenza spetta alla Pretura del luogo di domicilio di una delle parti.
La procedura di conciliazione può essere promossa per iscritto o mediante dichiarazione orale rivolgendosi al Segretario
assessore (o, in caso d’impedimento, al Pretore o al Pretore aggiunto) presso la Pretura del Distretto territorialmente
competente (Bellinzona, Blenio, Leventina, Locarno Campagna, Locarno Città, Lugano, Mendrisio Nord, Mendrisio Sud,
Riviera, Vallemaggia).
Nella stessa istanza o nell’udienza di conciliazione,
è possibile, col consenso di tutte le parti, sostituire
alla procedura di conciliazione, una mediazione
Le vie legali possono bloccare il dialogo. Occorre ben
riflettere prima di avviare un’azione legale, valutando
con attenzione costi, tempi e possibili conseguenze.
Una persona ingiustamente accusata di razzismo potrebbe rivalersi con una denuncia per calunnia o diffamazione, ed esigere una riparazione del torto morale.
Protezione della personalità contro lesioni illecite
¹Chi è illecitamente leso nella sua personalità può, a sua
tutela, chiedere l’intervento del giudice contro chiunque
partecipi all’offesa.
²La lesione è illecita quando non è giustificata dal consenso
della persona lesa, da un interesse preponderante pubblico
o privato, oppure dalla legge.
¹L'attore può chiedere al giudice
1.di proibire una lesione imminente;
2.di far cessare una lesione attuale;
3.di accertare l’illiceità di una lesione che continua
a produrre effetti molesti.
²L'attore può in particolare chiedere che una rettificazione
o la sentenza sia comunicata a terzi o pubblicata.
CODICE DI DIRITTO PROCESSUALE CIVILE SVIZZERO (CPC)
¹Il giudice ordina i necessari provvedimenti cautelari
quando l’istante rende verosimile che:
a.un suo diritto è leso o è minacciato di esserlo; e
b.la lesione è tale da arrecargli un pregiudizio
difficilmente riparabile.
• QUALE NORMA DI LEGGE È STATA VIOLATA?
• AVETE MEZZI DI PROVA?
• AVETE CALCOLATO COSTI E RISCHI FINANZIARI?
• SIETE PRONTI AD ACCETTARE STRESS E DURATA DI UN PROCESSO?
• SIETE CERTI CHE LE VIE LEGALI SIANO LA SOLUZIONE MIGLIORE?
L’applicabilità dell’art. 261 bis CP è limitata, in linea di
principio, alle discriminazioni per motivi di razza, etnia
e religione. Discriminazioni fondate esclusivamente
sull’origine nazionale o territoriale, sulla cittadinanza,
sullo statuto giuridico non sono sanzionate dall’art. 261
bis CP. L’incitamento all’odio razziale, la propaganda
razzista, il discredito e la discriminazione razziale sono
punibili penalmente solo se avvengono “in pubblico”,
cioè alla presenza di persone estranee alla cerchia privata
di familiari/amici o comunque al di fuori di un rapporto di confidenza particolare. Inoltre, la discriminazione
razziale è penalmente rilevante solo se assume una gravità
tale da risultare effettivamente lesiva della dignità umana
della vittima, etichettata in qualche modo come inferiore
per la sua supposta razza, etnia o religione.
Tuttavia, anche quando l’art. 261 bis CP non è applicabile
(ad esempio per le offese verbali per motivi di nazionalità,
origine territoriale o statuto giuridico), molti comportamenti possono comunque essere punibili sulla base
di altre norme, a seconda della forma in cui si manifestano. Tra le principali tipologie di reato che possono
comunque configurarsi, ricordiamo: lesione personale
grave (122 CP), lesione personale semplice (123 CP),
vie di fatto (126 CP), rissa (133 CP), aggressione (134
CP), danneggiamento (144 CP), diffamazione (173 CP),
calunnia (174 CP), ingiuria (177 CP), minaccia (180 CP),
coazione (181 CP), perturbamento della libertà di credenza e di coscienza (261 CP).
Nelle procedure civili, occorre prestare particolare
attenzione ai costi della causa. La persona lesa deve
anticipare il denaro necessario alla copertura dei costi
processuali (spese giudiziali ed eventualmente onorario
dell’avvocato). Solo più tardi ne può ottenere il rimborso
dalla controparte e solo se il giudice riconosce la fondatezza dell’istanza. In caso di soccombenza, invece,
la persona lesa dovrà sopportare tutte le proprie spese
e quelle sostenute dalla controparte. Chi non dispone
dei mezzi necessari dovrebbe verificare la possibilità di
beneficiare del gratuito patrocinio, ammesso, di regola,
previa dimostrazione della mancanza di mezzi finanziari
sufficienti, se la domanda non appare priva di probabilità
Per massimizzare le possibilità di successo, occorre poter
disporre di mezzi di prova validi: primariamente, testimoni e documenti. I mezzi di prova devono essere stati
ottenuti validamente. Ad esempio, per la vittima non è
lecito registrare di nascosto le offese verbali razziste
ricevute. La registrazione clandestina di conversazioni
non pubbliche è, salvo alcune particolari eccezioni, vietata e punita dall’art. 179 ter CP con una pena detentiva
fino a un anno o con una pena pecuniaria.
La mediazione è un metodo volontario, non conflittuale, extragiudiziale di risoluzione dei conflitti. La soluzione non è delegata a terzi, ma concordata sulla base della volontà di tutte le parti. Il mediatore ha il compito di favorire la comunicazione e
la comprensione del punto di vista dell’altro. La mediazione è particolarmente vantaggiosa quando le parti sono destinate a
continuare a frequentarsi con regolarità (es. mediazione di vicinato). In Ticino operano molti mediatori qualificati, ulteriori
informazioni sono disponibili sul sito internet dell’Associazione ticinese per la mediazione (ATME).
Le amministrazioni comunali possono dare ulteriori e competenti informazioni sui servizi disponibili sul territorio
Delegato cantonale all'integrazione degli stranieri
Via Ghiringhelli 6 – CP 2170 – CH-6501 Bellinzona
Tel. 0848 14 32 01/02 – Fax 091 814 81 08
[email protected] – www.ti.ch/integrazione-stranieri
Dicastero integrazione e informazione sociale – Lugano
Villa Carmine – Via Trevano 55 – CH-6900 Lugano
Tel. 058 866 74 57
[email protected] – www.lugano.ch/diis
Centro consulenza e informazione (CCI)
CP 2170 – CH-6501 Bellinzona
Tel. 0848 14 72 11/12 – [email protected]
Corso San Gottardo 3 – CH-6830 Chiasso
Tel. 091 682 95 61 – Fax 091 682 95 62
[email protected] – www.oati.ch
CARDIS Centro ascolto razzismo discriminazione
Via Merlina 3b – CH-6962 Lugano-Viganello
Tel. 0800 194 800 – [email protected]
www.discriminazione.ch
Inselgasse 1 – CH-3003 Berna
Tel. 058 464 12 93 – Fax 058 462 44 37
[email protected] – www.ekr.admin.ch
Segreteria generale DFI – Inselgasse 1 – CH-3003 Berna
Tel. 058 464 10 33 – Fax 058 462 44 37
[email protected] – www.slr.admin.ch
Dicastero servizi e attività sociali – Chiasso
Ufficio culture in movimento
Via Dunant 2 – CH-6830 Chiasso
Tel. 091 695 08 32 – Fax 091 695 08 53
[email protected] – www.cultinmov.ch
Delegato per l’aiuto alle vittime di reati
Via Ghiringhelli 19 – CH-6501 Bellinzona
[email protected] – www.ti.ch/lav
Via Pretorio 16 – CH-6900 Lugano
Tel. 091 815 53 11 – Fax 091 815 50 79
Viale Stefano Franscini 3 – CH-6500 Bellinzona
Tel. Urgenze 117 / 112 – Tel. 0848 25 55 55
[email protected] – www.polizia.ti.ch
Associazione ticinese per la mediazione
CP 5365 – CH-6901 Lugano
Tel. 079 933 33 70 – [email protected]
www.mediazioneticino.ch
OPPORTUNITÀ E RISCHI DELLA VIA GIUDIZIARIA
PROGRAMMA D’INTEGRAZIONE CANTONALE
IL PIC 2014-2017
Il Programma d’integrazione cantonale 2014-2017 (PIC),
allestito dal Delegato cantonale all’integrazione degli
stranieri su mandato del Consiglio di Stato, è improntato
ai principi del nuovo programma federale di integrazione
e risponde all’esigenza di considerare le specificità sociali,
economiche, politiche e culturali del Canton Ticino.
In particolare, il PIC 2014-2017 opera in quattro direzioni
prioritarie: prima informazione, prevenzione delle discriminazioni, promozione della formazione e delle professionalità, miglioramento della percezione dell’altro.
Per promuovere l’integrazione dei nuovi arrivati, il PIC prevede una serie di misure e progetti che possono essere raccolti
attorno a tre pilastri: informazione e consulenza, formazione
e lavoro, comunicazione e integrazione sociale.
Le singole misure, dai corsi di lingua al sostegno alla prima
infanzia, dall’integrazione socio-professionale alla protezione dalle discriminazioni sono sviluppate valorizzando il
lavoro delle strutture ordinarie, in particolare dei Comuni,
e mirano a rafforzare la coesione sociale, riducendo il
rischio di marginalizzazione dei nuovi arrivati.
L’informazione e la consulenza, sono destinate ai nuovi arrivati, svizzeri e stranieri, che intendono stabilirsi in Ticino,
e riguardano, in particolare, la trasmissione delle conoscenze su regole, valori e costumi locali. Rientrano in questo
ambito anche le misure adottate in materia di prima informazione e di prevenzione delle discriminazioni, ritenute un
impedimento importante al mantenimento e al consolidamento della coesione sociale. Il PIC prevede anche un’informazione adeguata rivolta alle strutture ordinarie e l’attivazione di specifici progetti.
Formazione e lavoro costituiscono il secondo pilastro del Programma d’integrazione cantonale. Sono predisposte apposite
misure per aiutare i nuovi arrivati ad acquisire le competenze linguistiche necessarie a comunicare nella vita quotidiana.
Altre misure mirano alla valorizzazione delle professionalità e all’integrazione nel mercato del lavoro di gruppi di migranti
con bisogni particolari o con un accesso limitato alle strutture ordinarie. Un ruolo importante è riconosciuto alle sinergie
con gli enti che vantano competenze consolidate nell’accompagnamento professionale dei migranti.
Il terzo pilastro contiene una serie di misure specifiche destinate a migliorare la comunicazione tra nuovi arrivati e strutture
ordinarie e a favorire l’integrazione sociale. In particolare, è assicurato un sostegno nell’accesso a servizi di interpretariato
culturale, per superare barriere linguistiche che in molte situazioni renderebbero impossibile la comunicazione. L’integrazione sociale è promossa attraverso appositi eventi, campagne di sensibilizzazione e singoli progetti, in una pluralità di
ambiti, dalla scuola allo sport, dalle relazioni sociali alla cultura.
CENTRO DI CONSULENZA E
INFORMAZIONE (CCI)
Il Centro di consulenza e informazione (CCI), istituito col PIC 2014-2017, ha il
compito di coordinare tutte le attività, sotto la direzione e la supervisione del
Delegato cantonale, operando in rete con i Comuni, le istituzioni, le altre strutture
ordinarie, le aziende e le associazioni.
Il CCI ha anche il compito specifico di fornire una prima informazione in merito
ai servizi disponibili sul territorio cantonale.
CENTRO ASCOLTO RAZZISMO
DISCRIMINAZIONE (CARDIS)
Tra i progetti del PIC 2014-2017, il Centro ascolto razzismo discriminazione
(CARDIS) ha il compito specifico di offrire, su tutto il territorio del Canton Ticino,
un servizio di ascolto, informazione e orientamento alle vittime di discriminazione
razziale, informandole sulle possibilità di far valere il propri diritti.
CARDIS aderisce alla “Rete di consulenza per le vittime del razzismo”, patrocinata dalla Commissione federale contro il razzismo e da Humanrights.ch,
che coordina un monitoraggio sistematico del fenomeno della discriminazione
razziale sul territorio nazionale.
e informazione (CCI)
Tel. 0848 14 72 11 – [email protected]
per consulenze personali il giovedì
e dalle 13.00 alle 16.00,
al numero 0848 14 72 12.
Tel. 0800 194 800
(Giovedì 09-11 / 13-15)
“Il Ticino in breve” è pubblicato in 12 lingue e distribuito dai Comuni e dal CCI a partire dal 2013 a tutti
coloro, stranieri e svizzeri, che si stabiliscono in Ticino
con l’obiettivo di risiedervi stabilmente.
Contiene informazioni generali su democrazia e federalismo, permessi di soggiorno, mondo del lavoro, corsi
di lingua italiana, scuola, sistema sanitario, mobilità,
religione e tempo libero, oltre a una ricca lista di indirizzi di servizi attivi sul territorio cantonale.
Nella “Settimana internazionale di azione contro il
razzismo”, che si svolge ogni anno dal 21 al 28 marzo,
numerosi Cantoni e città di tutta la Svizzera organizzano momenti conviviali, manifestazioni culturali e un
ventaglio estremamente variegato di eventi con l’obiettivo di prevenire il razzismo e promuovere le diversità.
In Ticino, le attività della “Settimana contro il razzismo”
sono coordinate e sostenute dal Delegato.
www.settimanacontroilrazzismo.ch
La Costituzione federale garantisce a tutti il diritto all’istruzione. La scuola ticinese dedica attenzione all’integrazione degli
alunni non italofoni, inserendoli da subito in classe con gli altri e offrendo loro lezioni settimanali supplementari di lingua.
Per questo è stata istituita la figura del docente per alloglotti dalle scuole dell’infanzia alle medie che, oltre a sostenere
l’apprendimento della lingua, favorisce l’inserimento scolastico e sociale dei nuovi alunni. Per i giovani nuovi arrivati dai 15
ai 20 anni è previsto il Pretirocinio d’integrazione di un anno, per apprendere la lingua italiana e acquisire gli strumenti per
scegliere verso quale professione orientarsi.
Nonostante la presenza d’importanti misure d’integrazione, aspetti o episodi discriminatori possono verificarsi sia tra gli
allievi, sia nei rapporti tra genitori, insegnanti e direzione scolastica.
La discriminazione razziale a scuola è particolarmente odiosa, perché contraria ai principi che ispirano il diritto all’istruzione
e gravemente pregiudizievole per il processo di crescita dei più giovani. Essa è vietata da numerose disposizioni legislative,
con alcune differenze importanti tra scuola pubblica e scuole private.
La scuola pubblica è retta dal diritto cantonale che, dando attuazione ai principi costituzionali federali e al diritto internazionale, impone agli istituti di trattare equamente gli alunni e vigilare affinché la loro integrità fisica e morale sia salvaguardata.
Per ciascun circondario delle scuole comunali è designato anche un ispettorato. Inoltre, nell’ambito del Dipartimento
dell’Educazione, della Cultura e dello Sport (DECS) sono istituiti appositi uffici per i diversi tipi di scuola con compiti di
consulenza e vigilanza.
Le scuole private parificate hanno meno vincoli e possono, ad esempio, riservare l’ammissione ai soli alunni di una certa
confessione religiosa, ma sono comunque vincolate alle prescrizioni fissate dallo Stato e sottoposte alla vigilanza di
appositi uffici.
Art.14 – Il Cantone provvede affinché:
f. ognuno possa beneficiare di un’istruzione e di una formazione adeguata e possa perfezionarsi
conformemente ai suoi desideri e alle sue attitudini;
Un adolescente rivolge il saluto nazista a un gruppo di persone all’ingresso di una scuola cantonale
superiore e urla diversi slogan razzisti. I giudici cantonali lo condannano per propagazione
di un’ideologia razzista (art. 261 bis cpv. 2 CP) (Canton San Gallo).
•Dialogo col docente per alloglotti, il docente di sostegno,
gli insegnanti e la direzione dell’Istituto
•Dialogo tra le famiglie
•Segnalazione all’ispettorato
•Segnalazione all’autorità comunale (scuole dell’infanzia ed elementari)
o cantonale (medie e superiori)
•Segnalazione all’autorità di vigilanza (scuole private parificate)
•Mediazione esterna
•Azione civile
•Denuncia penale
•Istanza di diritto amministrativo
Viale Portone 12 – CH-6500 Bellinzona
Tel. 091 814 18 41 – Fax 091 814 18 19
[email protected] – www.ti.ch/usc
Ufficio dell’insegnamento medio superiore
Tel. 091 814 18 31 – Fax 091 814 18 19
[email protected] – www.ti.ch/uims
Ufficio dell’insegnamento medio
Viale Portone 12 – CH-6501 Bellinzona
Tel. 091 814 18 21 – Fax 091 814 18 19
[email protected] – www.ti.ch/uim
Via Vergiò 18 – CH-6932 Breganzona
Tel. 091 815 31 00 – Fax 091 815 31 09
[email protected] – www.ti.ch/dfp
RAPPORTI DI LAVORO DI DIRITTO PRIVATO
Il lavoro costituisce una parte fondamentale della vita
delle persone ed è quindi anche uno strumento essenziale
d’integrazione sociale. Per molti stranieri, la mancanza di
un lavoro e il ricorso a prestazioni dell’aiuto sociale implicano la probabile revoca del permesso di soggiorno e il
conseguente obbligo di lasciare la Svizzera.
Le discriminazioni razziali nell’accesso al mercato del lavoro, nell’assunzione, nel corso dello svolgimento dell’attività
lavorativa o al momento della sua cessazione hanno conseguenze particolarmente gravi sulle singole vittime e, più in
generale, sul buon funzionamento del sistema economico.
Il rifiuto di esaminare una candidatura solo per motivi
etnici, razziali o religiosi viola l’art. 28 CC.
Le offese e le altre forme di aggressione razzista sul luogo
di lavoro, sono punite dall’art. 261 bis CP, a condizione
che siano avvenute “in pubblico” (cfr. pagina 12).
L’art. 328 CO protegge il lavoratore dipendente del settore privato dalle discriminazioni razziali commesse dal
datore di lavoro. Inoltre, questi ha l’obbligo di fare quanto
ragionevolmente esigibile per proteggere il lavoratore
dagli atti di discriminazione razziale di terzi sul posto di
I licenziamenti per motivi di razza, etnia o religione sono
considerati abusivi in base all’art. 336 cpv. 1 lett. a CO.
Il lavoratore che intende chiedere un’indennità contro un
licenziamento abusivo deve inoltrare opposizione scritta
al datore di lavoro entro il termine di disdetta. Il lavoratore
ha sempre il diritto di chiedere una motivazione scritta
della disdetta.
Esistono molte altre disposizioni, cantonali, federali e
internazionali (es., l’Accordo sulla Libera Circolazione
tra Svizzera e Comunità Europea) applicabili a seconda
del tipo di rapporto di lavoro e del settore d’attività, cui
corrispondono un certo numero di specifici strumenti di
tutela. Un ruolo molto importante spetta ai servizi offerti
dai sindacati e ai metodi non conflittuali di risoluzione dei
conflitti, particolarmente opportuni quando le relazioni
tra le parti sono destinate a continuare.
Inoltre, ciascuna azienda ha tutto l’interesse a dotarsi di
propri strumenti di prevenzione e contrasto alle discriminazioni, sia al suo interno, sia verso la clientela (codice
etico, regolamento antidiscriminazione, ecc.): infatti, le
situazioni di conflitto possono ledere la produttività dei
collaboratori e danneggiare, anche gravemente, la reputazione della ditta.
Art. 328 CO – Protezione della personalità del lavoratore
1.Nei rapporti di lavoro, il datore di lavoro deve rispettare e proteggere
la personalità del lavoratore, avere il dovuto riguardo per la sua salute
e vigilare alla salvaguardia della moralità.
Art. 336 CO – Protezione dalla disdetta
1.La disdetta è abusiva se data:
a.per una ragione intrinseca alla personalità del destinatario, salvo che tale
ragione sia connessa con il rapporto di lavoro o pregiudichi in modo
essenziale la collaborazione nell’azienda;
b.perché il destinatario esercita un diritto costituzionale, salvo che tale
esercizio leda un obbligo derivante dal rapporto di lavoro o pregiudichi
in modo essenziale la collaborazione nell’azienda;
Il titolare di una ditta rifiuta di assumere una persona per il colore
della pelle. Il Tribunale lo condanna a pagare un risarcimento
di 5’000 CHF, in base all’art. 328 CO (Canton Vaud).
Una donna è licenziata perché rifiuta di togliersi il velo sul lavoro.
Il Tribunale giudica il licenziamento abusivo in base all’art. 336 CO
e ordina un risarcimento di 5’000 CHF (Canton Turgovia).
I rapporti di lavoro di diritto pubblico non sono regolati dal Codice delle Obbligazioni, ma da apposite leggi che ne
disciplinano in modo rigoroso il funzionamento (es. Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti).
L’ente pubblico deve sempre rispettare i principi di uguaglianza e di non discriminazione sanciti dalla Costituzione.
Un datore di lavoro pubblico, oltre a non discriminare in base alla razza, l’etnia e la religione, non può preselezionare
i candidati sulla base del tipo di permesso di soggiorno, salvo per professioni specifiche che richiedano un legame
particolarmente stretto con la Svizzera (professioni militari, diplomatici, ecc.).
Di regola, nell’ambito dei rapporti di lavoro di diritto pubblico, è possibile agire contro una discriminazione impugnando
l’atto che la contiene (bando di concorso, rifiuto d’assunzione, disdetta abusiva, ecc.) con un ricorso di diritto amministrativo.
PIC 2014-2017
MISURE SPECIFICHE CONTRO LE DISCRIMINAZIONI
Nell’ambito del PIC sono attivate misure specifiche per monitorare, prevenire
e contrastare la discriminazione razziale nel mondo del lavoro.
In particolare, è potenziata la consulenza in materia di valorizzazione delle
competenze, formazione continua e orientamento professionale.
Sono promosse la tutela dell’occupazione in favore di stranieri residenti in
difficoltà e l’integrazione professionale dei nuovi arrivati, stranieri e svizzeri
di origine straniera, in particolare attraverso la sensibilizzazione e l’informazione alle aziende.
In caso di molestie o conflitti sul posto di lavoro,
tutti i dipendenti dell’Amministrazione Cantonale
possono rivolgersi per una consulenza gratuita
al Gruppo Stop Molestie.
CP 1580 – CH-6501 Bellinzona
Numero gratuito Tel. 0800 145 145
(lunedì e mercoledì 09.00 - 12.00)
•Dialogo diretto, segnalazione al superiore o al dipartimento
•Opposizione (in caso di disdette abusive nel settore privato)
•Mediazione interna o esterna
•Ricorso alla commissione del personale (se esistente)
•Ricorso alla commissione paritetica (se esistente)
•Ricorso ai sindacati
•Segnalazione all’Ispettorato del lavoro
•Ricorso di diritto amministrativo (settore pubblico)
Ufficio ispettorato del lavoro
Viale S. Franscini 17 – CH-6500 Bellinzona
Tel. 091 814 30 96 – Fax 091 814 44 39
[email protected] – www.ti.ch/ispettorato-lavoro
Via Cantonale 34a – CH-6928 Manno-Lugano
Tel: 091 605 70 60 /61
www.puntoeservizi.ch
Via S. Balestra 19 – CH-6900 Lugano
Tel. 091 923 97 16 – Fax 091 923 86 50
Via S. Balestra 19 – CH-6901 Lugano
Tel. 091 921 15 51 – Fax 091 923 53 65
Episodi o aspetti di discriminazione razziale possono
emergere in qualsiasi momento del rapporto di locazione
e in una pluralità di forme: dalla preselezione negli annunci
al rifiuto di locare per motivi razziali, dal trattamento iniquo
in corso di locazione fino alla disdetta abusiva.
Gli strumenti di tutela sono molteplici e variano a seconda
della forma della discriminazione e della natura, pubblica o
privata, del gestore del bene locato.
Conflitti con aspetti discriminatori possono insorgere anche nei rapporti di vicinato tra inquilini o tra proprietari di
Le vie di diritto in materia di discriminazione razziale nell’alloggio presentano importanti margini d’incertezza, anche
perché si tratta di un terreno ancora in buona parte inesplorato dalla giurisprudenza. Nei rapporti di locazione, così
come in quelli di vicinato, le parti sono spesso destinate a
continuare a relazionarsi, mentre il ricorso alle vie giudiziali
rischia di aggravare i conflitti.
Per questo insieme di ragioni, una risoluzione bonaria del
conflitto è, quando possibile, quella più adeguata.
•Dialogo diretto
•Richiesta di una decisione o motivazione scritta
•Istanza all’Ufficio di conciliazione
•Azione civile ex art. 28 CC
•Istanza di diritto amministrativo (se l’alloggio è gestito da un ente pubblico)
•Denuncia penale ex art. 261 bis CP
Annunci pubblici di affitto discriminatori
da parte di privati
Se sono aprioristicamente escluse le persone di una
certa razza, etnia, religione, è possibile inoltrare
denuncia penale ex art. 261 bis CP a meno che non vi
siano eccezionalmente motivi oggettivi giustificanti.
Disdetta discriminatoria
La disdetta del contratto di locazione dell’abitazione deve
essere effettuata con l’apposito modulo predisposto dal
Dipartimento delle Istituzioni.
Quando la disdetta è basata su motivi di razza, etnia o
religione, essa di regola viola anche il principio di buona
fede ed è da considerarsi abusiva.
Rifiuto discriminatorio di affittare un appartamento
Se l’unico motivo di rifiuto della locazione è costituito
dalla razza, etnia o religione di una persona, è possibile
invocare una lesione della personalità a norma dell’art.
28 CC, a meno che vi siano motivi oggettivi giustificanti
o altri interessi preponderanti. In questo tipo di casi, è
importante cercare di ottenere dal locatore una motivazione scritta.
L’affittuario può chiedere una motivazione scritta e può
contestare la disdetta entro 30 giorni dalla sua notificazione
rivolgendosi all’Ufficio di conciliazione territorialmente
competente e indicato nello stesso modulo di disdetta.
Nello stesso termine, l’affittuario può domandare, sempre
all’Ufficio di conciliazione, la protrazione dell’affitto.
Comportamenti discriminatori, molesti, gravi e reiterati da parte di coinquilini
In questi casi, è possibile, sempre che ricorrano le
condizioni di legge, sia inoltrare denuncia penale a
norma dell’art. 261 bis CP sia promuovere un’azione
civile ex art. 28 CC.
Inoltre, è possibile esigere un intervento riparatore da
parte del locatore, a norma dell’art. 259a, cpv. 1 lett. a CO
nella misura in cui la lesione si sostanzi in un difetto del
bene locato. Il locatore dovrebbe dunque fare quanto da
lui ragionevolmente esigibile per rimediare alla situazione.
Discriminazione razziale nei rapporti di vicinato
In caso di comportamenti molesti da parte di un vicino di
casa dettati da motivi discriminatori, oltre all’eventuale
ricorso all’art. 261 bis CP o all’art. 28 CC, è possibile
appellarsi al diritto di vicinato e in particolare all’art. 684
CC che vieta gli eccessi pregiudizievoli.
Quando il locatore è un soggetto pubblico, il rifiuto è
discriminatorio anche se basato sul tipo di permesso di
soggiorno. In questi casi, è possibile richiedere l’ema nazione di una decisione formale e impugnarla con un
ricorso di diritto amministrativo. Inoltre, è possibile
segnalare la discriminazione all’autorità amministrativa
Tel. 091 966 82 72
(Lu, Ma, Gio, Ve dalle 10.00 alle 12.00)
Quando la vertenza riguarda un conflitto tra locatore
e locatario relativo a diritti e doveri derivanti dal
contratto di locazione, occorre rivolgersi obbligatoriamente all’Ufficio di conciliazione: solo se la conciliazione fallisce, l’Ufficio rilascerà l’autorizzazione ad
agire con la quale sarà possibile adire il Pretore.
Art. 259a – Diritti del conduttore
1.Se sopravvengono difetti della cosa che non gli sono imputabili né sono a suo carico, oppure
se è turbato nell’uso pattuito della cosa, il conduttore può esigere dal locatore:
a.l’eliminazione del difetto;
b.una riduzione proporzionale del corrispettivo;
c.il risarcimento dei danni;
d.l’assunzione della lite contro un terzo.
2.Il conduttore di un immobile può inoltre depositare la pigione.
Una donna insulta ripetutamente una vicina, additandola a terrorista per la sua
confessione religiosa e ingiuriandola con altre espressioni razziste in presenza
di testimoni. L’autorità del perseguimento penale la condanna per calunnia
e discriminazione razziale (art. 261 bis, cpv. 4 CP) a una pena pecuniaria di 30
aliquote giornaliere da 70 CHF e a una multa di 500 CHF (Canton San Gallo).
Art. 298 CO – Forma della disdetta
1.La disdetta per locali d’abitazione o commerciali deve essere data per scritto.
2.Il locatore deve dare la disdetta mediante un modulo approvato dal Cantone, sul quale sia
indicata all’affittuario la procedura per contestare la disdetta o per domandare una protrazione
dell’affitto.
3.La disdetta che non osserva le condizioni previste nel presente articolo è nulla.
Art. 684 – Rapporti di vicinato
Eccessi pregiudizievoli
1 Usando del diritto di proprietà, e specialmente esercitando sul suo fondo un’industria, ognuno
è obbligato di astenersi da ogni eccesso pregiudizievole alla proprietà del vicino.
2 Sono vietati in particolare l’inquinamento dell’aria, i cattivi odori, i rumori, i suoni, gli scotimenti,
le radiazioni e la privazione di insolazione o di luce diurna che sono di danno ai vicini e non sono
giustificati dalla situazione e destinazione dei fondi o dall’uso locale.
presso il Municipio – Tel.091 695 08 35
Via Trevani 1 – Tel. 091 752 16 17
via Municipio 13 – Tel. 091 640 31 91
presso il Municipio – Tel. 091 743 20 44
Piazza Cattaneo 1 – Tel. 058 866 69 01
Via Lugano 1 – Tel. 091 825 10 75
Piazza Grande 63 – Stabile C – Tel. 091 857 01 06
Contrada Nuova 3 – Tel.091 612 23 38
presso il Municipio – Tel: 091 874 39 07
presso il Municipio – Te. 091 960 35 30
Competenze e procedure:
www4.ti.ch/poteri/giudiziario/locazione
Forme di discriminazione razziale possono apparire
anche nell’ambito delle assicurazioni. La materia è
assoggettata, oltre che alle norme di legge di portata
generale (Codice Penale e Civile, ecc.), al diritto delle
assicurazioni. In linea di principio, una compagnia non
può rifiutare un cliente o imporgli un premio più elevato
per ragioni di razza, etnia, religione.
Le compagnie assicurative sono sottoposte alla vigilanza della FINMA che può sanzionare quali abusi anche
le pratiche discriminatorie, purché esse siano ripetute
nel tempo e coinvolgano un ampio gruppo di persone.
Le assicurazioni sono fornitori di servizi rivolti al pubblico. Il rifiuto discriminatorio di assicurare un cliente per motivi di razza, etnia o religione è sanzionato
dall’art. 261 bis cpv. 5 del Codice Penale. Esso potrebbe
anche, a certe condizioni, costituire una lesione della
personalità, a norma dell’art. 28 CC.
Per contro, le disparità di trattamento fondate sulla cittadinanza, possono essere considerate lecite in alcuni
ambiti e a certe condizioni. Questo è il caso, in particolare, delle assicurazioni di responsabilità civile per
veicoli a motori (RC auto). Alcuni anni fa, l’allora Ufficio
federale delle assicurazioni private, confluito dal 2009
nell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari
(FINMA), è giunto alla conclusione che, a certe condizioni, una differenziazione dei premi per la RC auto
in base al Paese d’origine non costituisce una forma
illecita di discriminazione. In particolare, le compagnie
possono applicare premi differenziati a seconda della
cittadinanza sulla base di un’analisi del rischio effettuata su dati oggettivi, statistici e matematici.
Art. 117 – Abuso
In nessun caso, invece, una compagnia può legittimamente rifiutare di fornire la copertura di base dell’assicurazione malattia.
Una compagnia impone per l’assicurazione RC auto un premio assicurativo maggiorato a una donna di origini
straniere, ma non dispone di dati che dimostrino l’esistenza di un rischio accentuato di sinistri.
La donna potrebbe avviare un’azione di protezione della personalità a norma dell’art. 28 CC.
•Segnalazione alla FINMA, autorità di vigilanza per le assicurazioni del settore privato, incluse le assicurazioni complementari sulla salute
•Segnalazione all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), autorità
di vigilanza sulle compagnie che offrono l’assicurazione obbligatoria
sulle cure medico-sanitarie.
1.Sono ritenuti abusi ai sensi dell’articolo 46 capoverso 1 lettera f LSA gli svantaggi degli assicurati o degli aventi diritto, quando questi si ripetono o potrebbero interessare un’ampia cerchia
di persone, segnatamente:
a.un comportamento dell’impresa di assicurazione, rispettivamente dell’intermediario assicurativo,
che può danneggiare seriamente l’assicurato o l’avente diritto;
b.l’impiego di disposizioni contrattuali che violano norme vincolanti della legge sul contratto d’assicurazione oppure di altri atti applicabili al contratto;
c.l’impiego di disposizioni contrattuali che prevedono una ripartizione di diritti e obblighi notevolmente
in contrasto con quella risultante dalla natura del contratto.
2.È ritenuto abuso anche il pregiudizio arrecato a un assicurato o a una persona avente diritto attraverso
una notevole disparità giuridica di trattamento o attuariamente non giustificabile.
Autorità federale di vigilanza
sui mercati finanziari FINMA
Laupenstrasse 27 – CH-3003 Berna
Tel. 031 327 98 88
Lu-Ve dalle 8.00 alle 12.00
Fax: 031 327 91 01
[email protected] – www.finma.ch
Tel. 091 821 91 11 – Fax 091 821 92 99
[email protected] – www.ti.ch/ias
Tel. 058 462 90 11 – Fax 058 462 78 80
ATTIVITÀ E MANIFESTAZIONI SPORTIVE
Lo sport, a tutti i livelli, ha un grande potenziale d’integrazione. Le rappresentative nazionali europee comprendono
un numero importante e crescente di atleti con una storia, personale o familiare, di migrazione. Non fa eccezione
la nazionale di calcio svizzera che anche grazie al talento di questi giovani ha saputo nel recente passato ottenere
risultati importanti a livello internazionale.
Tuttavia, neppure lo sport è immune dalle discriminazioni razziali che possono verificarsi sia nei rapporti tra atleti
e società sportive, sia in quelli tra tifoserie avversarie. Le violenze, le offese e le disparità di trattamento per motivi
di razza, etnia o religione implicano l’applicabilità dell’art. 261 bis CP e dell’art. 28 CC.
Particolarmente efficaci possono dimostrarsi anche altri strumenti di tutela e prevenzione, attivabili dalle federazioni
e dalle società sportive, sia nei rapporti con i propri tesserati sia in quelli con le tifoserie.
•Dialogo diretto tra atleti, società e federazioni sportive
•Segnalazione dei conflitti all’allenatore o alla società
•Segnalazione alla federazione sportiva di appartenenza
Questi strumenti assumono forme molto variabili a seconda della natura dell’attività sportiva e del livello agonistico.
Tutte le federazioni e le società sportive possono dotarsi di appositi regolamenti e codici di comportamento.
Dal 2007, l’autorità di polizia dispone di strumenti specifici di contrasto alla violenza tra tifoserie e in particolare al
fenomeno degli hooligan come il divieto d’accesso agli stadi o l’obbligo di presentarsi in polizia negli orari di svolgimento delle partite. I tifosi violenti sono registrati nella banca dati HOOGAN.
In Ticino sono stati avviati diversi progetti volti alla prevenzione delle discriminazioni razziali in ambito sportivo.
La Scuola professionale per sportivi d‘élite (SPSE) di
Tenero, già dal 2009, porta avanti una campagna di
prevenzione del razzismo, della violenza e per l’integrazione attraverso lo sport, proponendo un ricco catalogo
di attività di sensibilizzazione. La campagna è promossa
e sostenuta dall’Associazione SportForPeace, nell’ambito
del PIC 2014-2017.
Dal 2012, l’associazione SOS Ticino ha avviato il progetto
“Sotto lo stesso sole”, incluso dal 2014 nell’ambito del PIC
2014-2017. Il progetto consiste nella promozione delle
attività, agonistiche e non agonistiche, di una squadra di
calcio composta da migranti e mira a combattere i pregiudizi e gli stereotipi, valorizzando le diversità come occasioni
Dirigendosi allo stadio, a bordo di un treno, per assistere all’incontro di calcio tra Svizzera e Israele, l’accusato grida
frasi antisemite ad alcuni tifosi israeliani, invocando anche “un treno per Auschwitz”. Il Tribunale cantonale lo condanna
per aver minimizzato grossolanamente un crimine contro l’umanità (art. 261 bis cpv. 4 2ª metà CP) a una multa di
500 CHF (Canton Basilea Città).
Associazione SportForPeace
CP 342 – CH-6598 Tenero
Tel. 091 735 64 43
www.associazionesportforpeace.ch
Via F. Chiesa 4 – CH-6500 Bellinzona
Tel. 091 814 58 51 – Fax 091 814 58 59
[email protected] – www.ti.ch/us
Rete contro il razzismo nel calcio Londra (Regno Unito)
Tel. 0044 20 7253 6795
[email protected] – www.farenet.org
SPAZI PUBBLICI E TRASPORTI
DISCRIMINAZIONE NELLA VITA QUOTIDIANA
La discriminazione razziale può manifestarsi anche sulla strada pubblica, nell’accesso a un locale, in un negozio,
su un treno o un autobus o negli uffici dell’amministrazione pubblica.
Il rifiuto di beni e servizi rivolti al pubblico (bar, cinema, discoteche, piscine o impianti sportivi, ecc.) per motivi di razza,
etnia o religione è in contrasto con i principi costituzionali sull’uguaglianza, viola la Legge cantonale sugli esercizi
alberghieri e la ristorazione e infrange l’art. 261 bis cpv. 5 CP. Esso costituisce anche una lesione della personalità a
norma dell’art. 28 CC.
In questo tipo di casi, è possibile inviare una lettera di protesta all’azienda. A seconda delle circostanze, potrebbe essere
utile segnalare l’accaduto all’associazione di categoria o all’organo di vigilanza.
In generale, e soprattutto sulla strada pubblica, in caso di minacce o comportamenti aggressivi, è consigliabile
evitare di reagire, raggiungere un luogo affollato o comunque sicuro, e chiamare immediatamente la polizia.
Art. 12 – Obbligo di trasporto
1.Le imprese eseguono ogni trasporto, purché:
a. il viaggiatore o il mittente si sottoponga alle disposizioni legali e tariffali;
b.il trasporto sia possibile con il personale e i mezzi di trasporto sufficienti per il traffico normale;
c.il trasporto non sia impedito da circostanze che l’impresa non può evitare e alle cui conseguenze
non può ovviare.
2.Il Consiglio federale determina quali persone e cose sono, per ragioni d’igiene e di sicurezza, escluse
dal trasporto o ammesse soltanto a certe condizioni.
3.Se un’impresa contravviene all’obbligo di trasporto, l’avente diritto può chiedere il risarcimento del danno.
Art. 15 – Allontanamento e divieto di accesso
¹Le persone che non danno seguito alle disposizioni del gerente o del personale di servizio in merito
al mantenimento della quiete, dell’ordine e della decenza, possono essere allontanate all’istante.
²Il gerente può vietare l’accesso all’esercizio alle persone già oggetto della misura di cui al precedente
capoverso o che siano da lui ritenute indesiderabili per fondata ragione.
³Il Dipartimento dirime le contestazioni.
È possibile ottenere informazioni su proprietà e
organizzazione di un locale o di un negozio consultando il registro di commercio. Non tutte le ditte
sono registrate. L’obbligo d’iscrizione non sussiste
per le ditte individuali con cifra d’affari inferiore ai
100’000 CHF annui.
Il titolare e il portiere di una discoteca negano l’accesso al locale a un uomo di pelle
scura. Diversi testimoni confermano l’accaduto. Il proprietario e il portiere sono condannati per discriminazione razziale a norma del quinto capoverso dell’art. 261 bis
CP, il primo a 45 aliquote giornaliere da 50 CHF, sospese condizionalmente e a una
multa di 1000 CHF, il secondo a una multa di 600 CHF. Le condanne sono confermate
in seconda istanza (Canton Friburgo).
Un uomo insulta ripetutamente due minorenni, perché di “razza” svizzera, li minaccia
e aggredisce fisicamente. Il Procuratore Pubblico lo condanna per discriminazione
razziale (art. 261 bis cpv. 4 1ª metà CP) e per altri reati a una pena detentiva di 3 mesi
e a una multa (Canton Vaud).
All’uscita di un bar del Sopraceneri, un uomo grida più volte sulla via pubblica insulti
razzisti all’indirizzo di due persone, perché originari di un Paese dell’ex Jugoslavia.
Il Procuratore Pubblico lo condanna per violazione dell’art. 261 bis cpv. 4 CP 1ª metà
CP a una pena pecuniaria di 540 CHF e a una multa di 100 CHF (Canton Ticino)
DA ENTI, FUNZIONARI E AGENTI DI POLIZIA
La discriminazione razziale assume connotazioni particolarmente sgradevoli quando è imputabile a un rappresentante
dell’autorità pubblica. In questo tipo di casi l’impiegato pubblico, oltre a offendere la dignità umana della vittima, viene
meno ai suoi doveri di correttezza comportamentale verso lo Stato, reca un danno a tutti i suoi colleghi e lede la fiducia
del cittadino verso le istituzioni.
Quando la discriminazione razziale si manifesta nel rifiuto di beni e servizi da parte di un impiegato pubblico, è possibile
e consigliabile rivolgersi alla direzione dell’ufficio o al livello amministrativo gerarchicamente superiore.
Quando nessun’altra misura risulta efficace, è possibile, a certe condizioni, avviare un’azione di responsabilità civile
•Segnalazione all’associazione di categoria (se esistente)
•Segnalazione all’autorità di vigilanza (se esistente)
•Segnalazione ai superiori gerarchici (se l’autore è un funzionario pubblico)
Qualora un atto di discriminazione razziale dovesse essere commesso da agenti di polizia, la vittima intenzionata
a sporgere denuncia potrebbe ritenere inappropriato o imbarazzante rivolgersi ai colleghi dell’accusato. In tali casi, è
bene ricordare che una denuncia, a prescindere dalle circostanze, può comunque essere inviata per iscritto direttamente
al Ministero pubblico.
Nel caso si decida di inoltrare una denuncia penale, è utile poter disporre di mezzi di prova adeguati già al momento della
denuncia. La tipologia delle prove dipende dalle circostanze. A titolo d’esempio, i testimoni devono essere identificati al
più presto, occorre custodire con cura lettere o altro tipo di documenti che contribuiscano a chiarire le circostanze, in
caso di violenze occorre immediatamente rivolgersi a una struttura sanitaria e chiedere un certificato medico dettagliato, se l’autore del reato era o è salito a bordo di un’automobile è importante annotarne la targa.
Art. 179ter – Registrazione clandestina di conversazioni
Solo le autorità possono effettuare la sorveglianza
del traffico delle telecomunicazioni. Il Ministero pubblico la può disporre quando sussiste il grave sospetto
che sia stato commesso uno dei reati per i quali è
ammessa: occorre inoltre che il reato sia ritenuto
sufficientemente grave e che le operazioni d’inchiesta già svolte non abbiano dato esito positivo o che in
mancanza le indagini risulterebbero vane o eccessivamente difficili. La sorveglianza è soggetta all’approvazione del giudice competente.
Tel. 051 227 65 37 – Fax 051 227 65 36
Tel. Urgenze: 0800 117 117
1. Chiunque, senza l’assenso degli altri interlocutori,
registra su un supporto del suono una conversazione
non pubblica cui partecipi,
2. chiunque conserva, sfrutta o rende accessibile
a un terzo una registrazione che sa o deve presumere
eseguita mediante un reato secondo il capoverso 1,
è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino
ad un anno o con una pena pecuniaria.
Tel. 091 816 29 81 – Fax 091 816 29 89
[email protected] – www.ti.ch/rc
ENTI OSPEDALIERI E SERVIZI SANITARI
Ospedali, cliniche e case di cura, pubbliche o private, sono piccoli mondi ricchi di vita, paure, speranze e storie personali. Medici, infermieri, assistenti di cura, collaboratori, pazienti e familiari si ritrovano a vivere a stretto contatto,
e in situazioni spesso molto difficili e stressanti. In questo tipo di ambienti, il rischio di incomprensioni e conflitti
interculturali non è trascurabile.
Il fenomeno della discriminazione razziale nell’ambito della salute presenta quindi proprie specificità e difficilmente
può essere affrontato efficacemente ricorrendo ai soli strumenti del diritto penale e civile.
Compiti di vigilanza sugli operatori e le strutture del Cantone sono attribuiti all’Ufficio del Medico cantonale
e alla Commissione di vigilanza presso l’Ufficio di sanità.
L’Ordine dei medici vigila sul rispetto del codice deontologico e può, su ricorso, disporre sanzioni a carico
dei propri membri.
•Segnalazione all’ufficio del personale o alla direzione
•Ricorso all’Ordine dei medici
•Segnalazione all’appropriata autorità di vigilanza cantonale
Inoltre è possibile presentare una denuncia scritta alla Commissione di vigilanza contro una violazione dei diritti
del paziente. La Commissione ha la possibilità di proporre al Dipartimento della sanità e della socialità l’adozione
di provvedimenti disciplinari.
¹ A complemento della responsabilità e dell’iniziativa
privata, la Confederazione e i Cantoni si adoperano affinché:
b.ognuno fruisca delle cure necessarie alla sua salute;
Art. 14 – Obiettivi sociali
¹ Il Cantone provvede affinché: (…)
h.ogni persona bisognosa di aiuto per ragioni di età,
di infermità, di malattia, o di handicap possa ricevere
le cure necessarie e disporre di un sufficiente sostegno;
Spesso il confronto, il dialogo e la mediazione sono
in grado di risolvere i conflitti in modo più rapido e
indolore. In caso di conflitti tra operatori e pazienti, o
tra colleghi di lavoro, un ruolo importante può essere svolto dai dirigenti della struttura. Il problema non
deve essere né gonfiato o strumentalizzato, né minimizzato, negato o sdrammatizzato. A volte, trascurare
il conflitto nel timore d’intraprendere qualcosa o per
non infrangere un tabù rischia di aggravare la situazione
e portare a conseguenze non più gestibili.
Tel. 091 814 40 02 – Fax 091 814 44 46
[email protected] – www.ti.ch/med
CP 1077 – CH-6501 Bellinzona
Tel: 091 826 11 28 (il giovedì 9.00-12.00 / 13.30-16.30)
[email protected] – www.spo.ch
c/o Ufficio di sanità – Via Orico 5 – CH-6500 Bellinzona
Tel. 091 814 30 45 – Fax 091 814 44 47
[email protected] – www.ti.ch/ufficiosanita
Ordine dei medici del Canton Ticino
Via Cantonale 8 - Stabile Qi
Tel. 091 930 63 00 – Fax 091 930 63 01
[email protected] – www.omct.ch
Associazione delle consumatrici
e dei consumatori della Svizzera italiana
Lu-Ve: 9.00-10.30
Il grande sviluppo di Internet e delle tecnologie informatiche consente oggi a chiunque di pubblicare on-line,
facilmente e con immediatezza, opinioni e immagini,
filmati e registrazioni, divenendo autore di contenuti
accessibili a tutti ed editore di se stesso.
La diffusione di social network, forum e blog, e la possibilità di commentare notizie sui siti internet di informazione, porta migliaia di persone in Ticino a pubblicare
quotidianamente contenuti on-line. Nella maggioranza
di casi, questa evoluzione è positiva, perché arricchisce
considerevolmente gli spazi di dialogo e di approfondimento.
Tuttavia, a volte, i contenuti pubblicati su Internet sono
vietati dalla legge: questo è il caso anche per opinioni,
commenti, rappresentazioni grafiche e filmati razzisti.
Una volta immessi su Internet, tali contenuti possono
essere condivisi e trasmessi in pochi istanti a un numero indeterminato di persone. La loro diffusione ulteriore
sfugge a qualsiasi controllo dell’autore e il danno cagionato è conseguentemente particolarmente esteso.
Il razzismo su Internet è un fenomeno in crescita e assume forme particolarmente aspre: secondo molti esperti,
la ragione risiede semplicemente nella convinzione degli internauti di potersi nascondere nell’anonimato senza correre il rischio di essere identificati.
Anche statisticamente, i contenuti discriminatori su
Internet costituiscono una quota crescente dei casi di
condanna sulla base dell’art. 261 bis del Codice Penale.
In realtà, le offese razziste su Internet sono piuttosto facili da provare e il colpevole, una volta individuato, difficilmente potrà sfuggire a una condanna se sono soddisfatte le condizioni di applicabilità dell’art. 261 bis CP.
Tra queste, ad esempio, quella del carattere pubblico
della discriminazione razziale punita dal quarto capoverso è quasi sempre presente: lo è, ad esempio, anche
nel caso di commenti razzisti condivisi con la “cerchia
degli amici” sui social network come Facebook o all’interno di una chat room.
Se si desidera inoltrare denuncia, è opportuno raccogliere immediatamente la prova digitale del reato: annotare l’indirizzo web della pagina Internet, stamparla
o effettuarne uno screenshot; se l’autore del contenuto
discriminatorio dispone di un profilo pubblico, consultarlo e farne una copia.
L’autorità del perseguimento penale ha la possibilità di
chiedere ai fornitori di servizi on-line una serie di dati
informatici che consentono di risalire al titolare dell’allacciamento Internet, anche quando questi ha cercato
di muoversi in rete nell’anonimato.
Un uomo entra in una chat room e partecipa a una conversazione sulla politica mediorientale. Nel corso della stessa, rivolge insulti antisemiti a uno
dei suoi interlocutori ed esprime altri commenti razzisti contro personalità
del mondo ebraico. Il moderatore della chat segnala l’accaduto all’Ufficio
federale di polizia che poi lo riferisce all’autorità cantonale. Il Tribunale del
Canton Argovia condanna l’accusato per discriminazione razziale (art. 261
bis cpv. 4 CP) a 5 aliquote giornaliere di 200 CHF (Canton Zurigo).
Un uomo rende accessibili sul proprio sito web numerose pubblicazioni che
negano l’olocausto e denigrano gli ebrei.
Il Tribunale lo condanna per discriminazione razziale e disconoscimento di
un genocidio (art. 261 bis cpv. 4 prima e seconda parte CP) a 30 aliquote
giornaliere di 300 CHF, sospese condizionalmente (Canton Berna).
Un uomo pubblica un commento a un video del portale Youtube, nel quale
denigra le persone di pelle scura.
Il Ministero pubblico lo condanna a 10 aliquote giornaliere da 160 CHF sospese condizionalmente e a una multa di 300 CHF per discriminazione razziale (art. 261 bis cpv. 4 prima parte CP) (Canton Zurigo).
•Segnalazione ai gestori del sito Internet
•Segnalazione allo SCOCI
Tra gli strumenti di tutela, oltre a quelli di ordine generale (denuncia ex art.261 bis CP, azione a tutela della personalità ed eventuale richiesta di rimozione di testi o immagini ex art. 28 CC), ve ne sono alcuni specifici dell’Internet,
messi a disposizione dai singoli operatori del web.
Molti social network, forum e chat hanno propri codici di autoregolamentazione, la cui violazione può comportare
l’espulsione dell’utente. Inoltre è sempre possibile richiedere direttamente ai gestori di un qualsiasi sito Internet la
rimozione di contenuti lesivi anche se immessi da terzi.
I gestori e i provider di servizi internet possono, a certe condizioni, essere chiamati a risarcire il danno o a riparare il
torto morale conseguente alle immissioni di contenuti discriminatori da parte degli utenti.
Ogni crimine informatico può essere segnalato allo
SCOCI, Servizio nazionale di coordinazione per la lotta contro la criminalità su Internet. Lo SCOCI fa parte
della Polizia giudiziaria federale (PGF), che a sua volta
è una divisione dell’Ufficio federale di polizia (fedpol).
Lo SCOCI ha la possibilità di effettuare anche indagini
preliminari su casi per i quali potrebbe risultare competente più di un Cantone o quando la competenza
cantonale non è ancora stata stabilita.
La giurisdizione svizzera può sussistere, a certe condizioni, anche quando il reato di discriminazione razziale consiste nella diffusione di contenuti su piattaforme
ospitate fisicamente su server esteri. Quando le autorità
svizzere non sono legittimate a intervenire, potrebbe
comunque essere possibile il perseguimento penale da
parte di un’autorità giudiziaria estera.
per la lotta contro la criminalità su internet
Nussbaumstrasse 29 – CH-3003 Berna
Tel. 058 463 11 23 – Fax 058 462 53 04
Gruppo minori e internet
Tel. 091 814 30 10 – Fax 091 814 44 26
[email protected] – www.ti.ch/ragazzi
RAZZISMO ¹
In senso stretto, il termine «razzismo» designa un’ideologia
che, sulla base di criteri fisiognomici, culturali, etnici,
religiosi o nazionali, presume una suddivisione naturale
dell’umanità in gruppi (le cosiddette «razze»), con caratteristiche fisiche e psichiche diverse e li gerarchizza. Di conseguenza le persone non sono considerate come individui,
ma come appartenenti a questi gruppi dalle caratteristiche
comuni, ritenute immutabili. Il razzismo nel senso “classico”
del termine si basa su false supposizioni ed è servito, e
serve tuttora, a giustificare il colonialismo, la schiavitù, il
nazismo o l’apartheid. Dagli anni ‘60, che coincidono con la
decolonizzazione e l’emancipazione dei Neri negli Stati Uniti,
il concetto di “razzismo” è impiegato anche per designare
la discriminazione razziale diretta, indiretta, istituzionale
e strutturale.
DISCRIMINAZIONE RAZZIALE ¹
La discriminazione razziale comprende l’insieme degli atti
finalizzati a privare dei loro diritti le persone, a trattarle in
modo ingiusto o intollerante, a denigrarle, offenderle o a
metterne in pericolo la vita e l’integrità fisica, semplicemente
a causa delle loro caratteristiche fisiognomiche, etniche,
culturali (lingua, nome) o religiose.
È diretta la discriminazione che lede la vittima direttamente,
come un’offesa verbale, un’aggressione fisica o un trattamento iniquo.
È indiretta la discriminazione che è conseguenza di atti o
comportamenti apparentemente neutri, ma che di fatto colpiscono esclusivamente o quasi esclusivamente un certo
Si definisce multipla quella discriminazione fondata, oltre
che su motivi razziali, anche su almeno un altro ordine di
fattori, come il genere, l’orientamento sessuale, lo stato di
salute o la condizione socio-economica.
Giudizio negativo su una persona basato sulla sua presunta
appartenenza a un gruppo e su un’opinione precostituita
(stereotipo) dei suoi membri.
Opinione precostituita e generalizzata sui tratti tipici attribuiti
inderogabilmente a tutti gli individui di un certo gruppo.
È la paura o l’avversione aprioristica per coloro che sono
percepiti come stranieri.
Gruppo di individui di una specie che si distinguono dalle
altre razze per caratteristiche ereditarie. Benché sia stata da
tempo dimostrata l’inesistenza di razze distinte all’interno
della specie umana, il termine è ancora utilizzato per distinguere gli individui in base a tratti somatici.
Gruppo di individui definito in base alla comunanza, reale o percepita, di una selezione di caratteristiche omogenee (lingua,
cultura, costumi, senso di appartenenza territoriale, ecc.).
Insieme di credenze, regole di comportamento e riti con i
quali l’individuo e i gruppi d’individui riconoscono l’esistenza
di un ordine superiore, sacro e soprannaturale.
¹ Definizioni estratte dal sito internet del Servizio per la lotta al razzismo della Confederazione (SLR): www.edi.admin.ch/frb
Guida giuridica per le vittime di discriminazione razziale;
Rete di consulenza per le vittime del razzismo;
Servizio per la lotta al razzismo; 2009.
Discriminazione razziale in Svizzera.
Rapporto del Servizio per la lotta al razzismo;
Pubblicazione biennale.
Il mondo del lavoro senza discriminazioni.
Provvedimenti contro la discriminazione razziale
sul posto di lavoro; Heidi Stutz, Büro BASS;
Servizio per la lotta al razzismo; 2003.
Xenofobia e razzismo nelle tifoserie di calcio
e hockey su ghiaccio;
David Zimmermann; Servizio per la lotta al razzismo; 2005.
Construire l’égalité – Un guide pour prévenir le racisme;
Bureau lausannois pour les immigrés; Città di Losanna; 2014.
Lotta contro le discriminazioni razziali nell’assunzione;
Silvia Schönenberger & Rosita Fibbi; Servizio per la lotta al
razzismo; 2011 (solo in tedesco e in francese).
Rapporti annuali della Commissione federale
Episodi di razzismo trattati nell’attività di consulenza;
Rete di consulenza per le vittime del razzismo; Commissione
federale contro il razzismo e Humanrights.org/MERS
(annuale).
Tutte le pubblicazioni citate sono disponibili
gratuitamente presso il sito web del loro editore.
Le pagine Internet della Commissione federale contro
il razzismo e del Servizio di lotta al razzismo contengono
una bibliografia molto più ampia delle pubblicazioni
Raccolta di casi della Commissione federale
www.ekr.admin.ch/servizi/i269.html
Discriminazione razziale – ambiti della vita secondo
la Commissione federale contro il razzismo
www.ekr.admin.ch/temi/i133.html
Selezione di casi pratici del Servizio di lotta al razzismo
www.edi.admin.ch/frb/02047/02053/index.html?lang=it
Portale di Humanrights.ch dedicato al razzismo
www.humanrights.ch/fr/dossiers-droits-humains/racisme
Portale della rete nazionale di consulenza per le vittime
www.network-racism.ch/fr/accueil.html
Tangram; Bollettino semestrale della Commissione
federale contro il razzismo.
Il Ticino in breve – informazioni generali
Dipartimento delle istituzioni;
Repubblica e Cantone Ticino; 2012.
Programma nazionale di prevenzione
Breve lista di indirizzi di servizi,
non segnalati nelle pagine precedenti, che possono
comunque risultare utili in situazioni
di discriminazione o conflitto.
Integration Handicap/Égalité Handicap Ticino
via Linoleum 7 – CH-6512 Giubiasco
Tel. 091 850 05 40 – Fax 091 850 90 99
http://www.egalite-handicap.ch
Ufficio della legislazione, delle pari opportunità
Residenza governativa – CH-6501 Bellinzona
Tel. 091 814 30 08 – Fax 091 814 44 26
Viale Stazione 33 – CH-6500 Bellinzona
[email protected] – www.proinfirmis.ch
per le pari opportunità tra i sessi
Tel. 091 814 43 08 – Fax 091 814 44 26
c/o Segreteria Divisione della giustizia
Tel. 091 814 32 30 – Fax 091 814 44 79
Stabile Ottavia – CH-6500 Bellinzona
Tel. 091 814 70 21 – Fax. 091 814 70 29
[email protected] – www.ti.ch/anziani
Via Vanoni 8/10 –CP 4664 – CH-6904 Lugano
Tel. 091 912 17 17 – Fax 091 912 17 99
Via Foletti 23 – CH-6900 Massagno
www.donnalavoro.ch
Servizio di consulenza alle persone sieropositive
via Bagutti 2 – CP 4034 – CH-6900 Lugano
Tel: 091 923 80 40
[email protected] – www.zonaprotetta.ch
Ufficio federale per le pari opportunità
Tel. 058 462 82 36 – Fax 058 462 44 37
www.edi.admin.ch/ebgb
Sostegno ai migranti nell’accesso ai servizi sanitari
Via Merlina 3a – CH-6962 Viganello
Tel. 091 973 70 67 – Fax 091 973 70 68
Viale Officina 6 – CH-6500 Bellinzona
Tel. 091 814 70 21 – Fax 091 814 70 39
[email protected] – www.ti.ch/invalidi
Traduzioni e mediazione interculturale
Via Merlina 3a – CH-6962 Lugano-Viganello
Tel. 091 973 70 66 – Fax 091 973 70 68
Tel. 091 814 41 11
www.ti.ch/di
© Dipartimento delle istituzioni
6500 Bellinzona 2015. Tutti i diritti riservati
Autore/Informazioni
Tel. 091 814 32 01/02
graficadidee.ch – Giubiasco
Tipografia grafica Claro
1a edizione/estate 2015
Comunicato stampa - Ferrovie dello Stato Italiane
scarica il flyer - Sito dell`Associazione SportForPeace
Diapositiva 1 - Dipartimento di Scienze sociali e politiche
Diapositiva 1 - marilena beltramini
INVITO Decimo incontro informativo sull
Diapositiva 1 - Associazione Il Nostro Pianeta

References: Art. 7

ART. 261
 sentenza 

Art.14

Art. 328

Art. 336
 art. 28
 art. 261
 art. 261
 art. 28

Art. 259

Art. 298

Art. 684

Art. 117

Art. 12

Art. 15

Art. 179

Art. 14
 art.261
 art. 28