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Timestamp: 2019-12-15 17:49:31+00:00

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Art. 528 codice civile - Nomina del curatore - Brocardi.it
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Articolo 528 Codice civile
Dispositivo dell'art. 528 Codice civile
La nomina di un curatore dell'eredità giacente assicura che quest'ultima non rimanga priva di tutela nel tempo che intercorre tra l'apertura della successione e l'accettazione del chiamato. Durante tale intervallo l'erede può esercitare i poteri di cui all'art. 460 del c.c.. Ove non si voglia avvalere di tale facoltà, la legge prevede la possibilità di nominare un curatore.
“ Hereditas iacens ”
“ Iacens hereditas dicitur quae heredem nondum habet, sed habere sperat ”
“ Quamdiu hereditas iacet, possessio nullius est ”
Massime relative all'art. 528 Codice civile
Cass. civ. n. 6771/2001
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6771 del 17 maggio 2001)
Cass. civ. n. 2611/2001
Nel concorso di più chiamati all'eredità, alcuni soltanto accettanti l'eredità stessa, non è legittimamente configurabile, con riguardo agli altri chiamati non accettanti, la fattispecie dell'eredità giacente pro quota (che giustifichi la nomina di un curatore ex artt. 528-532 c.c.), atteso che la funzione dell'istituto de quo è quello della conservazione ed amministrazione del patrimonio ereditario nel suo complesso, e non in una sola sua parte, in attesa della definitiva devoluzione a che ne abbia titolo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2611 del 22 febbraio 2001)
Cass. civ. n. 5113/2000
Le disposizioni di cui agli artt. 528 e 529 c.c. in tema di nomina e di attività del curatore dell'eredità giacente presuppongono la mancata accettazione da parte dell'unico chiamato alla successione ovvero di tutti i destinatari della delazione ereditaria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5113 del 19 aprile 2000)
Cass. civ. n. 11619/1997
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 11619 del 21 novembre 1997)
Cass. civ. n. 3087/1987
Per la giuridica configurabilità di un'eredità giacente ex art. 528 c.c. e per la connessa possibilità di nomina di un curatore della stessa da parte del pretore del mandamento ove si è aperta la successione, non è necessario che sia certa l'esistenza di un chiamato all'eredità il quale non l'abbia accettata e non sia nel possesso di beni ereditari, ma è sufficiente che si ignori se il de cuius abbia eredi e se questi siano ancora in vita, e ciò fin quando, essendo acquisita la certezza della loro inesistenza, non ne derivi la posizione di erede dello Stato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3087 del 31 marzo 1987)
Cass. civ. n. 1841/1982
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1841 del 23 marzo 1982)
relative all'articolo 528 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 528 Codice civile - Nomina del curatore | Quesito Q201822047
GIOVANNI . C. chiede
giovedì 20/09/2018 - Sardegna
“Ho permesso ad un amico di abitare e utilizzare gratuitamente il mio appartamento per 1 anno . Il mio amico - che, per comodità, chiameremo Vincenzo - é improvvisamente deceduto in casa mia, lasciando nel mio appartamento i suoi beni ed effetti personali ( vestiti, quadri, computer, servizi di piatti ed altro, ecc. del valore di alcune migliaia di euro) .
Io ho concentrato tutte le cose del mio amico deceduto in una stanza del mio appartamento.
Attualmente ho necessità di liberare la suddetta stanza al più presto perché devo vendere il mio appartamento .
Gli eredi legittimi di Vincenzo, che sono i suoi genitori ed una sorella , si rifiutano di ritirare le cose del loro congiunto deceduto che si trovano attualmente in casa mia .
Come posso fare per costringerli a ritirare le cose che il loro congiunto deceduto Vincenzo ha lasciato in casa mia ?
Quale azione giudiziaria posso intentare ?
Che tipo di provvedimento giudiziario posso chiedere ?
Posso chiedere un provvedimento d'urgenza ai sensi degli artt. 700 e 614 bis c.p.c. con cui chiedere che il giudice intimi ai congiunti di Vincenzo di ritirare le cose di quest'ultimo che sono in casa mia entro un termine preciso , condannandoli - in caso di mancato ritiro - a pagare una somma di denaro ex art. 614 bis c.p.c. per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione del provvedimento giudiziale che ordina loro il ritiro ?
Preciso che i genitori e la sorella di Vincenzo sono ancora dei semplici chiamati all'eredità e non sono ancora eredi perché non hanno ancora accettato l'eredità di Vincenzo nè hanno intenzione di accettarla !
Poichè si trovano nella posizione di semplici chiamati all'eredità - poichè non hanno ancora accettato l'eredità di Vincenzo - posso chiedere nei loro confronti i provvedimenti giudiziari di cui agli artt. 700 e 614 bis c.p.c. ?
E' necessario, o, almeno, utile che io esperisca nei loro confronti anche l' actio interrogatoria ai sensi dell'art. 481 c.c. , affinché chiariscano in modo preciso e chiaro se vogliono accettare o rinunciare all'eredità di Vincenzo ?
Ringrazio fin d'ora della risposta che spero sia chiara e mi faccia capire quale azione giudiziaria posso intentare per costringere i congiunti di Vincenzo a ritirare le cose che Vincenzo ha lasciato in casa mia.
Consulenza legale i 28/09/2018
Riguardo alla questione della legittimazione passiva - cioè della possibilità di essere citato in giudizio - del semplice chiamato all'eredità, occorre distinguere la posizione di chi abbia il possesso dei beni ereditari da quella di chi, invece, non lo abbia.
Più precisamente, l’art. 486 del c.c., dettato con riferimento all’accettazione con beneficio d'inventario, stabilisce che, durante i termini fissati per l’esecuzione dell’inventario e per deliberare, il chiamato che sia nel possesso di beni ereditari può stare in giudizio come convenuto per rappresentare l'eredità; se non compare, l'autorità giudiziaria nomina un curatore all'eredità affinché la rappresenti in giudizio.
Tale possibilità non è invece prevista nel caso in cui il chiamato all’eredità non sia nel possesso di beni ereditari; questi non può stare in giudizio in rappresentanza dell'eredità: pertanto nei suoi confronti non è possibile né proseguire il giudizio instaurato nei confronti del de cuius, né agire ex novo. Inoltre, se si sia agito contro il chiamato non possessore e costui si sia costituito eccependo la propria carenza di legittimazione, il giudice dovrà disporne l'estromissione dal giudizio, senza che, peraltro, la semplice costituzione intensa al solo fine di far valere il proprio difetto di legittimazione possa configurarsi come accettazione tacita dell'eredità, trattandosi di atto pienamente compatibile con la volontà di non accettare l'eredità (così Cass. Civ., Sez. III, sent. n. 10197/2000).
Al fine di eliminare la situazione di incertezza che si crea in caso di mancata manifestazione della volontà di accettare o meno l’eredità, l’art. 481 del c.c. prevede che chiunque vi ha interesse può chiedere che l'autorità giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all'eredità; trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare.
Il procedimento per la fissazione del termine è disciplinato dall’art. 749 del c.p.c. (al quale per brevità si rimanda), in cui si precisa che la relativa istanza può essere proposta sia nel corso di un giudizio, sia con autonomo ricorso al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione.
In realtà, anche l’eventuale fissazione di un termine per l’accettazione non risolverebbe il problema in caso di dichiarazione espressa di rinuncia ovvero di inutile decorso del termine stabilito dal giudice.
La soluzione per uscire dalla situazione di stallo è semmai offerta dagli artt. 528 ss. c.c., che prevedono la nomina di un curatore dell'eredità giacente. Infatti nel periodo che intercorre tra l’apertura della successione e l’accettazione dell’eredità, in cui i beni ereditari sono privi di un titolare, si parla di “vacanza dell’eredità”.
Ora, l’art. 528 del c.c. prevede che, quando il chiamato non ha accettato l'eredità e non è nel possesso di beni ereditari, il tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, su istanza delle persone interessate o anche d'ufficio, nomina un curatore dell'eredità.
Il curatore dell’eredità giacente può e deve, secondo l’art. 529 del c.c., formare l’inventario dell’eredità, amministrarne i beni e anche, naturalmente, agire e resistere in giudizio nell’interesse dell’eredità e quindi potrà, eventualmente, essere convenuto in giudizio laddove, pur informato dell’esistenza di beni di proprietà del defunto lasciati da quest’ultimo presso l’appartamento di proprietà del cliente, non provveda al loro asporto.
Quanto alla possibilità di proporre un ricorso d’urgenza ex art. 700 del c.p.c., occorrerà verificare e dimostrare al Giudice la sussistenza non solo del c.d. fumus boni iuris (cioè della verosimile esistenza del diritto fatto valere), ma anche del c.d. periculum in mora, ovvero del “pregiudizio imminente e irreparabile” che si produrrebbe in caso di giudizio proposto nelle vie ordinarie (con tempi più lunghi di attesa).
Chiaramente la sussistenza di un tale pericolo andrà valutata attentamente, documentata o comunque provata onde scongiurare il rischio di un rigetto della domanda cautelare.
Quanto al riferimento, contenuto del quesito, all’art. 614 bis del c.p.c., tale norma prevede che, con il provvedimento di condanna all’adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro il giudice può fissare, su richiesta di parte, una somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento.
Si tratta di disposizione sicuramente utilizzabile nel caso in esame, in cui si intende chiedere al Giudice di ordinare a controparte di asportare i beni del defunto (obbligo di fare); inoltre, la stessa è generalmente ritenuta applicabile anche nel caso di provvedimento cautelare, qual è quello previsto dall’art. 700 c.p.c.; in tal caso, la richiesta dovrà essere formulata già nel ricorso introduttivo.

References: Articolo 528

Articolo 528

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
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Cass. 
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 art. 528
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Cass. 
 sentenza 
 Articolo 528
 art. 614
 Cass. 
 art. 700