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Timestamp: 2018-12-14 02:01:22+00:00

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Mantenimento al figlio: va pagato se va a vivere dall'altro genitore?
Mantenimento al figlio: va pagato se va a vivere dall’altro genitore?
> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Ott 2018
Con il trasferimento del figlio a casa del padre questi non perde l’obbligo di versare l’assegno ma non deve più farlo in favore dell’ex moglie.
Tu e tua moglie vi siete separati diversi anni fa. All’epoca del divorzio, il giudice ha riconosciuto un assegno di mantenimento in favore della tua ex e un altro per tuo figlio, almeno finché questi non avrebbe raggiunto l’indipendenza economica. Quando però ha compiuto 18 anni, il ragazzo ha deciso di venire a vivere da te: hai una casa più grande e, per lui, è più comodo studiare da te ai fini dell’università. Fino ad oggi hai versato l’assegno di mantenimento nelle mani della madre che lo ha destinato alle spese per la crescita, gli alimenti e l’istruzione del figlio, ma ora non vedi più ragioni per rimborsarle delle spese che non sosterrà più. Vorresti insomma chiedere la revoca del mantenimento avendo tuo figlio, ormai maggiorenne, deciso di abitare con te. Cosa prevede la legge a riguardo? Va pagato il mantenimento al figlio se va a vivere dall’altro genitore? La questione è stata decisa di recente dalla Corte di Appello di Roma [1].
Prendiamo innanzitutto pratica con i concetti legali. Si parla di collocamento del figlio quando il giudice decide con chi questi debba risiedere. Il collocamento viene disposto di solito presso la madre, per via del legame che lega quest’ultima ai bambini di età scolare. Il collocamento però non deve essere confuso con l’affidamento. L’affidamento è invece l’insieme di diritti e doveri dei genitori sul figlio e sulle scelte essenziali per la sua crescita. La regola vuole che l’affidamento sia sempre condiviso, spetti cioè a entrambi i genitori, salvo che uno dei due si dimostri indegno per aver commesso azioni lesive degli interessi del minore, pericolose cioè per il suo equilibrio e la sua crescita.
Il genitore non collocatario deve pagare un assegno di mantenimento in favore del genitore collocatario (presso il quale cioè il figlio convive). Questo assegno copre in modo forfettario tutte le spese ordinarie. Per quelle straordinarie – come quelle mediche – entrambi i genitori devono contribuire di volta in volta al 50% (o secondo una diversa percentuale stabilita dal tribunale).
L’assegno per il figlio va pagato nelle mani della madre. Solo dopo la maggiore età il figlio può chiedere che gli sia versato direttamente; ma se manca tale richiesta, il genitore obbligato non può deliberatamente scegliere a chi bonificare i soldi.
Il figlio, raggiunti i 18 anni, può decidere con chi andare a vivere. Prima di questo momento, il collocamento viene deciso dal tribunale al momento della separazione e del divorzio dei genitori. Il giudice è tenuto a sentire il bambino da 12 anni in su e verificare quali sono le sue preferenze. Può sentirlo anche se ha un’età inferiore, ma predisponendo tutte le garanzie del caso (eventualmente con l’assistenza dei servizi sociali).
Nel momento in cui il figlio di 18 anni decide di cambiare residenza e andare a vivere con il genitore inizialmente non collocatario e, quindi, tenuto al mantenimento, l’altro genitore non può più richiedere la quota parte dell’assegno di mantenimento per il ragazzo.
Questo però non toglie che il genitore tenuto fino al giorno prima a versare l’assegno non debba più farlo. Difatti l’obbligo al mantenimento non viene meno solo perché il giovane cambia residenza, tuttavia i soldi vanno dati direttamente nelle mani del figlio. È quanto si desume dalla sentenza della Corte d’Appello di Roma.
Il genitore può comunque rivolgersi al tribunale per chiedere una diminuzione dell’importo da pagare al figlio visto che, per quanto attiene alla gestione ordinaria, questi passa a suo carico.
La Corte d’Appello afferma che non sussiste alcun credito in capo alla madre del ragazzo, in quanto la quota a questa spettante viene versata direttamente nelle sue mani dal padre a partire dal momento del trasferimento del giovane presso la sua abitazione. Dunque, secondo i giudici, «semmai non di mancato pagamento si tratta bensì di diversa modalità di adempimento a mani proprie del figlio», non avendo, d’altra parte, la madre più alcuna legittimazione al riguardo, in quanto genitore non più convivente.
[1] C. App. Roma – sent. n. 3677/18 del 31.05.2018.
Corte d’Appello di Roma – Sezione civile – Sentenza 31 maggio 2018 n. 3677
Mariagiulia DE MARCO – Presidente relatore
Anna Maria PAGLIARI – Consigliere
Marina TUCCI – Consigliere
nel procedimento iscritto al n. 7767 del ruolo generale degli affari civili contenziosi dell’anno 2016 promosso con appello avverso la sentenza n. 9991 del Tribunale di Roma in data 11.5.2016 pubblicata il 17.5.2016 da
(…), appellante, elettivamente domiciliata in Roma, viale (…), nello studio dell’avv. Da.Ci., che la rappresenta e difende come da procura in calce all’atto di costituzione di nuovo difensore in sostituzione dei precedenti;
(…), appellato, elettivamente domiciliato in Roma, Lungotevere (…), nello studio dell’avv. Ma.Ba., che lo rappresenta e difende come da procura a margine della comparsa di costituzione per il presente grado;
con la partecipazione del Procuratore Generale in sede che ha chiesto il rigetto dell’appello.
Con la sentenza sopra indicata il tribunale di Roma, definitivamente ritenendo nel giudizio promosso dall'(…) di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dalla (…) per il pagamento della somma di Euro 21.886,00, oltre interessi e spese legali che la predetta assumeva dovutele dal coniuge quale differenza tra la somma complessivamente spettantele in forza degli accordi di separazione pari a Euro 10.871,61 mensili (di cui Euro 5.290,00 quale assegno per il proprio mantenimento, Euro 2.142,00 quale assegno per il mantenimento dei tre figli con lei conviventi, Euro 3.000,00 quale somma aggiuntiva risultante da un accordo sottoscritto dai coniugi a latere delle condizioni oggetto della richiesta di omologa della separazione e Euro 185,00 quale contributo per il canone di locazione della casa coniugale rinnovatosi in data 1/7/2012) e le minori somme mensilmente versatele dal medesimo per i
mesi compresi tra maggio e novembre 2013 nonché per l’integrale omesso pagamento della successiva mensilità di dicembre 2013 e per il mancato rimborso della somma di Euro 400,00, da lei anticipata per il pagamento dello stabilimento balneare di Punta Ala per la stagione estiva 2013, definitivamente pronunciando
– ha dichiarato che nessuna somma è dovuta da (…) a (…) a titolo di mantenimento ordinario per la moglie ed i figli con riferimento al periodo maggio – dicembre 2013 e quale quota per le vacanze estive 2013, per l’effetto revocando il decreto ingiuntivo opposto;
– ha condannato la parte opposta al rimborso in favore della parte opponente delle spese sostenute per il giudizio liquidate in complessivi Euro 3235,00 a titolo di compensi legali, oltre accessori come per legge.
Propone appello la (…) chiedendo, in riforma della semenza impugnata.
– rigettare l’opposizione per l’effetto condannare la (…) a pagare alla campo lieti l’importo di Euro 12.768.93 pari alla differenza tra l’importo ingiunto di Euro 21.886,75 e quello medio tempore versato dal predetto per il mese di dicembre 2013, pari a Euro 9.117,82, oltre interessi;
– con vittoria di spese del doppio grado di giudizio oltre accessori come per legge. Si è costituito l’appellato chiedendo:
– rigettare l’appello perché infondato in fatto e in diritto con conseguente integrale conferma della sentenza impugnata;
– con vittoria di spese del presente giudizio in favore del procuratore dichiaratosi antistatario.
All’udienza del 14/12/2017, sulle conclusioni dei procuratori delle parti, che si sono riportati ai rispettivi atti, la Corte ha riservato la decisione con assegnazione dei termini di legge per note conclusionali e repliche, termini scaduti il 5/3/2018.
Va premesso che la (…) otteneva dal tribunale di Roma decreto ingiuntivo per l’importo di Euro 21.886,00 oltre interessi e spese legali pari alla differenza delle somme che assumeva dovutele dal coniuge in forza degli accordi di separazione – in parte sulla base degli accordi recepiti con l’omologa del tribunale e in parte previsti “a latere” delle condizioni oggetto della richiesta di omologa con un atto sottoscritto dai coniugi – e le minori somme versatele dal medesimo nonché per l’omesso pagamento della mensilità di dicembre 2013, nonché, quanto a Euro 185,00, quale contributo per il canone di locazione della casa coniugale, rinnovatosi in data 1/7/2012 e quanto ad Euro 400.00 quale rimborso spese anticipate per lo stabilimento balneare per la stagione estiva 2013.
Non è contestato che nelle more tra la richiesta e l’emissione la notifica del decreto ingiuntivo l'(…) provvedeva a versare Euro 9.117,82 per la mensilità di dicembre 2013.
Pertanto, secondo le allegazioni dell’opposta all’originaria somma portata dal decreto ingiuntivo andava detratto il suddetto pagamento residuando così la somma a suo credito di Euro 12.768,93 oltre interessi di legge.
Il tribunale di Roma ha ritenuto, a prescindere dalla legittimità dell’autoriduzione autonomamente operata dall’obbligato sulle somme dovute a titolo di mantenimento per la figlia (…), trasferitasi presso l’abitazione del padre a far data dall’aprile 2013, fatto pacifico tra le parti, il difetto del titolo in forza del quale l’opposta reclama il pagamento della complessiva somma di Euro 10.871,61 in quanto, non essendo mai stato recepito dagli accordi di separazione – sottoscritti dalle parti all’udienza del 10/5/2010 ed omologati dal tribunale in data 1/6/2010 – l’accordo cosiddetto “a latere”, sottoscritto in data antecedente al procedimento di separazione consensuale, la somma di Euro 3.000,00 mensili – ivi prevista quale maggiore contributo per i figli – deve ritenersi rinunciata sicché le uniche somme esigibili sono costituite dall’assegno per il mantenimento della moglie, pari a Euro 5.290,00, dall’assegno per il mantenimento dei figli pari a Euro 2.142,00 – pur considerando la quota parte pari a Euro 714,00 per la primogenita (…) ancorché non più residente con la madre, quest’ultima ormai priva quindi della relativa legittimazione indipendentemente da un provvedimento giudiziale – e dall’importo di Euro 185,00 quale differenza del canone di locazione della casa coniugale rinnovatosi dopo l’omologa – in forza della clausola n. 4 delle condizioni omologate – per un totale quindi di Euro 7.617,00 mensili, comprensivi di aggiornamento Istat e non già di Euro 10.694,00 come richiesto dall’opposta.
Ha ritenuto il tribunale l’avvenuto pagamento integrale della mensilità di dicembre 2013 avendo provveduto l’obbligato al versamento della somma di Euro 9.117,00 in due tranches, la prima in data 23/12/2013 e la seconda in data 3/1/2014, entrambe corrisposte in data antecedente all’emissione del decreto ingiuntivo e, comunque, alla sua notifica avvenuta in data 27/1/2014 sicché la pretesa relativa alla somma deve ritenersi infondata per fatto estintivo dell’obbligo azionato al momento in cui con la notifica del decreto ingiuntivo ne è stato richiesto il pagamento.
Ha ritenuto del pari priva di fondamento il preteso credito di Euro 400,00 per le vacanze 2013 atteso che nessuna prova giustificativa dell’esborso è stata fornita dall’opposta limitatasi a produrre in sede monitoria un foglio privo di timbro così come di sottoscrizione e recante la sola data del 30 agosto senza indicazione dell’anno.
Il tribunale ha così revocato il decreto ingiuntivo opposto in quanto alcuna somma era dovuta dall’opponente alla richiedente.
Censura l’appellante la decisione del tribunale per violazione dell’articolo 112 c.p.c. osservando che l'(…), in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, aveva dedotto esclusivamente la non debenza delle somme ingiunte a titolo di differenza tra quanto dovuto e quanto corrisposto all’appellante per il mantenimento, per il periodo compreso fra maggio 2000 13 novembre 2013, asserendo che tale importo altro non era che la quota del contributo di mantenimento per la figlia maggiorenne (…), trasferitasi a vivere presso l’abitazione dei padre a far data dal 23/4/2013 ed in favore della quale egli aveva direttamente corrisposto il contributo previsto, provvedendo, quindi, al pagamento anche della mensilità di dicembre
2013 nonché per non aver provveduto al pagamento dei Euro 400,00 per lo stabilimento balneare del quale aveva usufruito il figlio (…) in quanto spesa straordinaria a suo esclusivo carico non preventivamente autorizzata dal predetto.
Rappresenta che il giudice, anziché attenersi alle deduzioni delle parti, è andato oltre le stesse richieste, violando il principio fondamentale di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, ritenendo addirittura non dovute le somme stabilite in sede di accordo “a latere” stipulato dai coniugi e non contestate dal l’obbligato, per essersi quest’ultimo limitato a dedurre che le differenze di somme richieste dall’opposta e odierna appellante attenevano al contributo di mantenimento per la figlia (…) che dal mese di aprile 2013, come incontestato tra le parti, si era trasferita a vivere presso il padre, il quale assumeva di aver versato direttamente le somme a mani della figlia.
Rappresenta, quanto alla validità degli accordi “a latere” che gli stessi erano stati stipulati contestualmente al deposito del ricorso per separazione consensuale, richiamando la giurisprudenza di legittimità che ha avuto modo di affermare più volte come essi siano espressione della autonomia privata di cui all’articolo 1322 c.c., esercitabile anche nell’ambito dei rapporti familiari, nel rispetto, com’è ovvio, dei diritti indisponibili e delle norme di legge inderogabili poste a loro tutela, che costituiscono un limite al potere delle parti di conferire ai propri interessi, patrimoniali e non, la conformazione che maggiormente li soddisfa.
In particolare, le pattuizioni intervenute tra il coniuge antecedenti o coeve alla separazione consensuale omologata e non trasfuse nel verbale sono valide, previa verifica della rispondenza all’interesse tutelato, nel rispetto dei principi di cui all’art. 158 c.c. se non interferiscono con quanto stabilito nell’accordo omologato ovvero assicurano una maggiore vantaggiosi all’interesse protetto dalla norma ovvero ancora costituiscano clausole meramente specificative dell’accordo stesso.
Osserva che nel caso di specie l’accordo intervenuto tra i coniugi antecedentemente alla separazione consensuale omologata, nel prevedere una cospicua somma aggiuntiva a quella successivamente sottoposta ad omologa con riferimento alla quantificazione dell’obbligazione avente ad oggetto il mantenimento dei tre figli dovuta dall'(…), rientra a pieno titolo nel novero di quegli accordi che si pongono in posizione di conclamata e incontestabile maggiore rispondenza all’interesse tutelato e che pertanto costituiscono legittimo esercizio dell’autonomia dei coniugi nella regolamentazione dei propri interessi in sede di separazione personale.
Censura, altresì, la decisione del tribunale per aver avallato l’autoriduzione del contributo dovuto per i figli effettuato dal padre con riguardo alla quota dello stesso di spettanza della figlia (…), trasferitasi a vivere con lui, ritenendo arbitrario il comportamento del predetto in contrasto con il costante e consolidato orientamento dei giudici di legittimità secondo cui in materia di revisione dell’assegno le determinazioni assunte mantengono la loro efficacia fino a quando non intervenga la modifica del provvedimento giudiziale rimanendo del tutto ininfluente il momento in cui di fatto sono maturati i presupposti per la modificazione o la soppressione dell’assegno.
Osserva che, invero, solo in sede di giudizio di divorzio tra le parti il presidente ha dato atto dell’avvenuto trasferimento della figlia (…) presso l’abitazione paterna revocando, nella misura di Euro 450,00 mensili, l’assegno di mantenimento stabilito per quella.
Ritiene che qualora il giudice di primo grado avesse correttamente applicato i principi vigenti in materia avrebbe qualificato come illegittimo il comportamento arbitrariamente posto in essere dall'(…) e per l’effetto riconosciuto il credito azionato dalla predetta con decreto ingiuntivo.
Quanto alla richiesta di rimborso della somma corrisposta allo stabilimento balneare, ritenuta non adeguatamente documentata in quanto la ricevuta era priva di timbro e di sottoscrizione, ritiene, invece, che dell’erogazione sia stata data compiuta prova considerato non solo l’intestazione del nominativo del creditore al quale riferire la dichiarazione di avvenuto pagamento dei servizi erogati in favore dell’appellante e del figlio ma anche della stessa data di pagamento.
Rappresenta che ogni anno si recava nello stesso periodo in vacanza, nella stessa località e nello stesso stabilimento balneare e il marito provvedeva a rimborsarle tutti i costi relativi salvo l’importo di Euro 400,00 pari al costo dello stabilimento balneare frequentato del figlio (…) nonostante la dichiarata disponibilità al rimborso dello stesso difensore dell’opponente con e-mail del 12/9/2013. Anche in questo caso il giudice avrebbe dovuto riconoscere la fondatezza del credito appellato.
L’appellato si riporta alla sentenza impugnata ritenendo l’infondatezza della pretesa creditoria per le ragioni tutte evidenziate dal tribunale stante l’inidoneità dell’accordo a latere a fondare il diritto di credito della richiedente in quanto antecedente e non recepito nel verbale di separazione omologato né nel provvedimento di omologa.
Ritiene che, comunque, qualora si ritenga l’esigibilità degli importi previsti nell’accordo “a latere” la somma di Euro 12.368,93 rivendicata dall’appellante, pari alle differenze relative alle mensilità da maggio a novembre 2013, non è dovuta per il pacifico trasferimento della figlia maggiore (…) presso l’abitazione del padre, che ha così provveduto al diretto mantenimento della stessa.
Precisa che, comunque, come documentato, egli ha versato la somma pretesa direttamente a mani della figlia atteso il suo definitivo trasferimento presso l’abitazione del padre – vedi documenti nn. 5, 6 e 7 del fascicolo di parte di primo grado -.
Ribadisce l’infondatezza dell’impugnazione rappresentando che il ricorso per decreto ingiuntivo è stato notificato solo il 27 gennaio 2014 quando la ex moglie aveva già ricevuto la notifica del ricorso per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, avvenuto il 10 gennaio 2014, con richiesta di revoca della quota parte di contributo mensile dovuto per il mantenimento di (…), non più convivente con la madre.
Quanto alla richiesta di rimborso della somma di Euro 400.00, dovuta per il noleggio dell’ombrellone e del lettino per il figlio (…) presso lo stabilimento balneare di (…) dal 17 al 30 agosto 2013, ritiene che la spesa di locazione dell’ombrellone verosimilmente non rientri tra
le spese di viaggio – vacanza indicate al punto 10 della separazione e comunque si tratta di spesa che avrebbe dovuto essere preventivamente autorizzata dall’appellato. In ogni caso ritiene, così come correttamente rilevato dal tribunale, che l’appellante non abbia fornito prova certa del pagamento della somma per l’anno richiesto non costituendo la ricevuta depositata nel fascicolo monitorio – sub n. (…)- prova, neanche presuntiva, di avvenuto pagamento della spesa, riportando esclusivamente il giorno e il mese ma non l’anno di riferimento e, quindi, potrebbe riguardare qualsiasi anno; inoltre non indica quale sia il prezzo dovuto per la locazione dell’ombrellone ed è priva della sottoscrizione del creditore. Quanto alla comunicazione del difensore relativa alle disponibilità alla rifusione della spesa la stessa non è di per sé concludente in quanto, all’evidenza, è da ritenersi subordinata alla prova dell’intervenuto esborso.
Tutto quanto sopra premesso, ritiene la Corte che l’appello sia infondato sia pure per le diverse ragioni di cui di seguito.
Va ribadito che, così come pacifico tra le parti, la differenza delle somme che non sarebbero state versate dall'(…) attengono alla quota di contributo dovuto per il mantenimento della figlia (…) che, da aprile 2013 si è trasferita a vivere con il padre, il quale ha da quella data provveduto al suo diretto mantenimento.
Ebbene, pur a ritenere condivisibile l’argomentazione dell’appellante in ordine all’efficacia dei patti “a latere” degli accordi dei coniugi omologati in quando maggiormente vantaggioso in rapporto all’interesse protetto dalla norma, non potendo dubitarsi della maggiore vantaggiosità per i figli dell’ulteriore contributo di Euro 3.000,00 mensili per il loro mantenimento rispetto alla somma concordata dai coniugi in sede di separazione consensuale, non potendo neanche ritenersi “rinunciati” in quanto precedenti la richiesta di omologa se non altro per avervi le pari dato pacifica attuazione, deve tuttavia ritenersi ugualmente l’insussistenza del credito vantato dalla (…) tenuto conto del fatto che l'(…) ha provato di avere adempiuto al pagamento del contributo relativo al mantenimento di (…) versando gli importi a mani della stessa ragazza – vedi documentazione nel fascicolo di parte di primo grado -.
Dunque, semmai non di mancato pagamento si tratta bensì di diversa modalità di adempimento a mani proprie della figlia. Né di tanto può dolersi la (…) che, avendo ammesso l’avvenuto trasferimento di (…) presso il padre sin da aprile 2013, non aveva più legittimazione al riguardo in quanto genitore non più con quella convivente.
Di alcuna concludenza in questa sede è l’argomentazione della non intervenuta modifica delle condizioni ex art. 710 c.p.c. – richiesta peraltro dall'(…) prima della notifica del decreto ingiuntivo in sede di introduzione di giudizio di divorzio- atteso che avendo la (…) azionato il suo “credito” in sede contenziosa ordinaria ha consentito l’accertamento dell’insussistenza del credito dell'(…) nei suoi confronti – per avervi egli, comunque, provveduto a mani della figlia – tanto più essendo venuta meno la legittimazione materna per la cessata convivenza.
Dunque, non era venuto meno l’obbligo dell'(…) di provvedere al versamento del contributo di mantenimento della figlia che solo la modifica delle condizioni della separazione ex art. 710
c.p.c. avrebbe potuto comportare ma sin da aprile 2013 era venuta meno la legittimazione della (…) per le ragioni di cui sopra.
Non si tratta, dunque, di avallare in questa sede alcuna illegittima “autoriduzione” da parte dell’obbligato perché l’adempimento è avvenuto mediante pagamento a mani del soggetto legittimato a riceverlo sulla base delle stesse ammissioni dell’originario creditore, peraltro di tanto informato – vedi raccomandata a/r in data 2.4.2013 doc. sub (…) del fascicolo di primo grado di parte (…)-.
Va confermata la decisione di primo grado anche quanto all’insussistenza del credito di Euro 400,00 a titolo di rimborso per le spese sostenute per il noleggio dell’ombrellone per le vacanze del figlio per le ragioni tutte già evidenziate dal primo giudice riguardo all’inconcludenza del fogliettino, privo di timbro e di data che ne consenta l’imputazione e soprattutto perché non prova l’avvenuta corresponsione non trattandosi di ricevuta fiscale che solo avrebbe potuto adeguatamente documentarla.
Peraltro, come ha puntualmente osservato l’appellato, trattandosi di spesa straordinaria a suo esclusivo carico la stessa doveva essere dal medesimo previamente autorizzata.
Il rigetto dell’appello comporta la condanna dell’appellante alla rifusione, in favore dell’appellato, delle spese anche del presente grado, come liquidate in dispositivo e da distrarsi in favore del procuratore dichiaratosi antistatario.
Si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per l’applicazione di quanto previsto dall’art. 13, c. 1 quater T.U. spese di giustizia come modificato dall’art. 1, c. 18 L. 24 dicembre 2012, n. 228 ai fini del versamento da parte dell’appellante di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente respinta – trattasi di procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo per pagamento somme a titolo di contributo per figlia maggiorenne non convivente nata da coppia coniugata -.
definitivamente pronunciando sull’appello proposto da (…) nei confronti di (…) avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 9991 emessa in data 11.5.2016 e pubblicata il 17.5.2016, ogni altra istanza ed eccezione disattesa, così provvede: rigetta l’appello; condanna l’appellante alla rifusione delle spese di giudizio in favore dell’appellato, che liquida in complessivi Euro 4.000,00 oltre spese al 15%, IVA e CA come per legge, da distrarsi in favore del procuratore: sussistono i presupposti per l’applicazione di quanto previsto dall’art. 13, c. 1 quater T.U. spese di giustizia come modificato dall’art. 1, c. 18 L. 24 dicembre 2012, n. 228 ai fini del versamento da parte dell’appellante (…) di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
Così deciso in Roma il 2 maggio 2018. Depositata in Cancelleria il 31 maggio 2018.
25/10/2018 alle 13:53
La collocazione del figlio solo nella casa di uno dei due genitori non xcaturisce da alcuna legge ma è l’invenzione di un giudice. I genitori terranno i figli nel tempo a loro disposizione senza che si parli di collocazione in una casa.

References: sentenza 
 Sentenza 
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 art. 710
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