Source: https://www.coltivazionebiologica.it/cannabis-light/
Timestamp: 2018-09-22 08:51:16+00:00

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Coltivazione Biologica Cannabis 26 febbraio 2018 28 febbraio 2018 cannabis light, legge 242, marujana, proibizionismo, usi terapeutici 0 Comment
Quando parliamo di cannabis light stiamo parlando delle infiorescenze della cannabis con un basso contenuto di THC. Queste sono derivanti dalla coltivazione delle varietà Sativa, ossia la canapa industriale. In quest’articolo diamo uno sguardo all’attuale normativa entrata in vigore all’inizio del 2017. Con tutti i limiti di una legge dedicata all’uso industriale, e quindi non alla completa legalizzazione della cannabis, questo provvedimento ha dato vita a un nuovo stile di produzione e consumo della cannabis nel nostro Paese.
Prima di tutto però, facciamo un tuffo nel passato e vediamo com’è cambiata la considerazione della cannabis dal proibizionismo ai giorni nostri.
1 La tradizione della canapa industriale in Italia
2 Il proibizionismo
2.1 Le teorie
3 La situazione americana oggi
4 Cannabis, cannabis light e cannabis terapeutica, la normativa italiana
4.1 Normativa sulla canapa per uso industriale. La legge 242
4.1.1 Articolo 1, varietà certificate
4.1.2 Articolo 2, liceità della coltivazione
4.1.3 Articolo 3, obblighi del coltivatore
4.1.4 Articolo 4, controlli e sanzioni
4.2 Infiorescenze e cannabis light
4.3 Normativa sull’uso della cannabis terapeutica
4.4 Legislazione sulla piena legalizzazione della cannabis
5 Precisazioni e conclusioni
La tradizione della canapa industriale in Italia
Il nostro Paese, non molti lo sanno, è sempre stato un grande produttore di cannabis per uso tessile, la cosiddetta canapa industriale. La marina mercantile italiana, fin dopo l’ascesa delle repubbliche marinare, veniva allestita grazie alla fibra di questa pianta.
Fino ai primi anni del Dopoguerra, la coltivazione della canapa ha rappresentato uno dei comparti più vivi del settore agricolo-manifatturiero.
Dopo la Seconda guerra mondiale, però, questa importante coltivazione fu abbandonata. Le principali ragioni furono due.
La prima fu di tipo industriale, a causa del sopravvento del cotone, delle fibre sintetiche e della produzione di cellulosa dal legno (ossia la carta).
La seconda ragione è da ricercare nel proibizionismo, quest’ultimo importato dagli Stati Uniti.
Agli inizi del secolo scorso anche negli Usa vi era, infatti, un forte interesse verso la canapa industriale. Si produceva la carta di canapa e si realizzavano materiali per l’epoca innovativi con la fibra di questa pianta. L’olio di cannabis veniva utilizzato per produrre carburante per auto.
E’ oramai storia il fatto che il primo grande produttore di automobili americane, Henry Ford, costruì la Hemp body car, un prototipo di automobile realizzato con fibra di canapa che, tra l’altro, si alimentava con bio-carburante all’etanolo di canapa.
La pianta era in sostanza una materia prima eco-sostenibile che avrebbe potuto alimentare numerosi settori industriali.
Stando alle teorie più probabili, contro questa profonda innovazione si scatenarono gli interessi del magnate dell’editoria William Randolph Hearst, e dell’industria chimico-petrolifera. Quest’ultima dalla diffusione dei prodotti concorrenziali a base di canapa, molto più economici e di qualità superiore, si sarebbe sentita minacciata.
Alcune aziende petrolifere come la Du Pont (multinazionale attiva e potente ancora oggi), avevano di recente investito ingenti somme per la produzione di fibre derivanti dal petrolio (oggi, tutti conosciamo il nylon e il cellophane). Dunque, per evitare il tracollo economico, i vertici dell’azienda sarebbero corsi ai ripari esercitando pressioni politiche per far entrare in vigore una legge proibizionista nei confronti della canapa.
Un’altra teoria, alternativa o aggiuntiva, ma comunque probabile, sul motivo che ha portato gli Stati Uniti alla proibizione della cannabis è da ricercare nel crescente razzismo verso i neri e i messicani, che stava attecchendo anche il quel periodo. Essendone queste popolazioni, generalizzando, forti consumatrici, si divulgò in breve tempo il deprecabile sillogismo:
Neri e messicani = Consumo di cannabis
Criminalità = Neri e messicani
Consumo di cannabis = Criminalità
Ciò che sappiamo con certezza è che ci fu in effetti una vera e propria campagna mediatica di criminalizzazione della cannabis. Questa campagna fu capeggiata dai giornali del gruppo Hearst, gruppo editoriale molto influente sia all’epoca che oggi (la Hearst Corporation controlla Fitch Ratings, una delle tre agenzie internazionali di valutazione del credito più influenti al mondo).
Alla cannabis fu dato l’appellativo di marijuana, parola messicana quasi sconosciuta all’epoca. In questo modo la pianta iniziò ad evocare un Paese, il Messico, contro cui gli Usa avevano da non troppo tempo combattuto una guerra.
Inoltre furono realizzate campagne mediatiche di propaganda razzista basate sulla disinformazione circa i reali effetti della cannabis Indica.
Campagne informative false che miravano a una vera e propria demonizzazione della cannabis. Nei filmati dell’epoca si possono vedere allegre compagnie di amici che, dopo aver assunto “marijuana”, impazziscono nel giro di pochi minuti e finiscono per uccidersi in modo violento l’un l’altro (qui potete guardare uno di questi video).
Morale della favola, nel 1937 fu approvata una legge, la Marijuana tax act, che proibiva, in modo diretto o indiretto, la coltivazione della cannabis per qualsiasi uso, anche industriale o terapeutico. Da qui in poi molti paesi occidentali, tra cui il nostro, si sono adeguati alla decisione americana (con alcuni distinguo come l’Olanda). La conseguenza di tutto ciò è che la cannabis, da allora, viene considerata una droga pericolosa, da perseguire con ogni mezzo.
La situazione americana oggi
Oggi sono gli stessi Stati Uniti a rivedere la loro posizione. In molti stati americani, infatti, l’uso e il consumo di cannabis è ritornato ad essere legale. E questo è vero non solo per la cannabis industriale o per quella terapeutica, ma anche per l’erba a uso ricreativo, tanto demonizzato in passato.
L’esempio più lampante è quello della California, dove a partire dai primi giorni del 2018 la marijuana è stata legalizzata.
Ci auguriamo che anche nel nostro Paese, con la stessa velocità con cui si è andati dietro agli americani per proibire l’uso di una pianta che da sempre fa parte della storia dell’uomo, si avvii un serio processo di legalizzazione a 360° .
Cannabis, cannabis light e cannabis terapeutica, la normativa italiana
Per fortuna negli ultimi anni anche nel nostro Paese vi è stata una profonda revisione della legislazione. Questa poneva in passato grossi limiti finanche nella coltivazione della cannabis light, la canapa industriale. Da qualche tempo si cerca di rivalorizzare questa straordinaria pianta, quantomeno per gli usi tecnici e, soprattutto, per quelli terapeutici.
Normativa sulla canapa per uso industriale. La legge 242
Oggi la produzione della cannabis light, ossia la canapa per uso industriale, è di nuovo in auge. L’attuale normativa ne consente la coltivazione, purché il contenuto di thc sia inferiore allo 0,2%.
In realtà la nostra legislazione non hai mai vietato la coltivazione della canapa per uso industriale. Vi è stata però un’errata interpretazione della legge, con la conseguente persecuzione da parte delle forze dell’ordine. Questo soprattutto negli Anni ‘70 e ‘80, quando qualcuno cercava di riprendere la coltivazione della cannabis light, per fibra o per seme.
Questa errata interpretazione è stata prassi fino all’emanazione, nel 1997, di una comunicazione del ministero delle Politiche agricole e forestali, integrata con la circolare n.1 dell’ 8 maggio 2002. In questo documento si sono disciplinati i limiti per la coltivazione della canapa industriale.
Alla fine del 2016 è stato approvato il decreto di legge numero 242. Questa legge, recante “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” è entrata in vigore il 14 gennaio 2017.
Il decreto introduce importanti novità sulla coltivazione della varietà di cannabis Sativa per uso industriale, vediamo quali sono le principali novità, studiando gli articoli della legge.
Articolo 1, varietà certificate
Innanzitutto la legge si applica “…alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, le quali non rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope…”.
Questo vuol dire che è possibile coltivare per legge solo le varietà certificate, inserite di anno in anno nel catalogo europeo.
Di questo elenco fanno parte, oggi, sia varietà di cannabis Sativa monoica, per lo più francesi, che molte varietà di cannabis Sativa dioiche, italiane e ungheresi.
Articolo 2, liceità della coltivazione
“La coltivazione delle varietà di canapa certificate è consentita senza necessità di autorizzazione”. Così recita il testo della legge. Questo consente agli agricoltori di avviare la coltivazione delle varietà di cannabis certificate, senza preventiva autorizzazione alle forze dell’ordine. Tuttavia nella prassi si consiglia sempre di effettuare l’autodenuncia. Questa va effettuata presso il Corpo Forestale dello Stato e la Guardia di Finanza, ma, ribadiamo, non è obbligatorio.
Nell’articolo, inoltre, si parla dei prodotti che si possono ottenere dalla coltivazione della canapa, ossia:
Articolo 3, obblighi del coltivatore
E’ fatto obbligo a tutti coloro che coltivano la canapa industriale di “… conservazione dei cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi.”
In questo modo si agevolano i controlli da parte delle forze dell’ordine. Inoltre, si consente di ricondurre la coltivazione in maniera abbastanza certa alle varietà consentite per legge.
Non tutti, infatti, possono produrre e cedere queste sementi di cannabis light.
Articolo 4, controlli e sanzioni
In quest’articolo della legge 242 viene stabilita l’autorizzazione da parte del Corpo Forestale dello Stato e delle altre forze di polizia ad effettuare i controlli sul campo. Questi, però, non possono essere indiscriminati come avveniva in passato.
Innanzitutto, le analisi devono essere eseguite a norma di legge e le forze dell’ordine che “… reputino necessario effettuare i campionamenti con prelievo della coltura, sono tenuti a eseguirli in presenza del coltivatore e a rilasciare un campione prelevato in contraddittorio all’agricoltore stesso per eventuali contro-verifiche”.
In secondo luogo “qualora all’esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni…”
Infine “il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa […] possono essere disposti dall’autorità giudiziaria solo qualora, a seguito di un accertamento […] risulti che il contenuto di THC nella coltivazione e’ superiore allo 0,6 per cento”. Anche nel seguente caso è comunque ”esclusa la responsabilità dell’agricoltore.
Questo, a nostro avviso, è il punto più importante dell’attuale previsione normativa. Questa precisazione, infatti, libera l’agricoltore da qualsiasi responsabilità penale. Ciò anche se la percentuale di THC presente nel campione dovesse risultare superiore ai limiti consentiti, cosa che in una coltivazione di cannabis light può comunque avvenire per ragioni tecniche.
Questi i punti principali della legge 242, ma vediamo quali sono state le ripercussioni pratiche in seguito all’introduzione della nuova normativa.
Infiorescenze e cannabis light
Nell’articolo 2 della legge non si fa esplicita menzione della coltivazione di cannabis Sativa finalizzata alla produzione d’infiorescenze, quella che tutti ora conosciamo come cannabis light.
Se è vero che non se ne fa esplicita menzione, d’altro canto non se ne fa esplicito divieto. Semplicemente questa ipotesi non viene considerata dal legislatore. In questo nuovo contesto normativo, considerato da molti un “buco”, s’inserisce l’iniziativa di aziende di settore come la nota Easyjoint. Quest’ultima, nella stagione agricola 2017, ha lanciato per prima l’idea della “cannabis light” nel nostro Paese. Altro non si tratta che delle infiorescenze delle varietà certificate di cannabis Sativa. Queste infiorescenze hanno un contenuto di THC inferiore allo 0,2% (tollerato entro lo 0,6%), dunque in linea con la legislazione.
Un altro appellativo della cannabis light è marijuana leggera. In sostanza è un’erba che non “sballa”, ma rilassa, grazie al buon contenuto di CBD, altro principio attivo della cannabis.
La cannabis light ha incontrato un grandissimo favore da parte del pubblico, soprattutto negli adulti con più di trent’anni. Molti, infatti, ne hanno gradito l’approccio “soft”.
Grazie alle possibilità offerte dalla produzione e dalla commercializzazione della cannabis light, stanno nascendo centinaia di aziende agricole italiane. Sono spesso formate da giovani imprenditori che assumono giovani tecnici e giovani operai, creando anche un notevole indotto economico. Queste aziende stanno contribuendo in modo importante all’enorme rilancio della coltivazione di cannabis nostrana, da sempre considerata un’eccellenza mondiale.
Insomma, sembra che il consumo a fini ricreativi della cannabis stia uscendo dall’illegalità e dall’ombra lunga delle mafie. Vedremo se tutto questo permetterà di mettere le basi per una vera e propria legge sulla legalizzazione.
Normativa sull’uso della cannabis terapeutica
Anche per quanto riguarda l’importante aspetto della cannabis terapeutica sono stati fatti negli ultimi anni importanti passi in avanti. Lo stato ne ha iniziato, in uno stabilimento militare di Firenze, una prima produzione. Questa è prescrivibile e acquistabile (non senza difficoltà) dai pazienti che ne hanno diritto e a cui viene legalmente prescritta. Il tema degli usi terapeutici della canapa è comunque molto ampio, cercheremo di approfondirlo per bene in un futuro articolo. Intanto, giusto per darvi un’idea sulla delicatezza dell’argomento e sulle potenzialità che ha la cannabis in campo terapeutico, vi proponiamo questo articolo.
Legislazione sulla piena legalizzazione della cannabis
Nell’ultima legislatura è restata invece al palo la proposta per la depenalizzazione e legalizzazione della cannabis. L’intento era quello di superare in modo definitivo il proibizionismo e i danni della Legge Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale dalla nostra Corte.
Ci aspettiamo che nella prossima legislatura si modifichi definitivamente l’assurdo proibizionismo che vige ancora oggi nel nostro Paese, che non consente l’autoproduzione e il libero consumo di cannabis.
In chiusura, ci sentiamo di fare una precisazione terminologica. Abbiamo usato spesso i termini canapa e cannabis come sinonimi, questo per due motivi. Prima di tutto perché è scientificamente così, canapa è il nome volgare della cannabis.
In seconda battuta, per il tentativo di scardinare l’immaginario collettivo che vede nella canapa una risorsa da valorizzare, mentre nella cannabis una droga da regolamentare.
Bisogna tener presente, invece, che stiamo parlando di una semplice pianta. E’ quindi necessario che non ci siano differenze ideologiche, né tanto meno terminologiche.
Il cambiamento di percezione verso la cannabis è in primis culturale. Dunque, almeno in parte, è influenzato anche dalla lingua che scegliamo di usare.
← L’erica arborea, proprietà e usi di una pianta facile da coltivare
La cannabis, le differenze tra la sativa e l’indica →

References: Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 3
 Articolo 4

Articolo 1

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