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PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI ALLEGATO 7 - PDF
PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI ALLEGATO 7
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1 REPUBBLICA ITALIANA REGIONE SICILIANA UFFICIO DEL COMMISSARIO DELEGATO Ex O.P.C.M. 09 luglio 2010, n presso il Dipartimento Regionale dell Acqua e dei Rifiuti Via Catania n. 2 - Palermo PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI MAGGIO 2012 ALLEGATO 7 Linee guida per le procedure sulle autorizzazioni agli impianti di smaltimento (edizione 23 marzo 2010)
2 AR-SIC-06-SPC Processi di autorizzazione agli impianti per la gestione dei rifiuti ed alla bonifica dei siti inquinati: adeguamento alla legislazione nazionale e predisposizione della modulistica Linee guida per le procedure sulle autorizzazioni agli impianti di smaltimento e recupero rifiuti Bozza Roma, 23 marzo di 72
3 Indice 1 STATUS DEL DOCUMENTO DOCUMENTAZIONE DI RIFERIMENTO SCOPO DELLE LINEE GUIDA METODOLOGIA UTILIZZATA CONTESTO NORMATIVO DI RIFERIMENTO NORMATIVA NAZIONALE E RECEPIMENTO DELLE DIRETTIVE COMUNITARIE RICOSTRUZIONE DELLE NORMATIVE REGIONALI LE AUTORIZZAZIONI PER LA REALIZZAZIONE E GESTIONE DI IMPIANTI DI RECUPERO E SMALTIMENTO RIFIUTI PREMESSA LE PROCEDURE ORDINARIE AUTORIZZAZIONE UNICA PER I NUOVI IMPIANTI DI SMALTIMENTO E DI RECUPERO DEI RIFIUTI (ART.208, COMMA 1 E COMMA 20) RINNOVO DELLE AUTORIZZAZIONI ALLE IMPRESE IN POSSESSO DI CERTIFICAZIONE AMBIENTALE (ART.209) AUTORIZZAZIONE IN IPOTESI PARTICOLARI (ART.210) AUTORIZZAZIONE PER IMPIANTI DI RICERCA E SPERIMENTAZIONE FOCUS ATTIVITÀ COMPLESSE AUTORIZZAZIONE PER IMPIANTI MOBILI (ART.208 COMMA 15) PROCEDURE SEMPLIFICATE... ERRORE. IL SEGNALIBRO NON È DEFINITO AUTOSMALTIMENTO... ERRORE. IL SEGNALIBRO NON È DEFINITO RECUPERO I SOGGETTI COINVOLTI E LE RELATIVE COMPETENZE ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI E TECNICO-OPERATIVI AUTORIZZAZIONE ART. 208 COMMA 1 E COMMA AUTORIZZAZIONE ART. 208 COMMA AUTORIZZAZIONE ART AUTORIZZAZIONI ART AUTORIZZAZIONE ART GLOSSARIO APPENDICI APPENDICE A LEGENDA PROCESSI ALLEGATI di 72
4 9.1 ALLEGATO A AUTORIZZAZIONE ART.208 COMMA 1, COMMA ALLEGATO B AUTORIZZAZIONE ART.208 COMMA ALLEGATO C AUTORIZZAZIONE ART ALLEGATO D AUTORIZZAZIONE ART ALLEGATO E AUTORIZZAZIONE ART ALLEGATO F MODULISTICA di 72
5 1 Status del documento Questa versione: Titolo (dc:title): Linee guida per la procedure di autorizzazione agli impianti di smaltimento e recupero rifiuti Data (dc:date): 23 marzo 2010 Status/Versione (govtalk:status): Sostituisce (dc:relation.replaces): Diritti di accesso (dc:right.accessrights) Nome File: (invit:filename) Autore (dc:creator): Contributore (dc:contributor): Revisore (dc: assentor) BOZZA01 Documento Riservato agli uffici dell Assessorato Regionale dell Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità Dipartimento Regionale dell Acqua e dei Rifiuti, Regione Siciliana AR-SIC-06-SCP_Linee Guida Procedure di autorizzazione agli impianti di smaltimento e recupero rifiuti _BOZZA01 Nome Daniela Sannino, Leonilda Cesarano, Francesca M. De Lorenzo Claudio Mariotti, Edoardo Stacul, Francesco Mazzucchi, Daniele Benotti Antonio Patella, Renato Saverino Ente Invitalia S.p.A. Sviluppo Italia Aree Produttive S.p.A. Regione Siciliana - Assessorato Regionale dell Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità Dipartimento Regionale dell Acqua e dei Rifiuti. Responsabile (invit:responsible): Approvato da (overheid:isratifiedby): Approvato da (overheid:isratifiedby): Approvato da (overheid:isratifiedby): Emesso da: (dc.publisher): Daniela Sannino Katia Colantonio Invitalia S.p.A. Invitalia S.p.A. Storia delle principali revisioni: Versione Status Data Descrizione Modifica 1.0 BOZZA 14/12/2009 Prima versione per discussione 4 di 72
6 Versione Status Data Descrizione Modifica 2.0 BOZZA 03/02/2010 Seconda versione per discussione 3.0 BOZZA 16/03/2010 Terza versione per discussione 4.0 BOZZA 23/03/2010 Quarta versione per approvazione 5 di 72
7 2 Documentazione di riferimento Di seguito è riportato un elenco della documentazione analizzata per la predisposizione del presente documento. Tabella 1 Documentazione di riferimento Emesso da Documento Anno Riferimento Livelli di requisito (RFC2119) Parlamento italiano Legge costituzionale del 18 ottobre 2001 n. 3 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione 2001 Gazz. Uff. 24 ottobre 2001, n. 248 CONSIGLIATO Parlamento italiano Legge 15 dicembre 2004, n. 308 Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione 2004 Suppl. ordinario n. 187 alla Gazz. Uff. 27/12/2004 n. 302 FACOLTATIVO Governo italiano Governo italiano Governo italiano Governo italiano Decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 Norme in materia ambientale Decreto legislativo 8 novembre 2006 n. 284 Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale Decreto legislativo del 16 gennaio 2008 n. 4 Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale Decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. (Decreto Ronchi) Suppl. ordinario n. 96 alla Gazz. Uff. 14/04/2006, n. 88 Gazz. Uff. 24/11/2006, n. 274 Suppl. ordinario n. 24 alla Gazz. Uff. 29/01/2008, n. 24 CONSIGLIATO CONSIGLIATO CONSIGLIATO FACOLTATIVO Suppl. Ord. n. 33 alla (ABROGATO Gazz. Uff 15/2/1997, n. dall'art. 264, c. 1, 38 lett. i) del d. Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006) Governo italiano Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 133 Attuazione delle direttive 76/464/CEE, 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE, 88/347/CEE e 90/415/CEE in materia di scarichi industriali di sostanze pericolose nelle acque ofessionale.it/ FACOLTATIVO Presidenza Decreto del presidente della repubblica 10 settembre 1982, n Attuazione delle direttive (CEE) numero 75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e numero 78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi 1982 Gazz. Uff., 15 dicembre, n. 343 FACOLTATIVO Parlamento Europeo e Consiglio Direttiva 2008/98/CE ofessionale.it/ FACOLTATIVO 6 di 72
8 Emesso da Documento Anno Riferimento Livelli di requisito (RFC2119) Parlamento Europeo e Consiglio Direttive 75/442/CEE, 91/689/CEE, 12/2006/CEE ofessionale.it/ FACOLTATIVO Parlamento Europeo Regolamento 1013/2006/CE ofessionale.it/ FACOLTATIVO Regione Friuli Venezia Giulia L.R. 5/12/2008 n ofessionale.it/ CONSIGLIATO Regione Abruzzo L.R 19/12/2007 n. 45 Norme per la gestione integrata dei rifiuti 2007 B.U.R. 21/12/2007 n. 10 CONSIGLIATO Regione Campania L.R. 28/3/2007 n ofessionale.it/ CONSIGLIATO Regionale Lombardia LR 12/7/2007 n ofessionale.it/ CONSIGLIATO Regione Valle D'Aosta L.R 3/12/2007 n B.U.R. 18/12/2007 n. 53 CONSIGLIATO Regione Veneto L.R 16/8/2007 n B.U.R. 5/2/2007 n. 6 CONSIGLIATO Regione Lazio LR 5/12/2006 n. 23 Modifiche alla legge regionale 9 luglio 1998, n. 27 (Disciplina regionale della gestione dei rifiuti) e successive modifiche 2006 B.U.R. 9/12/2006 n. 34 CONSIGLIATO Regione Sardegna L.R. 14/06/2006 n ofessionale.it/ CONSIGLIATO Regione Calabria L.R. 12 agosto 2002 n ofessionale.it/ CONSIGLIATO Corte Costituzionale Sentenze: n. 407 del 2002 n. 62 del 2005 n. 247 del 2006 n. 380, 378 del ofessionale.it/ CONSIGLIATO T.A.R. Piemonte, Torino Sentenza n. 1217, sez. II, 26 maggio ofessionale.it/ CONSIGLIATO T.A.R. Emilia Romagna, Parma Sentenza n. 206, sez. I, 01 aprile ofessionale.it/ CONSIGLIATO 7 di 72
9 Emesso da Documento Anno Riferimento Livelli di requisito (RFC2119) T.A.R. Lombardia, Brescia Sentenza n. 726, sez. I, 11 agosto ofessionale.it/ CONSIGLIATO T.A.R. Lombardia Milano Sentenza n. 1139, sez. II, 5 maggio ofessionale.it/ CONSIGLIATO 8 di 72
10 3 Scopo delle linee guida L entrata in vigore del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n.152 «Norme in materia ambientale» e, in particolare, delle innovazioni introdotte dalla parte IV titolo I del decreto ha comportato per le autorizzazioni agli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti il passaggio al nuovo sistema di procedure operative ed amministrative stabilite dagli articoli 208 e seguenti dello stesso titolo I. Considerata la complessità delle procedure connesse all approvazione dei progetti di realizzazione e di gestione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti e all applicazione delle disposizioni transitorie, il presente documento ha l obiettivo di definire l insieme delle attività che i diversi soggetti-attori coinvolti dovranno realizzare in relazione alle diverse fasi procedurali ed alla tempistica previste per le autorizzazioni dal medesimo Decreto. Il presente documento traccia, pertanto, il percorso tecnico e amministrativo strutturato in funzione dei diversi casi previsti dalla normativa e delle fasi dei procedimenti autorizzativi per gli impianti di smaltimento e recupero rifiuti, finalizzato ad individuare le competenze degli attori coinvolti. Esso rappresenta, in particolare, un manuale operativo che si prefigge di rendere disponibile, in modo chiaro ed immediato, la normativa le procedure e gli aspetti tecnico-operativi in materia di autorizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti per le diverse tipologie di attori coinvolti nella procedura, ovvero enti pubblici, operatori privati e privati cittadini. Il manuale, nel suo complesso, ha dunque le seguenti finalità: - fornire ai tecnici e funzionari delle amministrazioni pubbliche coinvolte uno strumento informativo per la conoscenza della normativa ambientale aggiornata e per un interpretazione univoca di tale normativa sia di tipo tecnico che giuridico; - accrescere l efficienza e la trasparenza delle attività degli uffici dell Amministrazione competenti in materia di autorizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti; - fornire agli operatori privati e ad altri enti pubblici uno strumento completo da consultare per la gestione di singoli problemi relativi alle autorizzazioni per impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti. Questo documento è stato realizzato con il supporto di Invitalia, Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, nell ambito delle attività previste dai Programmi Operativi di 72
11 4 Metodologia utilizzata Le presenti Linee Guida sono state realizzate a partire dalla ricostruzione e dall analisi di tutte le fonti normative, giuridiche e tecniche riferite ai procedimenti autorizzativi per gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ovvero della: - normativa europea, statale e regionale nella materia di gestione dei rifiuti e le relative circolari applicative; - giurisprudenza europea, statale e regionale in materia di gestione dei rifiuti; - prassi consolidata relativa alle scelte tecniche operative e procedurali, che si è dimostrata più idonea per il raggiungimento degli obiettivi di tutela ambientale riferita alla gestione dei rifiuti. Tale ricostruzione ha permesso di identificare l insieme degli attori, dei ruoli che devono essere esercitati e dei tempi necessari nell ambito dei procedimenti autorizzativi per impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti. Essi sono stati rappresentati graficamente all interno di specifici processi. L insieme documentale prodotto dovrà essere oggetto di condivisione con gli ulteriori attori pubblici coinvolti nel processo. 10 di 72
12 5 Contesto normativo di riferimento 5.1 Normativa nazionale e recepimento delle direttive comunitarie La legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3 - Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione ha attribuito allo Stato legislazione esclusiva, tra l altro, in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. La Corte Costituzionale, conseguentemente, ha collocato la materia dei rifiuti nell'ambito della "tutela dell'ambiente e dell'ecosistema", di competenza esclusiva statale ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), precisando tuttavia che, nel settore dei rifiuti, accanto ad interessi inerenti in via primaria alla tutela dell'ambiente, possono venire in rilievo interessi sottostanti ad altre materie (governo del territorio, salute ecc..) di competenza di altri livelli di governo, per cui la «competenza statale non esclude la concomitante possibilità per le Regioni di intervenire [...], nell'esercizio delle loro competenze», ovviamente nel rispetto dei livelli uniformi di tutela apprestati dallo Stato 1. E ancora Tale competenza esclusiva (dello Stato) non esclude naturalmente che lo Stato possa anche attribuire alla Provincia funzioni al riguardo. Ed è da ricordare a questo proposito che già l art. 85 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), ripreso poi dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), attribuiva alle Regioni le competenze concernenti la gestione dei rifiuti, e che le norme statali di attuazione delle direttive comunitarie ( ), non fanno eccezione a questo principio (ad esempio per quanto concerne i piani di adeguamento delle discariche) 2. La disciplina dei rifiuti è attualmente contenuta nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale 3, c.d. Testo Unico Ambientale, che ha abrogato (all art. 264, comma 1, lett. i) il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, c.d. decreto Ronchi, con il quale era stata avviata una prima semplificazione organica del quadro normativo in materia ed erano state recepite tre direttive europee (direttiva 91/156 CEE, sui rifiuti, direttiva 91/689 CEE, sui rifiuti pericolosi e direttiva 94/62 CE, sugli imballaggi) 4. Il Testo Unico Ambientale è suddiviso in sei parti: la parte quarta 5 in particolare concerne i rifiuti e la bonifica 1 Corte Costituzionale, sent. n. 62 del 2005, n. 247 del 2006, n. 380 del 2007, n. 12 del 2007, n. 407 del Corte Costituzionale, sent. n. 378 del In Suppl. ordinario n. 96 alla Gazzetta Ufficiale, 14 aprile 2006, n Come previsto dalla legge delega 308/2004 il Testo Unico Ambientale ha eliminato buona parte della normativa esistente, in particolare il D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915 Attuazione delle direttive (CEE) numero 75/442relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e numero 78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi, in Gazz. Uff., 15 dicembre, n. 343, accorpandola in un testo unico. 5 La parte IV del Codice non è esaustiva nella materia dei rifiuti; essa presenta numerosi rinvii a fonti normative esterne al medesimo decreto (artt. 227 e ss.) e non contempla la disciplina delle discariche e quella dell'incenerimento di rifiuti, disciplinate rispettivamente nel decreto legislativo n. 36 del Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, in Suppl. ordinario n di 72
13 dei siti inquinati (artt ) e detta norme in materia di gestione dei rifiuti che, ai sensi dell art , costituisce attività di pubblico interesse tesa ad assicurare un elevata protezione dell ambiente e controlli efficaci. Si stabilisce il principio per cui la gestione dei rifiuti deve essere effettuata in conformità ai principi di precauzione, di prevenzione, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell ordinamento nazionale e comunitario, con particolare riferimento al principio comunitario chi inquina paga. L art. 183 lettera a) del Testo Unico Ambientale fornisce la definizione di rifiuto (ricalcando quanto previsto nell art. 6 primo comma lett. a dell abrogato decreto Ronchi): qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi. L Allegato A alla parte IV del Testo Unico Ambientale recita: 1. Categorie di rifiuti Q 1 Residui di produzione o di consumo in appresso non specificati; Q 2 Prodotti fuori norma; Q 3 Prodotti scaduti; Q 4 Sostanze accidentalmente riversate, perdute o aventi subito qualunque altro incidente, compresi tutti i materiali, le attrezzature, ecc. contaminati in seguito all incidente in questione; Q 5 Sostanze contaminate o insudiciate in seguito ad attività volontarie (a esempio residui di operazioni di pulizia, materiali da imballaggio, contenitori, ecc.); Q 6 Elementi inutilizzabili (a esempio batterie fuori uso, catalizzatori esausti, ecc.); Q 7 Sostanze divenute inadatte all impiego (a esempio acidi contaminati, solventi contaminati, sali da rinverdimento esauriti, ecc.); Q 8 Residui di processi industriali (a esempio scorie, residui di distillazione, ecc.); Q 9 Residui di procedimenti antinquinamento (a esempio fanghi di lavaggio di gas, polveri di filtri dell aria, filtri usati, ecc.); Q 10 Residui di lavorazione/sagomatura (a esempio trucioli di tornitura o di fresatura, ecc.); Q 11 Residui provenienti dall estrazione e dalla preparazione delle materie prime (a esempio residui provenienti da attività minerarie o petrolifere, ecc.); Q 12 Sostanze contaminate (a esempio olio contaminato da PCB, ecc.); Q 13 Qualunque materia, sostanza o prodotto la cui utilizzazione è giuridicamente vietata; Q 14 Prodotti di cui il detentore non si serve più (a esempio articoli messi fra gli scarti dell agricoltura, dalle famiglie, dagli uffici, dai negozi, dalle officine, ecc.); Q 15 Materie, sostanze o prodotti contaminati provenienti da attività di riattamento di terreni; alla Gazz. Uff., 12 marzo 2003 n e decreto legislativo n. 133 del Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti, in Suppl. ordinario n. 122 alla Gazz. Uff. 15 luglio, n Si veda l art. 178 del Decreto Legislativo n. 152/ di 72
14 Q 16 Qualunque sostanza, materia o prodotto che non rientri nelle categorie sopra elencate. Viene così recepita la nuova definizione di rifiuto fissata dalla normativa comunitaria, costruita in base alla combinazione di un criterio soggettivo (volontà del detentore di disfarsi del rifiuto) con uno oggettivo (l'appartenenza del residuo all'allegato A) 7. Ne discende che se il detentore impiega direttamente una sostanza, oggetto o materiale nei propri processi produttivi o li vende, è da escludersi l intenzione di disfarsene e, di conseguenza, manca la ragione di assoggettare tali materie o prodotti alla disciplina dei rifiuti. L art. 183 del Testo Unico Ambientale contiene anche altre importanti definizioni 8 : il rifiuto è qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A alla parte IV del Dlgs 152/2006 e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi; i sottoprodotti sono le sostanze ed i materiali dei quali il produttore non intende disfarsi ai sensi dell art. 183, comma 1, lettera a); la gestione dei rifiuti è la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche dopo la chiusura (lettera d); la raccolta è l'operazione di prelievo, di cernita o di raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto (lettera e); lo smaltimento viene considerato come ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente una sostanza, un materiale o un oggetto dal circuito economico e/o di raccolta (lettera g); il recupero viene inteso come operazione che utilizza rifiuti per generare materie prime secondarie, combustibili o prodotti, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici (lettera h). L art. 181 stabilisce che, ai fini di una corretta gestione dei rifiuti, le pubbliche amministrazioni favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso: a) il riutilizzo, il reimpiego ed il riciclaggio; b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima secondaria dai rifiuti; c) l'adozione di misure economiche e la previsione di condizioni di appalto che prescrivano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato di tali materiali; d) l'utilizzazione dei rifiuti come mezzo per produrre energia. Si regolamenta quindi l attività di gestione dei rifiuti cercando di favorire però quelle attività alternative allo smaltimento puro e semplice, tali da determinare un minore impatto ambientale. Quindi, al centro della normativa non c è più, o non solo, il concetto di smaltimento, come in passato, ma quello di gestione dei rifiuti, secondo una terminologia conformata alle direttive comunitarie e comprensivo di tutte le attività che riguardano l'intero ciclo di vita del rifiuto, da quando viene ad esistenza a quando viene recuperato o (se ciò non sia possibile) definitivamente smaltito. E poiché la gestione costituisce un'attività che presenta una rilevante interazione con valori costituzionalmente tutelati (salute e ambiente), la normativa prevede, per la sua attuazione, un forte coinvolgimento degli enti pubblici territoriali (Regione 9, Provincia 10 e Comune 11 ). 7 La definizione nella disciplina previgente si basava esclusivamente sul criterio soggettivo: "per rifiuto si intende qualsiasi sostanza od oggetto derivante da attività umane o da cicli naturali, abbandonato o destinato all'abbandono" (art. 2, D.P.R. 915/1982). 8 Il Glossario declina in maniera più dettagliata molte delle definizioni ricorrenti nel presente documento. 9 A titolo esemplificativo si veda l art. 197 del Decreto Legislativo n. 152/ di 72
15 Le attività di smaltimento e di recupero sono soggette a specifici procedimenti di autorizzazione disciplinati dagli artt. 208 e seguenti del Testo Unico Ambientale 12 : con l autorizzazione, e dunque attraverso il potere autorizzatorio, l'amministrazione esprime il proprio consenso preventivo in ordine ad un'attività o un impianto progettati da un privato, previa verifica di compatibilità degli stessi, in relazione ad un interesse pubblico, nel caso di specie di carattere ambientale. Gli articoli 208, 209, 210 e 211 definiscono le procedure ordinarie; in particolare, l art. 208 concerne l autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero di rifiuti, e varianti sostanziali in corso d'opera o di esercizio, l art. 209 il rinnovo delle autorizzazioni alle imprese in possesso di certificazione ambientale, l art. 210 le autorizzazioni in ipotesi particolari (rinnovi/variazioni gestionali di impianti già autorizzati o autorizzazioni di nuove attività di recupero o smaltimento di rifiuti in un impianto già esistente, precedentemente utilizzato o adibito ad altre attività) e l art. 211 le autorizzazioni di impianti di ricerca e di sperimentazione. Gli articoli e 216 del decreto disciplinano poi le procedure semplificate per l autosmaltimento e la procedura di abilitazione per le operazioni di recupero di rifiuti che rispettino le normative tecniche di riferimento (Decreto ministeriale 5 febbraio 1998 modificato dal decreto ministeriale n. 186/2006, relativamente al recupero di rifiuti non pericolosi; decreto ministeriale 12 giugno 2002, n. 161, relativamente al recupero di rifiuti pericolosi). L art. 212 ha istituito l Albo Nazionale Gestori Ambientali cui devono iscriversi le imprese che intendono svolgere attività di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi prodotti da terzi, di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi, nonché di gestione di impianti di smaltimento e recupero di titolarità di terzi e di gestione di impianti mobili di smaltimento e recupero di rifiuti. L iscrizione deve rinnovarsi ogni cinque anni e costituisce titolo per l esercizio delle attività di raccolta, di trasporto, di commercio e di intermediazione dei rifiuti mentre per le altre attività, l iscrizione abilita alla gestione degli impianti il cui esercizio sia stato autorizzato o allo svolgimento delle attività soggette ad iscrizione (art. 212, comma 6). Si segnala, ancora, che una speciale ipotesi di d.i.a. (denuncia inizio attività), anzi di c.i.a. (comunicazione inizio attività, v. l'art. 212, commi 18 e ss., del Codice), è prevista per l'iscrizione all'albo nazionale gestori ambientali delle imprese che svolgono attività di raccolta e trasporto dei rifiuti sottoposti a procedure semplificate per l'esercizio delle operazioni di recupero ed effettivamente avviati al riciclaggio e al recupero, nonché delle imprese che 10 Ibidem. 11 A titolo esemplificativo si veda l art. 198 del Decreto Legislativo n. 152/ La legislazione comunitaria contempla un sistema articolato di autorizzazione in materia di rifiuti: nella direttiva 12/2006/CEE, Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti in G.U.E. 27/04/2006 n. 114, abrogata dalĺ'articolo 41 della Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 98 del 19 novembre 2008, con effetto dal 12 dicembre 2010; prima, nella direttiva 75/442/CEE Direttiva del Consiglio relativa ai rifiuti in G.U.E. 25/7/1975 n. 194; nell art. 3 della direttiva 91/689/CEE Direttiva del Consiglio relativa ai rifiuti pericolosi in G.U.E. 31/12/1991 n. 377, abrogata dalĺ'articolo 41 della Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 98 del 19 novembre 2008, con effetto dal 12 dicembre di 72
16 trasportano i rifiuti indicati nella lista verde di cui al regolamento 259/93/CE, relativo alle spedizioni di rifiuti, sostituito con decorrenza 12 luglio 2007 dal recente regolamento 1013/2006/CE 13. Come emerge dalla lettura della norma 14, si è attuata una semplificazione sostanziale consistente nell'accorpamento di funzioni e provvedimenti. Infatti, si prevede un'autorizzazione unica nella quale sono state inglobate l'autorizzazione alla realizzazione degli impianti e l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, che in precedenza erano distinte; infatti il decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, definiva le procedure generali per l'approvazione dei progetti e l'autorizzazione alla realizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero di rifiuti (articolo 27) e per l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero (articolo 28), anche se emanabili contestualmente ai sensi dell'art. 27, comma Tra l altro, diversamente da altre fattispecie di autorizzazioni uniche, se gli impianti in questione rientrano nella sfera di applicazione delle norme sull'a.i.a. (autorizzazione integrata ambientale), rimane ferma la disciplina prevista per quest ultima. Infatti l art. 208 comma 2 prevede che: 2. Resta ferma l'applicazione della normativa nazionale di attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento, per gli impianti rientranti nel campo di applicazione della medesima, con particolare riferimento al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59. E il successivo art. 213, comma 1, del Codice dispone espressamente che: 1. Le autorizzazioni integrate ambientali rilasciate ai sensi del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, sostituiscono ad ogni effetto, secondo le modalità ivi previste: a) le autorizzazioni di cui al presente capo; b) la comunicazione di cui all'articolo 216, limitatamente alle attività non ricadenti nella categoria 5 dell'allegato I del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, che, se svolte in procedura semplificata, sono escluse dall'autorizzazione ambientale integrata, ferma restando la possibilità di utilizzare successivamente le procedure semplificate previste dal capo V. Anche l art. 210, comma 2, del medesimo decreto contiene lo stesso principio laddove dispone che: 2. Resta ferma l'applicazione della normativa nazionale di attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento per gli impianti rientranti nel campo di applicazione della medesima, con particolare riferimento al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 nonché, seppure in relazione alle vecchie disposizioni del decreto Ronchi, l'art. 1, comma 4, del d. legisl. n. 59 del Dal coordinato disposto di tali norme si evince che la previsione dell'a.i.a. per gli impianti di gestione dei rifiuti, realizza un'ipotesi di semplificazione sostanziale, in quanto "sostituisce ad ogni effetto ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle 13 Regolamento 14/6/2006 n /1013/CE, Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo alle spedizioni di rifiuti G.U.E. 12/7/2006 n Per un maggiore dettaglio si veda l art. 208 del Decreto Legislativo n. 152/ Il comma 9 dell art. 27 disponeva infatti che: Contestualmente alla domanda di cui al comma 1 può essere presentata domanda di autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero di cui all'articolo 28. In tal caso la Regione autorizza le operazioni di smaltimento e di recupero contestualmente all'adozione del provvedimento che autorizza la realizzazione dell'impianto. 15 di 72
17 relative norme di attuazione, inoltre essa è un provvedimento a contenuto fortemente prescrittivo e conformativo, il quale tra l'altro deve fissare, sulla base delle "migliori tecniche disponibili": "valori limite di emissione", comunque non "meno rigorosi di quelli fissati dalla normativa vigente nel territorio in cui è ubicato l'impianto", oppure "parametri o misure tecniche equivalenti", "per le sostanze inquinanti che possono essere emesse dall'impianto interessato in quantità significativa, in considerazione della loro natura, e delle loro potenzialità di trasferimento dell'inquinamento da un elemento ambientale all'altro, acqua, aria e suolo", e deve altresì indicare "i valori limite ai sensi della vigente normativa in materia di inquinamento acustico" (art. 7, commi 3-4, d. legisl. n. 59 del 2005) 16. Nell ambito della stessa procedura ordinaria dell art. 208 poi, una particolare disciplina riguarda gli impianti mobili di smaltimento e di recupero di rifiuti citati nel comma 15 del medesimo articolo: Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, esclusi gli impianti mobili che effettuano la disidratazione dei fanghi generati da impianti di depurazione e reimmettono l acqua in testa al processo depurativo presso il quale operano, ad esclusione della sola riduzione volumetrica e separazione delle frazioni estranee, sono autorizzati, in via definitiva, dalla regione ove l interessato ha la sede legale o la società straniera proprietaria dell impianto ha la sede di rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole campagne di attività sul territorio nazionale, l interessato, almeno sessanta giorni prima dell installazione dell impianto, deve comunicare alla regione nel cui territorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna di attività, allegando l autorizzazione di cui al comma 1 e l iscrizione all Albo nazionale gestori ambientali, nonché l ulteriore documentazione richiesta. La regione può adottare prescrizioni integrative oppure può vietare l attività con provvedimento motivato qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile con la tutela dell ambiente o della salute pubblica. La giurisprudenza ha specificato cosa debba intendersi per impianto mobile così pronunciandosi: gli impianti mobili beneficiano di questo semplificato e celere regime autorizzatorio in ragione del tenue e transitorio impatto con l'ambiente, essendo essi "mobili" in senso funzionale, e cioè non solo agevolmente amovibili ma anche connotati da un rapporto di precarietà, quindi delimitato temporalmente, con l'area su cui vengono installati, in corrispondenza delle c.d. «campagne di attività», che consistono sostanzialmente in programmi di lavoro con cui l'impresa che gestisce l impianto comunica alla competente Amministrazione 16 L art. 7 comma 3 dispone che: L'autorizzazione integrata ambientale deve includere valori limite di emissione fissati per le sostanze inquinanti, in particolare quelle elencate nell'allegato III, che possono essere emesse dall'impianto interessato in quantità significativa, in considerazione della loro natura, e delle loro potenzialità di trasferimento dell'inquinamento da un elemento ambientale all'altro, acqua, aria e suolo, nonché i valori limite ai sensi della vigente normativa in materia di inquinamento acustico. I valori limite di emissione fissati nelle autorizzazioni integrate non possono comunque essere meno rigorosi di quelli fissati dalla normativa vigente nel territorio in cui è ubicato l'impianto. Se necessario, l'autorizzazione integrata ambientale contiene ulteriori disposizioni che garantiscono la protezione del suolo e delle acque sotterranee, le opportune disposizioni per la gestione dei rifiuti prodotti dall'impianto e per la riduzione dell'inquinamento acustico. Se del caso, i valori limite di emissione possono essere integrati o sostituiti con parametri o misure tecniche equivalenti. Per gli impianti di cui al punto 6.6 dell'allegato I, i valori limite di emissione o i parametri o le misure tecniche equivalenti tengono conto delle modalità pratiche adatte a tali categorie di impianti. Il comma 4 dispone che: Fatto salvo l'articolo 8, i valori limite di emissione, i parametri e le misure tecniche equivalenti di cui al comma 3 fanno riferimento all'applicazione delle migliori tecniche disponibili, senza l'obbligo di utilizzare una tecnica o una tecnologia specifica, tenendo conto delle caratteristiche tecniche dell'impianto in questione, della sua ubicazione geografica e delle condizioni locali dell'ambiente. In tutti i casi, le condizioni di autorizzazione prevedono disposizioni per ridurre al minimo l'inquinamento a grande distanza o attraverso le frontiere e garantiscono un elevato livello di protezione dell'ambiente nel suo insieme. 16 di 72
18 l'entità (in termini di qualità e quantità della produzione) e la durata dell'utilizzazione del sito da parte dei macchinari impiegati per l'attività di trattamento dei rifiuti, e ancora, la nozione di impianto mobile non può essere correlata ad un rigido rapporto di tipo meccanico tra i vari elementi che lo compongono, ben potendo un attività produttiva concretarsi nell uso di attrezzature atte ad agire l una indipendentemente dall altra, ma unificate in un determinato contesto operativo dalla esclusiva destinazione ad un comune obiettivo, al raggiungimento del quale tutte necessariamente concorrono in uno schema organizzativo previamente definitivo e deve pertanto essere privilegiata una nozione funzionale di impianto, per poi assoggettare il processo produttivo alla verifica dell idoneità a realizzare in considerazioni di sicurezza, l attività oggetto della richiesta di autorizzazione 17 La giurisprudenza ha precisato altresì che: Peraltro, l autorizzazione all uso dell impianto mobile, costituendo una «species» del «genus» dell autorizzazione all esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti prevista dall art. 28, comma 1, deve tenere conto dei generali canoni di disciplina della gestione dei rifiuti indicati dall art. 2 del d.lgs. n. 22 del 1997 ed informarvi il proprio contenuto, anche a mezzo di prescrizioni utili a fissare limiti e condizioni all attività di trattamento dei rifiuti oggetto del titolo abilitativo; il che implica che l autorizzazione all esercizio dell impianto mobile non riguarda solo le attrezzature tecniche in sé, ma si estende ad ogni aspetto dell attività di trattamento dei rifiuti suscettibile di incidere sui beni rimessi alla cura dell Amministrazione pubblica, quali regolati dalla disciplina della materia. Pertanto, l autorizzazione di cui all art. 28, comma 7, del d.lgs. n. 22 del 1997 ben può contenere prescrizioni che regolino l attività del gestore dell impianto mobile, in coerenza con i principi di cui al precedente art. 2 e nel rispetto della normativa tecnica di settore. 18 Alla luce di ciò, si può pertanto ritenere che l impianto mobile di smaltimento o recupero di rifiuti è un impianto il cui esercizio è caratterizzato da campagne di attività di durata limitata nel tempo in funzione di esigenze specifiche e particolari. Un impianto, per essere definito "mobile" deve inoltre possedere caratteristiche intrinseche di mobilità, non ritenendosi sufficiente, a tale scopo, la sua facile trasportabilità; l'impianto, in alternativa, quindi deve essere montabile su mezzi che ne consentano l'immediato trasporto nei siti prescelti per lo svolgimento delle singole campagne di attività di smaltimento o di recupero. Diversamente, non ricadono nella categoria di impianti mobili che effettuano operazioni di recupero o smaltimento di rifiuti soggetti alla presente procedura, per espresso disposto normativo: gli impianti di disidratazione dei fanghi generati da impianti di depurazione e reimmettono l'acqua in testa al processo depurativo presso il quale operano e gli impianti che effettuano esclusivamente riduzione volumetrica e separazione delle frazioni estranee. Possono pertanto essere esclusi dal presente procedimento, a titolo esemplificativo e non esaustivo, le macchine che operano nei cantieri adibite alla cippatura del legno o del materiale legnoso in genere, o le macchine di pressatura della carta o della plastica. Sono, invece, assoggettati al presente procedimento, gli impianti mobili adibiti alla macinatura, vagliatura e deferrizzazione 17 T.A.R. Emilia Romagna Parma, sez. I, 01 aprile 2008, n T.A.R. Emilia Romagna, Parma, sez. I, 01 aprile 2008, n di 72
19 dei materiali inerti prodotti da cantieri edili (es. da demolizioni), in quanto non possono essere considerati impianti che effettuano una semplice riduzione volumetrica e separazione di eventuali frazione estranee. Per quanto concerne il rilascio dell autorizzazione, è espressamente previsto come competenza della Regione: I soggetti che intendono realizzare e gestire nuovi impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti, anche pericolosi, devono presentare apposita domanda alla regione competente per territorio, allegando il progetto definitivo dell impianto e la documentazione tecnica prevista per la realizzazione del progetto stesso dalle disposizioni vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale, di salute di sicurezza sul lavoro e di igiene pubblica (art. 208, comma 1, T.U.A.); Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, esclusi gli impianti mobili che effettuano la disidratazione dei fanghi generati da impianti di depurazione e reimmettono l acqua in testa al processo depurativo presso il quale operano, ad esclusione della sola riduzione volumetrica e separazione delle frazioni estranee, sono autorizzati, in via definitiva, dalla regione ove l interessato ha la sede legale o la società straniera proprietaria dell impianto ha la sede di rappresentanza (art. 208, comma 15, T.U.A, per gli impianti mobili); "le procedure di cui al presente articolo si applicano anche per la realizzazione di varianti sostanziali in corso d'opera o di esercizio che comportino modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono più conformi all'autorizzazione rilasciata" (art. 208, comma 20, T.U.A.). Sempre in materia di v.i.a, la giurisprudenza ha puntualizzato altresì che: In materia ambientale, il mancato svolgimento della v.i.a. (Valutazione impatto ambientale) prima dell'autorizzazione all'insediamento di un impianto di trattamento di rifiuti pericolosi non costituisce una semplice irregolarità nella successione degli atti procedimentali ma è una violazione di legge che impedisce ai privati una partecipazione efficace all'azione amministrativa e condiziona le scelte successive della stessa amministrazione, indebolendo la tutela prevista per i beni della vita individuali e collettivi (proprietà, domicilio, salute, ambiente); e, pertanto, va risarcito il danno subito dal proprietario di un immobile limitrofo ad un impianto per il trattamento dei rifiuti pericolosi ove sia stata omessa la procedura di v.i.a. prima dell'autorizzazione e l'impianto sia stato esercitato nonostante l'assenza della v.i.a. 19. A tal proposito la Regione Siciliana ha emesso parere 20 in merito all assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale dei progetti per le opere in corso di realizzazione o già realizzate. Facendo un ultimo accenno alle misure sanzionatorie, si precisa che le sanzioni in materia di rifiuti, sia di natura amministrativa che penale (detentive e pecuniarie), sono contenute nel Testo Unico Ambientale agli artt , , , , Tali norme disciplinano le ipotesi di trasgressioni alle previsioni in materia di abbandono, gestione, imballaggi, trasporto e traffico illecito di rifiuti T.A.R. Lombardia Brescia, sez. I, 11 agosto 2007, n Parere n.176 del 2007, Ufficio Legislativo e legale della Regione Siciliana. 21 Per un maggiore dettaglio si veda l art. 255 del Decreto Legislativo n. 152/ Per un maggiore dettaglio si veda l art..256 del Decreto Legislativo n. 152/ Per un maggiore dettaglio si veda l art 258 del Decreto Legislativo n. 152/ Per un maggiore dettaglio si veda l art 259 del Decreto Legislativo n. 152/ di 72
20 5.2 Ricostruzione delle normative regionali Fermo restando quanto precede in tema di ripartizione delle competenze fra Stato e Regioni, da un analisi sistematica e comparativa risulta che alcune Regioni hanno già provveduto a legiferare in materia alla luce del nuovo quadro normativo posto dal Testo Unico Ambientale. Trattasi delle Regioni Abruzzo (L.R 19/12/2007 n. 45); Campania (L.R. 28/3/2007 n. 4); Friuli Venezia Giulia (L.R. 5/12/2008 n. 16); Lazio (L.R. 9/7/1998 n. 27, modificata dalla L.R. 5/12/2006 n. 23); Lombardia (L.R. 12/12/2003 n. 26, modificata e integrata dalle leggi regionali del 12/07/2007 n. 12 e dalla legge 24/06/2009 n. 10); Sardegna (L.R. 14/06/2006 n. 9); Valle D'Aosta (L.R 3/12/2007 n.31), Veneto (L.R. 16/8/2007 n. 20). Si segnala la legge regionale Lombardia che riconosce alla regione, tra l altro, competenze: l'approvazione, ai sensi dell'articolo 211 del D.Lgs. n. 152/2006, di impianti che effettuano ricerca e sperimentazione; l'approvazione di impianti a carattere innovativo per la gestione dei rifiuti, ovvero realizzati sulla base di tecnologie non comunemente utilizzate e non ancora presenti sul territorio regionale; l'approvazione di impianti di gestione, smaltimento o recupero di rifiuti speciali necessari all'attuazione di specifici programmi regionali di settore adottati per la definitiva risoluzione di problematiche ambientali esistenti; la definizione dei criteri per la verifica di congruità dei costi di smaltimento in discarica dei rifiuti urbani, nonché per la determinazione dei corrispettivi a carico del gestori degli impianti da versare per la realizzazione di interventi in campo ambientale a favore degli enti locali interessati. Da segnalare anche la legge Regionale Lombardia 12/7/2007 n. 12, recante modifiche alla L.R. 12 dicembre 2003, n. 26 che, all art. 8 rubricato Norme transitorie e finali comma 3, dispone: 3. Per le finalità di cui al comma 7 dell'articolo 30 della L.R. n. 24/2006, la Regione rilascia l'autorizzazione integrata ambientale per gli impianti di gestione dei rifiuti di cui al D.Lgs. n. 59/2005 previa l'acquisizione del parere vincolante della provincia espresso per gli ambiti di competenza e, se negativo, alle condizioni di cui al comma 4. Il parere della provincia è obbligatorio, ma non vincolante per gli impianti di incenerimento dei rifiuti di cui all'articolo 17, comma 1, lettera b), della L.R. n. 26/2003. Il comma 5 precisa poi che: I procedimenti relativi alle domande di autorizzazione per impianti non soggetti all' autorizzazione integrata ambientale, di cui al comma 3, in corso di istruttoria alla data di entrata in vigore della presente legge, sono conclusi dalla Regione secondo le disposizioni vigenti. Salvo quanto previsto dall'articolo 30, comma 6, della L.R. n. 24/2006, le istanze pervenute alla Regione dopo l'entrata in vigore della presente legge sono inviate alla provincia competente per territorio e il successivo comma 6 che: In sede di procedura di rinnovo dell'autorizzazione relativa agli impianti di cui alla seconda parte della lettera 25 Per un maggiore dettaglio si veda l art 261 del Decreto Legislativo n. 152/ Il precedente regime è rimasto pressoché immutato, connotato da una pluralità di sanzioni, soprattutto penali. 19 di 72

References: ART. 208
 ART. 208
 ART.208
 ART.208
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 85
 art. 264
 art. 183
 art. 6
 art. 178
 art. 183
 art. 183
 art. 181
 art. 197
 art. 208
 art. 209
 art. 210
 art. 211
 art. 212
 art. 198
 art. 3
 art. 208
 art. 213
 art. 210
 art. 208
 art. 27
 art. 208
 art. 7
 art. 28
 art. 2
 art. 28
 art. 2
 art. 255
 art. 8