Source: https://www.laleggepertutti.it/295551_riabilitazione-e-partecipazione-ai-concorsi-pubblici
Timestamp: 2020-08-13 03:47:07+00:00

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Riabilitazione e partecipazione ai concorsi pubblici
Quasi 15 anni fa ho riportato una condanna per guida in stato di ebbrezza. Dal momento che io ho ottenuto la riabilitazione e che a breve dovrei partecipare ad un concorso pubblico, vorrei poter non dichiarare la presenza di “condanne penali”. Avrei, perciò, bisogno di un documento da voi firmato che mi possa tutelare in caso di accusa di mancata dichiarazione di condanne penali, quindi un documento con richiami alla giurisprudenza e alla normativa di settore.
Inoltre, se vincessi il concorso, potrei ugualmente non segnalare i miei precedenti penali nel contratto lavorativo? Infine vorrei sapere se la pubblica amministrazione, in caso di verifica, vedrebbe la mia passata condanna dal mio casellario giudiziale.
Al momento dell’iscrizione ad un concorso pubblico, occorre segnalare la condanna penale riportata in passato, anche se è stata ottenuta la riabilitazione penale?
Secondo il codice penale (art. 178), la riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti. Per comprendere dunque se, nel caso di partecipazione a concorso pubblico, si debba indicare la presenza di condanne nonostante la riabilitazione ottenuta, bisogna comprendere se l’iscrizione della condanna all’interno del certificato del casellario giudiziale possa rientrare tra le pene accessorie o altri effetti penali della condanna, su cui, come detto, interviene la riabilitazione.
Per pene accessorie si intendono quelle che conseguono di diritto ad una condanna; secondo il codice penale (art. 19), esse sono: l’interdizione dai pubblici uffici; l’interdizione da una professione o da un’arte; l’interdizione legale; l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione; l’estinzione del rapporto di impiego o di lavoro; la decadenza o la sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale; la pubblicazione della sentenza penale di condanna.
Possiamo definire effetti penali della condanna le conseguenze negative derivanti, di diritto, da una sentenza di condanna, diverse dalla pena principale e da quella accessoria. Ad esempio, sono effetti penali l’impossibilità di godere della sospensione condizionale della pena da parte per chi ha già goduto del beneficio per una precedente condanna; la rilevanza della condanna ai fini della dichiarazione di abitualità o di professionalità nel reato, oppure della recidiva.
Con la riabilitazione tali effetti vengono cancellati. Ciò significa che, se il riabilitato commette un nuovo crimine, del precedente non si potrà tener conto, ad esempio, ai fini della contestazione della recidiva o dell’abitualità a delinquere.
Ora, posto che l’iscrizione nel certificato penale (cioè, nel casellario giudiziale) non è una pena accessoria, bisogna capire se può rientrare tra gli effetti penali della condanna, così che la riabilitazione possa incidere positivamente su di essa.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione (sent. n. 45581 del 25 ottobre 2012; sent. n. 35078 del 4 luglio 2003) ha stabilito che la cancellazione della sentenza dal casellario non rientra tra gli effetti penali di cui è prevista l’estinzione a seguito di riabilitazione.
Tale decisione si pone in conformità con quanto stabilito dal Testo unico sul casellario giudiziale (D.P.R., n. 313 del 14/11/2002), secondo cui tra i provvedimenti iscrivibili per estratto all’interno del casellario rientrano anche quelli concernenti la riabilitazione (art. 3, lett. m).
Da tanto se ne desume che, se la riabilitazione va annotata accanto alla sentenza di condanna, questa non può essere cancellata dalla riabilitazione medesima.
Per scrupolo, si riporta anche quell’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’ostacolo all’assunzione che potrebbe derivare da una condanna non rientra tra gli effetti penali, bensì tra quelli amministrativi conseguenti alla condanna, i quali non sono cancellati dalla riabilitazione: pertanto, la riabilitazione per una condanna comportante la destituzione di diritto (secondo la legge che regola lo statuto degli impiegati civili dello Stato) non farebbe venir meno l’incapacità ad assumere un pubblico impiego (Coniglio di Stato, Sez. III, sent. del 20.10.1987).
Si deve dunque concludere ritenendo che tra gli effetti della riabilitazione penale non ci sia anche la cancellazione della sentenza dal casellario; al contrario, è la riabilitazione ad essere annotata di fianco alla condanna.
Tale convincimento è corroborato anche dalla lettura dell’ottavo comma dell’art. 28 del Testo unico sul casellario giudiziale, secondo cui «L’interessato che, a norma degli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, rende dichiarazioni sostitutive relative all’esistenza nel casellario giudiziale di iscrizioni a suo carico, non è tenuto a indicare la presenza di quelle di cui al comma 7, nonché di cui all’articolo 24, comma 1». Tra le esenzioni cui la norma si riferisce non compare quella della condanna riabilitata.
Va ricordato che, ai sensi degli artt. 24, lett. (d e 25, lett. (d del Testo unico sopra citato, nel certificato generale e nel certificato penale del casellario giudiziale, che siano eventualmente richiesti dall’interessato, non sono riportate, seppur esistenti, le iscrizioni relative alle condanne in relazione alle quali sia stata dichiarata la riabilitazione (sempreché questa non sia stata in seguito revocata).
Tale previsione si pone evidentemente in linea con la finalità rieducativa e l’obiettivo del reinserimento sociale del condannato, facendo venir meno l’effetto infamante sotteso all’intervenuta sentenza di condanna, soprattutto per le ipotesi in cui il certificato sia richiesto dall’interessato al fine di un’eventuale assunzione lavorativa.
In definitiva, rispondendo al quesito posto, ritengo che, al momento della partecipazione al concorso, se ve n’è l’obbligo, debba essere indicata la sentenza di condanna riportata (eventualmente, specificando che è intervenuta riabilitazione).
Infine, va detto che, ai sensi dell’art. 28 del Testo unico sul casellario giudiziale, la pubblica amministrazione può chiedere all’ufficio locale del casellario il certificato penale generale, certificato che riporta tutte le iscrizioni esistenti nel casellario giudiziale a carico di un determinato soggetto. In suddetto certificato non sono, in ogni caso, riportate le iscrizioni relative:
alle condanne per contravvenzioni punibili con la sola ammenda e alle condanne per reati estinti a seguito di sospensione condizionale;
ai provvedimenti che dispongono la sospensione del procedimento con messa alla prova, nonché alle sentenze che dichiarano estinto il reato per esito positivo della messa alla prova;
ai provvedimenti giudiziari che hanno dichiarato la non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Come si vede, dunque, la P.A. può ottenere il certificato generale di una persona, certificato dal quale comparirà anche la condanna riabilitata, visto che quest’ultima non compare nell’elenco appena illustrato.
03/02/2020 alle 20:00
ho letto con attenzione il vostro articolo e mi sembra alquanto lacunoso in quanto in primis una dichiarazione sostitutiva sostituisce il certificato che si autocertifica ovvero se richiedendo il certificato penale la condanna non c’è non vedo perchè autodichiarandola dovrei farlo. Soprattutto perchè la recente normativa (che tra l’altro voi citate) esplicita che l’interessato non è tenuto a dichiarare le condanne presenti sull’art 24 comma 1 e tra queste basta leggere alla lettera d si trovano quelle per cui si è ottenuta la riabilitazione. Pertanto in fase di autocertificazione sembra esclusa la necessità di dichiararle.

References: sentenza 
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