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Timestamp: 2014-03-11 23:41:27+00:00

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Penale.it - Alberto Cianfarini, Effetti della modifica apportata all'articolo 223 comma 2 numero 1 legge fallimentare, dall'articolo 4 decreto legislativo 61/2002: abrogazione normativa o normale successione di leggi modificative?: opposte tesi a confronto
Alberto Cianfarini, Effetti della modifica apportata all'articolo 223 comma 2 numero 1 legge fallimentare, dall'articolo 4 decreto legislativo 61/2002: abrogazione normativa o� normale successione di leggi modificative?: opposte tesi a confronto
A seguito alla� riforma legislativa posta dall'articolo 4 decreto legislativo 61/2002, si � posto il consueto problema di verificare se il reato di bancarotta impropria, che in precedenza si configurava in relazione alla mera consumazione del delitto di false comunicazioni sociali [1], fosse stato abrogato o se vi fosse stata una normale successione di leggi.
In pratica poich�, oggi, la novella richiede che la falsit� ex art.2621 c.c. abbia cagionato o concorso a cagionare il dissesto della societ�,� ci si chiede se talune condotte poste in essere durante la vigenza della vecchia normativa possano essere ancora penalmente sanzionate.
Occorre, pertanto, stabilire se vi sia abolitio criminis ovvero mera successione di leggi penali, nel comportamento di un amministratore che, sotto la vigenza della vecchia normativa, attraverso la condotta recettiva ex art. 2621 c.c. abbia condotto al dissesto della societ�.
Con la sentenza della sezione V n. 21535 [2] la Suprema Corte ha stabilito che per� la� configurabilit� del� reato� di� bancarotta societaria previsto dall'art.� 223,� comma 2, della legge fallimentare, come modificato dall'art.4� D.L.G. 11 aprile 2002 n. 61, non sia pi� sufficiente la commissione di uno dei� reati� societari� in connessione temporale con una sentenza dichiarativa di� fallimento,� ma� occorre� la sussistenza di un nesso di causalit� fra il reato� societario posto in essere e il dissesto della societ�, che viene assunto come evento sostanziale del reato.
In quella sede implicitamente la sentenza citata stabiliva una discontinuit� normativa tra la precedente ipotesi di cui all'art. 223 l.f. e l'attuale, cos� come novellata, giungendo a sostenere, in pratica, un'intervenuta abrogazione.
Successivamente con la sentenza Mazzei della Sez. I n. 31828 la Corte [3] ha ritenuto che sebbene� la� nuova disciplina introdotta dall'art. 4 del D.L.G. 11 aprile 2002,� n. 61, avesse ristretto i margini di punibilit� del reato di bancarotta� c.d.� impropria� previsto dall'art. 223 comma 2 n. 1 del regio decreto 16 marzo� 1942, n. 267, sussistesse, comunque, continuit� normativa fra la nuova e la vecchia fattispecie,� configurandosi� un'ipotesi di successione di leggi e non di abolitio� criminis,� con la conseguenza che fosse necessario applicare la norma pi� favorevole� al� reo,� previa� verifica, limitata all'esame dei dati emergenti dalla sentenza� impugnata e da quella di primo grado, che la concreta contestazione del� fatto� sia tale da integrare il reato anche nella sua nuova formulazione.� I giudici - per arrivare a questa ultima conclusione - utilizzano la teorica del cd. fatto concreto: il problema della distinzione dell'abrogazione dalla modificazione della legge anteriore � risolto con la constatazione che, pur dopo l'abrogazione della norma penale che prevede, un determinato fatto concreto (oggetto della imputazione) la fattispecie risulta comunque ancora punibile [4] .
Con la sentenza della sez. V 34621 [5] si giunge analogamente ad affermare la continuit� normativa ma si annulla la sentenza de qua e si rinvia la stessa per un ulteriore esame da parte dei giudici di merito.
Difformemente nella sentenza della sez. V n. 36859 [6] nella quali i magistrati, pur riconoscendo che in� tema di bancarotta impropria da reato societario la nuova disciplina del D.L.G. 11 aprile 2002 n. 61 si pone in rapporto di� continuit� rispetto alla precedente formulazione, ritengono che, allo scopo di verificare se i fatti commessi� prima dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni siano sussumibili� nell'attuale� fattispecie� criminosa� occorra� fare riferimento alla imputazione concretamente elevata,� essendo necessario che siano stati contestati, in termini formali� o anche solo sostanziali le condotte oggi penalmente rilevanti, in modo da renderne possibile� la difesa [7] . E' con la sentenza [8] della sezione quinta penale - sentenza 8-16 ottobre 2002, n. 34622, che si cerca di compiere un'attivit� di inquadramento dommatico della intera problematica.
Qui si legge che la fattispecie di bancarotta impropria da reato societario di cui all'art.� 223 della legge fallimentare, come sostituita dall'art. 4 del decreto legislativo� 11 aprile 2002, n. 61, si pone in rapporto di specialit� rispetto alla� precedente,� in� quanto� introduce,� come� elemento� nuovo ed ulteriore rispetto� alla� precedente formulazione, il rapporto di causalit� tra il delitto� di� false� comunicazioni sociali, od altro reato societario tra quelli specificamente� richiamati� dalla norma, ed il dissesto della societ� fallita.� Trattandosi,� tuttavia,� di specialit� per aggiunta, deve ritenersi che essa� comporti� una� totale� abolizione della fattispecie abrogata, in quanto l'elemento� aggiuntivo e' tale da attribuire alla nuova fattispecie un significato� lesivo� del� tutto diverso da quello della precedente fattispecie. In questa,� infatti, assumeva rilievo la sola idoneit� della condotta a rappresentare� falsamente le condizioni economiche della societ�; nella nuova configurazione,� invece,� assume� rilievo soprattutto la sua idoneit� a contribuire� al� dissesto� dell'impresa. L'abolizione del pi� grave delitto di cui all'art.� 223 legge fallimentare non escluderebbe, tuttavia, la configurabilit�, in� concreto,� dell'ipotesi� residuale� del falso in bilancio, in quanto fattispecie� generale� rispetto a quella della bancarotta impropria. Tale ultima sentenza � significativa per lo sforzo che esprime nell'intento di razionalizzare scientificamente la tematica posta dall'art.2 del c.p.
I giudici  in questa sentenza - rifuggono dall'applicazione del principio del fatto concreto punibile in entrambe le normative, precedente ed attuale: secondo i magistrati della sezione V da ultima citata applicare la teorica del fatto concreto significherebbe violare il principio dell'irretroattivit� della legge incriminatrice sopravvenuta, poich� si assegnerebbe rilevanza a fatti che prima erano ininfluenti perch� non menzionati dalla norma.
La distinzione della specialit� per specificazione e specialit� per aggiunta.
In presenza di due fattispecie che si susseguono nel tempo si verifica una specialit� per specificazione quando ad un elemento strutturale se nel sostituisce un elemento che costituisce una sottoclasse del primo. Ad esempio la truffa comunitaria, prima reato comunque realizzata, diventa fattispecie amministrativa se il profitto non supera una soglia monetaria specificamente individuata.
La specialit� per aggiunta si verifica quando la nuova normativa aggiunge alla fattispecie uno o pi� elementi del tutto nuovi: falso in bilancio + dissesto in stretto nesso causale, precedentemente assolutamente non previsto dalla norma incriminatrice.
Parte della dottrina [9] ritiene che nel caso di specialit� per aggiunta si verifica necessariamente un'abolitio criminis: la riprova viene individuata nella circostanza secondo la quale diversamente si applicherebbe retroattivamente un requisito del reato, che al momento del reato non reato previsto e non condizionava minimanente la punibilit� della condotta. Si verificherebbe, quindi, quanto previsto dall'art. 2 comma secondo c.p..
Nella citata sentenza 8-16 ottobre 2002, n. 34622 si sposa tale teorica ma, forse, si nota lo sforzo ermeneutico del compilatore il quale cerca di rimodulare la teorica della specialit� per aggiunta, incrementandola, aggiungendo l'affermazione secondo la quale nella specialit� per aggiunta si ha abolitio quando l'elemento aggiuntivo abbia un peso tale da ascrivere alla nuova fattispecie un significato lesivo diverso da quello della fattispecie abrogata.
La teorica della abolitio criminis nella specialit� per aggiunta appare non condivisibile per le seguenti osservazioni.
Nella specialit� per aggiunta non si � in presenza di una rilevanza retroattiva di elementi che in precedenza non l'avevano: la fattispecie posteriore �, indubbiamente, idonea ad essere riportata nell'ambito della precedente fattispecie. La bancarotta impropria prima versione anche se avesse portato al dissesto sarebbe stata comunque punita: il dissesto, oggi necessario, era semplicemente irrilevante nella precedente condotta e, quindi, sanzionare con la nuova normativa condotte decettive generatrici di dissesto non significa applicare retroattivamente elementi della nuova fattispecie e, pertanto, violare l'art.2 comma primo del c.p.. Tale osservazione � ovviamente valida sia nella specialit� per specificazione sia in quella per aggiunta [10] .
In materia di diritto penale societario, � stato affermato [11] che dare rilievo ai nuovi elementi specializzanti non viola il principio di irretroattivit� poich� essi limitano l'area del penalmente rilevante.
Il principio di legalit� non lascia spazio ad abolizioni avventurose che, in buona sostanza, finiscono per� introdurre amnistie occulte: sotto l'aspetto strutturale la norma speciale non abroga la norma generale antecedente, ma ne riduce solamente il campo d'applicazione.
Nella bancarotta impropria il legislatore ha ridefinito in modo pi� restrittivo il campo del penalmente rilevante, riducendo la portata dell'area incriminatrice senza peraltro intaccare� o modificare il bene protetto dalla norma.
Ci� che emerge � come la Suprema Corte, nella sezione semplice, utilizzando o meno la teorica del cd. fatto concreto compia della vere e proprie amnistie occulte, non generalizzate, per cui appare evidente ed improcrastinabile l'intervento delle Sezioni Unite.
A tale ultimo proposito si va, credo,� affermando un diritto penale� vivente -� anche a Sezioni Unite� - che interessa la singola normativa di settore all'interno della quale viene, a volte, affermato un principio di diritto non sempre riutilizzato per fattispecie analoghe o in fattispecie diverse che richiederebbero, comunque, l'utilizzo della medesima teorica.
(riproduzione riservata) [1] Previsto nel testo originario dell'articolo 2621 c.c. [2] Pres. Calabrese Sez. 5, Sent. 21535 del 03/06/2002 (UD.08/05/2002)RV. 222070.
[4] In materia di abrogazione dell'oltraggio a pubblico ufficiale vedi Cassazione, sezione prima, 26 aprile 2000, Saoud, m. 216096, e 11 aprile 2000, Guerrieri, m. 216039.� [5] Sez. V ud. 25.9.2002 n. 34621 pres. Calabrese.
[7] Nel� caso� di� specie, la Suprema Corte ritenne che, non risultando contestate� nel� capo� d'imputazione nè la soglia minima di rilevanza penale della� condotta� ai sensi dell'art. 2621 cod. civ. ne' il nesso di causalit� richiesto� dall'art.� 223� legge� fallimentare,� il fatto come addebitato non rientrava� nelle ipotesi criminose delineate da dette norme, sicch� si imponeva� l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. (Conf. sent. Sez.5,� 25� settembre 2002, n. 34621, Battacchi; Diff. sent. Sez. 5, 25 settembre 2002,� n. 34622, Benzi ed altri, sez. 5, 8 maggio 2002, n. 21535).
[10] Padovani, Tipicit� e successione,di leggi penali, in Riv. It. Dir. E proc. penale, 1982, pag. 1359 e segg.
[11] Marco Gambardella Cassazione� Penale, Vol. XLIII Gennaio 2003, pagina 104� il quale richiama una affermazione di Pulitanò in "La giustizia Penale".�

References: art.2621
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