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Timestamp: 2019-02-22 08:03:19+00:00

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Gio	Set 6
Nel caso di accertamento con consulenza di assenza di credito da parte della Banca la stessa deve provvedere immediatamente alla cancellazione dalla Centrale Rischi presso la Banca d'Italia” (Tribunale di Padova rg. 6042/2018).
Nel caso di accertamento con consulenza di assenza di credito ..[..]
Data: 06 Settembre 2018
“Nel caso di accertamento con consulenza di assenza di credito da parte della Banca la stessa deve provvedere immediatamente alla cancellazione dalla Centrale Rischi presso la Banca d'Italia” (Tribunale di Padova rg. 6042/2018).
Produciamo decisione emessa dal Tribunale di Padova, in composizione collegiale, relativa ad un provvedimento di urgenza ex art. 700 c.p.c. volto a richiedere la cancellazione a rischio effettuata dalla Banca presso la Centrale Rischi della Banca d'Italia.
Nel caso la CTU contabile aveva accertato non solo l'inesistenza di crediti da parte dell'Istituto Bancario ma bensì la presenza di crediti della ricorrente.
Per tale motivo il ricorrente sosteneva che la Banca doveva disporre la cancellazione in via immediata e non attendere la sentenza di merito.
Con l'ordinanza collegiale il Tribunale di Padova confermava le ragioni di parte ricorrente e dichiarava illegittima la segnalazione a sofferenza effettuata dalla Banca dopo gli esiti della perizia della causa di merito dai quali emergeva l’assenza di debito del cliente ordinando la immediata cancellazione dalla centrale rischi a sofferenza presso l'Archivio Centrale della Banca d'Italia.
c avv. Carlo Cavalletti
La commissione massimo scoperto non può non rientrare tra le «commissioni» o «remunerazioni» del credito menzionate sia dall'art. 644, comma 4, c.p
Le sponsorizzazioni a favore di ASD ..[..]
“La commissione massimo scoperto non può non rientrare tra le «commissioni» o «remunerazioni» del credito menzionate sia dall'art. 644, comma 4, c.p.(determinazione del tasso praticato in concreto) che dall’art. 2 comma 1, legge n. 108/1996 (determinazione del TEGM), attesa la sua dichiarata natura corrispettiva rispetto alla prestazione creditizia della banca” (Corte di Cassazione, sez. Unite, n. 16303 anno 2018).
Proponiamo un commento alla sentenza n. 16303 del 20 giugno 2018 emessa dalla Corte di Cassazione che risolvela annosa discussione in relazione alla commissione di massimo scoperto ai fini del calcolo del TEG (tasso effettivo globale) per il periodo antecedente al 1 gennaio 2010.
Il caso attiene ad una procedura in cui il Giudice delegato del Tribunale di Napoli non ammetteva allo stato passivo del fallimento di una società il credito insinuato da una banca per saldo negativo di un conto corrente al 31 marzo 2008.
La banca proponeva opposizione allo stato passivo. Nel corso del giudizio di opposizione veniva espletata una consulenza tecnica di ufficio all’esito della quale il saldo del conto corrente della società veniva ricalcolato a credito per la stessa. Per quel che qui rileva, il perito del Giudice riscontrava il sistematico superamento del tasso soglia dell'usura c.d. presunta grazie anche al conteggio delle commissioni di massimo scoperto (CMS) sulla scorta della giurisprudenza penale di legittimità e del disposto dell'art. 2 bis d.l. 29 novembre 2008, n. 185, introdotto dalla legge di conversione 28 gennaio 2009, n. 2, inteso quale norma di interpretazione autentica dell'art. 644, comma 4, c.p.Il Tribunale di Napoli respingeva pertanto l’opposizione ritenendo insussistente il credito vantato dalla banca.
Dapprima la Corte di Cassazione definisce la commissione massimo scoperto ccome il corrispettivo pagato dal cliente per compensare l’intermediario dell’onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell’utilizzo dello scoperto del conto.
E così, a seguito dell'entata in vigore della disciplina in materia di usura, vi era da una parte ll’art. 644 cod. pen., che “per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito” mentre dall’altro le “Istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” non ne tenevano conto .
E così, in via giurisprudenziale, si era creato un vero e proprio contrasto con conseguente rimessione della causa alle Sezioni Unite.
La Seconda sezione Penale riteneva di dover considerare, al fine di determinare la fattispecie di usura, tutti gli oneri tra i quali rientrerebbe sicuramente la commissione massimo scoperto.
A sfondamento di ciò si ricorda la sentenza n. 12028 del 26 marzo 2010 che ritiene l’art. 2bisD.L. n. 185 del 2008 come una “norma di interpretazione autentica del quarto comma dell’art. 644 cod. pen. in quanto puntualizza cosa rientra nel calcolo degli oneri ivi indicati, correggendo una prassi amministrativa difforme”, ritenendo quindi la sua applicazion retroattiva
E in tal tracciato giurisprudenziale si inserisce la sentenza della Corte di Cassazione, oggi oggetto di commento, secondo cui l'art. 2 bis D.L. n. 185/2008 non può avere né carattere interpretativo né quindi retroattivo.
In particolare la Suprema Corte riferisce come la norma in questione non possa essere qualificato norma di interpretazione autentica dell’art. 644, quarto comma, cod. pen..
Le ragioni poste a fondamento dell’esclusione del carattere interpretativo della suddetta norma sono due: i) la sua natura innovativa e ii) il fatto che il suo carattere interpretativo non possa essere riferito al solo quarto comma dell’art. 644 cod. pen., escludendo il terzo comma dalla portata interpretativa.
In sostanza secondo le Sezioni Unite, la commissione massimo scoperto non può non rientrare tra le «commissioni» o «remunerazioni» del credito menzionate sia dall'art. 644, comma 4, c.p.(determinazione del tasso praticato in concreto) che dall’art. 2 comma 1, legge n. 108/1996 (determinazione del TEGM), attesa la sua dichiarata natura corrispettiva rispetto alla prestazione creditizia della banca.
Né vale ad confutare tale ipotesi il fatto che i decreti ministeriali di cui all’art. 2, comma 1, legge 108/96 non abbiano al tempo incluso le commissioni di massimo scoperto nel computo del TEGM posto che la legge ben può, invece, imporre di tener conto delle stesse nel calcolo del tasso praticato in concreto e del TEGM e, quindi, del tasso soglia con il quale confrontare il primo. Ritengono quindi al riguardo le Sezioni Unite che la mancata inclusione della CMS dovrebbe comportare una mera disapplicazione degli stessi.
Si sottolinea il passo riportato in sentenza secondo cui “con riferimento ai rapporti svoltisi all’entrata in vigore delle disposizioni di cui all’articolo 2 bis d.l. n. 185 del 2008, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura presunta come determinato in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale d’interesse praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata – intesa quale commissione calcolata in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento – rispettivamente con il tasso soglia e con la “CMS soglia”, calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell’art. 2, comma 1, della predetta legge n. 108, compensandosi, poi, l’importo della eventuale eccedenza della CMS in concreto praticata, rispetto a quello della CMS rientrante nella soglia, con il “margine” degli interessi eventualmente residuo, pari alla differenza tra l’importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati”.
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Mar	Ott 31
La Banca deve risarcire il danno subito a seguito [..]
“La banca deve risarcire il danno subito a seguito dell’investimento in obbligazioni Cirio per non aver informato il cliente in ordine al rating. Il diritto dell'attore si prescrive nell’ordinario termine decennale in quanto trattasi di materia contrattuale” (Tribunale di Lucca n. 1270/2017).
Il caso concerne un contratto di intermediazione mobiliare e deposito titoli in forza del quale il direttore di filiale aveva proposto al cliente di effettuare un investimento molto vantaggioso; durante l'incontro l'odierno attore faceva espressamente presente di non voler correre rischi in quanto i risparmi erano pervenuti in forza della morte della madre.
Rassicurato dalle parole profuse dal direttore il correntista aveva acquistato obbligazioni Cirio Holding 6,25% nella errata consapevolezza di acquistare obbligazioni della società italiana Cirio spa mentre in realtà l'ordine riguardava obbligazioni straniere.
Peraltro non era stato riportato alcun dato circa l'andamento economico della società stranire, sul rating nonché sul contenuto della Offering Circular e sui rumors che, da tempo, circolavano nell'ambiente finanziario né tanto meno vi era stata informazione sulla profilatura del cliente così come previsto dall'art. 28 comma 1 lettera a del Reg. Consob 11522/1998.
Si costituiva la banca nel giudizio promosso presso il Tribunale di Lucca eccependo la prescrizione ritenuta dal relativo difensore quinquennale e nel merito riferendo della correttezza del direttore nel proprio operato.
Dopo aver svolto l'istruttoria, sentito i testimoni la causa veniva trattenuta in decisione e il Tribunale di Lucca, in data 15.6.2017, emetteva sentenza di condanna della banca sui seguenti fondamenti.
Dapprima il Tribunale ritiene, concordemente con la Corte di Cassazione n. 17868/2011, l'azione di natura contrattuale e quindi soggetta a prescrizione decennale.
Nel merito la banca non ha, sempre secondo l'autorità giudiziaria, dimostrato di aver agito correttamente e con diligenza trattandosi di un'operazione di elevata pericolosità economica e né erano state fornite le dovute notizie circa il rating delle obbligazioni acquistate.
Per tali motivi la banca viene condannata alla restituzione della somma investita detratte le somme percepite medio tempore a titolo di cedole oltre gli interessi legali e la rivalutazione; la banca viene anche condannata al pagamento delle spese legali di parte attrice.
Corte di Cassazione – sez. civile n. 2915 del 15.2.2016 – è nullo il mutuo fondiario se supera la soglia di finanziabilità
Nullo mutuo fondiario se supera soglia finanziabilità [..]
Data: 10 Dicembre 2016
Troppe volte gli Istituti Bancari hanno concesso ad aziende mutui fondiari per estinguere debiti e/o precedenti mutui.
L’art. 38 comma 1 e 2 TUB prevedono come il credito fondiario abbia per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili, il cui ammontare è individuato in rapporto al valore dei beni ipotecati (c.d. credito fondiario) o al costo delle opere da eseguire sugli stessi (c.d. credito edilizio).
Il Tribunale di Venezia aveva stabilito la nullità del mutuo per superamento della soglia massima di finanziabilità che – secondo il CICR – si assesta nella percentuale dell’80% del valore dell’immobile.
Il problema affrontato dalla sentenza in commento concerne gli effetti del mutuo concesso dalla Banca quando lo stesso superi la percentuale sopra richiamata. Secondo un’ interpretazione l’art. 1418 c.c. nel prevedere l’inciso “salvo che la legge non disponga altrimenti” conferisce al Giudice il potere di individuare le ipotesi in cui la sanzione della nullità non possa ritenersi compatibile con la ratio della norma imperativa violata.
Nel caso affrontato, in particolare, la decisione del Tribunale di Venezia impugnata ha ritenuto che il contrasto con la norma imperativa che indica un soglia massima di finanziabilità conduca alla nullità virtuale del contratto, poiché la norma sarebbe posta a tutela non già della singola banca ma della stabilità del mercato bancario.
Altresì il medesimo orientamento è stato espresso in una sentenza emessa dal Tribunale di Firenze che, nell’esaminare le conseguenze derivanti dal superamento della soglia massima di aveva riaffermando, invece, in buona parte, la validità concettuale della precedente decisione.
La normativa richiamata è contenuta nel D.Lgs. 385/2003 del T.U.B. e nell’art- 38, co. 2., TUB assegna alla Banca d’Italia, in conformità delle deliberazioni del CICR, la competenza a determinare l’ammontare massimo di tali finanziamenti.
Altresì la delibera CICR del 22.04.1995 ha stabilito che la percentuale tra concessione e immobile debba essere pari all’80% anche in relazione al costo delle opere da eseguire sugli stessi ma la normativa nulla afferma in ordine alle conseguenze nascenti dalla loro violazione.
La Corte di Cassazione n. 26672/2013 stabiliva come le norme in questione si qualificherebbero bensì come imperative ma non incidenti sulla validità del contratto: esse sarebbero dunque mere norme di comportamento, la cui violazione determinerebbe esclusivamente la sanzione sul piano c.d. amministrativo senza alcun nullità.
Afferma la sentenza commentata che lo scopo del mutuo fondiario è anche quello di non indebitare eccessivamente i consumatori più di quanto il loro portafogli consenta di restituire, al fine di non danneggiare la banca.
La banca che, per massimizzare il proprio lucro, dia in prestito un importo superiore a quello consentito dalla legge non potrebbe poi che prendersela con sé stessa, dovendo rinunciare alle somme.
numero verde: 900.912.940
Lun	Set 19
La Banca deve restituire le somme indebitamente riscosse nel. [..]
La Banca deve restituire le somme indebitamente riscosse nel contratto di conto corrente. Ai sensi del D.L. 24.1.2012 n. 1, convertito con modificazioni della L. 24.3.2012 n. 27 è stata prevista la nullità radicale di tutte le clausole che prevedono commissioni a favore della banca a fronte di linee di credito (Tribunale di Lucca rg. 60649/2016 sentenza n. 1202/2016).
Quello che andiamo a commentare concerne una controversia tra una Banca e un cliente che decideva di promuovere - dinanzi al Tribunale di Lucca – azione giudiziaria per la invalidità, nullità e/o annullabilità del contratto di conto corrente e di apertura di credito mediante affidamento con scopertura sul c/c oltre invalidità della applicazione degli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale.
Nel corso del giudizio la difesa del correntista provvedeva a produrre il contratto di apertura di c/c e gli estratti conto relativi al periodo 1992/2000 nonché lettera a/r ai fini della dimostrazione dell’avvenuta interruzione della prescrizione oltre ad una perizia contabile.
L’Istituto Bancario contestava ogni pretesa riferendo che la Banca si era adeguata alla delibera CICR del 9.2.2000.
Il Giudice accoglie le ragioni del correntista rigettando dapprima l’eccezione di prescrizione e riferendo, nel merito, come la difesa dell’attrice ha adempiuto a tutti gli oneri di allegazione tra cui gli estratti conto.
Il Giudice, nella sua motivazione, afferma poi che risulta giusto lo scomputo della commissione di massimo scoperto poiché, in forza del D.L. 24.1.2012 n. 1, convertito con modificazioni della L. 24.3.2012 n. 27 è stata prevista la nullità radicale di tutte le clausole che prevedono commissioni a favore della banca a fronte di linee di credito, del loro mantenimento e del loro utilizzo, anche in caso di sconfinamenti oltre il limite del fido o in assenza di affidamento.
La mancata allegazione dei fatti costitutivi nell'opposizione a precetto determina la inammissibilità delle richieste istruttorie. Rigetto opposizione a precetto (Tribunale di Livorno sentenza 828 anno 2016 rep. 1489 anno 2016)
la mancata allegazione dei fatti costitutivi nell'opposizione [..]
Data:29 Giugno 2016
La società finanziaria spa - difesa dall'avv. Carlo Cavalletti - notificava precetto cambiario alla società debitrice la quale presentava opposizione ex art. 615 c.p.c sostenendo che la consegna del titolo era risultato di un comportamento violento e che gli interessi applicati risultavano moratori.
La società finanziaria si difendeva eccependo la inammissibilità della CTU contabile trattandosi di una contestazione del tutto generica in quanto la società opponente si era limitata a riferire come “il tasso applicato sia da usura”.
L'istanza di ammissione di CTU contabile veniva quindi ritenuta del tutto esplorativa.
Altresì il G.I. rilevava come non veniva contestata la sottoscrizione della cambiale ma dedotta la nullità del contratto posto a fondamento per un comportamento estorsivo e minaccioso dei rappresentati legali della finanziaria.
Anche tali contestazioni sono risultate del tutto generiche e inutili riguardo alle richieste formulate da parte opponente in quanto veniva richiesta la nullità e non l'annullabilità che era stata posta a fondamento del contratto.
Rileva ancora il G.I. come parte attrice non ha fornito alcuna prova delle allegazioni così che viene rigettata la opposizione a precetto e confermata la somma dovuta oltre alla condanna delle spese legali così come da dispositivo.
Si specifica peraltro che parte attrice opponente aveva presentato denuncia-querela presso la Procura della Repubblica cui seguiva archiviazione a favore della finanziaria.
Tribunale_Livorno_sentenza_828_anno_2016_rg._5269_anno_2013.pdf
Contratto bancario nullo se firmato solo dal cliente
Data:17 Maggio 2016
La sentenza che andiamo a trattare rappresenta un forte cambiamento di pensiero della Suprema Corte in materia di contratti bancari e finanziari, suscettibile di avere un effetto dirompente in tutti quei contenziosi, in cui si discute sulla validità del contratto riportante una sola firma e prodotto in giudizio, ossia caratterizzato dalla presenza sul documento della sola sottoscrizione del cliente, mentre manca la firma della banca o dell’intermediario finanziario.
Ven	Feb 5
L'obbligo di concorrere al mantenimento del figlio dedito agli studi universitari cessa qualora quest'ultimo, presso una sede diversa dal luogo di residenza, non abbia ottenuto alcun titolo di studio o una possibile occupazione remunerativa
La condotta del marito, intento alla ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet, integra una violazione dell’obbligo di fedeltà [..]

References: art. 700
 sentenza 
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 art. 615
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