Source: http://www.voipartners.it/it/blog/diritto-condominiale-e-immobiliare/ripartizione-delle-spese-condominiali/
Timestamp: 2017-11-23 14:36:15+00:00

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L’obbligo dei singoli condomini di contribuire alle spese che si rendano necessarie per la conservazione ed il godimento delle parti comuni, nasce al momento in cui si rende necessario provvedere all’esecuzione dei lavori e non quando il debito venga esattamente determinato. Per tal motivo la Cass. N. 12013/2004 ha stabilito che in caso di sentenza di condanna contro un condominio per inosservanza di detto obbligo di conservazione, il condomino creditore che voglia agire per il recupero del proprio credito così come accertato in sentenza (sia per il credito principale che per le spese processuali), deve agire nei confronti di chi era condomino al momento in cui è sorto l’obbligo di conservazione e non contro colui che tale qualità rivesta al momento in cui viene quantificato giudizialmente il credito.
Sulla medesima posizione si era espressa la Cass. n.6323/2004 confermando che l’obbligo per i condomini, di conservazione dei beni comuni nasce quando si renda necessario eseguire le relative opere : in forza di tal assunto, in caso di compravendita di immobile è tenuto al pagamento di dette spese colui che è condomino al momento in cui le opere si rendano necessarie e non chi lo è al momento in cui l’assemblea ne approva la spesa. In conformità si confronti anche Cass. n.857/2000.
Ancora in tema di ripartizione delle spese condominiali, la Cass. n. 10805/2004 ha stabilito che in caso di controversia promossa da un condomino contro il condominio al fine di sentir dichiarare l’invalidità della delibera assembleare con la quale gli venga imputata una quota spese, la contestazione deve per forza di cose intendersi riferita all’invalidità dell’intero rapporto e non solo all’imputazione della singola quota spese. Ciò rileva in sede di determinazione del giudice competente per valore. Nel caso invece in cui l’oggetto di lite sia solamente un parte della spesa complessiva deliberata dall’assemblea, il valore della causa si determina in base all’importo contestato, per cui la decisione non implica una pronuncia concernente la voce di spesa nella sua globalità (Cass. n. 971/2001).
Infine i giudici della Suprema Corte hanno chiarito che per quanto concerne le spese di conservazione – nel caso specifico si trattava di sostituzione della caldaia – il criterio di ripartizione applicabile non può essere in proporzione all’uso (ex art. 1123, II comma, c.c.). Ne deriva che la ripartizione delle spese per la sostituzione della caldaia, va effettuata in base ai millesimi di proprietà e non secondo i millesimi di riscaldamento. Tal normativa è derogabile solamente in via contrattuale, per il tramite di una convenzione che obblighi tutti i condomini. Infatti non rientra nelle competenze dell’assemblea dei condomini, quella di derogare ai criteri legali di ripartizione delle spese in contrasto con quelli previsti per legge. Una siffatta delibera configurerebbe, infatti, una lesione dei diritti del singolo condomino, venendo a mutare il valore riconosciuto alla parte di edificio di sua esclusiva proprietà. (Cass. n.1420/2004)
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References: Cass. 
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1123