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Timestamp: 2019-03-25 17:09:37+00:00

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La difesa dei terreni privati dalla caccia in Polonia. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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settembre 30, 2018 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Krzysztof Wychowałek è un esponente di primo piano della Coalizione delle associazioni della Polonia contro la caccia (http://niechzyja.pl/) che da tempo si batte per contenere le pretese venatorie, in particolare sui terreni privati.
Una fonte rilevante di informazioni in proposito è in https://zakazpolowania.pl/.
In Italia, come noto, è in vigore l’assurdo art. 842 del Codice civile che consente l’accesso dei cacciatori nei fondi privati senza il consenso dei proprietari o dei conduttori dei fondi stessi.
Le uniche eccezioni sono i “fondi chiusi” o le esclusioni dal regime di “caccia programmata” quando vi siano particolari coltivazioni. Finora ha avuto ben poca attuazione la recente giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla c.d. obiezione di coscienza venatoria.
Krzysztof Wychowałek ci descrive la situazione in Polonia, da leggere con attenzione.
LA POLONIA LIMITA I PRIVILEGI DEI CACCIATORI
Negli ultimi anni in Polonia sono avvenuti molti cambiamenti in merito alla possibilità di andare a caccia nei terreni privati. Dai tempi dell’introduzione della legge sulla caccia da parte del governo comunista nel 1959, tutti gli animali selvatici vanno considerati come proprietà dello Stato e lo Stato stesso gestisce “i giochi”, decidendo quanti e quali animali si alleveranno e quanti ne saranno poi uccisi. Il diritto dei privati è stato posto in secondo piano rispetto ai bisogni dell’economia dei boschi e della caccia; questo è rimasto invariato anche con l’avvento della legge sulla caccia del 2005. Tutta la Polonia è divisa in “zone di caccia”: ne fanno parte sia i terreni pubblici (ad es. i boschi statali) sia gli innumerevoli terreni privati (boschi, prati e campi coltivati). Il diritto alla caccia spetta esclusivamente ai membri dell’associazione parastatale Associazione Polacca dei Cacciatori (PZŁ), le cui filiali amministrano singole zone di caccia, pagandone un prezzo simbolico annuale alle autorità comunali oppure all’amministrazione dei boschi statali. I proprietari privati, per questo titolo, non ottengono vantaggi, non hanno nemmeno la possibilità di vietare la caccia. I cacciatori possono, senza bisogno di alcun consenso da parte dei proprietari privati, entrare in ogni momento nei campi. Possono farlo anche con mezzi e costruire torrette di appostamento e organizzare “luoghi di attrazione” (trappole dove si lasciano carote o mais allo scopo di catturare animali selvatici) ma, prima di tutto, possono sparare agli animali. Come contropartita per svolgere l’economia di caccia, lo Stato ha trasferito sull’associazione polacca di caccia, l’obbligo di pagare i danni arrecati all’agricoltura, dagli animali selvatici. In pratica, però, gli agricoltori hanno avuto molti problemi ad ottenere i risarcimenti opportuni.
La valutazione dei danni e la quota del risarcimento erano stabilite dai cacciatori stessi, interessati a pagare quote minime. Molte filiali di caccia non svolgono alcuna attività atta a proteggere realmente i campi di coltivazione dagli animali selvatici; questo perché le associazioni radunano i cacciatori interessati ad uccidere animali per hobby, per un’avventura di un weekend oppure vendendo semplicemente la possibilità di caccia commerciale ai cacciatori provenienti dall’estero. Tali filiali tengono a far aumentare la popolazione dei cervi e dei cinghiali, fornendo nutrimento intenso agli animali durante l’inverno per poi poter avere nella stagione di caccia più possibilità di sparare. Il conflitto tra i proprietari dei terreni privati (in particolare agricoltori) e tra i cacciatori aumentava. Nel 2012 La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha emesso la sentenza “Hermann vs. Germania”: con tale sentenza si è stabilito che i proprietari dei terreni dovrebbero avere la possibilità di proibire la caccia sui loro appezzamenti sulla base di una clausola di coscienza, se le loro convinzioni e etica non accettano tale forma di uccisione degli animali. Nello stesso tempo in Polonia una coppia di agricoltori del Voivodato di Lubuskie, ha deciso di denunciare a un tribunale amministrativo il fatto di aver aggiunto il loro campo di 53 Ha alla filiale di caccia n. 47. Questi volevano costruire sul loro terreno degli stagni di allevamento, ma i cacciatori glielo impedirono, perché organizzavano su quel terreno battute di caccia, taglio di alberi, parcheggiavano fuoristrada, lasciavano i cani da caccia sciolti e sparavano. Il tribunale amministrativo della seconda istanza ha rivolto la domanda legale al tribunale costituzionale riguardante la conformità delle leggi sul diritto di caccia con la Costituzione della Repubblica Polacca. Nel luglio 2014 il Tribunale Costituzionale ha dichiarato che l’articolo 27 della legge sul diritto alla caccia non è conforme alla Costituzione e scadrà nel gennaio 2016. Il tribunale ha citato tra l’altro la decisione della CEDU e ha anche sostenuto che appropriarsi dei terreni con il regolamento di caccia in vigore, senza garantire al proprietario adeguati mezzi di protezione dei suoi diritti, è un’ingerenza eccessiva e immotivata contro il diritto alla proprietà. Nel gennaio 2016 l’Associazione ecologica Źródła, proprietaria di 5 Ha di bosco nel Voivodato di Łódzkie, ha incoraggiato la Camera Regionale Locale a far escludere questo terreno dalla filiale di caccia numero 315; questo perché un’Organizzazione il cui scopo principale è la protezione degli animali non può permettere di ucciderli sul terreno di sua proprietà. La camera rifiutò la proposta, argomentando che l’articolo 27 della legge sulla caccia era stato annullato dal tribunale costituzionale e dunque non esisteva più una legge che consente di assegnare o cambiare i confini delle filiali di caccia. L’organizzazione ha quindi presentato il caso al Tribunale Amministrativo. Nel dicembre 2016 il Tribunale ha pubblicato una sentenza che ha annullato l’assegnazione della filiale di caccia al terreno che apparteneva all’associazione.
Il Tribunale ha sottolineato che tutte le decisioni delle camere locali, prese in passato sulla base dell’articolo 27 del diritto di caccia, sono state attuate sulla base di leggi non costituzionali e attualmente non in vigore. Ogni proprietario di immobile può presentare richiesta di annullamento. Nello stesso tempo nel 2016 sono state emesse tre sentenze analoghe in altri voivodati. Dopo aver messo alla luce tale possibilità dall’associazione Źródła, dall’inizio del 2017 le lamentele presentate ai tribunali in casi analoghi sono state sporte da oltre 100 proprietari terrieri. Tutte le sentenze sono state identiche.
La maggioranza delle denunce sono state sollevate da contadini i quali non volevano la presenza dei cacciatori sui loro campi e volevano essere risarciti, non dalle filiali ma dal Ministero del Tesoro. I tribunali quasi automaticamente escludevano il terreno dell’interessato dalla filiale di caccia e, in 8 casi, hanno cancellato addirittura tutte le filiali di caccia. Anche se l’associazione Źródła assicurava aiuto legale e malgrado il sito informativo “zakazpolowania.pl” (“vietata la caccia”) molte persone non si decidevano ad intraprendere le vie legali a causa dei lunghi tempi e dei costi.
Nel 2018 la Camera dei Deputati Polacca ha approvato le nuove leggi sul regolamento del diritto di caccia, tra l’altro introducendo di nuovo l’articolo 27 nella forma che prende in considerazione le indicazioni del Tribunale Costituzionale.
Entro marzo 2020 le camere dei deputati locali dovranno di nuovo nominare le zone di caccia, stavolta consultando i loro confini con le organizzazioni che associano gli agricoltori, nonché fornendo 21 giorni affinché ogni proprietario terriero possa esprimere lamentele, osservazioni o note.
Alla proposta dei confini delle zone di caccia, il proprietario può chiedere di non includere il suo terreno alla zona, motivando tale osservazione con il carattere speciale dell’attività che svolge sul suo terreno. Solo nel 2020 sapremo se tali richieste saranno prese in considerazione oppure se tale strumento per la protezione dei diritti dei proprietari sarà una bolla di sapone. Se venisse fuori che le richieste dei proprietari non saranno prese in considerazione significherebbe che la sentenza del Tribunale Costituzionale del 2014 in realtà non sarà stata rispettata. I nuovi regolamenti hanno introdotto anche la possibilità di proibire di andare a caccia su terreno privato tramite una semplice dichiarazione presentata all’ufficio distrettuale (starostwo powiatowe). Il dichiarante non è obbligato in nessun modo né a segnare né a recintare il terreno sul quale decide il divieto. Il Sindaco consegna la dichiarazione all’associazione dei cacciatori e loro la devono rispettare. Tale terreno rimane in parte zona di caccia e i cacciatori possono entrarci senza autorizzazione da parte del proprietario (ad esempio per seguire le tracce e rincorrere un animale ferito, oppure spargere il mangime per gli animali che vengono nutriti d’inverno), ma non possono sparare.
Questa Legge è un effetto diretto della sentenza della CEDU del 2012 che, nel progetto iniziale, doveva riguardare solo le credenze religiose del proprietario quando queste si rivelavano contrarie all’uccisione di animali. Tuttavia il proprietario dovrebbe provare in sede processuale tali credenze. Infine, nel corso dei lavori della camera dei deputati su questa legge, all’ultimo momento sono state eliminate tali proposte (che non sarebbero probabilmente in linea con la Costituzione) e attualmente si può presentare la dichiarazione senza motivazioni. Purtroppo la legge è limitata esclusivamente alle persone fisiche (non riguarda le persone giuridiche), così un’associazione come Źródła non potrà usufruirne (nonché ad esempio le società che possiedono i terreni coltivati oppure boschi da reddito). In più le persone che usufruiranno di questo divieto saranno private della possibilità di ottenere risarcimento per i danni causati dagli animali selvatici. Le organizzazioni ecologiche radunate nella coalizione “Che Vivano!” progettano molte campagne volte ad incoraggiare la presentazione di tali dichiarazioni e proibire la caccia sui loro terreni. Tuttavia si intravede che probabilmente questa soluzione non interesserà gli agricoltori, bensì le persone che possiedono terreni ricreativi in campagna. Le leggi sotto questa forma sembrano violare la Costituzione (per esempio privando le organizzazioni di esercitare i loro diritti). La via al loro eventuale annullamento è complicata, specialmente nella situazione in cui il governo polacco ha eliminato l’indipendenza del Tribunale Costituzionale. Il cambiamento in vigore dal 2018 è l’introduzione della possibilità di presentare parere contrario da parte dei proprietari contro la caccia in gruppo.
La caccia in gruppo è una forma spesso presente in Polonia ma è una forma di divertimento crudele e atroce, in quanto numerosi cacciatori, nello stesso posto, sparano agli stormi di uccelli oppure agli animali che scappano dal bosco spaventati. Spesso le battute di caccia sono organizzate per cacciatori dalla Germania, dalla Francia e dall’Italia.
Da quest’anno tutte le battute di caccia devono essere dichiarate dai cacciatori almeno 14 giorni prima al Comune. Il Comune poi deve pubblicare date e luoghi sul proprio portale ufficiale e i proprietari dei terreni possono presentare parere contrario motivandolo con questioni di sicurezza (ad esempio i lavori sui campi già pianificati nella stessa data oppure delle attività ornitologiche per gruppi di persone ecc.). Purtroppo il monitoraggio eseguito dall’associazione Źródła mostra che la maggioranza delle associazioni dei cacciatori si disinteressa dei loro obblighi: non mandano informazioni al Comune nelle date previste, oppure mandano informazioni incomplete (assenza orari di inizio e fine e senza indicare il luogo).
Anche se le pubblicazioni arrivano agli uffici, capita che l’ufficio non conosca i nuovi regolamenti e non pubblichi le informazioni sul portale del Comune. Le battute di caccia in gruppo dovrebbero essere segnalate dall’organizzatore con targhe speciali di avviso, ma il Ministero dell’Ambiente non ha emesso in tempo un regolamento che descrive i modelli e le dimensioni di tali targhe. Quest’obbligo dunque, con tutta probabilità, non sarà seguito rigorosamente dai cacciatori. Le associazioni ecologiche hanno intenzione di osservare nei minimi dettagli tale situazione, e di denunciare alla Polizia i casi di mancato obbligo dei cacciatori di:
comunicare il luogo e la data della battuta di caccia
mancata identificazione del luogo tramite targhe,
al fine di salvaguardare turisti e/o cercatori di funghi dal non essere stati messi in guardia del pericolo.
Nel corso dei lavori di aggiornamento legislativo il progetto di legge non ha ottenuto l’approvazione dei Deputati.
Il progetto introduceva un registro elettronico di caccia in cui ognuno avrebbe potuto verificare comodamente i luoghi e le date della battuta di caccia. Magari un giorno sarà possibile tornare a questa iniziativa.
In Polonia, che conta 38,5 milioni di abitanti, ci sono circa centoventimila cacciatori registrati. L’accettazione di questo hobby è però bassa. In una ricerca del dicembre 2016 risulta che solo il 10% dei polacchi sosteneva la caccia. Le attività per la limitazione dei privilegi dei cacciatori sono viste in modo positivo dalla società. Favorevole è anche una grande parte dei media e addirittura una grande parte dei rappresentanti del Governo attuale. Si dice altresì che i cambiamenti a favore degli animali previsti dalla legge sulla caccia, accettati all’ultimo momento dalla Camera dei Senatori, sia un effetto dell’intervento personale del Presidente del partito al governo Jarosław Kaczyński, il quale molte volte si è espresso pubblicamente in modo critico nei confronti dei cacciatori.
Lince europea ((Lynx lynx, foto Raniero Massoli Novelli)
settembre 30, 2018 alle 7:12 am
La caccia é un abominio da abolire senza se e senza ma tutti gli escamotage giuridici atti ad evitare l’ingresso dei cacciatori nei terreni privati sono solo pannicelli caldi.
settembre 30, 2018 alle 9:59 am
forza Kaczyński!
ottobre 1, 2018 alle 5:14 am
novembre 20, 2018 alle 2:46 pm
realtà della caccia in Spagna.
da La Stampa, 18 novembre 2018
Dramma della caccia: 12 cani cadono nel vuoto inseguendo un cervo: https://www.lastampa.it/2018/11/18/societa/dramma-dei-cani-da-caccia-cadono-nel-vuoto-inseguendo-un-cervo-ApSH295oima3WjXWwSCKjL/pagina.html
Cani da caccia e il cervo caduti in un dirupo, parla il regista che ha diffuso il video: “La società deve giudicare ciò che per i cacciatori è normale”.
Domínguez: «Era giusto farlo vedere». Il proprietario degli animali si difende: è morto solo un quattrozampe e uno è rimasto ferito. Gli altri sono rimasti illesi: https://www.lastampa.it/2018/11/20/societa/cani-giudicare-caccia-deve-che-cervo-caduti-per-cacciatori-dirupo-parla-normale-regista-che-ha-diffuso-il-video-la-societ-sxdKbTeM7i1MklpDPsQtIK/pagina.html
settembre 30, 2018 alle 10:55 am
La difesa dei terreni privati dalla caccia in Polonia. – Fratello Albero
Stop alla proposta di legge regionale sarda sul governo del territorio, la legislatura finisce qui. Usi civici a Civitavecchia.

References: art. 842
 sentenza 
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e contrario
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