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Timestamp: 2019-11-19 02:49:45+00:00

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Art. 2963 codice civile - Computo dei termini di prescrizione - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 2963 Codice civile
I termini di prescrizione contemplati dal presente codice e dalle altre leggi si computano secondo il calendario comune [155, 2 c.p.c.].
Se nel mese di scadenza manca tale giorno, il termine si compie con l'ultimo giorno dello stesso mese (1).
(1) Il conto del termine di prescrizione va fatto in base al calendario comune, con esclusione del giorno iniziale (il cosiddetto dies a quo) e considerando invece quello finale (dies ad quem); se il periodo è computato in anni, mesi o giorni, si fa riferimento alla scadenza dei medesimi, senza tener conto se l'anno è bisestile o degli effettivi giorni del mese. Se scade in un giorno festivo, è spostato di diritto al giorno seguente non festivo. Se invece il termine è a mese si segue in criterio ex nominatione, secondo cui esso scade nel giorno corrispondente a quello del mese iniziale; se nel suddetto mese manca il giorno in questione, il termine si ompie con l'ultimo giorno del medesimo mese.
“ Dies coeptus pro completo habetur ”
Il giorno cominciato si ritiene trascorso
“ Ex nominatione dierum ”
Secondo la denominazione dei giorni
Spiegazione dell'art. 2963 Codice civile
Questi due articoli, corrispondenti, in sostanza, agli articoli 2133 e 2134 abrogati, regolano il computo del termine prescrizionale. Quale momento in cui deve ritenersi compiuta la prescrizione è stabilito l'ultimo giorno del termine. È necessario, dunque, che il dies finale, ad quem, sia interamente decorso, che la durata, cioè, si sia protratta fino alla mezzanotte che va dal detto giorno a quello successivo ; in altri termini, non si calcolano le ore, cioè le frazioni del giorno ; è questa la computazione civile che consiste nel considerare il giorno quale unità di tempo, diversamente dalla computazione naturale, in cui si procede di momento in momento. Il giorno finale, deve, quindi, essere interamente decorso e solo in quello che segue subito può invocarsi la prescrizione ; non vale, perciò, nel nostro diritto la regola romana del dies coeptus pro completo habetur. Positivamente enunciata oggi è la massima — però accolta già dalla dottrina nel silenzio del codice del 1865 — che nel termine non si deve computare il giorno iniziale: dies a quo non computatur in termino.
Ultimo giorno festivo
Se l'ultimo giorno del termine è festivo, esso è, di diritto, prorogato al giorno seguente non festivo ; così il codice con norma nuova ma correlativa all'analoga sancita da quello di procedura (art. 1554). Si noti, pero, che tale proroga è possibile solo se festivo sia l'ultimo giorno del termine, perché resta sempre fermo il principio che i giorni festivi si computano nel decorso del termine.
Prescrizioni che si compiono a mesi
Per le prescrizioni che si compiono a mesi, il nuovo codice abbandona il sistema dell'art. 2133: questo stabiliva che, in siffatta ipotesi, il mese si computava di trenta giorni ; non si tenevano, quindi, in alcun conto le differenze che, secondo il calendario gregoriano, risultavano tra i vari mesi ; questa disposizione — dalla dottrina giustamente ritenuta di carattere singolare, vale a dire, ristretta alle sole prescrizioni a mesi e non estensibile nè alle altre né alle decadenze costituiva un'eccezione al principio del calcolo dei mesi ex nominatione dierum, ma essa non è stata mantenuta dal nuovo codice che stabilisce, invece, doversi i mesi calcolare a giorni interi e questi essere tanti quanti per ciascun mese sono stabiliti dal calendario comune. Una volta fermato il principio che la prescrizione a mesi si verifica nel mese di scadenza, e nel giorno di questo corrispondente al giorno del mese a quo, si comprende il contenuto dell' ult. capoverso dell'art. 2963 per cui se nel mese ad quem, manca il giorno corrispondente a quello iniziale, il termine si compie allo scadere dell'ultimo giorno dello stesso mese, è ancor qui enunciato il criterio della computazione civile.
Massime relative all'art. 2963 Codice civile
Cass. civ. n. 13406/2017
(Cassazione civile, Sez. VI-lav., ordinanza n. 13406 del 26 maggio 2017)
Cass. civ. n. 22699/2013
Per i termini mensili o annuali, fra i quali è compreso quello di decadenza dall'impugnazione ex art. 327 c.p.c., si osserva, a norma degli artt. 155, secondo comma, c.p.c. e 2963, quarto comma, c.c., il sistema della computazione civile, non "ex numero" bensì "ex nominatione dierum", nel senso che il decorso del tempo si ha, indipendentemente dall'effettivo numero dei giorni compresi nel rispettivo periodo, allo spirare del giorno corrispondente a quello del mese iniziale; analogamente si deve procedere quando il termine di decadenza interferisca con il periodo di sospensione feriale dei termini: in tal caso, infatti, al termine annuale di decadenza dal gravame, di cui all'art. 327, primo comma, c.p.c., devono aggiungersi 46 giorni computati "ex numeratione dierum", ai sensi del combinato disposto dell'art. 155, primo comma, stesso codice e dell'art. 1, primo comma, della legge 7 ottobre 1969, n. 742, non dovendosi tenere conto dei giorni compresi tra il primo agosto e il quindici settembre di ciascun anno per effetto della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale. Ne consegue che si verifica il doppio computo del periodo feriale nell'ipotesi in cui, dopo una prima sospensione, il termine iniziale non sia decorso interamente al sopraggiungere del nuovo periodo feriale.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 22699 del 4 ottobre 2013)
Cass. civ. n. 18353/2007
Il principio della sottrazione alla decadenza del soggetto incorsovi per cause a lui non imputabili, desumibile dal sistema normativo complessivo e dall'evoluzione giurisprudenziale, deve affermarsi anche in materia di contenzioso tributario, in forza dell'applicazione in via analogica degli art. 2963, terzo comma, c.c. e dell'art. 155. quarto comma, c.c.; ne consegue, ai fini della proroga dei termini per effetto del mancato funzionamento degli uffici giudiziari, che detto termine scadrà il giorno immediatamente successivo a quello del mancato o irregolare funzionamento, sempre che la parte interessata offra la prova del disfunzionamento attraverso la produzione della dichiarazione di accertamento del dirigente dell'ufficio giudiziario.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 18353 del 31 agosto 2007)
Cass. civ. n. 15832/2004
In tema di computo dei termini di prescrizione, l'art. 2963, terzo comma, c.c., secondo il quale «se il termine scade in giorno festivo, è prorogato di diritto al giorno seguente non festivo» configura un principio generale applicabile, in assenza di diversa previsione, anche in materia di decadenza, atteso che l'art. 2964 c.c. dichiara inapplicabili alla decadenza soltanto le norme relative alla interruzione ed alla sospensione della prescrizione e che le norme disponenti decadenze devono essere interpretate in senso favorevole al soggetto onerato e, quindi, secondo il criterio del tempo utile.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 15832 del 13 agosto 2004)
Cass. civ. n. 7925/1999
Anche al calcolo dei termini per il periodo di comporto si applica il principio secondo cui le norme previste dagli artt. 2963 c.c. e 155 c.p.c. non hanno carattere inderogabile, sicché ben possono le parti, nella loro autonomia negoziale, disporre in modo diverso. (Nel caso di specie la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., nell'interpretare l'art. 30 del C.C.N.L. per i dipendenti delle aziende produttrici di laterizi del 1991 aveva ritenuto che, ai fini del periodo di comporto, il computo dei termini dovesse essere effettuato calcolando il mese secondo una durata convenzionale astratta di trenta giorni anziché secondo il calendario comune).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7925 del 22 luglio 1999)

References: Articolo 2963

Cass. 

Cass. 
 art. 327
 sentenza 

Cass. 
 art. 2963
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza