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IL 2014: L ANNO DELLE CONTRADDIZIONI E DELLE SPERANZE 8 CAPITOLO I ROM E SINTI IN ITALIA 11 - PDF
IL 2014: L ANNO DELLE CONTRADDIZIONI E DELLE SPERANZE 8 CAPITOLO I ROM E SINTI IN ITALIA 11
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1 2 RAPPORTO ANNUALE 20143 4 IL 2014: L ANNO DELLE CONTRADDIZIONI E DELLE SPERANZE 8 CAPITOLO I ROM E SINTI IN ITALIA DATI E NUMERI EXCURSUS STORICO: DALLO STATO DI EMERGENZA ALLA STRATEGIA NAZIONALE L APPLICAZIONE DELLA STRATEGIA NAZIONALE PER L INCLUSIONE DEI ROM ROM E SINTI IN EMERGENZA ABITATIVA. LA POLITICA DEI "CAMPI" GLI SGOMBERI FORZATI NEL I BAMBINI ROM: MINORI SENZA DIRITTI DISCORSI D'ODIO, DISCRIMINAZIONE E ATTACCHI VIOLENTI 32 CAPITOLO II ROM E SINTI NELLA CITTÀ DI ROMA PREMESSA GENERALE. IL TRIENNIUM HORRIBILE DEI ROM A ROMA GLI INSEDIAMENTI A ROMA NEL I «VILLAGGI DELLA SOLIDARIETÀ» IL «VILLAGGIO DELLA SOLIDARIETÀ» DI LOMBROSO IL «VILLAGGIO DELLA SOLIDARIETÀ» DI CANDONI IL «VILLAGGIO DELLA SOLIDARIETÀ» DI GORDIANI IL «VILLAGGIO DELLA SOLIDARIETÀ» DI CAMPING RIVER IL «VILLAGGIO DELLA SOLIDARIETÀ» DI CASTEL ROMANO IL «VILLAGGIO DELLA SOLIDARIETÀ» DI SALONE I CENTRI DI RACCOLTA ROM IL CENTRO DI RACCOLTA DI VIA SALARIA IL CENTRO DI RACCOLTA DI VIA AMARILLI 505 IL CENTRO DI RACCOLTA BEST HOUSE ROM IL CENTRO DI RACCOLTA DI VIA SAN CIPIRELLO IL CENTRO DI RACCOLTA DI VIA TORALDO I CAMPI NON ATTREZZATI E GLI INSEDIAMENTI INFORMALI LA SCOLARIZZAZIONE DEI BAMBINI ROM A ROMA. NUMERI E COSTI I ROM A ROMA. CRONACA DI UN ANNO DI SPERANZA E ILLUSIONI GLI SGOMBERI FORZATI E LE PROTESTE DEI ROM DA NOMADI A ROM IL TAVOLO REGIONALE L ASSESSORATO A GUIDA CUTINI E LA PROPOSTA DI UN REGOLAMENTO PER GLI INSEDIAMENTI ROM LA MULTINAZIONALE DEL BRICOLAGE E IL CAMPO IMMIGRATI E ROM RENDONO PIÙ DELLA DROGA L IMPEGNO DI MARINO IL PASSO INDIETRO 65 CAPITOLO III ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO: AZIONI E RISULTATI RAGGIUNTI 67 DENUNCIAMO LE DISCRIMINAZIONI/PROMUOVIAMO I DIRITTI UMANI 68 RICERCA E MONITORAGGIO 68 ADVOCACY 70 SGOMBERI 73 CONVEGNO ITALIAROMANÌ 73 LE CAMPAGNE 75 ROMA: NUN FA LA STUPIDA! #DISCRIMINARECOSTA 75 DAVIDE CONTRO GOLIA: LA MULTINAZIONALE LEROY MERLIN E IL NUOVO CAMPO A LA BARBUTA 76 AZIONI LEGALI 77 RICONOSCIMENTI 77 CONTRASTIAMO I DISCORSI D ODIO 786 FORMIAMO GLI ATTIVISTI ROM E SINTI PERCHÉ SIANO PROTAGONISTI DEL CAMBIAMENTO 80 PROMUOVIAMO I DIRITTI DEI BAMBINI 83 DANZARE LA VITA 83 SAR SAN INFORMIAMO E SENSIBILIZZIAMO PER SMONTARE STEREOTIPI E PREGIUDIZI 86 ALCUNI EVENTI ORGANIZZATI 86 ROM, CITTADINI DELL ITALIA CHE VERRÀ: VIDEO PER SMONTARE I PREGIUDIZI 88 SEMINARI PER I GIORNALISTI 88 IL CALENDARIO: VIAGGIO TRA ROM E SINTI NELL ITALIA CHE LAVORA 89 I NOSTRI SOSTENITORI 91 LA NOSTRA RETE 927 8 Il Rapporto annuale 2014 dell Associazione 21 luglio è dedicato alla memoria di FABRIZIO CASAVOLA e PIERO COLACICCHI, amici dei rom e difensori dei diritti umani, scomparsi nel 20149 IL 2014: L ANNO DELLE CONTRADDIZIONI E DELLE SPERANZE Carlo Stasolla, presidente Associazione 21 luglio Lo "Stato di Emergenza Nomadi si è definitivamente concluso nel L anno prima ci era stata consegnata la Strategia Nazionale per l Inclusione dei Rom, redatta dal Governo italiano in attuazione alla Comunicazione n. 173/2011 della Commissione Europea. Dopo il buio del periodo emergenziale, una nuova stagione carica di attese - sembrava profilarsi all orizzonte. Nell immaginario collettivo italiano la presenza dei rom e dei sinti viene ritenuta come numericamente rilevante in quanto percepita come fastidiosa, molestatrice e attentatrice alla pubblica sicurezza. In realtà, se guardiamo i numeri, scopriamo che in Europa l'italia ha una delle percentuali più basse di rom: lo 0,25% sul totale della popolazione residente nel nostro Paese. Se poi scendiamo nel dettaglio scopriamo che i rom e i sinti visibili sono coloro che vivono il disagio abitativo che in Italia equivale solo per loro alla probabile condanna ad una vita all interno dei cosiddetti campi nomadi. La percentuale precipita così verso un misero 0,06% in quanto riferita ai rom e sinti che in Italia vivono in insediamenti formali e informali, sui circa rom e sinti residenti nel nostro Paese. Uno 0,06% identificato negli anni precedenti come una emergenza nazionale e per il quale l Italia si è impegnata a stendere davanti all Europa una Strategia Nazionale per l Inclusione dei Rom. Il primo Rapporto annuale dell Associazione 21 luglio indaga sull anno appena passato per individuare la trama che ha intessuto la storia dei rom e dei sinti e delle politiche ad essi rivolte nel periodo considerato. Se puntiamo la lente sul 2014 è possibile affermare che in Italia il varo della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti (SNIR) e il cambio di direzione da essa paventato, non hanno significato un sostanziale mutamento delle condizioni di vita delle comunità rom e sinte. L approccio emergenziale che nei propositi doveva essere definitivamente abbandonato ha rappresentato il leitmotiv di ogni azione pubblica e si è andato declinando nei dodici mesi considerati in numerose operazioni di sgombero forzato (più di 230 nelle città di Roma e Milano) e nella ideazione e progettazione di nuovi campi nomadi (due nella sola città di Roma). Nell anno passato l Italia è stata oggetto del secondo ciclo della Revisione Periodica Universale (UPR) effettuata dallo Human Rights Council delle Nazioni Unite. Tra gli addetti ai lavori non ha sorpreso che le raccomandazioni rivolte all Italia abbiano trattato anche la condizione di rom e sinti, e tra queste numerose si concentrano sull effettiva applicazione della Strategia Nazionale, dimostrando come questo tema venga ritenuto prioritario anche dalla comunità internazionale. La maggioranza dei campi nomadi italiani anche quelli organizzati e gestiti dalle autorità locali - rientrano nella definizione di baraccopoli adottata dalla UN-HABITAT delle Nazioni Unite. Sono molteplici gli elementi di criticità che, da Torino a Palermo - 810 passando per Roma e Napoli sono stati riscontrati e che li hanno resi come luoghi di sospensione dei diritti umani. La segregazione abitativa, l esclusione sociale e la discriminazione, anche istituzionale, hanno un effetto devastante soprattutto sulla condizione di vita dei minori rom. La vita di un minore rom che nel nostro Paese vive in un insediamento formale o informale è fortemente condizionata dal contesto abitativo che segna il suo presente e che orienta irreversibilmente il suo futuro. Sono i numeri a condannare la sua esistenza sin dalla nascita. Non avrà alcuna possibilità di accedere ad un percorso universitario mentre le possibilità di poter frequentare le scuole superiori non supereranno l 1%. Avrà una possibilità su 5 di non iniziare mai il percorso scolastico. Soprattutto in tenera età saranno 60 volte in più le probabilità - rispetto ad un suo coetaneo non rom - di essere segnalato dal Servizio Sociale e di entrare nel sistema italiano di protezione dei minori. La sua aspettativa di vita risulterà mediamente più bassa di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione, mentre da adolescente avrà 7 possibilità su 10 di sentirsi discriminato a causa della propria etnia. Esiste un nesso diretto tra politiche discriminatorie e segregative e l antigitanismo così diffuso e radicato nel nostro Paese. Secondo i dati diffusi nel 2014 da un autorevole istituto di ricerca americano che ha indagato l entità dei sentimenti antizigani in 7 Paesi europei (Italia, Regno Unito, Germania, Spagna, Francia, Grecia e Polonia), il nostro Paese conquista addirittura il primato. In Italia storicamente rom e sinti rientrano tra i capri espiatori d eccellenza verso cui rigurgitare malcontento e rabbia, soprattutto in momenti di congiuntura economica sfavorevole. Si comprende allora come sia potuto accadere che nel marzo 2014, in prossimità della Giornata mondiale contro il razzismo, un cartello recante la scritta È severamente vietato l ingresso agli zingari, anche davanti al negozio sia apparso sulla vetrina di un esercizio commerciale a Roma. Le cause della diffusa pervasività del discorso antizigano vanno ricercate in vari settori della società, ma è sugli esponenti politici e sugli operatori dell informazione che ricade buona parte della responsabilità. Nel 2014, secondo i dati raccolti dall Osservatorio 21 luglio, dei 443 episodi di discorsi d odio contro i rom registrati in totale, l 87% è riconducibile a esponenti politici. L antiziganismo non è un fenomeno a impatto neutrale, non si limita a una mera questione di opinione, ma ha delle gravi ripercussioni più o meno evidenti che lo connotano come un fenomeno altamente pericoloso, e quindi come tale deve essere considerato: una minaccia per una società democratica effettivamente plurale ed inclusiva. La città di Roma dove risiede un quinto dei rom in disagio abitativo in Italia rappresenta la cartina di tornasole delle politiche rivolte nel nostro Paese nei confronti di rom e sinti. Nella Capitale il 2014 resta impresso nella memoria come l anno di Mafia Capitale dove finalmente è emerso in forma dirompente come riprendendo le parole di Salvatore Buzzi - «i zingari rendono più della droga». Roma è la Capitale dei «villaggi della solidarietà» e la Capitale degli sgomberi forzati trentaquattro nel solo Azioni di sgombero funzionali ad acquisire consenso, lesive dei diritti umani e dispendiose dal punto di vista economico. L esempio della sgombero forzato di via Val d Ala, realizzato il 9 911 luglio 2014, è emblematico. Il gioco dell oca che ha portato 39 rom dall insediamento di via Val d Ala alla protesta davanti agli uffici comunali e municipali, e poi nell ex Fiera di Roma, e poi al rimpatrio in Romania, e poi, dopo 8 mesi, nell insediamento di via Val d Ala punto di partenza - è costato quasi euro. Amministratori incapaci da 20 anni di conoscere ed affrontare la situazione abitativa di rom, dirigenti inadeguati, alcuni elementi di un associazionismo interessato al guadagno. Sono questi gli attori chiave delle politiche romane che hanno scandito il 2014 come l anno delle contraddizioni. In tali contraddizioni si innesta il lavoro dell Associazione 21 luglio descritto nel terzo capitolo del Rapporto. Un lavoro duro, costante, sempre sul pezzo, che come una goccia è destinato nel tempo a bucare la roccia dell ignoranza e del razzismo. In un 2014 carico di evidenti contraddizioni, tali gocce appaiono come speranze. Quelle più chiare sono tre: una diffusa e maturata consapevolezza tra gli amministratori sulla necessità di superare definitivamente i campi nomadi ; una nuova sensibilità dell opinione pubblica nel condannare con determinazione e fermezza forme di razzismo e discriminazione verso i rom; un nuovo gruppo di rappresentanza incarnato da giovani sinti e rom che, attraverso corsi e stage, si stanno formando a prendere in mano con responsabilità e maturità la loro esistenza e quella delle loro comunità. È partendo dai loro sogni e dalle loro attese che l Associazione 21 luglio vuole guardare al futuro. 1012 ROM E SINTI IN ITALIA CAPITOLO I13 RAPPORTO ANNUALE - ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO ONLUS Anno DATI E NUMERI I rom rappresentano la minoranza più consistente presente sul suolo europeo. Nei Paesi membri del Consiglio d Europa (47 Paesi membri, circa 800 milioni di cittadini) la presenza di appartenenti alle comunità rom è stimata intorno ai 12 milioni di individui, mentre sono circa 6 milioni i rom che vivono all interno dell Unione Europea 1. La presenza di rom e sinti in Italia è stimata dal Consiglio d Europa tra i e i , costituendo circa lo 0,25% del totale della popolazione italiana, una tra le percentuali più basse d Europa 2. Nonostante nell immaginario collettivo, anche grazie al ripetuto etichettamento effettuato dai media, continuino a essere considerati nomadi, soltanto una ristretta percentuale (3%) di rom e sinti ad oggi risulta perseguire uno stile di vita effettivamente itinerante 3, mentre sono circa le persone rom e sinte che risiedono nei cosiddetti campi 4. Circa la metà dei rom e sinti presenti in Italia ha la cittadinanza italiana, mentre si stima che circa il 60% del totale abbia meno di 18 anni 5. Il mancato riconoscimento dello status giuridico risulta un grave ostacolo per il godimento di diritti fondamentali per almeno minori rom nati e cresciuti in Italia ma a rischio apolidia 6. ROM E SINTI IN ITALIA. ALCUNI NUMERI 12 milioni in Europa di cui 6 milioni nell Unione Europea Circa in Italia, lo 0,25% della popolazione totale Solo il 3% è effettivamente nomade Il 50% ha cittadinanza italiana Circa vivono nei campi Il 60% ha meno di 18 anni minori apolidi/a rischio apolidia I dati presentati sono frutto di stime (con ogni probabilità sotto-stime), vista l assenza di dati certi riguardo le comunità rom e sinte presenti in Italia 7. Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle comunità rom, la maggior parte sembrerebbe concentrarsi nel Lazio, in Lombardia, Calabria e Campania 8. Numeri relativamente consistenti si registrano anche in Piemonte, Abruzzo e Veneto 9. Un quarto dei rom che risiedono nei campi vive nella Regione Lazio, mentre si arriva al 51% se si prendono in considerazione anche Lombardia e Piemonte14 1. ROM E SINTI IN ITALIA 2 EXCURSUS STORICO: DALLO STATO DI EMERGENZA ALLA STRATEGIA NAZIONALE Sebbene le prime politiche segreganti nei confronti di rom e sinti siano databili agli anni 60 e la loro successiva istituzionalizzazione, attraverso l emanazione di Leggi Regionali ad hoc, risalga agli anni 80, il periodo dell emergenza nomadi varato nel 2008 ha rappresentato l apice di un approccio improntato alla sicurezza e al controllo che si è tradotto in politiche discriminatorie e sistematiche violazioni dei diritti umani. La stagione emergenziale inizia il 21 maggio 2008, quando l allora presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi dichiara lo «stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi» nelle Regioni Lazio, Campania e Lombardia. Con le ordinanze che accompagnano il decreto presidenziale i prefetti di Roma, Napoli e Milano vengono nominati commissari delegati «per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza». Secondo il Governo, la dichiarazione dello stato di emergenza si rende necessaria per l «estrema criticità determinatasi» a causa della «presenza di numerosi cittadini extracomunitari irregolari e nomadi che si sono stabilmente insediati nelle aree urbane [e] considerato che detti insediamenti, a causa della loro estrema precarietà, hanno determinato una situazione di grave allarme sociale, con possibili gravi ripercussioni in termini di ordine pubblico e sicurezza per le popolazioni locali [ ] che mettono in serio pericolo l ordine e la sicurezza pubblica». L emergenza nomadi, inizialmente di durata annuale, viene nuovamente rinnovata nel maggio del 2009 ed estesa alle Regioni Veneto e Piemonte, e nel dicembre 2010 viene ulteriormente rinnovata fino al 31 dicembre L EMERGENZA NOMADI. GLI ANNI DEI DIRITTI VIOLATI Nel contesto emergenziale, i commissari straordinari hanno potuto agire in deroga a varie norme dell ordinamento nazionale, tra cui numerose disposizioni della L. 241/1990 sul procedimento amministrativo, che dispone importanti garanzie a tutela di persone interessate da procedimenti amministrativi, tra cui ad esempio le azioni di sgombero. Le principali violazioni dei diritti umani occorse nel periodo emergenziale hanno riguardato principalmente il diritto a un alloggio adeguato, il diritto al rispetto della vita privata e familiare e il divieto di discriminazione, con gravi ripercussioni sul godimento di numerosi altri diritti umani, comportando inoltre voci di spesa elevatissime 11 : 1315 RAPPORTO ANNUALE - ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO ONLUS Anno 2014 Sistematiche campagne di sgomberi e trasferimenti forzati; Trasferimento di intere comunità all interno di insediamenti formali per soli rom (i c.d. campi nomadi ) con condizioni abitative al di sotto degli standard, ulteriormente deteriorate dall incremento del numero di abitanti; Fotosegnalamento e rilievo dattiloscopico, indipendentemente dallo status giuridico, che in alcuni casi ha coinvolto anche i minori. I decreti e le ordinanze emergenziali, insieme ai regolamenti firmati dai commissari straordinari per la gestione dei campi formali di Lazio e Lombardia, vengono impugnati dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e dai sigg. H.S. e A.R. di fronte al TAR del Lazio. Il TAR si pronuncia nel luglio del 2009, accogliendo solo in parte il ricorso e annullando le disposizioni relative al fotosegnalamento e alcune norme dei regolamenti per la gestione degli insediamenti formali. Il Governo mantiene la propria linea e presenta ricorso contro la sentenza del TAR di fronte al Consiglio di Stato, che si pronuncia nel novembre del 2011, andando oltre la decisione del Tribunale amministrativo di primo grado e sancendo «l illegittimità del DPCM del 21 maggio 2008», ovvero considera illegittimo l intero impianto alla base dell emergenza nomadi e di conseguenza tutti gli atti commissariali realizzati. Nel febbraio 2012, il nuovo Governo presieduto da Mario Monti e con Andrea Riccardi ministro per la cooperazione e l integrazione, presenta ricorso per Cassazione contro la sentenza del Consiglio di Stato. In quell occasione il Governo ribadisce la natura tecnica del ricorso, ma la posizione risulta ambigua e solleva un ventaglio di critiche da parte di autorevoli organizzazioni per i diritti umani, incluse Amnesty International, Human Rights Watch, ERRC e Open Society Foundations. La parabola emergenziale giunge definitivamente a termine nell aprile del 2013, quando la Cassazione rigetta il ricorso del Governo e conferma la precedente sentenza del Consiglio di Stato, ma gli strascichi del suo approccio incentrato su sicurezza e controllo continuano a influenzare l azione nei confronti di rom e sinti in vari Comuni italiani. Nonostante il diritto internazionale preveda per le vittime di violazioni di diritti umani il diritto ad accedere a un rimedio effettivo, in Italia non è stato previsto nessun meccanismo in tal senso per coloro che hanno subito violazioni dei propri diritti entro il contesto emergenziale. Il tramonto della stagione emergenziale, avvenuto a colpi di sentenze di Tribunali, si affianca, nell arena europea, a un incremento dell attenzione nei confronti di rom e sinti da parte della Commissione Europea, un processo precedentemente avviato in occasione dell allargamento dell UE e che culmina nell aprile del 2011 con la Comunicazione 173 Quadro dell UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al Il documento afferma a chiare lettere che 1416 1. ROM E SINTI IN ITALIA l inclusione dei rom rientra tra le priorità dell Unione Europea e richiede agli Stati membri di presentare entro la fine del 2011 un piano strategico composto da interventi integrati tra loro che si articolino in particolare su quattro settori chiave: istruzione, alloggio, salute e impiego. Il Governo italiano adotta la Strategia Nazionale di inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti (SNIR) nel febbraio del LA STRATEGIA NAZIONALE PER L INCLUSIONE DEI ROM. È LA SVOLTA? Il varo della Strategia Nazionale di inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti (SNIR) nel febbraio del 2012 e il cambio di direzione da essa paventato non hanno significato un sostanziale mutamento delle condizioni di vita delle comunità rom e sinte. Durante questa fase di stallo, a metà tra il definitivo abbandono dell approccio emergenziale e l effettiva attuazione della SNIR, si continua ad assistere, in particolare fino a fine 2012 e per tutto il 2013, a numerose operazioni di sgombero forzato in deroga alle garanzie procedurali previste dal diritto internazionale e i cosiddetti campi nomadi continuano a essere la principale soluzione abitativa destinata dalle autorità alle famiglie rom e sinte in condizione di emergenza abitativa. 3 L APPLICAZIONE DELLA STRATEGIA NAZIONALE PER L INCLUSIONE DEI ROM Il documento presentato dal Governo italiano, per tramite dell Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (UNAR) - che riveste la funzione di Punto di Contatto Nazionale per l attuazione della SNIR - presenta un approccio fondato sui diritti umani e prevede l adozione di interventi integrati tra loro che si articolano sulle 4 aree cardine indicate dalla Commissione Europea (alloggio, salute, impiego e istruzione). LA STRATEGIA NAZIONALE: GOVERNANCE E OBIETTIVI La struttura di governance della Strategia prevede: Una Cabina di regia interministeriale, organo di coordinamento e indirizzo politico, cui prendono parte i Ministeri pertinenti e coadiuvata per gli aspetti operativi e di coordinamento dal Punto di Contatto Nazionale; 1517 RAPPORTO ANNUALE - ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO ONLUS Anno 2014 Il Punto di Contatto Nazionale, funzione ricoperta dall UNAR, organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, fornisce assistenza tecnica e ricopre un ruolo di coordinamento, in affiancamento fino al febbraio 2014 al Ministero per l integrazione e da maggio 2014 al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in particolare nella persona del sottosegretario di Stato Franca Biondelli che ha ricevuto la delega alle politiche di integrazione; Una Cabina di regia regioni ed enti locali, composta dalle tre organizzazioni di riferimento degli enti locali: la Conferenza Nazionale delle Regioni, l ANCI, e l Unione delle Province Italiane; Tavoli tematici nazionali sui quattro assi di intervento prioritario (alloggio, istruzione, salute e impiego), coordinati dai Ministeri di riferimento; Tavoli regionali/locali, che vedono la partecipazione degli uffici regionali interessati, delle Province e dei Comuni e di rappresentanti della società civile; Un Forum delle Comunità rom e sinte, con funzioni di interfaccia, relazione e concertazione coi Tavoli nazionali e con la Cabina di Regia (non ancora costituito); Gruppi di lavoro ad hoc (status giuridico, gap statistico e finanziamenti europei). L obiettivo generale della Strategia è di «promuovere la parità di trattamento e l inclusione economica e sociale della comunità RSC, assicurare un miglioramento duraturo e sostenibile delle loro condizioni di vita, renderne effettiva e permanente la responsabilizzazione e la partecipazione alla vita politica e sociale del Paese, nonché favorire il godimento dei diritti garantiti dalla Costituzione e dalle Convenzioni internazionali ratificate dall Italia». Con particolare riguardo ai minori, la Strategia afferma che «è auspicabile un approccio globale, che non separi artificiosamente i temi della scolarizzazione, delle soluzioni abitative in ambienti decorosi, della valorizzazione delle specificità culturali, della salute, del tempo libero e dell integrazione degli adulti di riferimento». Tra gli assunti di rilievo della Strategia si rilevano l impegno ad abbandonare definitivamente l approccio emergenziale, improntato a una logica di sicurezza e controllo, e il definitivo abbandono della politica dei campi nomadi, che ha «alimentato negli anni il disagio abitativo fino a divenire da conseguenza, essa stessa presupposto e causa della marginalità spaziale e dell esclusione sociale per coloro che subivano e subiscono una simile modalità abitativa». La Strategia rappresenta un decisivo cambio di rotta rispetto all approccio sicuritario che permeava l impianto emergenziale e presenta elementi innovativi. Si rilevano tuttavia carenze dal punto di vista dell identificazione di obiettivi quantificabili e dell assenza di indicatori di risultato, nonché riguardo gli aspetti relativi al reperimento delle risorse per la sua attuazione e all assenza di un efficace meccanismo di monitoraggio e valutazione. 1618 1. ROM E SINTI IN ITALIA IL GIUDIZIO SULLA STRATEGIA ITALIANA La Commissione Europea effettua una periodica valutazione riguardo lo stato di attuazione delle varie Strategie nazionali nei Paesi membri. Nella prima valutazione, risalente al maggio 2012, l Italia non viene riportata come esempio di good-practice in nessuna delle 4 aree di intervento, né figura tra quei Paesi che nelle loro strategie hanno identificato chiaramente delle fonti di finanziamento e abbiano presentato un ammontare specifico dedicato a politiche di inclusione rivolte ai rom. In particolare, viene evidenziata la presenza di propositi positivi, ma si sottolinea in tutti i settori di intervento una carenza di obiettivi quantificabili e la mancata identificazione delle risorse necessarie per l avanzamento delle attività. Anche nelle valutazioni pubblicate dalla Commissione Europea nel 2013 e nel 2014, sebbene vengano evidenziati alcuni aspetti positivi e passi in avanti soprattutto relativi a misure adottate a livello centrale, continuano a risaltare carenze in particolare riguardo il coinvolgimento della società civile, il coordinamento tra realtà nazionale e locale, i meccanismi di monitoraggio e valutazione e l allocazione di finanziamenti adeguati. L Italia continua a non venire menzionata come esempio di buona pratica in nessuno dei quattro assi di intervento prioritari. A fine 2013 la Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato ha evidenziato il forte ritardo nell attuazione della Strategia. A fine 2014, sebbene si possano registrare limitati passi in avanti, tale ritardo non risulta colmato. In generale, si rileva una forte disomogeneità nell applicazione a livello territoriale e un elevatissimo grado di discrezionalità nella declinazione delle misure previste a livello centrale da parte degli enti locali (Regioni e Comuni) la cui azione, nei fatti, riveste un importanza determinante ai fini della concreta attuazione della Strategia. LA UNIVERSAL PERIODIC REVIEW Nel 2014 l Italia è stata oggetto del secondo ciclo della Revisione Periodica Universale (UPR) effettuata dallo Human Rights Council delle Nazioni Unite, una procedura volta ad analizzare periodicamente la situazione dei diritti umani in ogni Paese membro e ad effettuare raccomandazioni che spronino il Paese sotto revisione a concentrare gli sforzi su determinati aspetti relativi al godimento dei diritti umani entro il suo territorio. Tra le raccomandazioni all Italia ne figurano varie che trattano della condizione di rom e sinti, e tra queste numerose si concentrano sull effettiva applicazione della Strategia Nazionale, dimostrando come questo tema venga ritenuto prioritario anche dalla comunità internazionale. 1719 RAPPORTO ANNUALE - ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO ONLUS Anno 2014 In particolare, spiccano le due raccomandazioni effettuate dalla Finlandia, che va oltre la raccomandazione di indirizzo generico e richiede all Italia di applicare rapidamente e in maniera efficace la Strategia attraverso misure concrete a livello locale e di monitorarne costantemente l attuazione prevedendo meccanismi di reindirizzo della sua azione in base ai risultati emersi dall azione di monitoraggio. A tre anni dal suo avvio, tra i fattori che stanno ostacolando l implementazione della Strategia, molti sono quelli di carattere strutturale, ovvero che riguardano quelle precondizioni strutturali necessarie al fine di predisporre un quadro operativo propedeutico a un effettiva applicazione omogenea della Strategia sul territorio. La Strategia contiene delle lacune riguardo alle modalità con cui assicura l implementazione delle azioni, non specifica le responsabilità e non chiarisce quali sono le modalità di comunicazione orizzontali e verticali a cura del Punto di Contatto Nazionale o della cabina di regia. Inoltre, sono emerse difficoltà amministrative e organizzative che hanno ostacolato il coordinamento tra i diversi livelli di governance della Strategia. I PROGETTI ATTIVATI NEL QUADRO DELLA STRATEGIA Entro il quadro della Strategia, a partire dal 2012 sono stati avviati i seguenti progetti: Il progetto COMINROM, volto a contrastare le discriminazioni istituzionali e dedicato alla formazione degli operatori che quotidianamente lavorano a contatto con le comunità rom e sinte. Nell ambito dell istruzione è stato avviato il Progetto Nazionale per l Inclusione e l Integrazione dei Bambini Rom, Sinti e Caminanti, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con il Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca. Il progetto si è svolto nelle città di Catania, Palermo, Reggio Calabria, Cagliari, Napoli, Bari, Roma, Firenze, Bologna, Venezia, Milano, Genova e Torino e le sue attività hanno coinvolto in totale 42 classi di 23 scuole. Per quanto riguarda la sfera dell impiego, è stato pubblicato a luglio 2014 il bando del progetto Diversity on the Job, rivolto all inclusione socio-lavorativa delle comunità rom, sinti e caminanti e delle persone lgbt e volto ad attivare dei tirocini formativi di tre mesi presso aziende di Puglia, Calabria, Campania e Sicilia. Il progetto TroVARSI, coordinato dall INMPI e finanziato dal Ministero della Salute, che si concentra sugli aspetti relativi alla vaccinazione dei bambini rom e sinti. Inoltre l UNAR, l ISTAT e l ANCI nel 2013 hanno dato il via alla progettazione di un sistema informativo pilota per il monitoraggio dell'inclusione sociale delle popolazioni rom, sinti e caminanti in 1820 1. ROM E SINTI IN ITALIA Italia, al fine di produrre indicatori che rendano misurabili gli effetti dell attuazione della Strategia. Infine, nell accordo di partenariato approvato dalla Commissione europea il 29 ottobre 2014 è stato inserito, entro l obiettivo generale Promuovere l inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione (Obiettivo Tematico n. 9) un obiettivo specifico (RA Riduzione della marginalità estrema e interventi di inclusione a favore delle persone senza dimora e delle popolazioni Rom, Sinti e Camminanti) rivolto all inclusione dei rom che prevede linee di azione che attingono dagli indirizzi della Strategia. La Strategia prevede, all interno del proprio sistema di governance, oltre alla creazione di Tavoli interministeriali e nazionali, l attivazione di Tavoli regionali/locali che hanno il ruolo di «assicurare una sinergica ed omogenea attuazione della Strategia a livello territoriale» e di informare e monitorare il territorio (Regioni, Province, Comuni) circa le politiche da intraprendere per promuovere l inclusione dei rom. Il Punto di Contatto Nazionale ha quindi previsto la declinazione di strategie regionali e l elaborazione di linee guida per le amministrazioni locali affinché realizzino politiche coerenti con la Strategia. La traduzione operativa di questo approccio top-down che caratterizza la Strategia si è dimostrata, nella pratica, maggiormente complessa di quanto ci si aspettasse, risultando in un implementazione a singhiozzo e geograficamente profondamente disomogenea. A partire da una delle prime tappe, ovvero l attivazione dei Tavoli regionali, la traduzione operativa della Strategia dal livello centrale ai livelli inferiori fino a giungere alle autorità locali, si è dimostrata particolarmente vulnerabile a fattori di ostacolo, accumulando considerevoli ritardi. A febbraio 2015, risultano attivi solamente 10 Tavoli regionali sui 20 previsti: Umbria (1/2013), Toscana (2/2013), Emilia Romagna (7/2013), Molise (7/2013), Liguria (10/2013), Marche (10/2013), Piemonte (2/2014), Calabria (5/2014), Campania (5/2014), Lazio (2/2015). In tre casi su dieci, ovvero i Tavoli regionali di Umbria, Liguria e Lazio, l istituzione del Tavolo non ha significato alcun avvio di attività, visto che una volta costituitisi i Tavoli hanno dato luogo a una sola riunione di stampo istitutivo (Umbria e Liguria), o non si sono ancora riuniti (Lazio). Inoltre, è stato stabilito che i Tavoli regionali fossero il luogo della programmazione dei Piani locali di inclusione RSC, da realizzare in maniera prioritaria e sperimentale nelle Regioni ex emergenza. Nonostante questo obiettivo prioritario, si sottolinea come tra i Tavoli regionali attivati, tra le 5 Regioni ex emergenza continuino a mancare quelli di Lombardia e Veneto mentre quello del Lazio è stato recentemente istituito ma non ancora convocato. Ciò risulta un fattore di elevata criticità, dato che le 5 Regioni ex emergenza sono le stesse che registrano una popolazione rom maggiormente consistente (circa persone su circa in totale), nonché quelle dove vive la maggior parte dei rom che risiedono nei campi (un quarto dei rom che risiedono nei campi si concentra nel Lazio, mentre si arriva al 51% se si prendono in considerazione anche Lombardia e Piemonte). Per 19 Vedere altro
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 art. 23