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⭐Circolare n. 41/E. Direzione Centrale Normativa. Roma, 5 agosto 2011
Circolare n. 41/E. Direzione Centrale Normativa. Roma, 5 agosto 2011
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1 Circolare n. 41/E Direzione Centrale Normativa Roma, 5 agosto 2011 OGGETTO: Decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n.111. Commento alle novità fiscali Primi chiarimenti2 PREMESSA Modifiche al regime degli interessi intragruppo (articolo 23, commi da 1 a 4) Premessa Il quadro normativo esistente Esenzione degli interessi per effetto della Direttiva Il beneficiario effettivo Il regime ordinario di tassazione degli interessi Il nuovo comma 8-bis dell articolo 26 del DPR 600 del Decorrenza Riduzione aliquota della ritenuta d acconto su bonifici (articolo 23, comma 8) Riallineamento dei valori fiscali e civilistici per avviamento e altre attività immateriali (articolo 23 commi da 12 a 15) Soppressione dell obbligo della garanzia. Versamenti rateali delle somme dovute a seguito di accertamento con adesione e rinuncia all impugnazione per importi superiori a euro (articolo 23, commi 17, 18, 19 e 20) Chiusura d ufficio delle partite IVA inattive (articolo 23, commi 22 e 23) Razionalizzazioni e potenziamento delle indagini finanziarie (articolo 23, commi 24, 25, 26 e 27) Disposizioni in materia di studi di settore (articolo 23, comma 28) Razionalizzazione del procedimento di irrogazione delle sanzioni (articolo 23, comma 29) Differimento della data di inizio delle disposizioni in materia di concentrazione della riscossione nell accertamento (articolo 23, comma 30) 29 23 10. Riduzione delle sanzioni in presenza di lievi ritardi (articolo 23, comma 31) Razionalizzazione dei privilegi attribuiti ai crediti tributari (articolo 23, commi 37, 38, 39, 40) Disposizioni in materia di comunicazioni delle operazioni rilevanti ai fini IVA effettuate mediante carte di credito, di debito o prepagate (articolo 23, comma 41) Semplificazione per le attività di noleggio autoveicoli (articolo 23, comma 42) Norme in materia di codice fiscale per gli atti giudiziari (articolo 23, commi 48, 49, 50) Modifiche al regime di tassazione di bonus e stock options per il settore finanziario (articolo 23, commi 50-bis e 50-ter)4 PREMESSA La presente circolare fornisce i primi chiarimenti in ordine alle disposizioni di carattere fiscale contenute nel decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, (d ora innanzi decreto). Ulteriori problematiche interpretative ed applicative relative a specifiche disposizioni saranno oggetto di successivi documenti di prassi. (omissis) 2. Riduzione aliquota della ritenuta d acconto su bonifici (articolo 23, comma 8) Come noto, l art. 25 comma 1, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010, ha introdotto, a decorrere dal 1 luglio 2010, l obbligo per le banche e per le Poste Italiane SPA di operare una ritenuta a titolo di acconto del 10% all atto dell accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d imposta. In sostanza si tratta dei pagamenti riguardanti le ristrutturazione edilizie (articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modifiche) e gli interventi di risparmio energetico (articolo 1, commi 344, 345, 346 e 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modifiche). 45 1 2. Riduzione aliquota della ritenuta d acconto su bonifici (articolo 23, comma 8) Come noto, l art. 25 comma 1, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010, ha introdotto, a decorrere dal 1 luglio 2010, l obbligo per le banche e per le Poste Italiane SPA di operare una ritenuta a titolo di acconto del 10% all atto dell accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d imposta. In sostanza si tratta dei pagamenti riguardanti le ristrutturazione edilizie (articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modifiche) e gli interventi di risparmio energetico (articolo 1, commi 344, 345, 346 e 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modifiche). 116 L art. 23, comma 8, del decreto, con la finalità di minimizzare gli adempimenti in occasione di pagamenti effettuati tramite bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d'imposta ha ridotto al 4 per cento l aliquota della ritenuta d acconto che, a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto, banche e Poste Italiane SPA devono operare all atto dell accredito. Per gli altri aspetti, rimane valido quanto stabilito con il provvedimento del direttore dell Agenzia delle entrate n del 30 giugno 2010 e quanto chiarito con circolare n. 40/E del 28 luglio Nel caso in cui le banche e Poste Italiane SPA, nelle more dell aggiornamento dei sistemi operativi, nei primi giorni di decorrenza della nuova disposizione abbiano continuato ad operare all atto dell accredito la ritenuta del 10% nei confronti del soggetto beneficiario del bonifico potranno accreditare direttamente al medesimo soggetto beneficiario la differenza del 6% trattenuta in eccesso. La disposizione in commento segue gli interventi di semplificazione operati dall art. 7 del decreto-legge n. 70 del 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 106 del 2011, riguardanti l abrogazione dell obbligo di indicare in fattura il costo della manodopera e di inviare la preventiva comunicazione all Agenzia delle entrate. 3. Riallineamento dei valori fiscali e civilistici per avviamento e altre attività immateriali (articolo 23 commi da 12 a 15) Con l aggiunta dei commi 10-bis e 10-ter all art. 15 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, l art. 23, comma 12, del decreto ha disciplinato due nuove ipotesi nelle quali viene consentito, previo pagamento dell imposta sostitutiva, 127 l esercizio dell opzione al fine di riallineare i valori fiscali e civilistici relativi all avviamento ed alle altre attività immateriali. Con riguardo all ambito soggettivo di applicazione dell opzione prevista dai commi 10-bis e 10-ter, si evidenzia che la stessa può essere esercitata sia dalle imprese che adottano i principi contabili internazionali sia dalle imprese che non applicano tali principi. Ciò posto, il primo periodo del comma 10-bis definisce l ambito oggettivo di applicazione dell imposta sostitutiva, stabilendo che sono affrancabili, in base alle previsioni di cui al comma 10 dell art. 15 del decreto legge n. 185 del 2008, anche i maggiori valori civilistici iscritti sulle partecipazioni di controllo nel bilancio di esercizio dell avente causa di operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, conferimenti di azienda) emersi in conseguenza delle medesime, a condizione, tuttavia, che tali maggiori valori risultino iscritti, in modo autonomo, nel bilancio consolidato come avviamento, marchi d impresa ed altre attività immateriali. Come chiarito nella relazione governativa, la nuova ipotesi di affrancamento, che si fonda sulle risultanze contabili del bilancio consolidato, intende consentire l accesso al regime sostitutivo, di cui al comma 10 dell art. 15 del decreto legge n. 185 del 2008, alle operazioni straordinarie che hanno ad oggetto società il cui attivo di bilancio sia rappresentato, in tutto o in parte, da partecipazioni, tenuto conto che, in tale ipotesi, nel bilancio individuale della società risultante dalla fusione i valori relativi all avviamento ed alle altre attività immateriali sono inclusi nel valore di carico delle partecipazioni, senza possibilità di autonoma iscrizione. Il secondo periodo del comma 10-bis fornisce due definizioni di partecipazione di controllo, a seconda che l impresa sia tenuta o meno all applicazione dei principi contabili internazionali. In particolare, per le imprese che non adottano i principi contabili internazionali, si intendono per partecipazioni di controllo quelle incluse nel consolidamento ai sensi dell articolo 24 e, seguenti, del capo III del decreto 138 legislativo 9 aprile 1991, n Per le imprese Ias-adopter, invece, si intendono per partecipazioni di controllo quelle incluse nel consolidamento in base alle previsioni contenute nei medesimi principi contabili internazionali. L ultimo periodo del comma 10-bis esclude che l esercizio dell opzione de qua comporti, quale ulteriore conseguenza, il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti sulla partecipazione di controllo, ancorché una parte di essi avendo trovato autonoma iscrizione nel bilancio consolidato come avviamento, marchi d impresa ed altre attività immateriali sia stata affrancata. Pertanto, la partecipazione di controllo manterrà inalterato il valore fiscalmente riconosciuto che possedeva prima dell operazione straordinaria. Con la disposizione di cui al comma 10-ter viene esteso ulteriormente l ambito oggettivo di applicazione delle previsioni di cui al comma 10 dell art. 15 del decreto-legge 185 del 2008, consentendo l affrancamento anche dei maggiori valori iscritti sulle partecipazioni di controllo emersi a seguito di operazioni, anche fiscalmente realizzative, quali l acquisto dell azienda tra i cui elementi patrimoniali vi sia anche la partecipazione di controllo o l acquisto della stessa partecipazione di controllo. Anche in tali ipotesi, tuttavia, possono essere affrancati soltanto i maggiori della partecipazione di controllo che risultino autonomamente iscritti nel bilancio consolidato come avviamento, marchi d impresa ed altre attività immateriali. Ai fini dell affrancamento, secondo quanto precisato dal comma 13 dell art. 23 del decreto legge n. 98 del 2011, rilevano i maggiori valori iscritti sulle partecipazioni di controllo a seguito di operazioni di fusione, scissione, conferimento e acquisto di azienda, acquisto di partecipazioni di controllo, anche effettuate nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2010 e in quelli precedenti. Se si intendono affrancare i maggiori valori emersi per effetto di operazioni effettuate in periodi di imposta anteriori a quello in corso al primo gennaio 2011, l imposta sostitutiva deve essere versata in un unica soluzione entro il 30 novembre9 In base a quanto previsto dal comma 14 dell art. 23 del decreto, l affrancamento di cui al comma 12 della medesima disposizione produrrà effetti fiscali ad esempio, in termini di maggiori ammortamenti a decorrere dal periodo d imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre Il comma 15 dell art. 23 rinvia ad un successivo provvedimento del Direttore dell Agenzia l individuazione delle modalità di attuazione delle disposizioni dei commi da 12 a Soppressione dell obbligo della garanzia. Versamenti rateali delle somme dovute a seguito di accertamento con adesione e rinuncia all impugnazione per importi superiori a euro (articolo 23, commi 17, 18, 19 e 20). L art. 23 del decreto, commi da 17 a 20, ha introdotto disposizioni finalizzate ad agevolare il pagamento rateale delle somme dovute da parte dei contribuenti nelle ipotesi di accertamento con adesione, acquiescenza all accertamento e conciliazione giudiziale per importi delle rate successive alla prima superiori a I commi da 17 a 19 hanno, in particolare, soppresso l obbligo di prestare la garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria, ovvero rilasciata dai consorzi di garanzia collettiva dei fidi (Confidi) iscritti nell'albo previsto dall'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, nei casi di versamento rateale delle somme dovute a seguito di accertamento con adesione e conciliazione giudiziale per importi delle rate successive alla prima superiori a euro. Come chiarito dalla stessa relazione illustrativa al decreto, la finalità del legislatore è stata quella di agevolare il pagamento delle somme dovute da parte dei contribuenti i quali, non trovandosi nelle condizioni di poter effettuare il 1510 versamento diretto in unica soluzione, optano per il pagamento rateale delle somme dovute in base all accertamento con adesione, alla conciliazione giudiziale o ai fini dell acquiescenza all accertamento. Il comma 17, al fine di garantire, da una parte, per i contribuenti che rispettino pienamente il piano di rateazione prescelto la possibilità di versare le somme dovute senza dover necessariamente sostenere i costi connessi al rilascio delle garanzie e, dall altra, l interesse alla tempestiva riscossione delle somme dovute, ha modificato i commi 2 e 3 dell articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n Stante il rinvio al comma 2 dell articolo 8 operato dall articolo 15, comma 2, del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, la detta modifica in materia di soppressione dell obbligo della garanzia trova applicazione anche in relazione all istituto dell acquiescenza di cui all articolo 15 del d.lgs. n. 218 del Lo stesso comma 17, inoltre, sostituisce il comma 3-bis dell articolo 8 del citato decreto legislativo n. 218 del 1997 con una disposizione con la quale si prevede che in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva, il competente ufficio dell Agenzia delle entrate provvede all iscrizione a ruolo delle residue somme dovute e della sanzione di cui all articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, applicata in misura doppia, sul residuo importo dovuto a titolo di tributo. Pertanto, in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima che si protragga oltre il termine di versamento della rata successiva a quella non pagata, il competente ufficio provvede all iscrizione a ruolo non solo degli importi riferiti alla rata non pagata, ma anche del totale delle residue somme dovute a seguito dell adesione o dell acquiescenza, compresi i relativi interessi. Contestualmente, sull importo dovuto a titolo di tributo della rata non pagata e delle successive previste dal piano di rateazione, è prevista l iscrizione a ruolo della sanzione di cui all articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997, 1611 applicata in misura doppia, pari al 60% delle residue somme dovute a titolo di tributo. Il legislatore quindi, come evidenziato nella relazione illustrativa, ha tenuto conto di ritardi tali da non compromettere, nel suo complesso, il piano di rateazione e, al tempo stesso, dell interesse alla tempestiva riscossione delle somme dovute, riconoscendo la possibilità di sanare il mancato versamento di una rata con il pagamento della stessa entro la scadenza di quella successiva. Per effetto del richiamo alle disposizioni dell articolo 8 del dlgs n 218 del 1997, contenuto sia nel comma 1-ter dell articolo 5 del medesimo decreto (concernente le modalità di pagamento delle somme dovute nel caso di adesione ai contenuti dell invito al contradditorio) sia nel comma 3 dell articolo 5-bis (le modalità di pagamento delle somme dovute nel caso adesione ai verbali di constatazione), le disposizioni che disciplinano il mancato pagamento, anche di una sola delle rate diverse dalla prima, entro il termine di pagamento della rata successiva, si applicano anche agli istituti definitori sopra richiamati, compatibilmente con le peculiarità di questi ultimi. Il comma 18 ha, quindi, riformulato l articolo 9 del medesimo decreto legislativo n. 218 prevedendo che la definizione dell accertamento (sempre nelle ipotesi di accertamento con adesione ed acquiescenza) si perfeziona con il solo versamento dell intero importo dovuto ai sensi dell articolo 8, comma 1, ovvero con il versamento della prima rata, ai sensi dell'articolo 8, comma 2. In conseguenza dell avvenuto perfezionamento della definizione con il tempestivo e congruo versamento della prima rata, il successivo tardivo versamento delle somme oggetto di pagamento dilazionato costituisce violazione sanzionabile ai sensi dell'art. 13 del d. lgs. n. 471 del L Ufficio, pertanto, potrà riconoscere il mantenimento del beneficio della dilazione originariamente concessa al contribuente se lo stesso abbia manifestato la volontà di adempiere al proprio impegno pagando, a titolo di ravvedimento, ai sensi dell'art. 13 del d. lgs. n. 472 del 1997, gli importi dovuti delle rate diverse dalla prima entro il termine di versamento della rata successiva a quella non 1712 pagata, gli interessi legali maturati dalla originaria scadenza a quella di versamento, nonché la relativa sanzione. Anche in relazione a tale versamento il contribuente deve far pervenire in ufficio l apposita attestazione di pagamento, entro dieci giorni dal versamento stesso, ai sensi dell articolo 8, comma 3 del citato decreto legislativo n Il comma 19, infine, modifica sostituisce il comma 3 bis dell articolo 48, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, in materia di conciliazione giudiziale, al fine di prevedere che, nel caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva, il competente ufficio dell'agenzia delle entrate provvede all'iscrizione a ruolo delle residue somme dovute e della sanzione di cui al citato articolo 13 del dlgs n. 471 del 1997, applicata in misura doppia, sul residuo importo dovuto a titolo di tributo. Per quanto attiene all efficacia temporale delle modifiche normative, l articolo 41 del decreto stabilisce, in via generale, che le disposizioni nel medesimo contenute entrano in vigore nel giorno della sua pubblicazione, vale a dire il 6 luglio Il comma 20 dell articolo 23 regola, nello specifico, il regime transitorio, prevedendo che, tra le altre, le disposizioni dettate dai commi da 17 a 19 non si applicano agli atti di adesione, alle acquiescenze ed alle conciliazioni giudiziali già perfezionati alla data di entrata in vigore del decreto legge, anche con la prestazione della garanzia, la quale, pertanto, continuerà, in tali ipotesi, a produrre gli effetti connessi alla sua presentazione. In merito, si ricorda che, come precisato nel paragrafo 4.3. della circolare n. 65 del 28 giugno 2001, sulla base alla previgente normativa, il perfezionamento delle definizioni in questione (ossia in caso di pagamenti rateali), si realizzava, oltre che con il versamento della prima rata, con la prestazione della garanzia, da far pervenire successivamente in ufficio. Pertanto, l eliminazione dell obbligo di prestare la garanzia trova applicazione per le rinunzie ad impugnare, per le conciliazioni giudiziali e per gli 1813 atti di accertamento con adesione non ancora perfezionati alla data del 6 luglio scorso. Tenuto conto della richiamata finalità che il legislatore si prefigge di perseguire con la norma in esame, ossia quella di agevolare il pagamento da parte dei contribuenti che hanno optato per il versamento rateale, nonché del principio di conservazione degli atti richiamato anche dalla citata circolare n. 65 del 28 giugno 2001, si ritiene che gli uffici possano esimersi dal richiedere ulteriormente la garanzia ai contribuenti che non abbiano ancora provveduto a presentarla alla data di entrata in vigore della disposizione a condizione che: - i contribuenti abbiano tempestivamente pagato la prima rata e - gli uffici non abbiano già provveduto a formalizzare il mancato perfezionamento della definizione, seppure alla stessa data risultino superati i termini per il perfezionamento. Quanto poi al tardivo pagamento delle rate diverse dalla prima, si evidenzia che per le adesioni già perfezionate prima della data di entrata in vigore della norma in commento tornano comunque applicabili i chiarimenti resi con la circolare n. 65/E del 2001 (paragrafo 4.4), con la quale è stata riconosciuta agli uffici la possibilità di mantenere il beneficio della dilazione originariamente concessa al contribuente se lo stesso abbia manifestato la volontà di adempiere al proprio impegno pagando, a titolo di ravvedimento ai sensi dell art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997, gli importi dovuti alle rispettive scadenze rateali, gli interessi legali maturati alla data di originaria scadenza a quella di versamento, nonché la relativa sanzione. È evidente, poi, che per il principio di legalità sancito dall articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, per i pagamenti tardivi eseguiti prima dell entrata in vigore delle disposizioni in commento non trova applicazione la disposizione che prevede l iscrizione a ruolo della sanzione pari al 60% della misura delle residue somme dovute a titolo di tributo, bensì quella ordinariamente prevista dall articolo 13 del legislativo 18 dicembre 1997, n14 Si precisa, inoltre, che a seguito dell entrata in vigore delle disposizioni in argomento, non trova più applicazione l articolo 52-bis del decreto legge del 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010, n. 122 che consentiva di prestare la garanzia di cui al comma 2 dell articolo 8 del citato decreto n. 218 del 1997, anche mediante ipoteca volontaria di primo grado. Appare opportuno chiarire, infine, che, con riferimento alle disposizioni di cui all articolo 29 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 112, recante disposizioni in tema di Concentrazione della riscossione nell'accertamento, la stessa relazione illustrativa al decreto legge chiarisce che le disposizioni di cui ai commi 17 e 18 sopra illustrate si rendono applicabili, in ragione della previsione recata dal comma 1, lett. a), del medesimo articolo 29, anche agli atti di rideterminazione degli importi dovuti in base agli avvisi di accertamento ivi previsti, non necessitando, pertanto, nelle dette ipotesi di rideterminazione, l iscrizione a ruolo delle somme dovute, sostituita dall adozione degli atti che recheranno l intimazione ad adempiere all obbligo di pagamento delle residue somme dovute e della sanzione di cui all articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997, applicata in misura doppia, sul residuo importo dovuto a titolo di tributo. 5. Chiusura d ufficio delle partite IVA inattive (articolo 23, commi 22 e 23) Le disposizioni contenute nei commi 22 e 23 dell art. 23 del decreto, si inseriscono nel quadro delle previsioni nazionali finalizzate a prevenire e reprimere i fenomeni di evasione e frode in materia di IVA nazionale e comunitaria. 2015 L intento del legislatore è quello di ridurre il numero delle partite IVA formalmente attive (circa 8,9 milioni, di cui 6 milioni relative a persone fisiche e 2,9 milioni intestate a società) a quelle effettivamente operanti nel nostro sistema. L efficacia delle attività di valutazione e di analisi del rischio delle partite IVA è, infatti, tanto maggiore quanto più è ridotto il numero di contribuenti da sottoporre a costante monitoraggio e, in tal senso, la misura agevola la gestione delle banche dati, permettendo più attendibili studi statistici finalizzati all analisi del rischio, consentendo, peraltro, una selezione più mirata delle effettive situazioni a rischio di evasione e frode fiscale e contributiva. Il comma 22, in specie, introduce nell articolo 35 del dpr n. 633 del 1972 (contenente la Disposizione regolamentare concernente le dichiarazioni di inizio, variazione e cessazione attività ) il comma 15-quinquies, al fine di prevedere la revoca della partita IVA qualora per tre annualità consecutive il titolare non abbia esercitato l'attività d'impresa o di lavoro autonomo ovvero, se obbligato alla presentazione della dichiarazione annuale IVA, non abbia adempiuto a tale obbligo. Il medesimo comma 15-quinquies prevede, inoltre, che il provvedimento di revoca è impugnabile davanti alle Commissioni tributarie. Il comma 23 dell articolo in commento dispone, poi, che i contribuenti che non abbiano tempestivamente presentato la dichiarazione di cessazione di attività ai sensi dell articolo 35, comma 3, del dpr n. 633 del 1972, ai quali non sia già stata contestata la violazione da parte dell ufficio, possano sanare la violazione presentando, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, la dichiarazione di cessazione di attività, in deroga al termine previsto dal comma 3 dell articolo 35 del citato decreto, versando, entro lo stesso termine, un importo pari alla sanzione minima indicata nell articolo 5, comma 6, primo periodo del d.lgs. n. 471 del 1997 (euro 516), ridotta ad un quarto, pari a euro16 6. Razionalizzazioni e potenziamento delle indagini finanziarie (articolo 23, commi 24, 25, 26 e 27) Con le previsioni recate dai commi da 24 a 27 dell art. 23 viene ampliata la platea dei soggetti destinatari delle indagini finanziarie di cui all articolo 31 del dpr n. 600 del 1973 e all articolo 51 del dpr n. 633 del Nell ambito di operatività delle indagini finanziarie rientrano ora, per effetto delle modifiche in argomento, anche le società e gli enti di assicurazione, consentendo agli uffici di acquisire da tali soggetti, esclusivamente con procedura autorizzata ed in via telematica, dati e notizie di natura finanziaria. Verranno così acquisite anche le informazioni relative a tutti quei contratti di assicurazione sulla vita attuati attraverso piani finanziari pluriennali di investimento e forme pensionistiche complementari individuali. Nello specifico potranno essere ottenute informazioni relative alle polizze vita index-linked - prestazioni ancorate a indici di riferimento con garanzia di un capitale a rendimento minimo, anche rivalutabili, prestazioni collegate a una gestione separata di valori mobiliari con garanzia di restituzione del capitale assicurato e di rivalutazione - e alle polizze unit-linked - prestazioni collegate al valore di fondi di investimento, con la previsione della garanzia di un capitale o rendimento minimo. Le disposizioni ampliano, inoltre, l ambito oggettivo di operatività delle indagini finanziarie prevedendo l acquisizione delle garanzie prestate dagli intermediari finanziari nell interesse dei clienti e consentendo di poter pervenire all identificazione dei soggetti che, dalla documentazione acquisita durante un ordinario controllo fiscale, risultino aver effettuato un operazione di natura finanziaria o essere titolari di rapporti, ai sensi dei numeri 7) degli articoli 32, primo comma, del d.p.r. n. 600 del 1973 e 51, secondo comma, del d.p.r. n. 633 del17 Sono state, inoltre, riformulate le disposizioni contenute nell articolo 33, secondo e sesto comma, del citato d.p.r. n. 600 del 1973 e nell articolo 52, sesto comma, del d.p.r.. n. 633 del 1972 che prevedevano espressamente l accesso: sotto il profilo soggettivo, solo nei confronti delle banche e delle Poste Italiane S.p.A. e non nei confronti di tutti gli altri soggetti elencati nei citati numeri 7) dell articolo 32 del d.p.r. n. 600 del 1973 e dell articolo 51 del d.p.r. n. 633 del 1972, assoggettati alla disciplina delle indagini finanziarie; sotto il profilo oggettivo, per l acquisizione dei dati e delle notizie relativi solo alla copia dei conti del contribuente, e non di tutte le altre informazioni divenute accessibili. L intervento normativo in parola consente ora all Amministrazione Finanziaria di accedere presso tutti gli operatori finanziari per l acquisizione diretta dei dati e delle notizie relativi a tutti i rapporti e le operazioni di natura finanziaria oggetto della richiesta a norma del primo comma, punto 7) dell art. 32. Trattandosi, per gli accessi in parola, di una procedura autorizzata, la norma rende simmetrica la disposizione di cui al sesto comma dell articolo 33 del d.p.r. n. 600 del 1973 con quella contenuta nel numero 7) dell art. 32 dello stesso decreto, per cui i soggetti legittimati al rilascio dell autorizzazione sono individuati, per l'agenzia delle entrate, nel Direttore centrale dell'accertamento o nel Direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della guardia di finanza, nel Comandante regionale. 7. Disposizioni in materia di studi di settore (articolo 23, comma 28) Il comma 28 dell art. 23 del decreto reca disposizioni sia sulla tempistica di pubblicazione degli studi di settore che in ordine all utilizzo degli stessi in sede di accertamento. 2318 Il comma, in sede di conversione del decreto nella legge 15 luglio 2011, n. 111, non è stato oggetto di interventi se non in relazione alla numerazione della modifica apportata all articolo 39 del d.p.r. n. 600 del 1973, variata dalla lettera e alla lettera d-ter. In merito alla tempistica di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli studi di settore in evoluzione a partire dal 2012, interviene la lettera a) del comma 28 che prevede, da tale annualità, il differimento a regime dei detti termini al 31 dicembre del periodo di imposta nel quale entrano in vigore. Inoltre, la norma in argomento dispone la possibilità di modificare gli studi di settore, già approvati, entro il successivo 31 marzo, al fine di tenere conto degli andamenti economici e dei mercati, con particolare riguardo a determinati settori o aree territoriali. Tale previsione è coerente con l esigenza di rendere gli studi di settore quanto più possibile capaci di stimare compiutamente i ricavi ed i compensi degli operatori economici interessati. La successiva lettera b) del comma 28 prevede che, in caso di omessa presentazione del modello dei dati rilevanti ai fini dell applicazione degli studi di settore e sempre che il contribuente non provveda alla presentazione dello stesso con una dichiarazione integrativa, anche a seguito di specifico invito da parte dell Agenzia delle entrate formulato, come chiarito dalla relazione illustrativa al decreto, sulla base dei dati dallo stesso contribuente esposti nella relativa dichiarazione annuale, la sanzione prevista dal comma 1 dell articolo 8 del decreto legislativo n. 471 del 1997 sia fissata al massimo importo consentito (pari a euro 2.065). Anche tale disposizione, così come quelle di cui al seguito del presente paragrafo, è finalizzata a contrastare comportamenti dichiarativi, in materia di studi di settore, non corretti. In particolare, la mancata presentazione, da parte di soggetti obbligati, dei modelli dei dati rilevanti ai fini dell applicazione degli studi di settore produce effetti estremamente critici attesa l indubbia rilevanza dei dati stessi 2419 nell orientare le attività di controllo fiscale al fine di una sempre più efficace analisi del rischio e selezione, oltre che in relazione all uso che dei medesimi viene effettuato in fase accertativa, ai fini della predisposizione degli inviti al contraddittorio. La disposizione, così come quelle di cui alle lettere dalla e) alla g) del comma 28 in argomento, si applica con riguardo alle violazioni commesse a decorrere dal 6 luglio 2011 (data di entrata in vigore del decreto), in ragione del principio espresso dall articolo 3 del d.lgs. n. 472 del Pertanto, l importo della sanzione sempre in misura massima dovrà essere applicato con riferimento alle dichiarazioni presentate successivamente alla entrata in vigore di tale disposizione. La lettera c) del comma 28 dell art. 23 del decreto prevede la possibilità di procedere all accertamento induttivo, ai sensi del secondo comma dell art. 39 del d.p.r. n. 600 del 1973, in caso di omessa o infedele indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini degli studi di settore, nonché nell ipotesi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. Va evidenziato che la previsione di cui alla citata lettera c) del comma 28 dell art. 23 del decreto non trova applicazione ai contribuenti nei cui confronti non sussistono le condizioni per l irrogazione della sanzione per omessa o infedele comunicazione dei dati rilevanti ai fini degli studi di settore prevista all articolo 1, comma 2-bis, del d.lgs. 18 dicembre 1997, n Pertanto, la possibilità di utilizzare metodi di accertamento di tipo induttivo puro opera solo a condizione che le irregolarità compiute dal contribuente siano tali da rendere applicabili le ulteriori sanzioni introdotte con la legge finanziaria 2007, vale a dire che il maggior reddito d'impresa ovvero di arte o professione accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, sia superiore al 10 per cento del reddito d'impresa o di lavoro autonomo dichiarato. 2520 In particolare, come chiarito con la circolare n. 31/E del 2007 in merito alla disapplicazione del comma 4-bis dell articolo 10 della legge n. 146 del 1998, si precisa che, per superare la preclusione in sede di accertamento, non è necessario che sia intervenuta l effettiva irrogazione della sanzione, ma, piuttosto, che risultino verificati i presupposti oggettivi posti a base della norma sanzionatoria. In tal caso, nelle specifiche motivazioni dell atto di accertamento andrà inclusa anche quella relativa alla sussistenza delle condizioni per l applicazione delle citate sanzioni. Ciò comporta che il contribuente sia effettivamente soggetto all applicazione degli studi di settore, non risultando applicabile la disposizione in commento agli operatori economici esclusi dagli stessi (anche se eventualmente obbligati alla sola presentazione del modello). Si osserva, altresì, che la disposizione esplica effetti diretti solo in materia di imposizione diretta, atteso anche che il modello degli studi di settore è un allegato alla dichiarazione dei redditi. Si ritiene che gli uffici, comunque, possano verificare gli effetti ai fini IVA di una ricostruzione induttiva dei ricavi o dei compensi, alla luce della specifica attività esercitata dal contribuente assoggettato a controllo e della possibile tipologia di evasione dallo stesso effettuata, tenuto conto dei beni ceduti e di servizi resi in evasione di imposta. In relazione alle sanzioni applicabili in fase di accertamento in caso di omessa compilazione dei modelli da studi di settore, alle lettere e), f) e g) del comma 28 dell art. 23 viene stabilito un aumento della misura della sanzione minima e massima prevista nelle ipotesi di rettifica delle dichiarazioni dei redditi, IVA ed IRAP a seguito di accertamento effettuato sulla base delle risultanze degli studi di settore, nelle ipotesi di omessa presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell applicazione degli studi di settore e sempre che il contribuente non provveda alla presentazione dello stesso con una dichiarazione integrativa, anche a seguito di specifico invito da parte dell Agenzia delle entrate formulato, come chiarito dalla relazione illustrativa al 26 Vedere altro
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