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Timestamp: 2019-03-19 20:51:10+00:00

Document:
LUGO DI ROMAGNA 25-26.10.1944
(Ravenna - Emilia-Romagna)
Località Lugo di Romagn, Lugo, Ravenna, Emilia-Romagna
Data 25 ottobre 1944 - 26 ottobre 1944
Numero vittime 8
Numero vittime uomini 8
Numero vittime uomini adulti 7
Descrizione: Nell'ottobre del '44 le BN della provincia di Ravenna organizzano il ripiegamento al nord. Oltre a sequestrare ogni tipo di bene e deposito nelle banche e negli uffici postali di vari paesi, eseguono vere e proprie vendette. I loro margini di autonomia rispetto alle forze naziste presenti sul territorio sembrano altissimi, al punto da far apparire ribaltata la catena del comando. L'episodio che segue è parte di questo scenario. A conferma di ciò vi è l'occultamento da parte nazista di 7 delle 8 vittime dell’episodio. Solo una verrà esposta con la funzione simbolica della rappresaglia.
Il 25 ottobre 1944, verso le 18.00, il dottor Ferruzzi Angelo, comandante della brigata nera di Lugo e già da maggio segretario politico locale, si presenta al direttore della Banca d’Italia, sede di Lugo, Simonini Carlo. Insieme a lui c’è un milite, Lancella Franco, che tiene in mano una pistola mentre Ferruzzi ordina il prelievo di tutto il fondo dell’agenzia. «Su preghiera dello stesso Simonini [sono] lasciate in deposito £ 200.000 che [devono] servire per pagare stipendi ai funzionari e [sono] prelevate £. 1.600.000». L’operazione è apparentemente destinata a far trasferire valori al nord al fine di sottrarli a probabili rapine, ma Simoncini ha altre idee al riguardo poiché non si spiega come mai un simile incarico sia stato affidato a «persone che non potevano dare alcun affidamento di serietà e di onestà anziché a funzionari della stessa banca».
L’indomani Ferruzzi e tutti i brigatisti neri del presidio lughese sarebbero ripiegati al nord.
Alla mattina dello stesso giorno in cui Ferruzzi preleva il fondo della Banca d’Italia lughese, diversi brigatisti prelevano 9 giovani del posto: Ballardini Luigi di 18 anni; Berdondini Renzo di 17 anni; Dalmonte Giovanni di 17 anni; Facciani Domenico di 20 anni; Folicaldi Giorgio di 15 anni; Landi Carlo di 20 anni; Montanari Floriano di 23 anni; Montanari Giovanni di 17 anni, Tasselli Luigi.
Non si tratta di un vero e proprio rastrellamento, non avviene alle prime luci dell’alba. Gli autori agiscono in pieno giorno. Neanche le ragioni sono chiare. I tedeschi non hanno ordinato rastrellamenti di civili da inviare in Germania né sono state compiute azioni di sabotaggio o attacchi da parte dei partigiani che giustifichino “misure punitive”. L’ordine viene da altri. Dallo stesso Ferruzzi probabilmente e lo scopo è vendicare l’uccisione del fascista Montanari Giulio, delitto non recente e il cui autore è rimasto sconosciuto.
È l'alba quando Reggi Giulio, insieme ai camerati Saviotti Serafino e Orsini Carlo, procede alla cattura di Ballardini, Berdondini, Facciani, Tasselli e Dalmonte prelevandoli dalle loro case: Berdondini Renzo é a letto malato.
Contemporaneamente i brigatisti Camanzi Amedeo e Pasini Vitaliano catturano «Folicaldi Giorgio col pretesto di fargli riparare una bicicletta».
La lista compilata dai brigatisti contiene altri nomi, molti sembrerebbe. Fra questi i Tazzari che, avvisati in tempo da un componente del Comitato di Liberazione, si mettono in salvo.
La caccia all’uomo prosegue ed anche Landi Carlo viene arrestato nonostante il 24 ottobre si fosse allontanato da casa forse informato come i Tazzari.
Tutto ciò accade nel corso della mattinata. Mancano solo i due Montanari ed è Ferruzzi in persona, insieme a Babini Leo, a prelevarli dall’officina in cui lavorano.
Quando Montanari Ada apprende che i suoi due figli sono stati arrestai si reca immediatamente alla sede del fascio «per sentire le loro notizie». Sono le 13.30 quando domanda al brigatista Babini Lino informazioni e costui gli risponde chiedendole chi sia. I due sono vicini di casa e Ada lo fa notare. Il Babini allora indica l’uniforme aggiungendo che è di turno. Per Ada inizia la trafila delle suppliche. Rimane nella sede del fascio fino alle 16.30 quando viene «introdotta alla presenza del capo» Ferruzzi cui chiede la ragione dell’arresto dei suoi figli. Ferruzzi le mette una mano sulla spalla e l’appella «mamma fortunata» poiché il giorno successivo li avrebbe rimessi in libertà. Dubitandone Ada chiede se l’indomani avrebbe dovuto inginocchiarsi di fronte a qualcun altro e il Ferruzzi, battendosi il petto, risponde che è il capo di Lugo e «[può] disporre di ogni cosa».
Domani arriva, è il 26 ottobre, e Ada non vede tornare a casa i suoi ragazzi. Torna lei invece a cercarli e scopre che sono nelle carceri e lì si reca, ma il carceriere ha l’ordine di non farli vedere né di farli uscire. Le dice di allontanarsi. Ada allora lascia «il mangiare» che ha preparato per loro e si dirige dal maresciallo tedesco che la informa di essere già stato alla sede del fascio e di aver anch’egli ricevuto le stesse assicurazioni fatte a lei. Sono le ultime notizie ufficiali che Ada ottiene. In novembre, in occasione del temporaneo ritorno dei brigatisti, Ada incontra nuovamente il Babini che questa volta le risponde di averli già da tempo mandati a casa. Trascorrono ancora alcuni giorni e incontrando il Saviotti si sente dire: «i vostri figli dovrebbero essere a casa per poter poi salvare noi perché noi condanniamo i colpevoli ma gli innocenti no perché sebbene gli altri fossero accusati dell’assassinio del fascista Montanari Giulio i vostri figli non avevano alcuna accusa, anzi vi dico che se non ci fosse stata la repentina partenza avevamo da prendere altri cinquanta ragazzi, altre cinquanta famiglie che avrebbero pianto come voi. […] Li abbiamo lasciati alle carceri civili sotto il controllo tedesco e non sappiamo la loro fine; ma vi prometto che se li dovessi trovare io stesso ve li porterò». A guerra finita Ada espone denuncia alla questura. È il 27 aprile 1945 quando sconsolata, aggiunge: «Da allora aspetto invano il ritorno dei miei figli». Il corpo di Giovanni infatti sarà ritrovato nell’alveo del fiume Senio solo il 30 maggio successivo insieme a quelli di Dalmonte Giovanni e Berdondini Renzo. Di Floriano non ci sarà traccia così come di Ballardini Luigi e Facciani Domenico. Solo il corpo martoriato di Folicardi Giorgio è riaffiorato da solo dalla melma il 2 dicembre 1944. Il corpo di Landi Carlo non è fra questi. Carlo è stato ucciso da solo alle 23 del 25 ottobre.
Il 25 ottobre solo sette dei 9 ragazzi arrestati sono tradotti in carcere. Sono accompagnati da alcuni brigatisti e vengono immediatamente presi in consegna dai tedeschi che da tempo «[occupano e dirigono] il carcere. Guglielmi Adelmo, carceriere, si fa «avanti con il registro per farlo firmare ma i tedeschi si [oppongono] dicendo che [è] roba che [riguarda] loro». Dal gruppo dei prelevati mancano Tasselli Luigi, che è riuscito ad evadere da una finestra della casa del fascio dove sono stati riuniti per gli interrogatori, e Landi Carlo.
Carlo viene torturato. Verso le 23 Saviotti lo vede scendere dalla casa del fascio tenuto ai lati sotto braccio da Reggi Giulio e Sangiorgi Luigi che lo [conducono] verso la rampa della Rocca». Saviotti li segue e vede «Landi cadere sotto colpi di mitraglia». All’uccisione partecipano anche Dalla Cava Giovanni e Giacometti Clemente. Incerta è la partecipazione di Ferruzzi.
Il ragionier Toninel Carlo, cassiere della Banca d’Italia per la sede di Faenza, lo vede «a bordo della prima autovettura che [apre] la colonna della brigata nera ripiegante verso il nord» prima dell’uccisione di Landi. Toninel ne è certo poiché si trova «a bordo dell’automobile che segue quella del comandante». Costui se non esecutore è comunque il mandante dell’omicidio. Il maresciallo germanico Otto Nahling [?], comandante del presidio di Lugo, qualche tempo dopo, mentre si trova all’albergo San Marco, osserva con la proprietaria Salerno Maria: «Voi avere fascisti molto cattivi» e le porge un biglietto su cui Maria legge: «Il civile che troverete morto sulle scale della Rocca l’ho ucciso io per vendicare Montanari. Ferruzzi». La Corte d’Assise straordinaria stabilirà l’autenticità della calligrafia ma non sarà in grado di definire senza ombra di dubbio colui o coloro che inflissero i colpi mortali.
Le ipotesi di molti indicheranno Reggi Giulio perché il solo, al momento dell’uccisione di Carlo, armato di mitra. Reggi è noto per la sua violenza. Capucci Alma testimonierà che dopo il rastrellamento dei nove ragazzi ne sarebbe stato deciso il rilascio se Reggi non si fosse opposto risolutamente affermando: «Non si devono rilasciare, sono tutti colpevoli e devono morire tutti».
Il 25 ottobre, quando i ragazzi sono in carcere, Guglielmi Adelmo vede un tedesco che avvolge uno straccio. Recatosi nel cortile vede due degli arrestati scalzi. Il giorno successivo, verso mezzogiorno, mentre mangia, Guglielmi vede fuori dalla finestra i sette giovani che vengono portati via e gli sembra che siano legati uno all’altro con le mani. Saranno caricati su «di un autocarro tedesco e trasportati fino alla via del torrente Senio». Qui Pirazzini Sergio vede che i tre soldati italiani addetti al servizio al Senio con militari tedeschi sono fatti allontanare. Poco dopo i sette giovani sono uccisi e gettati nelle acque del fiume.
La Corte d’Assise straordinaria non riterrà sufficiente la testimonianza di Nati Valentino secondo la quale a dare l’ordine di fare fuoco sarebbe stato un ufficiale della X Mas i cui reparti erano effettivamente presenti all’epoca sul fronte del Senio. Ma concluderà che «anche se in quel giorno la Brigata nera ripiegò al nord […] e gli arrestati restarono in balia dei tedeschi, la Corte ravvisa un nesso di correlazione tra il sequestro di persona e gli omicidi, [ovvero di] collaborazionismo per eliminare quegli uomini italiani i quali osteggiavano e potevano creare serie difficoltà all’operato del nemico».
Trattamento dei cadaveri: Esposizione,Occultamento dei cadaveri
Estremi e note penali: Babini Angelo, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione di Montanari Giovanni, Dalmonte Giovanni e Berdondini Enzo. La corte non procede per l'estinzione del reato con sentenza del 26/02/1947.
Callegari Gian Luigi, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione di Montanari Giovanni, Dalmonte Giovanni e Berdondini Enzo, nonché alla cattura e uccisione premeditata di Folicaldi Giorgio, è giudicato innocente con sentenza del 26/02/1947.
Pasini Vitaliano, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione di Landi Carlo e alla cattura di Tasselli Luigi, Berdondini Renzo e Ballardini Luigi, è giudicato colpevole di collaborazionismo politico e di concorso nell’omicidio dei fratelli Montanari con le attenuanti della minima importanza del concorso e di essere stato determinato dal superiore in grado. È condannato alla reclusione per anni 9 e mesi 4 con sentenza dell'11/03/1947. Con sentenza in data 23.2.48 la Corte di cassazione annulla senza rinvio la sentenza ed ordina la scarcerazione se non detenuto per altra causa.
Reggi Giulio, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione di Landi Carlo, nonché alla cattura di Tasselli Luigi, Berdondini Renzo, Facciani Domenico, Ballardini Luigi e Dalmonte Giovanni, successivamente uccisi. Con sentenza del 17/07/1946 è giudicato colpevole del reato di collaborazione ascrittogli nei limiti di cui alla sentenza e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena e alla confisca dei beni. Ordina la pubblicazione della sentenza nel Giornale dell’Emilia di Bologna e nella Voce di Romagna per una sola volta e per estratto. V. art. 479 CPP. Dichiara non doversi procedere contro il Reggi in ordine ai reati di lesioni perché estinti per amnistia e lo assolve dagli altri reati ascrittigli per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione con sentenza 3.12.46 annulla la suestesa sentenza con rinvio alla Corte d’assise sez spec di Bologna per il riesame totale della causa.
Saviotti Serafino, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui la cattura di Tesselli Luigi, Berdondini Renzo, Ballardini Luigi, Facciani Domenico e la cattura ed uccisione di Landi Carlo. Con sentenza del 30/07/1946, Saviotti Serafino è giudicato colpevole del reato ascrittogli nei limiti di cui alla sentenza e con le circostanze indicate nell’art. 62 bis CP e perciò il tribunale lo condanna ad anni trenta di reclusione, a cinque anni di libertà vigilata, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge compresa la confisca della totalità dei beni. Il tribunale dichiara condonato un terzo della pena detentiva. Con declaratoria 4.2.50 la Corte d’Appello di Bologna dichiara condonato a favore del Saviotti un anno della pena detentiva, determinando la sentenza della nuova pena al 10.7.54. Con declaratoria di questo Tribunale in data 10.4.54 sono stati condonati anni due della pena inflitta. Riabilitato Saviotti Serafino con sentenza in data 16.11.60 della Corte d’Appello di Bologna.
Sangiorgi Elviro Lino, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione di Landi Carlo, con sentenza del 17/07/1946 il tribunale lo dichiara colpevole del reato ascrittogli e lo condanna ad anni 20 di reclusione, ad anni tre di libertà vigilata, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge, compresa la confisca di metà dei beni. Con provvedimento in data 2.1.54 il Tribunale di Ravenna dichiara interamente condonata la pena di anni 20 di reclusione inflitta a Sangiorgi Elviro Lino inflitta con la suestesa sentenza e ordina la revoca del mandato di cattura emesso in esecuzione della citata condanna. Con declaratoria 6.10.59 a favore di Sangiorgi Elviro Lino, il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del PR 11.7.59 n.460 art. 1 lett. a dichiara estinto il reato per amnistia.
Della Cava Giovanni, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'uccisione di Landi Carlo. Con sentenza del 23/04/1946 il tribunale lo giudica colpevole dei reati ascrittigli nei limiti di cui alla sentenza e perciò condanna il Della Cava a venti anni di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca della metà dei beni del condannato.
Giacometti Clemente, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'uccisione di Landi Carlo. Con sentenza del 23/04/1946 il tribunale lo giudica colpevole dei reati ascrittigli nei limiti di cui alla sentenza e perciò condanna il Giacometti a trenta anni di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca della metà dei beni del condannato.
Ferruzzi Angelo, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'uccisione di Landi Carlo e l'arresto dei fratelli Montanari. Con sentenza del 25/02/1947 il tribunale lo giudica colpevole di collaborazionismo politico e militare e di concorso negli omicidi oggetto del capo d’imputazione e visti gli art. 5 DLL 27.7.1944 n.159 e DLL 22.4.45 n.142, 51 e 58 cpmg, 575, 577 n.3 e 4 cp comune lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena con le conseguenze di legge.
Camanzi Amedeo, imputato di aver collaborato col tedesco invasore per aver [oltretutto] aver partecipato all’uccisione di Landi Carlo, all’uccisione di sette persone sul fiume Senio. Con sentenza del 30/10/1946 la corte lo giudica colpevole del reato attribuitogli ma non del capo di imputazione suddetto per mancanze di prove e lo condanna alla pena della reclusione per anni 15 e al pagamento delle spese. Ordina la confisca della totalità dei beni del Camanzi. Visti gli art. 9 e 10 D.P 22.6.46 n.4 dichiara condonati anni cinque della pena come sopra inflitta.
Con sentenza in data 20.8.47 la Corte di Cassazione dichiara estinto il reato per amnistia ed annulla senza rinvio la sentenza.
Ravaioli Alfredo e Ravaioli Aurelio, accusati di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l'uccisione di Landi Carlo. Con sentenza del 12/02/1946 la corte li giudica colpevoli del reato loro ascritto e li condanna ad anni 15 di reclusione ciascuno, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Con ordinanza 2.5.46, la Corte d’assise di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso ed ordina l’esecuzione della sentenza. Con declaratoria 11.2.50 a favore di Ravaioli Alfredo e Ravaioli Aurelio della Corte d’appello di Bologna, ulteriormente condonato un anno ciascuno della pena pel decreto 23.12.49 n. 730.
Tribunale competente:
Tribunale di Ravenna - Corte d'Assise straordinaria fino alla sentenza del 15 gennaio 1946 e Sezione speciale della Corte d'Assise dalla sentenza del 17 gennaio 1946.
Scheda compilata da ENRICA CAVINA
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-05-03 15:02:00
1. Ballardini Luigi di 18 anni, nato il 4/10/1926 a Cotignola, meccanico, risulta partigiano volontario nella 28ª Brigata Garibaldi dal 20/05/1944.
2. Berdondini Renzo di 17 anni, contadino, entra nella resistenza subito dopo l\'8/9/1943.
3. Dalmonte Giovanni di 17 anni, meccanico, capo squadra partigiano.
4. Facciani Domenico di 20 anni, nato l\'8/04/1924 a Riolo Terme, colono, risulta partigiano volontario nella 28ª Brigata Garibaldi dal 20/04/1944.
5. Folicaldi Giorgio di 15 anni, apprendista.
6. Landi Carlo (Matto) di 20 anni, segantino, partecipa ad azioni partigiane.
7. Montanari Floriano di 23 anni, meccanico, comandante di squadra.
8. Montanari Giovanni di 17 anni, studente, antifascista.
Folicaldi Giorgio
Elenco vittime partigiani 6
Ballardini Luigi,
Berdondini Renzo,
Dalmonte Giovanni,
Facciani Domenico,
Landi Carlo,
Montanari Floriano
Elenco vittime antifasciste 1
Montanari Giovanni
29. Brigata Nera “Ettore Muti” di Ravenna/Distaccamento di Lugo
Reparto fascista non precisato
Alfredo Ravaioli
Nome Alfredo
Cognome Ravaioli
Note responsabile Ravaioli Alfredo, imputato di procedimento.
Note procedimento Ravaioli Alfredo e Ravaioli Aurelio, accusati di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'uccisione di Landi Carlo. Con sentenza del 12/02/1946 la corte li giudica colpevoli del reato loro ascritto e li condanna ad anni 15 di reclusione ciascuno, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Con ordinanza 2.5.46, la Corte d’assise di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso ed ordina l’esecuzione della sentenza. Con declaratoria 11.2.50 a favore di Ravaioli Alfredo e Ravaioli Aurelio della Corte d’appello di Bologna, ulteriormente condonato un anno ciascuno della pena pel decreto 23.12.49 n. 730.
Angelo Babini
Cognome Babini
Note responsabile Babini Angelo, imputato di procedimento.
Note procedimento Babini Angelo, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione di Montanari Giovanni, Dalmonte Giovanni e Berdondini Enzo. La corte non procede per l\'estinzione del reato con sentenza del 26/02/1947.
Angelo Ferruzzi
Cognome Ferruzzi
Note responsabile Ferruzzi Angelo, dottore in scienze economiche e commerciali, fu nominato segretario politico di Lugo nel maggio 1944. L’inizio del segretariato fu contrassegnato da un senso di umana comprensione, ma l’ulteriore esercizio delle funzioni s’uniformò alla corrente imperante: collaborazione col tedesco invasore e lotta senza quartiere agli avversari politici sino alla loro soppressione. Successore di Aldo Guerra nel segretariato fu comandante della BN di Lugo.
Note procedimento Ferruzzi Angelo, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'uccisione di Landi Carlo e l\'arresto dei fratelli Montanari. Con sentenza del 25/02/1947 il tribunale lo giudica colpevole di collaborazionismo politico e militare e di concorso negli omicidi oggetto del capo d’imputazione e visti gli art. 5 DLL 27.7.1944 n.159 e DLL 22.4.45 n.142, 51 e 58 cpmg, 575, 577 n.3 e 4 cp comune lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena con le conseguenze di legge.
Aurelio Ravaioli
Nome Aurelio
Note responsabile Ravaioli Aurelio, imputato di procedimento.
Clemente Giacometti
Nome Clemente
Cognome Giacometti
Note responsabile Giacometti Clemente, imputato di procedimento.
Note procedimento Giacometti Clemente, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'uccisione di Landi Carlo. Con sentenza del 23/04/1946 il tribunale lo giudica colpevole dei reati ascrittigli nei limiti di cui alla sentenza e perciò condanna il Giacometti a trenta anni di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca della metà dei beni del condannato.
Elviro Lino Sangiorgi
Nome Elviro Lino
Cognome Sangiorgi
Note responsabile Sangiorgi Elviro Lino, imputato di procedimento.
Note procedimento Sangiorgi Elviro Lino, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione di Landi Carlo, con sentenza del 17/07/1946 il tribunale lo dichiara colpevole del reato ascrittogli e lo condanna ad anni 20 di reclusione, ad anni tre di libertà vigilata, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge, compresa la confisca di metà dei beni. Con provvedimento in data 2.1.54 il Tribunale di Ravenna dichiara interamente condonata la pena di anni 20 di reclusione inflitta a Sangiorgi Elviro Lino inflitta con la suestesa sentenza e ordina la revoca del mandato di cattura emesso in esecuzione della citata condanna. Con declaratoria 6.10.59 a favore di Sangiorgi Elviro Lino, il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del PR 11.7.59 n.460 art. 1 lett. a dichiara estinto il reato per amnistia.
Giovanni Della Cava
Cognome Della Cava
Note responsabile Della Cava Giovanni, imputato di procedimento.
Note procedimento Della Cava Giovanni, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l\'uccisione di Landi Carlo. Con sentenza del 23/04/1946 il tribunale lo giudica colpevole dei reati ascrittigli nei limiti di cui alla sentenza e perciò condanna il Della Cava a venti anni di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca della metà dei beni del condannato.
Giulio Reggi
Nome Giulio
Cognome Reggi
Note responsabile Reggi Giulio, imputato di procedimento.
Note procedimento Reggi Giulio, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione di Landi Carlo, nonché alla cattura di Tasselli Luigi, Berdondini Renzo, Facciani Domenico, Ballardini Luigi e Dalmonte Giovanni, successivamente uccisi. Con sentenza del 17/07/1946 è giudicato colpevole del reato di collaborazione ascrittogli nei limiti di cui alla sentenza e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena e alla confisca dei beni. Ordina la pubblicazione della sentenza nel Giornale dell’Emilia di Bologna e nella Voce di Romagna per una sola volta e per estratto. V. art. 479 CPP. Dichiara non doversi procedere contro il Reggi in ordine ai reati di lesioni perché estinti per amnistia e lo assolve dagli altri reati ascrittigli per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione con sentenza 3.12.46 annulla la suestesa sentenza con rinvio alla Corte d’assise sez spec di Bologna per il riesame totale della causa.
Serafino Saviotti
Nome Serafino
Cognome Saviotti
Note responsabile Saviotti Serafino, imputato di procedimento.
Note procedimento Saviotti Serafino, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui la cattura di Tesselli Luigi, Berdondini Renzo, Ballardini Luigi, Facciani Domenico e la cattura ed uccisione di Landi Carlo. Con sentenza del 30/07/1946, Saviotti Serafino è giudicato colpevole del reato ascrittogli nei limiti di cui alla sentenza e con le circostanze indicate nell’art. 62 bis CP e perciò il tribunale lo condanna ad anni trenta di reclusione, a cinque anni di libertà vigilata, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge compresa la confisca della totalità dei beni. Il tribunale dichiara condonato un terzo della pena detentiva. Con declaratoria 4.2.50 la Corte d’Appello di Bologna dichiara condonato a favore del Saviotti un anno della pena detentiva, determinando la sentenza della nuova pena al 10.7.54. Con declaratoria di questo Tribunale in data 10.4.54 sono stati condonati anni due della pena inflitta. Riabilitato Saviotti Serafino con sentenza in data 16.11.60 della Corte d’Appello di Bologna.
Vitaliano Pasini
Nome Vitaliano
Cognome Pasini
Note responsabile Pasini Vitaliano, imputato di procedimento.
Note procedimento Pasini Vitaliano, accusato di reato di collaborazionismo partecipando a una serie di crimini tra cui l’uccisione di Landi Carlo e alla cattura di Tasselli Luigi, Berdondini Renzo e Ballardini Luigi, è giudicato colpevole di collaborazionismo politico e di concorso nell’omicidio dei fratelli Montanari con le attenuanti della minima importanza del concorso e di essere stato determinato dal superiore in grado. È condannato alla reclusione per anni 9 e mesi 4 con sentenza dell\'11/03/1947. Con sentenza in data 23.2.48 la Corte di cassazione annulla senza rinvio la sentenza ed ordina la scarcerazione se non detenuto per altra causa.
cippo a argine del fiume Senio, Lugo di Romagna
Ubicazione: argine del fiume Senio, Lugo di Romagna
Descrizione: Cippo sull\'argine del fiume Senio, a Lugo di Romagna.
L. Casali Diario dell'attività partigiana nel Ravennate dal luglio 1943 alla Liberazione del capoluogo in "La Resistenza in Emilia-Romagna. Numero unico della Deputazione Emilia-Romagna per la Storia della Resistenza e del movimento di Liberazione", Stabilimento Galeati, 1966, Imola, p. 74.
L. Bergonzini La lotta armata in “L’Emilia Romagna nella guerra di liberazione” a cura di Deputazione Emilia Romagna per la storia della resistenza e della guerra di liberazione, De Donato Editore, 1975, p. 74
P. Scalini, La notte più buia é prima dell’alba (Ravenna 1944-1945), Galeati, Imola, 1975, pp. 183-186.
A. F. Babini, Giovecca, anche qui è nata la Resistenza, Comitato Antifascista Giovecca, Bologna, aprile 1980, pp. 362-363.
G. Cantagalli, Messaggio speciale: il nido dell’aquila. La Resistenza a Lugo di Romagna, Lugo di Romagna, Walberti Edizioni, aprile 1985, pp. 93 – 95.
C. Martelli, Fascismo, Antifascismo, Resistenza, Guerra di Liberazione a Tredozio e in altri comuni della Romagna, Grafiche M.D.M., Forlì, marzo 1993, pp. 411-422.
L. Casadio, I Dissidenti. Antifascisti e Resistenza a Cotignola, Walberti Edizioni, Lugo di Romagna, 1995, pp. 137-138.
C. Boldrini La Resistenza nel territorio di Lugo. Fatti, cronache, testimonianze, Walter Berti Editore, Lugo di Romagna, 1995, pp. 63-64.
G. Casadio La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 2, pp. 174, 177.
E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte p. 43.
ATRA, Sentenze Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 05/02/47 n. 195 a carico di Lancella Franco; sent. 11/03/47 n. 209 a carico di Pasini Vitaliano; sent. 17/07/46 n. 124 a carico di Reggi Giulio; sent. 30/07/46 n. 132 a carico di Saviotti Serafino; sent. 26/02/47 n. 205 a carico di Babini Angelo e Callegari Gian Luigi; sent. 17/07/46 n. 125 a carico di Sangiorgi Elviro Lino; sent. 23/04/46 n. 70 a carico di Della Cava Giovanni e di Giacometti Clemente; sent. 25/02/47 n. 205 a carico di Ferruzzi Angelo.
ASRA, GQ, Categoria A1, b. 9, fasc. Bucchi Giorgina, deposizione del 6 giugno 1945 di Angelina Valenti; b. 11, fasc. Emiliani Edgardo, verbale di interrogatorio del 19 giugno 1945 di Emiliani Edgardo; b. 9, fasc. Bucchi Giorgina, verbale di interrogatorio del 27 aprile 1945 di Montanari Ada; b. 9, fasc. Bucchi Giorgina, deposizione del 3 giugno 1945 di Guglielmi Adelmo; b. 9, fasc. Bucchi Giorgina, rapporto del 22 gennaio s.a. del questore;
AANPIRA, schedario dei caduti della provincia di Ravenna.

References: sentenza 
 sentenza 
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 art. 479
 sentenza 
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 art. 1
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 art. 5
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 art. 9
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 art. 5
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 art. 1
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 art. 479
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