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Michelina Marra
1 TRIB.MILANO,24FEBBRAIO-12APRILE 2010, N SEZ.IVPEN. G.U. Magi () * Diritti della personalità. [Non constano procedure in termini] FATTO - Gli imputati del presente procedimento sono stati rinviati a giudizio con decreto di citazione diretta (art. 552 c.p.p.) datato 20 ottobre 2008, regolarmente tradotto nella lingua di origine degli stessi. La prima udienza dibattimentale si è tenuta dinanzi a questo giudice monocratico in data 3 febbraio 2009: nel corso della stessa è avvenuta la costituzione delle parti civili Associazione Vivi Down, O.C., Difensore Civico del Comune di Milano con separati atti depositati; le difese degli imputati hanno chiesto termine per verificare la correttezza delle stesse e per proporre questioni preliminari; il giudice ha rinviato ad udienza successiva. La seconda udienza si è tenuta in data 18 febbraio 2009: nel corso della stessa è stata depositata, da parte del difensore, dichiarazione di remissione di querela da parte di... e... nei confronti di tutti gli imputati del reato sub A, nonché accettazione della stessa da parte di questi ultimi; è stata sollevata dai difensori degli imputati richiesta di esclusione delle parti civili residue; questo giudice ha emesso contestuale ordinanza con la quale veniva solo parzialmente accolta la richiesta difensiva (nel senso di escludere la costituzione di parte civile del Difensore Civico del Comune di Milano in ordine al reato sub B) mantenendo valide le altre costituzioni effettuate (vedi ordinanza allegata al verbale di udienza). Il processo veniva rinviato ad altra udienza. Nel corso della terza udienza (17 marzo 2009) le difese degli imputati sollevavano ulteriore eccezione relativa alla invalidità della querela proposta dall Associazione Vivi Down; il giudice rigettava tale eccezione con articolata ordinanza, allegata al verbale, che qui si richiama integralmente. Nel corso della quarta udienza (25 marzo 2009), le difese degli imputati sollevavano numerose questioni preliminari eccependo la incompetenza territoriale del Tribunale di Milano, nonché numerose nullità di atti compiuti dall ufficio del Pm nel corso delle indagini preliminari; acquisiti i pareri delle altre parti processuali, il giudice si riservava di decidere, rinviando ad udienza successiva. Nel corso dell udienza del 21 aprile 2009, questo giudice dava lettura della ordinanza relativa alle questioni preliminari per cui si era riservato. Tale ordinanza viene qui riportata integralmente, attesa la rilevanza delle questioni prospettate e risolte: A scioglimento della riserva presa nell udienza del 25 marzo 2009, osserva: I difensori degli imputati del presente procedimento hanno, concordemente, sollevato una eccezione preliminare relativa alla competenza territoriale dell a.g. procedente (e di conseguenza dell a.g. giudicante) dei reati sottoposti al giudizio di questo g.m.: in estrema sintesi le difese ritengono che il reato contestato sub C) nel capo di imputazione di cui al DCDG del 20 ottobre 2008, sia stato commesso in Roma e sia quindi di competenza dell A.G. di quella città e che, peraltro non sia connesso agli altri reati indicati nel decreto; che i reati sub A e B, invece, connessi tra di loro ai sensi dell art. 12 c.p.p., siano stati commessi in luoghi diversi da Milano (per il reato sub A, Torino come luogo ove il video diffamatorio è stato immesso in rete, ovvero Roma, come luogo ove per la prima volta lo stesso è stato percepito come tale; per il reato sub B, Torino o Roma, la prima città come luogo dell upload del files video caricato in rete, la seconda come luogo ove è stata percepita (*) Il testo della sentenza contiene numerose immagini che per ragioni tecniche non possono essere riportate. responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.1
2 per la prima volta la lesione dell interesse protetto dalla norma, ovvero ancora Torino, luogo ove è stato arrecato il nocumento indicato nella norma come condizione oggettiva di punibilità); che, in particolare, essendo il reato sub B più grave tra quelli contestati, ai sensi dell art. 16 comma 1 c.p.p., la competenza territoriale dell A.G. per questo reato sia quella di Torino o di Roma, e che tale competenza attragga anche il reato connesso contestato sub A. Il Pm procedente e le difese delle parti civili costituite hanno chiesto rigettarsi l eccezione e confermarsi la competenza territoriale dell A.G. milanese. Va preliminarmente rilevato che appare corretta la indicazione dei difensori del reato contestato sub B come reato più grave nel presente procedimento: sia per il reato di diffamazione sub A che per il reato sub C, la pena edittalmente prevista va da sei mesi a tre anni, mentre per il reato di illecito trattamento dei dati personali contestato sub B la pena prevista va da un anno a tre anni, ed è quindi indiscutibilmente più grave. Deve, in secundis, rilevarsi che appare indiscutibile anche la connessione quantomeno tra il reato sub A e quello sub B indicati nel capo di imputazione: connessione che opera per tre imputati su quattro ai sensi del capoverso B dell art. 12 c.p.p., e che, quindi, deve ritenersi sussistente tra i due capi di imputazione indicati. Ai sensi, quindi, dell art. 16, comma 1, c.p.p., deve ritenersi che sia il luogo di commissione del reato sub B, più grave, quello determinante la competenza territoriale per la vicenda delineata nei capi di imputazione contestati. Il fatto delineato al capo B della rubrica, (e cioè l illegittimo trattamento dei dati personali di..., avvenuto in violazione degli artt. 23, 17 e 26, d.lgs. n. 196/2003, con relativo nocumento del medesimo e con le modalità omissive indicate nel capo A contestato) appare prima facie di non facile individuazione: non è infatti semplice nelle fasi iniziali di un procedimento penale per il giudice procedente che non voglia addentrarsi nel merito di una vicenda su cui dovrà, con ogni probabilità, pronunciarsi, effettuare una analisi penetrante delle vicende sottoposte al suo giudizio al fine di evidenziarne il cuore della condotta o dell evento per poterne poi enucleare una valutazione certa sul locus commissi delicti, soprattutto, poi, quando il reato in questione appare costituito a salvaguardia di interessi assolutamente immateriali come la privacy, con modalità commissive particolari quali quelle operate su internet. In casi del genere, a meno di non spingersi su terreni non percorribili quali quelli della concreta analisi del fatto contestato, appare quindi necessario mantenersi su un terreno di valutazione più generale (che non vuol dire generico), cercando di enucleare dal fatto quegli elementi che ne connotino le caratteristiche commissive, ai soli fini evidenziati, evitando di pronunciarsi sulle sue effettive dinamiche, quando anche sulla loro reale commissione da parte delle persone imputate. In particolare la vicenda in questione appare connotata da alcuni elementi indubitabili: la concreta immissione del video incriminato a Torino da parte di un soggetto per cui vi è già stata sentenza di primo grado di condanna da parte del TM di quella città; il fatto che Google Italy SRL abbia sede a Milano; il fatto che a Milano sia stata depositata la prima denuncia querela da parte dell Associazione Vividown; il fatto che i server utilizzati da Google Italy, per conto di Google Inc. siano stati localizzati in territorio non italiano; il fatto che Google Inc. abbia sede in Irlanda; il fatto che gli imputati non siano né siano stati residenti in Italia e che in Italia abbiano solo eletto domicilio in conseguenza della iscrizione della notizia di reato ai loro danni; il fatto che la prima procura italiana ad occuparsi del fatto sia stata la procura di Milano. Non appare, invece, fatto indubitabile e dirimente quello indicato dalle difese e relativo alla prima percezione del fatto diffamatorio a Roma da parte di persona individuata (tale D A.), che avrebbe poi avvisato l associazione Vividown a Milano: al di là della assoluta casualità di tale vicenda (come dimostrano i numerosi commenti di accesso al sito incriminato prodotti dalla parte offesa Vividown al momento della proposizione della querela, commenti tutti provenienti dai luoghi più disparati della penisola ed anche precedenti temporalmente a quello di Roma), deve rilevarsi che il reato di diffamazione a mezzo internet (reato per così dire presupposto rispetto a quello contestato sub B) deve ritenersi commesso in modo contestuale con la semplice immissione P.2 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore
3 del contenuto diffamatorio nella rete di connessione telematica denominata internet, a nulla rilevando che tale dato sia percepito prima in un luogo piuttosto che in un altro; in tal senso, e di conseguenza, non può ritenersi percepito a Roma piuttosto che in un altro luogo il nocumento che la norma richiede come condizione di punibilità del fatto, se tale nocumento sia conseguenza di una comunicazione telematica a mezzo internet. In estrema sintesi non appare rilevante che la prima persona identificata con certezza nella vicenda in questione sia stata una persona a Roma: sia la commissione del reato di diffamazione che la conseguente commissione del reato di illecito trattamento dei dati avvenuti tramite internet, non possono considerarsi commessi in un luogo per il solo fatto che in quel luogo l offesa viene percepita; essendo la percezione dell offesa un dato rilevante per la commissione del reato di cui all art. 595 c.p., ma non dirimente ai fini della competenza territoriale. In particolare, poi, deve ritenersi che il reato di cui all art. 167, d.lgs. n. 196/2003, nel caso in questione, sia stato sicuramente commesso anche all estero: non vi è dubbio che perlomeno parte del trattamento dei dati immessi a Torino sia avvenuto fuori d Italia, in particolare negli Stati Uniti d America, luogo ove hanno indubitabilmente sede i server (e cioè le macchine che trattano ed immagazzinano i dati) di proprietà di Google Inc. E pertanto, a norma dell art. 10, n. 3, c.p.p., essendo il reato in questione commesso in parte, ma non del tutto, all estero la competenza per territorio verrà determinata ai sensi degli artt. 8 e 9 c.p.p. Va quindi determinato ove sia stato consumato, perlomeno in parte, il reato di cui all art. 167, d.lgs. n. 196/2003, e cioè ove sia avvenuto (in Italia) una parte dell azione o dell omissione costitutiva della condotta del reato in questione (essendo fuor di dubbio che la condizione di punibilità non costituisce un elemento costitutivo del reato e non è quindi determinante ai fini della competenza). A parere dei difensori il solo luogo ove è avvenuta una parte dell azione rilevante del reato in questione è Torino, essendo quella la città ove è avvenuta l immissione dei dati sensibili da cui è poi scaturito il procedimento in questione; in questo senso deve dirsi che se non vi è dubbio che certamente la parte iniziale della vicenda è cominciata a Torino con il caricamento del video incriminato sul sito web Google Video, è però altrettanto vero che il concetto di trattamento dei dati che scaturisce dalla lettura e dalla interpretazione del combinato disposto tra gli artt. 167 e 4, d.lgs. n. 196/2003, appare non limitato o limitabile all operazione di raccolta dei dati o alla loro registrazione, ma comprende una quantità di altre azioni che vanno dalla organizzazione alla elaborazione alla consultazione, ed alla diffusione dei dati medesimi. E perciò appare verosimile quanto affermato dal Pm nella costruzione del capo di imputazione e poi ribadito nel corso della sua replica nell udienza di riferimento: che cioè tale organizzazione ed elaborazione di dati sia avvenuta (perlomeno in parte) a Milano con le modalità descritte nei capi di imputazione citati. Naturalmente l affermazione de qua appare fatta sulla base di una conoscenza e compulsazione dei dati processuali assolutamente limitata da parte di questo giudice procedente, a cui non può chiedersi di attraversare tutti i documenti ed atti raccolti nelle indagini preliminari con quella sicurezza cognitiva che sola può essere raggiunta sulla base della dialettica dibattimentale dispiegata nella sua pregnante complessità. Allo stato degli atti e delle indagini espletate questo giudice ritiene che la prospettazione accusatoria delle modalità comportamentali omissive di cui ai capi di imputazione sub AeB,sia tale da consentire una lettura della competenza territoriale inquadrabile nell ambito del territorio milanese: questo sia per la strutturazione del reato e, in particolare, delle sue componenti significative a livello comportamentale (praticamente il concetto di trattamento di dati comprende tutta l immaginabile sequela di atti che vanno dall entrata del dato nella rete di connessione alla sua uscita in sede di diffusione), sia per il risultato, quantomeno apparente, delle indagini espletate che consentono di incardinare perlomeno parte dei comportamenti incriminati in quelli astrattamente indicati dalla norma medesima (si vedano, in particolare gli esiti delle indagini informatiche effettuate nel corso delle indagini preliminari dagli agenti di PG, il rinvenimento ed il sequeresponsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.3
4 stro del documento Google Video, analisi preliminare delle peculiarità del mercato italiano, le dichiarazioni testimoniali di P.V. ed E.M.). Si ribadisce che tale valutazione deve ritenersi, allo stato, assolutamente parziale e limitata e che, quindi, essa potrebbe subire delle variazioni nel corso dell eventuale ulteriore dialettica procedimentale. Sulla base di tali considerazioni va, al momento, rigettata la eccezione preliminare di incompetenza territoriale formulata dalle difese degli imputati per quel che concerne i reati contestati ai capi A e Bdella rubrica (come si è detto connessi ex art. 12 c.p.p.). Per quel che concerne il capo C, invece, l eccezione difensiva di incompetenza territoriale va accolta, sulla base delle seguenti considerazioni: È di palmare evidenza che il reato sub C non appare connesso in nessun modo ai reati sub A e B, ed è lo stesso Pm che lo conferma nel corso della replica all eccezione preliminare nell ultima udienza...fa riferimento ad un caso che nulla ha a che vedere con i capiaeb,equesto lo sottolineo per amore di verità (trascr. udienza 25 marzo 2009, pag. 35); È altrettanto evidente, a parere di chi scrive, che il reato in questione si consuma nel momento in cui gli atti o i documenti ritenuti falsi vengono prodotti o esibiti nel procedimento dinanzi al Garante della Privacy (peraltro in analogia con i reati in tema di falso): il fatto che l atto o il documento siano stati formati prima di tale introduzione, oltre ad essere un fatto di per sé ovvio, a nulla rileva sia in tema di consumazione del reato, sia, conseguentemente, in tema di competenza territoriale; competenza che, quindi, è sicuramente del Tribunale di Roma, luogo ove ha formalmente e sostanzialmente sede l ufficio del Garante della Privacy. La procura speciale di cui si discute la falsità, pertanto, sebbene formata in date e luoghi diversi da Roma (come è assolutamente probabile anche sulla base delle allegazioni difensive) è sicuramente stata utilizzata ed esibita a Roma nel momento in cui la stessa è stata prodotta nel procedimento dinanzi al Garante, ed è quello il momento in cui si è radicata la competenza territoriale, nonché la consumazione del reato. Pertanto va, come si è detto, accolta la richiesta difensiva di incompetenza territoriale del Tribunale di Milano in relazione al reato di cui al capo C della rubrica, con conseguente declaratoria ai sensi dell art. 23 c.p.p. e trasmissione degli atti all ufficio del Pm dinanzi al Tribunale penale di Roma. Il difensore di alcuni degli imputati Avv. Vaciago ha, infine, sollevato altre eccezioni preliminari, che qui si riassumono: Omessa notifica, ai sensi dell art. 169 c.p.p., agli indagati residenti all estero G.D.L.R. e D.D. dell invito a dichiarare domicilio in Italia, con conseguente omessa notifica dell informazione sul diritto di difesa in relazione all espletamento di atti eseguiti tra il 24 novembre ed il 5 marzo 2007, data in cui è avvenuto il deposito della nomina di fiducia con elezione di domicilio; viene quindi rilevata una nullità di ordine generale ai sensi dell art. 178 lett. c), c.p.p., per violazione del diritto di assistenza dell indagati, con conseguente richiesta di declaratoria di inutilizzabilità degli atti garantiti eseguiti tra il 24 novembre 2006 ed il 5 marzo 2007; Mancato avviso al difensore dei decreti di ispezione dei sistemi informatici e del conseguente decreto di sequestro eseguiti il 24 novembre ed il 12 dicembre 2006, con conseguente nullità di ordine generale ai sensi dell art. 178 lett. c), c.p.p., per violazione del diritto al contraddittorio; Nullità della prima ordinanza di proroga delle indagini preliminari, in quanto emessa dal GIP due giorni prima della scadenza del termine di 5 giorni per la presentazione delle eventuali memorie difensive, con violazione dell art. 178 lett. c), c.p.p., per violazione del diritto al contraddittorio. Il Pm ha chiesto che le suddette eccezioni siano rigettate. Quanto alla prima delle questioni prospettate, si osserva quanto segue: Nella prospettazione difensiva il mancato utilizzo da parte del Pm delle previsioni indicate nell art. 169 c.p.p. nei confronti degli indagati costituirebbe una lesione del diritto di assistenza degli stessi, e quindi renderebbe inutilizzabili gli atti di indagine garantiti compiuti prima della nomina dei difensori di fiducia (avvenuta solo il 5 marzo 2007, all esito della procedura rogatoriale P.4 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore
5 espletata); va tuttavia osservato che l assistenza difensiva degli allora indagati D. e D.L.R. (mancando, al momento una nomina di fiducia) era garantita dalla nomina di ufficio di un difensore iscritto all albo, difensore a cui sono stati regolarmente notificati sia l informazione di garanzia ex artt. 369 e 369-bis c.p.p., sia l avviso di deposito atti ex art. 366 c.p.p.; né l espletamento della procedura ex art. 169 c.p.p. (avvenuto comunque nel corpo della rogatoria inviata all estero) avrebbe garantito una più celere informazione degli stessi e quindi una possibilità di nomine di fiducia precedenti a quelle esistenti; in ogni caso la scelta rogatoriale (avvenuta in tempi assai ristretti rispetto alla primitiva iscrizione) appare essere stata assolutamente idonea a garantire il diritto di difesa degli indagati, diritto che non appare essere stato assolutamente compresso dallo svolgimento procedurale descritto. In conseguenza deve disattendersi la richiesta difensiva sul punto. Quanto alla seconda eccezione difensiva si rileva che gli atti di cui si chiede la inutilizzabilità appaiono essere stati emanati in assoluto rispetto delle esigenze di urgenza al tempo prospettabili e prospettate: tale rispetto motivazionale ne consente una valutazione di regolarità formale piena, con conseguente rigetto della eccezione proposta. Quanto alla terza questione prospettata si rileva che indubitabilmente il provvedimento del GIP (ordinanza di proroga delle indagini) è stato emanato senza il pieno rispetto formale dei termini indicati dall art. 406, comma 3, c.p.p.; in questo senso la eccezione difensiva risulta fondata. Va tuttavia rilevato che, trattandosi di nullità generale e non assoluta, ed avendo la parte interessata accettato gli effetti dell atto in questione, non impugnando (come pure poteva) l ordinanza di proroga del GIP, la stessa deve intendersi sanata. Per tali motivi anche la terza eccezione difensiva deve essere respinta. P.Q.M. - Visti gli artt. 491 c.p.p., 23 c.p.p. Rigetta sia le eccezione di incompetenza territoriale formulata dalle difese degli imputati in ordine ai capi A e B della rubrica, sia le eccezioni di nullità degli atti di indagine così come prospettate. Accoglie la eccezione di incompetenza territoriale relativa al capo C della rubrica, determinando la competenza medesima nell A.G. di Roma e disponendo la trasmissione degli atti relativi al PM presso il Tribunale medesimo, previo stralcio della posizione dell imputato R.N. e della parte civile costituita C.O. Dispone procedersi oltre nel dibattimento. Successivamente alla lettura dell ordinanza de qua, il PM ha chiesto la produzione di alcuni atti e documenti; le difese hanno chiesto termine per poterli verificare; il giudice ha rinviato ad udienza successiva. Nel corso dell udienza del 5 maggio 2009, le difese hanno richiesto ulteriore termine al fine di poter formulare richieste di riti alternativi: il giudice lo ha concesso rinviando ad udienza successiva. Nell udienza del 19 maggio 2009 i difensori di tutti gli imputati hanno chiesto lo svolgimento del rito abbreviato, condizionato all ascolto del teste J.D.: il giudice ha accolto la richiesta rinviando ad udienza successiva per l esame del teste richiesto. Nell udienza del 23 giugno 2009, inizialmente, le difese degli imputati hanno formalmente rinnovato tutte le eccezioni già proposte e respinte: il giudice ha ritenuto di aver già esaurito le questioni con le ordinanze richiamate. Nonostante la presenza del teste non è stato possibile ascoltarlo, attesa la mancanza dell interprete, pur regolarmente citato. Il giudice è stato costretto a rinviare ad udienza successiva. Nell udienza del 29 settembre 2009 è stato ascoltato (in esame e controesame) il teste J.D., regolarmente citato e presente, alla presenza di un interprete di lingua americana. Il processo è stato poi rinviato, per le conclusioni del PM, ad udienza successiva. Nella parte iniziale dell udienza del 25 novembre 2009 le difese degli imputati hanno chiesto responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.5
6 di poter produrre dichiarazioni di precisazione da parte del teste D.; il PM e le parti civili si sono opposte, il giudice ha rigettato la richiesta. I Pubblici ministeri presenti hanno effettuato la loro requisitoria, depositando ex art. 121 c.p.p., memoria riepilogativa ed illustrativa, chiedendo la condanna di tutti gli imputati in ordine ad ambedue i capi di imputazione residui. Le parti civili hanno, anch esse, concluso, depositando richieste risarcitorie. Il giudice ha rinviato ad udienza successiva per le conclusioni delle difese. Nel corso dell udienza del 16 dicembre 2009 sono state depositate, debitamente tradotte, dichiarazioni provenienti dagli imputati. Successivamente ha concluso il solo difensore Avv. Bana. Il processo è stato rinviato per le conclusioni degli altri difensori. Nel corso dell udienza del 23 dicembre 2009 hanno concluso anche gli altri difensori degli imputati, depositando memorie. Il giudice ha rinviato ad altra udienza per le repliche. L udienza del 27 gennaio 2010 è stata rinviata per la adesione dei difensori alla giornata di astensione degli avvocati. Nell udienza del 24 febbraio 2010 le parti si sono riportate a memorie scritte depositate nella cancelleria del giudice fuori udienza. Il giudice si è ritirato in camera di consiglio ed è successivamente uscito con il dispositivo di cui è stata data integrale lettura. DIRITTO - Parte prima: le indagini dei PM di Milano così come ricostruite nella memoria degli stessi. Appare opportuno, per contestualizzare correttamente i fatti di questo procedimento, riportare a questo punto, la ricostruzione che degli stessi viene fatta dai PM di Milano nelle loro memorie finali. Questo giudice vi aderisce, per quel che attiene la ricostruzione in fatto, in modo completo, sia per la precisione delle stesse, sia per la corrispondenza con le emergenze probatorie poste all attenzione del giudicante, emergenze che devono ritenersi totalmente utilizzabili in seguito alla scelta del rito effettuata dai difensori degli imputati. 1. ORIGINE DELL INDAGINE In data 9 novembre 2006 l Associazione Vivi Down (Associazione italiana per la ricerca scientifica e per la tutela della persona Down, con sede in Milano) depositava (1) presso la Procura di Milano denuncia querela, in relazione al contenuto di un video (della durata di circa 3 minuti e mezzo) apparso in Internet sul sito nella sezione video divertenti (sezione all interno della quale tale video rivestiva il primo posto (2) ) e in relazione al quale ebbero cognizione nella mattina del 7 novembre 2006 (3). (1) In pari data il Procuratore Aggiunto Corrado Carnevali iscriveva la notizia di reato a mod. 44 per i reati ex artt. 110, 595, comma 1e3,c.p. Dopo la sua registrazione e la contestuale emissione di un provvedimento di sequestro preventivo d urgenza del video (non eseguito: I, 77), il 13 ottobre 2006 il fascicolo perveniva al PM assegnatario che, in pari data, delegava la Polizia Postale agli ulteriori accertamenti. Inoltre, nella stessa giornata, si prendevano contatti con la Procura per i Minorenni di Roma, nella persona del Pubblico Ministero Fulvio Filocamo, che successivamente trasmetteva la CNR del Direttore della Il Divisione del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni (datata 8 ottobre 2006 e depositata alla Procura romana in data 13 ottobre 2006 ore 13.30: 1, 144 ss.), nella quale si dà atto che in data 7 novembre 2006, su segnalazione di una senatrice della Commissione infanzia, questo Ufficio rinveniva la presenza sulla rete Internet di due file video, contenuti nel sito web aventi ad oggetto delle riprese audiovisive effettuate presumibilmente all interno di un aula sita in un edifico scolastico durante le ore di lezione. (2) I, 756/7; I, 58. (3) Sull esatta collocazione e sul titolo dei video: In data 7 novembre 2006, il segretario dell Associazione, Giuliano Roversi, veniva informato dalla sig-.ra Maddalena Balocco che all indirizzo internet &hl=it era possibile scaricare un odioso e fortemente diffamatorio filmato in cui si faceva espresso riferimento all associazione Vivi Down in un contesto di insulti ed umiliazioni ad un soggetto affetto da Sindrome di Down. Alquanto preoccupato, lo scrivente si metteva immediatamente davanti al computer, ed in pochi secondi e con P.6 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore
7 In particolare, venivano riferite le seguenti circostanze: Già i primi secondi del video lasciano lo spettatore sconcertato e immensamente inorridito per il deplorevole comportamento di un gruppo di ragazzi nei confronti di un coetaneo affetto da Sindrome di Down, patologia che Vivi Down si propone di tutelare. Il ragazzo Down, in un facilmente riconoscibile contesto scolastico, viene schernito, deriso, minacciato e in alcuni passaggi dei video, sono ben chiari atteggiamenti di violenza fisica, quali forti spintoni e lancio di oggetti. Continuando a vedere il filmato, il sottoscritto rimaneva completamente esterefatto, quando chi stava compiendo quella continuata sequenza di atti violenti ed umilianti nei confronti di una persona portatrice di handicap, si qualificava come appartenente all Associazione Vivi Down pronunciando, al minuto 1:32, la seguente frase Salve, siamo dell associazione Vivi Down, omissis (4). Anche il padre del ragazzo disabile che compariva nel video proponeva denuncia querela (5), nella quale dopo aver richiamato, nel descrivere puntualmente i comportamenti vessatori posti in essere nei confronti del figlio, la frase già riportata dall Associazione Vivi Down precisava: Purtroppo gli interminabili 191 secondi (la durata totale di uno dei due video contestati messi in rete non erano ancora finiti ed, anzi dovevano dare ancora il peggio di sé: si vedeva... solo, davanti alla lavagna, perfetto bersaglio per insulti, ma non solo; si sentiva urlare Vai col lancio!, e subito partiva un pacchetto di fazzolettini di carta che lo colpiva in pieno. Poi [...] la regista amatoriale del filmato irrompeva dicendo Aspetta, rifatelo, non è venuto, dimostrando una volta di più il chiaro intento di ridicolizzare, mediante anche l uso della violenza fisica, mio figlio; e forti dell invito suscitato, riprendeva il lancio di oggetti, copioso, tanto da far perdere gli occhiali a già tanto menomato nella vista. Provava a difendersi, cercava di uscire da quella incredibile situazione di violenza [...]. Da un punto di vista prima umano che giuridico è quasi superfluo raccontare lo strazio di un padre nel vedere il proprio figlio, cresciuto con tanto amore pur in mezzo alle difficoltà che la sua condizione psico-fisica comporta, trattato alla stregua di un fenomeno da baraccone, umiliato per il solo fatto di essere più debole, o meglio di non essere come tutti gli altri, di essere diversamente abile, usando una terminologia tanto attuale. estrema facilità rintracciava e scaricava il filmato intitolato: in classe con sensibilizziamo omissis (I,47). Sul titolo del video anche il resoconto del blog giornalettismo militante (Il, 884), riconducibile a D.A.A.; su come appariva la pagina relativa al video, sempre dal resoconto di tale blog che ne riporta una immagine (II, 929): tale immagine peraltro ancora oggi è presente in rete all indirizzo Cfr. anche sit R., 16 gennaio 2007: martedì 7 novembre 2006, verso le 10.30, ricevevo personalmente sul telefono dell associazione [...] da parte di una persona e mi segnalava che su Internet era presente il video in questione, e precisamente su Google Video. Mi raccontò anche le scene, facendomi presente che all interno del filmato veniva espressamente citata la nostra associazione. Mi disse anche che la stessa aveva un blog su internet, chiamato Giornalettismo militante e reperibile all indirizzo giornalettismo.ilcanocchiale.it e che avevano già fatto un articolo di denuncia su questo episodio. Ho riferito subito la telefonata al nostro presidente, Censi Edoardo, presente in sede. Siamo andati a vedere il video su internet e abbiamo fatto di tutto per impedire ulteriormente la sua diffusione. Il presidente ha subito chiamato la senatrice Baio Dossi, persona vicina all associazione e che conosciamo personalmente, riferendole l episodio. Contestualmente, verificavo sulla pagina di Google Video che era possibile indicare come non adatto il video, cosa che facevo immediatamente. Dopo aver cliccato su non adatto, mi si presentava una scelta, tra le seguenti categorie: oscenità/pornografica, antirazzismo, atti violenti, altro. Abbiamo cliccato sulla prima ipotesi. Non c è stata nessuna risposta immediata dai sistema, né abbiamo ricevuto mai una risposta da Google. Vedevo dalla pagina che il video era stato caricato il 10 settembre e che vi erano diversi commenti. I commenti li ho salvati con un copia incolla che ho poi dato all avvocato tramite la mail. Si dà atto che viene mostrato il testo della mail in atti, allegata alla nota dell avvocato Camera depositata in data 1 dicembre Riconosco il testo, ho indicato le ore in quanto ho fatto l ultimo salvataggio prima di uscire dall ufficio (lavoro infatti dalle ore 9.00 alle 18.00) (VI, 220 ss.). (4) Per la trascrizione/descrizione completa del video: VI, 171. (5) I, 750 ss. responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.7
8 Ma non solo; il pensiero che quell episodio sia avvenuto molto tempo prima rispetto alla sua emersione dalle pagine di Internet, e poi dai mass-media, l idea che mio figlio si sia portato dentro, da solo, quell esperienza, tanto amara, tanto umiliante, da non avere il coraggio di riferirla a nessuno, nemmeno dentro le mura amiche di casa. Quanta sofferenza e quanta solitudine deve aver provato!. Entrambe le querele portavano all attenzione della Procura di Milano profili di responsabilità penale anche a carico dei responsabili del sito google.it, dal momento che un filmato contenente immagini tanto umilianti e offensive non solo era circolato sul web per il tramite del servizio Google Video ma non era passato inosservato: come ricordato, non solo rivestiva la prima posizione nella categoria dei video più divertenti ma era addirittura finito all interno della classifica ufficiale dei video più scaricati (29 posto dei top 100 (6), con visualizzazioni al momento della sua rimozione (7) ). Più in particolare lo stesso padre del minore, nella denuncia querela, così commenta (8) : Oltre al danno la beffa! Le angherie subite da mio figlio si sono trasformate in un video sfruttato per suscitare ilarità nei navigatori di internet, o meglio degli utenti di Google. Non si comprende come un video di tale portata, contenente immagini tanto umilianti e offensive, abbia non solo potuto circolare indisturbato tra le pagine di internet, ma sia addirittura finito all interno di una classifica ufficiale dei video più scaricati da un sito, peraltro in quella determinata categoria! Appare evidente, se non lapalissiana, la totale assenza di controllo da parte del provider, nel caso di specie di Google Italia, non solo dei video che vengono immessi nel sito internet, ma anche di quelli che vi permangono, tanto a lungo da entrare nell apposita classifica. E non può certo sostenersi che il video sia passato inosservato! Pertanto, oltre a censurare il comportamento di tutti i compagni di scuola [...] in questa sede si intende censurare anche la condotta, omissiva, tenuta dal provider, ovvero da Google Italia [...]. In realtà, nel caso di specie, non sembra proprio potersi dire che il provider non fosse al corrente dell esistenza dei video in questione, né tantomeno della sua portata lesiva. Difatti, se è vero che nella sezione video sono presenti moltissimi files, è vero anche che quello in questione risultava essere il primo della lista della sua sottosezione (i video divertenti ), nonché il 29 della graduatoria dei video più scaricati. [...] ora, per una questione prima logica che giuridica, l operatore che materialmente organizza il sito risponderà a chi di dovere all interno del suo ambito lavorativo, ma ai fini della responsabilità penale i legali rappresentanti di Google Italia devono rispondere [...] Del resto, l interesse mediatico ruotato attorno all incresciosa vicenda in esame si è scatenato in un tempo successivo all inizio della circolazione in internet del video, e non è pensabile che per censurare tali immagini in un Paese civile si debba attendere la reazione scandalizzata dei mass-media! Si poteva e si doveva fare qualcosa prima [...]. Copia del CD che riproduce il video in questione veniva allegato alla querela della Associazione Vivi Down. Sul medesimo supporto ne è presente un altro, dove peraltro compare lo stesso ragazzo disabile nel medesimo contesto ma questa volta in presenza di un insegnante (9). Il fatto ebbe un fortissimo impatto sull opinione pubblica (10) e comportò anche una interrogazione parlamentare con audizione del Ministro della Giustizia On. Mastella (con informazioni richieste al Procuratore della Repubblica di Milano). La nota (11) di risposta del Procuratore Aggiunto Corrado Carnevali (datata 13 novembre 2009) fa, peraltro, riferimento ai precedenti problemi avuti in relazione alle richieste di informazioni relative al traffico informatico attinente alle indagini. Circostanza che, nonostante la gravità dei fatti, si è verificata anche in questo procedimento con la risposta-tipo di Google Inc. (già ben tradotta in italiano) pervenuta il 14 novembre 2006 alla Polizia Postale di Milano: Le informazioni che avete richiesto sono raccolte ed effettuate da Google Inc., un azienda degli Stati Uniti. Come (6) I, 49; I, 756/7. (7) II, 892. (8) I, 756/4 ss. (9) I, 63. In relazione a questo secondo video la Procura della Repubblica di Torino aprì un procedimento penale a carico dell insegnante. (10) Articoli stampa: II, 950 ss. (11) I, 71 ss. P.8 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore
9 tali, chiediamo che la vostra richiesta sia diretta verso Google Inc. ed attraverso la procedura legale attinente (12) ovvero tramite rogatoria. Spiace altresì ricordare come solo a seguito delle sollecitazioni delle diverse Procure coinvolte la Direzione Centrale Servizio Polizia Postale ricevette i dati richiesti via , senza alcuna rogatoria, alle ore ora italiana del 14 novembre 2006 (13), quando tuttavia si era già giunti alla individuazione degli autori del video! (14). Non si comprende quindi come la società possa continuare a sostenere di aver collaborato con l Autorità Giudiziaria fin dalle fasi iniziali (15) ANALISI PRELIMINARE DEL SERVIZIO G.V., DELLE PROCEDURE DI UPLOAD DEI VIDEO E DEI TEMPI DI IMMISSIONE IN RETE Dopo che anche l attività di questa Procura contribuì alla identificazione degli autori del video (16), il Gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Milano veniva preliminarmente delegato sulla base di analoghi accertamenti effettuati in relazione ad altre piattaforme informatiche a compiere l analisi tecnica del servizio in questione, valutando in particolare la procedura richiesta all utente al fine di operare l upload di video da condividere sulle pagine (qui sotto la foto tratta dalla annotazione di PG del 21 novembre 2006 (17) ). (Omissis). Tale attività consentiva di accertare, alla data del 21 novembre 2006, l inesistenza di fatto di alcun controllo preventivo in fase di immissione, dal momento che un video di prova (18) appositamente caricato dalla polizia giudiziaria era stato immediatamente reso disponibile per la visione a tutti gli utenti di Google Video (19). 3. ESITI DELLA ATTIVITÀ DI INDAGINE PRESSO LA SEDE DI GOOGLE ITALY 3.1. Dichiarazioni del personale di Google Italy s.r.l. nell immediatezza dei fatti e successive ritrattazioni Nel frattempo era stata altresì delegata la Polizia Postale di Milano a sentire immediatamente (12) I, 107. (13) I, 155 ss. (14) Circostanza attestata dalle notizie dei quotidiani del 15 novembre 2006 (I, 960) e peraltro personalmente nota ai Pubblici Ministeri per l attività di coordinamento indagini effettuata con la Procura per i Minorenni presso il Tribunale di Torino (e in effetti il Pubblico Ministero Marta Lombardi emetteva il decreto di perquisizione domiciliare nella mattina del 14 novembre 2006 dopo che una professoressa della scuola, ove sono avvenuti i fatti, nella mattina del 13 novembre 2006, si era resa conto di uno stato di particolare tensione che aleggiava nella classe, sino a quando, richiesto di sapere il motivo alcuni ragazzi hanno consegnato...alcuni articoli di giornale che riportavano la notizia della circolazione del video, dichiarandosi autori del fatto, come da annotazione di Polizia Giudiziaria prontamente depositata alla Procura torinese). (15) Cfr. VII, 913 ( del 24 novembre 2006 del capo ufficio stampa europeo, indirizzata a M.): I media italiani si stanno interessando alla questione e ora dedicheranno a questa ampia copertura. Vi chiediamo cortesemente di seguire la seguente linea di condotta. Confermiano che Google ha collaborato con la polizia italiana nell ambito delle loro indagini per l apparente aggressione subita da un ragazzo con la Sindrome di Down.... Abbiamo procedure chiare che bandiscono il caricamento di contenuti violenti e siamo rimasti tanto disgustati quanto lo sono stati gli utenti italiani da questo terribile filmato... (ndr. seguono poi risposte da dare a possibili domande). Mi potete confermare che Google è parte in causa in questa indagine? Come dicevo, Google ha aiutato la polizia a svolgere le indagini.... Perché non visionate tutti i video prima di immetterli? Migliaia di video vengono caricati su Google Video ogni giorno. Eliminiamo i contenuti illegali o quelli che violano le nostre linee guida non appena ce ne accorgiamo. E invitiamo i nostri utenti a segnalarci questi filmati. Al momento stiamo investendo in tecnologie innovative per cercare di risolvere questo problema. Pensiamo che questo sia il modo migliore per rapportarci con questi contenuti permettendo agli utenti di caricare i video e vederli dal vivo subito. (16) Cfr. atti relativi al coordinamento investigativo tra la Procura di Milano, la Procura per i minorenni di Roma, La Procura di Torino e la Procura per i minorenni di Torino: I, 108 ss. (17) II, 1 ss. (18) Della durata di 7 secondi e raffigurante una tastiera di un computer: (19) II, 10. responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.9
10 come persona informata sui fatti il responsabile di Google Italy s.r.l. in relazione al video in questione (20). Veniva individuato H.S. che, nella sua qualità di responsabile delle comunicazioni della società Google Italia, in data 13 novembre 2006 tra l altro dichiarava (21) : Ho ricevuto l allegata (22) da parte del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni nel pomeriggio del 7 novembre u.s. che mi segnalava i due link relativi ai video in questione. Quindi ho provveduto a visionare i video e ho fatto richiesta di rimozione al team americano che si occupa di Google Video. Il team americano, dopo aver ricevuto la mia , mi ha informato il 7 novembre u.s. di aver avviato la procedura di rimozione. La rimozione dei predetti video è avvenuta in data 10 novembre u.s. (23), dopo uno specifico sollecito giunto dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni. Le comunicazioni con i referenti americani sono avvenute tramite sistemi di messaggistica interna, di cui non si può fornire traccia [...] (24). Per quanto concerne i controlli effettuati da Google Italia s.r.l. su quanto messo a disposizione degli utenti tramite la pagina indico che Google italia srl non provvede a controllare nulla visto che il materiale è presente sui server americani. Tuttavia c è un team di persone in America che visiona i filmati. È attivo anche un software di valutazione dei contenuti, che si sta implementando. Google è sensibile alle segnalazioni degli utenti a riguardo dei contenuti illeciti, che possono essere effettuate da una sezione specifica presente sul sito di Google (25). A seguito di ispezione dei luoghi ad opera della Polizia Giudiziaria (26), in data 22 novembre 2006 veniva quindi sentito personalmente dal Pubblico Ministero MAGRINI Massimiliano, Country Sales Manager (responsabile delle attività commerciali di Google Italy s.r.l.) (27) nonché nuovamente (28) lo stesso H.,, che tra l altro affermava: Voglio precisare, in questa sede, che il team in America provvede a visionare i filmati dopo la segnalazione dell Autorità al fine, eventualmente, di adottare i dovuti provvedimenti. Preciso che, anche nel caso in esame relativo al video del ragazzo Down, su mia segnalazione personale, Google Inc. ha provveduto a visionare e a rimuovere il video. Il dott. M., dei servizio di Polizia Postale, mi ha contattato, attraverso due di cui una di sollecito, in data 10 novembre Io, a mia volta, ho inoltrato la comunicazione a Google Inc.. I più alti responsabili dei diversi settori interessati di Google Italy s.r.l. (H., M. nonché L.G. - Marketing Manager (29) ) dichiaravano inoltre al Pubblico Ministero che nessuna riunione preliminare si era tenuta in relazione alla localizzazione in Italia (di fatto avvenuta nel luglio 2006) di Google Video, trattandosi di servizio completamente preconfezionato dalla casa madre (Google (20) I, 65. (21) I, 103. (22) I, 104; I, 128 ss. (23) Su questa data (peraltro indicata anche successivamente al Pubblico ministero) cfr. le considerazioni di cui al par. 3.9 alla luce della ultima inviata dalla Milani (X, 288) nella quale prospetta dei ritardi nella rimozione definitiva a causa di bug del sistema. (24) Su quest ultima affermazione cfr. le valutazioni della PG (XIV, 352): Giova evidenziare in questa sede che quella indicata non è l unica affermazione successivamente smentita dagli ulteriori accertamenti investigativi: H., infatti, dichiarò sempre in data 13 novembre 2006 che le comunicazioni con i referenti americani circa il complessivo sistema di rimozione del video in questione fossero avvenute tramite sistemi di messaggistica interna, di cui non si può-fornire traccia (ed invero, sul punto, cfr. esiti della consulenza tecnica alla luce delle rinvenute durante l ispezione dei sistemi informatici e il sequestro dei computer portatili). Effettivamente le indagini hanno dimostrato come tali comunicazioni erano nella piena disponibilità dell H. (25) Cfr. infra (par. 3.7) quanto invece emerso nella vicenda Mediaset. (26) Avvenuta in data 21 novembre 2006 su delega del PM (volta altresì ad identificare il soggetto responsabile anche di fatto della richiamata società: II 50 ss.): l ufficio è di circa 900 mq avente n. 69 postazioni per gli addetti alle operazioni informatiche del caso e tutte le postazioni sono datate di personal computer e linea telefonica : così il verbale ispezioni luoghi (II, 51). Nell occasione è stata anche acquisita una piantina (Il, 59). (27) li 122 ss. (28) II, 115 ss. (29) II, 127 ss. P.10 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore
11 Inc.). Allo stesso modo, le stesse persone inizialmente dichiararono come non vi fossero per Google Italy s.r.l. guadagni diretti o indiretti connessi a Google Video (30). Tali affermazioni, come vedremo nel proseguo, sono risultate non vere e solamente davanti all evidenza della documentazione ritrovata presso la sede operativa di Google Italy in data 24 novembre 2006 venivano ritrattate dai diretti interessati: sit M. 12 dicembre 2006: Domanda: conferma le dichiarazioni rese in data 22 novembre 2006 sull assenza di guadagni diretti o indiretti, connessi al servizio di Google Video? Risposta:... posso oggi dire che, se non ci sono guadagni diretti, guadagni indiretti ce ne sono. Preciso che questo avviene tramite la campagna AdWords: se un cliente lo desidera, può fare in modo che la campagna AdWords venga linkata ad un contenuto video (31). sit H. 12 dicembre 2006: preciso che, tramite il servizio AdWords, il cliente può indirizzare la campagna pubblicitaria o su proprio sito oppure, tramite pubblicazione, sul servizio Google Video. Qualora il cliente decida di utilizzare tale ultimo servizio, associando a questo una campagna AdWords, ovviamente guadagniamo (32). Peraltro, gli enormi interessi di carattere commerciale (33) legati al lancio del servizio Google Video (oltre ad essere stati attentamente valutati anche da Google Italy s.r.l., come è stato confermato dal ritrovamento di un importante documento a firma di V.P.: vd. infra 3.2) erano già noti all interno della web community e alla stessa Procura della Repubblica (basti pensare agli articoli apparsi sull autorevole sito di informazioni di CNET a partire dalla fine del 2004, acquisiti al fascicolo fin dai primi accertamenti (34), nei quali veniva preannunciata la strategia commerciale che Google avrebbe seguito nel settore dei video on line) Elementi di prova ritrovati a seguito della ispezione dei sistemi informatici di Google Italy s.r.l. (24 novembre 2006) Durante l ispezione ai sistemi informatici di Google Italy s.r.l. (35) presso l unità operativa di (30) Sit H. 22 novembre 2006: Domanda: quali sono i guadagni per Google ltaly s.r.l. direttamente o indirettamente connessi a tale servizio? Domanda: il servizio Google Video, anche in quello fornito in Italia, come tutti gli altri, non comporta, né per Google Italia s.r.l né per Google Inc. alcun guadagno. Preciso che i servizi che portano proventi a Google Italia s.r.l. sono i servizi connessi al motore di ricerca ovvero AdWords. Questo servizio comporta che la pubblicità del nostro inserzionista compaia accanto ai risultati delle pagine di ricerca. Il software gestionale di AdWords credo sia allocato negli Stati Uniti (1, 116); Sit M. 22 novembre 2006: Domanda: quali sono i guadagni per Google Italy s.r.l. direttamente o indirettamente connessi a tale servizio? Escludo che il servizio di Google Video localizzato in Italia, comporti per Google Itaiy s.r.l. alcun tipo di guadagno economico. Ad oggi, gli unici servizi che portano dei guadagni per Google Italy, sono: AdWords e la vendita di software di ricerca. Con riferimento ad AdWords, consiste nella possibilità per gli inserzionisti pubblicitari, di associare ad alcune parole chiave, dei link testuali pubblicitari. La visibilità del cliente italiano inserzionista nel motore di ricerca di Google (preciso che l inserzionista italiano può anche avere interesse a mercati esteri, tramite la visibilità sui risultati delle ricerche a mezzo Google localizzati in altri Stati) avviene associando dei link sponsorizzati ad alcune parole chiave. È il software di AdWords, allocato su server di cui non ho conoscenza precisa circa l allocazione e comunque escludo in Italia come già detto che procede poi all associazione tra questi link sponsorizzati e le parole chiave relative ricercate dagli utenti. Mentre la vendita della licenza del software in Italia, permette la indicizzazione di contenuti e database di terzi. Faccio un esempio, se in teoria il Tribunale avesse bisogno di indicizzare propri documenti elettronici, il software Google potrebbe essere uno strumento adatto a questo (II, 123); Sit L. 22 novembre 2006: Domanda: quali sono i guadagni per Google Italy s.r.l. direttamente o indirettamente connessi a tale servizio? Risposta: Google Video, come tutti i prodotti consumer è gratuito. Con riferimento agli RRS presenti sulla pagina di Google Video Italia, sono quasi certa che non vi siano proventi economici per Google Italy s.r.l. (II, 129). (31) VI, 155. (32) VI, 152. (33) Cfr. importi dei budget contrattuali AdWords richiamati nel proseguo della memoria: par (34) I, 159 ss. (35) II, 160 ss (cfr. in particolare: lo scrivente... provvedeva alla richiesta, al predetto H., dei documenti ritenuti utili alle indagini e relazionati alla gestione del servizio Google Video. Il predetto riferiva che presso questa sede della Google, non è archiviato e custodito nessun documento cartaceo inerenresponsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.11
12 C.so Europa 2 in Milano (in relazione alla gestione del servizio Google Video e degli altri servizi offerti sulle pagine web del sito veniva rivenuto un file denominato GV_Competitors & SWOT ITALY.ppt (che recava quale autore V.P. e contenente diapositive in Power Point intitolate: Google Video: preliniinary analysis of ltalian market peculiarities (36) ovvero Google Video: analisi preliminare delle peculiarità del mercato italiano ), dalla cui lettura era possibile ritrovare importanti riscontri circa la strategia di mercato di Google Italy s.r.l. in merito al servizio Google Video da lanciare in Italia. In particolare, sono di immediata evidenza le affermazioni di sintesi che compaiono in fondo alla diapositiva intitolata Google Video può essere il leader (37) e a lato di quella intitolata Caratteristiche chiave Google Video (38). In esse si afferma come al momento dell analisi e preso atto della situazione dei competitor (precedentemente analizzati ad uno ad uno) Google Video (GV) non avesse l opportunità di essere leader nel mercato italiano dei video online. La possibilità di successo veniva così individuata proprio nel lancio di un servizio localizzato di alta qualità, facile da usare ed attraente, da intendersi come una piattaforma video di libero accesso ed in grado di massimizzare la sua potenzialità diffusiva (virale) anche tramite la trasmissione di video ripresi con i cellulari nel momento in cui non vi era molta consapevolezza, nel mercato italiano, del marchio di altre comunità UGC (User Generated Coutent (39) ) ed, in particolare, di YouTube. (Omissis). Si trattava dunque di una scelta strategicamente obbligata: non limitarsi a video di qualità (come avveniva per i competitors italiani) ma lasciare aperta indistintamente a tutti la possibilità di mettere in rete per il tramite di Google Video qualsiasi tipo di filmato! Anche perché i fatti in esame si svolgono in tm periodo economicamente significativo per Google: si trattava di lanciare la rincorsa (come emerge anche nei grafici comparativi, sempre tratti dal documento in esame che li commenta), nei confronti del più temibile competitor quale era YouTube, nato nel febbraio 2005 (40) e successivamente acquisito da Google Inc. con un accordo conclusi proprio sul finire del 2006 (41). (Omissis). Peraltro una caratteristica chiave del comportamento degli italiani (valorizzata in un ottica di vantaggio competitivo ), puntualmente realizzatasi nel caso in esame (42), veniva così espressamente indicata nel documento di analisi (43). PUNTO CHIAVE: l Italia ha il tasso di penetrazione di telefonia mobile più alto d Europa ed il te il predetto servizio, mentre si riservava per quanto riguarda la parte informatica, all esito della ispezione in corso, ove i suoi tecnici, D.D.C.D. e C.G., in altri atti meglio generalizzati, stanno coadiuvando gli operanti come ausiliari di PG/I ); risultati dell ispezione dei sistemi informatici, che danno atto della presenza di 43 postazioni informatiche una per ciascun dipendente, tutte di proprietà di Google Italy s.r.l. in rete tra loro e connesse, tramite una Virtual Private Network ovvero una Rete Virtuale Privata, con server situati in Irlanda (II, ). (36) VI, (testo in inglese): per la traduzione dell intero documento: IV, (37) GOOGLE VIDEO DOES HAVE THE OP- PORTUNITY TO BE ONLINE VIDEOS LEADER IN THE ITALIAN MARKET if we manage to successfully launch a HIGH QUALITY FREE LOCALI- SED CONTENT MAXIMIZING ITS VIRAL PO- TENTIAL whilst there s NOT YET much brand awareness about other UGC communities. (38) Localised top quality free content and mobile video trancoding together with a user friendly/ engaging homepage would support UNIQUENESS of GV in the ltalian Online Video Market and set it aside from competitors positioning GV as an open Multidevice Video platform. (39) Letteralmente: contenuto generato dagli utenti. (40) (41) Cfr. annotazione di PG del 1 dicembre 2008 (XIV, 4 ss.) e teste D. (verbale ud. 29 settembre 2009; p. 71). Tale acquisizione peraltro avviene all esito di numerosi problemi legali dovuti al mancato rispetto del copyright: PI/News/youtube-myspaceviolano-leggi-sul-copyright.aspx. (42) Il video infatti fu girato nella classe di Torino proprio utilizzando un telefono cellulare. (43) IV, 210. P.12 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore
13 consumo dei cellulari è costantemente in crescita come dimostrato dal sempre crescente numero di format di interazione di operatori di video mobile/wasp che entrano sul mercato (per esempio, la versione italiana presto in uscita su Vodafone). Attualmente in generale gli utenti mobili condividono i video tramite bluetooth oppure li caricano sul loro PC e poi li condividono tramite . Sono molto più pratici nel fare video tramite il loro cellulare che con qualsiasi altro mezzo (che sono anche molto meno diffusi tra la popolazione). Questo ingrandirebbe anche esponenzialmente il numero di potenziali uploader di contenuti dato che ovviamente i cellulari sono mezzi molto più onnipresenti/portatili che portano ad una probabilità di fare video molto maggiore. A conferma anche di quanto già indicato da CNET, veniva altresì ritrovato (44) sempre conservato sui server di Google Italy s.r.l. un articolo di stampa apparso sulla testata week.it fin dal 24 giugno 2005 intitolato Google cerca registi fai da te e che, tra l altro riportava, le seguenti indiscrezioni circa la situazione italiana: Attenzione, però. Il servizio che Google si appresterebbe a lanciare non ha niente a che vedere con Google Video, che si occupa solo dei video blasonati, quelli delle popstar e i palinsesti delle televisioni. Ed è da tempo disponibile all indirizzo video.google.com. Questa volta il creativo motorone si starebbe interessando ai video caserecci, sposando la filosofia del video blog e del giornalismo di strada, che giorno dopo giorno diventa sempre più importante. Fino a candidarsi a diventare la prossima miniera d oro della rete [...] (45). Che il mercato dei video online sia effettivamente la miniera d oro di Google lo conferma anche il fatto che, durante la bufera mediatica che la vicenda suscitò, si pensò bene di predisporre una sorta di messaggio di incoraggiamento (46) che lo stesso E.S. (CEO di Google Inc.) avrebbe poi inviato a tutti i Googlers in Italia: so che nelle ultime due settimane avete avuto un periodo difficile ma volevo farvi sapere che sono personalmente molto grato a tutti voi della squadra per la collaborazione che avete prestato alla polizia per le loro indagini. Questa situazione è terribilmente stressante ma sono stato rassicurato sulla competenza degli avvocati che lavorano al caso e sono felice che N.J. sarà in Italia lunedì. Anche se la stampa può scegliere di non riportare il fatto, è importante ricordare che noi abbiamo tolto il video in questione più velocemente possibile e abbiamo consegnato prontamente l IP di upload alla polizia. Abbiamo dimostrato per tutto il tempo di essere sensibili, responsabili e collaborativi in modo appropriato. Ancora più esplicito H., in una del 17 novembre 2006 (47), sullo scampato pericolo mediatico: Una settimana calda ci ha portato a gestire due crisi importanti [...]. La prima, quella del famoso video della scuola, siamo riusciti a arginarla repentinamente, muovendo il mood media nel modo giusto, producendo come risultato la repentina caduta delle accuse stampa contro Google Italia come colpevole, essendo sempre pi(ù) citati come luogo dove si (è) riconosciuto il fatto. Questo grazie alla eccellente e duratura collaborazione che da tempo intrattengo con Polizia Postale e Ministero dell Interno, i quali ci hanno appoggiato nei confronti della stampa, dichiarando la nostra non colpevolezza oggettiva. Ovviamente noi lavoriamo anche sulla percezione del marchio, e il danno, sia potenziale che effettivo, (è) stato notevole ma poteva essere molto peggiore. (44) VI, 2. (45) Circostanza peraltro confermata da L. (sit. 5 aprile 2007): Domanda: Può riferire sul contenuto delle mail tra V., D. e A. dei 12 e 25 maggio, comunicazioni che la vedono in copia conoscenza? Risposta: Da quanto mi è possibile vedere A. dice alla V. di non preoccuparsi di creare una chiara separazione tra contenuto Premium e contenuto free dal momento che gli Americani avevano deciso di non lanciare il contenuto premium in Europa. Questo significa in pratica, che mentre il servizio Google americano prevede anche la possibilità di scaricare dei video a pagamento, questo non è stato previsto per il lancio in Europa tranne che nel Regno Unito. (46) VIII, 907, 908. (47) IX, 285. responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.13
14 E ancora HESSE, in una del 22 novembre 2006 (48), dopo aver premesso di aver ricevuto i ringraziamenti del Capo della Polizia (Postale), scriverà di essere stato alla stazione di polizia per due giorni, ad ascoltare le loro interviste telefoniche con la stampa e a condividere messaggi chiave e linee da seguire Dichiarazioni del personale di Google Italy s.r.l. successivamente alla ispezione dei sistemi informatici della società In data 12 dicembre veniva quindi sentita V.P., che confermava di aver redatto lei stessa il documento ritrovato, in collaborazione con la L.: L obiettivo di tale documento era quello di effettuare un analisi del posizionamento dei concorrenti ovvero cercare di capire a che tipologia di clienti si rivolgono le aziende concorrenti che hanno già sul mercato italiano prodotti analoghi di video online. Nel caso specifico l attenzione è stata focalizzata su aziende quali Telecom s.p.a., relativamente al servizio Rosso Alice Tiscali s.p.a. relativamente al servizio Tiscali entertainement oppure su quotidiani online quali Repubblica.it Corriere.it e similari. In buona sostanza l obiettivo era quello di valutare il panorama italiano dell offerta di video on line. Tale documento è ad esclusivo uso interno di Google Italy e lo stesso è stato condiviso a livello europeo. Tale documento non è stato utilizzato in alcuna riunione interna a Google Italy (49). Solo a fronte di precise contestazioni del Pubblico Ministero, ammetteva altresì l esistenza di conference call immediatamente precedenti alla localizzazione del servizio Google Video in Italia, nonché comunicazioni (anche via ) e scambio di documenti informatici tra dipendenti di Google Italy s.r.l. e personale di Google a Londra, Dublino e/o in America (vd. infra). Questo dunque in totale contrasto con le prime dichiarazioni rese dal personale di Google Italy: per tali motivi in pari data venivano posti sotto sequestro gli hard disk relativi ai computer portatili in uso a L., H., M. e V. (50) Su quanto ritrovato a seguito di ispezione degli hard disk (51) A conferma dell ipotesi investigativa, sono state ritrovate: numerossime (52) che attestavano le conference call, tutte convocate da A.D. (Product (48) VIII, 906. (49) VI, 130. (50) VI, 188 ss. Nel relativo provvedimento, si dà atto delle seguenti circostanze emerse nel corso delle indagini finora compiute: le sommarie informazioni rese al PM in data 22 e 23 novembre 2006 dai più alti responsabili dei diversi settori interessati (M.M., L.G., H.S., rispettivamente responsabili delle seguenti attività: commerciale, marketing e comunicazione) di Google Italy s.r.l., facevano complessivamente emergere come nessun guadagno economico (diretto o indiretto) potesse essere riconducibile, per la richiamata s.r.l., a tale servizio nonché che nessuna riunione preliminare si era tenuta in relazione alla localizzazione in Italia di Google Video, trattandosi di servizio completamente preconfezionato dalla casa madre (Google Inc); la documentazione consegnata ex at. 248 c.p.p. agli operanti di PG dal legale di Google italy s.r.l. presso la sede di Piazza Meda 3 nonché le prime risultanze della ispezione ai sistemi informatici della richiamata società (effettuata presso l unità operativa di C.so Europa 2 in data 24 novembre 2006 in relazione alla gestione del servizio Google video e degli altri servizi offerti per il tramite di Google Italy s.r.l. con i relativi guadagni pubblicitari e/o di altra natura sulle pagine web del sito e comunque posti in essere dalla richiamata società conformemente a quanto indicato nell oggetto sociale dello statuto) di contro fornivano elementi in gran parte diversi da quanto dichiarato dalle persone sentite, sia in relazione a guadagni ricollegabili tramite ADWords anche al servizio Google Video sia soprattutto, con riferimento all ipotesi investigativa oggetto di contestazione, in relazione all attività posta in essere da Google ltaly s.r.l. prima della localizzazione del servizio in questione. (51) Per gli accertamenti tecnici effettuati al fine di fare copia degli HD mantenendo inalterati gli originali in sequestro: VI, 357 ss. Le sono state successivamente estrapolate, dalla copia precedentemente acquisita, tramite consulenza tecnica (VI, 455 ss.) e restituite al Pubblico Ministero su supporti digitali, in atti. Le più interessanti sono state quindi stampate e raccolte nei faldoni VII ( pc V.) e VIII ( pc H., L. e M.; traduzione delle più rilevanti). Copia di alcune di esse sono state allegate ai sit successivamente effettuati (faldone IX) e alla richiesta rogatoriale (faldone X). (52) Una è riportata, a titolo di esempio, nell allegato 4 rogatoria irlandese: X, 61. P.14 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore
15 Marketing Manager europeo e responsabile del servizio Google Video per l Europa) nonché l ulteriore attività di promozione del servizio Google Video, effettuata da Google Italy s.r.l. sia prima che dopo la localizzazione del servizio in Italia; un documento interno, allegato ad una del 31 agosto 2006 (53) indirizzata tra gli altri al D. e rigirato dallo stesso a tutti coloro che erano coinvolti nel progetto di lancio di Google Video in Europa (tra cui la V.), nel quale si fa espressamente riferimento ad alcuni cambiamenti procedimentali nel controllo dei video (in particolare si commenta l introduzione del sistema di flag in) anche se tuttavia lo scritto è volto a indicare risposte (da fornire a soggetti terzi quali gli inserzionisti e la stampa) in maniera tale da negare tale cambiamento (perché questo, peraltro, avrebbe di fatto comportato una ammissione di responsabilità sui mancati controlli in materia di copyright) (54) : Noi non stiamo annunciando un cambiamento, né all interno di Google né tanto meno al pubblico. Questi messaggi sono unicamente per vostra informazione [...]. Se un altra persona all interno di Google vi dovesse chiedere delle nostre politiche, vi prego di voler rispondere o con una risposta su questo allegato o di rimandarli al comm societario o legale. Se parlate di punti particolari della nostra politica per iscritto, assicuratevi di mettere in copia un avvocato e di inserire la dicitura coperto da segreto professionale e confidenziale nella vostra . Nonostante le reticenze del teste J.D. (55), è significativo come sia stato lo stesso consulente di parte (ing. Zanero) ad affermare (56) che l introduzione del sistema di flag in (ovvero della possibilità per gli utenti di segnalare contenuti inappropriati) sia avvenuta solo in data 1 settembre 2006 (ad quasi due mesi dalla localizzazione del servizio in Italia) (57). Ed è importante sottolineare come il senso di tale docuumento, alla luce di quanto messo in evidenza dalla complessiva indagine della Procura di Milano, sia chiaro: il servizio veniva volutamente lanciato senza controlli (58) per poi prevedere dato l enorme successo la possibilità per gli utenti di segnalare contenuti inappropriati circa i video immessi nel sistema, al fine della loro rimozione. Possibilità, in realtà, soltanto apparente (dal momento che gli investimenti tecnici ed in personale umano, con correlata organizzazione tra essi, sono stati del tutto irrisori al fine di rendere efficace ed effettiva l opera di rimozione, come in generale confermato dai testi sentiti presso la Dublin Metropolitan District Court nonché dallo stesso teste D. ed, in particolare, attestato dalla ricostruzione degli eventi relativi al video oggetto di questo procedimento: cfr. par. 3.8 e 3.9). (53) IX, 34 ss. (54) Per la traduzione di tale documento: IV, 215 ss. (55) Si noti come l esame fosse stato chiesto dalla difesa, ex art. 438, comma 5, c.p.p., sulle seguenti circostanze: Funzionamento del servizio Google Video al momento dei fatti; processo di caricamento e distribuzione dei video attraverso la piattaforma di Google Video; implementazione e sviluppo del controllo, al momento dei fatti, sui contenuti caricati dagli utenti sulla piattaforma Google Video, rappresentando altresì che tale integrazione è necessaria al fine della decisione in quanto vertente su fatti che non emergono dagli atti e potrà fornire ogni chiarimento necessario e utile per comprendere il funzionamento dei servizio Google Video. (56) XIV, (anche se non precisa se tale modifica interessò anche la piattaforma localizzata in Italia: XIV, 358). (57) Circostanza peraltro già confermata da VE- GLIO (sit. 5 aprile 2007: XI, 3): Ribadisco, che non so se e come venissero controllati i video prima di tale modifica ne se fossero controllati tutti i video o meno. I flag sul video degli utenti in relazione ai video posti in rete, di cui si fa riferimento alla pagina 2 del documento di cui mi mostrate, non mi sembra fossero presenti già al lancio del servizio Italiano. (58) Salvo quanto risulterebbe dalle dichiarazioni, rese tuttavia unicamente dalla MILANI (cfr. infra)e da DOIG e tuttavia smentite da quanto accertato in relazione alla vicenda Mediaset (par. 3.7), circa i video di lunghezza superiore ai 11 minuti. Il che, comunque, confermerebbe la possibilità per Google di selezionare con processi automatizzati il materiale in ingresso. responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.15
16 Peraltro tale documento porta significativamente con sé tutte le domande che sono alla base di questo processo: FAQ (NDT: domande frequenti) DIRITTO D AUTORE: Domanda: Come trattate il materiale che viola il diritto d autore o che è illegale? Risposta: Google ha delle linee guida molto rigide che proibiscono materiale illegale o materiale che viola il diritto d autore. Abbiamo creato dei nuovi tool per rendere più facile flaggare i contenuti su Google Video che potrebbero essere inappropriati. Questi tool consentono anche ai creatori dei contenuti di rimuovere automaticamente del materiale che è in violazione con i loro diritti d autore. Inoltre noi svolgiamo anche un pre-screening limitato. Quando ci accorgiamo che un contenuto viola queste linee guida o quando qualcuno lo porta alla nostra attenzione lo rimuoviamo il prima possibile. Domanda: È vero che Google ha cambiato il processo di pre-screening? Fate ancora uno screening preventivo prima di mettere in rete il video? Risposta: Come con tutti i prodotti Google, stiamo continuamente innovando e testando nuove combinazioni di processi manuali e automatizzati per dare la nostra esperienza migliore ai nostri utenti e partner commerciali, nonché ai detentori di diritti d autore. Svolgiamo un pre-screening limitato ed abbiamo aggiunto dei nuovi tool per consentire agli utenti e ai detentori di diritti d autore di notificarci quando trovano un contenuto che viola le nostre linee guida. Noi crediamo che questo approccio ci aiuterà a trattare in modo efficiente il volume in continuo aumento di contenuti caricati su Google Video. Sfortunatamente, non riveleremo i dettagli della nostra politica di pre-screening dato che questo potrebbe portare ad un abuso del sistema. Domanda: Quindi questo è un cambiamento nella vostra politica? Risposta: No. La politica e le linee guida si Google Video NON sono cambiate. Proibiamo i contenuti illegali e che violano i diritti d autore. Domanda: Aspetta, ma recentemente avete fatto un cambiamento nei vostri processi? [...] Domanda: Sì, ma, nello specifico, fate passare i clip brevi? Risposta: Nessuna sistema è a prova di proiettili, e proibiamo dei materiali illegali su Google Video e li togliamo il prima possibile quando ce ne accorgiamo. Facciamo un pre-screening limitato ed abbiamo aggiunto dei nuovi tool che consentono agli utenti ed ai creatori di contenuti di notificarci quando trovano dei contenuti che violano le nostre linee guida [...] Domanda: Si certo, ma abbiamo notato un numero molto maggiore di clip con contenuti pornografici / che violano la politica di Google. Cosa sta succedendo? Risposta: Nessun sistema è a prova di proiettili, e con l incremento del traffico che abbiamo visto ultimamente, alcuni contenuti inappropriati potrebbero inevitabilmente essere riusciti a passare.. [...] Domanda: Ma una società responsabile non dovrebbe fare un pre-screening di tutti i contenuti proprio come fanno i canali televisivi? Risposta: Non siamo una emittente televisiva su Google Video sono gli utenti a scegliere quello che vogliono vedere. Nonostante ciò, crediamo che il nostro approccio sia responsabile prima di caricare un qualsiasi contenuto video tutti gli utenti devono acconsentire alle nostra politica e alle nostre linee guida. Abbiamo creato dei nuovi tool per rendere più facile flaggare i video in violazione di queste regole agli utenti. Inoltre Google svolge anche uno screening limitato. Domanda: A me sembra che Google stia seguendo la strada più semplice chiedendo agli utenti di fare il lavoro sporco e di flaggare i contenuti con diritti d autore o osceni. Risposta: Questo non è affatto vero. Mi lasci spiegare nuovamente come affrontiamo questa questione. Per esempio, facciamo un pre-screening limitato ed abbiamo dei tool per verificare i P.16 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore
17 video che hanno un numero di playback molto elevato (59) (come spesso accade con la pornografia). Se ci rendiamo conto che il contenuto viola le nostre linee guida rimuoviamo il contenuto al più presto. Inoltre incoraggiamo gli utenti a notificarci quando trovano dei contenuti illegali [...] Domanda: Perché avete fatto questo cambiamento solo dopo alcune settimane dal lancio in Europa? Risposta: Apportiamo continuamente dei cambiamenti ai nostri prodotti proprio qualche settimana fa lo abbiamo reso possibile per gli utenti e per i proprietari di contenuti di visualizzare i loro contenuti caricati immediatamente e di condividerli con amici. I punti chiave da ricordare sono che richiediamo ai proprietari dei contenuti di detenere tutti i diritti del lavoro che caricano (60), e lo abbiamo reso facile per i proprietari dei contenuti e per gli utenti di fare rapporto dei video che loro credono violino le nostre linee guida. Vi era, anche all interno di Google Italy s.r.l., piena consapevolezza dei problemi ma l importante tuttavia, invece che premurarsi a risolverli, era fornire risposte rassicuranti agli inserzionisti o alla stampa. Ma con le sole belle parole non si cambia il mondo... e purtroppo i problemi già identificati, puntualmente, si verificheranno alcuni giorni dopo con il video oggetto di questo procedimento Su quanto successivamente dichiarato dal personale di Google Italy s.r.l. Posti ormai di fronte all evidenza non solo di quanto ritrovato presso la sede di Google Italy s.r.l. ma anche a seguito dell analisi degli hard disk dei propri portatili, L., V. ed H. rilasciavano successivamente dichiarazioni che confermano integralmente l ipotesi investigativa. In particolare, dalla analisi delle ivi rinvenute emergevano altresì le seguenti circostanze di fatto (confermate, come detto, dai successivi sit a L., V. ed H. del 5 aprile 2007 (61) ): la presenza presso la sede di Dublino di M.S. (avente la mail...google.com) M.R., addetta ai controlli sui video S.G., al quale già alcune società italiane (tra le quali Mediaset) si erano rivolte lamentando problemi di rispetto del copyright in relazione ai filmati immessi su Google Video (cfr. mail del 15 giugno 2006 in cui lo stesso parla di procedure di controllo preventive ) (62). D.T., responsabile di M.R.; la questione del video del ragazzo disabile aveva creato un dibattito interno a Google Italy (cfr. ricevuta dalla V. ed inviata dal D. in data 13 novembre 2006, nella quale quest ultimo ammette che le procedure di screening manuale non sono una soluzione praticabile e che abbiamo bisogno di affidarci di più a procedure automatizzate e/o a rimozione più veloce di video ) (63) ; alcuni giorni dopo, un altro video (questa volta di carattere pedo-pornografico) era stato immesso su Google Video ed ne era stata richiesta l immediata rimozione da parte della polizia italiana (64) ; infine e solamente dopo questi due fatti, vi fu una riunione a Dublino per discutere la tematica dei meccanismi di rimozione proprio alla luce dei fatti avvenuti in Italia (65). (59) Circostanza non corrispondente al vero, come emerso dai fatti di questo procedimento (in relazione ad un video che aveva avuto numerosissime visualizzazioni) e neppure indicata dal teste D. tra le modalità di controllo. (60) Circostanza non corrispondente al vero e peraltro contestata in questo procedimento: cfr. par 15.4 (in relazione alla annotazione di PG del 20 aprile 2009 (XIV, 355 ss. - figura8e9). (61) IX, 1 ss. (62) IX, 316 (sit S.). (63) IX, 4 (sit V. 5 aprile 2007). (64) Allegato 9 alla rogatoria irlandese (X, 7 e 85); mail di H. del 17 novembre 2006 (IX, 285). Circostanza confermata da S. (IX, 303): Domanda: Si ricorda del video riguardante episodi di pedopornografia ugualmente rimosso anche per il tramite del suo interessamento, come da che le mostro? Risposta: Sì prendo atto della che mi mostrate datata 15 novembre In quel caso mi sono rivolto a T.D. che peraltro all epoca era il coordinatore dei Google Video team a Dublino. (65) IX, 79, dove lo stesso D. risulta essere tra i responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.17
18 3.6. Su quanto preliminarmente accertato in tema dei controlli previsti per il servizio Google Video e sulla segnalazione di D.A. in data 5 novembre 2006 Sulla base delle ulteriori precisazioni rese da alcune persone presenti ai fatti (66), veniva successivamente individuata in D.A.A. la persona che in data 7 novembre 2006 aveva segnalato alla Associazione Vivi Down la presenza del video in rete, che così dichiarava: Nel pomeriggio di domenica 5 novembre 2006 ho visto il video in parola sul servizio video di Google e, qualche minuto dopo, ho segnalato personalmente al servizio abuse di Google ritenendo che la presenza di tale video nella categoria divertenti era quantomeno inopportuna. Rendendomi conto che la mia segnalazione sarebbe finita tra le migliaia di Google e quindi, probabilmente, non sarebbe mai stata evasa, ho deciso di raccontare quello che avevo visto sul mio blog (67) al fine di ottenere una segnalazione di massa da parte degli utenti. Tale risposta da parte dei lettori c è stata. Invero lo spazio commenti di Google Video si è riempito di commenti nei quali si annunciava sia la segnalazione alla Polizia Postale che ai media. La mattina dopo mi accorgevo che il video in narrativa non era ancora stato rimosso. Riguardando ma, soprattutto, riascoltando bene il video, unitamente ad una collaboratrice del blog ci accorgevamo che lo stesso era ancora visibile e che il protagonista attivo del video sembrava pronunciare, simulando una conversazione telefonica le seguenti frasi: pronto associazione Vivi Down? [...] la mia collaboratrice [...] telefonava all associazione Vivi Down rappresentando quanto sopra. Veniva infine depositata, da parte dell Associazione Vivi Down, la stampa (68) degli oltre 60 commenti degli utenti al video in esame (presenti sulla relativa pagina web alla data del 7 novembre 2006 fino alle ore e trasmessi via al difensore di Vivi Down da G.R. il 30 novembre 2006) e, su apposita richiesta del Pubblico Ministero (come precisato all udienza del 25 marzo 2009 (69), a fronte della incomprensibile (70) eccezione difensiva e comunque non pertinente nell ambito della fase processuale nella quale la stessa è stata sollevata (71) ) anche il relativo file (72). partecipanti, anche se poi di fronte al Giudice irlandese non ricorderà l evento: vd. infra (66) Cfr. sit R.G. (addetto alle funzioni di segreteria) e C.E. (Presidente): VI, 221 ss. (67) Trattasi del blog giornalettismo militante (li, 890 ss) e peraltro ancora consultabile in internet su (68) I, (69) (Trascrizione udienza, pp. 74 ss): P.M. - Mah, sulla questione, che io non considero preliminare, come il Giudice, però vorrei, per amore di verità, cioè, rappresentare la posizione dell Ufficio, perché sto seguendo fin troppi processi dove, praticamente, si rappresenta al Giudice che la modificazione del dato informatico potrebbe essere anche stata fatta, e chissà perché è stata fatta, e, visto che questo è un dato fondamentale, se eventualmente si celebrerà questo processo, io non ho problema, a dire all Avvocato Vaciago che forse non avrà letto, tra le righe, che abbia documentato che i legali dell associazione Vividown c è il timbro in due date diverse presentarono il documento cartaceo di una pagina che non era mai... cioè era stata rimossa, e fu il Pubblico Ministero, a chiedere se era nella disponibilità dell associazione Vividown un dato informatico, perché, chiaramente, da eventuali link rimasti si poteva risalire quindi, cioè, questa è la realtà, proprio perché, poi, dopo fu il Pubblico Ministero, prima dell Avvocato Vaciago, a verificare non profili di alterazione, ma il fatto che le modalità con cui erano state salvate non consentivano accertamenti informatici, che ha chiesto poi la società. Peraltro, anche per mettere una parola su come la società... AVV. VACIAGO - Cioè, se... P.M. - Eh, mi ha dato possibilità, cioè... AVV. VACIAGO No, perché, se viene considerata come... GIUDICE - Chiedo scusa, Avvocato, poi il Giudice naturalmente valuterà, però come dire? mi è stato chiesto prima e io forse non avrei dovuto farlo, ma, insomma, in qualche modo credo che sia corretto, che il Giudice, poi, anche valuti le questioni. La sua questione, sicuramente, ai fini complessivi non è qualificabile, ai sensi dell art. 491, però è stata svolta; io gliel ho lasciata svolgere e mi sembra corretto che il Pubblico Ministero possa a sto punto fare la sua replica, e poi, naturalmente, io valuterò, nella mia ordinanza, se dargli peso, o meno, voglio dire, ecco. Prego... AVV. VACIAGO - Sì, scusi. Ci mancherebbe... No, no, va bene, non chiedevo di non farla. P.M perché e chiudo e allego, allora, un altro atto, cioè, richieste precedenti, negative, della società ci furono, quindi non è un discorso del CD. (70) Che peraltro porrebbe un (inesistente) onere di acquisizione di un dato informatico secondo le migliori pratiche in capo al quisque de populo. Trattasi quindi di elemento di prova validamente acqui- P.18 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore
19 Se ne riporta qui sotto uno stralcio del contenuto: sito e, come tale, viene sottoposto alla valutazione del Giudice. (71) (Trascrizione udienza, pp. 63 se): AVV. VA- CIAGO - Difesa Vaciago, per D.L.R., R., A. e F. Beh, diciamo che, vista la complessità della questione che è appena stata posta, non voglio certamente far perdere tanto tempo; tuttavia è stato più volte menzionato un documento relativo a dei commenti, commenti che sono cosa completamente diversa dalla segnalazione di un video, e questo è molto importante capirlo dal punto di vista tecnico io vorrei concentrarmi sulla prova che è stata prodotta dall associazione Vividown e che è stata allegata in un momento successivo, quindi è stata allegata al 30 di nove... adesso non sono sicuro, ma dovrebbe essere il 30 di novembre o i primi di dicembre, riguardante appunto questi commenti. Mi sono documentato e ho fatto copia anche del CD-ROM, perché ero comunque curioso di comprendere, appunto, anche la validità di questa prova, visto che stiamo parlando di un processo che riguarda dei dati elettronici e sappiamo tutti la facilità con cui i dati elettronici possono essere duplicati e alterati questo ovviamente è un tema che non riguarda minimamente questo processo, ma è un tema generale, sulla validità della prova del dato digitale, ed è un tema che non possiamo sottovalutare, e allora ho notato, con molta sorpresa, che all interno di questo CD-ROM era presente un documento Word; questo mi ha fatto capire tante cose e adesso cercherò di spiegare la situazione. Capiterà a tutti, di vedere su internet, per l appunto, utilizzando Google, un sito interessante, e, magari, a noi operatori del diritto ci capiterà di andare a trovare una sentenza interessante e magari selezionarla, copiarla e incollarla su un documento Word. Questo perché? Proprio per la comodità di poterla poi utilizzare, modificare e salvare più volte, perché ovviamente la pagina web rimane, mentre, invece, il documento Word può essere utilizzato e può essere più versatile. Questa funzionalità è una funzionalità molto comoda, ma è una funzionalità che elimina delle informazioni, ed è una cosa che non ha bisogno di consulenze tecniche e di perizie, per essere compresa, perché, se io copio e incollo a Word oaopen Office per non fare pubblicità ai nostri concorrenti, può comunque interessare relativamente di meno, di alcune informazioni che sono presenti, e così è stato fatto in questo documento, oggetto, appunto, di questa prova. Quindi, noi abbiamo un documento Word questo è già un importante elemento che va valutato e oltretutto è un documento Word che con una rapidissima analisi anche qua non c è bisogno di chiamare in causa consulenti, né periti, e magari potrà essere oggetto in una successiva fase, ma non in questa... un documento Word che è stato comunque soggetto a delle modifiche, ed emerge proprio dalle proprietà dello stesso documento Word; quindi, obiettivamente, questo ha generato... può generare mettiamo dei dubbi, sulla validità della prova... non metto in dubbio della buonafede dell associazione Vividown, lo ripeto per la seconda volta, non lo metto assolutamente in dubbio, della buonafede dell operazione, ma è un operazione che non può garantire nessuna prova certa, su quel documento. E allora arrivo anche alle osservazioni della Pubblica Accusa, perché giustamente la Pubblica Accusa si lamenta... io non ero il Difensore e probabilmente sarebbe stato... magari ci sarebbe stato, forse, un atteggiamento diverso, e io credo di no voglio appunto, ai precedenti Difensori, spezzare una lancia, perché, in realtà, la risposta che cita il Pubblico Ministero è una risposta più che comprensibile, da parte della società, proprio per i motivi che ho detto in precedenza, perché, se fosse stata salvata la pagina web, sarebbero rimaste delle informazioni, che invece, allegando soltanto il documento Word, non erano più presenti, e oltretutto la società si è trovata di fronte a questa problematica: si è trovata, da un lato, di fronte al fatto che la prima richiesta da parte di Roma perché in realtà è la Polizia Postale di Roma, che chiede la rimozione del video... quindi, immediatamente, la prima esigenza, che è stata ottemperata immediatamente dopo la segnalazione, che è cosa ben diversa dal commento... immediatamente dopo la segnalazione è stata fatta, appunto, questa rimozione; quindi, da un lato è stata cancellata Immediatamente, questa pagina web, perché ovviamente era l esigenza, e poi la seconda richiesta, che è stata ottemperata subito, è di avere più informazioni possibili, in relazione a chi aveva caricato questo video, altra informazione che la società ha dato prontamente e, grazie a questa informazione, si è svolto un processo a Torino, che ha appunto seguito il suo corso; ma non era stata chiesta, ai tempi, questa informazione, su questa particolarità dei commenti. Quando è stata chiesta, è stato prodotto un documento che non poteva essere utilizzato, da parte della società, ed è quindi per questo, che la società si trova fortemente in difficoltà; quindi, questa è una spiegazione del fatto che comunque questa prova, che noi, diciamo, dichiariamo certa, sul 4 ottobre, è una prova che si fonda non su un salvataggio... io non chiedo che vengano utilizzate moderne tecnologie di Computer Forensics, per fare il salvataggio della prova, però ritengo che perlomeno si possa almeno evitare di salvare, copiare e incollare il documento internet all interno di un documento Word, e, quindi, con nessuna prova certa, in relazione a questo. responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore P.19
20 john 2 giorni fa Che bella classe di dementi e minorati! E ovviamente non mi riferisco al povero ragazzo preso crudelmente in giro. Complimenti ai genitori e agli insegnanti... Anonimo 2 giorni fa Vergogna... gregorj 2 giorni fa Complimenti: siete finiti su Anonimo 3 giorni fa È vergognoso! Andrebbe tolto immediatamente. ummm 4 ottobre 2006 c è più di un mongoloide in quella classe ummm 4 ottobre 2006 madu che schifo Emerge chiaramente come i primi commenti risalgono alla data del 4 ottobre (Omissis). Per tali motivi venivano quindi formalmente richieste a Google Inc. informazioni sulle segnalazioni volte alla rimozione del video da parte degli utenti (tra le quali, peraltro, agli atti risulta anche quella del 5 novembre 2006 ad opera di D.A. nonché quella successiva di R. (73) con il sistema del flag in) nonché tutti i dati utili alla ricostruzione della indicata pagina web, dal momento che dall analisi del file depositato non emergevano ulteriori spunti investigativi (trattandosi di file.doc, e quindi opera di un mero copia-incolla del contenuto della pagina web ad opera del R. prima della sua rimozione) per risalire ai mittenti di tali segnalazioni. Più precisamente, in data 12 dicembre 2006 veniva notificato ad H. un provvedimento del Pubblico Ministero (74), con il quale si richiedeva: l acquisizione, anche su supporto informatico dei files di log relativi all indirizzo IP, comprensivo della caller-id e di tutti i dati forniti dall utente, riguardanti a) la immissione sulla seguente pagina web (allo stato non più disponibile in rete) deo.google.com/videoplay?docid= &hl=it dei messaggi, da parte degli utenti, volti a commentare il video oggetto del presente procedimento (così come indicati dalla persona offesa, tramite riproduzione a mezzo di stampa della pagina web in questione prima della sua rimozione) b) le richieste di rimozione dei video ricevute dagli utenti, tramite l utilizzo degli spazi eventualmente predisposti sulla richiamata pagina e/o su altre pagine web (che verranno indicate nella risposta), a partire dalla data della sua immissione in rete (8 settembre 2006) Attraverso i difensori degli indagati, Google Inc. ha fatto pervenire risposte (75)... omissis non solo sui commenti ma anche sulle richieste di rimozione (avendo prodotto solo quella relativa a tale S.B.) e che non hanno comunque consentito di verificare, allo stato, gli ulteriori profili di ritardo tra prima segnalazione proveniente da utenti e rimozione del video. In particolare: Da un lato non è valida, la prova, e dall altro abbiamo delle dichiarazioni di D.A., che invece sono prova certa.. Ora, se fosse stata salvata la pagina web contenente le informazioni utili non vi sarebbe stato bisogno di chiederle a Google Inc..... (72) I, (73) R. fece una ennesima segnalazione utilizzando il flag in la mattina del 7 novembre intorno alle 10.30, come emerso dalle dichiarazioni rese in data 16 dicembre 2007 (VI, 220 ss.). (74) VI, 160 ss. (75) VI, 246 ss. P.20 responsabilità civile e previdenza n. 7/ addenda online Giuffrè Editore

References: art. 12
 sentenza 
 art. 16
 art. 12
 art. 16
 sentenza 
 art. 595
 art. 167
 art. 10
 art. 167
 art. 12
 art. 23
 art. 169
 art. 178
 art. 178
 art. 178
 art. 169
 art. 366
 art. 169
 art. 406
 art. 121
 art. 438
 art. 491
 sentenza