Source: https://www.laleggepertutti.it/276840_diritto-al-trasferimento-per-assistenza-al-familiare-disabile
Timestamp: 2019-03-19 17:50:43+00:00

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Sono anni ormai che ti sei trasferita, per motivi di lavoro, in una città lontana da quella ove sei cresciuta. Ora vorresti tornare dai tuoi genitori, in particolare da tua madre che, di recente, a causa di una caduta, è divenuta disabile e ha bisogno di assistenza. Hai provato a chiedere un trasferimento al tuo datore il quale però te l’ha negato: a suo dire c’è già tuo padre, ancora in vita e convivente, che si può occupare della moglie. Peraltro anche tuo fratello è rimasto nella stessa città. Insomma, la tua presenza non è così indispensabile. Chi ha ragione? A ricordare le regole sul diritto al trasferimento per l’assistenza al familiare disabile è una recente sentenza della Cassazione [1].
1 Trasferimento: diritti del familiare del disabile
2 Assistenza: deve essere continuativa?
3 Il datore di lavoro può rifiutare la richiesta di trasferimento?
4.1 Il trasferimento del lavoratore che assiste un familiare disabile può essere vietato anche se la disabilità non si configuri come grave
4.2 Il diniego di trasferimento ex art. 33 della legge n. 104/1992 motivato da ragioni organizzative di servizio
4.3 Diritto del lavoratore all’assegnazione della sede più vicina al domicilio del familiare da assistere
4.4 Richiesta da parte del dipendente pubblico di trasferimento ad altra sede di servizio: negazione
4.5 Domanda di trasferimento per Legge 104 presentata da un militare
4.6 La posizione di chi chiede il trasferimento ad altra sede di servizio per ragioni familiari è di interesse legittimo
4.7 Rapporto tra divieto di trasferire il lavoratore che assiste un familiare disabile ed esigenze organizzative del datore di lavoro
diritto a prestare il consenso in caso di trasferimento richiesto dal datore di lavoro in una sede lontana da quella del domicilio della persona da assistere, tranne per i casi di incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro. Il trasferimento può essere disposto se la permanenza del lavoratore genera tensioni e contrasti, con rilevanti ripercussioni anche sul regolare svolgimento dell’attività lavorativa [2]. Il datore di lavoro può comunque dimostrare – a fronte della natura e del grado di infermità del familiare – specifiche esigenze che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive, urgenti e comunque non suscettibili di essere soddisfatte in altro modo; in tal caso il trasferimento è legittimo [3].
La Corte Costituzionale, ricorda la sentenza, ha più volte stabilito che “l’assistenza del disabile e, in particolare, il soddisfacimento dell’esigenza di socializzazione, in tutte le sue modalità esplicative, costituiscono fondamentali fattori di sviluppo della personalità e idonei strumenti di tutela della salute del portatore di handicap, intesa nella sua accezione più ampia di salute psico-fisica” (Corte Cost. n. 213 del 2016). Di conseguenza il diritto alla salute psico-fisica, comprensivo della assistenza e della socializzazione, va garantito e tutelato al soggetto con handicap in situazione di gravità, sia come singolo che in quanto facente parte di una formazione sociale per la quale, ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione, deve intendersi “ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico”, ivi compresa appunto la comunità familiare.
Per la Suprema Corte di Cassazione circoscrivere l’agevolazione in favore dei familiari della persona disabile al solo momento della scelta iniziale della sede di lavoro, come preteso da Poste Italiane, equivarrebbe a tagliare fuori dall’ambito di tutela tutti i casi di sopravvenute esigenze di assistenza sopravvenute in un momento successivo, compromettendo i beni fondamentali tutelati dalla costituzione e richiamati da numerose pronunce della Consulta (Corte Cost. n. 350 del 2003; n. 158 del 2007; n. 138 del 2010; n. 213 del 2016).
Assistenza: deve essere continuativa?
Grazie alla legge 104/92 il lavoratore può ottenere il trasferimento alla sede più vicina al familiare disabile anche se non deve prestargli un’assistenza continua. Questo perché una legge del 2010 [4] ha modificato la legge 104 cancellando i requisiti della “continuità ed esclusività” dell’assistenza per fruire delle agevolazioni e dei permessi.
In altri termini il lavoratore non deve necessariamente né convivere [5] con il disabile, né essere l’unico parente a potersi occupare di lui.
Se è vero che, per aver diritto al trasferimento, il familiare affetto da handicap grave deve aver bisogno di assistenza continuativa, ciò non significa che deve fornirgliela tutta il lavoratore che chiede tale trasferimento per aiutarlo. E soprattutto non conta se l’esigenza di dare una mano sia già presente quando il rapporto di lavoro è cominciato. È stata infatti la Consulta a chiarire che «il ruolo della famiglia resta fondamentale nella cura dei soggetti portatori di handicap». E non solo per l’assistenza ma anche per la socializzazione del malato: il lavoratore deve poter optare per la sede più vicina al familiare sfortunato anche in epoca successiva all’assunzione, a patto che la scelta risponda alla funzione solidaristica riconosciuta dalla legge, mentre escludere i trasferimenti sarebbe «irrazionale».
Il datore di lavoro può rifiutare la richiesta di trasferimento?
Il datore di lavoro può rifiutare la richiesta di trasferimento del lavoratore “con la 104” ma solo se riesce a provare che non ci sono posti disponibili nella sede richiesta.
Il trasferimento del lavoratore che assiste un familiare disabile può essere vietato anche se la disabilità non si configuri come grave
Il diniego di trasferimento ex art. 33 della legge n. 104/1992 motivato da ragioni organizzative di servizio
T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 30/05/2018, n.772
Richiesta da parte del dipendente pubblico di trasferimento ad altra sede di servizio: negazione
La posizione del dipendente pubblico, il quale chieda l’assegnazione per trasferimento ad altra sede di servizio ai sensi della predetta norma deve essere qualificata in termini non di diritto soggettivo, ma di interesse legittimo, dovendo l’Amministrazione valutare l’istanza alla luce delle proprie esigenze organizzative e di efficienza complessiva del servizio. In tal senso depone il chiaro disposto della legge “ove possibile”. Nondimeno il trasferimento ex art. 33 comma 5, L. n. 104/1992 può essere negato solo se sussistono effettive e ben individuate esigenze di servizio che, peraltro, l’Amministrazione deve indicare in maniera compiuta. Trattandosi, infatti, di disposizioni rivolte a dare protezione a valori di rilievo costituzionale, ogni eventuale limitazione o restrizione nella relativa applicazione deve comunque essere espressamente dettata e congruamente motivata. Il trasferimento può essere negato solo se ne conseguano effettive e ben individuate criticità per l’Amministrazione, la quale ha l’onere di indicarle in maniera compiuta per rendere percepibile di quali reali pregiudizi risentirebbe la sua azione, mentre non può limitarsi ad invocare generiche esigenze di corretta organizzazione e buon andamento.
Domanda di trasferimento per Legge 104 presentata da un militare
È legittimo il provvedimento di non accoglimento della domanda, presentata da un militare, di trasferimento per assistenza di familiare portatore di handicap, ove manchino posizioni organiche vacanti, previste per il ruolo e il grado, nella sede richiesta.
Consiglio di Stato sez. IV, 16/02/2018, n.987
La posizione di chi chiede il trasferimento ad altra sede di servizio per ragioni familiari è di interesse legittimo
Impiegati dello Stato – Trasferimento – Per assistenza familiare portatore di handicap – Valutazione discrezionale della P.A. – Limiti.
Rapporto tra divieto di trasferire il lavoratore che assiste un familiare disabile ed esigenze organizzative del datore di lavoro
Ai sensi dell’art. 33 comma 5 della legge n. 104 del 1992, come modificato dall’art. 24 comma 1 lett. b) della legge 183 del 2010, il diritto del lavoratore a non essere trasferito ad altra sede lavorativa senza il suo consenso non può subire limitazioni risultando la inamovibilità giustificata dal dovere di cura e di assistenza da parte del lavoratore al familiare disabile, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro specifiche esigenze tecniche, organizzative e produttive che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte.
[1] Cass. sent. n. 6150/19 del 1.03.2019.
[2] Cass. 5 novembre 2013 n. 24775; Cass. SU 9 luglio 2009 n. 16102.
[3] Cass. 12 ottobre 2017 n. 24015; Cass. 19 maggio 2017 n. 12729; App. Bologna 16 febbraio 2018 n. 1559
[4] Art. 24 della legge n. 183 del 2010.
[5] Già la legge 53/2000 ha eliminato il requisito della convivenza fra il lavoratore e il familiare disabile.
Autore immagine: uomo vola di nuvolanevicata

References: sentenza 
 art. 33
 art. 33
 art. 33
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 24