Source: http://www.studiomirarco.it/leggi/RAS10.htm
Timestamp: 2018-11-13 01:26:19+00:00

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SOMMARIO: a) Collaudo dell'impianto; b) Combustibili; c) Condutture e tubature; d) Distacco dell'impianto centralizzato; e) Griglia di aerazione; f) Impignorabilità degli impianti; g) Inquinamento atmosferico; h) Installazione dell'impianto; i) Lettura del contatore; j) Locale sede dell'impianto; k) Obblighi dell'amministratore; l) Obblighi del locatore; m) Orario di funzionamento; n) Pannelli solari; o) Riattivazione e mantenimento in funzione; p) Smaltimento delle acque; q) Sostituzione del bruciatore; r) Spese (ripartizione); s) Trasferimento della centrale termica; t) Trasformazione a gas metano; u) Trasformazione in impianti singoli: v) Tubazioni; w) Vigilanza; z) Vizi o difetti.
* Cass. civ., sez. II, 12 febbraio 1988, n. 1523, Cond. v. Ledi. Vitt. c. Pipolo.
* Cass. civ., sez. II, 27 agosto 1991, n. 9157. Tedesco c. Cond. "Pietro da Breggia".
* Cass. civ., sez. II, 19 maggio 1992, n. 5978.
Determinare l'orario di funzionamento del servizio di riscaldamento e stabilire la sua gestione costituiscono modalità d'uso di un servizio condominiale, dal momento che si tratta di stabilire i criteri per l'erogazione ditale servizio e per il suo uso. La competenza relativa alle cause riguardanti tale materia spetta quindi al giudice conciliatore ex art. 1 della L.
n.399 /1984.
-è annullabile per eccesso di potere, ai sensi dell'art. 1130 n. 2 cod. civ., la delibera assembleare che abbia statuito l'accensione dell'impianto centralizzato di riscaldamento dalle ore 16 alle ore 22, con esclusione delle ore mattutine, in quanto è regola generale (anche alla luce della L. n. 645/1983) che il riscaldamento vada erogato soprattutto nelle ore più fredde della giornata, che sono quelle di prima mattina e di sera, nelle quali v'è maggior pericolo che le condizioni climatiche possano procurare danni alla salute di coloro che vivono nell'edificio e quindi all'interesse della comunione.
In tema di condominio negli edifici, è legittimo, da parte dei condomini, il ricorso al procedimento ex art. 700 cod. proc. civ., nel caso in cui il loro diritto al riscaldamento può subire un danno grave ed irreparabile, sussistendo pericolo di un concreto nocumento all'integrità psico-fisica dei medesimi in conseguenza dell'inerzia degli amministratori relativamente alla riattivazione e al mantenimento in funzione dell'impianto centralizzato di riscaldamento a gasolio, nonostante la rigida stagione invernale in atto.
Qualora un regolamento di condominio - avente natura contrattuale per essere stato richiamato espressamente, quale parte integrante, negli atti di acquisto delle singole unità immobiliari facenti parte del condominio - stabilisca che i condomini sono tenuti a sostenere le spese necessarie per la manutenzione e l'esercizio dell'impianto di riscaldamento anche nelle diramazioni interne dei singoli appartamenti prevedendo espressamente anche che tali diramazioni sono di proprietà comune, non trova applicazione ai sensi dell'art. 1138 ultimo comma cod. civ. la regola sancita dal secondo comma dell'art. 1123 stesso codice, a norma della quale le cennate spese vanno commisurate al coefficiente di utilità derivante a ciascuna unità immobiliare dal servizio di riscaldamento, con la conseguenza che le spese di manutenzione straordinaria e quelle conseguenziali di restaurazione dell'immobile non possono far carico per intero al condomino proprietario dell'appartamento nell'ambito del quale è stato necessario intervenire, bensì per esse si configura l'obbligo di ripartizione fra tutti i condomini, secondo la regola generale dettata dal primo comma dell'art. 1123 cod. civ. per le spese di manutenzione delle cose comuni. * Cass. civ., sez. II, 18 luglio 1980, n. 4717, Cond. V. Cornagg. c. Soc. Conca MI.
La deliberazione con cui l'assemblea dei condomini approvi la ripartizione delle spese del servizio di riscaldamento centralizzato senza avere prima accertato il volume dei singoli cespiti, in violazione della disposizione del regolamento di condominio che pre-vede il riparto volumetrico della spesa, non è affetta da nullità bensì soltanto annullabile, ove denunciata dai condomini assenti e dissenzienti nel termine di decadenza di cui all'art. 1137 c.c., non incidendo sui criteri generali da adottare nel rispetto dell'art. 1123 c.c.
Le spese per la conservazione dell'impianto centrale di riscaldamento (nella specie, determinate dalla necessità di adeguare l'impianto alle nuove prescrizioni tecniche di cui alla L. n. 615 del 1966) sono a carico di tutti i condomini che possono fruire del relativo servizio, in rapporto al valore della proprietà individuale di ciascuno (art. 1123, primo comma, c.c.). a differenza delle spese di esercizio, che vanno ripartite in proporzione dell'uso e della utilità che ciascuno può realizzare dal servizio comune, qualora si tratti di cose destinate a servire i condomini in misura diversa (art. 1123, secondo comma, c.c.). Ne consegue che anche i condomini, i cui locali siano privi di radiatori attualmente allacciati all'impianto centrale, sono tenuti a concorrere nelle spese di manutenzione straordinaria dell'impianto centrale di riscaldamento, secondo la disciplina contenuta nell'art. 1118 c.c.
-è nulla la deliberazione condominiale assunta a maggioranza avente per oggetto la modifica della disposizione contrattuale del regolamento relativa al criterio di ripartizione delle spese di riscaldamento, in quanto, in tal caso, la possibilità di una modificazione presuppone il consenso unanime di tutti i partecipanti al condominio.
* Trib. civ. Milano, 15 giugno 1989, inedita.
-è nulla la deliberazione condominiale che fissi l'applicazione di un criterio di ripartizione di spese per la sostituzione della caldaia del riscaldamento centralizzato con riferimento alla tabella delle proprietà, diretta a determinare i valori in millesimi da servire per la ripartizione di tutte le spese relative alle parti comuni, che opera soltanto una elencazione di stile delle parti comuni dell'edificio e "di quant'altro previsto dall'art. 1117 c.c.", invece che fare riferimento alla tabella di ripartizione della spesa in base all'uso del riscaldamento da ciascun condomino effettuato.
* Tib. civ. Milano 7 ottobre 1991, in Arch. loc. e cond. 1992, 832.
-è valida la delibera assembleare (adottata a maggioranza dei millesimi) la quale, disponendo lo sgombero del locale contenente la centrale termica al fine della sua sostituzione con impianti termoautonomi, privi alcuni condomini che ne abbiano fatto richiesta dell'uso dell'impianto centralizzato, di cui essi siano disposti ad assumersi tutte le spese di gestione. Ciò in quanto la ratio della L. n. 10/1991, che è quella di contenere il consumo di energia negli edifici, sarebbe vanificata, dato che il funzionamento di una caldaia idonea a soddisfare i bisogni di un intero condominio, ma utilizzata di fatto solo da alcuni condomini, determinerebbe un consumo di energia molto elevato.
*Cass. civ., 27 aprile 1991, n. 4652.
*Cass. civ., sez. II, 1 marzo 1995, n. 2329, Hansalop Anstalt c. Cond. di via Zandonai n. 86-88, di Roma.
*Trib. civ. Roma, ord. 4 marzo 1992, in Arch. loc. e cond. 1992, 359.
*Pret. civ. Camerino, 5 giugno 1990, in Arch. loc. e cond. 1991, 508.
La legge n. 10 del 1991 ritiene meritevole di tutela agli effetti della determinazione della maggioranza dei consensi solo la delibera di trasformazione dell'impianto, non pure quella che abbia ratificato o autorizzi comunque distacchi isolati da parte di singoli condomini e che rappresenterebbe certamente un'incoerente regola-mentazione termoenergetica condominiale lasciando coesistere in maniera disordinata, con dispersioni calorifiche e sprechi, due sistemi, quello termocentralizzato e quello singolo, con conseguente alterazione e squilibrio termico del primo non compensato dal secondo.
* Trib. civ. Pescara, ord. 2 dicembre 1991, in P.Q.M. 1991, 3,61.
E' configurabile la responsabilità extracontrat-tuale ex art. 2043 c.c. del collaudatore di una caldaia per i danni che siano derivati a terzi dal difettoso funzionamento dell'impianto, sotto il profilo della inosservanza del dovere di diligenza, nel riscontro della funzionalità dell'impianto stesso, ancorché installato da altri e del consequenziale dovere di segnalare tempestivamente la deficienza riscontrata o comunque riscontrabile.
* Cass. civ., sez. Il, 25 gennaio 1995, n. 870, Bilotta c. Condominio di via Gallucci 6 di Catanzaro.
Il singolo condomino, in quanto detentore dei radiatori, è responsabile del non perfetto funziona-mento dell'impianto di riscaldamento a causa dell'aria presente nei radiatori medesimi e nei tratti di tubo che dal pavimento salgono fino alla valvola di sfogo.
* Trib. civ. Milano, sez. VIII, 6 aprile 1992, n. 4166, Montano c. Cond. di via Grossich n. 31 di Milano, in Arch. loc. e cond. 1993, 123.
* Pret. pen. L'Aquila. 5 ottobre 1992, M. e altro, in .Arch. loc. e cond. 1993, 586.

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1
 art. 700
 Cass. 
 art. 2043
 Cass.