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Timestamp: 2020-08-03 12:58:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24656 del 19/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24656 del 19/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/10/2017, (ud. 27/04/2017, dep.19/10/2017), n. 24656
sul ricorso 17069/2016 proposto da:
A.G., quale titolare dell’impresa individuale DITTA
TRASPORTI A.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE
NIAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato MARCO ANGELETTI, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato STEFANINO CASTI;
AMISSIMA SPA ASSICURAZIONI, in persona del Dirigente e Procuratore
Speciale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CAIO MARIO 27,
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANGELO IANNACCONE;
CONSERT SRL, in persona dell’Amministratore Unico e legale
rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE LIEGI 49,
presso lo studio dell’avvocato CARLO ARNULFO, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato ROBERTO VERGANI;
LAVAGGIO CERTOSA SRL, in persona del Presidente del Consiglio di
Amministrazione, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA
GIULIANA 44, presso lo studio dell’avvocato MARCO DE FAZI, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato CLAUDIO CESARE ALFREDO
MARCO CERIANI;
avverso la sentenza n. 1029/2016 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
partecipata del 27/04/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO
Con sentenza 1029 del 2016 la Corte d’Appello di Milano, per quanto ancora d’interesse in questa sede, ha dichiarato inammissibile il gravame (in via incidentale) interposto dal sig. A.G. titolare dell’impresa individuale Ditta individuale autotrasporti A.G. – nonchè quello in via principale proposto dalla società Lavaggio Certosa s.r.l., e in parziale accoglimento di quello in via incidentale spiegato dalla società Consert s.r.l. con conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Milano n. 14947 del 2013, ha rideterminato in aumento l’ammontare a quest’ultima spettante, e a carico della società Lavaggio Certosa s.r.l. e dell’ A. – nella qualità – a titolo di risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’infortunio a suoi dipendenti per scoppio di cisterna noleggiata presso l’impresa A., che aveva incaricato la società Lavaggio Certosa s.r.l. della relativa pulitura dopo trasporto di ciclopentano e prima della sua restituzione.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito l’ A., nella qualità, propone ora ricorso per cassazione, affidato a 4 motivi.
Resistono con separati controricorsi le società Consert s.r.l., Lavaggio Certosa s.r.l. e Amissima Assicurazioni s.p.a..
Con il 1 motivo il ricorrente denunzia “violazione o falsa applicazione” degli artt. 331,334 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè “omessa, insufficiente, contraddittoria, illogica ed erronea” motivazione, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il 2 motivo denunzia “violazione o falsa applicazione” dell’art. 654 c.p., art. 2087 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il 3 motivo denunzia “violazione o falsa applicazione” degli artt. 1218,1227 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il 4 motivo denunzia “violazione o falsa applicazione” dell’art. 115 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Va anzitutto osservato, con particolare riguardo al ricorso principale, che il requisito – a pena di inammissibilità richiesto all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3 – della sommaria esposizione dei fatti di causa non risulta invero soddisfatto allorquando come nella specie vengano pedissequamente riprodotti (in tutto o in parte) atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, alla “conclusioni rassegnate dalle parti all’udienza del 18.11.2015”, all’impugnata sentenza), in contrasto con lo scopo della disposizione di agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa e del tenore della sentenza impugnata, in immediato coordinamento con i motivi di censura (v. Cass., Sez. Un., 17/7/2009, n. 16628), essendo necessario che vengano riportati nel ricorso gli specifici punti di interesse nel giudizio di legittimità (cfr. Cass., 8/5/2012, n. 6909), con eliminazione del “troppo e del vano”, non potendo gravarsi questa Corte del compito, che non le appartiene, di ricercare negli atti del giudizio di merito ciò che possa servire al fine di utilizzarlo per pervenire alla decisione da adottare (v. Cass., 25/09/2012, n. 16254; Cass., 16/2/2012, n. 2223; Cass., 12/9/2011, n. 18646; Cass., 22/10/2010, n. 21779; Cass., 23/6/2010, n. 15180; Cass., 18/9/2009, n. 20093; Cass., Sez. Un., 17/7/2009, n. 16628), sicchè il ricorrente è al riguardo tenuto a rappresentare e interpretare i fatti giuridici in ordine ai quali richiede l’intervento di nomofilachia o di critica logica da parte della Corte Suprema (v. Cass., Sez. Un., 11/4/2012, n. 5698), il che distingue il ricorso di legittimità dalle impugnazioni di merito (v. Cass., 23/6/2010, n. 15180).
Va al riguardo ulteriormente sottolineato che la soluzione di fare rinvio per la sommaria esposizione del fatto (anche) all’impugnata sentenza non esime in ogni caso il ricorrente dall’osservanza del requisito – richiesto a pena di inammissibilità- ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 (v., da ultimo, Cass., 6/9/2017, n. 20852) nel caso non osservato laddove viene operato il riferimento de relato ad atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, al commissionato “lavaggio del container”, alla consegna “alla Consert s.r.l.” della “certificazione da quest’ultima richiesta, con la quale la Lavaggio Certosa s.r.l…. ha espressamente attestato l’avvenuto lavaggio della cisterna dopo il trasporto del ciclopentamo”), limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza puntualmente indicare in quale sede processuale, pur individuati in ricorso, risultino prodotti, mentre è al riguardo necessario che si provveda anche alla relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, rispettivamente acquisito o prodotto in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
A tale stregua non deduce le formulate censure in modo da renderle chiare ed intellegibili in base alla lettura del solo ricorso, non ponendo questa Corte nella condizione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il relativo fondamento (v. Cass., 18/4/2006, n. 8932; Cass., 20/1/2006, n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659; Cass., 2/81/2005, n. 16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass., 28/10/2002, n. 15177; Cass., 12/5/1998 n. 4777) sulla base delle deduzioni contenute nel medesimo, (v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1/2/1995, n. 1161).
Senza sottacersi, avuto in particolare riguardo al 4 motivo, che giusta principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità la violazione dell’art. 115 c.p.c., è apprezzabile, in sede di ricorso per cassazione, nei limiti del vizio di motivazione di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – e non anche come nella specie dal ricorrente viceversa prospettato in termini di violazione di legge -, dovendo emergere direttamente dalla lettura della sentenza e non già dal riesame degli atti di causa, inammissibile in sede di legittimità.
Emerge evidente, a tale stregua, come lungi dal denunziare vizi della sentenza gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni del ricorrente – nella qualità – oltre a risultare formulate secondo un modello difforme da quello delineato all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in realtà si risolvono nella mera doglianza circa la dedotta erronea attribuzione da parte del giudice del merito agli elementi valutati di un valore ed un significato difformi sue aspettative (v. Cass., 20/10/2005, n. 20322), e nell’inammissibile pretesa di una lettura dell’asserto probatorio diversa da quella nel caso operata dai giudici di merito (cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932).
La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente, nella qualità, al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 8.200,00, di cui Euro 8.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore di ciascuno dei controricorrenti.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, nella qualità, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2087
 sentenza 
 sentenza 
 art. 366
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 13