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Timestamp: 2017-11-18 23:20:22+00:00

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Sentenza sul lodo Afano: piccole riflessioni e un poco di documentazione | IN RICERCA
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Sentenza sul lodo Afano: piccole riflessioni e un poco di documentazione
Alcuni amici avevano ritenuto il mio precedente intervento “Interrogativi” venato da pessimismo cogliendo il mio vero stato d’animo, ma come ho già avuto occasione di dire era il pessimismo di chi guarda con disincanto la realtà e osserva con attenzione il succedersi dei fatti della politica italiana. Ritengo che questo esercizio della ragione invece di deprimere corrobori la ricerca di nuove possibilità e ti rende più libero.
Stiamo attraversando un tempo difficile e sicuramente la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano segnerà un cambiamento di fase della politica italiana. Berlusconi deve e vorrà continuare a governare, ma non sarà facile. Il rischio è che si entri in una stagione di contrapposizione politica radicale e forte e che ogni passaggio politico, legislativo, governativo ed elettorale diventi una sorta di referendum: con me o contro di me. Sentendo le dichiarazioni di alcuni esponenti politici ho la sensazione che in questo scontro si tenterà di coinvogere anche le istituzioni di garanzia come il Presidente della Repubblica e la magistratura.
I prossimi mesi potranno essere caratterizzati da un incattivimento del clima politico che si impatterà con il crescere di tensioni sociali germinate dalla crisi economica e dalla disoccupazione.
Ecco perché serve prudenza e rigore repubblicano.
Ci dobbiamo ora porci il problema di come sarà possibile evitare ulteriori lacerazioni e riportare il confronto politico sul terreno della dialettica dialogante.
Al momento non sono in grado di dare una risposta, ma forse è utile tenere aperto il problema.
Per chi si dichiara cristiano gli interrogativi si acuiscono, soprattutto per coloro che restano convinti che la gestione della cosa pubblica debba fondarsi sull’amicizia e che oggi si trovano a dover fare i conti con l’elevarsi dei livelli di scontro. Eppure ritengo che non si possa demordere dall’insistere sulla necessità di rimettere al primo posto la persona e i suoi problemi e non tanto le cose e il loro possesso , siano esse televisioni, giornali o potere politico.
Molti hanno affermato che la politica non può essere ridotta a testimonianza , ma è altrettanto vero che il punto di partenza è la testimonianza. Una testimonianza che obbliga ad andare controcorrente , ad non accettare con la scusa della mediazione compromessi al ribasso. Non è facile e a volte si può essere tentati dallo sconforto, ma non si può arretrare meglio affrontare il rischio dello scacco. Nelle situazioni che appaiono impossibili , politicamente disperate bisogna sempre ricordarsi che alla fine i cechi vedono e i sordi odono.
Dobbiamo continuare ad essere gli artigiani della speranza costruendo relazioni solidali e momenti comunitari. Dobbiamo continuare a vivere il nostro impegno pubblico con i “fianchi cinti” perché può sempre venire l’ora di partire, sapendo, sulla scia di Walter Benjamin, che comunque vadano le cose all’uomo è stata data la “debole forza per cambiare la storia”.
DOCUMENTAZIONE SULLA SENTENZA DELLA CORTE ( tratta dal Corriere della Sera)
Il lodo Alfano è stato dichiarato illegittimo perchè viola l’articolo 3 e 138 della Costituzione:
Di seguito i procedimenti in cui allo stato risulta coinvolto il presidente del Consiglio, che ora riprenderanno il loro corso.
DIRITTI TV MEDIASET – È il procedimento principale scaturito dalle indagini sulla compravendita dei diritti televisivi e cinematografici di società Usa per 470 milioni di euro, che sarebbe stata effettuata da Fininvest attraverso due società off-shore nel 1994-1999. La procura di Milano ipotizza che major americane abbiano venduto i diritti televisivi alle due società off- shore, le quali li avrebbero poi rivenduti con una forte maggiorazione di prezzo a Mediaset, allo scopo di aggirare il fisco italiano e creare fondi neri a disposizione di Silvio Berlusconi. Sia Mediaset sia tutti gli imputati hanno sempre respinto le accuse. All’inizio il processo vedeva imputate 12 persone, fra le quali Berlusconi, l’avvocato britannico David Mills e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, con le ipotesi di reato, a vario titolo e per i diversi imputati, di falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita, riciclaggio e ricettazione. Poi, nel gennaio 2007, la prima sezione penale del Tribunale di Milano, presso la quale si celebra il processo, prese atto dell’avvenuta prescrizione – ulteriormente ampliata nei termini dall’entrata in vigore della legge ex Cirielli – di una serie di ipotesi di reato. In particolare, per quel che riguarda Berlusconi venne stabilito il non luogo a procedere per prescrizione per tutte le appropriazioni indebite e per frode fiscale e falso in bilancio fino al 1999. Berlusconi al momento resta all’interno del processo per l’ipotesi di frode fiscale del 1999 e per quella del falso in bilancio che, con una contestazione suppletiva del pm, era stato “allungato” al 2001. Il processo è stato sospeso per tutti gli imputati nel settembre 2008 in attesa della decisione della Consulta.
«COMPRAVENDITA» SENATORI – Si tratta di un procedimento in fase di indagini preliminari. Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione nell’inchiesta in cui si ipotizza la compravendita di due senatori del centrosinistra, eletti all’estero, durante l’ultimo governo Prodi affinché passassero nelle file del centrodestra durante il voto sulla legge finanziaria. La procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione e il gip Orlando Villoni aveva sospeso la sua pronuncia nel merito in attesa della decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano
PRESCRIZIONE – Detto che il Lodo Alfano ferma le lancette dell’orologio, durante la sospensione dei procedimenti, per quel che riguarda la prescrizione dei reati, bisogna precisare che non è possibile stabilire con esattezza a priori lo scadere dei tempi, dipendendo questi ultimi anche da circostanze come la concessione di attenuanti o derubricazione di imputazioni (che possono alleggerire i reati rendendoli più “prescrivibili”) o al contrario il riconoscimento di aggravanti (che allontanano la prescrizione). Quello che viene ritenuto più vicino alla prescrizione è il procedimento per il caso Mills che dovrà ripartire da capo. È molto difficile che la difesa del premier darà il consenso a una qualche parte degli atti compiuti al processo – durato dall’aprile 2007 al febbraio 2009 – in cui Mills è stato condannato, e, secondo fonti legali, è certo che il dibattimento che ripartirà da zero davanti ai tre nuovi giudici non potrà arrivare in fondo, nemmeno in primo grado. Per quel che riguarda il procedimento principale sui diritti tv invece, molto dipende, secondo quel che riferiscono fonti legali, da quante contestazioni suppletive la procura riuscirà a far arrivare dallo stralcio Mediatrade, in modo da ipotizzare reati oltre il 2001.
su 9 ottobre, 2009 a 14:01 Giuseppe Fumagalli
Trovo spunti interessanti nell’articolo di Savino e nei contributi delle e.m. Non intendo tornare nel merito dei singoli punti emersi e discussi. Faccio solo notare l’incredibile anomalia in cui l’Italia è inviaschiata e il pantano da cui non riesce a togliersi: il … “fattore B”! Ma è mai possibile che il bene e il male di un intero grande Paese debbano ruotare attorno al sig. Berlusconi? Possibile che non si capisca, da una parte e dall’altra (escluso lui, naturalmente, a cui l’ego ipertrofico non permette alcuna forma raziocinante di pensiero che non siano le stupidaggini che propina), che si è ormai perso il senso della misura e si è nel pieno del teatrino non della politica ma del ridicolo? Trovo che “l’anomalia Berlusconi” dovrebbe ormai fare riflettere anche chi, attratto da singoli aspetti, l’ha votato; e dovrebbe esserci motivo di riflessione non solo in molte parti dello stesso PdL, ma anche in chi, come l’UDC, si appresta (se così fosse), a stipulare accordi politici locali per le prossime elezioni regionali. Riflettete gente (dell’UDC), riflettete …
su 9 ottobre, 2009 a 10:06 Rodolfo Vialba
Ora, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, si può semplicemente tornare a dire che la legge è uguale per tutti, non solo in termini di principio ma anche di applicazione.
Affermazione banale prima che il Parlamento approvasse il così detto “Lodo Alfano” e altrettanto adesso.
Ai tempi del processo ad Andreotti a Palermo circolava questa affermazione: “non ci si difende dai processi ma nei processi”. Non ricordo se la paternità era dello stesso Andreotti oppure di qualche commentatore politico. Ricordo però che questa affermazione era il criterio generale e comune di giudizio sui comportamenti degli uomini politici coinvolti in vicende giudiziarie. Da una parte c’erano coloro che per sottrarsi ai processi fuggivano all’estero (es. Craxi), dall’altra coloro che si difendevano nei processi (es. Andreotti).
Sono passati tanti anni da questo processo ma quella affermazione conserva tutta la sua validità e attualità.
Savino ha elencato i processi che vedono coinvolto Berlusconi (tutti relativi alla sua attività come imprenditore) e che sono le vere ragioni che hanno motivato il “Lodo Alfano”. Infatti delle altre tre cariche dello Stato (i Presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera) per le quali agiva la tutela di questa legge, nessuna aveva processi in corso o pendetti. Di fatto il “Lodo Alfano” ha protetto solo Berlusconi mancando, per le altre tre cariche dello Stato, le ragioni del contendere.
La sentenza della Corte Costituzionale non giudica e non condanna Berlusconi, ribadisce solo ciò che è scritto all’articolo 3 e riafferma che la procedura per modificare le norme costituzionali è la legge costituzionale indicata all’articolo 138 della Costituzione stessa.
Anche per questo non si comprendono le considerazioni temerarie e giudizi offensivi verso altri organi dello Stato di Berlusconi e dei maggiorenti del centro destra: Cicchito, Gasparri, Verdini, Bossi compreso.
Torna dunque di attualità la domanda già formulata nel corso del dibattito per l’approvazione del “Lodo Alfano”: perché Berlusconi vuole difendersi dai processi e non nei processi? se non ha fatto nulla di penalmente perseguibile, perché non accettare le regole a cui sono sottoposti tutti i cittadini?
Questo è il tema centrale del così detto “berlusconismo”: le regole, non come vincolo di convivenza e, dunque, il loro rispetto come dovere, ma semplicemente la loro rimozione e sostituzione con l’assenza di regole, o meglio, con quelle provvisorie e soggettive decise dal Capo a seconda della convenienza e necessità, ovviamente il Capo di tutto: del partito, del Governo, della maggioranza parlamentare, dell’informazione e, perché porre limiti, anche di tutto il Paese.
Se lo domandano i giornali stranieri che, immagino, riflettano l’opinione pubblica dei rispettivi Paesi: che Paese è mai l’Italia se possono accadere ed essere giustificati simili fatti che costituiscono un preoccupante rischio per il sistema democratico?
Non dispero che, anche per la nostra iniziativa e il nostro impegno, questa domanda interpelli la maggioranza dei cittadini italiani.
In attesa che ciò avvenga, e mi auguro presto, invito gli amici a visitare il sito: http://www.youtube.com – Silvio per il Nobel della Pace.
Dopo di che ogni ulteriore commento è superfluo.
su 8 ottobre, 2009 a 21:15 paolo prioretti
Civitanova Marche, 8 ottobre 2009
quest’uomo sta guidando forze politiche dal pensiero contorto e servile ed una parte del paese verso un assetto autoritario, verso il culto della persona, della sua persona.
Ne eravamo usciti con la Carta Costituzionale.
Ogni esponente appartenente a quella parte politica non può non fare i conti con questo.
Ogni uomo politico appartenente a quella parte politica che avrà indicazioni funzionali a questo processo culturale, che seguirà le roboanti affermazioni di perfezione, di finti o artificiosi primati, di assoluta impunità verso tutto e verso tutti, non potrà essere un alleato affidabile e coerente.
Oggi si devono fare scelte politiche serie e coerenti scegliendo prima di tutto di non seguire questo processo politico-culturale che è ben più grave delle sue vicende personali processuali.
Se risultasse, anche solo in un procedimento colpevole, sarebbe del tutto irrilevante di fronte al ben più grave problema che aggredisce la democrazia italiana.
Anzi gli auguro di uscire (e ne ha ampiamente i mezzi, non preoccupatevi, avvocati, soldi ed anche tempo) indenne da ogni più arduo processo giudiziario nel quale è risultato coinvolto.
Ma gli auguro anche di cuore di lasciare in pace questa povera Italia che non ha bisogno, checchè ne dica lui e tutti coloro che lo osannano, dell’uomo della provvidenza.
L’Italia deve solo imparare ad aiutare e sostenere attraverso anche uomini non “speciali” coloro che vivono, veramente, per la nostra nazione con la loro laboriosità, onestà e discrezione quotidiana.
Proprio per questo non è possibile stringere alleanze con il suo partito. Perchè al netto della simpatia per qualche esponente di questo partito è sempre il “suo” partito anche oltre l’intenzione di coraggiosi suoi esponenti.
Questo partito e quindi il suo leader deve essere aiutato a ridimensionarsi perdendo consensi.
Abbiamo l’occasione storica per questo compito; non rinunciamo un’altra volta.
Non contro qualcuno ma per il bene del paese.
su 8 ottobre, 2009 a 16:03 Paolo Giuseppe d'Angelo
La sentenza della Consulta da un lato è una risposta tecnica dall’altro assume irrimediabilmente una rilevanza politica: il capo del governo che verrà processato per reati gravi. Berlusconi non potrà più essere il testimone del rigore morale, nè il miglior rappresentante delle istituzioni, chiamate a contrastare la piaga dell’evasione fiscale, del lavoro nero, del controllo criminale di ampi territori del paese. E’ lui che per il bene del paese dovrebbe fare un passo indietro per difendersi meglio e per non trascinare l’Italia nel baratro di una contrapposizione da ultima guerra. Dubito che altri esponenti del centro-destra siano in grado di imporgli tale scelta, in quanto il PdL è un partito nato sul predellino di un auto, in una sorta di epifania politica.
Berlusconi cercherà lo scontro per creare confusione e dire che non c’è differenza tra i partiti, ma noi moderati dobbiamo essere abili a parlare agli Italiani dei problemi e delle soluzioni migliori. Abbiamo la grande occasione della nascita del nuovo partito (a proposito perchè si continua a chiamare UdC?), facciamo sì che nell’immaginario collettivo diventi il partito delle riforme necessarie per rilanciare l’economia ed una nuova stagione di coesione sociale. Ad esempio elaboriamo una seria riforma strutturale in materia previdenziale per favorire l’occupazione femminile e giovanile; chiediamo di investire in opere infrastrutturali per rilanciare l’economia e l’occupazione; chiediamo la realizzazione graduale del quoziente familiare. Evidenziamo che in Italia continua ad esistere uno statalismo spendaccione, che si combina con un regionalismo anarchico. Denunciamo la vuota propaganda di un federalismo vuoto e di facciata, che ha come unico obiettivo la morte dell’unità nazionale.
su 8 ottobre, 2009 a 13:23 Giuseppe Sbardella
E’ andata come previsto e come era giusto, da un punto di vista giuridico, che andasse.
Ora dobbiamo tutti pensare all’interesse eal bene comune della Nazione.
Occorre cercare di “disattivare” un Presidente del Consiglio impresentabile all’estero dal punto di vista etico, mantenendo però l’esito del verdetto popolare che ha assegnato la vittoria al Centro-destra nelle ultime elezioni.
La stessa Corte Costituzionale, rigettando l’idea del Presidente del Consiglio “primus super pares” ha implicitamente riaffernato le caratteristiche parlamentari della nostra forma di Governo.
E nelle forme di Governo parlamentari le maggioranze le scelgono i partiti nel Parlamento.
Personalmente spero che non si verifichino forme di trasformismo parlamentare (tipo episodi De Gregorio o Follini in maniera più consistente) e che eventuali cambi di alleanze, precedentemente sancite da risultati elettorali, passino attraverso il vaglio di elezioni anticipate.
Vista la situazione economica, il mio parere è che responsabilmente si dovrebbe evitare una anticipazione delle elezioni e puntare ad una nuova edizione del Centro-destra, “disattivando” Berlusconi.
Come? e se Fini, Tremonti, Bossi, Letta, Formigoni, Pisanu gli chiedessero formalmente di fare un passo indietro nell’interesse della Nazione?
Questo nel breve periodo. Nel medio sarà necessario superare l’era del “berlusconismo” e tornare ad una sana democrazia dell’alternanza.
su 8 ottobre, 2009 a 13:04 Alessandro Pinca
Sono contento che abbia prevalso la tesi della “riservacostituzionale” della materia delle immunità, perchè credo sia una garanzia di equilibrio tra gli organi costituzionali.
Non mi piacciono invece le eccessive letture politiche che vengono fatte sulla sentenza da una parte e dall’altra. La Corte può prendere decisioni discutibili nel merito, può giudicarte anche anche su criteri politici, ma se pensiamo che anzichè tutelare la Costizione, sia impegnata a favore o contro qualcuno,o che sia comunque di parte, abbiamo perso qualunque barlume di fiducia nelle istituzioni democratiche. L’unica lettura politica dovrebbe portare alla ricerca condivisa di una riforma dei partiti e di un rapporto trasparente e nuovo tra politica e giustizia.
su 8 ottobre, 2009 a 06:25 fernando miele
Sarà difficile far capire alle persone oneste cosa stà succedento in Italia.
La clamorosa ribellione della Lega e l’ira di berlusconi contro le maggior istituzioni che tutelano il cittadino e la Nazione ci deve preoccupare .
Dobbiamo perciò non rispondere alle aggressioni e unire le forze leali e democratiche e portarle nelle singole case . Siamo convinti che 2 su quattro in famiglia si ricrederanno di aver sostenuto questo governo.

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