Source: http://www.comunederuta.gov.it/piano-del-colore/
Timestamp: 2019-11-17 05:11:23+00:00

Document:
Piano del Colore del Comune di Deruta
Sant'Angelo di Celle est
dei centri storici del Comune di Deruta
Assessorato all'Urbanistica, Edilizia Privata e Agricoltura
Assesore: dott. Stefano Virgili
Ufficio Tecnico del Comune di Deruta
Responsabile: geom. Vairo Verbena
Esaprogetti SRL _ Perugia
Cosa è il Piano del Colore
Il Piano del Colore è uno strumento normativo finalizzato alla ricerca della qualità dello spazio pubblico attraverso un indirizzo per il recupero delle coloriture esistenti che insieme definiscono il tessuto dei nuclei storici e concorrono all'identificazione del luogo.
A cosa serve il Piano del Colore
Affrontando il tema del rapporto fra colore e centri storici dal punto di vista percettivo, il Piano del Colore regola il processo e gli interventi di coloritura, pulitura e restauro delle facciate e di parte di esse. È uno strumento di coordinamento degli interventi di manutenzione, ristrutturazione e risanamento dei paramenti murari che comprende non solo le superfici a tinteggio, ma l'insieme delle componenti architettoniche che concorrono a formare la percezione cromatica degli assi viari e delle quinte urbane. Obiettivo del Piano del Colore è la valorizzazione dell'aspetto percettivo dei centri storici attraverso un progetto di riqualificazione capace di garantire la continuità estetica tramandata dalla storia per conservare e valorizzare l'identità locale.
Come è fatto il Piano del Colore
Il Piano del Colore è un progetto basato su un approccio scientifico di carattere percettivo, nella dualità fra progetto e rilievo che trova in tale strumento un'interessante sperimentazione applicativa, in quanto analisi e sintesi si relazionano perdendo i loro confini nella lettura critica dell'immagine del luogo. Il Piano interessa l'analisi dei centri storici del comune attraverso operazioni di rilevamento architettonico, l'evidenziazione degli elementi di pregio e di degrado dei fronti principali degli ambiti urbani in esame, la valorizzazione degli scenari fisici delle zone urbanizzate, la conservazione e la tutela del patrimonio edilizio e il controllo dei nuovi interventi ed il loro inserimento nel contesto.
Dove si applica il Piano del Colore
Il Piano del Colore si attua attraverso l'indirizzo e il controllo delle singole opere di coloritura, pulitura e restauro delle facciate degli edifici siti all'interno dei centri storici o delle aree considerate di interesse dal Piano, evidenziate nelle successive planimetrie di riferimento. Il Piano del Colore indirizza e controlla attraverso l'iter specifico e il rilascio della relativa autorizzazione per gli interventi di pulitura e/o tinteggiatura delle facciate esterne e dei cortili visibili dall'esterno o di parti limitate ma unitarie; la verniciatura di infissi e serramenti esterni, portoni, vetrine, cancelli o vetrine di negozi; la pulitura e/o tinteggiatura di parti accessorie o complementari o di manufatti di proprietà pubblica o privata, quali muri di confine, di contenimento, ecc.
Cosa comporta il Piano del Colore
Pur tenendo in relazione la classe d'intervento come specificato nelle Norme, l'applicazione dell'indirizzo progettuale insito nel Piano del Colore sul quale è stato acquisito il preventivo parere della Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e il Paesaggio, permette chi è interessato alla tinteggiatura, alla pulitura e/o restauro dei prospetti degli edifici ubicati nell'area in esame, di eseguire i lavori previa presentazione al Comune di una semplice comunicazione il colore prescelto fra la gamma a disposizione secondo la codifica internazionale NCS, e/o le eventuali operazioni diverse dalla coloritura, con allegata la planimetria catastale recante l'individuazione dell'edificio e le foto delle facciate dalle quali sia possibile rilevare il contesto in cui l'edificio stesso ricade (edifici contigui).
PIANO DEL COLORE DI DERUTA _ DIRITTI D'AUTORE E DIRITTI DI PROPRIETÀ INTELLETTUALE: Tutti i diritti riservati
Il Piano del Colore è uno strumento volto al controllo della qualità urbana e alla valorizzazione della sua unitarietà, fattori fondamentali per la definizione dell'identità del luogo e dei suoi valori storici, culturali e ambientali che devono essere conservati e promossi. La tutela del paesaggio è connessa alle percezioni che scaturiscono dalla visione dell'insieme dell'ambiente urbano: prima ancora di captarne il singolo colore, la nostra mente ne nota la ripetitività o la molteplicità, identifica i contrasti cromatici ed i toni dominanti. Il colore, così come l'aspetto percettivo del contesto antropizzato, sono elementi che devono essere studiati e valorizzati, veicoli dell'immagine urbana, della narrazione della storia trasmessa dall'edificato, della cultura che il paesaggio urbano palesa. In tal senso si comprende la scelta dell'approccio prettamente percettivo con il quale è stato affrontato il tema, analisi incentrata sul primato dell'occhio, un'attenzione prettamente europea propria anche della "Convenzione europea del paesaggio", strumento normativo in vigore in Italia dal 1 settembre 2006, dove si può evincere la centralità della percezione intesa come strumento principe della conoscenza, capace di individuare i caratteri che connotano paesaggi distinti, mezzo per riconoscerne le peculiari identità.
Il Piano del Colore interessa prevalentemente i centri storici degli aggregati urbani comunali del Comune di Deruta, come già individuati dal Piano regolatore vigente. Lo studio si occupa del paesaggio contestuale, del recupero dei singoli fronti e più nel dettaglio della riqualificazione delle sue singolarità: consci della relazione scalare fra frammento e unità, lo studio si imposta sulla lettura dell'immagine della città intesa come racconto della storia dell'edificato e si impone non solo di determinare un criterio fondato per indirizzare la scelta dei colori a partire da un progetto globale, ma al contempo si prende l'onere di selezionare criticamente gli elementi nodali capaci di attrarre la percezione. Il Piano del Colore è un progetto che nasce secondo un approccio percettivo, dall'azione di rilevamento e di analisi dei fronti dei centri storici del territorio che, come verrà qui illustrato, sostiene le scelte progettuali. Il tema dell'immagine della città intrapreso da Kevin Lynch negli anni Sessanta e da Gordon Cullen nella sua accezzione di paesaggio urbano, le relazioni fra rilevo e progetto, fra analisi e sintesi, sono i fondamenti teorici su cui si basa il processo.
Le singole località sono studiate nella loro autonomia, ma nella fase progettuale di scelta dei colori sono definiti caratteri ricorrenti al fine di legare, almeno in sporadiche sensazioni, il comparto comunale, contesto caratterizzato da una rete di piccole località aventi ciascuna sia una chiara identità storica che il Piano ha il compito di valorizzare, sia un legame frutto di una storia in parte parallela.
Il Piano progettato si articola in tre momenti: il rilievo, la catalogazione e il progetto, fasi strettamente correlate nell' azione critica della lettura del complesso sistema paesaggistico.
Una fase di studio precede però le diverse azioni, analisi intrapresa a partire dalla bibliografia esistente, fra cui si può citare a titolo d'esempio l'opera manoscritta del Fabretti inerente le costruzioni ecclesiastiche del territorio (G. Fabretti, Memorie ecclesiastiche delle Chiese di Deruta, 1845, Biblioteca Augusta di Perugia, Ms.2004, digitalizzato in http://cdwdoc.demo.alchimedia.it), importante descrizione che associa al testo 28 disegni dei monumenti del territorio evidenziando così l'aspetto morfologico e materico della città. In parallelo dalla cartografia storica si è cercato di rintracciare l'evoluzione dei nuclei urbani al fine di individuare la matrice originaria che ha portato poi allo sviluppo dell'edificato. Le mappe analizzate sono state principalmente il catasto Chiesa-Tiroli (XVIII sec.) e il Catasto Gregoriano (XIX sec.) con i suoi aggiornamenti, fotografie della trasformazione di un territorio comunque implicitamente raccontato nei suoi caratteri dal ricco sistema cartografico disseminato negli archivi, importante punto di partenza della ricerca.
LA CODIFICA NCS
Nell'elaborazione del Piano del Colore, preliminarmente a tutte le azioni di rilevamento, è stato necessario definire la convenzione con cui individuare il colore rilevato o scelto.
Una lettura inequivicabile è stata trovata nel sistema di codifica	internazionale NCS (Natural Color System), modello ideato dall'Istituto Scandinavo dei Colori di Stoccolma (1950) in grado di definire oltre 10 milioni di colori. Qui i colori sono ordinati secondo il modo in cui vengono percepiti, rappresentandoli in uno spazio logico a forma di doppio semicono avente nella sezione principale circolare i quattro colori cromatici di immediata percezione, cioè il giallo (Yellow), il rosso (Red), il blu (Blue) e il verde (Green), mentre nei due vertici opposti i due valori acromatici del bianco e del nero. Correlate a tale costruzione sono le due sezioni principali che descrivono il cerchio dei colori NCS e il triangolo dei Colori NCS, elementi da cui discende il codice alfa-numerico che contraddistingue ogni colore, un valore a quattro cifre che deve essere inteso come composizione dei due fattori di saturazione e cromaticità.
Il triangolo dei colori NCS ha una base che indica scala di grigi, valore che va dal bianco al nero, e come altezza la cromaticità del colore, che corrisponde al suo vertice con il cerchio dei colori, quindi con la tonalità: l'area del triangolo, detta nuance, è caratterizzata dal valore della saturazione e della croma, così che ad esempio un valore 3035 rappresenta un colore con il 30% di nero e il 35% la percentuale di somiglianza con la massima cromaticità.
Il cerchio del colore NCS individua il colore a cui si fa riferimento è, spazio quadripartito rispetto i poli ciascuno segmentato in decimi. Il secondo codice si riferisce quindi alla posizione del colore nel cerchio, individuando rispetto ad un primo colore la percentuale del contigua: ad esempio il codice Y20R indica un colore giallo con un 20% di rosso, un arancione molto chiaro.
L'APPARATO GRAFICO
Il sistema degli elaborati prodotto presenta per ciascuna località uno schema similare, che parte da una tavola introduttiva con a sinistra una rappresentazione schematica del territorio capace di far comprendere la posizione della località nel sistema paesistico locale, a destra invece la planimetria dell'edificato riportante i fronti analizzati, ed eventualmente i comparti urbani nei quali la città è suddivisa in relazione alla sua interpretazioni per parti. Con la stessa logica, sono state redatte le tavole di sintesi dei colori principali rilevati, posizionati in pianta sopra l'ingombro dell'edificio. Mentre le tavole dei profili hanno una loro forma successivamente analizzata, le tavole di progetto si basano sull'impostazione dei colori rilevati e sulla suddivisone in comparti, con i colori di progetto che sostituiscono in una delle possibili simulazioni i colori rilevati, suddivisi in una tabella schematica come successivamente sarà analizzato nel dettaglio; in basso sono rappresentati i risultati fonali della catalogazione, graficizzati al fine di mostrare i vincoli imposti alle coloriture.
A premessa della descrizione delle azioni di rilevamento effettuate, è opportuno dichiarare come si intenda il rilievo un'azione conoscitiva e interpretativa della realtà. In tal senso il Piano è fortemente basato sulla lettura critica dello stato esistente che, attraverso il segno, ha permesso di comprendere lo stato di fatto con un fine chiaramente progettuale. La campagna di rilevamento, sviluppata di pari passo alla catalogazione, ha interessato tutti i fronti principali investiti dal Piano, azione fondata da un rilevamento speditivo ottenuto con tecniche di fotoraddrizzamento digitale, ma che si basa su una presa topografica dei contorni principali e del loro attacco a terra. Il disegno permette di individuare le sagome dei prospetti e di correlare le singole unità minime nel loro contesto, attraverso le relazioni che esercitano con gli altri elementi contigui.
Le tavole riportano il disegno al tratto dei fronti, rappresentati a scala urbana (1:250) e per rispettare tale proporzioni opportunamente suddivisi in porzioni sulle tavole sequenziali. Le tavole dei prospetti hanno una stessa struttura: in alto a destra è posto uno zoom sulla planimetria di riferimento con marcato il fronte rappresentato. In alto a sinistra il disegni del fronte, campito internamente con il colore rilevato convertito da NCS in RGB, e con sotto il codice di riferimento dapprima del sottofondo principale, sotto dello zoccolo, più in basso dei serramenti, degli infissi, della porta d'ingresso e delle altre aperture. Se per i primi due elementi è fornita una codifica specifica frutto del rilevamento attraverso una mazzetta di colori NCS, per gli altri colori viene stabilito un colore generico anche in correlazione alle successive norme che non si interesseranno del colore specifico ma del valore percettivo generico dello stesso (infissi verde scuri piuttosto che marroni chiari ecc...).
Sempre nel disegno sono individuati con dei punti, associati ad un numero, le singolarità individuate nel fronte rilevato: si tratta di un'ulteriore azione interpretativa volta a segnare gli elementi emergenti nel prospetto che dovranno poi essere o valorizzati o eliminati nell'azione di riqualificazione urbana.
Attraverso la fotografia e il disegno sono pertanto segnati elementi che permettono di immortalare lo stato di fatto del territorio: si intuisce pertanto come le conseguenze collaterali di tale ricerca sono di grande impatto, come il rilievo e la catalogazione di tutti i fronti che si affacciano sulle vie di centri storici si attestano come ineguagliabili strumenti di conoscenza del patrimonio edilizio, al di là delle finalità progettuali del Piano stesso.
Nella fase di analisi, in parallelo al rilievo, si è proceduto con la catalogazione per unità minima di decoro, con una scheda di sintesi che cerca di selezionare gli elementi utili alla comprensione dell'immagine del luogo e ai dati che possono contribuire alla valutazione interpretativa dell'abitato per i fini progettuali del Piano.
La prima parte della catalogazione ha l'obiettivo di identificare il bene: sono riportati innanzitutto gli elementi essenziali indicativi dell'unità minima, quali l'ubicazione (piazza o via, numeri), i riferimenti catastali (foglio e particelle), la classificazione urbanistica del Piano Regolatore generale vigente. È quindi interpretata la tipologia nella funzione prevalente dell'edificio (residenziale, produttiva, deposito, servizi, religiosa), nella configurazione tipologica (casa unifamiliare isolata o associata, plurifamiliare ad elementi isolati o contigui), nell'evidenziazione del numero di piani e con eventuali annotazioni a margine.
Si è cercato poi di evidenziare la cronologia del bene, interpretazione che si considera quasi impossibile da risolvere dal punto di vista della genesi del bene e che pertanto è sviluppata annotando la presenza nei catasti storici che si sono succeduti fino agli anni nostri, indicando in particolare la loro presenza nel Catasto Chiesa-Tiroli e al Catasto Gregoriano.
Al fine di comprendere le diverse modalità d'intervento, è stata evidenziata la proprietà (pubblica, privata, mista) e i vincoli (secondo la legge 1089/39, 1497/39 o altri).
Per cercare di contestualizzare il bene nel paesaggio, è stata predisposta un'analisi morfologica percettiva del contesto, evidenziando ambiti visuali (chiusi, aperti, nodi; principali, secondari), il contesto di appartenenza (fronte continuo, discontinuo, quinta scenografica, elementi singolari, nodi, punti focali).
La classificazione dell'edificio si esautora contrassegnando all'edificio o parti di edificio un valore storico artistico, storico architettonico, storico antico, urbanistico ambientale, o l'uso di un linguaggio architettonico contemporaneo di pregio e riportando infine eventuali riferimenti cartografici e bibliografici.
La seconda parte della scheda di catalogazione è volta alla descrizione del bene, a partire dai prospetti, attraverso la loro analisi dimensionale e qualitativa: la loro caratterizzazione (principale, secondario, laterale, tergale), il numero piani fuoriterra e la relativa articolazione (piano seminterrato, ammezzato, piani originari, sopraelevati, sottotetto abitabile), gli accessi principali (singolo, doppio, multiplo), i detrattori visivi del contesto (cartelloni, insegne, segnaletica, parchimetri, cassonetti rifiuti), le presenze vegetazionali che incidono nel fronte. In tale logica sono analizzate le finiture di facciata, a partire dall'evidenziazione degli elementi presenti (fondo, zoccolo o basamento, lesena, parasta, mensola, balcone, marcapiano, cornice di marcapiano, cornice di porte e finestre, cornicione, ornamenti, stemma), la loro rispettiva materia (intonaco, mattone, pietra, misto, rivestimento in pietra, ceramica), il loro stato di conservazione (ottimo, buono, medio, cattivo, pessimo). Degli elementi principali è rilevato il colore attraverso mazzette NCS.
Il Piano, avendo perseguito un approccio percettivo, non entra nelle logiche materiche che correlano il colore al fondo, ma prescrive il risultato finale che si vuole raggiungere lasciando l'onere ai singoli progettisti di predisporre il migliore intervento secondo un'attenta logica di restuaro.
In terza istanza nella scheda si voglionio ricavare i primi valori di sintesi capaci di palesare valutazioni del prospetto nel suo contesto, evidenziando la conservazione del colore del fondo (V1), la conservazione dell'edificio (V2), l'alterazione superficiale (V3), la rilevanza (V4), parametri relazionati con le precedenti voci della scheda. A questi quattro valori "visibili", frutto dell'analisi, si associano altrettanti parametri valutabili, correlati alle scelte progettuali: sono la possibilità d'intervento (V5), l'impatto visivo (V6), l'integrità storica (V7), la contestualizzazione del colore (V8). Con questi parametri si vuole incominciare a segnare le sorti del bene, in quanto si evidenziano le considerazioni progettuali sul rapporto fra colore e bene.
I PARAMETRI DI SINTESI
Dall'interazione fra i parametri sono state estrapolate altre voci che linearmente arriveranno ad incidere sulle scelte progettuali: i primi tre valori sono di sintesi, il primo è relativo all'opportunità d'intervento (A1), il minimo fra la possibilità d'intervento e la contestualizzazione del colore (MIN V1,V8): valori bassi portano ad interventi non opportuni o impossibili, valori alti ad interventi primari; il secondo parametro cerca di esplicitare la caratterizzazione del luogo (A2), media del prodotto fra l'impatto visivo e l'integrità storica (V6*(4-V7))^(1/2)) che se alta individua un bene caratterizzante; il terzo parametro è legato allo stato conservativo (A3), media fra i primi tre valori della conservazione del colore del fondo, della conservazione dell'edificio e dell'alterazione superficiale (V1*V2*V3)^(1/3), che se è basso esplicita la possibilità di una buona salvaguardia del bene architettonico.
Dai citati parametri si giunge ad indicatori definitivi che cercano di evidenziare lo stato dei beni, la loro emergenza nel contesto: I_C rappresenta le emergenze cromatiche, frutto di una relazione matematica fra l'opportunità d'intervento e la caratterizzazione del luogo (1,5*(A1-1)*A2)^(1/2); I_D rappresenta il degrado conservativo, relazione fra l'opportunità d'intervento e lo stato conservativo (1,5*(A3-1)*A2)^(1/2).
Da questi due dati derivano infine i parametri di sintesi che portano al progetto: E, l'emergenza, il valore massimo fra I_C e I_D, serve per comprendere su quale edificio in fase di progettazione bisogna prima intervenire, i primi colori da imporre; G, le gamme, rappresenta invece la classe di gamme permesse, cioè la libertà di variare che ha un fronte, valore correlato esclusivamente alla caratterizzazione del luogo (SE(P11<1,7;3;SE(P11<2,3;2;1)). I valori delle gamme e lo schema delle emergenze così ricavati sono graficizzati nelle tavole di progetto di ciascuna località.
Lungi dal'automatizzazione del processo, lo studio dei parametri si pone l'obiettivo di uscire dal soggettivimo delle valutazioni estetiche troppo spesso lasciate alla sola sensibilit&agraveM; del progettista, strutturando un sopporto fondante al processo delle scelte individuato nell'approccio sperimentale basato sull'interpretazione degli spazi della città e sull'analisi critica dei dati rilevati e catalogati.
La costruzione del sistema interpretativo, basato comunque nell'interrelazione fra analisi oggettive e valutazioni progettuali, ha portato a definire una logica d'intervento determinando quali siano gli elementi su cui intervenire in un ordine temporale nella scelta del colore e il grado di libertà concesso. Dalla costruzione dei parametri, si è mostrato poi come alcuni edifici non saranno interessati dal Piano che in caso di elementi materici suggerirà un restauro conservativo e in caso di edifici di chiaro interesse storico-paesaggistico, si rimetterà alle scelte dell'organo competente(la Soprintendenza).
Assoggettando alle logiche progettuali dapprima i più preminenti ai quali viene imposta una certa rigidezza nel vincolo di selezione del colore, il resto dei prospetti avrà una più ampia possibilità di scelta che dovrà però adattarsi alle nuove condizioni in quanto deve comunque essere garantita sia l'originaria eterogeneità dei colori fra prospetti contigui, sia la congruenza con le scelte dei primi edifici a cambiare colore che limiteranno le possibilità dei contigui, un rapporto appositamente studiato per indirizzare le scelte singolari in maniera relazionale con il fine di formare quell'unicum che è ciascun centro storico.
L'azione progettuale segue la lettura percettiva dell'edificato e dell'immagine della città così che lo spazio è innanzitutto interpretato attraverso i fuochi percettivi e gli assi di accumulazione visiva, elementi fondamentali per comprendere il tipo di risultato che si vuole conseguire: ad esempio un comprato urbano visibile solo da un asse dove l'osservatore si muove velocemente sarà caratterizzato da colori vivi che cetturino l'attenzione genericamente fugace, mentre un ambito introverso, associabile al cuore dello spazio urbano e sociale, potrà fregiarsi dei colori del luogo e viceversa un ambito marginale per non emersere sarà definito da elementi che non ne attraggano l'attenzione. L'interpretazione percettiva dello spazio, sintetizzato con primitive figurative basi quali il punto e la linea, è un'ulteriore azione interpretativa del territorio che contribuisce nella costruzione del sistema di scelte. Le classi cromatiche si distinguono in "colori del luogo", individuati fra quelli già presenti nelle singole località e giudicati adattati al contesto, insieme a cui sono state giustapposte altre due categorie, i "colori tenui" e i "colori accessi", elementi chiaramente finalizzati a creare determinati effetti percettivi che ritrovano poi fra le diverse località elementi similari con il fine di collegare le singole esperienze urbane in un ambito paesaggistico più ampio. La chiave è comunque l'interpretazione dell'immagine della città: esistono condizioni in cui per valorizzare i "colori del luogo" è necessario contrapporre colori tenui e casi in cui invece è necessario aumentare la capacità attrattiva dei centri attraverso colori accessi.
In definitiva lo strumento prodotto riporterà una tabella bidimensionale con la classe delle coloriture e il range d'azione permesso per ciascuna unità minima. Solo raramente sarà imposto un colore e genericamente, in funzione delle precedenti considerazioni, sarà lasciata una scelta più o meno ampia all'abitante che in questo modo non subirà in forma passiva l'immagine della città, ma ne sarà protagonista, a rafforzamento del rapporto dinamico di riflessione dell'identità della persona nel luogo.
Ad una logica generale, bisogna poi affiancare una scelta puntuale dei colori: per comprendere il procedimento adottato, si può affidare la narrazione alla costruzione logica di tipo evoluzionistico che ha animato le scelte. L' "evento colore", dato sperimentale che si vuole analizzare, è presente nell'edificato globale del centro storico in una forma che appare genericamente casuale, dettata da logiche genericamente autonome. "Accade" che nella città esistano dei colori che sono catalogati e classificati. Applicando una critica ragionata, basata sull'analisi dei documenti storici e su confronti sistematici, si può riconoscere esistano determinate tinte capaci di esplicitare l'identità del luogo, sopravvissute, attraverso un ex-aptation, o prevalendo su altri o rimanendo anche solo come tracce sporadiche, quasi fossero anticorpi autogenerati per rispondere ai problemi dell'immagine della città attuale. Il compito di un buon progettista è innanzitutto individuare tali cromatismi, quindi valorizzarli: segnati i poli estetici di riferimento capaci di indirizzare il successivo sviluppo, il progetto diviene una sorta di intervento di ingegneria genetica sull'immagine della città.
I centri storici del territorio vengono così rilevati, interpretati e rappresentati, ovvero nuovamente ri-presentati, in uno strumento che riesce ad analizzare il paesaggio ben oltre il solo aspetto materico, ma rappresenta la conoscenza fino a portare alla trasformazione della mentalità di pianificazione del territorio. I valori dei materiali diventano traghettatori di valori immateriali, capaci di sfruttare la primaria risorsa del luogo, la cultura, che, "ri-levata" nel paesaggio e rinforzata nel suo essere, innesca un processo a cascata riqualificativo nella percezione del luogo, nello spazio, nella società.
MARCO FILIPPUCCI _ ESAPROGETTI SRL
profili, colori esistenti e singolarità
planimetria dei colori esistenti
CENTRO STORICO DI RIPABIANCA
CENTRO STORICO DI SAN NICOLÒ DI CELLE
CENTRO STORICO DI SANT'ANGELO DI CELLE EST
CENTRO STORICO DI SANT'ANGELO DI CELLE OVEST
CENTRO STORICO DI CASTELLEONE
CENTRO STORICO DI PONTENUOVO
CENTRO STORICO DI FANCIULLATA
CENTRO STORICO DI CASALINA
PROGETTISTI/COLLABORATORI
ESAPROGETTI SRL
Esaprogetti srl è una società di ingegneria nata dalla fusione di più esperienze e professionalità che operano in Umbria nell'ambito della progettazione da oltre dieci anni. La società è costituita da ingegneri, architetti, geometri e designer ed ha competenze specifiche in sei ambiti prevalenti: - architettura (nuove edificazioni e recuperi edilizi) - strutture (acciaio, calcestruzzo ordinario e prefabbricato, legno e legno lamellare) - impianti (termotecnici, elettrici, idraulici) - ambiente (architettura del paesaggio, ingegneria naturalistica, idraulica, geologia) - infrastrutture (strade, fogne, acquedotti ed impianti a rete) - grafica e comunicazione (studi grafici e progettazione multimediale)
MARCO FILIPPUCCI _ coordinamento scientifica
Roma 1979, laureato in ingegneria civile (indirizzo edile) presso l'Università degli Sudi di Perugia, è dottore di ricerca in Scienze della Rappresentazione e del Rilievo presso la "Sapienza"" Università di Roma, è ha ricevuto nel 2012 la medaglia d'argento UID (Unione Italiana Disegno). Collabora con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale di Perugia ed è autore della tesi di dottorato "Dalla forma urbana all'immagine della cità" (Aracne 2013), coautore e cocuratore del volume "Architetture dal Giappone: disegno, progetto, tecnica" (Gangemi 2006) e di diversi articoli inerenti i temi della rappresentazione. Per il Piano del Colore di Deruta si è occupato del coordinamento della ricerca scientifica e dello sviluppo del sito internet.
Art.1. SCOPI E CONTENUTI
IL Piano del Colore ha quale obiettivo, la valorizzazione dell'aspetto percettivo dei centri storici attraverso un progetto di riqualificazione capace di garantire la continuità estetica tramandata dalla storia per conservare e valorizzare l'identità locale. Comprende tutti gli elementi che concorrono a formare il fronte di un edificio: paramenti murari, infissi, sistemi di oscuramento, vetrine, insegne, volumi tecnici.
Il Piano del Colore principalmente si propone:
- l'analisi dei centri storici del comune attraverso operazioni di rilevamento architettonico;
- l'evidenziazione degli elementi di pregio e di degrado dei fronti principali degli ambiti urbani in esame;
- la valorizzazione degli scenari fisici delle zone urbanizzate;
- il controllo dei nuovi interventi ed il loro inserimento nel contesto.
Il Piano del Colore costituisce allegato al vigente Regolamento Edilizio Comunale ed integra le norme in materia di decoro urbano in esso contenute, non le sostituisce ne è in contrasto con le stesse e ove dovessero riscontrarsi discordanze, le presenti norme, stante la loro specialità, assumono carattere di prevalenza. Il Piano del Colore è costituito:
a - dalle presenti norme;
b - dal fascicolo unico contenente le seguenti tavole progettuali riferite ai diversi ambiti del territorio:
- Individuazione dei profili (ambiti);
- Colori rilevati - stato di fatto;
- Colori e singolarità;
- Colori progettati.
Art. 2. AMBITO DI ATTUAZIONE
Il Piano del Colore si attua attraverso l'indirizzo e il controllo delle singole opere di coloritura, pulitura e restauro delle facciate degli edifici siti all'interno dei centri storici o delle aree considerate di interesse dal Piano, evidenziate nelle planimetrie di progetto.
Il Piano del Colore indirizza e controlla attraverso l'iter previsto per l'acquisizione del titolo abilitativo, i seguenti interventi:
- pulitura e/o tinteggiatura delle facciate esterne e dei cortili visibili dall'esterno o di parti limitate ma unitarie, di parti accessorie o complementari o di manufatti di proprietà pubblica o privata, quali muri di confine, di contenimento, ecc., di elementi di decoro urbano;
- collocazione, sostituzione o verniciatura di infissi e serramenti esterni, portoni, vetrine, cancelli o vetrine di negozi.
Art. 3. CRITERI DI INTERVENTO
3.1. Articolazione del Piano
Il Piano del Colore individua per ciascuna località aree di pertinenza, individuate nelle planimetrie di riferimento, dove applicare una particolare tabella, posta nelle tavole progettuali e indicata all'art.7 delle presenti norme.
La tabella presenta due variabili, legate alle analisi e alle considerazioni progettuali esercitate:
- con il termine "Ri" (i=1-3) si fa riferimento al criterio con cui è stato scelto il tipo di colore, suddiviso per "colore del luogo", "colori spenti", "colori accesi"; con il termine R0 si fa invece riferimento ad un intervento prettamente conservativo;
- con i termini "Ni" per ciascuna area (N=A-C; i=1-3), si fa riferimento al criterio con cui viene permesso un diverso range di applicazione, con il valore più basso incluso nel successivo; con la dizione "+" applicata nella parte finale della sigla, si consta la contestualizzazione del colore e si consiglia il mantenimento dell'attuale coloritura.
I colori sono espressi secondo il sistema di riferimento internazionale NCS. In riferimento a ciascuna area, è riportata una planimetria indicante i due valori, quindi la possibilità di scelta lasciata a ciascun interessato.
3.2. Unità di riferimento
Il riferimento per gli interventi sulle facciate degli edifici è la singola unità architettonica (o unità edilizia) identificata dalle tavole di progetto. La tinteggiatura della facciata deve prevedere un intervento unitario di coloritura atto a evidenziare l'unità formale e tipologica dell'edificio, ricalcando, salvo diversa esplicita raccomandazione nelle tavole di progetto, le differenziazioni già in essere. Nelle tavole di sintesi, qualora il colore si presenti su una porzione anche limitata, verrà riportato nel progetto; nella fattispecie si precisa allora come il colore non deve essere imposto sulla superficie materica, ma solo su quella porzione di interesse. Similare attuazione deve essere esercitata qualora l'edificio presentasse due materiali differenti, di cui uno non di qualità: anche in questo caso il progetto deve interessare limitatamente la porzione non di pregio.
3.3. Differenziazione del colore
La sequenza di edifici adiacenti deve essere articolata da colori o toni diversi, secondo i limiti di coloriture previsti dal piano. Gli edifici con elementi architettonici in rilievo possono essere trattati con toni diversi di colore e, ove previsto dal progetto architettonico, con altri colori del medesimo gruppo. Basamenti, lesene, cornici, fasce, ed altri elementi decorativi possono differenziarsi nel tono di colore dall'intonaco. Da tali interventi sono esclusi gli edifici storici per cui è previsto il restauro, l'integrazione e la riproposizione tipologica.
3.4. Individuazione delle emergenze
Contestualmente al progetto del Colore, il Piano si è posto l'obiettivo di monitorare le singolarità presenti nelle facciate. Sarà pertanto compito dell'interessato al recupero delle facciate riqualificare il prospetto in esame attenendosi alla lettura del piano, ovvero avvalendosi dell'evidenziazione effettuata attraverso la valorizzazione delle singolarità di pregio e intervenendo sulle emergenze che deteriorano l'uniformità della facciata.
Art. 4. MODALITÀ DI INTERVENTO
4.1. Mantenimento degli elementi materici
I paramenti murari delle singole unità abitative individuate nel Piano devono essere trattati uniformemente. Elementi sporgenti, come sottotetti o sottobalconi, devono essere uniformati al colore del prospetto e, qualora risultino superfetazioni successive su un prospetto materico (R0), trattati con la gamma delle coloriture "R2-N3" indicata per ciascuna località. Gli edifici in materiale lapideo o in muratura a vista esistenti vanno, per quanto possibile, ripristinati nelle finiture originali, salvo diversa indicazione nel piano, in ogni caso va mantenuto l'aspetto unitario del manufatto, ad esclusione degli edifici che linguisticamente prevedono rivestimenti diversi dall'intonaco. Qualora nell'intervento di recupero della facciata dell'edificio venisse alla luce un sottostante materiale lapideo di valenza storico-ambientale, l'interessato dovrà provvedere alla pulizia della superfetazione intonacata e proporre l'intervento conservativo agli organi competenti (commissione comunale per la qualità architettonica e del paesaggio). Negli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro, di ristrutturazione e di risanamento, parziale o di totale ricostruzione di edifici significativi, sono da utilizzarsi materiali tradizionali evitando eventuali rivestimenti o finiture non pertinenti; dovrà essere privilegiata la conservazione degli intonaci originali previo loro consolidamento che avverrà, ove necessario, con tecniche di iniezioni a base di calce e resina; eventuali rappezzi dovranno essere realizzati con materiali di qualità simile all'originale. Per l'esecuzione di intonaci nuovi dovrà essere utilizzata malta di calce naturale od idraulica scelta tra le più idonee della produzione industriale, stesa in almeno tre strati, previo idrolavaggio della muratura, eventuale trattamento antisalino, lavorazione a cazzuola e fratazzo di legno; è vietato l'uso del cemento in qualunque tipo di intonaco. Gli elementi decorativi devono rimanere emergenti rispetto al piano dell'intonaco, gli elementi come archi di scarico, cantonali, architravi, portali, ecc., essendo parte integrante della muratura e non apparati decorativi, vanno tendenzialmente intonacati, escludendo da questo intervento elementi realizzati in pietra. Tutti gli elementi decorativi realizzati in materiale lapideo devono essere conservati, puliti e/o restaurati; per essi sono vietati interventi di lucidatura e/o tinteggiatura; è ammessa la pulitura per mezzo di spazzolatura con saggina, lavatura e, solo per casi particolari, la micro sabbiatura. Al fine di non alterare i colori naturali della pietra né creare un eccessivo contrasto di cromie, le eventuali stuccature lapidee dovranno avere caratteristiche simili all'originale, sia cromatiche e chimico-fisiche, e realizzate internamente, al massimo a rasopietra. L'attacco a terra, o basamento, è l'elemento di raccordo tra edificio e spazio pubblico e costituisce la porzione della facciata a diretto contatto con la pavimentazione stradale. Ad un ruolo formale, quello cioè di segnalare con un elemento architettonico la base dell'edificio, si unisce una posizione molto esposta che, a diretto contatto con la strada, è sottoposta ad un forte degrado. Si consiglia pertanto di realizzare il basamento con fasce di pietra o altro materiale resistente. Ove ciò non sia possibile è consigliato l'uso di intonaci resistenti, in particolare a base pozzolanica, avendo cura di lasciare scoperta la parte a diretto contatto con la strada, essendo questa quella più soggetta a facile deterioramento. In tal caso la coloritura deve essere scelta fra la gamma dei colori "R2-N3" indicata per ciascuna località. I portici e le nicchie non sono parte della "pelle" esterna ma ne sono elementi fortemente caratterizzanti. Si prevede allora una variazione del colore che rispetti le limitazioni imposte dal Piano nella gamma di colori "R1-N3" indicata per ciascuna località. Sono vietate le affissioni di manifesti pubblici e privati direttamente sulla superficie murale; queste sono ammesse sono negli appositi spazi, su supporto metallico. Le targhe, i segnali stradali, i numeri civici, dovranno tenere conto della facciata al fine di non nascondere o disturbare gli apparati decorativi. Non è ammessa la cartellonistica privata se non autorizzata.
4.2. Tinteggiature
La tinteggiatura delle facciate, fatto salvo quanto previsto all'Art. 6.1 (Ricusazione degli indirizzi), dovrà essere eseguita utilizzando la gamma dei colori indicati nella tavolozza cromatica del Piano per l'edificio interessato. Previa valutazione della tipologia del supporto è consentita l'utilizzazione di cicli a tinte di calci tradizionali, tinte inorganiche, silicati in diluizione opportuna, polisilicati, con il rispetto del contenuto di sostanze organiche entro i limiti di norma DIN 18363. Sono ammesse tinte silossaniche previa verifica delle condizioni di trasparenza in relazione anche alla loro posizione sul fronte. Possono essere proposte tinte stese a più mani di velatura previa campinatura in sito che permetta di stabilire la concordanza di effetto con le tonalità previste dal Piano del Colore. È vietato l'uso di idropitture sintetiche, di rivestimenti plastici a base di resine copolimere, poliviniliche e pellicolanti e tinte al quarzo con trattamento superficiale graffiato o spatolato.
4.3. Altri elementi architettonici
Porte, portoni, infissi, porte garage, scuri, posti nelle aree in esame, devono essere in legno naturale o verniciato secondo la gamma riportata all'art.7 delle suddette norme. Il loro disegno deve essere uniforme nella facciata, solo i portoni possono differenziarsi nel colore dalle finestre limitatamente alle variazioni imposte dalla gamma riportata all'art.7 delle suddette norme. È consigliabile inoltre il mantenimento dell'elemento originale, ove possibile e ove di pregio, prevedendone il ripristino. I sistemi oscuranti ad avvolgibile, da realizzare sempre in legno, possono essere utilizzati solo per quelle facciate che lo prevedevano sin dall'origine, tanto da rendere incompatibile l'uso dello scuro. La tecnica di oscuramento prescritta per le finestre consiste nel sistema tradizionale delle imposte a pannello ripiegabili in parte o totalmente all'interno del foro finestra. Si prescrive l'uso di scuri ripiegabili totalmente all'interno del foro finestra nei casi di facciate che presentino elementi decorativi di particolare rilievo. È ammesso l'uso del vetrocamera al posto delle controfinestre, ove queste non siano già presenti, in modo da mantenere inalterato l'aspetto del serramento. Ringhiere, cancelli ed altri elementi in metallo dovranno essere mantenuti, se storicamente consolidati, o sostituiti con elementi verniciati. La foggia e la dimensione di tali elementi dovranno essere di forma semplice e rispettare la tradizione locale ed il carattere dell'edificio. La ricoloritura di tali elementi dovrà tenere in considerazione la ricerca di uniformità del prospetto. Ulteriori elementi architettonici, come le pensiline poste all'ingresso delle abitazioni, devono rispettare il criterio di uniformità della facciata e qualora, risultino superfetazioni successive, devono essere integrate nel contesto applicando le tecniche tradizionali.
4.4. Integrazioni ed aggiunte: Volumi tecnologici _ Scale di emergenza _ Superfetazioni
Nell'installazione di impianti tecnologici si dovrà fare particolare attenzione a non pregiudicare, con apparecchiature, condutture, cavi, e quanto altro viene posto esternamente all'edificio, l'equilibrio formale della facciata. Per questo si avrà cura di unificare i tracciati delle reti tecnologiche (luce, acqua, gas) su carter tecnici in rame, quando non sia possibile interrarli. Le centraline dei vari servizi (luce, acqua, gas) devono essere collocate su armadiature autonome nascoste, trattate in uniformità con il prospetto, e, solo ove ciò non sia possibile, all'interno del profilo della facciata senza sporgere da essa; devono essere inoltre composte da materiali coerenti con il trattamento della superficie del prospetto. Il posizionamento dei pluviali deve essere fatto nel rispetto del disegno del prospetto, seguendo il criterio di collocarli agli estremi della facciata in modo da delimitare l'unità formale e tipologica dell'edificio e non la semplice proprietà evitando quindi di porli sugli spigoli o al centro della facciata; i pluviali dovranno essere a sezione circolare evitando altre sagome. I terminali dei pluviali dovranno essere in metallo pesante nei punti suscettibili di urti (ultimi 2 ml), colorati di marrone scuro.
4.5. Edifici di nuova costruzione
I colori della tavolozza cromatica rappresentano un'indicazione progettuale che può essere utilizzata anche per valutare le proposte progettuali riguardanti nuove costruzioni. In ogni caso gli uffici di competenza, in relazione ai singoli interventi potranno prescrivere l'uso di particolari coloriture e vietare l'uso di coloriture incongrue, non comprese nella tavolozza cromatica.
Art. 5. CATEGORIE DI INTERVENTO - TITOLI ABILITATIVI
Gli interventi consentiti, riguardanti i fronti degli edifici, ai fini dell'applicazione delle presenti norme, si suddividono nelle seguenti categorie:
- Interventi di Restauro e risanamento conservativo;
Nel Piano del Colore e per le operazione da esso disciplinate, con riferimento alla definizioni recate dall'art. 3 della L.R. 18 febbraio 2004, n. 1, i predetti interventi si devono intendere come:
a)	Interventi di Manutenzione Ordinaria (MO): quelli riguardanti il semplice rinnovo della tinteggiatura già in essere rinvenibile anche su parte delle fronti dell'edificio, il risanamento delle facciate attraverso la loro pulitura e/o restauro senza modificarne l'aspetto se tali operazioni vengono eseguite in attuazione degli indirizzi progettuali del Piano e a condizione che l'intervento sia attuato autonomamente (ovvero non comprenda altri interventi edilizi), non riguardi immobili sottoposti a tutela, non comporti la realizzazione o il rifacimento degli intonaci e/o la modifica degli elementi architettonici;
b)	- Interventi di Manutenzione Straordinaria (MS): quelli definiti dall'art. 7, comma 2, lett. a, della L.R. 1/2004, che comportano la sostituzione del colore esistente o l'apposizione di colore su intonaci non tinteggiati, la realizzazione o il rifacimento degli intonaci e/o la modifica degli elementi architettonici, che non riguardano edifici ricadenti nel campo di applicazione del D.Lgs. 42/2004, ancorché questi siano classificabili come edilizia tradizionale integra, eseguiti in recepimento delle indicazioni del Piano del Colore;
c)	- Interventi di Manutenzione Straordinaria (MS): quelli definiti dall'art. 3, comma 1, lett. b, della L.R. 1/2004, che comportano la sostituzione del colore esistente o l'apposizione di colore su intonaci non tinteggiati, la realizzazione o il rifacimento degli intonaci e/o la modifica degli elementi architettonici, riguardanti edifici ricadenti nel campo di applicazione del D.Lgs. 42/2004 o classificabili come edilizia tradizionale integra, eseguiti in conformità degli indirizzi del Piano del Colore o in ricusazione degli stessi;
d)	- Interventi di Restauro e risanamento conservativo (ReRC): quelli definiti dall'art. 3, lett. c, della L.R. 1/2004;
e)	- Interventi di Ristrutturazione Edilizia (RE): quelli definiti dall'art. 3, lett. d, della L.R. 1/2004;
Per gli interventi di cui alla precedente lettera a) - (MO), l'applicazione dell'indirizzo progettuale insito nel Piano del Colore sul quale è stato acquisito il preventivo parere della Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e il Paesaggio, permette a chi è interessato alla tinteggiatura, alla pulitura e/o restauro dei prospetti degli edifici ubicati nell'area in esame, di eseguire i lavori previa presentazione al Comune di una comunicazione indicante il colore prescelto fra la gamma a disposizione secondo la codifica NCS, e/o le eventuali operazioni diverse dalla coloritura, con allegata la planimetria catastale recante l'individuazione dell'edificio e le foto delle facciate dalle quali sia possibile rilevare il contesto in cui l'edificio stesso ricade (edifici contigui). Per gli interventi di M.O. che prevedono l'utilizzazione di un colore diverso e/od operazioni diverse rispetto agli indirizzi del Piano, ma intese a mantenere il colore identico a quello esistente e rinvenibile sulle facciate o l'aspetto attuale delle stesse, alla comunicazione suddetta deve essere allegato anche il parere obbligatorio della Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e del Paesaggio da acquisire ai sensi del successivo art. 6.1.
Gli interventi di cui alla precedente lettera b) - MS, che non riguardano edifici ricadenti nel campo di applicazione del D.Lgs. 42/2004, ancorché questi siano classificabili come edilizia tradizionale integra, eseguiti in applicazione degli indirizzi del Piano, sono soggetti a presentazione della Comunicazione di cui all'art. 7, comma 2 della L.R. 1/2004. Ai fini della comunicazione non necessita acquisire il parere preventivo della Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e del Paesaggio in quanto tale parere si intende già acquisito sul progetto del Piano del Colore. Alla Comunicazione, oltre alla documentazione prevista dalla specifica normativa, dovrà essere allegata una relazione corredata da planimetria catastale e foto delle facciate dalle quali sia possibile rilevare il contesto in cui l'edificio stesso ricade (edifici contigui). Dalla relazione dovrà risultare la conformità delle operazioni previste agli indirizzi del piano (colore scelto fra la gamma indicata nelle tavolozze e/o altre operazioni prescritte diverse dalla coloritura).
Gli interventi di cui alla precedente lettera c) - M.S. riguardanti edifici ricadenti nel campo di applicazione del D.Lgs. 42/2004 o classificabili come edilizia tradizionale integra, sono soggetti a presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività - SCIA ai sensi e per gli effetti dell'art. 20, comma 1, lett. d, della L.R. 1/2004. Gli interventi sono sottoposti al parere obbligatorio della Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e del Paesaggio ai sensi e per gli effetti dell'Art. 4 della L.R. 1/2004. Alla SCIA, anche ai fini della dichiarazione di conformità dell'intervento, dovrà essere allegata una relazione, corredata da planimetria catastale e foto delle facciate dalle quali sia possibile rilevare il contesto in cui l'edificio stesso ricade (edifici contigui). Nella relazione dovranno essere dettagliatamente descritti gli interventi sulle facciate a prescindere dal fatto che questi siano conformi o ricusino gli indirizzi del Piano ai sensi del successivo art. 6.1.
Gli interventi di cui alla precedente lettera d) - ReRC, sono soggetti a presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività - SCIA ai sensi e per gli effetti dell'art. 20, comma 1, della L.R. 1/2004. Gli interventi sono sottoposti al parere obbligatorio della Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e del Paesaggio ai sensi e per gli effetti dell'Art. 4 della L.R. 1/2004. Alla SCIA, anche ai fini della dichiarazione di conformità dell'intervento, dovrà essere allegata una relazione, corredata da planimetria catastale e foto delle facciate dalle quali sia possibile rilevare il contesto in cui l'edificio stesso ricade (edifici contigui). Nella relazione dovranno essere dettagliatamente descritti gli interventi sulle facciate a prescindere dal fatto che questi siano conformi o ricusino gli indirizzi del Piano ai sensi del successivo art. 6.1.
Gli interventi di cui alla precedente lettera e) - RE, sono soggetti al rilascio del Permesso di Costruire ai sensi e per gli effetti dell'art. 13, lett. c), della L.R. 1/2004. Dagli elaborati progettuali presentati ai fini dell'ottenimento del P. di C. dovranno risultare dettagliatamente descritti gli interventi sulle facciate a prescindere dal fatto che questi siano proposti in conformità o in ricusazione degli indirizzi del Piano ai sensi del successivo art. 6.1.
Nei casi previsti, la comunicazione deve essere invita al comune almeno 15 giorni prima dell'esecuzione dei lavori. Ove sulla comunicazione sia obbligatorio il parere della Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e del Paesaggio, i lavori potranno essere iniziati solamente dopo la sua acquisizione.
Gli interventi di Restauro e Risanamento Conservativo e di Ristrutturazione Edilizia che riguardino l'intero edificio, dovranno sempre comprendere i lavori di riqualificazione delle facciate in applicazione degli indirizzi del Piano del Colore.
Art. 6. VERIFICA CONFORMITÀ, PARERI CONSULTIVI
La verifica del rispetto delle norme del Piano Colore, è effettuata dall'Ufficio Tecnico del Comune di Deruta.
L'Ufficio Tecnico del Comune di Deruta è facultato, salvo diverse disposizioni delle presenti norme, nel corso della suddetta attività istruttoria ed ogni qualvolta lo ritenga opportuno o necessario ai fini della tutela del centro storico e dei manufatti d'interesse storico-artistico in particolare, a richiedere pareri a carattere consultivo ad istituti e centri di ricerca, a specialisti e docenti universitari esperti nelle materie, agli Istituti centrali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, fermo restando il parere di competenza delle Soprintendenze di settore (Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio e per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Regione Umbria) nei casi previsti dalla normativa.
6.1. Ricusazione degli indirizzi
Qualora l'interessato non volesse seguire le norme del Piano, sarà sua cura proporre una gamma di almeno tre colori che verranno sottoposti al parere della Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e del Paesaggio.
In tale caso l'interessato dovrà fornire:
- un'indagine fotografica, con stampe riprodotte di dimensioni minime18x24, sia di facciata che degli elementi tecnomorfologici;
- tavola di progetto in scala 1:100 con indicazione degli elementi tecnico morfologici e dell'eventuale progetto cromatico, elaborato che deve essere esteso almeno nelle (eventuali) due facciate contigue, al fine di valutare contestualmente la compatibilità dell'intervento;
- relazione illustrativa delle forme, dimensioni, materiali e colori dell'intervento in progetto, motivando le proposte di colore presentate;
- nel caso di ridipintura di facciata, o di infissi esterni o di elementi in ferro è obbligatorio, presentare una campionatura del colore proposto codificato secondo le norme NCS e costituirà parte del progetto di dipintura o di formazione di intonaci decorativi, la realizzazione di campionature di dimensioni adeguate (minimo 2 mq.) da realizzarsi sui fronti degli edifici, per ottenere la preventiva autorizzazione.
- comunicazione del nome della Ditta esecutrice dei lavori che dovrà dare garanzie scritte sui materiali e sul lavoro da eseguire.
6.2. Fine lavori
Una volta ultimato l'intervento (quale che sia la natura del titolo abilitativo) è fatto obbligo al titolare di inviare la dichiarazione di fine lavoro secondo le modalità previste dalla vigente disciplina edilizia allegando altresì documentazione fotografica idonea per la costituzione di un archivio delle facciate e l'identificazione del colore secondo la codifica NCS.
Art.7. TAVOLOZZE DEI COLORI PER LOCALITÀ
La tavola "COLORI PROGETTATI", del fascicolo unico contenente le tavole progettuali del Piano del Colore, individua per le diverse località e le sue eventuali sottoaree le tabelle dei colori dei paramenti murari e le indicazioni per gli altri elementi che caratterizzano i profili.
Art.8. SANZIONI
Gli interventi, oggetto del presente regolamento, eseguiti in assenza o in difformità dal titolo abilitativo necessario, sono soggetti all'applicazione delle sanzioni previste dalla normativa vigente. L'esecuzione di interventi di Manutenzione Ordinaria in assenza della comunicazione richiesta, non costituisce violazione delle presenti norme regolamentari a condizione i lavori realizzati risultino conformi agli indirizzi del Piano. Diversamente, costituisce violazione alle norme del Regolamento Edilizio l'esecuzione di interventi di Manutenzione Ordinaria, soggetti a parere preventivo della Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e del Paesaggio, in assenza della prescritta comunicazione o in difformità da essa (trattasi dei casi in cui gli interventi di M.O. vengono eseguiti previa utilizzazione di un colore diverso e/od operazioni diverse rispetto agli indirizzi del Piano). La tavola "COLORI PROGETTATI", del fascicolo unico contenente le tavole progettuali del Piano del Colore, individua per le diverse località e le sue eventuali sottoaree le tabelle dei colori dei paramenti murari e le indicazioni per gli altri elementi che caratterizzano i profili.
Art.9. NORME TRANSITORIE
Tutti gli elementi esistenti sulla facciata, non abusivi, al momento dell'entrata in vigore del presente Piano del Colore (architettonici, decorativi, tecnologici, ecc.), verranno tollerati anche se incongrui. Questi elementi saranno sottoposti a revisione, applicando gli indirizzi del Piano, ogni qualvolta venga presentata domanda per l'esecuzione di lavori di restauro o ristrutturazione globale della facciata o semplicemente per il rinnovo di uno specifico elemento.
Art.10. ENTRATA IN VIGORE
Le disposizioni del Piano del Colore integrano le norme del vigente Regolamento Edilizio Comunale ed entrano in vigore dalla data di pubblicazione nel B.U.R. della Regione Umbria.
Sant'Angelo di Celle Ovest
Responsabile: geom.Vairo Verbena _ tel.075/9728661 _ fax 075/9728639 _ Email: ufficiotecnico@comunederuta.gov.it
ASSESSORATO URBANISTICA _ EDILIZIA PRIVATA _ SVILUPPO DELLE POLITICHE AGRICOLE ED AMBIENTALI
Assessore: Stefano Virgili _ Indirizzo: Sede area tecnica - Piazza Benincasa n.6. _ Telefono: 075/9728672; Fax: 075-9728639 _ Email: ufficiotecnico@comunederuta.gov.it
ESAPROGETTI SRL _ Indirizzo: via Cortonese 74/A - 06127 - Perugia _ tel./fax. +039.075.50.55.400 _ E-mail: info@gruppoesa.it
MARCO FILIPPUCCI _ E-mail: mfilippucci@hotmail.com
Sito istituzionale del Comune di Deruta
Sito Esaprogetti Srl
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Marco Filippucci: L'IMMAGINE DEL LUOGO. IL PIANO DEL COLORE DI DERUTA FRA RILIEVO E RAPPRESENTAZIONE
Marco Filippucci: DALLA FORMA URBANA ALL'IMMAGINE DELLA CITTÀ. Tesi di Dottorato in Scienze della Rappresentazione _ Sapienza Università di Roma
Sito ufficiale NCS
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 art. 6
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Art.7

Art.8

Art.9

Art.10