Source: https://spacepress.it/2008/10/18/tutela-della-maternita/
Timestamp: 2020-07-07 04:07:31+00:00

Document:
Tutela della maternità.- – S P A C E P R E S S
Home › Pareri legali › Tutela della maternità.-
“ESAMI PRENATALI
La legge ha riconosciuto l’importanza che gli accertamenti diagnostici hanno per la tutela della salute della donna lavoratrice e del nascituro ed ha quindi disposto che le lavoratrici gestanti hanno diritto ad assentarsi durante l’orario di lavoro per sottoporsi ad esami prenatali da effettuarsi in tale orario. Lo prevede l’art. 7 del Decreto Legge n. 645/1996, che ha recepito la direttiva CEE n. 92/1985, concernente il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento. (art. 14 Decreto Legislativo 26 marzo 200, n. 151 – Testo Unico).
Per fruire del diritto ad assentarsi dal lavoro per esami prenatali, la lavoratrice deve presentare al Responsabile dell’Unità di appartenenza:
specifica domanda, nella quale devono essere indicati data ed ora degli esami con dichiarazione che gli stessi non sono effettuabili al di fuori dell’orario di lavoro;
documentazione giustificativa, rilasciata dalla struttura cui la lavoratrice si è rivolta dalla quale risulti la data e l’orario di effettuazione degli esami (dalle ore …… alle ore ……..).
Le ore di assenza per esami prenatali vengono retribuite normalmente ed hanno lo stesso trattamento della “malattia dovuta a gravidanza”: pertanto restano escluse dalla retribuzione le sole voci relative al salario accessorio di cui al contratto integrativo aziendale.
Le ore di assenza per esami prenatali non si cumulano con le assenze per malattia comune.
Testo Unico n. 151/2001, art. 14
Decreto Legge n. 645/1996, art. 7
Circolare INAIL n. 51/2001, Allegato, punto 2
Circolare INAIL n. 81/1999, punto 5.6
Circolare INAIL n. 66/1997
Una gravidanza priva di complicazioni è del tutto compatibile con il normale svolgimento del lavoro. In alcuni casi, però, l’attività lavorativa o l’ambiente in cui questa si svolge possono comportare un rischio per la salute della lavoratrice gestante e/o del nascituro.
Per tale motivo la legge stabilisce che i pericoli dell’ambiente di lavoro siano identificati, controllati e prevenuti con una protezione maggiore rappresentata da:
un’anticipazione del congedo obbligatorio ai tre mesi prima del parto per le lavoratrici occupate in lavori pregiudizievoli e gravosi in relazione allo stato avanzato di gravidanza;
il divieto di adibire la donna durante la gravidanza e per sette mesi dopo il parto a “lavori pericolosi, faticosi ed insalubri” provvedendo allo spostamento ad altre mansioni o concedendo l’astensione anticipata qualora ciò non fosse possibile
Inoltre, le gestanti e le madri che allattano non possono svolgere attività in zone che comportano esposizione a radiazioni ionizzanti.
Il datore di lavoro, avvalendosi della collaborazione del Medico Competente, valuta il rischio per la salute della gestante, informa dei rischi presenti la lavoratrice ed i rappresentanti per la sicurezza, prevede interventi di protezione e prevenzione.Tra questi ultimi, è compreso lo spostamento ad una mansione non a rischio; qualora ciò non fosse possibile, il datore di lavoro deve darne motivata comunicazione alla Direzione Proviciale del Lavoro, in modo da consentire alla lavoratrice di usufruire dell’astensione anticipata dal lavoro.
Il datore di lavoro deve garantire inoltre la possibilità per le gestanti e le madri che allattano di riposarsi in posizione distesa e in condizioni appropriate. Concede anche permessi retribuiti per l’effettuazione di esami prenatali.
Per usufruire delle particolari forme di tutela previste dalla norma, le lavoratrici addette ad attività considerate pericolose devono:
presentare al Responsabile dell’Unità di appartenenza il certificato medico di gravidanza con l’indicazione della data presunta del parto o, in alternativa, un’autocertificazione che dovrà comunque essere integrata entro cinque giorni da certificato medico;
notificare il proprio stato di gestazione, non appena accertato, in caso di lavorazioni che comportano l’esposizione alle radiazioni ionizzanti.
L’adibizione delle lavoratrici gestanti ad attività diverse da quelle abitualmente svolte non produce alcun effetto sul rapporto di lavoro.
L’adibizione delle lavoratrici gestanti ad attività diverse da quelle abitualmente svolte non incide in alcun modo sulla retribuzione.
Testo Unico n. 151/2001, artt. 6, 7, 8, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17
Decreto legislativo n. 645/1996, artt. 4 e 5
Decreto legislativo n. 626/1994, art. 33, 10° comma
D.P.R. n. 43/1990, art. 7, 1° comma
D.P.R. n. 1026/1976, art. 5
Circolare INAIL n. 58/2000, punto 1.1
Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera e
Normalmente la lavoratrice gestante continua la sua attività fino al settimo mese di gravidanza.
In alcuni casi espressamente previsti dalla legge, però, la Direzione Provinciale del Lavoro, sia di propria iniziativa, sia su istanza della lavoratrice, può disporre l’astensione anticipata dal lavoro, previ accertamenti sanitari.
Le lavoratrici gestanti hanno diritto a questa forma di tutela in presenza di:
gravi complicazioni della gestazione o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
condizioni di lavoro ed ambientali ritenute pregiudizievoli per la salute della donna o del bambino, quando non sia possibile adibire la lavoratrice ad altre mansioni.
Per usufruire del diritto al congedo di maternità anticipato le lavoratrici devono presentare:
specifica domanda alla Direzione Provinciale del Lavoro competente per territorio, allegando il certificato medico di gravidanza attestante le condizioni previste dall’art. 17, comma 2, lettera a) del Testo Unico n. 151/2001; se la Direzione Provinciale del Lavoro non emette il provvedimento entro sette giorni, la richiesta si intende accolta;
al Responsabile dell’Unità di appartenenza, la ricevuta della domanda inoltrata alla Direzione Provinciale del Lavoro.
Il congedo di maternità anticipato è calcolato a tutti gli effetti ai fini dell’anzianità di servizio e delle ferie ed è considerato attività lavorativa ai fini della progressione di carriera, quando i contratti collettivi non richiedono a tale scopo particolari requisiti.
Per tutto il periodo del congedo di maternità anticipato, le lavoratrici hanno diritto all’intera retribuzione, comprese le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti relative alla professionalità e produttività nonché alla tredicesima mensilità. Sono esclusi, naturalmente, tutti gli emolumenti la cui corresponsione, ai sensi delle vigenti disposizioni interne, è sempre strettamente connessa all’effettiva presenza in servizio (ad esempio straordinari e turni).
Tale disposizione si applica anche qualora la dipendente sia assente dal lavoro, senza diritto, in tutto o in parte, a retribuzione (ad esempio, come ipotesi più frequente, in aspettativa non retribuita).
Testo Unico n. 151/2001, artt. 17, 22
Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera a.
In questo caso le lavoratrici devono presentare:
certificato del medico curante che contenga esplicito riferimento alla patologia conseguente allo stato di gravidanza.
Le assenze per infermità determinate dallo stato di gravidanza non sono computate ai fini del raggiungimento del periodo massimo previsto dalla normativa contrattuale per la conservazione del posto di lavoro.
Alle lavoratrici affette da patologie connesse alla gravidanza viene corrisposta la retribuzione normale, con esclusione delle voci del salario accessorio di cui al contratto integrativo aziendale.
Testo Unico n. 151/2001, art. 87
D.P.R. n. 1026/1976, art. 20
Circolare INAIL n. 51/2001, allegato, punto 2°
Circolare INAIL n. 45/1995, punto 2°
CCNL del 6/7/1995, art. 21, 7° comma
In caso di interruzione di gravidanza spontanea o terapeutica che si verifichi prima del 180° giorno dall’inizio della gestazione, l’evento viene considerato aborto e pertanto non viene riconosciuto il diritto all’astensione obbligatoria.
Per accertare se l’interruzione di gravidanza sia avvenuta prima o dopo il 180° giorno, si presume che il concepimento sia avvenuto 300 giorni prima della data presunta del parto, indicata nel certificato medico di gravidanza.
Le lavoratrici devono presentare al Responsabile dell’Unità di appartenenza, entro quindici giorni dall’aborto:
certificato medico attestante sia il mese di gravidanza durante il quale è avvenuto l’aborto, sia la data presunta del parto
Le assenze per interruzione di gravidanza avvenuta entro il 180° giorno dall’inizio della gestazione, non si cumulano con precedenti o successivi periodi di malattia.
Non sono quindi computate nel periodo massimo previsto dalla normativa contrattuale per la conservazione del posto. Nel caso di interruzione di gravidanza avvenuta dopo il 180° giorno dall’inizio della gestazione, decorsi i tre mesi di assenza obbligatoria dal lavoro, se le condizioni di salute della lavoratrice non le consentono di riprendere servizio, l’assenza sarà considerata come dovuta a malattia derivante dallo stato di gravidanza.
Anche queste assenze non sono computate nel periodo massimo previsto dalla normativa contrattuale per la conservazione del posto.
Le lavoratrici hanno diritto all’intera retribuzione, con esclusione delle voci relative al salario accessorio di cui al contratto integrativo aziendale.
Testo Unico n. 151/2001, art. 19
D.P.R. n. 1026/1976, art. 12
Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera b
‹ Alifarsa
Nuovi MacBoock Apple ›
Tag:lavoratrici, madri, maternità, servizio, tutela
14 maggio 2011 • 6:26 pm
Più che commentare vorrei una conferma a:
“una docente con contratto fino al 30.06, con già 18 gg di malattia alle spalle retribuiti per intero, va in interdizione, poi dopo 21gg ha una interruzione di gravidanza. Dal giorno dopo l’aborto prende altri 20 gg di malattia.
1. tutto il periodo (dall’interdizione alla fine degli ultimi 20 gg per malattia) non va computato nel comporto?
2. i riflessi economici sono: tutto il periodo (come sopra) va retributo per intero, tranne le voci relative al salario accessorio?
15 maggio 2011 • 4:06 pm
Rispondo a Giovanni,
Dovrebbe essere come Lei ipotizza (il condizionale è d’obbligo perchè non ho tutta la documentazione di riferimento per formulare un parere mirato) a condizione che trattasi di interdizione per gravidanza regolarmente certificata dal proprio medico ed inoltrata all’Azienda o Amm.ne che sia secondo la normativa vigente. Colgo l’occasione per invitare i lettori a non formularmi più richieste di pareri solo sulla base di notizie frammentarie non certificate da documentazione scritta.

References: art. 14
 art. 7
 art. 33
 art. 7
 art. 5
 art. 87
 art. 20
 art. 21
 art. 19
 art. 12