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Rassegna stampa 17 settembre 2019 - Studio Legale Roma - P&I Guccione e Associati
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di Alessia peilex|Pubblicato 17 Settembre 2019
17/09/2019 – MF
Il ministro Gualtieri promuova un approfondimento sulle finalità della Cdp
Al ministero dell’ Economia sarebbe in corso l’ esame del modo in cui si possa, in parte, attuare l’ impegno del precedente esecutivo per operazioni di dismissione e privatizzazione per circa 18 miliardi nel 2019. Mancano poco più di tre mesi alla fine dell’ anno, ma a tale impegno, come noto, non è stato dato alcun seguito. Allora, le cronache riprendono il progetto del trasferimento alla Cassa Depositi e Prestiti di alcune partecipazioni del Tesoro, in particolare in Poste, Eni, Enav, Stm per destinare il corrispettivo alla riduzione del debito. In sostanza, si tratterebbe dell’ impiego di queste partecipazioni non motivato da un trasparente, organico disegno istituzionale e industriale, ma per ottemperare parzialmente a un impegno riguardante il debito che avrebbe dovuto essere affrontato per tempo e con un piano per la sua riduzione di ben diversa portata. Del pari, in questo modo, trattandosi verosimilmente di una richiesta che verrebbe dal Tesoro, si utilizza la Cdp per un’ operazione che non è certo prioritaria in questa fase, ingenerando così il dubbio della strumentalità dell’ ente al Tesoro stesso o comunque formando magari involontariamente questa immagine dell’ agire della Cassa. Per di più, una tale operazione, se fossero fondate le relative notizie, dovrebbe fare i conti con gli attuali «ratios» della Cdp – che, non lo si dimentichi, è un intermediario finanziario non bancario, pur essendo tale qualifica inferiore alla sua effettiva operatività – e con l’ adesione della minoranza del capitale, le Fondazioni di origine bancaria che sono fondamentali per il mantenimento della Cassa fuori dal perimetro del debito pubblico. L’ attenzione in questo campo da parte di Eurostat è nota. Si dice che, per evitare contestazioni ad opera di quest’ ultima, e non fare apparire il trasferimento come un passaggio di attribuzioni dalla mano destra a quella sinistra sempre nel settore pubblico, occorrerà che la governance delle imprese le cui partecipazioni vengono cedute passi alla Cassa. Si costruisce, così, un’ architettura societaria random o che, comunque, non un «prius» dell’ operazione, quest’ ultimo essendo il trasferimento di risorse al Tesoro da realizzare anche con una certa urgenza per non far trascorrere l’ anno senza che gli accennati 18 miliardi restino scritti sull’ acqua. Ma questo, comunque, era un impegno del cessato Esecutivo che il Conte 2, con il ministro dell’ Economia Roberto Gualtieri, dovrebbe, invece, riesaminare approfonditamente, partendo dalla necessità di definire, una buona volta, e in dettaglio, la mission della Cdp, ivi compreso un definitivo chiarimento sulle sue funzioni creditizie, non potendosi continuare a ritenerla come una sorta di «jolly», utile a corrispondere alle più diverse esigenze che riguardano funzioni dello Stato le quali andrebbero affidate ad altri soggetti. Non è credibile, del resto, che il vaglio di Eurostat si arresti alla sola considerazione della governance; sarebbe, comunque, immanente il rischio che l’ intera operazione venga classificata, per il modo in cui sarebbe stata progettata, come rientrante nel perimetro del debito, con la conseguenza che si sarebbe eretta un’ impalcatura la quale non servirebbe a nulla; anzi, aggraverebbe il problema, piuttosto che risolverlo. Una variante dell’ iniziativa sarebbe l’ operazione Capricorn, per come ora viene meglio specificata: si tratterebbe del conferimento da parte del Tesoro delle partecipazioni, in tutto o in parte, nelle suddette imprese pubbliche per rafforzare il capitale della Cassa e rendere possibili suoi diversi e maggiori interventi. Anche in questo caso saremmo in presenza di tecniche di ingegneria finanziaria – non nuove e spesso oggetto di ripensamenti nella loro direzione – e, soprattutto, ciò avverrebbe nella permanente confusione sul mandato della stessa Cassa nonché sul rapporto al suo interno con la sezione che assolve le funzioni di intermediario finanziario (si ripete: qualifica inferiore all’ effettività dei compiti, vicinissimi a quelli di una vera banca). Il ministro Gualtieri, nuovo nel settore, si trova nella migliore delle condizioni perché non si senta condizionato dal passato e promuova un approfondimento sulle finalità della Cassa, prima ancora di affrontare il tema di un suo utilizzo che si continua a progettare per finalità che non sono le migliori. (riproduzione riservata)ANGELO DE MATTIA
17/09/2019 – Italia Oggi
Ponte Morandi,oggi il cda di Atlantia. E il titolo tiene
Mion (Edizione holding) nega qualsiasi ipotesi di spin off delle Autostrade. “Sono soltanto stupidaggini. Ma domani l’amministratore delegato di Atlantia, Giovanni Castellucci, potrebbe essere costretto al passo indietro sull’onda dell’inchiesta sui rapporti falsi sulla manutenzione di alcune tratte autostradali
È convocato per oggi a Roma un cda straordinario di Atlantia dopo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta bis sul crollo del Ponte Morandi, che ha rivelato possibili responsabilità di dirigenti della concessionaria autostradale nella redazione di rapporti falsi sullo stato di manutenzione di alcune tratte Lo si apprende da fonti finanziarie. Non è escluso un passo indietro dell”amministratore delegato Giovanni Castellucci. Ieri si è svolto a Treviso il consiglio di Edizione, la holding della famiglia Benetton, mentre in Borsa i titoli di Atlantia hanno chiuso in calo del 7,84% a quota 20,44 euro. Oggi però il titolo della holding controllante di Autostrade, comunque sempre nervoso, sale dello 0,5% a 20,55 euro. La perdita complessiva delle sedute di venerdì e lunedì in Borsa a Milano è stata di oltre il 15%. Gianni Mion, presidente di Edizione, la holding della famiglia Benetton che controlla Atlantia con il 30,25%, ha risposto ai microfoni di Class Cnbc in merito all’ipotesi di spin off del gruppo delle autostrade:”Nessuno spin off, assolutamente, sono stupidaggini” Interpellato al suo ingresso in azienda, a Treviso alla domanda se il board vrebbe affronterà la questione della ‘delicata’ posizione dell’a.d. di Atlantia Castellucci, ha dichiarato: “vedremo, vedremo”. In un comunicato la società ha spiegato che “facendo seguito a quanto già comunicato in data 13 settembre, si informa che il cda è stato convocato dal presidente Fabio Cerchiai, d`intesa con l’amministratore delegato, per martedì 17 settembre alle ore 14.30, con a oggetto, tra l’altro, comunicazioni dell`amministratore delegato.
17/09/2019 – Diritto 24
Natura del procedimento di verifica del rispetto della “quota d’obbligo” di energia rinnovabile per gli impianti di energia non rinnovabile
Commento a cura di Matteo Piacentini – EPTALEX, Jglegal
Consiglio di Stato, Ad. Plen. n. 9, 3 settembre 2019.
Prima di scendere nel merito della pronuncia qui in commento, si ritiene doveroso delineare, in breve, quella che è la natura giuridica del Gestore dei Servizi Energetici (G.S.E.).
E’ lo stesso Consiglio di Stato ha chiarire, infatti, che, nonostante il G.S.E. sia persona giuridica di diritto privato – essendo stato costituito nelle forme della società per azioni – le azioni della società sono integralmente riservate alla mano pubblica, stante la partecipazione totalitaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze al capitale della società; inoltre, la società è sottoposta al potere di controllo sulla gestione finanziaria da parte della Corte dei Conti, che si esercita ai sensi dell’art. 12 della legge n. 259 del 1958.
Ai sensi dell’art. 4 dello Statuto sociale, allegato all’atto costitutivo del G.S.E., la società ha per oggetto l’esercizio delle funzioni di natura pubblicistica nel settore elettrico e in particolare le attività di carattere regolamentare, di verifica e certificazione relativa al settore dell’energia elettrica ai sensi del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 e successive modifiche e integrazioni, nonché le attività correlate di cui al decreto legislativo 29 dicembre 2003 n. 387 e successive modifiche e integrazioni, in materia di promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità, comprese le attività di carattere regolamentare e le altre competenze, diritti e poteri ad esse inerenti.
Da quanto detto, dunque, come rilevato in sentenza dall’Adunanza Plenaria , “appare chiaro che il Gestore dei servizi energetici rientri nel novero dei soggetti privati svolgenti pubbliche funzioni posto che, pur rivestendo formalmente la veste di società di capitali di diritto privato, è nondimeno soggetto munito dalla legge di funzioni pubbliche correlate – tra l’altro – alla diffusione delle energie da fonte rinnovabile, al controllo ed alla gestione dei flussi energetici di tale provenienza ed all’assolvimento degli obblighi imposti dalla legge agli operatori del settore energetico”.
Venendo al merito della questione va osservato che le funzioni svolte dal Gestore consistono in particolare nel verificare se gli importatori o i produttori di energia prodotta da fonti non rinnovabili abbiano o meno rispettato la c.d. “quota d’obbligo”, e cioè l’obbligo legale di produrre e immettere in rete una quota di energia prodotta da fonte rinnovabile.
Poiché il suddetto obbligo è posto nell’interesse della collettività alla graduale riduzione della componente di anidride carbonica presente nell’atmosfera ne viene che il compito di verifica affidato al G.S.E. si risolve in una funzione amministrativa di controllo sull’attività economica privata.
Come tale, siffatta attività si caratterizza per la sua significativa rilevanza pubblica, inquadrandosi nell’alveo dei controlli espressamente previsti dalla Costituzione all’art. 41, 3 comma, a mente del quale “la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini social”.
Tanto premesso, va ricordato che, in base al principio di legalità, un soggetto, anche privato, può emanare provvedimenti amministrativi solo nei casi previsti dalla legge, essendo pacifico ai sensi dell’art. 1, comma 1-ter, della legge n. 241/1990 che i soggetti privati preposti all’esercizio di attività amministrative debbano assicurare il rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento, e quindi in primis quello all’osservanza della legalità dell’azione amministrativa.
Nel caso di cui trattasi, ad assicurare il rispetto dei richiamati principi della riserva relativa di legge soccorre in via prioritaria la previsione legislativa di cui al richiamato art. 11 d.lgs. n. 79/99.
Tale legge, infatti, affida al Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il compito di dettare direttive per la concreta attuazione della previsione legislativa inerente alla “quota d’obbligo”.
In coerenza alla descritta fonte giuridica di rango primario, è stata quindi introdotta, in via di normazione secondaria, una dettagliata disciplina delle modalità di esercizio di tale controllo, attraverso un vero e proprio procedimento amministrativo, affidato al titolare del potere di controllo, appunto il G.S.E., procedimento che si articola nelle sue fasi salienti della iniziativa, della istruttoria e della determinazione conclusiva, demandando all’autorità governativa l’adozione di tutta una serie di procedure che regolino tale obbligo, quali: (i) modalità di quantificazione dell’energia soggetta all’obbligo, (ii) procedura per la “verifica annuale di adempimento all’obbligo”, (iii) segnalazione dell’eventuale inottemperanza all’Autorità per l’energia elettrica “ai fini dell’applicazione delle sanzioni” contemplate dall’art. 4, comma 2, d.lgs. n. 387/03 cit. a partire dal 2004.
Da tale schema procedimentale emerge che rispetto all’adempimento, da parte dei produttori e importatori di energia, dell’obbligo di che trattasi, le funzioni di controllo sono riservate in via esclusiva al G.S.E. e che l’esito negativo di detto controllo comporta, tra l’altro, l’effetto di attribuire alla società obbligata la qualifica di soggetto inadempiente, con ogni ulteriore conseguenza sul piano della successiva ingiunzione di pagamento nonché dell’applicazione delle sanzioni pecuniarie da parte dell’Autorità di settore.
Alla luce di quanto detto, ritiene l’Adunanza Plenaria che “hanno natura provvedimentale soltanto gli atti con cui il GSE accerta il mancato assolvimento, da parte degli importatori o produttori di energia da fonte non rinnovabile, dell’obbligo di cui all’art.11 d.lgs. n. 79/99. […]
17/09/2019 – Il Fatto Quotidiano
La proroga è stata concessa, si legge nella nota del ministero dello Sviluppo Economico, “al fine di permettere al consorzio acquirente di definire i dettagli del piano di rilancio della compagnia aerea”. Gruppo Fs, Atlantia, Tesoro e Delta Airlines dovranno quindi dettagliare la proposta entro il prossimo 15 ottobre. Mercoledì riunione al Mise tra commissari e rappresentanti sindacali
Slitta di un mese il termine per la presentazione dell’offerta vincolante di acquisto di Alitalia. Il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, come richiesto dai commissari straordinari, ha firmato la proroga che permetterà alla newco formata da Gruppo Fs, Atlantia, Tesoro e Delta Airlines di definire la proposta entro il prossimo 15 ottobre.
La precedente scadenza era fissata al 15 settembre e da settimane era già chiaro che sarebbe stato concesso altro tempo. Infatti i commissari avevano chiesto anche la proroga degli ammortizzatori sociali – in scadenza il 23 settembre – per altri sei mesi per 1.180 dipendenti, una cifra più elevata rispetto al personale (830 unità) che attualmente fruisce della cassa integrazione.
La proroga è stata concessa, si legge nella nota del Mise, “al fine di permettere al consorzio acquirente di definire i dettagli del piano di rilancio della compagnia aerea”. Lo scorso 5 agosto era stata la holding Atlantia, che controlla Autostrade, ad avanzare la proposta. La nuova Alitalia dovrebbe avere anche il ministero dell’Economia fra i suoi soci, ma solo con una quota marginale. I principali azionisti – come spiegato da Ilfattoquotidiano.it negli scorsi giorni – dovrebbero essere Ferrovie e Atlantia con il 35 per cento ognuno.
Il socio statunitense Delta dovrebbe invece avere il 10 per cento, mentre il resto del capitale toccherebbe al Tesoro grazie alla conversione degli interessi (145 milioni) del prestito ponte (900 milioni) concesso dallo Stato alla compagnia. Da parte del Tesoro non c’è quindi l’intenzione di convertire l’intero finanziamento finito peraltro anche nelle mire di Bruxelles che indaga su ipotesi di violazione della concorrenza attraverso aiuti di Stato.
Il nodo vendita sarà al centro del tavolo, insieme alla cassa integrazione, della riunione al Mise mercoledì pomeriggio dalle 16. L’ex capogruppo M5S al Senato, preso il posto di Luigi Di Maio, spostatosi agli Esteri, ha convocato i rappresentanti sindacali e i tre commissari. Ci sarà anche il capo di gabinetto del ministero dei Trasporti, ora guidato dalla dem Paola De Micheli, che ha sostituto Danilo Toninelli. Parteciperanno poi funzionari del ministero del Lavoro e della Regione Lazio.
17/09/2019 – Il Sole 254 Ore – Edilizia e territorio
Ribaltata l’impostazione fornita non più tardi di un anno fa: gli operatori non invitati non hanno alcun diritto a presentare offerta. Si rischia di allungare i tempi a dismisura
Non c’è nessun obbligo per la stazione appaltante di far partecipare alla procedure negoziata l’impresa che pur non essendo stata invitata chieda comunque di presentare un’offerta. Lo ha stabilito il Consiglio di stato con la sentenza n. 6160/2019 depositata il 12 settembre. La pronuncia merita di essere segnalata perché ribalta completamente l’esito di una sentenza resa su un caso analogo a giugno dell’anno scorso.
In quell’occasione, sentenza (n.3989 del 29 giugno 2018), il Consiglio di Stato aveva stabilito che il principio di massima partecipazione e apertura alla concorrenza degli appalti, vince sulla possibilità della stazione appaltante di limitare il numero dei partecipanti con l’obiettivo di snellire le procedure. Quindi aveva sancito il diritto del costruttore, non invitato, di avanzare un’offerta per la gara fatta salva la possibilità per il Comune di escluderlo per carenze di qualificazione o vizi dell’offerta o con motivazioni legate all’eccessivo appesantimento della procedure che ne sarebbero potute derivare.
Con la nuova sentenza questa impostazione viene completamente rivista. In ballo c’era una procedura negoziata per l’assegnazione di un intervento di consolidamento di una strada provinciale. Motivo del contendere: l’esclusione (da parte del provveditorato ai Lavori pubblici del Lazio, Abruzzo e Sardegna) dell’offerta presentata da parte di un’impresa non invitata alla gara. I giudici di primo grado (Tar) avevano dato raggio all’impresa, fondando la propria decisione proprio sulla sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato lo scorso luglio.
Questa volta però i giudici di Palazzo Spada hanno bocciato quella ricostruzione. Le motivazioni pur riguardando le soglie individuate dal codice appalti prima delle modifiche del decreto Sblocca-cantieri valgono anche nella versione del codice modificata dal decreto. A parte il numero di soggetti da invitare le procedure sono rimaste sostanzialmente identiche. E da questo punto di vista i giudici amministrativi segnalano che la procedura negoziata si distingue «dalle ordinarie procedure di affidamento per essere l’amministrazione ad avviare il dialogo con il singolo operatore economico attraverso la lettera di invito individuale a presentare la sua offerta e non, come normalmente accade, l’operatore economico a proporsi con la domanda di partecipazione in adesione al bando di gara». Per questo, «consentire, come ritenuto dal giudice di primo grado, ad ogni operatore economico, non invitato dall’amministrazione, ma che sia venuto a conoscenza degli inviti (e, dunque, dell’esistenza di una procedura), di presentare la propria offerta significa, di fatto, ribaltare la sequenza descritta e ripristinare l’ordinarietà, ma in palese contrasto con le indicazioni normative».
Secondo i giudici le procedure negoziate a inviti per gli appalti di piccolo importo si giustificano proprio per una scelta di maggiore rapidità dell’affidamento. «Rapidità, inutile negarlo, che – si legge nella sentenza – deriva anche dal numero, che si vuole limitato, dei partecipanti». Ammettere dunque le offerte di chiunque venisse a conoscenza dell’esistenza della procedura, per il Consiglio di Stato, significherebbe allora vanificare questo effetto perché «il numero degli operatori presenti in gara sarebbe destinato ad aumentare, teoricamente senza limiti» e «una procedura ipotizzata come di rapida conclusione finirebbe con il richiedere tempi (per l’esame dei requisiti di ammissione e delle offerte proposte, ma anche, è possibile pensare, per le eventuali contestazioni dell’operato della stazione appaltante) molto più lunghi di quelli preventivati». «Sicuramente – è la conclusione – l’amministrazione non sarebbe più in grado di governare i tempi della procedura». Per contro, visto che il principio di rotazione obbliga ad alternare gli operatori da invitare le norme sul sottosoglia previste dal codice, ripetono i giudici, dal punto di vista dell’incoraggiamento alla massima partecipazione sono già ben bilanciate.
Di qui la scelta di ribaltare le conclusioni del Tar e della pronuncia resa dallo stesso Palazzo Spada soltanto poco più di un anno fa. Con la conseguenza che la Pa può dunque legittimamente sbarrare le parte della gara agli operatori non invitati che chiedono di partecipare comunque.
Edilizia scolastica, mobilitati da Cassa depositi e prestiti 3 miliardi nel periodo 2010-2018
I dati più recenti evidenziano come nei primi sei mesi del 2019 Cdp abbia finanziato investimenti in 91 edifici scolastici
Cassa depositi e prestiti «dal 2010 al 2018 ha mobilitato circa 3 miliardi di euro per la realizzazione di interventi di edilizia scolastica», sottolinea il dato «nel giorno dell’avvio del nuovo anno scolastico». I dati più recenti «evidenziano come nei primi sei mesi del 2019 Cdp abbia finanziato investimenti in 91 edifici scolastici: in pratica, una scuola ogni due giorni. Ammontano invece a oltre due miliardi di euro le nuove risorse a disposizione degli enti territoriali per interventi di progettazione, realizzazione e ammodernamento degli edifici destinati all’istruzione».
Cdp sottolinea anche «l’impegno per la realizzazione di progetti di student housing con l’obiettivo di completare nei prossimi anni la realizzazione di circa 6.500 posti letto nelle principali città universitarie italiane, e per la promozione della cultura del risparmio nelle scuole attraverso il programma sviluppato con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e Poste Italiane “Il Risparmio che fa scuola” che punta a coinvolgere fino a 1 milione di studenti».
20/09/2019 – Italia Oggi Dal Mef direttiva sulle partecipate Diramata nei giorni scorsi la direttiva della struttura costituita presso il dipartimento del […]
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