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Timestamp: 2018-06-18 04:11:57+00:00

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Sala Culturale CarGià: ottobre 2014
ARTICOLO 1 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA : INSTALLAZIONE di EZIA DI CAPUA RECENSIONE a cura di Donatella Zanello
“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.”(Art. 1 Costituzione della Repubblica Italiana)
INSTALLAZIONE DI EZIA DI CAPUA - particolare
L’artista Ezia Di Capua si interroga sull’enunciato del Primo Articolo della Legge fondamentale dello Stato Italiano, la Costituzione. Lo fa esprimendosi in qualità di grafica, scultrice, pittrice, attraverso un’opera – installazione intensissima e dolorosa, recante attraverso l’uso di materiali poveri, quali ferro e legno, un potente messaggio di riflessione sul tema sociale del lavoro quale caratteristica essenziale dell’uomo. Molteplici sono le suggestioni e gli spunti di riflessione che questa opera contiene e sprigiona nella sua essenzialità e profondità concettuale. Il contenuto del Primo Articolo ha ispirato quest’opera – spiega Ezia, con la sua voce musicale – nel suo significato politico, polemico, provocatorio, dolente, volto a risvegliare attraverso un forte afflato emotivo la coscienza collettiva nei confronti delle numerose problematiche sociali legate al lavoro. L’opera è un inno al lavoro ma al tempo stesso è un grido di protesta e di denuncia, attraverso la maschera tragica, mutuata dall’antichità classica greco-romana, che campeggia al centro, a ricordare proprio l’assenza del lavoro,la disperazione che scaturisce dalla perdita dello stesso, l’enorme difficoltà dei giovani di inserirsi in una società sempre più competitiva e governata da meccanismi spietati legati al profitto. L’artista ha progettato e costruito una scultura legando tra loro, con varie tecniche, utensili da lavoro appartenuti al nonno materno ed al nonno paterno. La maschera tragica è in creta cruda ed è stata plasmata dall’artista in una smorfia di dolore, che colpisce l’immaginario e scava nella coscienza collettiva per ricordare, senza fraintendimenti, con il massimo della forza espressiva, il dolore di chi non trova lavoro o di chi lo ha perduto e si trova defraudato della propria dignità umana, emarginato ed impotente al punto di cercare la morte attraverso il suicidio. Ugualmente si vogliono ricordare così le tante morti sul lavoro a causa di infortuni e tutti gli aspetti negativi e tragici che sono connessi al lavoro umano nelle diverse società a tutti i livelli. A testimoniare la tragicità dello sfruttamento ed i rischi anche mortali connessi al lavoro, che da sempre è una parte non solo rilevante ma anche totalizzante della vita umana, nel cavo orale della maschera è posto un centesimo di euro. Questo riferimento testimonia simbolicamente il fattore economico del lavoro, allude al passaggio storico alla moneta euro ed alla crisi attuale che investe la società internazionale, in modo tale che la retribuzione lavorativa diventa sempre più inadeguata a garantire la dignità dei lavoratori con una retribuzione commisurata allo svolgimento dell’attività lavorativa.
Un utensile appare conficcato nell’occhio destro della maschera ad accentuare l’aspetto tragico e dolente, drammatico e ieratico dell’installazione. Al di sotto della maschera il supporto è sovrastato e percorso da fili tesi di reti da pesca a formare una cetra, simbolo del teatro antico in ambiente classico mediterraneo, forma culturale che si pone alle origini della civiltà europea. Tra gli utensili magicamente sospesi da terra nell’installazione si nota una morsa, strumento legato all’attività della classe operaia ed alla meccanica industriale. Una pesante catena usata per ormeggiare le barche all’ancora è parte integrante dell’installazione, unitamente ad un grande compasso da tracciatore, posizionato alla base del supporto in legno ma anch’esso sospeso da terra, in una dimensione simbolica, metafisica e subliminale. Ora, proprio il compasso avvolge di ulteriore mistero l’opera già di per sé estremamente densa di simboli, suggerendo un riferimento alla massoneria, che proprio nel mondo del lavoro trova antiche radici ed irrisolti enigmi. Il compasso – spiega l’artista – è un compasso da “tracciatore”, figura professionale di operaio specializzato nella progettazione e tracciatura delle sagome nell’industria nautica. Il tracciatore è colui che “legge” ed interpreta un disegno riportandolo su ampie superfici , supporti di grandi dimensioni, sui quali viene “tagliata” la lamiera che costituisce componente essenziale della cantieristica. Nella famiglia di Ezia Di Capua ci sono stati molti tracciatori e l’utensile è retaggio di questa attività lavorativa legata ad una tradizione tutta italiana della marineria, delle attività armatoriali e della cantieristica navale.
Andiamo ad esaminare ora la superficie del supporto in legno non nobile e precisamente il disegno o meglio i disegni tracciati nel supporto stesso, che costituisce la parte più interna dell’installazione.
Ezia racconta che questa è la parte dell’opera che più le assomiglia.
I disegni sono tracciati con matita e colore bianco di sanguigna e rappresentano una meridiana, un orologio ed uno strumento musicale, simboli legati al Tempo, che è variabile fondamentale del lavoro dell’uomo ed alla musica, attività di lavoro artistico alla quale Ezia Di Capua è profondamente legata, forse proprio per la passione, lo spirito di sacrificio e la disciplina totalizzante che la composizione e l’esecuzione della musica comportano e che l’artista ben conosce e comprende. Troviamo evidenziata la scritta “Articolo 1”, titolo dell’opera, posto esattamente al centro dell’installazione, idealmente. Il titolo è evidenziato a caratteri nobili e cubitali. Accanto è raffigurata una chiave inglese con ingranaggi che richiamano la catena di montaggio, elemento fondamentale nell’evoluzione dell’attività industriale. Accanto, i numeri romani IX e XX richiamano il nostro secolo, l’epoca ed il tempo in cui viviamo.
Segue la firma stilizzata, con le sole iniziali EDC, dell’artista, che in questo modo si pone al centro dell’opera assumendone tutta la responsabilità, con assoluta correttezza espressiva di autrice, sia a livello concettuale che materiale, comunicando la propria umanità nella volontà di dialogo e di rappresentazione filosofica e simbolica del proprio pensiero. La formica raffigurata è simbolo delle forme di lavoro connesso al mantenimento della vita presenti nel mondo naturale ed animale, laddove il lavoro dell’uomo si diversifica da queste per la sua straordinaria complessità, ponendolo al centro del mondo naturale come “misura di tutte le cose” , secondo il concetto rinascimentale.
Il numero 13 rappresentato altro non è se non il magico simbolo della Fortuna, che determina tutte le attività umane e soprattutto quella lavorativa. Il 13 è il numero fortunato e se la ruota della Fortuna non gira nel modo giusto l’attività lavorativa, pur connotata dal sacrificio, non potrà decollare. Spesso invece chi è favorito dalla dea bendata ottiene facilmente successo e ricchezza e raggiunge il massimo risultato con il minimo sforzo, salvo poi vedere rovesciate le proprie sorti per un capriccio del Destino, che ora è favorevole, ora si mostra avverso al lavoro dell’uomo. Il numero 13 è uno dei simboli più potenti e suggestivi dell’opera, con il suo riferimento all’”alterna onnipotenza delle umane sorti”, nella storia dell’umanità e nell’esistenza degli individui, laddove il Destino o Fato è veramente padrone assoluto del Tempo, di ogni Tempo umano, che scorre come sabbia nella clessidra. Ezia mi fa notare che tutti i materiali che compongono l’installazione sono a rischio di deterioramento futuro. Questa caratteristica risponde ad una precisa volontà dell’artista ed ha una forte valenza simbolica e poetica, poiché anche quest’opera, come tutte le opere ed attività umane, è destinata a scomparire nel tempo, anche se opportune forme di conservazione potrebbero rallentarne la distruzione. In questo destino di disfacimento vi è forse il germe di un riferimento filosofico al nichilismo o comunque ad un sentimento dell’inutilità angosciante della fatica umana. Tuttavia il nichilismo è soltanto un elemento marginale, in questo caso, poiché il fortissimo manifestarsi dell’opera, con tutte le sue caratteristiche di denuncia, di protesta e di provocazione intellettuale, si evolve in senso contrario, cioè nella direzione della volontà di risvegliare la coscienza collettiva. L’opera manifesta per contrapposizione una spinta vitalistica al rinnovamento ed al miglioramento dell’organizzazione sociale del lavoro, nel recupero della memoria storica delle attività lavorative del passato e della tradizione, nella speranza che si creino nuove opportunità di lavoro e di occupazione, in primo luogo nella coscienza dei singoli. L’opera non è dunque ciò che sembra. Forse come ogni opera d’arte non è ciò che appare ma ciò che significa e ciò che vuole ottenere. Come ogni opera d’Arte, è in primo luogo la rappresentazione di un’Idea.
Non è soltanto una Maschera di Dolore ma un invito alla speranza, un rifiuto del male, una ribellione vitalistica. Infatti il disegno della Sfera, simbolo del Pianeta Terra e del moto universale delle galassie, elemento geometrico già caro a questa autrice nelle opere pittoriche precedenti, è espressione dell’alchimia segreta del movimento universale delle stelle e dei pianeti, movimento circolare, ciclico, eterno, simbolo infallibile di tendenza alla perfezione. Questa tendenza alla perfezione è un elemento portante del lavoro e soprattutto del lavoro artistico. E’ una caratteristica inconfondibile delle attività dell’uomo, essere imperfetto che tende al miglioramento, alla trasformazione, al rinnovamento. Infine è rappresentato il numero 1,618. Questo è il magico numero attraverso il quale in matematica ed in geometria vengono realizzate le spirali. E’ il numero usato da Leonardo da Vinci nei suoi progetti architettonici. E’ il numero dell’Equilibrio statico in Architettura. E’ usato anche nel disegno ed è fondamento delle arti visive, utilizzato frequentemente in architettura ed in ingegneria.
Troviamo inoltre rappresentato un orologio rotto, spezzato in vari punti. Questo simbolo naturalmente indica il Tempo, come variabile fondamentale del lavoro umano. Il lavoro si basa sul tempo ma divora il tempo della vita umana, pertanto occorre cercare attraverso varie forme di equilibrio e di tutela dei diritti dei lavoratori di rivendicare e restituire il biblico “tempo per ogni cosa” che è indispensabile alla libertà ed alla dignità umana. L’annullamento della dignità umana attraverso orari disumani di lavoro e tutte le forme di vessazione e sopraffazione, che purtroppo caratterizzano l’organizzazione del lavoro nelle società, hanno tolto al lavoro stesso la sua caratteristica più importante: l’essere una piena espressione dell’uomo. Il lavoro è espressione dell’uomo e l’uomo non deve essere merce, non deve essere strumento del lavoro ma ne deve essere l’artefice, il protagonista, il creatore. L’uomo deve realizzarsi attraverso il lavoro, deve vivere attraverso il lavoro, non ne deve morire ma ne deve vivere pienamente. Il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro. Il lavoro è strumento dell’uomo, non il contrario. Questo è il potente messaggio dell’opera, espresso attraverso un movimento catartico ed assiomatico, una Negazione che provoca una Affermazione.. Tutta l’installazione appare protesa in uno slancio verso l’alto, tesa a liberarsi dalle catene della sofferenza che la tengono ancorata alla terra. Occorre ben guardare e saper vedere oltre ed attraverso quest’opera, per comprendere che il Lavoro dell’uomo altro non è se non questa fatica, per liberarsi dai vincoli del dolore e della morte, spettri che incombono ovunque. Altro elemento dell’Ombra è il Denaro, legato indissolubilmente ai meccanismi del lavoro e dell’economia. Il lavoro umano può definirsi come equazione di Tempo – Denaro – Vita umana. Nello slancio metafisico verso l’alto si comprende che la libertà assoluta si conquista soltanto attraverso il sacrificio. Esiste una scrittura dell’ombra che si posa sull’installazione e sui disegni all’interno. La realizzazione dell’installazione ha richiesto diversi mesi, realizzare questa ispirazione – dice Ezia – non è stato facile, non è stato immediato, si è reso necessario ricercare la proiezione giusta di ombra e luce, i materiali significativi, progettare in ogni dettaglio lo slancio verso l’alto ed il posizionamento dei singoli elementi per formare l’equilibrio geometrico dell’installazione.
Dalla mente alla realtà. In questo percorso è stata usata molta perizia, per creare una efficacissima rappresentazione artistica del lavoro umano e delle problematiche sociali, filosofiche, storiche, giuridiche, economiche, culturali, religiose e concettuali ad esso indissolubilmente legate.
In questo senso possiamo a pieno titolo parlare di capolavoro, per il percorso artistico di Ezia Di Capua, laddove l’arte è la piena rappresentazione di un’idea, da ispirazione si trasforma in rappresentazione, entrando nel giro delle cose e nel corso del Tempo, manifestando così la propria funzione catartica. Autentica passione ed empatia, amore per l’umanità ferita e disperata, hanno prodotto quest’opera artistica, di non facile comprensione, di non facile realizzazione, opera che nasce nell’ombra e nel dolore e si spinge misteriosamente ed inesorabilmente verso la luce.
Donatella Zanello, autrice di poesia, narrativa e saggistica. Vive ed opera a La Spezia. Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Pisa, vincitrice di numerosi riconoscimenti, presente in molte antologie e siti letterari, membro di giuria di premi di poesia, autrice di prefazioni e recensioni, ha pubblicato otto raccolte di poesia: “Polvere di primavera”, “La donna di pietra”, “La sognatrice”, “Passiflora”, “Il tempo immutabile”, “Poesie provenzali”, “Labirinti”, “Il colore del mare”. Il paesaggio ligure e mediterraneo, la ricerca spirituale come unico vero significato dell’esistenza sono fonti costanti di ispirazione della sua vasta produzione poetica.
ARTICOLO 1 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA : INSTALLAZIONE di EZIA DI CAPUA RECENSIONE a cura di Luigi Leonardi
Su “ Articolo 1 della Costituzione “ di Ezia Di Capua
Molta simbologia c’è, almeno per me, in questo opera di Ezia Di Capua.
“ Articolo 1° “, il titolo richiama subito la Costituzione, e con essa ciò di più importante per la nostra sopravvivenza: il lavoro. S’intravede, per la verità un po’ sfumato, il disegno di due ruote dentate simbolo appunto del lavoro,e un accenno di chiave inglese. Un po’ sfumato forse perché in Italia la disoccupazione raggiunge livelli molto elevati, ed è difficile quasi come scalare il K2 per il nostro stato assicurare a tutti il lavoro.
L’Italia è una repubblica democratica.. Ecco, se ci fermassimo qui tutto sarebbe semplice e chiaro: una res publica ossia “cosa di tutti”; démos cràtos ossia “potere del popolo”. Ma l’articolo continua: la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.
Già, la sovranità. Deriva da “sovra”, sopra, e significa potere pieno e indipendente, suprema. Ma se le diamo dei limiti non è più indipendente, ciò è una contraddizione. Ora, nel lavoro di Ezia, appaiono del fili che tengono legati alcuni oggetti sopra una specie di tavola trapezoidale. E io li vedo come tenuti da burattinai. E’ la vera sovranità, non quella del popolo che si manifesta esclusivamente nel suffragio, ( a parte qualche referendum ) e che per questo la rimette nelle mani di rappresentanti. Ma come si può rappresentare la sovranità? Come può avere dei limiti?
L’autore ci indica un compasso. Mi verrebbe di pensare alla massoneria, se non mancasse la squadra. Allora penso a una certa perfezione geometrica, forse un demiurgo che controlla l’intero sistema. Un compasso peraltro arrugginito, non in grado di tenere bene alla catena una umanità ormai alle estreme conseguenze di una profonda crisi. Una crisi anche economica, se indichiamo quel centesimo nella bocca della maschera come povertà materiale.
E che significa dunque quella maschera antropomorfa? Sul frontone di qualche teatro un tempo si leggeva castigat ridendo mores. Il significato era questo: divertendoti correggi i costumi, e sopra la scritta c’era una maschera come quella di Pulcinella, o Arlecchino.. E’ la satira, l’ironia sui difetti umani, soprattutto sul potere – che per l’uomo è sempre presunto e illusorio – che forse qui, nell’opera di Ezia, vuole essere ridimensionato. E’ un potere che governa con affanno.
Ma sappiamo che la maschera ci conduce anche alla tragedia. Nell’antica Grecia la tragedia aveva significati religiosi, sociali, psicologici; nel nostro atteggiamento, nel nostro modo di pensare cosa è cambiato? E la maschera serviva agli attori per essere riconosciuti nel loro personaggio e nelle sue espressioni. E ora qui quella bocca spalancata, che allora serviva più che altro da megafono, ci può additare il nostro urlo di rabbia, di amarezza, di richiesta di giustizia.. forse uno sbadiglio di noia.
E poi le maschere pirandelliane, che ci impongono un ruolo, meglio una identità diversa a seconda dei diversi punti di vista, cosicché diventiamo uno, nessuno, centomila.
Ma quale tipo di maschera dobbiamo intendere? L’ironia? La tragedia? L’impersonalità? Io dico tutti i tipi. Probabile non sia così per l’autore, ma quando questi rende pubblica una sua opera l’opera stessa viene fagocitata, interpretata soggettivamente, addirittura corrotta. Ed è così che rendo la mia esegesi di questo “ Articolo 1 della Costituzione “: un popolo assoggettato a contraddizioni, diverso nella mentalità, tendente comunque a una propria unità, - forse i fili possono rappresentare questo – deluso e limitato nella propria sovranità quale massimo diritto che per logica sociale gli compete.
La Spezia, 22 ottobre 2014
ARTICOLO 1 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA : INSTALLAZIONE di EZIA DI CAPUA - RECENSIONE a cura di Franco Ortis
Sala Culturale CarGià - Promozione Arte e Cultura
ART. 1 - COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
L’Articolo 1 della Costituzione Italiana recita: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro“.
La parola “repubblica” ci viene dal latinio “Res Publica” ovverosia cosa pubblica e quando una cosa è pubblica sta a significare che è di tutti e a tutti dunque deve appartenere. La parola “democratica” ci viene dalla lingua greca: “Demos” che è il popolo mentre, “kratica” ha come significato il potere.
Quindi una cosa pubblica che il popolo governa ovviamente tramite chi lo rappresenta.
Orbene, continuo, è fondata sul lavoro ma di chi?. E’ ovvio degli italiani….all’estero perché oggi la disoccupazione pare essere all’ordine del giorno e guai ci saranno a chi questo ordine non obbedisce.
Ovviamente scherzo con le parole, ci mancherebbe altro ma, sta di fatto che Ezia Di Capua con questa bella scultura che potete vedere qui riprodotta ha fatto fuori, come si suol dire il Primo Articolo della nostra Costituzione.
Una maschera che riproduce una qual finzione su corpo libero non finito e forse il suo fine sta proprio qui, nel non finito. “ Fatto fuori ”… s’ intende in Arte.
Bene conosciamo i lavori grafici di Ezia e non solo questi bensì anche i suoi acquerelli e il tutto che si sottopone a un disegno che ha della straordinarietà tanto è preciso e calligrafico, cioè di bella scrittura.
Ezia qui in questa sua scultura, ci fa arrivare, come si suol dire, la sua ombra che viene da lei realizzata in poesia ma, in una poesia politica che nella sua fattura ideale ci sottopone una idea e con una potenza naturalistica che illumina il solo scopo formale sfiorante quasi la maniera ( Ezia non è mai stata e non è un’artista di maniera, anzi tutt’altro).
Qui in questa scultura, si dimostra un’artista di materia, di forma e di spirito ma nello stesso tempo è ricca di densità nella sua naturalezza e si scopre in una certa poesia che ha quasi del materiale nel rapporto con la sua vita di altrettanta poesia ideale che trasforma il suo tutto nel desiderio del gioco, nel divertimento di sentire certe necessità di cose estreme e di trasmetterle a chi sente gravezza di fatica di sentimenti e nel contempo incutere buona individualità e razza che sono limiti che hanno valori per tutti.
Ezia che può toccare, certe possibilità espressive e dare con la sua purezza mai ancestrale e mai corrosiva ma sempre dimostrarsi in piena luce, inventa con questa sua scultura colori non corposi ma intensi per l’affascinante metafora che lei ci sottopone e con un lavoro non con immediatezza di intuizioni ma soltanto con immediatezza di creazione. Ezia guarda il suo mondo d’arte con quella intensità che non solo fa vedere le cose nella loro essenza una volta create, ma riesce a elaborare queste sue cose anche se non sono di forme difficili e, nel contempo di una esemplare originalità.
La Spezia 13 Settembre 2014
CASTELLO DI SAN GIORGIO LA SPEZIA: HALLOWEEN 2014 - UNA NOTTE AL MUSEO
SALA MULTIMEDIALE DEL COMUNE DELLA SPEZIA: CONFERENZA "140 anni del Cimitero dei Boschetti"
CENTRO LUNIGIANESE di STUDI DANTESCHI: WAGNER LA SPEZIA FESTIVAL 2014
UNIVERSITA' POPOLARE POPOLARE DELLA SPEZIA: "Particelle Familiari" di Marco Delmastro
L’Università Popolare della Spezia,
del Comune della Spezia,
che venerdì 31/10/2014 alle ore 17.30,
presso la sala Dante (via Ugo Bassi)
sarà presentato il libro “ Particelle Familiari “di Marco Delmastro.
Il Dottor Delmastro che è un giovane fisico laureatosi all’Università di Torino, ha conseguito il Dottorato a Milano ed è attualmente impegnato come ricercatore al CERN di Ginevra nell’esperimento ATLAS che nel 2012 evidenziò l’esistenza del bosone di Higgs.
L’autore sarà presente all’incontro.
COMUNE DI LERICI - SALA CONSILIARE:OGNISSANTI e il "BEN DI MORTI “ a LERICI E ALTRE TRADIZIONI LIGURI
Mercoledì, 29 ottobre alle 21 nella Sala Consiliare del Comune, il COMUNE DI LERICI e la SOCIETA' MARITTIMA DI MUTUO SOCCORSO, con la collaborazione della Parrocchia di Lerici, organizzano un evento culturale un po' particolare:
MERCOLEDI' 29 OTTOBRE ORE 21 SALA CONSILIARE
- Sindaco di Lerici, Marco Caluri
- Assessore alla Cultura, Olga Tartarini
- Pres. Soc. Marittima di M.S., Bernardo Ratti
LUISA CASCARINI (Studiosa di antropologia del Levante ligure): "Riti apotropaici: dagli ambarvalia alle rogazioni"
ROSSANA PICCIOLI (Direttrice Museo Etnografico La Spezia): "Halloween e la Festa Cristiana di Ognissanti: opposizione o continuità?"
ROBERTO CORTESE (Presidente Azione Cattolica, Parrocchia di Lerici): La tradizione delle Reliquie a Lerici"
GIUSEPPE MILANO (Soc. Marittima M.S.): "Il BEN DI MORTI a Lerici - una tradizione dimenticata"
BERNARDO RATTI (Soc. Marittima M.S.): "I piatti della Festa"
XLIX PREMIO LUNIGIANA CINQUE TERRE - XXXIX GIORNATA INTERNAZIONALE DEL LIBRO
SARZANA, LE SUE STRADE, I PALAZZI, LE CHIESE, LA CITTADELLA- guidati da G. Meneghini
ASSOCIAZIONE CULTURALE "AMICI DI LUNI"- CONFERENZA: IL CANTIERE DELLE NAVI ANTICHE - STORIA DI UN APPRODO FLUVIALE ALLE PORTE DI PISA IN ETA' ROMANA - Sala rappresentanza Cà Lunae
Ho occhi soltanto per te: IL MARE – Racconto di Franco Ortis
Il mare è mare mare, il cielo è cielo cielo e il cielo è marezzato d’acqua e il mare è cielizzato di atmosfera azzurra e il movimento lento delle acque sull’umido arenile o sulla scogliera, è come il brillare dall’iride della nostra immaginaria fanciulla di una lacrima che fugge via verso il suo dolce sorriso. Piovono dal cielo in controluce, miriadi di gocce d’argento e soavissimo, nel torpore del primo mattino il profumo marino mi investe. E’ un profumo che non riesco a vedere con gli occhi e in quei fantastici occhi, ma che mi sollazza il respiro come se fosse una felicità primaverile giovane e inebriante. Il gioco dell’acqua è un ritmo sempre alacre che non cessa di pulsare nel suo continuo rinnovarsi, come pulsa la vita delle creature. Mi viene alla mente il panta rei di Eraclito, lo scorrere continuo del tempo nel suo eterno mutarsi ma il tempo è l’acqua di un fiume che dalle origini arriva al mare e nel momento che tu lo guardi non è più la stessa pur essendo uguale in apparenza. Reminiscenze sono queste di una filosofia e di una letteratura che con la fantasia ora mi fanno tornare indietro nel tempo, a quando ragazzo sui banchi di scuola guardavo assorto il profilo delicato e grazioso di Simonetta che seduta un banco più avanti e diagonalmente rispetto al mio ogni tanto si voltava lentamente e con fare delicato dolcemente mi sorrideva. Stupenda veramente questa immagine di natura marina in continuo movimento nel suo eterno frantumarsi, ha un fascino particolare che influenza romanticamente il nostro pensiero che come quello di un artista, sa cogliere dirette ed esaltanti annotazioni di fuggitivi contatti dei nostri occhi con un aspetto della natura. Ecco che il mare e il cielo come due ragazzi iniziano a scherzare e il giuoco si fa incalzante e il mare dal commovente anelito mattutino si fa ora più potente, perché vuole mettere in mostra tutta la sua bellezza, mentre il vento alimenta questo giuoco e come una musica di Debussy, diventa squarcio melodico sospinto innanzi da una intensa volontà di raggiungere un parossismo espressivo con strepitosa invenzione. Si placa ora il mare, ritira il vento le sue eoliche otri dalle cui bocche erano uscite pellegrine folate sconvolgenti la natura. Cala la sera sul giorno vorticoso, il sole nel terminare il suo arco giornaliero sta per mettere a nanna una parte del creato. Il cielo da terso com’era si tinge di un rosso impossibile e il mare brulica ora di pezzettini di argento dorato. Nel fantasmagorico giuoco dell’acqua mi sembra di scorgere gli occhi lucenti della mia giovane Musa. E’ uno spettacolo superbo che il Creatore ci regala tutte le sere, popolate di nubi sul mare, dal palcoscenico dell’infinito. Un senso di timore reverenziale mi prende e mi attanaglia mentre assisto stupito al magico fluire del giorno e le ore scandite dal sole stanno per passare ad altro sorvegliante. Tutto ora è calmo e tranquillo, il vento ha cessato del tutto il suo correre per l’aere, e le nubi si stanno sfaldando pur nel tenue calore dell’astro. Cielo e mare, nella loro distesa infinita, accomunano i loro segreti e fanno posto a tenerezza, alla malinconia, al sogno evanescente di una notte. Ora intorno a me è veramente attonito silenzio e un eventuale rumore mi riporterebbe alla realtà di sempre. Non posso che fare ossequiosa riverenza al mio giorno che muore; tra breve potrò intrecciare un meditabondo dialogo solamente con le stelle.
TEATRO DELLE NUVOLE: LABORATORIO DI SCRITTURA DRAMMATURGICA
Ripartono i laboratori di scrittura teatrale , con cadenza mensile
per partecipare basta una mail o un messaggio!
Teatro delle Nuvole Tel. 3381874187 info@teatrodellenuvole.it
https://www.facebook.com/teatrodellenuvole?ref=hl
"Noi dobbiamo muovere ancora, e ancora verso un'altra intensità"
Laboratorio pratico di
Marco Romei,drammaturgo del Teatro delle Nuvole e membro del Centro Nazionale Drammaturgia Italiana Contemporanea CENDIC, conduce un laboratorio pratico di scrittura teatrale, integrato con cenni sulla scrittura per il cinema.
Il primo incontro si svolgerà sabato 18 Ottobre dalle 15 alle 19 a Genova Pegli, presso la Scuola Rizzo in via Pallavicini 7, a due passi dalla stazione ferroviaria.
Per informazioni: Teatro delle Nuvole Tel. 3381874187 info@teatrodellenuvole.it
Laboratorio Scrittura Drammaturgica
PREMIO INTERNAZIONALE DI NARRATIVA "IL PRIONE" - CERIMONIA DI PREMIAZIONE
SALA CONSILIARE DEL PALAZZO COMUNALE DI SARZANA: CINQUECENTOCINQUANT'ANNI DI GRANDE STORIA
Sala Culturale CarGià - Promozione Arte eCultura 2014
CENTRO LUNIGIANESE DI STUDI DANTESCHI:LA DIVINA COMMEDIA DI DANTE ALIGHIERI
COMUNE DI LERICI: CONGRESSO " VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN CINA E IN ITALIA "
Sala Culturale CarGia' - Prozione Arte e Cultura 2014
“ Violazioni dei diritti umani in Cina: le fabbriche lager del lavoro forzato in Cina e in Italia "
Nell’ambito delle attività atte ad arricchire il patrimonio librario e per far scoprire nuovi percorsi letterari la Laogai Research Foundation ha donato alla Biblioteca Civica “Andrea Doria“ di Lerici circa 25 volumi sulle violazioni dei diritti umani e nei campi di concentramento ancora attivi in Cina.
Il Comune di Lerici ufficializzerà la donazione con un congresso sul tema:
“ Violazioni dei diritti umani in Cina: le fabbriche lager del lavoro forzato in Cina e in Italia.
L’evento avrà luogo presso la sala del consiglio del Comune di Lerici il 18/Ottobre/2014, ore 18.
Verranno proiettate foto e video.
Elisabetta Poggi e Daniela Cecchi: istruttori della Biblioteca di Lerici
Ven. Taehye Sunim: monaco buddhista,abate del tempio “Musang Am” di Lerici
Testimonianza di una donna tibetana, in abiti tradizionali, in rappresentanza del suo popolo.
Anche l’Italia, purtroppo, non è estranea alla pratica del lavoro forzato. Spesso leggiamo della scoperta di laboratori clandestini cinesi, dei veri e propri lager. In questi “laogai italiani”, gli operai ma anche tanti ragazzi e bambini sono costretti a lavorare con ritmi disumani, in contesti di scarsa o inesistente igiene e sicurezza. Si prendano ad esempio i laboratori clandestini di Prato, Empoli,Milano e di altre città nei quali si realizza una vera e propria riduzione in schiavitù di immigrati clandestini cinesi.
Laogai Research Foundation,29/09/2014
MUSEO DEL CASTELLO SAN GIORGIO LA SPEZIA: V SEMINARIO DI EGITTOLOGIA
Tel. 0187751142, sangiorgio@laspeziacultura.it

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