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Timestamp: 2019-09-19 09:25:13+00:00

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Corte Costituzionale - ordinanza n. 324/2013
Paziente ritira la querela contro i medici ma il processo continua
La Corte costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale della norma contenuta nella legge sulla interruzione volontaria della gravidanza recante il sistema delle sanzioni penali a carico di chi cagioni per colpa l’interruzione oppure un parto prematuro [art. 17, L. 198/1978]. La questione era stata sollevata dal Tribunale di Treviso in relazione alla procedibilità d’ufficio nei confronti degli imputati per il reato di interruzione colposa invece che a querela di parte. Il Tribunale era stato investito di un procedimento penale a carico di alcuni medici di un reparto di ostetricia e ginecologia accusati di aver cagionato colposamente l’interruzione della gravidanza e la morte intrauterina del feto in una paziente ormai prossima al parto. Prima dell’emissione del decreto di citazione, la persona offesa dal reato aveva però ritirato la querela presentata nei confronti dei medici essendo stata integralmente risarcita dei danni, ma il processo penale era proseguito comunque in quanto il reato contestato era appunto procedibile d’ufficio. La Corte costituzionale ha riproposto un suo costante orientamento affermando che la scelta del regime di procedibilità dei reati coinvolge la politica legislativa e deve, quindi, rimanere affidata a valutazioni discrezionali del legislatore, presupponendo bilanciamenti di interessi e opzioni di politica criminale spesso assai complessi, sindacabili in sede di giudizio di legittimità costituzionale solo per vizio di manifesta irrazionalità.
Corte Costituzionale - sentenza n. 310/2013
Stipendi bloccati per gli statali. Non per i giudici
Stipendi bloccati per tutti i dipendenti pubblici, meno che per i magistrati. A stabilirlo è la sentenza 310/2013 del Consiglio di Stato. I giudici della Consulta hanno rigettato infatti il ricorso presentato dai docenti universitari e hanno ritenuto legittimo il blocco degli stipendi dei pubblici dipendenti, con eccezione dei loro colleghi togati. La legge che stabilisce il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici (compresi i giudici) è la 122 del 2010. Ma con la sentenza 223/2012 proprio la consulta aveva già annullato l’art. 9, comma 21, del testo, proprio quello che imponeva il blocco al ritocco degli stipendi per le toghe. Una decisione contro la quale hanno presentato ricorso i docenti universitari.
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Corte Costituzionale - sentenza n. 302/2013
Universita', la Corte Costituzionale salva la legge sui test di ammissione
E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale - promossa dal Consiglio di Stato in riferimento agli artt. 3, 34, 97 e 117, primo comma, Cost. - dell'art. 4, comma 1, della legge 264/1999 che detta disposizioni in materia di accesso ai corsi di laurea, distinguendo tra corsi i cui accessi sono programmati a livello nazionale (art. 1) e corsi i cui accessi sono programmati dalle università (art. 2). Con specifico riferimento all'accesso ai corsi di laurea a programmazione nazionale, l'articolo impugnato prevede una prima fase nella quale il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca determina con proprio decreto modalità e contenuti delle prove di ammissione, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato, ed una seconda fase nella quale l'ammissione degli studenti è disposta dagli atenei (come stabilito per tutti i corsi di laurea, siano essi a programmazione nazionale o locale). Non è condivisibile la tesi sostenuta dal giudice remittente secondo la quale l'ammissione ai corsi di laurea a programmazione nazionale avvenga sulla base di graduatorie locali anziché sulla base di una graduatoria unica.
Corte Costituzionale - ordinanza n. 295/2013
Colpa medica, la Consulta "salva" la legge Balduzzi
La Corte Costituzionale, nell'ordinanza n. 295, ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, sollevata dal Tribunale di Milano, dell’art. 3 della legge 189/2012 (legge Balduzzi) riguardante la colpa medica. L’oggetto del contendere riguardava, in particolare, il comma 1 dell’art. 3 che recitava: “L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve”. Per i giudici di Milano, si legge nell'ordinanza, rimarrebbe “assolutamente incerto” anzitutto, se, con la formula “non risponde penalmente per colpa lieve”, la norma escluda che versi in colpa lieve il sanitario attenutosi alle linee guida e alle buone pratiche, o preveda invece una causa di non punibilità in senso stretto a favore del sanitario cui pure sia addebitabile una colpa lieve. L’equivocità della locuzione in questione, non superabile tramite “una mera attività ermeneutica”, renderebbe il dato normativo impreciso, ponendolo in contrasto con i principi di ragionevolezza e di tassatività della fattispecie penale (artt. 3 e 25, secondo comma, Cost.), nonché con la funzione rieducativa della pena (art. 27 Cost.).
Corte Costituzionale - sentenza n. 231/2013
Statuto dei lavoratori e rappresentanze sindacali aziendali: incostituzionale art. 19
I giudici delle leggi hanno spiegato i motivi che li hanno portati a dichiarare illegittimo l’art. 19 dello Statuto dei lavoratori: lede il pluralismo sindacale. Il problema della norma per i giudici della Consulta si ritrova proprio nella parte in cui “non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”.
Corte Costituzionale - sentenza n. 203/2013
Anche il nipote puo' assistere lo zio disabile
Il TAR Calabria ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del d.lgs. 151/2001 nella parte in cui, in assenza di altri soggetti idonei, non consente ad altro parente o affine convivente di persona con handicap in situazione di gravità, debitamente accertata, di poter fruire del congedo straordinario. Il giudizio principale ha a oggetto il ricorso promosso da un assistente capo di Polizia Penitenziaria contro due decreti del Ministero della Giustizia, uno di rigetto dell’istanza per l’assistenza allo zio materno e l’altro di annullamento di due provvedimenti con i quali il ricorrente era stato collocato in congedo straordinario per assistenza a disabile in situazione di gravità. La Corte ha evidenziato come il legislatore ha già riconosciuto il ruolo di parenti e affini entro il terzo grado proprio nell’assistenza ai disabili in condizioni di gravità, attribuendo loro il diritto a permessi retribuiti su base mensile, ai sensi della legge 104/1992. Di conseguenza, l’ordinamento già assicura un rilievo giuridico a tali legami di parentela e di affinità per la cura e l’assistenza di persone disabili gravi, qualora si verifichino alcune condizioni, che sono del tutto assimilabili a quelle stabilite dal legislatore per la fruizione del congedo straordinario retribuito di cui all’art. 42, comma 5, d.lgs. 151/2001. Tale asimmetria normativa costituisce un ulteriore argomento a sostegno della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’omessa menzione di tali soggetti tra quelli legittimati a richiedere il congedo straordinario disciplinato nella disposizione impugnata.
Corte Costituzionale - sentenza n. 186/2013
Asl e ospedali, beni pignorabili
È incostituzionale l'impignorabilità dei beni di Asl e ospedali nelle Regioni commissariate e sotto piano di rientro per i maxi debiti sanitari, imposta per legge ai loro creditori e in vigore ormai da tre anni fino al prossimo 31 dicembre. Duramente contestata dalle imprese fornitrici del Ssn, la norma salva debitori è stata impietosamente spazzata via dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 186/2013. Motivazioni secche quelle della Consulta, a partire dalla censura per violazione dell'art. 111 della Costituzione, quello che garantisce il giusto processo. Con la norma censurata (prima la legge di stabilità per il 2011, seguita dai Dl 98/2011 e 158/2012), affermano infatti i giudici costituzionali «il legislatore statale ha creato una fattispecie di ius singulare che determina lo sbilanciamento tra le due posizioni in gioco, esentando quella pubblica, di cui lo Stato risponde economicamente, dagli effetti pregiudizievoli della condanna giudiziaria, con violazione del principio della parità delle parti». Insomma, andrebbe a crearsi da un lato un'alterazione della condizione di parità tra le parti, ponendo così l'amministrazione «in una posizione di ingiustificato privilegio», e dall'altro si inciderebbe appunto sulla ragionevole durata del processo.
Corte Costituzionale - sentenza n. 152/2013
Procedura nomina Dg non a decadenza automatica
Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha impugnato una delle norme regionali dirette a modificare la disciplina di riordino del servizio sanitario campano in materia di nomina dei direttori generali ASL e degli altri Istituti del SSR. In particolare il legislatore regionale ha previsto che le modalità di espletamento della nuova procedura di nomina dei Direttori siano regolate da uno specifico disciplinare. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha ritenuto incostituzionale l’ultimo comma della nuova disposizione introdotta nel 2012 nella parte in cui statuisce che fino all’approvazione del disciplinare la nomina dei direttori generali è comunque disposta tra le persone iscritte nell’Elenco previsto che però decadono dopo sessanta giorni dalla pubblicazione del disciplinare medesimo. La Corte Costituzionale, in relazione al problema della decadenza automatica dei DG sollevata dal Presidente del Consiglio, ha evidenziato che i direttori generali delle ASL costituiscono «una figura tecnico-professionale che ha il compito di perseguire, nell’adempimento di un’obbligazione di risultato, gli obiettivi gestionali e operativi definiti dal piano sanitario regionale (a sua volta elaborato in armonia con il piano sanitario nazionale), dagli indirizzi della Giunta, dal provvedimento di nomina e dal contratto di lavoro con l’amministrazione regionale». Le funzioni svolte dai direttori sono di carattere tecnico-gestionale.
Corte Costituzionale - sentenza n. 116/2013
Il contributo di solidarietà imposto alle pensioni d’oro è illegittimo in quanto integrando un prelievo di natura tributaria vìola il principio di uguaglianza e di capacità contributiva realizzando "un intervento impositivo irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini". Parola della Consulta che con la sentenza 116/2013 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 18, comma 22-bis, del Dl 98/2011 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 111/2011, come modificato dall’art. 24, comma 31-bis, del Dl 201/2011 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 214/2011.
Corte Costituzionale - sentenza n. 104/2013
Sussidi ai malati oncologici, Corte Costituzionale boccia le legge abruzzese
La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 3 della Legge della Regione Abruzzo n. 33 del 17.07.2012 con il quale si è istituito uno stanziamento di 200 mila euro per i rimborsi ai cittadini affetti da patologie oncologiche.La sentenza stigmatizza la Legge regionale del 10.01.2012 nel punto in cui «disattende l'Accordo sul Piano di rientro dai disavanzi sanitari 2007-2009». Infatti, la norma riconosce una «provvidenza economica che comporta l'assunzione di oneri aggiuntivi per prestazioni sanitarie, garantendo, conseguentemente, ai residenti della Regione Abruzzo livelli di assistenza ulteriori rispetto a quelli stabiliti a livello nazionale». In questo modo prosegue la sentenza, «la norma eccede le competenze regionali e si pone in contrasto con gli obiettivi di risanamento imposto dal Piano di rientro che non consente l'erogazione di prestazioni economiche ulteriori rispetto a quelle elencate dallo stesso».
Corte Costituzionale - sentenza n. 83/2013
Pensionamento dei professori e dei ricercatori universitari
La corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 25 della Legge 240/2010 facendo quindi salva la possibilità, per professori e ricercatori, di richiedere il trattenimento in servizio per un biennio ai sensi dell'art. 16, comma 1, del d.lgs. 503/199.
Corte Costituzionale - sentenza n. 33/2013
Per maturare il diritto alla pensione i medici dipendenti possono restare in servizio fino a 70 anni
Con la sentenza n. 33/2013 la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 15-nonies, comma 1, del d.lgs. 502/1992 (Riordino della disciplina in materia sanitaria), e 16, comma 1, primo periodo, del d.lgs. 503/1992 (Norme per il riordinamento del sistema previdenziale) nel testo vigente fino all'entrata in vigore dell'art. 22 della legge 183/2010, (che prevede il mantenimento in servizio sino a 70 anni per raggiungere il massimo contributivo), nella parte in cui non consentiva al personale sanitario, che al raggiungimento del limite massimo di età per il collocamento a riposo non avesse ancora compiuto il numero degli anni richiesti per ottenere il minimo della pensione, di rimanere, su richiesta, in servizio fino al conseguimento di tale anzianità minima e, comunque, non oltre il settantesimo anno di età. Tale condizione è basata sulla necessità di garantire il trattamento pensionistico a coloro che non avessero potuto raggiungere la contribuzione minima per il suo conseguimento.

References: sentenza 
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 art. 19
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