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Timestamp: 2017-03-24 08:03:15+00:00

Document:
http://www.senato.it/ 15 novembre 2005
N. 2544-D
dal Vice presidente del Consiglio dei ministri
e col Ministro per gli affari regionali
(V. Stampato n. 2544)
approvato, in sede di prima deliberazione, dal Senato della Repubblica il 25 marzo 2004
(V. Stampato Camera n. 4862)
approvato, con modificazioni, in sede di prima deliberazione,
dalla Camera dei deputati il 15 ottobre 2004
(V. Stampato n. 2544-B)
approvato, senza modificazioni, nuovamente in sede di prima deliberazione,
dal Senato della Repubblica il 23 marzo 2005
(V. Stampato Camera n. 4862-B)
approvato, senza modificazioni, in sede di seconda deliberazione,
dalla Camera dei deputati il 20 ottobre 2005
il 20 ottobre 2005
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per cinquecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti».
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste uno.
Partecipano all’attività del Senato federale della Repubblica, senza diritto di voto, secondo le modalità previste dal suo regolamento, rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali. All’inizio di ogni legislatura regionale, ciascun Consiglio o Assemblea regionale elegge un rappresentante tra i propri componenti e ciascun Consiglio delle autonomie locali elegge un rappresentante tra i sindaci e i presidenti di Provincia o di Città metropolitana della Regione. Per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol i Consigli delle Province autonome e i rispettivi Consigli delle autonomie locali eleggono ciascuno un proprio rappresentante».
«Art. 58. – Sono eleggibili a senatori di una Regione gli elettori che hanno compiuto i venticinque anni di età e hanno ricoperto o ricoprono cariche pubbliche elettive in enti territoriali locali o regionali, all’interno della Regione, o sono stati eletti senatori o deputati nella Regione o risiedono nella Regione alla data di indizione delle elezioni».
«Art. 61. – L’elezione della Camera dei deputati ha luogo entro settanta giorni dalla fine della precedente. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalla elezione.
«Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di Presidenza. Il Presidente è eletto con la maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti. Il regolamento del Senato federale della Repubblica disciplina le modalità di rinnovo anche periodico dell’Ufficio di Presidenza».
«Art. 64. – La Camera dei deputati adotta il proprio regolamento con la maggioranza dei tre quinti dei suoi componenti. Il Senato federale della Repubblica adotta il proprio regolamento con la maggioranza assoluta dei suoi componenti.
«La legge, approvata ai sensi dell’articolo 70, terzo comma, determina i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore».
«Art. 66. – Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità, entro termini stabiliti dal proprio regolamento. L’insussistenza dei titoli o la sussistenza delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità dei parlamentari proclamati sono accertate con deliberazione adottata dalla Camera di appartenenza a maggioranza dei propri componenti».
«Art. 67. – Ogni deputato e ogni senatore rappresenta la Nazione e la Repubblica ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato».
«Art. 69. – I membri delle Camere ricevono un’identica indennità stabilita dalla legge, approvata ai sensi dell’articolo 70, terzo comma.
Qualora il Governo ritenga che proprie modifiche a un disegno di legge, sottoposto all’esame del Senato federale della Repubblica ai sensi del secondo comma, siano essenziali per l’attuazione del suo programma approvato dalla Camera dei deputati, ovvero per la tutela delle finalità di cui all’articolo 120, secondo comma, il Presidente della Repubblica, verificati i presupposti costituzionali, può autorizzare il Primo ministro ad esporne le motivazioni al Senato, che decide entro trenta giorni. Se tali modifiche non sono accolte dal Senato, il disegno di legge è trasmesso alla Camera che decide in via definitiva a maggioranza assoluta dei suoi componenti sulle modifiche proposte.
I Presidenti del Senato federale della Repubblica e della Camera dei deputati, d’intesa tra di loro, decidono le eventuali questioni di competenza tra le due Camere, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti, in ordine all’esercizio della funzione legislativa. I Presidenti possono deferire la decisione ad un comitato paritetico, composto da quattro deputati e da quattro senatori, designati dai rispettivi Presidenti. La decisione dei Presidenti o del comitato non è sindacabile in alcuna sede. I Presidenti delle Camere, d’intesa tra di loro, su proposta del comitato, stabiliscono sulla base di norme previste dai rispettivi regolamenti i criteri generali secondo i quali un disegno di legge non può contenere disposizioni relative a materie per cui si dovrebbero applicare procedimenti diversi».
«L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere nell’ambito delle rispettive competenze ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale».
«Art. 72. – Ogni disegno di legge, presentato alla Camera competente ai sensi dell’articolo 70, è secondo le norme del suo regolamento esaminato da una commissione e poi dall’Assemblea, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
Le proposte di legge di iniziativa delle Regioni e delle Province autonome sono poste all’ordine del giorno della Camera competente nei termini stabiliti dal proprio regolamento, con priorità per quelle adottate da più Regioni e Province autonome in coordinamento tra di loro».
1. All’articolo 73, secondo comma, della Costituzione, dopo le parole: «dei propri componenti,» sono inserite le seguenti: «e secondo le rispettive competenze ai sensi dell’articolo 70,».
2. All’articolo 74, secondo comma, della Costituzione, dopo le parole: «Se le Camere» sono inserite le seguenti: «, secondo le rispettive competenze ai sensi dell’articolo 70,».
3. All’articolo 77, primo comma, della Costituzione, dopo le parole: «delegazione delle Camere,» sono inserite le seguenti: «secondo le rispettive competenze ai sensi dell’articolo 70,».
4. All’articolo 77, secondo comma, della Costituzione, le parole da: «alle Camere» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «alle Camere competenti ai sensi dell’articolo 70, che si riuniscono entro cinque giorni. La Camera dei deputati, anche se sciolta, è appositamente convocata».
5. All’articolo 77, terzo comma, della Costituzione, dopo le parole: «Le Camere» sono inserite le seguenti: «, secondo le rispettive competenze ai sensi dell’articolo 70,».
«Art. 80. – È autorizzata con legge, approvata ai sensi dell’articolo 70, primo comma, la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi».
«Sono approvati ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo ai sensi dell’articolo 70, primo comma».
«Art. 83. – Il Presidente della Repubblica è eletto dall’Assemblea della Repubblica, presieduta dal Presidente della Camera dei deputati, costituita dai componenti delle due Camere, dai Presidenti delle Giunte delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano e dai delegati eletti dal Consiglio o dall’Assemblea regionale. Ciascun Consiglio o Assemblea regionale elegge due delegati. Per il Trentino-Alto Adige/Südtirol ciascun Consiglio provinciale elegge un delegato. La Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste ha un solo delegato. Ciascun Consiglio o Assemblea regionale elegge altresì un numero ulteriore di delegati in ragione di un delegato per ogni milione di abitanti nella Regione. L’elezione di tutti i delegati avviene in modo che sia assicurata comunque la rappresentanza delle minoranze.
Il Presidente della Repubblica è eletto a scrutinio segreto con la maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea della Repubblica. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei componenti. Dopo il quinto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti».
(Convocazione dell’Assemblea
«Sessanta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca l’Assemblea della Repubblica per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
2. All’articolo 86, secondo comma, della Costituzione, le parole: «se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione» sono sostituite dalle seguenti: «se la Camera dei deputati è sciolta o manca meno di tre mesi alla sua cessazione».
Il Presidente della Repubblica non emana il decreto di scioglimento nei casi di cui alle lettere a), b) e c) del primo comma, qualora alla Camera dei deputati, entro i venti giorni successivi, venga presentata e approvata con votazione per appello nominale dai deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera, una mozione nella quale si dichiari di voler continuare nell’attuazione del programma e si designi un nuovo Primo ministro. In tale caso, il Presidente della Repubblica nomina il nuovo Primo ministro designato».
(Modifica all’articolo 89 della Costituzione)
1. All’articolo 89, secondo comma, della Costituzione, le parole: «Presidente del Consiglio dei ministri» sono sostituite dalle seguenti: «Primo ministro».
«Art. 91. – Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi all’Assemblea della Repubblica».
«Art. 93. – Il Primo ministro e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica».
«Art. 96. – Il Primo ministro e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato federale della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale».
1. Dopo l’articolo 98 della Costituzione, è inserito il seguente:
«Art. 98-bis. – Per lo svolgimento di attività di garanzia o di vigilanza in materia di diritti di libertà garantiti dalla Costituzione e su materie di competenza dello Stato, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, la legge approvata ai sensi dell’articolo 70, terzo comma, può istituire apposite Autorità indipendenti, stabilendone la durata del mandato, i requisiti di eleggibilità e le condizioni di indipendenza.
2. All’articolo 104 della Costituzione, il quinto comma è abrogato.
(Modifiche all’articolo 114
2. All’articolo 114, primo comma, della Costituzione, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, che esercitano le loro funzioni secondo i princìpi di leale collaborazione e di sussidiarietà».
3. All’articolo 114 della Costituzione, il terzo comma è sostituito dal seguente:
1. All’articolo 116, primo comma, della Costituzione, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «previa intesa con la Regione o Provincia autonoma interessata sul testo approvato dalle due Camere in prima deliberazione. Il diniego alla proposta di intesa può essere manifestato entro tre mesi dalla trasmissione del testo, con deliberazione a maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio o Assemblea regionale o del Consiglio della Provincia autonoma interessata. Decorso tale termine senza che sia stato deliberato il diniego, le Camere possono adottare la legge costituzionale».
(Modifiche all’articolo 117
1. All’articolo 117 della Costituzione, il primo comma è sostituito dal seguente:
«La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario».
2. All’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, alla lettera a) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «promozione internazionale del sistema economico e produttivo nazionale;».
3. All’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, alla lettera e) sono premesse le seguenti parole: «politica monetaria,»; dopo le parole: «tutela del risparmio» sono inserite le seguenti: «e del credito»; dopo le parole: «tutela della concorrenza» sono inserite le seguenti: «e organizzazioni comuni di mercato».
4. All’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, alla lettera h), dopo le parole: «polizia amministrativa» sono inserite le seguenti: «regionale e».
5. All’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, dopo la lettera m) è inserita la seguente:
6. All’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, alla lettera o) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «sicurezza del lavoro;».
7. All’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, alla lettera p) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ordinamento della capitale;».
8. All’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, dopo la lettera s) sono aggiunte le seguenti:
s-quinquies) produzione strategica, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia».
9. All’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, sono apportate le seguenti modificazioni:
e) le parole: «ordinamento della comunicazione» sono sostituite dalle seguenti: «comunicazione di interesse regionale, ivi compresa l’emittenza in ambito regionale; promozione in ambito regionale dello sviluppo delle comunicazioni elettroniche»;
f) le parole: «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia» sono sostituite dalle seguenti: «produzione, trasporto e distribuzione dell’energia»;
(Modifica dell’articolo 118
Ai Comuni, alle Province e alle Città metropolitane è garantita l’autonomia nell’esercizio delle funzioni amministrative, nell’ambito delle leggi statali o regionali.
(Modifiche all’articolo 120
1. All’articolo 120, secondo comma, della Costituzione, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) le parole: «Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni» sono sostituite dalle seguenti: «Lo Stato può sostituirsi alle Regioni, alle Città metropolitane, alle Province e ai Comuni nell’esercizio delle funzioni loro attribuite dagli articoli 117 e 118»;
1. All’articolo 122, primo comma, della Costituzione, dopo le parole: «stabilisce anche» sono inserite le seguenti: «i criteri di composizione e».
2. All’articolo 122, quinto comma, della Costituzione, al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e non è immediatamente rieleggibile dopo il secondo mandato consecutivo».
(Modifiche all’articolo 123
1. All’articolo 123, secondo comma, della Costituzione, è soppresso il secondo periodo.
2. All’articolo 123 della Costituzione, il quarto comma è sostituito dal seguente:
(Modifiche all’articolo 126
1. All’articolo 126, primo comma, della Costituzione, l’ultimo periodo è sostituito dal seguente: «Il decreto è adottato previo parere del Senato federale della Repubblica».
2. All’articolo 126, terzo comma, della Costituzione, al primo periodo, sono soppresse le parole: « , l’impedimento permanente, la morte» e il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «Non si fa luogo a dimissioni della Giunta e a scioglimento del Consiglio in caso di morte o impedimento permanente del Presidente della Giunta. In tale caso, lo statuto regionale disciplina la nomina di un nuovo Presidente, cui si applicano le disposizioni previste per il Presidente sostituito. In ogni caso le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio».
«Il Governo, qualora ritenga che una legge regionale o parte di essa pregiudichi l’interesse nazionale della Repubblica, entro quindici giorni dalla sua pubblicazione invita la Regione a rimuovere le disposizioni pregiudizievoli. Qualora entro i successivi quindici giorni il Consiglio regionale non rimuova la causa del pregiudizio, il Governo, entro gli ulteriori quindici giorni, sottopone la questione al Parlamento in seduta comune che, entro gli ulteriori quindici giorni, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei propri componenti, può annullare la legge o sue disposizioni. Il Presidente della Repubblica, entro i successivi dieci giorni, emana il conseguente decreto di annullamento».
1. Dopo l’articolo 127 della Costituzione, è inserito il seguente:
«Art. 127-bis. – I Comuni, le Province e le Città metropolitane, qualora ritengano che una legge o un atto avente forza di legge dello Stato o della Regione leda le proprie competenze costituzionalmente attribuite, possono promuovere dinanzi alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale. Una legge costituzionale disciplina le condizioni, le forme e i termini di proponibilità della questione».
1. Dopo l’articolo 127-bis della Costituzione, è inserito il seguente:
«Art. 127-ter. – Fatte salve le competenze amministrative delle Conferenze di cui all’articolo 118, terzo comma, la legge dello Stato, approvata ai sensi dell’articolo 70, terzo comma, promuove il coordinamento tra il Senato federale della Repubblica e i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni e ne disciplina forme e modalità.
(Modifica all’articolo 131
1. All’articolo 131 della Costituzione, le parole: «Valle d’Aosta» e «Trentino-Alto Adige» sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: «Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste» e: «Trentino-Alto Adige/Sudtirol».
1. All’articolo 133 della Costituzione è premesso il seguente comma:
«L’istituzione di Città metropolitane nell’ambito di una Regione è stabilita con legge dello Stato, approvata ai sensi dell’articolo 70, terzo comma, su iniziativa dei Comuni interessati, sentite le Province interessate e la stessa Regione».
Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni. Nei successivi tre anni non può ricoprire incarichi di governo, cariche pubbliche elettive o di nomina governativa o svolgere funzioni in organi o enti pubblici individuati dalla legge.
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a deputato, che la Camera dei deputati compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari».
2. All’articolo 2 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, le parole: «dal Parlamento» sono sostituite dalle seguenti: «dalla Camera dei deputati».
3. L’articolo 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, è sostituito dal seguente:
«Art. 3. – 1. I giudici della Corte costituzionale nominati dal Senato federale della Repubblica e quelli nominati dalla Camera dei deputati sono eletti a scrutinio segreto e con la maggioranza dei due terzi dei componenti la rispettiva Assemblea. Per gli scrutini successivi al terzo è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei componenti la rispettiva Assemblea».
1. All’articolo 138 della Costituzione, il terzo comma è abrogato.
1. Le disposizioni di cui agli articoli 65, 69, 76, 84, 98-bis, 114, 116, 117, 118, 120, 122, 123, 126, terzo comma, 127, 127-bis, 131 e 133 della Costituzione, come modificati dalla presente legge costituzionale, si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. Ogni richiamo all’articolo 70 della Costituzione, contenuto negli articoli 65, 69, 98-bis, 118 e 133 della Costituzione, come modificati dalla presente legge costituzionale, è riferito, fino all’applicazione dell’articolo 14 della presente legge costituzionale, all’articolo 70 della Costituzione nel testo vigente alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
2. Fatto salvo quanto previsto dai commi 3, 4 e 6 del presente articolo, le disposizioni di cui agli articoli 55, 56, primo comma, 57, primo e sesto comma, 58, 59, 60, primo comma, 61, 63, 64, 66, 67, 70, 71, 72, 73, 74, 77, 80, 81, 82, 83, 85, 86, 87, 88, 89, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 104, 126, primo comma, 127-ter, 135 e 138 della Costituzione, come modificati dalla presente legge costituzionale, e le disposizioni di cui all’articolo 51, commi 2 e 3, della presente legge costituzionale si applicano con riferimento alla prima legislatura successiva a quella in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. Gli articoli 56, secondo, terzo e quarto comma, 57, secondo, terzo, quarto e quinto comma, 60, secondo e terzo comma, della Costituzione, come modificati dalla presente legge costituzionale, si applicano per la successiva formazione della Camera dei deputati, nonchè del Senato federale della Repubblica trascorsi cinque anni dalle prime elezioni del Senato medesimo, salvo quanto previsto dai commi 4 e 7 del presente articolo. Fino alla prima applicazione delle disposizioni costituzionali di cui al presente comma, continuano ad applicarsi i corrispondenti articoli della Costituzione nel testo vigente alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
3. Fino all’adeguamento della legislazione elettorale, ivi comprese le norme concernenti le elezioni nella circoscrizione Estero, alle disposizioni di cui all’articolo 92, secondo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale:
b) non si applica il quarto comma dell’articolo 70 della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale;
c) ai fini dello scioglimento della Camera dei deputati si applica l’articolo 88 della Costituzione, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
a) le prime elezioni del Senato federale della Repubblica, successive alla data di entrata in vigore della medesima legge, sono indette dal Presidente della Repubblica, che ne fissa la prima riunione non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni medesime, hanno luogo contestualmente a quelle della Camera dei deputati ed i senatori così eletti durano in carica per cinque anni; sono eleggibili a senatori di una Regione o Provincia autonoma gli elettori che hanno compiuto i quaranta anni di età; sono eletti nella circoscrizione Estero solamente i diciotto deputati di cui all’articolo 56, secondo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale; ai fini dell’applicazione dell’articolo 56, quarto comma, della Costituzione, la ripartizione dei seggi fra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo per seicentododici il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione;
b) alla scadenza dei cinque anni di cui alla lettera a) hanno luogo le nuove elezioni del Senato federale della Repubblica, nella composizione di cui all’articolo 57 della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale; sono eleggibili a senatori di una Regione o Provincia autonoma gli elettori che hanno compiuto i venticinque anni di età;
5. Con esclusivo riferimento al quinquennio successivo alle prime elezioni del Senato federale della Repubblica, di cui alla lettera a) del comma 4, in caso di scioglimento del Consiglio o Assemblea regionale o dei Consigli delle Province autonome in base all’articolo 126 o ad altra norma costituzionale, la durata della successiva legislatura regionale o provinciale è ridotta conseguentemente, in modo da assicurare, nelle nuove elezioni del Senato federale della Repubblica, la contestualità di cui all’articolo 57, secondo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale.
6. Per le prime elezioni del Presidente della Repubblica successive alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, il termine di quindici giorni di cui all’articolo 85, terzo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, è fissato in quarantacinque giorni.
7. Per le elezioni del Senato federale della Repubblica e della Camera dei deputati, successive alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, e fino all’adeguamento della legislazione elettorale alle disposizioni della presente legge costituzionale, trovano applicazione le leggi elettorali per il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
8. Le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale continuano ad applicarsi fino alla data di entrata in vigore delle loro modificazioni conseguenti alla medesima legge. Le norme regolamentari incompatibili con la presente legge costituzionale cessano di avere efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge medesima. Fino alla determinazione dei criteri generali di cui all’articolo 70, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, il Presidente di ciascuna Camera verifica che un disegno di legge non contenga disposizioni relative a materie per cui si dovrebbero applicare procedimenti diversi.
10. In sede di prima applicazione dell’articolo 135 della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, alla scadenza del termine dei giudici della Corte costituzionale già eletti dal Parlamento in seduta comune e alle prime scadenze del termine di un giudice già eletto dalla suprema magistratura ordinaria e di un giudice già nominato dal Presidente della Repubblica, al Senato federale della Repubblica, integrato dai Presidenti delle Giunte delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, e alla Camera dei deputati è attribuita alternativamente l’elezione di ciascun giudice in scadenza. Al Senato è attribuita l’elezione del primo giudice in scadenza.
11. Il quarto comma dell’articolo 135 della Costituzione, come sostituito dall’articolo 51 della presente legge costituzionale, non si applica nei confronti dei giudici costituzionali in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
12. In caso di cessazione anticipata dall’incarico di singoli componenti del Consiglio superiore della magistratura, già eletti dal Parlamento in seduta comune, il Senato federale della Repubblica procede alle conseguenti elezioni suppletive fino alla concorrenza del numero di componenti di sua competenza, ai sensi dell’articolo 104, quarto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 36 della presente legge costituzionale.
13. Nei cinque anni successivi alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale si possono, con leggi costituzionali, formare nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, a modificazione dell’elenco di cui all’articolo 131 della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell’articolo 132 della Costituzione, fermo restando l’obbligo di sentire le popolazioni interessate.
16. All’articolo 5 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, sono apportate le seguenti modificazioni:
18. All’articolo 1, comma 3, della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, nel primo periodo le parole: «il primo rinnovo» sono sostituite dalle seguenti: «i rinnovi» e la parola: «successivo» è sostituita dalla seguente: «successivi».
1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 38, sino all’adeguamento dei rispettivi statuti di autonomia le disposizioni di cui al capo V della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite. Sino all’adeguamento dei rispettivi statuti le rimanenti disposizioni della presente legge costituzionale che interessano le Regioni si applicano anche alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano.
1. Ai fini dell’adeguamento degli statuti di cui all’articolo 54, nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e di Bolzano è riconosciuta parità di diritti ai cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono.
1. Entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, il Governo assicura la puntuale individuazione dei beni e delle risorse da trasferire alle Regioni e agli enti locali, la loro ripartizione tra le Regioni e tra Regioni ed enti locali, per garantire l’effettivo esercizio delle rispettive funzioni e competenze di cui alla presente legge costituzionale e alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. La legge dello Stato, approvata ai sensi dell’articolo 70, terzo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, stabilisce le modalità e i tempi per la ripartizione dei beni e delle risorse individuati e i successivi trasferimenti, che devono comunque essere congrui rispetto alle funzioni e alle competenze esercitate e comportano l’adeguamento delle amministrazioni statali, in rapporto ad eventuali compiti residui.
1. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, le leggi dello Stato assicurano l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione. In nessun caso l’attribuzione dell’autonomia impositiva ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni può determinare un incremento della pressione fiscale complessiva.
Legislatura 14º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 897 del 15/11/2005
Presidenza del vice presidente MORO La seduta inizia alle ore 9.
Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana dell'11 novembre. Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e
assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni
all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della
seduta odierna. (v. Resoconto stenografico).
Discussione del disegno di legge costituzionale: (2544-D) Modifiche alla Parte II della Costituzione (Approvato
in prima deliberazione dal Senato; modificato in prima deliberazione
dalla Camera dei deputati; nuovamente approvato, in prima
deliberazione, dal Senato e approvato, in seconda deliberazione, dalla
Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi
dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE.
Ricorda che, ai sensi dell'articolo 123 del Regolamento, in sede di
seconda deliberazione il disegno di legge costituzionale, dopo la
discussione generale, sarà sottoposto solo alla votazione finale per
l'approvazione nel suo complesso. PASTORE, relatore.
Si rimette alla relazione scritta di accompagnamento al disegno di
legge costituzionale, dando atto nel contempo al senatore D'Onofrio,
relatore per la fase di prima lettura dell'articolato provvedimento, di
aver preferito assumere un ruolo prettamente politico per poter meglio
difendere in Assemblea il testo in esame dalle critiche
dell'opposizione. Queste ultime riguardano principalmente la presunta
unilateralità del disegno di legge di riforma costituzionale (che per
taluno sarebbe stato voluto solo dalla Lega), la fretta impressa al suo
iter, la sua non necessità, la sua incapacità di assicurare la
governabilità e, a seconda dei contesti, la sua natura centralista o
disgregante dell'unità del Paese. Tutte queste critiche sono infondate
e pretestuose. Il disegno di legge costituzionale è frutto di un lungo
processo che ha contrassegnato soprattutto le ultime legislature,
transitando da ultimo nella Commissione bicamerale presieduta
dall'onorevole D'Alema, e comunque risponde alle aspettative del Paese
di una riduzione dell'ormai cinquantennale centralismo politico e
amministrativo derivante dal particolare contesto storico da cui è
scaturita la Costituzione. Esso completa l'introduzione del federalismo
nell'ordinamento, certo grazie al particolare impegno della Lega, ma
anche per correggere gli squilibri istituzionali causati dalla riforma
del Titolo V della Carta costituzionale della scorsa legislatura,
definita sgangherata persino da un costituzionalista vicino alla
sinistra come Augusto Barbera, e garantire la salvaguardia
dell'interesse nazionale. Inoltre, il provvedimento assicura una
maggiore governabilità nel quadro di un rinnovato sistema delle
autonomie locali e delle Regioni nonché di un contesto europeo
fortemente modificatosi, in quel processo solo momentaneamente
interrotto dalla mancata approvazione della Costituzione da parte di
Francia e Olanda; peraltro, la proposta emersa nel corso dell'iter
del disegno di legge costituzionale di estrapolare la parte relativa al
federalismo per una rielaborazione condivisa con l'opposizione è stata
stroncata dal veto di Romano Prodi, che evidentemente ha preferito lo
scontro frontale. A parte il fatto che la forma di governo incentrata
sul premierato è stata scelta dalla Casa delle libertà nel presupposto
che fosse condivisa dall'opposizione, la maggiore governabilità è
legata anche alla creazione di un luogo di mediazione tra i vari
livelli di governo, quale il Senato federale. Infine, la riforma
prevede importanti norme transitorie per accompagnare con gradualità il
passaggio da uno Stato centralista ad uno federalista, prevedendo il
passaggio del personale dell'amministrazione centrale alle Regioni e
agli enti locali e prescrizioni in ordine all'autonomia fiscale. (Applausi dai Gruppi FI, AN e LP). PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.
MANZELLA (DS-U).
Le modalità riduttive e confliggenti con l'articolo 72 della
Costituzione con cui i Regolamenti parlamentari disciplinano la seconda
lettura dei disegni di leggedi riforma costituzionale (originate dal
presupposto di un loro ampio consenso politico) sono particolarmente
evidenti in questo caso, poiché la prevista reintroduzione del sistema
elettorale proporzionale avrebbe richiesto una pausa di riflessione.
Infatti, se alla luce di tale ventilata riforma perdono forza le
critiche avanzate dall'opposizione sulle garanzie, diventano ancora più
pregnanti quelle riferite all'assetto di Governo ed a quello
parlamentare ed è accentuata la valenza distorcente della devolution,
in quanto il previsto premio elettorale su base regionale rafforza la
logica separatista a scapito dell'esigenza di interdipendenza e di
coesione. I senatori iscritti a parlare vogliono pertanto rappresentare
la forte esigenza di una diversa Costituzione, che non rinneghi quella
del 1948 ed in grado di rappresentare l'Italia che alle primarie del 16
ottobre ha espresso un'esigenza di cittadinanza attiva; inoltre,
vogliono sostituire il separatismo strisciante che caratterizza il
progetto di riforma con l'esaltazione del ruolo del Senato, luogo di
confronto tra Governo nazionale e governi locali, punto di
coordinamento essenziale della rete delle assemblee elettive e sede di
valutazione dell'interesse nazionale. La pagina nera che il Senato
scriverà domani con l'approvazione del disegno di legge sarà tuttavia
riscattata dai cittadini, che con il referendum impediranno che tale progetto condizioni il futuro costituzionale della Patria. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Misto-Com. Congratulazioni).
MANCINO (Mar-DL-U).
I contenuti del disegni di legge di riforma costituzionale, la cui
ampia portata difficilmente può essere ricompresa nell'ambito della
disciplina prevista dall'articolo 138 della Costituzione ed avrebbe
invece richiesto un procedimento costituente, evidenziano chiaramente
la sua natura di accordo all'interno della maggioranza, che consente
alla Lega di ottenere la devolution, a Forza Italia il
premierato, ad AN la tutela dell'interesse nazionale, mentre l'UDC si è
garantita una riforma elettorale incoerente rispetto all'impianto della
stessa riforma costituzionale. La competenza esclusiva, legislativa ed
organizzativa, delle Regioni in materia sanitaria confligge con la
competenza esclusiva del Parlamento nella determinazione dei livelli
essenziali di assistenza (conflitto ancor più evidente nel settore
dell'istruzione dove allo Stato compete la determinazione delle norme
generali della materia) e determinerà disparità di trattamento sulla
base dei livelli di reddito e delle differenze territoriali, impedendo
il perseguimento degli obiettivi indicati dagli articoli 2 e 3 della
Costituzione. La prevista disciplina dell'interesse nazionale, la cui
tutela è già peraltro sancita da una sentenza della Corte
costituzionale, delinea come residuali le competenze del Parlamento in
materia, in quanto la questione viene sottoposta sulla base di
un'autonoma decisione del Governo, mentre è addirittura superfluo il
ruolo del Senato, cui in caso di conflitto col Governo viene
addirittura sottratta la competenza legislativa. Inoltre, il premierato
assoluto che si realizza sulla base di un rapporto organico tra la
maggioranza ed il candidato premier, determina una condizione
di estrema debolezza del Parlamento, sotto minaccia di scioglimento
anticipato deliberato da parte dello stesso premier
e non da un organo terzo come il Presidente della Repubblica.
L'esigenza di evitare ribaltoni non può risolversi affidando al premier
un inquietante potere assoluto sul Parlamento, quanto piuttosto
dovrebbe stimolare una riflessione sul modello tedesco, che consente la
sfiducia costruttiva, ma opportunamente richiede una sollecita verifica
da parte dell'elettorato. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Misto-Com. Congratulazioni). BASSANINI (DS-U).
Il disegno di legge fallisce gli obiettivi che dovrebbe perseguire
un'efficiente riforma costituzionale,cioè da un lato la governabilità
delle istituzioni, per metterle in condizione di assumere decisioni su
cui raccogliere il consenso di cittadini, dall'altro certezza delle
regole democratiche e dei diritti fondamentali di libertà, questioni di
straordinaria rilevanza che le Costituzioni dei Paesi democratici
sottraggono alla disponibilità esclusiva della maggioranza politica.
Tale situazione era garantita anche in Italia dalla concomitanza di tre
elementi: l'aggravamento della procedura di revisione costituzionale,
il sistema elettorale su base proporzionale e la consapevolezza delle
forze politiche della necessità di un'ampia condivisione delle
modifiche costituzionali. Questi due ultimi elementi sono venuti meno,
il che ha determinato una dannosa erosione della stabilità
costituzionale. Si impone pertanto una revisione dell'articolo 138
della Costituzione in grado di sottrarre le regole istituzionali alla
competizione politica; sotto tale profilo la riforma in discussione
rappresenta un vulnus più grave rispetto alla comunque
discutibile modifica, nella precedente legislatura, del Titolo V, i cui
contenuti erano largamente condivisi dal sistema istituzionale degli
enti locali. Il disegno di legge determina un arretramento sul terreno
della governabilità delle istituzioni introducendo una procedura
legislativa farraginosa e una confusa ripartizione di competenze tra
Camera e Senato, particolarmente inadeguata rispetto a provvedimenti
rilevanti, quali la legge finanziaria, che non consentono una
chiararipartizione per materie. Inoltre il Primo ministro, i cui poteri
vengono pericolosamente rafforzati a scapito del Parlamento, è allo
stesso tempo esposto al ricatto di una piccola quota della propria
maggioranza, un rischio peraltro che verrebbe accentuato dal ritorno a
una legge elettorale proporzionale. Viene quindi fallito l'ineludibile
obiettivo di rafforzare il Governo ma allo stesso tempo sottoporlo al
controllo di un Parlamento altrettanto forte. La parte del testo
relativa al Titolo V e alla forma di Stato è un'occasione persa per
raggiungere un'ampia condivisione su una riscrittura semplice e duttile
dell'articolo 117, che assegnasse la competenza legislativa generale
alle Regioni, salvo un adeguato elenco di materie riservate alla
competenza del Parlamento a tutela dell'unità giuridica ed economica
dell'ordinamento e dell'universalità dei diritti costituzionali dei
cittadini. La soluzione adottata dalla maggioranza determina invece
ulteriore confusione, perché convivono la competenza esclusiva del
Parlamento sui livelli essenziali di assistenza e sulle norme generali
in materia di istruzione e quelle delle Regioni relativamente
all'organizzazione dei medesimi ambiti. È una soluzione estranea ai
sistemi federali che i cittadini elimineranno con il referendum. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).
FASSONE (DS-U).
In un'Aula quasi deserta, con un'opposizione rassegnata e una
maggioranza sicura della propria forza numerica, si sta celebrando
l'ultimo atto di un percorso di stravolgimento della Costituzione. Il
Parlamento non è potere costituente bensì potere costituito e il
procedimento di revisione richiede condivisione; la maggioranza usa
invece la riforma come una clava contro l'opposizione e come una merce
di scambio all'interno della coalizione, arrecando così una grave
ferita all'ordinamento che non sarà sanata neanche da una bocciatura
referendaria delle legge. La riforma, espressione di contingenti
rapporti di forza, disegna una fragilissima architettura istituzionale,
componendo in modo eterogeneo e contraddittorio le diverse istanze
dello schieramento: il regionalismo esasperato avrebbe dovuto trovare
un limite nella costruzione di un Senato federale forte, sciolto dal
rapporto fiduciario, ma l'esigenza di rafforzare i poteri del Capo del
Governo ha comportato una farraginosa ripartizione delle competenze e
un'espropriazione del Parlamento, attraverso il conferimento al Primo
ministro del potere di minacciare lo scioglimento della Camera e di
sottrarre competenze legislative al Senato quando sia in gioco
l'indirizzo di governo. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-Un. Congratulazioni).
TESSITORE (DS-U).
Le Costituzioni, che scaturiscono spesso da eventi straordinari e a
volte drammatici, esprimono i valori comuni di un popolo e si fondano
su una dialettica tra principio di legalità e principio di legittimità,
tra istanze statiche di formalizzazione e istanze dinamiche di
evoluzione. La Costituzione del secondo dopoguerra, approvata a
larghissima maggioranza, che riuscì a sintetizzare le istanze
pluralistiche della società italiana e a garantirne lo sviluppo, viene
ora scardinata da una riforma che indebolisce l'identità statale e
nazionale e condanna il Paese al declino. Il rafforzamento del ruolo
del Presidente del Consiglio è incompatibile con il principio della
divisione dei poteri, l'affievolimento dei poteri del Presidente della
Repubblica è incoerente con la funzione di garanzia dell'ordinamento,
la devoluzione, che non disegna né un sistema regionalistico né un
sistema federale, è inconciliabile con la salvaguardia dell'interesse
nazionale. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).
ZAVOLI (DS-U).
Una riforma di parte, estranea allo spirito costituzionale, viene
varata come atto di dittatura della maggioranza, escludendo e riducendo
al silenzio quasi la metà del Parlamento, facendo prevalere la logica
dei grandi numeri sulla logica dei valori democratici. L'unica finalità
della revisione, che introduce una pericolosa distinzione tra Nazione e
Repubblica e un rischioso procedimento di creazione di nuove Regioni, è
quella di consentire al leader della Lega di esibire nella
campagna elettorale un surrogato della secessione e ciò produrrà
conseguenze indelebili, anche ove la legge non fosse confermata dal referendum. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).
BATTISTI (Mar-DL-U).
Anziché completare un processo decennale di transizione, riaffermando i
principi costituzionali attraverso un ammodernamento delle istituzioni
e un miglioramento della legge elettorale, la maggioranza vara una
riforma improntata ad una visione aziendalistica dello Stato, incapace
di garantire la divisione dei poteri e la stabilità dell'ordinamento.
Il progetto di legge costituzionale disegna una forma affievolita di
democrazia parlamentare, ove il potere di scioglimento della Camera non
è più affidato ad un organo terzo, il rafforzamento del ruolo del Primo
ministro non è compensato da norme di garanzia, la politicizzazione
della Corte costituzionale è accentuata, il procedimento legislativo è
confuso e le Regioni restano prive di un sistema fiscale e tributario
autenticamente federale. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).
PETRINI (Mar-DL-U).
L'attenzione posta dagli organi di stampa sulle norme relative alla
devoluzione, certamente gravi perché amplificano i problemi attualmente
esistenti nei rapporti tra Stato e Regioni creando su alcune rilevanti
materie un intreccio di competenze legislative esclusive e concorrenti,
distoglie l'opinione pubblica da una corretta valutazione dei rischi
ben più preoccupanti insiti nel progetto di riforma costituzionale
delineato dalla maggioranza. Esso infatti condurrà alla fine della
democrazia parlamentare secondo il modello teorizzato e praticato nella
storia repubblicana italiana, poiché riduce il Parlamento ad organo
soggetto all'arbitrio ed alla volontà del Governo, a proiezione del
potere esecutivo sul popolo anziché rappresentazione della volontà
popolare; poiché vincola la rappresentanza parlamentare con il mandato
imperativo e differenzia il valore del voto tra il parlamentare eletto
nella maggioranza e quello eletto nell'opposizione. Viene alterato il
sistema di garanzie e bilanciamenti dell'esercizio del potere costruito
dalla Costituzione, che viene stravolta in un modo che appare
illegittimo sia nel metodo che nel merito: infatti la procedura di
revisione prevista dall'articolo 138 individua un limite al processo di
riscrittura della Costituzione, che non può giungere sino al punto di
determinare discontinuità dell'impianto complessivo; inoltre, il
sistema di garanzie previsto nel 1948 era impostato sulla
rappresentatività offerta dal sistema elettorale proporzionale e non
appare più sufficiente allorché l'attuale sistema elettorale trasforma
in maggioranza assoluta la maggioranza relativa uscita dalle urne. Il
centrodestra si è appropriato del potere costituente e lo esercita per
arrecare uno strappo grave alla Costituzione del 1948 che, con i
successivi adattamenti, risponde ancora pienamente alla cultura, alla
storia ed alla sensibilità democratica degli italiani. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U e del senatore Colombo. Congratulazioni).
LAURO (Misto-CdL).
La riforma della Parte II della Costituzione voluta dal Governo
Berlusconi rappresenta un intelligente adeguamento dell'architettura
dello Stato ai rinnovati bisogni della comunità nazionale. Lo
snellimento dell'iter legislativo, il superamento del
bicameralismo, la riduzione dei parlamentari, l'introduzione di
clausole di garanzia a favore delle minoranze parlamentari, le nuove
modalità di elezione del Capo dello Stato, il rafforzamento
dell'Esecutivo costituiscono passaggi essenziali per il salto culturale
necessario al Paese per abbattere le resistenze al cambiamento. In tale
ottica, anche la devoluzione è una grande opportunità per completare il
quadro di trasformazioni della società avviato dal Governo: il
Mezzogiorno dovrà sfruttarla per superare l'assistenzialismo ed il
clientelismo, per procedere a vasti programmi di infrastrutturazione,
per avviare processi diffusi di sviluppo, per favorire la
collaborazione tra gli enti all'interno della cornice offerta dal
principio di sussidiarietà. Per tutte queste ragioni annuncia un voto
convintamente favorevole. (Applausi dei senatori Carrara e Pastore. Congratulazioni).
ACCIARINI (DS-U).
Dietro al complesso, contraddittorio insieme di norme di modifica
costituzionale proposto dalla maggioranza si cela l'assenza di un'idea
unitaria di società e di Paese, come emerge anche per gli aspetti
relativi al sistema di istruzione. In tale materia, grazie alle leggi
ed alla riforma costituzionale introdotte nella passata legislatura,
esistevano già tutti gli strumenti per garantire il decentramento delle
competenze e l'autonomia delle istituzioni scolastiche. Anche se il
Governo ha avuto più volte difficoltà ad interpretare correttamente il
rapporto fra Stato e autonomie locali, tant'è vero che alcuni decreti
delegati della riforma della scuola secondaria non potranno essere
attuati perché non c'è stata l'intesa con le Regioni, esiste tuttavia
un assetto chiaro di competenze che attribuisce allo Stato la
legislazione esclusiva sulle norme generali e alle Regioni quella sulla
formazione professionale e stabilisce la competenza concorrente in
materia di istruzione, il tutto in un ambito di autonomia riconosciuta
anche dalla Costituzione. Il progetto in esame non punta a rafforzare
il decentramento ma alla frantumazione della scuola come elemento
dell'unità nazionale: il potere dato alle Regioni di intervenire sui
programmi scolastici ha condotto, negli esperimenti fin qui attuati, ad
una esasperazione degli aspetti localistici ed all'insegnamento del
dialetto, il quale, pur dovendo rientrare nell'ambito del quadro
didattico, non può in alcun modo sottrarre importanza all'apprendimento
della lingua italiana come strumento di partecipazione alla vita
nazionale e di promozione sociale. Il testo in esame afferma una
visione di accentramento verso il potere regionale e non di autonomia o
di federalismo. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U e del senatore Michelini).
TONINI (DS-U).
Pur tra molteplici contraddizioni, il progetto di riforma
costituzionale era nato all'insegna del ragionevole e condivisibile
obiettivo di completare la transizione italiana verso un bipolarismo
maturo, che evitasse da un lato il ritorno al proporzionalismo
consociativo e dall'altro lo stravolgimento di un presidenzialismo con
derive plebiscitarie. Tale obiettivo sembrava fatto proprio dalla
maggioranza di centrodestra attraverso il recepimento di due capisaldi
del riformismo costituzionale del centrosinistra, costituiti dal
cosiddetto governo del Primo ministro (in alternativa al vecchio
assemblearismo su base proporzionale e al presidenzialismo estraneo a
gran parte della tradizione europea) e dal cosiddetto federalismo
cooperativo, introdotto con la riforma del Titolo V della scorsa
legislatura (da completare e semmai correggere ma non da azzerare dopo
la conferma referendaria). In tale quadro erano stati accantonati il
presidenzialismo proposto da Alleanza Nazionale, il ritorno al
proporzionale proposto dall'UDC e le spinte secessioniste della Lega,
sino al punto da indurre in una parte dello schieramento di
centrosinistra l'auspicio di una dialettica e di un confronto; ma tali
aspettative sono state deluse dal carattere confuso ed approssimativo
della proposta di riforma in ordine alla forma di governo, con
irrigidimenti eccessivi per inserire norme antiribaltone e, con
riferimento al maggioritario, l'assenza dello Statuto dell'opposizione
e di adeguata autonomia delle autorità di controllo. Il testo contempla
la riforma del Senato in senso federale, ma la delicata ripartizione di
competenze tra i due rami del Parlamento è molto confusa. Infine, è
stata subito approntata una riforma elettorale in senso proporzionale
che fa ipotizzare uno sgradevole commercio tra i due progetti di
riforma, causato dal cedimento verso le richieste della Lega, ma
soprattutto fa compiere un passo indietro al processo di ammodernamento
dello Stato, forse per le mutate previsioni di natura elettorale. Per
queste ragioni, dichiara fin d'ora il voto contrario del suo Gruppo al
disegno di legge di riforma costituzionale e annuncia una forte
battaglia nel Paese in vista della consultazione referendaria. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U e del senatore Michelini). MICHELINI (Aut).
Il federalismo è un processo di aggregazione fra Stati sovrani per il
comune esercizio di alcune funzioni con parziale rinuncia alla
sovranità, mentre quello introdotto in Italia indica un confuso
decentramento di funzioni dallo Stato alle Regioni, che in ogni caso
sconcerta l'opinione pubblica per la potenziale disgregazione
dell'unità nazionale e la proliferazione degli apparati burocratici e
quindi della spesa pubblica. Per fugare tali preoccupazioni e superare
qualche luogo comune, occorre ricordare che la Costituzione del 1948
attribuì alle cinque Regioni a statuto speciale un grado molto forte di
autonomia, sia pure differenziata tra la dimensione esclusivista delle
Regioni del Nord e quella improntata a spirito di aggiuntività delle
Regioni meridionali; nel primo caso le competenze sono esercitate in
maniera esclusiva e le risorse tributarie riscosse localmente vengono
distribuite tra le Regioni e lo Stato in proporzione ai costi di
esercizio delle rispettive competenze, mentre nel secondo caso le
competenze sono esercitate in maniera concorrente con lo Stato, del
quale viene auspicato l'intervento, e le risorse tributarie sono
devolute alle autonomie locali. Anche per le Regioni ordinarie il
confine tra poteri locali e competenze riservate allo Stato è meno
netto e sono frequenti le invasioni di campo da parte del Governo nelle
prerogative regionali. La riforma prevede l'istituzione del Senato
federale della Repubblica con funzioni di raccordo e di
rappresentatività degli interessi regionali, ma tale obiettivo non può
essere garantito dalla coincidenza dei tempi di elezione dei senatori
con quelli dell'elezione dei consigli regionali. Sarebbe stato
preferibile provvedere all'attuazione dell'articolo 119, in materia di
autonomia fiscale, rimasto finora lettera morta. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).
CAMBURSANO (Mar-DL-U).
E' pericoloso modificare in modo frettoloso la Costituzione, che resta
il patto fondamentale di convivenza e di garanzia. Oggi per la prima
volta un disegno di legge di revisione costituzionale viene inteso come
parte del programma di governo e avviato per iniziativa del Presidente
del Consiglio. In materia di federalismo, in particolare, la sentenza
emessa ieri dalla Corte costituzionale fa emergere le evidenti
contraddizioni che hanno caratterizzato la Casa delle libertà nell'arco
della legislatura e la mancanza di una profonda convinzione
sull'opportunità di riformare lo Stato in senso federale. La riforma,
inoltre, rischia di compromettere l'unità repubblicana, scarica sugli
enti locali e sulle Regioni i tagli alla spesa sociale, compromette
l'eguaglianza dei cittadini sul diritto di godimento di servizi
pubblici. Esprime in conclusione la sua forte amarezza e preoccupazione
per la tenuta democratica del Paese. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U. Congratulazioni).
CALVI (DS-U).
La riforma costituzionale presenta alcune discrasie e asistematicità
concernenti il ruolo della Corte costituzionale e in generale la
funzione di controllo sugli atti del potere legislativo. E' vero che la
rigidità del sistema costituzionale è mitigata dalla possibilità di una
sua revisione attraverso il ricorso ai meccanismi di cui all'articolo
138 della Costituzione stessa, ma vi sono alcuni diritti di libertà dei
cittadini che sono garantiti di fronte a qualsiasi tentativo di
compressione da parte del potere legislativo. In tale quadro, alla
Corte costituzionale è demandato il compito di accertare la conformità
delle leggi ai principi e alle norme costituzionali, dunque di
assicurare la tutela della legalità costituzionale nel suo complesso,
il che non si concilia con la previsione, contenuta nel disegno di
legge costituzionale, che attribuisce ai rappresentanti delle Regioni
un ruolo nell'elezione dei componenti della Corte, in analogia a quanto
avviene negli Stati a struttura federale. Occorrerà senz'altro
ripartire dalla Costituzione del 1948, per apportare modifiche che
tutelino e anzi rafforzino la democrazia. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U e dei senatori Michelini e Zancan. Congratulazioni).
FALCIER (FI).
Probabilmente l'approvazione finale del disegno di legge costituzionale
non rappresenterà il traguardo definitivo di una riforma a lungo
perseguita, perché sarà necessario svolgere un referendum prima
della sua promulgazione, ma è innegabile che l'impegno elettorale
assunto dalla Casa delle libertà è stato raggiunto. Anche per tale
ragione appaiono pregiudiziali le critiche e le preoccupazioni espresse
dall'opposizione, in primo luogo quella di stravolgere l'attuale
Costituzione, perché essa è stata modificata più volte e su diverse
materie e soprattutto perché sul finire della scorsa legislatura la
maggioranza dell'epoca, con la riforma del Titolo V, ha tolto ogni
supremazia istituzionale allo Stato equiparandolo, come rango
costituzionale, alle Regioni e agli enti locali, fino ad eliminare ogni
tutela dell'interesse nazionale, e causando una profonda conflittualità
istituzionale. Inoltre, la riforma del 2001 ha previsto ulteriori e
particolari condizioni di autonomia che rischiano di stravolgere la
suddivisione di competenze tra lo Stato e le Regioni, nonché la
possibilità di intese tra le Regioniche potenzialmente possono portare
alla dissoluzione dello Stato. Ora la riforma ripristina la tutela
dell'interesse generale e prevede che le intese tra Regioni possano
creare solo organi amministrativi comuni. D'altra parte, il testo
deriva in gran parte da quello elaborato dalle Commissioni presiedute
dagli onorevoli De Mita, Iotti e D'Alema nelle scorse legislature e il
maggiore potere conferito al premier è la conseguenza di scelte
già compiute per il rafforzamento dei sindaci e dei presidenti delle
Province e delle Regioni. Si tratta ora di avviare un federalismo
solidale e di correggere alcune modifiche non condivisibili del Titolo
V della Costituzione, mentre le riforme in materia di superamento del
bicameralismo perfetto e di modifica della forma di governo entreranno
in vigore gradualmente e potranno, se necessario, essere corrette e
integrate. (Applausi dai Gruppi FI e AN. Congratulazioni). TURRONI (Verdi-Un). La vigente Costituzione tutela i cittadini più deboli, mentre la proposta devolution spezza la coesione sociale; i Verdi si impegneranno quindi affinché il referendum
popolare cancelli una riforma avventuristica, molto lontana dalle
conquiste dei padri costituenti, scardinante dell'assetto
costituzionale del Paese perché in un'ottica di democrazia
plebiscitaria si prefigge di sottrarre il potere esecutivo a qualunque
forma di controllo. Con la sua scarsa presenza in Aula la maggioranza
ha confermato non solo il disinteresse per la Costituzione, ma anche di
compiere le proprie scelte politiche soltanto sulla base della
contrattazione interna alla coalizione. Anche i supremi interessi del
Paese vengono così condizionati dai prevalenti interessi di parte e la
maggioranza si richiama alle norme antiribaltone come ad una formula
magica in grado di garantire l'efficace governo del Paese. Nei fatti è
il centrodestra a praticare i ribaltoni: nel 1994, quando il Governo
Berlusconi ottenne la maggioranza al Senato solo grazie al sostegno di
alcuni senatori eletti in altri schieramenti, ed in questi giorni con
l'auspicio di un Governo di grande coalizione formulato dal Ministro
dell'economia. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un e DS-U).
NANIA (AN).
In coerenza con il percorso riformatore compiuto nelle precedenti
legislature, la riforma costituzionale ora in discussione (annunciata
nelle sue linee di fondo prima dell'ultima consultazione elettorale e
sulla cui concreta stesura la maggioranza ha strenuamente ricercato
un'intesa con l'opposizione) non incide sui princìpi fondamentali della
Costituzione ma solo sugli assetti organizzativi: i rapporti
Governo-Parlamento e quelli tra Stato centrale e Regioni. Gli aspetti
essenziali della riforma consistono da un lato nella garanzia che i
cittadini possano scegliere il Governo, dall'altro nella ricomposizione
della ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni in
un quadro di devoluzione unitaria e paritaria, che era stato spezzato
dalla riforma del Titolo V approvata dal centrosinistra nella
precedente legislatura. Infatti, mentre secondo la Costituzione del
1948 la competenza legislativa è dello Stato, che solo su specifiche
materie la riconosce alle Regioni, comunque nei limiti del rispetto
dell'interesse nazionale, il vigente testo costituzionale rovescia tale
principio, tanto da riconoscere la competenza legislativa alle Regioni,
ad eccezione delle materie specificamente riservate al Parlamento. Nei
fatti si è realizzata una secessione mascherata che ha comportato la
rottura dell'unitarietà del sistema sanitario, ma anche di quello
scolastico, visto che in tale ambito allo Stato compete esclusivamente
la definizione delle norme generali. E' pertanto condivisibile che la
riforma proposta dalla maggioranza sia improntata alla garanzia contro
il rischio di disgregazione, tipico di una democrazia pluralistica,
mentre la Costituzione centralista del 1948 aveva moltiplicato i centri
di potere in funzione di tutela contro l'autoritarismo. (Applausi dai Gruppi AN e FI e dai banchi del Governo. Congratulazioni). VILLONE (DS-U).
La Costituzione del '48 è più moderna e lungimirante di una
Costituzione di maggioranza, scaturita da decisioni di vertice e dalla
giustapposizione di interessi diversi, che è errata nel metodo e nel
merito, perché ha valicato i limiti del potere di revisione e,
incentrata sulla figura del Primo ministro, sta formalizzando un
modello, già sperimentato durante la legislatura, che non ha funzionato
e ha indebolito il sistema delle garanzie e degli equilibri. Occorre
riconoscere che il centrosinistra ha commesso un errore quando ha
varato la riforma del Titolo V della Costituzione senza resistere alla
pressione trasversale degli amministratori locali e regionali, perché
la competizione nel mondo globalizzato non consente l'apologia delle
piccole dimensioni, né in ambito economico né in ambito istituzionale,
ma richiede piuttosto una supremazia statale quale fondamento di
politiche forti e di garanzia dell'uguaglianza dei diritti. (Applausi dal Gruppo DS-U).
CREMA (Misto-SDI-US).
La maggioranza di centrodestra non può invocare a propria
giustificazione il precedente del Titolo V della Costituzione, perché
quella riforma fu chiesta dall'intero sistema delle autonomie locali e
avrebbe dovuto trovare attuazione con l'approvazione delle proposte del
ministro La Loggia e il varo di una legge ordinaria di riforma del
sistema tributario. Il testo in esame è invece il frutto di un fragile
compromesso tra la devolution voluta dalla Lega, la menzione
dell'interesse nazionale richiesta da Alleanza Nazionale, il premierato
assoluto caldeggiato da Forza Italia e la legge elettorale
proporzionale auspicata dall'UDC. Personalizzando e concentrando i
poteri di governo e indebolendo le funzioni di controllo e di garanzia,
la riforma incide pesantemente anche sui princìpi della prima parte
della Costituzione e conferma il carattere alternativo rispetto ai
valori fondanti della Repubblica proprio della politica istituzionale
della maggioranza. Di fronte ad una devolution molto lontana
dal federalismo, che frammenta il sistema scolastico e sanitario e
introduce un meccanismo separatista, quando le esigenze di sviluppo
richiedono politiche di coesione e strategie di integrazione, i
Socialisti si sarebbero aspettati una conferma del dissenso da parte
dai massimi vertici della Chiesa cattolica che pure non hanno lesinato
interventi a proposito di altre vicende. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI-US e DS-U).
Rinvia il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad
altra seduta. Dà annunzio della interpellanza e delle interrogazioni
pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta. La seduta termina alle ore 14,06.

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 sentenza 
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