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Timestamp: 2020-08-10 19:49:11+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24019 del 12/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24019 del 12/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 12/10/2017, (ud. 10/05/2017, dep.12/10/2017), n. 24019
sul ricorso 19488-2012 proposto da:
C.G., S.P., domiciliati in ROMA PIAZZA CAVOUR
rappresentati e difesi dall’avvocato ANTONIO CARBONELLI, giusta
avverso la sentenza n. 328/2011 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
depositata il 07/09/2011 R.G.N. 63/2011 + 1;
10/05/2017 dal Consigliere Dott. IRENE TRICOMI;
udito l’Avvocato ANTONIO CARBONELLI.
1. La Corte d’Appello di Brescia, con la sentenza n. 328/11, pronunciando sull’impugnazione proposta dall’INPS nei confronti di C.G. e di S.P., respingeva l’appello proposto avverso le sentenze n. 678/10 e n. 679/10, emesse dal Tribunale di Bergamo tra le parti.
2. Il Tribunale aveva accolto le domande proposte dai suddetti lavoratori (assunti con contratto di formazione e lavoro nel 2002, con rapporto convertito in rapporto a tempo indeterminato dal 12 dicembre 2007) con l’accertamento del loro diritto ad essere ammessi alla procedura concorsuale per 57 posti presso la Regione Lombardia nella posizione B2, indetto con Det. P23 208 08, avendo il giudice di primo grado ritenuto illegittimo, per contrasto con il D.P.R. n. 487 del 1994, art. 2, comma 7, l’art. 2 del bando con il quale venivano esclusi i dipendenti non in servizio con rapporto a tempo indeterminato al 31 dicembre 2006, data di oltre un anno e mezzo anteriore a quella di scadenza per la presentazione della domanda di partecipazione.
3. La Corte d’Appello, nel rigettare i motivi di impugnazione, escludeva che sussistessero situazioni giuridicamente rilevanti di altri lavoratori che dovessero determinare la partecipazione degli stessi al giudizio; rilevava che i lavoratori avevano agito in giudizio per il consolidamento dei risultati del concorso al quale avevano partecipato in ragione di provvedimento cautelare, e non per la modifica della graduatoria, ragione per la quale non poteva assumere rilievo la mancata utile collocazione nella graduatoria stessa, essendo peraltro, quest’ultima suscettibile di scorrimento; affermava che il D.P.R. n. 487 del 1994 trovava applicazione anche per la progressione orizzontale e non solo per l’ingresso iniziale; statuiva che il D.P.R. n. 487 del 1994, art. 2, comma 7, (secondo il quale, i requisiti devono essere posseduti alla scadenza del bando) non era derogabile dall’art. 2 del CCNL integrativo INPS sulla cui base veniva indetto il bando di concorso; riteneva quindi irrilevante verificare se la deroga stabilita fosse ragionevole in quanto diretta a tutelare interessi meritevoli, quale l’agevolazione nella progressione professionale dei dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato di anzianità superiore a quella degli appellati, il cui rapporto di formazione e lavoro era stato convertito in rapporto di lavoro a tempo indeterminato dl 12 febbraio 2007.
4. Per la cassazione della sentenza resa in grado di appello ricorre l’INPS prospettando due motivi di ricorso.
5. Resistono i lavoratori con controricorso.
6. I controricorrenti hanno depositato memoria in prossimità dell’udienza pubblica.
1. Con il primo motivo di ricorso è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 101 e 102 c.p.c. per mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dei controinteressati.
2. Il motivo non è fondato, atteso che come chiarisce la Corte d’Appello la domanda dei ricorrenti era volta all’accertamento del diritto alla partecipazione alla procedura concorsuale e non alla modifica della graduatoria.
Occorre precisare che la Corte d’Appello non solo qualifica in tale senso la domanda, ma precisa che la stessa era stata accolta dal Tribunale proprio in relazione all’ammissione alla procedura.
Ciò trova conferma anche nel ricorso (pag. 8 del ricorso per cassazione) ove si rileva che veniva rigettata per carenza di interesse ad agire la domanda di dichiarazione di illegittimità e disapplicazione dell’art. 7 del bando relativo all’attribuzione dei punteggi per formare la graduatoria.
Come questa Corte ha già affermato (Cass., ord. n. 118 del 2016) il giudice del merito, nell’indagine diretta all’individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, non è tenuto ad uniformarsi al tenore meramente letterale degli atti nei quali esse sono contenute, ma deve, per converso, avere riguardo al contenuto sostanziale della pretesa fatta valere, come desumibile dalla natura delle vicende dedotte e rappresentate dalla parte istante, mentre incorre nel vizio di omesso esame ove limiti la sua pronuncia alla sola prospettazione letterale della pretesa, trascurando la ricerca dell’effettivo suo contenuto sostanziale.
Si è, altresì, statuito (Cass., n. 988 del 2017) che in tema di selezioni concorsuali di cui si contesti la legittimità del procedimento, il giudizio deve svolgersi in contraddittorio con gli altri partecipanti solo se il soggetto pretermesso domandi l’accertamento giudiziale del suo diritto ad essere inserito nel novero dei prescelti per il conseguimento di una determinata utilità (promozioni, livelli retributivi, trasferimenti, assegnazioni di sede, ecc.); l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i controinteressati non è, invece, necessaria quando l’attore si limiti a domandare il risarcimento del danno, o comunque faccia valere pretese compatibili con i risultati della selezione, dei quali non deve attuarsi la rimozione.
3. Con il secondo motivo di ricorso è dedotta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 487 del 1994, art. 2, comma 7, violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c. e ssg., in relazione all’art. 2 del CCNL integrativo INPS per l’anno 2006, sottoscritto il 22 giugno 2007, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 2,5 e 52. Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5).
La ricorrente, attraverso plurime argomentazioni, espone che il D.P.R. n. 487 del 1994 non trova applicazione per le selezioni pubbliche interne, in quanto si riferisce alle procedure di accesso esterno, con la conseguente estendibilità solo alle progressioni verticali ma non anche a quelle orizzontali economiche.
Inoltre, in considerazione della decorrenza (31 dicembre 2006) di attribuzione delle posizioni di “progressione orizzontale” messe a concorso, il CCNL logicamente prevedeva che il possesso dei requisiti di ammissione alla selezione B2 e dei titoli valutabili non potesse sussistere in una data successiva a quella in cui sarebbe stata attribuita la nuova posizione B2. Pertanto vi era la piena legittimità della previsione dell’art. 2 del CCNL integrativo, adottata nell’esercizio dei poteri contrattuali conferiti dalla legge alle pubbliche amministrazioni.
3.2. Occorre precisare che in primo grado i lavoratori chiedevano disapplicarsi sia l’art. 2 del bando “nella misura in cui limita l’anzianità di servizio utile all’ammissione alla procedura selettiva alla sola maturata con rapporto di lavoro a tempo indeterminato o di ruolo, escludendo l’anzianità maturata nella posizione B1 con contratto di formazione e lavoro”, sia l’art. 7 del bando relativo ai criteri di attribuzione dei punteggi (come riportato a pag. 3 e 4 del ricorso per cassazione dell’INPS).
Va altresì considerato che i lavoratori erano stati assunti con contratti di formazione e lavoro nel 2002, convertiti in rapporti di lavoro a tempo indeterminato dal 12 dicembre 2007.
Il concorso veniva indetto con bando del 23 giugno 2008 (domanda da presentare entro il 60 giorno successivo alla pubblicazione del bando stesso), richiedendosi per la partecipazione l’esistenza di rapporto di lavoro a tempo determinato dal 31 dicembre 2006.
3.3. Il D.P.R. n. 487 del 1994, art. 2, comma 7, prevede “I requisiti prescritti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di concorso per la presentazione della domanda di ammissione”.
3.4. In materia di pubblico impiego contrattualizzato, il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 40, comma 3, (nel testo applicabile “ratione temporis”), nel regolare i rapporti tra contrattazione collettiva nazionale e contrattazione collettiva integrativa, abilita quest’ultima a fornire una disciplina per le materie delegate dai contratti nazionali e nei limiti da questi stabiliti.
3.5. Ne consegue che, con riguardo alle procedure selettive per i passaggi nell’ambito di ciascuna area di inquadramento previste dal contratto collettivo nazionale per il personale degli enti pubblici non economici del 16 febbraio 1999, alla contrattazione integrativa è consentito intervenire per la definizione delle procedure per l’accesso di cui all’art. 15, comma 1, lett. b), del medesimo accordo nazionale, avente ad oggetto la regolamentazione degli sviluppi economici interni a ciascuna area di inquadramento (Cass., n. 18860 del 2010, n. 25049 del 2015, cfr. Cass., n. 14320 del 2016).
3.6. La giurisprudenza amministrativa ha rilevato che (Consiglio di Stato, n. 2246 del 2016), in coerenza con il favor partecipationis nelle procedure di selezione pubbliche, la regola della necessità del possesso dei requisiti alla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande comporta di per sè la trasparenza della determinazione amministrativa e la parità di trattamento di chi faccia parte della categoria di persone che possa partecipare alla selezione.
3.7. Si è, altresì, statuito (Consiglio di Stato, n. 6536 del 2008) che il D.P.R. n. 487 del 1994, nel disciplinare i requisiti generali di accesso agli impieghi civili nella P.A., stabilisce che quelli prescritti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di concorso per la presentazione della domanda di ammissione. Pur dovendosi individuare, in detta disposizione, un profilo di doverosità ed inderogabilità, la ratio che la connota non è quella di collegare categoricamente il possesso del requisito alla scadenza del termine di presentazione della domanda di ammissione, ma, piuttosto, quella di vietare che il possesso dei requisiti possa essere fissato in epoca posteriore alla data di scadenza del termine stabilito per presentare la domanda, volendosi, quindi, garantire quella parità di trattamento tra i concorrenti che la certezza del termine finale tutela.
In ragione di tali principi il Consiglio di Stato ha affermato che non si poteva dire che veniva in discussione tale certezza, nella ipotesi in cui l’Amministrazione, nell’esercizio della propria potestà discrezionale, ritenga di derogare al criterio generale stabilendo, specialmente nel caso di concorsi riservati a determinate categorie di dipendenti, un termine diverso, ma anteriore, rispetto a quello prescritto dal D.P.R. n. 487 del 1994, art. 2, comma 7.
3.8. L’art. 15, comma 1, del CCNL enti pubblici non economici del 16 febbraio 1999, stabilisce “Nell’ambito del sistema classificatorio sono possibili passaggi interni:
a) tra le Aree, con le procedure indicate al successivo comma 2;
b) all’interno delle singole Aree, con le procedure indicate al successivo comma 4”.
Il successivo comma 4, prevede “La progressione economica all’interno di ciascuna Area si consegue mediante percorsi di qualificazione e/o aggiornamento professionale e procedure di valutazione che prevedono un esame finale diretto ad accertare l’effettivo accrescimento delle conoscenze e delle competenze. Al termine delle procedure sarà definita una graduatoria per la cui formulazione saranno considerati, in ogni caso, elementi utili l’esperienza professionale acquisita e il possesso di titoli di studio e professionali coerenti con i processi di riorganizzazione o innovazione tecnologica”.
L’art. 15, comma 6 CCNL sancisce “I passaggi di cui ai commi 2 e 4, con esclusione dei passaggi di progressione economica di cui all’art. 16, avvengono nei limiti della dotazione organica e dei contingenti in essa previsti, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno del personale, per le assunzioni dall’esterno in base alle vigenti disposizioni e con le medesime regole previste dal D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 6”.
Il CCNL integrativo 2006, all’art 2, comma 2, ha previsto che “Alle procedure selettive di cui al presente articolo partecipano i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato inseriti nei ruoli dell’Istituto alla data del 31 dicembre 2006 e in possesso dei requisiti di partecipazione previsti all’art. 12 del CCNL 2002-2005 alla medesima data”.
3.9. In ragione del richiamato quadro normativo e giurisprudenziale, la contrattazione integrativa (cfr., con riguardo al caso di specie, l’art. 4 del CCNL 1999, che ha ad oggetto “Oggetto e contenuti della contrattazione integrativa”) può definire non solo i criteri di scelta tra i candidati, ma anche quelli di legittimazione a partecipare alla selezione per la progressione interna nell’area, potendo attribuire rilievo anche all’anzianità di servizio maturata nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato in ruolo.
3.7. Pertanto, erroneamente la Corte d’Appello ha affermato che il CCNL integrativo non poteva stabilire per la progressione interna nell’area B, requisiti il cui possesso (recte: maturazione, trattandosi nella specie dell’anzianità nell’immissione in ruolo e rapporto di lavoro a tempo indeterminato) era intervenuto anteriormente alla scadenza del termine di presentazione della domanda.
3.8. Avendo la Corte d’Appello assorbito il giudizio di ragionevolezza sul requisito in contestazione (questione su cui verte il profilo del secondo motivo di ricorso che afferma la legittimità sostanziale della previsione del bando, censura che i controricorrenti contestano esponendo che la conversione dei contratti di formazione e lavoro in contratti a tempo indeterminato, ha efficacia retroattiva ex tunc, con la conseguenza che le paventata difficoltà che la loro partecipazione al concorso comporterebbe in merito alla decorrenza economico giuridica non esisterebbe) previsto dalla contrattazione integrativa (pag. 7 della sentenza di appello), la sentenza impugnata va cassata in relazione al secondo motivo di ricorso accolto, rigettato il primo motivo, con rinvio alla Corte d’Appello di Milano, anche per le spese del presente giudizio, che nel decidere la controversia si atterrà ai principi di diritto enunciati, considerando, altresì, ai fini del giudizio di compatibilità della disposizione collettiva con la disciplina statale, e di legittimità dell’esercizio dei poteri contrattuali, che, ai sensi del D.L. n. 726 del 1984, art. 3,comma 5, conv. con modif. in L. n. 863 del 1984, in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell’anzianità di servizio (sull’applicazione di detto principio, da ultimo, Cass., n. 8590 del 2017, n. 3207 del 2016, n. 18946 del 2014, n. 13496 del 2014).
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso. Rigetta il primo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia anche per le spese del presente giudizio alla Corte d’Appello di Milano.

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