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Timestamp: 2020-04-01 02:24:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25525 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25525 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 10/10/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 10/10/2019), n.25525
sul ricorso iscritto al n. 20785/2016 R.G. proposto da:
p.t., rapp.ta e difesa dall’avv. Selicato Pietro, come da procura a
Ciavarella Antonio, come da procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 652/2/16 della Commissione Tributaria
19 giugno 2019 dalla Dott.ssa d’Orfano Milena.
1. con sentenza n. 652/2/16, depositata in data 8 febbraio 2016, non notificata, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, rigettava l’appello proposto dall’Università La Sapienza avverso la sentenza n. 19136/26/14 della Commissione Tributaria Provinciale di Roma;
2. con il secondo motivo lamenta violazione e falsa applicazione del Regolamento Tari, art. 14, comma 5, approvato con Delib. C.C., 1-2 luglio 2010, n. 56, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, rilevando che per l’annualità 2007 doveva mantenersi la tariffa agevolata prevista per le scuole dalla cat. 27, mentre non poteva applicarsi quella ordinaria di cui alla cat. 2, non appartenendo l’Ateneo, le cui superfici sono destinate ad attività didattiche, alla tipologia di cui ai restanti istituti ivi indicati (musei, biblioteche, associazioni, luoghi di culto, comunità religiose);
1.2 In continuità con quanto già affermato da questa Corte va infatti rilevato che “Alle Università non può essere riconosciuta la qualità di organi o amministrazioni dello Stato, atteso che, per un verso, la L. 9 maggio 1989, n. 168, artt. 6 e 7, attribuiscono ad esse, oltre all’autonomia didattica e scientifica, anche l’autonomia organizzativa, finanziaria, contabile, statutaria e regolamentare, e, per altro verso, il D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, art. 6, e L. 24 dicembre 1993, n. 937, art. 5, qualificano l’uno gli impiegati tecnici ed amministrativi e l’altro i docenti e ricercatori non più come dipendenti statali, ma come dipendenti dell’ente-università.” (Vedi Cass. n. 8824 del 2012).
Tale contrasto è stato risolto dalle SS.UU. con la sentenza n. 10700 del 2006 (seguita dalle sez. semplici: cfr. Sez. lav. n. 20582 del 2008; 1 sez. n. 19128 del 2009; 5 sez. n. 9495 del 2010) che hanno individuato nelle Università un ente di diritto pubblico distinto dalle Amministrazioni dello Stato rilevando che “la L. 9 maggio 1989, n. 168, con la quale è stato istituito il Ministero dell’università e della ricerca scientifica, ha dettato, nel titolo 2, nuove norme sulla autonomia delle Università. La legge, all’art. 6, comma 1, dispone che le Università sono dotate di personalità giuridica e, in attuazione dell’art. 33 Cost., hanno autonomia didattica, scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile, e si danno ordinamenti autonomi con propri statuti e regolamenti; all’art. 7, nel comma 1, prevede che le entrate delle università sono costituite da trasferimenti dello Stato, da contributi obbligatori e da altre forme di autonome di finanziamento (contributi volontari, proventi di attività, rendite, frutti e alienazioni del patrimonio, atti di liberalità e corrispettivi di contratti e convenzioni); nel comma 7, dispone che le università possono adottare un regolamento di ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme sull’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, ma comunque nel rispetto dei relativi principi. Si tratta di una disciplina che, mentre conferma la soggettività giuridica delle Università statali, già riconosciuta dal R.D. n. 1592 del 1933, art. 1, ne rafforza significativamente l’autonomia, con l’attribuzione, oltre a quella didattica e scientifica, già presente nel citato R.D., di quella organizzativa, finanziaria e contabile, e soprattutto della autonomia normativa statutaria e regolamentare. Potestà, quest’ultima, idonea a caratterizzare le Università come ente pubblico autonomo, e non più come organo dello Stato. Ed in tal senso depone anche la mutata natura del rapporto di lavoro dei dipendenti, dal momento che sia gli impiegati tecnici ed amministrativi (D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, art. 6, comma 5), sia anche i docenti e ricercatori (L. 24 dicembre 1993, n. 937, art. 5, commi 9 e 10) sono da considerare non più dipendenti statali bensì dipendenti dell’Ente-Università.”.
1.3 Analoga autonomia non può essere invece riconosciuta agli istituti scolastici ed ai circoli didattici, a cui l’attribuzione di personalità giuridica, disposta dal D.P.R. n. 8 marzo 1999 n. 275, ha conferito autonomia gestionale ed amministrativa, ma senza privarli della qualità di organi dello Stato. (Vedi Cass. n. 19158 del 2012 e n. 10042 del 2006).
E’ stato in proposito evidenziato che, anche dopo l’estensione della personalità giuridica, per effetto della Legge Delega n. 59 del 1997 e dei successivi provvedimenti di attuazione, ai circoli didattici, alle scuole medie e agli istituti di istruzione secondaria, il personale docente degli istituti statali – i quali costituiscono organi dello Stato muniti di personalità giuridica ed inseriti nell’organizzazione statale – continua a trovarsi in rapporto organico con l’Amministrazione della Pubblica Istruzione e non con i singoli istituti, che sono dotati di mera autonomia amministrativa.
In sostanza il disegno organizzativo avuto in mente dal delegante – attuato e specificato dal D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 – ha sì previsto la soggettività giuridica degli istituti, ma come strumento di realizzazione dell’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, di sperimentazione e di sviluppo e, in definitiva, come garanzia di libertà di insegnamento, di pluralismo culturale e di duttilità dell’offerta formativa; il che non toglie che le funzioni amministrative, al pari della gestione del servizio istruzione, siano rimaste funzioni statali, di talchè soltanto la competenza per il loro esercizio è stata sottratta (non allo Stato ma) all’amministrazione centrale e periferica e attribuita, di regola, alle istituzioni scolastiche (D.P.R. n. 275 del 1999, art. 14), le quali quindi agiscono in veste di organi statali e non di soggetti distinti dallo Stato.
Nè in senso contrario depone il dettato del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 1, comma 2, che anzi, nel fornire la definizione di Amministrazione pubblica, ai fini dell’applicazione delle norme sul pubblico impiego, distingue gli istituti e scuole di ogni ordine e grado dalle istituzioni universitarie.
Le due norme, il Regolamento Tari, art. 14, comma 5, da un lato e il D.L. n. 248 del 2007, art. 33-bis dall’altro, si fondano su presupposti diversi, rilevando nel primo caso solo la destinazione ad attività di istruzione, anche di una struttura privata, nel secondo invece la natura di istituzione scolastica statale.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 14
 art. 6
 art. 5
 Cass. 
 sentenza 
 art. 1
 art. 6
 art. 5
 Cass. 
 art. 14
 art. 1
 art. 14
 art. 33