Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_procedura_civile/106
Timestamp: 2019-11-12 03:40:19+00:00

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I. Ciascuna parte può chiamare nel processo un terzo al quale ritiene comune la causa o dal quale pretende essere garantita.
Deposito in albergo - Responsabilità dell’albergatore - Assenza di colpa dell’albergatore e conseguente insussistenza del diritto al risarcimento del danno
Chiamata in causa di terzo da parte del convenuto - Soccombenza dell’attore - Condanna dell’attore al pagamento delle spese processuali anche del terzo chiamato per il principio di causalità
Ordine di esibizione - Inammissibilità in ipotesi di negligenza e/o inerzia della parte richiedente.
In caso d’introduzione in albergo di beni ed oggetti preziosi, non sussiste responsabilità dell’albergatore, in ipotesi di furto/sottrazione, salvo che l’attore dimostri la colpa dell’albergatore per la mancata adozione delle misure idonee ad impedire il furto/sottrazione stessi.
Nell’ipotesi in cui il convenuto, in considerazione delle domande svolte da parte dell’attore, chiami in causa un terzo in garanzia, e, in esito al giudizio, le pretese attoree risultino infondate, l’attore stesso va condannato a pagamento delle spese anche del terzo chiamato da parte del convenuto, in virtù del principio di causalità.
L’ordine d’esibizione in giudizio non può supplire a inerzia e/o deficienze e/o mancanze probatorie della parte richiedente, che non si sia diligentemente e tempestivamente attivata per assolvere gli oneri probatori a proprio carico. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 15 Luglio 2019. Segue...
Società in liquidazione – Cancellazione dal registro delle imprese – A seguito di conclusione di procedimento liquidatorio – Fallibilità – Limiti – Possibilità di invocare la manleva in relazione alla posizione debitoria – Sufficienza – Esclusione.
Il fallimento della società cancellata dal registro delle imprese a seguito di conclusione del procedimento di liquidazione in tanto può essere dichiarato in quanto al manifestarsi di un nuovo debito, entro il termine di cui all'art. 10, comma 2, l.fall., non si contrapponga l'emersione di una situazione creditoria idonea ad assicurarne il soddisfacimento. Quest'ultima non può essere, tuttavia, rappresentata dal diritto di manleva eventualmente correlato al debito rimasto insoddisfatto, posto che la garanzia in parola opera solo in conseguenza dell'adempimento, da parte del garantito, dell'obbligazione principale, palesandosi inidonea ad incidere sulla dinamica attuativa della medesima obbligazione, proprio perché suscettibile di rimanere inadempiuta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2019, n. 1465. Segue...
Opposizione allo stato passivo fallimentare - Riscossione dei contributi previdenziali mediante iscrizione a ruolo - Giudizio promosso dal concessionario - Litisconsorzio necessario con l'ente creditore - Sussistenza.
Nell'opposizione allo stato passivo fallimentare promossa dal concessionario dei servizi di riscossione di contributi previdenziali ex art. 24 del d.lgs. n. 46 del 1999, qualora il debitore deduca fatti o circostanze che incidono sul merito della pretesa creditoria, o eccepisca in compensazione un proprio controcredito, sussiste il litisconsorzio necessario con l'ente impositore, unico reale legittimato a stare in giudizio, essendo quella del concessionario una legittimazione meramente processuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 16 Giugno 2016, n. 12450. Segue...
Contributi assicurativi - Riscossione - Riscossione dei contributi previdenziali mediante iscrizione a ruolo - Giudizio promosso da o nei confronti del concessionario - Litisconsorzio necessario tra quest'ultimo ed ente creditore - Esclusione - Fondamento - Fattispecie in tema di opposizione allo stato passivo fallimentare.
In tema di riscossione dei contributi previdenziali mediante iscrizione a ruolo, deve escludersi la configurabilità di un litisconsorzio necessario tra l'ente creditore ed il concessionario del servizio di riscossione qualora il giudizio sia promosso da quest'ultimo o nei confronti dello stesso, non assumendo a tal fine alcun rilievo che la domanda (proposta, nella specie, con l'opposizione allo stato passivo fallimentare) abbia ad oggetto, non la regolarità o la ritualità degli atti esecutivi, ma l'esistenza stessa del credito, posto che l'eventuale difetto del potere di agire o di resistere in ordine a tale accertamento comporta l'insorgenza solo di una questione di legittimazione, la cui soluzione non impone la partecipazione al giudizio dell'ente creditore. La chiamata in causa di quest'ultimo, prevista dall'art. 39 del d.lgs. n. 112 del 1999, dev'essere, pertanto, ricondotta all'art. 106 c.p.c. ed è, come tale, rimessa alla esclusiva valutazione discrezionale del giudice del merito, il cui esercizio non è censurabile né sindacabile in sede d'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2016, n. 9016. Segue...
Chiamata in causa del terzo a titolo di garanzia impropria – Procura alle liti idonea – Contenuto generico – Sussiste.
La procura alle liti conferita in termini ampi e comprensivi (nella specie, “con ogni facoltà”) è idonea ad attribuire al difensore il potere di esperire tutte le necessarie iniziative per la tutela dell’interesse della parte assistita, ivi inclusa la chiamata del terzo a garanzia cd. impropria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Marzo 2016, n. 4909. Segue...
Chiamata in causa - Chiamata in causa da parte del convenuto - Automatica estensione della domanda attorea nei confronti del chiamato - Condizioni..
Affinché la domanda attorea possa considerarsi automaticamente estesa al chiamato in causa da parte del convenuto, senza bisogno di istanza espressa dell’attore, occorre che il convenuto chiami in causa il terzo non al fine di fare valere nei suoi confronti un rapporto di garanzia avente una causa petendi diversa da quella dedotta dall’attore; ma al fine di ottenere la propria liberazione e l’individuazione del chiamato quale unico e diretto responsabile, essendovi in tal caso un collegamento tra la posizione sostanziale dell’attore e del terzo chiamato, sicché la chiamata assolve il compito di supplire al difetto di citazione in giudizio da parte dell’attore del soggetto indicato dal convenuto come obbligato in sua vece, e l’estensione automatica della domanda originaria ha così quale indispensabile presupposto l’unicità del rapporto controverso, realizzandosi solo un ampliamento della controversia in senso soggettivo (divenendo il chiamato parte del giudizio in posizione alternativa con il convenuto) ed oggettivo (inserendosi l’obbligazione del terzo dedotta dal convenuto verso l’attore, in alternativa rispetto a quella individuata dall’attore). (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 06 Novembre 2012. Segue...
Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Procedimento - Chiamata in causa di terzi - Inammissibilità - Applicazione delle disposizioni che regolano il giudizio ordinario - Esclusione..
Le modifiche apportate alla legge fallimentare dalla riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 ed al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 consentono di escludere che nel giudizio di opposizione allo stato passivo possa farsi luogo alla chiamata in causa dei terzi e, più in generale, in considerazione della specialità del procedimento, all'applicazione in via analogica delle disposizioni dettate dal legislatore per regolare il giudizio ordinario di cognizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 04 Ottobre 2012. Segue...
Chiamata in causa - Chiamata in garanzia - Soccombenza dell'attore e onere delle spese del terzo.
Responsabilità processuale - Responsabilità ex art. 96, comma, 3 c.p.c. - Preventiva instaurazione del contraddittorio - Non necessità..
Laddove l’attore risulti soccombente nei confronti del convenuto in ordine a quella pretesa che ha provocato e giustificato la chiamata in garanzia, è l’attore stesso a dovere rifondere le spese di lite del terzo, se vi sia regolarità causale della chiamata, intesa come prevedibile sviluppo logico e normale della lite, e astratta fondatezza della chiamata in manleva. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
La pronuncia ex art. 96, comma, 3 c.p.c. non richiede la preventiva instaurazione del contraddittorio ex art. 101 c.p.c., essendo posterius e non prius logico della decisione di merito; può essere resa in tutti i procedimenti in cui vengono regolate le spese di lite, ed anche nei confronti del terzo chiamato o del terzo intervenuto; introduce nell’ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema giustizia deflazionando il contenzioso ingiustificato, ciò che esclude la necessità di un danno di controparte, pur se la condanna è prevista a favore della parte e non dello Stato; presuppone il requisito della malafede o della colpa grave, come nel caso dell’art. 96 comma 1 c.p.c. E’ teoricamente possibile la coesistenza di una pronuncia di condanna ai sensi del primo e del terzo comma dell’articolo 96 c.p.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 25 Settembre 2012. Segue...
Chiamata in causa - Chiamata in garanzia - Soccombenza dell'attore e onere delle spese del terzo..
Laddove l’attore risulti soccombente nei confronti del convenuto in ordine a quella pretesa che ha provocato e giustificato la chiamata in garanzia, è l’attore stesso a dovere rifondere le spese di lite del terzo, se vi sia regolarità causale della chiamata, intesa come prevedibile sviluppo logico e normale della lite, e astratta fondatezza della chiamata in manleva. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 25 Settembre 2012. Segue...
Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Chiamata del terzo da parte dell’opponente – Citazione diretta del terzo – Sussiste.
Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Chiamata del terzo da parte dell’opponente – Citazione diretta del terzo – Giudizio introdotto mediante ricorso e successivo decreto – Sussiste..
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente è comunque convenuto in senso sostanziale, e dunque, in punto di chiamata del terzo, non ha senso che la chiamata sia condizionata da un provvedimento di autorizzazione, posto che nei giudizi ordinari, qualora il convenuto intenda chiamare in causa un terzo, basta che formuli la richiesta nella comparsa di costituzione e risposta tempestivamente depositata; poiché nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo non ha senso richiedere lo spostamento dell’udienza, in quanto è lo stesso opponente-convenuto in senso sostanziale a fissare in citazione l’udienza di prima trattazione, è più coerente con le linee generali del sistema che sia l’opponente stesso a citare, oltre al ricorrente che ha ottenuto il decreto, anche il terzo che si intende chiamare in causa; né questo meccanismo viola il principio di necessaria corrispondenza tra parti della fase monitoria e parti della fase di opposizione a cognizione piena poiché l’ingiunto-opponente deve indefettibilmente evocare in causa il beneficiario-ingiungente, quale parte necessaria del giudizio, ed eventualmente può citare altre parti, ma appunto in qualità di terzi; tra l’altro, la necessità che la chiamata in causa del terzo da parte dell’opponente sia subordinata ad un provvedimento autorizzativo del giudice, da rilasciare all’udienza di prima trattazione, si pone altresì in contrasto con il principio di economia processuale poiché l’opponente dovrebbe comunque attendere l’udienza di prima trattazione per ottenere l’autorizzazione e successivamente dovrebbero essere concessi gli ulteriori termini di legge per la citazione del terzo (90+90), con inutile dispendio di tempi (rispetto alla soluzione ben più semplice della citazione diretta e immediata, oltre che dell’opposto, anche del terzo) (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Quando il giudizio di opposizione deve essere introdotto con ricorso (vedi materie del lavoro e delle locazioni), come ha chiarito di recente la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. civ., 15 maggio 2012, n. 7526), il decreto di fissazione dell’udienza, con la concessione di un termine per la notifica, autorizza l’opponente a evocare in giudizio sia il beneficiario del decreto ingiuntivo sia il terzo, salvo che il medesimo decreto non contenga esplicite riserve sul punto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Viterbo, 23 Giugno 2012. Segue...
Opposizione a decreto ingiuntivo - Chiamata di terzo da parte dell'opponente - Autorizzazione del giudice - Necessità - Modalità..
L’opponente, essendo convenuto in senso sostanziale, non può citare il terzo direttamente, ma deve domandare con lo stesso atto introduttivo l’autorizzazione al Giudice per la sua chiamata, analogicamente all’art. 269, comma 2, c.p.c., limitandosi a citare il solo ricorrente in via monitoria, non potendo le parti originarie essere altri che ingiungente ed ingiunto, e dovendo poi il giudice autorizzare la chiamata nel corso della prima udienza, a pena di nullità della chiamata diretta del terzo. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 07 Giugno 2012. Segue...
Spese processuali – Chiamata in causa del terzo – Integrazione del contradditorio – Irripetibilità..
Nell’ipotesi di chiamata in causa del terzo ai soli fini dell’integrità del contraddittorio e senza proporre domande contro di esso, va disposta l’irripetibilità delle spese del terzo convenuto. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 14 Maggio 2012. Segue...
Responsabilità del precettore ex articolo 2048 c.c. - Danno ingiusto a terzi - Danno ingiusto provocato dalla alunno a se stesso - Esclusione della responsabilità.
Chiamata in garanzia - Soccombenza dell'attore nei confronti del convenuto - Pagamento delle spese di lite del terzo..
La presunzione di responsabilità del precettore ex art. 2048 c.c. opera solo nei casi in cui l’alunno cagiona un danno ingiusto ad altri, non anche se il danno ingiusto è a sé stesso cagionato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Laddove l’attore risulti soccombente nei confronti del convenuto in ordine a quella pretesa che ha provocato e giustificato la chiamata in garanzia, è l’attore stesso a dovere rifondere le spese di lite del terzo, se vi sia regolarità causale della chiamata, intesa come prevedibile sviluppo logico e normale della lite, e astratta fondatezza della chiamata in manleva. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 24 Gennaio 2012. Segue...
Domanda di manleva - Garanzia impropria - Qualificazione - Conseguenze - Obbligo del preventivo pagamento da parte del soggetto garantito - Esclusione - Attivazione della procedura esecutiva..
Se è vero che in alcuni casi di garanzia cosiddetta "propria" il diritto del condebitore al regresso sorge al momento in cui abbia effettivamente pagato il creditore comune anche per la parte che eccede la sua quota, lo stesso non può dirsi nel caso di garanzia "impropria", ove l'effettivo pagamento non è requisito necessario per integrare il danno che legittima il garantito alla rivalsa, essendo sufficiente che contro di lui sia iniziata l'esecuzione da parte del suo creditore. In tal modo la manleva assolve nel modo più pieno alla sua funzione che è appunto quella di sterilizzare gli effetti della condanna del garantito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 27 Maggio 2011. Segue...
Processo civile – Processo cumulato – Litisconsorzio facoltativo improprio – Citazione del convenuto notificata in data anteriore al 4 luglio 2009 (entrata in vigore della Legge 69/2009) – Citazione del terzo, da parte del convenuto, notificata al terzo in data successiva al 4 luglio 2009 – Applicabilità alla citazione del terzo del nuovo art. 163 c.p.c. (che prevede che l’avvertimento contenga anche il richiamo dell’art. 38 c.p.c.) – Applicabilità del diritto sopravvenuto..
In caso di pluralità di parti nello stesso processo può aversi che a detta pluralità corrisponda una pluralità di rapporti processuali (connessi per l'oggetto o per il titolo o per le ragioni di mera affinità, e non di necessità) o invece che ad essa faccia riscontro un unico inscindibile rapporto processuale. Nella seconda ipotesi (di litisconsorzio necessario), il rapporto processuale, essendo sostanzialmente unico, non è suscettibile di trovare regolamentazione differenziata in ragione della unicità del procedimento. Nella prima ipotesi, invece (di litisconsorzio facoltativo), essendo i singoli rapporti processuali sostanzialmente autonomi anche nelle loro vicende e, come tali, scindibili, nulla impedisce che, nonostante la formale unicità del processo, possa aversi che le distinte domande giudiziali siano governate da regimi giuridici diversi, atteso che l’occasione della trattazione unitaria non ne cancella l’autonomia prima ontologica che strutturale. Alla citazione del terzo (litisconsorte facoltativo) notificata dopo il 4 luglio 2009, si applicano le nuove norme della Legge 69 del 2009. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 07 Aprile 2010. Segue...

References: art. 24
 art. 96
 art. 96
 art. 101
 Cass. 
 articolo 2048
 art. 2048
 art. 163