Source: https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0169&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b
Timestamp: 2020-04-10 00:28:58+00:00

Document:
nel 2008, un colpo di Stato militare guidato dal generale Mohamed Ould Abdel Aziz portò alla rimozione del presidente della Mauritania Sidi Mohamed Ould Cheikh Abdallahi e del primo ministro Yahya Ould Ahmed El Waghef; la Mauritania fu temporaneamente sospesa dall'Unione africana; Aziz è stato successivamente eletto presidente nel 2009 e confermato al primo turno nel 2014 con l'82 per cento dei consensi nel quadro di elezioni boicottate dalle opposizioni, poiché le ritenevano prive delle necessarie garanzie democratiche;
nel mese di giugno 2019 si dovrebbero tenere le nuove elezioni presidenziali mauritane; il presidente in carica Aziz ha affermato di volere rispettare il limite dei due mandati fissato dalla Costituzione mauritana e che non intende ricandidarsi; il partito di governo UPR (Union pour la République) ha quindi schierato il dimissionario Ministro della difesa ed ex Capo di Stato maggiore Ghazouani, mentre per le opposizioni sono state presentate, fino ad ora, le candidature di Sidi Mohamed Ould Boubacar, già primo ministro tra il 1992 e il 1996 e tra il 2005 e il 2007 e sostenuto dal partito islamista Tawassoul, e di Biram Dah Abeid, leader dell'iniziativa per la Rinascita del movimento abolizionista;
il 28 marzo 2019, le formazioni dell'opposizione hanno dichiarato congiuntamente che la commissione elettorale incaricata dell'organizzazione degli scrutini per le presidenziali di giugno non rispetta le necessarie funzioni di garanzia, in quanto tutti i suoi componenti, eccetto uno, sono sostenitori aperti e dichiarati dell'ex Capo di Stato maggiore Ghazouani; oltre a una ricomposizione più equilibrata della commissione, le opposizioni hanno chiesto la liberazione di alcuni esponenti politici in stato di arresto, di ritirare i provvedimenti di espulsione e i procedimenti giudiziari avviati contro gli attivisti e gli oppositori all'estero, nonché di aggiornare gli elenchi degli elettori e di consentire la presenza di osservatori internazionali alle elezioni presidenziali di giugno;
nel rapporto dell'8 marzo 2017, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani ha rilevato come le comunità haratin e afromauritane, che si stima costituiscano due terzi delle popolazione mauritana, siano escluse da molti aspetti della vita politica, economica e sociale e come siano sistematicamente discriminate; la Mauritania, è l'ultimo Paese al mondo ad avere formalmente abolito la schiavitù nel 1981 e, secondo i dati del Global Slavery Index, si iscrive ancora oggi tra i dieci Stati al mondo con la più alta incidenza del fenomeno, poiché il concetto di schiavitù è ancora profondamente radicato nella società mauritana e lo status di schiavo è considerato ereditario; nonostante alcuni miglioramenti legislativi recenti, la polizia e la magistratura sono riluttanti nell'attuazione delle norme;
numerose organizzazioni non governative internazionali quali Amnesty International hanno denunciato la sistematica violazione dei diritti umani in Mauritania, con intimidazioni, aggressioni, procedimenti giudiziari, arresti arbitrari, tortura e altri maltrattamenti in custodia ai danni degli attivisti contro la schiavitù e degli oppositori politici del Governo;
anche il leader del movimento anti-schiavitù Biram Dah Abeid, premiato nel 2013 dalle Nazioni Unite per il suo impegno per i diritti umani e ora candidato alle elezioni presidenziali del 2019, è stato più volte detenuto arbitrariamente dal regime, prima nel 2014 durante la scorsa campagna presidenziale, poi di nuovo nel 2016 e da ultimo tra i mesi di agosto e dicembre 2018, mentre si tenevano in Mauritania le elezioni legislative; nelle ultime settimane, l'attivista e politico mauritano è stato impegnato in alcune visite istituzionali in Francia, Spagna, Germania, Olanda, Belgio e anche in Italia; intervenuto all'iniziativa «La schiavitù nel XXI secolo», organizzata dalla Federazione italiana diritti umani con il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, l'attivista e politico mauritano ha denunciato le violazioni subite nel suo Paese e il timore che esse possano ripetersi nel quadro della prossima campagna elettorale;
alcune settimane dopo l'intervento dell'attivista mauritano in Italia e in altri Paesi europei, le autorità mauritane hanno negato l'ingresso nel Paese a una delegazione di Amnesty International che era giunta all'aeroporto di Nouakchott proprio per indagare su alcune questioni riguardanti la schiavitù;
l'Italia e l'Unione europea promuovono e tutelano i diritti umani, la democrazia, l'uguaglianza e lo Stato di diritto nel mondo e riconoscono il sostegno e la protezione dei difensori dei diritti umani come parte integrante della politica estera;
l'attività di osservazione elettorale rappresenta sempre di più una componente rilevante della politica dell'Unione europea e di numerose organizzazioni internazionali e regionali per rafforzare i processi democratici attraverso il monitoraggio della campagna e dell'organizzazione elettorale, del ruolo e dell'indipendenza dell'amministrazione pubblica, nonché della libertà di espressione e della possibilità di accedere ai media; una corretta gestione delle elezioni è, infatti, una condizione imprescindibile per il pacifico trasferimento del potere politico;
l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ribadisce l'importanza della Dichiarazione universale dei diritti umani e di tutti gli altri strumenti internazionali relativi ai diritti dell'uomo e al diritto internazionale e affida ai soggetti impegnati nell'aiuto allo sviluppo la responsabilità di rispettare, proteggere e promuovere i diritti umani e le libertà fondamentali;
nell'ultimo triennio, l'Italia ha erogato finanziamenti al Governo mauritano per un importo complessivo di quasi 5 milioni di euro per progetti volti ad aumentare la sicurezza alimentare e la produttività agricola nel Paese sahariano;
il 1° aprile 2019, il Governo mauritano ha firmato un accordo con l'Unione europea per ottenere 25 milioni di euro di aiuti dal fondo fiduciario di emergenza per l'Africa, di cui l'Italia con 110 milioni di euro è il secondo Paese donatore; il sostegno è volto a rafforzare la capacità della Mauritania di attuare strategie nazionali per uno sviluppo accelerato e il benessere condiviso, oltre a rafforzare la gestione finanziaria pubblica e migliorare la governance della sicurezza in relazione alla migrazione illegale; il 5 dicembre 2018 la Corte dei conti europea aveva già pubblicato una relazione sull'impiego delle risorse del fondo fiduciario di emergenza per l'Africa da parte della Commissione europea, facendo emergere alcune criticità in relazione ai criteri per il finanziamento dei progetti e al monitoraggio degli interventi,
ad esprimere ferma disapprovazione per le discriminazioni che persistono in Mauritania contro gli appartenenti alle comunità haratin e afromauritane, spesso privati anche dei più fondamentali diritti e delle più essenziali libertà, nonché per le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate ai danni degli attivisti impegnati contro la schiavitù, dei difensori dei diritti umani e degli oppositori del Governo;
a promuovere presso l'Unione europea e le altre sedi competenti l'attivazione di missioni di osservazione delle elezioni presidenziali in Mauritania, al fine di monitorare l'intero processo elettorale, vigilare che ai candidati e ai gruppi politici sia assicurata l'opportunità di esprimere il proprio pensiero politico e verificare che al momento del voto siano rispettate le procedure elettorali per garantire a tutta la popolazione la libera espressione del proprio volere nella scelta di Governo;
a verificare che, nell'attivazione dei programmi di cooperazione con la Mauritania, non emergano contraddizioni tra gli obiettivi di sviluppo e la tutela dei diritti umani, monitorando e sottoponendo a valutazione i progetti e i programmi finanziati;
a rappresentare alla Commissione europea l'esigenza di aumentare la trasparenza del Fondo fiduciario di emergenza per l'Africa al fine di contribuire allo sviluppo dei Paesi beneficiari, al rafforzamento e al miglioramento dei servizi pubblici locali (servizi sociali, sanità, istruzione, nutrizione, cultura), della partecipazione politica e della governance, sempre garantendo il rispetto dei diritti umani e in conformità del principio dell'efficacia degli aiuti.
(7-00238) «Quartapelle Procopio».
il Consiglio oleicolo internazionale (Coi) è l'unica organizzazione internazionale al mondo dedicata all'olio di oliva e alle olive da tavola. Ha sede a Madrid, dove è stato creato nel 1959, e si compone di 17 membri, tra cui l'Unione europea che rappresenta tutti i suoi Paesi produttori di olive da tavola e di oli d'oliva;
il Coi è impegnato a promuovere lo sviluppo integrato e sostenibile dell'olivicoltura mondiale. Un impegno che cerca di trasformare in progressi concreti a favore dei Paesi membri e soprattutto di quanti traggono dall'olivo i loro mezzi di sussistenza;
la mission del Coi è quindi quella di promuovere una olivicoltura sostenibile e responsabile attraverso un confronto a livello mondiale sulle linee di azione per affrontare le sfide del presente e del futuro. Per raggiungere i suoi obiettivi il Coi:
favorisce la cooperazione tecnica internazionale;
favorisce la crescita del commercio internazionale di olio di oliva e olive da tavola, incentivando il miglioramento della qualità dei prodotti e una maggiore integrazione della dimensione ambientale nelle attività del settore;
promuove il consumo mondiale di olio d'oliva e olive da tavola mediante campagne innovative e programmi specifici;
pubblica statistiche e informazioni chiare e puntuali sul mercato mondiale dell'olio di oliva e delle olive da tavola;
riunisce periodicamente i rappresentanti dei Governi, che riflettono sui problemi del settore e sulle priorità di azione;
collabora strettamente con il settore privato;
l'elenco dei membri del Coi comprende i maggiori produttori ed esportatori di olio di oliva e olive da tavola: sono Paesi del Mediterraneo da cui proviene il 98 per cento della produzione mondiale di olio di oliva;
il Coi ha una struttura semplice, articolata in tre elementi fondamentali: il consiglio dei membri e i suoi comitati, il presidente dell'organizzazione e il segretariato esecutivo. I due ruoli di primo piano sono attualmente rivestiti dal direttore esecutivo, il tunisino Abdellatif Ghedira (Direttore esecutivo) e dal direttore esecutivo aggiunto, lo spagnolo Jaime Lillo;
nel corso della 108esima sessione ordinaria dei membri del Consiglio oleicolo internazionale, tenutasi a Madrid dal 19 al 23 novembre 2018, le delegazioni di Tunisia e Turchia hanno chiesto ai Paesi membri di prorogare il mandato per ulteriori 4 anni per l'intero staff dirigenziale che dovrebbe terminare nel mese di maggio 2019;
nel corso delle successive riunioni del Gruppo prodotti di base (Proba), nelle quali è stato dibattuto l'argomento, la Commissione europea ha sostenuto questa proposta;
in tale contesto, la delegazione italiana ha invece rappresentato l'opportunità di un cambio dei vertici, rilevando la legittima aspirazione a ricoprire un incarico di vertice nello stesso organismo;
numerosi articoli dei media nei mesi scorsi hanno infatti riportato che, in vista del rinnovo delle cariche del Coi, si sia consolidato un asse tra Spagna e Tunisia per una proroga dell'attuale assetto dirigenziale;
alcuni dirigenti di associazioni agricole italiane hanno conseguentemente denunciato il mancato ricambio della governance del Coi: «Dopo aver avallato le importazioni di olio tunisino a dazio zero e senza controlli, che hanno danneggiato non poco la nostra produzione ed il nostro mercato, numerose autorevoli fonti ci confermiamo che Federica Mogherini avrebbe dato il via libera alla riconferma del ticket Ghedira (Tunisia) – Lillo (Spagna) alla guida del Consiglio Oleicolo Internazionale. Pur apprezzando l'impegno ed il lavoro della governance attuale, riteniamo che l'Italia sia assolutamente in grado di esprimere una personalità capace di portare avanti una politica mondiale dell'olio extravergine d'oliva basata sulla qualità e sul rispetto dei produttori e dei consumatori»;
in questo contesto è opportuno segnalare che nel corso dell'ultima riunione consultiva del Coi, svolta nei giorni scorsi, l'attuale governance ha tentato di far approvare a maggioranza una proposta che metteva in discussione la validità del panel test: il regolamento con cui l'Unione europea definisce le caratteristiche di qualità e di purezza di ogni olio di oliva, individua i metodi di analisi per tutti i Paesi dell'Unione e fissa i valori limite dei parametri analitici che caratterizzano l'olio di oliva e le sue categorie merceologiche. Soltanto grazie all'unità ed alla contrarietà della posizione dell'Italia è stata bloccata tale proposta;
il settore oleicolo italiano, colpito da una fitopatia gravissima, come la Xylella, e da eventi calamitosi che hanno drasticamente ridotto la produzione, da mesi avanza proposte per il rilancio del settore, dalla realizzazione di un piano olivicolo nazionale alle risorse per il fondo di solidarietà nazionale, dagli interventi per l'emergenza Xylella alla difesa del panel test, passando per la riforma dei reati alimentari, l'obbligo della registrazione telematica degli oli commercializzati, la trasparenza sulle etichette e maggiori controlli sulle importazioni;
per affrontare con più incisività la crisi dell'intero comparto, per accrescere la competitività del settore oleicolo italiano e far valere le ragioni del nostro Paese nell'interesse esclusivo di una visione dell'olivicoltura legata alla qualità del prodotto, alla salute dei consumatori e al valore aggiunto per i produttori, risulterebbe importante per l'Italia, anche in base agli accordi pregressi, guidare il Consiglio oleicolo internazionale (Coi);
il ricambio della governance del Coi è stata oggetto di alcune interrogazioni parlamentari che sono state discusse il 21 marzo 2019 in Commissione agricoltura della Camera dei deputati;
in quell'occasione il Governo ha manifestato la volontà di intervenire per sostenere un avvicendamento dei vertici del Coi;
il Sottosegretario di Stato alle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo ha infatti dichiarato che «In tale direzione, sono state attivate una serie di iniziative a livello diplomatico che hanno coinvolto il nostro Ministero, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e gli Uffici della Rappresentanza italiana a Bruxelles. Dette trattative sono ancora in corso. Assicuro che proseguiremo tutti gli interventi di sensibilizzazione che si renderanno necessari per tutelare le legittime aspettative del nostro paese»;
il 19 aprile 2019 l'intera filiera olivicola italiana ha inviato due lettere ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio: in tali missive viene ricordato come l'olivicoltura mondiale abbia «bisogno di una guida incentrata sulla qualità del prodotto e sulla salute dei consumatori, valori che l'Italia è in grado di rappresentare attraverso la nomina di un proprio rappresentante quale nuovo direttore esecutivo del Coi, il Consiglio Oleicolo Internazionale, come da accordi pregressi. Chiediamo al Governo quali siano gli impegni assunti per far rispettare gli accordi pregressi per tutelare gli interessi del nostro Paese», dichiarano i responsabili delle organizzazioni, affinché il prossimo direttore esecutivo del Coi sia una personalità italiana. «Con senso di responsabilità – aggiungono – siamo pronti a fare la nostra parte convinti che il nostro Paese sia assolutamente in grado di individuare una figura di alto profilo capace di garantire a tutti i paesi produttori onestà, trasparenza e una politica incentrata sulla tutela della qualità dell'olio extravergine d'oliva»;
le organizzazioni della filiera hanno inoltre concordato una linea comune a tutela della qualità in vista anche dei prossimi appuntamenti internazionali, a partire dalla riunione del comitato consultivo del Coi in programma dal 23 aprile in Egitto,
ad attivarsi concretamente nelle sedi istituzionali preposte al fine di dare seguito agli impegni assunti con la filiera olivicola nazionale, tutelando gli interessi dell'intero comparto, e di attuare un legittimo ed auspicabile ricambio della governance del Coi nel rispetto degli accordi internazionali sanciti da tempo, promuovendo la designazione di un rappresentante italiano quale prossimo direttore esecutivo del Consiglio oleicolo internazionale.
(7-00239) «Cenni, Gadda».
RIZZETTO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
con l'interrogazione del 20 febbraio 2019, n. 5-01522, l'interrogante chiedeva urgenti chiarimenti sull'anomalo acquisto di un software per la gestione delle offerte di lavoro relative al reddito di cittadinanza, dal professor Domenico Parisi, un demografo della Mississippi State University. In particolare, non si comprendevano le ragioni della scelta e, soprattutto, per quali motivi non fosse stato indetto un bando pubblico per scegliere la piattaforma;
il 26 febbraio 2019 si apprende che Domenico Parisi viene addirittura nominato presidente dell'Anpal;
un'inchiesta giornalistica del programma televisivo Piazza Pulita evidenzia tutte le gravi anomalie di questa vicenda, anche considerando che il software in questione non risulta essere stato in passato particolarmente efficace per la gestione dell'incrocio dei dati tra domanda e offerta di lavoro, medesima funzione che dovrebbe svolgere per il reddito di cittadinanza in Italia;
ed ancora, sembrerebbe che il Governo intenda predisporre una specifica norma che escluderebbe una gara pubblica per l'acquisto della piattaforma, per acconsentire l'utilizzo di quella di Parisi. Al riguardo, si legge infatti su Linkiesta un articolo intitolato «Mimmo Parisi, lo scandalo continua», che evidenzia tutti i lati oscuri del ruolo di Parisi e dell'operazione che sta portando avanti il Governo;
appare, inoltre, assurdo che ai dovuti chiarimenti richiesti nessun esponente del Governo ha fornito risposte e lo stesso Parisi pare sottrarsi a qualsiasi intervista su tale vicenda –:
quali siano gli orientamenti sui fatti in questione;
se il Governo intenda assumere urgenti iniziative per indire una gara pubblica, in modo da risolvere le gravi anomalie relative alla scelta effettuata dal Governo di utilizzare il software di Domenico Parisi, attuale presidente dell'Anpal.
(5-02020)
ACQUAROLI e PRISCO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
ormai sono trascorsi 8 mesi dal blocco dei cantieri sul tratto umbro-marchigiano della strada statale 76, facente parte del complessivo progetto infrastrutturale denominato «Quadrilatero» Marche e Umbria, e ammontano ad almeno 40 milioni di euro i crediti vantati dalle imprese che hanno fornito lavori e materiali al gruppo Astaldi, general contractor dell'appalto, che come è noto è interessato da una profonda crisi aziendale ed è in procedura di concordato preventivo;
il 7 marzo 2019, lungo la strada statale 76 Ancona-Perugia, direttrice interessata dal blocco dei lavori, si è svolta una manifestazione delle imprese sub-fornitrici che ha avuto grande eco;
il Coordinamento dei creditori di Astaldi ha in quell'occasione e in altre successive incontrato i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali (parlamentari, regioni Marche ed Umbria, sindaci), esprimendo chiaramente la legittima e seria posizione delle imprese e anche le soluzioni da porre in essere;
è infatti di tutta evidenza che il blocco dei cantieri della Ancona-Perugia è giunto ad aggravare una situazione già grave, nella quale tutta la ricostruzione delle principali infrastrutture viarie colpite dal terremoto da più di due anni è ancora ferma;
otto mesi fa si è fermato anche il cantiere della strada statale 76- E45, dopo anni di ritardi e dopo tre fallimenti che hanno coinvolto a caduta tutto il tessuto sociale ed economico delle due regioni Marche e Umbria;
è pertanto da condividersi appieno l'appello degli operatori economici coinvolti, volto ad affrontare una vera e propria emergenza territoriale, come si è fatto per altre regioni e altri territori colpiti da gravissime crisi, e ciò anche attraverso provvedimenti straordinari;
occorre, infatti, una seria assunzione di responsabilità da parte di tutti i protagonisti di questa grave e complessa vicenda, cioè Anas, Quadrilatero, il Governo, le regioni, oltre naturalmente al general contractor Astaldi, la cui condizione di difficoltà non può essere scaricata sulle imprese e sui lavoratori che si sono impegnati nella realizzazione dell'opera appaltata da Quadrilatero;
l'obiettivo deve essere per tutti quello di avere l'opera ultimata, e ciò posto, di trovare le soluzioni più idonee per il pagamento dei crediti pregressi vantati dalle imprese, definendo regole nuove capaci di garantire davvero le imprese impegnate nei lavori, facilitare il loro accesso al credito per superare questa fase difficile e dare finalmente avvio alla ripresa dei lavori, più volte annunciata ma rinviata mese dopo mese, con l'ultimo annuncio che parla ora del mese di aprile 2019 –:
se intendano aderire alla formale richiesta di incontro inviata al Governo dal Coordinamento delle imprese creditrici di Astaldi spa Umbria e Marche;
quale sia allo stato la situazione di Astaldi spa per ciò che concerne la procedura di concordato e quali interlocuzioni si siano sin qui svolte, per quanto di competenza, con gli organici detta procedura;
se si ritenga utile sul punto adottare anche iniziative di natura straordinaria a tutela del lavoro e delle imprese creditrici;
se, anche a tal fine, sia intenzione del Governo costituire un tavolo permanente di confronto sia politico che tecnico, così come chiesto anche dalle regioni Marche ed Umbria, insieme ai creditori dell'appalto Quadrilatero della Astaldi, che sono gli unici che hanno già lavorato e sono in grado di riprendere immediatamente i lavori su detta arteria stradale di Marche e Umbria.
LATINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
l'innovazione del diritto avviene quando dal basso intervengono le necessità dei popoli e quindi si rende necessaria l'evoluzione delle leggi per dare risposta ai dettami della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e per il raggiungimento degli obiettivi principi di coesione e uguaglianza tra i cittadini in essa contenuti;
nel caso di emergenze da calamità naturali ed, in particolare, con riferimento alla disastrosa situazione verificatasi a seguito allo sciame sismico che ha colpito il centro Italia negli anni 2016 e 2017, per rendere efficace e veloce la ricostruzione si deve superare la «giungla» di leggi, leggine e circolari per la cosiddetta sburocratizzazione;
occorre adeguare il concetto di emergenza non rapportandolo all'esclusivo accadimento della scossa sismica con il relativo sciame. In realtà, l'emergenza prosegue fino al ristabilimento della normalità di vita delle popolazioni colpite, poiché fino a quando una famiglia non rientrerà in una normale abitazione non vivrà una vita normale, fino a quando essa non avrà ristabilito relazioni umane che contribuiscano al recupero psicologico non vivrà una vita normale, ma emergenziale;
in una fase emergenziale, è necessario ricorrere a leggi speciali per il cratere sismico del centro Italia. Per fare questo, è improrogabile agire per conseguire una deroga alla normativa dell'Unione europea sulla concorrenza: soltanto così si potrà permettere di far lavorare alla ricostruzione le imprese locali, creando uno sviluppo diretto dell'economia nei luoghi disastrati dal sisma ed evitando lo spopolamento delle aree interne e di quelle direttamente contigue;
con la deroga alla normativa sulla concorrenza dell'Unione europea si possono bloccare le infiltrazioni mafiose, poiché le imprese del luogo sono trasparenti e sono verificate annualmente dalla Guardia di finanza e quindi si conoscono le loro partecipazioni societarie e le loro attività nel tempo;
l'Unione europea deve accettare la richiesta del Governo italiano, innanzitutto poiché sono rispettati i patti europei sulla coesione; in secondo luogo perché la creazione di un organismo di controllo della legalità nelle zone del cratere sismico e un patto per la legalità del quale faranno parte Guardia di finanza e Anac (Autorità nazionale anticorruzione) insieme a organizzazioni datoriali e sindacali, creano un controllo analogo celere ed efficace svolto su soggetti, come le imprese locali, noti agli organi di vigilanza dello Stato –:
se il Governo sia intenzionato ad adottare le iniziative di competenza al fine di pervenire a una deroga alla normativa dell'Unione europea sulla concorrenza per avviare un meccanismo di controllo che preveda misure preventive e di contrasto all'illegalità nel settore dell'edilizia, a partire dalla regolarità contributiva, dalla sicurezza nei cantieri e dalla tutela del lavoro e che veda la sinergia di imprese, associazioni di categoria, sindacati e istituzioni pubbliche;
se il Governo sia intenzionato ad avviare tale meccanismo di controllo che, auspicabilmente, ridarà immediatamente fiato all'economia, all'occupazione e alla fiducia nei territori del cratere sismico del centro Italia.
ANDREA ROMANO, MORANI e ASCANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
la Casa Bianca ha diffuso il cosiddetto «rapporto Mueller»: il documento conclusivo dell'indagine del procuratore speciale Robert Mueller sulle interferenze della Russia nella campagna elettorale statunitense del 2016; le conclusioni sui temi principali dell'indagine evidenziano «un'interferenza russa con la campagna elettorale statunitense, radicale e sistematica», allo scopo di favorire Donald Trump e sfavorire Hillary Clinton, per mezzo della diffusione di notizie false su Internet e con attacchi informatici contro il comitato Clinton allo scopo di rubare documenti ed email da diffondere online attraverso Wikileaks;
il rapporto descrive e dettaglia inoltre i molteplici contatti tra le persone del comitato Trump e i servizi segreti della Federazione russa, alcuni dei quali sono stati smentiti in questi mesi, e mostra come fossero secondo gli inquirenti tutti consapevoli di quello che stava succedendo ma non «complici»;
dalla stampa, e in particolare da un'inchiesta in più puntate del Foglio, a firma di Luciano Capone, si apprende che anche l'Italia risulterebbe coinvolta nel cosiddetto «Russiagate»;
il professore maltese Joseph Mifsud, personaggio chiave del «Russiagate», avrebbe infatti incontrato per la prima volta presso l'università Link campus di Roma, il consigliere di Trump George Papadopoulos, lo stesso a cui avrebbe poi riferito che i servizi segreti russi erano in possesso di «migliaia di email imbarazzanti su Hillary Clinton», prima che i Democratici americani venissero a sapere dell'hackeraggio sui propri sistemi informatici;
Mifsud è il personaggio che ha messo in contatto lo stesso Papadopoulos con «figure nell'orbita del Cremlino: tra gli altri Ivan Timofeev, esponente del Russian International Affairs Council e personaggio molto vicino al Presidente russo Vladimir Putin»;
sempre il Foglio rivela che Mifsud, che ha fatto perdere le proprie tracce dal novembre 2017, entrando di fatto in clandestinità, sarebbe stato nascosto in un appartamento a Roma pagato da una società della Link, della quale lo stesso Mifsud risulta socio al 35 per cento, e del quale pare avesse disponibilità sin dal 2016; risulta inoltre che, nonostante l'università abbia sempre dichiarato che gli aveva affidato una docenza, le lezioni non siano mai effettivamente iniziate;
lo stesso Mifsud, secondo quanto rivelato dal Foglio, nell'aprile del 2018 avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella creazione di importanti legami internazionali dell'università, ad esempio con l'Arabia Saudita, con la Svizzera, e con la stessa Russia;
l'avvocato del professor Mifsud, Stephan Roh, tra l'altro socio della stessa società di gestione della Link (GEM), ha dichiarato al Foglio che il presidente della Link Campus Vincenzo Scotti gli avrebbe «suggerito di presentare Papadopoulos ai suoi contatti russi»;
lo stesso Roh ha dichiarato al Foglio che il suo assistito gli avrebbe riferito che «i suoi amici colleghi alla Link gli hanno organizzato un posto fuori Roma per nascondersi nel novembre/dicembre 2017, e sono stati in contatto con lui almeno fino a gennaio 2018». E che questi «amici» di Mifsud «avevano molta paura per la sua vita»;
la Link, alla richiesta di chiarimenti del Foglio, ha risposto che Mifsud «aveva un'abitazione ad uso foresteria messagli a disposizione da noi, come è di usanza con i docenti stranieri» –:
di quali elementi disponga il Governo in merito ai fatti esposti in premessa.
QUARTAPELLE PROCOPIO, FASSINO, SCALFAROTTO e DE MARIA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
da notizie a mezzo stampa, parrebbe che il Governo sia intenzionato a riaprire il consolato a Bengasi, in Libia, apertura prevista per il 28 aprile 2019, ma attualmente rinviata su richiesta dell'autorità di Tripoli ufficialmente per «via del conflitto in corso», ufficiosamente perché il Consiglio presidenziale avrebbe detto chiaramente al Governo in carica che, a guerra in corso, l'apertura del consolato a Bengasi sarebbe stata considerata un ulteriore favore al generale Haftar;
quest'ultimo ha esortato al ritiro del contingente italiano che opera nell'ospedale da campo a Misurata, città controllata da una milizia fedele a Serraj, poiché considerato dal generale ormai solo un sostegno alle milizie di Serraj e non più aiuto umanitario;
di tutta risposta il Presidente del Consiglio Conte ha offerto aiuto medico ai feriti delle milizie che sostengono Haftar, affermando che «poiché siamo in una zona controllata dal governo di Tripoli abbiamo offerto ai feriti di Haftar la possibilità di raggiungere il nostro ospedale via mare. I nostri medici sono a disposizione di chiunque ne abbia bisogno». È questo, secondo gli interroganti, un gesto molto forte di apertura al generale Haftar da parte dell'Italia;
l'Italia è ufficialmente schierata – ancora – assieme a Gran Bretagna, Unione europea, Qatar, Turchia e movimenti islamisti, con il Governo di Fayaz Serraj, riconosciuto dall'Onu. Dopo il cambio di alleanza degli Stati Uniti e con le dichiarazioni di Donald Trump di sostegno ad Haftar – ma non prendendo ancora una posizione definitiva – anche l'Italia sembra che sia rimasta un po’ disorientata –:
se il Governo stia cambiando le alleanze internazionali e quali siano gli orientamenti al riguardo, posto che questa assenza di una chiara politica estera non appare agli interroganti il modo migliore per difendere gli interessi strategici dell'Italia.
(5-02022)
ALAIMO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
i contratti di fiume, disciplinati dall'articolo 68-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, sono quei contratti che concorrono alla definizione e all'attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a livello di bacino e sottobacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree;
sono accordi che possono intervenire tra soggetti pubblici e privati (comuni, consorzi e associazioni) con lo scopo di adottare un sistema di regole volte al contenimento del degrado eco-paesaggistico e alla riqualificazione dei territori dei bacini/sottobacini idrografici;
dal 2007, anno in cui è stato istituito il tavolo nazionale dei contratti di fiume, nato con l'obiettivo di creare una community in grado di scambiare esperienze e promuovere i contratti di fiume in Italia, questo strumento si è diffuso su tutto il territorio nazionale;
nel contesto nazionale i contratti di fiume, anche sotto forma di contratti di lago, falda, foce, costa, paesaggio fluviale, costituiscono una vera innovazione, una rivoluzione pacifica, democratica e dal basso, per reagire al continuo diffondersi del dissesto idrogeologico e della precarietà di un territorio reso sempre più drammaticamente vulnerabile dall'eccessiva antropizzazione e dalla carenza di manutenzione;
purtroppo, tale strumento non si è sviluppato in maniera analoga in tutte le regioni: come, ad esempio, nella regione Sicilia dove il numero dei contratti di fiume stipulati è stato davvero esiguo;
tale inefficace diffusione è dipesa da vari fattori: in primo luogo, quella che all'interrogante appare la scarsa attenzione da parte dell'amministrazione regionale che nel corso degli anni non ha previsto sufficienti fondi diretti alla diffusione dei contratti di fiume; in secondo luogo, tale mancato sviluppo è dipeso anche dalle lungaggini burocratiche e dall’iter da seguire per la stipula degli stessi;
a ciò si aggiunge che nella regione siciliana, come confermato dall'assessore regionale per il territorio e l'ambiente, non è stato mai insediato il tavolo regionale di coordinamento dei contratti di fiume, la cui istituzione era stata prevista con decreto del 31 ottobre 2017 con la finalità principale di supportare lo sviluppo dei contratti di fiume attivati e da attivarsi sul territorio della regione siciliana;
i problemi relativi alla qualità delle acque, alla sicurezza idrogeologica, alla desertificazione, alla scarsità delle risorse idriche sono rilevanti ed urgenti e, dunque, meritano un'attenzione particolare da parte del Governo –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per diffondere, migliorare e incentivare tale strumento su tutto il territorio nazionale;
se sia intenzione del Ministro interrogato adottare iniziative per individuare nuove fonti di finanziamento e di sviluppo a supporto della stipula dei contratti di fiume;
quali proposte intenda avanzare al fine di pervenire al superamento delle eventuali sovrapposizioni tra contratti di fiume esistenti nonché delle possibili frammentazioni di essi lungo il medesimo corso d'acqua;
quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di ridurre il gap esistente tra Nord e Sud Italia relativo al numero dei contratti di fiume stipulati nel corso degli ultimi anni.
MARATTIN. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, istituisce e disciplina il credito di imposta a favore delle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo;
la citata agevolazione, applicabile per gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2020, è commisurata, per ciascuno dei periodi agevolati, all'eccedenza degli investimenti rispetto alla media dei medesimi investimenti calcolati secondo specifici criteri;
nel corso degli anni, la disciplina è stata oggetto sia di modifiche normative sia di evoluzioni interpretative;
da ultimo, nel mese di marzo 2019, l'Agenzia delle entrate è intervenuta per fornire indicazioni di carattere esegetico, in quanto tali retroattive e, quindi, applicabili anche ai crediti di imposta già fruiti, che hanno determinato, a seguito dei controlli, richieste di restituzione del beneficio goduto, considerato «credito inesistente» e, pertanto, maggiorato delle sanzioni, e non, più correttamente, «credito non spettante»;
tali richieste, in taluni casi di notevole ammontare, stanno mettendo in crisi imprese, per la gran parte medio-piccole, che hanno intrapreso progetti di ricerca per creare nuovi prodotti o servizi innovativi rispetto al contesto in cui operano con consistenti investimenti in termini di risorse umane e finanziarie, cui vengono contestati aspetti talvolta meramente formali e mosse obiezioni di carattere interpretativo, quale ad esempio l'eventuale carenza del requisito della novità della ricerca;
alla luce della pluralità di interventi del legislatore, dell'Agenzia delle entrate e del Ministero dello sviluppo economico succedutisi nel tempo e ferma restando la legittimità dei controlli, andrebbe comunque salvaguardata la finalità della norma, che mira a sostenere la crescita e lo sviluppo delle imprese, applicando l'esimente delle obiettive condizioni di incertezza interpretativa qualora non ricorrano i presupposti di comportamenti fraudolenti –:
se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative per procedere alla sistemazione e alla puntualizzazione della portata agevolativa dell'incentivo, al fine di porre le imprese in condizione di non essere suscettibili di sanzioni per un'errata applicazione della disciplina agevolativa, a tal fine prevedendo, qualora alla luce di chiarimenti interpretativi emerga la spettanza di un beneficio inferiore rispetto a quanto fruito, che l'impresa possa regolarizzare la propria posizione secondo le ordinarie regole, senza applicazione di sanzioni, provvedendo al versamento dell'importo del credito indebitamente utilizzato in compensazione e dei relativi interessi e presentando apposita dichiarazione integrativa.
(5-02019)
PASTORINO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
in occasione della conversione in legge del decreto-legge 8 gennaio 2019, recante misure urgenti a sostegno della Banca Carige s.p.a. Cassa di risparmio di Genova e Imperia, è stato accolto dal Governo l'ordine del giorno 9/1486-A/17, con il quale si impegna il Governo a porre in atto ogni iniziativa possibile affinché le misure previste per il sostegno pubblico in favore di Banca Carige s.p.a., dirette a garantire la stabilità finanziaria e assicurare la protezione del risparmio, siano accompagnate da azioni volte a tutelare e preservare le posizioni lavorative del personale dipendente, evitando gravi ricadute occupazionali che potrebbero derivare dalla situazione di difficoltà in cui versa l'istituto bancario;
richiesta, accolta dal Governo anche a seguito di una discussione sul tema avuta in sede di esame del decreto in Commissione finanze, che nasceva dall'auspicio che, in questo processo necessario, si tenesse conto dei tanti lavoratori che negli ultimi anni hanno vissuto nella loro quotidianità il peso della crisi e si sono sempre impegnati affinché Banca Carige potesse proseguire nel suo operato. Ad oggi si contano ben 470 filiali e 4.200 dipendenti, la più alta concentrazione è presente nella regione Liguria, ma vi è una distribuzione su quasi tutto il territorio nazionale;
il tempestivo intervento del Governo a favore di Banca Carige, così come l'impegno espresso a favore dei lavoratori, sono stai accolti positivamente. Tuttavia, le recenti notizie che paventano l'ingresso nel capitale dell'istituto del fondo statunitense Blackrock destano grande preoccupazione;
l'articolo «Carige, accordo Blackrock-Schema», apparso sul quotidiano Il Messaggero il 30 aprile 2019, anticipa un accordo tra Blackrock e Schema volontario sul piano di salvataggio di Carige. Le notizie riportate comunicano di un incontro tenutosi nel pomeriggio del 24 aprile 2019, presso la banca d'Italia, finalizzato alla condivisione delle condizioni dell'operazione che confluiranno nell'offerta vincolante della società di investimento statunitense da presentare entro metà maggio 2019;
inoltre, sempre da quanto si apprende dalle notizie di stampa, relativamente alla governance gli investitori avrebbero la maggioranza nel consiglio di amministrazione con membri indipendenti. La proposta dovrà essere affinata e sottoposta all'attenzione della Banca centrale europea, ma da quanto emerge la Banca Carige cambierà natura, divenendo prevalentemente una banca digitale, specializzata nell’asset management. A pagarne le conseguenze saranno in primis i lavoratori, dal momento che si prevedono circa 2.000 esuberi, con annessa decurtazione degli stipendi di circa il 20 per cento per finanziare un fondo di solidarietà (notizia, quest'ultima, smentita dalle rappresentanze sindacali ma apparsa sui quotidiani il 30 aprile 2019), e un taglio di quasi la metà delle filiali che passeranno dalle attuali 470 a 250;
dunque, un istituto che da sempre è stato caratterizzato come banca del territorio, riferimento indispensabile per le economie locali e per le piccole e medie imprese, verrebbe di punto in bianco stravolto, mettendo a rischio il futuro di 2.000 lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie. Tale situazione, anche alla luce dell'impegno del Governo sopra descritto a favore dei dipendenti di Banca Carige, desta grandi perplessità e forti preoccupazioni –:
quali iniziative intendano urgentemente porre in essere per salvaguardare, come indicato nel citato atto di indirizzo accolto dal Governo il 12 febbraio 2019, i posti di lavoro dei dipendenti di Banca Carige s.p.a. e specificatamente i 2.000 lavoratori che rischiano di essere licenziati con tagli indiscriminati.
DONZELLI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
nel dicembre 2018 sono state conferite trentatré onorificenze al Merito della Repubblica Italiana a cittadine e cittadini distintisi per atti di eroismo, per l'impegno nella solidarietà, nel soccorso, per l'attività in favore dell'inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei minori, nella promozione della cultura e della legalità;
tra i connazionali insigniti figura la signora Germana Giacomelli, proclamata Commendatore dell'ordine al merito della Repubblica Italiana «per aver dedicato tutta la sua vita all'accoglienza e all'inclusione di minori in condizioni di disagio e di abbandono»;
in particolare da fonti di stampa risulta, in ordine alla motivazione, che la signora Giacomelli è conosciuta come la «Grande Madre d'Italia» e ha avuto finora 121 «figli»: 5 li ha partoriti lei, 8 li ha adottati, gli altri le sono stati affidati dai tribunali per i minorenni di Milano, Brescia e Venezia. Il più piccolo aveva 15 giorni, il più grande oggi ha 47 anni;
il 13 marzo 2019 la trasmissione «Le Iene» dava però voce ad alcuni ex ospiti della struttura gestita dalla signora Giacomelli, che concordemente riferivano di raccapriccianti maltrattamenti subiti a opera della stessa o di persone dalla stessa incaricata, ossia ragazzi più grandi inseriti nella casa famiglia, consistenti in umiliazioni, pressioni psicologiche, punizioni e maltrattamenti corporali, «per qualsivoglia motivo e con qualunque strumento»; culminanti anche in veri e propri pestaggi. Tutti i bambini, secondo quanto narrato dai protagonisti, venivano inoltre sistematicamente impiegati in faccende domestiche, anche gravose e comunque inadatte e mortificanti per un minore. La lentezza o l'imperfetta esecuzione del compito da svolgere, comportava immancabili aggressioni fisiche da parte della «super-mamma d'Italia». Gli insulti e le ire della signora Giacomelli, non avrebbero risparmiato neppure soggetti affetti da disabilità fisica o psichica;
le inquietanti testimonianze degli intervistati venivano confermate, nell'ambito della stessa puntata televisiva anche dalle dichiarazioni rese a telecamera nascosta da una giovane attualmente inserita nella struttura in questione, nonché da una ex educatrice, la quale dichiarava testualmente di aver abbandonato l'incarico presso la casa famiglia poiché vi erano «situazioni allucinanti», riferendosi espressamente ai maltrattamenti e alle spietate umiliazioni inferte ai piccoli ospiti;
diversi ex ospiti avrebbero in definitiva confermato, per averlo vissuto in prima persona, che nel corso di tre decadi, i metodi attuati dalla signora Giacomelli sarebbero stati continuativamente improntati alla violenza fisica, emotiva e psicologica dei piccoli assistiti;
secondo quanto si apprende anche da organi si stampa la signora Giacomelli negli anni ’90 sarebbe stata messa sotto accusa, in ordine al reato di maltrattamenti in famiglia, dalla Procura di Mantova. Successivamente risulterebbe essere stata assolta in relazione alle imputazioni di cui al processo –:
se il Governo non ritenga opportuno e urgente assumere iniziative, per quanto di competenza, per verificare se in ordine a tutti gli accanimenti narrati nel servizio televisivo, risultino corrispondenti segnalazioni o meno del Servizio di tutela dei minori interessato ai competenti Tribunali per i minorenni e se intenda assumere iniziative ispettive presso gli stessi, anche ai fini di eventuali azioni disciplinari;
se, nell'ambito dell'istruttoria per la proposta di concessione dell'onorificenza in questione, siano stati considerati gli elementi richiamati in premessa.
TOCCAFONDI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'alta velocità anche a Firenze pare all'interrogante essere stata cancellata dalle priorità del Governo;
attraverso il «via libera» al piano dei commissari straordinari di Condotte spa soggetto cui sono affidati i lavori dell'alta velocità a Firenze, il Ministro dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, avrebbe escluso che i lavori relativi all'alta velocità possano proseguire;
la cosiddetta «stazione Foster», con il relativo tunnel per un sottopassaggio da realizzare, dopo anni di discussione e circa 800 milioni di euro già spesi per la sua realizzazione, oltre alle centinaia di persone addette ai lavori che inevitabilmente perderebbero il lavoro, pare proprio non debba vedere la luce;
il candidato sindaco di Firenze del MoVimento 5 stelle, Ubaldo Bocci, ha definito «inutile» il sottoattraversamento, addirittura affermando al quotidiano La Nazione che «si potrebbe fare un campo da cricket» al posto della stazione;
ora il cantiere della Foster deve ripartire, Ferrovie dello Stato italiane c'è e con tutto il suo appoggio; dipende solo dal Governo sbloccare la situazione. «Firenze non può più aspettare» ha dichiarato il sindaco di Firenze, Dario Nardella;
l'Ordine degli architetti di Firenze ha commentato come la stazione Foster sia «uno dei cantieri più attesi della città e dobbiamo evitare il rischio che rimanga un'altra opera incompiuta»;
la realizzazione della stazione Foster investe il complesso tema dei trasporti su cui si gioca la futura partita di Firenze, pena la sua esclusione da un circuito nazionale;
investire sul trasporto regionale, migliorare l'intermodalità dei trasporti, nell'integrazione ferro-gomma, come anche nello sviluppo tramviario e di metropolitane di superficie, sono temi che riguardano strettamente lo sviluppo e la crescita del tessuto economico e, quindi, anche sociale di un territorio;
concordano anche i segretari generali della Cisl Toscana, e della Fit-Cisl sulle «conseguenze benefiche che avrebbe sul trasporto regionale e locale e quindi sui pendolari e sulla mobilità della Toscana centrale. Perché è in base al tunnel e alla liberazione dei binari di superficie che sono stati fatti tutti i progetti della mobilità dell'area di Firenze e non realizzarlo ora sarebbe una follia» –:
se la realizzazione dell'opera relativa alla stazione Foster sarà portata a conclusione e in quali tempi;
se il Ministro interrogato preveda una valida alternativa per l'attraversamento di Firenze e per la fermata dei treni ad alta velocità.
(5-02018)
PINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 25 aprile 2019, durante la Festa della Liberazione, a Modena circa trecento anarchici, hanno sfilato per le strade del centro; alcuni partecipanti al corteo con caschi, bastoni, fumogeni e altri strumenti, hanno imbrattato muri e vetrine di negozi ed esercizi commerciali, scuole, banche, assicurazioni, monumenti, una sede del Pd e abitazioni, con macchie, slogan, offese e minacce (allo stesso Ministro dell'interno) e hanno messo fuori uso una parte delle telecamere del sistema di sicurezza; come riportano i media locali, il questore di Modena, dopo la manifestazione, ha detto che «Non esistono autorizzazioni alle manifestazioni». Ha poi chiarito che provvedimenti di limitazione possono essere presi solo in caso di «comprovati motivi di ordine e sicurezza pubblica, che non c'erano in questo caso»; al corteo degli anarchici di Modena hanno partecipato persone provenienti anche da altre parti d'Italia –:
se siano state messe in campo tutte le iniziative di competenza utili alla prevenzione e, in caso affermativo, quali iniziative siano state assunte, visto che non è la prima volta che ci sono tensioni per manifestazioni di anarchici, anche nella città di Modena;
se e quali disposizioni siano state trasmesse alla questura di Modena dal Ministero dell'interno per garantire l'ordine pubblico e tutelare i beni e l'incolumità dei cittadini;
su quali basi si sia deciso di proteggere alcune sedi ed edifici sensibili, mentre siano state, di fatto, lasciate senza adeguata protezione altre sedi politiche o attività economiche;
se il Ministro interrogato, per il tramite delle questure, abbia verificato l'arrivo di diversi esponenti del movimento anarchico da diverse parti d'Italia, e se ciò sia stato valutato attentamente come una possibile causa di tensioni, considerato che per l'interrogante sarebbe stato necessario, alla luce di tale situazione, un maggior controllo della manifestazione per motivi di sicurezza e ordine pubblico, e che sarebbe stato opportuno far deviare il corteo in strade meno centrali per evirare l'assalto alle attività commerciali.
(3-00710)
ALBERTO MANCA e MARINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
secondo autorevoli fonti di stampa, la Geasar, società di gestione dell'aeroporto di Olbia, in accordo con Enav ed Enac, avrebbe comunicato alle autorità competenti che l'aeroporto in oggetto dovrà ridurre da quattro a una le piazzole a disposizione dei Canadair appartenenti alla flotta aerea antincendio, con conseguente spostamento della relativa base dall'aeroscalo di Olbia a quello di Alghero. Tale trasferimento causerebbe una serie di problemi di carattere tecnico e logistico: la scelta di avere come base Olbia, oltre a garantire negli anni un eccellente servizio su tutto il territorio sardo, ha permesso di offrire un fondamentale supporto per le operazioni sulla parte centrale della penisola, in particolar modo su Lazio, Toscana e Campania, specie in anni critici come il 2012 o il 2017, in cui i mezzi presenti presso la base di Ciampino erano insufficienti per far fronte alla grave crisi nella lotta agli incendi. Considerato che il tempo di volo da Olbia a Ciampino è di circa un'ora (due ore tra andata e ritorno) e atteso che la missione-tipo ha una durata massima di sei ore (limite massimo delle ore di volo di un singolo equipaggio), lo stabilimento della base nel capoluogo gallurese ha finora assicurato a ciascuna missione una durata pari a ben quattro ore di operazioni sul fuoco. Con lo spostamento dei Canadair ad Alghero, il tempo di percorrenza di ogni tratta verso la penisola (e viceversa) subirebbe un incremento di almeno 30 minuti, a causa della posizione ad ovest dell'aeroporto di Fertilia. Ciò ridurrebbe di almeno un'ora il tempo massimo a disposizione per svolgere le operazioni di spegnimento, passando quindi da quattro a tre ore (o meno) sulle sei totali, con conseguente aggravio di costi, per giunta contraendo efficacia ed efficienza del servizio offerto. Le criticità descritte si manifesterebbero in maniera ancor più evidente nel caso contrario, ovvero qualora si verificassero grossi incendi in Sardegna, in quanto eventuali velivoli provenienti dalla penisola ed impegnati in attività di supporto tecnico in operazioni, cambio equipaggi, trasporto di materiale e altro, dovrebbero affrontare un viaggio più lungo per raggiungere la base sarda situata ad Alghero anziché ad Olbia. Inoltre, rispetto a quello gallurese, il territorio di Alghero è ben più esposto al vento predominante in Sardegna, il maestrale da nord ovest: nei casi in cui il medesimo eccedesse determinati limiti, potrebbe essere compromesso il decollo dei Canadair. Una simile situazione non si è mai verificata ad Olbia, ed è in tutta evidenza da scongiurare, atteso che le condizioni di forte vento determinano altresì un notevole incremento del rischio di incendi. La Gallura, per concentrazione demografica e per la natura della vegetazione ivi presente, è una delle zone della Sardegna in cui gli incendi sono risultati più devastanti per persone e cose (quest'anno ricorre il trentaseiesimo anniversario della tragedia di Curraggia); pertanto, appare opportuno non privare tale territorio delle attuali garanzie di pronto e tempestivo intervento dei Canadair. Tale situazione, peraltro, si inserirebbe in un contesto nel quale persino alcune basi elicotteristiche antincendio presenti nella zona corrono il rischio di perdere la loro operatività, poiché le relative strutture risultano carenti dal punto di vista urbanistico e prive delle certificazioni di sicurezza inerenti a determinati impianti tecnologici, come dichiarato in una nota del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Sardegna –:
se la notizia di un imminente spostamento della base della flotta aerea antincendio Canadair dall'aeroporto di Olbia a quello di Alghero sia veritiera e, in tal caso, se non si ritenga opportuno, alla luce di quanto esposto in premessa, rivalutare o rimodulare l'ipotesi di trasferimento o, in alternativa, intraprendere iniziative che consentano di scongiurare il verificarsi dei disagi conseguenti.
in un articolo pubblicato il 17 aprile 2019 su Il Manifesto da Mariano Di Palma, esponente di Libera, si evidenzia come l'articolo 36 del cosiddetto «decreto sicurezza» preveda che la vendita dei beni confiscati alle mafie sia effettuata al miglior offerente;
tale principio, a parere dell'interrogante, rischia di svilire la ratio della legge n. 109 del 1996 sul riutilizzo pubblico e sociale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, frutto di una petizione popolare sostenuta da un milione di firme e di una stagione straordinaria per l'antimafia sociale che, attraverso il riuso sociale dei beni, riuscì a costruire esperienze positive;
con il cosiddetto decreto sicurezza si rischia di demolire proprio il principio del riuso pubblico e sociale dei beni perché dei soggetti privati, con diritto di prelazione, tra l'altro, per le fondazioni bancarie che possono acquistare i beni confiscati per scopi propri;
saranno quindi le logiche di mercato a decidere i destini dei beni confiscati e non il valore sociale del bene e il suo riuso collettivo;
i beni confiscati non sono più il modo per restituire il «maltolto» ai territori che hanno subito la violenza mafiosa, ma un bene pubblico da svendere per «fare cassa»;
a parere dell'interrogante vi è il rischio concreto che la vendita dei beni, da extrema ratio, diventi una prassi a causa dei meccanismi previsti dallo stesso decreto: l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata potrebbe essere spinta a vendere i beni confiscati in modo da disporre di maggiori risorse se il suo potenziamento non avverrà tramite un investimento diretto ma solo attraverso una percentuale sui proventi delle vendite;
la vendita avrà una procedura più rapida rispetto al processo di destinazione e assegnazione, secondo le modalità previste per la vendita del patrimonio pubblico: per i beni con valore superiore ai 400.000 euro si procederà tramite lo strumento dell'asta pubblica, mentre per i beni con valore inferiore addirittura si potrà procedere attraverso trattativa privata;
attraverso tale meccanismo vi è anche il rischio che il bene ritorni nelle disponibilità del mafioso o che grandi aziende private possano acquistare beni confiscati per trarne profitto;
basti pensare alle centinaia di appartamenti e locali nei centri delle grandi città italiane che potrebbero essere utilizzati per realizzare un piano per l'emergenza abitativa o per costruire esperienze di innovazione e cooperazione sociale;
ancora oggi ci sono decine di migliaia di beni non utilizzati per cui vi è il serio rischio che una grande fetta di patrimonio pubblico venga privatizzato: secondo l'Eurispes i beni confiscati hanno un valore pari a circa 30 miliardi di euro;
il riuso sociale del patrimonio pubblico è un'enorme occasione di sviluppo, di nuova occupazione e di welfare dal basso che il Governo dovrebbe cogliere, evitando che i beni confiscati si trasformino in un interesse privato;
i soli sequestro e confisca dei beni non sono sufficiente a sconfiggere la mafia se poi non si creano occasioni di riscatto per i territori e di giustizia sociale per tutti coloro che vogliono veramente liberarsi dalle organizzazioni criminali, cosa che il riuso collettivo dei beni può favorire –:
quali iniziative di competenza intenda adottare affinché i beni sequestrati e confiscati alle mafie vengano restituiti ai territori secondo la logica del riuso collettivo e del valore sociale del bene, rappresentando gli stessi un'occasione di riscatto per quei territori che subiscono la violenza mafiosa solo se utilizzati a fini sociali, per creare sviluppo, nuova occupazione, evitando che sulla loro vendita possano speculare le banche e grandi gruppi privati o peggio ancora che i citati beni possano rientrare direttamente o indirettamente nelle disponibilità delle organizzazioni mafiose.
a Pavia, in occasione della cerimonia ufficiale del 25 aprile era stato scelto come oratore il giornalista Piero Scaramucci, per decenni autorevole giornalista Rai autore di inchieste sulle stragi fasciste, ex direttore di Radio Popolare, un professionista che ha dedicato la sua carriera all'impegno civile;
il nome di Scaramucci sarebbe stato indicato dall'ex sindaco di Pavia, ma tale nome, evidentemente, non sarebbe stato gradito dal presidente della provincia di Pavia che avrebbe spiegato al commissario prefettizio Flavio Ferdani, che sta guidando il comune dopo le dimissioni del sindaco, che la personalità di Scaramucci sarebbe stata troppo «connotata» politicamente, soprattutto alla vigilia del prossimo appuntamento elettorale;
la prefettura di Pavia avrebbe quindi convocato d'urgenza il comitato cittadino chiamato ad organizzare le manifestazioni per il 25 aprile decidendo di indicare quale oratore ufficiale il rettore dell'Università di Pavia; a parere dell'interrogante il fatto che un commissario prefettizio, evidentemente preoccupato dal profilo professionale e di impegno civile di Piero Scaramucci, si attivi per revocare l'invito a tenere l'orazione ufficiale in piazza per il 25 aprile è assolutamente incredibile e sconcertante;
così come non è ammissibile, ad avviso dell'interrogante, che un funzionario dello Stato si permetta di censurare un giornalista sulla base dei suoi orientamenti politico-culturali, escludendolo a ridosso dell'evento, tanto che, durante il percorso del corteo erano ancora visibili i manifesti che indicavano Scaramucci come oratore, e per di più, stando alle cronache, dopo un intervento del presidente della provincia;
contro tale scelta hanno protestato anche la Federazione nazionale della stampa, l'Associazione lombarda dei giornalisti e Articolo 21, parlando di scelta che disonora la Costituzione –:
se il Ministro interrogato intenda verificare quanto descritto in premessa e quali siano state le effettive motivazioni per cui il commissario prefettizio di Pavia ha deciso di escludere il giornalista Piero Scaramucci dal programma delle celebrazioni del 25 aprile a Pavia e, ove venisse confermato che tale esclusione sia avvenuta perché Scaramucci è stato considerato troppo «connotato» politicamente, quali iniziative il Ministro intenda intraprendere nei confronti del commissario prefettizio in relazione a tale scelta che all'interrogante appare fortemente discriminatoria.
L'ABBATE, PIGNATONE, ALBERTO MANCA, GAGNARLI, CADEDDU, DEL SESTO, LOMBARDO, CASSESE, PARENTELA, CILLIS, GALLINELLA e MAGLIONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il punto 12 dell'Allegato I del decreto del Presidente della Repubblica n. 151 del 2011, recante l'elenco delle attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi, riporta i depositi e/o le rivendite di liquidi infiammabili e/o combustibili e/o oli lubrificanti, diatermici, di qualsiasi derivazione, di capacità geometrica complessiva superiore a 1 metro cubo;
con la circolare del Ministero dell'interno del 29 settembre 2017 del «Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile – Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica» denominata «Linee guida di prevenzione degli incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle attività di frantoio oleario-oleificio» si dispone che «i depositi di olio di oliva vergine costituiscono un'attività soggetta al controllo dei vigili del fuoco, in quanto, per quantitativi di olio maggiori di 1 metro cubo sono ascrivibili al p.to 12 dell'Allegato 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 151 del 2011»;
la legge n. 154 del 2016 «Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale» all'articolo 1, comma 2, modifica l'articolo 1-bis, comma 1, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91 convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014 n. 116, inserisce le parole «olio di oliva» e innalza il precedente limite di 1 metro cubo a 6 metri cubi: ai fini dell'applicazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, infatti, gli imprenditori agricoli che utilizzano depositi di prodotti di capienza non superiore ai 6 metri cubi, anche muniti di erogatore, ai sensi dell'articolo 14, commi 13-bis e 13-ter, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, non sono tenuti agli adempimenti previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 151 del 2011;
nella scheda di sicurezza dell'oliva, ai sensi del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, nelle informazioni sulle proprietà fisiche e chimiche fondamentali e indicazioni generali, è scritto: cambiamento di stato: Temperatura di ebollizione/ambito di ebollizione: >ca. 350 °C; punto di infiammabilità: 288 °C; temperatura di accensione: >240 °C; pericolo di esplosione: prodotto non esplosivo; densità a 20 °C: 0,91 g/cm3; solubilità in/miscibilità con acqua: insolubile. Secondo la direttiva 67/548/CE, modificata dal regolamento (CE) n. 1272/2008, e i vari recepimenti nazionali, concernenti la classificazione, l'imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose, queste vengono classificate secondo tre livelli di infiammabilità decrescenti: altamente infiammabili (F+), facilmente infiammabili (F) e infiammabili. Per le proprie caratteristiche fisico-chimiche, l'olio di oliva non rientra in nessuna di queste categorie, ma può essere annoverato tra i «combustili», ovvero nelle sostanze che ossidate in un processo di combustione sprigionano energia termica. Gli oli di oliva non sono diatermici, requisito posto per tutte le fattispecie considerate per rientrare nella norma –:
se i depositi di olio di un frantoio per la molitura delle olive siano da ritenersi ricompresi tra quelli indicati nel punto 12 dell'allegato al decreto del Presidente della Repubblica n. 151 del 2011, come da interpretazione del comando nazionale dei vigili del fuoco;
qualora tali depositi non rientrino tra quelli di cui al punto 12 dell'allegato al decreto del Presidente della Repubblica n. 151 del 2011, in quale delle altre «attività» del medesimo allegato siano ricompresi;
quale siano le caratteristiche fisico-chimiche dell'olio d'oliva legalmente riconosciute;
se intenda assumere iniziative per l'emanazione di specifiche regole tecniche per gli impianti di stoccaggio degli oli di origine vegetale che tengano conto del loro peculiare rischio antincendio, difficilmente assimilabile a quello degli altri liquidi infiammabili o combustibili, in modo da prevenire uno sproporzionato e oneroso adeguamento dei depositi dei frantoi.
come riportato dalla stampa, nei giorni scorsi il questore di Prato Alessio Cesareo, avrebbe informato il Ministero dell'interno circa la volontà di denunciare alcuni manifestanti che hanno partecipato alla celebrazione cittadina del giorno della Liberazione e che avrebbero espresso con fischi, cartelli e cori una protesta contro il questore stesso e la prefetta Rosalba Scialla;
occorre ricordare come la prefetta continui a rivendicare la decisione assunta il 23 marzo 2019 quando aveva concesso il permesso a manifestare all'organizzazione neofascista Forza Nuova, che quel giorno intendeva celebrare i 100 anni dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento, primi protagonisti e poi per vent'anni responsabili delle violenze del partito nazionale fascista contro cittadini, lavoratori, antifascisti e chiunque si opponesse al regime;
fonti stampa riportano un passaggio della nota che il questore avrebbe inviato al Ministero, nel quale si legge testualmente che «nel corso delle celebrazioni per la Liberazione, un gruppo di soggetti appartenenti all'Anpi ha contestato con cori e cartelli, poi acquisiti dai poliziotti, il prefetto Scialla e il questore Cesareo» e che «i cori sono consistiti nel chiedere le dimissioni del prefetto e nell'intonare alcuni canti tipici della lotta partigiana», come se tali comportamenti possano essere anche lontanamente configurabili come reati;
le divisioni della locale questura, Digos e Scientifica, avrebbero prodotto dei video della manifestazione e acquisito «alcuni cartelli con frasi considerate non rispondenti alla solennità della manifestazione» precisando che «i soggetti ritenuti responsabili di questi comportamenti, che sono in corso di identificazione, saranno segnalati all'autorità giudiziaria»;
a parere dell'interrogante si è di fronte a un pesante e intollerabile atto intimidatorio da parte del questore di Prato che, denunciando i manifestanti, calpesta il diritto di critica e di esprimere il dissenso, libertà garantite dalla Costituzione;
immaginare di voler punire chi continua a pensare che prefetto e questore non siano adeguati a rappresentare la Repubblica italiana a Prato non solo per aver autorizzato la manifestazione indetta da Forza Nuova ma anche per aver permesso, in quella stessa occasione, che le forze dell'ordine procedessero a una singolare procedura di identificazione dei giornalisti, operatori radio tv, fotoreporter, impegnati nei servizi su quella manifestazione, operazione configurabile, a parere dell'interrogante, come una schedatura di massa, è un atteggiamento senza precedenti da parte di funzionari dello Stato che hanno giurato sulla Costituzione;
la stessa prefetta Scialla dopo le polemiche rimbalzate a livello nazionale per quest'ultimo episodio, non a caso, ha di fatto preso le distanze dagli intendimenti punitivi affermando ufficialmente sulla stampa locale di «auspicare che nessuno dei manifestanti sia denunciato» –:
se e quali iniziative il Ministro interrogato intenda promuovere nei confronti del prefetto e del questore di Prato, considerando che all'interrogante la volontà espressa dal questore di denunciare alcuni manifestanti per aver espresso un dissenso nei confronti del loro operato appare come un intollerabile atto di intimidazione che, sommato all'autorizzazione alla commemorazione in piazza dei Fasci combattenti concessa a Forza Nuova nel mese di marzo 2019, fa ritenere auspicabile all'interrogante la rimozione degli stessi da quella realtà, dal momento che atteggiamenti e posizioni assunte da tali autorità non si conciliano con l'importanza del ruolo che sono chiamate a svolgere.
FRASSINETTI, FIDANZA, OSNATO e MOLLICONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
ogni anno a Milano il 29 aprile le istituzioni celebrano la tragica morte di Sergio Ramelli e Enrico Pedenovi. Inoltre, è sempre stata prevista una fiaccolata organizzata dal Comitato preposto all'organizzazione del 29 aprile in ricordo della tragica morte di Sergio Ramelli, colpito con le chiavi inglesi da un commando di Avanguardia Operaia;
l'omicidio di Sergio Ramelli fu un delitto a sfondo politico commesso nel 1975 da militanti della sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia ai danni di Sergio Ramelli, nato a Milano il 6 luglio 1956, all'epoca militante e fiduciario del Fronte della gioventù (organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano);
la vicenda storica e processuale è chiara e nota: il 13 marzo 1975 Ramelli mentre stava ritornando a casa in via Paladini fu assalito da un gruppo di militanti di Avanguardia Operaia armati di chiavi inglesi, e colpito ripetutamente al capo; a seguito dei colpi ricevuti perse i sensi e fu lasciato esangue al suolo; morì dopo 47 giorni di agonia il 29 aprile;
quest'anno il questore e il prefetto di Milano hanno deciso, anche con la condivisione del sindaco di Milano Giuseppe Sala, di negare la fiaccolata silenziosa e questo nonostante l'appello di oltre 60 rappresentanti istituzionali lombardi di partiti diversi, tra cui parlamentari, consiglieri e assessori regionali, consiglieri comunali e municipali che chiedevano di consentire il diritto al ricordo di un giovane trucidato dall'odio ideologico;
non vi sono mai stati episodi di violenza durante le fiaccolate consentite nei decenni precedenti;
nello stesso giorno è stata invece autorizzata una pretestuosa contromanifestazione promossa dall'estrema sinistra, il percorso della quale è stato previsto a poca distanza dal luogo di concentramento dei militanti di destra;
le forze dell'ordine in viale Romagna caricavano in modo assolutamente eccessivo i manifestanti che si stavano incamminando in direzione di via Palladini dove c'è la lapide di Ramelli, in modo pacifico e silenzioso, senza striscioni e senza simboli, fatta eccezione per una bandiera tricolore;
durante queste cariche, esasperate da alcuni funzionari della questura (come emerge da riprese video), alcune persone sono rimaste ferite e due hanno dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso –:
quali siano i motivi che hanno indotto questore e prefetto a impedire la fiaccolata in ricordo di un giovane martire dell'odio ideologico, nonostante non ci fosse alcun precedente di turbamento dell'ordine pubblico;
per quali ragioni sia stata consentita una contromanifestazione con corteo dei gruppi dell'estrema sinistra che aveva il solo scopo di opporsi alla commemorazione di un ragazzo ucciso 44 anni fa;
per quali motivi sia stato ordinato agli agenti di caricare in viale Romagna uno sparuto gruppo di persone in movimento disarmate che, a giudizio degli interroganti, potevano essere contenute senza l'utilizzo della forza e senza creare inutili tensioni.
MOLLICONE, FRASSINETTI e BUCALO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
i docenti abilitati della scuola secondaria di primo e secondo grado che hanno sostenuto il concorso riservato ai sensi del Ddg n. 89 del 2018 e, di conseguenza, sono stati inseriti in una graduatoria di merito regionale, sono stati assunti (gli aventi diritto in base alla posizione in graduatoria) a tempo determinato con contratto al 31 agosto e assumeranno la titolarità a tempo indeterminato presso l'attuale sede di servizio a partire dal 1° settembre 2019, previo superamento con esito positivo del periodo di formazione e prova che stanno svolgendo;
invece, i docenti che, pur avendo sostenuto lo stesso percorso riservato, saranno assunti a partire dal 1° settembre 2019 o negli anni successivi, svolgeranno il loro anno di prova con nomina direttamente a tempo indeterminato, come avviene già per chi permane nelle graduatorie ad esaurimento e per i vincitori del concorso ordinario;
si evince, quindi, una situazione anomala: i docenti che stanno svolgendo il Fit (Formazione iniziale e tirocinio) quest'anno sono gli unici a svolgere l'anno di prova con un contratto a tempo determinato, perché la legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 30 dicembre 2018) ha abolito il percorso triennale Fit e di conseguenza le assunzioni future avverranno come spiegato sopra;
in aggiunta, solo per i docenti reclutati dalle graduatorie di merito regionali è prevista la cancellazione da tutte le medesime graduatorie di merito regionali, nonché da tutte le graduatorie ad esaurimento e di istituto, per ogni classe di concorso e tipologia di posto (decreto ministeriale n. 984/2017, articolo 3, comma 2). Tutti gli altri docenti già assunti a tempo indeterminato, invece, conservano il diritto a permanere nelle graduatorie ove risultavano già inseriti per altre classi di concorso o tipologia di posto e hanno la possibilità di richiedere l'aspettativa per la classe di concorso di titolarità per accettare un incarico annuale da altre graduatorie, anche in altra provincia o regione –:
quali iniziative intenda intraprendere per fare in modo che i docenti ammessi al Fit in quest'anno scolastico possano almeno partecipare alle operazioni per la mobilità annuale (assegnazione provvisoria prevista a luglio), garantendo la libertà di potersi spostare sul territorio nazionale.
(3-00711)
NITTI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
a una previsione di pensionamento di 57 collaboratori scolastici per l'anno scolastico 2017-2018, come comunicato in data 12 aprile 2017 dall'ufficio VI (ambito territoriale provincia di Lecce) dell'ufficio scolastico regionale Puglia, sono seguite l'assegnazione di soli 18 posti a tempo indeterminato per il profilo di collaboratore scolastico per l'anno 2017/18, come risulta dal decreto emanato il 18 agosto 2017 dalla medesima direzione generale dell'ufficio VI, e una disponibilità di appena 35 posti per l'immissione in ruolo da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per lo stesso anno scolastico, come espresso in data 30 agosto 2017 dalla dirigenza del medesimo ufficio VI;
come confermato dalla nota emanata in data 29 agosto 2017 dal dirigente dell'ufficio VI (ambito territoriale per la provincia di Lecce), le assunzioni a tempo indeterminato per l'anno scolastico 2017/18 per i profili di assistente tecnico, assistente amministrativo e collaboratore scolastico sono appena 18;
in tutta la provincia di Lecce, da anni, si ripete la prassi secondo cui il personale amministrativo tecnico e ausiliario (Ata), non viene immesso in ruolo con regolarità e i soggetti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e d'istituto lamentano come le chiamate annuali avvengano a singhiozzo, nonostante il personale in servizio risulti sempre carente e il personale cessato dal servizio appaia ogni anno in numero sempre maggiore rispetto a quello immesso annualmente in ruolo, provocando continui rallentamenti nello scorrimento delle graduatorie del personale Ata qualificato e riflettendosi di conseguenza sulla regolare erogazione del servizio scolastico stesso –:
quali motivazioni inducano l'ambito territoriale della provincia di Lecce, all'interno dell'ufficio scolastico regionale di Puglia, a prevedere un numero di assunzioni di personale Ata nettamente inferiore rispetto al numero annuale di pensionamenti previsti per chi ricopriva la medesima mansione e quante assunzioni il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca preveda per il personale Ata della provincia di Lecce nel prossimo triennio;
come intenda garantire lo scorrimento delle graduatorie nella provincia di Lecce a tutela dei collaboratori scolastici legittimamente inseriti nelle graduatorie medesime, al fine di garantire il loro diritto al lavoro e, conseguentemente, l'erogazione di un regolare servizio agli studenti.
(5-02016)
BUSINAROLO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
da recenti notizie di cronaca (www.verona-in.it in del 27 aprile 2019) si apprendono gli sviluppi di una vicenda, già oggetto di una interrogazione (n. 5-11761) presentata dalla sottoscritta nel corso della XVII legislatura, riguardante 40 lavoratori che, assunti tra il 2005 e il 2007 dall'azienda Serenissima Costruzioni, vennero distaccati presso la A4 Holding SpA (società controllante della Serenissima Costruzioni spa e partecipata da istituzioni pubbliche tra cui il comune e la provincia di Verona), impegnati principalmente presso la direzione lavori di Autostrada spa nei cantieri della Valdastico Sud e che sono stati interessati dalla procedura di mobilità aperta con comunicazione del 5 novembre 2014, a seguito del fallimento di Serenissima Costruzioni s.p.a.;
nel corso degli anni sono intervenute ben tre sentenze (due di merito e una di legittimità), tutte a sostegno dei lavoratori licenziati: in particolare, il tribunale di Verona, chiamato a esprimersi sulla legittimità dei distacchi, con sentenza n. 497/2015, non solo ne ha dichiarato, appunto la illegittimità, ma ha certificato e consacrato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato alle dipendenze di Autostrada Brescia-Padova spa con decorrenza, per ciascun lavoratore, dal primo provvedimento di distacco. Successivamente la corte d'appello di Venezia – sezione lavoro – pronunciandosi sull'appello proposto da Serenissima Costruzioni Spa e Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova Spa contro la sentenza n. 497/15 del giudice del lavoro del tribunale di Verona, ha rigettato lo stesso e condannato le parti appellanti al pagamento delle spese processuali, di fatto riconfermando la pronuncia del tribunale di Verona nel merito;
da ultimo la Corte di cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 33021 depositata il 20 dicembre 2018, nel rigettare il gravame di legittimità, ha confermato la pronuncia di merito del tribunale di Verona, di fatto reiterando l'obbligo del reintegro dei lavoratori nel posto di lavoro con ovvio e contestuale obbligo, da parte del datore di lavoro, al pagamento di tutti gli «emolumenti» ad essi dovuto, sia arretrati che presenti;
ad oggi, però, consta all'interrogante che la A4 Holding spa non abbia ottemperato a quanto previsto dalla sentenza della Corte di cassazione, con grave nocumento sia per i lavoratori che in tre anni, nonostante la professionalità e l'esperienza, hanno trovato grandi difficoltà nella ricerca di un impiego nello stesso settore, sia per le loro famiglie, penalizzate dalla mancanza di lavoro e dall'improvvisa situazione di disagio, soprattutto a livello economico;
il comportamento dell'azienda, di mancata esecuzione dell'ordine del giudice, costituisce un illecito contro l'amministrazione della giustizia e si configura, dunque, come una vera e propria violazione dell'autorità dello Stato. Il comportamento di mancata esecuzione dell'ordine del giudice costituisce una condotta omissiva nei confronti di un preciso obbligo. La volontà dell'azienda di non procedere alla reintegra nel posto di lavoro dei dipendenti è già rilevabile dalla proposizione del gravame in sede di appello, per l'infondatezza del gravame medesimo riscontrabile sin dal momento genetico della decisione del tribunale di Verona. Ad avviso dell'interrogante il comportamento inaccettabile dell'azienda non solo contrasta con il principio della deflazione processuale, ma comporta anche un danno economico per la pubblica amministrazione –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda porre in essere al fine di garantire, anche alla luce delle varie sentenze intervenute, una positiva conclusione della vicenda, valutando se sussistono i presupposti per promuovere un tavolo istituzionale con la partecipazione dell'azienda e delle rappresentanze dei lavoratori, già provati dalla perdita del proprio lavoro e che non vedono ancora riconosciuti i propri diritti, sanciti dalle pronunce susseguitesi, in una società in cui il lavoro rappresenta uno dei pilastri della Costituzione.
(5-02017)
il lavoratore si trovava a bordo di una nave della compagnia Moby attraccata alla Calata Carrara e secondo una prima ricostruzione della polizia di frontiera, l'uomo, dipendente della Moby stava effettuando delle manovre alla guida di un muletto nel garage della nave, quando si sarebbe mossa parte della struttura di un ponte elevatore che lo avrebbe colpito alla testa;
ancora una volta nel porto di Livorno un uomo ha perso la vita sul proprio posto di lavoro. Appena nel 2018 due lavoratori persero tragicamente la vita nell'incidente al deposito costiero;
secondo l'Osservatorio indipendente di Bologna da inizio 2019 i morti sui luoghi di lavoro in Italia sono stati 203;
tali dati dimostrano come la sicurezza sul lavoro sia la vera emergenza di questo Paese e per questo, a parere dell'interrogante, il Governo ha commesso un grave errore, tagliando i fondi contro gli infortuni e per la sicurezza sul lavoro;
LUCA DE CARLO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
come noto, il nuovo codice dei contratti pubblici, decreto legislativo n. 50 del 2016 e successive integrazioni (decreto legislativo n. 56 del 2017), sulla scia di un tema caro al legislatore della legge n. 109 del 1994 (cosiddetta «legge Merloni»), riprende il concetto dell'espletamento delle funzioni tecniche finalizzate alla realizzazione di lavori all'interno delle pubbliche amministrazioni all'articolo 24, comma 1, laddove prevede espressamente che «Le prestazioni relative alla progettazione di fattibilità tecnica ed economica, definitiva ed esecutiva di lavori, al collaudo, al coordinamento della sicurezza della progettazione nonché alla direzione dei lavori e agli incarichi di supporto tecnico-amministrativo alle attività del responsabile del procedimento e del dirigente competente alla programmazione dei lavori pubblici sono espletate: a) dagli uffici tecnici delle stazioni appaltanti;»;
a fronte dell'espletamento di tali compiti, in considerazione delle competenze e professionalità altamente specialistiche necessarie, comportanti responsabilità civili e penali rilevanti, il legislatore, sin dal 1994 con l'articolo 18 della legge n. 109 del 1994 ha previsto l'incentivazione del personale interno incaricato;
lo stesso spirito è presente negli articoli 92 e 93 del codice dei contratti pubblici, decreto legislativo n. 163 del 2006 e, da ultimo, nella legge delega n. 11 del 2016, da cui è scaturito l'articolo 113 del nuovo codice dei contratti pubblici, decreto legislativo n. 50 del 2016 è successive modificazioni: recita testualmente la lettera rr) della legge n. 11 del 2016 «al fine di incentivare l'efficienza e l'efficacia nel perseguimento della realizzazione e dell'esecuzione a regola d'arte, nei tempi previsti dal progetto e senza alcun ricorso a varianti in corso d'opera, è destinata una somma non superiore al 2 per cento (...) per le attività tecniche (...)»;
oggi, il comma 2 dell'articolo 113 del decreto legislativo n. 50 del 2016, prevede la costituzione di un apposito fondo, alimentato con risorse finanziarie in misura non superiore al 2 per cento, modulate sull'importo dei lavori, servizi e forniture, posti a base di gara per le funzioni tecniche svolte dai dipendenti delle stesse amministrazioni esclusivamente per le attività di programmazione della spesa per investimenti, di valutazione preventiva dei progetti, di predisposizione e di controllo delle procedure di gara e di esecuzione dei contratti pubblici, di responsabile unico del procedimento, di direzione dei lavori ovvero direzione dell'esecuzione e di collaudo tecnico amministrativo ovvero di verifica di conformità, di collaudatore statico, ove necessario, per consentire l'esecuzione del contratto nel rispetto dei documenti a base di gara, del progetto, dei tempi e costi prestabiliti;
le modalità e i criteri per la ripartizione del fondo richiamato devono essere previsti da ogni ente sulla base di apposito regolamento adottato dalle amministrazioni secondo i rispettivi ordinamenti;
diversi Ministeri hanno, nel tempo, emanato regolamenti specifici sulla materia (ad esempio, Ministero dell'interno, Ministero della giustizia, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero della difesa, Ministero per i beni e le attività culturali) ma non, a quanto risulta all'interrogante, il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto su esposto e se non ritenga opportuno adottare le iniziative di competenza, affinché anche il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo possa dotarsi di un regolamento interno per gli incentivi delle funzioni tecniche.
BONIARDI e CECCHETTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, 2 aprile 2015, n. 70, è stato adottato il «regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera»;
l'allegato 1 al decreto in questione, al punto n. 9.2.1, si occupa degli «Ospedali sede di pronto soccorso», stabilendo i seguenti requisiti minimi che gli stessi devono soddisfare al fine di integrare lo standard richiesto dal regolamento: (i) bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti; (ii) tempo di percorrenza maggiore di un'ora dal centro dell'abitato al Dea di riferimento; (iii) numero di accessi annuo appropriati superiore a 20.000 unità;
sul territorio nazionale, anche alla luce dei dati riportati dagli organi di stampa, si contano centinaia di strutture di pronto soccorso che non soddisfano i requisiti elencati dal citato regolamento e che, pertanto, si trovano attualmente a rischio di chiusura;
tra le strutture in questione vi è anche l'ospedale Costantino Cantù, sito nel comune di Abbiategrasso, che, a causa del depotenziamento, ha già subito subito la chiusura del pronto soccorso durante le ore notturne e, allo stato, rischia di perdere in toto il reparto d'urgenza;
i numerosi appelli rivolti alle istituzioni dai cittadini e dalle associazioni locali dimostrano che il pronto soccorso dell'ospedale Costantino Cantù di Abbiategrasso, con un bacino di utenza potenziale di oltre 80 mila abitanti e una superficie coperta di circa 200 chilometri quadrati, eroga prestazioni assistenziali di fondamentale importanza, la cui interruzione potrebbe provocare grave nocumento alla comunità locale;
appare indispensabile dare ascolto alle istanze dei cittadini e adoperarsi al fine di evitare la chiusura e garantire la riapertura nelle ore notturne di questo importante pronto soccorso, eventualmente anche introducendo dei meccanismi di deroga e flessibilità al regolamento di cui al citato decreto ministeriale n. 70 del 2015 che, nella valutazione sulla sopravvivenza dei reparti, consentano di andare oltre il mero riscontro degli indicatori numerici e di tenere in considerazione anche elementi ulteriori, quali quelli riscontrabili nella vicenda in esame –:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno adottare ogni iniziativa di competenza al riguardo, eventualmente anche modificando il regolamento di cui al citato decreto ministeriale n. 70 del 2015, al fine di fronteggiare le problematiche esposte in premessa.
MURONI e ROSTAN. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
come riportato in un articolo pubblicato il 18 aprile 2019 sul quotidiano on line «Avvenire.it», una prima risposta all'appello di oltre 10 mila malati di Parkinson italiani rimasti senza cure era arrivata dall'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco: «Il picco del problema si è verificato nelle scorse settimane e ora la situazione, anche se lentamente e a macchia di leopardo, sta rientrando nella normalità» – aveva detto Domenico Di Giorgio, direttore dell'Area ispezioni e certificazioni dell'Aifa – «Sul tavolo, la spinosa questione della “scomparsa” dalle farmacie del Sinemet 100+25, a base di levodopa e cardidopa. Il farmaco, per intendersi, che contrasta i principali sintomi della malattia, come bradicinesia, tremore, rigidità e disfagia»;
la denuncia era partita dall'Associazione italiana parkinsoniani, che imputa al basso costo delle confezioni la ragione della carenza di produzione. «Il Sinemet è un farmaco “storico” che esiste dagli anni Settanta» – ricorda il presidente dell'Aip, Gianni Pezzoli – «Improvvisamente, è scomparso dalle farmacie e la gente, disperata, non sa come fare. In due giorni, ci hanno contattato, via Facebook, più di 10 mila persone, con storie familiari drammatiche»;
in Italia, la malattia di Parkinson colpisce oltre mezzo milione di persone e sono decine di migliaia quelle costrette ad assumere quotidianamente il Sinemet. Secondo il presidente Pezzoli, il problema della sua «scomparsa» risale al basso costo di vendita, a fronte di una produzione che è, invece, molto costosa. «In Italia una confezione di sessanta compresse, che dura una ventina di giorni, costa 4,98 euro. All'estero, invece, dove il prezzo è due o anche tre volte più alto, il farmaco, guarda caso, non manca»;
questa assurda decisione, ad avviso degli interroganti presa solo in funzione dei costi/benefici, per i malati si traduce invece in angoscia e disperazione, perché chi smette di prendere il Sinemet si trova, in breve tempo, bloccato sulla sedia a rotelle o addirittura allettato. Oggi sembrerebbe, stando a una dichiarazione dell'Aifa, che: «Il medicinale Sinemet risulta attualmente disponibile, essendo cessati i problemi produttivi che hanno reso il farmaco carente nelle scorse settimane»;
è del tutto evidente, però, che non si escludono future nuove carenze. In particolare, fa sapere Aifa che: «il farmaco è ora disponibile nelle confezioni da 200mg+50mg di compresse a rilascio modificato e da 100mg+25mg, mentre l'unica confezione che risulta attualmente carente, a causa di problemi produttivi, è quella da 50mg+25mg compresse». Tuttavia, «in considerazione della prevedibile discontinuità locale delle forniture, legate all'elevata richiesta, l'Aifa autorizza eccezionalmente eventuali necessarie importazioni di questa confezione, laddove siano ancora riscontrati problemi. Pertanto, si invitano i pazienti a rivolgersi al proprio farmacista per ordinare la confezione in oggetto»;
è di fine aprile 2019 l'appello rivolto da un paziente, sulla sua pagina Facebook, che denuncia che sono già passate diverse settimane dalle dichiarazioni di Aifa e ancora il Sinemet 100+25 è introvabile e che i farmacisti interpellati non sanno indicare quando il farmaco potrà essere di nuovo reperibile –:
se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative concrete e urgenti intenda mettere in atto affinché sia da subito nuovamente disponibile il farmaco Sinemet, indispensabile per la vita di migliaia di malati di Parkinson italiani rimasti senza cure;
se non intenda promuovere immediatamente, visto che analoga situazione si è verificata anche in altri Stati membri dell'Unione europea, un tavolo tecnico, nel quale siano presenti, insieme all'Aifa, anche le altre agenzie regolatorie e l'Agenzia europea per i medicinali (Ema) in modo da contrastare e superare in modo definitivo le carenze e le indisponibilità, problematica comune a livello europeo.
MOR. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
nel corso della precedente legislatura, con la legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016), sono state introdotte agevolazioni fiscali volte a incoraggiare gli investimenti a lungo termine nelle imprese attraverso investimenti qualificati e piani di risparmio a lungo termine (Pir), che hanno generato effetti fortemente positivi sull'economia nazionale con risultati ben oltre le aspettative e ampie prospettive di crescita;
lo strumento dei Pir rappresenta per l'Italia una straordinaria opportunità per sostenere una politica industriale volta a rafforzare la patrimonializzazione delle imprese, e tra queste in particolare quelle di medio-piccole dimensioni, e corrisponde a un caso di assoluto successo, tanto da aver raggiunto quota 11 miliardi di euro di raccolta nel solo anno 2017, trend positivo poi confermato anche nel 2018;
con la legge di bilancio 2019 il Governo in carica ha modificato la disciplina dei Pir, introducendo – commi da 211 a 214 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145 – due vincoli: è stato previsto che il Pir debba investire una quota pari ad almeno il 3,5 per cento del totale in strumenti finanziari ammessi alle negoziazioni sui sistemi multilaterali di negoziazione, ed emessi da piccole e medie imprese, e un altro 3,5 per cento in quote o azioni di fondi per il venture capital;
il comma 215 del richiamato articolo 1 ha rinviato a un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio 2019, l'indicazione delle modalità e dei criteri per l'attuazione delle modifiche introdotte;
durante questi primi quattro mesi del 2019 se, da un lato, alcune versioni preliminari diffuse del cosiddetto «decreto crescita» contenevano ipotesi di revisione della disciplina da poco innovata, dall'altro il Ministero dello sviluppo economico, con un comunicato stampa del 15 gennaio 2019, prometteva la piena operatività entro febbraio dei nuovi Pir attraverso l'emanazione tempestiva del decreto attuativo;
ad oggi, decorso il termine previsto dalla legge di bilancio 2019, il decreto attuativo per individuare criteri e modalità per l'attuazione delle nuove disposizioni che si applicano ai Pir costituiti dal 1° gennaio 2019 non risulta ancora emanato;
l'emissione dei Pir ha subito nei primi mesi del 2019 una netta battuta di arresto come emerso dalle evidenze riportate da numerose fonti stampa e, dal momento che la chiarezza normativa e la certezza dei tempi di attuazione sono due fattori essenziali per gli operatori finanziari, i continui rinvii da parte del Governo nell'emanazione delle disposizioni attuative costituirebbero la causa primaria dell'indecisione degli investitori –:
in quali tempi sia prevista l'emanazione del decreto di cui al comma 215 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, che definisce le modalità e i criteri per l'attuazione delle modifiche alla disciplina sui Pir in vigore dal 1° gennaio 2019.
(5-02021)
Apposizione di una firma ad una interpellanza urgente e modifica dell'ordine dei firmatari.
L'interpellanza urgente Occhiuto ed altri n. 2-00366, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 30 aprile 2019, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Scoma e, contestualmente, con il consenso degli altri sottoscrittori, l'ordine delle firme si intende così modificato: «Occhiuto, Paolo Russo, Polverini, Zangrillo, Cannatelli, Fatuzzo, Musella, Rotondi, Scoma, Carfagna, Cappellacci, Casciello, Casino, Cannizzaro, Martino, Minardo, Napoli, Pentangelo, Pittalis, Santelli, Sarro, Elvira Savino, Cosimo Sibilia, Sisto, Tartaglione, Maria Tripodi, Versace, Vito, Barelli, Battilocchio, Nevi, Ruggieri».
L'interpellanza urgente Fassina e Fornaro n. 2-00369, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 30 aprile 2019, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Pastorino.
L'interrogazione a risposta in Commissione Del Monaco e altri n. 5-01301, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 gennaio 2019, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Villani.
L'interrogazione a risposta scritta Gagnarli e Cillis n. 4-02662, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 aprile 2019, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Zanichelli.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Fiano n. 5-01945 del 15 aprile 2019.

References: Articolo 21
 articolo 3
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 articolo 1