Source: https://bertocchi.law/category/sentenze/
Timestamp: 2018-07-21 01:41:08+00:00

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Sentenze | Avv. Matteo Bertocchi
“Le start up innovative possono essere iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese se l’oggetto sociale non è manifestamente carente dei requisiti dell’innovatività e dell’alto valore tecnologico” (Tribunale di Torino, decreto 10 febbraio 2017)
Il D.L. 179/12 ha introdotto la disciplina delle start-up innovative.
Per poter essere definita start up innovativa la società deve possedere determinati requisiti, fra i quali l’oggetto sociale, esclusivo o prevalente, riguardante lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.
Tali società, per poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge, devono essere iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese riservata alle start-up innovative.
La norma sopra indicata, all’art. 25, prevede che “la start-up innovativa è automaticamente iscritta alla sezione speciale del registro delle imprese di cui al comma 8, a seguito della compilazione e presentazione della domanda in formato elettronico“.
Se, quindi, sono rispettati i requisiti formali previsti dalla Legge, l’iscrizione è automatica.
L’unico caso in cui l’Ufficio del Registro potrebbe negare l’iscrizione sarebbe quello in cui l’attività che la società si prefigge di svolgere sia manifestamente priva delle caratteristiche dell’innovatività e dell’alto valore tecnologico.
Abitabilità e compravendita immobiliare
L’obbligo di consegnare il certificato di abitabilità grava ex lege sul venditore, in base all’art. 1477 c.c.
La mancata consegna di tale certificato costituisce inadempimento, la cui gravità va valutata in concreto per verificare la possibilità di ottenere la risoluzione del contratto o un risarcimento del danno.
“La consegna del certificato di abitabilità dell’immobile oggetto del contratto, ove questo sia un appartamento da adibire ad abitazione, pur non costituendo di per sè condizione di validità della compravendita, integra un’obbligazione incombente sul venditore ai sensi dell’art. 1477 c.c., attenendo ad un requisito essenziale della cosa venduta, in quanto incidente sulla possibilità di adibire legittimamente la stessa all’uso contrattualmente previsto” (Cass. 16216/08, Cass. 23157/13)
“Pertanto, la mancata consegna del certificato di abitabilità implica un inadempimento che, sebbene non sia tale da dare necessariamente luogo a risoluzione del contratto, può comunque essere fonte di un danno risarcibile, configurabile anche nel solo fatto di aver ricevuto un bene che presenta problemi di commerciabilità, essendo al riguardo irrilevante la concreta utilizzazione ad uso abitativo da parte dei precedenti proprietari” (cfr. Cass. n. 9253/06)
In tal senso la recente sentenza n. 2438-16 della Corte di Cassazione.
Pignoramento dei beni del trust
Recentemente la Suprema Corte si è trovata ad affrontare la questione di un pignoramento effettuato nei confronti di un trust, in persona del legale rappresentante (Cass. civ. Sez. III, Sent., 27-01-2017, n. 2043).
Nel caso di specie si trattava di pignoramento immobiliare di immobile, su cui gravava ipoteca in favore del creditore procedente, successivamente conferito in un trust.
La Cassazione ha ribadito l’inesistenza giuridica del soggetto nei confronti del quale il pignoramento era stato eseguito (il trust).
Infatti, il trust non ha personalità giuridica ma esiste quale semplice insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato, nell’interesse di uno o più beneficiari, formalmente intestati al trustee.
Di conseguenza, è il trustee l’unica soggetto di riferimento nei confronti di terzi, non quale legale rappresentante ma quale soggetto che dispone del diritto sui beni facenti parte del trust.
Da ciò discende che i beni conferiti nel trust possano essere pignorati, eseguendo un pignoramento nei confronti del trustee.
Perdita di chance nelle gare pubbliche
Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 559 del 9 febbraio 2016, chiariva ancora una volta quali fosseroi presupposti per ottenere il risarcimento da perdita di chance nelle aggiudicazioni degli appalti.
In primis il risarcimento è limitato alle ipotesi in cui l’illegittimità dell’atto attribuibile alla P.A. abbia provocato direttamente una lesione della concreta occasione di conseguire un determinato bene o di ottenere un’utilità sperata.
La prova di quanto detto grava sulla parte danneggiata che ha l’onere di provare l’esistenza di un nesso causale tra l’adozione o l’esecuzione del provvedimento amministrativo illegittimo e la perdita di opportunità, tenuto conto che il danno può essere risarcito solo quando sia collegato alla dimostrazione di un rilevante grado di probabilità – paragonabile alla certezza – del conseguimento del vantaggio sperato, e non anche quando le chance di ottenere l’utilità perduta restano nel novero della mera possibilità.
Dunque nelle pubbliche gare, il predetto diritto risarcitorio spetta solo se l’impresa illegittimamente pretermessa dall’aggiudicazione illegittima riesca a dimostrare, con il dovuto rigore, che la sua offerta sarebbe stata selezionata in quanto migliore rispetto alle altre e che l’appalto le sarebbe stato aggiudicato.
L’articolo 1, comma 346, della L. 311/2004 (c.d Legge finanziaria 2005) dispone che “I contratti di locazione, o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento, di unità immobiliari ovvero di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se, ricorrendone i presupposti, non sono registrati”.
In tal contesto, si è recentemente espressa la Cassazione (Sezione III) con sentenza n. 25503 del 13.12.2016, la quale ha indicato due principi di diritto per la riforma della sentenza di merito impugnata nel procedimento per Cassazione:
il contratto di locazione non registrato è nullo ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 346;
la prestazione compiuta in esecuzione d’un contratto nullo costituisce un indebito oggettivo, regolato dall’art. 2033 c.c., e non dall’art. 1458 c.c.; l’eventuale irripetibilità di quella prestazione potrà attribuire al solvens, ricorrendone i presupposti, il diritto al risarcimento del danno ex art. 2043 c.c., od al pagamento dell’ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c.
Dalla nullità del contratto discende l’insussistenza dell’obbligo del conduttore di pagare il canone di locazione.
Pare comunque consequenziale che il locatore potrà richiedere al conduttore un’indennità per l’occupazione dell’immobile, anche se con espressa domanda giudiziale in tal senso, possibilità non esclusa dalla stessa sentenza citata: “Ove, poi, la Corte d’appello avesse voluto intendere (con l’ambiguo riferimento alla “irripetibilità della prestazione eseguita dal locatore”) che al locatore spettasse un compenso per l’ingiustificato arricchimento del conduttore nel periodo compreso tra la consegna e la restituzione dell’immobile, va ricordato che la domanda di pagamento dell’indennizzo per ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c. deve essere espressamente formulata, e dalla sentenza impugnata non risulta che lo sia stata.“

References: Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 1
 art. 2043
 art. 2041
 sentenza 
 art. 2041
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