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Timestamp: 2018-07-21 21:26:02+00:00

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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 11592 del 6 giugno 2016 - il licenziamento intimato ad un dipendente dell'Agenzia del Demanio per irregolarità nella istruzione della pratica concernente la stipula di un contratto di concessione d'immobile ed accertato i fatti contestati in sede disciplinare attenevano specificamente alla corretta esecuzione della prestazione lavorativa - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 11592 del 6 giugno 2016 – il licenziamento intimato ad un dipendente dell’Agenzia del Demanio per irregolarità nella istruzione della pratica concernente la stipula di un contratto di concessione d’immobile ed accertato i fatti contestati in sede disciplinare attenevano specificamente alla corretta esecuzione della prestazione lavorativa
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 11592 del 6 giugno 2016
LAVORO – LICENZIAMENTO – IRREGOLARITA’ IN UNA PRATICA – LAVORATORE NEL MIRINO – IL PROCEDIMENTO PENALE NON BLOCCA IL LICENZIAMENTO
A base del decisum la Corte del merito poneva il fondante rilievo secondo il quale i fatti giuridici contestati al dipendente in sede disciplinare non erano i “medesimi” di quelli di cui al rinvio a giudizio in sede penale sicché non operava la regola contrattuale della necessaria sospensione del procedimento disciplinare. Nel merito, poi, la predetta Corte riteneva provati i fatti addebitati e di gravità tale da fare venire meno irrimediabilmente il vincolo fiduciario.
Con il primo motivo del ricorso S.A., deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 58, comma 7, del CCNL 2004-2008 per il personale non dirigente dell’agenzia del Demanio, critica la sentenza impugnata per non aver ritenuto “medesimi” i fatti addebitati i sede disciplinare ed in sede penale e tanto ai fini della sospensione del procedimento il disciplinare.
Si tratta di un accertamento di fatto che in quanto congruamente motivato, si sottrae al sindacato di legittimità. Né, e vale la pena di sottolinearlo, il ricorrente, critica l’interpretazione fornita dalla Corte del merito del provvedimento di recesso e sulla cui esegesi la stessa Corte fonda, appunto, l’accertamento in questione. Con la seconda censura parte ricorrente, denunciando vizio di motivazione, sostiene la insussistenza dei fatti posti a base del licenziamento.
Né può sottacersi che, nella specie, trattandosi di sentenza di appello pubblicata in data 8 maggio 2014, trova applicazione l’art. 360, primo comma, n. 5, cpc, riformulato dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134 che secondo l’interpretazione fornita dalle Sezioni Unite deve intendersi al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cfr Cass. Cass. S.U. 7 aprile 2014 n. 8053).
Il terzo motivo del ricorso con cui parte ricorrente invoca l’applicazione dell’art. 384, 2 comma, ultima parte cpc, rimane assorbito.
Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza. Si dà atto della sussistenza dei presupposti di cui all’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115 del 2002 introdotto dall’art. 1, comma 17, della L. n. 228 del 2012 per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente la pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in E. 3000,00 per compensi oltre spese prenotate a debito. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115 del 2002 introdotto dall’art. 1, comma 17, della L. n. 228 del 2012 si dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

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 Cass.