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Timestamp: 2018-03-23 14:34:53+00:00

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Art. 394 codice civile: Capacità dell'emancipato
Codice civile Art. 394 codice civile: Capacità dell’emancipato
L’emancipazione conferisce al minore la capacità di compiere gli atti che non eccedono l’ordinaria amministrazione (1).
Il minore emancipato può con l’assistenza del curatore riscuotere i capitali sotto la condizione di un idoneo impiego e può stare in giudizio sia come attore sia come convenuto (2).
Per gli altri atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, oltre il consenso del curatore, è necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare. Per gli atti indicati nell’art. 375 l’autorizzazione, se curatore non è il genitore, deve essere data dal tribunale su parere del giudice tutelare.
Qualora nasca conflitto di interessi fra il minore e il curatore, è nominato un curatore speciale (3) a norma dell’ultimo comma dell’art. 320.
(1) Le disposizioni contenute in questo articolo si applicano esclusivamente agli atti a contenuto patrimoniale mentre, per gli atti di carattere personale, il minore è pienamente capace (salvo casi eccezionali, come la capacità di stare in giudizio nell’azione di disconoscimento della paternità).
(2) L’emancipato può stare in giudizio senza l’assistenza del curatore solo se la controversia ha ad oggetto affari non eccedenti l’ordinaria amministrazione.
(3) Il curatore speciale è nominato per valutare se sussista l’opportunità di realizzare l’atto in relazione al quale sussiste il conflitto di interessi.
Nella norma si rinviene una gradazione degli atti che possono essere realizzati dall’emancipato, con la corrispondente indicazione delle modalità che devono essere osservate per il loro valido compimento. Per gli atti di maggiore importanza è necessaria l’assistenza del curatore: essa consiste nel consigliare all’emancipato quali siano le scelte più opportune in relazione al compimento di un determinato atto. Il curatore può rifiutare il proprio consenso al compimento degli atti che non ritiene vantaggiosi per il minore ma non ha il potere di chiedere il loro annullamento, qualora siano stati comunque realizzati.
La distinzione tra atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, prevista dagli artt. 320, 374 e 394 c.c. in relazione ai beni degli incapaci, non coincide con quella applicabile in tema di determinazione dei poteri attribuiti agli amministratori delle società, i quali vanno individuati con riferimento agli atti che rientrano nell'oggetto sociale, qualunque sia la loro rilevanza economica e la loro natura giuridica e anche se eccedano i limiti della cd. ordinaria amministrazione, con la conseguenza che, salvo le limitazioni specificamente previste nello statuto sociale, devono ritenersi rientranti nella competenza dell'amministratore tutti gli atti che ineriscono alla gestione della società, ed invece eccedenti i suoi poteri quelli di disposizione o di alienazione, suscettibili di modificare la struttura dell'ente e, perciò, esorbitanti e comunque contrastanti con l'oggetto sociale. (Conferma Tar Lazio, Roma, sez. II, n. 9202 del 2009).
Consiglio di Stato sez. V 21 giugno 2013 n. 3402
In tema di determinazione dei poteri attribuiti agli amministratori delle società di capitali, non trova applicazione la distinzione tra atti di ordinaria e straordinaria amministrazione prevista con riguardo ai beni degli incapaci dagli art. 320, 374 e 394 c.c., dovendosi invece fare riferimento agli atti che rientrano nell'oggetto sociale - qualunque sia la loro rilevanza economica e natura giuridica - pur se eccedano i limiti della cosiddetta ordinaria amministrazione, con la conseguenza che, salvo le limitazioni specificamente previste nello statuto sociale, rientrano nella competenza dell'amministratore tutti gli atti che ineriscono alla gestione della società, mentre eccedono i suoi poteri quelli di disposizione o alienazione, suscettibili di modificare la struttura dell'ente e perciò esorbitanti (e contrastanti con) l'oggetto sociale. (In applicazione di tale principio, e con riferimento ad una fattispecie anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che, nell'interpretare una clausola statutaria che limitava i poteri degli amministratori al compimento degli atti di ordinaria amministrazione, aveva ritenuto che essa si riferisse esclusivamente agli atti estranei all'oggetto sociale, in quanto essa sarebbe risultata priva di senso logico e giuridico ove riferita agli atti ricompresi nell'oggetto sociale, che coincidono già con tutti quelli che l'amministratore ha il potere di compiere quali atti di ordinaria amministrazione).
Cassazione civile sez. I 03 marzo 2010 n. 5152
La distinzione tra atti di ordinaria e straordinaria amministrazione prevista dal codice civile in relazione ai beni degli incapaci (art. 320, 374 e 394 c.c.) non coincide con quella applicabile in tema di determinazione dei poteri attribuiti agli amministratori delle società, i quali vanno individuati con riferimento agli atti che rientrano nell'"oggetto sociale" - qualunque sia la loro rilevanza economica e natura giuridica -, pur se eccedano i limiti della cosiddetta ordinaria amministrazione, con la conseguenza che, salvo le limitazioni specificamente previste nello statuto sociale, devono ritenersi rientranti nella competenza dell'amministratore tutti gli atti che ineriscono alla gestione della società ed eccedenti i suoi poteri, invece, quelli di disposizione o di alienazione, suscettibili di modificare la struttura dell'ente e, perciò esorbitanti (e contrastanti con) l'oggetto sociale (ribadendo tali principi, la Suprema Corte ha confermato la decisione di merito, la quale ha ritenuto rientrante nell'oggetto sociale - e, pertanto, vincolante per una s.a.s. anche se stipulato senza la firma congiunta degli amministratori, prevista dallo statuto per gli atti di straordinaria amministrazione - la conclusione di un contratto di leasing cosiddetto "di trasferimento", comportante, alla sua scadenza, la possibilità del passaggio in proprietà, alla società utilizzatrice, dei beni strumentali impiegati per l'attività di gestione del gabinetto odontoiatrico, esercitata dalla società medesima).
Cassazione civile sez. I 12 marzo 1994 n. 2430
L'obbligazione a garanzia di debiti altrui, assunta da persona inabilitata, senza alcun intervento né del curatore, né del g.t., è e rimane invalida a prescindere dall'accertamento (in sé irrilevante ai sensi di Cass. sez. un. n. 19246/2010, Cass. n. 14627/2010 e Cass. n. 15811/2010) che il soggetto inabilitato si sia o non si sia adeguato, sul piano processuale, al mutamento, ad opera del S.C. sez. un., di una interpretazione consolidata circa le norme regolatrici del processo (cd. overrulling).
Tribunale Cassino 27 settembre 2011

References: Art. 394
 art. 320
 sentenza 
 Cass. sez. 
 Cass. 
 Cass.