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Timestamp: 2020-02-18 22:55:54+00:00

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Nullità matrimoniali - Studio Legale Laudante
Lo studio Legale Laudante offre ai propri clienti un’assistenza completa, per ogni singola esigenza, mirata ad individuare la soluzione migliore per i singoli casi.
Viene fornita un assistenza completa nelle singole materie del diritto canonico sia per le dichiarazioni di nullità matrimoniali avanti ai Tribunali Ecclesiastici Episcopali, avanti alla Rota Romana ed al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, sia in ambito penale ed amministrativo canonico, anche in relazione a religiosi e diocesani, il tutto grazie alla collaborazione del Procuratore Ecclesiastico, Avv. Monica Minacapelli,
Espleta inoltre assistenza avanti a Curie italiane, cause di diritto penale, civile, separazioni e divorzi, affidamento minori, successioni e testamenti. La competenza, la serietà, la precisione, e la puntualità costituiscono gli elementi fondanti di una conclamata professionalità.
Il continuo aggiornamento legislativo da parte dei componenti dello studio e l’utilizzo di una fornita biblioteca, e delle banche dati informatiche aggiornate in tempo reale, hanno sempre caratterizzato l’attività svolta, e hanno determinato una crescita costante ed importante della clientela.
Cosa c ‘è da sapere:
Molto sommariamente, a mero scopo divulgativo, descriviamo l’iter di un possibile procedimento di nullità matrimoniale canonico.
Il processo ha inizio con la presentazione in prima istanza di un libello da parte dell’attore presso il Tribunale Ecclesiastico, in cui vengono descritti i fatti e le ragioni in diritto per cui viene chiesto l’accertamento della nullità del matrimonio. A pena di nullità del procedimento stesso, deve partecipare, oltre alle parti, il Difensore del vincolo, una figura istituzionale interna al Tribunale che ha il compito di evidenziare tutti gli aspetti della vicenda per cui il vincolo debba essere ritenuto valido e non nullo.
Successivamente il Tribunale, ammesso il libello, emetterà un decreto con cui formulerà il capo o i capi di nullità, dopodiché ha inizio l’istruttoria. La parte convenuta in giudizio potrà difendersi a mezzo di un avvocato, detto Patrono, ovvero potrà anche astenersi rimettendosi alla giustizia del tribunale.
Verranno citati ed ascoltati i testimoni ed eventualmente anche i periti nei casi previsti dalla legge (impotenza ed incapacità). I testimoni vengono scelti sia da parte attrice che da parte convenuta. Il perito viene nominato direttamente dal Tribunale d’ufficio tra una rosa di tecnici accreditati.
Conclusa l’istruttoria il Tribunale concede termine alle parti, per deposito di memorie difensive chiamate restrictus e di eventuali repliche. Il difensore del vincolo depositerà invece delle memorie chiamate animadversiones.
Allo scadere del termine per il deposito delle suddette memorie il Tribunale, composto normalmente da un collegio di almeno tre giudici, emetterà la sentenza che stabilirà se, all’esito del procedimento svolto, consti o meno la nullità del matrimonio ai sensi dei capi di nullità come decretati.
Ai fini della possibilità di sposarsi nuovamente in chiesa dal 2015 non necessita più una sentenza doppia conforme. La sentenza di primo grado diviene infatti esecutiva dopo 15 giorni dalla notifica alle parti, le quali non abbiano interposto appello entro quel termine.
Infine, per il recepimento della sentenza di nullità presso lo Stato Italiano, ai fini civili, sarà necessario che la sentenza ormai definitiva, venga portata avanti alla Corte d’Appello Italiana competente per il procedimento di Delibazione. Dopodiché detta sentenza sarà trascritta nei registri anagrafici dello stato civile.
Il processo matrimoniale breve davanti al vescovo
IL PROCESSO BREVIOR .
Con la lettera apostolica in forma di Motu Proprio, Mitis Iudex Dominus Iesus, il Sommo Pontefice Francesco, ha modificato il processo canonico per le cause di nullità del matrimonio nel codice di diritto canonico, istituendo tra l’altro il così detto processo brevior per risolvere i casi di nullità più evidente.
Il processo BREVIOR è da applicarsi nei casi in cui l’accusata nullità del matrimonio è sostenuta da argomenti particolarmente evidenti.
Tra i canoni riformati, quelli dal 1683 al 1687 del Codice di diritto canonico riguardano il processo più breve, alternativo al processo ordinario, da attivarsi solo in determinati casi.
La riforma ha così stabilito:
Tra le circostanze che possono consentire la trattazione della causa di nullità del matrimonio per mezzo del processo più breve secondo i cann. 1683-1687, si annoverano per esempio: quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici, ecc.
• incapacità per insufficiente uso di ragione
• incapacità per difetto di discrezione di giudizio
L’incapacità consensuale attiene anche coloro che difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente. Il soggetto in questo caso non è in grado di valutare dal lato pratico, gli effetti del matrimonio che sta per contrarre, sia in relazione a se stesso sia in relazione al coniuge. L’incapacità intellettiva valutativa relativa al matrimonio stesso o al futuro coniuge, che deve essere derivante da grave discrezione di giudizio, si traduce in una incapacità di scegliere quel determinato matrimonio ovvero quel determinato partner come coniuge. La discrezione di giudizio è dunque una maturità psicologica proporzionata al passo impegnativo e decisivo del matrimonio. Detta discrezione è intesa come una maturità psicologica non comune e la sua mancanza può essere definita come immaturità, anche di tipo affettivo.
• incapacità per cause di natura psichica
Coloro che per cause di natura psichica, non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio. Dette cause rientrano in psicopatologie che l’antropologia richiede essere serie. Non bastano infatti delle semplici difficoltà insorte tra i coniugi per dichiarare la nullità del matrimonio. Giova riportare una celebre espressione di Giovanni Paolo II: “Il fallimento dell’unione coniugale non è mai in sé una prova per dimostrare tale incapacità dei contraenti, i quali possono avere trascurato, o usato male, i mezzi sia naturali che soprannaturali a loro disposizione, oppure non avere accettato i limiti inevitabili ed i pesi della vita coniugale, sia per blocchi di natura inconscia, sia per lievi patologie che non intaccano però la sostanziale libertà umana. Una vera incapacità è ipotizzabile solo in presenza di una seria forma di anomalia che comunque si voglia definire, deve intaccare sostanzialmente la capacità di intendere o volere del contraente.”
• ignoranza
Perché possa esserci un valido consenso matrimoniale, è necessario che i contraenti almeno non ignorino che il matrimonio è la comunità permanente tra l’uomo e la donna, ordinata alla procreazione della prole mediante una qualche cooperazione sessuale.
Tale ignoranza non si presume dopo la pubertà. Corre l’obbligo di osservare che le norme di diritto canonico sono state date per ogni tipo di società che esiste sul nostro mondo e dunque vanno ad interessare anche popoli in cui tale tipo di ignoranza potrebbe ancora incontrarsi.
L’errore è una falsa conoscenza della realtà per cui la volontà di un atto dipende dalla convinzione dell’esistenza di una situazione di fatto che in realtà non esiste. L’errore di persona rende invalido il matrimonio laddove ad esempio: “pensavo di sposare Tizio, invece ho sposato Caio”.
L’errore circa una qualità della persona, quantunque sia causa del contratto, non rende nullo il matrimonio, eccetto che tale qualità sia intesa direttamente e principalmente. Un esempio classico è quello del coniuge che contrae matrimonio con il partner che ritiene (erroneamente), essere medico laureato in medicina e proprio questa qualità di medico ha determinato principalmente e direttamente il suo consenso. Ai fini della dichiarazione di nullità occorre distinguere che l’errore cada sulla sostanza e non sulla persona. La nullità ha luogo pertanto nel caso in cui il coniuge ha inteso: “Voglio sposare un medico, che ritengo essere tizio”. Diverso sarà invece il caso: “Voglio sposare Tizio, che ritengo essere un medico”. Nel secondo caso l’errore ricade sulla persona e non sulla sostanza e dunque il matrimonio sarà valido.
• la forma canonica
C) Le condizioni di indigenza.
Vi è poi da sottolineare che è prevista la possibilità, per i meno abbienti, di essere ammessi a forme di patrocinio gratuito o semigratuito anche dinanzi alla Rota Romana

References: sentenza 
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