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Timestamp: 2019-09-22 05:46:50+00:00

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Art. 2409 codice civile - Denunzia al tribunale - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 2409 Codice civile
Se vi è fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o a una o più società controllate, i soci che rappresentano il decimo del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il ventesimo del capitale sociale possono denunziare i fatti al tribunale [2392, 2400] con ricorso notificato anche alla società. Lo statuto può prevedere percentuali minori di partecipazione.
Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, può ordinare l'ispezione dell'amministrazione della società a spese dei soci richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione di una cauzione [119 c.p.c.]. Il provvedimento è reclamabile.
Se le violazioni denunziate sussistono ovvero se gli accertamenti e le attività compiute ai sensi del terzo comma risultano insufficienti alla loro eliminazione, il tribunale può disporre gli opportuni provvedimenti provvisori e convocare l'assemblea [2363, 2364, 2364 bis, 2366] per le conseguenti deliberazioni. Nei casi più gravi può revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci [2487] e nominare un amministratore giudiziario, determinandone i poteri e la durata (1).
L'amministratore giudiziario può proporre l'azione di responsabilità contro gli amministratori [2393, 2393 bis, 2394, 2394 bis] e i sindaci [2407]. Si applica l'ultimo comma dell'articolo 2393.
I provvedimenti previsti da questo articolo possono essere adottati anche su richiesta del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione, nonché, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, del pubblico ministero (2); in questi casi le spese per l'ispezione sono a carico della società.
(1) La denuncia può essere proposta per le irregolarità che attengono alla gestione della società e potenzialmente idonee ad recare un danno alla stessa, a cui vi si pone rimedio preferendo strumenti endosocietari.
(2) La legittimazione a proporre ricorso per la denuncia è riservata al collegio sindacale, al consiglio di sorveglianza e al comitato per il controllo della gestione, nonchè al pubblico ministero per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio.
Per attivare il procedimento previsto dall'art. 2409 le gravi irregolarità devono presentare i seguenti caratteri:
a) devono riguardare la sfera societaria;
b) devono essere attuali;
c) devono violare una disposizione di legge;
d) devono arrecare un danno patrimoniale alla società.
Spiegazione dell'art. 2409 Codice civile
La natura giuridica del procedimento in oggetto è controversa. L'orientamento prevalente lo colloca nell'ambito della volontaria giurisdizione, in quanto esso miri non a risolvere un conflitto ma ad adottare i provvedimenti necessari a riportare ordine nella società intervenendo nella sua organizzazione.
La procedibilità d'ufficio è esclusa. La legittimazione attiva spetta ai soci che rappresentino il decimo del capitale sociale nelle società chiuse e il ventesimo nelle società aperte.
Il controllo giudiziario è ammissibile anche quando attivato dalla maggioranza o dalla totalità del capitale sociale.
Legittimati attivi sono anche il collegio sindacale e, nei sistemi dualistico e monistico, rispettivamente il consiglio di sorveglianza e il comitato per il controllo della gestione.
Sono legittimati passivi:
a) la società;
c) i componenti dell'organo di controllo;
d) i liquidatori.
Il procedimento si instaura mediante ricorso notificato alla società.
Il tribunale in camera di consiglio deve sentire amministratori e sindaci, il ricorrente e la società. Questa è la prima fase istruttoria del procedimento diretta a verificare le gravi irregolarità e ad individuare i provvedimenti per eliminarle.
L'ispezione è assimilata alla consulenza tecnica d'ufficio (C.T.U.)
L'ispezione non è ordinata e il procedimento è sospeso se l'assemblea sostituisce amministratori e sindaci con soggetti dotati di capacità professionali tali da garantire il superamento delle irregolarità riscontrate.
Se è confermata l'esistenza delle irregolarità si apre la seconda fase del procedimento, caratterizzata dagli opportuni provvedimenti provvisori che il tribunale può assumere per evitare future irregolarità, convocando l'assemblea per l'adozione delle conseguenti deliberazioni.
Nei casi più gravi il tribunale nomina un amministratore giudiziario previa revoca degli amministratori ed, eventualmente, dei sindaci.
Il decreto di nomina indica i poteri e la durata in carica dell'amministratore giudiziario. Avendo il procedimento funzione recuperatoria, il tribunale deve conferire all'amministratore giudiziario tutti i poteri utili a ripristinare l'ordine gestionale. Ex lege può promuovere contro amministratori e sindaci l'azione di responsabilità.
Prima della scadenza dell'incarico, l'amministratore giudiziario rende conto al tribunale predisponendo una relazione su attività compiute e risultati conseguiti.
Alla scadenza dell'incarico può convocare l'assemblea, che presiede, proponendo la nomina dei nuovi amministratori e sindaci. In alternativa propone la messa in liquidazione o la sottoposizione a una procedura concorsuale.
Le spese di ispezione sono a carico dei soci denuncianti, mentre le spese processuali si imputano in base al principio della soccombenza processuale.
6 Denuncia al tribunale Varie sono state le modifiche apportate alla denuncia al tribunale delle gravi irregolarità nella gestione prevista dall'art. 2409 del c.c.: possibilità di denunciare anche irregolarità delle società controllate; necessità che le irregolarità possano recare danno alla società; prevalenza dei rimedi endosocietari se concretamente i nuovi amministratori e sindaci si attivano per accertare e, in caso positivo, eliminare le irregolarità; possibilità per la società di partecipare al procedimento e di impugnare anche l'ordine di ispezione. La legittimazione alla denuncia è stata estesa al collegio sindacale e, nel sistema dualistico o monistico, al consiglio di sorveglianza e al comitato per il controllo della gestione; è stata invece ristretta la legittimazione alla denuncia del pubblico ministero, che è stata limitata alle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, alle società, cioè, per le quali il notevole numero di soci può giustificare un'iniziativa di tale organo pubblico. Nel quinto comma dell'articolo 2409 si è altresì precisato che in caso di proposizione dell'azione di responsabilità da parte dell'amministratore giudiziario, l'assemblea, cessate le funzioni dell'amministratore medesimo, può valutare l'opportunità che l'azione di responsabilità stessa sia proseguita, e ciò sulla base della disciplina generale dell'ultimo comma dell'art. 2393 del c.c..
Massime relative all'art. 2409 Codice civile
Cass. civ. n. 403/2010
Il procedimento previsto dall'art. 2409 c.c. per il controllo giudiziario della società per azioni non è applicabile alla società a responsabilità limitata, in tal senso deponendo, oltre alla diversità dei connotati attribuiti a tale tipo di società dalla riforma organica di cui al D.L.vo 17 gennaio 2003, n. 6, la formulazione letterale dell'art. 2488 c.c. (nel testo introdotto dal D.L.vo n. 6 cit.) e dell'art. 92 disp. att. c.c., nonchè, per le ipotesi in cui sia obbligatoria la costituzione del collegio sindacale, la genericità del rinvio alla disciplina delle società per azioni contenuto nell'art. 2477 c.c., il quale va pertanto riferito ai soli requisiti professionali ed alle cause di ineleggibilità, incompatibilità e decadenza dei sindaci previste dagli artt. 2397 e ss. c.c., conformemente all'intento manifestato dal legislatore di privatizzare il controllo societario in favore dei singoli soci.
L'ordinanza del tribunale, la quale abbia dichiarato inammissibile il ricorso proposto ai sensi dell'art. 2409 c.c., è impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. unicamente per la parte della decisione contenente la condanna degli originari istanti alle spese del procedimento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 403 del 13 gennaio 2010)
Cass. civ. n. 17939/2009
E' ammissibile il reclamo avverso il decreto, avente natura sostanziale di sentenza, con cui il tribunale abbia negato l'approvazione del conto della gestione dell'amministratore giudiziario, nominato ex art. 2409 c.c. e poi revocato, se comunque il mezzo sia stato proposto dinanzi alla corte di appello, potendo il reclamo convertirsi in appello, in applicazione del principio di conservazione dettato dall'art. 159, terzo comma, c.p.c. Tale principio - per il quale, ove il vizio di nullità impedisca un determinato effetto, l'atto può produrre gli altri effetti ai quali è idoneo - opera, infatti, allorché l'atto non solo abbia i requisiti di forma e di sostanza dell'atto in cui vien convertito, ma sia stato proposto,come nella specie, dinanzi al giudice competente per il grado di giudizio, dovendosi escludere la conversione dell'atto solo se dall'esame del contenuto del mezzo utilizzato risulti inequivocabilmente la volontà della parte di utilizzare soltanto un mezzo diverso, ancorché inammissibile.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17939 del 4 agosto 2009)
Cass. civ. n. 22489/2004
Nei provvedimenti sulla denuncia di irregolarità nella gestione di società resi dal tribunale in camera di consiglio a norma dell'art. 2409 c.c., non è proponibile il ricorso per cassazione ex art.111 Cost. avverso la statuizione sulle spese, perché questa, pur avendo natura decisoria in quanto costitutiva di un rapporto obbligatorio, è tuttavia priva di definitività, essendo parte integrante di un provvedimento assoggettato ad un diverso mezzo di impugnazione, quale il reclamo alla corte d'appello territorialmente competente ai sensi dell'art.739 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 22489 del 29 novembre 2004)
Cass. civ. n. 10989/2004
I provvedimenti resi sulla denunzia di irregolarità nella gestione di una società ex art. 2409 c.c., ancorché comportino la nomina di un ispettore o di un amministratore con la revoca di quello prescelto dall'assemblea, ovvero risolvano questioni inerenti alla regolarità del relativo procedimento, sono privi di decisorietà in quanto, nell'ambito di attribuzioni di volontaria giurisdizione rivolte alla tutela di interessi anche generali ed esercitate senza un vero e proprio contraddittoreo, si risolvono in misure cautelari e provvisorie, coinvolgono diritti soggettivi, ma non statuiscono su di essi a definizione di un conflitto tra parti contrapposte, né hanno attitudine ad acquistare autorità di giudicato sostanziale. Ne consegue che tali provvedimenti non sono impugnabili con ricorso per cassazione ex art. 111 Costituzione, tranne che per la parte in cui rechino condanna alle spese, e tale principio non incontra deroga ove la corte d'appello abbia risolto in senso positivo o negativo le questioni inerenti all'ammissibilità del reclamo, incluse quelle che attengano alla legittimazione ed all'interesse del reclamante, dato che la pronuncia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi ed i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale per cui il processo è predisposto, di modo che, se tale atto sia privo di decisorietà, non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10989 del 10 giugno 2004)
Cass. civ. n. 9828/2002
Nel procedimento per il riassetto amministrativo e contabile delle società a responsabilità limitata o per azioni di cui all'art. 2409 c. c., la condanna al pagamento delle spese processuali pronunciata a favore di colui che le abbia anticipate partecipando al procedimento in forza di interessi giuridicamente qualificati dalla sua posizione rispetto alla corretta amministrazione della società , pur non essendo accessoria ad una decisione su diritti soggettivi, né collegabile a comportamenti anteriori al processo, è legittima nella parte in cui si fondi sulla soccombenza processuale dei controinteressati nel contrasto delle posizioni soggettive, anche se non può avere, comunque, ad oggetto le spese di ispezione giudiziale della società, che restano sempre a carico dei denuncianti.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9828 del 5 luglio 2002)
Cass. civ. n. 6365/2001
In tema di provvedimenti resi sulla denuncia cli irregolaritá nella gestione di una società (art. 2409 c.c.), i decreti della corte d'appello a seguito di reclamo avverso le statuizioni del tribunale non possono essere oggetto di ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., perché essi sono atti di volontaria giurisdizione e non assumono carattere contenzioso neppure quando contengano la revoca degli amministratori o dei sindaci, trattandosi di provvedimenti, disposti nell'interesse della società ad una corretta amministrazione, che si esauriscono in misure cautelare e provvisorie e che, pur coinvolgendo diritti soggettivi, non pronunciando al riguardo per definire un conflitto tra parti contrapposte con attitudine ad acquisire autorità di giudicato sostanziale. È viceversa ammissibile il ricorso per cassazione avverso la parte di detto provvedimento recante la condanna alle spese processuali, atteso che tale statuizione è costitutiva di un rapporto obbligatorio ed è munita dei connotati della pronunzia giurisdizionale idonea ad assumere valore di giudicato.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6365 del 8 maggio 2001)
Cass. civ. n. 3750/2001
Il procedimento di volontaria giurisdizione instaurato ex art. 2409 c.c. (di carattere non contenzioso anche nel caso in cui l'esito sia la revoca dell'amministratore), benché articolato in due gradi di giudizio, non postula la composizione di contrapposte posizioni di diritto soggettivo, sicché, rispetto al provvedimento che definisca il relativo giudizio, non può legittimamente configurarsi la posizione di «parte soccombente» tenuta al rimborso delle spese a favore di «altra parte» (vittoriosa) a norma dell'art. 91 c.p.c. Ne consegue l'inammissibilità del ricorso per cassazione avverso il provvedimento conclusivo del menzionato procedimento ex art. 2409 che nulla abbia disposto in merito alle spese.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3750 del 15 marzo 2001)
Cass. civ. n. 10804/1999
L'oggetto e gli effetti dell'impugnazione di delibera assembleare (nella specie, di delibera di approvazione del bilancio) e del procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. sono differenti e solo parzialmente coincidenti; infatti, nella prima si controverte e si decide, all'esito di un processo a cognizione piena ed esauriente concluso con sentenza idonea al giudicato, della rispondenza del bilancio a chiarezza e del rispetto dei principi di verità e correttezza, posti dall'articolo 2423 c.c. e valutati alla stregua dei criteri di cui agli artt. 2523 bis e seguenti dello stesso codice; nel secondo, si accerta sommariamente la fondatezza o meno della denuncia di gravi irregolarità nella gestione della società, nell'interesse esclusivo di quest'ultima, senza statuire definitivamente su diritti soggettivi dei soci o dei terzi; conseguentemente, il giudice dell'impugnazione, seppure può utilizzare per la formazione del suo convincimento le risultanze del procedimento camerale, non può pedissequamente riportarsi agli accertamenti ed alla valutazione in quella sede effettuati per ritenere non veritiero o falso il bilancio e dichiarare la nullità della delibera che lo ha approvato, ma deve procedere ad un accertamento autonomo o comunque ad una valutazione critica degli accertamenti compiuti e dei provvedimenti assunti in sede camerale. (Nella specie, la S.C., in applicazione dei principi esposti, ha cassato con rinvio la sentenza di merito, che si era limitata all'affermazione che il decreto di nomina di un amministratore giudiziario ex art. 2409 c.c. «attestava» la non corrispondenza della contabilità e del bilancio alla situazione reale e che l'attendibilità del bilancio e della relazione erano «inequivocabilmente» inficiati dagli accertamenti effettuati nel procedimento in camera di consiglio).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10804 del 29 settembre 1999)
Cass. civ. n. 9636/1997
Le spese del procedimento di volontaria giurisdizione, promosso ai sensi dell'art. 2409 c.c. per denunciare irregolarità nella gestione di società, restano a carico del soggetto che abbia assunto la relativa iniziativa, mentre si sottraggono alle regole degli artt. 91 ss. c.p.c., le quali postulano l'identificabilità di una parte vittoriosa e di una parte soccombente in esito alla definizione di un conflitto di tipo contenzioso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9636 del 2 ottobre 1997)

References: Articolo 2409

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 2409
 sentenza 

Cass. 
 art.111
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Cass. 
 art. 2409
 art. 111
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Cass. 
 art. 2409
 art. 2409
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 art. 2409
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