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IL LAVORO FEMMINILE IN OSPEDALE Luglio PDF
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1 IL LAVORO FEMMINILE IN OSPEDALE Luglio 2002 Premessa La salute riproduttiva delle lavoratrici del settore sanitario è stata negli ultimi anni oggetto di particolare attenzione sia per il grande numero di donne in età riproduttiva che lavora in questo settore (sino al 60% della forza occupata) sia per la presenza negli ambienti sanitari di fattori di rischio di natura chimica fisica e biologica come ad esempio i gas anestetici l ossido di etilene, i farmaci citotossici, le radiazioni ionizzanti ed alcuni virus riconosciuti o sospettati come teratogeni. Molti studi hanno dimostrato che l esposizione professionale a questi fattori di rischio può determinare nella popolazione femminile un aumento degli aborti spontanei, dei parti prematuri, malformazioni congenite, basso peso alla nascita e morti perinatali. Otre ai dettati costituzionali e alle norme che valgono per tutti i lavoratori, esiste una nutrita Legislazione per garantire la tutela della salute della lavoratrice. Tra le norme particolari, l U.E. ha approvato la direttiva n 85del 1992 specifica per le lavoratrici in gravidanza, puerperio e allattamento, che in Italia è stata recepita prima con il D.lvo 645/96 e poi con il T.U. 151/2001. La normativa vigente impone al datore di lavoro di valutare i rischi anche in relazione alla gravidanza, puerperio e all allattamento e di identificare luoghi di lavoro sicuri ove permettere alla donna in gravidanza di continuare a volgere la sua attività. Le figure più direttamente coinvolte nella gestione di tutela della donna in gravidanza sono : Direzione sanitaria, Amministrativa, Ufficio infermieristico, Responsabili di Dipartimento e di Unità Operativa, Servio di prevenzione e Protezione; Medico Competente. Questi a sua volta hanno il compito di informare e formare le lavoratrici dipendenti. Panoramica generale dei vari rischi presenti Rischio infettivo da agenti biologici Gli ambienti sanitari, e gli ospedali in particolare, sono luoghi di particolare concentrazione di agenti infettivi, causa di rischio per l operatrice sanitaria, sia nell ambito dell assistenza al malato, sia nel campo diagnostico, terapeutico o preventivo. A questo proposito il Decreto Legislativo n. 626 del 19 settembre 1994, recependo le direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, al Titolo VIII delimita il campo di applicazione, la classificazione degli agenti biologici, gli obblighi - 1 -2 del datore di lavoro, precisando le principali misure preventive (tecniche, organizzative e procedurali) da adottare in relazione alle caratteristiche dell agente biologico e della sua pericolosità, e dando le indicazioni per la sorveglianza sanitaria. Per la donna in gravidanza e in allattamento il Decreto Legislativo n. 645 del 25 novembre 1996 (integrato nel testo unico 151/2001) prevede la valutazione del rischio di esposizione ad agenti biologici per la singola operatrice. Così come nel Titolo VIII del Decreto Legislativo n. 626, la valutazione del rischio deve includere non solo l ambiente lavorativo, ma anche i compiti lavorativi svolti dall operatrice sanitaria. Molti agenti biologici possono interessare il nascituro in caso di infezione della madre durante la gravidanza. Essi possono giungere al bambino per via placentare mentre questo è ancora nell utero oppure durante e dopo il parto, ad esempio nel corso dell allattamento o a seguito dello stretto contatto fisico tra madre e bambino. Agenti tipo che possono infettare il bambino in uno di questi modi sono il virus dell epatite B, quello dell epatite C, l HIV ( il virus dell AIDS), l herpes, la tubercolosi, la sifilide, la varicella e il tifo. Per quanto riguarda il rischio di infezioni occupazionali che possiedono effetti lesivi sull embrione o sul feto, la rosolia è la malattia infettiva più nota. Ai fini preventivi, attraverso la vaccinazione verso il virus della rosolia di tutta la popolazione infantile, si possono ottenere ottimi risultati, mentre la strategia selettiva, la quale limita la vaccinazione soltanto alle bambine in età prepubere, in vista delle future gravidanze, premette la circolazione del virus selvaggio della rosolia nei bambini di sesso maschile e cioè in una larghissima fascia di popolazione, che rimane esposta al rischio di infezione, e non garantisce l eradicazione del virus e della malattia. Anche le infezioni da virus Varicella-Zoster se contratte durante la gravidanza possono comportano per il nascituro il rischio di essere colpito da varicella connatale, ad esito anche fatale, caratterizzata da ipoplasia delle estremità, cicatrici cutanee, microcefalia, atrofia corticale, corioretinite, catarrata. La sindrome della varicella connatale colpisce un bambino ogni dieci nati da donne che nel primo trimestre di gestazione hanno sofferto di varicella. Sulla base di criteri clinici ed immulogici, presi in considerazione, si calcola che i feti vengono colpiti da varicella durante la vita intruterina trasmessa dalla madre durante la gravidanza nel 24% dei casi. E comunque da tenere presente che le statistiche sulla varicella contratta nella vita intrauteria dal nascituro sono certamente sottostimate per l insufficienza dei metodi epidemiologici ed immunologici. Il personale occupato nelle aree pediatriche è quello maggiormente coinvolto. Il datore di lavoro deve assicurare il monitoraggio immunitario per le operatrici a rischio e il trasferimento ad altre mansioni o un congedo temporaneo in caso manifestazioni epidemiche, se si riscontra sieronegatività. La più frequente malattia infettiva professionale é l'epatite virale (epatiti del gruppo B e C), la più drammatica - anche se fortunatamente rarissima - é oggi quella dovuta al virus dell'aids: entrambe sono per lo più determinate da tagli o punture con strumenti infetti. Gli studi epidemiologici condotti in questi anni hanno accertato il rischio di infezione 1. Movimentazione manuale di carichi e posture incongrue. Lo spostamento manuale di pazienti ed oggetti e il conseguente impegno fisico sono notevoli e frequenti, in particolare in reparti e servizi in cui vi sono pazienti non autosufficienti quali ad esempio: lunghe degenze, chirurgia, geriatria, ortopedia, rianimazione, etc. Particolarmente gravose sono le operazioni di trasferimento dal letto alla barella o alla carrozzina e viceversa, quelle di assistenza all'igiene personale del malato e quelle di spostamento del paziente nel letto. La movimentazione manuale di carichi pesanti è ritenuta rischiosa per la gravidanza in quanto può determinare lesioni placentari e quindi al feto e parto prematuro, rischio che aumenta con l avanzare della gravidanza. Lo sforzo fisico modifica l afflusso di sangue alla placenta e crea problemi alla struttura osteo-articolare della donna per la lassità legamentosa ingenerata dagli ormoni gravidici. Va inoltre ricordato - 2 -3 che la natura e l entità delle lesioni o delle patologie risultanti dai movimenti o dalle posture incongrue durante o dopo la gravidanza dipendono da diversi fattori, tra cui: - la natura, la durata e la frequenza dei compiti/ movimenti a rischio - il ritmo, l intensità e la variabilità del lavoro; - la tipologia dell orario di lavoro e degli intervalli; - i fattori ergonomici e l ambiente lavorativo generale (movimenti e posture disagevoli, soprattutto in spazi limitati); - l adeguatezza e l adattabilità delle attrezzature di lavoro utilizzate. In questo caso, introdurre o adattare attrezzature di lavoro idonee e dispositivi di sollevamento, sarebbe consigliabile per evitare frequenti movimentazione di carichi, oppure lunghi periodi in postura fissa prolungata (posizione eretta o seduta) in assenza di esercizi fisici per riattivare la circolazione. - inoltre vi possono essere rischi ulteriormente aumentati per le puerpere che hanno subito un taglio cesareo, cosa che determina una maggiore, se pur temporanea, limitazione della capacità di sollevamento e di movimentazione. Per quanto riguarda i rischi da movimentazione manuale di carichi il Decreto Legislativo n. 626 del 1994 obbliga il datore di lavoro alla valutazione dei rischi, alla informazione e formazione degli addetti, alla dotazione di attrezzature atte ad evitare il rischio (es. letti mobili antidecubito in dotazione ai reparti di degenza, ganci e servomeccanismi per il sollevamento dei pazienti, ecc.) e alla sorveglianza sanitaria mirata per gli operatori. In particolare gli ausili sono determinanti e si sono rivelati insostituibili per diminuire questo rischio, difficilmente evitabile soprattutto nelle situazioni di assistenza al letto del malato in cui sono essenziali anche una buona formazione degli operatori alla corretta esecuzione delle manovre richieste, sia un organico sufficiente a dividere il peso delle manovre per ogni turno di lavoro. 2. Fattori di stress La continua assistenza determina la necessità di organizzare il tempo del lavoro in turni a ciclo continuo, durante i quali al personale viene fatta richiesta di interventi in situazioni di emergenza alla quale non sempre risulta adeguatamente formato. Il contatto quotidiano con la sofferenza e la morte, la pressione dell'utenza, l'inadeguatezza delle strutture e la scarsa definizione dei ruoli sono tutti fattori che concorrono a determinare condizioni di stress. A ciò si aggiunge, come aggravante, la forte carenza di personale determinata anche da una insoddisfacente condizione contrattuale. Non tutte le donne risentono allo stesso modo dello stress, i cui effetti variano a seconda del tipo di lavoro. Tuttavia l affaticamento mentale e psichico che aumenta generalmente in modo fisiologico durante la gravidanza e prosegue maggiormente nel periodo post-partum rende sicuramente le donne in gravidanza più suscettibili agli effetti degli agenti stressanti. Può essere necessario adeguare temporaneamente gli orari e le altre condizioni di lavoro, compresi i tempi e la frequenza delle pause nonché modificare la tipologia e la durata dei turni, al fine di evitare il crearsi di condizioni di stress. Per quanto riguarda il lavoro notturno, un attività diurna dovrebbe essere possibile a titolo sostitutivi per le donne gestanti4 3. Lavoro notturno Per quanto riguarda il lavoro notturno, la Legge n. 25 del 1999 (integrata nel T.U 15/2001) vieta di adibire la donna al lavoro dalle ore 24 alle ore 6 dall accertamento della gravidanza e fino al compimento di 1 anno di età del bimbo. In ogni caso il lavoro notturno non deve essere obbligatoriamente prestato dalla lavoratrice madre di un figlio di età inferiore ai tre anni (ovvero alternativamente dal padre convivente), dalla lavoratrice o lavoratore che sia unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore ai 12 anni, dalla lavoratrice o lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della Legge n. 104 del 1992 (integrata nel T.U 15/2001) un attività diurna dovrebbe essere possibile a titolo sostitutivo per le donne gestanti. La protezione che la legge offre alla donna lavoratrice riconosce i maggiori carichi familiari cui le donne sono sottoposte: ciò si traduce di fatto in una minore capacità di compenso nei confronti del disagio psico-fisico determinato dal lavoro notturno, come l impossibilità del pieno recupero dei tempi di riposo e di sonno e da questa livelli sempre più elevati di astenia cronica. 4. Sostanze chimiche Sotto questa voce vanno compresi: i farmaci, i reagenti di laboratorio, i disinfettanti e i detergenti sia per la cura del paziente che per la pulizia degli strumenti e dell'ambiente. Le malattie più frequenti dovute all'uso di tali sostanze sono le dermatiti irritative, meno frequenti le allergie della pelle e respiratorie. Ultimamente vi sono state delle vere e proprie "epidemie" di dermatiti allergiche da guanti per la presenza di sostanze allergizzanti nel tessuto anche dei dispositivi di protezione individuale. Alcune sostanze contenute nei prodotti utilizzati a scopo detergente e disinfettante possono avere effetti nocivi sulla gravidanza. Molto serio è il problema della esposizione a sostanze cancerogene come la formaldeide, l'ossido di etilene, i farmaci antiblastici (antitumorali) che deprimono le difese immunitarie e sono dotati di azione mutagena. Per quanto riguarda il rischio di esposizione a sostanze potenzialmente cancerogene il Decreto Legislativo n. 626 del 1994 obbliga il datore di lavoro alla valutazione dei rischi, alla informazione e formazione degli addetti, al cambiamento delle sostanze ove possibile e se non possibile - come nel caso dei farmaci - alla loro manipolazione in condizioni di sicurezza assoluta (guanti monouso, facciali, maschere, lavorazioni sottocappa a flusso laminare...), oltre che ovviamente a una sorveglianza sanitaria mirata. In base al Decreto Legislativo n. 645 del 1996 la donna in gravidanza non deve essere esposta alle sostanze etichettate con R 39, R40, R 42, R 43, R 45, R 46, R47, R48 R 49, r 60, R 61,R.62, R 63, R 64, agenti cancerogeni, teratogeni,mutageni, mercurio, antiblastici, monossido di carbonio, agenti chimici pericolosi assorbibili per via cutanea o respiratoria. 5. Gas anestetici Il personale che lavora in sala operatoria (ma anche l'assistente alla poltrona del dentista) é esposto in modo continuativo a piccole dosi di gas anestetico: propano, alogenati, miscela di protossido di azoto, etc. E' stata riscontrata, ma tuttora non confermata, un'azione lesiva sulla funzione del fegato, dei reni, sul sangue, sul sistema immunitario. Alcuni studi hanno evidenziato un aumento di aborti spontanei e di neonati con basso peso nelle - 4 -5 lavoratrici esposte a gas anestetici durante la gravidanza. In via cautelativa è opportuno comunque l'allontanamento, al primo sospetto di gravidanza, delle addette alla sala operatoria. Ovviamente in sala operatoria vanno garantiti per tutti adeguati ricambi d'aria, manutenzione e cambio periodico dei filtri, effettuando un monitoraggio sia dell'ambiente che degli addetti per valutarne l esposizione. 6. Radiazioni Il rischio di esposizione a radiazioni ionizzanti è concentrato soprattutto nei servizi di radiologia e radioterapia, nelle sale operatorie, nei reparti di rianimazione. Il personale di tali reparti è generalmente addestrato e controllato da personale specializzato (fisico e medico autorizzato). Sfugge frequentemente al controllo il personale che esegue esami radiologici di emergenza al letto del paziente in ambienti non protetti. Le radiazioni ionizzanti sono classificate come agenti mutageni, quindi potenzialmente teratogeni sulla specie umana. L esposizione durante il primo trimestre di gravidanza può provocare aborto, malformazioni e deficit funzionali (ad es. ritardo mentale). Le lavoratrici in gravidanza vanno allontanate dai lavori comportanti il rischio di esposizione a radiazioni ionizzanti e a campi magnetici (es. RNM). 7. Rumore Gli effetti dell esposizione a rumore elevato, maggiore di 80 dba, durante la gravidanza, sono stati oggetto di numerosi studi sperimentali ed epidemiologici, i risultati dei quali non sono sempre univoci. La maggior parte delle indagini epidemiologiche mette in evidenza una riduzione di crescita del feto e quindi un minor peso alla nascita, mentre più incerti sono i risultati di studi sull aumento dell abortività e sulla mortalità fetale nelle donne esposte a rumore elevato. Non sono ancora chiari i meccanismi d azione del rumore sull andamento della gravidanza e sul feto, si ipotizza una vasocostrizione articolare che potrebbe essere responsabile di una diminuzione del flusso placentare. In attesa di ulteriori conoscenze sull argomento si ritiene prudente un allontanamento dal lavoro per livelli di esposizione pari o superiori ad 80 dba. 8. Radiazioni non ionizzanti Al momento attuale non esistono sufficienti risultati sugli effetti provocati sulla gravidanza da sorgenti più intense di campi elettromagnetici a bassa frequenza, sia di tipo occupazionale che legati alla residenza della donna (elettrodotti, forni micronda): - 5 -6 9. Microclima I meccanismi della termoregolazione che vengono attivati in ambiente caldo possono risultare meno efficaci durante la gravidanza, in quanto esiste in questo periodo una vasodilatazione fisiologica ed un aumento della frequenza cardiaca. Oltre a ciò si osserva un aumento del metabolismo basale con diminuzione delle riserve energetiche. L effetto più importane segnalato risulta essere un aumento degli aborti spontanei per esposizione ad elevate temperature La legislazione L art. 37 della Costituzione italiana, oltre a riconoscere la parità tra uomo e donna, garantisce alle lavoratrici condizioni di lavoro che assicurino alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. Legge 26/8/1950 n 860, Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri. Legge 1204/71 è la fonte normativa principale, in materia di maternità, con il relativo regolamento di esecuzione, il DPR n 1026 del 1976, che prevedono il divieto, per i datori di lavoro, di adibire le donne dall inizio della gravidanza e fino dopo sette mesi dopo il parto, ai lavori pericolosi faticosi ed insalubri. DPR 1026/76 Regolamento di esecuzione della L n 1204 sulla tutela delle lavoratrici madri. Art. 17 della legge 25/99 che sostituisce l art 5 della Legge 903 del 1977, che vietava il lavoro notturno per le donne nelle attività manifatturiere industriali e artigianali, salvo contrattazione. Veniva inoltre posto il divieto assoluto per il periodo della maternità, considerato dall inizio dello stato di gravidanza fino al compimento del 7 mese di età del bambino. L art. 17 riguarda indistintamente tutti i luoghi di lavoro, sia del settore pubblico che privato. Legge 29/12/1987 n 546 che ha previsto la corresponsione di una indennità economica in favore delle lavoratrici autonome per i periodi di gravidanza e puerperio. Legge 11/12/1990 n 379 che ha attribuito l indennità di maternità alle lavoratrici libere professioniste. D.Lgs. 626/94 che recepisce le direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e salute delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Esso prescrive al datore di Lavoro una serie di misure preventive (valutazione dei rischi, attuazione di adeguate misure tecniche, organizzative e procedurali, informazione e formazione, controlli medici)7 D.Lgs. 25/11/96 n. 645 concernente Il miglioramento della sicurezza e salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo d allattamento, (art.7 T.U.) integra il divieto di esposizione delle gestanti e delle madri adottive e affidatarie fino ai 7 mesi di età del bambino a lavori faticosi, pericolosi e insalubri con agenti chimici, fisici e biologici e processi industriali ritenuti pericolosi (piombo e derivati, toxoplasma e virus della rosolia se la lavoratrice non e' immunizzata, lavori in atmosfera in sovrapressione e lavori minerari sotterranei; per esposizione a piombo e lavori minerari anche nei 7 mesi successivi al parto). Agli artt.11 e 12 T.U. definisce l'obbligo per il datore di lavoro di valutare anche i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti (che hanno comunicato il proprio stato), puerpere o in periodo di allattamento fino a sette mesi dopo il parto e di adottare le misure necessarie affinché sia evitata l'esposizione al rischio, nonché l'obbligo di informazione delle lavoratrici e dei rappresentanti per la sicurezza sui risultati della valutazione. I rischi sono indicati nell'allegato C del T.U.: agenti fisici considerati come agenti che comportano lesioni al feto o rischio di distacco della placenta: vibrazioni, movimentazione manuale dei carichi, rumore, radiazioni ionizzanti, radiazioni non ionizzanti, sollecitazioni termiche, movimenti, posizioni di lavoro, spostamenti, fatica mentale e fisica.; agenti biologici appartenenti ai gruppi 2, 3 e 4 ai sensi dell'art.75 del D.Lgs. 626/94; agenti chimici: sostanze etichettate R40 (possibilità di effetti irreversibili) R45 (può provocare il cancro) R46 (può provocare alterazioni genetiche ereditarie) R47 (può provocare malformazioni congenite); agenti chimici che figurano nell'allegato VIII del D.Lgs. 626/94 (idrocarburi policiclici aromatici di fuliggine, catrame e pece, polveri di legno duro), mercurio, medicamenti antimitotici, monossido di carbonio; agenti chimici pericolosi con assorbimento cutaneo; i processi industriali elencati nell'allegato VIII del D.Lgs. 626/94 (raffinamento del nichel, fabbricazione alcool isopropilico); i lavori sotterranei di carattere minerario. Inoltre l' art. 6 conferma il divieto del lavoro notturno per tali lavoratrici D.Lgs 532/99 L. 25/99 Divieto al turno notturno in gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino : non si può obbligare al turno notturno fino ai tre anni del figlio e ai 12 anni se genitore unico affidatario. L. 08/03/00 n. 53 Disposizioni per il sostegno della maternità e paternità. benefici anche per le lavoratrici autonome; fruibilità dei 5 mesi di astensione obbligatoria anche in caso di parto prematuro e flessibilità dell astensione obbligatoria previa certificazione del medico specialista (ginecologo) del SSN e del Medico Competente (in caso di attività sottoposte a sorveglianza sanitaria), che attestino che l opzione non arreca pregiudizio alla salute del nascituro e della gestante (art.20 T.U.). Circolare 43/2000 del 7 luglio 2000 del Ministero del Lavoro. Apporta la flessibilità dell astensione obbligatoria nel periodo di gestazione e puerperio della donna lavoratrice (come da legge 8 marzo 2000 n 53, art. 12) con facoltà di posticipare di un mese l astensione dal lavoro prima del parto, quando non vi sono condizioni patologiche che configurino situazioni di rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro al momento della richiesta. Vale a dire che la futura mamma potrà scegliere se restare al lavoro fino ad un mese prima del lieto evento (inizio cioè del nono mese) e di usufruirne poi nel periodo di allattamento, rimanendo sempre inalterato il periodo complessivo di cinque mesi d astensione dal lavoro: è la cosiddetta maternità flessibile. La lavoratrice può perciò far domanda al suo datore di lavoro con certificazione del ginecologo della ASL di competenza e col parere del medico competente d azienda, il quale deve attestare l assenza di rischio per la donna nel lavoro in - 7 -8 corso. In caso di situazione pregiudizievole non è consentito comunque lo spostamento ad altre mansioni o la modifica delle condizioni e dell orario di lavoro. DI QUALI NORME DISPONIAMO OGGI? Decreto Legislativo 26 MARZO 2001, N 151 Questo decreto, riordina in un unico provvedimento le diverse norme emanate in tema di maternità nel corso degli anni (es:. Legge 1204/71 è la normativa principale, in materia di maternità, DPR 1026/76 è il relativo regolamento di esecuzione, Legge 184/83, Legge 546/87, Legge 379/90, Legge 104/92, Legge 236/93, D.LG. 645/96, Legge 449/97, Legge 488/99, D.LG. 24/00, D.LG. 61/00, Legge 388/00, Legge 53/00, D.LG. 81/00 ecc.) per agevolare l accesso alla conoscenza da parte dei destinatari. Il testo unico si articola in 16 Capi così suddivisi: PRIMO: fornisce il quadro di riferimento, le nuove definizioni delle assenze dal lavoro, i destinatari e le opportunità offerte sia al datore di lavoro che ai lavoratori, ribadendo il divieto a discriminare e, per i lavoratori, l opportunità di utilizzare l anticipazione del trattamento di fine rapporto, per sostenere le spese conseguenti all assenza dal lavoro. SECONDO: è dedicato alla tutela della salute della lavoratrice, inserendo l obbligo della valutazione dei rischi, in particolare i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro di cui allegato C, (elenco non esauriente di agenti processi e condizioni di lavoro DLGS 645/96 allegato 1) nel rispetto delle linee direttrici elaborate dalla Commissione dell Unione Europea, individuando le misure di Prevenzione da adottare. Questa valutazione dei rischi si colloca nel contesto delle disposizioni del DLGS 626/94. Qualora i risultati della valutazione, rivelino un rischio per la sicurezza e salute delle lavoratrici, il datore di lavoro deve adottare tutte le misure necessarie affinché l esposizione al rischio delle lavoratrici sia evitato. Quando queste modifiche non sono possibili per motivi organizzativi o altro, il datore del lavoro deve informare per iscritto Ispettorato del lavoro competente per territorio, affinché predisponga l astensione anticipata al lavoro. I CAPI SUCCESSIVI, fino al settimo compreso, riguardano le diverse tipologie di congedi previsti, rendendo visibili quelli innovativi per i padri, precisando altresì che i diritti al congedo parentale vanno riferiti ad ogni singolo bambino. Inserendo altresì efficaci prescrizioni legate ad adozioni e affidamenti e sulle condizioni di applicabilità dei riposi e permessi per i figli con handicap grave. I CAPI ottavo e nono, disciplinano i divieti di lavoro notturno e di licenziamento, le tutele al rientro al lavoro e nel caso di dimissioni9 I CAPI decimo, undicesimo e tredicesimo, riguardano le singole tipologie lavorative: a termine nella pubblica amministrazione, personale militare, lavoro stagionale, lavoro a tempo parziale, lavoro a domicilio, lavoro domestico, lavoro in agricoltura, collaborazioni coordinate e continuative, attività socialmente utili, lavoratrici autonome, libere professioniste. Nel capo tredicesimo viene specificato come devono essere gestiti gli assegni di maternità destinati alle casalinghe, lavoratrici atipiche e discontinue. I DUE CAPI finali si occupano delle disposizioni generali in materia di vigilanza e in materia oneri contributivi e di copertura finanziaria. DEFENIZIONI IMPORTANTI Astensione obbligatoria (congedo di maternità, Capo III artt.16-27): deve essere concessa nei due mesi che precedono la data presunta del parto e nei tre mesi che seguono, anche nel caso di parto anticipato. Può essere anticipata a tre mesi nei lavori gravosi, può essere estesa oltre i limiti previsti, a giudizio della Direzione Provinciale del Lavoro, in caso di lavori pregiudizievoli, complicanze gestazionali, impossibilità di cambio mansioni della gestante e lavori a rischio per l' allattamento. Può essere posticipata di un mese dalla data presunta del parto (flessibilità del congedo di maternità, art.20) a richiesta della gestante previo parere del ginecologo e, per lavori soggetti a sorveglianza sanitaria, anche del medico competente. Congedo di paternità(capo IV artt.28-31): il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per la durata del congedo di maternità o per la parte residua in caso di morte o grave infermità della madre, abbandono, affidamento esclusivo del bambino al padre. Astensione facoltativa (congedo parentale, Capo V artt.32-38): può essere ottenuta entro gli otto anni del bambino, per un periodo complessivo di sei mesi (anche frazionati) per ciascuno dei genitori, dopo che siano trascorsi i tre mesi d'astensione obbligatoria. In caso di handicap grave fino al terzo anno di età del bambino. Controlli prenatali (Capo II artt.6-15) Le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per l' effettuazione di esami prenatali eseguiti durante l' orario di lavoro. Congedi per la malattia del figlio (Capo VII artt.47-52): diritto di astenersi dal lavoro per entrambi i genitori alternativamente fino ai 3 anni del bambino, dai 3 agli 8 anni per 5 giorni all'anno ciascuno. Riposi e permessi (Capo VI artt.39-46): nel primo anno di vita del bambino la lavoratrice ha diritto a due ore (anche cumulabili) di riposo giornaliero. La tutela prevista dalla legge è rivolta a tutte le lavoratrici dipendenti, pubbliche e private, in formazione lavoro, part-time, socie di cooperative o di società, le utenti dei servizi di orientamento e formazione scolastica, universitaria, professionale, le allieve di Istituti di formazione e Universitari nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, attrezzature, agenti chimici, fisici e biologici10 In Europa Oltre alla Direttiva quadro n. 391 del 1989, l U.E. ha approvato: Direttiva U. E. n. 85 del 1992 Prescrizioni per la salute e sicurezza delle lavoratrici in gravidanza, puerperio o allattamento. Fattori di rischio, mansioni implicate e prescrizioni/divieti per le lavoratrici madri in ambito sanitario Fattore di rischio Mansione Periodo tutelato Riferimenti normativi Prescrizioni Effetti sulla gravidanza e sul feto/neonato Radiazioni ionizzanti (cat. A e B) Radiazioni non ionizzanti (esclusi i videoterminali) Personale sanitario e tecnico classificato radioesposto gruppo A e B Personale sanitario e tecnico classificato esposto a Radiazioni non ionizzanti Personale addetto alla Radarterapia e Marconiterapia Gestazione Puerperio Allattamento in caso di attività con rischio di contaminazione da R.I. D.Lgs..230/95 art.69 D.Lgs. 241/00 D.Lgs. 151/01 art. 8 D.Lgs. 151/01 all. A e all. C Gestazione DM D.Lgs. 151/01 all. C Divieto di accesso nelle zone controllate e sorvegliate Non possono svolgere attività che può esporre il nascituro a una dose che eccede 1 millisievert Non esporre al rischio di contaminazione donne che allattano Divieto di accesso nelle zone delimitate Effetti teratogeni, mutageni, cancerogeni Non sufficiente evidenza11 Rumore Sollecitazioni termiche (stress termico) Movimentazione manuale dei carichi (MMC) Personale esposto ai sensi del D.Lgs 277/91 Addetti officine, lavanderia, cucine Addetti lavanderia Stiratrici Addetti alle cucine Personale sanitario (infermieri, OTA, tecnici, ausiliari socio sanitari) e personale tecnico economale (magazzinieri addetti officine), cinovigili che per mansione movimentano pazienti e/o carichi manuali Gestazione, puerperio (fino a 7 mesi dal parto) D.Lgs. 151/01 all. A e all.c D.Lgs. 345/99 D.lgs 262/00 Divieto di esposizione media giornaliera superiore a Lep,d >90dBA (si sconsiglia l'esposizione superiore a 80dBA) Gestazione D.Lgs. 151/01 all. C Divieto di esposizione a fonti di calore e a microclima freddo Gestazione, puerperio (fino a 7 mesi dal parto) D.Lgs. 626/94 D.Lgs. 151/01 art. 7 D.Lgs. 151/01 all. A e all. C Divieto di MMC e pazienti Divieto di azioni di spinta e/o tiro di barelle Basso peso alla nascita Accentuazione dei disturbi circolatori/metabolici fisiologici presenti in gravidanza Parto prematuro Basso peso alla nascita Lesioni a carico del rachide per lassità legamentosa Posture incongrue prolungate Stazione eretta oltre 50% dell'orario Spostamenti all'interno e all'esterno Personale sanitario e personale tecnico economale Tutto il personale sanitario e tecnico che svolge la propria attività con spostamenti di sede Gestazione, puerperio, (fino a 7 mesi dal parto) Gestazione, puerperio, (fino a 7 mesi dal parto) D.Lgs. 151/01 all. A e all. C D.Lgs. 151/01 all. C Divieto di stazionamento in piedi per più di metà dell'orario Divieto a spostamenti ripetuti Insufficienza venosa Stasi pelvica Lombalgia Rischio infortunistico Eccessivo affaticamento Vedere altro
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 art. 6
 art. 12
 art.20
 art.69
 art. 8
 art. 7
 art. 26
 ART. 1
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 ART. 15
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 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3