Source: https://www.marcociceri.it/vendita-con-patto-di-riscatto-origini-e-funzioni/
Timestamp: 2019-12-13 15:28:41+00:00

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Vendita con patto di riscatto. Origini e funzione economica.
Vendita patto con di riscatto nella realtà sociale.
Vendita patto con di riscatto. Vantaggi per il compratore.
La disciplina dalle origini al codice civile del 1942.
Le novità nella disciplina del codice civile del 1942.
Nella pratica la vendita con patto di riscatto viene solitamente impiegata dal proprietario che, versando in una condizione di impellente bisogno di denaro, si trovi nella necessità di vendere un proprio bene, animato però dal desiderio di riprenderselo non appena possibile.
Tuttavia, se dal punto di vista tecnico-formale, la vendita con patto di riscatto si presenta come una figura speciale di compravendita , sotto il profilo strettamente economico, emerge chiaramente la funzione creditizia di questo istituto: funzione che la dottrina (1) ha puntualmente individuato sin dalle prime applicazioni della figura in esame.
Più esattamente, se ci si sofferma sui moventi individuali delle parti del rapporto, la compravendita si presenta nel suo insieme come un’operazione finanziaria , nella quale il pagamento del prezzo costituisce l’atto di erogazione del prestito da parte dell’acquirente/finanziatore, mentre l’esercizio del riscatto da parte dell’alienante funge da restituzione del finanziamento.
A ciò si deve aggiungere che , data l’efficacia immediatamente traslativa della compravendita, il bene oggetto della vendita con patto di riscatto entra immediatamente nella piena disponibilità dell’acquirente/finanziatore. Svolge quindi, sempre sotto il profilo economico, una spiccata funzione di garanzia reale sino al momento della restituzione del prezzo/finanziamento.
Nella pratica poi l’istituto ha finito costantemente per assolvere questa duplice funzione di erogazione di finanziamento e di garanzia reale: a conforto di ciò si deve aggiungere come una diffusa opinione consideri la vendita con riscatto un surrogato del mutuo ipotecario o pignoratizio.
Un’altra funzione riscontrata dalla dottrina nella vendita con patto di riscatto si rileva osservando la figura dalla prospettiva del compratore / finanziatore ; mi riferisco in particolare al possibile interesse speculativo perseguito dal medesimo soggetto (1).
Tale possibilità speculativa è determinata dalla compresenza di due fattori ; il primo è la situazione di debolezza del venditore, determinata dal suo stato di bisogno contingente di denaro e dalla probabile impossibilità di ottenere il finanziamento in altro modo. Il secondo attiene invece alla valutazione economica del bene oggetto della compravendita che, essendo gravato dal vincolo di riscattabilità, subisce proprio per tale ragione un sensibile deprezzamento.
Il compratore, da parte sua, consegue un vantaggio speculativo in un duplice ordine di direzioni: in primo luogo perché per tutto il periodo di durata del vincolo di riscattabilità può godere dei frutti e degli interessi maturati sul bene senza dovere alcun corrispettivo. In secondo luogo, perché in caso di mancato esercizio del riscatto egli diviene definitivamente titolare del bene, impiegando un capitale che, per le ragioni sopra esposte, è solitamente inferiore al prezzo “normale” del bene .
Per tali ragioni, il riscatto convenzionale, sin dalla sue prime apparizione nelle codificazioni, ha sempre sollevato dubbi in quanto reputato favorevole all’introduzione di pratiche usurarie, o comunque di inique pretensioni verso il debitore; a ciò infine si aggiunga l’idoneità della vendita con riscatto a eludere il divieto di patto commissorio ( art. 2744 cod. civ. ) .
(1) A. LUMINOSO, La vendita con riscatto, nel Codice civile-Commentario, diretto da SCHLESINGER, Milano, 1987, p. 9.
La presenza dell’istituto della vendita con patto di riscatto è segnalata dagli studiosi della materia già nel diritto romano e poi successivamente tramandata nell’esperienza del diritto medioevale e del diritto comune; occorre ricordare che già in tale periodo l’istituto del riscatto convenzionale si era delineato come vincolo reale gravante sul bene e, come tale, opponibile ai terzi (1) .
Per il fatto che tale vincolo poteva costituire “un ostacolo al miglioramento della proprietà e ai progressi dell’agricoltura” e a causa della diffidenza verso tali pattuizioni nel quadro della lotta all’usura, il legislatore francese del periodo napoleonico si mostrò restio ad inserirne nel Code Napoléon la regolamentazione. I dubbi vennero superati in virtù della considerazione che la mancanza completa di una disciplina avrebbe aggravato la posizione del venditore (2).
Il Code Napoléon introdusse quindi la disciplina dell’istituto (artt. 1659-1673), prevedendo tra l’altro l’opponibilità del riscatto ai terzi ( artt. 1664 e 1673 comma 2° ), la regola per cui il prezzo di riscatto doveva essere pari al prezzo pattuito per la vendita ( art. 1659 ), la perentorietà del termine, fissato in cinque anni, e la nullità di ogni patto contrario ( artt. 1660 e 1661 ) nonché, con successiva modifica, forme di pubblicità per l’esercizio del riscatto.
Nei codici civili preunitari, l’istituto venne recepito seguendo fedelmente l’impostazione del Code Napoléon ed anzi, in taluni casi, si ebbe una pedissequa traduzione dal codice francese (3).
Le perplessità del legislatore italiano del codice civile del 1865 in ordine alla regolamentazione dell’istituto furono le medesime di quelle del legislatore d’oltralpe e identico fu l’esito del dibattito in merito. Anche nel codice civile del 1865 il “riscatto convenzionale” veniva regolato nello stesso capo relativo alla disciplina della risoluzione per lesione ( artt. 1514 e 1515 ), si prevedeva la durata massima in cinque anni e la perentorietà del termine ( artt. 1516 e 1517 ), e la sua opponibilità ai terzi titolari di diritti reali o diritti di godimento ( art. 1528 comma 2°).
Rivolgendo uno sguardo ad altri ordinamenti europei, si può rilevare la costante presenza della figura, sebbene con impostazioni teoriche differenti e disciplina positiva non del tutto coincidente con quella del codice italiano e francese (4).
Nell’ordinamento tedesco, la vendita con clausola di riscatto ( Wiederkauf – ricompra ) è regolata nel BGB ai §§ 497-503; la differenza più rilevante rispetto all’impostazione dettata dai codici ispirati al Code Napolèon concerne l’inopponibilità del riscatto ai terzi aventi causa dal compratore. Si rileva inoltre la maggior ampiezza del termine legale massimo per l’esercizio del riscatto che è di trenta anni per i beni immobili e di tre per gli altri beni.
Occorre inoltre osservare che in Germania la dottrina ha ricostruito la figura seguendo la concezione del diritto di ricompera ed in particolare la costruzione del patto come proposta irrevocabile di rivendita. Tale soluzione teorica è senza dubbio incoraggiata dall’efficacia meramente obbligatoria del patto in questo ordinamento.
Nell’ordinamento spagnolo la disciplina del retracto convencional ( artt. 1507 – 1520 codigo civil ) ripercorre l’impostazione del codice francese.
In particolare lo stesso viene definito come diritto di recuperare la cosa venduta ( art. 1507 ) , è opponibile ai terzi ( artt. 1510 e 1520 ) ed è regolato come causa di risoluzione della vendita con patto di riscatto ( art. 1506 ). Il termine per il suo esercizio è di quattro anni per il caso di mancata pattuizione, mentre il termine massimo ( legale ) è di dieci anni in caso di pattuizione di un termine superiore.
(1) Così, P. RASI, Il patto di riscatto nella 229 ss.compravendita, Parte II, in Annali della Facoltà giuridica dell’Univ. Di Camerino, vol. XXVI, Napoli, 1961, p. 25.
(2) Ancora P. RASI, op. cit., p.
(3) V., ad es., gli artt. 1664-1678 del Codice Albertino che ne costituiscono una fedele riformulazione.
(4) A. LUMINOSO, op. cit., p. 12 nt. 28.
Prevalse pertanto la ragione della utilità sociale della vendita con patto di riscatto e la decisione che l’utilità era tale da porre in secondo piano i problemi da sempre evidenziati dalla dottrina.
Le novità di disciplina della vendita con patto di riscatto rispetto al passato sono poche e la figura ricalca in larga parte la regolamentazione del Code Napoléon e del codice civile del 1865.
Le modifiche introdotte, oltre alla diversa collocazione sistematica, sono state:
la riduzione del termine massimo per l’esercizio del riscatto di beni mobili a due anni ( art. 1501 cod. civ. );
l’espressa previsione di nullità del patto di restituire per il riscatto un prezzo superiore a quello pattuito per la vendita ( art. 1500 comma 2° cod. civ. );
la previsione, in caso di subalienazione del diritto da parte del compratore, della possibilità di esercitare il riscatto nei confronti del nuovo avente causa, nel caso in cui vi sia stata notificazione al venditore ( art. 1504 comma 2° cod. civ.).

References: art. 2744
 art. 1659
 art. 1528
 art. 1507
 art. 1506
 art. 1501
 art. 1500
 art. 1504