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Timestamp: 2020-05-29 02:16:30+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8372 del 31/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8372 del 31/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 31/03/2017, (ud. 22/02/2017, dep.31/03/2017), n. 8372
sul ricorso 9694-2015 proposto da:
N.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI
SCIPIONI 132, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO CIGLIANO, che
avverso la sentenza n. 1566/9/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
N.D. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che si è costituita al solo fine di partecipare all’udienza di discussione), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio n. 1566/09/2014, depositata in data 14/03/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso per maggiore IRPEF dovuta in relazione all’anno d’imposta 2003, a titolo di presunzione di distribuzione degli utili alla stessa, socia della società (OMISSIS) srl, poi fallita, a ristretta base azionaria, per effetto del maggior reddito d’impresa accertato a carico di quest’ultima, è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso della contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che, implicando l’accertamento di utili non contabilizzati ì “operare di una presunzione iuris tantum di attribuzione pro quota ai soci degli utili stessi, salva la prova contraria che i maggiori ricavi siano stati accantonati o reinvestiti”, nella specie, tale prova non era stata fornita dalla contribuente, essendo stati addotti elementi non significativi (la separazione personale tra l’amministratore della società e la sorella della ricorrente, coniugi), considerati il permanere del controllo totalitario della società da parte della contribuente, socia minoritaria, e della di lei sorella e la mancata revoca dell’amministratore, implicante il permanere di un rapporto di fiducia nella gestione dell’impresa.
1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt.2727 e 2729 c.c., avendo la C.T.R. violato il divieto di doppia presunzione, facendo discendere la presunzione di distribuzione degli utili tra i soci non da un fatto noto ma da un altro fatto ignoto.
La giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che, nella presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili di una società a ristretta base sociale (Cass. n. 9519/2009), il fatto noto che sorregge la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili non è costituito dalla sussistenza di questi ultimi, ma dalla ristrettezza della base sociale e dal vincolo di solidarietà e di reciproco controllo dei soci che, in tal caso, normalmente caratterizza la gestione sociale, cosicchè la sussistenza di utili extracontabili costituisce il presupposto non della presunzione di distribuzione degli stessi tra i soci, ma dell’accertamento della concreta percezione di una determinata somma, da ciascun socio, in ragione della sua quota di partecipazione agli utili sociali. Tale presunzione – fondata sul disposto del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. ci), determina inversione dell’onere della prova a carico del contribuente (cfr., di recente e tra le tante, Cass. n.18032 del 2013; id. Cass.25271 del 2014). Si è, ancora, costantemente statuito che “rimane salva la facoltà del contribuente di offrire la prova del fatto che i maggiori ricavi non siano stati fatti oggetto di distribuzione, per essere stati, invece, accantonati dalla società ovvero da essa reinvestiti” (Cass. 18640/2008; Cass. 5076/2011; Cass.18032 del 2013).
La C.T.R. ha fatto corretta applicazione di tali principi di diritto.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 39
 Cass. 
 Cass.