Source: http://www.matteolosa.it/stop-homophobia-una-sentenza-riapre-il-discorso-sulle-unioni-civili/
Timestamp: 2018-08-17 20:37:40+00:00

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Stop homophobia. Una sentenza riapre il discorso sulle unioni civili. | matteolosa.it
Stop homophobia. Una sentenza riapre il discorso sulle unioni civili.
Stop homophobia. Una sentenza riapre il discorso sulle unioni civili e l’intervista esclusiva per Oggi Sposi – La rivista alla coppia Garullo-Ottocento che ha ottenuto questo importante traguardo.
Outing e coming out. Per anni sui giornali, in televisione e, anche, nel linguaggio comune si è sentito parlare, di outing come del momento in cui una persona decide di “uscire allo scoperto” dichiarando la propria omosessualità. Sbagliato. Questa scelta spontanea, della quale tra l’altro all’alba del 2012 non si dovrebbe sentir più nemmeno la necessità, è ciò che si definisce coming out. L’outing, al contrario, è una “denuncia” di omosessualità compiuta, il più delle volte, con ignobili intenti diffamatori.
Outing di sensazionalismo Lo scorso 15 marzo, la Corte di Cassazione si è espressa con un pronunciamento storico in merito alla questione dello status di coppia anche per persone dello stesso sesso, ribadendo nero su bianco in 77 pagine di motivazioni della sentenza il loro “diritto alla vita familiare” e a “vivere liberamente una condizione di coppia”, con la possibilità, in presenza di “specifiche situazioni”, a un “trattamento omogeneo a quello assicurato alla coppia coniugata”. Conseguenza di queste pagine storiche è stato un battage mediatico col quale la comunità etero ha espresso un entusiasmo senza precedenti per le parole di apertura della Cassazione, con tanto di volti importanti a fare da testimonial e lettere al ministro Fornero, trascendendo però a volte in un “outing di sensazionalismo” che non è proprio dell’ambiente gay.
Infatti, benché sia enorme la soddisfazione della comunità omosessuale italiana per la sentenza del 15 marzo, la maggior parte di essa non è ancora pronta a fare coming out di ottimismo per l’esito di una sentenza che per quanto storica per le motivazioni espresse in quelle 77 pagine, risulta di rigetto nei confronti della richiesta di Antonio Garullo e Mario Ottocento della trascrizione del loro matrimonio celebrato in Olanda ormai quasi dieci anni fa. «La sensazione è che il matrimonio arriverà anche in Italia», afferma Stefano Bolognini responsabile delle relazioni esterne di Arcigay nonché scrittore e giornalista «Ma non così a breve termine. C’è ancora tanto da fare.»
La guerra per l’equità di trattamento, infatti, è ancora lontana dall’esser vinta, ma la forza di coppie come quella di Antonio Garullo e Mario Ottocento ha permesso di vincere un’importante battaglia riaprendo il dibattito sull’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e, più in generale, sulla questione dei diritti alle coppie di fatto. Ed essendo noi un magazine di wedding non potevamo non prendere in esame l’argomento.
Piano giuridico Prendiamo come assodate, unicamente per ragioni di notorietà e non perché banali, le questioni della reversibilità, dell’eredità e dell’assistenza in ospedale, come rivela Stefano Bolognini: «Nella vita a due, per sopperire alla mancanza di leggi, ci si può in qualche modo “organizzare” con testamenti o assicurazioni sulla vita in favore del partner, ma è quando ci sono di mezzo dei figli che i problemi non possono essere più superabili con le sole scritture private.» In Italia, sono oltre 100 mila, infatti, i bambini che vivono con almeno un genitore gay. Esistono quindi casi di bambini nati da matrimoni precedenti il coming out di uno dei genitori ma esistono anche casi di figli nati e cresciuti dal desiderio di una relazione tra persone dello stesso sesso. «È questo il caso in cui possono sorgere più problemi», spiega Giuseppina La Delfa, presidente di Famiglie Arcobaleno, associazione che dal 2005 si batte per i diritti dei genitori omosessuali. «Nel caso di separazione, infatti, l’unico genitore tutelato dalla legge è quello naturale, il partner non ha alcun diritto di vedere il figlio che ha contribuito a crescere da genitore a tutti gli effetti.» E nel caso di morte del padre o della madre naturale la situazione è pure peggiore «Con il compagno che diventa un perfetto nessuno per lo Stato e il bambino che può rischiare addirittura di finire in orfanotrofio. In questi casi il nostro futuro dipende sempre dal fatto di trovarsi o meno di fronte giudici comprensivi» continua La Delfa che conclude «Grazie alla sentenza della Cassazione i partiti e lo Stato hanno iniziato a interrogarsi sul problema ma ora devono legiferare non possiamo più aspettare.»
Valore simbolico L’apertura al matrimonio, tuttavia, significherebbe ben più che il riconoscimento di eguali diritti. Come spiega Stefano Bolognini «Rappresenterebbe balzo culturale non indifferente per l’Italia nonché una sorta di riconoscimento che la comunità gay cerca nei confronti dello Stato come tutela, ma anche come legittimazione di eguali diritti agli occhi di tutta la società.» Insomma, un modo per ribadire anche ai più integralisti della “famiglia tradizionale” che la famiglia esiste dove esistono affetti sinceri a prescindere dal sesso degli individui che la compongono. «Inoltre sarebbe uno sprone», continua Bolognini. «Per le innumerevoli coppie omosessuali italiane che ancora non se la sono sentita di farecoming out.» Tante se si pensa che quelle dichiarate in Italia sono meno di un migliaio.
Una voce importante «Quel che manca in Italia per rompere anche gli ultimi tabù e arrivare alla parità dei diritti è un coming out importante – ndr. di un personaggio famoso – che abbia anche la voglia di schierarsi ufficialmente e costantemente dalla nostra parte nella battaglia per i diritti», confessa il rappresentante di Arcigay Stefano Bolognini. Ultimamente però, soprattutto a seguito della sentenza di Cassazione, sempre più personaggi celebri si stanno esponendo per sollecitare una legiferazione in materia che si attende ormai da troppo tempo. E dopo la raccolta firme di Vanity fair, le promesse del ministro Fornero e le distensive parole di apertura del cardinal Martini, una vera e propria icona della cristianità, in modo particolare nella comunità milanese, è Lush, il celebre marchio di cosmetici animal free, l’ultimo, in ordine di tempo, a schierarsi in favore di un’idea di famiglia più globale, promuovendo il prossimo 19 maggio presso i propri negozi di Roma, Milano e Firenze la campagna “Dimmi di sì”, una manifestazione durante la quale verranno celebrati simbolicamente alcuni matrimoni tra persone dello stesso sesso. «In Lushcrediamo nelle persone entusiaste e capaci indipendentemente dalla propria età, razza, genere, religione o orientamento sessuale», dichiara Denise Cumella, Country Manager di Lush Italia. «Crediamo inoltre che tutti e tutte debbano avere le stesse opportunità e gli stessi diritti sia al nostro interno che all’esterno, a cominciare da quello di potersi sposare, oggi negato alle coppie omosessuali. Ne siamo talmente convinti che ci siamo dotati di un credo aziendale su questo tema e abbiamo deciso di sostenere insieme a FRAME una campagna per dirlo forte e chiaro mettendo a disposizione i nostri prodotti, il nostro team e la nostra ampia esperienza in campagne sociali.»
Uno sguardo al futuro A seguito della sentenza del 15 marzo, il battage mediatico e l’entusiasmo con cui celebrità e grandi marchi si stanno schierando in favore dell’apertura al matrimonio gay e della parità di diritti, fanno pensare che anche l’Italia sia finalmente pronta al cambiamento, ma non si può gettare un occhio al futuro senza conoscere il passato che lo ha reso possibile e, nel nostro caso, il passato ha un nome e cognome, anzi due nomi e cognomi: Antonio Garullo e Mario Ottocento. Noi abbiamo intervistato il primo a quasi dieci anni dall’inizio della loro battaglia legale e, soprattutto, dalla celebrazione del loro matrimonio.
Dopo la sentenza della Cassazione, qual è la tua impressione sul futuro dell’Italia in tema di matrimonio tra coppie dello stesso sesso?
L’impressione mia è che questa apertura arriverà anche in Italia. D’altronde si tratta di una naturale evoluzione della società. Fino a cinquant’anni fa lo stesso divorzio era impensabile e si guardi oggi…
Benché la Cassazione abbia rigettato la vostra richiesta di trascrizione di matrimonio, le quasi 80 pagine di motivazione della sentenza sono state prese da tutti come una svolta epocale nella battaglia per i diritti. Ci puoi spiegare bene dove sta la vostra vittoria?
La straordinarietà della sentenza risiede nel fatto che si stabilisce una volta per tutte che se il legislatore vuole, può aprire al matrimonio senza cambiare la costituzione. Questa è la grande vittoria che abbiamo ottenuto dopo quasi dieci anni di battaglie legali.
Hai parlato di dieci anni di tribunali. Dove si trova la forza per non mollare mai?
Beh, innanzitutto nella solidità del nostro rapporto di coppia perché altrimenti gli eventi ci avrebbero spinti ad abbandonare e poi anche il fatto che il Tribunale di Latina abbia dichiarato il nostro matrimonio “contrario all’ordine pubblico” è stato uno stimolo incredibile ad andare avanti a combattere e dimostrare a tutti la “validità” della nostra famiglia.
Ora molte coppie vi vedono come un simbolo della battaglia per i diritti, ma anche come una dimostrazione che fare coming out come coppia è la cosa migliore per iniziare una serena vita familiare. Che consiglio ti senti di dare a chi ancora non lo ha fatto?
In linea di massima io penso che se mi rapporto al mondo con serenità e consapevolezza di quel che sono e che sento allora il mondo si porrà allo stesso modo con me. È per questo motivo che consiglierei a tutte le coppie di fare coming out, perché quando è toccato a noi abbiamo trovato un “mondo”, inteso come parenti, società e quant’altro, pronto ad accoglierci e permetterci di vivere serenamente il nostro rapporto di coppia. Tuttavia, ogni coppia ha la sua storia ed è vero anche che esistono situazioni difficili e ambienti difficili in cui vivere quindi è impossibile generalizzare.
Tornando alla questione del matrimonio. Come vedi il matrimonio?
Per me pronunciare quel sì non significa solo ottenere un pezzo di carta, ma è un momento archetipo che ti tocca profondamente dentro. A maggior ragione per le coppie dello stesso sesso come la nostra che per sposarsi sono costrette a lunghe trafile burocratiche all’estero… Non inizieresti neanche se non fosse per amore e per un forte sentimento di dichiararsi famiglia.
A pochi mesi dal vostro decimo anniversario, qual è il ricordo più emozionante di quel giorno?
Certamente direi l’abbraccio forte e liberatorio che ci siamo dati io e Mario al termine della celebrazione, ma un altro momento che non scorderò mai è l’incontro con mia madre che, purtroppo non è potuta essere presente alle nozze, ma, appena tornati dall’Olanda, ci ha accolti entusiasta con queste parole: “Finalmente ho sistemato anche l’ultimo dei miei figli”.
Un’ultima domanda, sul vostro futuro. Come pensate di festeggiare le vostre “nozze di stagno”?
Ancora non abbiamo nessun programma, ma sicuramente faremo un viaggio di qualche giorno in una capitale europea, magari Berlino, la nostra preferita.
Berlino. Una città all’avanguardia e d’incredibile fonte d’ispirazione per due artisti, come sono Antonio e Mario. Già essere artisti è la loro professione ma anche il loro essere. E forse proprio da questa professione si capisce dove abbiano trovato al forza di continuare a lottare sino all’ultimo grado di giudizio, sino ad ottenere una grande vittoria. Perché per essere artisti bisogna essere un po’ geniali e un po’ folli, esattamente come per iniziare a combattere contro il pregiudizio e i lunghissimi tempi della giustizia italiana.

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