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Timestamp: 2020-07-02 14:06:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3640 del 10/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3640 del 10/02/2017
Cassazione civile, sez. lav., 10/02/2017, (ud. 24/11/2016, dep.10/02/2017), n. 3640
sul ricorso 14819/2011 proposto da:
G.I., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
avverso la sentenza n. 192/2011 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 07/03/2011 R.G.N. 261/2009;
24/11/2016 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH;
1. Con sentenza depositata il 7.3.2011 la Corte d’Appello di Milano confermava la pronuncia di prime cure che aveva dichiarato legittimo il contratto di lavoro a termine stipulato tra G.I. e Poste Italiane spa, relativo al periodo 11.2.2006 – 31.3.2006 e stipulato ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis, per lo svolgimento di mansioni di recapito della posta.
2. La Corte distrettuale, per quel che qui rileva, a sostegno del decisum, rimarcava – avendo riguardo alla ricostruzione teleologica nonchè al tenore lessicale del D.Lgs. n. 368, art. 2, comma 1 bis – la natura aggiuntiva (nel senso di tipizzata e speciale) di tale tipologia di contratti a termine, in quanto contratti acausali previsti per il settore dei servizi postali, legittimi in quanto rispettosi dei determinati limiti temporali e quantitativi ivi previsti.
3. Avverso la suddetta sentenza della Corte territoriale, il lavoratore ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi. La società intimata ha resistito con controricorso, illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c..
5. Con il primo motivo parte ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 1 e 2 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), avendo la Corte, trascurato, da una parte, di verificare se ricorrevano le “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo di cui al D.Lgs. n. 368, art. 1, requisiti oggettivi imprescindibili ai fini della legittimità del contratto e del rispetto dei criteri dettati dalla direttiva 1999/70 CE, e, dall’altra, di verificare il rispetto della clausola di contingentamento pari al 15% con riguardo ai soli dipendenti addetti, nell’ambito della società Poste Italiane, ai servizi postali.
6. Con il secondo motivo parte ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 116 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3,) avendo, la Corte territoriale, soprasseduto all’ammissione delle prove tesa a dimostrare l’utilizzo del lavoratore per sopperire ad esigenze datoriali permanenti e durevoli nonchè il superamento della percentuale quantitativa prevista dal D.Lgs. n. 368, art. 2, comma 1 bis.
7. La difesa della società controricorrente ha depositato in udienza atto di rinuncia – del lavoratore – al ricorso, debitamente sottoscritto dalla parte e dal difensore medesimo, ritualmente notificato alla società; ha, quindi, contestualmente depositato proprio atto di accettazione.
8. Osserva il Collegio che la rinuncia al ricorso comporta l’estinzione del processo ai sensi degli artt. 390 e 391 c.p.c. (che, nella specie, deve essere dichiarata con sentenza, anzichè nella forma alternativa del decreto presidenziale – art. 391 c.p.c., comma 1, cit. – in dipendenza dell’adozione del provvedimento a seguito della discussione in pubblica udienza. Cfr. Cass. S.U. n. 6407/2004, Cass. 11211/2004,1913/2008, 14138/2015).
Nella specie la rinuncia al ricorso risulta ritualmente sottoscritta dal ricorrente dal rispettivo difensore munito di procura. Inoltre, a tale rinuncia ha prestato adesione scritta la controparte con il relativo difensore.
Ne consegue che va dichiarata l’estinzione del giudizio e che non deve pronunciarsi sulle spese ai sensi dell’art. 391 c.p.c., comma 4 (cfr., ex plurimis, Cass. n. 8115/2006)
La Corte dichiara estinto il processo. Nulla sulle spese.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 2
 sentenza 
 art. 378
 art. 1
 art. 116
 art. 2
 art. 391
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.