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Timestamp: 2017-11-22 14:57:12+00:00

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DECRETO LEGISLATIVO 25 gennaio 2010, n. 5 - Attuazione della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunita' e della parita' di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione). (10G0018) (GU n. 29 del 5-2-2010 | Periti.info
<MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – COMUNICATO – Approvazione del regolamento di applicazione, disciplinare tecnico e manuale operativo del «Sistema informativo per la vigilanza sulle risorse idriche» (SIVIRI). (10A01120) (GU n. 28 del 4-2-2010
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – DECRETO 30 settembre 2009>
DECRETO LEGISLATIVO 25 gennaio 2010, n. 5 – Attuazione della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunita’ e della parita’ di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione). (10G0018) (GU n. 29 del 5-2-2010
DECRETO LEGISLATIVO 25 gennaio 2010, n. 5 - Attuazione della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunita' e della parita' di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione). (10G0018) (GU n. 29 del 5-2-2010 ) - note: Entrata in vigore del provvedimento: 20/2/2010
DECRETO LEGISLATIVO 25 gennaio 2010 , n. 5
Attuazione  della  direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle
pari  opportunita’  e della parita’ di trattamento fra uomini e donne
in materia di occupazione e impiego (rifusione). (10G0018)
Vista  la  legge  7  luglio  2009, n. 88, recante «Disposizioni per
alle  Comunita’  europee – Legge comunitaria 2008», ed in particolare
gli articoli 1, 2, 9 e l’allegato B;
Vista   la  direttiva  2006/54/CE  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio,  del 5 luglio 2006, riguardante l’attuazione del principio
delle  pari  opportunita’ e della parita’ di trattamento fra uomini e
donne in materia di occupazione e impiego (rifusione);
tutela  e  sostegno  della  maternita’  e della paternita’, di cui al
decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151;
101,  recante  regolamento  per  il  riordino  della  Commissione per
l’imprenditoria  femminile,  operante  presso  il  Dipartimento per i
diritti e le pari opportunita’;
115,  recante  regolamento  per  il riordino della Commissione per le
adottata nella riunione del 31 luglio 2009;
ai sensi dell’articolo 9 della legge 7 luglio 2009, n. 88, reso nella
riunione del 3 dicembre 2009;
del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  del  Ministro per le pari
opportunita’,  di  concerto con i Ministri degli affari esteri, della
giustizia,  dell’economia  e  delle  finanze  e per i rapporti con le
1.  Al  decreto  legislativo  11  aprile 2006, n. 198, e successive
a)   le   espressioni  «Ministro  delle  attivita’  produttive»  e
«Ministero  delle  attivita’  produttive»,  ovunque  ricorrano,  sono
b) l’articolo 1 e’ sostituito dal seguente articolo:
«Art.  1  (Divieto di discriminazione e parita’ di trattamento e di
opportunita’  tra donne e uomini, nonche’ integrazione dell’obiettivo
della  parita’ tra donne e uomini in tutte le politiche e attivita’).
–  1. Le disposizioni del presente decreto hanno ad oggetto le misure
volte  ad  eliminare ogni discriminazione basata sul sesso, che abbia
come  conseguenza  o  come  scopo  di  compromettere o di impedire il
riconoscimento,  il godimento o l’esercizio dei diritti umani e delle
liberta’   fondamentali   in   campo  politico,  economico,  sociale,
culturale e civile o in ogni altro campo.
2.  La  parita’ di trattamento e di opportunita’ tra donne e uomini
deve   essere   assicurata   in   tutti   i  campi,  compresi  quelli
dell’occupazione, del lavoro e della retribuzione.
3.   Il   principio  della  parita’  non  osta  al  mantenimento  o
all’adozione  di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del
sesso sottorappresentato.
4.  L’obiettivo  della parita’ di trattamento e di opportunita’ tra
donne  e  uomini  deve  essere  tenuto  presente nella formulazione e
attuazione,  a  tutti  i  livelli  e ad opera di tutti gli attori, di
leggi, regolamenti, atti amministrativi, politiche e attivita’.»;
c) all’articolo 8 sono apportate le seguenti modificazioni:
1)  il  comma  1  e’  sostituito  dal  seguente:  “1. Il Comitato
nazionale  per l’attuazione dei principi di parita’ di trattamento ed
uguaglianza  di  opportunita’ tra lavoratori e lavoratrici, istituito
presso  il  Ministero del lavoro e delle politiche sociali, promuove,
nell’ambito    della   competenza   statale,   la   rimozione   delle
discriminazioni  e  di  ogni  altro  ostacolo  che  limiti  di  fatto
l’uguaglianza   fra  uomo  e  donna  nell’accesso  al  lavoro,  nella
promozione  e  nella  formazione  professionale,  nelle condizioni di
lavoro  compresa  la  retribuzione,  nonche’  in relazione alle forme
pensionistiche complementari collettive di cui al decreto legislativo
5 dicembre 2005, n. 252.”;
2)  al  comma  2,  lettera  b), la parola: “cinque” e’ sostituita
dalla seguente: “sei” e la parola: “maggiormente” e’ sostituita dalla
seguente: “comparativamente piu'”;
3)  al  comma  2,  lettera  c), la parola: “cinque” e’ sostituita
4)  al  comma 2, lettera d), le parole: “un componente designato”
sono sostituite dalle seguenti: “due componenti designati”;
5)   dopo  il  comma  2  e’  inserito  il  seguente:  “2-bis.  Le
designazioni di cui al comma ono effettuate entro trenta giorni dalla
relativa  richiesta.  In  caso  di  mancato tempestivo  riscontro, il
Comitato     puo’     essere     costituito    sulla    base    delle
designazioni pervenute,  fatta salva l’integrazione quando pervengano
le designazioni mancanti.”;
6)  al  comma  3, lettera a), sono aggiunte, in fine, le seguenti
parole: “e politiche di genere”;
7)  al  comma  3, la lettera b) e’ sostituita dalla seguente: “b)
sei  rappresentanti,  rispettivamente, del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’  e della ricerca, del Ministero della giustizia, del
Ministero   degli   affari   esteri,  del  Ministero  dello  sviluppo
economico,  del  Dipartimento  per  le politiche della famiglia e del
Dipartimento  della  funzione  pubblica,  di  cui  uno indicato dalle
organizzazioni  dei  dirigenti comparativamente piu’ rappresentative;
8)  al  comma  3, la lettera c) e’ sostituita dalle seguenti: “c)
cinque  dirigenti  o  funzionari  del  Ministero  del  lavoro e delle
politiche  sociali,  in  rappresentanza  delle Direzioni generali del
mercato  del  lavoro, della tutela delle condizioni di lavoro, per le
politiche  previdenziali,  per  le  politiche per l’orientamento e la
formazione,  per l’innovazione tecnologica, di cui uno indicato dalle
organizzazioni dei dirigenti comparativamente piu’ rappresentative;
c-bis)  tre  rappresentanti  della  Presidenza  del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento per le pari opportunita’, di cui uno indicato
dalle    organizzazioni    dei    dirigenti   comparativamente   piu’
rappresentative; “;
9) al comma 4 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “In caso
di  sostituzione di un componente, il nuovo componente dura in carica
fino alla scadenza del Comitato.”;
d) all’articolo 9, comma 2, le parole “del collegio istruttorio e”
e)   all’articolo   10,   comma  1,  sono  apportate  le  seguenti
1) alla lettera d), in fine, sono aggiunte le seguenti parole: “,
adottando un metodo che garantisca un criterio tecnico scientifico di
valutazione dei progetti”;
2) dopo la lettera f) e’ inserita la seguente:
“f-bis)  elabora iniziative per favorire il dialogo tra le parti
sociali, al fine di promuovere la parita’ di trattamento, avvalendosi
dei  risultati  dei monitoraggi effettuati sulle prassi nei luoghi di
lavoro,   nell’accesso   al  lavoro,  alla  formazione  e  promozione
professionale,  nonche’  sui  contratti  collettivi,  sui  codici  di
comportamento, ricerche o scambi di esperienze e buone prassi; “;
3) dopo la lettera g) e’ inserita la seguente:
“g-bis)  elabora  iniziative  per  favorire  il  dialogo  con le
organizzazioni  non  governative  che  hanno un legittimo interesse a
contribuire  alla  lotta contro le discriminazioni fra donne e uomini
nell’occupazione e nell’impiego; “;
4) dopo la lettera i) sono aggiunte, in fine, le seguenti:
“i-bis)  provvede  allo  scambio di informazioni disponibili con
gli  organismi europei corrispondenti in materia di parita’ fra donne
e uomini nell’occupazione e nell’impiego;
i-ter)  provvede,  anche  attraverso  la  promozione  di  azioni
positive,  alla  rimozione  degli ostacoli che limitino l’uguaglianza
tra uomo e donna nella progressione professionale e di carriera, allo
sviluppo  di misure per il reinserimento della donna lavoratrice dopo
la maternita’, alla piu’ ampia diffusione del part-time e degli altri
strumenti  di  flessibilita’  a  livello aziendale che consentano una
migliore conciliazione tra vita lavorativa e impegni familiari.”;
f) all’articolo 11 sono apportate le seguenti modificazioni:
1)  al  comma  1,  lettera  c),  dopo la parola: “dirigente” sono
aggiunte le seguenti: “o un funzionario”;
2) al comma 1, dopo la lettera c) sono inserite le seguenti:
“c-bis)  un  dirigente  o  un funzionario del Dipartimento delle
pari opportunita’ della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
c-ter)  un  dirigente  o  un funzionario del Dipartimento per le
politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
3) al comma 2, le parole: “lettere b) e c)” sono sostituite dalle
seguenti: “lettere b), c), c-bis) e c-ter)”;
g) all’articolo 12 sono apportate le seguenti modificazioni:
1)  al  comma  1, in fine, sono aggiunte le seguenti parole: “che
agisce su mandato della consigliera o del consigliere effettivo ed in
sostituzione della medesima o del medesimo”;
2)  al  comma 4, dopo le parole “nel rispetto di requisiti di cui
all’articolo  13,  comma  1”  sono  inserite le seguenti: “, e previo
espletamento di una procedura di valutazione comparativa”;
h)  all’articolo  14,  comma  1,  le parole: “una sola volta” sono
sostituite dalle seguenti: “per non piu’ di due volte”;
l) all’articolo 15 sono apportate le seguenti modificazioni:
1)  al  comma  1,  lettera a), le parole “previste dal libro III,
titolo  I”  sono  sostituite dalle seguenti: “nell’accesso al lavoro,
nella  promozione  e  nella formazione professionale, ivi compresa la
progressione  professionale e di carriera, nelle condizioni di lavoro
compresa   la   retribuzione,   nonche’   in   relazione  alle  forme
5 dicembre 2005, n. 252”;
2)   dopo  il  comma  1  e’  inserito  il  seguente:  “1-bis.  La
consigliera  o  il  consigliere nazionale di parita’, inoltre, svolge
inchieste  indipendenti  in  materia  di discriminazioni sul lavoro e
pubblica  relazioni  indipendenti  e  raccomandazioni  in  materia di
discriminazioni sul lavoro.”;
3)  al comma 5, dopo le parole: “organi che hanno provveduto alla
designazione” sono inserite le seguenti: “e alla nomina”;
m)  all’articolo  16,  comma  1,  le parole: “sono assegnati” sono
sostituite dalla seguenti: “devono essere prontamente assegnati”;
n) all’articolo 17 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al comma 1 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Ai fini
dell’esercizio  del  diritto di assentarsi dal luogo di lavoro di cui
al  presente  comma, le consigliere e i consiglieri di parita’ devono
darne  comunicazione  scritta  al  datore di lavoro almeno tre giorni
prima.”;
2)  il  comma  2 e’ sostituito dal seguente: “2. Nei limiti della
disponibilita’  del  Fondo di cui all’articolo 18, alle consigliere e
ai  consiglieri  di parita’, sia lavoratori dipendenti che autonomi o
liberi  professionisti,  e’ attribuita una indennita’ mensile, la cui
misura,   differenziata  tra  il  ruolo  di  effettiva  e  quello  di
supplente,  e’  fissata  annualmente  con il decreto del Ministro del
lavoro  e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per le
pari opportunita’ e con il Ministro dell’economia e delle finanze, di
cui  all’articolo  18,  comma  2.  Il  riconoscimento  della predetta
indennita’  alle consigliere e ai consiglieri di parita’ supplenti e’
limitato ai soli periodi di effettivo esercizio della supplenza.”;
3) il comma 4 e’ abrogato;
o)  al  comma  2  dell’articolo  18, alinea, dopo la parole: “pari
opportunita’”   sono   inserite  le  seguenti:  “e  con  il  Ministro
dell’economia e delle finanze”;
p) all’articolo 25 sono apportate le seguenti modifiche:
1)  al comma 1 le parole: “qualsiasi atto, patto o comportamento”
sono  sostituite  dalle  seguenti: “qualsiasi disposizione, criterio,
prassi, atto, patto o comportamento”;
2)  dopo  il  comma  2 e’ aggiunto, in fine, il seguente: “2-bis.
Costituisce  discriminazione,  ai  sensi  del  presente  titolo, ogni
trattamento  meno  favorevole  in  ragione dello stato di gravidanza,
nonche’ di maternita’ o paternita’, anche adottive, ovvero in ragione
della titolarita’ e dell’esercizio dei relativi diritti.”;
q)  all’articolo  26,  dopo  il  comma  2 e’ inserito il seguente:
“2-bis.   Sono,   altresi’,   considerati   come   discriminazione  i
trattamenti  meno  favorevoli  subiti  da  una  lavoratrice  o  da un
lavoratore  per  il fatto di aver rifiutato i comportamenti di cui ai
commi 1 e 2 o di esservisi sottomessi.”;
r) all’articolo 27 sono apportate le seguenti modificazioni:
1)  alla  rubrica,  dopo le parole: “nell’accesso al lavoro” sono
aggiunte   le   seguenti:   “,  alla  formazione  e  alla  promozione
professionali e nelle condizioni di lavoro”;
2)  il  comma  i  e’  sostituito  dal  seguente:  “1.  E’ vietata
qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in
forma  subordinata,  autonoma  o in qualsiasi altra forma, compresi i
criteri  di  selezione  e  le  condizioni  di  assunzione, nonche’ la
promozione,   indipendentemente   dalle  modalita’  di  assunzione  e
qualunque  sia  il  settore o il ramo di attivita’, a tutti i livelli
della gerarchia professionale.”;
3)  al  comma  2, lettera a), sono aggiunte, in fine, le seguenti
parole: “, nonche’ di maternita’ o paternita’, anche adottive”;
4)  al  comma  3, le parole: “e aggiornamento professionale” sono
sostituite   dalle  seguenti:  “,  aggiornamento  e  riqualificazione
professionale, inclusi i tirocini formativi e di orientamento”;
s) all’articolo 28 sono apportate le seguenti modificazioni:
“1. E’  vietata  qualsiasi discriminazione, diretta e indiretta,
concernente un qualunque aspetto o condizione delle retribuzioni, per
quanto  riguarda uno stesso lavoro o un lavoro al quale e’ attribuito
un valore uguale.”;
2)  al  comma  2  sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “ed
essere elaborati in modo da eliminare le discriminazioni”;
t)  all’articolo  29,  nella  rubrica,  la  parola:  “carriera” e’
sostituita dalla seguente: “progressione di carriera”;
u) all’articolo 30 sono apportate le seguenti modificazioni:
1)  il  comma 1 e’ sostituito dal seguente: “l. Le lavoratrici in
possesso  dei  requisiti  per aver diritto alla pensione di vecchiaia
hanno  diritto  di  proseguire il rapporto di lavoro fino agli stessi
limiti  di  eta’ previsti per gli uomini da disposizioni legislative,
regolamentari e contrattuali.”;
v) dopo l’articolo 30 e’ inserito il seguente:
“Art. 30-bis (Divieto di discriminazione nelle forme pensionistiche
complementari collettive. Differenze di trattamento consentite). – 1.
Nelle forme pensionistiche complementari collettive di cui al decreto
legislativo   5   dicembre   2005,   n.  252,  e’  vietata  qualsiasi
discriminazione   diretta  o  indiretta,  specificamente  per  quanto
a) il campo d’applicazione di tali forme pensionistiche e relative
condizioni d’accesso;
c)  il  calcolo  delle  prestazioni,  comprese le maggiorazioni da
corrispondere  per  il  coniuge e per le persone a carico, nonche’ le
condizioni  relative  alla  durata e al mantenimento del diritto alle
2.  La  fissazione  di  livelli  differenti  per  le prestazioni e’
consentita  soltanto  se  necessaria  per  tener conto di elementi di
calcolo  attuariale  differenti  per  i  due  sessi nel caso di forme
pensionistiche   a   contribuzione   definita.   Nel  caso  di  forme
pensionistiche    a   prestazioni   definite,   finanziate   mediante
capitalizzazione,   alcuni   elementi   possono   variare  sempreche’
l’ineguaglianza  degli  importi  sia  da  attribuire alle conseguenze
dell’utilizzazione  di  fattori  attuariali che variano a seconda del
sesso all’atto dell’attuazione del finanziamento del regime.
3.  I dati attuariali che giustificano trattamenti diversificati ai
sensi del comma 2 devono essere affidabili, pertinenti ed accurati.
4.  La Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) esercita
i  suoi  poteri  ed  effettua  le  attivita’  necessarie,  al fine di
garantire  l’affidabilita’,  la  pertinenza  e l’accuratezza dei dati
attuariali  che  giustificano  trattamenti diversificati ai sensi del
comma  2,  anche  allo scopo di evitare discriminazioni. Essa inoltre
raccoglie, pubblica e aggiorna i dati relativi all’utilizzo del sesso
quale    fattore   attuariale   determinante,   relazionando   almeno
annualmente  al Comitato nazionale di parita’ e pari opportunita’ nel
lavoro.  Tali attivita’ sono svolte con le risorse umane, strumentali
e finanziarie disponibili a legislazione vigente.”;
z) all’articolo 36, comma 1, le parole: “ai sensi dell’articolo 25”
sono  sostituite  dalle  seguenti: “poste in essere in violazione dei
divieti  di  cui  al  capo  II  del  presente  titolo, o di qualunque
discriminazione  nell’accesso  al  lavoro,  nella  promozione e nella
formazione  professionale,  nelle  condizioni  di  lavoro compresa la
retribuzione,   nonche’   in   relazione  alle  forme  pensionistiche
complementari  collettive  di  cui  al decreto legislativo 5 dicembre
2005, n. 252,”;
aa) all’articolo 37 sono apportate le seguenti modificazioni:
1)  al  comma  1,  dopo  le  parole:  “carattere  collettivo” sono
inserite  le  seguenti:  “in violazione dei divieti di cui al capo II
del   presente  titolo  o  comunque  nell’accesso  al  lavoro,  nella
promozione   e   nella  formazione  professionale,  nelle  condizioni
compresa  la retribuzione, nella progressione di carriera, nonche’ in
relazione  alle  forme pensionistiche complementari collettive di cui
al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252”;
2)  al comma 5 le parole: “con le pene di cui all’articolo 650 del
codice  penale” sono sostituite dalle seguenti: “con l’ammenda fino a
50.000 euro o l’arresto fino a sei mesi”;
bb) all’articolo 38 sono apportate le seguenti modificazioni:
1)  al  comma  1,  le  parole  da:  “Qualora”  fino a “avvenuto il
comportamento  denunziato,”  sono sostituite dalle seguenti: “Qualora
vengano  poste in essere discriminazioni in violazione dei divieti di
cui  al  capo  II  del  presente  titolo o di cui all’articolo 11 del
decreto  legislativo 8 aprile 2003, n. 66, o comunque discriminazioni
nell’accesso   al   lavoro,   nella  promozione  e  nella  formazione
professionale,  nelle  condizioni di lavoro compresa la retribuzione,
nonche’   in   relazione   alle  forme  pensionistiche  complementari
collettive  di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, su
ricorso  del  lavoratore  o,  per  sua  delega,  delle organizzazioni
sindacali,  delle associazioni e delle organizzazioni rappresentative
del  diritto  o  dell’interesse  leso,  o  della  consigliera  o  del
consigliere  di  parita’  provinciale  o  regionale  territorialmente
competente,  il tribunale in funzione di giudice del lavoro del luogo
ove   e’   avvenuto  il  comportamento  denunziato,  o  il  tribunale
amministrativo regionale competente,”;
2)  al  comma  4 le parole: “ai sensi dell’articolo 650 del codice
penale”  sono sostituite dalle seguenti: “con l’ammenda fino a 50.000
euro o l’arresto fino a sei mesi”;
3)  al  comma  6,  dopo le parole: “organizzazione sindacale” sono
inserite  le  seguenti:  “, dalle associazioni e dalle organizzazioni
rappresentative del diritto o dell’interesse leso, “;
cc) all’articolo 41 sono apportate le seguenti modificazioni:
1)  al  comma  1,  le  parole: “Ogni accertamento di atti, patti o
comportamenti  discriminatori ai sensi degli articoli 25 e 26, posti”
sono sostituite dalle seguenti: “Ogni accertamento di discriminazioni
in violazione dei divieti di cui al capo II del presente titolo, o di
qualunque  discriminazione nell’accesso al lavoro, nella promozione e
nella   formazione   professionale,   ivi  compresa  la  progressione
professionale  e  di carriera, nelle condizioni di lavoro compresa la
2005, n. 252, poste”;
2) al comma 2, le parole: “da 103 euro a 516 euro” sono sostituite
dalle seguenti: “da 250 euro a 1500 euro”;
dd) dopo l’articolo 41, e’ inserito il seguente:
“Art.  41-bis  (Vittimizzazione). – 1. La tutela giurisdizionale di
cui al presente capo si applica, altresi’, avverso ogni comportamento
pregiudizievole  posto in essere, nei confronti della persona lesa da
una  discriminazione  o di qualunque altra persona, quale reazione ad
una qualsiasi attivita’ diretta ad ottenere il rispetto del principio
di parita’ di trattamento tra uomini e donne.”;
ee)  all’articolo  42,  comma  2, e’ aggiunta, in fine, la seguente
“f-bis)  valorizzare  il  contenuto professionale delle mansioni a
piu’ forte presenza femminile.”;
ff) il comma 2 dell’articolo 46 e’ sostituito dal seguente:
“2. Il rapporto di cui al comma 1 e’ trasmesso alle rappresentanze
sindacali  aziendali e alla consigliera e al consigliere regionale di
parita’,  che  elaborano  i  relativi  risultati  trasmettendoli alla
consigliera  o  al consigliere nazionale di parita’, al Ministero del
lavoro  e  delle  politiche  sociali  e  al  Dipartimento  delle pari
opportunita’ della Presidenza del Consiglio dei Ministri.”;
gg) dopo l’articolo 50 e’ inserito il seguente:
“Art.  50-bis (Prevenzione delle discriminazioni). – 1. I contratti
collettivi  possono  prevedere misure specifiche, ivi compresi codici
di condotta, linee guida e buone prassi, per prevenire tutte le forme
di  discriminazione  sessuale  e,  in  particolare,  le molestie e le
molestie  sessuali  nel luogo del lavoro, nelle condizioni di lavoro,
nonche’ nella formazione e crescita professionale.”.
–  Il  testo  delle note qui pubblicato e’ stato redatto
–  Gli  articoli  1,2,9  e  l’allegato  B, della legge 7
luglio  2009, n. 88, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 14
luglio 2009, n. 161, supplemento ordinario, cosi’ recitano:
comunitarie).  â€•  1.  Il Governo e’ delegato ad adottare,
corredati  della relazione tecnica di cui all’ art. 11-ter,
Bolzano.».
«Art.  2  (Principi  e  criteri direttivi generali della
delega  legislativa). â€• 1. Salvi gli specifici principi e
criteri  direttivi  stabiliti  dalle disposizioni di cui ai
capi  II  e  IV,  ed  in  aggiunta a quelli contenuti nelle
1  sono  informati ai seguenti principi e criteri direttivi
a)    le   amministrazioni   direttamente   interessate
ordinarie  strutture  amministrative,  secondo il principio
della  massima  semplificazione  dei  procedimenti  e delle
b)   ai  fini  di  un  migliore  coordinamento  con  le
modificazioni   alle   discipline  stesse,  fatti  salvi  i
procedimenti   oggetto  di  semplificazione  amministrativa
c)  al  di  fuori  dei casi previsti dalle norme penali
vigenti,  ove  necessario per assicurare l’osservanza delle
nei  limiti,  rispettivamente,  dell’ammenda fino a 150.000
alternativa  all’arresto  per le infrazioni che espongono a
pericolo   o  danneggiano  l’interesse  protetto;  la  pena
infrazioni  che  recano  un  danno di particolare gravita’.
dell’ammenda,  possono  essere  previste  anche le sanzioni
alternative  di cui agli articoli 53 e seguenti del decreto
legislativo   28   agosto  2000,  n.  274,  e  la  relativa
competenza  del giudice di pace. La sanzione amministrativa
del  pagamento  di una somma non inferiore a 150 euro e non
superiore  a 150.000 euro e’ prevista per le infrazioni che
ledano  o  espongano a pericolo interessi diversi da quelli
indicati  nei  periodi  precedenti.  Nell’ambito dei limiti
minimi  e  massimi  previsti,  le  sanzioni  indicate nella
tenendo    conto   della   diversa   potenzialita’   lesiva
prevenzione,  controllo  o vigilanza, nonche’ del vantaggio
patrimoniale  che  l’infrazione  puo’  recare  al colpevole
ovvero  alla  persona  o  all’ente  nel  cui interesse egli
agisce.  Entro  i  limiti  di  pena indicati nella presente
lettera   sono   previste   sanzioni   identiche  a  quelle
eventualmente   gia’  comminate  dalle  leggi  vigenti  per
materie   di   cui  all’  art.  117,  quarto  comma,  della
Costituzione,  le  sanzioni amministrative sono determinate
dalle  regioni.  Le somme derivanti dalle sanzioni di nuova
istituzione,  stabilite  con  i  provvedimenti  adottati in
attuazione  della  presente legge, sono versate all’entrata
del  bilancio  dello  Stato per essere riassegnate, entro i
d)  eventuali  spese non contemplate da leggi vigenti e
nei  decreti  legislativi  recanti  le norme necessarie per
dare  attuazione alle direttive, nei soli limiti occorrenti
per   l’adempimento  degli  obblighi  di  attuazione  delle
direttive  stesse;  alla  relativa  copertura, nonche’ alla
dall’attuazione   delle   direttive,   in  quanto  non  sia
possibile  farvi  fronte  con  i  fondi gia’ assegnati alle
competenti  amministrazioni, si provvede a carico del fondo
di  rotazione di cui all’art. 5 della legge 16 aprile 1987,
precedenti  direttive  gia’ attuate con legge o con decreto
legislativo  si  procede,  se la modificazione non comporta
corrispondenti   modificazioni  alla  legge  o  al  decreto
f)  nella  predisposizione  dei  decreti legislativi si
tiene  conto  delle eventuali modificazioni delle direttive
comunitarie    comunque   intervenute   fino   al   momento
g)  quando si verifichino sovrapposizioni di competenze
tra  amministrazioni  diverse o comunque siano coinvolte le
differenziazione,  adeguatezza  e leale collaborazione e le
competenze  delle  regioni e degli altri enti territoriali,
le  procedure  per salvaguardare l’unitarieta’ dei processi
decisionali,  la  trasparenza,  la celerita’, l’efficacia e
l’economicita’   nell’azione  amministrativa  e  la  chiara
h)  quando  non  siano  d’ostacolo i diversi termini di
recepimento,  sono attuate con un unico decreto legislativo
comunque    comportano    modifiche   degli   stessi   atti
«Art.  9  (Delega  al  Governo  per  l’attuazione  della
direttiva 2006/54/CE riguardante l’attuazione del principio
delle  pari opportunita’ e della parita’ di trattamento fra
uomini e donne in materia di occupazione e impiego). â€• 1.
Nella   predisposizione   del   decreto   legislativo   per
l’attuazione  della  direttiva  2006/54/CE  del  Parlamento
europeo  e  del  Consiglio,  del 5 luglio 2006, riguardante
l’attuazione  del principio delle pari opportunita’ e della
parita’  di  trattamento  fra  uomini e donne in materia di
occupazione ed impiego (rifusione), il Governo e’ tenuto ad
acquisire anche il parere della Conferenza permanente per i
Trento e di Bolzano.».
2007/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’
l  l  dicembre 2007, che modifica le direttive 89/665/CEE e
92/13/CEE    del   Consiglio   per   quanto   riguarda   il
– La  direttiva  2006/54/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
26 luglio 2006, n. L.204.
– Il  decreto  legislativo  11  aprile  2006,  n. 198 e’
pubblicato  nella  Gazzetta Ufficiale 31 maggio 2006 n.133,
n. 125, S.O.
– Il  decreto  legislativo  26  marzo  2001,  n. 151, e’
pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 26 aprile 2001, n. 96,
– Il  decreto  del Presidente della Repubblica 14 maggio
2007,  n.  101,  e’  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20
luglio 2007, n. 167.
2007,  n.  115,  e’  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 1°
agosto 2007, n. 177.
– La legge 13 novembre 2009, n. 172, e’ pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 28 novembre 2009, n. 278.
– Per il decreto legislativo 11 aprile 2006, n.198, vedi
– Il testo dell’art. 8 del citato decreto legislativo 11
aprile  2006, n. 198, come modificato dal presente decreto,
«Art.  8  (Costituzione  e componenti). (legge 10 aprile
1991,  n.  125,  art.  5,  commi  1, 2, 3, 4, e 7). – 1. Il
Comitato nazionale per l’attuazione dei principi di parita’
di   trattamento   ed   uguaglianza   di  opportunita’  tra
lavoratori e lavoratrici, istituito presso il Ministero del
lavoro  e  delle  politiche  sociali, promuove, nell’ambito
della    competenza    statale,    la    rimozione    delle
discriminazioni  e  di  ogni  altro  ostacolo che limiti di
fatto  l’uguaglianza  fra  uomo  e  donna  nell’accesso  al
lavoro,  nella promozione e nella formazione professionale,
nelle   condizioni  di  lavoro  compresa  la  retribuzione,
nonche’    in    relazione    alle   forme   pensionistiche
complementari  collettive  di  cui al decreto legislativo 5
a)  il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, o
per  sua  delega, un Sottosegretario di Stato, con funzioni
b)   sei   componenti  designati  dalle  confederazioni
sindacali     dei    lavoratori    comparativamente    piu’
c)   sei   componenti  designati  dalle  confederazioni
sindacali   dei   datori  di  lavoro  dei  diversi  settori
economici,  comparativamente piu’ rappresentative sul piano
d)   due   componenti   designati  unitariamente  dalle
associazioni  di  rappresentanza,  assistenza  e tutela del
movimento   cooperativo   piu’  rappresentative  sul  piano
e) undici componenti designati dalle associazioni e dai
movimenti   femminili   piu’   rappresentativi   sul  piano
nazionale  operanti  nel  campo  della parita’ e delle pari
opportunita’ nel lavoro;
f) la consigliera o il consigliere nazionale di parita’
di cui all’art. 12, comma 2, del presente decreto.
2-bis. Le designazioni di cui al comma 2 sono effettuate
entro  trenta  giorni  dalla relativa richiesta. In caso di
mancato  tempestivo  riscontro,  il  Comitato  puo’  essere
costituito  sulla  base delle designazioni pervenute, fatta
salva  l’integrazione  quando  pervengano  le  designazioni
3.  Partecipano,  inoltre,  alle  riunioni del Comitato,
a)  sei  esperti  in  materie  giuridiche, economiche e
sociologiche,   con  competenze  in  materia  di  lavoro  e
politiche in genere;
b)  sei  rappresentanti, rispettivamente, del Ministero
dell’istituzione,  dell’universita’  e  della  ricerca, del
Ministero  della  giustizia,  del  Ministero  degli  affari
esteri,   del   Ministero  dello  sviluppo  economico,  del
Dipartimento   per   le  politiche  della  famiglia  e  del
Dipartimento  della  funzione pubblica, di cui uno indicato
dalle  organizzazioni  dei  dirigenti comparativamente piu’
c)  cinque  dirigenti  o  funzionari  del Ministero del
lavoro  e  delle  politiche sociali in rappresentanza delle
Direzioni  generali  del  mercato  del lavoro, della tutela
delle condizioni di lavoro, per le politiche previdenziali,
per  le  politiche  per l’orientamento e la formazione, per
l’innovazione   tecnologica,  di  cui  uno  indicato  dalle
organizzazioni    dei   dirigenti   comparativamente   piu’
c-bis)   tre   rappresentanti   della   Presidenza  del
Consiglio   dei   Ministri   –  Dipartimento  per  le  pari
opportunita’,  di cui uno indicato dalle organizzazioni dei
dirigenti comparativamente piu’ rappresentative.
4. I componenti del Comitato durano in carica tre anni e
sono  nominati  dal  Ministro  del lavoro e delle politiche
sociali.  Per  ogni  componente  effettivo  e’  nominato un
supplente.  In  caso  di  sostituzione di un componente, il
nuovo  componente  dura  in  carica  fino alla scadenza del
5.  Il  vicepresidente  del  Comitato  e’  designato dal
Ministro  del  lavoro e delle politiche sociali nell’ambito
dei suoi componenti.».
– Il testo dell’art. 9 del citato decreto legislativo 11
aprile  2006,  n. 198, come modificato dal presente decreto
«Art. 9 (Convocazione e funzionamento). – 1. Il Comitato
e’  convocato,  oltre  che  su  iniziativa del Ministro del
lavoro  e  delle  politiche  sociali,  quando  ne  facciano
richiesta meta’ piu’ uno dei suoi componenti.
2.   Il   Comitato   delibera   in   ordine  al  proprio
funzionamento  e  a  quello della segreteria tecnica di cui
all’art. 11, nonche’ in ordine alle relative spese.».
–  Il  testo dell’art. 10 del citato decreto legislativo
11  aprile  2006,  n.  198,  come  modificato  dal presente
«Art. 10 (Compiti del Comitato). – 1. Il Comitato adotta
ogni   iniziativa   utile,   nell’ambito  delle  competenze
statali,  per  il  perseguimento  delle  finalita’  di  cui
all’art. 8, comma 1, ed in particolare:
a)  formula  proposte sulle questioni generali relative
all’attuazione  degli  obiettivi della parita’ e delle pari
opportunita’,  nonche’ per lo sviluppo e il perfezionamento
della  legislazione  vigente  che direttamente incide sulle
condizioni di lavoro delle donne;
b)  informa  e  sensibilizza  l’opinione pubblica sulla
necessita’  di promuovere le pari opportunita’ per le donne
nella formazione e nella vita lavorativa;
c)  formula,  entro  il  31  maggio  di  ogni  anno, un
programma-obiettivo nel quale vengono indicate le tipologie
di  progetti  di  azioni positive che intende promuovere, i
soggetti  ammessi  per le singole tipologie ed i criteri di
valutazione.  Il  programma  e’  diffuso  dal Ministero del
lavoro  e  delle  politiche  sociali mediante pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale;
d) esprime, a maggioranza, parere sul finanziamento dei
progetti  di  azioni  positive  e  opera  il  controllo sui
progetti  in itinere verificandone la corretta attuazione e
l’esito  finale,  adottando  un  metodo  che  garantisca un
criterio tecnico scientifico di valutazione dei progetti;
e)   elabora   codici   di   comportamento   diretti  a
specificare  le  regole di condotta conformi alla parita’ e
ad  individuare  le  manifestazioni  anche  indirette delle
f) verifica lo stato di applicazione della legislazione
vigente in materia di parita’;
f-bis)  elabora  iniziative per favorire il dialogo tra
le  parti  sociali  al  fine  di  promuovere  la parita’ di
trattamento,  avvalendosi  dei  risultati  dei  monitoraggi
effettuati  sulle prassi nei luoghi di lavoro, nell’accesso
al  lavoro,  alla  formazione  e  promozione professionale,
nonche’   sui   contratti   collettivi,   sui   codici   di
comportamento,  ricerche  o  scambi  di  esperienze e buone
g)  propone  soluzioni  alle  controversie  collettive,
anche indirizzando gli interessati all’adozione di progetti
di  azioni  positive per la rimozione delle discriminazioni
pregresse  o di situazioni di squilibrio nella posizione di
uomini  e  donne  in relazione allo stato delle assunzioni,
della  formazione  e  della promozione professionale, delle
condizioni    di    lavoro    e   retributive,   stabilendo
eventualmente,   su   proposta  del  collegio  istruttorio,
l’entita’  del  cofinanziamento  di  una  quota  dei  costi
connessi alla loro attuazione;
g-bis)  elabora  iniziative per favorire il dialogo con
le  organizzazioni  non  governative che hanno un legittimo
interesse    a    contribuire    alla   lotta   contro   le
discriminazioni  fra  donne  e  uomini  nell’occupazione  e
nell’impiego;
h)  puo’  richiedere  alla  Direzione  provinciale  del
lavoro  di acquisire presso i luoghi di lavoro informazioni
sulla  situazione  occupazionale  maschile  e femminile, in
relazione  allo  stato delle assunzioni, della formazione e
della promozione professionale;
i)  promuove una adeguata rappresentanza di donne negli
organismi pubblici nazionali e locali competenti in materia
di lavoro e formazione professionale;
i-bis)    provvede   allo   scambio   di   informazioni
disponibili  con  gli  organismi  europei corrispondenti in
materia di parita’ fra le donne e uomini nell’occupazione e
i-ter)  provvede,  anche  attraverso  la  promozione di
azioni positive, alla rimozione degli ostacoli che limitino
l’uguaglianza   tra   uomo   e   donna  nella  progressione
professionale e di carriera, allo sviluppo di misure per il
reinserimento  della  donna lavoratrice dopo la maternita’,
alla  piu’  ampia  diffusione  del  part-time e degli altri
strumenti   di   flessibilita’   a  livello  aziendale  che
consentano una migliore conciliazione tra vita lavorativa e
impegni familiari.».
–  Il  testo dell’art. 11 del citato decreto legislativo
«Art.  11 (Collegio istruttorio e segreteria tecnica). –
1. Per l’istruzione degli atti relativi alla individuazione
e  alla  rimozione delle discriminazioni e per la redazione
dei pareri al Comitato di cui all’art. 8 e alle consigliere
e  ai  consiglieri  di  parita’,  e’  istituito un collegio
istruttorio cosi’ composto:
a)  il  vicepresidente  del Comitato di cui all’art. 8,
che lo presiede;
b)   un   magistrato   designato  dal  Ministero  della
giustizia  fra  quelli  addetti  alle  sezioni  lavoro,  di
legittimita’ o di merito;
c)  un  dirigente  o  un  funzionario del Ministero del
c-bis)  un  dirigente o un funzionario del Dipartimento
delle  pari opportunita’ della Presidenza del Consiglio dei
c-ter)  un  dirigente o un funzionario del Dipartimento
per  le  politiche  della  famiglia  della  Presidenza  del
d) gli esperti di cui all’art. 8, comma 3, lettera a);
e)  la  consigliera  o il consigliere di parita’ di cui
2. Ove si renda necessario per le esigenze di ufficio, i
componenti  di cui alle lettere b), c), c-bis) e c-ter) del
comma  1,  su  richiesta  del  Comitato  di cui all’art. 8,
possono essere elevati a due.
3. Al fine di provvedere alla gestione amministrativa ed
al supporto tecnico del Comitato e del collegio istruttorio
e’   istituita  la  segreteria  tecnica.  Essa  ha  compiti
esecutivi  alle dipendenze della presidenza del Comitato ed
e’  composta da personale proveniente dalle varie direzioni
generali   del  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche
sociali,  coordinato  da un dirigente generale del medesimo
Ministero.  La  composizione  della  segreteria  tecnica e’
determinata  con  decreto  del  Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, sentito il Comitato.
4.  Il  Comitato e il collegio istruttorio deliberano in
ordine  alle  proprie  modalita’  di  organizzazione  e  di
funzionamento;  per lo svolgimento dei loro compiti possono
costituire  specifici  gruppi  di  lavoro. Il Comitato puo’
deliberare  la stipula di convenzioni, nonche’ avvalersi di
b)  per  attivita’  funzionali all’esercizio dei propri
compiti  in materia di progetti di azioni positive previsti
dall’art. 10, comma 1, lettera d).».
–  Il  testo dell’art. 12 del citato decreto legislativo
«Art. 12 (Nomina). – 1. A livello nazionale, regionale e
provinciale  sono nominati una consigliera o un consigliere
di  parita’. Per ogni consigliera o consigliere si provvede
altresi’  alla nomina di un supplente che agisce su mandato
della   consigliera  o  del  consigliere  effettivo  ed  in
sostituzione della medesima o del medesimo;
2. La consigliera o il consigliere nazionale di parita’,
effettivo  e  supplente,  sono  nominati  con  decreto  del
Ministro  del lavoro e delle politiche sociali, di concerto
con il Ministro per le pari opportunita’.
3.  Le consigliere ed i consiglieri di parita’ regionali
e  provinciali,  effettivi  e supplenti, sono nominati, con
decreto  del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
di  concerto  con  il Ministro per le pari opportunita’, su
designazione  delle  regioni  e  delle province, sentite le
commissioni   rispettivamente   regionali   e   provinciali
tripartite   di  cui  agli  articoli  4  e  6  del  decreto
legislativo   23  dicembre  1997,  n.  469,  ognuno  per  i
reciproci  livelli  di competenza, sulla base dei requisiti
di  cui  all’art.  13, comma 1, e con le procedure previste
4.  In  caso  di mancata designazione dei consiglieri di
parita’  regionali  e  provinciali  entro i sessanta giorni
successivi  alla  scadenza  del  mandato, o di designazione
effettuata in assenza dei requisiti richiesti dall’art. 13,
comma  1, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
di  concerto  con  il  Ministro  per  le pari opportunita’,
provvede   direttamente   alla  nomina  nei  trenta  giorni
successivi,  nel rispetto dei requisiti di cui all’art. 13,
comma   1,  e  previo  espletamento  di  una  procedura  di
valutazione    comparativa.    A   parita’   di   requisiti
professionali  si procede alla designazione e nomina di una
consigliera di parita’.
5.  I  decreti  di  nomina del presente articolo, cui va
allegato   il   curriculum   professionale   della  persona
nominata, sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.».
–  Il  testo dell’art. 14 del citato decreto legislativo
11  aprile  2006  n.  198,  come  modificato  dal  presente
«Art.  14 (Mandato). – 1. Il mandato delle consigliere e
dei  consiglieri di cui all’art. 12 ha la durata di quattro
anni  ed  e’  rinnovabile  per  non  piu’  di due volte. La
procedura   di  rinnovo  si  svolge  secondo  le  modalita’
previste  dall’art.  12. Le consigliere ed i consiglieri di
parita’  continuano  a  svolgere le loro funzioni fino alle
nuove nomine.
–  Il  testo dell’art. 15 del citato decreto legislativo
«Art.  15 (Compiti e funzioni). – 1. Le consigliere ed i
consiglieri di parita’ intraprendono ogni utile iniziativa,
nell’ambito  delle  competenze  dello  Stato,  ai  fini del
rispetto  del  principio  di  non  discriminazione  e della
promozione   di   pari   opportunita’   per   lavoratori  e
lavoratrici, svolgendo in particolare i seguenti compiti:
a)   rilevazione  delle  situazioni  di  squilibrio  di
genere,  al  fine di svolgere le funzioni promozionali e di
garanzia  contro le discriminazioni nell’accesso al lavoro,
nella  promozione  e  nella  formazione  professionale, ivi
compresa la progressione professionale e di carriera, nelle
condizioni  di  lavoro compresa la retribuzione, nonche’ in
relazione    alle    forme   pensionistiche   complementari
collettive  di  cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005,
n. 252:
b)  promozione  di  progetti  di azioni positive, anche
attraverso   l’individuazione  delle  risorse  comunitarie,
nazionali e locali finalizzate allo scopo;
c) promozione della coerenza della programmazione delle
politiche  di sviluppo territoriale rispetto agli indirizzi
comunitari,  nazionali  e  regionali  in  materia  di  pari
opportunita’;
d) sostegno delle politiche attive del lavoro, comprese
quelle formative, sotto il profilo della promozione e della
realizzazione di pari opportunita’;
e)  promozione  dell’attuazione delle politiche di pari
opportunita’  da  parte dei soggetti pubblici e privati che
operano nel mercato del lavoro;
f)   collaborazione   con   le  direzioni  regionali  e
provinciali  del  lavoro  al  fine di individuare procedure
efficaci  di rilevazione delle violazioni alla normativa in
materia  di parita’, pari opportunita’ e garanzia contro le
discriminazioni,   anche   mediante   la  progettazione  di
appositi pacchetti formativi;
g) diffusione della conoscenza e dello scambio di buone
prassi  e  attivita’ di informazione e formazione culturale
sui problemi delle pari opportunita’ e sulle varie forme di
h)  verifica  dei  risultati  della  realizzazione  dei
progetti di azioni positive previsti dagli articoli da 42 a
i) collegamento e collaborazione con gli assessorati al
lavoro  degli  enti locali e con organismi di parita’ degli
1-bis)  La  consigliera  o  il  consigliere nazionale di
parita’,  inoltre, svolge inchieste indipendenti in materia
di   discriminazioni   sul   lavoro  e  pubblica  relazioni
indipendenti    e    raccomandazioni    in    materia    di
2. Le consigliere ed i consiglieri di parita’ nazionale,
regionali   e  provinciali,  effettivi  e  supplenti,  sono
componenti  a  tutti  gli  effetti,  rispettivamente, della
commissione  centrale  per  l’impiego  ovvero  del  diverso
organismo  che ne venga a svolgere, in tutto o in parte, le
funzioni  a  seguito  del  decreto  legislativo 23 dicembre
1997,  n.  469, e delle commissioni regionali e provinciali
tripartite previste dagli articoli 4 e 6 del citato decreto
legislativo  n.  469 del 1997; essi partecipano altresi’ ai
tavoli   di   partenariato   locale   ed   ai  comitati  di
sorveglianza  di  cui  al  regolamento (CE) n. 1260/99, del
Consiglio   del   21  giugno  1999.  Le  consigliere  ed  i
consiglieri regionali e provinciali sono inoltre componenti
delle  commissioni  di  parita’  del corrispondente livello
territoriale,  ovvero  di organismi diversamente denominati
che   svolgono  funzioni  analoghe.  La  consigliera  o  il
consigliere  nazionale e’ componente del Comitato nazionale
e del Collegio istruttorio di cui agli articoli 8 e 11.
3.  Le  strutture  regionali  di assistenza tecnica e di
monitoraggio  di  cui  all’art. 4, comma 1, lettera d), del
decreto  legislativo  23  dicembre 1997, n. 469, forniscono
alle  consigliere  ed ai consiglieri di parita’ il supporto
tecnico  necessario:  alla  rilevazione  di  situazioni  di
squilibrio  di  genere; all’elaborazione dei dati contenuti
nei rapporti sulla situazione del personale di cui all’art.
46;  alla  promozione  e  alla  realizzazione  di  piani di
formazione    e    riqualificazione   professionale;   alla
promozione di progetti di azioni positive.
4.  Su  richiesta delle consigliere e dei consiglieri di
parita’,  le  Direzioni  regionali e provinciali del lavoro
territorialmente  competenti  acquisiscono  nei  luoghi  di
lavoro informazioni sulla situazione occupazionale maschile
e  femminile,  in  relazione  allo  stato delle assunzioni,
della   formazione   e   promozione   professionale,  delle
retribuzioni,  delle condizioni di lavoro, della cessazione
del rapporto di lavoro, ed ogni altro elemento utile, anche
in  base  a specifici criteri di rilevazione indicati nella
5. Entro il 31 dicembre di ogni anno le consigliere ed i
consiglieri  di  parita’ regionali e provinciali presentano
un  rapporto  sull’attivita’  svolta  agli organi che hanno
provveduto  alla designazione e alla nomina. La consigliera
o  il  consigliere di parita’ che non abbia provveduto alla
presentazione  del  rapporto  o  vi abbia provveduto con un
ritardo  superiore  a  tre  mesi  decade  dall’ufficio  con
provvedimento  adottato, su segnalazione dell’organo che ha
provveduto  alla  designazione,  dal  Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per le
pari opportunita’.».
–  Il  testo dell’art. 16 del citato decreto legislativo
«Art.  16  (Sede  e  attrezzature). – 1. L’ufficio delle
consigliere  e  dei  consiglieri  di  parita’  regionali  e
provinciali  e’ ubicato rispettivamente presso le regioni e
presso  le  province.  L’ufficio  della  consigliera  o del
consigliere  nazionale  di  parita’  e’  ubicato  presso il
Ministero  del  lavoro e delle politiche sociali. L’ufficio
e’  funzionalmente  autonomo,  dotato  del personale, delle
apparecchiature   e   delle  strutture  necessarie  per  lo
svolgimento    dei   suoi   compiti.   Il   personale,   la
strumentazione  e  le  attrezzature necessari devono essere
prontamente  assegnati  dagli  enti presso cui l’ufficio e’
ubicato,  nell’ambito delle risorse trasferite ai sensi del
decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469.
2.  Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto   con   il  Ministro  per  le  pari  opportunita’,
nell’ambito  delle proprie competenze, puo’ predisporre con
gli enti territoriali nel cui ambito operano le consigliere
ed  i  consiglieri di parita’ convenzioni quadro allo scopo
di   definire   le   modalita’   di   organizzazione  e  di
funzionamento   dell’ufficio   delle   consigliere   e  dei
consiglieri  di parita’, nonche’ gli indirizzi generali per
l’espletamento  dei  compiti  di  cui all’art. 15, comma 1,
lettere  b), c), d) ed e), come stipulato con la Conferenza
unificata  di  cui  all’art.  8  del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281.».
–  Il  testo dell’art. 17 del citato decreto legislativo
«Art.   17   (Permessi).   –  1.  Le  consigliere  ed  i
consiglieri di parita’, nazionale e regionali hanno diritto
per  l’esercizio  delle  loro  funzioni,  ove  si tratti di
lavoratori  dipendenti,  ad  assentarsi dal posto di lavoro
per  un  massimo di cinquanta ore lavorative mensili medie.
Nella  medesima  ipotesi  le  consigliere  ed i consiglieri
provinciali  di  parita’  hanno  diritto  ad assentarsi dal
posto  di  lavoro  per  un massimo di trenta ore lavorative
mensili  medie.  I  permessi  di cui al presente comma sono
retribuiti.   Ai   fini   dell’esercizio   del  diritto  di
assentarsi dal luogo di lavoro di cui al presente comma, le
consigliere   e  i  consiglieri  di  parita’  devono  darne
comunicazioni scritta al datore di lavoro almeno tre giorni
2.  Nei  limiti  della  disponibilita’  del Fondo di cui
all’art.  18, alle consigliere e ai consiglieri di parita’,
sia   lavoratori   dipendenti   che   autonomi   o   liberi
professionisti,  e’  attribuita  una indennita’ mensile, la
cui  misura,  differenziata  tra  il  ruolo  di effettiva e
quello  di supplente, e’ fissata annualmente con il decreto
del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali di
concerto  con il Ministro per le pari opportunita’ e con il
Ministro dell’economia e delle finanze, di cui all’art. 18,
comma  2.  Il riconoscimento della predetta indennita’ alle
consigliere  e  ai  consiglieri  di  parita’  supplenti  e’
limitato  ai  soli  periodi  di  effettivo  esercizio della
supplenza”.
3. L’onere di rimborsare le assenze dal lavoro di cui al
comma  1  delle  consigliere  e  dei consiglieri di parita’
regionali e provinciali, lavoratori dipendenti da privati o
da  amministrazioni  pubbliche, e’ a carico rispettivamente
dell’ente  regionale e provinciale. A tal fine si impiegano
risorse  provenienti  dal  Fondo di cui all’art. 18. L’ente
regionale   o   provinciale,  su  richiesta,  e’  tenuto  a
rimborsare  al  datore  di lavoro quanto corrisposto per le
ore di effettiva assenza.
5. La consigliera o il consigliere nazionale di parita’,
ove  lavoratore dipendente, usufruisce di un numero massimo
di  permessi  non retribuiti determinato annualmente con il
decreto   di   cui   all’art.   18,  comma  2,  nonche’  di
un’indennita’  fissata dallo stesso decreto. In alternativa
puo’   richiedere   il   collocamento  in  aspettativa  non
retribuita  per  la  durata  del mandato, percependo in tal
caso  un’indennita’  complessiva, a carico del Fondo di cui
all’art.  18,  determinata  tenendo  conto dell’esigenza di
ristoro   della   retribuzione   perduta   e   di  compenso
dell’attivita’  svolta.  Ove  l’ufficio  di  consigliera  o
consigliere  nazionale  di  parita’  sia  ricoperto  da  un
lavoratore  autonomo  o da un libero professionista, spetta
al  medesimo  un’indennita’  nella misura complessiva annua
determinata dal decreto di cui all’art. 18, comma 2.».
–  Il  testo dell’art. 18 del citato decreto legislativo
«Art.  18 (Fondo per l’attivita’ delle consigliere e dei
consiglieri  di  parita’)  (decreto  legislativo  23 maggio
2000,  n.  196,  art.  9).  –  1. Il Fondo nazionale per le
attivita’ delle consigliere e dei consiglieri di parita’ e’
alimentato  dalle  risorse  di  cui  all’art.  47, comma 1,
lettera   d),  della  legge  17  maggio  1999,  n.  144,  e
successive   modificazioni.   Il   Fondo   e’  destinato  a
finanziare   le   spese   relative   alle  attivita’  della
consigliera  o del consigliere nazionale di parita’ e delle
consigliere  o  dei  consiglieri regionali e provinciali di
parita’, i compensi degli esperti eventualmente nominati ai
sensi dell’art. 19, comma 3, nonche’ le spese relative alle
azioni  in giudizio promosse o sostenute ai sensi del libro
III,  titolo  I,  capo  III;  finanzia  altresi’  le  spese
relative  al pagamento di compensi per indennita’, rimborsi
e  remunerazione dei permessi spettanti alle consigliere ed
ai   consiglieri   di   parita’,   nonche’  quelle  per  il
funzionamento  e le attivita’ della rete di cui all’art. 19
e  per  gli  eventuali oneri derivanti dalle convenzioni di
cui  all’art.  16,  comma  2, diversi da quelli relativi al
2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali,   di   concerto   con  il  Ministro  per  le  pari
opportunita’  e  con  il  Ministro  dell’economia  e  delle
finanze,  sentita la Conferenza unificata di cui all’art. 8
del  decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, le risorse
del  Fondo  vengono  annualmente  ripartite  tra le diverse
destinazioni, sulla base dei seguenti criteri:
a)  una  quota  pari  al  trenta per cento e’ riservata
all’ufficio  della  consigliera o del consigliere nazionale
di  parita’  ed e’ destinata a finanziare, oltre alle spese
relative  alle  attivita’  ed  ai compensi dello stesso, le
spese   relative   al  funzionamento  ed  ai  programmi  di
attivita’ della rete delle consigliere e dei consiglieri di
parita’ di cui all’art. 19;
b)   la  restante  quota  del  settanta  per  cento  e’
destinata  alle  regioni  e  viene  suddivisa tra le stesse
sulla  base  di  una  proposta  di  riparto elaborata dalla
commissione interministeriale di cui al comma 4.
3.  La ripartizione delle risorse e’ comunque effettuata
in base a parametri oggettivi, che tengono conto del numero
delle  consigliere  o  dei  consiglieri  provinciali  e  di
indicatori  che  considerano i differenziali demografici ed
occupazionali,  di  genere  e territoriali, nonche’ in base
alla   capacita’   di   spesa   dimostrata  negli  esercizi
finanziari precedenti.
4.  Presso  il  Ministero  del  lavoro e delle politiche
sociali  opera  la  commissione  interministeriale  per  la
gestione  del  Fondo  di  cui al comma 1. La commissione e’
composta  dalla  consigliera o dal consigliere nazionale di
parita’  o  da un delegato scelto all’interno della rete di
cui  all’art. 19, dal vicepresidente del Comitato nazionale
di  cui  all’art.  8,  da un rappresentante della Direzione
generale  del mercato del lavoro, da tre rappresentanti del
Dipartimento  per le pari opportunita’ della Presidenza del
Consiglio  dei Ministri, da un rappresentante del Ministero
dell’economia  e  delle  finanze,  da un rappresentante del
Consiglio dei Ministri, nonche’ da tre rappresentanti della
legislativo  28  agosto  1997,  n.  281. Essa provvede alla
proposta  di  riparto tra le regioni della quota di risorse
del  Fondo  ad esse assegnata, nonche’ all’approvazione dei
progetti  e  dei  programmi  della rete di cui all’art. 19.
L’attivita’ della commissione non comporta oneri aggiuntivi
5.  Per  la  gestione  del  Fondo  di  cui al comma 1 si
applicano, in quanto compatibili, le nonne che disciplinano
il Fondo per l’occupazione.».
–  Il  testo dell’art. 25 del citato decreto legislativo
«Art.  25  (Discriminazione  diretta  e indiretta). – 1.
Costituisce  discriminazione diretta, ai sensi del presente
titolo,  qualsiasi  disposizione,  criterio,  prassi, atto,
patto  o comportamento, nonche’ l’ordine di porre in essere
un   atto  o  un  comportamento,  che  produca  un  effetto
pregiudizievole discriminando le lavoratrici o i lavoratori
in  ragione del loro sesso e, comunque, il trattamento meno
favorevole  rispetto  a quello di un’altra lavoratrice o di
un altro lavoratore in situazione analoga.
2.   Si  ha  discriminazione  indiretta,  ai  sensi  del
presente  titolo, quando una disposizione, un criterio, una
prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente
neutri  mettono  o  possono  mettere  i  lavoratori  di  un
determinato   sesso   in   una   posizione  di  particolare
svantaggio  rispetto  a  lavoratori dell’altro sesso, salvo
che   riguardino   requisiti  essenziali  allo  svolgimento
dell’attivita’    lavorativa,   purche’   l’obiettivo   sia
legittimo  e  i  mezzi  impiegati  per il suo conseguimento
siano appropriati e necessari.
2-bis)   Costituisce   discriminazione,   ai  sensi  del
presente   titolo,  ogni  trattamento  meno  favorevole  in
ragione  dello stato di gravidanza, nonche’ di maternita’ o
paternita’,   anche   adottive,  ovvero  in  ragione  della
titolarita’ e dell’esercizio dei relativi diritti».
–  Il  testo dell’art. 26 del citato decreto legislativo
«Art.  26  (Molestie  e  molestie  sessuali)  –  1. Sono
considerate  come discriminazioni anche le molestie, ovvero
quei   comportamenti  indesiderati,  posti  in  essere  per
ragioni  connesse  al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di
violare la dignita’ di una lavoratrice o di un lavoratore e
di  creare  un  clima  intimidatorio,  ostile,  degradante,
umiliante o offensivo.
2.  Sono,  altresi’, considerate come discriminazioni le
molestie sessuali, ovvero quei comportamenti indesiderati a
connotazione  sessuale, espressi in forma fisica, verbale o
non  verbale,  aventi  lo  scopo  o l’effetto di violare la
dignita’  di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare
un  clima  intimidatorio,  ostile,  degradante, umiliante o
2-bis)  Sono, altresi’, considerati come discriminazione
i  trattamenti  meno favorevoli subiti da una lavoratrice o
da   un  lavoratore  per  il  fatto  di  aver  rifiutato  i
comportamenti  di  cui  al  comma  1  e  2  o  di esservisi
3.  Gli  atti,  i patti o i provvedimenti concernenti il
rapporto  di  lavoro  dei  lavoratori  o  delle lavoratrici
vittime  dei comportamenti di cui ai commi 1 e 2 sono nulli
se   adottati   in   conseguenza   del   rifiuto   o  della
sottomissione  ai comportamenti medesimi. Sono considerati,
altresi’,  discriminazioni  quei trattamenti sfavorevoli da
parte  del  datore di lavoro che costituiscono una reazione
ad un reclamo o ad una azione volta ad ottenere il rispetto
del  principio  di  parita’  di  trattamento  tra  uomini e
donne.».
–  Il  testo dell’art. 27 del citato decreto legislativo
«Art.  27  (Divieti  di  discriminazione nell’accesso al
lavoro  alla  formazione  e alla promozione professionali e
nelle  condizioni  di  lavoro).  –  1. E’ vietata qualsiasi
discriminazione per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in
forma  subordinata,  autonoma  o  in qualsiasi altra forma,
compresi   i  criteri  di  selezione  e  le  condizioni  di
assunzione,  nonche’ la promozione, indipendentemente dalle
modalita’  di  assunzione  e  qualunque sia il settore o il
ramo  di  attivita’,  a  tutti  i  livelli  della gerarchia
2. La discriminazione di cui al comma 1 e’ vietata anche
se attuata:
a)  attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o
di  famiglia  o  di  gravidanza,  nonche’  di  maternita’ o
paternita’, anche adottive;
b)   in   modo   indiretto,  attraverso  meccanismi  di
preselezione  ovvero  a  mezzo stampa o con qualsiasi altra
forma    pubblicitaria    che    indichi   come   requisito
professionale l’appartenenza all’uno o all’altro sesso.
3.  Il  divieto  di  cui ai commi 1 e 2 si applica anche
alle  iniziative  in  materia  di orientamento, formazione,
perfezionamento   e,   aggiornamento   e   riqualificazione
professionale,   inclusi   i   tirocini   formativi   e  di
orientamento,  per  quanto  concerne  sia  l’accesso  sia i
contenuti,  nonche’  all’affiliazione  e  all’attivita’  in
un’organizzazione  di  lavoratori  o datori di lavoro, o in
qualunque   organizzazione  i  cui  membri  esercitino  una
particolare professione, e alle prestazioni erogate da tali
4.  Eventuali deroghe alle disposizioni dei commi 1, 2 e
3   sono   ammesse   soltanto   per   mansioni   di  lavoro
particolarmente    pesanti    individuate   attraverso   la
5.  Nei  concorsi  pubblici  e  nelle forme di selezione
attuate,  anche  a  mezzo  di  terzi,  da  datori di lavoro
privati   e   pubbliche   amministrazioni   la  prestazione
richiesta     dev’essere    accompagnata    dalle    parole
“dell’uno  o dell’altro sesso”, fatta eccezione
per  i  casi  in  cui  il  riferimento al sesso costituisca
requisito  essenziale  per  la  natura  del  lavoro o della
prestazione.».
–  Il  testo dell’art. 28 del citato decreto legislativo
«Art.  28 (Divieto di discriminazione retributiva). – 1.
E’  vietata qualsiasi discriminazione, diretta e indiretta,
concernente   un   qualunque  aspetto  o  condizione  delle
retribuzioni,  per  quanto  riguarda uno stesso lavoro o un
lavoro al quale e’ attribuito un valore uguale.
2.  I  sistemi  di classificazione professionale ai fini
della  deteiminazione  delle  retribuzioni debbono adottare
criteri  comuni  per  uomini e donne ed essere elaborati in
modo da eliminare le discriminazioni».
–  Il  testo dell’art. 29 del citato decreto legislativo
«Art.  29  (Divieti di discriminazione nella prestazione
lavorativa  e  nella  progressione  di  carriera).  – 1. E’
vietata  qualsiasi  discriminazione  fra uomini e donne per
quanto  riguarda  l’attribuzione  delle  qualifiche,  delle
mansioni e la progressione nella carriera.».
–  Il  testo dell’art. 30 del citato decreto legislativo
«Art.  30  (Divieti di discriminazione nell’accesso alle
prestazioni previdenziali). – 1. Le lavoratrici in possesso
dei  requisiti  per aver diritto alla pensione di vecchiaia
hanno diritto di proseguire il rapporto di lavoro fino agli
stessi   limiti   di   eta’  previsti  per  gli  uomini  da
disposizioni legislative, regolamentari e contrattuali.
3.  Gli  assegni familiari, le aggiunte di famiglia e le
maggiorazioni delle pensioni per familiari a carico possono
essere  corrisposti, in alternativa, alla donna lavoratrice
o pensionata alle stesse condizioni e con gli stessi limiti
previsti  per  il  lavoratore  o  pensionato.  Nel  caso di
richiesta  di entrambi i genitori gli assegni familiari, le
aggiunte  di famiglia e le maggiorazioni delle pensioni per
familiari  a  carico debbono essere corrisposti al genitore
con il quale il figlio convive.
4.     Le    prestazioni    ai    superstiti,    erogate
dall’assicurazione      generale      obbligatoria,     per
l’invalidita’,  la  vecchiaia  ed i superstiti, gestita dal
Fondo  pensioni  per  i lavoratori dipendenti, sono estese,
alle    stesse    condizioni   previste   per   la   moglie
dell’assicurato o del pensionato, al marito dell’assicurata
o della pensionata.
5. La disposizione di cui al comma 4 si applica anche ai
dipendenti  dello Stato e di altri enti pubblici nonche’ in
materia   di   trattamenti   pensionistici  sostitutivi  ed
integrativi  dell’assicurazione  generale  obbligatoria per
l’invalidita’,   la   vecchiaia   ed   i  superstiti  e  di
trattamenti  a  carico di fondi, gestioni ed enti istituiti
per  lavoratori  dipendenti  da datori di lavoro esclusi od
esonerati  dall’obbligo  dell’assicurazione  medesima,  per
lavoratori autonomi e per liberi professionisti.
6. Le prestazioni ai superstiti previste dal testo unico
delle  disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro
gli  infortuni  sul  lavoro  e  le  malattie professionali,
approvato  con  decreto  del Presidente della Repubblica 30
giugno  1965, n. 1124, e della legge 5 maggio 1976, n. 248,
sono  estese alle stesse condizioni stabilite per la moglie
del lavoratore al marito della lavoratrice.».
–  Il  testo dell’art. 36 del citato decreto legislativo
«Art.  36 (Legittimazione processuale). – 1. Chi intende
agire    in    giudizio    per   la   dichiarazione   delle
discriminazioni  poste  in essere in violazione dei divieti
di  cui  al  capo  II  del  presente titolo, o di qualunque
discriminazione  nell’accesso al lavoro, nella promozione e
nella  formazione professionale, nelle condizioni di lavoro
compresa  la  retribuzione, nonche’ in relazione alle forme
pensionistiche  complementari  collettive di cui al decreto
legislativo  5  dicembre  2005,  n.  252;  e non ritiene di
avvalersi  delle  procedure  di  conciliazione previste dai
contratti  collettivi,  puo’  promuovere  il  tentativo  di
conciliazione   ai   sensi  dell’art.  410  del  codice  di
procedura  civile  o,  rispettivamente,  dell’art.  66  del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, anche tramite la
consigliera  o  il  consigliere  di  parita’  provinciale o
regionale territorialmente competente.
2.  Ferme restando le azioni in giudizio di cui all’art.
37,  commi 2 e 4, le consigliere o i consiglieri di parita’
provinciali  e  regionali  competenti  per territorio hanno
facolta’  di  ricorrere innanzi al tribunale in funzione di
giudice  del  lavoro  o, per i rapporti sottoposti alla sua
giurisdizione,   al   tribunale   amministrativo  regionale
territorialmente competenti, su delega della persona che vi
ha  interesse,  ovvero  di intervenire nei giudizi promossi
dalla medesima.».
–  Il  testo dell’art. 37 del citato decreto legislativo
«Art.  37  (Legittimazione  processuale a tutela di piu’
soggetti).  (legge 10 aprile 1991, n. 125, art. 4, commi 7,
8,  9,  10  e  l  1).  –  1.  Qualora  le  consigliere  o i
consiglieri  di  parita’ regionali e, nei casi di rilevanza
nazionale,   la  consigliera  o  il  consigliere  nazionale
rilevino   l’esistenza   di  atti,  patti  o  comportamenti
discriminatori diretti o indiretti di carattere collettivo,
in  violazione  dei  divieti di cui al capo II del presente
titolo  o comunque nell’accesso al lavoro, nella promozione
e nella formazione professionale, nelle condizioni compresa
la retribuzione, nella progressione di carriera, nonche’ in
n.  252,  anche  quando  non  siano  individuabili  in modo
immediato  e  diretto  le  lavoratrici  o i lavoratori lesi
dalle  discriminazioni,  prima  di  promuovere  l’azione in
giudizio  ai  sensi  dei  commi  2  e  4,  possono chiedere
all’autore  della discriminazione di predispone un piano di
rimozione  delle discriminazioni accertate entro un termine
non  superiore  a  centoventi  giorni, sentite, nel caso di
discriminazione  posta in essere da un datore di lavoro, le
rappresentanze   sindacali   aziendali   ovvero,   in  loro
mancanza,    le    associazioni    locali   aderenti   alle
organizzazioni  sindacali  maggiormente rappresentative sul
piano  nazionale.  Se  il  piano e’ considerato idoneo alla
rimozione   delle  discriminazioni,  la  consigliera  o  il
consigliere   di   parita’   promuove   il   tentativo   di
conciliazione ed il relativo verbale, in copia autenticata,
acquista   forza   di  titolo  esecutivo  con  decreto  del
tribunale in funzione di giudice del lavoro.
2.   Con  riguardo  alle  discriminazioni  di  carattere
collettivo   di   cui  al  comma  1,  le  consigliere  o  i
consiglieri  di parita’, qualora non ritengano di avvalersi
della procedura di conciliazione di cui al medesimo comma o
in  caso  di  esito  negativo della stessa, possono propone
ricorso  davanti  al  tribunale  in funzione di giudice del
lavoro    o    al    tribunale   amministrativo   regionale
3.   Il   giudice,   nella   sentenza   che  accerta  le
discriminazioni  sulla base del ricorso presentato ai sensi
del   comma   2,  oltre  a  provvedere,  se  richiesto,  al
risarcimento  del  danno  anche  non  patrimoniale,  ordina
all’autore  della  discriminazione  di definire un piano di
rimozione  delle  discriminazioni  accertate,  sentite, nel
caso  si  tratti  di  datore  di  lavoro, le rappresentanze
sindacali aziendali ovvero, in loro mancanza, gli organismi
locali  aderenti alle organizzazioni sindacali di categoria
maggiormente  rappresentative  sul piano nazionale, nonche’
la  consigliera  o  il  consigliere  di  parita’  regionale
competente per territorio o la consigliera o il consigliere
nazionale. Nella sentenza il giudice fissa i criteri, anche
temporali,  da  osservarsi  ai  fini  della  definizione ed
attuazione del piano.
4.  Ferma  restando  l’azione  di  cui  al  comma  2, la
consigliera  o  il  consigliere  regionale  e  nazionale di
parita’  possono  proporre ricorso in via d’urgenza davanti
al  tribunale  in  funzione  di  giudice  del  lavoro  o al
tribunale    amministrativo    regionale   territorialmente
competenti.  Il  giudice  adito, nei due giorni successivi,
convocate  le  parti  e  assunte sommarie informazioni, ove
ritenga  sussistente  la  violazione di cui al ricorso, con
decreto   motivato   e  immediatamente  esecutivo  oltre  a
provvedere,  se  richiesto, al risarcimento del danno anche
non  patrimoniale,  nei  limiti della prova fornita, ordina
all’autore   della   discriminazione   la   cessazione  del
comportamento   pregiudizievole   e   adotta   ogni   altro
provvedimento   idoneo   a   rimuovere  gli  effetti  delle
discriminazioni   accertate,   ivi   compreso  l’ordine  di
definizione  ed  attuazione da parte del responsabile di un
piano di rimozione delle medesime. Si applicano in tal caso
le  disposizioni del comma 3. Contro il decreto e’ ammessa,
entro  quindici  giorni  dalla  comunicazione  alle  parti,
opposizione  avanti  alla  medesima  autorita’  giudiziaria
territorialmente   competente,   che  decide  con  sentenza
5.  L’inottemperanza alla sentenza di cui al comma 3, al
decreto  di  cui al comma 4 o alla sentenza pronunciata nel
relativo  giudizio  di opposizione e’ punita “con l’ammenda
fino a 50.000 euro o l’arresto fino a sei mesi”, e comporta
altresi’  il  pagamento  di  una  somma di 51 euro per ogni
giorno  di  ritardo  nell’esecuzione  del  provvedimento da
versarsi  al  Fondo  di  cui  all’art.  18  e la revoca dei
benefici di cui all’art. 41, comma 1.».
–  Il  testo dell’art. 38 del citato decreto legislativo
«Art.  38  (Provvedimento avverso le discriminazioni). –
1.  Qualora  vengano  poste  in  essere  discriminazioni in
violazione  dei  divieti  di  cui  al  capo II del presente
titolo  o  di  cui  all’art.  11  del decreto legislativo 8
aprile 2003, n. 66, o comunque discriminazioni nell’accesso
al    lavoro,   nella   promozione   e   nella   formazione
professionale,  nelle  condizioni  di  lavoro  compresa  la
retribuzione,    nonche’    in    relazione    alle   forme
legislativo  5  dicembre  2005,  n.  252,  su  ricorso  del
lavoratore   o,   per   sua  delega,  delle  organizzazioni
sindacali,   delle   associazioni  e  delle  organizzazioni
rappresentative  del diritto o dell’interesse leso, o della
consigliera  o  del  consigliere  di  parita’ provinciale o
regionale  territorialmente  competente,  il  tribunale  in
funzione  del  giudice del lavoro del luogo ove e’ avvenuto
il  comportamento denunziato, o il tribunale amministrativo
regionale  competente, nei due giorni successivi, convocate
le  parti  e  assunte  sommarie  informazioni,  se  ritenga
sussistente  la  violazione  di  cui  al  ricorso,  oltre a
all’autore   del   comportamento  denunciato,  con  decreto
motivato  ed  immediatamente  esecutivo,  la cessazione del
comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti.
2.  L’efficacia  esecutiva  del  decreto non puo’ essere
revocata fino alla sentenza con cui il giudice definisce il
giudizio instaurato a norma del comma seguente.
3.  Contro  il  decreto e’ ammessa entro quindici giorni
dalla  comunicazione  alle  parti  opposizione  davanti  al
giudice  che  decide con sentenza immediatamente esecutiva.
Si  osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti
4.  L’inottemperanza  al decreto di cui al primo comma o
alla  sentenza  pronunciata  nel giudizio di opposizione e’
punita  con l’ammenda fino a 50.000 euro o l’arresto fino a
5.  Ove  le  violazioni di cui al primo comma riguardino
dipendenti  pubblici  si  applicano  le  norme  previste in
materia  di  sospensione  dell’atto  dall’art.  21,  ultimo
comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034.
6. Ferma restando l’azione ordinaria, le disposizioni di
cui  ai  commi  da  1  a  5 si applicano in tutti i casi di
azione  individuale  in giudizio promossa dalla persona che
vi  abbia  interesse  o  su sua delega da un’organizzazione
sindacale,   dalle   associazioni  e  dalle  organizzazioni
rappresentative  del diritto o dell’interesse leso, o dalla
consigliera  o  dal  consigliere provinciale o regionale di
parita’.».
–  Il  testo dell’art. 41 del citato decreto legislativo
«Art.  41  (Adempimenti amministrativi e sanzioni). – 1.
Ogni  accertamento  di  discriminazioni  in  violazione dei
divieti  di  cui  al  capo  II  del  presente  titolo, o di
qualunque  discriminazione  nell’accesso  al  lavoro, nella
promozione  e  nella formazione professionale, ivi compresa
la   progressione   professionale   e  di  carriera,  nelle
relazione    alle   forme   pensionistiche   complementari,
n.  252,  poste  in essere da soggetti ai quali siano stati
accordati  benefici  ai  sensi  delle  vigenti  leggi dello
Stato,  ovvero  che  abbiano stipulato contratti di appalto
attinenti  all’esecuzione  di opere pubbliche, di servizi o
forniture,  viene comunicato immediatamente dalla direzione
provinciale   del  lavoro  territorialmente  competente  ai
Ministri  nelle  cui  amministrazioni sia stata disposta la
concessione  del  beneficio o dell’appalto. Questi adottano
le  opportune  determinazioni, ivi compresa, se necessario,
la  revoca  del beneficio e, nei casi piu’ gravi o nel caso
di recidiva, possono decidere l’esclusione del responsabile
per  un  periodo  di  tempo  fino  a  due anni da qualsiasi
ulteriore   concessione   di   agevolazioni  finanziarie  o
creditizie  ovvero  da qualsiasi appalto. Tale disposizione
si   applica   anche   quando  si  tratti  di  agevolazioni
finanziarie o creditizie ovvero di appalti concessi da enti
pubblici,  ai  quali  la  direzione  provinciale del lavoro
comunica  direttamente  la  discriminazione  accertata  per
l’adozione  delle  sanzioni  previste.  Le disposizioni del
presente  comma non si applicano nel caso sia raggiunta una
conciliazione  ai  sensi  degli articoli 36, comma 1, e 37,
2.  L’inosservanza  delle  disposizioni  contenute negli
articoli 27, commi 1, 2 e 3, 28, 29, 30, commi 1, 2, 3 e 4,
e’ punita con l’ammenda da 250 euro a 1500 euro».
1.  Al  testo  unico  delle  disposizioni legislative in materia di
decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti
a) l’articolo 3 e’ sostituito dal seguente:
«Art.  3  (Divieto  di  discriminazione). – 1. E’ vietata qualsiasi
discriminazione   per  ragioni  connesse  al  sesso,  secondo  quanto
previsto  dal  decreto  legislativo  11  aprile  2006,  n.  198,  con
particolare  riguardo  ad ogni trattamento meno favorevole in ragione
dello  stato di gravidanza, nonche’ di maternita’ o paternita’, anche
adottive,  ovvero  in  ragione della titolarita’ e dell’esercizio dei
relativi diritti.»;
b) all’articolo 54, il comma 9 e’ sostituito dal seguente:
«9.  Le  disposizioni  del  presente articolo si applicano anche in
caso  di  adozione  e  di affidamento. Il divieto di licenziamento si
applica   fino  ad  un  anno  dall’ingresso  del  minore  nel  nucleo
familiare.  In  caso di adozione internazionale, il divieto opera dal
momento  della comunicazione della proposta di incontro con il minore
adottando,  ai sensi dell’articolo 31, terzo comma, lettera d), della
legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, ovvero della
comunicazione  dell’invito  a  recarsi  all’estero  per  ricevere  la
proposta di abbinamento.».
– Per il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, vedi
– Il testo dell’art. 54 del decreto legislativo 26 marzo
2001, n. 151, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 aprile
2001,  n.  96,  S.O.,  cosi’  come  modificato dal presente
«Art. 54 (Divieto di licenziamento). – 1. Le lavoratrici
non  possono  essere  licenziate dall’inizio del periodo di
gravidanza  fino al termine dei periodi di interdizione dal
lavoro previsti dal Capo III, nonche’ fino al compimento di
2.  Il divieto di licenziamento opera in connessione con
lo   stato  oggettivo  di  gravidanza,  e  la  lavoratrice,
licenziata  nel  corso del periodo in cui opera il divieto,
e’   tenuta   a  presentare  al  datore  di  lavoro  idonea
certificazione  dalla  quale  risulti l’esistenza all’epoca
del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano.
a)   di   colpa   grave  da  parte  della  lavoratrice,
costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di
b)  di  cessazione dell’attivita’ dell’azienda cui essa
e’ addetta;
c)  di  ultimazione  della  prestazione per la quale la
lavoratrice  e’ stata assunta o di risoluzione del rapporto
di lavoro per la scadenza del termine;
d)  di  esito  negativo  della  prova;  resta  fermo il
divieto di discriminazione di cui all’art. 4 della legge 10
aprile 1991, n. 125, e successive modificazioni.
4.  Durante  il  periodo  nel  quale opera il divieto di
licenziamento,  la  lavoratrice non puo’ essere sospesa dal
lavoro,   salvo   il   caso  che  sia  sospesa  l’attivita’
dell’azienda  o del reparto cui essa e’ addetta, sempreche’
il   reparto   stesso   abbia   autonomia   funzionale.  La
lavoratrice non puo’ altresi’ essere collocata in mobilita’
a  seguito di licenziamento collettivo ai sensi della legge
23  luglio  1991, n. 223, e successive modificazioni, salva
l’ipotesi  di  collocamento  in  mobilita’  a seguito della
cessazione  dell’attivita’  dell’azienda di cui al comma 3,
5.   Il   licenziamento  intimato  alla  lavoratrice  in
violazione  delle disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, e’
6.  E’  altresi’  nullo  il  licenziamento causato dalla
domanda  o  dalla  fruizione del congedo parentale e per la
malattia  del  bambino  da  parte  della  lavoratrice o del
7.  In  caso  di fruizione del congedo di paternita’, di
cui  all’art.  28,  il  divieto di licenziamento si applica
anche  al padre lavoratore per la durata del congedo stesso
e  si  estende  fino  al  compimento di un anno di eta’ del
bambino.   Si   applicano   le  disposizioni  del  presente
articolo, commi 3, 4 e 5.
8.   L’inosservanza  delle  disposizioni  contenute  nel
presente  articolo e’ punita con la sanzione amministrativa
da  euro 1.032 a euro 2.582. Non e’ ammesso il pagamento in
misura  ridotta  di  cui  all’articolo  16  della  legge 24
9.  Le  disposizioni  del presente articolo si applicano
anche  in  caso di adozione e di affidamento. Il divieto di
licenziamento  si applica fino ad un anno dall’ingresso del
minore   nel   nucleo   familiare.   In  caso  di  adozione
internazionale,   il   divieto   opera  dal  momento  della
comunicazione  della  proposta  di  incontro  con il minore
adottando,  ai sensi dell’art. 31, terzo comma, lettera d),
della   legge   4   maggio   1983,  n.  184,  e  successive
modificazioni,  ovvero  della  comunicazione  dell’invito a
recarsi    all’estero   per   ricevere   la   proposta   di
abbinamento.».
Modifiche  al decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007,
1.  All’articolo  1  del decreto del Presidente della Repubblica 14
maggio  2007,  n.  115, e successive modificazioni, sono apportate le
a)  al  comma  2,  alinea,  la parola: «venticinque» e’ sostituita
dalla seguente: «ventisei» e dopo la lettera f) e’ aggiunta, in fine,
la  seguente:  «f-bis)  la  consigliera o il consigliere nazionale di
parita’.»;
b) al comma 5 il quarto periodo e’ soppresso.
–  Il testo dell’art. 1 del decreto del Presidente della
Repubblica   14  maggio  2007,  n.  115,  pubblicato  nella
Gazzetta  Ufficiale 1° agosto 2007, n. 177, come modificato
«Art.  1  (Composizione  della  Commissione).  â€• 1. La
Commissione per le pari opportunita’ fra uomo e donna, gia’
istituita ai sensi dell’articolo 3, del decreto legislativo
11   aprile   2006,   n.   198,   di   seguito  denominata:
«Commissione», opera presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri   –   Dipartimento   per   i  diritti  e  le  pari
opportunita’  e ha durata di tre anni decorrenti dalla data
di entrata in vigore del presente regolamento.
2. La Commissione e’ composta da ventisei membri:
a) il Ministro per i diritti e le pari opportunita’, di
seguito denominato “Ministro”, che la presiede;
b)   undici   componenti   scelti   nell’ambito   delle
associazioni  e  dei  movimenti  delle  donne  maggiormente
rappresentativi sul piano nazionale;
c) tre donne che si siano particolarmente distinte, per
riconoscimenti   e   titoli,   in  attivita’  scientifiche,
letterarie, sociali e imprenditoriali;
d)   tre   rappresentanti   regionali  designati  dalla
e)  quattro  personalita’  espressive  degli  organismi
sindacali  con peculiare esperienza in materia di politiche
f)    tre    componenti    scelti   nell’ambito   delle
organizzazioni   imprenditoriali   e   della   cooperazione
femminile maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
f-bis)  la  consigliera  o  il consigliere nazionale di
parita’.
3.  Il  Vice  Presidente, nominato ai sensi dell’art. 4,
sostituisce   il   Presidente  in  caso  di  assenza  o  di
temporaneo impedimento o su delega dello stesso.
4.   Il  Segretario,  nominato  ai  sensi  dell’art.  4,
collabora  con  il Presidente e il Vice Presidente e, sulla
base del programma di lavoro approvato dal Presidente, cura
gli  adempimenti  ai  fini  dell’insediamento dei gruppi di
lavoro, sentite le indicazioni dei componenti, partecipando
ai lavori dei medesimi gruppi quando necessario.
5.  La Commissione si riunisce almeno nove volte l’anno.
Alle riunioni della Commissione partecipa, senza diritto di
voto, il Capo Dipartimento per le pari opportunita’. Almeno
due volte l’anno, la Commissione si riunisce a composizione
allargata,  con  la  partecipazione di un rappresentante di
pari  opportunita’  per  ogni regione e provincia autonoma,
anche  al  fine  di  acquisire  osservazioni,  richieste  e
segnalazioni   in   merito   a   questioni   che  rientrano
nell’ambito  delle  competenze  del sistema delle regioni e
6. Per la partecipazione alle riunioni della Commissione
i componenti non hanno diritto a percepire alcun compenso o
indennita’;  ai  componenti che abbiano la sede di servizio
fuori  dal  comune sede della riunione della Commissione, o
del gruppo di lavoro cui eventualmente partecipino, vengono
rimborsate   le   spese  di  viaggio,  purche’  debitamente
documentate; parimenti sono rimborsate le spese di viaggio,
vitto  ed alloggio, per eventuali missioni deliberate dalla
7.  I  componenti decadono dalla Commissione per assenze
alle  riunioni  non  giustificate  anche  non  continuative
superiori   a  quattro.  La  decadenza  e’  dichiarata  dal
Ministro.».
1.  All’articolo  1,  comma  3,  del  decreto  del Presidente della
Repubblica  14  maggio  2007,  n.  101,  sono  inserite,  in fine, le
seguenti  parole:  «,  nonche’  dalla  consigliera  o dal consigliere
nazionale di parita’».
– Il testo dell’art. 1, del decreto del Presidente della
Repubblica   14  maggio  2007,  n.  101,  pubblicato  nella
Gazzetta  Ufficiale 20 luglio 2007, n. 167, come modificato
«Art.   1   (Nomina  e  composizione  del  Comitato  per
l’imprenditoria   femminile).   –   1.   Il   Comitato  per
l’imprenditoria   femminile,   gia’   istituito   ai  sensi
dell’art.  21  del  decreto  legislativo 11 aprile 2006, n.
198,  opera  presso il Dipartimento per i diritti e le pari
2.  Il Comitato dura in carica tre anni decorrenti dalla
3.  Il Comitato e’ presieduto dal Ministro per i diritti
e le pari opportunita’, di seguito denominato ”Ministro”,
o  da  un  suo  delegato,  ed  e’ composto dai Ministri del
lavoro   e   della   previdenza   sociale,  dello  sviluppo
economico, delle politiche agricole alimentari e forestali,
dell’economia  e  delle  finanze,  delle  politiche  per la
famiglia  o  da  loro delegati, da due rappresentanti della
Presidenza  del Consiglio – Dipartimento per i diritti e le
pari  opportunita’, tra i quali il Ministro designa un Vice
Presidente,  da  un  rappresentante  del  settore  bancario
designato  dalle  associazioni  bancarie italiane di intesa
fra  loro  nonche’  da un rappresentante per ciascuna delle
organizzazioni   operanti   a   livello   nazionale   nella
cooperazione,   nella  piccola  industria,  nel  commercio,
nell’artigianato,   nell’agricoltura,  nel  turismo  e  nei
servizi,   nonche’   dalla  consigliera  o  da  consigliere
nazionale di parita’.
4. I membri del Comitato operano a titolo gratuito.
5.   Per   ogni   membro  effettivo  viene  nominato  un
supplente.  Il  membro  supplente  appartiene  ad un genere
diverso da quello del membro titolare.
6.  Per l’adempimento delle proprie funzioni il Comitato
si   avvale   del  personale  e  delle  strutture  messe  a
disposizione  dal  Dipartimento  per  i  diritti  e le pari
opportunita’;  al  personale  del Dipartimento non spettano
ulteriori   compensi  per  le  attivita’  prestate  per  il
Comitato.».
Relazioni alla Commissione europea
1.  Il  Ministro del lavoro e delle politiche sociali, d’intesa con
il  Ministro  per  le  pari  opportunita’, entro il 15 febbraio 2011,
trasmette  alla  Commissione europea tutte le informazioni necessarie
per   consentire   alla   Commissione   di   redigere  una  relazione
sull’applicazione   della  direttiva  2006/54/CE  ogni  quattro  anni
comunica  e  relaziona  alla Commissione in merito alle misure di cui
all’articolo  141,  paragrafo  4,  del  Trattato  che  istituisce  la
Comunita’ europea, e almeno ogni otto anni riferisce alla Commissione
stessa  gli  esiti  delle valutazioni in merito al mantenimento delle
differenze di trattamento tra uomo e donna consentite dalla normativa
– Per la direttiva 2006/54/CE, vedi note alle premesse.
– L’art. 141, paragrafo 4, del Trattato, cosi’ recita:
4.  Allo  scopo  di  assicurare  l’effettiva  e completa
parita’  tra  uomini  e  donne  nella  vita  lavorativa, il
principio  della  parita’ di trattamento non osta a che uno
Stato   membro  mantenga  o  adotti  misure  che  prevedano
vantaggi  specifici  diretti  a  facilitare  l’esercizio di
un’attivita’    professionale    da    parte    del   sesso
sottorappresentato  ovvero a evitare o compensare svantaggi
nelle carriere professionali.».
1.  Dall’attuazione  del  presente  decreto  legislativo non devono
derivare  nuovi  o maggiori oneri, ne’ minori entrate, per la finanza
2.  I  soggetti  pubblici  interessati  provvedono agli adempimenti
derivanti  dal  presente  decreto  legislativo  con le risorse umane,
3. Per il funzionamento del Comitato nazionale per l’attuazione dei
principi di parita’ di trattamento ed uguaglianza di opportunita’ tra
lavoratori  e  lavoratrici  si  provvede  nei  limiti  delle  risorse
previste  a  legislazione  vigente  per  le  attivita’  del  predetto
Dato a Roma, addi 25 gennaio 2010
Sacconi,   Ministro  del  lavoro  e
Carfagna,   Ministro  per  le  pari
Fitto,  Ministro per i rapporti con
DECRETO LEGISLATIVO 25 gennaio 2010, n. 5 – Attuazione della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunita’ e della parita’ di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione). (10G0018) (GU n. 29 del 5-2-2010 redazione redazione 2015-05-05T18:28:47+00:00

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 art. 11
 art.  117
 art.  5
 art.  9
 art. 4
 sentenza 
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