Source: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=REPORT&reference=A7-2012-0012&language=IT
Timestamp: 2013-05-19 23:57:38+00:00

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RELAZIONE Verso un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi - A7-0012/2012
Procedura : 2011/2089(INI)Ciclo di vita in AulaCiclo del documento :
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12 gennaio 2012PE 467.330v02-00 A7-0012/2012
Verso un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi
– visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 4 febbraio 2011 intitolato "Consultazione pubblica: verso un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi" (SEC(2011)0173),
– visto il progetto di documento orientativo dal titolo "Quantificazione del danno nelle azioni di risarcimento fondate sulla violazione dell'articolo 101 o 102 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea", pubblicata dalla Commissione nel giugno 2011,
– vista la direttiva 2009/22/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori(1),
– visto il documento di consultazione per la discussione sul seguito da dare al Libro verde sui mezzi di ricorso collettivo dei consumatori, pubblicato dalla Commissione nel 2009,
– vista la sua risoluzione del 26 marzo 2009 sul Libro bianco in materia di azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie(2),
– visto il Libro verde della Commissione del 27 novembre 2008 sui mezzi di ricorso collettivo dei consumatori (COM(2008)0794),
– vista la sua risoluzione del 20 gennaio 2011 concernente la relazione sulla politica di concorrenza 2009(3),
– visto il Libro bianco della Commissione del 2 aprile 2008 in materia di azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie (COM(2008)0165),
– visto il rapporto Monti del 9 maggio 2010 relativo a una nuova strategia per il mercato unico,
– vista la comunicazione della Commissione del 13 marzo 2007 intitolata "Strategia per la politica dei consumatori dell'UE 2007-2013: maggiori poteri per i consumatori, più benessere e tutela più efficace" (COM(2007)0099),
– vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sui metodi alternativi di soluzione delle controversie in materia civile, commerciale e familiare(4),
– vista la sua risoluzione del 13 settembre 2011 sull'attuazione della direttiva sulla mediazione negli Stati membri, impatto della stessa sulla mediazione e sua adozione da parte dei tribunali(5),
– visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A7-0012/2012),
A. considerando che nello spazio europeo di giustizia i cittadini e le aziende devono non solo godere di diritti ma anche essere in grado di farli valere in modo efficace ed efficiente;
B. considerando che la legislazione dell'UE di recente adozione è stata concepita per consentire alle parti in situazioni transfrontaliere di far valere i propri diritti in modo efficace(6) o di cercare una risoluzione extragiudiziale attraverso la mediazione(7);
C. considerando che, se i benefici dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie sono indisputabili, l'equo accesso alla giustizia deve restare aperto a tutti i cittadini dell'UE;
D. considerando che, secondo i dati dell'Eurobarometro Flash sugli atteggiamenti dei consumatori nei confronti del commercio transfrontaliero e della protezione dei consumatori ("Consumer attitudes towards cross-border trade and consumer protection"), pubblicati nel marzo 2011, il 79% dei consumatori europei afferma che sarebbe più propenso a difendere i propri diritti in tribunale se potesse unirsi ad altri consumatori nell'adire le vie legali per una stessa questione;
E. considerando che i consumatori vittime di una violazione della legge che intendano avviare una causa individuale di risarcimento spesso affrontano ostacoli significativi in termini di accessibilità, efficacia e sostenibilità economica a causa dei costi talvolta elevati dei contenziosi, dell'eventuale pressione psicologica, di procedure lunghe e complesse e della mancanza di informazioni sui mezzi di ricorso disponibili;
F. considerando che, quando un gruppo di cittadini è vittima della stessa violazione, i ricorsi individuali possono non costituire un mezzo efficace per fermare le pratiche illecite o per ottenere un risarcimento, in particolare se la perdita individuale subita è limitata rispetto alle spese processuali;
G. considerando che in alcuni Stati membri i risultati globali dell'applicazione degli strumenti di ricorso e di applicazione delle disposizioni di legge elaborati a livello europeo e a disposizione dei consumatori non sono ritenuti soddisfacenti, o che tali meccanismi non sono sufficientemente conosciuti e, di conseguenza, sono ancora poco utilizzati;
H. considerando che l'integrazione dei mercati europei e il conseguente aumento delle attività transfrontaliere mettono in luce la necessità di un approccio coerente a livello di Unione per affrontare i casi in cui i consumatori non ottengono riparazione, dato che le procedure per l'azione collettiva di risarcimento del danno introdotte in numerosi Stati membri non prevedono soluzioni transfrontaliere;
I. considerando che le autorità nazionali ed europee svolgono un ruolo centrale nel far valere il diritto dell'UE e che l'applicazione privata dello stesso dovrebbe solo integrare e non sostituire l'attuazione da parte dei poteri pubblici;
J. considerando che l'applicazione della legge da parte delle autorità pubbliche finalizzata a far cessare le violazioni e imporre sanzioni pecuniarie non consente, in sé, ai consumatori di essere risarciti del danno subito;
K. considerando che l'accorpamento delle richieste di indennizzo in un'unica procedura di ricorso collettivo, o il fatto di consentire che tale richiesta sia avanzata da un'entità o un organismo rappresentativo che agisce nel pubblico interesse, potrebbe semplificare il processo e ridurre i costi per le parti coinvolte;
L. considerando che la tutela giuridica individuale può essere utilmente completata, ma non sostituita, da un eventuale sistema di ricorso collettivo;
M. considerando che la Commissione deve rispettare i principi di sussidiarietà e proporzionalità in relazione a qualsiasi proposta che non rientri nella competenza esclusiva dell'Unione;
1. accoglie con favore la summenzionata consultazione orizzontale e sottolinea che le vittime di pratiche illecite – siano essi cittadini o imprese – devono essere in grado di chiedere un risarcimento per le perdite o i danni individuali subiti, in particolare nel caso di danni diffusi, in cui il rischio finanziario potrebbe essere sproporzionato rispetto al pregiudizio subito;
2. prende atto degli sforzi compiuti dalla Corte suprema degli Stati Uniti per limitare i contenziosi futili e l'abuso del sistema ivi vigente dell'azione collettiva (class action)(8) e sottolinea che l'Europa deve evitare di introdurre un sistema di azione collettiva di tipo statunitense o qualsiasi sistema che non rispetti le tradizioni giuridiche europee;
3. accoglie con favore gli sforzi degli Stati membri intesi a consolidare i diritti delle vittime di comportamenti illeciti introducendo o programmando di introdurre una normativa volta ad agevolare i ricorsi, evitando nel contempo una cultura di abuso del processo, ma riconosce altresì che i meccanismi nazionali di ricorso collettivo presentano differenze significative, soprattutto per quanto concerne il campo di applicazione e le caratteristiche procedurali, differenze che potrebbero pregiudicare il godimento dei diritti da parte dei cittadini;
4. valuta positivamente i lavori della Commissione finalizzati al conseguimento di un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi e chiede alla Commissione di dimostrare nella sua valutazione di impatto che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, è necessario intervenire a livello di Unione europea per migliorare il quadro normativo dell'UE in vigore in modo da consentire alle vittime di violazioni del diritto dell'Unione di essere risarcite per il danno subito, contribuendo in tal modo alla fiducia dei consumatori e a un migliore funzionamento del mercato interno;
5. sottolinea che le azioni giudiziarie collettive, evitando controversie parallele su questioni simili, possono apportare benefici dal punto di vista di una riduzione dei costi e di un aumento della certezza giuridica per i ricorrenti, i convenuti e il sistema giudiziario;
6. ritiene che, per quanto attiene al settore della concorrenza, l'applicazione della normativa a livello pubblico sia indispensabile ai fini dell'attuazione delle disposizioni contenute nei trattati per realizzare pienamente gli obiettivi dell'Unione e garantire l'applicazione della normativa UE sulla concorrenza da parte della Commissione e delle autorità nazionali garanti della concorrenza;
7. ricorda che attualmente solo gli Stati membri legiferano sulle regole nazionali per il computo dell'importo del risarcimento da versare; nota altresì che l'esecuzione del diritto nazionale non deve pregiudicare l'applicazione uniforme del diritto europeo;
8. invita la Commissione a valutare con attenzione la base giuridica idonea per le misure in materia di ricorsi collettivi;
9. osserva che, secondo le informazioni attualmente disponibili e in particolare in base a uno studio condotto per la DG SANCO nel 2008 intitolato "Valutazione dell'efficacia e dell'efficienza dei meccanismi di ricorso collettivo nell'UE", i sistemi di ricorso collettivo esistenti nell'Unione non hanno generato conseguenze economiche sproporzionate;
Legislazione UE vigente e provvedimenti ingiuntivi
10. rileva che a livello dell'UE sono già in vigore alcuni meccanismi di applicazione per le cause individuali, tra cui la direttiva 2008/52/CE relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale e il regolamento (CE) n. 805/2004 che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati, e ritiene che, in particolare, il regolamento n. 861/2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità, assicuri l'accesso alla giustizia semplificando la composizione dei contenziosi transfrontalieri e riducendo i costi nelle cause di valore inferiore a 2 000 euro; osserva tuttavia che tali strumenti legislativi non assicurano un accesso alla giustizia efficace nei casi in cui numerose vittime subiscano un danno simile;
11. ritiene che anche i provvedimenti ingiuntivi svolgano un ruolo importante nella salvaguardia dei diritti di cui godono i cittadini e le imprese in virtù della legislazione dell'UE e ritiene che i meccanismi introdotti dal regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione per la tutela dei consumatori(9) nonché dalla direttiva 2009/22/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori possano essere notevolmente migliorati in modo da favorire la cooperazione e i provvedimenti ingiuntivi in situazioni transfrontaliere;
12. ritiene che la necessità di migliorare l'efficacia dei rimedi ingiuntivi sia particolarmente acuta in campo ambientale; invita la Commissione a valutare come estendere i rimedi ingiuntivi a tale settore;
13. ritiene che un provvedimento ingiuntivo dovrebbe concentrarsi sulla tutela degli interessi sia individuali che pubblici e invita ad agire con prudenza nell'ampliare l'accesso alla giustizia per le organizzazioni, in quanto le organizzazioni non dovrebbero godere di un accesso alla giustizia agevolato rispetto alle singole persone;
14. invita pertanto la Commissione a rafforzare e rendere più efficaci gli strumenti esistenti quali la direttiva 98/27/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori e il regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa che tutela i consumatori, al fine di garantire un'appropriata applicazione a livello pubblico dei diritti dei consumatori nell'UE; sottolinea, tuttavia, che né la direttiva 98/27/CE, né il regolamento (CE) n. 2006/2004 prevedono che i consumatori siano risarciti per il danno subito;
Quadro orizzontale giuridicamente vincolante e garanzie
15. ritiene che l'accesso alla giustizia mediante il ricorso collettivo rientri nella sfera del diritto procedurale ed esprime preoccupazione per il fatto che la mancanza di coordinazione tra le iniziative dell'UE in materia di ricorso collettivo si traduca in una frammentazione del diritto procedurale nazionale e delle legislazioni nazionali in materia di risarcimento dei danni, indebolendo l'accesso alla giustizia in seno all'UE invece di rafforzarlo; chiede che, qualora dopo attenta valutazione si decida che un sistema UE di ricorso collettivo è necessario e auspicabile, qualsiasi proposta in materia di ricorso collettivo assuma la forma di un quadro orizzontale dotato di principi comuni, che assicuri un accesso uniforme alla giustizia all'interno dell'UE mediante il ricorso collettivo e che consideri in particolare le violazioni dei diritti dei consumatori, senza però limitarsi ad esse;
16. sottolinea la necessità di tenere in debita considerazione le tradizioni e gli orientamenti giuridici dei singoli Stati membri e di rafforzare il coordinamento di buone prassi tra essi; ritiene inoltre che i lavori riguardanti un sistema dell'UE inteso a favorire una riparazione efficace tanto per i consumatori quanto per le PMI non dovrebbero ritardare l'adozione del quadro orizzontale;
17. sottolinea che qualsiasi quadro orizzontale giuridicamente vincolante deve coprire gli aspetti essenziali delle istanze collettive di risarcimento; sottolinea inoltre che, in particolare, le questioni procedurali e di diritto internazionale privato devono applicarsi alle azioni collettive in generale, indipendentemente dal settore interessato, mentre un numero limitato di norme sulla protezione dei consumatori e sul diritto della concorrenza, riguardanti aspetti quali il potenziale effetto vincolante delle decisioni adottate dalle autorità nazionali garanti della concorrenza, potrebbero essere disposte ad esempio in articoli o capi distinti dello strumento orizzontale stesso oppure in altri strumenti giuridici introdotti contemporaneamente o in seguito all'adozione dello strumento orizzontale;
18. ritiene che le perdite o i danni individuali subiti rivestano un ruolo fondamentale nella decisione di intentare una causa, essendo inevitabilmente posti a confronto con i costi potenziali dell'azione giudiziaria; ricorda pertanto alla Commissione che il quadro orizzontale in materia di ricorsi collettivi deve essere uno strumento efficiente ed efficace in termini di costi per tutte le parti interessate e ritiene che le norme procedurali nazionali degli Stati membri potrebbero avvalersi del regolamento (CE) n. 861/2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità, come riferimento per i ricorsi collettivi laddove il valore della richiesta non superi il campo di applicazione del regolamento;
19. ritiene che l'azione collettiva nell'ambito di un quadro orizzontale offrirebbe i benefici maggiori quando la parte convenuta e le vittime rappresentate non sono domiciliate nel medesimo Stato membro (dimensione transfrontaliera) e quando i diritti oggetto della presunta violazione sono garantiti dalla legislazione dell'UE (violazione del diritto dell'UE); invita a valutare ulteriormente come migliorare i ricorsi nei casi in cui le violazioni del diritto nazionale potrebbero avere implicazioni transfrontaliere di ampia portata; 20. ribadisce la necessità di introdurre salvaguardie nell'ambito dello strumento orizzontale per evitare le richieste infondate e l'uso improprio del ricorso collettivo, in modo da garantire procedimenti giudiziari equi, e sottolinea che tali salvaguardie devono riguardare, tra l'altro, i seguenti punti:
– perché un'azione rappresentativa sia ammissibile deve esserci un gruppo chiaramente identificato e l'identificazione dei membri del gruppo deve essere avvenuta prima dell'avvio della causa;
– l'approccio europeo al ricorso collettivo deve essere basato sul principio di "opt-in", secondo il quale le vittime sono identificate chiaramente e partecipano al procedimento soltanto se manifestano espressamente la loro volontà di farlo, onde evitare potenziali abusi; sottolinea la necessità di rispettare i sistemi nazionali esistenti in conformità del principio di sussidiarietà; invita la Commissione a prendere in considerazione un sistema che fornisca informazioni pertinenti a tutte le potenziali vittime coinvolte, aumenti la rappresentatività delle azioni collettive, consenta al maggior numero possibile di vittime di chiedere un risarcimento e garantisca un accesso semplice, poco costoso ed efficace alla giustizia per i cittadini dell'Unione europea, evitando in tal modo un numero eccessivo di contenziosi e successive azioni individuali o collettive non necessarie riguardanti la stessa violazione; invita gli Stati membri ad attuare meccanismi efficienti che garantiscano l'informazione e la sensibilizzazione del maggior numero possibile di vittime in merito ai loro diritti e doveri, in particolare tra coloro che risiedono in vari Stati membri, evitando di nuocere indebitamente alla reputazione della parte in causa al fine di rispettare il principio della presunzione d'innocenza;
– un sistema di ricorso collettivo in cui le vittime non siano identificate prima della sentenza va respinto in quanto è contrario agli ordinamenti giuridici di molti Stati membri e viola i diritti delle vittime che potrebbero venire associate alla procedura a loro insaputa e trovarsi poi vincolate dalla decisione del tribunale; – gli Stati membri dovrebbero assicurare che un giudice o un organo simile conservi i poteri discrezionali nella forma di una verifica preliminare di ammissibilità a cui sottoporre tutte le possibili azioni collettive, al fine di confermarne la rispondenza ai criteri di ricevibilità e l'azionabilità;
– gli Stati membri dovrebbero designare organizzazioni qualificate a intentare azioni rappresentative e sarebbero utili criteri europei atti a definire chiaramente dette entità qualificate; tali criteri potrebbero basarsi sull'articolo 3 della direttiva 2009/22/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori, ma devono essere ulteriormente specificati in modo da evitare un eccesso di contenzioso assicurando nel contempo l'accesso alla giustizia; i criteri devono riguardare, tra l'altro, le risorse finanziarie e umane delle organizzazioni qualificate; – le vittime devono in ogni caso essere libere di esercitare l'alternativa del ricorso risarcitorio individuale dinanzi a un tribunale competente;
Risarcimento integrale del danno reale subito
– il quadro orizzontale deve disciplinare il risarcimento limitatamente al danno reale causato, mentre va proibito il danno punitivo; in virtù del concetto di risarcimento, gli indennizzi devono essere ripartiti tra le singole vittime in proporzione al danno da esse subito individualmente; in linea di massima il patto di quota lite è sconosciuto in Europa e non deve rientrare nel quadro orizzontale obbligatorio;
– i ricorrenti collettivi non devono godere di una posizione privilegiata rispetto ai ricorrenti individuali per quanto riguarda l'accesso alle prove in possesso del convenuto e ogni ricorrente deve presentare elementi di prova a sostegno della propria richiesta; l'obbligo di divulgare i documenti ai ricorrenti ("discovery") è per lo più sconosciuto in Europa e non deve rientrare nel quadro orizzontale;
Principio "chi perde paga"
– non può esservi procedimento senza rischio finanziario e gli Stati membri devono determinare regole proprie per quanto concerne la ripartizione dei costi, in base a cui la parte soccombente è tenuta a sostenere le spese della controparte al fine di evitare il proliferare di richieste infondate nell'ambito di un meccanismo di ricorso collettivo a livello di Unione europea;
Nessun finanziamento da parte di terzi
– la Commissione non deve indicare condizioni o linee guida relative al finanziamento delle richieste di risarcimento, in quanto il ricorso al finanziamento da parte di terzi, ad esempio offrendo una parte del risarcimento, è sconosciuto nei sistemi giuridici della maggior parte degli Stati membri; ciò non impedisce tuttavia agli Stati membri di stabilire condizioni o linee guida per il finanziamento delle richieste di risarcimento; 21. suggerisce, qualora la Commissione dovesse presentare una proposta relativa a un quadro orizzontale in materia di ricorsi collettivi, l'adozione di un principio che preveda azioni di seguito ove opportuno, in base a cui l'applicazione del diritto da parte dei privati esercitata con il ricorso collettivo possa avvenire solamente quando sia stata presa una decisione preliminare di constatazione dell'infrazione da parte della Commissione o dell'autorità nazionale garante della concorrenza; nota che l'istituzione del principio relativo alle azioni di seguito non preclude in generale la possibilità di prevedere sia azioni autonome che azioni di seguito;
22. invita la Commissione a valutare come sensibilizzare maggiormente i consumatori in merito all'esistenza di meccanismi di ricorso collettivo e favorire la cooperazione tra le entità legittimate a intentare azioni collettive; insiste sul ruolo determinante che possono svolgere le organizzazioni di consumatori e la rete dei centri europei dei consumatori (rete CEC) nell'informare il più elevato numero di vittime di violazioni del diritto dell'UE;
23. sottolinea che molte delle violazioni del diritto dell'Unione individuate dalla Commissione nel campo delle misure a tutela dei consumatori dell'UE evidenziano la necessità di un rafforzamento dei provvedimenti ingiuntivi(10) pur riconoscendo che tali provvedimenti non sono sufficienti quando le vittime hanno subito un danno e hanno diritto al risarcimento; invita la Commissione a indicare in quali ambiti della legislazione dell'UE risulti difficile ottenere riparazione compensativa;
24. ritiene che sia necessario agire in tal senso al fine di individuare gli ambiti in cui il quadro orizzontale potrebbe consentire la riparazione compensativa collettiva per violazione di tale legislazione nonché per violazione del diritto antitrust dell'UE; chiede che la normativa pertinente dell'UE sia elencata in un allegato dello strumento orizzontale;
Metodi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR)
25. osserva che i meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie spesso dipendono dalla volontà di collaborazione dell'operatore commerciale e ritiene che la disponibilità di un efficace sistema di ricorso giudiziario incoraggerebbe fortemente le parti a trovare una soluzione extragiudiziale e pertanto permetterebbe probabilmente di evitare un elevato numero di controversie; incoraggia la creazione di schemi di ADR a livello europeo in modo da consentire una composizione delle controversie rapida ed economica che rappresenti un'opzione più interessante rispetto ai procedimenti giudiziari e propone che i giudici preposti alla verifica preliminare dell'ammissibilità di un'azione collettiva abbiano anche la prerogativa di ordinare alle parti coinvolte di cercare anzitutto una risoluzione collettiva consensuale prima di intentare un'azione giudiziaria collettiva; ritiene che i criteri elaborati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea(11) dovrebbero costituire il punto di partenza per l'istituzione di tale prerogativa; sottolinea tuttavia che tali meccanismi dovrebbero rimanere, come indicato dal loro nome, un'alternativa al ricorso giudiziario e non un prerequisito per lo stesso;
26. sottolinea che un quadro orizzontale dovrebbe prevedere esso stesso norme per evitare la scelta opportunistica del foro ("forum shopping"), senza peraltro compromettere l'accesso alla giustizia, e che Bruxelles I dovrebbe costituire la base per determinare il foro competente;
27. chiede di valutare ulteriormente come potrebbero essere modificate le disposizioni relative al conflitto di leggi; ritiene che una soluzione potrebbe essere quella di applicare la legge del luogo in cui è domiciliata la maggior parte delle vittime, tenendo presente che le singole vittime dovrebbero rimanere libere di non associarsi a un'azione collettiva di tipo opt-in e di chiedere invece individualmente un risarcimento secondo le norme generali del diritto internazionale privato stabilite dai regolamenti Bruxelles I, Roma I e Roma II;
28. sottolinea che, in seguito alla sentenza della Corte nella causa C-360/09, Pfleiderer, la Commissione deve assicurare che il ricorso collettivo non comprometta l'efficacia del sistema di clemenza del diritto in materia di concorrenza e la procedura di risoluzione delle controversie;
Procedura legislativa ordinaria 29. insiste sul fatto che il Parlamento europeo deve essere associato, nel quadro della procedura legislativa ordinaria, a qualsiasi iniziativa legislativa in materia di ricorso collettivo e che qualsiasi proposta deve essere basata su una valutazione d'impatto dettagliata;
30. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alle parti sociali a livello di Unione europea.
GU L 110 del 1.5.2009, pag. 30.
GU C 117 E del 6.5.2010, pag.161.
Testi approvati, P7_TA(2011)0023.
Testi approvati, P7_TA(2011)0449.
Regolamento (CE) n. 861/2007 che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità (GU L 199 del 31.7.2007, pag. 1); regolamento (CE) n. 1896/2006 che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (GU L 399 del 30.12.2006, pag. 1); regolamento (CE) n. 805/2004 che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati (GU L 143 del 30.4.2004, pag. 15).
Direttiva 2008/52/CE relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (GU L 136 del 24.5.2008, pag. 3).
Wal-Mart Stores Inc. v. Dukes et al. 564 U. S. xxx (2011).
GU L 364 del 9.12.2004, pag. 1.
Studio relativo ai problemi che devono affrontare i consumatori per ottenere riparazione dei danni derivanti dalla violazione della legislazione sulla protezione dei consumatori e conseguenze economiche di questi problemi, 26 agosto 2008, parte I: relazione principale, pagg. 21 e seguenti. (11)
Sentenza del 18 marzo 2010 nelle cause riunite C-317/08, C-318/08, C-319/08 e C-320/08, Alassini, non ancora pubblicata nella Raccolta.
Il relatore accoglie con favore la consultazione orizzontale promossa dalla Commissione, l'apertura da essa dimostrata nei confronti di un approccio europeo in materia di ricorsi collettivi e il suo impegno ad assicurare garanzie solide contro l'abuso delle azioni legali. La recente decisione della Corte suprema statunitense in un'azione collettiva (class action) per discriminazione(1) dimostra ancora una volta che lo stesso sistema giuridico degli Stati Uniti sta cercando di contrastare l'utilizzo improprio e infondato delle azioni collettive, dovuto a eccessi del sistema statunitense che non erano di certo previsti al momento dell'introduzione di questo tipo di azioni, alcuni decenni fa. L'Europa deve opporsi con decisione a qualsiasi tentativo di modificare le tradizioni giuridiche dell'UE tramite l'introduzione di elementi procedurali estranei che rendono possibili gli abusi nel ricorso all'azione collettiva.
Il relatore è consapevole che la tradizione giuridica dell'UE è orientata alla soluzione delle controversie tra individui piuttosto che attraverso un'entità collettiva. In alcuni casi, tuttavia, le vittime di un comportamento illecito potrebbero beneficiare del raggruppamento delle proprie denunce, che altrimenti non presenterebbero singolarmente, mentre d'altro canto per le imprese potrebbe essere vantaggioso ottenere una conciliazione o un'azione legale unica che garantisca la certezza giuridica su una data questione. In quest'ottica, negli ultimi anni molti Stati membri hanno introdotto strumenti che consentono in qualche misura un accesso collettivo alla giustizia. Questi strumenti collettivi possono variare sensibilmente e comprendono ad esempio le azioni rappresentative, le azioni di gruppo e i test case. Non è stato possibile raccogliere informazioni esaustive sulla legislazione nazionale pertinente, in particolare sulla sua applicazione e funzionalità, in quanto molti Stati membri hanno introdotto tali meccanismi solo di recente e non sono sempre disponibili informazioni affidabili. Il relatore non si stupisce pertanto che la Commissione non sia finora riuscita a dimostrare la necessità di un'azione dell'UE. Bisogna ancora determinare con esattezza quale articolo del TFUE possa costituire la base giuridica di uno strumento orizzontale. Di certo è necessario prendere seriamente il rifiuto dei governi nazionali nei confronti di un'azione dell'UE(2).
Il relatore ritiene tuttavia che, nello spazio europeo di giustizia, i cittadini e le imprese debbano essere in grado di far valere in modo effettivo ed efficace i diritti conferiti loro dalla legislazione dell'UE. Nel caso di danni di massa e danni diffusi, le vittime di un comportamento illecito potrebbero infatti rinunciare a chiedere un risarcimento, in quanto i costi di un'azione risarcitoria individuale sarebbero sproporzionati rispetto al danno subito. È tuttavia opportuno che l'applicazione del diritto dell'UE ad opera delle autorità europee e nazionali mantenga una posizione di rilievo, dal momento che tali autorità dispongono di strumenti di indagine nell'ambito del diritto pubblico che non possono essere conferiti ai privati; in quest'ottica l'applicazione delle norme su iniziativa dei privati continua a essere complementare.
Legislazione attuale dell'UE e provvedimenti ingiuntivi
Negli ultimi anni l'UE si è adoperata attivamente per migliorare l'accesso alla giustizia. Ad esempio il regolamento (CE) n. 861/2007 che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità assicura un accesso alla giustizia efficace ed efficiente, semplificando la composizione delle controversie transfrontaliere di valore inferiore a 2 000 EUR. Il regolamento deve essere sottoposto a ulteriore valutazione per stabilire se le intenzioni del legislatore dell'UE siano state realizzate. Il relatore riconosce l'importanza dei provvedimenti ingiuntivi. In molti casi, tra cui la pubblicità ingannevole e i contratti poco trasparenti, potrebbero non esserci danni e ci si deve quindi adoperare in modo prioritario per mettere fine al comportamento illecito. La Commissione stessa ha indicato le possibilità di miglioramento del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione per la tutela dei consumatori(3) e della direttiva 2009/22/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori (direttiva sui provvedimenti inibitori)(4), al fine di rafforzare la cooperazione e i provvedimenti ingiuntivi(5).
Il relatore esprime tuttavia preoccupazione per l'ampia interpretazione delle modalità procedurali nazionali che, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, "non devono essere meno favorevoli di quelle riguardanti ricorsi analoghi di natura interna (principio di equivalenza) e non devono rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l'esercizio dei diritti conferiti dall'ordinamento giuridico dell'Unione (principio di effettività)"(6). Il relatore ritiene che, fermo restando il rispetto di tali principi, le organizzazioni non debbano godere di un accesso privilegiato alla giustizia e che la legislazione dell'UE debba concentrarsi sulla tutela e sul rispetto degli interessi del singolo piuttosto che dell'interesse generale.
Strumento orizzontale e garanzie
Tenendo conto delle diversità esistenti tra le norme procedurali nazionali, il relatore ritiene che qualsiasi iniziativa in materia di ricorso collettivo comporterà una frammentazione delle leggi degli Stati membri riguardanti i danni e i procedimenti. Un approccio europeo non può limitarsi a coordinare le diverse iniziative della Commissione, in quanto il coordinamento in sé non impedisce che si producano esiti diversi nelle procedure legislative. Qualsiasi iniziativa in materia di ricorso collettivo affronterebbe infatti le stesse questioni procedurali e di diritto internazionale privato. A prescindere dal settore interessato, sono ad esempio necessarie garanzie efficaci e identiche per aspetti quali la legittimazione ad agire degli enti rappresentativi e i criteri di autorizzazione, l'accesso alle prove e l'applicazione del principio in base a cui le spese sono sostenute dalla parte perdente. Tali questioni vengono sollevate non solo nell'ambito dell'attuale consultazione orizzontale, ma anche nel Libro bianco e nel Libro verde precedentemente pubblicati.
Il relatore presume che un approccio orizzontale sia già previsto dalla Commissione. Nel Libro verde sui mezzi di ricorso collettivo dei consumatori, la Commissione individua diversi settori di applicazione per tale strumento, tra cui i servizi finanziari, le telecomunicazioni e così via(7). Pertanto il criterio di collegamento non è più rappresentato dal settore, ma solo dal ricorrente, cioè dal consumatore. Di conseguenza risulta evidente che uno strumento orizzontale è il modo migliore per evitare l'introduzione di normative settoriali diverse, che causerebbero una frammentazione delle norme procedurali nazionali.
La frammentazione delle leggi nazionali contribuirebbe non solo a distorcere il funzionamento dei sistemi giudiziari, ma anche ad aumentare l'incertezza giuridica, ostacolando l'obiettivo di migliorare l'accesso alla giustizia. Il diritto procedurale determina le norme applicabili ai procedimenti giudiziari stessi e cerca di promuovere l'accesso alla giustizia. In genere tali norme non distinguono tra i diversi settori industriali e del diritto. Pertanto un approccio europeo in materia di ricorsi collettivi non deve introdurre tale distinzione, ma permettere di affrontare la questione in modo orizzontale. Le norme settoriali limitate eventualmente necessarie possono essere disposte dallo strumento orizzontale, ad esempio in un capitolo specifico.
Il relatore ritiene che il ricorso collettivo debba essere possibile nei casi in cui una singola parte lesa rinunci a chiedere un risarcimento perché reputa che il danno subito non sia proporzionato al costo del procedimento giudiziario. Dagli studi effettuati risulta che la soglia finanziaria è compresa tra 101 e 2 500 EUR(8). Limitare i ricorsi collettivi ai pregiudizi individuali inferiori a 2 000 EUR consentirebbe l'allineamento dello strumento orizzontale con il regolamento n. 861/2007 che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità, assicurando la coerenza della legislazione dell'UE. Il relatore desidera avviare un dialogo a tale proposito per determinare se sia appropriato stabilire una soglia più bassa.
Il relatore sottolinea la necessità di uno strumento orizzontale nelle controversie transfrontaliere legate a violazioni del diritto dell'UE. L'elemento transfrontaliero sussiste qualora la vittima e il convenuto non siano domiciliati nello stesso Stato membro. Lo strumento orizzontale potrebbe essere applicato anche nei casi in cui le vittime siano domiciliate in Stati membri diversi. Il principio alla base dello strumento orizzontale deve essere il diritto della parte lesa a ottenere un risarcimento, ma allo stesso tempo chi intenta un'azione collettiva non deve godere di una posizione di vantaggio rispetto ai ricorrenti individuali. Tale principio comporterebbe l'introduzione di una serie di garanzie nello strumento orizzontale. Il relatore chiede che le azioni rappresentative siano intentate da enti legittimati. Devono essere sviluppati criteri europei in base a cui gli Stati membri possano autorizzare la presentazione di azioni legali da parte degli enti legittimati. L'articolo 3 della direttiva 2009/22/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori può costituire il punto di partenza per lo sviluppo di tali criteri, che devono essere la prima garanzia contro l'abuso dello strumento orizzontale. In base a tali criteri, l'autorizzazione può essere concessa a organizzazioni dei consumatori, difensori civici, ecc. Tuttavia, in ragione della complessità giuridica delle azioni collettive, è comunque necessario essere rappresentati da un legale. Di conseguenza non sono necessarie azioni di gruppo in cui le vittime possono raggruppare le denunce individuali in un'unica azione legale. Attraverso l'autorizzazione degli enti legittimati, gli Stati membri potrebbero disporre di un meccanismo di controllo dell'organizzazione rappresentativa e quindi dello strumento orizzontale, evitandone gli abusi; tale controllo non esisterebbe invece nel caso delle azioni di gruppo.
Il relatore chiede che possano aderire alle azioni rappresentative solo gruppi di persone chiaramente identificate e che l'identificazione avvenga prima dell'avvio del ricorso risarcitorio. Le Costituzioni di diversi Stati membri vietano le azioni "opt-out", in cui viene intentata una causa a nome di vittime ignote, in quanto le vittime non sarebbero libere di non intraprendere l'azione legale. Inoltre le azioni "opt-out" non sono in linea con l'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Possono essere risarciti solo i danni realmente subiti e hanno diritto a un indennizzo solo le vittime di una violazione del diritto dell'UE. Di conseguenza il risarcimento non deve andare nemmeno in parte all'organizzazione rappresentativa, in quanto tale pratica sarebbe in conflitto con il principio della compensazione e rischierebbe altresì di aumentare in modo significativo l'incentivo finanziario a presentare reclami infondati. Il relatore invita a vietare i danni punitivi, in particolare per evitare la scelta opportunistica del foro. Di fatto, nella causa Manfredi, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha riconosciuto l'ammissibilità delle disposizioni nazionali in materia di danni punitivi, ma solo "in mancanza di una disciplina comunitaria in materia"(9). Il legislatore dell'Unione può pertanto escludere la liquidazione dei danni punitivi.
Il relatore auspica il mantenimento del principio secondo cui la parte che lamenta una violazione ha l'obbligo di provarla, così che il convenuto non possa essere obbligato a fornire elementi di prova per il ricorrente. È di cruciale importanza che i ricorrenti collettivi non godano di una posizione di vantaggio rispetto a quelli individuali per quanto concerne le prove. Anziché introdurre obblighi di divulgazione estranei a livello europeo, bisognerebbe far sì che gli Stati membri continuino a stabilire l'accesso alle prove in base alle proprie norme procedurali. Oltre ad aumentare inutilmente il costo delle controversie, gli obblighi di divulgazione incoraggiano le rivendicazioni infondate e devono pertanto essere respinti a livello europeo.
Il relatore auspica il mantenimento di tutte le disposizioni nazionali in materia di ripartizione delle spese, in quanto l'avvio di azioni infondate viene scoraggiato dal principio consolidato negli Stati membri in base al quale l'obbligo di sostenere i costi è a carico della parte perdente. Inoltre la Commissione non dovrebbe ricorrere a strumenti legislativi non vincolanti per indurre gli Stati membri ad adeguare le loro disposizioni sulla ripartizione delle spese.
Il relatore è contrario al finanziamento dei ricorsi collettivi. Oltre a essere sconosciuti nella maggior parte degli Stati membri, i meccanismi di finanziamento trasformano le rivendicazioni in prodotti di scambio. L'Unione deve impedire che siano i meccanismi di mercato a decidere se una denuncia possa essere presentata o meno. A tale proposito bisogna tenere presente che molte associazioni dei consumatori e organismi simili beneficiano di finanziamenti pubblici e considerare in modo più approfondito se e in quale misura sia opportuno aumentare tali finanziamenti pubblici per rafforzare le azioni rappresentative.
A causa dei vincoli di natura redazionale, il relatore non può affrontare diverse altre questioni di rilievo in materia di garanzie, tra cui le modalità di gestione dei documenti in possesso delle autorità pubbliche. Considerando che, in settori quali il diritto della concorrenza, le azioni di risarcimento private vengono generalmente intraprese una volta che la violazione del diritto dell'UE è stata accertata da un'autorità garante della concorrenza, è necessario prestare ulteriore attenzione alla questione dell'accesso ai documenti. Anche se ritiene opportuno consentire l'accesso ai documenti reperiti nell'ambito delle indagini pubbliche, il relatore indica la necessità di sviluppare criteri specifici per stabilire i casi in cui è possibile negare l'accesso ai documenti al fine di tutelare i legittimi interessi del convenuto o di terzi nonché tutti gli altri interessi superiori. Occorre tenere presente che, in relazione ai danni privati nel settore della concorrenza e al rapporto con il programma di clemenza, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha recentemente stabilito che spetta "ai giudici degli Stati membri, sulla base del loro diritto nazionale, determinare le condizioni alle quali un simile accesso deve essere autorizzato o negato, ponderando gli interessi tutelati dal diritto dell'Unione"(10).
Inoltre si potrebbe anche considerare la possibilità di consentire le azioni rappresentative solo una volta che la violazione del diritto dell'UE è stata definitivamente stabilita da un'autorità o da un tribunale competente a livello nazionale o europeo contro le cui decisioni non ci si possa appellare in base al diritto nazionale.
In tale contesto, anche se non nell'ambito dello strumento orizzontale, è necessario sviluppare criteri specifici che consentano la deduzione delle ammende o di altre sanzioni pubbliche in seguito alla liquidazione dei danni, in modo da non sottoporre il convenuto a una pressione finanziaria sproporzionata. Per quanto concerne la normativa antitrust, sarebbe necessario modificare in tal senso il regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato(11).
Infine il relatore ritiene che non si debba consentire il ricorso collettivo per le violazioni generiche del diritto dell'UE, in particolare della normativa europea sulla tutela dei consumatori: una clausola così vaga porterebbe a una maggiore incertezza giuridica, costringendo a stabilire di volta in volta se i diritti violati derivano dalla legislazione nazionale o da quella dell'UE. Non sarebbe sufficiente nemmeno individuare settori specifici, come i servizi finanziari o le telecomunicazioni(12), in quanto non sarebbe chiaro quali diritti conferiti dalla legislazione dell'UE sono interessati. Al contrario, si potrebbe assicurare una maggiore certezza giuridica individuando in modo esatto gli atti legislativi dell'UE che presentano problemi in merito al rispetto dei diritti delle vittime. In seguito all'individuazione di tali atti, lo strumento orizzontale dovrebbe essere applicato alle azioni risarcitorie nei casi di violazione della legislazione pertinente specificata e della normativa antitrust dell'UE. Come nel caso della direttiva sui provvedimenti inibitori, la legislazione UE pertinente dovrebbe essere indicata in allegato allo strumento orizzontale, in modo da consentire una corretta determinazione delle violazioni che consentono l'utilizzo del ricorso collettivo a norma dello strumento orizzontale.
I metodi alternativi di risoluzione delle controversie consentono in genere una conciliazione rapida ed equa e dovrebbero quindi risultare preferibili rispetto ai procedimenti giudiziari. Pertanto si dovrebbe introdurre l'obbligo di cercare una conciliazione extragiudiziale delle controversie prima di intraprendere un'azione collettiva. L'introduzione di tale obbligo giuridico deve rispettare alcune condizioni indicate dalla Corte, al fine di garantire la compatibilità con il diritto alla tutela giurisdizionale effettiva(13). Per l'autunno 2011 è prevista una proposta della Commissione sui metodi alternativi di risoluzione delle controversie, che dovrebbe rappresentare il punto di partenza per lo sviluppo di tale meccanismo.
Il relatore sottolinea l'importanza fondamentale delle questioni relative alla competenza giurisdizionale e al diritto applicabile per evitare la scelta opportunistica del foro. Sono pertanto necessarie regole chiare e rigorose che impediscano un ricorso affrettato ai tribunali. Le norme in materia di foro competente e diritto applicabile nelle situazioni transfrontaliere favoriscono la parte più debole, ossia il consumatore. Tuttavia, nel caso dei ricorsi collettivi, le vittime non avanzano una rivendicazione individuale, ma collettiva. Pertanto non sussiste più la necessità assoluta di proteggere la parte più debole, ed è quindi possibile introdurre nello strumento orizzontale stesso norme specifiche in materia di competenza giurisdizionale e diritto applicabile, senza dover modificare la normativa pertinente dell'UE.
Per quanto riguarda la competenza giurisdizionale, una clausola specifica dello strumento orizzontale dovrebbe individuare come foro competente quello in cui è domiciliato il convenuto. Il relatore ritiene che qualsiasi altra soluzione sarebbe impraticabile. Infatti sarebbe problematico stabilire il foro competente in base al luogo in cui si è verificata la parte principale del pregiudizio, in quanto la determinazione di tale luogo è in molti casi difficile, se non impossibile. Individuare il foro competente in base al luogo in cui è domiciliata la maggioranza delle vittime potrebbe a prima vista sembrare facile in una procedura di "opt-in", dato che le vittime devono essere identificate chiaramente. Tuttavia questa clausola renderebbe possibile la scelta opportunistica del foro, in quanto non ci sarebbe modo di evitare che un gran numero di vittime siano indotte a unirsi all'azione in virtù della loro appartenenza a giurisdizioni caratterizzate da norme procedurali più favorevoli ai ricorrenti. Inoltre il relatore ritiene che servano regole chiare e rigorose in materia di diritto applicabile, ma è consapevole che si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere. È pertanto necessario approfondire la questione per valutare la possibilità di individuare il diritto applicabile in base al luogo in cui è domiciliata la maggioranza delle vittime. In alternativa, il relatore ritiene che il diritto applicabile potrebbe essere allineato con le norme in materia di giurisdizione: in questo modo la legislazione applicabile sarebbe quella vigente nel luogo di domicilio del convenuto, con il vantaggio che il tribunale si pronuncerebbe sulla base di una legislazione unica ad esso familiare.
In mancanza di una completa armonizzazione di molti ambiti del diritto nazionale, questa norma non può escludere i casi in cui la legislazione applicabile riconosce meno diritti rispetto alle leggi materiali di altri Stati membri in cui sono domiciliate alcune delle vittime che prendono parte al procedimento. Tali vittime sarebbero comunque libere di non partecipare all'azione collettiva e di presentare un ricorso individuale nel proprio Stato membro.
Qualora la questione del diritto applicabile non fosse regolata, il tribunale dovrebbe pronunciarsi sulla base di normative nazionali diverse. Una soluzione potrebbe consistere nel raggruppare le vittime in sottogruppi formati in base alle diverse leggi sostanziali da applicare. In questo modo sarebbe possibile ridurre la complessità del procedimento, ma il tribunale competente dovrebbe comunque applicare fino a 28 legislazioni diverse.
Il relatore insiste fermamente sulla necessità di coinvolgere il Parlamento, nell'ambito della procedura legislativa ordinaria, in qualsiasi iniziativa legislativa. L'esperienza insegna che il Parlamento non accetterà alcuna proposta se tale diritto non sarà rispettato.
Wal-Mart Stores Inc. v. Dukes e al. 564 U. S. xxx (2011).
Cfr. ad esempio le risposte negative fornite dai governi di Francia e Germania nell'ambito della consultazione, disponibili rispettivamente agli indirizzi http://ec.europa.eu/competition/consultations/2011_collective_redress/french_authorities_fr.pdf e http://ec.europa.eu/competition/consultations/2011_collective_redress/germany_ministry_of_justice_de.pdf
Cfr. la relazione biennale 2009, COM(2009) 336, e la relazione della Commissione concernente l'applicazione della direttiva 98/27/CE, COM(2008) 756.
Cfr. ad esempio la sentenza del 12 maggio 2011 nella causa C-115/09 Trianel Kohlekraftwerk Lünen, non ancora pubblicata nella Raccolta.
Libro verde del 27 novembre 2008 sui mezzi di ricorso collettivo dei consumatori, COM(2008) 794 definitivo, pag. 4.
Cfr. speciale Eurobarometro 342, aprile 2011, pag. 45; cfr. anche il documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Consumer Empowerment in the EU", SEC(2011) 469, Bruxelles 7.4.2011, pag. 5: 1 000 EUR.
Cause riunite da C-295/04 a C-298/04, Manfredi, Racc. 2006, pag. I 6619, punto 92.
Sentenza del 14 giugno 2011 nella causa C-360/09 Pleiderer, non ancora pubblicata nella Raccolta.
GU L 1 del 4.1.2003, pag. 1.
Libro verde della Commissione sui mezzi di ricorso collettivo dei consumatori, COM(2008) 794, pag. 4.
Cause riunite C-317/08, C-318/08, C-319/08 e C-320/08, Alassini, paragrafo 48 e seguenti.
PARERE della commissione per i problemi economici e monetari (20.10.2011)
Relatore per parere: Andreas Schwab
1. accoglie con favore l'iniziativa della Commissione, volta a conseguire un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi; rammenta la sua risoluzione del 26 marzo 2009 sul Libro bianco in materia di azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust e ritiene che qualsiasi nuova iniziativa nel settore dei ricorsi collettivi nell'ambito della politica di concorrenza debba essere coerente con il contenuto della presente risoluzione e della risoluzione del 2009;
2. ritiene che, per quanto attiene al settore della concorrenza, l'applicazione della normativa a livello pubblico sia indispensabile ai fini dell'attuazione delle disposizioni contenute nei trattati per realizzare pienamente gli obiettivi dell'UE e garantire l'applicazione della normativa UE sulla concorrenza da parte della Commissione e delle autorità nazionali garanti della concorrenza;
3. riconosce tuttavia che in un mercato unico sempre più integrato in cui il commercio online è in rapida espansione, occorre un approccio a livello dell'UE nel campo dei ricorsi collettivi;
4. nota che l'applicazione delle norme da parte dei privati attraverso i ricorsi collettivi potrebbe agevolare il risarcimento a livello dell'UE dei danni arrecati ai consumatori e alle imprese e contribuire a garantire l'efficacia della normativa UE sulla concorrenza;
5. osserva che, sebbene esistano già in numerosi Stati membri forme di applicazione della normativa da parte dei privati, i sistemi nazionali presentano ampie divergenze e molti Stati membri non hanno chiaramente ed esplicitamente fissato norme specifiche sui ricorsi collettivi, compreso il ricorso giudiziario;
6. sottolinea che, ai fini del completamento del mercato interno, dovrebbe esservi maggiore coerenza tra i diritti dei consumatori in tutta l'Unione; rileva che un sistema di ricorsi collettivi ben progettato può contribuire alla fiducia dei consumatori e, di conseguenza, al buon funzionamento del mercato interno e del commercio online, aumentando la competitività dell'economia europea; 7. osserva inoltre che il numero delle azioni di risarcimento private presentate dinanzi ai tribunali nazionali è relativamente esiguo;
8. sottolinea pertanto la necessità di aumentare l'efficacia sia del diritto di accesso alla giustizia sia del diritto dell'UE della concorrenza, dal momento che le azioni individuali non sempre sono sufficienti ed efficaci;
9. ricorda che attualmente solo gli Stati membri legiferano in materia di norme applicabili al computo relativo all'importo del risarcimento da versare; nota altresì che l'esecuzione del diritto nazionale non deve pregiudicare l'applicazione uniforme del diritto europeo;
10. aggiunge che qualsiasi sistema di ricorso collettivo dell'UE potrebbe tenere conto delle migliori prassi nazionali nel settore del ricorso collettivo;
11. sottolinea altresì che qualsiasi strumento orizzontale dell'UE in materia di ricorsi collettivi dovrebbe delineare norme minime comuni per l'ottenimento di risarcimenti collettivi, in linea con i principi di sussidiarietà, specialità e proporzionalità, eventualmente includendo questioni procedurali generali e di diritto internazionale privato;
12. ritiene che si debba prestare la dovuta attenzione agli aspetti specifici che emergono nel settore della concorrenza e che qualsiasi strumento applicabile ai ricorsi collettivi dovrebbe tenere pienamente e debitamente in considerazione le specificità del settore antitrust;
13. ricorda che tali aspetti specifici includono la politica di clemenza, che è uno strumento essenziale per fare emergere i cartelli; ribadisce che il ricorso collettivo non dovrebbe compromettere l'efficacia del sistema di clemenza del diritto in materia di concorrenza e la procedura di risoluzione delle controversie;
14. rileva inoltre che le azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme dell'UE in materia di concorrenza presentano caratteristiche specifiche che le distinguono da altre azioni di risarcimento del danno, in quanto possono riguardare poteri conferiti direttamente dai trattati alle autorità pubbliche, onde consentire loro di individuare e sanzionare le infrazioni e, d'altra parte, si riferiscono a comportamenti che alterano il buon funzionamento del mercato interno e che potrebbero anche influire a diversi livelli sulle relazioni tra aziende e consumatori;
15. sottolinea che esiste una letteratura che affronta la particolarità e l'importanza delle problematiche che non si presentano in altri campi e che vi sono esperienze comparative per valutarle;
16. sottolinea che l'esperienza finora maturata dagli Stati membri dell'UE in cui tali meccanismi di ricorso sono già in atto dimostra che non vi sono stati né abusi né liquidazioni di aziende;
17. ribadisce che, per quanto riguarda i ricorsi collettivi nell'ambito della politica di concorrenza, occorre stabilire salvaguardie per evitare un sistema di azione collettiva (class action) con richieste infondate e contenziosi eccessivi e garantire la parità delle armi nei procedimenti giudiziari, e sottolinea che tali salvaguardie devono riguardare, tra l'altro, i seguenti punti: – il gruppo di ricorrenti deve essere chiaramente identificato prima dell'avvio della causa (procedura "opt-in"); – le autorità pubbliche, come i mediatori o i pubblici ministeri e gli organi rappresentativi, possono intentare un'azione a nome di un gruppo chiaramente identificato di ricorrenti; – i criteri utilizzati per definire gli organi rappresentativi qualificati a intentare azioni rappresentative devono essere definiti a livello dell'Unione europea; – un sistema di azione collettiva (class action) va respinto in quanto favorirebbe un eccesso di vertenze, potrebbe essere contrario alle costituzioni di taluni Stati membri e potrebbe violare i diritti delle vittime, che potrebbero venire associate alla procedura a loro insaputa e nonostante ciò trovarsi poi vincolate dalla decisione del tribunale;
a) azioni individuali consentite:
– i ricorrenti devono in ogni circostanza essere liberi di esercitare l'opzione del ricorso risarcitorio individuale dinanzi a un tribunale competente;
– i ricorrenti collettivi non devono godere di una posizione privilegiata rispetto ai ricorrenti individuali;
b) risarcimento per danni minori e diffusi:
– i ricorrenti per danni minori e diffusi dovrebbero disporre di mezzi adeguati per accedere alla giustizia attraverso azioni collettive e ottenere un risarcimento equo;
c) risarcimento per i soli danni reali:
– il risarcimento può essere concesso solo per i danni reali subiti: vanno proibiti il danno punitivo e l'arricchimento indebito;
– ogni ricorrente deve fornire elementi di prova per la sua richiesta; – gli indennizzi devono essere ripartiti tra i singoli ricorrenti in proporzione al danno da essi subito individualmente; – in linea di massima, il patto di quota lite è sconosciuto in Europa e va respinto;
d) principio "chi perde paga":
– non possono esservi azioni se il ricorrente non può difendesi per mancanza di mezzi finanziari; inoltre le spese procedurali e quindi il rischio insito nell'azione legale sono a carico della parte soccombente; spetta agli Stati membri prevedere una regolamentazione per la ripartizione dei costi in tale ambito;
e) nessun finanziamento da parte di terzi:
– non è auspicabile che i procedimenti siano prefinanziati da terzi, ad esempio quando i ricorrenti accettano di cedere a terzi i successivi eventuali diritti ad un risarcimento;
18. invita la Commissione a valutare in modo approfondito e oggettivo se tali salvaguardie possono realmente essere garantite in un sistema di ricorso collettivo;
19. invita la Commissione a definire chiaramente le condizioni necessarie per la presentazione di un ricorso ed a prevedere che gli Stati membri debbano assicurare che ogni potenziale ricorso collettivo sia soggetto a una verifica preliminare di ammissibilità al fine di confermare che i criteri di ricevibilità sono stati rispettati e che il ricorso può essere avviato;
20. sottolinea che qualsiasi quadro orizzontale deve garantire due premesse di base:
– gli Stati membri non applicano condizioni più restrittive ai casi di ricorso collettivo derivanti dalla violazione del diritto dell'Unione europea rispetto a quelle applicate ai casi derivanti dalla violazione del diritto nazionale;
– nessuno dei principi enunciati nel quadro orizzontale impedisce l'adozione di ulteriori misure per garantire la piena efficacia del diritto dell'Unione europea;
21. suggerisce, qualora la Commissione dovesse presentare una proposta relativa ad uno strumento legislativo che disciplini il risarcimento collettivo nel quadro della politica di concorrenza, l'adozione di un principio che preveda azioni di seguito, in base al quale l'applicazione del diritto da parte dei privati esercitata con il ricorso collettivo possa avvenire solamente quando sia stata presa una decisione preliminare di constatazione dell'infrazione da parte della Commissione o dell'autorità nazionale garante della concorrenza, al fine di proteggere il sistema di clemenza e garantire che la Commissione e le autorità nazionali garanti della concorrenza siano in grado di agire in modo efficace per applicare il diritto dell'Unione europea in materia di concorrenza;
22. nota che l'istituzione del principio di azioni di seguito non preclude la possibilità di prevedere azioni autonome e azioni di seguito nel settore della concorrenza e in altri settori in qualsiasi strumento giuridico; rileva che, nel caso di azioni autonome, è necessario garantire che qualsiasi azione privata possa essere sospesa fino a quando la competente autorità garante della concorrenza non avrà adottato una decisione sull'applicazione della normativa a livello pubblico per la violazione in base al diritto dell'Unione europea; 23. sostiene lo sviluppo di dispositivi alternativi di risoluzione delle controversie a livello dell'Unione europea quali procedure extragiudiziali di composizione delle controversie volontarie, rapide e a basso costo nonché di strumenti di autoregolamentazione quali i codici di condotta; sottolinea tuttavia che tali strumenti dovrebbero rimanere, come indicato dal loro nome, un'alternativa al ricorso giudiziario e non una precondizione;
24. ritiene che un sistema efficace di ricorso collettivo potrebbe in effetti stimolare lo sviluppo di dispositivi alternativi di risoluzione delle controversie, creando un incentivo per le parti a risolvere le proprie controversie rapidamente al di fuori dei tribunali;
25. è del parere che ciascun singolo danno o perdita subiti incidano in maniera determinante sulla decisione di intentare una causa e ritiene che le norme procedurali nazionali degli Stati membri potrebbero avvalersi del regolamento (CE) n. 861/2007 che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità(1), come riferimento per i ricorsi collettivi laddove il valore della richiesta non superi il campo di applicazione del regolamento;
26. sottolinea che un eventuale strumento legislativo proposto dalla Commissione inerente al ricorso collettivo nel settore della concorrenza dovrebbe essere adottato senza ulteriore indugio e solo nel quadro della procedura legislativa ordinaria.
Burkhard Balz, Udo Bullmann, Pascal Canfin, Nikolaos Chountis, George Sabin Cutaş, Leonardo Domenici, Derk Jan Eppink, Diogo Feio, Ildikó Gáll-Pelcz, Jean-Paul Gauzès, Sven Giegold, Sylvie Goulard, Liem Hoang Ngoc, Gunnar Hökmark, Wolf Klinz, Jürgen Klute, Philippe Lamberts, Werner Langen, Astrid Lulling, Arlene McCarthy, Alfredo Pallone, Anni Podimata, Antolín Sánchez Presedo, Peter Simon, Peter Skinner, Ivo Strejček, Kay Swinburne, Marianne Thyssen
Sophie Auconie, Philippe De Backer, Saïd El Khadraoui, Olle Ludvigsson, Thomas Mann, Andreas Schwab, Theodoros Skylakakis
GU L 199 del 31.7.2007, pag. 1.
PARERE della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (12.10.2011)
su "Verso un approccio europeo coerente in materia di ricorso collettivo"
Relatore: Sylvana Rapti
La commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori invita la commissione giuridica, competente per il merito, a includere i seguenti suggerimenti nella propria proposta di risoluzione:
A. considerando che i consumatori vittime di una violazione della legge che intendano avviare una causa individuale di risarcimento spesso affrontano ostacoli significativi in termini di accessibilità, efficacia e sostenibilità economica a causa dei costi talvolta elevati dei contenziosi, dell'eventuale pressione psicologica, di procedure lunghe e complesse e della mancanza di informazioni sui mezzi di ricorso disponibili;
B. considerando che quando un gruppo di cittadini è vittima della stessa violazione, i ricorsi individuali possono non costituire un mezzo efficace per fermare le pratiche illecite o per ottenere un risarcimento, in particolare se la perdita individuale subita è limitata rispetto alle spese processuali;
C. considerando che, secondo il sondaggio speciale dell'Eurobarometro su "I cittadini dell'Unione europea e l'accesso alla giustizia" dell'ottobre 2004, che è stato condotto negli Stati membri dell'UE-15, non avvierebbe un'azione legale un consumatore su cinque per controversie inferiori a 1 000 EUR euro e un consumatore su due per controversie inferiori a 200 EUR;
D. considerando che, secondo i dati del Flash Eurobarometro sull'atteggiamento dei consumatori nei riguardi del commercio transfrontaliero e della tutela dei consumatori del marzo 2011, il 79% dei consumatori europei afferma che sarebbe più propenso a difendere i propri diritti in tribunale se potesse partecipare a un'azione legale collettiva, in quanto ciò sarebbe vantaggioso in termini di costi e di efficacia;
E. considerando che in alcuni Stati membri i risultati globali dell'applicazione degli strumenti di ricorso e di applicazione delle disposizioni di legge elaborati a livello europeo e a disposizione dei consumatori non sono ritenuti soddisfacenti, o che tali meccanismi non sono sufficientemente conosciuti e, di conseguenza, sono ancora poco utilizzati;
F. considerando che l'intervento delle pubbliche autorità tramite la cessazione delle violazioni e l'imposizione di sanzioni pecuniarie non consente, in sé, ai consumatori di essere risarciti del danno subito;
G. considerando che finora sedici Stati membri hanno introdotto meccanismi di ricorso collettivo nei loro ordinamenti giuridici, con ampie differenze in termini di campo di applicazione, caratteristiche procedurali (legittimazione ad agire, categorie di vittime, tipo di procedura (opt-in/opt-out), finanziamento o funzione svolta dalle forme di risoluzione alternativa delle controversie in parallelo al ricorso giurisdizionale) ed efficacia, determinando un vero e proprio mosaico giuridico a livello di Unione europea;
H. considerando che l'accorpamento delle richieste di indennizzo in un'unica procedura di risarcimento collettivo, o il fatto di consentire che tale richiesta sia avanzata da un'entità o un organismo che agisce nel pubblico interesse, potrebbe semplificare il processo e ridurre i costi per le parti coinvolte;
I. considerando che la tutela giuridica individuale può essere utilmente completata da un eventuale sistema di ricorso collettivo ma non può comunque essere soppressa;
J. considerando che l'integrazione dei mercati europei e il conseguente aumento delle attività transfrontaliere mette in luce l'esigenza di un approccio coerente a livello di Unione, per affrontare i casi in cui i consumatori rimangono a mani vuote, dato che le procedure per l'azione collettiva di risarcimento del danno introdotte in numerosi Stati membri non prevedono soluzioni transfrontaliere;
Necessità di un quadro di riferimento a livello europeo
1. sottolinea che, per effetto delle debolezze che caratterizzano l'attuale quadro degli strumenti di ricorso e di applicazione delle norme nell'Unione europea e della mancanza di informazioni, è probabile che una percentuale significativa di consumatori che hanno subito danni non facciano valere il loro diritto al risarcimento, e che la prosecuzione di pratiche illegali provoca una perdita aggregata significativa per la società;
2. invita pertanto la Commissione a rafforzare e rendere più efficaci gli strumenti esistenti quali la direttiva 98/27/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori e il regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa che tutela i consumatori, al fine di garantire un'appropriata applicazione a livello pubblico dei diritti dei consumatori nell'UE; insiste, tuttavia, sul fatto che né la direttiva 98/27/CE, né il regolamento (CE) n. 2006/2004 prevedono che i consumatori siano risarciti per il danno subito;
3. ricorda inoltre che il regolamento (CE) n. 861/2007 che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità, la direttiva 52/2008/CE relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale e il regolamento (CE) n. 805/2004 che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati sono volti a migliorare l'accesso alla giustizia, a semplificare i contenziosi relativi a controversie transfrontaliere di modesta entità e a ridurre i costi, ma finora non sono stati utilizzati sufficientemente essendo poco conosciuti; osserva, tuttavia, che tali strumenti affrontano solamente casi singoli;
4. sottolinea che l'attuale situazione non solo è dannosa per i consumatori, i quali costituiscono la parte più debole nelle transazioni di mercato, ma impone anche condizioni di mercato inique alle imprese che rispettano le regole, a causa della concorrenza sleale; indica, inoltre, che attualmente nella maggior parte dei paesi dell'Unione europea non esiste un quadro normativo efficiente per quanto concerne i ricorsi per violazioni del diritto della concorrenza e per il relativo risarcimento ai singoli; osserva che le autorità che vigilano sulla concorrenza sanzionano le violazioni delle norme sulla concorrenza e che le ammende sono versate allo Stato, mentre i consumatori direttamente lesi da tali violazioni non ricevono alcun risarcimento;
5. osserva con preoccupazione che l'attuale mancanza di risarcimenti è una lacuna importante nel sistema giuridico, dato che consente ai commercianti di trattenere proventi illeciti;
6. sottolinea che, considerata la diversità dei sistemi nazionali esistenti, la mancanza di certezza giuridica e di un approccio coerente nei confronti dei mezzi di ricorso collettivi a livello di Unione europea pregiudica il godimento dei diritti da parte dei cittadini e porta a un'applicazione ineguale di tali diritti;
7. sottolinea che tale situazione sta portando a una discriminazione significativa nell'accesso alla giustizia, a scapito del mercato interno, dato che i consumatori vengono trattati in modo differente in base al loro luogo di residenza;
8. osserva che, secondo uno studio condotto per la DG SANCO nel 2008, relativo alla valutazione dell'efficacia e dell'efficienza dei meccanismi di ricorso collettivo nell'UE, nessuno degli attuali sistemi di ricorso collettivo nell'UE ha generato conseguenze economiche sproporzionate per le imprese interessate;
9. osserva che le consultazioni hanno indicato l'esistenza di lacune nell'attuale quadro normativo; sottolinea pertanto il valore aggiunto di un'azione coerente a livello di Unione europea per la creazione di un quadro comune nel settore dei mezzi di ricorso collettivi, al fine di affrontare le lacune e la scarsa efficacia degli attuali strumenti giuridici dell'UE, la diversità delle situazioni a livello nazionale, la possibile evoluzione e le riforme degli attuali sistemi nazionali di ricorso collettivo e/o l'introduzione di sistemi di ricorso collettivo negli Stati membri in cui tali mezzi non esistono ancora;
10. invita pertanto la Commissione a proporre misure, contenenti eventualmente una proposta legislativa che definisca un meccanismo di ricorso collettivo nel settore della protezione dei consumatori coerente a livello dei Unione europea, applicabile ai casi transfrontalieri, sulla base di un insieme di principi e tutele comuni ispirati alla tradizione giuridica dell'Unione e agli ordinamenti giuridici dei 27 Stati membri, e in conformità dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità di cui all'articolo 5 del trattato sull'Unione europea;
11. suggerisce di includere in tale proposta misure intese a rafforzare il coordinamento e lo scambio di buone prassi fra gli Stati membri; sottolinea a tale proposito che le esperienze nazionali esistenti in materia di ricorsi collettivi hanno messo in luce gli errori da evitare al fine di creare un meccanismo efficace di ricorso collettivo a livello europeo;
12. sottolinea che la spinta per un'azione coerente a livello di Unione europea per la creazione di un quadro comune nel settore dei mezzi di ricorso collettivi nasce anche dal fatto che alcuni Stati membri stanno attualmente valutando la possibilità di introdurre riforme sostanziali dei rispettivi meccanismi di ricorso collettivi mentre altri stanno considerando l'introduzione di siffatti meccanismi;
Principi generali − tutele solide contro azioni legali infondate
13. sottolinea che l'approccio europeo ai mezzi di ricorso collettivi non deve incentivare a livello economico chi avvia azioni collettive prive di fondamento e dovrebbe prevedere tutele rigorose ed efficaci per evitare azioni legali infondate e costi sproporzionati per le imprese, in particolare nell'attuale periodo di crisi finanziaria;
14. sottolinea che occorre incoraggiare fortemente una rapida risoluzione delle controversie mediante il dialogo tra le parti coinvolte, mentre la causa in tribunale deve essere considerata come ultima istanza; invita le aziende a riconoscere che è nel loro interesse adottare iniziative volontarie per risarcire efficacemente i consumatori al fine di evitare i contenziosi; sottolinea che i meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie possono fornire alle parti una soluzione più rapida ed economica ed essere complementari al ricorso giurisdizionale e non si escludono a vicenda; osserva, tuttavia, che attualmente vi sono notevoli lacune – settoriali e geografiche – nei sistemi alternativi di risoluzione delle controversie vigenti nell'UE;
15. riconosce la necessità di evitare taluni abusi o l'uso fraudolento dei meccanismi di ricorso collettivo che si sono verificati in paesi non europei, in particolare in occasione di "class actions" negli Stati Uniti;
16. sottolinea che un sistema efficace di mezzi di ricorso collettivi dovrebbe essere in grado di offrire esiti legalmente certi, equi e adeguati entro tempi ragionevoli, rispettando al contempo i diritti di tutte le parti coinvolte; ritiene che l'approccio dell'UE al ricorso collettivo debba includere la possibilità di ricorrere in appello entro un determinato periodo di tempo;
17. sottolinea che caratteristiche che incoraggiano la cultura della controversia come i danni punitivi, gli onorari legati all'esito della causa, il finanziamento di terzi, la mancanza di controllo sugli organismi rappresentativi a cui è riconosciuta legittimazione attiva, la possibilità per gli avvocati di sollecitare potenziali vittime e la procedura di esibizione delle prove in giudizio – fatti salvi i poteri conferiti ai tribunali e alle autorità nazionali a norma della legge nazionale – non sono compatibili con la tradizione giuridica europea e dovrebbero essere vietate; sottolinea che dovrebbero essere adottate tutte le misure necessarie per vietare la scelta opportunistica del foro (il cosiddetto "forum-shopping");
18. insiste sulla necessità di basare l'approccio europeo al ricorso collettivo sul principio di "opt-in", secondo il quale le vittime sono identificate chiaramente e partecipano al procedimento soltanto se manifestano espressamente la loro volontà di farlo, onde evitare potenziali abusi; sottolinea la necessità di rispettare i sistemi nazionali esistenti in conformità del principio di sussidiarietà; invita la Commissione a prendere in considerazione un sistema che fornisca informazioni pertinenti a tutti i potenziali consumatori coinvolti, aumenti la rappresentatività delle azioni collettive e garantisca un accesso semplice, poco costoso ed efficace alla giustizia per i cittadini dell'Unione europea, evitando in tal modo un numero eccessivo di contenziosi e successive azioni individuali o collettive non necessarie riguardanti la stessa violazione;
19. invita gli Stati membri ad attuare meccanismi efficienti, che garantiscano l'informazione e la sensibilizzazione del maggior numero di vittime in merito ai loro diritti e doveri, in particolare tra coloro che risiedono in vari Stati membri, evitando di nuocere indebitamente alla reputazione della parte in causa, al fine di rispettare scrupolosamente la presunzione d'innocenza;
20. sottolinea che, al fine di garantire l'efficienza del ricorso collettivo e di evitare potenziali violazioni, l'approccio europeo al ricorso collettivo dovrebbe contemplare soltanto l'azione rappresentativa da parte di organismi debitamente riconosciuti a livello nazionale (autorità pubbliche quali i difensori civici o le associazioni di consumatori); invita la Commissione, in consultazione con gli Stati membri, a definire una serie di criteri comuni che le associazioni di consumatori devono soddisfare per ottenere la legittimazione attiva; sottolinea che le autorità nazionali competenti dovrebbero essere responsabili di verificare che le organizzazioni di consumatori soddisfino tali criteri;
21. sottolinea che, in caso di controversie transfrontaliere, l'organismo rappresentativo (pubblica autorità o associazione di consumatori autorizzata) dovrebbe poter rappresentare le vittime di altri Stati membri che partecipano a un ricorso collettivo in qualsiasi Stato membro;
Ruolo del giudice e importanza dell'informazione
22. afferma che il giudice svolge un ruolo cruciale nel decidere in merito all'ammissibilità della causa e alla rappresentatività del ricorrente, al fine di garantire che vengano esaminate soltanto le cause fondate e di assicurare un giusto equilibrio tra la prevenzione dei ricorsi abusivi e la difesa del diritto a un accesso effettivo alla giustizia sia per i cittadini che per le imprese dell'Unione europea;
23. ritiene che il tribunale debba altresì garantire che il risarcimento sia distribuito equamente e verificare se i meccanismi di finanziamento sono equi; sottolinea che meccanismi di controllo del tribunale e requisiti di proporzionalità tutelerebbero i convenuti contro un eventuale abuso del sistema;
24. insiste sulla necessità di rispettare il principio "chi perde paga", secondo il quale la parte soccombente paga le spese processuali, al fine di evitare il proliferare di richieste infondate nell'ambito di un meccanismo di ricorso collettivo a livello di Unione europea, consentendo al giudice di ridurre a propria discrezione le spese processuali pagate dalla parte soccombente o allo Stato di prestare assistenza legale, in conformità della legislazione nazionale e nel rispetto del principio di sussidiarietà;
25. sottolinea che la fornitura di informazioni riguardo alle cause collettive svolge un ruolo importante nell'accessibilità e nell'efficacia della procedura, dato che i consumatori devono sapere di essere stati vittima della medesima pratica illegale e che è stata avviata una causa collettiva, anche in un altro Stato membro; insiste sul ruolo determinante che possono svolgere le organizzazioni di consumatori e la rete dei centri europei dei consumatori (rete CEC) nell'informare il numero più elevato di consumatori possibile, soprattutto quelli più vulnerabili;
26. suggerisce che, al fine di favorire la cooperazione tra le entità legittimate a intentare azioni collettive, soprattutto nelle cause transfrontaliere, si istituisca un registro europeo on line delle cause avviate e in corso; sottolinea che questo sportello unico europeo costituirebbe un utile strumento, grazie al quale le entità legittimate che intendono presentare un ricorso giurisdizionale collettivo potrebbero verificare se sia stata avviata un'azione simile in un altro Stato membro; sottolinea l'importanza di scambiare buone prassi e di applicare le migliori tecnologie disponibili onde favorire lo scambio di informazioni, la presentazione e il raggruppamento delle cause;
Finanziamento dei ricorsi collettivi
27. afferma che, per rendere le azioni legali collettive possibili da un punto di vista pratico, gli Stati membri dovrebbero mettere a disposizione meccanismi di finanziamento adeguati, conformemente alle normative nazionali, concepiti in modo tale che, da un lato, non incoraggino la presentazione di ricorsi infondati e, dall'altro, i cittadini non vengano privati dell'accesso alla giustizia qualora non dispongano di risorse finanziarie sufficienti;
28. è consapevole del fatto che alcuni organismi rappresentativi potrebbero non essere in grado di avviare azioni legali e che, a causa della mancanza di risorse, può essere accettato solo un numero limitato di cause; invita pertanto la Commissione a valutare attentamente la possibilità di creare un fondo europeo finanziato con una parte delle ammende comminate per sanzionare le società che violano la normativa UE in materia di concorrenza; propone di utilizzare tale fondo per coprire le spese delle azioni collettive transfrontaliere aventi una dimensione europea, a condizione che l'entità rappresentativa dimostri che i fondi saranno utilizzati a tal fine; sottolinea che tale opzione non solo fornirebbe risorse supplementari per lottare contro i comportamenti illeciti, ma costituirebbe anche un modo equo per finanziare i ricorsi collettivi dei consumatori, poiché una parte delle ammende sarebbe indirettamente restituita alle vittime; ritiene che, in ogni caso, il risarcimento non possa essere utilizzato per finanziare i ricorsi collettivi, poiché soltanto i danni realmente subiti dai ricorrenti devono essere risarciti; insiste infine sulla necessità di evitare finanziamenti di terzi al fine di impedire gli abusi e la creazione di un "mercato dei contenziosi".

References: sentenza 
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Sentenza 
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e contrario