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Timestamp: 2020-08-14 23:05:01+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 10642 del 02/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10642 del 02/05/2017
Cassazione civile, sez. lav., 02/05/2017, (ud. 31/01/2017, dep.02/05/2017), n. 10642
BANCA MONTE PASCHI DI SIENA S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del
CASULLI, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati
PIETRO ICHINO, GUGLIELMO BURRAGATO, giusta delega in atti;
S.L.U.F., C.F. (OMISSIS), elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA BUCCARI 3, presso lo studio dell’avvocato
FABRIZIO PROIETTI, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato TIZIANO ADELASCO, giusta delega in atti;
S.L.U.F. C.F. (OMISSIS), elettivamente
BANCA MONTE PASCHI DI SIENA S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del
avverso la sentenza n. 899/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 06/10/2015 R.G.N. 882/2015;
udito l’Avvocato FEDERICO GHERA per delega Avvocato GUGLIELMO
BURRAGATO;
udito l’Avvocato TIZIANO ADELASCO.
1. Con sentenza n. 1810/15 il Tribunale di Milano dichiarava illegittimo perchè tardivo il licenziamento per giusta causa intimato in via disciplinare il 7.11.13 da Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. nei confronti di S.L.U.F. e, dichiarato risolto il rapporto, condannava la società a pagare al lavoratore la somma di Euro 33.006,89 a titolo di indennità L. 20 maggio 1970, n. 300, ex art. 18, comma 6.
2. Con sentenza pubblicata il 6.10.15 la Corte d’appello di Milano, in parziale riforma della sentenza di primo grado, previa riqualificazione del licenziamento come licenziamento per giustificato motivo soggettivo, condannava la società a pagare l’ulteriore importo di Euro 20.590,06 a titolo di indennità sostitutiva del preavviso e confermava nel resto le statuizioni di prime cure.
3. Per la cassazione della sentenza ricorrono Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (affidandosi a due motivi) e S.L.U.F. (per un solo motivo). Entrambe le parti depositano controricorso con cui resistono all’avversa impugnazione, nonchè memoria ex art. 378 c.p.c..
1. Deve qualificarsi come ricorso principale, vista la priorità di notifica (cfr., per tutte e da ultimo, Cass. n. 2516/16), quello di S.L.U.F. e come incidentale quello proposto da Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.
2. Con unico motivo di ricorso S.L.U.F. denuncia violazione e falsa appliazione dell’art. 72, comma 4, e allegato 6 e art. 71, lett. c) c.c.n.l. 8.12.07 per i quadri direttivi dipendenti da aziende di credito, nonchè dell’art. 2118 c.c., comma 2, e L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, comma 6, , nella parte in cui la sentenza impugnata ha liquidato l’indennità sostitutiva del preavviso in soli Euro 20.590,06 anzichè in Euro 37.722,16 pari ad 8 mensilità dell’ultima retribuzione, come invece sarebbe spettato considerata l’anzianità del dipendente, superiore a 15 anni.
3. Il primo motivo del ricorso di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 7 e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, per avere la sentenza confermato la tardività del licenziamento disciplinare nonostante che, in realtà, esso sia stato irrogato nel momento in cui la società ha avuto concreta conoscenza (e non mera astratta percettibilità o conoscibilità) dei fatti; sostiene la ricorrente incidentale che contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di merito – tale momento deve individuarsi non già allorquando, il (OMISSIS), alla società è pervenuta la denuncia di una correntista, ma all’esito della lunga e complessa indagine interna, conclusasi solo nell’aprile 2013, che ha fatto emergere tutte le irregolarità commesse dal S..
Il secondo motivo denuncia, in subordine, violazione e falsa applicazione della L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 7, comma 6, della L. n. 604 del 1966, art. 3 e dell’art. 2119 c.c., nonchè omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, per avere la sentenza impugnata cumulato l’indennità risarcitoria di cui alla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, comma 6, e l’indennità sostitutiva del preavviso e per aver ritenuto che il ritardo nell’intimare un licenziamento disciplinare possa trasformare in giustificato motivo soggettivo quella che ontologicamente è una giusta causa di recesso.
4. Per esigenze di priorità logico-espositiva va inizialmente esaminato il primo motivo del ricorso di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A., che si rivela infondato.
Sempre alla luce della giurisprudenza di questa S.C., il criterio dell’immediatezza va inteso in senso relativo, poichè si deve tener conto delle ragioni che possono far ritardare la contestazione, tra cui il tempo necessario per l’espletamento delle indagini dirette all’accertamento dei fatti e la complessità dell’organizzazione aziendale; la valutazione in proposito è riservata al giudice di merito (cfr., per tutte e da ultimo, Cass. n. 1248/16 e Cass. n. 281/16).
Per il resto le ulteriori argomentazioni svolte in ricorso sostanzialmente sollecitano, ad onta dei richiami normativi in esso contenuti, una rivisitazione nel merito della vicenda e delle risultanze processuali affinchè se ne fornisca un diverso apprezzamento.
Si tratta di operazione non consentita in sede di legittimità, ancor più ove si consideri che in tal modo il ricorso finisce con il riprodurre (peraltro in maniera irrituale: cfr. Cass. S.U. n. 8053/14) sostanziali censure ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, a monte non consentite dall’art. 348-ter c.p.c., commi 4 e 5, essendosi in presenza di doppia pronuncia conforme di merito basata sulle medesime ragioni di fatto circa la ritenuta tardività della contestazione disciplinare.
5. E’ altresì infondato il secondo motivo del ricorso incidentale, sia pure correggendosi nei sensi che seguono (ex art. 384 c.p.c., u.c.), la motivazione resa dalla sentenza impugnata.
I requisiti affinchè al dipendente licenziato spetti l’indennità sostitutiva del preavviso sono: a) recesso dal rapporto effettuato senza preavviso dal datore di lavoro; b) assenza di giusta causa.
Esiste il primo perchè, premesso che è pacifico che si è trattato d’un licenziamento senza preavviso, una volta applicata la tutela meramente indennitaria di cui alla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18 il giudice dichiara risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento medesimo.
Dunque, al lavoratore non è stato dato preavviso, nè la risoluzione del rapporto è stata in qualche modo posticipata rispetto alla data di intimazione del licenziamento, che resta un licenziamento in tronco.
Sussiste altresì il secondo requisito, poichè la violazione della L. n. 300 del 1970, art. 7 importa l’impossibilità, per il datore di lavoro, di far valere l’eventuale giusta causa di recesso che pur poteva, in ipotesi, essere ravvisabile.
Valga a riguardo l’insegnamento maturato fin da Cass. S.U. n. 4844/94 (e sempre seguito dalle successive pronunce della Corte): il licenziamento disciplinare intimato senza la previa osservanza delle garanzie procedimentali stabilite dall’art. 7 cit. non è nullo, ma soltanto ingiustificato, nel senso che il comportamento addebitato al dipendente, ma non ritualmente fatto valere attraverso quel procedimento, non può, quand’anche effettivamente sussistente e rispondente alla nozione di giusta causa o giustificato motivo, essere addotto dal datore di lavoro per sottrarsi all’operatività della tutela (reale o meramente obbligatoria) apprestata dall’ordinamento nelle diverse situazioni o all’onere del preavviso ex art. 2118 c.c..
In ciò la tutela indennitaria di cui all’art. 18, comma 6, cit. (applicata nel caso di specie) sostanzialmente non si distingue (se non per la mancanza dell’alternativa della riassunzione) da quella prevista dalla L. n. 604 del 1966, art. 8 di guisa che, in virtù di consolidata giurisprudenza (cfr. Cass. n. 23710/15; Cass. n. 22127/06; Cass. n. 13732/06; Cass. n. 13380/06), al lavoratore spettano entrambe le indennità in tutti i casi in cui il licenziamento, ancorchè ingiustificato, abbia comunque determinato l’estinzione del rapporto.
Nè può supporsi una sorta di duplicazione di trattamento economico, diversa essendone la ratio: l’una mira a ristorare il lavoratore del disagio conseguente alla necessità di reperire nuova occupazione il secondo,, mentre l’altra è una penale determinata dal legislatore a fronte dell’illegittimo recesso (v. Cass. n. 13732/06, cit.).
6. Il ricorso principale di S.L.U.F. tutto incentrato sulla violazione e falsa applicazione degli artt. 72, comma 4, e allegato 6 e 71 lett. c) c.c.n.l. 8.12.07 per i quadri direttivi dipendenti da aziende di credito – è improcedibile per mancata produzione, nel testo integrale, del c.c.n.l. medesimo.
Invero, per costante giurisprudenza (cfr., ex aliis, Cass. n. 4350/15; Cass. n. 2143/2011; Cass. 15.10.10 n. 21358; Cass. S.U. 23.9.10 n. 20075; Cass. 13.5.10 n. 11614), nel giudizio di cassazione l’onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi – imposto, a pena di improcedibilità del ricorso, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, – è soddisfatto solo con la produzione del testo integrale della fonte convenzionale, adempimento rispondente alla funzione nomofilattica della Corte di cassazione e necessario per l’applicazione del canone ermeneutico previsto dall’art. 1363 c.c..
Nè a tal fine basta la mera allegazione dell’intero fascicolo di parte del giudizio di merito in cui tale atto sia stato eventualmente depositato, essendo altresì necessario che in ricorso se ne indichi la precisa collocazione nell’incarto processuale (v., ex aliis, Cass. n. 27228/14), il che nel caso in esame non è avvenuto.
rigetta i ricorsi e compensa le spese del giudizio di legittimità. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti principale e incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i rispettivi ricorsi, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 Cass. 
 art. 71
 art. 18
 sentenza 
 art. 7
 sentenza 
 art. 7
 art. 3
 sentenza 
 art. 18
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 360
 art. 384
 sentenza 
 art. 18
 art. 7
 Cass. 
 art. 2118
 art. 8
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 art. 13