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Leonora Pugliese
1 associazione amici dei musei di monza e brianza onlus Progetto Humanitas Gli Uomini Illustri GIUSEPPELONGHI & RAFFAELLOMORGHEN l incisione neoclassica di traduzione Arengario di Monza e Saletta Reale della Stazione 11 aprile - 16 maggio 20102 associazione amici dei musei di monza e brianza onlus Consiglio Direttivo Gigi Caregnato presidente Franca Cantù vice-presidente Maria Grazia Angaroni segretaria Adriano Bertazzi consigliere Giancarlo Biassoni consigliere Beppe Colombo consigliere Laura Fumagalli consigliere Angela Migliavacca consigliere Luciana Versolatti consigliere Livia Porta presidente onorario Comune di Monza: Marco Mariani, Sindaco Alfonso Di Lio, Assessore alla Cultura Sergio Conti, Dirigente Settore Cultura Enti prestatori: Musei Civici di Monza Accademia di Belle Arti di Brera Raccolte storiche. Gabinetto Disegni e Stampe Comune di Milano Biblioteca Comunale Centrale - Palazzo Sormani Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli Ordine Costantiniano di San Giorgio - Parma Restauri: Lucia Tarantola - Milano, Francesco Rizzo - Canzo Assicurazioni: INA Assitalia, Agenzia Generale di Monza Comunicazione: CLP Milano & Ufficio Stampa del Comune di Monza Trasporti: I.V.N.D. - Monza Fotografie: Eurofotocine - Monza, Studio Saini - Carate B., Studio Peverelli - Lecco, Foto Saporetti - Milano Fotolito e stampa: Multigraphic - Arcore Associazione Amici dei Musei di Monza e Brianza 2010 Mostra a cura di Alberto Crespi Commissione di consulenza: Accademia delle Belle Arti di Brera: Francesca Valli, Rolando Bellini Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli : Giovanna Mori Musei di Monza: Dario Porta, Francesca Milazzo Si ringraziano: Comune di Monza: Elda Paleari, Capo Servizio Attività e Beni Culturali Cinzia Ercoli Provincia di Monza e Brianza: Dario Allevi, Presidente Enrico Elli, Assessore alla Cultura Regione Lombardia. Soprintendenza Beni Librari: Ornella Foglieni Biblioteca Centrale, Palazzo Sormani - Milano: Aldo Pirola, Direttore Daniela Bon, Bianca Girardi, Ufficio Conservazione Accademia di Belle Arti di Brera - Milano: Gabriele Mazzotta, Presidente Gaetano Mariani, Direttore Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli : Claudio Salsi, Direttore Eleonora Vaccari, funzionario responsabile Nora Camesasca, Bruno Daita Ordine Costantiniano di San Giorgio - Parma: Principe Diofebo Meli Lupi di Soragna, Presidente del Consiglio Generale Francesca Mazzoli Intesa Sanpaolo Private Banking S.p.A. Marco Arobba, Presidente I.V.N.D. - Monza Renato Rasero, INA Assitalia, Agenzia Generale di Monza i collezionisti privati. Custodia: Giuseppe Lucifero (Arengario) e a.a.m.m.b. (Saletta) Allestimento: Sergio Insana, Valmer Bordon3 Nella primavera 2010 l Arengario diviene ancora una volta teatro di un importante evento culturale di grande risonanza: grazie alla collaborazione tra l Associazione Amici dei Musei di Monza e Brianza onlus, che dimostra anche in questa occasione la validità del proprio impegno a favore della città e delle arti, e le istituzioni comunali coinvolte si viene infatti a realizzare il progetto, da tempo oggetto di interesse e studio, di una grande mostra di stampe antiche dedicata ai due maggiori protagonisti della stagione neoclassica italiana, Giuseppe Longhi, monzese, e Raffaello Morghen. Grazie alle ricerche del curatore Alberto Crespi e alla disponibilità di enti e privati collezionisti, Monza ospita una rassegna significativa in grado di dare un valido contributo agli studi sull argomento. In qualità di Assessore alla Cultura sono quindi particolarmente soddisfatto nel vedere esposte, all interno del percorso della mostra, alcune significative opere di proprietà dei Civici Musei, detentori come è noto di un cospicuo patrimonio di stampe antiche, così come sottolineo quasi un evento nell evento la restituzione alla fruizione del pubblico della prova di lastra di Giuseppe Longhi che riproduce il celeberrimo Sposalizio della Vergine di Raffaello, restauro promosso dagli Amici dei Musei e finanziato da un mecenate proprio in occasione della mostra. prof. Alfonso Di Lio Assessore alla Cultura 1. SAMUELE JESI. Ritratto dal vero di Giuseppe Longhi. Musei di Monza 34 L Associazione Amici dei Musei di Monza e Brianza ha promosso con entusiasmo, di concerto con il Comune di Monza - Assessorato alla Cultura e Musei Civici, questa mostra dedicata al confronto tra due giganti dell incisione in epoca neoclassica: il monzese Giuseppe Longhi, titolare per trent anni della cattedra di calcografia all Accademia di Brera, e il suo omologo a Firenze Raffaello Morghen. La mostra darà modo di ammirare uno straordinario panorama di opere di grande valore tecnico ed artistico e soprattutto di grande bellezza, che giunge fino a noi dalla più importante stagione dell arte italiana sull orizzonte internazionale: quella neoclassica che ci ha consegnato tra l altro la Villa Reale con i suoi gioielli e la Rotonda affrescata da Andrea Appiani (oggetto di un incisione presente in mostra). Abbiamo atteso questa rassegna per dieci anni, da quando lo studioso amico e socio della nostra Associazione Alberto Crespi pubblicò un fondamentale volume dedicato alla figura di Longhi e alla sua Scuola. Ciò che viene proposto oggi è il risultato del suo studio appassionato delle fonti e della sua capillare ricognizione dei materiali presso varie istituzioni, musei, collezioni pubbliche: l Accademia di Belle Arti di Brera, il Comune di Milano nei suoi luoghi-chiave di cultura, Biblioteca centrale Sormani e Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, i Musei civici monzesi e l Ordine Costantiniano di San Giorgio in Parma. Ringrazio, per la loro disponibilità al dialogo, le persone chiamate a presiedere e dirigere le istituzioni citate che hanno prestato opere per questa rassegna. La mostra però non sarebbe stata possibile senza l apporto di tanti collezionisti privati che con generosità hanno concesso di esporre le opere di loro proprietà. A loro va il nostro grazie. Sono grato anche gli amici soci che si sono prestati a garantire la copertura assicurativa della mostra e il trasporto in sicurezza delle opere e ringrazio anche chi, con l attenzione, il lavoro o la consulenza professionale, ha contribuito in vario modo alla miglior riuscita della rassegna. Ringrazio infine a nome dell Associazione Amici dei Musei di Monza e Brianza, in modo particolare, la dirigenza di Intesa San Paolo Private Banking per aver dato credito alla nostra iniziativa culturale e per aver elargito un generoso contributo finanziario che ha permesso la realizzazione della mostra. Gigi Caregnato Presidente Associazione Amici dei Musei di Monza e Brianza 45 Beppe Colombo FORTUNA MONZESE DI GIUSEPPE LONGHI L interesse dei monzesi verso il loro illustre concittadino, considerato ai suoi tempi il più abile incisore, riflette l apprezzamento o meno della forma d arte dei cui fu maestro. La stampa di riproduzione di opere d arte, apprezzata in particolare nel clima neoclassico di imitazione dei capolavori antichi e rinascimentali, fu negletta quando la funzione di riprodurre dipinti fu assolta dalla fotografia. Anche ai nostri giorni l amore per la stampa originale, col suo segno nitido e casto sulla carta porosa che lascia intravedere la filigrana, col suo fascino di foglio impresso su una matrice incisa e inchiostrata, è cosa riservata più alla élite dei conoscitori di stampe che non al grande pubblico. Nel corso dei 180 anni che ci separano dalla sua morte vari fattori, anche occasionali, hanno creato variazioni alla fortuna di Longhi nella sua città natale. Quando Giuseppe Marimonti nel 1841 pubblicò le sue Memorie storiche della città di Monza era ancora viva la fama che circondò Longhi vivente e dedicò ampio spazio al ricordo del celebre incisore, riportandone anche l elogio funebre, e terminando con l apostrofe: La tua patria, o Longhi, ti è grata, e ti consacra questa pagina della sua storia. Bisogna giungere fino al 2002 per trovare almeno citato, nel volume Monza la sua storia, il nome di Longhi come incisore delle prime sei lastre dei Fasti napoleonici dipinti da Andrea Appiani. Fu la donazione fatta al Comune nel 1923 del Lascito Eva Galbesi vedova Segrè, ricco di dipinti ed anche di un numero impressionante di stampe, a ridestare l interesse locale verso questa forma d arte. Nel 1935 si allestì nell ala Nord della Villa Reale la Pinacoteca Civica che, oltre ai dipinti del lascito Segrè e alle testimonianze dei pittori ottocenteschi locali, riservava una sala alle incisioni, dove, accanto ai mobili in stile Maggiolini e alle ceramiche, erano esposte, tra le altre, le stampe del monzese Longhi. Nella Rivista di Monza del gennaio 1935 Piero Ciceri pubblicò l articolo Giuseppe Longhi calcografo celebre : si tratta di un ampia descrizione aneddotica della vita di Longhi, ripresa dalla biografia scritta dal monzese Giuseppe Beretta, uno degli allievi di Longhi. A testimonianza della fortuna locale del maestro ricordiamo che altri monzesi, oltre al Beretta, seguirono le sue orme, come Giovanni Bosisio e soprattutto il nipote Paolo Caronni. La sezione di stampe della Pinacoteca Civica ebbe vita breve. Nel dopoguerra dovette lasciare spazio alle nuove acquisizioni provenienti dal Premio Nazionale di Pittura Città di Monza. Per molti anni unica attestazione ufficiale dell interesse locale per il Nostro è stata la presenza, nella sala Giunta del Municipio, del suo capolavoro d incisione tratto dallo Sposalizio della Vergine di Raffaello. La grande stampa spicca sulla boiserie su un lato della sala mentre al lato opposto si trova la stampa, sempre tratta da Raffaello, del monzese Paolo Caronni: La visione di Ezechiello. In mancanza di una esposizione permanente delle stampe e in coincidenza con la progressiva riduzione degli spazi museali in città, a iniziare dagli anni Ottanta, la fortuna di Longhi riprende con mostre temporanee e pubblicazioni. Del 1980 è il volume L Ottocento a Monza, dall Appiani al Bucci, edito dalla Pro Monza, che dedica una pagina anche al Longhi. Anche l album Monza nelle sue stampe, sempre edito dalla Pro Monza nel 1985, fa un omaggio al Longhi, anche se non si tratta di vedute monzesi. È del 1984 la prima monografia intitolata Giuseppe Longhi, incisore monzese. L iniziativa benemerita, anche se editorialmente un po gracile, è dell Università Popolare Monzese. Il volumetto riproduce 27 incisioni ed è accompagnato da un testo 56 sulla vita e le opere di Longhi a cura di Attilio Bergomi e Angelo Ottolini. Ricordiamo che questi due autori hanno contribuito a un primo riordino della raccolta comunale di stampe, come collaboratori del professor Paolo Bellini. Soltanto nel 1999, per iniziativa del Lions Club Monza Host, si giunge a una pubblicazione, documentata scientificamente ed elegante editorialmente, dedicata al grande incisore e alla sua scuola. Il volume, curato da Alberto Crespi, si intitola: Giuseppe Longhi e la scuola d incisione dell Accademia di Brera. La prima parte del volume, seguendo la biografia dell artista, dà una visione completa della sua opera grafica; la seconda parte è una rassegna inedita degli allievi e di altri artisti di quell epoca. Il rinnovato interesse per Longhi è testimoniato anche dalle mostre di incisioni che recentemente si fanno più frequenti. In occasione della mostra Mostrarsi e apparire. Cento ritratti dalle collezioni civiche monzesi, nel 2008, i Musei Civici pubblicano il volume La Raccolta di Stampe dei Musei Civici di Monza, che dà il giusto risalto anche a Longhi, con l analisi di alcune opere esposte all Arengario. Ma il vero omaggio di Monza a Longhi è la presente mostra, che si auguriamo sia premessa per una degna rivalutazione di questo importante maestro della calcografia europea. 2. GIUSEPPE BERETTA Ritratto di Giuseppe Longhi In controfrontispizio nella biografia di G. Beretta, 1837 Modoetia Carta, Monza 67 Alberto Crespi GIUSEPPE LONGHI & RAFFAELLO MORGHEN L incisione neoclassica di traduzione: Introduzione RAGIONI E STRUTTURA DI UNA MOSTRA Il progetto della rassegna che qui si presenta risale ad una decina d anni fa, contestualmente alla pubblicazione della monografia dedicata da chi scrive all incisore monzese Giuseppe Longhi e alla sua scuola in Accademia di Brera, lavoro la cui preparazione costò mesi e mesi di ricerche presso gli archivi delle istituzioni preposte alla conservazione del patrimonio cartaceo e lunghe ricognizioni presso raccolte pubbliche e private, con l appoggio di persone amiche e di grande sensibità. Alternanze e mutamenti legate alle vicende della pubblica amministrazione rimandarono di volta in volta la realizzazione di un ampia mostra che si percepiva come naturalmente conseguente all edizione del volume, essendo accessibili molti materiali di pregio ed allertati gli enti che vi avevano collaborato. Oggi soltanto, grazie all impegno dell Associazione Amici dei Musei di Monza e Brianza e alla disponibilità dell Assessorato alla Cultura del Comune di Monza, si giunge ad offrire al pubblico un significativo novero di opere comprendenti celebri capolavori dell incisione neoclassiva, rendendo l onore dovuto ai grandi interpreti di quella splendida stagione creativa che seppe esportare il gusto italiano in tutti i centri della cultura occidentale. E Monza, sede di una delle più importanti testimonianze dell architettura neoclassica, la Villa del Piermarini, a sua volta scrigno per una numerosa collezione di stampe pervenuta dal lascito Segre, si pone come luogo d elezione per un omaggio al celebre incisore che vi nacque e all incisione neoclassica di traduzione. La mostra è stata da sempre pensata e voluta per sollecitare allo studio che nasce dalla possiblità di un inedito confronto diretto tra due interpreti, rivali a distanza con reciproca stima, e tra scuole che seppero dialogare in modo proficuo nonostante l allora problematica lontananza geografica. Infatti, i nomi cui questa rassegna è intitolata son due: a quello di Giuseppe Longhi, titolare per tre decenni di quella cattedra d incisione in Accademia di Brera che ebbe risonanza europea, si affianca quello celeberrimo di Raffaello Morghen, napoletano di nascita, di pochi anni maggiore d età di Longhi e massimo incisore di traduzione tra Roma e Firenze. Le vicende dei due Maestri s intrecciarono sull orizzonte della produzione artistica internazionale tra 1790 e 1830, spostando questi termini di almeno un decennio prima e di uno dopo se si considerano gli esordi e l attività indotta presso le rispettive scuole. I loro allievi, o meglio discepoli, trasfusero infatti l insegnamento ricevuto tra di loro e nelle Accademie italiane e straniere verso le quali si diressero i loro magisteri. Considerata nel suo complesso, la stagione creativa del bulino neoclassico porge un panorama creativo straordinariamente esteso e di ragguardevole qualità media. L intelligenza della pittura, la sapienza nella composizione, la perizia nell ornato e la conoscenza di una tecnica obbiettivamente difficile nelle più riposte pieghe furono i cardini sui quali s imperniò il lavoro di uno stuolo di artefici. Tali caratteristiche doti qualificarono il lavoro dei singoli avendo una ricaduta positiva sulle stesse Accademie di formazione. La scuola milanese e quella fiorentina in particolare gareggiarono nel produrre edizioni di pregio che consentirono al pubblico di conoscere, attraverso le stampe, i capolavori della pittura e della scultura italiane conservati nei musei e nelle grandi collezioni. In circolazione presso una élite internazionale, col nome del dedicatario in frontespizio, quei volumi monumentali, essi stessi capolavori dell arte della stampa, 78 recarono lustro alla tradizione artistica italiana, ai curatori e alle figure mecenatizie. Le classiche stampe ornarono al pari delle pitture e delle statue le dimore di prestigio, spesso contese ad alto prezzo e godendo di un ampio mercato. Il livello del gusto caratteristico della stagione neoclassica le tenne nella massima stima poiché erano considerate nel loro esatto valore tecnico ed artistico, mettendole relativamente al riparo dall oblio che scendeva di stagione in stagione sulle pitture. È anche perciò che l incisione neoclassica è giunta fino a noi, pur consegnata ad un supporto altamente deperibile, in quantitativi atti a ricostruire con buona esattezza i cataloghi dei singoli artisti e le coordinate della loro diffusione. Tra Italia, Francia e Inghilterra si instaurò una rete di trasmissione di dati che rese possibile il confronto a livello di tecniche e una cospicua circolazione di esemplari. Le occasioni fecero il resto. Longhi esportò il proprio Napoleone e il ritratto Beauharnais ma acquisì per l Accademia di Milano le più belle prove degli specialisti francesi e inglesi, muovendosi con perizia, sorretto da una inesausta curiosità per il bello. Favorì la conoscenza di Rembrandt in Italia andando a Parigi a studiare le sue stampe e piegando il proprio ductus per la miglior trascrizione degli originali. E a Parigi ricevette commissioni istituendo quindi canali privegiati alla diffusione della propria immagine e del proprio verbo incisorio. Il suo volume dedicato alla Calcografia riflette comunque, al di là di ogni possibile critica, una conoscenza vastissima della materia e dei suoi interpreti di ogni nazione. 3. GIUSEPPE LONGHI Napoleone alla battaglia d Arcole, 1798, da Gros. Accademia di Brera, Gabinetto Disegni e Stampe 89 4. GIUSEPPE LONGHI Ritratto di Eugenio Beauharnais, 1814, da François Gérard. Raccolta Bertarelli, Milano Le stampe presenti nella mostra odierna sono state scelte da varie collezioni pubbliche e private al fine di ricostruire per i visitatori, per quanto possibile, il clima dell intelligenza in cui nacquero. Il loro numero è stato, se pur a malincuore, limitato, oltre che da ragioni organizzative e di spazio, al fine di conferire ad ogni foglio o ad ogni gruppo coerente, ad ogni famiglia di stampe - potremmo dire - un congruo spazio per la lettura. La mostra si suddivide a grandi linee in otto sezioni dedicate rispettivamente all opera incisa del monzese Giuseppe Longhi, all opera di Raffaello Morghen tra Roma e Firenze, ai collaboratori e agli allievi di Longhi a Brera, ad alcuni tra i maggiori allievi di Morghen, ad una campionatura del ciclo dei Fasti napoleonici e del ciclo dei Quadroni di San Carlo ambedue diretti da Longhi, ad una selezione della ritrattistica dell epoca, alle prove di lastra, a volumi dell epoca e a documenti mai prima d ora esposti. Non si son volute privilegiare esclusivamente le stampe celebri, anche se ciò avrebbe facilitato la lettura complessiva, ma in ogni sezione - e soprattutto nelle prime quattro - s è voluto affiancare ai capolavori stampe più rare o curiose. Accanto alle più celebrate stampe di Longhi come il Napoleone ad Arcole, la Galatea, lo Sposalizio della Vergine, il grande ritratto di Eugenio di Beauharnais, le Delizie materne e la Madonna del lago, si è dato spazio ai bellissimi saggi e traduzioni da Rembrandt ed una serie di ritratti, da quello di Washington a quello del Barone Bruder, a quello insuperato di Francesco I d Austria, ma si è trovato posto anche per la stampa che descrive il tavolino mobile per intagliatori di sua invenzione, per una delle 910 poche litografie da lui eseguite e per l ultima delle sue stampe, quella rappresentante le tre età dell uomo, incisa a corredo del citato volume dedicato alla Calcografia, pure presente in una rara copia in mostra. Parimenti per Raffaello Morghen del quale, accanto ai massimi capolavori come la Cena e il Generale Moncada a cavallo, il Parnaso e la Caccia di Diana sono esposte stampe di particolare interesse come La famiglia Holstein-Beck e i potenti ritratti dei grandi letterati italiani, ma anche l ultima redazione in piccolo della Madonna della seggiola. Degli allievi sì è generosamente ricostruita la più ampia attività, del monzese Paolo Caronni in ispecie, con il leggiadro ciclo del Ratto d Europa e con la Visione d Ezechiello messa a confonto diretto con quella incisa da Longhi; di Garavaglia con l ineffabile Riposo in Egitto e con la grande traduzione della Madonna della Seggiola ma anche con il piccolo e raro ovale della Danza degli amorini alla puntasecca, posto accanto alla medesima trascrizione dall Albani ad opera di Francesco Rosaspina in un grande ovale; di Faustino e di Pietro Anderloni, di Bisi e Beretta, Caterina Piotti Pirola e Maurizio Steinla. La sezione di ritrattistica tratta da volumi di biografie del tempo trova posto quasi integralmente nelle vetrine della Saletta Reale. In una sezione dagli intenti didattici si è dato spazio a rarissime e affascinanti prove di lastra ad opera di Caronni, Perfetti e Longhi (di cui grazie all apporto di un mecenate è stata finalmente restaurata la prova dello Sposalizio nella collezione dei Musei civici di Monza). Tra i documenti spiccano quelli del Cavalierato dell Ordine Costantiniano di San Giorgio conferito a Longhi da Maria Luigia d Austria, concessi eccezionalmente all esposizione dalla Presidenza dell Ordine Costantiniano in Parma. Il Gabinetto dei disegni e stampe dell Accademia di Belle Arti di Brera, la Raccolta delle stampe Achille Bertarelli al Castello Sforzesco e la Biblioteca comunale centrale di Palazzo Sormani a Milano, con i Musei civici di Monza, sono le istituzioni che hanno conferito alla mostra cospicui prestiti di importanti e rare stampe. Ai funzionari preposti, che con cortesia hanno risposto alle richieste di materiali, giunga il ringraziamento personale del curatore e dell Associazione promotrice. E un particolare grazie vada a quanti hanno in primo luogo creduto nella possibilità di realizzare questa iniziativa espositiva; a quanti collezionisti privati e amici veri l hanno resa realtà, con la simpatia con la quale hanno accolto l annuncio della mostra, ben sapendo quel che ne consegue, e con la immediata e generosa disponibilità al prestito delle più belle stampe che ornano le loro dimore; infine a quanti hanno garantito la copertura assicurativa e il trasporto dei materiali e a quanti han prestato la loro opera all allestimento nelle due sedi. Al volume citato in apertura si rimanda per un più ampio svolgimento della materia per quanto attiene l ambiente milanese, per diffuse biografie degli incisori e per una bibliografia completa. L apparato iconografico del presente catalogo, al di là della presenza di opere d eccellenza per un bilanciato confronto tra i due capiscuola, ha volutamente privilegiato le stampe rintracciate lungo il più recente periodo di ricerche, comprendendone alcune di difficile reperimento, inedite o significative per esemplificare i diversi passaggi esecutivi nella redazione di un soggetto o differenti approcci tecnici allo stesso. A questo proposito, ad esempio, si presentano in mostra i quattro stati dello Sposalizio della Vergine di Longhi e le varie redazioni della Madonna della seggiola con le due ad opera di Morghen e quelle di Garavaglia e Perfetti. Al di là di ciò, si è cercato di offrire ai lettori immagini tangibili di vera bellezza, tentando di trasmettere al tempo stesso la passione che sottende la ricerca e lo studio di opere tra le più raffinate che l arte abbia concepito per rappresentare se stessa. Un grazie agli amici senza la generosità dei quali questa mostra non sarebbe stata possibile e in particolare Paolo Migliavacca, Franca Cantù, Cinzia Paraboschi, Patrizia Restelli, Giovanni e Paola Radaelli, Elio e Lorena Giroletti, Luisa Ventura, Monica Confalonieri, le famiglie Cattaneo, Ferraro, Maroni, Motta e Crespi, Volpati, De Giacomi, sorelle Casati, Flavio e Gianfranco Scotti, Corrado Catania. 1011 PAROLE-CHIAVE In una pagina del Giornale di Giuseppe Longhi, tra le notizie e gli impegni assolti e da assolvere, in data 7 novembre 1821, leggiamo: scritto a Velten accusandogli la ricevuta della cambiale - che aveva ancora 7 prove del P.(rincipe) Eugenio (1 colla bordura ed il solo nome mio alla punta a 350, 1 idem in carta della China a 365, 1 senza bordura col mio nome a 380, 4 senza bordura e senza nome a 400). Più offertogli dei corpi degli Ill(ustri) Italiani col ribasso del 40% e Scritto a Bardi le condizioni per l incisione delle Delizie materne, come stanno nel registro vendite, e scrittogli di stampare altri 50 Sposalizi oltre i 10 ultimamente stampati e non ancora spediti e poco oltre, in data 3 dicembre: Scritto a Calendi della spedizione col corriere d una cassetta contenente le prove d autore ( ) di Giovanna d Aragona speditami da Laurent di Parigi per Morghen e più due Sposalizi. e ancora: Scritto a Gio, Velten che Anderloni era tuttora ammalato a Brescia. In poche righe si ritrovano i nomi e alcuni dati essenziali attorno ai quali ruota la nostra mostra dedicata all incisione neoclassica di traduzione. Vi si cita la stampa in folio grande dedicata al Principe Eugenio di Beauharnais, lavoro che aveva conferito a Longhi ancor più grande prestigio, per la perfezione raggiunta nell incisione, ma che gli 5. GIUSEPPE LONGHI Ritratto di Lady Burghersh e di suo figlio o Le delizie materne, 1823, da Thomas Lawrence. 1112 aveva causato anche problemi, tra cui il sequestro della lastra, intervenuti alla transizione dal dominio francese a quello austriaco nella Milano del Si precisa inoltre l esistenza di varie prove di stampa, come era solito, attribuendo loro prezzi differenti, come diversi erano i riscontri nelle vendite del tempo, riportati dai compilatori nei vari manuali per collezionisti allora in circolazione, repertori ai quali un esperto come Giuseppe Longhi trasmetteva dati. Si fa cenno al corpus biografico degli Illustri Italiani (che sarà seguito nel 1822 da quello degli Uomini Illustri d ogni paese ) edito da Niccolò Bettoni tra 1812 e 1820, al quale Maestro e allievi avevano collaborato incidendo un ampia serie di ritratti: basti citare quelli di Dandolo e di Washington a firma di Longhi. Appare il nome di Luigi Bardi, litografo, disegnatore e direttore di una Calcografia in Firenze, al quale Longhi si era già rivolto nel 1820 per stampare una tiratura del proprio Sposalizio della Vergine, traduzione della pala di Raffaello a Brera. Allo stesso Bardi Longhi chiede di curare la stampa di un altra delle sue incisioni, Le delizie materne, forse la più amata dal pubblico, tratta dall effigie di Lady Burghersh, moglie del plenipotenziario di Sua Maestà britannica presso il Granduca di Toscana, dipinta, con il figlio in braccio, da Thomas Lawrence: un quadro di ammaliante raffinatezza per Longhi - che apprezzò sempre e collezionò opere di bella pittura. E, accanto, il nome di Raffaello Morghen, celebre titolare della cattedra d incisione dell Accademia di Firenze, il quale, con un atteggiamento scevro da gelosia, si era premurato di facilitare al collega milanese un accesso in qualche 6. RAFFAELLO MORGHEN Ritratto di Giovanna d Aragona, da Raffaello. 1213 modo privilegiato al proprio stampatore nel capoluogo del Granducato toscano. L incisione del citato ritratto raffaellesco di Giovanna d Aragona risale all ultimo decennio dell attività creativa di Morghen ed è l ultima opera da lui prodotta per l edizione del Museo Francese diretta da Laurent, istituzione per la quale aveva lavorato anche Longhi. Infine compare il nome di Pietro Anderloni, calcografo bresciano tra i più stretti e validi collaboratori di Longhi a Milano, autore di stampe di traduzione e ritratti di gran pregio tra i quali quelli di Longhi e di Andrea Appiani. A lui si rivolgeva Longhi per esser sostituito in Accademia nel momento in cui si assentava per ragioni di lavoro, giusto per recarsi a Firenze. 7. PIETRO ANDERLONI Ritratto di Andrea Appiani, PIETRO ANDERLONI Ritratto di Giuseppe Longhi,14 DUE VICENDE ALLO SPECCHIO Quella pagina del Giornale di Longhi è lo specchio di una vita interamente dedicata ad un lavoro di altissimo livello tecnico e artistico, immersa comunque nel quotidiano rincorrersi degli eventi della cronaca spicciola, ma capace anche di leggere il dipanarsi della storia di un epoca non facile. Uomo di mondo, come lo definirono i suoi biografi, ma evidentemente guardingo nelle proprie relazioni, Giuseppe Longhi, conscio della propria valentia di professore e in pratica senza rivali a livello tecnico, riuscì ad attraversare sostanzialmente indenne il difficile tornante tra epoca napoleonica e Restaurazione. Ricco di slanci in gioventù, e generoso lungo tutto l arco della sua vita, fu ammirato e grandemente rispettato ai suoi tempi, non senza subire attacchi dalla critica. In ogni modo, la considerazione di cui godeva il suo magistero dovette essere amplissima se è vero, com è vero, che la sua scuola presso l Accademia di Brera fu probabilmente la più ambita a livello europeo, capace di formare tra 1798 e 1830, lungo tre decenni d attività del docente monzese di nascita, un vero stuolo di allievi e continuatori del suo verbo incisorio. Oltre ai dati dei documenti d archivio, è a Francesco Longhena e a Giuseppe Beretta, tra 1831 e 1837, che si devono notizie biografiche in forma encomiastica tipica del tempo, un primo itinerario all interno del lavoro dell artista e la pubblicazione dei nomi degli iscritti ai suoi corsi d incisione. Tra 1797 e 1800, data della pubblicazione, Raffaello Morghen lavora alla propria traduzione in folio grande dell Ultima cena di Leonardo nel cenacolo dei Domenicani a Milano, da un disegno di Teodoro Matteini che ci restituisce l immagine completa dell opera, prima dell apertura di quella porta che, al centro della parete, distrugge i piedi del Cristo. Sarà quella stampa che Johann Wolfgang Goethe avrà tra le mani quando, scrivendo all amico Karl Friedrich Zelter nel 1817, gli raccomanderà di osservarla con attenzione e venerazione, al fine di comprendere appieno la struttura e la bellezza dell opera vinciana. 9. RAFFAELLO MORGHEN Ultima Cena, 1800, da Leonardo da Vinci. 1415 1516 Nel 1811, un allievo di Longhi, il monzese Paolo Caronni, incide un ritratto di Raffaello Morghen da un suo autoritratto, stampa che costituisce certo un omaggio al calcografo fiorentino da parte della scuola milanese e un documento del passaggio di informazioni e di dati tra le due scuole, così come il travaso di allievi dall una all altra. In quella stessa primavera le pressioni di Longhi avevano contribuito a far acquisire l intero corpus incisorio di Raffaello Morghen proveniente dalla collezione privata di Giuseppe Bossi al patrimonio dell Accademia di Brera. Il fondo Morghen, conservato nelle Gabinetto dei disegni e stampe dell Accademia, sta oggi per esser compiutamente catalogato e studiato. CONTATTI OLTRALPE 10. PAOLO CARONNI Raffaello Morghen, Modoetia Carta, Monza Come Longhi, dopo un primo approccio e apprendistato alla scuola di Vincenzo Vangelisti a Brera, s era recato nel 1790 a Roma dove ancora lavorava Morghen prima d esser chiamato a Firenze, così vari alunni di Morghen vennero in seguito a Milano per conoscere Longhi, ormai titolare di cattedra, e perfezionarsi ai suoi corsi: tra gli altri il veronese Jacopo Bernardi, il veneziano Natale Schiavoni, il fiorentino Antonio Perfetti, premiato a Milano al Grande concorso del Longhi e Morghen avevano ambedue intrecciato validi contatti con l ambiente francese: il monzese dal 1801, convocato ai Comizi di Lione tra i trenta dotti scelti, accanto a Bossi, Appiani e Francesco Rosaspina. A Lione Longhi non si esime dal farsi pubblicità diffondendo copie della propria stampa Napoleone alla battaglia d Arcole, incisa nel 1798 su commissione di Gros. Vi esegue anche un ritratto del Primo Console che avrebbe poi inciso nel 1806 E l anno dopo a Parigi, in visita alle collezioni reali e agli studi dei pittori, David, Gérard, Gros, e degli incisori di riferimento, Bervic, Wille, Tardieu, Dutertre, intesse relazioni con gli editori del Museo Francese, Robillard, Péronville e Laurent per commissioni di lavoro e sceglie insieme con Bossi le stampe da acquisire per l Accademia di Milano. Morghen, per parte sua, incide il ritratto di Napoleone Imperatore nel 1804, da un disegno di Stefano Tofanelli, ed è già membro dell Institut de France. A Parigi nel 1812, avrebbe perfezionato i propri contatti: nominato Cavaliere della Legion d Onore, sarebbe stato invitato da Napoleone alla direzione di una scuola d incisione che, a causa degli eventis storici, non fu possibile realizzare. La soppressione degli ordini religiosi e le requisizioni napoleoniche avevano condotto nella capitale francese migliaia di capolavori della pittura e della scultura da tutta Europa: fatto che consentì, a livello iconologico, confronti prima impensabili tra opere, autori e scuole, costituendo altresì per gli incisori di traduzione una vastissima occasione di lavoro. Si può dire che 1617 nella capitale francese si aprì un vero e proprio cantiere al fine di riprodurre a disegno una quantità di opere mai fino ad allora disponibile in un sol luogo, e di portare a termine la monumentale edizione del Musée Napoleon. Con i colleghi francesi furono gli incisori italiani a produrre, se non il maggior numero di lastre, senz altro molte tra le più pregiate. Dunque, tra le diciture apposte alle incisioni eseguite tra 1804 e 1814 figura frequentemente l indicazione del Museo Francese come sede dell opera. Longhi ebbe incarico di riprodurre dipinti di scuola olandese come l Annuncio ai pastori di Govaert Flinck, seguace di Rembrandt, di Rembrandt stesso o a lui allora attribuiti, come Il buon Samaritano, Il filosofo in meditazione e Il filosofo in contemplazione, e vi si applicò con la passione dell intelligenza fino a divenire in Italia divulgatore prezioso dell opera incisa di Rembrandt attraverso la propria rilettura. In Accademia, in particolare, coinvolse i migliori allievi, come Bisi e Caronni, nello studio delle caratteristiche del segno del Maestro di Leida. Fu un alunnato a distanza - possiamo dire - il lavoro di Longhi, che condusse il Maestro di Brera a produrre incisioni di assoluto pregio, profondamente addentro nella comprensione delle tipicità rembrandtiane. Lo riscontriamo al grado massimo in fogli come Ritratto d uomo con libro in mano del 1804 e Borgomastro olandese del Attireranno Longhi anche Gerrit Dou e Jan Lievens, artisti dai chiaroscuri raffinati. LA FAMA DI MORGHEN 11. RAFFAELLO MORGHEN Napoleone Imperatore, 1804, da disegno di Stefano Tofanelli. A quell epoca Raffaello Morghen, di un lustro maggiore di Longhi, formatosi nell ambiente romano alla scuola del bassanese Giovanni Volpato, di cui sposò la figlia Domenica, era già celebre. Il primo catalogo delle sue opere risale al 1810, a cura del suo allievo e agente Niccolò Palmerini e vede una terza edizione aggiornata nel 1824 a Firenze, per i tipi di Pagni. L artista napoletano, fiorentino d adozione, precocissimo intagliatore con opere degne di nota già nel 1775, che aveva sulle spalle il lavoro di riproduzione delle antichità di Ercolano alla scuola del padre Filippo, che si era misurato con la Teologia, la Poesia e la Giurisprudenza dipinte da Raffaello, chiudeva l esperienza in Vaticano, iniziata dal Volpato, con la Messa di Bolsena per aprire nel 1784 alla pittura di Mengs incidendo il Parnaso di Villa Albani. Scorrere il catalogo di Morghen significa da questo punto 1718 passare in rassegna capolavori su grandi formati come la Caccia di Diana da Domenichino in Villa Borghese - senza tuttavia recedere da collaborazioni come quella con Giovanni Folo sulla Sacra Famiglia da Rubens, o come l Aurora dal Reni in Palazzo Rospigliosi, come il Riposo in Egitto e Il ballo delle Stagioni o sia il Tempo da Poussin e, su commissione Day, l Angelica e Medoro da un provocante originale di Teodoro Matteini. A seguire, la traduzione incisa del monumento a Clemente XIII di Canova e il superbo Generale Moncada a cavallo, dal Van Dyck conservato in Palazzo Braschi, del 1792, fino alla prima redazione della Madonna della seggiola, abbandonata a Roma, ripresa in diverso formato non appena Morghen si trasferì a Firenze e prima stampa ivi pubblicata nel L INVENZIONE DI LONGHI 12. RAFFAELLO MORGHEN. Il Generale Moncada a cavallo, 1792, da Van Dyck. A questa data Longhi è alle prese con i corsi in Accademia e solo agli inizi della sua attività: è l anno dello Studio d aquila nella sua natural grandezza da un disegno di Giocondo Albertolli, titolare della cattedra di Ornato a Brera, stampa che sarà inclusa dal professore nel terzo volume degli Elementi di Ornato. Longhi porta l abito talare, lavora fittamente a ritratti in miniatura e a lapis facendosi conoscere dalle famiglie monzesi e milanesi: i proventi si affiancano alla pensione governativa. Alla fine dell anno compie a proprie spese un proficuo viaggio a Roma, visitando e studiando tutto il possibile, sostando 1819 13. GIUSEPPE LONGHI Tavolino mobile per incisioni, in Atti della Società patriottica di Milano diretta all avanzamento dell agricoltura, delle arti e delle manifatture, Vol. 3 (1789). Milano: nell Imperial Monistero di S. Ambrogio Maggiore, Comune di Milano, Biblioteca Comunale Centrale, Palazzo Sormani sulla via del ritorno a Firenze e a Bologna. E si dedica ad un progetto che lo renderà celebre, facilitando la grama vita dei calcografi. Inventa infatti un tavolino il cui piano, dotato di una griglia sul lato inferiore, poggia in diversi punti e con la possibilità di ruotare su un perno, consente finalmente all intagliatore di abbandonare il cuscinetto sul quale fino ad allora posava la lastra per potervi far forza nell incidere con una gravosa pressione di polso e spalla. Il progetto del tavolino mobile per intagliatori ad utilità dell artista non meno che dell arte medesima - come conferma il biografo Francesco Longhena - è approvato dall Accademia di Vienna, premiato dalla Società Patriottica di Milano e pubblicato nei relativi Atti (tomo III, tavola 10 p. 374). È esattamente quanto serve per incrementare il formato delle lastre, e da quel giorno sarà adottato dagli incisori di ogni nazione e da ogni scuola. È il tavolino mobile che consente l intaglio agevolato di lastre fino ai 70 centimetri di lunghezza come nel caso del Cenacolo di Morghen o della Trasfigurazione, del ritratto di Eugenio Beauharnais e dello Sposalizio di Longhi, del Ratto d Europa e della Visione d Ezechiello di Caronni, tutti in folio grandi, fino al progetto di Longhi relativo addirittura ad una doppia lastra del formato del Cenacolo di Morghen per il proprio intaglio del Giudizio di Michelangelo. Va detto che l abilità, la bravura dell incisore non si verifica soltanto sulla tenuta fisica sul più ampio formato ma soprattutto sul dosaggio del segno, ben più sapiente e difficile, al fine di raggiungere un armonico equilibrio dell assieme, atto a restituire nella stampa tutte le caratteristiche chiaroscurali - e le suggestioni cromatiche cui l incisione di traduzione deve statutariamente ottemperare - del dipinto d origine. La maggior morbidezza generale - la pittoricità, in certo senso - di tutte le più importanti stampe di Longhi a partire dal Napoleone ad Arcole, rispetto a quelle di vasti formati incise da Morghen entro la metà dell ultimo decennio del Settecento e fino al Moncada compreso, si deve - oltre che alle peculiarità del segno della scuola milanese - anche e per certo alla disponibilità del tavolino mobile da parte del Maestro di Brera. OTTICA E CLIMI Ma - afferma il citato biografo e curatore del primo catalogo delle opere di Morghen, Niccolò Palmerini, in un ottica non tanto elogiativa quanto elaborata su cognizioni tecniche e termini di confronto - Dall epoca dell Aurora in poi le principali opere di lui sono di uno stile veramente grandioso e sublime, ed in particolar modo l Aurora, il Riposo, il Tempo ed il Cavallo, nelle quali tutte, oltre al mantenere il carattere dei rispettivi pittori, primo scopo di perito intagliatore, trovasi una condotta di taglio che sorprende, mentre ivi con bell impasto sono trattate le carnagioni, con molta intelligenza il piegare dei panni, con somma lucidezza i metalli, con infinito gusto il 1920 paese, l aria: e il pelo del Cavallo soprattutto è condotto in tutte le sue parti per lo stesso giro che ha in natura, cosa non ancor veduta in quel tempo, e che, non potendosi neppur dalla pittura ottenere, supplisce in certo modo, se mi è lecito, alla mancanza di colorito. A quello stile grandioso collegato al lavoro di Morghen, mutuato certo dal clima e dalla cultura visiva romana, Longhi, nella sua forma mentis, non pensa neppure un attimo. Le caratteristiche di misurata compostezza del neoclassicismo lombardo sono lungi dal magniloquente ed anche da quel grandioso che tutti gli artisti d oltralpe non faticano ad individuare nei siti italiani, naturalistici ed archeologici. Morghen aveva respirato l aria sulfurea di Ercolano e quella della Roma papale, Longhi invece quella lombarda, quell atmosfera leonardesca che farà vibrare nel tondo tratto dalla Madonna del Lago da Marco d Oggiono (ora a Greenville), ma che si sente anche nella traduzione del più composto Raffaello dello Sposalizio, nella dolcezza di fondo della pittura dell amato Reni o del più nascosto Carlo Dolci o dell appena più mosso Daniele Crespi dal quale è tratta la Deposizione (ora a Budapest). La stessa atmosfera di cui s era impregnato ed aveva impregnato la sua miglior pittura l amico Andrea Appiani, di poco più di un decennio maggiore di Longhi, essendo nato nel 1754, e presso il quale il calcografo monzese aveva abitato nei primi anni di Brera. Alla bellezza e alla necessità di quell atmosfera e di quell armonia Longhi aveva di nuovo votato e convinto i suoi allievi, Bisi, Beretta ma soprattutto Caronni, che mette al lavoro su una sequenza tra le più belle della pittura internazionale, quella serie magica in quattro scene del Ratto d Europa che, partendo da una dolcissima veduta lombarda - con il ponte visconteo all aprirsi del lago sotto i monti di Lecco - giunge ad immergersi nelle onde di un mare mitico. Pur trasformate teatralmente per privilegiare il primo piano figurale, le tempere di Appiani non perdono nella traduzione incisa quell aura tipica che le rende, ancor più che il Parnaso, squisiti esempi di poesia, senza che il peso della cultura che le ha generate le sovrasti e senza che il tempo ne abbia mai ragione. I FASTI NAPOLEONICI Il tributo a Napoleone fu pagato maggiormente, in forza della residenza, da Longhi, con la traduzione da lui diretta, dal 1807, dei Fasti appena dipinti a monocromo da Andrea Appiani per il Palazzo Reale milanese. A Longhi competono sei delle tren- 20 Vedere altro
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