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Timestamp: 2020-07-14 14:30:40+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1486 del 20/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1486 del 20/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/01/2017, (ud. 30/11/2016, dep.20/01/2017), n. 1486
sul ricorso 21128/2015 proposto da:
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTIGHESI 12,
C.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli
avvocati ANGELO MUSCO, PAOLO CANTILE, giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 5867/47/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI del 15/05/2015, depositata il 16/06/2015;
La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione ex art. 380-bis c.p.c., letta la memoria difensiva di parte controricorrente, osserva quanto segue.
1. Con unico motivo di ricorso, l’Agenzia delle Entrate deduce la “violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 e dell’art. 184 c.p.c.”, per avere la C.T.R. annullato l’intimazione di pagamento, e rimesso in termini la contribuente per l’impugnazione dell’avviso di accertamento notificatole personalmente (la cui impugnazione era stata respinta con sentenza della CTP divenuta definitiva), in considerazione della “truffa consumata in suo danno dal precedente consulente”, essendo invece necessario a tal fine “un evento non imputabile alla parte, come avviene nelle ipotesi di caso fortuito e di forza maggiore”, mentre nel caso di specie sarebbe ravvisabile una culpa in vigilando nei confronti del professionista incaricato.
2. La censura – peraltro non precisa nella indicazione delle norme violate – è infondata.
3. Invero, l’istituto della rimessione in termini ex art. 153 c.p.c., comma 2 – pacificamente applicabile anche al processo tributario, ed anche con riferimento alle decadenze ad esso esterne, come l’impugnazione degli atti impositivi (Cass. nn. 11664/16, 12544/15, 8715/14, 3277/12) – presuppone un fatto impeditivo della tempestiva proposizione della impugnazione, estraneo alla volontà della parte, e quindi non imputabile, della cui prova essa è onerata (Cass. nn. 23323/13, 19836/11), avente carattere di assolutezza, e non di impossibilità relativa, nè tantomeno di mera difficoltà, in rapporto causale determinante con il verificarsi della decadenza (Cass. 8216/13).
4. Da tali principi non si è discostato il giudice d’appello, che ha specificamente valorizzato, nello scrutinio di merito delle circostanze allegate dalla contribuente, la truffa perpetrata in suo danno, e segnatamente il fatto che costei non avesse in realtà conferito alcun mandato al precedente consulente, il quale “aveva falsamente attestato di aver definito l’avviso nonchè la successiva cartella”, ed aveva addirittura (come si riferisce anche in ricorso) “impugnato la cartella esattoriale apponendo la firma falsa della ricorrente”.
5. Al rigetto del ricorso segue la condanna alle spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo.
4. Non ricorrono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, in quanto per l’amministrazione pubblica opera il meccanismo della prenotazione a debito delle spese (cfr. Cass. S.U. n. 9338/14; conf. Cass. sez. 4-L, n. 1778/16 e 6-T n. 18893/16).
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5.600,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre rimb. forf., Iva e Cp come per legge.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 art. 21
 art. 7
 sentenza 
 art. 153
 Cass. 
 Cass. sez.