Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/05/29/incidente-mortale-sul-lavoro-e-colpa-omissiva-lobbligo-di-garantire-la-sicurezza-dei-lavoratori-in-cantiere-incombe-sempre-sul-datore-di-lavoro-anche-durante-la-pausa-lavoro/
Timestamp: 2019-09-22 20:15:37+00:00

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Incidente mortale sul lavoro e colpa omissiva: l’obbligo di garantire la sicurezza dei lavoratori in cantiere incombe sempre sul datore di lavoro anche durante la pausa-lavoro. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Incidente mortale sul lavoro e colpa omissiva: l’obbligo di garantire la sicurezza dei lavoratori in cantiere incombe sempre sul datore di lavoro anche durante la pausa-lavoro.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza di legittimità n. 23140/2019 – depositata il 27.05.2019, trasmessa all’Ufficio del Massimario come da annotazione inserita nel frontespizio, con la quale la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul tema della responsabilità penale del datore di lavoro titolare di specifica posizione di garanzia per la tutela dell’incolumità dei propri operai.
La sentenza affronta i temi noti agli operatori di diritto della responsabilità omissiva per colpa (generica e specifica) del datore di lavoro, anche rispetto agli obblighi gravanti sul committente e della interruzione del nesso di causalità per condotta abnorme del lavoratore.
L’incidente mortale occorso al lavoratore, l’imputazione ed il giudizio di merito.
Il caso sottoposto al vaglio di legittimità riguarda l’incidente mortale verificatosi ai danni del lavoratore dell’impresa precipitato da una terrazzina collocata ad otto metri dal suolo, mentre srotolava la guaina di coibentazione del lastrico nella quale veniva allestito il cantiere di lavoro privo delle apposite impalcature e parapetti che avrebbero scongiurato la caduta mortale.
All’imputato è stato contestato, nella sua qualità datoriale, di non aver approntato tutte le necessarie misure di sicurezza idonee ad evitare la caduta dell’operaio dall’alto, la cui predisposizione avrebbe scongiurato l’evento avverso.
Nel giudizio di merito è stato accertato che il lavoratore deceduto, dotato dell’unico presidio di sicurezza delle cinture con le relative imbracature, prima perdere l’equilibrio era intento a compiere un’attività di coibentazione quando, avvicinandosi di spalle al margine esterno della terrazzina, cadeva impattando al suolo con la parte occipitale della testa.
La Corte di appello di Salerno giudicando in sede di rinvio dalla Cassazione, riformava la sentenza di condanna dell’imputato inflitta dal Tribunale di Larino limitatamente al trattamento sanzionatorio, confermando l’affermazione di penale responsabilità in ragione della omissione sopra censurata.
Avverso la sentenza della Corte territoriale di Salerno il giudicabile interponeva ricorso per cassazione articolando numerosi motivi di censura incidenti sulla valutazione della condotta della parte datoriale e del lavoratore per il cui apprezzamento si rimanda alla lettura dell’allegata sentenza in commento.
Il Supremo Collegio ha rigettato sia il ricorso dell’imputato, sia quello presentato dal Procuratore Generale presso la Corte di appello di Salerno.
Di seguito si riportano i passaggi estratti dal compendio motivazionale della sentenza di maggiore interesse per gli operatori di diritto in tema di responsabilità penale del datore di lavoro per condotta omissiva:
Sulla responsabilità del datore di lavoro appaltatore concorrente con quella del committente.
“Osserva il Collegio, al riguardo, che la normativa richiamata è stata introdotta per ampliare – non certo per restringere – la sfera di tutela del lavoratore e dei luoghi di lavoro, espandendo – non certo limitando – le figure di garanzia e gli obblighi ad esse relativi, particolarmente avvertiti qualora i lavori da eseguire siano complessi o prevedano interferenze tra i vari soggetti coinvolti. Ecco dunque il Piano di Sicurezza e Coordinamento (i cui contenuti minimi sono definiti dagli artt. 2, 3 e 4, d.P.R. n. 223), redatto dal committente o dal responsabile dei lavori; il Piano di Sicurezza Sostitutivo, redatto a cura dell’appaltatore e del concessionario; il Piano Operativo di Sicurezza, redatto da ciascun datore di lavoro delle imprese esecutrici (l’omissis, nel caso di specie); strumenti che, all’evidenza, non si sostituiscono, ma si integrano, nell’ottica di una messa in sicurezza del cantiere che il legislatore tende a garantire sempre con maggiore rigore. Come confermato, del resto, dalla giurisprudenza di questa Corte, che ha delineato gli ambiti di responsabilità anche del committente (dal quale, peraltro, non può esigersi un controllo pressante, continuo e capillare sull’organizzazione e sull’andamento dei lavori, occorrendo verificare in concreto quale sia stata l’incidenza della sua condotta nell’eziologia dell’evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l’esecuzione dei lavori, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri seguiti dallo stesso committente per la scelta dell’appaltatore o del prestatore d’opera, alla sua ingerenza nell’esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del contratto di prestazione d’opera, nonché alla agevole ed immediata percepibilità, da parte del committente, di situazioni di pericolo; tra le altre, Sez. 4, n. 27296 del 2/12/2016, Vettor, Rv. 270100; Sez. 4, n. 44131 del 15/7/2015, Heqimi, Rv. 264974), senza tuttavia rimuovere alcun profilo di responsabilità in capo al datore di lavoro, primo destinatario della posizione di garanzia nei confronti dei propri dipendenti, allorquando – anche a fronte di competenze altrui – destini gli stessi a mansioni oggettivamente pericolose, in ragione del generale contesto in cui si svolgono.”
Sull’obbligo di garanzia della sicurezza che incombe sempre sul datore di lavoro.
“A ciò si aggiunga che la sentenza impugnata – rispondendo proprio alle censure relative alle modalità dell’infortunio mortale – ha sviluppato un più che adeguato percorso motivazionale, sottolineando che il dibattimento (deposizioni di omissis……) aveva provato che: a) l’omissis stava srotolando la guaina di coibentazione del lastrico – attività di sua competenza – di spalle all’esterno, così via via avvicinandosi sempre più al margine, dal quale era infine purtroppo precipitato; b) l’eventuale pausa-lavoro che gli altri operai stessero osservando, quand’anche provata, non escluderebbe di per sé il nesso eziologico tra la condotta colposa riscontrata ed il comportamento del lavoratore (che, in tale ottica, sarebbe tornato alle proprie mansioni prima degli altri, fuori da una certa “ufficialità”), atteso che – come da giurisprudenza di questa Corte (tra le altre, Sez. 4, n. 42510 del 25/6/2013, Dall’Olio, Rv. 258239) – “il cantiere deve essere sempre in sicurezza e i lavoratori debbono essere sempre protetti dai rischi che le norme a contenuto cautelare tendono a scongiurare, anche nei momenti di sospensione, pausa o interruzione dell’attività di lavoro“; c) non era risultata provata alcuna ipotesi alternativa alla caduta per assenza di parapetti, quale un malore o lo stato di ebbrezza, come da analitica motivazione sul punto che i ricorsi neppure menzionano; d) le modalità di quanto occorso deponevano, oltre ogni ragionevole dubbio, per una caduta avvenuta di spalle (per l’appunto, durante la fase di srotolamento della guaina), come confermato dalle deposizioni richiamate al riguardo e dall’esame autoptico, che aveva concluso per un impatto al suolo avvenuto con la parte occipitale della testa, non già con la zona frontale. Conclusioni – queste che precedono – che il ricorso dell’omissis intenderebbe superare con una nuova lettura delle citate deposizioni, su plurimi profili palesemente fattuali, all’evidenza non consentita nei termini già a più riprese citati; al riguardo, peraltro, evocando numerosi travisamenti della prova che, tuttavia, non emergono dal testo della sentenza impugnata, risolvendosi in una diversa interpretazione delle stesse prove dichiarative.”
Sull’assenza di condotta abnorme del lavoratore e mancata interruzione del nesso eziologico rispetto all’evento lesivo:
“In particolare, con argomento che si sottrae alla censura avanzata, il Collegio di merito ha richiamato il costante indirizzo – ben riferibile al caso di specie – in forza del quale in tema di infortuni sul lavoro, non vale a escludere la responsabilità del datore di lavoro il comportamento negligente del lavoratore infortunato che abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondurre comunque all’insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare proprio il rischio derivante dal richiamato comportamento imprudente. (Sez. 4, n. 7364 del 14/1/2014,c Scarselli, Rv. 259321: fattispecie relativa alle lesioni “da caduta” riportate da un lavoratore nel corso di lavorazioni in alta quota, in relazione alla quale la Corte ha ritenuto configurabile la responsabilità del datore di lavoro che non aveva predisposto un’idonea impalcatura – “trabattello” – nonostante il lavoratore avesse concorso all’evento, non facendo uso dei tiranti di sicurezza). Argomento sul quale, in particolare, la Corte di appello – alla luce delle risultanze istruttorie tutte – ha escluso una simile ipotesi (il lavoratore stava eseguendo la mansione che gli era stata assegnata), facendo buon governo del principio secondo cui il datore di lavoro, destinatario delle norme antinfortunistiche, è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente sia abnorme, dovendo definirsi tale il comportamento imprudente del lavoratore che sia stato posto in essere del tutto autonomamente e in un ambito estraneo alle mansioni affidategli – e, pertanto, al di fuori di ogni prevedibilità per il datore di lavoro – o rientri nelle mansioni che gli sono proprie ma sia consistito in qualcosa radicalmente, ontologicamente, lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del lavoro (tra le molte, Sez. 4, n. 7188 del 10/1/2018, Bozzi, Rv. 272222; Sez. 4, n. 3787 del 17/10/2014, Bonelli, Rv. 261946).”
Quadro normativo di riferimento per la penale responsabilità del datore in materia di incidenti sul lavoro:
Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché: a) le attrezzature di lavoro siano: 1) installate ed utilizzate in conformità alle istruzioni d’uso; 2) oggetto di idonea manutenzione al fine di garantire nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza di cui all’articolo 70 e siano corredate, ove necessario, da apposite istruzioni d’uso e libretto di manutenzione; 3) assoggettate alle misure di aggiornamento dei requisiti minimi di sicurezza stabilite con specifico provvedimento regolamentare adottato in relazione alle prescrizioni di cui all’articolo 18, comma1, lettera z); D. lgs. 9 aprile 2008, n. 81 integrato con il Decreto legislativo n. 106/2009 Aggiornamento del D. Lgs. 81/08 a cura di Rolando Dubini, avvocato www.puntosicuro.it vers. 9.0 – 23/11/2009 – Pagina 80 di 404 b) siano curati la tenuta e l’aggiornamento del registro di controllo delle attrezzature di lavoro per cui lo stesso è previsto. (arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro il datore di lavoro e il dirigente n‐per una più precisa identificazione delle fattispecie si veda l’allegato VI)
Quadro giurisprudenziale di riferimento in tema di responsabilità omissiva del datore di lavoro e di interruzione del nesso causale per condotta abnorme del lavoratore:
Cassazione penale, sez. IV, 17/10/2018, n. 54813
Cassazione penale, sez. IV, 19/07/2018, n. 43852
Cassazione penale sez. IV, 02/12/2016, n.27296:
In tema di infortuni sul lavoro, il dovere di sicurezza gravante sul datore di lavoro opera anche in relazione al committente, dal quale non può tuttavia esigersi un controllo pressante, continuo e capillare sull’organizzazione e sull’andamento dei lavori, occorrendo verificare in concreto quale sia stata l’incidenza della sua condotta nell’eziologia dell’evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l’esecuzione dei lavori, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri seguiti dallo stesso committente per la scelta dell’appaltatore o del prestatore d’opera, alla sua ingerenza nell’esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del contratto di prestazione d’opera, nonché alla agevole ed immediata percepibilità, da parte del committente, di situazioni di pericolo. (Fattispecie in tema di appalto di lavori di pulizia all’interno dell’azienda, in cui la S.C. ha annullato la sentenza che aveva ritenuto la responsabilità del committente in relazione al reato di lesioni colpose, per aver dato incarico ad un lavoratore di pulire il piazzale della ditta usando soda caustica, senza assicurarsi che il datore di lavoro appaltatore avesse spiegato al dipendente la necessità di cambiare gli indumenti contaminati dalla predetta sostanza pericolosa).
Cassazione penale sez. IV, 13/01/2005, n.10213:
In tema di infortuni sul lavoro, l’uso delle cinture di sicurezza – misura di carattere generale e imperativo – deve essere adottato in tutti i casi in cui il lavoratore sia esposto al rischio di caduta dall’alto, con la sola esclusione della ipotesi di presenza di impalcati di protezione e di parapetti idonei a scongiurare del tutto il rischio di caduta: ne consegue che l’esonero dalla protezione delle cinture non è previsto allorché tali parapetti siano idonei soltanto a facilitare il lavoro, o, tutt’al più, ad attenuare soltanto il rischio.
Dietrofront della Cassazione sulla punibilità del liquidatore per omesso versamento... Diagnosi differenziale e colpa medica: la responsabilità penale omissiva del...

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