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Timestamp: 2018-01-21 10:35:00+00:00

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Le leggi per la piazza - Toghe - Blog - Repubblica.it
Le leggi per la piazza
Gli anni passano. Le cerimonie perdono allure. Quelle dei magistrati più di altre. Dopo tante battaglie, l'appeal mediatico è minore. Non solo non c'è più il nemico Berlusconi, ma Renzi continua a snobbare le toghe. Anche quest'anno in piazza Cavour non c'era. Presente Orlando ovviamente, e il ministro per lo Sviluppo economico Guidi. Poi, per il palazzo della politica, il responsabile Giustizia del Pd Ermini e la presidente della commissione Giustizia di Montecitorio Donatella Ferranti, ex toga ora Dem. In verità, sarebbe stato un bene se di politici ce ne fossero stati molti di più perché c'è un passaggio della dotta relazione del neo presidente della Suprema Corte Giovanni Canzio che meritava di essere ascoltato. E poi conservato e meditato ogniqualvolta volta la politica si appresta a fare una legge. Dice Canzio: "La crisi del primato della legge impone innanzitutto al legislatore di esercitare l'ars legiferandi con sapienza, formulando norme chiare, precise, comprensibili, conoscibili, osservabili, precedute dall'analisi di sostenibilità qualitativa e quantitativa e di empirica verificabilità della fattispecie normata". Ancora Canzio: "Sarebbe anche auspicabile che il legislatore evitasse d'intervenire con modifiche troppo frequenti, spesso ispirate a logiche emergenziali, poco attente ai profili sistematici dell'ordinamento, rendendo così difficile il formarsi di orientamenti giurisprudenziali di lungo periodo e per ciò stesso più stabili e affidabili". Non c'è da aggiungere nient'altro, ministri e parlamentari dovrebbero ricavarne un manifesto da appendere dietro la scrivania per leggerlo ogniqualvolta si apprestano ad accontentare la piazza con una legge (vedi reato di immigrazione clandestina).
vincenzo 28 gennaio 2016 alle 21:13
la relazione del dott. Canzio è senza dubbio condivisibile.
E rappresenta esattamente l'ottimale che il potere legislativo deve fare
Accanto alla perfezione da ricercare nell'altro potere, devono esserci i richiami alla sobrietà dei giudici, debbono esserci gli inviti a smetterla con la divulgazione ai media di tutto ciò che porta ai processi di piazza al posto del diritto
Altrimenti il giochino è irresponsabile : se le cose vanno male è colpa dell'altro.
E questo atteggiamento va buttato a mare una volta per tutte. A cominciare dai componenti della suprema corte.
predicaipesci 29 gennaio 2016 alle 08:41
le parole di sua eccellanza dott. Canzio mi fanno tornare in mente il film di Risi (Dino) ' In nome del popolo italiano' ma non in senso umoristico o satirico bensì terribilmente drammatico;
forse, l'intento è buono ma il risultato, a parere mio, è sconfortante;
intanto, un magistrato dà consigli al Legislatore su come legiferare; consigli anche giusti, che chiedono chiarezza precisione e comprensibilità delle norme, unitamente ad una 'analisi di sostenibilità quantitativa e qualitativa e di empirica fattibilità della fattispecie normata' ;
bene, tutto bello, ma avete mai letto una sentenza del Consiglio di Stato o della Suprema corte? sono comprensibili secondo voi? sono chiare? nella ormai mia lunga esperienza di funzionario pubblico, mi sono imbattutto spesso e volentieri in sentenze definitive e dunque inappellabili, che formano la cosiddetta giurisprudenza, scritte in un linguaggio involuto barocco arcaico che trasuda una prosopopea di casta; talvolta incomprensibili e inapplicabili e in taluni casi sbagliate, tremendamente sbagliate, nei presupposti logici giuridici e anche smaccatamente anacronistiche;
pochi giorni fa mi è capitata sotto gli occhi una sentenza della Cassazione penale del 2005; ebbene, citava una norma abrogata sei anni prima (sei anni) come se fosse ancora in vigore; stiamo parlando dell'organo supremo dell'ordine giudiziario non di un giudice di pace; credo che dovrebbe far pensare, o no, dott.sa Milella?
ogni anno la Corte dei Conti ammonisce sulla spesa sulla corruzione ecc. ecc. , intanto però una parte dei giudici viene nominata con semplice delibera del consiglio dei ministri, organo politico amministrativo di vertice, con ciò tradendo apertamente il principio di imparzialità e terzietà della magistratura;
viceversa, un certo numero di magistrati, delle tre tipologie, esplicano attività presso ministeri, enti pubblici, organi di garanzia, autority e via dicendo; quanto a terzietà, come sopra.
se passiamo alla giustizia amministrativa allora la questione assume il carattere di una vera tragedia, anche quando le norme sono chiarissime e le fattispecie sono state 'esperite' nel tempo, proprio come vuole sua eccellenza Canzio e prendendo per buone le sue parole, le quali, alla faccia della chiarezza che si pretende dal Legislatore, non sono affatto chiare proprio riguardo alla 'sostenibilità' e alla 'verifica empirica';
nel frattempo, gli organismi internazionali preposti ai diritti civili e tra questi anche la giustizia continuano ad ammonire e sanzionare l'Italia per carenze normative ma anche per sentenze ingiuste;
morale: ognuno pensi a fare il proprio mestiere, ma se proprio è necessario sollevare questioni ed evidenziare criticità lo si faccia con cognizione di causa e anche con un poco di modestia e di sana autocritica.
gianfranco fiore 29 gennaio 2016 alle 09:03
Mica è giusto poi che i tossicodipendenti anzzicchè curarli si tenda a farli passare tutti per spacciatori.Sono da sempre malato di stomaco e non ho mai potuto eccedere per cui non parlo per me ,ma dobbiamo curare i malati e colpire i delinquenti quelli importanti.Invece di controllare il tasso alcoolico all'uscita dei locali che si vuol colpire impediamo agl'ubriachi di mettersi alla guida.Condivido tutta la relazione del Presidente Giovanni Canzio ma dobbiamo scrivergli per l'emergenza delle nuove generazioni tentate da ludopatia e paradisi artificiali.
gapfv01 29 gennaio 2016 alle 12:25
parla bene Canzio ... peccato che i politici "nominati" da Napolitano e non dal popolo, non gliene freghi proprio nulla di norme chiare e precise ... anzi interessa l'esatto opposto.
Ben diceva mio padre : quando l'acqua è torbida, guarda bene qualcuno sta "mangiando" ...
e questi si stanno pappando l'Italia
alexandertwo 29 gennaio 2016 alle 14:14
"Vox clamantis in deserto". Povera Magistratura, costretta ad applicare certi sgorbi di leggi.
Ma insieme alla colpa principale, ovviamente, ascrivibile ai politici - che volutamente fanno leggi ambigue - va segnalata anche la correità della stessa "piazza" (o, comunque, di gran parte di essa) abituata a ragionare più con la "pancia" che con la "testa".
Ed i risultati ai quali si perviene - come dimostra paradigmaticamente la vicenda del reato di immigrazione clandestina - sono l'opposto di quanto oggettivamente auspicabile per l'interesse generale della collettività.
Quante crede - gentile dott.ssa Milella - che siano le... anime belle sufficientemente informate sulle aberrranti e disastrose conseguenze di quella disciplina che sono state denunciate, esauarientemente e puntualmente, da più di un Magistrato? Personalmente, ritengo pochissime, considerato il numero di quanti insistono ancora a... guardare il dito invece della luna (come. invece, suggerirebbe il saggio).
Con le integrazioni e gli spostamenti che Renzi ieri ha apportato al suo governo, reputo che si sia pervenuti ad un livello globalmente così basso di un esecutivo quale da moltissimo tempo non si vedeva.
E ciò è aggravato dall'aver anche raggiunto il numero massimo (64) di componenti consentiti.
"Ed io pago", ... come avrebbe detto il grande Totò.
Domenico Corradini H. Broussard 1 febbraio 2016 alle 12:18
Dica per cortesia a Canzio, cara Liana Milella, che il problema dello scarso o del mal funzionamento della giustizia penale italiana per niente si risolve con il depotenziamento della prescrizione: mettendole lo stop dopo l’esercizio dell’azione penale o dopo che sia stata pronunciata in primo grado la sentenza di condanna.
Gli dica per cortesia che il suo è un tentativo, in buona fede enunciato come programma della legislazione, di allungare le sofferenze di un imputato o di un condannato che la Cassazione alla fine giudicherà non colpevoli.
Gli dica per cortesia che chi in un processo subisce si affligge, e che nessun buon senso ha protrarre questa afflizione: legge 134 | 2012.
Gli dica per cortesia che è nel complesso una vergogna per la magistratura rendere irragionevole di fatto, per il fatto della sua lentezza, la durata del processo.
Gli dica per cortesia che il diritto a una ragionevole durata del processo è un diritto che il depotenziamento per legge della prescrizione, col risultato che la prescrizione si allunga, non può e non deve violare: una tale legge violerebbero la Costituzione e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Gli dica per cortesia che un processo con irragionevole durata può dar luogo a un processo per equa riparazione, con attore chi quell’irragionevole durata ha patito.
Accolga queste parole nello spirito del dialogo, cara Liana Milella, sono anni che sulla prescrizione lei e io ci troviamo in dissonanza.
alexandertwo 2 febbraio 2016 alle 16:13
Nei giorni recentemente trascorsi un tragicamente elevato numero di gravi incidenti stradali ha provocato numerose vittime. Responsabili sono inoppugnabilmente risultati conducenti sotto effetto di alcol e droghe.
Il pensiero è conseguentemente riandato alla "performance" parlamentare, ispirata da Forza Italia, per alleggerire le responsabilità dei "colpevoli" nell'ambito della normativa sul c.d. omicidio stradale, imponendo un conseguente ulteriore passaggio in Senato per la definitiva approvazione del testo.
Una domanda a questo punto si impone, collegando il titolo di questo blog e l'elenco degli auspici - per il corrente 2016 - contenuto in quello precedente: ma la "piazza" in realtà che tipo di leggi auspicherebbe fossero approvate da questo (o da qualsiasi altro) governo?
Ed ancora, la piazza, nella sua maggioranza, è costituita da persone "incensurate" oppure da soggetti che almeno una condanna l'hanno subita o che intendono comunque "premunirsi" per eventuali colpe... future?
Tenendo conto del costante e immancabile "favor rei" che dimostrano, con il loro operato, le maggioranze parlamentari (strutturate od occasionali) con conseguenti danni e beffe per le soccombenti innocenti vittime, le risposte risulterebbero veramente inquietanti.
In particolar modo, con riferimento, oltre che all'omicidio stradale, agli altri "ritardi" riguardo alla auspicata legge sulla tortura, all'inasprimento delle pene per i reati di corruzione (et similia) e all'adozione di una disciplina dell'istituto della prescrizione che, anche con un congruo aumento dei relativi termini, "tagli le gambe" alle tecniche dilatorie ora consentite ai legali degli imputati, soprattutto quelli "eccellenti", per pervenire al riequilibrio delle ragioni facenti capo alle parti lese.
Maddale Na 2 febbraio 2016 alle 18:40
Come al solito dalla Magistratura piovono critiche per tutti ma mai AUTOCRITICHE.
Il Primo Presidente Canzio, in toga scarlatta ed ermellino, si è prodotto in una filippica contro il legislatore invitandolo ad esercitare l'ars legiferandi con sapienza, formulando norme chiare, precise, comprensibili, conoscibili, osservabili, precedute dall'analisi di sostenibilità qualitativa e quantitativa e di empirica verificabilità della fattispecie normata. Benissimo! E un analogo invito ai propri Colleghi a esercitare l’ars iudicandi con sentenze chiare, precise, comprensibili, dotate di buon senso? Io non l’ho rinvenuto nel suo discorso. Ma forse è troppo pretendere buon senso, misura e saggezza da una Supercasta che invita due brigatisti rossi a fare sostanzialmente da docenti ai magistrati. Alludo alla notizia di queste ore secondo cui Franco Bonisoli, membro del commando che rapì Moro e uccise i cinque uomini della scorta e Adriana Faranda, componente della colonna romana delle BR che organizzò il sequestro, sono stati invitati dalla Scuola Superiore della Magistratura a discettare, in qualità di docenti, davanti a una platea di magistrati, in veste di discenti, sul tema del “metodo della giustizia riparativa”.
La notizia ha dell’incredibile e quando l’ho letta non credevo ai miei occhi. E’ come se a un incontro di studi di Giudici sulle stragi fosse invitato come relatore Totò Riina. E non ha alcuna importanza il fatto che questi due BRIGATISTI ROSSI si siano dissociati dalle loro gesta criminali. Il male che hanno seminato resta e la loro dissociazione non riporterà in vita né Aldo Moro, né i cinque servitori dello Stato che componevano la sua scorta. E, alle Belle Addormentate nel bosco che dovessero uscirsene con un candido: "e che c'è di male?", rispondo sin d'ora che di male c'è in primo luogo la sede istituzionale dell'incontro; quella Scuola Superiore della Magistratura del cui Comitato Direttivo fanno parte 7 Magistrati, 3 Professori d'università e 2 Avvocati. Il resto lo affido all'intelligenza e alla sensibilità di chi legge.
alexandertwo 3 febbraio 2016 alle 15:37
Credo sia sicuramente condivisibile, nella sostanza, quanto sostenuto dalla sig.a Maddale Na sulla "incredibilità" del conferimento dell'incarico di... docenza, presso la Scuola Superiore della Magistratura, a due ex brigatisti rossi.
Fortunatamente, però, tale inspiegabile decisione, ritengo, non debba essere imputata alla Magistratura tout court, ma vada invece circoscritta a coloro che effettivamente ne sono stati artefici, da individuarsi, quasi sicuramente, all'interno della struttura della stessa Scuola (Comitato Direttivo?).
Autorevolissimi esponenti della Magistratura, infatti, si sono scagliati contro questa scelta, Ricordo qui Alessandra Galli (figlia del giudice Guido Galli, ucciso da "Prima Linea") e il procuratore di Torino, Armando Spataro.
Non solo, ma con una nota congiunta, si sono dichiarati "sconcertati" addirittura il VP del CSM, Giovanni Legnini, Pasquale Ciccolo e Giovanni Canzio (rispettivamente, PG e Primo Presidente della Corte di Cassazione), esprimendo aperto dissenso per la scelta della Scuola e auspicandone una ulteriore valutazione della sua inopportunità.
E non può tacersi che perfino un ex sottosegretario berlusconiano, ora membro laico del CSM, come la sig.a Maria Elisabetta Alberti Casellati ha ritenuto di unirsi al coro dei critici.
Last but not least, la posizione di Valero Onida, tuttora presidente della Scuola, che ha insistito nel difendere questa scelta anche dopo la pioggia di critiche espresse e puntualmente riportate da tutta la stampa (errare humanum.... ).
Non vale dilungarsi sulla... flebile caratterizzazione quale "magistrato" di questo professore universitario, divenuto giudice costituzionale a seguito di delibera parlamentare (ça va sans dire) e sempre "attento" alle esigenze della politica.
Basti, al riguardo, ricordare quanto sostenne nel suo diligente parere pro veritate, a lui (e ad altri valenti giuristi) sollecitato dalla presidenza della Camera, in ordine alla possibilità di interrompere la corresponsione dei vitalizi concessi agli ex parlamentari colpiti da una successiva condanna.
alexandertwo 3 febbraio 2016 alle 16:18
P.S. al commento delle 15,37
Leggo ora - su Repubblica.it - che il Comitato Direttivo della Scuola ha annullato il tanto contestato intervento, precisando, in particolare, di aver "preso atto delle posizioni espresse, anche con dolore, da numerosi magistrati e familiari delle vittime".
Pur nell'apprezzamento della decisione, rimane comunque lo sconcerto per la iniziale scelta, che evidentemente non doveva rispondeva al comune sentire della stragrande maggioranza dei Magistrati.
Al tempo stesso però, non si può non evidenziare la sensibilità, pur se tardiva, a mettere in discussione quanto dimostratosi poi oggettivamente biasimevole.
Purtroppo, tale capacità è pressochè sconosciuta ad altre Istituzioni del Paese (Il possibile riferimento, in particolare, all'esecutivo ed al legislastivo non è affatto... casuale, ma ritenuto fondatamente motivato).
Maddale Na 3 febbraio 2016 alle 16:49
Gent.mo Sig. alexandertwo, l’emendamento ispirato da Forza Italia, approvato alla Camera col parere contrario del Governo prevede che (cito dal Sole 24 Ore): “Il conducente che si fermi e, occorrendo, presti assistenza a coloro che hanno subito danni alla persona, mettendosi immediatamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, quando dall’incidente derivi il delitto di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, non è soggetto all’arresto stabilito per il caso di flagranza di reato, salvo che ricorrano i presupposti della guida in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche, di cui all’articolo 186, o della guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, di cui all’articolo 187.”
A me sembra che questa norma, lungi dall’essere finalizzata ad "alleggerire" le responsabilità dei colpevoli, sia dettata soprattutto dalla finalità di tutelare l’interesse delle vittime che hanno subito danni alla persona.
Per costoro Ella comprenderà bene quanto importante sia ricevere un soccorso tempestivo (e chi più di chi ha cagionato il sinistro e si trova sul posto può fornirlo), ad esempio per esser trascinati fuori da un veicolo che sta per prendere fuoco o, quanto meno, perché venga richiesto per via telefonica l’immediato intervento del 118 o del 113.
Ed è evidente che la norma, per com’era concepita prima dell’emendamento, incentivava i responsabili del sinistro a darsi alla fuga proprio per evitare quell’arresto che colpiva allo stesso modo chi soccorreva e chi fuggiva.
Le dirò di più. Se è vero che rimane l’obbligo di arresto in flagranza a carico di chi ha guidato in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti (si fermi o non si fermi per prestar soccorso), a me pare che il non distinguere fra i due comportamenti renda un cattivo servizio non solo ai feriti ma anche alla Giustizia ed all’accertamento della verità.
È noto, infatti, che l’accertamento dello stato di ubriachezza (per le droghe lascio la parola a chi ne sa più di me) esige analisi che, per funzionare, devono essere fatte nell’immediato.
A distanza di 24/48 ore e più i fumi dell’alcol svaniscono e con essi la possibilità di accertare lo stato di ubriachezza al momento dell’incidente.
E’ quindi chiaro l’interesse della Giustizia a che il responsabile si fermi sul posto. Prospettargli l’arresto in flagranza in ogni caso, sia che si fermi, sia che non si fermi, equivale a suggerirgli di darsi alla fuga perché da questo comportamento, incivile e disumano, non potrà che trarne benefici sul piano processuale rendendo impossibile l'accertamento di un eventuale stato di ubriachezza..
un ex-esule 4 febbraio 2016 alle 09:44
Non posso che dichiararmi perplesso circa la creazione di un reato di omicidio stradale.
Esistono altri modi, anche amministrativi, per punire chi commette un omicidio, che non può che essere colposo, altrimenti è un'altra storia, senza dover sempre ricorrere ad arzigogolati provvedimenti legislativi.
Dubito che si possa sostenere che uscire di strada, perché ad esempio ubriachi, e provocare la morte o delle lesioni ad altri possa essere trattato diversamente che come delitto colposo con colpa grave e/o negligenza.
Francesco Messina, giudice Trani 4 febbraio 2016 alle 14:40
Ringrazio il commentatore Alexandertwo per aver rappresentato la questione sorta presso la Scuola della Magistratura in termini di rispetto e di verità - a differenza di quanto scritto da altra persona - anche con riferimento alle posizioni assunte da moltissimi magistrati italiani.
Per correttezza informativa va detto che nessuna "lezione" vi sarebbe stata da parte degli ospiti.
alexandertwo 4 febbraio 2016 alle 14:43
Le considerazioni esposte dalla gentile sig.a Maddale Na (h. 16,49 di ieri), prima facie, parrebbero corrette e alquanto condivisibili.
Un approfondimento delle varie sfaccettature della questione, però, mi induce a confermare il mio avviso sul risultato di sostanziale "alleggerimento" della posizione del conducente, al quale comunque è da imputare la responsabilita dell'incidente, che l'emendamento comporta, un po' nel solco storico della caratterizzazione "genetica" della normazione ispirata dalle compagini berlusconiane (e affini) indirizzata più a correre in soccorso di chi... delinque, piuttosto che farsi carico delle esigenze di chi rimane vittima del reato commesso.
Infatti, a mio parere, la finalità principale della formulazione originaria della norma era il possibile (auspicato) potere deterrente dell'arresto per "costringere" i conducenti ad una guida responsabile e nel rispetto di limiti e prescrizioni del codice della strada, finalizzata a limitare il numero e la gravità degli incidenti stradali.
Cosa accadrà invece, quando l'emendamento di Forza Italia sarà legge, al conducente che provoca la morte o causa lesioni gravi (magari permanenti) alle vittime della sua "condotta spericolata"?
Magari non era drogato nè aveva assunto alcol, ma può aver violato pesantemente il codice superando i limiti di velocità consentiti oppure ha eseguito uno o più sorpassi azzardati e pericolosi oppure non ha rispettato STOP e/o diritti di precedenza oppure ha superato il semaforo con il rosso oppure ha investito pedoni sugli attraversamenti loro riservati oppure ha guidato contromano e/o fatto inversione a U in autostrada. E dalla cronoca possono trarsi moltissime altre analoghe gravi infrazioni.
Basta che il "pilota" abbia l'accortezza di non fuggire, dopo aver procurato l'incidente, e l'arresto sarà evitato.
In tutto questo, mi scusi gentile sig.a Maddale Na, personalmente mi è difficile vedere la "finalità di tutelare l'interesse delle vittime...".
Ma, forse, in difetto sono io che mi ostino a "pretendere" dai legislatori del nostro bel Paese che siano adottate normative che nei principi e nella loro strutturazione siano più rispettose degli "Abele" piuttosto che dei "Caino".
E non traggo lezione, tanto per citare come esempio uno dei casi più eclatanti, dalla "comprensione" che viene riservata financo agli spacciatori di droga (punibili con pena massima di quattro anni di reclusione) che, per effetto della legislazione e della politica carceraria attualmente possono scontare le pene loro inflittegli ai più comodi arresti domiciliari, in quanto in carcere ci si finisce solo in caso pene superiori ai cinque anni.
luigi.iannelli 4 febbraio 2016 alle 21:50
Ferma restando la piena condivisione di "La crisi del primato della legge impone innanzitutto al legislatore di esercitare l'ars legiferandi con sapienza, formulando norme chiare, precise, comprensibili, conoscibili, osservabili, precedute dall'analisi di sostenibilità qualitativa e quantitativa e di empirica verificabilità della fattispecie normata",
trovo notevole: "Sarebbe anche auspicabile che il legislatore evitasse d'intervenire con modifiche troppo frequenti, spesso ispirate a logiche emergenziali, poco attente ai profili sistematici dell'ordinamento, rendendo così difficile il formarsi di orientamenti giurisprudenziali di lungo periodo e per ciò stesso più stabili e affidabili".
Lo trovo notevole proprio per quella, troppo spesso illogica, logica emergenziale che detta leggi assurde, non ultima quella aberrante dell'omicidio stradale.
Maddale Na 4 febbraio 2016 alle 23:40
Gent.mo Sig. alexandertwo, proviamo a ragionare insieme pacatamente. Si metta nei panni. Si metta nei panni, dicevo, di un poveretto che, insieme alla sua famiglia, è rimasto vittima di un incidente stradale causato da uno scriteriato che faceva un’inversione ad U o eseguiva un sorpasso azzardato o guidava a velocità non consentita. Il poveraccio e i suoi familiari sono rimasti incastrati nell’autovettura che sta per andare a fuoco, oppure sono rimasti feriti sul ciglio della strada e da un’arteria lacera (mi perdoni la rappresentazione grandguignolesca) zampilla sangue che una semplice cintura o una cravatta basterebbe ad arrestare.
Cosa preferirebbe la vittima? Crede proprio che il suo principale pensiero sarebbe quello dell’arresto obbligatorio in flagranza, in nome del principio fiat iustitia et pereat mundus (ego et familia mea), dell’unica persona che può prestargli soccorso ma che sarebbe invece incentivata a darsi alla fuga proprio per evitare quell'arresto?
Oppure preferirebbe un soccorso immediato ben sapendo che comunque lo scriteriato non la farebbe franca perché dovrebbe pur sempre subire il processo e la pesante condanna alle più gravi pene previste dalla nuova normativa sull’omicidio/lesioni stradali?
Io dico che, se il prezzo da pagare per salvare una vita umana è rinunziare all’arresto in flagranza di chi ha colpevolmente causato un incidente stradale, pagarlo vale ben la pena. Questo è lo scopo dell’emendamento introdotto da Forza Italia. E non mi sembra proprio che lo stesso possa dirsi finalizzato ad “alleggerire le responsabilità dei colpevoli". Se riflette un attimo converrà che quell'emendamento, in definitiva, ha lo scopo di tutelare Abele piuttosto che Caino.
alexandertwo 5 febbraio 2016 alle 10:52
"Cosa preferirebbe la vittima"?
A mio parere, la vittima preferirebbe non essere... tale.
Se mi permette, gentile sig.a Maddale Na, la differenza di fondo tra le nostre due posizioni sta nel fatto che, mentre Lei si pone già nella situazione "ex post" dell'incidente (cioè quando questo è stato già provocato), io cerco di individuare rimedi giuridici che (almeno sulla carta) possano avere effetti "ex ante", inducendo colui che vorrebbe porsi (deliberatamente o meno) in condizioni di nuocere gravemente al prossimo di essere "costretto" ad evitare di mettersi alla guida, nel timore delle molto pesanti conseguenze che lo colpirebbero qualora causasse poi gravi incidenti.
Conseguentemente, ecco perchè io non vedrei male il mantenimento anche dell'arresto come era originariamente previsto dalla normativa.
Secondo i dati ISTAT, riferiti al 2013, in Italia si sono registrati 181.227 incidenti stradali con lesioni a persone. 3.385 è stato il numero dei morti, mentre quello dei feriti è ammontato a 257.421.
Ecco perchè - stante la priorità assoluta di tentare di ridurre queste cifre, paragonabili a quelle di un... bollettino di guerra - accanto ad una pesante pena (non amministrativa) da comminare all'ubriaco, al drogato e allo "scriteriato" che provochi incidenti mortali e/o con lesioni gravi, non escluderei, comunque, anche l'arresto, come ulteriore deterrente.
Riguardo poi alle innegabili possibili esigenze da Lei evidenziate per il post-incidente, personalmente riterrei che un adeguato ed intelligente bilanciamento tra gli anni di reclusione da infliggere direttamente per aver procurato l'incidente (con lesioni e/o morte delle vittime) connesso ad un significativo aumento degli stessi per il caso di fuga e omissione di soccorso, da qualificarsi giuridicamente quindi come una congrua aggravante del reato, potrebbe sostanzialmente assicurare anche la tutela degli Abele, "consigliando" comunque ai Caino comportamenti atti ad evitare ulteriori aggravamenti delle loro posizioni processuali.
luigi.iannelli 5 febbraio 2016 alle 14:15
Avendo definito "aberrante" l'introduzione dell'omicidio stradale, vorrei chiarire il senso di "aberrante" perché, a prescindere dal tipo di lesioni o conseguenze che un "incidente" può causare è fondamentale il comportamento di chi ne è causa. Il comportamento va diviso in due fasi:
1) il motivo scatenante: prima dell'introduzione dell'eventuale legge sull'omicidio stradale, non ritengo che non fosse prevista tutta una scala giuridica che non tenesse in conto dello stato di chi guida ovvero delle aggravanti che eventualmente hanno condotto a tale evento (autorizzazione alla guida, stato fisico e mentale, guida spericolata, mancato rispetto delle norme stradali). Quello che cambia mi pare sia solo la quantificazione della pena che, oltre a creare tutta una serie di casi da considerare, rischia di diventare più selvaggia della causa laddove per selvaggia s'intenda la guida spericolata o l'effetto alcoolico o tossico.
2) il comportamento successivo: credo che il mancato soccorso sia invece l'aspetto sul quale la legge avrebbe dovuto soffermarsi perché proprio il timore dell'arresto ritengo sia il motivo scatenante del moltiplicarsi della fuga a seguito di un incidente laddove invece proprio la fuga ovvero il mancato soccorso avrebbe dovuto essere il primo obiettivo della legge.
Vorrei far rilevare, logica vuole, che "omicidio stradale" dovrebbe ritenersi anche quello del bambino che in attesa di attraversare la strada lascia d'improvviso la mano del genitore causando il cambio di direzione della macchina che se lo trova inaspettatamente davanti e sterzando va ad impattare contro un muro con l'eventuale morte dei passeggeri. Se il genitore, responsabile del bambino, stava uscendo dalla pizzeria ed ha un tasso alcolico che pur superando il valore ammesso solo per una birra in più che, comunque non è ubriachezza, sarà accusato di omicidio volontario e il bambino rinchiuso in carcere minorile?
La persona che dopo aver sistemato la pianta, nel portarla fuori al balcone, inciampa facendola volare fuori ammazzando il passante va sottoposta all'etilometro per verificare se aveva un valore di alcool nella norma altrimenti sarà condannato per omicidio non colposo ma volontario?
Siamo sicuri che non stiamo confondendo, a prescindere dall'auto che non è di certo un'arma, come non lo è un vaso, l'usare l'auto come un vaso con la volontà di uccidere?
Considerato il caso di guida spericolata come si valuterà il poliziotto che inseguendo l'auto dei banditi investirà uccidendola la vecchietta che attraversava? Non dovrebbe avere quel poliziotto la stessa attenzione che pone quando evita di sparare ad un bandito che fugge fra decine di passanti?
Ripeto, qui non si tratta di "giustificare, perdonare, deresponsabilizzare o non rispettare le vittime" ma, come già previsto dalle leggi esistenti evitando di fare, come dicono il titolo e Canzi, "leggi per la piazza" o leggi dettate dall'emotività, applicare le opportune aggravanti derivanti dalla conseguenza causata dall'incidente e dalla prevedibilità delle conseguenze stesse. E' ovvio che le conseguenze vadano commisurate alla causa ma questo non vale solo per la guida ma per tutto quanto si può compiere in modo spericolato o in stato di ebbrezza. Come dimenticare una garza nella gamba appena operata o emettere una sentenza sotto l'effetto di stupefacenti.
gentile 5 febbraio 2016 alle 20:27
Le leggi della piazza...sono 10... Essi sono:
1) -Conferire alla teoria un'aura di scientificita' ovvero di Conoscenza inutile, inefficace e danneggiosa ( Canzio).
2) -Falsificare le credenziali di chi la proprugna ( ad es. qualificandolo Capace)
3)- Esporre la teoria in modo molto semplice e facile da capire , astenendosi dalla logica e dalla matematica.
4)- Non esitare a spiegare tutti i Fenomeni che oggi la Scienza e la Sapienza non riesce ne' a capire e ne' a spiegare.
5)- Mostrare almeno una dozzina di prove ,di ricorrenze e di documentazione prima di avviare ricorso gia' esistente.
6)- Tenersi alla larga dalle Toghe e dai Tribunali se il Fatto non Sussiste e il Caso non ha Stesura di Reato.
7) - Porre un Caso contabile al centro di una Litigiosita' fraternitaria ( ad es. per interesse di Successione ed Ereditario).
8)- AGGIUNGERE UN PO' DI COLPA ALL'INNOCENTE PER PROSPETTARE UN GIUSTO PROCESSO.
9) -Avere Fiducia dei Giudici e dei Magistrati e delle loro Sentenze, accettandoli come Dovere e Obbligo di Ufficio .
10)- Appellarsi sempre alle Conseguenze negative anche se sono imputabili e impugnabili.
Infine, abbiate Pazienza !, nelle pratiche adottate da Enti pubblici, governativi e professionali e non dimenticate di chiedere al termine della loro Prestazione di determinare i danni patrimoniali e non patrimoniali da te stesso causati, e a tener conto che: l'Assolutismo e l' Autoritarismo VALE ED E' UGUALE PER TUTTI anche per = I. N. R. I. = dal 33.a.C.
Maddale Na 5 febbraio 2016 alle 21:11
Gent.mo Sig. alexandertwo, in effetti, come Ella acutamente osserva, la differenza di opinione fra noi risiede nel diverso angolo visuale da cui ci poniamo. Ella si pone ex ante ed io ex post.
Non voglio certo affermare che un punto di vista sia migliore dell’altro, perché in effetti non lo è.
Mi limito a rilevare che se, bastassero pene gravissime per eliminare i reati, avremmo trovato la panacea per tutti i mali che, sotto il profilo criminologico, affliggono questa nostra Italia.
Basterebbe prevedere l’ergastolo per tutti, dallo scippo all’omicidio, e il gioco sarebbe fatto.
Purtroppo le cose non funzionano così. Basti pensare alle gravissime pene e al rigoroso trattamento processuale previsti per i delitti di stampo mafioso che, purtroppo, non scoraggiano le gesta criminose di appartenenti alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta di cui tutti i giorni la stampa ci rende partecipi.
Sia chiaro, anch’io ritengo che le pene debbano essere severe e adeguate alla gravità dei fatti e che, dettaglio non trascurabile, si debba pervenire alla condanna definitiva in tempi ragionevolmente brevi.
Questo è l’aspetto repressivo del diritto penale. Di fondamentale importanza perché le pene devono avere una funzione dissuasiva.
Accanto all’aspetto repressivo, però, il diritto penale deve anche avere una funzione riparativa, Ricorda? È l’argomento (il metodo della giustizia riparativa) di cui si voleva discutere alla Scuola Superiore della Magistratura facendo svolgere però il ruolo di docenti a due brigatisti rossi.
Il legislatore deve farsi carico anche nel “post”; di ciò che avviene una volta che il reato sia stato commesso e di come possano essere attenuate le conseguenze.
E deve farlo per alleviare il più possibile le sofferenze della vittima; di quella vittima che, venendo meno a una delle sue funzioni fondamentali, lo Stato non è riuscito a proteggere e tutelare ex ante.
Se ci si pone esclusivamente dalla Sua prospettiva, non si comprenderebbe, d'altra parte, tutta la legislazione sul pentitismo che indubbiamente rappresenta per i delinquenti un incentivo a commettere crimini (lo faccio, tanto poi mi pento e, se non la faccio addirittura franca, mi becco una condanna molto più leggera).
Contemperare le due esigenze non è semplice né facile.
Io credo che l’emendamento di cui stiamo discutendo sia un lodevole esempio di questa “arte”.
Per un verso non si toccano le nuove e più gravi pene previste per l’omicidio/lesioni stradali e, per altro verso, ci si fa carico di quel che avviene "dopo", una volta che il delitto sia stato comunque commesso e si tenta di attenuarne le conseguenze per la vittima.
Pietro Melis 6 febbraio 2016 alle 01:15
Sto subendo da 18 anni una vicenda giudiziaria civile pazzesca. nel 1997 fu revocato il liquidatore la cui nomina venne dichiarata "abnorme" . Ma poi altri giudici convalidarono la vendita. Ora sono in Corte d'Appello dove èstata fatta una sentenza non definitiva aberrante perché prende la vicenda dalla coda e non dalla testa invertendo il rapporto logico-giuridico tra sentenza definitiva (riguardante la nullità o annullamento della vendita) e non definitiva (riguardante la parcella del liquidatore a cui ho chiesto i danni solidalmente con l'acquirente per documentata malafede di entrambi, processuale per il liquidatore). L'unico ostacolo contro di me, confermatomi dai miei avvocati, è il liquidatore che è protetto dai giudici essendo curatore fallimentare e perciò in confidenza con tutti i giudici che non hanno il coraggio di andare contro di lui. Ho fatto un esposto a termini di legge al Ministro della giustizia, al procuratore generale presso la Cassazione e per conoscenza al CSM. Un esposto di 40 pagine con 42 documenti. Ho intenzione di denunciare la giudice della sentenza non definitiva (contro cui pende ricorso in Cassazione) anche perché ha rigettato la domanda di sospensione prima della sentenza definitiva in attesa che si pronunci la Cassazione. Questa giudice ha citato contro di me sentenze della Cassazione che invece sono a mio favore. INCREDIBILE MA VERO. Una sentenza piena di falsità materiali e di aberranti contraddizioni. A questo punto ho intenzione di denunciare questa giudice per dolo processuale alla Procura del Tribunale di Roma competente per i giudici di Cagliari. Al telefono della Procura di Roma mi è stato detto che accettano denunce solo per via email. Ma come posso fare una denuncia senza spedire la documentazione che è alta 5 centimetri e contiene 42 documenti?
Le risulta che sia vero che una denuncia debba essere inviata solo per computer? Vorrei una risposta.
Non è vero che la legge è eguale per tutti. I giudici sono resi irresponsabili. Mi hanno rovinato l'esistenza pur di favorire un liquidatore pur di nomina dichiarata illegittima.
alexandertwo 6 febbraio 2016 alle 22:17
Sono sconsolatamente d'accordo con Lei - gentile sig.a Maddale Na - che anche pene gravissime non sono sufficienti per "eliminare i reati" (nel senso di impedire o scoraggiare gli impulsi umani che portano alla loro commissione). Ma ritengo che la situazione sarebbe ancora peggiore se le pene fossero lievi o addirittura inesistenti, mentre non sono in grado di conoscere altre "opportunità", ovviamente di diverso ordine, che potrebbero consentire più agevolmente il raggiungimento di quello scopo.
Ho comunque apprezzato le sue considerazioni in ordine alla necessità di apprestare una qualche soluzione "riparativa" con la quale tentare di attenuare le conseguenze nei confronti di chi il reato lo ha subito. Intento lodevole, ma assolutamente inane, almeno dal mio punto di vista, nel caso estremo in cui questi rimanga... "vittima" del reato di omicidio commesso dal conducente.
E qui mi fermo poichè eventuali considerazioni ulteriori esulerebbero dal campo del diritto e della giustizia degli uomini.
Ma non posso comunque esimermi dall'evidenziare come - anche de iure condito - dalla Magistratura sembrano pervenire alcuni pericolosi segnali di resa alle sollecitazioni, dirette e indirette, di una applicazione più lasca e perdonista della legge (in generale), provenienti dalla "piazza" e da chi contribuisce al suo... acculturamento.
Mi riferisco, in particolare, a due recentissime sentenze che mi permetto personalmente di ritenere "incomprensibili" alla luce dei fatti accaduti, oggetto di giudizio, come risultano dalle descrizioni puntuali ed esaurienti degli stessi ricavabili dalla generalità degli organi di stampa.
La prima è quella del giudice di Palermo che ha assolto Domenico Lipari (65enne ex direttore della locale Agenzia delle Entrate), rinviato a giudizio per il reato di molestie sessuali commesso nei confronti di due signore impiegate dell'ufficio da lui diretto. Dopo aver letto gli stralci delle motivazioni si resta alquanto... basiti.
L'altra riguarda l'assoluzione in Appello del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, dal reato di abuso d'ufficio. Sarà interessante leggere le motivazioni per capire come si potrebbe sostanzialmente aprire la strada all'indiscriminata "creazione" di incarichi pubblici, lautamente remunerati, a cui destinare i propri sodali.
"Mala tempora currunt sed peiora parantur"?
un ex-esule 9 febbraio 2016 alle 09:02
Non viviamo in un mondo "Minority Report"
Dei reati ci si occupa quando sono commessi.
un ex-esule 9 febbraio 2016 alle 09:16
http://www.repubblica.it/cronaca/2016/02/08/news/giornalisti_condannati_a_teramo_colpevoli_di_aver_svelato_indagine_in_corso_il_sindacato_incomprensibile-132949704/?ref=HREC1-22
alexandertwo 11 febbraio 2016 alle 14:09
Il Tribunale Fallimentare di Arezzo, accogliendo la richiesta del commissario liquidatore, ha dichiarato lo stato d'insolvenza di Banca Etruria.
A questo punto il procuratore Roberto Rossi non dovrebbe avere più motivi per ritardare l'avvio dell'lndagine per accertare l'eventuale commissione del reato di bancarotta fraudolenta a carico di tutti gli amministratori (e dei sindaci) delle banca che erano in carica tra il 2013 e il 2015, compreso quindi anche Pieluigi Boschi, padre della renziana ministra Maria Elena, che ricopriva la carica di VicePresidente al momento del commissariamento della banca stessa.
Qualorà ciò dovesse effettivamente accadere, non potrebbe farsi strada, però, una domanda forse un po' maliziosa?
Atteso il rischio per i... Boschi, ci si potrebbe aspettare, dopo l'adozione del famoso decreto salvabanche, la predisposizione anche di un decreto "salvapapà"?
E si, perchè non va dimenticata anche la posizione di papà (o, meglio, babbo) Renzi, l'intraprendente sig. Tiziano, tuttora coinvolto a Genova nell'indagine per il fallimento di una società che aveva fatto parte della galassia delle numerose iniziative imprenditoriali facenti capo alla famiglia Renzi "allargata" (padre, madre e sorelle del PdC, per non considerare anche quest'ultimo).
Poichè quei giudici ancora titubano nel dichiarare il padre di... cotanto figlio estraneo alla incresciosa vicenda, non sarebbe meglio - giglio magico per giglio magico - pensare a qualche opportuna iniziativa legislativa ad hoc che possa sgomberare il campo da possibili dubbi ed assicurare una meritata tranquillità a due famiglie che tanto si stanno impegnando per il bene di tutti i comuni cittadini di questo nostro bel Paese?
Maddale Na 12 febbraio 2016 alle 18:41
Gentilissima Dott.ssa Milella, “voce dal sen fuggita” definirei l’intervento di Valerio Onida, ex giudice costituzionale e ex presidente del Comitato Direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, pubblicato dal Corriere della Sera.
Onida difende la scelta del Comitato Direttivo della Scuola, quello in carica quando era lui presidente, di chiamare a rendere testimonianza due terroristi rossi dissociati (i brigatisti Adriana Faranda e Franco Bonisoli) in un incontro di studi destinato ai magistrati.
E tale difesa la svolge in nome dell’autonomia della Scuola rispetto al CSM, affermando che, ove così non fosse, la Scuola, finirebbe “per asservirsi strettamente a logiche di categoria o alle maggioranze «politiche» che si formano nel Consiglio Superiore”.
Dunque, Valerio Onida, nella sua foga difensiva della Scuola, si è lasciato sfuggire che, nell’ambito del CSM, prevalgono le “logiche di categoria” e le maggioranze “politiche” che ivi si formano.
Logiche tanto di categoria e tanto politiche da indurlo a auspicare che la Scuola e la formazione dei magistrati, che da essa dipende, restino affrancate rispetto a un organismo, il CSM, in cui quelle logiche la fan da padrone.
Non sembra a Lei che questa autorevole testimonianza si risolva in una conferma, una volta di più, di quelle logiche correntizie e spartitorie che hanno ridotto il Consiglio Superiore e l’autogoverno della magistratura nello stato in cui da tempo versano?
Voce dal sen fuggita,
poi richiamar non vale,
non si trattien lo strale
quando dall’arco uscì.
Così cantava il Metastasio.
Maddale Na 13 febbraio 2016 alle 08:52
Gent.ma Dott.ssa Milella, leggo dal Suo articolo di oggi su Repubblica che nel 2014 in Italia sono “deceduti” per prescrizione ben 132.296 processi, di cui 81.879 ANCOR PRIMA DI ARRIVARE AL DIBATTIMENTO.
Oh bella! Ma non si era detto che i procedimenti in Italia si prescrivono a causa delle tattiche dilatorie, degli escamotages, degli espedienti, delle trovate e dei trucchi di quella classe di azzeccagarbugli che sono gli avvocati? Sempre pronti a gettare sabbia negli ingranaggi pur di ritardare, dilazionare, differire?
E come mai ben 81.879 processi (circa il 62% e cioè la grande maggioranza) cadono ancor prima di arrivare al dibattimento?
Prima del dibattimento vuol dire che il processo è rimasto a cucinare, a fuoco lento, molto molto lento, sui fornelli dei Pubblici Ministeri. Sono loro quelli che hanno in mano tutte le carte, che dettano i tempi e che evidentemente se la prendono comoda, e che, con l’allungamento dei tempi di prescrizione, pretenderebbero di prendersela ancor più comoda.
Gli avvocati, durante questa fase di cottura, salvo casi eccezionali, non possono metter lingua neanche per assaggiare se nella pietanza in cottura c’è troppo sale o poco pepe.
E allora? Alla luce di questi dati, è proprio sicura che l’auspicio, da Lei elencato al n. 2 del Blog del 01/01/2016 (“che si faccia subito la legge sulla prescrizione lunga, ma una legge seria e non la barzelletta che adesso giace al Senato”), sia risolutivo del problema?
O forse non sarebbe il caso di aggiungerne un altro di auspicio che, mi si perdoni il riferimento culinario, suoni pressappoco così: “che si apprestino strumenti per mettere il pepe sul sedere dei PM perché, nella cottura delle pietanze, non se la prendano comoda cercando di trarre ispirazione dalla contemplazione degli astri e delle stelle o, magari, dedicandosi all'attività di consulenti di Palazzo Chigi”?
alexandertwo 14 febbraio 2016 alle 22:17
Vita difficile per i Magistrati italiani.
"La magistratura italiana è una schifezza". Questa la valutazione espressa da Matteo Salvini, riferendosi al rinvio a giudizio, da parte del PM di Genova, di esponenti della Lega Nord coinvolti nell'inchiesta sulla c.d. "rimborsopoli della regione Liguria"
A tutti gli imputati (23 amministratori regionali, di vari partiti) sono contestati i reati di peculato e falso, per essersi fatti rimborsare spese private con soldi pubblici - nel periodo 2010-2012 - facendole passare come relative allo svolgimento di attività istituzionali (pranzi, cene, viaggi, regali, taxi, cancelleria, bar, ecc.).
In particolare, gli esponenti leghisti - tra i quali vi è Edoardo Rixi, attualmente assessore e anche vice segretario nazionale del partito - si sarebbero "distinti" per aver svolto queste... attività connesse agli incarichi pubblici, con rimborsi di migliaia di euro, soprattutto in giorni festivi (come Pasqua e Pasquetta, 25 aprile, 1° maggio, Ferragosto, ecc.) ed in rinomate e ricercate località turistiche comportanti rilevanti spese di viaggio e soggiorno.
A me le espressioni di Salvini richiamano alla memoria quelle di un altro esponente politico, appartenente sostanzialmente alla stessa area geografico-politica, che si distinse, tra le tante benemerenze, per aver falcidiato pesantemente i termini per la prescrizione dei reati, con beneficio proprio e di altri "delinquenti".
Per caso, gentile dott.ssa Milella, anche in lei hanno prodotto lo stesso effetto?
alexandertwo 16 febbraio 2016 alle 12:19
Povera Lega Nord, piove sul bagnato. Si profila un altro scandalo nelle regione Lombardia.
Tra i 21 oggi arrestati su decisione del gip di Monza, per presunte tangenti nella sanità, vi è anche Fabio Rizzi consigliere regionale leghista e fedelissimo super braccio destro del governatore Maroni.
L'inchiesta ipotizza un'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d'asta, riciclaggio.
Quanto tempo dovremo attendere per leggere un'altra... starnazzata da parte dell'immarcescibile Matteo Salvini. oppure provvederà a delegare Bobo Maroni?
E' interessante evidenziare che questo Rizzi - presidente della commissione permanente sulla sanità - svolgeva attualmente le funzioni di assessore "ombra" alla stessa sanità, dopo l'estromissione del berlusconiano Mario Mantovani che ricopriva nella giunta tale incarico, oltre a quello di ViceGovernatore.
Se poi teniamo presente che anche Mantovani, dopo pochi giorni dalla sua uscita, è stata arrestato sempre per corruzione, possiamo ben sottolineare le perduranti... "affinità elettive" tra certi esponenti del Carroccio ed alcuni di quelli tuttora fedeli al decaduto senatore di Arcore.
Che in ciò possa trovare anche conferma quel vecchio adagio secondo cui "Dio li fa e poi ..."?

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