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Timestamp: 2018-07-21 01:41:17+00:00

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In materia previdenziale e assistenziale forense il sindacato ha maturato, con il tempo e con lo studio, un alto grado di specializzazione, giungendo anche all’elaborazione del primo progetto di riforma, sia del sistema che della struttura di Cassa Forense, in grado di risolvere definitivamente il conflitto reddituale e generazionale da sempre latente nella nostra categoria professionale, giacchè delinea un sistema previdenziale equo, solido e sostenibile.
Questa riforma, nelle sue progressive evoluzioni, è stata proposta a Cassa Forense, alle Conferenze e nei Congressi nazionali, riuscendo anche ad ottenerne la conversione in due raccomandazioni congressuali: la prima, del Congresso Nazionale Forense Straordinario di Milano del 23 e 24 marzo 2012, e la seconda, dell Congresso Nazionale Forense Ordinario di Bari del 22-24 novembre 2012.
Per sostenere e per diffondere la riforma tante sono state le iniziative politiche e sindacali, fra cui i “fax day”, la protesta #iononmicancello, e la manifestazione a Roma, in Piazza Cavour, del 27 Febbraio 2015, data in cui nacque la coalizione di lavoratori autonomi che prese il nome proprio da quel giorno: Coalizione 27 febbraio, appunto.
Ricordiamo anche il tavolo tecnico MGA - Cassa Forense che il 22/05 di comune accordo si era deciso di costituire nel corso del secondo incontro della vertenza sindacale avviata qualche mese prima, e dal quale l’ente previdenziale si sottraeva poco dopo.
Il tavolo era finalizzato all’analisi dei dati attuariali sui quali si fonda il sistema previdenziale forense, e la sua costituzione sarebbe stata un’assoluta novità sullo scenario della politica previdenziale forense, perché per la prima volta il confronto si sarebbe spostato dalla rivendicazione ad un piano scientifico di analisi dei dati e delle dinamiche attuariali. Per questo motivo le parti si sarebbero presentate a quel tavolo con i rispettivi tecnici attuariali (ossia la dott.ssa Anna Maria Biancofiore per la Cassa Forense, e per MGA, il prof. Alessandro Trudda, docente di economia presso l’Università di Sassari ed esperto di dinamiche attuariali in relazione alle casse previdenziali). Con lo spostamento della vertenza sul piano tecnico-scientifico, in sindacato perseguiva lo specifico obiettivo di dimostrare in contraddittorio con Cassa Forense, e con il supporto del prof. Trudda, la sostenibilità tecnica del nostro progetto di riforma previdenziale.
Siamo convinti che la Cassa Forense si sia sottratta da quel tavolo perchè ha temuto che con esso saremmo riusciti a fornire la prova scientifica della possibilità di un sistema previdenziale diverso, più equo e più solidale, e di conseguenza a provare e denunciare pubblicamente la volontà politica di Cassa di non adottarlo.
Pubblichiamo, di seguito, il nostro progetto di riforma che verrà proposto alle prossime elezioni del Comitato dei delegati di Cassa Forense, e al prossimo XXXIV Congresso Nazionale Forense che si terrà a Catania nei giorni 4, 5 e 6 ottobre 2018, contenente modifiche da apportare:
- allo Statuto vigente (di seguito “St.”),
- al Regolamento generale (di seguito “R.g.”),
- al Regolamento sanzionatorio (di seguito R.s.),
- al Regolamento per le prestazioni previdenziali (di seguito R.p.p.),
- al Regolamento ex art 21 della Legge 247/2012 (di seguito R.21);
- al Regolamento per l’erogazione dell’assistenza (di seguito R.a.);
§ 1. Sulla riforma della struttura organizzativa e amministrativa della Cassa Forense.
1.1 Riduzione drastica delle indennità di carica spettanti annualmente al Presidente, al Vice – Presidente, ai componenti del Consiglio di Amministrazione (cfr. 15 comma 3 St.), che nell’anno 2017 sono state aumentate del 23% :
1.2 Eliminazione, ai fini dell’elettorato passivo, del requisito dell’esercizio quinquennale della professione forense e di ogni requisito connesso alla regolarità contributiva (cfr. art. 13 comma 2 St.).
1.3 Calmieramento delle spese di viaggio e di soggiorno e di ogni altra spesa rimborsabile per lo svolgimento di ogni incarico e/o partecipazione a congressi, convegni e manifestazioni indetti dalla Cassa (cfr. art. 29 comma 1 St.).
1.4 Eliminazione delle spese e dei costi non essenziali, quali la spesa di stampa e spedizione del periodico, ammontanti a Euro 257.475 nel 2016 (secondo ultimo consuntivo disponibile).
1.5 Pubblicazione sul sito della Cassa di tutti i verbali relativi alla riunioni degli Organi Collegiali; delle delibere e degli atti dispositivi rilevanti per il funzionamento della gestione di Cassa Forense; dei documenti relativi alle indennità e ad ogni voce di spesa comunque attinente agli organi di amministrazione e di controllo; dei bilanci preventivi; del report A.L.M. (per la gestione della passività e dei rischi).
1.6 Piena e scrupolosa attuazione del Codice della trasparenza di Cassa Forense, e in particolare dell’art. 7 secondo cui Cassa Forense, alla voce “Patrimonio e Investimenti” della sezione “Cassa Forense Trasparente” del sito, deve pubblicare: la politica di investimento e il suo profilo di rischio definito in considerazione degli obiettivi e degli impegni previdenziali previsti; un prospetto recante l’esposizione delle attività detenute; i compiti e le responsabilità dei soggetti coinvolti nelle varie fasi del processo di investimento; il sistema di controllo della gestione finanziaria ed i parametri di riferimento impiegati per il monitoraggio e la verifica dei risultati della gestione; documenti relativi all’asset allocation strategic nonché i dati relativi ai piani triennali investimento e ai piani di impiego, ulteriori rispetto a ciò che risulta già dai bilanci consuntivi.
§ 2. Sulla riforma del sistema previdenziale.
2.1 Abolizione o riduzione dei contributi minimi obbligatori per le fasce di reddito più basse.
2.2 Riduzione delle pensioni retributive più elevate, (il riferimento è alle pensioni liquidate con i precedenti parametri più generosi), ovvero introduzione di un contributo di solidarietà a loro carico.
2.3 Aumento del contributo di solidarietà al 4% per la fasce di reddito superiori a Euro 500.000.
2.4 Reintroduzione della restituzione dei contributi soggettivi versati, per coloro che si cancellano dall’Albo entro l’ottavo anno d’iscrizione e che non abbiano mai dichiarato un reddito superiore a Euro 10.600,00.
2.5 Abolizione del requisito dell’iscrizione a Cassa Forense prima del compimento dei quaranta anni per avere diritto alla pensione di inabilità o d’invalidità.
2.6 Previsione della cancellazione dall’albo come requisito essenziale per aver diritto alla pensione di vecchiaia, così come già previsto per la pensione di anzianità.
2.7 Adozione di un sistema di calcolo contributivo, con l’ammontare della pensione calcolato sulla base dei contributi versati, ma con il potenziamento di specifici correttivi solidaristici di assistenza per i quali si rinvia al successivo paragrafo n. 3. L’adozione del sistema contributivo permetterà anche di distinguere nettamente le risorse destinate alla previdenza da quelle finalizzate all’assistenza, per cui le pensioni saranno alimentate con i contributi soggettivi mentre i contributi integrativi (attualmente pari a circa 500.000.000 di Euro annui) dovranno essere destinati al finanziamento dei trattamenti correttivi di assistenza.
2.8. In via subordinata, permanendo nel sistema retributivo, M.G.A. propone di determinare il contributo soggettivo in base ad aliquote progressive, che aumentino, come accade per l'IRPEF, in misura più che proporzionale rispetto all'aumentare del reddito: in modo da determinare una pressione progressivamente più lieve sui portatori di redditi medio bassi e bassi, e progressivamente maggiore su tutti gli altri. Verranno così recuperate, anche con l’applicazione di questo sistema di calcolo, le risorse con cui finanziare i trattamenti assistenziali di cui al successivo paragrafo n. 3. Alleghiamo, a titolo esemplificativo, un prospetto che, sulla base dei dati reddituali forniti da Cassa Forense (fonte: “I numeri dell'avvocatura 2015”), dimostra come sia possibile, con la sola applicazione di aliquote progressive, raccogliere circa 924 milioni di euro di contributo soggettivo (all. n. 1).
§ 3. Sulla riforma del sistema assistenziale.
Gli strumenti di assistenza saranno finanziati con i risparmi conseguenti al taglio delle spese di amministrazione e di gestione e dei costi non essenziali, all’ottimizzazione delle risorse, nonché con le entrate conseguenti alle riforme di cui ai punti 2.2, 2.3, 2.7 e, in via alternativa, 2.8.
In particolare, con queste risorse, e fino al loro esaurimento annuale, si intende finanziare:
a) l’innalzamento della pensione minima, oggi pari a Euro 11.692,00 annui, secondo l’ultima rivalutazione ISTAT, e quindi l’allargamento della platea dei potenziali fruitori dell’integrazione;
b) l’innalzamento degli importi dei trattamenti assistenziali di cui al vigente Regolamento per l’assistenza (erogazioni in caso di bisogno, prestazioni a sostegno della famiglia, prestazioni a sostegno della salute, prestazioni a sostegno della professione, spese funerarie), e l’estensione della platea dei loro beneficiari.
Questi trattamenti, come già detto, verrebbero erogati fino all’esaurimento delle risorse annualmente riscosse per il loro finanziamento. In questo modo vogliamo evitare che, come consentito dal vigente regolamento, le risorse finanziarie destinate all’assistenza siano distratte e devolute in bilancio come avanzo di esercizio, per essere poi utilizzate nell’esercizio successivo per finalità diverse da quelle per le quali sono state raccolte.
c) l’eliminazione di ogni elemento di discrezionalità della Cassa Forense nel riconoscimento dei trattamenti assistenziali. Ogni trattamento assistenziale dovrà essere riconosciuto solo ed esclusivamente sulla base di criteri predeterminati e oggettivi, quali l’I.s.e.e.;
d) l’eliminazione del requisito dell’impossibilità assoluta di esercitare la professione per almeno due mesi ai fini del riconoscimento dell’assistenza indennitaria.
e) sollecitare le opportune modifiche legislative affinché le erogazioni a titolo di trattamenti assistenziali non siano soggette a tassazione, come invece lo sono adesso.
§ 4. Le altre proposte di riforma.
Restano ferme le altre proposte di M.G.A. che riguardano perimetri progressivamente più ampi di integrazione e di unificazione con gli altri professionisti e tutti gli altri lavoratori quali:
a) l’avviamento di un processo di unificazione delle ventuno Casse di previdenza degli Ordini professionali al fine di costituire un unico Ente previdenziale per tutti i professionisti italiani.
b) oppure, alternativamente, l’eliminazione di tutte le Casse di Previdenza e devoluzione della previdenza dei lavoratori professionisti nel perimetro dell’INPS.
Quest’ultima proposta presenta maggiori vantaggi rispetto alla prima, con effetti previdenziali, politici e sindacali certamente più virtuosi e diffusi.
Infatti, devolvendo la previdenza di tutti i lavoratori autonomi, compresi i lavoratori ordinisti, all’'INPS, si unirebbero non solo questi ultimi, come accadrebbe con la creazione di un unico ente previdenziale ad essi dedicato, ma anche gli altri professionisti non ordinisti e quindi tutti i lavoratori italiani che si trovino in uno stato di debolezza contrattuale, economica, fiscale e previdenziale.
Si stimolerebbe, in questo modo, l’origine di una massa critica capace di lottare per i diritti di tutti, con una forza politica e sindacale da spiegare non solo sul fronte previdenziale ma su tutti i fronti della legislazione nazionale, a partire dalla rivendicazione della progressività fiscale e previdenziale e di uno Statuto del lavoro veramente universale che riguardi tutti coloro che hanno necessità di lavorare per vivere, con superamento finalmente degli steccati tra il lavoro autonomo e il lavoro subordinato.
Inoltre il passaggio all'INPS consentirebbe di:
- unificare il sistema previdenziale per tutti i lavoratori, sistema che deve essere riformato sulla base dei principi di equità, solidarietà e progressività, riducendo l’età pensionistica, aumentando e rendendo dignitose le pensioni minime, e migliorando ed estendendo gli ammortizzatori sociali, con le risorse da prelevarsi dalla fiscalità generale e dall’aumento della contribuzione previdenziale a carico dei più abbienti;
- ottenere importanti economie di scala e risparmi di spesa (come quelli connessi alla eliminazione dei Consigli di Amministrazione e di tutti gli organi gestionali);
- beneficiare della mutualizzazione dei rischi e della possibilità di fronteggiare meglio le eventuali crisi (economiche o demografiche) che eventualmente dovessero colpire una singola categoria di lavoratori.
[1] Per redditi bassi si intendono i redditi dichiarati ai fini irpef compresi nella fascia da Euro 0 - 10.600,00; per redditi medio – bassi si intendono i redditi dichiarati ai fini irpef compresi nella fascia da Euro 10.600,00 a 19.857,00. I dati reddituali sono tratti dall’indagine di Cassa Forense “I numeri dell'avvocatura 2015”.

References: § 1
 art. 13
 art. 29

§ 2

§ 3

§ 4