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Timestamp: 2019-07-16 21:30:50+00:00

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Rapporto di lavoro: Asl condannata a pagare 160.000 euro allo psicologo. Vale anche per i medici?
Corte d'Appello L'Aquila - Sezione lavoro - sentenza del 5 febbraio 2015
La ASL che si è avvalsa per un periodo di oltre nove anni delle prestazioni lavorative di un operatore specializzato psicologo presso il Centro di Salute Mentale, mediante sottoscrizione di quattro convenzioni e due contratti di collaborazione coordinata e continuativa (prorogati più volte), è tenuta a corrispondere le differenze retributive maturate dal medico oltre all’indennizzo per ingiustificato arricchimento. Lo psicologo, infatti, è risultato stabilmente inserito nell’apparato organizzativo dell’azienda ed ha messo a disposizione della stessa le proprie energie lavorative, con implicito riconoscimento da parte della Pubblica Amministrazione dell'utilità della prestazione eseguita.
Il commento del nostro legale, Avv. Francesco Maria Mantovani : "La sentenza in esame ha ad oggetto un principio fondamentale dell’ordinamento: qualora un rapporto fittiziamente qualificato come autonomo abbia natura subordinata, il prestatore ha diritto a percepire la differenza tra i compensi corrisposti ed il trattamento economico previsto dalla contrattazione collettiva e dalla legge per i lavoratori dipendenti con mansioni analoghe. Affinché ciò avvenga è necessaria la pronuncia di una sentenza che accerti la reale natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra le parti.
A tal fine, il lavoratore dovrà dedurre e dimostrare in giudizio la sussistenza degli indici fondamentali della subordinazione. Al riguardo, il requisito fondamentale della subordinazione consistente nella eterodeterminazione dell’attività lavorativa. Peraltro, secondo l’insegnamento della giurisprudenza, allorché la prestazione ha un contenuto squisitamente intellettuale, come nel caso dell’attività medica, l’eterodirezione può risultare sfumata, non andando rilevata in specifici ordini, bensì nel controllo esplicato dal datore di lavoro sulla prestazione e sul vincolo di disponibilità del lavoratore. Anche con riferimento al settore sanitario, la giurisprudenza ha considerato l’obbligo di conformare la propria attività alle esigenze di tempo e di luogo di volta in volta richieste dall’organizzazione della struttura ospedaliera quale decisivo e sufficiente indice di sottoposizione all’eterodirezione del datore di lavoro, e ciò in quanto la soggezione al potere direttivo risulta attenuata per effetto della discrezionalità e dell’autonomia necessariamente connesse all’espletamento dell’attività medica".
Corte d'Appello di Palermo - III sez. civile - sentenza n. 2603/2015
Aggressione del medico in pronto soccorso - interruzione di pubblico servizio
L'attività di un medico addetto al pronto soccorso è per sua stessa natura caratterizzata da oggettivi profili di rilevanza ed urgenza sicché ogni ritardo, anche minimo, assume rilievo non solo per la salute dei pazienti, ma anche sotto il profilo penale nell'ambito della disposizione di cui all'art. 340 c.p..
Corte d'Appello di Lecce - II sezione - sentenza del 1° luglio 2015
Nel corso di un intervento chirurgico il paziente aveva subito gravissime ustioni provocate dall’elettrobisturi utilizzato dal chirurgo operatore. Condannato il chirurgo, in solido con la struttura sanitaria in primo grado, quest’ultima e l’impresa assicuratrice del medico proponevano appello censurando la sentenza del tribunale in quanto non avrebbe tenuto conto del fatto che non poteva parlarsi di responsabilità del chirurgo in quanto l’ustione era stata provocata da un difetto derivante dal cattivo stato dell’elettrobisturi.
La Corte di appello respinge però l’impugnazione sulla base del fatto che il medico, stante la sua posizione apicale nell’ambito dell’equipe chirurgica e comunque quale chirurgo che ha azionato lo strumento operatorio, aveva l’obbligo di controllare che il funzionamento dell’apparecchio fosse corretto, rientrando ciò per giunta nelle sue competenze.
Corte d'Appello di Roma - III sez. civile - sentenza n. 3793/2015
La prova della complicanza risiede nella diligenza professionale
L’inserimento di protesi ai glutei con funzione estetica costituisce intervento routinario che come tale non può mai ritenersi di speciale difficoltà anche se nel corso dello stesso si verifichino delle complicanze, come l’allergia ai bendaggi.
In tal caso, trattandosi di prestazione professionale medico chirurgica di routine, è onere del professionista superare la presunzione che le complicanze siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia, dimostrando che siano state invece prodotte da un evento imprevisto ed imprevedibile.
Nello specifico, non è stato provato che l'allergia sia in grado di determinare una dismetria del profilo dei glutei, ipotrofia muscolare ed evidenti esiti cicatriziali, mentre il Consulente d’Ufficio aveva già ricondotto tali eventi ad errori del sanitario, per aver omesso l’applicazione dei necessari drenaggi e aver errato nell’inserimento della protesi.
Corte d'Appello di Taranto - sez. penale - sentenza n. 286/2015
Interruzione di servizio pubblico e ingiuria, per chi si trattiene nell’ambulatorio del medico mentre sta visitando e, con frasi minacciose, gli impedisce di svolgere la sua attività per un tempo rilevante.
Nel caso esaminato, i giudici hanno confermato la condanna per l’imputato che, stufo per l’attesa, i aveva protestato in maniera veemente contro il medico bloccando per circa 20 minuti il servizio sanitario.
Corte d'Appello di Roma - III sez. civile - sentenza n. 1667/2015
Risarcimento minore se paziente si è fatto male per colpa sua

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