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Timestamp: 2019-04-21 19:21:25+00:00

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Piano attestato 67, risanamento aziendale, ristrutturazioni e accordi per la crisi aziendale
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Piano attestato 67
Piano attestato 67, risanamento aziendale e ristrutturazione del debito: come sfruttare i vantaggi dell’articolo 67 della Legge Fallimentare mettendosi al riparo dall’insolvenza verso i creditori.
La Legge attualmente in vigore (R.D. n. 267/1942 e successive modifiche) prevede la possibilità per le tutte quelle aziende in crisi, che dimostrino di avere elementi su cui fare affidamento per il recupero dei propri crediti, di adottare una serie di misure atte a favorire il risanamento aziendale dell’impresa ed evitare la dichiarazione di fallimento.
IL FATTORE TEMPO. Il fattore tempo è essenziale nell’affrontare le crisi d’impresa; se l’azione di risanamento è tempestiva, essa ha più possibilità di portare a risultati positivi. Gli effetti negativi della situazione di crisi tendono infatti a peggiorare e ad investire nuove aree aziendali e più il tempo passa, maggiore è la velocità degli sviluppi negativi.
Risanamento aziendale giudiziale o stragiudiziale?
A seconda della gravità della situazione aziendale e prescindendo da ipotesi di chiusura e liquidazione o di concordato preventivo, una società “in crisi”, al fine di recuperare la propria solvibilità con i creditori e sanare l’azienda, può predisporre un piano di risanamento aziendale stragiudiziale (senza nessun intervento del tribunale) oppure sfruttare due importantissimi strumenti giuridici come il piano di risanamento industriale ex articolo 67 L.F. (senza necessario intervento del tribunale ma munto di valida attestazione professionale) ovvero un accordo di ristrutturazione del debito ex articolo 182-bis L.F..
Scegliere per un piano di risanamento aziendale stragiudiziale, anzichè per un piano di risanamento industriale ex articolo 67 L.F. in genere, presuppone che lo stato di crisi aziendale possa essere risolto in un arco temporale limitato grazie alla conseguente diminuzione del proprio livello di indebitamento aziendale ed attraverso l’adozione di politiche di riassetto della gestione operativa e strategica dell’impresa comprendendo, eventuali “operazioni straordinarie”.
Lo STUDIO KAT BUSINESS possiede notevole esperienza nella gestione delle crisi aziendali da sovraindebitamento e dei rapporti soprattutto con Istituti di Credito, vantando ottime referenzialità presso il ceto bancario, e nella redazione di piani industriali e finanziari, indispensabili la buona riuscita del processo di risanamento aziendale e uscita dalla crisi.
Lo studio affronta la situazione di difficoltà inizialmente attraverso un meticoloso studio dell’azienda ed in particolare:
Analisi approfondita del bilancio: situazione economica, patrimoniale e finanziaria
Analisi delle singole posizioni debitorie
Redazione di una “due Diligence” scritta
In modo, lo studio entra in piena sintonia con il cliente conoscendo in maniera approfondita le problematiche che affliggono l’azienda ed assumendosi sempre per iscritto la responsabilità della propria consulenza relazionando costantemente all’imprenditore il lavoro svolto dai professionisti dello studio.
Ogni criticità riscontrata nell’analisi viene risolta dallo STUDIO KAT BUSINESS, oltre che con i vari professionisti interni, anche grazie anche ad una rete di professionisti con cui collabora che coprono a 360° le specifiche necessità dell’azienda.
Il Piano di Risanamento art. 67 R.D. 16 marzo 1942, n. 267
Piano attestato 67. La legge non prevede particolari requisiti in relazione alla predisposizione di un piano di risanamento. Il citato articolo 67, stabilisce soltanto che lo stesso debba apparire “idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria”, sulla base di un parere di un professionista indipendente abilitato che attesti “la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano”. Vantaggio essenziale del piano di risanamento redatto ai sensi dell’art. 67 L.F. è che in caso di un eventuale fallimento dell’azienda, tutti gli atti compiuti in esecuzione del piano di risanamento non sono soggetti ad azioni di revocatoria fallimentare. In caso, invece di scelta per un accordo di ristrutturazione ex articolo 182-bis della Legge Fallimentare si presume, invece, che la situazione di crisi aziendale sia più grave rispetto all’ipotesi sopra descritta e che sia necessario un intervento più strutturale sull’indebitamento finanziario della società, prendendo in considerazione un arco temporale più ampio e l’adozione di misure volte ad una significativa dismissione di asset aziendali.
A tale riguardo, la normativa di riferimento stabilisce una serie di requisiti ed una specifica procedura a cui l’imprenditore ed i creditori che intendono sottoscrivere l’accordo sono tenuti a conformarsi. A differenza dell’ipotesi del piano di risanamento ex articolo 67, con la ristrutturazione del debito ex art. 182 L.F., è obbligatoria quale condizione di percorribilità del processo, la sottoscrizione di un accordo tra la società in crisi e un ceto creditorio (c.d. creditori aderenti) che rappresenti almeno il 60% dell’esposizione debitoria complessiva della stessa. Peraltro, tale accordo, una volta sottoscritto, dovrà essere depositato dalla società presso il Tribunale in cui si trova la propria sede principale congiuntamente ad una serie di altri documenti, tra cui, una relazione redatta da un professionista abilitato che attesti la veridicità dei dati aziendali e l’attuabilità dell’accordo con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori “non aderenti” all’accordo stesso.
Dal momento in cui l’accordo viene pubblicato nel Registro delle Imprese, i creditori non potranno né iniziare né proseguire azioni cautelari o esecutive contro il patrimonio della società.
Successivamente, il Tribunale pronuncia decreto motivato con cui procederà all’omologazione dell’accordo, oppure al suo rigetto. In casi particolari in cui contro il patrimonio della società siano già in atto procedure cautelari e/o esecutive e l’imprenditore non abbia ancora concluso le trattative per la definizione dell’accordo con i potenziali creditori aderenti, si potrà adire al Tribunale competente, in forza del dettato normativo, depositando una proposta di accordo, insieme all’ulteriore documentazione sopra citata. Tale procedura potrà garantire la sospensione dell’esecutività delle predette procedure esecutive.
Si osserva che, mentre in conseguenza dell’approvazione ed asseverazione di un piano di risanamento ex articolo 67, comma3, lett. d) della Legge Fallimentare non è strettamente necessaria la definizione di un accordo contrattuale esecutivo di tale accordo con il ceto creditorio, l’articolo 182 bis della Legge Fallimentare fa espresso riferimento ad un “accordo di ristrutturazione” da stipularsi e depositarsi sia ai fini dell’omologa sia ai fini di pubblicità legale. Anche a seguito di un accordo di ristrutturazione ex articolo 182-bis debitamente omologato, in caso di fallimento dell’azienda, gli atti compiuti in esecuzione dell’accordo non saranno soggetti a revocatoria fallimentare. In aggiunta, ai sensi dell’articolo 182-quinques, qualora l’imprenditore dovesse contrarre ulteriore indebitamento da nuova finanza (anche se proveniente dai soci, con talune peculiarità) nell’ambito di un processo di ristrutturazione, i relativi crediti saranno prededucibili in sede di liquidazione dell’attivo della società.
Si evidenzia peraltro, senza entrare in dettaglio in questo contesto, che un accordo di ristrutturazione ex articolo 182 bis della Legge Fallimentare, potrà essere implementato anche ove si procedesse a formalizzare in via preventiva il deposito di una istanza prenotativa di concordato ex art, 161 comma 6, della Legge Fallimentare. Tale ipotesi infatti, garantirebbe alla società, in un arco temporale ben definito, di predisporre (A) un accordo di ristrutturazione ex articolo 182 bis della Legge Fallimentare ovvero (B) un piano di concordato liquidatorio o in continuità. Nel corso del periodo di definizione di alcuna delle due ipotesi di cui ai precedenti punti (A) e (B), la società, non potrà e non dovrà procedere a pagamenti di debiti scaduti ed al contempo risulteranno congelate le eventuali azioni esecutive promosse da terzi creditori. Da ultimo, si segnala che, stante la delicatezza e peculiarità dei profili tecnico legali, è consigliabile SEMPRE per una società che intenda optare per l’adozione di uno degli strumenti di risoluzione delle crisi d’impresa sopra delineati, l’affiancamento di professionisti esperti nel settore sia per gli aspetti legali che aziendalistici.
Per ulteriori informazioni riguardo a questo tipo di finanziamenti, è possibile contattare questo studio professionale (preferibilmente dopo aver compilato ed inviato i documenti allegati nella seguente sezione download).
Download e utili
Principi di attestazione AIDEA
Approfondimenti e pagine collegate
INTESTAZIONE FIDUCIARIA QUOTE
DURATA CONCORDATO
SOVRAINDEBITAMENTO 2
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TROPPI DEBITI. RIMEDI ALL’INSOLVENZA
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By katadmin|2018-05-10T00:55:57+02:0027 Gennaio 2015|approfondimenti|

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