Source: http://invisibil.blogspot.com/2011_06_05_archive.html
Timestamp: 2017-02-24 21:36:26+00:00

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Invisible News: 2011-06-05
La Corte chiede si proceda per falsa testimonianza contro Contrada, Zullino, Pietroni e Lupisda http://www.antimafiaduemila.com/di Aaron PettinariDopo dieci ora di camera di consiglio la Corte d'Assise di Palermo, presieduta da Giancarlo Trizzino, ha assolto il boss mafioso Totò Riina per il sequestro e l'omicidio del giornalista de 'L'Ora', Mauro De Mauro, rapito il 16 settembre 1970 sotto la sua abitazione. I giudici nel dispositivo di sentenza hanno fatto riferimento all'articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale che riguarda la “incompletezza della prova” con formula dubitativa. Ovvero quello che un tempo era l' assoluzione “per insufficienza di prove”.Così è stata respinta la richiesta del carcere a vita fatta al termine della requisitoria dai pm Antonio Ingroia e Sergio De Montis. Inoltre la Corte ha trasmesso gli atti al Pubblico Ministero perchè proceda per falsa testimonianza nei confronti dell'ex funzionario del Sisde Bruno Contrada, dei giornalisti Pietro Zullino e Paolo Pietroni e dell'avvocato Giuseppe Lupis. Gli ultimi tre avrebbero avuto collegamenti con i servizi segreti e avrebbero avuto un ruolo depistante nelle indagini. Presente alla lettura del verdetto, la figlia Franca, che attendeva giustizia da oltre 40 anni e che ancora una volta si trova costretta a restare nel dubbio e nell'incertezza riguardo ai motivi che hanno portato alla scomparsa del padre. “La sentenza mi ha sorpreso – ha detto uscendo dall'aula bunker con grande dignità e amarezza - ascoltando la requisitoria dei pm De Montis e Ingroia pensavo che ci fossero più motivi di colpevolezza nei confronti di Riina, ma pare che non ce ne siano molti. Ci sono una serie di indizi. Sono molto turbata perchè dopo 40 anni non abbiamo ancora una risposta su quanto successe quel giorno, adesso aspetteremo altri 90 giorni per capire. Leggeremo le motivazioni della sentenza”. Poi ha aggiunto: “Il fatto che abbiano citato Lupis e Contrada apre uno spiraglio di non indifferenza nella vicenda di mio padre. E se i depistaggi su mio padre fossero dello Stato?”.Dello stesso avviso anche il legale Francesco Crescimanno: “Non bastano 41 anni per fare emergere la verità è significativo che si siano ritenute false una serie di testimonianze, molte delle quali, cominciando da Bruno Contrada e proseguendo con alcuni giornalisti hanno manifestato chiare reticenze. Non sono dovute a vuoti di memoria o incompletezza dei ricordi ma una strategia di fumogeni. In questa vicenda, per un modo o per un altro, non si deve arrivare alla verità. In aula sono stati portati faldoni di carte ma all'interno dei quali non c'era un solo documento che riguardasse De Mauro, il che è assolutamente incredibile”.E sulla non condanna di Riina ha aggiunto: “Nel corso del processo, fra alcuni collaboranti storici e da ultimo il pentito Naimo, si raggiungeva una prova sufficiente per ritenere la responsabilità di Salvatore Riina”. Il legale dei De Mauro, data l'assoluzione con insufficienza di prove ha quindi ipotizzato “che nella valutazione di un collegio attento e umanamente e tecnicamente attrezzato probabilmente non si è ritenuto che le propalazioni dei collaboranti non abbiano la concantenazione fra di loro che possano portare all'affermazione di responsabilità di Riina”. “Probabilmente non si è raggiunta la prova piena per cui vedremo quale delle formule del 530 secondo comma adopereranno nella motivazione. Bisogna vedere se è una prova incompleta o se c'è qualcosa nella prova che non consente di tenere un percorso assolutamente affidabile”.Lungo l'intera durata del processo sono emersi diversi segnali di depistaggi che, secondo i pm, hanno frenato la ricerca della verità. Emblematico l'episodsio raccontato da Boris Giuliano al pm Ugo Saito, della riunione a villa Boscogrande che arenò di fatto l'inchiesta. Due le piste emerse durante il lungo dibattimento: la misteriosa fine del presidente dell'Eni, Enrico Mattei, e il tentato golpe di Junio Valerio Borghese. De Mauro si era occupato di Mattei per la sceneggiatura del film di Francesco Rosi. Avrebbe inoltre raccolto informazioni confidenziali sul progetto eversivo neofascista. L'accusa ha unito le due piste giudicandole «convergenti». In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza il pm Antonio Ingroia, non presente alla lettura della sentenza perché fuori Palermo, ha commentato: “Sono stupito da questa sentenza. Ero e resto convinto che l'impianto probatorio fosse solido, ma rispettiamo la sentenza che non condividiamo. Leggeremo le motivazioni e certamente faremo ricorso all'assoluzione. Evidentemente i giudici non hanno ritenuto adeguatamente provato l'impianto accusatorio anche se noi restiamo convinti del contrario. Leggeremo la sentenza con rispetto, come sempre. Seppure non condividiamo le conclusioni dei giudici”.
Tre anni e sei mesi ai 4 poliziotti per la morte del giovane nel 2005da http://www.lettera43.it/La corte d'Appello di Bologna ha confermato la pena sancita in primo grado dal tribunale di Ferrara per la tragica scomparsa di Federico Aldrovandi, il giovane morto il 25 settembre 2005 a 18 anni durante un intervento di polizia. Il tribunale ferrarese aveva condannato i quattro poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri a tre anni e sei mesi di reclusione.LA MAMMA: «SENTENZA GIUSTA». La Corte d'appello ha anche applicato il condono per indulto di tre anni. La decisione è stata presa dopo quasi tre ore di camera di consiglio.«È una sentenza giusta», ha commentato Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, «una sentenza che non poteva che essere confermata. È anche una sentenza utile che potrà cambiare qualcosa per impedire, nei processi che si stanno celebrando, il linciaggio delle vittime delle forze dell'ordine imputate. Siamo noi familiari a subire questo linciaggio nei processi dove vengono accusati i nostri cari che vengono sempre presentati e messi sotto accusa».CON CUCCHI E UVA. Patrizia Moretti ne ha parlato alla presenza al suo fianco in aula di Ilaria Cucchi e Lucia Uva, sorelle rispettivamente di Stefano Cucchi e Giuseppe Uva, altri due giovani morti in circostanze ancora da chiarire, con le appartenenti alle forze dell'ordine sotto processo.IL RICORSO DELLA DIFESA. I difensori dei quattro imputati hanno già annunciato ricorso in cassazione. L'avvocato Michela Vecchi: «Questa è una sentenza più che ingiusta, ricorreremo in cassazione per avere una verità diversa da quella che è stata confermata con questa decisione». Le fa eco Giovanni Trombini, altro difensore: «Io ci credo più che mai nella nostra verità. Perciò ricorreremo in cassazione».IL PAPÀ: «L'ULTIMA CAREZZA DI FEDERICO». Erano presenti all'udienza solo due degli imputati, Paolo Forlani ed Enzo Pontani. Presente anche il padre di Federico, Lino Aldrovandi: «La conferma della sentenza è l'ultima carezza che ci ha dato Federico da lassù. Non posso che ringraziare tanti che hanno permesso di arrivare fino qui tra cui il pm Nicola Proto della procura di Ferrara». La stessa procura di Ferrara interpellata ha commentato: «Prendiamo atto con soddisfazione della conferma della sentenza».Caso Aldrovandi: caso%20Federico%20Aldrovandi
Tutti assolti, con la formula "per non aver commesso il fatto", gli otto ragazzi finiti sotto processo per gli scontri avvenuti a margine delle manifestazioni avvenute il 14 dicembre scorso mentre al Senato era in corso il voto di fiducia al Governoda http://www.osservatoriorepressione.org/Lo ha deciso la IV sezione del tribunale penale collegiale, presieduta da Stefano Meschini, che non ha così accolto le richieste di condanna che erano state formulate dal pm Giuseppe Corasaniti fino a un massimo di un anno e otto mesi.La sentenza, emessa nei confronti di Sacha Montanini, Angelo De Matteis, Nicola Corsini, Gerardo Morsella, Federico Serra, Andrea Donato, Alice Niffoi e Riccardo Li Calzi, è stata accolta con applausi da alcuni amici e familiari degli imputati presenti in aula. In sostanza, quindi, per il collegio, gli otto imputati non hanno nulla a che vedere con i disordini scoppiati quel giorno nel centro.Il 13 giugno presso 1° Sezione penale , ci sarà il processo a carico degli altri 4 compagni denunciati.
Undici milioni di euro sequestrati dalla Dia di Trapani a due imprenditori del settore ortofrutticolo. Avrebbero avuto rapporti con Cosa Nostra e i Casalesi. Stabilivano i mezzi da utilizzare per i trasporti dei prodottidi Danila Giardinada http://www.iquadernidelora.it/index.phpSequestro record per due imprenditori del Trapanese: la Direzione Investigativa Antimafia di Trapani ha disposto il provvedimento, su richiesta della Dda di Palermo, nei confronti di due fratelli di Petrosino (TP), imprenditori del settore ortofrutticolo, per un valore di undici milioni di euro. Antonio e Massimo Antonio Sfraga, rispettivamente di 45 e 38 anni, erano stati arrestati nello scorso aprile per illecita concorrenza con minaccia e violenza aggravata per avere agevolato organizzazioni mafiose, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Napoli nell'ambito del procedimento ''Schiavone Francesco + 73''. Le indagini che hanno portato al sequestro hanno fatto emergere un accordo tra clan di Cosa Nostra mirato a raggiungere il monopolio del trasporto dei prodotti ortofrutticoli. L'operazione ''Party'', messa a punto dalla Dia di Trapani, aveva già evidenziato la contiguità con ambienti della criminalita' organizzata ed il coinvolgimento degli Sfraga in reati di usura e intestazione fittizia di beni. In particolare, gli Sfraga sarebbero risultati figure di primo piano nei rapporti con le famiglie Riina e Provenzano, in combutta con altri soggetti - alcuni dei quali appartenenti al clan dei Casalesi. Gli Sfraga stabilivano quali ditte si sarebbero dovute occupare del trasporto su camion dei prodotti ortofrutticoli sia nei mercati di Catania e Gela (Caltanissetta) e della Sicilia Occidentale, che nei mercati di Fondi (Latina), Aversa (Caserta) e Giugliano in Campania, nelle tratte dalla Sicilia verso la Campania, il Lazio ed altre zone del territorio nazionale.
da http://www.agoravox.it/Ha dell'incredibile quello che è successo stamane ad alcuno membri di Valigiablu.it - il gruppo nato dalla volontà d'Arianna Ciccone (leggi l'intervista) per protestare contro la disinformazione in RAI.Stamane si sono ritrovati fuori i cancelli RAI di Viale Mazzini per appendere uno striscione in stoffa con su scritto: "Cara Rai, l'informazione sui referendum è un tuo dovere e un nostro diritto (se poi azzeccate le date nei Tg è meglio). Valigia Blu". Una forma di protesta contro i reiterati errori del TG1 e del TG2 sulle date del prossimo Referendum.Alla vista dello striscione una guardia privata della Rai ha chiamato la Polizia che ha condotto il gruppetto in Questur; qui sono stati identificati e lo striscione sequestrato. Dopo oltre un'ora sono stati tutti rilasciati.Dinanzi a tutto cilò si resta basiti: cosa hanno fatto di male? Perché è stata vietata una pacifissima forma di protesta. E allora tornaro in mente parole di qualche anno fa su come inzia un regime...

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