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Timestamp: 2020-08-13 18:25:19+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2717 del 30/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2717 del 30/01/2019
Cassazione civile sez. I, 30/01/2019, (ud. 16/11/2018, dep. 30/01/2019), n.2717
sul ricorso 7036/2018 proposto da:
A.M., domiciliato in Roma, P.zza Cavour, presso la
1. – Con decreto del 2 febbraio 2018 il Tribunale di Trieste ha respinto il ricorso proposto da A.M. nei confronti del Ministero dell’interno avverso il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale aveva respinto la sua domanda di protezione internazionale.
2. – Per la cassazione del decreto A.M. ha proposto ricorso per tre mezzi.
Il primo motivo denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 14 e successive modifiche, in ragione del mancato riconoscimento della protezione sussidiaria, censurando il decreto impugnato laddove aveva ritenuto che la vicenda narrata dal richiedente non fosse credibile siccome contraddittoria e incoerente ed aveva omesso di considerare la situazione della zona del Paese di provenienza, collocata nel Punjab pakistano.
Il secondo motivo denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 5 e 19 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 29 e 32, lamentando violazione del principio di non refoulement e dolendosi della mancata concessione della protezione umanitaria.
Il terzo motivo denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa pronuncia in merito alla richiesta di concessione della protezione umanitaria del D.Lsg. n. 286 del 1998, ex art. 5, comma 6 e art. 19, sulla base delle condizioni di salute del richiedente.
2.2.1. – E’ inammissibile il primo motivo dal momento che esso non pone affatto in discussione il significato e la portata applicativa delle disposizioni richiamate in rubrica, bensì soltanto la valutazione del materiale istruttorio compiuto dal giudice di merito, il quale ha ritenuto per un verso che la storia raccontata dal ricorrente non fosse credibile e, per altro verso, che non ricorressero le condizioni per il riconoscimento della protezione sussidiaria, attesa la situazione del Punjab, valutata sulla base del rapporto EASO 2017.
2.2.2. – E’ inammissibile il secondo motivo.
Nel caso in esame, il Tribunale ha escluso la credibilità della vicenda raccontata dal ricorrente, sottolineandone l’ampia genericità, la mancanza di circostanze e riferimenti probanti ed infine l’anomalia consistente nell’aver lasciato in pericolo il più stretti familiari in Pakistan: ed è ovvio che la non credibilità del racconto esclude in sè la sussistenza della situazione di vulnerabilità, tale da impedire il rimpatrio del richiedente. Affermazione, quella che precede, pienamente armonica con l’insegnamento di questa Corte secondo cui, anche con riguardo alla protezione umanitaria non può evidentemente prescindersi, nella mancanza di prove del racconto dell’interessato, quantomeno dalla credibilità soggettiva del medesimo, analogamente a quanto è previsto quanto al riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria (Cass. 21 dicembre 2016, n. 26641).
Ciò detto, il motivo in esame si dilunga inutilmente nell’astratto richiamo alla disciplina giuridica applicabile, e ad alcune decisioni giurisprudenziali, richiamo che conferisce al ricorso un’impostazione seriale, del tutto priva di collegamento con la specifica vicenda concernente A.M. (se non per i peraltro generici riferimenti alle condizioni di salute, alle quali è dedicato il successivo terzo motivo), di guisa che il motivo risulta in definitiva aspecifico, giacchè totalmente inidoneo a contrastare la ratio decidendi posta dal giudice di merito a sostegno della propria pronuncia.
2.2.3. – E’ inammissibile il terzo motivo.
Il decreto impugnato non contiene alcuna neppure approssimativa menzione ad una situazione di malattia del richiedente.
Sicchè trova applicazione il principio secondo cui, qualora con il ricorso per cassazione siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata (in questo caso del decreto), è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, di indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass. 18 ottobre 2013, n. 23675).
Nel caso in esame si legge semplicemente a pagina 5 del ricorso per cassazione, che nel ricorso dinanzi al Tribunale sarebbero state evocate “le precarie condizioni di salute del ricorrente” non meglio identificate: ma detto richiamo non soddisfa il requisito dell’autosufficienza per la sua genericità, oltre che per la mancata localizzazione del ricorso al Tribunale, di cui si è già detto. Nel corpo del già esaminato secondo motivo, inoltre, si asserisce che il ricorrente sarebbe affetto da epatite C, ma non è dato comprendere da dove tale elemento istruttorio dovrebbe emergere, e si assume che in Pakistan non potrebbe ricevere cure adeguate, circostanza anche questa non desumibile dagli atti.
Dopodichè occorre aggiungere che la censura è altresì inammissibile ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., giacchè la decisione sul punto è conforme al principio già affermato da questa Corte secondo cui il diritto alla protezione umanitaria non può essere riconosciuto per il semplice fatto che lo straniero versi in non buone condizioni di salute, necessitando, invece, che tale condizione sia l’effetto della grave violazione dei diritti umani subita dal richiedente nel Paese di provenienza (Cass. 21 dicembre 2016, n. 26641),
circostanza in questo caso neppure genericamente dedotta.
dichiara inammissibile il ricorso dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

References: Sentenza 
 art. 5
 art. 19
 sentenza 
 art. 13
 art. 13