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Timestamp: 2019-12-06 22:50:33+00:00

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Ammissione al passivo fallimentare: insinuazione del creditoAvvocati recupero crediti
Ammissione al passivo fallimentare: insinuazione del credito derivante da saldo negativo di conto corrente
Corte di Cassazione Civile, Sezione I, Ordinanza n. 27201 del 23/10/2019
Con ordinanza del 23 ottobre 2019, la Corte di Cassazione Civile, Sezione I, in tema di ammissione al passivo fallimentare, ha stabilito che nell’insinuare il credito derivante da saldo negativo di conto corrente, la banca ha l’onere di dare conto dell’intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali; il curatore, eseguite le verifiche di sua competenza, ha l’onere di sollevare specifiche contestazioni in relazione a determinate poste, in presenza delle quali la banca ha, a sua volta, l’onere ulteriore di integrare la documentazione, o comunque la prova, del credito avuto riguardo alle contestazioni in parola; il giudice delegato o, in sede di opposizione, il tribunale, in mancanza di contestazioni del curatore, è tenuto a prendere atto dell’evoluzione storica del rapporto come rappresentata negli estratti conto, pur conservando il potere di rilevare d’ufficio ogni eccezione non rimessa alle sole parti che si fondi sui fatti in tal modo acquisiti al giudizio.
avverso il decreto del TRIBUNALE di NAPOLI, depositato __;
Il Giudice delegato al fallimento di (OMISSIS) s.r.l. ammetteva al passivo della procedura il credito vantato da B. S.p.A., nella misura di Euro __ in relazione al conto corrente n. (OMISSIS), rigettando invece l’istanza di ammissione in relazione al conto corrente anticipi n. (OMISSIS) per carenza di documentazione giustificativa.
A seguito dell’opposizione proposta da C. S.p.A., quale conferitaria di tutte le attività e passività della già B. S.p.A., il Tribunale di Napoli: i) riteneva che al collegio dell’opposizione non fosse attribuito il potere di acquisire d’ufficio, ovvero su sollecitazione di parte, il fascicolo fallimentare, neppure rispetto ai documenti allegati dall’istante, dovendosi di conseguenza giudicare inammissibile la richiesta istruttoria di acquisizione del fascicolo contenente la domanda di ammissione al passivo e la relativa documentazione prodotta dal ricorrente; ii) rilevava l’intempestività della produzione (in data __) del medesimo fascicolo, avvenuta in epoca successiva al deposito (in data __) del ricorso in opposizione L. Fall., ex art. 99; iii) osservava, per completezza, che non poteva condividersi la tesi dell’opponente concernente l’estensione automatica della disciplina prevista dal contratto di conto corrente n. (OMISSIS) del __ anche al diverso rapporto di anticipazione n. (OMISSIS); iv) reputava che gli estratti integrali di conto corrente non fossero idonei a dimostrare l’esistenza del credito della banca nei confronti del fallito ai fini dell’ammissione al passivo.
Sulla base di simili valutazioni il Tribunale di Napoli, con decreto depositato in data __, rigettava l’opposizione proposta da C. S.p.A.
Per la cassazione di tale decreto ha proposto ricorso B. S.p.A., prospettando sette motivi di doglianza.
Parte ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.
4.1 Il quarto motivo di ricorso – da prendere in esame in via prioritaria, in applicazione del principio della ragione più liquida denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 99 e art. 116 c.p.c. nonché, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in quanto il Tribunale avrebbe erroneamente interpretato la L. Fall., art. 99 laddove aveva ritenuto che i documenti a suffragio dell’opposizione dovevano essere depositati unitamente al ricorso, quando la norma, al contrario, imponeva la mera indicazione dei medesimi.
Questa Corte (Cass. 25513/2017) ha già avuto modo di osservare che un rilievo non trascurabile deve esser assegnato al risultato esegetico che agevolmente si ricava dall’inciso contenuto nella L. Fall., art. 99, comma 2, n. 4, il quale, nel delineare il concreto perimetro dell’effetto decadenziale, opera un preciso riferimento all’indicazione specifica, ad opera del creditore, dei documenti prodotti; la norma, dunque, lungi dal prevedere un onere per il ricorrente di produrre i documenti unitamente al deposito del ricorso, fa semplicemente riferimento alla necessità di elencare, nell’atto introduttivo, i documenti già dimessi e versati agli atti del processo, per cui se un effetto preclusivo può ricavarsi dall’esame del dato normativo, esso va riferito non tanto alla necessità di ridepositare il materiale precostituito e già prodotto ma, semmai, all’impossibilità per il creditore di avvalersi, successivamente al deposito del ricorso, di documenti nuovi, differenti sia da quelli utilizzati in sede di verifica innanzi al giudice delegato sia da quelli prodotti per la prima volta al momento dell’opposizione.
L’intero dettato della L. Fall., art. 99, comma 2, n. 4, depone inoltre nel senso che le esigenze di concentrazione processuale, che il legislatore vuole perseguire anche nel giudizio di opposizione, impongono al creditore di indicare, in via ultimativa ed al momento del ricorso, tutti i mezzi di prova ed i documenti di cui intende avvalersi innanzi al Tribunale, sicché è solo quel materiale che ha titolo per restare nel processo, escludendosi, nel corso del giudizio, la possibilità di avvalersi di mezzi di prova nuovi o di documenti differenti da quelli già prodotti ed indicati nell’atto introduttivo.
Se questa è la ragione che giustifica la previsione della decadenza, non vi è ragione di estenderne la portata fino a provocare un effetto ulteriore e non voluto dal legislatore (attraverso l’imposizione dell’onere a carico del creditore di produrre nuovamente innanzi al Tribunale documenti già depositati), anche in considerazione del fatto che le norme in tema di decadenza, per loro natura, sono di stretta interpretazione (Cass. 4351/2016); al contrario l’evidenza che si ricava dall’utilizzo letterale del participio congiunto (in funzione aggettivale) prodotti, riferito ai documenti da indicare specificamente, depone soltanto nel senso che il ricorrente debba limitarsi a valorizzare specificamente, nel quadro del ricorso introduttivo, quelli che, tra i documenti già prodotti, appaiono maggiormente idonei a sostenere la propria prospettazione (perché trascurati o non adeguatamente apprezzati dal giudice delegato).
Occorre pertanto dare continuità all’orientamento secondo cui nel giudizio di opposizione a stato passivo l’opponente è tenuto, a pena di decadenza, solo a indicare specificamente in seno al ricorso i documenti già prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato; sicché, in difetto di produzione del documento indicato specificamente in ricorso, il Tribunale deve disporne l’acquisizione dal fascicolo della procedura fallimentare ove esso è custodito (Cass. 12549/2017, Cass. 13888/2017, Cass. 5094/2018).
L’accoglimento della doglianza comporta l’assorbimento dei primi tre motivi di ricorso, con cui l’odierna ricorrente ha inteso censurare, sotto vari profili, le osservazioni del collegio dell’opposizione in merito alla discrasia temporale fra il deposito del ricorso e il deposito del relativo fascicolo documenti, oltre che del quinto motivo di ricorso, tramite il quale B. S.p.A. ha lamentato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione e falsa applicazione degli artt. 101, 112 e 115 c.p.c. e 2697 c.c. nonché, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un atto processuale, costituito dal decreto del presidente della sezione fallimentare che mandava alla cancelleria di allegare agli atti del procedimento la domanda di ammissione depositata dal ricorrente, contenente i documenti di parte.
6.1 Con il sesto motivo di ricorso la banca ricorrente assume, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dei principi generali in materia di prova in merito alla sussistenza di contratti di apertura di conto corrente, la violazione degli artt. 1362, 1366, 1369 e 1342 c.c., avendo il Tribunale omesso di interpretare e verificare le clausole contrattuali, la violazione della L. n. 154 del 1992, art. 3, comma 3, e art. 117 T.U.B. nonché, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omessa motivazione in ordine all’interpretazione delle prove acquisite su punti decisivi della controversia, in quanto il Tribunale, pur a seguito della produzione della lettera contratto del 21 aprile 2006 relativa al conto ordinario n. (OMISSIS), avrebbe erroneamente ritenuto che la stessa, a dispetto della sua natura di contratto normativo disciplinante tutte le operazioni che il correntista sarebbe andato a compiere con la banca, non fosse utile a suffragare la domanda di ammissione al passivo, non ricomprendendo tra i servizi accessori al rapporto di conto corrente le aperture di credito.
Ciò nonostante la possibilità per le autorità abilitate dalla L. n. 154 del 1992, art. 3, comma 3, e D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 117, comma 2, di stabilire la non necessità della forma scritta per particolari contratti, in esecuzione di previsioni contenute in contratti redatti per iscritto, va intesa nel senso che l’agevolazione di particolari modalità della contrattazione non comporta una radicale soppressione della forma scritta, ma solo una relativa attenuazione della stessa che salvaguardi l’indicazione nel “contratto madre” delle condizioni economiche cui andrà assoggettato il contratto figlio (Cass. 27836/2017).
7.1 Il settimo motivo di ricorso deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1832, 1857 e 2697 c.c. nonché l’omesso esame di un documento esibito ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, con riferimento alla parte del decreto impugnato ove si afferma che i crediti derivanti da scoperti di conto corrente dovevano essere provati mediante la produzione di tutti i documenti giustificativi delle singole operazioni: il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto insufficiente la produzione della scheda di conto integrale recante l’indicazione di tutte le operazioni svolte nel corso del rapporto, pur in mancanza di una contestazione seria e specifica del contenuto della stessa da parte della curatela.
Il provvedimento impugnato andrà dunque cassato rispetto ai motivi accolti, con rinvio al Tribunale di Napoli, il quale, nel procedere a nuovo esame della causa, si atterrà ai principi sopra illustrati, avendo cura anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.
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References: art. 99
 art. 99
 art. 116
 art. 360
 art. 99
 art. 99
 art. 99
 Cass. 
 Cass. 
 art. 360
 art. 3
 art. 117
 art. 360
 art. 3
 art. 117
 art. 360