Source: http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2017-0282_IT.html
Timestamp: 2019-11-21 21:37:45+00:00

Document:
Testi approvati - Norme minime comuni di procedura civile - Martedì 4 luglio 2017
– visto l'acquis dell’Unione nel settore della cooperazione in materia di giustizia civile,
– visti i principi 2016 di formazione giudiziaria della Rete europea di formazione giudiziaria(8),
A. considerando che secondo la giurisprudenza consolidata della CGUE sul principio dell'autonomia procedurale, qualora non esistano norme dell'Unione sugli aspetti procedurali di una controversia riguardante il diritto dell'Unione europea, gli Stati membri hanno la responsabilità di designare gli organi giurisdizionali competenti e di determinare i dettagli relativi alle procedure da seguire riguardo alle azioni avviate per garantire la tutela dei diritti conferiti dall'Unione;
B. considerando che, secondo la medesima giurisprudenza, l’applicazione del diritto nazionale per quanto riguarda le norme procedurali è soggetta a due condizioni importanti: le norme procedurali nazionali non possono essere meno favorevoli ove applicate alle controversie riguardanti il diritto dell'Unione rispetto a quando sono applicate ad azioni simili di natura nazionale (principio di equivalenza) e non dovrebbero essere concepite in modo da rendere impossibile nella pratica o eccessivamente difficile far valere i diritti e gli obblighi dell'Unione (principio di effettività);
C. considerando che, in assenza di disposizioni dell'Unione che armonizzino le norme procedurali, la competenza degli Stati membri di stabilire norme procedurali per l'esercizio dei diritti conferiti dall'Unione non si estende all'introduzione di nuovi mezzi di ricorso negli ordinamenti giuridici nazionali al fine di garantire l'applicabilità del diritto dell'Unione(10);
F. considerando che, sebbene l'articolo 47 della Carta sia vincolante e l'articolo 6 della CEDU costituisca un principio generale del diritto dell'Unione, il livello di tutela del diritto a un equo processo nei procedimenti di natura civile e, in particolare, il contemperamento del diritto di accesso alla giustizia del ricorrente e dei diritti alla difesa del convenuto, non è armonizzato in tutta l'Unione;
H. considerando che i cittadini dell'Unione, in particolare quelli che si spostano oltre confine, hanno attualmente una probabilità di gran lunga superiore di avere a che fare con i sistemi di procedura civile di un altro Stato membro;
J. considerando che il legislatore dell'Unione affronta sempre più le questioni di procedura civile non solo orizzontalmente, come con strumenti facoltativi(16), ma anche in modo settoriale, all'interno di vari ambiti politici, come la proprietà intellettuale(17), la tutela dei consumatori(18) o, recentemente, il diritto della concorrenza(19);
K. considerando che il carattere frammentario dell'armonizzazione procedurale a livello di Unione è stato criticato più volte e che l'emergere di un diritto procedurale civile settoriale dell'Unione mette a repentaglio la coerenza sia dei sistemi nazionali di procedura civile sia dei vari strumenti dell'Unione;
P. considerando che il requisito di un elemento transfrontaliero per stabilire la competenza dell'Unione è stato mantenuto nel trattato di Lisbona e che, di conseguenza, l'azione dell'Unione nell'ambito della giustizia civile è possibile solo se in una causa esistono fattori di collegamento (ad esempio residenza, luogo di esecuzione, ecc.) riguardanti almeno due diversi Stati membri;
U. considerando che il principio della fiducia reciproca è inteso a fornire una maggiore certezza del diritto e offre ai cittadini e alle imprese dell'Unione sufficiente stabilità e prevedibilità;
Y. considerando che la realizzazione di tale sistema di norme minime comuni fisserebbe anche un livello minimo di qualità dei procedimenti civili in tutta l'Unione, contribuendo in tal modo non solo a una maggiore fiducia reciproca tra le autorità giudiziarie, ma anche a un più corretto funzionamento del mercato interno, dato che si stima che le differenze procedurali tra gli Stati membri possono, tra l'altro, provocare turbative negli scambi e dissuadere le imprese e i consumatori dall'esercitare i propri diritti connessi al mercato interno;
1. prende atto del ruolo essenziale della CGUE nella definizione delle fondamenta della procedura civile dell'Unione, attraverso il contributo alla comprensione del significato della procedura civile per l'ordinamento giuridico dell'Unione;
2. sottolinea tuttavia che, sebbene alcune norme procedurali riconosciute oggigiorno come parte del sistema procedurale dell'Unione si siano affermate nella giurisprudenza della Corte di giustizia, il contributo della CGUE è da intendere, in ultima istanza, come interpretativo, e non istitutivo, di norme;
11. afferma che il concetto di "implicazioni transnazionali" nel testo dell'articolo 81, paragrafo 1, TFUE riguardo all'adozione di misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile dovrebbe essere interpretato nel senso più ampio e quindi non come sinonimo di "contenzioso transnazionale";
12. sottolinea che l'interpretazione corrente del concetto di "materie con implicazioni transnazionali" è piuttosto restrittiva e ha dato luogo, come conseguenza, la creazione di due insiemi di norme e di due categorie di parti in causa, il che potrebbe provocare ulteriori problemi e inutili complessità; sottolinea che è pertanto opportuno adottare un'interpretazione più ampia;
13. sottolinea, in tale contesto, che le norme minime comuni di procedura civile qui proposte comporterebbero un ulteriore miglioramento dell'efficienza se gli Stati membri ne ampliassero l'ambito di applicazione non solo alle materie che rientrano nel diritto dell'Unione, ma anche in generale alle cause transnazionali e a quelle prettamente interne;
15. ribadisce e sottolinea che la libera circolazione delle decisioni giudiziarie ha accresciuto la fiducia reciproca tra le autorità giudiziarie degli Stati membri, rafforzando in tal modo la certezza del diritto e fornendo una stabilità e una prevedibilità sufficienti ai cittadini e alle imprese dell'Unione;
18. accoglie pertanto con favore i nove principi di formazione giudiziaria della Rete europea di formazione giudiziaria, approvati dalla sua assemblea generale nel 2016, in quanto offrono un contesto e una base comuni per gli istituti europei di formazione in ambito giudiziario e giurisdizionale;
19. afferma, tuttavia, che da un punto di vista prettamente giuridico, la fiducia reciproca presuppone, a un livello assolutamente fondamentale, che le autorità giudiziarie degli Stati membri percepiscano i rispettivi regimi procedurali, a livello di testi di legge (law on the books), ma anche di diritto in azione (law in action), come in grado di garantire procedimenti civili equi;
23. reputa chiaramente necessario che la normativa preveda un insieme di norme procedurali applicabili ai procedimenti civili e invita la Commissione a proseguire la realizzazione del suo piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, adottato dal Consiglio europeo;
25. conferma che le raccomandazioni allegate alla presente risoluzione rispettano i diritti fondamentali e i principi di sussidiarietà e di proporzionalità;
(1) PE 572.853, dicembre 2015.
(2) PE 581.385, giugno 2016.
(3) PE 559.499, giugno 2015.
(4) PE 556.971, giugno 2016.
(6) M. Storme, Study on the approximation of the laws and rules of the Member States concerning certain aspects of the procedure for civil litigation (relazione finale, Dordrecht, 1994).
(7) Cfr. tra gli altri: la sentenza del 16 dicembre 1976, Comet BV contro Produktschap voor Siergewassen, 45/76, ECLI:EU:C:1976:191 e la sentenza del 15 maggio 1986, Marguerite Johnston contro Chief Constable of the Royal Ulster Constabulary, 222/84, ECLI:EU:C:1986:206.
(8) Consultabili online all'indirizzo: http://www.ejtn.eu/PageFiles/15756/Judicial%20Training%20Principles_IT.pdf
(9) Testi approvati, P7_TA(2014)0276.
(10) Cfr. anche: la sentenza del 13 marzo 2007, Unibet (London) Ltd and Unibet (International) Ltd/Justitiekanslern, C-432/05, ECLI:EU:C:2007:163.
(11) Regolamento (CE) n. 861/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità (GU L 199 del 31.7.2007, pag. 1).
(12) Direttiva 2003/8/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, intesa a migliorare l'accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere attraverso la definizione di norme minime comuni relative al patrocinio a spese dello Stato in tali controversie (GU L 26 del 31.1.2003, pag. 41).
(13) Raccomandazione della Commissione, dell'11 giugno 2013, su principi comuni per i meccanismi di ricorso collettivo di natura inibitoria e risarcitoria negli Stati membri che riguardano violazioni di diritti conferiti dalle norme dell'Unione (GU L 201 del 26.7.2013, pag. 60).
(14) Direttiva 2009/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori (GU L 110 dell'1.5.2009, pag. 30).
(15) Direttiva 2014/104/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, relativa a determinate norme che regolamentano le azioni per il risarcimento del danno ai sensi della legislazione nazionale a seguito della violazione delle disposizioni del diritto della concorrenza degli Stati membri e dell'Unione europea (GU L 349 del 5.12.2014, pag. 1).
(16) Si vedano, ad esempio, il regolamento relativo alle controversie di modesta entità (cfr. seconda nota a piè di pagina nel considerando G di cui sopra) e il regolamento relativo all'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari [regolamento (UE) n. 655/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce una procedura per l'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari al fine di facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale (GU L 189 del 27.6.2014, pag. 59)].
(17) Direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (GU L 157 del 30.4.2004, pag. 45).
(18) Cfr. quarta nota a piè di pagina del considerando G sopra.
(19) Cfr. quinta nota a piè di pagina del considerando G sopra.
4. Per tutelare i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini dell'Unione, contribuire a modernizzare le procedure nazionali e garantire un contesto equo per le imprese e una crescita più sostenuta grazie a ordinamenti giuridici più efficaci ed efficienti, occorre quindi adottare una direttiva che sviluppi ulteriormente le norme minime stabilite nella Carta e nella CEDU. La base giuridica appropriata per tale proposta è l'articolo 81, paragrafo 2 TFUE, che riguarda misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile. La direttiva deve essere adottata secondo la procedura legislativa ordinaria.
(4) Secondo il piano d'azione della Commissione per l'attuazione del programma di Stoccolma, adottato dal Consiglio europeo nello spazio della libertà, sicurezza e giustizia, lo spazio giudiziario europeo e il corretto funzionamento del mercato unico si basano sul principio fondamentale del reciproco riconoscimento, che a sua volta presuppone l'idea che gli Stati membri abbiano fiducia nei rispettivi sistemi giudiziari. Tale principio può realizzarsi efficacemente soltanto se poggia sulla fiducia reciproca tra giudici, professionisti del diritto, imprese e cittadini. La portata di tale fiducia dipende da numerosi parametri, tra cui l'esistenza di meccanismi di tutela dei diritti procedurali delle parti di un procedimento civile. Per garantire l'applicazione di tale principio si rendono pertanto necessarie norme minime comuni che rafforzino il diritto a un equo processo e l'efficienza dei sistemi giudiziari e contribuiscano a un regime di attuazione effettiva.
(6) Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi alle cause civili con implicazioni transnazionali, comprese quelle derivanti dalla violazione dei diritti e delle libertà garantiti dal diritto dell'Unione. Laddove fa riferimento alla violazione di diritti conferiti dalle norme dell'Unione, la presente direttiva riguarda tutte le situazioni in cui la violazione di norme stabilite a livello di Unione abbia causato o possa causare un danno a persone fisiche o giuridiche. Non vi dovrebbero essere impedimenti a che gli Stati membri applichino le disposizioni della direttiva anche a cause civili prettamente nazionali.
(10) Al fine di consentire agli interessati di essere sentiti senza doversi recare dinanzi all'organo giurisdizionale, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le udienze e l'acquisizione di prove mediante audizione di testimoni, esperti o parti siano condotte utilizzando mezzi appropriati di comunicazione a distanza, a meno che, in considerazione delle specifiche circostanze del caso, l'uso di siffatti mezzi tecnologici non risulti inappropriato ai fini dell'equa trattazione del procedimento. La presente disposizione lascia impregiudicato il regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio(1).
(13) Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero lasciano impregiudicate le disposizioni specifiche per l'applicazione dei diritti nell'ambito della proprietà intellettuale stabilite negli strumenti dell'Unione e, in particolare, quelle previste dalla direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(2). Dovrebbero inoltre eesere fatte salve le disposizioni specifiche per il recupero dei crediti transnazionali come stabilite nell'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari(3).
(19) Gli Stati membri dovrebbero garantire il rispetto del diritto fondamentale al patrocinio a spese dello Stato, a norma del terzo comma dell'articolo 47 della Carta. Ciascuna persona fisica o giuridica che sia parte in una controversia in materia civile che rientra nel campo d'applicazione della presente direttiva, in veste di attore o di convenuto, dovrebbe avere la possibilità di far valere i propri diritti in giudizio anche se la sua situazione finanziaria non le consente di sostenere le spese processuali. Il patrocinio a spese dello Stato dovrebbe includere la consulenza legale nella fase precontenziosa al fine di giungere ad una soluzione prima di intentare un'azione legale, l'assistenza legale per adire un tribunale, la rappresentanza in sede di giudizio e l'esonero parziale dalle spese processuali. La presente disposizione lascia impregiudicata la direttiva 2003/8/CE(4).
Obiettivo della presente direttiva è il ravvicinamento dei sistemi di procedura civile, al fine di garantire il pieno rispetto del diritto ad un ricorso effettivo e a un equo processo, come riconosciuto dall'articolo 47 della Carta e dall'articolo 6 della CEDU, attraverso la definizione di norme minime sull'avvio, lo svolgimento e la conclusione del procedimento civile dinanzi agli organi giurisdizionali degli Stati membri.
2. Nella presente direttiva per "Stato membro" si intendono gli Stati membri diversi [dal Regno Unito, dall'Irlanda e] dalla Danimarca.
2. Ai fini del paragrafo 1, il domicilio è determinato conformemente agli articoli 62 e 63 del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio(5).
Gli Stati membri prevedono le misure, le procedure e i mezzi di ricorso necessari a garantire la possibilità di far valere i diritti conferiti dal diritto dell'Unione in materia civile. Tali misure, procedure e mezzi di ricorso sono giusti ed equi, non sono inutilmente complessi o costosi e non comportano termini irragionevoli né ritardi ingiustificati, nel rispetto delle specificità nazionali e dei diritti fondamentali.
2. Qualora la persona da sentire abbia il domicilio o la residenza abituale in uno Stato membro diverso dallo Stato membro dell'organo giurisdizionale adito, la sua partecipazione a un'udienza mediante videoconferenza, teleconferenza o altre idonee tecnologie di comunicazione a distanza è organizzata avvalendosi delle procedure di cui al regolamento (CE) n. 1206/2001. In relazione alla videoconferenza, occorre prendere in considerazione le raccomandazioni del Consiglio sulla videoconferenza transfrontaliera adottate dal Consiglio il 15 e 16 giugno 2015(6) e i lavori intrapresi nel quadro del portale della giustizia elettronica europea.
Le misure di cui al primo comma includono altresì misure per la prevenzione di qualsiasi violazione imminente o per la cessazione immediata di una presunta violazione, nonché per la conservazione del patrimonio necessario a garantire che la successiva esecuzione di un credito non sia impedita o resa notevolmente più difficile.
Su richiesta del convenuto si procede a un riesame, nel corso del quale il medesimo ha diritto al contraddittorio, allo scopo di decidere, entro un termine ragionevole dopo la notifica delle misure, se queste debbano modificate, revocate o confermate.
Qualora le misure di cui al primo comma siano revocate o si constati successivamente che non vi è stata violazione o minaccia di violazione, l'organo giurisdizionale ha facoltà di ordinare all'attore, su richiesta del convenuto, di accordare a quest'ultimo un adeguato risarcimento del danno eventualmente arrecato dalle misure in questione.
4. Il presente articolo lascia impregiudicati la direttiva 2004/48/CE e il regolamento (UE) n. 655/2014.
g) affrontare nella medesima occasione quanti più aspetti possibili dell'azione possano essere gestiti dall'organo giurisdizionale;
2. Nelle controversie transnazionali, ad eccezione del caso in cui occorrano misure coercitive o laddove si svolga un'indagine in luoghi connessi all'esercizio dei poteri di uno Stato membro o in luoghi in cui l'accesso o altra azione sia, ai sensi del diritto dello Stato membro in cui si svolge l'indagine, vietato o limitato a talune persone, gli Stati membri provvedono affinché l'organo giurisdizionale possa nominare un perito giudiziario per condurre le indagini al di fuori della giurisdizionale dell'organo giurisdizionale senza che sia necessario presentare una richiesta preliminare a tale scopo all'autorità competente dell'altro Stato membro.
2. Il paragrafo 1 lascia impregiudicato il diritto delle parti che scelgono la mediazione di avviare un procedimento giudiziario o un arbitrato riguardo a tale controversia prima della scadenza dei termini di prescrizione o decadenza durante il processo di mediazione.
6. Il presente articolo lascia impregiudicata la direttiva 2003/8/CE.
a) un atto sottoscritto dalla persona competente che ha provveduto alla notifica, che certifica tutti i seguenti elementi:
i) il nome completo della persona che ha provveduto alla notifica o alla comunicazione;
ii) la forma di notifica;
iii) la data in cui è stata effettuata;
iv) se la notifica è stata effettuata a persona diversa dal convenuto, il nome di questa persona e il suo legame con il convenuto stesso, e
v) le altre informazioni obbligatorie da fornire in conformità del diritto nazionale.
a) il regolamento (CE) n. 1393/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio(7) ove si applichi nel rispetto dei diritti del destinatario conferiti dal regolamento; o
6. La presente direttiva non incide sull'applicazione del regolamento (CE) n. 1393/2007 e lascia impregiudicato il regolamento (CE) n. 805/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio(8) e il regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio(9).
3. Fatto salvo il diritto nazionale che impone la presenza o l'assistenza obbligatoria di un avvocato, le parti del procedimento civile possono rinunciare al diritto di cui al paragrafo 1 del presente articolo laddove:
a) le parti abbiano ricevuto, oralmente o per iscritto, informazioni chiare e sufficienti in un linguaggio semplice e comprensibile circa le possibili conseguenze di tale rinuncia;
b) la rinuncia avvenga in maniera volontaria ed inequivocabile.
4. La presente disposizione lascia impregiudicate le disposizioni specifiche in materia di rappresentanza legale previste dal regolamento (CE) n. 861/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio(10), dal regolamento (CE) n. 1896/2006 e dal regolamento (UE) n. 655/2014.
Entro il 31 dicembre 2025, e successivamente ogni cinque anni, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale una relazione sull'applicazione della presente direttiva, sulla base di dati sia qualitativi sia quantitativi. In tale contesto, la Commissione ne valuta in particolare gli effetti sull'accesso alla giustizia, sul diritto fondamentale a un ricorso effettivo e a un equo processo, sulla cooperazione in materia civile e sul funzionamento del mercato unico, sulle PMI, sulla competitività dell'economia dell'Unione europea e sulla fiducia dei consumatori. Se necessario, la relazione è corredata di proposte legislative per adattare e rafforzare la presente direttiva.
(2) Direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (GU L 157 del 30.4.2004, pag. 45).
(3) Regolamento (UE) n. 655/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce una procedura per l'ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari al fine di facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale (GU L 189 del 27.6.2014, pag. 59).
(4) Direttiva 2003/8/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, intesa a migliorare l'accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere attraverso la definizione di norme minime comuni relative al patrocinio a spese dello Stato in tali controversie (GU L 26 del 31.1.2003, pag. 41).
(5) Regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1).
(6) Raccomandazioni del Consiglio sul tema "Promuovere l'utilizzo e la condivisione delle migliori prassi in materia di videoconferenza transfrontaliera nel settore della giustizia negli Stati membri e a livello dell'UE" (GU C 250 del 31.7.2015, pag. 1).
(7) Il regolamento (CE) n. 1393/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale (notificazione o comunicazione degli atti) e che abroga il regolamento (CE) n. 1348/2000 del Consiglio (GU L 324 del 10.12.2007, pag. 79).
(8) Regolamento (CE) n. 805/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati (GU L 143 del 30.4.2004, pag. 15).
(9) Regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, che istituisce un procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento (GU L 399 del 30.12.2006, pag. 1).
(10) Regolamento (CE) n. 861/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità (GU L 199 del 31.7.2007, pag. 1).

References: CGUE 
 CGUE 
 CGUE 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza