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Timestamp: 2018-06-24 20:49:55+00:00

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Incostituzionale il dimensionamento scolastico. La sentenza del 4 giugno 2012 lo boccia. | LA SCUOLA DELLE 3 i
Incostituzionale il dimensionamento scolastico. La sentenza del 4 giugno 2012 lo boccia.
Le immagini del presidio al Ministero dell’istruzione del 21 giugno 2012
Bocciato dalla Corte Costituzionale il progetto dell’accorpamento delle Istituzioni scolastiche in istituti comprensivi “mostro” da 1000 e più studenti in un minestrone aziendalista fatto di materne, elementari e medie.
I vecchi e nuovi paladini dell’altrui meritocrazia ne avessero azzeccata una.
Ma tant’è che da noi leggi e sentenze non sono uguali per tutti, e su questa constatazione, dopo gli iniziali “oibò”, ministro e ministero si apprestano ad infischiarsene della sentenza contando sull’indifferenza generale.
Dirigenti scolastici in bocca al lupo.
Di seguito il comunicato stampa del Coordinamento Scuole Elementari di Roma
Alcune considerazioni e chiarimenti doverosi in merito al Dimensionamento Scolastico
previsto dalla L.111/2011 e attuato dalle Regioni per competenza.
La sentenza della Corte Costituzionale n.147 del 04/06/2012 ha esplicitato molto chiaramente che il comma 4 dell’art. 19 della L.111/2011 è anticostituzionale perché non poteva intervenire su temi quali l’accorpamento delle Istituzioni scolastiche, al fine di ridurre la spesa pubblica, senza tener conto della competenza delle Regioni e delle disposizioni già stabilite dal D.P.R. 233/98 a cui le stesse dovevano/potevano attenersi nel predisporre i piani di dimensionamento scolastico.
Praticamente lo Stato non poteva “ordinare” alle Regioni di predisporre un dimensionamento scolastico sulla rigidità del numero minimo di alunni (1.000) e la conseguente “scomparsa” delle scuole d’infanzia, primarie, secondarie di I grado mediante la costituzione degli Istituti Comprensivi.
La Corte Costituzionale stabilisce che il numero degli alunni a cui le Regioni possono attenersi è quello indicato dal D.P.R. 233/1998 che testualmente recita […] gli istituti di istruzione devono avere, di norma, una popolazione consolidata e prevedibilmente stabile almeno per un quinquennio, compresa tra 500 e 900 alunni […] e non quello previsto dalla L.111/2011 che, invece, perentoriamente recita […] la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado, gli istituti comprensivi per acquisire l’autonomia devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni […].
Il sistema utilizzato da alcune Regioni, che ha considerato la media regionale di 1000 alunni per Istituto, non ha fatto altro che applicare la legge 111/2011 in modo peggiorativo (vedi Regione Lazio) contribuendo alla creazione di “mostri aziendali”, e non scuole, con un numero di alunni, per alcuni dei nuovi Istituti Comprensivi, superiore ai 1500.
Insomma, non si possono sopprimere delle Istituzioni Scolastiche già autonome aggregandole, per legge, in Istituti comprensivi, senza tener conto del numero degli alunni e delle realtà territoriali.
Proviamo a soffermarci sulle possibili soluzioni e ripercussioni, con il palese intento di “smentire” ancora una volta chi, attraverso i mass media “agita” lo scenario che, se si applicasse la sentenza della Corte Costituzionale, l’anno scolastico 2012/13 sarebbe a rischio. Sicuramente non è così.
Anzi sarebbe esattamente il contrario, e lo dimostriamo.
Soluzioni che potrebbero essere immediatamente attuate in base alla sentenza n. 147/2012 della Corte Costituzionale:
1) annullamento dei decreti che hanno individuato i docenti soprannumerari per l’a.s. 2012/13;
2) annullamento dei risultati e riapertura dei termini per le domande di trasferimento volontario dei docenti;
3) rideterminazione degli organici di diritto.
Considerato che le suddette operazioni sono on-line e possono essere portate a temine ragionevolmente in 20 giorni, non ci sarebbero problemi per l’inizio dell’anno scolastico 2012/13 e delle lezioni.
Ripercussioni negative (anche in termini di risorse finanziarie) sul regolare avvio e proseguimento dell’anno scolastico 2012/13 se il dimensionamento scolastico venisse attuato, non tenendo in considerazione la sentenza della Corte Costituzionale, a causa di alcune operazioni organizzative/ amministrative/contabili obbligatorie:
richiesta nuovo codice fiscale della scuola;
chiusura al 31 agosto dei conti correnti bancari e postali
apertura di nuovi conti correnti bancari e postali con la nuova denominazione della scuola e nuovo codice fiscale;
comunicazione dei nuovi codici fiscali e conti correnti a tutti i debitori e creditori (miur, regione, provincia, comune, ecc.);
cambio password per denuncia mensile dei contributi all’INPS e all’INPDAP;
conto consuntivo al 31 agosto di tutte le scuole soppresse;
programma annuale (ex bilancio preventivo) dal 01/09 al 31/12;
nuove elezioni Consigli di Istituto;
nuove elezioni R.S.U.
Ai più le suddette operazioni potrebbero sembrare dei semplici atti burocratici che possono essere risolti in breve tempo, senza ripercussioni negative sul regolare svolgimento dell’anno scolastico e delle lezioni. Non è così, perché per almeno 2 mesi (ad essere ottimisti) tutte le attività come, retribuzioni supplenti (si nomineranno?), versamento contributi, incassi debitori, pagamento creditori, sarebbero bloccate per espletare tali obbligatorie operazioni. Inoltre, i costi non sarebbero indifferenti per:
giornate di lavoro che verrebbero impiegate/perse dal personale A.T.A. e dai Dirigenti Scolastici per l’espletamento dei suddetti atti amministrativi obbligatori, invece di essere dedicate alla normale attività organizzativa/amministrativa/contabile/didattica;
giornate necessarie per le elezioni dei Consigli di Istituto con relativi prevedibili costi per la sostituzione e per il recupero del personale facente parte delle Commissioni Elettorali e di quello in servizio ai seggi; giornate necessarie per le elezioni delle R.S.U. di Istituto con relativi prevedibili costi per la sostituzione e per il recupero del personale facente parte delle Commissioni Elettorali e di quello in servizio ai seggi.
Alla luce della sentenza n. 147/2012 e per le suddette considerazioni, si ritiene necessaria la cancellazione/ritiro della delibera regionale (Lazio) n. 42 del 03/02/2012 e del decreto n. 22 del 21/ 02/2012 dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio sul dimensionamento scolastico.
www.coselementariroma.it
Questo articolo è stato inserito il martedì, 12 giugno 2012 alle 13:55	ed etichettato con berlusconi, corte costituzionale, dimensionamento, francesco profumo, istituti comprensivi, marco rossi doria, maria stella gelmini, ministero dell'istruzione, n. 147, regioni, scuola pubblica, sentenza, statale, tar del lazio, tremonti e pubblicato in presidi, scuola pubblica condannata a morte.	Puoi seguire tutte le risposte a questa voce con il feed RSS 2.0.
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