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Timestamp: 2020-06-01 16:01:32+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25617 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25617 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. III, 14/12/2016, (ud. 08/11/2016, dep.14/12/2016), n. 25617
sul ricorso 6477-2014 proposto da:
TULIPANO SAS DI C.C. & C, socio accomandatario
C.C., domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE
DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato UGO MARIA
DOMENICO CALO’ giusta procura speciale a margine del ricorso;
SAN GIORGIO SRL, in persona dell’Amministratore Unico, elettivamente
domiciliata in ROMA, V. GUGLIELMO MARCONI 57, presso lo studio
dell’avvocato GIULIO CIMAGLIA, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ALBERTO RODA giusta procura speciale in
CONFORAMA ITALIA SPA;
avverso la sentenza n. 4147/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
udito l’Avvocato UGO CALO’;
udito l’Avvocato EMANUELE CARLONI;
La società Tulipano s.a.s. di C.C. e c. s.a.s. (da ora innanzi, Tulipano) agiva in giudizio per ottenere la cancellazione della ipoteca volontaria concessa nel 1994 a garanzia di alcune cambiali rilasciate in favore di svariate società poi incorporate in Conforama Italia s.p.a. sul presupposto dell’avvenuta prescrizione dell’azione cambiaria, assumendo di aver garantito con l’iscrizione ipotecaria solo l’obbligazione cambiaria e non anche l’obbligazione principale.
La domanda della Tulipano venne rigettata in primo grado: il tribunale affermò che in base all’accertamento ormai definitivo contenuto nella precedente sentenza n. 2427 del 2009 tra le parti, la garanzia ipotecaria fosse ancora vigente, e sussistesse l’obbligo di Tulipano di provvedere alla cancellazione della iscrizione ipotecaria a sua cura e spese, previa estinzione dei debiti garantiti.
La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza qui impugnata, rigettava l’appello della ricorrente evidenziando che dal confronto tra le conclusioni tratte dalla ricorrente in appello e quelle tratte nel precedente giudizio dinanzi al Tribunale di Monza, conclusosi con la sentenza n. 2427/2009 passata in giudicato, emergesse la reiterazione delle medesime conclusioni, rimanendo di conseguenza precluso anche l’esame della dedotta omissione di pronuncia sulla dichiarazione di estinzione dell’obbligazione cambiaria.
La società Tulipano s.a.s. di C.C. e c. s.a.s. propone tempestivo ricorso per cassazione articolato in quattro motivi ed illustrato da memoria nei confronti di San Giorgio s.r.l. e di Conforama Italia s.p.a. e chiede la cassazione della sentenza n. 4147/2013, depositata dalla Corte d’Appello di Milano in data 13.11.2013, notificata il 10.12.2013.
Resistono sia San Giorgio che Conforama con controricorso.
La ricorrente, con quattro motivi unitariamente considerabili come un unico articolato motivo, giacchè viene reiteratamente ed esclusivamente denunciata la violazione dell’art. 2909 c.c. nonchè il vizio di motivazione, sostiene che la corte d’appello avrebbe errato laddove ha ritenuto coperta dal giudicato la domanda di cancellazione dell’ipoteca fondata sulla estinzione per prescrizione del suo debito cambiario, in questa sede proposta.
Sostiene che nel precedente giudizio tra le stesse parti, concluso con sentenza n. 2427 del 2009 poi passata in giudicato, non era mai stata chiesta la cancellazione della iscrizione ipotecaria e che la domanda di estinzione dell’obbligazione cambiaria per prescrizione, in quanto autonoma dalla obbligazione principale, era stata introdotta tardivamente nel primo giudizio ed ivi dichiarata inammissibile in quanto tardiva, quindi non esaminata nel merito nel corso del giudizio tra le parti ormai definito, in quanto, qualora con sentenza si dichiari l’inammissibilità di una domanda, a prescindere dalla ipotesi di inammissibilità ritenuta configurabile, ne risulta accertata solo l’inammissibilità, e limitatamente all’ambito di quel solo giudizio, per cui non si crea giudicato neppure implicito sul merito e non vi è alcuna preclusione alla riproposizione della stessa domanda in un altro giudizio.
Il ricorso deve però essere dichiarato complessivamente inammissibile, perchè, nonostante la questione sottoposta all’attenzione della Corte sia esclusivamente l’avvenuto formarsi o meno di un giudicato esterno sulla domanda introdotta in questo giudizio, in ragione dell’intervenuta definizione con sentenza ormai definitiva del precedente giudizio tra le parti, esso è del tutto carente sotto il profilo della autosufficienza e del rispetto dei dettami dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6: la ricorrente non produce la sentenza n. 2427/2009, le cui statuizioni la corte d’appello ha ritenuto precludessero, in ragione del giudicato, l’esame delle domande proposte con l’odierno giudizio, nè i suoi atti di parte in quel giudizio nè riproduce integralmente o indica se sia stato nuovamente prodotto in questa sede il verbale di causa ove sono riprodotte le sue conclusioni e quelle della controparte, si limita reiteratamente a riportare stralci dei propri atti senza in alcun modo consentire alla Corte di verificare quali siano state in primo luogo le sue conclusioni e quali le statuizioni del giudice.
Tutto ciò preclude la possibilità di prendere in considerazione ed esaminare nel merito la fondatezza dei rilievi secondo i quali la declaratoria di inammissibilità della domanda da lei proposta non ne precluderebbe la riproposizione in autonomo giudizio, e l’estinzione per prescrizione dell’azione cambiaria legittimerebbe la richiesta di autorizzazione alla cancellazione dell’iscrizione ipotecaria, qualora la garanzia ipotecaria fosse stata concessa solo a tutela dell’azione cambiaria e non anche del rapporto sottostante.
La Corte cioè non è stata messa in grado di verificare se, nella specie, sia stato compiuto nel primo giudizio un accertamento in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe la cause, che, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza, precluderebbe il riesame dello stesso punto di diritto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio avesse finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo ed il “petitum” del primo (v. da ultimo Cass. n.15339 del 2016).
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Pone a carico della ricorrente le spese di giudizio sostenute dalla controricorrente, che liquida in complessivi Euro 7.200,00, di cui 200,00 per spese, oltre contributo spese generali ed accessori.

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