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Timestamp: 2020-08-15 08:45:46+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11526 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11526 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/05/2017, (ud. 02/03/2017, dep.11/05/2017), n. 11526
sul ricorso 3322/2016 proposto da:
B.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CLAUDIO
MONTEVERDI, 20, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO LEPONE,
ROMA CAPITALE, (OMISSIS), in persona del Commissario, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 28, presso lo studio
dell’avvocato FIORAVANTE CARLETTI, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato RODOLFO MURRA;
AS APPALTI STRADALI SRL, in persona del suo legale rappresentante,
avverso la sentenza n. 6199/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 09/11/2015;
partecipata del 02/03/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA
1. B.V. convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Roma, il Comune di quella città, chiedendo che fosse condannato al risarcimento dei danni da lui sofferti a seguito di una caduta determinata dalla presenza di un marciapiede sconnesso e reso scivoloso da un manto di foglie.
Si costituì in giudizio il convenuto, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva e chiedendo il rigetto della domanda.
Fu chiamata in giudizio la s.r.l. A.S. Appalti stradali la quale chiese il rigetto della domanda.
Il Tribunale accolse la domanda e condannò i convenuti in solido risarcimento dei danni detetininati in Euro 37.350, oltre interessi, nonchè al pagamento delle spese di giudizio.
2. Avverso la sentenza è stato proposto appello da parte di Roma Capitale e della s.r.l. A.S. Appalti stradali e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 9 novembre 2015, ha accolto il gravame e, in totale riforma della decisione di primo grado, ha rigettato la domanda dell’attore e l’ha condannato alla restituzione delle somme percepite, compensando le spese dei due gradi di giudizio.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre B.V. con atto affidato ad un solo motivo.
Resistono Roma Capitale e la s.r.l. A.S. Appalti stradali con due separati controricorsi.
Il ricorso è stato avviato alla trattazione in Camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c. e il ricorrente ha depositato memoria.
1. Con il primo ed unico motivo di ricorso si denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., sostenendo che la sentenza avrebbe fatto un’errata applicazione dei principi giurisprudenziali in argomento.
La Corte d’appello, con un accertamento di merito non sindacabile in questa sede, ha osservato che l’incidente era accaduto in pieno giorno, che le condizioni di dissesto del marciapiede erano ben note al B., che abitava nelle vicinanze, e che lo strato di foglie era idoneo a provocare una caduta, per cui l’attore avrebbe dovuto astenersi dal transitare per quel tratto di strada.
Tale motivazione è in piena armonia con la giurisprudenza di questa Corte, la quale ha affermato che l’applicazione delle regole di cui all’art. 2051 c.c., presuppone sempre che il danneggiato dimostri il fatto dannoso ed il nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno e che, ove la cosa in custodia sia di per sè statica e inerte, il danneggiato è tenuto a dimostrare altresì che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno (sentenza 5 febbraio 2013, n. 2660). E’ stato poi riconosciuto che, ai fini di cui all’art. 2051 c.c., il caso fortuito può essere integrato anche dal fatto colposo del danneggiato (v. da ultimo le sentenze 18 settembre 2015, n. 18317, e 22 giugno 2016, n. 12895).
E’ appena il caso di ricordare, inoltre, che la più recente giurisprudenza di questa Corte è andata ponendo in evidenza, sul punto in questione, due aspetti di fondamentale importanza: da un lato il concetto di prevedibilità dell’evento dannoso e dall’altro quello del dovere di cautela da parte del soggetto che entra in contatto con la cosa. Questa Corte ha definito il concetto di prevedibilità come concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo ed ha evidenziato che, ove tale pericolo sia visibile, si richiede dal soggetto che entra in contatto con la cosa un grado maggiore di attenzione, proprio perchè la situazione di rischio è percepibile con l’ordinaria diligenza (v. le sentenze 22 ottobre 2013, n. 23919, e 20 gennaio 2014, n. 999, nonchè le ordinanze 9 marzo 2015, n. 4661, e 6 luglio 2015, n. 13930).
In considerazione degli alterni esiti dei giudizi di merito, la Corte ritiene equo compensare integralmente le spese del giudizio di cassazione.
La Corte rigetta il ricorso e compensa integralmente le spese del giudizio di cassazione.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 2 marzo 2017.

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 art. 13