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Timestamp: 2020-07-09 05:04:34+00:00

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Art. 88 codice penale - Vizio totale di mente - Brocardi.it
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Articolo 88 Codice penale
Dispositivo dell'art. 88 Codice penale
Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità(1), in tale stato di mente da escludere la capacità d'intendere o di volere [95, 108 2, 206, 222; c.p.p. 70, 305, 507](2).
(1) L'alterazione della mente, per potersi parlare di inimputabilità, deve dipendere da un'infermità, fisica o psichica, sussistente al momento del fatto e rilevante in ordine al fatto commesso, nonché tale da incidere concretamente sulla capacità d'intendere o volere del soggetto. Ogni altra anomalia, non dipendente da infermità, riguarda soltanto la sfera della personalità e del carattere del soggetto ed è, pertanto, inidonea a determinare infermità mentale, come nel caso della c.d. pazzia morale, ovvero l'assoluta mancanza di moralità dovuta a ragioni costituzionali del soggetto, non patologiche.
(2) Quando l'infermità è transitoria o riguarda soltanto una parte della personalità, si discute sin merito all'imputabilità. Questa è esclusa, se si tratta di infermità transitoria, come nel caso dell'epilessia, e la malattia si manifesta al momento della commissione del fatto, mentre, se il reato è realizzato nei cd. intervalli di lucidità, bisogna accertare caso per caso se sia un effettivo stato di lucidità o sia stato influenzato dalla malattia. Per quanto il caso in cui l'infermità riguarda solo alcuni tratti della personalità, si fa riferimento essenzialmente alle cd. monomanie, di cui è un esempio la mania di persecuzione. L'orientamento dominante qui propende per la soluzione più favorevole al reo ovvero per una considerazione del vizio di mente in relazione al momento del fatto e non allo specifico fatto compiuto dal soggetto.
La norma si occupa di tutelare, definendoli non imputabili, quei soggetti affetti da infermità totale sia psichica che fisica, al momento della commissione del fatto. Il legislatore reputa dunque non rimproverabili i soggetti privi di qualsiasi capacità di intendere e di volere.
Spiegazione dell'art. 88 Codice penale
Ai sensi del presente articolo, non è imputabile (art. 85) chi, al momento in cui ha commesso il fatto penalmente rilevante, era in uno stato mentale tale da escludere la capacità di intendere e di volere.
Il codice ha adottato una concezione bio-psicologica dell'infermità, nel senso che non è sufficiente accertare l'esistenza di una malattia mentale, ma è altresì necessario che essa abbia azzerato completamente la capacità di intendere e di volere.
Il vizio di mente può avere fondamento sia in una causa psichica che in una causa fisica (ad es. uno stato febbrile che provochi delirio), e dunque sia una malattia mentale psichiatrica, sia una deficienza psichica, come anche una mera situazione morbosa (anche priva di definizione clinica), tranne le anomalie caratteriali legate all'indole del soggetto.
Vengono pacificamente esclusi i perturbamenti o i disturbi della coscienza (come l'ebbrezza da sonno), come anche la mera immoralità o malvagità, la quale si traduce semplicemente nella mancanza di senso morale da parte del soggetto.
Per quanto riguarda i disturbi della personalità, essi possono portare al riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, purchè siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere, e a condizione che sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa, per effetto del quale il fatto di reato sia ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale.
Come detto, il vizio deve rilevare al momento del fatto, motivo per il quale anche il pazzo scatenato può essere ritenuto imputabile se al momento del fatto versava in uno stato di lucido intervallo.
Tra vizio totale di mente e vizio parziale di mente, disciplinato dall'art. 89 vi è una differenza quantitativa e non qualitativa della menomazione della capacità di intendere e volere.
Infatti, nel vizio totale di mente l'infermità è tale da escludere completamente la capacità di intendere e volere, mentre nel vizio parziale di mente l'infermità è solamente idonea a limitarla, scemandola grandemente.
Massime relative all'art. 88 Codice penale
Cass. pen. n. 21826/2014
L'infermità mentale non costituisce uno stato permanente ma va accertata in relazione alla commissione di ciascun reato e, conseguentemente, non può essere ritenuta sulla sola base di un precedente proscioglimento dell'imputato per totale incapacità di intendere e di volere in altro procedimento.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 21826 del 28 maggio 2014)
Cass. pen. n. 48841/2013
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 48841 del 5 dicembre 2013)
Cass. pen. n. 34785/2011
In tema di capacità di intendere e di volere, il mero dato anagrafico dell'età avanzata (nella specie ottanta anni) e la presenza di momentanei "deficit" mnemonici non possono costituire, di per se stessi, indici di assenza o riduzione di detta capacità, tali da dar luogo alla necessità di perizia psichiatrica.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 34785 del 26 settembre 2011)
Cass. pen. n. 37353/2007
La concessione delle circostanze attenuanti generiche non è incompatibile con la riconosciuta esistenza di un disturbo della personalità, ancorché non riconducibile allo schema tipico del vizio di mente, in quanto sono diversi i presupposti logico-giuridici delle prime e del secondo, attenendo il disturbo border-line all'imputabilità del soggetto e inerendo, invece, le attenuanti generiche alla valutazione della gravità del fatto-reato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 37353 del 10 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 21867/2007
In tema di imputabilità, esula dalla nozione di infermità mentale il gruppo delle cosiddette «abnormità psichiche» come nevrosi d'ansia o reazioni a «corto circuito» che hanno natura transitoria e non sono indicative di uno stato morboso, inteso come ragionevole alterazione della capacità di intendere e di volere, sicché non in grado di incidere sull'imputabilità del soggetto che ne è portatore.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 21867 del 5 giugno 2007)
Cass. pen. n. 8282/2006
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8282 del 8 marzo 2006)
Cass. pen. n. 1038/2006
Ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, il disturbo della personalità, di consistenza, intensità e gravità, tale da incidere sulla capacità di intendere e volere, a differenza delle anomalie del carattere, può essere preso in esame anche se non rientrante nel concetto di infermità mentale quando si traduca in uno status patologico in grado di escludere o scemare grandemente la capacità. Tale può essere anche uno stato emotivo e passionale, dovuto allo stress conseguente alla crisi del rapporto coniugale, che determini una compromissione della capacità di volere e si associ ad uno status patologico anche se di natura transeunte.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1038 del 12 gennaio 2006)
Cass. pen. n. 16574/2005
L'infermità mentale di cui agli artt. 88 e 89 c.p. è concetto più ampio rispetto a quello di «malattia mentale» potendo in essa rientrare anche i disturbi della personalità che per consistenza, rilevanza e gravità siano tali da incidere concretamente sulla capacità d'intendere e di volere, proponendosi, quindi, come causa idonea ad escluderla o grandemente scemarla. Al fine di non allargare eccessivamente il campo della non imputabilità, deve trattarsi di un disturbo idoneo a determinare (e che abbia, in effetti, determinato) una situazione di assetto psichico incontrollabile ed ingestibile (totalmente o in grave misura) che, incolpevolmente, rende l'agente incapace di esercitare il dovuto controllo dei propri atti, di conseguentemente indirizzarli, di percepire il disvalore sociale del fatto, di autonomamente e liberamente autodeterminarsi, e, inoltre, deve essere individuabile un nesso eziologico tra il disturbo mentale ed il fatto-reato che consenta di ritenere il secondo causalmente determinato dal primo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 16574 del 3 maggio 2005)
Cass. pen. n. 9163/2005
Ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, anche i «disturbi della personalità», che non sempre sono inquadrabili nel ristretto novero delle malattie mentali, possono rientrare nel concetto di «infermità», purché siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o di volere, escludendola o scemandola grandemente, e a condizione che sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa, per effetto del quale il fatto di reato sia ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale. Ne consegue che nessun rilievo, ai fini dell'imputabilità, deve essere dato ad altre anomalie caratteriali o alterazioni e disarmonie della personalità che non presentino i caratteri sopra indicati, nonché agli stati emotivi e passionali, salvo che questi ultimi non si inseriscano, eccezionalmente, in un quadro più ampio di «infermità». (Nella specie, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata, che aveva erroneamente escluso il vizio parziale di mente sul rilievo che il disturbo paranoideo, dal quale, secondo le indicazioni della perizia psichiatrica, risultava affetto l'autore dell'omicidio, non rientrava tra le alterazioni patologiche clinicamente accertabili, corrispondenti al quadro di una determinata malattia psichica, per cui, in quanto semplice «disturbo della personalità», non integrava quella nozione di «infermità» presa in considerazione dal codice penale).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 9163 del 8 marzo 2005)
Cass. pen. n. 19532/2003
Il concetto di infermità mentale recepito dal nostro codice penale è più ampio rispetto a quello di malattia mentale, di guisa che, non essendo tutte le malattie di mente inquadrate nella classificazione scientifica delle infermità, nella categoria dei malati di mente potrebbero rientrare anche dei soggetti affetti da nevrosi e psicopatie, nel caso che queste si manifestino con elevato grado di intesità e con forme più complesse tanto da integrare gli estremi di una vera e propria psicosi. In tal caso — al fine della esclusione o della riduzione della imputabilità — è, comunque, necessario accertare l'esistenza di un effettivo rapporto tra il complesso delle anomalie psichiche effettivamente riscontrate nel singolo soggetto e il determinismo dell'azione delittuosa da lui commessa, chiarendo se tale complesso di anomalie psichiche, al quale viene riconosciuto il valore di malattia, abbia avuto un rapporto motivante con il fatto delittuoso commesso.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 19532 del 24 aprile 2003)
Cass. pen. n. 29106/2001
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 29106 del 18 luglio 2001)
Cass. pen. n. 7885/1999
Per escludere (o diminuire) l'imputabilità, l'intossicazione da sostanze stupefacenti non solo deve essere cronica (cioè stabile), ma deve produrre un'alterazione psichica permanente, cioè una patologia a livello cerebrale implicante psicopatie che permangono indipendentemente dal rinnovarsi di un'azione strettamente collegata all'assunzione di sostanze stupefacenti; lo stato di tossicodipendenza non costituisce, pertanto, di per sè, indizio di malattia mentale o di alterazione psichica.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7885 del 16 giugno 1999)
Cass. pen. n. 3843/1997
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3843 del 2 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 6357/1996
Non tutti gli stati di tossicomania, la quale è una dipendenza meramente psichica alla droga, o di tossicodipendenza, che è una assuefazione cronica alla stessa, producono di per sé alterazione mentale rilevante agli effetti di cui agli artt. 88 e 89 c.p., ma solo quegli stati di grave intossicazione da sostanze stupefacenti che determinano un vero e proprio stato patologico psicofisico dell'imputato, incidendo profondamente sui processi intellettivi o volitivi di quest'ultimo.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6357 del 24 giugno 1996)
Poiché l'imputabilità di cui all'art. 88 c.p. e la capacità di partecipare al processo penale di cui all'art. 70 c.p.p., pur costituendo stati soggettivi accomunati dall'infermità mentale, operano su piani del tutto diversi ed autonomi, non ha alcuna incidenza sull'accertamento della capacità dell'imputato di essere parte e sulla eventuale sospensione del procedimento l'impedimento, derivante dalla declaratoria di incostituzionalità dell'art. 425, n. 1, c.p.p., all'adozione, nell'udienza preliminare, della pronuncia di non luogo a procedere per difetto di imputabilità, conseguentemente deve considerarsi abnorme, e come tale immediatamente ricorribile per cassazione, il provvedimento del giudice dell'udienza preliminare che disattende la richiesta di accertamenti sulla capacità dell'imputato di parteciparvi, argomentando che il difetto di imputabilità può essere dichiarato solo dal giudice del dibattimento: tale rifiuto incide infatti su uno dei fondamentali e indefettibili presupposti richiesti dalla legge ai fini della costituzione e dello svolgimento del rapporto processuale, il cui cardine è rappresentato dal fatto che esso deve necessariamente far capo ad un soggetto capace di partecipare coscientemente al processo, come premessa essenziale della possibilità di autodifesa e quale garanzia del «giusto processo» presidiata dall'art. 24 della Costituzione.
Cass. pen. n. 9889/1992
L'epilessia non deve essere considerata una patologia tale da causare una permanente deficienza psichica giacché in periodi extra-accessuali il soggetto ha piena capacità di intendere e di volere e conserva lucidità e completa consapevolezza delle proprie azioni.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9889 del 16 ottobre 1992)
Cass. pen. n. 4041/1992
Ai fini della sussistenza del vizio di mente, anche nei casi di epilessia conclamata i soggetti che ne soffrono non patiscono alcuna diminuzione delle loro capacità psichiche, al di fuori dei momenti di crisi e al di fuori dei casi in cui, per la gravità e il decorso del male, la personalità e l'integrità psichica del malato ne vengono seriamente incise. (Nella specie si è ritenuta irrilevante la circostanza del pregresso riconoscimento di persone dovuto alla predetta patologia, attesa la diversità di valutazione tra capacità lavorativa e capacità di intendere e di volere).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4041 del 3 aprile 1992)
Cass. pen. n. 299/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 299 del 15 gennaio 1992)
Cass. pen. n. 958/1991
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 958 del 24 aprile 1991)
L'infermità mentale ex artt. 88 e 89 c.p. presuppone l'esistenza di un vero e proprio stato patologico idoneo ad alterare i processi dell'intelligenza e della volontà con esclusione o notevole diminuzione della capacità di intendere e di volere, sicché esulano da tale nozione sia le anomalie caratteriali non conseguenti ad uno stato patologico, sia uno sviluppo intellettuale non molto progredito, in assenza di fattori patologici.
Cass. pen. n. 723/1989
Stabilire se un soggetto, nei singoli casi, sia nel momento del fatto privo di capacità di intendere e di volere, ovvero abbia la stessa grandemente scemata ovvero lo stabilire se trattasi di soggetto con personalità anormale, costituisce una questione di fatto il cui esame compete istituzionalmente al giudice di merito. Costui deve avvalersi dell'ausilio di perizia psichiatrica ed il suo giudizio si rende insindacabile in sede di legittimità quando si riveli esaurientemente motivato, anche con il solo richiamo alle conclusioni e valutazioni della perizia.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 723 del 21 gennaio 1989)
Cass. pen. n. 11061/1988
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11061 del 15 novembre 1988)
Cass. pen. n. 4385/1982
L'accertamento sull'infermità di mente dell'imputato va compiuto in relazione al fatto concreto addebitato ed al tempo in cui il fatto medesimo è stato commesso. L'indagine già esperita in altro processo non è pertanto mai vincolante nel successivo giudizio, poiché la malattia precedentemente diagnosticata può successivamente essere guarita o scemata o localizzata ad una determinata sfera d'attività.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4385 del 24 aprile 1982)

References: Articolo 88

Articolo 88

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