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Timestamp: 2019-11-15 05:15:03+00:00

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Art. 663 codice di procedura civile - Mancata comparizione o mancata opposizione dell'intimato - Brocardi.it
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Articolo 663 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 663 Codice di procedura civile
Se l'intimato non comparisce (1) o comparendo non si oppone (2), il giudice convalida (3) la licenza o lo sfratto e dispone con ordinanza in calce alla citazione l'apposizione su di essa della formula esecutiva (4); ma il giudice deve ordinare che sia rinnovata la citazione, se risulta o appare probabile che l'intimato non abbia avuto conoscenza della citazione stessa o non sia potuto comparire per caso fortuito o forza maggiore.
Nel caso che l'intimato non sia comparso, la formula esecutiva ha effetto dopo trenta giorni dalla data della apposizione (5).
Se lo sfratto è stato intimato per mancato pagamento del canone, la convalida è subordinata all'attestazione (6) in giudizio del locatore o del suo procuratore che la morosità persiste. In tal caso il giudice può ordinare al locatore di prestare una cauzione (7).
(1) Il legislatore dispone che se il conduttore non compare o anche se compare non si oppone, il giudice deve convalidare la licenza o lo sfratto. Lo stesso esito si verifica anche quando il conduttore si sia costituito in cancelleria ma non sia comparso in udienza, poichè il giudice non può rifiutare la convalida sulla base dei motivi di opposizione enunciati nella comparsa dall'intimato stesso.
(2) La comparizione del conduttore rappresenta un onere in quanto la mancata comparizione o, in caso di comparizione, la mancata opposizione, viene equiparata all'ammissione dei fatti indicati nell'intimazione di licenza o di sfratto, sfavorevoli al conduttore stesso che ha dunque l'onere di difendersi per evitare la pronuncia della convalida.
(3) La convalida consiste nel provvedimento con cui il giudice conferma la licenza o lo sfratto intimato dal locatore sulla base dell'accertamento della esistenza del contratto e dei presupposti che consentono il ricorso al procedimento speciale. Tale provvedimento viene pronunciato automaticamente alla mancata comparizione od opposizione.
(4) L'ordinanza di convalida viene redatta in calce all'originale dell'atto di intimazione, con l'ordine di apposizione della formula esecutiva (art. 474). L'originale della citazione con la convalida non viene depositata in cancelleria ma resta in possesso del locatore, diversamente da quanto accade per il decreto ingiuntivo. Tale ordinanza di convalida, munita di formula esecutiva, assume anche l'autorità di cosa giudicata.
(5) Tale comma è stato aggiunto dalla l. 22-12-1973, n. 841 in tema di proroga dei contratti di locazione di immobili urbani. La previsione del termine è finalizzata a far conoscere all'intimato non comparso il contenuto del provvedimento emesso a suo danno. Infatti, nel caso in cui sia comparso e, quindi, abbia avuto immediata conoscenza del provvedimento sin dal momento della sua pronuncia, dal silenzio della legge può ritenersi che la formula esecutiva abbia immediata efficacia.
(6) In caso di intimazione di sfratto per morosità, l'ordinanza di convalida può essere pronunciata solo nel caso in cui il locatore attesti che la morosità persiste. Tale attestazione deve riguardare i soli canoni indicati nell'intimazione di sfratto e non quelli successivi. Infatti, se il conduttore ha pagato i canoni indicati nell'intimazione, il locatore al fine di ottenere la convalida, non può invocare il mancato pagamento dei canoni successivi all'intimazione.
Infine, nel caso in cui manchi la dichiarazione che attesti la morosità e il giudice pronunci ugualmente la convalida, l'ordinanza stessa è appellabile.
(7) Visto che il procedimento è di natura sommaria il legislatore prevede tale per tutelare la posizione del conduttore, anche in ragione della mancata comparizione od opposizione dell'intimato.
Massime relative all'art. 663 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 17049/2017
L’ordinanza di convalida dello sfratto per morosità ha efficacia di cosa giudicata sostanziale su ogni questione in merito alla risoluzione del contratto ed al possesso di fatto della cosa locata, ma non preclude, nell'autonomia dei rispettivi e correlativi diritti, né al locatore di instaurare separato giudizio per il pagamento dei canoni, né al conduttore di chiedere in giudizio l’accertamento dell’obbligo del pagamento e di eccepire e contrastare, nell’indagine sui rapporti di dare e di avere in relazione ai canoni, la misura di questi, tranne il caso in cui allo sfratto per morosità si sia accompagnata contestualmente l’ingiunzione di pagamento per i canoni, risultando, in tale ipotesi, coperti dal giudicato anche i fatti impeditivi/estintivi del relativo obbligo. (Nella specie la S.C., correggendo sul punto la motivazione della sentenza di merito, ha escluso che vi fosse alcuna preclusione, derivante dal passaggio in giudicato dell’ordinanza di convalida di sfratto per morosità, riguardo all’esame dell’anteriore domanda di accertamento degli inadempimenti del locatore, né che potesse ritenersi assorbita l’eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c., dedotta dal conduttore anteriormente all’intimazione della convalida, ancorchè non riproposta nel successivo giudizio di sfratto per morosità).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 17049 del 11 luglio 2017)
Cass. civ. n. 14625/2017
L’ordinanza di convalida di sfratto, ove erroneamente emessa malgrado l’opposizione dell’intimato, assume natura decisoria e contenuto sostanziale di sentenza, sicchè è impugnabile con l’appello, potendo con tale atto l’intimato chiedere la rimessione in termini per espletare l’attività difensiva impeditagli in primo grado, fermo restando che il giudice del gravame deve decidere la controversia nel merito, atteso che l’omissione del mutamento di rito, di cui all’art. 667 c.p.c., non integra alcuna delle ipotesi tassativamente previste dagli artt. 343 e 354 c.p.c. per la rimessione della causa al primo giudice.
(Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 14625 del 13 giugno 2017)
Cass. civ. n. 411/2017
L’ordinanza di convalida di licenza o di sfratto per finita locazione, preclusa l’opposizione tardiva, acquista efficacia di cosa giudicata sostanziale non solo sull’esistenza della locazione, sulla qualità di locatore dell’intimante e di conduttore dell’intimato, sull’intervento di una causa di cessazione o risoluzione del rapporto, ma anche sulla sua qualificazione, se la scadenza del medesimo, richiesta e accordata dal giudice, è strettamente collegata alla tipologia del contratto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 411 del 11 gennaio 2017)
Cass. civ. n. 12994/2013
Solo quando nel giudizio di convalida di sfratto per morosità sia stato proposto ricorso per l'ingiunzione di pagamento di canoni scaduti, il provvedimento destinato a concluderlo può assumere l'efficacia di cosa gudicata, non soltanto circa l'esistenza e validità del rapporto corrente "inter partes" e sulla misura del canone preteso, ma anche circa l'inesistenza di tutti i fatti impeditivi o estintivi, anche non dedotti, ma deducibili nel giudizio d'opposizione, come l'insussistenza, totale o parziale, del credito azionato in sede monitoria dal locatore, per effetto di controcrediti del conduttore per somme indebitamente corrisposte a titolo di maggiorazione "contra legem" del canone.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12994 del 24 maggio 2013)
Cass. civ. n. 5540/2012
In tema di locazione di immobili urbani, il conduttore che, convenuto in un giudizio di sfratto per morosità, abbia richiesto la concessione del cd. "termine di grazia", manifesta implicitamente, per ciò solo, una volontà incompatibile con quella di opporsi alla convalida, sicché al mancato adempimento nel termine fissato dal giudice consegue "ipso facto" l'emissione da parte di questi dell'ordinanza di convalida ex art. 663 c.p.c., senza che possano assumere rilievo eventuali eccezioni o contestazioni circa la sussistenza e/o l'entità del credito vantato dal locatore sollevate dopo la predetta richiesta di termine per sanare la morosità, giacché, a norma dell'art. 55 della legge 27 luglio 1978, n. 392, il comportamento del conduttore sanante la morosità deve consistere nell'estinzione di tutto quanto dovuto per canoni, oneri accessori, interessi e spese fino alla scadenza del termine di grazia, senza che l'inadempimento residuo sia suscettibile di nuova verifica sotto il profilo della gravità. Il giudice non ha infatti il potere di valutare se il superamento, ancorché esiguo, del suddetto termine di grazia concesso al conduttore per sanare la morosità costituisca inadempimento grave, ma solo la possibilità di fissare il termine entro il limite minimo e massimo stabilito dal legislatore; e d'altro canto l'obbligazione di pagamento del canone, in mancanza di diversa pattuizione, deve essere adempiuta al domicilio del creditore al tempo della scadenza, e perciò il rischio di ritardo o mancata ricezione restando pertanto a carico del debitore, in quanto attiene alla fase preparatoria del pagamento.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5540 del 5 aprile 2012)
Cass. civ. n. 12979/2010
Avverso un provvedimento di convalida di licenza o di sfratto per finita locazione o per morosità è inammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., sia nell'ipotesi in cui si sia in presenza di una vera e propria ordinanza, dal momento che avverso la stessa è proponibile soltanto l'opposizione tardiva di cui all'art. 668 c.p.c., sia qualora detto provvedimento sia stato emesso in carenza dei presupposti di legge, perché, in tal caso, l'impugnazione deve essere proposta con l'appello, assumendo l'ordinanza natura decisoria e contenuto sostanziale di sentenza.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12979 del 27 maggio 2010)
Cass. civ. n. 15353/2006
Nell'ipotesi prevista dal primo comma dell'art. 663 c.p.c. titolo esecutivo, generante l'azione esecutiva di rilascio, è l'intimazione di licenza o sfratto convalidata, dovendo il giudice disporre l'apposizione della formula esecutiva in calce alla citazione di licenza o di sfratto, cioè in calce al documento che contiene l'atto di intimazione di licenza o di sfratto e la contestuale domanda di convalida. Pertanto, l'efficacia sostanziale (sanzionata appunto dalla formula esecutiva) è prodotta dalla coesistenza dell'intimazione di licenza o di sfratto e dall'ordinanza di convalida, con la conseguenza che laddove l'apposizione della formula risulti effettuata altrove (nella specie in calce al verbale di udienza), essa resta priva di rilievo ai fini dell'impugnazione dell'ordinanza di convalida mediante appello, potendosi se del caso configurare l'opposizione ex art. 615 o 617 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15353 del 6 luglio 2006)
Cass. civ. n. 11298/2004
L'ordinanza di convalida di sfratto può essere emessa entro i limiti oggettivi segnati dagli artt. 657 e 658 c.p.c., in presenza dei presupposti specificamente indicati dall'art. 663 c.p.c., e necessita anche della ricorrenza delle condizioni generali dell'azione, tra le quali rientra la corretta evocazione in giudizio della parte intimata; ne consegue che, ove quest'ultima proponga opposizione alla convalida eccependo — non rileva se fondatamente o meno — il mancato rispetto del termine a comparire, il giudice non può emettere ordinanza di convalida e quest'ultima, se emessa ugualmente, assume valore di sentenza ed è perciò impugnabile con l'appello
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11298 del 15 giugno 2004)
Cass. civ. n. 19772/2003
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19772 del 23 dicembre 2003)
Cass. civ. n. 17738/2002
In materia di procedimento sommario per convalida di sfratto, qualora all'udienza di convalida il locatore dia atto, senza rinunciare alla domanda, che dopo la notificazione della citazione per convalida il conduttore ha provveduto a pagare il canone senza però corrispondere gli interessi di mora e le spese, viene meno il presupposto della persistenza della morosità che legittima l'emissione dell'ordinanza di convalida ai sensi dell'art. 663 c.p.c., mentre ben può il giudice emettere l'ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c., disponendo, ai sensi dell'art. 667 c.p.c., per la prosecuzione del giudizio nelle forme del rito speciale — previo mutamento del rito ai sensi dell'art. 426 c.p.c. — in ordine agli interessi legali e alle spese di giudizio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 17738 del 12 dicembre 2002)
Cass. civ. n. 17151/2002
Ai fini della convalida dell'ordinanza di licenza o sfratto è necessario che sussistano sia i relativi presupposti specifici, indicati nel primo e nel terzo comma dell'art. 663 c.p.c. (consistenti nella mancata comparizione, nella mancata contestazione e nella dichiarata persistenza della mora — sicché non è sufficiente che l'intimato si limiti a comparire ma è necessario che si opponga alla convalida), sia i presupposti generali dell'azione (quelli attinenti cioè alla giurisdizione, alla competenza, alla capacità processuale dell'intimante e alla corretta vocazione in giudizio). Ne consegue che, in difetto dei suindicati presupposti, la domanda va rigettata, e il provvedimento di convalida ciononostante emesso deve sostanzialmente equipararsi ad una sentenza, in quanto tale impugnabile con l'appello, irrilevante essendo al riguardo il comportamento mantenuto dall'intimato che si sia limitato a comparire all'udienza.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 17151 del 3 dicembre 2002)
Cass. civ. n. 332/2001
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 332 del 11 gennaio 2001)
Cass. civ. n. 3889/2000
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3889 del 30 marzo 2000)
Cass. civ. n. 247/2000
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 247 del 12 gennaio 2000)
Cass. civ. n. 6406/1999
L'ordinanza di convalida di licenza o sfratto per finita locazione, preclusa l'opposizione tardiva, acquista efficacia di cosa giudicata sostanziale non solo sull'esistenza della locazione; sulla qualità di locatore dell'intimante e di conduttore dell'intimato; sull'intervento di una causa di cessazione o risoluzione del rapporto; ma altresì sulla qualificazione di esso, se la scadenza del medesimo, richiesta e accordata dal giudice, è strettamente correlata alla tipologia del contratto, come nel caso di rilascio disposto, per il regime transitorio, ai sensi dell'art. 58 legge 27 luglio 1978, n. 392, se la locazione è ad uso di abitazione e degli artt. 67 integrato dall'art. 15 bis legge 25 marzo 1982, n. 94 e n. 71 della stessa legge, se la locazione è ad uso diverso. In caso poi vi sia contrasto tra più giudicati sulle predette questioni, la fonte regolatrice del rapporto è costituita dall'ultimo di essi.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6406 del 23 giugno 1999)
Cass. civ. n. 9776/1997
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9776 del 8 ottobre 1997)
Cass. civ. n. 7173/1997
Se il locatore intima disdetta per finita locazione, alla prima scadenza, di un immobile adibito ad uso commerciale, anziché con il ricorso previsto dall'art. 30, legge 27 luglio 1978, n. 392, ai sensi dell'art. 657 c.p.c., e il pretore, senza modificare il rito per accertare l'esistenza del motivo di diniego del rinnovo, emette, in assenza del conduttore, ordinanza di convalida, questa ha natura di sentenza, impugnabile con un ordinario atto di citazione (art. 342 c.p.c.), per il principio di ultrattività del rito; pertanto l'impugnazione proposta con ricorso — atto ad essa non equipollente — non notificato nei termini, benché depositato, è inammissibile per inidoneità alla costituzione di un valido rapporto processuale, né può ritenersi spettare all'appellante mutare un rito, per la cui violazione è stato investito il giudice del gravame.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7173 del 2 agosto 1997)
Cass. civ. n. 2614/1997
L'ordinanza di convalida di sfratto per morosità pronunciata dopo che, all'udienza all'uopo fissata, la parte intimata è comparsa ed ha formulata la propria opposizione, è indipendentemente dalla comparizione o meno dell'opponente nelle udienze successive, emessa al di fuori delle condizioni previste dalla legge e, avendo natura e contenuto di sentenza, è assoggettata ai mezzi di impugnazione previsti per le sentenze e, quindi, all'appello.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2614 del 25 marzo 1997)
Cass. civ. n. 10136/1996
L'esperibilità della revocazione per errore di fatto o per dolo di una parte in danno dell'altra, avverso l'ordinanza di convalida di sfratto per morosità o di licenza per finita locazione, derivante dalle sentenze della Corte costituzionale n. 558 del 1989 e n. 51 del 1995 (dichiarative della parziale illegittimità dell'art. 395 c.p.c.), postula l'attribuzione a detta ordinanza della natura di atto giurisdizionale decisorio, reso in unico grado, e come tale non appellabile. Ne consegue che la statuizione su detta revocatoria può essere denunciata con ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 403, secondo comma, c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10136 del 19 novembre 1996)
Cass. civ. n. 538/1996
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 538 del 24 gennaio 1996)
Cass. civ. n. 270/1996
La sentenza della Corte costituzionale n. 51 del 20 febbraio 1995, nel dichiarare l'illegittimità dell'art. 395, prima parte e n. 1, c.p.c., laddove non prevedeva la revocazione avverso i provvedimenti di convalida di sfratto per morosità che fossero effetto del dolo di una delle parti in danno dell'altra, non ha inteso stabilire che i provvedimenti di convalida di sfratto debbano comunque qualificarsi «sentenze» e che avverso gli stessi siano esperibili le normali impugnazioni di cui all'art. 323 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 270 del 15 gennaio 1996)
Cass. civ. n. 9375/1995
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9375 del 6 settembre 1995)
Cass. civ. n. 5308/1995
L'ordinanza di convalida di licenza o di sfratto emessa dal pretore ai sensi dell'art. 663 c.p.c. è subordinata al duplice presupposto della presenza del conduttore all'udienza fissata in citazione e della mancanza di eccezioni o difese da parte del conduttore, ovvero della sua assenza, cosicché il provvedimento illegittimamente pronunciato in difetto di uno o di entrambi i presupposti menzionati, ancorché emesso nella forma dell'ordinanza, assume natura di sentenza, che ove non ricorrano le condizioni previste per l'opposizione di cui all'art. 668 c.p.c., è soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione. Nel concorso, invece, dei presupposti di legge, il provvedimento ha natura e forma di ordinanza, avverso la quale non sono esperibili i mezzi di impugnazione stabiliti per le sentenze.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5308 del 15 maggio 1995)
Cass. civ. n. 3977/1994
L'ordinanza di convalida della licenza o dello sfratto, contro la quale è generalmente ammessa solo la possibilità della impugnazione tardiva di sensi dell'art. 668 c.p.c., deve considerarsi impugnabile con l'appello se emessa in mancanza dei presupposti previsti dalla legge, e, quindi, al di fuori dello schema procedimentale ad essa relativo, come nei casi di erronea attestazione della persistenza della morosità o di violazione del principio del contraddittorio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3977 del 27 aprile 1994)
Cass. civ. n. 11565/1993
Avverso un provvedimento di convalida di licenza o di sfratto per finita locazione o per morosità è inammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. sia nell'ipotesi in cui si è in presenza di una vera e propria ordinanza, dal momento che avverso la stessa è proponibile soltanto l'opposizione tardiva di cui all'art. 668 c.p.c., sia nell'ipotesi in cui lo stesso sia stato emesso al di fuori delle ipotesi previste o in una situazione di assoluta carenza di potere giurisdizionale, dovendosi proporre nell'un caso l'appello e nell'altro la querela nullitatis.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11565 del 23 novembre 1993)
Cass. civ. n. 1290/1993
L'attestazione in giudizio del locatore o del suo procuratore circa la persistenza della morosità del conduttore, cui l'art. 663 ultimo comma c.p.c. subordina la convalida dello sfratto, è sostanzialmente un'ulteriore conferma dell'intimazione di sfratto per morosità richiesta all'intimato, nell'ambito del procedimento sommario, al fine di certificare (occorrendo, anche con una cauzione) la mancata purgazione della mora fino al momento della pronuncia del relativo provvedimento. Tale attestazione non richiede l'adozione di formule sacramentali, ma non può essere desunta da una dichiarazione equipollente del locatore o del suo procuratore, valutato, se del caso, anche il contegno processuale del conduttore. Pertanto, può ritenersi soddisfatta la condizione di cui all'art. 663 ultimo comma c.p.c. qualora il procuratore del locatore, pur omettendo una formale attestazione di persistenza della morosità del conduttore, abbia all'udienza di convalida, insistito nell'intimazione di sfratto, facendo espresso riferimento all'atto introduttivo, e così confermando, implicitamente, la morosità ivi non contestata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1290 del 2 febbraio 1993)
Cass. civ. n. 33/1991
Anche in caso di mancata comparizione o di assenza di opposizione dell'intimato l'emissione, ai sensi dell'art. 663 c.p.c., di ordinanza non impugnabile di convalida di sfratto, ha quale presupposto essenziale la sussistenza di un rapporto contrattuale avente ad oggetto la locazione di un ben determinato ed identificabile immobile con la conseguenza che quando l'indicazione dell'immobile oggetto della procedura risulti errata o comunque si deduca che l'immobile indicato è del tutto estraneo ai rapporti contrattuali tra le parti, il detto provvedimento non può essere corretto ai sensi dell'art. 287 c.p.c. bensì è soggetto agli ordinari mezzi di impugnazione
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 33 del 4 gennaio 1991)
Cass. civ. n. 568/1988
Nel procedimento di sfratto per morosità, differita la prima udienza su istanza delle parti «fatti salvi i relativi diritti», il provvedimento di convalida, emesso nella successiva udienza in assenza dell'intimato ed in base all'attestazione di un sostituto (nella specie, un laureato praticante di studio) del procuratore del locatore sulla persistenza della morosità, ha natura sostanziale e formale di ordinanza ed è pertanto impugnabile solo con l'opposizione tardiva ex art. 668 c.p.c., ove ne sussistano i presupposti, e non con l'appello (che, se proposto, deve essere dichiarato inammissibile), ancorché si contesti il potere del suddetto sostituto di attestare la persistenza della morosità.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 568 del 23 gennaio 1988)
Cass. civ. n. 3026/1985
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3026 del 17 maggio 1985)
Cass. civ. n. 2209/1985
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2209 del 29 marzo 1985)
Cass. civ. n. 4724/1984
L'ordinanza di «convalida dello sfratto», che il pretore emetta nonostante la comparizione ed opposizione dell'intimato, rinviando la causa per il prosieguo, è da considerarsi, a prescindere dalla erronea qualificazione adottata, come ordinanza di rilascio, secondo la previsione dell'art. 665 c.p.c., e, pertanto, non è impugnabile con ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 della Costituzione, in quanto configura un provvedimento privo di decisorietà e definitività, restando le sorti della controversia affidate alla conclusione dell'ordinario processo di cognizione instauratosi per effetto di detta opposizione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4724 del 29 agosto 1984)
Cass. civ. n. 4898/1979
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4898 del 22 settembre 1979)
Cass. civ. n. 1171/1977
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1171 del 25 marzo 1977)
Cass. civ. n. 352/1977
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 352 del 24 gennaio 1977)
Cass. civ. n. 1713/1967
In un procedimento di licenza per finita locazione, convalidata per effetto di mancata comparizione dell'intimato, non può farsi luogo a condanna nelle spese, perché la dichiarazione di diritto non viene pronunciata in dipendenza di un fatto del convenuto, che renda necessario il ricorso alla tutela giurisdizionale, ma in considerazione di un interesse esclusivo dell'attore alla preventiva costituzione di un titolo esecutivo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1713 del 11 luglio 1967)
Cass. civ. n. 878/1964
Qualora il locatore convenga in giudizio il conduttore per la licenza per finita locazione, in mancanza di eccezioni da parte del conduttore-convenuto, sull'esistenza e sulla durata del contratto, il locatore-attore non è tenuto a fornire nessuna ulteriore prova in ordine all'esistenza del rapporto locatizio e alla sua durata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 878 del 14 aprile 1964)
Cass. civ. n. 2615/1960
Il provvedimento di convalida di sfratto per morosità ha bensì efficacia di cosa giudicata sostanziale con preclusione di ogni questione in merito alla risoluzione del contratto ed al possesso di fatto dell'immobile locato, ma non preclude, tuttavia, nell'autonomia dei rispettivi e correlativi diritti, né al locatore di instaurare il giudizio separato per conseguire il pagamento dei canoni, né al conduttore di chiedere in giudizio l'accertamento sull'esistenza stessa dell'obbligo del pagamento, e di eccepire e contrastare la misura dei canoni, e di proporre anche riconvenzionale per la restituzione delle somme che avesse eventualmente versate in più del dovuto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2615 del 8 ottobre 1960)

References: Articolo 663

Articolo 663

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 art. 1460
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 art. 663
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 art. 665
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 art. 668
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