Source: http://leg16.camera.it/410?idSeduta=0463&tipo=atti_indirizzo_controllo
Timestamp: 2019-11-21 17:20:23+00:00

Document:
il Governo ha ribadito la necessità di promuovere politiche atte a colmare il divario tra le diverse aree del Paese con particolare riferimento allo sviluppo del Mezzogiorno teso anche a valorizzare la responsabilità dei territori e mettere a frutto tutte le energie presenti nel Paese;
dal 2008-2010 il Governo ha inteso promuovere una politica di sviluppo, che sulla base della inadeguata efficacia degli interventi effettuati per il Mezzogiorno nell'ultimo decennio tendesse a privilegiare interventi infrastrutturali e settoriali in una logica di concentrazione settoriale delle risorse;
la ricognizione effettuata con delibera Cipe n. 79 del 31 luglio ha messo in luce che le risorse FAS 2000-2006 assegnate alle regioni meridionali ammontavano a 16,057 miliardi di cui spesi solo il 38,2 per cento. In totale le risorse riprogrammabili variano da un minimo di 6,690 a 18,455 miliardi di euro;
il 26 novembre 2010 il Governo ha approvato il piano nazionale per il sud che ha come obiettivi:
a) creare le condizioni per il conseguimento di standard nazionali ed europei nei servizi essenziali per i cittadini del Sud: scuola, giustizia, sicurezza, acqua e rifiuti, cura degli anziani e dei bambini, trasporto;
b) far progredire l'unificazione nazionale e promuovere lo sviluppo del mercato interno del Sud attraverso la realizzazione di grandi infrastrutture di trasporto, soprattutto ferroviario;
c) garantire l'accesso alla banda ultralarga ad almeno il 50 per cento della popolazione residente nel Mezzogiorno;
d) consentire l'affermazione di tre - quattro grandi centri di ricerca di livello internazionale e promuovere l'innovazione delle imprese attraverso finanziamenti condizionati ai progressi compiuti dai progetti innovativi;
e) concentrare nello strumento del credito d'imposta gli interventi rivolti ad aiutare le imprese a superare le strozzature alla loro crescita, e promuovere il ricorso alla fiscalità di vantaggio introdotta con un'anticipazione del federalismo fiscale;
f) assicurare la messa in sicurezza, la tutela e la valorizzazione di risorse naturali e culturali attraverso un rafforzamento di centri nazionali di competenza dedicati a questi obiettivi;
il piano si basa su obiettivi realizzati attraverso otto grandi priorità. Lo sforzo è concentrato sull'attuazione di 3 Priorità strategiche di sviluppo su cui misurare, in un'ottica pluriennale, progressi strutturali di miglioramento delle condizioni di sviluppo del mezzogiorno:
a) infrastrutture, ambiente e beni pubblici;
b) competenze e istruzione;
c) innovazione, ricerca, competitività;
a queste si aggiungono 5 Priorità strategiche di carattere orizzontale:
b) certezza dei diritti delle regole;
c) pubblica amministrazione più trasparente ed efficiente;
d) un sistema finanziario per il territorio (la banca del mezzogiorno);
e) sostegno mirato e veloce per le imprese, il lavoro e l'agricoltura;
da attuare rapidamente per creare nel Mezzogiorno un ambiente favorevole e pre-condizioni adeguate al pieno dispiegamento delle sue potenzialità di sviluppo;
l'attuazione del Piano nazionale per il sud si inserisce e completa la
riforma in senso federale dello stato in quanto mira a dare ai territori da un lato maggiore autonomia e dall'altro maggiore responsabilizzazione. In questo contesto il Piano nazionale per il sud si attua attraverso l'approvazione del decreto legislativo ex articolo 16 della legge n. 42 del 2009 in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali (articolo 119 comma quinto della Costituzione), e l'adozione del decreto interministeriale ex articolo 22 della legge n. 42 del 2009 in materia di perequazione infrastrutturale;
i programmi regionali e nazionali dei fondi strutturali (FESR) e (FSE) presentavano al 31 dicembre 2010, un modesto livello di attuazione, con riferimento ai pagamenti pari al 9,33 per cento per il fondo FESR e al 10,80 per cento per il fondo FSE. Il fondo FESR ha impegni pari al 19,29 per cento mentre il FSE presenta impegni pari al 16,94 per cento;
occorre evitare il disimpegno a fronte di un obiettivo di spesa da certificare calcolato in circa 7 miliardi di euro di risorse comunitarie destinate alle aree del Mezzogiorno;
con delibera Cipe dell'11 gennaio 2011, il Governo ha dettato nuovi obiettivi criteri e modalità di programmazione delle risorse per le aree sottoutilizzate al fine di selezionarle ed attuare gli investimenti per i periodi 2000-2006 e 2007-2013 in particolare, il Governo ha annunciato di voler riprogrammare i programmi regionali del FAS; riformando, al contempo, la governance dell'utilizzo dei fondi e introducendo lo strumento del contratto istituzionale di sviluppo che definisce tempi, modalità e responsabilità per l'attivazione degli investimenti finanziati con i fondi europei e nazionali destinati alle politiche di sviluppo e coesione territoriale, così come delineato nei documenti della Commissione europea relativi all'approvanda riforma della politica regionale dell'Unione europea;
il Consiglio dei ministri nella riunione del 9 febbraio 2011 ha preso atto del cronoprogramma presentato dal Ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale;
risulta fondamentale accelerare la spesa dei programmi dei fondi strutturali 2007-2013, allocando le risorse su progetti pronti a partire;
appare necessario avviare immediatamente una riprogrammazione in chiave strategica - dei programmi attuativi regionali (Par) dei fondi FAS 2007-2013, in linea con le priorità del piano nazionale per il sud,
a promuovere ogni intervento utile a scongiurare il disimpegno di circa 7 miliardi di euro di risorse comunitarie, attraverso processi di concertazione con le regioni e concentrazione delle risorse su progetti infrastrutturali che presentano un livello di progettazione e di realizzazione tali da garantire l'immediato avvio dei cantieri, in grado di assicurare lavoro alle imprese e garantire la qualità della vita nei territori;
a rispettare il cronoprogramma delle attività propedeutiche alla riprogrammazione e alla concreta attuazione del piano nazionale per il sud presentato dal Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale al Consiglio dei Ministri del 9 febbraio 2011;
a concludere in tempi brevi, non oltre il 30 aprile 2011, il confronto con tutte le amministrazioni nazionali e regionali al fine di giungere in tempi certi alla stipula del contratti istituzionali di sviluppo;
ad assumere iniziative volte a promuovere, all'interno delle regole del patto di stabilità interno, meccanismi premiali a favore delle regioni che si impegnano a ridurre la spesa corrente a favore di quella in conto capitale;
a riformare la governance della politica nazionale di coesione e di sviluppo territoriale, finanziata con le risorse dei
fondi strutturali e del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), affinché sia improntata all'efficienza, alla responsabilità e al rispetto degli impegni da stabilire nei contratti istituzionali di sviluppo, così come previsto nell'ambito della riforma della politica europea regionale.
(7-00563)
«Franzoso, Fallica, Gioacchino Alfano».
si moltiplicano sui portali e sulle riviste di ambito scolastico, oltre che in seno alla stampa generalista, le notizie sulla tematica dell'assenza di un numero adeguato di dirigenti scolastici che in alcune regioni italiane è drammatico;
ugualmente la stampa degli ultimi giorni, in particolare il quotidiano «Italia Oggi» del 12 aprile 2011 preannuncia un bando di concorso che verrà pubblicato nel prossimo mese di giugno;
infatti la gravissima e annosa carenza di dirigenti scolastici che caratterizza il nostro Paese, con particolare difficoltà per alcune regioni, determina nocumento al buon funzionamento delle autonomie scolastiche, costrette ad uno stato di sofferenza gestionale e istituzionale;
dopo i concorsi ordinario e riservato (ai presidi incaricati per almeno un triennio), indetti rispettivamente con decreti del direttore generale del 22 novembre 2004 e del 3 ottobre 2006, per 2958 posti, si è in attesa da oltre 4 anni di un nuovo concorso che dovrebbe bandire ulteriori 2800 posti;
nel frattempo, ben 1600 scuole (su 10.000) sono prive di dirigente scolastico, le cui funzioni sono svolte in supplenza dal dirigente di altro istituto;
vale inoltre la pena qui ricordare il fatto che le scuole senza dirigente sono tendenzialmente quelle più difficili o in luoghi più disagiati, giacché, a parità di salario, docenti e dirigenti preferiscono migrare in luoghi più accoglienti;
la legge del 31 marzo 2005, n. 43, ha abolito, dall'anno scolastico 2006-2007, l'istituto dell'incarico di presidenza, affidando i posti vacanti a reggenza a dirigenti scolastici titolari in altre istituzioni scolastiche;
nel frattempo, è intervenuta anche la disposizione della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria per il 2004) sull'esonero e semiesonero al docente vicario del dirigente scolastico da concedere sulla base del numero delle classi presenti nell'istituto di appartenenza del docente richiedente. Il combinato disposto delle suddette previsioni, di fatto, non garantisce la presenza a tempo pieno dei docenti vicari, ai quali non viene accordato l'esonero se non in presenza di almeno cinquanta classi,
a fissare entro il mese di aprile la data certa di quando sarà bandito il previsto concorso, quali saranno i tempi di svolgimento del medesimo e per quanti posti esso verrà bandito e a fare in modo che in ogni caso il numero dei posti messi a concorso vada coprire tutte le sedi vacanti e disponibili alla data del termine della procedura concorsuale;
nell'attesa che tutti i posti vengano coperti da dirigenti titolari, al fine di supportare e agevolare la difficile funzione di dirigente in reggenza, ad assumere iniziative per derogare ai parametri (disposti dalla citata legge 24 dicembre 2003 n. 230) per la concessione dell'esonero ai docenti vicari, in considerazione del fatto che la reggenza attualmente sta avendo un uso diffusissimo e che molto spesso non può garantire una reale qualità nella direzione delle istituzioni scolastiche con numeri sempre più elevati di alunni a causa delle razionalizzazioni della rete scolastica sempre più stringenti effettuate dagli enti locali. Anche per il fatto che le
istituzioni scolastiche si trovano in condizioni sempre più difficili tanto per la situazione finanziaria, quanto per la carenza d'organico docente e non docente;
a reintrodurre la possibilità dell'autorizzazione all'uso del mezzo proprio per i dirigenti scolastici titolari di reggenza in comune diverso da quello dove insiste l'istituzione scolastica di titolarità, posto che diventa davvero impossibile garantire una reale presenza presso la sede aggiuntiva ed una reggenza di qualità senza avere la possibilità di razionalizzare i tempi di viaggio che, considerati anche i tagli al trasporto pubblico, diventano davvero lunghissimi.
(7-00561)
«De Pasquale, Ghizzoni».
la società Petroceltic Elsa ha presentato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un progetto per la ricerca di idrocarburi con perforazione del fondo marino fino ad una profondità massima di 2.800 metri;
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previo parere positivo dei Ministeri dello sviluppo economico e per i beni e le attività culturali, con decreto del 29 marzo 2011, ha autorizzato la ricerca sismica nello specchio di mare antistante la costa molisana, a 26 chilometri dall'arcipelago delle Isole Tremiti;
le aree interessate dalle indagini sono a distanza ridotta dalla riserva marina di interesse nazionale delle Isole Tremiti e dalla costa del Parco nazionale del Gargano, nonché in una zona di transito di alcune specie di cetacei, come riconosciuto dallo stesso Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio del mare;
contro tali progetti si sono formalmente espressi la regione Puglia, il consiglio provinciale di Foggia e diversi comitati istituzionali e civici con l'obiettivo di tutelare l'ecosistema delle zone oggetto di interesse da parte della multinazionale irlandese;
le attività di produzione di petrolio dal fondo marino determinano un apporto complessivo di inquinanti pari al 47 per cento del totale sversato in mare a causa dell'attività di perforazione (2 per cento), degli incidenti nel trasporto marittimo (12 per cento) e delle operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o di perdite sistematiche (33 per cento);
le compagnie petrolifere utilizzano per la trivellazione speciali fluidi e fanghi perforanti, necessari per portare in superficie i detriti perforati, che sono tossici e difficili da smaltire, poiché lasciano tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame; questi elementi pesanti sono nocivi e si bioaccumulano negli organismi marini, a partire dai pesci destinati all'alimentazione, come dimostrano diversi studi redatti da agenzie governative europee e che hanno verificato livelli di mercurio particolarmente alti nei pesci pescati nelle vicinanze delle piattaforme petrolifere;
l'estrazione del petrolio e la sua raffinazione comportano un notevole dispendio di acqua prelevata dall'acquedotto pubblico, aggravando il deficit idrico della zona costiera adriatica, che sarà reimmessa nel terreno e nella falda dopo la sua contaminazione da zolfo e metalli pesanti;
le perforazioni determinano l'incremento del rischio subsidenza, l'abbassamento del terreno a causa delle estrazioni di idrocarburi, talvolta accompagnato da micro terremoti e dissesti geologici particolarmente pericolosi in zone sismiche e ben noti nell'Alto Adriatico dove le attività di estrazione sono state sospese anche per lunghissimi periodi a causa di tale fenomeno;
l'attivazione della perforazione determina l'insorgenza di almeno 3 tipologie di incidente industriale con gravi conseguenze per gli addetti al ciclo produttivo e
all'ambiente: esplosione di gas durante la perforazione; fuoriuscita incontrollata di petrolio; collisioni di navi con la piattaforma;
il petrolio del basso Adriatico è valutato di pessima qualità, perché particolarmente bituminoso, contenente un alto grado di idrocarburi pesanti e particolarmente ricco di zolfo;
la salubrità delle acque marine rappresenta per i centri della costa adriatica fattore decisivo per le filiere turistica e ittica,
a valutare le formali osservazioni, avverso il progetto presentato dalla Petroceltic Else, di regione Puglia, provincia di Foggia, comune delle Isole Tremiti e organizzazioni datoriali e sindacali, associazioni ambientaliste e culturali e comitati civici costituitisi per amplificare la diffusa protesta popolare;
a revocare l'autorizzazione concessa con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
(7-00567) «Mariani, Bordo, Margiotta».
il diritto alla mobilità, sancito dalla Costituzione, deve essere protetto e garantito soprattutto nei confronti delle persone disabili, in quanto costituisce una condizione essenziale per la loro integrazione sociale;
tale principio generale trova rispondenza in diverse previsioni del codice della strada e del relativo regolamento di attuazione, volte a facilitare la mobilità delle persone disabili;
in particolare, l'articolo 7, comma 1, lettera d), del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, prevede che nei centri abitati i comuni possano, con ordinanza del sindaco, riservare limitati spazi alla sosta dei veicoli adibiti al servizio di persone con limitata o impedita capacità motoria, munite del contrassegno speciale;
l'articolo 188 del codice della strada dispone rilevanti agevolazioni per i disabili che siano muniti ed espongano l'apposito contrassegno, stabilendo che gli enti proprietari della strada sono tenuti ad allestire e mantenere apposite strutture, nonché la segnaletica necessaria, per consentire ed agevolare la mobilità dei veicoli al servizio delle persone invalide e introducendo l'importante misura per cui i veicoli al servizio di persone invalide non sono tenuti all'obbligo del rispetto dei limiti di tempo, se lasciati in sosta nelle aree di parcheggio a tempo determinato;
le disposizioni sopra richiamate sono integrate da quanto previsto dal regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre del 1992, n. 495, che vieta la rimozione e il blocco dei veicoli degli invalidi, purché muniti di contrassegno (articoli 354 e 355) e, nel definire le procedure di rilascio del contrassegno, impone agli enti locali l'obbligo di allestire e mantenere funzionali ed efficienti tutte le strutture per consentire ed agevolare la mobilità delle persone invalide (articolo 381);
ulteriori previsioni a favore della mobilità degli invalidi sono contenute nel regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1996, n. 503, che, all'articolo 11, permette la circolazione e la sosta dei veicoli a servizio degli invalidi anche nei casi in cui la circolazione sia sospesa o limitata, ovvero la sosta sia vietata o limitata, consente la circolazione e la sosta nelle zone a traffico limitato e nelle aree pedonali urbane e prevede che sia riservato ai detentori del contrassegno almeno un posto ogni 50 o frazione di 50 posti disponibili, nell'ambito dei parcheggi o
delle attrezzature per la sosta che siano muniti di dispositivi di controllo della durata della sosta o che forniscano il servizio di custodia dei veicoli;
con nota di indirizzo interpretativo del 21 ottobre 2005, n. 2679, il direttore generale per la motorizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha ritenuto che, sulla base delle norme sopra citate, dovesse essere consentita la sosta gratuita ai detentori del contrassegno per invalidi nelle aree soggette a tariffa, anche al di fuori degli stalli loro riservati, qualora questi ultimi risultino occupati; alla nota era attribuita efficacia vincolante, sulla base del potere riconosciuto dal codice della strada al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di impartire direttive agli enti locali e ai prefetti per l'applicazione delle norme concernenti la regolamentazione della circolazione (articolo 5 del decreto legislativo n. 285 del 1992);
la richiamata nota ministeriale è stata annullata, in accoglimento del ricorso proposto da una società titolare di concessioni rilasciate per la gestione di parcheggi pubblici a pagamento automatizzato, dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio del 25 maggio 2006, n. 6044, sulla base della motivazione che tale nota prevede una illimitata estensione del beneficio per i veicoli a servizio di disabili, mentre il bilanciamento tra l'interesse pubblico ad agevolare la mobilità dei disabili e l'interesse privato a trarre profitto dall'attività imprenditoriale di gestione di parcheggi a pagamento dovrebbe essere definito nelle convenzioni con cui è affidata la gestione in concessione di tali parcheggi, nell'ambito delle quali le amministrazioni comunali dovrebbero individuare un numero adeguato di stalli da riservare ai disabili, ovvero dovrebbe comunque essere garantito dalle medesime amministrazioni mediante l'individuazione di altri siti appositi da riservare a parcheggio per i disabili;
sulla questione è intervenuta, a livello di pronunce giurisprudenziali, anche la sentenza della II Sezione civile della Corte di cassazione del 5 ottobre 2009, n. 21271, che ha rigettato il ricorso di un cittadino disabile, titolare di contrassegno per invalidi, contro la pronuncia del giudice di pace, con la quale a sua volta si rigettava l'opposizione al verbale di accertamento della violazione di sosta in zona tariffata delimitata dalle strisce blu, senza aver pagato la tariffa prevista; la Corte di cassazione motivava la propria pronuncia rilevando che non è previsto da alcuna norma che il veicolo a servizio di un disabile, munito del contrassegno previsto dal codice della strada, che sia stato parcheggiato in uno stallo a pagamento a causa della indisponibilità degli stalli riservati gratuitamente ai disabili, debba beneficiare della gratuità della sosta;
le pronunce giurisprudenziali qui richiamate non pregiudicano peraltro la facoltà dei comuni di prevedere la gratuità della sosta nei parcheggi a pagamento delimitati da strisce blu a vantaggio dei disabili;
occorre altresì osservare che la citata sentenza del TAR del Lazio si riferisce esclusivamente ai parcheggi affidati in gestione a società private mediante concessione, mentre non tiene conto dei parcheggi posti lungo la carreggiata e delimitati da linee blu;
l'esigenza di agevolare la mobilità a favore delle persone disabili richiede che il Governo si attivi con le opportune modalità per consentire ai disabili di usufruire gratuitamente dei parcheggi a pagamento, in considerazione del fatto che gli stalli ad essi riservati risultano in molte circostanze assenti o insufficienti e spesso sono oggetto di occupazione abusiva, che dovrebbe essere contrastata con una rigorosa attività di vigilanza,
ad assumere le opportune iniziative, in primo luogo nell'ambito della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, per promuovere
da parte dei comuni, anche attraverso significative misure premianti, deliberazioni volte:
a)a prevedere, per i veicoli a servizio di disabili muniti del contrassegno previsto dal codice della strada, la gratuità della sosta nei parcheggi a pagamento delimitati da strisce blu, qualora risultino indisponibili gli stalli riservati gratuitamente ai disabili;
b)a stabilire, nell'ambito delle convenzioni con cui è affidata a soggetti privati la gestione in concessione di parcheggi a pagamento, un adeguato numero di posti destinati alla sosta gratuita dei disabili muniti di contrassegno, superiore al limite minimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503.
(7-00562)«Valducci».
la normativa vigente in Italia, recata dall'articolo 188 del decreto legislativo n. 285 del 1992 (codice della strada) e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996 (Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici), prevede che gli utenti della strada disabili possano usufruire di agevolazioni, mediante l'esposizione del contrassegno speciale di cui all'articolo 381 del decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada);
tale contrassegno, che ha validità su tutto il territorio nazionale, permette agli agenti di polizia stradale una rapida individuazione dei veicoli al servizio degli utenti disabili, consentendo di garantire loro la fruizione delle agevolazioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996, che comprendono l'esonero da alcuni obblighi posti a carico degli altri utenti della strada e dalle conseguenti contestazioni o verbalizzazioni di infrazioni da parte degli agenti stessi;
le finalità perseguite dal quadro normativo ora illustrato sono state tuttavia in parte vanificate dalla disposizione di cui all'articolo 74, comma 1, del decreto legislativo n. 196 del 2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali), che non consentiva l'esposizione di simboli o diciture dai quali potesse desumersi la speciale natura dell'autorizzazione, per effetto della sola visione del contrassegno;
al fine di superare tale contraddizione normativa, l'articolo 58 della legge n. 120 del 2010 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale), ha novellato il suddetto articolo 74, il quale ora dispone che i contrassegni rilasciati per la circolazione e la sosta di veicoli a servizio di persone invalide, ovvero per il transito e la sosta in zone a traffico limitato, e che devono essere esposti su veicoli, contengono i soli dati indispensabili ad individuare l'autorizzazione rilasciata e senza l'apposizione di diciture dalle quali può essere individuata la persona fisica interessata;
per effetto di tali modifiche, si rende possibile procedere alla introduzione nell'ordinamento interno dei criteri contenuti nella Raccomandazione 98/376/CE, che ha istituito un modello comunitario uniforme per il contrassegno di parcheggio per disabili, invitando gli Stati membri a elaborare il contrassegno di parcheggio per disabili loro concesso conformemente alle rispettive disposizioni nazionali secondo tale modello;
si rende a tal fine opportuna una modifica del regolamento di attuazione del citato articolo 381 del codice della strada, che attualmente definisce le caratteristiche del contrassegno per la circolazione e la sosta dei veicoli a servizio di utenti disabili,
ad adottare le opportune iniziative normative volte a modificare la disciplina dettata dall'articolo 381, e dalle norme ad
essa correlate, del decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992, recante Regolamento di attuazione del codice della strada, al fine di adeguare le previsioni ivi contenute ai criteri indicati nella raccomandazione 98/376/CE, in materia di contrassegno unico europeo per la circolazione e la sosta dei veicoli a servizio di utenti disabili.
(7-00564)«Velo, Meta, Lovelli».
ai sensi del comma 4 dell'articolo 119 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, recante nuovo Codice della strada, l'accertamento dei requisiti fisici e psichici per il conseguimento ed il rinnovo di validità della patente di guida nei confronti dei soggetti individuati dal medesimo comma, nonché per altre puntuali ipotesi previste dal Codice stesso, è effettuato da commissioni mediche locali costituite in ogni provincia presso le unità sanitarie locali del capoluogo di provincia;
il primo periodo del comma 16 dell'articolo 330 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, recante regolamento di esecuzione ed attuazione del Codice della strada, prevede che possono essere costituite più commissioni mediche locali con il limite, di norma, di una per ogni milione di abitanti nel capoluogo di provincia e di una per ogni cinquecentomila abitanti in ogni provincia, esclusi quelli del capoluogo;
la citata disposizione si presta ad un'interpretazione evolutiva tale che il predetto limite, espresso «di norma», possa essere stimato non con riferimento al dato numerico della popolazione presente in un ambito territoriale, bensì con riferimento alla domanda di prestazioni rivolta da tale popolazione alla commissione medica locale;
le recenti modifiche introdotte al codice della strada dalla legge 29 luglio 2010, n. 120, hanno previsto una cospicua e nuova casistica di accesso dell'utenza alle commissioni mediche locali, che non trova tempestivo riscontro nell'attuale offerta delle commissioni stesse, comportando quindi lunghi tempi di attesa che rischiano di pregiudicare le legittime aspettative dell'utenza;
con particolare riferimento all'utenza debole o meritevole di più forte tutela sociale (titolari di patenti speciali e conducenti ultraottantenni), si pone la necessità di evitare pregiudizi che possono derivare da condizioni geografiche particolarmente svantaggiose che, richiederebbero lunghi spostamenti per raggiungere le commissioni mediche locali;
la verifica della sussistenza dei presupposti che consentirebbero la costituzione di ulteriori commissioni mediche locali, alla luce della interpretazione su esposta, spetterebbe comunque, ai sensi del predetto comma 16, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministero della salute,
ad interpretare il comma 16 dell'articolo 330 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, recante il regolamento di esecuzione ed attuazione del codice della strada, nel senso di stimare il limite per la costituzione di commissioni mediche locali con riferimento alla domanda espressa dalla popolazione presente su un dato territorio, piuttosto che con riferimento al numero di abitanti, nonché con riferimento alla domanda espressa in condizioni geografiche particolarmente svantaggiose al fine di pervenire - ove vi siano situazioni di inadeguatezza della presenza di commissioni mediche locali dichiarate dal sindaco richiedente ed accertate da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministero della salute - alla costituzione di un numero di commissioni stesse adeguato alla domanda espressa dall'utenza sul territorio.
(7-00565)«Velo, Meta, Lovelli».
con precedenti interrogazioni svolte in IX Commissione in data 2 febbraio 2011 e 9 marzo 2011 nonché con un ordine del giorno in Assemblea in data 25 febbraio 2011 veniva rappresentata la situazione dei collegamenti ferroviari della provincia di Alessandria e del Basso Piemonte all'interno della regione e con le altre regioni d'Italia;
in particolare, veniva evidenziata la criticità dei collegamenti sulla direttrice Torino-Asti-Alessandria-Genova-Roma, compresa nella tratta ad utilità sociale disciplinata dal contratto di servizio fra Stato e Trenitalia 2009/2014, aggravata negli ultimi anni dalla intervenuta soppressione di 6 collegamenti Eurostar city ed intercity in servizio fra Torino e Genova;
nelle risposte fornite dal rappresentante del Governo si sottolineava che i precedenti collegamenti intercity ed eurostar city rientranti nel «servizio universale» disciplinato da un contratto di servizio fra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Trenitalia per i collegamenti di media e lunga percorrenza presentavano un conto economico negativo tale da non trovare una sufficiente copertura nei volumi di contribuzione che lo Stato è in grado di assicurare a tal fine, e che pertanto «si è reso necessario razionalizzare l'offerta per garantire l'equilibrio economico del contratto di servizio»;
il Sottosegretario Bartolomeo Giachino ha ribadito questa posizione nel corso di un incontro svoltosi il 15 marzo 2011 presso la provincia di Alessandria nel corso del quale l'amministrazione provinciale, a nome dei comuni del territorio, ha presentato le seguenti proposte al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e a Trenitalia con l'obiettivo di migliorare la situazione del trasporto ferroviario nel territorio alessandrino:
ripristino in tempi rapidi del treno IC 517 Torino PN (16.05) - Asti (15.43) - Alessandria (17.02) - Novi L. (17.15) - Genova P.P (18.02) Genova Br. (18.08) e del corrispondente treno IC 514 Genova Pr. (18.53) - Genova P.P. (19.01) - Novi (19.43) - Alessandria (19.56) - Asti (20.17) - Torino PN (20.55) molto importanti per i pendolari fra le due regioni anche in considerazione del fatto che precedentemente era già stato soppresso il treno IC 517 Torino P.N. (17.05) - Asti (17.43) - Alessandria (18.02) - Genova P.P. (18.52) - Genova Br. (18.58);
l'arretramento a Torino della coppia di treni ES+9305 e 9308 Genova-Roma e viceversa;
l'interconnessione di una coppia di treni sul percorso Torino-Asti-Alessandria-Voghera-Piacenza con il sistema «alta velocità» a Piacenza sud;
l'istituzione di treni regionali veloci sulla direttrice Asti-Alessandria-Tortona-Voghera-Milano in coincidenza con i treni alta velocità Milano-Firenze-Roma, soluzione che oltre a garantire un idoneo collegamento con Roma Capitale, potrebbe sopperire all'inadeguatezza degli attuali collegamenti ferroviari fra Asti, Alessandria, Milano e il suo hinterland, aeroporto di Malpensa;
nel corso dell'esame parlamentare dell'atto Camera n. 4086 è stato accolto l'ordine del giorno n. 9/4086/175 che impegna il Governo:
valutare l'opportunità di recepire le risultanze dell'indagine conoscitiva effettuata ai sensi dell'articolo 2, comma 253, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, prima della sottoscrizione dei «contratti relativi ai servizi di trasporto ferroviario di interesse nazionale sottoposti al regime degli obblighi di servizio pubblico»;
non risulta che sia stato a tutt'oggi effettivamente sottoscritto il contratto di servizio 2009/2014 fra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Trenitalia, ai sensi del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito dalla legge n. 10
del 2011 e che pertanto le risultanze dell'indagine conoscitiva sopra richiamata siano state ancora prese in considerazione;
si rende pertanto necessario che l'insieme delle proposte formulate dalla provincia di Alessandria siano esaminate da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e di Trenitalia prima della sottoscrizione del contratto di servizio citato,
a prendere atto e a fare proprie le proposte formulate, nel corso dell'incontro del 14 marzo 2011, dalla provincia di Alessandria in merito ai collegamenti ferroviari del territorio alessandrino con le altre regioni;
a esaminare tali proposte alla luce dell'indagine conoscitiva effettuata ai sensi dell'articolo 2, comma 253, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e prima di sottoscrivere il contratto di servizio 2009/2014;
a riprendere in esame le motivazioni addotte per i tagli già effettuati nei collegamenti ferroviari tra il 2010 e il 2011, in considerazione degli stanziamenti previsti nel citato contratto di servizio la cui finalizzazione deve essere motivata in modo puntuale nel contesto della razionalizzazione dei servizi ferroviari su tutto il territorio nazionale.
(7-00566)
«Lovelli, Fiorio, Stradella, Armosino».
ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
da notizie apparse sulla stampa locale l'8 aprile 2011 si è appreso che l'Arpa di Rimini ha riscontrato un episodio analogo a quello verificatosi l'anno scorso, quando il torrente San Marino che attraversa il territorio sanmarinese, compreso Gualdicciolo come ultima località, e quello attorno al comune di San Leo, è diventato improvvisamente rosso aragosta;
i tecnici dell'Arpa hanno fatto notare che la causa del fenomeno è la presenza di una sostanza di origine industriale denominata micro fibrille di cellulosa;
l'Arpa aveva già avvertito le autorità di San Marino lo scorso anno dell'episodio, a fronte del quale ci fu un impegno da parte delle autorità a risolvere il problema o quantomeno ad i formare se si fosse registrato un nuovo scarico colorato. I responsabili della rete fognaria di Stato hanno ricondotto il fenomeno a un difetto della rete o in altra ipotesi a un'emissione industriale di superficie che finisce nel torrente;
il fenomeno però si è ripetuto creando allarme anche perché essendo il torrente San Marino un canale del Marecchia, la contaminazione potrebbe creare danni verso Veracchio dove esiste un impiego idropotabile -:
di quali informazioni disponga il Governo in merito al fatto riferito in premessa ed in particolare sull'identità del o dei soggetti inquinanti;
quale sia lo stato delle acque dei torrenti provenienti da San Marino e se ci possono essere rischi per la balneazione nella vicina costa riminese;
quali iniziative si intendono adottare nei confronti dello Stato di San Marino per evitare episodi analoghi e tutelare da un punto di vista ambientale e sanitario i territori interessati.
(4-11588)
BORDO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
le aree interessate dalle indagini sono a distanza ridotta dalla riserva marina di interesse nazionale delle Isole Tremiti e dalla costa del Parco nazionale del Gargano, nonché in una zona di transito di alcune specie di cetacei, come riconosciuto dallo stesso Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
l'attivazione della perforazione determina l'insorgenza di almeno 3 tipologie di incidente industriale con gravi conseguenze per gli addetti al ciclo produttivo e all'ambiente: esplosione di gas durante la perforazione; fuoriuscita incontrollata di petrolio; collisioni di navi con la piattaforma;
la salubrità delle acque marine rappresenta per i centri della costa adriatica fattore decisivo per le filiere turistica e ittica -:
se e come il Governo intenda procedere per:
a) valutare le formali osservazioni, avverso tale progetto, di regione Puglia, provincia di Foggia, comune delle Isole Tremiti e organizzazioni datoriali e sindacali, associazioni ambientaliste e culturali e comitati civici costituitisi per amplificare la diffusa protesta popolare;
b) revocare l'autorizzazione concessa dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
(5-04612)
ZAZZERA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
dalle analisi svolte dal laboratorio di idrogeologia dell'università, in collaborazione con la sezione «Abron» di Legambiente, risulta che il lago di Sassano in località Conversano (BA) è ricoperto da una patina di olio e idrocarburi;
questa pellicola oleosa sta provocando la morte per soffocamento di specie protette, come il rospo smeraldino e il tritone italico. Come ha spiegato il presidente di Legambiente Beppe Cacciapaglia, il fatto è allarmante perché «ogni forma di vita che tenti di svilupparsi sotto quella patina oleosa, è seriamente danneggiata, giacché è inibito il naturale ed indispensabile scambio gassoso con l'atmosfera» (La gazzetta del Mezzogiorno edizione Bari del 6 marzo 2011);
anche il sindaco Giuseppe Lovascio ha espresso forte preoccupazione per lo stato di inquinamento del più grande dei laghi della riserva naturale e ha chiesto di approfondire le cause della presenza della macchia d'olio, al fine di tutelare le specie protette e garantire la fruizione della riserva;
il fatto non sembra avere natura dolosa. Ad avviso del presidente Cacciapaglia, l'ipotesi più attendibile sarebbe quella del ruscellamento delle acque della zona urbana, ricche di impurità e sostanze chimiche;
tuttavia, sull'accaduto non è ancora stata fatta chiarezza, e le poche informazioni a riguardo non consentono di capire l'origine dell'inquinamento del lago di Sassano -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda assumere a tutela delle specie protette.
(4-11582)
MAZZUCA, LENZI, GALLETTI e CAZZOLA. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il teatro comunale di Bologna è una tra le maggiori istituzioni culturali del nostro Paese, fondato nel 1763, il teatro compirà i suoi 250 anni di attività ininterrotta, il prossimo 14 maggio 2013;
l'edificio in cui ha sede il teatro è fra i più straordinari esempi del patrimonio monumentale del Settecento italiano, inoltre fu il primo esempio di teatro dell'opera edificato con fondi pubblici e affittato dalla municipalità;
con l'avvicinarsi del 250o anniversario della sua fondazione, come già fatto da altre importanti Fondazioni lirico-sinfoniche italiane in occasioni analoghe, la fondazione teatro comunale di Bologna ha in animo di organizzare iniziative speciali volte a celebrare degnamente tale significativa ricorrenza, il cui costo complessivo stimato, benché limitato a circa 3,5 milioni di euro, non può essere imputato sul bilancio ordinario dell'ente che già
appare sotto dimensionato rispetto a quelle che sono le reali necessità finanziare per la realizzazione delle proprie attività ordinarie -:
se i Ministri interrogati, ognuno nell'ambito delle proprie competenze, intendano adoperarsi al fine di individuare le necessarie risorse finanziarie per la realizzazione di iniziative in favore del 250o anniversario del teatro comunale di Bologna, favorendo altresì meccanismi di defiscalizzazione dei contributi corrisposti da privati in favore degli enti lirici, anche attraverso le iniziative normative che riterranno opportuno assumere per finanziare speciali programmi da realizzarsi per la celebrazione di significative ricorrenze connesse alla fondazione degli enti lirico-sinfonici italiani maggiormente rappresentativi.
(5-04606)
COMPAGNON. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
risulterebbe che, nell'ambito di un generale piano di riorganizzazione degli organici delle forze dell'ordine sull'intero territorio nazionale, taluni presidi dell'Arma dei carabinieri rischiano di essere soppressi, con conseguente interruzione del servizio;
tale paventata soppressione di alcuni presidi territoriali è probabilmente motivata dagli ingenti «tagli» operati dal Governo al comparto sicurezza e difesa;
la scarsa frequenza degli interventi delle forze dell'ordine in alcuni territori accrediterebbe il convincimento del Governo di procedere alla soppressione di talune caserme;
se in questi ultimi anni lo Stato è riuscito ad ottenere buoni risultati nella lotta alla criminalità comune e alla diffusa microcriminalità, ciò lo si deve all'efficace azione di prevenzione delle forze dell'ordine, al pattugliamento del territorio e al coordinamento delle questure e dell'Arma dei carabinieri;
appare, pertanto, del tutto evidente che, per fornire risposte strutturali e durature alla crescente domanda di sicurezza dei cittadini, le forze dell'ordine devono essere messe in condizione di poter operare al meglio, in termini di risorse umane, logistiche e di mezzi materiali -:
se il Ministro interrogato intenda confermare le notizie circa il suddetto piano di soppressione di taluni presidi dell'Arma dei carabinieri e, nell'ipotesi affermativa, quali territori e quali comunità sarebbero interessati e sulla base di quale logica sarebbero scelti.
(4-11578)
GNECCHI, DAMIANO, BERRETTA, BOBBA, BELLANOVA, BOCCUZZI, CODURELLI, GATTI, RAMPI, SCHIRRU, MADIA, MIGLIOLI, MATTESINI, SANTAGATA e MOSCA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
con il decreto-legge n. 112 del 2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008 la maggioranza di Governo ha introdotto, la possibilità di collocamento obbligatorio in quiescenza dei dipendenti pubblici, al compimento dei 40 anni di contributiva;
le successive modificazioni intervenute sul comma 11 dell'articolo 72 del decreto legislativo 112 del 2008, utilizzate anche peraltro per escludere dalla norma una pletora di dirigenti della pubblica amministrazione, penalizzando in tal modo solo le qualifiche medio-basse e le
modifiche sulle pensioni approvate con la manovra di luglio 2010, evidenziano, secondo gli interroganti, l'assoluta mancanza di ratio di questo Governo, che da una parte per fare cassa, approva norme per pensionare forzatamente i dipendenti pubblici e dall'altra decide di tenere tutti in servizio un anno in più, introducendo la finestra mobile;
quindi con l'articolo 12 e seguenti del decreto-legge n. 88 del 2010 questo Governo ha elevato a partire dal 1o gennaio 2012, a 65 anni di età il requisito di accesso alla pensione di vecchiaia per le donne del pubblico impiego, nonché a partire dal gennaio 2011, il posticipo di un anno del pensionamento al conseguimento dei requisiti previsti per l'accesso alla pensione di anzianità o vecchiaia e ciò evidenzia una palese contraddizione sugli interventi di questo Governo in materia di politiche previdenziali;
sono molti i casi di applicazione difforme dell'articolo 72, comma 11, del decreto-legge 112 del 2008 ed in tal senso è in corso un enorme contenzioso avviato dal personale oggetto di atto di risoluzione del rapporto di lavoro;
ciò dimostra con quanta superficialità e discrezionalità sia stata applicata la norma dalle pubbliche amministrazioni, comportando un ulteriore aggravio di costi per la casse pubbliche, per far fronte ai ricorsi in sede giudiziaria e come il Ministro competente non abbia vigilato diligentemente sull'applicazione della norma richiamata;
è attivo un sito con 322 pagine di proteste a oggi http://www.intopic.it/forum/italia/renato-brunetta/29986/-:
quante siano le azioni di contenzioso attivate presso i tribunali dagli interessati contro l'applicazione dell'articolo 72 del decreto-legge n. 112 del 2008 e successive modificazioni;
quante donne e quanti uomini sino stati collocati a riposo coatto con un'età inferiore a 65 anni.
(5-04594)
LO MONTE, COMMERCIO, LATTERI e LOMBARDO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'autostrada Ragusa-Catania dovrebbe sorgere in alternativa alla attuale «camionale», con un tracciato nuovo, perfettamente rispondente alle nuovissime normative in fatto di sicurezza, un tracciato che partendo dall'incrocio della Statale 115, si snoderà per 64 chilometri, fino ad innestarsi con la Siracusa-Catania;
con la nuova autostrada si avrebbero tempi di percorrenza, quanto meno dimezzati rispetto agli attuali, per cui Catania potrebbe essere raggiunta in poco tempo e, cosa assai più significativa, in maniera abbastanza sicura;
la realizzazione di questa autostrada è di fondamentale importanza per dare slancio all'intero comprensorio, sia per gli aspetti legati all'agricoltura, per il rilancio dell'artigianato e del turismo, specie se si tiene conto che essa dovrebbe servire il nuovo aeroporto comisano;
sebbene la regione abbia confermato il cofinanziamento per la quota parte pubblica, non frapponendo alcun ostacolo ed assicurando ogni disponibilità, non si riescono ad individuare le motivazioni ostative siano intervenute per cui l'Anas ha rallentato le procedure di espletamento della gara per la realizzazione dell'autostrada;
non si comprendono le incertezze da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e dell'Anas a procedere alla realizzazione dell'opera, dal momento che il Governo nazionale ha comunicato la possibilità di utilizzare, per la parte di competenza regionale, i Fas 2007-2013, nella misura di 200 milioni di euro;
i ritardi per la Ragusa-Catania fanno il paio con quelli per l'avvio delle attività dell'aeroporto di Comiso, un'altra infrastruttura importantissima per lo sviluppo
del territorio ibleo e della Sicilia in generale, che ha già suscitato l'interesse di compagnie aeree low cost come già avvenuto in passato per Trapani-Birgi (un milione e ottocento mila passeggeri in soli tre anni) e che attende da tempo il decreto di stanziamento del Ministro dell'economia e delle finanze, per un importo di quasi 5 milioni di euro -:
se ed in che tempi i Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti intendono porre in essere tutti gli atti necessari affinché l'Anas possa espletare la gara per l'affidamento dei lavori di realizzazione dell'autostrada Ragusa-Catania;
se il Ministro dell'economia e delle finanze intenda definire le procedure che dovrebbero portare all'apertura dell'aeroporto di Comiso; in particolare se abbia l'intenzione di emettere lo specifico decreto di finanziamento che consentirebbe di dare un notevole impulso all'economia della zona.
(4-11587)
COMPAGNON. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
con sentenza n. 23726 del 15 novembre 2007 le sezioni unite della Corte di cassazione hanno innovato la materia del frazionamento di domande giudiziali svolte a tutela di un credito unitario, modificando radicalmente l'orientamento manifestato dalle stesse con la precedente sentenza n. 108/2000;
con la sentenza n. 108/2000 le sezioni unite si erano pronunciate in senso affermativo sul tema del frazionamento della tutela del credito, ritenendo in quella occasione «ammissibile la domanda giudiziale con la quale il creditore di una determinata somma, derivante dall'inadempimento di un unico rapporto, chieda un adempimento parziale, con riserva di azione per il residuo, trattandosi di un potere non negato dall'ordinamento e rispondente ad un interesse del creditore, meritevole di tutela e che non sacrifica, in alcun modo, il diritto del debitore alla difesa delle proprie ragioni»;
nel rimeditare tale soluzione il collegio ha ritenuto di rivedere l'orientamento in un quadro normativo nel frattempo evolutosi nella duplice direzione sia della valorizzazione dei princìpi di correttezza e buona fede sia del canone del «giusto processo», nel senso che il procedimento non potrebbe essere frutto di abuso, per l'esercizio dell'azione in forme eccedenti o devianti rispetto alla tutela dell'interesse sostanziale;
la sentenza della Corte di cassazione del 15 novembre 2007, n. 23726, ha stabilito infatti che «non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto dell'obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione aggravativa della posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l'esecuzione del contratto ma anche nell'eventuale fase giudiziale per ottenere l'adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale»;
in sintesi, le sezioni unite della Corte di cassazione hanno ribaltato il precedente orientamento che ammetteva la partecipazione del credito in plurime e distinte domande dell'azione giudiziaria, stabilendo che il frazionamento giudiziale di un credito unitario è contrario alla regola generale di correttezza e buona fede, in relazione al dovere inderogabile di solidarietà di cui all'articolo 2 della Costituzione,
e non è in linea con il precetto inderogabile del giusto processo di cui all'articolo 111 della Costituzione;
la precedente sentenza n. 108/2000 aveva consentito al creditore, per un lungo periodo, di contenere, nei casi ritenuti opportuni (rilevante insolvibilità del debitore, sua irreperibilità, situazione prefallimentare, e altro) la domanda giudiziale (ad esempio, ricorso per decreto ingiuntivo) entro il limite dell'esenzione fiscale, ossia euro 1.032,91, evitando in tal modo di dover versare l'imposta di registro sul decreto ingiuntivo che da sola è di circa 350/400 euro, corrispondere elevate parcelle al proprio legale, atteso che le spese liquidate dal giudice sono sempre rapportate all'ammontare del credito azionato, versare i maggiori contributi unificati rapportati al valore dell'intero credito; il tutto in un quadro di autentica economia processuale che, in ipotesi di esito infruttuoso della procedura esecutiva, legittima comunque i benefici del recupero dell'IVA e della deducibilità fiscale per l'intero valore della posizione creditoria;
il mutato orientamento delle sezioni unite, riguardante l'affermata illegittimità del frazionamento del credito unitario, ha comportato un significativo aumento delle spese processuali (maggiore contributo unificato, pagamento dell'imposta di registro, maggiori compensi per il legale e altro) e, sostanzialmente, una minore tutela del creditore;
le motivazioni poste a sostegno della decisione in esame sono state ritenute dai primi commentatori infondate e inadeguate, come il richiamo al giusto processo, ai princìpi di buona fede e correttezza, dato che da un lato non esiste una norma codificata che impedisca il frazionamento della domanda di un credito unitario e dall'altro risulta essere trascurata l'esigenza di garantire adeguata tutela ai diritti del creditore in un contesto in cui le spese processuali incidono già pesantemente; anzi tale sentenza sembrerebbe favorire il debitore inadempiente, atteso che i maggiori oneri processuali posti a carico del creditore agiscono da remora allo svolgimento delle domande;
la fattispecie considerata dalla Suprema Corte attiene a quattro ricorsi per decreto ingiuntivo, depositati a tutela di altrettanti distinte fatture (singolarmente di valore inferiore a 1.000 euro), da parte del ricorrente (creditore) il quale ha sostenuto trattarsi non già di credito unitario, ma di crediti distinti, che hanno trovato origine in autonomi rapporti giuridici;
sul punto le sezioni unite si sono limitate a sottolineare come il ricorrente non abbia fornito alcuna indicazione sulla natura ed origine dei crediti azionati mediante separati ricorsi per credito ingiuntivo, senza precisare altro; tuttavia si può implicitamente ritenere che, nel caso in cui il creditore ricorrente avesse fornito tale prova, la decisione della Corte sarebbe stata di segno diverso, nel senso che, mentre un credito unitario (rappresentato da una sola fattura e derivante quindi da un unico rapporto giuridico) non può essere frazionato in sede di domanda giudiziale, un credito derivante da una pluralità di rapporti giuridici e rappresentato pertanto da una pluralità di distinte fatture, se in tal senso provato, può costituire oggetto di separata domanda giudiziale;
da un punto di vista pratico, questo aspetto non approfondito dalla citata sentenza n. 23726 apre la possibilità, in presenza di più fatture, di limitare la domanda ad una sola di esse, senza violare il nuovo principio fissato dalla massima in esame;
inoltre, rimane inalterato il diritto del creditore di contenere la domanda entro i limiti dell'esenzione fiscale (1.032,91 euro), anche in ipotesi di credito unitario di valore superiore, se contestualmente viene formalizzata la rinuncia all'eccedenza e non si riserva, come avveniva in passato, ogni diritto di azione a tutela del credito residuo, sia per capitale che per interessi;
tale soluzione potrebbe essere utilmente impiegata per i crediti di modesto valore, comunque superiori a 1.032,91, e nei casi in cui esista la certezza o quasi della inesigibilità del credito e la domanda giudiziale venga svolta unicamente per conseguire l'esito infruttuoso della procedura esecutiva;
va altresì precisato come la rinuncia ad una parte del credito in sede monitoria determini la perdita del diritto al recupero dell'iva e alla deducibilità fiscale, relativamente a quanto ha costituito oggetto di rinuncia;
tali argomentazioni partono dall'obiettivo di ridurre il più possibile le spese processuali in caso di esito infruttuoso della procedura esecutiva, mentre, qualora esista la certezza che il debitore sia solvibile, tutti i problemi prospettati non sussisterebbero, atteso che il debitore che adempie paga anche le spese processuali;
in generale, in ipotesi di esito incerto dell'esecuzione, frazionare il credito in domande giudiziali entro il limite di esenzione fiscale (euro 1.032,91) potrebbe essere teoricamente conveniente per il creditore, fatte salve le ipotesi di credito in contestazione, che possono sfociare in cause di opposizione a decreto ingiuntivo;
nel caso in cui il credito sia rappresentato da una pluralità di fatture, appare opportuno contenere la domanda entro il limite di 1032,91 euro, azionando soltanto una o alcune di essere, in modo tale da non superare il limite stesso;
nel caso invece di credito unitario, e quindi non frazionabile, sarebbe utile valutare la possibilità di contenere la domanda entro il limite di esenzione fiscale, con rinuncia ad ogni residuo, nell'ipotesi in cui si abbia certezza di piena insolvenza del debitore e il credito sia di valore superiore a 1.031,91 euro, ma comunque modesto (ad esempio 1.500 euro);
il punto di indifferenza è rappresentato dai crediti di valore intorno ai 5.000 euro, per i quali l'importo dell'IVA incorporato garantisce comunque, in caso di esito negativo, la copertura delle spese processuali e fermo restando il vantaggio della deducibilità fiscale, che solo la tutela giudiziale del credito può legittimare;
il punto critico è rappresentato invece dai crediti di modesto valore, per i quali il limitato importo dell'IVA recuperabile, in caso di esito negativo, espone a rischio di dover sopportare una parte delle spese processuali; in questo caso la valutazione in ordine alla convenienza o meno di svolgere domanda giudiziale deve essere rapportata alla convinzione della totale, parziale o nulla solvibilità del debitore, ritenuto che la deducibilità fiscale potrebbe comunque essere legittimata dalla modestia del credito -:
in considerazione dell'attuale orientamento giurisprudenziale e della conseguente impossibilità di frazionamento della domanda, al fine di consentire, in concreto, la tutela dei diritti del creditore in sede giudiziale, se non si ritenga opportuno assumere iniziative per un innalzamento del limite di esenzione fiscale, attualmente fermo ancora a 1.032,91 euro, fino a farlo coincidere con la competenza per valore del giudice di pace, pari a 5.000 di euro, anche per adeguare il valore della stessa, rimasta inalterata fin dal 1991, ai parametri attuali.
(4-11590)
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze del 30 maggio 2002 (Gazzetta ufficiale n. 182 del 5 agosto 2002) stabilisce i compensi spettanti ai periti, consulenti
tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite su disposizione dell'autorità giudiziaria in materia civile e penale;
per quanto riguarda la perizia o la consulenza tecnica avente ad oggetto diagnosi su materiale biologico o su tracce biologiche ovvero indagini biologiche o valutazioni sui risultati di indagini di laboratorio su tracce biologiche, l'articolo 25 della tabella annessa al citato decreto ministeriale stabilisce un compenso di da euro 28,92 a euro 290,77 per reperto o marcatore;
in passato la diagnosi forense di un campione biologico veniva condotta effettuando separatamente l'amplificazione e l'analisi dei vari marcatori (locus) caratterizzanti il materiale genetico;
gli attuali protocolli usati in ambito forense (PCR-STR con il metodo dell'elettroforesi capillare multi-locus) effettuano in automatico per ogni campione biologico la tipizzazione dei vari marcatori. Pertanto, nel caso di materiale biologico umano, una singola analisi può caratterizzare simultaneamente 16 marcatori alla volta;
accade, tuttavia, che il compenso del perito o del consulente continui ad essere stimato in base al numero dei marcatori, anziché in base al numero delle analisi effettivamente svolte, aumentando ingiustificatamente sino a 16 volte l'entità del compenso da corrispondere;
la valutazione del compenso del perito o del consulente tecnico effettuata in base al numero dei marcatori crea pertanto uno spreco di risorse erariali, ponendosi in palese contrasto con l'esigenza di contenere le spese di giustizia;
la tabella annessa al citato decreto ministeriale non viene aggiornata da ormai 10 anni -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto in premessa;
se il Ministro interrogato non intenda aggiornare la tabella dei compensi spettanti ai periti o consulenti tecnici di cui al in premessa, prevedendo nel caso di indagini biologiche che il compenso venga stimato esclusivamente sulle effettive analisi effettuate, anziché sul numero dei marcatori.
(4-11589)
MOSCA e FARINONE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
dal 2001 si inizia ufficialmente a parlare del prolungamento della metropolitana 2 di Milano fino a Vimercate, e che le istituzioni locali interessate (comuni, provincia, regione) e nazionali (Governo) hanno da allora manifestato interesse a con-partecipare alla sua realizzazione;
l'intervento per il prolungamento della linea metropolitana M2 da Cologno Nord a Vimercate interessa un settore dell'area metropolitana milanese in cui si registra uno squilibrio nodale particolarmente accentuato tra trasporto pubblico e privato. Tale opera consentirà un miglioramento generalizzato dell'offerta di servizio pubblico lungo la direttrice radiale considerata, in termini di capacità, frequenza e velocità commerciale. Permetterà una conseguente riduzione del carico veicolare lungo le arterie stradali di forza del quadrante nord-est dell'area metropolitana milanese, in particolare lungo la tratta settentrionale della tangenziale est;
nel 2007 la giunta Regionale, ha approvato il progetto che collega Cologno Nord a Vimercate, lungo 10,8 chilometri, di cui l'83 per cento in sotterraneo e la rimanente parte in trincea/rilevato, 1 e fermate definitive previste sono: Brugherio, Carugate, Agrate Colleoni, Concorezzo, Vimercate Torri Bianche, Vimercate;
la provincia di Milano soggetto aggiudicatore, ha presentato a marzo 2009
un nuovo progetto preliminare con un costo pari a 750 milioni di euro, di cui 450 milioni di euro a carico dello Stato e 300 milioni a carico degli enti locali. Il progetto è stato presentato al CIPE che l'ha approvato nel maggio 2010;
nel gennaio 2011 la Corte dei conti respinge il documento tramite il quale il CIPE aveva approvato il progetto preliminare per il prolungamento della Linea M2 Cologno Nord-Vimercate. La Corte dei conti sostiene di dubitare della legittimità della delibera in esame soprattutto con riferimento alla carenza di idonea copertura dell'importo necessario ai fini della realizzazione dell'opera. La Corte spiega che «non è stato chiarito a quali fonti di finanziamento si intenda fare ricorso per la copertura dell'ingente importo necessario», «potendo configurarsi uno spreco di risorse pubbliche ove, successivamente all'approvazione del progetto preliminare, non dovessero risultare reperibili risorse per la realizzabilità in concreto dell'opera progettata» -:
se il Governo, anche alla luce di quanto risposto alla precedente interrogazione (5-03429), non ritenga che la realizzazione del prolungamento della metropolitana 2 di Milano sia una priorità di carattere programmatico e infrastrutturale nel quadrante nord-est di Milano e come il Governo ritenga di poter reperire le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione del progetto.
(5-04593)
BOBBA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
Arenaways è una spa capitale interamente privato, dedita al trasporto ferroviario dei passeggeri;
Arenaways nasce nel 2006 dall'esperienza e dalla competenza di Giuseppe Arena e da un gruppo di imprenditori piemontesi e diventa operativa effettivamente ad aprile 2010, a seguito dei complessi iter burocratici per verificare i sistemi organizzativi e di sicurezza dell'azienda;
ad oggi detta società comprende un organico, in costante aumento, di oltre 60 persone, la cui età media è al di sotto dei 30 anni (http://www.arenaways.com);
lunedì 15 novembre 2010 Arenaways ha cominciato a servire la tratta Torino Lingotto-Milano Porta Garibaldi, tuttavia i nuovi treni non potranno effettuare soste intermedie a Santhià, Vercelli e Novara, così come comunicato dall'ufficio per la regolazione dei servizi ferroviari;
in particolare, Vercelli è una città a forte utenza pendolare e da anni i vari comitati denunciano ritardi, disservizi, assenza di manutenzione, di pulizia, di sicurezza e la stessa stazione di Vercelli è in uno stato di degrado e manca anche delle normali infrastrutture di sicurezza relative ai disabili;
il motivo della soppressione delle citate fermate è il presunto danno economico arrecato a Trenitalia, attuale titolare del contratto di servizio pubblico con le regioni Piemonte e Lombardia e unico operatore sulla tratta di Torino;
a parere dell'interrogante tale decisione oltre ad essere in contrasto con i principi di liberalizzazione e di concorrenza, pregiudica gli utenti e in particolare i pendolari, che oltre a vedere una minore offerta, sono di fatto privati di offerte innovative, dalle carrozze attrezzate, alla rivendita di prodotti freschi e preconfezionati della pasticceria e del banco del pane presenti, fino al servizio di lavanderia, non ancora operativo ma già delineato, che prevede la possibilità di recuperare la biancheria pulita, lasciata nel viaggio mattutino, nella tratta di rientro;
l'ultimo report disponibile sulla situazione del trasporto ferroviario, effettuato dalla regione Piemonte, è datato febbraio 2010 e vede la tratta Torino-Chivasso con le carrozze con interni più sporchi, assieme
alle tratte Alessandria-Arona, Alessandria-Vercelli e Novara-Domodossola -:
se non si ritenga opportuno e urgente intervenire al fine di garantire agli utenti pendolari servizi idonei e dignitosi;
se non si ritenga necessario promuovere, nel rispetto del federalismo regionale e per quanto di competenza, il potenziamento della libera concorrenza, con la sola finalità di salvaguardare i cittadini-utenti.
(5-04602)
IANNUZZI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
dal 1o gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo sistema tariffario lungo l'autostrada Napoli-Pompei-Salerno, fondato su pedaggi differenziati e legati al chilometraggio effettivamente percorso;
il nuovo meccanismo si fonda sul principio dell'isocosto, in base al quale gli introiti della SAM (Autostrade Meridionali), società concessionaria di tale autostrada, dovranno, con l'introduzione della tariffa differenziata, risultare eguali a quelli dell'anno 2010, quando erano in vigore i precedenti pedaggi unici ed indifferenziati lungo l'intera tratta ed a prescindere dal percorso in concreto effettuato;
infatti, i nuovi pedaggi non debbono risolversi in un indebito ed illegittimo incremento di introiti per la SAM, a danno delle comunità interessate;
del resto, nell'attivare il nuovo modello tariffario, sono state applicate, ad avviso dell'interrogante, senza la neppur minima giustificazione, pedaggi più elevati e «salati» per i cittadini rispetto a quelli pure preannunciati dal Governo nella seduta della Commissione trasporti del 21 luglio 2010;
infatti, in particolare, la tariffa minima è stata fissata a 0,80 euro e non già a 0,60 euro come invece indicato a luglio 2010, ed è stato poi introdotto quello che all'interrogante appare un assurdo e immotivato aumento della tariffa unica, rimasta ancora in vigore per gli utenti non muniti di telepass, che è stata elevata da 1,60 euro a ben 2 euro, con un aumento pesantissimo ed abnorme del 25 per cento, un aumento che non ha alcun riscontro in tutti gli aumenti tariffari divenuti operativi dal 1o gennaio 2011 sulle diverse tratte autostradali in ogni parte d'Italia, nelle quali il suddetto incremento non supera mai qualche punto percentuale;
per queste ragioni è necessario conoscere ed acquisire le cifre precise relative agli introiti ricavati dalle SAM dal 1o gennaio in poi, per l'esercizio dei fondamentali e doverosi compiti di controllo e vigilanza che spettano all'ANAS ed al Governo nei confronti della SAM, nonché per l'indispensabile informazione che deve essere assicurata puntualmente e tempestivamente al Parlamento;
ove fossero registrati introiti superiori e più alti, la tariffa dei pedaggi differenziati e quella del pedaggio unico per gli automobilisti senza telepass dovrebbero essere immediatamente ridotte, nell'interesse generale dei cittadini, dei territori e delle comunità coinvolte, delle tantissime persone che ogni giorno utilizzano l'autostrada per esigenze di studio e di lavoro -:
quali siano le cifre precise relative agli introiti conseguiti dalla SAM dal 1o gennaio 2011 in poi e nei mesi successivi, per verificare il livello delle entrate derivanti dai pedaggi differenziati lungo l'autostrada Napoli-Pompei-Salerno rispetto a quelle provenienti dal pedaggio unico ed indifferenziato in vigore fino al 31 dicembre 2010.
(5-04607)
la direttiva 2003/37/CE del 26 maggio 2003 (recepita con decreto ministeriale
del 19 novembre 2004), all'allegato II, capitolo A, definisce le categorie e i tipi di veicoli e, in particolare, al punto 1 della lettera A, relativamente alla categoria trattori a ruote specifica: «categoria T5: trattori a ruote la cui velocità massima per costruzione è superiore a 40 chilometri orari»;
il codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, all'articolo 57, comma 3, stabilisce: «3. Ai fini della circolazione su strada, le macchine agricole semoventi a ruote pneumatiche o a sistema equivalente non devono essere atte a superare, su strada orizzontale, la velocità di 40 chilometri orari; le macchine agricole a ruote metalliche, semi pneumatiche o ad angoli metallici, purché muniti di sovrapattini, nonché le macchine agricole operatrici ad un asse con carrello per il conducente non devono essere atte a superare, su strada orizzontale, la velocità di 15 chilometri orari»;
i veicoli in questione, pur essendo stati omologati per velocità superiori ai 40 chilometri orari vengono modificati in Italia al fine di circolare ad una velocità inferiore, così come previsto dal citato articolo del codice della strada;
la limitazione di velocità di questi veicoli produce numerosi pregiudizi alla circolazione, ai consumi e all'operatività di campo, con conseguente riduzione della redditività del settore agricolo;
in altri Paesi europei, come la Germania e l'Inghilterra, vengono rispettati i criteri di omologazione e costruzione in sede di certificazione -:
se non si ritenga opportuno promuovere una modifica della normativa vigente, al fine di evitare modifiche successive ai trattori ed evitare le problematiche di cui in premessa.
(4-11580)
BITONCI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la Corte costituzionale, con la sentenza n. 115 del 2011, accogliendo una questione sollevata dal TAR del Veneto, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 54, comma 4, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), come sostituito dall'articolo 6 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125, nella parte in cui comprende la locuzione «, anche» prima delle parole «contingibili e urgenti».
l'articolo 54, comma 4, del decreto legislativo n. 267 del 2000, stabiliva che: «Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana»;
la Corte costituzionale, nella sua sentenza, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale per violazione dell'articolo 23 della Costituzione, laddove si afferma che «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge», e dell'articolo 97 della medesima interpretando quindi come un potere di limitazione alla libertà e della proprietà individuale la facoltà data ai sindaci di poter emanare dei provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica che ad avviso dell'interrogante rispondono all'esigenza di porre rimedio a delle problematiche territoriali e che differiscono, per la intrinseca difformità stessa delle problematiche, da comune a comune;
la violazione dell'articolo 97 della Costituzione secondo la Corte costituzionale
in merito alla «imparzialità della Pubblica Amministrazione», non viene meno con l'adozione delle ordinanze così disciplinate;
la Corte, nel ricordare che il Ministro dell'interno, con il decreto ministeriale 5 agosto 2008 ha effettivamente introdotto indirizzi e limitazioni del potere di ordinanza, ha però precisato che «solo se le limitazioni e gli indirizzi contenuti nel citato decreto ministeriale fossero stati inclusi in un atto di valore legislativo, questa Corte avrebbe potuto valutare la loro idoneità a circoscrivere la discrezionalità dei sindaci»;
la ratio della legge 24 luglio 2008, n. 125 è stata quella di fornire ai sindaci uno strumento di maggior potere in materia di sicurezza, anche in virtù del fatto che il sindaco è ufficiale di governo e che risponde in via gerarchica al Ministero dell'interno attraverso il prefetto, tanto che le ordinanze emanate secondo il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), impone il non trascurabile obbligo di comunicazione preventiva al prefetto che svolge un controllo di legittimità dell'atto, così che un eventuale parere negativo non permette l'adozione dell'ordinanza da parte del sindaco, determinando la nullità dell'atto;
la decisione della Consulta sta provocando dei gravi effetti sugli enti locali, limitando notevolmente la possibilità degli amministratori degli enti locali e delle forze di polizia locale di contrastare i fenomeni legati al degrado e all'abuso della pubblica sicurezza sul territorio comunale ed appare pertanto urgente procedere ad un'iniziativa normativa che dando forza di legge ai presupposti e ai limiti introdotti dal decreto ministeriale 5 agosto 2008 consenta di superare il rilievo della Corte e restituire ai sindaci un potere necessario ad assicurare la sicurezza dei cittadini -:
se non ritenga opportuno, in ragione della assoluta importanza e della valenza dei provvedimenti in materia di sicurezza pubblica e a seguito della sentenza sopra citata, assumere iniziative normative nell'ambito delle proprie competenze allo scopo di fornire agli amministratori locali idonei strumenti per garantire la sicurezza pubblica dei cittadini.
(3-01593)
MARINELLO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il comune di Castrofilippo (Agrigento) è in grave crisi dallo scorso mese di settembre a causa dell'arresto, con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso del sindaco;
lo stesso sindaco ha immediatamente presentato le dimissioni;
hanno presentato le dimissioni tutti i consiglieri comunali in carica;
le vicende contestate al sindaco e ad altri cittadini di Castrofilippo sono relative ad appalti pubblici fortemente condizionati dalle cosche mafiose agrigentine, e con forti commistioni tra mafia e politica;
ad oggi il comune viene gestito da un commissario regionale coadiuvato da funzionari della prefettura;
il comune è stato inserito, con provvedimento a firma dell'assessore regionale Chinnici tra i comuni ove si svolgeranno elezioni amministrative nella tornata amministrativa di giugno 2011 -:
se non intenda adottare ogni iniziativa di competenza per far fronte alla situazione descritta in premessa al fine di evitare aggiramenti sostanziali della disciplina e restituire regolarità all'attività amministrativa, consentendo al contempo un'attenta e definitiva recisione di eventuali condizionamenti e quindi avviare una nuova fase nella vita politica della comunità castrofilippese, garantendo legalità e sicurezza quali precondizioni di una vera libera democrazia.
(5-04611)
il centro di prima accoglienza (CDA) di Isola Capo Rizzuto è aperto ormai da oltre dieci anni e precisamente dal 1999, quando si manifestarono i primi segnali della crisi del Kosovo;
nel corso degli anni, il centro è divenuto uno dei principali punti di approdo di un rilevante numero di richiedenti asilo politico, tant'è che nel campo attualmente si registra la presenza giornaliera di circa 1.400 ospiti;
un'inchiesta di Fortress Europe ha dimostrato che il CDA di Isola Capo Rizzuto è il centro di prima accoglienza più grande d'Europa, con una capacità di accoglienza che può arrivare sino a 1.698 posti, tra container, tende e appartamenti in muratura;
fino ad oggi il centro in questione ha ospitato circa 110.000 profughi: se Lampedusa sarà ricordata per la forte presenza di immigrati africani, Isola Capo Rizzuto è già da tempo nota per aver ospitato e accolto immigrati medio-orientali, orientali e africani appartenenti a 62 nazionalità diverse;
secondo La Misericordia, l'ente che gestisce i servizi (vitto, alloggio, vestiario, assistenza e altro) del centro, le spese per ciascun immigrato ammontano ad 28,88 euro al giorno, mentre nei centri di accoglienza situati nelle regioni del Nord si spendono circa 74 euro per ogni immigrato;
dall'inizio delle crisi nordafricane, iniziate nello scorso mese di febbraio 2011, sono arrivati al CDA di Isola Capo Rizzuto e in seguito «trasferiti» più di 4.000 extracomunitari, cosa che ha generato non pochi problemi in termini di gestione dell'ordine pubblico, bene affrontato dal questore di Crotone dottor Giuseppe Gammino;
solo nella giornata dell'11 aprile 2011 sono arrivati da Lampedusa e da Roma due voli umanitari, con a bordo 135 immigrati e altri se ne prevedono nei prossimi giorni, arrivi e partenze che non faranno altro che mantenere costante la presenza di stranieri nel CDA;
a Lampedusa e a Manduria nei giorni scorsi si sono svolti disordini che hanno interessato le cronache nazionali, mentre ad Isola Capo Rizzuto, pur in presenza di un significativo numero di immigrati, non si sono manifestati disordini rilevanti, anche se la città di Crotone e i paesi circostanti si trovano a vivere una costante emergenza a causa dell'ingente e continuo flusso di extracomunitari che interessa i territori viciniori e solo grazie al grande spirito di solidarietà e di accoglienza dei cittadini del luogo e alla professionalità ed abnegazione degli operatori della polizia di Stato e delle altre Forze armate, si sono potuti scongiurare incidenti e tragedie umane;
il personale dell'ufficio immigrazione della questura di Crotone, che può contare della qualificata professionalità e dell'apprezzato impegno del responsabile della sicurezza vice questore primo dirigente Antonio Ferrante e del vice questore dirigente dell'ufficio stranieri Maria Antonia Spartà, già sotto organico, è obbligato ad una turnazione particolarmente gravosa, anche in contrasto con gli accordi sindacali;
il dipartimento della pubblica sicurezza, anziché rafforzare l'organico della questura, come avrebbe dovuto fare e come appariva urgente e necessario, ha ritirato i reparti di polizia di Stato aggregati alla questura di Crotone ed in servizio presso il CDA di Isola Capo Rizzuto per inviarli in altre sedi;
il sindacato di polizia SIULP segnala che Crotone ha perso 20 unità del reparto mobile di Reggio Calabria, 10 unità del reparto mobile di Taranto, 20 unità del reparto mobile di Napoli, 20 unità della Guardia di finanza e 30 unità dei carabinieri per un totale di 100 unità;
i servizi di vigilanza finora svolti da tale organico sono stati suddivisi tra le
forze del territorio che già presentano significative carenze di organico che insistono su un territorio provinciale noto per l'elevata densità criminale;
la città di Crotone, secondo il SIULP, è presidiata da una sola volante per turno e la stessa POLFER ha un organico fortemente inadeguato rispetto alle proprie competenze, rese ancora più gravose in questi giorni dall'emergenza immigrazione -:
se il Ministro interrogato non ritenga necessario adottare interventi urgenti per rispondere alle esigenze più immediate connesse alla presenza di un così significativo numero di immigrati, dotando la prefettura e la questura di Crotone di strumenti e risorse necessarie e di un adeguato organico di personale;
se non si ritenga utile dislocare stabilmente, con sede ad Isola Capo Rizzuto, personale del reparto mobile, anche per motivi di praticità e di economicità, visto che il CDA dista circa 15 chilometri dalla questura e istituire nel medesimo centro un posto fisso di polizia che si occupi di tutte le procedure relative all'identificazione degli immigrati con assegnazione fissa e non temporanea di personale per fare fronte alle continue esigenze emergenziali e se si intenda provvedere, in tempi brevi, a rinforzare l'organico delle volanti e del posto POLFER;
se non ritenga utile che la questura di Crotone possa nel contempo adottare il protocollo organizzativo delle grandi questure per affrontare le eccezionali emergenze;
se ritenga necessario individuare strumenti e, soprattutto, risorse necessarie per far fronte al superamento dell'emergenza e favorire il determinarsi di una pacifica convivenza;
se il Ministro interrogato a fronte dell'ottimo lavoro svolto - soprattutto nelle difficili condizioni di cui in premessa - dalle forze dell'ordine presso il CDA di Isola Capo Rizzuto, non ritenga opportuno valutare la possibilità di avviare le procedure per il conferimento di un attestazione di merito alla questura di Crotone e a tutti coloro che vi operano con encomiabile impegno.
(5-04613)
MIOTTO e NACCARATO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel sito istituzionale del comune di San Martino di Lupari (PD), la pagina dedicata al sindaco si apre evidenziando il «sole delle Alpi», tradizionale simbolo del partito a cui appartiene il sindaco, la Lega Nord, peraltro sovrapposto alla riproduzione marmorea del leone di san Marco;
si tratta, ad avviso degli interroganti, di un uso eccessivamente discrezionale e di dubbia legittimità di una funzione pubblica per finalità di partito, che merita immediati provvedimenti, anche perché sono ricorrenti comportamenti analoghi tesi ad omologare alla propaganda leghista le funzioni delle pubbliche amministrazioni alle quali sono temporaneamente preposti dirigenti politici leghisti, in dispregio delle opinioni politiche altrui;
le reazioni di molti cittadini e di numerosi esponenti politici non hanno indotto il sindaco a rimuovere il simbolo di partito dal sito istituzionale, cosa che dimostra, a giudizio degli interroganti, un atteggiamento arrogante e prepotente;
è evidente che l'uso del sito web del comune, oltre che per dare informazioni ai cittadini, anche per divulgare elementi propri della propaganda politica, non sembra compatibile con il principio di buon andamento che dovrebbe caratterizzare l'azione della pubblica amministrazione, che invece opera nel rispetto del principio di imparzialità, come prescrive 1'articolo 97 della Costituzione -:
se il Ministro non ritenga opportuno, per quanto di competenza, diramare un'apposita disposizione affinché anche nell'uso dei siti istituzionali gli amministratori pubblici si attengano ai principi
costituzionali, evitando ogni uso di parte ed ogni strumentalizzazione di partito.
(4-11584)
(4-11591)
BACCINI e VENTUCCI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
sono stati rinvenuti negli uffici del presidente della regione Lazio e di alti dirigenti della regione sofisticate apparecchiature audio video per l'intercettazione ambientale;
dopo attenti controlli sono stati individuati 600 badge anonimi per l'accesso all'interno della regione Lazio e 1.200 password per l'accesso al sistema intranet regionale;
il diritto alla privacy e la sicurezza degli utenti e delle strutture, nonché delle persone che ivi agiscono è stato indegnamente violato;
l'articolo 2 della Costituzione sancisce che «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» le libertà personali sono altresì garantite negli articoli 14/15/16 del Titolo I -:
di quali elementi disponga in relazione a quanto esposto in premessa;
come intenda agire e quali provvedimenti intenda attuare o abbia attuato per tutelare le istituzioni e lo svolgimento democratico e inviolabile dell'azione politica della regione Lazio e dei suoi rappresentanti, come garantito dalla Costituzione.
(4-11592)
organi di stampa locali della provincia di Padova affermano come, su segnalazioni di numerosi cittadini, è in corso una trattativa tra privati e nomadi rom per la cessione di un appezzamento di terreno nella zona di Altichiero, in territorio comunale di Padova ai confini con il comune di Limena, in favore dei nomadi medesimi;
l'enorme preoccupazione scaturita da questa possibilità ha portato numerose famiglie della zona ad adottare da subito forme di protesta per evitare sul nascere tale possibilità, alla luce anche del fatto che l'area in questione è già oggetto di numerose problematiche legate alla sicurezza pubblica;
sempre come riportato da organi di stampa, i nomadi interessati all'acquisto dell'area provengono da un campo nomadi ora situato in via Basette, sempre a Padova, dove non più tardi di qualche settimana fa, nel corso di una operazione di controllo da parte delle forze dell'ordine, sono stati ritrovati oltre trecento chili di rame rubati;
in analoghe vicende occorse in altri comuni, soprattutto del Nord-Italia, in seguito all'acquisto del terreno, le famiglie di origine nomade erano causa di numerosi problemi di pubblica sicurezza (rumori notturni, disturbi della quiete pubblica, decoro, condizioni igienico-sanitarie precarie, e altro), costringendo i residenti limitrofi a drastiche soluzioni come il trasloco dall'area o il ri-acquisto, a prezzi maggiorati, dell'area precedentemente acquisita dai nomadi medesimi -:
se, considerata quella che all'interrogante appare inerzia dell'amministrazione locale e tenuto conto dei numerosi problemi legati alla pubblica sicurezza di cui le famiglie nomadi del comune si sono rese protagoniste, non ritenga di assumere iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, allo scopo di prevenire e risolvere eventuali problemi di ordine pubblico, ponendo così termine alla crescente preoccupazione venutasi a creare tra i residenti dell'area interessata.
(4-11593)
nella giornata di sabato 9 aprile 2011, alcuni sostenitori della Lega Nord di Padova organizzavano e predisponevano, previa autorizzazione, un banchetto presso piazza Garibaldi (Padova) allo scopo di informare i cittadini sull'attività politica da loro svolta in città;
alle ore 16.45 alcuni attivisti, successivamente identificati e denunciati, del centro sociale «Pedro», dopo aver attaccato verbalmente e fisicamente alcuni sostenitori, senza che questi peraltro reagissero a tali provocazioni, distruggevano il banchetto medesimo, appropriandosi di materiale propagandistico e colpendo alcuni dei sostenitori;
a seguito di tale assalto e per il clima di panico ad esso conseguente, le associazioni sindacali che avevano organizzato e previsto un corteo in favore dei giovani e che si sarebbe dovuto svolgere in prossimità del luogo dell'attacco, si sono viste costrette ad annullare tale manifestazione, condannando apertamente, come riportato sui giornali locali, la violenza politica perpetrata;
l'attacco perpetrato rappresenta solo l'ultimo episodio di una lunga serie di violenze eseguite dagli attivisti del centro sociale «Pedro» ai danni di liberi cittadini, evidenziando come nella città di Padova la libertà di parola o di credo politico sia limitata da persone che, a quanto consta all'interrogante, nella maggioranza dei casi, dopo l'identificazione e la denuncia, rischiano di restare impunite;
l'area che gli attivisti del centro sociale «Pedro» occupano abusivamente è sita in via Ticino a Padova ed è un ex magazzino di proprietà dell'amministrazione comunale la quale non si è mai attivata, nonostante le numerose lamentele dei residenti e delle varie forze politiche locali, a realizzare il piano previsto per l'edilizia residenziale pubblica -:
se, a seguito dei fatti esposti, non ritenga di assumere iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, in particolare in ragione dell'esigenza di garantire la pubblica sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche o politiche.
(4-11594)
TESTO AGGIORNATO AL 18 APRILE 2011
GHIZZONI, LEVI, MIGLIOLI e SANTAGATA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
in Emilia-Romagna la programmazione regionale dell'offerta formativa per l'anno scolastico 2011-2012 è stata svolta nei tempi e nei modi stabiliti dalla normativa vigente;
in esito a tale programmazione, pur essendo pervenute proposte da più province, è stata approvata l'istituzione di 3 sezioni di licei musicali nelle province di Bologna, Modena e Forlì-Cesena, in quanto considerate le più adeguate, per l'ampiezza dell'offerta formativa ad indirizzo musicale presente nel territorio (dalla scuola dell'infanzia, alla scuola primaria di primo grado, ai percorsi di istruzione post diploma), per la presenza di sperimentazioni consolidate nel tempo, mediante l'utilizzazione del monte ore a disposizione dell'autonomie scolastiche, per l'adeguatezza delle strutture scolastiche e per il consolidato rapporto con le istituzioni musicali pareggiate operanti nel territorio;
la programmazione regionale ha inoltre previsto l'istituzione della sezione di liceo coreutico nella provincia di Reggio Emilia;
nel corso del confronto con il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna, preliminare all'adozione da parte della giunta regionale della delibera di presa d'atto degli esiti della programmazione per l'anno scolastico 2011-2012, era emersa la sua disponibilità a proporre le suddette istituzioni al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nel quadro di quanto disposto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 85 del 2010 sulla revisione dell'assetto ordinamentale, didattico e organizzativo dei licei, con specifico riferimento all'articolo 13, commi 6 e 7;
dalla lettura congiunta dei commi citati si desume che l'istituzione sia delle 40 sezioni di liceo musicale e delle 10 di liceo coreutico previste in prima applicazione del decreto, sia le successive, da autorizzare da parte del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, avverrà a carico del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ovvero con la messa a disposizione degli organici corrispondenti e necessari;
la programmazione regionale dell'offerta formativa, per l'anno scolastico 2010-2011, corrispondente all'anno scolastico di entrata in vigore, peraltro tardiva, dei decreti del Presidente della Repubblica di riordino dell'istruzione secondaria superiore, fra cui quello dei licei, aveva in generale contenuto la richiesta di attivazione di nuovi indirizzi di studio e, in particolare, aveva sancito solo la trasformazione del preesistente liceo musicale sperimentale di Parma in sezione di liceo musicale liceo Bertolucci, rinviando alla programmazione successiva (anno scolastico 2011-2012) la proposizione di ulteriori sezioni di liceo musicale, rientranti nelle disposizioni citate, anche al fine di consentire la costruzione delle relazioni a livello locale con tutti i soggetti interessati, in primis conservatori/AFAM ed enti locali;
nella regione Emilia-Romagna, quindi, attualmente è attiva un'unica sezione di liceo musicale a Parma, a cui se ne aggiungerebbe, stante l'indicazione ministeriale, una seconda a Forlì, a differenza di altre regioni, quali il Veneto e la Lombardia, in ognuna delle quali sono attive 8 realtà di liceo musicale: nello specifico in Veneto a Verona, Este, Belluno, Montagnana, Padova, Vicenza, Castelfranco Veneto, Venezia; in Lombardia due a Milano, a Bergamo, Brescia, Cremona, Pavia, Busto Arsizio, Como;
con nota del 7 aprile 2011 protocollo n. 9618 il vice Direttore dell'ufficio scolastico
regionale dell'Emilia-Romagna comunica ai dirigenti degli uffici di ambito territoriale che «saranno attivati per il prossimo anno scolastico 2011-2012 il liceo coreutico presso il liceo "Matilde di Canossa" di Reggio-Emilia ed il liceo musicale presso il liceo artistico di Forlì, previa valutazione della sussistenza delle condizioni di avvio a seguito di successivo accertamento ispettivo»;
nella sopracitata nota mancano totalmente criteri e motivazioni a sostegno della scelta e dell'esclusione di due proposte fortemente motivate nel quadro programmatore regionale e locale; informalmente gli uffici regionali motivano la scelta in base al fatto che il territorio mette a disposizione molte risorse, riducendo quindi il fabbisogno di organico statale;
la decisione comunicata dall'ufficio scolastico regionale ha determinato un forte allarme negli studenti e nelle famiglie, che motivatamente avevano fatto affidamento sulla scelta di un percorso di studio, che fa parte strutturalmente dell'ordinamento scolastico, per il quale, ad esempio Modena, sono state raccolte regolarmente le iscrizioni e sono state svolte le prove di selezione degli studenti;
la decisione comunicata dal ufficio scolastico regionale ha creato anche grave contrarietà nelle istituzioni locali (comuni e province), che vedono svilito il loro impegno in termini di investimenti e vedono minata la completezza dei percorsi di formazione musicale, dalla scuola dell'infanzia all'alta formazione, per i quali molto hanno speso in termini di risorse e strutture -:
per quali motivazioni e sulla base di quali criteri siano state compiute le scelte di cui alla sopracitata nota del dirigente dell'ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna;
se non intenda intervenire tempestivamente per riconoscere l'istruzione del liceo Musicale a Modena e a Bologna, sulla base delle motivazioni di cui in premessa, anche per superare le evidenti disparità esistenti in relazione all'offerta formativa musicale tra Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
(5-04595)
DE PASQUALE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
pochi giorni fa ci sono stati due incontri, in palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, per un primo confronto fra regione, ufficio scolastico regionale (USR), sindacati ed enti locali sui numeri relativi al contingente organico del personale docente, in Toscana, nelle scuole dell'infanzia e in quelle primarie oltre che per le attività di sostegno;
due momenti - sottolinea Stella Targetti, vicepresidente di regione Toscana con delega all'Istruzione - che confermano non solo una forte preoccupazione, ma anche un'altrettanto forte volontà di trovare soluzioni adeguate per una emergenza che chiama tutti alla responsabilità;
per le scuole dell'infanzia è confermato il blocco dell'organico e questo vuol dire - spiega «assai preoccupata» Stella Targetti - che 156 sezioni di scuola materna restano scoperte dall'organico statale con uno scostamento fra richieste e disponibilità che ormai si verifica da tre anni;
negli scorsi anni la regione Toscana si era attivata, con sue risorse, salvando la situazione nelle scuole dell'infanzia e venendo incontro ai bisogni di tante famiglie, ma questa volta - aggiunge Targetti - «il contesto è davvero più grave: stiamo cercando di trovare una soluzione e il confronto, in Giunta, è aperto ma non nascondo le difficoltà»;
per la scuola primaria, nell'intera Toscana è confermato il dato di un taglio pari a 498 posti;
per quanto riguarda i posti di sostegno (con una previsione di alunni diversamente abili che si attesta sulle 9.770 unità, in calo rispetto ai 9.961 dell'anno
scolastico in corso) l'ufficio scolastico regionale per la Toscana risulta che abbia già chiesto al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca di incrementare il numero degli insegnanti sulla base di quanto, alla Toscana, spetterebbe se davvero fossero rispettati i parametri di organico ex legge finanziaria per il 2008. In ballo ci sono 376 posti che è la differenza fra i 2.857 assegnati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (esattamente come nell'anno scolastico in corso) e i 3.233 spettanti sulla base della legge finanziaria per il 2008. «Condividiamo e sosterremo con forza - commenta Stella Targetti - la richiesta dell'USR» -:
come intenda il Ministro garantire la rispondenza delle scelte delle famiglie all'effettiva autorizzazione di sezioni di scuola dell'infanzia per tutti i bambini che in Toscana ne facciano richiesta, e all'effettiva autorizzazione di sezioni di scuola primaria con orari pari alle 30 o alle 40 ore a seconda delle richieste delle famiglie stesse;
come inoltre intenda il Ministro garantire la giusta corrispondenza dei posti di sostegno alle effettive esigenze degli studenti disabili della Toscana, così come previsto anche dalla corte di cassazione nella sentenza emanata in merito poco più di un anno fa.
(5-04596)
MOTTA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
secondo le anticipazioni delle istituzioni cittadine, per il prossimo anno scolastico, è previsto, in provincia di Parma, una ulteriore riduzione del corpo docente, rispetto a quelli già sopportati nel biennio precedente, di 115 unità di cui 49 nella scuola primaria, 23 nella scuola secondaria di primo grado, 43 nella scuola secondaria di secondo grado;
l'assessorato provinciale alla scuola ha lamentato che i criteri utilizzati dall'ufficio scolastico regionale per operare questa riduzione dell'organico (che per la provincia di Parma corrisponde al 2,96 per cento del totale del corpo docente) sono diversi da quelli degli anni precedenti e non concordati, tali da penalizzare maggiormente la provincia di Parma rispetto al restante territorio regionale, in quanto non tengono in adeguata considerazione il previsto aumento della popolazione scolastica e la particolare morfologia del territorio provinciale, nel quale la quota di territorio montano è percentualmente più incidente rispetto al resto della regione;
tale ulteriore riduzione dell'organico è tanto più penalizzante per il territorio parmense stante il fatto che già lo scorso anno, per salvaguardare le piccole scuole di montagna, si era dovuti intervenire riducendo o non attivando il tempo pieno e il tempo prolungato in diverse scuole;
situazioni di particolare disagio si stanno determinando anche nelle scuole cittadine di Parma, nelle quali i genitori stanno lamentando la scomparsa del tempo pieno nella scuola primaria «Corridoni» e nella scuola primaria di Vicofertile, nelle quali, lo scorso anno scolastico, si era riusciti a rispondere alle richieste delle famiglie attingendo alle risorse proprie degli istituti scolastici;
complessivamente potrebbero essere 17 in tutta la provincia i «tempi pieni» destinati a scomparire;
anche il Sindaco di Parma, unitamente all'assessore ai servizi educativi, ha espresso «preoccupazione per la situazione che si sta prefigurando nelle scuole del comune in vista del prossimo anno scolastico 2011-12 [...] una preoccupazione diffusa in città per il sensibile cambiamento cui il modello organizzativo della scuola cittadina del primo ciclo sarà costretto, a fronte della riduzione degli organici»;
la stessa regione Emilia-Romagna ha da tempo manifestato il proprio dissenso e la propria preoccupazione di fronte ai tagli agli organici praticati dal governo. Tale disappunto è già stato espresso nelle
sedi previste di confronto istituzionale e con una lettera di richiesta di incontro del presidente Vasco Errani al Ministro interrogato, comunicazione che, fino ad oggi, non avrebbe ricevuto alcuna risposta adeguata e soddisfacente;
la notizia, riportata l'8 marzo del 2011 dalla stampa locale, dell'assegnazione di 13 cattedre da parte dell'ufficio scolastico regionale in fase di ridistribuzione dei cosiddetti «spezzoni», riducendo quindi da 115 a 102 il numero delle cattedre da tagliare,fa riferimento ad un intervento che ad avviso dell'interrogante, non è certamente sufficiente a consentire il regolare avvio del prossimo anno scolastico -:
se il ministro interrogato sia a conoscenza delle gravi ripercussioni che i «tagli» agli organici stanno determinando su tutto il territorio nazionale e, in particolare nella provincia di Parma, stante la particolare conformazione morfologica del territorio e il previsto aumento della popolazione scolastica;
quali iniziative ritenga di dover attuare al fine di garantire il regolare avvio dell'anno scolastico 2011-12 e l'opportuno accoglimento delle richieste di tempo pieno e prolungato delle famiglie della provincia di Parma.
(5-04597)
TOCCI e GHIZZONI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il comma 428 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 ha stanziato un fondo di 550 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 da destinare, tra l'altro, ad interventi «da adottare in materia [...] di edilizia universitaria»;
nel 2008 sono stati ripartiti, con decreto interministeriale, «20 milioni di euro [.....] per la copertura del rimborso delle spese previste dagli accordi di programma per l'edilizia stipulati con le università e gli istituti di istruzione universitaria»;
nel 2009 sono stati destinati 74,5 milioni di euro, sempre da un decreto interministeriale, per «la copertura del rimborso delle quote previste dagli accordi di programma stipulati con le istituzioni universitarie, nonché per le esigenze straordinarie dell'università dell'Aquila». Di questa somma complessiva, la previsione per l'università dell'Aquila è stata di 17 milioni di euro;
per l'anno 2010, con il decreto ministeriale dicembre 2010, n. 655 gli interventi per accordi di programma, non più previsti in un decreto interministeriale, sono stati disposti con una destinazione generica, senza alcun riferimento ad impegni edilizi pregressi, per un ammontare complessivo di 86 milioni di euro;
le assegnazioni degli ultimi due anni, erogate per esigenze generiche e non necessariamente e direttamente collegate alle realizzazioni edilizie delle università, non sono state oggetto di valutazione da parte del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario né precedute da un rendiconto delle spese effettuate, come invece avveniva, opportunamente, nelle procedure per accordi di programma per l'edilizia;
degli accordi che hanno motivato le assegnazioni non si è avuta alcuna evidenza e pubblicità e, allo stato attuale, non si conosce un loro elenco completo con la necessaria indicazione delle ragioni che ne hanno determinato la stipula, gli impegni reciprocamente assunti dai firmatari, i riflessi finanziari che ne deriveranno per gli esercizi futuri, gli obiettivi concordati e i risultati preventivati e attesi;
anche il CUN nella «mozione su criteri di distribuzione FFO 2010» del 24 marzo 2010, dopo aver suggerito che i prelievi dal FFO degli stanziamenti previsti dagli accordi di programma sottoscritti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca con singoli atenei siano ammortizzati nel medio periodo, ha chiesto, finora senza esito, di poter avere a disposizione un elenco degli accordi firmati negli ultimi due anni, da integrare con ogni nuovo accordo successivo;
sempre più spesso si apprende, dalla stampa nazionale, la firma di accordi, tra il Ministro e i presidenti di alcune regioni, per iniziative ad attività di ricerca scientifica e tecnologica di cui sono posti in luce, con particolare enfasi, la cospicua entità delle risorse finanziarie, messe a disposizione da entrambe le parti, ma non, anche in questi casi, le fonti di finanziamento, le motivazioni, i criteri, le finalità specifiche, gli obiettivi, i risultati previsti e attesi, la loro verifica, le conseguenze dei ritardi e delle eventuali inadempienze;
ai sensi del sesto comma dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 «sono possibili accordi di programma tra le singole università o aggregazioni delle stesse e il Ministero al fine di favorire la competitività delle università migliorandone la qualità dei risultati, tenuto conto degli indicatori di contesto relativi alle condizioni di sviluppo regionale»;
il precedente comma 5 dello stesso articolo prescrive: «la distribuzione delle risorse pubbliche deve essere garantita in maniera coerente con gli obiettivi e gli indirizzi strategici per il sistema e le sue componenti definiti ai sensi del comma 4»;
l'impiego di risorse pubbliche richiede in ogni caso criteri di massima trasparenza e idonea motivazione per testimoniarne la finalità, l'efficienza e l'efficacia dei mezzi con cui si intende conseguirla, e che nell'attuale contesto di riconosciuta pochezza di risorse per il sistema universitario e, ad un tempo, di marcato disequilibrio tra le diverse sedi, questo principio deve essere ostentatamente garantito con il massimo scrupolo;
di conseguenza non può tollerarsi che l'uso della discrezionalità amministrativa travalichi i propri confini per risolversi in un arbitrio;
il regolamento dell'ANVUR alla lettera g), comma 1, dell'articolo 3, prescrive che l'Agenzia «valuta, sulla base dei risultati attesi e di parametri predefiniti, i risultati degli accordi di programma ed il loro contributo al miglioramento della qualità complessiva del sistema universitario e della ricerca»;
responsabilità, merito e valutazione, princìpi da tutti condivisi, non possono risultare soltanto ripetute, enfatiche e accattivanti petizioni di principio e non essere poi adeguatamente vivificati da comportamenti concreti e coerenti -:
se il Ministro interrogato non avverta, alla luce di queste premesse, l'urgente necessità:
a) di rendere pubblici tutti gli accordi di programma sottoscritti e finanziati, di trasmetterli al CUN e al parlamento accompagnando gli atti con un'adeguata relazione sui motivi e i criteri che li hanno determinati;
b) di sottoporre all'esame dell'ANVUR, una volta insediato il direttivo, gli accordi pregressi allo scopo di porre l'agenzia in grado di svolgere compiutamente il compito che è attribuito ad essa dall'articolo 3 del regolamento per la struttura e il funzionamento dell'agenzia;
c) di predeterminare modalità, criteri e pareri per l'esame e la definizione di tutti i futuri accordi di programma, previsti dalla legge 240 del 2010 o da altre disposizioni che comunque ne prevedano la possibilità.
(5-04598)
D'IPPOLITO VITALE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'Accademia di belle arti di Catanzaro, ateneo pubblico per lo studio delle arti visive (decorazione, grafica, pittura, scenografia e cultura), con i suoi quaranta anni di attività, rappresenta una delle istituzioni culturali più antiche della città, in cui si formano moltissimi giovani e promettenti talenti artistici;
l'annoso problema della mancanza di una sede fissa per l'Accademia è oggi reso ancora più difficile da una recente ordinanza del dirigente del settore pubblica
amministrazione del comune di Catanzaro con cui si ordina il rilascio immediato delle quattro aule ubicate al piano terra della sede provvisoria della scuola secondaria di primo grado «Mazzini», oggi sede provvisoria dell'Accademia, perché destinate ad ospitare gli alunni della scuola secondaria di primo grado «Chimirri»;
i vertici dell'Accademia hanno presentato ricorso al Tar contro l'ordinanza che impone lo sgombero dei locali contesi in tempi brevissimi, per cui l'Accademia si ritroverebbe ben presto senza sede e con gravi difficoltà per il completamento regolare dell'anno accademico;
bisogna inoltre sottolineare che le quattro aule di cui si chiede la restituzione sono adibite a laboratorio e per le loro caratteristiche sono difficilmente allocabili altrove, mentre invece dovrebbero essere riadattate alle condizioni originarie;
nei giorni scorsi si è svolta anche una manifestazione di protesta composta e civile organizzata dagli studenti dell'Accademia di belle arti di Catanzaro che hanno rivendicato una nuova sede in cui svolgere le attività didattiche e proseguire così regolarmente l'anno accademico in corso;
tra le varie ipotesi relative alla scelta di eventuali locali idonei ad ospitare le attività didattiche e di laboratorio dell'Accademia sarebbe opportuno considerare anche il territorio di Lamezia Terme, area centrale della Calabria, ben collegato a livello di trasporti ed infrastrutture e dunque più facilmente raggiungibile da studenti provenienti dall'intera regione, oggi costretti a maggiori disagi per raggiungere la sede di Catanzaro -:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno ed urgente assumere iniziative per giungere ad una soluzione rapida e definitiva dell'annosa questione riguardante la mancanza di una sede fissa per l'Accademia delle belle arti di Catanzaro, attraverso il reperimento di risorse adeguate che consentano di restituirle quel prestigio che le compete, mortificato dai problemi logistici ed organizzativi di questi anni.
(5-04599)
DE PASQUALE e GHIZZONI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
Canale 5 starebbe reclutando precari della scuola, rimasti senza lavoro dopo i tagli promossi dal Ministro interrogato, per un reality show in cui dovrebbero tenere a bada una classe di vip ignoranti. In palio dieci anni di stipendio. Mediaset non commenta e non smentisce;
la notizia ha già creato moltissime reazioni negative: «Uno schiaffo morale» commentano le associazioni di categoria;
di che si tratta lo spiega l'agenzia Dire: «Siamo andati ad indagare ed abbiamo scoperto che sarebbe intenzione delle reti Mediaset la messa in onda di un reality show nel quale vengano coinvolti anche i docenti precari. Ci sono già indiscrezioni sui conduttori: Nicola Savino e Barbara D'Urso, quest'ultima, addirittura, nei panni della preside»;
Orizzonte scuola denuncia: «In questi giorni appare sempre più spesso sui canali Mediaset una striscia pubblicitaria con la quale il casting comunica di essere alla ricerca di docenti precari». «Il cast sarebbe formato da ex concorrenti tra i più somari della storia dei reality nei panni di studenti e docenti precari nei panni di insegnanti che avranno il compito di preparare i vip ad affrontare una gara di quiz». I precari dovranno essere disoccupati e, se selezionati, avranno 10 anni di stipendio;
«Dopo le offese da parte del premier alla scuola statale - commenta la Cgil Scuola - l'offesa da parte delle sue reti a lavoratrici e lavoratori precari, che hanno contribuito finora ad assicurare il diritto all'istruzione, sotto costante attacco da parte di quelle istituzioni che dovrebbero invece garantirlo»;
i precari del Cps (coordinamento precari scuola) hanno cominciato a far girare una mail per «boicottare» il programma. «Sul momento, siamo stati favorevolmente colpiti dall'idea che si volesse fare una trasmissione che desse voce ai precari della scuola - spiegano gli insegnanti - finalmente! e, invece, l'amara sorpresa: apprendiamo con rabbia e sgomento che l'idea è quella di mandare in onda un reality show nel quale saranno coinvolti anche i docenti precari. Insomma prima la politica riduce alla fame i precari della scuola, poi arriva il reality show che ha l'unico scopo di sfruttare la disperazione per denigrare i precari della scuola rendendoli fenomeni da baraccone»;
e su Facebook nasce un gruppo contro il reality: «Siamo disgustati, anche se sappiamo già che un tale programma garantirà un mucchio di ascolti e li farà giocando sulla pelle dei precari, già martoriati dai tagli...». Così, nella lunga presentazione, i promotori della pagina aperta su Facebook "no al ridicolo programma sui precari della scuola Mediaset"» -:
di quali elementi disponga in relazione a quanto riportato in premessa;
se il Ministro non ritenga essenziale non solo rappresentare la propria forte contrarietà alla rappresentazione del programma, ma anche condannare con forza una cultura che trasforma tutto, anche le tragedie delle persone, in un reality ed in uno show.
(5-04609)
PAOLO RUSSO, FORMICHELLA, NASTRI, ROSSO, MUSSOLINI, NICOLUCCI, SCANDROGLIO, BELLOTTI, CATANOSO GENOESE, BECCALOSSI, DIMA, DELL'ELCE, STRACQUADANIO, DE CAMILLIS, D'IPPOLITO VITALE, LANDOLFI, LABOCCETTA, PAPA, GIOACCHINO ALFANO, CASTIELLO e COSENZA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
uno studente di 13 anni, così come riferiscono organi di stampa, ha denunciato di essere stato molestato da alcuni compagni di classe di una scuola media di Napoli, nel quartiere di Posillipo, durante una gita scolastica compiuta a Fasano, in Puglia, tra il 29 e il 30 marzo 2011;
del fatto i genitori hanno informato i carabinieri della compagnia rione Traiano che stanno svolgendo indagini partendo da una denuncia di violenza sessuale;
per i sette presunti responsabili degli atti è scattata la sospensione disposta dal dirigente scolastico;
una segnalazione alla Procura dei minorenni è stata inviata dai carabinieri proprio nei confronti dei sette ragazzi che, data l'età, non sono imputabili;
al vaglio degli investigatori c'è la posizione degli otto accompagnatori, tra professori e dipendenti della scuola, che hanno accompagnato i 70 alunni in gita e che, pare, non si sarebbero accorti di nulla;
l'esposto dei genitori dello studente molestato non è stato inoltrato subito alle forze dell'ordine;
i vertici della scuola non hanno ritenuto necessario denunciare l'episodio avvenuto in viaggio;
nemmeno la direzione scolastica regionale è stata prontamente informata dell'accaduto -:
quali iniziative intenda assumere per verificare quali azioni siano state poste in campo dalla comunità educante e se le preoccupanti minimizzazioni del dirigente scolastico, che tra l'altro per sminuire la gravità della vicenda avrebbe reso discutibili dichiarazioni, siano il frutto di una sua personale valutazione o piuttosto di quello che agli interroganti appare un maldestro tentativo di coprire responsabilità che una scuola dovrebbe invece condannare senza esitazioni, magari esercitandosi in azioni preventive;
per quale motivo siano trascorsi molti giorni prima che del gravissimo
episodio siano state informate le forze dell'ordine ed i vertici scolastici regionali;
se non si ritenga necessario l'invio di un ispettore per misurare la gravità dei fatti, assumere iniziative conseguenti e rasserenare una comunità scolastica oggi sconvolta non solo dalla gravità dell'episodio criminale, ma anche dal maldestro tentativo di misconoscere e coprire comportamenti tanto gravi.
(5-04610)
BRAGA e GHIZZONI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nella provincia di Como sta emergendo una grave e preoccupante situazione di difficoltà scolastica e sociale causata dai drammatici tagli previsti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sul personale della scuola primaria che di fatto, ad avviso delle interroganti, renderà inadeguata la qualità dell'offerta educativa pubblica e pregiudicherà il mantenimento dei relativi servizi scolastici erogati;
la scuola primaria di Como e provincia risulta infatti la più duramente penalizzata rispetto ai tagli imposti dal Governo in tutte le altre province lombarde, eccezion fatta per la provincia di Sondrio, la cui situazione risulta però non confrontabile con quella lariana a causa della particolare conformazione montuosa del suo territorio;
secondo i dati resi pubblici dall'ufficio scolastico regionale (USR) della Lombardia e riportati dalle maggiori sigle sindacali (Flc-Cgil, Cisl-Scuola e Uil-Scuola) provinciali e regionali di seguito in sintesi riportati, emerge chiaramente che:
I tagli sulle primarie
Per il terzo anno scolastico consecutivo verrà ridotto il numero di insegnanti in servizio nelle elementari lariane
Provincia Variazioni docenti Rapporto alunni posti
2009-2010 2010-2011 2011-2012 nel triennio Posti tagliati nel triennio Organico pre-tagli Variazioni n. alunni 2010-2011 2011-2012
Bergamo -0,99% -1,20% -3,89% -6% 248 4.124 +535 12,44 12,98
Brescia -0,89% -0,90% -0,90% -4,97% 234 4.701 +769 12,55 12,99
Como -5,99% -1,08% -3,90% -10,59% 228 2.152 +295 12,7 13,14
Cremona -0,98% -2,70% -3,02% -8,64% 106 1.226 +55 12,02 12,59
Lecco -1,83% -2,50% -1,66% -5,90% 75 1.254 -2 11,83 11,96
Lodi -1,16% -2,50% -1,40% -5,11% 44 860 +155 11,47 11,78
Mantova -0,76% -2,40% -1,35% -4,50% 65 1.444 -45 12,88 13,15
Milano -1,95% -3,20% -10,10% -8,06% 1.231 15.258 +1.923 11,1 11,51
Pavia -1,84% -1,60% -6,30% -9,62% 173 1.798 +149 12,18 13,17
Sondrio -1,10% -4,90% -10,80% -16,15% 132 817 -51 10,93 12,11
Varese -1,86% -1,30% -4% -8% 249 3.111 +356 12,38 12,91
Lombardia 2.785 32.621 11,83 12,3
a) la scuola primaria di Como e provincia ha subito negli ultimi tre anni un taglio del 10,59 per cento dell'organico, pari a ben 228 insegnanti in meno rispetto ad un organico pre-taglio che contava 2.152 operatori; percentuale che, come ribadito più sopra, fa di Como la provincia lombarda più duramente colpita, dopo Sondrio;
b) la provincia di Como, nello specifico, si è vista tagliare per l'anno scolastico 2009-2010 129 insegnanti e per
l'anno scolastico 2010-2011 23 docenti mentre per il prossimo anno 2011-2012 saranno 76 gli insegnanti di scuola primaria in meno: ogni scuola primaria comasca avrà dunque in media 1,5 posti in meno rispetto allo scorso anno e 1 docente perdente posto costretto a fare domanda di trasferimento;
c) sulla base dei dati risultanti dalle preiscrizioni, a fronte di un aumento pari a 295 studenti e di 25.438 alunni iscritti in totale alle scuole primarie del territorio lariano per l'anno scolastico 2011-2012, i docenti previsti al netto dei tagli risultano quindi 1.936;
d) il rapporto alunni-insegnanti è pari a 13,14, un dato che anche in questo caso colloca le primarie comasche tra i più alti e quindi i peggiori posti della Lombardia. Basti infatti pensare che la media regionale si attesta al 12,3;
a destare grave preoccupazione e drammaticità non è solamente la diminuzione dei posti di lavoro, peraltro come già ribadito, molto rilevante, ma anche l'emergere di una situazione assolutamente insostenibile per la scuola primaria comasca che si vedrebbe impossibilitata ad assicurare non solo un'adeguata offerta formativa ma anche tutti quei servizi sempre più richiesti dalle famiglie comasche quali soprattutto il tempo pieno e la mensa scolastica;
nell'anno scolastico in corso nelle scuole primarie di Como le classi in cui è previsto il tempo pieno sono 163, numero che il prossimo anno in base alle richieste delle famiglie al momento delle iscrizioni, dovrebbe essere aumentato di ulteriori 84 unità. Tuttavia, sono solo 36 le classi a tempo pieno autorizzate; oltre a questo, poi, si deve considerare la cancellazione di 21 classi fatta senza tenere conto della necessità di ridurre il numero degli alunni nelle classi rimanenti qualora siano presenti portatori di handicap;
il prossimo anno scolastico nella scuola primaria comasca ci saranno 261 classi prime, 7 delle quali formate da 28 alunni pur in presenza di disabile; tale situazione è in contrasto con il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 sulla riorganizzazione della rete scolastica - articolo 5 - che prevede 20 alunni per classe in presenza di un alunno con handicap;
l'aumento del numero di alunni per classe comporterà anche problemi sul fronte della sicurezza scolastica in quanto con una media di 28 alunni per aula non possono essere garantiti i 2 metri quadri per alunno imposti per legge;
accanto alle pesanti riduzioni del numero di insegnanti in servizio nelle scuole primarie lariane sono altresì previsti tagli significativi sul personale ATA, ovvero operatori amministrativi, tecnici e ausiliari, con conseguente ulteriore peggioramento della situazione scolastica già fortemente compromessa;
nella provincia di Como già negli anni passati si è proceduto alla razionalizzazione e al dimensionamento della rete scolastica e questo ha portato alla costituzione di istituti comprensivi con anche 10/11 sedi staccate (plessi o punti di erogazione del servizio). Ridurre ulteriormente il numero dei collaboratori scolastici significa non poter assicurare ad ogni plesso il servizio di apertura e chiusura, la vigilanza e la sicurezza degli alunni;
le scuole comasche già attualmente riescono solo con enormi difficoltà a far fronte alle richieste delle famiglie. Con i gravi tagli imposti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca la situazione del comparto scolastico della provincia di Como diventerà insostenibile e inaccettabile, creando una vera e propria emergenza scolastica e sociale; ciò determinerà inevitabili ricadute in termini di maggiori costi per gli enti locali e per le famiglie che pure già devono affrontare le restrizioni imposte dall'attuale crisi economica -:
se il Governo non ritenga opportuno rivedere le scelte nell'assegnazione degli organici alle scuole primarie della provincia
di Como al fine di assicurare un'adeguata qualità dell'offerta scolastica e formativa e dei servizi di tempo pieno e l'ordinaria vigilanza degli alunni in relazione ai servizi di mensa scolastica maggiormente richiesti dalle famiglie lariane;
come intenda il Governo procedere, in considerazione della drammatica situazione della scuola primaria di Como e provincia, per garantire una virtuosa offerta scolastica pubblica nel rispetto delle norme nazionali e del diritto allo studio.
(5-04614)
LENZI e GHIZZONI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la mancata autorizzazione dal prossimo anno scolastico da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca all'attivazione del liceo musicale presso l'istituto «Laura Bassi» di Bologna mortifica le attese dei 21 ragazzi che risultano già iscritti e che desiderano appagare le proprie aspirazioni formative e artistiche, frequentando un liceo musicale, e costituisce un buco nel percorso formativo dalle scuole dell'obbligo al conservatorio (alta formazione musicale);
la scelta di non autorizzare l'avvio di un percorso d'eccellenza, quale il liceo musicale in una città come Bologna, che da tempo ha già attivato nel territorio più di 21 scuole medie ad indirizzo musicale e che vanta, soprattutto, del titolo Unesco di «capitale europea della musica» appare alle interroganti ulteriormente inaccettabile e incomprensibile e non si comprende in base a quali criteri si sia provveduto alla scelta;
va aggiunto che il Ministero ha provveduto, a giudizio delle interroganti, immotivatamente, ad autorizzare 8 istituti presenti nel territorio lombardo e veneto e solo due in Emilia Romagna;
tale scelta del Ministero, insieme al «taglio» di 130 docenti previsto per il prossimo anno scolastico a fronte di un sensibile aumento della popolazione studentesca (quasi mille studenti in più nelle prime classi), penalizza e mortifica ulteriormente la scuola bolognese -:
quali siano stati i criteri utilizzati dal Ministro interrogato per autorizzare l'attivazione dei licei musicali e quali siano state le ragioni che hanno indotto a non concedere l'avvio del suddetto indirizzo presso l'istituto «Laura Bassi» di Bologna.
(4-11579)
BOBBA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il 18 febbraio 2011 ha preso il via il progetto «Energia sul Territorio», il primo dei progetti promossi dall'amministrazione comunale di Saluggia che saranno attuati in collaborazione con le scuole del comune piemontese per valorizzare la conoscenza di aspetti tematici riguardante un mix tra ambiente e cultura;
questo primo progetto ha visto coinvolti i ragazzi delle classi terze medie della scuola «L.C.Farini» che sono stati ospiti del sito Eurex-Sogin di Saluggia. La visita si è sviluppata in due momenti: dapprima gli alunni saluggesi sono stati accompagnati nella visita guidata del Centro Eurex, e successivamente è stata loro proposta dalla dottoressa De Simoni, esperta in fisica nucleare, una presentazione multimediale con l'illustrazione del funzionamento di una centrale nucleare;
inoltre erano presenti anche la dottoressa Pastorelli, della area comunicazione di Sogin, che ha seguito in prima persona il progetto, e l'ingegnere Michele Gili, responsabile del centro di Saluggia. L'assessore alla pubblica istruzione del comune ha così commentato: «Con questo progetto si vuole fare una fotografia reale della situazione del nostro territorio, relativamente alla presenza del sito nucleare gestito dalla Sogin»;
sono in programma altri due appuntamenti con gli esperti di Sogin con relativa visita alla ex-centrale nucleare di Trino Vercellese. Inoltre sembra l'ufficio scolastico provinciale di Vercelli risulterebbe non coinvolto nell'iniziativa;
è importante evidenziare che il suddetto progetto, presentato e descritto da Sogin come neutrale e oggettivo, di fatto dà voce al punto di vista di un soggetto, Sogin appunto, con evidenti interessi nel nucleare, e il cui scopo - naturalmente legittimo ma non certamente neutrale - è sostenere attivamente il ritorno al nucleare in Italia;
pertanto tale scelta ha, ad avviso dell'interrogante, per effetto di generare un'informazione non solo di parte ma anche ingannevole vista l'assenza di un punto di vista contrario all'utilità del nucleare per l'Italia, tanto più grave poiché fruitori della comunicazione sono dei ragazzi -:
se sia a conoscenza, e nel caso se non ritenga di intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, affinché situazioni analoghe a quella descritta non si ripetano;
se non ritenga utile avviare iniziative scolastiche sul tema dell'energia nucleare dove siano rappresentate e invitate tutte le parti interessate in modo da fornire agli studenti conoscenze il più possibile plurali e rappresentative di tutte le opinioni.
(4-11583)
LIBÈ e POLI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico - Per sapere - premesso che:
la Fincuoghi è una storica azienda del settore ceramico, con sede a Sassuolo in provincia di Modena e stabilimenti a Bedonia e Borgotaro in provincia di Parma, che attraversa una difficile crisi aziendale. Sono a rischio quasi 300 lavoratori tra gli stabilimenti di Borgotaro e Bedonia, e 165 a Sassuolo e Fiorano;
il tribunale fallimentare di Modena ha respinto la proposta di concordato avanzata dal gruppo Fincuoghi. Tuttavia, la proprietà ha ufficializzato la volontà di ricorrere contro la mancata omologazione del concordato e ha dichiarato di potere presentare un nuovo concordato, continuando a ricercare soluzioni industriali;
gli ammortizzatori sociali, secondo gli accordi del 2009 e del 2010, sono in scadenza a metà maggio 2011; l'impegno preso da parte delle istituzioni locali è quello di garantire la continuità della cassa integrazione straordinaria per i lavoratori, senza interruzioni durante il percorso per garantire futuro al gruppo;
la mancata concessione del concordato arresta di fatto le trattative di vendita in corso; sono due le proposte presentate al tribunale fallimentare per Fiorano e Sassuolo, mentre per gli stabilimenti della provincia di Parma erano già in fase avanzata le trattative con la società Soprip, a composizione mista pubblica e privata, e la Powergres;
come detto, la proprietà ha manifestato la volontà di ricorrere contro la mancata omologazione del concordato e ritiene di poter presentare una nuova proposta, continuando a ricercare soluzioni industriali atte a salvaguardare le realtà produttive dell'Alta Val Taro;
il 1o aprile 2011, il consiglio di amministrazione ha proceduto al suo scioglimento, determinando la messa in liquidazione delle Industrie Fincuoghi -:
quali urgenti iniziative, anche di carattere normativo, intendano concretizzare al fine di scongiurare la perdita di centinaia di posti di lavoro a Bedonia e nei comuni dell'Alta Val Taro, garantendo la continuità degli ammortizzatori sociali e la ricerca di ogni soluzione possibile per
assicurare la continuità produttiva di tutti gli stabilimenti.
(3-01592)
SCHIRRU, CALVISI, PES, MARROCU, MELIS, FADDA, ARTURO MARIO LUIGI PARISI, BELLANOVA, BERRETTA, BOBBA, BOCCUZZI, CODURELLI, DAMIANO, GATTI, GNECCHI, MADIA, MATTESINI, MIGLIOLI, MOSCA, RAMPI e SANTAGATA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in risposta all'interrogazione a risposta in commissione 5-02623, il sottosegretario Stefano Saglia aveva garantito che il Governo nazionale e il Ministero dello sviluppo economico, in particolare, insieme alla regione, avevano messo in campo ogni possibile azione per impedire la definitiva chiusura di produzioni strategiche e salvaguardare l'occupazione di centinaia di lavoratori;
per la vertenza dell'Eurallumina l'impegno del ministero dello sviluppo economico è stato diretto a trovare adeguate soluzioni e assicurare la ripresa produttiva con particolare riferimento alla riduzione dei costi energetici e alla tematica dello stoccaggio dei fanghi rossi;
vari confronti, infatti, si sono tenuti presso il ministero dello sviluppo economico con l'obiettivo di ricercare una soluzione adeguata e rapida per la fornitura a prezzi più convenienti di vapore ad alta pressione;
si sosteneva anche che il Governo e la regione Sardegna avrebbero confermato il loro impegno a fianco della proprietà di Eurallumina per trovare soluzioni strutturali ai problemi di costo che impediscono di raggiungere i necessari livelli di competitività;
si era anche ipotizzato il riavvio transitorio dell'impianto di produzione di vapore esistente presso Eurallumina;
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali aveva informato soprattutto che al fine di consentire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e la tutela professionale degli stessi, in data 2 aprile 2010, ha emanato il decreto direttoriale di autorizzazione alla corresponsione dei trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinari in deroga in favore di n. 343 lavoratori Eurallumina per il periodo 1o aprile 2010-31 dicembre 2010;
nella controreplica, l'interrogante sollecitava all'individuazione di soluzioni «ponte» che consentissero di riavviare l'impianto prima del mese di marzo 2011;
abbondantemente oltrepassata questa scadenza, i lavoratori, lasciati soli per l'ennesima volta dal Governo e dalla regione Sardegna, che non hanno tenuto fede agli impegni presi, si sono riorganizzati in diverse mobilitazioni. I lavoratori continuano a presidiare l'ingresso del palazzo del consiglio regionale a Cagliari. Una delegazione degli operai di Portovesme ha ricevuto in piazza San Pietro un saluto del Papa per una soluzione positiva della loro vertenza. In questi giorni, si intensificano anche le manifestazioni a Roma. Una parte di loro si trova davanti l'ingresso del Ministero per lo sviluppo economico, l'altra in un analogo sit-in davanti a Montecitorio, a cui partecipano anche i sindaci del Sulcis Iglesiente e il presidente della Provincia di Carbonia Iglesias;
la mobilitazione andrà avanti sino al 14 aprile, quando i dirigenti dell'azienda, controllata dalla russa Rusal, incontreranno i rappresentanti del Ministero e i sindacati per risolvere il nodo dell'approvvigionamento dell'olio combustibile necessario a far funzionare lo stabilimento del Sulcis che produce allumina;
in questa data, il Ministero dovrà proporre a Rusal di riaprire lo stabilimento. Con questo presupposto, quindi, dovrà essere modificato lo status della cassa integrazione degli operai che oggi sono inquadrati nella cassa integrazione guadagni in deroga, riavviando gli impianti
necessariamente si dovrà tornare alla cassa integrazione ordinaria. I lavoratori infatti fino a giugno sono in cassa integrazione, poi andranno in mobilità e saranno in serio rischio di licenziamento definitivo se entro il mese non saranno riavviati gli impianti. Eurallumina dovrà pertanto presentare il piano industriale, la carta degli investimenti e il grafico dei rientri in fabbrica delle maestranze -:
quali urgenti iniziative di competenza intendano adottare per garantire la corretta applicazione degli impegni sottoscritti e fino ad ora disattesi e quali siano le disposizioni previste atte a impedire l'aggravarsi di una situazione occupazionale già di per sé disastrosa anche per evitare il rischio per un migliaio di famiglie di finire in uno stato di estrema povertà imminente.
(5-04603)
GNECCHI, DAMIANO, BERRETTA, BOBBA, CODURELLI, SCHIRRU, RAMPI, MATTESINI, BOCCUZZI, GATTI, MADIA, SANTAGATA, MIGLIOLI, MOSCA e BELLANOVA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per le pari opportunità, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
dal rapporto sulla coesione sociale 2010 (Istat-Inps) risulta che nell'anno 2009, in Italia i beneficiari di congedo parentale sono per il 91,40 per cento lavoratrici e per l'8,60 per cento lavoratori;
i padri quindi condividono molto poco il lavoro di cura e la responsabilità dei figli, utilizzano molto poco i congedi parentali, anche perché l'indennità è il 30 per cento della retribuzione e come ben si sa esiste ancora una differenza significativa tra le retribuzioni delle donne e quelle degli uomini;
le aziende già sopportano con difficoltà le maternità, sono ancor più diffidenti quando è un padre che chiede congedi, sarebbero invece sempre di più i padri che vorrebbero avere la possibilità - come in tutti i Paesi civili - di poter essere presenti sia nel mercato del lavoro sia nelle responsabilità familiari e di cura;
il ricorso ai congedi parentali da parte di padri lavoratori nel pubblico impiego è molto più elevato perché i primi 30 giorni di congedo parentale sono retribuiti al 100 per cento, mentre nell'impiego privato il periodo di congedo parentale è sempre al 30 per cento della retribuzione;
a causa delle rilevanti differenze retributive di genere, presenti soprattutto nell'impiego privato e considerando che sono coperti al 30 per cento della retribuzione, i lavoratori padri sono ulteriormente scoraggiati dal richiedere il congedo parentale perché penalizzerebbe oltremodo le entrate economiche della famiglia -:
quanti siano i padri che hanno utilizzato congedi parentali negli ultimi 5 anni, specificando anno per anno la durata del congedo, sia nel pubblico impiego che nel settore privato.
(4-11576)
MADIA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la situazione dei dipendenti dell'azienda Herla è stata oggetto dell'atto di sindacato ispettivo 5-03570 a cui il Governo ha risposto in commissione lavoro il 12 gennaio 2011 annunciando l'accordo con la regione Lazio per la concessione della cassa integrazione in deroga. Secondo il rappresentante del governo: «la regione Lazio, a seguito di quanto concordato con le parti sociali il 29 dicembre 2010, in attuazione della legge di stabilità per l'anno 2011, provvederà a rinnovare, per l'anno corrente, gli accordi relativi agli ammortizzatori sociali in deroga cessati a fine anno, sulla base delle risorse disponibili. In conclusione, si ritiene di poter assicurare che il Governo segue con la
massima attenzione la situazione della società HERLA ITALIA, nell'intento di tutelare i diritti dei lavoratori»;
da notizie di stampa a conoscenza dell'interrogante risulterebbe che la drammatica vicenda di Herla, che ha visto i lavoratori sia privi di ammortizzatori sociali e sia con corrispettivi non versati da parte della proprietà dell'azienda, non sembrerebbe essere ancora pienamente risolta;
secondo un articolo del Corriere della Sera del 22 febbraio 2011 la regione Lazio avrebbe le risorse sufficienti per prorogare la cassa solo sino al 31 marzo 2011;
scaduto questo termine la situazione dei 118 dipendenti di Herla continuerebbe a destare preoccupazione. Secondo la stessa fonte di stampa: «il periodo di proroga della cassa integrazione si ferma al 31 marzo 2011, perché la regione non può fare di più per ora con le scarse risorse messe a disposizione dal Governo». Secondo i lavoratori servirebbero delle forme di ammortizzatori sociali più durature ed estese per tutto il corso del 2011 -:
quali siano gli orientamenti del Governo in merito alla questione dell'estensione ulteriore degli ammortizzatori sociali;
quale sia la situazione dell'azienda rispetto ai pagamenti arretrati dovuti ai dipendenti;
quali siano orientamenti del management dell'azienda per il ritorno ad una condizione di piena occupazione dei dipendenti di Herla.
(4-11577)
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa e dai notiziari radio-televisivi del 12 aprile 2011 un incidente nella raffineria della Saras a Sarroch, in Sardegna, ha causato la morte di un operaio, Pierpaolo Pulvirenti, originario della Sicilia, dipendente della ditta appaltatrice, mentre altri due sono in gravi condizioni;
il gravissimo incidente è avvenuto all'interno di un impianto chiamato Dea, utilizzato per il lavaggio dell'ossido di zolfo;
soccorso dopo esser stato investito da idrogeno solforato mentre effettuava alcuni lavori di manutenzione e pulizia, Pulvirenti ha accusato oltre all'intossicazione anche un arresto cardiaco;
un secondo operaio è in prognosi riservata a causa dell'intossicazione, mentre un terzo si è ferito cadendo da una scala mentre cercava di aiutare i compagni;
il gravissimo incidente che si è consumato nella raffineria Saras a Sarroch è una tragedia che si ripete: già nel 2009 tre operai vi morirono intossicati;
il ripetersi di questi incidenti, dall'inizio dell'anno sono oltre cento le persone che hanno perso la vita in incidenti sul lavoro - una vera e propria strage silente in relazione alla quale l'interrogante ha presentato in moltissimi casi interrogazioni che attendono da tempo risposta -, rivela drammaticamente i gravi ritardi sul versante delle azioni da adottare e intraprendere sul fronte della prevenzione;
che secondo le prime notizie disponibili, sembrerebbe che il lavoratore stesse effettuando un'operazione di pulitura in un sito che pare non fosse stato bonificato;
il tragico ripetersi di questi incidenti mette in evidenza i gravissimi e intollerabili ritardi sul versante delle azioni da compiere per la prevenzione e per il controllo degli appalti -:
di quali elementi disponga il Ministro in merito alla dinamica dell'incidente;
se risulti che le misure di sicurezza previste dalla normativa vigente siano state osservate;
quali iniziative, nell'ambito delle proprie prerogative e facoltà, intenda intraprendere a fronte di un fenomeno, quello degli incidenti sul lavoro spesso mortali, che ogni assume una dimensione che non è esagerato definire una strage;
con particolare riferimento a quanto accaduto alla raffineria Saras di Sarroch, se non si ritenga di dover assumere le iniziative normative urgenti, sui siti confinati, le cui linee sono già state condivise e concordate nella Commissione consultiva su salute e sicurezza.
(4-11586)
CUOMO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
fra Governo e regioni è in atto un confronto per definire la delicata questione del finanziamento delle associazioni provinciali allevatori (Apa);
il chiarimento atteso è stato rinviato ancora;
sul territorio la situazione è diventata insostenibile con risvolti immediati sul fronte dell'occupazione e dell'erogazione dei servizi alle aziende iscritte;
in molte Apa provinciali mancano già oggi le risorse per far fronte alle attività di ordinaria amministrazione;
occorre che venga definito al più presto da parte di Governo e regioni in modo chiaro e trasparente il nodo del trasferimento delle risorse per il miglioramento genetico;
si tratta di una delle questioni più importanti sul tavolo del confronto;
sono a repentaglio quasi 4000 posti di lavoro -:
se e quali iniziative il Governo, nell'ambito delle sue competenze, intenda promuovere per sbloccare questa situazione e assicurare i finanziamenti in sede di Conferenza Stato-regioni finalizzati al funzionamento delle strutture provinciali Apa sul territorio nazionale garantendo i livelli occupazionali e la sicurezza alimentare.
(5-04600)
NASTRI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i continui aumenti del carburante che ormai ha superato il prezzo di un euro al litro, stanno avendo effetti devastanti nel settore primario;
le associazioni agricole, nonostante i continui allarmi lanciati nell'anno in corso, permangono in un evidente stato di preoccupazione a causa dei persistenti rincari del gasolio che stravolge i bilanci delle imprese del comparto interessato;
a giudizio della Coldiretti l'aumento del prezzo del gasolio, che risulterebbe stimabile in circa 200 milioni di euro su base annua, rischia di provocare seri danni per le attività agricole che necessitano di riscaldamento delle serre, con gli oltre trentamila ettari di coltivazioni specializzate in serre che producono fiori, piante ornamentali e ortaggi, nonché dei locali come le stalle, per le quali appare urgente e necessario prevedere interventi tempestivi a sostegno della filiera agricola interessata -:
quali iniziative intenda intraprendere al fine di sostenere le imprese agricole, pesantemente penalizzate dall'inarrestabile aumento del prezzo del gasolio;
se non si ritenga di valutare l'opportunità di prevedere attraverso iniziative normative ad hoc l'abrogazione dell'accisa sull'acquisto di gasolio per le serre, che consentirebbe al comparto di fronteggiare
la grave crisi economica che coinvolge l'intera Europa.
(5-04605)
ZUCCHI, BRANDOLINI e TRAPPOLINO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
da notizie recentemente apparse sul settimanale l'Espresso risulterebbe che i conti della società Buonitalia verserebbero in situazione disastrosa, tanto che diversi creditori avrebbero avviato pesanti ingiunzioni di pagamento nei suoi confronti;
la stessa società, sempre nel citato articolo dell'Espresso, avrebbe speso decine di milioni di euro con procedure la cui ammissibilità e liceità sono ora al vaglio dei tecnici dell'azienda;
in una recente interrogazione a cui non si è finora data risposta già si chiedeva di sapere in che modo nel corso del 2009 fossero stati e attraverso quali valutazioni assegnati progetti per un valore complessivo di 40 milioni di euro;
sempre nel citato articolo dell'Espresso all'ex Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Giancarlo Galan, veniva attribuita la frase «Portate i libri in tribunale», frase mai smentita -:
quale sia la reale situazione economico finanziaria della società Buonitalia;
come vengano finanziati e attraverso quali valutazioni siano scelti i progetti beneficiari dei finanziamenti;
se non ritenga opportuno attivare un'attenta verifica sul funzionamento società.
(5-04608)
PEDOTO, BUCCHINO, FONTANELLI, GRASSI e D'INCECCO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
nel 2010, secondo il rapporto dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), la spesa farmaceutica ospedaliera è aumentata, rispetto al 2009, di ben 1,6 miliardi di euro, mentre per quella territoriale si registra addirittura un -42 milioni di spesa;
il ticket a carico del cittadino vola ad un +15,7 per cento rispetto al 2009, raggiungendo la cifra di 806,9 milioni di euro;
nei primi dieci mesi del 2010, il Servizio sanitario nazionale speso 15,356 miliardi di euro per farmaci, con uno scostamento di 1,595 miliardi di euro al tetto complessivo del 15,7 per cento (13,3 per la spesa territoriale, +2,4 per quella ospedaliera);
lo sfondamento è dato dalla differenza tra la maggiore spesa dell'ospedaliera, che da sola ha fatto registrare una maggiore spesa di 1,637 miliardi di euro e la minore spesa della territoriale che, a ottobre, segnava un -42 milioni di euro rispetto al tetto;
partendo dall'evidenza del difficile contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera, il decreto-legge n. 78 del 2010 aveva quindi disposto l'individuazione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) di medicinali, attualmente dispensati dalle strutture ospedaliere, da assegnare alla distribuzione territoriale. Il transito di farmaci di fascia H, a carico della spesa farmaceutica ospedaliera, in fascia A, quindi a carico della spesa farmaceutica territoriale, per un volume di 600 milioni di euro annui, ha effetto a decorrere dal giorno successivo a quello di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'elenco
dei farmaci individuati (articolo 11, comma 7, lettera a) -:
quali ulteriori iniziative il Governo ritenga di dover assumere per tenere la spesa farmaceutica ospedaliera sotto controllo, onde evitare che lo sforamento del tetto prefissato ricada sui bilanci delle singole regioni ed in ultima analisi sui cittadini;
quale sia attualmente lo stato di applicazione dell'articolo 11, comma 7, lettera a) del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;
quale sia l'incidenza della spesa dei farmaci oncogeni sul totale della spesa farmaceutica ospedaliera.
(5-04604)
TESTO AGGIORNATO AL 3 MAGGIO 2011
FRONER, LULLI, VICO e FEDERICO TESTA. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
relativamente al pagamento delle accise sull'energia prodotta ed utilizzata negli impianti con contratto di scambio sul posto, con potenza superiore a 20 kWp, sia per l'utenza che per l'Agenzia delle dogane, è facile constatare non trascurabili incongruenze;
secondo la normativa vigente, se si realizza un impianto FV della potenza di circa 70 kWp, con contratto di scambio sul posto, l'energia massima producibile dall'impianto è circa 80.000 kWh/anno; ipotizzando che tutta l'energia prodotta sia utilizzata per usi propri dell'attività, l'accisa massima annua risulta di circa 100 euro l'anno, per il pagamento di questa somma l'utente deve richiedere l'apertura di officina elettrica;
l'ufficio delle dogane deve attuare delle procedure burocratiche interne e fare un sopralluogo sull'impianto per verificare lo stato dello stesso, controllare le apparecchiature di misura e porre i sigilli sulle varie parti dello stesso (tempo: 1 giorno per sopralluogo, più diverse ore per espletare le altre pratiche amministrative); in base alle attuali normative di legge ed alle circolari dell'ufficio dogane, i contatori installati dall'azienda distributrice di energia (ENEL) non risultano idonei. Pertanto l'utente deve installare insieme al contatore ENEL altro contatore fiscale (costo a carico dell'utente circa 1200-1400 euro); durante la gestione dell'impianto l'utente deve registrare le produzioni settimanali dell'energia prodotta e consumata su apposito registro fiscale. Con cadenza mensile deve inoltre corrispondere le accise sulla potenza utilizzata (circa 8-10 euro al mese); ogni 3 anni deve essere controllata l'efficienza del contatore fiscale con costo a carico dell'utenza (cittadino);
da quanto in precedenza esposto si evince che: a) i contatori ENEL sono idonei per accedere alle tariffe incentivanti del conto energia circa (30.000 euro l'anno), ma non idonei per pagare una tassa di 100 euro l'anno; b) per pagare un importo di circa 100 euro l'anno, il cliente deve adottare procedure che determinano un costo di circa euro 2000 il primo anno e di circa 500-1000 euro per ogni anno successivo; c) per incassare 100 euro l'anno lo Stato impegna una risorsa umana di livello medio alto per circa 2-3 giorni il primo anno e qualche ora negli anni successivi, con costi certamente superiori a 100 euro -:
se non ritenga di valutare l'opportunità di promuovere una modifica della regolamentazione vigente che presenta costi sia per il cittadino che per lo Stato, individuando una tassa forfettaria, riferita alla potenza dell'impianto (nel caso specifico circa 100 euro l'anno) da detrarre direttamente dal GSE (gestore dei servizi elettrici) dall'importo dell'incentivo relativo al conto energia e/o dal rimborso relativo al rimborso della potenza immessa in rete posto che tale scelta determinerebbe minori oneri per lo Stato e per il cittadino.
(5-04601)
LARATTA. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
si stampano, da circa vent'anni, a San Giovanni in Fiore in provincia di Cosenza, dove hanno anche sede legale, tre periodici: Il nuovo Corriere della Sila, Il Cittadino e Il Quindicinale, che hanno un'uscita mensile puntuale. Queste tre pubblicazioni per il 70 per cento sono destinate ad abbonati del comune di San Giovanni in Fiore e solo il 20 per cento è diretto ad abbonati residenti nelle città del Nord Italia, mentre un 10 per cento è inviato all'estero, con destinazione gli emigrati di origine sangiovannese che non godono però della «tariffa ridotta ai sensi della legge 662 del 1996» ma vengono regolarmente affrancati con euro 1.85 a pezzo;
a cura dei rispettivi editori, i plichi divisi per CAP (compresi quelli destinati all'estero), vengono recapitati al CPO di Cosenza che dista 60 chilometri da San Giovanni in Fiore. Da qui avviati al centro di smistamento (CMP) di Poste italiane di Lamezia Terme (CZ), che dista ancora altri 100 chilometri per poi ritornare, se tutto va bene, a Cosenza il giorno dopo - oppure come succede spesso dopo cinque-otto giorni - per essere ulteriormente smistati ai vari uffici zonali. San Giovanni in Fiore, 18.805 abitanti con un carico giornaliero mediamente di 300 chilogrammi di corrispondenza tra stampe periodiche corrispondenza ordinaria, fa capo al CPD di Celico, che dista 50 chilometri ed ha un carico di corrispondenza giornaliera di appena 20-30 chilogrammi;
tutto ciò provoca un continuo disservizio che pregiudica gli sforzi di chi crede di poter fare cultura ed informazione in una località sperduta della Calabria, dove anche pubblicare un giornale sul quale dibattere problemi che assillano queste popolazioni, diventa una fatica titanica se non addirittura un dramma. È quanto successo con il numero di aprile 2011, de Il nuovo Corriere della Sila, cosi come con il numero di gennaio 2000 quando l'intera spedizione è finita al macero senza alcun motivo e senza che per questo il giornale venisse indennizzato dall'azienda postale più volte sollecitata a farlo -:
cosa si intenda fare affinché i giornali locali possano essere consegnati, almeno quelli diretti nella città dove vengono stampati, presso l'ufficio postale di pertinenza, senza questa assurda lungaggine di passaggi per cinque centri diversi distanti l'uno dall'altro fino a 200 chilometri;
se sia a conoscenza dei notevoli danni economici che da questi assurdi sistemi derivano alle testate in questione che pure rappresentano, per migliaia di cittadini e lettori, una palestra insostituibile di informazione e di democrazia.
(4-11581)
MUNERATO e STUCCHI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la Grimeca di Ceregnano, azienda di proprietà della famiglia Grillini, operativa nel Polesine dalla fine degli anni '70 e per molti anni leader mondiale di componentistica per motocicli (pinze, freni, ruote, e altro) in alluminio, ha attraversato in questi ultimi anni una forte crisi, sia per motivi di mercato che per motivi legati alla internazionale crisi finanziaria;
nel marzo del 2011, a seguito della messa all'asta dell'azienda, in base all'apertura di un concordato preventivo, la TMB Tecno Meccanica Betto, impresa padovana operante da moltissimi anni nei settori della metallurgia e leader a livello mondiale nel settore della meccanica di precisione, si è aggiudicata l'acquisizione dell'intero stabilimento produttivo di Ceregnano;
il nuovo management ha già annunciato come intenda rilanciare l'azienda polesana puntando su più asset strategici, da una innovazione tecnologica ad una ristrutturazione della logistica, dalla predisposizione di un piano industriale in grado di garantire alla azienda maggiori produzioni in nuovi mercati alla rivisitazione dell'organico in forza che, pertanto, potrebbe comportare dei tagli al personale dipendente;
all'interno del processo produttivo aziendale, la componente manuale rappresentata dagli oltre settecento dipendenti, moltissimi dei quali costretti negli ultimi mesi a ricorrere alla cassa integrazione, riveste senza dubbio una importanza fondamentale, in quanto risorsa imprescindibile derivante dall'elevato know-how acquisito con l'esperienza nel tempo e in grado certamente di dare valore aggiunto al nuovo piano di crescita azienda -:
se non si ritenga opportuno, in ragione dei positivi presupposti dimostrati dalla nuova proprietà e considerando le vicissitudini occupazionali alle quali moltissimi dei lavoratori dell'azienda sono stati sottoposti negli ultimi mesi della precedente proprietà, adoperarsi presso tutte le sedi competenti al fine di tutelare congiuntamente con il management aziendale, la situazione occupazionale.
(4-11585)
La risoluzione in Commissione Margiotta n. 7-00545, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 aprile 2011, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Braga, Mariani.
La risoluzione in Commissione Rossa e Ghizzoni n. 7-00560, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 aprile 2011, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Bressa, Rubinato.
L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Fugatti n. 5-04588, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 aprile 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Comaroli.
Si pubblica il testo riformulato della mozione Di Pietro n. 1-00391, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 399 del 17 giugno 2010.
uno degli impegni sottoscritti da tutti i donatori nel 2008 al III Forum di alto livello sull'efficacia dell'aiuto allo sviluppo è quello di garantire la massima accessibilità alle informazioni relative all'aiuto stesso e la massima trasparenza del medesimo, che consentirebbe ai Governi una maggiore capacità di programmazione, ai Parlamenti di esercitare uno scrutinio più puntuale e alle comunità e ai cittadini dei Paesi partner di effettuare un controllo capillare locale, vale a dire uno dei migliori antidoti alla corruzione;
un primo studio della Princenton university ha finalmente presentato i primi risultati statisticamente solidi del rapporto tra trasparenza degli aiuti che un Paese riceve e il livello interno di corruzione, confermando l'ipotesi iniziale: maggiori sono le informazioni disponibili sugli aiuti per il Paese, minore è il livello generale di corruzione. L'analisi ha potuto anche sostenere che una riduzione significativa delle informazioni porta a un deterioramento dei livelli di corruzione del Paese;
per dare seguito all'impegno sull'efficacia dell'aiuto, molti donatori si sono uniti per dare vita alla Iniziativa internazionale per la trasparenza dell'aiuto (International aid transparency Initiative - lati)
che ha lo scopo di garantire la massima accessibilità in tempo reale alle iniziative di aiuto allo sviluppo finanziate dai donatori con l'ambizione di avere certamente, come punto di riferimento, l'esperienza del database del Dac-Ocse (Development assistance committee), ma anche di superarne alcuni dei limiti attuali: il ritardo nella pubblicazione dei dati (con una media di oltre un anno di ritardo), la mancanza di dettagli sui risultati dei programmi e i pochi dettagli geografici che impediscono di situare correttamente le iniziative di sviluppo nei Paesi partner;
l'Italia non ha preso alcuna posizione sulla sua partecipazione o meno a questa Iniziativa internazionale per la trasparenza dell'aiuto;
i Governi di natura liberal-conservatore inglese e svedese hanno annunciato una politica di piena e aperta divulgazione della documentazione per tutti gli interventi di cooperazione allo sviluppo, che saranno tutti disponibili on line appena effettuata l'approvazione degli interventi;
negli ultimi tre anni era migliorata la trasparenza e l'accessibilità delle informazioni per la cooperazione della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del Ministero degli affari esteri, mentre le informazioni delle attività di cooperazione gestite dal Ministero dell'economia e delle finanze erano e sono ancora affidate esclusivamente alla relazione annuale al Parlamento che è resa disponibile dopo più di due anni. In entrambi i casi, le informazioni sono disponibili generalmente solo in italiano e ciò ne pregiudica la fruibilità nei Paesi partner;
dall'inizio del 2010, l'interruzione della pubblicazione dei bollettini elettronici della cooperazione ha quasi azzerato gli sforzi fatti in precedenza per aumentare la trasparenza della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo; le informazioni pubblicate in precedenza sui bollettini non riportavano una descrizione dettagliata dell'iniziativa e soprattutto non permettevano alcuna ricerca;
in termini di accuratezza della reportistica internazionale, solo lo 0,6 per cento delle iniziative d'aiuto italiane non è classificato per settore, collocando il nostro Paese al quinto posto in termini di accuratezza. Tuttavia, la stessa attenzione non si presta quando si tratta di notificare l'aiuto legato. Il Development assistance committee rivela, infatti, che il 10 per cento delle iniziative italiane non sono valutate rispetto al criterio dello slegamento: un risultato tra i peggiori fra i 23 membri del Development assistance committee, secondo solo a Giappone e Germania. Secondo una recente valutazione sulla trasparenza basata sulla completezza della reportistica, l'Italia risulta penultima, prima del Portogallo, tra tutti i donatori bilaterali e multilaterali;
Publish what you fund, la campagna della società civile per una maggiore trasparenza dell'aiuto, ha recentemente pubblicato il primo indice di trasparenza dei donatori (Paesi Ocse, agenzie delle Nazioni Unite e banche multilaterali di sviluppo). La valutazione sulla trasparenza si basa su tre criteri: impegno a garantire la trasparenza (intesa soprattutto come quantità delle informazioni disponibili nei database), trasparenza e comunicazione delle informazioni ai Paesi partner e reattività alle richieste d'informazioni o chiarimenti da parte degli utenti dei loro siti web;
la classifica complessiva sulla trasparenza dei donatori vede in testa la Banca mondiale e in coda il Giappone, in trentesima posizione. L'Italia occupa la ventisettesima posizione. Il nostro Paese è soprattutto penalizzato dalla difficoltà di trasmettere ai Governi partner informazioni sui futuri piani di spesa (complice un ciclo di bilancio per la cooperazione solo annuale che è soggetto a tagli continui e spesso imprevedibili) e dalla limitata reattività di risposta alle domande di chiarimento;
per rispondere alla crescente pressione dell'opinione pubblica globale sui risultati concreti che l'aiuto ha conseguito,
i Paesi donatori finanziariamente più impegnati hanno creato unità di valutazione sistematica dell'impatto degli interventi. Ad esempio, la cooperazione danese ha una struttura di valutazione separata dall'Agenzia che esegue gli interventi di cooperazione, con uno staff di otto persone e un bilancio di 3 milioni di dollari l'anno. In altri casi si sono avviate vere campagne di comunicazione pubblica di massa per dimostrare che l'investimento di denaro pubblico ha prodotto risultati, come nel caso inglese con la campagna «UK Aid works»;
per l'Italia, dal 2002 non è stata prodotta alcuna valutazione sistematica diffusa pubblicamente. Un'unità di valutazione è stata ricostituita nel 2008 e ha approvato un piano di lavoro annuale dotato di un bilancio. Una valutazione è stata conclusa - ma non ancora caricata sul sito della cooperazione allo sviluppo - ma fino a oggi la citata unità non è stata dotata di un proprio bilancio che le garantisse effettiva operatività;
l'articolo 36 della legge di disciplina della cooperazione allo sviluppo (legge n. 49 del 1987) prevede che sia istituita presso la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo una banca dati in cui siano inseriti tutti i contratti, le iniziative, i programmi connessi con l'attività di cooperazione disciplinata dalla presente legge e la relativa documentazione e stabilisce che l'accesso alla banca dati sia pubblico. Ad oggi nessuna banca dati è accessibile on line,
a pubblicare on line in un unico sito tutte le valutazioni prodotte dalla Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, le relazioni del dipartimento del tesoro relativamente all'azione verso banche e fondi di sviluppo e i documenti strategici come le programmazioni pluriennali per Paese (stream);
a pubblicare on line, contestualmente alla loro approvazione, tutte le iniziative di cooperazione allo sviluppo, rendendo pubbliche le informazioni che sono contenute sul sistema informatico della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo per l'approvazione delle iniziative - il «sistema SIC 99 (sistema informativo della cooperazione)»;
ad aderire all'Iniziativa internazionale per la trasparenza dell'aiuto (lati).
(Nuova riformulazione) «Di Pietro».
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore:
interrogazione a risposta immediata in Assemblea D'Anna n. 3-01584 del 12 aprile 2011.

References: articolo 16
 articolo 22
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 74
 articolo 381
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 5