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Timestamp: 2016-10-22 16:34:22+00:00

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⭐PERIODICO ANNUALE DI AVAID, ASSOCIATION DE VOLONTAIRES POUR L AIDE AU DÉVELOPPEMENT, VIA C. MARAINI 5, 6900 LUGANO-CH ANNO VII - DICEMBRE 2004
PERIODICO ANNUALE DI AVAID, ASSOCIATION DE VOLONTAIRES POUR L AIDE AU DÉVELOPPEMENT, VIA C. MARAINI 5, 6900 LUGANO-CH ANNO VII - DICEMBRE 2004
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1 PERIODICO ANNUALE DI AVAID, ASSOCIATION DE VOLONTAIRES POUR L AIDE AU DÉVELOPPEMENT, VIA C. MARAINI 5, 6900 LUGANO-CH ANNO VII - DICEMBRE 2004 Condizione per lo sviluppo è educare alla carità Fotografia di Morara Cosa fare di più per permettere una pace e uno sviluppo duraturi per i popoli di Mediterraneo, Medioriente e Africa sub-sahariana, martoriati non solo da guerre e terrorismo, ma anche da povertà, sottosviluppo, immigrazione clandestina, instabilità economica e politica? 1. Innanzitutto nessun progetto economico, sociale e politico sostituisce quel dono commosso di sé di un uomo verso un altro uomo che è la carità, quel vero amore al destino dell altro che spinge a farsi carico dei bisogni spirituali e materiali del prossimo, senza aspettare alcun tornaconto prossimo o futuro. Come ci insegna don Giussani nella sua ultima intervista, chi è mosso dalla percezione dell incombente dipendenza che si attribuisce alla natura di ogni cosa, prima di partire in ogni impresa vede ogni suo simile come incommensurabile mistero e perciò lo considera sacro, inviolabile, degno di infinita cura e attenzione. È ciò che fanno quei cristiani che, vivendo il cristianesimo come il fatto di un Dio che si è incarnato per vincere la solitudine brutale dell uomo, vogliono vivere l amicizia con Lui cercando di imitarne la magnanimità verso l uomo concreto. Sono già in molti, al di qua e al di là del Mediterraneo, in Paesi fondamentalisti o moderati, laici o religiosi a vivere quotidianamente così. 2. Invece, da reali gesti di carità nascono le opere: ospedali, scuole, università, centri di formazione, interventi di assistenza. Sono progetti sociali non basati su un uomo astratto, ma sulla vita concreta delle persone, sui loro bisogni, affrontati senza sostituirsi a chi si assiste. Le missioni cattoliche ne sono un esempio: dalla carità di don Bosco e dei Salesiani nasce la formazione professionale in tutto il mondo; da S. Pietro Clavier, un aiuto al superamento della schiavitù; da Daniele Comboni, nello stesso tempo, l evangelizzazione e miriadi di opere nell Africa sub-sahariana; dai Francescani, le università; dai Fatebenefratelli, gli ospedali nel Medioriente. 3. Le opere sociali non si contrappongono, ma si integrano a un sano e generalizzato sviluppo economico. Infatti non ci sono solo multinazionali imposte con le armi, non c è solo una globalizzazione nemica dell uomo. C e anche un attività economica diffusa, fatta di commerci tra imprese, scambi, localizzazione non colonialista, cooperazione finalizzata alle infrastrutture per lo sviluppo. La collaborazione a grandi opere come la diga di Assuan, le opere realizzate dall ENI insieme ai Paesi produttori di risorse energetiche, il tentativo sistematico di creare un area economica integrata, perseguito fino agli anni 80, ne sono un esempio. 4. È fondamentale, a questo proposito, il ruolo degli Stati che dovrebbero evitare le guerre preventive e la vendita di armamenti, al pari di disimpegni ipocriti alla ricerca di improbabili equidistanze verso il terrorismo. Ma ancora non basta. Occorre una sussidiarietà internazionale che aiuti la carità, la nascita di opere, la costruzione di infrastrutture per lo sviluppo, l integrazione economica dal basso. 5. C è però una condizione imprescindibile perché avvenga quanto detto. Senza istruzione e formazione professionale, senza quegli investimenti in capitale umano pubblici e privati previsti dal documento dell Unione Europea di Lisbona 2000, mancherebbero gli strumenti tecnici per dar vita a opere, imprese, progetti politici per la sussidiarietà. Senza un educazione intesa come introduzione alla realtà, alla verità di se stessi, alla rilettura critica delle proprie tradizioni, persino la carità si ridurrebbe a solidarietà e generosità senza futuro. E non nascerebbe un soggetto idealmente capace di generare equilibrate azioni sociali, economiche e politiche. L uomo educato ed istruito è il cuore dello sviluppo. Giorgio Vittadini presidente Fondazione per la Sussidiarietà Palestina Formazione professionale per artigiani e imprese a Betlemme pag. 2 Kenya Una nuova scuola per i bambini dello slum di Kibera pag. 3 Sud Sudan Ristrutturazione e sostegno scuola primaria St. Kizito a Isohe pag. 62 2 Condividere i bisogni per condividere il senso della vita Tende di Solidarietà 2004 Lavoro, via dello sviluppo e della pace Corsi di formazione professionale per artigiani e piccole imprese a Betlemme In aiuto agli artigiani della Palestina per migliorare la loro professionalità La collaborazione con AVSI e AVAID nasce circa due anni fa. Inizialmente sono proprio alcuni cristiani di Palestina a chiedere aiuto per commercializzare all estero i prodotti dell artigianato di Betlemme. All origine di questa richiesta d aiuto c è soprattutto la precaria condizione economica che si è venuta a creare dopo l inizio della seconda intifada (nel 2000). La tensione politica e la stagnazione economica colpiscono soprattutto le comunità più deboli, tra cui proprio i cristiani di Betlemme che vivono essenzialmente di artigianato. Così con l aiuto di AVSI e AVAID i prodotti degli artigiani di Betlemme (presepi, sacre famiglie) sono stati venduti al di fuori della Palestina. Ben presto, tuttavia, i coordinatori del progetto si sono accorti che non era sufficiente aiutare gli artigiani a vendere i prodotti delle proprie mani, dato che il loro stesso mestiere era minacciato da un problema ancora precedente: l impossibilità di insegnare ad altri, soprattutto alle nuove generazioni il proprio lavoro: c erano delle competenze da trasmettere, delle tradizioni antiche che rischiavano di venire dimenticate. Se l inizio dell intifada ha reso più difficile lavorare per qualcuno, per qualcun altro esso ha segnato addirittura la perdita del posto di lavoro. Occorreva dunque anche insegnare un nuovo lavoro a chi aveva perso il suo, in gioco c era la sopravvivenza stessa di intere famiglie. È in questo contesto che si inserisce il Progetto Palestina, un iniziativa dedicata alla formazione professionale necessaria per dare un nuovo sostegno alle attività già presenti sul territorio, ma anche per insegnare un nuovo lavoro a chi non ce l ha. L offerta consiste principalmente in due tipi di corsi. Corsi professionali per imparare a costruire opere di artigianato o per affinare le tecniche di lavorazione di coloro che già operano come artigiani, nel rispetto della più antica tradizione di Betlemme. Ci sono poi corsi manageriali, per dare vita a nuove, piccole imprese che possano contribuire a dare nuovi impulsi e stimoli all economia locale. Il centro propulsivo di questi corsi professionali di arti e mestieri è Betlemme, dove AVSI e AVAID sono riusciti ad ottenere l appoggio e la collaborazione dell Università Cattolica e della Camera di Commercio, nel tentativo di collaborare non solo con le singole persone, ma anche con le istituzioni presenti nel territorio. L iniziativa di AVSI e AVAID si pone dunque come un gesto prezioso anche all interno della situazione politica della Terra Santa, in particolare della città di Betlemme, nella convinzione che, attraverso l educazione al lavoro si trovi insieme la strada dello sviluppo e della pace. «Una testimonianza concreta per la città» Sobhy Makhoul è palestinese, cristiano e cittadino israeliano. Proprio a lui, che è segretario del patriarcato maronita (cattolico) di Gerusalemme e segue da vicino il Progetto Palestina, abbiamo rivolto alcune domande. Quali difficoltà avete incontrato nel promuovere il progetto? Tutto è iniziato quando abbiamo capito che non bastava aiutare gli artigiani a vendere i loro prodotti all estero, ma era necessario anche migliorare la loro vita professionale, curare gli aspetti di sicurezza sul lavoro, aiutarli a trasmettere ai più giovani le loro competenze. La difficoltà iniziale più grande è stata proprio quella di aiutarli a capire che per far fronte alla diffi- cile situazione in cui si trovano, era necessario collaborare, lavorare insieme ad altri. Ad esempio convincere gli artigiani ad insegnare il loro mestiere, fargli capire che i giovani non vengono per rubare loro il mestiere, ma per continuarlo in futuro. La seconda difficoltà è di tipo organizzativo. Dobbiamo organizzarci bene, questo ci chiede tempo, ma anche attenzione alla situazione politica che c è intorno, Sobhy Makhoul Chi partecipa a questo progetto? Al momento la maggioranza delle persone che partecipano sono cristiane, si tratta di comunità che conoscevamo dai tempi in cui organizzavamo i pellegrinaggi in Terra Santa. Il nostro scopo, però, è quello di coinvolgere, nel tempo, anche i non cristiani. Da questo punto di vista è fondamentale il sostegno della Camera di Commercio di Betlemme. In questo modo per non creare malintesi. In Terra San- ta la situazione è delicata. Occorre muoversi con estrema intelligenza e cautela. il nostro gesto diventa una testimonianza verso tutti gli abitanti della città, siano essi cristiani o musulmani. Abbiamo coinvolto anche i non artigiani; alle persone che non avevano più un lavoro, ad esempio, abbiamo inizialmente insegnato a fabbricare i rosari, che è una delle attività più semplici, per la quale non servono particolari abilità artistiche o manuali. È importante per noi coinvolgere anche i giovani; in questo modo possiamo tramandare un mestiere che è stato insegnato dai francescani nel sedicesimo secolo ai cristiani di Terra Santa e trasmesso di generazione in generazione. Cosa significa il Progetto Palestina per un luogo come la Terra Santa? Noi siamo convinti che all interno del Progetto, l aspetto educativo sia centrale. Aiutando gli artigiani a migliorare la loro professionalità e i giovani a imparare un lavoro intendiamo anche testimoniare la possibilità della collaborazione, della tolleranza e dunque della pace. Educando le persone alla libertà e al lavoro si costruisce la pace. Terra Santa, terra divisa Nel settembre 2000 il premier israeliano Ariel Sharon visita la spianata delle Moschee di Gerusalemme, compiendo quello che viene visto dai palestinesi come un gesto oltraggioso e irriverente. Le proteste e lo sdegno sfociano ben presto in quella che è conosciuta come la seconda intifada. Da allora si sono susseguiti sanguinosi attentati terroristici contro Israele e dure risposte militari da parte degli israeliani. Insieme alla tensione politica sono cresciuti esponenzialmente anche i disagi per i civili, sia dal punto di vista economico che sociale. All indomani della recente morte di Yasser Arafat, la situazione si è fatta ancora più complessa, con il disorientamento del popolo palestinese privato del suo carismatico leader e la confusione per la successione del rais interna all Autorità Nazionale Palestinese, che cerca di fermare la violenza per permettere lo svolgersi pacifico delle elezioni presidenziali, previste per il gennaio Recentemente un documento firmato da esponenti di diverse confessioni cristiane (ortodossi, cattolici, La presenza dei cristiani in Terra Santa si è ridotta all 1,6% della popolazione evangelici) ha denunciato, in particolare, la condizione dei cristiani in Terra Santa, la cui presenza è ormai ridotta all 1,6% della popolazione. Dagli esponenti cristiani si è levato anche un invito ai pellegrini a tornare a visitare i Luoghi Santi. Se nel 2000 i cristiani rappresentavano il 60% dei 2,6 milioni di turisti in Israele, nel 2004 tale percentuale è scesa al 29%.3 Tende di Solidarietà 2004 Condividere i bisogni per condividere il senso della vita 3 Kibera-Nairobi, il futuro nasce tra i banchi di scuola Nella baraccopoli più grande del mondo una nuova sede per gli allievi sostenuti da AVAID Kenya, Nairobi: 3 milioni di abitanti. Baraccopoli di Kibera, sette chilometri dal centro di Nairobi: 800mila persone che vivono in condizioni precarie. Dal 1996 AVAID è presente a Kibera con attività di solidarietà, sociali e sanitarie a favore di numerosi bambini e famiglie. Finora diverse centinaia di bambini sono stati sostenuti economicamente nel far fronte alle spese scolastiche attraverso un progetto di adozione a distanza. Nel 2001 AVAID apre la Little Prince Primary School, partendo con una classe di prima. Il riscontro tra la popolazione è molto positivo e l avventura educativa è in costante crescita. Perciò AVAID ritiene opportuno fare un ulteriore passo nel promuovere lo sviluppo e migliorare la vita di un migliaio di bambini, adolescenti e adulti dello slum di Kibera. Un edificio, tante iniziative Il progetto di AVAID in particolare prevede: a) la costruzione di una scuola elementare nello slum di Kibera per circa trecento allievi, offrendo in tal modo una struttura stabile all esperienza scolastica già in atto a Kibera della Little Prince Primary School realizzata e sostenuta da AVAID; b) interventi di sostegno alla frequenza scolastica, iniziative culturali, ricreative e sanitarie rivolte ai bambini, agli adolescenti e ai giovani; Kibera, incontro alla Little Prince con il preside Antony Maina c) momenti di promozione umana e sociale dei genitori dei bambini e dei giovani dello slum; d) corsi di formazione professionale e aggiornamento per docenti di scuole primarie e secondarie. In generale, il programma intende promuovere nuove forme di risposta al bisogno crescente di integrazione sociale di bambini e Fotografia di Elisabetta Ponzone giovani a rischio di emarginazione ed esclusione. A livello metodologico, prioritaria è la centralità della persona bambino, adolescente o giovane nella sua individualità e nei rapporti che intervengono nella sua crescita umana e sociale. In questo processo educativo assume pertanto un importanza notevole il coinvolgimento della famiglia e della scuola. Il progetto Per realizzare la struttura che ospiterà la Little Prince è stato acquistato un terreno di circa metri quadrati situato in un quartiere confinante con lo slum. Si tratta di un luogo ideale poiché non distante dai bambini sostenuti e dalle loro famiglie, inoltre il terreno si trova vicino alle principali scuole frequentate dai bambini seguiti da AVAID. Partner locale dell opera scolastica è AVSI, Associazione Volontari per il Servizio Internazionale, l organizzazione non governativa italiana (ong) con cui AVAID collabora. Rappresentante legale è Leo Capobianco, responsabile AVSI Kenya. Diversi altri enti sono coinvolti nel progetto, tra questi il Ministero dell educazione del Kenya e l Arcidiocesi di Nairobi. I costi Il costo complessivo dell opera ammonta a 487mila franchi così ripartiti: acquisto terreno: 118mila franchi, costruzione edificio: 311mila franchi, lavori esterni: 18mila franchi, pozzo: 40mila franchi. Finora sono stati reperiti fondi per 155mila franchi, ne mancano ancora 332mila. Per ulteriori informazioni o richiedere la descrizione dettagliata del progetto rivolgersi a: AVAID, Via C. Maraini, 5, 6900 Lugano, tel. e fax ; Little Prince, avanti tutta! Dopo sei anni di presenza nello slum di Kibera, nel 2001 nasce la Little Prince Primary School. Scopo dell iniziativa è offrire un sostegno allo studio a sette bambini con difficoltà di apprendimento aiutati da AVAID tramite il sostegno a distanza. Viene così messa a disposizione dei bambini un insegnante e la scuolina prende avvio in un aula offerta dalla St. Charles Lwanga Primary School. Trascorso il primo anno, dopo attenta valutazione, si decide di proseguire l avventura educativa affiancando ai primi sette allievi altri bambini le cui famiglie guardavano con interesse a questa esperienza. Nel 2002 il Little Prince inizia il nuovo anno scolastico con quindici bambini in prima elementare ed altrettanti in seconda, due insegnanti e un preside a tempo parziale. Ad incoraggiare docenti e genitori è il fatto che i bambini possono essere seguiti attraverso un rapporto educativo. Nel 2003 la scuola apre le sue aule con tre classi di 25 allievi ciascuna (Ia, IIa e IIIa elementare), tre insegnanti e un preside sempre a tempo parziale. Nel 2004 il Little Prince raggiunge la quarta classe con un centinaio di bambini, cinque docenti (la quarta elementare richiede due insegnanti) e un preside a tempo pieno. Il collegio docenti è formato dal preside della scuola, dalla coordinatrice didattica e da cinque insegnanti. Inoltre, all interno di una collaborazione specifica, intervengono due docenti per i servizi di doposcuola e due per le attività di animazione e espressività. Nelle classi di prima e seconda è pure presente un esperta in pittura, decorazioni e attività manuali. Con la quarta classe si è ormai raggiunto il massimo della capacità questa struttura. L insufficienza degli spazi e il fatto che essere ospiti di un altro isitutio scolastico pone talvolta dei limiti alle iniziative che s intendono realizzare, conducono AVAID alla decisione di acquistare un terreno sul quale costruire una nuova scuola, dando così seguito al processo educativo iniziato quattro anni or sono. Kibera, uno slum di 800mila poveri Fotografia di Alfonso Zirpoli Per una nuova mentalità Kibera, alunni della Little Prince Primary School Fotografia di Elisabetta Ponzone Nell enorme slum di Kibera vi sono scuole pubbliche e private nonché numerose scuole informali. Quasi tutte però sono caratterizzate da gravi carenze strutturali: la mancanza di aule e il conseguente sovraffollamento di alunni per classe, la mancanza di materiale didattico e di attrezzature per l insegnamento, il modesto livello di preparazione dei docenti, sovente non adeguato ad operare in un simile contesto di marginalizzazione. La povertà è ovunque. Una povertà che determina lo stile di vita, che crea una disistima di sé e degli altri, una sorta di condanna non accettata ma sopportata, una mentalità che attende che altri facciano per loro perché sono poveri. Ed è proprio questa mentalità che è cresciuta tra questa gente, che negli ultimi vent anni ha visto organizzazioni, associazioni nazionali ed internazionali, agenzie delle Nazioni Unite ed ambasciate, Banca Mondiale, intraprendere progetti tesi a migliorare le condizioni di vita di questa gente i cui risultati lasciano a desiderare. Ed è con questa mentalità di stampo assistenzialista che dal gennaio del 1996 i volontari di AVAID e AVSI si sono trovati a lottare.4 4 Condividere i bisogni per condividere il senso della vita Tende di Solidarietà 2004 SOSTEGNO A DISTANZA Sostegno a distanza, esperienza eccezionale Un progetto poco tecnico e tanto umano che coinvolge migliaia di persone Un altro anno è passato. Per me sono già dodici. Sembrano volati, e nel 2005 festeggeremo dieci anni di sostegno a distanza in Kenya. Quanti bambini, quanti genitori, quanta gente abbiamo incontrato! Quanti sostenitori contattati. Quanti contenti e quanti indifferenti. Qualcuno anche non molto soddisfatto. Un progetto che coinvolge migliaia di persone in questo programma semplice, talvolta complicato ma così poco tecnico e così tanto umano. È stata ed è un esperienza straordinaria che ha trovato e trova sempre più coinvolti amministratori, assistenti sociali, insegnanti, genitori, tutori e altre persone. Un opera che cresce sempre più, così come cresce un bambino che è costantemente tra le braccia dei propri genitori (che per tantissimi sono inesistenti) che si prendono cura di lui quotidianamente. È in questa direzione che il sostegno a distanza in Kenya sta andando. La risorsa che è ognuno di voi, che con sacrificio e tanta fiducia, ogni anno rinnova o dà inizio con il proprio contributo a quest avventura umana, è ciò che permette a noi, qui in Kenya, di costruire qualcosa di tendenzialmente permanente che provoca la nostra creatività e la nostra dedizione, e che aiuta così tante persone. Kibera: «Quanti bambini, quanti genitori, quanta gente abbiamo incontrato!» Fotografia di Alfonso Zirpoli Free Education Il 2003 è stato caratterizzato dalla novità chiamata Free Education, introdotta dal nuovo presidente del Kenya, Emilio Kibaki: la scuola libera per tutti (solo per le elementari). Questo cambiamento ha permesso a migliaia di bambini di avere accesso all educazione scolastica liberamente senza aggravio di tasse scolastiche. Questo fatto, in un primo momento, ci ha trovati spiazzati perché tanti bambini sostenuti frequentano la scuola elementare statale e ci ha fatto chiedere se il sostegno a distanza potesse avere ancora valore. La realtà ci ha però convinti che continua ad averlo e, anzi, in qualche modo ne accresce l importanza e la necessità. Infatti, se da un lato la Free Education ha un grande valore, soprattutto per la povera gente (perciò l approviamo totalmente e ne apprez- ziamo il tentativo), dall altro c è un inadeguatezza della sua applicazione per alcuni motivi: 1) I beneficiari della Free Education sono solo i bambini che frequentano scuole elementari pubbliche e non le private. 2) La scuola pubblica è accessibile a tutti e mette a disposizione i libri di testo (uno ogni 3 bambini), ma non è in grado di coprire le spese per la divisa scolastica, le scarpe, i quaderni, il pranzo, le gite scolastiche e il doposcuola. 3) La scuola statale si è letteralmente riempita di migliaia di bambini raddoppiando, e perfino triplicando, il numero di studenti per classe (classi di bambini) ma, lasciando inalterato il numero degli insegnanti, rendendo così non incisiva la formazione scolastica. 4) L inadeguatezza delle strutture ricade ancora una volta sulle spalle dei genitori che si tro- vano sempre più coinvolti a contribuire finanziariamente nel rendere più vivibili le scuole con ampliamenti degli spazi non finanziati dal governo. Sono centinaia le scuole che il governo dovrebbe costruire ogni anno per rispondere adeguatamente alle esigenze. 5) L iniziale migrazione dalla scuola privata a quella statale si è quasi subito interrotta e molti dei bambini sostenuti, contando sul sostegno a distanza, hanno preferito rimanere o tornare nelle strutture private. 6) L assenza di un pranzo giornaliero soprattutto per i bambini che vivono negli slums rappresenta un grosso problema per la loro formazione. C è ancora molto da fare Il grosso sforzo messo in atto da parte del governo va sostenuto. Bisogna però intervenire laddove le deficienze dell applicazione sono evidenti. Siamo coscienti che ci vorranno parecchi anni affinché questa importante scelta possa raggiungere tutti i bambini. Perciò è importante non solo un posto a scuola, ma anche che la formazione sia adeguata e che il numero dei bambini per classe rientri nei numeri standard (25-30) cosicché l insegnamento offerto sia qualificante e la scuola diventi sempre più, dopo la famiglia, il luogo educativo privilegiato per il bambino. Tutto questo ci ha convinti che dobbiamo andare avanti, soprattutto guardando ciò che accade e agendo di conseguenza. Leo Capobianco responsabile AVSI Kenya «Un seme di speranza cresce, per tutti» Anche questa volta parto per Nairobi con il desiderio di incontrare i nostri amici e vedere come stanno. Nell ultimo anno sono accadute tante cose: il progredire nel rapporto con i bambini, il progetto della costruzione della scuola elementare Little Prince, i gruppi di aiuto ai genitori che danno i primi frutti. L esempio che più mi colpisce riguarda la mensa che alcuni di loro stanno gestendo, una mensa che provvede al pasto per i nostri bambini. Mi accompagnano dentro una baracca nello slum. Quando arrivo è vuota, solo alcune panche e due adulti che cucinano: in due grandi pentoloni verdure e ugali (una specie di polenta bianca). Ben presto la baracca si riempie di bambini che, ridendo e scherzando, si siedono sulle panche e consumano il pranzo. Sono contenti e affamati. Mi spiegano che è il primo turno a cui ne seguiranno altri. Infatti poco dopo gli allievi terminano il pasto e, con ordine stupefacente, ripongono in un secchio i piatti e le tazze e tornano a scuola, lasciando il posto ad altri compagni. Mi metto a parlare con il responsabile del gruppo di genitori che svolge questo prezioso lavoro. È un uomo che ci ha conosciuto Kibera: «Abbiamo iniziato aiutando cinquanta bambini» alcuni anni fa. Abbiamo aiutato uno dei suoi sette figli. Mi racconta che all inizio non era soddisfatto di noi, avrebbe voluto che accogliessimo nel progetto tutti i suoi sette bambini, ma le nostre regole non permettevano di aiutare tutti i figli di una stessa famiglia. Oggi è veramente felice e orgoglioso di poter dire che ha un lavoro e che può dar da mangiare a tutti i suoi figli. Grazie alla nostra amicizia è stato aiutato ad imparare un lavoro, a gestire i pochi soldi in modo utile e può con dignità mandare avanti la sua famiglia. Abbiamo iniziato aiutando cinquanta bambini. Oggi verifichiamo che da quella risposta concreta data al bisogno di ognuno di loro sono nate possibilità di una vita diversa per tanti altri: genitori, fratelli e amici. Più passa il tempo e più è evidente che a Kibera i bisogni sono molti ma è anche chiaro che nell aiuto e nell amicizia fedele ai nostri bambini un seme di speranza sta crescendo, per tutti. Fotografia di Alfonso Zirpoli Claudia Soldini direttrice AVAID5 Tende di Solidarietà 2004 Condividere i bisogni per condividere il senso della vita 5 SOSTEGNO A DISTANZA Kenya, un legame che supera i confini Oltre 400 bambini aiutati dalla generosità di tanti ticinesi e svizzeri Con l iniziativa del sostegno a distanza AVAID aiuta i bambini di Kibera, un enorme slum alla periferia di Nairobi (Kenya) popolato da 800mila persone su una superficie di 110 ettari. Gli slums (baraccopoli) sono vaste aree nelle quali i più poveri cercano di costruirsi un riparo con assi e lamiere. In queste "case" si accalcano spesso fino a dieci persone. Non esistono né elettricità né servizi igienici. I bambini vagano sulle strade di fango. L'ammasso di tanta gente favorisce la delinquenza e la criminalità. Nello slum vivono numerose ragazze madri, abbandonate dai compagni o giovani vedove per i mariti morti di Aids. Quasi tutte sono senza un lavoro, perciò non possono provvedere all'educazione dei figli. Spesso con grande fatica riescono a racimolare qualche soldo con dei lavori occasionali che però non bastano a mantenere i figli a scuola. Le suore di Madre Teresa, con cui AVAID collabora, svolgono un importante lavoro d assistenza e istruzione per tanti bambini. Moltissimi altri sopravvivono abbandonati. Con l'iniziativa "Sostegno a distanza in Kenya", AVAID propone un aiuto concreto e diretto a questi bambini contribuendo alle loro spese di mantenimento e di educazione. Kibera, un accozzaglia di catapecchie attaccate l una all altra. Niente fognature, niente acqua, niente elettricità Grazie alla solidarietà di tante persone in Ticino e in Svizzera, attualmente AVAID può mandare a scuola, e provvedere ad altre necessità vitali di oltre 400 bambini dello slum di Kibera. Gli amici Leo Capobianco e Romana Jeptoo, presenti da anni sul posto, Fotografia di Alfonso Zirpoli garantiscono un aiuto che ha a cuore il bene di ogni bambino e il rispetto della sua dignità. Una storia di amicizia Alcuni studenti di una classe del Liceo 1 di Lugano e una loro docente, stanno sostenendo un ragazzo di Kibera. Ci hanno mandato questa lettera. La nostra professoressa di spagnolo, Chiara Pani, ci ha informati che la classe che ha ottenuto la maturità l anno scorso aveva in adozione da quattro anni un ragazzo del Kenya: Owino O. Willis. Non potendo più continuare il padrinato con questa classe ha pensato bene di proporlo a noi. La proposta è stata accettata con entusiasmo e all unanimità, in quanto, come classe e come persone, ci ha sempre fatto piacere aiutare il prossimo (abbiamo organizzato alcune attività in aiuto ai bambini poveri, tra cui una bancarella a favore di AVAID). Con questa esperienza ci siamo accorti di quanto possa valere una Owino O. Willis, 18 anni moneta da cinque franchi che data da ognuno di noi permette a un bambino meno fortunato di studiare e di salvarsi dal destino che gli riserverebbe la vita nella bidonville. Siamo quindi molto felici dell aiuto che diamo tramite questa azione, che ci coinvolge molto, anche grazie ad una corrispondenza con Owino mediante delle lettere in cui egli ci tiene al corrente della sua quotidianità e dei suoi sentimenti. Ecco un passo dell ultima lettera di Owino: Vi mando tanti saluti nella speranza che stiate bene. Ho apprezza- to molto il vostro sostegno nei miei confronti. Considerato il mio stile di vita, sono molto contento perchè Dio ha protetto me e la nostra famiglia. Nella nostra famiglia siamo cinque persone, cioè mia madre, io, due fratelli e una sorella ma nessun padre (morto). Liv Behre, Valentina Rizzello, Alessandra Czerski, Cristina Laghi, Nicole Corti, Fabia Rossi, Giorgia Franzi, Nadine Helfenberger, Alessandro Latella, III C Liceo cantonale 1, Lugano Aderisco al Sostegno a distanza in Kenya Spedire a: AVAID, via Clemente Maraini 5, 6900 Lugano - CH Cognome e Nome: (dei singoli sostenitori o, per i gruppi, del sostenitore di riferimento) Nome gruppo: Indirizzo: Via: Comune: Cantone: tel: fax: Desidero sostenere la/il bambina/o che AVAID mi indicherà per 1 anno 2 anni. Intendo pagare: trimestralmente semestralmente annualmente (4 quote da fr. 150) (2 quote da fr. 300) (una quota da fr.600) Nel caso si voglia sostenere più di una bambina/o si prega di compilare un modulo per ognuno. Luogo e data: (Firma) Il progetto di AVAID funziona così Chi desidera partecipare all'iniziativa "Sostegno a distanza in Kenya" è pregato di: a) compilare un modulo di adesione con i propri dati e inviarlo a: AVAID, via Clemente Maraini 5, 6900 Lugano - CH, tel. e fax 091/ , b) versare l'importo di 50 franchi svizzeri mensili, pagabili ratealmente in quote trimestrali, semestrali o in un unico versamento annuale, mediante il bollettino che i sostenitori riceveranno insieme alla scheda di presentazione del bambino. L'importo è deducibile dalle imposte federali, cantonali e comunali poiché AVAID è ufficialmente riconosciuta come ente di pubblica utilità. L'impegno minimo richiesto è di un anno. Al termine di questo periodo, ogni sostenitore è assolutamente libero di decidere se continuare a sostenere il suo bambino/a. AVAID trattiene il 10% dell'importo versato per i costi amministrativi e di gestione in Svizzera e in Kenya. Incaricati del coordinamento dell'attività in loco sono la signora Romana Jeptoo e il signor Leo Capobianco. Essi garantiscono che i soldi vengano spesi per il bambino/a cui sono destinati. I sostenitori riceveranno la scheda di presentazione del bambino/a con la sua fotografia, i dati anagrafici e la sua storia personale. Periodicamente seguiranno altre informazioni sull iniziativa e sul bambino/a "adottato". Vedere altro
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