Source: http://www.studiominoccheri.com/2012/10/
Timestamp: 2020-07-05 00:35:15+00:00

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STUDIO MINOCCHERI: ottobre 2012
Beni concessi in comodato 2012: deducibili purché strumentali e inerenti
In caso di beni concessi in comodato a terzi, il soggetto comodante può dedurre il relativo costo negli esercizi di competenza mediante la procedura di ammortamento. Condizione necessaria è che tale costo soddisfi il requisito dell’inerenza. In linea di principio, con riferimento ai beni dell’impresa presso terzi, l’Amministrazione finanziaria ha osservato che non viene meno il carattere della strumentalità per il solo fatto che i beni vengono collocati fuori dallo stabilimento dell’impresa stessa. In particolare, nel punto 5 della CM n. 51 del 20 marzo 2000, concernente un “bonus” fiscale, è stato precisato che sono agevolabili anche i beni concessi a terzi in comodato d’uso, purché strumentali e inerenti, affermando che l’inerenza del bene sussiste qualora lo stesso “ceda le proprie utilità all’impresa proprietaria e non a quella che lo ha utilizzato”. Nella successiva CM n. 98 del 17 maggio 2000, è stato ulteriormente chiarito che deve trattarsi di beni senza i quali l’attività non può essere esercitata.
Nella circolare Agenzia delle Entrate n. 90 del 17 ottobre 2001 (punto 3) è stato altresì affermato che possono considerarsi strumentali i beni “utilizzati dal comodatario nell’ambito di un’attività strettamente funzionale all’esigenza di produzione del comodante.”. Ciò che appare significativo è che in tale documento di prassi paia, opportunamente, superata la precedente affermazione in merito alla necessità che il bene non ceda la propria utilità all’impresa utilizzatrice. Tale requisito non sembra più condizionare la deduzione da parte del comodante.
Nella risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 9 del 2002, sono state ritenute strumentali le attrezzature POS assegnate in comodato ai dettaglianti dalle società specializzate nei servizi di pagamento.
In senso favorevole si è anche espressa la risoluzione 11 luglio 2002, n. 225 concernente un’impresa petrolifera che concede un impianto di distribuzione di carburanti in comodato gratuito al gestore e contestualmente stipula con questo un contratto di fornitura di carburanti e lubrificanti, a mezzo del quale il gestore si obbliga ad acquistare in esclusiva i prodotti della compagnia petrolifera che gli concede in uso l’impianto. Analogamente, nella risoluzione del 16 maggio 2008, n. 196 è stato affermato che il requisito dell’inerenza risulta soddisfatto per un’impresa esercente attività di commercio di vernici e colori proprietaria di tintometri che talvolta venivano concessi in comodato a clienti (ad esempio, le carrozzerie), al fine di incrementare le vendite del proprietario, dal momento che il comodatario è obbligato, in virtù di apposite clausole contrattuali, ad acquistare i materiali esclusivamente dalla ditta che li ha concessi in comodato.
Anche la Cassazione si è espressa in termini analoghi nella sentenza 21 gennaio 2009, n. 1465, laddove ha considerato inerenti all’attività delocalizzata della comodante costi per l’acquisto di attrezzature specifiche concesse in comodato gratuito a terzisti esteri per la realizzazione di veicoli poi acquisiti dalla comodante ad un minor prezzo.
In senso conforme, sempre relativamente a fattispecie di concessione di beni in comodato in casi di delocalizzazione dell’attività produttiva e di esternalizzazione di fasi più o meno ampie di produzione, si esprime anche la Cassazione nella sentenza del 21 gennaio 2011, n. 1389.
In conclusione, non deve trarre in inganno l’art. 43, comma 2, del TUIR, secondo cui conservano la strumentalità, nonostante siano concessi in comodato, gli immobili “che non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni” (immobili strumentali per natura); tale previsione non va, cioè, letta nel senso che in casi diversi il comodato del bene relativo all’impresa fa venir meno necessariamente la strumentalità, ma solo che negli altri casi occorre indagare volta a volta sulle modalità di utilizzazione del cespite. Ne deve derivare, quindi, che anche un’utilizzazione indiretta, come quella che sorge dal comodato, non esclude la strumentalità.
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La mediazione obbligatoria è incostituzionale: comunicato stampa del 24/12/2012 della Corte Costituzionale
Illegittimità costituzionale del DLgs. 28/2010 “nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione”. È quanto emerge da un comunicato stampa diffuso dalla Corte Costituzionale ieri, nel quale viene dichiarato l’eccesso di delega legislativa, che cosi dispone:
“Mediazione civile - La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. “
La decisione della Consulta – che, dunque, riguarderebbe l’art. 5, comma 1, del DLgs. 28/2010 - è giunta dopo, in particolare, l’ordinanza del TAR Lazio 12 aprile 2011, che aveva dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale di alcuni articoli del DLgs. 28/2010.
Non verrebbe toccato il sistema della mediazione in sé e, dunque, le altre forme di mediazione, quali quella demandata dal giudice e quella facoltativa.
Nulla di più viene spiegato nel comunicato, ma ciò basta per far cadere la configurazione dell’esperimento della mediazione come condizione di procedibilità della domanda giudiziale per la risoluzione delle controversie nelle materie elencate al citato comma 1 dell’art. 5 del DLgs. 28/2010. Nello specifico: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.
Per la risoluzione di tutte le sopra citate controversie, le parti erano vincolate a esperire il procedimento di mediazione prima di adire le vie giudiziali. Diversamente, la domanda sarebbe stata improcedibile: l’improcedibilità doveva essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice, ove avesse rilevato che la mediazione era già iniziata, ma non conclusa, fissava la successiva udienza dopo la scadenza del termine per la conclusione della medesima (pari a 4 mesi). In egual modo provvedeva quando la mediazione non era stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di 15 giorni per la presentazione della domanda di mediazione.
A tal proposito, si ricorda che la mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali è stata disciplinata dal DLgs. 28/2010, in attuazione dell’art. 60 della L. 69/2009, nel quale, fra i vari principi e criteri direttivi, non è stato fatto alcun riferimento all’obbligatorietà o facoltatività della mediazione.
Solo la lett. n) al comma 3 dell’art. 60 citato prevede “il dovere dell’avvocato di informare il cliente, prima dell’instaurazione del giudizio, della possibilità di avvalersi dell’istituto della conciliazione nonché di ricorrere agli organismi di conciliazione”.
In attesa di leggere le motivazioni della Corte Costituzionale, si osserva che la finalità del provvedimento in oggetto è stata principalmente quella di utilizzare la mediazione come strumento deflattivo, in grado di ridurre in modo significativo il numero di liti gestite dalla giustizia ordinaria. Mediazione, poi, come rimedio alternativo alla tutela giudiziaria ordinaria rivolto a cittadini e imprese per limitare la durata dei tempi processuali e le formalità, oltre che per contenere i costi.
In tal senso, si vedano anche gli “incentivi” alla mediazione, agevolazioni in termini di risparmio di imposte e di tasse, altrimenti dovute in un giudizio ordinario, e in termini di rimborso, sotto forma di credito di imposta, dell’indennità dovuta per l’attività di mediazione (si vedano gli artt. 17 e 20 del DLgs. 28/2010).
In tale quadro, l’“obbligatorietà” è stata voluta per alcune materie di un certo rilievo secondo due criteri-guida. Innanzitutto – così la Relazione illustrativa al decreto legislativo – si tratta di cause in cui il rapporto tra le parti è destinato a prolungarsi nel tempo, anche oltre la definizione della singola controversia (fra questi, i contratti di durata, i rapporti in cui sono coinvolti soggetti appartenenti alla stessa famiglia, al medesimo gruppo sociale o area territoriale), o di rapporti particolarmente conflittuali che si prestano a essere meglio composti in via stragiudiziale (fra questi, la materia della responsabilità medica e della diffamazione a mezzo stampa).
Poi, sono state individuate cause relative ad alcune tipologie di contratti (quali i contratti assicurativi, bancari e finanziari) che, oltre a sottendere rapporti duraturi tra le parti, hanno una diffusione di massa e sono oggetto spesso di contenzioso.
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Rivalutazione terreni e partecipazioni 2010: entro il 31 ottobre il pagamento dell’ultima rata
• terreni lottizzati o terreni sui quali sono state costruite opere per renderli edificabili;
• terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria;
• terreni agricoli posseduti a titolo di proprietà, usufrutto, superficie ed enfiteusi all’1.7.2011 e non rientranti nell’esercizio di imprese commerciali da parte di persone fisiche, enti non commerciali, società semplici e i soggetti ad essi equiparati.
• la persone fisiche, purché la partecipazione non sia posseduta nell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni o in relazione alla qualità di lavoratore dipendente;
• le società semplici e i soggetti ad essi equiparati;
• i soggetti non residenti per le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti in Italia che non siano riferibili a stabili organizzazioni.
• in caso di decesso: per le partecipazioni nel caso in cui un contribuente, prima del decesso, abbia conferito mandato con rappresentanza avente per oggetto l’incarico per la predisposizione della perizia, la rivalutazione produce effetti anche fiscali. In questo caso, gli eredi possono assumere il valore rideterminato come prezzo di acquisto per la determinazione della plusvalenza (Circolare n. 27/E/2003);
• in caso di decesso dell’usufruttuario dopo l’1.7.2011, il proprietario può procedere alla rivalutazione soltanto della nuda proprietà, senza poter fruire della rivalutazione operata dall’usufruttuario (Circolare n. 12/E/2010);
• 30.6.2012;
• 30.6.2013 + interessi 3% annuo calcolati dal 30.6.2012;
• 30.6.2014 + interessi 3% annuo calcolati dal 30.6.2012.
• 8055, denominato Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi per la rideterminazione dei valori di acquisito di partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati
• 8056, denominato Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi per la determinazione dei valori di acquisto dei terreni edificabili e con destinazione agricola.
Fonte: Fisco 7 - Centro studi CGN
IVA per cassa 2012: operativa dal 1 dicembre 2012
In base a tale opzione, le cui modalità di esercizio saranno stabilite da un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, è possibile differire l’esigibilità dell’imposta relativa alle operazioni rese nei confronti di altri soggetti IVA al momento dell’incasso dei relativi corrispettivi da parte dei cessionari o committenti. Parallelamente, per i soggetti che optano per l’adozione del regime, è previsto il rinvio della detraibilità dell’imposta afferente i beni ed i servizi acquistati al momento del pagamento dei relativi corrispettivi ai fornitori. I cessionari o committenti che acquistano beni o servizi da soggetti che applicano l’IVA per cassa possono detrarre l’IVA afferente i beni e servizi acquistati già al momento di effettuazione dell’operazione, anche se il corrispettivo non è stato ancora pagato.
La disciplina si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate da soggetti passivi con volume d’affari non superiore a 2 milioni; la Relazione illustrativa al decreto chiarisce che, nel calcolo del volume d’affari, vanno considerate sia le operazioni che vengono assoggettate al regime dell’IVA per cassa sia le operazioni escluse da tale regime (ad esempio, operazioni soggette ad IVA secondo il meccanismo dell’inversione contabile).
Poiché il regime riguarda, in via di principio, l’intera attività realizzata dai soggetti interessati, l’opzione per il regime ha effetto per tutte le operazioni eseguite, tranne per quelle espressamente escluse. Fra queste ultime sono comprese le operazioni effettuate dai soggetti che si avvalgono di regimi speciali di applicazione dell’IVA quali, ad esempio, i produttori agricoli ex art. 34 del DPR n. 633/72 o le agenzie di viaggio e turismo ex art. 74-ter.
Un dubbio riguardava la possibilità, in caso di esercizio di più attività con applicazione separata dell’imposta ai sensi dell’art. 36 del DPR n. 633/1972, di esercitare l’opzione per l’IVA per cassa limitatamente ad una o più attività. Al riguardo, la Relazione illustrativa chiarisce che, per quanto riguarda le operazioni effettuate dai soggetti nell’ambito di regimi speciali di determinazione dell’imposta sul valore aggiunto, si intende che il regime dell’IVA per cassa può essere adottato per le operazioni effettuate, in applicazione delle regole ordinarie dell’IVA, da soggetti che, previa separazione dell’attività ai sensi dell’articolo 36 del DPR n. 633/1972, applicano sia regimi speciali IVA sia il regime ordinario.
Qualora il volume d’affari superi, nel corso dell’anno, la soglia di 2 milioni di euro, il soggetto optante esce dal regime dell’IVA per cassa e riprenda ad applicare le regole ordinarie dell’IVA a partire dal mese successivo (e non dalla prima operazione successiva) a quello in cui la soglia è stata superata.
Nella fattispecie, il decreto introduce una previsione di semplificazione, in quanto stabilisce che, nella liquidazione relativa all’ultimo mese in cui è stata applicata l’IVA per cassa, venga computato a debito l’ammontare complessivo dell’IVA relativa alle operazioni i cui corrispettivi non sono stati ancora incassati. La scelta è finalizzata, come chiarisce la Relazione illustrativa, ad evitare la coesistenza, per la stessa attività, di due regimi di liquidazione dell’imposta.
Altro aspetto dubbio riguardava la previsione che sulle fatture emesse in base al sistema dell’IVA per cassa deve risultare, tramite una specifica annotazione, che è stata adottata la speciale disciplina. La norma non precisa quali siano le conseguenze della mancanza sulla fattura di tale annotazione; la Relazione al decreto chiarisce che trattasi, ai fini sanzionatori, di violazione formale.
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RELAZIONI COMMERCIALI IN MATERIA DI CESSIONE DI PRODOTTI AGRICOLI E AGRO ALIMENTARI: dal 24 ottobre 2012 sanzionabili i pagamenti tardivi ai fornitori
L’art. 62 della Legge 27 del 2012
L’art. 62 della Legge 27 del 2012 ha introdotto norme di trasparenza all’interno della filiera agro alimentare, con contratto scritto e tempi di pagamento certi per le merci, in modo da sostenere la crescita del comparto eliminando alcune storture del sistema che si traducevano in un peso ed un costo per troppi agricoltori ed imprenditori”.
((3. Per i contratti di cui al comma 1, il pagamento del corrispettivo deve essere effettuato per le merci deteriorabili entro il termine legale di trenta giorni e per tutte le altre merci entro il termine di sessanta giorni. In entrambi i casi il termine decorre dall'ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura. Gli interessi decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine. In questi casi il saggio degli interessi e' maggiorato di ulteriori due punti percentuali ed e' inderogabile)).
10. Sono fatte salve le azioni in giudizio per il risarcimento del danno derivante dalle violazioni della presente disposizione, anche ove promosse dalle associazioni dei consumatori aderenti al CNCU e delle categorie imprenditoriali presenti nel Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro ((o comunque rappresentative a livello nazionale)). Le stesse associazioni sono altresi' legittimate ad agire, a tutela degli interessi collettivi, richiedendo l'inibitoria ai comportamenti in violazione della presente disposizione ai sensi degli articoli 669-bis e seguenti del codice di procedura civile.
((11-bis. Le disposizioni di cui al presente articolo hanno efficacia decorsi sette mesi dalla data di pubblicazione della legge di conversione del presente decreto. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, da emanare entro tre mesi dalla data di pubblicazione della legge di conversione del presente decreto, sono definite le modalita' applicative delle disposizioni del presente articolo)).
Con il Decreto Interministeriale di attuazione - predisposto dai due Ministri competenti (Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico) il 17 luglio 2012 in attuazione di quanto previsto dall’art. 62, comma 11 bis della Legge 27/2012 – sono state definite le modalità applicative dell’articolo 62 che innova la disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agro alimentari.
Il Decreto stesso definisce i criteri di attuazione per dare certezza applicativa alla norma e tale regolamentazione è stata frutto del proficuo dialogo con tutti gli attori della filiera.
La ratio che informa la nuova disciplina è quella di realizzare nelle cessioni di prodotti agricoli e agroalimentari i principi di:
- Correttezza;
- Reciproca corrispettività delle prestazioni, con riferimento ai beni forniti.
a) Obbligatorietà della forma scritta “ad substantiam”;
b) Obbligatorietà – a pena di nullità - della indicazione(nel contratto):
• della durata;
• delle quantità;
• delle caratteristiche del prodotto venduto;
• del prezzo;
• delle modalità di consegna e di pagamento.
c) Divieto di pratiche commerciali scorrette (2° comma art. 62).
d) Termini afferenti il pagamento dei corrispettivi fissati in:
• Le cessioni/conferimenti afferenti i prodotti agricoli e alimentari operati dagli imprenditori alle cooperative (di cui all’art. 1, comma 2° del Decreto Legislativo 228/2001), se gli imprenditori risultano soci di tali cooperative;
• I conferimenti di prodotti agricoli e alimentari operati dagli imprenditori alle organizzazioni di produttori (di cui al decreto legislativo 102/2005), se gli imprenditori risultano soci delle organizzazioni di produttori stesse;
• I conferimenti di prodotti ittici operati tra imprenditori ittici (di cui all’art. 4 Decreto Legislativo 4/2012) e, infine:
•Le cessioni di prodotti agricoli e alimentari istantanee (ad esempio cash and carry), con contestuale consegna e pagamento del prezzo pattuito per il solo espresso riferimento al 1° comma ed al 3° comma dell’art. 62 della Legge 27/2012, essendosi escluso all’art. 1 del Decreto Interministeriale il riferimento agli altri commi dell’art.62 quali 2° comma, 4° comma e segg..
• E’ di particolare interesse la definizione: “del consumatore finale” (la persona fisica che acquista i prodotti per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta).
• Interessi, che vengono definiti quali interessi legali di mora o interessi ad un tasso concordato tra imprese stabiliti nel contratto;
• Interessi legali di mora che sono gli interessi semplici di mora od interessi ad un tasso pari al tasso di riferimento come definito dalla normativa nazionale di recepimento delle direttive comunitarie in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, distinguendosi quanto al tasso di riferimento tra il 1° semestre dell’anno in questione (tasso in vigore al 1° gennaio) e secondo semestre (tasso di riferimento al 1 luglio).
5- I contratti quadro, accordi quadro, contratti di base, accordi conclusi a livello di centrali di acquisto.
• Contratti di cessione dei prodotti;
• Documenti di trasporto o di consegna, ovvero alla fattura – ordine di acquisto – con i quali l’acquirente commissiona la consegna dei prodotti.
7- Forme contrattuali.
8- Le pratiche commerciali sleali. I divieti.
I- Rispetto dei principi di buone prassi e divieto di pratiche sleali identificati dalla Commissione Europea – Forum di Alto livello per il migliore funzionamento della filiera alimentare – approvate il 29 novembre 2011 ed allegate al Decreto Interministeriale 17.07.2012 ( nelle allegate buone prassi, i principi generali cui le parti sottoscrittrici si sono impegnate ad agire in conformità con le legislazioni applicabili ed in particolare delle legislazioni sulla concorrenza sono i seguenti:
II- Divieto di abuso della propria maggior forza commerciale che determini l’imposizione di condizioni contrattuali “ingiustificatamente” gravose:
a) includendo servizi e/o prestazioni accessorie (anche di terzi) rispetto alla fornitura e senza “alcuna” connessione oggettiva, diretta e logica con la cessione;
b) escludendo l’applicazione di interessi di mora a danno del creditore o il risarcimento per le spese di recupero credito;
c) escludendo clausole che impongano al venditore di emettere fatture – successive alla consegna dei prodotti – non prima di un termine minimo pattuito con il debitore;
d) consentendo - per consegne di prodotti in più quote nello stesso mese – la pattuizione di clausole per l’emissione di una sola fattura successivamente all’ultima consegna dei prodotti del mese;
e) infine, ove la pratica commerciale “illecita” risulti essere una “riscontrata pratica diffusa”, detta situazione costituirebbe elemento di prova dell’abuso del potere di mercato o negoziale – subito dal contraente che lamenti l’abuso – per l’ottenimento di vantaggio economico non giustificato (da parte dell’altro contraente) o ingiustificatamente gravoso (in proprio danno).
1 – Decorrenza termini di pagamento dall’ultimo giorno del mese di ricevimento fattura.
2 – Fatture separate per cessioni assoggettate a differenti termini di pagamento.
3 – Per la determinazione degli interessi per ritardato pagamento si considera: la data di ricevimento fattura (a mano e/o raccomandata a.r. e/o pec e/o mezzo equivalente previsto da normativa fiscale).
4 – Se vi è incertezza sulla data di ricevimento della fattura si assume per la determinazione degli interessi la data di consegna dei prodotti.
5 – Per la cessione dei prodotti alcolici si fa salvo l’art. 22 Legge 28/1999.
a) interessi “automaticamente” decorrenti dal giorno successivo al termine per il pagamento;
b) calcolo degli interessi:
c) Inderogabilità dell’automatismo del computo di interessi di cui all’art. 62, 3° comma.
a) ove il fornitore non adempia agli obblighi legali e contrattuali convenuti nel contratto di cessione l’acquirente può “invocare” la sospensione dei termini del pagamento;
b) l’acquirente – a fronte di contestazioni di una fornitura –“trattiene non già l’intero importo ma solo quello “parziale” relativo alla fornitura oggetto di contestazioni.
11 – Il Garante.
1) Per i contratti già in essere alla data del 24 ottobre 2012 la normativa si applica da tale data per i soli requisiti del 1° comma dell’art. 62 (ossia forma scritta e condizioni essenziali) e vi deve essere l’adeguamento non oltre la data del 31 dicembre 2012;
2) Ove esistano contratti stipulati in presenza di norme comunitarie, da cui discendano termini per la stipula dei contratti stessi precedenti al 24 ottobre 2012, essi devono essere adeguati per la campagna agricola successiva con la nuova normativa;
3) In ogni caso le disposizioni contenute nell’art. 62, commi 2° (divieti) e 3° (termini di pagamento) si applicano a tutti i contratti a partire dal 24 ottobre 2012.
Spesometro e redditometro nullo se il bene è acquistato con denaro dei genitori
L’art. 38 del DPR 600/73 consente di accertare in maniera sintetica il reddito delle persone fisiche sulla base delle spese da queste sostenute nel corso del periodo d’imposta.
È però ferma la prova contraria, quindi il contribuente può dimostrare che l’acquisto non è, in realtà, un indice di capacità contributiva, siccome i fondi per effettuarlo provengono da redditi esenti, soggetti a imposizione alla fonte o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile. Tra le prove contrarie a disposizione del contribuente rientra senz’altro la circostanza che il denaro per l’acquisto dell’immobile proviene in realtà da terzi.
Con la sentenza 17805 , la Suprema Corte si è interessata della questione, affermando, in sostanza, che nel caso di acquisto di immobile effettuato dal figlio, ove il genitore, comparso in atto, ha di fatto elargito il denaro, si è in presenza di una donazione indiretta non del denaro ma dell’immobile, con tutto ciò che ne può conseguire in merito alla prova contraria sull’accertamento fondato sulla spesa patrimoniale.
Tale principio è mutuato, in realtà, dal diritto civile, ove molte volte la Corte ha stabilito che “nell’ipotesi di acquisto di immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente intenda in tal modo beneficiare, si configura la donazione indiretta dell’immobile e non del denaro impiegato per l’acquisto” (Cass. 20638 del 2005, richiamata dalla sentenza in commento).
Allora, se il figlio pone in essere un acquisto di un immobile e uno dei genitori, in atto compare dichiarando di elargire il denaro, a prescindere dalle problematiche civilistiche che ciò può comportare, va da sé che, ove l’effettivo esborso del denaro da parte del genitore abbia un dovuto riscontro probatorio, l’accertamento sintetico a carico del figlio/contribuente è destituito di fondamento, siccome è integrata la prova contraria.
I giudici richiamano anche propri precedenti sulla rilevanza della simulazione nell’accertamento sintetico, ove era stato sostenuto che, qualora la rettifica sia fondata su indici quali l’acquisto di un immobile, il contribuente può confutare ciò sostenendo, se del caso, che la vendita, in realtà, dissimulava una donazione.
A fronte di ciò, la giurisprudenza ha precisato che non vale, in sede tributaria, il disposto di cui all’art. 1415, comma 1 c.c., in base al quale la simulazione non può essere opposta ai terzi (Cass. 17 marzo 2006 n. 5991).
Tanto premesso, ogniqualvolta si presenti una sorta di disallineamento tra soggetto che acquista formalmente il bene e soggetto che materialmente eroga i fondi, se vi sono riscontri probatori è da ritenersi integrata la prova contraria, a prescindere dal fatto che il soggetto erogante il denaro compaia o meno in atto, anche se tale fatto può giovare al contribuente sotto il profilo dell’accertamento sintetico.
Chiaramente, nulla vieta al Fisco, successivamente all’annullamento giudiziale o in autotutela, di attivare il controllo nei confronti del soggetto che ha elargito i soldi, e di notificare apposito accertamento, in quanto è in capo a questi la capacità contributiva presunta desumibile dal sostenimento della spesa.
Appare pleonastico rammentare che, per accertare il soggetto che ha elargito il denaro, occorre sempre il rispetto dei termini decadenziali ex art. 43 del DPR 600/73, a prescindere dal momento in cui sono state reperite dal Fisco le prove.
Pubblicato da Email: studiominoccheri@tiscali.it a 01:45
Partita Iva: verifica on line delle partite Iva sul sito dell’Agenzia delle Entrate
Dal 17/10/2012 è possibile verificare puntualmente la validità di una partita Iva e conoscere i dati identificativi del soggetto titolare mediante la nuova applicazione web ad accesso libero messa a punto dall’Agenzia.
Vai sul seguente link:
Per evitare un uso improprio del servizio, viene richiesto di inserire un codice di controllo “captcha” antirobot. Il codice, concepito per garantire i requisiti di sicurezza e accessibilità, può essere desunto sia dall’immagine visualizzata all’interno della pagina, sia a mezzo audio on demand.
Pubblicato da Email: studiominoccheri@tiscali.it a 00:06
Antiriciclaggio 2012: dal 17 ottobre nuove sanzioni su libretti al portatore e assegni «liberi»
Il DLgs. n. 169/2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 230 del 2 ottobre 2012, reca importanti modifiche anche alla disciplina antiriciclaggio di cui al DLgs. 231/2007. Tra le altre, si segnalano quelle riguardanti l’obbligo di astensione e la disciplina sanzionatoria correlata ai libretti al portatore e agli assegni; novità che saranno in vigore dal 17 ottobre prossimo.
In relazione al primo punto, occorre innanzitutto ricordare che, ai sensi dell’art. 18 del DLgs. 231/2007, gli obblighi di adeguata verifica della clientela consistono nelle seguenti attività: identificare il cliente e verificarne l’identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente; identificare l’eventuale titolare effettivo e verificarne l’identità; ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto continuativo o della prestazione professionale; svolgere un controllo costante nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale. Il successivo art. 23 comma 1 precisa che, quando gli enti o i professionisti non sono in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela stabiliti dall’art. 18 lett. a), b) e c), non possono instaurare il rapporto continuativo né eseguire operazioni o prestazioni professionali ovvero pongono fine al rapporto continuativo o alla prestazione professionale già in essere e valutano se effettuare una segnalazione di operazione sospetta alla UIF.
Nel contesto dell’art. 23 del DLgs. 231/2007 viene ora inserito un nuovo comma 1-bis, ai sensi del quale, nel caso in cui non sia possibile rispettare gli obblighi di adeguata verifica relativamente a rapporti continuativi già in essere, operazioni o prestazioni professionali in corso di realizzazione, gli enti o i professionisti restituiscono al cliente i fondi, gli strumenti e le altre disponibilità finanziarie di spettanza, liquidandone il relativo importo tramite bonifico su un conto corrente bancario indicato dal cliente stesso. Il trasferimento dei fondi è accompagnato da un messaggio che indica alla controparte bancaria che le somme sono restituite al cliente per l’impossibilità di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela stabiliti dall’art. 18 del DLgs. 231/2007. Rispetto a tale previsione normativa, evidenti appaiono i profili problematici connessi alla sua concreta attuazione. Si pensi, tra l’altro, a quale possa mai essere la condotta che dovrebbe tenere la banca che si vede “recapitare”, in concomitanza con il bonifico, un messaggio di questo tipo.
Quanto ai libretti di deposito bancari o postali al portatore, si registra un innalzamento delle sanzioni pecuniarie nel caso di saldo di importo pari o superiore a 1.000 euro (art. 49 comma 12 del DLgs. 231/2007). Si passa, infatti, da una sanzione dal 20% al 40% del saldo ad una sanzione dal 30% al 40% del saldo. Si passa, invece, da una sanzione dal 10% al 20% del saldo ad una sanzione dal 30% al 40% del saldo per le violazioni di cui ai commi 13 e 14 dell’art. 49 del DLgs. 231/2007. Mentre il riferimento al comma 14, che sanziona il trasferimento di libretti al portatore in assenza delle prescritte comunicazioni, appare priva di profili problematici, non altrettanto è possibile dire con riguardo all’innalzamento della sanzione rispetto alla previsione di cui al precedente comma 13. Essa, infatti, non appare da riferire alla violazione, ormai consumata, di omessa estinzione (ovvero di omessa riconduzione del saldo nei limiti consentiti) entro il 31 marzo 2012 dei libretti al portatore con saldo pari o superiore a 1.000 euro; potendo, peraltro, recuperare valenza in caso di futuro abbassamento dei limiti del saldo con fissazione di un nuovo termine entro il quale provvedere all’estinzione dei libretti o alla riconduzione del saldo nei limiti. Restano ferme, inoltre, la sanzione amministrativa pecuniaria minima di 3.000 euro, l’aggravante (con sanzione minima e massima aumentata del 50%) nel caso di importi superiori a 50.000 euro e la previsione, per i libretti con saldo inferiore a 3.000 euro, di una sanzione pari al saldo del libretto stesso (quest’ultima relativa alle sole ipotesi di cui ai commi 13 e 14).
Con una norma interpretativa, infine, si precisa che i commi 5 e 7 dell’art. 49 del DLgs. 231/2007 si interpretano nel senso che costituiscono violazione l’emissione, il trasferimento e la presentazione all’incasso di assegni bancari e postali, di assegni circolari, vaglia postali e cambiali privi dell’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e della clausola di non trasferibilità per importi pari o superiori a 1.000 euro. Il comma 6 dell’art. 49 del DLgs. 231/2007, invece, ai sensi del quale gli assegni bancari e postali emessi all’ordine del traente possono essere girati unicamente per l’incasso a una banca o a Poste Italiane spa, si interpreta nel senso che il trasferimento e la presentazione all’incasso di assegni bancari e postali emessi all’ordine del traente da parte di soggetto diverso, costituiscono violazione.
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Comunicazioni IVA degli operatori finanziari: differito, al 31 gennaio 2013, il termine per lo spesometro dei pagamenti «tracciati»
Con un provvedimento emanato ieri, l’Agenzia delle Entrate ha ulteriormente differito, al 31 gennaio 2013, il termine, già in precedenza prorogato al 15 ottobre 2012, per la comunicazione, da parte degli operatori finanziari di cui all’art. 7, comma 6, del DPR 605/73, delle operazioni rilevanti ai fini IVA, di importo almeno pari a 3.600 euro IVA compresa, in cui l’acquirente è consumatore finale, in relazione alle quali il pagamento dei corrispettivi sia avvenuto mediante carte di credito, di debito o prepagate.
La predetta proroga, dal punto di vista soggettivo, riguarda gli operatori finanziari che, ai sensi di quanto stabilito dal comma 1-ter dell’art. 21 del DL 78/2010, aggiunto dall’art. 23, comma 41 del DL 98/2011, sono obbligati alla comunicazione all’Amministrazione finanziaria, delle operazioni rilevanti ai fini IVA, di cui all’art. 21 del D.L. 78/2010, in cui parte acquirente sia una persona fisica.
In relazione alle predette operazioni, è bene ricordare il quadro normativo in cui si inserisce la proroga in commento, in quanto in deroga all’obbligo generale che individua nel soggetto che pone in essere l’operazione l’obbligo di presentazione della comunicazione all’Agenzia delle Entrate (per le operazioni effettuate dal 1° luglio 2011, in quanto trattasi di operazioni senza obbligo di emissione della fattura).
In particolare, in un primo momento l’art. 7, comma 2, lett. o) del DL 70/2011, aggiungendo il nuovo comma 1-bis all’art. 21 del DL 78/2010, ha escluso dall’obbligo di comunicazione le operazioni rilevanti ai fini IVA, effettuate nei confronti di contribuenti non soggetti passivi ai fini IVA, “qualora il pagamento dei corrispettivi avvenga mediante carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605”.
Successivamente, l’art. 23, comma 41 del DL 98/2011, aggiungendo il comma 1-ter all’art. 21 del DL 78/2010, ha stabilito che “gli operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 7, sesto comma del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605 che emettono carte di credito, di debito o prepagate, comunicano all’Agenzia delle entrate le operazioni di cui al comma 1-bis in relazione alle quali il pagamento dei corrispettivi sia avvenuto mediante carte di credito, di debito o prepagate emesse dagli operatori finanziari stessi, secondo modalità e termini stabiliti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate”.
In buona sostanza, combinando le due disposizioni normative riportate, emerge che, per le operazioni di importo almeno pari a 3.600 euro, IVA compresa, in cui l’acquirente/committente è un soggetto che non riveste la qualifica di soggetto IVA (tipicamente un privato), l’obbligo di comunicazione non ricade sul soggetto passivo che ha effettuato l’operazione (commerciante al minuto, tipicamente), bensì sull’operatore finanziario che ha emesso lo strumento finanziario (carta di credito, di debito o prepagata) a mezzo del quale l’acquirente/committente ha pagato il corrispettivo previsto per l’operazione.
In attuazione dell’art. 23, comma 41 del DL 98/2011, che ha “trasferito” l’obbligo di comunicazione all’operatore finanziario per le predette operazioni, il provvedimento direttoriale del 29 dicembre 2011 aveva inizialmente fissato al 30 aprile 2012 il termine per la comunicazione, da parte dei predetti operatori, delle operazioni in questione effettuate nel periodo dal 6 luglio (data di entrata in vigore del DL 98/2011) al 31 dicembre 2011, indicando altresì il codice fiscale dei soggetti con i quali hanno stipulato un contratto di installazione ed utilizzo dei dispostivi POS (in buona sostanza, i dati dell’esercente presso cui è installato tale dispositivo).
In un secondo momento, con il provvedimento del 16 aprile 2012, l’Agenzia aveva disposto la proroga del predetto termine del 30 aprile 2012 al 15 ottobre 2012, fermo restando il contenuto della comunicazione stessa, precisando, tuttavia, che si sarebbe provveduto a sostituire le specifiche tecniche allegate al precedente provvedimento del 29 dicembre, che devono considerarsi soppresse.
Infine, con il provvedimento di ieri, come già anticipato, il termine è nuovamente differito al 31 gennaio 2013 e nelle motivazioni si legge che la predisposizione del nuovo tracciato record (già annunciato con la precedente proroga) richiede ulteriori adeguamenti tecnici che siano rispondenti alla diversa e nuova tipologia di informazioni da trasmettere.
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Visure catastali: dal 1 ottobre 2012 a pagamento
L’Agenzia del Territorio ha pubblicato lo scorso 28 settembre le prime indicazioni relative alle modifiche alla tabella dei tributi speciali catastali e alla tabella delle tasse ipotecarie dettate dal D.L. n. 16 del 2 marzo 2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 44 del 26 aprile 2012. Particolarmente significative sono le precisazioni in materia di atti del catasto, per la cui consultazione, dal 1° ottobre scorso, è previsto il pagamento. Si ricorda, infatti, che, fino al 30 settembre, tutte le visure catastali erano gratuite.
Per effetto delle modifiche introdotte, sarà soggetta a pagamento la consultazione dei seguenti atti:
• atti cartacei (quali i registri di partita e le mappe catastali);
• banca dati censuaria;
• mappa catastale informatizzata.
Per ogni consultazione è dovuto il tributo speciale in base alle seguenti tariffe:
• euro 5 per ogni richiedente e per ogni giorno o frazione, nel caso di visura di atti cartacei;
• euro 1 per ciascun identificativo catastale richiesto, nel caso di visura per immobile degli atti censuari e della cartografia da base informativa;
• euro 1 per ogni 10 unità immobiliari o frazione di 10, nel caso di ogni altro documento richiesto, inclusa la visura per soggetto;
• euro 1 per ciascuna visura negativa stampata.
Secondo le precisazioni dettate dalla circolare dell’Agenzia del territorio, inoltre, il tributo catastale si applica in base ai criteri che seguono: se la richiesta di visura si riferisce al foglio di mappa, il tributo di euro 1 deve essere applicato per ciascuna particella richiesta; qualora la visura riguardi i registri e le schede di partita, consultabili per numero di partita, il tributo di euro 1 si applica per ogni 10 unità immobiliari o frazione di 10 di esse.
Particolarmente significativa, inoltre, è la precisazione contenuta nella circolare n. 4/T del 28 settembre 2012 secondo cui:
• sono gratuite le risultanze fornite durante la navigazione a video sui sistemi informativi, qualora non venga richiesta la produzione dei documenti consultati a video;
• è gratuito il servizio di consultazione delle rendite catastali e il servizio di ricerca dati catastali per codice fiscale;
• ai sensi dell’art. 6, comma 5-quater, del D.L. n. 16/2012, introdotto dalla legge n. 44 del 26 aprile 2012, “l’accesso ai servizi di consultazione delle banche dati ipotecaria e catastale gestite dall’Agenzia del territorio avviene gratuitamente e in esenzione da tributi se viene richiesto presso gli uffici in relazione a beni immobili dei quali il soggetto richiedente risulta titolare, anche in parte, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento”.
A quest’ultimo riguardo, la circolare, oltre a ricordare che le modalità e i tempi per l’estensione del servizio di consultazione “personale” saranno stabiliti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia, precisa che “la titolarità attuale dell’immobile è stata individuata come specifico requisito di carattere soggettivo per la spettanza del beneficio fiscale”. Pertanto, per ciò che riguarda le visure catastali, è necessario che il contribuente sia iscritto negli atti del catasto e risulti intestatario catastale degli immobili oggetto di consultazione.
Legge di Stabilità 2013: approvato il disegno di Legge
Durante la scorsa notte, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge della Legge di Stabilità 2013, la quale interviene sui seguenti aspetti di interesse fiscale:
• aumento dell'1% delle aliquote IVA del 10% e del 21%;
• riduzione dell'1% dell'aliquota relativa ai primi due scaglioni IRPEF (23% e 27%);
• introduzione di un'imposta sulle transazioni finanziarie, c.d. "Tobin Tax", esclusi i titoli di Stato;
• riordino delle deduzioni e detrazioni IRPEF;
• assoggettamento ad IRPEF delle pensioni di guerra e di invalidità
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Lavoratori domestici: entro il 10/10/2012 il versamento dei contributi del 3° trimestre 2012
Si ricorda che mercoledì 10 ottobre 2012 è l'ultimo giorno utile per pagare i contributi dovuti per il personale domestico, relativi al periodo luglio - settembre 2012.
• sul sito www.inps.it, utilizzando la carta di credito attraverso il "Portale dei Pagamenti";
• tramite il bollettino MAV inviato dall'INPS o generato attraverso il sito www.inps.it, accedendo al "Portale dei pagamenti";
• telefonando al Contact Center gratuito 803164;
• rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito "Reti Amiche".
Pec 2012-2013 obbligatoria per le ditte individuali
Secondo il testo del D.L. approvato ieri dal CdM (art. 5) le ditte individuali che si iscrivono al Registro delle Imprese, successivamente alla data di entrata in vigore del D.L. devono indicare nel modello il proprio indirizzo di posta elettronica certificata; il Registro delle Imprese, in caso di ricezione della domanda sprovvista dell`indirizzo Pec, in luogo della sanzione, sospende la domanda per tre mesi, in attesa che venga integrata con i dati relativi all`indirizzo Pec.
Le imprese individuali iscritte al registro delle imprese alla data di entrata in vigore del D.L. dovranno invece comunicare il proprio indirizzo PEC entro il 31 dicembre 2013.
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IMU: proroga del termine per l’invio della Dichiarazione IMU al 30/11/2012 con Decreto Legge
In data 4 ottobre 2012 il Consiglio dei Ministri ha approvato una bozza di Decreto Legge sulla finanza locale; tra le disposizioni ivi contenute meritano particolare attenzione:
- lo slittamento al 31 ottobre del termine per la definizione delle aliquote IMU e l'approvazione dei relativi regolamenti da parte dei comuni;
- il differimento al 30 novembre del termine per la presentazione della dichiarazione IMU da parte dei contribuenti.
La proroga del termine da ultimo citato è dovuta al fatto che attualmente non sono ancora disponibili il modello di dichiarazione IMU e le relative istruzioni.
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Sanatoria extraue lavoratori irregolari 2012: nuova circolare INPS del 28/09/2012
Come noto, con la Circolare n. 113/2012 l'INPS ha fornito indicazioni operative in merito agli adempimenti da assolvere nei confronti dell'Istituto previdenziale, da parte dei datori di lavoro che aderiscono alla procedura di emersione dei lavoratori extracomunitari.
A completamento delle suddette indicazioni, l'INPS, con la Circolare n. 118 del 28 settembre 2012, è intervenuto per fornire ulteriori chiarimenti in merito al procedimento di verifica del requisito della regolarità contributiva.
Un primo aspetto analizzato nella circolare, riguarda la compilazione del flusso Uniemens che il datore di lavoro non agricolo deve inviare all’INPS prima della convocazione presso lo Sportello Unico per la sottoscrizione del contratto di soggiorno. Preliminarmente, l’Istituto previdenziale ricorda che la data di assunzione del lavoratore – ovvero quella in cui ha avuto inizio il rapporto irregolare – costituisce la data di inizio attività con dipendenti che il datore di lavoro deve indicare all’atto della presentazione della domanda di iscrizione.
Inoltre, una particolare attenzione viene rivolta alle modalità di indicazione, nella denuncia Uniemens, del codice fiscale del lavoratore che si intende regolarizzare, calcolato utilizzando i dati anagrafici in possesso del datore di lavoro. In tal senso, l’INPS rassicura che la mancata convalida del codice fiscale da parte dell’Anagrafe tributaria non comporta l’annullamento della denuncia relativa al dipendente, bensì solo la sospensione dell’accredito sul Conto corrente assicurativo individuale, che si protrarrà fino al riconoscimento della validità del codice fiscale.
Un ulteriore chiarimento riguarda l’obbligo del datore di lavoro di esibire, al momento della convocazione presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione, le copie delle singole denunce Uniemens, prelevate dal rendiconto individuale del lavoratore, per tutti i mesi interessati dalla regolarizzazione. In questo caso, l’INPS chiarisce che qualora alcune denunce non risultino evidenziate nel rendiconto, vi è comunque la possibilità di dimostrarne l’avvenuto invio stampando la distinta tramite la funzione “Distinta Esito” presente nell’apposito software di controllo fornito dall’INPS, ed esibendola assieme alla ricevuta delle denunce inviate, recante gli estremi identificativi e la data di trasmissione del flusso Uniemens.
Un’altra precisazione contenuta nella circolare riguarda il numero di matricola INPS, che deve sempre essere indicato nella compilazione del modello EM-SUB. Infatti, tale dato consentirà allo Sportello Unico di richiedere il documento di regolarità contributiva al medesimo Istituto previdenziale. La mancata indicazione del numero di matricola dovrà essere “sanata” con un’apposita comunicazione integrativa allo Sportello Unico.
Invece, nel caso dei datori di lavoro agricolo che accedono alla procedura di regolarizzazione, l’INPS ricorda che dovranno dichiarare i lavoratori irregolari interessati dall’emersione utilizzando il modello DMAG trimestrale. Tuttavia, in tale dichiarazione dovranno essere indicati solo e unicamente i lavoratori da regolarizzare, e non anche altri eventuali dipendenti “regolari”. Da ciò deriva che il datore di lavoro agricolo, che nel periodo da regolarizzare ha alle proprie dipendenze anche lavoratori regolari, dovrà inviare due modelli DMAG: uno per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri e un altro relativo ai rapporti di lavoro regolare.
Le restanti istruzioni contenute nella circ. n. 118/2012 riguardano la richiesta del DURC che lo Sportello Unico effettua, per ognuno dei lavoratori interessati, ai fini della verifica della regolarità contributiva del datore di lavoro non agricolo che ha presentato l’istanza di emersione.
A tal proposito, nella circolare si precisa che il DURC ha, in questo caso, una portata limitata in quanto è diretto ad accertare la regolarità degli adempimenti contributivi con esclusivo riferimento ai lavoratori interessati dalla procedura di regolarizzazione. Pertanto, come fa osservare l’INPS, il rilascio di tale certificazione non rientra nell’ambito della disciplina ordinaria prevista dal DM 24 ottobre 2007 e, conseguentemente, non trovano applicazione le disposizioni in materia di preavviso di accertamento negativo e di silenzio assenso. Invece, per quanto riguarda la certificazione di regolarità contributiva relativa ai datori di lavoro agricolo, nella circolare in esame si fa rinvio a prossimi interventi di prassi.
Ravvedimento per omesse comunicazioni 2012: possibile fino al 31 dicembre 2012
L’art. 2, comma 1, del DL 16/2012 ha introdotto la possibilità di sanare l’omissione di comunicazioni che, per effetto della legislazione di riferimento, sono necessarie per la fruizione di particolari regimi fiscali.
Ecco che l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 38 pubblicata ieri, si è pronunciata in merito all’ambito applicativo di tale novità.
Si premette che, in base alla disposizione richiamata, la fruizione di benefici di natura fiscale o l’accesso a regimi fiscali opzionali, subordinati all’obbligo di preventiva comunicazione o ad altro adempimento di natura formale non eseguito, non è preclusa, a condizione che non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza, che sussista il possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma di riferimento, che la comunicazione venga effettuata o venga eseguito l’adempimento di natura formale entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile e che, contestualmente, sia versata la sanzione minima di cui all’art. 11, comma 1 del DLgs. 471/97 (258 euro) con le modalità previste dall’art. 17 del DLgs. 241/97, con esclusione della compensazione.
Tale innovazione ha come ratio la salvaguardia dei diritti del contribuente in buona fede, e, come chiarito dalla Relazione illustrativa al DL 16/2012, presuppone che il contribuente abbia tenuto un comportamento coerente con il regime opzionale prescelto ovvero con il beneficio fiscale di cui intende usufruire, “e abbia solo omesso l’adempimento formale normativamente richiesto, che viene posto in essere successivamente”.
Il termine per il ravvedimento coincide con il termine per la prima dichiarazione utile, intendendosi per tale la prima dichiarazione il cui termine scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione, non avendo rilievo il periodo di “tolleranza” di 90 giorni previsto dall’art. 2, comma 7 del DPR 322/98, entro cui la dichiarazione, sebbene tardiva, non è considerata omessa.
A titolo esemplificativo, la circolare ricorda che la nuova forma di ravvedimento opera per l’opzione per il consolidato nazionale, per il regime della tassazione per trasparenza delle società di capitali, per il modello EAS, per l’IVA di gruppo e per la determinazione dell’IRAP in base al bilancio.
Per contro, non rientrano nella nuova forma di ravvedimento le opzioni disciplinate dal DPR 442/97 (ad esempio, quelle relative alla fruizione di regimi contabili semplificati), per le quali rileva il cosiddetto “comportamento concludente”, e la violazione dell’obbligo di successiva comunicazione non preclude l’applicazione del regime di determinazione dell’imposta o del regime contabile adottato di fatto dal soggetto passivo.
Peraltro, si specifica che detto ravvedimento si applica solo quando l’adempimento formale si erge a condizione di operatività del regime agevolato/opzionale, per cui esulano da ciò gli adempimenti che costituiscono una semplice irregolarità, alla quale conseguono solo sanzioni, come la comunicazione che, a partire dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2008, deve essere inviata all’Agenzia delle Entrate per beneficiare della detrazione del 55% sulle spese sostenute per il risparmio energetico, qualora i lavori proseguano per più anni, che comporta la sanzione ex art. 11 del DLgs. 471/97.
In sede di prima applicazione della norma, in considerazione dell’incertezza interpretativa in merito all’individuazione del dies ad quem entro il quale sanare l’adempimento omesso, l’Agenzia delle Entrate ritiene che la regolarizzazione possa avvenire entro il 31 dicembre 2012.
Pubblicato da Email: studiominoccheri@tiscali.it a 06:57
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References: sentenza 
 sentenza 
 art. 34
 art. 74
 art. 62
 sentenza 
 sentenza 
 art. 43
 art. 23
 art. 11