Source: http://www.todini.org/movimento-genitori-seperati-documento-finale
Timestamp: 2018-08-15 09:39:23+00:00

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Ludovico Todini » MOVIMENTO GENITORI SEPARATI: documento finale
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9 e 10 giugno votiamo Alemanno
9 e 10 giugno votiamo Alemanno: la scheda
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COMUNALI, TODINI (PDL): ANCHE UNINDUSTRIA BOCCIA PROGETTO 5 ANNI MARINO
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MOVIMENTO GENITORI SEPARATI: documento finale
Resoconto Conferenza Stampa 21 gennaio 2013
Il mondo dell’associazionismo dei genitori separati, nella giornata di lunedì 21 gennaio 2013, Campidoglio, ha presentato alla Stampa ed alle forze politiche presenti le proprie proposte in occasione delle prossime elezioni. La conferenza Stampa si è svolta in Campidoglio nella Sala Carroccio.
Di seguito gli interventi dei relatori con le proposte operative sia in ambito comunale, regionale e nazionale.
Successivamente, vengono riportati gli interventi dei candidati alle prossime elezioni amministrative e politiche.
Vincenzo Spavone, pres. Gesef (Genitori Separati dai figli): proposte operative in ambito comunale.
Dopo una piccola presentazione del Movimento Nazionale dei Genitori Separati, dei rappresentanti relatori delle diverse associazioni e coordinamenti, si è passati ad una breve rappresentazione della situazione sociale e giuridica cui sono investiti i genitori separati .
“La legge è stata varata grazie alle instancabili ed annose sollecitazioni del Movimento dei Genitori Separati, che hanno superato l’ostracismo di parlamentari rappresentanti di alcune frange della magistratura, avvocatura ed altre categorie professionali interessate al mantenimento della conflittualità per l’indotto economico che produce. Ad oggi il bilancio circa l’applicazione della riforma è deludente: sia sul piano giudiziario, sia sul piano della modifica dell’atteggiamento culturale da parte degli operatori dei Servizi preposti all’Infanzia ed alla Famiglia, sia delle politiche sociali a sostegno della Bigenitorialità completamente assenti.
Il monitoraggio effettuato dalle Associazioni di Genitori dalla sua introduzione rileva che la modifica normativa è male interpretata, ed applicata solo formalmente. Permane la logica di negoziazione in ordine al calendario di visite tra i figli ed uno dei genitori ed agli accordi patrimoniali tra la coppia. Logica che intende garantire i noti privilegi al genitore affidatario/ collocatario e perpetuare l’estromissione dell’altro, monetizzando il ruolo muliebre/materno e riducendo a bancomat quello paterno. Consuetudine con cui il Sistema Socio-Giudiziario ha codificato presunti diritti di genere, in realtà rivendicazioni risarcitorie contro l’altro, sia sul piano economico che psichico, privilegiando le esigenze di un adulto a scapito dei bisogni e dei diritti dei figli, in nome della loro tutela.
L’interminabile iter socio-giudiziario che si avvia nel contesto del conflitto separativo e del disagio minorile segue paradigmi standardizzati, sulla base di protocolli stilati a partire dagli anni ’90 tra Comune, Tribunali Minorile e Civile, ASL, da cui sono escluse le associazioni di genitori preposte alla tutela dei loro diritti e di quelli dei loro figli. Il Servizio Sociale, sopratutto dietro mandato dell’Autorità Giudiziaria, e quello privato accreditato, che dovrebbe conseguire risultati efficienti ed operare con la massima trasparenza e competenza, invece: quando interviene per il contenimento della conflittualità tra ex coniugi in merito alla gestione dei figli non solo si dimostra totalmente fallimentare ma la alimenta ulteriormente; quando richiesto di sostenere la genitorialità ostacola invece la relazione figli/genitore bersaglio; quando preposto a fornire aiuto alla famiglia disagiata tende invece a lacerarla sottraendole i figli minori per internarli in Istituti finanziati con fondi pubblici. Si propone quindi un cambiamento strutturale delle prassi e delle metodologie degli apparati amministrativi coinvolti nelle problematiche relazioni Cittadini/Servizi Sociali. Nonché un controllo sistematico dell’operato dei Centri accoglienza ed assistenza minori”
Obiettivo: Ridefinire compiti e strategie dei Sevizi Sociali del Comune nell’ambito separativo tra Genitori e Genitori/Figli per fornire sostegno alla famiglia in crisi o in difficoltà e per far crescere il bambino nell’ambito del proprio nucleo familiare.*
*Per nucleo familiare si intende la rete parentale, fino al terzo grado. In sostituzione della struttura di accoglienza, prevedere l’affido temporaneo a nonni o zii in vista del definitivo rientro del bambino nella famiglia di origine.
•	Istituzione – presso l’Assessorato ai Servizi Sociali – di un Ufficio Genitori Separati con specifica operatività riguardante le problematiche relazionali genitori/figli con particolare attenzione ai minori istituzionalizzati ed “ospitati ” nelle strutture di accoglienza. Tutte le implicazioni sociali e psicologiche vanno ricondotte nell’ambito di competenze di quest’Ufficio.
Stiamo parlando delle famiglie o di singoli genitori che (anche per Decreto o Sentenza del Tribunale Civile o Minorile) entrano in contatto o sono presi in carico dall’Amministrazione Comunale.
•	Istituzione del Garante della Bigenitorialità* con competenze autonome e deliberanti in merito ai procedimenti amministrativi e giuridici in cui è coinvolta la famiglia od il singolo minore.
*Bigenitorialità: il diritto del minore a non essere separato dai propri genitori e di ricevere il sostegno educativo, fisico e morale di entrambi. Il bambino ha il diritto di avere rapporti continuativi e significativi con entrambi i genitori anche se questi sono separati tra loro. Legge 54 del 2006 detta dell’Affido Condiviso.
•	Revisione generale dei protocolli di lavoro vigenti tra il Comune di Roma (Assessorato ai Servizi Sociali) con il Tribunale per i Minorenni e quello tra il Comune di Roma (Assessorato alla Famiglia) con il Tribunale Civile .
Unificare i due protocolli e prevedere procedure più snelle e soprattutto la tutela e difesa dei genitori e minori coinvolti, con la partecipazione diretta delle associazioni famigliari che li rappresentano.
Prevedere la videoregistrazione degli incontri tra le parti , specie in presenza di minori, e la sottoscrizione di verbali dei singoli incontri, con copia all’utente anche di tutte le relazioni inviate dai Servizi e dalle ASL ai Tribunali di competenza (aspetto giuridico già chiarito dal Garante della Privacy con specifica sentenza). Occorre riconsiderare anche il ruolo dei GIL (Gruppo Integrato di Lavoro tra i servizi comunali ed i dipartimenti ASL) al fine di determinare specifiche responsabilità sia amministrative che giuridiche.
•	Istituzione di una Commissione Consiliare Permanente con partecipazione di soggetti appartenenti all’associazionismo famigliare, avente finalità di controllo, verifica e monitoraggio dell’operatività di Centri e Strutture convenzionate con il Comune, preposte a gestire le problematiche famigliari. Con relazione annuale.
Interruzione di qualsiasi finanziamento – anche a progetti precedentemente approvati – una volta individuate discriminazioni, illeciti o scarsi risultati.
•	Status di Genitore Sfrattato. Equiparare la categoria dei genitori separati con figli minori non conviventi – costretti a lasciare la propria abitazione a seguito di sentenza di separazione/divorzio o decreto del Tribunale per i Minorenni – allo status di cittadini sfrattati per finita locazione (10 punti), indipendentemente dal titolo di proprietà della precedente abitazione assegnata in via giudiziaria all’altro genitore collocatario della prole.
Ciò consentirebbe loro di usufruire di “eventuale” assistenza alloggiativa temporanea nella prima fase di emergenza e successivamente di accedere all’edilizia agevolata sulla base del reddito realmente disponibile che residua una volta decurtate le obbligazioni stabilite dalla sentenza medesima. Tale status resterebbe subordinato al previo accertamento di assenza di ulteriori redditi derivanti da rendite finanziarie o altre proprietà immobiliari e di indisponibilità di alloggi alternativi situati nel territorio provinciale.
Costi previsti:0 euro.
Nell’ambito della ridistribuzione di compiti e funzioni del personale dell’esistente Assessorato ai Servizi, e del Dipartimento Politiche Sociali ad esso collegato, non si prevedono costi aggiuntivi bensì un risparmio di circa 100 milioni di euro all’anno da destinare a primari servizi di vera assistenza alla popolazione romana.
Considerando un numero di circa 3000 bambini (non si hanno dati certi) ospitati o istituzionalizzati nelle strutture di accoglienza (case famiglia, centri anti violenza e mendicità, famiglie affidatarie ecc.) al costo di 150 euro giornalieri, risulta un costo approssimativo annuale di circa 164,250 milioni di euro. Attualmente il bilancio preventivo dell’Assessorato (previsto per i costi totali dei servizi e dell’assistenza sociale) per il 2012 è stato di circa 900 milioni di euro
Diego Alloni, pres. Di PapàseparatiLombardia. Proposte in ambito Regionale
Siamo qui come PapàSeparatiLombardia riconoscendo alla GESEF, GEnitori SEparati dai Figli, di aver preceduto di molti anni le basi della nostra proposta di legge regionale. Una proposta proprio per i genitori separati dai figli.
Quanti sono sul terriotorio nazionale? I bambini separati dal papà sono oltre 50.000; 30.000 sono anche separati dalla mamma. Separati vuol dire potersi vedere e talvolta frequentare in forma non libera, secondo orari che, per ammissione stessa di chi li ha stabiliti, sono di origine carceraria.
Ma laddove ci fosse questa libertà, essa è minata dall’assenza, per povertà, di un luogo accogliente: corso Buenos Aires a Milano è l’area di maggiore concentrazione di genitori separati e figli durante lo week-end.
I temi della povertà economica ed affettiva si intrecciano inestricabilmente nei fenomeni di separazione e divorzio ed hanno pesanti ricadute sulla vita. Sì, la vita vera e propria. Secondo l’ISTAT, in Lombardia le donne separate sono in numero superiore agli uomini separati di oltre il 30%. Ma non ci si separava in due? Dov’è finito questo spread da divorzio? Questi papà sono morti, a causa di mortalità precoce (cioè prima della normale attesa di vita).
Altro che esclusione sociale! Separazione e divorzio sono diventati strumenti per eliminare dalla vita chi si ritiene inutile dopo aver adempiuto al dovere procreativo. Ma poichè le tare genetiche si trasmettono alla discendenza, anche i figli dei separati devono essere declassati alla B, cioè renderli meno competitivi nella scuola e nell’inserimento lavorativo.
In Lombardia, genitori separati e figli costituiscono una moltitudine immensa: oltre un milione di persone. I cui carichi spesso si trasmettono ai parenti più stretti come i nonni dei bambini e le sorelle dei malcapitati; oppure le nuove compagne, alle quali viene negata una vita familiare normale. La crisi coniugale genera crisi economica in misura molto maggiore di quanto la popolazione non separata sta sperimentando in questi anni. La necessità di un’inclusione sociale piena, per genitori e figli, è alla base della nostra proposta di legge regionale.
Oggi tuttavia c’è un passo un più: non chiediamo ad altri di farsi portatori della nostra proposta. La portiamo direttamente noi, candidandoci al Consiglio Regionale nelle provincie di Milano, Bergamo, Lecco e Brescia nella lista civica “Maroni Presidente”.Andiamo a riprenderci quello che le istituzioni finora ci hanno tolto. La Lombardia è un esperimento dove si impara e si insegna a tutto il movimento nazionale dei genitori separati, articolato a Roma con la GESEF ed altre associazioni, che le istanze di civiltà da importare dall’Europa sono altrettanto importanti quanto le regole finanziarie.
Proposta di legge operativa in ambito Regionale.(già accolta all’interno del programma della lista “Maroni Presidente”).
LA REGIONE CHE ABBIAMO IN TESTA TUTELA I NOSTRI FIGLI.
La regione che vogliamo è quella che protegge i nostri figli, è quella che ai bambini nati in Lombardia vengano sempre garantiti due genitori!
1) Assegnazione di 10 punti per l’alloggio di edilizia popolare (graduatoria) all’emissione dei provvedimenti di separazione e di assegnazione della casa coniugale ai figli ed all’altro coniuge, equiparando la sentenza ad uno sfratto esecutivo, con riconoscimento dell’effettivo disagio economico. Gli alloggi sono quelli esistenti o da realizzare attraverso fondi destinati al piano casa regionale o attraverso l’assegnazione di aree e concessioni a favore di cooperative organizzate, costituite tramite le associazioni dei genitori separati.
2) Sostegno al reddito di 400 euro mensili di un fondo regionale per genitori separati che aiuti per 18 mesi:
– i papà separati a sostenere il nuovo affitto ed integrare il mantenimento diretto ed indiretto (assegno) dei figli, secondo gli obblighi di legge, in caso di perdita del lavoro,cassa integrazione, mobilità o malattia. – le mamme separate ad integrare il mantenimento dei figli in caso di non corresponsione dell’assegno da parte dell’altro genitore o per far fronte ad affitto e spese mediche documentate.
3) Centri di mediazione familiare in ogni tribunale a carico del servizio sanitario regionale, dimensionati per trovare un accordo per tutti i separati con figli;
4) Promozione sul territorio lombardo di linee di orientamento a sostegno del diritto dei figli alla bigenitorialità ed a tutela sociale della famiglia separata;
5) Accesso al credito agevolato per i genitori separati nell’esclusivo interesse dei minori lombardi (per esempio, per le spese di trasporto per poter stare con i propri bambini);
6) Istituzione di un Osservatorio regionale che:- identifichi a livello statistico il numero di persone implicate nella separazione direttamente (genitori e figli) o indirettamente (fratelli, nonni, zii, cugini e discendenti); – elabori linee guida per i servizi sociali per garantire la piena bigenitorialità dei minori affinché siano valorizzate, e non penalizzate, le relazioni con tutta la rete parentale ed amicale dei figli; – formuli soluzioni coerenti con il contesto sociale e le regole del mercato economico vincolanti per gli operatori pubblici e privati a tutela dei minori figli di genitori separati; – crei una commissione regionale consultiva sulla famiglia che includa la presenza di rappresentanti delle associazioni di genitori separati riconosciute ed accreditate in uno speciale albo regionale;
7) Corsi di aggiornamento per gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado per sensibilizzare ed attuare programmi educativi e formativi (doppia firma sulle pagelle, tutte le circolari, calendario scolastico) sull’uguaglianza dei minori nati dentro o fuori il matrimonio, appartenenti a famiglie unite o separate, cresciuti in famiglie mono-figlio o numerose;
8) Individuazione di ammende pecuniarie e sanzioni amministrative su base regionale verso chiunque assuma una condotta comportamentale ostacolante il diritto alla bigenitorialità dei minori;
9) Corsi di formazione per le forze di pubblica sicurezza per superare le barriere alla frequentazione dei figli;
10) Individuazione di protocolli d’intesa per la flessibilità lavorativa finalizzati alla conciliazione lavoro-gestione dei figli.
Queste indicazioni formano la proposta di legge quadro regionale, adeguatamente finanziata anche con fondi di altri capitoli di spesa, che è il compito specifico che ci assumiamo per il Consiglio Regionale Lombardo.
Paolo Roat – CCDU Onlus (Comitato Cittadini Diritti Umani).
Proposta di Abolizione delle competenze civili dei Tribunali Minorili.
Può sembrare impossibile che un bambino venga tolto perché la mamma è “accuditiva”, il papà è un “fanatico religioso”, la mamma è “istrionica” o il papà “non riesce ad essere emotivamente vicino al figlio”. Eppure questo succede fin troppo spesso. Una delle cause è la procedura in camera di consiglio seguita dal Tribunale dei minorenni istituito nel 1934 che non consente un vero contraddittorio. Questo sistema genera il dramma di centinaia di migliaia di bambini, mamme, papà, nonne e nonni, separati di fatto dai loro affetti più cari con gravissime conseguenze, anche estreme. Il numero di mamme o papà i cui figli sono, di fatto, orfani di un genitore vivo è di circa 950.000. Da una recente inchiesta del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali i minori fuori dalla famiglia di origine accolti in famiglie affidatarie e comunità al 31 dicembre 2010 sono 29.309. E secondo uno studio del 2010 della Regione Piemonte (e altri), i bambini sottratti senza motivi gravi o accertati sono circa il 70%. Quindi, solo circa 7 bambini su 10 vengono tolti alle famiglie senza reali abusi gravi e accertati.
Una recente inchiesta del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali afferma che nella sottrazione dei minori appaiono con forza difficoltà contingenti dei nuclei familiari, ovverosia: problemi economici della famiglia, problemi abitativi, problemi lavorativi di uno o entrambi i genitori. Infatti spesso i problemi economici e finanziari si traducono nelle susseguenti presunte motivazioni “psicologiche o psichiatriche” che portano poi alla sottrazione dei minori. Anche quando si entra nel campo delle problematiche relative alla conflittualità tra genitori separati, spesso le valutazioni e perizie psicologiche o psichiatriche di “presunta pericolosità” dei genitori verso i minori si tramutano nell’allontanamento coatto dei minori. Non per reale pericolosità, ma presunta, per di più in vista di ipotizzabili problemi futuri. Questa cultura è entrata nei tribunali e nei servizi sociali.
La procedura camerale del tribunale dei minorenni gioca un ruolo importante in tutto ciò. Nel convegno “Mai più un bambino…” tenuto a Roma il 21 dicembre scorso, il giudice Francesco Morcavallo del Tribunale dei minorenni di Bologna ha affermato che spesso i giudici del Tribunale dei minorenni sono “in vacanza” e non fanno un’istruttoria adeguata. Anche in passato Morcavallo aveva denunciato l’appiattimento del Tribunale sulle relazioni dei servizi sociali. Anche noi riteniamo che spesso le decisioni del Tribunale dei minorenni omettono la preventiva audizione di tutte le parti e degli interessati e vengono emesse senza procedere a una approfondita istruttoria. Mentre per il tribunale ordinario tutte le parti possono esprimersi e proporre perizie, nel caso del Tribunale dei minori il contraddittorio spesso non esiste. Avendo due esperti al suo interno, ci si limita ad acquisire “i rapporti dei servizi sociali” o le “perizie psichiatriche” . Oggi la procedura in camera di consiglio seguita dal Tribunale per i Minorenni lede pesantemente i diritti costituzionali della difesa e del contraddittorio dettati dagli articoli 24 e 111, comma secondo, della Costituzione, e ciò nonostante la nostra carta costituzionale li codifichi quali principi primari inderogabili per ogni processo. Questi presupposti in aggiunta ai tempi della giustizia sono inammissibili quando ci si occupa di minori sottratti alla famiglia.
Purtroppo molti sono gli interessi che si oppongono a questa riforma. Si parla di un volume di affari sviluppato dalle comunità per minori di 2 miliardi di euro, di un valore delle separazioni per l’avvocatura di 5 miliardi di euro e di 1 miliardo di euro di ricavo per gli operatori della psicologia e psichiatria.
La riforma da noi richiesta consiste nella soppressione dei tribunali per i minorenni e istituzione di sezioni specializzate per la famiglia e per i minori presso i tribunali e le corti d’appello. In questo modo si pone rimedio alla mancanza di contraddittorio nei tribunali e all’appiattimento dei giudici sulle relazioni dei servizi sociali e sulle perizie psichiatriche senza un’idonea istruttoria e un contraddittorio.
Chiediamo anche l’istituzione di uffici specializzati delle Procure della Repubblica presso i tribunali in modo che gli assistenti sociali tornino a fare il loro lavoro di assistenza alle famiglie senza compiti giuridici o investigativi. Questo potrà essere fatto dagli uffici specializzati composti da persone con una formazione specifica.
I giudici onorari devono essere rimossi. In tal modo si risolve il problema del conflitto di ruoli degli onorari e si svaluta l’importanza eccessiva assunta attualmente dalle perizie e valutazioni psicologiche e psichiatriche di natura soggettiva.
Chiediamo inoltre che le perizie psichiatriche e psicologiche abbiano solo valore di opinione e non di prova accertata.
Fabio Nestola, Portavoce degli Stati Generali Giustizia Familiare.
Proposte operative in ambito Nazionale. I 10 punti elaborati dal Comitato Scientifico SGGF, concordati dal 2011.
1.	reale e concreta applicazione del principio di bigenitorialità
2.	responsabilità civile del magistrato
3.	riconoscimento come maltrattamento ai minori delle dinamiche ostative alle frequentazioni
4.	abolizione delle competenze civili per il Tribunale dei Minorenni
5.	riconoscimento di validità giuridica per i patti prematrimoniali
6.	riduzione dei tempi che intercorrono tra separazione e divorzio
7.	riforma delle modalità operative dei servizi sociali
8.	censimento dei minori istituzionalizzati
9.	analisi dei criteri di ammissione in casa-famiglia
10.	deterrente per le false accuse e l’uso strumentale della querela
1) Reale e concreta applicazione del principio di bigenitorialità
Nel 2006 con la legge 54 vengono introdotti l’affidamento condiviso dei figli ed il principio della bigenitorialità, inteso come diritto del minore.
Dopo 7 anni dalla sua introduzione, la norma viene definita dalle associazioni di categoria, ma anche in ambito parlamentare e forense, la legge tradita : l’applicazione disomogenea nasce da una diffusa resistenza della magistratura nel riconoscere ed applicare la ratio della norma.
Prova ne sia che nella XVI Legislatura vengono presentati in Senato 5 Disegni di Legge per definirne meglio i contorni (DDL 957 ed abbinati, meglio noti come condiviso bis), tuttavia osteggiati da chi sostiene che l’affidamento condiviso sia ampiamente applicato.
Esistono quindi due diverse interpretazioni della giurisprudenza sviluppatasi dal 2006 ad oggi: al di là delle ideologie e delle contrapposte opinioni, è necessario verificare la rispondenza o meno di decreti e sentenze alla ratio del Legislatore, attraverso:
•	la rilevazione delle criticità rispetto all’interpretazione della L.54/2006
•	l’analisi di decreti e sentenze, verifica empirica della effettiva rispondenza al principio di bigenitorialità ed al superiore interesse del minore.
L’affido condiviso continua a non essere applicato a causa della conflittualità, criterio di deroga ampiamente sconfessato dalla Corte di Cassazione che continua a ribadire – 2008, 2009, 2010, 2012 – come la conflittualità non può, ne’ astrattamente ne’ nei singoli casi specifici, giustificare la deroga dal regime di affido condiviso.
Il fronte degli oppositori sostiene, di contro, che l’affido condiviso sia ampiamente applicato, e lo fa citando i dati ISTAT che riferiscono percentuali in aumento, ormai prossime al 90%.
La criticità risiede nello strumento di rilevazione utilizzato dall’ISTAT, che registra la misura erogata ma non gli strumenti applicativi sotto il profilo patrimoniale e soprattutto relazionale.
Un dossier sulla modulistica in uso nei tribunali testimonia l’utilizzo di prestampati illegali, discriminatori, conformati al modello di affido esclusivo.
L’analisi di un campione di sentenze e decreti redatti senza l’uso dei prestampati, testimonia affidamento condiviso privo dei requisiti minimi.
Tanto dal dossier sui moduli quanto dall’analisi della casistica, quindi, emerge che l’ISTAT potrebbe anche rilevare il 100% di affido condiviso, ma la mera dicitura “affido condiviso” non trova riscontro nelle misure erogate.
Quando i tempi di frequentazione sono prossimi o inferiori al 20% del tempo, risulta evidente la restaurazione del genitore prevalente conformato al modello di affido esclusivo, esattamente ciò che il Legislatore intendeva eliminare.
2) Responsabilità civile del magistrato
Già nel 1987 un referendum popolare riconosceva “non più accettabile che il magistrato che per colpa grave abbia danneggiato un cittadino, non sia chiamato a risponderne di fronte ad un suo collega. Introducendo la responsabilità civile dei magistrati per grave negligenza, grave imperizia, gravi omissioni, non si intacca ma si riafferma la loro autonomia ed indipendenza”.
(Notizie Radicali n° 226, 30 settembre 1987)
Referendum 8 novembre 1987	Voti	%
SÌ	20 770 334	80,20%
NO	5 126 021	19,80%
bianche/nulle	3 969 894
totale voti validi	25 896 355	100%
La volontà popolare si è quindi già abbondantemente espressa, da oltre 25 anni, sulla necessità di tale riforma.
3) Riconoscimento delle dinamiche ostative alle frequentazioni come violazione dei diritti dei minori, quindi come una forma di maltrattamento (art. 572 cp)
Dinamiche ostative: PAS, MMS, Mobbing Genitoriale.
È in atto una accesa polemica sul riconoscimento o meno delle sindromi da parte del DSM V, ma riveste scarso interesse la sterile disputa nel dare una definizione piuttosto che un’altra al condizionamento dei figli minori: quale che sia l’etichetta da affiggere sul comportamento, è lo stesso comportamento ostativo a risultare pregiudizievole per i minori.
Poco importa che gli ostacoli arrivino tramite certificati medici di comodo, incontri negati, false accuse, denigrazioni sistematiche o condizionamenti pianificati.
I minori non possono essere manipolati in alcun modo, dovrebbero poter conservare la propria spontaneità in assenza di condizionamenti esterni.
Il bene tutelato è il diritto dei figli a conservare rapporti significativi e costanti con entrambi i genitori; violare tale diritto dovrebbe configurarsi a tutti gli effetti come una forma di maltrattamento: i reiterati comportamenti ostativi delle frequentazioni, le liti temerarie, i condizionamenti e le manipolazioni del minore, le strategie di delegittimazione dell’altro genitore e le accuse infondate costituiscono grave pregiudizio per la prole, pertanto sono lesivi dell’interesse del minore e dovrebbero configurarsi come maltrattamenti (art. 572 cp).
False accuse: cosa accade, come accade, con quale frequenza,
Il fenomeno emergente delle false accuse è in assoluto il più rilevante come incidenza percentuale.
La strategia di aggirare l’iter civile attraverso lo sconfinamento nel penale passa attraverso false accuse di maltrattamenti ed abusi, principalmente sui minori.
Costruzione di documentazione probatoria mediante ricorso immotivato a cure ospedaliere, uso strumentale dei centri antiviolenza, denuncia strumentale di stalking (indotto).
Importante è comprendere la frequenza con la quale tali strategie vengono messe in atto; a tale scopo è stata effettuata un’indagine presso le operatrici di giustizia di 19 regioni , i pareri delle quali convergono su percentuali che oscillano tra il 70 ed il 90%.
Ad ulteriore conferma, il fenomeno è stato rilevato anche dalla Polizia di Stato, che parla testualmente di “epidemia di denunce (…) la maggior parte delle quali si rivelano false o infondate”.
http://www.poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2375 – giugno/luglio 2011
Importante sottolineare la capillarità di tale fonte, in quanto la Polizia di Stato raccoglie i dati provenienti da tutti i Commissariati d’Italia.
Conflittualità unilaterale
Le dinamiche aggressive si rivelano premianti per chi le mette in atto: il risultato minimo è garantito (l’allontanamento temporaneo dell’ex coniuge dai figli) inoltre, anche in caso di accertata infondatezza delle accuse, è garantita l’impunità per chi le costruisce.
A fronte di una parte che tenta di liberarsi dell’ex coniuge col tintinnare di manette, ed una parte trascinata in Tribunale a difendersi da false accuse, risulta evidente il rapporto causa-effetto: se non fosse mai sopraggiunta una denuncia strumentale, non si sarebbe resa necessaria la difesa in giudizio.
Sembra quindi esserci un deficit di riconoscimento valutativo tra due diversi agiti:
•	il comportamento oggettivamente aggressivo di chi attacca,
•	il comportamento forzatamente reattivo di chi è costretto a difendersi.
4) Riduzione dei tempi che intercorrono tra separazione e divorzio
la riforma conosciuta come divorzio breve in realtà affronta il problema della separazione breve, in quanto deve abbattere i tempi per arrivare allo scioglimento del vincolo matrimoniale.
La proposta di Legge discussa nella XVI Legislatura prevedeva 1 anno in caso di coppie senza prole o con prole adulta, 2 anni in caso di figli minorenni.
Tuuti gli approfondimenti in materia convergono nell’individuare il periodo che intercorre tra separazione e divorzio come il più acceso focolaio di conflittualità fra le parti, quindi appare un controsenso raddoppiare i tempi del conflitto in caso di prole.
Assurdo giuridico: un coppia di 30enni contrae matrimonio senza vincoli temporali, viene loro riconosciuta maturità, consapevolezza, autodeterminazione.
La stessa coppia a 40 anni si separa, ma non ha più maturità, consapevolezza, autodeterminazione e viene costretta a valutare la decisione per anni.
5) Patti prematrimoniali
Appare inderogabile la necessità di riconoscere giuridicamente gli accordi sottoscritti in una fase della vita priva di conflittualità, rancore, spirito vendicativo
In merito agli altri punti, già trattati da chi mi ha preceduto, SGGF avalla quanto annunciato in sede nazionale e locale per le competenze civili del Tribunale per i Minorenni, Servizi Sociali, Case Famiglia.
Il Consigliere del PDL dell’Assemblea Capitolina, Ludovico TODINI: “SOTTOSCRITTI IMPEGNI CON MOVIMENTO GENITORI SEPERATI”.
Come sempre, ormai da anni, non potevo non ribadire la responsabilità politica assunta con quel mondo e sottolineare alcuni risultati raggiunti dal Governo capitolino in questi anni. Dalle case dei papà separati all’inserimento della figura del genitore separato per le case popolari, dalle richieste di videoregistrare gli incontri tra assistenti sociali e genitori al censimento delle case famiglia, del numero complessivo di bambini istituzionalizzati ed il tempo di permanenza media all’interno delle strutture da parte del minore. Inoltre, conoscere i motivi di inserimento nelle case famiglia e considerare i nonni quali figure centrali in vece delle strutture. Ancora, esentare i genitori separati dai blocchi del traffico, in quanto obbligati per sentenza alla frequentazione del figlio. Più in generale, gli impegni sottoscritti riguardano la responsabilità civile dei Magistrati, i patti prematrimoniali, l’abolizione del Tribunale Minorile, la riforma dei servizi sociali, la reale applicazione del principio di Bi-genitorialità, l’analisi dei criteri per l’ammissione dei minori in casa famiglia, l’istituzione di un garante per i genitori separati. Il concetto di famiglia, accanto al dettato costituzionale, è nella realtà delle cose profondamente mutato. Questo mutamento va interpretato e governato secondo le esigenze di una società in trasformazione, senza cioè escludere nessuno”.
Avv. Paolo Nesta, della Federazione dei Cristiano Polari, Responsabile del Dipartimento Giustizia, candidato alla Regione Lazio.
Conosco molto bene, anche per l’attività professionale svolta, le problematiche dei genitori separati e dei minori. A mio avviso, va rivisto l’intero sistema, sia sotto il profilo normativo sostanziale, sia sotto il profilo processuale.
Dal punto di vista normativo ritengo che si debba procedere alla regolamentazione in modo adeguato dei servizi sociali, che, allo stato, hanno uno strapotere condizionante in modo decisivo i provvedimenti dei giudici. Ma ciò che è veramente grave è che il tutto avviene senza il rispetto del principio del contraddittorio e con impossibilità di effettiva interlocuzione anche dei difensori delle parti.
Sarà indispensabile, quindi, prevedere la presenza di rappresentanti delle maggiori associazioni di categoria oltre che la possibilità per i difensori di svolgere concretamente la loro funzione.
Propongo inoltre l’istituzione del Tribunale della Famiglia per tutte le questioni civili coinvolgenti i genitori separati e i minori, ritenendo ingiustificata l’attuale competenza del Tribunale dei Minori per alcune questioni riguardanti i minori stessi.
Si rileva , altresì, che la legge attuale prevede affidamento condiviso, ma che tale disposizione normativa si rivela sostanzialmente priva di contenuto in quanto non c’è una condivisione dei ruoli tra padre e madre nella gestione dei figli minori.
Propongo il rafforzamento della mediazione familiare, nell’ambito della quale le associazioni più rappresentative possano svolgere un ruolo determinante.
Ed infine , la costituzione di un osservatorio regionale per le problematiche della famiglia nonché l’effettiva utilizzazione dei fondi europei destinati per i progetti riguardanti la famiglia.
Movimento 5 Stelle di Roma (Giorgio Filosto), Lazio (Marco Agostini e Paolo Morricone) e Nazionale (Paola Taverna).
Marco Agostini. Candidato portavoce M5Stelle al Consiglio Regionale del Lazio.
Voglio subito chiarire che non siamo qui per fare le solite promesse per acquisire il consenso ma il M5S sulla base dei principi della Democrazia Partecipativa vuole portare concretamente le proposte dei cittadini nelle istituzioni passando per un processo di condivisione e di sintesi senza intermediazioni partitiche o dei vari livelli di rappresentanza.
Tematiche come la separazione dai/l genitori/e e i diritti del minore rappresentano l’incapacità della politica ad affrontare situazioni ove si creano interessi congiunti fra poteri forti dando come risultato spesso leggi anche giuste nella forma ma inapplicate o inapplicabili nella sostanza o in alternativa a delle aberrazioni vere e proprie nelle quali fattori come quello del benessere economico divengono discriminanti nelle decisioni sul destino dei minori e delle loro famiglie. L’invito che rivolgo alle associazioni e alle singole persone presenti è quello di usare il M5S come piattaforma per proporre, approvare e portare nelle istituzioni attraverso i suoi portavoce rimedi necessari alle situazioni di assurdità morale, politica, amministrativa ed economica che sono state così bene esposte negli interventi che mi hanno preceduto.
Giorgio Filosto. Cittadino portavoce del M5 Stelle Roma.
Ringrazio la Gesef e le altre associazioni dai cui siti e pubblicazioni abbiamo attinto a piene mani nel lavoro che da maggio giugno del 2012 a livello comunale stiamo portando avanti sul tema Separazione e Diritti dei Minori.
Premettendo che tutte le proposte portate dalla Gesef mi vedono personalmente favorevole e mi preme approfondire un approccio che noi del M5S cerchiamo di portare avanti in ogni ambito: la Prevenzione Primaria.
“Tentare di curare una malattia quando è già iniziata è come scavare un pozzo quando si ha sete” recita un Proverbio Cinese e questo appare tanto più vero in Italia dove sull’Emergenza si costruiscono vittorie politiche e grandi fortune, speculando su chi le tragedie le vive e con un po’ di sana prevenzione avrebbe potuto evitarle.
Spesso si cerca di introdurre per legge caratteri di reale cultura della famiglia intendendo con famiglia tutte le possibili evoluzioni di essa, ma come evidenziato da Fabio Nestola poi la cultura imperante sovverte la legge (anche quella buona).
L’aspetto legislativo deve a mio avviso essere supportato da una progettualità culturale estesa che si occupi degli aspetti di Pianificazione: prima, durante e dopo.
Prima: attraverso l’attivazione di corsi pre-matrimoniali (sulla comunicazione nella coppia e la gestione dei conflitti ad esempio), corsi di tecniche educative e pedagogiche.
Durante: con un potenziamento dei consultori, creando delle aree apposite per il confronto, presentando locali e luoghi che non siano degradati e degradanti, sostenendo economicamente per un breve periodo (nelle fasi cruciali di una separazione) il cambio di assetto, con politiche abitative mirate e con un potenziamento dei servizi tramite l’assistenza diretta.
Dopo: il percorso culturale e l’offerta di sostegno non si devono fermare, il riassetto di una famiglia comporta per un minore e soprattutto per lui una perdita di punti di riferimento i cui effetti si vedranno talvolta dopo anni.
Sull’Assistenza sociale è necessario separare i servizi fra funzione di relazione e ispezione per i tribunali (polizia minorile) e funzione di sostegno e reale assistenza per conto del comune. Perché quando i servizi di assistenza sociale bussano alla porta di una famiglia possano essere accolti come una risorsa che la comunità gli offre e non come una minaccia all’integrità del nucleo familiare.
Paola Taverna. Candidata Portavoce al Senato del M5 Stelle (Circoscrizione del Lazio).
Oggi ho partecipato ad una conferenza della Gesef “Genitori separati dai figli”! E’ stata una bellissima mattinata dove ho fatto pace con il mio perché fossi in politica. Troppo spesso nella “normalità” delle nostre vite dimentichiamo le sofferenze che non ci appartengono, siano esse fisiche, morali, psicologiche. Terribile quando nell’amore per i nostri figli dimentichiamo il dolore di altri genitori o di altri figli. Un bambino vale 3000 euro al mese! Le perizie e i colloqui tenuti dagli psicologi con i bambini non possono essere registrati! La volontà politica non riesce a trovare il tempo per la sofferenza e per il dolore, è troppo occupata a fra quadrare i conti che non quadrano mai.
A livello personale mi sono sentita coinvolta e convinta della validità delle motivazioni che ci venivano elencate, del bisogno di un esame di coscienza da parte delle istituzioni chiamate ad intervenire in materia tanto delicata, della necessità di rendere l’affido condiviso una forma effettiva di “bigenitorialità”, termine del quale sono venuta a conoscenza oggi ma che sposo in maniera convinta.
Paolo Morricone, candidato portavoce al Consiglio Regionale Lazio per M5 Stelle.
Desidero aggiungere un ulteriore punto critico che non è stato evidenziato nei precedenti interventi. E non è stato evidenziato in quanto costituisce un problema conosciuto ormai da tutti a cui ci siamo abituati, anzi, oserei dire assuefatti: la lunghezza del processo, problema che ci pone tra gli ultimi stati in Europa. Tale problema oltre a determinare un danno ai diritti ai cittadini che vedono ottenere, per esempio, un risarcimento danni o un accertamento di un qualsiasi altro diritto, dopo tanti anni, costituisce un danno all’economia del Paese, in quanto le società, le imprese e le aziende preferiscono investire all’estero anziché in Italia, ben sapendo che qui, in caso di adempimento da parte di un fornitore o un cliente, si ottiene giustizia alle calende greche. La lunghezza del processo è ancora più grave nel rito minorile. È terribile pensare che un genitore accusato dall’altro di comportamenti antieducativi, non possa vedere il proprio figlio per due o tre anni, in attesa magari di una sentenza che lo assolva. Ne deriva, specie quando si tratti di un minore tra i 4 e gli 8 anni, una disaffezione del minore nei confronti del genitore allontanato in attesa della sentenza.
Ritengo, pertanto, che le proposte della Gesef, siano tutte condivisibili perché danno una maggiore garanzia affinché il minore venga affidato a case-famiglie solo quando ce ne sia bisogno e quando vi sia una totale assenza, di parenti (per es. nonni) che possano accogliere il minore in attesa della decisione del Giudice, e ritengo che istituire un apposito Tribunale per la famiglia in ogni città in sui esiste un Tribunale, possa davvero accelerare il corso della giustizia. Il che purtroppo non avviene con il Tribunale per i Minori, unico in tutto il Lazio.
Marco di Stefano, candidato Governatore di Casa Pound Italia nel Lazio.
”Alle famiglie monogenitoriali, e ai padri separati in particolare,che si trovano il più delle volte ad essere il soggetto economicamente più debole nella rottura di un rapporto, va garantito il diritto alla proprietà della casa perché possano vivere con pienezza e serenità il rapporto con i figli. Per questo nel programma per le regionali Cpi prevede il diritto a ottenere una casa popolare per tutti i genitori che, reduci da un divorzio, non hanno più un posto dove accogliere i propri figli”.
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