Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24804-del-09-10-2018
Timestamp: 2020-07-13 22:32:59+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 24804 del 09/10/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24804 del 09/10/2018
Cassazione civile sez. VI, 09/10/2018, (ud. 05/04/2018, dep. 09/10/2018), n.24804
sul ricorso 27148-2016 proposto da:
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI C.F. (OMISSIS), in persona del
DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA C.F. (OMISSIS), in persona del
L.V. (o V.), elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA E. MORDINI n. 14, presso lo studio dell’avvocato MARIA LUDOVICA
POLTRONIERI, rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO SANTUCCI;
avverso la sentenza n. 1124/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
V. (o V., v. ricorso) L., medico iscritto ad un corso di specializzazione per le professioni sanitarie in anni accademici successivi al 1999 ed anteriori al 2006/2007 (e precisamente per tre dei quattro anni del corso di specializzazione in allergologia ed immunologia, con iscrizione dall’anno accademico (OMISSIS)), agì in giudizio nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Università degli Studi di L’Aquila, nonchè del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, per sentir accertare il suo diritto a percepire l’aggiornamento degli emolumenti già a lui versati ai sensi del D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257, art. 6 con rideterminazione triennale della somma, accertare l’obbligo della Repubblica Italiana, se del caso con la disapplicazione parziale del D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 368, con il quale erano state recepite nell’ordinamento italiano le direttive comunitarie nn. 75/362, 82/76 e 93/16 (con le successive integrazioni), ma la cui concreta operatività, agli effetti economici, era stata differita fino all’anno accademico 2006/2007, adottando tutte le misure necessarie ad assicurare il corretto e completo recepimento delle direttive comunitarie e dichiarando l’obbligo dello Stato di estendere le disposizioni di cui alla L. 23 dicembre 2005, n. 266, comma 300 anche in favore dell’attore, in subordine, accertare e dichiarare il diritto dell’attore ai sensi dell’art. 2043 c.c. al risarcimento del danno per il ritardo con cui era stata data attuazione all’incremento economico disposto dal D.Lgs. n. 368 del 1999.
Si costituirono in giudizio i Ministeri e l’Università convenuti, eccependo, tra l’altro, l’incompetenza per territorio, il difetto di legittimazione passiva, la prescrizione del diritto e chiedendo, nel merito, il rigetto della domanda.
Il Tribunale di L’Aquila, con sentenza non definitiva n. 480/2011, depositata in data 1 luglio 2011, rigettò le eccezioni di difetto di giurisdizione, di incompetenza territoriale, di difetto di legittimazione passiva e di prescrizione, disponendo la prosecuzione del giudizio; con sentenza definitiva n. 575/2013, depositata il 9 ottobre 2013, accolse la domanda nei confronti di tutti gli enti convenuti.
Ha resistito con controricorso V. (o V.) L..
1. Va disattesa l’eccezione di inammissibilità per tardività del ricorso formulata dalla controricorrente sul rilievo che la sentenza impugnata sarebbe stata “comunicata… integralmente e in copia conforme alle parti a mezzo pec dalla cancelleria della Corte di Appello di L’Aquila in data 15.10.2015”, in quanto tale comunicazione non è idonea a far decorrere il termine breve per impugnare.
Ed invero, in difetto di normativa speciale circa la decorrenza del termine breve per proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza impugnata in questa sede, deve trovare applicazione la disposizione generale di cui all’art. 133 c.p.c., comma 2 (come modificato del D.L. n. 90 del 2014, con l’art. 45, comma 1, lett. b), conv. con modif. dalla L. n. 114 del 2014), che prevede espressamente che la comunicazione da parte della cancelleria del testo integrale della sentenza non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’art. 325 c.p.c. (v. Cass., ord., 5/11/2014, n. 23526; v., in tema di impugnazione dell’ordinanza ex art. 702 – quater c.p.c., Cass., ord., 22/03/2018, n. 7154; arg. anche ex Cass. 19/09/2017, n. 21625; Cass. 19/08/2013, n. 19182 in tema di impugnazione di lodo arbitrale, e Cass. 25/02/2011, n. 4690).
Si osserva, inoltre, che la sentenza impugnata è stata pubblicata in data 15 ottobre 2015 e il ricorso è stato notificato a mezzo pec in data 14 novembre 2016.
Nella specie è certamente applicabile il termine c.d. lungo di cui all’art. 327 c.p.c., in quanto la sentenza non risulta notificata alle Amministrazioni soccombenti nè, come già rilevato, la comunicazione della sentenza da parte della Cancelleria è idonea a far decorrere il termine c.d. breve di cui all’art. 325 c.p.c.. Va pure evidenziato che il giudizio di primo grado ha avuto inizio nel 2006 e, quindi, il termine in parola ha durata annuale ed è soggetto alla sospensione feriale (pari a 31 giorni dal 1 al 31 agosto dell’anno 2016); detto termine scadeva in data 15 novembre 2016 e pertanto il ricorso all’esame – notificato, come già detto, il 14 novembre 2016 – è tempestivo.
2. Con il primo motivo del ricorso si denunzia “Violazione del D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 303, art. 3 in combinato disposto con l’art. 101 c.p.c. – Difetto di legittimazione passiva dei Ministeri convenuti in giudizio, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”.
3. Con il secondo motivo si denunzia “Violazione o falsa applicazione di norme di diritto, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
– dell’art. 11 disp. gen., comma 1;
– del D.Lgs. n. 368 del 1999, artt. 37,39,41 e 46;
– dell’art. 5 Trattato Cee e art. 189 Trattato Cee, comma 3 (ora artt. 10 e 249 versione consolidata Nizza in GUCE n. C 325 del 24.12.2002), e delle Direttive nn. 82/76, 75/363, 75/362, dell’art. 13 e 16 direttiva n. 82/76 Cee e dell’art. 1 direttiva 93/16, comma 1, dei principi enunciati dalla Corte di Giustizia con sentenze 25 febbraio 1999 causa C-131/97(CARBONARI) e 3 ottobre 2000 – causa C-371/97 (GOZZA);
– del D.L. n. 384 del 1992, art. 7, convertito nella L. n. 438 del 1992, della L.n. 537 del 1993, art. 3, comma 36, della L. 2 dicembre 1995, n. 549, art. 1, comma 33 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), della L. n. 449 del 1997, art. 32, comma 12, della L. n. 488 del 1999, art. 22, della L. n. 289 del 2002, art. 36 (finanziaria 2003)”.
4. E’ logicamente preliminare ed assorbente l’esame del secondo motivo – attinente alla fondatezza nel merito delle domande proposte – che è manifestamente fondato.
Tale assunto non risulta però conforme all’indirizzo di questa Corte, già espresso con le sentenze della Sezione Lavoro n. 794 del 16/01/2014 e n. 15362 del 4/07/2014 ed al quale si intende dare continuità, secondo cui il recepimento delle direttive comunitarie che hanno previsto una adeguata remunerazione per la frequenza delle scuole di specializzazione (direttive non applicabili direttamente nell’ordinamento interno, in considerazione del loro carattere non dettagliato) è avvenuto con la L. 29 dicembre 1990, n. 428 e con il D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257 (che ha riconosciuto agli specializzandi una borsa di studio pari ad Euro 11.603,52 annui), e non in forza del nuovo ordinamento delle scuole di specializzazione di cui al D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 368.
Ai sensi della L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 300, peraltro, gli effetti delle nuove disposizioni, contenute nel D.Lgs. n. 368 del 1999, artt. 37 – 42 (le quali prevedono sia la stipula del nuovo contratto di formazione, con gli specifici obblighi che ne derivano, sia il corrispondente trattamento economico), sono applicabili solo a decorrere dall’anno accademico 2006/2007. Il trattamento economico spettante ai medici specializzandi in base al contratto di formazione specialistica è stato in concreto fissato con i D.P.C.M. 7 marzo, 6 luglio e 2 novembre 2007.
La previsione di una adeguata remunerazione per i medici specializzandi è infatti contenuta nelle precedenti direttive nn. 75/362, 75/363 e 82/76 (le cui disposizioni la direttiva n. 93/16 si limita a recepire e riprodurre senza alcuna modifica), e i relativi obblighi risultano già attuati dallo Stato italiano con l’introduzione della borsa di studio di cui al D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257.
Sotto gli aspetti fin qui indicati, contrariamente a quanto sostiene la parte controricorrente, il ricorso risulta sufficientemente specifico e le questioni di diritto con esso poste non possono ritenersi in alcun modo precluse nella presente sede, riguardando lo stesso fondamento giuridico delle domande avanzate dalla parte attrice, già contestato in sede di gravame.
In definitiva, dunque, devono ribadirsi i seguenti principi di diritto: gli obblighi di attuazione della normativa comunitaria in tema di adeguata remunerazione per la frequenza delle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia derivanti dalle direttive CE nn 75/362, 75/363 e 82/76 – che non prevedono una precisa misura del compenso minimo spettante agli specializzandi – devono ritenersi adempiuti dallo Stato italiano con la borsa di studio introdotta dal D.Lgs. n. 257 del 1991, nella sua misura originaria;
Si osserva, infine, che l’indirizzo di questa Corte cui si intende dare continuità nella presente sede solo apparentemente potrebbe risultare contraddetto da due identiche e coeve decisioni della stessa Sezione Lavoro (v. Cass. 22/04/2015, nn. 8242 e 8243, quest’ultima pure espressamente richiamata dalla parte controricorrente), in quanto la motivazione delle sentenze appena richiamate non affronta espressamente la problematica relativa alla fattispecie fin qui illustrata (cioè quella relativa alla situazione degli iscritti ai corsi di specializzazione negli anni accademici successivi al 1998 ed anteriori al 2006/2007) e richiama invero gli indirizzi espressi da questa Corte in relazione alla diversa situazione dei medici che avevano frequentato le scuole di specializzazione anteriormente al 1991.
5. In conclusione, va accolto il secondo motivo di ricorso con assorbimento del primo; la sentenza impugnata va cassata in relazione e, decidendo nel merito, le domande di parte attrice nei confronti degli enti ricorrenti sono integralmente rigettate.
6. Le spese dell’intero giudizio possono essere integralmente compensate tra le parti, in considerazione della novità delle questioni trattate in sede di merito e delle oggettive oscillazioni giurisprudenziali in relazione alle stesse.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 702
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 3
 art. 360
 art. 360
 art. 189
 art. 7
 art. 3
 art. 1
 art. 32
 art. 22
 art. 36
 art. 1
 Cass. 
 sentenza