Source: http://www.osservatoriogiustiziacivilefirenze.it/OGC_PHP/index.php?main_page=0.1&menu01=3&intSbrID=3&doc=56&par=7
Timestamp: 2019-09-18 01:24:39+00:00

Document:
Totale accessi per documento: 602406
a) La previsione normativa. I tre modelli di «motivazione abbreviata»
Il d. lgs. 5/2003 richiama espressamente, all’art. 16 sull’udienza di discussione della causa, la norma dell’art. 281 sexies. Prevede il comma 5 che «la decisione è emessa a norma dell’art. 281 sexies codice di procedura civile» . Il modello di decisione previsto dall’art. 281 sexies è perciò considerato normale (si legge nella relazione che «la pronuncia della sentenza a seguito della discussione orale è prevista come esito normale del processo»); da esso il tribunale può discostarsi solo in caso di «particolare» complessità della controversia di cui dare atto con ordinanza immediatamente resa all’udienza. In questa ipotesi la sentenza viene depositata nei trenta giorni successivi ma anche in tal caso «può» essere motivata in «forma abbreviata mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e la concisa esposizione delle ragioni di diritto, anche in riferimento a precedenti conformi». La seconda ipotesi contempla quindi una procedura assai simile a quella della trattazione mista prevista dall’art. 281 quinquies c. 2 c.p.c. da cui tuttavia si differenzia: (1) per l’assenza delle precedenti comparse conclusionali; (2) per l’assenza dell’istanza di parte, essendo viceversa collegata all’iniziativa officiosa del tribunale; (3) per la possibilità della sua motivazione in «forma abbreviata» attraverso il rinvio agli atti di causa (per gli elementi di fatto) e a precedenti conformi (per le ragioni di diritto). Un terzo modello di sentenza è quello previsto infine dall’art. 24 comma 6 nel giudizio sul provvedimento cautelare in corso di causa. Anche in queste ipotesi il provvedimento normale è quello ex art. 281 sexies ma «se la complessità della causa impedisca o renda difficoltosa la contestuale redazione della motivazione» il giudice dà «lettura del dispositivo in udienza» depositando la motivazione nei 15 giorni successivi. Alla particolare complessità della controversia segue quindi non il modello previsto dall’art. 16, in cui, con la motivazione, si rinvia anche il deposito del dispositivo, ma quello, in buona sostanza, del rito lavoristico, con immediata lettura del dispositivo e successivo deposito della sola motivazione.
Parte della dottrina, considerando la complessità delle controversie in materia societaria, ha espresso dubbi sulla loro compatibilità con il modello di sentenza ex art. 281 sexies. Si è perciò avanzata una previsione di generalizzata applicazione del rito con decisione differita, o di rinvio dell’udienza di discussione (G. COSTANTINO -Il nuovo processo commerciale: la cognizione ordinaria in primo grado, Relazione al Convegno «La riforma del diritto societario: profili sostanziali e processuali», Roma, 7 febbraio 2003). Per altra parte della dottrina il modello di sentenza ex art. 281 sexies si spiega invece col fatto (a) che il decreto di cui all’art. 12 già «presuppone una completa conoscenza della controversia» (b) che le controversie in parola sono quasi sempre in diritto o di natura esclusivamente documentale; (c) che la decisione è destinata ad intervenire all’esito di una fase tutta incentrata sul ruolo attivo del giudice (A. AMBROSIO -in Le attività del giudice: fissazione dell’udienza, istruzione, fase decisoria. Relazione all’incontro di studio del CSM su La riforma del diritto societario, Roma 27-30 gennaio 2003). Di qui una più ottimistica previsione (cui ci sentiamo di aderire) sull’utilizzazione del modello di decisione immediata.
b) La «motivazione abbreviata» nelle controversie «particolarmente complesse»
Delle due ipotesi previste dall’art. 16 d. lgs. 5/2003 la seconda pone varie questioni.
La particolare complessità della controversia. Assai difficile, e comunque scarsamente utile, sarebbe il tentativo di definire la nozione di controversia «particolarmente complessa». Si tratta infatti di concetto relativo al giudice e al suo modo di intendere la propria funzione, concetto che il legislatore, pertanto, ha opportunamente omesso di definire in dettaglio allo scopo di lasciare a ciascun tribunale la più ampia libertà di valutazione. Potrà quindi trattarsi di controversia complessa in diritto o in fatto ma anche per la quantità o difficoltà dei riscontri documentali che impone.
La diminuita immediatezza della decisione. Evidente è la cesura che la norma reintroduce fra il momento della discussione e quello della stesura della motivazione. Importante tuttavia è che il confine non è tracciato fra il momento della discussione-decisione e della successiva motivazione, come nel rito lavoristico (e nelle sentenze ex art. 26 comma 6 d.lgs 5/2003), ma fra quello della discussione e della successiva decisione-motivazione. Ciò risponde al maggiore tecnicismo della materia che rafforza il legame fra scrittura e decisione che normalmente caratterizza la sentenza civile.
Il documento sentenza. Consequenziale alla non contestualità della decisione è la sua estraneità al verbale di udienza e la sua formazione quindi come documento distinto. È da ritenere pertanto che questo tipo di sentenza non sia da conservare in copia ma in originale nei volumi di cui all’art. 35 disp. atto c.p.c. e che essa quindi non rientri, quanto meno da questo punto di vista, fra le sentenze ex art. 281 sexies
c) Il rinvio ad atti di causa ed a precedenti conformi
La possibilità del rinvio ad atti causa ed a precedenti conformi pone due domande. La prima è se la norma abbia inteso superare, o solo meglio definire, i limiti in cui la sentenza per relationem è attualmente ammessa dalla giurisprudenza. La seconda attiene alla portata della previsione, se la stessa cioè, sebbene espressamente dettata per le sole sentenze rese nel rito societario, debba valere anche per quelle rese nel rito ordinario, o meglio costituisca applicazione di un principio che, nel sistema, deve considerarsi valido per ogni sentenza resa ex art. 281 sexies .
Il rapporto con i principi giurisprudenziali - Sulla prima questione è assai difficile pensare che la norma non sia stata introdotta nella piena consapevolezza del suo possibile contrasto con i principi giurisprudenziali. Va peraltro osservato che l’esistenza fra gli atti del nuovo processo di un provvedimento ben articolato come il decreto di fissazione dell’udienza, nel quale, è da credere, saranno contenuti gli elementi di maggiore importanza sullo svolgimento del processo e sulla rilevanza dei mezzi di prova, muta il quadro entro il quale si erano formati gli orientamenti della giurisprudenza, rendendo assai più sfumato il possibile contrasto con essi. È su tali premesse che vanno quindi esaminati i due ordini di problemi posti dai richiami contenuti nelle sentenze (agevole accesso all’atto richiamato e riferibilità della decisione al giudice che l’ha pronunciata).
Per quel che riguarda il profilo del controllo e dell’agevole accesso agli atti richiamati, il decreto di fissazione dell’udienza, già destinato a compendiare, in via tendenziale, una gran mole di informazioni, oltre ad offrire il più naturale termine di riferimento per i richiami di cui si parla, facilita il collegamento agli atti ulteriori, rendendo meno problematico anche il richiamo agli atti provenienti dalle parti. È comunque da escludere che i parametri di coerenza costituzionale individuati dalla giurisprudenza possano essere superati e che il rinvio, quindi, (a) possa avere carattere generico, (b) mancare degli elementi di identificazione dell’atto richiamato e (c) riguardare atti non facilmente accessibili agli interessati. Se il rinvio non presenta tali carenze i dubbi sollevati da parte della dottrina sulla sua compatibilità con l’effettivo esercizio del diritto di impugnazione non hanno ragione di porsi (Dubbi del genere sono espressi da G.TRISORIO LIUZZI Il nuovo rito societario: il procedimento di primo grado davanti al tribunale Relazione al Convegno su «Presente e futuro prossimo del processo civile in Italia», Foggia il 10 maggio 2003)
Per quel che riguarda invece il profilo della riferibilità della decisione al giudice che l’ha pronunciata va innanzitutto precisato che il «rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa » riguarda solo l’esposizione e non anche la ricostruzione del fatto, quindi solo la vicenda processuale e i fatti pacifici o presupposti, non anche quelli, ovviamente, sui quali il tribunale è chiamato ad esprimere il proprio giudizio di fatto (COLANTUONI, FAGIANI, NORELLI, PICARONI, RUBINO, VIVALDI La riforma del diritto societario a cura di Giovanni LO CASCIO - I procedimenti, Milano 2003). Quanto poi alla esposizione delle ragioni di diritto il riferimento ai soli precedenti giurisprudenziali, esclude che oggetto di richiamo possano essere la motivazione della sentenza impugnata nel giudizio di impugnazione e in generale gli atti interni del procedimento.
Su tali premesse il superamento dei precedenti principi giurisprudenziali sembra aver interessato soprattutto il richiamo ai precedenti e soprattutto ai precedenti dello stesso giudice. Per quel che riguarda infatti i precedenti di legittimità, specie se consolidati, l’orientamento prevalente era già nel senso della sua ammissibilità (v supra IV f).
Quanto invece ai precedenti dello stesso giudice o di altri giudici di merito la norma appare fortemente innovativa. È in ogni caso da escludere che, sia i precedenti di legittimità sia, a maggior ragione, quelli di merito, possano essere richiamati violando i principi di facile accessibilità e possano quindi (a) avere carattere generico, (b) mancare degli elementi di identificazione della sentenza richiamata e (c) riguardare sentenze non facilmente accessibili. Sotto quest’ultimo profilo assai dubbia è la possibilità del richiamo a precedenti di altri giudici di merito non disponibili sulle più diffuse raccolte.
Superfluo aggiungere infine che la finalità della norma è quella di favorire la concisione del testo, nell’interesse soprattutto di chi legge, e di valorizzare l’unità della giurisprudenza (M FABIANI La partecipazione del giudice cit.), non anche di sollevare il giudice dal dovere dell’autonoma «ricerca» della decisione.
La portata della norma – Qualche riserva è possibile esprimere sulla possibilità che il rinvio ad atti e precedenti previsto nell’art. 16 d. lgs. 5/2003 costituisca espressione di un principio generale valido anche per le sentenze rese nel rito ordinario ex art. 281 sexies Assai diverso è infatti il contesto della sentenza emessa nel rito societario, in cui, come si è visto, esiste già un provvedimento, come il decreto di fissazione dell’udienza, destinato a raccogliere le più importanti informazioni sugli aspetti di fatto e di diritto della controversia, e della sentenza emessa nel rito ordinario, in cui non vi è altro che gli atti di parte, redatti peraltro nelle situazioni spesso soltanto esplorative dell’introduzione della lite. È da pensare quindi che la ratio della norma sia fortemente legata all’esistenza nel fascicolo di quel tipo di atti, di facile e immediata consultazione, che la giurisprudenza ha ritenuto necessaria per rendere non eccessivamente difficoltoso l’accesso alle informazioni. È perciò quanto meno imprudente affidarsi alla norma dell’art. 16 c. 5 del d. lgs. 5/2003 per considerare superati, nelle sentenze di rito ordinario ex art. 281 sexies , i principi giurisprudenziali sulla sentenza per relationem.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 281
 sentenza 
 art. 281
 sentenza 
 art. 281
 art. 26
 sentenza 
 sentenza 
 art. 281
 sentenza 
 sentenza 
 art. 281
 sentenza 
 sentenza 
 art. 281
 sentenza 
 sentenza 
 art. 281
 sentenza