Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25779-del-14-12-2016
Timestamp: 2020-08-06 08:03:15+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 25779 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25779 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. II, 14/12/2016, (ud. 14/09/2016, dep.14/12/2016), n. 25779
sul ricorso 8508/2013 proposto da:
B.A., (OMISSIS), G.A. (OMISSIS), elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA SANTA COSTANZA N. 39, presso lo studio
dell’avvocato DAVIDE PERROTTA, rappresentati e difesi dall’avvocato
GINO PERROTTA;
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, c.f. (OMISSIS), domiciliato ope legis in
avverso il provvedimento del TRIBUNALE PER I MINORENNI di CATANZARO,
udito l’Avvocato FRANCESCA GIUFFRE’, con delega dell’Avvocato GINO
PERROTTA, difensore dei ricorrenti, che ha chiesto l’accoglimento
CAPASSO Lucio, che ha concluso per l’improcedibilitàin ogni caso
perl’inammissibilità del ricorso.
1. In data 21.6.2012 i signori G.A. e B.A., quali genitori esercenti la potestà sul figlio minore F., indagato nel procedimento penale n. 149/2011 RG.GUP, proposero davanti al Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catanzaro opposizione contro il decreto di pagamento del compenso al difensore d’ufficio, avvocato Guerriero Alessandro, deducendo che costui non avrebbe avuto alcun titolo per ottenere un onorario, avendo essi designato un difensore di fiducia sin dal primo atto del procedimento. Contestarono anche l’entità del compenso, sottolineando l’irrisorietà della prestazione difensiva.
2. Con ordinanza depositata il 17.12.2012 il Presidente delegato, rilevato che l’avvocato Guerriero era stato designato dal GUP all’udienza dell’8.2.2012 quale difensore di ufficio degli imputati tra cui anche G.F., ai sensi dell’art. 97 c.p.p., comma 4, stante l’assenza dei rispettivi difensori di fiducia, e ritenuto che il decreto di pagamento fosse impugnabile soltanto dalle parti del processo nel quale si era inserita l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, dichiarò inammissibile il ricorso per essere i ricorrenti ed il loro difensore di fiducia privi di legittimazione.
3. Per la cassazione dell’ordinanza G.A., B.A., hanno proposto ricorso sorretto da unico motivo. Il Ministero della Giustizia resiste con controricorso.
1. Con l’unico motivo i due ricorrenti denunciano la violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 84 e 170, censurando l’affermazione secondo cui solo in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato è consentita l’impugnazione dei decreti di pagamento. Ritengono invece che le disposizioni citate, seppure collocate nella parte relativa al patrocinio a spese dello Stato, si applicano anche ai casi in cui non ricorre tale ipotesi. Osservano inoltre che il T.U. n. 115 del 2002, art. 170, cui rimanda l’art. 84, contempla, con riferimento alla fase oppositiva al decreto di pagamento, le “parti processuali” tra soggetti legittimati alla opposizione. Evidenziano infine la natura decisoria del provvedimento e, dunque, la sua ricorribilità in cassazione.
Secondo un principio generale – che oggi va senz’altro ribadito – la qualità di parte legittimata a proporre appello o ricorso per cassazione, come a resistervi, spetta ai soggetti che abbiano formalmente assunto la veste di parte nel previo giudizio di merito, con la conseguenza che va dichiarata inammissibile l’impugnazione proposta contro soggetti diversi da quelli che sono stati parti nel suddetto giudizio (Sez. Sentenza n. 520 del 16/01/2012 Rv. 620853; Sez. 3, Sentenza n. 4011 del 19/02/2013 Rv. 625122; Sez. U, Sentenza n. 15145 del 28/11/2001 Rv. 550720).
Ora, dal provvedimento impugnato – ma anche dallo stesso ricorso per cassazione – non risulta che il Ministero della Giustizia sia stato parte del procedimento di opposizione svoltosi davanti al Capo dell’ufficio giudiziario e pertanto, in applicazione del predetto principio, il ricorso per cassazione deve essere dichiarato inammissibile, rilevandosi, per completezza, che non risulta neppure la partecipazione al procedimento dei soggetti direttamente interessati dal decreto di liquidazione, quali il beneficiario del decreto di liquidazione impugnato (cioè l’avvocato Guerriero) e l’indagato (il figlio degli odierni ricorrenti G.F., ormai divenuto maggiorenne).
L’inammissibilità del ricorso per difetto di rituale instaurazione del processo, (per essere stato il ricorso proposto contro soggetti diversi da quelli che sono stati parti nel giudizio di merito) preclude l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei soggetti legittimati, non potendosi ordinare la citazione di altri soggetti in una situazione di radicale carenza del rapporto processuale di base Sez. U, Sentenza n. 15145/2001 cit.).
L’inammissibilità pronunciata per ragioni completamente diverse da quelle addotte dal Ministero giustifica la compensazione delle spese tra le parti.
Considerato inoltre che il ricorso per cassazione è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è stato rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale pluriennale dello Stato-Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

References: Sentenza 
 art. 170
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 1
 art. 13