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Timestamp: 2020-07-08 15:41:59+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8084 del 21/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8084 del 21/03/2019
Cassazione civile sez. VI, 21/03/2019, (ud. 24/01/2019, dep. 21/03/2019), n.8084
sul ricorso 17185-2017 proposto da:
avverso la sentenza n. 15/2017 del TRIBUNALE di CASSINO, depositata
Con sentenza n. 2771/2007, il Giudice di Pace di Cassino confermava l’efficacia dei decreti ingiuntivi nn. 1046/07, 907/07, 807/07, 808/07, 127/07, 883/07, 865/07, 900/07, 897/07, 769/07, 836/07, ottenuti da S.G. per il pagamento di prestazioni professionali, e opposti dalla Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato di Frosinone. La CCIAA di Frosinone impugnava la sentenza contestando la nullità del contratto di patrocinio, a causa della mancanza del necessario requisito della forma scritta, e ritenendo inidoneo l’esclusivo conferimento della procura generale alle liti per confermare la validità di tale rapporto contrattuale. Il S. contestava tali affermazioni, sottolineando che la validità del contratto era suffragata da una consolidata giurisprudenza in materia, ma il Tribunale di Cassino, con sentenza n. 782/2012, accoglieva l’appello della CCIAA Frosinone e revocava i decreti ingiuntivi. Contro la pronuncia d’appello S.G. proponeva ricorso per cassazione.
Al termine del giudizio di legittimità, con ordinanza n. 10752/2015 la Cassazione accoglieva il ricorso principale e cassava la sentenza con rinvio al Tribunale di Cassino in diversa composizione, affermando il principio di diritto secondo cui “in tema di contratti della P.A., che devono essere stipulati ad substantiam per iscritto, il requisito della forma del contratto di patrocinio è soddisfatto con il rilascio al difensore, a mezzo di atto pubblico, di procura generale alle liti ai sensi dell’art. 83 c.p.c., qualora sia puntualmente fissato l’ambito delle controversie per le quali opera la procura stessa (nella specie: “tutte le cause attive e passive promosse e da promuoversi, innanzi a qualsiasi Autorità Giudiziaria, esclusa la Suprema Corte di cassazione, aventi ad oggetto il solo recupero dei crediti della stessa Camera di commercio mandante”, con espressa autorizzazione, a tal fine, di “intraprendere azioni esecutive, intervenire in quelle da altri iniziate e dare loro impulso”)”.
Ritualmente riassunto il processo ex art. 392 c.p.c., il Tribunale di Cassino, con la sentenza n. 15/2017, affermata la validità del contratto di patrocinio intercorso tra S.G. e la CCIAA Frosinone, confermava i decreti ingiuntivi, rigettava ogni altra richiesta e compensava le spese, disattendendo così la richiesta del S. di porle interamente a carico della parte avversa, dal momento che ricorrevano gravi ed eccezionali ragioni idonee a legittimare il giudice a compensare le spese ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2, così come formulato ante riforma del 2014.
Avverso tale sentenza propone oggi ricorso per cassazione S.G. con un unico motivo di ricorso, con cui lamenta la “violazione o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 91 e dell’art. 92, comma 2 – come modificato dal D.Lgs. 12 settembre 2014, n. 132, art. 13, comma 1, conv. con modif. in L. n. 162 del 2014 – dall’art. 118 disp. att. c.p.c., comma 2, dall’art. 132c.p.c., comma 2, n. 4, dagli artt. 24 e 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.
Rammenta il ricorrente che il legislatore ha reso applicabile il nuovo art. 92 c.p.c., comma 2, a tutti i procedimenti introdotti dopo il trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del D.L., pertanto la norma andrebbe logicamente applicata anche al giudizio di rinvio di cui se ne contesta l’esito. Dal momento che in questa vicenda non si ravvisano ipotesi di soccombenza reciproca, o di assoluta novità della questione, nè di mutamento giurisprudenziale sulle questioni dirimenti, il giudice del rinvio avrebbe fatto errata applicazione dell’art. 92 c.p.c., comma 2; la stessa norma, peraltro, sarebbe stata falsamente applicata anche laddove fosse stata considerata nella sua vecchia formulazione, poichè nel caso di specie non sussisterebbero situazioni “gravi ed eccezionali”. Tutto ciò lederebbe, da ultimo, il diritto di difesa, costituzionalmente garantito, giacchè la compensazione delle spese non troverebbe alcun fondamento in questo caso, stante l’esito vittorioso del professionista nei vari gradi del processo. Ha resistito con controricorso la Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato di Frosinone.
Per quanto concerne la doglianza relativa alla violazione degli artt. 91 e 92, va anzitutto ribadito quanto asserito dallo stesso ricorrente, e cioè che la nuova formulazione dell’art. 92 trova applicazione ai procedimenti introdotti dal 10 dicembre 2014, tra i quali, tuttavia, non rientra quello in esame, instaurato, al contrario, con l’opposizione a decreto ingiuntivo nel 2007 davanti al giudice di pace.
All’interno dei giudizi di impugnazione si distinguono due momenti, definiti rescindente e rescissorio; all’interno dell’appello tende a confondersi l’esatta scansione temporale dei due giudizi, mentre nel ricorso per cassazione è più marcato il confine tra la fase di annullamento della sentenza viziata e quella di pronuncia che sostituisce la prima, soprattutto nel caso in cui i due giudizi, non si esauriscano contemporaneamente in sede di legittimità, ma si svolgano davanti a giudici diversi: a quest’ultimo caso va ricondotto il giudizio di rinvio, che rappresenta la fase rescissoria successiva a quella rescindente, svoltasi davanti al giudice di legittimità.
Pertanto quando si parla di “autonomia del giudizio di rinvio”, lo si deve fare con esclusivo riferimento all’autonomia della fase dell’intero giudizio, ragion per cui il procedimento nell’ambito del quale si svolge il giudizio di rinvio resta unico e il suo momento iniziale, tornando al caso di specie, non può che fissarsi nel momento in cui venne notificato il decreto opposto, o ancor prima al deposito del ricorso monitorio dinanzi al Giudice di Pace. A conclusione di tali considerazioni sembra opportuno ricordare quanto affermato dalle Sezioni Unite con sent. n. 19701/2010 (orientamento confermato negli anni, da ultimo Cass. n. 10213/2017) secondo cui, il giudizio di rinvio conseguente a cassazione, pur dotato di autonomia, non dà vita ad un nuovo ed ulteriore procedimento, ma rappresenta una fase ulteriore di quello originario da ritenersi unico ed unitario.
Da ciò consegue che, al processo iniziato prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 132 del 2014, conv. L. n. 162 del 2014, si applica il testo dell’art. 92 c.p.c., vigente ratione temporis, che peraltro non è nemmeno quello richiamato dal giudice del rinvio, ma addirittura quello in vigore a seguito della riforma di cui al D.L. n. 35 del 2005, conv. nella L. n. 80 del 2005, entrato in vigore ed applicabile ai giudizi introdotti in primo grado dopo il primo marzo 2006, che prevede, con una valutazione ancor più discrezionale da parte dell’autorità giudiziaria, che la decisione circa la compensazione debba essere supportata da “giusti motivi esplicitamente indicati nella motivazione”.
Ciò esclude, infine, l’asserita violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 118 disp. att., e di conseguenza degli artt. 24 e 111 Cost., attesa l’impossibilità di riscontrare una deficienza dell’iter argomentativo del giudice di merito tale da sfociare in un’anomalia consistente nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, essendosi esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (cfr. Cass. S.U. 8053/2014).
Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, il comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese in favore della controricorrente che liquida in complessivi Euro 650,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali pari al 15% sui compensi, ed accessori come per legge;
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso tprinclpale3 a norma dell’art. 1 bis dello stesso art. 13.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 392
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 13
 art. 92
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1
 art. 13
 art. 13
 art. 1
 art. 13