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Timestamp: 2017-08-22 22:20:57+00:00

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Fecondazione Eterologa, le riflessioni di Papa Francesco
Posted on 14 aprile 2014 by Fisiomedicine
venerdì 11 aprile Papa Francesco ha risposto indirettamente all’iniziativa della Corte Costituzionale che con una sentenza ha di fatto cancellato l’ultimo divieto in materia di fecondazione eterologa. Il rischio per il Pontefice, Vescovo di Roma, è morale, la deriva della società civile verso la cultura dello scarto.
Com’è noto, nella giornata di mercoledì 9 aprile, la Corte Costituzionale con una sentenza storica ha posto fine ad una bagarre che ormai si trascinava da dieci anni a questa parte; la corte ha infatti stabilito l’incostituzionalità delle Legge 40/2004 che disciplina il divieto al ricorso ad un donatore di spermatozoi od ovuli esterno ad una coppia, nel caso naturalmente di infertilità assoluta da parte di uno dei due partner.
Con la sentenza del 9 aprile cade dunque l’ultimo tabù che limitava il diritto della coppia a far ricorso alla fecondazione eterologa, così come disciplinato dal comma 3 dell’articolo 4 della Legge 40, una pronuncia quella dell’organo di Stato che a ben vedere, almeno da un punto di vista cronologico, rappresenta l’ennesima modifica apportata al testo di Legge, la trentesima infatti dal giorno in cui il divieto fu posto.
Tra tribunali civili, tribunali amministrativi regionali ed organi di Stato, qual è la Corte Costituzionale, il testo originale della Legge ha infatti visto modificarsi negli anni varie norme, tant’è la pronuncia del 9 aprile costituisce in ordine numerico la seconda sentenza che i giudici dell’ograno statale hanno emesso relativamente al suo grado di costituzionalità e applicazione, come ad esempio il numero degli embrioni che è possibile impiantare nell’utero, le modalità della loro conservazione e sulla diagnosi di pre-impianto.
Con la pronuncia del 9 aprile l’ultimo tabù è quindi stato risolto, e con esso si azzerano anche tutte le sanzioni che l’eventuale trasgressione avrebbe comportato alla coppia, così come stabilito dal comma 1 e 9 dell’articolo 9 della Legge, che sancisce una pena pecuniaria per il trasgressore da 300mila a 600mila euro. Immutato, invece, resta il diritto all’anonimato da parte del donatore, così come stabilito tra l’altro anche dal testo originale.
E’ naturale che lo storno del comma 3 dell’art. 4 avrà ricadute evidenti nei comportamenti sociali della società civile, sopratutto per quelle coppie che da anni sperano di colmare un ‘vuoto’ con la nascita di un figlio, aspetti dunque che vanno ben al di là della sola dimensione medica e scientifica, ma che a ben vedere entrano di diritto nella sfera filosofica dell’etica, e quindi nella morale.
D’altronde è stato lo stesso attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, una volta conosciuto la pronuncia della Corte Costituzionale, ad aver precisato che, data la delicatezza della questione sollevata, è opportuno che il Parlamento apra un dibattito che meglio definisca la dimensione entro la quale applicare la nuova interpretazione di Legge:
“Sull’eterologa è necessaria una condivisione sul Parlamento“, spiega il Ministro per i lettori dell’agenzia di stampa Adnkronos,”Sono questioni che non si può pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo, ma necessitano una condivisione più ampia, di tipo parlamentare. Alla luce delle motivazioni della Consulta al più presto comunicheremo la road map per l’attuazione della sentenza […] Ci sono alcuni aspetti estremamente delicati che non coinvolgono solamente la procedura medica, ma anche problematiche più ampie, come ad esempio l’anonimato o meno di chi cede i propri gameti alla coppia e il diritto di chi nasce da queste procedure a conoscere le proprie origini e la rete parentale come fratelli e sorelle”.
Molti infatti sono gli attuali rappresentanti del mondo politico contrari alle modifiche apportate dalla consulta, come l’ex ministro Maurizio Sacconi che non ha mancato di sottolineare come ‘ i padri costituenti si staranno rigirando nelle tombe‘, Carlo Giovanardi, e Paola Binetti, deputata dell’Udc, medico e cattolica, che per il Fatto Quotidiano ha così commentato:”È un attacco alla famiglia: la Corte ignora i diritti del concepito, pure citati nell’articolo 1 della legge.”
Anche esponenti della sinistra, certamente meno conservatori rispetto ai personaggi della rappresentanza politica appena citata, hanno mostrato perplessità circa la volontà della Corte di apportare modifiche sostanziali alle libertà della società civile; è il caso della senatrice Anna Finocchiaro, storica militante del Pd, che interrogata sul caso, ha così risposto:”Cosa bisognerà scrivere in questa nuova legge nessuno ancora lo dice, ma non è un caso: non solo, infatti, il patto di maggioranza si regge sull’esclusione di diritti civili e temi bioetici per evitare problemi con Angelino Alfano e i suoi accoliti, ma le priorità di opinione pubblica e media sono anni luce lontane. A mettere al passo la legislazione, per quanto si può, ci pensa la Corte costituzionale, la politica guarda. E parla. La domanda è: ma allora da domani si può andare in clinica e chiedere di avere un figlio con l’ovulo o il seme di un donatore? Risposta secca: no, non si può. Perché la decisione della Consulta fa decadere un divieto, ma non avvia automaticamente il recupero di tecniche rimaste nel cassetto per dieci anni.”
Naturalmente il rischio che presuppone questo nuovo impianto della Legge non appartiene alla dimensionalità delle scienze tout court, non riguardano la tecnica con la quale i gameti saranno poi fecondati, ma guarda direttamente negli occhi dell’etica, e quindi a quel regno di valori con i quali l’uomo interpreta la Vita, o il mero Esistere, discerne il giusto dal non giusto, e definisce il limite delle sue azioni, perchè l’andare oltre sarebbe tracotanza, comportamenti e consuetudini che, in quanto idee e valori sui quali l’umanità ha preso forma, precedono per essenza un qualsiasi dovere sancito da un’ autorità.
Ciò che distingue il Vivere dall’Esistere, direbbe un filosofo morale, sono i valori, valori con i quali da sempre costruiamo la nostra realtà ecumenica; se il divenire del codice morale che per necessità tiene unita una data società presuppone l’eliminazione dei valori che l’hanno dapprima resa possibile e poi conservata, quali siano gli effetti di questo cambiamento sulla realtà è impossibile stabilirlo.
Data dunque la dimensione che la sentenza del 9 aprile è andata toccando, Papa Francesco ha invitato i fedeli alla seguente riflessione, parole quelle pronunciate dal Vescovo di Roma, come lui stesso ama definirsi, venerdì 11 aprile: “Ferma opposizione a ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa. Il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia.”
Certamente Papa Bergoglio, pontefice della Chiesa di Roma, non può che esprimere parole di biasimo per ogni realtà che sia aborto, eutanasia ed ora fecondazione eterologa, essendo il rispetto della Vita, così come essa si offre, un dovere incondizionato per ogni Cristiano, ‘valori non negoziabili‘ li definisce infatti Francesco, ma il vero spunto di riflessione è offerto da questo passo:”’il divorzio tra l’economia e la morale, tra le possibilità offerte da un mercato provvisto di ogni novità tecnologica e le norme etiche elementari della natura umana, sempre più trascurata. Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita, che non è subordinato ad alcuna condizione, né qualitativa né economica né tanto meno ideologica”. Una società come quella attuale, nella quale la soddisfazione dei desideri dei singoli offrono appoggio alla logica delle disuguaglianza ed dell indifferenza, nella quale è abusato il concetto di libertà, intesa come assenza di regole e misura, nella quale il consumo è immediato, ciò ha un suo prezzo, ed è un prezzo che si paga moralmente, gravando proprio nei fondamenti valoriali da cui poi tutto ‘qualitativamente‘ nella Vita deriva. Per l’etica di un Cristiano l’accettazione della sofferenza, sia essa organica, come un handicap, o sia essa una mancanza, come l’infertilità in questo caso, è ciò che infatti conduce il Mondo alla sua salvezza, ciò che semplicemente ci rende Umani, e non Altro da ciò che natura ha voluto che fosse, per cui la pronuncia della Corte Costituzionale agli occhi di Francesco va esattamente nel suo opposto, verso una dissoluzione:”considerare l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare, darà inizio alla cultura dello scarto.” Credere che l’uomo possa conquistare la Felicità Assoluta, così come pretende la logica del progresso, è un’illusione, non per un Cristiano, ma per colui che crede nei modelli di perfettibilità della nostra specie, che in realtà più che avvicinarsi a tale obiettivo, o scopo di ragione, toglie alla Vita un qualcosa, per riscoprirsi infatti un mero esistente.
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