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Timestamp: 2020-07-07 10:04:51+00:00

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Art. 447 codice di procedura penale - Richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini preliminari - Brocardi.it
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Articolo 447 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 447 Codice di procedura penale
Fonti → Codice di procedura penale → LIBRO SESTO - Procedimenti speciali → Titolo II - Applicazione della pena su richiesta delle parti
1. Nel corso delle indagini preliminari, il giudice, se è presentata una richiesta congiunta o una richiesta con il consenso scritto dell'altra parte, fissa, con decreto in calce alla richiesta, l'udienza per la decisione, assegnando, se necessario, un termine al richiedente per la notificazione all'altra parte. Almeno tre giorni prima dell'udienza il fascicolo del pubblico ministero è depositato nella cancelleria del giudice(1).
(1) Quanto al termine, la richiesta di patteggiamento può essere avanzata non solo nel corso delle indagini preliminari, ma anche nella successiva udienza preliminare, fino a che le parti non abbiano concluso la relativa discussione ex art. 446, comma 1.
L'applicazione di pena concordata tra le parti, il cd. patteggiamento, è stato concepito nell'intento di snellire il corso del processo, del quale permette una chiusura anticipata in forza dell'accordo tra P.M. e imputato, il quale volontariamente si sottomette alla sanzione penale, evitando così l'approdo dibattimentale.
Spiegazione dell'art. 447 Codice di procedura penale
Per quanto concerne il termine di presentazione della richiesta, essa può essere formulata già nel corso dell'indagine preliminare, nonché nella successiva udienza preliminare, fino a che le parti non abbiano concluso la relativa discussione (v. art. 446).
Nel corso delle indagini, qualora la richiesta sia congiunta o vi sia il consenso dell'altra parte, il giudice fissa con decreto l'udienza per la decisione (in cui valuterà se sussistono i presupposti per l'emissione della sentenza di applicazione della pena congiuntamente richiesta). Al fine di permettere tale valutazione, il fascicolo del p.m. deve essere depositato presso la cancelleria del giudice almeno tre giorni prima dell'udienza fissata.
Se, per contro, la richiesta proviene solo da una parte,il giudice fissa con decreto un termine all'altra parte per esprimere o meno il proprio consenso. Se il consenso perviene entro il termine, si procede come sopra.
Nel procedimento per decreto penale di condanna la richiesta va invece presentata contestualmente all'opposizione contro il decreto stesso.
Quando si procede per giudizio immediato entro quindici giorni dalla notifica del relativo decreto di citazione. Nel giudizio direttissimo ed in quello conseguente a citazione diretta vanti al giudice monocratico prima che sia dichiarato aperto il dibattimento.
Nei medesimi termini di cui sopra, la parte destinataria della richiesta ha facoltà di prestare il consenso in precedenza negato, il che sottintende che la richiesta stessa può essere formulata più volte.
Il pubblico ministero, in caso di dissenso, deve motivare le ragioni per cui non ha accolto la richiesta di patteggiamento dell'imputato.
Massime relative all'art. 447 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 22972/2018
L'ordinanza anticipatoria dell'udienza adottata dal giudice nel corso del dibattimento non deve essere notificata all'imputato almeno sette giorni prima della nuova udienza, atteso che tale obbligo è previsto dall'art. 465 cod.proc.pen. esclusivamente nell'ipotesi di anticipazione della udienza nella fase degli atti preliminari, in cui non ha ancora avuto modo di esplicarsi pienamente l'attività difensiva attraverso la conoscenza di tutti gli atti del processo, ivi comprese le liste testimoniali.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 22972 del 22 maggio 2018)
Cass. pen. n. 29965/2007
Il provvedimento con il quale il Gip, preso atto della revoca da parte del P.M. del consenso precedentemente prestato al patteggiamento, dispone la restituzione degli atti al medesimo non è abnorme, nè sotto il profilo strutturale, nè sotto quello funzionale, non generando alcuna stasi del procedimento. (Nell'affermare il principio in massima, la Corte ha ribadito che, una volta sottoposto l'accordo sulla pena al giudice, le parti non possono più revocare unilateralmente il consenso prestato al patteggiamento, evidenziando però come nel caso tale divieto venga violato, l'errore del giudice possa essere fatto valere impugnando la sentenza di primo grado).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 29965 del 24 luglio 2007)
Cass. pen. n. 20600/2007
Deve ritenersi ammissibile la costituzione di parte civile all'udienza fissata per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena avanzata dall'imputato, ai sensi dell'art. 447 c.p.p., nel corso delle indagini preliminari.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 20600 del 25 maggio 2007)
Cass. pen. n. 344/2000
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 344 del 14 gennaio 2000)
Cass. pen. n. 2519/1997
In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, nel corso delle indagini preliminari, il giudice non è abilitato a provvedere de plano ma deve fissare apposita udienza, della quale le parti devono essere rese edotte mediante notificazione o atto equipollente. In mancanza, la sentenza deve ritenersi nulla per violazione dell'art. 178 lett. b) e c) c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2519 del 7 novembre 1997)
Cass. pen. n. 11023/1996
In tema di patteggiamento, l'art. 447 c.p.p. consente la formulazione della richiesta già dalla fase delle indagini preliminari ancor prima che sia stata formulata e completata la contestazione dell'accusa, sicché l'accordo delle parti può legittimamente ricomprendere anche un delitto non contestato né più contestabile successivamente per mancanza dei presupposti di cui agli artt. 517 e 518 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11023 del 20 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 10366/1994
In tema di richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini preliminari, dall'interpretazione sistematica degli artt. 447, comma 1 e 127 c.p.p. si desume che il difetto di notifica del provvedimento di fissazione dell'udienza alla parte richiedente con la conseguente mancanza di partecipazione del P.M. e/o di intervento dell'imputato, comporta la nullità ai sensi dell'art. 178, lett. b) e c) c.p.p., ogni qualvolta detta parte non abbia assistito personalmente alla fissazione dell'udienza mediante decreto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10366 del 29 settembre 1994)
Cass. pen. n. 3245/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3245 del 16 settembre 1994)
Nell'ipotesi di richiesta di applicazione della pena formulata nel corso delle indagini preliminari, ai sensi dell'art. 447 c.p.p., non è previsto che sia dato avviso dell'udienza fissata per la decisione alla persona offesa, sicché la mancata comparizione di questa non ha rilevanza e la pronuncia della sentenza in sua assenza non comporta alcuna violazione di legge.
Cass. pen. n. 591/1993
L'applicazione della pena su richiesta delle parti, nel corso delle indagini preliminari, si svolge con procedimento camerale, a norma degli artt. 447, comma secondo, e 127 c.p.p. Di conseguenza, l'indagato detenuto, che abbia fatto inoltrare rituale istanza di «patteggiamento» e non abbia avanzato espressa richiesta di essere sentito, non deve essere tradotto in camera di consiglio.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 591 del 25 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 9389/1992
In tema di patteggiamento, l'art. 447 c.p.p. attribuisce all'imputato la facoltà di presentare al giudice, nel corso delle indagini preliminari, la richiesta di applicazione della pena. La norma non subordina l'esercizio di tale facoltà a condizioni o termini: la richiesta, pertanto, libera nella forma, può essere presentata in qualsiasi momento delle indagini preliminari, anche prima che il pubblico ministero abbia proceduto alla formale contestazione dell'accusa; in tale ipotesi, tuttavia, spetta all'imputato indicare, oltre alla pena, il fatto-reato cui la stessa si riferisce per consentire al pubblico ministero di esprimere anche su di esso il proprio parere ed al giudice di controllare la corretta definizione dell'imputazione. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, il P.M. aveva dedotto nullità ex art. 522 c.p.p., per difetto di contestazione, poiché era stato incluso nella richiesta di applicazione, e nella conseguente pronuncia, un fatto-reato ancora in fase di indagini preliminari).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9389 del 4 settembre 1992)
Categorie: Patteggiamento
Autore: Sanna Alessandra
Categorie: Diritto processuale penale, Patteggiamento
Il volume si propone di descrivere lo stato dell’arte del rito noto come “patteggiamento”, all’esito di un percorso evolutivo durato un trentennio e di cui la giurisprudenza è stata l’indiscussa protagonista. Così il diritto vivente ha forgiato l’istituto sul solco di una progressiva erosione delle, pur scarne, forme codicistiche, secondo un disegno che sarà, infine, recepito dal Parlamento nella riforma Orlando. Se e come l’esito... (continua)

References: Articolo 447

Articolo 447
 art. 446
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Cass. 
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 art. 522
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