Source: http://www.icineuforici.com/2013/08/manifesto-dintenti-cinematografici-m-giannone-e-s-uboldi/
Timestamp: 2020-03-29 12:52:02+00:00

Document:
Manifesto d’intenti cinematografici (M. Giannone e S. Uboldi) | I Cineuforici
Manifesto d’intenti cinematografici
(M. Giannone e S. Uboldi)
Un’immagine di Holy Motors (L. Carax)
ART. 1: Il cinema, poichè arte, ha come fine l’estetica, ossia il cinema stesso. Per I Cineuforici qualsiasi tentativo di utilizzare l’estetica come mezzo per arrivare a un fine che non sia il cinema è destinato allo scacco. I fini cinematografici erronei a cui si può tentare di giungere tramite l’estetica sono numerosi e di varia natura, ma posseggono tutti un minimo comune denominatore: il contenuto. Fintanto che tale verrà considerato il fine del cinema si realizzeranno opere prive di vita. Se, invece, il “contenuto” avesse brama d’essere un “mezzo” per arrivare al suddetto e unico vero fine, allora e solo allora sarebbe accolto a braccia aperte. In conclusione: il contenuto, la trama che dir si voglia, può solo essere il “mezzo” per arrivare al “fine”. Questo fine è il cinema. (Mattia)
ART. 2: Nella stesura dei loro post, i Cineuforici cercano di evitare il più possibile, in riferimento alle opere che recensiscono, le parole “utile/inutile” (oggettivamente nessun film lo è), “noioso/stimolante” (oggettivamente nessun film lo è) e “Capolavoro” (ci piace pensare che nessun film lo sia a priori). Ma spesso le usano comunque! (Stefano)
ART. 3: Dai momenti di difficoltà e di crisi, l’arte ne è sempra uscita generando del nuovo. Il neorealismo non è nato in un periodo a caso, ma alla fine della guerra. E’ in un epoca come quella che si sta vivendo che l’Italia, una delle madri della cultura, deve raccogliere le proprie forze per far nascere, una volta terminata la crisi economica, una nuova corrente. I Cineuforici vogliono assistere a questa rinascita, accantonando una volta per tutte l’atrofizzazione cinematografica italiana degli ultimi anni. L’ART. 1 può essere una delle soluzioni. (Mattia)
ART. 4: “Odio la semplificazione, perché è solo una bugia” (Assayas). I Cineuforici di norma preferiscono il film ostico, complesso, aperto, aspro, frammentato, irregolare, conflittuale, finanche respingente, al film in cui tutto è laccato, carino, spiegato e trasparente. La didascalia è il peggior peccato del cinema. Privilegiamo quei film che ci fanno perdere la testa, il cuore, anche il sonno, i film che magari non comprendiamo appieno usciti dalla sala, ma che permangono nei pensieri e nelle riflessioni a lungo dopo la visione. (Stefano)
ART. 5: I Cineuforici vedono il cinema come qualcosa che non per forza deve esprimere la realtà. Un’opera d’arte può non essere rintracciabile in nessuna quotidianità ed essere qualcosa di formidabile. Il cinema può avere la stessa evoluzione che ha avuto il teatro: ci si può allontanare dalla realtà senza mai dimenticarla. Accodandosi all’ART. 1, vi sono possibilità per evitare una deriva realistica ed è a nostro avviso un limite, nella nostra epoca, avere come obiettivo il reale. Tutt’al più esso può fungere da tramite per nuovi scopi. Basta coi film sociali all’italiana, si esca da questo schema e si cerchino nuove frontiere. I francesi lo hanno capito: si veda Holy Motors. (Mattia)
ART. 6: Lo scopo dei Cineuforici non è quello di far capire qualcosa a qualcuno. Ci piace l’idea di interpretare il mondo che ci circonda attraverso il linguaggio del cinema; eppure per noi, “capire” il linguaggio non è necessario né sufficiente per giudicare un film. Il giudizio (che migliora con l’esperienza) è frutto in ogni caso di un impressione inconscia (soggettiva); il ragionamento che segue (e che tenta, vanamente, di tradurre, di rendere ammissibile- oggettivo – il nostro giudizio personale) serve solo a giustificare o nobilitare agli occhi degli altri il nostro giudizio. Il giudizio è fondamentalmente inutile (vedi ART.2): il cinema può fare a meno della risposta del suo interlocutore (il pubblico) ed esistere come pura forma d’espressione. Per questo non sopportiamo l’espressione “Non è un film per tutti”. Il film non è un telegramma, non è una lettera. In quanto ciò, noi non desideriamo, né cercheremo mai, di cogliere “messaggio” alcuno in un film. (Stefano)
ART. 7: I Cineuforici sono euforici del cinema. Come tali, sono euforici di chi ama il cinema come loro e di chi lavora in tale mestiere con euforia. I Cineuforici apprezzano le pellicola realizzate con il sudore della fronte e delle mani, il lavoro di artiginani e di chi appare in piccolo sui titoli di coda. I Cineuforici, nel limite del possibile, amano ricordare nelle loro analisi e recensioni anche chi si occupa di fotografia, costumi, locations, musica, colonne sonore, montaggio, sceneggiatura, soggetto e così via. Il cinema si trova a suo agio nella bottega degli artigiani e non in una catena di montaggio. (Mattia)
ART. 8: I Cineuforici ricercano la bellezza di una pellicola nel rapporto che si instaura tra l’idea che la costituisce (nucleo concettuale) e le modalità in cui essa viene espressa, ovvero la sua realizzazione pratica (impianto tecnico), in riferimento all’ART.7; ciò nonostante, l’apprezzamento finale trascende questa compartimentazione. In breve, la qualità complessiva di un film è superiore alla somma delle qualità delle sue singole parti (sceneggiatura-regia-fotografia-recitazione ecc.). (Stefano)
ART. 9: I Cineuforici non tollerano le nuove tautologie cinematografiche contemporanee : “E’ Indie, molto bello!” o “E’ Hollywood, niente di che!”. Se un film è un film (questa è l’unica tautologia valida), solo allora può essere interessante o meno: questo è l’unico metro. Non si usi, inoltre, il denaro come giustificazione d’intenti. Non si salvi il low budget solo per pietà o compassione. Si eviti qualsiasi cristianizzazione economica del cinema. Un film merita o non merita di essere riconosciuto come tale. (Mattia)
ART. 10: Noi diamo pareri su dei film. Si può non essere d’accordo. E confrontarsi con gli argomenti messi in gioco dall’altro, dalla sua visione del cinema e del mondo, è un modo per ragionare anche sul proprio punto di vista, metterlo in dubbio, o consolidarlo. Ci piace realizzare che altri condividono il nostro pensiero, ma preferiamo ancora di più modificarlo (meglio: aggiornarlo) quando affrontiamo un parere discordante. Questo è uno dei motivi per cui ci piace scrivere di cinema. (Stefano)
Questo manifesto è solo una provocazione. I Cineuforici lo hanno redatto con l’intento di far nascere un fruttuoso dibattito sul cinema mondiale e italiano. Pertanto, a voi la parola: commentate!
un manifesto “utile”, “ma non per tutti”
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References: ART. 1

ART. 2

ART. 3

ART. 4

ART. 5

ART. 6
 ART.2

ART. 7

ART. 8

ART. 9

ART. 10