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Timestamp: 2018-09-26 05:23:44+00:00

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La viticoltura verso un Testo unico. Il provvedimento ora in Senato | FARE
Approfondimenti La viticoltura verso un Testo unico. Il provvedimento ora in Senato
La viticoltura verso un Testo unico. Il provvedimento ora in Senato
Iter del testo unico sulla viticoltura. Alla Camera il 7 maggio 2014 ebbe inizio, presso la Commissione Agricoltura, l’esame della proposta di legge C. 22361, alla quale nel seguito dei lavori sarebbe stata abbinata la concorrente C. 2618. Un testo unificato è stato approvato dall’Assemblea di quel Consesso nella seduta del 21 settembre 2016 e trasmesso il successivo 28 dello stesso mese al Senato, ove ne è stato dato annuncio in Aula con il numero S. 25352.
Il provvedimento è stato subito dopo assegnato alla sede referente della Commissione Agricoltura, esattamente il 29 settembre, con richiesta di parere delle altre Commissioni permanenti, ad eccezione degli Esteri, della Difesa, del Lavoro e dei Lavori pubblici e comunicazioni.
Al Senato la Commissione di merito ha iniziato nella seduta del 4ottobre l’esame congiunto del disegno di legge S. 2535 e degli abbinati progetti di legge.3 La Commissione ha convenuto sull’opportunità di avviare un breve ciclo di audizioni di soggetti pubblici e privati interessati e aventi titolo.
Le audizioni presso la Commissione Agricoltura della Camera. Nel corso dell’esame delle proposte di legge volte a disciplinare organicamente la coltivazione, della produzione e del commercio della vite la Commissione ha ritenuto di procedere ad alcune audizioni informali, pertanto non resocontate.
rappresentanti delle organizzazioni Agrinsieme (Confagricoltura, CIA, Alleanza delle cooperative), Coldiretti, Copagri, UeCoop, Assoenologi, Federdoc, Federazione italiana vignaioli indipendenti (FIVI), Federvini e Unione italiana vini (UIV),
il Capo del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Vaccari,
rappresentanti dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
In particolare Agrinsieme, Unione italiana vini, Federvini, Assoenologi e Federdoc, hanno rappresentato la necessità di pervenire ad testo unico della vite e del vino, allo scopo di unificare tutte le disposizioni normative che disciplinano la materia del comparto vitivinicolo, attualmente contenute in svariati testi normativi. Un documento, fatto pervenire alle presidenze delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, è stato presentato come frutto di un lavoro congiunto che ha coinvolto le diverse sigle rappresentanti le realtà economiche del settore vitivinicolo. Apposito comunicato stampa evidenzia l’obiettivo di pervenire a una reale semplificazione dei procedimenti, giacché il susseguirsi di provvedimenti a livello comunitario, nazionale e regionale, ha creato nel corso degli anni un coacervo normativo alquanto intricato. Le principali fonti di riferimento sono state la Legge 82/2006, il Decreto legislativo 61/2010 e il Decreto legislativo 260/20004. I temi trattati: le definizioni del settore, la produzione viticola, la produzione dei mosti e dei vini, la produzione dei vini a denominazione di origine controllata, la produzione degli aceti, la commercializzazione e l’etichettatura, i controlli e le sanzioni. Le aziende, prima di far arrivare i loro prodotti al consumatore finale, devono ottemperare a un numero infinito di obblighi, dal comparto giudicato insostenibile. Dalla coltivazione in vigna alla produzione di vino, dall’imbottigliamento alla commercializzazione, ogni passo è soggetto a una burocratizzazione effettivamente esasperante. L’opinione è condivisa da ogni settore produttivo, non solo per la farraginosità del linguaggio normativo e per l’elefantiasi degli incartamenti da produrre, ma anche spesso per i tempi che i burocrati si prendono. La semplificazione delle norme e degli adempimenti cui devono rispondere le imprese è, infatti, da tempo una delle esigenze maggiormente avvertite, specie dai produttori vitivinicoli.
Quanto al Governo, al termine dell’approvazione da parte della Camera del testo unificato e unico, per voce del Ministro e del vice Ministro delle Politiche agricole, è stata espressa viva soddisfazione per il risultato sin qui conseguito. Si renderà il vino italiano sempre più forte e all’avanguardia in Europa. Il testo normativo, passato al vaglio del Senato, è frutto di un lavoro parlamentare approfondito e condiviso, che dà alla filiera nuovi strumenti operativi, semplificando in particolare il sistema dei controlli. Avere in una sola legge di novanta articoli tutte le disposizioni interessanti questo comparto produttivo, unificando, aggiornando e razionalizzando le leggi esistenti, rappresenta un risultato di assoluto rilievo. In definitiva la qualità italiana ne sarà rafforzata e le imprese italiane potranno essere ancora più competitive sui mercati internazionali.
In particolare lo schema normativo si concentra su produzione, commercializzazione, denominazioni di origine, indicazioni geografiche, menzioni tradizionali, etichettatura e presentazione, gestione, controlli e sistema sanzionatorio. C’è anche spazio per l’innovazione con la possibilità di introdurre in etichetta sistemi d’informazione al consumatore che sfruttino le nuove tecnologie contribuendo ad aumentare la trasparenza. Tra le novità apportate dalla riforma è prevista una disposizione sulla salvaguardia dei vigneti eroici o storici al fine di promuovere interventi di ripristino recupero e salvaguardia di quei vigneti che insistono su aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico. Altra
Importante innovazione: la tutela del prodotto contro la contraffazione. Da ultimo, si evidenzia che i controlli sulle imprese del settore vitivinicolo confluiranno nel registro unico dei controlli ispettivi (RUCI) a prescindere se siano o no imprese agricole.
Quanto alla Coldiretti, quest’organizzazione agricola ha così chiosato il provvedimento licenziato dalla Camera: il testo unico sul vino taglia del cinquanta per cento il tempo dedicato alla burocrazia che dal vigneto alla bottiglia rende necessario adempiere a più di settanta pratiche che coinvolgono venti diversi soggetti che richiedono almeno cento giornate di lavoro per ogni impresa vitivinicola per soddisfare le quattromila pagine di normativa che regolano il settore. Il testo unico, quando definitivamente approvato, porterà alla semplificazione delle comunicazioni e adempimenti a carico dei produttori, revisione del sistema di certificazione e controllo dei vini a denominazione di origine e indicazione geografica con significativo contenimento dei costi, alla revisione del sistema sanzionatorio, l’introduzione di sistemi di tracciabilità anche peri i vini a IGT e norme per garantire trasparenza sulle importazioni dall’estero. Conclude Coldiretti: la burocrazia è per i vitivinicoltori il principale ostacolo al loro lavoro che nel 2015 ha consentito di realizzare un fatturato record di 9,7 miliardi soprattutto grazie all’export che è stato di 5,4 miliardi e risulta in ulteriore aumento del 3% nel primo semestre del 2016. Fra l’altro, l’Italia ha conquistato nel 2016 il primato mondiale nella produzione stimata in circa 49 milioni di ettolitri mentre la Francia con un calo del 10% dovrebbe attestarsi a 42,9 milioni di ettolitri e potrebbe addirittura perdere il posto d’onore a vantaggio della Spagna, dove le prime stime parlano di valori attorno ai 45 milioni di ettolitri.
I disegni di legge abbinati. Sono tre i disegni di legge congiunti a quello trasmesso dalla Camera e precisamente i disegni di legge:
S. 1287 FRAVEZZI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e altri. - Modifica dell’articolo 8 del decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 61, in materia di vini IGT e uso di varietà appartenenti alla specie Vitis vinifera o da un incrocio tra la specie Vitis vinifera e altre specie del genere Vitis.
S. 1614 PAGLIARI (PD) e altri. - Disposizioni generali e di semplificazione in materia di vino e prodotti vitivinicoli.
S. 1615 FRAVEZZI e altri. - Disposizioni generali e di semplificazione in materia di vino e prodotti vitivinicoli.
Il disegno di legge S. 1287 consta di un unico articolo che modifica una disposizione del decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 615, al fine di estendere l’utilizzo, attualmente previsto solo per vini generici, di alcune varietà di vite, resistenti alle principali malattie, anche per la produzione di vini a indicazione geografica tipica (IGT).
Il disegno di legge S. 1614 persegue l’obiettivo di riordinare la normativa per il settore vitivinicolo, condividendo sotto taluni profili quanto previsto nel testo licenziato dalla Camera, ma tenendo delle osservazioni formulate, in particolare da COLDIRETTI, nelle audizioni svolte in Commissione Agricoltura di quel consesso.
Il disegno di legge S. 1615 condivide in larga misura finalità e struttura del disegno di legge S. 2535, perché inteso a riordinare organicamente la vigente disciplina del settore del quale si rileva la valenza e l’importanza economica nel panorama agricolo.
L’esame del provvedimento al Senato. Il provvedimento all’esame della Commissione Agricoltura del Senato tende al riordino normativo del settore: di là della necessaria funzione ricognitiva, lo schema normativo licenziato dalla Camera assume carattere innovativo nella struttura, che impronta la riorganizzazione del comparto secondo criteri di semplificazione, corresponsabilizzazione degli operatori, razionalizzazione dei controlli, anche in ossequio all’esigenza della certezza del diritto.
Il testo si compone di novantuno articoli, suddivisi in otto titoli.
Il Titolo I (articoli 1-3), avente a oggetto disposizioni introduttive, all’articolo 1, con una certa enfasi, afferma che il vino, prodotto della vite, la vite e i territori viticoli, quali frutto del lavoro, dell’insieme delle competenze, delle conoscenze, delle pratiche e delle tradizioni, costituiscono un patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale dell’Italia.
L’articolo 2 declina l’ambito di applicazione del provvedimento: le norme nazionali per la produzione, la commercializzazione, le denominazioni di origine, le indicazioni geografiche, le menzioni tradizionali, l’etichettatura e la presentazione, la gestione, i controlli e il sistema sanzionatorio dei prodotti vitivinicoli e le norme nazionali per la produzione e la commercializzazione degli aceti ottenuti da materie prime diverse dal vino, per la tenuta dei registri di carico e scarico da parte di talune categorie di operatori del settore delle sostanze zuccherine e per il sistema sanzionatorio dei prodotti vitivinicoli aromatizzati. Da ultimo si dettano norme riferite alle bevande spiritose. Lo stesso articolo richiama la normativa europea vigente in materia di cui alla nota in calce6.
L’articolo 3 fornisce l’elenco delle definizioni utilizzate nel testo: Ministero e Ministro; regioni; le sigle DOP e IGP7; le sigle DOCG e DOC; la sigla DO; la sigla IGT e IG; SIAN;8 Schedario vitiviticolo; la sigla ICQRF; Ufficio territoriale; registro nazionale delle varietà delle viti; prodotti vitivinicoli; fascicolo aziendale; prodotti vitivinicoli aromatizzati.
Il Titolo II, contenente norme di produzione e commercializzazione (articoli da 4 a 25), è suddiviso in quattro capi: norme generali, viticoltura e potenziale produttivo, produzione e pratiche enologiche, commercializzazione.
L’articolo 4 dispone che per la produzione e la commercializzazione dei prodotti vitivinicoli sono direttamente applicabili le specifiche disposizioni stabilite dalla normativa dell’Unione europea e le disposizioni di legge nazionali e dei relativi decreti ministeriali attuativi.
L’articolo 5 disciplina la viticoltura e il potenziale produttivo, specificando che solo le varietà da vino iscritte nel Registro nazionale possono essere impiantate, reimpiantate o innestate per la produzione di prodotti vitivinicoli, con eccezione delle viti utilizzate a scopo di ricerca e quelle di conservazione in situ del patrimonio genetico autoctono.
La lettura dell’articolo 6 soccorre per la definizione del vitigno autoctono italiano o vitigno italico: vitigno appartenente alla specie Vitis vinifera, di cui è dimostrata l’origine esclusiva in Italia e la cui presenza è rilevata in aree geografiche delimitate del territorio nazionale.
L’articolo 7 assegna allo Stato il compito di promuovere interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei vigneti delle aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale. Si parla espressamente di vigneti eroici o storici. Nei provvedimenti attuativi di programmazione delle risorse finanziarie destinate a al settore vitivinicolo, Il programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo adottato ai sensi del regolamento (CE) n. 555/20089.
L’articolo 8 dispone che il MiPAAF istituisce uno schedario viticolo contenente informazioni aggiornate sul potenziale produttivo viticolo, ai sensi del regolamento (UE) n. 1308/201310.
L’articolo 9 semplifica le comunicazioni da effettuare in merito alla planimetria dei locali degli stabilimenti enologici.
L’articolo 10 definisce il periodo vendemmiale (dal 1º agosto al 31 dicembre di ogni anno) e le condizioni entro le quali è possibile effettuare la fermentazione o rifermentazione.
L’articolo 11 fornisce le definizioni di determinati prodotti: mosto cotto; filtrato dolce; mosto muto; enocianina.
L’articolo 12 disciplina la produzione di mosto cotto. È permessa la concentrazione a riscaldamento diretto o indiretto del mosto di uve o del mosto muto per la preparazione del mosto cotto, limitatamente agli stabilimenti che producono mosto cotto per i prodotti registrati ai sensi della normativa comunitaria e per i prodotti figuranti nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali, istituito ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 17311.
L’articolo 13 disciplina la detenzione di vinacce, centri di raccolta temporanei fuori fabbrica, fecce di vino, preparazione del vinello.
L’articolo 14 riguarda l’elaborazione di taluni prodotti a base di mosti e di vini, di vini liquorosi, di vini spumanti e di talune bevande spiritose negli stabilimenti promiscui. In dettaglio: la preparazione di mosti di uve fresche mutizzati e la preparazione delle bevande spiritose di cui alla normativa comunitaria possono essere eseguite anche in stabilimenti dai quali si estraggono mosti o vini nella cui preparazione non è ammesso l’impiego di saccarosio, dell’acquavite di vino, dell’alcol e di tutti i prodotti consentiti da altra normativa comunitaria a condizione che le lavorazioni siano preventivamente comunicate. Il saccarosio, l’acquavite di vino, l’alcol e gli altri prodotti consentiti dal testé predetto regolamento europeo sono detenuti in locali a ciò appositamente destinati, comunque accessibili al controllo dell’ufficio territoriale e dichiarati nella planimetria, ove prevista.
L’articolo 15 individua le sostanze la cui detenzione è vietata negli stabilimenti enologici e nei locali annessi o intercomunicanti anche attraverso cortili, a qualunque uso destinati.
Ex articolo 16, a parziale deroga di quanto stabilito nel precedente articolo sono consentiti esclusivamente la detenzione e il successivo confezionamento di alcuni prodotti atti al consumo umano diretto, tassativamente indicati.
L’articolo 17disciplina la produzione di succhi d’uva con titolo alcol metrico naturale inferiore all’8 per cento.
Il successivo articolo, il 18, definisce le condizioni per la detenzione di anidride carbonica, di argo e di azoto, soli o miscelati tra loro.
L’articolo 19 tratta dell’elaborazione dei vini frizzanti, con o senza DOP o IGP, e del vino frizzante gassificato.
Giusta l’articolo 20 le produzioni biologiche nel settore vitivinicolo devono essere conformi al regolamento (CE) n. 834/200712 alle relative disposizioni applicative e a quelle stabilite con decreto ministeriale.
In base all’articolo 21 è consentito vendere per uso enologico, detenere negli stabilimenti enologici e impiegare in enologia soltanto le sostanze espressamente ammesse dalle vigenti norme nazionali e dell’Unione europea.
L’articolo 22 norma la detenzione dei prodotti enologici e chimici, che, nel caso siano richiesti per il funzionamento o la rigenerazione delle attrezzature impiegate possono contenere sostanze non consentite per uso enologico
L’articolo 23 tratta dell’impiego dei pezzi di legno di quercia previsto come pratica enologica dal regolamento (CE) n. 606/200913.
Il Capo IV (articoli 24 e 25), è dedicato alla commercializzazione.
L’articolo 24 individua quali siano i mosti e i vini da intendere detenuti a scopo di commercio, stabilendo altresì, salve le deroghe previste, il divieto della detenzione a scopo di commercio dei mosti e dei vini non rispondenti alle definizioni stabilite o che hanno subito trattamenti e aggiunte non consentiti o che provengono da varietà di vite non iscritte a uva da vino nel registro nazionale.
L’articolo 25 dispone il divieto di vendita e di somministrazione per una serie di casi tipici, e, previa individuazione, in base all’accertata pericolosità per la salute umana, di ulteriori sostanze non consentite in assoluto o oltre limiti stabiliti dal decreto ministeriale.
Il Titolo III è rubricato “Tutela delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali”, riprendendo prevalentemente la normativa attualmente contenuta nel decreto legislativo n. 61 del 201014 (così l’articolo 26 su denominazione di origine e indicazione geografica, l’articolo 27 sulla loro utilizzazione, e l’articolo 28 sulla loro classificazione), salvo per alcuni aggiustamenti, contenuti nel Capo I, relativi: agli ambiti territoriali, dove è stato specificato che solo le denominazioni di origine possono prevedere l’indicazione di sottozone purché designate con uno specifico nome geografico ed essere previste nel disciplinare di produzione (articolo 29); alla coesistenza di più DOCG e/o DOC o IGT nell’ambito del medesimo territorio (articolo 30) e, tra l’altro, al termine “gran selezione” che non può essere attribuito congiuntamente alla menzione “superiore” e “riserva”, fatta eccezione per le DOCG che contengono tali menzioni nella loro denominazione (articolo 31).
Il Capo II riguarda il conferimento della protezione europea delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche, prevedendo all’articolo 32 che, a decorrere dalla data di presentazione alla Commissione europea della domanda, i vini potranno essere etichettati conformemente alla domanda presentata, purché autorizzati dal Ministero, d’intesa con la regione competente. Come requisito per il riconoscimento è richiesto l’appartenere a una tipologia di DOC da almeno sette anni, e non più da dieci, come ora previsto (articolo 33), mentre la cancellazione (articolo 34) della protezione europea è richiesta dal Ministero quando la denominazione non sia stata rivendicata per tre campagne vitivinicole.
L’articolo 35 concerne i disciplinari di produzione, i quali prevedono la resa massima di uva a ettaro, e la relativa resa di trasformazione in vino o la resa massima di vino per ettaro, e possono essere modificati in base all’articolo 36.
Il Capo III disciplina la rivendicazione (articolo 37), la riclassificazione, il declassamento o il taglio (articolo 38) e la gestione delle produzioni, anche con riferimento alle annate climaticamente favorevoli con conseguente poteri regionali di destinazione dell’esubero (articolo 39).
Il capo IV si compone del solo articolo 40 e disciplina la composizione e le funzioni del Comitato nazionale dei vini DOP e IGP, includendovi un membro esperto designato dall’Ordine nazionale degli agronomi e dottori forestali, e prevedendo le cause d’incompatibilità.
Anche il capo V si compone di un solo articolo, il 41, che disciplina i Consorzi di tutela per le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche protette, con il fondamento normativo per nuove cause di incompatibilità,.
Chiude il Titolo di che trattasi il capo VI, ancora una volta contenente un solo articolo, (41) recante la disciplina per i concorsi enologici.
Il Titolo IV (Etichettatura, presentazione e pubblicità) è introdotto dall’articolo 43 attinente all’etichettatura e alla presentazione dei prodotti vitivinicoli riguardo alla protezione delle DOP e IGP, delle menzioni tradizionali e delle altre indicazioni riservate ai prodotti vitivinicoli a DOP e IGP. In particolare, nessuna bevanda diversa dalle seguenti può essere posta in vendita utilizzando nella sua etichettatura, presentazione e pubblicità termini o raffigurazioni che comunque richiamino la vite, l’uva, il mosto o il vino: lo sciroppo e il succo di uve; le bevande spiritose a base di prodotti vitivinicoli previste dal regolamento (CE) n. 110/200815 e i prodotti vitivinicoli aromatizzati; il mosto cotto o il vino cotto e le bevande a base di mosto cotto o vino cotto comprese nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali istituito ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 17316.
L’articolo 44 regola l’utilizzo delle denominazioni geografiche, delle menzioni tradizionali e delle altre indicazioni riservate ai prodotti vitivinicoli DOP e IGP, prevedendo, tra l’altro, il divieto di riportare il riferimento a una zona geografica di qualsiasi entità per i vini senza DOP o IGP, salvo il caso in cui siano inclusi in nomi veritieri propri, ragioni sociali o indirizzi di ditte.
L’articolo 45 dispone in merito all’utilizzo dei nomi di due o più varietà di vite.
L’articolo 46 stabilisce che il sistema di chiusura dei contenitori di capacità pari o inferiore a 60 litri deve recare, in modo indelebile e ben visibile dall’esterno, il nome, la ragione sociale o il marchio registrato dell’imbottigliatore o del produttore come definiti dalla vigente normativa dell’Unione europea o, in alternativa, il numero di codice identificativo attribuito dall’ICQRF17.
L’articolo 47 reca definizioni, caratteristiche e uso di contenitori particolari, quali pulcianella, bottiglia marsala, fiasco toscano.
L’articolo 48 detta norme sui contenitori e sul contrassegno per i vini a DOP e IGP. I vini DOCG devono essere immessi al consumo muniti di uno speciale contrassegno stampato, applicato in modo da impedirne il riutilizzo.
Il Titolo V è dedicato alla disciplina degli aceti.
In particolare l’articolo 49 detta norme sulle loro denominazioni.
Il successivo 50 regola gli acetifici e i depositi di aceti.
L’articolo 51 stabilisce quali aceti è vietato produrre, detenere, trasportare e porre in commercio, prevedendosi in particolare l’esame organolettico, chimico o microbiologico nell’accertamento dell’alterazione per malattia o comunque avaria.
L’articolo 52 prevede, in linea generale, che nella produzione degli aceti sono ammessi pratiche e trattamenti sulle materie prime menzionati nelle norme dell’Unione europea nonché quelli impiegati per la fermentazione acetica secondo buona tecnica igienico-industriale, restando, in ogni caso, proibita ogni pratica di colorazione.
Secondo quanto consente l’articolo 53, all’aceto possono essere aggiunte sostanze aromatizzanti, mediante macerazione diretta o mediante impiego d’infusi, nella misura massima del 5 per cento in volume, o altri aromi naturali come definiti dalle normative dell’Unione europea e nazionali in vigore. In particolare è lecito aromatizzare l’aceto di mele con il miele.
L’articolo 54 riguarda il registro degli aceti: negli stabilimenti di produzione e in quelli d’imbottigliamento dell’aceto deve essere tenuto un registro di carico e scarico con fogli progressivamente numerati e preventivamente vidimato dall’ufficio territoriale.
L’articolo 55 fissa la modalità d’immissione in commercio degli aceti.
L’articolo 56 consente, nel rispetto di determinate condizioni, nella denominazione di vendita di un aceto di vino il riferimento alla denominazione di un vino a DOP o IGP.
Da ultimo l’articolo 57 sancisce che i sidri e altri fermentati alcolici diversi dal vino che hanno subìto fermentazione acetica o che sono in corso di fermentazione acetica possono essere venduti e trasportati solamente agli acetifici o alle distillerie.
Oggetto del titolo VI gli adempimenti amministrativi (capo I: articoli da 58 a 60) e i controlli e la vigilanza (capo II: articoli da 61 a 68).
L’articolo 58 (Dichiarazioni obbligatorie, documenti di accompagnamento e registri nel settore vitivinicolo) dispone semplificazioni per gli operatori dotati di sistemi informatici aziendali che inseriscono i dati nel sistema informatico SIAN e per i titolari di stabilimenti enologici con produzione annua pari o inferiore a cinquanta ettolitri.
Secondo l’articolo 59 il MiPAAF è l’autorità preposta, ex regolamento (UE) n. 1308/201318, al coordinamento degli adempimenti amministrativi relativi alle imprese di produzione e trasformazione di uva e di prodotti vitivinicoli.
L’articolo 60 riguarda i registri per i produttori, gli importatori e i grossisti di talune sostanze zuccherine.
Recita l’articolo 61: per i controlli e la vigilanza dei prodotti vitivinicoli sono direttamente applicabili le specifiche disposizioni stabilite a livello comunitario e nazionale.
L’articolo 62 prevede che il MiPAAF è designato quale autorità nazionale competente incaricata di controllare l’osservanza delle norme dell’Unione europea nel settore vitivinicolo.
In base all’articolo 63, i controlli sulle imprese del settore vitivinicolo confluiscono nel Registro unico dei controlli ispettivi.
Minuzioso l’articolo 64 relativo ai controlli sul rispetto dei disciplinari sui vini a denominazione di origine o a indicazione geografica, eseguiti da autorità pubbliche o da organismi di controllo privati che svolgono funzioni di organismi di certificazione, accreditati in base alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17065:201219.
L’articolo 65 concerne l’analisi chimico-fisica e organolettica. Infatti, ai fini della rivendicazione dei vini a DOCG e DOC, prima di procedere alla loro designazione e presentazione, la verifica cui devono essere sottoposte le relative partite da parte del competente organismo di controllo comporta l’esecuzione dell’analisi chimico-fisica e organolettica che attesti la corrispondenza alle caratteristiche previste dai rispettivi disciplinari, secondo determinate modalità.
L’articolo 66 riguarda il sistema dei controlli per i vini senza DOP o IGP designati con l’annata e il nome delle varietà di vite.
L’articolo 67 dispone sull’accesso dei funzionari e degli agenti delegati per la vigilanza.
L’articolo 68, ultimo del titolo VI, per la tutela delle produzioni e trasparenza delle informazioni, prevede che l’Agenzia delle Dogane rende disponibili sul proprio sito internet le informazioni che si riferiscono alle importazioni di prodotti vitivinicoli, mentre nell’ambito del SIAN è prevista una sezione aperta al pubblico per assicurare una corretta informazione ai consumatori.
Il Titolo VII è dedicato al sistema sanzionatorio, ed è strutturato in cinque capi.
Il capo I comprende il maggior numero di norme, con gli articoli da 69 a 87, di cui si darà un’illustrazione sintetica. Di questo capo e dei successivi ci si limiterà per lo più alle rubriche dei singoli articoli.
Articolo 69: Violazioni in materia di potenziale vitivinicolo.
Articolo 70: Violazioni in materia di vinificazione e distillazione. Al suo interno si adegua il riferimento alla normativa europea per le domande spiritose e i prodotti vitivinicoli aromatizzati.
Articolo 71: Prodotti non consentiti, nocivi alla salute.
Articolo 72: Sanzioni per la detenzione di prodotti vitivinicoli non giustificati.
Articolo 73: Altre sanzioni amministrative.
Articolo 74: Violazioni in materia di designazione e di presentazione.
Articolo 75: Violazioni in materia di concorsi enologici.
Articolo 76: Sanzioni per violazione delle disposizioni sulla produzione e sulla commercializzazione degli aceti.
Articolo 77: Impedimenti all’attività degli agenti preposti alla vigilanza.
Articolo 78: Violazioni in materia di dichiarazioni, documenti e registri.
Articolo 79: Piano dei controlli.
Articolo 80: Inadempienze dell’organismo di controllo.
Articolo 81: Tutela dei consorzi incaricati dei controlli.
Articolo 82: Inadempienze dei consorzi di tutela.
Articolo 83: Competenza all’irrogazione delle sanzioni. È attribuita all’Ispettorato ministeriale (ICQRF).
Articolo 84: Chiusura temporanea degli stabilimenti.
Articolo 85: Ravvedimento operoso20.
Articolo 86: Costituzione delle associazioni come parte civile. Sono le Associazioni dei produttori, delle Organizzazioni professionali agricole e delle altre Organizzazioni delle imprese della filiera, dei Consorzi di tutela, delle Associazioni dei consumatori, delle Regioni e degli Enti locali.
Articolo 87: Modifiche alla legge 27 luglio 1999, n. 268, relativa alla disciplina delle “strade del vino”21. Si regola la somministrazione di prodotti agroalimentari e del vino da parte delle aziende che insistono sulle predette strade.
Il titolo VIII contiene norme transitorie (articolo 88) e finali di cui agli articoli 89: Clausola di salvaguardia per le regioni a statuto speciale e le province autonome; 90: Termini per l’adozione dei decreti applicativi e relative disposizioni transitorie; e 91: Abrogazioni22.
Possibili tempi dell’iter al Senato. Ovviamente non è dato prevedere quanto tempo occorrerà perché il testo legislativo sia approvato dal Senato. Inoltre c’è da domandarsi se sarà emendato, con conseguente ritorno al vaglio della Camera. Occorre altresì presente il tempo occorrente per svolgere le audizioni: si dovrebbero tenere presenti quelle effettuate alla Camera, ove giace una documentazione elaborata e consegnata agli atti della Commissione dai soggetti intervenuti nel corso dell’indagine informale. Da ultimo: possono ascoltarsi le registrazioni delle sedute nel corso delle quali si sono svolte le audizioni medesime.
È auspicabile che ci renda conto dell’urgenza di portare a effetto una legge ampiamente condivisa dalle forze politiche, anche tenendo in considerazione che non è dato sapere se questa legislatura si concluderà o no nei tempi ordinariamente previsti.
Sarebbe disdicevole non fosse varato un riordinamento di un settore oggi sclerotizzato da un eccesso di burocrazia. Intervento legislativo peraltro a costo zero.
1 Proposta di legge SANI (PD) e altri: “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino” (C. 2236); Proposta di legge OLIVERIO (PD) e altri: “Disposizioni generali e di semplificazione in materia di vino e prodotti vitivinicoli” (C. 2618)
2 Disegno di legge: “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino”
3 Disegno di legge FRAVEZZI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) ed altri: “Modifica dell’articolo 8 del decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 61, in materia di vini IGT e uso di varietà appartenenti alla specie Vitis vinifera o da un incrocio tra la specie Vitis vinifera e altre specie del genere Vitis” (S. 1287); Disegno di legge PAGLIARI (PD) ed altri: “Disposizioni generali e di semplificazione in materia di vino e prodotti vitivinicoli” (S. 1614); Disegno di legge FRAVEZZI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE): Disposizioni generali e di semplificazione in materia di vino e prodotti vitivinicoli” (S. 1615)
4 Legge 20 febbraio 2006, n. 82: “Disposizioni di attuazione della normativa comunitaria concernente l’organizzazione comune di mercato (OCM) del vino”.
Decreto Legislativo 8 aprile 2010, n.61: “Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell’articolo 15 della legge 7 luglio 2009, n. 88″.
Decreto Legislativo 10 agosto 2000, n. 260: “Disposizioni sanzionatorie in applicazione del regolamento (CE) n. 1493/99, relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, a norma dell’articolo 5 della legge 21 dicembre 1999, n. 526″.
5 Decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 61: Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell’articolo 15 della legge 7 luglio 2009, n. 88. Al comma 6 dell’articolo 8 l’ultimo periodo (che attualmente recita testualmente: “Per i vini a IGT è’ consentito l’uso delle varietà in osservazione”) è sostituito dal seguente: “Per i vini a IGT è consentito l’uso delle varietà in osservazione e di varietà appartenenti alla specie Vitis vinifera o da un incrocio tra la specie Vitis vinifera e altre specie del genere Vitis”.
6 Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio.
Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio.
Regolamento (UE) n. 251/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014 , concernente la definizione, la designazione, la presentazione, l’etichettatura e la protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti vitivinicoli aromatizzati e che abroga il regolamento (CEE) n. 1601/91 del Consiglio.
Regolamento (CE) n. 110/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008 relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione, all’etichettatura e alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose e che abroga il regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio
7 Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio.
8 Legge 4 giugno 1984, n. 194: Interventi a sostegno dell’agricoltura. Art. 15, comma 1: “Ai fini dell’esercizio delle competenze statali in materia di indirizzo e coordinamento delle attività agricole e della conseguente necessità di acquisire e verificare tutti i dati relativi al settore agricolo nazionale, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste è autorizzato all’impianto di un sistema informativo agricolo nazionale attraverso la stipula di una o più convenzioni con società a prevalente partecipazione statale, anche indiretta, per la realizzazione, messa in funzione ed eventuale gestione temporanea di tale sistema informativo in base ai criteri e secondo le direttive fissate dal Ministro medesimo”.
9 Detto regolamento stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, in ordine ai programmi di sostegno, agli scambi con i paesi terzi, al potenziale produttivo e ai controlli nel settore vitivinicolo
10 Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio
11 Decreto Legislativo 30 aprile 1998, n. 173: “Disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole, a norma dell’articolo 55, commi 14 e 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449″ – Articolo 8: Valorizzazione del patrimonio gastronomico.
12 Regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio del 28 giugno 2007 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91
13 Regolamento (CE) n. 606/2009 della Commissione del 10 luglio 2009 recante alcune modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio per quanto riguarda le categorie di prodotti vitivinicoli, le pratiche enologiche e le relative restrizioni
14 Decreto Legislativo 8 aprile 2010, n.61: Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell’articolo 15 della legge 7 luglio 2009, n. 88″.
15 Regolamento (CE) n. 110/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008 relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione, all’etichettatura e alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose e che abroga il regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio.
16 Decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173 Disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole, a norma dell’articolo 55, commi 14 e 15, della legge 27 dicembre 1997, n.449. Articolo 8: Valorizzazione del patrimonio gastronomico.
17 Il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari - ICQRF - è uno dei maggiori organismi europei di controllo dell’agroalimentare.
18 Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio. Per il primo comma dell’articolo 146: “Fatte salve eventuali altre disposizioni del presente regolamento relative alla designazione delle autorità nazionali competenti, gli Stati membri designano una o più autorità incaricate di controllare l’osservanza delle norme dell’Unione nel settore vitivinicolo”.
19 La norma UNI CEI EN ISO/IEC 17065:2012 stabilisce i requisiti che un organismo di certificazione di prodotti deve soddisfare per dimostrare di operare in modo competente, coerente e imparziale; la norma è quindi uno strumento per il riconoscimento degli organismi e per l’accettazione dei prodotti, processi e servizi.
20 Il ravvedimento operoso è lo strumento con cui il contribuente può spontaneamente regolarizzare violazioni, irregolarità o omissioni tributarie con il versamento di sanzioni ridotte, il cui importo varia in relazione alla tempestività del ravvedimento. V. Decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472: “Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662”, di cui l’articolo 13 disciplina il ravvedimento.
21 Le “strade del vino” sono percorsi segnalati e pubblicizzati con appositi cartelli, lungo i quali insistono valori naturali, culturali e ambientali, vigneti e cantine di aziende agricole singole o associate aperte al pubblico; esse costituiscono strumento attraverso il quale i territori vinicoli e le relative produzioni possono essere divulgati, commercializzati e fruiti in forma di offerta turistica.
22 Sono in particolare abrogati:
a) il decreto legislativo 10 agosto 2000, n. 260: Disposizioni sanzionatorie in applicazione del regolamento (CE) n. 1493/99, relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, a norma dell’articolo 5 della legge 21 dicembre 1999, n. 526.
b) la legge 20 febbraio 2006, n. 82: Disposizioni di attuazione della normativa comunitaria concernente l’Organizzazione comune di mercato (OCM) del vino, ad eccezione delle disposizioni di cui all’articolo 11 (Divieto di vendita e di somministrazione)e all’articolo 16 (Denominazione degli aceti), comma 3 (In deroga al comma 1 del presente articolo, l’aceto di vino è il prodotto definito dall’allegato I, punto 19, del citato regolamento (CE) n. 1493/1999, contenente una quantità di alcol etilico non superiore a 1,5 per cento in volume, che restano in vigore per i dodici mesi successivi alla data di entrata in vigore dell’emananda legge;
c) il decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 61: “Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell’articolo 15 della legge 7 luglio 2009, n. 88″.
agroalimentare italiano, monitoraggio normativo, normativa, vino italiano, viticoltura.

References: articolo 16
 articolo 40

Articolo 69

Articolo 70

Articolo 71

Articolo 72

Articolo 73

Articolo 74

Articolo 75

Articolo 76

Articolo 77

Articolo 78

Articolo 79

Articolo 80

Articolo 81

Articolo 82

Articolo 83

Articolo 84

Articolo 85

Articolo 86

Articolo 87
 Art. 15
 Articolo 8
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