Source: https://mentelocaledellapiana.wordpress.com/2012/04/28/che-fai-ricorri/
Timestamp: 2017-07-21 10:48:18+00:00

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Che fai… ricorri? | Mente Locale della Piana
Delle prime 17 determinazioni di spesa firmate dal Segretario Generale del Comune di Campi Bisenzio per l’anno 2012, ben 14 riguardavano impegni di spesa per liti giudiziarie e contenzioso, per un importo complessivo di 44.000 Euro. Si trattava di liti giudiziarie recenti o che si trascinavano da tempo, e per le quali, all’inizio era necessario rinnovare l’impegno disponibile per far fronte alla spesa legale prevista nell’anno. Certo, è normale che l’azione amministrativa comporti contenzioso; è chiaro che un atto amministrativo, che mette in pratica un indirizzo di governo del territorio, può non piacere ai destinatari e generare ricorsi. Però dopo la legge 241/1990, che dispone la formazione degli atti amministrativi tramite il principio del giusto procedimento, il quale dovrebbe garantire un’equilibrata dialettica tra interessi della Pubblica Amministrazione e interessi privati di coloro che sono invece i destinatari dell’atto, ci si poteva aspettare quanto meno una diminuzione del contenzioso. Se invece il Segretario Generale del Comune, come prima cosa all’inizio dell’anno, si deve preoccupare di reintegrare i fondi a disposizione per le controversie in corso, questa è una spia di fondo dell’appesantimento dell’azione amministrativa, che evidentemente genera provvedimenti controversi, genera contenzioso e rallentamento delle decisioni da adottare (che a quel punto spettano al giudice) nonché spese aggiuntive, così che all’inefficienza della macchina amministrativa si accompagna un surplus di costi. Il contenzioso in atto è dunque la spia di fondo che qualcosa non va nella macchina amministrativa. E i costi di questa inefficienza pesano, gli impegni presi nelle famose 14 determinazioni ammontano a 44.000 Euro (e siamo solo alle determinazioni prese fino a febbraio 2012). Per dirla in altri termini: che diavolo succede nell’amministrazione comunale per generare questi costi aggiuntivi? Per capire l’andazzo, conviene entrare nello specifico di singoli casi.
Ma l’edilizia non era contrattata?
Il principio dell’edilizia contrattata ci ha sempre visti contrari, perché a parer nostro la Pubblica Amministrazione non mercanteggia ma applica le leggi e il dettato costituzionale. Ma diciamo che, come prassi, lo sviluppo edilizio del territorio viene contrattato con le forze economiche e sociali –questo è particolarmente vero in quegli enti locali, come il Comune di Campi Bisenzio, dove agli oneri e agli extra-oneri di urbanizzazione si affida gran parte delle entrate previste del bilancio comunale, anche quando tali previsioni sono irrealistiche (come infatti ha osservato la Corte dei Conti a proposito del bilancio campigiano — ma di ciò abbiamo parlato nell’inchiesta Una questione di rilievo). Eppure il contenzioso in materia è grosso e spesso data da anni e anni, trascinandosi in tutte le sedi di giudizio (mentre le spese legali gonfiano).
Per capire il meccanismo, ecco un esempio: tra il 1982 e il 1985, il Comune occupò con procedimento d’urgenza vari terreni in località San Donnino di proprietà della società F.lli Maurizi snc per un totale di 6.000 mq circa, 4.000 dei quali si trovavano nel Peep zottozona G e altri 2.040 mq nel Peep vero e proprio (via dei Platani). Ora, espropriare terreni privati per realizzare i piani urbanistici Peep può essere normale; meno normale è che nel 1994 (ossia dieci-dodici anni dalla data dell’occupazione urgente) la procedura di espropriazione non si fosse conclusa. Di qui l’ovvia causa civile della società F.lli Maurizi per chiedere al Comune il risarcimento del danno, su cui il Tribunale di Firenze emise una sentenza nel gennaio 2002, condannando il Comune a risarcire la società per 1.123.785.245 Lire, più la rivalutazione, più gli interessi legali dal 1990, più le spese legali. Il Comune appellò questa sentenza alla Corte d’appello, che di nuovo emise una seconda sentenza (207/2010) la quale confermava la condanna del Comune ma abbassa la cifra del risarcimento a 475.000 Euro (ossia, per misurarla rispetto alla sentenza precedente, 919.728.250 Lire) e compensava le spese legali.
La causa venuta a sentenza nel 2010 non era però l’unica promossa dalla F.lli Maurizi, che nel 2009 promosse un secondo procedimento presso la Corte d’appello di Firenze, richiedendo dopo il danno anche l’indennità di espropriazione il cui procedimento il Comune non aveva concluso. La questione era poi ulteriormente complicata dal fatto che la F.lli Maurizi era una delle ditte coinvolte nella spinosa faccenda della sospensione del RUC nel 2007, quando il Consiglio comunale, dopo la nota irruzione delle autorità di polizia negli uffici comunali successiva alla vicenda del RUC, votò dapprima la sospensione del RUC in via cautelativa fino al 20 maggio 2007 (delibera 38/2007); poi confermò la sospensione fino al 31 luglio 2007 (delibera CC n. 49/2007) in attesa che “esperti di provata competenza” risolvessero il pasticcio della difformità tra RUC stesso e piano strutturale che aveva condotto all’irruzione di cui si è detto. Gli esperti di provata competenza erano, in primo luogo, Bartoloni presidente dell’ordine degli architetti di Firenze, che però fu arrestato nell’ambito dell’inchiesta della magistratura fiorentina su Quadra; e la vicenda del disgraziato RUC ebbe il colpo di grazia. Questa serie di eventi evidentemente non deve essere piaciuta troppo alla società F.lli Maurizi, che già aveva avuto modo di dolersi del Comune di Campi, e che perciò propose altri due ricorsi al TAR avversando le delibere 38 e 49/2007 al fine di poter riprendere i lavori già autorizzati dal Comune con permesso 3771/2006, ma poi sospesi insieme a tutto il RUC. Il Comune deliberò di resistere a entrambi i ricorsi (Delibera GC n. 125/2007; 127/2007) e il contenzioso continuò, generando nuove parcelle legali fino a che, nel 2010, i F.lli Maurizi, evidentemente stanchi della guerra legale che arricchiva solo gli avvocati (con questa differenza; che la ditta gli avvocati se li paga di tasca sua, mentre il Comune ne scarica il peso sui cittadini e quindi può, potenzialmente, resistere all’infinito) propose un armistizio sotto forma di una proposta di transazione, che il Comune si sbrigò a accettare con delibera GC n. 277/2010. La proposta prevedeva il pagamento alla ditta di 1.250.000 Euro, oltre IVA di legge in 4 rate.
Qui la vicenda assume i caratteri del surreale. Il Comune accolse prontamente la richiesta e accettò di versare la prima rata, in quanto aveva già richiesto alla Cassa Depositi e Prestiti un mutuo per 1.300.000 Euro e quindi si sentiva sufficientemente sicuro di poter versare la prima rata. Il muto però non fu erogato, e il Comune si trovò costretto a richiedere una rimodulazione delle rate (sostanzialmente, chiese tempo per trovare i soldi), e quindi deliberò una prima rettifica della proposta transattiva accettata (Delibera GC 49/2011, che allungava i tempi di pagamento della prima rata che sostanzialmente veniva assorbita dalla seconda; le rate diventavano tre). La F.lli Maurizi, che evidentemente voleva vedere almeno una prima parte dei propri soldi, avanzò una controrichiesta che portò alla seconda rettifica (Delibera GC n. 158/2011 che riportava il numero delle rate a 4). Da notare che, con estrema disinvoltura contabile, non potendo più contare sul mutuo della Cassa Depositi e Prestiti, il Comune dovette cercare i soldi delle rate dove poteva; e quindi imputò le spese della transazione non al giusto capitolo 1152 del piano dei conti del Comune, ma al capitolo 1259 (Realizzazione di opere con i contributi per permesso di costruire) e 56 (Spese per gare di appalto e contratti). Vista la disinvoltura, poi non c’è da meravgliarsi se piovono i rilievi della Corte dei Conti…
Che ne pensi di un bel parcheggio?
Nel 2001 la società Campi Casa costruzioni aveva rilevato da Cosimo Rucellai e Inge Segers una colonica e alcuni terreni adiacenti posti a sud di Villa Rucellai, grazie a due fidi concessi dal Credito Cooperativo Fiorentino nel gennaio 2001 di 1,5 miliardi di Lire e di ulteriori 450 milioni. In seguito fu concesso un ulteriore fido con scadenza 31 dicembre 2007 pari a 7 milioni di Euro per l’acquisto di ulteriori terreni. Su quei terreni, tuttavia, il Comune intendeva realizzare l’attuale parcheggio posto tra via Masaccio e via della Pace; e nel 2002 (Delibera GC 93/2002) approva l’indifferibilità e l’urgenza dei lavori. In base a questo indirizzo si mette in moto la macchina amministrativa: con ordinanza 268/2002, il Comune effettua l’occupazione urgente dei terreni con scadenza quinquennale. Con il sorgere del contenzioso però il termine non sarà rispettato, e la scadenza sarà poi prorogata con delibera GC 61/2007. Quindi il Comune non era riuscito a realizzare i propri piani nei termini temporali che si era prefisso.Tuttavia la macchina è in moto: con determina del dirigente del VI settore n. 102/2007 viene fissata l’indennità di esproprio e con determina n. 104/2007 i terreni sono espropriati. Nel frattempo, però i terreni sono passati di mano; non sono più di proprietà della Campi Casa, ma della Alfieri srl, società che a sua volta fa capo a Bartolomeo Fusi. A quanto ci consta, l’Alfieri acquisì la proprietà da Campi Casa il 26 luglio 2007 per un importo di 7 milioni di Euro; ma su questo passaggio di proprietà torneremo. Nell’ottobre 2007, l’Alfieri fa ricorso al TAR per ottenere l’annullamento dell’esproprio, e il Comune resiste. L’Alfieri impugna anche la quantificazione dell’indennità e il Comune resiste anche a questa richiesta (delibera GC 235/2007). Al ricorso amministrativo, l’Alfieri aggiunge anche una causa civile presso il Tribunale di Firenze, e il Comune resiste anche a questa (delibera GC 132/2008). Però il contenzioso a questo punto è già diventano triplice, con conseguente moltiplicazione delle spese. Nel 2009, l’Alfieri apre un nuovo fronte; fa appello al Presidente della Repubblica avverso le delibere con cui il Consiglio comunale (n. 72/2007 e n. 118/08) aveva dapprima approvato e poi variato il RUC. Il Comune resiste nuovamente (delibera GC 92/2009). Il contenzioso è ora moltiplicato per 4. Nel 2010 è il Comune ad attaccare: promuove una causa contro Alfieri e Campi Casa per aver sottoscritto atti “con i quali si sono obbligate a cedere gratuitamente al Comune le aree” oggetto di contenzioso (delibera GC 178/2010). Cosa che appare veramente strana; se il Comune era in possesso di documenti simili, perché non li ha tirati fuori all’inizio del contenzioso? La faccenda non si ferma qui: nel frattempo la Corte d’Appello di Firenze, con ordinanza del 6 luglio 2010, sospende il procedimento con cui l’Alfieri ha impugnato la quantificazione dell’indennità di esproprio. L’Alfieri allora si appella contro questa ordinanza alla Corte di Cassazione e il Comune resiste (delibera GC 260/2010).
In tutta questa moltiplicazione di ricorsi e controricorsi, una vera manna per gli studi legali, c’è un fatto degno di nota, com’è avvenuto il passaggio di mano delle aree contese tra Campi Casa e Alfieri srl? In data 30 marzo 2009 il consiglio di amministrazione del Credito Cooperativo delibera di concedere un fido fino a 3 milioni di Euro alla Alfieri sotto forma di scoperto di conto corrente fino alla data del 30 settembre 2009 al fine di “sostenere il richiedente fino alla definizione del piano di costruzione sulla suddetta area ora oggetto di Piano Complessi del Comune competente”.
Che significa Piano Complessi? La spiegazione sta nella “Proposta di controdeduzioni alle osservazioni” preparata da Bartoloni nell’ambito della sistemazione del pasticcio RUC. Privati e costruttori avevano potuto avanzare le proprie osservazioni al RUC, che poi Bartoloni si era premurato di accogliere o cassare in un documento detto appunto Proposta di controdeduzioni, fatto poi proprio dal Consiglio Comunale (delibera CC n. 118/2008). A pagina 288 della Proposta, veniva presa in considerazione l’osservazione avanzata dalla Alfieri, la quale avanzava la proposta di attuare direttamente il PMU senza far ricorso a procedure di gara. A ciò Bartoloni obiettava che non era possibile realizzare l’intervento sull’area ex-Rucellai “mediante un semplice piano attuativo di iniziativa privata”. La risposta di Bartoloni non era tuttavia negativa su tutta la linea, in quanto, egli scriveva, “pare opportuno prevedere per questa area uno strumento di iniziativa pubblica di forte valenza di governo e quindi assoggettarla alla preventiva approvazione di un piano complesso di intervento ai sensi degli artt. 56 e 57 della L.R. 1/2003”. Ecco spiegata la notazione della delibera del consiglio di amministrazione del Credito Cooperativo del 30 settembre 2009; in sostanza, la banca scommetteva su un accordo tra Alfieri e Comune mercè la soluzione indicata da Bartoloni. Da notare che tale accordo avrebbe irrimediabilmente tagliato fuori gli interessi residui della Campi Casa, che sperava in uno sblocco immediato degli interventi edilizi previsti sui terreni contesi, interventi invece allontanati nell’eventualità di un Piano Complessi; e difatti la Campi Casa, nel gennaio 2009, propone appello al TAR proprio contro la delibera del CC 138/2009, ossia quella che aveva assunto la Proposta di controdeduzioni; e il Comune resiste (delibera GC 23/2009).
Il Credito Cooperativo fa però di più che sostenere l’Alfieri: il 4 maggio 2009, il Consiglio di amministrazione autorizza il presidente della banca, Verdini, a sottoscrivere un preliminare di acquisto della colonica di Villa Rucellai e terreni adiacenti al fine di realizzare “iniziative di carattere istituzionale e socio-culturale”. A seguito di ciò, la banca corrisponde, il 12 maggio 2009, 3 milioni di Euro alla Alfieri, cui fa seguito, il 29 dicembre 2009, un bonifico di un altro milione di Euro. È però curioso il fatto che la banca finanzi l’acquisizione da parte di Alfieri di quei medesimi terreni di cui aveva già finanziato l’acquisizione da parte di Campi Casa, e poi li ricompri a prezzo maggiorato. E infatti, per realizzare l’operazione la banca richiede una perizia asseverativa a un tecnico, l’architetto Andrea Checcucci, che il 25 marzo 2009 scrive che il valore dell’area di proprietà è di 12 milioni di Euro, di cui 2 di valore reale e 10 “da corrispondere alla proprietà da parte della P.A. In virtù del contenzioso effettuato” in quanto il Comune non ha proceduto ad effettivo esproprio per pubblica utilità e senza avere altresì corrisposto un’adeguata indennità per il medesimo.
L’architetto Checcucci deve essere anche un veggente; la cifra da lui calcolata si avvicina molto a quella della sentenza con cui il TAR accoglie nel 2011 il ricorso avverso l’esproprio sui terreni (il cui iter non si era mai perfezionato) e che condannava il Comune a pagare un risarcimento milionario ai precedenti proprietari. A ciò il Comune opponeva la causa civile contro Campi Casa e Alfieri avviata, come si è visto, nel 2010 con la delibera GC 178/2010. La causa civile ha bloccato per l’intanto la quantificazione del risarcimento dovuto dal Comune; ma è già facile intuire che seguiranno altri ricorsi, altri ricorsi, altri ricorsi…
I dipendenti so’ pezz’e’core
Finora ci siamo limitati a qualche caso di contenzioso amministrativo e civile; ma i fronti aperti con il Tribunale di Firenze, in qualità di giudice del lavoro, sono numerosi. Tre delle determinazioni di spesa citate all’inizio riguardano cause in corso con vari dipendenti a riprova del fatto che la macchina amministrativa non solo produce atti controversi, ma che persino chi ne fa parte non ne condivide le decisioni. È il sintomo di una macchina amministrativa mal governata, poco autorevole, appesantita nell’azione da continue controversie giudiziarie. Anche qui, i casi sono troppi per enumerarli e seguirli uno per uno. Ci accontenteremo di seguire il più curioso.
Come tute le Pubbliche Amministrazioni, anche i comuni sono soggetti alle ispezioni periodiche sulle proprie attività da parte del Ministero dell’Economia e Finanze, che agisce tramite gli ispettori della Ragioneria generale dello Stato. Questi ispettori spulciano atti e pratiche. Nella sua visita del 2004 al Comune di Campi, relativa all’esame dei provvedimenti adottati dall’amministrazione negli anni 1999-2003, l’ispettore incaricato rilevò che il Comune aveva elargito indebitamente ai propri dipendenti somme per 691.341 Euro. Com’è previsto dalla normativa, alle deduzioni dell’ispettore, l’ente ispezionato può opporre le proprie controdeduzioni, cosa che il Comune fece presso il competente Ministero, il quale a sua volta passò al vaglio le giustificazioni addotte dal Comune. Al termine di questo complesso iter amministrativo, il 29 settembre 2008, il Ministero intimò al Comune di recuperare le somme indebitamente erogate. Com’è facile intuire, il procedimento, che coinvolgeva numerose persone dell’amministrazione, suscitò un immediato contenzioso; com’è ovvio trattandosi di un caso in cui il dipendente veniva chiamato a risarcire errori commessi dal datore di lavoro. La presentazione dei ricorsi al giudice del lavoro, e il successivo iter giudiziario fiaccò l’azione di recupero del Comune, che infatti ancora all’inizio del 2011 non aveva potuto ottemperare all’istruzione ministeriale. Con determinazione del Segretario Generale n. 6/2011, l’azione di recupero veniva posposta a settembre 2011. Si tratta però di uno soltanto tra i casi di contenzioso che oppone l’amministrazione ai suoi dipendenti, anche se è un caso più clamoroso rispetto ad altri perché è collettivo.
Per non appesantire troppo il pezzo conviene fermarsi qui, ma le tipologie di contenzioso in corso abbracciano veramente tutte le varie di tipologie di ricorso contro un’azione del Comune: ricorsi alla Corte d’Appello contro espropri (causa Immobiliare Centro P; causa Vanzi e Pitti); cause relative a licenze commerciali (causa I.V.M, causa C.I.E.P., ossia, la proprietà del Centro Commerciale I Gigli); cause relative all’assegnazione (o meno) di alloggi popolari; nella varietà dei possibili motivi di contenzioso, nulla ci pare che manchi all’appello.
Certo, non esiste Pubblica Amministrazione che non metta nel conto che le proprie azioni possano essere appellate, né Pubblica Amministrazione che si faccia spaventare da possibili ricorsi nel mettere in atto le proprie decisioni. Ed è ancora possibile che nella maggior parte di questi iter, o anche in tutti, il Comune riesca vittorioso — almeno, a differenza dell’architetto Checcucci, ce lo auguriamo come cittadini, perché il contrario sarebbe spaventoso vista l’entità di alcune cifre. Oltre a ciò, nessun giudizio di merito ci compete su tali eventi, non essendo noi giudici deputati; a questo punto, saranno i competenti magistrati a dirimere diritti e torti. Resta però il fatto che in taluni casi la macchina amministrativa campigiana, nel perseguire i propri fini, riesca nell’intento solo al prezzo di lunghi e costosi iter giudiziari, iter che, com’è accaduto, derivano anche da inefficienze amministrative (di cui il ricorso è l’ovvio sottoprodottto) e che producono non solo un aggravio del lavoro e dunque un appesantimento della macchina (che quindi diventa ancora più inefficiente visto che è costretta a produrre atti di atti ritornando sulle proprie pratiche) ma anche un maggior costo. Tanto più che, a parer nostro, alcuni dei contenziosi di cui abbiamo parlato potevano essere evitati con una maggiore efficacia delle azioni dell’amministrazione. L’esistenza di un simile contenzioso, al di là della conclusione favorevole o meno dei singoli procedimenti, è la spia di fondo di un malfunzionamento della macchina comunale che sorprende data la continuità delle amministrazioni che si sono succedute in questi anni, e che prova il fatto che dal punto di vista dell’azione amministrativa chi si è succeduto non sempre ha dato buona prova di sé. Un’ultima notazione; questa inefficienza provoca a sua volta costi aggiuntivi, in quanto i cittadini pagano per il funzionamento di una macchina comunale che non solo pena a raggiungere i propri obiettivi, ma in tale attività genera anche extra-costi. Non tutta l’attuale ristrettezza finanziaria dell’amministrazione campigiana è imputabile dunque ai tagli del reprobo Tremonti, come invece una certa vulgata amerebbe far credere.
Questa voce è stata pubblicata il 28 aprile 2012 da mentelocaledellapiana in Inchieste con tag bilancio, bisenzio, campi, legali, spese.	Shortlink
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