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Timestamp: 2020-05-31 17:50:08+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 26409 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26409 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 08/11/2016, dep.20/12/2016), n. 26409
sul ricorso 2223/2015 proposto da:
tempore, ALISARDA SPA, in persona del Presidente del Consiglio di
Amministrazione, elettivamente domiciliate in ROMA, VIALE GIULIO
CESARE 23, presso lo studio dell’avvocato CARLO BOURSIER NIUTTA, che
le rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANTONIO ARMENTANO,
O.E., elettivamente domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR
presso la CASSAZIONE, rappresentata de difesa dagli avvocati
avverso la sentenza n. 202/2014 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI
8. La ricorrente non ha riprodotto nè allegato al ricorso per cassazione l’atto di appello in relazione al quale incentra le proprie censure, limitandosi a riportare il contenuto della propria comparsa di costituzione evidenziante la formulazione dell’eccezione di inammissibilità del gravame.
12. In ogni caso, come è dato leggere nella sentenza impugnata, il gravame aveva censurato la decisione di primo grado nella parte in cui era stata omessa ogni statuizione sulla richiesta di condanna delle società appellate alle maggiorazioni contributive connesse al progredire dell’anzianità (asseritamente conseguente all’unicità del rapporto e all’applicazione del principio di parità di trattamento tra precari e non) e nella parte in cui era stata commisurata in sei mensilità l’indennità della L. n. 183 del 2010, ex art. 32 (lamentandosene l’insufficienza a fronte di plurimi rapporti a termine).
15. Il motivo è qualificabile come manifestamente infondato alla luce dell’orientamento espresso da questa Corte nelle recenti e numerose pronunce nn. 2492, 2493, 2494 del 10 febbraio 2015; nn. 2343, 2344, 2345, 2346, 2347 del 9 febbraio 2015; un. 2291, 2292, 2293, 2297, 2298, 2299, 2300, 2301 del 6 febbraio 2015; nn. 1940, 1941, 1942, 1943, 1944, 1945, 1946, 1947 del 3 febbraio 2015, nn. 552, 553, 554, 555, 556, 557, 559, 559, 560, 561, 562, 563 del 15 gennaio 2015; 262 del 12 gennaio 2015; infine, da ultimo, Cass. n. 9267 del 2016) che, nel fare riferimento ad una “indennità forfetizzata ed onnicomprensiva per i danni causati dalla nullità del termine nel periodo considerato intermedio” – si sono poste in continuità con la precedente Cass., sez. un., 5 marzo 1991, n. 2334, il cui principio di diritto è stato riaffermato.
16. In particolare, la sentenza delle Sezioni unite affermò che nel caso di trasformazione, in unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato, di più contratti a termine succedutisi fra le stesse parti, per effetto dell’illegittimità dell’apposizione del termine, gli intervalli non lavorati fra l’uno e l’altro rapporto, in difetto di un obbligo del lavoratore di continuare ad effettuare la propria prestazione o di tenersi disponibile ad effettuarla, non implicano il diritto alla retribuzione e nemmeno sono computabili come periodi di servizio, mentre i periodi lavorati danno diritto alla retribuzione e sono rilevanti ai fini della maturazione degli scatti di anzianità.
17. Quest’ultimo profilo dell’assetto dato dalle Sezioni unite del 1991 alla materia è stato pienamente riaffermato nella giurisprudenza successiva e non è risultato scalfito minimamente dallo ius superveniens costituito dalla L. n. 183 del 2010, come già ampiamente argomentato in tutti i recenti precedenti del 2015 di questa Corte, sopra richiamati, con diffuse motivazioni alle quali si rinvia, anche quanto alla coerenza dell’interpretazione della L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, sul piano logico sistematico, costituzionale ed eurounitario e, in particolare, con il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, anche e specificamente in ordine all’anzianità di servizio, affermato con la Direttiva 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 Cass. 
 sentenza 
 art. 32