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Timestamp: 2018-01-22 04:38:28+00:00

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Sentenza ‘Eternit’. Quando le parole non sono pietre
Posted on 1 gennaio 2016 by Redazione Appunti Alessandrini
In questo nostro tempo l’affollarsi delle notizie ne provoca la rapida evaporazione. Quando furono pubblicate le Motivazioni della Sentenza della Corte di Cassazione, la quale aveva dichiarato la prescrizione dei reati attribuiti al miliardario ex industriale svizzero (nato nel 1947) Stephan Schmidheiny, condannato nei due processi torinesi per il disastro ambientale provocato dall’Eternit a Casale e altrove, alcuni insigni giuristi espressero la loro perplessità di fronte a una sentenza definita quanto meno opinabile. L’uscita del film “Un posto sicuro”, in programmazione al Macallè durante le prossime vacanze, rende necessario un ripasso: da quell’infausto 23 febbraio 2015 sono trascorsi dieci mesi. Ho pertanto l’intenzione, se ci riuscirò, di commentare parte di quelle Motivazioni; ho insegnato per quarant’anni educazione civica a scuola, ma sono del tutto ignaro di diritto: per cui ho lo svantaggio di dire sicuramente alcune stupidaggini, ma nel contempo il vantaggio di non essere succube del linguaggio burocratico, la cui vetta è indiscutibilmente costituita da quello giuridico. Leggendo da profano le Motivazioni della Sentenza, e ovviamente i commenti dei giornali di allora, ho la sensazione che quasi tutte le argomentazioni utilizzate dall’estensore, senza essere neppure cambiate di segno, avrebbero potuto portare alla decisione opposta. Attenzione, l’imputato non è stato considerato innocente dalla Cassazione, tutt’altro: mai confondere la prescrizione con l’assoluzione.
Io non ho né la competenza né l’intenzione di accusare nessuno: se nell’articolo che intendo scrivere darò malauguratamente questa impressione, me ne scuso fin d’ora; la mia analisi vorrebbe avere un carattere parzialmente (ma inevitabilmente non solo) linguistico, poiché tutti i processi, dall’inizio alla fine sono fatti di parole, fino alla sentenza compresa. Naturalmente cercherò di tenere il livello più alto di quello del tifoso nel bar: “Volevo vedere come andava a finire se un industriale italiano faceva in Svizzera quello che quello là ha fatto a Casale, l’ergastolo gli davano”. Senza alcun pregiudizio; verso il tifoso, naturalmente.
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3 thoughts on “Sentenza ‘Eternit’. Quando le parole non sono pietre”
elvio.bombonato@tin.it in 1 gennaio 2016 alle 17:57 ha detto:
Vi ringrazio per aver ospitato il mio articolo sul vostro giornale, che seguo con interesse e passione. Spero che sia possibile pubblicarvi anche il prossimo, su cui sto lavorando, che dovrebbe esporre in una prospettiva parzialmente nuova la sentenza vergognosa della Cassazione sulla catastrofe Eternit. E comunque un ripasso sulla più grave strage compiuta in Italia negli ultimi decenni sarà utile. Grazie ancora. Elvio Bombonato
elvio.bombonato@tin.it in 13 gennaio 2016 alle 12:06 ha detto:
Vi ringrazio per aver pubblicato il mio primo articolo sul caso Eternit “Le parole non sono pietre”. Pierluigi vi ha mandato il secondo articolo, che prosegue quello citato e si intitola “Analisi delle Motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione sul caso Eternit”. Vorrei, se possibile, che lo pubblicaste (tra l’altro elogio, come è doveroso, il sindaco Riccardo Coppo) , anche perché il vostro giornale è molto letto nei centri zona della provincia, e il tema mi sembra di grande interesse e adatto alla linea sociale che il vostro giornale esprime. Vi ringrazio per l’attenzione e aspetto fiducioso. Con la consueta antica stima. Elvio Bombonato
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