Source: https://issuu.com/serenellaangelilli/docs/cartaautonomie
Timestamp: 2016-12-06 07:02:57+00:00

Document:
Carta Autonomie by Serenella Angelilli - issuu
N. 3118
PRESENTATO DAL MINISTRO PER LA SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA
E DAL MINISTRO PER I RAPPORTI CON LE REGIONI
Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni,
semplificazione dell’ordinamento regionale e degli enti locali,
nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni
amministrative, Carta delle autonomie locali, razionalizzazione
delle Province e degli Uffici territoriali del Governo. Riordino
di enti ed organismi decentrati
Presentato il 13 gennaio 2010
Camera dei Deputati — 3118
ONOREVOLI DEPUTATI ! — La piena attuazione del titolo V della parte seconda della
Costituzione rappresenta un’esigenza ormai indifferibile. Questa necessità è tanto
più avvertita con riferimento all’assetto
degli enti locali e alle loro funzioni.
sul disegno di legge di attuazione dell’articolo 119 della Costituzione è stata a più
riprese sottolineata la necessità che si
giunga a una compiuta definizione a regime delle diverse funzioni degli enti locali, cui, tra l’altro, la legge n. 42 del 2009
ricollega distinte forme di finanziamento.
Più in generale occorre assicurare che
all’attribuzione delle funzioni si accompagni il superamento di ogni forma di sovrapposizione tra diversi livelli di governo
e organismi, oltre che lo snellimento e la
razionalizzazione complessivi del nostro
apparato amministrativo locale.
Al tempo stesso questo processo non
può non interessare anche l’articolazione
dell’amministrazione statale, a partire proprio dalle sue articolazioni periferiche.
Il presente disegno di legge intende
dunque assicurare piena attuazione delle
disposizioni del titolo V della parte seconda della Costituzione sugli enti locali,
perseguendo un’efficiente allocazione delle
funzioni, razionalizzando nel complesso
l’apparato pubblico locale, riducendo le
spese complessive. Esso costituisce un
provvedimento collegato alla manovra di
finanza pubblica in adempimento di
quanto deliberato nelle risoluzioni approvate dalla Camera dei deputati (risoluzione
in Assemblea n. 6-00028 del 29 luglio
2009) e dal Senato della Repubblica (risoluzione n. 6-00017 del 29 luglio 2009).
L’articolo 1 definisce le finalità e l’oggetto del disegno di legge, il quale è
indirizzato principalmente ad individuare
le funzioni fondamentali di comuni, pro-
vince e città metropolitane, affrontando in
tal modo una delle più importanti questioni legate all’attuazione del riformato
titolo V della parte seconda della Costituzione. La cornice in cui l’articolato si
muove è infatti quella dell’articolo 114,
primo comma, della Carta costituzionale,
il quale è strettamente connesso alla disciplina legislativa prevista da un’altra
norma costituzionale, quella dell’articolo
117, secondo comma, lettera p), in base
alla quale spetta alla legislazione esclusiva
statale la definizione delle funzioni fondamentali di comuni, province e città
Oltre a tale obiettivo, al quale va riconosciuto un carattere strategico ai fini del
funzionamento degli enti, il disegno di
legge si propone di razionalizzare le modalità di esercizio delle funzioni, di favorire l’efficienza e l’efficacia e di ridurre i
costi, ricorrendo all’esercizio delle stesse
La disposizione introduttiva in esame
elenca, inoltre, gli ulteriori obiettivi (tutti
di vasto respiro e inscritti nel quadro di
una profonda rivisitazione dell’apparato
pubblico locale in chiave di efficienza,
efficacia e contenimento della spesa): la
razionalizzazione e la soppressione di enti,
organismi e strutture pubbliche; la modifica del numero dei consiglieri e dei componenti delle giunte. Vanno nella medesima direzione anche le disposizioni relative alla modifica delle funzioni del consiglio comunale e del consiglio provinciale,
la modifica della disciplina dei direttori
generali degli enti locali, la riscrittura
delle norme sui controlli, indirizzate con
più decisione ad assicurare la piena responsabilizzazione degli amministratori e
Con l’articolo 2 il disegno di legge
inaugura il capo II, rubricato « Funzioni
fondamentali », e definisce le funzioni fondamentali dei comuni, individuandole nominativamente. Parimenti, i successivi articoli 3 e 4 del disegno di legge individuano
le funzioni fondamentali, rispettivamente,
delle province e delle città metropolitane
(per queste ultime le funzioni fondamentali sono coincidenti in parte con quelle
provinciali e integrate con altre fra cui la
pianificazione territoriale generale e delle
reti infrastrutturali, l’azione sussidiaria e
il coordinamento tecnico-amministrativo
dei comuni, la strutturazione di sistemi
coordinati di gestione dei servizi pubblici,
la promozione e il coordinamento dello
sviluppo economico e sociale). In tutti e
tre i casi si è fatta salva la programmazione regionale per le funzioni ricadenti
nella potestà legislativa delle regioni.
L’articolo 5 introduce la possibilità, per
le funzioni fondamentali ricadenti nelle
materie di potestà legislativa concorrente o
residuale regionale, che funzioni fondamentali comunali o provinciali, come individuate dalla legislazione statale, possano essere attribuite dalle regioni, rispettivamente, a province e comuni a condizione che sia raggiunto l’accordo fra gli
enti interessati e l’accordo in sede di
Conferenza unificata di cui all’articolo 8
n. 281, e successive modificazioni, di seguito denominata « Conferenza unificata »,
ferme restando le forme di consultazione
regolate dalle singole regioni. La decorrenza dell’esercizio delle funzioni è subordinata all’effettivo trasferimento di beni e
risorse tra gli enti interessati, fatte salve,
in ogni caso, le modalità di finanziamento
delle funzioni fondamentali degli enti locali così come disciplinate dalla legge 5
L’articolo 6 rinvia alla legge statale o
regionale la disciplina delle funzioni fondamentali degli enti locali, nel rispetto del
riparto delle competenze per materia, dettato dall’articolo 117 della Costituzione.
Emerge quindi dall’insieme delle norme
una definizione organica delle competenze, che delimita e chiarisce i rispettivi
ambiti, ponendo le basi per stabilire le
rispettive responsabilità e superare defini-
tivamente sovrapposizioni e duplicazioni
di apparati. A tali fini è indirizzata anche
la disposizione di salvaguardia contenuta
nell’articolo 7 del disegno di legge, la quale
è volta a impedire che le funzioni fondamentali definite negli articoli precedenti
possano essere esercitate da livelli diversi
da quelli in cui sono allocate, a partire dal
divieto di esercizio da parte del livello
Le disposizioni contenute nell’articolo 8
dettano regole e princìpi necessari per
perseguire l’effettività dell’esercizio delle
funzioni. Con riguardo ai comuni, prevede
che le funzioni più direttamente legate alla
gestione del territorio dal punto di vista
dei servizi, dell’urbanistica e dell’edilizia,
del sistema scolastico, della sicurezza urbana e sanitaria, della polizia municipale
e della tenuta dell’anagrafe e dello stato
civile (le funzioni fondamentali elencate
nelle lettere da g) a z) del comma 1
dell’articolo 2) dovranno obbligatoriamente essere esercitate in forma associata
da parte dei comuni con popolazione pari
o inferiore a 3.000 abitanti, mentre i
comuni che superano tale soglia potranno
comunque decidere di ricorrere all’esercizio associato. Non sussiste l’obbligo di
esercizio associato con riguardo alle funzioni di cui alle lettere h) (il coordinamento delle attività commerciali e dei
pubblici esercizi, in coerenza con la programmazione regionale), i) (la realizzazione di processi di semplificazione amministrativa nell’accesso alla pubblica amministrazione ai fini della localizzazione e
realizzazione di attività produttive) e s) (la
gestione e la conservazione di teatri, musei, pinacoteche, raccolte di beni storici,
artistici e bibliografici pubblici di interesse
comunale e di archivi comunali) del
comma 1 dell’articolo 2. Spetta alla legge
regionale, nell’ambito delle materie di propria competenza, stabilire la dimensione
territoriale ottimale di svolgimento delle
predette funzioni dei comuni, secondo i
princìpi di economicità, di efficienza e di
riduzione delle spese, facendo salvi comunque dall’obbligo associativo i comuni
capoluogo di provincia e i comuni con un
numero di abitanti superiore a 100.000.
Per l’esercizio delle restanti funzioni fondamentali, indicate nelle lettere da a) a f)
del comma 1 dell’articolo 2, in ragione
della loro natura politica e di alta amministrazione (si pensi, ad esempio, alla
funzione normativa, a quella di programmazione e di pianificazione o di gestione
finanziaria e controllo interno), non è
invece previsto alcun obbligo di associazione ma, se l’esercizio stesso è compatibile con la natura della funzione, è consentito lo svolgimento in forma associata,
mediante la costituzione di un’unione di
comuni. La norma specifica inoltre che,
salvo quanto previsto dalle leggi regionali,
costituiscono forme associative esclusivamente la convenzione e l’unione di comuni.
Il comma 8 disciplina, poi, l’atto costitutivo e lo statuto delle unioni, nonché le
cariche di presidente e di componente
delle giunte e dei consigli delle medesime
L’articolo 9 reca disposizioni per l’attuazione dell’articolo 118, commi primo e
secondo, della Costituzione, in materia di
conferimento delle funzioni amministrative alle regioni e agli enti locali, nell’ambito della competenza legislativa esclusiva
dello Stato. Il Governo è pertanto delegato
ad adottare, entro nove mesi dalla data di
entrata in vigore della legge, nelle materie
di competenza legislativa esclusiva dello
Stato, di cui all’articolo 117, secondo
comma, della Costituzione, uno o più decreti legislativi volti all’individuazione, oltre che delle funzioni che rimangono attribuite allo Stato, delle restanti funzioni
amministrative esercitate dallo Stato o da
enti territoriali che, non richiedendo
l’esercizio unitario, devono essere attribuite a comuni, province, città metropolitane e regioni, sulla base dei princìpi di
sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Nell’esercizio della delega, che terrà
conto anche di quanto previsto con specifica disposizione dall’articolo 118, terzo
comma, della Costituzione, il Governo
deve garantire: il conferimento al livello
diverso da quello comunale delle sole
funzioni di cui occorra assicurare l’unitarietà di esercizio; la competenza del co-
mune su tutte le funzioni amministrative
residuali; l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento
di attività di interesse generale; nel caso in
cui la titolarità delle funzioni debba attribuirsi a un ente diverso da quello che le
esercita alla data di entrata in vigore dei
decreti legislativi, la decorrenza del loro
esercizio, le procedure per la determinazione e il contestuale trasferimento dei
beni e delle risorse finanziarie, umane,
strumentali e organizzative necessarie al
loro esercizio. È previsto che, qualora si
tratti di funzioni già esercitate dallo Stato,
si proceda con intesa conclusa in sede di
Conferenza unificata; per le funzioni già
esercitate dalle regioni o da enti locali si
procede tramite intesa tra la regione interessata e gli enti di riferimento, ovvero
tramite intesa in ambito regionale tra gli
enti locali interessati.
Un’apposita relazione tecnica deve indicare la quantificazione dei beni e delle
risorse necessarie, al fine di valutare la
congruità tra i trasferimenti e gli oneri
conseguenti all’esercizio delle funzioni attribuite. Gli schemi dei decreti legislativi,
previa intesa in sede di Conferenza unificata, sono trasmessi alle Camere per
l’espressione dei pareri delle competenti
Commissioni parlamentari, da rendersi
entro il termine di quarantacinque giorni
dalla data di trasmissione. Decorso tale
termine, i decreti legislativi possono essere
comunque adottati. In mancanza di intesa,
il Consiglio dei ministri approva una relazione che è trasmessa alle Camere e in
cui sono indicate le motivazioni del mancato perfezionamento. Qualora anche a
seguito dell’espressione dei pareri delle
Commissioni parlamentari il Governo non
intenda conformarsi all’intesa raggiunta in
Conferenza unificata, esso deve trasmettere alle Camere e alla stessa Conferenza
unificata una relazione nella quale indica
le specifiche motivazioni di difformità.
Entro nove mesi dalla data di entrata in
vigore dei decreti legislativi, il Governo
può adottare disposizioni integrative e correttive. Le amministrazioni statali interessate devono provvedere a riordinare e a
semplificare le proprie strutture organiz-
zative, in una logica di semplificazione,
adeguatezza, riduzione della spesa ed eliminazione di duplicazioni di funzioni e
sovrapposizioni di competenze rispetto
alle regioni e agli enti locali.
L’articolo 10 è rubricato « Trasferimento delle risorse agli enti locali » e
concerne le varie ipotesi di trasferimento
agli enti locali delle risorse per l’esercizio
delle funzioni allocate presso un ente
diverso da quello che le esercita attualmente. In particolare: il comma 1 dispone
che, qualora la titolarità di una funzione
fondamentale sia allocata a un ente locale
diverso da quello che la esercita alla data
di entrata in vigore della legge, si provveda
alla determinazione e al trasferimento
delle risorse necessarie con uno o più
accordi da stipulare, in sede provinciale,
fra gli enti interessati. Con accordo in sede
di Conferenza unificata sono stabilite modalità di superamento del dissenso in sede
locale. Il comma 2 prevede che, laddove
una funzione fondamentale sia svolta oggi
dallo Stato, con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, entro dodici mesi
dall’entrata in vigore della legge, si provvede al trasferimento delle risorse. I decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sono adottati su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri
interessati e con il Ministro dell’economia
e delle finanze, previo parere della Conferenza Stato-città ed autonomie locali o,
nelle materie di competenza legislativa
regionale, della Conferenza unificata. Il
comma 3 rimette alle regioni il trasferimento agli enti locali delle risorse strumentali connesse all’esercizio delle funzioni fondamentali che siano, al momento
dell’entrata in vigore della legge, esercitate
a livello regionale. Il comma 4 subordina
la decorrenza dell’esercizio delle funzioni
fondamentali all’effettivo trasferimento
L’articolo 11 stabilisce che il Governo,
previa intesa in sede di Conferenza unificata, presenti appositi disegni di legge alle
Camere per l’individuazione e il trasferimento alle regioni delle funzioni amministrative ancora esercitate a livello statale
pur ricadendo nelle materie di compe-
tenza legislativa concorrente (articolo 117,
terzo comma, della Costituzione) o residuale regionale (articolo 117, quarto
comma, della Costituzione). Il comma 2
rimette a decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati su proposta del
Ministro dell’economia e delle finanze, del
Ministro per le riforme per il federalismo,
del Ministro per i rapporti con le regioni,
del Ministro per la semplificazione normativa e del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione, sentiti i
Ministri competenti per materia, il trasferimento e la ripartizione delle risorse
umane, finanziarie e strumentali fra le
L’articolo 12 fissa un termine di nove
mesi dall’entrata in vigore della legge, per
l’adeguamento della legislazione regionale
alla disciplina statale di individuazione
delle funzioni fondamentali, regolandone
le modalità di esercizio. L’adeguamento
avviene previ accordi stipulati in sede di
Consiglio delle autonomie locali o in altra
sede di concertazione prevista negli statuti
o nella legislazione regionale. Il comma 2
prevede un’ipotesi di potere sostitutivo
normativo dello Stato, nel rispetto dell’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
Il comma 3 stabilisce che la legge regionale, sempre sulla base di accordi raggiunti in sede di Consiglio delle autonomie
locali o in un’altra sede di concertazione,
debba allocare le funzioni amministrative
e le relative risorse in modo organico agli
enti locali, evitando duplicazioni e sovrapposizioni di competenze [lettera a)]; conferire agli enti locali le funzioni amministrative che, ricadendo nelle materie di
competenza legislativa concorrente o regionale residuale, siano state trasferite alle
regioni, ai sensi dell’articolo 11, ma che
non debbano essere esercitate unitariamente a livello regionale [lettera b)]; conferire, parimenti, agli enti locali le funzioni amministrative regionali che non
necessitino di essere esercitate unitariamente a livello regionale [lettera c)]; razionalizzare e semplificare l’esercizio delle
funzioni amministrative, nel rispetto degli
articoli 97 e 118 della Costituzione [lettera
d)]. Il comma 4 rimette alla legge regionale
l’obiettivo di razionalizzazione, semplificazione e contenimento dei costi, disciplinando forme e modalità di associazionismo
comunale e provinciale; quest’ultimo sarà
realizzato previo accordo con le province,
qualora sia necessario per la dimensione
ottimale per l’esercizio delle funzioni.
L’articolo 13 delega il Governo ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di
entrata in vigore della legge, un decreto
legislativo recante la « Carta delle autonomie locali », avente il fine di riunire e
coordinare sistematicamente in un codice
le disposizioni statali relative agli enti
locali. Sono stabiliti i seguenti princìpi e
criteri direttivi: coordinamento formale,
terminologico e sostanziale del testo delle
disposizioni contenute nella legislazione
statale, apportando le modifiche atte a
garantire la piena coerenza logica, giuridica e sistematica della normativa; ulteriore ricognizione nelle materie di competenza statale delle norme del testo unico
delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, di seguito denominato « testo
unico », che, recepite nel codice o in altre
fonti statali, sono o rimangono abrogate,
fatta salva l’applicazione dell’articolo 15
delle disposizioni sulla legge in generale
premesse al codice civile; rispetto dei princìpi desumibili dalla giurisprudenza della
Corte costituzionale. Sotto il profilo procedurale, il comma 2 prevede che sullo
schema di decreto legislativo debba essere
raggiunta l’intesa con la Conferenza unificata e che lo stesso sia inviato alle
Camere per il parere delle competenti
entro quarantacinque giorni dalla trasmissione. Decorso inutilmente detto termine,
il Governo può procedere comunque all’adozione del decreto. Nel caso di mancato raggiungimento dell’intesa nel termine di trenta giorni (articolo 3, comma 3,
del decreto legislativo n. 281 del 1997), il
Governo delibera egualmente, indicando in
una relazione inviata alle Camere le specifiche motivazioni per le quali l’intesa
non è stata raggiunta. Diversamente, qualora il Governo, pur avendo raggiunto
l’intesa, non intenda conformarvisi, anche
a seguito dei pareri parlamentari, trasmette alle Camere e alla Conferenza unificata una relazione nella quale si precisano le ragioni della difformità. Il comma
3 prevede che il Governo possa adottare,
entro diciotto mesi dalla data di entrata in
vigore del decreto legislativo di cui al
comma 1, disposizioni integrative e correttive, rispettando i medesimi princìpi e
L’articolo 14 contiene, al comma 1, la
delega al Governo ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in
vigore della legge, su proposta del Ministro
dell’interno, del Ministro per i rapporti
con le regioni, del Ministro per le riforme
per il federalismo, del Ministro per la
semplificazione normativa e del Ministro
per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa iniziativa dei comuni e sentite le province e la
regione interessate, uno o più decreti legislativi per la razionalizzazione delle province e la riduzione del numero delle
circoscrizioni provinciali.
Il comma 2 stabilisce i princìpi e i
criteri direttivi a cui il Governo si deve
attenere nella predisposizione dei decreti
legislativi, prevedendo in particolare: a)
che il territorio di ciascuna provincia abbia un’estensione e comprenda una popolazione tali da consentire l’ottimale esercizio delle funzioni previste per il livello di
governo di area vasta; b) la conseguente
revisione degli ambiti territoriali degli uffici decentrati dello Stato; c) l’adesione
della maggioranza dei comuni dell’area
interessata, che rappresentino comunque
la maggioranza della popolazione complessiva dell’area stessa, nonché i pareri
della provincia o delle province interessate
e della regione; d) che la soppressione di
province sia effettuata in base all’entità
della popolazione di riferimento, all’estensione del territorio di ciascuna provincia e
al rapporto tra la popolazione e l’estensione del territorio; e) l’attribuzione a una
o più province contigue, nell’ambito della
stessa regione, delle funzioni e delle corrispondenti risorse umane e strumentali
della provincia da sopprimere; f) l’indivi-
duazione di una disciplina transitoria che
assicuri la continuità dell’azione amministrativa e dei servizi ai cittadini.
Il comma 3 prevede che i decreti legislativi, previo parere della Conferenza unificata, siano trasmessi alle Camere per
l’espressione dei pareri da parte delle
competenti Commissioni parlamentari, entro il termine di sessanta giorni dalla data
di trasmissione, e che, decorso il termine
per l’espressione dei pareri, i decreti legislativi possano essere comunque adottati.
L’articolo 15 reca la disciplina delle
(UTG), disponendo una delega per il Governo ad adottare, entro ventiquattro mesi
uno o più decreti legislativi di riordino e
razionalizzazione degli uffici periferici
I princìpi e i criteri direttivi afferiscono, in particolare, al contenimento
della spesa pubblica; al rispetto dell’obbligo di riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni statali di cui al
decreto-legge n. 112 del 2008, convertito,
con modificazioni, dalla legge n. 133 del
2008, e ai piani operativi previsti dalle
disposizioni attuative del medesimo; all’esigenza di individuare le amministrazioni, aventi strutture periferiche, escluse
dal riordino, in correlazione con il perseguimento di specifiche finalità di interesse
generale che ne giustifichino il mantenimento; al mantenimento in capo agli UTG
di tutte le funzioni di competenza delle
prefetture e della circoscrizione provinciale quale ambito territoriale di competenza delle prefetture – UTG; alla titolarità in capo alle stesse delle funzioni
espressamente conferite e di tutte le attribuzioni dell’amministrazione periferica
dello Stato non espressamente assegnate
ad altri uffici; all’accorpamento ad esse
delle strutture dell’amministrazione periferica dello Stato le cui funzioni siano
state loro conferite; alla garanzia della
concentrazione di servizi comuni e funzioni strumentali da esercitarsi unitariamente in un’organizzazione funzionale che
sappia valorizzare le specificità tecniche e
professionali; alla disciplina delle modalità
di svolgimento di funzioni e compiti di
amministrazione periferica la cui competenza ecceda l’ambito provinciale; al mantenimento dei ruoli di provenienza del
personale delle strutture periferiche trasferite agli UTG e della disciplina vigente
in materia di reclutamento e accesso ai
ruoli, nonché della dipendenza funzionale
dell’ufficio stesso o di sue articolazioni dai
Ministeri di settore; alla garanzia che, per
il perseguimento degli obiettivi di riduzione degli oneri amministrativi nella misura del 25 per cento, da realizzarsi entro
il 2012, le amministrazioni statali interessate procedano, nel termine stabilito dai
decreti legislativi, all’accorpamento delle
proprie strutture periferiche nell’ambito
degli UTG; alla nomina e all’individuazione delle funzioni dei prefetti preposti
agli uffici stessi quali commissari ad acta
nei confronti delle amministrazioni che
non abbiano provveduto all’accorpamento
nei termini indicati; infine, alla previsione
di un decreto, da adottarsi da parte del
Presidente del Consiglio dei ministri, che
stabilisca entità e modalità applicative di
riduzione degli stanziamenti per le amministrazioni che non abbiano proceduto al
suddetto accorpamento. È stabilita nel
dettaglio la procedura di approvazione
degli schemi dei decreti legislativi ed è
prevista la salvaguardia delle competenze
delle regioni a statuto speciale e delle
Il comma 1 dell’articolo 16 prevede, a
far data dall’entrata in vigore della legge,
la soppressione dell’istituto del difensore
civico, ad eccezione di quello provinciale;
di conseguenza, la norma prevede la possibilità di attribuire le funzioni del soppresso difensore civico comunale a quello
provinciale, che assume la denominazione
di « difensore civico territoriale ». Il
comma 4 chiarisce poi che in tali casi la
difesa civica comunale è assicurata mediante apposita convenzione con la provincia. Le restanti disposizioni dell’articolo
sono volte a definire le competenze del
difensore civico territoriale (comma 2) e
a stabilire che i difensori civici eletti ai
sensi della normativa vigente e in carica
alla data di entrata in vigore delle nuove
disposizioni cessano dalle funzioni alla
scadenza dell’incarico (comma 3).
L’articolo 17, comma 1, rimette alle
regioni, a partire dal 2010, la facoltà di
sopprimere le comunità montane. Il
comma 2 stabilisce che le fonti di finanziamento statali delle comunità montane
previste dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, concernente il « Riordino
della finanza degli enti territoriali », e
dalle altre disposizioni di legge relative alle
comunità montane cessino e che, in attesa
della compiuta attuazione della legge n. 42
del 2009 sul federalismo fiscale, sia attribuito ai comuni montani il 30 per cento di
quelle risorse finanziarie, da ripartire con
decreto del Ministro dell’interno, adottato
previo parere della Conferenza unificata.
A tal fine, si precisa che sono considerati
comuni montani i comuni in cui almeno il
75 per cento del territorio si trovi al di
sopra dei 600 metri sopra il livello del
mare. Il comma 3 stabilisce che, una volta
attuata la legge n. 42 del 2009, le risorse
di cui sopra siano attribuite alle regioni.
L’articolo 18 sopprime le circoscrizioni
di decentramento comunale di cui all’articolo 17 del testo unico, quali organismi
di partecipazione, di consultazione e di
gestione di servizi di base in tutti i comuni,
ad eccezione di quelli con popolazione
superiore a 250.000 abitanti. Le nuove
disposizioni si applicano dalla cessazione
degli organi già in carica. Affida ai comuni
la disciplina ad ogni effetto, anche processuale, derivante dalla citata soppressione. Per le circoscrizioni istituite dai
comuni con popolazione superiore a
250.000 abitanti pone limiti al numero dei
componenti sulla base della consistenza
della popolazione. Ai componenti delle
circoscrizioni eventualmente non soppresse, nonché a quelli delle circoscrizioni
di nuova istituzione, attribuisce il diritto a
percepire esclusivamente un gettone di
presenza per la partecipazione alle sedute
dei rispettivi organi di appartenenza, il cui
ammontare non potrà superare l’importo
spettante a un consigliere comunale. Conseguentemente abroga i commi 1, 3 e 5
dell’articolo 17 del testo unico.
L’articolo 19 sopprime tutti i consorzi
tra gli enti locali per l’esercizio di funzioni,
tranne i bacini imbriferi montani. Fa salvi i
consorzi costituiti dagli enti locali per la
gestione associata di uno o più servizi di cui
all’articolo 31 del testo unico. Affida alle
regioni il compito di conferire, con propria
legge, le funzioni già spettanti ai consorzi,
sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Tale disposizione si applica solo ai consorzi che non
sono costituiti esclusivamente da enti locali.
Per i consorzi costituiti esclusivamente da
enti locali, invece, il comma 3 rimette a
questi ultimi la regolazione degli effetti
conseguenti al loro scioglimento. Diversamente, la regione provvederà a disciplinare
ogni effetto conseguente alla citata soppressione, nonché ad adottare ogni altra disposizione atta a garantire i diritti delle popolazioni di montagna in relazione all’utilizzo
delle acque del rispettivo territorio.
L’articolo 20 sostituisce l’articolo 37 del
testo unico, riducendo il numero di soggetti che, insieme al sindaco, compongono
il consiglio comunale e che, insieme al
presidente della provincia, compongono il
consiglio provinciale, secondo il parametro
della popolazione. Ridefinisce le classi di
popolazione residente, a cui fare riferimento, rispettivamente dei comuni e delle
province, come desunta dai risultati dell’ultimo censimento ufficiale.
L’articolo 21 modifica l’articolo 47 del
testo unico; ne sostituisce, in particolare, il
comma 5 che dispone, transitoriamente,
sino all’adozione di apposite norme statutarie, una nuova composizione, ridotta nel
numero dei componenti, delle giunte comunali e provinciali, nonché una ridefinizione delle classi di popolazione a cui
rapportarle.
L’articolo 22 prevede che le disposizioni relative alla composizione dei consigli e delle giunte comunali e provinciali
si applicano a decorrere dalla data di
cessazione dei mandati degli organi in
carica alla data di entrata in vigore della
L’articolo 23 dispone che nei comuni
con popolazione non superiore a 3.000
abitanti il sindaco, alternativamente alla
nomina degli assessori (in numero massimo di due ai sensi dell’articolo 47,
comma 5, lettera a), del testo unico), possa
delegare l’esercizio di proprie funzioni a
non più di due consiglieri.
L’articolo 24 rafforza il ruolo dei consigli comunali e dei consigli provinciali.
Più in dettaglio, abroga il comma 3 dell’articolo 48 del testo unico, che assegna
alla giunta l’adozione dei regolamenti sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, nel
rispetto dei criteri generali stabiliti dal
consiglio. Introduce modifiche all’articolo
42, comma 2, del testo unico, ampliando
l’elenco degli atti fondamentali sui quali il
consiglio ha competenza. In particolare:
alla lettera a), sono soppresse le parole che
contengono il rinvio al predetto comma 3
dell’articolo 48 abrogato e la competenza
sui criteri generali in materia di ordinamento degli uffici e dei servizi. Introduce
la lettera a-bis), che include tra le competenze del consiglio la determinazione
delle dotazioni organiche dell’ente, delle
aziende speciali e delle società controllate
non quotate nei mercati regolamentati; la
lettera b-bis), che include la nomina degli
organismi di valutazione e controllo di cui
al decreto legislativo 30 luglio 1999,
n. 286; modifica la lettera f), includendo la
determinazione delle aliquote dei tributi
istituiti dal consiglio; introduce la lettera
g-bis), che include le ricapitalizzazioni di
società partecipate e i finanziamenti da
parte dei soci alle medesime; la lettera
m-bis), che prevede l’approvazione del documento di verifica conclusiva delle linee
programmatiche entro il 31 gennaio antecedente alla scadenza del mandato consiliare.
L’articolo 25 introduce la definizione di
piccolo comune relativa al comune che
abbia una popolazione residente pari o
inferiore a 5.000 abitanti. La popolazione
è calcolata ogni cinque anni secondo i dati
dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT);
in sede di prima applicazione è considerata la popolazione calcolata alla fine del
penultimo anno antecedente alla data di
entrata in vigore della legge, secondo i dati
L’articolo 26 dispone che, nei piccoli
comuni, le competenze del responsabile
del procedimento per l’affidamento e per
l’esecuzione degli appalti di lavori pubblici
siano attribuite al responsabile dell’ufficio
tecnico o della struttura corrispondente;
qualora ciò non sia possibile, prevede che
si operi secondo quanto disposto dal regolamento comunale, e che le competenze
siano attribuite al responsabile del servizio
al quale compete il lavoro da realizzare.
Prevede altresì che, in ogni caso, il responsabile del procedimento debba essere
un dipendente di ruolo o a tempo determinato, anche in base a convenzione,
L’articolo 27 introduce disposizioni relative all’adozione da parte dei piccoli
comuni di modelli semplificati, purché
garantiscano la rilevazione degli elementi
minimi necessari per il consolidamento dei
conti pubblici, dei documenti contabili
relativi al bilancio annuale e al bilancio
pluriennale, di cui agli articoli 165 e 171
del testo unico, nonché i documenti contabili relativi al rendiconto della gestione,
di cui al titolo VI della parte seconda del
testo unico. Dispone, altresì, che i piccoli
comuni possano facoltativamente applicare l’articolo 229 del testo unico relativo
alla composizione e redazione del conto
economico. Prevede che entro sei mesi
siano approvati un modello semplificato di
bilancio di previsione e un modello semplificato di rendiconto, ai sensi dell’articolo 160 del testo unico.
L’articolo 28 interviene a modificare
l’articolo 108 del testo unico, relativo alla
figura del direttore generale degli enti
locali, elevando a 65.000 abitanti (dagli
attuali 15.000) il parametro di riferimento
della popolazione dei comuni nei quali
tale organo è previsto.
L’articolo 29 si compone di una serie di
norme relative ai controlli negli enti locali,
alcune delle quali modificative del testo
La prima modifica riguarda l’articolo
49, relativo ai pareri dei responsabili dei
servizi, e disciplina la fattispecie in cui una
proposta di deliberazione sottoposta alla
giunta e al consiglio, che non sia mero atto
di indirizzo, comporti riflessi diretti o
indiretti sulla situazione economico-finanziaria o sul patrimonio e prevede che, in
tal caso, debba essere richiesto il parere
del responsabile di ragioneria in ordine
alla regolarità contabile.
Un’altra modifica riguarda l’articolo
147 del testo unico, relativo alle tipologie
dei controlli interni. In particolare: al
comma 1 dell’articolo 147 viene soppressa
la disposizione che prevede, tra i compiti
di controllo degli enti locali, la valutazione
del personale con qualifica dirigenziale; al
medesimo comma viene introdotta la garanzia del costante controllo degli equilibri finanziari della gestione di competenza, della gestione dei residui e di cassa
(anche ai fini della realizzazione degli
obiettivi di finanza pubblica previsti dal
patto di stabilità interno) mediante un’assidua attività di coordinamento e di vigilanza da parte del responsabile del servizio finanziario e di controllo da parte di
tutti i responsabili dei servizi. La norma
prevede altresì che l’organo esecutivo approvi trimestralmente ricognizioni periodiche degli equilibri finanziari e che le
verifiche periodiche valuteranno l’andamento economico-finanziario degli organismi gestionali esterni negli effetti che si
determinano per il bilancio finanziario
dell’ente [lettera d)]. Si prevede inoltre la
verifica dell’efficacia, dell’efficienza e dell’economicità degli organismi gestionali
esterni dell’ente [lettera e)]. Il medesimo
comma prevede infine la garanzia del
controllo della qualità dei servizi erogati,
sia direttamente, sia mediante organismi
gestionali esterni, con l’impiego di metodologie dirette a misurare la soddisfazione
degli utenti esterni e interni dell’ente [lettera f)]. Il comma 2 dell’articolo 147
precisa che le disposizioni contenute nelle
lettere d), e) e f) del comma 1 si applichino
solo ai comuni con popolazione superiore
a 5.000 abitanti e alle province. Il comma
3 prevede che all’organizzazione dei controlli interni partecipino il segretario, il
direttore generale, laddove previsto, tutti i
responsabili di settore, le unità di controllo, laddove istituite. Nel nuovo testo
dell’articolo 147 viene meno il comma 5
che prevede la possibilità di istituire, nell’ambito dei comitati provinciali per la
pubblica amministrazione, apposite strutture di consulenza e supporto, di cui gli
enti locali si possano avvalere per l’esercizio dei suddetti controlli.
La norma introduce ulteriori articoli
nel corpo del testo unico. L’articolo 147bis disciplina il controllo di regolarità
amministrativa e contabile: esso viene assicurato nella fase preventiva della formazione dell’atto da ogni responsabile di
servizio ed è esercitato attraverso il rilascio del parere di regolarità tecnica attestante la legittimità, la regolarità e la
correttezza dell’azione amministrativa. Il
comma 1 dell’articolo 147-bis stabilisce
inoltre che tale controllo è effettuato anche dal responsabile del servizio finanziario ed è esercitato attraverso il rilascio del
parere di regolarità contabile e del visto
attestante la copertura finanziaria. Il
comma 2 prevede che il suddetto controllo
sia assicurato anche nella fase successiva,
sotto la direzione del segretario, secondo
princìpi generali di revisione aziendale e
modalità definite nell’ambito dell’autonomia organizzativa dell’ente. La norma prevede altresì che siano soggette al controllo
le determinazioni di impegno di spesa, gli
atti di accertamento di entrata, gli atti di
liquidazione della spesa, i contratti, gli
altri atti amministrativi, scelti secondo una
selezione casuale effettuata con motivate
tecniche di campionamento. Il comma 3
stabilisce che l’esito del controllo sia trasmesso periodicamente, a cura del segretario, ai responsabili di settore, ai revisori
dei conti e agli organi di valutazione dei
risultati dei dipendenti, come documenti
utili per la valutazione.
Con l’articolo 147-ter si mira a disciplinare il controllo strategico. Esso prevede che, per verificare lo stato di attuazione dei programmi secondo le linee
approvate dal consiglio, l’ente locale definisca metodologie di controllo strategico
finalizzate alla rilevazione dei risultati
conseguiti rispetto agli obiettivi predefiniti,
degli aspetti economico-finanziari connessi
ai risultati ottenuti, dei tempi di realizza-
zione rispetto alle previsioni, delle procedure operative attuate, confrontate con i
progetti elaborati, della qualità erogata e
del grado di soddisfazione della domanda
espressa, degli aspetti socio-economici.
Il comma 2 stabilisce che l’unità preposta al controllo strategico elabori rapporti periodici, da sottoporre all’organo
esecutivo e al consiglio per la successiva
predisposizione di deliberazioni consiliari
di ricognizione dei programmi, secondo
modalità da definirsi con il proprio regolamento di contabilità, in base a quanto
All’articolo 147-quater è demandata la
disciplina dei controlli sulle società partecipate. Il comma 1 prevede che l’ente
locale definisca un sistema di controlli
sulle società partecipate dallo stesso ente
locale e che tali controlli siano esercitati
dalle strutture proprie dell’ente, che ne
sono responsabili. A tal fine, il comma 2
stabilisce che l’amministrazione definisca
preventivamente gli obiettivi gestionali a
cui deve tendere la società partecipata,
secondo standard qualitativi e quantitativi,
e organizzi un idoneo sistema informativo
finalizzato a rilevare i rapporti finanziari
tra ente proprietario e società, la situazione contabile, gestionale e organizzativa
delle società, i contratti di servizio, la
qualità dei servizi, il rispetto delle norme
di legge sui vincoli di finanza pubblica. Il
comma 3 prevede che, sulla base di dette
informazioni, l’ente locale effettui il monitoraggio periodico sull’andamento delle
società partecipate, analizzi gli scostamenti rispetto agli obiettivi assegnati e
individui le opportune azioni correttive,
anche in riferimento a possibili squilibri
economico-finanziari rilevanti per il bilancio dell’ente. Il comma 4 prevede che i
risultati complessivi della gestione dell’ente locale e delle aziende partecipate
siano rilevati mediante bilancio consolidato, secondo il principio della competenza economica.
L’articolo 147-quinquies disciplina il
controllo sulla qualità dei servizi, prevedendo che tale tipologia di controllo riguardi sia i servizi erogati direttamente
dall’ente, sia i servizi erogati tramite so-
cietà partecipate o in appalto, e che sia
svolta secondo modalità definite in base
all’autonomia organizzativa dell’ente, tali
da assicurare comunque la rilevazione
della soddisfazione dell’utente, la gestione
dei reclami e il rapporto di comunicazione
Infine, l’articolo 147-sexies stabilisce
l’obbligatorietà delle disposizioni relative
ai controlli sulle società partecipate e sulla
qualità dei servizi solo per i comuni con
popolazione superiore a 15.000 abitanti e
Il comma 3 dell’articolo 29 in oggetto
sostituisce l’articolo 151 del testo unico,
recante princìpi in materia di contabilità.
Il nuovo articolo 151 introduce, in particolare, due nuove disposizioni. La prima
prevede che, nei comuni con popolazione
superiore a 5.000 abitanti, i provvedimenti
dei responsabili dei servizi che comportano impegni di spesa siano trasmessi dal
responsabile del servizio proponente, previo rilascio del parere di congruità, al
responsabile del servizio finanziario e che
siano esecutivi con l’apposizione del visto
di regolarità contabile attestante la copertura finanziaria. La norma prevede altresì
che, con il parere di congruità, il responsabile del servizio interessato attesti sotto
la propria personale responsabilità amministrativa e contabile, oltre che la rispondenza dell’atto alla normativa vigente, il
rispetto dei criteri di economicità ed efficienza, nonché il comprovato confronto
competitivo, considerati anche i parametri
di riferimento relativi agli acquisti in convenzione.
La seconda norma introdotta stabilisce
che il parere di congruità sia rilasciato
anche nella determinazione a contrattare,
per l’attestazione relativa alla base di gara,
e nella stipulazione di contratti di servizio
con le aziende partecipate.
Il comma 4 sostituisce l’articolo 169 del
testo unico, che disciplina il piano esecutivo di gestione. Il comma 1 dell’articolo
169 contiene una nuova disposizione che
prevede che, nella definizione del piano
esecutivo di gestione, l’organo esecutivo
determini, oltre agli obiettivi da raggiungere, anche le attività da svolgere. Il
comma 2 stabilisce che il piano esecutivo
di gestione contenga un’ulteriore graduazione delle risorse dell’entrata in capitoli,
dei servizi in centri di costo e degli interventi in capitoli. Il comma 3 del nuovo
articolo 169 prevede che le disposizioni
contenute nei commi 1 e 2 siano applicabili facoltativamente dai comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti, che
garantiscono la delega ai responsabili dei
servizi delle attività da svolgere, degli
obiettivi da raggiungere e delle relative
dotazioni necessarie. Il comma 4 prevede
che la rendicontazione del piano esecutivo
di gestione e la verifica del grado di
siano deliberate dall’organo esecutivo entro il 31 marzo dell’esercizio successivo a
quello di riferimento. Il comma 5 stabilisce che le disposizioni contenute nel nuovo
articolo 169 si applicano anche alle unioni
L’ultimo corpo di novelle attiene alla
sostituzione degli articoli 196, 197, 198 e
198-bis del testo unico. La modifica specifica che nei comuni con popolazione
inferiore a 5.000 abitanti e nelle unioni di
comuni il controllo di gestione è affidato
al responsabile del servizio economicofinanziario o, in assenza, al segretario
comunale, e che può essere svolto anche
mediante forme di gestione associata con
altri enti limitrofi.
Il comma 4 del nuovo articolo 196
prevede che il controllo di gestione sia
articolato almeno in tre fasi: predisposizione di un piano dettagliato di obiettivi di
cui al piano esecutivo di gestione, ove
approvato; rilevazione dei dati relativi ai
costi e ai proventi nonché rilevazione dei
risultati raggiunti; valutazione dei dati
predetti in rapporto al piano degli obiettivi
al fine di verificare il loro stato di attuazione e di misurare l’efficacia, l’efficienza
e il grado di economicità dell’azione intrapresa. Il comma 5 prevede che il controllo di gestione sia svolto in riferimento
ai singoli servizi e centri di costo, ove
previsti, verificando in maniera complessiva e per ciascun servizio i mezzi finanziari acquisiti, i costi dei singoli fattori
produttivi, i risultati qualitativi e quanti-
tativi ottenuti e, per i servizi a carattere
produttivo, i ricavi. Il comma 6 prevede
che la verifica dell’efficacia, dell’efficienza
e dell’economicità dell’azione amministrativa sia svolta rapportando le risorse acquisite e i costi dei servizi, ove possibile
per unità di prodotto, ai dati risultanti dal
rapporto annuale sui parametri gestionali
dei servizi degli enti locali. I commi 7 e 8
del medesimo articolo introducono due
nuove disposizioni: la prima riguarda la
struttura operativa a cui è assegnata la
funzione dei controlli di gestione (essa
fornisce con cadenza periodica e con modalità definite secondo la propria autonomia organizzativa le conclusioni del controllo agli amministratori, ai fini della
verifica dello stato di attuazione degli
obiettivi programmati, e ai responsabili dei
servizi affinché questi ultimi abbiano gli
elementi necessari per valutare l’andamento della gestione dei servizi di cui sono
responsabili). La norma prevede altresì
che il resoconto annuale finale del predetto controllo sia trasmesso anche alla
Corte dei conti. La seconda norma introdotta specifica che i revisori sono eletti a
maggioranza dei due terzi dei componenti
dal consiglio dell’ente locale, salvo diversa
disposizione statutaria.
Infine, il comma 7 dell’articolo 29 reca
una clausola di salvaguardia con riguardo
all’articolo 16 del decreto legislativo n. 150
del 2009, in tema di adeguamento degli
enti locali ai princìpi contenuti in alcuni
articoli di quella riforma concernente l’ottimizzazione della produttività del lavoro
pubblico e dell’efficienza e della trasparenza nelle pubbliche amministrazioni.
Anche l’articolo 30 del disegno di legge
interviene sul testo unico, novellandone
l’articolo 234. La modifica incide sulle
categorie soggettive entro le quali è possibile scegliere i revisori dei conti (comma
2). La nuova formulazione prevede che i
componenti del collegio dei revisori siano
scelti sulla base di criteri, individuati dallo
statuto dell’ente, idonei a garantire una
specifica professionalità e a privilegiare il
credito formativo. Le categorie entro le
quali è possibile effettuare la scelta sono
gli iscritti nel registro dei revisori contabili
e gli iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. L’articolo in esame, inoltre, modifica il comma
3, portando da 15.000 a 5.000 la popolazione dei comuni la cui revisione economico-finanziaria è affidata a un solo revisore. Introduce altresì un nuovo comma
3-bis, prevedendo che, nei comuni con
popolazione compresa fra 5.000 e 15.000
abitanti, la revisione economico-finanziaria sia affidata, secondo i criteri stabiliti
dallo statuto, a un revisore unico o, a
parità di oneri, a un collegio composto da
tre membri. Nel silenzio si intende affidata
a un solo revisore. Viene modificato anche
l’articolo 236 del testo unico, espungendo
il riferimento ai membri dell’organo regionale di controllo (soppressi dopo la
riforma del titolo V della parte seconda
della Costituzione) dall’elenco dei soggetti
ineleggibili nell’organo di revisione contabile. Infine, viene novellato l’articolo 239
del testo unico, attinente alle funzioni
dell’organo di revisione. La lettera b) del
comma 1, in materia di pareri, viene
integralmente sostituita, introducendo la
possibilità di rendere pareri, con le modalità stabilite dal regolamento, in merito
a: 1) strumenti di programmazione economico-finanziaria; 2) proposta di bilancio
di previsione e relative variazioni; 3) modalità di gestione dei servizi e proposte di
costituzione o di partecipazione ad organismi esterni; 4) proposte di ricorso all’indebitamento; 5) proposte di utilizzo di
strumenti di finanza innovativa; 6) proposte di riconoscimento di debiti fuori bilancio e transazioni; 7) proposte di regolamento di contabilità, economato-provveditorato, patrimonio e di applicazione dei
tributi locali. Si introduce la lettera c-bis)
del comma 1 aggiungendo alle funzioni
svolte dall’organo di revisione le seguenti:
controllo periodico trimestrale della regolarità amministrativa e contabile della gestione diretta e indiretta dell’ente; verifica
della regolare tenuta della contabilità,
della consistenza di cassa e dell’esistenza
dei valori e dei titoli di proprietà.
Infine il nuovo comma 1-bis dell’articolo 239, in relazione ai pareri di cui alla
lettera b) del comma 1, precisa che deve
essere espresso un motivato giudizio di
congruità, di coerenza e di attendibilità
contabile delle previsioni di bilancio e dei
programmi e progetti, eventualmente suggerendo all’organo consiliare tutte le misure atte ad assicurare l’attendibilità delle
impostazioni. Tali pareri sono obbligatori
e impongono all’organo consiliare di adottare i provvedimenti conseguenti oppure di
motivare adeguatamente la mancata adozione delle misure proposte.
Infine viene modificata la lettera a) del
comma 2, prevedendo l’obbligatorio invio
all’organo di revisione contabile dei rilievi
e delle decisioni assunti a tutela della sana
gestione finanziaria dell’ente da parte
L’articolo 31 contiene una serie di
norme abrogative e modificative del testo
unico e di altre disposizioni di legge.
L’articolo 32 reca una disposizione di
coordinamento per le regioni a statuto
speciale e per le province autonome di
Trento e di Bolzano. Esso prevede che la
disciplina degli organi e delle funzioni
degli enti locali sia stabilita in conformità
con le norme degli statuti speciali e nei
limiti dei princìpi generali dell’ordinamento giuridico della Repubblica, come
desunti anche dal presente disegno di
Il disegno legge non comporta nuovi o
maggiori oneri finanziari né minori entrate a carico del bilancio dello Stato ma,
al contrario, assicura una riduzione della
spesa pubblica. Pertanto, non è stata redatta la relazione tecnico-finanziaria.
I risparmi conseguenti all’attuazione
delle disposizioni ivi contenute saranno
destinati alla riduzione del disavanzo in
settori particolarmente rilevanti, quali la
1. ASPETTI TECNICO-NORMATIVI DI DIRITTO INTERNO
1) Obiettivi e necessità dell’intervento normativo. Coerenza con il
Il disegno di legge fonda la sua primaria necessità nell’attuazione
degli articoli 114 e 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione,
al fine di individuare e disciplinare compiutamente le funzioni
fondamentali di comuni, province e città metropolitane, per una
completa realizzazione della riforma del titolo V della parte seconda
della Costituzione, prevista dalla legge costituzionale n. 3 del 2001. Il
disegno di legge si rivela altresì necessario per l’attuazione della legge
delega sul federalismo fiscale (legge n. 42 del 2009), nonché ai fini
della semplificazione e della razionalizzazione dell’ordinamento degli
enti locali, nell’ottica del contenimento generale della spesa pubblica.
L’attuazione del federalismo fiscale e l’adozione di strumenti di
semplificazione e razionalizzazione dell’ordinamento costituiscono,
infatti, i capisaldi dell’attività del Governo. Il disegno di legge in
oggetto pertanto si inserisce a pieno titolo in quest’ottica, anche
attraverso la soppressione di una serie di enti ed un coordinamento
sistematico delle disposizioni statali relative agli enti locali, da
effettuarsi con un decreto legislativo recante la « Carta delle autonomie ».
La disciplina che regola l’assetto vigente in materia di ordinamento degli enti locali è contenuta in via principale nel decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante il testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali. Esso disciplina le funzioni degli enti
ed è antecedente alla legge di riforma (legge costituzionale n. 3 del
2001) del titolo V della parte seconda della Costituzione.
L’intervento incide in maniera significativa sull’ordinamento complessivo degli enti locali, conferendo un contenuto specifico alla
nozione costituzionale di « funzioni fondamentali », introdotta con la
riforma del 2001 (legge costituzionale n. 3 del 2001).
L’indicazione delle funzioni fondamentali per ciascun livello di
governo territoriale rappresenta una modifica rilevante dell’attuale
quadro di riferimento normativo per il sistema delle autonomie.
Da segnalare anche la modifica della soglia di popolazione di
riferimento per i comuni nei quali è prevista la figura del direttore
generale degli enti locali.
Il disegno di legge delega, in conformità con quanto previsto
dall’articolo 114, primo comma, della Costituzione, e in attuazione
degli articoli 117, secondo comma, e 118 della Costituzione, detta
norme in materia di funzioni degli enti locali, semplificazione e
razionalizzazione dell’ordinamento delle autonomie locali. La legge
prevede inoltre la soppressione e la razionalizzazione di enti, organismi e strutture pubbliche che operano in ambito locale e regionale,
la modifica della composizione e delle funzioni dei consigli e delle
giunte degli enti locali, la disciplina dei piccoli comuni, la modifica
della disciplina inerente ai direttori generali degli enti locali, nonché
la modifica delle norme relative ai controlli negli stessi.
Tali interventi normativi sono realizzati mediante ricorso alla
tecnica della novella legislativa, ovvero dell’abrogazione di disposizioni
vigenti. Sono per lo più introdotte modificazioni e integrazioni di
disposizioni del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti
locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
In particolare, l’articolo 8 del disegno di legge, circa le modalità
di esercizio delle funzioni fondamentali di comuni e province,
interviene a modificare i commi 2 e 3 dell’articolo 32 del testo unico
e a sopprimere il secondo periodo del comma 5.
Ove necessario, si è proceduto attraverso la tecnica dell’abrogazione di disposizioni vigenti risultanti in contrasto con la normativa introdotta. In particolare, l’articolo 16 del disegno di legge
sopprime la figura del difensore civico comunale di cui all’articolo
11 del testo unico, con eccezione di quello delle province; a seguito
delle disposizioni contenute nell’articolo 17 in tema di comunità
montane, isolane e di arcipelago sono abrogate le disposizioni di cui
agli articoli 27, 28 e 29 del testo unico; l’articolo 18 sopprime le
circoscrizioni comunali di cui all’articolo 17 del testo unico salvo
che nei comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti;
l’articolo 19 del disegno di legge dispone la soppressione di tutti i
consorzi tra gli enti locali, con esclusione dei consorzi che, alla data
di entrata in vigore della legge, gestiscono uno o più servizi ai sensi
dell’articolo 31 del testo unico e dei bacini imbriferi montani (BIM).
Sono modificati altresì i seguenti articoli del testo unico: l’articolo
36, in tema di organi nei piccoli comuni; l’articolo 37, relativo alla
composizione dei consigli; l’articolo 47, sulla composizione delle
Agli articoli 42, 44 e 48, comma 3, del testo unico, in materia di
attribuzioni dei consigli, sono apportate alcune modificazioni e
L’articolo 28 modifica l’articolo 108 del testo unico concernente
la figura del direttore generale, consentendone la previsione solo nei
comuni con oltre 65.000 abitanti.
In materia di controlli negli enti locali, risultano sostituiti gli
articoli 49, 147, 151, 169 e dal 196 al 198-bis del testo unico. In
materia di revisione economico-finanziaria, sono parimenti recate
modifiche agli articoli 234, 236 e 239 del testo unico.
Infine, il disegno di legge reca, all’articolo 30, tutte le necessarie
abrogazioni rese consequenziali dagli interventi di modifica normativa
sopra richiamati.
La compatibilità delle disposizioni previste nel disegno di legge
con i princìpi costituzionali è piena, in quanto l’intervento opera
espressamente in una duplice direzione:
1) da un lato, si propone di dare attuazione a precise
disposizioni costituzionali: gli articoli 117, secondo comma, lettera p)
(cfr. gli articoli 2, 3, 4); 118, primo e secondo comma (si confronti
l’articolo 9); articolo 133, primo comma (articolo 14);
2) dall’altro, detta disposizioni esplicitamente atte a salvaguardare il rispetto di norme e princìpi costituzionali, quali il riparto di
competenze legislative (ai sensi dell’articolo 117, secondo, terzo e
quarto comma, della Costituzione) e amministrative (ai sensi dell’articolo 118, primo e secondo comma), il principio di leale collaborazione, i princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, i
princìpi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione (si confrontino gli articoli 1, 5, 7, 10, 11 e 13).
5) Analisi delle compatibilità dell’intervento con le competenze e le
funzioni delle regioni ordinarie e a statuto speciale nonché degli enti
Il disegno di legge è pienamente compatibile con le norme degli
articoli 117 e 118 della Costituzione. In particolare, si segnala che gli
articoli 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8 ricadono nella competenza legislativa
esclusiva dello Stato ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera
p), della Costituzione. Le disposizioni degli articoli da 9 a 11
contengono norme in materia di funzioni amministrative ricadenti in
materie di potestà legislativa esclusiva statale e dettano altresì norme
per il trasferimento delle funzioni amministrative, attualmente spettanti allo Stato, ma riferite a materie di potestà legislativa concorrente
o residuale.
L’articolo 14 in tema di razionalizzazione delle circoscrizioni
provinciali ricade nella competenza legislativa dello Stato, ai sensi
dell’articolo 133, primo comma, della Costituzione.
L’articolo 15, invece, concerne l’articolo 117, primo comma,
lettera g), della Costituzione, in materia di ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato.
Le disposizioni del capo V (Soppressioni e abrogazioni relative ad
enti e organismi) sono da ricondurre ad una pluralità di competenze
legislative dello Stato. In particolare, vengono in rilievo la potestà
legislativa concorrente in materia di coordinamento della finanza
pubblica e del sistema tributario (articolo 117, terzo comma, della
Le disposizioni dei capi VI, VII e VIII rientrano, in generale, nella
potestà legislativa esclusiva dello Stato di cui all’articolo 117, secondo
comma, lettera p), della Costituzione.
Le disposizioni del capo IX in materia di controlli, rientrano
anch’esse nella materia di cui alla lettera p) del secondo comma
dell’articolo 117 della Costituzione e, per taluni profili, anche nella
materia del coordinamento della finanza pubblica e del sistema
tributario (articolo 117, terzo comma).
Le disposizioni dell’articolo 117, sesto comma, della Costituzione
appaiono rispettate. In particolare, si segnala che l’articolo 2, comma
1, lettera a), così come l’articolo 3, comma 1, lettera a) e l’articolo 4,
comma 1, lettera a), qualificano come « funzione fondamentale » la
normazione sull’organizzazione e lo svolgimento delle funzioni amministrative attribuite all’ente locale.
Con riferimento alle competenze delle regioni a statuto speciale
e delle province autonome di Trento e di Bolzano, si segnala
l’articolo 31 che fa salva la competenza statutaria in materia di enti
6) Verifica della compatibilità con i princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza sanciti dall’articolo 118, primo comma, della
Il disegno di legge è pienamente compatibile con i princìpi di
sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, espressamente salvaguardati (cfr. supra, punto n. 4).
7) Verifica dell’assenza di rilegificazioni e della piena utilizzazione delle
possibilità di delegificazione e degli strumenti di semplificazione
Nel disegno di legge non sono contenute norme di rilegificazione
e non si è fatto ricorso alla delegificazione; è stato invece inserito, ai
capi I e II, in particolare agli articoli 1, 2, 8 e 9, tra i princìpi e i criteri
di carattere generale individuati per la razionalizzazione del sistema
dell’ordinamento degli enti locali, un richiamo al criterio della
semplificazione amministrativa, coerentemente con l’obiettivo perseguito della riduzione dei costi e degli oneri burocratici e della
valorizzazione dell’efficienza e dell’efficacia dell’azione amministrativa.
La sistematica e uniforme applicazione delle regole di redazione
legislativa, anche con riferimento alla corretta applicazione delle
tecniche di modificazione e abrogazione di disposizioni normative,
consente alla disciplina introdotta di inserirsi in modo coerente e
sistematico nel quadro giuridico vigente.
8) Verifica dell’esistenza di progetti di legge vertenti su materia analoga
all’esame del Parlamento e relativo stato dell’iter.
Principali progetti di legge che risultano all’esame del Parlamento:
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa del deputato D’ANTONA: Modifiche agli articoli 56, 57, 63, 72, 82, 92, 99, 114, 117, 118,
119, 120, 121, 123, 132 e 133 della Costituzione, per la semplificazione
istituzionale e la riduzione dei costi della politica e degli apparati
pubblici (A.C. 651), assegnata alla I Commissione Affari costituzionali;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa del deputato LANDOLFI: Modifiche agli articoli 114 e 117 e introduzione dell’articolo
130-bis della Costituzione in materia di controllo di legittimità sugli
atti amministrativi degli enti locali (A.C. 1289), assegnata alla I
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa del deputato VOLONTÈ: Modifiche al titolo V della Parte seconda della Costituzione,
in materia di autonomie regionali e locali (A.C. 1372), assegnata alla
I Commissione Affari costituzionali;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa del deputato NUCARA: Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119, 120, 132 e 133 e
all’VIII disposizione transitoria della Costituzione, per la soppressione
delle province (A.C. 1694), in corso di esame in I Commissione Affari
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati SCANDROGLIO e altri: Modifiche al Titolo V della parte seconda della
Costituzione, per la razionalizzazione dell’organizzazione territoriale
della Repubblica mediante la soppressione delle province (A.C. 1836),
in corso di esame in I Commissione Affari costituzionali;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati CASINI
e altri: Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione,
in materia di soppressione delle province e di conseguente razionalizzazione dell’organizzazione territoriale della Repubblica (A.C.
1989), in corso di esame in Assemblea;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati DONADI e altri: Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119, 120, 132 e 133
della Costituzione, in materia di soppressione delle province (A.C.
1990), in corso di esame in Assemblea;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati VERSACE e altri: Modifiche al titolo V della parte seconda della
Costituzione, nonché agli Statuti speciali della regione siciliana e delle
regioni Sardegna e Friuli Venezia Giulia, in materia di soppressione
delle province (A.C. 2010), in corso di esame in I Commissione Affari
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa del deputato PISICCHIO: Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione,
nonché agli Statuti speciali della regione siciliana e delle regioni
Sardegna e Friuli Venezia Giulia, in materia di soppressione delle
province, e disposizioni per la destinazione delle risorse rese dispo-
nibili al finanziamento di iniziative per promuovere l’occupazione
giovanile (A.C. 2264), in corso di esame in Assemblea;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati DI
PIETRO e altri: Modifiche agli articoli 56, 57, 114, 117, 118, 119, 120,
121, 132 e 133 della Costituzione. Diminuzione del numero dei
parlamentari e dei componenti dei consigli e delle giunte regionali
nonché soppressione delle province, per la riduzione dei costi della
politica (A.C. 2470), assegnata alla I Commissione Affari costituzionali;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei senatori BELISARIO e altri: Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119, 120, 132 e
133 della Costituzione, in materia di soppressione delle province (A.S.
1284), assegnata alla I Commissione Affari costituzionali;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei senatori BENEDETTI VALENTINI e altri: Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119,
120, 132, 133 e all’VIII disposizione transitoria e finale della Costituzione, per la soppressione delle province (A.S. 1098), assegnata alla
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa del senatore DINI:
Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119, 120, 132 e 133 della
Costituzione, riguardanti la soppressione delle province (A.S. 194),
assegnata alla I Commissione Affari costituzionali;
e altri: Modifica all’articolo 121 della Costituzione, per la riduzione
del numero dei consiglieri regionali (A.C. 2474), assegnata alla I
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati BORGHESI e altri: Modifiche agli articoli 56, 57, 92, 117 e 121 e
abrogazione dell’articolo 99 della Costituzione. Diminuzione del numero dei parlamentari, dei membri del Governo e dei componenti dei
consigli e delle giunte regionali, nonché soppressione del consiglio
nazionale dell’economia e del lavoro, per la riduzione dei costi della
politica (A.C. 968), assegnata alla I Commissione Affari costituzionali;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei senatori PASTORE e altri: Modifiche alla Costituzione per l’abolizione delle
province e l’istituzione dei controlli di legittimità sugli atti delle
regioni e degli enti locali (A.S. 1263), assegnata alla I Commissione
Affari costituzionali;
Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei senatori BELISARIO e altri: Modifiche agli articoli 56, 57, 114, 117, 118, 119, 120,
parlamentari, dei componenti dei consigli e delle Giunte regionali,
politica (A.S. 1587), assegnata alla I Commissione Affari costituzionali;
Proposta di legge d’iniziativa dei senatori FLERES e altri:
Modifiche al testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali,
di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di
razionalizzazione e semplificazione degli enti subcomunali, subprovinciali e subregionali (A.S. 1413), in corso di esame in I Commissione
Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000,
n. 267, in materia di riduzione della composizione dei consigli e delle
giunte, di semplificazione e di ridefinizione delle rispettive competenze
(A.S. 1414), assegnata alla I Commissione Affari costituzionali;
Proposta di legge d’iniziativa dei deputati GIOVANELLI e altri:
Delega al Governo in materia di funzioni fondamentali degli enti
locali, di istituzione delle città metropolitane e di definizione della
Carta delle autonomie locali (A.C. 2062), in corso di esame in I
Proposta di legge d’iniziativa dei senatori COMPAGNA e altri:
Norme in materia di disciplina di spesa degli enti locali (A.S. 1204),
Proposta di legge d’iniziativa dei senatori BASTICO e altri:
Carta delle autonomie locali (A.S. 1208), in corso di esame in I
Proposta di legge d’iniziativa del senatore BETTAMIO: Modifica
all’articolo 51 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti
locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia
di limitazione dei mandati dei Sindaci nei comuni con popolazione
inferiore a 5.000 (A.S. 920), assegnata alla I Commissione Affari
Proposta di legge d’iniziativa del senatore STIFFONI: Modifica
dell’articolo 51 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti
locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, concernente
l’abolizione dei limiti temporali per l’esercizio del mandato di sindaco
e di Presidente della provincia (A.S. 294), assegnata alla I Commissione
Proposta di legge d’iniziativa dei deputati PATARINO e altri:
n. 267, in materia di durata del mandato del sindaco, del Presidente
della provincia e dei rispettivi consigli, di nomina dei consiglieri
comunali e provinciali ad assessore e di elezione dei consigli comunali
nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti (A.C. 1111),
Proposta di legge d’iniziativa del deputato SANTELLI: Modifica
all’articolo 51 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, in materia di rieleggibilità alla carica di sindaco nei
comuni con popolazione inferiore a 20.000 abitanti (A.C. 1047),
Proposta di legge d’iniziativa del deputato PAROLI: Modifica
2000, n. 267, in materia di durata del mandato del sindaco nei comuni
con popolazione fino a 5.000 abitanti (A.C. 1123), assegnata alla I
Proposta di legge d’iniziativa dei deputati RIA E MOFFA:
n. 267, in materia di funzioni delle province, di riduzione del numero
dei consiglieri e dei membri delle Giunte comunali e provinciali
nonché di elezione del Presidente della provincia e del consiglio
provinciale (A.C. 2488), assegnata alla I Commissione Affari costituzionali;
Proposta di legge d’iniziativa del deputato GIORGIO MERLO:
Modifica all’articolo 51 del testo unico di cui al decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267, in materia di rieleggibilità alla carica di sindaco
nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti (A.C. 1476),
Proposta di legge d’iniziativa dei deputati CAPARINI e altri:
Soppressione dei consorzi tra i comuni compresi nei bacini imbriferi
montani (A.C. 1960), assegnata alla VIII Commissione Ambiente;
Proposta di legge d’iniziativa dei senatori LUSI e altri: Misure
per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni (A.S. 789),
Proposta di legge d’iniziativa dei senatori DELLA SETA e altri:
Misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione
pari o inferiore a 5.000 abitanti nonché dei comuni compresi nelle
aree naturali protette (A.S. 447), assegnata alla I Commissione Affari
Proposta di legge d’iniziativa dei deputati REALACCI e altri:
aree naturali protette (A.C. 54), in corso di esame in I Commissione
Disposizioni in favore dei territori montani e delega al Governo per
l’emanazione di un codice delle leggi sulla montagna (A.C. 605), in
corso di esame in V Commissione Bilancio;
Proposta di legge d’iniziativa dei deputati QUARTIANI e altri:
Disposizioni per l’utilizzazione dei terreni di montagna abbandonati
(A.C. 320), in corso di esame in V Commissione Bilancio;
Legge per la montagna (A.C. 321), in corso di esame in V Commissione
Proposta di legge d’iniziativa del deputato BARBIERI: Legge
sulla montagna e delega al Governo per il riassetto e la codificazione
delle disposizioni legislative in materia (A.C. 2115), in corso di esame
in V Commissione Bilancio;
Disposizioni in favore dei territori di montagna (A.C. 2007), in corso
di esame in V Commissione Bilancio;
Proposta di legge d’iniziativa dei senatori PERDUCA e altri:
Soppressione delle comunità montane (A.S. 532), assegnata alla I
Proposta di legge d’iniziativa del deputato ANGELA NAPOLI:
Soppressione delle comunità montane (A.C. 846), assegnata alla I
Proposta di legge d’iniziativa del deputato URSO: Soppressione
delle comunità montane (A.C. 711), assegnata alla I Commissione Affari
Proposta di legge d’iniziativa dei senatori SANTINI e altri:
(A.S. 1241), assegnata alla V Commissione Bilancio;
Proposta di legge d’iniziativa dei deputati CASTIELLO e altri:
n. 267, recanti istituzione delle comunità marine costiere (A.C. 1259),
Proposta di legge d’iniziativa del deputato STUCCHI: Introduzione del capo IV-bis del titolo II della parte prima del testo unico
di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Istituzione delle
comunità territoriali (A.C. 67), assegnata alla I Commissione Affari
Proposta di legge d’iniziativa del deputato STUCCHI: Modifica
all’articolo 234 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, concernente l’organo di revisione economico-finanziaria
nei piccoli comuni e nelle comunità montane (A.C. 68), assegnata alla
Proposta di legge d’iniziativa dei deputati BRUGGER e ZELLER:
Disposizioni in favore dei territori di montagna (A.C. 41), in corso di
esame in V Commissione Bilancio.
9) Indicazioni delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della
pendenza di giudizi di costituzionalità sul medesimo o analogo
Il disegno di legge mira a dare attuazione ad alcune disposizioni
costituzionali (cfr. supra, punto n. 4) inscritte all’interno del riparto
di competenze tra gli enti che compongono la Repubblica a norma
dell’articolo 114 della Costituzione. Esso pertanto si muove sul terreno
della vasta giurisprudenza costituzionale resa sul titolo V della parte
seconda della Costituzione.
In particolare, per quanto riguarda aspetti specifici, si evidenzia
che gli interventi in materia di comunità montane, isolane e di
arcipelago, risultano in linea con gli indirizzi giurisprudenziali della
Corte costituzionale, i quali delimitano gli ambiti di competenza
regionale; a riguardo, si richiamano le sentenze n. 244 e n. 456 del
2005 e n. 237 del 2009 (in materia di comunità montane). In
particolare, gli interventi soppressivi recati dal capo V fanno salve le
predette competenze, lasciando alle singole regioni la valutazione del
ripristino degli enti soppressi, a valere sulle proprie risorse di bilancio.
2. CONTESTO NORMATIVO COMUNITARIO E INTERNAZIONALE
1) Analisi della compatibilità dell’intervento con l’ordinamento comunitario.
L’intervento non incide su princìpi e norme derivanti dall’ordinamento comunitario.
2) Verifica dell’esistenza di procedure di infrazione da parte della
Commissione europea sul medesimo o analogo oggetto.
Non sono rinvenibili procedure di infrazione sulle materie oggetto
Il disegno di legge è pienamente compatibile e opera in attuazione
della Convenzione europea relativa alla Carta europea dell’autonomia
locale, firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985, resa esecutiva ai sensi
della legge 30 dicembre 1989, n. 439.
4) Indicazioni delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della
pendenza di giudizi innanzi alla Corte di giustizia dell’Unione
europea sul medesimo o analogo oggetto.
Non sono presenti questioni che possano dare adito ad interventi
della Corte di giustizia dell’Unione europea.
5) Indicazioni delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della
pendenza di giudizi innanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo
sul medesimo o analogo oggetto.
della Corte europea dei diritti dell’uomo.
3. ELEMENTI DI QUALITÀ SISTEMATICA E REDAZIONALE DEL
1) Individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo,
della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso.
L’articolo 25 reca la definizione di piccolo comune.
2) Verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel
progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni e
integrazioni subite dai medesimi.
È stata verificata la correttezza dei riferimenti normativi contenuti negli articoli del disegno di legge.
Si è fatto ricorso in via preferenziale alla tecnica della novella
legislativa, utilizzata ogni qual volta ne ricorrono i presupposti. In
particolare è stata utilizzata tale tecnica nei seguenti casi:
modalità di esercizio delle funzioni fondamentali (articolo 8);
composizione e attribuzioni degli organi degli enti locali e
controlli negli enti locali (articoli 20, 21, 23 e 24)
nuova disciplina del direttore generale degli enti locali (articolo 28);
controlli negli enti locali (articolo 29);
revisione economico-finanziaria (articolo 30);
norme finali (articolo 31).
4) Individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell’atto
normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo
Con riferimento alle disposizioni del testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, le abrogazioni sono state individuate e rese espresse
(articolo 31). Sono state altresì abrogate le disposizioni del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, in tema di finanziamento delle
Parimenti si è proceduto alla abrogazione espressa, per quanto
forzatamente innominata, delle disposizioni che disciplinano gli enti
soggetti ad abrogazione in base alle disposizioni contenute nel disegno
L’imponenza dell’intervento normativo rende infine necessario il
ricorso alla clausola abrogativa delle disposizioni incompatibili.
Inoltre, il testo contiene le abrogazioni necessarie a fini di
coordinamento all’interno di specifiche disposizioni.
5) Individuazione di disposizioni dell’atto normativo aventi effetto
retroattivo o di reviviscenza di norme precedentemente abrogate o di
interpretazione autentica o derogatorie rispetto alla normativa vigente.
Non sussistono disposizioni dell’atto normativo aventi effetto
interpretazione autentica rispetto alla normativa vigente.
Quanto a disposizioni aventi carattere di eccezione, all’articolo 23
del disegno di legge, in materia di organi dei comuni con popolazione
non superiore a 3.000 abitanti, viene introdotta una disciplina speciale
derogatoria rispetto alle previsioni contenute all’articolo 47 del testo
unico. Parimenti, all’articolo 29, in riferimento alla disciplina dei
controlli negli enti locali, si precisa che i controlli interni sono
organizzati secondo il principio della distinzione tra funzioni di
indirizzo e compiti di gestione, anche in deroga ai princìpi generali
previsti in materia dal decreto legislativo n. 286 del 1999.
6) Verifica della presenza di deleghe aperte sul medesimo oggetto, anche
a carattere integrativo o correttivo.
Non vi sono deleghe aperte sul medesimo oggetto.
Peraltro, si ricorda che la legge n. 42 del 2009, recante « Delega
al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo
119 della Costituzione », contiene, tra l’altro, una delega ad adottare,
entro trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge
medesima, su proposta del Ministro dell’interno, del Ministro per le
riforme per il federalismo, del Ministro per la semplificazione
normativa e del Ministro per i rapporti con le regioni, di concerto con
i Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione, dell’economia e delle finanze e per i rapporti con il Parlamento, uno o più
decreti legislativi per l’istituzione delle città metropolitane. La medesima legge contiene altresì la delega al Governo a disciplinare, con
specifico decreto legislativo, sentiti la regione Lazio, la provincia di
Roma e il comune di Roma, l’ordinamento transitorio, anche finanziario, di Roma capitale.
7) Indicazione degli eventuali atti successivi attuativi; verifica della
congruenza dei termini previsti per la loro adozione.
L’attuazione delle disposizioni del disegno di legge investe la
competenza di diversi soggetti istituzionali: Stato, regioni, province,
città metropolitane e comuni. È stata verificata la congruenza dei
termini previsti per l’adozione dei provvedimenti di attuazione, che si
riportano nella seguente tabella:
Individuazione: a) delle fun- Entro nove mesi dalla Articolo 9, comma 1
zioni amministrative ulteriori ri- data di entrata in vispetto a quelle individuate gore della legge
come fondamentali, in atto
esercitate dallo Stato o da enti
territoriali ma che non richiedono l’unitario esercizio a livello statale, e loro trasferimento a comuni, province, città
metropolitane e regioni; b)
delle funzioni che rimangono in
capo allo Stato.
Entro nove mesi dall’entrata in vigore dei
decreti legislativi di
cui sopra è prevista
l’emanazione di decreti legislativi integrativi e correttivi
Regolamenti ex arti- Riorganizzazione e semplificacolo 17, comma 4-bis, zione delle strutture organizzalegge n. 400 del 1988 tive delle amministrazioni statali
a seguito del trasferimento di
ulteriori funzioni amministrative
Entro sei mesi dalla Articolo 9, comma 5
data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui all’articolo 9, comma 1
Regolamenti ex arti- Riorganizzazione e semplificacolo 17, comma 2, zione delle strutture organizzalegge n. 400 del 1988 tive dell’amministrazione indiretta e strumentale dello Stato a
seguito del trasferimento di ulteriori funzioni agli enti locali
Decreti del Presidente Trasferimento a comuni e pro- Entro dodici mesi dalla Articolo 10, comma 2
del Consiglio dei mi- vince delle risorse necessarie al- data di entrata in vinistri
l’esercizio delle funzioni fonda- gore della legge
mentali esercitate dallo Stato e
allocate dalla legge presso i medesimi enti locali
Trasferimento a comuni e province delle risorse per l’esercizio delle funzioni fondamentali
esercitate dalle regioni e allocate
dalla legge presso i medesimi
Disegni di legge go- Individuazione e trasferimento
vernativi
alle regioni, secondo le previsioni di cui all’articolo 118
della Costituzione, delle funzioni amministrative ancora
esercitate dallo Stato nelle materie di cui all’articolo 117,
terzo e quarto comma, della
Decreti del Presidente Determinazione, trasferimento e
del Consiglio dei mi- ripartizione tra le regioni intenistri
ressate dei beni e delle risorse
umane finanziarie e strumentali
connesse all’esercizio delle funzioni trasferite ai sensi dell’articolo 9, comma 1
Adeguamento della legislazione Entro nove mesi dalla Articolo 12, comma 1
regionale alla disciplina statale data di entrata in vidi individuazione delle funzioni gore della legge
fondamentali nelle materie di
cui all’articolo 117, terzo e
quarto comma, della Costituzione.
Soppressione e accorpamento di
strutture, enti intermedi, agenzie e organismi titolari di funzioni coincidenti con quelle allocate ai comuni e alle province
Allocazione delle funzioni amministrative e relative risorse a
Disciplina delle forme associative di comuni e province
Razionalizzazione delle pro- Entro
ventiquattro Articolo 14
vince e riduzione del numero mesi dalla data di endelle circoscrizioni provinciali trata in vigore della
ventiquattro Articolo 13
mesi dalla data di entrata in vigore della
dall’adozione del decreto legislativo, è
prevista l’adozione di
Riordino e razionalizzazione
degli uffici periferici dello
Stato e in particolare delle prefetture-uffici territoriali del Governo
ventiquattro Articolo 15
Possibile soppressione delle comunità montane e attribuzione
delle funzioni già spettanti alle
Decreto del Ministro Criteri di ripartizione e assedell’interno
gnazione fra i comuni montani
del 30 per cento delle risorse
previste dal Fondo ordinario
per le comunità montane e
dalle altre disposizioni legislative nelle more dell’attuazione
della legge n. 42 del 2009.
Atto comunale
Disciplina degli effetti conseguenti alle soppressioni delle
comunale con riguardo alla ripartizione delle risorse umane,
Conferimento delle funzioni già Entro un anno dalla Articolo 19, comma 2
spettanti ai consorzi tra gli enti data di entrata in vilocali soppressi
gore della legge
Disciplina degli effetti conseguenti alle soppressioni dei
consorzi tra gli enti locali, con
riguardo al trasferimento e alla
ripartizione delle risorse umane,
I trasferimenti devono avvenire
entro un anno dall’entrata in
vigore della legge
8) Verifica della piena utilizzazione e dell’aggiornamento di dati e di
riferimenti statistici attinenti alla materia oggetto del provvedimento,
ovvero indicazione della necessità di commissionare all’Istituto
nazionale di statistica apposite elaborazioni statistiche con correlata
indicazione nella relazione economico-finanziaria della sostenibilità
dei relativi costi.
Non è stato necessario ricorrere a particolari banche dati o
riferimenti statistici.
Sezione 1. Contesto degli obiettivi.
A) Descrizione del quadro normativo vigente.
La disciplina che regola l’assetto vigente in materia di ordinamento degli enti locali è contenuta in via principale nel testo unico
delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto
La soppressione di enti e organismi che operano in ambito locale
e regionale e la conseguente disposizione che le funzioni da questi già
esercitate siano attribuite a uno degli enti di cui all’articolo 114, primo
comma, della Costituzione, coinvolge, peraltro, anche tutte le altre
discipline normative che ad essi facciano riferimento.
B) Illustrazione delle carenze e delle criticità constatate nella vigente
situazione normativa e citazione delle relative fonti di informazione.
Negli ultimi anni sono intervenute notevoli e importanti novità,
dalla riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione alla
recente approvazione della legge 5 maggio 2009, n. 42, recante:
« Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione
dell’articolo 119 della Costituzione ».
Con il testo in esame la disciplina sugli enti locali viene adeguata
alle disposizioni introdotte da tali riforme.
Il quadro ordinamentale degli enti locali disciplinato dal testo
unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, distingue i
comuni in base alla dimensione territoriale solo sotto alcuni profili:
lo schema in esame introduce la definizione di piccolo comune
relativa all’ente locale con una popolazione residente pari o inferiore
a 5.000 abitanti, prevedendo in suo favore una disciplina speciale.
C) Rappresentazione del problema da risolvere e delle esigenze sociali
ed economiche considerate, con riferimento al contesto internazionale ed europeo.
Il testo in esame affronta e risolve una delle più importanti
questioni legate all’attuazione del riformato titolo V della parte
seconda della Costituzione: esso infatti definisce direttamente le
funzioni fondamentali dei comuni, delle province e delle città metropolitane.
Molti degli interventi normativi operati sono inscritti nel quadro
di una profonda rivisitazione dell’apparato pubblico locale in chiave
di efficienza, efficacia e contenimento della spesa. In questa direzione si muovono: la razionalizzazione e la soppressione di enti,
organismi e strutture pubblici (il direttore generale, di cui si
potranno dotare i soli comuni di maggiori dimensioni; il difensore
civico comunale, che è soppresso con possibilità di devolverne le
funzioni ai difensori civici provinciali competenti nei territori
interessati; le comunità montane, isolane e di arcipelago, con la
soppressione della normativa statale in merito, nel rispetto della
competenza legislativa regionale in materia; le circoscrizioni del
decentramento comunale, che potranno essere istituite soltanto nei
dodici comuni di maggiori dimensioni; i consorzi tra enti locali, che
saranno soppressi salvo che non gestiscano servizi ai sensi dell’articolo 31 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000
e salvo che abbiano natura di bacini imbriferi montani); la
riduzione del numero dei consiglieri e dei componenti delle giunte;
la definizione e le semplificazioni per i piccoli comuni; il conferimento della delega al Governo al fine di individuare e allocare le
funzioni amministrative non fondamentali ricadenti negli ambiti di
propria competenza legislativa, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, e infine la riscrittura delle
norme sui controlli, indirizzate con più decisione ad assicurare la
piena responsabilizzazione degli amministratori e dei dipendenti.
D) Descrizione degli obiettivi da realizzare mediante l’intervento normativo.
L’intervento normativo individua le funzioni fondamentali degli
enti locali muovendosi nell’ambito della cornice normativa dettata
dall’articolo 114, primo comma, della Carta costituzionale, il quale è
strettamente connesso alla disciplina legislativa dell’articolo 117,
secondo comma, lettera p), in base alla quale spetta alla legislazione
esclusiva statale la definizione delle funzioni fondamentali di comuni,
province e città metropolitane. La finalità prioritariamente perseguita
risponde all’esigenza di garanzia degli enti locali, in ordine alla sfera
delle proprie attribuzioni rispetto all’esercizio della potestà legislativa
dello Stato e della regione. L’identificazione delle funzioni fondamentali è destinata a costituire un limite alla futura produzione legislativa
statale e regionale tale da rendere stabile, anche per il futuro, la
titolarità di tali funzioni in capo all’ente locale. Tale finalità di
garanzia è espressamente correlata alla coesione dell’ordinamento
nonché alla capacità degli enti di assicurare, in forma generalizzata,
un livello minimo di soddisfacimento dei bisogni primari delle
L’intervento normativo razionalizza quindi il sistema complessivo
delle funzioni amministrative, trasferendo agli enti locali quelle
ancora in atto esercitate a livello centrale.
E) Indicazione delle categorie dei soggetti, pubblici e privati, destinatari
dei principali effetti dell’intervento regolatorio.
L’intervento regolatorio ha una ricaduta sui diversi soggetti
istituzionali di cui all’articolo 114 della Costituzione.
Sezione 2. Procedure di consultazione.
Non sono state adottate procedure di consultazione di carattere
Sezione 3. Valutazione dell’opzione di non intervento (opzione zero).
L’oggetto del complesso intervento legislativo e l’obiettivo perseguito di una organica riforma del sistema delle autonomie e della
semplificazione e razionalizzazione dell’ordinamento degli enti locali,
in attuazione delle disposizioni di cui agli articoli 114, 117 e 118 della
Costituzione, hanno portato ad escludere l’opzione del non intervento
e la possibilità di valutare ipotesi di attivazione di meccanismi di
regolazione spontanea, opzioni volontarie e di autoregolazione.
Sezione 4. Valutazione delle opzioni alternative di intervento regolatorio.
La complessità di una revisione organica del sistema delle
autonomie e dell’ordinamento degli enti locali ha suggerito l’opportunità di provvedere mediante un provvedimento unico, contenente
più riforme, in parte disposte direttamente attraverso specifico
intervento normativo, in parte delegate al Governo.
Sezione 5. Giustificazione dell’opzione regolatoria proposta.
La misurabilità degli effetti dell’intervento, che risiedono nella
semplificazione amministrativa e di organizzazione, nell’attuazione di
politiche di sviluppo locale e nella valorizzazione del territorio, è
condizionata dall’elemento soggettivo e variabile costituito dalla resa
delle istituzioni coinvolte nell’operazione (organi delle regioni, delle
province, dei comuni). Pertanto non è stato possibile dar vita ad azioni
di misurazione degli effetti.
B) Svantaggi e vantaggi dell’opzione prescelta.
L’opzione di intervento legislativo primario, scelta di per sé
obbligata quanto al contenuto dell’intervento stesso, presenta il
vantaggio di vincolare le istituzioni e gli organi locali al perseguimento
delle finalità di razionalizzazione, riorganizzazione, contenimento
della spesa pubblica e responsabilizzazione dei decisori politici e delle
relative amministrazioni. Ciò determinerà una gestione maggiormente
coordinata e incisiva dei servizi pubblici, con positive e durature
ripercussioni per l’insieme della cittadinanza.
C) Indicazione degli obblighi informativi a carico dei destinatari diretti
Il disegno di legge non presenta carichi di obblighi informativi nei
confronti di soggetti privati. Si può comunque sostenere che gli effetti
finali del provvedimento, migliorando l’intero sistema amministrativo
locale, comporteranno un notevole alleggerimento degli oneri amministrativi a carico dei cittadini, incluse le imprese.
D) Comparazione con altre opzioni esaminate.
La via obbligata dell’intervento normativo primario non ha
consentito comparazioni.
E) Condizioni e fattori incidenti sui prevedibili effetti dell’intervento
Quanto alle condizioni e ai fattori incidenti sugli effetti dell’intervento, come si è rilevato, sono da individuare nelle stesse istituzioni
oggetto del riordino e soggetto degli ulteriori interventi. A proposito,
è prevista l’attivazione dei meccanismi istituzionali di sussidiarietà e
di sostituzione, se del caso, per prevenire e rimuovere eventuali
criticità attuative. Nel complesso, lo sforzo economico-finanziario e
organizzativo legato all’intervento è eminentemente di razionalizzazione. Pertanto non sono richiesti investimenti di nuove risorse, se non
la rideterminazione di quelle esistenti, sia finanziarie (con previsione
di risparmi) che umane e strumentali. Nel complesso, si potrà
registrare un migliore e più efficiente funzionamento delle amministrazioni locali e un moderato incremento dei redditi.
Sezione 6. Incidenza sul corretto funzionamento concorrenziale del
mercato e sulla competitività del Paese.
Gli interventi previsti dal disegno di legge si inseriscono a pieno
titolo nel processo di semplificazione e di razionalizzazione dell’or-
dinamento, oltre che di contenimento generale della spesa pubblica,
punti cardine del programma dell’attuale Governo.
Di pari passo con l’attuazione della delega sul federalismo fiscale
(legge n. 42 del 2009), la soppressione di una serie di organismi
pubblici, un migliore coordinamento delle disposizioni statali relative
agli enti locali, l’individuazione e l’allocazione delle loro funzioni
fondamentali, il conferimento delle funzioni amministrative in atto
esercitate dallo Stato e l’eliminazione delle sovrapposizioni funzionali
tra i diversi livelli di governo territoriale, costituiscono una serie di
interventi idonei a incrementare la competitività complessiva del
sistema Paese. La riduzione e la riqualificazione della spesa pubblica,
infatti, non potranno che rendere l’Italia più competitiva nel confronto
con gli altri Paesi europei in termini di qualità ed economicità dei
servizi resi al cittadino dalle amministrazioni pubbliche locali, oltre
che centrali.
Sezione 7. Modalità attuative dell’intervento regolatorio.
A) Soggetti responsabili dell’attuazione dell’intervento regolatorio.
Tutti i soggetti e i diversi livelli istituzionali interessati dalle
disposizioni contenute nel titolo V della parte seconda della Costituzione.
B) Eventuali azioni per la pubblicità e l’informazione dell’intervento.
Non sono previste disposizioni specifiche per la pubblicità e
l’informazione dell’intervento. Sono fatti salvi gli ordinari strumenti di
comunicazione istituzionale e di dialogo interistituzionale.
C) Strumenti del controllo e monitoraggio dell’intervento regolatorio.
È previsto il potere sostitutivo dello Stato, ai sensi dell’articolo
120, secondo comma, della Costituzione e secondo quanto disposto
dall’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, nei casi in cui le
regioni non adempiano a quanto previsto dall’articolo 12, comma 3,
del disegno di legge, mancando di attuare le disposizioni sulla
soppressione di strutture, enti intermedi, agenzie od organismi comunque denominati titolari di funzioni in tutto o in parte coincidenti
con le funzioni allocate ai comuni e alle province e sull’adeguamento
delle rispettive legislazioni alla disciplina statale di individuazione
delle funzioni fondamentali.
Il provvedimento contiene altresì alcune disposizioni che disciplinano nel dettaglio il sistema dei controlli negli enti locali.
D) Eventuali meccanismi per la revisione e l’adeguamento periodico
della prevista regolamentazione. Aspetti prioritari da sottoporre
eventualmente alla verifica dell’impatto della regolamentazione.
Si prevede che il Governo possa adottare disposizioni integrative
e correttive del decreto legislativo recante la « Carta delle autonomie
locali », entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore dello
Inoltre il Governo è delegato ad adottare disposizioni integrative
e correttive dei decreti legislativi aventi ad oggetto l’individuazione e
il trasferimento delle restanti funzioni amministrative ora esercitate
dallo Stato o da enti territoriali, entro nove mesi dall’entrata in vigore
1. La presente legge, nel rispetto di
quanto disposto dall’articolo 114, primo
comma, della Costituzione e in attuazione
dell’articolo 117, secondo comma, lettera
p), della Costituzione, individua e disciplina le funzioni fondamentali di comuni,
province e città metropolitane, ne favorisce l’esercizio in forma associata, al fine di
razionalizzare le modalità di esercizio
delle stesse funzioni, di favorirne l’efficienza e l’efficacia e di ridurne i costi. La
presente legge, in attuazione dell’articolo
118 della Costituzione, individua e trasferisce funzioni amministrative e disciplina
il procedimento per la razionalizzazione
delle circoscrizioni provinciali, sulla base
di parametri oggettivi.
2. La presente legge, in coerenza con
l’obiettivo di razionalizzare le funzioni e di
eliminarne le duplicazioni, prevede inoltre:
a) la soppressione o la razionalizzazione di enti e di organismi che operano
in ambito statale, regionale e locale con
l’obiettivo che le funzioni da questi esercitate spettino a uno degli enti di cui
all’articolo 114, primo comma, della Costituzione;
b) la modifica della composizione dei
consigli e delle giunte degli enti locali,
prevedendo una significativa riduzione del
numero di consiglieri e di assessori;
c) la definizione e la disciplina dei
d) la modifica delle funzioni del consiglio comunale e del consiglio provinciale;
e) modifiche concernenti i direttori
generali degli enti locali;
f) la modifica delle norme relative ai
controlli negli enti locali, al fine di assicurare la piena responsabilizzazione degli
amministratori e dei dipendenti.
(Funzioni fondamentali dei comuni).
1. Ferma restando la programmazione
regionale, sono funzioni fondamentali dei
a) la normazione sull’organizzazione
e sullo svolgimento delle funzioni;
b) la programmazione e la pianificazione delle funzioni spettanti;
c) l’organizzazione generale dell’amministrazione e la gestione del personale;
e) la gestione finanziaria e contabile;
f) la vigilanza e il controllo nelle aree
funzionali di competenza;
g) l’organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale;
h) il coordinamento delle attività
commerciali e dei pubblici esercizi, in
coerenza con la programmazione regionale;
i) la realizzazione di processi di semplificazione amministrativa nell’accesso
alla pubblica amministrazione ai fini della
localizzazione e della realizzazione di attività produttive;
l) le funzioni in materia di edilizia,
compresi la vigilanza e il controllo territoriale di base;
m) la partecipazione alla pianificazione urbanistica, anche con riferimento
agli interventi di recupero del territorio;
n) l’attuazione, in ambito comunale,
delle attività di protezione civile inerenti
alla previsione, alla prevenzione, alla pianificazione di emergenza e al coordinamento dei primi soccorsi;
o) la costruzione, la classificazione, la
gestione e la manutenzione delle strade
comunali e la regolazione della circolazione stradale urbana e rurale e dell’uso
delle aree di pertinenza dell’ente;
p) la pianificazione dei trasporti e dei
bacini di traffico e la programmazione dei
servizi di trasporto pubblico comunale,
nonché le funzioni di autorizzazione e di
controllo in materia di trasporto privato in
ambito comunale, in coerenza con la programmazione provinciale;
q) la progettazione e la gestione del
sistema locale dei servizi sociali e l’erogazione delle relative prestazioni ai cittadini,
secondo quanto previsto dall’articolo 118,
quarto comma, della Costituzione;
r) l’edilizia scolastica, l’organizzazione e la gestione dei servizi scolastici,
compresi gli asili nido, fino all’istruzione
s) la gestione e la conservazione di
teatri, musei, pinacoteche, raccolte di beni
storici, artistici e bibliografici pubblici di
interesse comunale e di archivi comunali;
t) l’attuazione delle misure relative
alla sicurezza urbana e delle misure disposte dall’autorità sanitaria locale;
u) l’accertamento, per quanto di
competenza, degli illeciti amministrativi e
l’irrogazione delle relative sanzioni;
v) l’organizzazione delle strutture e
dei servizi di polizia municipale e l’espletamento dei relativi compiti di polizia
amministrativa e stradale, inerenti ai settori di competenza comunale, nonché di
quelli relativi ai tributi di competenza
z) la tenuta dei registri di stato civile
e di popolazione e i compiti in materia di
servizi anagrafici.
(Funzioni fondamentali delle province).
regionale, le funzioni fondamentali delle
province sono:
d) la gestione finanziaria e contabile;
e) il controllo interno;
f) l’organizzazione dei servizi pubblici
di interesse generale di ambito sovracomunale;
g) la vigilanza e il controllo nelle aree
funzionali di competenza e la polizia locale;
h) l’assistenza tecnico-amministrativa
ai comuni e alle forme associative;
i) la pianificazione territoriale provinciale di coordinamento;
l) la gestione integrata degli interventi
di difesa del suolo;
m) l’attività di previsione, la prevenzione e la pianificazione d’emergenza in
materia di protezione civile; la prevenzione di incidenti connessi ad attività industriali; l’attuazione di piani di risanamento delle aree ad elevato rischio ambientale;
n) la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza, ivi
compresi i controlli sugli scarichi delle acque reflue e sulle emissioni atmosferiche ed
elettromagnetiche; la programmazione e
l’organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, nonché le relative
funzioni di autorizzazione e di controllo;
o) la tutela e la gestione, per gli
aspetti di competenza, del patrimonio ittico e venatorio;
servizi di trasporto pubblico locale, nonché le funzioni di autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato in
ambito provinciale, in coerenza con la
q) la costruzione, la classificazione, la
provinciali e la regolazione della circolazione stradale ad esse inerente;
r) la programmazione, l’organizzazione e la gestione dei servizi scolastici,
compresa l’edilizia scolastica, relativi all’istruzione secondaria di secondo grado;
s) la programmazione, l’organizzazione e la gestione dei servizi per il lavoro,
ivi comprese le politiche per l’impiego;
t) la programmazione, l’organizzazione e la gestione delle attività di formazione professionale in ambito provinciale,
compatibilmente con la legislazione regionale;
u) la promozione e il coordinamento
dello sviluppo economico del territorio
(Funzioni fondamentali delle città
città metropolitane sono:
a) le funzioni delle province di cui
b) l’organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano;
c) l’azione sussidiaria e il coordinamento tecnico-amministrativo dei comuni;
d) la pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali;
e) la mobilità e la viabilità metropolitane;
f) la strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici;
g) la promozione e il coordinamento
dello sviluppo economico e sociale.
(Funzioni fondamentali ricadenti nelle materie di cui all’articolo 117, commi terzo e
quarto, della Costituzione).
1. Nel rispetto del principio di leale
collaborazione, le regioni, nell’esercizio
della competenza legislativa nelle materie
di cui all’articolo 117, commi terzo e
quarto, della Costituzione, al fine di garantire l’effettivo esercizio delle funzioni
fondamentali, possono attribuire le stesse
alla provincia, nei casi in cui la legislazione statale le attribuisce al comune, o al
comune, nei casi in cui la legislazione
statale le attribuisce alla provincia, previo
accordo con gli enti interessati, ferme
restando le funzioni di consultazione regolate dalle singole regioni, e previo accordo in sede di Conferenza unificata di
cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, di seguito denominata « Conferenza unificata ». Le regioni assicurano a
tale fine il rispetto dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza,
nonché il soddisfacimento ottimale dei
bisogni delle rispettive comunità. La decorrenza dell’esercizio delle funzioni è
subordinata all’effettivo trasferimento dei
beni e delle risorse tra gli enti locali
interessati. Sono fatte salve le modalità di
finanziamento delle funzioni fondamentali
di comuni, province e città metropolitane
previste dalla legge 5 maggio 2009, n. 42.
(Disciplina delle funzioni fondamentali).
1. Le funzioni fondamentali di cui agli
articoli 2, 3 e 4 della presente legge sono
disciplinate dalla legge statale o dalla legge
regionale, secondo il riparto della competenza per materia di cui all’articolo 117,
commi secondo, terzo e quarto, della Costituzione.
(Disposizione di salvaguardia).
articoli 2, 3 e 4 non possono essere
esercitate da enti o agenzie statali o regionali. Non possono altresì essere esercitate da enti o agenzie di enti locali diversi
da quelli cui sono attribuite le medesime
(Modalità di esercizio delle funzioni
1. L’esercizio delle funzioni fondamentali è obbligatorio per l’ente titolare.
previste dall’articolo 2, comma 1, lettere
da a) a f), possono essere esercitate da
ciascun comune singolarmente o, se compatibile con la natura della funzione, in
forma associata mediante la costituzione
di un’unione di comuni.
3. Le funzioni fondamentali dei comuni, previste dall’articolo 2, comma 1,
lettere g), l), m), n), o), p), q), r), t), u), v)
e z), sono obbligatoriamente esercitate in
forma associata da parte dei comuni con
popolazione fino a 3.000 abitanti. Le funzioni fondamentali di cui al primo periodo
possono essere esercitate in forma associata dagli altri comuni.
4. I comuni non possono svolgere singolarmente le funzioni fondamentali svolte
in forma associata. La medesima funzione
di un comune non può essere svolta da più
5. Le province possono esercitare una o
più funzioni di cui all’articolo 3 in forma
associata. La disposizione di cui al primo
periodo si applica a decorrere dalla data
determinata dai decreti legislativi di cui
6. La regione, nelle materie di cui
all’articolo 117, commi terzo e quarto,
della Costituzione, individua con propria
legge, previa concertazione con i comuni
interessati nell’ambito del Consiglio delle
autonomie locali, la dimensione territoriale ottimale per lo svolgimento delle
funzioni di cui all’articolo 2, comma 1,
lettere da g) a z), secondo i princìpi di
economicità, di efficienza e di riduzione
delle spese, fermo restando quanto stabilito dai commi 2 e 3 del presente articolo.
Nell’ambito della normativa regionale i
comuni avviano l’esercizio delle funzioni
in forma associata entro il termine indicato dalla stessa normativa. I comuni
numero di abitanti superiore a 100.000
non sono obbligati all’esercizio delle funzioni in forma associata.
7. Salvo quanto previsto dalle leggi
regionali, costituiscono forme associative
esclusivamente la convenzione e l’unione
di comuni di cui, rispettivamente, agli
articoli 30 e 32 del testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali, di cui al
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
e successive modificazioni, di seguito denominato « testo unico ». Ogni comune può
fare parte di una sola unione di comuni.
Le unioni di comuni possono stipulare
apposite convenzioni tra loro o con singoli
8. All’articolo 32 del testo unico sono
a) i commi 2 e 3 sono sostituiti dai
« 2. L’atto costitutivo e lo statuto dell’unione sono approvati dai consigli dei
comuni partecipanti con le procedure e con
la maggioranza richieste per le modifiche
statutarie. Lo statuto individua le funzioni
svolte dall’unione e le corrispondenti ri-
sorse, nonché la sede presso uno dei
3. Lo statuto prevede il presidente dell’unione, scelto secondo un sistema di
rotazione periodica tra i sindaci dei comuni associati, e prevede che la giunta sia
composta esclusivamente dai sindaci dei
comuni associati e che il consiglio sia
composto, senza oneri aggiuntivi per la
finanza pubblica, da un numero di consiglieri, eletti dai singoli consigli dei comuni associati tra i propri componenti,
non superiore a quello previsto per i
comuni di dimensioni pari alla popolazione complessiva dell’ente, garantendo la
rappresentanza delle minoranze »;
b) al comma 5, il secondo periodo è
(Disposizioni per l’attuazione dell’articolo
118, commi primo e secondo, della Costituzione, in materia di conferimento delle
funzioni amministrative alle regioni e agli
enti locali nelle materie di competenza
legislativa esclusiva dello Stato).
1. Ferme restando le funzioni fondamentali dei comuni, delle province e delle
città metropolitane individuate dalla presente legge, il Governo è delegato ad adottare, entro nove mesi dalla data di entrata
in vigore della medesima legge, nelle materie di cui all’articolo 117, secondo
comma, della Costituzione, su proposta dei
Ministri dell’interno, per i rapporti con le
regioni e per le riforme per il federalismo,
di concerto con i Ministri per la pubblica
amministrazione e l’innovazione, per i
rapporti con il Parlamento, per la semplificazione normativa e dell’economia e
delle finanze e con gli altri Ministri com-
petenti per materia, uno o più decreti
legislativi, aventi ad oggetto:
a) l’individuazione e il trasferimento
delle restanti funzioni amministrative
esercitate, alla data di entrata in vigore dei
decreti legislativi, dallo Stato o da enti
territoriali, che, non richiedendo l’unitario
esercizio a livello statale, sono attribuite,
sulla base dei princìpi di sussidiarietà,
differenziazione e adeguatezza, a comuni,
province, città metropolitane e regioni;
b) l’individuazione delle funzioni che
rimangono attribuite allo Stato.
2. Nell’esercizio della delega di cui al
comma 1, il Governo si attiene ai seguenti
a) conferire, ai sensi dell’articolo 118,
primo comma, della Costituzione, al livello
diverso da quello comunale soltanto le
funzioni di cui occorra assicurare l’unitarietà di esercizio, sulla base dei princìpi di
sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza;
b) prevedere che tutte le funzioni
amministrative residuali, non allocate ai
sensi della lettera a), sono di competenza
c) favorire l’autonoma iniziativa dei
cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, ai
sensi dell’articolo 118, quarto comma,
d) disciplinare, nel caso in cui la
titolarità delle funzioni sia attribuita a un
ente diverso da quello che le esercita alla
data di entrata in vigore dei decreti
legislativi di cui al comma 1, la data di
decorrenza del loro esercizio nonché le
procedure per la determinazione e il
trasferimento contestuale dei beni e delle
risorse finanziarie, umane, strumentali e
organizzative necessarie al loro esercizio;
qualora si tratti di funzioni già esercitate
dallo Stato, si procede con intesa conclusa in sede di Conferenza unificata; per
le funzioni già esercitate dalle regioni o
da enti locali si procede tramite intesa
tra la regione interessata e gli enti di
riferimento ovvero tramite intesa in am-
bito regionale tra gli enti locali interessati; in ogni caso, i provvedimenti di
attuazione della disciplina transitoria
sono corredati della relazione tecnica con
l’indicazione della quantificazione dei
strumentali e organizzative, ai fini della
valutazione della congruità tra i trasferimenti e gli oneri conseguenti all’espletamento delle funzioni attribuite.
cui al comma 1 del presente articolo,
previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’articolo 3 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
sono trasmessi alle Camere per l’espressione dei pareri da parte delle competenti
Commissioni parlamentari entro il termine
di quarantacinque giorni dalla data di
trasmissione. Decorso il termine per
l’espressione dei pareri, i decreti legislativi
possono essere comunque adottati. In
mancanza di intesa nel termine di cui al
citato articolo 3 del decreto legislativo
n. 281 del 1997, il Consiglio dei ministri
delibera, approvando una relazione che è
trasmessa alle Camere. Nella relazione
sono indicate le specifiche motivazioni per
cui l’intesa non è stata raggiunta. Il Governo, qualora, anche a seguito dell’espressione dei pareri parlamentari, non intenda
conformarsi all’intesa raggiunta in sede di
Conferenza unificata, trasmette alle Camere e alla stessa Conferenza unificata
una relazione nella quale sono indicate le
specifiche motivazioni di difformità dall’intesa.
4. Entro nove mesi dalla data di entrata
in vigore dei decreti legislativi di cui al
comma 1, il Governo può adottare, nel
rispetto dei princìpi e criteri direttivi e
secondo la procedura di cui al presente
articolo, disposizioni integrative e correttive.
5. In relazione ai contenuti dei decreti
legislativi di cui al presente articolo, entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore dei decreti medesimi, le amministrazioni statali interessate provvedono a
ridurre le dotazioni organiche in misura
corrispondente al personale trasferito,
nonché a riordinare e a semplificare le
proprie strutture organizzative ai sensi
dell’articolo 17, comma 4-bis, della legge
23 agosto 1988, n. 400. Per quanto riguarda l’amministrazione indiretta e strumentale dello Stato si provvede, entro il
termine di cui al primo periodo del
presente comma e ai sensi dell’articolo
17, comma 2, della citata legge n. 400 del
1988, e successive modificazioni, nel rispetto del medesimo principio previsto
per le amministrazioni statali relativamente alla riduzione delle dotazioni organiche in misura corrispondente alle
unità di personale trasferito, nonché dei
criteri di semplificazione, adeguatezza, riduzione della spesa, eliminazione di duplicazioni di funzioni rispetto alle regioni
e agli enti locali ed eliminazione di
sovrapposizioni di competenze di cui all’articolo 2, comma 634, della legge 24
dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni.
(Trasferimento delle risorse agli enti locali).
1. Qualora la titolarità di una funzione
fondamentale sia allocata dalla presente
legge a un ente locale diverso da quello
che la esercita alla data di entrata in
vigore della legge medesima, alla determinazione e al trasferimento delle risorse
necessarie al loro esercizio si provvede con
uno o più accordi da stipulare in sede
provinciale tra gli enti locali interessati.
Con accordo in sede di Conferenza unificata sono stabilite le modalità per superare il dissenso in sede locale.
2. I trasferimenti delle risorse necessarie all’esercizio delle funzioni fondamentali allocate dalla presente legge a comuni,
province e città metropolitane ed esercitate dallo Stato alla data di entrata in
vigore della presente legge sono effettuati
con decreti del Presidente del Consiglio dei
ministri, da adottare entro dodici mesi
dalla medesima data, su proposta del
Ministro dell’interno, di concerto con i
Ministri interessati e con il Ministro del-
l’economia e delle finanze, previo parere
della Conferenza Stato-città ed autonomie
locali o, nelle materie di competenza legislativa regionale, della Conferenza unificata.
3. Se alla data di entrata in vigore della
presente legge una o più funzioni fondamentali sono esercitate da regioni, queste
ultime provvedono a trasferire all’ente locale titolare della funzione le risorse strumentali connesse all’esercizio della funzione medesima.
4. La decorrenza dell’esercizio delle
funzioni fondamentali è subordinata all’effettivo trasferimento di risorse strumentali all’esercizio delle medesime.
(Funzioni esercitate dallo Stato nelle materie di cui all’articolo 117, commi terzo e
1. Il Governo, previa intesa in sede di
Conferenza unificata, presenta alle Camere appositi disegni di legge per l’individuazione e per il trasferimento alle
regioni, secondo quanto previsto dall’articolo 118 della Costituzione, delle funzioni amministrative ancora esercitate
dallo stesso alla data di entrata in vigore
della presente legge, nelle materie di cui
2. Con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, del
Ministro per le riforme per il federalismo, del Ministro per i rapporti con le
regioni, del Ministro per la semplificazione normativa e del Ministro per la
pubblica amministrazione e l’innovazione,
sentiti i Ministri competenti per materia,
si provvede alla determinazione, al trasferimento e alla ripartizione tra le regioni dei beni e delle risorse umane,
finanziarie e strumentali connessi all’esercizio delle funzioni trasferite.
(Legislazione regionale nelle materie di cui
all’articolo 117, commi terzo e quarto, della
1. Entro nove mesi dalla data di entrata
in vigore della presente legge le regioni,
con proprie leggi, sulla base di accordi
stipulati in sede di Consiglio delle autonomie locali o in altra sede di concertazione prevista dai rispettivi ordinamenti:
a) adeguano la propria legislazione
delle funzioni fondamentali, nelle materie
di propria competenza legislativa ai sensi
dell’articolo 117, commi terzo e quarto,
della Costituzione, regolandone le modalità di esercizio;
b) sopprimono e accorpano strutture,
enti intermedi, agenzie od organismi comunque denominati titolari di funzioni in
tutto o in parte coincidenti con le funzioni
allocate ai comuni e alle province, evitando in ogni caso la duplicazione di
2. Qualora le regioni non provvedano
entro il termine di cui al comma 1, il
Governo provvede in via sostitutiva fino
alla data di entrata in vigore delle leggi
regionali, ai sensi dell’articolo 8 della legge
5 giugno 2003, n. 131.
3. Le regioni, con proprie leggi, sulla
base di accordi stipulati in sede di Consiglio delle autonomie locali o in altra sede
di concertazione prevista dai rispettivi ordinamenti:
a) allocano le funzioni amministrative e le relative risorse in modo organico
a comuni, province e città metropolitane
al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni di competenze;
b) conferiscono agli enti locali, nelle
materie di propria competenza legislativa,
ai sensi dell’articolo 117, commi terzo e
quarto, della Costituzione, le funzioni ad
esse trasferite dallo Stato ai sensi dell’articolo 11 della presente legge, che non
richiedono di essere esercitate unitariamente a livello regionale in attuazione
dell’articolo 118 della Costituzione;
c) conferiscono agli enti locali le
funzioni amministrative esercitate dalla
regione, che non richiedono l’unitario
esercizio a livello regionale;
d) razionalizzano e semplificano,
contestualmente all’attuazione delle lettere
a), b) e c), i livelli locali, nel rispetto dei
princìpi di cui agli articoli 97 e 118 della
4. Al fine di assicurare la razionalizzazione, la semplificazione e il contenimento dei costi, la legge regionale, fermo
restando quanto stabilito dall’articolo 8,
disciplina le ulteriori forme e le modalità
di associazionismo comunale nonché le
forme e le modalità di associazionismo
provinciale, previo accordo con le province, qualora sia ritenuto necessario per
la dimensione ottimale dell’esercizio delle
(Delega al Governo per l’adozione della
« Carta delle autonomie locali »)
1. Al fine di riunire e di coordinare
sistematicamente in un codice le disposizioni statali relative alla disciplina degli
enti locali, il Governo è delegato ad
adottare, entro ventiquattro mesi dalla
legge, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri per i
rapporti con le regioni, per la pubblica
amministrazione e l’innovazione, per le
riforme per il federalismo, per i rapporti
con il Parlamento, per la semplificazione
normativa e dell’economia e delle finanze, un decreto legislativo recante la
« Carta delle autonomie locali », con l’osservanza dei seguenti princìpi e criteri
a) coordinamento formale, terminologico e sostanziale del testo delle disposizioni contenute nella legislazione statale,
apportando le modifiche necessarie a garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa;
b) ulteriore ricognizione, limitatamente alle materie di competenza legislativa statale, delle norme del testo
unico, recepite nel codice, e delle altre
fonti statali di livello primario che vengono o restano abrogate, salva l’applicazione dell’articolo 15 delle disposizioni
sulla legge in generale premesse al codice
c) rispetto dei princìpi desumibili
dalla giurisprudenza costituzionale.
2. Lo schema del decreto legislativo di
previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’articolo 3
n. 281, è trasmesso alle Camere per
competenti Commissioni parlamentari entro il termine di quarantacinque giorni
dalla data di trasmissione. Decorso il
termine per l’espressione dei pareri, il
decreto legislativo può essere comunque
adottato. In mancanza del raggiungimento dell’intesa nel termine di cui al
sono indicate le specifiche motivazioni
per cui l’intesa non è stata raggiunta. Il
Governo, qualora, anche a seguito dell’espressione dei pareri parlamentari, non
intenda conformarsi all’intesa raggiunta
in sede di Conferenza unificata, trasmette
alle Camere e alla stessa Conferenza
unificata una relazione nella quale sono
indicate le specifiche motivazioni di difformità dall’intesa.
3. Entro diciotto mesi dalla data di
entrata in vigore del decreto legislativo di
cui al comma 1, il Governo può adottare,
nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi
di cui al medesimo comma e secondo la
procedura di cui al comma 2, disposizioni
PROVINCE E DEGLI UFFICI DECENTRATI
di razionalizzazione delle province).
1. Ai fini della razionalizzazione e
dell’armonizzazione degli assetti territoriali conseguenti alla definizione e all’attribuzione delle funzioni fondamentali e
delle funzioni amministrative alle province, il Governo è delegato ad adottare,
entro ventiquattro mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, su
proposta del Ministro dell’interno, del
Ministro per i rapporti con le regioni, del
Ministro per le riforme per il federalismo, del Ministro per la semplificazione
normativa e del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, previa iniziativa dei comuni, sentite le province e la regione
interessate, uno o più decreti legislativi
per la razionalizzazione delle province e
per la riduzione del numero delle circoscrizioni provinciali.
a) previsione che il territorio di ciascuna provincia abbia un’estensione e
comprenda una popolazione tale da consentire l’ottimale esercizio delle funzioni
previste per il livello di governo di area
b) conseguente revisione degli ambiti
territoriali degli uffici decentrati dello
c) previsione, in conformità all’articolo 133 della Costituzione, dell’adesione
la maggioranza della popolazione com-
plessiva dell’area stessa, nonché del parere
e della regione;
d) previsione della soppressione di
province in base all’entità della popolazione di riferimento, all’estensione del territorio di ciascuna provincia e al rapporto
tra la popolazione e l’estensione del territorio;
e) attribuzione a una o più province
contigue nell’ambito della stessa regione
delle funzioni e delle corrispondenti risorse umane e strumentali della provincia
da sopprimere;
f) individuazione di una disciplina
transitoria che assicuri la continuità dell’azione amministrativa e dei servizi ai
3. Gli schemi di decreto di cui al
comma 1, previo parere della Conferenza
unificata, sono trasmessi alle Camere per
competenti Commissioni parlamentari entro il termine di sessanta giorni dalla data
di trasmissione. Decorso il termine per
(Delega al Governo in materia di prefetture
– uffici territoriali del Governo).
entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o
più decreti legislativi recanti il riordino e
la razionalizzazione degli uffici periferici
dello Stato, con l’osservanza dei seguenti
b) rispetto di quanto disposto dall’articolo 74 del decreto-legge 25 giugno 2008,
legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive
modificazioni, e dai piani operativi pre-
visti da disposizioni attuative del medesimo articolo 74;
c) individuazione delle amministrazioni escluse dal riordino, in correlazione
con il perseguimento di specifiche finalità
di interesse generale che giustifichino, anche in considerazione di peculiarità ordinamentali, il mantenimento delle relative
strutture periferiche;
d) mantenimento in capo agli uffici
territoriali del Governo di tutte le funzioni
di competenza delle prefetture;
e) mantenimento della circoscrizione
provinciale quale ambito territoriale di
competenza delle prefetture – uffici territoriali del Governo;
f) titolarità in capo alle prefetture –
uffici territoriali del Governo della titolarità di funzioni espressamente conferite e
di tutte le attribuzioni dell’amministrazione periferica dello Stato non espressamente conferite ad altri uffici;
g) accorpamento, nell’ambito della
prefettura – ufficio territoriale del Governo, delle strutture dell’amministrazione
periferica dello Stato le cui funzioni sono
conferite all’ufficio medesimo;
h) garanzia della concentrazione dei
servizi comuni e delle funzioni strumentali
da esercitare unitariamente, assicurando
un’articolazione organizzativa e funzionale
atta a valorizzare le specificità professionali, con particolare riguardo alle competenze di tipo tecnico;
i) disciplina delle modalità di svolgimento in sede periferica da parte delle
di funzioni e compiti di amministrazione
periferica la cui competenza ecceda l’ambito provinciale;
l) mantenimento dei ruoli di provenienza per il personale delle strutture
periferiche trasferite alla prefettura – ufficio territoriale del Governo e della disciplina vigente per il reclutamento e per
l’accesso ai suddetti ruoli, nonché mantenimento della dipendenza funzionale della
prefettura – ufficio territoriale del Go-
verno o di sue articolazioni dai Ministeri
di settore per gli aspetti relativi alle materie di competenza;
m) assicurazione che, per il conseguimento degli obiettivi di riduzione del 25
per cento degli oneri amministrativi, entro
il 2012, nell’ambito degli obiettivi della
Strategia di Lisbona stabiliti dal Consiglio
europeo dei Capi di Stato e di Governo del
16 e 17 giugno 2005, le amministrazioni
interessate procedano all’accorpamento
delle proprie strutture periferiche nell’ambito delle prefetture – uffici territoriali del
Governo entro un congruo termine stabilito dai decreti legislativi di cui al presente
n) previsione della nomina e delle
funzioni dei prefetti preposti alle prefetture – uffici territoriali del Governo, quali
commissari ad acta nei confronti delle
amministrazioni periferiche che non abbiano provveduto nei termini previsti all’accorpamento di cui alla lettera m);
o) previsione dell’adozione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, del Ministro dell’interno, del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione, del Ministro per le riforme per il federalismo e
del Ministro per la semplificazione normativa, sentiti i Ministri interessati, che
stabilisca l’entità e le modalità applicative
della riduzione degli stanziamenti per le
amministrazioni che non abbiano proceduto all’accorpamento delle proprie strutture periferiche.
2. I decreti legislativi di cui al comma
1 sono adottati su proposta del Ministro
dell’interno, del Ministro per le riforme
per il federalismo e del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i
Ministri competenti per materia. Gli
schemi dei decreti, previo parere della
Conferenza unificata, sono trasmessi alle
Camere per l’espressione dei pareri da
parte delle competenti Commissioni parlamentari entro il termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione.
Decorso il termine per l’espressione dei
pareri, i decreti legislativi possono essere
3. Sono fatte le salve le competenze
SOPPRESSIONI E ABROGAZIONI
RELATIVE AD ENTI E ORGANISMI
(Soppressione dei difensori civici comunali).
vigore della presente legge, è soppressa la
figura del difensore civico di cui all’articolo 11 del testo unico, ad eccezione di
quello delle province. Le funzioni dei difensori civici comunali possono essere attribuite ai difensori civici della provincia
nel cui territorio rientra il relativo comune, che assumono la denominazione di
« difensori civici territoriali ».
2. I difensori civici territoriali sono
competenti a garantire l’imparzialità e il
buon andamento della pubblica amministrazione segnalando, anche di propria
iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze e i ritardi dell’amministrazione nei
confronti dei cittadini. La loro competenza, in tali ambiti, riguarda le attività
dell’amministrazione provinciale e comunale.
3. Fatto salvo quanto previsto dal
comma 1, i difensori civici eletti ai sensi
dell’articolo 11 del testo unico e in carica
legge cessano dalle proprie funzioni alla
scadenza del proprio incarico.
4. I comuni, con apposita convenzione
con la provincia, possono assicurare la
difesa civica ai cittadini nei confronti della
propria amministrazione. In tal caso, la
difesa civica è attribuita ai difensori civici
territoriali di cui al comma 1.
(Norme concernenti la soppressione delle
comunità montane, isolane e di arcipelago
e dei relativi finanziamenti).
1. A decorrere dall’anno 2010, le leggi
regionali possono prevedere la soppressione delle comunità montane, isolane e di
arcipelago esistenti e possono attribuire le
funzioni già spettanti a tali comunità, nel
rispetto dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
vigore della presente legge, lo Stato cessa
di concorrere al finanziamento delle comunità montane previsto dall’articolo 34
del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 504, e dalle altre disposizioni di legge
relative alle comunità montane. Nelle
more dell’attuazione della legge 5 maggio
2009, n. 42, il 30 per cento delle risorse
finanziarie di cui ai citati articolo 34 e
disposizioni di legge è assegnato ai comuni
montani e ripartito tra gli stessi con decreto del Ministro dell’interno, adottato
Per i fini di cui al secondo periodo sono
considerati comuni montani i comuni in
cui almeno il 75 per cento del territorio si
trova al di sopra dei 600 metri sopra il
3. Le risorse di cui al comma 2, secondo periodo, sono attribuite alle regioni
secondo le modalità stabilite dalla legge 5
maggio 2009, n. 42, e dalle relative norme
di attuazione, a decorrere dalla data di
entrata in vigore di queste ultime.
(Soppressione delle circoscrizioni
di decentramento comunale).
1. Ad eccezione dei comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti, sono
soppresse le circoscrizioni comunali di cui
all’articolo 17 del testo unico.
2. I comuni provvedono a disciplinare
gli effetti conseguenti alle soppressioni di
cui al comma 1 con riguardo alla ripar-
tizione delle risorse umane, finanziarie e
strumentali. I comuni succedono alle circoscrizioni soppresse in tutti i rapporti
giuridici e ad ogni altro effetto, anche
processuale, e in relazione alle obbligazioni si applicano i princìpi della solidarietà attiva e passiva.
3. Le soppressioni di cui al comma 1 e
le disposizioni di cui al comma 2 si
applicano, per le circoscrizioni comunali
esistenti alla data di entrata in vigore della
presente legge, a decorrere dalla cessazione dei rispettivi organi in carica alla
4. A decorrere dalla data di entrata in
vigore della presente legge, nei comuni con
possono essere istituite circoscrizioni di decentramento, quali organismi di partecipazione, di consultazione e di gestione di servizi di base, nonché di esercizio delle funzioni delegate dal comune. In ogni caso, gli
organi delle circoscrizioni di decentramento di cui al primo periodo non possono
essere composti da un numero di componenti superiore a otto nei comuni con popolazione inferiore a 500.000 abitanti e da un
numero di componenti superiore a dodici
nei comuni con popolazione pari o superiore a 500.000 abitanti. Nei comuni con
popolazione superiore a 250.000 abitanti, il
limite del numero dei componenti di cui al
secondo periodo si applica dalla data di
cessazione degli organi delle circoscrizioni
in carica alla medesima data.
5. Dalla data di entrata in vigore della
presente legge, i componenti degli organi
delle circoscrizioni non soppresse ai sensi
del comma 1 e quelli degli organi delle circoscrizioni di nuova istituzione hanno diritto a
percepire, per la partecipazione alle sedute
dei rispettivi organi di appartenenza, esclusivamente un unico gettone di presenza, il
cui ammontare è determinato ai sensi dell’articolo 82 del testo unico, e successive modificazioni. Fermo restando quanto previsto
dal citato articolo 82 del testo unico, e successive modificazioni, in nessun caso l’ammontare percepito può superare l’importo
spettante al consigliere comunale.
6. Sono abrogati i commi 1, 3 e 5
(Soppressione dei consorzi
tra enti locali).
1. A decorrere dal trecentosessantacinquesimo giorno successivo alla data di
entrata in vigore della presente legge, sono
soppressi tutti i consorzi tra gli enti locali
per l’esercizio di funzioni. A decorrere
dalla stessa data cessano conseguentemente dalle proprie funzioni gli organi dei
medesimi consorzi. Sono esclusi dalla soppressione di cui al primo periodo i consorzi che, alla data di entrata in vigore
della presente legge, gestiscono uno o più
servizi ai sensi dell’articolo 31 del testo
unico, e successive modificazioni. Sono
altresì esclusi dalla soppressione i bacini
imbriferi montani.
2. Le regioni, al fine di concorrere agli
obiettivi di contenimento della spesa pubblica, possono conferire con propria legge,
entro un anno dalla data di entrata in
vigore della presente legge, le funzioni già
spettanti a tutti i consorzi tra gli enti locali
differenziazione e adeguatezza. Le regioni
disciplinano gli effetti conseguenti all’applicazione delle disposizioni di cui al
comma 1 con riguardo al trasferimento e
alla ripartizione dei beni e delle risorse
umane, finanziarie e strumentali, facendo
salvi i rapporti di lavoro a tempo indeterminato esistenti alla data di entrata in
vigore della presente legge, e assicurano
che i trasferimenti avvengano entro un
anno dalla medesima data di entrata in
vigore. I comuni, le province o le regioni
succedono a tutti i consorzi soppressi in
tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro
effetto, anche processuale, e in relazione
alle obbligazioni si applicano i princìpi
della solidarietà attiva e passiva.
3. Le disposizioni del comma 2 si
applicano soltanto ai consorzi che non
sono costituiti esclusivamente da enti locali. Per i consorzi costituiti esclusivamente da enti locali spetta a questi ultimi
la regolazione degli effetti conseguenti al
loro scioglimento.
ORGANI DEGLI ENTI LOCALI
(Composizione dei consigli).
1. L’articolo 37 del testo unico è sostituito dal seguente:
« ART. 37. – (Composizione dei consigli).
– 1. Il consiglio comunale è composto dal
sindaco e:
a) da 45 membri nei comuni con
popolazione superiore ad 1 milione di
b) da 40 membri nei comuni con
popolazione superiore a 500.000 abitanti;
c) da 37 membri nei comuni con
popolazione superiore a 250.000 abitanti;
d) da 32 membri nei comuni con
popolazione superiore a 100.000 abitanti o
che, pur avendo popolazione inferiore,
siano capoluoghi di provincia;
e) da 22 membri nei comuni con
popolazione superiore a 30.000 abitanti;
f) da 15 membri nei comuni con
popolazione superiore a 10.000 abitanti;
g) da 12 membri nei comuni con
popolazione superiore a 3.000 abitanti;
h) da 10 membri nei comuni con
popolazione superiore a 1.000 abitanti;
i) da 8 membri nei comuni con
popolazione fino a 1.000 abitanti.
2. Il consiglio provinciale è composto
dal presidente della provincia e:
a) da 36 membri nelle province con
1.400.000 abitanti;
b) da 30 membri nelle province con
700.001 e 1.400.000 abitanti;
c) da 24 membri nelle province con
300.000 e 700.000 abitanti;
d) da 20 membri nelle altre province.
3. Il presidente della provincia e i
consiglieri provinciali rappresentano l’intera provincia.
4. La popolazione è determinata in
base ai risultati dell’ultimo censimento
ufficiale ».
1. All’articolo 47 del testo unico sono
« 1. Fermo restando quanto disposto
dall’articolo 36, comma 1, secondo periodo, la Giunta comunale e la Giunta
provinciale sono composte rispettivamente
dal sindaco e dal presidente della provincia, che le presiedono, e da un numero di
assessori, stabilito dagli statuti, che non
deve essere superiore a quanto stabilito,
per ciascuna fascia di popolazione, dal
comma 5 »;
« 5. Fino all’adozione delle norme statutarie di cui al comma 1, le giunte
comunali e provinciali sono composte da
un numero di assessori stabilito rispettivamente nelle seguenti misure:
a) non superiore a 2 nei comuni con
popolazione fino a 3.000 abitanti; non
superiore a 3 nei comuni con popolazione
compresa tra 3.001 e 30.000 abitanti; non
superiore a 5 nei comuni con popolazione
compresa tra 30.001 e 100.000 abitanti;
non superiore a 8 nei comuni con popolazione compresa tra 100.001 e 250.000
abitanti e nei comuni capoluoghi di provincia con popolazione inferiore a 100.001
abitanti; non superiore a 9 nei comuni con
popolazione compresa tra 250.001 e
500.000 abitanti e non superiore a 10 nei
comuni con popolazione compresa tra
500.001 e 1 milione di abitanti; non superiore a 12 nei comuni con popolazione
superiore a 1 milione di abitanti;
b) non superiore a 4 per le province
a cui sono assegnati 20 consiglieri; non
superiore a 6 per le province a cui sono
assegnati 24 consiglieri; non superiore a 8
per le province a cui sono assegnati 30
consiglieri; non superiore a 10 per le
province a cui sono assegnati 36 consiglieri ».
(Efficacia delle norme sulla composizione
degli organi).
1. Le disposizioni di cui agli articoli 20
e 21 si applicano a decorrere dalla data di
(Delega di funzioni da parte del sindaco).
1. Al comma 1 dell’articolo 36 del testo
unico è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Nei comuni con popolazione non
superiore a 3.000 abitanti, il sindaco, in
alternativa alla nomina degli assessori di
cui all’articolo 47, comma 5, lettera a), può
non più di due consiglieri ».
(Attribuzioni dei consigli).
1. Al comma 2 dell’articolo 42 del testo
unico sono apportate le seguenti modificazioni:
a) alla lettera a), le parole: « salva
l’ipotesi di cui all’articolo 48, comma 3,
criteri generali in materia di ordinamento
degli uffici e dei servizi » sono soppresse;
b) dopo la lettera a) è inserita la
« a-bis) dotazioni organiche dell’ente, delle aziende speciali e delle società
controllate non quotate nei mercati regolamentati »;
c) dopo la lettera b) è inserita la
« b-bis) nomina degli organismi di
valutazione e controllo di cui al decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 286 »;
d) alla lettera f), le parole: « con
esclusione della » sono sostituite dalle seguenti: « inclusa la »;
e) dopo la lettera g) è inserita la
« g-bis) ricapitalizzazione di società
partecipate e finanziamenti da parte dei
soci alle medesime »;
f) dopo la lettera m) è inserita la
« m-bis) approvazione, entro il 31
gennaio antecedente alla scadenza del
mandato consiliare, del documento di verifica conclusiva delle linee programmatiche di cui al comma 3 del presente
articolo e all’articolo 46, comma 3 ».
2. All’articolo 44 del testo unico è
« 2-bis. Il consiglio comunale o provinciale, secondo le modalità previste dal
relativo regolamento, al fine di acquisire
elementi di valutazione in relazione alle
deliberazioni da adottare, può disporre
l’audizione di personalità particolarmente
esperte ».
3. Il comma 3 dell’articolo 48 del testo
unico è abrogato.
DI PICCOLI COMUNI
(Definizione di piccolo comune).
1. Ai fini del presente capo, per piccoli
comuni si intendono i comuni con popolazione residente pari o inferiore a 5.000
2. La popolazione di cui al comma 1 è
calcolata ogni cinque anni secondo i dati
dell’Istituto nazionale di statistica. In sede
di prima applicazione, ai fini di cui al
comma 1 è considerata la popolazione
calcolata alla fine del penultimo anno
antecedente alla data di entrata in vigore
della presente legge secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica.
(Misure organizzative in favore
dei piccoli comuni).
1. In conformità all’articolo 10, comma
5, del codice dei contratti pubblici relativi
a lavori, servizi e forniture, di cui al
decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,
e successive modificazioni, nei piccoli comuni le competenze del responsabile del
procedimento per l’affidamento e per
sono attribuite al responsabile dell’ufficio
tecnico o della struttura corrispondente.
Ove ciò non sia possibile, secondo quanto
disposto dal regolamento comunale le
competenze sono attribuite al responsabile
del servizio al quale compete il lavoro da
realizzare. In ogni caso, il responsabile del
procedimento deve essere un dipendente
di ruolo o a tempo determinato, anche in
base a convenzione, secondo la normativa
(Semplificazione dei documenti finanziari
e contabili per i piccoli comuni).
1. Per i piccoli comuni, i documenti
contabili relativi al bilancio annuale e al
bilancio pluriennale, di cui agli articoli 165
e 171 del testo unico, nonché i documenti
contabili relativi al rendiconto della gestione, di cui al titolo VI della parte
seconda del medesimo testo unico, sono
adottati secondo modelli semplificati, garantendo comunque la rilevazione degli
elementi minimi necessari per il consolidamento dei conti pubblici. Per i piccoli
comuni è facoltativa l’applicazione dell’articolo 229 del testo unico. Entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge sono approvati un modello
semplificato di bilancio di previsione e un
modello semplificato di rendiconto, ai
sensi dell’articolo 160 del testo unico.
(Direttore generale degli enti locali).
1. All’articolo 108 del testo unico sono
a) al primo periodo del comma 1, le
parole: « superiore ai 15.000 abitanti »
sono sostituite dalle seguenti: « superiore
ai 65.000 abitanti »;
b) al primo periodo del comma 3, le
parole: « inferiore ai 15.000 abitanti » sono
sostituite dalle seguenti: « inferiore ai
65.000 abitanti » e le parole: « i 15.000
abitanti » sono sostituite dalle seguenti: « i
65.000 abitanti ».
(Disposizioni in materia di controlli
negli enti locali).
1. L’articolo 49 del testo unico è sostituito dal seguente:
« ART. 49. – (Pareri dei responsabili dei
servizi). – 1. Su ogni proposta di deliberazione sottoposta alla Giunta e al consiglio che non sia mero atto di indirizzo
deve essere richiesto il parere, in ordine
alla sola regolarità tecnica, del responsabile del servizio interessato e, qualora
comporti riflessi diretti o indiretti sulla
situazione economico-finanziaria o sul patrimonio dell’ente, del responsabile di ragioneria in ordine alla regolarità contabile.
2. Nel caso in cui l’ente non abbia i
responsabili dei servizi, il parere è
espresso dal segretario dell’ente, in relazione alle sue competenze.
3. I soggetti di cui al comma 1 rispondono in via amministrativa e contabile dei
pareri espressi ».
2. L’articolo 147 del testo unico è
« ART. 147. – (Tipologia dei controlli
interni). – 1. Gli enti locali, nell’ambito
della loro autonomia normativa e organizzativa, individuano strumenti e metodologie adeguati a:
a) garantire, attraverso il controllo di
regolarità amministrativa e contabile, la
legittimità, la regolarità e la correttezza
b) verificare, attraverso il controllo di
gestione, l’efficacia, l’efficienza e l’economicità dell’azione amministrativa, al fine
di ottimizzare, anche mediante tempestivi
interventi di correzione, il rapporto tra
costi e risultati;
c) valutare l’adeguatezza delle scelte
compiute in sede di attuazione dei piani,
dei programmi e degli altri strumenti di
determinazione dell’indirizzo politico, in
termini di congruenza tra i risultati conseguiti e gli obiettivi predefiniti;
d) garantire il costante controllo degli
equilibri finanziari della gestione di competenza, della gestione dei residui e della
gestione di cassa, anche ai fini della realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica di cui al patto di stabilità interno,
mediante un’assidua attività di coordinamento e di vigilanza da parte del responsabile del servizio finanziario e di controllo da parte di tutti i responsabili dei
servizi. L’organo esecutivo approva con
propria deliberazione ricognizioni periodiche degli equilibri finanziari, da effettuare
con cadenza trimestrale. Le verifiche periodiche valutano l’andamento economicofinanziario degli organismi gestionali
esterni negli effetti che si determinano per
il bilancio finanziario dell’ente;
e) verificare, attraverso l’affidamento
e il controllo dello stato di attuazione di
indirizzi e obiettivi gestionali, anche in
riferimento all’articolo 170, comma 6, la
redazione del bilancio consolidato, l’efficacia, l’efficienza e l’economicità degli organismi gestionali esterni dell’ente;
f) garantire il controllo della qualità
dei servizi erogati, sia direttamente, sia
mediante organismi gestionali esterni, con
l’impiego di metodologie dirette a misurare la soddisfazione degli utenti esterni e
2. Le lettere d), e) e f) del comma 1 si
applicano solo ai comuni con popolazione
superiore a 5.000 abitanti e alle province.
3. I controlli interni sono organizzati
secondo il principio della distinzione tra
funzioni di indirizzo e compiti di gestione,
anche in deroga agli altri princìpi di cui
all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, e successive
modificazioni. Partecipano all’organizzazione dei controlli interni il segretario
dell’ente, il direttore generale, laddove
previsto, tutti i responsabili di settore, le
unità di controllo, laddove istituite.
4. Per l’effettuazione dei controlli di cui
al comma 1, più enti locali possono istituire uffici unici, mediante una convenzione che ne regoli le modalità di costituzione e di funzionamento.
ART. 147-bis. – (Controllo di regolarità
amministrativa e contabile). – 1. Il controllo di regolarità amministrativa e contabile è assicurato, nella fase preventiva
della formazione dell’atto, da ogni responsabile di servizio ed è esercitato attraverso
il rilascio del parere di regolarità tecnica
attestante la legittimità, la regolarità e la
correttezza dell’azione amministrativa. È
inoltre effettuato dal responsabile del servizio finanziario ed è esercitato attraverso
il rilascio del parere di regolarità contabile
2. Il controllo di regolarità amministrativa e contabile è inoltre assicurato, nella
fase successiva, secondo princìpi generali
di revisione aziendale e modalità definite
nell’ambito dell’autonomia organizzativa
dell’ente, sotto la direzione del segretario
in base alla normativa vigente. Sono soggette al controllo le determinazioni di
impegno di spesa, gli atti di accertamento
di entrata, gli atti di liquidazione della
spesa, i contratti e gli altri atti amministrativi, scelti secondo una selezione casuale effettuata con motivate tecniche di
3. Le risultanze del controllo di cui al
comma 2 sono trasmesse periodicamente,
a cura del segretario, ai responsabili di
settore, ai revisori dei conti e agli organi
di valutazione dei risultati dei dipendenti,
come documenti utili per la valutazione.
ART. 147-ter. – (Controllo strategico). –
1. Per verificare lo stato di attuazione dei
programmi secondo le linee approvate dal
consiglio, l’ente locale definisce, secondo la
propria autonomia organizzativa, metodologie di controllo strategico finalizzate alla
rilevazione dei risultati conseguiti rispetto
agli obiettivi predefiniti, degli aspetti economico-finanziari connessi ai risultati
ottenuti, dei tempi di realizzazione rispetto alle previsioni, delle procedure operative attuate confrontate con i progetti
elaborati, della qualità erogata e del grado
di soddisfazione della domanda espressa,
degli aspetti socio-economici.
2. L’unità preposta al controllo strategico elabora rapporti periodici, da sottoporre all’organo esecutivo e al consiglio
per la successiva predisposizione di deliberazioni consiliari di ricognizione dei
programmi, secondo modalità da definire
con il proprio regolamento di contabilità
in base a quanto previsto dallo statuto.
ART. 147-quater. – (Controlli sulle società partecipate). – 1. L’ente locale definisce, secondo la propria autonomia organizzativa, un sistema di controlli sulle
società partecipate dallo stesso ente locale.
Tali controlli sono esercitati dalle strutture
proprie dell’ente locale, che ne sono responsabili.
2. Per l’attuazione di quanto previsto al
comma 1, l’amministrazione definisce preventivamente, in riferimento all’articolo
170, comma 6, gli obiettivi gestionali a cui
deve tendere la società partecipata, secondo standard qualitativi e quantitativi, e
organizza un idoneo sistema informativo
tra l’ente proprietario e la società, la
situazione contabile, gestionale e organizzativa delle società, i contratti di servizio,
la qualità dei servizi, il rispetto delle
norme di legge sui vincoli di finanza
3. Sulla base delle informazioni di cui
al comma 2, l’ente locale effettua il monitoraggio periodico sull’andamento delle
società partecipate, analizza gli scostamenti rispetto agli obiettivi assegnati e
individua le opportune azioni correttive,
economico-finanziari rilevanti per il bilancio dell’ente.
4. I risultati complessivi della gestione
dell’ente locale e delle aziende partecipate
sono rilevati mediante bilancio consolidato, secondo la competenza economica.
ART. 147-quinquies. – (Controllo sulla
qualità dei servizi). – 1. Il controllo sulla
qualità dei servizi erogati riguarda sia i
servizi erogati direttamente dall’ente, sia i
servizi erogati tramite società partecipate
o in appalto ed è svolto secondo modalità
definite in base all’autonomia organizzativa dell’ente, tali da assicurare comunque
la rilevazione della soddisfazione dell’utente, la gestione dei reclami e il rapporto di comunicazione con i cittadini.
ART. 147-sexies. – (Ambito di applicazione). – 1. Le disposizioni di cui agli
articoli 147-quater e 147-quinquies costituiscono obbligo solo per i comuni con
popolazione superiore a 5.000 abitanti e
per le province ».
3. L’articolo 151 del testo unico è
« ART. 151. – (Princìpi in materia di
contabilità). – 1. Gli enti locali deliberano
entro il 31 dicembre il bilancio di previsione per l’anno successivo, osservando i
princìpi di unità, annualità, universalità e
integrità, veridicità, pareggio finanziario e
pubblicità. Il termine di cui al primo
periodo può essere differito con decreto
del Ministro dell’interno, d’intesa con il
sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, in presenza di motivate esigenze.
2. Il bilancio è corredato di una relazione previsionale e programmatica, di un
bilancio pluriennale di durata pari a
quello della regione di appartenenza e
degli allegati previsti dall’articolo 172 o da
3. I documenti di bilancio devono comunque essere redatti in modo da consentirne la lettura per programmi, servizi
4. I provvedimenti dei responsabili dei
servizi che comportano impegni di spesa
sono trasmessi al responsabile del servizio
finanziario e sono esecutivi con l’apposizione del visto di regolarità contabile attestante la copertura finanziaria.
5. Nei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e nelle province, i
provvedimenti dei responsabili dei servizi
che comportano impegni di spesa sono
trasmessi dal responsabile del servizio
proponente, previo rilascio del parere di
congruità, al responsabile del servizio finanziario e sono esecutivi con l’apposizione del visto di regolarità contabile attestante la copertura finanziaria. Con il
parere di congruità, il responsabile del
servizio interessato attesta sotto la propria
personale responsabilità amministrativa e
contabile, oltre alla rispondenza dell’atto
alla normativa vigente, il rispetto dei criteri di economicità ed efficienza, il comprovato confronto competitivo, anche tenuto conto dei parametri di riferimento
relativi agli acquisti in convenzione di cui
all’articolo 26 della legge 23 dicembre
1999, n. 488, e successive modificazioni, e
all’articolo 58 della legge 23 dicembre
6. Il parere di congruità è rilasciato
7. I risultati di gestione sono rilevati
anche mediante contabilità economica e
dimostrati nel rendiconto comprendente il
conto del bilancio e il conto del patrimonio.
8. Al rendiconto è allegata una relazione illustrativa della Giunta che esprime
le valutazioni di efficacia dell’azione condotta sulla base dei risultati conseguiti in
rapporto ai programmi e ai costi sostenuti.
9. Il rendiconto è deliberato dall’organo
consiliare entro il 30 aprile dell’anno successivo ».
4. L’articolo 169 del testo unico è
« ART. 169. – (Piano esecutivo di gestione). – 1. Sulla base del bilancio di
previsione annuale deliberato dal consiglio, l’organo esecutivo definisce, prima
dell’inizio dell’esercizio, il piano esecutivo
di gestione, determinando le attività da
svolgere e gli obiettivi da raggiungere e
affidando gli stessi, unitamente alle dotazioni necessarie, ai responsabili dei servizi.
2. Il piano esecutivo di gestione contiene un’ulteriore graduazione delle ri-
sorse dell’entrata in capitoli, dei servizi in
centri di costo e degli interventi in capitoli.
3. L’applicazione dei commi 1 e 2 è
facoltativa per i comuni con popolazione
inferiore a 15.000 abitanti, i quali garantiscono comunque, nel rispetto della propria autonomia organizzativa, la delega ai
responsabili dei servizi delle attività da
svolgere, degli obiettivi da raggiungere e
delle relative dotazioni necessarie.
4. La rendicontazione del piano esecutivo di gestione e la verifica del grado di
raggiungimento degli obiettivi assegnati è
deliberata dall’organo esecutivo entro il 31
marzo dell’esercizio successivo a quello di
5. Le disposizioni del presente articolo
si applicano anche alle unioni di comuni ».
5. L’articolo 196 del testo unico è
« ART. 196. – (Controllo di gestione). –
1. Al fine di garantire la realizzazione
degli obiettivi programmati, la corretta ed
economica gestione delle risorse pubbliche, l’imparzialità e il buon andamento
della pubblica amministrazione e la trasparenza dell’azione amministrativa, gli
enti locali applicano il controllo di gestione secondo le modalità stabilite dai
propri statuti e regolamenti di contabilità.
2. Il controllo di gestione è la procedura diretta a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati e, attraverso l’analisi delle risorse acquisite e la
comparazione tra i costi e la quantità e
qualità dei servizi offerti, la funzionalità
dell’organizzazione dell’ente, l’efficacia,
l’efficienza e il livello di economicità nell’attività di realizzazione dei predetti
3. Il controllo di gestione ha per oggetto
l’intera attività amministrativa e gestionale
delle province, dei comuni, delle unioni dei
comuni e delle città metropolitane ed è
svolto con una cadenza periodica definita
dal regolamento di contabilità dell’ente.
Nei comuni con popolazione inferiore a
5.000 abitanti e nelle unioni di comuni, il
controllo di gestione è affidato al responsabile del servizio economico-finanziario
o, in assenza, al segretario comunale, e
può essere svolto anche mediante forme di
gestione associata con altri enti limitrofi.
4. Il controllo di gestione si articola in
almeno tre fasi:
a) predisposizione di un piano dettagliato di obiettivi di cui al piano esecutivo di gestione, ove approvato;
b) rilevazione dei dati relativi ai costi
e ai proventi, nonché rilevazione dei risultati raggiunti;
c) valutazione dei dati predetti in
rapporto al piano degli obiettivi, al fine di
verificare il loro stato di attuazione e di
misurare l’efficacia, l’efficienza e il grado
di economicità dell’azione intrapresa.
5. Il controllo di gestione è svolto in
riferimento ai singoli servizi e centri di
costo, ove previsti, verificando in maniera
complessiva e per ciascun servizio i mezzi
finanziari acquisiti, i costi dei singoli fattori produttivi, i risultati qualitativi e
quantitativi ottenuti e, per i servizi a
carattere produttivo, i ricavi.
6. La verifica dell’efficacia, dell’efficienza e dell’economicità dell’azione amministrativa è svolta rapportando le risorse acquisite e i costi dei servizi, ove
possibile per unità di prodotto, ai dati
risultanti dal rapporto annuale sui parametri gestionali dei servizi degli enti locali.
7. La struttura operativa alla quale è
assegnata la funzione dei controlli di gestione fornisce, con cadenza periodica e
con modalità definite secondo la propria
autonomia organizzativa, le conclusioni
del predetto controllo agli amministratori,
ai fini della verifica dello stato di attuazione degli obiettivi programmati, e ai
responsabili dei servizi, affinché questi
ultimi abbiano gli elementi necessari per
valutare l’andamento della gestione dei
servizi di cui sono responsabili. Il resoconto annuale finale del predetto controllo
è trasmesso anche alla Corte dei conti.
8. I revisori sono eletti a maggioranza
dei due terzi dei componenti dal consiglio
dell’ente locale, salva diversa disposizione
statutaria ».
6. Gli articoli 197, 198 e 198-bis del
testo unico sono abrogati.
7. Le disposizioni del testo unico in
materia di controlli, di programmazione e
di controllo di gestione, come modificate e
integrate dal presente articolo, si applicano fermo restando quanto previsto dall’articolo 16 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.
1. All’articolo 234 del testo unico sono
« 2. I componenti del collegio dei revisori sono scelti, sulla base dei criteri
individuati dallo statuto dell’ente, volti a
garantire specifica professionalità e privilegiare il credito formativo:
a) tra gli iscritti all’Ordine dei dottori
commercialisti e degli esperti contabili;
b) tra gli iscritti nel registro dei
2-bis. Il credito formativo deriva anche
dalla partecipazione a specifici corsi di
formazione organizzati, tra gli altri, dalla
Scuola superiore dell’Amministrazione
dell’interno e dalla Scuola superiore per la
formazione e la specializzazione dei dirigenti della pubblica amministrazione locale, che possono a tal fine stipulare
specifiche convenzioni con l’Ordine dei
dottori commercialisti e degli esperti contabili e con l’Istituto dei revisori dei
conti »;
b) al comma 3, le parole: « 15.000
abitanti » sono sostituite dalle seguenti:
« 5.000 abitanti »;
c) dopo il comma 3 è inserito il
« 3-bis. Nei comuni con popolazione
compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti la
revisione economico-finanziaria è affidata,
secondo i criteri definiti dallo statuto, ad
un revisore unico o, a parità di oneri, ad
un collegio composto di tre membri. In
mancanza di definizione statutaria la revisione è affidata ad unico revisore ».
2. Al comma 2 dell’articolo 236 del
testo unico, le parole: « dai membri dell’organo regionale di controllo, » sono soppresse.
3. All’articolo 239 del testo unico sono
« b) pareri, con le modalità stabilite
dal regolamento, in materia di:
2) proposta di bilancio di previsione
e relative variazioni;
3) modalità di gestione dei servizi e
proposte di costituzione o di partecipazione ad organismi esterni;
5) proposte di utilizzo di strumenti di
finanza innovativa;
7) proposte di regolamento di contabilità, economato-provveditorato, patrimonio e di applicazione dei tributi locali »;
b) al comma 1, dopo la lettera c) è
« c-bis) controllo periodico trimestrale della regolarità amministrativa e
contabile della gestione diretta e indiretta
dell’ente; verifica della regolare tenuta
della contabilità, della consistenza di cassa
e dell’esistenza dei valori e dei titoli di
proprietà »;
c) dopo il comma 1 è inserito il
« 1-bis. Nei pareri di cui alla lettera b)
del comma 1 è espresso un motivato
giudizio di congruità, di coerenza e di
attendibilità contabile delle previsioni di
bilancio e dei programmi e progetti, anche
tenuto conto dell’attestazione del responsabile del servizio finanziario ai sensi
dell’articolo 153, delle variazioni rispetto
all’anno precedente, dell’applicazione dei
parametri di deficitarietà strutturale e di
ogni altro elemento utile. Nei pareri sono
suggerite all’organo consiliare le misure
atte ad assicurare l’attendibilità delle impostazioni. I pareri sono obbligatori. L’organo consiliare è tenuto ad adottare i
provvedimenti conseguenti o a motivare
adeguatamente la mancata adozione delle
misure proposte dall’organo di revisione »;
d) la lettera a) del comma 2 è sostituita dalla seguente:
« a) da parte della Corte dei conti i
rilievi e le decisioni assunti a tutela della
sana gestione finanziaria dell’ente ».
1. Al testo unico sono apportate le
a) gli articoli 11, 27, 28, 29 e 35 sono
1) al comma 1, le parole: « e l’esercizio associato di funzioni » sono soppresse;
2) al comma 7, le parole: « determinate funzioni e servizi » sono sostituite
dalle seguenti: « determinati servizi »;
c) sono abrogate, limitatamente ai
consorzi quali forme di esercizio associato
di funzioni tra enti locali, le disposizioni
contenute nei seguenti articoli: 2, comma
2, 58, 60, 77, 79, 82, 86, 140, 141, 142, 146,
194, 207 e 273;
d) all’articolo 2, comma 1, le parole:
« , le comunità montane, le comunità isolane » sono soppresse;
e) all’articolo 4, comma 3, le parole:
« ai comuni, alle province e alle comunità
montane » sono sostituite dalle seguenti:
« ai comuni e alle province »;
f) all’articolo 58, comma 1, alinea, le
parole: « , presidente e componente degli
organi delle comunità montane » sono soppresse;
g) all’articolo 66, comma 1, le parole:
« , di presidente o di assessore della comunità montana » sono soppresse;
h) all’articolo 77, comma 2, le parole:
« i presidenti, i consiglieri e gli assessori
delle comunità montane, » sono soppresse;
i) all’articolo 79:
1) al comma 1, le parole: « , delle
comunità montane » sono soppresse;
2) al comma 2, le parole: « , ai
presidenti di provincia, ai presidenti delle
comunità montane » sono sostituite dalle
seguenti: « e ai presidenti di provincia »;
3) al comma 3, le parole: « , delle
4) al comma 4, le parole: « , delle
comunità montane » e le parole: « presidenti delle comunità montane, » sono soppresse;
l) all’articolo 81, comma 1, le parole:
« delle comunità montane e » sono soppresse;
m) all’articolo 82:
1) al comma 1, le parole: « il presidente della comunità montana, » e le
parole: « delle comunità montane, » sono
2) al comma 2, le parole: « e delle
3) al comma 8, lettera c), le parole:
« , dei consorzi fra enti locali e delle
seguenti: « e dei consorzi fra enti locali » e
le parole: « , del consorzio fra enti locali o
alla popolazione montana della comunità
montana » sono sostituite dalle seguenti:
« o del consorzio fra enti locali »;
n) all’articolo 86:
1) al comma 1, le parole: « di
comunità montane, » sono soppresse;
2) al comma 5, le parole: « le comunità montane, » sono soppresse;
o) all’articolo 137, comma 3, le parole: « allargata ai rappresentanti delle
p) all’articolo 142, comma 1, le parole: « e delle comunità montane » sono
q) all’articolo 156, comma 2:
1) al primo periodo, le parole: « ,
ovvero secondo i dati dell’Uncem per le
2) al secondo periodo, le parole:
« le comunità montane e » sono soppresse;
r) all’articolo 162, comma 6, il terzo
periodo è soppresso a decorrere dal trecentosessantacinquesimo giorno successivo
s) all’articolo 165, il comma 4 è
abrogato a decorrere dal trecentosessantacinquesimo giorno successivo alla data
di entrata in vigore della presente legge;
t) all’articolo 175, comma 6, il secondo periodo è soppresso;
u) all’articolo 204, comma 1, il secondo periodo è soppresso;
v) all’articolo 206, comma 1, il secondo periodo è soppresso;
z) all’articolo 207, comma 1, le parole: « nonché dalle comunità montane di
cui fanno parte » sono soppresse;
aa) all’articolo 208, comma 1, lettera
b), le parole: « , le comunità montane »
bb) all’articolo 222, comma 1, le parole: « e per le comunità montane ai primi
due titoli » sono soppresse;
cc) all’articolo 224, comma 1, le parole: « , del sindaco metropolitano e del
presidente della comunità montana » sono
sostituite dalle seguenti: « e del sindaco
metropolitano »;
dd) all’articolo 234, comma 3, le parole: « , nelle unioni dei comuni e nelle
seguenti: « e nelle unioni di comuni » e le
parole: « o dall’assemblea della comunità
montana » sono soppresse;
ee) all’articolo 236, comma 2, le parole: « , delle comunità montane » sono
ff) all’articolo 238, comma 1, secondo
periodo, le parole: « e le comunità montane ai comuni con popolazione inferiore
a 5.000 abitanti » sono soppresse;
gg) all’articolo 241, comma 5, le parole: « al revisore della comunità montana
ed » e le parole: « rispettivamente, al comune totalmente montano più popoloso
facente parte della comunità stessa ed »
hh) all’articolo 242, il comma 3 è
« 3. Le norme di cui al presente capo si
applicano ai comuni e alle province ».
2. Al decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 504, sono apportate le seguenti
1) al comma 3, le parole: « , dei
comuni e delle comunità montane, » sono
sostituite dalle seguenti: « e dei comuni »;
b) all’articolo 36, comma 1:
1) all’alinea, le parole: « , a ciascun
comune ed a ciascuna comunità montana » sono sostituite dalle seguenti: « e a
ciascun comune »;
c) all’articolo 41:
1) al comma 1, le parole: « , di tutti
i comuni e di tutte le comunità montane »
sono sostituite dalle seguenti: « e di tutti i
comuni »;
2) il comma 4 è abrogato.
3. Sono altresì abrogate le norme che
legge disciplinano gli enti soppressi in base
alla legge medesima.
4. Sono abrogate tutte le altre disposizioni incompatibili con la presente legge.
(Norma di coordinamento per le regioni a
statuto speciale e le province autonome di
1. Le regioni a statuto speciale e le
disciplinano le materie di cui alla presente
legge secondo quanto previsto dai rispettivi
statuti e dalle relative norme di attuazione, fermo restando quanto disposto
dall’articolo 10 della legge costituzionale
*16PDL0032790*
Carta Autonomie
La Carta delle Autonomie che interviene anche sulla disciplina delle circoscrizioni di decentramento. http://www.camera.it/126?pdl=3118

References: articolo 151

articolo 169

articolo 169
 articolo 196
 articolo 133
 Articolo 9
 Articolo 9
 Articolo 10
 Articolo 12
 Articolo 14
 Articolo 13
 Articolo 15
 Articolo 19
 articolo 3
 articolo 74
 articolo 34
 articolo 82
 ART. 37
in fine
 ART. 49
 ART. 147

ART. 147

ART. 147

ART. 147

ART. 147

ART. 147
 ART. 151
 ART. 169
 ART. 196