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Timestamp: 2019-10-21 20:57:48+00:00

Document:
Diego Conte, | 04/07/2019 07:26
a cura di Diego Conte, associate di De Berti Jacchia
Continua tra mille incertezze il processo di digitalizzazione dell'attività accertativa delle Agenzie Fiscali e ancora non è stato raggiunto un adeguato livello di chiarezza circa il se e il come il Codice dell'Amministrazione Digitale, cd. CAD (D.Lgs. 82/2005) possa essere applicato in materia fiscale.
Uno dei dubbi principali è se il CAD e gli obblighi di digitalizzazione lì previsti si applichino agli avvisi di accertamento fiscale. Dubbi aumentati dalla modifica normativa che a gennaio 2018 ha interessato l'art. 2, co. 6.
Con riguardo agli atti pre-2018 la Commissione Tribunale Regionale Campania con la sentenza n. 3848/26/2019 ha emesso una interessante sentenza di annullamento di avviso di accertamento digitale notificato per le vie ordinarie anziché a mezzo PEC.
Le ragioni dell'annullamento sono due: l'atto violava l'art. 2, co. 6, CAD che escludeva dall'assoggettamento al CAD e al processo di digitalizzazione proprio gli atti emessi nell'"esercizio delle attività e funzioni ispettive e di controllo fiscale"; inoltre, era viziato da notifica nulla giacché gli atti nativi digitali possono essere notificati soltanto a mezzo PEC mentre quello in esame era stato notificato a mezzo messo.
La pronuncia campana è apprezzabile diversamente a seconda delle due motivazioni che la sorreggono.
Circa l'inapplicabilità del CAD alla materia fiscale e, in particolare, agli avvisi di accertamento la sentenza appare ineccepibile, proprio perché rispettosa dell'art. 2, co. 6 CAD nella versione vigente fino al gennaio 2018. Non appare, infatti, convincente la contraria interpretazione erariale che vorrebbe escludere gli atti impositivi da quelli emessi nell'ambito della funzione del controllo fiscale, in quanto, al contrario, essi rappresentano proprio la realizzazione piena e definitiva di tale funzione. Basti pensare che l'Agenzia delle Entrate emette i propri accertamenti in virtù dell'art. 27, D.Lgs. 185/2008, il quale non menziona e attribuisce alcuna "funzione accertativa" ma soltanto ed esclusivamente funzioni di controllo formale e sostanziale delle posizioni fiscali dei contribuenti.
Conferma di ciò pare anche lo stesso nuovo art. 2, co. 6 bis CAD: l'inciso contenuto in tale disposizione ("ferma restando l'applicabilità delle disposizioni del presente decreto agli atti di liquidazione, rettifica, accertamento e di irrogazione delle sanzioni di natura tributaria), infatti, non ha natura di norma interpretativa del precedente art. 2, co. 6, mancandone gli elementi strutturali, ma vale a chiarire proprio che gli atti accertativi fanno parte degli atti emessi nell'esercizio della funzione di controlli fiscale e soggiacciono alla medesima disciplina.
Meno apprezzabile, invece, appare la sentenza nella parte in cui afferma l'esistenza di una relazione necessaria tra la modalità di formazione dell'atto e la sua notifica, per cui la notifica degli atti dovrebbe avvenire nella medesima forma in cui questi sono formati: notifica a mezzo PEC per i soli atti digitali e notifica a mani o per posta per i soli atti analogici.
Questa affermazione, anche se avallata da altri precedenti (primo tra tutti CTP Treviso 55/2018), contrasta con la normativa vigente, in quanto non soltanto non vi sono norme che la prevedono e giustificano, ma addirittura ve ne sono in senso opposto: si pensi all'art. 23 CAD, che disciplina proprio le condizioni per attribuire alle copie analogiche la valenza prevista per gli originali informatici, e all'art. 22 CAD, che disciplina il fenomeno opposto ovvero la trasformazione in digitale di un originale analogico.
Se, quindi, è debitamente ammessa e disciplinata la trasformazione in documento analogico di un documento digitale e viceversa, appare evidente la volontà del legislatore di non condizionare le modalità di notifica alla forma dell'atto da notificare.
Peraltro, se si considera che oggi in virtù dell'art. 40 CAD tutti gli atti della Pubblica Amministrazione devono essere digitali, accogliendosi quest'ultima interpretazione si arriverebbe all'assurdo dell'impossibilità di notificare atti amministrativi ai soggetti privi di PEC.
Passando, invece, agli atti emessi sotto l'attuale normativa (da gennaio 2018 in poi), la persistente prassi amministrativa di emettere atti accertativi con modalità analogiche sorprende, in quanto, come visto, il nuovo art. 2, co. 6 bis CAD appare chiarissimo nell'assoggettare al CAD tutti gli avvisi di accertamento e ciò dovrebbe comportare l'obbligo di emissione degli atti con modalità (e sottoscrizione) esclusivamente digitali e l'inesistenza giuridica degli atti emessi in via analogica.
Anche in questo caso la giustificazione che viene spesso addotta dagli Uffici non appare convincente: questa si fonda sulla previsione contenuta nello stesso co. 6 bis di un decreto ministeriale, che dovrebbe definire speciali "modalità e termini di applicazione" del CAD agli atti fiscali. Sennonché la legge non contiene divieti di applicazione del CAD prima di tale DM e ciò comporta che nel frattempo possano essere estese agli atti fiscali le norme anche di dettaglio previste per gli altri atti amministrativi.
È facile prevede che anche sul punto si formi un importante contenzioso che si spera ponga in breve la parola fine su tutti i dubbi evidenziati.
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References: sentenza 
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 sentenza 
 art. 2
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