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Timestamp: 2017-12-17 04:03:14+00:00

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COMMISSIONE PARLAMENTARE per la riforma amministrativa - 36ª Seduta - atto n. 287
Intervengono i sottosegretari di Stato per i rapporti con il Parlamento Ventucci e per i beni e le attività culturali Bono.
Schema di decreto legislativo recante: «Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, sull’ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri» (n. 280)
(Parere ai sensi dell’articolo 1 della legge 6 luglio 2002, n. 137, previe osservazioni della 1ª e della 5ª Commissione del Senato. Seguito e conclusione dell’esame. Parere favorevole con osservazioni)
Si riprende l’esame dello schema di decreto legislativo in titolo, sospeso nella seduta del 13 novembre 2003.
L’onorevole MIGLIORI, dopo aver espresso l’apprezzamento della propria parte politica per il lavoro svolto dal relatore, presidente Cirami, motiva il voto favorevole del Gruppo di Alleanza nazionale, pur sottolineando persistenti perplessità concernenti il comma 7 dell’articolo 3 – soprattutto per la possibilità che insorgano eventuali discriminazioni a danno dei dirigenti soprannumerari – e il comma 3 dell’articolo 5 in ordine alle scelte in materia di esternalizzazione di servizi.
L’onorevole GUERZONI, anche a nome del senatore Bassanini, suggerisce alcune modifiche allo schema di parere illustrato dal relatore nel corso della precedente seduta, volte a garantire il livello qualitativo dei servizi, resi dalle pubbliche amministrazioni ovvero da altri soggetti esterni alle medesime, e a precisare che l’eventuale modifica nominalistica dei dirigenti della Presidenza del Consiglio in ogni caso non modifica l’ambito applicativo delle disposizioni recate dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Il relatore, presidente CIRAMI, in sede di replica, accoglie le proposte formulate dall’onorevole Guerzoni e fornisce chiarimenti sulle disposizioni richiamate dall’onorevole Migliori. Si associa il sottosegretario VENTUCCI.
Il presidente CIRAMI, quindi, pone in votazione il seguente schema di parere:
«La Commissione,
esaminato lo schema di decreto legislativo recante “Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, sull’ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri“, esprime
con le seguenti osservazioni.
1. Le modifiche introdotte dalla legge n. 145 del 2002, in materia di dirigenza statale, richiedono un più adeguato coordinamento tra i principi e i criteri direttivi stabiliti dalla legge di delegazione n. 59 del 1997 – il cui articolo 11, comma 1, riforma la Presidenza del Consiglio dei ministri – e il decreto legislativo n. 303 del 1999 recante il nuovo ordinamento della medesima Presidenza. Opportunamente, pertanto, il Governo ha adottato lo schema di decreto legislativo in titolo in ordine al quale, tuttavia, la Commissione, dopo ampio e approfondito dibattito, ritiene di dover formulare rilievi di diversa natura e portata, rilevando innanzitutto che le relative disposizioni devono in ogni caso risultare coerenti con il principio di invarianza della spesa richiesto dalla legge di delegazione.
2. In riferimento all’articolo 2, quindi, occorre evitare disparità di trattamento per i dipendenti appartenenti ad altre amministrazioni dello Stato che prestano servizio presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, anche al momento del rientro nelle amministrazioni di provenienza. All’articolo 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, pertanto, il comma 5-bis potrebbe essere modificato in modo che “il servizio prestato in posizione di comando, fuori ruolo o altra analoga posizione, prevista dagli ordinamenti di appartenenza, presso la Presidenza dal personale di ogni ordine, grado e qualifica di cui agli articoli 1, comma 2, 2 e 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e all’articolo 7, primo comma, della legge 24 ottobre 1977, n. 801, è equiparato a tutti gli effetti, anche giuridici e di carriera, al servizio prestato presso le amministrazioni di appartenenza: il predetto servizio in ogni caso non può determinare alcun pregiudizio, anche per l’avanzamento e il relativo posizionamento nei ruoli di appartenenza, ai dipendenti per i quali, a modifica di quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, ivi compreso quanto disposto dall’articolo 7, secondo comma, della legge 24 ottobre 1977, n. 801, il conferimento di qualifiche, gradi superiori o posizioni comunque diverse, da parte delle competenti amministrazioni, anche quando comportino l’attribuzione di incarichi dirigenziali o valutazioni di idoneità, non richiede l’effettivo esercizio delle relative funzioni ovvero la cessazione dal comando, fuori ruolo o analoga posizione che prosegue senza soluzione di continuità. Il dipendente è collocato in posizione soprannumeraria nella qualifica, grado o posizione a lui conferiti nel periodo di servizio prestato presso la Presidenza. Quando al personale di cui al presente comma viene conferito uno degli incarichi disciplinati dall’articolo 18, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il collocamento fuori ruolo del dipendente è obbligatorio e viene disposto, secondo le procedure degli ordinamenti di appartenenza, anche in deroga ai limiti temporali, numerici e di ogni altra natura eventualmente previsti dai medesimi ordinamenti“.
Quanto al comma 5-ter del novellato articolo 9, sembrerebbe preferibile precisare che il mantenimento del trattamento economico fondamentale delle amministrazioni di appartenenza vale per tutti i dipendenti pubblici, nel contempo spostando al comma 5-bis il secondo periodo, opportunamente modificato, poiché in caso contrario si potrebbe intendere che il mantenimento ex lege del predetto trattamento economico sembrerebbe escluso per la tipologia dei dipendenti pubblici diversi dal “comparto ministeri“.
3. Quanto all’articolo 3, le disposizioni dello schema di decreto legislativo prefigurano, nell’insieme, un condivisibile tentativo di collocare, correttamente, la Presidenza del Consiglio nell’ambito delle norme stabilite dalla legge n. 59 del 1997 le quali ribadiscono che l’iniziativa politica della Presidenza si attua per mezzo di una complessa attività di impulso, indirizzo e coordinamento. Proprio in ragione di tale sottolineatura sarebbe preferibile non dar luogo al mutamento meramente nominale – recato dal comma 1 – delle qualifiche concernenti i dirigenti di prima e seconda fascia, anche per il fatto che esse sono desunte dalle corrispondenti qualifiche attribuite alle magistrature amministrative dello Stato dalle quali, peraltro, si differenziano in modo sostanziale, soprattutto per l’assenza di terzietà nell’esercizio delle funzioni. È in ogni caso opportuno l’inserimento di un inciso con il quale vengono comunque fatte salve le disposizioni in materia di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Al comma 3 dovrebbe essere soppresso l’inciso iniziale, atteso che sembrerebbe contraddittorio escludere che la Presidenza si avvalga del personale dirigenziale di altre pubbliche amministrazioni per gli incarichi di segretario generale, vicesegretario generale, capo dipartimento e capi degli uffici di cui all’articolo 18, comma 3, della legge n. 400 del 1988. Considerata, peraltro, l’opportunità di non modificare la disciplina di cui al citato articolo 18 della legge n. 400, l’intero comma potrebbe essere sostituito dal seguente: “3. La Presidenza provvede alla copertura dei posti di funzione di prima e seconda fascia con personale di ruolo e con personale dirigenziale di altre pubbliche amministrazioni, chiamato in posizione di comando, fuori ruolo, o altra analoga posizione prevista dagli ordinamenti di provenienza; con decreto del Presidente, adottato ai sensi degli articoli 9 e 11, è determinata la percentuale di posti di funzione conferibili ai dirigenti di prestito. Per i posti di funzione da ricoprire secondo le disposizioni di cui all’articolo 18, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, continua ad applicarsi esclusivamente la disciplina dettata dal medesimo articolo 18“.
Il comma 5 reca un secondo periodo in ordine al quale sarebbe utile chiarire se al corso-concorso ivi disposto possano partecipare “solo“ i dipendenti di cui al primo periodo e cioè quelli “di cui all’articolo 28, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165“. Si potrebbe eventualmente precisare che in sede di emanazione del bando di pubblico concorso, previsto dal primo periodo del comma, la Presidenza può esercitare la facoltà di cui al secondo periodo.
Al comma 7 si ritiene che nella fattispecie ivi disciplinata sia ovviamente compreso anche il personale dirigenziale che, nel periodo di funzionamento del ruolo unico per i dirigenti delle amministrazioni pubbliche di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 febbraio 1999, n. 150, abbia stipulato il contratto di costituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con la Presidenza del Consiglio dei ministri. La parola “inquadrati“, inoltre, potrebbe essere sostituita dalla parola “inseriti“. Andrebbe precisato, quindi, che la collocazione dei dipendenti nella posizione soprannumeraria non comporta alcun pregiudizio giuridico, economico e di carriera. Valuti altresì il Governo l’opportunità di inserire nelle qualifiche ivi disciplinate – anche in attuazione di quanto già disposto dall’articolo 15 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 – i titolari di incarichi dirigenziali in servizio presso la Presidenza del Consiglio dei ministri alla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 26 febbraio 1999, n. 150, recante le modalità di costituzione e tenuta del ruolo unico della dirigenza delle amministrazioni statali, conferiti ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.
Il comma 8 costituisce, nel suo insieme, un logico corollario della modifica recentemente introdotta dalla legge 15 luglio 2002, n. 145, che, come noto, eliminando il ruolo unico dei dirigenti ha inteso privilegiare le specifiche competenze professionali di ogni amministrazione. È quindi coerente con tale obiettivo che la Presidenza del Consiglio, nel selezionare i propri dirigenti, riservi una percentuale dei posti messi a concorso per coloro che già vi lavorano, a condizione che siano in possesso di idoneo titolo di studio e abbiano maturato adeguata esperienza professionale. Nel condividere, pertanto, siffatto indirizzo, sarebbe preferibile apportare le seguenti modifiche:
“8. Successivamente alle operazioni di inquadramento effettuate ai sensi del comma 7, in prima applicazione e fino al 31 dicembre 2005, i posti di seconda fascia nel ruolo del personale dirigenziale sono ricoperti:
b) per il venticinque per cento tramite concorso riservato, per titoli ed esame colloquio, ai dipendenti della pubblica amministrazione, in possesso di laurea, con almeno cinque anni di servizio svolti in posizioni funzionali per l’accesso alle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea, e che, alla data del 31 dicembre 2002, erano incaricati, ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, di funzioni dirigenziali o equiparate presso strutture della Presidenza, ivi comprese quelle di cui all’articolo 14 del medesimo decreto legislativo;
c) per il venticinque per cento tramite concorso riservato, per titoli ed esame colloquio, ai dipendenti di ruolo della pubblica amministrazione, muniti di laurea, che abbiano compiuto almeno cinque anni di servizio svolti in posizioni funzionali per l’accesso alle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea e che, alla data del 31 dicembre 2002, erano in servizio in strutture collocate presso la Presidenza, ivi comprese quelle di cui all’articolo 69, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e della legge 28 ottobre 1986, n. 730, che permangono alla Presidenza;
d) per il dieci per cento tramite concorso riservato, per titoli ed esame colloquio, al personale di cui all’articolo 5 della legge 15 luglio 2002, n. 145, in servizio alla data del 31 dicembre 2002 presso la Presidenza;
e) per il restante dieci per cento, tramite concorso riservato, per titoli ed esame colloquio, agli idonei a concorsi pubblici banditi ed espletati dalla Presidenza, ai sensi dell’articolo 39, comma 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e dell’articolo 29 della legge 8 novembre 2000, n. 328, per il reclutamento di dirigenti dotati di alta professionalità e che, alla data del 31 dicembre 2002, erano in servizio, a qualunque titolo, presso strutture collocate presso la Presidenza, ivi comprese quelle di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
8-bis. Ai concorsi di cui al comma 8 può, altresì, partecipare il personale di ruolo della Presidenza che, alla predetta data del 31 dicembre 2002, si trovava in posizione di comando, fuori ruolo o aspettativa presso altre pubbliche amministrazioni“.
Al riguardo, infine, si prospetta la necessità che i vincitori dei concorsi di cui al presente comma siano collocati nel ruolo in posizione successiva ai dirigenti inseriti ai sensi e per gli effetti del precedente comma 7.
4. All’articolo 4 sarebbe utile prevedere che “il personale di cui alla legge 28 ottobre 1986, n. 730, che, alla data di entrata in vigore del presente articolo, non presta servizio presso il Dipartimento della protezione civile ha la facoltà di opzione nel termine di 30 giorni“.
5. L’articolo 5, comma 1, omette la previsione della soppressa tabella A, allegata alla legge 23 agosto 1988, n. 400, che pertanto va inserita prima della citata tabella C.
Al comma 2 il limite delle 200 unità andrebbe ricondotto nel limite originario delle 150 unità.
Il comma 3, poi, nel disporre l’inserimento del comma 11-ter all’articolo 10 del decreto legislativo n. 303 del 1999, prevede la facoltà della Presidenza di esternalizzare servizi generali di supporto al fine di migliorare la qualità dei medesimi, nel contempo riducendone i costi: sembrerebbe utile, al riguardo, sopprimere l’oggettiva limitazione derivante dalle parole “di supporto“, garantendo al tempo stesso l’utilizzazione del personale eventualmente in esubero attraverso la sua collocazione presso i numerosi uffici ove persistono carenze di organico. Sarebbe inoltre indispensabile adottare una specifica normativa, di rango regolamentare, che presieda alla disciplina dei servizi in outsourcing, monitorandone risultati ed effetti con l’obiettivo di rafforzare le funzioni di controllo da attribuire alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Ciò premesso, la Commissione prospetta la particolare opportunità di utilizzare in modo appropriato le convenienze offerte dal mercato per la fornitura di servizi in ordine ai quali, nel contempo, sarebbe necessario prevedere un’articolata disciplina dei medesimi, regole di comportamento, convenzioni sottoposte alla preventiva approvazione del soggetto pubblico competente, appositi contratti di servizio. In tale ottica, dunque, andrebbe ribadito quanto già previsto dall’articolo 29, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, ai sensi del quale le pubbliche amministrazioni possono “acquistare sul mercato dei servizi, originariamente prodotti al proprio interno, a condizione di ottenere conseguenti economie di gestione“. Il medesimo comma, inoltre, prevede che le stesse amministrazioni possono “attribuire a soggetti di diritto privato ... lo svolgimento dei servizi“ originariamente prodotti al proprio interno. L’articolo 32, infine, sollecita gli enti pubblici a “promuovere azioni per esternalizzare i propri servizi al fine di realizzare economie di spesa e migliorare l’efficienza gestionale“.
È pertanto pacifico che l’esternalizzazione di servizi rientri in una logica di liberalizzazione dei comparti produttivi, per i quali possono normalmente provvedere soggetti privati in luogo delle complesse articolazioni dello Stato. È altresì pacifico che la legislazione vigente già offre un quadro di riferimento, teorico e disciplinare, alla materiale realizzazione di sensibili e diffuse innovazioni in materia di servizi strumentali. Ove, peraltro, fosse conseguito in tempi ragionevoli il contenimento progressivo del ridondante organico della Presidenza, una volta monitorati i risultati e valutati gli effetti, soprattutto sul piano qualitativo, la medesima operazione potrebbe essere estesa, su più ampia scala, a tutti i Dicasteri, in tal caso previamente conferendo al Presidente del Consiglio dei ministri il potere di emanare, con proprio decreto, le conseguenti norme di attuazione, in conformità a quanto già disposto dall’articolo 12, comma 1, della legge 15 marzo 1997, n. 59.
Nel frattempo, tuttavia, un indispensabile criterio di gradualità nell’evoluzione di tale materia, anche per ragioni attinenti all’efficienza e alla sicurezza di taluni dei più delicati servizi resi al riguardo, fa ritenere quanto mai utile l’attuazione del comma in esame purché essa avvenga nell’ottica dianzi prospettata, in armonia con gli indirizzi già assunti dalla vigente legislazione.
6. L’articolo 6, comma 2, dispone impropriamente la soppressione di una norma recata da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
Il comma 3, infine, potrebbe prevedere che il limite ivi prescritto non superi le 40 unità».
In una dichiarazione di voto l’onorevole GUERZONI, pur dando atto del positivo lavoro svolto dalla Commissione, dichiara l’astensione del Gruppo dei Democratici di Sinistra-L’Ulivo.
Lo schema di parere, quindi, viene accolto dalla Commissione.
Schema di decreto legislativo recante: «Riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali» (n. 287)
(Parere al Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 1 della legge 6 luglio 2002, n. 137, previe osservazioni della 1ª, della 5ª e della 7ª Commissione del Senato e della VII Commissione della Camera dei deputati. Seguito dell’esame e rinvio)
Si riprende l’esame dello schema di decreto legislativo in titolo, sospeso nella seduta del 28 ottobre 2003.
Il relatore PELLEGRINO dà lettura del seguente schema di parere:
esaminato lo schema di decreto legislativo recante: “Riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali“, esprime
condizionato all’introduzione delle seguenti modifiche.
1. In riferimento all’articolo 1 si osserva che lo schema di decreto legislativo, ai sensi della legge n. 59 del 1997 (articolo 11, comma 1, lettera a)) e della legge 6 luglio 2002, n. 137, è volto a “razionalizzare l’ordinamento della Presidenza del Consiglio e dei Ministeri“ di cui ai decreti legislativi nn. 300 e 303 del 1999. Il novellato articolo 54, però, è integralmente ripetuto dall’articolo 4, comma 1, che sostituisce il vigente articolo 6 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368: si tratta di un fatto alquanto singolare e, pertanto, sarebbe preferibile che il medesimo articolo 54 disciplinasse integralmente la materia, senza che l’emanando decreto legislativo rinvii alla precedente normativa del 1998. Al riguardo, infine, sembrerebbe preferibile che la modifica dell’articolo 54 comprendesse, per ragioni sistematiche attinenti alla disciplina di organizzazione del Governo, anche quanto previsto dall’articolo 6 del decreto legislativo n. 368 del 1998 ma nella versione semplificata dal ricorso allo strumento regolamentare, già previsto dal medesimo articolo 54, nel testo modificato dal presente schema di decreto legislativo.
Quanto all’articolazione del dicastero in tre dipartimenti si ritiene indispensabile istituire un autonomo Dipartimento per gli archivi e le biblioteche, cui afferiscano la Direzione generale per gli archivi, la Direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali e l’Archivio centrale dello Stato. Conseguentemente, al fine di assicurare la prescritta invarianza della spesa, valuti il Governo se debba essere soppresso un ufficio dirigenziale di livello generale o debba essere ridotta – di un numero di dipendenti equivalenti al maggior onere finanziario derivante dall’istituzione di un ulteriore dipartimento – la dotazione organica dei dirigenti di seconda fascia del Ministero, vigente alla data di cui all’articolo 34, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
2. L’articolo 3 sostituisce integralmente l’articolo 4 del decreto legislativo n. 368 del 1998, il quale disciplina analiticamente il Consiglio per i beni culturali e ambientali e i Comitati tecnico-scientifici. Il novellato articolo 4, tuttavia, definisce “organi consultivi“ i predetti Comitati tecnico-scientifici, il Consiglio superiore per i beni culturali e il paesaggio nonché le Conferenze permanenti presso le soprintendenze regionali per le antichità, le belle arti e il paesaggio: peraltro il decreto legislativo n. 368 del 1998, all’articolo 3, comma 2, definisce “organi di consulenza del Ministro“, oltre al Consiglio per i beni culturali e ambientali (trasformato nello schema di decreto in Consiglio superiore per i beni culturali e il paesaggio) anche il “Comitato per i problemi dello spettacolo di cui all’articolo 1, comma 67, ... e la Conferenza dei presidenti delle commissioni di cui all’articolo 154 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che è presieduta dal segretario generale del Ministero“. Inoltre, essendo rimandata la definizione della composizione e dei compiti delle Conferenze permanenti presso le soprintendenze regionali a successivi regolamenti di organizzazione, non risulta chiaro in che rapporto esse siano con la Conferenza dei presidenti delle Commissioni regionali per i beni e le attività culturali di cui all’articolo 9 del regolamento di cui al DPR n. 307 del 2001.
Occorre comprendere, quindi, se, con l’articolo 3 dello schema di decreto, il Governo intende anche sopprimere il Comitato e la Conferenza di cui al precitato articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 368 del 1998. Se così fosse, sarebbe meglio esplicitarlo, atteso che nell’articolo 7 recante le abrogazioni non se ne fa menzione: in caso contrario – come sembrerebbe – se cioè il Comitato e la Conferenza non vengono soppressi, occorre modificare l’articolo 3 dello schema di decreto per rendere coerenti le due contrastanti disposizioni. Analoghe considerazioni valgono in riferimento al programma triennale degli interventi nel settore dei beni culturali, approvato dal Ministro – ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo n. 368 del 1998 – sentito il Consiglio di cui all’articolo 4, “anche sulla base delle proposte delle Commissioni – di ciascuna regione a statuto ordinario – di cui all’articolo 155 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112“.
In conclusione, poiché l’articolo 7 dello schema non prevede abrogazione di disposizioni concernenti i commi 2 e 3 dell’articolo 3 del decreto legislativo n. 368 del 1998, si dovrebbe ritenere che il Governo non intenda sopprimere le corrispondenti funzioni consultive. Se questo, peraltro, è l’orientamento più verosimile che si desume dallo schema, sarebbe contraddittorio elencare tassativamente gli “organi consultivi del Ministero“ nel novellato articolo 4 del decreto legislativo n. 368 del 1998. Sembrerebbe dunque più logico modificare l’articolo 3 dello schema, ivi comprendendo la previsione di quanto disposto dal citato articolo 3 del vigente decreto legislativo n. 368 del 1998 e, in ogni caso, inserendo una lettera d) al comma 1 del novellato articolo 4, la quale preveda “gli altri organi istituiti in attuazione delle vigenti disposizioni di legge“.
3. L’articolo 4 deve essere modificato in relazione agli indirizzi assunti in base a quanto chiarito in riferimento all’articolo 1. Si evidenzia, peraltro, che il dipartimento per lo spettacolo e lo sport non prevede, al suo interno, alcuna direzione generale per lo sport; sarebbe opportuno chiarire, quanto meno, quale sarà la struttura competente in materia.
Il comma 1 del novellato articolo 6, inoltre, riproduce esattamente il comma 1 del vigente articolo 6: quest’ultimo, però, si giustificava essendo compreso in un testo precedente il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Considerato che la riforma organizzativa del Governo nel suo complesso è disciplinata da quest’ultimo decreto legislativo – l’articolo 54 del quale è novellato dall’articolo 1 dello schema in esame – e che il contenuto materiale del comma 1 è ampiamente assorbito dal medesimo decreto legislativo, successivo al decreto n. 368 del 1998, sembrerebbe opportuno sopprimere l’intero comma, tenuto anche conto di quanto ulteriormente ribadito in proposito, tra l’altro, dagli articoli 2, 4 e 14 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
A identiche conclusioni – volte, cioè, a sopprimere i commi 2 e 3 – si perviene sulla base del fatto che il medesimo contenuto è già disposto dal novellato articolo 54 del decreto legislativo n. 300 del 1999.
Non risulta condivisibile, poi, il privilegio accordato a una disciplina organizzativa del Ministero, fortemente irrigidita dallo strumento di legislazione primaria delegata anziché semplificata dai più agili e flessibili regolamenti di organizzazione ex articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, cui del resto fa esplicito riferimento il secondo comma dell’articolo 54, come modificato dall’articolo 1 dello schema di decreto in esame. In tal modo le medesime disposizioni di cui ai commi 4, 5, 6 e 7 potrebbero più opportunamente essere disciplinate in sede regolamentare.
Va altresì tenuta presente – in riferimento ai complessi processi di natura organizzativa e alle conseguenze, anche in termini di coordinamento, sull’articolazione territoriale del Dicastero – la notevole ampiezza delle deleghe concernenti il Ministero per i beni e le attività culturali, attribuite al Governo ex articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, in particolare per quanto riguarda l’adeguamento agli articoli 117 e 118 della Costituzione nonché alla normativa comunitaria e agli accordi internazionali, per l’attuazione delle quali l’imminente scadenza del termine potrebbe rafforzare la particolare opportunità di ricorrere allo strumento regolamentare.
Il comma 8 prevede che “restano in vigore“ alcuni articoli del decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 1975, n. 805, l’abrogazione dei quali, invece, è già disposta dal decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 2000, n. 441, “dalla data di entrata in vigore del corrispettivo regolamento di organizzazione di ciascuno degli istituti ivi contemplati“. Al riguardo, trattandosi di modifiche sostanziali alla vigente normativa e riguardando fonti normative gerarchicamente differenziate, sembrerebbe più corretto prevedere una formulazione a tenore della quale “quanto disposto dall’articolo 17, comma 4, del DPR 29 dicembre 2000, n. 441, non si applica agli articoli 12, 17, 23, 24, 27 e 29 del DPR 3 dicembre 1975, n. 805, che continuano a disciplinare l’Archivio centrale dello Stato, la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele II e gli altri istituti ivi disciplinati» o altre formulazioni equipollenti che, comunque, facciano chiaramente comprendere la volontà del legislatore di sopprimere le disposizioni abrogative dianzi richiamate.
Per quanto riguarda il comma 9 e l’uso ripetuto della parola standard, in attuazione delle vigenti disposizioni concernenti la redazione dei testi normativi, sembrerebbe opportuno sostituirla, ad esempio, con “disposizioni tecniche“ o locuzioni di analogo contenuto lessicale.
4. All’articolo 5, nel comma 6, secondo periodo, del novellato articolo 7 del decreto legislativo n. 368 del 1998, sono soppresse le seguenti parole: “del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368“.
5. All’articolo 6, comma 5, il rinvio al comma 2 deve essere sostituito con un rinvio al comma 3, cioè al principio dell’invarianza della spesa.
Dopo il comma 5, infine, aggiungere il seguente periodo: “Al fine di assicurare la immediata operatività degli uffici dirigenziali di livello generale periferici del Ministero, nella fase di prima applicazione delle norme regolamentari, gli incarichi di cui all’articolo 7, comma 3, del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, come modificato dal presente decreto legislativo, possono essere conferiti a dirigenti di seconda fascia fino alla completa copertura dei relativi posti di funzione, anche oltre i limiti previsti dall’articolo 19, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni“.
6. L’articolo 7, comma 1, lettera b), appare superfluo, e al limite fonte di equivoci, poiché l’articolo 7 del decreto legislativo n. 368 del 1998 è già sostituito dall’articolo 5 dello schema di decreto. Considerato, inoltre, che è preferibile riformare in un’ottica sistematica e, dunque, adottare i regolamenti di organizzazione di cui all’articolo 17, comma 4-bis, della legge n. 400 del 1988, esplicitamente previsti dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 300 del 1999, appositamente richiamato dall’articolo 1 dello schema in esame, si consiglia di riformulare il comma 1 dell’articolo 7 come segue: “1. A decorrere dalla data di entrata in vigore delle norme regolamentari di cui all’articolo 54, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, è abrogato l’articolo 7 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368“.
7. Si richiede, inoltre, di sostituire l’ultimo periodo dell’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, con il seguente periodo: “Ai dirigenti preposti alle soprintendenze dotate di autonomia compete il trattamento economico di cui all’articolo 24, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni“.
La Commissione, infine, raccomanda di modificare la prevista denominazione concernente la direzione generale per la musica e il teatro in “direzione generale per lo spettacolo dal vivo“; di adeguare l’anacronistica denominazione del dipartimento e delle soprintendenze regionali per le antichità, le belle arti e il paesaggio sostituendola con le parole “per i beni culturali“; di modificare la denominazione delle soprintendenze regionali, in armonia con le disposizioni del nuovo titolo quinto della parte seconda della Costituzione e delle vigenti norme di attuazione, con le corrispondenti “direzioni regionali per i beni culturali“, analogamente a quanto già attuato da parte di altri dicasteri; di ripristinare l’aggettivo “demoetnoantropologico“ anziché “etnoantropologico“ in riferimento alle competenze della direzione generale per il patrimonio artistico e storico».
Su proposta del presidente CIRAMI, infine, la Commissione stabilisce che le eventuali modifiche allo schema di parere illustrato dal relatore pervengano all’ufficio di segreteria della medesima entro le ore 14,00 di mercoledì 26 novembre, in modo tale che il seguito dell’esame dello schema di decreto in titolo possa aver luogo nella seduta che sarà convocata per il medesimo giorno alle ore 19,30.
La seduta termina alle ore 15,05.

References: articolo 11
 articolo 9
 articolo 18
 articolo 18
 articolo 54
 articolo 6
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 articolo 4
 articolo 3
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 articolo 6
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 articolo 7