Source: http://www.zuccotti.com/basaluzzo/vernetti/capo5.htm
Timestamp: 2020-01-23 22:42:33+00:00

Document:
Dal 1457 al 1634
Il Castello di Basaluzzo viene venduto ai Visconti
Giunti in questo storico periodo abbiamo da osservare che gli Alessandrini per bisogni finanziari presero la decisione di vendere il Castello di Basaluzzo che l'avevano acquistato nel 1249 dall'Abbazia di S. Salvatore di Pavia. L'atto di vendita a Pietro Francesco Visconti porta la data delli 16 Gennaio 1467. Con questo atto il Visconti diviene padrone non solo del Castello ma pur anche di tutti i diritti feudali. Questa famiglia rimase padrona sino al 1497 come inappresso vedremo.
I Basaluzzesi godono l'esenzione di pedaggio sul territorio di Bosco
Nell'anno 1494 quei di Bosco pubblicano gli ultimi capitoli dei loro Statuti in cui si legge l'esenzione fatta a favore dei Basaluzzesi la quale dispensava Essi e le loro derrate e mercanzie dalla tassa di Pedaggio. Conviene osservare che non era questa una semplice tassa per il passaggio, ma una specie di Dogana per la quale conveniva di pagare un diritto per ogni oggetto o mercanzia che si importava sul territorio Boschese. Questo esercizio si dava all'Asta pubblica come le altre privative del Comune ed in forza di questi Statuti erano esenti da pagamento di questo Balzello i nativi di Basaluzzo e Fresonara ( ).
Il Castello e Basaluzzo viene occupato da Giuliano dalla Rovere
Nell'anno 1497 alle due di Gennaio, il Cardinale Giuliano della Rovere che poi fu Papa Giulio II, e Giov. Giacomo Trivulzi vennero con gagliardo esercito dalla Francia per conquistare Novi ed il suo Distretto, la Lombardia e primieramente occuparono Novi ed il suo Castello, col paese di Basaluzzo. Con questo fatto d'armi il Cardinale Della Rovere rimase padrone di quest'ultimo luogo e se lo tenne per molto tempo quale sul feudo dal quale erano cessati i Visconti. I Della Rovere possedettero questo Castello Cum Omnibus pertinentis dal 1497 sino all'anno 1634.
Chi fosse l'illustre famiglia dei Della Rovere
Da una bolla di Papa Innocenzo VIII del 1484 si rileva che il Marchese Guglielmo di Monferrato investì nel 1481, dei feudi di Bistagno e Monastero, Giovanni Della Rovere milite Genovese (di Albissola) nipote di Papa Sisto IV, il quale era fratello di Raffaele. Questo Papa approvò a vantaggio del nipote Giovanni tale investitura e cessione e la convalidò, tolto ogni, e qualsiasi difetto, ed ostacolo, anche di pretesa, che potesse avere su detti luoghi qualunque chiesa, e Monastero (45bis) . Il papa Innocenzo VIII fece la stessa conferma a favore di Bartolomeo e Bernardino della Rovere eredi del primo investito, e vietò al Vescovo Acquese, Tomaso De Regibus, e suoi successori di turbare in qualsivoglia modo nel possesso di detti luoghi, i Signori Della Rovere sotto pena della scomunica. Conviene poi annotare, che Giuliano Cardinale della Rovere si impossessò del feudo di Basaluzzo con l'armi e che ottenne anche di questo terzo feudo la investitura dai Marchesi di Monferrato a favore dei suoi successori Signori Della Rovere e venne rinnovata questa investitura nel 1520, 1531 e 11539 e poscia dal Duca di Mantova nel 1651. Giuliano Della Rovere nacque nell'anno 1453 venne eletto Papa col nome di Giulio II nel 1503. Morì nel 1513 e sedette sulla cattedra do S. Pietro anni 9 mesi 3 e giorni 21. Ebbe a fratelli Gian Francesco Vescovo di Ferrara e Patriarca di Antiochia e Giovanni prefetto di Roma e duca di Sora.
Giudizi che danno di lui gli imparziali storici
Giulio II, pien di spiriti guerreschi, destro nella politica, sicuro nei provvedimenti, fomentò cotesto farnetico di guerra e d'intrighi; e poiché dal sublime ufficio che nel medio evo sosteneva, il papato erasi immiseritone negli uffizi d'un principato terreno, Giulio volle almeno sollevarlo, e con debole paese per dieci anni dominò i forti, e maneggiò le cose d'Europa. Annoiato di queste soldatesche e brutali che a loro porta disponevano dell'Italia, e innanzi a cui Alessandro VI aveva tremato, prese il nobile concetto di liberare l'Italia dai Barbari, se non che lo guastava con interessi secondari, pei quali chiamava egli stesso quegli stranieri che proponevasi di annidare ( ).
Lega di Cambrai Nell'anno 1508 venne pubblicata in Basaluzzo ed in tutti i paesi con Alessandria collegati la lega che si era stabilita tra il Papa Giulio II con Ferdinando Re di Spagna e la Repubblica di Venezia. Ma di poi la Serenissima troppo volendosi di questa posizione prevalersi, il Papa dovette fare un'altra alleanza che si chiamò la Lega di Cambrai della quale fecero parte Francia, Germania, Spagna, i Gonzaga, gli Estensi ed altri stati di minor considerazione. Auspice il Papa Giulio II - Feudatario di Basaluzzo. Il governo di Venezia alla vista di tanto apparato di forze prudentemente viene a miti consigli e trattò di affari in via diplomatica e cedette sin dove la sua dignità lo acconsentiva.
Istituzione della Compagnia del Rosario in Basaluzzo
Un bel documento, troviamo in questo torno di tempo, e degno della storia Basaluzzese, ed è quella lapide in marmo, che tuttodì sussiste infissa nel muro interno del Sancte Sanctorum della Chiesa Parrocchiale cornu epistile dell'altare della Madonna. Con questo marmoreo monumento gli avi nostri ci vollero lasciare ricordanza imperitura di loro pietà, rammemorandoci ad un tempo la fondazione della Compagnia del rosaio. La poniamo in queste storiche memorie volgarizzata nell'idioma italiano e così riuscirà all'intelligenza di tutti: A Dio Ottimo Massimo Ad accrescere la devozione alla Madre di Dio. Impetrato il diploma dal Rev. Padre Cloche generale dell'ordine dei Predicatori, avuto l'assenso del'Ordinario e del Convento viciniore (di Bosco) coll'intervento di un religioso dello stesso ordine, osservate le Ponticie Costituzioni e tuttte quelle contenute nelle lettere di concessione, fu eretta e costituita solennemente la Compagnia dal SS. Rosario, per pubblico istrumento rogato dal Sig. Notaio Filippo Massimo Torniello. Anno 1696 il 15 Agosto A ricordo di perenne memoria si erige questo monumento
[Nota. Ho creduto di collocar quì, l'accenno storico della fodazione della Compagnia del Rosario per la ragione che la successiva narrazione dell'Istituzione Zuccotti per riuscire più evidente e chiara bisognava seguirla sino alla fine del suo sviluppo come annoteremo in fine di questo Capo. Chiedo perciò venia al Cortese lettore per questa improprietà cronologica. P.V.]
Istituzione delle scuole maschili
Nel 1616, con testamento del 31 Ottobre a rogito del Not. Rolando Ricci, il signor Orazio Zuccotti del fu Pietro Francesco, del luogo di Basaluzzo, Circondario di Novi Ligure e diocesi di Tortona, dopo di avere istituito erede universale il figlio Gerolamo, ed i costui discendenti maschi in infinito ordinò che in mancanza dei medesimi, colla realizzazione dei mobili e coi frutti della sua eredità di dovesse erigere e costruire una Chiesa dedicata a Maria Vergine, di giuspatronato attivo e passivo della famiglia femminile di detto signor Gerolamo fino al secondo grado, e che quindi questo patronato passasse nella famiglia dei Cappelloni, e mancando essa, in quella dei Zuccotti e dei Campi. Ordinò similmente che alla Chiesa a costruirsi dovessero inservire due preti delle famiglie sopra accennate i quali sarebbero tenuti a celebrare nella stessa Chiesa quattro messe ebdomadarie per ciascuno, a tenere a scuola ed insegnare la grammatica e la logica a tutti gli scuolari del luogo di Basaluzzo senza mercede e pel solo amor di Dio. "Disere volentes gratis". E, se fra i preti delle famiglie superiormente nominate, non ve ne fosse alcuno capace di insegnar logica in questo capo questi si dedicasse allo insegnamento della grammatica e venisse nominato un altro, la cui sufficienza all'insegnamento della logica fosse riconosciuta, e come, tale annoverato. Soggiunge poi che, ove i preti, i quali sarebbero stati nominati per questi insegnamenti fossero stato negligenti e ricusassero di adempiere alle loro ordinazioni, dovessero nominarsi altri che li adempiessero, e che il diritto di nominare questi preti spettasse ai tutori e curatori degli istituti, se ve ne fossero diversamente, a quattro della famiglia dei Zuccotti che non fossero fratelli o cugini in primo grado, e dovessero giurare in presenza di Notaio o del Parroco del luogo di nominare i più abili ed esemplari e per l'adempimento delle sue ordinazioni. Ciò che ne fosse della istituzione Zuccotti nel secolo decimosettimo, non ci è noto; ma quello che è certo si è che da tempo, il quale eccede la memoria degli Uomini anche i più vecchi, gli investiti di detta pia istituzione, anziché insegnare in Basaluzzo la grammatica e la logica, si ridussero sempre a tenere nel Comune le scuole delle due prime classi elementari. Consta parimenti che allo spuntare del presente secolo, e di cui noi vediamo il tramonto, pubblicarsi in Piemonte, sotto il regime francese, la legge otto germile IX anno, della Repubblica, i conpatroni procedettero allo affrancamento della Istituzione medesima; per il che con istrumento del 20 Febbraio 1803 nominavano dei procuratori appositi, autorizzati a vendere stabili di spettanza del lascito, e pagare il triplo tasso, ed effettivamente parte degli stabili del lascito stesso venne ad essi venduta. Tuttavia, in seguito alla pubblicazione dell'editto di Restaurazione 21 maggio 1814, vennero costantemente dagli aventi diritto, nominati gli investiti; i quali attesero sempre all'adempimento dei pesi della fondazione, almeno per la parte riguardante l'esercizio della scuola. "Così prescrivevasi dal Comune su di questa scuola, l'Intendente della Provincia, e la Comunità di Basaluzzo avevano una ingerenza diretta, come appare da un Ordinato consigliare della Comunità stessa in data 23 marzo 1834, e da altro supplementare 5 maggio successivo, e dietro eccitamenti del'Intendente provinciale di Novi Ligure, la ridetta Comunità procedette in quel tempo ad accordi coll'investito della fondazione appunto per regolare l'esercizio di detta scuola. Così prescrivevasi dal Comune che dei due maestri, l'uno insegnante allora, come per l'addietro aveva insegnato il leggere e scrivere e la dottrina cristiana, dal'A-B-C-D sino a sesta esclusivamente dovesse seguitare ad insegnare tali classi e l'altro da detti classi fino alla quarta inclusivamente"( ). Nel 1850 erano investiti del lascito i maestri Don Giacomo Zuccotti e Don Carlo Agostino Zuccotti, e con essi, come appare da Convegno e Verbale del Consiglio comunale 14 e 25 Novembre 1850 il Municipio stipulò una specie di convenzione, per regolare la manutenzione del fabbricato del lascito per le scuole, e la provvista degli oggetti di corredo delle scuole stesse48. Ma i detti due maestri investiti del lascito, e sopra tutto Don Giacomo Zuccotti divevano essere negligenti nel soddisfare al compito loro, perocché nel 1851 pressoché la totalità degli aventi diritto alla nomina dei maestri di scuola godenti il lascito del fu Orazio Zuccotti, porgeva una rappresentanza all'Amministrazione Comunale e, con questa lagnandosi essi della negligenza ed inesattezza con cui si adempiva agli annessi allo stesso lascito, veniva il Comune invitato a promuovere quelle istanze e quegli incombenti che si sarebbero creduti necessari, perché fossero nel paese stabilite e bene amministrate quelle scuole, conformemente a quanto disponevano le leggi riguardanti la pubblica Istruzione.
Lite iniziata dal Comune cogli investiti maestri
Ed è per dare evasione a questi reclami che il Municipio di Basaluzzo, dopo aver tentato inutilmente varie pratiche in via stragiudiziale, si trovò costretto di ricorrere a Tribunali ordinari. È in sul principio del 1855 che la lite venne iniziata dal Comune contro zio e nipoti, Sacerdoti Don Angelo Zuccotti fu Gian Giacomo e Don Giacomo Zuccotti fu Giuseppe e Giovanni Battista Zuccotti fu Giuseppe coll'intervento di tutti i membri delle famiglie Zuccotti, in numero grandissimo, aventi il diritto di nomina della pia istituzione, fra i quali figurava il convenuto ed appellato Francesco fu Bernardo Zuccotti. L'altro fra gli investiti, il Sacerdote Don Carlo Agostino Zuccotti si acquetò a compiere il dovere suo, e perciò non figura in causa. Ciò che reclamava in quella causa dal Comune iniziata contro gli investiti della fondazione, era che fossero questi obbligati ad attendere rigorosamente, secondo gli ordinamenti scolastici, all'insegnamento della prima e seconda elementare, come erasi costantemente per lo addietro praticato, mentre gli investiti si rifiutarono, affermando che, secondo il testamento dell'Orazio Zuccotti i nominati al godimento dei beni del lascito dovevano insegnare la grammatica e la logica a quelli fra gli abitanti di Basaluzzo i quali volessero apprenderla, e questo insegnamento non potesse aver luogo, per non esistervi nel Comune un ordinamento di scuola secondaria. La tesi del Comune era patrocinata allora anche da tutti i compatroni presenti in causa, i quali facevano voti perché potessero trovare accoglimento le sue domande.
Transazione tra il Municipio ed il maestro D. Giacomo Zuccotti
La lite finì con un atto di transazione del 4 Gennaio 1862 rogato Ferrari Giuseppe Not. Basaluzzese, tra il Municipio e il Don Giacomo Zuccotti, colla quale questi il quale fin dal 1854 era stato dall'autorità scolastica competente dispensato dall'esercizio a cui era nominato dagli aventi il iuspatronato del lascito Zuccotti per la classe di seconda elementare, sfruttando i beni, si obbligò di rifondere e rimborsare al Comune la somma di lire 2600 per gli stipendi pagati al maestro di scuola negli anni decorsi, obbligandosi inoltre lo stesso Don Giacomo Zuccotti di munirsi dell'opportuno titolo di approvazione, onde essere autorizzato a riprendere l'esercizio della scuola, ed in caso diverso di stipendiare un maestro debitamente approvato ed ancora che nel caso lo stesso Don Giacomo Zuccotti non disimpegnasse egli stesso la scuola con regolare patente, giusta quanto è prescritto dall'articolo 328 della legge 13 Novembre 1859, n. 3725, fosse nella competenza del Municipio di scegliere esso il maestro, al quale il signor Don Zuccotti era obbligato di pagare lo stipendio, purché non oltrepassasse quello di allora, di lire 600. E dopo tutto dichiara ancora il Don Zuccotti Giacomo di rinunciare e ritenere nelle tutte le eccezioni da esso messe in campo nella lite, e sottomettersi in ogni circostanza ad eseguire quelle prescrizioni governative tanto emanate che da emanare sulla pubblica istruzione (49). Ma neppure dopo quest'atto di transazione poté il Don Giacomo Zuccotti ottenere di essere riammesso allo insegnamento dal quale era stato dispensato nel 1854. Presentò egli un ricorso al Municipio, dichiarandosi disposto a dimostrare col fatto che erano in esso cessate le circostanze le quali avevano potuto consigliare la dispensa, e proponevasi determinatamente di attendere colla voluta attività ed interessamento allo insegnamento nel Comune nelle forme prescritte dai vigenti Regolamenti pregando il Municipio a volerlo nominare a maestro di seconda elementare. Il Municipio di Basaluzzo, con suo verbale 31 Luglio 1863, ad unanimità di voti deliberava che, qualora, l'autorità scolastica superiore credesse accordare al Don Giacomo Zuccotti la voluta autorizzazione, non avrebbe avuta difficoltà di nominarlo per il prossimo anno 1863-64. Invece il consiglio provinciale scolastico di Alessandria, con sua determinazione 8 Settembre 1863, rifiutò la sua approvazione alla nomina, mantenendo ferma la dispensa data al Don Giacomo nel 1854 per l'ulteriore servizio magistrale. E questi, di fronte a ciò, prese il partito di rinunciare, come rinunciò alla nomina che era stata in capo di lui fatta dal lascito Zuccotti. Intanto rimaneva ancora l'altro investito, il Sacerdote Don Carlo Agostino Zuccotti, il quale insegnava la prima classe elementare. Esso non presentò alcun contrasto al Municipio, fu sempre scrupoloso al proprio dovere, in guisaché, quando nel 1878, stremato di forze per il lungo servizio chiese di essere coadiuvato, fu dal Consiglio Comunale alli 16 Giugno 1878 ad unanimità di voti presa la deliberazione di esonerarlo dall'obbligo della scuola e di concedere la medesima annua pensione vitalizia di lire 250, colla condizione però che il Don Carlo Agostino Zuccotti cedesse a favore del Comune i diritti del Beneficiario per quanto riguardava i suoi diritti. E così fu fatto, fintanto che nel marzo del 1880, si rese esso defunto.
Vicende susseguite al lascito di Orazio Zuccotti
La Cassa ecclesiastica a cui è ora succeduta l'Amministrazione del Fondo per il Culto, ravvisando la fondazione Zuccotti siccome un beneficio colpito dalla legge 29 maggio 1855 in seguito alla rinuncia fatta dal Don Giacomo Zuccotti con atto 4 Ottobre 1864, prendeva possesso effettivo dei beni da questi usufruiti, e provvide all'adempimento dei pesi che erano a carico del rinunciante Don Giacomo Zuccotti corrispondendo al Municipio di Basaluzzo l'annualità delle lire 600 per lo stipendio del maestro della seconda classe elementare. E ciò eseguì puntualmente fino al 1880. Ma in questo tempo essendo deceduto anche l'altro investito, Don Carlo Agostino Zuccotti, l'Amministrazione del fondo per il Culto, la quale si affrettò ad immettersi al possesso della restante parte dei beni, si astenne da ogni corresponsione a favore del Comune; a questo quindi, l'obbligo di dover provvedere, come provvide, del proprio, all'insegnamento elementare. Frattanto essendosi presentato il sig. Francesco Zuccotti fu Bernardo, nella sua qualità di patrono della Fondazione, a chiedere lo svincolo dei beni, invocando la disposizione della legge 29 Maggio 1855, L'Intendente di Finanza acconsentiva al chiesto svincolo, e dismissione dei beni, ma siccome, la fondazione aveva per l'istituzione due beneficati, dei quali uno aveva rinunciato prima del 3 Luglio 1870, e l'altro si rese defunto dopo quella data, dispose che la metà della dote dovesse svincolarsi colle norme della legge 29 Maggio 1855 a fronte del fondo per il Culto, e l'altra metà a senso della legge 3 Luglio 1870 a fronte del Demanio, compreso l'obbligo dello svincolamento di tenere rilevata, indenne ed illesa l'Amministrazione del Demanio e quella del Fondo per il Culto da ogni domanda che potesse per avventura da chiunque venire inferta. Così nello stesso giorno addì 18 Aprile 1881 rogito Sangiacomo, furono stipulati due distinti atti, l'uno in confronto, del Demanio dello Stato, col n. 121 d'ordine e n. 598 di Repertorio; l'altro in confronto dell'Amministrazione del Fondo per il Culto, col n.123 d'ordine, e n.595 del Repertorio.
Ammontare del lascito
Ammontare del lascito Con questi due Atti venne l'ammontare complessivo del valore dei beni della Fondazione calcolato in Lire 19.957,28, sula metà del quale, di lire 9998,64 il Demanio dello Stato percepì la tassa del 30% in lire 2993,28 senza deduzione di pesi. Sull'altra metà invece l'Amministrazione del Fondo per il culto si ritenne l'Ammontare della metà dei pesi calcolata in lire6870. e sulle rimanenti L. 3108, 64 percepì inoltre il terzo, in lire 1030, 21, in totale lire 7906,21, lasciando al patrono il possesso ed il godimento dei beni.
Il lascito Zuccotti è nuovamente in lite
Pregiudicata nei suoi interessi, la Comunità di Basaluzzo fece ripetute pratiche tanto presso la pubblica Amministrazione, come presso il Francesco Zuccotti, onde ottenere la ricognizione ed il rispetto del suo diritto, ma i patti offerti non potendo dal Comune venire assolutamente accettati, si vide esso costretto di ricorrere ai Tribunali. Al quale effetto con atti d'usciere 24 Dicembre 1883 e 5 Gennaio 1884 chiamò tanto l'Amministrazione del Fondo per il Culto quanto il signor Francesco Zuccotti avanti il Tribunale civile di Novi Ligure. Nel termine fissato per la comparazione la ridetta pubblica Amministrazione si presentò in giudizio e fece atto di costituzione di procuratore. Il signor Francesco Zuccotti invece non comparve; rinnovatagli la citazione a senso e per gli effetti dell'art. 382 del Codice di Proc. Civ. si mantenne contumace dando poi le sue deliberazioni in merito alle domande del Comune, l'Amministrazione del Fondo per il Culto disse che non poteva essa essere ricercata dagli Uffizi dipendenti dalle sostanze comprese nell'atto di svincolo 18 Aprile 1851 a rogito SanGiacomo portante il n. 121 de' ordine e 596 del Repertorio operatosi dallo Zuccotti a senso e per gli effetti della Legge 3 Luglio 1870 in confronto del Demanio dello Stato. Sostenne che solo il patrono svincolato dovesse rispondere dell'adempimento degli Uffizi stessi. In quanto a quelli gravitanti sulle sostanze svincolate coll'atto 18 Aprile 1881 n. 122 d'ordine e 595 del Repertorio; a senso della Legge 29 Maggio 1855 in confronto dell'Amministrazione del Fondo per il Culto, oppose che neppure dovesse rispondere; ed in tutti i modi non sia tenuto a rispondere che degli interessi della somma riservata nell'atto stesso di svincolo per l'adempimento dei pesi, elevatisi a circa lire 300, depurati della tassa del 30% dall'imposta di ricchezza mobile, dalle spese di Amministrazione, mentre li soprappiù che per avventura fosse necessario provvedere ai detti pesi, dovesse il Comune - credendo di avervi ragione - ricercarlo dal Francesco Zuccotti, dal quale ultimo in tutti i modi avrebbe pur sempre ragione la ridetta pubblica Amministrazione di essere tenuta rilevata a indenne. Conchiuse l'Amministrazione stessa, perché rigettata ogni contraria istanza ed eccezione, in via principale, dovesse assolversi la convenuta Amministrazione del Fondo per il Culto, di essere disposta a rappresentare l'annua somma di L. 300 depurata dalla tassa del 30%; dalla tassa di ricchezza mobile, dalle spese d'amministrazione, respingersi ogni maggiore istanza avversaria. Ed in ogni caso dichiarare obbligato il signor Francesco Zuccotti a tenere l'Amm. stessa rilevata di quanto debba rappresentare oltre alle dette lire 300. A questo stato era la causa in procinto di essere discussa alla udienza di spedizione fissata dal presidente del Tribunale, allorché il sig. Francesco Zuccotti fece atto di costituzione di procuratore, e deliberando in riguardo alla mancanza nel medesimo di ogni diritto a poter pretendere per il mantenimento dei due maestri, si riportava in proposito venne eccepito dall'Amm. del Fondo per il Culto. Contestò che coloro i quali sono succeduti all'Orazio Zuccotti fossero tenuti a pagare lo stipendio dei maestri nominati dal Comune. Sostenne che il Comune non è in diritto di pretendere che il Zuccotti paghi a sue mani uno stipendio per maestri che non ha nominato. Disse che non vi ha in atti la prova che il Comune medesimo abbia nominato e pagato maestri in esecuzione della fondazione fatta dall'Orazio Zuccotti, ed aggiunse che in ogni caso prima di volere che detto stipendio debba essere corrisposto in ragione di lire 600 annue per cadun maestro, dovrebbe stabilire che, deduzione fatta di quanto occorre per l'adempimento degli altri pesi imposti dal fondatore, il reddito dei beni dalle medesimo lasciati presenta ancora un margine, sufficiente al riguardo. Conclude che il Francesco Zuccotti, in via principale assolversi alle domande del Comune attore in sussidio. Mandare prima ed avanti ogni cosa al Comune stesso di giustificare di aver esso provvisto alla nomina e stipendio ai maestri in esecuzione delle disposizioni testamentarie dell'Orazio Zuccotti, con dichiararsi fin d'ora che lo stipendio di questi maestri non può essere corrisposto in ragione di L. 600, che nel caso in cui il reddito dei beni annessi alla fondazione dello stesso Orazio Zuccotti, presenti margine sufficiente, detratto quanto occorre per l'adempimento di tutti gli altri pesi inerenti alla fondazione stessa. Dichiaravasi in ogni caso irricevibile la domanda di garanzia proposta dall'Amm. del Fondo per il Culto, ed in ogni evento assolvere il Zuccotti dalla domanda stessa. Oppose il Comune che essendo la causa ferma a ruolo di spedizione e chiamata ben anco in discussione tardiva era la deliberazione del Francesco Zuccotti e le conclusioni in essa assunte; non potendo egli ritardare il corso del giudizio, non avrebbe dovuto prendere conclusioni differenti da quelle assunte dall'altra parte convenuta, regolarmente comparsa. Tuttavia la Comunità dichiarando di non essere contraria, perché nella presente causa abbia a farsi la più vivida luce, non dissentì al riaprimento del giudizio, con che però lo Zuccotti avesse a rifondere le maggiori spese da lui occasionate, per le quali fece la più formale riserva e protesta. L'Amm. del Fondo per il Culto si associò alle osservazioni fatte dal Comune per il rapporto alla tardiva comparizione del Francesco Zuccotti.
Sentenza del tribunale di Novi Ligure
Il Tribunale civile di Novi Ligure con sentenza 36 Maggio 1885, così decise In applicazione degli articoli 179, 193,370,382 Codice Procedura civile, 1312 Codice Civile. Reietta ogni avversaria istanza, eccezione e deduzione, assolve i convenuti Amministrazione del Fondo per il Culto e Francesco Zuccotti dalla domanda dell'attore Comune di Basaluzzo, e condanna quest'ultimo a rinfondare ai primi le spese di causa, da liquidarsi dal signor Giudice di settimana per difetto di parcella in atti, meno quelle occasionate dallo Zuccotti in seguito alla sua tardiva comparizione che vengono poste a di lui carico. Dichiara irricevibile la domanda di rilievo proposta dall'Amministrazione del Fondo per il Culto in confronto dello Zuccotti; compensate le relative spese di causa.
Appello del Comune di Basaluzzo alla Eccellenza Corte di Casale
Da questa sentenza appellatosi alla Corte di Casale, la Comunità di Basaluzzo con atto d'usciere 20 Novembre 1885 nella parte in cui assolve l'Amministrazione del fondo per il Culto ed il Francesco Zuccotti dalle domande di esso Comune di Basaluzzo condanna il medesimo a pagare ai primi le spese di causa. Contro il Francesco Zuccotti fu d'uopo la rinnovazione della citazione ed egli aspettò a comparire quando a sua volta l'Amm. del Fondo per il Culto, con atto d'usciere 3 Gennaio 1886, appellò contro Zuccotti per rapporto alla domanda di garanzia che non venne dal Tribunale accolta. Il Comune di Basaluzzo fece delle produzioni nuove allo scopo di vien meglio stabilire che la Fondazione Zuccotti da tempo antichissima ha costantemente inservito per le scuole di prima e seconda elementare del Comune, dedusse abbondantemente un capitolo di prova testimoniale in proposito, e prese le conclusioni seguenti: CONCLUSIONE "Respinta ogni contraria istanza eccezione e deduzione Previa ammissione, bisognando, dell'infra tenirizzato capo di prova testimoniale, previe quelle declaratorie che di diritto ed annessa occorrendo, la prescrizione ordinaria favore dell'attrice appellante Comunirà di Basaluzzo; Ripararsi la denunciata sentenza 26 Maggio 1885 del Tribunale Civile di Novi Ligure nella parte in cui assolve l'Ammin. del Fondo per il Culto, ed il Francesco Zuccotti dalla domanda del Comune di Basaluzzo, e condanna quest'ultimo a rifondere ai primi le spese di causa, ed in parziale riparazione della sentenza medesima; Condannarsi solidariamente l'Ammin. del Fondo per il Culto ed il sig. Francesco Zuccotti fu Bernardo, patrono svincolante, a dover provvedere, in esecuzione dei pesi riportati dalla Pia Istituzione, cui dava vita il fu Orazio Zuccotti di Basaluzzo, con testamento 31 Ottobre 1616, rogato Rolando Ricci, al mantenimento ossia allo stipendio di due maestri nel Comune di Basaluzzo per le scuole maschili di prima e seconda elementare. E così, tenuti in solido lo stesso Fondo per il Culto ed il signor Francesco Zuccotti al rimborso a favore del Municipio di Basaluzzo dello stipendio che questi corrisponde ai ridetti due maestri in una somma non inferiore alle lire 600 annuali per caduno, e ciò tanto per l'avvenire come, per gli anni decorsi a partire dal 1880 in poi; Col favore delle spese tutte si di primo che di secondo giudizio."
"Diranno i testi esaminandi per le cause di scienza aducende; Che le scuole di fondazione Zuccotti, da trenta, quaranta e più anni, ed anzi da tempo antichissimo, inservirono ormai sempre a scuole pubbliche di prima e seconda elementare nel Comune di Basaluzzo, ed a scarico del Comune medesimo, il quale appunto per questo provvedeva gli oggetti di corredo. La unione dalle due cause a cui diedero luogo i due appelli venne pronunciata con ordinanza presidenziale sull'accordo delle parti in data 0 Febbraio 1886. Il lavoro di difesa venne sostenuto dagli Egregi sv. Boccassino Francesco, ed avv. Caucino Antonio e dall'avv. Minazzi Gio. Procuratore Colleggiato. I quali atti sono pubblicati in un volume di pagine 157 portante l'epigrafe La Fondazione Zuccotti in Basaluzzo e le leggi 29 Maggio 1855-15 Agosto 1867 e 3 Luglio 1870 per gli avv. Boccassino Fran. e Caucino Antonio - Torino 1886. Tipografia subalpina S. Marino via Bertola 12.
Dalla gentilezza del Sacerdote Don Giacomo Zuccotti attualmente maestro in Basaluzzo ne ebbi copia dalla quale ho stralciato gli storici appunti relativi alle sopra riferite vertenze sulle Scuole perciò mi trovo in dovere di rendere a Lui sentite azioni di grazie.. Di altrettante azioni di grazie sono pur debitore al sig. Consigliere C. Pio Bianchi non che all'Esimio sig. Segretario del Municipio Pelucchi Nicola per i documenti e schiarimenti di cui mi furono prodighi nel mio lavoruccio, dai quali ottenni pure la definitiva sentenza pronunciata dall'Eccellentissima Corte di Casale che qui pongo a chiusura del presente capo.
Reietta ogni contraria istanza, eccezione e deduzione in riparazione della sentenza 26 Maggio 1885 del Tribunale civile di Novi Ligure; Condanna l'Amministrazione del Fondo per il Culto ed il sig. Zuccotti Francesco fu Bernardo a dover provvedere, in esecuzione dei pesi portati dalla pia istituzione cui dava vita il fu Orazio Zuccotti di Basaluzzo con testamento 31 Ottobre 1816, rogato Rolando Ricci, al mantenimento ossia allo stipendio di due maestri nel Comune di Basaluzzo stesso per le scuole maschili di prima e seconda elementare. E così tenuti rispettivamente in eguale porzione al rimborso a favore del Municipio di Basaluzzo dello stipendio che questi corrisponde ai detti due maestri in una somma non maggiore alle annuali lire seicento per caduno; e ciò tanto per l'avvenire come per gli anni decorsi a partire dal 1880 in poi. Spese di primo e secondo giudizio compensate. Casale, venticinque febbraio mille ottocento ottantasette. Firmati Pavese ff. Presidente R. Tripoli Miglio Fochesato Bernasconi estensore Guaschino - V. Canc. Agg. Pubblicata la sentenza suestesa nell'udienza d'oggi del sottoscritto nella conformità di legge. Casale, 25 Febbraio 1887 Firmato Guaschino V. Canc. Agg. Registrata a Casale il primo marzo 1887 n. 256, Vol. 49 esatte lire dodici. Sottoscritto: Vernoni, ricevitore Per autentico di copia conforme Casale, 5 marzo 1887 Il Cancelliere Berti
Ho ravvisato più opportuno di narrare tutte le fasi a cui andò soggetto il lascito Zuccotti, dalla sua origine sino ai giorni nostri, senza interruzioni cronologiche, perché parmi che al lettore riuscirà più gradito perché più chiaro. P.V.

References: in fine

Sentenza 
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