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Timestamp: 2018-12-13 08:18:30+00:00

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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 8 febbraio 2016, n. 2490. In tema di espropriazione presso terzi, il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi è l'unico esperibile contro l'ordinanza di assegnazione del credito ex art. 553 cod. proc. civ., non solo quando si contestino vizi formali suoi, o degli atti che l'hanno preceduta, ma pure quando si intenda confutare l'interpretazione che il giudice dell'esecuzione ha dato alla dichiarazione del terzo, anche quanto alla entità ed alla esigibilità del credito, nonché quando si contesti la misura del credito assegnato, assumendosi che l'ordinanza sia stata emessa per un importo inferiore al dovuto. E' stato disatteso l'assunto del resistente secondo cui l'opposizione proposta contro l'ordinanza di assegnazione dovesse essere qualificata come opposizione all'esecuzione. Si è trattato invece, nel caso di specie, di opposizione agli atti esecutivi, così qualificabile alla stregua del principio di cui sopra. - Renato D'Isa
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sentenza 8 febbraio 2016, n. 2490
4.- In merito all’opposizione autonomamente promossa dalla creditrice procedente, va richiamato l’orientamento per il quale, in tema di espropriazione presso terzi, il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi è l’unico esperibile contro l’ordinanza di assegnazione del credito ex art. 553 cod. proc. civ., non solo quando si contestino vizi formali suoi, o degli atti che l’hanno preceduta, ma pure quando si intenda confutare l’interpretazione che il giudice dell’esecuzione ha dato alla dichiarazione del terzo, anche quanto alla entità ed alla esigibilità del credito (cfr. Cass. n. 4578/08, nonché, tra le altre, Cass. n. 5529/11, n. 20310/12, n. 11642/14), nonché quando si contesti la misura del credito assegnato, assumendosi che l’ordinanza sia stata emessa per un importo inferiore al dovuto (cfr. Cass. n. 5510/03). Va perciò disatteso l’assunto della resistente secondo cui l’opposizione proposta contro l’ordinanza di assegnazione dovesse essere qualificata come opposizione all’esecuzione.
Non vi è dubbio infatti che A. S.r.l. avrebbe potuto contestare l’ordinanza di assegnazione proponendo opposizione agli atti esecutivi nel termine di venti giorni dalla conoscenza o dalla conoscibilità del provvedimento (cfr. Cass. n. 27533/14 ed altre), mediante deposito di ricorso dinanzi al giudice dell’esecuzione (cfr. Cass. n. 21081/15). Anche a voler trascurare la questione concernente l’individuazione del giudice cui rivolgere il ricorso, il Collegio ritiene che l’atto introduttivo del giudizio dovesse comunque rivestire la forma del ricorso. La relativa prescrizione contenuta nel citato art. 617 cod. proc. civ. è inequivoca e si spiega tenuto conto della natura e dello scopo dell’atto, che tende a costituire un immediato contatto tra giudice e parte per consentire al primo la sollecita conoscenza della materia del contendere (così già Cass. n. 6637/82 e n. 11251/96; cfr. anche n. 24809/08).
Quando i giudizi debbono essere introdotti con ricorso, la pendenza è determinata dal deposito del ricorso in cancelleria; pertanto, onde rispettare il termine perentorio per proporre opposizione agli atti, l’opponente entro questo termine avrebbe dovuto effettuare il deposito dell’atto introduttivo dell’opposizione. L’inammissibilità per la scelta errata della forma dell’atto introduttivo (citazione anziché ricorso) sarebbe stata evitata nel caso in cui la citazione fosse stata depositata in cancelleria entro il termine di legge, essendo in tal modo ugualmente conseguita la finalità della legge, che é quella di manifestare direttamente al giudice, nel termine perentorio di venti giorni, le censure che si intendono rivolgere all’atto esecutivo. Si tratta di un’applicazione del principio di conservazione degli atti, che questa Corte ha affermato con riferimento ad altre situazioni processuali (cfr. Cass. n. 8947/06, relativa all’ipotesi in cui dovendosi proporre appello con ricorso ed essendo stata invece proposto con citazione, l’inammissibilità si è ritenuta evitata soltanto dal tempestivo deposito della citazione; nello stesso senso anche Cass. n. 9530/10; nonché, nel caso speculare, in cui, dovendosi proporre l’appello con citazione e sia stato proposto con ricorso, la sanatoria si ha se l’atto sia stato non soltanto depositato nella cancelleria del giudice competente, ma anche notificato alla controparte nel termine perentorio: cfr., tra le altre. Cass. n. 23412/08, n. 4498/09, n. 9530/10; ed, in tema di rito camerale, Cass. n. 17645/07; ancora, in materia di opposizione a decreto ingiuntivo: Cass. n. 8014/09, n. 797/13). Il principio, invocato dalla ricorrente, si presta a regolare anche il caso di specie, per il quale va affermato che ai sensi dell’articolo 617, comma secondo, cod. proc. civ., l’opposizione avverso gli atti del giudice dell’esecuzione si propone con ricorso, che deve essere depositato in cancelleria nel termine perentorio di venti giorni, con la conseguenza che l’opposizione, che sia proposta con citazione, anziché con ricorso, può considerarsi tempestiva, in applicazione del principio di conservazione degli atti processuali, solo se il relativo atto risulti depositato nel rispetto di tale termine.
5.1.- Poiché non sono necessari ulteriori accertamenti in punto di fatto, questa Corte può decidere nel merito. L’ordinanza impugnata è stata comunicata alle parti il 9 giugno 2008; avrebbe dovuto essere opposta nel termine di venti giorni, quindi entro il 29 giugno 2008; l’atto di citazione è stato depositato in cancelleria il 4 luglio 2008. L’opposizione agli atti esecutivi proposta da A. S.r.l. è perciò inammissibile e così va dichiarata.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta da A. S.r.l. nei confronti di TESSITURE P. R. S.P.A. avverso l’ordinanza di assegnazione pronunciata in favore della prima in data 29 maggio 2008, pubblicata il 4 giugno 2008.

References: sentenza 
 art. 553
 sentenza 

sentenza 
 art. 553
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 617
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
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 sentenza