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Timestamp: 2020-08-03 15:58:54+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14519 del 09/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14519 del 09/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/06/2017, (ud. 11/04/2017, dep.09/06/2017), n. 14519
sul ricorso 16594/2014 proposto da:
NAVIGATORI 9, presso lo studio dell’avvocato ERIKA MIRABELLA,
rappresentato e difeso dall’avvocato DIEGO MIRABELLA;
M.C., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso
la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ALESSIA
avverso la sentenza n. 1990/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
C.A. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza con la quale la corte d’appello di Catania, in controversia relativa alla separazione personale tra il C. e la moglie M.C., ha elevato a Euro 400,00 mensili il contributo di mantenimento per la figlia minore e ha imposto, al medesimo, di contribuire al pagamento delle spese di locazione della casa coniugale, mediante corresponsione, alla moglie, della somma mensile di Euro 150,00;
il ricorrente ha dedotto due motivi;
l’intimata ha replicato con controricorso e memoria.
il primo motivo, che denunzia violazione degli artt. 147, 148, 155 c.c., artt. 2, 3, 29 e 30 Cost., art. 12 della Cedu e art. 9 della carta dei diritti fondamentali della Ue e comunque omesso esame di fatti decisivi e contraddittorietà della sentenza, è inammissibile perchè riflettente censure in fatto;
si lamenta invero che, ove anche il reddito del ricorrente fosse stato determinato in Euro 700,00 mensili, in base a quanto evidenziato dal teste Ca., la cui deposizione è stata richiamata dalla corte d’appello, la somma infine riconosciuta andrebbe ritenuta in contrasto coi principi di proporzionalità e di uguaglianza e col diritto dell’istante alla costituzione di una nuova famiglia;
è viceversa risolutivo osservare che la corte d’appello ha determinato l’ammontare del contributo ritenendo, in base a una serie complessiva di distinte circostanze, l’inattendibilità radicale dei dati reddituali dallo stesso dichiarati, e ha mentovato la deposizione testimoniale solo a corredo di un simile giudizio di inattendibilità; sicchè ha determinato l’ammontare della contribuzione con valutazione di pieno merito, a essa corte istituzionalmente rimessa;
il secondo motivo, che deduce la contraddittorietà della motivazione della sentenza per aver disposto la decorrenza dell’assegno con efficacia dalla data del ricorso in primo grado, è infondato dal momento che nessuna contraddittorietà si ravvisa dinanzi alla fissazione di tale decorrenza secondo il criterio di legge;
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese processuali, che liquida in Euro 3.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella percentuale di legge.
Così deciso in Roma, su relazione del Cons. Terrusi (est.), il 11 aprile 2011.

References: Sentenza 
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 sentenza 
 art. 12
 art. 9
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