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Timestamp: 2020-07-04 15:23:52+00:00

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Home Economia e Finanza Lavoro e diritti Opposizione a decreto ingiuntivo, la disciplina e il modello
Prima di procedere alla disamina e le procedure relative all’opposizione a decreto ingiuntivo, è necessario partire dall’inizio.
Fondamentale ai fini della nostra analisi è quello di dare una definizione di decreto ingiuntivo. Il decreto ingiuntivo o ingiunzione di pagamento è l’istituto disciplinato agli articolo 633 e seguenti del codice di procedura civile. La sua funzione è quella di fare ottenere al creditore soddisfazione per un credito che vanta. Avendone prova documentale, ottine un provvedimento che sia titolo esecutivo per procedere ad esecuzione forzata su tutti i beni del debitore. Si tratta di un procedimento “monitorio” in quanto il creditore ottiene un titolo esecutivo in riferimento al proprio credito. Questo senza dovere necessariamente affrontare un integrale processo di cognizione, e senza che la controparte partecipi al procedimento.
Che cos’è l’opposizione al decreto ingiuntivo?
Procedimento di opposizione al decreto ingiuntivo
Opposizione a decreto ingiuntivo modello
L’opposizione al decreto ingiuntivo è lo strumento con cui il soggetto ingiunto può impugnare il decreto emesso nei suoi confronti, ritenendolo infondato. Dà luogo a un contraddittorio a cognizione piena in cui si confrontano le contrastanti posizioni delle parti. La disciplina dell’opposizione nel procedimento monitorio è contenuta nell’articolo 645 del c.p.c.
“L’opposizione si propone davanti all’ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto con atto di citazione notificato al ricorrente nei luoghi di cui all’articolo 638.
Contemporaneamente l’ufficiale giudiziario deve notificare avviso dell’opposizione al cancelliere affinché ne prenda nota sull’originale del decreto.
In seguito all’opposizione il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario davanti al giudice adito. L’anticipazione di cui all’articolo 163- bis, terzo comma, deve essere disposta fissando l’udienza per la comparizione delle parti non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine minimo a comparire”.
La scelta, da parte del creditore, del rito ordinario e delle forme del procedimento monitorio per la proposizione della domanda comporta altrettante procedure. Intanto, che l’eventuale opposizione al decreto ingiuntivo vada, a sua volta, proposta nella medesima forma ordinaria. Va fatto indipendentemente dalle eccezioni sollevate dall’opponente, le quali andranno a delibate ai soli e diversi fini dell’ammissibilità e fondatezza dell’avversa domanda.
L’opposizione a decreto ingiuntivo: il termine
L’opposizione deve essere effettuata dallo stesso giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo con atto di citazione, nelle controversie ordinarie, o con ricorso nelle controversie di lavoro. Deve, inoltre, essere proposta entro il termine di 40 giorni a pena di decadenza. In caso contrario il decreto diventa definitivo con l’efficacia di una sentenza passata in giudicato.
L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione in cui il giudice non deve limitarsi a stabilire se l’ingiunzione fu emessa legittimamente in relazione alle condizioni previste dalla legge per l’emanazione del provvedimento monitorio, ma accertare il fondamento della pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione.
Ove, il credito risulti fondato deve accogliere la domanda indipendentemente dalla circostanza della regolarità, sufficienza e validità degli elementi probatori alla stregua dei quali l’ingiunzione fu emessa rimanendo irrilevanti, ai fini di tale accertamento, eventuali vizi della procedura monitoria che non importino l’insussistenza del diritto fatto valere con tale procedura.
Laddove, con il ricorso monitorio, siano stati richiesti gli interessi sul capitale, la sentenza che, all’esito della successiva opposizione ex articolo 645 c.p.c revochi il decreto ingiuntivo condannando l’opponente al pagamento di una somma minore di quella originariamente portata dall’ingiunzione, deve pronunciare anche sulla domanda relativa agli interessi, con riferimento al diverso importo oggetto di condanna, pur in difetto di una specifica riproposizione della relativa istanza da parte del creditore essendo il giudice dell’opposizione tenuto a procedere ad un’autonoma valutazione di tutti gli elementi offerti dalle parti in ordine alla fondatezza della pretesa creditoria fatta valere.
L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario procedimento di cognizione nel quale opposto ed opponente si danno “battaglia”. Nelle rispettive posizioni sostanziali di attore e convenuto hanno la possibilità di precisare e modificare, nei limiti consentiti dagli articoli 183 e 184 c.p.c, le domande, le eccezioni e le conclusioni formulate in precedenza. Inoltre, produrre nuove prove con la conseguenza che il giudice non può limitarsi ad esaminare la domanda così come letteralmente proposta e prospettata nel ricorso per ingiunzione, quasi che la pretesa si sia cristallizzata in tale atto, ma deve interpretarla tenendo conto del suo contenuto sostanziale, quale si desume anche dalle tesi svolte nel corso del giudizio di opposizione e dalle deduzioni e richieste, anche istruttorie delle parti. Pertanto, al nuovo creditore opposto non è consentito nella prima udienza di trattazione ex articolo 183 c.p.c proporre nuove domande.
La richiesta di conferma del decreto ingiuntivo opposto, formulata dal creditore al momento della costituzione o nel corso del giudizio di opposizione, comprende la richiesta di condanna al pagamento del credito. Questa può pertanto essere pronunziata dal giudice, anche in difetto di esplicita domanda in tal senso, senza incorrere in vizio di ultra petizione.
L’atto di citazione con il quale si vuole effettuare opposizione a un decreto ingiuntivo deve contenere gli elementi previsti dagli articoli 163 e 163 -bis del codice di procedura civile. In particolar modo, sono essenziali quelli costitutivi della chiamata in giudizio che sono i seguenti:
L’indicazione del tribunale a cui si propone la domanda
I dati significativi delle parti (attore e convenuto)
La data della prima udienza di comparizione e l’invito al convenuto a costituirsi tempestivamente
I riferimenti al procuratore e alla relativa procura
Per quanto attiene ai requisiti contenutistici bisogna far riferimento a quelli previsti dall’articolo 167 del codice di procedura civile. Visto che l’atto è equiparabile ad una comparsa di risposta.
Non è necessario che la parte che chiede l’ingiunzione formuli una specifica ed espressa domanda diretta ad ottenere una pronuncia sul merito della propria pretesa creditoria, essendo sufficiente che resista alla proposta opposizione e chieda conferma del decreto opposto.
Termini di comparizione opposizione al decreto ingiuntivo
La disciplina dell’opposizione a decreto ingiuntivo segue quella del processo ordinario.
I termini di comparizione nel giudizio ordinario sono stabiliti all’articolo 163-bis del c.p.c in 90 giorni se il luogo di notificazione si trova in Italia e di 150 se si trova all’estero.
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, per effetto dell’articolo 2 della legge n. 218/2011 la riduzione alla metà del termine di costituzione dell’opponente si applica purché questi abbia assegnato all’opposto un termine di comparizione comunque inferiore a quello di cui all’articolo 163 bis, primo comma, c.p.c. e non soltanto in caso di dimezzamento dello stesso perché altrimenti si dovrebbe indagare di volta in volta se la fissazione di un diverso termine per comparire abbreviato sia frutto di errore o di consapevole scelta dell’opponente, e ciò in contrasto con le esigenze di certezza dei rapporti propri delle norme in materia di termini.
È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto di cui agli articoli 645 secondo comma, 647 e 165 primo comma, c.p.c. e 71 disp. Att. c.p.c. nella parte in cui si prevede che il termine per la costituzione dell’opponente a decreto ingiuntivo decorre dalla data di notificazione dell’atto anziché da quella della consegna di esso all’ufficiale giudiziario.
Notifica dell’opposizione
A norma dell’articolo 645 primo comma c.p.c. l’atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo deve essere notificato dall’opponente al ricorrente nei luoghi di cui all’articolo 638. Quindi, innanzitutto, presso il procuratore indicato nel ricorso, la cui indicazione equivale ad elezione di domicilio presso di lui, ovvero, quando il ricorso per ingiunzione sia stato proposto personalmente dal creditore, nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto, dove ha sede il giudice adito, mentre, se nel ricorso manca l’indicazione del procuratore ed anche la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio, la notificazione può essere fatta al ricorrente presso la cancelleria del giudice che ha pronunciato il decreto, ciò non esclude per l’opponente la facoltà di notificare l’opposizione ai sensi dell’articolo 139 c.p.c. nella residenza o nel domicilio reale del creditore.
La notificazione dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo va effettuata all’opposto personalmente in uno dei luoghi indicati nell’articolo 638 c.p.c. non essendo applicabile in tale fattispecie l’articolo 170 c.p.c. che presuppone un giudizio in corso e l’avvenuta costituzione delle parti.
Le formalità del procedimento
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo l’opponente deve essere parificato, dal punto di vista formale, all’attore dell’ordinario giudizio di cognizione che introduca il thema decidendum. Il quale deve essere portato necessariamente a conoscenza della controparte e sul quale il giudice sarà poi chiamato a pronunciarsi. Portando con sè la conseguenza che ove sussista una nullità di notifica dell’atto introduttivo del giudizio di opposizione deve farsi applicazione dell’articolo 291 c.p.c. ed ordinarsi per effetto della parte opponente di provvedere alla notifica nelle forme di legge. La notificazione dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo a più parti presso un unico difensore eseguita mediante la consegna di una sola copia nonostante la pluralità dei destinatari, non è inesistente ma affetta da nullità, che può essere sanata, con effetto ex tunc, dalla costituzione in giudizio di tutte le parti.
Pur essendo il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo assimilabile ad un giudizio di impugnazione, ciò tuttavia non comporta che allo stesso sia analogicamente applicabile l’articolo 330 c.p.c.. Infatti, consentendo la notificazione dell’impugnazione collettivamente e impersonalmente agli eredi della parte defunta, presuppone la previa notifica della sentenza ad opera di quest’ultima. Ne consegue che in tal caso l’atto di opposizione a decreto ingiuntivo deve essere notificato al creditore opposto presso il domicilio eletto in sede monitoria. Nel caso in cui l’ingiunto non abbia avuto notizia del decesso al momento della notificazione del decreto, oppure personalmente agli eredi presso la residenza o il domicilio di qualcuno.
Soggetti del procedimento di opposizione
Legittimato passivo alla citazione in opposizione a decreto ingiuntivo è esclusivamente il beneficiario dell’ingiunzione. In parole povere il destinatario del provvedimento. Pertanto, cosa accade nell’ipotesi in cui la citazione in opposizione a decreto ingiuntivo sia proposta e venga notificata nei confronti di un soggetto diverso da quello destinatario dell’atto? Si determina una nullità della citazione la quale può essere sanata dalla costituzione in giudizio del soggetto legittimato, cioè del ricorrente per ingiunzione.
Ai sensi dell’articolo 653 del c.p.c. l’esito del giudizio pone il giudice difronte a tre ipotesi:
Rigettare l’opposizione con sentenza passata in giudicato o provvisoriamente esecutiva con assunzione da parte del decreto di efficacia esecutiva
Emettere un’ordinanza che estingue il processo da cui deriva l’efficacia esecutiva del decreto se non l’aveva già acquistata in precedenza
Accogliere solo in parte l’opposizione con effetto sostitutivo della sentenza emanata al decreto ingiuntivo; in tal caso rimangono salvi gli effetti degli atti esecutivi posti in essere in base al decreto.
Il giudizio può estinguersi prima del sopraggiungere di una di queste tre ipotesi. Ciò si verifica quando interviene una conciliazione ex articolo 652 del c.p.c. In tal caso, a seconda che l’accordo raggiunto tra le parti riguardi l’importo del credito o l’inesistenza dello stesso il giudice agisce come segue:
Nel primo caso riduce la somma o la quantità a quella stabilita dalle parti ma rimane ferma la validità degli atti esecutivi compiuti. Resta valida anche l’ipoteca iscritta, fino a concorrenza della somma o della quantità ridotta.
Può richiedere espressa rinuncia al decreto ingiuntivo al fine di evitare che il decreto divenga esecutivo in conseguenza dell’estinzione del processo.
Leggi anche Diritto di Recesso tra Codice Civile e Codice di Consumo
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