Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12639-del-19-05-2017
Timestamp: 2020-03-30 04:58:18+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 12639 del 19/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12639 del 19/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 19/05/2017, (ud. 11/04/2017, dep.19/05/2017), n. 12639
sul ricorso iscritto al numero 2985 del ruolo generale dell’anno
dicembre 2010, n. 114;
1.- Col primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la società lamenta l’insufficienza della motivazione della sentenza sul punto relativo alla natura meramente formale della violazione consistita nella tardiva presentazione della dichiarazione di applicazione del regime dell’iva di gruppo, nonchè la violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 73, comma 3, e il D.M. 13 dicembre 1979, art. 3, comma 1, in combinazione con la L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 3, il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 5 – bis, e il D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, relativamente alla natura formale della violazione.
1.1.- La disciplina della liquidazione dell’iva di gruppo, all’epoca dei fatti disciplinata dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 73, comma 3, è mera procedura liquidatoria e di versamento del tributo, nella quale i soggetti del gruppo rimangono distinti e sottoposti agli altri obblighi tributari su di essi gravanti (Cass. 1 ottobre 2014, n. 20708). Giustappunto in ragione di queste caratteristiche la Corte di giustizia non ha escluso che il regime in questione rappresenti soltanto un’agevolazione rispetto all’esercizio degli obblighi di dichiarazione e dei diritti del gruppo di soggetti passivi, tra i quali si annoverano quelli di detrazione e di rimborso delle eccedenze dell’iva, anche tenendo conto della dichiarazione del Governo italiano, secondo cui la Repubblica italiana, con l’emanazione del decreto ministeriale 13 dicembre 1979, successivamente modificato col Decreto 18 dicembre 1980, non ha inteso trasporre l’art. 4, n. 4, comma 2, della sesta direttiva (Corte giust. 22 maggio 2008, causa C-162/07).
1.2. – Poichè si tratta di una procedura; che semplifica gli obblighi di dichiarazione e di versamento, consentendo compensazioni di credito infragruppo che altrimenti sarebbero escluse, è necessario che di tale procedura la contribuente dichiari di volersi avvalere. E, per farlo, è necessario altresì che la relativa opzione sia manifestata con una dichiarazione espressa, rispetto alla quale non si dà l’equipollenza di alcun comportamento concludente, come espressamente prevede il D.P.R. n. 442 del 1997, art. 4 (vedi Cass. 30 luglio 2009, n. 17708; 29 luglio 2009, n. 17576). Questa norma, difatti, prevede che, in relazione alle liquidazioni di gruppo, si deroga “a quanto previsto dai precedenti articoli” e, dunque, anche a quanto previsto dall’art. 1, a norma del quale “l’opzione e la revoca di regimi di determinazione dell’imposta o di regimi di determinazione dell’imposta o di regimi contabili si desumono da comportamenti concludenti del contribuente e dalle modalità di tenuta delle scritture contabili”.
E, da ultimo, la corte ha aggiunto (Corte giust. 27 aprile 2017, causa C-564/15, Tibor Farkas c. Nemzeti Ado- es Vamhivatal Delalfdldi Ado Foigazgatosaga) che modalità di determinazione della sanzione che la commisurino automaticamente al 50% dell’importo dell’imposta dovuta, garantiscono, in linea di principio, che esse non eccedano quanto necessario al fine di garantire l’esatta riscossione dell’imposta e di evitare la frode, in considerazione delle possibilità di riduzione o anche di esclusione della sanzione, al cospetto di circostanze eccezionali. Soltanto il fatto che, in quel caso, l’imposta era stata tempestivamente ed integralmente versata al venditore (anzichè, come in quell’ipotesi necessario, all’amministrazione tributaria), in tal modo elidendo ogni rischio di gettito fiscale, ha indotto la corte a reputare sproporzionato l’importo della sanzione.
Inconferente è dunque la giurisprudenza di questa Corte richiamata in memoria (con particolare riguardo a quanto stabilito da Cass. 15 luglio 2015, n. 14767, di recente confermato da Cass. 3 marzo 2017, n. 5401), in quanto la disapplicazione in quel caso operata è stata determinata dall’entità (cento per cento della differenza rispetto all’imposta dovuta, e dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato o registrato nel corso dell’esercizio)(della percentuale minima, nel caso in questione fissata per la maggiorazione prevista dalla normativa e dall’impossibilità di adeguarla alle circostanze specifiche di ogni caso di specie.

References: Sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 3
 art. 10
 art. 6
 art. 13
 art. 73
 art. 4
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.