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Timestamp: 2013-12-05 01:22:11+00:00

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CASSAZIONE SEZ. III CIVILE Sentenza n. 5110/2011 Pres. Finocchiaro, Rel. Carleo - Studio Legale Avvocato Aldo Valentini - Pesaro - Diritto penale, civile ed amministrativo, consulenza
CASSAZIONE SEZ. III CIVILE Sentenza n. 5110/2011 Pres. Finocchiaro, Rel. Carleo successione nel diritto controverso � interesse nella lite
Il Tribunale di X cancellava dal ruolo per mancata comparizione delle parti ai sensi dell�art. 309 c.p.c., il giudizio di opposizione promosso da soc. M avverso il decreto ingiuntivo n. 14625/99 emesso su ricorso della soc. B.
Ad istanza della societ� B, ai sensi dell�art. 307 c.p.c., veniva quindi dichiarato estinto il giudizio di opposizione.
M proponeva appello per sentir revocare l�ordinanza di estinzione, contestando il credito asseritamente vantato da B, rispetto al quale era intervenuta una transazione che aveva portato all�abbandono del giudizio di opposizione, e rappresentando le ingiuste e dannose conseguenze derivanti dal provvedimento di estinzione. In esito al giudizio, nel quale si costituiva la societ� B, la Corte di Appello di Roma rigettava l�impugnazione.
Avverso tale decisione M ha proposto ricorso per cassazione articolato in tre motivi.
Resistono con controricorso la soc. B nonch� la soc. C che interviene in giudizio quale successore a titolo particolare di B avendone acquistato il credito. La Corte ha cos� statuito:
�� In via preliminare deve dichiararsi la inammissibilit� dell�atto di intervento di C nella invocata qualit� di successore a titolo particolare nel diritto controverso.
Ed invero, la giurisprudenza di questa Corte � costante nel ritenere che � fermo restando che il giudizio di cassazione si svolge comunque tra le parti originarie � il successore pu� ben impugnare per cassazione entro i termini di scadenza, ma non pu� intervenire nel giudizio di legittimit�, mancando un�espressa previsione normativa riguardante la disciplina di quell�autonoma fase processuale, che consenta al terzo la partecipazione al giudizio con facolt� di svolgere difese, assumendo una veste atipica rispetto alle parti necessarie, che hanno partecipato al giudizio di merito (cos� in motivazione Cass. n. 1375/2010, conformi Cass. n. 11322/05, Cass. n. 10215/07�.
�Passando all�esame della prima doglianza, articolata sotto il profilo della violazione e falsa applicazione degli artt. 307 e 100 c.p.c., deve rilevarsi che la ricorrente ha fondato le sue ragioni di censura sulla premessa che la societ� B a seguito della transazione che aveva portato all�abbandono del giudizio di opposizione e della successiva cessione del credito, non avrebbe pi� avuto alcun interesse n� comunque la legittimazione per chiedere l�emissione di ordinanza di estinzione ex art. 307 c.p.c.�.
La doglianza non � fondata.
�La cessione del bene avvenuta nel corso del processo non fa venir meno l�interesse ad agire o a resistere in capo agli originari attori e convenuti (cfr Cass. 3004/04 in motivazione) n� il mutamento della titolarit� sostanziale incide sulla legittimazione dell�originario titolare (cfr Cass. 1978/04).
Ed invero, il dante causa prosegue il processo, quale sostituto processuale dell�acquirente.
In tal caso, si assiste ad un fenomeno di perpetuatio legitimationis delle parti originarie per cui l�alienante conserva, con l�interesse ad agire e la veste di sostituto processuale dell�acquirente, il potere di esercitare nel processo i diritti di quest�ultimo, fino a quanto l�avente causa non abbia esercitato il suo potere di intervento (cfr. Cass. 23936/07).
Passando alla successiva doglianza per violazione e falsa applicazione dell�art. 653 c.p.c., va rilevato che la censura si fonda sulla considerazione che la Corte di Appello avrebbe sbagliato nel ritenere l�applicabilit� dell�ultima parte del primo comma dell�art. 653 c.p.c., anche nel caso di estinzione del processo conseguita all�accordo delle parti.
Inoltre � e tale rilievo sostanzia l�ultima censura per omessa ed insufficiente motivazione � la Corte di Appello avrebbe omesso di motivare su un aspetto controverso e decisivo della vicenda, costituito dal fatto che, all�atto della transazione, la causa venne abbandonata senza procedere alla notifica di formali e completi atti di rinunzia ed accettazione al giudizio e al decreto opposto.
E ci�, in quanto la decisione di non coltivare il contenzioso sarebbe stata presa per la M dal sig. S.E. che in quel periodo rappresentava, oltre la debitrice M anche la creditrice B.
Sia l�una che l�altra censura sono inammissibili perch�, addebitando alla Corte di Appello la mancata considerazione dei fatti che avrebbero indotto le parti ad abbandonare il giudizio di primo grado � circostanze estranee all�oggetto di accertamento del giudice di seconde cure � non si pongono, n� l�una n� l�atra, in relazione con le ragioni della decisione impugnata.
Ed invero, quest�ultima, avendo ad oggetto il controllo dell�ordinanza di estinzione del processo per inattivit� delle parti, emessa dal giudice di prime cure, � fondata esclusivamente sulla verifica dei presupposti per la pronuncia di estinzione, di natura meramente dichiarativa, prescindendone da ogni esame � e non poteva essere diversamente � delle ragioni extraprocessuali che potevano aver indotto le parti dapprima a disertare il processo, determinandone la cancellazione, e quindi ad omettere la tempestiva riassunzione della causa, cos� da provocarne l�estinzione. ��
��Il ricorso per cassazione in esame, siccome infondato, deve essere rigettato��
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References: Sentenza 
 Sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 307
 Cass. 
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 Cass.