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Timestamp: 2018-08-18 00:22:39+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 26 aprile 2017, n. 19596 - Conservazione merce alimentare deteriorata - Reato di cui agli artt. 5, lett. b), e 6, comma 3, I. n. 283 del 1962 - Punibilità del responsabile del punto vendita - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 26 aprile 2017, n. 19596 – Conservazione merce alimentare deteriorata – Reato di cui agli artt. 5, lett. b), e 6, comma 3, I. n. 283 del 1962 – Punibilità del responsabile del punto vendita
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 26 aprile 2017, n. 19596
Attività – Supermercati – Conservazione merce alimentare deteriorata – Reato di cui agli artt. 5, lett. b), e 6, comma 3, I. n. 283 del 1962 – Punibilità del responsabile del punto vendita – Sussiste
1. Con sentenza del 17 novembre 2014 il Tribunale di Pordenone ha condannato L.M. alla pena di euro 3.000,00 di ammenda, in relazione al reato di cui agli artt. 5, lett. b), e 6, comma 3, I. n. 283 del 1962 (per avere, quale responsabile del punto vendita P.A.M. di Spilimbergo, detenuto per la vendita su di uno scaffale di tale punto vendita, con temperatura tra 19 e 20 gradi, venti confezioni sottovuoto di formaggio a pasta dura T. D.O.P., tra le quali ve ne era una con estese formazioni di muffa).
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’imputato, mediante il suo difensore di fiducia, che lo ha affidato a un unico articolato motivo, attraverso il quale ha denunciato l’insufficienza e l’illogicità della motivazione, con particolare riferimento alla valutazione delle risultanze istruttorie, essendo stata indebitamente e illogicamente affermata la responsabilità dell’imputato per avere detenuto per la vendita 20 confezioni di formaggio a temperatura non adeguata (tra cui una con tracce di muffa), in quanto, secondo quanto emerso dall’istruttoria, non vi era correlazione tra la temperatura di conservazione e la muffa riscontrata su un unico pezzo (dovuta a un difetto di sigillatura della confezione sottovuoto da parte del produttore); il formaggio in questione poteva essere conservato a temperatura ambiente senza particolari conseguenze (come chiarito dal responsabile della gestione e commercializzazione del Consorzio T., produttore del formaggio detenuto per vendita presso detto esercizio commerciale); non era, inoltre, stato provato da quanto tempo il prodotto fosse stato esposto a temperatura ambiente; il pezzo di formaggio con le tracce di muffa era preconfezionato all’origine e non era visibile dall’esterno, se non per una piccola porzione, con la conseguente applicabilità della esimente di cui all’art. 19 I. 283 del 1962.
1. Il ricorso è inammissibile, essendo volto a sindacare gli accertamenti di fatto compiuti dal Tribunale, di cui è stato dato conto con motivazione adeguata e priva di vizi logici.
Anche a seguito della modifica dell’art. 606, lett. e), cod. proc. pen, con la I. 46/06, il sindacato della Corte di Cassazione rimane di legittimità: la possibilità di desumere la mancanza, contraddittorietà o la manifesta illogicità della motivazione anche da “altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame”, non attribuisce al giudice di legittimità il potere di riesaminare criticamente le risultanze istruttorie, ma solo quello di valutare la correttezza dell’iter argomentativo seguito dal giudice di merito e di procedere all’annullamento quando la prova non considerata o travisata incida, scardinandola, sulla motivazione censurata (Sez. 6, n. 752 del 18.12.2006; Sez. 2, n. 23419 del 2007, Vignaroli; Sez. 6 n. 25255 del 14.2.2012).
3. Nella vicenda in esame il Tribunale è pervenuto alla affermazione di responsabilità dell’imputato a seguito del rinvenimento, presso il punto vendita di cui il ricorrente era responsabile, di 19 confezioni di formaggio a pasta dura “T. d.o.p.”, esposte per la vendita su uno scaffale a temperatura ambiente, nonostante la confezione di tali prodotti riportasse l’indicazione della necessità di conservazione in frigorifero a temperatura compresa tra 00 e + 8°, e il manuale di autocontrollo della società PAM Panorama, titolare della rivendita, prescrivesse la conservazione dei formaggi a pasta dura in banchi refrigerati. Il Tribunale ha, inoltre, sottolineato che il formaggio contenuto in una di tali confezioni presentava tracce di muffa, concludendo, in modo logico, per la sussistenza del reato contestato, essendo evidente il cattivo stato di conservazione di tutte suddette confezioni alimentari.
Poiché la responsabilità del ricorrente è stata affermata a causa della conservazione dei prodotti alimentari a temperatura non idonea, cioè a temperatura ambiente e non a quella compresa tra 0° e + 8°, risultano chiaramente insussistenti i presupposti di applicabilità della esimente di cui all’art. 19 I. n. 283 del 1962.
Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente (Corte Cost. sentenza 7 – 13 giugno 2000, n. 186), l’onere delle spese del procedimento, nonché del versamento di una somma in favore della Cassa delle Ammende, che si determina equitativannente, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di euro 2.000,00.

References: Sentenza 
 Sentenza 
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 art. 616
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