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Timestamp: 2019-06-19 23:18:20+00:00

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La scuola educa o istruisce? | La scuola in soffitta
La scuola educa o istruisce?
A fine anno, guardando cosa resta in sospeso del programma, il dubbio viene: la scuola educa o istruisce? Durante le vacanze scolastiche vengono delegate ai genitori le materie non trattate durante l’anno. Siete caduti dalla sedia? Riprendetevi perché è così, ma c’è dell’altro.
Avviso sul diario: “Fare a casa durante l’estate le pagine del libro riguardanti informatica in quanto non è stato possibile svolgere il programma durante l’anno“. Vediamo il lato positivo: non sono insegnanti che si fanno prendere dall’ansia di arrivare alla fine. Così è stato al termine della prima, delegando a casa l’insegnamento del corsivo con la stessa motivazione, così è stato alla fine della seconda, lasciando ai genitori l’insegnamento delle tabelline dopo il 7, così è quest’anno con l’informatica.
Mi chiedo: ma a quei bambini, che conosco, che non vedono i genitori perché hanno due lavori con i turni uno attaccato all’altro, chi la insegnerà informatica quest’estate? quelli che invece un pc non ce l’hanno proveranno sul retro di una pentola?
Questi sono i nativi digitali, giusto? Io come mamma lo so, ma la scuola lo sa? la Scuola forse sì, dato che ha richiesto inserire la materia nel programma, ma poi….
Queste sono le materie ufficialmente non svolte. Passiamo a quelle lasciate nell’oblio: ginnastica. Una volta non si può andare in palestra perché c’è un compito da finire, una volta i bambini sono irrequieti, una volta per punizione, una perché la palestra deve essere pulita, una perché sono stati in cortile durante l’intervallo. Correggetemi se sbaglio: ginnastica è inserita nel programma perché educa al coordinamento, al rilassamento, alla consapevolezza del proprio corpo, giusto? Tutto questo un bambino lo impara perché scende dal cielo stando in giardino? Povero “mens sana in corpore sano”, meglio sgridarli perché non stanno seduti al banco.
Le sminuite: musica e arte. Fino all’anno scorso c’era un piccolo corso di strumento e ballo con un docente esterno, da quest’anno non c’è più e funziona così: per musica hanno cantato “Jingle Bells” – fine – per arte hanno disegnato liberamente. Mi piace lasciare i bambini a se stessi perché scoprano da soli le cose, ma qui siamo allo stato brado.
Tiriamo le somme. Come mamma so che mio figlio come tutti gli adolescenti arriverà a mettere lo sport prima della scuola, vivrà attaccato al pc e con gli auricolari fissi nelle orecchie per ascoltare musica. Il suo mondo è quello. Lo è per molti ragazzi, perché dimenticarsene e lasciarli andare da soli? Cos’è l’educazione se non ti insegna a scegliere, apprezzare ed essere protagonista delle tue scelte. No, quello fa parte di un mondo che è fuori, lontano dalla scuola, nelle quattro mura dell’aula si imparano le sottocategorie degli insetti, la composizione del caglio e i nomi delle nuvole, non importa a nessuno quando come e con che testa le guarderanno.
Lo so: è figlio mio, queste osservazioni le faccio perché ho una mia visione del mondo e probabilmente a milioni di altri genitori non importerà niente di tutto questo, però temo che se scuola e realtà si separano prima o poi gli effetti arrivano.
Prendiamo nota, cercheremo di colmare i buchi durante l’estate.
N.B.: A tutti gli insegnanti che normalmente attaccano questi post sulla scuola che non funziona dico: “Buttateli fuori voi questi insegnanti”, io faccio la mia parte di mamma.
Questo articolo è stato pubblicato in Homeschooling e scuola e taggato come opinione critica, scuola, voglia di studiare il 11 giugno 2013 da Daniela
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17 pensieri su “La scuola educa o istruisce?”
claudia 11 giugno 2013 alle 11:40
oh Daniela, ma quanto mi leggi nel pensiero tu?? Buona estate, mamma.
erminia 11 giugno 2013 alle 11:45
Chiedo scusa,ma da mamma le rispondo: a scuola tutti ci siamo andati non per questo dobbiamo arroagraci il diritto di riferire cosa devono o non devono fare i docenti. LA scuola pè stata massacrata e nonostante tutto i docenti si fanno il “mazzo” soli con tanti problemi con familgie che spesso non collaborano per niente… L’acquisizione delle tabelline deve essere fatto a casa e così lo studio, la scuola non può seguire singolarmente ogni bimbo per farlo studiare. Chiedo venia, ma io ci credo nella scuola e credo nel lavoro dei docenti, io sono un medico, ma questa è un’altra storia…
Daniela Autore articolo 11 giugno 2013 alle 11:51
Erminia, immagino che lei come medico non lasci i pazienti con le ferite aperte perché non è chirurgo e nemmeno con le garze penzoloni perché è finita la sua ora lavorativa. In tutto c’è un’etica, anche solo l’impegno sarebbe un grande valore da insegnare. Io a scuola ci sono andata e il corsivo me lo ha insegnato la maestra. So bene che la scuola ha dei problemi, ma senza impegno non li risolveremo mai.
Daniela Autore articolo 11 giugno 2013 alle 11:54
Claudia, l’estate da mamma di bambini grandi è proprio un altro paio di maniche (da rimboccare!)
Murasaki 11 giugno 2013 alle 12:26
Noi abbiamo appena finito la prima elementare. Sono d’accordissimo sull’educazione fisica che, purtroppo, non si fa praticamente più… da noi si rimedia con dei progetti finanziati dal comune, ma un giorno non si fa perché c’è un’altra attività, un’altro perché la piscina è in manutenzione… alla fine mio figlio avrà fatto si e no 10 lezioni di nuoto in tutto!!
Per lo meno, mi pare che il programma lo abbiano finito, anche se l’esperienza complessiva è stata molto molto negativa…
Daniela Autore articolo 11 giugno 2013 alle 12:33
Murasaki, grazie del tuo contributo. Ginnastica sembra la materia più facilmente relegata nell’angolino. Se pensiamo quanto si può insegnare anche andando oltre gli esercizi più tradizionali, mi dispiace e non poco. Ci sono culture del rapporto con il movimento ne hanno fatto un emblema di benessere, faccio un esempio: lo yoga. Non pretendo che si insegni yoga a scuola, ma non venga dimenticato che questi bambini hanno una schiena, stanno seduti, scrivono spesso inclinando le spalle, ecc. ecc.
giovanna 11 giugno 2013 alle 13:58
Io credo molto nella scuola nonostante le insegnanti di mia figlia ci mettano tutto l’impegno per farmi ricredere! E penso che una delle cose che più faccia male alla Scuola e non poter dire che alcuni insegnanti non dovrebbero fare questo lavoro. Si parla tanto di disturbi dell’apprendimento, dei problemi dei bambini, del fatto che la famiglia non collabora. Ma appena si parla di disturbi dell’insegnamento, di insegnanti che delegano alla famiglia l’insegnamento del corsivo, sembra quasi che si voglia attaccare tutta la Scuola. Non è così! Ci sono insegnanti (nella classe di mia figlia su 4 solo 1 è così!) che credono nel loro lavoro, che seguono i bambini, che si tengono aggiornati, che conoscono i bambini, che non importa se l’ora è finita il loro lavoro prosegue anche dopo, insomma che fanno gli insegnanti. E ci sono insegnanti che se 23 bambini su 24 non sanno risolvere un problema sono dei somari e dei deficienti, che se capita un episodio in classi con cui per cui si deve chiamare la famiglia si deve precisare “la chiamo con mil mio cellulare, fuori dall’orario di lavoro”. Queste persone dell’insegnante non hanno nulla e non vedo perchè non si possa criticarle per paura di attaccare la Scuola. Queste persone con la Scuola non c’entrano nulla!
Daniela Autore articolo 11 giugno 2013 alle 14:04
Giovanna, sono d’accordo alcune persone con la scuola non hanno molto a che fare.
Sybille 11 giugno 2013 alle 14:43
È allucinante!!! Non ne sapevo nulla di questo metodo di delegare ai genitori, nelle vacanze… (Mi manca l’esperienza di scuola elementare e media, e alle superiori ovviamente i ragazzi stessi non accetterebbero una cosa del genere, perció sono proprio fuori da questo argomento.)
Non so come avrei reagito se fossi stata confrontata con una situazione cosí, ma credo abbastanza arrabbiata… soprattutto perché ritengo le vacanze un periodo “sacro”, da passare ognuno come meglio gli pare, ma senza obblighi, se no che vacanze sono?!
La mia solidarietá!
Daniela Autore articolo 11 giugno 2013 alle 14:50
Grazie, Sybille. E’ verissimo quello che dici: hanno bisogno di vacanze, di metabolizzare quello che hanno imparato giocando da soli o guardando per aria. Troveremo il modo di far passare tutto per un gioco. Ciao
Mina 11 giugno 2013 alle 15:43
il tuo post mi offre lo spunto per una riflessione che stiamo facendo da un po’ e che mi paice condividere. Il nostro ottenne ha concluso (quasi) la terza elementare, per le vacanze abbiamo il consueto libro dei compiti, ma null’altro .. IL PROGRAMMA È FINITO!! Eh si perché noi nell’ultimo mese e mezzo abbiamo corso come pazzi, c’è stato pure il tempo di metterci dentro le grandezze nella loro interezza.. Ti basti sapere che mercoledì finirà la scuola e noi lo scorso we avevamo i compiti: 2 belle pagine di grammatica e 1 pagina con una trentina di equivalenze! molte nozioni, quasi tutte attività compilative e molto poco elaborative, il tutto condito dall’ansia di finire il programma.
Però -perché c’è sempre un però a complicare riflessioni e scelte –
ginnastica: abbiamo una palestra funzionante dove i bambini sin dalla prima elementare fanno basket 2 volte a settimana – uno sport completo che li diverte molto e un bravo insegnante fanno si che si sia riusciti anche a creare un ottimo spirito di gruppo.
Entrambe le maestre hanno sempre mostrato attenzione verso tutto ciò è arte e musica, e sono anche propense a mettere fuori il naso per annusare ciò che offre la città – abitiamo anche in una città che aiuta –
I bambini quest’anno hanno visitato alcune mostre a cui hanno fatto seguire 2 progetti (uno su Van Goghi e un altro su Stella) molto belli. Per la musica per festeggiare il bicentenario di Verdi con una cooperativa di cantanti lirici di un teatro occupato,i bambini hanno preparato alcuni brani del Rigoletto, che hanno poi rappresentato con un saggio in “un teatro vero mamma, c’è anche il cartellone!” (un’emozione infinita) e infine un laboratorio teatrale nel teatro della scuola mettendo in scena il mago di Oz.
Siamo naturalmente felici di questo, e riconosciamo un valore educativo fondamentale a tutte quelle attività che stimolano la curiosità, favoriscono la crescita della propria identità e aiutano a coltivare la propria coscienza, (anche se ho omesso di dire che tutte le attività sono però a pagamento e qui si potrebbe aprire un altro capitolo con molto da dire) .. però mi domando:
cosa accadrà poi a mio figlio una volta arrivato in prima media? (di cui si racconta essere l’anello debole del ciclo .. non oso immaginare!! )
Come mettiamo insieme questo bellissimo percorso con la miriade di schede prestampate che hanno sostituito i nostri quaderni?
I libri di mio figlio sono in gran parte compilativi, e la sua capacità elaborativa quando verrà stimolata?
Chi colmerà le lacune inevitabilmente lasciate dal’’ansia di finire il programma ministeriale?
Non lo so… anzi a dire il vero temo di saperlo, ma vedremo…… durante le vacanze naturalmente.
giocando un pò.Un abbraccio ..è sempre interessante leggerti.
Maurizio Parodi 11 giugno 2013 alle 16:13
I “compiti per le vacanze” sono una contraddizione in termini, un assurdo logico, ancor prima che pedagogico, giacché le vacanze sono tali, o dovrebbero esserlo, proprio perché liberano dagli affanni feriali: vacanza, in latino vacantia, da vacare, ossia essere vacuo, sgombro, vuoto, senza occupazioni.
Nessun’altra categoria di lavoratori (e quello scolastico è un lavoro molto impegnativo, talvolta alienante e per giunta non retribuito) accetterebbe di prolungare nel tempo libero, e meno che mai di svolgere durante le ferie, compiti professionali imposti.
Gli insegnanti fanno finta di credere che gli alunni amministrino razionalmente i compiti delle vacanze, e si affliggano con metodo, ripartendo con rigore matematico il lavoro complessivo nei tanti giorni a disposizione (formalmente destinati alle occupazioni più libere e gradite), in un edificante esercizio di quotidiana mortificazione. Ma sanno bene che così non è (salvo casi di grave disturbo della personalità).
Gli studenti più astuti, volitivi, capaci esauriscono nei primi giorni tutti i compiti assegnati, dedicandosi poi con sollievo al godimento della meritata libertà.
I meno saggi, i più pigri, i più svogliati rinviano quotidianamente l’impegno, che in questo modo li assilla per tutta la durata delle agognate vacanze, «riducendosi agli ultimi giorni», durante i quali si impegnano in un tour de force che difficilmente esonera i familiari; quei genitori che li hanno tormentati durante tutto il periodo della vacanza (le urla e le suppliche che si intensificano con l’approssimarsi dell’inizio delle lezioni non risparmiano neppure le spiagge meno frequentate), tormentati a loro volta dalle magistrali ingiunzioni.
Però gli alunni, come i loro insegnanti, fanno finta che i compiti siano stati svolti diligentemente e con assiduità: uno splendido esempio (davvero formativo) di ipocrisia sociale.
patrizia 11 giugno 2013 alle 20:36
sono un’insegnante e mamma e condivido tutto quello che hai scritto!!! come mamma quest’estate devo far studiare i verbi, il modo indicativo, a mio figlio … perchè la collega non ha fatto in tempo o forse è stata troppo fuori dall’aula!!! (polemica, ma insegno nella stessa scuola!!!) e poi sempre la stessa collega non ha mai fatto arte e musica però a fine anno mette il voto sulla scheda e pretende che i bambini sappiano suonare il flauto … come insegnante insegno arte e musica e ogni settimana ho dedicato le ore a queste attività
Daniela Autore articolo 12 giugno 2013 alle 09:57
Dottor Parodi, devo fare maggiore pubblicità al Suo libro “Basta compiti” che ho letto l’anno scorso e recensito sul blog.
Come scriveva qualche Suo collega nei contributi del testo, ormai i compiti sono un’abitudine tale che l’insegnante deve prescriverli o sembrerà inadeguato al suo ruolo. Se i compiti si limitassero al programma svolto, per quanto mi riguarda, sarebbe già un traguardo.
Daniela Autore articolo 12 giugno 2013 alle 10:10
Patrizia, penso che la tua situazione sia molto imbarazzante: vedere direttamente come lavora una collega non piacerebbe a nessuna insegnante mamma.
Sono molto felice di sapere che insegni musica, perché sto leggendo un libro che mi piace tantissimo. Come ho scritto nella scuola di mio figlio maggiore non si svolge un vero programma di musica e mi sembra una possibilità persa. Ho trovato un libro che fa proprio al caso mio. Quando si dice che da sventura nascono nuove occasioni! Si chiama “Musica maestra” e il post sarà on-line qui sul blog molto presto. Ciao
Daniela Autore articolo 12 giugno 2013 alle 10:16
Mina, ho letto il tuo commento ieri sera dal cellulare e ti giuro che ci ho pensato tutta notte. E’ un quesito che mi pongo spesso anch’io: le life skills dove sono? In questo post non ne ho parlato perché ero talmente amareggiata dall’idea di svolgere io il programma non fatto a scuola che ho centrato il discorso sulle nozioni. Ho un bambino dell’età del tuo (il secondo è più piccolo) e ti chiedo, se hai qualche lettura da suggerirmi in merito alle life skills, scrivimelo perché sono in alto mare a riguardo. Trovo molti ottimi saggi teorici, che vanno bene per la formazione di un opinionista ma non per una mamma. Se anche valutassimo solo le abilità di studio, la scuola in questo non c’è, o almeno queste due maestre sono il classico esempio che insegnano ma non insegnano ad imparare: quella di scienze ha fatto sottolineare tutto il libro (tutto, non scherzo; è un pugno in occhio, forse lo si leggeva meglio prima), quella di italiano spiega senza lasciare né uno schema né un appunto. Mi metto alla ricerca di qualcosa di interessante sulle like skills. Grazie. Ciao
monica 13 giugno 2013 alle 23:15
Ciao Daniela, per questo noi abbiamo fatto la scelta dell’homeschooling. Ma ti faccio i miei complimenti per riuscire a coniugare questi due mondi per me ormai troppo distanti.

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