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Timestamp: 2020-05-27 04:06:49+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23499 del 20/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23499 del 20/09/2019
Cassazione civile sez. I, 20/09/2019, (ud. 27/06/2019, dep. 20/09/2019), n.23499
sul ricorso iscritto al n. 12901/2018 R.G. proposto da:
F.U., rappresentato e difeso dall’Avv. Massimo Pastore, con
avverso il decreto del Tribunale di Torino n. 835/18, depositato il
d’inammissibilità/l’accoglimento, il rigetto del ricorso.
che F.U., cittadino del Pakistan, ha proposto ricorso per cassazione, per tre motivi, avverso il decreto emesso il 12 marzo 2018, con cui il Tribunale di Torino ha rigettato la domanda di riconoscimento della protezione sussidiaria e, in subordine, del permesso di soggiorno per motivi umanitari da lui proposta;
che con il primo motivo d’impugnazione il ricorrente chiede sollevarsi questione di legittimità costituzionale del combinato disposto del D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. g) e art. 21, comma 1, convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, sostenendo che il ricorso al decreto legge, ai fini dell’introduzione della nuova disciplina processuale delle controversie in materia di protezione internazionale, si pone in contrasto con l’art. 3 Cost., comma 1 e art. 77 Cost., comma 2, per mancanza dei requisiti di necessità ed urgenza, comprovata dalla fissazione del termine di centottanta giorni per l’entrata in vigore delle nuove disposizioni;
che con il secondo motivo il ricorrente chiede sollevarsi questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, per contrasto con l’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., commi 1 e 2, art. 111 Cost., commi 1, 2 e 5 e art. 117 Cost., comma 1, in riferimento all’art. 46, par. 3 della direttiva UE n. 32/2013 e degli artt. 6 e 13 della CEDU, sostenendo che, in quanto caratterizzata dalla previsione di una trattazione scritta e di un’udienza meramente eventuale e comunque non pubblica, nonchè dalla soppressione dell’appello, la nuova disciplina dei giudizi in materia di protezione internazionale non garantisce adeguatamente il contraddittorio e la parità delle parti, determinando un’irragionevole compressione del diritto di difesa, soprattutto in relazione all’importanza degl’interessi coinvolti;
che la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, sollevata in riferimento all’art. 77, comma 2, Cost., è stata già esaminata da questa Corte, e ritenuta manifestamente infondata, in virtù dell’osservazione che la disposizione transitoria dettata dal D.L. n. 13 del 2017, art. 21, comma 1, che differisce di centottanta giorni dall’emanazione del decreto l’entrata in vigore del nuovo rito, non si pone in contrasto con i requisiti di straordinaria necessità ed urgenza che presiedono all’emanazione dei decreti legge, essendo connaturata all’esigenza di predisporre un congruo intervallo temporale volto a consentire alla complessa riforma processuale di entrare a regime (cfr. Cass., Sez. I, 5/07/2018, n. 17717);
che la questione è stata ritenuta manifestamente infondata anche in relazione all’art. 111 Cost., in virtù del rilievo che il rito camerale di cui agli artt. 737 c.p.c. e segg., previsto anche per la trattazione di controversie in materia di diritti e di status, è idoneo a garantire il contraddittorio anche nel caso in cui non venga fissata l’udienza, sia perchè tale eventualità è limitata soltanto alle ipotesi in cui, in ragione dell’attività istruttoria precedentemente svolta, essa appaia superflua, sia perchè in assenza della trattazione orale le parti sono comunque garantite dal diritto di depositare difese scritte (cfr. Cass., Sez. I, 5/07/2018, n. 17717);
che con il terzo motivo il ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, commi 9, 10 e 11, sostenendo che, nell’escludere la necessità della fissazione dell’udienza di comparizione, nonostante l’indisponibilità della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, il decreto impugnato ha erroneamente ritenuto sufficiente l’acquisizione del verbale del colloquio, non menzionata dell’art. 35-bis cit., comma 8, nè nello art. 14, comma 1, del medesimo decreto, da esso richiamato;
che, inoltre, la mancata fissazione dell’udienza di comparizione si traduce in un’ingiustificata compressione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, costituendo la videoregistrazione il solo mezzo per verificare le modalità di svolgimento del colloquio, la coerenza delle risposte, l’atteggiamento del richiedente e la correttezza e la coerenza della traduzione, soprattutto in considerazione del carattere riassuntivo della verbalizzazione e della mancata previsione del contraddittorio e dell’assistenza tecnica nella fase dell’istruttoria dinanzi alla Commissione territoriale;
che non può dunque condividersi il decreto impugnato, nella parte in cui, pur dando atto dell’indisponibilità della videoregistrazione, ha escluso la necessità della comparizione, in virtù dell’avvenuta acquisizione del verbale del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale;
che il motivo va pertanto accolto, restando assorbita la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 11, per contrasto con l’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., commi 1 e 2, art. 111 Cost., commi 1 e 2 e art. 117 Cost., comma 1, sollevata dal ricorrente in riferimento agli artt. 6 e 13 della CEDU e dell’art. 46, par. 3, della direttiva UE n. 32/2013;
che rimane tuttavia impregiudicata la questione riguardante la necessità di dar corso all’audizione del richiedente, dal momento che, come ritenuto dalla giurisprudenza comunitaria in sede d’interpretazione degli artt. 12, 14, 31 e 46 della direttiva 2013/32/CE del 26 luglio 2013, l’obbligo di consentire al richiedente di sostenere un colloquio personale, prima di decidere sulla domanda di protezione internazionale, grava esclusivamente sull’autorità amministrativa incaricata di procedere all’esame della stessa, e non si applica quindi nei procedimenti d’impugnazione (cfr. Cass., Sez. I, 5/07/2018, n. 17717, cit.; 13/12/2018, nn. 32318 e 32319);
che il decreto impugnato va quindi cassato, con il conseguente rinvio della causa al Tribunale di Torino, che provvederà, in diversa composizione, anche al regolamento delle spese del giudizio di legittimità.
rigetta i primi due motivi di ricorso; accoglie il terzo motivo; cassa il decreto impugnato; rinvia al Tribunale di Torino, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 art. 6
 art. 21
 art. 77
 art. 35
 art. 24
 art. 111
 art. 117
 art. 21
 art. 35
 art. 14
 art. 35
 art. 24
 art. 111
 art. 117