Source: http://studiolegalezarcone.it/it/iura/164-accertamento-bilancio-dichiarazione.html
Timestamp: 2018-03-17 21:53:49+00:00

Document:
Rapporti "bilancio/dichiarazione" e poteri di accertamento dell'Amministrazione finanziaria
Con la sentenza n. 22016 del 2014, la Suprema Corte ha affrontato il tema dei rapporti tra bilancio e dichiarazione dalla particolare prospettiva della contestazione da parte del Fisco dell'illiceità del bilancio d'esercizio (nella specie conseguente alla mancata giustificazione in nota integrativa delle modifiche ai criteri di ammortamento) per disconoscerne le ripercussioni sulla misurazione in dichiarazione del reddito imponibile. Attraverso un percorso argomentativo condivisibile (pur se in modo non assoluto) sul versante civilistico, ma del tutto inappagante su quello fiscale, risultando trasfigurati i rapporti bilancio/dichiarazione e annientate le regole fiscali a vantaggio di quelle civilistiche nel computo del reddito d'impresa, la Suprema Corte è giunta a una decisione tutto sommato corretta, dando per scontata l'esistenza, senza porsi il problema degli eventuali confini, di un potere dell'Amministrazione finanziaria di sindacare le scelte di bilancio che si traducono in una compressione del reddito imponibile.
La sentenza della Cassazione n. 22016 del 2014 merita di essere segnalata per almeno una coppia di ragioni. In primo luogo, perché affronta un tema poco esplorato dalla giurisprudenza tributaria, ma di grande impatto teorico e pratico: la sindacabilità, da parte dell'Amministrazione finanziaria, dei dati esposti nel bilancio d'esercizio in violazione della normativa civilistica, là dove sia fonte di un maggiore reddito d'impresa imponibile. In secondo luogo, perché connotata da un singolare percorso argomentativo col quale si mettono in discussione principi e regole basilari in tema di reddito d'impresa, trasfigurandosi i rapporti tra bilancio e dichiarazione, ma comunque si giunge a una decisione che - per ragioni diverse da quelle in motivazione - appare tutto sommato corretta.
Da quanto è possibile inferire dalla sentenza, attingendo sia dalla parte relativa allo svolgimento del processo sia da quella sulla motivazione della decisione, con l'avviso di accertamento impugnato l'Amministrazione finanziaria aveva contestato, per il periodo d'imposta 2000, la deduzione dell'ammortamento di un bene strumentale perché la società aveva modificato, a partire dal 1999, la quota di ammortamento imputata a conto economico, raddoppiandola, senza darne giustificazione nella nota integrativa: in ispecie, la società aveva fatto la scelta di adottare in bilancio l'aliquota fiscale di ammortamento (quella, per intenderci, del D.M. 31 dicembre 1987), applicandola, dapprima, nella misura del 50% del coefficiente tabellare e, a partire dal 1999, nella misura del 100%. Il recupero era assiso - almeno secondo quanto riporta la medesima sentenza - sulla contestazione della contrarietà di tale condotta "all'obbligo di redigere il bilancio con chiarezza e verità ex art. 2423 c.c. ed al principio stabilito dall'art. 2426 c.c. per cui il costo delle immobilizzazioni dev'essere ammortizzato in modo sistematico e tendenzialmente uniforme, in relazione alla residua possibilità di utilizzazione del bene".
In riforma della sentenza di primo grado, i giudici di appello avevano annullato l'atto impositivo sul presupposto della "insindacabilità delle scelte aziendali di determinazione del risultato del bilancio di esercizio operate nel rispetto di previsioni normative" (nella specie, la scelta della società di variare la quota di ammortamento del cespite), posto che - riporta ancora la sentenza - "l'omessa annotazione della variazione del piano di ammortamento nella nota integrativa, (...) ad avviso della CTR, non inficiava la correttezza e validità del bilancio, né consentiva una ripresa ai fini impositivi".
I giudici di legittimità hanno cassato con rinvio la sentenza di appello: se tale conclusione appare condivisibile, non altrettanto può dirsi del percorso argomentativo seguito per giungere alla stessa.
Viene, infatti, degradato il ruolo delle regole fiscali nella determinazione del reddito imprenditoriale imponibile, attribuendosi dominio pressoché assoluto a quelle civilistiche di redazione del bilancio; si postula, inoltre, una commistione tra regole fiscali e civilistiche che finisce col trasfigurare - come detto - i rapporti tra bilancio e dichiarazione, da cui gemma la ricchezza tassabile d'impresa, dando per presupposto, senza argomentare in merito e senza definirne i confini, il potere dell'Amministrazione finanziaria di contestare i dati del bilancio d'esercizio in presenza di violazioni che comprimano il reddito imponibile.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2423
 sentenza 
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