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Timestamp: 2020-02-19 11:45:07+00:00

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GIUSTIZIA PER GLI ESPOSTI A SOSTANZE PERICOLOSE : BUONE NUOVE DA VICENZA, CATTIVE NUOVE DA BRESCIA/MANTOVA - Medicina DemocraticaMedicina Democratica
GIUSTIZIA PER GLI ESPOSTI A SOSTANZE PERICOLOSE : BUONE NUOVE DA VICENZA, CATTIVE NUOVE DA BRESCIA/MANTOVA
gennaio 22, 2020 - In evidenza, Nocività, Petrolchimici - Tagged: Amianto, Inquinamento, Lombardia, Medicina Democratica, SALUTE SICUREZZA LAVORO DIRITTI, Sicurezza sul lavoro
Il 20.01.2020 il GIP del Tribunale di Vicenza ha accolto la costituzione di parte civile di Medicina Democratica nel processo contro la Miteni che si sta aprendo (estesa contaminazione in Veneto delle falde acquifere da PFAS, esposizione, malattia e morte per lavoratori e cittadini esposti loro malgrado). E’ una buona notizia che permetterà a Medicina Democratica – anche in sede giudiziaria – di fornire un contributo per ottenere giustizia per l’inquinamento decennale dovuto alle diverse proprietà che si sono succedute così come fatto nel caso simile degli impianti Solvay di Spinetta Marengo.
Ordinanza esclusione parti civili
Il 21.01.2020 invece il Tribunale di Brescia ha assolto (in appello per effetto di una parziale remissione delle sentenze da parte della Cassazione) gli imputati del petrolchimico di Mantova per l’esposizione ad amianto dei lavoratori.
E’ opportuno ricordare invece che la Cassazione ha definitivamente condannato gli imputati per le esposizioni e le malattie dovute alla esposizione al cancerogeno benzene.
Nel complesso un risultato contraddittorio a fronte di due noti cancerogeni (benzene e amianto) si è ritenuta comprovata la causa-effetto dell’esposizione al primo ma non al secondo.
Qui il comunicato sulla sentenza bresciana.
Annunciato ricorso in Cassazione da Medicina Democratica, contro ingiusta sentenza della Corte di Appello di Brescia di assoluzione dei dirigenti Montedison, precedentemente condannati per la morte di 74 lavoratori per patologie correlate all’amianto
”Il fatto non sussiste“! Per la Corte d’Appello di Brescia non ci sono colpevoli per la morte di ben 74 lavoratori della Montedison di Mantova, uccisi da gravissime patologie correlate all’amianto, il killer che non perdona, “respirato” sul posto di lavoro! “ Di fronte a questa ennesima, profonda ingiustizia, che ieri ha mandato assolti anche i 10 dirigenti condannati in primo grado nel 2014 al Tribunale di Mantova con pene da 2 anni e 4 mesi a 8 e 10 mesi, ci stiamo predisponendo ad un nuovo ricorso in Cassazione, non appena avremo letto le motivazioni della sentenza, sentiti gli organismi dirigenti e l’avvocata Laura Mara, che ci assiste in questo come in altri processi”, è quanto ha dichiarato Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie per Medicina Democratica, parte civile nel processo.
“Esprimiamo, infatti, vivo sconcerto, amarezza e delusione- ha aggiunto Aurora – per una sentenza che si nasconde dietro una teoria che ci sembra inventata “ad usum delphini”, frutto d’artificio, come in una sentenza del 2013 l’ha definita la stessa Corte di Cassazione: la teoria secondo cui non sarebbe possibile stabilire il momento esatto dell’inizio della malattia, che è noto, come nel caso del mesotelioma, ha una latenza di 20/30 e più anni! Il paradosso è che si conferma che i lavoratori colpiti da mesotelioma della pleura e da tumore del polmone sono morti per l’esposizione all’amianto nel corso dell’attività lavorativa alla Montedison; come pure è vero che le leggi stabilivano e stabiliscono che i lavoratori non devono essere esposti a sostanze tossiche e cancerogene, mortali come l’amianto, ma per la Corte d’Appello di Brescia non possono essere individuati i responsabili, come se nulla fosse successo! Quindi la colpa sarebbe di un destino cinico e baro? Riteniamo piuttosto che si tratti, in altri termini si tratta di “giustizia di classe”. dove chi ha il potere e i soldi vince, mentre le vittime subiscono e nemmeno hanno il diritto al risarcimento dei danni”!
Anche il processo per la morte di 74 lavoratori (11 accertati alla fine del processo di primo grado) della Montedison di Mantova ha un lungo e tortuoso percorso, come tanti, troppi processi del genere: è iniziato nel lontano 2010. In successione, dopo le indagini preliminari ,vi sono stati il processo in primo grado al Tribunale di Mantova 2014, a cui ha fatto seguito il giudizio della Corte d’Appello di Brescia 2016, per arrivare davanti alla davanti alla Corte di Cassazione nel 2018, da dove vi è stato un nuovo rinvio alla Corte d’Appello di Brescia che ieri ha pronunciato questa inaccettabile sentenza di assoluzione.
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