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Timestamp: 2018-07-21 03:55:57+00:00

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La nuda prelazione ipotecaria nel nuovo procedimento di accertamento del passivo - Studio Legale Tidona e Associati
4 ottobre 2011 | By Studio In Diritto bancario
Cassazione Civile, Sez. VI, ord., 11 febbraio 2011, n. 3468 – Pres. Proto – Rel. Macioce – P.M. Zeno – Fallimento S. S.n.c. (Avv. De Rosa) c. Banca M. S.p.a. (Avv. Gobbi) (Rigetta il ricorso contro 17 luglio 2009)
Fallimento – Accertamento del passivo – Verifica dei crediti – Ipoteca iscritta sui beni del fallito a garanzia di crediti verso terzi – Contemporanea sussistenza di fideiussione rilasciata dal fallito – Ammissibilità
Nel caso in cui il fallito abbia costituito ipoteca sui suoi beni a garanzia di mutuo contratto da altro soggetto, la questione circa la sua abilitazione a partecipare al concorso dei creditori ex art. 52 l.fall., è superata se nel fallito stesso si concentrino le qualità, oltre che di terzo datore di ipoteca, anche di debitore del creditore ipotecario per avere rilasciato una fideiussione nell’interesse del mutuatario, dispensando così dall’onere di dover esaminare la portata delle modifiche apportate all’art. 52, secondo comma, l.fall. dal D.Lgs. n. 5/2006 e confermate dal D.Lgs. n. 169/2007 (massima non ufficiale; la motivazione è riportata in calce all’articolo).
La Cassazione quindi – con motivazione piuttosto “snella”, in coerenza con la natura del provvedimento – decide la questione sottoposta al suo vaglio dal ricorso del fallimento (art. 99, ultimo comma, l.fall.) avverso il decreto con il quale il Tribunale di Camerino aveva disposto, in parziale accoglimento dell’opposizione della banca creditrice, l’ammissione di credito ipotecario relativo a mutuo fondiario[1].
Dopo tali preliminari considerazioni – che costituiscono l’aspetto che ci interessa esaminare, prescindendo dallo sviluppo successivo della decisione – la Corte respinge l’impugnativa per manifesta infondatezza dei motivi di ricorso.
La fattispecie sulla quale la Corte è stata chiamata ad intervenire trova quindi preambolo in una problematica già ben nota a dottrina e giurisprudenza, sovente identificata nella c.d. “responsabilità senza debito” [2], riscontrabile nei casi in cui l’assoggettamento del debitore all’esercizio dell’azione esecutiva del creditore – limitatamente peraltro al valore del bene sul quale insiste la prelazione, senza estensione alla globalità del suo patrimonio ex art. 2740 c.c. – risulta dissociata dalla titolarità passiva dell’obbligazione, facente capo a soggetto terzo[3].
La motivazione di quest’ultimo orientamento si ricollegava alla considerazione della peculiare posizione del beneficiario della garanzia, non abilitato al concorso dei creditori mediante il procedimento di verifica, riservato ai creditori diretti del fallito, proprio per il fatto di non rivestire tale qualità; in ciò consiste peraltro la ragione stessa del diverso opinare, nel caso di specie, della S.C., che nella propria ordinanza esamina la questione e ritiene di superarla – omettendo di soffermarsi sulla possibile incidenza delle novità recate dalla riforma, cui fa solo cenno – proprio per l’estendersi del perimetro della responsabilità “diretta” del fallito nei confronti del beneficiario della prelazione in virtù del sovrapporsi all’ipoteca di una garanzia personale fideiussoria.
L’argomento più forte a sostegno della tesi, anche recentemente ribadito[9], è sempre stato rinvenuto nel dato letterale offerto dall’art. 52 l.fall., enunciante (anche oggi) l’apertura del concorso dei «creditori» sul patrimonio del fallito, senza nessuna estensione del profilo soggettivo a terzi che vantino meri diritti reali di garanzia; inoltre, la lettura combinata con l’art. 108 l.fall., prevedente, nella sua vecchia formulazione, la notifica di un estratto dell’ordinanza di vendita sia ai creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione, sia ai «creditori ipotecari iscritti», doveva consentire di identificare questi ultimi proprio nella categoria dei non creditori beneficiari di ipoteca sui beni del fallito – pretermessi dalla dizione dell’art. 52 l.fall. e quindi esclusi dal rito della verifica – per consentir loro l’intervento nella fase di liquidazione e riparto in simmetria con quanto previsto dall’art. 498 c.p.c. per l’esecuzione singolare.
Lo strumento cui ricorrere quindi – secondo la giurisprudenza della Cassazione formatasi ante riforma – per veicolare in via posticipata la pretesa del mero titolare della prelazione, doveva consistere in una domanda di intervento in sede di riparto modellata sull’istanza di intervento ex art. 499 c.p.c., in modo da poter partecipare alla distribuzione del ricavato dalla vendita dell’immobile pur senza aver sottoposto preventivamente il proprio diritto al procedimento di verificazione.
Già le menzionate modifiche all’art. 103 l.fall., che pongono in rapporto di contestualità la verifica del passivo ex art. 92 ss. l.fall. e l’accertamento di diritti dei terzi su mobili e immobili – in termini di domande di rivendicazione (che presuppongono il diritto di proprietà o altro diritto reale minore) e di restituzione (che si basano su un contratto di natura obbligatoria) – sembrano dirette a presupporre la tipicità del rito di ammissione al passivo come la miglior forma di contraddittorio dei creditori concorrenti, in funzione del loro interesse a preservare i beni appresi alla massa a fronte di pretese restitutorie.
Da ultimo, alcune brevissime notazioni complementari suggerite dal caso – come poi si rivela essere in concreto quello oggetto dell’ordinanza, che consente alla Corte una lineare risoluzione della controversia – in cui il terzo datore di ipoteca rilasci anche una fideiussione nell’interesse del debitore garantito, divenendo pertanto debitore egli stesso del titolare della prelazione, nella fattispecie la banca concedente il mutuo.
Ritiene il Collegio che, come esattamente colto dalla controricorrente in memoria, la relazione non possa essere condivisa e che, nulla ostando all’esame del ricorso in sede camerale ove di esso possa, anche in contrario opinamento a quello della relazione, essere affermata la manifesta infondatezza (Cass. n. 12384/2005 – n. 9094/2007 – n. 21707/2007 – n. 23842/2007), debba, all’esito di detta disamina, provvedersi al rigetto della impugnazione.
Sotto il primo profilo colgono dunque nel segno i rilievi di Banca M.: tanto quello, preliminare, sulla non rilevabilità officiosa della carenza di un profilo del credito ammesso (quello derivante dalla sua pretesa inerenza ad una mera titolarità di garanzia ipotecaria), profilo non prospettato innanzi al Tribunale della opposizione; quanto quello, di merito, scaturente dalla evidente non pertinenza del richiamo alla giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 2429 e n. 11545 del 2009) per la quale la mera titolarità di prelazione ipotecaria su immobili non abilita il garantito al concorso, ex art. 52 l.fall. in difetto della necessaria sua veste di creditore del fallito. La non pertinenza del richiamo, e la conseguente erronea conclusione che se ne trae, discende dal fatto, indicato nella stessa premessa della relazione ed emergente ex actis, che nella persona dello S., fallito in estensione, si concentravano le posizioni sia di terzo datore di ipoteca sia di fideiussore della L. a beneficio del creditore Banca M. E la evidenza della suddetta condizione del fallito, di debitore del creditore ipotecario, dispensa dall’esame della questione della portata dell’art. 52, comma 2, l.fall. dopo la modifica (nonché ogni diritto reale o personale…) apportata dall’art. 49 D.Lgs. n. 5 del 2006 (e confermata dall’art. 4 D.Lgs. n. 169 del 2007).
Il Tribunale, infatti, ha esattamente ammesso il credito ipotecario di Banca M. alla luce del principio di consolidamento di cui all’art. 39, comma 4, D.Lgs. n. 385 del 1993, nell’implicito assunto che non fossero né prospettate né tampoco prospettabili le ipotesi di revocabilità o di nullità per simulazione al cui ricorrere l’operatività di quel principio sarebbe stata esclusa. Del resto parrebbe priva di alcuna plausibilità l’invocazione di una ipotesi di nullità della garanzia per simulazione (sulla quale si rammentano le pronunzie di questa Corte n. 20622 del 2007, n. 23669 del 2006 e n. 11495 del 1997) con riguardo ad una vicenda nella quale emerge incontestato che fideiussione e garanzia ipotecaria furono contestuali e che la garanzia fu nuova e non certo sostitutiva di altra precedente. Quanto alla affermazione del ricorso con la quale si lamenta che il Tribunale non avrebbe dato risposta al problema, espressamente posto, della gratuità della fideiussione ed anzi avrebbe indebitamente escluso – come possibili deroghe al regime di consolidamento – accanto alle ipotesi di revocabilità ex art. 67 anche quelle di cui all’art. 64 l.fall., essa appare non ricevibile.
[2] La nozione di “responsabilità senza debito” (che spesso ricorre nella tematica in esame, anche nei rimandi della Cassazione: cfr. Cass. 19 maggio 2009, n. 11545, in Giust. civ. Mass., 2009, 793; Cass. 30 gennaio 2009, n. 2429, in questa Rivista, 2009, 1402) per quanto suggestiva, non è comunque incontroversa, radicandosi nelle c.d. teorie patrimoniali dell’obbligazione, oggi meno diffuse rispetto al passato a vantaggio delle teorie personali. Nell’alveo delle teorie patrimoniali, prendendo le mosse dalla dottrina tedesca, si è sostenuto che l’obbligazione può essere perfetta anche in presenza del solo elemento della responsabilità senza quello del debito (e viceversa), in quanto si tratterebbe di due situazioni giuridiche autonome, dalla cui sintesi deriva il rapporto obbligatorio (cfr. P. Franceschetti – M. Marasca, Le obbligazioni, Santarcangelo di Romagna, 2008, 39 ss.; F. Macario, I singoli contratti – Garanzie personali, in Trattato di diritto civile, diretto da R. Sacco, Torino, 2009, 56; C.M. Bianca, Diritto civile, IV, L’obbligazione, Milano, 1993, 3 ss.; E. Roppo, La responsabilità patrimoniale del debitore, in Trattato di diritto civile, diretto da Rescigno, XIX, Torino, 1985, 368 ss.).
[6] Fra gli svariati precedenti giurisprudenziali che hanno negato, con diverse sfumature, la possibilità di effettuare l’insinuazione al passivo, a vantaggio di un intervento in executivis nella fase di riparto (con riferimento al regime precedente la riforma): Cass. 30 gennaio 2009, n. 2429, cit.; quantomeno parzialmente, Cass. 19 maggio 2009, n. 11545, cit.; Cass. 24 novembre 2000, n. 15186, in Foro it., 2001, 910, con nota contraria di M. Fabiani; Cass. 22 settembre 2000, n. 12549, in questa Rivista, 2001, 993, con commento di M.R. Cultrera, Natura dei provvedimenti degli organi fallimentari emessi in sede di reclamo e loro impugnabilità; Cass. 24 febbraio 1994, n. 1875, ivi, 1994, 598; Cass. 8 gennaio 1970, n. 46, in Dir. fall., 1970, II, 754, in Foro it., 1970, I, 825, in Giur. it., 1970, I, 1, 1458; Cass. 8 aprile 1965, n. 613, in Foro it., 1965, I, 1032; Trib. Isernia 12 maggio 2010, in www.dejure.giuffre.it (che si pronuncia per il medesimo orientamento anche rispetto alla nuova disciplina – v. infra, nt. 16); App. Bologna 21 settembre 2005, in www.cedifmodena.it; Trib. Milano 15 gennaio 1998, in questa Rivista, 1998, 531; Trib. Roma 10 aprile 1991, ivi, 1991, 1203; Trib. Torino 9 maggio 1990, ibidem, 284; Trib. Milano 8 giugno 1989, ivi, 1990, 60, con commento di R. Danovi, in Banca borsa, 1990, II, 355; Trib. Roma 31 gennaio 1989, in questa Rivista, 1989, 765; Trib. Milano 20 giugno 1983, in Banca borsa, 1984, II, 240; App. Napoli 29 dicembre 1982, in Dir. fall., 1983, II, 152. In dottrina, nello stesso senso si vedano: G. Ferrara, Il fallimento, Milano, 1995, 509 e 570; G. Presti, Ipoteca per debito altrui e fallimento, Milano, 1992, 33 ss.; G. Ragusa Maggiore, Creditori ipotecari iscritti e partecipazione al riparto senza insinuazione al passivo, in Dir. fall., 1990, II, 210; P. Pajardi, Manuale di diritto fallimentare, Milano, 1986, 328; A. Bonsignori, Della liquidazione dell’attivo, Sub art. 110, in Commentario Scialoja – Branca della legge fallimentare, Bologna-Roma, 1976, 199. Per la tesi opposta (sempre ante riforma, ma con motivazioni che in generale trovano continuità nel presente) che sottopone la nuda prelazione al procedimento di verifica del passivo, cfr. le decisioni: Trib. Milano 2 luglio 1998, in questa Rivista, 1998, 1288; Trib. Roma 14 giugno 1997, in Dir. fall., 1997, II, 1052, annotata criticamente da D. Di Gravio, Il creditore ipotecario ed il fallimento del terzo datore di ipoteca per debito non proprio; Trib. Roma 11 dicembre 1989, decr., in questa Rivista, 1990, 744, con nota di S. Marchetti, Ammissione al passivo dei non creditori del terzo datore di ipoteca; Trib. Monza 20 giugno 1988 e 30 giugno 1988, decr., ivi, 1989, 427, con nota di L.A. Russo; App. Venezia 27 giugno 1986, ivi, 1987, 833; Trib. Modena 7 marzo 1985, ivi, 1985, 765; Trib. Napoli 29 aprile 1968, in Dir. giur., 1969, 156. In dottrina cfr.: M. Montanari, Della liquidazione dell’attivo, in Le procedure concorsuali, a cura di G.U. Tedeschi, Torino, 1996, I, 1049; F. Lamanna, Tutela della nuda prelazione nel fallimento del terzo proprietario o datore, in questa Rivista, 1995, 993; M. Fabiani, in nota a Cass. 24 novembre 2000, n. 15186, cit.; F. Semiani Bignardi, La ritenzione nell’esecuzione singolare e nel fallimento, Padova, 1960, 242 ss.; S. Bonfatti, L’accertamento del passivo e dei diritti mobiliari, in Le procedure concorsuali. Il Fallimento. Trattato diretto da G. Ragusa Maggiore e C. Costa, Torino, 1997, 111 e 194; M. Ferro, La tutela dei crediti speciali in sede di accertamento e liquidazione, in La tutela dei crediti nel giusto processo di fallimento, Milano, 2002, 133; C. Montanino, La nuda prelazione (ipotecaria) nel fallimento, in Riv. esec. forzata, 3, 2002, 467 ss.; P. Oliva, Vendite immobiliari e fallimento del terzo proprietario, in questa Rivista, 1987, 308.
[18] La separazione di cose, prima contemplata dall’art. 103 l.fall., non è più autonomamente prevista dalla nuova disciplina, menzionandosi espressamente solo le domande di restituzione e rivendica, categorie nelle quali deve ritenersi ricompresa la prima (P.P. Ferraro, in La riforma della legge fallimentare, a cura di A. Nigro – M. Sandulli, Torino, 2006, 597; M. Montanari, Il nuovo diritto fallimentare, Commentario diretto da A. Jorio, Bologna, 2007, I, 1059).
[25] Ci riferiamo, come sopra menzionato, a Trib. Isernia 12 maggio 2010, cit.; in dottrina si pronunciano a favore della tesi tradizionale, pur dopo la novella, M. Grossi, La riforma della legge fallimentare, Milano, 2008, 755; A. Caron – F. Macario, Gli effetti del fallimento per i creditori, in Trattato di diritto delle procedure concorsuali – La dichiarazione e gli effetti del fallimento, Torino, 2010, 455. Ritengono invece che la questione sia stata espressamente risolta – nella direzione dell’ammissibilità dell’insinuazione al passivo – dall’intervenuta modifica dell’art. 52 l.fall.: A. Coppola, Sub art. 52, La riforma della legge fallimentare, a cura di A. Nigro – M. Sandulli, Torino, 2006, 328; P.F. Mondini, nota a Trib. Milano 18 aprile 2004, in Banca borsa, 2007, II, 402. Cfr. inoltre L. Guglielmucci, Diritto fallimentare – La nuova disciplina delle procedure concorsuali giudiziali, Torino, 2006, 245 ss., pure favorevole all’accertamento nelle forme della verifica dei crediti, anche se non in base alla formulazione letterale delle norme, bensì in forza di considerazioni più generali e di sistema, quali l’esigenza di concentrazione nella medesima fase del procedimento delle questioni pregiudiziali della validità ed efficacia dei titoli delle pretese, nonché quella di consentire a tutti coloro che sono interessati alla ripartizione del ricavato, di interloquire ed impugnare le determinazioni del giudice delegato nelle forme dell’impugnazione dello stato passivo.
[26] Per cui l’avviso di cui all’art. 92 l.fall. – con il quale si dà notizia dell’apertura del concorso nonché indicazione della data dell’udienza di verificazione e della modalità di presentazione dell’insinuazione – dovrebbe essere opportunamente inviato anche ai meri titolari di diritto di garanzia, al più con le dovute specificazioni.
[28] Possibilità, per quanto singolare, consentita dall’ordinamento quale rafforzamento di tutela dello stesso credito, come ricorda Cass. 23 aprile 1999, n. 4033, in Banca borsa, 2000, II, 534, con nota di P. Beltrami, Sul concorso di garanzie reali e personali prestate dallo stesso soggetto (cui si rinvia per l’ampia disamina sulla tematica), il quale designa quest’ultima ipotesi come concorso di garanzie «a stella», mentre viene qualificato concorso «a catena» il caso in cui la garanzia reale acceda a quella personale, con nesso di dipendenza. Cfr. anche A. Ravazzoni (Le ipoteche, in Trattato di diritto civile e commerciale, diretto da A. Cicu – F. Messineo – L. Mengoni – P. Schlesinger, Milano, 2006, 579) il quale considera non inammissibile la figura del terzo datore nello schema di concorso «a stella», ma quantomeno anomala, sottolineando che debba considerarsi sussistere solo in caso di espressa dichiarazione di volontà delle parti. Contro tale ammissibilità, G. Gorla – P. Zanelli, Del pegno – Delle ipoteche, in Commentario al codice civile, a cura di A. Scialoja – G. Branca, Bologna-Roma, 1992, 460, intendendo l’ipoteca sempre a garanzia della fideiussione, salvo che sia data per il caso che venga meno la fideiussione.
Usura. Dopo l’Usura presunta (oltre la soglia), un nuovo intervento della Cassazione precisa i principi di accertamento dell’Usura concreta (entro la soglia, art. 644 c.p., comma 3)

References: art. 52
 art. 2740
 art. 499
 art. 92
 art. 52
 art. 67
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 110
 Cass. 
 art. 52
 Cass. 
 art. 644