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Trib. Savona, 06/02/2008
Elementi costitutivi, in senso materiale, della fattispecie preveduta e punita dall'art. 438 c.p. sono: la rapidità della diffusione, la diffusibilità ad un numero indeterminato e notevole di persone, l'ampia estensione territoriale della diffusione del male. Il reato deve, perciò escludersi se, come nel caso di specie, l'insorgere e lo sviluppo della malattia si esauriscano nell'ambito di un ristretto numero di persone che hanno infettato dal germe della salmonella.
Riv. Pen., 2008, 6, 671
Marcucci e altri
INCOLUMITA' PUBBLICA (REATI)
Affinché la fattispecie preveduta e punita dall'art. 438 c.p. possa ritenersi integrata, occorre che la condotta del reato di epidemia, consistente nella diffusione dì germi patogeni, cagioni un evento definito come la manifestazione collettiva di una malattia infettiva umana che si diffonde rapidamente in uno stesso contesto di tempo in un dato territorio, colpendo un rilevante numero di persone. L'evento che ne deriva è quindi, al contempo, un evento di danno e di pericolo, costituendo il fatto come fatto di ulteriori possibili danni, cioè il concreto pericolo che il bene giuridico protetto dalla norma, rappresentato dall'incolumità e dalla salute pubblica, possa essere distrutto o diminuito.
Riv. Pen., 2004, 1231
Trib. Trento, 16/07/2004
Ai fini della Configurabilità del reato di epidemia, non è sufficiente un evento c.d. «superindividuale», generico e completamente astratto, ossia avulso dalla verifica di casi concreti causalmente ricollegabili alla condotta del soggetto agente, ciò che porterebbe a confondere il concetto di evento con quello di pericolo. Viceversa, il pericolo per la pubblica incolumità che la condotta di epidemia deve determinare e che è dato dalla potenzialità espansiva della malattia contagiosa, è sì un pericolo per un bene «superindividuale», ma è un pericolo susseguente, il cui accertamento presuppone, perché la fattispecie possa dirsi integrata, la preventiva verifica circa la causazione di un evento dannoso per un certo numero di persone, per giunta ricollegabile, sotto il profilo causale, alla condotta tenuta dal soggetto agente.
Trib. Roma Sez. VII, 22/03/1982
È necessaria la sussistenza del pericolo per la vita e l'integrità fisica di un numero rilevante ed indeterminato di persone, ai fini della configurabilità del reato di epidemia ( art. 438 c.p.). Pertanto, tenuto conto della possibilità di mantenere circoscritto il fenomeno e di adeguatamente contrattaccarlo è escluso il reato di epidemia nel caso di malattia infettiva diffusasi in ambiente chiuso, e qui rimasta localizzata, e perciò non avente caratteristiche tali, quanto a vastità e diffusibilità, da configurare un pericolo alla salute di un numero rilevante ed indeterminato di persone (Fattispecie in cui la salmonellosi "Wien", presso il nido di una clinica pediatrica, aveva causato la morte di sedici neonati).
Cass. pen. Sez. IV, 13-02-2007, n. 15216 (rv. 236168)
REATI CONTRO L'INCOLUMITÀ PUBBLICA - DELITTI - AVVELENAMENTO DI ACQUE O DI SOSTANZE ALIMENTARI - Natura del reato - Condizioni per la sua configurabilità - Fattispecie.
Per la configurabilità del reato di avvelenamento (ipotizzato, nella specie, come colposo) di acque o sostanze destinate all'alimentazione, pur dovendosi ritenere che trattasi di reato di pericolo presunto, è tuttavia necessario che un "avvelenamento", di per sé produttivo, come tale, di pericolo per la salute pubblica, vi sia comunque stato; il che richiede che vi sia stata immissione di sostanze inquinanti di qualità ed in quantità tali da determinare il pericolo, scientificamente accertato, di effetti tossiconocivi per la salute. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto fondata ed assorbente la censura con la quale, da parte dell'imputato, dichiarato responsabile del reato "de quo" a causa dello sversamento accidentale in un corso di acqua pubblica di un quantitativo di acido cromico, si era denunciato il mancato accertamento, in sede di merito, dell'effettiva pericolosità della concentrazione di detta sostanza in corrispondenza del punto d'ingresso delle acque nell'impianto di potabilizzazione, essendosi ritenuto sufficiente il mero superamento dei limiti tabellari). (Annulla con rinvio, App. Venezia, 3 giugno 2005)
Cass. pen. Sez. I, 26-09-2006, n. 35456 (rv. 234901)
REATI CONTRO L'INCOLUMITÀ PUBBLICA - DELITTI - AVVELENAMENTO DI ACQUE O DI SOSTANZE ALIMENTARI - Potenzialità letale dell'avvelenamento - Necessità - Esclusione - Idoneità a nuocere alla salute - Sufficienza.
Ai fini della configurabilità del delitto di avvelenamento di acque o di sostanze alimentari, l'avvelenamento delle acque destinate all'alimentazione non deve necessariamente avere potenzialità letale, essendo sufficiente che abbia idoneità a nuocere alla salute. (Nella specie, concernente l'applicazione di una misura di cautela personale, si è ritenuta la sussistenza del reato nel versamento di vetriolo presso la sorgente di un fiume, finalizzato a raccogliere pesci da destinare all'alimentazione). (Rigetta, Trib. lib. Taranto, 11 Aprile 2006)
CED Cassazione, 2006
Riv. Pen., 2007, 4, 413
Riv. Pen., 2007, 6, 663
Cass. pen. Sez. I, 17-05-2005, n. 20391 (rv. 231617)
P.G. in proc. Tommolini
PRODUZIONE, COMMERCIO E CONSUMO - PRODOTTI ALIMENTARI (IN GENERE) - REATI - IN GENERE - Somministrazione per errore di bevande tossiche - Delitto di comune pericolo mediante frode - Insussistenza.
La condotta del gestore di un bar che somministri, per mero errore, al posto di un bicchiere d'acqua, uno contenente liquido per lavastoviglie, custodito in una bottiglia recante l'etichetta di una nota acqua minerale, non integra alcuna ipotesi di reato di comune pericolo mediante frode ( artt. 439, 440, 441, 442, 444 cod. pen.) in quanto manca la condotta tipica consistente nell'attività di avvelenamento, contraffazione o messa in commercio di sostanze alimentari, trattandosi invece di somministrazione per mero errore di fatto di una sostanza nociva per la salute ma non destinata all'alimentazione (In motivazione si rileva che nella condotta potrà ravvisarsi, sussistendone le condizioni di procedibilità, il delitto di lesioni colpose).
Riv. Pen., 2006, 6, 761
Cass. pen. Sez. V, 26-04-2005, n. 23465 (rv. 231930)
P.M. in proc. Laghi ed altri
REATI CONTRO L'INCOLUMITA' PUBBLICA - DELITTI - AVVELENAMENTO DI ACQUE O DI SOSTANZE ALIMENTARI - Tentativo - Configurabilità - Condizioni.
Ai fini della configurabilità della ipotesi tentata del reato previsto dall'art. 439 cod. pen. occorre dare la dimostrazione non solo della univocità della azione ma anche della oggettiva idoneità degli atti a determinare l'avvelenamento delle acque destinate alla alimentazione. (Fattispecie nella quale era stata emessa misura cautelare personale in relazione allo smaltimento - mediante spandimento su terreni agricoli - di fanghi provenienti da un depuratore e contenenti sostanze pericolose in quantità superiori al consentito. Il Tribunale della libertà aveva rilevato la mancata dimostrazione, sia pure a livello indiziario, del fatto che nei fanghi vi fossero sostanze pericolose in quantità tali da dare luogo ad effettivo pericolo di contaminazione di acque di falda, pozzi e coltivazioni. La Corte ha ritenuto che tale assunto fosse corretto).
Riv. Pen., 2006, 7-8, 835
Cass. pen., 08/03/1985
L'associazione Wwf (World Wildlife Fund) non è legittimata a costituirsi parte civile e a richiedere il risarcimento dei danni in un procedimento per il delitto di avvelenamento colposo di acque destinate all'alimentazione ( art. 452, 439 c. p.) non potendo la detta associazione vantare un diritto soggettivo ma un semplice interesse diffuso e non potendo quindi dalla commissione del reato derivare per essa un danno patrimoniale e non patrimoniale direttamente ricollegabile alla lesione di un tale diritto.
Cass. Pen., 1986, 1599
Le acque considerate dall'art. 439 c. p. sono quelle destinate all'alimentazione umana, abbiano o non abbiano i carattere biochimici della potabilità secondo la legge e la scienza; pertanto è configurabile la fattispecie criminosa prevista dall'indicata norma anche se l'avvelenamento delle acque sia stato operato in acque batteriologicamente non pure dal punto di vista delle leggi sanitarie ma comunque idonee e potenzialmente destinabili all'uso alimentare (fattispecie in cui, trattandosi di sversamento nel terreno di sostanze inquinanti di origine industriale penetranti in falde acquifere, con conseguente avvelenamento dell'acqua di vari pozzi della zona, è stata respinta la tesi difensiva secondo cui per acqua destinata all'alimentazione deve intendersi solo l'acqua
a norma dell'art. 249 tuls).
Cass. pen., 08/03/1984
Riv. Pen., 1986, 447
Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 439 c. p. l'avvelenamento delle acque destinate all'alimentazione non deve avere necessariamente potenzialità letale, essendo sufficiente che abbia la potenzialità di nuocere alla salute.
Pret. Massa, 30/07/1981
Il reato di avvelenamento colposo di acque, di cui al combinato disposto dagli art. 439 e 452 c. p., si consuma nel momento dell'avvelenamento delle acque, e cioè quando queste abbiano assunto qualità tossiche tali da poter recare danno alle persone che eventualmente le ingeriscano, mentre non è necessario che abbiano acquistato potere letale né che sussista un pericolo concreto per la salute pubblica; peraltro oggetto materiale del reato possono essere solo le acque che, indipendentemente dalla loro purezza e potabilità, siano destinate di fatto all'alimentazione di un numero indeterminabile di persone (nella specie: è stato ritenuto responsabile di tale reato il direttore di un impianto industriale che, avendo omesso di adottare le cautele idonee ad evitare che sversamenti accidentali di prodotti tossici potessero interessare il terreno e la falda artesiana sottostante, aveva provocato l'avvelenamento di quest'ultima).
Foro It., 1983, II, 105
Pret. Scandiano, 04/10/1980
L'elemento soggettivo del delitto di cui agli art. 452, 439 c. p. è costituito dalla rappresentazione della tossicità delle sostanze (nella specie: gassose), utilizzate o prodotte nello svolgimento di una data attività industriale, in relazione alla elevata quantità di emissioni e si concretizza nella omessa adozione delle misure protettive dell'ambiente prescritte dalla legge, mentre lo scarico di una modesta quantità di tali sostanze non trattate può essere indice di una più attenuata coscienza del fenomeno di avvelenamento, tanto da incidere sulla colpa.
Ambiente e diritto, 1981, 195
Le sostanze destinate all'alimentazione, di cui all'art. 439 c. p., comprendono anche tutte quelle (quali i prodotti della terra, gli animali da cortile e da allevamento, l'acqua etc.) che, pur non essendo immediatamente consumabili dall'uomo, siano però direttamente destinate al consumo, mentre è irrilevante che, per esse, il cittadino possa percepire l'insidia derivante da alterazioni organodeiche.
Nel reato di cui all'art. 439 c. p., quando la fonte dell'inquinamento è rappresentata da emissioni gassose ed effluenti fluidi (nella specie: scarichi di fluoro, piombo, zinco e da cromo provenienti da industrie ceramiche) il danno, con tossicità cronica, prodotto sui vegetali (sostanze destinate all'alimentazione) sussiste, anche se non è immediatamente individuabile, trattandosi di sintomatologia aspecifica e derivante dalla somma dei singoli inquinamenti.
Il momento di rilevanza della tossicità delle sostanze alimentari, nel delitto di cui all'art. 439 c. p., comprende tutto il periodo anteriore (e non anche posteriore) a quello in cui dette sostanze possono considerarsi pronte per l'uso.
Cass. pen. Sez. I, 09-12-2009, n. 604 (rv. 245961)
REATI CONTRO L'INCOLUMITÀ PUBBLICA - Delitti - Adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari o di altre cose - Somministrazione di sostanze nocive a bovini vivi - Configurabilità del reato - Ragione.
Integra il reato di contraffazione di sostanze alimentari la somministrazione di sostanze nocive (nella specie, estrogeni, cortisonici, sostanze ad effetti steroidei e ormoni) a bovini ancora vivi, che pur non potendo considerarsi, sotto il profilo fisiologico, come sostanze destinate all'alimentazione, tali devono considerarsi sotto quello funzionale, essendo essi di norma destinati, dopo la macellazione, all'alimentazione umana. (Rigetta, App. Torino, 25/03/2009)
Cass. pen. Sez. I, 23-01-2007, n. 21021 (rv. 236691)
Pegolotti e altri
Riv. Pen., 2008, 3, 311
Riv. Polizia, 2009, 3, 176
Cass. pen. Sez. I, 23-01-2007, n. 21021 (rv. 236692)
Cass. pen. Sez. I, 14-10-2005, n. 41983 (rv. 232874)
Vagnone e altri
Cass. pen. Sez. I, 04/05/2004, n. 20999
Sono configurabili, e concorrono tra loro, i reati di contraffazione di sostanze alimentari (art. 440 c.p.), commercio di sostanze alimentari nocive (art. 444 c.p.) e falso per soppressione di certificati commesso da privato (artt. 477, 482 e 490 c.p.), nella condotta di chi, disponendo di animali bovini regolarmente muniti di marchio identificativo auricolare e del corrispondente "passaporto" cartaceo, attestanti l'avvenuta sottoposizione ai prescritti controlli sanitari, asporti il suddetto marchio per applicarlo, avviandolo al relativo "passaporto", ad altri animali destinati alla macellazione ed al successivo impiego alimentare, non sottoposti ai summenzionati controlli.
Ragiusan, 2005, 253/254, 511
Cass. pen. Sez. I, 05/10/2000, n. 5536
Tra l'ipotesi delittuosa di cui all'art. 440 c.p. (adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari) e quella di cui all'art. 444 stesso codice (commercio di sostanze alimentari nocive) la differenza sostanziale non risiede nella natura delle sostanze prese in considerazione, dato che il concetto di "sostanze destinate all'alimentazione" e quello di "sostanze alimentari", prese in esame in dette disposizioni, sono del tutto equivalenti, bensì nell'attività posta in essere dal soggetto agente, nel senso che l'elemento materiale della prima ipotesi è costituito dall'opera di corruzione o adulterazione delle sostanze alimentari destinate all'alimentazione o al commercio, mentre l'elemento oggettivo della seconda consiste nella detenzione per il commercio o nella distribuzione per il consumo. (Fattispecie concernente somministrazione di sostanze nocive a bovini, in relazione alla quale la S.C. ha ritenuto che gli animali vivi, pur non potendo considerarsi, sotto un profilo strettamente fisiologico, "sostanze alimentari", tali devono considerarsi sotto quello funzionale, data la loro destinazione all'alimentazione).
Cass. Pen., 2002, 1691
CED Cassazione, 2000
Cass. pen. Sez. I, 30/05/1997, n. 6204
Il reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari - previsto dall'art. 440 c.p. - non può ritenersi assorbito da leggi che sanzionino a titolo di contravvenzione la somministrazione ad animali di determinate sostanze, ogni qual volta si verifichino gli elementi costitutivi del delitto in questione che è reato di pericolo: modificazione in senso deteriore delle carni degli animali, destinazione delle stesse al consumo, pericolo per la salute pubblica; e la circostanza che l'alterazione delle carni avvenga in animali vivi non esclude il reato, ove si tratti di animali di allevamento destinati al consumo alimentare una volta macellati. La nozione di pericolo per la salute pubblica va oltre la semplice finalità di prevenzione propria delle contravvenzioni, ed implica l'accertamento di un nesso tra consumo e danno alla salute fondato quanto meno su rilievi statistici che valgano a costituire un rapporto tra i due fatti in termini di probabilità.
Cass. Pen., 1998, 1075
Foro It., 1998, II, 175
Giust. Pen., 1998, II, 102
Ragiusan, 1998, 168, 130
Cass. pen. Sez. III, 27/05/1997, n. 7170
Il codice penale, nell'art. 440, punisce il delitto di corrompimento od adulterazione di acque, prima che queste siano attinte o distribuite per il consumo, sicchè il delitto si realizza con il fatto del corrompimento o dell'adulterazione: l'uso effettivo delle acque non è necessario e tanto meno occorre che ne sia derivato un danno attuale alla salute delle persone. Pertanto, non è richiesta una qualche forma diretta od indiretta di opera per la destinazione al consumo umano, ma è sufficiente la potenziale attingibilità ed utilizzabilità. (La S.C., nel rigettare il ricorso dell'imputato, ha ritenuto che le acque, quale risorsa naturale nella loro purezza, siano l'oggetto specifico della protezione legale, "ancorchè non estratte dal sottosuolo", come recita l'art. 1 l. 5 gennaio 1994 n. 36; che la protezione del valore alimentare anche futuro delle acque di falda, potenzialmente raggiungibili con le moderne tecnologie per lo sfruttamento ad uso umano, deve essere assicurato in loco da ogni forma arbitraria di corrompimento od adulterazione, non solo dolosa, ma anche e soltanto colposa, come nel caso di specie; che la sentenza impugnata dà atto, con adeguata motivazione, del grave inquinamento della falda e del nesso di causalità con la fuoriuscita del percolato della discarica illegittimamente gestita).
Cass. pen. Sez. I, 29/01/1997, n. 2953
Il reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari - previsto dall'art. 440 c.p. - è di mero pericolo, di guisa che, perfezionandosi con la semplice adulterazione o contraffazione di una sostanza destinata alla alimentazione, da cui derivi un pericolo per la salute pubblica, per la sua sussistenza non è necessario che in concreto si verifichi un evento dannoso.
Cass. Pen., 1998, 2343
Cass. pen. Sez. VI, 01-10-1993, n. 11395 (rv. 196056)
In materia di delitti di comune pericolo mediante frode, deve escludersi ogni rilievo della distinzione tra alimenti e sostanze destinate all'alimentazione. Infatti, mentre l'art. 440 c.p., sotto la rubrica "adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, fa indistintamente riferimento alle "sostanze destinate all'alimentazione" (comma 1) e alle "sostanze alimentari" (comma 2), l'art. 444 dello stesso codice, sotto la rubrica "commercio di sostanze alimentari nocive", si riferisce nel suo testo alle "sostanze destinate all'alimentazione" senza in alcun modo menzionare le sostanze alimentari. (Riferimento ad un'ipotetica somministrazione a bovini da stalla di sostanze stilbeniche e di sostanze ad azione tireostatica).
Mass. Pen. Cass., 1994, fasc.3, 44
Cass. pen. Sez. I, 04-06-1993, n. 7260 (rv. 197887)
E' configurabile il reato di cui all'art. 440 c.p. (Adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari) nella somministrazione di dietilstilbelbestrolo, sostanza estrogena di accertata azione cancerogenetica vietata dalla normativa vigente, a bovini allevati per essere immessi al consumo. (La suprema Corte, nel disattendere la censura del ricorrente, il quale sosteneva che l'animale vivo non può considerarsi "sostanze alimentari", ha osservato che, anche se ciò è vero sotto un profilo strettamente fisiologico, quello che rileva nell'ipotesi di cui all'art. 440 c.p., è che la sostanza sia destinata all'alimentazione, nè questo requisito viene meno per il fatto che l'effettiva finalità dell'alimentazione debba conseguirsi attraverso la macellazione o che il bovino, perchè possa essere immesso al consumo, debba essere sottoposto a controllo veterinario).
Mass. Pen. Cass., 1994, fasc.9, 7
Cass. Pen., 1995, 2526
Giust. Pen., 1994, II, 749
Riv. Pen., 1995, 367
Trib. Brescia, 11/11/1992
In caso di somministrazione nei bovini di sostanze ad azione anabolizzante - nella specie clembuterolo - sussiste l'estremo del pericolo per la salute pubblica, e quindi ricorre il delitto di adulterazione di sostanze alimentari ( art. 440 c.p.), anche se vi è incompletezza dell'attuale grado di conoscenza scientifica relativa all'uso delle citate sostanze in zootecnica, nel senso che, una volta accertato che l'utilizzo di una sostanza può determinare in concreto pericolo per la salute pubblica, l'ignoranza in merito alle modalità attraverso cui la sostanza viene metabolizzata dall'animale o trasmessa all'organismo umano e in merito alle conseguenze che l'uso di esse ha sulle funzioni organiche dei consumatori, è irrilevante ai fini della sussistenza del reato.
Foro It., 1994, II, 13 nota di PAONE
Cass. pen. Sez. I, 09/12/1991
Il reato di adulterazione di sostanze alimentari, previsto dall'art. 440 c. p., esige una condotta diretta a determinare modifiche alla composizione chimica o delle caratteristiche delle sostanze alimentari, con esclusione di processi modificativi di carattere biologico o putrefattivo (nella specie la cassazione ha rilevato che le carni bovine, messe in commercio dall'imputato, erano nocive non per un intervento modificativo diretto sulle stesse, ma per il trattamento dell'animale vivo con estrogeni, che aveva reso le carni pericolose per modificazione di tipo biologico, ed ha escluso quindi che ricorresse un'ipotesi di adulterazione punibile ai sensi del surricordato art. 440 c. p., ritenendo invece corretta la decisione del giudice di merito che aveva ravvisato nei fatti il reato di commercio di sostanze alimentari nocive - art. 444 c. p. - e quello di cui all'art. 5 l. n. 283 del 1962).
Mass. Cass. Pen., 1992, fasc.2, 26
Cass. pen. Sez. I, 24/10/1991
Il reato previsto dall'art. 440 c. p. è di mero pericolo, e pertanto alla sua integrazione è estranea la realizzazione concreta di eventi dannosi, bastando l'insorgere del pericolo per la salute pubblica a seguito dell'adulterazione o della corruzione dell'acqua o di altre sostanze destinate alla alimentazione (fattispecie in tema di inquinamento di falda acquifera).
Mass. Cass. Pen., 1992, fasc.6, 1
Pret. Milano, 23/09/1991
L'art. 440 c. p. che punisce l'adulterazione e la contraffazione di sostanze alimentari, tutela unicamente le acque destinate in modo immediato e diretto all'alimentazione umana e che, di fatto, possono essere attinte da un numero indeterminato di persone, con conseguente pericolo per la pubblica incolumità: tale reato è, pertanto, inconfigurabile relativamente ad acque provenienti da un pozzo di bonifica.
Riv. Giur. Edil., 1992, I, 772
Cass. pen., 05/11/1990
Il reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, previsto dall'art. 440 c. p. è a forma libera, e quindi, può realizzarsi anche mediante attività non occulte o fraudolente, né espressamente vietate dalla legge; quanto all'elemento psicologico, questo è costituito dal dolo generico, di tal che risulta sufficiente la semplice coscienza e volontà della condotta e dell'evento ad essa ricollegabile (pericolo obiettivo per la salute pubblica connesso al corrompimento o all'adulterazione delle acque o sostanze destinate all'alimentazione), senza alcuna necessità che il detto evento sia specificamente perseguito in funzione dell'obiettivo di realizzare un attentato alla salute pubblica.
Giust. Pen., 1991, II, 349
Trib. Cuneo, 06/05/1988
Affinché si concretizzi il reato di cui all'art. 440 c. p. è sufficiente anche il dubbio sulla pericolosità di una sostanza, quando tale dubbio non derivi da incertezza sulle cognizioni scientifiche, ma soltanto dalla non perfetta conoscenza dei risultati che l'uso di sostanze nocive ha sulle funzioni organiche dei consumatori; d'altra parte, il pericolo concreto che si richiede per l'integrazione del delitto non si ricollega indefettibilmente ad un danno per la salute essendo sufficiente che tale evenienza appaia come probabile per l'attitudine della sostanza a cagionare alterazioni del normale svolgimento delle funzioni psicofisiche dei cittadini.
Foro It., 1988, II, 642
Trib. Lodi, 24/01/1984
L'art. 440 c. p. vieta la produzione di specialità medicinali contraffatte o adulterate destinate all'uomo; nel caso di medicinali destinati alla cura degli animali è necessario dimostrare la possibilità di danno per l'uomo a seguito del consumo di carne di animali curati con un prodotto contraffatto o adulterato.
Rass. Dir. Farm., 1984, 411
Non commette il reato di cui all'art. 440 c. p. il produttore che impieghi sostanze anabolizzanti vietate in epoca successiva alla cessazione della produzione ed ancora commercializzate in altri paesi non essendo stata compiutamente dimostrata la possibilità di corrompimento delle carni destinate alla alimentazione umana.
App. Genova, 08/05/1983
L'art. 440 c. p. enuncia un reato di pericolo c.d. che richiede cioè di volta in volta la dimostrazione della capacità diffusiva del nocumento; la pericolosità deve essere quindi accertata attraverso l'individuazione specifica di requisiti della sostanza tali da renderla concretamente dannosa; non si tratta di dimostrare un danno ma di provare un pericolo attraverso la dimostrazione, necessaria e concreta, di una dannosità della sostanza.
Difesa Pen., 1983, fasc.2, 77 nota di CONIGLIO
La condotta tipica del reato p. e p. dell'art. 440 c. p. deve riguardare le e per tali acque non possono intendersi che quelle destinate in modo immediato e diretto all'alimentazione umana; non è necessario che si tratti di acque potabili, cioè con requisiti di purezza chimica e batteriologica tali da poter essere qualificate potabili a norma delle leggi sanitarie; potendosi trattare anche di acque che, pur prive di quei requisiti, siano comunque destinate ad usi alimentari (bere o preparare cibi); rimangono pertanto escluse dall'ambito della specifica tutela normativa le acque di cui non si fa uso alimentare; quali quelle destinate non all'alimentazione umana ma alla irrigazione dei campi o all'allevamento del bestiame; oggetto della tutela è infatti la pubblica incolumità, non l'economia pubblica o il patrimonio.
Pret. Bologna, 14/10/1969
È ammissibile il concorso tra i delitti di adulterazione e contraffazione colposa di sostanze alimentari (artt. 440, 2° comma, e 452, ultimo comma, c.p.), perché il commercio della sostanza alimentare adulterata non è elemento essenziale del primo reato, che rimane integrato con la sola contraffazione dell'alimento, perché il delitto suddetto è di natura colposa e non può assorbire quello di frode in commercio, che richiede il dolo, ed infine perché il primo è un reato meno grave, prevedendo nel massimo una pena di un anno e 8 mesi di reclusione, inferiore a quella di due anni prevista per la frode in commercio.
Crit. Pen., 1971, 19
È ammissibile il concorso tra il delitto di adulterazione e contraffazione colposa di sostanze alimentari (art. 440 II comma e 452 u. comma c.p.) e quello di vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine ( art. 516 c.p.) sia perché un delitto colposo non può mai assorbire un delitto doloso, sia perché il primo reato si consuma con il solo fatto della adulterazione della sostanza alimentare, senza bisogno della sua immissione in commercio, elemento questo invece necessario alla configurabilità del delitto di cui all'art. 516 c.p., sia perché la funzione di quest'ultima norma è quella di tutelare la buona fede commerciale, e quindi è del tutto diversa da quella della salvaguardia della pubblica incolumità, attribuita dal legislatore all'altra che punisce l'adulterazione colposa delle sostanze alimentari. La pericolosità per la salute pubblica del trattamento degli animali da macello con sostanze estrogene, il cui accertamento è necessario per determinare la sussistenza dei delitti di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, è rilevante sia sotto il profilo patogeno, per le proprietà oncogene, arteriosclerogene e teratogene ampiamente dimostrate dalla sperimentazione e affermate dalla letteratura scientifica, sia sotto quello farmacologico, per gli effetti - squilibri ormonici con fenomeni di femminilizzazione, ecc. - che l'assunzione di tali sostanze provoca sull'uomo, ed in maniera particolarmente grave nei soggetti di età prepuberale. L'elemento della pericolosità per la salute pubblica, previsto dagli artt. 440, 442 e 452 c.p., si individua nella possibilità di danno per attitudine delle sostanze adulterate ad arrecarlo: non si richiede quindi l'evento di danno, ma solo la possibilità che tale evento si verifichi per una provata capacità della sostanza alimentare a provocarla. L'attitudine al danno deve essere certa e non solo ipotetica, per cui deve venire rigorosamente provata la capacità della sostanza impiegata per l'adulterazione o contraffazione a cagionare perturbazioni o alterazioni del normale ed armonico svolgimento delle funzioni psicofisiche, con conseguente individuazione dei suoi requisiti nocivi e delle proprietà capaci di renderla potenzialmente suscettiva di pregiudizio per la salute del consumatore
Cass. pen., 22/03/1963
Frodi alimentari, in genere
Non basta il dubbio sulla pericolosità derivante da incertezza o incompletezza delle cognizioni scientifiche a determinare l'elemento obiettivo del reato ( art. 440 c.p.): la pericolosità deve essere positivamente accertata attraverso l'individuazione concreta di requisiti della sostanza adulterata tali da renderla potenzialmente suscettiva di pregiudicare lo svolgimento delle funzioni organiche. (Nella specie i periti avevano ammesso che elementi possietilenici avessero una azione di sviluppo di tumori di origine chimica, pur senza azione specificamente cangerogena, e non avevano nascosto lo loro preoccupazione al riguardo in contrasto con il conclusivo giudizio di non pericolosità in correlazione solo al basso grado di tossicità di dette sostanze trascunrando la valutazione delle azioni metaboliche già messe in rilievo nella parte espositiva)
Foro It., 1963
Cass. pen. Sez. IV, 22/02/2006, n. 17230
Farmaci e prodotti galenici
La cessione clandestina in farmacia di sostanze medicinali contraffatte in violazione della privativa brevettuale integra il reato di cui all'art. 442 c.p. (commercio di sostanze contraffate o adulterate) e non quello di cui agli artt. 2 e 23, D.Lgs. n. 178 del 1991 (commercio di specialità medicinali in assenza di autorizzazione), nella misura in cui tale ultima disciplina riguarda l'attività legale delle farmacie (non quella occulta che potrebbe essere svolta da chiunque), ed è finalizzata a disciplinare il mercato dei medicinali, non alla tutela della salute umana che invece trova le norme di protezione, tra l'altro, nel codice penale.
Rass. Dir. Farm., 2007
Deve considerarsi "contraffatta" ogni sostanza che deliberatamente e fraudolentemente rechi false indicazioni circa la sua origine e/o identità, non essendo il concetto di genuinità quello naturale, ma quello formale fissato dal legislatore; tali devono, pertanto, considerarsi le sostanze farmaceutiche prodotte da soggetti terzi in violazione della tutela brevettale che, in quanto prive delle relative garanzie, sono idonee a mettere in pericolo la salute pubblica [la Corte ha ravvisato la sussistenza del reato di somministrazione di sostanze contraffatte o adulterate di cui all'art. 442 c.p. in capo a taluni farmacisti che avevano ceduto clandestinamente sostanze contraffatte (sildenafil citrato, omeprazolo e sibutramina) in violazione privativa brevettale].
Trib. Torino, 16/05/1996
Bertoglio Bosio
Cass. Pen., 1996, 3787 nota di PACILEO
Cass. pen. Sez. feriale Sent., 28/08/2008, n. 39051 (rv. 241154)
La fattispecie criminosa descritta dall'art. 443 cod. pen., e cioè il commercio o la somministrazione di medicinali guasti, mira ad impedire l'utilizzazione a scopo terapeutico di medicinali imperfetti e sanziona ogni condotta che renda probabile o possibile la concreta utilizzazione del medicinale guasto. (Fattispecie relativa al rinvenimento in uno studio medico d'ingente quantitativo di farmaci e altro materiale sanitario, scaduto da molto tempo, frammisto a prodotti in corso di validità e in parte utilizzato). (Rigetta, App. Napoli, 10 Luglio 2007)
Riv. Polizia, 2009, 10-11, 696
Cass. pen. Sez. I Sent., 31-10-2007, n. 2906 (rv. 239023)
PROVA IN GENERE IN MATERIA PENALE
Mezzi di prova in genere
REATI CONTRO L'INCOLUMITÀ PUBBLICA - DELITTI - COMMERCIO O SOMMINISTRAZIONE DI MEDICINALI GUASTI - Detenzione per il commercio di medicinali scaduti - Accertamento della effettiva somministrazione - Necessità - Esclusione.
Ai fini della sussistenza del reato di commercio o somministrazione di medicinali guasti, nel caso in cui sia stata accertata la detenzione per la vendita, nei locali di una farmacia, di medicinali aventi validità scaduta, non è necessario provare anche la effettiva somministrazione degli stessi. (Rigetta, App. Napoli, 17 Aprile 2007)
Cass. pen. Sez. III, 14/10/2004, n. 45807
I medicinali veterinari, ai fini delle norme poste a presidio della salute pubblica e, in particolare, dell'articolo 443 del c.p. che punisce il commercio o la somministrazione di «medicinali guasti o imperfetti», vengono in rilievo soltanto quando siano destinati a identificare, prevenire o curare patologie trasmissibili all'uomo o, comunque, a produrre effetti suscettibili di influenzare direttamente la salute umana. L'applicazione della norma incrimmatrice "de qua" ai prodotti medicinali a uso veterinario presuppone, dunque, l'accertamento in concreto della loro attitudine a influire sulla salute umana nei termini innanzi precisati. (Ciò che, nella specie, è stato escluso giacché trattavasi di farmaci destinati a essere somministrati ad animali appartenenti a specie ittiche esotiche ed esclusivamente ornamentali).
Guida al Diritto, 2005, 2, 97
L'art. 443 c. p., essendo posto a presidio della salute pubblica, si applica a prodotti medicinali ad uso veterinario solo quando se ne riscontri in concreto l'attitudine ad influire su patologie trasmissibili all'uomo o comunque a produrre effetti suscettibili di influenzare direttamente la salute umana. Deve quindi escludersi la configurabilità della fattispecie per farmaci somministrati ad animali appartenenti a specie esotiche ed esclusivamente ornamentali.
Giur. It., 2005, 1492 nota di MANTOVANI
Cass. pen. Sez. III, 13/05/2004, n. 29661
Torresi e altri
La detenzione in farmacia di medicinali scaduti integra il reato di cui agli artt. 443 e 452 c.p., in quanto l'imperfezione del medicinale, fondata sulla previsione della perdita di efficacia dello stesso e, di conseguenza, la sua pericolosità, devono presumersi in senso assoluto dal superamento della data di preferibile consumo, a nulla rilevando l'eventuale esistenza di farmaci con composizione similare con maggiore limite temporale essendo la scadenza commisurata al singolo farmaco e non in generale alla tipologia di una certa formula chimica.
Rass. Dir. Farm., 2005, 27
Cass. pen. Sez. I, 24/10/2003, n. 45595
Pagano e altri
Riv. Pen., 2004, 1245
Attività soggette a vigilanza sanitaria
La sola detenzione in deposito, da parte di impresa che eserciti il commercio all'ingrosso di medicinali, di farmaci scaduti non separati dagli altri non può valere a rendere configurabile il reato di cui all'art. 443 c.p., non trovando applicazione, in detta ipotesi, il principio, valido invece per le farmacie, secondo cui la destinazione al commercio dei farmaci scaduti può desumersi anche dalla loro detenzione in locali funzionalmente collegati a quelli di vendita, dal momento che nel commercio all'ingrosso dei medicinali la movimentazione di questi ultimi viene effettuata a seguito di ordini scritti e obbedisce a sequenze procedimentali e contabili assai più complesse di quelle in uso presso le farmacie, in cui la vendita-distribuzione avviene dietro sola presentazione della ricetta e con immediato prelievo del prodotto richiesto dai banchi o dal retrobottega.
Riv. Pen., 2004, 329
Cass. pen. Sez. I, 18/07/2003, n. 30283
La detenzione per il commercio di medicinali scaduti costituisce il reato previsto dagli artt. 443 e 452, c.p., in quanto vi è una presunzione assoluta della loro pericolosità desunta dalla previsione di un limite temporale per il loro impiego decorso il quale perdono efficacia, per cui è del tutto irrilevante ogni accertamento sulla durata della detenzione del farmaco scaduto.
Ragiusan, 2004, 241/242, 342
Cass. pen. Sez. I, 17/07/2003, n. 30133
L'elemento psicologico del reato previsto e punito dall'art. 443, c.p. è costituito dal dolo generico e consiste nella consapevole detenzione per il commercio di medicinali scaduti o imperfetti e la sua individuazione deve avvenire attraverso indici esterni significativi di tale consapevolezza. (Fattispecie in cui il farmacista deteneva medicinali dotati di azione stupefacente scaduti, per i quali il sistema legislativo prevede una rigorosa contabilità con registrazioni di carico e scarico giornaliero).
Cass. pen. Sez. I, 17/07/2003, n. 30113
Integra il reato di somministrazione di medicinali guasti o imperfetti di cui all'art. 443 c.p. la detenzione in farmacia di specialità medicinali stupefacenti scadute, desumendosi l'elemento psicologico del dolo generico richiesto nella fattispecie dalla circostanza che gli stessi sono soggetti ad obblighi di minuziosa contabilità, con carico e scarico giornaliero, sicché la conservazione oltre il termine di scadenza e la mancata richieda di ritiro non possono ritenersi dovuti a semplice dimenticanza.
Rass. Dir. Farm., 2005, 529
Trib. Forlì, 19/03/2002
È da escludersi che le sostanze destinate alle preparazioni medicinali, in quanto materie prime, possano essere equiparate ai farmaci ai fini dell’integrazione del reato di commercio di medicinali guasti o imperfetti a norma dell’ art. 443 c.p. (pertanto non integra il reato in oggetto la detenzione nella stanza adibita a laboratorio galenico di una farmacia di sostanze destinate alle preparazioni medicinali aventi termine di validità scaduto, in quanto trattasi di materie prime).
Massima redazionale, 2002
Cass. pen. Sez. IV, 19/02/2002, n. 14377
L'art. 443 c.p. prevede un reato di pericolo astratto, sì che la sussistenza del pericolo per l'incolumità pubblica viene presunta "iuris et de iure" dal legislatore. Conseguentemente, detto requisito non necessita di un accertamento giudiziale in concreto. In tale prospettiva, integra il reato in parola la condotta del farmacista che nel proprio esercizio commerciale conservi, seppur in un cassetto chiuso a chiave, farmaci con valenza scaduta, i quali debbono considerarsi medicinali "imperfetti" ai sensi e per gli effetti del predetto art. 443 c.p.
Studium juris, 2002, 1011
Trib. Taranto, 04/10/2000
Per la sussistenza del reato di cui all'art. 443 c.p., in caso di detenzione di medicinali scaduti, non è sufficiente la semplice constatazione del superamento della data di ultimo consumo, ma è necessario un accertamento concreto dello stato di alterazione dei medicinali medesimi, unico elemento in presenza del quale si configura la presunzione di pericolo per la salute pubblica prevista nella fattispecie.
Rass. Dir. Farm., 2001, 638
Cass. pen. Sez. IV, 25/08/2000, n. 9359
In tema di reati contro l'incolumità pubblica, l'inequivoco tenore testuale di cui all'art. 443 c.p. - il quale punisce chi detiene per il commercio, pone in commercio, o somministra medicinali guasti o imperfetti - impedisce ogni assimilabilità, alla prevista fattispecie della detenzione per il commercio, di quella (di per sè non contemplata dalla norma) della detenzione per la somministrazione.
Ragiusan, 2001, f. 201, 238
App. Milano, 12/10/1999
Il delitto di somministrazione di farmaci scaduti (sia nella forma dolosa che in quella colposa) rientra nella categoria dei reati di comune pericolo (art. 438 ss. c.p.) nell'ambito dei quali il bene giuridico tutelato è l'incolumità e la salute pubblica: più in particolare esso deve qualificarsi come reato di condotta e non di evento poichè la soglia della punibilità viene anticipata e non si richiede che dalla condotta incriminata derivi una conseguenza sfavorevole per uno o più individui. Nella dizione "somministrazione" rientra non soltanto l'atto materiale di consegna del singolo farmaco scaduto all'assuntore, ma anche quella condotta univocamente preparatoria e necessaria a tale atto, quale la custodia del farmaco scaduto nell'armadietto ove sono custoditi tutti i medicinali ovvero sul carrello per la distribuzione ai degenti di una casa di riposo. Diversamente opinando, la norma incriminatrice, verrebbe sottoposta ad una "interpretatio abrogans" essendo materialmente impossibile fornire la prova rigorosa del singolo atto di somministrazione del farmaco scaduto all'assuntore dello stesso. Al direttore sanitario (nella specie, di una casa di riposo) è affidato il compito di controllare e di vigilare sulle disposizioni da lui stesso impartite in forza della posizione apicale rivestita. La responsabilità colposa, sotto il profilo della cooperazione ex art. 113 c.p., va dunque ravvisata nell'omissione di vigilanza e di controllo sull'attività dei sottoposti.
Foro Ambrosiano, 2000, 23
Cass. pen. Sez. IV, 08/10/1999, n. 13018
Il reato di cui all'art. 443 c.p., in quanto reato di pericolo, sussiste anche allorchè i medicinali scaduti di validità siano conservati nel retrobottega di una farmacia adibito, oltre che a deposito, a laboratorio, in quanto la allegata destinazione dei medicinali ad essere utilizzati solo come materiali di laboratorio non fa venir meno la possibilità di una loro commercializzazione (nel caso concreto desunta dalla conservazione in frigo dei vaccini scaduti).
Cass. Pen., 2000, 3003
Giust. Pen., 2000, II, 660
Ragiusan, 2000, f.192, 244
Cass. pen. Sez. I, 12/01/1999, n. 3198
L'art. 443 c.p., punendo chi detiene per il commercio medicinali guasti o imperfetti, non può applicarsi analogicamente a chi detenga tali medicinali per la somministrazione; tuttavia, è configurabile il tentativo di somministrazione, sempre che, nel caso concreto, ricorrano gli estremi di cui all'art. 56 comma 1 c.p. (Fattispecie nella quale la S.C. ha escluso la sussistenza del delitto di cui all'art. 443 c.p. nei confronti di un capo-sala in servizio presso un presidio socio-sanitario al quale era stata addebitata la detenzione per la somministrazione di medicinali imperfetti perchè scaduti di validità).
Zacchia, 1999, 429
Cass. Pen., 2000, 370
Cass. pen. Sez. I, 08/01/1999, n. 5415
Per la configurabilità del reato di cui all'art. 443 c.p. la rispondenza di un farmaco alle indicazioni contenute nelle etichette e conformi alle voci della Farmacopea può essere logicamente ritenuta anche senza analisi chimica ove non emergano segni di irregolarità o manomissione delle confezioni, sicchè il reato sussiste egualmente anche perchè secondo la previsione dell'art. 443 c.p., deve intendersi imperfetto, in quanto inidoneo ad esplicare la specifica e dichiarata azione terapeutica, anche il farmaco in composizione difforme da quella dichiarata ed autorizzata.
Rass. Dir. Farm., 2000, 29
Cass. pen. Sez. IV, 22/05/1997, n. 967
La detenzione per il commercio di medicinali veterinari scaduti integra il reato contro la salute pubblica di cui agli art. 113, 443 e 452 comma 2 c.p., dal momento che non è condivisibile la tesi che esuli dal concetto di salute pubblica la salute degli animali, essendo evidente che qualsiasi attentato alla salute degli animali può tradursi in pericolo di danno per l'uomo.
Rass. Dir. Farm., 1999, 35
Cass. pen. Sez. I, 09/05/1996, n. 7738
Ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 443 c.p. (commercio o somministrazione di medicinali guasti) deve essere inteso per medicinale qualsiasi sostanza o pozione presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane e che sia, quindi, destinata ad essere somministrata all'uomo, eventualmente allo scopo di stabilire una diagnosi medica, ripristinare, correggere o modificare funzioni organiche dell'uomo. (Nella fattispecie la suprema Corte ha escluso la configurabilità del reato in questione in relazione a sostanze ad uso veterinario, osservando che le stesse, essendo destinate ad essere somministrate all'animale e non all'uomo, anche se guaste o imperfette non possono mettere in pericolo l'incolumità pubblica).
Giur. It., 1997, II, 390
Cass. Pen., 1997, 1711
Riv. Polizia, 1997, 711
Cass. pen. Sez. I, 01/12/1995, n. 2197
L'art. 443 c.p. punisce chi detiene per il commercio, chi pone in commercio e chi somministra medicinali guasti o imperfetti; non essendo la mera detenzione dei farmaci guasti o imperfetti una condotta di rilevanza penale il reato addebitato all'imputato non sussiste.
Rass. Dir. Farm., 1997, 251
Non è applicabile per analogia la norma dell'art. 443 c.p. (che punisce chi detiene per il commercio, chi pone in commercio e chi somministra medicinali guasti o imperfetti), alla mera detenzione per la somministrazione di farmaci guasti o imperfetti in una struttura (casa di assistenza protetta).
Rass. Giur. Farm., 1998, fasc.45, 13
Cass. pen. Sez. I, 10/02/1995, n. 4140
Sciutto e altri
A fronte dell'inequivoco elemento letterale contenuto nell'art. 443 c.p., l'assimilazione della detenzione per il commercio alla detenzione per la somministrazione non può non considerarsi preclusa dai principi di legalità e tassatività della norma penale sanciti dagli art. 1 c.p. e 14 disp. prel. c.c., elevati a rango costituzionale dall'art. 25 comma 2 cost. (è indubbio, infatti, che l'equiparazione fra le due situazioni si traduce nell'applicazione per via analogica della norma incriminatrice, in quanto nella fattispecie da essa delineata viene inserito un caso che, benchè accomunato dall'"eadem ratio" a quello espressamente previsto, resta, tuttavia, diverso e determina una estensione del campo di applicazione della sanzione riferibile non alla legge, ma all'operazione interpretativa del giudice; in presenza di una fattispecie dai contorni ben determinati e nettamente definiti, l'ampliamento dell'ambito di essa non può trovare base giustificativa nell'oggettività giuridica del reato ossia nell'elemento, comune alle due ipotesi, dell'esposizione a pericolo dell'interesse all'incolumità e alla salute pubblica).
Foro It., 1996, II, 71
Cass. pen. Sez. I, 05/05/1994, n. 7476
La detenzione di medicinali guasti o imperfetti per la somministrazione cade sotto la previsione di cui all'art. 443 c.p., non avendo alcun fondamento la distinzione tra detenzione per il commercio e detenzione per la somministrazione: ed invero sia l'una che l'altra rendono probabile, o quanto meno possibile, l'utilizzazione concreta del medicinale guasto o imperfetto a scopo terapeutico, che il legislatore ha inteso evitare e prevenire con la norma incriminatrice.
Giust. Pen., 1994, II, 757
Cass. pen. Sez. I, 10-01-1994, n. 2785 (rv. 197902)
Ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 443 c.p. (commercio o somministrazione di medicinali guasti), l'elemento della detenzione per il commercio si concretizza ogni qualvolta il medicinale irregolare si trovi nei locali dell'esercizio commerciale - nella specie farmacia - a disposizione del pubblico, ancorchè il medesimo non abbia formato oggetto, in concreto, di un negozio di compravendita. Vanno intesi quali locali adibiti al commercio non soltanto quelli di diretto accesso per gli acquirenti, ma anche i cosiddetti retrobottega, ove i prodotti sono conservati, quali scorta, pronti ad essere prelevati in caso di bisogno. (La suprema Corte ha altresì precisato che l'elemento psicologico del reato in questione è costituito dal dolo generico e consiste nella volontà di detenere per il commercio medicinali che siano guasti o imperfetti, conoscendone la condizione; che la prova dell'elemento soggettivo richiesto può ricavarsi dalla circostanza che tali medicinali si trovino insieme ad altri regolari e siano in numero tale da escludere che siano stati lasciati tra le scorte per mera dimenticanza del soggetto agente).
Mass. Pen. Cass., 1994, fasc.9, 14
Cass. Pen., 1995, 1832
Cass. pen. Sez. I, 06-07-1993, n. 8861 (rv. 197014)
Nel caso di prodotto industriale, il farmaco è imperfetto, secondo la previsione dell'art. 443 c.p., ogni qual volta la sua composizione non corrisponda a quella dichiarata ed autorizzata. Non è quindi necessario accertare se, in concreto, il prodotto sia eventualmente inefficace dal punto di vista terapeutico o pericoloso per l'incolumità pubblica perchè il pericolo non è un requisito del fatto, ma la ratio stessa dell'incriminazione penale .
Mass. Pen. Cass., 1994, fasc.6, 53
Cass. Pen., 1995, 1507
Pret. Empoli, 02/11/1989
Non è configurabile il reato di cui all'art. 443 c. p. nell'ipotesi di detenzione di medicinale privo di efficacia per essere scaduto il termine di validità ove non sia in concreto accertata una sua alterazione in atto, con conseguente perdita dell'efficacia medicamentosa.
Sanità Pubbl., 1991, 969 nota di APRILE
Pret. Empoli, 18/10/1989
Ai fini della configurazione dell'elemento oggettivo del reato di cui all'art. 443 c. p. in relazione all'art. 123, tuls, la presunzione assoluta di pericolo per la salute pubblica è riferita alla detenzione per la vendita del medicinale guasto o imperfetto, ma non può essere estesa al medicinale per il quale è scaduto il termine di validità, non essendo possibile, in difetto del concreto accertamento di una effettiva alterazione in atto del medicinale scaduto, né escludere la permanenza di una attività terapeutica, né la presenza di un degrado che consentano di qualificarlo come guasto o imperfetto e, come tale, pericoloso in via presuntiva.
Rass. Dir. Farm., 1990, 435
Ai fini della sussistenza del reato previsto dall'art. 443 c. p. non è necessario che la pericolosità del medicinale sia dimostrata in concreto, essendo invero il pericolo per la salute pubblica presunto in via assoluta dalla legge nel medicinale guasto o imperfetto.
Cass. pen., 03/04/1986

References: art. 438

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 452

Cass. 

Cass. 
 art. 439
 art. 452

Cass. 

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Cass. 

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Cass. 
 sentenza 

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Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 440

Cass. 
 art. 440
 art. 444
 Cass. 

Cass. 
 Cass. 

Cass. 
 art. 516

Cass. 
 art. 440

Cass. 

Cass. 

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Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 443

Cass. 
 art. 443

Cass. 
 art. 113

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 113

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 
 art. 1

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass. 

Cass.