Source: http://societcivileecostituzione.blogspot.com/2011/10/
Timestamp: 2017-11-21 21:08:51+00:00

Document:
Società Civile e Costituzione: ottobre 2011
Corte Costiuzionale sentenza 277: Bitonci e altri hanno rapinato gli italiani.
La Corte Costituzionale, con sentenza N. 277 del 2011 dichiara l’incostituzionalità, abrogandola, della norma della legge del 15 febbraio 1953 n. 60 nelle parti in cui non prevedono l’incompatibilità fra la carica di sindaco di città superiori a 20.000 abitanti e la carica di parlamentare.
Ancora una volta si è dovuto aspettare la Corte Costituzionale per depennare leggi e norme illegali. La criminalità dei parlamentari che, conservando il doppio incarico, hanno di fatto portato avanti un attentato di stampo terroristico alle Istituzioni: la legge non ammette l’ignoranza e loro hanno finto di applicare l’ignoranza per assicurarsi un ingiusto profitto. La non ammissione di “ignoranza”, i vigliacchi che privano i ragazzi della conoscenza delle norme di legge, la applicano ai barboni per poterli torturare, perseguitare, costringere a diventare bestiame del gregge delle parrocchie, anziché applicarla a sé stessi come prevede la Costituzione della Repubblica.
Così, per esempio, il criminale Bitonci ha percepito due stipendi (il comune di Cittadella è un comune con oltre 20.000 abitanti e questo è l'unico dato che prendo in considerazione) e ingiuriato chiunque non avesse un reddito sufficiente per prendere la residenza a Cittadella che considerava il suo regno da dio padrone.
“CITTADELLA. L'ordinanza anti-panino orientale è solo l'ultima in ordine di tempo siglata da Bitonci, che negli anni ha collezionato una serie di norme destinate a regolamentare la sicurezza dello storico Comune. Una 'crociata' che l'esponente del Carroccio iniziò nel 2007 quando varò un'ordinanza, battezzata 'anti-sbandati', per vietare la residenza agli immigrati, comunitari compresi, che non avessero saputo dimostrare di avere un lavoro ed un reddito di almeno 5mila euro l'anno, una casa agibile e una fedina penale immacolata. Il provvedimento, che gli costò un avviso di garanzia, prevedeva inoltre il divieto di sosta nel territorio comunale di carovane nomadi.”
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/08/05/news/cittadella-tutte-le-crociate-del-sindaco-bitonci-1.1146239
Mentre lui col doppio incarico derubava e saccheggiava i cittadini Italiani, metteva in atto azioni di odio sociale che vedevano come suo complice attivo il sanguinario torturatore Pietro Calogero che, di fatto, ne affiancava le finalità di eversione e di terrorismo.
Ora vedremo come verrà attuata la norma stabilita dalla Corte Costituzionale che dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dovrebbe farli decadere dagli stipendi. Gente come Bitonci ha dimostrato di non rispettare le leggi e di agire per destabilizzare il paese seminando odio e disprezzo sociale. Agiranno per conservarsi i loro stipendi. Stipendi che hanno avuto in maniera ILLEGALE, sottraendoli ai cittadini Italiani. E poi, per far in modo che i cittadini Italiani non vedessero i loro feroci crimini, hanno lanciato campagne d’odio sociale contro gli indifesi e i più deboli: la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e la “Polizia Locale” si sono prestati a fungere da braccio armato nell’esecuzione dei crimini ben sapendo (perché questo era il loro lavoro) che quei crimini servivano a coprire altri crimini.
Ora interviene la Corte Costituzionale a chiarire ai cittadini la qualità dei loro crimini come la Corte Costituzionale è intervenuta per chiarire i crimini commessi da poliziotti e carabinieri applicando l’illegalità e le finalità criminali ed eversive del “decreto sicurezza” la cui illegalità era tale da costringere l’Unione Europea ad intervenire per ripristinare le norme democratiche.
E domani che cosa ci aspettiamo?
Quali altre norme criminali e illegali saranno approvate? Quali altri crimini saranno messi in atto dalla Polizia di Stato, dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza giustificati con l’obbedienza a ordini illegali?
Quanta gente in questo momento viene torturata nei posti di polizia o nelle caserme dei carabinieri solo perché non ci sono testimoni o telecamere che osservano?
Intanto, così ha sentenziato la Corte Costituzionale:
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 ottobre 2011.”
Riporto la sentenza per intero:
SENTENZA N. 277
Sentenza riportata da:
Pubblicato da Claudio Simeoni a 14:47 Nessun commento:
Etichette: 2011, Corte Costituzionale, incompatibilità, sentenza 277, sindaci. parlamentari
Corte Costituzionale sentenza N. 263 contro la rapina dei cacciatori avallata dalla regione Liguria a ridosso dei parchi.
Ancora una volta la Corte Costituzionale difende i cittadini dall’attività di terrorismo dei cacciatori che, con l’appoggio illegale di individui che occupano le Istituzioni, pretendono di piegare il territorio e la popolazione civile ai loro desideri.
Un terrore che, in questo caso, ha visto la Regione Liguria consegnare illegalmente ai cacciatori il territorio contiguo ai parchi per impedire ai cittadini di fruirne delle risorse.
Un’azione illegale. Un’azione che ha il sapore del terrorismo che spara nelle Istituzioni al fine di garantire, in cambio di voti e di appoggi nelle campagne elettorali, i cacciatori nella loro attività di devastazione del territorio.
La Regione Liguria (a giunta PD ma la legge è stata approvata col PDL) ha approvato una legge per estendere i diritti dei cacciatori al di là e al di fuori delle normative delle leggi nazionali.
Afferma la Corte Costituzionale:
“4.1.― Con specifico riferimento a tale ultimo profilo, può ulteriormente chiarirsi, secondo quanto già precisato da questa Corte con la sentenza n. 315 del 2010, che le norme contenute nella legge n. 394 del 1991, già nella vigenza del testo originario del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, contenevano principi fondamentali, ai fini dell’esercizio della competenza legislativa concorrente delle Regioni in materia di caccia.
A seguito della riforma costituzionale del 2001, la attuale, più ampia, competenza legislativa regionale in materia di caccia, conseguente alla trasformazione di tale competenza da concorrente in residuale, non ha fatto venir meno la forza vincolante delle suddette norme statali, le quali oggi assumono la natura di standard minimi uniformi, dettati dalla legislazione statale nell’esercizio della competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente. Con riguardo alla questione in oggetto, la Regione, pertanto, non può prevedere soglie di tutela inferiori a quelle dettate dallo Stato, mentre può, nell’esercizio di una sua diversa potestà legislativa, prevedere eventualmente livelli maggiori di tutela, che presuppongono logicamente il rispetto degli standard adeguati ed uniformi fissati nelle leggi statali (citata sentenza n. 315 del 2010; v. anche sentenze n. 193 del 2010 e n. 61 del 2009). “
In sostanza, la Corte Costituzionale afferma che si possono prevedere, da parte delle Regioni, norme maggiori a tutela dell’ambiente, ma non norme inferiori al minimo stabilito dalla legge dello Stato. In sostanza, la Regione Liguria, con la sua delibera ha fatto un atto di terrorismo nei confronti delle Istituzioni e dei cittadini Italiani sottraendo loro dei beni per consegnarli in maniera illegale ai cacciatori che, a questo punto, diventano i beneficiari di una vera e propria rapina ai danni dei cittadini.
In questo modo vanno definiti i consiglieri che hanno approvato una norma contro le leggi dello stato (la legge non ammette la loro ignoranza) e, di conseguenza illegale, commettendo un reato (al di là di come la legge identifica tale reato).
Come possiamo osservare, la tutela dei diritti dei cittadini dall’attività di vere e proprie bande mafiose che alimentano interessi illegali, oggi come oggi avviene quasi esclusivamente ad opera di magistrati della Corte Costituzionale o di magistrati della Corte di Cassazione. Le Istituzioni elettive di questo paese hanno un disprezzo assoluto per le norme e per le leggi e finiscono per trasformare i cittadini in prede di reati legittimati da delibere e provvedimenti amministrativi criminali e illegali.
Riporto per intero la sentenza N. 263 del 2011 dal sito della Corte Costituzionale.
Riporto l’intera sentenza con cui la Corte Costituzionale dichiara illegittimi, e quindi atti di terrorismo eversivo, leggi sulla caccia a ridosso dei parchi promulgate dalla Regione Liguria
Pubblicato da Claudio Simeoni a 00:45 Nessun commento:
Etichette: cacciatori, Corte Costituzionale, legge caccia, sentenza n. 263/2011
Terrore sui figli. Violenza sessuale e coercizione emotiva. La Corte di Cassazione condanna: e la società civile?
Come possiamo dedurre dalle sentenze, la Corte di Cassazione sta facendo, per quanto le è possibile, un grande lavoro di ripristino della legalità democratica là dove il terrore dell’educazione cattolica impone l’assolutismo, il dispotismo e la violenza. In particolare sui figli.
Saranno necessari molti anni affinché la linea di libertà sociale praticata dalla Corte di Cassazione diventi patrimonio sociale in presenza delle attività eversive della chiesa cattolica.
I figli come oggetto di possesso è uno dei valori fondanti il cristianesimo e che i cristiani lo riproducono nella società nonostante indirizzi diversi delle norme sociali: un vero e proprio atto eversivo nei confronti delle leggi dello Stato.
Ne consegue che l’unica possibilità per affiancare l’attività di liberazione della Corte di Cassazione è la nascita di una religione che anziché mettere al centro della propria struttura dogmatica lo schiavismo e la sottomissione, come fa la religione cristiana, abbia al centro una teologia religiosa di libertà capace di calarsi come morale e dogma comportamentale nella società civile.
Riporto due sentenze con cui la Corte di Cassazione censura dei comportamenti che, sia pur differenti nelle intenzioni e nella sostanza, hanno al centro dei reati censutati la concezione secondo cui i figli sono oggetti da possedere e non soggetti che impongono ai genitori dei doveri di assistenza per favorire la loro crescita.
Il primo caso è il caso del “figlio bambolotto”. Una madre, mai cresciuta come donna, dipendente dal padre, ha costretto il figlio a non veicolare le proprie pulsioni nel mondo menomandone la crescita e l’autostima nell’affrontare le condizioni che la società richiede. Hanno danneggiato sia il loro figlio che la società. Il figlio non è un oggetto posseduto dalla madre e dal nonno, ma madre e nonno avrebbero dovuto mettersi al servizio del figlio per favorire la sua crescita come cittadino responsabile. Non facendolo, hanno, di fatto, sparato nella testa del loro figlio “gambizzandolo” nella sua struttura psichica.
Riporto il fatto di cronaca:
"E' troppo protettiva"
Condannata la mamma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una donna ferrarese, già condannata in primo grado e in appello per aver tenuto troppo suo figlio dentro le mura domestiche
A tutto c’è un limite, anche alle cure materne. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha condannato una mamma e un nonno per eccesso di attenzioni nei confronti del figlio (e nipote).
La vicenda risale ai primi anni 2000. Marito e moglie sono separati, e l’affidamento del bimbo viene dato alla madre. La quale però, con l’aiuto del nonno, crea attorno al figlio un rigido cordone protettivo che di fatto impedisce al bambino qualsiasi rapporto con il mondo esterno: si tratti di amici o dello stesso papà, che infatti reagisce e si rivolge alla magistratura.
La sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Ferrara, è del 2007. Madre e nonno vengono condannati a un anno e quattro mesi di reclusione. L’impianto accusatorio è grave: i due, stabilisce infatti il tribunale, hanno impedito al bimbo di avere qualsiasi rapporto con i coetanei fino ai sei anni, quando è andato a scuola, e hanno fatto di tutto per screditare la figura del padre, descrivendolo come una persona violenta e arrivando a costringere il piccolo a utilizzare il cognome materno. Vessazioni psicologiche che hanno avuto effetti negativi anche sullo sviluppo fisico del bambino, che mostrava difficoltà evidenti a camminare.
Nell’ottobre del 2010 il processo di Appello, a Bologna, conferma la sentenza di primo grado.
Mamma e nonno si rivolgono così alla Cassazione, che però (la sentenza è stata depositata oggi in cancelleria) conferma a sua volta - e in via definitiva - la condanna. Per la Suprema Corte, infatti, "l'iperprotezione e l'ipercura" costituiscono a tutti gli effetti reato di maltrattamenti. Specie se, come in questo caso, il risultato è quello di un danno all’integrità fisica e psichica del minore.
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/10/11/news/e_troppo_iperprotettiva_condannata_la_mamma-23040380/
La madre che favorisce la violenza del padre sulle figlie ha la stessa responsabilità penale del padre per la violenza sulle figlie.
Ricordo come nella bibbia degli ebrei e dei cristiani, fra le proibizioni dei rapporti sessuali, non c’è la proibizione al padre di far violenza sessuale a figli e figlie ritenendo tale atto LEGIITIMO.
La pratica della pedofilia e della pederastia, favorita dalle norme dottrinali della bibbia e fissate dal cattolicesimo che chiama “padre” ogni prete cattolico, è sempre stata una piaga sociale che vede nella pretesa di Gesù di possedere le persone la sua legittimazione. Un Gesù che, per l’Imitatio Christi alla quale i preti cattolici si rifanno, viene arrestato con il bambino nudo: modello imitato da preti cattolici e dai cristiani in generale.
Contro questa aberrazione sociale, voluta ed imposta dalla chiesa cattolica (che non ha mai condannato Gesù), si ergono le sentenze della Corte di Cassazione. Una Corte di Cassazione che non tollera nemmeno la fragilità della “madre” che consente al “padre” di violentare le proprie figlie. Non si giustifica questo tipo di reati con la fragilità e l’incapacità a reagire.
Cassazione: Padre violenta le figlie, condannata la madre che tace
I giudici della Suprema Corte:"Personalità fragile della donna non è un'esimente"
Roma, 12 ott. (TMNews) - È ritenuta responsabile, e quindi punibile, la madre che è consapevole dei reati di violenza ai danni delle figlie da parte del marito e non lo denuncia, anche se è completamente soggiogata dal marito. La Corte di cassazione, con una sentenza del 12 ottobre 2011, riporta il sito Cassazione.net, ha rigettato i ricorsi dei coniugi accusati l'uno di relazioni incestuose nei riguardi delle figlie minorenni e l'altra di averle taciute.Un cinquantunenne è stato accusato di violenze sessuali sulle due figlie. La denuncia non è stata fatta dalla moglie e madre delle due, ma dal fratello e dai vicini di casa: secondo i racconti, gli atti avvenivano in casa, in particolare nel letto matrimoniale, tenuto libero dalla madre, che attendeva in un'altra stanza che "il marito e la figlia di turno" terminassero. Secondo la terza sezione penale la donna, che l'atto del ricorso definiva "una vittima con fragile personalità", era consapevole dei reati che si consumavano in famiglia, sia perché il marito non assumeva nessuna precauzione per rendere riservati i rapporti, sia perché essa li favoriva.In pratica, secondo gli Ermellini, anche se la donna è stata definita "priva di autonomia intellettiva, sociale ed economica", questo non giustifica la sua inattività nel tutelare l'integrità fisica e psichica delle figlie.
http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20111012_180224.shtml
Non basta l’impegno di un organo giudiziario che spesso deve mettere ordine nelle idee preconcette di magistrati periferici che si considerano creati ad immagine e somiglianza di un dio padrone. E’ necessario costruire una nuova e diversa mentalità religiosa che abbia nel suo centro dogmatico il comportamento morale capace di impegnare le persone nella costruzione del futuro, dei propri figli e della società tutta.
Pubblicato da Claudio Simeoni a 16:58 Nessun commento:
Etichette: condanna, Corte di Cassazione, libertà religiosa, libertà sociale, minori, regole sociali, violenza
Corte Costiuzionale sentenza 277: Bitonci e altri ...
Corte Costituzionale sentenza N. 263 contro la rap...
Terrore sui figli. Violenza sessuale e coercizione...

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

SENTENZA 

Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza