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Timestamp: 2019-10-18 23:44:11+00:00

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febbraio 2014 ~ Avv. Nicolavito Poliseno - Studio Legale e Tributario in Bari
E’ nulla la notifica al portiere senza alcuna menzione, nella relata di notifica, dell'inutile tentativo di consegna a mani del destinatario
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 26 febbraio 2014, n. 4627
1. In data 9.5.01, veniva notificata a N.F. a seguito della precedente notifica di sette avvisi di irrogazione sanzioni, per gli anni dal 1983 al 1988 - una cartella di pagamento emessa dall'Ufficio a titolo di sanzioni ed interessi in materia di IVA, per l'importo complessivo di £. 1.314.745.000.
2. L'atto veniva impugnato dal contribuente dinanzi alla CTP di Roma, che accoglieva il ricorso.
3. L'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate alla CTR del Lazio veniva, peraltro, parzialmente accolto con sentenza n. 183/14/05, depositata 1'8.2.06, con la quale il giudice di seconde cure riteneva regolare la notifica dei primi cinque avvisi di irrogazione sanzioni, confermando l'invalidità della cartella impugnata, in relazione agli altri due avvisi.
4. Per la cassazione della sentenza n. 184/14/05 ha proposto ricorso N.F., affidato ad un unico motivo. L'Agenzia delle Entrate ha replicato con controricorso.
1. Con l'unico motivo di ricorso, il N. denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 139 c.p.c., in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c., nonché l'omessa o insufficiente motivazione in relazione all'art. 360 n. 5 c.p.c.
1.1. Avrebbe, invero, errato la CTR, a parere del ricorrente, nel ritenere - peraltro con motivazione del tutto inadeguata - regolare la notifica di cinque avvisi di irrogazione sanzioni su sette, sebbene essa fosse stata effettuata a mani del portiere dello stabile, senza alcuna menzione, nella relata di notifica, dell'inutile tentativo di consegna a mani del destinatario, poiché assente, o delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l'atto, ai sensi dei co. 1 e 2 dell'art. 139 c.p.c.
1.2. Siffatta omissione - al contrario di quanto ritenuto dal giudice di seconde cure - determinerebbe, per contro, ad avviso del N., la nullità della notifica degli atti a monte della cartella di pagamento impugnata dal contribuente.
2.1. E' - per vero - del tutto pacifico tra le parti, e risulta dall'impugnata sentenza, che gli avvisi di irrogazione sanzioni in discussione siano stati notificati al N. a mani del portiere, ai sensi dell'art. 139, co. 3 c.p.c., senza che nella relata di notifica si sia dato atto dell'assenza del destinatario, nonché delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l'atto, ai sensi dei co. 1 e 2 della disposizione succitata.
2.2. Ebbene, come questa Corte ha più volte affermato, in caso di notifica nelle mani del portiere, l'ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell'assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l'atto; ed il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, nondimeno, attestare chiaramente l'assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal co. 2 dell'art. 139 c.p.c., secondo la successione preferenziale da detta norma tassativamente stabilita.
2.3. Ne discende che deve ritenersi nulla la notificazione nelle mani del portiere, allorquando la relazione dell'ufficiale giudiziario non contenga - come nel caso di specie - l'attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma succitata (cfr. Cass.S.U. 8214/05; 11332/05; Cass. 6101/06).
2.4. Per tali ragioni, pertanto, il ricorso del N. deve essere accolto.
3. L'impugnata sentenza va, di conseguenza, cassata, con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria del Lazio, che si atterrà al seguente principio di diritto: "la validità della notifica a mani del portiere, ai sensi dell'art. 139, co. 3 c.p.c., presuppone che l'ufficiale giudiziario debba dare conto, nella relativa relata, oltre che dell'assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l'atto; ed il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, nondimeno, attestare chiaramente l'assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal co. 2 dell'art. 139 c.p.c., secondo la successione preferenziale da detta norma tassativamente stabilita".
Accoglie il ricorso; cassa l'impugnata sentenza con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, che provvederà alla liquidazione anche delle spese del presente giudizio.
Responsabilità solidale del coniuge per la dichiarazione congiunta dei redditi – Corte di Cassazione sentenza 12 febbraio 2014, n. 3129
A norma dell'art. 17 della legge 13 aprile 1977, n. 114, ove i coniugi abbiano presentato dichiarazione congiunta dei redditi, gli accertamenti in rettifica sono effettuati a nome di entrambi in quanto i coniugi medesimi "sono responsabili in solido per il pagamento dell'imposta, soprattasse, pene pecuniarie ed interessi iscritti a ruolo a nome del marito", e che, secondo la giurisprudenza della stessa Corte di Cassazione, la responsabilità solidale dei coniugi che abbiano presentato dichiarazione congiunta dei redditi "per il pagamento dell'imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome del marito", prevista dall'art. 17, ultimo comma, della legge 13 aprile 1977, n. 114, vale anche per gli accertamenti dipendenti da comportamenti non riconducibili alla sfera volitiva e cognitiva di entrambi, in quanto conseguenti ad atti di accertamento in rettifica condotti esclusivamente nei confronti di uno solo di essi (v. cass. n. 9209 del 2011).

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 Cass. 
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