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Timestamp: 2020-08-10 16:47:05+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 4491 del 24/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4491 del 24/02/2011
Cassazione civile sez. III, 24/02/2011, (ud. 20/01/2011, dep. 24/02/2011), n.4491
sul ricorso 32409-2006 proposto da:
EUROLEGNO SPA, (OMISSIS), in persona dell’Amministratore Unico e
legale rappresentante Sig. V.G., elettivamente
dell’avvocato NOBILONI ALESSANDRO, che la rappresenta e difende
FONDIARIA SAI SPA ,quale incorporante la MILANO ASSICURAZIONI S.p.A.,
(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore Dott.
C.I., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO POMA
4, presso lo studio dell’avvocato PAPADIA MARIO, che la rappresenta e
difende giusta delega in calce al controricorso.
COND. (OMISSIS), TIRRENA ASSIC SPA IN LCA, COND.
sul ricorso 846-2007 proposto da:
CONDOMINIO IN (OMISSIS), (OMISSIS), in persona
dell’amministratore dr. Ce.Lu., CONDOMINIO in
(OMISSIS), (OMISSIS), in persona dell’amministratore rag.
S.F., elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZALE
FLAMINIO 9, presso lo studio dell’avvocato FOTI CARLO SEBASTIANO, che
FONDIARIA SAI SPA, quale incorporante la MILANO ASSICURAZIONI S.p.A.,
TIRRENA ASSICURAZIONI SPA IN LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA,
(OMISSIS), in persona del Commissario Liquidatore Avv. I.
G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PACUVIO 34, presso
lo studio dell’avvocato ROMANELLI GUIDO, che lo rappresenta e difende
legale rappresentante SIG. V.G., difesa
studio dell’avvocato NOBILONI ALESSANDRO, che la rappresenta e
difende giusta procura speciale in calce al ricorso principale;
avverso la sentenza n. 4755/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Sezione 3^ Civile, emessa il 27/10/2005, depositata il 08/11/2005;
R.G.N. 5602 e 7319/2002.
udito l’Avvocato Mario PAPADIA;
APICE Umberto che ha concluso per il rigetto del ricorso incidentale
e l’accoglimento del ricorso principale.
La Eurolegno s.p.a., quale proprietaria di un vasto locale sottostante ai condominii di (OMISSIS), conveniva in giudizio gli stessi, assumendo che nell’ (OMISSIS), a seguito della rottura di una tubazione adducente acqua ai predetti condomini, si era determinato l’allagamento dei propri locali con gravi danni, di cui chiedevano il risarcimento. Si costituivano i condominii e chiamavano in causa, per essere manlevati, i propri assicuratori per la responsabilità civile (segnatamente il condominio di (OMISSIS) chiamava in causa la Tirrena s.p.a. e la Sai, mentre il condominio di (OMISSIS), poi assorbita dalla Milano s.p.a..
Il Tribunale di Roma accoglieva parzialmente la domanda condannando i condominii convenuti ed i loro assicuratori in solido al risarcimento del danno nella misura di L. 79.130750. Proponeva appello la Milano Assicurazioni, nonchè la s.p.a. Eurolegno.
Proponevano appelli incidentali i condominii.
La corte di appello di Roma, con sentenza depositata il 8.11.2005, condannava i condominii in solido al pagamento in favore della Eurolegno della somma risarcitoria di Euro 43460,00 e, devalutata questa alla data dell’evento dannoso per cui è causa, e rivalutata anno per anno sulla base dei coefficienti Istat, agli interessi legali nella misura del 5% sui singoli importi rivalutati.
Condannava, altresì, la Milano Assicurazioni a manlevare il condominio di (OMISSIS).
Successivamente la corte di appello di Roma, su ricorso di Eurolegno, correggeva la somma suddetta in Euro 39.508,00 mentre riteneva inammissibile la richiesta di correzione del preteso errore materiale, consistente – a suo dire – nella non previsione della rivalutazione nel dispositivo.
Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Eurolegno s.p.a..
Resistono con controricorso la Milano Assicurazioni ed il condominio di (OMISSIS) e quello di (OMISSIS);
quest’ultimo ha anche proposto ricorso incidentale.
Resistono con controricorsi a tale ricorso incidentale, Eurolegno, Milano assicurazioni e Compagnia Tirrena Assicurazioni.
1.1. Preliminarmente vanno riuniti i ricorsi. Il collegio ha raccomandato una motivazione semplificata.
1.2. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2056 c.c., art. 2058 c.c., comma 2, e art. 1223 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
Assume la ricorrente che erroneamente al sentenza impugnata, pur vertendosi in ipotesi di debito di valore, non ha disposto la rivalutazione della somma liquidata dalla data del fatto alla data della decisione.
In tema di risarcimento del danno, ove la somma dovuta venga con valutazione equitativa determinata in moneta attuale al momento della sentenza, non ne va concessa altresì la rivalutazione, risultando in tal caso utilizzato un criterio di liquidazione che già sconta gli effetti negativi dell’inflazione. Va, invece corrisposto il danno da ritardo nel pagamento di tale somma, che può essere liquidato – come avviene generalmente – con la tecnica degli interessi compensativi.
Tali interessi non possono essere calcolati dalla data dell’illecito sulla somma liquidata all’attualità, perchè la somma dovuta – il cui mancato godimento va risarcito – va aumentata gradualmente nell’intervallo di tempo occorso tra la data del sinistro e quella della liquidazione.
Pertanto in questo caso la somma liquidata all’attualità va devalutata alla data del fatto generatore del danno e quindi, sulla somma annualmente e progressivamente rivalutata, vanno calcolati gli interessi compensativi (cfr. Cass. 20/04/2007, n. 9515; 03/08/2005, n. 16237).
2.2. Nella fattispecie tanto nella parte motiva, quanto nel dispositivo, la sentenza impugnata dispone che la somma liquidata a titolo di risarcimento del danno vada prima devalutata (evidentemente dalla data attuale) alla data dell’evento dannoso, e quindi annualmente rivalutata ai fini del calcolo degli interessi compensativi per il ritardo.
Ciò significa, sia pure attraverso una formulazione non particolarmente chiara, che la liquidazione della somma dovuta fu effettuata all’attualità e, quindi, in moneta già comprensiva della rivalutazione (come peraltro ritenuto dalla stessa corte di appello nella successiva ordinanza che rigettava la richiesta di un preteso errore materiale sul punto, v,. pag. 10 del ricorso). Pertanto non risultano violate le norme indicate nel motivo. Diversa, poi, è la questione se sia immune da vizi motivazionali la sentenza nel liquidare la somma indicata di Euro 43.460,00 (poi corretta in Euro 39.508,00) come già comprensiva della rivalutazione, e cioè all’attualità.
Sennonchè nessuna censura è stata prospettata a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5.
3. Con l’unico motivo del ricorso il ricorrente incidentale, Condominio (OMISSIS), lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 1917 c.c., artt. 112, 292, 311 e 350 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 ed error in procedendo ex art. 360 c.p.c., n. 4. Assume il ricorrente che, pur avendo richiesto con l’appello incidentale che la sua assicuratrice Tirrena Assicurazioni s.p.a. fosse condannata a manlevarlo da ogni danno che fosse tenuto a pagare all’attrice, tuttavia nessuna pronunzia in merito aveva reso la corte di appello, con violazione dell’art. 112 c.p.c..
Infatti il giudice di appello non si è pronunziato sull’appello incidentale proposto dal Condominio (OMISSIS), che richiedeva una pronunzia di condanna alla manleva, e, quindi, una pronunzia su questione di merito.
A fronte di questa completa omissione di pronunzia sulla questione di merito sottoposta al giudice di appello, di nessun rilievo sono gli assunti delle resistenti (Tirrena assicurazioni ed Eurolegno, a prescindere dalla possibile carenza di interesse sul punto di quest’ultima) secondo cui nella fattispecie non si verserebbe in ipotesi di cause inscindibili, ma si tratterebbe di impugnazione intempestiva o non validamente notificata in cause scindibili.
4.2. Il vizio di omessa pronunzia, presupponendo l’effettiva obliterazione della “postulazione di giudizio” in almeno una delle sue articolazioni, non sussiste solo quando la domanda sia stata comunque esaminata, senza che rilevino i motivi di rito o di merito per cui essa sia stata disattesa.
Ne consegue che non avendo il giudice emesso alcuna pronunzia sull’appello incidentale del Condominio di (OMISSIS), sia pure solo di rito ove fossero risultate fondate le eccezioni processuali delle controparti, ha violato il principio della corrispondenza tra chiesto e pronunziato.
4. In definitiva va rigettato il ricorso principale ed accolto l’incidentale.
Esistono giusti motivi (segnatamente la forma poco chiara della sentenza nel liquidare la somma all’attualità) per compensare tra le parti le spese processuali del giudizio di cassazione.
Riunisce i ricorsi. Rigetta il ricorso principale ed accoglie l’incidentale. Cassa, in relazione al solo ricorso incidentale, l’impugnata sentenza e rinvia la causa alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione. Compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2058
 art. 1223
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 Cass. 
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 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
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