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Timestamp: 2019-06-18 19:31:34+00:00

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Giurisprudenza - Tavolo Apolidia, i diritti dell'uomo in materia di apolidia
Giurisprudenza italiana e della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo in materia di apolidia.
La principale giurisprudenza in materia di apolidia, sia delle corti italiane che della Corte Europea per I Diritti dell’Uomo (CEDU). In questa sezione è possibile consultare la principale giurisprudenza suddivisa per: Cassazione, Corte Costituzionale e CEDU.
Cassazione 14918_2007
Corte di Cassazione, sezione prima civile, sentenza del 20 marzo 2007, n. 14918
La prova formale della perdita della cittadinanza non è richiesta al fine di ottenere il riconoscimento dello status di apolide. L’apolidia può essere dedotta da altri fatti, quali il rifiuto di riconoscere alla persona quei diritti che sono solitamente connessi al possesso della cittadinanza. Per consultare l'intero documento clicca qui
Cassazione SU 28873_2008
Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza del 9 dicembre 2008, n. 28873
Le persone apolidi possono accedere direttamente alla giurisdizione ordinaria per la procedura di determinazione dell’apolidia, in alternativa a quella maggiormente complicata di natura amministrativa. Per consultare l'intero documento clicca qui
Cassazione 7614_2011
Corte di Cassazione, sezione prima civile, sentenza del 4 aprile 2011, n. 7614
Le richieste di riconoscimento dello status di apolide devono essere presentate e decise attraverso la giurisdizione ordinaria e il principio del contradditorio deve essere rispettato. Per consultare l'intero documento clicca qui
Cassazione 15679_2013
Corte di Cassazione, sezione prima civile, sentenza del 21 giugno 2013, n. 15679
Le procedure di determinazione dell’apolidia richiedono che vengano considerate le disposizioni che regolano la cittadinanza in relazione allo Stato con cui il richiedente ha legami rilevanti. La Convenzione del 1954 si applica esclusivamente a coloro che non hanno alcuna cittadinanza e non a coloro che, anche se avendone titolo, non hanno attivato la procedura per ottenerla. Per consultare l'intero documento clicca qui
Cassazione 25212_2013
Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenza del 8 novembre 2013, n. 25212
La valutazione della condizione di apolidia deve prendere in considerazione anche aspetti sostanziali e non solo formali. Per consultare l'intero documento clicca qui
Cassazione 4262_2015
Corte di Cassazione, sezione sesta civile, sentenza del 3 marzo 2015, n. 4262
Nelle procedure di determinazione dell’apolidia, l’onere della prova deve considerarsi attenuato e, in particolare, il giudice può ricorrere ai propri poteri istruttori quando sono necessarie integrazioni per colmare dubbi e incertezze di natura istruttoria. Alle persone apolidi deve essere applicato lo stesso onere della prova attenuato previsto per i richiedenti protezione internazionale. Per consultare l'intero documento clicca qui
Cassazione 19201_2015
Corte di Cassazione, sezione sesta civile, sentenza 28 settembre 2015, n. 19201
Nel momento di decidere sulla convalida della misura di detenzione di un individuo soggetto a decreto di espulsione, il Giudice di Pace deve debitamente prendere in considerazione l’assenza di prospettive di rimpatrio ragionevoli, come nel caso di persone apolidi. Per consultare l'intero documento clicca qui
Cassazione 12643_2016
Corte di Cassazione, sezione sesta civile, ordinanza del 17 giugno 2016, n. 12643
Nel contesto della procedura di determinazione dell’apolidia non è richiesto un atto formale a dimostrazione della perdita di cittadinanza, dato che l’apolidia può essere provata anche de facto. Allo stesso tempo, i richiedenti devono fornire la prova riguardo le circostanze da cui è possibile dedurre che sono stati provati di (o di parte di) quelle prerogative che sono connesse con lo status di cittadino. Per consultare l'intero documento clicca qui
Cassazione 28153_2017
Corte di Cassazione, prima sezione civile, sentenza del 24 novembre 2017, n. 28153
Il richiedente il riconoscimento dello status di apolide è tenuto ad allegare specificatamente di non possedere la cittadinanza dello Stato o degli Stati con cui abbia intrattenuto legami significativi e di non essere nelle condizioni giuridiche e/o fattuali di ottenerne il riconoscimento. Il giudice opera l’obbligo di cooperazione istruttoria officiosa al fine di colmare lacune probatorie derivanti dalla necessità di conoscere specificatamente i sistemi normativi o procedimentali riguardanti la cittadinanza negli Stati di riferimento e di assumere informazioni o svolgere approfondimenti istruttori presso le autorità competenti. Per consultare l'intero documento clicca qui
Cassazione 1183_2018
Corte di Cassazione, prima sezione civile, sentenza del 18 gennaio 2018, n. 1183
Il dovere di cooperazione istruttoria officiosa del giudice del merito non esclude che incomba sul richiedente l'onere di allegazione specifica non solo della condizione di "non-cittadino" dello Stato o degli Stati di prossimità, ma anche dell'assenza dei presupposti normativi e/o fattuali che consentano al medesimo il riconoscimento dello status civitatis da parte di quei medesimi Stati, dovendo egli indicare tutti i fatti costitutivi del diritto invocato. Per consultare l'intero documento clicca qui
Corte Costituzionale 172_1999
Sentenza n. 172, anno 1999
L’obbligo di assolvere al Servizio militare per le persone apolidi riconosciute è legittimo, dato che sono intitolate allo stesso trattamento rispetto ai cittadini italiani. In particolare, godono dei diritti fondamentali e fanno parte di una comunità di diritti e doveri, incluso il dovere di difendere il Paese. Per consultare l'intero documento clicca qui
Corte Costituzionale 258_2017
Sentenza n. 258, Anno 2017
È incostituzionale l’obbligo di prestare giuramento in sede di richiesta di naturalizzazione per le persone con disabilità che non sono in grado di fare ciò a causa della loro condizione, trattandosi di una forma di discriminazione. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF ANDREJEVA v. LATVIA
Application no. 55707/00
La differenza di trattamento tra cittadini e "non cittadini" riguardo alle pensioni, che è basata esclusivamente sullo status di “non cittadino”, manca di proporzionalità e quindi è in violazione dell’Art. 14 CEDU congiuntamente all’Art. 1 del Protocollo 1 alla CEDU. Per consultare l'intero documento clicca qui
Application no. 3455/05
Riguardo alla privazione della libertà (Art. 5-1 CEDU) di uno degli applicanti, che era una persona apolide di origine palestinese, la Corte ha rilevato che il Governo non ha prodotto alcuna prova per “indicare che ci fosse un altro Stato disponibile ad accoglierlo”. Di conseguenza non è possibile sostenere che la privazione della libertà fosse stata adottata in vista di deportazione o estradizione. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF KURIĆ AND OTHERS v. SLOVENIA
La cancellazione di cittadini della ex Jugoslavia dai registri della popolazione è in violazione dell’Art. 14 congiuntamente all’Art. 8 CEDU perché crea una discriminazione tra gli ex cittadini “cancellati” e altri stranieri. Viene rilevata anche una violazione dell’Art. 13 congiuntamente all’Art. 8 CEDU. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF AMIE AND OTHERS v. BULGARIA
Application no. 58149/08
Le autorità devono considerare se la rimozione della persona apolide abbia una prospettiva realistica, dato che non esiste un Paese prontamente disponibile verso il quale possa essere espulso. Di conseguenza le autorità devono anche prendere in considerazione se la detenzione in vista dell’espulsione sia dall’inizio, e continui ad esserlo, giustificabile. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF GENOVESE v. MALTA
Application no. 53124/09
Nonostante il diritto alla cittadinanza non sia in quanto tale un diritto riconosciuto dalla CEDU, il diniego della cittadinanza può dar luogo ad aspetti rilevanti sotto l’Art. 8 ECDU alla luce del suo impatto sulla vita privata di un individuo, il cui concetto è abbastanza ampio da includere aspetti relativi all’identità sociale di una persona. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF ALPEYEVA AND DZHALAGONIYA v. RUSSIA
Applications nos. 7549/09 and 33330/11
La Corte EDU ha rilevato una violazione del diritto al rispetto della vita privata (Art. 8) di due individui in Russia che sono rimasti apolidi per diversi anni come conseguenza di carenze burocratiche non attribuibili a loro. Il giudizio rafforza ulteriormente la giurisprudenza della Corte EDU sulla connessione tra i diritti di cittadinanza, l’apolidia e l’Art. 8 della CEDU. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF BIAO v. DENMARK
Application no. 38590/10
La legge nazionale che richieda ai cittadini che non hanno acquisito la cittadinanza dalla nascita di dimostrare forti legami con il Paese per almeno 28 anni consecutivi al fine di poter beneficiare del ricongiungimento famigliare, è in violazione dell’Art. 14 e dell’Art. 8 CEDU. Tale misura crea un’ingiustificata differenziazione di trattamento e una discriminazione indiretta basata sull’etnia e la razza. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF AUAD v. BULGARIA
Application no. 46390/10
L’espulsione di un uomo apolide di origine palestinese, cui è stata riconosciuta la protezione umanitaria in Bulgaria ma che è stato detenuto come sospetto terrorista, sarebbe in violazione dell’Art. 3 CEDU dato che, a causa del suo status di apolide, dovrebbe tornare nel campo dal quale è scappato. Le basi per la detenzione del ricorrente non hanno sussistito per tutta la durata del periodo di privazione della sua libertà a causa del fallimento da parte delle autorità di condurre I procedimenti con la dovuta diligenza, dunque viene rilevata una violazione dell’Art. 5(1) CEDU. Per consultare l'intero documento clicca qui
Application no. 65192/11
Il rifiuto da parte del Consolato di registrare la nascita e di garantire riconoscimento legale alla relazione genitore-figlio, che è scaturita in un altro Paese come risultato di maternità surrogata, costituisce una violazione del diritto al rispetto della vita privata del bambino (Art. 8 CEDU), dato che lede l’identità del bambino.. Per consultare l'intero documento clicca qui
AFFAIRE LABASSEE c. FRANCE
Application no. 65941/11
Il rifiuto delle autorità francesi di registrare la nascita e garantire riconoscimento legale alla relazione genitore-figlio (con la conseguenza che il bambino non ha potuto acquisire la cittadinanza francese), che è stata stabilita in un altro paese come risultato di una maternità surrogata, costituisce una violazione del diritto al rispetto della vita privata (Art. 8 CEDU) del bambino, dato che lede il suo diritto all’identità. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF SALEM v. DENMARK
La deportazione in Libano di un uomo apolide, che aveva commesso vari reati penali gravi e aveva 8 bambini residenti in Danimarca, non costituisce una violazione dell’Art. 8 CEDU. Al fine di ricadere nell’ambito di applicazione dell’Art. 8, il ricorrente deve avere un ruolo centrale nella famiglia e la deportazione deve risultare opposta al miglior interesse dei bambini. Per consultare l'intero documento clicca qui
Application no. 76136/12
Nonostante il diritto alla cittadinanza non venga garantito dalla CEDU, il diniego o la perdita arbitraria della cittadinanza possono dare luogo a violazioni dell’Art. 8 CEDU. Tuttavia, non c’è violazione se la privazione è stata effettuata in linea con la legge e come risultato di una condotta fraudolenta da parte del ricorrente. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF KIM v. RUSSIA
Application no. 44260/13
Le autorità nazionali hanno l’obbligo di considerare se l’espulsione ha propsettive concrete e se la detenzione sia, o continui ad essere, giustificata. A causa della propria condizione di apolidia, il ricorrente era particolarmente vulnerabile dato che non era in grado di beneficiare di assistenza consolare. L’espulsione non aveva quindi reali prospettive a causa della condizione di apolidia e le autorità non hanno seguito le procedure con la dovuta diligenza. La detenzione è avvenuta in violazione dell’Art. 5(1) CEDU. Per consultare l'intero documento clicca qui
CASE OF HOTI v. CROATIA
Application no. 63311/14
La Corte EDU ha rilevato come il fallimento da parte della Croazia a garantire stabilità alla residenza del Sig. Hoti, che ha vissuto in Croazia per circa 40 anni, ha costituito una violazione dell’Art. 8 CEDU. I ripetuti tentativi da parte del ricorrente di regolarizzare la sua residenza in Croazia non hanno avuto successo, ad eccezione di permessi di soggiorno di breve durata che sono stati emessi sporadicamente e poi revocati, e non gli hanno garantito stabilità della residenza. Per consultare l'intero documento clicca qui

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