Source: https://www.studioassociatoghiglione.it/circolari/2017/2017-03.html
Timestamp: 2020-01-28 04:34:45+00:00

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CIRCOLARE N° 3 DEL 27 – 1 – 2017
Oggetto: Decreto Legge 193⁄2016 convertito dalla legge – misure urgenti in materia fiscale
La legge di conversione del decreto legge 193 ha apportato numerose ed incisive modifiche a quasi tutti gli articoli del medesimo e ne ha introdotti di nuovi. Conviene quindi rifare un’analisi dettagliata di tutto l’articolato.
Le società del Gruppo Equitalia sono sciolte con decorrenza dal 1° luglio 2017 e le relative attribuzioni sono assegnate all’Agenzia delle entrate. Le funzioni di riscossione vengono attribuite ad un ente pubblico denominato “Agenzia delle entrate – Riscossione” che è un ente strumentale dell’Agenzia delle entrate e che subentra automaticamente in tutti i rapporti, anche processuali, già facenti capo ad Equitalia. I poteri attribuiti al nuovo ente sono i medesimi già attribuiti ad Equitalia.
Il nuovo ente può svolgere anche l’attività di riscossione delle entrate dei Comuni e delle province nonché delle società da essi partecipate.
Art. 1 bis – proroga di termine in materia di delega di funzioni dirigenziali nelle Agenzie fiscali
Viene ulteriormente prorogato al 30⁄6⁄2017 il termine fissato per la cessazione del potere di Equitalia di riscuotere i tributi locali.
Infine viene previsto che dal 1° luglio 2017 gli enti locali possano affidare al nuovo ente preposto alla riscossione dei tributi le attività di accertamento, liquidazione e riscossione dei tributi locali.
Art. 2 bis – interventi a tutela del pubblico denaro e generalizzazione dell’ingiunzione di pagamento ai fini dell’avvio della riscossione coattiva
Tratta delle modalità di pagamento dei tributi locali
In conseguenza dell’attribuzione all’Agenzia delle entrate del compito di riscuotere le imposte (già facente capo ad Equitalia), la stessa è autorizzata ad utilizzare tutte le banche dati e le informazioni in suo possesso anche per questa ulteriore incombenza.
Comunicazioni telematiche periodiche IVA
i soggetti IVA debbono trasmettere all’Agenzia delle entrate (in via telematica anche avvalendosi di un intermediario abilitato) i dati di tutte le fatture emesse e ricevute. In pratica bisogna effettuare l’invio dei registri IVA.
i soggetti IVA debbono inviare le liquidazioni periodiche IVA mensili o trimestrali (anche se a credito).
Resta l’obbligo di invio dello spesometro relativo al 2016.
Riepilogando, le scadenze degli invii nuovi e vecchi è il seguente:
10⁄4⁄17: spesometro annuale 2016 per i contribuenti mensili
20⁄4⁄17: spesometro annuale 2016 per i contribuenti trimestrali
31⁄5⁄17: comunicazione dati liquidazione periodica 1° trimestre 2017
25⁄7⁄17: comunicazioni dati fatture emesse e ricevute 1° e 2° trimestre 2017 (spesometro trimestrale)
16⁄9⁄17: comunicazione dati liquidazioni periodiche 2° trimestre 2017
30⁄11⁄17: comunicazione dati fatture emesse e ricevute 3° trimestre 2017 (spesometro trimestrale)
30⁄11⁄17: comunicazione dati liquidazione periodica 3° trimestre 2017
28⁄2⁄18: comunicazione dati fatture emesse e ricevute 4° trimestre 2017 (spesometro trimestrale)
28⁄2⁄18: comunicazione dati liquidazione periodica 4° trimestre 2017
È comunque possibile che le suddette scadenze vengano riviste dalla legge finanziaria o da un apposito provvedimento.
La comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute (che dovrà essere regolamentata con apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate) dovrà contenere almeno tutti i seguenti dati:
dati identificativi dei soggetti coinvolti nell’operazione
L’Agenzia delle entrate provvederà al controllo delle liquidazioni periodiche inviate dai contribuenti (la tempistica non è ancora stata definita) e, qualora il risultato della liquidazione effettuata dall’Agenzia risulti diverso rispetto a quello inviato dal contribuente, lo stesso è informato e può presentare osservazioni ovvero procedere al ravvedimento operoso delle eventuali maggiori somme dovute.
In conseguenza del nuovo adempimento appena visto, al solo fine di evitare duplicazioni in quanto gli stessi adempimenti debbono ora essere effettuati trimestralmente, vengono soppresse (dal 2017) alcune delle comunicazioni attualmente previste ovvero:
i modelli Intrastat di cui all’art. 50, comma 6 del decreto legge 331⁄93 limitatamente agli acquisti di beni e di servizi. In materia di Intrastat l’Agenzia delle Dogane (con nota protocollo 244 pubblicata il 10⁄1⁄17) ha chiarito che persiste l’obbligo dell’invio dei modelli per le operazioni relative all’ultimo trimestre o all’ultimo mese del 2016.
Vengono previste specifiche sanzioni in caso di omesso, tardivo o inesatto invio telematico delle comunicazioni di cui sopra:
omessa o errata trasmissione dei dati delle fatture: Euro 2 per ogni fattura con un massimo di Euro 1.000 per ciascun trimestre. La sanzione è ridotta al 50% se la trasmissione o la correzione avviene entro 15 gg. dalla scadenza
omessa, incompleta o infedele comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA: da Euro 500 a 2.000 ridotta al 50% se la comunicazione viene effettuata entro 15 gg. dalla scadenza
Viene concesso un piccolo credito d’imposta in misura fissa di Euro 100,00 per tutti i soggetti (con volume d’affari non superiore ad Euro 50.000) a titolo di rimborso dei maggiori costi di software che i contribuenti dovranno sostenere; viene concesso altresì un ulteriore credito d’imposta di Euro 50,00 ai soggetti che esercitano l’opzione di cui all’articolo 2, comma 1 del decreto legislativo 5⁄8⁄2015 n° 127 (relativa alla memorizzazione ed invio telematico dei corrispettivi).
Il comma 7 dell’articolo in esame modifica la normativa sui depositi IVA.
Si ricorda che la normativa sui depositi IVA è contenuta nell’art. 50 bis del DL 331⁄93 che disciplina le caratteristiche dei soggetti abilitati a gestire tali tipologie di depositi (diversi da depositi doganali), le modalità di introduzione dei beni (senza assoggettamento ad IVA), le modalità di estrazione dei beni (con assolvimento dell’IVA) nonché le regole per la cessione dei beni e le prestazioni di servizi rese sui beni medesimi durante la loro permanenze nel deposito.
La situazione quale risulta dopo le modifiche in esame è la seguente:
viene prevista in maniera ampia e generica che sono ammesse al regime di sospensione dall’IVA le cessioni di beni eseguite mediante introduzione in un deposito IVA;
l’introduzione dei beni all’interno del deposito IVA, già prevista solamente per gli acquisti intracomunitari, per i beni extra UE immessi in libera pratica, per le cessioni verso soggetti identificati in un altro Paese UE e per le cessioni nazionali e, per queste ultime solo alle transazioni che avevano ad oggetto i beni elencati nell’Allegato A bis del DL 331⁄93, viene ora estesa ad ogni tipo di transazione;
con l’entrata in vigore delle nuove regole vengono eliminate le restrizioni relative alle cessioni effettuate verso soggetti identificati in altri Paesi UE e le cessioni nazionali di cui al citato Allegato A bis;
le operazioni che coinvolgono i depositi IVA possono essere:
operazioni di introduzione dei beni, anche nazionali se destinati alla cessione intra UE
lavorazioni sui beni già presenti nei depositi
al momento dell’estrazione è dovuta l’IVA con le seguenti modalità:
per i beni acquistati nell’UE ed introdotti nel deposito si effettua l’integrazione delle fatture di acquisto
se si tratta di beni precedentemente introdotti in libera pratica e successivamente immessi in un deposito IVA bisogna emettere l’autofattura e prestare idonea garanzia commisurata all’IVA dovuta con le modalità che verranno definite in apposito decreto. Fintanto che il decreto non vedrà la luce, l’IVA dovrà essere effettivamente versata mediante F24;
in tutti gli altri casi l’imposta è dovuta da chi procede all’estrazione ma è versata in nome e per conto suo dal gestore del deposito che è solidalmente responsabile.
Il versamento deve essere effettuato con F24, senza possibilità di compensazione, entro il giorno 16 del mese successivo a quello dell’estrazione. ovvero con utilizzo dal plafond IVA. Quest’ultima ipotesi costituisce la novità di maggior rilievo. Unica eccezione al versamento diretto tramite F24 si verifica qualora il soggetto che procede all’estrazione abbia la qualifica di esportatore abituale ed abbia il plafond ancora capiente.
L’articolo in esame consente ora di considerare come “non soggette” ad IVA tutte le operazioni (cessioni e prestazioni di servizi) anche effettuate a catena, relativamente ai beni esistenti nei depositi IVA, rimandando la tassazione all’effettiva estrazione fisica dei beni dal deposito, sempre considerando che, comunque, le esportazioni e le cessioni intracomunitarie godono del regime di non imponibilità.
Altre modifiche riguardano le modalità di estrazione dei beni dal deposito IVA:
relativamente ai soggetti abilitati all’estrazione vengono eliminate alcune condizioni precedentemente previste dalla normativa (iscrizione alla CCIAA da almeno un anno e dimostrazione della effettiva operatività nonché regolarità nei versamenti IVA)
relativamente alle modalità di estrazione dei beni la modifica riguarda l’obbligo materiale di pagamento dell’IVA e non solo l’assolvimento tramite reverse charge. In sintesi:
l’estrazione può essere effettuata esclusivamente da un soggetto passivo IVA. In conseguenza per i beni introdotti nei depositi IVA è inibita la cessione a privati consumatori che non avrebbero la possibilità di estrarli
la generica affermazione che i beni possono essere estratti esclusivamente da soggetti passivi, senza alcuna specificazione se residenti o comunitari, comporta che, ora, i soggetti comunitari vengono ammessi all’estrazione previa identificazione diretta o nomina di un rappresentante fiscale
infine, per quanto riguarda l’estrazione, ai fini di commercializzare i beni in Italia, occorrerà distinguere se si tratti di beni introdotti nel deposito IVA in conseguenza della “immissione in libera pratica” in Italia o di beni già presenti nel deposito ed oggetto di cessioni interne.
La memorizzazione elettronica e l’invio telematico dei corrispettivi viene resa obbligatoria (dal 1° aprile 2017) per i soggetti che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici
Art. 4 bis – emissione elettronica delle fatture per il tax free shopping
Con decorrenza dal 1° gennaio 2018, con riferimento alle cessioni di beni del valore complessivo, al lordo dell’IVA, superiore ad Euro 155, destinati all’uso personale o familiare, da trasportarsi nei bagagli personali fuori del territorio dell’UE, l’emissione delle relative fatture deve essere effettuata dal cedente in modalità elettronica.
Il tutto sarà realizzato attraverso una piattaforma telematica che verrà resa disponibile (OTELLO – Online tax refund at exit: light lane optimization) sul sito dell’Agenzia delle entrate.
Art. 4 ter – modifiche al Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995 n° 504
Art. 5 – dichiarazione integrativa a favore e ravvedimento
In materia di imposte dirette, IVA, IRAP e modello 770
L’articolo in esame (mediante modifica dell’art. 1, comma 640, lettera b) della legge 190⁄14) regolamenta in maniera esaustiva la disciplina delle dichiarazioni “integrative” sia a favore del contribuente (quando si rileva che nella dichiarazione già presentata sono stati commessi errori in danno del contribuente) sia quelle a sfavore (quanto, invece, gli errori della dichiarazione avvantaggiano il contribuente).
La necessità di regolare ex novo la materia nasce essenzialmente da un lungo contrasto sulla tempistica di presentazione delle dichiarazioni integrative che opponeva dottrina e giurisprudenza.
Le dichiarazioni integrative a favore sono quelle che correggono errori od omissioni che hanno determinato l’indicazione:
di una maggiore base imponibile (maggior reddito, base imponibile IVA, ...)
di un minor credito d’imposta
Le dichiarazioni integrative a sfavore sono quelle che correggono qualsiasi altro errore od omissione:
La nuova regola che viene definitivamente sancita a livello legislativo è la seguente:
dal 24⁄10⁄15 (data di entrata in vigore del DL 193) le seguenti dichiarazioni
possono sempre essere presentate per modificare dichiarazioni precedenti fino al termine di decadenza dell’Agenzia delle entrate dal potere di accertamento
In materia di termini di decadenza dell’Agenzia delle entrate per procedere alla rettifica delle dichiarazioni i termini sono differenziati come risulta dal seguente prospetto:
dichiarazioni relative ai periodi d’imposta fino al 2015 incluso: 5 anni a decorrere dall’esercizio successivo all’anno da verificare (ad esempio il controllo della dichiarazione per il 2011 è scaduto il 31⁄12⁄16)
dichiarazioni relative ai periodi d’imposta dal 2016: 6 anni a decorrere dall’esercizio successivo all’anno da verificare (ad esempio il controllo della dichiarazione per il 2016 scadrà il 31⁄12⁄22)
La presentazione di una dichiarazione integrativa fa slittare i termini per l’accertamento che riprendono a decorrere ma limitatamente alle poste rettificate.
La dichiarazione integrativa deve riportare anche tutti i dati già inseriti nella dichiarazione originaria anche se non vengono rettificati.
In conseguenza della presentazione di una dichiarazione “a favore” del contribuente, che rettifica in diminuzione la precedente, potrebbe emergere un credito (IRPEF, IVA o IRAP e anche ritenute) il cui utilizzo è differente in relazione ai seguenti parametri:
se la dichiarazione integrativa è stata presentata entro il termine per la presentazione della dichiarazione del periodo d’imposta successivo a quello che si intende correggere (ad esempio dichiarazione del 2016 si può correggere nel termine breve entro il 30⁄9⁄2018) l’eventuale credito scaturente dalla dichiarazione integrativa può essere immediatamente utilizzato in compensazione;
se la dichiarazione dei redditi rettificativa viene presentata oltre tale termine breve, l’eventuale credito che ne scaturisce può essere utilizzato con le seguenti modalità:
in compensazione verticale (cioè con debiti della medesima imposta) senza alcun limite
in compensazione orizzontale (cioè con debiti per imposte diverse) a partire dall’esercizio successivo a quello di presentazione della dichiarazione integrativa
richiesto a rimborso se sussistono gli altri requisiti posti dalla legge.
Infine giova ricordare che in tutti i casi di presentazione di una dichiarazione integrativa a sfavore occorre anche effettuare il c.d. ravvedimento operoso al fine di ottenere la riduzione delle sanzioni irrogabili in relazione alle irregolarità commesse ed all’eventuale insufficiente pagamento delle imposte scaturenti dal dichiarazione originaria. Nel caso, invece, la dichiarazione integrativa sia a favore non è dovuta alcuna sanzione.
In materia di tributi doganali ed accise
Con l’articolo in esame è stata estesa ai tributi doganali ed alle accise la possibilità di sanare, attraverso l’istituto del ravvedimento operoso, le violazioni commesse anche nelle ipotesi di verifiche in corso non ancora concluse con il PVC. La possibilità di effettuare il ravvedimento operoso si affianca all’altra misura di deflazione del contenzioso specificamente prevista in materia doganale ovvero l’istituto della revisione dell’accertamento. l’istituto della revisione dell’accertamento in materia doganale può essere attivata d’ufficio o su istanza dell’interessato con apposita istanza da presentare entro tre anni dalla data in cui l’accertamento è diventato definitivo.
Il ravvedimento operoso può essere utilizzato dai contribuenti fino all’emissione di uno dei seguenti atti:
avviso di rettifica dell’accertamento
Coordinando le vecchie disposizioni con le novità contenute nella presente legge, si hanno quindi le seguenti possibilità:
se l’operatore attiva la procedura di revisione dell’accertamento prima dell’inizio di accessi, ispezioni o verifiche, potrà sanare la propria posizione senza alcuna sanzione
se l’Ufficio attiva la revisione dell’accertamento in qualunque forma, con l’inizio di accessi, ispezioni o verifiche, il contribuente prima della notifica dell’avviso di accertamento potrà sanare la propria posizione attraverso il ravvedimento operoso
Per quanto riguarda le imprese (il cui reddito –fino all’esercizio 2016– è tassato per competenza, salve le modifiche che verranno apportate con la legge finanziaria per il 2017 che sarà oggetto di altra circolare) viene apportata una modifica con riferimento allo scomputo delle ritenute d’acconto. Viene ora disposto che se una fattura viene pagata nell’esercizio successivo a quello di emissione, le ritenute d’acconto operate al momento del pagamento possano (a scelta del contribuente) essere scomputate nella dichiarazione dei redditi in cui il reddito è maturato (a condizione che la ritenuta sia stata operata prima della presentazione della dichiarazione dei redditi, 30 settembre dell’esercizio successivo), oppure nell’esercizio in cui è stata effettivamente incassata la fattura al netto della ritenuta.
In altre parole sarà ora possibile scomputare le ritenute d’acconto dalle imposte dell’esercizio in cui il reddito è tassato per competenza anche se le relative fatture sono state pagate nell’esercizio successivo (entro il 30⁄9).
La Comunicazione Unica (CU) continuerà ad indicare le ritenute operate secondo il criterio del momento del pagamento, bisognerà porre molta attenzione a non duplicare lo scomputo delle ritenute nel caso si voglia applicare la nuova regola.
Le nuove regole appena viste si applicano esclusivamente ai redditi d’impresa soggetti a ritenuta d’acconto quali ad esempio: redditi dei soggetti che hanno effettuato lavori che beneficiano del bonus ristrutturazioni e provvigioni,
Art. 5 bis – definizione delle controversie in materia di accise e di IVA afferente
L’Agenzia delle dogane e dei monopoli è autorizzata a sottoscrivere delle transazioni (entro il 30⁄9⁄2017) a chiusura delle controversie pendenti alla data del 1⁄12⁄2016 aventi ad oggetto il recupero dell’accisa sui prodotti energetici, alcool e bevande alcoliche alle seguenti condizioni:
le imposte in contenzioso debbono riferirsi a fatti verificatisi prima del 1° aprile 2010
il contribuente, entro 60 giorni dalla stipula della transazione, deve pagare il 20% della maggiore accisa e della maggiore IVA senza interessi, indennità di mora né sanzioni
È ammesso il pagamento rateale in rate annuali fino ad un massimo di sette maggiorate di interessi
La c.d. “rottamazione delle cartelle” consiste nella possibilità di saldare le cartelle esattoriali ed altri debiti al netto delle sanzioni già irrogate ed ha subito alcune rilevanti modifiche in sede di conversione del decreto legge. La possibilità di rottamare è stata estesa anche ai ruoli consegnati nel 2016 (prima si fermava al 2015) secondariamente, a certe condizioni, è stata allargata anche alle somme che vengono riscosse con modalità diverse dalla iscrizione a ruolo.
Nel caso un contribuente abbia più cartelle a suo carico può scegliere di “rottamarne” solo alcune.
In definitiva possono essere “rottamate” tutte le cartelle per ruoli consegnati ad Equitalia dal 2000 al 2016 inerenti a:
debiti tributari (inclusa l’IVA)
tributi locali (Ici, Imu, Tarsu, Tares, imposta di pubblicità, tassa occupazione suolo ...)
Possono altresì essere definiti in via agevolata i debiti nei confronti degli enti locali (ad esempio i Comuni) che non procedono alla consegna dei ruoli ad Equitalia ma che agiscono in via autonoma attraverso le ingiunzioni di pagamento. In questo caso però occorre un apposito atto dell’Ente territoriale da adottare entro 60 giorni e da inserire sul sito internet del Comune nei successivi 30 giorni.
È inoltre espressamente previsto che rientrano nella “rottamazione” sia le somme dovute in base agli avvisi di accertamento esecutivi (per i quali non si procede alla consegna del ruolo ad Equitalia bensì all’invio di un avviso di presa in carico) sia gli avvisi di addebito dell’INPS.
È inoltre possibile “rottamare” le cartelle che contengano solo sanzioni e non tributi o imposte, ad esempio per tardivo versamento di imposte.
Per identificare quali siano i carichi che possono beneficiare della definizione agevolata bisogna far riferimento alla data di consegna del ruolo da parte dell’Ente impositore ad Equitalia, non alla data di emissione o di notifica della cartella. Poiché tale dato non viene riportato sulla cartella, in caso di dubbio, è opportuno verificarlo mediante accesso ad Equitalia in special modo per le cartelle notificate nei primi mesi del 2017. Comunque viene previsto che Equitalia avvisi il debitore (entro il 28⁄2⁄2017) dei carichi affidati nel corso del 2016 per i quali, al 31⁄12⁄16, non risulti notificata la cartella né l’avviso di presa in carico (per gli accertamenti esecutivi) né l’avviso di addebito INPS.
I debitori che intendano avvalersi della “rottamazione” debbono presentare apposita domanda ad Equitalia entro il 31⁄3⁄2017 (nel decreto il termine previsto era 23⁄1⁄2017). Entro il 31⁄5⁄2017 riceveranno apposita comunicazione dell’ammontare degli importi da pagare, del numero delle rate nonché del relativo importo e delle scadenze che, comunque, dovranno rispettare la seguente tempistica:
pagamento in un’unica soluzione a luglio 2017
a rate con la seguente tempistica:
luglio 2017: 24%
settembre 2017: 23%
novembre 2017: 23%
aprile 2018: 15%
settembre 2018: 15%
L’eventuale mancato pagamento anche di una sola rata od il ritardato pagamento anche di un solo giorno comporta automaticamente la decadenza dalla rottamazione ed il residuo non può più essere rateizzato né può essere ripresa la dilazione precedente. In conseguenza riprende il decorso degli ordinari termini per la riscossione coattiva dell’intero debito.
La presentazione dell’istanza comporta la rinuncia alle eventuali rateizzazioni in corso (limitatamente alle cartelle rottamate), quindi bisogna valutare attentamente la fattibilità del piano in quanto l’esborso finanziario (seppur inferiore all’importo originariamente dovuto) è concentrato interamente entro il 30⁄9⁄2018.
le altre sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti dagli enti previdenziali
L’Agente della riscossione, relativamente ai carichi definibili, non può avviare nuove azioni esecutive ovvero iscrivere nuovi fermi amministrativi o ipoteche. Restano validi i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti alla data di presentazione della domanda che non possono essere proseguiti con procedure di recupero coattivo.
I soggetti che sono decaduti da piani di rateizzazione e che presentano l’istanza per la “rottamazione” devono pagare tutte le rate in scadenza nel 2016 eventualmente non saldate.
Nel caso la richiesta di rottamazione venga effettuata nel corso di una procedura concorsuale o di una procedura di composizione negoziale della crisi il relativo credito dello Stato è assistito dal privilegio della prededuzione
“Rottamazione” e contenzioso
La rottamazione delle cartelle è possibile anche in presenza di un contenzioso in corso, ma questa possibilità crea numerosi problemi.
Innanzitutto il modulo di richiesta della rottamazione contiene un “impegno a rinunciare” al contenzioso stesso, ma non è chiaro come questo impegno dovrà materialmente concretizzarsi. Si evidenzia che “l’impegno” è indirizzato ad Equitalia che, normalmente, non è parte nei procedimenti nanti le Commissioni Tributarie, quindi si tratta di un soggetto incompetente a riceverlo. La legge sul contenzioso (D. Ls. 546⁄92) prevede all’art. 44 che la rinuncia al contenzioso debba essere formulata con atto scritto da depositare alla Commissione Tributaria prima dell’udienza di trattazione.
Secondariamente si precisa che l’impegno può riguardare solo ed esclusivamente la parte di imposte e sanzioni iscritte a ruolo, ma questa disposizione si scontra con la procedura di iscrizione a ruolo parziale prevista dalla normativa in relazione all’esito dei vari gradi di giudizio. La rinuncia comunicata ad Equitalia e depositata alla Commissione Tributaria può essere parziale? Quid iuris quando si rottama una cartella relativa alla iscrizione a ruolo parziale (in conseguenza delle regole sulla riscossione frazionata in corso di giudizio)? Il giudizio prosegue con riferimento alla parte non rinunciata? Sul punto si attendono chiarimenti da parte dell’Agenzia delle entrate che sino ad oggi non si è ancora espressa.
Art. 6 bis – rappresentanza e assistenza dei contribuenti
Viene modificato l’art. 63 del DPR 600⁄73 prevedendo che i tributaristi e i consulenti tributari che non sono inscritti all’Albo dei Commercialisti bensì alle Associazioni iscritte presso il MISE (Ministero dello Sviluppo economico) potranno rappresentare i contribuenti in occasione della notifica e discussione degli avvisi bonari nonché nella fase di accertamento con adesione e contraddittorio precontenzioso per gli accertamenti da studi di settore.
Nessun cambiamento, invece, per il patrocinio nanti le Commissioni Tributarie nonché in occasione di accessi e verifiche che è riservato ai professionisti iscritti negli albi professionali (commercialisti, avvocati ed altri professionisti limitatamente ad alcune materie).
Art. 6 ter – definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali
Viene prevista la possibilità per gli enti locali (Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni) di prevedere una procedura di rottamazione degli atti di ingiunzione emessi negli anni dal 2010 al 2016.
Anche per quanto riguarda la procedura di voluntary disclosure in sede di conversione sono state apportate alcune modifiche rispetto al testo originario.
È quindi bene ripercorrere sinteticamente l’intera disciplina come risulta post conversione.
La nuova voluntary disclosure può essere presentata esclusivamente dai soggetti che non si sono già avvalsi nella precedente versione (del 2015), gli altri possono solamente aderire alla c.d. voluntary nazionale. Inoltre non bisogna aver ricevuto avvisi di accertamento, accessi, verifiche o altre attività di indagine amministrativa o penale da parte dell’Agenzia delle entrate, della Guardia di finanza o della Procura della Repubblica.
In pratica si possono configurare due diverse procedure di voluntary disclosure:
voluntary internazionale accessibile ai soggetti che non avevano aderito alla precedente procedura e che ora vogliono regolarizzare i beni detenuti all’estero
voluntary nazionale per i soggetti che avendo già aderito alla precedente versione del 2015 vogliono ora far emergere gli investimenti ed i redditi di fonte nazionale non dichiarati.
Infine i soggetti che, pur avendo aderito alla originaria voluntary, hanno continuato a non compilare il quadro RW della dichiarazione dei redditi (per gli anni 2014 e 2015) possono ora sanare l’irregolarità (senza applicazione di sanzioni) a condizione che gli adempimenti omessi venano eseguiti entro 60 giorni.
Le principali modalità e termini per aderire sono:
presentazione dell’apposita domanda entro il 31⁄7⁄17
la documentazione integrativa dovrà essere presentata entro il 30⁄9⁄2017
i termini per gli accertamenti ai fini delle imposte dirette e dell’IVA che scadono a decorrere dal 1° gennaio 2015 sono prorogati al 31⁄12⁄2018 per le sole attività oggetto della voluntary disclosure;
i contribuenti che presentano la voluntary bis sono esonerati dalla presentazione del quadro RW per il 2016 e per la frazione di esercizio 2017 fino alla data di presentazione.
Inoltre è stata prevista una procedura rafforzata nel caso in cui la voluntary abbia ad oggetto denaro contante o valori al portatore posseduti in Italia. In questi casi i contribuenti:
devono rilasciare una dichiarazione relativa alla provenienza dei beni escludendo che gli stessi siano il prodotto di reati diversi da quelli tributari coperti dalla voluntary. Pertanto chiunque fraudolentemente si dovesse avvalere della procedura al fine di far emergere beni provenienti da reati diversi da quelli tributari coperti dalla voluntary, è punito con la reclusione da 1 anno e sei mesi a sei anni ferma restando la possibilità di constatazione dei reati di riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori.
devono procedere all’apertura di eventuali cassette di sicurezza e comunque alla redazione dell’inventario dei beni dichiarati alla presenza di un notaio che redige il verbale
devono versare i contanti e depositare i valori presso un intermediario finanziario in un rapporto vincolato fino al termine della procedura.
È infine prevista la presunzione assoluta (senza possibilità di prova contraria) che i contanti ed i valori al portatore (posseduti in Italia) derivino da redditi conseguiti a seguito di condotte di evasione fiscale nell’anno 2015 e nei 4 precedenti.
Ai fini penali i reati tributari coperti dalla causa di non punibilità sono:
limitatamente alle condotte relative agli imponibili, alle ritenute ed alle imposte oggetto della procedura di voluntary disclosure. Operano inoltre le cause di non imponibilità per i delitti di riciclaggio, di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio commessi in relazione ai reati tributari sopra elencati.
Rispetto alla versione precedente i contribuenti potranno effettuare in autoliquidazione i conteggi, si tratta di una facoltà che, però, può avere conseguenze rilevanti:
se non si provvede al pagamento di quanto dovuto entro la scadenza del 30⁄9⁄17 (ad esempio perché l’Agenzia non invia i conteggi) le sanzioni sono determinate in misura maggiore: 60% o 85% del minimo edittale (anziché 50%)
se i conteggi effettuati dal contribuente sono errati in difetto e la differenza è superiore al 10% od al 30%, l’Agenzia provvede al recupero di quanto non versato con una maggiorazione del 10%
Art. 7 bis – introduzione degli indici sintetici di affidabilità per la promozione dell’osservanza degli obblighi fiscali, per la semplificazione degli adempimenti e per la contestuale soppressione della disciplina degli studi di settore
Il Ministro delle Finanze dovrà emettere apposito provvedimento al fine di determinare degli “indici sintetici di affidabilità fiscale” cui dovranno essere legate misure di premialità per i contribuenti più affidabili.
Contestualmente all’emanazione del provvedimento di cui sopra la normativa relativa agli studi di settore viene abolita.
L’abolizione degli studi di settore e dei parametri avrà effetti sul 2017, quindi per il 2016 bisognerà ancora procedere con la compilazione degli appositi prospetti.
Art. 7 ter – esenzione dall’Autorità nazionale anticorruzione del vincolo di riduzione delle spese di funzionamento
Art. 7 quater – disposizioni in materia di semplificazione fiscale
Presunzione prelevamenti Viene modificato l’art. 32, primo comma, n° 2) del DPR 600⁄73 in materia di presunzione dei prelevamenti dai conti correnti bancari.
L’articolo 32 citato, nella prima parte, si occupa dei versamenti bancari non giustificati effettuati da tutti i contribuenti (imprese e professionisti) ed ha come conseguenza che nel caso vengano effettuati versamenti non giustificati questi si presumono come maggiore reddito. La seconda parte riguarda invece i prelevamenti. Con riferimento alle imprese e, dal 2005 anche ai professionisti, viene previsto che i prelevamenti di denaro contante per i quali non si sia in grado di indicare il soggetto beneficiario si può presumere che siano stati utilizzati per acquisti in nero e, quindi, per vendite in nero. Il relativo importo è quindi tassabile come maggior ricavo.
Viene ora prevista la definitiva abolizione della presunzione di ricavo dei prelievi effettuati dai professionisti mentre per le imprese (sempre con riferimento ai prelievi) viene fissato un parametro quantitativo che elimina la presunzione per importi non superiori ad Euro 1000 giornalieri e comunque ad Euro 5000 mensili.
Ma vi sono anche altre conseguenze. In passato l’Agenzia delle entrate ha sostenuto che si trattasse di presunzione legale relativa, ovvero che si effettuasse il ribaltamento dell’onere della prova. Tale tesi era già stata criticata aspramente dalla dottrina sulla base dello stesso testo legislativo secondo cui le operazioni bancarie (prelevamenti e versamenti non giustificati) sono “posti a base” delle rettifiche, il che significa che non possono essere automaticamente considerate prove di evasione. A maggior valore ora con i limiti quantitativi esplicitati. Non esiste infatti una presunzione legale che sia tale solo al superamento di un limite quantitativo
Stabili organizzazioni A partire dal 2017, in materia di stabili organizzazioni all’estero (Art. 110 del TUIR) di imprese italiane viene previsto che la conversione in Euro dei saldi di conto corrente debba essere effettuato secondo il cambio utilizzato nel bilancio in base ai corretti principi contabili (anziché del cambio alla data di chiusura dell’esercizio) e le differenze rispetto ai saldi di conto dell’esercizio precedente non concorrono alla formazione del reddito. Per le imprese che intrattengono in modo sistematico rapporti in valuta estera è consentita la tenuta della contabilità plurimonetaria con l’applicazione del cambio utilizzato nel bilancio in base ai corretti principi contabili ai saldi dei relativi conti.
Spese trasferta per i professionisti Nell’ambito della determinazione del reddito di lavoro autonomo vengono nuovamente modificate le norme relative all’ipotesi in cui determinate spese di trasferta vengano direttamente sostenute dal committente. Si tratta delle spese di viaggio e trasporto nonché di quelle di vitto e alloggio che, se sostenute direttamente dal committente, non costituiscono più “compensi in natura” e quindi non debbono essere evidenziate nelle parcelle professionali. Le spese, ovviamente, saranno direttamente deducibili in capo al committente che le ha sostenute.
In passato (con l’art. 36, comma 29 del D L 223⁄2006) era stato introdotto un complicato meccanismo che sospendeva la deducibilità della spesa in capo al committente (nonostante avesse un documento probatorio a sé intestato) fino alla ricezione della parcella del professionista che doveva richiedere il rimborso della spese senza in realtà averla sostenuta.
A partire dal 1° luglio 2017 anche gli avvisi di accertamento e gli atti di rettifica delle rendite catastali potranno esser notificati ai professionisti ed alle imprese tramite PEC (attualmente la notifica tramite PEC è ammessa solamente per le cartelle esattoriali).
Per la ricerca della PEC del destinatario l’Agenzia delle entrate utilizzerà i dati risultanti dal Registro delle imprese (per le imprese sia individuali sia societarie) o dall’Indice INI–PEC (per i professionisti).
Qualora la PEC del destinatario dovesse risultare satura, l’Agenzia dovrà effettuare una seconda notifica decorsi almeno sette giorni dal primo invio. Se anche questo secondo tentativo dovesse andare a vuoto, la notifica dovrà essere effettuata mediante deposito telematico sul sito internet della società InfoCamere. dell’avvenuta notificazione dovrà esserne data comunicazione al destinatario con lettera raccomandata.
Consegna del Modello CU: la consegna ai lavoratori dipendenti ed ai professionisti del Modello CU relativo all’anno precedente slitta dal 28 febbraio al 31⁄3 (articolo 4, comma 6 quater del DPR 322⁄98). Resta invariata la scadenza del 7 marzo per l’invio (da parte dei sostituti d’imposta) della CU all’Agenzia delle entrate. Tale disposizione si applica alle CU emesse nel 2017 con riferimento al 2016.
Sospensione feriale per gli avvisi bonari
All’articolo 37, comma 11 bis del decreto legge 223⁄2006 sono aggiunte le seguenti parole: i termini per la trasmissione dei documenti e delle informazioni richiesti ai contribuenti sono sospesi da 1° agosto al 4 settembre esclusi quelli relativi alle richieste effettuate nel corso delle attività di accesso, ispezione e verifica nonché delle procedure di rimborso ai fini dell’IVA.
Il termine di 30 giorni previsto dagli articoli 2, comma 2 e 3 comma 1 del decreto legislativo 18⁄12⁄97 n° 462 e dall’art. 1, comma 412 della legge 30⁄12⁄2004 n° 311 per il pagamento delle somme risultanti dai controlli automatici, è sospeso dal 1° agosto al 4 settembre.
I termini di sospensione relativi alla procedura di accertamento con adesione si intendono cumulabili con il periodo di sospensione feriale dell’attività giurisdizionale
Slittamento del pagamento estivo delle imposte.
Viene posticipata dal 16⁄6 al 30⁄6 la data entro la quale effettuare il versamento delle imposte (IRAP, IRPEF, IRES, IVA) scaturenti dal Modello UNICO
Con decorrenza dal 1° gennaio 2017 è stata abolita la comunicazione degli acquisti senza addebito di IVA effettuati nella Repubblica di San Marino. (all’art. 16 del decreto del Min Finanze 24⁄12⁄93 la lettera c) è abrogata).
Modifiche all’IVIE
Alcune semplificazioni riguardano anche i proprietari di immobili all’estero: viene ora previsto che:
per gli immobili posseduti all’estero (da indicare nel quadro RW) l’indicazione non deve essere ripetuta negli anni successivi qualora i medesimi non abbiano subito variazioni (all’art. 4, comma 3 del DL 167⁄90 è aggiunto il seguente periodo: “gli obblighi di indicazione nella dichiarazione dei redditi prevista nel comma 1 non sussistono altresì per gli immobili situati all’estero per i quali non siano intervenute variazioni nel corso del periodo d’imposta ...”). Resta l’obbligo di indicare nella dichiarazione i versamenti relativi all’IVIE dovuta.
In materia di cedolare secca è stato riscontrato che in sede di proroga del contratto accade frequentemente che il proprietario non proceda alla prevista comunicazione. Viene ora disposto che l’omessa comunicazione della proroga (peraltro senza alcun pagamento proprio in virtù della cedolare secca) non fa decadere dall’opzione per la cedolare purché, ovviamente, vengano correttamente adempiuti gli obblighi conseguenti (pagamento dell’imposta sostitutiva in sede di dichiarazione dei redditi e corretta compilazione della medesima).
Viene prevista una sanzione proporzionale al ritardo con cui si comunica la proroga del contratto:
Euro 50 se il ritardo non supera i 30 giorni
Euro 100 se superiore.
In pratica, l’omessa formale comunicazione della proroga del contratto di locazione assoggettato alla cedolare secca non fa perdere il beneficio dell’imposizione sostitutiva, semplicemente si applica una sanzione.
Validità di talune opzioni ai fini delle imposte sui redditi
Le opzioni per i seguenti regimi opzionali:
al termine del periodo di validità si intenderanno tacitamente rinnovate salvo revoca espressa.
Si ricorda che la durata delle opzioni sopra viste è:
trasparenza fiscale 3 anni
consolidato nazionale 3 anni
consolidato mondiale 5 anni
tonnage tax 10 anni
Vengono apportate alcune modifiche agli articoli 124 e 125 del TUIR in materia di tassazione di gruppo.
Il limite di Euro 15.000 per i rimborsi IVA senza garanzie viene raddoppiato ad Euro 30.000. l’innalzamento ad Euro 30.000 del limite per le richieste di rimborso senza garanzia né visto di conformità vale solo per i rimborsi, non anche per le compensazioni orizzontali (che restano a 15.000 Euro).
Per i rimborsi d’importo superiore resta immutata la normativa precedente che prevede:
la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti la sussistenza dei requisiti di solidità, continuità, mantenimento del controllo e regolarità contributiva⁄assicurativa
Come è noto tali adempimenti possono essere sostituiti dalla garanzia bancaria od assicurativa
I nuovi importi sopra detti si applicano a partire dalle dichiarazioni con riferimento al 2016.
Dal 3 dicembre 2016 le persone fisiche non titolari di Partita IVA possono presentare direttamente allo sportello bancario i modelli F24 cartacei di qualunque importo (anche superiore ad Euro 1.000) purché non contengano compensazioni con altri crediti tributari o contributivi. Tali modelli F24, inoltre, possono anche essere pagati per contanti qualunque sia l’importo dovuto.
Vengono modificate altre norme:
DPR 633⁄72, art. 35: il comma 15 quinquies viene sostituito. Viene previsto che le partite IVA inattive da almeno tre anni vengano chiuse d’ufficio dall’Agenzia delle entrate previo invio di una comunicazione di informazione ed il pagamento della sanzione di Euro 167, In tal modo il contribuente eviterà l’irrogazione delle sanzioni per l’omessa presentazione delle dichiarazioni annuali.
decreto legislativo 471⁄1997, art. 5, comma 6: in conseguenza di quanto previsto al punto precedente vengono eliminate le sanzioni per l’omessa comunicazione della cessazione della Partita IVA
decreto legislativo 241⁄1997, art. 39, comma 1, lettera a) quinto e sesto periodo: viene prevista la possibilità di presentare una dichiarazione rettificativa in caso di visto infedele già apposto
Art. 7 quinquies – interpretazione autentica in materia di determinazione del reddito di lavoratori in trasferta o trasferisti
Bisogna innanzitutto specificare il significato delle locuzioni “lavoratore in trasferta” e “trasfertista” che hanno significati diversi.
Un lavoratore è “in trasferta” quando si trasferisce rispetto alla normale sede di lavoro indicata nel contratto di assunzione. In questo caso può essere prevista la corresponsione di una quota fissa giornaliera come indennità di trasferta od il rimborso delle spese vive. l’indennità rientra nella determinazione del reddito di lavoro dipendente mentre il rimborso delle spese sostenute non ne fa parte.
I trasferisti, invece, sono quei lavoratori che non hanno una sede fissa ma, per contratto, sono tenuti a svolgere l’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi e che percepiscono una specifica indennità a fronte di tale disagio anche per i periodi in cui non si è allontanato dalla sede della società.
L’art. 51, comma 6 del TUIR dispone un’agevolazione per la tassazione delle indennità percepite dai lavoratori trasferisti che consiste in un abbattimento del 50% ai fini della determinazione del reddito imponibile.
L’articolo in esame precisa che l’art. 51, comma 5 del TUIR deve essere interpretato nel senso che i lavoratori rientranti nella disciplina ivi stabilita (trasferisti) sono quelli per i quali sussistono tutte le seguenti condizioni:
corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un’indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuite senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta
Art. 7 sexies – semplificazioni per i contribuenti che adottano il regime cosiddetto dei minimi
Viene previsto che i soggetti minimi (ex legge 190⁄14) possano effettuare esportazioni, operazioni assimilate e servizi internazionali (Artt. 8, 8bis, 9, 71 e 72 DPR 633⁄72) nei limiti e con le modalità che verranno previste con apposito provvedimento del Ministro dell’economia.
La legge 190⁄14 che viene ora modificata non prevedeva alcuna limitazione (né per tipologia di operazione né per importo) alla possibilità di effettuare esportazioni.
Art. 7 septies – accesso al Fondo di garanzia per le imprese operanti nel settore della geotermia
Art. 10 – finanziamento di investimenti per la rete ferroviaria
Art. 10 bis – finanziamento dell’attraversamento ferroviario della linea Milano – Saronno
Art. 13 – rifinanziamento Fondo PMI e misure per il microcredito, per la promozione e lo sviluppo dell’agroalimentare nonché in materia di contratti dell’ISMEA
Art. 14 – potenziamento di tax credit per il cinema e l’audiovisivo e disposizioni sui diritti audiovisivi sportivi e sui proventi dei biglietti di ingresso ai luoghi della cultura
La versione originaria del D.L è entrata in vigore il giorno 24⁄00⁄2016, le modifiche apportate in sede di conversione in data 31⁄12⁄2016

References: Art. 1

Art. 2

Art. 4

Art. 4

Art. 5

Art. 5

Art. 6

Art. 6

Art. 7

Art. 7

Art. 7
 art. 35
 art. 5
 art. 39

Art. 7

Art. 7

Art. 7

Art. 10

Art. 10

Art. 13

Art. 14