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Timestamp: 2020-04-08 23:01:15+00:00

Document:
Camera dei deputati Dossier AP0051 servizio studi
Titolo: Bilancio e finanziaria 2007 - A.C. 1746-bis e A.C. 1747 - Commissione attività produttive
AC n. 1746-bis/XV AC n. 1747/XV
Serie: Progetti di legge Numero: 54 Progressivo: 10
BILANCIO DELLO STATO LEGGE FINANZIARIA
Organi della Camera: X-Attività produttive, commercio e turismo
Bilancio e finanziaria 2007
A.C. 1746-bis e A.C. 1747
File: AP0051
Il disegno di legge di bilancio per il 2007
1. Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente 3
§ 1.1 Il quadro generale riassuntivo 3
§ 1.2 Le variazioni rispetto alle previsioni 2006 5
Tavole allegate L’evoluzione delle spese nel bilancio dello Stato per il 2007-2009 9
Tavola I – Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato 10
Tavola II – Evoluzione della spesa finale per categorie ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato 11
Tavola III – Le spese complessive per funzioni-obiettivo ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato 12
Tavola IV – Andamento delle U.P.B. (III livello) ed incidenza percentuale sulle spese finali del bilancio dello Stato 13
La disciplina contabile: il bilancio dello Stato 14
La disciplina contabile: la legge finanziaria 19
Stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico (tab. n. 3)
§ Il bilancio a legislazione vigente 37
§ Gli effetti del disegno di legge finanziaria 47
Stato di previsione del Ministero del commercio internazionale (Tab. 19)
§ Il bilancio a legislazione vigente 51
§ Gli effetti del disegno di legge finanziaria 53
Unità previsionali di base di altri ministeri recanti interventi di competenza della X Commissione
§ Interventi di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze (tab. n. 2)57
§ Interventi in materia di turismo (Ministero per i beni e le attività culturali – tab. n. 14)63
§ Interventi in materia di ricerca applicata (Ministero dell’università e della ricerca – tab. n. 17)65
Il ddl finanziaria per il 2007
Articoli di interesse della X Commissione (Attività produttive)71
§ Articolo 21 (Misure a sostegno delle zone franche urbane)71
§ Articolo 22 (Agevolazioni tributarie per la riqualificazione energetica degli edifici)75
§ Articolo 23 (Misure di sostegno per la promozione di nuova edilizia ad alta efficienza energetica)83
§ Articolo 24 (Contributi per apparecchi domestici e motori industriali ad alta efficienza)87
§ Articolo 25 (Interventi sulla fiscalità energetica per finalità sociali e misure per favorire l'insediamento sul territorio di infrastrutture energetiche)91
§ Articolo 104 (Disposizioni urgenti per la costituzione di nuovi fondi ed altri interventi per l'innovazione industriale)95
§ Articolo 105 (Interventi per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate)113
§ Articolo 106 (Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica - FIRST)119
§ Articolo 107 (Rifinanziamento del Fondo di cui all'articolo 16 della legge 7 agosto 1997, n. 266)123
§ Articolo 110 (Promozione della competitività nei settori industriali ad alta tecnologia)125
§ Articolo 111 (Coordinamento delle politiche della ricerca applicata e dell'innovazione tecnologica)129
§ Articolo 114 (Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà)131
§ Articolo 124 (Unificazione dei fondi venture capital)133
§ Articolo 125 (Modifica al decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394)135
§ Articolo 126 (Modifica alla legge 24 aprile 1990, n. 100, recante norme sulla promozione della partecipazione a società ed imprese miste all'estero)137
§ Articolo 127 (Promozione di progetti integrati tra i consorzi agro-alimentari e turistico-alberghieri)139
§ Articolo 128 (Interventi in favore del marchio «made in Italy»)141
§ Articolo 182 (Interventi a sostegno del settore turistico)143
Articoli di interesse generale 147
1. Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente
1.1 Il quadro generale riassuntivo
Il quadro generale riassuntivo del bilancio di previsione per il 2007 a legislazione vigente (A.C. 1747) evidenzia i seguenti importi:
BLV 2007 (A.C. 1747)
al netto delle regolazioni contabili e debitorie
(1) Entrate finali
- di cui entrate tributarie
(2) Spese finali
(3=1-2) Saldo netto da finanziare
Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2007, in termini di competenza e al netto delle regolazioni contabili e debitorie e dei rimborsi IVA, prevede entrate finali per 423 miliardi e spese finali per 427 miliardi di euro.
Il saldo netto da finanziare, corrispondente alla differenza tra le entrate finali e le spese finali, risulta, in termini di competenza e al netto delle regolazioni debitorie e contabili e dei rimborsi IVA, pari a 3.885 milioni di euro.
Per quanto riguarda il bilancio di cassa, il saldo netto da finanziare risulta pari a 42.436 milioni di euro.
Al lordo delle regolazioni contabili e debitorie, il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2007 (A.C. 1747) prevede:
al lordo delle regolazioni contabili e debitorie
457.419
474.766
456.586
Le regolazioni contabili e debitorie e i rimborsi IVA iscritti nel bilancio a legislazione vigente per il 2007 ammontano, per quanto concerne le entrate, a 26.931 milioni di euro e, per quanto concerne le spese, a 30.081 milioni di euro.
1.2 Le variazioni rispetto alle previsioni 2006
Nella successiva Tavola sono posti a raffronto, in termini di competenza, per quanto concerne le entrate finali, le spese finale e i saldi di bilancio, le previsioni iniziali del bilancio per il 2006, le previsioni contenute nel disegno di legge di assestamento nel testo emendato approvato dalla Camera dei deputati (A.S. 1060), e le previsioni del bilancio a legislazione vigente per il 2007 (A.C. 1747).
Il raffronto è effettuato con i dati al netto delle regolazioni debitorie e contabili.
Assestato emendato
373.566
Entrate per alienazione e ammort. beni patrimoniali
435.903
398.814
- Spese correnti al netto interessi
327.399
330.619
-34.524
+22.214
-231.656
-196.134
(*) Il ricorso al mercato è calcolato al lordo delle regolazioni debitorie e contabili.
Le previsioni del bilancio a legislazione vigente per il 2007 registrano una forte riduzione del saldo netto da finanziare rispetto al disegno di legge di assestamento per il 2006, nell’importo di 30.638 milioni di euro.
Il bilancio a legislazione vigente per il 2007 evidenzia, rispetto al bilancio assestato 2006, un aumento delle entrate finali di 22.074 milioni di euro ed una riduzione delle spese finali di 8.556 milioni di euro.
In particolare, per le entrate finali, l’aumento di oltre 22 miliardi di euro rispetto alle previsioni assestate per il 2006, è determinata dall’incrementi di quasi 23 miliardi di euro delle entrate tributarie e della riduzione di poco meno di 1 miliardo delle entrate extratributarie. Le entrate del Titolo III, relative all’alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e rimborso di crediti si mantengono stabili a 1.875 milioni.
Riguardo alle spese finali iscritte nel bilancio a legislazione vigente per il 2007, la riduzione ha interessato sia quelle di parte corrente, che registrano, rispetto al bilancio assestato 2006, una riduzione di 3.240 milioni di euro, sia quelle in conto capitale, che presentano una riduzione di 5.326 milioni.
Nell’ambito delle spese correnti, il bilancio a legislazione vigente per il 2007 evidenzia, rispetto al bilancio assestato 2006, un incremento della spesa per interessi di 2.029 milioni di euro.
La tavola seguente illustra la ripartizione delle spese finali del bilancio dello Stato, ripartite per categorie, secondo la classificazione economica, al netto delle regolazioni debitorie e contabili, evidenziando il raffronto tra il dato assestato 2006, come approvato dalla Camera (A.S. 1060), e il dato previsto a legislazione vigente per il 2007 e indicandone anche la variazione percentuale.
SPESE FINALI DEL BILANCIO DELLO STATO
(competenza- valori in milioni di euro)
ASS. 2006
435.902
Le spese di parte corrente
Come si rileva nella relazione illustrativa del disegno di legge (A.C. 1747), che analizza il raffronto tra i dati a legislazione vigente 2007 e quelli del disegno di legge di assestamento 2006 (A.S. 1060), si rileva una riduzione delle spese correnti rispetto al 2006 pari a 3.240 milioni di euro.
La variazione delle spese correnti ha riguardato i seguenti comparti:
- consumi intermedi (-1.731 milioni);
- trasferimenti ad enti di previdenza (+1.527 milioni);
- trasferimenti a regioni (-1.515 milioni) e a comuni (-1.878 milioni) in gran parte relativi alle risorse occorrenti per l'attuazione dei federalismo amministrativo;
- trasferimenti ad imprese (-735 milioni);
- finanziamento al bilancio dell'Unione Europea (+1.550 euro) dovuti all’incremento dei trasferimenti concernenti le risorse IVA e il contributo calcolato sul PNL;
- interessi (+2.095 milioni) dovuti all’andamenti dei tassi.
Le previsioni per il 2007 evidenziano complessivamente una riduzione (-5,3 miliardi di euro) della spesa in conto capitale, che passa dai 33,3 miliardi dell’assestamento 2006 ai 28 miliardi del bilancio a legislazione vigente 2007.
L’evoluzione delle spese
nel bilancio dello Stato per il 2007-2009
Tavola I Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato;
Tavola II Evoluzione della spesa finale per categorie e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato;
Tavola III Le spese complessive per funzioni-obiettivo e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato;
Tavola IV Andamento della spesa finale delle unità previsionali di base (III livello) e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato;
Tutti i dati delle spese sono al lordo dei rimborsi IVA e delle regolazioni debitorie.
Si segnala che i dati relativi all’assestato 2006 sono tratti dal disegno di legge iniziali (A.C. 1254).
Tavola I – Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato
ex Attività produttive
ex Lavoro e politiche sociali
ex Istruzione, università e ricerca
ex Infrastrutture e trasporti
457.418
Tavola II – Evoluzione della spesa finale per categorie ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato
429.444
Contributi investimenti ad amministrazioni pubbliche
Tavola III – Le spese complessive per funzioni-obiettivo ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato
687.296
635.554
656.479
646.517
Tavola IV – Andamento delle U.P.B. (III livello) ed incidenza percentuale sulle spese finali del bilancio dello Stato
La disciplina contabile: il bilancio dello Stato
Il bilancio dello Stato è il documento con il quale viene regolata la gestione finanziaria delle amministrazioni dello Stato, attraverso l’indicazione delle entrate e delle spese.
Ai sensi dell’articolo 81, comma primo, della Costituzione, l’iniziativa relativa alla presentazione in Parlamento del bilancio dello Stato è riservata al Governo. Il Parlamento approva il bilancio con legge.
L’articolo 81, comma terzo, della Costituzione dispone inoltre che “con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese”.
In base a tale disposizione costituzionale si è ritenuto che con la legge di approvazione del bilancio non si possa modificare la normativa sostanziale su cui si fonda l’acquisizione delle entrate e l’erogazione delle spese. Il bilancio pertanto quantifica le previsioni di entrata e di spesa in base alla disciplina vigente al momento in cui viene predisposto.
Sono invece determinate direttamente in sede di bilancio le spese di carattere discrezionale, vale a dire le spese, per lo più connesse all’operatività delle amministrazioni, la cui quantificazione non è riconducibile a disposizioni di legge e che comunque non sono giuridicamente obbligatorie.
Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente, presentato dal Governo entro il 30 settembre di ogni anno, è costituito :
§ da un unico stato di previsione dell’entrata, nel quale sono registrate le entrate di competenza di tutti i Ministeri (principalmente del Ministero dell’economia e delle finanze, ma anche degli altri Ministeri);
§ dagli stati di previsione della spesa, relativi ai singoli Ministeri con portafoglio[1];
§ dal quadro generale riassuntivo.
Il disegno di legge di bilancio viene esaminato congiuntamente al disegno di legge finanziaria nell’ambito della c.d. sessione di bilancio.
A seguito della riforma della struttura del bilancio dello Stato effettuata nel 1997 (legge n. 94/1997 e decreto legislativo n. 279/1997), all’interno di ciascuno stato di previsione, le voci contabili in rapporto alle quali sono indicate le previsioni di entrata e di spesa, in termini di competenza e di cassa, sono rappresentate dalle unità previsionali di base, che costituiscono l’unità elementare ai fini dell’approvazione parlamentare.
L’approvazione del bilancio con legge ha l’effetto giuridico di autorizzare l’amministrazione a percepire le entrate ed effettuare le spese iscritte in bilancio.
Le previsioni relative all’entrata hanno carattere estimativo: le amministrazioni dello Stato hanno comunque facoltà di accertare tutte le entrate per le quali, nel corso dell’esercizio, lo Stato acquisisca un credito e di incassare tutte le entrate versate presso la Tesoreria dello Stato.
L’approvazione delle previsioni di spesa ha invece carattere giuridicamente vincolante: le previsioni di spesa iscritte in bilancio costituiscono, infatti, il limite massimo entro il quale le amministrazioni dello Stato sono autorizzate ad assumere impegni di spesa (autorizzazioni di competenza) e ad effettuare pagamenti (autorizzazioni di cassa).
Bilancio di competenza e di cassa
Per ciascuna unità previsionale di base viene indicata la previsione di competenza e quella di cassa.
il bilancio dello Stato, pertanto, è un bilancio misto, vale a dire un bilancio redatto sia in termini di competenza che in termini di cassa.
Le dotazioni di competenza quantificano l’entità prevista delle entrate che le amministrazioni statali acquisiranno il diritto di percepire (entrate che si prevede di accertare) e l’entità prevista delle spese che le amministrazioni statali assumeranno l’obbligo di effettuare (spese che si prevede di impegnare).
Le dotazioni di cassa quantificano l’entità prevista delle entrate che saranno incassate (vale a dire versate in Tesoreria) e delle spese che saranno pagate (erogate dalla Tesoreria).
La competenza, pertanto, tiene conto del momento in cui sorge il titolo giuridico dal quale deriva l’entrata o la spesa; la cassa, invece, si riferisce al compimento, di fatto, delle operazioni di incasso e di pagamento.
Le previsioni di cassa sono determinate assumendo come limite massimo, per quanto concerne l’entrata, la massa acquisibile, e per quanto concerne la spesa, la massa spendibile.
La massa acquisibile e spendibile è data dalla somma della consistenza dei residui (rispettivamente attivi e passivi) e della dotazione di competenza.
Si definiscono residui attivi le entrate le entrate accertate, ma non incassate, vale a dire le entrate per le quali ha avuto luogo l’accertamento, ma, entro il termine dell’esercizio finanziario, non è stato effettuato il versamento in Tesoreria.
Si definiscono residui passivi le spese che sono state impegnate, ma non sono state pagate, perché non si è concluso entro la fine dell’esercizio il relativo procedimento di spesa.
In deroga al principio generale per il quale le somme stanziate che alla fine dell’esercizio non siano state impegnate costituiscono economie di bilancio, può essere autorizzata la conservazione in bilancio anche di somme non impegnate. Più precisamente, per gli stanziamenti relativi a spese in conto capitale è autorizzata, ai sensi dell’articolo 36, comma 2, del R.D. n. 2440/1923, la conservazione in bilancio anche se, entro la fine dell’esercizio finanziario, non siano stati impegnati (residui di stanziamento o residui impropri).
Sono oggetto di approvazione parlamentare soltanto le previsioni di competenza e di cassa.
Per quanto riguarda i residui, che sono indicati a fini conoscitivi, la quantificazione nel disegno di legge di bilancio è effettuata in via presuntiva. L’esatto ammontare dei residui al 1° gennaio dell’anno di riferimento sarà determinato in sede di rendiconto relativo all’esercizio precedente.
La classificazione delle entrate e delle spese
Gli stanziamenti, sia di entrata che di spesa, sono classificati secondo i criteri dettati dall’art. 4, comma 1, della legge n. 94/1997.
In particolare, le entrate sono classificate per:
§ Centri di responsabilità amministrativa, che indicano le strutture amministrative cui compete la gestione;
§ Titoli, che sono individuati in numero di quattro. Titolo I: entrate tributarie; Titolo II: entrate extra-tributarie; Titolo III: entrate derivanti da alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti; Titolo IV: entrate derivanti da accensione di prestiti. I primi tre titoli rappresentano le entrate finali;
§ Unità previsionali di base, che costituiscono oggetto di approvazione parlamentare e, pertanto, possono essere oggetto di emendamento nel corso dell’esame parlamentare;
§ Capitoli, che rappresentano una ripartizione delle unità previsionali di base ai fini della gestione e della rendicontazione.
Le spese sono classificate per:
§ Centri di responsabilità amministrativa, che indicano le strutture amministrative cui compete la gestione, e specificamente l’assunzione degli impegni di spesa e l’emissione dei titoli di pagamento;
§ Titoli, che sono individuati in numero di tre. Titolo I: spese correnti; Titolo II: spese in conto capitale; Titolo III: rimborso di passività finanziarie. I primi due titoli rappresentano le spese finali;
§ Unità previsionali di base che costituiscono oggetto di approvazione parlamentare e, pertanto, possono essere oggetto di emendamento nel corso dell’esame parlamentare;
§ Capitoli, che rappresentano un’ulteriore ripartizione delle unità revisionali di base, effettuata tenendo conto dell’oggetto, del contenuto economico e funzionale, del carattere obbligatorio o discrezionale della spesa.
Le unità previsionali di base
Le unità previsionali di base (UPB) rappresentano le voci fondamentali della struttura del bilancio dello Stato, come delineata dalla legge di riforma n. 94/1997 e dal conseguente decreto legislativo n. 279/1997, in quanto costituiscono l’oggetto dell’approvazione parlamentare.
Ai sensi dell’art. 1, comma 1, del D.Lgs. n. 279/97, la determinazione delle UPB deve assicurare la rispondenza della gestione finanziaria agli obiettivi posti all'azione amministrativa dello Stato
A tal fine, le unità previsionali di base sono articolate per centri di responsabilità amministrativa, che corrispondono alle strutture dell’amministrazione chiamate a gestire le risorse finanziarie.
All’interno di ciascun stato di previsione, le UPB della spesa sono ripartite, in primo luogo per centri di responsabilità amministrativa e, in secondo luogo, per titoli (spesa corrente, spesa in conto capitale, rimborso di passività finanziarie).
Al terzo livello, le UPB di spesa corrente sono distinte in:
§ spese di funzionamento;
§ spese per interventi;
§ spese per trattamenti di quiescenza e altri trattamenti integrativi o sostitutivi di questi ultimi;
§ spese per oneri del debito pubblico;
§ spese per oneri comuni.
Per la spesa in conto capitale, le UPB sono articolate in:
§ spese di investimento;
§ spese per oneri comuni;
§ altre spese.
b) l'ammontare delle entrate che si prevede di accertare e delle spese che si prevede di impegnare nell'anno cui il bilancio si riferisce (competenza);
c) l'ammontare delle entrate che si prevede di incassare e delle spese che si prevede di pagare nell'anno cui il bilancio si riferisce (cassa), che si riferiscono in modo indistinto sia alle operazioni in conto competenza che a quelle in conto residui.
La ripartizione in capitoli delle unità previsionali di base viene esposta, a scopo esclusivamente conoscitivo, nelle tabelle allegate al disegno di legge di bilancio, concernenti lo stato di previsione dell’entrata e ciascun stato di previsione della spesa.
I capitoli costituiscono le unità elementari ai fini della gestione e della rendicontazione.
La ripartizione delle unità previsionali di base in capitoli viene effettuata successivamente all’approvazione e alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge di bilancio, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
La classificazione funzionale e la classificazione economica
Per rendere più significativa la lettura del bilancio, la legge 468/1978 e successive modificazioni prevede che, in appositi allegati (contenuti, a livello generale, nel quadro generale riassuntivo, e, in modo più dettagliato, negli stati di previsione del disegno di legge presentato dal Governo) gli stanziamenti di spesa siano ripartiti secondo l’analisi funzionale e secondo l’analisi economica.
Queste ripartizioni, pur non essendo oggetto di votazione in Parlamento, hanno un rilevante valore conoscitivo.
In primo luogo la riforma del bilancio ha previsto la classificazione degli stanziamenti di spesa per funzioni-obiettivo (analisi funzionale), con l’intento di evidenziare la ripartizione delle risorse tra le diverse finalità della spesa, ovvero tra le diverse politiche di settore che si intendono attuare.
Oltre all’analisi funzionale, è prevista la classificazione per categorie (analisi economica), che mira ad evidenziare l’effetto che le spese di bilancio hanno sul sistema economico nazionale. Per questo, con la riforma del bilancio, si è previsto che le categorie economiche siano definite in conformità con gli schemi di classificazione del sistema di contabilità nazionale, che è identico per tutti i paesi membri della Comunità europea.
Anche per le entrate viene esposta una classificazione per categorie, che tuttavia non è ancora stata riformulata in base ai criteri della contabilità nazionale, ma fa riferimento, piuttosto, alla natura dei proventi.
La disciplina contabile: la legge finanziaria
La legge finanziaria costituisce lo strumento attraverso il quale viene modificata la legislazione vigente al fine di conseguire gli obiettivi finanziari stabiliti nel DPEF e nell’eventuale Nota di aggiornamento, come approvati dalle relative risoluzioni parlamentari.
A tal fine gli effetti, in termini di entrata e di spesa, delle disposizioni contenute nella legge finanziaria, una volta che quest’ultima è stata approvata da ciascun ramo del Parlamento, sono recepiti nel bilancio dello Stato per effetto dell’approvazione della Nota di variazioni. Attraverso la Nota di variazioni, infatti, le previsioni del bilancio dello Stato, che viene presentato in Parlamento in base alla legislazione vigente, sono modificate per tenere conto degli effetti delle norme contenute nella legge finanziaria.
La legge finanziaria risulta pertanto lo strumento di attuazione della manovra di finanza pubblica, vale a dire del complesso di interventi per mezzo dei quali viene operata una correzione degli andamenti tendenziali (gli andamenti a legislazione vigente) del bilancio dello Stato e della finanza pubblica, in modo da adeguarli al perseguimento degli obiettivi programmati.
Il contenuto della legge finanziaria è stabilito dall’articolo 11 della legge della legge n. 468/1978, e successive modificazioni.
In base al citato articolo (comma 3), possono essere contenute nell’articolato della legge finanziaria le seguenti disposizioni:
§ il livello massimo di saldo netto da finanziare, in termini di competenza, e di ricorso al mercato finanziario, vale a dire il tetto massimo del nuovo indebitamento aggiuntivo consentito in ciascuno degli anni del periodo considerato nel bilancio pluriennale (lett. a); con riferimento al livello massimo di saldo netto da finanziare, sono distintamente indicate le eventuali regolazioni debitorie pregresse;
§ le variazioni delle aliquote, delle detrazioni e degli scaglioni e le altre misure che incidono sulla determinazione quantitativa della prestazione, relativamente ad imposte indirette, tasse, canoni, tariffe e contributi in vigore, con effetto, di norma, dal 1° gennaio dell'anno cui essa si riferisce, nonché le correzioni delle imposte conseguenti all'andamento dell'inflazione (lett. b);
§ l'importo complessivo massimo destinato, per ciascun anno, al rinnovo dei contratti del pubblico impiego ed alle modifiche del trattamento economico e normativo del personale dipendente da pubbliche amministrazioni non compreso nel regime contrattuale (lett. h);
§ altre regolazioni meramente quantitative rinviate alla finanziaria da norme vigenti (lett. i);
§ norme che comportino aumenti di entrata o riduzioni di spesa, escluse quelle a carattere ordinamentale o organizzatorio, a meno che si caratterizzino per un rilevante contenuto di miglioramento dei saldi (lett. i-bis, introdotta dal comma 17 dell'art. 2 della legge n. 208/1999);
§ norme che comportino aumenti di spesa o riduzioni di entrata, il cui contenuto sia finalizzato direttamente al sostegno o al rilancio dell'economia, con esclusione di interventi di carattere localistico o microsettoriale (lett. i-ter, introdotta dal comma 17 dell'art. 2 della legge n. 208/1999);
Fin dalla prima applicazione delle innovazioni introdotte con la legge n. 208/1999, la possibilità di inserire nella legge finanziaria interventi espansivi a sostegno dell’economia è stata interpretata, in sede parlamentare, nel senso che tali interventi possono essere finalizzati anche al sostegno del reddito.
§ norme recanti misure correttive degli effetti finanziari delle leggi dalla cui attuazione siano derivati oneri maggiori rispetto a quelli previsti (lettera i-quater, introdotta dal comma 01, lett. a), dell'art. 1 del D.L. n. 194/2002 come modificato dalla legge di conversione n. 246/2002).
Di conseguenza, ai sensi del comma 01, lett. b), dell'art. 1 del D.L. n. 194/2002, come modificato dalla relativa legge di conversione, in allegato alla legge finanziaria sono indicati i provvedimenti legislativi adottati ai sensi dell’art. 11-ter, comma 7, della L. n. 468/1978, per correggere gli effetti finanziari di leggi che abbiano registrato oneri superiori a quelli previsti, e le misure correttive inserite a tal fine nella legge finanziaria medesima.
Nelle Tabelle approvate con la legge finanziaria sono disposti:
§ gli importi dei fondi speciali destinati al finanziamento di provvedimenti che si prevede saranno approvati nel corso d'anno (lett. g). I fondi speciali sono indicati per Ministeri in due distinte tabelle, una per la parte corrente e l'altra per quella in conto capitale (rispettivamente, Tabelle A e B).
La legge n. 468/1978 ha inoltre previsto l'introduzione nei fondi speciali di accantonamenti di segno negativo, relativi cioè a provvedimenti di risparmio di spesa o di aumento di entrata, il cui perfezionamento in corso di anno condiziona per pari ammontare la successiva approvazione di provvedimenti collegati ad accantonamenti positivi;
§ la determinazione per ciascun anno del finanziamento da iscrivere in bilancio per le leggi di spesa permanenti la cui quantificazione è rinviata alla legge finanziaria, sia che si tratti di spese di parte corrente che di spese in conto capitale (Tabella C – lett. d), come modificata dal comma 15 dell'art. 2 della legge n. 208/1999).
Le leggi di spesa quantificate nella Tabella C sono, in gran parte, riferite a trasferimenti di risorse per il funzionamento di enti, organi, autorità amministrative indipendenti e Agenzie di settore, leggi di spesa relative al finanziamento di alcuni fondi (Università, Osservatori, Protezione civile);
§ il rifinanziamento, per un solo anno, di interventi di conto capitale per i quali nell'ultimo esercizio sia previsto uno stanziamento di competenza, nonché il rifinanziamento, per uno o più degli anni considerati nel bilancio pluriennale, di norme vigenti che prevedono interventi di particolare rilievo definiti di "sostegno dell'economia", classificati tra le spese in conto capitale. Mentre il finanziamento annuale può essere autonomamente disposto al momento della predisposizione dalla legge finanziaria, il rifinanziamento pluriennale deve essere previsto dalla legge sostanziale, (Tabella D – lett. f), modificata dal comma 16 dell'art. 2 della legge n. 208);
§ la riduzione per ciascun anno di autorizzazioni legislative di spese: il cosiddetto "definanziamento" (Tabella E – lett. e);
§ la determinazione (le c.d. “rimodulazioni”), per le leggi di spesa a carattere pluriennale, ripartite per settori di intervento, delle quote destinate a gravare su ciascuno degli anni considerati (Tabella F – lett. c) dell'art. 11, comma 3).
DEI PRINCIPALI TERMINI MACROECONOMICI E DI FINANZA PUBBLICA
Ammontare delle operazioni di indebitamento a medio e lungo termine (debito patrimoniale), con esclusione di quelle di durata inferiore all’anno (debito fluttuante). In sede previsionale, nel bilancio dello Stato, l’accensione di prestiti coincide con il ricorso al mercato [®].
Nell’ambito del sistema di contabilità nazionale, complesso delle unità istituzionali la cui funzione principale consiste nella produzione di beni e servizi non destinabili alla vendita ovvero nella redistribuzione del reddito e della ricchezza del paese; le risorse principali sono costituite da versamenti obbligatori effettuati direttamente o indirettamente da unità appartenenti ad altri settori.
Il settore delle amministrazioni pubbliche è composto di tre sottosettori:
1) amministrazioni centrali, che comprendono i ministeri, la Presidenza del Consiglio, gli organi costituzionali (Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Corte costituzionale) e quelli a rilevanza costituzionale (Corte dei Conti, CSM, CNEL) e gli enti centrali con competenza su tutto il territorio del paese (quali ANAS, CONI, CNR, ISTAT, Autorità amministrative indipendenti...);
2) amministrazioni locali, che comprendono gli enti la cui competenza è limitata ad una parte del territorio nazionale (quali regioni, province, comuni, ASL, Aziende ospedaliere, IRCCS, camere di commercio, università, autorità portuali…)
3) enti di previdenza e assistenza.
Le pubbliche amministrazioni costituiscono il settore di contabilità nazionale preso a riferimento in ambito europeo per la definizione dei parametri di finanza pubblica previsti dal Trattato di Maastricht.
Le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato [®] sono individuate annualmente in un elenco pubblicato dall’ISTAT. L'elenco è stato da ultimo aggiornato dall’ISTAT con Comunicato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 28 luglio 2006, n. 174. La compilazione di tale elenco risponde a norme classificatorie e definitorie proprie del sistema statistico nazionale e comunitario. Secondo il SEC95 (Sistema europeo dei Conti) [®], ogni unità istituzionale viene classificata nel settore delle pubbliche amministrazioni sulla base di criteri di natura prevalentemente economica, indipendentemente dal regime giuridico che la governa.
Avanzo (complessivo, corrente, primario)
® “Saldo complessivo”, “Saldo corrente”, “Saldo primario”.
Voce contabile individuata nell’ambito di ciascuna unità previsionale di base [®], rilevante ai soli fini della gestione e della rendicontazione. I capitoli non sono oggetto di approvazione parlamentare.
L’articolazione delle U.P.B. in capitoli - in relazione allo specifico oggetto per l’entrata e secondo il contenuto economico e funzionale della spesa – è effettuata, annualmente, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato contestualmente all’entrata in vigore della legge di approvazione del bilancio.
Cassa (bilancio di)
Bilancio nel quale le previsioni di entrata si riferiscono agli incassi e le previsioni di spesa ai pagamenti [® “Entrata (procedimento contabile)”, “Spesa (procedimento contabi­le)”].
Il bilancio annuale di previsione dello Stato viene redatto sia in termini di cassa che in termini di competenza [®].
Unità organizzativa cui è assegnata la responsabilità di gestire risorse che generano costi. E’ la struttura in riferimento alla quale sono effettuate le rilevazioni della contabilità economica per centri di costo [®].
Centro di responsabilità amministrativa
Ufficio di livello dirigenziale generale cui sono attribuite, nell’ambito di ciascuno stato di previsione, le risorse finanziarie individuate da un insieme di unità previsionali di base [®] deliberate dal Parlamento. I centri di responsabi­lità amministrativa sono individuati in modo da assicurare il costante adeguamento della struttura del bilancio dello Stato all’organizzazione dell’Amministrazione statale.
Aggregazione delle spese e delle entrate secondo la loro natura economica, articolata in categorie.
Le principali categorie della tradizionale classificazione economica delle entrate del bilancio dello Stato sono: Imposte sul patrimonio e sul reddito, Tasse e imposte sugli affari, Imposte sulla produzione, consumi e dogane, Monopoli, Lotto, lotterie ed altre attività di giuoco, Proventi dei beni dello Stato, dei servizi pubblici minori e speciali, Interessi su anticipazioni e crediti vari del tesoro.
La classificazione economica delle spese finali del bilancio dello Stato è stata rielaborata secondo i criteri di contabilità nazionale previsti dal SEC95 [®]; le principali voci sono: Redditi da lavoro dipendente [®], Consumi intermedi [®], Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, a famiglie e istituzioni sociali private, a imprese, Interessi passivi e redditi da capitale, Investimenti fissi lordi [®] e acquisti di terreni, Contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche e a imprese, Acquisizioni di attività finanziarie.
Aggregazione delle spese in base alle finalità cui sono destinate, articolata in funzioni-obiettivo [®].
Competenza (bilancio di)
Bilancio in cui vengono iscritte, relativamente al periodo considerato, le entrate sulla base degli accertamenti e le spese sulla base degli impegni [® “Entrata (procedimento contabile)” e “Spesa (procedimento contabile)”].
Il bilancio annuale di previsione viene redatto sia in termini di competenza (giuridica) che in termini di cassa [®].
Corrispondono al valore dei beni e dei servizi consumati quali input nel processo di produzione nelle attività delle pubbliche amministrazioni, con esclusione del capitale fisso (il cui consumo è registrato come ammortamento). I beni e i servizi possono essere trasformati oppure esauriti nel processo produttivo.
Contabilità economica per centri di costo
Secondo quanto disposto dalla legge n. 94/1997, a partire dal 2000, per le Amministrazioni dello Stato è stato introdotto un sistema di contabilità analitica per centri di costo, volta ad individuare i costi di gestione di ciascuna organizzazione, cioè il valore dei fattori produttivi impiegati per la produzione di determinati beni o l’erogazione di determinati servizi. Il sistema di contabilità economica analitica si articola in centri di costo [®], servizi (che rappresentano le attività svolte dai singoli centri di costo) e piano dei conti (che rappresenta lo strumento, articolato su più livelli, mediante il quale viene effettuata la rilevazione economica dei costi).
Conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni
Conto che espone le entrate e le spese del settore isti­tuzionale delle amministrazioni pubbliche [®], nell’ambito del sistema di contabilità nazionale. Esso viene predisposto in termini di competenza economica.
Nel conto economico consolidato delle P.A. sono registrate solo le operazioni finali in grado di incidere sulla situazione economica o patrimoniale degli altri soggetti istituzionali, mentre sono escluse tutte le operazioni finanziarie con le quali ad una passività di un settore corrisponde una attività di un altro (concessione di mutui, partecipazioni e conferimenti, riscossione di crediti).
Il conto consolidato delle P.A. è il quadro contabile di riferimento per la programmazione degli obiettivi di finanza pubblica, sia a livello comunitario (negli aggiornamenti annuali del programma di stabilità) sia a livello nazionale (nel documento di programmazione economico-finanziaria).
Documento che, pubblicato mensilmente in Gazzetta ufficiale, dà conto di tutte le operazioni di tesoreria [®] (incassi e pagamenti in termini di competenza e residui; debiti e crediti di tesoreria). Per ciascun periodo di riferimento evidenzia: il risparmio pubblico [®], il saldo da finanziare [®], il disavanzo complessivo [® saldo complessivo] e la situazione del Tesoro.
Debito delle amministrazioni pubbliche (debito pubblico)
E’ l’insieme delle passività finanziarie del settore delle amministrazioni pubbliche; è consolidato tra e nei sottosettori, ossia esclude le passività incluse nell’attivo degli enti appartenenti allo stesso settore.
L’aggregato include i seguenti strumenti finanziari:
a) le monete e i depositi; questi comprendono le monete in circolazione, i depositi presso la tesoreria statale intestati a soggetti non appartenenti al settore delle amministrazioni pubbliche e la raccolta postale inclusa nel passivo di queste ultime;
b) i titoli diversi dalle azioni (esclusi gli strumenti finanziari derivati) emessi dallo Stato e dalle amministrazioni locali;
c) i prestiti erogati in favore di enti appartenenti alle Amministrazioni pubbliche o il cui onere di rimborso sia a carico di queste ultime.
Il debito delle amministrazioni pubbliche è calcolato dalla Banca d’Italia in coerenza con i criteri definiti dall’Unione europea.
Disavanzo (deficit)
Saldo negativo dei conti di finanza pubblica. Se riferito a conti economici corrisponde all’indebitamento netto [®]; se riferito a conti finanziari coincide con il fabbisogno [®].
In base ai parametri definiti in sede europea, per disavanzo si intende l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni [®].
Disavanzo (complessivo, corrente, primario)
(procedimento contabile)
Come disposto dal regolamento di contabilità generale, le entrate dello Stato sono costituite da tutti i redditi, proventi e crediti di qualsiasi natura, che lo Stato ha il diritto di riscuotere in virtù di leggi, regolamenti o altro titolo.
Il procedimento contabile di entrata si articola in tre fasi:
1) accertamento: fase in cui sorge per lo Stato il diritto a percepire una determinata somma attraverso l’iden­tificazione della ragione del credito e la persona che ne è debitrice; 2) riscossione: fase che consiste nell’esigere dal debitore la somma dovuta allo Stato; 3) versamento: fase in cui le somme riscosse sono versate nella tesoreria dello Stato.
Costituiscono la somma totale delle entrate.
Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], corrispondono alla somma delle entrate correnti [®] e delle entrate in conto capitale [®].
Nel bilancio dello Stato corrispondono alla somma dei quattro titoli delle entrate: Titolo I – “entrate tributarie”, Titolo II – “entrate extratributarie” (che insieme costituiscono le entrate correnti), Titolo III – “alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti” (entrate in conto capitale) e Titolo IV – .”accensione di prestiti” [®].
Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], sono costituite principalmente da entrate tributarie (imposte dirette e indirette [®]) e dai contributi sociali (effettivi e figurativi) [®].
Nel bilancio dello Stato, corrispondono ai primi due titoli delle entrate: Titolo I – “entrate tributarie”, in cui rientrano le entrate di natura fiscale (IRPEF, IRPEG, IRAP, IVA ecc.) e Titolo II – “entrate extratributarie” nel quale sono considerati tutti i proventi diversi da quelli di carattere fiscale, che non incidono sul patrimonio.
Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], sono le entrate derivanti da imposte in conto capitale [®], da cofinanziamenti dell’Unione europea e da trasferimenti in conto capitale delle imprese e delle famiglie.
Nel bilancio dello Stato, corrispondono al Titolo III delle entrate – “alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti”.
Nel bilancio dello Stato, sommatoria dei primi tre titoli delle entrate: Titolo I – “entrate tributarie”, Titolo II – “entrate extratributarie” (che insieme costituiscono le entrate correnti) e Titolo III – “alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti” (entrate in conto capitale).
Esse rappresentano le risorse definitivamente acquisite al bilancio per il raggiungimento dei fini istituzionali, con esclusione delle entrate derivanti dall’accensione di prestiti [®].
Risultato differenziale relativo ai conti di cassa, che evidenzia l’eccedenza dei pagamenti rispetto agli incassi con riferimento al complesso delle operazioni di parte corrente, in conto capitale e finanziarie. Quando gli incassi superano le erogazioni si ha la cd. “disponibilità”.
Il fabbisogno è un dato monetario, in quanto costituisce il quantitativo di risorse monetarie e finanziarie necessarie a colmare lo squilibrio tra i flussi di entrate e di spese dello Stato o di aggregati più vasti.
Nella Relazione trimestrale di cassa, esso viene calcolato con riferimento al settore statale [®] e al settore pubblico [®].
Fabbisogno complessivo
E’ il fabbisogno [®] aumentato delle regolazioni debitorie pregresse [®] effettuate (o da effettuare) in contanti nei confronti dei soggetti esterni al settore cui si riferisce il conto e diminuito dei crediti maturati a fine periodo da parte dei fornitori.
E’ il fabbisogno [®] calcolato al netto delle uscite per interessi passivi.
Somme, iscritte su apposite unità previsionali di base (una di parte corrente e una in conto capitale) dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, destinate alla copertura finanziaria dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati dal Parlamento negli esercizi finanziari compresi nel bilancio pluriennale. L’ammontare del fondo speciale di parte corrente e del fondo speciale di conto capitale è determinato, rispettivamente, dalla tabella A e dalla tabella B della legge finanziaria. Le tabelle A e B indicano altresì gli accantonamenti relativi ai singoli Ministeri nei quali ciascun fondo è ripartito. Le quote del fondo speciale di parte corrente e, se non corrispondono a progetti di legge già approvati da un ramo del Parlamento, di quello in conto capitale non utilizzate entro l’anno cui si riferiscono costituiscono economie di bilancio.
Voci della classificazione funzionale [®] individuate con riguardo all’esigenza di definire le politiche pubbliche di settore. La classificazione per funzioni obiettivo è articolata su quattro livelli, di cui i primi tre sono tratti dalla classificazione standard adottata in sede europea (COFOG-SEC95), mentre il quarto livello, determinato in sede nazionale, indica gli obiettivi perseguiti da ciascuna amministrazione. Il primo livello (divisioni) rappresenta i fini primari perseguiti dalle Amministrazioni; il secondo (gruppi) esprime le specifiche aree di intervento delle politiche pubbliche; il terzo (classi) identifica i comparti di attività in cui si articolano le aree di intervento del livello precedente; il quarto livello (missioni istituzionali) rappresenta gli obiettivi perseguiti da ciascuna Amministrazione.
Le funzioni-obiettivo di primo livello sono 10: Servizi generali delle pubbliche amministrazioni; Difesa, Ordine pubblico e sicurezza, Affari economici, Protezione dell’ambiente, Abitazioni e assetto territoriale, Sanità, Attività ricreative, culturali e di culto, Istruzione, Protezione sociale.
Imposte in conto capitale
Sono le imposte percepite a intervalli irregolari, e solo saltuariamente, sul valore delle attività o del patrimonio netto o sul valore dei beni trasferiti per effetto di lasciti, donazioni o altri trasferimenti.
a) le imposte sui trasferimenti in conto capitale, quali le imposte sulle successioni e sulle donazioni, con esclusione delle imposte sulle vendite di beni (che non costituiscono trasferimenti);
b) le imposte straordinarie sulle attività o sul patrimonio netto (quali i condoni).
Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], è il saldo conclusivo risultante dalla differenza tra le spese complessive [®] e le entrate complessive [®]; se le entrate superano le spese, si ha “accreditamento netto”. Quando si indica genericamente l’indebitamento netto, si intende fare riferimento a questo saldo, che è il parametro di riferimento per il rispetto dei vincoli sul disavanzo (o deficit) previsti a livello europeo.
Analogamente, nel bilancio dello Stato si definisce indebitamento (o accrescimento) netto il saldo risultante dalla differenza tra le entrate complessive [®] e le spese complessive [®], escluse le operazioni finanziarie (partecipazioni azionarie e conferimenti, concessione e riscossione di crediti e accensione e rimborso di prestiti).
Indebitamento netto strutturale
È l’indebitamento netto (riferito al conto economico consolidato della pubbliche amministrazioni) [®] depurato degli effetti del ciclo economico. Con lo stesso termine può peraltro intendersi l’indebitamento netto depurato degli effetti del ciclo economico e al netto delle misure una tantum.
L'inflazione al consumo è un processo di aumento del livello generale dei prezzi dell'insieme dei beni e servizi destinati al consumo delle famiglie. Generalmente, si misura attraverso la costruzione di un indice dei prezzi al consumo, cioè uno strumento statistico che misura le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, chiamato paniere, rappresentativo dei consumi delle famiglie in uno specifico anno.
L'ISTAT produce tre diversi indici dei prezzi al consumo:
§ l’indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale (NIC), che misura l'inflazione a livello dell'intero sistema economico italiano.
§ l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), si riferisce ai consumi dell'insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente (non agricolo). E' l'indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari (ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato);
§ l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), sviluppato per assicurare una misura dell'inflazione comparabile a livello europeo. Prende a riferimento l'intera collettività nazionale, ma si differenzia dagli altri due indici perché il paniere esclude, sulla base di un accordo comunitario, le lotterie, il lotto, i concorsi pronostici e i servizi relativi alle assicurazioni sulla vita. A differenza degli altri due indici, inoltre considera non il prezzo pieno di vendita ma prezzo effettivamente pagato dal consumatore (ad esempio, nel caso dei medicinali, mentre per gli indici nazionali viene considerato il prezzo pieno del prodotto, per quello armonizzato europeo il prezzo di riferimento è rappresentato dalla quota effettivamente a carico del consumatore, cioè il ticket); l’indice armonizzato europeo tiene inoltre conto delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni).
L’indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale e l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati sono calcolati anche al netto dei tabacchi.
Rappresenta il tasso di inflazione fissato nel Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) come valore di riferimento per l’anno successivo. Tale tasso viene rapportato all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, esclusi i tabacchi [® “Inflazione”]. Il tasso di inflazione programmata rappresenta il parametro di riferimento per la definizione degli aumenti salariali nella contrattazione nazionale.
Sono costituti dalle acquisizioni, al netto delle cessioni, di capitale fisso effettuate dai produttori residenti (cui si aggiungono gli incrementi di valore dei beni materiali non prodotti). Il capitale fisso consiste di beni materiali e immateriali prodotti destinati a essere utilizzati nei processi produttivi per un periodo superiore a un anno.
Sono fissi in quanto non comprendono le variazioni delle scorte e degli oggetti di valore.
Sono lordi in quanto includono gli ammortamenti.
Eliminazione dalla contabilità finanziaria dei residui passivi [®] per i quali non siano state effettuate le relative operazioni di pagamento.
I residui passivi relativi a spese correnti si intendono perenti decorsi due esercizi finanziari successivi a quello della loro iscrizione in bilancio (con l’eccezione dei residui relativi a spese per lavori, forniture e servizi, che si intendono perenti decorsi tre esercizi finanziari). I residui passivi relativi alle spese in conto capitale possono essere mantenuti in bilancio non oltre il settimo esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione.
PIL – Prodotto interno lordo
(nominale e reale)
Corrisponde alla produzione totale di beni e servizi dell’economia, diminuita dei consumi intermedi [®] e aumentata dell’IVA [®] e delle imposte indirette [®] sulle importazioni [®]. È altresì pari alla somma dei valori aggiunti delle varie branche di attività economica, aumentata delle imposte sui prodotti (incluse l’IVA e le imposte sulle importazioni), al netto dei contributi ai prodotti e dei servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati (SIFIM).
Quando gli importi sono espressi in termini di valori correnti ci si riferisce al PIL ai prezzi di mercato o PIL nominale.
Per determinare il PIL reale, al fine di disporre di un indicatore sulla crescita dell’economia depurato dall’inflazione, è necessario fare riferimento al PIL a prezzi costanti o, in base alla nuova metodologia adottata dall’ISTAT nel marzo 2006, al PIL calcolato sulla base degli indici a catena.
Sono trasferimenti correnti, in denaro o in natura, finalizzati a sollevare queste ultime dagli oneri derivanti da determinati rischi o bisogni (quali malattia, vecchiaia, morte, invalidità, disoccupazione…).
Comprendono trasferimenti correnti e forfettari dei sistemi privati di assicurazione sociale con o senza costituzione di riserve e i trasferimenti correnti da amministrazioni pubbliche e istituzioni senza scopo di lucro, al servizio delle famiglie non subordinati al pagamento di contributi (assistenza).
Secondo il SEC95 [®], corrispondono al costo sostenuto dai datori di lavoro a titolo di remunerazione dell'attività prestata alle proprie dipendenze dai lavoratori sia manuali che intellettuali. Sono composti dalle retribuzioni lorde e dai contributi sociali effettivi e/o figurativi [®].
Definizione contabile di partite debitorie e creditorie tra lo Stato e gli altri soggetti giuridici con iscrizione del relativo importo nei rispettivi bilanci.
Regolazioni debitorie pregresse
Operazioni con cui lo Stato regola in contanti o in titoli la posizione debitoria propria o di un altro soggetto pubblico, relativa a transazioni effettuale in esercizi precedenti.
Residui (propri)
Si distinguono in residui attivi, che corrispondono a entrate accertate ma non ancora riscosse o versate e residui passivi, che corrispondono a spese impegnate ma non ancora pagate [® “Entrate (procedimento contabile)” e “Spesa (procedimento contabile)”].
I residui vengono accertati al momento della chiusura dell’anno finanziario ed iscritti nel Rendiconto generale; essi vengono mantenuti nella contabilità degli esercizi successivi fino a quando non siano effettuale le relative operazioni di incasso o pagamento oppure, nel caso dei residui passivi, siano eliminati per perenzione [®].
I residui attivi, che rappresentano dei credito vantati dallo Stato, vengono classificati in funzione della loro esigibilità: quelli considerati assolutamente inesigibili vengono eliminati dalle scritture contabili con decreto ministeriale.
Residui di stanziamento
(impropri)
Stanziamenti di bilancio relativi a spese per i quali è autorizzata la conservazione in bilancio anche se, entro la fine dell’esercizio finanziario, non hanno dato luogo all’assunzione di impegni verso terzi (per questo differiscono dai residui propri).
In via generale i residui di stanziamento relativi a spese in conto capitale possono essere mantenuti in bilancio fino all’esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione; se iscritti in forza di disposizioni legislative entrate in vigore nell’ultimo quadrimestre, possono essere mantenuti in bilancio fino al secondo esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione. La conservazione in bilancio dei residui di stanziamento è subordinata alla ricognizione da parte del Ministe­ro dell’economia e delle finanze dello stato di attuazione dei programmi per i quali le somme sono state stanziate.
Con riferimento al bilancio dello Stato, risultato differenziale tra le entrate finali [®] e le spese complessive [®].
Esso esprime l’entità dell’indebitamento a medio e a lungo termine relativo all’anno di riferimento. In sede previsionale il limite del ricorso al mercato è fissato dalla legge finanziaria.
Con riferimento al bilancio dello Stato, è il saldo corrente [®], risultante dalla differenza tra il totale dei primi due titoli delle entrate (entrate tributarie+entrate extratribu­tarie=entrate correnti [®]) e il primo titolo della spesa (spese correnti [®]).
Saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate complessive [®] e le spese complessive [®].
Saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate correnti [®] e le spese correnti [®].
Nel bilancio dello Stato, saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate finali [®] e le spese finale [®].
Saldo in conto capitale
Saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate in conto capitale [®] e le spese in conto capitale [®].
Nel bilancio dello Stato, risultato differenziale tra le entrate finali [®] e le spese finali [®]; sono dunque escluse operazioni di accensione e rimborso prestiti.
Il limite massimo del saldo netto da finanziare in termini di competenza è indicato nel DPEF e, quindi, fissato normativamente nella legge finanziaria, per ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale.
Se le entrate superano le spese si parla di “saldo netto da impiegare”
Saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate complessive [®] e le spese complessive [®], al netto della spesa per interessi passivi.
(Sistema europeo dei conti nazionali e regionali)
Sistema armonizzato di contabilità nazionale, che permette una descrizione quantitativa completa e comparabile della situazione economica dei paesi membri dell'Unione europea (UE), attraverso un sistema integrato di conti di flussi e di conti patrimoniali definiti per l'intera economia e per raggruppamenti di operatori economici (settori istituzionali). I settori istituzionali individuati sono cinque: società non finanziarie; società finanziarie; amministrazioni pubbliche; famiglie; istituzioni sociali private. In rapporto all’Unione economica e monetaria assume specifico rilievo il settore istituzionale delle amministrazioni pubbliche [®].
Per la registrazione delle operazioni viene adottato il criterio della competenza economica [®]. Il SEC95 è stato approvato con regolamento (CE) n. 2223/96 del Consiglio, del 25 giugno 1996.
Aggregato costituito dal settore statale [®], dagli altri enti delle amministrazioni centrali, dalle amministrazioni locali e dagli enti di previdenza.
Gli enti minori centrali, locali e previdenziali non corrispondono esattamente a quelli inclusi dall’ISTAT nelle amministrazioni pubbliche.
Aggregato costituito dalla gestione del bilancio dello Stato, dalla gestione di tesoreria (quest’ultima ricomprende principalmente le operazione dei bilanci delle ex aziende autonome).
In sostanza, tale settore è costituito dagli enti che imputano direttamente le loro operazioni di cassa sulla tesoreria statale.
Spesa (procedimento contabile)
Come disposto dal regolamento generale di contabilità, sono spese dello Stato quelle alle quali si deve provvedere a carico dell’erario a norma di legge, decreti, regolamenti o altri atti di qualsiasi specie e quelle, in genere, necessarie per il funzionamento dei servizi pubblici che dipendono dalle amministrazioni dello Stato.
Il procedimento contabile della spesa si articola in quattro fasi:
1) impegno: atto con cui nell’ambito di uno stanziamento di bilancio, una determinata somma viene destinata in modo specifico ad un provvedimento di spesa; l’impegno ha l’effetto di costituire un vincolo per la somma impegnata, che non potrà essere utilizzata per destinazioni diverse; 2) liquidazione: fase in cui viene determinata la persona del creditore e l’ammontare del debito; 3) ordinazione: fase in cui si dà ordine alla tesoreria o agli altri organi competenti di pagare la somma in precedenza liquidata; 4) pagamento: fase in cui gli agenti pagatori o la tesoreria adempiono materialmente all’obbligazione.
Costituiscono la somma totale delle spese.
Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], corrispondono alla somma delle spese correnti [®] e delle spese in conto capitale [®].
Nel bilancio dello Stato corrispondono alla somma dei tre titoli delle spese: Titolo I – Spese correnti [®], Titolo II – Spese in conto capitale (che insieme costituiscono le spese finali) [®], Titolo III – Rimborso prestiti.
Spese destinate alla produzione ed al funzionamento dei vari servizi statali, nonché alla redistribuzione dei redditi per fini non direttamente produttivi.
Nel conto consolidato delle pubbliche amministrazioni, le spese correnti sono costituite principalmente da spese per: redditi da lavoro dipendente [®], consumi intermedi [®], prestazioni sociali in denaro [®] e interessi passivi.
Fra le ulteriori spese correnti, si ricordano: le prestazioni sociali in natura [®], gli ammortamenti [®], le imposte indirette [®], i contributi alla produzione, gli aiuti internazionali e gli ulteriori trasferimenti correnti (all’UE, alle istituzioni sociali private, alle famiglie e alle imprese).
Nel bilancio dello Stato, sono individuate dal secondo numero delle unità previsionali di base [®], che corrisponde a “1”.
Nel bilancio dello Stato, sommatoria dei primi due titoli delle spese: Titolo I – Spese correnti [®] e Titolo II – Spese in conto capitale [®].
Rappresentano le somme necessarie per le amministrazioni statali per perseguire i propri scopi o fini istituzionali. Dalle spese finali sono quelle escluse relative al rimborso di prestiti (titolo III della spesa), definite “spese strumentali”.
Spese che incidono, direttamente o indirettamente, sulla formazione del capitale.
Nel conto consolidato delle pubbliche amministrazioni le spese correnti sono costituite principalmente sono costituite principalmente da spese per investimenti fissi lordi [®]. Fra le ulteriori spese in conto capitale si ricordano i contributi agli investimenti (soprattutto in favore di imprese) e altri trasferimenti in conto capitale (anch’essi soprattutto in favore di imprese).
Nel bilancio dello Stato, sono individuate dal secondo numero delle unità previsionali di base [®], che corrisponde a “2”.
Titoli obbligazionari del Tesoro. Comprendono i prestiti emessi sui mercati esteri, e le seguenti tipologie di titoli emessi sul mercato interno: BOT (Buoni ordinari del Tesoro, privi di cedole, emessi con scadenza variabile da 1 a 12 mesi), BTP (Buoni del Tesoro poliennali a tasso fisso con cedola semestrale, emessi con durata compresa tra i 2 e i 30 anni; dal 2003 sono emessi anche BTP indicizzati all’inflazione) e alcune tipologie di certificati del Tesoro (Titoli obbligazionari emessi dal Tesoro).
Unità previsionale di base
Unità fondamentale della struttura del bilancio dello Stato, come determinata dalla riforma introdotta dalla legge n. 94/1997.
Le UPB formano oggetto di approvazione parlamentare.
Le UPB di spesa sono classificate per centri di responsabilità amministrativa [®] e sono determinate con riferimento ad aree omogenee di attività in cui si articolano le competenze istituzionali di ciascun ministero.
dello sviluppo economico (tab. n. 3)
Il bilancio a legislazione vigente
L’istituzione del Ministero dello sviluppo economico è stata disposta dall’articolo 1, comma 1, n. 6 del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181 recante “ Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri”.
Ai sensi del comma 2 il Ministero dello sviluppo economico ha acquisito, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, le funzioni in materia di politiche di sviluppo e di coesione attribuite dal decreto legislativo 300/99 (articolo 24, comma 1, lettera c)) al Ministero dell’economia e delle finanze e finora svolte dal Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione. Al Ministero dello sviluppo economico è stata trasferita anche la gestione del Fondo per le aree sottoutilizzate.
Al nuovo Ministero dello sviluppo economico sono sottratte le seguenti competenze (già attribuite al Ministero delle attività produttive):
§ in materia di commercio internazionale - assegnate al Ministero del commercio internazionale (art. 1, comma 3);
§ in materia di imprenditoria femminile di cui alla legge 215/9 che passa alla Presidenza del Consiglio;
§ in materia di turismo di cui agli artt. 27 e 28 del D.Lgs. 300/99, attribuita alla Presidenza del Consiglio dei ministri (comma 19-bis), mentre al Ministero per i beni e le attività culturali sono trasferite le dotazioni finanziarie, strumentali e di personale della Direzione del turismo (art. 19-quater);
§ sui generi alimentari trasformati industrialmente (di cui all’art. 1, L. 199/1958), in precedenza spettante al Ministero dell'industria d'intesa col Ministero delle politiche agricole e forestali, che viene attribuita esclusivamente al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (art. 1, co. 9).
La struttura dello stato di previsione del Ministero Dello sviluppo economico
Lo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico per il 2007 (tabella n. 3) è predisposto secondo la struttura del bilancio dello Stato definita dalla legge n. 94/97 e dal D.Lgs. n. 279/97, che ne hanno disposto l’articolazione in Unità previsionali di base (UPB), le quali costituiscono l'insieme organico delle risorse finanziarie affidate alla gestione di un ufficio amministrativo - unico responsabile della gestione delle spese - definito "Centro di responsabilità amministrativa". Le UPB, che sono oggetto dell'approvazione parlamentare e a ognuna delle quali corrisponde un codice di 4 numeri, sono a loro volta suddivise in unità relative alla spesa corrente e unità relative alla spesa in conto capitale.
L’attuale struttura dello stato di previsione del Ministero, costruito sulla base di quanto disposto dal citato D.L 181/06 che ha trasferito al Ministero medesimo il Dipartimento delle politiche di sviluppo e coesione con le relative risorse di pertinenza, si articola in 5 centri di responsabilità amministrativa, cui sono attribuite le seguenti denominazioni:
1. Gabinetto
2. Dipartimento per il mercato
3. Dipartimento per le imprese
4. Dipartimento per le reti energetiche
5. Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione
Il bilancio di competenza
Lo stato di previsione del Ministero delle attività produttive per l'anno 2007, reca spese finali per un totale di 7798,8 meuro, corrispondenti a circa l’1,7%delle spese finali del bilancio dello Stato, che ammontano a 457.418 meuro.
Le spese complessive che risultano pari a 7835,8 meuro includono la somma di 36 meuro costituita dal rimborso di passività finanziarie con riferimento al Dipartimento delle politiche di sviluppo e coesione.
Rispetto all’esercizio precedente del Ministero delle attività produttive(2377,6 meuro come risulta dalla legge di bilancio 267/2005)si registra un incremento notevole delle spese finali del Ministero, cui ha contribuito il trasferimento delDipartimento per le politiche di sviluppo e coesione con relative risorse.
Nel bilancio del Ministero prevalgono nettamente le spese in conto capitale, che assommano a 7544,9 meuro(94,7%circa deltotale) a fronte dei 254,9 meuro destinati alle spese correnti. La rilevanza percentuale di queste ultime nelle previsioni per il 2007 è del 3,3% delle spese finali del Ministero.
Spese per funzioni obiettivo
La legge n. 94/97 di riforma del bilancio ha previsto una ripartizione delle spese dello Stato basata sulle "funzioni-obiettivo", che esprimono le previsioni di spesa in relazione agli scopi che si intendono conseguire. Il primo livello di tale classificazione individua 10 divisioni, che rappresentano i fini primari perseguiti dalle Amministrazioni (Servizi generali delle pubbliche amministrazioni, Difesa, Ordine pubblico e sicurezza ecc.).
Sotto questo profilo, la spesa del Ministero delle attività produttive rientra prevalentemente nella funzione-obiettivo 1 “Servizi generali delle pubbliche amministrazioni”: 6.493,1 meuro su un totale di 7835,8. Si tratta in prevalenza di risorse da assegnare nell’ambito della PA (6435,3 meuro).
Segue la funzione-obiettivo 4 “Affari economici” con uno stanziamento di 1286,5 meuro. Di questi ben 673,3 milioni sono destinati ad incentivare il settore industriale, 196 milioni vanno alla ricerca in materia di energia e 166,1 milioni sono destinati alla ricerca in ambito industriale.
Nell’ambito delle spese complessive di competenza del bilancio dello Stato a legislazione vigente alle suddette funzione-obiettivo risultano destinati, rispettivamente 425.786 meuro e 41.533 meuro. L’incidenza della spesa del Ministero dello sviluppo economico su tali obiettivirisulta rispettivamente pari all’incirca all’1,8% e al 18,7%.
Spese per categorie
Le previsioni del bilancio, oltre che in relazione all’analisi funzionale (ripartizione delle spese per funzioni-obiettivo), sono classificate, a fini conoscitivi, anche in relazione all’analisi economica (ripartizione delle entrate e delle spese per categorie).
Passando ad esaminare la composizione delle spese finali del Ministero delle attività produttive sotto il profilo economico[2], si rileva, innanzitutto, che le categorie che assorbono la maggior parte delle spese correnti sono costituite da “Redditi da lavoro dipendente” (88,6 meuro) che incidono su tali spese per il 37,7%, mentre il 26% rientra nella categoria "Trasferimenti correnti a estero” (66,3 meuro).
Le spese in conto capitale rientrano per l’82,3% nella categoria “Altri trasferimenti in conto capitale” (6436,8 meuro), che costituiscono l’82,5% circa delle spese finali del Ministero e per l’11,5% nella categoria “Contributi agli investimenti ad imprese” che ammontano a 866,1 meuro. I “Contributi agli investimenti (207,6 meuro) rappresentano, infine, il 2,2% circa.
La quota relativa alla categoria “Altri trasferimenti in conto capitale “ è quasi interamente iscrittanelcap. 8425 (“Fondo da ripartire per le aree sottoutilizzate”), il cui stanziamento nel BLV risulta di 6434,8 meuro.
Tra i “Contributi agli investimenti” rientrano le somme destinate all’ENEA: 196 meuro stanziati sul cap. 7630 (UPB 4.2.3.4. - Ente nazionale energia e ambiente) che costituiscono il 94,4% delle spese complessive della categoria.
La quota relativa ai “Contributi agli investimenti ad imprese” risulta iscritta quasi per intero sui capitoli di spesa dell’UPB 3.2.3.8 “Fondo investimenti - incentivi alle imprese”, alla quale sono assegnati 806,1 meuro. Il 78,3% di tale somma (631,3 meuro) è stanziato sul capitolo 7420 (“Fondo per gli investimenti agevolati alle imprese” detto Fondo Unico)[3], mentre 174,7 meuro risultano, iscritti sul capitolo 7421 relativo ad “Interventi agevolativi per il settore aeronautico”
Spese per centri di responsabilità
Quanto alla ripartizione delle spese tra i centri di responsabilità amministrativa, i più significativi stanziamenti relativi alle spese correnti sono attribuiti al Centro "Dipartimento per le imprese" (107,8 meuro) e sono destinati ad Interventi, ossia per spese destinate all'esterno dell’Amministrazione.
Tra questi si segnalano, in particolare, gli stanziamenti destinati all’UPB 3.1.2.3.“ Autorità garante della concorrenza e del mercato” (21,5 meuro).
Relativamente allespese in conto capitale,si osserva che gli stanziamenti più consistenti sono imputabili al centro di responsabilità “Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione” che gestisce la somma di 6446,4 meuro. Segue il centro “Dipartimento per le imprese", alla cui gestione è assegnata la somma di 901,2 meuro, destinata quasi per intero all’UPB 3.2.3.8.“Fondo investimenti-incentivi alle imprese” (806,1 meuro). Nella UPB rientra il citato capitolo 7420 relativo al fondo unico. Seguono in ordine di consistenza gli stanziamenti assegnati al centro "dipartimento per le reti energetiche", che ammontano a 196,1 meuro, destinati in prevalenza all'ENEA (196 meuro).
La consistenza dei residui presunti al 1° gennaio 2007 è stata valutata complessivamente in 20.094,7 meuro, di cui 114 per la parte corrente e 19.980,7 per il conto capitale.
Occorre precisare, peraltro, che il dato sulla consistenza dei residui assume carattere previsionale e può subire adeguamenti alla luce dell'effettivo andamento della gestione. Di tali eventuali variazioni si dà conto nel disegno di legge di assestamento del bilancio.
I residui riguardano prevalentemente le spese in conto capitaledestinate ad Investimenti alle imprese (12.137,4 meuro). La maggior formazione si registra sul capitolo 7420 dell’UPB 3.2.3.8.“Fondo investimenti - incentivi alle imprese". Si tratta complessivamente di 11.761 meuro.
Seguono le spese in conto capitale destinate ad interventi e facenti capo al centro di responsabilità “Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione” i capitoli maggiormente interessati dalla formazione di residui sono: il cap. 8395 (concernente le somme da assegnare alle regioni per la realizzazione di interventri ricompresi nelle intese istituzionali di programma) e il cap. 8425 (relativo al Fondo da ripartire per le aree sottoutilizzate). I relativi residui ammontano rispettivamente a 4443,3 e a 2247,9 meuro.
L'autorizzazione di cassa
L'autorizzazione di cassa, che costituisce il limite massimo entro il quale l'amministrazione è autorizzata ad effettuare pagamenti, nelle previsioni di bilancio per il 2007 risulta di 7927,9 meuro, così suddivisi: 274,6 meuro relativi a spese di parte corrente e 7623,3 meuro relativi a spese in conto capitale.
Tale importo è determinato tenendo conto del volume della massa spendibile, ossia della somma del totale dei residui passivi e degli stanziamenti di competenza, che per il 2007 ammonta a 27.924,6 meuro. Il coefficiente di realizzazione, vale a dire il parametro presuntivo, dato dal rapporto tra autorizzazioni di cassa e massa spendibile, che consente di stimare l'effettiva capacità di spesa del Ministero, risulta pari al 28,3% circa.
Nella tabella che segue sono riportati i dati relativi alla spesa del Ministero dello sviluppo economico per il 2007 ripartita per centri di responsabilità amministrativa.
ANDAMENTO DELLA SPESA RIPARTITA PER CENTRI DI RESPONSABILITA' AMMINISTRATIVA
TABELLA RIASSUNTIVA (previsioni iniziali – AC 1747)
Dip.to per il Mercato
Dip.to per le imprese
Dip.to per le reti energetiche
Dip.to per le politiche di sviluppo e coesione
6548,9
7835,8
20.094,7
Nelle previsioni di bilancio 2007 (AC 1747), la competenza complessiva del centro di responsabilità ammonta a 9,2 meuro ed è così ripartita:
§ 8,9 dispesa corrente destinati interamente al "Funzionamento" della struttura;
§ 0,3 di conto capitale di cui 2,5circa destinati all'"Informatica di servizio".
I residui risultano di 2,6 meuro mentre l'autorizzazione di cassa risulta di 9,2 meuro.
“Dipartimento per il mercato”
La dotazione di competenza nelle previsioni di bilancio per il 2007 (AC 1747), risulta di 20,1 meuro ed è così suddivisa:
§ 19,3 meurodi parte corrente, di cui 15 meuro destinati al "Funzionamento";
§ 0,8 meuro in conto capitale,di cui 0,6 meuro circa destinati all’"Informatica di servizio".
I residui ammontano a 29,6 meuro, circa, mentre l'autorizzazione di cassa risulta pari a 35,2 meuro.
“Dipartimento per le imprese”
La dotazione di competenza assegnata al centro di responsabilità amministrativa “Dipartimento delle imprese”, così come risulta nelle previsioni iniziali di bilancio (AC 1747), ammonta a 1009 meuro ed è così articolata:
§ 107,8 meuro di spese correnti, di cui 65,2 circa sono destinati ad "interventi";
§ 901,2 meuro circa di spese in conto capitale.
I residui complessivi sono pari a 12.190 meuro, mentre l'autorizzazione di cassa ammonta a 1805,2 meuro.
Le spese in conto correntedestinate ad “interventi” ossia destinate all'esterno dell’Amministrazione, sono così articolate:
- 0,5 meuro assegnati all’UPB 3.1.2.1 ”Camere di commercio, industria e artigianato”, di cui 0,3 meuro destinati all’istituzione e al funzionamento del registro informatico degli adempimenti amministrativi delle imprese e iscritti in un capitolo di spesa istituito in attuazione dell’articolo 16 della legge 229/03 “Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e codificazione” - Legge di semplificazione 2001 (GU 25 agosto 2003, n. 196);
- 21,5 meuro circa assegnati all'unità previsionale 3.1.2.3 “Autorità garante della concorrenza e del mercato” (cap. 2275).
Il Cap. è esposto in tabella C del ddl finanziaria.
- 1,1 meuro circadestinati all’unità previsionale 3.1.2.4 “Contributi ad enti ed altri organismi” (cap. 2280 esposto in tabella C). Rispetto alle previsioni assestate il capitolo registra una riduzione di 26,2 meuro in relazione al trasferimento di fondi allo stato di previsione del Ministero del commercio internazionale (cap. 2500) in applicazione del DL n.181/06 (Legge 233/06);
- 0,6 meuro circa all’UPB 3.1.2.7 “Cooperative e loro consorzi”;
- 21,9 meuro circa all’unità previsionale 3.1.2.8 “Accordi ed organismi internazionali”. Lo stanziamento risulta invariato rispetto all’esercizio precedente. Il 95,4% di tale importo (20,9 meuro) è destinato ai versamenti all'organizzazione europea dei brevetti di un'aliquota delle tasse annuali riscosse per il mantenimento in vigore in Italia dei brevetti europei (cap. 2333);
- 17,6 meuro sono destinati all’UPB 3.1.2.11 “Istituto di promozione industriale” (cap. 2371). Lo stanziamento risulta invariato rispetto all’esercizio precedente;
- 1,8 meuro per l’UPB 3.1.2.13 “Lotta alla contraffazione”.
Si tratta di un nuovo capitolo istituito in relazione ad una miglior collocazione della spesa già posta a carico del cap. 2245.
Per quanto riguarda le spese in conto capitale si ricorda nuovamente che la competenza più consistente, pari a 806,1 meuro è attribuita all’UPB 3.2.3.8 “Fondo investimenti-incentivi alle imprese”, articolata in quattro capitoli di spesa.
In particolare, al cap. 7420 (“Fondo per gli interventi agevolativi alle imprese”)sono destinati 631,3 meuro e altri 174,7 meuro sono assegnati al settore aeronautico (cap. 7421).
Rispetto alle previsioni assestate il Fondo unico registra una riduzione di 808,2 meuro. La variazione in negativo viene proposta in relazione agli stanziamenti determinati nella tabella F della legge finanziaria per il 2006 che, con riferimento all’anno 2007 ha determinato lo stanziamento del cap. 7420 in 631,3 meuro.
Come si legge nella relazione di accompagnamento alla richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto di riparto delle risorse del Fondo (febbraio 2006), gli importi stanziati nel cap. 7420 per il triennio 2006-2008 derivano dagli importi preesistenti, da finanziamenti e rimodulazioni disposti con la legge finanziaria 2006 (tabella E e F), nonché da nuovi interventi previsti dall’art. 9, commi 9 e 14-bis del DL 35/05 (competitività).
Si ricorda che l’articolo 104 del disegno di legge finanziaria per il 2007, attualmente all’esame della Camera, dispone la soppressione del Fondo unico destinato a confluire nel Fondo per la competitività e lo sviluppo costituito, presso il Ministero dello sviluppo economico, ai sensi del comma 1 del citato articolo.
Si segnala, inoltre il capitolo 7485 “Interventi per lo sviluppo e l’acquisizione delle unità navali della classe FREMM e delle relative dotazioni operative” (UPB 3.2.3.16 “Sviluppo industria difesa”) istituito in attuazione di quanto disposto dall’art. 6-bis del DL 14 marzo 2005, n. 35 (DL competitività)[4], al quale nel BLV viene assegnata una dotazione di competenza di 60 meuro.
L’incremento di 30 meuro rispetto alle previsioni assestate è proposto in applicazione dell’art. 1, comma 66 della legge 266/05 (finanziaria 2006).
Il citato comma 95 ha, infatti autorizzato contributi quindicennali, ai sensi dell’articolo 4, comma 177, della legge n. 350/2003 (finanziaria 2004) per la prosecuzione del programma di sviluppo ed acquisizione delle fregate FREMM (fregata europea multimissione)[5], e delle relative dotazioni operative, nonché per l’avvio di programmi dichiarati di massima urgenza. Le risorse a tal fine destinate sono state quantificate in 30 milioni di euro a decorrere 2006, cui si aggiungono 30 milioni di euro a decorrere dal 2007, cui ancor si aggiungono 75 milioni di euro a decorrere dal 2008.
Pertanto, i contributi autorizzati si configurano nel modo seguente:

References: § 1

§ 1
 Articolo 21
 Articolo 22
 Articolo 23
 Articolo 24
 Articolo 25
 Articolo 104
 Articolo 105
 Articolo 106
 Articolo 107
 Articolo 110
 Articolo 111
 Articolo 114
 Articolo 124
 Articolo 125
 Articolo 126
 Articolo 127
 Articolo 128
 Articolo 182

§ 8

§ 0

§ 19

§ 0

§ 107

§ 901