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Timestamp: 2020-05-28 19:12:19+00:00

Document:
Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale - Annalisa Gasparre - 18/10/2019
La querela è l’atto con cui la persona offesa da reati perseguibili solo a querela di parte esprime la volontà che l’autore del reato di cui è vittima sia penalmente perseguito. Atto indispensabile, dunque, per quei reati che non sono perseguibili d’ufficio.
Diventa allora determinante che la volontà espressa in tale atto sia chiaramente espressione dell’intenzione di perseguire l’autore del reato e non una mera segnalazione di un fatto accaduto.
La querela, come noto, può essere sia scritta che orale e può essere presentata direttamente presso la Procura della Repubblica sia presso le autorità di polizia. Nel caso di querela orale viene redatto un verbale.
Nel caso deciso dalla Corte di cassazione, la persona offesa, di cittadinanza ungherese, era stata assistita da soggetto nominato ausiliario di polizia giudiziaria che ne raccoglieva e traduceva le dichiarazioni rilasciate in lingua inglese. La Corte ha precisato che non possono sussistere dubbi circa la dichiarata volontà della giovane di chiedere di procedere penalmente nei riguardi dell’imputato, né si ravvisano difformità sostanziali tra la chiara formula italiana, utilizzata nel verbale di ricezione querela. Inoltre, si è chiarito che la richiesta di punizione non può che essere conseguente all’istanza di perseguire penalmente il responsabile.
Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 10 gennaio – 3 luglio 2019, n. 29059 - Presidente Lapalorcia – Relatore Cerroni
1. Con sentenza del 12 marzo 2018 la Corte di Appello di Palermo ha confermato la sentenza del 30 maggio 2016 del Tribunale di Marsala resa in esito a giudizio abbreviato, in forza della quale C.D.U. era stato condannato, concesse le attenuanti generiche ed i doppi benefici, alla pena di mesi dieci di reclusione per il reato di cui all’art. 81 c.p., art. 609 bis c.p., u.c., art. 609 ter c.p., n. 4, nonché art. 61 c.p., nn. 5 e 11, in danno della cittadina ungherese M.A.
2. Avverso la predetta decisione è stato proposto ricorso per cassazione con due articolati motivi di impugnazione. 2.1. Col primo motivo il ricorrente ha lamentato il mancato accoglimento delle censure mosse dalla difesa, quanto all’assenza di volontà di proporre querela da parte della persona offesa, in ragione del tenore delle espressioni utilizzate negli atti dell’8 agosto 2014. Non vi era quindi questione circa l’irrevocabilità della querela proposta, ma proprio in ordine alla mancanza originaria della volontà di procedere penalmente, ambigue e contraddittorie essendo le formule adottate nella lingua inglese da soggetto straniero di altra madrelingua, tanto più che costei aveva lasciato il territorio dello Stato senza nomina di difensori ed omettendo qualsivoglia iniziativa di tipo legale.
Se infatti deve considerarsi valida la querela presentata oralmente dal cittadino straniero che non conosca la lingua italiana e che, all’uopo, si sia fatto assistere da persona in grado di tradurne le espressioni, non occorrendo che quest’ultima sia iscritta nell’albo degli interpreti (Sez. 5, n. 17967 del 22/01/2013, Ennassiri e altro, Rv. 256888), in specie la persona offesa è stata assistita da soggetto nominato ausiliario di polizia giudiziaria, che ne ha raccolto e tradotto le dichiarazioni rilasciate in lingua inglese. Né, in proposito, possono sorgere dubbi - per vero mai espressamente sollevati - circa la corrispondenza delle dichiarazioni tradotte rispetto a quanto narrato dalla giovane, che già nel corso della notte - dopo essersi allontanata dall’abitazione dell’odierno ricorrente - aveva sostanzialmente e coerentemente riferito (tanto alle persone che l’avevano immediatamente soccorsa quanto ai militari dell’Arma intervenuti nel corso (omissis) , dove la donna si era ritrovata ed era stata rintracciata) lo svolgimento dei fatti che l’avevano vista come vittima, e che avevano condotto all’accertamento di responsabilità ed infine alla sentenza impugnata in questa sede.
4.2. In relazione al secondo motivo di censura, per vero trattasi di questione nuova, atteso che in appello non è mai stata avanzata questione circa la dinamica del fatto e la responsabilità in sé dell’odierno ricorrente, peraltro sanzionata con adeguato ed indulgente equilibrio dai Giudici del merito. 5. I motivi di impugnazione non possono pertanto essere accolti.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 609
 art. 609
 art. 61
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