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Timestamp: 2020-08-08 09:41:06+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8585 del 31/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8585 del 31/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 31/03/2017, (ud. 11/01/2017, dep.31/03/2017), n. 8585
sul ricorso 4146/2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 9833/28/2015, emessa l’11/05/2015 della
COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE di NAPOLI, depositata il 9/11/2015;
Con sentenza n. 9833/28/15, depositata il 9 novembre 2015, non notificata, la CTR della Campania ha accolto l’appello proposto nei confronti del Comune d’Ischia dalla sig.ra P.R. quale titolare dell’Hotel (OMISSIS), per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Napoli, che aveva invece rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di accertamento per TARSU relativa all’anno 2011.
Pur volendo ritenere che la denuncia cumulativa di censure di ordine diverso nell’ambito dello stesso motivo, sia stata articolata in modo da consentirne l’esame separato (cfr. Cass. sez. unite 9 maggio 2015, n. 9100), ciascuna di esse, autonomamente considerata, non sfugge alla valutazione d’inammissibilità; quella di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perchè espressa in relazione alla vecchia formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non più applicabile, ratione temporis, al presente giudizio avente ad oggetto ricorso per cassazione proposto avverso sentenza della CTR depositata nel novembre 2015 (cfr. Cass. sez. unite 7 aprile 2014, n. 8053). Quella relativa alle prospettate violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione alle modalità di proposizione della censura, che richiede non solo la puntuale indicazione delle norme di legge che si assumono violate o falsamente applicate, ma anche la correlazione delle censure alle argomentazioni in diritto esposte nella sentenza impugnata che si assumo errate, onde evidenziarne il contrasto con le norme di legge che si assumono violate, anche con riferimento ai principi di diritto in materia affermati da questa Corte, così da prospettare criticamente una valutazione comparativa tra opposte soluzioni (tra le molte, cfr. Cass. sez. 6-L, ord. 12 gennaio 2016, n. 287; Cass. sez. 6-5, ord. 1 dicembre 2014, n. 25419; Cass. sez. 6-3, ord. 26 giugno 2013, n. 16038).
Riguardo a detto profilo il ricorso è del tutto carente, senza che neppure risulti, peraltro, oggetto di specifica censura, quella che appare come l’essenziale ratio decidendi della decisione impugnata, che ha escluso la legittimità dell’avviso di accertamento impugnato dalla contribuente sul presupposto della ritenuta non applicabilità retroattiva all’anno d’imposta (2011) oggetto di accertamento, del D.L. n. 201 del 2011, art. 14, comma 9, convertito, con modificazioni, nella L. n. 214 del 2011 (articolo in seguito abrogato ex L. n. 147 del 2014), in tema di determinazione della superficie tassabile in misura pari all’80% della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal D.P.R. n. 138 del 1998.
Ciò comporta anche in relazione a tale profilo l’inammissibilità della censura, che non coglie l’effettiva ratio decidendi della pronuncia impugnata.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il Comune ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4100,00 per compensi, Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15 per cento ed accessori, se dovuti.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 Cass. sez. 
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 Cass. sez. 
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 Cass. sez. 
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 art. 14