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Ministero, dell'università e della Ricerca
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1 Ministero, dell'università e della Ricerca Consiglio Universitario Nazionale RELAZIONE 2007 SULLA CONDIZIONE STUDENTESCA DEI RAPPRESENTANTI DEL CONSIGLIO NAZIONALE STUDENTI UNIVERSITARI PRESSO IL CUN Introduzione Anche agli occhi dei non addetti ai lavori appare chiaro come il mondo accademico si trovi oggi in un momento profondamente critico: i tagli previsti dalla scorsa Finanziaria e dal "Decreto Bersani" si aggiungono infatti ad una rilevante serie di problemi che da tempo affliggono l'università Italiana. La questione economica e finanziaria, pur inderogabile e basilare, è tuttavia solo una delle problematiche che il mondo accademico deve affrontare. Urgenti nodi critici emergono da altri versanti, quali, ad esempio, la complessa molteplicità di aspetti della didattica (nuove classi, valutazione ), il diritto allo studio basato su criteri assolutamente desueti e mai riformato, l associazionismo studentesco non fatto sufficientemente fruttare quale patrimonio per l intero sistema, la situazione delle scuole di specializzazione e del biennio per l insegnamento, il rapporto tra Università e mondo del lavoro. Per poter realmente affrontare e cercare soluzioni a tali problemi, è necessario che l'università torni al centro delle discussioni politiche e sociali del nostro paese. Occorre che, a prescindere dai colori di appartenenza, si prenda veramente a cuore l'università quale motore del nostro futuro e che tutti (docenti, studenti, organi collegiali, Ministero ) guardino al mondo accademico e alla soluzione delle sue problematiche senza strumentalizzazioni di parte, politiche o professionali che siano. A questo scopo è2 necessario, anche se non sufficiente, che l'università sia sempre più "viva", recuperando un rapporto stretto tra chi impara e chi insegna, tra ricerca e didattica, perché solo nel rapporto tra studente e docente c'è il compimento di ciò che l'università è chiamata ad essere: luogo di formazione di personalità realmente critiche, in grado di affrontare la realtà non solo con competenza professionale ma anche con idee non passivamente ricevute. E' infine imprescindibile che nei luoghi in cui si prendono le decisioni (Ministero, Parlamento, CUN) ci si assuma l'onere di guidare ma soprattutto di servire il mondo accademico nei suoi imprescindibili bisogni, in modo che questo possa svolgere davvero al meglio le sue fondamentali funzioni. Didattica: meno esami, più formazione L'introduzione del "3+2" ha di fatto creato una proliferazione di corsi ed esami, comportando l'esasperato frazionamento e l'ingolfamento dei percorsi triennali, con una negativa ripercussione sui bienni. A fronte di questa situazione è stato più volte richiesto dagli organismi studenteschi, già all'allora ministro Moratti, che fosse ridotto il numero complessivo degli esami e razionalizzata la loro distribuzione, diminuendo altresì la rigidità delle tabelle. Tale richiesta è stata accolta dal Decreto sulle nuove classi di laurea che dovrebbero entrare in vigore a partire dal 2008, prevedendo un numero di esami non superiore a 20 nella laurea triennale e a 12 in quella specialistica. Sarà così possibile riformulare i percorsi didattici in modo tale che il triennio permetta di acquisire una più solida preparazione di base ed il biennio abbia un carattere prettamente specialistico. Infatti nel triennio sono stati finora compressi tutti i contenuti del vecchio quadriennio, con la conseguenza di creare un percorso di infarcimento nozionistico degli studenti, mancante di unitarietà e finalità chiare e dunque inadeguato a trasmettere quel metodo speculativo di indagine che è vocazione dell Università. Sia per la laurea professionalizzante che per il percorso metodologico è necessario sperimentare sul campo quanto studiato, apprendere un metodo di lavoro di gruppo, fare esperienze all estero. Troppo spesso, infatti, la specializzazione risulta aliena da ogni confronto pratico con l ipotetico lavoro corrispondente (caso macroscopico la3 laurea in giurisprudenza e le professioni forensi). A tale fine, gli strumenti possono essere molteplici a seconda del corso in questione: interventi a lezione da parte di operatori del settore (pensiamo alle testimonianze aziendali per economia), laboratori (per esempio per scienze della comunicazione), project group, visite in aziende, stage. Lungi dalle finalità del presente documento quello di voler sottomettere l Università al Mondo del lavoro quasi fosse uno step necessario all entrata nella fase professionale (cosa pubblicizzata troppo spesso dall orientamento pre-universitario che assomiglia spesso a semplice marketing), ma nemmeno si può considerare l Accademia come un isola autoreferenziale rispetto alla società civile. Sarebbe dunque opportuno creare un sistema di incentivi, sia dal punto di vista della valutazione finale sia sotto l aspetto economico (borse di studio, convenzioni, ), per favorire la scelta di integrare il proprio curriculum con esperienze lavorative e all estero legate all ambito di studio. È fondamentale lavorare per una più alta qualità dell'insegnamento. Per fare ciò è necessario (soprattutto per i trienni) puntare coraggiosamente sulle discipline fondamentali, attribuendo ad esse un congruo numero di crediti. Per le altre, dovrà essere lasciato il più ampio margine di scelta agli studenti, consentendo loro di organizzare piani di studio "personalizzati" che valorizzino gli interessi di ciascuno. Sulla qualità della didattica di primaria importanza sarà il ruolo che verrà concesso all ANVUR: non sarà tollerabile una valutazione carente di conseguenze effettive, a cominciare dal versante dei finanziamenti. Appare utile, anche per valorizzare ed incentivare il lavoro di ricerca, un appropriato sistema di valutazione che premi docenti e dipartimenti giudicati meritevoli. Ulteriore tema decisivo nel mondo della didattica riguarda il lavoro svolto dall'associazionismo studentesco. Siamo purtroppo di fronte ad un'indifferenza diffusa, quando non ad un ostruzionismo, da parte delle istituzioni verso quelle attività studentesche che entrano nel merito della vita universitaria. L'iniziativa delle associazioni studentesche costituisce invece un patrimonio creativo da cui l'intero mondo accademico non può che trarre beneficio. Basti citare solo alcuni esempi relativi ad una delle maggiori università italiane: l'organizzazione di un ciclo di lezioni di docenti di primo piano in campo internazionale sulla Divina Commedia a cura dell'associazione Studenti Universitari Milanesi, o la messa in scena dell'erodiade di Testori nell'aula4 Magna della Università Statale di Milano da parte dell'associazione studentesca Musica&Teatro. Incomprensibile come tale opera, chiaramente utile ai fini della didattica d Ateneo, non sia quasi mai ritenuta meritevole di assegnazione di CFU. Anche la questione degli spazi risulta determinante ai fini della didattica. Non può certo ritenersi ottimale la frequenza a lezioni sovraffollate in aule minuscole né tollerabile che si possa studiare in Università solo fino a metà pomeriggio, perché istituti e biblioteche chiudono ad orari inconcepibili in qualsiasi altro Paese europeo. Non si chiede di tener aperti gli spazi di notte (come pur accade nel Nord Europa), ma che allo studente sia almeno data la possibilità di frequentare e studiare vivendo l esperienza universitaria nella sua totalità e non secondo gli orari d ufficio dell amministrazione. Orientamento L accresciuta complessità dei sistemi formativi a seguito delle numerose riforme susseguitesi negli ultimi anni, assieme al processo di profonda e strutturale modificazione del mondo del lavoro, della produzione e delle professioni, rendono sempre più necessari lo sviluppo, l attivazione e l implementazione di strumenti dedicati da un lato a favorire l incontro tra domanda (formativa e professionale) e offerta, e dall altro a fornire ai giovani le competenze necessarie ad auto-orientarsi nel percorso complesso che porta dalla conclusione degli studi secondari all ingresso stabile nel mondo del lavoro. Lo stato attuale delle politiche di orientamento universitario, attivate dagli atenei sulla base delle specifiche del Piano Operativo Nazionale, costituisce un quadro ricco di chiaroscuri all interno del quale, accanto a pratiche virtuose e realmente attente alle esigenze degli studenti, si possono riscontrare iniziative meglio classificabili come marketing piuttosto che orientamento, in un ottica di competizione tra Atenei giocata a prescindere da reali indicatori di qualità e spesso ai limiti della diffusione di informazioni scorrette. E dunque necessario operare una distinzione tra i diversi ambiti in cui viene articolato l orientamento, in modo da evidenziare al meglio punti critici da affrontare e superare, e pratiche virtuose da estendere e standardizzare, nel rispetto dei principi di autonomia che stanno alla base del moderno sistema universitario. Per quanto riguarda l orientamento pre-universitario mirato alla scelta del corso di studio, in questi ultimi anni si è assistito alla proliferazione (parallela in un certo modo a5 quella dei corsi stessi) degli strumenti informativi rivolti agli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. L utilizzo massiccio dei mezzi d informazione e delle nuove tecnologie ha avuto in alcuni casi l effetto controproducente di riversare addosso allo studente una quantità rilevante di informazioni, spesso non analizzabili criticamente quando non addirittura palesemente propagandistiche. Se da un lato l accrescimento della mole d informazioni rappresenta un sottoprodotto inevitabile dell estensione e dell articolazione dell offerta formativa a seguito dell introduzione dell Autonomia didattica, dall altro appare necessario provvedere in tempi rapidi all estensione di un codice di autoregolamentazione, che ne limiti le storture più evidenti. Allo stesso tempo è necessario ribadire la centralità della Scuola e le sue necessarie sinergie con il mondo accademico nell identificazione dei percorsi orientativi rivolti ai propri studenti. Il meccanismo delle preiscrizioni, che sicuramente costituisce uno strumento utile alla programmazione delle attività e dei servizi, ha una valenza significativa solo nella misura in cui esso costituisce l atto finale di un percorso volto alla maturazione consapevole di una scelta determinante per il futuro di ciascuno studente. A tal fine si ritiene necessario estendere le pratiche, finora sperimentali, di partecipazione degli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori ad attività guidate di studio all interno delle strutture universitarie. Nella fase critica di ambientamento dei nuovi iscritti alla realtà universitaria emerge in modo significativo il ruolo, spesso informale e non riconosciuto adeguatamente dagli atenei, delle associazioni e delle rappresentanze studentesche, che in numerose occasioni contribuiscono in modo determinante alla trasmissione di informazioni essenziali per una fruttuosa organizzazione del percorso di studi, per la partecipazione attiva alla vita dell ateneo e per l accesso a servizi altrimenti sconosciuti in quanto non sufficientemente pubblicizzati. Le misure di orientamento in itinere sono forse quelle in cui si è registrato il maggior livello di innovazione diffusa. Ciononostante, in molti casi permangono criticità irrisolte nella distinzione tra attività di tutorato didattico (mirato all acquisizione o al recupero di contenuti disciplinari) e di tutorato orientativo (finalizzato alla definizione dei percorsi migliori in relazione alle esigenze del singolo studente), e nella definizione dei soggetti cui tali attività vengono affidate. In particolare, non si può prescindere dall efficacia del ruolo affidato ai servizi (d ateneo, di facoltà, di corso di studi, sportelli per lo studente e segreterie didattiche), che non può in alcun modo essere delegato. E necessaria, ove non sia già stata messa in atto, un identificazione6 chiara delle attività affidate ai servizi centrali di ateneo, di quelle date in gestione alle strutture periferiche e, all interno di quest ultime, di quelle relative al tutorato didattico. Meriterebbe inoltre maggiore attenzione lo strumento del counseling psicologico, che permetterebbe in molti casi di superare ostacoli nell identificazione e nella costruzione della propria vocazione personale e professionale che oggi risultano insormontabili per molti studenti. Il punto forse più critico, ad oggi, delle politiche di orientamento, è quello relativo al rapporto col mondo del lavoro: spesso i neolaureati si trovano ad affrontare una realtà nei confronti della quale sono del tutto impreparati. A ciò contribuisce in modo determinante la storica incomunicabilità tra il mondo accademico e quello del lavoro e delle professioni. E se da una parte attività significative quali quelle di tirocinio e stage hanno negli ultimi anni assunto importanza sempre più rilevante (seppur in modo disomogeneo sul territorio), dall altra permangono le difficoltà nel rapporto tra l accademia e un mondo della produzione che continua a richiedere livelli di qualificazione estremamente bassi. Le recenti riforme degli ordinamenti didattici non sono state in grado di incidere in modo significativo sull inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, e in alcuni casi (come in quello degli ordini professionali) sono state le cause involontarie di un ulteriore involuzione del sistema. Aldilà di alcune sperimentazioni particolari (comunque caratterizzate da specificità non riproducibili) la situazione rimane problematica e di difficile risoluzione senza la ridefinizione di un quadro normativo e di un patto politico tra Università, istituzioni e mondo del lavoro. Nel quadro dell autonomia didattica e della diversificazione dell offerta formativa, appare determinante il ruolo delle Istituzioni locali (a partire dalle Regioni) nel promuovere l incontro tra domanda e offerta di lavoro e nel definire gli obiettivi strategici per lo sviluppo economico dei territori. A tali Istituzioni il Ministero deve dare linee di indirizzo chiare che pongano al centro delle attività gli studenti. Diritto allo Studio La questione dei servizi per gli studenti è essenziale. Negli ultimi vent anni si è consumata una rivoluzione copernicana. La crescita professionale e culturale dello studente non passa più quasi esclusivamente attraverso l insegnamento in aula. Essa è il risultato di un complesso processo di apprendimento al quale contribuisce un vasto insieme di servizi di informazione, di assistenza e di socializzazione. Le Università7 vengono giudicate dagli studenti non solo a partire dalla qualità dei docenti, ma anche dall affollamento delle aule, delle biblioteche, dei laboratori. [ ] Dall offerta di residenze. (Guido Trombetti, Presidente della CRUI, 2006) Questi fatti suggeriscono l urgenza, e quindi la conseguente necessità, di una riforma radicale del sistema di diritto allo studio. La finanziaria 2007 ha sancito un taglio delle risorse destinate al diritto allo studio di 20 milioni di euro con una riduzione dai 177 milioni di euro del 2006 ai 157 milioni di euro previsti per il 2007, fatto denunciato dalle associazioni studentesche e dalla stessa CRUI. Ciò comporta l aggravarsi di una situazione già di per sé tragica: le Regioni si troveranno nell impossibilità di conferire le borse di studio agli aventi diritto non trovando quindi alcuna soluzione alla paradossale qualifica di studenti idonei non beneficiari. In molte Regioni infatti il numero di borse di studio copre una percentuale ancora molto bassa rispetto al numero di idonei, e l importo delle borse assegnate nella maggior parte dei casi non copre le spese che uno studente medio deve sostenere. Circa il 30% degli studenti che avrebbero diritto alla borsa di studio non riceve la borsa. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi (Art. 34, Costituzione della Repubblica Italiana): l analisi della situazione del DSU in Italia non può prescindere dal riconoscere il proprio fondamento nel dettato costituzionale. Troppo spesso finanziamenti a pioggia e inadeguati requisiti minimi hanno svilito l assegnazione di servizi secondo criteri di merito lasciando esclusivamente al reddito il compito di decidere chi dovesse ritenersi beneficiario. Si rende dunque necessaria una revisione del DPCM del 2001, scaduto ormai da 6 anni, alla luce dei seguenti criteri: 1) il criterio del poco a tutti deve essere sostituito dalla volontà di sostenere pienamente chi è veramente bisognoso, attraverso finanziamenti mirati modellati sui reali bisogni dello studente meritevole e privo di mezzi. 2) dato che le risorse statali non bastano, prevedere oltre alle borse di studio l integrazione con altre forme di assistenza come prestiti d onore, assegni familiari, borse di studio private, defiscalizzazione delle donazioni, sgravi fiscali, etc. In merito al tema delle residenze per gli studenti, possiamo identificare la cronica insufficienza dei posti letto raffrontati al numero di studenti fuori sede e8 l inadeguatezza dei criteri di assegnazione dei posti ( posti in residenze universitarie per quasi 2 milioni di studenti con una copertura secondo gli ultimi dati disponibili di appena 1,7%). In tal senso risultano indispensabili misure volte ad aumentare l offerta e per questo oltre che a maggiori investimenti statali (in una logica di maggiore e più vasta applicazione della legge n. 338 riguardo i cofinanziamenti ministeriali al 50% per la predisposizione, l ampliamento o la modernizzazione di nuovi alloggi) sarebbe auspicabile facilitare anche investimenti privati. Nell ottica di miglioramento dei servizi agli studenti e del diritto allo studio ha sicuramente un ruolo centrale l autonomia degli Atenei. Investire maggiormente in tali settori permetterebbe ai singoli Atenei di differenziare realmente la propria offerta, in termini sia di qualità dei corsi sia di qualità, quantità e specificità dei servizi agli studenti, promuovendo forme mirate e più spesso integrate di diritto allo studio. Necessario risulta però in questa ottica un sistema efficace di valutazione dell intero sistema, che rispecchi fedelmente il livello effettivo di qualità, efficacia ed efficienza dei servizi agli studenti, responsabilizzando così in toto gli Atenei e incentivandoli sulla strada di una competizione virtuosa. ANALISI DELLA SITUAZIONE DEGLI STUDENTI DI DOTTORATO DI RICERCA NELLE UNIVERSITA ITALIANE 1. Differenza di trattamento, diritto allo studio ed organizzazione tra dottorati di diversi atenei o interni ad uno stesso ateneo. La situazione dei dottorandi italiani non è cambiata in maniera radicale rispetto all ultimo documento presentato in questa sede circa in anno fa. In effetti manca ancora un quadro di riferimento nazionale che disciplini, pur salvaguardando l autonomia degli atenei, la condizione giuridica degli studenti di dottorato di ricerca. Appare ormai anacronistica la riforma del dottorato di ricerca introdotta con la legge 210/98, che, tuttavia, aveva meritori aspetti non discutibili. Se9 fossero state infatti applicate, omogeneamente in tutto il territorio nazionale, alcune disposizioni di tale legge, oggi ci troveremmo, senza dubbio, in una situazione più efficiente ed equilibrata, senza le forti sperequazioni invece riscontrabili tra diversi atenei e persino all interno dello stesso ateneo. In tale ottica è giusto ricordare l articolo 7 comma 1 e comma 1-e, che, se applicato in maniera uniforme, migliorerebbe la difficile condizione economica degli studenti iscritti al corso di dottorato. Questo articolo, infatti, stabilisce, in primo luogo, la necessità di uniformare su tutto il territorio nazionale la somma corrisposta a titolo di borsa di studio e, in secondo luogo, l impossibilità per ogni ateneo di conferire un numero di borse di studio inferiore alla metà de dottorandi (disposizione sovente non rispettata). Si ravvisa inoltre quale ulteriore e inderogabile necessità, onde evitare la proliferazione di divergenze operative tra i vari Atenei italiani, la emanazione di una direttiva generale che preveda, sull intero territorio nazionale, una adeguata rappresentanza dei dottorandi di ricerca negli organi di governo delle Università (Senato Accademico e CdA) e nei consigli delle strutture di riferimento dei corsi di dottorato (Consigli di Dipartimento e/o di Istituto ). Appaiono infine di estrema urgenza una serie di provvedimenti volti a migliorare l attuale, insoddisfacente situazione economica dei dottorandi: 1) rivalutare la borsa di dottorato al netto dell inflazione e dell aumento dei contributi INPS; 2) rendere automatico l adeguamento, agganciandolo ai meccanismi in vigore per i docenti universitari; 3) chiarire i meccanismi sulla gestione separata INPS. 2. Valorizzazione del Dottorato di Ricerca in ambito extra- accademico La figura del Dottore di Ricerca e la sua peculiare preparazione non risultano a tutt oggi né comprese né positivamente sfruttate in campo extra- accademico. È dunque necessario avviare un processo che apra alla valorizzazione di questo soggetto e delle10 sue competenze in tutti gli ambiti della Amministrazione pubblica e nel settore terziario. In particolare la legge 210/98 all art. 4 comma 7 prevede che la valutabilità dei titoli di dottorato di ricerca, ai fini dell ammissione a concorsi pubblici per attività di ricerca non universitaria, è determinata con uno o più decreti del Presidente del Consiglio de Ministri, su proposta del Ministro dell Università e della Ricerca, di concerto con gli altri Ministri interessati. Purtroppo, come un anno fa, ci troviamo in una situazione di stallo, per cui i decreti citati non risultano emanati o, se emanati, ineriscono ad ambiti esclusivamente e del tutto marginali. Ne consegue la drammatica carenza, per i dottori di ricerca che si orientino verso la pubblica amministrazione, di prospettive di lunga durata, se non a tempo indeterminato, e che siano funzionalmente connesse con la specificità della loro preparazione. Sarebbe inoltre opportuno considerare la possibilità di una collaborazione con gli enti locali esponenziali (Comuni, Province e Regioni), e soprattutto con gli enti e le associazioni operanti nel terziario. Potrebbe orientare con chiarezza in proposito una attività di ricerca da svolgersi a progetto retribuito o, almeno, con il contributo da parte delle Fondazioni Bancarie, alle quali le sentenze 300 e 301 del 2003 della Corte Costituzionale hanno espressamente riconosciuto ruolo principe per la promozione e l attività di ricerca del territorio in cui si trovano ad operare. Analogo discorso vale per gli enti esponenziali i quali, tra l altro, potrebbero usufruire dei contributi dell Unione Europea per attività di ricerca sul territorio che governano. Emblematico, in tal senso, risulta il progetto definito Dieci e lode. Per quanto riguarda, invece, l accesso dei Dottori di Ricerca ai concorsi per l insegnamento nelle scuole secondarie occorre urgentemente una revisione dell attuale defatigante percorso che prevede, dopo il dottorato, la completa frequenza della Scuola di Specializzazione, con la conseguente prospettiva di entrare solo a trent anni nel mondo del lavoro. Parrebbe invece opportuno, e a maggior ragione per i dottorati di ambito scientifico, non superare assolutamente l anno di frequentazione della Scuola di Specializzazione, restringendo in questo caso l attività di formazione a quella psicopedagogica, relazionale e di tirocinio didattico funzionale all attività docente.11 Ulteriore richiesta prioritaria, in riferimento al Decreto sullo stato giuridico della Docenza Universitaria, è quella di mantenere attiva la terza fascia docente, primo e più fruibile gradino di accesso alla carriera universitaria da parte dei dottori di ricerca. 3. Progetti di ricerca ad hoc e Internazionalizzazione Per favorire le potenzialità e l impegno nella ricerca dei dottorandi, vista la scarsità di risorse finanziarie disponibili in questo settore, si propone di prevedere strumenti di finanziamento ad hoc, per la presentazione di progetti di ricerca sia di singoli dottorandi sia di gruppi di lavoro, anche costituiti tra più Atenei. Per quanto concerne, infine, l internazionalizzazione si sottolinea l assoluta inadeguatezza e carenza degli strumenti fino ad ora previsti, soprattutto rispetto ai rapporti istituzionali con le sedi universitarie e dipartimentali straniere. Una notevole opportunità, ancora poco sfruttata, è rappresentata dalla raccomandazione della Conferenza di Berlino di procedere all inserimento del dottorato di ricerca nel processo di Bologna. Da rilevare, inoltre, che per favorire la mobilità dei dottorandi all estero è assolutamente insoddisfacente l aumento della borsa di studio del 50%, rispetto a quella percepita in Italia. Occorre quindi prevedere strumenti di finanziamento più congrui, come l urgente attivazione dell apparato della short-term mobilty. SITUAZIONE ATTUALE DEI CORSI DI SPECIALIZZAZIONE Scuole di specializzazione di area medica La recente entrata in vigore, a partire dal corrente A.A. 2006/07 del D.Lgs n. 368/1999, modificato dalla legge n. 266/2005, in recepimento della direttiva comunitaria in ambito di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli (Direttiva 93/16/CE), conferisce un parziale, ma12 primo giusto riconoscimento al ruolo svolto dai medici in formazione in seno al Servizio Sanitario Nazionale. Il decreto in oggetto, pur ponendo i medici specializzandi sotto un regime contrattuale atipico, riconosce alla categoria un trattamento economico sensibilmente migliore (seppur ancora sotto dimensionato rispetto alla media registrata nell U.E.), i diritti fondamentali della malattia, delle ferie (assenze giustificate) e di gravidanza. Su questi ultimi aspetti ritenuti sostanziali, urgono però, nella incipiente fase applicativa della norma, interpretazioni certe, garantiste e soprattutto uniformemente adottate sul territorio Nazionale. Particolare preoccupazione desta l effetto dell attuale inquadramento previdenziale (Gestione separata I.N.P.S.) che pone seri problemi in relazione all attuale impossibilità di ricongiungimento degli anni lavorativi, maturabili solo dopo cinque anni di versamento continuativo dei contributi previdenziali. Opportuna è la riproposizione dei contenuti dell emendamento approvato all unanimità dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, n bis.XII.60.2 relativo all art 60 della Legge finanziaria 2006 (Disposizioni concernenti il personale sanitario), che porrebbe le basi per il futuro ricongiungimento dell'attività lavorativa svolta durante il periodo di formazione specialistica. Altro riconoscimento si riferisce agli oneri derivati dalla copertura assicurativa per i rischi professionali, per la responsabilità civile contro terzi e gli infortuni connessi all attività assistenziale svolta dal medico in formazione che, a partire dall A.A. 2006/2007, sono interamente a carico delle Aziende Sanitarie presso le quali viene svolta l attività formativa, alle stesse condizioni del proprio personale (cfr.: c. 3, art. 41, D.Lgs. n. 368/1999). Interessante appare la possibilità dell esercizio della libera professione intramuraria, anche se in tal senso sarebbe necessario definire le modalità del coinvolgimento dei medici in formazione. Un ulteriore aspetto degno di particolare attenzione, ampiamente disatteso già in regime di D.Lgs 257/91, riguarda la Sorveglianza Sanitaria a cui dovrebbero essere stati sottoposti tutti gli specializzandi, ai sensi del D.M. 5 Agosto 1998, n Vieppiù che in regime di D.Lgs 368/99 tale incombenza viene ulteriormente rafforzata dagli effetti del13 D. Lgs. 626/1994 e dispositivi correlati. In tal contesto particolare attenzione dovrebbe essere posta nei confronti di tutti i medici in formazione esposti a rischi lavorativi di primaria rilevanza (Rischio Radiologico, Rischio Anestesiologico, Rischio Biologico, Rischio Farmaci antitumorali, ecc.). Auspicabile, infine, sarebbe l intervento dell Osservatorio Nazionale per la formazione medico specialistica, affinché nel corso dell iter formativo tutti i medici in formazione vengano introdotti ai dettami del Risk Management e vengano edotti sulle procedure volte all abbattimento del Rischio Clinico. Tipologie di specializzazione medica ove è previsto l accesso anche per i laureati non medici Un ultimo appunto deve riferirsi per le tipologie di specializzazione medica ove è previsto l accesso anche per i laureati non medici: Genetica medica, Psicologia clinica, Scienze dell alimentazione, Biochimica clinica, Farmacologia, Microbiologia e virologia, Patologia Clinica, nonché alle scuole di specializzazione in Fisica medica, Farmacia ospedaliera, Odontoiatria, Veterinaria. Sarebbe opportuno reperire i fondi per l istituzione di borse di studio retribuite da assegnare a tutti gli iscritti alle scuole suddette. Professioni legali Le Scuole di Specializzazione per le Professioni Legali sono state istituite a norma dell'articolo 17, commi 113 e 114, della legge 15 maggio 1997, n. 127, dall articolo 16 del D.Lgs 17 novembre 1997, n Nonostante in Italia le scuole siano ormai al loro terzo anno di funzionamento, è ancora lunga la strada che possa portare ad un loro ruolo significativo nella preparazione post-lauream. Nonostante sia stata recentemente riconosciuta la necessità di frequenza di tali scuole per l accesso ai concorsi per magistrato sarebbe opportuno prevedere lo stesso percorso per la carriera notarile.14 E necessaria inoltre la costituzione di un organismo di coordinamento nazionale che possa uniformare i metodi didattici delle diverse Scuole. SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE PER L INSEGNAMENTO Le anticipazioni circa il nuovo sistema di reclutamento degli insegnanti rilasciate da fonti ministeriali alla stampa prevedono un percorso composto dalla SSIS abilitante, a cui accedere con la laurea specialistica o con la laurea del vecchio ordinamento, seguito da un concorso biennale a cattedre, aperto a coloro che abbiano conseguito l abilitazione, in seguito alla trasformazione delle Graduatorie Permanenti in Graduatorie ad Esaurimento. Tale riforma vorrebbe nelle sue intenzioni combattere la piaga del precariato scolastico, ma di fatto prolungherebbe il percorso formativo di ogni insegnante fino a 7 anni di studio ed introdurrebbe due prove selettive prima dell accesso alla professione, dando alcuni diritti a chi è entrato nel sistema di reclutamento precedente alla chiusura delle Graduatorie ad Esaurimento e prevedendo un dispendioso e gravoso percorso ad ostacoli per coloro che entreranno alla S.S.I.S. a partire dall anno accademico 2007/08. Alla luce dell esperienza maturata in questi anni, al fine di migliorare la qualità del percorso formativo, appare opportuno: 1) Che il percorso di reclutamento per gli insegnanti ragionevolmente preveda una sola selezione, quella della prova d ingresso alla S.S.I.S., già equivalente di per sé ad un vero e proprio concorso; 2) Che suddetto concorso sia bandito sulla base di cattedre effettivamente disponibili, calcolate nella misura del 50% sul totale di quelle che andrebbero a liberarsi nei due anni successivi per effetto del turn-over e dei pensionamenti (l altro 50% andrebbe alle Graduatorie ad Esaurimento), come peraltro era stabilito originariamente quando furono istituite le SSIS; 3) Che il percorso per la formazione degli insegnanti venga maggiormente improntato al tirocinio didattico nelle scuole piuttosto che divenire un doppione delle attività frontali già affrontate a livello universitario.15 Aspetti comuni ai diversi corsi di specializzazione Si registra come a livello periferico l accesso agli Organismi di Governo e di rappresentanza da parte degli specializzandi in genere, che come ogni altro studente corrispondono le tasse Universitarie, non sia prevista, tranne che in qualche caso sporadico, in dispregio dei diritti alla rappresentanza. Appare utile, altresì, il coinvolgimento attivo a livello centrale di tutte le associazioni di categoria di valenza Nazionale nelle dinamiche che caratterizzano e caratterizzeranno il sistema formativo specialistico. Vedere altro
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References: articolo 7
 art. 4
 art. 41
 articolo 16
 Art. 11
 Art. 11
 art. 5
 art. 5
 Art. 1
 art. 3
 Art. 1
 Art. 3
 Art. 4
 ART. 24
 Art. 1
 ARTICOLO 1
 ARTICOLO 24
 art. 34
 articolo 34
 articolo 52
 Art. 4
 Art. 4
 Art. 1
 Art. 1
 art. 8
 Art. 1
 Art. 1
 ART. 1
 ART. 2
 ART. 1
 art. 24
 ART. 24
 ART. 24
 Art. 1
 Art. 1
 ART. 23
 Art. 1
 ART. 1
 Art. 1
 Art. 2
 ART. 23
 art. 2
 ART. 24
 Articolo 1
 Articolo 1