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Esecuzione sui beni del fondo patrimoniale della famiglia - De Stasio - Studio Legale
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Esecuzione sui beni del fondo patrimoniale della famiglia
Creato Giovedì, 21 Febbraio 2013 19:42
L'esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e sui relativi frutti, ai sensi dell'art. 170 c.c., non può avere luogo solo per i debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, mentre nessun limite è configurabile allorquando le obbligazioni sono funzionali al soddisfacimento degli stessi, di conseguenza, in sede di opposizione al pignoramento, spetta al debitore dimostrare che il creditore conosceva l'estraneità del credito alle esigenze della famiglia, sia perché i fatti negativi non possono costituire oggetto di prova, sia perché esiste una presunzione di inerenza alle stesse dei debiti.
Trib. Salerno Sez. III, 24/01/2012
Il Tribunale di Salerno, in composizione monocratica, nella persona del giudice dott. Alessandro Brancaccio, ha pronunciato la seguente:
nella causa iscritta al n. 5700/2006 del ruolo generale degli affari contenziosi civili
P.A., nato a N. (...), cod fisc. (...), E T.A., nata a S. il (...), cod. fisc. (...), entrambi residenti in S.M.P., alla via C.M., p. "F.", rappresentati e difesi, in virtù di procura a margine dell'atto introduttivo del giudizio, dall'avv. Gino Eposito, presso lo studio del quale elettivamente domiciliano in Salerno, al corso Vittorio Emanuele, n. 143;
1. C.V., nata a B. il (...), residente in M.R., alla p.D., n. 11, cod. fisc. (...), rappresentata e difesa, in virtù di procura a margine della comparsa di costituzione e risposta, dall'avv. Francesco D'Ambrosio, presso lo studio del quale elettivamente domicilia in Battipaglia, alla via Napoli, n. 59;
2. "BANCA DI SALERNO - CREDITO COOPERATIVO S.C.R.L.", con sede legale in Salerno, alla via S. Baratta, n. 92, cod. fisc. (...), in persona del legale rappresentante pro tempore, quale società incorporante la "Banca di Credito Cooperativo del Tubenna s.c.r.l.", rappresentata e difesa, in virtù di procura in calce alla copia notificata dell'atto di chiamata in causa da parte di C.V., dall'avv. Ugo Sorrentino, presso il cui studio elettivamente domicilia in Salerno, via A. Diaz, n. 47;
terza chiamata in causa
3. "INTESA SANPAOLO S.P.A.", con sede legale in Torino, piazza San Carlo, n. 156, cod. fisc. (...), p. iva (...), in persona del suo procuratore speciale, avv. Roberto Rusciano, rappresentata e difesa, in virtù di procura in calce alla copia notificata dell'atto di citazione, dall'avv. Carmine d'Aragona, presso lo studio del quale elettivamente domicilia in Salerno, al corso Vittorio Emanuele, n. 58;
"COFACTOR S.P.A.", con sede legale in Milano, alla via Manabrea, n. 18, in persona del legale rappresentante pro tempore, "CARIME S.P.A.", con sede in Salerno, alla via Cuomo, in persona del legale rappresentante pro tempore, "EDIL D.S.P. S.R.L.", con sede legale in Salerno, alla via L. Guercio, n. 125, in persona del legale rappresentante pro tempore, A.F., domiciliato in S., alla via P., n. 2, "BANCO DI NAPOLI S.P.A.", con sede in Salerno, al corso Vittorio Emanuele, n. 172, in persona del legale rappresentante pro tempore, "E.TR. S.P.A.", con sede in Salerno, alla via delle Calabrie, n. 9, in persona del legale rappresentante pro tempore, "BANCA DELLA CAMPANIA S.P.A.", con sede in Salerno, alla via Lungomare Trieste, in persona del legale rappresentante pro tempore, C.O., domiciliato in Salerno, al corso Vittorio Emanuele, n. 143;
AVENTE AD OGGETTO: OPPOSIZIONE ALL'ESECUZIONE;
Con atto di citazione regolarmente notificato, P.A. e T.A. evocano in giudizio C.V., aggiudicataria del bene immobile sottoposto all'espropriazione immobiliare n. 630/1993, promossa dalla "Cassa Rurale ed Artigiana del Tubenna s.c.r.l.", onde sentir dichiarare la nullità di tutti gli atti della procedura esecutiva e, in particolare, del decreto di trasferimento emesso in favore della convenuta, in ragione l'anteriorità della costituzione del fondo patrimoniale in cui era confluito il compendio staggito rispetto al pignoramento, peraltro mai notificato.
Nel costituirsi in giudizio, C.V. eccepiva l'infondatezza della domanda, chiedendo, in ogni caso, di chiamare in causa la "Banca di Salerno - Credito Cooperativo s.c.r.l.", quale istituto incorporante l'originario creditore procedente "Cassa Rurale ed Artigiana del Tubenna s.c.r.l.", al fine di poter conseguire il risarcimento dei danni subiti nell'ipotesi dell'eventuale accoglimento della pretesa degli attori.
Con ordinanza istruttoria del 24 marzo 2009, la causa veniva rimessa sul ruolo affinché gli attori integrassero il contraddittorio nei confronti dei creditori intervenuti nel processo esecutivo n. 630/1993, quali litisconsorti necessari.
Nel giudizio si costituivano la "Banca di Salerno - Credito Cooperativo s.c.r.l.", chiamata in causa dalla convenuta C., e l' "Intesa Sanpaolo S.p.A.", instando congiuntamente per la declaratoria di inammissibilità e, comunque, di infondatezza della domanda, attesa l'inopponibilità del fondo patrimoniale costituito dai debitori.
La causa, di natura strettamente documentale, nella quale, sebbene ritualmente citate, restavano contumaci le altre parti indicate in epigrafe, perveniva, per la precisazione delle conclusioni, all'udienza del 18 maggio 2011.
Indi, previo decorso dei termini di giorni sessanta per il deposito delle comparse conclusionali e di successivi giorni venti per quello delle memorie di replica, concessi ex artt. 281 quinquies, comma 1, e 190 e.p.c., la causa veniva trattenuta in decisione.
La domanda, inammissibile ed infondata, deve essere integralmente disattesa.
In via preliminare, occorre rilevare che il giudice di merito, nell'indagine diretta all'individuazione della tipologia e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, non è tenuto ad uniformarsi al tenore meramente letterale degli atti attraverso i quali le medesime sono estrinsecate, dovendo, di contro, aver riguardo al contenuto sostanziale della pretesa fatta valere, percome desumibile dalla natura delle vicende dedotte e rappresentate dalla parte istante (cfr., ex plurimis, Cass. 2 dicembre 2004, n. 22665; Cass. 4 agosto 2006, n. 17760; Cass. 17 settembre 2007, n. 19331).
Nella fattispecie in esame, l'interposta domanda, cui non è stato attribuito alcun nomen iuris, è giuridicamente qualificabile, alla luce del petitum e della causa petendi, sia come opposizione all'esecuzione, a norma dell'art. 615, comma 2, c.p.c., laddove viene contestato l'an dell'espropriazione forzata, in ragione del divieto di assoggettare a pignoramento un bene immobile conferito in un fondo patrimoniale, non investendo il ricorso, sotto tale profilo, la mera regolarità formale degli atti preliminari al processo esecutivo o la loro notificazione o, comunque, il modo in cui il medesimo si svolge o la validità di un suo singolo atto; bensì il diritto sostanziale del creditore procedente e di quelli ivi intervenuti di pervenire al soddisfacimento coattivo delle proprie pretese (cfr., ex plurimis, Cass. 14 aprile 1999, n. 3663; Cass. 25 novembre 2002, n. 16569; Cass. 6 aprile 2006, n. 8112; Cass. 13 novembre 2009, n. 24047), sia come opposizione all'esecuzione agli atti esecutivi, ai sensi dell'art. 617, comma 2, c.p.c., nella parte in cui vengono dedotte l'omessa notifica del pignoramento e la nullità di tutti gli atti del processo espropriativo, ivi compreso il decreto di trasferimento emesso in data 18 aprile 2005 in favore dell'aggiudicataria.
Queste ultime censure, proprio in ragione della loro qualificazione giuridica, sono manifestamente inammissibili per tardiva proposizione, essendo state articolate oltre il termine previsto, a pena di decadenza, dall'art. 617, comma 2, c.p.c, nella formulazione anteriore all'entrata in vigore delle leggi di riforma del processo esecutivo.
Ed infatti, il decreto di trasferimento del 18 aprile 2005, rep. n. 1470/C - cron. n. 1807, è stato notificato agli attori il 28 maggio 2005, mentre l'originario atto di citazione è stato da questi ultimi consegnato all'ufficiale giudiziario per la notifica all'aggiudicataria l'8 giugno 2005 e, dunque, soltanto dopo il decorso del termine perentorio dei cinque giorni, con la conseguenza che ogni atto del processo esecutivo si è definitivamente consolidato, non potendo essere più contestato per vizi intrinseci o derivati.
Per quanto attiene al motivo di opposizione all'esecuzione con cui è stata eccepita l'inespropriabilità dell'immobile aggiudicato, occorre rilevare che, come sancito dalla costante e consolidata giurisprudenza di legittimità (cfr., ex plurimis, Cass. 5 aprile 2007, n. 8610; Cass. 16 novembre 2007, n. 23745; Cass. 30 settembre 2008, n. 24332), la costituzione del fondo patrimoniale di cui all'art. 167 cod. civ., come stabilito dall'art. 162 cod. civ. per tutte le altre convenzioni matrimoniali, è opponibile ai terzi solo a decorrere dalla data dell'annotazione a margine dell'atto di matrimonio nei registri dello stato civile, non potendosi retrodatare la produzione degli effetti al momento della proposizione della domanda di annotazione o anticiparli alla data della trascrizione effettuata ai sensi dell'art. 2647 cod. civ., la cui funzione è di mera pubblicità notizia.
Pertanto, qualora il pignoramento immobiliare sia stato eseguito nelle forme stabilite dall'art. 555 c.p.c. prima dell'annotazione, la costituzione del fondo patrimoniale non è opponibile al creditore procedente e a quelli intervenuti nell'espropriazione, sussistendo, a norma dell'art. 2913 cod. civ., l'inefficacia degli atti di disposizione del bene staggito, categoria in cui devono essere compresi non solo gli atti di alienazione strido sensu, ma anche tutti gli atti dai quali possa comunque derivare una sostanziale diminuzione della garanzia patrimoniale costituita dal compendio sottoposto ad espropriazione forzata.
Al medesimo risultato si perviene anche quando il pignoramento sia successivo all'annotazione del fondo patrimoniale, ma l'ipoteca, volontaria o giudiziale, sia stata iscritta precedentemente, in quanto, mediante l'iscrizione della garanzia reale, sorge immediatamente per il creditore il potere di espropriare il bene, ex art. 2808 cod. civ., con prevalenza rispetto ai vincoli successivi.
In ogni caso, l'eventuale anteriorità dell'annotazione del fondo patrimoniale rispetto all'iscrizione dell'ipoteca, volontaria o giudiziale, e alla trascrizione dell'atto di pignoramento non preclude, ex se, l'esercizio dell'azione esecutiva.
Ed infatti, ai sensi dell'art. 170 cod. civ., l'esecuzione sui beni del fondo e sui relativi frutti non può avere luogo solo per i debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, mentre nessun limite è configurabile allorquando le obbligazioni sono funzionali al soddisfacimento degli stessi, di talché, in sede di opposizione al pignoramento, spetta al debitore dimostrare che il creditore conosceva l'estraneità dei credito alle esigenze della famiglia, sia perché i fatti negativi (nella specie, l'ignoranza) non possono costituire oggetto di prova, sia perché esiste una presunzione di inerenza alle stesse dei debiti (cfr, ex plurimis, Cass. 15 marzo 2006, n. 5684; Cass. 31 maggio 2006, n. 12998; Cass. 30 maggio 2007, n. 12730).
Pertanto, il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo patrimoniale deve essere rinvenuto nella relazione esistente tra gli scopi per i quali i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, sicché l'espropriazione dei medesimi e dei loro frutti può legittimamente essere intrapresa e proseguita, qualora l'esecutato non dimostri che la fonte genetica e la ratio essendi del rapporto obbligatorio non abbiano alcuna connessione diretta ed immediata con tali bisogni (cfr., ex plurimis, Cass. 5 giugno 2003, n. 8991; Cass. 31 maggio 2006, n. 12998; Cass. 7 luglio 2009, n. 15862).
Gli attori, come pur era loro preciso onere, non hanno comprovato né che le obbligazioni contratte non erano dirette al soddisfacimento dei bisogni della famiglia, per tali dovendosi intendere non solo le esigenze indispensabili alla sua sussistenza, ma anche quelle funzionali all'adeguato mantenimento e all'armonico sviluppo della medesima nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa (cfr., ex ceteris, Cass. 19 maggio 1969, n. 1717; Cass, 7 gennaio 1984, n. 134; Cass. 18 settembre 2001, n. 11683), né che il creditore procedente era a conoscenza di detta estraneità, con la conseguenza che, quand'anche l'annotazione del fondo patrimoniale, in ipotesi, fosse stata effettuata in data antecedente alla trascrizione del pignoramento, comunque non avrebbero potuto invocare soltanto tale circostanza al fine di paralizzare l'azione esecutiva.
Gli attori, tuttavia, non hanno neanche dimostrato di aver annotato il fondo patrimoniale a margine dell'atto di matrimonio in data anteriore al pignoramento, limitandosi a produrre soltanto copia del rogito notarile di costituzione del 15 gennaio 1993, in tal modo non documentando la prima condizione di opponibilità ai terzi della convenzione.
Peraltro, nell'ipotesi in cui l'annotazione sia avvenuta prima dell'iscrizione dell'ipoteca o della trascrizione del pignoramento, al fine di instaurare l'esecuzione forzata sui beni conferiti in fondo patrimoniale, non occorre necessariamente la preventiva proposizione dell'azione diretta a conseguire la declaratoria di inefficacia del relativo atto costitutivo, dal momento che il ricorso allo strumento processuale della revocatoria ordinaria si rivela indefettibile soltanto quando il credito da realizzare coattivamente non sia ricollegabile ai bisogni della famiglia e la costituzione del vincolo ostacoli o comprometta l'adeguato soddisfacimento delle ragioni creditorie, diminuendo o estinguendo le garanzie patrimoniali del debitore (cfr., ex plurimis, Cass. 2 settembre 1996, n. 8013; Cass. 21 maggio 1997, n. 4524; Cass. 7 marzo 2005, n. 4933);
Le spese di lite seguono la soccombenza, ai sensi dell'art. 91 c.p.c, e si liquidano, come da dispositivo, sulla base dello scaglione tariffario relativo alle controversie di valore compreso tra Euro 103.300,01 ed Euro 258.300,00, alle quali è riconducibile la presente, in ragione del valore del bene immobile sottoposto ad esecuzione (cfr. Cass. 24 maggio 2006, n. 12354; Cass. 13 marzo 2009, n. 6186; Cass. ord. 30 giugno 2010, n. 15633) ed in rapporto alla natura dell'attività difensiva rispettivamente espletata, in complessivi Euro 26.821,75, di cui Euro 8.000,00 (Euro 2.000,00 per diritti ed Euro 6.000,00 per onorari) in favore dell'avv. Francesco D'Ambrosio, quale procuratore distrattario di C.V., ex art. 93 c.p.c, Euro 11.019,75 (Euro 19,75 per esborsi, Euro 3.000,00 per diritti ed Euro 8.000,00 per onorari) in favore della "Banca di Salerno -Credito Cooperativo s.c.r.l." ed Euro 7.802,00 (Euro 3.452,00 per diritti ed Euro 4.350,00 per onorari) in favore dell' "Intesa Sanpaolo S.p.A.", oltre al rimborso per spese generali nella misura del 12,5% su diritti ed onorari, iuxta art. 14 D.M. n. 127 del 2004, Cap ed Iva.
La reiezione della domanda e la mancata costituzione in giudizio degli altri creditori intervenuti nel processo esecutivo immobiliare n. 630/1993, invece, dispensano il Tribunale dall'adozione di qualsiasi statuizione in ordine alle spese di lite relative ai rapporti processuali intercorsi tra gli attori ed i predetti convenuti.
Il Tribunale di Salerno, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da P.A. e T.A. con atto di citazione in riassunzione notificato il 10 luglio 2006, così provvede:
2. condanna gli attori, in via solidale, alla refusione delle spese processuali, che si liquidano in complessivi Euro 26.821,75, di cui Euro 8.000,00 (Euro 2.000,00 per diritti ed Euro 6.000,00 per onorari) in favore dell'avv. Francesco D'Ambrosio, quale procuratore distrattario di C.V., ex art. 93 c.p.c., Euro 11.019,75 (Euro 19,75 per esborsi, Euro 3.000,00 per diritti ed Euro 8.000,00 per onorari) in favore della "Banca di Salerno - Credito Cooperativo s.c.r.l." ed Euro 7.802,00 (Euro 3.452,00 per diritti ed Euro 4.350,00 per onorari) in favore dell' "Intesa Sanpaolo S.p.A.", oltre al rimborso per spese generali nella misura del 12,5% su diritti ed onorari, iuxta art. 14 D.M. n. 127 del 2004 Cap ed Iva sulle voci imponibili;
3. dichiara il non luogo a provvedere sulle spese di lite relative al rapporto processuale intercorso tra gli attori e i creditori convenuti rimasti contumaci.
Legittimo il rifiuto del locatore di ricevere la restituzione dell’immobile se il conduttore ha arrecato gravi danni o effettuato innovazioni di rilievo non consentite

References: Cass. 
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 art. 2808
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 art. 93
 art. 14
 art. 93
 art. 14