Source: https://silviaberruto.wordpress.com/2012/06/
Timestamp: 2018-03-20 04:10:39+00:00

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giugno | 2012 | Silvia Berruto Blog
Genova G8 e LA DIAZ. SENTENZA RINVIATA AL 5 LUGLIO PROSSIMO
La Corte di Cassazione pronuncerà la sentenza il 5 luglio prossimo.
Il processo dura da 11 anni.
Venerdì 15 giugno la sentenza era molto attesa.
Alta la tensione a Roma e grande la disillusione.
Sugli schemi dei telegiornali italiani è apparso spesso nei giorni precedenti al 15 giugno, il giornalista indipendente inglese Mark Covell, di Indymedia, un “sopravvissuto” della scuola Diaz, il cui tentato omicidio non ha ancora nessun responsabile.
Si legga in proposito l’articolo del 21 luglio 2011 di Roberta Zunini.
Si ascolti anche l’intervista a Mark Covell su Radio Onda Rossa
In questa lunga intervista radiofonica Covell invitava tutti ad essere presenti e ad attendere insieme la sentenza in Piazza Cavour davanti alla Cassazione.
Invitava anche a firmare l’appello 10×100 che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutte le imputate e gli imputati.
Covell si legge su Il Manifesto di ieri, sabato 16 giugno, non si capacita del rinvio.
Neppure Enrica Bartesaghi presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova
e tante e tanti altri.
Compresa la sottoscritta.
Lorenzo Guadagnucci nel suo “Diaz, anche un’assoluzione vi condannerà” del 20 marzo scorso, che suggerisco di leggere, portava una valutazione critica durissima e inappellabile, secondo la quale “la caduta di dignità e di credibilità non potrà essere cancellata.
Nemmeno da un’assoluzione.”
La stampa italiana in altro occupata si è attivata solo nei giorni precedenti al 15 giugno.
Una rassegna stampa utile è consultabile sul sito del Comitato Verità e Giustizia per Genova ed è divisa in due parti:
Rassegna stampa degli ultimi mesi
e rassegna stampa restante, dall’8 maggio 2002 al 20 dicembre 2009.
Sono senza parole. Per tutte le implicazioni.
Per ora è tutto ciò che posso scrivere.
Leggete anche il pezzo di venerdì …
CASO DIAZ. Genova, 21 luglio 2001. E’ PREVISTA PER QUESTA SERA LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
CASO DIAZ (Genova, 21 luglio 2001)
E’ PREVISTA PER QUESTA SERA LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
In attesa della sentenza …
La sentenza della Cassazione è prevista per la serata.
Il procuratore generale ha chiesto la conferma di tutte le condanne.
Ma non tutti si aspettano la condanna dei 25 poliziotti imputati e già condannati nel 2010.
In primo grado sono state 13 le condanne e 16 le assoluzioni.
I 25 condannati con la sentenza della Corte d’Appello del 18 maggio 2010 non sono stati sospesi né quel giorno né dopo.
Non sono stati rimossi bensì promossi.
E neppure si sono dimessi.
E nessuno (di loro) ha neppure chiesto scusa.
Né la Polizia di Stato.
Né lo Stato.
I fatti sono accaduti. Sono stati.
E i responsabili sono, ad ora, mentre scrivo, irresponsabili.
Mentre si sta svolgendo l’ultimo atto del processo.
Mentre sta finendo il processo, ma non si sta certo concludendo la vicenda, mi domando se si può immaginare, se è immaginabile una “decapitazione o meno dei vertici di polizia” come sostiene Lorenzo Guadagnucci nel suo contributo “Caso Diaz, la Cassazione alla prova di indipendenza” del 12 giugno scorso.
Mi chiedo se la pressione sui giudici sarà superabile.
Se l’indipendenza potrà essere agita e vissuta.
Intanto rileggo quanto ho scritto, e segnalato anche sul blog, e ripenso a quanto ho letto su Genova e sulla Diaz, come ci siamo abituati a chiamare con una davvero strana prossimità la scuola dei pestaggi e della sospensione dei diritti.
Ma ” restiamo aperti a un’eventuale sorpresa” mi ha scritto Lorenzo.
Lo sentirò più tardi.
Con il dovere-diritto e la voglia di giustizia.
SENTENZA DIAZ. Condannati i vertici della Poizia di Stato. Intervista a Lorenzo Guadagnucci
GENOVA_DIAZ_Sentenza di appello del 18 maggio 2010
GENOVA 2001: 25 le condanne. Ribaltata la sentenza di primo grado
E’ ATTESA IN SERATA LA SENTENZA DI APPELLO PER I FATTI DI GENOVA, 21 LUGLIO 2001
18 maggio 2010. GENOVA, CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO
LA REPUBBLICA E’ FONDATA SUL LAVORO E NON SULLE ARMI
Torino 2 giugno 2012
In 60, con un cartello che ognuno portava su di sè, per una manifestazione dal basso, omnicomprensiva e dunque aperta a chiunque ha deciso di unirsi, a ricordare l’empowerment, l’omnicrazia capitiniana, le responsabilità collettive e individuali dalle quali nessuno è esentato, abbiamo sfilato per le vie del centro di Torino.
Per una festa della Repubblica nonviolenta e solidale nel rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.
A partire dai principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana tra i quali l’articolo 1 e dall’articolo 11.
Nei loro rispettivi incipit:
ART.1. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. […]
ART 11. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; […]
In fila indiana, in silenzio, la camminata ha preso avvio da Via Garibaldi, precisamente dal cortile del centro studi Sereno Regis dove era in corso la festa per il trentennale del centro, a Piazza Castello, a Via Accademia delle Scienze sino a Piazza Carignano e ritorno.
Gli attivisti reggevano uno striscione, recante la medesima scritta apposta sui cartelli, impreziosito dalle impronte, colorate, delle mani delle persone – mani-festanti – che hanno voluto lasciare, anche così, un segno indelebile della loro partecipazione.
Piccole mani e grandi mani per una camminata davvero “trasversale” nella partecipazione: piccoli, adolescenti, giovani, adulti, anziani.
Molte le donne partecipanti.
Tutte e tutti, attivisti, indignati e, al contempo, propositivi, decisi a non voler collaborare con la preparazione della guerra neppure attraverso le manifestazioni tra cui vi sono anche le parate militari.
Riconoscenti alla promessa insita nella Costituzione della Repubblica Italiana di voler essere valida per tutt* , e in questo senso ancora da attuare completamente, consapevoli che sarà a cura e per la responsabilità di tutte le cittadine e tutti i cittadini italiani.
Perché verrà il giorno in cui la guerra sarà “fuori dalla storia”.
Se davvero lo vorremo ma soprattutto se lo decideremo.
E a livello planetario.
E sarà in un contesto di giustizia compiuta in cui vi sarà spazio per un’economia nonviolenta, omnipotente, ben più omnicomprensiva e proficua di qualsiasi economia di guerra.
Di seguito, dopo alcune riflessioni flash sulla camminata del 2 giugno, propongo qualche fotografia.
Spesso, infatti, “un’immagine vale più di mille parole”.
silvia, amica e persuasa della nonviolenza

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