Source: https://www.anpar.it/senza-ma-e-senza-se-gli-enti-pubblici-che-non-aderiscono-alla-mediazione-vanno-segnalati-alla-corte-dei-conti.html
Timestamp: 2020-07-08 23:08:06+00:00

Document:
Senza ma e senza se gli enti pubblici che non aderiscono alla mediazione vanno segnalati alla Corte dei Conti. – ANPAR
Pubblichiamo per intero la Sentenza emessa il 20/05/2020, del giudice Moriconi del Tribunale di Roma, che ha inviato gli atti alla Corte dei Conti, perchè il Sindaco pro tempore della città Roma Capitale, senza giustificato motivo non si è presentato in mediazione.
………………Omissis………..
La motivazione che segue è stata redatta ai sensi dell’art.16-bis, comma 9-octies (aggiunto dall’art. 19, comma 1, lett. a, n. 2-ter, D.L. 27 giugno 2015, n. 83,
convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015, n. 132) decreto-legge 18
ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n.
221 secondo cui gli atti di parte e i provvedimenti del giudice depositati con modalita’ telematiche sono redatti in maniera sintetica.
L’allagamento si verificava in data 30 e 31 gennaio 2014.
L’attrice premetteva di esercitare l’attività di Officina, Carrozzeria, Elettrauto, Gommista e Revisione auto nei locali siti in Roma, alla via AP n. 1 all’interno di un capannone con destinazione artigianale, della superficie di mq 633,50 composto da area Carrozzeria, Autofficina, Centro Revisioni/Meccanica, oltre che dagli annessi uffici e dall’area di pertinenza esterna
Ricordava che a seguito del forte temporale che aveva colpito la città di Roma in data 30 e 31 gennaio 2014 (ed in particolare il Quartiere di Prima Porta all’interno del quale è sito lo stabile anzidetto), l’immobile era stato invaso dalle acque piovane, con conseguente integrale allagamento dei locali.
Lamentava che l’innalzamento del livello dell’acqua aveva interessato tutte le aree dello stabile, sommergendo tutti gli impianti, le attrezzature elettroniche e meccaniche utilizzate nell’esercizio delle attività summenzionate, comprese le attrezzature hardware per la revisione auto, il magazzino ricambi, gli archivi cartacei (comprensivo tanto degli archivi revisioni, nonché buona parte dell’archivio contabile contenente fatture, libri e documenti), ed anche gli autoveicoli presenti tanto all’interno, quanto all’esterno degli stessi;
Segnalava l’attrice che l’evento climatico del 30 e 31 gennaio 2014, episodio particolarmente gravoso di cui si era parlato sui principali quotidiani e siti web nazionali, era stato ampiamente previsto nei giorni precedenti dalle stazioni meteo (doc. 1 e n. 2) ed era imputabile a negligenza del Comune di Roma per il mancato funzionamento delle idrovore e dall’insufficente manutenzione dei tombini.
Il Comune di Roma si costituiva e contestava sia nell’an che nel quantum le domande avverse, rilevando in particolare che nel caso di specie si era trattato di un evento temporalesco di eccezionale intensità tale da integrare il caso fortuito.
Il giudice, disposta ed acquisita consulenza tecnica, disponeva, con ordinanza del 28.1.2019, la mediazione demandata, per il caso che sulla proposta, che contestualmente formulava ex art.185 bis, le parti non avessero raggiunto un accordo.
-2- L’ordinanza del 28.1.2019 e l’invio in mediazione demandata
Con la suddetta ordinanza il giudice proponeva:
“il pagamento a favore di srl TA ed a carico di Roma Capitale di una somma ricompresa, in via mediana, in un range fra €. 35.000 e 45.000 =
Oltre al pagamento, a carico della stessa parte, di un contributo alle spese di causa a favore di srl TA per l’importo di €.5.000,00 oltre IVA CAP e spese generali; nonché spese di consulenza tecnica di uffici”.
“Gli atti di causa e le risultanze della consulenza tecnica di ufficio depongono per una situazione eccezionale che potrebbe integrare il caso fortuito. Sul quale, in ogni caso, si innestano inadempienze di Roma Capitale che possono avere aggravato quello che sarebbe potuto risultato un danno non evitabile.
L’attrice accettava la proposta del giudice (cfr. verbale 4.11.2019), non così il Comune di Roma che neppure si presentava in mediazione”.
-3- La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all’incontro di mediazione da parte dell’ente convenuto
Il nuovo testo dell’art.8 del decr.lgsl.28/10 prevede che al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento. La norma è stata, condivisibilmente, interpretata dalla giurisprudenza nel senso che solo in presenza di ragioni formali dirimenti (più precisamente di questioni pregiudiziali che ne impediscano la procedibilità) sia ammissibile fermarsi alla fase introduttiva del primo incontro senza procedere oltre.
In questo contesto, non è frequente ravvisare un caso in cui possa sussistere un giustificato motivo che autorizzi l’assenza tout court davanti al mediatore della parte convocata.
In ogni caso l’onere di allegare e provare la sussistenza di una valida giustificazione incombeva all’Ente Territoriale che non l’ha assolta.
Vale ricordare che la partecipazione al procedimento di mediazione demandata è obbligatoria per legge e che proprio in considerazione di ciò NON è giustificabile una negativa e generalizzata scelta aprioristica di rifiuto e di non partecipazione al procedimento di mediazione. Neppure ove tale condotta muova dal timore di incorrere in danno erariale a seguito della conciliazione. Va infatti considerato che in tale timore è insita un’aporia. A prescindere che esiste la possibilità di un autorevole e rassicurante ausilio nel percorso conciliativo in mediazione 1, sta di fatto che anche osservando le indicazioni contenute nelle linee guida in materia di mediazione nelle controversie civili e commerciali per l’attuazione dei procedimenti di mediazione di cui al decreto legislativo nr 28/20.
, nel disciplinare la mediazione, sia dal punto di vista attivo che passivo, non fa alcuna eccezione per quanto riguarda l’ente pubblico.
Le P.A. pertanto hanno, in subiecta materia, gli stessi oneri e obblighi di qualsiasi altro soggetto.
Nel caso di specie inoltre proprio in virtù delle indicazioni motivazionali (nel merito della vicenza) di cui all’ordinanza del 28.1.2019 sussistevano elevate possibilità di pervenire ad un accordo conveniente anche per il Comune di Roma.
Risulta pertanto comprovato che non sussisteva un giustificato motivo per la mancata comparizione del Comune di Roma nel procedimento di mediazione; ma che tale rifiuto è irragionevole, illogico e contrario allo spirito ed alla lettera della legge.
-4- Le conseguenze previste dall’art.8 del decr.lgsl.28/10 per la mancata partecipazione del soggetto ritualmente convocato al procedimento
2010, n. 28, recante “Attuazione dell’art. 60 della Legge 18 giugno 2009, n.69 in materia di mediazi finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali” circolare DFP 33633 10/08/20 n. 9/2012 per le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001.
di mediazione attivato dall’attore su disposizione del giudice ex art.5 co.II° comma
È espressione della prima teoria l’insegnamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui la norma dettata dall’art. 116 comma 2 c.p.c., nell’abilitare il giudice a desumere argomenti di prova dalle risposte date dalle parti nell’interrogatorio non formale, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni da esso ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo, non istituisce un nesso di conseguenzialità necessaria tra eventuali omissioni e soccombenza della parte
ritenuta negligente, ma si limita a stabilire che dal comportamento della parte il giudice possa trarre ‘argomenti di prova’, e non basare in via esclusiva la decisione, che va comunque adottata e motivata tenendo conto di tutte le altre risultanze (fra le tante Cassazione civile, sez. trib., 17/01/2002, n. 443).
Ed infatti lo strumento offerto dall’art. 116 c.p.c. attiene ai mezzi che il giudice valuta, nell’ambito delle prove libere (vale a dire dove si esplica il principio del
libero convincimento del giudice precluso in presenza di prova legale ) ai fini dell’accertamento del fatto.
Va ricordata quella giurisprudenza della Suprema Corte che ha ritenuto che l’effetto previsto dall’art. 116 c.p.c. può – secondo le circostanze – anche costituire unica e sufficiente fonte di prova (Cassazione civile, sez. III, 16/07/2002, n. 10268, che così si esprime: Quanto a questa ultima norma –art. 116 c.p.c. n.d.r.- in particolare, essa attribuisce certo al giudice il potere di trarre argomento di prova dal comportamento processuale delle parti – e però, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, ciò non significa solo che il comportamento processuale della parte può orientare la valutazione del risultato di altri procedimenti probatori, ma anche che esso può da solo somministrare la prova dei fatti, Cass. 6 luglio 1998 n. 6568; 1 aprile 1995 n. 3822; 5 gennaio 1995 n. 193; 14 settembre 1993 n. 9514; 13 luglio
1991 n. 7800; 25 giugno 1985 n. 3800).
Tuttavia il giudice opina che almeno di regola e secondo le circostanze sia preferibile ritenere che gli argomenti di prova che possono essere desunti dall’ingiustificata mancata comparizione della parte chiamata in mediazione abbiano lo scopo e l’utilità di integrare gli elementi di giudizio già presenti.
Alla luce di quanto precede, si ritiene che la ritenuta assenza di un giustificato motivo per la mancata partecipazione dell’ente territoriale alla mediazione demandata dal giudice, in forza del combinato disposto degli artt. 8 co.IV° bis del decr. lgsl. 28/2010 e art. 116 c.p.c., concorra alla valutazione del materiale probatorio già acquisito, nel senso di ritenere raggiunta la prova – per quanto e nei limiti infra illustrati – integrativa degli esiti della consulenza tecnica di ufficio, che, per quanto il temporale fosse di dimensioni molto forti, la circostanza della sussistenza di gravi e molteplici inadempimenti agli obblighi di tutela e manutenzione degli impianti che incombevano all’ente proprietario abbia aggravato i danni causati alle proprietà dell’attrice, che in caso contrario, sarebbero stati di minore entità.
Oltre al fattore probatorio testé evidenziato, si valorizzano le risultanze, del tutto condivisibili perché frutto di meticolosa accurata indagine, del consulente del giudice, per il che si rimanda alla relazione peritale del 20.11.2018.
In particolare il C.T.U. accertava che l’alluvione della zona di Prima Porta avvenuta tra il 31 gennaio e il 4 febbraio 2014 (i conseguenti documentati danni, cfr. anche fotografie molto significative al riguardo) sia stata determinata dalle seguenti cause:
dal verificarsi di un evento piovoso eccezionale che ha colpito l’intera città di Roma;
problematiche strutturali impiantistiche già note alle autorità competenti, come risulta dallo studio commissionato dallo stesso Comune di Roma dal 2006, ovvero:
malfunzionamento e insufficienza degli impianti idrovori esistenti.
Lo stesso CTU segnalava peraltro che successivamente al nubifragio avvenuto nel 2014, e precisamente nel 2015, sono iniziati i lavori di costruzione dell’impianto idrovore di Via Procaccini, proprio in adiacenza dell’immobile oggetto di relazione. E’ stata realizzata una vasca di ml. 18 di diametro e 10 di profondità, nella quale sono state posizionate le idrovore, una stazione di pompaggio delle acque e opere fognarie collaterali.
I danni causati alla TA srl ammontano complessivamente alla somma di €.53.746,92 , secondo gli accurati e condivisibili accertamenti del C.T.U..
-7- La responsabilità di Roma Capitale
Si ritiene, in fatto, che le inadempienze di Roma Capitale abbiano contribuito all’allagamento dei locali della società attrice.
In punto di diritto, ciò comporta, ex art. 41 cp, che il fatto (causalità materiale) sia per intero addebitabile all’Ente convenuto.
Quanto ai danni, in ordine alla causalità giuridica, si può ritenere che solo una parte di essi sia imputabile al Comune di Roma, dovendosi tenere in debito conto la circostanza che l’evento temporalesco, di natura eccezionale, avrebbe comunque causato danni alle proprietà della srl Tuttauto 87 , anche in presenza di adempimento agli obblighi che in base ai principi espressi dall’art. 2051 cc (pienamente applicabile alla fattispecie) incombevano sul proprietario (Roma Capitale).
In via equitativa, non essendo altrimenti possibile un’esatta quantificazione, si può ritenere che l’addebito al Comune vada allogato nella percentuale dell’80% e così per la somma complessiva di €. 43.000 al cui pagamento in favore dell’attrice Roma Capitale va condannata. Con gli interessi legali dalla data del fatto al saldo.
-9- Le conseguenze ulteriori per la inottemperanza alla disposizione del giudice ex art.5 co.II° – La responsabilità aggravata di cui all’art.96 III° comma cpc Presupposti e ragioni della sua applicabilità alla mediazione – A) L’art.8 comma quarto bis del decr.lgsl.28/10 non esaurisce gli strumenti sanzionatori posti a presidio dell’effettivo svolgimento della mediazione – B) Le condotte dei soggetti coinvolti nel procedimento di mediazione sono sussumibili nell’area di applicazione dell’art.96 cpc – C) L’art.96 cpc in combinato disposto con l’art. 3 Cost. in funzione riequilibratrice del sistema sanzionatorio apprestato per l’effettivo svolgimento della mediazione.
Occorre rispondere ad alcuni interrogativi attinenti :
alla pertinenza o meno delle condotte dei soggetti coinvolti nel procedimento di mediazione a quelle sussumibili nell’area di interesse dell’art.96 cpc;
alla sussistenza della colpa grave.
Piuttosto quindi, è giocoforza affermare che sono gli strumenti previsti dall’art.8 del decr.lgsl.28/10 ad aggiungersi, in virtù di una specifica previsione di legge, alle norme di generale applicazione (qual’è l’art.96 cpc) per le quali non è necessario uno specifico richiamo 2
il collegamento, già insito nell’essere la mediazione condizione di procedibilità, fra procedimento giudiziario (causa) e procedimento esterno (mediazione) è strettissimo e sincronico nella mediazione demandata. Nella quale si radicano più che altrove, molteplici punti di contatto e di interferenza con la causa (le indicazioni offerte alle parti ed al mediatore da parte del giudice nell’ordinanza di invio in mediazione demandata; la proposta del mediatore – che il giudice può propiziare nell’ordinanza- con i suoi possibili riflessi nella causa in caso di mancato accordo; la consulenza in
2 il richiamo all’art.116 cpc da parte dell’art.8 dec.lgsl cit., è stato invece opportuno, stante la formulazione d disposizione la cui applicazione alla mediazione, a prescindere dal richiamo, poteva apparire di dubbia percorribi
mediazione con gli effetti della producibilità ed utilizzabilità nella causa in caso di mancato accordo, alla stregua dei requisiti, con i limiti e per gli effetti indicati dalla giurisprudenza etc.);
L’applicazione dell’art. 96 III° può avere inoltre, nel contesto di cui si discute, la funzione di un salutare e necessario riequilibrio del sistema sanzionatorio della
mediazione, altrimenti palesemente sbilenco. E, in definitiva, consentire una interpretazione costituzionalmente orientata (dall’art.3 Cost.), delle norme che la disciplinano.
Una cultura quindi della pacificazione sociale, piuttosto dell’esasperazione del conflitto giudiziario immanente ed ubiquo.
Si può ipotizzare che il legislatore si volesse accontentare del semplice dato formale dell’avvenuta presentazione dell’istanza di mediazione da parte del soggetto onerato ? Si può ipotizzare che per il legislatore fosse del tutto indifferente che l’istante si presentasse effettivamente davanti al mediatore per esperire la mediazione ?
E che potesse essere sufficiente, per le esigenze perseguite con questa riforma, un ruolo del mediatore puramente notarile, di attestazione dell’avvenuta presentazione della domanda ?
A questo serve la condizione di procedibilità.
Per questo è stata prevista per la parte onerata una sanzione assai pesante, vale a dire l’improcedibilità della domanda con conseguente condanna alle spese, per il caso di non attivazione del procedimento di mediazione, obbligatoria e demandata.
Da ciò risulta chiaramente dimostrata la sostanziale irragionevolezza costituzionale di una interpretazione della partecipazione all’incontro di mediazione adeguatamente presidiata solo nei confronti di una sola delle parti in conflitto e non dell’altra e quindi e per converso, la correttezza logico-giuridica dell’utilizzo dell’art.96 III° cpc (anche) in funzione riequilibratrice delle posizioni delle parti rispetto ai mezzi legali applicabili per rendere effettiva la loro partecipazione all’esperimento di mediazione.
-10- Il contenuto dell’art. 96 III° Il dolo o la colpa grave – L’inottemperanza, ingiustificata, della parte all’ordine del giudice ex art. 5 comma II° decr.lgsl.28/10, di partecipare alla mediazione, costituisce grave inadempienza, dalla quale può discendere l’applicazione della sanzione di cui al terzo comma dell’art.96 cpc.
III° In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice,
anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata
La giurisprudenza che richiedeva la sussistenza della gravità della colpa (ove non fosse presente il dolo) è stata di recente superata: cfr. Cass. ord. Sez.III 29.5/10.9.2018 n.21943 secondo la quale ad integrare il presupposto soggettivo della condanna ex art. 96 co.III° è sufficiente la sussistenza di condotte pretestuose.
In realtà lo iussum del giudice trova sempre un adeguato presidio nell’ordinamento. Di ciò può essere data ampia prova e di esempi se ne possono fare in gran numero. Fermo restando che lo stesso sistema della esecuzione forzata non è altro che lo strumento per rendere coattivo e imperativo lo iussum esecutivo giudiziale, le sanzioni possono essere dirette e prevedere la condanna della parte (e talvolta anche di un terzo) al pagamento di somme di danaro così come previsto a carico di chi si sottrae volontariamente al provvedimento che dispone l’assunzione della testimonianza e di chi si rifiuta di adempiere all’obbligo di un fare (o non fare) infungibile (art.614 bis cpc)..
Alla necessità che in relazione alle caratteristiche del soggetto responsabile, ed in particolare alla sua capacità patrimoniale, la condanna ex art.96 co III° cpc costituisca un efficace deterrente ed una sanzione significativa ed avvertibile. Nei confronti di un’amministrazione pubblica tale provvedimento acquista maggiore efficacia, tale da essere in grado di sensibilizzare direttamente il funzionario responsabile e quello titolare del rapporto organico, se accompagnato dalla trasmissione degli atti all’Organo competente (Procura Generale della Corte dei Conti) per l’accertamento del danno erariale (in questo caso commisurabile quanto meno alla somma per la quale viene emessa condanna ex art. 96 co. III° cpc ed al contributo unificato), incombente che, valutata ogni circostanza, devesi senz’altro adottare in questo caso.
Per la concreta determinazione della somma si ritiene di adottare, quale valido ed obiettivo parametro di riferimento, una somma di ammontare multiplo (in questo caso triplo) di quella liquidata a titolo di sorte.
-12- Il danno erariale – Trasmissione degli atti alla Procura Generale della Corte dei Conti
CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al risarcimento dei danni che liquida in favore di srl TA nella complessiva somma di €. 43.000 oltre interessi legali dalla data 31.1.2014 al saldo;
CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al pagamento delle spese di causa che liquida in favore dell’attrice in complessivi €.6.000,00 per compensi , €.300,00 per spese oltre IVA, CAP e spese generali; nonché spese di C.T.U.;
CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al pagamento in favore delle attrici ai sensi dell’art.96 co.III° della somma di €.18.000,00 ;
Roma lì 25.5.2020 Il Giudice

References: Sentenza 
 art.185
e contrario
 art.5
 Cass. 
 art. 116
 art. 41
 art.5
 art. 5
 Cass. 
 art. 96
 art.96
 art. 96