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Timestamp: 2020-06-04 20:42:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7350 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7350 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 22/03/2017, (ud. 24/01/2017, dep.22/03/2017), n. 7350
sul ricorso 14754/2011 proposto da:
V. LEONIDA RECH 76, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO POERIO,
rappresentato e difeso dall’avvocato PIERLUIGI TRIVELLIZZI, giusta
avverso la sentenza n. 684/2010 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 07/06/2010 R.G.N. 993/09;
1. La Corte d’Appello di L’Aquila con la sentenza n. 684 del 2010, pronunciando sull’impugnazione proposta da B.G. nei confronti del Ministero della giustizia, avverso la sentenza n. 697 emessa dal Tribunale di Teramo il 26 giugno 2008 tra le parti, rigettava l’impugnazione.
5. Per la cassazione della sentenza resa in grado di appello ricorre B.G., prospettando due motivi di ricorso.
1. Con il primo motivo di ricorso è dedotta violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia costituito dalla identità delle mansioni espletate dagli appartenenti alla ex 9^ qualifica funzionale rispetto agli appartenenti al ruolo ad esaurimento.
2. Con il secondo motivo di ricorso è prospettata violazione o falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in ordine all’affermazione del giudice di appello secondo cui “la ratio del diverso trattamento economico riservato al personale del ruolo ad esaurimento va ravvisata nella compensazione che in tal modo è stata data alle vanificate aspettative di carriera di questa categoria, nonchè sulla peculiarità delle vicende attinenti alla sua progressione in carriera”, del D.P.R. n. 743 del 1972 , artt. 72 e 73.
4.1. La questione oggetto del presente ricorso ha già costituito oggetto di esame da parte di questa Corte che con numerose sentenze (ex multis, Cass., n. 1037 del 2014, n. 472 del 2014, n. 26140 del 2013, n. 10105 del 2013, 9313 del 2011, n. 11982 del 2010) ha affermato che, in materia di pubblico impiego privatizzato, il principio espresso dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 45, secondo il quale le amministrazioni pubbliche garantiscono ai propri dipendenti parità di trattamento contrattuale, opera nell’ambito del sistema di inquadramento previsto dalla contrattazione collettiva e vieta trattamenti migliorativi o peggiorativi a titolo individuale, ma non costituisce parametro per giudicare le differenziazioni operate in quella sede, in quanto la disparità trova titolo non in scelte datoriali unilaterali lesive, come tali, della dignità del lavoratore, ma in pattuizioni dell’autonomia negoziale delle parti collettive, le quali operano su un piano tendenzialmente paritario e sufficientemente istituzionalizzato, di regola sufficiente, salva l’applicazione di divieti legali, a tutelare il lavoratore in relazione alle specificità delle situazioni concrete.
4.2. La distinzione in termini stipendiali fra il personale appartenente a ruolo ad esaurimento e gli altri dipendenti della ex 9^ qualifica funzionale, tutti ormai inseriti nell’area contrattuale “C” dai CCNL, lungi dal determinare una violazione di legge da parte della contrattazione collettiva, costituisce, anzi, attuazione della norma transitoria contenuta nello stesso D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 3, in virtù della quale i dipendenti delle qualifiche ad esaurimento di cui al D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748, artt. 60 e 61 (e successive modificazioni ed integrazioni) e quelli di cui alla L. 9 marzo 1989, n. 88, art. 15, in presenza della soppressione dei ruoli, conservano le qualifiche medesime “ad personam”: ciò significa che tali qualifiche costituiscono una consapevole eccezione legislativa rispetto all’assetto ordinario, eccezione prevista dallo stesso testo (il D.Lgs. n. 165 del 2001) cui appartiene la norma (art. 45) che il ricorrente assume essere stata violata o falsamente applicata.
Sotto ulteriore angolazione visuale, va ricordato che questa Corte ha già avuto modo di statuire più volte, con orientamento cui va data continuità, che il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 45 cpv., non vieta ogni trattamento differenziato nei confronti delle singole categorie di lavoratori, ma solo quelli contrastanti con specifiche previsioni normative, restando escluse dal sindacato del giudice le scelte compiute in sede di contrattazione collettiva.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 45
 art. 69
 art. 15
 art. 45