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Timestamp: 2018-04-20 01:34:26+00:00

Document:
L'onere di provare i componenti negativi del reddito di impresa spetta al contribuente
Qui la sentenza: Corte di Cassazione - sez. V civile - sentenza n. 11942 del 10-6-2016
Spetta al contribuente, che allega un fatto impeditivo dell’imposizione tributaria, l’onere di provare la effettiva sussistenza di compensi negativi del reddito e la loro inerenza ad attività produttive di ricavi, così come la prova relativa al pagamento di debiti non documentati.
Decisione: Sentenza n. 11942/2016 Cassazione Civile – Sezione V
Parole chiave: #accertamento, #prelevamentibancari, #oneredellaprova, #ricorso, #fulviograziotto, #scudolegale
Una SPA ricorreva contro avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate riprendeva a tassazione oltre 120mila euro di debiti pagati, considerati passività inesistenti in quanto non documentati e a favore di soggetti non individuati; riprendeva a tassazione anche prelievi bancari di importi rilevanti riversati in cassa pur in presenza di conti con saldo a debito.
La società vinceva parzialmente in primo grado e in appello, ma l’Ufficio propone ricorso in Cassazione, che lo accoglie.
La Suprema Corte ritiene fondati alcuni dei motivi di ricorso proposti dall’Ufficio.
Sul primo motivo di ricorso, relativo al pagamento di debiti ritenuti inesistenti in quanto non documentati, la Cassazione così afferma: «Il giudice di appello ha ritenuto che: la posta passiva di euro 125.481, annotata nel conto debiti verso altri soggetti, era stata debitamente documentata mediante produzione di una delibera assembleare del 5.6.2000, che autorizzava l’amministratore a richiedere ai soci versamenti infruttiferi; che era ” nell’ordine naturale delle cose” l’avvenuta restituzione di detti finanziamenti; che era onere dell’Ufficio dimostrare l’eventualità che i finanziamenti non fossero mai stati erogati, attraverso un controllo contabile degli anni precedenti. L’argomentazione è censurabile sia per violazione della regola di ripartizione dell’onere della prova stabilito dall’art.2697 cod.civ., sia per vizio della motivazione. L’adozione di un verbale di assemblea che semplicemente autorizzi l’amministratore a richiedere finanziamenti ai soci (sino alla concorrenza di un determinato importo) non costituisce, sul piano logico, prova dell’effettiva dazione dei finanziamenti autorizzati e della loro successiva restituzione per l’importo indicato nel bilancio. Spetta al contribuente, che allega un fatto impeditivo della pretesa tributaria, l’onere di provare la effettiva sussistenza di componenti negativi del reddito di impresa, nonché l’inerenza degli stessi ad attività produttive di ricavi o altri proventi ai sensi dell’art.109 comma 5 d.P.R. 22 dicembre 1986 n.917. (in senso conforme Sez. 5, Sentenza n. 25282 del 16/12/2015, Rv. 638007Sez. 5, Sentenza n. 1691 del 29/01/2016, Rv. 638736)».
Il Collegio passa poi ad esaminare altro motivo di ricorso, relativo alla ripresa a tassazione dei prelievi bancari, e così espone: «La Commissione tributaria regionale ha considerato i prelevamenti bancari giustificati “per urgenti necessità di cassa”, ed ha ritenuto onere dell’Ufficio compiere accertamenti sulla consistenza della cassa al fine di verificare se nella formazione dell’attivo di euro 360.000 circa “fossero confluiti assegni ed effetti di non immediata negoziabilità”. Il giudice di merito non ha considerato che l’art.32 comma I lett.b) d.P.R. 29 settembre 1973 n.600 determina uni inversione dell’onere della prova ponendo a carico del contribuente il compito di dimostrare chi sia il reale beneficiario del prelievi bancari, altrimenti considerati come ricavi non contabilizzati; inoltre ha indebitamente posto a carico dell’Amministrazione finanziaria l’onere di verificare la composizione della cassa al fine di accertare l’eventuale presenza di mezzi di pagamento non liquidi, tali da giustificare l’immissione di ulteriori disponibilità finanziarie prelevate da un conto bancario passivo. La motivazione è carente nella parte in cui attribuisce rilevanza probatoria ad una mera ipotesi circa asserite ma indimostrate “urgenze di cassa”, e nella parte in cui non dà risposta alla argomentazione presuntiva dell’Ufficio circa la destinazione dei prelievi bancari a pagamenti di acquisti “in nero”, desunta dalla natura palesemente antieconomica di una operazione di prelevamento di somme di denaro dal conto corrente, avente l’effetto di aggravare l’esposizione bancaria della società, al fine di riversare le medesime somme sul conto cassa avente un saldo attivo già elevato».
Poi la Suprema Corte passa all’ulteriore motivo di ricorso, relativo alla dimostrazione dell’inerenza all’attività di impresa di alcune spese: «La sentenza impugnata, nella parte in cui ha ritenuto la deducibilità dei costi per euro 12.080 sulla base della mera “plausibilità” della destinazione di tali somme all’acquisto di “strenne natalizie doni pasquali ecc.”, viola il disposto dell’art.75 d.P.R. 22 dicembre 1986 n.917, vigente ratione temporis, secondo cui le spese ed in genere i componenti negativi del reddito di impresa devono essere adeguatamente documentati in modo che ne risulti l’effettiva inerenza all’attività di impresa».
Infine, il Collegio accoglie anche l’ulteriore motivo di ricorso, relativo alla tipologia di accertamento adottata dall’Ufficio, nella fattispecie quella dell’accertamento analitico-induttivo ex art. 39, comma 1, lettera d) del D.P.R. n. 600/1973: «Il giudice di appello ha annullato la determinazione induttiva dei maggiori ricavi ritenendo l’insussistenza del presupposto della inattendibilità complessiva delle scritture contabili richiesto dagli artt. 39 comma 1 lett.d) e 40 d.P.R. 29 settembre 1973 n.600. Il presupposto della inattendibilità complessiva delle scritture contabili è invece richiesto dall’art.39 comma 2 lett.d) d.P.R. 29 settembre 1973 n.600 per procedere all’accertamento induttivo puro o induttivo extracontabile, mentre nel caso in esame l’Ufficio ha proceduto all’accertamento analitico-induttivo previsto dall’art.39 comma 1 lett.d) d.P.R. 29 settembre 1973 n.600».
Per la Cassazione spetta al contribuente, che allega un fatto impeditivo dell’imposizione tributaria, l’onere di provare la effettiva sussistenza di compensi negativi del reddito e la loro inerenza ad attività produttive di ricavi.
Il pagamento di debiti non documentati equivale, per la Suprema Corte, alla mancata prova della effettiva sussistenza di componenti negativi del reddito: questo passaggio della pronuncia è assai discutibile perché equipara, nell’effetto finale, i debiti ai componenti negativi di reddito.
a) i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti, e le spese di acquisizione dei beni si considerano sostenute, alla data della consegna o spedizione per i beni mobili e della stipulazione dell’atto per gli immobili e per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale. Non si tiene conto delle clausole di riserva della proprietà. La locazione con clausola di trasferimento della proprietà vincolante per ambedue le parti è assimilata alla vendita con riserva di proprietà;
c) per le società e gli enti che hanno emesso obbligazioni o titoli similari la differenza tra le somme dovute alla scadenza e quelle ricevute in dipendenza dell’emissione è deducibile in ciascun periodo di imposta per una quota determinata in conformità al piano di ammortamento del prestito.
3-quater. Resta ferma l’applicazione dell’articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, anche con riferimento ai differenziali negativi di natura finanziaria derivanti da operazioni iniziate nel periodo d’imposta o in quello precedente sulle azioni, quote e strumenti finanziari similari alle azioni di cui al comma 3-bis.
3-sexies. Al fine di disapplicare le disposizioni di cui ai commi 3-bis e 3-ter il contribuente interpella l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente.
8. In deroga al comma 5 non è deducibile il costo sostenuto per l’acquisto del diritto d’usufrutto o altro diritto analogo relativamente ad una partecipazione societaria da cui derivino utili esclusi ai sensi dell’articolo 89.
a) su titoli, strumenti finanziari comunque denominati, di cui all’articolo 44, per la quota di essa che direttamente o indirettamente comporti la partecipazione ai risultati economici della società emittente o di altre società appartenenti allo stesso gruppo o dell’affare in relazione al quale gli strumenti finanziari sono stati emessi;
b) relativamente ai contratti di associazione in partecipazione ed a quelli di cui all’articolo 2554 del codice civile allorché sia previsto un apporto diverso da quello di opere e servizi.

References: sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 39