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Timestamp: 2019-02-18 03:42:36+00:00

Document:
Testo cassazione 4482/2009
Sez. 3, Sentenza n. 4482 del 25 febbraio /2009
Presidente: Fantacchiotti M. Estensore: Lanzillo R. Relatore: Lanzillo R. P.M. Apice U. (Diff.)
Scarfi' (Portale ed altro) contro Assitalia Spa ed altro (Seminaroti)
(Sentenza impugnata: App. Messina, 21/01/2003)
Dott. FANTACCHIOTTI Mario - est. Presidente -
sul ricorso 6899/2004 proposto da:
SCARFÌ FRANCESCO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE ZEBIO 32, presso lo studio dell'avvocato MESSINA MARINA, rappresentato e difeso dall'avvocato PORTALE GIACOMO giusta delega a margine del ricorso;
ASSITALIA LE ASSICURAZIONI D'ITALIA SPA, in persona del procuratore speciale Avv. CHINI Simone, elettivamente domiciliato in ROMA, Viale PARIOLI 87, presso lo studio dell'avvocato SEMINAROTI ALDO, che lo rappresenta e difende per procura in calce al presente atto.
AZD. TRASP. MUNICIPALIZZATA;
avverso la sentenza n. 15/2003 della CORTE D'APPELLO di MESSINA SEZIONE PROMISCUA emessa il 2/01/2003, depositata il 21/01/2003, R.G.N. 496/2001;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 03/12/2008 dal Consigliere Dott. LANZILLO RAFFAELLA;
udito l'Avvocato SEMINAROTI ALDO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. APICE Umberto, che ha chiesto l'accoglimento del 2^ motivo di ricorso 'assorbimento del 1^.
Con atto di citazione notificato il 21 ed il 25 gennaio 1994 Francesco SCARFÌ ha convenuto davanti al Tribunale di Messina l'Azienda Trasporti Municipalizzata (ATM) di Messina, e la sua assicuratrice s.p.a. Assitalia - Le Assicurazioni d'Italia, chiedendo il risarcimento dei danni subiti il 25 maggio 1993 per le lesioni riportate a seguito di una caduta dall'autobus dell'ATM (Azienda Trasporti Messina) nel quale era appena salito.
Si è costituita la sola Assitalia che ha resistito alla domanda, affermando che l'attore era stato travolto, mentre stava salendo sull'autobus, da una passeggera rimasta sconosciuta, che accortasi di avere sbagliato mezzo - era precipitosamente scesa dalla porta posteriore, destinata alla salita; che pertanto il danno non era imputabile a colpa del conducente e dell'azienda di trasporto, bensì a caso fortuito.
Dichiarata la contumacia di ATM ed esperita l'istruttoria il Tribunale - premesso che risultava accertato che l'incidente si era verificato a bordo dell'automezzo pubblico e che non vi era alcun controllore o preposto che curasse il rispetto delle regole sul flusso e deflusso del pubblico attraverso le porte a ciò destinate - con sentenza n. 1519 del 2001 ha ritenuto il concorso di colpa dell'Azienda con la responsabilità della sconosciuta passeggera, e l'ha condannata, in solido con Assitalia, al pagamento della somma di L. 52.580.000 in risarcimento dei danni, oltre agli interessi ed alle spese di rivalsa degli enti ospedalieri ed oltre alle spese di causa. L'Assitalia ha proposto appello, a cui ha resistito lo Scarfì, restando ancora contumace l'ATM.
Con sentenza 2 - 21 gennaio 2003 n. 15 la Corte di appello di Messina, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda di risarcimento dei danni proposta dalla Scarfì, compensando le spese dell'intero giudizio.
La Corte di appello ha, in particolare, addebitato l'incidente alla esclusiva responsabilità della passeggera, discesa improvvisamente dall'autobus dalla porta posteriore, esclusivamente riservata alla salita, spingendo lo Scarfì e provocandone la caduta. Infatti, secondo la Corte territoriale, la predetta azione è da considerare caso fortuito, idoneo ad escludere la responsabilità dell'azienda di trasporto, dato il suo carattere di assoluta imprevedibilità ed eccezionalità. Ha rilevato che, pur applicando le norme in tema di responsabilità contrattuale, la presunzione di colpa di cui all'art. 1681 c.c. è vinta, ove ricorra la prova del caso fortuito, e che non sono configurabili misure precauzionali che l'ATM avrebbe potuto assumere per impedire l'evento, se non tramite l'impiego di una tale quantità di personale, da rendere le misure inesigibili, in base alla media diligenza.
Lo Scarfì ha impugnato questa sentenza con ricorso per cassazione sostenuto da due motivi.
Resiste Assitalia con controricorso eccependo, tra l'altro, la inammissibilità del ricorso perché tardivamente proposto dopo un anno dalla data della sentenza impugnata.
1.- Va preliminarmente respinta l'eccezione di inammissibilità del ricorso per tardività, sollevata dalla ricorrente. 1.1. La sentenza impugnata è stata depositata il 21 gennaio 2003 e non è stata notificata, sicché il termine lungo per l'impugnazione (un anno dal deposito) veniva a scadere il 7 marzo 2004, tenuto conto della sospensione feriale dei termini processuali (46 giorni) e dell'anno bisestile.
Il 7 marzo 2004 era domenica e pertanto la scadenza del termine per impugnare è prorogata per legge a lunedì 8 marzo 2004, data nella quale è stata richiesta la notifica del ricorso.
2.- Con il primo motivo si denuncia la "violazione dell'art. 112 c.p.c., omesso esame e carenza di motivazione in relazione all'art. 3 60 c.p.c., nn. 3 e 5".
Si addebita alla Corte di merito di avere erroneamente ritenuto che negli atti difensivi dello Scarfì non fosse sufficientemente chiarito se la domanda era proposta sulla base dei principi sulla responsabilità aquiliana o sulla base di quelli della responsabilità del vettore.
2.1. Il motivo è privo di interesse per il ricorrente posto che nella sentenza impugnata la domanda di questo è esaminata sia alla luce delle norme sulla responsabilità extracontrattuale sia alla luce delle norme sulla responsabilità contrattuale del vettore. 3.- Con il secondo motivo, deducendo violazione dell'art. 1176 c.c., comma 2, e art. 1681 c.c., art. 115 c.p.c., nonché omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, il ricorrente lamenta che Corte di appello abbia erroneamente qualificato il comportamento della passeggera come caso fortuito, omettendo di considerare che tali possono qualificarsi solo gli eventi del tutto imprevedibili ed inevitabili, quale non era quello in oggetto, trattandosi di illecito comune, frequente e prevedibile fra gli utenti del trasporto pubblico; che era dovere dell'ATM predisporre il personale adeguato ad assicurare l'uso regolamentare delle porte e l'osservanza delle altre norme che regolano il trasporto pubblico, mentre nessuna misura l'azienda aveva adottato per prevenire i suddetti comportamenti. Il ricorrente qualifica apodittico ed irrazionale il rilievo della Corte di appello, secondo cui ne' la presenza di un controllore, ne' alcuna altra misura precauzionale avrebbe potuto prevenire il comportamento illecito della passeggera.
3.1 - Il motivo, che, evidentemente, investe la sentenza della Corte territoriale solo per la parte relativa alla pronuncia sulla responsabilità contrattuale dell'Azienda, muove da un principio di diritto sicuramente corretto: quello secondo cui, nel trasporto di persone, il vettore, per effetto della disposizione dell'art. 1681 c.c., assume la responsabilità della incolumità del passeggero "durante" il trasporto salvo che per gli eventi che non siano in alcun modo causalmente ricollegabili al trasporto, perché imputabili a caso fortuito (sent. n. 7423 del 13/07/1999 - rv. 528571 - ove si afferma che "l'art. 1681 cod. civ. pone una presunzione di responsabilità a carico del vettore in ordine ai sinistri che colpiscono la persona del viaggiatore durante il viaggio. Detta presunzione opera quando sia provato il nesso causale tra il sinistro occorso al viaggiatore e l'attività del vettore nell'esecuzione del trasporto. A tali fini non è necessario che il passeggero individui la precisa anormalità del servizio che ha determinato il sinistro, ma deve provare che l'evento lesivo è stato causato in termini oggettivi dal fatto del vettore e quindi dalla attività del trasporto).
Si tratta, del resto, di una responsabilità strettamente connessa all'obbligo fondamentale di trasportare che implica quello di trasferire incolume a destinazione l'oggetto trasportato e che, nel trasporto di persone, si caratterizza anche come obbligo di vigilanza e di protezione dell'incolumità del passeggero, con i livelli di qualità della prestazione dovuti dal debitore secondo le regole di correttezza imposte dalla stessa natura del rapporto. Indubbiamente corrette sono anche le conseguenze che da questo principio il ricorrente, sfruttando anche le considerazioni della sentenza di primo grado, pretende di fare derivare nei confronti delle Aziende del pubblico trasporto urbano (di persone), tenute a regolare la gestione del trasporto in modo da evitare ogni possibile rischio per i passeggeri attraverso attività preparatorie e di concreta realizzazione del trasporto affidabili sul piano della sicurezza e, tra queste, le condotte di guida dei mezzi che tengano conto della situazione di fisica instabilità delle persone trasportate (donde il divieto di brusche accelerazioni e di immotivate brusche frenate sent. n. 1034 del 29/04/1964 (Rv. 301460) e della estrema pericolosità del movimento del mezzo prima della completa chiusura delle porte, una disciplina regolamentare del movimento dei passeggeri in entrata ed in uscita durante le fermate, il controllo della compatibilità tra la massa dei passeggeri trasportati e la effettiva capienza del veicolo, l'effettiva vigilanza sulla osservanza, da parte dei passeggeri, delle regole di condotta che, per la sicurezza di tutti, essi sono tenuti a rispettare durante il trasporto.
Ma la Corte di appello non ha affatto negato la validità dei suddetti principi; ha solo escluso, con valutazione di fatto censurabile in sede di legittimità solo per vizio dell'iter logico della motivazione, nella specie non dedotto con argomenti appropriati, che l'adozione di tutte le misure di sicurezza possibili e dalla azienda dovute secondo le regole di diligenza che le sono imposte dalla struttura stessa del rapporto, avrebbe impedito o prevenuto il comportamento della passeggera che, con movimento repentino, dopo essere salita nell'autobus, ha creduto di potere discendere dalla medesima porta facendosi strada tra i passeggeri che da quella porte stavano salendo e così urtando lo Scarfì e che, quindi, l'evento, per quanto verificatosi "durante" il trasporto, non potesse essere neppure in parte imputato, sotto il profilo causale, al trasporto, piuttosto che al fatto del terzo.
Ha rilevato, in altri termini, che anche se sull'autobus fosse stato presente un controllore, in aggiunta all'autista, in alcun modo sarebbe stato impedito il fatto del terzo dato il carattere repentino del comportamento della passeggera, comportamento che ha creduto di potere equiparare, così, ad un fortuito esclusivamente produttivo (sotto il profilo causale) dell'evento occorso allo Scarfì e del danno, quindi, da lui subito.
Tale iter logico è in linea con i principi di diritto che regolano la responsabilità del vettore (e di cui sopra si è detto) posto che se è vero che il vettore si libera della responsabilità dei danni subiti dal passeggero durante il viaggio (e per effetto del viaggio) solo provando di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare quel danno deve anche convenirsi che la predetta prova deve considerarsi fornita anche quando il fatto che ha determinato direttamente l'evento, sia stato esso posto in essere o meno dal terzo (od anche dalla condotta di un altro passeggero), non avrebbe potuto essere impedito da alcuna delle misure di prevenzione che, secondo le regole della correttezza nell'adempimento della obbligazione, il vettore era obbligato a porre in atto (per il principio che lega la possibilità di fare dipendere la prova di avere adottato le misure necessarie per evitare il danno dal fatto del terzo si richiama la sent. n. 12694 del 19/05/2008). Principio di diritto, quest'ultimo al quale deve anche aggiungersi quello che, nel delineare i contenuti degli obblighi di prevenzione del vettore, chiarisce come gli stessi possano e debbano essere individuati tenendo anche conto del ragionevole affidamento su un minimo di prudenza e di senso di responsabilità da parte della vittima e dei terzi trasportati (sent. 1/3/1994 n. 2020 rv 485510; n. 3285 del 15/02/2006 - rv. 587290; sent. n. 1803 del 29/03/1979 - rv. 398167).
4.- Il ricorso deve essere dunque rigettato.
5.- Considerata la natura della controversia e la difformità di decisioni nei due gradi del giudizio, che può avere reso obiettivamente incerta la soluzione del caso, si ritiene che ricorrano giusti motivi per compensare le spese del presente giudizio.
Rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di cassazione. Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2008.

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