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Timestamp: 2020-08-15 08:56:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25001 del 06/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25001 del 06/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/12/2016, (ud. 19/07/2016, dep. 06/12/2016), n.25001
sul ricorso 12856-2015 proposto da:
M.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BARBERINI
36, presso lo studio dell’avvocato CORRADO PICCIONE, rappresentata e
difesa dall’avvocato PIER PAOLO POGGIONI, giusta mandato a margine
PREFETTURA UFFICIO TERRITORIALE GOVERNO AREZZO, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA PORTOGHESI 12, presso L’AVVOCATURA GENERALE
DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope legis;
avverso la sentenza n. 1164/2014 del TRIBUNALE di AREZZO depositata
il 1/11/2014;
19/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ELISA PICARONI.
Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 23 maggio 2016 la seguente relazione ex art. 380-bis c.p.c.:
“Il Tribunale di Arezzo, con sentenza depositata l’11 novembre 2014, ha dichiarato inammissibile l’appello proposto da M.L. avverso la sentenza del Giudice di pace di Arezzo, n. 670 del 13 novembre 2012, di rigetto dell’opposizione a ordinanza-ingiunzione emessa dalla Prefettura di Arezzo per violazione della L. n. 386 del 1990, art. 2.
Il Tribunale ha ritenuto tardivo il gravame – che avrebbe dovuto essere proposto nelle forme del rito del lavoro e quindi con ricorso anzichè con citazione, in applicazione del D.Lgs. n. 150 del 2011 – in quanto l’atto introduttivo non risultava depositato entro il termine di legge.
Per la cassazione della sentenza M.L. ha proposto ricorso, sulla base di due motivi. La Prefettura di Arezzo non ha svolto difese. Il ricorso appare infondato.
Con il primo motivo è dedotta violazione del D.Lgs. n. 150 del 2011, artt. 2 e 6 in riferimento agli artt. 342, 433 e 434 c.p.c., e si assume che in materia di sanzioni amministrative, anche dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 150 del 2011, l’appello va proposto con atto di citazione, giacchè l’art. 2 citato decreto esclude l’applicazione dell’art. 433 c.p.c. dalla materia in esame.
Con il secondo motivo è contestata, in via subordinata, la mancata compensazione delle spese di lite, in ragione della novità della questione.
Con riferimento al primo motivo, è sufficiente richiamare la giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, Cass., Sez. U, sentenza n. 2907 del 2011, seguita da Cass., sez. 6-2, ordinanza n. 22390 del 2015), secondo cui, in base al D.Lgs. n. 150 del 2011, artt. 6 e 2, ai giudizi di opposizione ad ordinanza-ingiunzione e quelli di opposizione a verbali di accertamento di violazioni del codice della strada, introdotti dopo il 6 ottobre 2011, si applica il rito del lavoro con le eccezioni dell’art. 433 c.p.c., in tema di individuazione del giudice d’appello, dell’art. 438, comma 2, che rinvia all’art. 431, in tema di esecutorietà della sentenza, e dell’art. 439, in tema di mutamento del rito in appello. L’applicabilità dell’art. 434 c.p.c. ai giudizi di opposizione a ordinanza-ingiunzione iniziati dopo il 6 ottobre 2011 comporta che, in detti giudizi, l’appello deve essere proposto in forma di ricorso, con le modalità e nei termini ivi previsti, come correttamente rilevato dal Tribunale di Arezzo, sicchè ai fini della tempestività del gravame vale la data di deposito dell’atto introduttivo. Appare infondato anche il secondo motivo di appello concernente la statuizione sulle spese di lite, in considerazione della non sindacabilità del mancato esercizio, da parte del giudice di merito, del potere discrezionale di compensare in tutto o in parte le spese di lite.”;
che non si fa luogo a pronuncia sulle spese in quanto l’intimata Avvocatura Generale dello Stato – tardivamente costituita – non ha svolto attività difensiva, neppure in udienza;
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile – 2 della Corte suprema di Cassazione, il 19 luglio 2016.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 380
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 sentenza