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Timestamp: 2020-01-17 19:20:37+00:00

Document:
Consiglio di Stato, Sez, IV 08/02/2018 n. 826 - Inquinamento e principio di precauzione: qual è il ruolo dell’Amministrazione? - Tuttoambiente.it
In materia ambientale, il principio di precauzione impone che dinnanzi all’incertezza o ad un ragionevole dubbio sull'esistenza o sulla portata di rischi per la salute delle persone possono essere adottate misure di protezione, a prescindere dalla piena dimostrazione dell'effettiva esistenza e gravità di tali rischi (nella specie, la Corte ha ritenuto sussistere tali rischi in ragione dell’inclusione dell’area interessata nel Piano di caratterizzazione). Sempre sotto il profilo della precauzione, se il responsabile dell’inquinamento non sia individuabile o non provveda, e il proprietario del sito o altro soggetto interessato non provveda spontaneamente, sarà l’Amministrazione competente ad adottare gli interventi necessari.
1. Con sentenza non definitiva n. 1138 del 18 febbraio 2015 (passata in giudicato), il T.a.r. per la Campania, sede di Napoli, ha tra l’altro, annullato, sostanzialmente per difetto di istruttoria e motivazione, le ordinanze sindacali n. 3 del 10 febbraio 2011 e n. 4 dell’11 febbraio 2011, con le quali il Comune di Castel Volturno aveva intimato alla società B. l’osservanza delle seguenti prescrizioni: “urgente messa in sicurezza dell’area costituente l’invaso” dei laghetti n. 8 e n. 9, “divieto assoluto di utilizzo delle acque […] per l’eventuale irrigazione dei fondi agricoli circostanti e l’abbeveraggio di animali” e il “divieto assoluto di utilizzo” degli invasi “per eventuali attività ittiche e/o di acquacoltura, di pesca sportiva e di qualsiasi attività ricreativa funzionale e connessa all’utilizzo delle acque”, nonché l’ordinanza commissariale n. 2 del 5 febbraio 2012, limitatamente alla parte in cui si ordinava alla B. “di procedere, ai sensi dell’art.192 del D.L. vo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni alla rimozione, allo smaltimento ed al ripristino dello stato dei luoghi”.
Nella stessa sentenza il T.a.r., riservata ogni determinazione in ordine alla domanda risarcitoria, ha poi disposto due C.T.U. aventi ad oggetto, rispettivamente, delle analisi chimiche su campioni di acqua prelevati dai laghetti n. 8 e n. 9 e la determinazione contabile dei danni lamentati dalla società B..
2. La vicenda oggetto del giudizio, deciso con la predetta sentenza non definitiva, trae origine dalla circostanza che la B., dal 2003, è il soggetto attuatore di un progetto di riqualificazione territoriale e di risanamento ambientale di un’area del comune di Castel Volturno caratterizzata dalla presenza di due laghetti. Questi ultimi, nel tempo, hanno costituito il polo di una serie di attività ricreative e turistiche svolte dalla B., in un complesso denominato H.K.R. , con il concorso di diversi operatori locatari di lotti di terreno e di alcuni immobili lungo le rive dei due specchi d’acqua.
2.2. Nell’ambito degli interventi previsti dal Piano è stata indetta una conferenza decisoria che il 29 luglio 2009 ha posto a carico dei Comuni interessati l’onere di adottare specifiche ordinanze di messa in sicurezza delle diverse aree, tra le quali (cfr. punto 8 del verbale della conferenza di servizi) i due laghetti gestiti dalla B. , con l’avvertenza, in caso di inadempimento, dell’attivazione dei poteri sostitutivi
3. La società B. ha quindi chiesto il risarcimento dei danni conseguenti all’adozione dei suddetti provvedimenti con ricorso proposto dinanzi allo stesso Tribunale.
Con la sentenza parziale n. 1138/2015 il T.a.r. per la Campania ha reputato di disporre due C.T.U. aventi ad oggetto, rispettivamente, l’effettuazione di analisi chimiche su campioni di acqua prelevati dai due laghetti e la determinazione dei danni lamentati dalla B. .
Evidenzia inoltre il Comune che le analisi disposte dal T.a.r. sono state effettuate dopo cinque anni dall’adozione dei provvedimenti annullati e che la disposta consulenza d’ufficio ha in sostanza formato la prova del danno, sostituendosi alla valutazione delle prove offerte dalla B. .
4.4. Evento dannoso. I danni lamentati dalla società B. sono stati solo enunciati e non sono state offerte prove significative.
Nel caso di specie, la ricorrente originaria non avrebbe allegato elementi per sostenere la sua richiesta di risarcimento e, tuttavia, il giudice di primo grado avrebbe non solo disposto la consulenza d’ufficio, ma l’avrebbe anche acriticamente recepita, in particolare laddove la stessa ha valutato l’evento dannoso nel mancato pagamento dei canoni contrattuali da parte degli operatori che utilizzavano le strutture della B. .
5. La società B. si è costituita in giudizio, chiedendo il rigetto del ricorso, ed ha depositato appello incidentale il 12 settembre 2016.
- la notifica da parte del comune di Castel Volturno è stata invece effettuata alla B. s.r.l., in persona del legale rappresentate pro tempore S.P. , presso lo studio dell’avvocato S.P. e non presso la nuova sede legale della liquidazione.
5.2. La B. ha, inoltre, rilevato l’inammissibilità delle contestazioni contenute nell’appello principale relative alle statuizioni della sentenza del T.a.r. per la Campania n. 1138/2015, non impugnata dal comune di Castel Volturno.
9. Il Comune di Castel Volturno e la B. hanno depositato ulteriori scritti difensivi.
12. Il Collegio esamina preliminarmente le eccezioni di nullità della notificazione e di inammissibilità dei motivi di gravame formulate dall’appellata B. .
12.1. Quanto alla notificazione del ricorso, va innanzitutto rilevato che la sentenza impugnata non è stata notificata alla parte appellante. Pertanto, nel caso di specie, valgono le disposizioni dell’art. 93 del c.p.a. che al comma 1 prevede la notifica dell’atto di impugnazione presso il difensore o nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio di primo grado e risultante nella sentenza (nella specie tali adempimenti risultano effettuati nei confronti del legale rappresentate S.P. e presso il domicilio dell’avvocato S.P. in Napoli, via Toledo, 156).
Il signor P. risulta essere, come indicato nella costituzione della società, il liquidatore della stessa tanto che ha conferito il mandato ad litem al proprio difensore avvocato Sasso.
12.2. Relativamente ai prospettati profili di inammissibilità del ricorso, rintracciati dalla società B. nel riferimento, operato dal ricorso in appello principale, alla sentenza del T.a.r. per la Campania n. 1138 del 2015, va poi evidenziato quanto segue.
e) ha accolto i quarti motivi aggiunti e, per l’effetto, ha annullato l’ordinanza commissariale n. 2 del 5 gennaio 2012, limitatamente alla parte in cui si ordina alla B. “di procedere, ai sensi dell’art.192 del D.L. vo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni alla rimozione, allo smaltimento ed al ripristino dello stato dei luoghi”;
Ne discende che, pur con qualche improprietà, quanto prospettato nel ricorso in esame non inficia l’esame autonomo della specifica pronuncia sulla domanda risarcitoria della B. , né può essere collegato ad una tardiva contestazione della predetta sentenza n. 1138 del 2015.
“- il divieto di utilizzo delle acque dei laghetti interessati dal piano di caratterizzazione;
15.2. In aggiunta a quanto sopra illustrato, va poi segnalato che nel giudizio deciso con la sentenza impugnata, il consulente di ufficio nominato dal T.a.r. per le analisi chimiche delle acque ha sottolineato di avere effettuato un prelievo delle stesse il giorno 22 aprile 2015, con il seguente risultato “in nessuno dei due campioni, rappresentativi dei due citati laghetti, sono stati riscontrati valori di contaminanti superiori a quelli elencati nell’Allegato V, Tabella e del d. lgs. 152/2006”.
17.4. Ciò significa che, a prescindere dal rilevato difetto istruttorio, sia i nominati C.T.U., sia il T.a.r., nell’esaminare la specifica richiesta di risarcimento del danno avrebbero quantomeno dovuto considerare la complessità della vicenda relativa all’area interessata, la quale rientra nel territorio del litorale D.F. e dell’agro A. soggetto al ricordato Piano ministeriale di caratterizzazione per il recupero ambientale.
Cosicché, l’annullamento giurisdizionale per vizi “formali”, che non intacca sostanzialmente la discrezionalità dell'agire della p.a., non dà spazio per alcun risarcimento del danno, poiché la pretesa alla legittimità formale del provvedimento viene adeguatamente ristorata con l'eliminazione del vizio formale stesso, non potendosi accertare la spettanza o meno del sottostante bene della vita (cfr. ex multis, Cons. Stato, sez. V, 10 febbraio 2015, n. 675).
19. Per le ragioni sopra esposte, va accolto l’appello principale e di conseguenza dichiarato improcedibile l’appello incidentale. Per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, va quindi respinta la domanda di risarcimento del danno presentata dalla società B. nei confronti del comune di Castel Volturno.

References: sentenza 
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