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Timestamp: 2020-02-28 08:43:48+00:00

Document:
di Saverio Bartoli, Daniele Muritano – UTET, 2017
IntroduzioneIX
Problemi di ordine generale posti dai negozi destinatori
di Saverio Bartoli
1. La questione dell’ammissibilità del trust interno
2. La questione dell’ammissibilità del trust interno «autodichiarato»
3. La questione della natura giuridica del negozio
4. La questione dell’ammissibilità della pubblicità del trust interno e delle modalità di attuazione della medesima
5. La questione della natura della separazione patrimoniale prodotta dal negozio
6. La questione dell’incidenza delle previsioni dell’art. 2645-ter c.c. sulla disciplina del trust interno
1. La questione relativa alla portata dell’art. 2645-ter c.c., cioè se esso abbia o meno introdotto nell’ordinamento un nuovo negozio giuridico destinatorio; la questione della natura giuridica dell’atto di destinazione
1.1. Se l’art. 2645-ter c.c. sia «norma sull’effetto destinatorio» ovvero «norma sull’atto di destinazione»
1.2. Se l’atto di destinazione sia un negozio unilaterale ovvero un contratto
2. La questione se siano ammissibili (così come accade in tema di trust) tanto un atto di destinazione autodichiarato quanto un atto di destinazione prevedente un trasferimento di beni dal disponente ad un terzo gestore
3. La questione dell’oggetto dell’atto di destinazione
4. La controversa nozione di «interesse meritevole di tutela»
5. La questione dell’ammissibilità di beneficiari finali
6. La questione dell’ammissibilità dell’atto di destinazione senza beneficiari in senso tecnico (o «di scopo»)
7. La questione delle modalità di attuazione della pubblicità dell’atto di destinazione
8. La questione della natura della separazione patrimoniale prodotta dal negozio
9. La questione se i beni destinati cadano o meno nella comunione legale e nella successione mortis causa del gestore
9.2. L’acquisto del bene destinato da parte del gestore coniugato in regime di comunione legale
9.3. Le conseguenze del decesso del gestore dei beni destinati
9.4. Conclusioni
1. La teoria del contratto di affidamento fiduciario quale negozio atipico di destinazione a causa variabile; sua critica
2. Principali tratti differenziali del contratto di affidamento fiduciario rispetto al trust ed all’atto di destinazione
2.1. Natura giuridica del negozio
2.2. Forma del negozio
2.3. Potere di intervento del disponente
2.4. Oggetto del negozio
2.5. Sufficienza o meno della mera liceità dell’interesse da realizzare
2.6. Beneficiari finali
2.7. Negozio «di scopo»
2.8. Natura della separazione patrimoniale
2.9. Caduta del bene nell’eventuale comunione legale del gestore e nella sua successione mortis causa
2.10. Pubblicità
2.11. Alienazione indebita da parte del gestore
2. Se sia ammissibile l’esercizio di un’impresa mediante un negozio destinatorio
3. Se sia ammissibile il compimento di «affari» inerenti ad un’impresa mediante un negozio destinatorio
negozi destinatori ed il fallimento
2. L’insolvenza del disponente
2.1. Ipotesi in cui il negozio destinatorio sia funzionalmente affine al patrimonio destinato di cui all’art. 2247-bis, comma 1, lett. a), c.c.
2.2. Ipotesi in cui il negozio destinatorio sia funzionalmente affine al finanziamento destinato di cui all’art. 2247-bis, comma 1, lett. b), c.c.
2.3. Ipotesi diverse da quelle di cui ai §§ 2.1 e 2.2
3. L’insolvenza del gestore dei beni destinati e l’incapienza dei beni destinati
3.1. Ipotesi in cui il negozio destinatorio sia funzionalmente affine al patrimonio destinato di cui all’art. 2247-bis, comma 1, lett. a), c.c.
3.2. Ipotesi in cui il negozio destinatorio sia funzionalmente affine al finanziamento destinato di cui all’art. 2247-bis, comma 1, lett. b), c.c.
3.3. Ipotesi diverse da quelle di cui ai §§ 3.1 e 3.2
4. L’insolvenza del beneficiario
1. Fallimento dell’imprenditore defunto e negozi destinatori
1.2. Fallimento del disponente defunto
1.3. Fallimento del gestore defunto
1.4 Fallimento del beneficiario defunto
2. Morte dell’imprenditore fallito e negozi destinatori
2.2. Morte del disponente fallito
2.3. Morte del gestore fallito
2.4. Morte del beneficiario fallito
2. Il problema dell’ammissibilità di un vincolo destinatorio su beni del fallendo o di un terzo a beneficio del ceto creditorio avente fonte in un provvedimento giudiziale ex art. 15, comma 8, l. fall.
2.1. L’ipotesi di costituzione in via giudiziale del vincolo destinatorio
2.2. L’ipotesi di imposizione, in via giudiziale, dell’obbligo di porre in essere un negozio destinatorio
2. Negozi destinatori gratuiti ed art. 2929-bis c.c.
2.1. Le due versioni della norma succedutesi nel tempo
2.2. Ratio della norma e sua utilizzabilità anche da parte di una curatela fallimentare
2.3. Raffronto con il rimedio dell’azione revocatoria
2.4. Applicazione della norma ai negozi destinatori
2.4.1. Tipologie di negozi destinatori rientranti nella previsione normativa
2.4.2. I soggetti destinatari del pignoramento, le previsioni del comma 2 e la tutela dei subacquirenti prevista dall’ultimo comma
2.4.3. L’opposizione all’esecuzione ex comma 3
2.5. Atti gratuiti relativi ai beni destinati posti in essere dal gestore o dal beneficiario ed art. 2929-bis c.c.
2.6. Pronunzie giudiziarie favorevoli all’avvio dell’esecuzione forzata sui beni destinati senza il previo esperimento della revocatoria emesse in fattispecie diverse da quelle previste dall’art. 2929-bis c.c.
3. Negozi destinatori gratuiti ed art. 64 l. fall.
3.1. La previsione dell’art. 64, comma 1, l. fall.
3.2. Applicazione dell’art. 64, comma 1, l. fall. ai negozi destinatori
3.2.1. Considerazioni generali
3.2.2. La tutela dei subacquirenti
3.2.3. I negozi destinatori rientranti nelle esenzioni previste dalla norma
3.2.4. Atti gratuiti relativi ai beni destinati posti in essere dal gestore o dal beneficiario ed art. 64, comma 1, l. fall.
3.3. La previsione dell’art. 64, comma 2, l. fall. e la sua ratio
3.4. Applicazione dell’art. 64, comma 2, l. fall. ai negozi destinatori
3.4.1. Considerazioni generali
3.4.2. I soggetti destinatari della trascrizione e la tutela dei subacquirenti
3.4.3 Il reclamo al giudice delegato ex art. 36 l. fall.
3.4.4. Atti gratuiti relativi ai beni destinati posti in essere dal gestore o dal beneficiario ed art. 64, comma 2, l. fall.
1. Negozi destinatori es art. 65 l fall
1. Premessa (rinvio)
2. I negozi destinatori soggetti ad azione revocatoria ordinaria
2.1. Negozi a titolo gratuito
2.2. Negozi a titolo oneroso
2.3. Negozi aventi causa solutoria
2.3.1. Premessa
2.3.2. I negozi destinatori liquidatori
2.3.3. I negozi destinatori a vantaggio della controparte di un contratto a prestazioni sinallagmatiche ovvero a vantaggio del coniuge e/o dei figli, onde far fronte agli obblighi legali di mantenimento nei confronti di costoro
3. Il presupposto soggettivo dell’azione
4. La legittimazione passiva
5. Il termine per l’esperimento dell’azione
6. Gli effetti della sentenza revocatoria sui “subacquirenti”
7. Questione relativa all’applicabilità o meno alla revocatoria ordinaria delle esenzioni da revocatoria fallimentare di cui all’art. 67, comma 3, l. fall.
8. Atti di disposizione relativi ai beni destinati ovvero alla posizione beneficiaria ed art. 66 l. fall.
2. I negozi destinatori soggetti ad azione revocatoria fallimentare
2.1. Negozi destinatori rientranti nella previsione dell’art. 67, comma 1, l. fall.
2.1.2. Le singole fattispecie
2.1.2.1. Il negozio destinatorio comportante un’alienazione onerosa con prestazioni sproporzionate in danno del disponente fallito ex art. 67, comma 1, n. 1, l. fall.
2.1.2.2. Il negozio destinatorio costituente mezzo anormale di pagamento di debiti pecuniari scaduti ed esigibili ex art. 67, comma 1, n. 2, l. fall.
2.1.2.3. Il negozio destinatorio stipulato a scopo di garanzia per un debito preesistente, non scaduto o scaduto, ex art. 67, comma 1, n. 3 o 4, l. fall.
2.2. I negozi destinatori rientranti nella previsione dell’art. 67, comma 2, l. fall.
2.2.2. Le singole fattispecie
2.2.2.1. I pagamenti di debiti liquidi ed esigibili effettuati dal gestore in esecuzione del negozio destinatorio
2.2.2.2. Il negozio destinatorio a titolo oneroso
2.2.2.3. Il negozio destinatorio stipulato a scopo di garanzia per debiti, anche di terzi, contestualmente creati
5. Il termine per l’esperimento dell’azione ed il periodo sospetto
6. Gli effetti della sentenza revocatoria sui «subacquirenti»
7. Atti di disposizione relativi ai beni destinati ovvero alla posizione beneficiaria ed art. 67 l. fall. (rinvio)
8. Negozi destinatori ed esenzioni da revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 3, l. fall.
8.2. L’esenzione di cui alla lettera a)
8.3. L’esenzione di cui alla lettera c) (e quella di cui all’art. 10 comma 1 del D.Lgs. n. 122/2005)
8.4. L’esenzione di cui alla lettera d): il piano attestato ed i negozi destinatori attuativi del medesimo (rinvio)
8.5. Le esenzioni di cui alla lettera e) e di cui all’art. 182-quinquies, ultimo comma, l. fall.: il concordato preventivo, l’accordo di ristrutturazione ed i negozi destinatori (rinvio)
8.6. L’esenzione di cui alla lettera f)
9. Questione relativa all’applicabilità o meno alla revocatoria ordinaria delle esenzioni da revocatoria fallimentare di cui all’art. 67, comma 3, l. fall. (rinvio)
2. L’azione revocatoria relativa al patrimonio destinato di cui all’art. 2447-bis, comma 1, lett. a)
2.1. Revocatoria dell’atto costitutivo del patrimonio destinato
2.2. Revocatoria fallimentare degli atti incidenti sul patrimonio destinato ex art. 67-bis l. fall.
3. L’azione revocatoria relativa al patrimonio destinato di cui all’art. 2447-bis, comma 1, lett. b)
1. Negozi destinatori e presunzione muciana ex art. 69 l. fall.
1. Premessa: il problema pratico ed il mancato utilizzo della soluzione offerta dal nuovo art. 117, comma 3, l. fall.
2. Pregi ed inconvenienti delle varie soluzioni utilizzate
2.1. L’abbandono del credito; la cessione del credito con pagamento immediato ovvero (previa attribuzione di tale credito non riscosso ai creditori concorsuali in sede di riparto finale) differito all’epoca della sua riscossione da parte del cessionario
2.2. L’attribuzione ai creditori, in sede di riparto, del credito non riscosso, con mandato irrevocabile al suo incasso ed alla sua distribuzione conferito ad un istituto bancario o ad una società fiduciaria
2.3. Il negozio destinatorio
2.3.1. La struttura essenziale del negozio
2.3.2. La pratica attuazione della soluzione imperniata sul negozio destinatorio
2.3.3. Analisi delle possibili obiezioni in ordine all’ammissibilità dell’operazione
2.4. La c.d. proroga delle funzioni del curatore a seguito della chiusura della procedura
negozi destinatori e la crisi dell’impresa
1.1. La soluzione della crisi d’impresa prima e dopo la riforma della legge fallimentare
1.2. (Segue) L’utilizzo del negozio destinatorio quale strumento per la soluzione della crisi d’impresa ed i problemi di ordine generale posti dal medesimo
1.2.2. I problemi posti dall’utilizzo dell’atto di destinazione
1.2.3. La «residualità» del trust rispetto agli altri strumenti negoziali previsti dalla legge
1.2.4. I problemi posti dall’utilizzo di qualunque tipologia di negozio destinatorio
1.2.4.1. L’esercizio, da parte del gestore, di un’attività di risanamento ovvero di mera liquidazione
1.2.4.2. L’adesione al programma destinatorio da parte dei creditori del disponente
1.2.4.3. La responsabilità per i debiti del disponente posta a carico del gestore dall’art. 2560, comma 2, c.c.
1.2.4.4.La separazione patrimoniale unilaterale eventualmente prodotta dal negozio destinatorio
1.2.4.5. L’individuazione dell’oggetto del negozio destinatorio
1.2.4.6. L’alternativa fra negozio destinatorio con beneficiari e negozio destinatorio «di scopo»
1.2.4.7. La fissazione di una durata del negozio destinatorio
1.2.4.8. La mancata «perdita del controllo» sui beni destinati da parte del disponente
2. I negozi destinatori volti alla soluzione della crisi d’impresa stipulati senza avvalersi dei nuovi istituti a tal fine previsti dalla legge fallimentare
2.1. Il c.d. negozio destinatorio liquidatorio: considerazioni generali
2.2. Negozio destinatorio liquidatorio e sopravvenuto fallimento del disponente
2.2.1. Le possibili previsioni dell’atto istitutivo per il caso di sopravvenuto fallimento del disponente
2.2.2. Le conseguenze del sopravvenuto fallimento del disponente nel caso in cui l’atto istitutivo nulla preveda al riguardo
2.2.2.1. Ipotesi di negozio destinatorio posto in essere da un disponente in bonis
2.2.2.2. Ipotesi di negozio destinatorio posto in essere da un disponente insolvente
2.3. La trasformazione eterogenea «atipica» di una società di capitali in negozio destinatorio liquidatorio quale alternativa alla stipula di un negozio destinatorio di tale natura
3. I negozi destinatori volti alla soluzione della crisi d’impresa attuativi di un piano attestato ex art. 67, comma 3, lett. d), l. fall.
3.1. Cenni sul piano attestato
3.2 I negozi destinatori attuativi di un piano attestato
3.3 La pronunzia di Trib. Alessandria 24.11.2009
4. I negozi destinatori volti alla soluzione della crisi d’impresa attuativi di un accordo di ristrutturazione ex artt. 182-bis e 67, comma 3, lett. d), l. fall.
4.1. Le varie versioni dell’art. 182-bis l. fall. succedutesi nel tempo; l’avvento dell’art. 182-septies l. fall.
4.2. Cenni sull’accordo di ristrutturazione
4.2.1. La legittimazione ad avvalersi dell’istituto, la sua natura e le finalità da esso perseguibili
4.2.2. La stipula dell’accordo ed il suo contenuto
4.2.3. La pubblicazione dell’accordo ed il suo deposito in Tribunale; gli effetti della pubblicazione
4.2.4. L’opposizione all’omologa dell’accordo
4.2.5. La concessione o il diniego dell’omologa dell’accordo ed i loro effetti; l’esecuzione dell’accordo ed il suo inadempimento; le conseguenze del sopravvenuto fallimento del debitore
4.2.6. L’anticipazione alla fase delle trattative degli effetti di cui al comma 3 dell’art. 182-bis l. fall.
4.2.7. Le previsioni degli artt. 182-quater e 182-quinquies l. fall.
4.3 I negozi destinatori attuativi di un accordo di ristrutturazione
4.4. La vicenda del trust «Genesis»
Negozi destinatori e concordato preventivo
1. Cenni sul concordato preventivo
1.1. Legittimazione ad avvalersi della procedura e finalità da essa perseguibili
1.2. Possibili contenuti del piano concordatario
1.2.2. Il concordato con cessio bonorum
1.2.3. Il concordato con datio in solutum
1.2.4. Il concordato con garanzia
1.2.5. Il concordato con assuntore
1.2.6. Il concordato con apporto di beni da parte di un soggetto terzo
1.2.7. Il concordato prevedente operazioni straordinarie
1.3. Gli effetti del concordato preventivo nei confronti del debitore e dei terzi, con particolare riferimento ai creditori
1.3.1. L’opponibilità ai terzi del vincolo concordatario (artt. 169, 45 e 168, comma 3, secondo periodo, l. fall.)
1.3.2. Le limitazioni alla capacità d’agire del debitore (artt. 167 e 161, comma 7, l. fall.)
1.3.3. Le limitazioni imposte dall’art. 168 l. fall. alle attività dei creditori volte alla tutela del loro diritto
1.3.3.1. Il divieto di azioni esecutive e cautelari di cui all’art. 168, comma 1, l. fall.
1.3.3.2. Il divieto di acquisire diritti di prelazione di cui all’art. 168, comma 3, primo periodo, l. fall.
1.3.4. La pubblicità del decreto di ammissione alla procedura (art. 166 l. fall.) e la (controversa) pubblicità del decreto di omologa
1.4. Le modalità di esecuzione del concordato prevedente una cessio bonorum ad effetti obbligatori
1.5. La disciplina dei contratti pendenti
1.6. Imprenditore defunto e concordato preventivo
1.6.1. Ammissione al concordato dell’imprenditore defunto
1.6.2. Decesso dell’imprenditore già ammesso al concordato
1.7. L’esenzione da revocatoria ex art. 67, comma 3, lett. e), l. fall.
1.8. I provvedimenti urgenti a tutela del ceto creditorio di cui all’art. 15, comma 8, l. fall.
1.9. Le previsioni degli artt. 182-quater e 182-quinquies l. fall.
1.10. Terzo garante e concordato preventivo
1.10.1. Ipotesi del soggetto in concordato terzo garante di un creditore altrui
1.10.2 Ipotesi del terzo garante di un creditore concordatario
2. Negozi destinatori e concordato preventivo
2.1. L’utilizzo del negozio destinatorio in concordati aventi finalità non di liquidazione, ma di risanamento
2.2. L’utilizzo del negozio destinatorio su beni del debitore
2.2.1. L’utilizzo del negozio destinatorio per anticipare il momento a partire dal quale i beni del debitore sono protetti dalle iniziative dei singoli creditori
2.2.2. L’utilizzo del negozio destinatorio nel piano concordatario
2.2.3. L’utilizzo del negozio destinatorio in epoca successiva all’omologa: il caso oggetto di Trib. Torino 12.10.2015
2.3. L’utilizzo del negozio destinatorio su beni di un terzo
2.3.1. La questione se tale utilizzo sia o meno ammissibile
2.3.2. La newco quale strumento alternativo al negozio destinatorio
2.3.3. La causa del negozio
2.3.4. Il problema dell’apporto del terzo effettuato in pregiudizio dei creditori del medesimo
2.4. Negozi destinatori e concordato con assuntore
2.4.1. Considerazioni generali
2.4.2. Il caso oggetto di Trib. Napoli 19.11.2008
2.5. Osservazioni sul possibile contenuto del negozio destinatorio
2.5.1. L’assunzione, da parte del disponente, dell’obbligo di stipulare il negozio destinatorio dopo il deposito della domanda di concordato e le sue implicazioni
2.5.2. La nomina del gestore e del guardiano e l’attività dei medesimi, anche in relazione alle previsioni degli artt. 182 e 185 l. fall.
2.5.3. I beneficiari dell’eventuale residuo della liquidazione
2.5.4. La durata
2.5.5. Le clausole condizionali
2.6. Negozi destinatori e disciplina sui contratti pendenti
2.6.1. Premessa
2.6.2. L’ammissione al concordato del disponente
2.6.2.1. Ipotesi in cui il negozio destinatorio sia funzionalmente affine al patrimonio destinato di cui all’art. 2247-bis, comma 1, lett. a), c.c.
2.6.2.2. Ipotesi in cui il negozio destinatorio sia funzionalmente affine al finanziamento destinato di cui all’art. 2247-bis, comma 1, lett. b), c.c.
2.6.2.3. Ipotesi diverse da quelle di cui ai §§ 2.6.2.1 e 2.6.2.2
2.6.3.L’ammissione al concordato del gestore dei beni destinati
2.6.3.1. Ipotesi in cui il negozio destinatorio sia funzionalmente affine al patrimonio destinato di cui all’art. 2247-bis, comma 1, lett. a), c.c.
2.6.3.2. Ipotesi in cui il negozio destinatorio sia funzionalmente affine al finanziamento destinato di cui all’art. 2247-bis, comma 1, lett. b), c.c.
2.6.3.3. Ipotesi diverse da quelle di cui ai §§ 2.6.3.1 e 2.6.3.2
2.6.4. L’ammissione al concordato del beneficiario
2.7. Imprenditore defunto e negozi destinatori
2.7.1. Ammissione al concordato preventivo dell’imprenditore defunto e negozi destinatori
2.7.1.1. Premessa
2.7.1.2. Ammissione al concordato preventivo del disponente defunto
2.7.1.3. Ammissione al concordato preventivo del gestore defunto
2.7.1.4. Ammissione al concordato preventivo del beneficiario defunto
2.7.2. Morte dell’imprenditore ammesso al concordato preventivo e negozi destinatori
2.7.2.1. Premessa
2.7.2.2. Morte del disponente ammesso al concordato preventivo
2.7.2.3. Morte del gestore ammesso al concordato preventivo
2.7.2.4. Morte del beneficiario ammesso al concordato preventivo
2.8. Negozi destinatori ed esenzione da revocatoria ex art. 67, comma 3, lett. e), l. fall.
2.9 Il problema della costituzione di un negozio destinatorio ex art. 15, comma 8, l. fall. (rinvio)
2.10. Negozio destinatorio di garanzia, terzo garante e concordato preventivo
2.10.1 Ipotesi del negozio destinatorio posto in essere, quale terzo garante, dal soggetto in concordato (rinvio)
2.10.2. Ipotesi del negozio destinatorio posto in essere dal terzo garante di un creditore concordatario
Disciplina fiscale dei negozi destinatori
2. La reintroduzione dell’imposta sulle successioni e donazioni
3. La tassazione dei trust d’impresa
4. La tassazione degli atti di destinazione
5. La fiscalità del trust e dell’atto di destinazione nelle imposte dirette
5.1. Il trust
5.2. L’atto di destinazione
6. La tassazione dell’atto istitutivo di trust
7. La tassazione dell’atto di sostituzione del trustee (o del gestore)
Indice delle principali abbreviazioni………………………………….
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References: art. 15
 art. 2929
 art. 2929
 art. 64
 art. 64
 art. 36
 art. 64
 art. 65
 sentenza 
 art. 66
 art. 67
 art. 67
 art. 67
 sentenza 
 art. 67
 art. 67
 art. 67
 art. 69
 art. 117
 art. 67
 art. 67
 art. 67
 art. 15