Source: http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/articolo?urn=er:assemblealegislativa:resoconto:20191121;A
Timestamp: 2020-03-28 20:54:58+00:00

Document:
SEDUTA DI GIOVEDÌ 21 NOVEMBRE 2019
OGGETTO 8933
Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Modifica alla legge regionale 17 febbraio 2005, n. 9 "Istituzione del Garante regionale per l'Infanzia e l'Adolescenza” con l’introduzione di un obbligo di riscontro.» A firma della Consigliera: Sensoli
(Ordine del giorno 8933/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione e approvazione)
BERTANI, relatore
OGGETTO 7226
Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Istituzione dell'organismo regionale di composizione delle crisi da sovraindebitamento e relative azioni volte alla prevenzione e tutela dal fenomeno». A firma del Consigliere: Sassi
OGGETTO 9038
Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Misure regionali per la prevenzione, il contrasto e la soluzione dei fenomeni di sovraindebitamento. Istituzione e attività dell’organismo regionale di composizione della crisi da sovraindebitamento». A firma della Consigliera: Piccinini (TESTO BASE) (133)
(Ordine del giorno 9038/1 oggetto 9207 - Presentazione, discussione e approvazione)
PICCININI, relatrice
OGGETTO 9094
Parere di conformità, ai sensi dell'art. 28, comma 4, lettera n) dello Statuto sullo “Schema di Regolamento di attuazione dell'art. 6-ter "Promozione della medicina di iniziativa all'interno del servizio sanitario regionale" della legge regionale 1 giugno 2017, n. 9 "Fusione dell'Azienda unità sanitaria locale di Reggio-Emilia e dell'Azienda ospedaliera 'Arcispedale Santa Maria Nuova'. Altre disposizioni di adeguamento degli assetti organizzativi in materia sanitaria". (Delibera di Giunta regionale n. 1909 del 04 11 19) (231)
Iscrizione di nuovo argomento all’ordine del giorno
OGGETTO 7879
Risoluzione per impegnare la Giunta a portare all'attenzione del Governo la necessità di affrontare rapidamente l'iter per il riconoscimento dell'alpaca quale animale da reddito, così da rendere possibile l'accesso ai contributi che il PSR rivolge agli allevatori, a partire dai più giovani e da quelli che operano nelle aree montane, a rendere uniforme la normativa sanitaria e meno macchinosi gli iter burocratici, a garanzia della qualità dei prodotti e dalla sostenibilità per i produttori, adoperandosi inoltre per una celere valutazione della possibilità di inserire l'alpaca fra gli animali da reddito sul territorio regionale, rendendo in tal modo fruibili i contributi agricoli come già avviene in altre regioni. A firma dei Consiglieri: Tarasconi, Molinari, Zappaterra, Serri, Campedelli, Cardinali, Lori, Mumolo, Caliandro, Bagnari, Rontini, Boschini, Mori, Soncini
OGGETTO 8496
Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a stanziare apposite risorse per l'acquisto di dispositivi a propulsione prevalentemente elettrica, quali hoverboard, segway, monopattini e monowheel, per i Comuni che intendano attuare sul proprio territorio la sperimentazione di cui al Decreto Ministeriale n. 229 per la micromobilità elettrica, in quanto trattasi di misure volte al miglioramento della qualità dell'aria, in virtù dei benefici derivanti dalla variazione della quota modale degli spostamenti per la mobilità personale con dispositivi a propulsione prevalentemente elettrica, e previste nel Piano di Qualità dell'Aria 2020 (PAIR 2020). A firma dei Consiglieri: Piccinini, Bertani
OGGETTI 9098 - 9092 - 9120 - 9177
Risoluzioni sulla plastic tax
RAINIERI (Lega ER)
Votazione elettronica oggetto 9038
Emendamenti oggetti 9038 - 8496
Ordine del giorno 8933/1 “Non passaggio all’esame degli articoli”
La seduta ha inizio alle ore 9,58
PRESIDENTE (Soncini): Dichiaro aperta la seduta antimeridiana n. 274 del giorno 21 novembre 2019.
Hanno giustificato la loro assenza i consiglieri Cardinali, Sensoli e gli assessori Costi, Donini e Petitti.
PRESIDENTE (Soncini): In attesa dell’arrivo dei consiglieri e delle consigliere, riaggiorniamo l’aula.
(La seduta, sospesa alle ore 9,58, è ripresa alle ore 10,26)
Aggiungo alle assenze giustificate che ho letto prima l’assenza del consigliere Tagliaferri.
Iniziamo i nostri lavori.
PRESIDENTE (Soncini): Partiamo dall’oggetto 8933: progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri recante “Modifica alla legge regionale n. 9 del 17 febbraio 2005 ‘Istituzione del Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza’ con l’introduzione di un obbligo di riscontro”, a firma della consigliera Sensoli.
Il testo n. 17/2019 è stato licenziato dalla Commissione Bilancio, Affari generali ed istituzionali nella seduta del 12 novembre 2019 con parere contrario.
La relatrice della Commissione, consigliera Raffaella Sensoli, che come sapete è assente, l’ho detto a inizio seduta, ha preannunciato di svolgere relazione orale.
Do la parola al presidente della Commissione Bilancio, consigliere Pompignoli. Prego.
Vista l’assenza della consigliera relatrice Sensoli, come Ufficio di Presidenza nominerei un sostituto relatore: il consigliere Bertani. Propongo come relatore di opposizione il consigliere Bertani per illustrare l’argomento.
PRESIDENTE (Soncini): Benissimo. Grazie, presidente Pompignoli.
Do la parola al relatore, consigliere Bertani. Prego.
BERTANI, relatore: Grazie, presidente. Grazie, presidente Pompignoli. Cercherò di sostituire indegnamente la mia collega.
Questo progetto di legge nasce durante la discussione che abbiamo avuto in Commissione speciale d’inchiesta sulla tutela dei minori. Durante quella discussione, quando ascoltammo l’ex Garante dell’infanzia, emerse il fatto che il Garante mandò una segnalazione riguardo ai casi che si stavano evidenziando in Val d’Enza. Il Garante ci disse: “Avevo letto articoli di stampa in cui si citavano alcuni casi”. Il Garante mandò una relazione alla Commissione Parità. Poi abbiamo verificato che la Commissione Parità, in realtà, per un errore di spedizione della mail non arrivò, ma anche agli assessorati competenti.
Gli assessorati competenti, poi, in audizione ci hanno detto che quella segnalazione era stata gestita e ci hanno poi elencato tutte le attività che gli assessorati e anche le direzioni generali delle AUSL mettono in pratica per la gestione della tutela dei minori. Abbiamo discusso ieri su questo e sui limiti delle azioni messe in campo e su quello che andrebbe fatto.
Quello che però rileva è che a quella segnalazione del Garante, una risposta ufficiale da parte delle strutture interpellate della Regione non ci fu. Questa noi riteniamo sia una carenza e una lacuna grave, anzitutto perché anche se non è scritto in legge che ad una segnalazione del Garante per l’infanzia debba essere data risposta, io penso che un ufficio e un assessorato che riceva una segnalazione da un’autorità di garanzia quale è quella del Garante dell’infanzia, sia dovuta, se non altro per il buon funzionamento degli uffici, se non altro per quello che è l’onere e l’onore che riveste la carica pubblica.
Questo purtroppo non c’è stato. Ci è stato addotto fra le varie motivazioni, appunto, che nella legge di istituzione del Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza non è specificato che debba essere per forza data una risposta. Questo progetto di legge nasce quindi per colmare questa lacuna, che sarebbe ovvia ma ovvia non è. Noi quindi chiediamo di modificare quella legge dicendo che la Regione assicura un riscontro certo e documentabile, entro e non oltre trenta giorni dalla data di ricevimento, a tutte le segnalazioni e raccomandazioni ricevute da parte del Garante dell’infanzia. Penso che questo attenga al normale funzionamento degli uffici pubblici, dove ad ogni istanza dei cittadini, ma anche, ancora di più, di un garante che appunto è lì per portare ancor di più le istanze dei cittadini, vada data risposta. Può essere una risposta negativa, può essere una risposta compilativa in cui si dice le cose che sono state fatte; ma la risposta deve essere data. Questo ad oggi non è possibile e questo progetto di legge propone appunto questo.
Inoltre, durante l’attività che abbiamo svolto in Commissione d’inchiesta abbiamo fatto alcuni accessi agli atti per capire le segnalazioni che erano arrivate al Garante dell’infanzia. A questo ci è stato opposto un parere legale che dice che, per motivi di privacy, neanche i consiglieri regionali potevano accedere a queste segnalazioni.
La tutela della privacy, ovviamente, è fondamentale, soprattutto è delicatissima in questi casi, però anche qui la norma probabilmente andrebbe rafforzata perché io penso che durante i lavori della Commissione d’inchiesta poter capire quali tipi di segnalazioni sono arrivate in questi anni al Garante avrebbe comunque aiutato ad approfondire ancora di più il tema.
Per questo, al comma 3 dell’articolo che proponiamo, diciamo che anche l’attività del Garante ricade in pieno all’interno dell’articolo 30, comma 3, dello Statuto, che è quello che riguarda la possibilità dell’accesso agli atti dei consiglieri. Ovviamente, i consiglieri poi sono tenuti, a loro volta, sicuramente, a mantenere il segreto su atti che sono protetti da privacy. Questo è il progetto di legge. Ci sembra un progetto di buonsenso e per nulla rivoluzionario e lo sottoponiamo all’Assemblea.
FACCI: Trovo abbastanza anomalo quello che è successo su questo progetto di legge già in Commissione, con il voto contrario da parte della maggioranza. Lo trovo abbastanza sorprendente per i motivi che ha già in parte indicato il consigliere Bertani nell’illustrare il motivo per il quale è stato presentato questo tentativo di correggere un’evidente anomalia della legge istitutiva del Garante. Allora, viene da chiedersi se da parte della Regione vi è veramente la volontà di rendere gli istituti esistenti, pur con i loro limiti, pur con le loro difficoltà, quelli che riguardano la tutela dei minori renderli effettivamente coerenti con le finalità, con le funzioni che sono state loro delegate al momento della istituzione.
Viene da chiedersi se si ritiene, da parte della maggioranza, che il Garante possa funzionare efficacemente, che il Garante possa essere effettivamente titolare di un potere di controllo su una materia così delicata, così complessa.
Nella nostra relazione, che abbiamo consegnato all’aula in questi giorni e che è stata oggetto della risoluzione dei voti di ieri, non abbiamo particolarmente condiviso certi comportamenti o certi ruoli che il Garante ha avuto negli anni passati, quantomeno in quest’ultima fase coincidente anche con i problemi che si sono verificati nella Val d’Enza. Riteniamo che il Garante avrebbe dovuto controllare maggiormente; in assenza di dati che non venivano e non vengono forniti d’ufficio da parte dei vari settori, avrebbe dovuto quantomeno richiederli. Nel momento in cui i dati vengono richiesti, nel momento in cui il Garante esercita questo tentativo, questa funzione per capire qual è l’andamento, si rivolge agli uffici e gli uffici glieli negano o non gli rispondono e il Garante ci dice “io più di così non posso fare, perché di fatto non ho alcun tipo di”... Lo dice espressamente nelle brevi righe che il dottor Fadiga ci ha consegnato quando è intervenuto. Il Garante non può in alcun modo sanzionare coloro che non rispondono ai suoi appelli.
Capite che istituire la figura del Garante, attribuirgli delle funzioni di controllo, di verifica, con anche certamente il potere di emanare segnalazioni, richiami, raccomandazioni, ma non facendo seguire a queste attribuzioni formali comportamenti, dati sostanziali... Dobbiamo chiarire se vogliamo veramente che questa figura funzioni oppure no. Vogliamo veramente che questa figura rappresenti un presidio per la tutela generica e generale dei minori, oppure no?
Per questo dico che questo tipo di voto già espresso in Commissione, e l’ordine del giorno collegato al progetto di legge che oggi di fatto chiede che non si discuta neanche l’articolato, e che di fatto venga definitivamente cassato, tradisce quella che è una volontà da parte della maggioranza in quest’aula: quella di lasciare le cose come stanno. Ecco perché dico che la relazione di ieri di fatto è la foglia di fico con cui si vogliono nascondere altre cose.
Ieri è passato, ad esempio, praticamente inosservato, nella confusione generale della vicenda della relazione (Commissione, relazione tecnica) il rigetto della risoluzione che chiedeva alla Regione di costituirsi parte offesa nel procedimento penale. Noi siamo al 21 novembre, ieri 20, oggi 21; abbiamo un procedimento che è iniziato a giugno; abbiamo i capi di imputazione, quelli che sono oggi contestati, che potrebbero anche essere modificati, sicuramente, prima di una fase processuale vera e proprio di rinvio a giudizio; noi però li conosciamo da mesi.
PRESIDENTE (Soncini): Consiglieri, scusate: silenzio.
FACCI: L’Avvocatura generale, anche qui abbastanza sorprendentemente ci ha dichiarato di non avere in alcun modo contezza, perché non aveva modo di accedere, perché era stato fatto un accesso informale presso la Procura ma non aveva ancora avuto… Gli abbiamo anche fornito questa documentazione, con le forme corrette, con le forme regolari. Abbiamo fornito anche questa documentazione. Abbiamo messo noi, da questi banchi, l’Avvocatura regionale nelle condizioni di poter esprimere questo benedetto parere. Parere non espresso, tanto che ieri, lo ribadisco per l’ennesima volta, è stata rigettata la richiesta di invitare la Giunta a formalizzare la costituzione di parte offesa.
Allora abbiamo: relazione Limonta, raffreddore Bibbiano; relazione – mi passi il termine, collega Boschini, è solo per essere più chiaro - Boschini, relazione della Commissione che rappresentava tutto il Consiglio, quindi dei consiglieri; relazione che abbiamo censurato e ne abbiamo spiegato i motivi, che sono motivi vari, abbiamo cercato di descriverli in questi giorni, li abbiamo descritti nella nostra relazione che abbiamo depositato, sono ampi, non li sto qui a ripetere.
Oltre a queste due relazioni, che, a nostro avviso, non ci hanno assolutamente consegnato un quadro di quello che sta succedendo e di quello che è successo e che se non si interviene succederà ancora, cioè i servizi sociali sostanzialmente fuori controllo, noi che cosa abbiamo? Abbiamo altri due atti che sono egualmente importanti e vanno inseriti in questo contesto, cioè quello da una parte che si vuole continuare ad avere un Garante che non ha poteri cogenti, che ha delle armi spuntate, che lo si vuole tenere nelle condizioni in cui finora si è trovato e si trova, e di cui lui stesso si è lamentato. Dall’altra, sull’aspetto processuale non si vuole entrare e quindi non si vuole neanche adempiere a quelle che sono state le originarie promesse, ma anche, a sentire, recenti promesse del presidente “saremo severi per quello che è successo e non permetteremo…”. Tant’è, però, che ci si allontana dall’aspetto processuale, perché non si vuole in alcun modo entrare.
Uno più due, più uno, più due e arriviamo naturalmente a mettere insieme tutta una serie di elementi che dimostrano, e questo di oggi è l’ultimo atto, come su questioni che riguardano i minori, che riguardano Bibbiano, che riguardano il comportamento reale, sostanziale, anche culturale e ideologico dei servizi sociali, non si debba più di tanto indagare, non si debba più di tanto verificare.
Per questo progetto di legge ringrazio i proponenti che l’hanno presentato, ringrazio quindi la collega Sensoli e il collega Bertani. Già in Commissione, insieme ai colleghi Marchetti Daniele e Pompignoli, abbiamo stigmatizzato il comportamento della maggioranza. Capisco che Bibbiano a voi non interessi, che i minori non vi interessino. L’avete già buttata alle spalle. Vi siete lavati la coscienza con la relazione di ieri, però...
PRESIDENTE (Soncini): Consiglieri, vi chiedo silenzio.
Questo è l’ultimo atto e voglio che rimangano a verbale queste mie parole. Potrebbe apparentemente sembrare scollegato. Non lo è. Il Garante aveva rivendicato di poter avere, aveva chiesto di poter avere una maggiore efficacia, di essere dotato di strumenti maggiori. Soprattutto si era lamentato dicendo che la Regione non gli rispondeva. La Regione, gli uffici regionali non rispondevano al Garante di tutela dell’infanzia. Questo è un grave vulnus.
Il fatto che oggi respingerete questo progetto di legge con un ordine del giorno di non passaggio degli articoli dimostra che questa Regione non vuole che gli organismi, gli organi, gli enti che in qualche modo hanno come compito istituzionale quello di tutelare i minori, in realtà, lo facciano e lo facciano fino in fondo.
Molto rapidamente. Credo che lo spirito di questa proposta sia chiaro. Come spesso capita, è uno spirito condivisibile, profondamente condivisibile. Sotto c’è, naturalmente, l’intenzione di rendere il più possibile penetranti ed efficaci le diverse strumentalità che abbiamo a disposizione per assicurare che tutto ciò che attiene alla vita dei minori sia attentamente vigilato.
Naturalmente, questa cosa è così vera che anche nelle raccomandazioni finali della nostra relazione, della relazione finale della Commissione, c’è proprio un punto dedicato al rafforzamento e, in generale, al ripensamento delle funzioni delle authority in materia di minori. Dico “delle” perché proprio una delle cose che ci sono state rappresentate durante le audizioni sia dal Garante attuale, che dal precedente Garante regionale dell’Emilia-Romagna, sia anche dal Garante del Lazio, sia anche da diversi soggetti, e non da ultimo, dalla stessa lettera, dalla stessa documentazione emessa dal Garante nazionale alla fine del mese di luglio, tutte queste voci all’unisono ci hanno detto proprio che c’è necessità di un ripensamento complessivo, nazionale.
Abbiamo una situazione in cui già le competenze del Garante nazionale in rapporto alle competenze dei Garanti regionali non sono così chiaramente definite; ci sono rischi di sovrapposizione, e le leggi regionali, di ogni singola Regione, non sempre sono allineate nel costituire un quadro omogeneo dei poteri per ogni Garante regionale.
Da questo punto di vista, allora, penso pur cogliendo, lo ribadisco, che lo spirito di questa proposta è assolutamente nella direzione giusta, forse sarebbe meglio fermarci un attimo, ed è questo il senso della proposta di non passaggio immediato. Propongo di fermarci e rimeditare un pochino più complessivamente, non da soli, soltanto come Regione, ma in un confronto fra le Regioni e in un confronto con il Parlamento e con l’Autorità nazionale, per vedere qual è la direzione giusta che dobbiamo far prendere all’Autorità regionale.
Richiamo questo tema, perché non è un tema secondo me secondario, non è fuffa, assolutamente. Il tema delle authority in questo Paese ha segnato una stagione, negli ultimi vent’anni, particolarmente intensa: sono cresciute authority per tutto. Bene, perché le authority rappresentano uno strumento di attenzione della pubblica amministrazione, sono di nomina di solito del sistema istituzionale politico; però al tempo stesso si muovono, com’è giusto che sia, in una sostanziale autonomia, ponendosi quindi un po’ al di fuori dell’immediato controllo. Introdurre il concetto di obbligo di risposta, anche se funzionalmente a mio avviso è assolutamente comprensibile significa anche subordinare.
Quando, nel linguaggio dell’Amministrazione, che non è un linguaggio a sentimento, ma è un linguaggio preciso, anche normativamente, un’autorità ha il diritto a ricevere la risposta, naturalmente significa che in qualche modo è sopraordinata rispetto ad altre realtà.
Credo che su tutte queste riflessioni ci serva un pochino più di tempo, non per buttare la palla in tribuna, ma proprio per essere sicuri di tirarla in porta e di tirarla nel modo migliore. Aggiungo anche che forse la fattispecie da cui nasce questa proposta va, a sua volta, un pochino meglio definita.
Noi l’abbiamo affrontata anche grazie ad una sollecitazione che ci era arrivata in Commissione proprio dal collega Bertani e quindi abbiamo fatto gli approfondimenti per verificare se era proprio vero che nessuno aveva risposto al Garante.
Gli elementi che sono emersi è che non era stato risposto a quella precisa comunicazione del Garante, ma anche perché essa conteneva sostanzialmente l’indicazione che i casi segnalati erano già stati presi in consegna dai servizi e, dal punto di vista del Garante, erano archiviati.
È una non risposta che parte dal fatto che è una segnalazione di opportunità istituzionale, ma non di una richiesta di aiuto perché ci sono dei casi non presi in carico. I servizi hanno preso atto di quello che diceva il Garante stesso, cioè che i servizi avevano già preso in carico quei casi.
Lo dico perché forse l’urgenza immediata da cui sembrerebbe prendere corpo questa proposta, in realtà, ad una verifica, non si è riscontrata esattamente proprio nei termini che sono stati presentati oggi anche, per esempio, poco fa dal collega Facci.
Per tutti questi motivi, ribadisco in maniera puntuale quella che mi sembra la valutazione, che anche sulla base dell’esperienza fatta in questi mesi mi sembra la più opportuna, cioè assolutamente lavorare per rivedere, anche se è necessario, la legge n. 9/2005, che è la legge istitutiva del Garante e che se c’è dimostra che a noi un Garante interessa e vogliamo averlo, non è vero che vogliamo sempre e soltanto le nebbie sul tema dei minori, quindi disponibilità a rivedere quella legge, però farlo non soltanto sull’onda di una informazione puntuale che non è stata nemmeno così puntualmente riscontrata, nel senso che non è esattamente come è stata descritta, ma farlo in un quadro più complessivo di interventi che chiariscano quali sono le funzioni delle authority esterne in rapporto al potere democratico eletto in questa Assemblea.
Penso che questo sia un approccio corretto e, come altre cose di quella relazione dovranno, in termini di indicazioni, di raccomandazioni, essere riprese, penso che questa sia proprio uno dei caposaldi che è bene muovere insieme a tutte le altre leve e non soltanto in maniera un po’ affrettata, isolatamente oggi.
Questo è il motivo per cui proponiamo oggi il non passaggio. Ci sembra importante che questo venga registrato per quello che è, non un disinteresse al tema, non qualcosa da coprire, perché mi sembra veramente difficile da sostenere, ma la volontà di fare le cose per bene.
Intanto nomino scrutatori la consigliera Ravaioli, il consigliere Benati e il consigliere Daniele Marchetti.
Non avendo iscritti in discussione generale, do la parola al consigliere Bertani per la replica. Prego.
Ritengo che questo progetto di legge non nasca sulla questione contingente. La questione contingente ha rilevato un problema che esiste. Siamo in tempo per correggere quella mancanza. Mi è stata inoltrata una nota. Rispetto alla mia richiesta di sapere perché non era stata data risposta al Garante, la risposta che ho ricevuto mi pare abbastanza auto-assolutoria. Essenzialmente la nota dice: “Il Garante ci segnalò quelle cose, ma ‒ la stessa nota conclude così ‒ il Garante ha disposto l’archiviazione degli atti relativi ai fascicoli”. Quella del Garante non è un’attività giudiziaria che, quindi, quando archivia i fascicoli vuol dire che il problema è risolto. Il Garante archivia il fascicolo quando ha esaminato il problema, ha alzato una paletta rossa, una luce di allarme dicendo che c’è un problema. Attiva le Istituzioni competenti e dice che c’è un problema. Dopodiché, il Garante ha fatto il suo lavoro e può archiviare il fascicolo. Questo non vuol dire, quindi, che non c’è bisogno di rispondere al Garante anche se va tutto bene.
Nella nota che mi è stata mandata si dice: “Nel frattempo abbiamo attivato un tavolo, un gruppo di coordinamento”, eccetera. Questa risposta poteva essere benissimo spedita, all’epoca, al Garante dicendo: “Grazie, Garante, hai sollevato una questione sulla quale siamo attenti. Queste sono le azioni che abbiamo messo in campo”. Magari il Garante avrebbe detto: “Interessanti quelle azioni. Secondo me potreste aggiungere anche questa”. Se un problema rimane e sembra cadere nel vuoto, invece, il problema può ingigantirsi. Magari ci siamo accorti in ritardo di un problema che si è ingigantito.
Penso che questo non sia un progetto di legge “emozionale”, ma sia un progetto di legge che agisce in maniera tempestiva, fra l’altro semplice, senza stravolgere una legge, ma semplicemente dicendo: ad una segnalazione la Regione deve rispondere. Capisco che sia più delicata la parte della privacy, su questo si poteva anche magari accogliere un emendamento che espungeva quel comma; ma che la Regione non sia tenuta o che non debba rispondere alle sollecitazioni o alle segnalazioni del Garante, anche in maniera positiva, questo mi sembra assurdo.
Anche perché, poi, sempre nella stessa nota mi si dice: non c’era bisogno di rispondere al Garante, perché il Garante nella relazione annuale del 2014 dice: va tutto bene. In realtà il Garante dice che il sistema delle politiche per la tutela dei minori sembra funzionare, però non dice che va tutto bene. Stiamo attenti quindi, come dicevo ieri, a non percorrere una strada troppo autoassolutoria, perché i problemi ci sono, i problemi vanno rilevati e tutti gli strumenti utili vanno attivati. Questo secondo noi è uno strumento utile, perché se un Garante dice: ho rilevato una situazione, dei cittadini mi hanno segnalato una situazione, c’è un problema, a quella segnalazione va data sempre e comunque risposta, anche perché ne deve rimanere evidenza. Altrimenti, se non ci fosse stata la Commissione, se non ci fossero state queste richieste, l’evidenza anche delle azioni messe in campo, magari positive, della Regione, non ci sarebbero state; come neppure ci sarebbero state le evidenze anche delle mancanze che ci sono.
Ritengo quindi che sia un peccato che oggi non si colga questa occasione. Bene la proposizione della prossima legislatura, ma oggi era un’occasione da cogliere, anche a conclusione del lavoro fatto, perché era anche un segnale di attenzione a quando si rilevano delle criticità. Purtroppo oggi questo segnale non viene colto. Lo registriamo negativamente.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliera Bertani.
A questo punto siamo in dichiarazione di voto sull’ordine del giorno di non passaggio all’esame dell’articolato. Sono cinque minuti per Gruppo.
Non avendo iscritti, ricordo gli scrutatori, Ravaioli, Benati, Daniele Marchetti, metto in votazione il non passaggio all’articolato.
(L’ordine del giorno 8933/1 “Non passaggio all’esame degli articoli”, con votazione per alzata di mano,
Essendo stato approvato l’ordine del giorno, ci fermiamo qui.
PRESIDENTE (Soncini): Siamo all’oggetto 7226: progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri recante “Istituzione dell’organismo regionale di composizione delle crisi da sovraindebitamento e relative azioni volte alla prevenzione tutela del fenomeno”, a firma del consigliere Sassi, abbinato all’oggetto 9038: progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri recante “Misure regionali per la prevenzione e il contrasto e la soluzione dei fenomeni di sovraindebitamento. Istituzione attività dell’organismo regionale di composizione della crisi da sovraindebitamento”, a firma della consigliera Piccinini.
Il testo n. 8 del 2019 è stato licenziato dalla Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità nella seduta del 18 novembre 2019 con parere contrario.
La relatrice della Commissione, la consigliera Piccinini, ha preannunciato di svolgere relazione orale.
Vi ricordo, inoltre, che su questo oggetto insistono tredici proposte di emendamento a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano e insiste anche un ordine del giorno, il n. 1, a firma sempre dei consiglieri Piccinini e Calvano.
A questo punto iniziamo il procedimento di discussione.
Do la parola alla relatrice, la consigliera Piccinini. Prego.
PICCININI, relatrice: Grazie, presidente.
Questo progetto di legge, che è stato elaborato praticamente in contemporanea con il collega Sassi, anche se in realtà noi, come Movimento 5 Stelle, ci siamo presi qualche mese in più per degli incontri specifici con gli esperti del settore, ma comunque con questo progetto di legge vogliamo dare una risposta urgente, ed è il motivo anche dell’iscrizione un po’ in corsa in Commissione, ad un fenomeno grave, sempre più diffuso nella società, qual è il sovraindebitamento incolpevole di coloro che non riescono più a far fronte ai propri debiti.
È un fenomeno che si è progressivamente diffuso nella nostra comunità, sia a seguito della crisi economico-occupazionale dell’ultimo decennio, ma anche a fronte di una trasformazione del modello sociale dei consumi degli individui e delle famiglie e che ha come conseguenza la nascita di aree di bisogno e di disagio che possono diventare permeabili all’ingresso ed al consolidamento di forme di illegalità quali l’usura a crescenti rischi di marginalità ed esclusione; rischi che noi oggi, con questo progetto di legge, vogliamo fronteggiare concretamente.
Certamente è vero che la via maestra è quella della prevenzione, lavorando per una crescita occupazionale ed economica solida, sostenendo modelli di consumo responsabili e sostenibili, ma anche tendendo una mano a chi è più fragile per rialzarsi e non rimanere indietro o peggio ancora ai margini della società.
Oggi esistono anche strumenti normativi, come la legge n. 3 del 27 gennaio 2012, che disciplina procedimenti e procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento ed il successivo decreto n. 202 del 2014 che va a normare i requisiti di iscrizione nel registro degli organismi di composizione della crisi.
L’obiettivo di questo progetto di legge è rafforzare gli strumenti istituiti ai sensi delle norme statali e renderli più efficaci rispetto alle esigenze ed ai valori propri della nostra comunità, promuovendo, ad esempio, l’istituzione sul territorio di sportelli di pre-istruttoria al fine di supportare efficacemente gli utenti verso le diverse misure attivabili, riducendo gli oneri di accesso alla procedura di conciliazione con forme di assistenza agevolata, realizzando anche campagne di informazione sull’uso responsabile del denaro o sull’accesso consapevole al credito, favorendo il reinserimento lavorativo anche attraverso accordi con gli istituti di credito.
In questo contesto si inserivano le misure specifiche relative al tema delicatissimo delle abitazioni di proprietà di soggetti che possono accedere alla procedura di composizione della crisi da sovra-indebitamento. Infatti, l’articolo 6 del progetto di legge disciplinava gli interventi patrimoniali nel settore abitativo apportando anche modifiche alla legge n. 24/2001, prevedendo che fossero le ACER ad intervenire nella crisi da sovra-indebitamento acquisendo gli immobili destinati ad abitazione, quindi la prima casa di proprietà dei soggetti indebitati, mantenendo tale immobile ad abitazione degli stessi nelle forme contrattuali di diritto civile.
La drammaticità del fenomeno e l’urgenza delle risposte ci ha indotto a chiedere di trattare questo oggetto ‒ come dicevo prima ‒ in maniera urgente. A margine c’è anche stato un confronto con la maggioranza, che ha ritenuto di mantenere in essere questo progetto di legge, snellendolo, però, attraverso alcuni emendamenti nelle parti più complesse e anche, se vogliamo, innovative, come quella della casa, che avrebbero richiesto un surplus di tempo per ulteriori approfondimenti tecnici, declinando il tema sulle funzioni caratteristiche della Regione di regolazione e di promozione.
In questo senso, quindi, vanno intesi gli interventi che agiscono rispetto al testo iniziale ‒ c’è un emendamento, infatti, a firma mia e del collega Calvano ‒ del progetto di legge, evitando un’azione diretta della Regione come soggetto che istituisce e gestisce un ulteriore organismo di composizione della crisi, per spostarsi, invece, sull’azione di raccordo con quelli già esistenti.
Insieme alla collega Piccinini su questo tema ci siamo confrontati. Abbiamo avuto lo stesso spirito, la stessa idea, la stessa voglia di proporre qualcosa che abbia una concreta e fattiva utilità in un momento sicuramente delicato per tutte quelle persone, siano esse con partita IVA o meno, che hanno effettive e concrete difficoltà riguardo al sovra-indebitamento.
È un organo che in altre Regioni esiste e che sta dando certamente una mano a chi ha delle difficoltà. Credo che la caratura, l’appezzatura di questo organo, il motivo per cui l’abbiamo proposto entrambi è che debba avere una connotazione regionale, non certamente comunale o altro, perché c’è bisogno di competenze e anche di uno staff che segua questo tipo di pratiche, che sono certamente pratiche complesse, non sono sempre semplici, anzi. I Comuni tipicamente questo tipo di competenze e di risorse non le hanno. Quindi, demandare, dare un generico supporto ai Comuni che dovrebbero interessarsi a questo tipo di pratiche temo che non possa sortire un risultato efficace.
Il problema non è solo, come ho detto spesso in quest’aula, fare un qualcosa che abbia una sua efficienza come atto; ma se poi la sua efficacia a livello di ricaduta territoriale è quasi inesistente, abbiamo perso tempo e non abbiamo risolto il problema. Questo è un po’ lo spirito.
Siamo a fine legislatura, quindi non potremmo fare proposte alternative nel prosieguo. Spero che chi prenderà il testimone nella prossima legislatura, abbia quella sensibilità e quella visione di efficacia di un atto del genere, che ritengo giocoforza sia fondamentale. Certo, il tema ricade un po’ nelle more della Regione, nella possibilità che la Regione ha di fare questo organo; ma sarebbe bene, sarebbe una bella cosa che certe azioni venissero fatte a livello nazionale. Colgo anche la palla per ricordare le due proposte di legge alle Camere che ho fatto sul riordino, chiamiamolo così, modifica e introduzione del parametro sul regime fiscale, che qui è stato bocciato, si riteneva complesso perché doveva fare decreti di vario tipo complicati – per me non lo sono, però ovviamente ci vogliono i voti per portare avanti le iniziative – e l’altro sul 560, cioè sulla tutela della prima casa: sono tutte collegate tra loro, queste cose, chi più chi meno, con un’incidenza più o meno forte, non tutte sono così consistenti, a volte sono manovre più di superficie, però sono tutte un po’ gocce nel mare. Alla fine si tratta di fare in modo che nessuno debba rimanere indietro, cioè, che chi ha difficoltà, a vario titolo e in vari ambienti, abbia, anche nella Regione, un supporto e una vicinanza concreta non solo formale. Questo era lo spirito ed è lo spirito con cui ho cercato di redigere questo testo. Con la collega Piccinini certamente c’è stato un dialogo assolutamente costruttivo. Capisco che c’erano anche argomenti che lei trattava nel suo testo e che io non trattavo nel mio.
Abbiamo concordato che l’importante sarebbe stato che la Regione istituisse questo organo. Penso, da quello che ho capito, che questa cosa non avverrà, però spero che questo tipo di sfida, di testimone venga colto dalla prossima legislatura. Grazie.
CALVANO: Grazie, presidente. Come già fatto in Commissione, ringrazio la collega Piccinini e il collega Sassi per aver portato all’attenzione della Commissione prima e dell’aula oggi un tema, a nostro avviso, dal punto di vista sociale ed economico, molto rilevante. Parliamo, obiettivamente, di un rischio che le famiglie in questi anni corrono molto di più rispetto al passato, che è il rischio da sovraindebitamento.
C’è una propensione elevata all’indebitamento anche per pagare i consumi e non solo in una logica di investimento. È una prassi che si è un po’ consolidata in questi anni, sia per gli strumenti finanziari che vengono messi a disposizione, ma anche perché, e soprattutto, ne emerge l’esigenza in presenza di redditi bassi o di redditi medio-bassi.
Può succedere che una famiglia che si prende un impegno da questo punto di vista poi si trovi in condizioni diverse rispetto al momento in cui quell’impegno l’aveva preso. In quel caso quelle famiglie non vanno lasciate sole. Bisogna offrire loro degli strumenti di accompagnamento. Gli OCC sono un pezzo di questi strumenti. L’idea proposta dal progetto di legge della collega Piccinini andava nella logica di istituire un OCC anche di livello regionale.
Abbiamo pensato nella discussione e nel confronto che c’è stato di recepire i princìpi base della legge e gli obiettivi della legge, non arrivando a istituire un OCC di livello regionale che avrebbe determinato un appesantimento oggi non sostenibile di costi e di strutture da parte della Regione, però la legge, così come siamo andati a modificarla, consente una serie di interventi di valorizzazione del lavoro che viene fatto dagli OCC sui livelli territoriali, di promozione di questi lavori, nonché l’obiettivo, che ci diamo in questo caso attraverso un ordine del giorno, di avvicinare a queste tematiche e di utilizzare per affrontare al meglio queste situazioni anche istituti come ACER. Così come sarà opportuno, a partire dalla prossima legislatura, capire se ci sono le condizioni anche per un fondo a favore di queste politiche, che già nella legge andiamo a indicare.
Con le modifiche proposte, in accordo con la collega Piccinini, che ringrazio nuovamente, insieme al collega Sassi, noi siamo nelle condizioni di portare avanti questo progetto e far sì che abbia un’approvazione da parte dell’aula, rappresentando un primo passo, a mio avviso importante, su un tema di grande rilevanza sociale ed economica.
Ci sono altri in discussione generale? Se non ho altri in discussione generale e se la relatrice non intende replicare, controllo la presenza degli scrutatori: Ravaioli, Benati e Daniele Marchetti.
A questo punto, passiamo all’esame dell’articolato.
Siamo al titolo della legge. Sul titolo della legge insiste un emendamento. L’emendamento è il n. 1, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano, che insiste sul titolo della legge.
Metto in votazione l’emendamento 1, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Il titolo si intende modificato.
Articolo 1. Insistono l’emendamento 2 e l’emendamento 3, entrambi a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Metto in votazione l’emendamento 2, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Emendamento 3, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Sull’articolo 2 insiste l’emendamento 4, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Metto in votazione l’emendamento 4, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Metto in votazione l’articolo 2, così come emendato.
Sull’articolo 3 insiste l’emendamento 5, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
CALVANO: Solo per chiedere una precisazione: in questo caso quindi votiamo l’emendamento? Chiedo come funziona la procedura.
PRESIDENTE (Soncini): Si pone ai voti il mantenimento del testo. Quindi, al momento del voto chi è d’accordo con l’emendamento deve votare no: è chiaro?
Emendamento 5, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Si mette ai voti il mantenimento dell’articolo 3.
Io metto in votazione l’articolo 3.
È approvato l’emendamento 5.
Siamo all’articolo 4. Su questo insistono due emendamenti: emendamento 6, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano, emendamento 7, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Dibattito generale? Dichiarazione di voto?
Metto in votazione l’emendamento 6, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Emendamento 7, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Ai voti l’articolo 4, così come emendato.
Articolo 5. Stessa cosa di prima. L’emendamento 8 è abrogativo, è a firma Piccinini e Calvano.
Si mette in votazione il mantenimento dell’articolo 5.
È approvato l’emendamento 8.
Siamo all’articolo 6, su cui insiste l’emendamento 9, a firma Piccinini e Calvano, sempre interamente abrogativo.
Metto in votazione il mantenimento dell’articolo 6.
È approvato l’emendamento 9.
Articolo 7, emendamento 10, a firma Piccinini e Calvano.
Metto in votazione l’emendamento 10, a firma Piccinini e Calvano.
Metto in votazione l’articolo 7, così come emendato.
Sull’articolo 8 insiste l’emendamento 11, a firma Piccinini e Calvano.
Metto in votazione l’emendamento 11, a firma Piccinini e Calvano.
Articolo 8, così come emendato.
Sull’articolo 9 insiste l’emendamento 12, interamente abrogativo dell’articolo, come prima. È a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
Metto in votazione il mantenimento dell’articolo.
È approvato l’emendamento 12.
Sull’articolo 10 insiste l’emendamento 13, a firma Piccinini e Calvano.
Anche qui si pone in votazione il mantenimento dell’articolo 10.
È approvato l’emendamento 13.
Abbiamo finito l’esame dell’articolato.
Passiamo alle dichiarazioni di voto sull’ordine del giorno e sul provvedimento. Cinque minuti per Gruppo.
Se non ci sono iscritti in dichiarazione di voto, metto in votazione l’ordine del giorno a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano.
(L’ordine del giorno oggetto 9207, con votazione per alzata di mano,
Metto in votazione il progetto di legge, con dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Soncini): Passiamo all’oggetto 9094: parere di conformità, ai sensi dell’articolo 28, comma 4, lettera n), dello Statuto sullo “Schema di Regolamento di attuazione dell’articolo 6-ter ‘Promozione della medicina di iniziativa all’interno del servizio sanitario regionale’ della legge regionale 1 giugno 2017, n. 9, ‘Fusione dell’Azienda unità sanitaria locale di Reggio-Emilia e dell’Azienda ospedaliera ‘Arcispedale Santa Maria Nuova’’. Altre disposizioni di adeguamento degli assetti organizzativi in materia sanitaria”.
La Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali ha espresso parere favorevole nella seduta del 12 novembre 2019 con la seguente votazione: 25 voti a favore, nessun contrario e 11 astenuti.
Apro il procedimento di discussione con la discussione generale sul provvedimento. Dieci minuti per consigliere.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Zoffoli. Prego.
ZOFFOLI: Grazie.
Con questo atto noi andiamo a completare un percorso che nelle sperimentazioni territoriali è già avviato da un po’ e funziona molto bene. Rispetto all’atto di costituzione proprio, che abbiamo già approvato a giugno del 2017, oggi votiamo un parere di conformità al regolamento attuativo. Perché serve un regolamento attuativo?
La medicina di iniziativa si avvale della elaborazione e stratificazione dei dati personali degli assistiti e assistibili attraverso la profilazione dei dati personali di essi. A tale scopo la Regione ha elaborato e validato una metodologia statistica, che permette di stratificare la popolazione sulla base del profilo di rischio di fragilità, espresso in termini di rischio per problemi di salute la cui ospedalizzazione, o progressione, sono potenzialmente evitabili attraverso cure appropriate a livello territoriale.
Scopo della medicina di iniziativa sono la prevenzione e il miglioramento della gestione delle malattie croniche in ogni loro stadio, e riguardo tutti i livelli del sistema sanitario, con effetti positivi attesi sia per la salute dei cittadini che per la sostenibilità del sistema. Un modello assistenziale, quindi, finalizzato alla prevenzione e diagnosi precoce delle patologie croniche, e alla conseguente attivazione di interventi mirati al cambiamento degli stili di vita e alla presa in carico integrata e multidisciplinare realizzate ai fini di medicina preventiva, terapia, assistenza sanitaria sociale, nonché di elaborazione delle informazioni statistiche a supporto dell’attività di programmazione, gestione, controllo e valutazione dell’assistenza sanitaria.
Poiché al fine di raccogliere ed elaborare i dati necessari a questo sono necessari l’identificazione dei soggetti in condizioni di rischio, la loro presa in carico e gestione, ma anche l’utilizzo dei dati ai fini della profilazione, il regolamento proposto su cui è chiesto, ricordo ancora a tutti, il solo parere di conformità alla legge e allo Statuto, disciplina le specifiche finalità perseguite, i tipi di dati personali trattati, le operazioni eseguibili, le misure appropriate e specifiche per tutelare i diritti fondamentali di interesse degli interessati nell’ambito delle finalità di interesse pubblico rilevanti previste dal regolamento.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Zoffoli.
Non ho richieste di intervento in discussione generale.
Chiudo la discussione generale e apro la dichiarazione di voto. Cinque minuti per Gruppo. Nessuno interviene.
Sostituisco Ravaioli con Bagnari, come scrutatori, e Benati con Mumolo.
Possiamo votare l’oggetto 9094.
(La delibera oggetto 9094, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Soncini): È stata presentata una richiesta, ai sensi dell’articolo 75 del Regolamento, per l’iscrizione e per l’inversione dell’ordine del giorno per trattare come primo oggetto degli atti di indirizzo l’argomento a firma del consigliere Sabattini, la risoluzione per la Commissione speciale di ricerca e studio sul tema delle cooperative cosiddette spurie e fittizie, l’oggetto 9141.
Un intervento a favore e uno contro la richiesta di iscrizione, se ci sono.
Consiglieri, scusate, vi chiedo attenzione. Non ci sono interventi a favore o interventi contro.
Chiedo la votazione per l’iscrizione.
Pongo in votazione l’inversione per trattarlo come primo punto. Un intervento a favore e uno contro.
Metto in votazione l’inversione.
PRESIDENTE (Soncini): Siamo all’oggetto 9141: risoluzione per impegnare l’Assemblea legislativa e la Giunta a divulgare, presso tutti i soggetti interessati, la relazione conclusiva della Commissione speciale di ricerca e di studio sul tema delle cooperative cosiddette spurie o fittizie, ricercando inoltre l’introduzione di una disciplina che contrasti il fenomeno della falsa cooperazione ed i comportamenti illeciti ad esso sottesi. La risoluzione è a firma dei consiglieri Sabattini, Caliandro, Prodi, Taruffi, Bargi, Marchetti Daniele, Calvano, Boschini, Rossi, Zappaterra, Iotti, Mumolo, Galli e Facci.
A questo punto apro il procedimento di discussione con la discussione generale sul documento. Dieci minuti per consigliere.
C’è qualcuno in discussione generale?
CALIANDRO: Il consigliere Sabattini in questo momento sta illustrando alla stampa gli esiti della Commissione, così come era stato programmato. Invece di interrompere, potremmo passare all’argomento successivo e recuperarlo subito dopo, così non fermiamo i lavori.
La deve illustrare.
Si sospende un attimo questa e la riprendiamo subito dopo aver fatto le altre, così rientra in aula e la iscriviamo. Lo abbiamo già fatto altre volte.
PRESIDENTE (Soncini): La prossima risoluzione sarebbe la 7879.
Se manca il consigliere Sabattini, io non me ne ero accorta, in effetti è un problema. La prossima è la 7879, a firma dei consiglieri Tarasconi, Molinari, Zappaterra, Serri.
Se non ci sono problemi, procediamo con la prossima. Se nessuno fa obiezioni, procediamo.
PRESIDENTE (Soncini): Oggetto 7879: “Risoluzione per impegnare la Giunta a portare all’attenzione del Governo la necessità di affrontare rapidamente l’iter per il riconoscimento dell’alpaca quale animale da reddito, così da rendere possibile l’accesso ai contributi che il PSR rivolge agli allevatori, a partire dai più giovani e da quelli che operano nelle aree montane, a rendere uniforme la normativa sanitaria e meno macchinosi gli iter burocratici, a garanzia della qualità dei prodotti e della sostenibilità per i produttori, adoperandosi inoltre per una celere valutazione della possibilità di inserire l’alpaca fra gli animali da reddito sul territorio regionale, rendendo in tal modo fruibili i contributi agricoli come già avviene in altre regioni”. È a firma dei consiglieri Tarasconi, Molinari, Zappaterra, Serri, Campedelli, Cardinali, Lori, Mumolo, Caliandro, Bagnari, Rontini, Boschini, Mori.
Apro il procedimento di discussione generale sul documento.
Do la parola alla consigliera Tarasconi.
Sulle nostre montagne e colline fonte di reddito sempre più significativa per un numero crescente di aziende, la scelta dell’alpaca, è tanto più importante perché interessa prevalentemente queste aziende di montagna condotte da giovani agricoltori, che così ovviamente rivitalizzano l’economia di territori spesso marginali dal punto di vista economico.
Anche in Emilia-Romagna, ed in particolare nell’Appennino piacentino, cominciano a contarsi alcuni allevamenti. Proprio l’anno scorso, il premio Oscar Green è stato assegnato da Coldiretti Emilia-Romagna ad una giovane imprenditrice di Marano di Ziano, che con la lana dell’alpaca ha avviato una filiera innovativa e di qualità.
La richiesta quindi è quella di portare all’attenzione del Governo la necessità di affrontare rapidamente l’iter per il riconoscimento dell’alpaca quale animale da reddito, così da rendere possibile l’accesso ai contributi che il PSR rivolge agli allevatori, a partire dai più giovani e da quelli che operano nelle aree montane, da rendere uniforme la normativa sanitaria e meno macchinosi gli iter burocratici, a garanzia della qualità dei prodotti e della sostenibilità dei produttori.
Come dicevo prima quindi sarebbe opportuno adoperarsi per valutare la possibilità di inserire l’alpaca fra gli animali da reddito sul territorio regionale, rendendo in questo modo fruibili i contributi agricoli, come già avviene in altre regioni, perché altre regioni danno il contributo per chi fa allevamento, per chi ha degli allevamenti di alpaca, cosa che invece non avviene in Regione Emilia-Romagna.
La richiesta quindi è appunto quella di farsi portavoce presso il Governo e di mettere questa tipologia all’interno dei PSR.
Non avendo altri iscritti in discussione generale, apro la dichiarazione di voto. Sono cinque minuti per Gruppo.
Se non ci sono iscritti in dichiarazione di voto, controllo la presenza degli scrutatori: Ravaioli, Mumolo e Daniele Marchetti.
Metto in votazione l’oggetto 7879.
(La risoluzione oggetto 7879, con votazione per alzata di mano,
PRESIDENTE (Soncini): Siamo all’oggetto 8496: risoluzione per impegnare la Giunta regionale a stanziare apposite risorse per l’acquisto di dispositivi a propulsione prevalentemente elettrica, quali hoverboard, segway, monopattini e monowheel per i Comuni che intendono attuare sul proprio territorio la sperimentazione di cui al decreto ministeriale n. 229 per la micro mobilità elettrica, in quanto trattasi di misure volte al miglioramento della qualità dell’aria, in virtù dei benefici derivanti dalla variazione della quota modale degli spostamenti per la mobilità personale con dispositivi a propulsione prevalentemente elettrica, e previste nel Piano di qualità dell’aria 2020. È a firma dei consiglieri Piccinini e Bertani.
Su questo oggetto insistono due proposte di emendamento a firma dei consiglieri Paruolo e Piccinini.
Apro la discussione generale sul documento, sempre dieci minuti a consigliere.
La Regione Emilia-Romagna con il Piano aria integrato regionale prevede di raggiungere, entro il 2020, importanti obiettivi di riduzione delle emissioni dei principali inquinanti.
Rispetto al 2010, infatti, è prevista la riduzione del 47 per cento per le polveri sottili, le PM10, del 36 per cento degli ossidi di azoto, del 27 per cento dell’ammoniaca e composti organici volatili e del 7 per cento per l’anidride solforosa.
In riferimento alle criticità ambientali legate all’inquinamento atmosferico, in data 8 giugno 2017, è anche stato sottoscritto, a Bologna, da parte del Ministero dell’ambiente e delle quattro regioni del bacino padano, il nuovo accordo di bacino che fissa modalità comuni di individuazione e contrasto delle situazioni di accumulo degli inquinanti atmosferici, con particolare riferimento alle polveri sottili.
Le misure individuate, strutturali e temporanee, sono prioritariamente rivolte al settore del traffico, ai generatori di calore domestici, alle combustioni all’aperto e al contenimento delle emissioni di ammoniaca delle attività agricole e zootecniche.
In questo contesto di necessaria attenzione alle azioni di contrasto all’inquinamento atmosferico e al congestionamento urbano causati dal traffico automobilistico privato e alle conseguenti limitazioni di quest’ultimo, la legge di bilancio di previsione del 2019 ha introdotto la possibilità di autorizzare la sperimentazione della circolazione su strada di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, quali i monopattini, i segway, gli hoverboard e ha previsto l’emanazione di uno specifico decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per la definizione delle modalità di attuazione e degli strumenti operativi della sperimentazione.
Con decreto del Ministero delle infrastrutture del 4 giugno 2019, pubblicato in Gazzetta a luglio 2019, sono stati definiti le modalità di attuazione e gli strumenti operativi della sperimentazione della circolazione su strada di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, i cosiddetti “dispositivi per la micro mobilità elettrica”.
Il decreto, a questo punto, demanda ai Comuni l’autorizzazione in via sperimentale della circolazione dei dispositivi esclusivamente in ambito urbano e limitatamente alle specifiche infrastrutture stradali o parti di strada indicate nella tabella allegata al decreto. La sperimentazione dei dispositivi per la micro mobilità elettrica può essere autorizzata entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto e deve concludersi entro e non oltre i ventiquattro mesi decorrenti dalla medesima data.
Le Amministrazioni comunali che autorizzeranno la sperimentazione dovranno comunicare al Ministero i provvedimenti adottati entro trenta giorni dalla data di adozione ed entro tre mesi dal termine delle risultanze della sperimentazione stessa. Sappiamo che ad oggi la sperimentazione è stata avviata in vari e importanti Comuni italiani. Pensiamo a Milano, a Torino e l’ultimo, qualche giorno fa, a Bologna. In anni passati, dal 2006 al 2013, la Regione Emilia-Romagna, attraverso specifici accordi per la qualità dell’aria, ha messo a disposizione dei Comuni che aderivano alle azioni volte al miglioramento della qualità dell’aria (penso, per esempio, al blocco del traffico) specifiche risorse, anche per la trasformazione di autoveicoli a gas metano e GPL.
Con questa risoluzione chiediamo che vengano stanziate apposite risorse per l’acquisto di dispositivi a propulsione elettrica, quindi per la micro mobilità, ma anche per le bici elettriche, incentivi che sono stati inseriti anche nel DL clima, per i Comuni che intendano attuare sul proprio territorio la sperimentazione per la micro mobilità, in quanto sono misure volte al miglioramento della qualità dell’aria. In questa regione sappiamo quanto ne abbiamo bisogno. Grazie.
In effetti, il tema è importante. Sconfiggere l’inquinamento nella Pianura Padana ‒ perché questo è il bacino a cui dobbiamo fare riferimento da un punto di vista fisico ‒ sarà un compito non semplice e richiederà di mettere in campo diversi tipi di provvedimenti e anche di utilizzare nuovi dispositivi, quali quelli di cui questa risoluzione parla.
Ci vuole, evidentemente, da un lato, una dose di fantasia per immaginare come utilizzare al meglio questi dispositivi e, dall’altro, la possibilità che tutto questo venga sperimentato e poi attuato in grande sicurezza, in modo tale che possa dare un contributo, senza pericolo, senza rischi per le persone.
Rispetto alla risoluzione, il contributo che poi è condensato nei due emendamenti che abbiamo presentato e sottoscritto insieme alla collega Piccinini, sostanzialmente la sottolineatura è quella di mettere in luce quali sono le competenze della Regione rispetto al Governo e anche chiedere un coinvolgimento delle Regioni rispetto ai piani che il Governo ha su questo campo. Poi ridefinire il dispositivo, per comprendere nei dispositivi di mobilità elettrica, anche le biciclette a pedalata assistita, giustappunto elettrica.
Con queste modifiche ci sentiamo di aderire e di votare il provvedimento.
Ci sono altri in discussione generale sul documento? Non avendo iscritti in discussione generale sul documento, apro la discussione generale sugli emendamenti. Non avendo iscritti in discussione generale sugli emendamenti, apro la dichiarazione di voto congiunta su risoluzione ed emendamenti.
Passiamo alla votazione. Controllo la presenza degli scrutatori: Ravaioli, Mumolo e Daniele Marchetti.
Gli emendamenti sono due perché era stata presentata una mera correzione formale alla declaratoria dell’oggetto, ma ne prendiamo atto, verrà modificato.
Emendamento 2, a firma dei consiglieri Paruolo e Piccinini.
Metto in votazione l’emendamento 1, a firma dei consiglieri Paruolo e Piccinini.
Metto in votazione la risoluzione, così come emendata.
(La risoluzione oggetto 8496, con votazione, per alzata di mano,
PRESIDENTE (Soncini): Siamo all’oggetto 9098: Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi al fine di convincere il Governo ad emendare la plastic tax, togliendola dalla manovra economica per scongiurare una profonda crisi nel settore industriale la cui storia, in buona parte, è stata scritta dal nostro Paese, e nella nostra regione, come nelle Province di Piacenza e Ferrara, dove si trova un centro di ricerca sulla materia plastica all’avanguardia a livello internazionale, a firma dei consiglieri Tagliaferri, Callori, Facci.
È abbinata alla 9092: risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi per bloccare l’introduzione della plastic tax, puntando all’introduzione di incentivi che consentano alle imprese di riconvertire la loro attività in direzione plastic free, a firma del consigliere Galli; alla 9120: risoluzione per impegnare la Giunta regionale ad attivarsi in tutte le sedi istituzionali e nazionali affinché la plastic tax non sia imposta alla legislazione statale, ma sia di converso e più opportunamente incentivata la riconversione industriale verso produzioni biodegradabili o maggiormente riciclabili, a firma dei consiglieri Rainieri, Bargi, Delmonte, Rancan, Marchetti Daniele, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli.
A questi oggetti la Presidenza abbina il seguente oggetto 9177: risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire nell’attuazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti e a richiedere al Governo la revisione della plastica tax in modo che non risulti penalizzante per gli operatori del settore, bensì incentivi il comportamento virtuoso. È a firma dei consiglieri Montalti, Calvano, Caliandro, Sabattini, Bessi, Pruccoli, Ravaioli, Zoffoli, Campedelli, Tarasconi, Zappaterra, Benati, Marchetti Francesca, Boschini, Poli, Paruolo, Serri.
Risultano due proposte di emendamento a firma del consigliere Daniele Marchetti, che insistono sull’oggetto 9120, quindi quello a firma Rainieri e altri.
Apro il procedimento di discussione generale sui documenti. Dieci minuti per consigliere. Consigliere Galli, prego.
Illustro questa risoluzione che, in realtà, ha avuto un titolo molto più lungo nella sua spiegazione che il tempo che ci è voluto per capire le motivazioni per cui il Governo ha messo questa tassa o almeno sta provando a metterla.
La motivazione è molto semplice: il tentativo di fare cassa, ma è un tentativo di fare cassa che può essere comprensibile, soprattutto in un periodo di chiari di luna come quello attuale, ma diventa incomprensibile quando, per fare cassa, per cercare di raccogliere invece della frutta che si raccoglie da un albero tutti gli anni, si decide di farne legna e si abbatte l’albero.
L’albero in questione sarebbe probabilmente il comparto della produzione della plastica, molto forte nella nostra regione, molto forte perché un terzo delle aziende italiane del settore sono in Emilia-Romagna, occupano 17.000 addetti, con un fatturato di 4,4 miliardi di euro, 228 aziende distribuite nella nostra regione, 228 aziende che producono reddito, 228 aziende che occupano centinaia, migliaia di persone direttamente o nell’indotto.
Diventa difficile capire perché per raccogliere 1 miliardo, una cifra importante, si decida di raddoppiare il costo, perché quell’euro in più al chilo vuol dire raddoppiare il costo della produzione della plastica, dietro una motivazione certamente valida in termini di principio, cerchiamo di non inquinare, ma molto meno valida dal punto di vista della realizzazione pratica.
La plastica è una materia che conosciamo tutti, la nostra vita è coperta dalla plastica, con la plastica si produce tutto, ma non è la plastica che inquina, è la brutta gestione della plastica come materia prima e nei suoi derivati che dei cattivi comportamenti portano ad inquinare la nostra terra, i nostri mari e le nostre acque. Quei cattivi comportamenti non possono essere sanzionati con una tassa sulla produzione. Quei cattivi comportamenti possono essere sanzionati e ridotti, certamente, con un’educazione virtuosa, con un meccanismo di riciclo più efficiente, con la possibilità di scomputare alcuni costi di questo riciclo a chi, magari, di riciclo non si occupa direttamente. Tutta una serie di passaggi che con questa tassazione non hanno nulla a che fare.
Immagino la faccia del governatore uscente Bonaccini quando ha letto sui giornali di questa tassa improvvisata. Gli saranno venuti i capelli dritti per quello che può essere, perché ha immediatamente capito che quella tassa penalizzava pesantemente le aziende emiliano-romagnole e che quella tassa doveva essere assolutamente riassorbita in qualche altra maniera. Crediamo che questa tassa non solo vada tolta, ma che di questa tassa non si debba più parlare in futuro. Il pericolo ‒ credetemi, colleghi ‒ non è l’eliminazione di questa tassa, ma l’eliminazione di questa tassa adesso: adesso perché siamo vicini alle elezioni regionali, adesso perché l’opinione pubblica è attenta a questo tema, adesso perché una serie di provvedimenti del Governo sono stati pasticciati e improvvisati.
Noi chiediamo che l’Assemblea regionale si faccia parte diligente nei confronti dell’Amministrazione regionale, in modo che di questa tassa non se ne debba più parlare, né ora né dopo. Queste aziende emiliano-romagnole sono una parte importante del nostro tessuto produttivo. Soprattutto, con una tassa del genere, con un importo del genere verrebbero colpite in maniera irrecuperabile. Chiediamo all’Amministrazione regionale di farsi carico dell’eliminazione definitiva di questa tassa. Se dovessimo assistere a una scena come quella dell’eliminazione adesso per vedercela riproposta tra sei mesi o tra un anno, il sacco del ridicolo sarebbe sicuramente colmo.
Non più tardi di ieri ho fatto un commento proprio su questa tassa dicendo che capisco lo spirito quasi grillino di voler cercare di ridurre la produzione di plastica a monte, un concetto che conosco molto bene, fa parte delle tre “R”: riduci, riusa, ricicla. Perfetto. Sono anni che seguo questo tema. Lo seguo anche perché nell’azienda dove lavoro e dove tornerò a lavorare da marzo progettavo impianti per il recupero di materie plastiche. Quindi, è un tema che conosco molto bene.
Il problema, come diceva giustamente il collega Galli, non è che riduci le plastiche tassandole a monte. Cominci a ridurle creando quelle infrastrutture a valle che intanto le possono recuperare e riciclare, nella qual cosa, a livello nazionale siamo molto deficitari. Ve lo posso dire, vi potrei portare statistiche di un’azienda che vende questi impianti in tutto il mondo. L’Italia è uno dei pochi Paesi dove si vende veramente poco. Perché? Perché ci sono aziende che gestiscono i rifiuti che hanno altri obiettivi, ovviamente tutti legittimi, tutti assolutamente nel rispetto delle norme e del diritto delle aziende di fare profitto, ma non è per loro strategico puntare sul recupero delle materie plastiche.
Ora, capisco anche la mossa, come dicevo, di principio, che secondo me c’è dietro questa tassa, ma non è tassando chi produce la plastica che si risolve il problema, o lo si aggredisce correttamente. Prima bisogna creare delle condizioni. Quella materia prima, ricordo, è una materia che non ha un ciclo finito e completo e un mercato del recupero, non perché non sia recuperabile. Vi do un’informazione, nel caso non lo sapeste: le plastiche possono essere tutte recuperate o riciclate. Questo ve lo posso mettere nero su bianco: tecnicamente sono tutte recuperabili o riciclabili. Uso le parole in modo chirurgico. Non tutte sono riciclabili, ma quelle che non sono riciclabili sono recuperabili. Poi, se qualcuno volesse avere testimonianza tecnica di questo, io avevo invitato la Commissione a fare una visita in azienda per farvi vedere cosa si intende per recupero e quali sono i problemi del riciclo.
Non sarà possibile farlo, è un peccato. Però l’invito è aperto anche per la prossima legislatura. Il punto è questo: siamo carenti di infrastrutture, e non sto parlando di discariche e inceneritori, che ne abbiamo, in Emilia-Romagna, pure troppi; butto lì anche questa: il recupero energetico, dal mio punto di vista, e questo da sempre, non da ieri, non fa parte dell’economia circolare. Dove c’è combustione non c’è economia circolare, quindi il recupero di queste materie deve essere finalizzato intanto a creare un’impiantistica. Io forse sono anche un po’ in conflitto di interesse, vista l’azienda per cui lavoro, ma lo devo dire per forza, visto che non lo dice nessuno: l’impiantistica è assolutamente carente, non solo in Regione, per quanto ci possano essere degli esempi virtuosi, che però non fanno sistema, non creano mercato, a livello nazionale poi è ancora peggio. Le strutture e le aziende che gestiscono i rifiuti che puntano su questa tipologia di asset aziendale sono veramente scarsissime. Quelle che ci puntano veramente hanno raggiunto grandi eccellenze, vedi Contarina per fare un esempio sugli altri.
La tassa, così com’è, concordo con il collega Galli, andrebbe assolutamente eliminata perché è un non senso rispetto all’aggressione della produzione di materie plastiche. La plastica non è di per sé negativa, va gestita correttamente, e in questo concordo con il collega Galli. Credo che Galli sia pronto per venire anche lui nei Verdi, a questo punto.
Questo tipo di logica deve essere una logica di sistema. Se è un problema delle plastiche, e il problema delle plastiche c’è, perché lo sappiamo tutti, le microplastiche, il mare, siamo d’accordo tutti quanti su questo, che l’aggressione a quel mondo va fatta, ma va fatta con un minimo di coerenza, di coscienza e con una visione di sistema. Il sistema si fa, però, a 360 gradi, lì sì a economia circolare arrivando fino al recupero, dalla produzione al recupero totale di materia.
Il punto è che non siamo infrastrutturalmente pronti dal punto di vista del recupero di materia perché le aziende che fanno il loro mestiere, fanno profitto, guardano ad altri asset e non guardano, invece, al discorso del recupero, e lo dico con cognizione di causa, ripeto, perché quel mercato, almeno a livello nazionale, sicuramente lo conosco, perché so come gira il mondo, conosco le aziende, non solo quella dove lavoro io, ma anche le aziende dello stesso settore e so che c’è una grande difficoltà per queste aziende a riuscire a dialogare con chi gestisce questo tipo di materiali.
Detto questo, vorrei rassicurare il collega Galli, dubito che questa tassa verrà eliminata prima del 26 gennaio, sicuramente no. Probabilmente se ne discuterà dopo. Non so se la elimineranno. Il mio, ovviamente, non è un attacco a nessuno, è un consiglio perché è una cosa calata dall’alto che non produrrà grandi risultati se non difficoltà alle aziende che producono senza arrivare a un vero recupero di quelle materie, senza arrivare a creare quel ciclo finito e completo e un mercato reale di quella che è la materia recuperata, che oggi è, almeno in Italia, quasi inesistente, in altri Paesi invece è molto più spinta. Però, queste sono cose, ovviamente, che la Regione può, come ha fatto il collega Galli con questa risoluzione, “denunciare” e ricordare al Governo che le strategie si possono fare in altro modo. C’è, ovviamente, massima volontà di essere propositivi. Io non ne faccio una battaglia assolutamente elettorale. Per me è una cosa che dico da sempre, per cui non è un discorso di polemica elettorale. Per me è un discorso di consapevolezza di quello che vuol dire gestire correttamente e compiutamente un materiale che oggi si sta evidenziando come un problema, ma giustamente, come già detto, non per la sua natura, bensì per come viene gestito. Grazie.
Lascio la parola alla consigliera Montalti.
Tengo a ricordare il percorso che questa Regione sin da subito, dall’inizio di questa legislatura, ha intrapreso nell’ambito dell’economia circolare. Siamo stati, infatti, la prima Regione a livello italiano, probabilmente anche tra le prime a livello europeo, a dotarci di una legge dedicata all’economia circolare, anche anticipando l’approvazione delle direttive europee sul tema.
Lo dico per introdurre il mio intervento. Spesso dai banchi della destra veniamo accusati e interpellati su questi temi e ci si dimentica del lavoro che in questi anni è stato fatto. Oggi arriviamo a questa fase, alla fine della legislatura, con un percorso solido avviato rispetto al tema dell’economia circolare, che ci può permettere anche di guardare agli sviluppi e alle opportunità future.
La nostra Giunta regionale, proprio pochi giorni fa, ha approvato un’importante strategia sul tema del plastic free, una strategia fatta di quindici azioni, che va proprio nella direzione che riteniamo più opportuna per affrontare il tema dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista della opportunità economica e sociale. La delibera sul plastic free della Regione Emilia-Romagna è stata condivisa con tutto il tavolo del Patto per il lavoro. Credo sia questo lo stile, la modalità con cui anche a livello nazionale si devono affrontare temi importanti.
Sappiamo che in questo momento c’è una forte spinta dal punto di vista della cittadinanza e della sensibilità ambientale. Quindi, riteniamo sia quanto mai importante costruire politiche che abbiano un forte valore, una forte valenza dal punto di vista della sostenibilità ambientale, anche perché non ci dobbiamo dimenticare che abbiamo di fronte la grande sfida della lotta ai cambiamenti climatici.
Dall’altra parte, siamo una Regione che ha la consapevolezza di come il sistema economico sia un sistema che già sta evolvendo e si sta impegnando in una direzione di sostenibilità. Solo attraverso una collaborazione, una sinergia stretta tra il mondo del pubblico, il mondo dell’impresa e dell’economia, i lavoratori e la cittadinanza si può riuscire a raggiungere quell’obiettivo comune di maggiore sostenibilità, di un ambiente più sostenibile, e quindi anche una migliore qualità della vita, che poi significa salute, opportunità e anche più lavoro, perché da tutto il comparto della green economy nei prossimi anni potranno crearsi moltissimi posti di lavoro.
Sull’impostazione che a livello nazionale è stata data relativamente alla plastic tax, la nostra Regione è sempre stata sin da subito molto chiara. Noi riteniamo che invece di intervenire in maniera lineare, mettendo tutto sullo stesso piano, quindi semplicemente passando, si debba accompagnare il cambiamento. Questo, come dicevo prima, noi lo stiamo già facendo, non solo perché da anni lavoriamo sul tema dell’economia circolare, ma anche perché abbiamo approvato una strategia sul plastic free che va in questa direzione, in più già stiamo lavorando, rispetto al prossimo bilancio (bilancio 2020), dentro al quale ci saranno delle azioni positive per la riduzione della plastica monouso, così come tra l’altro è previsto dalla direttiva europea. Faccio degli esempi: introduzione all’interno degli enti pubblici di politiche positive, sagre e feste senza l’utilizzo del monouso. In realtà nei territori queste cose si stanno già facendo, ma il tema che ci sta più a cuore è l’utilizzo e la messa a disposizione di incentivi e di risorse per accompagnare il cambiamento e per sostenere sempre di più le pratiche positive.
Dicevo: abbiamo l’opportunità di un sistema economico emiliano-romagnolo che ha delle eccellenze uniche, e il comparto del packaging sicuramente è una di queste eccellenze, con tante imprese che già stanno lavorando in maniera molto positiva verso un’economia circolare anche nell’ottica di una sempre maggiore sostenibilità degli imballaggi.
Noi allora dobbiamo riuscire ad accompagnare questa eccellenza, che è un’eccellenza diffusa nel territorio emiliano-romagnolo, investendo risorse.
Da questo punto di vista credo che sarà fondamentale riuscire a costruire una programmazione dei futuri fondi europei destinati alla Regione Emilia-Romagna, che vada proprio nel senso della transizione ad un’economia sempre più sostenibile e green.
Noi in questi anni abbiamo avuto 2,5 miliardi di fondi strutturali europei da gestire, li abbiamo impiegati in larga parte sul Patto per il lavoro, per poter accompagnare quelle che erano le politiche di creazione del lavoro e di contrasto alla disoccupazione. I risultati li abbiamo raggiunti, perché in questi cinque anni la disoccupazione in Emilia-Romagna si è dimezzata.
Credo che sia tempo di una svolta verde, quindi di riuscire ad utilizzare quelle risorse proprio per accompagnare la green economy e accompagnare il sistema emiliano-romagnolo in una direzione di sempre maggiore sostenibilità.
Questo significa concretizzare sempre di più la realizzazione dell’economia circolare, andando a potenziare tutta la filiera del recupero e del riciclo, e quindi questo riguarda anche fortemente il tema della plastica, perché la plastica è attualmente uno dei maggiori rifiuti prodotti, ma l’obiettivo dell’economia circolare è quello di trasformare il rifiuto in una materia che è preziosa e che viene recuperata.
Noi dobbiamo lavorare nella direzione, per esempio, di un maggior utilizzo del mono-materiale perché sappiamo che quando per esempio gli imballaggi sono fatti di mono-materiale è più semplice riciclarli. Dobbiamo cercare di trasformare il rifiuto in una ricchezza. Abbiamo, e questo lo ripeto, la possibilità di farlo perché l’economia emiliano-romagnola ha già tantissime realtà che si muovono in questa direzione.
Contemporaneamente, c’è tutto un lavoro importantissimo da fare all’interno della comunità, della società emiliano-romagnola, mettendo in campo buone pratiche, facendo in modo che i cittadini e gli enti pubblici siano alleati di questa strategia. Quindi, oggi siamo a portare una nostra risoluzione alternativa a quella della destra, che dice proprio questo: bisogna lavorare insieme in maniera positiva. Le tasse e l’intervenire a gamba tesa non sono per noi una modalità per poter davvero far decollare il cambiamento.
La strategia emiliano-romagnola è una strategia che guarda al futuro e che è lungimirante. Chiediamo al Governo in qualche modo di prendere esempio dall’Emilia-Romagna.
Non condividiamo la posizione della destra che cerca di contrapporre i mondi: il mondo economico a quello delle Istituzioni, a quello della cittadinanza. Secondo noi, solo stando insieme e riuscendo a mettere in moto una strategia congiunta si può riuscire a realizzare l’obiettivo, che credo debba essere l’obiettivo comune, di poter avere un mondo più sostenibile, ma anche di accompagnare in maniera importante un’economia più green, più verde, più sostenibile, che può portare ‒ lo sappiamo ‒ anche alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Cerchiamo di lavorare in questa direzione. I nostri capisaldi li abbiamo già piantati. Oggi è anche la giornata internazionale dedicata agli alberi. Quando si devono far crescere strategie lungimiranti bisogna che abbiano radici profonde. Noi qua, in Emilia-Romagna, le radici profonde le abbiamo. Sono fatte da politiche che ormai sono consolidate, come la strategia sull’economia circolare o come l’utilizzo virtuoso dei fondi europei, ma sono fatte anche da un sistema economico e sociale emiliano-romagnolo che è pronto ad accompagnare questo cambiamento. Già nei territori lo sta facendo in maniera positiva. Grazie.
Do la parola al consigliere Callori.
Prendo la parola e inizio chiarendo che c’è un centrodestra dove c’è una componente di centro e una componente più di destra. Non c’è solo una destra. Questo per chiarire. Mentre, molto probabilmente, nella maggioranza attuale c’è molta più sinistra di centro.
Parto da lontano, ma sarò breve. Parlo del 31 luglio, quando è stata fatta una conferenza stampa da tutti i Gruppi di maggioranza annunciando l’iniziativa di rendere l’Emilia-Romagna la prima regione senza plastica. In questa conferenza stampa si dice che addirittura tutto questo, come si diceva prima, porterà a un aumento dei posti di lavoro e, anche qui, alla fine, a differenza della destra, che si occupa di candidati, noi pensiamo a rendere la regione priva di plastica perché porterà più occupazione, più reddito e più posti di lavoro. Questa conferenza stampa ha precorso i tempi, perché dopo qualche mese l’attuale Governo PD-Movimento 5 Stelle ha fatto totalmente il contrario: ha messo in ginocchio tutto il mondo della plastica, principalmente in Emilia-Romagna.
CALLORI: Proprio venti giorni fa, più o meno, al Tecnopolo di Piacenza si è tenuto un convegno, dove era presente anche l’assessore Palma Costi, dove c’erano degli imprenditori di Piacenza, Reggio, Bologna e della Romagna. Tutti hanno condannato aspramente la norma del Governo nazionale contro la plastica.
Capisco che a differenza di quello che si sperava qualche mese fa, che un Governo amico potesse anche aiutare poi la Regione, questo Governo che doveva essere amico, sta diventando nemico nel momento in cui approva una legge che va totalmente contro l’imprenditoria dell’Emilia-Romagna. Allora succede che all’approvazione di questa legge nazionale, il 7 novembre il Gruppo Fratelli d’Italia presenta una risoluzione; il 6 novembre la presenta il Gruppo di Forza Italia; il 14 novembre, il Gruppo della Lega nord. Oggi alle 11 arriva quella del Partito democratico.
È chiaro allora che le sensibilità possano essere diverse, però io penso che non si possa poi sempre arrivare alla fine per cercare di mettere una pezza per votare la vostra risoluzione perché poi è la migliore. Dovete ammettere che c’è stato un grosso problema nazionale, con grosse ricadute sull’Emilia-Romagna, e adesso si sta cercando di parare il colpo.
Faccio anche un riferimento alla delibera di Giunta approvata (vi accennava la consigliera che mi ha preceduto) per quanto riguarda le 15 strategie. È vero, questa delibera parla di 15 strategie, però io di strategie non ne vedo. Nei titoli di vari punti leggo “promozione, adozione, promozione, implementazioni, iniziative, iniziative, iniziative, iniziative, incentivi, finanziamenti”: alla fine, monitoraggio, perché poi il monitoraggio ci vuole sempre, alla fine, quando si vuol fare una strategia vera per eliminare la plastica, su cui penso che siamo d’accordo, il più possibile dal nostro territorio, si comincia prima con l’educazione. Allora, anziché fare una norma dove si dice che bisogna togliere la plastica dalle scuole, le associazioni non possono più fare iniziative con prodotti di plastica, i Comuni devono eliminarla dalle mense, come le aziende sanitarie, cominciamo a costruire un percorso dove educhiamo tutte queste persone a riciclare la plastica. Sarebbe già importante. Infatti, come ho già detto altre volte, noi non possiamo permetterci di fare delle norme di questo tipo che andrebbero a far sì che associazioni di piccoli Comuni devono chiudere perché non hanno lavastoviglie o altre attrezzature per poter non utilizzare la plastica. Cominciamo a incentivare con contributi anche le associazioni che inizino a differenziare.
Pensate a quello che quello che succede in una festa di paese. Quanto umido si può riciclare? Quanta plastica si può riciclare? Quanti prodotti?
Iniziamo dalle cose più semplici, che è anche più facile. Poi, posso capire che le aziende sanitarie, gli ospedali, possono anche toglierla completamente, utilizzare ceramica o altro tipo di prodotti perché hanno le lavastoviglie, ma dobbiamo sempre pensare a tutti nella nostra regione, non possiamo solo pensare a una parte di persone.
Capisco che poi ci sia la volontà di correre ai ripari perché la norma nazionale ha fatto sì che la gran parte del mondo industriale produttivo si ribellasse e si è ribellata, però questa è una norma che non va a modificare o a parare il colpo di quello che la norma nazionale farà. Mi auguro solo che ci sia veramente la volontà di intervenire sul Governo perché la modifichi. Solo così possiamo pensare che l’Emilia-Romagna, e soprattutto l’imprenditoria, possa non essere danneggiata e recuperare.
Soprattutto pensiamo a un percorso di avvicinamento per il riciclo anche spinto e poi arriviamo eventualmente all’eliminazione.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Callori.
Ascoltando le parole del collega Callori rimango un po’ interdetta, nel senso che recentemente in Commissione abbiamo proprio approvato un atto in cui si impegna la Giunta a prevedere risorse a bilancio proprio, per esempio, per quello a cui faceva riferimento, cioè incentivi alle associazioni che organizzano feste di paese proprio per utilizzare materiali riciclabili, biodegradabili e quant’altro.
Bene le sollecitazioni, ma il collega ci chiede di fare cose che sono già in previsione. C’è un impegno anche da parte dell’assessore Gazzolo in questo senso proprio a lavorare sul bilancio. Va bene ribadirlo, ma sono cose che già verranno fatte.
Ci tenevo a intervenire perché, probabilmente, qui dentro, soprattutto da parte del centrodestra, non si ha davvero l’esatta percezione di quanto grave sia il problema della dispersione della plastica, che è un problema davvero globale per importanza dopo i cambiamenti climatici e non si può sottovalutare. È indiscutibile che gli interessi in campo siano diversi, come è altrettanto indiscutibile che serve intervenire oggi e serve farlo con coraggio. Perché? Perché la plastica è difficile da degradare. Non si degrada. Solo meno della metà di quella immessa sul mercato viene avviata a riciclo. Soprattutto, c’è un problema a livello di salute, per quanto riguarda soprattutto le microplastiche, che vengono consumate dai pesci, finiscono nei nostri piatti ed entrano nella catena alimentare.
Vorrei ricordare che otto anni fa furono messi al bando i sacchetti di plastica. Sembrava dovesse succedere il finimondo, eppure le aziende sono ancora qui e problemi non ce ne sono stati.
Inoltre, ricordo che la direttiva europea ‒ forse qualcuno l’ha citata ‒ in materia di plastica monouso mette già al bando a partire dal 2021 molti prodotti in plastica monouso. Si sottolinea molto il fatto che il Governo abbia messo la tassa sulla plastica, che andrà sicuramente rivista, e io sono d’accordo. Dall’altra parte, quello che non si dice è che in manovra sono stati messi anche incentivi per la riconversione. Ci sono misure che accompagneranno le aziende alla riconversione, sotto forma di credito d’imposta.
Io sono convinta che si possano fare entrambe le cose, sia la svolta green sia mantenere i posti di lavoro e addirittura, se possibile, aumentarli e rendere anche questa regione plastic free. C’è stato un grande lavoro con la maggioranza. Purtroppo, questo confronto sul portare avanti delle azioni proprio per rendere questa regione plastic free dal centrodestra, tutta questa volontà che oggi viene manifestata, per esempio, dal collega Callori non l’ho vista, non l’ho percepita, eppure oggi ci troviamo qui di nuovo a fare polemica.
È vero, probabilmente, che la misura nazionale, gli incentivi nazionali non bastano, ma la prospettiva è quella di integrarli con fondi regionali. Vorrei ricordare a tutti che in ballo c’è il futuro non solo del nostro pianeta, quindi non solo degli ambientalisti, ma anche dei nostri figli, e credo che questo tema debba stare a cuore a tutti quanti.
Do la parola al consigliere Rainieri. Prego.
Intanto, consigliera Montalti, noi siamo alla sua sinistra, non siamo alla sua destra, quindi siamo già più avanti.
Detto questo, a parte le battute, mi dispiace che in quest’aula ci sia ancora da discutere su questa questione. Forse, lo diceva la consigliera Montalti, essere primi in alcune cose può fare bene, ma essere primi nell’approvare la chiusura ai centri storici, o l’utilizzo delle auto euro 4 e poi rimangiarsi la parola non è molto bello. Essere i primi a chiudere i punti-nascita in montagna, nella nostra Regione, non è molto bello. Essere i primi a far licenziare i dipendenti delle sale-scommesse legali non è molto bello. Essere i primi a pensare di voler eccellere nel far chiudere un comparto come quello della plastica, che in Emilia-Romagna vale 20.000 posti di lavoro… Voglio dire: non si può ragionare così.
Questo non è voler portare avanti una Regione dal punto di vista sia economico che sociale, che anche green. Voglio ribadire a tutti, forse non lo sapete, che il problema della plastica negli oceani non è italiano o europeo, è un problema prettamente asiatico. L’80 per cento delle plastiche che si trovano negli oceani vengono da quell’area.
Voglio ricordare che per alcune situazioni, qualcuno l’ha ricordato, gli ospedali, il carcere e altri luoghi in cui non si potranno utilizzare piatti di ceramica e posate di ferro, lì cosa facciamo? Diamo delle deroghe? Usiamo le mani? Torniamo a farli mangiare nella gavetta con le mani, forse? Non lo so cosa vogliamo fare. Però non ci sta quello che state dicendo.
Volete essere primi, ma essere primi, anche in questo caso come negli altri che ho suggerito prima non vi aiuta, anzi, aiuta noi, e noi ne saremo ben contenti, perché la gente sta aprendo gli occhi. Non possiamo pensare di continuare a far balenare nel cittadino che siamo green come Regione, pensando, come è stato detto da voi, che ci saranno nuovi posti di lavoro, e poi intanto però chiudiamo le aziende che stanno producendo, che stanno cercando di adattare la loro produzione a una conversione e ad una nuova attività per non licenziare i dipendenti. A Parma c’è una ditta, una tra le più conosciute al mondo, che ha circa 1.200 dipendenti. È una ditta importantissima che sta cercando di convertire la propria produzione dalla plastica al biodegradabile, sta facendo le capsule per il caffè biodegradabili, però bisogna darle del tempo. Non si può pensare che dall’oggi al domani si debba chiudere tutto e utilizzare solo prodotti che vengono imposti dalla Comunità europea, dalle lobby della Comunità europea del nord per utilizzare prodotti fatti con il legno.
I prodotti fatti con in legno sono prodotti che non sono sterili come la plastica e non mi piace il discorso che ha fatto la collega Piccinini: la plastica è lunga da degradare. Certo, lo sappiamo tutti, allora ricicliamola.
La Regione Emilia-Romagna ha dato premi ai Comuni per la virtuosità nel riciclo e poi, invece, adesso, diciamo che non serve più riciclare, diciamo che non serve più perché la plastica va tolta completamente. Io credo che stiate andando nella direzione sbagliata e credo che di questo se ne stiano accorgendo anche i cittadini, anche e soprattutto i lavoratori.
Se voi continuate a voler essere primi, ma a non essere i migliori, a noi fa solo che piacere, ma farete un grosso danno all’economia di questa Regione.
Il consigliere Marchetti, che parlerà dopo di me, ha emendato la mia risoluzione. Lascio spiegare a lui e poi in dichiarazione di voto valuterò se accettare l’emendamento o meno proposto da lui e faremo la dichiarazione di voto sulle risoluzioni. Grazie.
Come ha anticipato il collega Rainieri, ho presentato due emendamenti alla nostra risoluzione, che vanno un po’ ad ampliare la discussione sempre per quanto riguarda i balzelli e le tasse che questo Governo vorrebbe introdurre andando a colpire fortemente il nostro tessuto economico e produttivo. Questo perché oltre alla plastic tax, tema già abbondantemente argomentato dai colleghi che mi hanno preceduto, sempre per volontà del Governo giallorosso, potrebbe piombare sulla nostra economia un’altra tassa estremamente dannosa. Stiamo parlando di quella che andrebbe a colpire la filiera dello zucchero. È un tema affrontato da questi emendamenti che ho presentato e che ho ritenuto opportuno abbinare a questo documento per ottimizzare i lavori dell’aula. Già che parliamo di tasse è giusto farlo a trecentosessanta gradi.
La filiera dello zucchero è un settore che riguarda in particolar modo il nostro territorio regionale. Non a caso proprio qui in provincia di Bologna, a Minerbio, abbiamo uno zuccherificio, l’unico ormai rimasto a rappresentare la filiera dello zucchero cento per cento italiano. È una realtà, quella della COPROB, che, insieme ad un altro stabilimento sul nostro territorio nazionale, produce il 56 per cento dello zucchero a livello italiano. Ci sono oltre 5.500 aziende associate, 270 dipendenti a tempo indeterminato, più 300 dipendenti stagionali.
Quindi, ci dobbiamo rendere conto che questo ennesimo balzello, oltre a quello della plastic tax, andrà a colpire fortemente la nostra economia. Come sulla plastica, anche in questo caso vale lo stesso discorso. Non è che dobbiamo tassare a monte per risolvere, in questo caso, un problema di educazione alimentare. Dobbiamo agire a livello educativo, cambiando gli stili di vita. Non è certamente con un cucchiaino di zucchero che si rovina la vita a una persona e si vanno a creare casi di diabete, ma a causa di un’alimentazione sbagliata. Andando a tassare, nascondendosi dietro a dei sani princìpi soltanto per fare cassa, non si otterrà altro che distruggere un intero comparto assolutamente fondamentale e strategico per l’economia della nostra regione, ennesima dimostrazione che questo Governo nazionale ha l’unica intenzione, l’esclusiva intenzione di colpire fortemente la nostra Regione, utilizzandola come cassaforte, come bancomat. Questa è la realtà dei fatti. Poi la Regione Emilia-Romagna può dire che sta cercando di fare il possibile, perché ho già letto dei comunicati dove si dice che si cerca di aiutare il più possibile questo settore, ma la realtà dei fatti è che chi siede a Roma e chi governa non fa altro che tassare e spolpare l’economia del nostro territorio.
Queste sono le motivazioni che mi hanno portato ad ampliare la discussione oggi in oggetto di queste risoluzioni. È importante parlare delle aziende che lavorano la plastica, gli imballaggi, eccetera, ma è altrettanto importante prendere in considerazione e discutere sulla filiera dello zucchero. Come dicevo prima, è un settore estremamente importante della nostra economia. Introdurre una tassa di questo tipo sullo zucchero rappresenterebbe l’ennesima mazzata all’economia emiliano-romagnola.
PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Marchetti Daniele.
Lascio la parola al consigliere Bertani.
Cerco di rimanere più nel tecnico che nel polemico. Quando si vogliono introdurre dei cambiamenti importanti dal punto di vista ambientale, chi governa ha in mano alcune leve. Sono leve regolatorie, quindi può introdurre dei divieti, oppure può introdurre degli elementi tecnici che definiscono come deve essere fatto un prodotto, ad esempio sulla sua biodegradabilità, eccetera; oppure può fare come sta facendo l’Unione europea, dicendo che da una certa data l’usa e getta per alcuni prodotti non sarà più ammesso.
Può introdurre delle norme di informazione, quindi può informare i cittadini e gli utenti che il ricorso all’usa e getta, dove può essere evitato, è sbagliato. Quindi, invece che comprare la bottiglietta di plastica, ti porti da casa la borraccia di vetro o non, in alluminio, dopo uno sceglie quello che fare, perché sai che in quel modo riduci l’inquinamento.
Per fare questa cosa hai anche una terza leva, quella economica, che comprende la tassazione, oppure anche l’incentivazione. Non è che ciascuna di queste tre ricette, di queste tre leve può funzionare da sola. Quindi, non basta informare i cittadini, non basta introdurre norme regolatorie, anche su come deve funzionare, ad esempio, il ciclo della raccolta differenziata e del riciclo, e non basta introdurre norme economiche. Servono tutte e tre e tutte e tre devono essere integrate per bene funzionare.
Quindi, oggi, demonizzare la tassa sulla plastica perché funzionano solo le altre cose, non va bene, non è questo il metodo da utilizzare. È ovvio che una tassa sulla plastica va ben calibrata e ben studiata. Una parte di tassazione sulla plastica in realtà esiste già, è il contributo CONAI, che rispetto ad altri Paesi europei è molto basso. Qual è l’obiettivo che vogliamo raggiungere? È ammazzare chi produce plastica? È far sì che sia immessa meno plastica? Far sì che funzioni il riciclo della plastica? Nessuna di queste, tutte queste insieme? Qual è il problema?
Il problema è che oggi noi in ambiente ci troviamo una marea di plastica. Come fai a ridurre quella marea di plastica che arriva nel mare, che arriva per le strade e che dobbiamo pagare anche per tutta la filiera della raccolta differenziata, perché la plastica noi la paghiamo, i cittadini la stanno pagando. Quando il Comune vi manda la TARI dentro c’è un costo, ed è il costo del trattamento anche di quella plastica. Quel costo noi come cittadini lo paghiamo comunque a fine filiera. Si tratta di capire come spalmare quel costo lungo tutto il ciclo di vita della plastica.
Il ciclo dei rifiuti ci dice che prima di tutto bisogna ridurre l’immissione di prodotti o di rifiuti. Come riducono l’immissione? Con l’ecoprogettazione: progetto dei prodotti che so che…
PRESIDENTE (Soncini): Colleghi, scusate. Silenzio.
BERTANI: … dei prodotti che so che non saranno usa e getta. Se devo distribuire acqua, cerco tutti i modi perché l’acqua sia fruibile alla spina, sia fruibile come finalmente abbiamo qua in Regione all’interno di una bottiglia di vetro. Quello è uno dei passi per ridurre l’immissione.
Se io metto una tassa adeguata anche su alcuni prodotti che so che sono quelli dove l’usa e getta è evitabile, quella tassa è una tassa intelligente, perché spingo il consumatore a ragionare che lì c’è un costo che posso evitare utilizzando qualcos’altro che non è usa e getta. In quel caso è una tassa intelligente. È ovvio che va costruita. Poi, dopo, c’è il discorso del riuso: devo produrre dei prodotti in plastica che siano riutilizzabili più e più volte, perché altrimenti se io prendo tutte le volte il rasoio usa e getta quello non è riutilizzabile e quindi quello va evitato.
Se ci fosse una tassa sui rasoi usa e getta sarebbe una tassa intelligente, perché la gente comprerebbe i rasoi non usa e getta o comprerebbe la macchinetta.
La tassa in sé non è sbagliata, va costruita in maniera intelligente. Questo è l’invito ed è quello che si sta facendo a livello di Governo. Si sta ragionando sul fatto che una tassa sulla plastica serve, va solo costruita in maniera intelligente perché ci sono delle filiere che altrimenti si stanno costruendo e si stanno evolvendo e che con una tassa sbagliata verrebbero penalizzate, e questo non va fatto.
Poi, è ovvio che va pensata tutta la filiera della raccolta e del riciclo. Anche qui tanto bisognerebbe fare, perché, e questo lo diciamo già da anni qui in Regione, un certo tipo di raccolta differenziata non può funzionare. Per fortuna, mi pare che stiamo partendo con degli studi merceologici sul tipo di raccolta, perché io sono convinto che se voi andate a vedere dentro un cassonetto dove non c’è il porta a porta, ma hanno messo le levette, andate a vedere in quello che vi consegna un cittadino dove c’è il porta a porta puntuale, la qualità della raccolta è sicuramente diversa, e questo aiuta anche la riduzione dei rifiuti.
L’altro aspetto è quello di costruire una filiera, il che vuol dire che la plastica che abbiamo raccolto la rimettiamo in circolo. Anche su questo ci sono ancora buchi enormi. Una tassa sulla plastica ben studiata che, quindi, disincentiva dove va disincentivato l’usa e getta e che va a incentivare, invece, le filiere del recupero e le aziende che già usano il recupero... Ho visitato in questi giorni un’azienda che lavora solo al Re.PET. Vuol dire che produce dei prodotti in PET esclusivamente da plastica che era già stata usata e che, magari, fa eco-progettazione. Quindi, il prodotto che produce contiene meno plastica rispetto a dieci anni fa. Quelle filiere sicuramente vanno sostenute. La tassa sulla plastica in sé non va demonizzata, ma va semplicemente costruita perbene.
Come pure la tassa sulle bevande zuccherate. È ovvio che non ha senso tassare lo zucchero, che è un prodotto agricolo, ma è ovvio che ci sono prodotti che, anche qui, leva informativa, ma anche leva di tassazione sul prodotto, incidono a spostare le persone a consumi più consapevoli. L’uso esagerato di bevande zuccherate o di merendine, eccetera, sta portando a problemi di obesità, che paghiamo. Perché poi lo paghiamo in sanità. Quindi, mettere una tassa lì sopra vuol dire ridurre un costo da un’altra parte. È ovvio che, anche lì, non puoi introdurla ammazzando una filiera, però ti devi rendere conto che l’immissione della plastica o l’utilizzo di cibi che creano problemi hanno un costo, solo che quel costo è spalmato da un’altra parte. Si tratta semplicemente di ricostruire una filiera e di mettere i costi, giustamente, dove devono stare. Il principio “chi inquina paga” va in capo a tutti. Inquina chi produce un prodotto non utile, inquina chi lo compra e inquina chi lo getta via. Quel costo va distribuito lungo la filiera.
Ovviamente, su tutto questo, sempre più importante diventa la parte informativa, e su questo, secondo me, c’è ancora un mondo da costruire. Grazie.
Do la parola al consigliere Zoffoli.
Io non volevo intervenire su questo argomento, ma mi sono sentito particolarmente stimolato, quindi intervengo.
Intanto vorrei fare una chiosa iniziale al consigliere Marchetti. Purtroppo, l’economia dello zucchero non la stiamo distruggendo con questa tassa, ma è stata distrutta molti anni fa dal Ministro Alemanno, quando era Ministro dell’agricoltura. Io lo so bene perché a Forlimpopoli c’era un bellissimo zuccherificio, dove lavoravano centinaia di persone, e improvvisamente, da un giorno all’altro, per un accordo che lui fece in Europa, lo zuccherificio venne chiuso. Come lo zuccherificio di Forlimpopoli vennero chiusi tantissimi zuccherifici, tant’è vero che oggi in Emilia-Romagna mi risulta ne sia rimasto uno solo.
Io credo che queste tasse, come ha anche detto il presidente Bonaccini e come diciamo noi, sono da rivedere non perché il bersaglio non sia giusto e non sia corretto affrontarlo.
Se negli anni non si fosse guardato con pensiero lungo, e fatto anche percorsi per prevenire alcuni tipi di comportamenti, oggi probabilmente non avremmo risolto tanti problemi che abbiamo risolto. Sicuramente la plastica e anche un utilizzo sbagliato dello zucchero sono due questioni che vanno affrontate. È arrivato il momento di affrontarle. Abbiamo la possibilità di far evolvere, anche prima degli altri, un comparto importante, che non deve essere smobilitato, ma deve essere accompagnato con la ricerca e con gli incentivi, perché se arriviamo primi nel mondo e nell’organizzazione di un packaging che guarda all’ambiente e anche di una filiera corretta rispetto all’alimentazione, credo che sarebbero due percorsi che potrebbero portare l’Emilia-Romagna non solo a perdere dei posti di lavoro ma ad acquisirne ancora di nuovi.
È chiaro che se noi ragioniamo in termini tali che improvvisamente si raddoppia il costo della plastica e improvvisamente si corre il rischio di chiudere perché non più competitivi, un treno di aziende del territorio, non va bene. Ma se noi, anche grazie queste ventilate tasse che sono venute fuori, si riesce a focalizzare l’attenzione su questi due argomenti e si riesce ad affrontarli nella maniera giusta, io credo che avremo fatto un servizio importante.
È chiaro che le aziende che hanno bisogno di riqualificarsi debbano essere aiutate nella ricerca, nella sperimentazione, nelle nuove tecnologie. Quando un po’ di anni fa si parlava di mater-BI, o di altre sostanze alternative alla plastica sembrava un mondo strano. Io ricordo quando nelle feste artusiane nel 2010 io da sindaco impedii di usare la plastica per tutta la festa. Ci fu una rivoluzione, ma da allora non si è mai usata e ogni anno è sempre più facile avere prodotti alternativi. Non è vero che si deve mangiare con le mani anche in carcere, perché oggi in molte mense, dove ci sono sindaci illuminati, la plastica non esiste più da una vita. C’è o materiale alternativo o, dove è possibile, materiale lavabile. Per cui, credo che se utilizzeremo questo dibattito importante per convincere la politica, quella buona, quella che guarda al futuro, quella che guarda all’ambiente, a investire nella ricerca, nella sperimentazione, nella alternativa, per superare i due gravi problemi che possono, senza creare particolare problematicità alle aziende, lanciare le aziende verso il futuro, credo che faremo un’operazione buona.
È un po’ quello il senso delle richieste del presidente Bonaccini in questi giorni nei confronti del Governo ed è anche il senso della nostra risoluzione e degli emendamenti che eventualmente produrremo alla nostra risoluzione. Questo è il futuro. Credo che una buona politica dovrebbe andare verso questi orizzonti nuovi, che può guardare al futuro.
Se noi continuavamo a produrre energia elettrica e energia dal carbone oggi non ci sarebbero le macchine elettriche.
È importante non creare delle montagne insormontabili per le aziende che ci sono in modo che siano costrette a chiudere e a licenziare, ma non è neanche possibile che la politica permetta di non fare percorsi innovativi che guardano al futuro e che cercano di affrontare, nella maniera più corretta possibile, questi percorsi.
SASSI: Grazie, presidente. Solo per puntualizzare chiudendo l’intervento in un paio di minuti. Non è la prima volta che anche con il collega Rainieri citiamo il comparto del monouso della plastica. L’altra volta dissi che bisognerebbe cominciare a incentivare queste aziende e a riconvertirle con materiali biodegradabili, facendo gli stessi prodotti.
Dubito che tassare la plastica tout court sia una soluzione. In questo concordo pienamente con l’intervento del collega Bertani. In un mondo perfetto, quella sarebbe esattamente la visione che appoggerei. Ci sono diversi aspetti che vanno affrontati e sviluppati. Il problema è che siamo in un mondo imperfetto e siamo in “emergenza plastica” adesso. Per questo dicevo che l’impiantistica manca, è carente sul recupero, fortemente carente. Se oggi un gestore del recupero dei rifiuti mi dice che la bottiglia, essendo un contenitore, un imballo, è riciclabile e questo pezzo di plastica no, perché secondo loro non è un imballo, abbiamo un problema serio, un problema di scelta politica aziendale e un problema di impiantistica. Impianti massicci di recupero di materiale in giro per la regione ‒ parlo della nostra regione, ma potrei dirlo a livello nazionale ‒ non ci sono. Non c’è un mercato. In Germania diversi anni fa fecero una cosa molto semplice a livello nazionale, non regionale, ovviamente: lanciarono un bando con tassazione zero per nuove aziende che venivano realizzate per il recupero di materie plastiche, con tanto di incentivi economici. Puntarono sulla spinta del mercato.
Qui da noi questa visione non c’è. Sinceramente vorrei capire, ma lo dico quasi con simpatia, come fa il collega Rainieri a pensare che la plastica che gira nei nostri mari venga tutta dai mari cinesi o dalla Cina. Il problema, magari, è un altro. Adesso ne arriva meno, perché la Cina ha chiuso il mercato dei rifiuti verso di loro, tant’è che abbiamo assistito a una Commissione sui rifiuti speciali non pericolosi ad hoc qui da noi su questo tema. Ne arriverà meno dalla Cina. Forse sarà più made in Italy tra un po’.
Il punto non è quello, al di là delle battute, che lasciano il tempo che trovano. A me non interessa fare polemiche a livello nazionale, con i colori dei Governi. Non mi interessa. Mi interessa rimarcare il fatto che la strategia nazionale, così come regionale, non sta spingendo verso una soluzione del problema alla fonte e tantomeno al porre in essere azioni nell’immediato per l’emergenza immediata. In un mondo perfetto, chiederei al collega Bertani di proporsi quale Ministro dell’ambiente.
TAGLIAFERRI: Buongiorno a tutti.
L’economia italiana è in stallo dall’inizio del 2018, e questo lo sappiamo e ancora non mostra segnali significativi di ripresa. Questo lo scrive la Commissione nelle previsioni economiche d’autunno, che lascia invariata rispetto all’estate la stima sul PIL 2019 (più 0,1 per cento) e taglia invece quella sul PIL 2020 da più 0,7 a più 0,4 per cento.
Nel 2020 dovrebbe esserci una modesta ripresa della crescita grazie a domanda esterna e spesa delle famiglie, che però è attenuata dal mercato del lavoro in deterioramento: così dicono. Così, con un PIL che sale dello 0,1 per cento nel 2019 e dello 0,4 per cento nel 2020, l’Italia resta ultima per crescita nella UE in entrambi gli anni. La Commissione dell’Unione europea esprime poi dubbi sul gettito delle misure antievasione previsto dal Governo nella manovra 2020. Dico dubbi. Peggiorano le dinamiche del debito pubblico italiano, previsto dalla Commissione al 136,2 per cento sul PIL nel 2019, al 136,8 per cento nel 2020, al 137,4 per cento nel 2021.
Per affrontare la crisi e rilanciare l’economia servono stabilità e un disegno di prospettiva che possa garantire un fisco più leggero, una riduzione del costo del lavoro, più semplificazione e un maggiore accesso al credito. Tutti elementi che mancano a questo Governo.
In questo contesto il Governo ha previsto, nella manovra economica (DPEF 2020) di inserire la plastic tax, e considerando che Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, da sole valgono quasi il 60 per cento dell’industria nazionale della trasformazione di plastica, significa che il 60 per cento della plastic tax finirà per gravare maggiormente proprio sulle regioni che tenacemente trainano il PIL del Paese.
Tra Piacenza e Rimini l’impatto economico sarà più amplificato che altrove, per la fortissima concentrazione dei costruttori di macchinari per il confezionamento e l’imballaggio, dalle bottiglie alle pellicola avvolgi pallet, i settori clienti che hanno la plastica come materiale chiave del progetto rappresentano oltre il 60 per cento dei volumi. Nella “packaging valley” emiliana operano quasi due aziende su tre di questa nicchia meccanica tricolore, e garantiscono in regione quasi 20.000 posti di lavoro e 5 miliardi di euro di fatturato l’anno. Numeri che, se sommati ai 16.000 addetti delle imprese di trasformazione plastica della via Emilia, che generano più di 3,1 miliardi di euro di ricavi, danno la misura della filiera che tale tassa comprometterebbe in modo diretto o indiretto.
In ballo ci sono, lungo la via Emilia, oltre 36.000 posti di lavoro e più di 8 miliardi di giro d’affari che avrebbero vita più facile traslocando oltre confine dove non ci sono balzelli improvvisati per sanare i conti pubblici a compromettere l’equa concorrenza, senza contare tutta l’industria chimica a monte, dal polo ENI di Ravenna a quello LyondellBasell di Ferrara. Se, infatti, i prodotti fossero solo per il mercato nazionale la plastic tax si potrebbe scaricare sul consumatore finale, ma essendo per lo più lavorati destinati all’estero, l’effetto sarebbe la perdita di competitività sul mercato, spingendo le aziende a delocalizzare altrove.
Alla luce della direttiva europea che da luglio 2021 vieta l’uso di articoli in plastica usa e getta, il settore ha già ridotto del 20 per cento le vendite e quindi la produzione di questi articoli ancor prima che la normativa entrasse in vigore.
Il settore sta dunque già pagando ampiamente, andrebbe piuttosto aiutato e sostenuto nella riconversione. In questo momento proporre un balzello che, di fatto, porterebbe ad un raddoppio abbondante, più 110 per cento, dei costi reali per le aziende italiane del settore che dovranno anticipare trimestralmente la tassa di un euro al chilogrammo, rischia di diventare devastante.
È quanto puntualmente segnalano anche da Confindustria e unitariamente anche dalle principali associazioni sindacali del settore. L’unica alternativa sarebbe, dunque, delocalizzare gli stabilimenti in Stati che non prevedono tale ulteriore gabella e dove, inoltre, l’energia si paga già molto meno.
Gli addetti del settore, inoltre, puntano il dito anche sulla campagna mediatica ingiustamente scatenatasi sui prodotti di materie plastiche, poiché per lavorare su un’economia circolare per la salvaguardia dell’ambiente per prodotti biodegradabili occorre fare ricerca con nuovi costi in aziende che devono, quindi, ovviamente, poter lavorare ed investire in tali obiettivi.
La plastica oggi, peraltro, si fa con pochissima materia prima (energia elettrica e consumo di suolo) e con il più contenuto consumo di CO2. Quindi, da questi punti di vista la materia è più ecologica. Il problema semmai è il recupero e l’educazione al recupero. Un sacchetto di carta richiede il 50 per cento in più di acqua, con la carta al posto della plastica occorrerebbero altre tre Foreste Amazzoniche.
Inoltre, gli imballaggi alimentari in plastica, che rappresentano solo il 2,5 per cento dei rifiuti totali, garantiscono una conservazione dei prodotti senza paragone, quindi con una riduzione senza eguali degli sprechi alimentari, dove maggiori sprechi si traducono in maggiore produzione e di conseguenza maggiori consumi ambientali.
L’applicazione della plastic tax, quindi, porterebbe solo ad una pesante ricaduta sui lavoratori del settore e nessun beneficio all’ambiente imparando dagli altri Paesi europei che quando si tratta di cercare mitigazioni ambientali non lo fanno certamente a scapito delle proprie economie.
Il presidente Bonaccini ha annunciato il suo Piano antiplastica, con un impegno di 2 milioni di euro, e una serie di iniziative per ridurre l’uso e riconvertire il settore, ma per riconvertire il settore occorre prima salvarlo. La plastic tax deve, dunque, essere cancellata, non ridotta o modificata, come pare sia il compromesso a cui si vorrebbe arrivare in un sodalizio, come quello tra il PD e il Movimento 5 Stelle, che più resta al governo, con l’evidente volontà popolare manifestatasi in ogni passata occasione di voto democratico, più danni rischia di fare al Paese intero, ambiente compreso.
La parola al consigliere Sabattini.
In apertura ‒ lo dirò anche dopo ‒ chiedo scusa per il contrattempo di prima. Chiedo scusa davvero a tutti i colleghi.
Ci tenevo a dire due parole su questo argomento. Non condivido, ovviamente, la rappresentazione del dibattito che sta avvenendo in queste settimane su un provvedimento puntuale inserito all’interno di una Finanziaria che contiene, secondo me, tanti elementi assolutamente necessari e positivi e concentrare tutto il dibattito su provvedimenti che sicuramente sono importanti per specifici settori, ma non inquadrano la strategia complessiva. Solo questa prima sottolineatura.
Veniamo al tema specifico, che secondo me va inquadrato un po’ più nel discorso complessivo che riguarda, innanzitutto, il non criminalizzare un materiale. Il problema non è il materiale in sé. Il problema è, come sappiamo tutti, il comportamento che avviene nella gestione dello stesso materiale e la mancanza nel nostro Paese di una filiera efficiente ed efficace nell’utilizzare anche quel materiale recuperato.
Se pensiamo, in una maniera un po’ asettica, fuori dal dibattito contingente politico, sappiamo bene tutti quanto il materiale plastico abbia cambiato e migliorato la vita di ognuno di noi in tanti settori.
Dobbiamo però restare al tema specifico. Io voglio provare a farvi un esempio del motivo per cui secondo me l’introduzione di questa tassa sulla plastica è un errore. Il primo: quando il fisco viene utilizzato in maniera corretta, e ci sono tanti esempi in questo campo, può essere utile a cambiare anche i comportamenti delle persone. Non è un dogma utilizzare il fisco anche con questa funzione, però attenzione. Deve produrre prima di tutto un cambio di comportamenti, e provo a farvi un esempio: se una bottiglietta di plastica costa un euro oggi, e con la tassa sulla plastica andrà a costare 1,10 euro, io continuo a comprare la bottiglietta di plastica da 1,10 e mi arrabbio moltissimo perché ho speso 10 centesimi in più. Mi arrabbio perché non capisco la funzione di quei 10 centesimi in più. O fai un’operazione, ancora peggiore, credo, in questa fase, di passare da un euro a 20 euro, e allora sì che cambi i comportamenti, però, ovviamente, comprendete bene che è assolutamente un paradosso; dall’altra parte, però, per poter cambiare i comportamenti devi costruire le alternative. Costruire alternative non è soltanto, badate, alternative di riconversione industriale, ma anche le alternative per i consumatori, quando pensiamo di costruire comportamenti che ampliano moltissimo la base. Per la lotta al cambiamento climatico e per il cambio dei comportamenti ovviamente non possiamo pensare che ci siano dieci persone in una stanza che una volta che hanno deciso come dovrebbe cambiare il comportamento, tutto quanto, passatemi il termine, il popolo modifica i propri standard.
È chiaro che la necessità che noi abbiamo è costruire le condizioni perché le persone, non soltanto con il richiamo etico, siano portate ad avere una convenienza nel cambiare i propri comportamenti, ad avere un’offerta diversa nel cambiare i propri comportamenti.
Credo che la strategia messa in campo dalla Giunta, dal presidente Bonaccini vada in questa direzione. Noi dobbiamo accompagnare un settore che è un settore comunque strategico, non soltanto per la nostra Regione. Voi sapete che l’utilizzo e il packaging in gran parte viene prodotto all’interno dei nostri territori, ma anche la produzione delle plastiche monouso, quelle che vengono definite plastiche monouso per il 70 per cento sono contenute all’interno del nostro Paese.
Benissimo la Regione Emilia-Romagna, che prova a mettere in campo da una parte una strategia, perché pensate che all’interno delle azioni della strategia approvata dalla Giunta partono da azioni che sono anche molto concrete per dare anche un segnale culturale del come si possono trasformare i comportamenti.
Prendo, ad esempio, il tema della gestione all’interno delle sagre e delle feste che sono elemento anche identitario dei nostri territori proprio per accompagnare questo elemento di sensibilizzazione che non si può risolvere con una foto o un post su Facebook di criminalizzazione dei pesci che muoiono nel mare soffocati dalla plastica, ma hanno bisogno di essere accompagnati da cambio dei comportamenti dei consumatori, ma anche da grandissimi investimenti sia di riconversione di alcune filiere produttive, di impianti produttivi e dall’altra parte anche l’esigenza di trascinarsi all’interno di questa, che è una sfida, ma non è una sfida solo della Regione Emilia-Romagna o di chi è particolarmente sensibile ai temi ambientali, che deve vedere coinvolto tutto il sistema: il pezzo dei cittadini, il pezzo del volontariato, come ho detto prima.
Si tratta di mettere in campo una strategia condivisa anche con tutto il sistema produttivo che veda la riconversione, ma – aggiungo in più – che si inserisce esattamente anche dentro la strategia che abbiamo messo in campo con l’Assessorato delle attività produttive su tutto il tema della ricerca e dello sviluppo sulla riprogettazione dei singoli prodotti e dei cicli produttivi.
Un altro elemento, come immagino saprete, nell’utilizzo della plastica, fatto cento l’utilizzo della plastica complessivo, la plastica quella definita “monouso” è solo il 15 per cento dell’utilizzo della plastica complessiva all’interno del nostro sistema produttivo, ma il tanto dell’utilizzo della plastica è anche di poli accoppiati, che hanno anche una grande difficoltà nell’essere recuperati, un investimento importante nella necessità anche di investire in ricerca sia, da una parte, riguardo ai materiali, ma anche nella riprogettazione degli stessi prodotti, che non sono soltanto gli imballaggi, ma proprio la costruzione dei prodotti che hanno alta densità di plastica o di materiale accoppiati con essa.
Questa è una sfida importante del nostro Paese, ma anche dell’Europa tutta, vista anche la direttiva che prevede ‒ come sapete ‒ dal 2021 il superamento, almeno per quello che riguarda l’utilizzo, delle plastiche monouso, direttiva che dovrà essere il più presto possibile recepita anche dal nostro Stato nazionale, quindi dal Governo.
Credo che la posizione che la Regione Emilia-Romagna ha tenuto su questo dibattito sia non soltanto una posizione corretta, ma anche una posizione di maggiore prospettiva, una maggiore prospettiva che declino nella volontà davvero di provare a trasformare il come noi immaginiamo anche un pezzo del nostro sistema economico, che ‒ come ci siamo detti tante volte in questi banchi ‒ deve prevedere il superamento di quella che viene definita “economia lineare”, portando tutta la nostra Regione, anche come benchmark di tutto il Paese, verso un’economia circolare. Grazie.
Sono le ore 12,58. Riprendiamo i lavori alle ore 14 con il dibattito generale aperto.
La seduta ha termine alle ore 13
Piergiovanni ALLEVA, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
gli assessori: Patrizio BIANCHI, Simona CASELLI, Paola GAZZOLO.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, comma 2, del Regolamento interno il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta gli assessori Palma COSTI, Raffaele DONINI, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI, Sergio VENTURI e i consiglieri Matteo RANCAN e Raffaella SENSOLI.
OGGETTO 9038 “Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Misure regionali per la prevenzione, il contrasto e la soluzione dei fenomeni di sovraindebitamento. Istituzione e attività dell’organismo regionale di composizione della crisi da sovraindebitamento». A firma della Consigliera: Piccinini (133)
Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Michele FACCI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
Piergiovanni ALLEVA, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Gian Luigi MOLINARI, Marco PETTAZZONI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Raffaella SENSOLI, Giancarlo TAGLIAFERRI.
Emendamento 1, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«Nel titolo del progetto di legge sono soppresse le seguenti parole:
“Istituzione e attività dell’organismo regionale di composizione della crisi da sovraindebitamento.”»
Emendamento 2, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«Nel comma 2 dell’articolo 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
c) promuovere e sostenere l’attivazione di sportelli di preistruttoria, e forme di agevolazione e assistenza gratuita per l’accesso ai servizi degli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento operanti in Emilia-Romagna di cui all’articolo 2;”»
Emendamento 3, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«Nell’articolo 1 è aggiunto il seguente comma:
“3-bis tutti gli interventi della presente legge sono finanziati dalla Regione nell’ambito delle risorse annualmente autorizzate dalla legge di bilancio o dalla legge di stabilità con riferimento alle leggi settoriali vigenti.”»
Emendamento 4, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«L’articolo 2 è sostituito dal seguente:
Accordi con organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento per l’Emilia-Romagna
Ai fini dell’articolo 1 la Regione promuove accordi con gli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento operanti in Emilia-Romagna o con i soggetti che li hanno costituiti;
La Regione, per quanto di competenza, collabora con i Comuni e gli altri Enti locali per la qualificazione o l’eventuale istituzione nei rispettivi territori di ulteriori organismi;
Gli accordi del comma 1 possono essere finalizzati anche all’attivazione di sportelli di preistruttoria, agevolazioni e assistenza gratuita nei confronti di soggetti in particolari condizioni di criticità.”»
Emendamento 5, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«L’articolo 3 è abrogato.»
Emendamento 6, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«Nell’articolo 4 il comma 2 è sostituito dal seguente:
“2. La Regione, nell’ambito delle misure del comma 1, opera in accordo con i soggetti ivi previsti per la promozione di sportelli di preistruttoria al fine di orientare proficuamente gli utenti verso le diverse misure attivabili.”»
Emendamento 7, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«Nel comma 4 dell’articolo 4 sono soppresse le seguenti parole:
“a seguito della sua composizione. A tale fine la Regione può individuare forme di agevolazione, nei limiti consentiti dalla normativa vigente, per l’accesso di tali soggetti a contributi, finanziamenti e servizi regionali.”»
Emendamento 8, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«L’articolo 5 è abrogato.»
Emendamento 9, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«L’articolo 6 è abrogato.»
Emendamento 10, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«Nell’articolo 7 sono soppresse le parole “dell’OCCER”.»
Emendamento 11, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«Nell’articolo 8, alle lettere a) e b) del comma 1, le parole “dell’OCCER” sono sostituite dalle seguenti:
“degli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento operanti in Emilia-Romagna”.»
Emendamento 12, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«L’articolo 9 è abrogato.»
Emendamento 13, a firma dei consiglieri Piccinini e Calvano:
«L’articolo 10 è abrogato.»
OGGETTO 8496 “Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a stanziare apposite risorse per l'acquisto di dispositivi a propulsione prevalentemente elettrica, quali hoverboard, segway, monopattini e monowheel, per i Comuni che intendano attuare sul proprio territorio la sperimentazione di cui al Decreto Ministeriale n. 229 per la micromobilità elettrica, in quanto trattasi di misure volte al miglioramento della qualità dell'aria, in virtù dei benefici derivanti dalla variazione della quota modale degli spostamenti per la mobilità personale con dispositivi a propulsione prevalentemente elettrica, e previste nel Piano di Qualità dell'Aria 2020 (PAIR 2020). A firma dei Consiglieri: Piccinini, Bertani
«Prima dell’ultimo punto del paragrafo introdotto da “ritenuto che” è inserito il seguente:
“sebbene le Regioni non abbiano potestà quanto alla definizione delle norme del Codice della strada, le ricadute ambientali delle misure in parola, nonché la necessità di garantire la totale sicurezza della circolazione e l’uniformità di applicazione delle norme, induce a ritenere assolutamente opportuno il coinvolgimento delle stesse nell’analisi degli esiti della sperimentazione in corso, al fine di valutare gli impatti e gli eventuali correttivi da apportare affinché”.»
«Il dispositivo finale di impegno è così sostituito:
“a rappresentare al Governo l’opportunità di coinvolgere le Regioni nell’analisi degli esiti della sperimentazione in corso, al fine di valutare gli impatti e gli eventuali correttivi da apportare per garantire la totale sicurezza della circolazione e l’uniformità di applicazione delle norme;
a verificare, nell’ambito del bilancio in approvazione, la possibilità di reperire risorse per l’acquisto di dispositivi a propulsione prevalentemente elettrica, quali hoverboard, segway, monopattini, monowheel e biciclette a pedalata assistita, per i Comuni che intendano attuare sul proprio territorio la sperimentazione di cui al Decreto Ministeriale n. 229 per la micromobilità elettrica, in quanto trattasi di misure volte al miglioramento della qualità dell’aria, in virtù dei benefici derivanti dalla variazione della quota modale degli spostamenti per la mobilità personale con dispositivi a propulsione prevalentemente elettrica, e previste nel Piano di Qualità dell’Aria 2020 (PAIR 2020).”»
OGGETTO 8933/1 “Ordine del giorno di non passaggio all’esame degli articoli del progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Modifica alla legge regionale 17 febbraio 2005, n. 9 “Istituzione del Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza” con l’introduzione di un obbligo di riscontro.”» A firma del Consigliere: Poli”

References: e contrario
e contrario

Articolo 1

Articolo 5

Articolo 7

Articolo 8