Source: https://www.laveracronaca.com/misteri-di-cronaca-nera/annamaria-franzoni-e-delitto-di-cogne/
Timestamp: 2019-04-20 02:12:25+00:00

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Il caso del Delitto di Cogne e la storia di Annamaria Franzoni
Cogne è un piccolo comune italiano con meno di 1500 abitanti situato nella Valle d’Aosta; uno di quei luoghi tranquilli in mezzo alle montagne dove sembra che nulla possa accadere.
Eppure il nome di Cogne è legato da molti anni, per la precisione dal 2002, ad uno dei delitti più dibattuti dai mass media; un caso di cronaca nera che per diversi anni ha riempito pagine dei giornali e trasmissioni televisive e che, ancora oggi, offre strascichi e code non da poco.
I nomi di questa vicenda sono noti a tutti; c’è il piccolo Samuele Lorenzi, appena 3 anni, vittima della ferocia umana e ucciso con 17 colpi di un oggetto non meglio identificato; c’è la carnefice, Annamaria Franzoni, che di Samuele è la mamma e che viene riconosciuta colpevole dopo un lungo tira e molla giudiziario.
Una storia che ha scosso le coscienze dell’opinione pubblica anche per via delle numerose comparsate televisive che la stessa Annamaria Franzoni ha effettuato prima di essere ritenuta colpevole e mentre l’inchiesta giudiziaria proseguiva. Un giallo che è durato molti anni, oltre 6 per la precisione; tanti ce ne sono voluti per emettere il giudizio definitivo di colpevolezza per la Franzoni e per condannarla in via definitiva.
Un caso che parte molti anni fa, precisamente la mattina del 30 gennaio del 2002 quando il piccolo Samuele viene trovato agonizzante nel suo letto.
Sono quasi le 8:30 della mattina del 30 gennaio 2002 quando Annamaria Franzoni, casalinga originaria di Bologna ma residente a Montroz, frazione di Cogne, con il marito Stefano Lorenzi e i figli Davide e Samuele, telefona alla vicina.
Afferma di avere bisogno di aiuto perchè il figlio più piccolo, Samuele, si trova nel letto immerso nel sangue che sta copiosamente perdendo dalla bocca; la donna che viene contattata è anche il medico di famiglia e interviene immediatamente ipotizzando si tratti di causa naturale, un aneurisma celebrale.
Ma la testa di Samuele presenta una ferita profonda dalla quale sta addirittura fuoriuscendo materia grigia, evidente segno di una violenza nei suoi confronti. La dottoressa tenta disperatamente di fare qualcosa; prova manovre di rianimazione e tenta anche di portare fuori il bambino. Tutte azioni che si riveleranno fondamentali perchè finiranno per alterare in modo irreversibile la scena del delitto oltre che, con ogni probabilità, la condizione stessa del bambino.
I soccorritori del 118 sopraggiungono in elicottero data la difficoltà di raggiungere quei luoghi per la conformazione territoriale; a loro appare subito chiaro quanto sia grave la situazione di Samuele. Che presenta ferite tremende alla testa. Vengono quindi avvistai i Carabinieri che effettuano un primo sopraluogo nella villetta della famiglia mentre Samuele viene trasportato in ospedale. Vi morirà poco dopo essere arrivato.
Dalle ferite riportate emerge subito come le cause della morte non possano essere naturali; Samuele è stato colpito con estrema violenza e ripetutamente alle testa con un oggetto contundente.
Le indagini parlano di 17 colpi al capo, sferrati con un’arma che non verrà mai rinvenuta. Chi è il colpevole? La mamma di Samuele, Annamaria Franzoni, è la prima a finire nel mirino degli inquirenti; è stata lei a ritrovare il bambino e in casa non c’era nessun altro. Lei si proclama innocente sostenendo di essersi allontanata per alcuni minuti, 8 per la precisione, per accompagnare l’altro figlio, Davide, allo scuolabus.
In quei pochi minuti, sostiene, qualcuno deve essersi introdotto nella villetta e deve avere ucciso Samuele. La versione non convince del tutto; si susseguono perizie su perizie. Manca il movente del delitto e, soprattutto, l’arma utilizzata per colpire Samuele. Le indagini vanno per le lunghe.
Una serie di indagini che non portano, inizialmente, risultati; ma agli inquirenti continua a non convincere la versione della Franzoni. Così 40 giorni dopo la morte del piccolo Samuele, il 13 marzo 2002, la Franzoni è iscritta ne registro degli indagati con l’accusa di omicidio.
Non ci sono altre piste nè versioni plausibili; Annamaria è stata l’ultima a vedere il figlio Samuele mentre era nel letto. Il tempo trascorso per accompagnare alla fermata dello scuolabus l’altro figlio è troppo breve per considerare l’introduzione nella villa di una terza persona la quale avrebbe dovuto, in tempi strettissimi, entrare e uccidere Samuele. Otto minuti per fare tutto. Troppo pochi per gli inquirenti.
Tra l’altro non sono presenti segni di scasso nè alcun oggetto di valore è stato rubato. Infine vengono rinvenuti un pigiama della Franzoni e un paio di zoccoli entrambi con tracce di sangue. L’ipotesi più probabile è che Annamaria abbia ucciso il figlio probabilmente in preda a uno stato di alterazione mentale, una sorta di raptus.
Per altri si tratta di vera e propria follia; uccidere in quel modo brutale il proprio figlio di 3 anni non avrebbe, secondo molti, altro nome.
Processi, Cogne bis e l’avvocato Taormina:
Nell’estate del 2004 arriva la sentenza di I grado per la Franzoni che la riconoscerà come colpevole dell’omicidio di suo figlio Samuele; 30 anni con rito abbreviato.
A difenderla, il noto avvocato e politico italiano Carlo Taormina il quale, dopo la sentenza, a seguito di un sopralluogo svolto nella villetta annunciarono di aver trovato un’impronta digitale appartenente al vero colpevole. Si scoprirà che quell’impronta apparteneva ad uno dei tecnici e che non si trattava di sangue bensì di Luminol.
Contemporaneamente la Franzoni e suo marito Stefano Lorenzi denunciarono un vicino di casa, il sig. Ulisse Guichardaz, additandolo come il “vero assassino”di Samuele. L’ uomo venne interrogato più volte e, alla fine, scagionato del tutto al punto che Annamaria Franzoni e il marito Stefano vennero indagati per calunnia nei confronti di Guichardaz.
Il cosiddetto processo Cogne bis nel quale era stato chiamato in causa anche l’avvocato Taormina in quanto il sopralluogo portato avanti nella villetta con i suoi collaboratori aveva prodotto prove la cui genuinità venne messa in dubbio.
La posizione di Taormina verrà archiviata nel 2009 in quanto per il gip avrebbe “agito con colpevole leggerezza” ma non con “dolo intenzionale”. Per la Franzoni si decise invece di procedere per calunnia; nel 2014 il reato verrà poi prescritto.
Sentenza d’appello e Cassazione
In data 27 aprile arriva la sentenza della Corte d’Assise d’Appello che emette una condanna a 16 anni di reclusione per l’imputata Annamaria Franzoni. Molto meno rispetto a quanto sancito in I grado perchè subentrano le attenuanti generiche.
Sentenza d’Appello Sentenza Cassazione caso Cogne che pone così la parola fine alla vicenda giudiziaria del delitto di Cogne. Alla donna venne negata la possibilità di vedere l’atro figlio fuori dal carcere in quanto una perizia psichiatrica sancì il rischio di reiterazione del reato.
In data 26 giugno 2014 il tribunale di sorveglianza di Bologna decide di concedere ad Annamaria Franzoni gli arresti domiciliari: può andare a casa dai figli a Ripoli Santa Cristina purchè non faccia ritorno nel luogo del delitto, ovvero nella villetta di Cogne.
Dopo 6 anni da detenuta nel carcere della Dozza le viene quindi data la possibilità dei domiciliari; in passato aveva già goduto dell’accesso al lavoro esterno in una cooperativa sociale presso una parrocchia. A distanza di mesi, quella decisione di concedere i domiciliari viene rivista dalla Cassazione la quale accoglie il ricorso della Procura di Bologna contro la concessione della detenzione domiciliare.
Uno degli aspetti più inquietanti del delitti di Cogne è stato l’ampio risalto mediatico che ha avuto non solo la storia in sè, ma anche la protagonista della vicenda; Annamaria Franzoni.
La donna omicida nel corso del tempo e anche prima di essere condannata definitivamente ha partecipato a numerose trasmissioni televisive, su tutte Porta a Porta nel 2004 e Maurizio Costanzo Show nel 2002, quasi sempre per affermare di essere innocente. Atteggiamento che ha contribuito a dividere l’opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti.
Un risalto mediatico forse eccessivo e amplificato addirittura da un libro che la Franzoni scrisse nel 2006 in collaborazione con Gennaro De Stefano: La Verità, questo il titolo della pubblicazione. Un libro intervista nel quale Annamaria Franzoni racconta come sempre in quel momento storico la sua versione.
Ma la verità, quella vera e non quella del titolo del libro, sarà ben altra e verrà sancita definitivamente dalla sentenza della Cassazione di due anni dopo.
È tra i casi di cronaca nera più misteriosi degli ultimi a...

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