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Timestamp: 2018-12-14 09:53:25+00:00

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Cartelle esattoriali: obbligatorio indicazione dell’imponibile, l’aliquota applicata e i conteggi iscritti a ruolo - Cassazione sentenza n. 24944 del 2013 - Studio Cerbone
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La Corte di Cassazione, sezione tributi, con la sentenza n. 24944 depositata il 6 novembre 2013 intervenendo in tema di validità delle cartelle di pagamento ha statuito che la cartella esattoriale deve contenere l’imponibile, l’aliquota e i conteggi degli importi iscritti a ruolo nel caso di accertata dissociazione tra l’intimazione e il titolo. La cartella, in quanto atto della riscossione, presuppone l’iscrizione a ruolo del titolo accertativo dell’obbligazione tributaria per cui deve necessariamente contenere l’intimazione ad adempiere lo specifico obbligo risultante dal ruolo.
La vicenda ha riguardato alcuni contribuenti nei cui confronti era stata emessa un avviso di rettifica del valore di tre immobili, oggetto di dichiarazione di successione, contro cui era stato proposto ricorso accolto parzialmente e divenuta definitiva. Successivamente, contro una cartella di pagamento per Invim, conseguita al passaggio in giudicato di una sentenza di cui sopra, veniva proposto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale che accoglieva le doglianze dei contribuenti. L’Ufficio impugnava la sentenza del giudice di prime cure inanzi alla Commissione Tributaria Regionale che confermava la sentenza di primo grado.
In particolare la CTR “osservava che, secondo i contribuenti, l’iscrizione a ruolo era avvenuta senza indicazione dei nuovi imponibili e senza i calcoli relativi alla liquidazione; e che in effetti l’ufficio avrebbe dovuto manifestare il percorso logico-contabile finalizzato alla determinazione della somma pretesa, posto che il suo operato, per una parte, si era distaccato dalla decisione del giudice tributario.”
L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso, basandolo su tre motivi di censura, alla Corte Suprema per la cassazione della sentenza del giudice di merito. Per l’Amministrazione Finanziaria l’Agente della riscossione aveva rispettato il dettame dell’art. 25 del d.p.r. n. 602 del 1973, in base al quale la cartella di pagamento deve contenere l’imponibile, l’aliquota e i conteggi degli importi iscritti a ruolo, senza necessaria indicazione degli atti a essa collegati, da cui la pretesa abbia tratto origine, essere redatta in conformità al modello approvato con decreto del Ministero delle Finanze contenendo altresì l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione.
Infine, l’Agenzia delle Entrate, ha ritenuto che i contribuenti erano a conoscenza degli atti impositivi presupposti dalla cartella esattoriale, sicchè non era loro consentito impugnare la cartella medesima lamentando la mancata conoscenza e/o la mancata allegazione dei criteri in base ai quali la maggiore pretesa era stata accertata in quegli atti presupposti.
Gli Ermellini hanno rigettato il ricorso depositato dall’Agenzia. Nelle motivazioni i giudici di legittimità hanno ribadito che la cartella non aveva indicato il nuovo imponibile, ne il meccanismo di calcolo del tributo. La cartella esattoriale è un atto di riscossione che deve sempre contenere l’imponibile, l’aliquota e i conteggi iscritti a ruolo.
I giudici di legittimità hanno, con la sentenza in commento, confermato l’orientamento emerso, con un’ordinanza precedente, la n. 15188 del 18 giugno 2013, con cui veniva sancita la nullità della cartella esattoriale se non risulta essere chiara al suo interno la causale delle somme pretese dal Fisco.
La cartella esattoriale deve contenere indicazioni sufficienti a consentire al contribuente di identificare in maniera agevole la causale delle somme pretese dall’amministrazione finanziaria. In conclusione gli Ermellini ritengono che poiché la cartella di pagamento è un atto amministrativo individuale di esecuzione, adottato dall’agente della riscossione per attivare le procedure per il recupero del credito vi deve essere la massima trasparenza nella cartella di pagamento che deve essere chiara nelle motivazioni e nell’importo chiesto al debitore.

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