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Timestamp: 2020-06-01 23:21:26+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7891 del 28/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7891 del 28/03/2017
Cassazione civile, sez. III, 28/03/2017, (ud. 03/02/2017, dep.28/03/2017), n. 7891
sul ricorso 10314/2014 proposto da:
A.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE FORNACI
A.F., F.A., S.M., FALL (OMISSIS) SNC;
F.G.A., in proprio e quale erede di A.F.,
nonchè quale tutore dell’interdetto A.D. in proprio e
quale tutore dell’interdetto A.D. quale erede di
A.F., A.S. quale erede di A.F., A.A.
quale erede di A.F., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
GOLAMETTO 4 (TEL 06.3724212), presso lo studio dell’avvocato LORENZO
GIUA, rappresentati e difesi dall’avvocato SALVATORE GIUA giusta
avverso la sentenza n. 142/2014 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,
A.D. e i suoi genitori, A.F. e F.G.A., citarono in giudizio risarcitorio S.M. e la Carige Assicurazioni s.p.a. con riguardo all’incidente stradale del (OMISSIS), in seguito al quale A.D. aveva riportato gravissime lesioni personali dopo che il motociclo da lui condotto si era scontrato con l’autovettura guidata da S.M..
Il Tribunale di Cagliari accertò la responsabilità di S.M. nella limitata misura del 30%, facendo propri gli accertamenti compiuti nel procedimento penale aperto a suo carico (e conclusosi con l’archiviazione) nell’ambito del quale, all’esito dell’espletata CTU, era emerso che il S., provenendo da una strada secondaria con obbligo di dare la precedenza, si era bensì immesso nella strada provinciale percorsa dall’ A. tagliandogli la strada, ma lo aveva fatto dopo che due veicoli che viaggiavano sulla stessa strada avevano arrestato la marcia cedendogli il diritto di precedenza mentre il motociclista era sopraggiunto in fase di sorpasso in violazione del divieto che non consente tale manovra in prossimità degli incroci e superando il limite di velocità di 50 chilometri orari.
Sull’appello dei danneggiati, la Corte di Appello di Cagliari ha riformato la sentenza di primo grado, attribuendo al S. la più alta percentuale di responsabilità del 60%, sul rilievo che gli accertamenti compiuti in sede penale, essendo fondati sulle dichiarazioni provenienti dall’imputato, non fossero utilizzabili nel processo civile, e che, alla stregua delle dichiarazioni di un testimone, dovesse piuttosto ritenersi che il S. si fosse immesso nella strada provinciale omettendo di dare la dovuta precedenza e provocando la brusca frenata dell’autovettura che precedeva il motociclo, dopo che quest’ultimo aveva iniziato la manovra di sorpasso.
La Corte di Appello ha inoltre reputato sussistente la mala gestio impropria della società assicurativa sul rilievo che essa aveva corrisposto parte del risarcimento (sulla base della liquidazione effettuata dal primo giudice) oltre dieci anni dopo l’incidente e che aveva omesso di mettere a disposizione il massimale (pur risultando quest’ultimo capiente al momento del sinistro, avuto riguardo alla somma devalutata), non ostante la grave violazione commessa dal conducente dell’autovettura assicurata e le gravi lesioni subite dal motociclista.
In proposito, la Corte territoriale ha ritenuto: a) che la società assicurativa non avrebbe potuto ragionevolmente attribuire rilevanza decisiva alle dichiarazioni provenienti dal conducente responsabile, le quali pure erano state poste a base dell’accertamento tecnico compiuto nel procedimento penale; b) che neppure avrebbe potuto fare affidamento sull’archiviazione del procedimento predetto, in quanto gli accertamenti compiuti dal pubblico ministero non vincolavano il giudice civile; c) che, peraltro, anche in sede penale era stato affermato il nesso causale tra la collisione e la condotta del conducente dell’autovettura per avere questi tagliato la strada al motociclista; d) e che in sede civile vige la presunzione di corresponsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti in uno scontro, superabile solo con la prova, a carico di ciascuno di essi, di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno, prova che nella fattispecie il S. non avrebbe potuto fornire avendo posto in essere l’antecedente senza il quale il sinistro non si sarebbe verificato.
Ha proposto ricorso per cassazione, sorretto da un unico motivo, la Carige Assicurazioni s.p.a.. Hanno resistito con controricorso e hanno proposto ricorso incidentale A.D., F.G.A. e gli eredi di A.F.. I controricorrenti hanno poi depositato memoria con allegata rinuncia al ricorso incidentale.
1. Con l’unico, articolato motivo (violazione dell’art. 144 codice delle assicurazioni – già L. n. 990 del 1969, art. 18 – nonchè degli artt. 1224 e 1917 c.c., anche con riferimento agli artt. 1175 e 1375 c.c.) la società assicuratrice censura la sentenza impugnata nella parte in cui l’ha condannata al pagamento di somme oltre il massimale sul presupposto della sussistenza della mala gestio impropria. Deduce che la Corte territoriale non avrebbe fornito alcuna convincente motivazione sulla sussistenza del suo obbligo di mettere a disposizione il massimale prima della decisione del tribunale, posto che dalle risultanze probatorie acquisite fino a quel momento – e segnatamente dal provvedimento di archiviazione emesso nel procedimento penale – era emersa incontrovertibilmente la possibilità di escludere la colpa del conducente dell’autovettura. Afferma inoltre che il predetto obbligo doveva reputarsi insussistente attesa la capienza del massimale, il cui ammontare, alla data del sinistro, superava quello del risarcimento complessivamente dovuto sia per capitale che per accessori.
1.1. La censura è inammissibile.
Fatta eccezione per l’ultimo rilievo (il quale peraltro trova fondamento in una lettura fuorviante dei principi affermati da questa Corte, in base ai quali la capienza del massimale non esclude la configurabilità della mala gestio impropria, ove sussista il colpevole ritardo dell’assicuratore nell’adempimento della sua obbligazione verso il danneggiato, ma esclude soltanto che tale colpevole ritardo possa assumere autonomo rilievo ai sensi dell’art. 1224 c.c., atteso che fino a concorrenza del massimale l’assicuratore è tenuto in forza del disposto di cui all’art. 1917 c.c.: Cass. 13/12/2002, n. 17831), il motivo di ricorso lamenta infatti una erronea valutazione delle circostanze fattuali sul presupposto che, se queste fossero state rettamente apprezzate, avrebbero dovuto condurre la Corte territoriale ad escludere, nella specie, la sussistenza della mala gestio impropria.
All’apprezzamento dei fatti compiuto dalla Corte di merito – la quale, come si è veduto, ha motivatamente ritenuto che la società assicurativa avrebbe dovuto tenere conto della gravità della violazione commessa dal conducente dell’autovettura e della gravità delle lesioni subite dal motociclista senza poter attribuire rilevanza in senso contrario nè agli accertamenti compiuti nel procedimento penale nè al provvedimento di archiviazione con cui questo si era concluso – la ricorrente principale contrappone un diverso apprezzamento, in base al quale, al contrario, la mala gestio impropria avrebbe dovuto essere esclusa proprio in ragione del contenuto del predetto provvedimento di archiviazione.
La doglianza è dunque inammissibile, in quanto essa, pur formalmente abbigliata in veste di denuncia di una violazione di legge, si risolve, nella sostanza, in una richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito, la quale va ad infrangersi sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice di appello.
Anzichè prospettare un vizio della sentenza rilevante sotto il profilo di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, mediante una specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie astratta applicabile alla vicenda, la Carige s.p.a invoca una diversa lettura delle risultanze fattuali la quale è inammissibile in sede di legittimità in quanto riservata al giudice del merito cui compete in via esclusiva non solo la valutazione delle risultanze probatorie, ma anche la scelta di quelle – fra esse ritenute più idonee a sorreggere la motivazione.
Il ricorso principale va dunque dichiarato inammissibile.
2. Quanto al ricorso incidentale, va rilevato che A.D., F.G.A. e gli eredi di A.F. hanno depositato atto di rinuncia al ricorso medesimo, sottoscritto da loro personalmente ( F.G.A. ha firmato anche in qualità di tutore di A.D.), nonchè dal loro difensore, e ritualmente notificato alla controparte.
La rinuncia non risulta accettata, ma questa circostanza non rileva ai fini dell’estinzione del rapporto processuale instaurato con il ricorso incidentale rispetto al quale deve dichiararsi cessata la materia del contendere. La rinuncia al ricorso per cassazione non richiede infatti l’accettazione della controparte per essere produttiva di effetti processuali (Cass. n. 28675/2005) e comporta il venir meno dell’interesse a contrastare l’impugnazione (Cass., sez. un., n. 1923/1990), salva la necessità di pronunciare sulle spese (Cass. n. 4446/1986; ord. n. 23840/2008).
Deve dunque dichiararsi la cessazione della materia del contendere in relazione al ricorso incidentale.
3. Le spese del giudizio di legittimità vanno interamente compensate tra le parti avuto riguardo alla soccombenza reale della ricorrente principale e a quella virtuale dei ricorrenti incidentali.
Infatti, anche i motivi posti a fondamento del ricorso incidentale (con i quali i ricorrenti si erano doluti – sia sotto il profilo dell’omessa pronuncia sia sotto il profilo dell’omesso esame – della mancata rideterminazione da parte della Corte di Appello di talune voci di danno che al contrario di altre non erano state aumentate in conseguenza del mutato giudizio sull’an debeatur) avrebbero dovuto essere dichiarati inammissibili atteso che dallo stesso controricorso risulta che avverso le statuizioni del giudice di primo grado relative alle predette voci di danno (il danno patrimoniale permanente da perdita della capacità lavorativa generica subito a A.D. e il danno patrimoniale da spese di assistenza sostenute e da spese di assistenza future sopportato dai suoi genitori) non erano stati proposti specifici motivi di gravame, essendo stato genericamente chiesto con l’atto di appello di “determinare nella misura che sarà risultata dovuta, anche in accoglimento dei motivi di gravame sul quantum, l’ammontare del risarcimento dovuto agli appellanti con detrazione delle somme liquidate dal tribunale in primo grado”. Di conseguenza, nessun vizio tra quelli dedotti con il ricorso incidentale sarebbe stato riscontrabile nella sentenza impugnata atteso che ai fini dell’omessa pronuncia occorre che il giudice di appello non si pronunci su uno o più dei motivi di gravame (tra le tante, Cass. 04/06/2007, n. 12952), mentre non ricorre nè omessa pronuncia nè omesso esame quando la decisione, adottata in contrasto con la pretesa fatta valere dalla parte, ne comporti il rigetto o la non esaminabilità pur in assenza di una specifica argomentazione (Cass. 09/05/2007, n. 10636; Cass. 04/10/2011, n. 20311)
4. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, mentre non ricorrono i presupposti per il versamento del medesimo importo da parte dei ricorrenti incidentali, poichè il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, non contempla l’ipotesi di cessazione della materia del contendere.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale e dichiara cessata la materia del contendere in ordine al ricorso incidentale.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

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 art. 18
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 Cass. 
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 art. 13
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