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Timestamp: 2018-01-19 01:32:56+00:00

Document:
Cassazione civile, 20/12/2017, (ud. 13/10/2017, dep.20/12/2017), n. 30573
Dott. VIRGILIO   Biagio                             -  Presidente   -
Dott. GRECO      Antonio                            -  Consigliere  -
Dott. TRICOMI    Laura                              -  Consigliere  -
Dott. IANNELLO   Emilio                        -  rel. Consigliere  -
Dott. FEDERICI   Francesco                          -  Consigliere  -
sul ricorso iscritto al n. 4108/2010 R.G. proposto da:
Artes Politecnica S.r.l., rappresentata e difesa dall'Avv. Umberto
Santi, con domicilio eletto in Roma, via Benaco, 13, presso lo
studio dell'Avv. Maria Chiara Morabito;
Veneto, n. 2/16/09 depositata il 12 gennaio 2009;
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 13 ottobre
che non può dubitarsi infatti che le rimanenze di magazzino computate ai fini della valutazione dell'azienda ceduta, ancorchè ovviamente non originate dalla attività svolta dalla stessa contribuente ma relative al ramo d'azienda che quest'ultima ha acquisito nel corso dell'esercizio, costituiscano componenti negativi concorrenti alla determinazione del reddito imponibile, come tali anch'esse soggette ai requisiti di effettività, inerenza, certezza, determinatezza (o determinabilità) e competenza prescritti dall'art. 109 t.u.i.r. (Cass. n. 10167 del 2012; nn. 3258, 12503 e 24429 del 2013; nn. 1565, 13806 e 21184 dei 2014; nn. 426, 1011 e 7214 del 2015);
che nessun argomento è dato desumere in contrario dalla disposizione di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, comma 4, non solo perchè trattasi di norma che regola altro tipo di imposta (registro), ma soprattutto perchè la stessa, nel prevedere che "per gli atti che hanno per oggetto aziende o diritti reali su di esse il valore di cui al comma 1 è controllato dall'Ufficio con riferimento al valore complessivo dei beni che compongono l'azienda, compreso l'avviamento...", non preclude affatto ma anzi richiede all'Ufficio di esercitare un controllo sul valore dichiarato dalle parti;
che ciò posto la mancata esibizione di tale documento all'Agenzia che ne ha fatto richiesta legittima di per sè l'accertamento induttivo, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, lett. d-bis);
che, in base a tale disposizione, come noto, l'Ufficio procede all'accertamento "sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza": in tal modo esso è autorizzato a determinare il reddito complessivo del contribuente medesimo con facoltà di ricorso a presunzioni c.d. supersemplici, anche prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, che comportano l'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente, il quale può fornire elementi contrari intesi a dimostrare che il reddito (risultante algebrica di costi e ricavi) non è stato prodotto o che è stato prodotto in misura inferiore a quella indicata dall'ufficio (v. Cass. 13/02/2006, n. 3115; Cass. 18/06/2003, n. 9755; Cass. 02/12/2002, n. 17016);
che la C.T.R. non si è conformata a tali principi, avendo aprioristicamente negato la correttezza del ragionamento induttivo adottato sulla base del solo inconferente rilievo che "non si tratta di rimanenze di magazzino a fine esercizio, ma di acquisto di ramo d'azienda, comprensivo dei beni a magazzino";
che la sentenza va pertanto cassata, restando assorbito l'esame del secondo motivo;
che la causa va pertanto rimandata al giudice a quo, al quale va anche demandato il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità.
accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto; rinvia alla Commissione tributaria regionale del Veneto in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

References: art. 51
 art. 39
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
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