Source: http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/articolo?urn=er:assemblealegislativa:resoconto:20151222;A
Timestamp: 2019-07-22 23:40:56+00:00

Document:
OGGETTO 1808
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa questioni riguardanti le elezioni dei Consorzi di bonifica, con particolare riguardo ai relativi costi. A firma della Consigliera: Gibertoni
OGGETTO 1810
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa l'istituzione di una commissione d'inchiesta in merito alla situazione riguardante il Consorzio Trasporti di Faenza ed alla salvaguardia del relativo indotto occupazionale. A firma del Consigliere: Liverani
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le iniziative da intraprendere per ottenere la nomina del commissario liquidatore della Cooperativa Costruzioni di Bologna. A firma del Consigliere: Taruffi
Interrogazione oggetto 1818
(Decaduta)
OGGETTO 1819
Interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula circa le modalità di svolgimento delle elezioni per il rinnovo dei Consorzi di Bonifica, con particolare riferimento all'adozione di sanzioni nel caso di mancata adozione del voto telematico. A firma del Consigliere: Foti
Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante «Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino, nella Provincia di Piacenza»
OGGETTO 1799
Delibera: «Indizione del referendum consultivo delle popolazioni interessate, ai sensi della legge regionale 8 luglio 1996, n. 24, sul progetto di legge "Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino nella Provincia di Piacenza".» (Proposta del consigliere relatore Gian Luigi Molinari su mandato della Commissione I) (53)
MOLINARI, relatore di maggioranza
OGGETTO 1355
Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Norme di semplificazione della disciplina regionale in materia di demanio marittimo. Modifiche alla legge regionale 31 maggio 2002, n. 9» (25)
(Ordine del giorno 1355/1, oggetto 1862 - Presentazione, discussione e approvazione)
BAGNARI, relatore di maggioranza
TORRI (SEL)
OGGETTO 1612
Delibera: «Programmazione triennale in materia di offerta di percorsi di istruzione e formazione professionale aa.ss. 2016/17, 2017/18 e 2018/19.» (Proposta della Giunta regionale in data 12 novembre 2015, n. 1709) (54)
Votazione elettronica oggetto 1355
Emendamenti oggetto 1355
La seduta ha inizio alle ore 9,44
PRESIDENTE (Saliera): Dichiaro aperta la cinquantaquattresima seduta della X legislatura dell’Assemblea legislativa.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta il consigliere Alleva.
PRESIDENTE (Saliera): Diamo inizio ai nostri lavori con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Prendiamo in esame l’oggetto 1808.
Risponde l’assessore Caselli, che ha tre minuti a disposizione.
La parola alla consigliera Gibertoni per illustrare l’interrogazione in oggetto.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Dei Consorzi di bonifica in quest’Aula si è già parlato in diverse occasioni, ma oggi vogliamo ritornare sull’argomento in quanto ci preme sottolineare come non faccia bene a nessuno il dato di astensione - è un dato di astensione anche questo - registrato in occasione delle elezioni per i Consorzi di bonifica, cui circa la metà degli elettori che avrebbero diritto a votare anche per il presidente della Regione e per l’Assemblea legislativa avrebbe diritto a votare anche per i Consorzi di bonifica. Eppure, ci risulta che soltanto l’1 per cento degli aventi diritto o ne aveva conoscenza oppure è andato a votare.
In questa interrogazione a risposta immediata ricordiamo che i Consorzi di bonifica svolgono funzioni molto importanti di tutela e di sicurezza del territorio regionale. Abbiamo visto come, proprio pochi giorni fa, l’assessore regionale all’agricoltura abbia detto, nella risposta ad un’interpellanza, che la modalità di voto telematica presenterebbe costi economici particolarmente elevati, ma anche - aggiunge - notevoli difficoltà operative, ribadendo che, alla luce delle problematiche riscontrate, sono ancora allo studio soluzioni sostenibili.
Ebbene, considerando che l’andamento del voto è stato particolarmente deludente e particolarmente allarmante dal punto di vista anche della garanzia del diritto alla partecipazione, di cui questa Regione dovrebbe garantire la priorità, il tema della partecipazione democratica - lo ricordavamo ieri - costituisce ancora una scommessa che è ben lontana dall’essere vinta, per solidità, per consenso e per qualità delle nostre Istituzioni.
Quindi, nell’ottica di favorire ogni opportunità di voto e di partecipazione alle scelte, ci sembra importante capire, visto che è stato rilevato dall’assessore nella risposta a quella interpellanza, effettivamente a quanto ammonterebbe il costo dell’intera operazione elettorale nell’insieme degli otto Consorzi di bonifica, che sono quelli che si occupano del nostro territorio regionale, per ognuno di questi inserendo ed evidenziando nel costo gli oneri relativi agli studi effettuati, se ci sono studi che sono stati effettuati in merito, che hanno portato l’assessore regionale a sostenere che la modalità di voto telematica, appunto, presenterebbe costi talmente elevati e difficoltà operative così alte da non poter essere presa in considerazione.
Chiediamo anche chi si stia occupando al momento delle ipotesi di lavoro praticabili per rendere disponibile e, dal nostro punto di vista, indispensabile il voto telematico, visto che la risposta dell’assessore richiamava il fatto che, alla luce delle problematiche riscontrate, erano allo studio soluzioni sostenibili.
La parola all’assessore Caselli per la risposta. Prego, ha tre minuti a disposizione.
CASELLI, assessore: Grazie, presidente. L’importo delle spese sostenute per il rinnovo dei consigli di amministrazione dei Consorzi di bonifica ammonta, sulla base di quanto comunicato dall’Associazione regionale delle bonifiche dell’Emilia-Romagna, a 353.323 euro, al netto dei costi del personale interno impegnato direttamente nella tornata elettorale.
La ripartizione tra i diversi enti è la seguente: Consorzio di Piacenza 129.266 aventi diritto, 65.713 euro di spese elettorali; Consorzio Parmense 147.661 aventi diritto, 18.000 euro di spese elettorali; Consorzio Emilia Centrale 274.142 aventi diritto, 77.156 euro di spese elettorali; Consorzio Burana 161.525 aventi diritto, 57.234 di spese elettorali; Consorzio della Renana 214.735 aventi diritto, 49.745 euro di spese elettorali; Consorzio della Romagna Occidentale 118.186 aventi diritto, 22.138 euro di spese elettorali; Consorzio della Romagna 418.198 aventi diritto, 33.437 euro di spese elettorali; Consorzio di Ferrara 156.720 aventi diritto, 30.000 euro di spese elettorali. In totale, gli aventi diritto sono 1.620.433 e le spese elettorali, come dicevo prima, sono 353.423 euro.
La previsione del voto telematico, contenuta nello Statuto tipo, approvato con la deliberazione 1032 del 19 luglio 2010, rappresenta comunque un elemento di carattere ordinatorio e non perentorio, in quanto non prevede alcuna sanzione in caso di mancata attuazione.
L’applicabilità del sistema telematico è stata valutata da personale interno all’ANBI Emilia-Romagna che, anche sulla base di uno specifico parere legale - ricordiamo che sono enti autonomi, per cui la Regione non dispone delle consulenze che sono state attribuite -, ha rilevato come le soluzioni tecniche esistenti non adeguatamente vagliate in via preventiva avrebbero potuto inficiare il risultato del voto. È stato sottolineato che il voto telematico presidiato, ovvero espresso in un normale seggio elettorale, non realizza l’obiettivo di incrementare il numero dei votanti, mentre quello non presidiato (tramite sms o qualsiasi terminale connesso alla rete) non assicura con ragionevole certezza gli standard di sicurezza informatica e di verificabilità da parte del pubblico attraverso un software open source della correttezza e dell’integrità della competizione elettorale e, conseguentemente, non garantisce il mantenimento degli attuali livelli di tutela della genuinità e non modificabilità del voto.
Per quanto attiene alla messa a punto di ipotesi di lavoro praticabili per rendere disponibile il voto telematico, si precisa che la questione sarà oggetto di puntuale verifica da parte dei competenti servizi regionali, in questo rafforzati dall’ordine del giorno che è stato approvato ieri da quest’Aula, rispetto al quale personalmente sono assolutamente d’accordo.
La parola alla consigliera Gibertoni per dichiararsi soddisfatta o meno della risposta. Le ricordo che ha tre minuti a disposizione.
GIBERTONI: Grazie, presidente. Ieri, in occasione del voto, ricordo che addirittura si è votato contro l’opportunità di inserire una clausola valutativa per quanto riguarda i Consorzi di bonifica, adesso l’assessore afferma che nessuna sanzione è prevista nel caso in cui non ci sia un’applicazione, ma è vero anche che soluzioni vanno trovate. Non è questione di adagiarsi su norme che, peraltro, in questo caso non incrementano in nessun modo quella che a parole resta la partecipazione che il Partito Democratico dice di voler sempre, invece, sollecitare.
A me appare evidente che ciò che inficia il risultato del voto - lo dico perché l’ho citato ieri, c’è stato da poco un referendum fondamentale, il primo sulla sanità in Italia, nella bassa modenese - è la scarsità di partecipazione, non è il fatto che si rifiuti adesso di andare verso altre possibilità di allargamento della partecipazione al rinnovo degli organismi dei Consorzi di bonifica, perché purtroppo permane ancora l’idea, dopo tanto tempo, idea certamente sbagliata, ma che rappresenta l’immagine esteriore che si dà adesso, che dei Consorzi di bonifica non si deve sapere nulla, che ai Consorzi di bonifica non si deve partecipare.
Qui rilevo che addirittura lo stesso meccanismo elettorale e il processo di presentazione delle liste e della loro ammissione al voto sono stati e sono sottoposti da più soggetti e in diverse aree territoriali addirittura alla richiesta di attenzione e intervento correttivo della Regione, lamentando improprie esclusioni di liste, presenza di liste civette, e segnalando l’assoluta disinformazione sul tema.
Credo, pertanto, che il tema che ci si presenta e che vi si presenta sia sempre quello per cui si deve decidere se si vuole una cittadinanza attiva o una cittadinanza che sappia il giusto, forse il meno possibile, e che lasci decidere le cose come si sono sempre decise. Tuttavia, se lo Statuto regionale indica come naturale e prioritario impegno della politica delle Istituzioni la promozione della partecipazione democratica il più allargata e condivisa possibile, della cittadinanza attiva, dell’utilizzo consapevole di tutte le opportunità di controllo anche da parte dei cittadini, di indirizzo e di partecipazione, considerato che, come ricordava poc’anzi l’assessore Caselli, ben la metà degli aventi diritto al voto per il rinnovo dell’Assemblea legislativa regionale costituisce la base che dovrebbe andare a votare per i nostri Consorzi di bonifica, allora credo che il cortocircuito sia evidente. Nulla si sta facendo e nulla si vuole fare intanto per far sapere che queste elezioni ci sono e poi per dare degli strumenti a coloro che pagano il contributo ai Consorzi di bonifica per invitarli ad andare a votare per gli organismi, per metterli a conoscenza che c’è la possibilità di presentare anche delle liste o in ogni caso che si possono ricevere maggiori informazioni sulle liste che si presentano.
Quindi, credo che in tal senso la Regione debba non appoggiarsi tanto a un’impotenza, a una incapacità presunta di incidere, bensì sollecitare con tutte le sue forze la possibilità che, nelle prossime elezioni dei Consorzi di bonifica, la notizia sia ampiamente diffusa e il voto telematico sia possibile, onde evitare di ritrovarci innanzi a dati di questo genere, come quello di quest’anno, davvero allarmanti e, oserei dire, imbarazzanti, per cui nessuno sa che si vota, le persone che ci vanno sono effettivamente una percentuale risibile e, in fin dei conti, sembra davvero che questo sia in qualche modo avallato dalle Istituzioni, quindi facendo sì che si diffonda l’idea che niente si deve sapere dei Consorzi e le cose devono andare avanti in questo modo. Grazie.
PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 1810.
(interruzione del consigliere Liverani)
Quindi, diamo la parola immediatamente all’assessore Costi per la risposta e poi al consigliereLiverani.
Prego assessore Costi.
COSTI, assessore: Grazie, presidente. Ricordo che il settore dell’autotrasporto, assieme a quello delle costruzioni e alla movimentazione terra, in cui il gruppo CTF operava, sono stati i settori più colpiti dalla crisi economica, dal 2008 ad oggi. Il gruppo CTF è stata una delle vittime di questa crisi, con conseguenze gravi sia per i creditori che per l’occupazione, sia dei soci che dei lavoratori.
Alcune correzioni. L’azienda ha rinunciato al concordato, di conseguenza il Ministero dello sviluppo economico ha nominato il liquidatore, non il Tribunale di Ravenna. Ricordo che Legacoop Romagna è nata il 5 dicembre 2013 e solo a partire da quella data è intervenuta in questa vicenda. Ricordo, inoltre, che Legacoop, come tutte le altre leghe, è un sindacato d’impresa, cioè è un’associazione di categoria a cui le aziende aderiscono liberamente per ottenere servizi e rappresentanza.
Su questo caso abbiamo chiaramente raccolto, come Amministrazione regionale, le informazioni e a noi non risulta che funzionari o dirigenti di Legacoop di Ravenna o di altre associazioni di categoria siano mai stati componenti del consiglio direttivo del CTF (queste sono le informazioni che abbiamo ottenuto). Risulta, invece, che a settembre 2014 il gruppo dirigente è stato azzerato su richiesta dei soci della cooperativa, sostituito da un nuovo gruppo dirigente, che ha cercato di attuare un difficile piano di salvataggio, risultato poi di difficile attuazione. Pertanto, a noi risulta che le decisioni relative all’azienda siano state assunte in piena autonomia dai soci, compresa quella relativa all’aumento del capitale sociale.
Per quanto risulta sempre a noi, Legacoop Romagna ha esercitato, anche in questo caso come in altri, il ruolo di associazioni di impresa attraverso l’attivazione di tutti i servizi di consulenza e anche finanziari di cui dispone sia direttamente sia attraverso la Federcoop, la Federazione delle cooperative della provincia di Ravenna di Parfinco, Coopfond e Cooperfactor, con un impegno finanziario di oltre tre milioni di euro.
Le azioni attivate e le ingenti risorse messe in campo, anche se non hanno dato l’esito sperato per la salvezza dell’intero gruppo, hanno consentito di trovare soluzioni di continuità produttiva per una parte importante delle società collegate e partecipate, di sviluppo di rami d’azienda e nel rioccupare la maggior parte dei soci e dei dipendenti in altre aziende aderenti a Legacoop. Attraverso gli affitti e le cessioni di beni e servizi e rami d’azienda, sono stati ricollocati circa 130 addetti, mentre ad oggi per i 30 che non hanno ancora trovato una collocazione lavorativa sono attivi gli ammortizzatori sociali. Ad oggi, la gran parte dei ricollocamenti è avvenuta in altre imprese cooperative, dalla Cooperativa Facchini di Faenza nel settore del facchinaggio al CUTI-CONSAI nei trasporti, alla Lotras System nella logistica e in altre società partecipate sempre del settore. Interpellata Legacoop Romagna ha inoltre assicurato un ulteriore impegno per favorire il ricollocamento di tutti i 30 lavoratori che, ad oggi, sono ancora con gli ammortizzatori sociali.
In questo caso, come negli altri casi di crisi aziendale - voi sapete che abbiamo parecchi tavoli -, siano essi cooperative oppure no, l’attenzione della Regione - questa è un’azienda che viene da una storia travagliata del passato - è sempre molto alta, con l’intento di cercare in tutti i modi di trovare strumenti idonei e possibili giuridicamente, anche perché in questo caso siamo all’interno di aziende che hanno regole e seguono meccanismi, dove l’Amministrazione regionale non può sempre intervenire. Tuttavia, stiamo cercando e poniamo massima attenzione soprattutto su due temi. Il primo è la salvaguardia dei lavoratori, e questo lo attiviamo sempre con i tavoli di salvaguardia, dove solitamente assommiamo anche azioni per permettere la continuità aziendale. Questo, infatti, è l’altro elemento vero che ci può permettere, da un lato, di salvaguardare i lavoratori e, dall’altro, di salvaguardare anche parti degli indotti che in questi territori operano.
Infine, e chiudo, non è per noi accettabile la richiesta di una Commissione d’inchiesta, in quanto si tratta di un’associazione di rappresentanza di imprese, qual è la Lega delle cooperative della Romagna, che al pari di tutte le altre associazioni di rappresentanza, quindi esattamente come Confindustria, CNA e Confartigianato, fornisce servizi ad aziende che vi aderiscono assolutamente in piena libertà. Quindi, aderiscono liberamente alla loro forma sindacale e chiaramente avranno strumenti e metodi per eventualmente far valere le loro ragioni in altre sedi. Naturalmente, non è competenza nostra attivarci rispetto a questi rapporti che si sono instaurati tra due soggetti che si sono liberamente scelti.
La parola al consigliere Liverani per dichiararsi soddisfatto o meno della risposta. Prego, ha sei minuti.
LIVERANI: Ringrazio l’assessore della risposta. Mi dichiaro insoddisfatto della sua risposta, assessore, anche perché queste persone hanno sempre lavorato, quindi non è un dato generato dalla crisi. A queste persone è stato sempre erogato lo stipendio, loro hanno sempre lavorato credendo in questa azienda.
Mi permetta brevemente di raccontarle ciò che è successo. Nel gennaio 2012 è stato chiesto un aumento di quote sociali pari a 20.000 euro, perché queste persone credevano nell’azienda, e la CTF ha sempre detto che i soldi li avrebbero presi, invece non hanno preso mai niente.
Come Lega Nord, chiediamo alla Regione di farsi carico di questa situazione, perché abbiamo incontrato persone che sono veramente in crisi, non arrivano alla fine del mese, non hanno i soldi neanche per mangiare. Quindi, potreste anche pensare di organizzare un incontro con queste persone, con le quali io e Padovani ci siamo confrontati in un incontro privato. Grazie.
PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 1817.
Risponderà l’assessore Costi.
La parola al consigliere Taruffi per illustrare l’interrogazione in oggetto.
TARUFFI: Grazie, presidente. Riepilogando rapidamente quanto è successo nell’ultimo mese, ricordo che, in data 16 novembre, al consiglio di amministrazione di Cooperativa Costruzioni di Bologna è stata comunicata la messa in liquidazione coatta amministrativa, ovvero l’equivalente del fallimento, e da allora le organizzazioni sindacali, ovviamente Cooperativa Costruzioni è una realtà molto importante del settore delle costruzioni della realtà bolognese, hanno chiesto da subito che l’avvio della procedura avvenisse in tempi rapidi, così da ottenere ovviamente gli ammortizzatori sociali per i dipendenti e mettere in atto tutte le iniziative necessarie per salvaguardare l’occupazione anziché, come invece purtroppo sta accadendo, lasciare nell’incertezza le oltre 350 lavoratrici e lavoratori che sono coinvolti da questa vicenda.
Ad oltre un mese da quel 16 novembre, infatti, il Ministero dello sviluppo economico non ha ancora nominato il commissario liquidatore, ai sensi ovviamente delle norme vigenti, prolungando quindi uno stato di incertezza e mettendo a rischio anche gli ammortizzatori sociali per i dipendenti. La cassa integrazione, infatti, attivata lo scorso aprile, scade ad agosto 2016 e la nuova cassa deve essere richiesta entro il 31 dicembre da parte del commissario, che però ancora non è stato nominato.
I tempi sono particolarmente ristretti, la situazione si è prolungata oltre il dovuto, per cui chiediamo alla Giunta di attivarsi presso il Ministero per cercare di sbloccare questa situazione nel modo più urgente e rapido possibile, anche perché è piuttosto incomprensibile il ritardo con cui ci si sta muovendo su questa vicenda, che invece ha un impatto, come ricordavo, molto significativo sia per il numero delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti sia per la realtà che la Cooperativa Costruzioni ha rappresentato nella realtà bolognese.
La parola all’assessore Costi per la risposta. Prego, ha tre minuti.
COSTI, assessore: Vi chiedo scusa, ma ero impegnata con il consigliere Liverani in un confronto post.
Condivido le preoccupazioni che sono state espresse nell’interrogazione del consigliere Taruffi, e le preoccupazioni sono state talmente forti per quanto riguarda proprio la nostra Amministrazione che voi sapete che abbiamo costituito il tavolo regionale per la salvaguardia occupazionale rispetto alla Cooperativa Costruzioni di Bologna e in quel tavolo, il 16 novembre, abbiamo sollecitato tutte le parti sociali, e sono stata anche incaricata proprio per sollecitare il Ministero alla nomina del commissario liquidatore.
In data 16 dicembre 2015, con il decreto ministeriale n. 627 è stato nominato dal Ministero dello sviluppo economico il dottor Ettore Del Borrello quale commissario liquidatore dell’azienda Cooperativa Costruzioni di Bologna e, a seguito di questo atto, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha convocato il commissario liquidatore e le organizzazioni sindacali - li ha convocati ufficialmente l’altro giorno - per il giorno 23 dicembre (domani) per l’esame congiunto ex articolo 2 del decreto n. 218 per la richiesta del ricorso alla cassa integrazione straordinaria.
Una volta adempiuto questo aspetto, che è stato avocato per la dimensione del problema e per la straordinarietà della situazione, come Regione riconvocheremo il tavolo regionale di salvaguardia occupazionale per continuare a seguire, assieme al commissario liquidatore, l’evoluzione della situazione relativamente tanto all’unità aziendale quanto all’eventuale possibilità di salvaguardia dei posti di lavoro, con continuità lavorativa.
Anche in questo caso, come ho ribadito in occasione della precedente interrogazione, come Regione siamo impegnati su tutti i tavoli di crisi che noi abbiamo, e anche questo riguarda un tavolo di crisi del settore dell’edilizia e dell’indotto, e stiamo cercando tutte le soluzioni possibili, sempre stando nella nostra area di competenza, per dare soluzioni per quanto riguarda la ricollocazione e la salvaguardia degli eventuali lavoratori in esubero e anche soprattutto per permettere che queste imprese possano comunque continuare almeno parti delle attività che hanno svolto fino ad oggi, perché oggettivamente una volta perse chiaramente si perderebbe anche la possibilità, in un momento di migliore situazione dal punto di vista del mercato edilizio, di costituire nuovi posti di lavoro.
La parola al consigliere Taruffi per dichiararsi soddisfatto o meno della risposta. Prego, ha tre minuti a disposizione.
TARUFFI: Ringrazio l’assessore Costi per la risposta.
Eravamo a conoscenza che la situazione si sarebbe sbloccata a breve, ma rimane il fatto che lavoriamo purtroppo in emergenza anche su una situazione come questa che era nota ormai purtroppo da tempo.
Colgo l’occasione per segnalare che, nelle ultime tre sedute dell’Assemblea legislativa, come Gruppo abbiamo presentato tre interrogazioni su tre ambiti differenti, oggi sul comparto dell’edilizia, qualche settimana su una residenza per anziani e il mese scorso sulla Philips Saeco, che poi abbiamo conosciuto bene tutti, e queste iniziative dimostrano come siamo ancora effettivamente in un processo di crisi molto complicato, che riguarda diversi ambiti. Non a caso, le interrogazioni che ho richiamato hanno un filone comune, cioè la crisi in cui versano queste realtà, che però riguardano ambiti diversi, ovvero la metalmeccanica, il terzo settore e oggi…
Aspettiamo la Saeco, però l’abbiamo fatto anche sulla DEM e su altre realtà produttive per segnalare come in realtà siamo ancora ben dentro una situazione di crisi, la cui realtà viene descritta da queste situazioni, da questo contesto. Quindi, anche quando a livello nazionale sentiamo appelli all’ottimismo, nonostante reputiamo sia giusto guardare avanti, bisogna anche essere ben consapevoli che la realtà e gli indicatori più concreti della realtà, che sono la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori di tanti settori, ci dimostrano che siamo ancora in una crisi ben chiara, anche a causa dei provvedimenti che il Governo ha assunto, a partire dal famigerato Jobs Act.
PRESIDENTE (Saliera): L’oggetto 1818 decade, in quanto il consigliere Alleva, firmatario del’atto in oggetto, questa mattina ha comunicato di non poter partecipare alla seduta.
Procediamo, quindi, con l’oggetto 1819.
PRESIDENTE (Saliera): Risponderà l’assessore Caselli.
La parola al consigliere Foti per illustrare l’interrogazione in oggetto.
FOTI: Grazie, presidente. Consumo soltanto trenta secondi per assicurare l’assessore Caselli che non sono avvezzo a copiare interrogazioni da esposti anonimi, né tantomeno necessito che in quelli esposti mi suggeriscano le virgole. Tanto le dovevo in relazione alla risposta che ella mi ha fornito all’interrogazione 1389.
Per il resto attendo la risposta, sperando che non sia copiata da veline dei Consorzi di bonifica.
La parola all’assessore Caselli per la risposta. Prego, ha tre minuti.
CASELLI, assessore: Con riferimento all’interrogazione di attualità a risposta immediata in Aula, si precisa in primo luogo che il meccanismo di rinnovo degli organi amministrativi prevede che, contro le operazioni elettorali, può essere presentato ricorso al Comitato amministrativo del Consorzio competente per territorio entro dieci giorni dalla data di chiusura delle elezioni. Il predetto Comitato, non oltre trenta giorni dalla data di votazione, presa visione dei verbali e degli atti, decide sugli eventuali reclami e i nominativi degli eletti.
I Consorzi di Bonifica hanno comunicato i dati relativi al numero complessivo dei votanti, delle schede bianche, delle schede nulle e dei voti validi, attualmente pubblicati sull’Albo e sul sito dei medesimi. Ve li leggo: Consorzio di Piacenza, 9 seggi, 129.266 aventi diritto, 1.115 votanti, bianche 43, nulle 73, voti validi 1.399; Consorzio Parmense, 24 seggi, 147.661 aventi diritto, 792 votanti, 9 bianche, 9 nulle, 774 voti validi; Consorzio Emilia Centrale, 27 seggi, 274.142 aventi diritto, 13.521 votanti, 283 bianche, 71 nulle, 13.167 voti validi; Renana, 20 seggi, 161.525 aventi diritto, 2.457 votanti, 58 bianche, 86 nulle, 2.313 voti validi; Renana, 19 seggi, 214.735 aventi diritto, 1.098 votanti, 24 bianche, 142 nulle, 932 voti validi; Romagna Occidentale, 16 seggi, 118.186 aventi diritto, 1.107 votanti, 15 bianche, 23 nulle, 1.069 voti validi; Romagna, 19 seggi, 418.198 aventi diritto, 856 votanti, 6 bianche, 49 nulle, 801 voti validi; Ferrara, 156.720 aventi diritto, 1.320 votanti, 15 bianche, 161 nulle, 1.144 voti validi. Il totale, per la Regione Emilia-Romagna, risultava 151 seggi, 1.620.433 aventi diritto, 22.666 votanti, 453 bianche, 614 nulle, 21.599 voti validi.
Questo dato, se rapportato al totale della contribuenza di 133 milioni di euro in Regione, ci consegna una media di votanti del 9,10 per cento sulla contribuenza, pari a 12 milioni su 133 milioni di contributi.
Non risultano ancora disponibili i dati relativi al numero dei voti espressi per delega e al numero dei consorziati che hanno espresso il voto in più sezioni, che richiedono conteggi particolari anche con il supporto di specifici strumenti informatici. Questi dati saranno, comunque, resi disponibili dai Consorzi entro la data di proclamazione del voto, come da termine di trenta giorni sopraesposto.
La Giunta non eleverà sanzioni, in quanto non contemplate dalla norma che, pur prevedendo il voto telematico nello Statuto tipo, approvato con deliberazione 1032 del 19 luglio 2010, ha carattere ordinatorio e non perentorio.
Ciò che, invece, la Giunta intende fare, considerato che la scarsa partecipazione non soddisfa nessuno, è mettere a punto un’ipotesi di lavoro praticabile per rendere disponibile il voto telematico. La questione sarà, infatti, oggetto di puntuale verifica da parte dei servizi regionali competenti, in ciò rafforzati anche dall’ordine del giorno approvato dall’Aula ieri sera.
La parola al consigliere Foti per dichiararsi soddisfatto o meno.
Consigliere, le ricordo che ha poco più di cinque minuti. Prego.
FOTI: Grazie, presidente. Li userò tutti. Faccio presente che, dai dati testé forniti dall’assessore Caselli, se estrapoliamo il Consorzio avente sede a Reggio Emilia, dove si è svolta una battaglia all’ultimo voto tra, da una parte, la Coldiretti e qualcun altro e, dall’altra parte, tutte le associazioni di categoria, se estrapoliamo quella presenza - dicevo - in termini numerici, la media risulta al di sotto dello 0,6 per cento di partecipazione al voto rispetto al numero dei consorziati. Nulla rileva il rapporto dei Consorzi di bonifica sulla contribuenza. Assessore Caselli, quello è il dato tipico dei ricchi, di cui lei si è fatta portavoce. Chiaramente, chi si trova nella Categoria 4, come contribuenza, pur avendo a disposizione un voto, pesa molto di più sotto il profilo della contribuenza. Il principio è che un voto vale un voto, così come nelle banche popolari. Non si è mai detto che la partecipazione al voto delle banche popolari è relativa al peso delle azioni degli azionisti, ma al numero degli azionisti. Quello è il numero di confronto, non il peso. Diversamente, non si capirebbe il motivo di una rappresentazione "un voto, un consorziato".
La realtà è che noi abbiamo 1.600.000 consorziati. Se scorporiamo il numero dei consorziati aventi diritto al voto a Reggio Emilia e i votanti di Reggio Emilia, notiamo che ha votato meno dello 0,7 per cento dei consorziati. Tale considerazione dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per l’assessorato. È fallito - questo è evidente - il modello che è stato realizzato a tavolino. Questa è soltanto la fotografia di associazioni che non sono riuscite a portare a votare non solo i propri iscritti, ma, come nel caso di Piacenza, neppure i propri dipendenti.
In questi dati mancano due elementi essenziali. Primo elemento: per ogni consorziato era possibile portare una delega. Dato che, mediamente, dai dati in mio possesso, almeno quelli relativi a due Consorzi, vi è una media di deleghe pari al 35 per cento, è facile capire che lo 0,6 cui ho fatto prima riferimento è una mia gentile concessione. Torno a ripetere: se dovessimo valutare soltanto la partecipazione al voto delle persone, ci troveremmo ancora più sotto.
Quando noi parliamo di consorziati, non parliamo di persone, ma di persone che hanno votato anche per un’altra. Aggiungiamo - lei conosce bene il meccanismo - che un solo consorziato, se è elettore nelle quattro sezioni, può votare in tutte e quattro le sezioni, anche se non può sottoscrivere le liste per tutte e quattro le sezioni, cosa - questa - abbastanza ridicola in sé. Se uno ha l’elettorato attivo, dovrebbe avere anche l’elettorato passivo. In questo caso, invece, si dice soltanto che non è possibile sottoscrivere, ma che è possibile votare. In genere, vale esattamente l’opposto: si può sottoscrivere, ma non si può votare.
Dal momento che la legge è stata fatta ad usum delphini di chi ben sappiamo, che deve continuare a gestire oltre 150 milioni di euro in tutta la Regione, con Consorzi di Bonifica che hanno organi solo formalmente nominati dai consorziati, ma nella realtà nominati da nessuno (questo è il dato di fatto), credo sia necessario porsi alcune domande.
Assessore Caselli, dato che io so come scrivo (e non come altri scrivono), nella domanda non ho chiesto se lei avesse intenzione di sanzionare qualcuno. Non c’è scritto questo. C’è scritto esattamente un’altra cosa: se la Regione intenda prevedere - ovviamente per il futuro, sennò sarebbe stato scritto "perché la Regione non abbia inteso prevedere" - per far diventare perentorio il termine per l’adozione del voto telematico. Perché? Perché è evidente che, al di là della circolare regionale che stabiliva il raddoppio dei seggi elettorali... Mi sia consentito aprire una parentesi, assessore: si sono raddoppiati i seggi elettorali e si sono dimezzati i votanti rispetto alla consultazione precedente - se questo aspetto può essere di suo interesse - anche complessivamente intesa.
Ciò detto, mi pare fin troppo evidente che, senza il voto telematico, non si avrà una partecipazione al voto degna di questo nome. Sia ben chiaro: nessuno pensa di arrivare al 50 per cento degli elettori, ma se già si arrivasse al 10-12 per cento dei consorziati si avrebbe almeno una parvenza che non votano soltanto gli amici degli amici, ma votano anche gli amici degli amici degli amici degli amici. Se non altro, abbiamo fatto compiere uno sforzo in più. Se, poi, pensiamo che tutto questo si ottiene in una sorta di regime dove, salvo il caso di Reggio Emilia, o non sono state presentate liste alternative (perché tutte le associazioni si sono messe d’accordo, comprese quelle dei consumatori) o, dove ce n’erano, sono state escluse con ragionamenti quantomeno capziosi che provvederà l’autorità amministrativa a valutare, se non quella giudiziaria, per altri aspetti, penso che ce ne sia anche per dire non solo che è ora di introdurre una sanzione, ma che bisogna prendere atto che il sistema di elezione così com’è non funziona e che bisogna modificare la legge. Se al voto telematico non si riesce a fornire una risposta, al di là del fatto che in tutto il mondo votino con questo strumento, sicuramente il voto per posta è il voto con il quale viene eletto il Parlamento italiano. Gli italiani all’estero, che eleggono, ad oggi, un numero significativo di parlamentari, votano con il voto postale. Non è pensabile che neppure il voto postale si possa realizzare, perché questo sarebbe un alibi del tutto irrilevante e ignobile.
Visto che sono concluse le interrogazioni a risposta immediata, procediamo con l’esame dell’ordine del giorno.
Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante «Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino, nella Provincia di Piacenza»
Delibera: «Indizione del referendum consultivo delle popolazioni interessate, ai sensi della legge regionale 8 luglio 1996, n. 24, sul progetto di legge "Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino, nella Provincia di Piacenza".» (Proposta del consigliere relatore Gian Luigi Molinari su mandato della Commissione I) (53)
PRESIDENTE (Saliera): Oggetto 1685: Progetto di legge d’iniziativa Giunta recante "Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino, nella Provincia di Piacenza".
Oggetto 1799: Indizione del referendum consultivo delle popolazioni interessate, ai sensi della legge regionale 8 luglio 1996, n. 24, sul progetto di legge "Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino, nella Provincia di Piacenza".
Il testo del progetto di legge n. 28/2015 è stato licenziato dalla Commissione Bilancio Affari Generali e istituzionali nella seduta del 15 dicembre 2015.
Il relatore della Commissione, consigliere Gian Luigi Molinari, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.
Il relatore di minoranza, consigliere Matteo Rancan, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.
Do ora la parola al relatore di maggioranza, il consigliere Gian Luigi Molinari, per l’illustrazione della relazione.
MOLINARI, relatore di maggioranza: Grazie, presidente. Cercherò di essere più veloce.
La discussione, per quanto riguarda il progetto di legge, ha già avuto alcuni sviluppi e analisi anche all’interno della Commissione.
Si tratta di due Comuni storicamente collegati da continuità economiche e territoriali, per i quali è stato avviato, nel corso dell’estate scorsa, il confronto che ha portato alla realizzazione dello studio di fattibilità con l’avvio del percorso tramite l’iter identificato dai Consigli comunali che arriva oggi in Aula.
Per quanto riguarda il territorio piacentino, comunico che questa iniziativa - al di là di alcune puntualizzazioni, che farò successivamente - è comunque importante, in quanto per noi rappresenta la prima concretizzazione sul territorio della volontà dei Comuni di arrivare a fusione. Questa accelerazione, anche dal punto di vista politico, ha portato, anche con il sostegno della Regione, al rapido avvio di altre iniziative che, già nei primi mesi dell’anno, insieme ad alcune manifestazioni di interesse che stanno arrivando (penso alla Provincia di Piacenza, storicamente un po’ ostica all’unità d’intenti o, comunque, al fatto di unire le forze e di risolvere le questioni dei campanili), porteranno a diverse iniziative che ci allineeranno, se non ci porteranno quasi ad essere una delle Province più attive sotto questa forma e a cercare, soprattutto, di affrontare il problema, evidenziato anche in termini più generici, rappresentato dall’eccessiva frammentazione del tessuto amministrativo della nostra Provincia.
Detto questo, il nuovo Comune conterà - vi fornisco un paio di dati di massima - oltre 10.000 abitanti, con una superficie quadrata di 84 chilometri. È importante riconoscere le conseguenze o, comunque, i riconoscimenti economici che porteranno a un contributo statale di 351.000 euro per dieci anni, un contributo regionale corrente per 156.000 euro per quindici anni e un contributo regionale per investimenti, per tre anni, per 150.000 euro.
È importante sottolineare anche la ricaduta economica, che non deve mai diventare un ragionamento per far scaturire una discussione sulla fusione. All’interno della I Commissione e nella giornata di oggi si pone un profilo a questa discussione per quanto riguarda la certezza delle risorse, che erano state alla base della discussione sulla prima fusione di Porretta e Granaglione. In quella occasione, infatti, veniva messa in discussione la certezza delle risorse. Anche nella specifica e nella nota riguardanti questi Comuni credo sia stata ribadita la certezza di queste risorse. Specifico che Ziano è un Comune di centrodestra e che Borgonovo appartiene ad una lista civica di orientamento di centrodestra.
È importante chiudere questa discussione, soprattutto per quanto riguarda il normale confronto avvenuto all’interno della I Commissione, ma che, in parte, si è consumato anche sui quotidiani locali. Il Partito Democratico, nel momento in cui è partita la discussione, al di là delle dinamiche locali, senza voler - correggo il collega Foti - ritardare il percorso di fusione, aveva chiesto semplicemente un’audizione ai due sindaci. Vi è stata una piccola incomprensione già chiarita sia dal relatore di minoranza che dal presidente della I Commissione, i quali hanno confermato di aver avvertito i sindaci. I sindaci non hanno ritenuto utile partecipare all’audizione presso la I Commissione. Non importa.
Oggi noi avviamo il nostro percorso. La Regione porterà avanti un progetto nel quale crede, tanto su Borgonovo e Ziano quanto sugli altri territori. Il Partito Democratico, sui territori, sosterrà il progetto. L’invito da parte della minoranza è di procedere alla maggiore informazione possibile. Tutti i processi di fusione sono importanti, devono partire attraverso un forte coinvolgimento dei cittadini, delle frazioni e di tutte le realtà che compongono il nostro territorio.
Spero che oggi si proceda tranquillamente alla votazione del progetto di legge. In questo caso, vi è la disponibilità massima al confronto e alla divulgazione dei messaggi derivanti da questo progetto sul territorio nei prossimi mesi.
Do ora la parola al relatore di minoranza, il consigliere Matteo Rancan, per l’illustrazione della relazione.
Consigliere, le ricordo che ha venti minuti.
RANCAN, relatore di minoranza: Grazie, presidente. L’iter è stato giustamente e prontamente illustrato dal relatore di maggioranza. I Consigli comunali si sono espressi. Io, in questa sede e in questa fase, mi sento di ringraziare la Giunta per il celere lavoro che ha svolto su questo progetto di legge, anche a fronte di un incontro informale che vi era stato con i sindaci, ai quali si chiedeva la collaborazione totale e completa sulla redazione del progetto di legge e del percorso di fusione dei Comuni di Ziano e Borgonovo.
L’aspetto che mi piacerebbe evidenziare oggi è il fatto che ci siano due Amministrazioni di centrodestra intenzionate a procedere alla fusione. Credo che questo possa essere un segnale per dire che non siamo contro la fusione perché è una battaglia del PD, ma che, quando ci sono le condizioni, siamo a favore di progetti di legge che possono essere utili per i nostri territori, come quelli di Ziano e Borgonovo, che sono sicuramente pronti ad ascoltare, quindi a ricevere il verdetto dei cittadini su questo. Inoltre, vi saranno sicuramente ricadute sulla popolazione. Ovviamente, sono già iniziate le varie "polemichette" - chiamiamole così - sui giornali, ma il problema non è quello. Il problema è che adesso bisognerà procedere - come giustamente diceva il consigliere Molinari - alla massima informazione sui territori, alla massima informazione nei confronti dei cittadini per far sì che vi sia più coinvolgimento possibile per loro.
Alcuni incontri sono già stati avviati nelle varie frazioni. Le associazioni sindacali sono già state audite e, oltretutto, si sono dichiarate favorevoli al progetto di fusione. Soprattutto, adesso bisognerà far sì che i cittadini possano partecipare in massa o, comunque, in gran parte al referendum, in quanto può rappresentare, per questi Comuni, un pezzo di storia importante.
Il collega Molinari faceva accenno ai sindaci. Io confermo che sono stati assolutamente sentiti per quanto riguarda l’eventuale audizione in Commissione. Come è già successo in altre fusioni, i due sindaci non hanno ritenuto di presentarsi in Commissione e hanno dichiarato che, in fase di approvazione di studio di fattibilità da parte dei due Consigli comunali, potrebbero essere già state individuate le giuste motivazioni per la loro posizione favorevole rispetto alla fusione dei due Comuni.
Credo che ascoltare i cittadini su tale questione sia fondamentale. Noi ci porteremo avanti e voteremo sicuramente a favore di questo progetto di legge. Ringrazio anche il presidente Massimiliano Pompignoli per la celerità con la quale ha trattato l’argomento in I Commissione. Credo sia fondamentale, adesso, ottenere un parere da parte dei cittadini, i quali devono avere un ruolo cardine in questa fusione.
Buon lavoro. Cercheremo di attuare la massima collaborazione possibile sul progetto di legge relativo a questa fusione, anche lavorando concretamente sui territori.
Apro il dibattito generale congiunto sui due oggetti, l’oggetto 1685 e l’oggetto 1799.
FOTI: Signor presidente, innanzitutto ringrazierò i due sindaci e i due Consigli comunali liberamente eletti che hanno operato questa scelta. Mi pare che sia la prima scelta effettuata in Provincia di Piacenza. Si tratta di una scelta di spessore, visto che si dà vita ad un nuovo Comune di 10.000 abitanti.
Io non voglio rinfocolare polemiche, ma non accetto neanche che si faccia finta di non aver tentato di ostacolare questa fusione. In primo luogo perché, come stabilisce la legge, l’audizione dei sindaci deve essere effettuata quando la delibera non parte dal Consiglio comunale. Quindi, il tentativo dilatorio per evitare che si potesse chiudere in modo veloce questa proposta, che nasce - attenzione - da un progetto di legge della Giunta, non del Consiglio, già la dice lunga sulle argomentazioni che sono state addotte.
Dato che l’ex Capogruppo del PD, oggi non ex Segretario regionale, anche ieri nel suo discorso ci ha detto che, a differenza di altri partiti, il Partito Democratico ha sempre la stessa opinione sulle fusioni, mi viene facile leggere che cosa ha scritto il consigliere Molinari a proposito di questa fusione. Quando Molinari dice che sarebbe opportuno che gli amministratori di Borgonovo spiegassero come hanno creato una voragine finanziaria del Comune, che fino a cinque anni fa era conosciuto come esempio di buon governo, ora crollato nella credibilità, vorrei sapere da quali dati di bilancio lo ha ricavato, da quali elementi oggettivi lo hanno ricavato e se, soprattutto, sia noto al consigliere relatore Molinari che Borgonovo e Castel San Giovanni sono i due Comuni che maggiormente debbono partecipare, in termini di reintegro, all’ASP che è stata realizzata e voluta dalla Regione e che perde a man salva proprio perché era un’ASP che non andava creata, avendo caratteristiche totalmente diverse l’Albesani rispetto ad altro istituto che allo stesso è stato accoppiato.
Indipendentemente da questo aspetto, vi è una serie di accuse che sono state rivolte al Comune di Borgonovo. Consigliere Molinari, nella sua giovinezza, quando era ancora democristiano, si ricorda che partecipava alle liste contro l’amministrazione di Borgonovo ritenuta, allora, la più stalinista della Provincia di Piacenza (come lo definivano i suoi portavoce in loco)? Vorrei ricordare che il Comune di Borgonovo è amministrato da una coalizione che ha al centro anche una lista civica nata come esperienza di Comune e di paese e che il rappresentante sindaco del Comune di Borgonovo è espressione di quella lista civica e che solo recentemente si è avvicinato alla politica non aderendo alla Lega, a Forza Italia o a Fratelli d’Italia, ma alla lista o all’associazione culturale o al tentativo di partito politico dell’ex ministro Passera.
Se il collega Molinari pensa di poter fare a modo suo il teatrino della politica, ricordo che noi siamo specialisti dei teatrini e, soprattutto, del mestiere di "burattinai".
Aggiungo che, anche per quanto riguarda il Comune di Ziano, il collega Molinari si ricorderà bene come andavano i fatti allora. Quando lui era ancora democristiano, vinceva sistematicamente il sindaco Franchini, allora esponente storico del Partito comunista. Voglio anche ricordare che Ziano è stato strappato alla sinistra, la prima volta, per 9 voti. Evidentemente, c’è stato un buon governo se, partiti dal 50,05 dei voti, si è arrivati al 78 per cento dei voti e se il candidato sindaco di Ziano, alle elezioni regionali in cui è stato eletto il consigliere Rancan, ha preso il 61 per cento dei voti nella lista della Lega Nord. Se si riuscisse a decodificare la politica, si eviterebbero certi scivoloni sia sul piano politico locale che su quello regionale. È evidente che parliamo di due sindaci che hanno avuto un consenso popolare molto elevato.
D’altra parte, pensate che in quella che era la Stalingrado della Val Tidone, cioè Borgonovo, l’ex consigliere comunale missino, il mio amico Guasconi, presentandosi in una lista contro il centrodestra e contro il centrosinistra, ha preso ugualmente il 18 per cento dei voti ed è stato eletto in Consiglio comunale.
Rendetevi conto di quali disastri amministrativi devono avere combinato lor signori, che vogliono impartire lezioni di amministrazione agli altri, se il consenso popolare, non nell’arco di cinquant’anni, ma nell’arco di pochi lustri, si è totalmente ribaltato.
Aggiungo una considerazione. Il collega Molinari dovrebbe ricordare com’era prima la Val Tidone. C’era Pecorara con il sindaco Miotti, bandiera storica della Resistenza, battuto dal sindaco di Alleanza Nazionale Franco Albertini; Nibbiano con il sindaco uscente Borghi. Penso lo conosci? Lo conoscete anche in Regione, per dire la verità. Battuto dall’ex libero del Nibbiano, quando il Nibbiano era il piccolo Brasile, il compianto e storico sindaco della Val Tidone Sandro Alberici. A Pianello, dove c’era sindaco uscente l’architetto Oddi, battuto da Gianpaolo Fornasari. Almeno abbi il gusto, consigliere Molinari, di non parlare della Val Tidone! Almeno evita! E le ho risparmiato Castel San Giovanni, il comune più importante della valle, perché nel comune più importante della valle, allora governato dal tuo amico Bersani - non il vostro Bersani, l’altro, democristiano pure quello -, è bastato che arrivasse Carlo Capelli e l’ha spazzato via. Avete voluto rifare le elezioni e quest’anno ha stravinto la Fontana, che al bar tu tentavi di portare dalla tua parte, ma che - lo dico per gli interlocutori qui presenti - era consigliere provinciale di Forza Italia e candidato alla Segreteria provinciale di Forza Italia contro il senatore Bettamio. Perché io la politica locale ho il difetto che la conosco e la ricordo.
Allora, quando i due Comuni e i due Consigli comunali, liberamente eletti con questi voti, decidono di fare una fusione, mi spiegate perché si devono inventare le regole ad usum Delphini? Ma sapete che cosa ha detto il consigliere Molinari in Commissione? Che secondo lui le fusioni vanno fatte a tre, perché a lui piacciono più a tre.
Va beh, ognuno ha i suoi gusti. Non voglio immischiarmi in queste operazioni. Speriamo solo che le altre due componenti non siano analoghe al consigliere Molinari, e mi fermo qui.
Vorrei dire che abbiamo approvato fusioni in questa sede, tipo quella di Polesine, tipo quella di Porretta, che erano tra due Comuni.
Badate, se c’è uno che ha cercato di invogliare tutti i sindaci della Val Tidone a fare un’unica unione è chi vi parla. Infatti, io ritengo che, a parte Castel San Giovanni che, come dovrebbe sapere il consigliere Molinari, ha una sua storia a parte, da Borgonovo a Ziano, Pianello, Nibbiano Pecorara e Caminata si sarebbe dovuta fare un’unica unione. È evidente che c’è una parte, quella più alta della Val Tidone, fatta di comuni, come numero di abitanti, molto più piccoli che sta pensando di fare un’unione tra i comuni più piccoli perché, ritenendo che il numero di abitanti di Borgonovo e Ziano fosse preponderante, temevano una marginalizzazione.
Purtroppo il tema politico è anche questo: è facile dire di fare le unioni, poi è difficile realizzarle. Però, chi vi parla si sta spendendo perché, entro i tempi consentiti dalla maturazione degli eventi politici, anche l’Alta Val Tidone decida di fare un comune unico, perché sarebbe funzionale al territorio ma soprattutto a quei comuni, che oggi spesso e volentieri si trovano servizi duplicati inutilmente.
A questo punto, io penso che si debba non dire le storie dei comuni con i debiti che non ci sono, ma le storie dei comuni. E vorrei far presente che il Comune di Borgonovo è uno dei pochi comuni in una provincia che abitualmente prende abitanti, che ha registrato un significativo incremento del numero degli abitanti. Il Comune di Borgonovo, vent’anni fa, aveva 5.000 abitanti e poco più, mentre oggi ne ha 7.500. E aggiungo che, sotto il profilo dell’aumento della popolazione rispetto alla popolazione straniera, non vi sono quelle percentuali che, invece, si registrano a Castel San Giovanni, dove l’apporto della popolazione straniera rispetto alla popolazione italiana è passato da un rapporto del 10 per cento a uno del 24,5 per cento. Questi sono i dati. E il motivo lo sappiamo perfettamente tutti: si è puntato giustamente a Castel San Giovanni sulla logistica, ragion per cui è ovvio che la logistica attrae anche un tipo di impiego, che non è solo un impiego di tipo concettuale, ma molto spesso è un impiego di fatica umana, che fatalmente va ad attingere laddove vi è più disponibilità di manovalanza, e in questo caso in quel luogo la disponibilità di manovalanza la si ritrova nella popolazione straniera. Ma dirò sempre, in relazione al buongoverno del centrodestra, che Amazon a Castel San Giovanni non l’ha fatto arrivare il consigliere Molinari, né i suoi amici.
Vado avanti con l’elenco di che cos’è il polo logistico di Castel San Giovanni. Devo ricordare al consigliere Molinari quando ha conosciuto un imprenditore - questo sì - uno di sinistra, ma capace?
Gliel’ho presentato. Dovrebbe ricordarlo. Era in occasione del funerale di Alberici.
Ecco, bravo. Allora, se lo segni e se lo metta anche sul libretto: è di sinistra, ma è un imprenditore ottimo. Lui, infatti, ha realizzato a Castel San Giovanni uno dei più bei poli logistici di tutta la regione. E stiamo parlando di un comune che, se voi l’aveste visto trent’anni fa, era noto perché Villa Braghieri, una delle più belle ville antiche della provincia di Piacenza, passata al Comune, era stata spogliata di ogni bene, senza che nessuno vi avesse più messo mano. Oggi chi passa lungo la Via Emilia, segnatamente all’ingresso del Comune di Castel San Giovanni, per chi arriva da Piacenza, sa benissimo che Villa Braghieri è stata in parte già recuperata e sta per vedere ultimato il recupero, ivi compresa la cancellata.
La fusione di questi due comuni, quindi, è un segnale per una provincia che è da sempre refrattaria alle unioni. E a proposito di unioni a tre che piacciono al consigliere Molinari, vi dico che a volte non riescono neanche a sinistra. Del resto, sono partiti con Podenzano, Ponte dell’Olio e Vigolzone, ma poi hanno perso Podenzano, che ha preferito giocare da solo. Mentre noi, che non abbiamo il culto delle unioni a tre, ma lavoriamo per le unioni, abbiamo pensato che in Val Nure fosse un errore politico che il Comune di Ferriere non partecipasse al tentativo di unione tra Bettola e Farini. Poi scopriremo che non la vogliono più fare, perché temono che vinca il centrodestra, e il consigliere Molinari sa già chi potrebbe essere il candidato che vince, e allora diranno che Ferriere è troppo in alto. Questa sarà la giustificazione finale. Sicuramente, se avesse un senso la geografia, il Comune di Ferriere, di Farini e di Bettola avrebbero un senso con la fusione.
Vi è di più. Borgonovo-Ziano, al di là delle legittime aspettative di fare un’unione unica di tutta la Val Tidone, aveva senso anche sotto il profilo politico, perché il Collegio provinciale, prima che arrivasse Renzi e non facesse più votare gli elettori, uno dei ventiquattro Collegi della provincia di Piacenza, era di Borgonovo-Ziano. Questo per sottolineare l’affinità che questo territorio ha complessivamente inteso.
Io, quindi, non solo sono favorevole a questa unione, non solo sono favorevole se altre unioni verranno dalla provincia di Piacenza, mi auguro solo che siano secondo il voto dei Consigli comunali e non solo secondo le voglie a tre del consigliere Molinari, perché diversamente non ne facciamo neanche una. Lei lo ha detto in Commissione. È stato il suo argomento principe, perché sui giornali ha detto che c’era un buco di bilancio, quando poi le hanno detto di andare a Borgonovo a leggere il bilancio, allora si è giustificato parlando di unioni a tre. Ecco, le unioni, a due, a tre, a quattro, a cinque, vengano come vengono, se vengono dai territori, per essere legittimate non hanno bisogno della nostra legittimazione, ma hanno bisogno di una legittimazione unica, quella del voto dei cittadini. Anzi, io mi auguro e chiedo formalmente che il presidente Bonaccini, così come è andato negli altri territori, soprattutto nella fase finale del voto, a invitare gli elettori al voto, non manchi, sicuramente alla chiusura della campagna referendaria a Borgonovo e Ziano, di invitare gli elettori ad andare al voto, se non altro perché così capiremo anche in che modo voteranno non gli elettori del PD, perché quello lo sappiamo benissimo, ma i dirigenti del PD locale, che sono riusciti persino nella disperata impresa di rappresentare lo stesso giorno, con due comunicati distinti, l’arrivo - annunciato - di soldi per la strada statale 45 di Val Trebbia. Difatti, il comunicato che promana da Roma dell’onorevole De Micheli, sottosegretario del Ministero dell’economia e delle finanze, così recita: "Abbiamo un potenziale di 45 milioni a disposizione della strada statale 45 di Val Trebbia". Subito dopo, con passo deciso, le truppe del consigliere Molinari e affini indicono una conferenza stampa e precisano: "Ci sono 50 milioni di euro. 12,6 milioni di euro saranno spesi nel tratto tra Corte Brugnatella e Marsaglia. Ma soprattutto verrà il ministro Delrio e il presidente dell’ANAS a certificarlo". Persino il giornale locale, che è notoriamente non schierato con il centrodestra, ha dovuto scrivere qualcosa al riguardo, per mano peraltro dell’ex segretario giovanile della Gioventù Comunista, Antonella Lenti, mia compagna del liceo. Non si è mai visto che lo stesso partito presentasse lo stesso argomento in due modi così diversi. Ma abbiamo capito che anche nell’universo di Renzi, come ci insegnava oggi l’assessore Gualmini a Radio Anch’io, non tutto è perfetto.
La parola al consigliere Taruffi. Pregherei di iscriversi nel dibattito generale, perché poi darei la parola, per la replica, ai relatori.
TARUFFI: Prendere la parola dopo un simile esercizio retorico è difficile. Però, ci provo.
Innanzitutto dall’intervento del consigliere Foti abbiamo capito una cosa, che è una novità politica: il consigliere Molinari non è più democristiano. Lo dico perché ho sentito dire “era”! E questo è un fatto politico importante.
Al di là delle battute, entrando nel merito e tornando a discutere di cose serie, noi ovviamente sosterremo questa fusione, come abbiamo fatto con le altre, perché sono processi che riteniamo importanti e utili, per cui vanno sostenuti.
Mi fa piacere che anche i colleghi del centrodestra, in questa occasione, ritengano opportuno, come ha detto il consigliere Rancan, anche spendersi sul territorio per informare i cittadini, per dare loro la possibilità di andare a votare in tanti, facendo la propria parte, cioè quella di una forza politica che, legittimamente, ritiene opportuno un processo di fusione. Quello che, invece, non riesco a capire è come mai alcune volte questo comportamento sia giusto e altre volte no. Addirittura, si dice che le forze politiche non si dovrebbero neanche pronunciare in favore o contro il referendum, come è successo in altre fusioni. Ma soprattutto mi fa piacere che il consigliere Pompignoli, presidente della I Commissione, grazie alle numerose discussioni che abbiamo sviluppato in altri processi di fusione, si sia finalmente convinto che i finanziamenti che vengono stanziati per le fusioni sono certi. Anche questo è un fatto importante. Vuol dire che le discussioni che facciamo fra di noi servono, perché poi pian pianino si prende atto della realtà, il principio di realtà ci guida e quest’Aula fa un passettino avanti. Quindi, è opportuno e importante e significa che non perdiamo tempo, che le nostre discussioni non sono inutili.
Lo dico anche a futura memoria perché, siccome di progetti di fusione ne avremo altri, mi piace sottolineare come finalmente ci sia una lettura condivisa di alcuni aspetti, che quindi ci unirà anche in futuro perché, a differenza di altri, noi non giudichiamo se un processo di fusione è giusto o meno a seconda del colore politico di quella o di questa Amministrazione o a seconda di questo o di quel sindaco che può o meno essere riconfermato. Noi riteniamo che questi processi siano utili per i cittadini, perché le piccole Amministrazioni che si mettono insieme e costituiscono Enti più grandi hanno migliori condizioni economiche, di efficientamento della macchina pubblica, e quindi alla fine offrono servizi migliori. Questa è la ragione per la quale noi saremo sempre favorevoli a processi di questo tipo, ovviamente quando si hanno tutte le condizioni perché i processi siano condivisi, quando naturalmente si dimostra che sono utili e convenienti soprattutto dal punto di vista territoriale.
Ogni tanto segnalare che anche fra di noi, anche a distanza di qualche mese, ci riconosciamo reciprocamente o implicitamente delle ragioni è un fatto positivo, che fa bene a tutti e soprattutto fa bene all’Istituzione.
Per proseguire con un lavoro ordinato, desidero ribadire che siamo in dibattito generale, dopodiché seguirà la replica dei relatori e infine le conclusioni dell’assessore Petitti, che ha chiesto di concludere la mattinata su questo argomento. Quindi, darei la parola ai consiglieri in dibattito generale, per poi dare la parola ai relatori che hanno chiesto di intervenire, ma in conclusione del dibattito.
Ha chiesto di parlare il consigliere Pompignoli. Ne ha facoltà.
POMPIGNOLI: Presidente, grazie. Non era mia intenzione prendere la parola, ma dopo l’intervento del consigliere Taruffi, mi corre l’obbligo di intervenire in ragione del fatto che sono estremamente convinto e rimango convinto che i fondi, sia regionali che statali, non siano certi per il periodo di tempo indicato dalle norme. Questo è un dato di fatto. Abbiamo, comunque, mostrato all’assessore Petitti e a tutta l’Assemblea quelle che sono le nostre criticità sul merito.
È ovvio che non siamo, a prescindere, contro le fusioni. Lo siamo nel momento in cui verifichiamo che le fusioni siano una forzatura. E non vorremmo neanche che ci siano fusioni di serie A, cioè di un determinato colore politico, e fusioni di serie B. In altre parole, quando devono essere fusi i comuni di centrodestra occorre aspettare, quando invece devono essere fusi i comuni di centrosinistra occorre correre. Questo è il problema principale e questo è il problema della fusione del piacentino, perché è evidente, come ci è stato mostrato anche in Commissione, che questa fusione non era ben voluta dal Partito Democratico. Nessuno ha forzato la mano, ci sono le richieste dei sindaci e dei Consigli comunali, che hanno comunque espresso la loro volontà, e su questa volontà noi non discutiamo. Qualora i sindaci e i Consigli comunali mostrino, comunque, la volontà di procedere alla fusione, noi prendiamo atto della loro volontà. Poi saranno i cittadini, sulla base delle informazioni, che - lo ripeto - non devono essere errate, ma corrette, a decidere se effettivamente il senso della fusione c’è o meno. Insomma, i tanto decantati risparmi che le fusioni dovrebbero portare alla Regione Emilia-Romagna e, quindi, all’unione dei comuni devono essere ben chiariti ai cittadini allorquando si andrà a fare la propaganda referendaria. Questo è il senso.
Rimango ancora estremamente convinto che avremmo potuto tranquillamente presentare un emendamento al bilancio per togliere risorse alle fusioni, come giustamente diceva il consigliere Bargi, per destinarle ad altro. Questo si poteva fare. Nessuno ce lo vieta e la norma che prevede lo stanziamento è assolutamente modificabile nel corso del tempo. Quindi, la garanzia granitica che, per dieci o quindici anni, vengono erogati finanziamenti non esiste. Poi ci sono interpretazioni diverse, quella che ho reso io - e non la ripeto - la scorsa volta sulla fusione di Granaglione e Porretta Terme e quella che ha reso l’assessore Petitti. Il tempo ci dirà chi è che avrà ragione. Però occorre - lo ripeto - dare assolutamente informazioni corrette ai cittadini quando si andrà a fusione.
All’amico Taruffi dico che rimango, comunque, ugualmente convinto del percorso delle fusioni e che non ci devono essere fusioni di due tipi. Se la volontà della Giunta e del presidente Bonaccini, come ci ha detto ieri, è quella di arrivare a tantissime fusione in Regione Emilia-Romagna, le valuteremo caso per caso e capiremo caso per caso se gli studi e i progetti di fattibilità siano corretti e, solo nel caso in cui ci sia un percorso unitario, andremo ad approvare i progetti di fusione. Questo è il senso del ragionamento delle fusioni.
Non procedo oltre con le polemiche, perché evidentemente abbiamo parlato tantissimo di fusioni, ma restiamo comunque su idee contrapposte. In ogni caso, per quanto riguarda la fusione mi permetto di ribadire un concetto al consigliere Molinari, perché su questa fusione sono stati scritti molti articoli di giornali che hanno, a mio avviso, un po’ confuso le acque su quelle che sono state le audizioni dei sindaci. È stato chiesto dal sottoscritto e dall’Ufficio di Presidenza della Commissione Bilancio di sentire i sindaci, e così è stato fatto, come ha detto anche il consigliere Rancan, ma questi sindaci hanno detto che non sarebbero venuti in Commissione a riferire, dal momento che il percorso che era stato fatto in precedenza era già un percorso lineare. Quindi non occorreva, a mio avviso, un invito formale della Commissione a intervenire in audizione per riferire sui vari progetti di fusione dei sindaci. Sono stati sentiti i sindaci dai relatori - questo era il percorso più semplice e meno burocratico che si potesse fare -, i sindaci hanno detto la loro, per cui da quel punto di vista ritengo che la Commissione Bilancio abbia fatto il suo ruolo, dando tutte le disponibilità possibili per sentire o non sentire i sindaci, i quali hanno comunque manifestato le loro perplessità a venire in Commissione, in quanto il percorso era già estremamente chiaro e limpido. Pertanto, le polemiche dei vari sindaci sui giornali sono polemiche sterili, perché di fatto il percorso oggi lo andrete ad approvare. Poi si vedrà in sede referendaria quello che succederà, e noi prenderemo atto del voto referendario.
Come Movimento 5 Stelle, siamo a favore delle fusioni, siamo a favore però della partecipazione e sottolineiamo la necessità che le fusioni non vengano calate dall’alto e non vengano vendute come soldi che arrivano dalla Regione, affinché magari qualcuno ci possa fare sopra campagna elettorale. Devono nascere a seguito di una volontà protesa all’efficienza e al miglioramento dei servizi verso i cittadini. Peraltro, questa partecipazione non va sollecitata solo e soltanto durante la campagna referendaria, in quanto la fusione funziona e i cittadini la votano convintamente se si parte con un percorso precedente, che nasce ancora prima del passaggio delle delibere nei Consigli comunali.
In questo caso c’era un’urgenza, dal momento che sono intervenuti dei cambiamenti nella legge sulle fusioni e i relativi finanziamenti, quindi ci può stare. Tuttavia, anche qui va fatto un percorso di informazione per i cittadini fatto in maniera adeguata, se si vuole che queste fusioni poi funzionino. Del resto, se i cittadini non sono convinti, al di là del referendum, nascono inevitabilmente delle problematiche.
Parlavo prima di efficienza, di efficienza dei servizi. È un bene che sia partito l’Osservatorio sulle fusioni, perché vogliamo capire sui comuni che si sono fusi se questa efficienza è effettivamente migliorata o se ci sono dei problemi, come rileviamo che ci siano dei problemi nelle unioni dei comuni. Infatti, queste unioni, che ancor più delle fusioni spesso sono state calate dall’alto, dimostrano forti inefficienze e grossi problemi. Abbiamo comuni che si sono visti aumentare i costi su alcuni servizi proprio a causa del conferimento in unione. Tant’è che, nella seduta di ieri, avevamo proposto un emendamento per istituire un osservatorio sul funzionamento delle unioni, emendamento purtroppo poi bocciato. Tuttavia, ci è stato garantito che ci state lavorando. Lo speriamo davvero perché anche qui, a nostro giudizio, se non si punta all’efficienza ma esclusivamente a calare qualcosa dall’alto, non si raggiunge l’obiettivo.
Per questa fusione, ovviamente, noi voteremo a favore, in attesa dell’esito del referendum.
Non ho più iscritti in dibattito generale, quindi lo dichiaro concluso.
Cedo adesso la parola ai relatori che intendano intervenire per replica.
Ha chiesto di replicare il relatore di maggioranza, consigliere Molinari. Ne ha facoltà.
MOLINARI: Grazie, presidente. Mi stava scappando l’applauso dopo l’intervento del consigliere Foti. Comunque, al di là delle battute, desidero innanzitutto sottolineare che io credo di essere persona abbastanza coerente e pronta a difendere e sostenere le proprie idee, ciò non toglie che io non ho mai detto che una fusione deve essere a tre. Dico adesso, e lo ribadirò anche in futuro, che è logico che una fusione a due sia il minimo che si possa ottenere. Non è una prescrizione, ma una mia considerazione. Dopodiché, parlando delle fusioni che stanno venendo avanti anche sul territorio provinciale, è emerso che in alcuni territori si è fortemente cercata la fusione a tre, che poi però non si è ottenuta in quanto tra gli obiettivi prefissati e i risultati concreti passa sempre un po’ di differenza. E questa è una nota che ho espresso anche in Commissione per quanto riguarda questo tipo di fusione.
Fatta questa doverosa premessa, con riferimento al tentativo messo in atto dal PD di rallentare la procedura, mi preme ribadire che, nella Conferenza dei Capigruppo che si è tenuta all’interno della Commissione, si era chiesta l’audizione di concerto con la I Commissione, dando l’assoluta disponibilità a confermare la tempistica fissata dalla I Commissione, quindi con la convocazione del 15 dicembre, senza minimamente interferire sulle tempistiche già previste dal territorio e, appunto, dalla stessa I Commissione.
Per quanto riguarda le situazioni dei Comuni, sottolineo - penso sia superfluo precisarlo - che non si tratta mai di un problema con i sindaci. Penso di avere un rapporto civile, se non ottimale, con i sindaci in questione.
Per quanto riguarda lo stato delle comunicazioni, la richiesta - lo chiarisco per chi non era presente in Commissione - era semplicemente legata al fatto che era stata negata, almeno da parte di uno di questi due sindaci, l’avvenuta richiesta di un incontro. È stata sufficiente la conferma da parte dei consiglieri Pompignoli e Rancan per far emergere un vizio di comunicazione o, comunque, un fraintendimento da parte del sindaco di Borgonovo, del quale, però, faccio mie le parole: "Da primo cittadino di Borgonovo, invito a mettere da parte le polemiche e a marciare uniti su una partita importante secondo l’orientamento nazionale e regionale". È questo ciò che faremo.
Non faremo... Mi veniva da ridere. Il collega Rancan me l’ha portata via...
Non faremo circolare la nota della I Commissione in cui si diceva che i finanziamenti a firma del presidente, in un contesto diverso, possono anche non esserci, possono essere diminuiti, azzerati o, addirittura, come fa questo Governo, retroattivamente revocati...
No. Nella nota c’era scritto: "Questo Governo spesso promette e spesso toglie con effetto retroattrattivo". Quindi, cercheremo di non far girare questa nota a cura del collega Pompignoli.
Stimolare il collega Foti sulla memoria è sempre un gioco al massacro, però mi permetto di fare solo una citazione storica. Citare più di una volta un riferimento, ovviamente, al potere quasi incontrastato del centrodestra su tutta la Val Tidone e paragonarla alla città di Stalingrado, ultima roccaforte, poi - come sapete - sconfitta, non è una citazione che storicamente la Val Tidone merita.
Noi speriamo che, dopo un lungo assedio...
Dopo un lungo assedio, speriamo, come centrosinistra, di espugnare anche l’ultimo baluardo monocolore rimasto in Provincia di Piacenza.
PRESIDENTE (Saliera): Grazie, relatore Molinari.
Il relatore Rancan mi sta dicendo di no.
Procediamo con le conclusioni, su questo argomento, da parte della Giunta.
La parola all’assessore Petitti, che ha a disposizione venti minuti.
PETITTI, assessore: Grazie, presidente. Intervengo per sottolineare alcuni passaggi che ritengo importanti, anche rispetto alle considerazioni dei consiglieri, e per ricordare che noi, con questa proposta di legge che oggi l’assemblea vota, arriveremo alla nona fusione. Otto fusioni, dal 1° gennaio 2016, con 23 Comuni fusi, sono già partite.
Come ricordavamo ieri e come ricordava anche il presidente Bonaccini, in questi mesi il dibattito e il lavoro tra gli amministratori è stato importante per avviare studi di fattibilità e per fare proposte alla Giunta regionale. Noi stiamo raccogliendo una serie di altre delibere, che sono state approvate nei Consigli comunali, che ci porteranno ad elaborare almeno altre quattro proposte di legge su fusioni nei primi mesi del 2016.
Credo sia importante sottolineare - come veniva ricordato - che parliamo di scelte istituzionali giuste che vanno al di là di qualunque appartenenza politica. Anche in questo caso, si tratta della volontà degli amministratori e dei sindaci. Voglio ricordare che, con il voto nei Consigli comunali del 13 novembre, abbiamo avuto la possibilità, in tempi rapidi, di presentare una proposta di legge il 24 novembre in Giunta, che ci permette oggi, 22 dicembre, di essere qui ad approvare l’intero percorso.
Questo ha significato molto per le amministrazioni coinvolte. Le agevolazioni e i vantaggi li conosciamo. Sappiamo che parliamo di risorse importanti. Voglio sottolineare ancora una volta al presidente Pompignoli che parliamo di risorse certe, parliamo di risorse che noi indichiamo nelle proposte di legge. Noi facciamo un bilancio regionale triennale, però parliamo di impegni di spesa che vengono confermati nell’entità che già abbiamo conosciuto e visto anche per le altre fusioni. Con questa legge di stabilità vengono addirittura raddoppiati i contributi statali. Io penso che questo vada detto in modo chiaro.
Nella Stabilità, i Comuni nati da fusione hanno, tra l’altro, un turnover al cento per cento. Sono vantaggi che oggi gli amministratori di piccoli e piccolissimi Comuni hanno rispetto al tema del governo di piccoli territori, quindi della competitività, su cui dovranno misurarsi nei prossimi anni, di cui è importante parlare in modo corretto. Si tratta di informazioni che vanno date e su cui dobbiamo fornire anche le massime garanzie.
Le risorse di cui si parlava prima, i 351.000 euro di contributi statali, con la Stabilità diventeranno 702.000 euro per dieci anni. Capite, quindi, che per un Comune fuso di 10.000 abitanti significa poter veramente programmare per i prossimi anni investimenti e progetti importanti.
Sappiamo quali sono le altre risorse regionali, sia per investimenti che per parte corrente, ma quello che mi preme sottolineare da questo punto di vista è la tempestività e la possibilità di dare a questi amministratori, come tra l’altro hanno scelto anche loro. Entro dieci giorni, dopo il voto di oggi, il presidente firmerà il decreto di indizione del referendum. Questo referendum, proprio perché voluto dai sindaci dei due Comuni, si svolgerà domenica 13 marzo. Nel corso di questi due mesi il dibattito svolto in questa sede, con le relative informazioni, sarà importante condividerlo con i cittadini. Chiaramente, sarà il referendum a decretare la scelta di quelle comunità.
Questi passaggi e la necessità di stimolare percorsi come questi, nel prossimo anno, dovranno trovare ancora più spazio. Credo che le opportunità messe in campo oggi, con un processo di riforma non soltanto regionale, ma anche nazionale, con una serie di vantaggi, siano elementi che non solo non possiamo sottacere, ma che non possiamo neanche non condividere, al di là di un’appartenenza politica. La volontà di questi amministratori a cui la Regione ha fornito in tempi rapidi una risposta intende sottolineare questo aspetto.
Da questo punto di vista, con questa nona proposta di legge, con questa fusione, noi abbiamo concluso un anno in cui il processo di fusioni... Come veniva ricordato dal consigliere Bertani, con i Comuni coinvolti nelle fusioni e con tutti i soggetti che stanno lavorando ai processi di fusione (sono coinvolte le stesse prefetture e le stesse associazioni), abbiamo voluto dar vita all’Osservatorio per le fusioni. In primavera, attraverso una legge regionale sulle Autonomie locali, costituiremo anche l’Osservatorio sulle unioni, come avevamo annunciato. Attraverso il percorso di riordino istituzionale sarà importante monitorare e avere la possibilità non soltanto di avviare questi processi, ma anche di garantire la tenuta di questi processi fino al momento in cui i Comuni non saranno pienamente autonomi attraverso questa scelta di fusione.
Attraverso l’Osservatorio che abbiamo istituito poche settimane fa, stiamo già misurando la riorganizzazione e l’intero processo di governance sia delle fusioni che rispetto al lavoro che è stato avviato sulle unioni. Da questo punto di vista, quindi, non soltanto garantiamo i tempi e le risorse che, grazie alla Stabilità, aumentano per questa fusione, ma garantiamo anche un percorso che, da qui a marzo, ci permetterà di sviluppare un dibattito che potrà portare non soltanto al voto i cittadini il 13 marzo, ma anche ad una piena consapevolezza delle scelte che vengono messe in campo.
PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore Petitti.
Apro le dichiarazioni di voto finali sulla delibera di indizione di referendum consultivo. Cinque minuti per ogni Gruppo.
FOTI: Grazie, presidente. Trenta secondi per esprimere il mio voto favorevole e anche per dare atto all’assessore Petitti della velocità con cui ha portato in Giunta anche questo progetto di legge di fusione.
Per quanto riguarda tutto il resto, penso che della replica del relatore Molinari rimarrà solo una considerazione: il futuro sindaco di Bologna dovrà cambiare la toponomastica stradale, atteso che, per arrivare in Regione, bisogna percorrere via Stalingrado.
Procedo alla nomina degli scrutatori. Gli scrutatori sono i consiglieri Sensoli, Montalti e Marchetti Daniele.
Metto in votazione, per alzata di mano, la delibera di indizione del referendum consultivo.
(L’Assemblea, all’unanimità dei presenti, approva il partito di deliberazione)
PRESIDENTE (Saliera): L’ Assemblea approva.
PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’ordine del giorno. Oggetto 1355: «Progetto di legge d’iniziativa della Giunta recante: "Norme di semplificazione della disciplina regionale in materia di demanio marittimo. Modifiche alla legge regionale 31 maggio 2002, n. 9"».
Il testo n. 6/2015 è stato licenziato dalla Commissione Politiche economiche nella seduta del 2 dicembre 2015 con il titolo: "Norme di semplificazione della disciplina regionale in materia di demanio marittimo".
Il progetto di legge è composto da 9 articoli.
Il relatore della Commissione, consigliere Mirco Bagnari, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.
Do ora la parola al relatore della Commissione, consigliere Mirco Bagnari, per l’illustrazione della relazione.
Consigliere, le ricordo che ha venti minuti a disposizione.
BAGNARI, relatore di maggioranza: Grazie, presidente. La legge regionale 9/2002, che disciplina l’esercizio delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo e di zone di mare territoriale, ha costituito un importante e condiviso strumento normativo per l’esercizio di queste funzioni, soprattutto nella prima fase di delega dallo Stato alle Regioni con la legge 112/1998.
A distanza di tredici anni, si rende opportuno procedere a una fase di semplificazione dei procedimenti e degli adempimenti stabiliti dalla legge vigente, sia per adeguare il riparto di funzioni alla normativa sviluppata nel frattempo e ai princìpi consolidati con riferimento al Titolo V della Costituzione sia per adeguare i procedimenti alle norme di rango comunitario e statale maturate nel periodo successivo all’approvazione della legge.
Prima di passare all’illustrazione puntuale dell’articolato, voglio indicare quali sono gli obiettivi principali che vogliamo cogliere con questo progetto di legge che, pur con prevalenti contenuti di carattere tecnico, vuole raggiungere anche obiettivi di tipo politico nei settori che ne sono interessati e anche con i soggetti che si occupano di questa materia.
Innanzitutto, vogliamo arrivare a una semplificazione delle modalità di definizione delle direttive per la disciplina degli usi del demanio marittimo con finalità turistico-ricreative. L’attuale disciplina del procedimento di approvazione delle direttive presenta un’impostazione differente in relazione alle diverse materie trattate. Quindi, si punta a uniformare i procedimenti di approvazione delle direttive che riguardano la disciplina degli usi del demanio marittimo con finalità turistico-ricreativa rispetto alle procedure per altri ambiti, come quello dell’acquacoltura dei porti, arrivando all’approvazione da parte della Giunta con un procedimento più snello rispetto all’attuale normativa.
Le semplificazioni introdotte mirano, inoltre, a consentire agli Enti locali di intervenire in tempi rapidi per il bene dei territori amministrati. Citiamo, ad esempio, il caso in cui i Comuni utilizzano l’arenile demaniale per progetti di difesa della costa, tipologia di intervento che richiede di intervenire in tempi rapidi e in periodi ben precisi e circoscritti nel tempo durante l’anno e che attualmente sono sottoposti a un procedimento articolato e farraginoso che rischia di far sforare questi tempi stringenti.
Va evidenziato che gli adempimenti che vengono semplificati per i Comuni riguardano l’utilizzo pubblico dei beni demaniali. Ricordiamo che per l’utilizzo di carattere economico si mantiene la potestà della Regione di decidere, rilasciando preventiva concessione. La semplificazione per i Comuni riguarda, quindi, solo le finalità pubbliche e non commerciali ed economiche. Tale processo di riduzione degli adempimenti burocratici e di semplificazione e pieno conferimento dell’esercizio delle deleghe ai Comuni risulta, peraltro, non più procrastinabile a seguito della costituzione del distretto turistico balneare della costa emiliano-romagnola, istituito nel gennaio del 2014 con provvedimento del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Considerato che gli obiettivi dell’istituzione del distretto turistico, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, della legge 70, sono di riqualificare e rilanciare l’offerta turistica a livello nazionale e internazionale, accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del distretto, migliorare l’efficienza nell’organizzazione e nella produzione dei servizi, assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano, con particolare riferimento alla semplificazione e alla celerità nei rapporti con le pubbliche amministrazioni; considerati, quindi, tutti questi aspetti, si intende, pertanto, procedere a una radicale modifica della legge per il pieno perseguimento di tali princìpi, nel segno della semplificazione delle procedure amministrative e del più ampio perseguimento dei princìpi comunitari volti a favorire l’iniziativa privata e snellire gli adempimenti burocratici, riducendoli a quelli fondamentali ed essenziali alla tutela degli interessi pubblici e valorizzando il ruolo degli Enti locali nel rapporto con il territorio.
Da questo punto di vista, cioè quello del ruolo degli Enti locali in rapporto con il territorio, si presenta anche l’opportunità di dare reale concretezza al principio di sussidiarietà. Nell’arco dei tredici anni trascorsi dall’approvazione della legge 9, gli Enti locali hanno maturato la competenza adeguata e la piena capacità di governo della materia.
La legge regionale era stata impostata sul principio dell’individuazione tipica delle funzioni attribuite, mantenendo in capo alla Regione tutte le funzioni non espressamente individuate in ragione di un principio di competenza rispetto al conferimento di una funzione amministrativa che presentava un notevole livello di complessità e di specializzazione in una materia regolata in buona misura dal Codice della navigazione e da leggi speciali.
In questi tredici anni è stato possibile, per esempio, portare a termine il Progetto speciale demanio che ha consentito la formazione, negli Enti locali, di spiccate professionalità e competenze, tali da consentire il pieno perseguimento del principio costituzionale di sussidiarietà, appunto, racchiuso nell’articolo 118 della Costituzione. Pertanto, viene ribaltato il principio contenuto nella legge 9 vigente, per cui la Regione esercitava tutte le funzioni amministrative non espressamente attribuite agli Enti locali. Con la modifica che si intende introdurre, saranno i Comuni competenti per territorio ad esercitare tutte le funzioni amministrative non espressamente mantenute dalla Regione.
La legge regionale 9, inoltre, va a toccare anche l’ambito relativo all’esercizio dell’acquacoltura su concessione demaniale marittima, un settore, purtroppo, non abbastanza considerato che, invece, interessa un numero consistente di aziende nella nostra regione, contraddizioni e competenze che meritano sicuramente attenzione. Poiché questo settore è caratterizzato da un panorama normativo complesso e stratificato nel tempo, reso ancora più complicato dalla pubblicazione del decreto legislativo n. 83 del 22 giugno 2012, denominato “Misure urgenti per la crescita del Paese”, anche a seguito del confronto con i rappresentanti della categoria, con questo provvedimento, da un lato, vogliamo cogliere l’occasione, fin dove possibile, per dare chiarezza alle attività appartenenti a quest’ambito; dall’altro lato, proponiamo a questa Assemblea un ordine del giorno specifico per assumere un indirizzo politico che solleciti i chiarimenti necessari a creare una cornice di chiarezza per le aziende e gli operatori del settore.
Passando all’esame dell’articolato, nell’articolo 1 (modifiche all’articolo 2 della legge regionale 9/2002, avente ad oggetto le funzioni della Regione) viene inserita la previsione espressa del potere regolamentare in relazione agli usi del demanio marittimo mediante lo strumento delle ordinanze di Polizia amministrativa. Con apposito emendamento, proponiamo di aggiungere anche il comma c-bis), che riguarda l’autorizzazione, da parte della Regione, degli impianti di acquacoltura posti ad oltre un chilometro dalla costa, emendamento che verrà illustrato successivamente.
Al comma 2 è stato semplificato il sistema di approvazione delle direttive vincolanti per la disciplina degli usi del demanio marittimo con finalità turistico-ricreativa, stabilendo che vengano approvate non più dal Consiglio regionale, ora Assemblea legislativa, bensì dalla Giunta, sentita la Commissione assembleare competente. Il confronto all’interno della Commissione Politiche economiche ha consentito di mantenere il processo di semplificazione, estendendo, allo stesso tempo, la platea dei soggetti dei quali viene sentito il parere preventivo nella definizione di tali linee guida, includendo le strutture tecniche competenti della Regione in materia di difesa della costa, la competente Autorità marittima e anche ampliando il confronto politico con le associazioni di rappresentanza professionale del mondo della pesca e dell’acquacoltura, delle associazioni ambientaliste e degli Enti parco interessati.
L’articolo 1, comma 3, sostituisce il comma 5 dell’articolo 2 della legge 9, prevedendo che le funzioni non espressamente mantenute dalla Regione siano attribuite ai Comuni competenti per territorio, completando, così, il percorso di attribuzione ai Comuni delle competenze in materia.
L’articolo 2 modifica l’articolo 3 della legge regionale 9 e prende atto del nuovo assetto delle competenze all’esito degli interventi di riordino istituzionale, cui si sta provvedendo anche nella nostra Regione, a seguito dell’approvazione della legge 13/2015.
Con il comma 2 viene modificata la normativa previgente attribuendo al Piano dell’arenile natura di componente del Regolamento urbanistico ed edilizio (RUE), al fine di assicurare, senza soluzione di continuità, la possibilità di intervenire sull’arenile. Viene, così, superata la previsione attuale che attribuisce al Piano dell’arenile natura di POC, cioè di Piano operativo comunale, con i conseguenti limiti di validità temporale del medesimo.
L’esperienza maturata ha consentito di apprezzare che il governo del territorio e la regolazione degli interventi edilizi può essere meglio assicurata attraverso lo strumento del Regolamento urbanistico ed edilizio, dal momento che gli interventi sull’arenile solo eccezionalmente richiedono il ricorso a strumenti di attuazione indiretta. Pertanto, la durata di cinque anni, che caratterizza il POC, risulta inadeguata e trascende l’effettiva esigenza di governo del territorio, poiché gli interventi di attuazione diretta possono essere regolati senza soluzione temporale e ferma restando la facoltà di ciascun Comune di orientarsi verso la disciplina particolareggiata di parti dell’arenile.
I commi 4, 5 e 6 dell’articolo 2 modificano la previsione previgente, tenuto conto del principio costituzionale contenuto nell’articolo 18 della Costituzione, in virtù del quale le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni, salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
L’articolo 3 modifica l’articolo 5 della legge regionale 9 nella parte in cui prevede il ruolo di consulenza e supporto agli Enti locali, in ragione dell’autonomia del ruolo e dei princìpi elaborati con riferimento all’articolo 118 della Costituzione. Ciò - va chiarito - non significa eliminare il rapporto di scambio, confronto e supporto fra Comune e Regione, bensì rendere più chiara e coerente l’attribuzione di competenze fra Enti in questa materia.
Gli articoli 4, 5 e 7 modificano alcuni passaggi della legge 9, espungendo il riferimento alle funzioni delle Province, poiché nel riordino istituzionale il demanio non è competenza delle Province.
L’articolo 6 abroga l’articolo 8 della legge regionale 9/2002, che prevedeva l’istituto del ricorso gerarchico al presidente della Giunta regionale nei confronti degli atti dei Comuni. Tale scelta, che viene proposta con il presente progetto di legge, viene fatta in ossequio al principio della definitività degli atti adottati dai Comuni e della pienezza delle funzioni amministrative ad essi attribuite e, soprattutto, rispetto alla separazione fra funzione di indirizzo politico e gestione amministrativa che si sono affermate da più di vent’anni, precisamente dalla legge delega n. 421/1992, sulla base della quale venne emanata la storica riforma di cui al decreto legislativo n. 29/1993, in cui i princìpi sono alla base dell’attuale ordinamento organizzativo delle pubbliche amministrazioni.
Fra le altre cose, va sottolineato come il giudizio derivante dal ricorso gerarchico non sia definitivo giuridicamente, ma possa essere soggetto ad ulteriori ricorsi, facendo venire meno i princìpi di certezza giuridica e semplificazione che con questo PdL ci si propone di raggiungere.
L’articolo 8, con l’inserimento di un nuovo articolo 9-bis nella legge regionale 9/2002, istituisce la cabina di regia regionale per il distretto turistico della costa, al fine di garantire il coordinamento fra le istituzioni pubbliche coinvolte nell’attuazione della normativa in materia di distretto turistico balneare come necessario presupposto per gli interventi di semplificazione normativa ed amministrativa ad esso correlati. Anche in questo caso, la discussione in Commissione Politiche economiche ha consentito di accogliere un emendamento, presentato dalla maggioranza, che amplia la platea dei soggetti che compongono la cabina di regia, includendo l’assessore che si occupa di sicurezza territoriale e le associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello regionale, un modo per includere opportunamente in quella sede tutte le competenze necessarie per discutere dei temi di semplificazione anche dal punto di vista economico e imprenditoriale, sempre, però, con una forte attenzione al tema della tutela della costa.
L’articolo 9 disciplina la fase transitoria del passaggio del Piano dell’arenile a componente del Regolamento urbanistico ed edilizio, in particolare per i piani adottati in prima istanza come Piani operativi comunali, prevedendo che vengano approvati con il medesimo procedimento come parte del Regolamento urbanistico ed edilizio, in modo tale da non bloccare o complicare i procedimenti già in corso.
PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Bagnari.
Do ora la parola al relatore di minoranza, consigliere Pompignoli, per l’illustrazione della relazione.
POMPIGNOLI, relatore di minoranza: Grazie, presidente. Io non farò una disamina dell’articolato di questo progetto di legge, in quanto è stato già snocciolato egregiamente dal collega Bagnari. Pertanto, non intendo infierire ulteriormente sull’esame dell’articolato.
Manifesto alcune perplessità in merito al progetto di legge e rappresento alcune criticità che tale progetto di legge può contenere. In particolar modo, come molto spesso capita in questa Assemblea legislativa, si fanno leggi prima che alcuni interventi normativi, sia a livello italiano che a livello europeo, possano intervenire per modificare questo progetto di legge. Succederà con la caccia, con la legge sull’attività venatoria, quando verranno adeguate alcune questioni senza, invece, entrare nel merito della problematica. Succede anche con questo progetto di legge.
Consociamo benissimo la questione legata alle concessioni demaniali e l’intera polemica sulla Direttiva Bolkestein, che marginalmente andrà ad incidere su questa legge. Di fatto, ci troveremo verso marzo o aprile con una decisione del TAR che - speriamo di no - rigetterà il ricorso che è stato presentato alla Commissione di giustizia europea sulle proroghe delle concessioni demaniali.
Per inciso, ricordo che pochi giorni fa alla Camera è stato bocciato, da parte del Partito Democratico e con l’astensione di SEL e del Movimento 5 Stelle, l’emendamento presentato dalla Lega Nord, dall’onorevole Pini, proprio sulla questione legata alla Bolkestein, nel quale si prevedeva una proroga di diciannove anni per le concessioni demaniali esistenti e una messa a bando per le nuove concessioni demaniali. Questo andrebbe, fondamentalmente, a modificare il progetto di legge che oggi ci viene presentato e che, dal punto di vista sostanziale, sul discorso legato alla semplificazione, può essere assolutamente accoglibile. Di fatto, però, ci troveremo sempre costretti a rincorrere le decisioni che provengono dall’alto, dall’Europa da una parte e dall’Italia dall’altra. Sarebbe opportuno, quindi, a bocce ferme, capire quello che succederà in Europa, per poi modificare la legge sul demanio marittimo.
Per quanto riguarda il contenuto del progetto di legge, come ha giustamente precisato il consigliere Bagnari, io individuo tre cambiamenti sostanziali. L’Assemblea regionale viene spodestata dalle decisioni, quindi dalla partecipazione democratica di tutti i consiglieri regionali. Le decisioni spetteranno alla Giunta, sentita la Commissione assembleare competente. Su questo punto è stato proposto - come avete visto - un emendamento dalla Lega Nord che tende, in ogni caso, a incentrare la garanzia della Commissione bilancio, cioè a non coinvolgere solamente la Commissione competente, ma a inserire all’interno di queste decisioni anche la Commissione Affari istituzionali, che rappresenta la Commissione di garanzia di questa Regione.
Nell’intero costrutto della legge si evidenzia un ruolo centrico della Regione Emilia-Romagna su quelle che saranno le decisioni relative alle concessioni balneari. È evidente che, da un lato, vengono distribuite funzioni, quindi i Comuni avranno comunque l’oggetto sulle delibere delle concessioni demaniali, ma in ogni caso la Regione svolge un ruolo fondamentale e centrale sulle decisioni che verranno affrontate.
Viene individuato - credo ci possa essere - un approccio positivo sulla trasformazione tra POC e RUE. Crediamo, effettivamente, che questa possa essere una buona modifica alla legge sul demanio marittimo, quindi evitare la questione legata alle decisioni sul POC e, invece, intervenire sul RUE.
Altra modifica sostanziale riguarda l’istituzione della cabina di regia, che sarà composta dall’assessore regionale competente in materia di turismo, che la presiede, dall’assessore regionale competente in materia di affari istituzionali legislativi, dall’assessore regionale competente in materia di attività produttive, dall’assessore regionale competente in materia di edilizia urbanistica. È chiaro che c’è fondamentalmente la Giunta al completo in questa cabina di regia. Anche in questo caso non viene dato alcun segnale di partecipazione democratica a quelli che sono i ruoli della cabina di regia alle opposizioni.
Altro emendamento presentato propone di inserire, come si è fatto all’articolo 1, che modifica l’articolo 2 della legge regionale, un altro ruolo di garanzia all’interno della cabina di regia, che è il presidente della Commissione Affari istituzionali che, come abbiamo detto prima, dovrebbe ricoprire il ruolo di garanzia di questa Regione all’interno delle varie posizioni legislative.
Non so se, dal punto di vista pratico, questi emendamenti verranno accolti o meno. Comunque, nell’ottica della discussione con il relatore di maggioranza, c’era stata un’apertura sull’emendamento legato alla modifica dell’articolo 1, che va a modificare l’articolo 2 della legge regionale, che propone di inserire la parte in cui non c’è solo la Commissione competente assembleare, ma sentite in seduta congiunta anche la Commissione competente e la Commissione Bilancio e Affari generali. Questa è un’apertura a mantenere un ruolo di partecipazione democratica all’interno delle decisioni che la Giunta va ad affrontare sulle direttive vincolanti per la disciplina dell’uso del demanio marittimo, un’apertura senz’altro positiva, anche se riteniamo non sia abbastanza. Quindi, di fatto il ruolo di garanzia che l’opposizione avrà all’interno delle decisioni e delle direttive vincolanti sull’uso del demanio marittimo viene fortemente limitato dalle scelte che la Giunta farà.
Sulla base di queste considerazioni, mi sento di dire che questo progetto di legge non avrebbe dovuto essere portato oggi in discussione, ma si sarebbero dovute aspettare, decisamente, le decisioni del Consiglio europeo, che appunto dovrà decidere sulla legittimità delle proroghe e sul ricorso presentato dalle Regioni.
Credo sia assolutamente importante ridefinire gli assetti, attendere le varie decisioni, non cercare di fare i primi della classe, come spesso fa e spesso dice il presidente Bonaccini, e quindi anticipare questioni normative che potrebbero essere modificate a seguito di decisioni che vengono prese dall’alto. Pertanto, anche se il senso della legge potrebbe essere positivo, si ritiene che oggi questa legge non dovesse essere portata in discussione.
Ha chiesto di parlare la consigliera Sensoli. Ne ha facoltà.
SENSOLI: Grazie, presidente. Anche noi apprezziamo l’intento di semplificazione alla base di questo progetto di legge, ma la semplificazione non deve diventare una sorta di “tana libera tutti” per i comuni, e in questo progetto di legge ci sono alcuni elementi che ci lasciano qualche dubbio, primo su tutti il passaggio dal POC al RUE.
È vero che, sentendo diversi pareri, alcuni non hanno dato un giudizio negativo riguardo a questo passaggio, però è altrettanto vero che sono stati sollevati dei dubbi, in quanto del POC fa parte anche il Piano dell’arenile, strumento urbanistico che contiene la conservazione, la gestione e la valorizzazione delle aree ad elevato valore naturalistico, nonché le regole di insediamento e uso della spiaggia e delle aree retrostanti. Nel Piano dell’arenile, quindi, si trovano anche le condizioni alle quali è possibile mantenere, modificare o insediare ex novo strutture di servizio di attività balneare, così come le regole e gli indirizzi per la conservazione e la riqualificazione del sistema ambientale dell’arenile.
Il passaggio al RUE è stato indicato come un vantaggio per l’eliminazione del vincolo dei cinque anni, che è stato visto come un limite. In realtà, guardando la questione da un altro punto di vista, questo vincolo potrebbe anche essere una possibilità di correggere in corsa eventuali errori. Mettiamola così: se si vuole tutelare un’area dal punto di vista ambientale, lo si può fare con tutti gli strumenti adeguati; invece, se la si vuole eventualmente cementificare - e francamente la nostra costa è già sufficientemente cementificata -, magari una normativa più semplice potrebbe essere vantaggiosa per chi vuole sfruttare un’area da questo punto di vista.
Ritengo, altresì, che eliminare il vincolo di presentazione entro febbraio dall’elenco delle concessioni da parte dei Comuni alla Regione, lasciando una generica presentazione annuale, rischi di creare un flusso di informazioni disomogenee verso la Regione e, quindi, di non permetterci di avere una visione d’insieme puntuale della nostra costa.
Stessa cosa dicasi per la parte che riguarda l’eliminazione della consulenza ai Comuni da parte della Regione. Anche qui, va bene l’autonomia, non vogliamo certo che ai Comuni non venga data un’autonomia, purché non diventi una mancanza di coordinamento, rischiando così di trovarci in una sorta di far west dove ogni Comune fa un po’ come gli pare. Oltre al fatto che in questo modo si rischia, a parere nostro, di incentivare le consulenze esterne, di cui francamente crediamo non ci sia bisogno visto che, avendo già la Regione l’organico sufficiente per poter assistere le Amministrazioni comunali, potrebbe continuare a fornire questo servizio sempre in maniera essenziale e coordinata, chiaramente senza un abuso eventualmente da parte dei Comuni.
Insomma, il nostro timore è che la Regione, con l’apprezzabile intento di semplificare, in realtà rischi di perdere il polso della situazione, mentre per noi la visione di insieme resta fondamentale. Concordiamo con il collega Pompignoli allorquando sollevava il problema della celerità con cui si è affrontato l’argomento. Era necessario, anche secondo noi, attendere sia per le motivazioni addotte dal collega sia per poter approfondire ulteriormente questi aspetti.
Ha chiesto di parlare il consigliere Torri. Ne ha facoltà.
TORRI: Grazie, presidente. Come è stato rilevato nelle due relazioni, il provvedimento in discussione presenta aspetti molto tecnici, però crediamo anche che si possano rinvenire, sia da un punto di vista amministrativo che da un punto di vista politico, degli elementi positivi e chiari, che vanno nella direzione di una maggiore semplificazione e di un chiarimento normativo, che tengono nel dovuto conto il coordinamento tra le azioni degli Enti locali, se non altro nello spazio di potere di gestione che può esercitare la Regione e del principio della sussidiarietà tra gli Enti locali, che diventa importante da un punto di vista normativo in tutte le azioni della Regione. È un punto importante per noi, come Gruppo di Sinistra Ecologia Libertà, politicamente e lo troviamo rispecchiato anche da un punto di vista tecnico nel provvedimento in discussione.
Questi tre elementi inquadrano e declinano adeguatamente il ruolo della Regione, anche rispetto ai Comuni, negli interventi che vengono normati con questo provvedimento legislativo e possono servire come riferimento.
Un altro tema fondamentale e al centro di questa norma, che è importante da tener presente qui, come anche nei provvedimenti successivi che andremo ad affrontare e che riguardano quest’area, è la tutela della costa, sia per quello che riguarda l’ecologia e l’ambiente di questo sistema, sia per quello che riguarda le peculiarità del sistema produttivo lì rappresentato. È un elemento senz’altro vitale. Questi sono aspetti che in parte vengono affrontati qui, in parte devono essere tenuti come riferimento quando si dovrà mettere mano ad altri provvedimenti, che però troviamo vengano declinati correttamente.
In generale, rileviamo anche noi l’urgenza di un provvedimento che affronti in maniera complessiva questa materia, come rappresentato anche dall’ordine del giorno che abbiamo sottoscritto come consiglieri di SEL, assieme ai colleghi del PD. È importante che si sia voluti intervenire nelle competenze della Regione su questa materia già ora. È vero, in prospettiva possono esserci cambiamenti, ma proprio nelle nostre funzioni amministrative e nel rispetto dei ruoli, sia quelli sovraordinati alla Regione, che quelli degli Enti locali, che dalla Regione aspettano indicazioni, crediamo sia giusto e utile mettere dei punti fermi dove è possibile proprio per aiutare l’attività amministrativa degli Enti locali, nonché il sistema produttivo, da un lato, e ambientale, dall’altro, che insistono, che necessitano di questa semplificazione.
Per questi motivi, anche a fronte del lavoro svolto in Commissione e dell’udienza conoscitiva, la valutazione del Gruppo SEL di questo provvedimento è positiva, per cui esprimeremo al riguardo un voto favorevole.
Non ho altri iscritti in dibattito generale, per cui lo dichiaro concluso.
Procediamo, quindi, con la richiesta di eventuale replica da parte dei relatori.
Ha chiesto di replicare il relatore di maggioranza, consigliere Bagnari. Ne ha facoltà.
BAGNARI: Solo alcune considerazioni e chiarimenti.
Intanto il progetto di legge non riguarda solo questioni relativi alle concessioni demaniali, anche se è vero quello che ricordava il consigliere Pompignoli. Quindi è bene, comunque, intervenire in quanto si tratta di diversi argomenti. Del resto, i tempi relativi alla pronuncia della Corte di giustizia non sono certi e vicinissimi probabilmente, quindi nell’incertezza meglio non rinviare e assumersi le responsabilità della certezza su alcune questioni che ci richiedono il mondo economico e i territori.
Riteniamo sia corretto semplificare i passaggi e ridurli. Sicuramente può essere accolto il tema di un coinvolgimento maggiore anche degli organismi all’interno dell’Assemblea legislativa, non aumentando i passaggi, quindi coinvolgendo le Commissioni in seduta congiunta.
Sul tema della cabina di regia, è legittima la richiesta del relatore di includere la minoranza, ma riteniamo che sia improprio riportare in cabina di regia quelle che sono delle dinamiche proprie dell’Assemblea legislativa. Ricordiamo anche che i comuni della costa coinvolti nella cabina di regia garantiscono la rappresentanza dei territori anche dal punto di vista della diversità politica.
Sui dubbi espressi dalla consigliera Sensoli, vorrei ritornare su questo tema, visto che l’abbiamo già toccato. Gli approfondimenti che abbiamo svolto hanno chiarito tutta una serie di dubbi, anche quello relativo al fatto che il passaggio al RUE non toglie tutele. Si punta semplicemente all’opportunità che offre il RUE di evitare il limite di tempo dei cinque anni, proprio del POC, e quindi le previsioni non rischiano di decadere e soprattutto danno immediatezza anche alla necessità di interventi importanti per il territorio, tra l’altro ora che anche il RUE è dotato di cartografia. Quindi, stiamo parlando di strumenti che hanno questa differenza temporale fra di loro.
Il relatore Pompignoli non replica.
Do la parola per le conclusioni all’assessore Corsini, che ha venti minuti a disposizione. Poi procediamo all’esame dell’articolato.
CORSINI, assessore: Intervengo per sottolineare, dopo aver ascoltato il dibattito, alcuni aspetti, credo rilevanti dal punto di vista politico, che contiene questo progetto di legge di semplificazione in materia di demanio marittimo.
Intanto con questo progetto di legge completiamo un percorso istituzionale avviato nel 1998, quando lo Stato delegò alle Regioni le funzioni in materia di demanio marittimo, percorso che si è poi concluso nella prima fase, che oggi appunto ultimiamo, nel 2002, quando la Regione Emilia-Romagna approvò la legge 9, che attribuiva, sulla base del decreto governativo del 1998, le funzioni di carattere amministrativo relative al demanio marittimo parzialmente ai Comuni. Dico parzialmente, perché quel processo di delega piena e totale ai Comuni in materia di gestione delle funzioni amministrative non si completò nel 2002, processo che oggi, invece, con il progetto di legge in discussione si va sostanzialmente a completare. E credo che questo sia uno degli aspetti più rilevanti da sottolineare, ovverosia il completamento di un percorso istituzionale avviato fin dal 1998.
Il secondo aspetto che vorrei sottolineare è legato al tema della semplificazione. Noi viviamo in un Paese dove molto spesso parliamo di semplificazione, di sburocratizzazione, di snellimento di alcune procedure di carattere amministrativo a vantaggio degli Enti locali e delle imprese in questo caso, ma poi difficilmente riusciamo a concretizzare con atti formali che abbiano effettivamente una ricaduta in materia di semplificazione le buone intenzioni.
Questo progetto di legge interviene concretamente in un processo di semplificazione e di sburocratizzazione che i Comuni costieri sanno bene essere piuttosto farraginoso. Ho sempre fatto l’esempio dei Comuni che chiedono alla Regione, come prevede oggi la normativa, le aree in concessione per eseguire interventi con finalità pubblica. Del resto, di questo stiamo parlando, della soppressione della richiesta dei Comuni alla Regione della concessione per interventi con finalità pubblica. Ebbene, sanno bene i Comuni costieri, quando devono chiedere alla Regione le aree in concessione per realizzare importanti interventi di difesa della costa (ripascimenti o interventi sulle barriere rigide), quanto sia fino ad oggi complicato l’iter che consente ai Comuni di concedere alle imprese che si sono aggiudicate le gare d’appalto le aree per effettuare gli interventi di difesa, sistemazione e ripascimento della costa in prossimità delle stagioni turistiche balneari.
Con questo intervento si eliminano una serie di passaggi che comportavano tempi lunghi nell’assegnazione delle concessioni ai Comuni, che molto spesso hanno fatto slittare interventi importanti sulla difesa della costa agli anni successivi, avendo ben chiaro che naturalmente, quando si interviene per interventi con finalità pubbliche sulla costa, il lasso temporale di intervento è limitato ad alcuni mesi dell’anno, per ovvie ragioni.
Con questo progetto di legge, quindi, che in effetti presenta profili di tecnicalità molto spinti e accentuati, diamo una risposta di carattere politico al tema della semplificazione e della sburocratizzazione a vantaggio degli Enti locali e anche delle imprese che eseguono interventi e opere di carattere pubblico.
Il terzo elemento è l’istituzione della cabina di regia. Di per sé può dire poco, ma in realtà rappresenta il primo passo concreto verso l’istituzione del Distretto turistico e balneare della costa cosiddetto "a burocrazia zero". È magari una terminologia che evoca scenari forse impossibili, però pur se non arriveremo alla burocrazia zero possiamo - e questo progetto di legge né è la testimonianza - adottare provvedimenti che vadano verso una concreta semplificazione di alcune procedure di carattere amministrativo.
Il Distretto turistico e balneare della costa a burocrazia zero è stato istituito dalla Regione Emilia-Romagna due anni fa, recependo un decreto governativo, oggi rappresenta di fatto ancora una scatola vuota, ma con questo progetto di legge si va a incardinare all’interno del Distretto turistico e balenare della costa il primo provvedimento concreto di semplificazione e di sburocratizzazione. Per governare al meglio gli interventi, sia di carattere strutturale sia di carattere amministrativo, come quello di cui stiamo discutendo oggi, ci è sembrato importante e utile, per raggiungere queste finalità, istituire una cabina di regia politica dove sono rappresentati gli assessorati competenti in materia di demanio marittimo e i Comuni costieri, naturalmente, nonché le prefetture − come invitati permanenti – in quanto furono proprio i quattro prefetti della costa di qualche anno fa ad iniziare, insieme alla Regione, questo percorso che ha portato, poi, all’istituzione del distretto turistico balneare della costa a burocrazia zero.
Tale cabina di regia dovrà esprimere atti di indirizzo rispetto ai possibili procedimenti, alle possibili innovazioni dal punto di vista della semplificazione, recependo i suggerimenti di carattere tecnico che le verranno proposti dal Nucleo tecnico di valutazione dello stesso distretto turistico, composto dai funzionari e dai tecnici dei Comuni e di altri Enti statali o parastatali che hanno competenza diretta in materia di demanio.
Infine, l’ultimo aspetto che elenco, ma che non è secondario in termini di importanza rispetto agli altri, è quello relativo al diverso trattamento che noi introduciamo con questo PdL rispetto ai Piani dell’arenile o "Piani di spiaggia", come vengono chiamati, a seconda dei casi, dai diversi Comuni, rispetto alla programmazione urbanistica dei Comuni. Io non sono preoccupato. Ho sentito qualche legittima preoccupazione da parte di alcuni consiglieri regionali rispetto alla possibile diminuzione delle tutele rispetto agli interventi edilizi che si realizzeranno all’interno della fascia dell’arenile, previsti dai Piani degli arenili dei singoli Comuni. Ricordo che l’arenile si trova sotto il vincolo paesistico. Quindi, tutti gli interventi, anche di semplice manutenzione, sono soggetti - essendo l’area dell’arenile soggetta a vincolo paesistico - al parere vincolante della Sovrintendenza. Pertanto, questa preoccupazione non è fondata.
Noi non apportiamo questa modifica solo per evitare un possibile periodo caratterizzato dall’assenza, per i Comuni, di uno strumento urbanistico adeguato o approvato per intervenire sull’arenile (la famosa "soluzione di continuità"), ma lo facciamo perché, sulla base dell’esperienza di questi anni del rapporto di stretta collaborazione con i Comuni rispetto non solo ai temi del Piano dell’arenile, ma anche rispetto a tutte le tematiche che riguardano la fascia dell’arenile demaniale, gli stessi Comuni ci hanno più volte sottolineato la necessità - l’urgenza, se vogliamo - di adeguare il Piano dell’arenile a uno strumento urbanistico più conforme agli interventi di natura diretta che vengono realizzati sul Piano dell’arenile sulla base dei Regolamenti urbanistici ed edilizi. Il POC si configura più come un intervento legato a Piani di sviluppo urbanistici che prevedono insediamenti residenziali, commerciali, industriali, artigianali, che non sono certamente gli interventi previsti all’interno dei Piani dell’arenile che, per sua natura, è oggetto di interventi di carattere edilizio, quindi strumenti di carattere diretto e non indiretto come i POC. La modifica, quindi, la apportiamo soprattutto per trattare i Piani dell’arenile con uno strumento più adeguato agli interventi che si realizzano nella fascia costiera del demanio marittimo.
Infine, riprendo un’ultima considerazione più volte sottolineata in Commissione. Ringrazio i due relatori, di maggioranza e di minoranza, e tutti i consiglieri che sono intervenuti nel dibattito. Il testo è stato arricchito, integrato e completato in alcune sue parti. La preoccupazione è che la Regione possa perdere il controllo. Non sarà così. La Regione - come viene ribadito nel PdL - manterrà il governo delle politiche sul demanio marittimo attraverso le linee di indirizzo che sono riconfermate in capo alla Regione; la Giunta le approverà, sentita la competente Commissione consiliare. Ciò che "perde" la Regione è una piccola parte - che si trovava ancora in casa nostra - di gestione operativa e amministrativa del demanio marittimo, che con questo PdL viene completamente trasferita agli Enti locali. Grazie.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Corsini.
Possiamo ritenere concluso il dibattito generale.
Passiamo, ora, all’esame dell’articolato del progetto di legge 1355, su cui insistono dieci proposte di emendamento, di cui due a firma del consigliere Foti, tre a firma dei consiglieri Pompignoli e Fabbri (di cui uno ritirato), uno a firma degli assessori Corsini e Petitti, uno a firma del consigliere Bagnari, due a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani e uno a firma del consigliere Bertani.
L’articolato si svolge con un dibattito generale che prevede cinque minuti a testa per ogni articolo e ogni emendamento.
Sull’art. 1 abbiamo tre emendamenti, di cui il 6 a firma del consigliere Bagnari, il 3 (che è stato ritirato) a firma dei consiglieri Pompignoli e Fabbri e il 7 a firma dei consiglieri Pompignoli e Fabbri.
FOTI: Grazie, presidente. Ho chiesto di intervenire rispetto ad una risoluzione approvata in Commissione (se non erro, vado a memoria, si tratta della 1406), in relazione ai noti problemi del demanio marittimo.
È vero che questa è una legge prevalentemente di semplificazione, ma è altrettanto vero che i problemi che coinvolgono il tema del demanio marittimo, ahimè, non sono solo di semplificazione, ma riguardano anche, da una parte, una procedura di infrazione aperta dalla Comunità europea nel 2008 e, dall’altra, la richiesta del TAR della Sardegna alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi in ordine alla legittimità della proroga introdotta relativa alle concessioni in essere che, come l’assessore sa, oggi ha la scadenza del 31 dicembre 2020.
Sotto questo profilo, noi non possiamo dimenticare che, anche come Regione, avevamo assunto una posizione che mi pare oggi sia doveroso ribadire, nel momento in cui il presidente Bonaccini è anche presidente della Conferenza Stato-Regioni. È proprio un documento della Conferenza Stato-Regioni di quest’anno che chiede al Governo di intervenire sulla materia del demanio marittimo. Come sapete, siamo in presenza di un decreto legislativo di delega al Governo a legiferare che non ha mai avuto seguito. Siamo in presenza di una normativa che è oggetto, come abbiamo detto, di un duplice esame da parte della Corte di giustizia europea, da una parte, e della Comunità europea, dall’altra. In questa situazione, penso che il non muoversi non sia foriero di alcuna soluzione positiva.
Debbo ricordare, quindi, a me stesso che nel documento da noi approvato vi era la richiesta alla Giunta di sollecitare al più presto la convocazione del tavolo di confronto con il Governo e gli Enti locali richiesto dalla Conferenza Stato-Regioni del 22 gennaio 2015.
Sarebbe opportuno sapere se questo adempimento è stato portato avanti. Allo stesso modo, sarebbe importante sapere se è stato assolto un altro adempimento di quella risoluzione - diversamente, parliamo soltanto di carta straccia - laddove si sollecitava il Governo a varare in tempi brevi le nuove norme di riordino del demanio marittimo. Dico questo perché, di fatto, ha senso un’operazione di semplificazione se, congiuntamente, viene portata avanti una posizione di certezza del diritto in ordine alle concessioni demaniali.
Noi sappiamo che vi sono concessioni demaniali, quantificate in Emilia-Romagna per circa il 30 per cento, libere, quindi soggette a possibili bandi di gara, ma vi è un 70 per cento di concessioni demaniali che oggi ha di fronte la mannaia della scadenza del 31 dicembre 2020. Nel caso in cui la Corte di giustizia dovesse riconoscere come anomala la proroga al 2020, e - quindi - il TAR della Sardegna, conseguentemente, dovesse bocciare le proroghe al 31 dicembre 2020, la scadenza precedente di legge andrebbe al 31 dicembre 2015, cioè fra pochi giorni.
Penso che attivarsi in tal senso sia quantomeno opportuno. Allo stesso modo, ritengo opportuna l’operazione di semplificazione. Non vorrei che noi ci preoccupassimo di semplificare le procedure per quanto riguarda il demanio marittimo e, nello stesso tempo, scoprire che, in realtà, di concessioni del demanio marittimo non ve n’è più una, perché vanno tutte a gara. Questo penso sia un nocciolo di natura politica che sarebbe opportuno venisse, se non chiarito in questa sede, se tecnicamente non è più possibile, quantomeno posto nell’agenda dell’inizio del prossimo anno. Oltretutto, se non ricordo male, la Corte di giustizia europea dovrebbe pronunciarsi entro - era stato detto - i primi mesi del 2016. Quindi, è evidente che si potrebbe aprire un fronte affatto semplice da affrontare, posto che - torno a ripetere - noi abbiamo anche imprenditori che hanno realizzato investimenti significativi in relazione alle concessioni, di cui sono legittimi titolari, e che si troverebbero, dall’oggi al domani, nella situazione di non avere più nemmeno la possibilità di esercitare la propria attività.
Ha chiesto di parlare il consigliere Bagnari. Ne ha facoltà.
BAGNARI: Grazie, presidente. Intervengo solo per illustrare i contenuti dell’emendamento che ho presentato.
Attualmente, la norma statale che regola l’aspetto specifico delle concessioni per gli impianti oltre il chilometro della costa, per gli impianti di acquacoltura, la legge 83/2012, riserva al Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali la competenza in materia di autorizzazione all’esercizio degli impianti di acquacoltura in mare posti oltre il chilometro dalla costa. Questa norma, però, attualmente è priva di efficacia perché, come purtroppo avviene troppo spesso nel nostro Paese, mancano i famosi "decreti attuativi".
Visto che si sono presentate situazioni di incertezza che creano problemi alle aziende del settore e poiché l’articolo 59 della legge 83 assegna l’autorizzazione all’esercizio degli impianti oltre un chilometro dalla costa alle Regioni, qualora legiferino in materia, cogliamo questo spiraglio e proponiamo di accogliere questa proposta facendo maggiore chiarezza e riportando in ottica di coerenza e sussidiarietà l’autorizzazione anche degli impianti oltre il chilometro in capo alla Regione.
Con l’ordine del giorno che verrà presentato successivamente, chiediamo un intervento normativo che dia maggiore coerenza e chiarezza ai diversi aspetti del settore.
Apro le dichiarazioni di voto sull’articolo 1 e sugli emendamenti presentati. Nessuno chiede di intervenire in dichiarazione di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 6 a firma del consigliere Bagnari.
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 6 è accolto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 7 a firma dei consiglieri Pompignoli e Fabbri.
(È accolto a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Rainieri): L’emendamento 7 è accolto.
PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 1 è approvato.
Sull’art. 2 insiste un emendamento a firma del consigliere Foti.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 1 a firma del consigliere Foti.
PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 2 è approvato.
Sull’art. 3 insiste un emendamento, ossia l’emendamento 8, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani; metteremo in votazione il mantenimento del testo.
Voi avete chiesto l’abrogazione dell’articolo 3.
Quindi dobbiamo votare per il mantenimento.
Mi sono prenotato essenzialmente per spiegare che chiediamo che venga mantenuta la consulenza tecnica della Regione nei confronti del Comune, quindi che sia mantenuta esplicitamente in legge. Sappiamo che è già prevista, ma preferiamo che il concetto sia esplicitato all’interno della legge.
Apro le dichiarazioni di voto sull’emendamento 8.
Intervengo semplicemente per ribadire quanto già detto in precedenza durante l’illustrazione. Visto che non viene meno il rapporto con la Regione, non siamo favorevoli all’abrogazione dell’articolo.
Per non sbagliarci, preciso che si vota il mantenimento dell’articolo.
Ha chiesto d parlare il consigliere Bagnari. Ne ha facoltà.
Anche se mi sembra chiaro, voglio ribadire che, vista la posizione espressa, votiamo contro questo emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle.
PRESIDENTE (Rainieri): Voi avete il diritto di votare come preferite. Il punto è...
Scusate, se fate attenzione un attimo capite la questione. Noi votiamo il mantenimento del testo, quindi l’articolo 3. Se vogliamo che il testo rimanga, dobbiamo votare l’articolo 3.
Metto in votazione, per alzata di mano, il mantenimento dell’art. 3.
PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 3 è approvato, quindi l’emendamento 8, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani, si intende respinto.
Sull’art. 4 non insiste alcun emendamento.
PRESIDENTE (Rainieri): L’art. 4 è approvato.
Sull’art. 5 non insiste alcun emendamento.
PRESIDENTE (Rainieri): L'art. 5 è approvato.
Art. 6. Non ci sono emendamenti.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'art. 6.
PRESIDENTE (Rainieri): L'art. 6 è approvato.
Art. 7. Insiste un emendamento a firma Foti, il numero 2.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 2.
PRESIDENTE (Rainieri): L'emendamento 2 è approvato.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'art. 7.
PRESIDENTE (Rainieri): L'art. 7 è approvato.
Art. 8. Insistono due emendamenti, l’emendamento 4 a firma dei consiglieri Pompignoli e Fabbri e l’emendamento 9, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 4, a firma Pompignoli e Fabbri.
PRESIDENTE (Rainieri): L'emendamento 4 è respinto.
Emendamento 9, a firma dei consiglieri Sensoli e Bertani.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 9.
PRESIDENTE (Rainieri): L'emendamento 9 è respinto.
Passiamo alla votazione dell’art. 8.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'art. 8.
PRESIDENTE (Rainieri): L'art. 8 è approvato.
Passiamo all'emendamento 10, istitutivo di un nuovo articolo, a firma del consigliere Bertani, su cui insiste un subemendamento 11 a firma del consigliere Bagnari.
Metto in votazione, per alzata di mano, il subemendamento 11.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’emendamento 10.
Art. 9. Apro il dibattito generale. Nessuno chiede di intervenire in dibattito generale.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'art. 9.
PRESIDENTE (Rainieri): L'art. 9 è approvato.
Emendamento 5, a firma degli assessori Corsini e Petitti per l’istituzione di un nuovo articolo.
Metto in votazione, per alzata di mano, l'emendamento 5.
PRESIDENTE (Rainieri): L'emendamento 5 è approvato.
Abbiamo ora le dichiarazioni di voto sul provvedimento e sull’ordine del giorno 1355/1, oggetto 1862, a firma dei consiglieri Bagnari, Nadia Rossi, Montalti, Pruccoli, Zappaterra, Serri, Poli, Boschini, Prodi, Mumolo, Taruffi, Soncini, Sabattini, Calvano, Lori, Caliandro, Cardinali, Torri, Iotti, Zoffoli, Ravaioli, Rontini, Francesca Marchetti, Bessi, Paruolo, Campedelli, Tarasconi e Molinari.
Dichiarazioni di voto congiunte, cinque minuti per Gruppo.
BAGNARI: Grazie, presidente. Ho già anticipato prima alcuni elementi che riguardano questo ordine del giorno. Li riprendo brevemente anche se un pochino in maniera più diffusa. Noi facciamo riferimento con questa legge anche a degli aspetti che riguardano questo settore di aziende, che sono circa 1.700 nella nostra regione, che hanno tradizioni e competenze che vanno sicuramente tutelate e che in alcune zone depresse dal punto di vista economico rappresentano le poche attività economiche presenti.
Poiché questo settore è caratterizzato, come ho già avuto modo di dire, da una serie di stratificazioni e di complicazioni normative, proponiamo a quest’Assemblea quest’ordine del giorno per assumere un indirizzo politico sostanzialmente che solleciti i chiarimenti necessari e creare una cornice di chiarezza su alcuni aspetti, tre in particolare. Uno riguarda la differenza di canone demaniale fra società cooperative e non cooperative derivanti appunto, come dicevo, dal susseguirsi di normative spesso incoerenti fra di loro, che stabiliva l’equiparazione fra società di tipo cooperativo e quelle di tipo non cooperativo con differenze di canone eccessive. Inoltre, la medesima abrogazione e il susseguirsi di normative ha eliminato anche le agevolazioni sui fondi dovuti per le superfici non produttive che rischiano, quindi, di pesare ancora di più per le aziende rispetto a quelle effettivamente produttive.
Vengo a un altro aspetto. Le concessioni di Demanio marittimo a scopo di acquacoltura in acque marine sono caratterizzate da una serie di aggravi amministrativi, dalla confusione suscitata dalla mancata emanazione, come dicevo prima, dei decreti attuativi riguardanti il decreto legislativo n. 83, oltre a quelli che sono degli elementi di incertezza relativi alla Bolkestein. Tutto questo corre il rischio di comportare l’imposizione di limiti temporali eccessivi alle concessioni.
Terzo elemento critico. La normazione degli strumenti da acquacoltura è caratterizzata da interventi normativi non sempre razionali, che hanno portato a una stratificazione spesso incoerente. Tutto questo ci fa chiedere un impegno alla Giunta per un esame complessivo del tema in sede di Conferenza Stato-Regioni, in modo che si giunga a un intervento normativo complessivo e coordinato del settore, che coinvolga Stato e Regioni per le rispettive competenze, che consente agli operatori di muoversi all’interno di un panorama certo, di essere chiamati a corrispondere dei canoni armonizzati fra di loro, che tengono conto della superficie realmente utilizzata a scopo produttivo e di avere dal punto di vista delle concessioni prospettive solide per il futuro, legate al prevalere di un’impostazione normativa che tenga conto del valore sociale dell’acquacoltura parificato il più possibile all’agricoltura. Grazie.
Non ci sono più interventi in dichiarazione di voto.
Metto in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno 1355/1, oggetto 1862, a firma del consigliere Bagnari e altri.
PRESIDENTE (Rainieri): L'ordine del giorno 1355/1, oggetto 1862, è approvato.
Si proceda alla votazione dell’intero testo di legge, oggetto 1355, con l'uso del dispositivo elettronico, a scrutinio palese, con la registrazione dei nomi.
PRESIDENTE (Rainieri): Proclamo approvata la legge riguardante «Norme di semplificazione della disciplina regionale in materia di demanio marittimo. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 31 maggio 2002, n. 9».
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo agli atti amministrativi.
Proposta recante: "Programmazione triennale in materia di offerta di percorsi di istruzione e formazione professionale aa.ss. 2016/17, 2017/18 e 2018/19. Proposta all'Assemblea legislativa" (delibera di Giunta n. 1709 del 12 11 15).
La Commissione "Cultura Scuola Formazione Lavoro Sport e Legalità" ha espresso parere favorevole nella seduta del 26 novembre 2015 con la seguente votazione: 25 voti a favore, nessun contrario e 5 astenuti.
Ha chiesto di parlare il consigliere Boschini. Ne ha facoltà.
BOSCHINI: Grazie, presidente. Intervengo in modo rapido per illustrare i contenuti fondamentali di questo provvedimento, che appunto definisce la programmazione triennale in materia di percorsi di istruzione e formazione professionale. Sappiamo di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando di quell’offerta di percorsi triennali di qualifica che sono previsti dall’ordinamento nazionale e che sono stati normati dalla nostra Regione attraverso la legge 5 del 2011. È un sistema importante di cui forse non parliamo spesso. È importante perché tocca davvero un numero molto elevato di allievi. Stiamo parlando sostanzialmente di settantuno istituti professionali, di quaranta enti di formazione, di un’offerta di 425 percorsi nell’istruzione professionale e di 188 nella formazione. Stiamo parlando complessivamente di un sistema che tocca quasi 27.000 ragazzi, con 6.600 qualificati ogni anno. Quindi, forse è un sistema di cui non parliamo a sufficienza, anche in termini di investimento importante, oltre 50 milioni all’anno vengono messi a disposizione fra Fondo sociale europeo e altre risorse ed è forse un sistema particolarmente importante perché agisce su quella fascia d’età dell’adolescenza in cui spesso sappiamo è importante il tema del successo formativo, del contrasto all’abbandono e sicuramente questo sistema opera proprio in questa direzione.
La legge 5, come dicevo, fissa i criteri con cui avviene la programmazione dell’offerta, quindi l’atto ha questo significato, quello di fissare i criteri per la programmazione dei percorsi sul territorio. Fino a ieri questa programmazione era svolta con il contributo fondamentale delle Province e a seguito della legge regionale 13 del 2015, quindi con la revisione delle competenze amministrative fra Regione e Provincia attualmente è compito della Regione intervenire in maniera più diretta per la programmazione di questi percorsi sul territorio.
Quindi, questo atto, che è un atto di programmazione, non entra ancora nel merito a stabilire, in termini operativi, un programma che indica quali sono i percorsi, ma ne indica piuttosto i criteri e anche gli obiettivi che deve avere la programmazione che si svolge. Innanzitutto è un atto importante e anche urgente perché deve essere completato in tempo utile per le scadenze di iscrizione che, come sapete, riguardano il prossimo mese di febbraio. Quindi, è urgente licenziarlo anche per poter consentire poi alla Giunta e agli uffici amministrativi la predisposizione degli atti successivi, che sono quelli di programmazione operativa. È un atto che, però, introduce anche alcuni elementi innovativi. Credo, quindi, che risponda anche all’interesse che tutti abbiamo che questi percorsi di formazione siano sempre più rispondenti al mercato del lavoro, alla domanda effettiva del territorio, alle effettive esigenze, non tanto di chi le realizza, ma di chi poi ne deve fruire, cioè i ragazzi in primis, ma anche il sistema produttivo che ha bisogno di figure qualificate. Da questo punto di vista questa programmazione introduce una serie di criteri, che forse è il caso, seppur rapidamente, di scorrere. Il primo è quello di valorizzare da un lato l’esperienza didattica e formativa e il potenziale strumentale delle scuole e degli enti di formazione, che tradotto in italiano vuol dire partire comunque da chi ha già i laboratori, da chi ha già le competenze per agire in un settore economico, in un settore produttivo per fare quel tipo di qualifica piuttosto che un’altra, ma non vincolarci soltanto a questo perché fra i criteri individuati c’è anche quello dell’innovazione dell’offerta sul territorio.
Fra gli altri criteri importanti che voglio sottolineare c’è la semplificazione dell’offerta formativa volta a superare, ove vi siano, le ridondanze, le duplicazioni, oppure le offerte deboli dal punto di vista numerico o nel quadro complessivo di quel territorio. Quindi, mi sembra un atto di programmazione che non è assolutamente interessato soltanto alla conferma dell’esistente, che pure è largamente positiva, ma anche a fare una serie di miglioramenti e adeguamenti laddove si renderanno necessari.
In particolare, l’obiettivo è quello di garantire, a tutti i giovani che ne facciano domanda, il conseguimento della qualifica regionale - è un elemento di successo formativo, lo ribadisco, particolarmente importante - e a rafforzare le autonomie educative sul territorio, in particolare nel loro rapporto con il mondo del lavoro. Questo vuol dire che la programmazione, lo vedremo fra un attimo nei criteri, premierà anche i soggetti che sono in grado di realizzare in maniera più efficace l’alternanza fra lo studio e il lavoro, lo stage che, come sappiamo, è ordinamento da sempre nei percorsi IeFP e lo sta diventando anche attraverso la buona scuola nella scuola superiore. Attenzione perché spesso ci lamentiamo dello scarso collegamento esistente fra i sistemi formativi e il mondo del lavoro. In questo caso, invece, lo vediamo anche nei criteri di questa delibera, il rapporto fra i soggetti formativi, scuole ed enti di formazione, e mercato del lavoro è proprio uno dei criteri fondamentali per la programmazione.
L’atto concretamente propone che per quanto riguarda la programmazione dei percorsi triennali nelle scuole, negli istituti secondari e professionali, quindi anche nell’istruzione pubblica professionale, il percorso di una nuova qualifica può essere programmato soltanto se è coerente con il percorso quinquennale offerto dall’istituto, quindi se è coerente con le specializzazioni proprie di quell’istituto, se è in coerenza con il programma di sviluppo socioeconomico del territorio, in particolare se tiene conto dei possibili sbocchi occupazionali in loco, quindi vedete il radicamento rispetto al mercato del lavoro, se ci sono aule, attrezzature e laboratori idonei, perché la didattica non può essere soltanto con questi ragazzi una didattica d’aula, deve essere una didattica attiva, che vede la loro responsabilizzazione nella didattica laboratoriale, anche personalizzata, e se vi sono almeno due classi prime in maniera da non creare classi isolate, ma che ci sia davvero un’offerta riconoscibile.
Inoltre, non possono essere programmate le qualifiche eventualmente non attivate negli anni scorsi. Se una scuola aveva a disposizione quella qualifica, ma non l’ha attivata in qualche modo le viene revocata. Invece, per quanto riguarda gli enti di formazione, particolarmente importante per la programmazione è il criterio definito attraverso il riferimento al programma di sviluppo socioeconomico del territorio. Quindi, in maniera documentata devono essere presenti indicazioni sulle prospettive di inserimento lavorativo, territoriale. "Effettive e documentate" dice la delibera, quindi non stiamo parlando di un generico riferimento della formazione al sistema produttivo del territorio. Stiamo parlando, effettivamente, in modo documentato del fatto che si possono programmare i percorsi laddove c’è poi anche uno sbocco.
L’altro elemento che sottolineo, davvero importante fra i criteri di programmazione, è che possono essere programmate le qualifiche soltanto quando vi siano metodologie e modalità di apprendimento nei contesti organizzativi e lavorativi. Questo vuol dire che soltanto chi è in grado di assicurare gli stage, i tirocini, le attività sul territorio, quindi l’alternanza fra lo stare al centro di formazione e lo stare in impresa, e sappiamo quanto è importante quest’alternanza per tutto l’apprendimento, ma in particolare per i ragazzi che possono avere qualche difficoltà e qualche debolezza in più, soltanto chi garantisce questo tipo di approccio potrà programmare le qualifiche.
Infine, naturalmente, c’è il possesso delle aule, delle attrezzature e delle professionalità adeguate, che sono assicurate dal sistema di accreditamento, che è parallelo e che rimane vigente, ma che vengono ulteriormente ribadite da questa delibera, licenziando la quale daremo la possibilità alla Giunta e agli uffici di cominciare a impostare operativamente la programmazione di quella che sarà l’offerta di oltre seicento percorsi sul territorio della nostra Regione, un’offerta particolarmente importante per i ragazzi, ma anche per il sistema delle imprese.
Ha chiesto di parlare il consigliere Pettazzoni. Ne ha facoltà.
PETTAZZONI: Grazie, presidente. Sentiamo parlare in quest’Aula di programmazione triennale in materia di offerta e di percorsi d’istruzione e formativi relativi al periodo 2016-2019, ma incredibilmente riscontriamo nel testo le stesse fumose frasi già contenute in diversi provvedimenti approvati in passato dalla sinistra. "Contrastare la dispersione scolastica cercando di creare dei percorsi per l’assolvimento dell’obbligo formativo implementando le capacità del singolo" sono belle parole, ma devono trovare un riscontro nei fatti, così come quando apprendiamo che vi apprestate a promuovere un graduale riordino degli indirizzi scolastici, che era uno degli obiettivi della riforma Berlinguer-Zecchino degli anni Novanta per diminuire la frammentazione dei percorsi di studio, finalizzando le risorse degli obiettivi tangibili, anche perché le stesse risorse sono ormai finite, ovviamente in senso lato questo. Al di là delle belle frasi, la buona scuola è un provvedimento che ha scontentato tutti, a cominciare dagli stessi insegnanti che hanno manifestato con noi lo scorso 8 novembre a Bologna. La riduzione dei percorsi per favorire il passaggio da un modello all’altro con l’acquisizione dei crediti formativi, la riduzione dei corsi di laurea ritenuti doppioni o semplicemente con pochissimi iscritti, erano già fra gli obiettivi del passato, mai attuati completamente, a cominciare dalle politiche del duo Berlinguer-Zecchino. Quello a cui abbiamo assistito in molti casi è stato l’appiattimento dei percorsi di studio con un’offerta formativa che ci fa pensare ad un ribasso progressivo della qualità dei contenuti, poiché stridono a livello nazionale i dati sul numero dei diplomati all’esame finale di Stato delle superiori: vicino al 100 per cento, quindi alla totalità, e percorsi di introduzione a materie fondamentali che dovrebbero già essere state studiate dai ragazzi nel momento del loro accesso ai percorsi universitari. Cito su tutti i corsi di introduzione alla lingua italiana organizzato da qualche Ateneo per gli studenti non solo stranieri, ma anche italiani. Va un po’ meglio, ma non di molto, in Regione, perché corsi di questo tipo sono presenti anche nei nostri Atenei rinviando loro i compiti che sarebbero spettati alle scuole secondarie superiori. In questo caso diremmo che le risorse sono mal collocate in una direzione o nell’altra, visto che si chiede all’Università di fare ciò che non ha completato la scuola. Parlate sempre di inclusione sociale come mission del vostro obiettivo didattico-educativo, sia che si parli di istruzione obbligatoria, secondaria e superiore o di formazione professionale, mentre noi anche su questo abbiamo idee opposte. Una nostra controproposta vorrebbe appunto togliere certe sperequazioni, come la possibilità di organizzare e modulare i corsi per gli stranieri nella formazione professionale distogliendo risorse agli altri cittadini che ne hanno bisogno, sia quelli che devono assolvere in percorsi di formazione con l’obbligo, sia per le persone uscite anticipatamente dai percorsi lavorativi perché il concetto di educazione oggi si estende a tutte le fasi della vita.
Riteniamo la formazione professionale strategica, soprattutto in un periodo di crisi, per riscattare tutti i cittadini e non soltanto quelli stranieri. Vorremmo inserire dei meccanismi premianti che vadano a dare il giusto riconoscimento a quelle istituzioni educative che hanno concorso al maggior numero di occupati nell’anno successivo al percorso formativo, senza distribuire risorse a pioggia. Apprendiamo dal vostro documento che anche voi vorreste mirare alle risorse e collocarle nel miglior modo possibile, ma non ci spiegate come, se non con la cantilena della riduzione dei doppioni, che peraltro dovreste già aver cancellato. Intanto con la "buona scuola" di Renzi di cui siete espressione, che ha assunto in una situazione di denatalità un numero imprecisato di precari, avete forse chiuso la porta all’ultima vera riorganizzazione complessiva dell’attività formativa, la quale, ancora una volta, in ambito professionale richiama la necessità di un’organizzazione concepita come una filiera e di collegare l’offerta con il territorio; elementi che nei vari POF (Piani dell’Offerta Formativa) e nelle strategie dei citati ministri del passato erano già presenti, ma evidentemente non si sono del tutto concretizzati, se non in qualche raro caso di curricula extrascolastico, mentre noi riteniamo un valore imprescindibile il collegamento tra istituzioni formative e territorio anche per una salvaguardia e conoscenza delle nostre tradizioni per le quali, in molti casi, non ci avete preso sul serio. Quello che manca è l’idea di un percorso realmente agganciato anche al mondo produttivo, perché quando fu proposto dai nostri Governi nazionali avete bollato, intendo come sinistra, il tutto come un ritorno all’avviamento professionale, niente di più falso, dimenticando anzi il valore e la tradizione dei nostri istituti tecnici, che hanno preparato generazioni di gente specializzata e che andrebbero semplicemente riattualizzati. Infine, quello che manca in tutto questo dibattito è un organico progetto di valutazione degli insegnanti di ogni ordine e grado, timidamente partito a livello universitario, che serva non per giudicare il corpo docente, ma per premiare il merito di coloro che sanno attuare politiche educative innovative e multidisciplinari, agganciando l’avanzamento professionale al merito stesso, come vorremmo fosse fatto per gli istituti professionali e non come accade ad altri criteri del passato.
Faccio inoltre notare che Aldo Visalberghi, un noto professore di pedagogia, parlava già di questo alla fine degli anni Settanta, ma il tutto non si è mai concretamente realizzato per la resistenza del mondo sindacale, della sinistra e delle corporazioni. Manca, e concludo, anche un intervento rivoluzionario nel senso di una didattica individualizzata, che non significa tornare al precettore, bensì valutazione dei prerequisiti per impostare un percorso mirato sulla persona e sulle sue capacità ed esigenze; una valutazione in itinere per riorientare il tiro come vorrebbe lo stesso concetto di metodologia parlando di didattica, e non soltanto intendere la valutazione a docimologia come un momento finale del percorso. Anche questo potrebbe voler dire ottimizzare risorse e risultati perché la didattica, come la docimologia e la pedagogia sono scienze.
Purtroppo ve ne occupate solo a parole. Grazie.
Ha chiesto di parlare il consigliere Bargi. Ne ha facoltà.
BARGI: In realtà è solo un piccolo contributo alla discussione, perché poi giustamente il consigliere Pettazzoni ha già citato un progetto di legge che abbiamo depositato a mia prima firma e che tratta proprio di questo argomento e in particolare degli enti di formazione.
Mi limito, quindi, a dare un piccolo contributo alla discussione su questo argomento. In merito agli enti di formazione andiamo a favorire quelli che fanno veramente formazione relativa al territorio per cercare di occupare le persone nello specifico del loro territorio. È positivo. Non andiamo a preparare uno che sta al mare per fare il maestro di sci o, viceversa, uno che vive in montagna a fare il bagnino al mare. È positivo, ma abbastanza scontato. Nel dettaglio è positivo anche che si dia premialità a quegli enti di formazione che organizzano stage e mandano la gente a fare i tirocini all’interno delle imprese e non solamente in quella che è l’attività formativa in sé dell’ente.
Vengo al dettaglio che, secondo noi, è un po’ lasciato così. Vedendo le delibere in cui si danno le risorse a questi enti i criteri sono due: il fatto che l’ente effettivamente faccia il suo lavoro di formazione e il fatto che dia piena attuazione alla formazione, pieno servizio a colui che si rivolge all’ente. Manca, però, un criterio. Dobbiamo premiare quegli enti, dobbiamo premiarli maggiormente, inserendoli magari in una graduatoria. Nel progetto di legge, infatti, siamo molto vaghi, vogliamo solo introdurre questo criterio in più nell’assegnazione delle risorse a questi enti di formazione. Dobbiamo premiare quegli enti che occupano realmente la gente. Troviamo il metro, guardiamo l’anno successivo, troviamo un sistema diverso, però dobbiamo contribuire maggiormente verso quelle strutture che riescono a raggiungere anche l’obiettivo.
L’obiettivo primario è formare le persone, sicuramente, ma la formazione è uno strumento, un passaggio per arrivare all’occupazione. Se noi andiamo a premiare quelle che sono le strutture che realmente riescono a occupare tendiamo anche, in quello che è un po’ il mercato di questi enti di formazione, a far sì che vengano avanti, progrediscano e si radichino meglio sul territorio proprio quelli che riescono a raggiungere meglio l’obiettivo, senza far evaporare le risorse.
Ieri abbiamo parlato di bilancio. Quando si parla di risorse è sempre facile mettere risorse sulla formazione, sul sociale, ma è proprio nel dettaglio di come queste risorse vengono poi utilizzate che si vede la vera qualità di saper governare.
Questa, secondo noi, è una carenza che abbiamo a livello non solo normativo. Noi chiediamo di aggiungere una riga a un progetto di legge per favorire proprio questo.
Mentre leggevamo la legge relativa ai finanziamenti a questi enti abbiamo trovato una riga che ci ha un po’ inquietato perché si dice che devono essere organizzati, ad hoc per stranieri, corsi di formazione. Il fatto che non si voglia dare precedenza ai nostri cittadini posso anche capirlo, magari è una linea politica che può essere anche diversa dalla nostra e quindi consideriamo tutti uguali, però dare precedenza o addirittura favorire gli stranieri con il tasso di disoccupazione che abbiamo, soprattutto giovanile, mi sembra esagerato.
È inutile che cito i famosi manifesti di qualche anno fa, di quando era al Governo Silvio Berlusconi, perché li abbiamo visti tutti circolare, in maniera anche un po’ ironica, ultimamente. Anzi, mica tanto in maniera ironica in fin dei conti.
Viste le problematiche che abbiamo sul nostro territorio, con i nostri cittadini, vedere una riga del genere, dico la verità, l’ho trovata per caso, sono sbiancato, ma se la faccio vedere in giro credo che voli qualche accidente. Questo è l’altro passaggio, l’altro piccolo punto del nostro progetto di legge: togliamo questa riga e facciamo in modo di premiare i nostri cittadini. Grazie.
FOTI: Rispetto a questa delibera io mi permetto di fare tre considerazioni. La prima: sono d’accordo a rivedere le posizioni, a rivedere le qualifiche, però, secondo me, uno degli elementi più importanti è il fatto di non considerare questo un luogo di parcheggio. Mi spiego: troppo spesso viene presa come la risoluzione di tutti i mali l’idea che "visto che a scuola non ha un ottimo rendimento, lo piazziamo per tre anni agli istituti di formazione professionale in modo tale che quando esce saprà fare un lavoro". In realtà, la cosa non funziona così. Sotto questo profilo debbo anche dire che se non c’è un forte raccordo tra mondo della scuola o mondo dell’insegnamento o mondo dell’insegnamento professionale e in realtà ciò che il mercato richiede in termini di professionalità; noi produciamo delle figure che, sistematicamente, non trovano poi collocazione sul mercato stesso.
La seconda considerazione che mi permetto di fare è rispetto all’accreditamento degli istituti di formazione professionale. L’accreditamento ha un certo percorso e debbo dire, professor Bianchi, ha anche dei suoi elementi di riscontro.
Forse è arrivato il momento di prendere atto di quegli elementi di riscontro e vedere se non è il caso di fare una selezione più approfondita anche per dare un segnale ad alcuni. L’accreditamento non è una cosa che si conquista un anno e dura vita natural durante. Deve essere qualcosa che incentiva anche coloro i quali realizzano i corsi a migliorare, possibilmente, la qualità degli stessi, l’efficacia e l’efficienza degli stessi e - soprattutto in alcuni casi - anche la specializzazione degli stessi, perché, a mio avviso, non è logico che tutti facciano gli stessi corsi, anche rispetto alle realtà provinciali in cui operano. Vi possono essere dei centri che alla fine assumono una specializzazione che poi questa sì è virtuosa rispetto al sistema successivo dell’ingresso nel mondo del lavoro.
L’ultima considerazione che voglio fare su questa delibera è relativa alla questione giovanile, perché è indubbio che molto spesso noi abbiamo un percorso che coincide poi quasi esclusivamente con una frequenza del mondo giovanile. Sotto questo profilo io però mi permetto di dire, non volendo uscire troppo dal tema, ma comunque è un tema complessivo, che a mio avviso bisogna porre anche un’attenzione particolare non tanto alla qualifica professionale, ma alla riqualificazione professionale degli espulsi dal mondo del lavoro nella fascia del mercato dei cinquantenni.
Noi abbiamo un sistema produttivo che oggi, paradossalmente, espelle dal mondo del lavoro a cinquant’anni e realizza soltanto dei percorsi di ammortizzatori sociali conclusi e chiusi i quali uno non sa più cosa fare. Questo non attiene strettamente alla delibera di oggi, però, a mio avviso, deve essere una riflessione che va posta all’attenzione anche dell’Assemblea legislativa, come del suo assessorato, per cercare di vedere quali possono essere delle iniziative innovative per cercare di far sì che questa riqualificazione professionale non sia un altro modo per impegnare un po’ di tempo alle persone, ma serva effettivamente per riqualificarle professionalmente.
Non avendo più nessun iscritto in dibattito generale, passerei la parola all’assessore Bianchi.
BIANCHI, assessore: Ringrazio tutti per i contributi.
Se voi siete d’accordo, mi impegno a venire il prima possibile in Commissione proprio per sviluppare le riflessioni che qui abbiamo avanzato, che mi sembrano tutte molto importanti.
Speriamo di vederci il prima possibile. Grazie.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, assessore Bianchi.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Pettazzoni. Ne ha facoltà.
PETTAZZONI: Solo per preannunciare l’astensione del Gruppo Lega Nord in merito alla votazione di questo ordine del giorno. Grazie.
Se nessun consigliere chiede di parlare, si proceda alla votazione, per alzata di mano, del partito di deliberazione di cui all'oggetto 1612.
(L'Assemblea, a maggioranza dei presenti, approva il partito di deliberazione)
PRESIDENTE (Rainieri): L'Assemblea approva.
Chiudiamo così i lavori della mattina. Vi chiedo ancora un secondo. A nome mio, visto che oggi pomeriggio non sarò presente ai lavori dell’Aula, volevo fare gli auguri ai collaboratori, ai tecnici, ai commessi, ai consiglieri e alla Giunta.
Grazie a tutti. Auguri di buon anno e naturalmente di buon Natale.
La seduta ha termine alle ore 12,59
Enrico AIMI, Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Galeazzo BIGNAMI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Alan FABBRI, Tommaso FOTI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Massimiliano POMPIGNOLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta il consigliere Piergiovanni ALLEVA.
OGGETTO 1355 “Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Norme di semplificazione della disciplina regionale in materia di demanio marittimo. Modifiche alla legge regionale 31 maggio 2002, n. 9»” (25)
Presenti: 46
Mirco BAGNARI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Andrea ROSSI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Yuri TORRI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
Enrico AIMI, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Alan FABBRI, Tommaso FOTI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Daniele MARCHETTI, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Massimiliano POMPIGNOLI, Matteo RANCAN, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI.
Assenti: 4
Piergiovanni ALLEVA, Galeazzo BIGNAMI, Gabriele DELMONTE, Simonetta SALIERA.
«All'articolo 3, comma 2, di cui all'articolo 2, comma 1, del presente progetto di legge, le parole "un Piano dell'arenile che costituisce componente" sono così modificate "il Piano dell'arenile che approvato con le medesime procedure costituisce parte integrante".»
«All'Articolo 7, comma 1, del presente progetto di legge, dopo le parole "Le Provincie" integrare "e".»
Emendamento 3, a firma dei consiglieri Pompignoli, Fabbri:
«Il comma 2 dell'art. 2 della legge regionale n. 9 del 2002, come modificato dall'art. 1 del progetto di legge della Giunta (Modifiche all'art. 2 della legge regionale n. 9 del 2002), è sostituito dal seguente:
"2. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, sentite le Commissioni I e II in sessione congiunta, approva le direttive vincolanti per la disciplina degli usi del demanio marittimo con finalità turistico ricreative. Dette direttive sono approvate previo parere delle strutture tecniche regionali competenti in materia di difesa della costa, degli enti locali interessati, della competente autorità marittima e delle associazioni regionali di categoria appartenenti alle organizzazioni sindacali più rappresentative nel settore turistico dei concessionari demaniali marittimi, nonché delle associazioni regionali della pesca e dell'acquacoltura, delle associazioni ambientaliste e degli enti parco territorialmente interessati."»
Emendamento 4, a firma dei consiglieri Pompignoli, Fabbri:
«Il comma 4 dell'art. 9-bis, inserito dall'art. 8 del progetto di legge della Giunta (Inserimento dell'art. 9-bis nella legge regionale n. 9 del 2002), è sostituito dal seguente:
"4. La Cabina di regia è composta dall'Assessore regionale competente in materia di turismo, che la presiede, dall'Assessore regionale competente in materia di affari istituzionali e legislativi, dall'Assessore regionale competente in materia di attività produttive, dall'Assessore regionale competente in materia di edilizia ed urbanistica, dall'Assessore regionale competente in materia di sicurezza territoriale, dal Presidente della Commissione Bilancio, Affari Generali ed Istituzionali, nonché dai sindaci dei Comuni del distretto e dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello regionale. I prefetti delle province costiere dell'Emilia-Romagna, sottoscrittori dei protocolli d'intesa preliminari all'istituzione del distretto turistico balneare, sono invitati permanenti."»
Emendamento 5, a firma degli assessori Corsini, Petitti:
«Dopo l'articolo 9 del progetto di legge è aggiunto il seguente articolo:
1. AI fine di garantire la continuità amministrativa, nelle more del percorso di attuazione di cui agli articoli 68 e 69 della legge regionale n. 13 del 2015, per far fronte agli oneri connessi al subentro nei contratti e per far fronte alle spese di funzionamento relativi allo svolgimento delle funzioni oggetto di trasferimento dalla Città metropolitana di Bologna e dalle Province alla Regione, la Giunta regionale è autorizzata a provvedere, con proprio atto, alle variazioni di bilancio che si rendessero necessarie per l'istituzione e la dotazione di appositi capitoli nell'ambito delle specifiche missioni e programmi, nella parte spesa del bilancio regionale, mediante l'utilizzo dei fondi a tale scopo specifico accantonati nell'ambito del fondo speciale di cui al capitolo U86350 "Fondo speciale per far fronte agli oneri derivanti da provvedimenti legislativi regionali in corso di approvazione - spese correnti", afferente alla Missione 20 Fondi e accantonamenti - Programma 3 Altri fondi, del bilancio regionale per l'esercizio finanziario 2016-2018."»
Emendamento 6, a firma del consigliere Bagnari:
«Prima del comma 1 dell'articolo 1 è aggiunto il seguente comma:
"01. AI comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 31 maggio 2002, n. 9, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente lettera:
C bis) autorizzazione all'esercizio di impianti di acquacoltura in mare posti ad una distanza superiore ad un chilometro dalla costa, ferme restando le funzioni di controllo di competenza delle autorità sanitarie ed in applicazione delle disposizioni comunitarie e statali;"»
Emendamento 7, a firma dei consiglieri Pompignoli, Fabbri:
"2. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, sentite in seduta congiunta la Commissione competente e la Commissione Bilancio Affari Generali ed Istituzionali, approva le direttive vincolanti per la disciplina degli usi del demanio marittimo con finalità turistico ricreative. Dette direttive sono approvate previo parere delle strutture tecniche regionali competenti in materia di difesa della costa, degli enti locali interessati, della competente autorità marittima e delle associazioni regionali di categoria appartenenti alle organizzazioni sindacali più rappresentative nel settore turistico dei concessionari demaniali marittimi, nonché delle associazioni regionali della pesca e dell'acquacoltura, delle associazioni ambientaliste e degli enti parco territorialmente interessati."»
Emendamento 8, a firma dei consiglieri Sensoli, Bertani:
«L'articolo 3 è abrogato.»
Emendamento 9, a firma dei consiglieri Sensoli, Bertani:
«Nell'articolo 8, al comma 1 che introduce il nuovo articolo 9-bis alla legge regionale n. 9 del 2002, nel comma 5 di quest'ultimo, al termine della lettera b) è aggiunto il testo seguente:
"nonché delle Associazioni regionali della pesca e dell'acquacoltura, delle Associazioni ambientaliste e degli Enti parco territorialmente interessati; il confronto con tale sede è obbligatorio in ordine all'adozione da parte della Cabina di regia delle proposte di cui ai commi 2 e 3"»
«Dopo l'articolo 8 è inserito l'articolo 8 bis secondo la seguente formulazione:
Inserimento dell'articolo 9-ter nella legge regionale n. 9 del 2002
1. Dopo l'articolo 9 bis della legge regionale n. 9 del 2002 è inserito il seguente:
1. L'Assemblea legislativa esercita il controllo sull'attuazione della presente legge e ne valuta i risultati ottenuti. A tal fine, con cadenza triennale, la Giunta presenta alla commissione assembleare competente una relazione sull'attuazione della legge, che fornisca, informazioni su:
b) le concessioni adottate;
c) le attività di consultazione e confronto;
d) le attività di cui agli articoli 3, 6, 7, 7 bis.
2. La Giunta presenta alla commissione assembleare competente, in sede di prima applicazione, un rapporto sull'attuazione della presente legge entro il 31 dicembre 2016.
3. Le strutture competenti della Giunta, delle Agenzie e degli enti regionali competenti per l'attuazione della presente legge si raccordano per la migliore valutazione della presente legge da parte dell'Assemblea legislativa.".»
«All’emendamento 10, eliminare il comma 2 della Clausola valutativa (Articolo 9-ter).»

References: articolo 2
 articolo 9

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9
 articolo 9