Source: http://www.santorosario.net/somma/tertia/eucarestia10.htm
Timestamp: 2018-07-19 14:57:50+00:00

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Somma Teologica III, q. 82
Veniamo ora a discutere sul ministro di questo sacramento.
In proposito si pongono dieci quesiti: 1. Se sia riservato al sacerdote consacrare questo sacramento; 2. Se più sacerdoti possano consacrare insieme la stessa ostia; 3. Se la distribuzione di questo sacramento spetti solo al sacerdote; 4. Se il sacerdote consacrante possa astenersi dalla comunione; 5. Se sia lecito al sacerdote astenersi completamente dal celebrare; 6. Se un sacerdote in peccato possa celebrare questo sacramento; 7. Se la messa di un sacerdote cattivo valga meno della messa di un sacerdote buono; 8. Se gli eretici, gli scismatici o gli scomunicati possano consacrare questo sacramento; 9. Se possano farlo i degradati; 10. Se chi riceve la comunione da costoro commette peccato.
Se la consacrazione di questo sacramento sia riservata al sacerdote
SEMBRA che la consacrazione di questo sacramento non sia riservata al sacerdote. Infatti:
1. Questo sacramento, come si è detto sopra, viene consacrato in virtù delle parole che ne costituiscono la forma. Ma queste parole rimangono le stesse, sia che le dica un sacerdote, sia che le dica chiunque altro. Perciò non il solo sacerdote, ma chiunque altro può consacrare questo sacramento.
2. Il sacerdote fa questo sacramento in nome di Cristo. Ma un laico santo è unito a Cristo per mezzo della carità, quindi anche un laico può fare questo sacramento. Il Crisostomo infatti afferma che "ogni santo è sacerdote".
3. L'Eucarestia, come sopra abbiamo visto, è ordinata alla salvezza degli uomini alla pari del battesimo. Ma, secondo le spiegazioni date, un laico può battezzare. Dunque non è proprio del sacerdote consacrare questo sacramento.
4. Questo sacramento si compie nella consacrazione della materia. Ma consacrare le altre materie, cioè il crisma, l'olio santo e l'olio benedetto, è competenza esclusiva dei vescovi, sebbene queste consacrazioni non siano di tanta dignità, quanto la consacrazione dell'Eucarestia, dove è presente Cristo nella sua integrità. Dunque non è proprio del sacerdote, ma solo del vescovo, consacrare questo sacramento.
IN CONTRARIO: In un'epistola riferita dal Decreto (di Graziano) S. Isidoro scrive: "Spetta ai presbiteri consacrare il sacramento del corpo e del sangue del Signore sull'altare di Dio".
RISPONDO: La dignità di questo sacramento è così grande, come già abbiamo notato, che esso non si può compiere se non in persona di Cristo. Chi compie però qualche cosa in nome di un altro, bisogna che abbia ricevuto il potere da lui. Ora, come al battezzato viene concesso da Cristo il potere di ricevere l'Eucarestia, così al sacerdote viene conferito nell'ordinazione il potere di consacrare questo sacramento in persona di Cristo: infatti con l'ordinazione uno viene posto nella classe di quelli ai quali il Signore disse: "Fate questo in memoria di me". Dunque è proprio dei sacerdoti consacrare questo sacramento..
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La virtù sacramentale risiede in più elementi e non in uno soltanto: la virtù del battesimo, p. es., sta nelle parole e nell'acqua. Perciò anche la virtù di consacrare non risiede soltanto nelle parole, ma anche nel potere conferito al sacerdote nella sua consacrazione o ordinazione, quando gli vien detto dal vescovo: "Ricevi il potere di offrire nella Chiesa il sacrificio tanto per i vivi quanto per i morti". Infatti la virtù strumentale risiede nei molteplici strumenti per mezzo dei quali agisce l'agente principale.
2. Un laico giusto è unito a Cristo spiritualmente per mezzo della fede e della carità, ma non per mezzo del potere sacramentale. Possiede perciò il sacerdozio spirituale per offrire le ostie spirituali di cui parlano, sia il Salmista: "È sacrificio dinanzi a Dio un cuore contrito"; sia S. Paolo: "Offrite i vostri corpi come ostia vivente". Ecco perché S. Pietro attribuisce a tutti "un sacerdozio santo per offrire vittime spirituali".
3. La partecipazione a questo sacramento, e l'abbiamo già notato sopra, non è di tanta necessità come ricevere il battesimo. Quindi sebbene in caso di necessità un laico possa battezzare, non è però in grado di consacrare questo sacramento.
4. Il vescovo riceve il potere di agire in persona di Cristo sul suo corpo mistico, ossia sulla Chiesa: potere che non viene dato al sacerdote nella sua consacrazione, sebbene gli possa essere delegato dal vescovo. Perciò le cose che non riguardano il governo del corpo mistico, non sono riservate al vescovo: e tra l'altro la consacrazione di questo sacramento. È competenza invece del vescovo dare non solo ai fedeli, ma anche ai sacerdoti le cose necessarie all'esercizio del loro ufficio. E, poiché la benedizione del crisma, dell'olio santo, dell'olio degli infermi e delle altre cose che si consacrano, cioè dell'altare, della chiesa, delle vesti e dei vasi sacri conferisce una certa idoneità per la celebrazione dei sacramenti che competono all'ufficio dei sacerdoti, tali consacrazioni sono riservate al vescovo quale principe di tutto l'ordine ecclesiastico.
Se più sacerdoti possano consacrare una medesima ostia
SEMBRA che più sacerdoti non possano consacrare una medesima ostia. Infatti:
1. Abbiamo già detto che più individui non possono battezzare una medesima persona. Ora, il potere di un sacerdote che consacra non è minore di quello di chi battezza. Dunque più sacerdoti non possono nemmeno consacrare insieme una stessa. ostia.
2. Ciò che può essere compiuto da uno solo, è superfluo farlo compiere da molti. Ma nei sacramenti non ci dev'essere nulla di superfluo. Bastando dunque uno solo a consacrare un'ostia, è chiaro che non possono consacrarla in molti.
3. Questo sacramento è, come dice S. Agostino, "sacramento di unità". Ma la pluralità è contraria all'unità. Non è quindi conveniente per questo sacramento che più sacerdoti consacrino una medesima ostia.
IN CONTRARIO: Secondo la consuetudine di alcune chiese i sacerdoti, quando vengono ordinati, concelebrano con il vescovo ordinante.
RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, quando il sacerdote viene ordinato, viene inserito nella classe di coloro che dal Signore nella cena ricevettero il potere di consacrare. Perciò secondo la consuetudine di alcune chiese, come gli Apostoli concenarono con Cristo che cenava, così i neo-ordinati concelebrano con il vescovo ordinante. Nel qual caso la medesima ostia non viene consacrata più volte; perché, come dice Innocenzo III, tutti allora devono avere l'intenzione di consacrare nel medesimo istante.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Non si legge che Cristo battezzasse insieme con gli Apostoli, quando impose a loro l'ufficio di battezzare. Perciò il paragone non regge.
2. Se ciascun sacerdote agisse per virtù propria, gli altri celebranti sarebbero superflui, avendo ciascuno la facoltà di celebrare. Ma poiché il sacerdote non consacra che in persona di Cristo, ed essi pur essendo in molti non sono che "una cosa sola in Cristo", poco importa che questo sacramento venga consacrato da uno o da molti, purché si rispetti il rito della Chiesa.
3. L'Eucarestia è il sacramento dell'unità della Chiesa, la quale risulta dal fatto che molti sono "una sola cosa in Cristo".
Se la distribuzione di questo sacramento spetti solo al sacerdote
SEMBRA che la distribuzione di questo sacramento non spetti solo al sacerdote. Infatti:
1. Il sangue di Cristo non appartiene a questo sacramento meno del corpo. Ma il sangue di Cristo viene dispensato dai diaconi, tanto che S. Lorenzo disse a S. Sisto: "Prova se hai scelto un buon ministro, cui affidasti la distribuzione del sangue del Signore". Dunque anche la distribuzione del corpo del Signore non appartiene ai sacerdoti soltanto.
2. I sacerdoti sono costituiti ministri dei sacramenti. Ora, questo sacramento si compie nella consacrazione della materia, non già nell'uso, cui si riferisce la sua distribuzione. Dunque distribuire il corpo del Signore non spetta al sacerdote.
3. Questo sacramento, scrive Dionigi, ha "virtù perfettiva" come la cresima. Ma cresimare i battezzati non spetta al sacerdote, bensì al vescovo. Dunque anche dispensare questo sacramento tocca al vescovo e non al sacerdote.
IN CONTRARIO: Nei canoni si legge: "È giunto a nostra conoscenza che alcuni presbiteri consegnano a un laico o a una donna il corpo del Signore perché lo portino agli infermi. Il sinodo perciò proibisce che si continui tale abuso: il sacerdote comunichi da sé gli infermi".
RISPONDO: La distribuzione del corpo del Signore appartiene al sacerdote per tre ragioni. Primo, perché, come si è detto, egli consacra in persona di Cristo. Ora, Cristo, come consacrò da sé il proprio corpo, così da sé lo distribuì agli altri. Quindi come al sacerdote appartiene la consacrazione del corpo di Cristo, così appartiene a lui distribuirlo.
Secondo, perché il sacerdote è costituito intermediario tra Dio e il popolo. Perciò come spetta a lui offrire a Dio i doni del popolo, così tocca a lui dare al popolo i doni santi di Dio.
Terzo, perché per rispetto verso questo sacramento esso non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di un caso di necessità: se, p. es., stesse per cadere a terra, o in altre contingenze simili.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Al diacono, come prossimo all'ordine sacerdotale, spettano alcuni compiti di tale ufficio, ossia la facoltà di dispensare il sangue: però non quella di dispensare il corpo, se non in caso di necessità dietro comando del vescovo o del sacerdote. Primo, perché il sangue di Cristo è contenuto nel calice. Quindi non è a contatto con chi lo distribuisce, come invece il corpo di Cristo. - Secondo, perché il sangue significa la redenzione che deriva al popolo da Cristo: tanto che al sangue viene mescolata dell'acqua per indicare il popolo. Ora, poiché i diaconi stanno tra il sacerdote e il popolo, ai diaconi si addice più la distribuzione del sangue che la distribuzione del corpo.
2. All'identica persona spetta dispensare e consacrare l'Eucarestia per la ragione che abbiamo detto.
3. Come il diacono partecipa un poco della virtù "illuminativa" del sacerdote in quanto dispensa il sangue, così il sacerdote partecipa "del governo perfettivo" del vescovo, in quanto dispensa l'Eucarestia che perfeziona l'uomo in se stesso unendolo a Cristo. Invece gli altri perfezionamenti che dispongono l'uomo in rapporto al prossimo sono riservati al vescovo.
Se il sacerdote consacrante sia tenuto a comunicarsi
SEMBRA che il sacerdote consacrante non sia tenuto a comunicarsi. Infatti:
1. Nelle altre consacrazioni chi consacra la materia, non ne usa: il vescovo, p. es., che consacra il crisma, non si unge con esso. Ma l'Eucarestia consiste nella consacrazione della materia. Dunque il sacerdote che consacra questo sacramento non ha l'obbligo di usarne, ma può lecitamente astenersi dalla comunione.
2. Negli altri sacramenti il ministro non dà il sacramento a se stesso: infatti nessuno può battezzare se stesso, come si disse sopra. Ora, come c'è una disciplina per il conferimento del battesimo, così dev'esserci anche per l'Eucarestia. Dunque il sacerdote che consacra questo sacramento non deve sumerlo da se stesso.
3. Accade qualche volta per miracolo che il corpo di Cristo si mostri sull'altare sotto forma di carne e il sangue sotto forma di sangue. Ora, queste son cose che ripugnano come cibo e bevanda: e per questo, come si è detto sopra, vengono offerte sotto altra specie per non suscitare orrore in chi le riceve. Dunque il sacerdote consacrante non sempre è tenuto a sumere questo sacramento.
IN CONTRARIO: In un Concilio di Toledo, riferito dai Canoni, si legge: "In modo assoluto si deve osservare che il sacrificante, quante volte immola il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo sull'altare, tante volte partecipi di quel corpo e di quel sangue".
RISPONDO: L'Eucarestia, come si è detto sopra, non è soltanto sacramento, ma è anche sacrificio. Ora, chiunque offre un sacrificio, deve farsene partecipe. Perché il sacrificio offerto esternamente è il segno del sacrificio interiore, con il quale uno offre se stesso a Dio, come nota S. Agostino. Partecipando quindi al sacrificio uno mostra che il sacrificio lo impegna interiormente.
Inoltre anche dispensando al popolo il sacrificio, il sacerdote mostra di essere dispensatore delle cose divine. Ma di queste egli stesso per primo deve farsi partecipe, come insegna Dionigi. Quindi egli stesso deve comunicarsi prima di comunicare gli altri. Di qui le altre parole di Dionigi: "Che sacrificio sarebbe quello di cui non si facesse partecipe nemmeno lo stesso sacrificante?".
Ma questi in tanto se ne fa partecipe, in quanto si comunica, secondo il passo dell'Apostolo: "Quelli che mangiano le vittime, non sono forse partecipi dell'altare?". Perciò è necessario che il sacerdote ogni volta che consacra, riceva questo sacramento nella sua integrità.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La consacrazione del crisma e di qualunque altra materia non è un sacrificio, come lo è la consacrazione dell'Eucarestia. Quindi il paragone non regge.
2. Il sacramento del battesimo si compie nell'uso stesso della materia. Nessuno perciò può battezzare se stesso, perché in un sacramento non può la medesima persona essere agente e paziente. Anche nella Eucarestia infatti il sacerdote non consacra se stesso, ma il pane e il vino, e in questa consacrazione si compie appunto il sacramento. La comunione invece è successiva al sacramento stesso. Perciò il paragone non regge.
3. Se il corpo di Cristo si mostra miracolosamente sull'altare sotto forma di carne, e il suo sangue sotto forma di sangue, non si deve sumere. Osserva infatti S. Girolamo: "Di quest'ostia che mirabilmente si consacra in commemorazione di Cristo possiamo mangiare, ma di quella che il Cristo offrì sull'altare della Croce nelle sembianze proprie a nessuno è lecito mangiare". E così facendo il sacerdote non trasgredisce alcuna norma, perché le cose miracolose non hanno legge. - Tuttavia il sacerdote dovrebbe provvedere a consacrare di nuovo il corpo e il sangue del Signore e a comunicarsi con essi.
Se un sacerdote in peccato sia in grado di consacrare l'Eucarestia
SEMBRA che un sacerdote in peccato non sia in grado di consacrare l'Eucarestia. Infatti:
1. S. Girolamo scrive: "I sacerdoti che amministrano l'Eucarestia e distribuiscono ai fedeli il sangue del Signore, agiscono empiamente contro la legge di Cristo, se credono che a consacrare l'Eucarestia siano le parole del celebrante e non la vita; ovvero che sia necessaria la preghiera solenne e non i meriti del sacerdote. Di costoro è detto: Il sacerdote che abbia una qualunque macchia non si accosti a offrire sacrifici al Signore". Ma il sacerdote in peccato, essendo macchiato, non ha né vita né meriti convenienti per questo sacramento. Dunque il sacerdote in peccato non ha il potere di consacrare l'Eucarestia.
2. Il Damasceno afferma, che "il pane e il vino per l'intervento dello Spirito Santo si convertono soprannaturalmente nel corpo e nel sangue del Signore". Ma il Papa Gelasio si domanda: "Come potrà intervenire lo Spirito celeste, invocato per la consacrazione del divin sacramento, se il sacerdote che ne implora la presenza, si rivela pieno di atti peccaminosi?". Perciò l'Eucarestia non può essere consacrata da un cattivo sacerdote.
3. Questo sacramento viene consacrato dalla benedizione del sacerdote. Ma la benedizione di un sacerdote peccatore non ha l'efficacia di consacrare questo sacramento, poiché sta scritto: "Maledirò le vostre benedizioni". E Dionigi afferma: "È totalmente decaduto dall'ordine sacerdotale, chi non è illuminato: e davvero temerario mi sembra costui a stendere la mano ai compiti sacerdotali; l'osar proferire sui misteri divini con formule cristiane immonde infamie, perché non posso chiamarle orazioni".
IN CONTRARIO: S. Agostino ha scritto: "Nella Chiesa cattolica riguardo al mistero del corpo e del sangue del Signore un buon sacerdote non fa niente di più di un sacerdote cattivo: perché il mistero si compie non secondo i meriti del consacrante, ma per la parola del Creatore e per la virtù dello Spirito Santo".
RISPONDO: Il sacerdote, come abbiamo visto sopra, consacra questo sacramento non per virtù propria, ma quale ministro di Cristo. Ora, uno non cessa di essere ministro di Cristo per il fatto che è cattivo; perché il Signore possiede ministri o servi buoni e cattivi. Nel Vangelo infatti il Signore si domanda "Qual è mai quel servo fedele e prudente, ecc.?"; e poi aggiunge: "Se quel servo cattivo dice dentro di sé, ecc.". E l'Apostolo scrive: "Ci considerino come ministri di Cristo"; e tuttavia dice più sotto: "Non ho coscienza di alcun mancamento, ma non per questo mi sento giustificato". Egli dunque era certo di essere ministro di Cristo, sebbene non fosse certo di essere giusto. Uno può dunque essere ministro di Cristo, senza essere giusto. E ciò mette in risalto l'eccellenza di Cristo, perché a lui come a vero Dio servono non solo le cose buone, ma anche quelle cattive, che la sua provvidenza indirizza alla propria gloria. È chiaro dunque che i sacerdoti, anche se non sono buoni, ma peccatori, sono in grado di consacrare l'Eucarestia.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Girolamo con le parole citate rinfaccia l'errore di quei sacerdoti che credevano di poter consacrare degnamente l'Eucarestia, per il solo fatto di essere sacerdoti, anche se peccatori. S. Girolamo li rimprovera, perché era proibito di accedere all'altare a chi fosse macchiato. Ma ciò non toglie che, se essi vi accedevano, fosse valido il loro sacrificio.
2. Prima di quelle parole il Papa Gelasio aveva scritto: "La santa religione che segue la disciplina cattolica, esige tanta riverenza che nessuno deve osare di venire ad essa, se non con pura coscienza". Da questo appare evidente che egli intendeva distogliere il sacerdote peccatore dall'accedere a questo sacramento. Perciò le parole seguenti: "Come potrà intervenire lo Spirito celeste...?", sono da intendersi nel senso che lo Spirito interviene comunque non per merito del sacerdote, ma per la virtù di Cristo, le cui parole vengono proferite dal sacerdote.
3. Come una stessa azione può essere cattiva in quanto è fatta con cattiva intenzione dal servo e buona in quanto è fatta con buona intenzione dal padrone; così la consacrazione fatta da un sacerdote in peccato, in quanto viene fatta da lui indegnamente, è degna di maledizione, e va considerata quindi un'infamia o una bestemmia e non un'orazione; ma in quanto è proferita in persona di Cristo è santa ed efficace. Per questo è detto espressamente: "Maledirò le benedizioni vostre".
Se la messa di un sacerdote cattivo valga meno di quella di un sacerdote buono
SEMBRA che la messa di un sacerdote cattivo non valga meno di quella di un sacerdote buono. Infatti:
1. S. Gregorio esclama: "Oh in quale grande illusione cadono coloro, che reputano i divini e occulti misteri poter essere da alcuni santificati di più: mentre li santifica l'unico e identico Spirito Santo operando occultamente e invisibilmente". Ma questi occulti misteri vengono celebrati nella messa. Dunque la messa di un sacerdote cattivo non vale meno della messa di un sacerdote buono.
2. Come il battesimo viene conferito dal ministro per la virtù di Cristo che battezza, così anche l'Eucarestia, che viene consacrata in persona di Cristo. Ma da un ministro più buono non viene dato un battesimo migliore, come si disse sopra. Dunque neppure è migliore la messa che è celebrata da un sacerdote più santo.
3. I meriti dei sacerdoti come si distinguono in buoni e migliori, così si distinguono in buoni e cattivi. Se dunque è migliore la messa di un sacerdote più buono, ne segue che è cattiva la messa di un sacerdote cattivo. Ora, questo non è ammissibile, perché la malizia del ministro non può ridondare sui misteri di Cristo, come insegna S. Agostino. Dunque neppure può essere migliore la messa di un sacerdote più santo.
IN CONTRARIO: Nei Canoni si legge: "Quanto più degni sono i sacerdoti, tanto più facilmente vengono esauditi nelle necessità per cui pregano".
RISPONDO: Nella messa si devono considerare due cose: il sacramento stesso, che è la cosa principale; e le preghiere che nella messa si fanno per i vivi e per i morti. Ebbene, quanto al sacramento la messa di un sacerdote cattivo non vale meno di quella di uno buono: perché in un caso e nell'altro viene consacrato il medesimo sacramento.
Le preghiere stesse poi che si fanno nella messa, si possono considerare sotto due aspetti. Primo, in quanto hanno efficacia dalla devozione del sacerdote che prega. E allora non c'è dubbio che la messa di un sacerdote migliore è più fruttuosa. - Secondo, in quanto le preghiere vengono proferite dal sacerdote nella messa a nome di tutta la Chiesa, della quale il sacerdote è ministro. E questo ministero rimane anche nei peccatori, come si è detto sopra a proposito del suo ministero rispetto a Cristo. Perciò sotto questo riguardo del sacerdote peccatore sono fruttuose non solo le preghiere della messa, ma anche tutte le altre che egli recita negli uffici ecclesiastici in cui agisce in nome della Chiesa. Invece non sono fruttuose le sue preghiere private, secondo le parole dei Proverbi: "Chi storce gli orecchi per non udire la legge, sarà esecrabile perfino la sua preghiera".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Gregorio nel testo citato si riferisce alla santità del divin sacramento.
2. Nel sacramento del battesimo non si fanno preghiere solenni per tutti i fedeli, come nella messa. Quindi il paragone in questo non regge. Regge invece quanto all'effetto del sacramento.
3. La virtù dello Spirito Santo, che mediante l'unione della carità rende intercomunicanti i beni delle membra di Cristo, fa sì che il bene privato, presente nella messa di un buon sacerdote, giovi anche agli altri. Invece il male privato di una persona non può nuocere ad altri, se questi, come spiega S. Agostino, in qualche modo non vi consentono.
Se gli eretici, gli scismatici e gli scomunicati siano in grado di consacrare
SEMBRA che gli eretici, gli scismatici e gli scomunicati non siano in grado di consacrare. Infatti:
1. S. Agostino scrive che "fuori della Chiesa cattolica non c'è posto per un vero sacrificio". E il Papa S. Leone in una frase ripetuta dal Decreto afferma: "Altrove, (ossia "fuori della Chiesa, che è il corpo di Cristo") né buono è il sacerdozio né vero è il sacrificio". Ma gli eretici, gli scismatici e gli scomunicati sono separati dalla Chiesa. Dunque non sono in grado di fare un vero sacrificio.
2. Il Papa Innocenzo dice: "Quanto agli Ariani e ad altri eretici del genere, pur accogliendo i loro laici in caso di pentimento, non ci sembra che si debbano accogliere i loro chierici nella dignità del sacerdozio, o di altro ministero, perché ad essi noi riconosciamo solo il battesimo". Ma nessuno può consacrare l'Eucarestia, se non ha la dignità del sacerdozio. Quindi gli eretici e gli altri cristiani del genere non possono consacrare l'Eucarestia.
3. Chi è fuori della Chiesa, non può fare nulla in nome di tutta la Chiesa. Ma il sacerdote che consacra l'Eucarestia, agisce in nome di tutta la Chiesa: come risulta dal fatto che tutte le preghiere sono da lui presentate a nome di essa. Perciò coloro che sono fuori della Chiesa, ossia gli eretici, gli scismatici e gli scomunicati, non possono consacrare l'Eucarestia.
IN CONTRARIO: S. Agostino afferma: "In loro", cioè negli eretici, scismatici e scomunicati, "come il battesimo, così l'ordinazione è rimasta integra". Ma in forza dell'ordinazione il sacerdote può consacrare l'Eucarestia. Dunque gli eretici, gli scismatici, e gli scomunicati, rimanendo intatta in essi l'ordinazione, possono consacrare l'Eucarestia.
RISPONDO: Alcuni hanno asserito che gli eretici, gli scismatici e gli scomunicati, essendo fuori della Chiesa, non sono in grado di consacrare il sacramento eucaristico.
Ma in ciò s'ingannano. Perché, come osserva S. Agostino, "altro è non avere una cosa, altro è averla abusivamente", così pure "altro è non dare e altro è dare malamente". Coloro dunque che facendo parte della Chiesa ricevettero il potere di consacrare l'Eucarestia con l'ordinazione sacerdotale, ne hanno validamente la facoltà, ma non la esercitano lecitamente, se in seguito si sono separati dalla Chiesa con l'eresia, lo scisma, o la scomunica. Coloro invece che vengono ordinati in tale stato di separazione, il potere sacerdotale né lo ricevono lecitamente, né lecitamente lo esercitano. Che però gli uni e gli altri lo possiedano validamente risulta dal fatto, notato anche da S. Agostino, che quando ritornano all'unità della Chiesa, non sono di nuovo ordinati, ma vengono accolti nell'ordine che hanno. E poiché la consacrazione dell'Eucarestia è un atto connesso col potere di ordine, coloro che sono separati dalla Chiesa per eresia, scisma, o scomunica, possono validamente consacrare l'Eucarestia, la quale, sebbene da essi consacrata, contiene il vero corpo e sangue di Cristo; però non consacrano lecitamente, ma commettono peccato. Quindi non ricevono il frutto del sacrificio, che è il sacrificio spirituale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I testi citati e altri simili vanno intesi nel senso che fuori della Chiesa il sacrificio non viene offerto lecitamente. Quindi fuori della Chiesa non ci può essere il sacrificio spirituale, che è il vero sacrificio quanto al frutto, sebbene ci sia il sacrificio vero quanto alla validità del sacramento; allo stesso modo in cui sopra si disse che il peccatore riceve il corpo di Cristo sacramentalmente, ma non spiritualmente.
2. Gli eretici e gli scismatici sono autorizzati a conferire soltanto il battesimo, perché possono lecitamente battezzare in caso di necessità. In nessun caso invece possono lecitamente consacrare l'Eucarestia, o conferire gli altri sacramenti.
3. Nelle preghiere della messa il sacerdote parla in nome della Chiesa a cui è unito. Ma nel consacrare l'Eucarestia parla in nome di Cristo, di cui fa allora le veci per il potere di ordine. Il sacerdote quindi, separato dall'unità della Chiesa, non avendo perduto il potere di ordine, consacra validamente il corpo e il sangue di Cristo: ma, essendo separato dall'unità della Chiesa, le sue preghiere non hanno efficacia.
Se un sacerdote degradato sia in grado di compiere questo sacramento
SEMBRA che un sacerdote degradato non sia in grado di compiere questo sacramento. Infatti:
1. Nessuno compie questo sacramento se non perché ha il potere di consacrare. Ma un canone afferma, che "il degradato non ha il potere di consacrare, sebbene abbia quello di battezzare". Dunque il sacerdote degradato non ha il potere di consacrare l'Eucarestia.
2. Chi dà una cosa, la può anche togliere. Ma il vescovo con l'ordinazione dà al sacerdote il potere di consacrare. Dunque gliela può anche togliere degradandolo.
3. Il sacerdote con la degradazione perde, o il potere di consacrare, o solo l'esercizio di esso. Ma non ne perde solo l'esercizio; perché allora il degradato non perderebbe nulla di più dello scomunicato, al quale viene proibito di esercitarlo. Dunque perde il potere di consacrare. E quindi non è in grado di compiere questo sacramento.
IN CONTRARIO: S. Agostino prova che gli "apostati" dalla fede "non perdono il battesimo", per il fatto che "quando ritornano pentiti, esso non viene reiterato, e ciò sta a indicare che esso è ritenuto indelebile". Ma anche il sacerdote degradato, se si riconcilia, non va ordinato di nuovo. Quindi non ha perduto il potere di consacrare. Dunque un sacerdote degradato è in grado di consacrare questo sacramento.
RISPONDO: Il potere di consacrare l'Eucarestia appartiene al carattere dell'ordine sacerdotale. Ma il carattere, essendo dato con una consacrazione, è sempre indelebile, come abbiamo visto, così come è perpetua, indelebile e irrepetibile la consacrazione di qualsiasi cosa. È chiaro quindi che il potere di consacrare non si perde con la degradazione. Scrive infatti S. Agostino: "L'uno e l'altro", cioè il battesimo e l'ordine, "sono sacramenti e vengono conferiti all'uomo mediante una consacrazione: la prima quando si battezza, la seconda quando si ordina. Perciò di nessuno dei due ai cattolici è lecita la ripetizione". È evidente quindi che un sacerdote degradato ha la capacità di consacrare questo sacramento.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quel canone non si esprime in tono di asserzione, ma d'inquisizione, come si può desumere dal contesto.
2. Il vescovo non dà il potere dell'ordine sacerdotale per virtù propria, ma strumentalmente quale ministro di Dio; e l'effetto di Dio non può essere cancellato dall'uomo, conforme alle parole: "Ciò che Dio congiunse, l'uomo non separi". Quindi il vescovo non può togliere questo potere: come chi battezza non può togliere il carattere battesimale.
3. La scomunica è una pena medicinale. Perciò agli scomunicati non viene tolto l'uso del potere sacerdotale in perpetuo, ma temporaneamente a scopo di correzione. Ai degradati invece ciò viene inflitto in perpetuo come una condanna definitiva.
Se sia lecito ricevere la comunione da sacerdoti eretici, scomunicati, o peccatori, e ascoltare la loro messa
SEMBRA che si possa lecitamente ricevere la comunione da sacerdoti eretici, scomunicati o peccatori, e ascoltare la loro messa. Infatti:
1. "Nessuno", scrive S. Agostino, "rifiuti i sacramenti di Dio né in un buon sacerdote né in uno cattivo". Ora, i sacerdoti, anche se sono peccatori, eretici o scismatici, compiono un vero sacramento. Dunque non si deve rifiutare di ricevere la comunione da loro né di ascoltare la loro messa.
2. Il corpo vero di Cristo è figura del suo corpo mistico, come si è visto sopra. Ma i suddetti sacerdoti consacrano il vero corpo di Cristo. Dunque quelli che appartengono al corpo mistico, possono partecipare al loro sacrificio.
3. Molti peccati sono più gravi della fornicazione. Ma non è proibito ascoltare la messa di sacerdoti colpevoli di altri peccati. Dunque non dev'essere proibito neanche di ascoltare la messa di sacerdoti fornicatori.
IN CONTRARIO: Un canone stabilisce: "Nessuno ascolti la messa di un sacerdote che risulti con certezza colpevole di concubinato". - E S. Gregorio racconta che "un perfido genitore mandò a un suo figlio un vescovo ariano, perché dalle sue sacrileghe mani ricevesse la comunione eucaristica; ma il figlio, devoto a Dio, respinse il vescovo ariano come si meritava".
RISPONDO: I sacerdoti che siano eretici o scismatici o scomunicati o anche peccatori, sebbene, come si è detto sopra, abbiano il potere di consacrare l'Eucarestia, tuttavia lo esercitano illecitamente e peccano esercitandolo. Ora, chiunque comunica con un altro nel peccato, ne viene a condividere la colpa, cosicché S. Giovanni parlando dell'eretico afferma: "Chi lo saluta partecipa alle sue opere malvagie". Quindi non è lecito ricevere la comunione dai suddetti sacerdoti né ascoltare la loro messa.
Tra codeste categorie però c'è qualche differenza. Infatti gli eretici, gli scismatici e gli scomunicati vengono privati dell'esercizio dei loro poteri da una sentenza della Chiesa. E quindi pecca chiunque ascolti la loro messa o riceva da essi i sacramenti. - Invece non tutti i peccatori vengono privati dell'esercizio dei loro poteri da una sentenza della Chiesa. Sebbene dunque siano sospesi per sentenza divina di fronte alla propria coscienza, tuttavia non lo sono per sentenza ecclesiastica di fronte agli altri. Perciò fino alla sentenza della Chiesa è lecito ricevere la comunione da essi e ascoltare la loro messa. S. Agostino così commenta in proposito l'espressione di S. Paolo, "Insieme a costui non dovete neppur mangiare": "Così dicendo egli proibiva a tutti di giudicare gli altri per arbitrario sospetto, o per indebita usurpazione di giudizio; ma ordinava che si giudicasse in base alla legge di Dio, e secondo la disciplina della Chiesa, o mediante la confessione spontanea, oppure mediante l'accusa e la discussione".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Rifuggendo dall'ascoltare la messa di tali sacerdoti o dal ricevere la comunione dalle loro mani, non rifuggiamo dai sacramenti di Dio, ma piuttosto li rispettiamo: cosicché l'ostia consacrata da tali sacerdoti si deve adorare, e se viene conservata può essere lecitamente consumata da un sacerdote legittimo. Rifuggiamo però dalla colpa che si commette da parte di chi l'amministra indegnamente.
2. L'unità del corpo mistico è frutto della comunione del vero corpo di Cristo. Ora, quelli che si comunicano o l'amministrano indegnamente perdono codesto frutto, come si è detto sopra. Perciò quelli che sono nell'unità della Chiesa non devono riceverlo da costoro.
3. Quantunque la fornicazione non sia più grave degli altri peccati, tuttavia gli uomini sono ad essa più proclivi per la concupiscenza della carne. Per questo la Chiesa proibisce in modo particolare tale peccato ai sacerdoti, vietando di ascoltare la messa di un sacerdote concubinario. - Ma ciò deve intendersi del concubinario riconosciuto come tale, o "per una sentenza" di regolare condanna, o "in seguito a una confessione resa in giudizio", oppure quando "il peccato non può celarsi in nessun modo".
Se sia lecito a un sacerdote astenersi completamente dal consacrare l'Eucarestia
SEMBRA che sia lecito a un sacerdote astenersi completamente dal consacrare l'Eucarestia. Infatti:
1. È ufficio del sacerdote sia consacrare l'Eucarestia che battezzare e amministrare gli altri sacramenti. Ma il sacerdote non è tenuto ad amministrare gli altri sacramenti, se non è in cura d'anime. Dunque, se non è in cura d'anime, non è tenuto neppure a consacrare l'Eucarestia.
2. Nessuno è tenuto a fare ciò che non gli è lecito; altrimenti uno si troverebbe in condizioni di perplessità. Ma a dei sacerdoti peccatori o scomunicati non è lecito consacrare l'Eucarestia, come si è detto sopra. Dunque costoro non sono tenuti a celebrare. Quindi non son tenuti neppure gli altri: altrimenti quelli riceverebbero un vantaggio dalla loro colpa.
3. La dignità sacerdotale non si perde col sopraggiungere di un'infermità; dice infatti il Papa Gelasio: "Come le leggi ecclesiastiche interdicono il sacerdozio a chi è fisicamente menomato, così se qualcuno vi sia stato elevato e poi rimanga mutilato, non può perdere quello che aveva ricevuto nel tempo in cui era integro". Ora, capita talvolta che gli ordinati nel sacerdozio incorrano in alcuni difetti che impediscono loro di celebrare: p. es., la lebbra, il mal caduco, o altre simili malattie. Dunque i sacerdoti non sono tenuti a celebrare.
IN CONTRARIO: S. Ambrogio osserva: "È grave che alla sua mensa non veniamo con cuore mondo e con mani innocenti; ma sarebbe anche più grave se non celebrassimo neppure il sacrificio, temendo di peccare".
RISPONDO: Alcuni hanno affermato che il sacerdote può lecitamente astenersi del tutto dal celebrare, a meno che non sia tenuto a celebrare per il popolo a lui affidato e ad amministrare i sacramenti.
Ma tale opinione non è ragionevole. Perché tutti sono obbligati a usare della grazia loro concessa, quando l'opportunità lo richiede, secondo la raccomandazione dell'Apostolo: "Vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio". Ora, l'opportunità di offrire il sacrificio non va considerata solo in rapporto ai fedeli cristiani, ai quali si devono amministrare i sacramenti, ma principalmente in rapporto a Dio, cui si offre il sacrificio con la consacrazione di questo sacramento. Il sacerdote quindi, anche se non ha cura di anime, non può astenersi del tutto dal celebrare: ma è tenuto a farlo almeno nelle feste principali e specialmente in quei giorni in cui i fedeli hanno l'abitudine di comunicarsi. Ecco perché la Scrittura lamenta, che alcuni sacerdoti "non si dedicavano più agli uffici dell'altare, disprezzando il tempio e trascurando i sacrifici".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli altri sacramenti si compiono mentre si amministrano ai fedeli. E quindi gli altri sacramenti non è tenuto ad amministrarli se non chi assume la cura dei fedeli. L'Eucarestia invece si compie nella consacrazione, in cui si offre il sacrificio a Dio: e a ciò il sacerdote è obbligato in forza dell'ordine sacro un tempo ricevuto.
2. Un sacerdote peccatore, se è stato privato dell'esercizio dell'ordine o per sempre o per un dato tempo da una sentenza ecclesiastica, è reso incapace di offrire il sacrificio, e quindi l'obbligo viene a cessare. Ma ciò non si risolve in un vantaggio bensì in una privazione di frutti spirituali. - Se uno invece non è stato privato della facoltà di celebrare, non viene liberato dall'obbligo suddetto. Né tuttavia cade in perplessità: perché può pentirsi del suo peccato e celebrare.
3. Un'invalidità o una malattia successiva all'ordinazione sacerdotale, non toglie l'ordine, ma ne impedisce l'esercizio quanto alla consacrazione dell'Eucàrestia. A volte per l'impossibilità fisica di consacrare: per la perdita, mettiamo, degli occhi, delle dita o dell'uso della lingua. - A volte per ragioni di pericolo: in chi, p. es., soffre di mal caduco o di qualunque altra alienazione mentale. - A volte per la ripugnanza: un lebbroso, p. es. non deve celebrare pubblicamente. Può tuttavia celebrare la messa privatamente: a meno che la lebbra sia tanto avanzata da renderlo per corrosione delle membra incapace di celebrare.

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