Source: https://www.laleggepertutti.it/165556_notifica-cartella-a-soggetto-assente-quando-e-illegittima
Timestamp: 2018-03-23 07:02:50+00:00

Document:
Lo sai che? Notifica cartella a soggetto assente: quando è illegittima
Quando il soggetto destinatario della notifica non si trova in casa, il postino o il messo notificatore possono ugualmente notificargli la cartella di pagamento. Per far sì che il contribuente venga effettivamente a conoscenza della notifica eseguita nei suoi confronti, la legge prescrive determinati adempimenti. Con riguardo alla notifica della cartella di pagamento, una sentenza della Corte Costituzionale del 2012 ha modificato la legge in modo più garantista per il destinatario della notifica. Vediamo quando possiamo pretendere l’applicazione della disciplina sancita dalla Corte Costituzionale.
1 Quando il contribuente può dirsi assente da casa?
2 Come si notificano in generale gli atti al soggetto momentaneamente assente da casa?
3 Come si notifica un atto tributario al contribuente temporaneamente assente da casa?
4 Come si notificano gli atti al contribuente irreperibile in modo assoluto?
5 Come si notificano le cartelle in caso di irreperibilità relativa?
5.1 Prima della sentenza della Corte costituzionale
5.2 Dopo la sentenza della Corte costituzionale
6 La sentenza della Corte costituzionale ha effetto retroattivo?
7 Quando si può vincere la causa grazie alla sentenza della Corte costituzionale?
Quando il contribuente può dirsi assente da casa?
Se il postino o il messo incaricato della notifica non trova nessuno a casa, il destinatario, ai fini della normativa in tema di notifiche, risulterà temporaneamente assente.
Tecnicamente questa situazione viene definita di irreperibilità relativa, e si verifica quando:
l’agente notificatore conosce l’indirizzo della casa di abitazione, dell’ufficio o dell’azienda del destinatario dell’atto;
il destinatario è momentaneamente assente dai luoghi sopra indicati;
non ci sono altri soggetti legittimati a ritirare la notifica al posto del diretto interessato (familiare, persona addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, portiere o vicino di casa);
i soggetti indicati nel punto precedente, diversi dal destinatario, si rifiutano di prendere la notifica (quindi non sono obbligati) o sono incapaci (cioè minori degli anni quattordici o incapaci di intendere e di volere).
L’irreperibilità relativa è soggetta a regole completamente diverse rispetto a quelle in vigore per i casi di irreperibilità assoluta. Questa ricorre unicamente quando nel comune nel quale deve essere eseguita la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente.
Per poter validamente seguire il procedimento dell’irreperibilità assoluta quindi il messo deve verificare in modo rigoroso che il contribuente non sia più rintracciabile nel comune in cui prima aveva la residenza. Infatti, nel caso in cui il destinatario della notifica si sia limitato a cambiare indirizzo all’interno dello stesso comune, il messo dovrà cercarlo e consegnargli l’atto presso il nuovo indirizzo.
Come si notificano in generale gli atti al soggetto momentaneamente assente da casa?
La legge [1] indica i tre adempimenti che devono necessariamente essere eseguiti per compiere una valida notifica nei confronti del destinatario non presente in casa.
Dunque, in ipotesi di irreperibilità relativa, il messo deve:
depositare una copia dell’atto nel comune, nel cui ambito va eseguita la notifica;
affiggere un avviso del suddetto deposito alla porta dell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda. Per tutelare la riservatezza del destinatario, questo avviso va messo in una busta chiusa e sigillata;
informare il destinatario del procedimento di notifica in corso nei suoi confronti, mediante l’invio di una raccomandata con avviso di ricevimento. Questa raccomandata, che viene anche chiamata Cad (comunicazione di avvenuto deposito), è indispensabile per completare il procedimento di notifica.
Come si notifica un atto tributario al contribuente temporaneamente assente da casa?
La disciplina che abbiamo illustrato sopra ha una portata generale. Infatti è prevista dal codice di procedura civile per gli atti di causa (per intenderci citazioni, ricorsi, atti di appello, etc.), ma si applica anche agli atti tributari quando notificati dai messi addetti alle notifiche.
Tra gli atti tributari vanno inclusi:
gli avvisi di accertamento delle imposte;
le misure cautelari, cioè preavvisi di fermo e ipoteche.
Tuttavia, mentre per gli avvisi di accertamento i principi in tema di irreperibilità relativa valgono da sempre [2], la disciplina della notifica delle cartelle di pagamento è stata modificata da una sentenza della Corte costituzionale del 2012 [3].
Come si notificano gli atti al contribuente irreperibile in modo assoluto?
Prima di vedere come è cambiata la disciplina per la notifica delle cartelle, facciamo un passo indietro.
Nel caso in cui il messo notificatore non riesca a rintracciare il contribuente in alcun luogo all’interno del comune, si potrà validamente utilizzare la procedura di notifica prevista per l’irreperibilità assoluta [4].
La notifica in caso di irreperibilità assoluta si esegue:
depositando l’atto al comune;
affiggendo l’avviso del deposito all’albo del comune stesso.
La notifica ha effetto a partire dall’ottavo giorno successivo a quello dell’affissione dell’avviso.
Le differenze rispetto alla irreperibilità relativa sono dunque:
il luogo di affissione dell’avviso (attaccato non alla porta dell’abitazione, che appunto non si conosce, bensì nell’albo del comune)
il mancato invio della raccomandata informativa, che il messo non saprebbe dove spedire (essendo sconosciuto l’indirizzo del contribuente).
La disciplina ora spiegata si applica a tutti gli atti tributari, cartelle di pagamento comprese.
Come si notificano le cartelle in caso di irreperibilità relativa?
La legge, prima della citata sentenza della Corte costituzionale, prevedeva per la notifica di cartella di pagamento in caso di irreperibilità relativa:
il deposito dell’atto da notificare in comune;
l’affissione dell’avviso del deposito all’albo del comune stesso.
In altre parole, la legge prima non distingueva le diverse situazioni del contribuente momentaneamente assente da casa e del contribuente trasferito in luogo sconosciuto.
Di conseguenza, per entrambi la notifica era sostanzialmente non conoscibile, con grave pregiudizio alla possibilità di presentare ricorso nei termini per il contribuente il cui indirizzo era ben noto al fisco.
La sentenza della Corte costituzionale ha, per così dire, corretto il tiro della norma in materia di notifica delle cartelle di pagamento [5].
Dal 2012 quindi le notifiche delle cartelle di pagamento vanno eseguite, in tutto e per tutto, come quelle degli altri atti tributari.
Ne consegue che, se il destinatario della notifica è solo momentaneamente assente da casa o dall’ufficio, l’agente notificatore deve:
depositare una copia della cartella di pagamento presso il comune;
affiggere un avviso del suddetto deposito, in busta chiusa, alla porta dell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda;
informare il destinatario della cartella della notifica, mediante l’invio di una raccomandata con avviso di ricevimento (Cad).
La sentenza della Corte costituzionale ha effetto retroattivo?
La questione che ha portato dalla dichiarazione di incostituzionalità della norma sulle notifiche delle cartelle è ancora attuale e può anche oggi essere motivo di annullamento di una cartella in giudizio.
La sentenza della Corte costituzionale ha effetto retroattivo. Infatti la declaratoria di incostituzionalità fa venir meno gli effetti della legge, ritenuta incostituzionale, fin dalla sua emanazione.
Pertanto devono considerarsi nulle anche le notifiche eseguite prima della sentenza, anche se al tempo in cui sono state compiute è stata rispettata la vecchia disciplina, che poi nel 2012 è stata dichiarata incostituzionale [6].
L’unico limite alla efficacia retroattiva della decisione di incostituzionalità è dato dai rapporti che sono diventati definitivi. Devono considerarsi definitive, e quindi non possono toccarsi neanche per effetto della pronuncia della Corte:
le vicende che sono state decise da una sentenza passata in giudicato;
le vicende a seguito delle quali si è comunque verificata una decadenza. Per esempio si pensi al giudizio promosso contro una cartella di pagamento, senza sollevare il vizio di notifica. Anche nel caso in cui tale giudizio sia ancora pendente (ovvero non c’è ancora una sentenza passata in giudicato), sarà comunque troppo tardi per sollevare l’incostituzionalità della norma, a causa delle regole del processo.
Quando si può vincere la causa grazie alla sentenza della Corte costituzionale?
In definitiva, la sentenza della Corte costituzionale può ancora essere utilmente citata quando:
al contribuente viene notificato un atto che normalmente segue la cartella di pagamento, tipo un fermo amministrativo o un pignoramento;
il contribuente afferma di non aver mai ricevuto la notifica della cartella di pagamento, che costituisce il necessario atto presupposto;
l’Agente della riscossione fornisce la prova della notifica, producendo in giudizio la relata di notifica;
il contribuente contesta che la notifica sia stata fatta validamente, in quanto è stato seguito il procedimento poi dichiarato incostituzionale.
Per concludere, la dichiarazione di incostituzionalità ha efficacia retroattiva per tutte le cartelle di pagamento che, proprio a causa di una procedura di notifica illegittima, non siano mai state conosciute dal contribuente e per tale motivo non siano mai neanche state impugnate.
Per queste cartelle il rapporto non potrà ancora dirsi definitivo. Quindi sarà possibile contestare l’applicazione della disciplina della irreperibilità assoluta ai casi di cartelle di pagamento da notificarsi a un soggetto non trovato a casa per irreperibilità relativa.
[1] Art. 140 cod.proc.civ.
[2] Art. 60 D.P.R. 29.09.1973 n. 600, che fa rinvio ad alcuni articoli del cod.proc.civ., tra i quali l’art. 140.
[3] Corte costituzionale sent. n. 258/2012 del 22.11.2012.
[4] Art. 60 comma 1 lett. e, D.P.R. 29.09.1973 n. 600.
[5] Art. 26 D.P.R. 29.09.1973 n. 602.
[6] Cassazione sent. n. 5700/2016 del 23.03.2016.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 140
 Art. 60
 Art. 60
 Art. 26