Source: https://scuolainsoffitta.wordpress.com/2010/11/18/intervista-a-una-mamma-che-ha-scelto-lhomeschooling/
Timestamp: 2018-06-18 09:19:35+00:00

Document:
Intervista a una mamma che ha scelto l’homeschooling | La scuola in soffitta
Intervista a una mamma che ha scelto l’homeschooling
Lei si chiama Laura e racconta la sua esperienza sul blog http://tajinedipensieri.blogspot.com/
Ciao, Laura. Ciò che mi piace del tuo blog è proprio questo essere a cavallo tra due culture: quella italiana e quella Marocchina. Io e i miei figli guardiamo tutti i giorni due culture, anzi forse quattro o cinque contemporaneamente (compagni di scuola, vicini di casa, badanti ai giardinetti) e nel mio homeschooling vorrei che ci fossero tanti ponti verso queste persone.
1.Ti va di raccontarmi quali sono le difficoltà di essere una mamma moglie tra due tradizioni così diverse? Sabato sono entrata in un centro commerciale che ha già esposto tutta la merce in tema natalizio. Di fronte a me avevo una giovane coppia, forse egiziana o marocchina, con due bambini nel carrello. Non li ho capiti, perchè parlavano nella loro lingua, ma certe espressioni sono decisamente internazionali: lei ha mosso la testa indietro (tipo: “Oh, no!”), ha chiamato lui e si sono fermati. Ho pensato a quanto possa essere difficile non perdere le proprie tradizioni quando sono in contrasto con quelle del paese in cui vivi. E’ così?
Dunque…la domanda è un po’ complicata, nel senso che ci sarebbero tanti punti di vista da considerare…vediamo se riesco a sintetizzare…
Innanzittutto mi sembra il caso di dire che ho sempre avuto una passione per le culture “altre” e ne ho fatto il mio percorso di studi, laureandomi quasi undici anni fa in Scienze Politiche con una specializzazione in area politico internazionale, settore afro-asiatico..Ed è proprio in quegli anni che ho conosciuto mio marito ed il padre dei miei figli…Perciò posso dire che, personalmente, io non ho mai avuto difficoltà ad essere tra due culture…Quello che prima poteva essere solo una forte passione, adesso è diventata la mia quotidianità…la mia vita.
Le difficoltà ci sono quando ti scontri con una parte di società che ha pregiudizi e preconcetti…che non ha voglia di confrontarsi o di provare a capire…non condividere…ma almeno capire…Ma questo è un altro discorso, anche un po’ troppa complicato.
Per quanto riguarda l’esempio che mi hai fatto: quando ci si trasferisce in un altro Paese che ha culture e tradizioni molto diverse dal Paese in cui si è nati e vissuti, le sfide da superare sono moltissime (prima fra tutte la lingua)…e può diventare complicato anche cucinare la minestra come hai sempre fatto, figuriamoci quando vengono coinvolte tradizioni (in senso ampio del termine).
Io non so il Paese di provenienza di quella coppia che tu hai visto al centro commerciale…perciò non posso dare un’interpretazione del loro atteggiamento…posso solo dire che può essere stata una reazione al consumismo che “si scatena” per le feste natalizie (che non piace nemmeno a me!), può essere stata una reazione alle difficoltà economiche di esaudire le richieste dei bimbi che sono incantati dai giocattoli ( e quale bimbo non lo è)…non so…penso solo che non sia stata una reazione per la festa del Natale. Nel giorno di Natale i Cristiani ricordano e celebrano la nascita di Gesù, e Gesù per i Musulmani è uno dei Profeti inviati da Dio…ma anche qui il discorso si fa impegnativo…
2.Perchè sei diventata maestra homeschooling da quest’anno? Cosa insegni? I tuoi figli vanno anche a scuola?
Ho scoperto solo la scorsa primavera della possibilità di poter fare homeschooling o scuola familiare in Italia.
La mia reazione è stata “DAVVERO?! Homeschooling in Italia?!”.
Poi la mia mente ha iniziato a elaborare dati alla velocità della luce.
Ho pensato agli ultimi tre anni di vita di Lilì, ai suoi ritmi scanditi in funzione della scuola…L’ora del risveglio, del pranzo, dei compiti, del gioco, della cena, del riposo…Ho pensato ai pomeriggi di tristezza nel ripensare ad un voto che non soddisfaceva le aspettative, alla noia di dover “indugiare” su argomenti che “uffa, ancora?! Io lo so già fare!!!!”, alle richieste di avere “questo o quello” per sentirsi più accettata/integrata nel gruppo e a tutti quei piccoli episodi di confronto negativo che ha dovuto sopportare (forse parlare di bullismo alle elementari può sembrare esagerato, ma a pensarci bene, sarebbe l’unico termine che mi sembrarebbe adatto).
Poi ho pensato a Sam e al fatto che nell’anno scolastico che è iniziato avrebbe dovuto affrontare tutte queste nuove situazioni per la prima volta…
Ho pensato ai problemi di salute (leggi asma) che ogni tanto incombono e ci complicano non poco la vita…e a tutte le corse per rimanere al pari con il programma…alle telefonate per essere informati sui compiti e sulle lezioni svolte in classe…..
“PERCHE’, se si può evitare?!”
Così ne ho parlato con mio marito…In un primo momento lui non era molto convinto, pensando soprattutto alla socializzazione (viviamo lontano da parenti e amici ), poi abbiamo cercato informazioni e trovato esperienze raccontate nella rete che ci hanno rincuorato e rasserenato…
Il passo successivo è stato quello di parlare con Lilì e di chiedere il suo parere (che è stato un entusiasmante SI’)…Abbiamo poi spiegato la nostra decisione anche a Sam che ha accettato il tutto con il sorriso sulle labbra..
I miei figli, perciò, non frequentano più “la scuola”, fanno homeschooling e la loro insegnante sono io!
3.Come ti organizzi? Dove cerchi gli spunti? Che libri usate, dove conservate il risultato delle vostre ricerche?
Beh..ho stabilito gli argomenti da trattare alla fine dell’estate…ho stilato un mio “grande programma” che ho suddiviso in programmi mensili e in obiettivi settimanali…considerando sia il programma ministeriale (cioè le cose che si devono sapere “per forza”) sia gli interessi dei miei figli…ma il tutto è molto “elastico” nel senso che è tutto in funzione di Lilì e Sam: quando vedo che un argomento li interessa ci soffermiamo più a lungo posticipando qualcos’altro…
Gli spunti li trovo un po’ ovunque…utilizzo risorse che si trovano in rete, libri che prendiamo in prestito alla biblioteca e che “divoriamo”…e molte cose le faccio da me (schede di esercizi, cards…) e per le lingue trovo molto utili canzoncine e cartoni animati…
Niente compiti (la scuola familiare non finisce mai…) e tanto tempo da gestire secondo i propri interessi e el proprie esigenze.
4. Ho iniziato questa mail-intervista dicendoti che vorrei insegnare ai miei figli a costruire ponti per con le persone di altre culture, come posso avvicinarli alla cultura marocchina? Io voglio che non offendano mai nessuno e sappiano capire gli altri. Cosa vorresti dai compagni di gioco italiani dei tuoi figli?
Il modo migliore per avvicinarsi ad altre culture è la passione di conoscere ciò che è diverso…nel mio caso è stata una passione innata, ma credo che possa essere trasmessa con molta facilità…perciò puoi essere ad incuriosire i tuoi bimbi ed i mezzi a disposizione sono tanti…se poi avete la fortuna (io la considero così) di potervi confrontare quotidianamente con altri “cittadini del mondo”…il gioco è fatto!…E se tu spiegherai loro che non ci sono culture peggiori o migliori di altre e non sentiranno “i loro grandi” offendere gli “altri grandi” ci saranno buone basi…Da tutti i compagni di gioco dei miei figli vorrei una cosa sola: una compagnia sana e costruttiva, a misura di bambino, nella più totale semplicità, nel rispetto delle differenze e nella condivisione delle affinità…E da tutti gli adulti vorrei che non venissero più utilizzate le parole che indicano la nazionalità come insulto…perchè è una cosa che detesto con tutte le mie forze e che quando ti colpisce (anche indirettamente) è come un’improvvisa mancanza d’aria che ti annulla com essere umano…
5. Io adoro le lingue straniere, ma il marocchino mi manca, eppure ne incontro anche a scuola di mio figlio. Mi insegni come preparare alcune delle carte tematiche che ho visto sul tuo blog (hai messo anche la pronuncia, sono una meraviglia)? Parole che possano usare anche domani, ad esempio: ciao, buon giorno, palla, giocare, ecc.
In Marocco si usa l’arabo: nella forma classica per i giornali, telegiornali, testi scolastici…insomma, per tutti i documenti “ufficiali”…La lingua parlata è un arabo dialettale tipico del Marocco..poi, come è risaputo, si utilizza molto il francese ed in alcune zone anche lo spagnolo.
Le carte sono nate per ottimizzare risorse ed energie: una singola serie di carte per riunire le tre lingue che i miei figli stanno imparando. Chiunque può farle, basta un po’ di pazienza ed una basilare conoscenza delle lingue che si vogliono utilizzare per fare le cards..Per l’arabo il discorso si complica un po’, perchè le parole “isolate” hanno una forma ed una pronuncia ma, una volta inserite in una frase o in un contesto cambiano forma, scrittura e pronuncia…è un po’ come il latino, ci nella grammatica araba ci sono casi e desinenze che variano al variare dei casi…
Dare quindi indicazioni qui è un po’ complicato, perchè diventerebbe un discorso un po’ lunghetto ma, se tu o chiunque altro è interessato a qualcosa di preciso può contattarmi via e-mail in qualsiasi momento e vedrò di dare il mio modesto contributo.
Laura, ti faccio i miei complimenti e ti ringrazio per tutte le idee che mi hai dato, una già la conosci ma tienila segreta ancora un po’.
Questo articolo è stato pubblicato in Homeschooling e scuola, Mamma e lavoro e taggato come voglia di studiare il 18 novembre 2010 da Daniela
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18 pensieri su “Intervista a una mamma che ha scelto l’homeschooling”
'r@ 18 novembre 2010 alle 10:35
Caffenero Autore articolo 18 novembre 2010 alle 11:52
anzi, ti ho nascosto un commento sul blog, vediamo se lo trovi.
'r@ 18 novembre 2010 alle 13:36
Cosmic 18 novembre 2010 alle 13:55
Sono molto scettica ma anche curiosa e quindi mi piacerebbe saperne di più. Senza voler entrare nel merito delle singole scelte delle singole famiglie, penso che vivere in una società significhi anche avere degli orari, confrontarsi con persone diverse dai nostri genitori o familiari, collaborare con gli altri e saper reagire alle situazioni più diverse. non vedo cosa ci sia di male ad iniziare a farlo da bambini, anzi lo trovo formativo. sarò troppo ottimista, ma non ostante i tanti difetti della scuola pubblica non mi sembra che le scuole siano dei posti inospitali pieni di incompetenti, qualche volta accade ma ovviamente è responsabilità del genitore vigilare e prendere provvedimenti (per esempio cambiare scuola).
è anche compito dei genitori aiutare i figli nello studio, insegnare loro qualcosa che vada al di là di ciò che studiano a scuola, integrare possibili carenze e suscitare curiosità insegnandogli che qualunque informazione è scritta nei libri (oggi anche su internet) imparando a discernere fra fonti attendibili e fonti non attendibili, in poche parole educando il loro spirito critico. questo è quello che facevano i miei genitori con me, ed è quello che farò con mio figlio. non c’era bisogno di dargli un nome, era qualcosa che si faceva ogni giorno e che ogni genitore di media cultura dovrebbe fare. penso anche che – proprio nell’ottica di mettere in relazione diverse culture – sia una ricchezza per i nostri figli poter frequentare scuole con bambini di diversa nazionalità, cosa abbastanza frequente nelle nostre città (tanto da suscitare stupidi allarmismi in certe categorie di persone).
detto questo, mi piacerebbe farmi un’idea più chiara di cosa si intende davvero per homeschooling e quindi vi chiedo:
– in che modo vengono valutati i genitori che fanno domanda di essere i maestri dei propri figli? che titoli sono richiesti, e come sono valutati?
– fino a quale classe pensate che sia opportuno che i vostri figli non frequentino una normale scuola?
ho altre domande ma intanto aspetto le vostre risposte 😉
Palmy 18 novembre 2010 alle 19:13
Grazie dell’intervista: un modo per conoscerci meglio!
Voglio dire a Cosmic che pochissime scuole, nessuna di quelle che conosco, valuta veramente la capacità dei genitori di assitere i figli nell’istruzione. Poi alla fine del percorso il bambino farà gli esami di idoneità alla classe successiva.
Caffenero Autore articolo 19 novembre 2010 alle 08:01
Ciao, Cosmic.
Le motivazioni che portano a togliere i propri figli da scuola per istruirli a casa sono diverse. Laura ha espresso molto chiaramente le sue e trattandosi di una mamma che ha vissuto tre anni di scuola pubblica prima di optare per l’educazione parentale sono convinta che non sia stata una decisione presa di fretta.
Anche io sostengo la scuola pubblica, ma se leggi il primo post su questo blog, nonostante io abbia scelto per mio figlio la scuola con la migliore reputazione e situazione della mia zona (ottima interclasse, pochi insegnanti precari, struttura con molti laboratori, ecc) il primo giorno, prima ancora di entrare in scuola, il preside in cortile ha detto che in una riunione successiva ci avrebbero spiegato per quale motivo il programma non sarebbe stato quello previsto. Da questo è nato il mio interesse per le attività costruttive a casa, aggiungi anche che la maestra le sollecita ed eccoci qui.
Riguardo a dare un nome a un’attività che si è sempre fatta, tu come l’hai sempre chiamata? Se devi cercare spunti per aiutare tuo figlio a migliorare l’attenzione da dove parti? A me piace la mentalità americana che riesce a trovare il metodo per ogni aspirazione e fanno di tutto una scienza. Da loro esiste l’homeschooling per motivi diversi dai nostri: si trasferiscono spesso, vogliono far ammettere i figli in certi college ecc. Se guardi i loro programmi trovi tanti spunti che puoi applicare a diversi livelli su bambini che frequentano o meno la scuola.
La scuola pubblica non è l’unica realtà esistente in Italia. L’Homeschooling o educazione parentale non è la sola alternativa. Esistono molte scuole steineriane, religiose, straniere. C’è un po’ di tutto.
Io non ho tolto mio figlio da scuola e quindi non so risponderti su come vengano valutati i genitori. So che vengono valutati i risultati dei bambini. Mi dispiace che Laura sia la cavia di questo discorso, ma ti invito a guardare sul suo blog come scrive suo figlio che dovrebbe essere in prima. Ha l’età del mio. Mio figlio sa leggere ma lo dobbiamo tenere a freno altrimenti a scuola si stufa perchè il resto della classe è più indietro. Ti farò conoscere tramite questo blog delle micro-scuole che sfruttando questa legge dell’educazione parentale si sono organizzate con uno o più insegnanti (abilitati, qualificati).
Spero di essere stata abbastanza esauriente, quindi non vedo l’ora di leggere le prossime domande.
Cosmic 19 novembre 2010 alle 11:36
non metto in dubbio che sia stata una scelta ponderata e di certo non frettolosa! non era di quello che volevo parlare. Non penso neanche che Laura sia una cavia in senso negativo: immagino che abbia scelto di parlare della sua esperienza perchè pensa che sia un bene poterla condividere con altri genitori, e il fatto che qualcuno le ponga delle domande dovrebbe essere la dimostrazione che avete centrato l’obiettivo di questa intervista, no? certo è una scelta insolita, forse è per questo che dici che è una cavia… ma proprio per questo mi piacerebbe conoscere meglio la sua esperienza. io sono curiosa, mi piace approfondire questi argomenti perchè il confronto con esperienze e modi di pensare diversi dai miei porta comunque a qualcosa di buono. anche se rimango della mia opinione, questo scambio di commenti sicuramente mi farà riflettere di più e vedere da un altro punto di vista l’istruzione di mio figlio.
sono convinta che quello che fai tu, Caffenero, sia assolutamente corretto ed è quello che intendo fare anch’io. tante volte stupisce che quello a cui si è abituati e si dà per scontato sia in realtà ‘etichettato’ con un nome e se ne parli come di una moderna teoria pedagogica, cosa sicuramente legittima, solo mi stupisce, era quello il senso del discorso che facevo.
riguardo alla scelta di Laura, sulla quale sono molto scettica ma che rispetto, non ho ancora ricevuto le risposte che cercavo. ripeto, credo che parlarne serenamente possa aiutare anche i genitori che si vogliono affidare ad un sistema educativo ‘tradizionale’ a riflettere e ponderare le proprie scelte in maniera critica.
Caffenero Autore articolo 19 novembre 2010 alle 12:12
Alt! ferma lì!
Nella mia risposta Laura sembrava essere un cavia perchè stavo facendo tutti i ragionamenti su di lei, prendendola continuamente come esempio. Non mi sognerei mai di nominarla in senso negativo anche perchè è molto simpatica.
Sull’etichetta dell’homeschooling ne parlo veramente molto volentieri. Il problema di scegliere questa parola è proprio pratico. Se voglio strutturare un’attività a casa con mio figlio non so da dove partire. Se escrivo “homeschooling” su google, ho come risposta una gran quantità di siti americani che propongo esercizi, attività di sostegno alla scuola, lezioni impacchettate, consigli su percorsi didattici ecc. In un certo senso l’homeschooling diventa non una nuova teoria pedagogica ma una diversa soluzione, prevista dalla legge tra l’altro (anche se non tutti lo sanno, quindi potrebbe essere una “novità” per qualcuno). In particolare sulla funzione pedagogica io, di mio, insisiterei un po’ sul ruolo del genitore. Tutti in quanto genitori siamo responsabili dell’educazione dei nostri figli: alcuni si fanno carico di questo ruolo anche nella didattica, altri dicono: “E’ compito mio tutto quello che non spetta alla maestra” e ti posso dire che ho sentito mamme discutere anche se fosse compito loro o della maestra insegnare a farsi lo zaino da soli (da noi si portano a casa i quaderni il venerdì).
La scelta di Laura di sicuro ferma tutti alla porta, però, come ti dicevo prima, se vai a guardare le fotografie che ha fatto di come scrive bene suo figlio di sei anni, ti rendi conto che i risultati li sta ottenendo e alla grande.
Le altre domande che hai fatto riguardano la preparazione dei genitori e fino a che classe intendono proseguire? Sulla preparazione posso cercare se è previsto un titolo di studio (Laura è laureata). Sulla durata dell’homeschooling penso dipenda da famiglia a famiglia.
Sto leggendo un libro sulla situazione della scuola italiana in cui l’autore spiega che il vero obiettivo dovrebbe essere invogliare alla formazione a vita, che non vuol dire non arrivare mai a un dunque ma imparare il piacere di studiare continuamente cose nuove.
Io sono assolutamente per il confronto e il dialogo, ci mancherebbe altro (altrimenti non aprivo un blog così, ma stavo tutto il giorno a parlare da sola). Non sentirti attaccata, non lo sei. Capisco che l’idea di togliere un figlio da scuola per seguirlo personalmente sia un discorso forte, l’ho pensato anche io, ma sono arrivata alla conclusione che in alcuni casi sia la scelta giusta, o almeno una via da provare.
Ritornando alla parola “homeschooling”, ti giuro che non saprei come definirlo in italiano. In inglese rende bene. In America c’è un fiorire di letteratura on-line e cartacea, siti, chat, riviste e comprendono tutte le forme dal totale al part time. Sulla base della mia esperienza credo che molti genitori non vadano oltre i lavoretti con il pongo, al limite le decorazioni per Natale e l’assistenza nei compiti. Io vorrei fare di più, credo che ne valga la pena.
vado a cercarti il titolo che devono avere i genitori
Caffenero Autore articolo 19 novembre 2010 alle 12:35
Questo è il sito con la normativa:
Da nessuna parte è indicato il titolo di studio che deve avere il genitore, non è da scrivere nemmeno nella lettera alla scuola. Ho chiesto a Laura se ci racconta la sua procedura.
Caffenero Autore articolo 19 novembre 2010 alle 13:11
Risposta di Laura sulla procedura (magari la spiegherà meglio lei quando passa di qui).
“Quando si decide di fare scuola familiare bisogna dimostrare alla scuola di avere o le competenze tecniche (titoli di studio) o le competenze materiali (economiche) per poter praticare scuola familiare. Perciò abbiamo dovuto dimostrare alla scuola (sia io che mio marito) di avere tali competenze e abbiamo consegnato copia dei titoli di studio. Sinceramente non so quale sia il titolo minimo…Noi siamo laureati, perciò il problema non ce lo siamo posti…”
Cosmic 19 novembre 2010 alle 13:25
ti ringrazio per la risposta. condivido molto di quello che dici e senz’altro vale la pena di investire il proprio tempo dando un contributo importante all’educazione e all’istruzione dei propri figli. la normativa mi sembra molto vaga, da quello che ho capito delega al dirigente scolastico la valutazione. il fatto che un genitore sia laureato non mi sembra garanzia di nulla. Laura è laureata in scienze politiche, come dice qui, un insegnante delle elementari ha una laurea specifica (pedagogia?) gli insegnanti delle medie poi hanno lauree diverse a seconda di quello che vanno ad insegnare. non metto in discussione le capacità di Laura in particolare, che sicuramente è una persona colta e intelligente (si vede da quello che scrive), ma in generale, perchè un insegnante deve seguire un iter per avere un’abilitazione e un genitore no? io sono laureata in fisica, ho fatto ripetizioni private di matematica, fisica e scienze per anni a studenti dalle scuole medie in su ma non saprei da dove cominciare se dovessi insegnare a mio figlio a scrivere. e il mio scetticismo non è solo su questo. è vero che i ragazzi devono comunque superare un esame a fine anno, e non metto in dubbio che possano essere preparati, ma la scuola non è solo quello. la scuola non è solo imparare a leggere e scrivere, scuola è avere dei compagni di classe diversi fra loro, è imparare a collaborare con gli altri per ottenere un risultato, è imparare ad affrontare situazioni che non sempre sono come ce le aspettiamo, a rispondere e farci capire da persone che non sono i nostri genitori, confrontarsi con realtà diverse da quella a cui siamo abituati, scoprire che ci sono molti modi di vedere le cose, che ci sono altre persone di riferimento oltre ai nostri genitori che possono insegnarci qualcosa… e potrei continuare all’infinito. io sono sempre stata dell’idea che nel confronto e nella diversità di stimoli e di contatti si cresce e si matura, questo in tutti i campi, figuriamoci quello dell’istruzione! non metto in dubbio che non ci possano essere casi eccezionali per cui il ‘metodo classico’ non è quello da preferire, che non è sempre tutto semplice, e che la legge preveda anche una possibilità per questi casi eccezionali è come minimo dovuto. però perdonatemi se lo dico, ma togliere un figlio dalla scuola mi sembrerebbe come privarlo di qualcosa… infine, penso che ognuno debba fare la propria professione e ci si debba rivolgere a dei professionisti per ciò che riguarda cose che non sono di nostra competenza: si va dal medico se si sta male, si va dall’avvocato se bisogna difendersi in tribunale, si va dal commercialista per la dichiarazione dei redditi… così si va da un insegnante per studiare. sarò all’antica, ma penso che ognuno ha il suo mestiere. in più ci sono alcune considerazioni legate al lavoro (una mamma che insegna al proprio figlio sostituendosi completamente alla scuola non può andare a lavorare fuori casa) ma non voglio ammorbarvi ancora, credo che ne abbiate abbastanza! 😀
Cosmic 19 novembre 2010 alle 13:26
ho letto ora l’ultima risposta: appunto, laureati. in cosa? gli fanno un esame per l’abilitazione come si fa per gli insegnanti?
Caffenero Autore articolo 19 novembre 2010 alle 13:32
Se consideri che ci sono maestre che hanno il diploma di scuola magistrale e 19 anni appena compiuti, magari io non ne farei tanto una questione di forma
Caffenero Autore articolo 19 novembre 2010 alle 13:47
Non si tratta di una scelta su cui vengono chiamati tutti a ragionare. Non è come l’ora di religione, che devi scegliere se fargliela fare o no. Questa è una possibilità che usa chi ne ha bisogno o volontà. In classe con mio figlio c’è una bambina che ha preso talmente male il rapporto con la scuola e con la maestra che è regredita. Forse per alcuni casi è una soluzione. Per altre persone è diventata utile questa legge per creare una scuola come la volevano loro. E’ il discorso che facevo prima: ci sono tante scuole con orientamenti diversi. Se hai voglia, vai a vedere in internet lapappadolce. E’ una scuola studiata da alcune famiglie che ne volevano una di qualità. So che mi leggono, quindi li invito a correggermi se sbaglio. Si sono organizzati: hanno trovato gli spazi, un’insegnante, hanno scelto un programma (di orientamento montessoriano) e hanno dato vita a una scuola che secondo me è un gioiello. Le mamme lavorano.
Ripeto, dietro il concetto dell’homeschooling ci sono tante esperienze con partecipazioni diverse. Non sono tutte storie come quella di Laura e nemmeno tutte scuole come lapappadolce.
Io non voglio demonizzare la scuola pubblica, però vorrei sapere se tu credi che l’offerta attuale sia di qualità. Sei una mamma preparata, che si informa (altrimenti non saresti qui a dire la tua), che si dedica a suo figlio (cosa siano le teorie montessoriane lo hai provato anche tu con tuo figlio), ne deduco che anche tu voglia fare qualcosa per l’educazione di tuo figlio. Io di figli ne ho due. Tengo molto a loro e dedico molto tempo alla loro educazione. Credimi se ti dico che quando scopri che la bella scuola pubblica che tutti sosteniamo non ce la fa a stare al passo delle tue aspettative ci rimani male e ti cerchi un’alternativa.
Fino a due mesi fa io dicevo: “Dalla scuola elementare non mi aspetto altro che gli insegnino a leggere, scrivere e ad amare lo studio”. Mi sembrava semplice, ma ho dovuto mettere i piedi in scuola per capire che non era semplice, che non potevo delegare tutto e che avevo un ruolo anch’io.
Cosmic 19 novembre 2010 alle 15:19
le leggi sono cambiate, il diploma magistrale esisteva ai nostri tempi, oggi c’è la laurea in Scienze della formazione primaria e a quanto ne so è obbligatoria. le maestre con solo il diploma ci sono ancora, ma sono quelle che erano già state assunte e quindi hanno gli anni di esperienza invece che la laurea. comunque un diploma magistrale è una formazione specifica in quel campo, una laurea in un’altra disciplina è una laurea in un’altra disciplina e basta. e per quanto riguarda le scuole medie?
comunque, ho già scritto che è corretto che ci sia questa possibilità, i casi sono tanti e non sto qui a giudicare le singole scelte, sicuramente motivate. so anche che la scuola pubblica va sempre peggio, ho amici genitori di bambini più grandi del mio ma anche insegnanti, oltre a leggere sui giornali notizie del tutto deprimenti. sicuramente se ti trovi in una situazione che non ti piace o che ritieni non sia giusta per tuo figlio hai il dovere di intervenire nel modo che ritieni giusto. mi dici anche che ci sono soluzioni diverse, non tutte radicali come quella di istruire i tuoi figli esclusivamente a casa. infatti non è di queste che parlo. ovviamente poi bisognerebbe andare troppo nello specifico e direi che quello che è stato detto fin’ora è uno spunto sufficiente per riflettere. solo vorrei aggiungere che per me sostituirsi (sottolineo sostituirsi, non affiancarsi) agli insegnanti dei propri figli perchè la scuola ha delle lacune, è un pò come curarsi da soli, senza andare dal medico, perchè ci sono casi di malasanità. fra l’altro sono dell’idea che uno non dovrebbe mai avere come medico un proprio parente…
'r@ 19 novembre 2010 alle 16:36
@Cosmic: E’ bello discutere e confrontarsi…ma certe volte si rischia di cadere in un circolo vizioso da cui non si esce più…
La possibilità di fare scuola familiare, paterna o, per chi preferisce l’inglese, homeschooling è una possibilità data dalla Costituzione e chi sceglie questa strada decide di avvalersi di un diritto riconosciuto…
“appunto, laureati. in cosa? gli fanno un esame per l’abilitazione come si fa per gli insegnanti?”: sulle modalità di verifica dei requisiti posseduti dai genitori dovresti fare le tue richieste di chiarimento ad altre persone…i genitori che decidono di avvalersi dell’homeschooling seguono l’iter burocratico previsto dalla legge…
“la scuola non è solo imparare a leggere e scrivere, scuola è avere dei compagni di classe diversi fra loro, è imparare a collaborare con gli altri per ottenere un risultato, è imparare ad affrontare situazioni che non sempre sono come ce le aspettiamo, a rispondere e farci capire da persone che non sono i nostri genitori, confrontarsi con realtà diverse da quella a cui siamo abituati, scoprire che ci sono molti modi di vedere le cose, che ci sono altre persone di riferimento oltre ai nostri genitori che possono insegnarci qualcosa… e potrei continuare all’infinito” esatto si può andare avanti all’infinito…perciò non credi che relegare tutti questi importantissimi momenti di confronto e crescita personale all’ambiente scuola sia un po’ riduttivo?
Si collabora con gli altri al corso di basket, o a quello di pallavolo, si affrontano situazioni impreviste al parco, si impara a condividere al corso di pittura e ci si confronta con altri adulti che possono essere l’insegante di musica, i genitori degli amici e anche il panettiere…La scuola non è l’unico ambiente in cui ci si confronta e si cresce come individui…di occasioni ce ne sono migliaia e i bimbi che fanno homeschooling non crescono in un barattolo sottovuoto! Almeno i miei non lo fanno, anzi!
Ed un’ultima cosa che forse non ho precisato bene…io non ho nulla contro la scuola pubblica…anzi!…Abbiamo solo scelto un’altra strada che meglio risponde alle nostre esigenze di famiglia….Il fare homeschooling non è La scelta…ma la nostra scelta….E quando siamo ammalati andiamo dal medico! ;)….Dal macellaio se vogliamo la carne, dal cartolaio se abbiamo bisogno dei colori…ma il pane lo facciamo in casa 😉
Erika Di Martino 20 novembre 2010 alle 11:54
Ciao a tutte e complimenti per la bella discussione. Uno si preoccupa di lauree e titioli, ma pensate che esiste una corrente dell’HS che si chiama UNSCHOOLING dove la responsabilità dell’istruzione è lasciata COMPLETAMENTE al bambino!Il genitore non propone nulla e segue l’onda di apprendimento del figlio dando supporto solo quando è richiesto. In Italia non ci sono molte statistiche (che comunque io non amo molto), ma negli USA dove più del 10% della pop.studentesca fa HS i dati parlano chiaro: non solo questi bambini non hanno nè problemi di socializzazione nè accademici, anzi negli scores superano i coetanei scolarizzati tradizionalmente e sono avanti di almeno 3 anni per maturità e conoscenze.Personalmente trovo che ai bambini bisogna dare i tools, gli attrezzi, per imparare, per arrivare alle informazioni da soli. Anche se non sono una biologa posso rispondere alle domande di mio figlio scoprendo i fatti insieme a lui, fianco a fianco. Una laurea non rende una persona un bravo insegnante e persino i bravi insegnanti (ve ne sono, certo!) spesso crollano in questo sistema che non li sostiene, non li incentiva e che non riconosce il loro valore. Cosmic dice “è vero che i ragazzi devono comunque superare un esame a fine anno, ma la scuola non è solo quello” ha ragione infatti, la scuola è anche razzismo, sessismo, bullismo, negazione dei diritti, omologazione, violenza e molto altro. E aggiunge “togliere un figlio dalla scuola mi sembrerebbe come privarlo di qualcosa…” io credo che chiudere un bambino in un edificio e forzarlo (facciamo un intervista agli studenti: “vuoi andare a scuola o no?”) a una routine lunga otto/sei ore ogni giorno sia una violenza. Noi adulti siamo qui a parlare di cosa è giusto e cosa non lo sia, ma provate a parlare con i ragazzi! Privarlo di una vita a contatto con la società in tutte le sue sfaccettature in veste di protagonista, è questo che fa la scuola per un bambino. Stare in una classe attorniati da altri della medesima età per buona parte della giornata non è socializzazione. Dove sono questi “stimoli e contatti”? E se ci sono, di che qualità sono? L’HS non è fatto per tutti i genitori, va bene, ma dire che è solo per delle eccezioni mi pare ridutttivo.
Caffenero Autore articolo 22 novembre 2010 alle 07:46
La maestrina di 19 anni con diploma magistrale assunta per prendere una prima e portarla in quinta è un caso vero, che conosco, non sono cose di altri tempi. Come ho già spiegato in altri commenti, si tratta di una ex-maestra di asilo di mio figlio.
Sulle scelte radicali, sai, può essere, ma in quanto scelte sono contenta che esistano e ce ne sia la possibilità.
Sul togliere del tutto i figli da scuola, ribadisco che ogni caso è a sè e credo che in alcuni casi possa essere giusticato.

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