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Timestamp: 2016-08-25 18:23:51+00:00

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La responsabilità del committente e l’eziologia dell’evento
22 febbraio 2016 - Cat: Sentenze commentate
Ai fini della responsabilità del committente occorre verificare quale sia stata in concreto l'incidenza della sua condotta nell'eziologia di un evento lesivo a fronte delle capacità della ditta scelta per l'esecuzione dei lavori. Di G.Porreca.
importanza ed il notevole interesse per questa sentenza della Corte di
Cassazione stanno nell’avere la stessa precisata la differenza, ai fini della
individuazione della loro responsabilità in merito all’applicazione delle norme
in materia di salute e di sicurezza sul lavoro, fra il committente datore di
lavoro che appalta l’esecuzione di un’opera all’interno della propria azienda o
unità produttiva di cui all’art. 7 del D. Lgs. n. 626/1994 e s.m.i. (l’attuale
art. 26 del D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i.) ed il committente “quivis de populo”
come identificato nella stessa sentenza e cioè il committente di un’opera edile
così come definito dall’art. 89 comma 1 lettera b) quale il “soggetto per cui
viene realizzata l’intera opera edile indipendentemente da eventuali
frazionamenti della sua realizzazione”. La Corte di Cassazione infatti ha
ritenuto in questa occasione di annullare la sentenza di condanna emessa dalla
Corte di Appello nei confronti di due committenti di un’opera edile e di rinviare
gli atti alla stessa perché rivedesse la propria posizione tenendo conto delle
considerazioni che la stessa Corte suprema ha fatto nell’accogliere il ricorso
dei committenti stessi mettendo in chiara evidenza la differenza della
responsabilità dei due committenti di fronte ad un infortunio accaduto ad un
lavoratore in un cantiere edile.
infortuni sul lavoro, a seguito dell'entrata in vigore del D. Lgs. 14/8/1996 n.
494, ha chiarito la Corte suprema, il dovere di sicurezza gravante sul datore
di lavoro opera anche in relazione al committente dal quale non può tuttavia
esigersi un controllo pressante, continuo e capillare sull'organizzazione e
sull'andamento dei lavori per cui ne consegue che, ai fini della configurazione
della responsabilità di tale committente, occorre verificare in concreto quale
sia stata l'incidenza della sua condotta nell'eziologia di un evento lesivo, a
fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l'esecuzione dei
lavori, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri
seguiti dallo stesso committente per la scelta dell'appaltatore o del
prestatore d'opera, alla sua ingerenza nell'esecuzione dei lavori oggetto di appalto
o del contratto di prestazione d'opera, nonché alla agevole ed immediata
percepibilità da parte del committente di situazioni di pericolo. Pubblicità
Il dipendente di una ditta edile si è recato presso un fabbricato di
proprietà del committente per rimuovere alcune lastre di amianto
poste sul tetto del fabbricato stesso adibito ad autorimessa, sul quale
avrebbero dovuti essere svolti successivamente interventi di manutenzione.
Salito sul tetto senza alcun accorgimento il dipendente è caduto al suolo da
un'altezza di circa cinque metri, a causa della rottura di una delle lastre di
amianto riportando nell'accaduto la frattura del polso e della mandibola. Il
Tribunale ha dichiarato i datori di lavoro dell’infortunato responsabili delle
lesioni dallo stesso patite ed ha inflitto loro, all'esito del rito abbreviato,
la pena di quattro mesi di reclusione mentre ha mandato assolti i committenti
dell’opera chiamati in causa per i reati loro ascritti per non aver commesso il
La Corte di Appello ha successivamente confermata la condanna dei datori di
lavoro ma ha condannato anche i predetti committenti per l'infortunio subito
dal lavoratore dichiarando invece estinto per prescrizione l'illecito
contravvenzionale pure ascritto agli stessi. A tale conclusione la Corte di
Appello era pervenuta convenendo innanzitutto con il primo giudice in ordine al
fatto che il lavoratore aveva riportate le lesioni lamentate cadendo dal tetto
del fabbricato, ove era salito per attendere alle lavorazioni che gli erano
state comandate dai datori di lavoro, e, in quanto ai committenti, per essere
certa che gli stessi fossero tali in forza della prova documentale
rappresentata dalla DIA firmata da entrambi nonché dalla dichiarazione resa dello
stesso infortunato. Questi ultimi, quindi, secondo la Corte di Appello, si erano
resi responsabili di culpa in eligendo scegliendo l'impresa esecutrice e di
omesso controllo sul rispetto da parte loro delle prescrizioni
antinfortunistiche, tanto più esigibile in quanto riferito a rischio generico
come quello di caduta dall'alto.
Avverso la decisione della Corte di Appello hanno ricorso per cassazione i
committenti adducendo delle motivazioni fra le quali per prima una erronea
applicazione fatta dell'art. 7 del D. Lgs. n. 626/1994 in quanto tale norma non
trova applicazione nel caso oggetto del procedimento trattandosi di appalto
affidato da privato committente e non di appalto così detto endoaziendale
affidato da un datore di lavoro-committente. In ogni caso, ha aggiunto il
ricorrente, anche a voler ritenere applicabile la previsione, essa non impone
l'obbligo di una presenza del committente durante l'esecuzione delle opere.
I ricorsi proposti dai committenti sono stati accolti dalla Corte di
Cassazione che in proposito ha inteso svolgere alcune puntualizzazioni in merito
a tali figure e sull’applicazione dell’art. 7 che ha trovato una continuità
normativa nell’art. 26 del D. Lgs. n. 81/2008. La figura del committente dei
lavori, ha infatti precisato la suprema Corte, ha trovato esplicito riconoscimento
solo con il D. Lgs. n. 494/96 in quanto prima di esso né i D.P.R. 547/55,
164/56, 302/56 e 303/56, né il D. Lgs. n. 626/1994 avevano preso in
considerazione tale ruolo. La norma che ha delineato un rapporto di affidamento
di lavori e cioè l'art. 7, ha così proseguito la Sez. IV, aveva individuata nel
solo “datore di lavoro” che affida i "lavori ad imprese appaltatrici o a
lavoratori autonomi all'interno della propria azienda, o di una singola unità
produttiva della stessa, nonché nell'ambito dell'intero ciclo produttivo
dell'azienda medesima" il referente soggettivo degli obblighi che la
medesima disposizione introduceva, essenzialmente al fine di far fronte al
rischio così detto interferenziale, ovvero quel rischio che si determina per il
solo fatto della coesistenza in un medesimo contesto di più organizzazioni,
ciascuna delle quali facente capo a soggetti diversi. Pertanto, i doveri così individuati potevano
essere riferiti unicamente al datore di lavoro-committente e non anche al “quivis
de populo” che avesse affidato dei lavori edili ad alcuno. Infatti per lungo
tempo la giurisprudenza di legittimità ha escluso che il committente potesse
rispondere delle inadempienze prevenzionistiche verificatesi nell'approntamento
del cantiere e nell'esecuzione dei lavori venendo tali violazioni poste a
carico del datore di lavoro appaltatore.
Una responsabilità concorrente del committente
in sostanza, ha così proseguito la suprema Corte, veniva ravvisata quando
questi travalicava siffatto ruolo, assumendo di fatto posizione direttiva
perché si ingeriva nell'esecuzione dei lavori, o perché di fatto datore di
lavoro (così in tema di lavoro a cottimo) o quando i lavori fossero stati
eseguiti dall'appaltatore senza autonomia tecnica, con l'apprestamento da parte
del committente delle apparecchiature di lavoro, o quando il subappaltatore,
per l'attuazione delle misure di prevenzione degli infortuni, fosse stato
tenuto ad avvalersi di quelle del cantiere principale e non abbia avuto libertà
di determinazione. Il committente, invece, salvo contrario accordo contenuto
nel contratto di appalto, non ha il diritto e tanto meno il dovere di
intervenire o comunque ingerirsi in tale organizzazione dell'impresa con le
logiche conseguenze sul piano sanzionatorio.
In sostanza, ha proseguito la Corte di Cassazione, il principio definito
dalla giurisprudenza di legittimità era nel senso che il committente di lavori
edili non rivestisse una autonoma posizione di garanzia a tutela della salute e
della vita dei lavoratori dipendenti dal soggetto appaltatore comportando di
per sé la possibilità di ascrizione del fatto quando il committente avesse in
concreto assunto una diversa posizione, e ciò in ragione del principio di
effettività che da sempre è stato riconosciuto valevole. Esemplare, al
riguardo, è apparsa la formulazione secondo la quale "nel contratto di appalto, il committente non è esonerato dall'obbligo
di osservare le norme antinfortunistiche qualora si riservi contrattualmente e
lo eserciti in concreto, il potere di ingerirsi nell'esecuzione dei lavori
oggetto del contratto o qualora, pur in mancanza di apposita previsione
contrattuale, si intrometta di fatto nell'esecuzione dell'opera. Infatti,
destinatari delle norme antinfortunistiche, poste a tutela dell'integrità psico-fisica
del lavoratore, sono tutti coloro che nella impresa hanno il potere di incidere
sul risultato, il potere - cioè - di esigere che il lavoratore si comporti in
un determinato modo per conseguire quel risultato". "In materia di omicidio colposo
per infortunio sul lavoro”, ha sostenuto ancora la Sez. IV, “il committente è corresponsabile con
l'appaltatore o col direttore dei lavori, qualora l'evento si colleghi
causalmente anche alla sua colposa azione od omissione. Ciò, avviene sia quando
egli abbia dato precise direttive o progetti da realizzare e le une e gli altri
siano già essi stessi fonte di pericolo ovvero quando egli abbia commissionato
o consentito l'inizio dei lavori, pur in presenza di situazioni di fatto
parimenti pericolose”. Con il D. Lgs. 14/8/1996 n. 494 la figura del
committente ha trovata una espressa definizione con l’art., 2 comma 1 lettera
b) e sono stati esplicitati gli obblighi gravanti sul medesimo dovendo nella
fase di progettazione esecutiva dell'opera, ed in particolare al momento delle
scelte tecniche, nell'esecuzione del progetto e nell'organizzazione delle
operazioni di cantiere, attenersi ai principi e alle misure generali di tutela
di cui all'articolo 3 del D. Lgs. n. 626/1994 e determinare altresì, al fine di
permettere la pianificazione dell'esecuzione in condizioni di sicurezza, dei
lavori o delle fasi di lavoro che si devono svolgere simultaneamente o
successivamente tra loro, la durata di tali lavori o fasi di lavoro. Nella fase
di progettazione esecutiva dell'opera, lo stesso deve valutare attentamente,
ogni qualvolta ciò risulti necessario, il piano di sicurezza e di coordinamento
di cui all'articolo 12 e il piano generale di sicurezza di cui all'articolo 13
nonché il fascicolo contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione
e protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori ed inoltre,
contestualmente all'affidamento dell'incarico di progettazione esecutiva, deve designare
per la progettazione quando richiesto.
Ribadito il dovere di sicurezza in capo al committente, ha così proseguito
la Sez. IV, va anche richiamata però la necessità che tale principio non vada
applicato automaticamente "non
potendo esigersi dal committente un controllo pressante, continuo e capillare
sull'organizzazione e sull'andamento dei lavori" per cui ne consegue
che “ai fini della configurazione della
responsabilità del committente, occorre verificare in concreto quale sia stata
l'incidenza della sua condotta nell'eziologia dell'evento, a fronte delle
capacità organizzative della ditta scelta per l'esecuzione dei lavori, avuto
riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri seguiti dallo
stesso committente per la scelta dell'appaltatore o del prestatore d'opera,
alla sua ingerenza nell'esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del
contratto di prestazione d'opera, nonché alla agevole ed immediata
percepibilità da parte del committente di situazioni di pericolo”.
Alla luce di quanto sopra esposto è apparso quindi chiaro, secondo la Corte
di Cassazione, che la sentenza impugnata è incorsa in violazione di legge
laddove ha postulato e ha ritenuto rilevante sul piano causale una serie di
doveri che la legislazione non riconduce in capo al committente. Quanto alla colpa nella scelta dell'impresa si è trattato, secondo la
suprema Corte, di un'affermazione priva di qualsivoglia giustificazione. E’ da
escludersi, infatti, che un’impresa esecutrice possa essere ritenuta inidonea per
il solo fatto dell'avvenuto infortunio; a tal riguardo la giurisprudenza della Corte
di Cassazione ha statuito che il committente ha l'obbligo di verificare l' idoneità
tecnico-professionale dell'impresa e dei lavoratori autonomi prescelti in
relazione ai lavori affidati, anche attraverso l'iscrizione alla camera di
commercio, industria e artigianato ma non esclusivamente in tal modo. Occorre
quindi che venga motivata l'affermazione di una scelta non diligente della
impresa esecutrice, motivazione che è risultata del tutto assente nel caso in
Per le sopra indicate considerazioni quindi ed alla luce dei principi sopra
richiamati la Corte di Cassazione ha ritenuto di annullare la sentenza
impugnata con rinvio alla Corte di Appello di provenienza per un nuovo
approfondimento della posizione degli imputati.
di Cassazione - Penale Sezione IV - Sentenza n. 44131 del 2 novembre 2015 (u.p.
15 luglio 2015) - Pres. Brusco – Est. Dovere P.M. Fimiano – Ric. H.A. e altri.
- Ai fini della configurazione della
responsabilità del committente occorre verificare quale sia stata in concreto
l'incidenza della sua condotta nell'eziologia di un evento lesivo a fronte
delle capacità della ditta scelta per l'esecuzione dei lavori.

References: sentenza 

art. 26
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