Source: https://www.laleggepertutti.it/108085_cosap-cose-e-qual-e-il-giudice-competente-per-il-ricorso
Timestamp: 2018-03-23 07:10:53+00:00

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Cosap: cos'è e qual è il giudice competente per il ricorso
Lo sai che? Cosap: cos’è e qual è il giudice competente per il ricorso
Canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche: la giurisdizione e la competenza vanno al giudice ordinario e non alla Commissione Tributaria poiché non si tratta di una tassa vera e propria.
1 Cos’è il Cosap?
2 Oggetto della Cosap
3 Chi deve pagare il Cosap?
4 Qual è la disciplina?
5 Come viene determinato il Cosap?
6 Chi è il giudice competente per il ricorso?
Le province e i Comuni possono prevedere l’istituzione di un canone per l’occupazione degli spazi ed aree pubbliche ed escludere l’applicazione, nel proprio territorio, della tassa per l’occupazione degli spazi ed aree pubbliche (cosiddetta Tosap).
Oggetto della Cosap
Il canone, che ha natura patrimoniale (dunque non fiscale), può essere previsto in relazione all’occupazione, sia permanente che temporanea, di strade, aree e relativi spazi soprastanti e sottostanti appartenenti al proprio demanio o patrimonio indisponibile, comprese le aree destinate a mercati anche attrezzati.
Può essere anche previsto per l’occupazione di aree private soggette a servitù di pubblico passaggio costituita nei modi di legge. Si comprendono nelle aree comunali i tratti di strada situati all’interno di centri abitati con popolazione superiore a 10.000 abitanti.
Può inoltre essere previsto per il rilascio dell’autorizzazione per l’installazione di impianti pubblicitari e segnaletici lungo le fasce di rispetto delle strade di competenza dell’ente.
Chi deve pagare il Cosap?
Il Cosap è dovuto dal titolare della concessione, determinato nel medesimo atto di concessione in base a tariffa, e dagli occupanti di fatto (abusivi).
È demandata a ciascun regolamento comunale e provinciale, i quali devono solamente rispettare i criteri generali stabiliti dalla legge e, in particolare, devono prevedere le procedure per il rilascio, il rinnovo e la revoca degli atti di concessione; la classificazione in categorie di importanza delle strade, aree e spazi pubblici; la tariffa determinata sulla base della classificazione, dell’entità dell’occupazione, del valore economico della disponibilità dell’area nonché del sacrificio imposto alla collettività; ecc.
Come viene determinato il Cosap?
È determinato sulla base della tariffa, con riferimento alla durata dell’occupazione e può essere maggiorato di eventuali oneri di manutenzione derivanti dall’occupazione del suolo e del sottosuolo.
Dalla misura complessiva del canone va detratto l’importo di altri canoni previsti da disposizioni di legge, riscossi dal comune e dalla provincia per la medesima occupazione (es. canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari), fatti salvi quelli connessi a prestazioni di servizi.
Chi è il giudice competente per il ricorso?
Le controversie sul Cosap devono essere decise dal giudice ordinario. Il canone non ha infatti natura di imposta e, per questo, sfugge alla competenza delle Commissioni tributarie. Lo hanno affermato le Sezioni Unite della Cassazione con una ordinanza di poche ore fa [1].
Secondo i giudici supremi, il canone per l’occupazione di aree pubbliche – COSAP – è qualcosa di ontologicamente diverso, sotto il profilo strettamente giuridico, dal tributo per la medesima occupazione (TOSAP), in quanto configurato come corrispettivo di una concessione, reale o presunta (nel caso di occupazione abusiva), dell’uso esclusivo o speciale di beni pubblici, e non già dovuto per la sottrazione al sistema della viabilità di un’ area o spazio pubblico.
Per questo – si legge nella sentenza – la giurisdizione sulle relative controversie spetta rispettivamente al giudice ordinario e non al giudice tributario.
Perciò, stabilita l’oggettiva differenza fra TOSAP e COSAP derivante dalla diversità del titolo che ne legittima l’applicazione – da individuarsi, rispettivamente, per la prima nel fatto materiale dell’occupazione del suolo pubblico, e per il secondo in un provvedimento amministrativo, effettivamente adottato o fittiziamente ritenuto sussistente, di concessione dell’uso esclusivo o speciale di detto suolo – deve senz’altro escludersi la natura di tributo del COSAP sì che le controversie attinenti alla debenza di esso, esulano dalla giurisdizione delle commissioni tributarie.
[1] Cass. S.U. ord. n. 61 del 7.01.2016.
Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 21 luglio 2015 – 7 gennaio 2016, n. 61
Presidente Cicala – Relatore Chiarini
L’art. 42 del DL.gs. n. 507 del 1993, concernente la “Revisione ed armonizzazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche dei Comuni e delle Province nonché della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma dell’art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza territoriale. Ecologia”, stabiliva che per occupazioni di spazi ed aree pubbliche permanenti – e cioè e quelle “di carattere stabile, effettuate a seguito del rilascio di un atto di concessione, aventi, comunque, durata non inferiore all’anno, comportino o meno l’esistenza di manufatti o impianti” (comma 1, lett. a), era dovuta una tassa, a tariffa – variabile – “graduata a seconda dell’importanza dell’area sulla quale insiste l’occupazione”, “commisurata alla superficie occupata” (commi tre, quattro e sei del precitato art. 42), annuale “Per l’impianto e l’esercizio di distributori di carburanti e dei relativi serbatoi sotterranei e la conseguente occupazione del suolo e del sottosuolo comunale..” (art. 48.1 del medesimo DL.gs.). Detta tassa, avente natura di imposta, trova la sua giustificazione nell’espressione di capacità contributiva rappresentata dal godimento di tipo esclusivo di spazi ed aree altrimenti compresi nel sistema della viabilità pubblica (Cass. del 1998 n. 6666, 21215 del 2004, 3872 del 2010).
Emanato il DL.gs. n.446 del 1997 in attuazione della delega, conferita al Governo dalla legge del 23.12.1996 n. 662 (“Al fine di semplificare e razionalizzare gli adempimenti dei contribuenti.. nel rispetto dei principi costituzionali del concorso alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva e dell’autonomia politica e finanziaria degli enti territoriali..”), ad emanare disposizioni di “.. abolizione.. delle tasse per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, di cui al capo II del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e all’articolo 5 della legge 16 maggio 1970, n. 281” (art. 3, comma 143, lett. e) n. 2 precitata legge), e di: “attribuzione alle Province e ai Comuni della facoltà di prevedere, per l’occupazione di aree appartenenti al demanio e al patrimonio indisponibile dei predetti enti, il pagamento di un canone determinato nell’atto di concessione secondo una tariffa che tenga conto, oltre che delle esigenze del bilancio, dei valore economico della disponibilità dell’area in relazione al tipo di attività per il cui esercizio l’occupazione è concessa, del sacrificio imposto alla collettività con la rinuncia all’uso pubblico dell’area stessa, e dell’aggravamento degli oneri di manutenzione derivante dall’occupazione del suolo e del sottosuolo; attribuzione del potere di equiparare alle concessioni, al solo fine della determinazione dell’indennità da corrispondere, le occupazioni abusive” (art. 3, comma 149, lett. h) – l’art. 63. 1, prima parte, di detto DL.gs. n.446 del 1997, conferì alle Province e ai Comuni il potere di adottare un regolamento per assoggettare il titolare della concessione di occupazione (Cass.13482 del 2012), permanente o temporanea, di strade, aree e relativi spazi soprastanti e sottostanti appartenenti al demanio o patrimonio indisponibile dell’ente, comprese le aree destinate a mercati anche attrezzati, all’obbligo del pagamento di un canone “con riferimento alla durata dell’occupazione” e maggiorabile “di eventuali oneri di manutenzione derivanti” dall’occupazione stessa, commisurato alle esigenze del bilancio dell’ente, al valore economico delle aree, all’entità del sacrificio imposto alla collettività con la rinuncia all’uso pubblico generalizzato degli spazi occupati. Il sucitato D.lgs. stabilì altresì – art. 63 secondo comma, lett. g), – in attuazione della precitata legge delega del 23.12.1996 n. 662 – tra i criteri del regolamento da emanare dai predetti enti ai fini del pagamento del canone, l’equiparazione delle occupazioni abusive a quelle concesse, e l’abolizione – art. 51.2, lett. a) dello stesso DL.gs., in attuazione della medesima legge delega – con decorrenza dal primo gennaio 1999, delle tasse per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche di cui al capo II del decreto legislativo 15 novembre 1993 n. 507 – il cui art. 38 dispone: “1. Sono soggette alla tassa le occupazioni di qualsiasi natura, effettuate, anche senza titolo, nelle strade, nei corsi, nelle piazze e, comunque, sui beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei Comuni e delle Province. 2. Sono, parimenti, soggette alla tassa le occupazioni di spazi soprastanti il suolo pubblico, di cui al comma 1, con esclusione dei balconi, verande, bow-windows e simili infissi di carattere stabile, nonché le occupazioni sottostanti il suolo medesimo, comprese quelle poste in essere con condutture ed impianti di servizi pubblici gestiti in regime di concessione amministrativa” – e all’articolo 5 della legge 16 maggio 1970, n. 281 (tasse per l’occupazione di spazi ed aree appartenenti alle Regioni, art. 1, lett. d) di quest’ultima legge). Pertanto le questioni della compatibilità tra l’obbligo del pagamento del canone e la tassa per l’occupazione del suolo pubblico e sulla relativa giurisdizione, erano risolte.
Ed infatti, ritenuto il canone per l’occupazione di aree pubbliche – COSAP – come un quid ontologicamente diverso, sotto il profilo strettamente giuridico, dal tributo per la medesima occupazione (TOSAP), in quanto configurato come corrispettivo di una concessione, reale o presunta (nel caso di occupazione abusiva), dell’uso esclusivo o speciale di beni pubblici, e non già dovuto per la sottrazione al sistema della viabilità di un’ area o spazio pubblico, era stato statuito (S.U. ordinanza n. 12167 del 2003 e n. 14864 del 2006 n. 14864, sentenza n. 1239 del 2005) che la giurisdizione sulle relative controversie spettasse rispettivamente al giudice ordinario e al giudice tributario, stante la possibile coesistenza dei due obblighi per effetto dell’art. 31, comma 20, della legge n. 448 del 1998 che, nel modificare il comma 1 dell’art. 63 del D.Lgs. n. 446 del 1997, stabilì che “i comuni possono”, adottando appositi regolamenti, “escludere l’applicazione nel proprio territorio della TOSAP”, e, in alternativa all’applicazione di tale tributo, “prevedere che l’occupazione, sia permanente che temporanea, degli spazi e delle aree”, elencati nella norma sostituita, sia assoggettata ad un canone di concessione (COSAP) determinato in base a tariffa. Perciò, stabilita l’oggettiva differenza fra TOSAP e COSAP derivante dalla diversità del titolo che ne legittima l’applicazione – da individuarsi, rispettivamente, per la prima nel fatto materiale dell’occupazione del suolo pubblico, e per il secondo in un provvedimento amministrativo, effettivamente adottato o fittiziamente ritenuto sussistente, di concessione dell’uso esclusivo o speciale di detto suolo – doveva senz’altro escludersi la natura di tributo del COSAP (cfr., in tal senso, Min.Fin., circ. n. 256/E/I/I66.089 del 3 novembre 1998), si che le controversie attinenti alla debenza di esso, esulavano dalla giurisdizione delle commissioni tributarie (come delineata dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, che all’art. art. 2, primo comma, lett. h), assoggettava alla giurisdizione delle commissioni tributarie le controversie concernenti i tributi comunali e locali, pur dopo la sua sostituzione operata dall’art. 12, comma secondo, della legge n. 448 del 2001, che ha attribuito a detta giurisdizione tutte le controversie aventi ad oggetto “i tributi di ogni genere e specie”), e ricadevano nell’ambito della competenza giurisdizionale del giudice ordinario.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 42
 art. 63
 art. 51
 art. 38
 art. 1
 sentenza 
 art. 2