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Timestamp: 2020-08-15 08:52:30+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9036 del 07/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9036 del 07/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 07/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.07/04/2017), n. 9036
sul ricorso 2509/2012 proposto da:
G.A., C.F (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
avverso la sentenza n. 445/2011 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 03/11/2011 R.G.N. 84/2011.
che con sentenza in data 3.11.2011 la Corte di Appello di Perugia, adita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in riforma della sentenza del Tribunale di Terni, che aveva parzialmente accolto il ricorso, ha ritenuto la legittimità dei termini apposti ai contratti di lavoro intercorsi fra l’appellante e G.A., assistente scolastico, e ha respinto le domande di conversione del rapporto e di risarcimento del danno;
che avverso tale sentenza G.A. ha proposto ricorso affidato a tre motivi, al quale ha opposto difese il MIUR con controricorso;
Che con il primo motivo la parte ricorrente, denunciando la violazione della direttiva europea 1999/70/CE e dell’Accordo quadro alla stessa allegato, nonchè di plurime disposizioni del D.Lgs. n. 368 del 2001 e della L. 4 giugno 1999, n. 124, art. 4, rileva che le supplenze nel settore scolastico sono volte a soddisfare esigenze permanenti sia nella ipotesi in cui attengano a vacanze sul cosiddetto organico di diritto, sia qualora si riferiscano a posti disponibili di fatto, atteso che solo i contratti a termine previsti del richiamato art. 4, comma 3, presuppongono una ragione effettivamente temporanea e transitoria, essendo per lo più stipulati nei casi di sostituzione di personale assente;
che secondo la ricorrente la normativa speciale, in quanto in insanabile contrasto con le previsioni del D.Lgs. n. 368 del 2001, è stata da quest’ultimo abrogata, in forza della norma di chiusura dettata dall’art. 11 dello stesso decreto e comunque il sistema del reclutamento del personale a termine della scuola viola la direttiva richiamata in rubrica, perchè consente la reiterazione del contratto a tempo determinato in assenza di ragioni oggettive e senza porre alcun limite al numero dei rinnovi o alla durata massima dei contratti;
che con il secondo motivo la parte ricorrente, lamentando la violazione del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36, oltre che della direttiva eurounitaria e del già richiamato D.Lgs. n. 368 del 2001, sostiene che, una volta accertata la illegittimità della reiterazione, dovrebbe essere disposta la trasformazione del rapporto a termine in contratto a tempo indeterminato, in quanto il personale da immettere definitivamente nei ruoli del Ministero viene individuato sulla base della posizione rivestita nelle graduatorie permanenti, utilizzate anche per il conferimento delle supplenze annuali;
che nell’ambito scolastico, a detta della ricorrente, alla pronuncia di conversione non risulta ostativo il principio costituzionale del pubblico concorso, giacchè il reclutamento, anche nella sua forma ordinaria, prescinde da quest’ultimo e che, in ogni caso, deve essere riconosciuto il risarcimento del danno in misura congrua e con finalità anche sanzionatorie;
che il terzo motivo, denunciando la violazione della direttiva 1999/70/CE nonchè dell’art. 6 della CEDU, sostiene che il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 10, comma 4 bis, introdotto dal D.L. n. 70 del 2011, non può avere natura interpretativa, perchè così qualificato violerebbe il richiamato art. 6 e comunque si pone in contrasto con la clausola di non regresso prevista dall’art. 8 dell’accordo quadro;
che questa Corte, con le sentenze pronunciate all’udienza del 18.10.2016 (dal n. 22552 al n. 22557 e numerose altre conformi), ha affrontato tutte le questioni che qui vengono in rilievo e, dopo avere ricostruito il quadro normativo e dato atto del contenuto delle pronunce rese dalla Corte di Giustizia (sentenza 26 novembre 2014, Mascolo e altri, relativa alle cause riunite C-22/13; C-61/13; C-62/13; C-63/13; C-418/13), dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 187 del 20.7.2016) e dalle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 5072 del 15.3.2016) ha affermato i seguenti principi di diritto:
che, peraltro, rileva nella fattispecie la sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale della L. n. 124 del 1999, art. 4, commi 1 e 11, perchè la G., come risulta dalla motivazione della sentenza impugnata, è stata destinataria di supplenze su organico di diritto senza sostanziale soluzione di continuità negli scolastici dal 2001 al 2008 (pag. 11 sentenza), sicchè la reiterazione deve ritenersi abusiva in quanto protrattasi oltre il limite dei trentasei mesi e finalizzata alla copertura di posti vacanti della pianta organica;
che il Ministero, nella memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, ha dedotto che la ricorrente è stata definitivamente immessa nei ruoli con decorrenza dal 1 settembre 2009 e la circostanza è stata confermata dalla G. che ha dichiarato di essere stata stabilizzata “ma non per effetto della legge buona scuola”;
che l’immissione in ruolo, ottenuta secondo il sistema previgente alle modifiche apportate dalla L. n. 107 del 2015, ha assicurato al soggetto il medesimo “bene della vita” per il riconoscimento del quale ha agito in giudizio, con la conseguenza che dalla stabilizzazione devono derivare gli stessi effetti che la pronuncia della Corte Costituzionale ha ricollegato al piano di stabilizzazione straordinario;
che la ricorrente, pur avendo domandato il risarcimento del danno non solo in via subordinata ma anche “aggiuntiva” rispetto alla domanda principale di conversione del rapporto, ha poi argomentato solo sulla necessità di individuare un parametro di liquidazione idoneo a rendere il risarcimento stesso misura adeguata, dissuasiva e sanzionatoria, rispetto alla ritenuta violazione del diritto dell’Unione;
che la G., quindi, non ha allegato danni diversi e ulteriori rispetto alla mancata conversione del rapporto, sicchè, una volta affermata la adeguatezza della stabilizzazione, in linea con quanto ritenuto dalla Corte di Giustizia (essendo venuto meno ogni carattere aleatorio della misura), non vi è spazio alcuno per l’accoglimento della domanda, alla luce del principio di diritto enunciato alla lettera F;
che, in particolare, vanno richiamate le considerazioni esposte nei punti da 104 a 116 di Cass. 22552/2016 in merito alla insussistenza di profili di illegittimità costituzionale e alla non necessità di un nuovo rinvio pregiudiziale, giacchè sul concetto di equivalenza la Corte di Giustizia si è più volte pronunciata e proprio su dette pronunce le Sezioni Unite di questa Corte hanno fondato il principio di diritto affermato con la sentenza n. 5072 del 2016;
che la inapplicabilità del D.Lgs. n. 368 del 2001, al settore scolastico è stata affermata da questa Corte sulla base del quadro normativo vigente al momento della introduzione del giudizio di primo grado e si è precisato, ai punti 36 e 37 delle richiamate sentenze, che il legislatore era intervenuto con norme che non possono essere qualificate di interpretazione autentica e che, conseguentemente, non violano l’art. 6 della CEDU perchè, senza vincolare per il passato l’interprete, esplicitano un precetto già desumibile dal sistema previgente;
che, quindi, la sentenza impugnata, seppur erronea nella parte in cui ha escluso qualsiasi profilo di contrasto fra la normativa speciale del settore scolastico e la direttiva 1999/70/CE, deve essere confermata, ex art. 384 c.p.c., comma 4, perchè il suo dispositivo è conforme a diritto sulla base della diversa motivazione qui enunciata;
che la complessità della questione giuridica, risolta sulla base delle pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia intervenute in corso di causa, giustifica la integrale compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
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 sentenza 
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 sentenza 
 art. 4
 art. 4
 art. 36
 art. 10
 art. 6
 art. 4
 sentenza 
 art. 380
 Cass. 
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 art. 384