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Timestamp: 2018-12-13 22:49:26+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 24 settembre 2018, n.40983
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | GIOVEDÌ 13 DICEMBRE AGGIORNATO ALLE 23:49
Le SU si pronunciano sulla continuazione tra reati puniti con pene eterogenee
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 24 settembre 2018, n.40983MASSIMA
1. La continuazione, quale istituto di carattere generale, è applicabile in ogni caso in cui più reati siano stati commessi in esecuzione del medesimo disegno criminoso, anche quando si tratti di reati appartenenti a diverse categorie e puniti con pene eterogenee.
2. Nei casi di reati puniti con pene eterogenee (detentive e pecuniarie) posti in continuazione, l’aumento di pena per il reato satellite va comunque effettuato secondo il criterio della pena unitaria progressiva per moltiplicazione, rispettando tuttavia, per il principio di legalità della pena e del favor rei, il genere della pena previsto per il reato satellite, nel senso che l’aumento della pena detentiva del reato più grave andrà ragguagliato a pena pecuniaria ai sensi dell’art. 135 cod. pen..
È rimessa alle Sezioni Unite la seguente questione di diritto: "se sia configurabile la continuazione tra reati puniti con pene eterogenee; se, nel caso in cui il reato più grave sia punito con la pena detentiva e quello satellite esclusivamente con la pena pecuniaria, l’aumento di pena per quest’ultimo debba conservare il genere di pena per esso prevista".
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 24 settembre 2018, n.40983 - Pres. Carcano – est. Lapalorcia
'se sia configurabile la continuazione tra reati puniti con pene eterogenee; se, nel caso in cui il reato più grave sia punito con la pena detentiva e quello satellite esclusivamente con la pena pecuniaria, l’aumento di pena per quest’ultimo debba conservare il genere di pena per esso prevista'.
2. Va premesso che l’originaria formulazione dell’art. 81 cod. pen. recitava: 'Più violazioni di una o di diverse disposizioni di legge con una o più azioni. Reato continuato. - Chi, con una sola azione od omissione, viola diverse disposizioni di legge o commette più violazioni della medesima disposizione di legge è punito a norma degli articoli precedenti.
In tal caso le diverse violazioni si considerano come un solo reato e si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo'.
L’art. 81 vigente, infatti, sotto la rubrica 'Concorso formale. Reato continuato', statuisce, al secondo comma, che l’unicità del disegno criminoso investe più violazione della stessa o di diverse disposizioni di legge, senza alcuna distinzione di categorie di reati (delitti o contravvenzioni) e senza alcun riferimento al genere (detentive o pecuniarie) e alla specie (reclusione, arresto; multa, ammenda) delle pene da esse previste (art. 39 cod. pen.).
Nonostante la chiara portata innovativa della riforma, una prima interpretazione della Corte Costituzionale in materia di reato continuato aveva tuttavia ritenuto non fondata, in riferimento agli artt. 3, 13 e 25, secondo comma, Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 81, primo e secondo comma, cod. pen. (nel nuovo testo risultante dallart. 8 citato) sul presupposto dell’esclusione dell’applicabilità della norma denunziata in caso di concorso di reati puniti con pene eterogenee. In conseguenza, secondo la Consulta, che tuttavia coglieva il cuore del problema posto dalla norma riformata, non applicandosi alcuna pena detentiva nuova rispetto a quella prevista dalla legge per i reati meno gravi, rimaneva esclusa ogni violazione degli artt. 13 e 25 Cost., come dell’art. 3 Cost., in mancanza di qualunque irrazionale disparità di trattamento tra le varie ipotesi di concorso (Corte cost., sent. n. 34 del 1977).
Dopo la pronuncia del 1988 della Consulta, la Corte di cassazione, anche nella sua massima espressione nomofilattica, ribadiva il principio precisando che, una volta ritenuta la continuazione tra più reati, il trattamento sanzionatorio originariamente previsto per i reati satellite non esplica più alcuna efficacia, dovendosi solo aumentare la pena prevista per la violazione più grave a prescindere dalla 'qualità' della pena prevista per gli altri reati (Sez. U, n. 4901 del 27/03/1992, Cardarilli, Rv. 191129, seguita da Sez. 6, n. 11462 del 12/06/1997, Albini GM, Rv. 209702).
Indirizzo confermato da Sez. 3, n. 44414 del 30/09/2004, Novaresio, Rv. 230490, per la quale, in tema di trattamento sanzionatorio del reato continuato, la pena destinata a costituire la base sulla quale operare gli aumenti fino al triplo per i reati satellite - anche se puniti con una sanzione di genere diverso - è esclusivamente quella prevista per la violazione più grave, restando assorbite nell’aumento sulla pena base le pene previste per i reati satellite, in quanto la continuazione determina la perdita dell’autonomia sanzionatoria dei reati meno gravi.
Va pure ricordato che, in tempi ancor più risalenti, invece, Sez. 1, n. 908 del 27/09/1985 - dep. 1986, Gaeta, Rv. 171656, premettendo l’applicabilità della disciplina del reato continuato pur se il reato più grave sia punito solo con pena detentiva e quello meno grave con pene congiunte, e ritenendo che entrambe queste ultime dovessero costituire l’aumento per continuazione, aveva ritenuto rispettato il principio di legalità della pena - operando peraltro un sincronico utilizzo del metodo di addizione e di quello per moltiplicazione - ogni volta che, nella pena complessiva derivante dall’applicazione delle norme sul concorso formale o sulla continuazione dei reati, possano individuarsi le pene previste per i singoli reati.
Deve altresì evidenziarsi che, negli anni ‘90, Sez. U, n. 15 del 26/11/1997 - dep. 1998, Varnelli, Rv. 209487, in coerenza con il sistema dell’aumento per moltiplicazione - secondo cui la pena destinata a costituire la base sulla quale operare gli aumenti fino al triplo per i reati satellite (qualunque sia il genere o la specie della loro sanzione edittale) è esclusivamente quella prevista per la violazione più grave con conseguente perdita di autonomia delle pene stabilite per i reati minori -, aveva statuito che, ai fini della determinazione dell’aumento di pena per la continuazione nell’ipotesi in cui il reato più grave sia un delitto punito con la sola multa ed il reato satellite una contravvenzione punita con pena congiunta, la pena pecuniaria (ammenda), pur di specie diversa, si cumula a quella del reato base (multa) divenendo ad essa omogenea, mentre per il calcolo della pena detentiva dell’arresto (di cui tale pronuncia, in linea con la già citata sentenza Gaeta, riteneva necessario tener conto nell’aumento della pena prevista per la violazione più grave) occorre convertire l’arresto in pena pecuniaria secondo le regole poste dall’art. 135 cod. pen. sul ragguaglio fra pene pecuniarie e pene detentive, in modo che l’arresto convertito in pena pecuniaria diviene porzione dell’aumento sulla pena base.
Ritiene violato il principio di legalità della pena Sez. 4, n. 46963 del 20/09/2017, Bianchi, che, affrontando d’ufficio, ex art. 609, comma 2, cod. proc. pen., la questione relativa all’illegalità della pena inflitta per il reato satellite (aumento sia della pena detentiva che di quella pecuniaria previste per il reato più grave, mentre il reato satellite era punito con pena solo pecuniaria), si è espressa in senso conforme alla sentenza appena ricordata, ritenendo che il segmento di pena applicato a titolo di continuazione contrastasse con l’insegnamento 'espresso dal diritto vivente' sul tema della determinazione della pena in caso di continuazione tra reati puniti con pene eterogenee.
Del resto neppure la più recente - e sensibile - giurisprudenza minoritaria, poco sopra ricordata, contesta, a ben vedere, gli argomenti alla base dell’orientamento in tal senso della giurisprudenza costituzionale del 1988 e di quella antecedente e successiva, assolutamente prevalente, di legittimità, limitandosi piuttosto ad affermare, nel presupposto che l’art. 81 cod. pen. esiga la determinazione della pena secondo il criterio della pena unica progressiva per moltiplicazione mediante aumento della pena per il reato più grave (indipendentemente dal genere di quella prevista per i reati satellite che andrebbe ad omologarsi alla pena base), che il cumulo giuridico sia praticabile soltanto così prospettando una sorta di trattamento caso per caso - allorché non si risolva in un trattamento deteriore per l’imputato rispetto al cumulo materiale, pena, a diversamente ritenere, lo snaturamento dell’istituto della continuazione.
5. Il problema è quindi piuttosto quello di contemperare, laddove ricorra l’unicità del disegno criminoso, il riconoscimento della continuazione con il rispetto del principio di legalità nella determinazione della pena, integrato dal favor rei. A tale scopo il Collegio ritiene di dover superare sia l’assunto delle Sez. U, Ciabotti - e della conforme giurisprudenza delle sezioni singole - secondo il quale l’aumento per la continuazione postula l’omologazione al genere e alla specie della pena relativa alla violazione più grave, sia quello per cui l’aumento della pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave introduca una forma di pena di per sé legale - a prescindere dal genere della pena prevista per i reati satellite - nel presupposto che è tale non solo quella prevista dalla singola norma incriminatrice, ma anche quella risultante dall’applicazione delle varie disposizioni che incidono sul trattamento sanzionatorio.
5.1. In secondo luogo l’aumento della pena detentiva a fronte di una pena solo pecuniaria prevista per il reato satellite, colliderebbe con il principio della proporzionalità della pena che, proprio attraverso la natura della sanzione prevista, sanziona la maggiore o minore gravità del reato. Va quindi valorizzata la visione 'multifocale' (ora unitaria, ora pluralistica) del reato continuato che, secondo Sez. U, n. 22471 del 26/02/2015, Sebbar, Rv. 263714, richiede l’individuazione delle pene per i singoli reati satellite ed è essenziale ai fini della 'misura' degli aumenti da apportare alla pena-base.
Le Sez. U, Sebbar hanno sottolineato come la perdita della autonomia sanzionatoria dei reati-satellite nell’ambito del reato continuato non comporti affatto la irrilevanza della valutazione della gravità dei predetti reati singolarmente considerati, come confermato dalla lettera del comma 2 dell’art. 533 del codice di rito, che impone la procedura bifasica per la quale il giudicante, prima, 'stabilisce' la pena per ciascun reato, poi, 'determina' la pena da applicare per il reato unitariamente considerato, così ridefinendo, in vista della unitaria risposta repressiva, la pena 'complessiva' da applicare. Pena di cui il giudice dovrebbe pure specificare, per quanto la mancanza non sia causa di nullità, l’entità dei singoli aumenti per i reati satellite, evitando quantificazioni forfettarie, in quanto tale specificazione rileva non solo allorché debba procedersi alla scissione delle pene per applicare soltanto ad alcuni dei reati fittiziamente unificati taluni istituti giuridici, ma soprattutto per consentire il controllo dell’esercizio della discrezionalità del giudice nella determinazione della pena, e quindi il rispetto del principio di proporzionalità di essa, dovendo i singoli aumenti corrispondere alla valutazione della gravità degli episodi in continuazione.
Del resto la violazione del principio di proporzionalità della pena, in quanto causa della perdita della valutazione del peso ponderale del reato satellite - peso evidentemente minore allorquando quest’ultimo sia punito con pena pecuniaria -, è a sua volta fonte di illegalità della pena stessa (Sez. U, n. 33040 del 26/02/2015, Jazouli, Rv. 264207, in motivazione). Mentre il rispetto del genere di pena dei reati minori contribuisce a conservare l’incidenza sulla pena complessiva del peso ponderale di essi.
Va aggiunto che, se la pena dei reati in continuazione è dello stesso genere (detentiva o pecuniaria) anche se di specie diversa (reclusione-arresto; multa-ammenda), l’aumento per moltiplicazione si effettuerà rendendo omogenea la pena per il reato satellite a quella dello stesso genere, sia pure più grave, del reato base. Se invece la pena detentiva base è la reclusione, e quella del reato satellite una pena pecuniaria, la specie di pena pecuniaria frutto del ragguaglio sarà la multa - anche se il reato satellite è punito con l’ammenda -, in linea con la previsione, relativa al cumulo materiale, che le pene di specie diversa concorrenti si considerano, per ogni effetto giuridico, come pena unica della specie più grave (art. 76, secondo comma, prima parte, cod. pen.).
d) se il reato più grave è punito con pena congiunta e il reato satellite con pena alternativa, il giudice può operare l’aumento di pena in relazione ad una soltanto delle pene previste per la violazione più grave motivando la scelta ex art. 133 cod. pen. (conformemente a Sez. 1, n. 7395 del 20/10/2017 - dep. 2018, Basile, Rv. 272404, la quale ha annullato con rinvio la sentenza impugnata che, ritenuto più grave il delitto di ricettazione, punito con la reclusione e la multa, aveva disposto l’aumento sia dell’una che dell’altra per la continuazione con la contravvenzione di detenzione abusiva di armi ex art. 697 cod. pen., punita con l’arresto o l’ammenda);
'La continuazione, quale istituto di carattere generale, è applicabile in ogni caso in cui più reati siano stati commessi in esecuzione del medesimo disegno criminoso, anche quando si tratti di reati appartenenti a diverse categorie e puniti con pene eterogenee.
Nei casi di reati puniti con pene eterogenee (detentive e pecuniarie) posti in continuazione, l’aumento di pena per il reato satellite va comunque effettuato secondo il criterio della pena unitaria progressiva per moltiplicazione, rispettando tuttavia, per il principio di legalità della pena e del favor rei, il genere della pena previsto per il reato satellite, nel senso che l’aumento della pena detentiva del reato più grave andrà ragguagliato a pena pecuniaria ai sensi dell’art. 135 cod. pen.'.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 609
 sentenza 
 art. 133
 sentenza 
 art. 697