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Timestamp: 2020-07-06 06:14:45+00:00

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Ergastolo si o ergastolo no ? – ARTICOLODIECI
ARTICOLODIECI
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Ergastolo si o ergastolo no ?
Pubblicato il Febbraio 20, 2020 Febbraio 20, 2020 di Cesare
L’art. 17 del codice penale indicava, tra le pene principali, la morte. Questa pena è stata soppressa ex art. 1, d.lgs.lt. n. 244 del 10 agosto 1944 per i delitti previsti dal codice penale, in seguito per i delitti previsti dalle leggi speciali – ex art. 1, d.lgs. n. 21 del 22 gennaio 1948 – e, infine, anche per i reati previsti dal codice penale militare di guerra con legge n. 589 del 13 ottobre 1994.
Le pene principali stabilite per i delitti sono, a tutt’oggi, l’ergastolo, la reclusione e la multa (art. 17 c.p.). Questo breve promemoria tratterà esclusivamente dell’ergastolo (art. 22 c.p.) per rispondere ad una sola domanda:”L’ergastolo, quale pena di durata limitativa perpetua della libertà personale, esiste ancora ?”. Sembrerebbe, infatti che la pena dell’ergastolo sia in evidente contrasto con lo scopo rieducativo del condannato, principio fissato dalla Carta costituzionale nell’art. 27 comma 2, secondo il quale: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”
Orbene, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 264 depositata il 22 novembre 1974, inerente il giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 22 del codice penale, ha dichiarato la legittimità costituzionale dell’ergastolo, sostenendo che la funzione rieducativa non è l’unica tipica della pena, ma con essa coesistono esigenze retributive e di difesa sociale.
L’ordinanza di rinvio muove dal presupposto che la Costituzione, oltre a disporre che le pene siano sempre umane, evidenzia la necessità che le medesime “abbiano quale funzione e fine il riadattamento alla vita sociale”. Orbene, afferma la Corte Costituzionale, funzione (e fine) della pena non é certo il solo riadattamento dei delinquenti, purtroppo non sempre conseguibile, infatti, a prescindere sia dalle teorie retributive secondo cui la pena é dovuta per il male commesso, sia dalle dottrine positiviste secondo cui esisterebbero criminali sempre pericolosi e assolutamente incorreggibili, non vi é dubbio che dissuasione, prevenzione, difesa sociale, stiano, non meno della sperata emenda, alla radice della pena. E ciò basta, prosegue la Corte, per concludere che l’art. 27 della Costituzione, usando la formula “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, non ha proscritto la pena dell’ergastolo (come avrebbe potuto fare), quando essa sembri al legislatore ordinario, nell’esercizio del suo potere discrezionale, indispensabile strumento di intimidazione per individui insensibili a comminatorie meno gravi, o mezzo per isolare a tempo indeterminato criminali che abbiano dimostrato la pericolosità e l’efferatezza della loro indole.
L’art. 176 del codice penale pone, tra le cause di estinzione della pena, la liberazione condizionale, di competenza del tribunale di sorveglianza, la cui applicazione comporta la cessazione della detenzione e la sospensione delle misure di sicurezza. La concessione della liberazione condizionale può essere disposta anche nei confronti del condannato all’ergastolo, purché abbia scontato almeno 26 anni di pena, se durante il tempo dell’esecuzione ha tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento e ha adempiuto, salvo dimostri di essere impossibilitato, alle obbligazioni civili derivanti dal reato.
La nozione di “ravvedimento”, rilevante ai fini della concessione della liberazione condizionale, comprende il complesso dei comportamenti concretamente tenuti ed esteriorizzati dal condannato durante il tempo dell’esecuzione della pena. Sono tali quelli obiettivamente idonei a dimostrare la convinta revisione critica delle pregresse scelte criminali, che denotino in termini di certezza – ovvero di elevata probabilità confinante con la certezza – un serio, affidabile e ragionevole giudizio prognostico di pragmatica conformazione della futura condotta di vita del condannato all’osservanza delle leggi, in precedenza violate con la commissione dei reati per i quali è intervenuta la sanzione penale. In sostanza, ai fini dell’accertamento del presupposto del ravvedimento, si deve avere riguardo non solo agli esiti del trattamento penitenziario, ma anche alla complessiva condotta del condannato, affinché entrambi questi indici possano fondare, “sulla base di obiettivi parametri di riferimento, un giudizio prognostico sicuro riguardo al venir meno della pericolosità sociale e alla effettiva capacità di ordinato reinserimento nel tessuto sociale, da effettuarsi sulla base di criteri fattuali di valutazione non dissimili da quelli dettati per la concessione degli altri benefici penitenziari” (Cass, Sez. I, 24 aprile 2007, n. 18022, rv. 237365; Cass., Sez. 1, 1 febbraio 2007, n. 9887, rv. 236548).
La liberazione condizionale è revocata nei casi indicati dall’art. 177 c.p. e il condannato non può essere riammesso al medesimo provvedimento di liberazione. E’ necessario, quindi, non reiterare condotte delittuose o contravvenzioni della stessa indole e non trasgredire agli obblighi inerenti la libertà vigilata, disposta a termini dell’art. 230, comma I, n. 2 del c.p.. Al contrario, nel caso in cui l’interessato si attenga scrupolosamente agli obblighi imposti dalla misura, decorso tutto il tempo della pena inflitta, ovvero cinque anni dalla data del provvedimento di liberazione condizionale per i condannati all’ergastolo, la pena si estingue e sono revocate le misure di sicurezza personali ordinate dal giudice con la sentenza di condanna o con provvedimento successivo.
Ritornando sulla domanda iniziale, cioè se l’ergastolo è tutt’ora una pena prevista dal nostro codice penale, la risposta, tenendo presente di tutto quanto esposto in precedenza, è:”Si, è possibile passare l’intera esistenza in carcere”.
Diversa e più complessa è la questione relativa all’ergastolo ostativo, ex art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario (Legge n. 354 del 26 luglio 1975), anche in virtù della recente sentenza della Corte EDU che ha condannato l’Italia per la violazione dell’art. 3 della Convenzione della salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (v. Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 13 giugno 2019 – definitiva il 7 ottobre 2019 – Ricorso n. 77633/16 – Causa Viola contro Italia). Tempo permettendo, tratterò l’argomento in un altro breve articolo.
Fac-simile istanza liberazione condizionale.
Danza della pioggia.
Appunti – La prescrizione è una causa di estinzione del reato.
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