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Timestamp: 2020-05-31 15:59:24+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 6367 del 21/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6367 del 21/03/2011
Cassazione civile sez. lav., 21/03/2011, (ud. 24/11/2010, dep. 21/03/2011), n.6367
sul ricorso 31214-2007 proposto da:
M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE
MICHELANGELO 9, presso lo studio dell’avvocato ZUCCHINALI PAOLO, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato TAGLIAGAMBE
GIAMPAOLO, giusta delega in atti;
SITI – B &amp; T GROUP S.P.A.;
e sul ricorso 1429-2008 proposto da:
SITI – B&amp;T GROUP S.P.A., in persona del legale rappresentante
250, presso lo studio dell’avvocato CORRADI MARCELLO, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato SARASSO CARLO, giusta
avverso la sentenza n. 1014/2007 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 26/09/2007 R.G.N. 1182/06;
udito l’Avvocato SARASSO CARLO;
e accoglimento dell’incidentale.
Con sentenza resa dal Tribunale di Novara il 16.2.2006, erano state accolte le domande avanzate da M.A. tendenti al riconoscimento della natura retributiva della concessione in uso gratuito dell’ autovettura aziendale e dell’incidenza del controvalore della stessa, nonchè dei pernottamenti e dell’ una tantum sugli istituti retributivi indiretti e sul tfr, con condanna della società SITI B&amp;amp;T Group spa al pagamento di Euro 35.980,00, oltre che al pagamento di 1/3 delle spese di lite, compensate per i residui 2/3. Erano state, invece, respinte le altre domande, essendo stato ritenuto non dovuto il premio per le invenzioni, considerate di natura aziendale, per mancanza di utili, ed essendo stata esclusa la natura disciplinare del licenziamento e la sua giustificatezza, per essere state le funzioni ed il ruolo del M. conglobati nella persona di altro dirigente assistente del direttore generale, la relativa decisione non potendo essere oggetto di sindacato da parte del giudice.
Sull’appello del M. e di quello incidentale della società, con sentenza del 21.9/26.9.2007, la Corte di Appello di Torino respingeva il primo, e, in accoglimento di quello incidentalmente proposto, in parziale riforma della decisione di primo grado, riduceva la condanna della SITI B&amp;amp;T Group spa al pagamento del diverso importo di Euro 33,480,00, compensando tra le parti le spese doppio grado.
Questa Corte non ignora l’indirizzo giurisprudenziale secondo cui le garanzie procedimentali dettate dall’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori devono trovare applicazione anche nell’ipotesi di licenziamento di un dirigente (Cass. sez. un., 30 marzo 2007 n. 7880). Nella specie però, non si verte in ipotesi di licenziamento ontologicamente disciplinare, avendo l’azienda nella lettera di licenziamento – premesso che per le condizioni di agguerrita concorrenza de mercato nel settore di operatività e per la necessità di ridurre i costi di struttura che imponevano ulteriori economie da attuarsi attraverso una riorganizzazione dei ruoli che coinvolgevano anche la struttura dirigenziale, – precisato che il consiglio di amministrazione ha pertanto deciso di conglobare le attività di progettazione macchine, engineering e tecnologie sotto l’unica Direzione “Tecnologie e Impiantistica”. In tal modo vengono annullati il ruolo e le funzioni del Direttore Tecnico da Lei ricoperto”. Non si pone, dunque, un problema di violazione di garanzie procedimentali di cui allo statuto, atteso che la società era, comunque, libera di procedere ad accorpamento di settori, come esplicitato nella lettera di recesso e, pertanto, come sopra evidenziato, l’invocazione delle norme dello statuto risulta inconferente e quanto mai generica, trattandosi di licenziamento di natura non disciplinare. Inoltre, anche le oggettive circostanze di fatto, per come valutate dalla corte territoriale, non risultano validamente, contestate proponendosi una diversa valutazione del materiale probatorio già vagliato, intravedendosi da parte ricorrente una contraddittorietà laddove la corte territoriale aveva accertato in precedenza la mancata soppressione delle mansioni principali svolte dal ricorrente, ossia quelle dei Direttore Tecnico.
Ed invero, è esposta solo una richiesta generica di accertamento della violazione della norma di legge, laddove il quesito di diritto di cui all’art. 366 bis cod. proc. civ. deve comprendere l’indicazione sia della “regula iuris” adottata nel provvedimento impugnato, sia del diverso principio che il ricorrente assume corretto e che si sarebbe dovuto applicare in sostituzione del primo, la mancanza anche di una sola delle due suddette indicazioni rendendo i ricorso inammissibile (cfr. Cass. sez. 3 30.9.2008 n. 24339; Cass. s.u. 3518/08; 22640/07; 14385/07).
“invenzione d’azienda”) rispetto a quella di cui al primo comma (la cd. “invenzione di servizio”) : nell’invenzione d’azienda la prestazione del dipendente non consiste nel perseguimento di un risultato inventivo, sicchè il conseguimento di questo non rientra nell’oggetto dell’attività dovuta, anche se resta pur sempre collegata a questa stessa attività. Questa Corte, nella decisione 71561/2006, alla quale risulta conforme la successiva n. 14439/2000, ha evidenziato come” il discrimine in concreto tra le due fattispecie a confronto possa essere difficile, atteso che ogni prestazione di lavoro subordinato è in sè di mezzi, mentre l’invenzione è un risultato, per di più aleatorio o meglio incerto, come invece tende a non essere la retribuzione. Ma a parte l’ammissibilità, in via di principio, di forme o comunque di voci o componenti retributive legate al risultato, la previsione dell’art. 23, comma 1 rispetto a quella del comma 2, sta proprio nel fatto che oggetto del contratto sia l’attività inventiva, cioè il particolare impegno per raggiungere un risultato prefigurato dalle parti, dotato dei requisiti della brevettabililtà stabiliti dalla legge, e che, a tale scopo sia prevista una retribuzione”. Detta sentenza che ha, tuttavia, anche evidenziato come sia compito del giudice di merito quello di accertare – sulla base della interpretazione del contratto basata sui criteri dettati dall’art. 1362 c.c. – se le parti hanno voluto in effetti pattuire una retribuzione che sia pure in parte si collochi come corrispettivo dell’obbligo del dipendente di svolgere un’attività inventiva ha pure sottolineato che si tratta di indagare sulla volontà delle parti, non operando “ex post”, quando l’invenzione è stata conseguita, perchè con questo criterio si dovrebbe considerare pattuita l’attività inventiva in tutti i casi in cui la prestazione lavorativa abbia dato luogo, comunque, ad un’invenzione, ma indagando “ex ante” sull’effettivo intendimento delle parti e che non assume rilievo la maggiore o minore probabilità che dall’attività lavorativa, pattuita scaturisca l’invenzione, di tal che, ogniqualvolta sia probabile quel risultato, si dovrebbe automaticamente considerare come rientrante nella previsione contrattuale.
Con riferimento al gravame incidentale definito dalla società come “autonomo”, riferito alla asserita violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 1460 e 2697 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3), nonchè alla insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo, viene evidenziato come non sia stato dato rilievo all’eccezione di inadempimento con riguardo all’obbligo di restituzione di materiale da parte del M., che avrebbe detenuto ingiustificatamente documentazione della società.

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