Source: http://seduteonline.consiglio.puglia.it/play.php?flv=PUGLIA_45450_63055_001_20190611&q=
Timestamp: 2019-10-18 09:09:31+00:00

Document:
C.r. Puglia 11.06.19
DATE: Tuesday 11 June 2019 - 10:30
seduta 126 edizione definitiva
Ha chiesto congedo Michele Emiliano.
Comunicazioni al Consiglio. È stato inserito un punto nell’articolo 43 della proposta di legge sul gioco d’azzardo.
Commissione II: proposta di legge a firma del consigliere Caracciolo “Modifiche alla legge n. 56”.
Commissione IV: proposta di legge a firma dei consiglieri Laricchia, Trevisi ed altri “Censimento e mappatura degli impianti di produzione energetica”.
Commissioni V e VI: proposta di legge a firma dei consiglieri Colonna, Leo, Santorsola “Norme in materia di sicurezza dei lavori in quota”.
Interrogazioni presentate: Blasi “Richiesta informazione sulla mancata istituzione regionale del SIC e sulle conseguenze rispetto alle istanze di TAP”; Gatta “Piano comunicazione per la Sanità con APULIA FILM COMMISSION”.
Primo punto: Prosieguo esame disegno di legge n. 142 “Nuova disciplina generale in materia di attività estrattiva”.
Come ricorderanno i consiglieri, ci fermammo all’articolo 15 per mancanza del numero legale.
Nel frattempo, stamattina era stato presentato un emendamento, a firma di Saverio Congedo. Dopo una consultazione con gli uffici, però, l’interessato mi chiede di ritirarlo. È quindi ritirato.
Non ci sono altri emendamenti all’articolo 15. Votiamo l’articolo 15.
L’articolo è approvato, ma il Consiglio non c’è più, quindi ci aggiorniamo a fra un’ora. Non posso fare diversamente.
Non posso votare io per tutti, che cosa devo fare? Sono tutti in Aula, non c’è nessuno assente. Chi manca? Non riesco a capire. Siccome è un fatto sistematico, se qualcuno dopo quattro anni non capisce che quando siamo in fase di votazione bisogna stare in Aula, non si può fare nulla: una volta è Tizio, una volta è Caio, una volta Sempronio: è una cosa incredibile!
Peraltro, nemmeno ce la facciamo, perché arriviamo a 24. Per arrivare a 26 ce ne vogliono altri due. Se i consiglieri, lo ripeto ancora una volta, siamo ormai alla fine della legislatura. Vanno in giro in fase di votazione. Io non so che fare.
Fra un’ora abbiamo aggiornato. Ci sono altri colleghi consiglieri fuori? Non ce ne sono.
Prego i consiglieri di prendere posto. Dovremmo essere in numero legale.
Rivotiamo l’articolo 15.
Adesso andiamo all’articolo 16, dove c’è un primo emendamento a firma di Ventola, a pagina 18. Il parere del Governo è favorevole.
Presenti 39, votanti 35, favorevoli 35, astenuti 4.
C’è un altro emendamento all’articolo 16, a firma Marmo: “I rifiuti di estrazione sono gestiti in conformità al decreto n. 117”.
Non ci sono altri emendamenti all’articolo 16. Votiamo.
Presenti 38, votanti 34, favorevoli 34, astenuti 4.
Andiamo adesso all’articolo 17.
C’è l’emendamento a firma Congedo, che viene ritirato.
Emendamento 18-bis, a firma Barone. Il parere del Governo è favorevole. Votiamo.
Adesso andiamo all’emendamento 18-ter, a firma Campo. Il parere del Governo è favorevole.
Presenti 38, votanti 38, favorevoli 33, contrari 5.
Andiamo adesso a pagina 19, sempre sull’articolo 17, emendamento a firma Ventola. Il parere del Governo è favorevole.
Non ci sono altri emendamenti, per cui votiamo l’articolo 17.
C’è un primo emendamento di pagina 20, a firma di Vizzino.
Presenti 37, votanti 37, favorevoli 32, contrari 5.
Non ci sono altri emendamenti all’articolo 18.
Votiamo l’articolo 18.
Presenti 39, votanti 38, favorevoli 38, astenuto 1.
Presenti 36, votanti 31, favorevoli 31, astenuti 5.
Presenti 39, votanti 34, favorevoli 34, astenuti 5.
C’è un primo emendamento di pagina 21, a firma di Vizzino, Sergio Blasi ed altri. Parere del Governo favorevole.
Votiamo l’articolo 21. Presenti 36, votanti 32, favorevoli 32, astenuti 4.
Primo emendamento di pagina 22, a firma Santorsola, credo: “Dopo le parole… inserire la parola ‘relazione geologica’”.
C’è un altro emendamento? No, all’articolo 22 non ce ne sono più.
Votiamo l’articolo 22.
Articolo 23. Votiamo.
Articolo 24. Votiamo.
Presenti 35, votanti 33, favorevoli 33, astenuti 2.
Articolo 25. Votiamo.
Presenti 36, votanti 30, favorevoli 30, astenuti 6.
C’è un primo emendamento di pagina 23, a firma Santorsola ed altri. Parere del Governo?
C’è un altro emendamento di pagina 23/1, a firma di Marmo, sempre all’articolo 27.
Avrà pure dato il parere contrario, signor assessore, però mi pare che l’articolo, l’emendamento sia assolutamente di buonsenso. Il comma 4 dell’articolo 27 è sostituito dal seguente nuovo comma: “La Regione concede finanziamenti al fine di favorire gli interventi di recupero ambientale delle aree di cui al presente articolo, ai sensi dell’articolo 7, comma 1, lettera d), e del successivo comma 2 della legge n. 394 ‒ quindi è nella esatta previsione della n. 394 che, insieme alla n. 117, è la legge madre della materia ‒ sulla base di proposte progettuali presentate dai Comuni, dai privati, singoli o associati, che abbiano la disponibilità giuridica del bene, verificata la compatibilità con il PRAE”.
Qual è il motivo per cui al singolo privato, associato con il Comune o con altri soggetti privati che abbiano la disponibilità giuridica del bene manchi debba essere vietata questa possibilità di ottenere finanziamenti regionali? Questa è la domanda che faccio. Mi sembra talmente di buonsenso che continuare a dire “no” significa dirlo a priori, senza una motivazione.
Quello che diciamo è concesso dalla legge nazionale. Perché in Puglia questo non deve accadere? Dovremmo avere tutti quanti interesse al recupero delle aree dismesse e al recupero ambientale di tutte le cave. Dovrebbe essere la priorità della nostra Regione. Invece no. Il privato, o da solo o associato con i Comuni, non deve poter attingere a questi finanziamenti, ove ci siano.
Prego, collega
L’emendamento credo che fosse calibrato con riferimento a una vecchia formulazione del testo, perché è esattamente il contenuto riportato nel testo agli atti dei nostri lavori, che prevede espressamente la possibilità di riconoscere i finanziamenti destinati agli interventi di recupero ambientale non solo a favore dei Comuni, ma anche di privati, singoli e associati, esattamente come riportato nella proposta emendativa, dando priorità agli interventi (ricordo che su questo abbiamo messo mano in una riunione e io stesso intervenni anche su questo) ubicati nell’ambito delle aree protette.
Peraltro, la formulazione è perfettamente coerente con quanto riportato dalla legge quadro sulle aree protette, la legge n. 394, che all’articolo 7, richiamato nella proposta emendativa, espressamente fa riferimento a finanziamenti a sostegno di iniziative dei Comuni e dà poi la possibilità, nel comma 2, anche di intervenire a favore di privati, singoli e associati.
La formulazione, quindi, contiene tutto quello che il collega si propone di fare con la sua proposta emendativa.
Solo per precisare, Presidente, che è vero che la formulazione dell’articolo è simile, mentre l’attuale stesura fa riferimento solo all’articolo 27, io invece faccio riferimento alla legge n. 394, che riguarda tutte le aree protette, non solo quelle dei parchi, per cui credo che questa formulazione sia più completa di quella oggi esistente nel testo.
È propriamente richiamata la legge quadro nazionale n. 394/1991 in tema di aree protette. Questo è il mio parere.
Il disegno di legge già prevede la possibilità di finanziare interventi di recupero ambientale dalle cave dismesse attraverso le somme rivenienti dagli oneri sull’attività estrattiva. I fondi richiamati dall’emendamento riguardano peraltro solo le aree protette, e non sono fondi a disposizione della Regione. Questo è il parere tecnico.
Presenti 39, votanti 39, favorevoli 8, contrari 31.
Adesso possiamo votare l’articolo 27.
“[…] concede finanziamenti al fine di favorire gli interventi di recupero ambientale delle aree di cui all’articolo 27”. È già l’articolo 27, per cui dovrebbe essere corretto “di cui al presente articolo”.
Presenti 32, votanti 31, favorevoli 31, astenuto 1.
Votiamo l’articolo 28.
Presenti 38, votanti 35, favorevoli 35, astenuti 3.
C’è un primo emendamento a pagina 24 (Santorsola ed altri). Parere del Governo favorevole.
Adesso andiamo, sempre sull’articolo 29, a pagina 25 (emendamento Santorsola ed altri). È un emendamento “sostituire le parole ‘si avvalgono’”. Votiamo. Presenti 41, votanti 41, favorevoli 41.
Andiamo a pagina 26. C’è un altro emendamento, sempre a firma Santorsola ed altri.
Pagina 27, sempre sull’articolo 29, Santorsola ed altri: “La Regione promuove specifici accordi o protocolli d’intesa…”.
Parere? Pagina 27.
Votiamo l’articolo 29.
Presenti 36, votanti 34, favorevoli 34, astenuti 2.
Articolo 30. Votiamo.
Presenti 37, votanti 34, favorevoli 34, astenuti 3.
Articolo 31. Non ci sono emendamenti. Votiamo. Presenti 39, votanti 36, favorevoli 36, astenuti 3.
Andiamo all’articolo 32.
C’è l’emendamento a firma Rosa Barone, di pagina 27. Il parere del Governo è contrario.
Presenti 36, votanti 32, favorevoli 5, astenuti 4.
Adesso c’è l’emendamento di Marmo. Il comma 2 lo abbiamo già votato, e non c’è. Rimane in vita il comma 3, che chiede di sopprimere. Il parere del Governo è contrario.
Presenti 37, votanti 37, favorevoli 8, contrari 29.
Votiamo adesso l’articolo 32.
Presenti 37, votanti 32, favorevoli 32, astenuti 5.
Votiamo. Presenti 37, votanti 34, favorevoli 34, astenuti 3.
C’è un emendamento di pagina 28, a firma Santorsola, Vizzino ed altri. Il parere del Governo è favorevole.
Votiamo adesso l’articolo 35.
Ultimo articolo, l’articolo 38.
Adesso torniamo all’articolo 10, che avevamo accantonato.
Ci sono due emendamenti a firma Campo o, meglio, un emendamento a pagina 12 e un subemendamento all’emendamento presentato a suo tempo. Il parere del Governo è favorevole. Presenti 37, votanti 32, favorevoli 32, astenuti 5.
Adesso votiamo l’ultimo emendamento, sempre all’articolo 10, a firma di Ventola e Santorsola. Presenti 37, votanti 36, favorevoli 36, astenuto 1.
Adesso votiamo l’articolo 10.
Ci sono dichiarazioni di voto? Consigliere Marmo, prego.
Presidente, io dichiaro in poche battute la mia astensione sulla legge, lasciando naturalmente libero il Gruppo, che ha seguito, ciascuno per proprio conto e per il proprio territorio, come questa legge si è sviluppata.
Io dichiaro la mia astensione per come abbiamo approvato questa legge. È stata una modalità assolutamente disordinata. Abbiamo più volte interrotto l’approvazione di questo testo, avendo anche dimenticato alcuni emendamenti che poi non sono stati presentati, con la forma in cui alcuni emendamenti sono stati presentati.
Io quindi invito il Consiglio e il Presidente a predisporre un formulario, perché non è possibile vedere emendamenti che in una stessa pagina contengano quattro modifiche, o cinque modifiche, di uno stesso articolo, quando sin dall’inizio del nostro lavoro qui in Consiglio, ci è stato spiegato che va fatto un emendamento singolo su un foglio per ogni punto che deve essere modificato. Quindi, prepariamo un formulario e lo mandiamo a tutti quanti in modo che ognuno sa che deve predisporre un emendamento per ogni punto.
Per cui, confesso il mio difetto nel non essere riuscito a seguire a pieno lo sviluppo di questa legge e sono rimasto al quanto deluso del mio stesso lavoro. Ritengo per me di non aver fatto un buon lavoro. Quindi, l’invito che rivolgo alla Presidenza, ma soprattutto ai colleghi, è di non farci trovare più in futuro di fronte ad una serie di emendamenti che arrivavano in ogni momento, che non si trovavano più nemmeno nell’ordine in cui avevamo predisposto il primo blocco di emendamenti. Tutto si è svolto nel massimo disordine.
Dichiaro la mia astensione. Naturalmente, quando vedremo la legge così come è stata stesa dopo l’approvazione ci renderemo conto che molte aggiunte, molti emendamenti aggiuntivi sono perfettamente inutili perché contengono riferimenti a norme di altri settori che sono comunque vigenti per conto proprio, come, per esempio, la sicurezza sul lavoro. Non è che la sicurezza sul lavoro adesso si rafforza perché la Regione legifera.
La sicurezza del lavoro è normata da leggi specifiche che riguardano la sicurezza del lavoro. Credo che non abbiamo fatto un buon lavoro. Non abbiamo avuto nemmeno un buon rapporto con gli uffici e nemmeno con l’assessore. Credo che non si sia sviluppato quell’armonico conflitto positivo che può determinare un risultato altrettanto positivo.
Per questo il mio voto, tutto personale, è quello di astensione da questo provvedimento. Grazie.
Grazie, Presidente. Sarò brevissimo. Solo per una considerazione. Il voto di astensione del collega Marmo credo che sia una intrinseca approvazione della legge considerando tutto il percorso che è stato fatto. Lo ringrazio per astenersi e non per il voto contrario.
Io voto favorevole a questa legge esattamente per gli stessi motivi per cui lui si astiene. È stato un percorso lungo, difficile, ma in questo percorso lungo e difficile c’è stata la condivisione completa dell’assessorato e la disponibilità assoluta della struttura, che è stata sempre presente in Aula. Per cui, credo sia il caso di ringraziarli per il lavoro che sono riusciti a fare.
Grazie. Ovviamente, il mio voto è favorevole.
Signor Presidente, colleghi consiglieri, noi voteremo favorevolmente.
I lavori sono stati condotti, come diceva il collega Marmo, in maniera ‒ oserei dire ‒ quasi farraginosa. Abbiamo perso troppo tempo, abbiamo dovuto interrompere più volte questo Consiglio per ritornare nelle Commissioni, però alla fine è venuto fuori un discreto lavoro. Sicuramente è cambiato l’approccio verso il mondo dei cavatori. È cambiato anche l’approccio dei rapporti con gli enti locali, per cui il riconoscimento ai Comuni, laddove organizzati, di determinate competenze. Avremmo osato di più, sinceramente, nell’individuare i poteri sostitutivi, proprio per evitare che ci potessero essere delle inadempienze, laddove i Comuni, magari, non sono ben organizzati.
C’è anche la possibilità di approfondire ancora meglio questo tema, con l’approvazione di questa legge, soprattutto per quanto attiene il tema degli approfondimenti, un tema molto caro. Forse abbiamo omesso in questa fase di ascoltare per bene l’Autorità di bacino. Ci sono territori dove è a rischio sanificazione il sottosuolo. Quindi, affrontare insieme agli imprenditori del settore e all’Autorità di bacino un tavolo che possa meglio affrontare questi temi e guardare con maggiore attenzione e magari anche propensione al sistema degli ampliamenti reali rispetto agli approfondimenti è un qualcosa che qui cominciamo a toccare, ma andrebbe meglio approfondito.
Noi voteremo favorevolmente soprattutto perché abbiamo contribuito, con i nostri emendamenti, a modificare l’approccio iniziale. Molti emendamenti sono stati condivisi con i colleghi della maggioranza e con la struttura tecnica, ma sicuramente da domani bisognerà nuovamente riaprire il tavolo per questioni più tecniche.
L’ultimo aspetto è quello riferito al sistema delle tariffe. Credo che anche aver previsto la Consulta e la concertazione preventiva sicuramente eviterà a questa Regione di dover intraprendere percorsi solitari, come è avvenuto nel recente passato con deliberazioni di Giunta nell’approvazione delle tariffe, senza la dovuta concertazione che poi ha portato il TAR a bocciare quelle delibere. Per cui, l’averlo previsto in una legge credo che sia un altro passettino in avanti.
Votiamo favorevolmente perché finalmente questa Regione, dopo anni di assoluta visione un po’ miope nei confronti del mondo delle cave e dei cavatori, di questo settore importantissimo imprenditoriale della nostra Puglia, cambia un tantino visione e, quindi, non li vede più come degli approfittatori e coloro che danneggiano il nostro territorio e il paesaggio, bensì un’opportunità per la valorizzazione delle pietre stesse, anche per l’ordine del giorno che andremo ad approvare, spero, nel prossimo punto, ma soprattutto perché finalmente non si ha più un atteggiamento belligerante, ma un atteggiamento più conciliativo, soprattutto in virtù del fatto che parliamo del territorio pugliese e di migliaia di persone che sono direttamente coinvolte nel mondo del lavoro.
Come per tutto l’articolato, chiaramente ci asterremo anche nella votazione finale in quanto, sebbene sia stato lungo il percorso di questa proposta di legge e abbiamo collaborato anche con la struttura, con l’assessorato, non siamo troppo soddisfatti in particolare per quanto riguarda l’articolo 14, che risulta essere, dal nostro punto di vista, molto poco chiaro, tanto che potrebbero subentrare difficoltà interpretative, oltre a essere a rischio di impugnativa, secondo noi. Inoltre, ci chiediamo se i Comuni sono effettivamente pronti ad assolvere tutte le nuove funzioni che con questa legge diamo loro.
Quindi, da una parte sicuramente è stato positivo mettere mano a quelle che sono le autorizzazioni legate alle cave e a tutto il comparto al comparto, però dall’altra parte ci chiediamo, sebbene tutto questo tempo, il modo in cui è stata portata avanti la discussione, in maniera assolutamente pasticciata, sono tre volte che sospendiamo i lavori e riprendiamo, e avere un’idea di massima anche chiara di tutto il processo e di tutto l’articolato diventa molto complicato.
Quindi, ci asteniamo assolutamente e siamo, ovviamente, dalla parte dei Comuni, che si vedranno ad avere, in seguito a questa legge, anche nuove funzioni, e non sappiamo fino a che punto potranno esperirle.
Intervengo solo per sottolineare a voce alta qualcosa che pensiamo tutti. Intanto siamo dinanzi a un intervento normativo di cui parliamo spesso, lo evochiamo spesso, ricordo anche il collega Marmo, nell’ultimo Consiglio, quando richiamava la necessità di procedere a dei testi unici, non siamo in presenza proprio di un testo unico, ma è almeno un intervento che mette ordine a una disciplina particolarmente complessa, articolata e di forte impatto anche sui territori, con una serie di riferimenti a matrice ambientale, economica, produttiva, occupazionale.
Si pensi che questa legge va ad abrogare il precedente testo dell’85, che va ad abrogare dei riferimenti, delle norme del 2004 ed elimina altri articoli, altri precedenti testi normativi.
Ha l’ambizione, sì, di mettere ordine nella materia. Avere certezza che questo obiettivo si raggiunga credo che sia assolutamente velleitario. Ha sicuramente il pregio di aggiornare il quadro normativo. Gli elementi, gli spunti che venivano dai banchi dell’opposizione, dal collega Marmo e dalla collega Barone, io li ritengo, invece, elementi di forza. Sì, l’intervento è stato faticoso: più sedute, le schermaglie consiliari, i numeri legali saltati, sappiamo bene, appartengono alle dinamiche politiciste. Però, è un dato di fatto anche questo lungo percorso che è stato estremamente complicato, con rimpalli con le Commissioni, comitati di studio, gruppi di lavoro creati all’interno del Consiglio, colleghi consiglieri che più di altri si sono cimentati. Credo come non mai, lo dico davvero a Rosa Barone e al Presidente Marmo, che questo intervento normativo, proprio perché tutti eravamo consapevoli della sua delicatezza, si è arricchito del contributo di tutti. È ovvio che la democrazia, la partecipazione, il coinvolgimento, l’apporto di tutti implichino fatica, pazienza. E la pazienza e l’umiltà sono le condizioni di ogni processo democratico.
Proprio per questo, anch’io umilmente mi sono consegnato, non facendo parte della Commissione V, ma in generale, non avendo seguito puntualmente, se non per alcuni riferimenti normativi, il lavoro, mi sono consegnato serenamente al lavoro che hanno messo in campo diversi colleghi. Ho cercato di fare il mio. Ho consapevolezza di tutta la complessità? Certo che no. Però devo dare atto del lavoro intenso svolto, un lavoro ovviamente perfettibile, che verrà calibrato, con la perfezione di volta in volta, con i risvolti applicativi. È però doveroso, appunto umilmente, da parte mia, ringraziare chi ha avviato questo lavoro di riforma. Mi riferisco al collega Mimmo Santorsola, che nelle vesti di assessore, ormai credo più di due anni fa, ha avviato questo ambizioso intervento di riforma; un lavoro che è stato poi proseguito, e lo ringrazio, dall’attuale assessore Stea.
Ringrazio il Presidente Vizzino della V Commissione, i colleghi di quella Commissione, e ringrazio i colleghi che più di altri si sono cimentati sulla materia, anche con il loro apporto emendativo. Mi riferisco in particolare a Francesco Ventola, a Sergio Blasi, a Paolo Campo, a Rosa Barone, al Presidente Nino Marmo. Infine, davvero un doveroso, sentito ringraziamento, perché dobbiamo essere orgogliosi, va a dei pezzi dell’Amministrazione. Le parole aiutano a crescere e a migliorarsi, anche le parole buone, soprattutto, come diceva – forse Sergio lo ricorderà – uno dei miei riferimenti ideali, Danilo Dolci, ciascuno cresce solo se sognato. Nessuno è perfetto, però immaginare e incoraggiare una persona sul lavoro buono che sta facendo il tentativo credo che aiuta a migliorare anche la persona, a migliorare noi stessi.
Questo per dire che un doveroso ringraziamento va a due rappresentanti della nostra struttura burocratica regionale che più di altri si sono cimentati e hanno dato un apporto notevolissimo ai nostri lavori.
Mi riferisco all’ingegnere Scannicchio, giusto per una gerarchia, e all’architetto Enrico Ancora. Credo di avere detto bene i cognomi.
Dopodiché, il mio voto, ovviamente, con Mimmo e con Sebastiano Leo del mio Gruppo, sarà favorevole.
Collega Campo, prego.
Grazie, Presidente. Credo che questo sia davvero un giorno importante, di quelli che dovremmo segnare in rosso sul calendario, questa esperienza amministrativa. Forse non tutti ne hanno una piena consapevolezza, ma oggi abbiamo dato alla Puglia uno strumento importante, una legge storica, epocale.
Io non so, Enzo, se sia la legge migliore in assoluto. In una materia così complessa ho la personale convinzione che probabilmente ci sarà bisogno, come dice Fabiano Amati, di una certa manutenzione legislativa in corso d’opera, ma è il nostro compito, il nostro mestiere.
Per lo meno abbiamo normato e ricondotto ad unità un quadro molto complesso, un’attività sensibilissima che manipola profondamente il territorio, e non ci dobbiamo nascondere. In passato, l’assenza di un quadro normativo di riferimento ha consentito che si producessero anche scempi di ordine ambientale ai quali bisogna porre rimedio; un’attività che però costituisce una voce importante, pugliese. È un’attività, Enzo, che ha peculiarità e caratteristiche le più diverse a seconda degli ambiti anche territoriali, in cui essa è esercitata.
Dunque, era necessario non solo dare norme che disponessero per l’avvenire, ma che in qualche modo tenessero anche conto del passato, di un passato che risale a molti decenni orsono, e che tenesse conto anche della diversità di esigenze che il territorio poneva e della diversità anche strutturale del modo di concepire l’attività estrattiva. È chiaro, lo intende anche un bambino. Non tutte le parti della Puglia hanno lo stesso sottosuolo. Estraiamo cose diverse, ci rivolgiamo a mercati diversi, dunque svolgiamo anche un’attività diversa. La legge deve essere unica. Questo ha comportato, sì, è vero, che la legge avesse una gestazione complicata.
Abbiamo tutti contribuito responsabilmente a fare in modo che questa legge vedesse la luce. Il fatto che ci sia voluta più di una seduta credo sia dovuto a fattori contingenti che nulla hanno a che vedere con il consenso generalizzato che si era riusciti a ottenere attorno a questa proposta di legge, che è stata più volte rimaneggiata. Anche io mi sono impegnato e ho prodotto emendamenti perché ho cambiato idea su alcune questioni, perché ho approfondito il tema, perché abbiamo incontrato tutti gli operatori.
Credo che questa vicenda vada vissuta ‒ dirò di più ‒ come il paradigma di quella che dovrebbe essere la nostra attività di legislatori: una grande capacità di ascolto del territorio, una grande capacità di confronto tra noi e una grande capacità ‒ debbo dirlo anch’io; lo avrei detto se non l’avesse detto Enzo ‒ e una grande comprensione da parte della struttura tecnica, Presidente. Enzo ha già citato i due nostri funzionari che abbiamo avuto come riferimento (parlo della struttura tecnica in generale), che hanno avuto estrema pazienza e grande rigore, Presidente, come dovrebbero fare tutti coloro che devono aiutare noi consiglieri regionali a legiferare, specialmente in materie così sensibili e delicate.
Mi auguro che possa essere un’opportunità, questa, per riparare ‒ laddove possibile ‒ a guasti che in passato si sono creati, per favorire e rendere economicamente più vantaggiosa l’attività di tanti operatori che affrontano di questi tempi un mercato difficile, che si è maledettamente complicato, con l’impegno, io credo, Presidente, senza reticenza, ma con estrema sincerità, a renderci conto se avremo colto l’obiettivo, se le cose funzioneranno, ma sempre pronti, come lo siamo sempre stati in questi anni, a riconoscere, laddove fosse necessario, che qualcosa va precisato o modificato, e l’abbiamo già detto.
Proviamo a dare alle attività estrattive pugliesi una nuova data di inizio, l’inizio di una nuova era, cammin facendo, come io spero che sia, ci renderemo conto se sarà un’era positiva – io mi auguro di sì – o se sarà necessario approfondire temi nuovi, inediti che magari si daranno, saremo qui in Consiglio, io mi auguro con il medesimo spirito che ha contraddistinto questo confronto, senza distinzioni tra opposizione e minoranza, a svolgere il nostro ruolo al servizio della comunità in primo luogo, ma anche degli operatori che si occupano di attività estrattive, in un contesto così difficile e in un territorio così delicato.
Intervengo solo per ringraziare tutti i colleghi che si sono adoperati nella stesura di questa legge, perché hanno contribuito tutti. Io ho ereditato questa legge all’indomani della mia nomina ad assessore, quindi ci sono tanti colleghi, da Ventola alla Barone, all’amico Santorsola, a Colonna, che hanno lavorato intensamente alla stesura di questa legge, e anche il collega Marmo.
Devo ringraziare anche dell’umiltà che si è avuta in alcune circostanze, dopo momenti anche di subbuglio all’interno della Commissione, dove con un confronto normale e democratico siamo riusciti a portare a compimento questa legge, una normativa nuova, che mancava dal 1985. Devo anche ringraziare Confindustria, tutte le associazioni con le quali ci siamo confrontati.
Nello stesso tempo, chiudo dicendo che questa non è una legge che è stata voluta dalla maggioranza, ma dall’intero Consiglio regionale.
Non ci sono altri interventi, per cui passiamo al voto sull’intero disegno di legge.
Presenti 45, votanti 36, favorevoli 36, astenuti 9.
Passiamo al secondo punto all’ordine del giorno. È l’ordine del giorno inerente il testo che abbiamo approvato, a firma di Marmo, Franzoso ed altri.
Consigliere Marmo, rapidamente.
Rapidamente, Presidente, grazie.
Questo ordine del giorno nasce da una contingenza. Leggo solo le premesse: “L’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale ha autorizzato interventi volti a migliorare e a potenziare le infrastrutture e le opere di difesa nei porti pugliesi, utilizzando anche fondi comunitari e regionali. In particolare, si avvieranno, o sono già avviati, i lavori per il nuovo terminal crociere del porto di Bari, il dragaggio, la bonifica e l’attivazione del PED/PID (punto di entrata designato e punto designato d’importazione) del porto di Barletta, la viabilità per il nuovo porto di Monopoli, il completamento delle nuove opere di difesa del porticciolo attracco imbarcazioni San Domino delle Isole Tremiti e opere infrastrutturali in altri porti pugliesi. Che l’attività estrattiva in Puglia è rilevante; che ci sono notevoli quantità di materiale di scarto che potrebbero essere impiegate nella realizzazione delle opere infrastrutturali.
Sulla base di questa grande produzione che la nostra Regione ha, impegna il Presidente e la Giunta regionale ad attivare le procedure affinché si realizzino le condizioni per l’utilizzo dei materiali di scarto dell’attività estrattiva pugliese negli interventi e nelle opere di difesa nei porti pugliesi in fase di compimento o di prossima attuazione”.
È quindi molto chiaro nel suo intento.
Non vedo iscritti a parlare.
Possiamo procedere al voto. Chiedo ai consiglieri di restare in Aula, perché dobbiamo procedere a votare i debiti fuori bilancio. Si stanno determinando delle enormi criticità. Non abbandonate. Votiamo.
Presenti 40, votanti 40, favorevoli 39, contrari 1.
Passiamo al punto n. 3), i debiti fuori bilancio.
Chiedo a tutti i consiglieri di maggioranza di stare in Aula.
C’è un emendamento tecnico, a firma del Presidente Amati, che consente di accorpare tutti i debiti fuori bilancio.
Votiamo l’emendamento Amati. È una relazione, non è un emendamento.
La parola al Presidente Amati. Vengono tolti quelli che hanno già superato i 60 giorni.
Grazie, Presidente. Ovviamente, siccome non sono abituato alle finzioni, leggo la relazione soltanto per consentire ai colleghi di richiamare in Aula tutti i consiglieri, perché, ovviamente, questi provvedimenti hanno bisogno della maggioranza assoluta. È soltanto questo lo scopo della lettura della relazione. Peraltro, l’ho fatta decine e decine di volte, quindi francamente risulterebbe abbastanza curioso che stamattina la volessi riproporre. Tenuto conto, peraltro, che noi accumuliamo i debiti fuori bilancio e mentre ce ne sono alcuni che possono essere tranquillamente, alla fine, riconosciuti per il mero decorso del tempo, tuttavia capita in alcune circostanze – nel frattempo, come auspicato dal collega Conca, è in corso una prova di alleanza tra il PD e il Movimento 5 Stelle, come auspicato dal collega Conca e come rimbrottato dalla collega Laricchia prontamente nelle pagine di oggi. Ci sono alcuni debiti fuori bilancio, invece, che hanno necessità di essere approvati al di là del decorso del tempo. Ci sono molte persone che attendono la nostra approvazione per ottenere la liquidazione delle somme richieste.
L’iter procedurale del debito fuori bilancio ha subìto una sostanziale riforma a seguito dell’entrata in vigore, con efficacia a partire dall’esercizio finanziario 2015, dell’articolo 73 del decreto legislativo n. 118/2011, così come novellato dal decreto legislativo n. 126/2014. Sulla base di tale disposto normativo, il debito fuori bilancio maturato al di fuori delle ordinarie procedure contabili preordinate alla spesa è debito estraneo alla volontà dell’ente, che deve, pertanto, procedere al suo riconoscimento al fine di ricondurlo al sistema bilancio.
Gli articoli in materia di debiti fuori bilancio descrivono due fattispecie. Queste due fattispecie sono contenute nei due diversi articoli che presentiamo. Naturalmente, per evitare una pluralità di votazioni, ci siamo preoccupati di presentare un emendamento affinché possano essere assorbiti tutti i disegni di legge. In questo senso, chiedo all’Aula di procedere all’esame.
Non ci sono iscritti. Questa è una forma di emendamento, Presidente Amati? Presidente, noi dobbiamo votare questo con cui si annulla l’articolo 1, praticamente. È così? Quelli che hanno la fattispecie di sessanta giorni. Okay.
Votiamo questo emendamento di Amati, con cui sostanzialmente si supera l’articolo 1.
Abbiamo bisogno di 26 voti. Siamo tutti in Aula? Votiamo.
Presenti 40, votanti 28, favorevoli 28, astenuti 12.
Adesso votiamo l’articolo 2 sempre del disegno di legge n. 4. Votiamo.
Presenti 40, votanti 33, favorevoli 28, contrari 5, astenuti 7.
Adesso non c’è bisogno di votare, essendo rimasto solo l’articolo 2 del disegno di legge n. 4, che in questo modo è approvato.
Votiamo l’urgenza sul disegno di legge n. 4.
PRESIDENTE. Adesso andiamo al punto n. 4): “DDL n. 27”.
Ha la stessa procedura, per cui votiamo l’emendamento con cui si supera l’articolo 1. Votiamo le lettere a), b), c) e d), quelle che hanno sempre i famosi sessanta giorni che sono già maturati. Okay? Votiamo.
Presenti 34, votanti 28, favorevoli 28, astenuti 6.
Adesso votiamo l’articolo 1, con le lettere sopravvissute.
Presenti 38, votanti 30, favorevoli 28, contrari 2, astenuti 8.
Adesso votiamo l’intero disegno di legge n. 27.
Presenti 39, votanti 31, favorevoli 28, contrari 3, astenuti 8.
Andiamo al punto n. 5 “Disegno di legge n. 42”.
Presenti 35, votanti 27, favorevoli 27, astenuti 8.
Votiamo l’intero disegno di legge n. 42.
Diamo l’urgenza. Urgenza accordata.
Passiamo adesso al punto n. 6): Proposta di legge Mennea, Franzoso, Amati ed altri: “Modifica alla legge regionale n. 11”.
Se lo hanno chiesto i colleghi, non c’è nessun problema.
Qui vedo un subemendamento all’emendamento n. 1, a firma di Rosa Barone. Non riesco a capire a quale emendamento fa riferimento.
È arrivato un primo emendamento di modifica del titolo: «Aggiungere al titolo “modifica alla legge regionale n. 24/2015, Codice del Commercio”».
Emendamento Pentassuglia al titolo: modifiche e integrazioni alla legge regionale n. 11 e modifica alla legge regionale n. 24/2015.
Presidente, io correttamente ho fatto l’emendamento che modifica il titolo di questa norma che interviene su una legge regionale. Approvato l’altro emendamento, la sostituzione di “quindici” con “quarantacinque” giorni, è normale che si va a modificare il titolo, perché io intervengo sulla legge regionale n. 24/2015 anziché quella in discussione, la n. 11/1999. È solo questo.
Quindi, essendo un emendamento articolo aggiuntivo il mio, alla fine di questa proposta di legge, approvato l’articolato, si modifica il titolo. Ipoteticamente, se il Consiglio lo boccia, non c’è da modificare nessun titolo. Io l’ho preparato per un fatto tecnico. Poteva essere un fatto di drafting degli uffici.
Non ho nulla da dire, Presidente, rispetto a quanto dichiarato dai colleghi, che questa eventuale modifica interviene solo ad approvazione dell’emendamento 4, ma quello che mi domando è se una legge regionale può avere come titolo il seguente: “Modifiche alla legge regionale 11 febbraio 1999, n. 11 (Disciplina delle strutture ricettive ex artt. 5, 6 e 10 della legge 17 maggio 1983, n. 217, delle attività turistiche ad uso pubblico gestite in regime di concessione e delle associazioni senza scopo di lucro)” e “Modifica alla legge regionale n. 24/2015 (Codice del Commercio) articolo 41, comma 5”. Insomma, può una legge avere questo titolo? Questa è la domanda che pongo. No, è impresentabile, anche se qualcuno dice di sì. Non si può presentare un titolo di questo tipo. Ha bisogno di una sintesi diversa.
Questo è il testo che hanno preparato, questo è arrivato dalla Commissione, io non so… Ma ti riferisci alla modifica da aggiungere alla fine dell’approvazione? Qualora aggiungessimo anche questo diventerebbe… Ci affideremo alla stesura finale per fare un titolo un pochino più efficace.
È chiarito che proveremo a coordinare il titolo in una maniera più efficace. Non mi pare questo un problema insormontabile.
Allora adesso passiamo a votare l’articolo 1, dove, se le carte che mi danno sono giuste, non ci sono emendamenti. Stiamo votando l’articolo 1 della proposta di legge su cui a me non risultano emendamenti. Possiamo procedere al voto?
Anche qui non ci sono emendamenti.
È approvato. Adesso andiamo all’articolo 3. Votiamo.
Presenti 37, votanti 36, favorevoli 36, astenuti 1.
Adesso andiamo all’articolo 5. Capiamoci: c’è l’emendamento di pagina 1, a firma di Mennea, che chiede di sostituire l’intero articolo 5. È così? Bene.
A questo emendamento ci sono dei subemendamenti. Il primo è di Barone, che chiede di sostituire il comma 5 dell’articolo così come formulato dall’emendamento Mennea. È così? Perché non vorrei che il tuo emendamento fosse stato fatto al testo originario, Rosa. È su quello di Mennea. Vuole illustrarlo? Così ci capiamo.
Tutti i componenti della Commissione IV sanno per quanto tempo abbiamo analizzato la tabella che presentava diverse incongruenze riguardanti le stelle assegnate e i relativi requisiti. Condividiamo la scelta di rivedere questa tabella, ma riteniamo, e di qui il mio subemendamento, che la tabella non debba essere compilata, prodotta dalla Commissione competente come dice il comma 5 dell’articolo 5 nell’emendamento di Mennea, ma debba essere la Giunta a dar vita al Regolamento, che a sua volta deve passare per il parere della Commissione, in quanto la Commissione non crediamo che possa avere la “capacità” di poter dar vita a questo Regolamento, a questo sistema di classificazione.
Del resto, per tanto tempo abbiamo avuto davanti agli occhi questa tabella, che presentava diverse incongruenze. Per esempio, i servizi relativi ai disabili dovevano appartenere soltanto ai lidi o alle strutture con quattro o cinque stelle e non a tutti i lidi, quando sappiamo che dovrebbero essere dei servizi minimi, o altri tipi di esempi. Per esempio, alcuni servizi non si comprendeva perché devono essere presenti nei lidi a cui attribuiamo cinque stelle e non in quelli a tre stelle. In alcuni casi c’erano servizi, come per esempio le informazioni meteorologiche oppure le qualità dell’acqua di balneazione, che erano presenti nelle strutture a tre stelle e non in quelle a cinque stelle. Quindi, c’erano diverse incongruenze.
Infatti, è stato motivo di studio e di grosso dibattito questa stessa tabella. Poi è stata ritirata. Oggi nell’emendamento di Mennea è la Commissione che dovrebbe predisporla. Noi riteniamo che, invece, potrebbe farla la Giunta, per poi ripassare in Commissione e in seguito in Consiglio, chiaramente tenendo conto sempre degli orientamenti a livello internazionale, cioè i servizi minimi, quindi le linee guida internazionali.
È soltanto un modo diverso di intendere la metodologia, in pratica, questo subemendamento, che ritenevamo di buonsenso.
Prego, consigliere Mennea.
Noi abbiamo fatto una discussione lunga in Commissione su questo articolo. Mi era sembrato di comprendere da parte di tutti i componenti della Commissione che la vicenda legata alla tabella di classificazione dovesse essere più approfondita e dovesse essere anche oggetto di discussione con le associazioni di categoria, che non abbiamo avuto modo, evidentemente, di ascoltare.
Concordemente, ricordo, avevamo deciso di affrontare quella discussione che si era interrotta con questo metodo: ritornare in Commissione, approfondire gli elementi di valutazione per la classificazione delle strutture balneari e poi, alla fine di questo lavoro, sempre in accordo con le associazioni di categoria e con l’assessorato, dovevamo fare una proposta di regolamento, che la Giunta poi avrebbe preso in considerazione. Quindi, credo che questo ulteriore passaggio, questo ulteriore approfondimento, che mette al centro prioritariamente il confronto con le associazioni di categoria e il Governo, semplifichi la strada rispetto a un processo inverso.
Io, pertanto, mantengo questa impostazione e chiedo di votarla.
Noi, a dire la verità, avevamo discusso in Commissione di entrambe queste possibilità, poi però si era valutato il migliore equilibrio nell’affrontare una proposta di regolamento che veniva dagli uffici e dalla Giunta e portarla poi nella Commissione per le valutazioni. Fare il lungo lavoro di tabella in Commissione oggettivamente può essere più complicato. Però, sempre tra Giunta e Commissione dovrà essere fatto il lavoro. Solo che la Commissione in sede redigente, con gli uffici, è come se dovesse avere gli uffici a disposizione costantemente, cosa che improbabile e anche impossibile.
Consigliere, in ogni caso o la proposta la fa la Giunta (mi sembra più facile) arriva in Commissione e si discute in Commissione, oppure la proposta la fa la Commissione, poi comunque c’è un confronto con gli uffici e si va avanti, l’equilibrio tra Commissione e Giunta sempre lo troveremo.
L’idea di preparare una proposta con tutta l’organizzazione è sempre più facile. Vedi tu.
Prego, collega Mennea.
Assessore, questo emendamento l’ho concordato con la struttura, non me lo sono inventato, quindi abbiamo trovato quell’equilibrio giusto che ci consente di completare un lavoro che già avevamo iniziato in Commissione in diverse sedute, e questo agevola il lavoro che poi farete in Giunta. Del resto, noi abbiamo visto che quando rinviamo – in alcune leggi è successo spesso – alla Giunta la stesura di un regolamento, per via di altri motivi e di altre cose più urgenti, quel regolamento non viene mai emanato, quindi discusso.
Era solo un modo per collaborare e per completare un lavoro che abbiamo fatto, ripeto, d’accordo con la struttura dell’assessorato al turismo.
Il tema è proprio di configurazione giuridica, cioè, alla fine dovremmo fare un regolamento, e il regolamento dovrà essere un regolamento approvato dalla Giunta e presentato in Commissione, secondo le regole.
Ma non è un regolamento. Diventa, infatti è scritto, un sistema di classificazione che però non è un regolamento, mentre un regolamento dovremmo fare. Ecco perché dico, a questo punto… Certo, è sta già. Adesso è il regolamento che bisogna fare, e per legge il regolamento viene approvato dalla Giunta e presentato in Commissione. Ma questo, per semplificare proprio, perché comunque la base del sistema è stata già letta, studiata, ci siamo sentiti, lo abbiamo stabilito, non è che cambia niente. Solo che il fatto che in una legge non ci sia scritto che poi l’esecuzione della legge viene fatta con regolamento, è un po’ strano. Questo è il punctum dolens, se vogliamo.
Invece, dire che la parte esecutiva viene approvata con regolamento è naturale, secondo le norme. Poi dovremmo approvare un regolamento per approvare il sistema di classificazione. Si fa con regolamento, è chiaro? Non è scritto.
Secondo lo schema normale. Fermo restando che tra Commissione e Giunta, sino ad ora, c’è stata una totale sintonia.
La parola al consigliere Romano.
Io ritengo utile la discussione soprattutto per l’assessore e fare queste riflessioni.
La parte regolamentare è una prerogativa dell’Esecutivo. Immagini soltanto la classificazione in materia sanitaria su sanità, RSA, RSSA, eccetera, eccetera, demandata alla Commissione. A parte le competenze, perché la Commissione dà un parere obbligatorio, ma non vincolante. Per cui, funzionerà meglio. Io credo che lei abbia ragione. Mi rivolgo alla collega del Movimento 5 Stelle. Funziona meglio che l’organismo esecutivo deputato a licenziare il regolamento licenzia il regolamento. Dopodiché, la Commissione recepisce le istanze, fa le audizioni e dopodiché ritorna con il parere della Commissione, obbligatorio, ripeto, ma non vincolante.
Credo che funzioni meglio così. Io aderisco a quella proposta.
Dobbiamo votare l’emendamento Barone.
Ha chiesto la parola il collega Blasi. Prego.
Giusto per puntualizzare, Presidente, veramente pochissimi secondi. Non vorrei che sia insorto un equivoco. La proposta del collega Mennea non prevede la redazione del regolamento in Commissione. Prevede il sistema di classificazione, che poi viene consegnato alla Giunta, che ha il compito di redigere il regolamento e nel redigerlo di tenere conto del sistema di classificazione prodotto dalla Commissione. Questa roba è stata concordata con la struttura. Non credo che la struttura ci suggerisca di fare cose che sono fuori dalla prassi regolamentata dei lavori nel rapporto tra Giunta e Commissione.
Ecco perché insistiamo sulla proposta fatta dal collega Mennea, solo per questa ragione, perché non vorrei che si fosse ingenerato un equivoco. Noi non proponiamo la redazione del regolamento in Commissione, proponiamo il sistema di classificazione. È compito della Giunta fare il regolamento tenendo conto del sistema di classificazione proposto dalla Commissione. Tutto qua.
Non è proprio così, ma evidentemente c’è stata…
Lo leggo: “La competente Commissione consiliare predispone, per la successiva approvazione della Giunta regionale, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un sistema di classificazione al fine di garantire la qualità dei servizi e il loro miglioramento, tenendo conto degli orientamenti a livello internazionale”, cioè predispone e la Giunta approva. Questo non è il Regolamento. È solo il sistema di classificazione.
Concordavo solo sulla necessità di distinguere il Regolamento dal sistema di classificazione. La Giunta il Regolamento lo deve fare. Il sistema di classificazione è la sostanza del Regolamento. Comunque, un Regolamento deve esserci. Il Regolamento è attività amministrativa e il sistema di classificazione è attività amministrativa. Non c’è dubbio. Nel momento in cui lo si scrive così, il rischio è che si prenda il sistema di classificazione e lo si approvi, però questo non è un Regolamento. Non so se mi sono spiegata. Sembra che la legge lo escluda.
A me sembra chiaro che il collega Mennea capisce bene quello di cui sta parlando e sa bene che occorre fare un Regolamento. Ha detto qual è la sua preoccupazione e vuole introdurre una procedura. Anche il consigliere Mennea deve essere consapevole che non è una procedura rituale. È chiaro? Siamo di fronte a una proposta eccezionale, motivata dal fatto legittimo che, siccome la Giunta regionale non procede a fare il Regolamento, vuole anticipare la Giunta.
Per me sta bene, perché poi ritorna alla Commissione.
Ho capito la tua preoccupazione, però devi essere consapevole...
...non dico illegittimo, ma quasi.
È più giusto procedere con un Regolamento. Poi la Commissione fa tutto quello che deve fare. Saremmo di fronte a una Commissione che predispone un provvedimento per il Governo. Sarebbe anche utile.
Dobbiamo procedere al voto.
Barone e poi Franzoso.
Io voglio solo sottolineare che probabilmente noi la tabella l’avremmo dovuta avere oggi qui e approvarla oggi qui. In Commissione noi l’abbiamo avuta al tempo. Non era fatta, secondo me, bene perché c’erano tantissime incongruenze. Semplicemente, se oggi l’avessimo avuta, come l’abbiamo avuta in Commissione, la potevamo approvare o meno.
Il passaggio era già stato fatto, poi non sappiamo perché è stata ritirata questa tabella. Non avendola, io ritenevo che l’iter era quello. Comprendo benissimo l’iter che in qualche modo suggerisce il collega Mennea, poiché è più partecipativo e sicuramente è molto positivo. È stato bello, comunque grazie… Ma l’assessore parla con la maggioranza. Sì, ho finito, allora. Che devo dire?
Assessore, venga qui al suo posto. Scusami, collega Barone, se dovevi completare, puoi completare l’intervento. Bene.
Presidente, non vorrei farle notare l’ovvio, ma probabilmente è un’intera legislatura che il Consiglio approva leggi provvedimento sostituendosi alla Giunta regionale, all’inerzia della Giunta regionale.
Qui parliamo di un regolamento, che fondamentalmente è il cuore della proposta di legge del collega Mennea, che abbiamo firmato in tanti, e penso che sia mortificante, anche nei confronti dei componenti della Commissione, dire che la Commissione non è in grado di abbozzare un regolamento, che poi la Giunta farà proprio, o se vogliamo cambiarle il nome per me va bene. Penso che veramente si stia discutendo del nulla, dell’effimero.
I consiglieri della IV Commissione sono perfettamente in grado – mortificheremmo noi stessi, collega Barone, il nostro lavoro – di redigere questo schema e non c’è alcun problema poi, immagino, per gli uffici dell’assessore Capone farli propri e approvarli, così come deve essere fatto secondo la procedura regolamentare.
A me è chiarissima la questione. Siete voi che volete continuare a discutere e a dare un’opinione. Votiamo. Mica possiamo stare qui. A me è chiaro… Mi sono già permesso di dire che non c’è una norma che vieta una procedura irrituale. È la prima volta che siamo di fronte a una procedura di questo tipo, dove sostanzialmente una Commissione fa una bozza di regolamento da far approvare alla Giunta. È la prima volta, ma non c’è un divieto da qualche parte.
Che i regolamenti siano di competenza della Giunta non c’è nessun problema: tant’è vero che la Commissione non approva il regolamento, propone. Cioè, siamo di fronte a una procedura che io considero irrituale, ma non c’è un articolo. La proposta che farebbe la Commissione non è di un regolamento, ma di un supporto alla Giunta, affinché faccia rapidamente un regolamento.
Mennea ha motivato bene: siccome, dice, non mi fido della Giunta, perché molte volte i regolamenti definiti nelle leggi non sono stati fatti, e io ne ho contati circa 25 o 26, di Regolamenti che stiamo aspettando, non mi fido. Ho capito bene? E vuole in qualche modo accelerare la definizione di un regolamento. È una procedura non del tutto normale, rituale, ma non è vietata da nessun regolamento. Se voi mi trovate l’articolo… Alla fine, il Regolamento è sempre di competenza della Giunta, non è della Commissione. Allora faranno una proposta, non fanno un regolamento.
Dopodiché, bocciate la proposta e andiamo avanti. Se non la ritirano, abbiate pazienza.
Dicevo che nel nostro caso non solo non è così, ma abbiamo approvato una serie di leggi, tutte con la massima condivisione, con tutte le audizioni possibili, le abbiamo approvate addirittura all’unanimità, abbiamo lavorato d’intesa con la struttura, quindi non esiste questo problema. E neanche esiste il problema di non fare il regolamento, perché non è mai successo, nell’ambito dell’assessorato, che non abbiamo fatto un regolamento attuativo di una legge.
Quindi, non esiste tutto questo. Si tratta solo di adeguarsi all’iter normativo generale, punto.
Qui si parla di un sistema di classificazione. Siamo di fronte a una procedura – l’ho detto sette volte – non del tutto rituale. Siamo di fronte a una forzatura, ma non trovo né nel Regolamento né nello Statuto nessun divieto.
La Commissione fa un sistema di classificazione e lo propone alla Giunta. Poi, se questa proposta della Commissione si tradurrà in un Regolamento, lo deciderà la Giunta o farà una delibera di Giunta o farà una discussione, non lo so.
Tanto, alla fine, è questione di lana caprina, perché se la Giunta non fa nulla rimane il nulla. Questo è chiaro. Non è la Commissione che assume un ruolo decisorio.
Chiedo scusa. Condivido lo spirito e le motivazioni che ha espresso Ruggiero Mennea con la sua iniziativa. Però, stiamo parlando di qualcosa che non funziona in entrambi i versi, perché, in realtà, a pensarci bene, noi stiamo intervenendo su una legge del 1999 che già presentava una serie di allegati, tra cui tabelle e quant’altro.
Non a caso la proposta agli atti nell’articolo 6 andava ad immaginare una tabella di classificazione, per la classificazione, con un ulteriore allegato alla legge del 1999.
Però, proprio perché condivido lo spirito, l’impianto, le ragioni e le motivazioni di Ruggiero Mennea, il timore che ho è che un successivo intervento della Commissione debba prendere necessariamente il canale di un’iniziativa legislativa, cioè di intervenire con un’ulteriore tabella di classificazione. Questa cosa possiamo dirla o non dirla nella legge. Noi ce lo possiamo comunque riservare. È prerogativa di tutti i consiglieri. Così come non funziona, a dire il vero, nemmeno demandare alla Giunta. Si demanda alla Giunta il regolamento, ma non la classificazione, perché la classificazione è un corpo integrante della legge del 1999, come le altre tabelle: dalla A alla G. Noi ne stiamo aggiungendo oggi, ne vorremmo aggiungere un’altra, la H, sulla ripartizione per step.
Il campo è questo. La Giunta farà il regolamento e noi stiamo dicendo ‒ Ruggiero, forse va spiegato meglio nel testo dell’emendamento ‒ che anziché dire “la competente Commissione predispone”... Forse non è il caso nemmeno di dirlo. Ci sarà un’iniziativa legislativa diretta ad elaborare la tabella H. Punto.
Semplicemente, la tabella c’è. L’articolo 6 già presenta la tabella. Si può modificare. La tabella c’è già. C’è, però, un emendamento, dopo, di Mennea che va ad abolire l’articolo 6.
Avendo già la tabella, fatta malissimo, perché ci sono un sacco di incongruenze... Vi invito a leggerla. Informazioni sulla qualità delle acque di balneazione antistanti lo stabilimento: vale soltanto per le tre stelle. Le prime, le due, le quattro e le cinque non devono averlo. Oppure, esposizione di informazioni sulla temperatura del mare. Gravissimo è sui disabili: la possibilità di uso di mezzi di soccorso ce l’hanno solo quelli a cinque stelle.
Quello che volevo dire è che la tabella c’è già. Dato che l’abbiamo per tanto tempo analizzata, partiamo da questo. Ve la rivedete, magari, e la riportate in Consiglio. È inutile che andiamo ad abrogare. Abbiamo la tabella. Il Regolamento lo fa la Giunta, come è giusto che sia.
Damascelli.
Fate con comodo. Quando finite, mi avvisate. Grazie.
Comprendo le preoccupazioni del collega Mennea, sinceramente, perché più volte noi abbiamo fatto proposte di legge non nel caso dell’assessorato guidato dall’assessore Capone, però...
Non si può parlare così, però, Presidente.
Collega Colonna, il collega Damascelli chiede un pochino di silenzio.
Dicevo, comprendo le preoccupazioni perché non nel caso dell’assessorato guidato dall’assessore Capone ma negli altri settori purtroppo, assessore, è così: passano non i giorni, non i mesi, ma addirittura gli anni. L’esempio ce l’abbiamo proprio con la Sezione di vigilanza ambientale: abbiamo approvato la legge a dicembre 2015, il regolamento andava approvato entro marzo 2016, siamo arrivati a giugno 2019 e quel regolamento per l’istituzione della Sezione di vigilanza ambientale ancora non esiste. Di qui le giuste preoccupazioni del collega Mennea. Lui dice: questa legge forse sarà utilizzata tra qualche decennio, se purtroppo andiamo avanti con un’inerzia totale, certificata e palese del Governo regionale attuale.
È anche vero, però, che purtroppo non possiamo prenderci delle potestà che vorremmo, ma che non abbiamo, perché la potestà regolamentare spetta alla Giunta. Allora, facciamo una cosa: siccome la proposta di legge, come diceva Rosa, contiene già una tabella e magari in questo momento siamo impreparati… Io ricordo che abbiamo lavorato tutti insieme a questa proposta di legge, che abbiamo sottoscritto insieme anche dopo, perché è comunque una legge che va ad accogliere le legittime istanze della categoria dei balneatori e perché va a qualificare in modo importante le strutture ricettive turistiche estive soprattutto della Puglia.
Allora, se vogliamo mettere questa classificazione, mettiamola nella legge, lasciamola nella legge. Proviamo a lavorare su questa tabella, magari con degli emendamenti, lavorandola, concordandola con l’assessore e con la struttura, ma lasciamola nella legge. Questa è l’unica soluzione. Altrimenti, dobbiamo demandare al regolamento del Governo regionale. Non ci sono altre soluzioni. Quindi, o lasciamo la tabella o demandiamo.
Io ricordo che anche in Commissione non c’è stato un clima distensivo tra i componenti della Commissione e il rappresentante della Giunta regionale. Ma sono cose che possono capitare. Ecco, se ci mettiamo al lavoro, forse riusciamo a risolvere la problematica.
Su questo argomento Governo e componenti della Commissione, soprattutto di maggioranza, non avevano un’intesa comune. Possiamo provare a trovarla, ma dobbiamo lasciare la tabella nella legge. Questa è la proposta che volevo rassegnare al Consiglio.
Votiamo. Non ho dubbi che la proposta di Rosa Barone sia la più lineare, però se uno insiste non si può fare diversamente.
Ovviamente, c’è un parere contrario del Governo, ma richiamando la procedura, mica il merito.
Stiamo votando l’emendamento Barone (il subemendamento all’emendamento 1).
Almeno il fatto di predisporre una cosa che la Giunta approva, al punto 5, una proposta per lasciare l’iniziativa in capo alla Commissione potrebbe essere tradotta così, se siete d’accordo, altrimenti si vota: “la competente Commissione consiliare propone alla Giunta, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, un sistema di classificazione”, così lascia inalterato il potere regolamentare e procede. Però c’è un potere di iniziativa. C’è una proposta relativamente solo al sistema di classificazione.
La potestà amministrativa ovviamente deve rimanere in capo alla Giunta, per la differenza di funzioni che è scritta ovunque.
Cerchiamo di riepilogare. Quali sono le competenze del Consiglio e della Giunta?
Il Consiglio approva le leggi, gli ordini del giorno, esprime voti, dovrebbe esprimere voti sugli atti che contengono programmazione e pianificazione; di conseguenza, la Commissione e la Giunta.
La Giunta rappresenta l’Esecutivo, quindi entra nel dettaglio delle attività esecutive che ha il Governo regionale. La Commissione esprime pareri sulle leggi, sulle deliberazioni. Approva risoluzioni, non approva deliberazioni della Commissione. Leggo il comma 5 dell’articolo 5 che viene sostituito, che recita “la competente Commissione consiliare predispone un sistema di classificazione al fine di garantire la qualità dei servizi e il loro miglioramento, tenendo conto degli orientamenti a livello internazionale – è abbastanza vago questo orientamento a livello internazionale – e impone alla Giunta regionale entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge”.
Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge o entro 90 giorni dall’approvazione nella Commissione che intima alla Giunta di approvare?
La Commissione non può deliberare e pensare che un altro organo, che è libero nella sua determinazione, possa essere così condizionato. Altra cosa è se noi approviamo una norma di legge che impone anche al Governo regionale e a tutti i pugliesi di rispettarla.
È contenuto in questo comma 5 il contrario di quello che solitamente accade, che la potestà regolamentare è della Giunta che trasmette alla Commissione che ha il potere di proporre modifiche anche sotto forma di emendamenti, che re-invia alla Giunta che può accogliere o non accogliere. Questa formulazione non può andare.
Credo che sia contraria al procedimento. È come se noi oggi facessimo sorgere un conflitto di attribuzioni tra Commissione e Giunta. Non può accadere, perché non abbiamo il soggetto che di dirima questa controversia. Dovrebbe essere l’Ufficio di Presidenza. Perché dobbiamo complicarci la vita? Ha un solo modo la Commissione e quindi il Consiglio di imporre alla Giunta di operare in un determinato modo, approvare con legge le modifiche che ritiene di dover apportare a tutte queste leggi che oggi sono richiamate.
Altra cosa è nel testo all’articolo 5 il comma 5 dove la Giunta regionale approva, di sua sponte, entro 60 giorni dall’entrata in vigore delle presenti disposizioni – quindi qui ci sono delle disposizioni, mentre sull’emendamento che viene proposto… Non stanno seguendo; poi, vengono richiamati, interrogati e non rispondono – la modulistica da utilizzare nel territorio regionale.
Questo può andare come invito alla Giunta. Noi vi diciamo qual è la classificazione e tu predisponi la modulistica, che è affare precipuo tuo, della Giunta. Dovremmo ritirare tutti quanti gli emendamenti e lasciare il testo così com’è, se è vero ‒ come presumo sia vero ‒ che la tabella H è condivisa con l’assessore, con la struttura.
[...] il proponente non fa un atto di consapevolezza, andiamo al voto, essendo tutti convinti che non è una procedura che si propone assolutamente rituale. Se uno insiste, andiamo al voto e bocciamolo. No, non è improponibile. È bene che ognuno si assuma la propria responsabilità. Anche perché qui non c’è scritto che la Commissione fa un Regolamento. La Commissione predispone un sistema. Dopodiché, la Commissione fa un atto. Non è vietato che una Commissione possa avanzare una proposta. Non è un Regolamento. È un atto di indirizzo. È una specie di risoluzione. Non è un Regolamento. Il proponente lo sa bene, però insiste.
Votiamo la proposta di Rosa Barone.
Ha chiesto il collega Amati di parlare. Prego, Fabiano.
Presidente, siccome tra un po’ voteremo, a scanso di equivoci, è meglio dire una cosa. È una disputa politica. Non è una disputa tecnica. Da un punto di vista tecnico, la legge, pari fonte, deroga ad un’altra legge, quella generale attributiva. Quindi, siamo nel classico caso in cui c’è una legge che dà alla Commissione la funzione deliberante, ovvero la funzione redigente.
Peraltro, se andate nel nostro Statuto, queste ipotesi ci sono, solo che poi non sono regolamentate con il nostro regolamento. Ciò vuol dire che questa legge è una legge che ha funzione speciale, cioè dice: Commissione, ti do la potestà… Certo, ha una funzione speciale rispetto… Sentite, io sono abituato così: adesso parlo io, poi chi vuole prende la parola e interviene. Assessore Giannini, la questione è politica, non è tecnica. Sì, è questione politica, non tecnica.
Siccome qualcuno ha detto che, quando voteremo, faremo una cosa irrituale, allora, siccome voteremo, affinché si sappia che alcuni pensano che non sia irrituale. Usiamo questa formulazione piana. La questione è politica, è chi deve assumere l’iniziativa, che è una cosa legittima. Però, da un punto di vista strettamente tecnico c’è un’attribuzione alla Commissione di esercitare una funzione, e la Commissione la eserciterà, se la vuole esercitare. Va bene, ho capito, votate come volete… Ma forse abbiamo il CORECO ai posti della Giunta, i quali non solo assumono la funzione del vecchio CORECO, poi alla fine, come il Politburo, sollevano pure le bandierine facendo la giuria? Prendete la parola e ditelo. Però, non mi pare che si lineare interrompere facendo la giuria. Posso dire la mia opinione, assessore Piemontese, o la disturba? Non la disturba, benissimo.
È una questione politica, non è tecnica, secondo me, e credo di poter avere il diritto di dirlo. Va bene? Ora questa è legge e interviene su un’altra legge, derogandola, a proposito delle attribuzioni, punto. Tra l’altro, avendola approvata pure la Commissione, questo è il risultato.
A scanso di equivoci, tenevo a sottolineare questo punto.
Io mi permetto di non essere d’accordo con il collega Amati, perché io ho sottoscritto questa legge, insieme agli altri colleghi, e non conteneva questa questione politica, perché se di questione politica dobbiamo parlare, allora togliamoci la maschera e mettiamo in campo una normativa che concede alle Commissioni la facoltà di proporre o di deliberare anche regolamenti. Se è sottesa, e io non lo sapevo, io sono fermo alla legge così come uscita dalla Commissione, che contiene quello che vi ho detto, e che io condivido. Si decide cioè di dare una nuova tipologia di classificazione per le strutture turistiche? Va benissimo, l’abbiamo condivisa, ma io non sapevo che vi era sottesa questa questione politica e non giuridica del concedere alle Commissioni un potere deliberativo. Ma questo, se il Consiglio regionale ha deciso di non farlo in tutti questi anni, evidentemente ha deciso di non farlo come scelta politica. Che altrimenti determinerebbe un conflitto continuo tra Giunta, Consiglio e Commissioni, addirittura. Tutto quello che abbiamo fatto in questi mesi e in questi anni ha riguardato proposte di modifica dei regolamenti, in particolare della sanità, che venivano in Commissione, e noi con motivazione e indicazione puntuale invitavamo la Giunta ad accoglierli. La maggior parte delle volte, la stragrande maggioranza delle volte, la Giunta non approvava. Ma questo non significa che la Commissione può approvare un regolamento e imporlo alla Giunta. Vale per questo Consiglio oggi, ma vale anche per domani, quando voi non sarete più a governare, perché tra qualche mese non sarete più a governare. Quindi, è come se io oggi concedessi a voi questa possibilità di rompere le scatole alla prossima Giunta. Non siamo d’accordo.
Ci vuole quasi un anno.
Qualche mese, Presidente: togli l’estate, arriva subito, da ottobre siamo già in campagna elettorale, da ottobre è finita.
Allora noi stabiliamo oggi che dobbiamo predisporre una normativa per concedere alle Commissioni anche la potestà legislativa diretta, quindi di imposizione alla Giunta di tutto, ma decidiamolo. Avremo la misura del piede vostro, o meglio, la misura del piede è un po’ difficile, comunque qualcuno che vi prenderà le misure c’è, sono molteplici a disposizione.
Quindi, Presidente, la questione, secondo me, è giuridica, stante la normativa attuale. Se decidiamo di modificare le possibilità per la Commissione, allora decidiamo di modificare la possibilità per le Commissioni. Ma io sto al testo che ho firmato insieme ad altri consiglieri, e che è uscito dalla Commissione. Mentre questo, a firma singola, io non l’ho condiviso. Nessuno è venuto a chiedermi prima se sono d’accordo o no. Anche questo riguarda la modifica del bon ton, probabilmente.
Con la santa pazienza, vi invito a tornare all’emendamento di Rosa Barone, perché se siete tutti convinti di tutto questo ragionamento che avete fatto basta votare a favore del regolamento di Rosa Barone e il problema è risolto, ed è ripristinata la norma giuridica. Per questo, abbiamo anticipato una discussione che riguarda l’emendamento…
Votiamo l’emendamento Barone e l’emendamento Barone, se verrà approvato, risolverà tutti i problemi che verranno dopo. Per cui, con il parere favorevole di Loizzo, votiamo l’emendamento Barone. Ho scherzato. Credo che il parere del Governo sia favorevole. Collega Barone, non ti possono revocare loro. Tu dì “parere contrario o favorevole”. Non ti preoccupare.
Presenti 36, votanti 33, favorevoli 21, contrari 12, astenuti 3.
È approvato l’emendamento a firma di Rosa Barone che risolve i problemi di tutta questa discussione che abbiamo fatto.
Adesso c’è, a pagina 01, sempre a firma Mennea, un subemendamento con cui, se capisco bene, corregge il punto 7 del suo emendamento di pagina 1. È così o no? Ho capito bene, Mennea?
Questo è il nuovo comma 7 del successivo emendamento di pagina 1.
Questo è l’emendamento numero 7. Agisce sul comma 7 del suo stesso emendamento. Ho capito bene?
Riscrive il comma 7 del suo emendamento.
Possiamo votare, assessore? È favorevole. Votiamo. Presenti 38, votanti 38, favorevoli 38.
Adesso andiamo all’emendamento di pagina 1. Se si accettasse la proposta di Marmo, quello verrebbe ritirato e torneremmo all’articolo 5 della legge. Se lo votiamo, è chiaro che lo votiamo essendo venuto meno sia il comma 5, che è stato sostituito, cambiato, sia il comma 7, che è stato cambiato. È chiaro? Possiamo passare al voto?
Mi sento costretto ad intervenire per lasciare agli atti le cose, perché sembra che andiamo a derubricare tutta la discussione come a un pourparler dell’Assemblea.
Pur rispettando la materia, è una discussione che avrebbe meritato, forse, altre sedi e altri temi, ma la questione non era peregrina. Forse l’avrei formulato diversamente questo comma 5, ma la questione ‒ come diceva Fabiano Amati ‒ atteneva alla sovranità legislativa di quest’Aula. Continuo a ripeterlo, lo ripeto per la seconda volta: il sistema delle tabellazioni, per scelta di questo Consiglio regionale del 1999, era un sistema codificato in una legge regionale. È chiaro? Perfetto.
Poiché eravamo di fronte a dei limiti di questa tabella, a detta di tutti quanti noi, la soluzione offerta da Ruggiero Mennea era quella di mediare, di contemperare la sovranità del Consiglio con le prerogative della Giunta regionale, che a mio parere non hanno trovato una giusta soluzione con l’emendamento accolto. Noi non stiamo dicendo di fare un Regolamento. Stiamo dicendo, ora, che l’intervento di classificazione di cui all’epoca si è arrogato il diritto di regimentare, di regolarlo il Consiglio regionale ora lo abbiamo consegnato alla Giunta. Vivaddio, per me va benissimo, alla fine dei conti, per ovvie ragioni di collocazione, ma Ruggiero si era preoccupato di porre una questione. Forse andava formulato nei termini di un indirizzo della Commissione rivolto alla Giunta preliminarmente. Così non è.
Lo volevo dire, però, proprio per dire che non si è discusso del sesso degli angeli, ma sebbene in punta di diritto, oltre che di politica si è discusso davvero sul punto massimo su cui si spinge il Consiglio regionale, e fin dove, in quale campo opera la Giunta regionale.
Possiamo procedere al voto.
Stiamo votando adesso l’emendamento a firma Mennea all’articolo 5, così come abbiamo chiarito precedentemente. Parere favorevole del Governo.
Resta l’articolo 5 originario, della legge, che dice “la Giunta regionale approva entro sessanta giorni dall’entrata in vigore […] la modulistica da utilizzare […]”. Torniamo alla proposta che aveva fatto il Presidente Marmo, condiviso nella Commissione: dico bene, Presidente Marmo?
Questo è ritirato, per cui votiamo l’articolo 5 della proposta di legge.
Essendo stato ritirato l’emendamento, i subemendamenti sono tutti e due decaduti.
Andiamo adesso all’articolo 6 della proposta di legge, su cui c’è un emendamento a firma di Mennea che io non riesco a capire che cosa… Abolisce l’articolo 6? Non riesco a capire.
Ritiro anche questo emendamento.
È ritirato anche questo. Bene. Non ci sono, all’articolo 6, altri emendamenti.
Possiamo votare l’articolo 6. Quello di Rosa Barone è un 6-bis. Possiamo votare l’articolo 6 della proposta di legge. Votiamo.
Presidente, credo sia un mero refuso di stampa. Nella tabella chiederei di spuntare con questa x per le 4 e le 5 stelle le ultime cinque caselle della prima pagina, cioè quelle che vanno da carta topografica, informazione meteorologa e così via, perché sono previste per le 3 stelle. È ovvio che debbano essere previste per le 4 o 5 stelle a maggior ragione. Quindi, sono da riempire con la x della spunta le corrispondenti caselle per le 4 stelle e le 5 stelle.
Informazioni, brochure e piantine. Le ultime cinque voci della prima pagina spuntare le corrispondenti caselle sotto la colonna 4 e 5 stelle.
Con questo va bene.
Va bene. Collega Barone, prego.
Una sola cosa. Poi questa tabella potrà essere – approfitto di quanto chiesto da Colonna – chiaramente modificata e rivista. Dico bene, assessore? Con legge. Quindi, possiamo modificarla dopo.
Alcune modifiche le avevo già presentate. Sapendo che la ritiravate perché veniva abrogata non le ho presentate. Dovremo ripresentarle. Va bene.
Va bene. Adesso approviamo l’articolo 6 con le modifiche suggerite dall’assessore e dal collega Colonna. Ovviamente, seguirà una carta scritta.
Votiamo l’articolo 6 come modificato.
Presenti 38, votanti 36, favorevoli 36, astenuti 2.
Adesso c’è un ultimo emendamento aggiuntivo, il 6-bis, a firma Rosa Barone.
C’è bisogno di un momento di valutazione, perché rischia che salta tutto il lavoro che abbiamo fatto fino ad ora.
Se le tabelle rimangono così come sono, sono le stesse sulle quali ci siamo confrontati e che non abbiamo condiviso nel corso di questi mesi. Quindi, prima di approvare una legge e di approvarla in maniera sgangherata, è necessario che ci confrontiamo un momento.
Scusa, quello l’abbiamo già approvato. Qui stiamo parlando dell’articolo aggiuntivo 6-bis.
Un momento. Intanto c’è la possibilità di riprendere un emendamento anche da parte nostra.
Va bene, comunque quello l’abbiamo approvato. Poi, quello che sarà lo possiamo cambiare dopo. Noi stiamo discutendo l’articolo 6-bis.
Sul 6-bis della collega Barone, parere del Governo? Basta studiarle prima le norme. Lo vuoi illustrare? Prego, Rosa.
Questo è stato già introdotto anche nell’ordinanza balneare, un paio di mesi fa: è la legge che ora sta modificando anche in maniera congrua rispetto all’ordinanza balneare. In pratica i lidi vengono obbligati al passaggio dalla battigia alla spiaggia per tutti quanti, anche laddove esista il passaggio a 150 metri. Ad oggi cioè ci sono dei lidi che non permettono il passaggio delle persone, quindi abbiamo anche delle sanzioni laddove non lo permettano. Penso a dei lidi, a delle spiagge particolari, soprattutto sul Gargano, per esempio, dove mi è capitato: laddove ci sono anche accessi alternativi, i lidi in qualche modo non consentono il libero e gratuito accesso. Quindi, soltanto il transito, chiaramente, per arrivare alla battigia.
L’ordinanza balneare, un paio di mesi fa, è stata cambiata nel senso di obbligare i gestori dei lidi a permettere l’accesso. Abbiamo così adeguato la legge, in virtù appunto dell’ordinanza che gli uffici hanno modificato.
Vorrei far presente che questa modifica di legge è richiesta proprio in seguito a quello che è stato fatto dalla Giunta con l’ordinanza, non prevede una cosa diversa. L’ordinanza è qualcosa di temporaneo e non prevede neanche le sanzioni, mentre con la modifica di legge, tu prevedi la possibilità dell’accesso. Fra le altre cose, vi ricordo che esistono in Puglia queste spiagge private, in cui sono apposti dei cancelli e non permettono l’accesso neanche ai soccorsi, tant’è vero che a Maruggio è successo che un uomo è morto proprio perché non sono arrivati i soccorsi in tempo, perché non erano aperti i cancelli e non era stata data la possibilità a un’ambulanza di arrivare in battigia.
È una norma di buonsenso.
Sì, ma è temporanea. L’ordinanza è temporanea. Può essere modificata in qualsiasi momento.
Presenti 39, votanti 37, favorevoli 16, contrari 21, astenuti 2.
Emendamento aggiuntivo al titolo: «Le parole “15 giorni” sono sostituite da “45 giorni”».
All’articolo 41 della legge regionale n. 24 il collega Pentassuglia propone un emendamento aggiuntivo: «Le parole “15 giorni” sono sostituite da “45 giorni”».
Va bene. È criptato non so neanche a che cosa si riferisce. Comunque, non dovrebbe succedere nulla, tanto 15 tanto 45 non dovrebbe succedere nulla. Votiamo.
Collega Pentassuglia, vuole chiarire a che cosa si riferisce?
Presidente, grazie. Mi ero prenotato proprio per questo motivo. Questa modifica alla legge n. 24 del 2015, chiamata Codice del commercio, all’articolo 41, al comma 5, le attività di somministrazione temporanea non possono avere una durata superiore a 15 giorni anche non consecutivi. Per due ordini di motivi provo a fare questo emendamento: i termini della destagionalizzazione sono sotto gli occhi di tutti. Avere per soli 15 giorni, anche se non continuativi, una struttura impegnata è un fatto obiettivamente superato; 45 giorni, siccome sono anche non continuativi, al di là delle temperature, ma in una fase di destagionalizzazione, mette nella condizione di lavorare in maniera diversa. Io ho fatto quarantacinque giorni perché ho mantenuto un criterio rispetto ai quindici della legge. Se volete subemendare a sessanta, collega Marmo, io lo approvo. Non ho problemi. Per carità, le motivazioni sono queste. Ho portato la norma madre, quindi, se viene approvato questo emendamento che siamo nella fase estiva, va modificato il titolo perché la legge modificava solo la legge n. 11. “Le attività di somministrazioni temporanee non possono avere una durata superiore a quarantacinque giorni anche non consecutivi”, perché il comma 5 parla solo di quindici giorni anche non consecutivi nelle attività di somministrazione stagionale e temporanea. L’articolo 41 recita questo. Quindi, quarantacinque giorni per l’attività stagionale, stop. Hai la possibilità giugno, luglio e agosto… No, è sempre temporanea, perché non è fisso. Quarantacinque gironi. Una durata superiore? Come no. Consente di avere il personale impegnato… Prima era quindici, è superiore… A quarantacinque.
Ci sono problemi? Possiamo votare questo emendamento aggiuntivo? Bene, votiamo.
Presenti 34, votanti 26, favorevoli 26, astenuti 8.
Avendo approvato questa cosa, nel fare la stesura finale aggiungiamo anche questa modifica.
Adesso votiamo l’intera proposta di legge. Non ci sono dichiarazioni di voto.
Presenti 41, votanti 34, favorevoli 34, astenuti 7.
Non c’è bisogno dell’urgenza, considerata la stagione avanzata.
Punto n. 25, c’è un’emergenza.
Dovremmo procedere alla discussione e all’approvazione di questo disegno di legge, perché ci sono dei problemi rispetto agli operatori del settore del trasporto pubblico.
Dobbiamo adeguarci alle osservazioni del Presidente del Consiglio Affari regionali sulla nostra legge.
La parola al consigliere Vizzino.
Possiamo dare per letta la relazione.
Diamo per letta la relazione. Ci sono delle modifiche tecniche.
Presenti 37, votanti 36, favorevoli 36, astenuto 1.
Presenti 30, votanti 29, favorevoli 29, astenuto 1.
C’è un emendamento a firma Conca: «Le parole “30 aprile 2019” – che sono già state superate – diventano “30 novembre 2019”». Votiamo l’emendamento.
Ultimo articolo, l’articolo 14.
Votiamo l’intero disegno di legge.
Aspettate un minuto, abbiamo due urgenze al punto n. 23) e al punto n. 24). Si tratta di alcune correzioni rispetto alle osservazioni avanzate dal Governo. È un articolo solo, una votazione.
Punto n. 23).
Sono le osservazioni fatte dal Governo sulla legge sul Piano Casa. È vero, collega Pentassuglia? Norme tecniche di attuazione.
Ci sono problemi? Prego, collega Pentassuglia, illustra il punto.
La volta scorsa mancò il numero legale e avevamo anticipato questi due punti. Il punto n. 23) risolve un problema tecnico nella norma della legge n. 56. Per i Comuni che non si sono adeguati ad avere il PUG, ma che devono adeguarsi al PPTR, all’interno della legge n. 56 gli diamo la dicitura del piano di fabbricazione e della norma di rigenerazione, perché alcuni Comuni che non si sono adeguati, non facendo questa modifica, non possono procedere nell’ambito delle rigenerazioni. È un fatto meramente tecnico… No, è una facoltà che si dà ai Comuni con i loro Consigli comunali. La norma noi la stiamo adeguando nelle more della definizione del percorso. Abbiamo fatto le audizioni e abbiamo fatto un lavoro in V Commissione.
Hanno votato a favore i consiglieri Casili, Damascelli, Ventola e tutto il resto in Commissione. Sembra un voto all’unanimità.
Collega Marmo, questa è la prima norma. L’altra, invece, riguarda la legge n. 6). Cioè, un’azienda agricola che svolge la sua funzione nell’ampliamento dell’azienda, se fa le opere a titolo oneroso, fa il doppio passaggio dall’ufficio provinciale. Ve lo spiegai. Stiamo togliendo, con la norma, questo doppio passaggio per semplificare le procedure, perché alle aziende agricole così appesantiamo il procedimento e non possono rendicontare. È un problema che ci hanno posto in Commissione, però la competenza era della V.
Mi sono permesso perché sono due proposte approvate all’unanimità in Commissione. Possiamo procedere? Bene.
Articolo 1 (riguarda le norme relative ai programmi di fabbricazione).
Passiamo adesso al punto n. 24), modifiche alla legge regionale n. 6.
C’è un solo articolo. Votiamo. Presenti 32, votanti 31, favorevoli 31, astenuto 1.
Collega Santorsola, volevi parlare? Prego.
Qualche mese fa, con altri 4-5 colleghi, abbiamo presentato un sollecito per l’esame in Aula della cosiddetta legge sull’omofobia. Il Regolamento prevede che, quando sono cinque consiglieri a presentare la richiesta, il percorso della legge dovrebbe essere facilitato. Ora io non pretendo questo, ma chiedo – farò richiesta scritta motivata – che la Presidenza organizzi, vista la difficoltà del dibattito, una seduta monotematica per analizzare quella legge, affinché finalmente il Consiglio regionale abbia il coraggio di esprimere “sì” o “no” su una proposta di legge.
Va bene. Siccome nella Conferenza dei Presidenti nessuno solleva questa questione, quando verrà sollevata, l’affronteremo.
Ci aggiorniamo ai giorni 18 e 19 giugno, come deciso dalla Conferenza dei Presidenti.

References: Articolo 23

Articolo 24

Articolo 25
e contrario

Articolo 30

Articolo 31
 articolo 41
 articolo 5
e contrario
e contrario

Articolo 1