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Timestamp: 2020-08-09 11:20:55+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE CIVILE, Sez.2^ 14/03/2019, Ordinanza n.7336 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Appalti, Diritto urbanistico - edilizia Numero: 7336 | Data di udienza: 11 Gennaio 2019
Numero: 7336
DIRITTO URBANISTICO – EDILIZIA – Difformità o difetti costruttivi dell’opera – Responsabilità del direttore dei lavori – Vigilanza urbanistica ed alta sorveglianza delle opere – Attività del direttore dei lavori – Controlli, verifiche e istruzioni – Giurisprudenza – Art. 24, 25, 29 D.P.R. n. 380/2001.
In materia di vigilanza urbanistica, l’attività del direttore dei lavori per conto del committente si concreta nell’alta sorveglianza delle opere, che, pur non richiedendo la presenza continua e giornaliera sul cantiere né il compimento di operazioni di natura elementare, comporta comunque il controllo della realizzazione dell’opera nelle sua varie fasi e pertanto l’obbligo del professionista di verificare, attraverso periodiche visite e contatti diretti con gli organi tecnici dell’impresa, da attuarsi in relazione a ciascuna di tali fasi, se sono state osservate le regole dell’arte e la corrispondenza dei materiali impiegati (Cass. Sez. 2, 03/05/2016, n. 8700; Cass. Sez. 2, 24/04/2008, n. 10728; Cass. Sez. 2, 27/02/2006, n. 4366; Cass. Sez. 2, 20/07/2005, n. 15255).
APPALTI – Vizi o difformità dell’opera (privata) appaltata – Obblighi del direttore dei lavori – Tutela del committente – Impiego di peculiari competenze tecniche – Normale diligenza – Omissione in vigilanza, controlli o istruzioni – Responsabilità del direttore dei lavori – Sussistenza.
In tema di responsabilità conseguente a vizi o difformità dell’opera appaltata, il direttore dei lavori per conto del committente, essendo chiamato a svolgere la propria attività in situazioni involgenti l’impiego di peculiari competenze tecniche, deve utilizzare le proprie risorse intellettive ed operative per assicurare, relativamente all’opera in corso di realizzazione, il risultato che il committente-preponente si aspetta di conseguire, onde il suo comportamento deve essere valutato non con riferimento al normale concetto di diligenza, ma alla stregua della "diligentia quam in concreto". Pertanto, rientrano, tra gli obblighi del direttore dei lavori l’accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera al progetto, sia le modalità dell’esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica, nonché l’adozione di tutti i necessari accorgimenti tecnici volti a garantire la realizzazione dell’opera senza difetti costruttivi. Non si sottrae, dunque, a responsabilità il professionista che ometta di vigilare e di impartire le opportune disposizioni al riguardo, nonché di controllarne l’ottemperanza da parte dell’appaltatore e di riferirne al committente.
(dich. inammissibili i ricorsi avverso sentenza n. 1756/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO – 13/08/2013) Pres. SAN GIORGIO , Rel. SCARPA, Ric. Tentolini contro Giro
II.1. La sentenza n. 1756/2013 della Corte d’Appello di Torino, come detto, è stata oggetto sia del ricorso per cassazione numero R.G. 3038/2014 che di domanda di revocazione proposta da Laura e Paolo Tentolini, nella parte in cui tale pronuncia della Corte di merito aveva affermato che fosse nuova, e perciò inammissibile, la domanda di risarcimento danni per la mancata osservanza delle distanze legali, trattandosi, piuttosto, di pretesa già esposta nell’atto di citazione del giudizio di primo grado. Tale domanda di revocazione era stata dichiarata inammissibile dalla stessa Corte d’Appello di Torino con la sentenza n. 1722/2014. La menzionata ordinanza di questa Corte n. 23014 del 26 settembre 2018 ha, tuttavia, cassato la sentenza n. 1722/2014 della Corte d’Appello di Torino e rinviato la causa ad altra sezione della medesima Corte d’Appello, perché decida sulla domanda di revocazione. L’ordinanza n. 23014 del 26 settembre 2018 ha affermato che la sentenza di appello la quale, come nella specie, dichiari "del tutto nuova e quindi inammissibile in appello, ai sensi dell’art. 345 c.p.c.", una domanda (quale quella di risarcimento dei danni per mancata osservanza delle distanze legali fra costruzioni) che, invece, era stata proposta in primo grado, senza far precedere l’erronea supposizione della novità della domanda da alcuna attività valutativa diretta a fornire dimostrazione dell’assunto, ha natura di vizio revocatorio ai sensi del n. 4 dell’art. 395 c.p.c., in quanto, deducendo una fallace valutazione espressa di inesistenza di un fatto processuale, lamenta un errore di percezione e non di valutazione, sicché è ammissibile la censura fatta valere con il mezzo della revocazione.
Soltanto in sede di appello Sergio Ingiona Scaffidi aveva per la prima volta lamentato la "omessa pronuncia in ordine all’eccezione di prescrizione della garanzia per vizi e difformità", con ciò inducendo la Corte di Torino ad accogliere sia l’eccezione di prescrizione che quella di decadenza, l’ultima nemmeno mai formulata dalla parte.
Essendo col primo e col secondo motivo di ricorso dedotti "errores in procedendo", in relazione ai quali la Corte di Cassazione è anche giudice del fatto, deve procedersi direttamente all’esame degli atti processuali del fascicolo di merito. Risulta così che Laura e Paolo Tentolini convennero davanti al Tribunale di Verbania con citazione del 6/8 agosto 2008 l’architetto Maurizio Giro e l’impresa edile Sergio Ingiona Scaffidi per l’udienza de117 dicembre 2008. Maurizio Giro, nel costituirsi, chiese al giudice istruttore lo spostamento della prima udienza per chiamare in causa la Reale Mutua Assicurazioni. Il giudice provvide così a fissare la data della nuova udienza ex art. 269, comma 2, c.p.c., per il giorno 8 aprile 2009. Sergio Ingiona Scaffidi si costituì, quindi, con comparsa di risposta a ministero dell’avvocato Adamczyk, direttamente all’udienza dell’8 aprile 2009, come attestato nel relativo verbale. In tale comparsa Sergio Ingiona Scaffidi, peraltro, negò unicamente l’imputabilità di qualsiasi inadempimento nell’esecuzione dei lavori appaltati. La Corte d’Appello ha quindi accolto l’eccezione di decadenza e di prescrizione dell’azione ex art. 1667 c.c., di cui la seconda spiegata da Sergio Ingiona Scaffidi per la prima volta in appello, in violazione degli artt. 167 e 345 c.p.c., e la prima di fatto rilevandola d’ufficio, non potendosi certamente ritenere l’eccezione di decadenza dalla garanzia per inosservanza dell’onere di denuncia dei vizi dell’opera realizzata dall’appaltatore implicitamente contenuta in quella di prescrizione dell’azione (arg. da Cass. Sez. 6 – 2, 07/06/2017, n. 14199).
La Corte d’Appello di Torino ha sostenuto che, quanto agli accertati vizi e difformità "di poco momento" dei lavori edili eseguiti dall’impresa Scafidi (avendo compromesso meno di 1/10 del totale delle opere), non vi fosse corresponsabilità del direttore dei lavori, non essendo lo stesso "tenuto ad essere costantemente presente in cantiere e a rilevare tutto quanto eseguito (come al microscopio)", ed essendo perciò da imputare soltanto all’appaltatore le manchevolezze accertate. I ricorrenti evidenziano come tali difetti accertati consistano nel cattivo funzionamento della fossa biologica e nell’errata contabilizzazione dello sbancamento del cortile.
Va qui ribadito il costante orientamento di questa Corte (del quale non ha tenuto conto la sentenza impugnata, non avendo svolto la corretta sussunzione delle risultanze di causa in tali principi giurisprudenziali), secondo cui, in tema di responsabilità conseguente a vizi o difformità dell’opera appaltata, il direttore dei lavori per conto del committente, essendo chiamato a svolgere la propria attività in situazioni involgenti l’impiego di peculiari competenze tecniche, deve utilizzare le proprie risorse intellettive ed operative per assicurare, relativamente all’opera in corso di realizzazione, il risultato che il committente-preponente si aspetta di conseguire, onde il suo comportamento deve essere valutato non con riferimento al normale concetto di diligenza, ma alla stregua della "diligentia quam in concreto"; rientrano, pertanto, nelle obbligazioni del direttore dei lavori l’accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera al progetto, sia delle modalità dell’esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica, nonché l’adozione di tutti i necessari accorgimenti tecnici volti a garantire la realizzazione dell’opera senza difetti costruttivi. Non si sottrae, dunque, a responsabilità il professionista che ometta di vigilare e di impartire le opportune disposizioni al riguardo, nonché di controllarne l’ottemperanza da parte dell’appaltatore e di riferirne al committente; in particolare l’attività del direttore dei lavori per conto del committente si concreta nell’alta sorveglianza delle opere, che, pur non richiedendo la presenza continua e giornaliera sul cantiere né il compimento di operazioni di natura elementare, comporta comunque il controllo della realizzazione dell’opera nelle sua varie fasi e pertanto l’obbligo del professionista di verificare, attraverso periodiche visite e contatti diretti con gli organi tecnici dell’impresa, da attuarsi in relazione a ciascuna di tali fasi, se sono state osservate le regole dell’arte e la corrispondenza dei materiali impiegati (Cass. Sez. 2, 03/05/2016, n. 8700; Cass. Sez. 2, 24/04/2008, n. 10728; Cass. Sez. 2, 27/02/2006, n. 4366; Cass. Sez. 2, 20/07/2005, n. 15255).

References: Art. 24
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 269
 art. 1667
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
 Cass. Sez.