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Timestamp: 2019-06-27 00:50:35+00:00

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Il caso Lula, cronaca, commenti, solidarietà | Amig@s MST - Italia
Il caso Lula, cronaca, commenti, solidarietà
Il caso Lula - aprile 2018
1)Il commento di Luigi Ferrajoli al rifiuto dell'habeas corpus del STF del 4 aprile
2) Dichiarazione di Franco Ippolito, presidente della Fondazione Lelio e Lisli Basso
3) Nota Congiunta di PDT, PT, PSOL, PCdoB sull'arresto di Lula
4) Garantire elezioni libere e giuste in Brasile (documento di solidarietà a Lula di cittadini italiani)
5) Lula in cella. Curitiba capitale della resistenza. di Claudia Fanti (10 aprile)
6) Lula sereno malgrado l'isolamento, di Claudia Fanti (22 aprile)
1) Luigi Ferrajoli, Un’aggressione giudiziaria alla democrazia brasiliana
Il 4 aprile è stata una giornata nera per la democrazia brasiliana. Con un solo voto di maggioranza, il Supremo Tribunal Federal ha deciso l’arresto di Inacio Lula nel corso di un processo disseminato di violazioni delle garanzie processali. Ma non sono solo i diritti del cittadino Lula che sono state violati. L’intera vicenda giudiziaria e le innumerevoli lesioni dei principi del corretto processo di cui Lula è stato vittima, unitamente all’impeachment assolutamente infondato sul piano costituzionale che ha destituito la presidente Dilma Rousseff, non sono spiegabili se non con la finalità politica di porre fine al processo riformatore che è stato realizzato in Brasile negli anni delle loro presidenze e che ha portato fuori della miseria 50 milioni di brasiliani. L’intero assetto costituzionale è stato così aggredito dalla suprema giurisdizione brasiliana, che quell’assetto aveva invece il compito di difendere.
Il senso non giudiziario ma politico di tutta questa vicenda è rivelato dalla totale mancanza di imparzialità dei magistrati che hanno promosso e celebrato il processo contro Lula. Certamente questa partigianeria è stata favorita da un singolare e incredibile tratto inquisitorio del processo penale brasiliano: la mancata distinzione e separazione tra giudice e accusa, e perciò la figura del giudice inquisitore, che istruisce il processo, emette mandati e poi pronuncia la condanna di primo grado: nel caso Lula la condanna pronunciata il 12 luglio 2017 dal giudice Sergio Moro a 9 anni e 6 mesi di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per 19 anni, aggravata in appello con la condanna a 12 anni e un mese. Ma questo assurdo impianto, istituzionalmente inquisitorio, non è bastato a contenere lo zelo e l’arbitrio dei giudici. Segnalerò tre aspetti di questo arbitrio partigiano.
Il primo aspetto è la campagna di stampa orchestrata fin dall’inizio del processo contro Lula e alimentata dal protagonismo del giudice di primo grado, il quale ha diffuso atti coperti dal segreto istruttorio e ha rilasciato interviste nelle quali si è pronunciato, prima del giudizio, contro il suo imputato, alla ricerca di un’impropria legittimazione: non la soggezione alla legge, ma il consenso popolare. L’anticipazione del giudizio ha inquinato anche l’appello. Il 6 agosto dell’anno scorso, in un’intervista al giornale “Estado de Sao Paulo”, il Presidente del Tribunale Regionale Superiore della 4a regione (TRF-4) di fronte al quale la sentenza di primo grado era stata impugnata ha dichiarato, prima del giudizio, che tale sentenza era “tecnicamente irreprensibile”. Simili anticipazioni di giudizio, secondo i codici di procedura di tutti i paesi civili, sono motivi ovvi e indiscutibili di astensione o di ricusazione, dato che segnalano un’ostilità e un pregiudizio incompatibili con la giurisdizione. Siamo qui di fronte a quello che Cesare Beccaria, in Dei delitti e delle pene, chiamò “processo offensivo”, dove “il giudice”, anziché “indifferente ricercatore del vero”, “diviene nemico del reo”, e “non cerca la verità del fatto, ma cerca nel prigioniero il delitto, e lo insidia e crede di perdere se non vi riesce”.
Il secondo aspetto della parzialità dei giudici e, insieme, il tratto tipicamente inquisitorio di questo processo consistono nella petizione di principio, in forza della quale l’ipotesi accusatoria da provare, che dovrebbe essere la conclusione di un'argomentazione induttiva suffragata da prove e non smentita da controprove, forma invece la premessa di un procedimento deduttivo che assume come vere solo le prove che la confermano e come false quelle che la contraddicono. Di qui l’andamento tautologico del ragionamento probatorio, nel quale la tesi accusatoria funziona da criterio di orientamento delle indagini, da filtro selettivo della credibilità delle prove e da chiave interpretativa dell'intero materiale processuale. I giornali brasiliano hanno riferito, per esempio, che l’ex ministro Antonio Pallocci, in stato di custodia preventiva, aveva tentato nel maggio scorso una “confessione premiata” per ottenere la liberazione, ma la sua richiesta era stata respinta perché egli non aveva formulato nessuna accusa contro Lula e la Rousseff ma solo contro il sistema bancario. Ebbene, questo stesso imputato, il 6 settembre, di fronte ai procuratori, ha fornito la versione gradita dall’accusa per ottenere la libertà. Totalmente ignorata è stata al contrario la deposizione di Emilio Olbrecht, che il 12 giugno aveva dichiarato al giudice Moro di non aver mai donato alcun immobile all’Istituto Lula, secondo quanto invece ipotizzato nell’accusa di corruzione.
Il terzo aspetto della mancanza di imparzialità è costituito dal fatto che i giudici hanno affrettato i tempi del processo per giungere quanto prima alla condanna definitiva e così, in base alla legge “Ficha limpia”, impedire a Lula, che è ancora la figura più popolare del Brasile, di candidarsi alle elezioni presidenziali del prossimo ottobre. Anche questa è una pesante interferenza della giurisdizione nella sfera della politica, che mina alla radice la credibilità della giurisdizione.
E’ infine innegabile il nesso che lega gli attacchi ai due presidenti artefici dello straordinario progresso sociale ed economico del Brasile – l’infondatezza giuridica della destituzione di Dilma Rousseff e la campagna giudiziaria contro Lula – e che fa della loro convergenza un’unica operazione di restaurazione antidemocratica. E’ un’operazione alla quale i militari hanno dato in questi giorni un minaccioso appoggio e che sta spaccando il paese, come una ferita difficilmente rimarginabile. L’indignazione popolare si è espressa e continuerà ad esprimersi in manifestazioni di massa. Ci sarà ancora un ultimo passaggio giudiziario, davanti al Superior Tribunal de Justicia, prima dell’esecuzione dell’incarcerazione. Ma è difficile, a questo punto, essere ottimisti.
2) Fondazione Lelio e Lisli Basso - Il Presidente Franco Ippolito
Volge a conclusione l’estromissione dell’ex-presidente Inácio Lula da Silva dalla vita politica brasiliana, tra le manifestazioni di giubilo delle forze reazionarie di quel Paese.
Il Supremo Tribunale Federale ha respinto l’istanza di habeas corpus, aprendo così la strada alla carcerazione preventiva di Lula, pur in assenza di ragioni cautelari, senza attendere lo svolgimento dell’ultimo giudizio sulla sentenza che lo ha condannato per corruzione, a conclusione di un procedimento penale segnato da palesi violazioni del giusto processo, già evidenziate da autorevoli giuristi di vari paesi.
All’anacronismo di un procedimento penale inquisitorio, in cui magistrato istruttore e giudicante si concentrano nella stessa persona, si sono aggiunte massicce campagne mediatiche con l’attiva partecipazione dello stesso giudice che ha pronunciato la sentenza di primo grado e con una singolare dichiarazione del presidente della Corte d’appello dinanzi a cui doveva svolgersi il dibattimento di secondo grado, che definì la prima sentenza “tecnicamente irreprensibile”, così segnando anticipatamente l’esito del giudizio d’appello.
Tra i giudici del Tribunale Supremo, sulla presunzione di innocenza sino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna, ha prevalso di misura (6 contro 5) la singolare opinione che attendere la sentenza definitiva costituirebbe una garanzia di impunità.
È impossibile non costatare che, alla vigilia di tale decisione, vari esponenti militari, sino al capo delle forze armate, sono intervenuti a sostenere pubblicamente il carcere preventivo per Lula proprio con l’argomento del ripudio dell’impunità.
La pesante irruzione dei militari nella vita politica brasiliana, per la prima volta dopo la restaurazione della democrazia, evoca i sinistri ricordi della dittatura che oppresse il Brasile dal 1964 al 1984, che proprio il governo di Lula aveva definitivamente archiviato.
L’estromissione di Lula attraverso un procedimento giudiziario segnato da clamorose anomalie, che in ogni ordinamento avrebbero imposto la ricusazione dei giudici, e i tragici avvenimenti che nelle ultime settimane hanno funestato la vita e la coesistenza civile del Brasile, devono destare preoccupazione e allarme in tutti coloro che sono stati vicini all’America latina nella battaglia contro le dittature militari e per i diritti umani e dei popoli.
È forte l’impressione che l’attacco alla democrazia che rischia di far arretrare il Brasile verso un regime fondato sulla discriminazione e la violenza costituisca la prova generale per cancellare in tutta l’America latina la speranza di uno sviluppo pacifico e sostenibile e di un reale progresso anche per i ceti più deboli della società.
3) Nota Congiunta di PDT, PT, PSOL, PCdoB
La carcerazione dell'ex-presidente Luiz Inácio Lula da Silva, realizzata in violazione della Costituzione Federale, rappresenta un'aggressione alla democrazia brasiliana e ai trattati internazionali sui diritti umani, i quali sanciscono, come basi dei regimi democratici, i principi della sovranità popolare, della presunzione d'innocenza e di un corretto procedimento legale.
L'origine delle democrazie moderne si fonda proprio su questi principi fondamentali, che hanno nell'habeas corpus la loro espressione più significativa. Ciò ribadito, l'arresto dell'ex-presidente può essere interpretato come una decisione casistica, motivata da ragioni politiche, che crea una condizione di insopportabile insicurezza giuridica in Brasile.
Il frettoloso e ingiustificato arresto dell'ex-presidente Lula, contro il quale non esiste la minima prova concreta di colpevolezza, aggrava enormemente il pericoloso e montante clima di odio e di instabilità politica che si è impossessato del paese. La decisione, priva di solide basi giuridiche, configura un atto di persecuzione politica che tende ad approfondire la gravissima crisi economica, sociale e politica del Brasile.
L'ingiusta cancellazione - di carattere politico-giuridico - di Lula nei sondaggi relativi alle intenzioni di voto rappresenta una scommessa irresponsabile nel quadro di caos e incertezza che danneggia tutta la popolazione brasiliana. Confidiamo, nonostante tutto, che le forze democratiche, all'interno e all'esterno delle istituzioni, sapranno ribaltare questa decisione nefasta e liberare Lula.
Ciò che fanno oggi nei confronti di Lula potranno farlo domani nei confronti di qualsiasi altra persona.
Rispettare la Costituzione vuol dire rispettare la democrazia. Carlos Lupi Presidente nazionale del PDT, Gleisi Hoffmann Presidenta nazionale del PT, Juliano Medeiros Presidente nazionale del PSOL, Luciana Santos Presidenta nazionale del PCdoB
4) GARANTIRE ELEZIONI LIBERE E GIUSTE IN BRASILE, NON IMPEDIRE LA CANDIDATURA DELL’EX PRESIDENTE LULA (appello di cittadini italiani)
Si allunga l’elenco delle personalità del mondo della cultura, della politica e sindacale che aderiscono al documento “Garantire elezioni giuste e libere in Brasile. Non impedire la candidatura dell’ex Presidente Lula” .
Da ormai oltre quattro anni in Brasile è in corso un'iniziativa giudiziaria che ha coinvolto l'ex Presidente Lula e che rischia oggi di precipitare la democrazia brasiliana in una crisi grave e preoccupante.
Riteniamo che la lotta alla corruzione sia necessaria per garantire ai cittadini un funzionamento trasparente ed efficace del sistema istituzionale e riteniamo che anche in Brasile, come in tutti i paesi democratici, per combattere efficacemente fenomeni di malcostume e impropri rapporti tra economia e politica, siano necessarie riforme politiche profonde. Ciò tanto più in un momento in cui il populismo e la demagogia investono con forza - anche se in forme diverse - praticamente tutte le democrazie avanzate.
Tuttavia, in nome della lotta alla corruzione non si può rischiare di mettere in crisi uno dei principi irrinunciabili della democrazia che risiede nella necessità di mantenere una distinzione ed un chiaro equilibrio tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
Dopo anni di indagini e di azioni giudiziarie, in cui molti osservatori e giuristi internazionali hanno riscontrato anche elementi di persecuzione personale, infatti, non sono emerse a carico del Presidente Lula prove tali da dimostrare che egli si sia appropriato di risorse pubbliche o abbia ricattato imprese per ottenere benefici personali.
Nonostante ciò, in virtù di una sentenza - discutibile e discussa anche da molti giuristi brasiliani in quanto contraddice una delle norme della Costituzione di quel Paese - che prevede la possibilità di arresto prima dell'ultimo grado di giudizio, il Presidente Lula rischia nei prossimi giorni di essere condotto in carcere.
Tutto questo mentre è in corso la campagna elettorale verso le Presidenziali del prossimo ottobre alla quale il Presidente Lula partecipa e, stando ai sondaggi, con notevoli possibilità di successo. Giova d'altra parte ricordare come il contesto politico brasiliano sia stato in questi anni bruscamente scosso da un procedimento di impeachment nei confronti della Presidente Dilma Rousseff che ha portato - senza nuove elezioni - ad un vero e proprio ribaltamento politico essendo il governo in carica del Presidente Temer - già vicepresidente di Dilma - un esecutivo conservatore e di destra.
Siamo persone che a vario titolo hanno conosciuto l'esperienza del Governo Lula e abbiamo potuto apprezzare i cambiamenti impressi in quegli anni, soprattutto sul piano sociale. Per convinzioni ideali e politiche siamo vicini al popolo brasiliano e a tutte le forze che in quel Paese si battono per la giustizia sociale, contro la povertà, per lo sviluppo sostenibile e il progresso anche delle aree e dei ceti più deboli.
Per tutte queste ragioni vogliamo oggi esprimere una grande preoccupazione ed un vero e proprio allarme per il rischio che la competizione elettorale democratica in un grande Paese come il Brasile venga distorta e avvelenata da azioni giudiziarie che potrebbero impedire impropriamente ad uno dei protagonisti di prendervi parte liberamente.
Romano Prodi già Presidente del Consiglio dei Ministri,1996-1998 e 2006-2008
Massimo D’Alema, già Presidente del Consiglio dei Ministri 1998-2000;
Luigi Ferrajoli,Giurista e Professore di Filosofia del Diritto, Universit degli Studi di Roma3, Membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Lelio e Lisli Basso
Salvatore Senese, Magistrato, ex Presidente di sezione alla Corte de Cassazione, ex membro del Senato della Repubblica Italiana, ex Presidente del Tribunale Permanente dei Popoli
Susanna Camusso,Segretario Generale Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL)
Carmelo Barbagallo, Segretario GeneraleUIL
Marina Sereni, già Deputata e Vice-presidente della Camera dei Deputati
Piero Fassino, Deputato già Ministro di Grazia e Giustizia
Lia Quartapelle, Deputata
Luciana Castellina, Giornalista, scrittrice italiana, già membro del Parlamento Europeo
Pier Luigi Bersani, Deputato, già Ministro e Presidente della Regione Emilia-Romagna
Vasco Errani, Senatore e già Presidente della Regione Emilia-Romagna
Guglielmo Epifani, Deputato, già Segretario Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL)
Nello Rossi già Avvocato generale presso la Corte di cassazione attualmente membro del Comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura
Gianni Tognoni, Medico, ricercatore, Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli già membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Lelioe Lisli Basso
Roberto Vecchi, Professore, Direttore Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne della Università di Bologna
Elena Paciotti, Magistrato, già Eurodeputata, già Presidente della Fondazione Lelio e Lisli Basso e dell’Associazione Nazionale Magistrati, Eurodeputata
Don Luigi Ciotti, Presidente dell’Associazione Libera contro i soprusi delle mafie in tutta Italia.
Luisa Morgantini, già Vice Presidente Parlamento Europeo
Roberto Gualtieri, Europarlamentare
Ettore Finanzi Agrò, Professore brasilianista Università di Roma La Sapienza
Don Renato Sacco, Coordinatore di Pax Christi
Francesco Vignarca - Coordinatore Rete Italiana Disarmo
Serena Romagnoli, insegnante
Rita Marcotulli – Musicista
Claudio Bernabucci, Giornalista , Liberi e Uguali Estero
Alfredo Paixão, Musicista
Maria Pia De Vito, Cantante e compositrice
Claudia Fanti, Giornalista Adista, Il Manifesto
Marco Gulisano, Presidente Amigos MST-Italia
Gennaro Carotenuto, Professore Università di Macerata
Francesca Chiavacci, Presidente dell' Associazione Recreativa e Cultural
Italiana, ARCI
Lorenzo Varponi, Unione Degli Universitari
Guido Barbera, Presidente Coordinamento di Iniziative Popolari
Solidariet Internazionale, CIPSI
Francesca Re David, Segretario Generale FIOM Cgil
Fabio Marcelli, giuristi democratici
Stefano Ciafani, Presidente nazionale Legambiente Onlus
Roberto Rossini, Presidente ACLI
Silvia Stilli, portavoce di AOI, associazione nazionale delle organizzazioni
di solidarietà e cooperazione internazionale
Lisa Clark, Albino Bizzotto, Beati i costruttori di pace
Rosa Rinaldi, Segreteria nazionale di Rifondazione Comunista
Carlo Sansonetti, Lorella Pica, Sullastradaonlus.it
5) il manifesto 10 aprile 18
Lula in cella, Curitiba capitale della resistenza
Non si arresta. «Pellegrinaggio» di lotta nella città in cui il giudice Moro è riuscito a ottenere il suo trofeo. Offensiva anche nei tribunali per ottenere la liberazione dell’ex presidente, vittima di "lawfare". di Claudia Fanti
La parola d’ordine è non dare tregua. Fino a quando Lula, «il primo prigioniero politico» dalla fine della dittatura, come lo ha definito la presidente del Pt Gleisi Hoffmann, non verrà rimesso in libertà, i militanti resteranno accampati nei pressi della Polizia federale di Curitiba. La città in cui il giudice Sérgio Moro è riuscito a ottenere il suo ambito trofeo – il fondatore del Pt dietro le sbarre – diventerà così, ha annunciato il Comitato popolare in difesa di Lula e della democrazia, la capitale della resistenza e della lotta, «luogo di pellegrinaggio per tutti coloro che in Brasile e nel mondo lottano per giustizia, democrazia, rispetto dei diritti fondamentali».
E mentre persone da ogni parte dello Stato continuano ad arrivare all’accampamento, sono già previste visite di funzionari e di politici interessati a verificare le condizioni in cui si trova l’ex presidente, il quale comunque sta passando i suoi primi giorni in carcere «tranquillo e sereno».
L’OFFENSIVA PRO-LULA prosegue anche nei tribunali, dove c’è attesa per la mossa annunciata dal ministro della Corte Suprema Marco Aurélio Mello, il quale intende proporre al plenario del Stf, nella sessione di mercoledì, l’analisi di un provvedimento di urgenza diretto a impedire l’arresto dei condannati in secondo grado, su richiesta degli avvocati Antônio Carlos de Almeida Castro, Cláudio Pereira de Souza Neto e Ademar Borges de Sousa Filho, per conto del Partido Ecológico Nacional.
Ma al di là dello stravolgimento costituzionale effettuato dai ministri della Corte Suprema nel 2016, con la decisione di consentire l’inizio dell’esecuzione della pena già dopo la condanna in appello, è tutto l’operato della giustizia brasiliana a ricevere denunce dentro e fuori il Brasile.
CHE LULA SIA VITTIMA di lawfare, cioè dell’uso del processo legale per fini politici, è la convinzione di innumerevoli giuristi, alimentata, peraltro, da dichiarazioni come quella pronunciata il 2 aprile da Luís Roberto Barroso, uno dei ministri del Stf che ha votato contro l’habeas corpus di Lula, il quale si è detto convinto della necessità che la Costituzione vada interpretata «in sintonia con il sentimento sociale». Un giudice, ha commentato estrerrefatto l’avvocato Wagner Francesco, «non deve lasciarsi guidare dal sentimento sociale, perché non è stato chiamato a rappresentare gli interessi del popolo. Chi deve farlo è il Congresso, che è stato eletto per questo. Credo quindi che il giudice Barroso occupi il posto sbagliato».
Lo aveva detto anche Lula, nel suo discorso a São Bernardo di Campo, accusando i giudici proprio di subalternità alla stampa e al suo processo di costruzione dell’opinione pubblica: «Chi prende decisioni sulla base dell’opinione pubblica si tolga la toga e si candidi in un partito».
QUANTO AL SENTIMENTO sociale con cui Barroso è in sintonia, non c’è dubbio che sia quello coltivato con impegno dai grandi mezzi di comunicazioni, con la potentissima Globo in testa, fin dalle elezioni del 2014, allo scopo di far passare l’idea che i governi del Pt fossero i più corrotti della storia del Paese e per questa via distruggere Lula come simbolo della sinistra brasiliana. Lo stesso sentimento anti-petista che si è tradotto nei festeggiamenti da parte di militanti di destra al momento del suo arresto, tra cori e fuochi di artificio, proprio mentre gli agenti della polizia federale reprimevano con tanto di gas lacrimogeni i sostenitori dell’ex presidente che manifestavano pacificamente dinanzi alla sede della polizia a Curitiba. Lo stesso sentimento che ha ispirato le parole di una persona non identificata, forse un operatore di volo, rivolte al pilota dell’aereo che stava conducendo Lula a Curitiba: «Leva e não traz nunca mais» (letteralmente: portalo lì e non riportarlo più indietro), come emerso da un audio divulgato dal portale R7. Mentre in un secondo audio, a cui ha avuto accesso il Jornal do Brasil, si sente una voce maschile che dice: «Getta quel rifiuto fuori dal finestrino».
PAROLE GRAVISSIME, considerando che a pronunciarle deve essere stato, come nota il quotidiano brasiliano, qualcuno coinvolto «nella gestione dello spazio aereo, un’attività di sicurezza nazionale».
6) LULA «SERENO» MALGRADO L’ISOLAMENTO di Claudia Fanti, 22.04.2018
Brasile. A nessuna delle personalità che si sono recate a Curitiba è stata concessa l’autorizzazione a incontrarlo
Non basta averlo rinchiuso in carcere, bisogna anche spezzare i suoi legami con il mondo. È per questo che a Lula è stato praticamente imposto l’isolamento, a parte le visite dei suoi avvocati e una volta a settimana della famiglia. A nessuna delle personalità che si sono recate a Curitiba è stata infatti concessa l’autorizzazione a incontrarlo: gli ultimi che si sono visti respingere la richiesta sono stati il Nobel Adolfo Pérez Esquivel e il teologo della liberazione Leonardo Boff.
Solo la delegazione costituita dalla Commissione dei diritti umani del Senato per verificare le sue condizioni di detenzione ha potuto parlargli, trovandolo sereno malgrado l’isolamento, grazie anche alla presenza dei militanti dell’accampamento Lula livre che gli fanno compagnia a distanza e alla marea di lettere di solidarietà che gli giungono da ogni parte del Paese.
Sul fronte giudiziario, le speranze sono riposte nella nuova «Ação Declaratória de Constitucionalidade» presentata dal Partito comunista del Brasile alla Corte suprema, per sollecitare l’esame della legittimità dell’arresto dei condannati in secondo grado. Ma su questo il muro eretto dalla presidente Carmen Lúcia sarà difficile da scalare.

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