Source: http://docenti.unimc.it/f1.marongiubuonaiuti/courses/2015/14427
Timestamp: 2017-10-23 10:02:02+00:00

Document:
Home › Fabrizio Marongiu Buonaiuti › Didattica › 2015/2016 › Diritto dell'economia e diritto internazionale
Gli studenti dovranno aver superato gli esami di Diritto costituzionale e di Diritto privato. Per la
comunanza di molti profili, è inoltre consigliato lo studio del Diritto dell'Unione europea.
Il Corso si propone di offrire agli studenti gli strumenti metodologici e contenutistici per
comprendere ed analizzare il modo di operare degli Stati, delle organizzazioni internazionali e degli
altri attori nell'ambito dell'ordinamento internazionale, con particolare riferimento alla disciplina dei
Il Corso si propone di assicurare l'acquisizione di un livello essenziale di conoscenza relativo alle
caratteristiche specifiche dell'ordinamento internazionale e delle sue fonti, particolarmente di quelle
rilevanti con riferimento ai rapporti economici, e lo sviluppo di un'adeguata padronanza degli
strumenti logici e concettuali propri del diritto internazionale, con conseguente capacità di affrontare
e valutare criticamente le problematiche che si pongono nell'ambito delle disciplina dei rapporti
economici e commerciali a livello internazionale.
Il Corso tratterà principalmente i seguenti temi:
-Caratteri della comunità internazionale come insieme non organizzato di soggetti del
-Evoluzione della comunità internazionale e delle forme di cooperazione organizzata
tra Stati, segnatamente nel campo economico e commerciale;
-Strumenti pattizi di regolamentazione del commercio internazionale: la clausola della
nazione più favorita e la clausola del trattamento nazionale;
-Istituzionalizzazione della disciplina multilaterale del commercio: il fallimento della
International Trade Organization e il GATT 1947;
-La creazione dell'Organizzazione mondiale del commercio: struttura e funzioni;
-I principi contenuti nel GATT 1994;
-I rapporti con le forme di integrazione economica regionale e, in particolare, con
l'Unione europea. La politica commerciale comune dell'Unione europea;
-L'estensione della cooperazione multilaterale al settore del commercio dei servizi
(GATS) ed agli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio
(TRIPS);
-Il meccanismo di risoluzione delle controversie dell'OMC e i valori tutelati;
-Adeguatezza del sistema OMC nell'attuale contesto della governance economica
1. (A) Sciso E. Appunti di diritto internazionale dell'economia, II ed. Giappichelli Editore, Torino, 2012 » Pagine/Capitoli: Parti I, II e IV
Gli studenti regolarmente frequentanti il Corso potranno preparare l'esame sulla base degli appunti delle lezioni e dei materiali indicati dal docente (accordi internazionali ed altri testi normativi, giurisprudenza, articoli di dottrina).
Gli studenti non frequentanti potranno studiare il testo sopra indicato, parti specificate. Dovranno in ogni caso consultare i testi degli accordi richiamati.
Lezioni frontali, accompagnate da esercitazioni su casi pratici. Particolare attenzione verrà dedicata
rilevante. Il docente inserirà sulla pagina web del Corso una selezione di materiali rilevanti per
ciascuno degli argomenti trattati, con riferimento sia alle fonti pertinenti sia alla prassi,
principalmente giurisprudenziale, che formeranno oggetto d'esame e di discussione nel corso delle
lezioni, al fine di formare negli studenti una sviluppata capacità di affrontare e valutare criticamente
le problematiche che si pongono nell'ambito delle disciplina dei rapporti economici e commerciali a
La verifica intermedia scritta, riservata ai frequentanti, comporterà ugualmente domande a
risposta aperta, sugli argomenti trattati nel Corso fino al momento della verifica. Gli studenti che
la supereranno sosterranno la prova finale scritta solamente sugli argomenti che verranno trattati
nel Corso dopo lo svolgimento della verifica intermedia.
La prova orale, che presuppone il superamento della prova scritta, potrà comportare una
domanda di ulteriore verifica sugli argomenti trattati nel Corso ovvero nel programma d'esame.
Inglese, Francese (per i soli studenti stranieri)
Si riportano nel file allegato i risultati della prova scritta parziale riservata ai frequentanti, avente ad oggetto gli argomenti trattati nel modulo di lezioni di Diritto internazionale. L'esito della prova, se positivo, varrà per tutti gli appelli dell'A.A. 2015/2016.
Si raccolgono in questa cartella alcuni testi di accordi e di strumenti di soft law di riferimento generale per il modulo.
Testo del progetto di articoli sulle clausole della nazione più favorita, adottato dalla Commissione di diritto internazionale nel 1978
Testo consolidato del General Agreement on Tariffs and Trade 1947 (richiamato dal GATT 1994) - versione Word
GATT 1947 (versione francese)
Adottata con Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 3281(XXIX), 12 dicembre 1974.
Dichiarazione sulla creazione di un nuovo ordine economico internazionale
Adottata con risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 3201(S-VI), 1° maggio 1974
Progetto di codice di condotta delle Nazioni Unite per le società multinazionali
Organizzazione mondiale del commercio e relativo sistema degli accordi multilaterali
Testo dell'accordo istitutivo dell'Organizzazione mondiale del commercio (Marrakesh, 15 aprile 1994)
Testo del General Agreement on Tariffs and Trade 1994 (il quale rimanda al testo del GATT 1947 come successivamente modificato, già inserito su questa pagina, ed agli ulteriori accordi, protocolli e intese menzionati nell'accordo stesso)
Annex 1A - Multilateral Agreements on Trade in Goods
Disposizione di coordinamento tra le norme del GATT 1994 (già inserito in questa pagina) e le disposizioni degli altri accordi menzionati nell'allegato 1A all'Accordo istitutivo dell'Organizzazione mondiale del Commercio (come sopra)
Scheda riassuntiva del contenuto dei principali accordi che compongono il sistema dell'Organizzazione mondiale del commercio, con tabella sinottica delle reciproche interrelazioni ("in a nutshell") - tratto dal sito Internet ufficiale dell'Organizzazione: www.wto.org
Accordo sulla risoluzione delle controversie OMC - versione inglese
Mémorandum d'accord sur les règles et procédures regissant le règlement des différends
Accordo sulla risoluzione delle controversie OMC - versione francese
Altre organizzazioni internazionali economiche
Articles of agreement del Fondo Monetario Internazionale (FMI)
Accordo istitutivo del Fondo Monetario Internazionale (Bretton Woods, Stati Uniti, 22 luglio 1944) come successivamente modificato. Si vedano in particolare gli articoli I (fini dell'organizzazione), II (partecipazione all'organizzazione), III (quote e contributi), X (rapporti con altre organizzazioni internazionali), XII (organizzazione e direzione).
Articles of agreement della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRD)
Testo dell'accordo istitutivo della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRD), come modificato al 27 giugno 2012.
Convenzione di Seoul dell'11 ottobre 1985
Istitutiva della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA), istituita su iniziativa della Banca Mondiale allo scopo di fornire una garanzia di tipo assicurativo per i rischi non commerciali insiti nelle operazioni di investimento in paesi in via di sviluppo.
Convenzione di Washington del 18 marzo 1965
Istitutiva dell'ICSID (International Centre for the Settlement of Investment Disputes = Centro internazionale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti (CIRDI), centro per la risoluzione attraverso una procedura arbitrale delle controversie tra investitori privati stranieri e paesi ospitanti le attività di investimento. Si vedano in particolare, tra i profili salienti della procedura, l'art. 42 della convenzione, relativo al diritto applicabile al merito della controversia, e l'art. 54, relativo all'efficacia delle sentenze arbitrali pronunciate in base alla convenzione, che le equipara alle sentenze emesse dai giudici dello Stato ospite.
Le libertà di circolazione nel Mercato interno (Unione europea): in particolare: la libera circolazione delle merci
Vedere in particolare le norme sulla libera circolazione delle merci (artt. 28-37) e sulla politica commerciale comune (artt. 206-207).
Corte di giustizia CE, sent. 5 febbraio 1963, causa 26/62, Van Gend en Loos
La sentenza afferma l'effetto diretto della norma del trattato che stabilisce il divieto dei dazi doganali tra gli Stati membri della Comunità (oggi dell'Unione) e di qualsiasi tassa di effetto equivalente
Corte di giustizia CE, sent. 20 febbraio 1979, in causa 120/78, Rewe-Zentral AG (Cassis de Dijon)
La sentenza afferma il principio del mutuo riconoscimento relativamente alle norme nazionali concernenti le condizioni di commercializzazione dei prodotti, come strumento alternativo all'armonizzazione delle norme nazionali
Corte di giustizia CE, sent. 11 luglio 1974, in causa 8/74, Dassonville
La sentenza definisce la nozione di misura di effetto equivalente alle restrizioni quantitative alla libera circolazione delle merci (punto 5 della motivazione)
Corte di giustizia CE, sent. 24 novembre 1993, cause C-267-268/91, Keck e Mithouard
La sentenza definisce più restrittivamente la nozione di misure di effetto equivalente alle restrizioni quantitative, escludendone le misure applicabili nei confronti di tutti gli operatori interessati che svolgano la propria attività sul territorio nazionale e purchè non operino in maniera discriminatoria (punti 15-16 della motivazione)
La politica commerciale comune dell'Unione europea
Corte di giustizia CE, sent. 12 dicembre 1972, cause riunite 21-24/72, International Fruit Company
La sentenza nega l'idoneità delle norme del GATT a produrre effetti diretti nell'ordinamento comunitario (punti 7-9; 19-20); cfr., successivamente, sent. 9 settembre 2008, cause riunite C-120/06 - C-121/06, FIAMM, punti 97 ss.
Corte di giustizia CE, parere del 15 novembre 1994, n. 1/94, Adesione della Comunità europea all'Organizzazione mondiale del commercio
Il parere della Corte di giustizia si sofferma sul carattere esclusivo o concorrente della competenza della Comunità a concludere accordi nel settore della politica commerciale comune, distinguendo le materie propriamente rientranti in detto ambito, relativamente alle quali sussiste la competenza esclusiva, da quelle ricadenti, segnatamente, nei settori dei servizi (GATS) e dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPS), oggetto, invece, di una competenza concorrente. Devono tenersi presenti in proposito le innovazioni introdotte dal Trattato di Lisbona (cfr. Art. 207 TFUE)
Decisione del Consiglio del 22 dicembre 1994, n. 94/800/CE
Decisione relativa alla conclusione a nome della Comunità europea, per le materie di sua competenza, degli accordi dei negoziati multilaterali dell'Uruguay Round (v., in particolare, ultimo considerando del preambolo, nel quale si sottolinea l'assenza di effetto diretto in capo ai soggetti privati delle norme contenute negli accordi OMC)
Corte di giustizia CE, sent. 9 settembre 2008, cause riunite C-120/06 P e C-121/06 P, FIAMM (massime delle sentenza)
Si riportano nell'allegato le massime della sentenza, della quale è stato in precedenza inserito in questa stessa cartella anche il testo integrale, tratte dal sito della Corte di giustizia. Si vedano, in particolare, per quanto attiene alla questione degli effetti delle norme derivanti dagli accordi OMC e, segnatamente, delle decisioni adottate dall'Organo di risoluzione delle controversie (DSB) dell'Organizzazione, nell'ordinamento dell'Unione europea, le massime n. 2, 3, 4 e 5.
Corte di giustizia CE, sent. 9 settembre 2008, cause riunite C-120/06 e C-121/06, FIAMM e altri c. Consiglio e Commissione
La sentenza, concernente l'impugnazione di sentenze del Tribunale di I grado delle Comunità europee per contrasto con le decisioni assunte dall'Organo per la risoluzione delle controversie (DSB) dell'OMC relativamente alla controversia tra gli Stati Uniti ed altri Stati da una parte e la Comunità europea dall'altra relativamente al regime preferenziale di importazione di banane provenienti dai paesi ACP posto in essere dalla CE con propri regolamenti, ribadisce l'assenza di effetto diretto in capo ai singoli soggetti dell'ordinamento comunitario delle norme contenute negli accordi OMC o da questi derivanti la loro efficacia (v. in particolare punti 105 ss. della motivazione).
Regolamento (UE) n. 2015/478, relativo alla disciplina comune delle importazioni nei paesi membri di merci provenienti da paesi terzi
V. in particolare l'art. 24, par. 2, che prevede, in circostanze eccezionali, il potere degli Stati membri di adottare misure di salvaguardia, le quali dovranno essere preventivamente comunicate alla Commissione europea, eccettuati i casi di estrema urgenza nei quali potranno essere comunicate immediatamente dopo essere state adottate.
Regolamento (CE) n. 1225/2009, relativo alla protezione da importazioni in dumping da paesi terzi
Il regolamento disciplina l'adozione da parte dell'Unione europea di misure anti-dumping (normalmente sotto la forma di diritti anti-dumping che si sommano ai dazi previsti per l'importazione delle merci in questione da paesi terzi) per proteggere la protezione interna dell'Unione europea da importazioni in dumping provenienti da paesi terzi. Esso attua nell'ordinamento dell'Unione europea e con effetto per tutti i suoi Stati membri le disposizioni dell'art. VI del GATT e dell'accordo attuativo di tale disposizione adottato dall'Organizzazione mondiale del commercio (WTO).
WTO Dispute Settlement Body (DSB), European Communities - Definitive Anti-Dumping Measures on Certain Iron and Steel Fasteners from China (Dispute DS/397)
In allegato il sommario in inglese, tratto dal sito ufficiale dell'Organizzazione mondiale del commercio (www.wto.org) della controversia innanzi all'Organo per la risoluzione delle controversie (Dispute Settlemnt Body - DSB) tra Cina e Unione europea in merito alle misure anti-dumping adottate da quest'ultima nei confronti dell'importazione dalla Cina di prodotti del settore siderurgico, della quale si è discusso nella lezione dell'8 marzo scorso.
Il diritto di stabilimento e la libertà di prestazione dei servizi nell'Unione europea
Corte di giustizia CE, sent. 18 dicembre 2007, in causa C-341/05, Laval un Partneri Ltd c. Svenska Byggnadsarbetarefoerbundet
La sentenza, parallela alla precedente sentenza relativa al caso Viking (v.), tratta della legittimità della restrizione alla libertà di prestazione dei servizi derivante, nell'ambito di un distacco di lavoratori in un altro paese membro ai sensi della direttiva 96/71/CE, dall'imposizione mediante un'azione sindacale al datore di lavoro stabilito in un diverso Stato membro degli standard di trattamento dei lavoratori, con particolare riferimento al salario minimo, praticati nello Stato membro di svolgimento della prestazione del servizio.
Corte di giustizia CE, sent. 11 dicembre 2007, in causa C-438/05, International Transport Workers' Federation c. Viking Line ABP
La sentenza tratta della compatibilità dell'esercizio del diritto di stabilimento con la tutela dei diritti sociali dei lavoratori, in relazione ad una caso in cui una compagnia di navigazione stabilita in Finlandia aveva costituito una propria società controllata in Estonia alla quale aveva trasferito la gestione della propria attività di trasporto marittimo allo scopo di beneficiare degli standard di sicurezza sociale più basi disponibili in tale paese membro. La Corte di giustizia ha affermato che l'azione sindacale volta ad imporre alla società controllata stabilita in Estonia di sottoscrivere un contratto collettivo alle condizioni vigenti in Finlandia di fatto costituiva una restrizione alla realizzazione della libertà di stabilimento perseguita dalla società finlandese mediante la costituzione della controllata estone. Come affermato dalla Corte, una tale restrizione può considerarsi giustificata sulla base di una ragione imperativa di interesse generale, come la tutela dei diritti sociali dei lavoratori, purché si accerti che la restrizione sia idonea a garantire la realizzazione di tale esigenza e non vada al di là di quanto è necessario al perseguimento dello scopo.
Corte di giustizia CE, sent. 9 novembre 2000, in causa C-381/98, Ingmar GB Ltd. c. Eaton Leonard Technologies Inc.
La sentenza è relativa all'applicazione delle norme stabilite nella direttiva n. 86/653/CEE relativa al trattamento degli agenti commerciali indipendenti. La Corte ha affermato che le disposizioni contenute nella direttiva, o, meglio, le disposizioni contenute nelle legislazioni degli Stati membri di attuazione della direttiva, debbano trovare applicazione in tutti i casi in cu l'agente commerciale sia stabilito o svolga la sua attività in un paese membro, a prescindere dal domicilio del preponente in un paese terzo e dall'applicazione della legge di tale paese al rapporto tra il preponente e l'agente.
Corte di giustizia CE, sent. 15 marzo 2001, in causa C-165/98, Mazzoleni e Inter Surveillance Assistance SARL
La sentenza che si pone in linea di continuità con la precedente pronuncia relativa al caso Arblade (v.), valuta la legittimità dell'imposizione dell'applicazione di determinate disposizioni del paese membro destinatario della prestazione di un servizio al prestatore stabilito in un altro paese membro (nella specie, diversamente dal caso Arblade, si trattava di una prestazione itinerante, di un servizio di sorveglianza, che si svolgeva a beneficio di imprese ubicate in diversi paesi membri in una zona di frontiera).
Corte di giustizia CE, sent. 23 novembre 1999, cause riunite C-369/96, Arblade e Leloup
La sentenza esamina la legittimità dell'imposizione, a titolo di norme di applicazione necessaria, di determinate norme relative alle condizioni di svolgimento dell'attività lavorativa ed agli oneri contributivi e di altro tipo a carico del datore di lavoro in relazione ad un distacco di lavoratori in un altro Paese membro nell'ambito dell'esercizio della libertà di prestazione dei servizi (nella specie, per la realizzazione di un'opera sulla base di un contratto di appalto), individuando i presupposti e i limiti della legittimità dell'imposizione di tali misure affinché non costituiscano una restrizione ingiustificata alla libertà di prestazione dei servizi.
Corte di giustizia CE, sent. 27 marzo 1990, in causa C-113/89, Rusch Portuguesa c. Office national d'immigration
Nella sentenza la Corte di giustizia ha chiaramente affermato che uno Stato membro non può in linea di principio impedire ad un’impresa stabilita in un altro Stato membro di trasferirsi col suo personale sul proprio territorio per eseguirvi una prestazione di servizi, né può subordinare l’esercizio di tale diritto a condizioni quali l’assunzione di personale locale o il rilascio di un permesso di lavoro da parte delle autorità locali al personale proprio dell’impresa. La Corte di giustizia aveva peraltro ammesso che ciò non ostava a che gli Stati membri estendessero ai lavoratori distaccati nel proprio territorio le disposizioni legislative o contenute nei contratti collettivi con riferimento al tipo di lavoro subordinato in questione, a prescindere dal paese di stabilimento del datore di lavoro.
Direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno
La direttiva reca la disciplina della libertà di prestazione dei servizi e della libertà di stabilimento dei prestatori negli Stati membri, in base agli articoli 49 ss. e 56 ss. del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE)
Corte di giustizia CE, sent. 16 dicembre 2008, in causa C-210/06, Cartesio
La sentenza concerne l'esercizio del diritto di stabilimento a titolo primario da parte delle persone giuridiche, facendo salva la facoltà degli Stati membri di impedire il mantenimento da parte di una persona giuridica costituita in base alla legislazione del proprio Stato membro dello status di persona giuridica soggetta al diritto nazionale in caso di trasferimento della sede in un altro Stato membro (punti 99 ss. della motivazione)
La libertà di circolazione dei capitali nell'Unione europea
Corte di giustizia CE, sent. 22 gennaio 2009, in causa C-377/07, Finanzamt Speyer-Germersheim c. STEKO
Libertà di circolazione dei capitali - incompatibilità di una disposizione contenuta nella legislazione tributaria di uno Stato membro, che preveda la deducibilità delle perdite finanziarie relative agli investimenti nel capitale delle sole società residenti nello Stato in questione, escludendo tale beneficio relativamente agli investimenti nel capitale di società non residenti (punti 15 ss., 23 ss., 30 ss. della motivazione)
Corte di giustizia CE, sent. 14 marzo 2000, in causa C-54/99, Association Eglise de scientologie de Paris
Libertà di circolazione dei capitali - incompatibilità di una disposizione che preveda l'obbligo di ottenere un'autorizzazione preventiva per gli investimenti diretti stranieri, nei casi in cui l'investimento possa pregiudicare l'ordine pubblico - indeterminatezza dei presupposti - pregiudizio per la certezza del diritto (punti 12 ss., 17, 20 ss. della motivazione)
Corte di giustizia CE, sent. 13 luglio 2000, in causa C-423/98, Albore
Libertà di circolazione dei capitali - investimenti immobiliari - incompatibilità di una disposizione contenuta nella legislazione di uno Stato membro che preveda l'obbligo di autorizzazione alla vendita a soggetti stranieri di immobili siti in aree di interesse militare - discriminazione - eccezione alla libertà di circolazione per motivi di ordine pubblico - necessità di una valutazione restrittiva alla luce delle circostanze concrete del caso (punti 6 ss., 17, 21 ss. della motivazione)
Corte di giustizia UE, sent. 18 luglio 2013, cause riunite C-584, 593, 595/10 P, Commissione europea e Regno Unito c. Kadi e Repubblica francese
La sentenza ribadisce la necessità del controllo giurisdizionale sugli atti dell'Unione europea che importino la restrizione dei movimenti di capitali a carico di singoli individui, anche qualora tali atti siano stati adottati per dare attuazione nell'ordinamento dell'Unione, conformemente ad una decisione adottata nell'ambito della Politica estera e di sicurezza comune (PESC), ad una risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, nella quale si sia disposto il blocco dei beni appartenenti a privati, persone fisiche o giuridiche, inclusi in un elenco adottato dal Comitato delle sanzioni istituito dallo stesso Consiglio di sicurezza nell'ambito dell'azione di contrasto al terrorismo internazionale. Secondo quanto affermato dalla Corte di giustizia, il Consiglio, al momento di emanare un atto (nella specie, il regolamento n. 881/2002), che pur avendo portata generale in quanto diretto a tutti i soggetti degli Stati membri i quali, a qualsiasi titolo, si trovassero a poter disporre di beni appartenenti ai soggetti inclusi nell'elenco, nondimeno è idoneo ad incidere direttamente sulla sfera giuridica dei soggetti che formano oggetto delle misure restrittive stesse, avrebbe dovuto compiere un'apposita istruttoria atta ad accertare la effettiva sussistenza delle circostanze giustificative dei provvedimenti nei confronti dei singoli interessati, ammettendoli a presentare le proprie osservazioni in proposito (cfr. punti 65 ss, 97 ss., 116 ss. della motivazione).

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 207
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza