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Timestamp: 2018-02-22 22:43:11+00:00

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Tutele per l'assegno di mantenimento della moglie
Donna e famiglia Tutele per l’assegno di mantenimento della moglie
Come farsi pagare l’assegno di mantenimento da un marito che non ne vuol sapere e intende rendersi nullatenente pur di non essere sottoposto al pignoramento dell’ex moglie?
Immaginiamo una coppia di coniugi che sta per separarsi: lei intende chiedere un assegno di mantenimento particolarmente cospicuo e lui, pur potendo pagare tale cifra perché in linea con le sue possibilità economiche, intende tentare qualsiasi espediente pur di “fargliela pagare” e non versarle un euro. Cosa prevede la legge, in questi casi, e quali sono le tutele per l’assegno di mantenimento della moglie?
Esistono diversi mezzi per tutelare la donna che abbia timore di non percepire l’assegno di mantenimento: strumenti che la legge mette in campo sia prima della sentenza di separazione o divorzio, sia dopo. In buona sostanza, il coniuge beneficiario della prestazione economica può agire anche d’anticipo per evitare contromosse fraudolente dell’altro e rimanere senza tutela. Si va, infatti, dalla possibilità di chiedere un’azione revocatoria contro atti di disposizione del patrimonio, all’obbligo di pagamento di una percentuale dello stipendio impartito al datore di lavoro. Oltre a ciò, ovviamente, c’è sempre la possibilità di avviare un pignoramento e, se dal mancato mantenimento vengono a mancare i mezzi di sussistenza per moglie e figli, si può procedere a una denuncia penale. Ma procediamo con ordine e vediamo, dunque, quali sono le tutele per l’assegno di mantenimento della moglie.
1 Come tutelare il mantenimento con l’azione revocatoria
2 Come tutelare il mantenimento col sequestro
3 Ordine di pagamento diretto al datore di lavoro
5 Sporgere denuncia-querela
Come tutelare il mantenimento con l’azione revocatoria
Sia durante che dopo la causa di separazione o divorzio, la moglie che rivendica il pagamento dell’assegno di mantenimento e ritiene che il marito stia mettendo in atto delle cessioni del proprio patrimonio al fine di sottrarlo ad eventuali pignoramenti, può agire con la cosiddetta azione revocatoria. Si tratta di una causa che ha lo scopo di rendere inefficaci tutte le vendite o le donazioni effettuate in frode ai creditori, ivi compresi quelli che ancora non sono tali a tutti gli effetti (perché il loro credito è in corso di accertamento con una causa). Si pensi al caso del marito che ceda fittiziamente, a un prestanome, le sue azioni di una Spa o le quote di una Srl, o venda a un amico una casa o un terreno. Secondo la Cassazione – espressasi sul punto con una recente sentenza [1] – la moglie può tutelare il proprio credito per l’assegno di mantenimento con l’azione revocatoria (anche se esso consiste in un’obbligazione periodica, avente a oggetto prestazioni, autonome e distinte nel tempo, che diventano esigibili alle rispettive scadenze). Tale credito è tutelabile dal provvedimento del giudice (anche quello del Presidente del Tribunale, concesso in via provvisoria alla prima udienza). Non rileva il fatto che si agisca in via preventiva, ossia prima di un eventuale inadempimento. Basta il compimento, da parte del debitore, di un atto dispositivo del proprio patrimonio che sia tale da rendere più difficile la soddisfazione del credito che si intende tutelare.
Come tutelare il mantenimento col sequestro
Se il marito non paga l’assegno di mantenimento la moglie può rivolgersi al giudice affinché disponga il sequestro di parte dei beni del primo.
Per chiedere il sequestro è necessario che il marito non abbia adempiuto all’obbligo di versare l’assegno o stia semplicemente ritardando il pagamento.
Il giudice deve valutare solo l’inadempienza e non la gravità della stessa. Non rileva il fatto che il comportamento del marito sia volontario o involontario.
Il provvedimento può essere adottato anche con la sentenza di separazione se sono già emerse durante il giudizio, le condizioni di inadempienza o di ingiustificato ritardo. In alternativa si può presentare la domanda anche dopo la separazione, con autonomo giudizio.
Ordine di pagamento diretto al datore di lavoro
Se il marito non paga o ritarda il pagamento dell’assegno di mantenimento, la moglie può chiedere al tribunale di ordinare all’azienda presso cui questi lavora (o a qualsiasi altro soggetto che gli deve versare delle somme, anche periodicamente) di pagare direttamente in suo favore una parte di tali somme (è il cosiddetto ordine di pagamento diretto).
Si tratta di un provvedimento diverso rispetto al pignoramento (il quale, come noto, comporta il “blocco” del quinto dello stipendio all’esito di un procedimento di esecuzione forzata).
I terzi a cui si può rivolgere questo ordine sono, ad esempio il datore di lavoro, l’ente erogatore di pensione o un inquilino di un immobile dato in locazione dal coniuge obbligato al mantenimento.
Il giudice decide se emettere l’ordine di distrazione delle somme valutando se il comportamento dell’obbligato può suscitare dubbi circa l’esattezza e la regolarità del futuro adempimento, senza comparare le ragioni poste a fondamento della richiesta a quelle addotte a giustificazione del ritardo.
In caso di mancato pagamento dell’assegno di mantenimento la moglie può procedere a pignorare beni, auto, immobili, stipendi e conti correnti dell’ex marito. A tal fine è necessario redigere prima un atto di precetto e valersi di un avvocato. Il procedimento può avere risultati solo nella misura in cui l’uomo non sia totalmente nullatenente.
Sporgere denuncia-querela
La legge punisce il comportamento di chi fa mancare i mezzi di sussistenza al coniuge. La pena prevista è, congiuntamente, quella della reclusione fino ad un anno e della multa da 103 a 1032 euro.
Oltre ai figli, anche la moglie che non abbia percepito il mantenimento per se stessa può querelare l’ex marito, a condizione che versi in stato di bisogno e non abbia le capacità di procurarsi i mezzi di sussistenza. La mancata assistenza deve avere l’effetto di far mancare totalmente o parzialmente i mezzi di sussistenza. La nozione penalistica di mezzi di sussistenza (diversa da quella di mantenimento in senso civilistico) comprende tutto ciò che attiene ai bisogni elementari dell’esistenza (vitto, abbigliamento, abitazione, medicinali, ecc.); le spese per l’istruzione dei figli; altri beni importanti per il beneficiario anche se relative a bisogni non primari.
Data udienza 13 dicembre 2016
1.- Con sentenza resa pubblica il 22 gennaio 2014, la Corte di appello di Bologna rigettava le impugnazioni separatamente proposte (e successivamente riunite) da (OMISSIS) e (OMISSIS) avverso la decisione del Tribunale di Modena che, a sua volta, aveva accolto la domanda avanzata nei loro confronti da (OMISSIS), coniuge di (OMISSIS), per sentir dichiarare l’inefficacia, ai sensi dell’articolo 2901 c.c., della vendita della quota di meta’ della proprieta’ superficiaria effettuata in data (OMISSIS), e trascritta l'(OMISSIS), dall’alienante (OMISSIS) in favore della sorella acquirente (OMISSIS).
2.- Per la cassazione di tale sentenza ricorrono, con separate impugnazioni, (OMISSIS) e (OMISSIS), affidandosi, rispettivamente, a tre e quattro motivi.
1.- I due ricorsi avverso la medesima sentenza devono essere riuniti per essere decisi congiuntamente, assumendo il successivo ricorso di (OMISSIS) la veste di ricorso incidentale.
2.- Con il primo mezzo del ricorso principale di (OMISSIS) e’ denunciata violazione e falsa applicazione dell’articolo 2903 c.c., per avere la Corte di appello (discostandosi anche dal precedente costituito da Cass. n. 3379/2007) erroneamente affermato che la prescrizione dell’azione revocatoria decorresse non gia’ dalla data dell’atto dispositivo, ma dalla sua pubblicita’ (nella specie, dalla trascrizione della compravendita).
3.- Con il secondo mezzo del ricorso principale e’ dedotta violazione e falsa applicazione dell’articolo 183 c.p.c., e articolo 2941 c.c., per aver il giudice di secondo grado rilevato d’ufficio l’intervenuta interruzione/sospensione della prescrizione nonostante la (OMISSIS) non avesse tempestivamente dedotto eccezioni di “intervenuta sospensione/interruzione della prescrizione” dell’azione revocatoria (in relazione alla posizione del debitore litisconsorte), adducendo solo con la comparsa conclusionale la tempestivita’ della notificazione dell’atto di citazione e la sospensione della prescrizione tra coniugi.
4.- Con il terzo mezzo del ricorso principale e’ prospettata violazione e falsa applicazione dell’articolo 2901 c.c., per aver la Corte territoriale: 1) erroneamente ritenuto che il provvedimento presidenziale di attribuzione dell’assegno di mantenimento integrasse il presupposto dell’esistenza del credito tutelabile ex articolo 2901 cod. civ., in assenza di inadempimento del coniuge obbligato al momento della proposizione dell’azione revocatoria; 2) erroneamente ritenuto che sussistesse l’eventus damni, non potendo il debitore che vendere al prezzo pattuito e alla propria sorella la quota proprietaria del cespite immobiliare e non avendo cio’ inciso sulla sua capacita’ patrimoniale, in quanto esercitante attivita’ lavorativa; 3) mancato di riferirsi al requisito della dolosa preordinazione tra debitore e terzo, stante l’anteriorita’ della vendita all’insorgenza del credito.
5.- Con il primo mezzo del ricorso incidentale di (OMISSIS) e’ denunciata errata applicazione dell’articolo 2901 c.c., per aver la Corte territoriale erroneamente ritenuto che il provvedimento presidenziale di attribuzione dell’assegno di mantenimento integrasse il presupposto dell’esistenza del credito tutelabile ex articolo 2901 c.c., nonostante che non vi fosse alcun inadempimento del coniuge obbligato al momento della proposizione dell’azione revocatoria.
6.- Con il secondo mezzo del ricorso incidentale e’ dedotta contraddittorieta’ della motivazione su fatto decisivo della controversia, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ossia che la ” (OMISSIS) non fosse affatto creditrice nei confronti del marito nel momento in cui ha proposto la sua domanda e che avesse solo una aspettativa di credito che avrebbe potuto derivare dall’inadempimento del marito stesso alla obbligazione posta a suo carico di contribuire al mantenimento”.
7.- Con il terzo mezzo del ricorso incidentale e’ prospettata violazione dell’articolo 2967 c.c., per aver il giudice di appello ribaltato l’onere di prova sui presupposti dell’azione revocatoria, asserendo che era il convenuto a dover provare di aver adempiuto alla propria obbligazione in favore del coniuge e nonostante che la stessa Corte di merito avesse affermato che non sussisteva inadempimento all’obbligo di mantenimento al momento della proposizione dell’azione revocatoria.
8.- Con il quarto mezzo e’ denunciata, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, omessa applicazione dell’articolo 2901 c.c., per avere la Corte territoriale erroneamente ritenuto che il credito fosse anteriore all’atto dispositivo e, quindi, non indagato il requisito soggettivo della dolosa preordinazione della vendita in danno delle ragioni del creditore, essendosi limitata a verificare la generica consapevolezza in capo a debitore e terzo.
9.- La censura veicolata sub 1) del terzo motivo del ricorso principale ed il primo motivo del ricorso incidentale – da scrutinarsi congiuntamente perche’ pongono la medesima questione in diritto (relativa alla contestata esistenza di un credito (quello relativo all’assegno di mantenimento, ex articolo 156 c.c.) tutelabile dalla (OMISSIS) con l’esperita azione revocatoria) – sono infondati, alla stregua del seguente principio di diritto:
10.- Il secondo e il terzo motivo del ricorso incidentale – da scrutinarsi congiuntamente – sono inammissibili.
11.- La censura del terzo motivo del ricorso principale veicolata sub 2) – concernente il requisito dell’eventus damni – e’ inammissibile.
12.- La censura del terzo motivo del ricorso principale veicolata sub 3) e il quarto motivo del ricorso incidentale concernenti il requisito soggettivo dell’azione revocatoria ordinaria sono in parte infondati e in parte inammissibili.
13.- I ricorsi, principale ed incidentale, devono, dunque, essere rigettati, con condanna di ciascun ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimita’, come liquidate in dispositivo in conformita’ ai parametri introdotti dal Decreto Ministeriale 10 marzo 2014, n. 55.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale e del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i rispettivi ricorsi, a norma del citato articolo 13, comma 1 bis.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 articolo 2941
 articolo 2901
 articolo 2901
 articolo 156
 articolo 13
 articolo 13