Source: https://www.laxolo.tk/2012/05/
Timestamp: 2019-11-19 11:08:05+00:00

Document:
Parrocchia di San Gottardo Vescovo in Laxolo: maggio 2012
Benvenuto, Malick!
Perché è nato MALICK, figlio di Diaw Mamadou e Oliverio Ginevra.
Mi viene in mente il titolo di questo famoso Musical con Jonny Dorelli in occasione della Prima Comunione di nove dei nostri ragazzi!
Sì, credo che la nostra Comunità, oggi sia invitata ad aggiungere nove posti a tavola, la Tavola dell’Eucaristia.
Non è facile accogliere a tavola un ospite che arriva inaspettato e all’improvviso, perché si ha paura di fare brutta figura, di non aver abbastanza cibo per tutti, che ci sia la casa in disordine…
Sono tutte preoccupazioni legittime, che di solito si superano con la prontezza nel saper affrontare gli imprevisti con fantasia e generosità.
Diverso è quando un ospite a tavola l’abbiamo invitato da tempo e—proprio il giorno dell’invito, sul più bello—ci accorgiamo di aver dimenticato qualcosa di essenziale…
Insomma, è qualcosa di sacro la tavola, non la si improvvisa. E se è sacra la nostra tavola di casa, figuriamoci l’Eucaristia!
E allora? Cosa abbiamo preparato ai nostri ragazzi? Sono ospiti attesi e desiderati da tempo o sono arrivati a bussare quasi per caso?
E alla nostra tavola c’è tutto quel che serve?
Vedete, cari cristiani adulti di Laxolo, non basta il catechismo per far trovare una tavola imbandita a questi ragazzi (che sarebbe già tanto, e invece anche i catechisti—purtroppo—sono sempre più pochi e abbandonati a se stessi...).
Credo che la cosa più importante è che i ragazzi sentano fin da fuori di questa nostra casa che è la chiesa, il profumo invitante di ciò che stiamo mangiando, e – attratti dal vociare allegro di chi è già seduto—abbiano voglia di bussare e chiedere di potersi sedere anche loro con noi.
Chiediamoci, cari adulti della Comunità: avranno davvero voglia di sedersi alla nostra tavola questi ragazzi? Desidereranno sempre più—di domenica in domenica—mangiare assieme a noi?
Si renderanno conto, sedendo qui con noi, che la tavola è Sacra, perché è qui che ci si nutre di Dio?
E impareranno—a loro volta—a tenere sempre pronto un posto alla loro tavola? Ad avere “la porta sempre aperta, la luce sempre accesa, il fuoco sempre vivo, la mano sempre tesa...”?
Mi sa che—forse— oggi la Prima Comunione dobbiamo farla noi grandi!
Uniti nella speranza della Vita Nuova in Cristo
Pesenti Angelina
I funerali si celebreranno martedì 15 maggio alle ore 15, partendo dall'abitazione in via Magröm 2.
Lunedì sera, subito dopo la messa serale, faremo una breve veglia di preghiera presso la casa della defunta.
Verbale del Primo Consiglio Pastorale
È disponibile in formato elettronico (PDF) il verbale della prima seduta del Consiglio Pastorale Parrocchiale tenutasi il 3 maggio 2012.
Gottardo nacque nel 960 a Reichersdorf (Ritenbach) nella diocesi di Passavia.
In Italia, il nome tedesco Godard o Gotheard, venne tradotto con una delle solite interpretazioni o storpiature popolari alla malattia della “Gotta” (infatti il santo veniva invocato per alleviare i dolori di gotta e altre malattie artritiche e reumatiche). Il significato preciso del nome Gottardo deriva dal tedesco Goth = Dio e Hard = Il forte, e quindi: Il forte di Dio oppure Colui che ha la protezione di Dio.
Gottardo Era figlio di Ratmundo, distinto vassallo del capitolo di San Maurizio. Qui, nella scuola capitolare, sotto la guida di Uodalgiso, fu istruito nelle scienze umanistiche e teologiche. Per tre anni dimorò alla corte arcivescovile di Salisburgo, dove fu introdotto nell’amministrazione ecclesiastica. Dopo il ritorno da viaggi in paesi lontani (tra l’altro visitò l’Italia), proseguì gli studi superiori nella scuola del duomo di Passavia, dove insegnava il famoso maestro Liutfrido; poi entrò nel capitolo di Niederaltaich, di cui presto fu eletto preposito. Quando il duca Enrico II di Baviera, detto il Litigioso, decise di trasformare il capitolo in un monastero benedettino, Gottardo vi rimase come novizio e si fece monaco nel 990 sotto l’abate Ercanberto, venuto dalla Svevia. Nel 993 fu ordinato sacerdote, poi divenne priore e rettore della scuola monastica e ne promosse lo sviluppo interno ed esterno. Nel 996 fu eletto abate e orientò il monastero di Niederaltaich verso l’ideale monastico di Cluny.
Il futuro imperatore Enrico II gli affidò il delicato ufficio di abate e riformatore, prima nel monastero di Tegernsee (1001-1002) e poi in quello di Hersfeld (1005). Con forza paziente riuscì a vincere la resistenza dei monaci ostili alla riforma e, dopo il ritorno a Niederaltaich nel 1013, diresse la costruzione del monastero e della chiesa e vi introdusse una scuola di scrittura e pittura. Egli è infatti considerato il più grande architetto e pedagogo della Baviera nell’alto Medioevo.
Su richiesta dell’imperatore Enrico II fu nominato vescovo di Hildesheim il 30 novembre 1022 e consacrato dall’arcivescovo Aribo di Magonza il 2 dicembre.
Da vescovo incarnò l’ideale di padre del clero e del popolo e si acquistò il rispetto dei suoi sacerdoti specialmente con le sue conferenze bibliche. Durante i quindici anni del suo governo episcopale fece costruire e consacrò più di trenta chiese. Nonostante la sua età avanzata, difese con forza i diritti della sua diocesi contro usurpazioni di prelati e di principi. Conclusa la settimana pasquale, morì dopo una breve malattia il 5 maggio 1038.
La canonizzazione di Gottardo fu caldamente promossa dai suoi successori Bertoldo e Bernardo. Il secondo ne lesse a Liegi la Vita dinanzi a Innocenzo II (1130-43), che promise di canonizzarlo durante il successivo concilio. In compagnia di San Norberto di Xanten, arcivescovo e metropolita di Magonza, Bernardo andò al Sinodo di Reims, dove il papa, il 29 ottobre 1131, iscrisse Gottardo nell’albo dei santi. Il 4 maggio 1132 Bernardo procedette alla traslazione del corpo dalla chiesa abbaziale al duomo dove il 5 maggio fu celebrata la prima festa liturgica del santo. Le fonti ricordano che in questa circostanza si verificarono cinque miracoli, per cui si determinò subito un afflusso considerevole di pellegrini dai paesi limitrofi. A ciò e alla fervida propaganda dei Cistercensi e dei Benedettini si deve la rapida diffusione della venerazione tributata al santo vescovo nella Svezia, nella Finlandia, nei paesi slavi del sud e nella Svizzera.
Sulle principali vie di traffico Gottardo divenne il patrono preferito dei commercianti e ciò spiega perché nelle Alpi centrali siano sorte dappertutto chiese e cappelle in suo onore.
Una fama del tutto speciale ottenne la cappella e l’ospizio di San Gottardo sull’antico mons Tremulus (o Evelinus o Ursare). Secondo un’antica tradizione ticinese la chiesetta sul valico del San Gottardo venne edificata da Galdino, arcivescovo di Milano (1166-76). Il primo documento però lo troviamo soltanto in Goffredo da Bussero, morto prima del 1300, che ascrive la consacrazione della chiesetta nel 1230 a Enrico di Settala, arcivescovo di Milano (1213-30), ma la prima testimonianza dell’esistenza dell’ospizio è del 1293. Nel 1685 Federico II Visconti affidò la direzione dell’ospizio ai Cappuccini di Milano, a cui succedettero, dopo la parentesi dolorosa della Rivoluzione francese, nel 1804-41 i confratelli del Ticino.
Non si conoscono immagini contemporanee di Gottardo e le più antiche provengono tutte dalla regione di Hildesheim.
Nel 1927 J.Ernst, vescovo di Hildesheim (1915-28), fondò l’Opera di San Gottardo per la formazione del clero diocesano.
Scarica il foglietto pieghevole in PDF di questo Statuto
STATUTO-QUADRO
(Costituzioni sinodali, nn. 86-97)
Premesso che, a norma delle Costituzioni sinodali, il Consiglio Pastorale Parrocchiale deve essere costituito obbligatoriamente in ogni parrocchia (cf. Costituzioni sinodali, 86):
Nella Parrocchia di San Gottardo Vescovo in Laxolo è costituito il Consiglio Pastorale Parrocchiale (=CPaP), a norma del can. 536 e in conformità alle Costituzioni sinodali, come organismo per la collaborazione dei fedeli nella cooperazione all’attività pastorale della parrocchia e come segno della comunione e della fraternità parrocchiale che esprime la corresponsabilità di tutti i membri del popolo di Dio nella costruzione continua della Chiesa. È formato da cristiani che, in rappresentanza e a servizio della comunità parrocchiale, si impegnano a vivere l’adesione di fede a Gesù Cristo, ad ispirare le loro scelte al Vangelo e a partecipare alla vita ecclesiale.
Art. 2 Funzione e Compiti
Il CPaP è un organismo con funzione consultiva e non deliberativa, interviene cioè nell’elaborazione delle decisioni di carattere pastorale la cui responsabilità ultima spetta al parroco. Le sue proposte devono essere frutto di un discernimento compiuto insieme, sotto la guida dello Spirito, pertanto, specialmente se espresse a larga maggioranza, sono pastoralmente impegnative.
I compiti del CPaP sono:
a) favorire il raggiungimento dell’unità nella vita della comunità parrocchiale attorno all’Eucaristia e promuovere il discernimento comunitario in relazione alla testimonianza della carità e alla confessione della fede;
b) elaborare e aggiornare il programma pastorale annuale, nel quadro del piano pastorale parrocchiale;
c) promuovere, sostenere, coordinare e verificare tutta l’azione pastorale della Parrocchia, in armonia con il piano pastorale diocesano e le indicazioni del vicariato;
d) conoscere e analizzare la realtà della Parrocchia e del territorio;
e) favorire la comunione di associazioni, movimenti e gruppi parrocchiali tra loro e con tutta la Comunità;
f) fornire al Consiglio per gli Affari Economici della parrocchia le indicazioni e i criteri di fondo per l’amministrazione dei beni e delle strutture della Parrocchia, in base alle esigenze pastorali individuate.
Il CPaP è composto: 1. dal parroco 2. dai vicari parrocchiali, 3. possibilmente da eventuali sacerdoti collaboratori e/o sacerdoti diocesani residenti in parrocchia, 4. dai diaconi permanenti con un incarico pastorale a servizio della Parrocchia, 5. da un membro del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, 6. da un rappresentante per ciascuna comunità di vita consacrata presente in Parrocchia; 7. dal presidente dell’Azione Cattolica parrocchiale; 8. da membri eletti come rappresentanti degli operatori pastorali, delle associazioni, dei movimenti e gruppi ecclesiali e delle altre realtà di rilievo pastorale per la Parrocchia (ad es. scuola materna parrocchiale, oratorio, caritas parrocchiale, ...), in base alla valutazione della Commissione preparatoria; 9. da membri eletti dalla comunità parrocchiale che abbiano i requisiti richiesti per questo ruolo; 10. da membri nominati dal parroco per le loro particolari competenze.
Tutti i membri del CPaP devono essere nominati o confermati, in caso di elezione o presentazione, dal parroco.
Art. 4 Numero e caratteristiche dei membri
Il numero dei membri del CPaP deve facilitare l’operatività delle riunioni consiliari e salvaguardare il criterio della rappresentatività delle varie componenti della comunità parrocchiale. È opportuno che i membri eletti dai gruppi e dalla Comunità costituiscano almeno la metà dell’intero Consiglio, sulla base dei criteri stabiliti dalla Commissione preparatoria per la costituzione del CPaP. I membri del CPaP devono avere 18 anni, aver completato l’iniziazione cristiana, essere domiciliati in Parrocchia o operanti stabilmente in essa, essere in piena comunione con la Chiesa cattolica e non avere impedimenti canonici o morali.
Art. 5 Commissione preparatoria ed elezione
La Commissione preparatoria del CPaP è composta dal parroco e da alcuni rappresentanti delle realtà pastorali della Comunità designati dal parroco stesso. La Commissione preparatoria cura la sensibilizzazione della Comunità e predispone criteri e norme per la formazione del Consiglio, determinando anche il numero dei suoi componenti per elezione e per nomina.
provvede a formare la lista dei candidati all’elezione, salvaguardando un’adeguata rappresentanza in relazione al sesso, all’età e alle diverse zone della Parrocchia;
prepara la lista delle associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali e delle realtà pastorali che hanno il diritto di eleggere ognuna un proprio rappresentante al Consiglio;
indica le procedure di votazione che potranno essere diverse secondo le consuetudini locali;
garantisce la correttezza delle operazioni elettorali.
Nell’elezione del Consiglio è coinvolta tutta la comunità parrocchiale. Possono eleggere coloro che, battezzati, abbiano compiuto i 18 anni e siano domiciliati in Parrocchia o operanti stabilmente in essa.
Ad elezione avvenuta i nomi dei componenti del Consiglio saranno comunicati alla conclusione delle Messe domenicali e mediante la forma scritta ritenuta più idonea per la loro proclamazione, inoltre verranno comunicati al Vicario locale e all’Ordinario diocesano.
a) il Presidente, che per diritto è il parroco;
b) il Consiglio di Presidenza, composto dal Presidente, dal Segretario e da alcuni membri del CPaP a cui compete: individuare i problemi da trattare nel CPaP, predisporre l’ordine del giorno delle riunioni, coordinare il lavoro delle Commissioni di lavoro;
c) il Segretario nominato dal parroco, a cui spetta provvedere alla stesura dei verbali delle riunioni;
d) alcune Commissioni di lavoro, di cui possono far parte anche persone che non appartengono al CPaP e che possono essere costituite in forma permanente, cioè per la durata del Consiglio, o temporanea. Le Commissioni, i cui ambiti di competenza sono definiti dal CPaP, hanno lo scopo di approfondire la conoscenza di particolari problemi e di presentare al Consiglio gli elementi utili per una valutazione in merito.
Art. 7 Convocazione e seduta
Il CPaP si riunisce almeno ogni due mesi e ogniqualvolta se ne ravvisi l’opportunità a giudizio del parroco o su richiesta di un terzo dei suoi membri.
La convocazione del CPaP e l’ordine del giorno della seduta saranno comunicati dal Presidente ai Consiglieri almeno con una settimana di anticipo. La riunione è validamente costituita con la presenza della maggioranza dei membri del Consiglio. All’inizio di ogni seduta, dopo un momento di preghiera e di ascolto della Parola di Dio, si dà lettura del verbale della riunione precedente, per la necessaria approvazione. In caso di votazioni il parroco non si discosti dal parere della maggioranza assoluta dei presenti senza una ragione prevalente. Il CPaP individua i mezzi più adatti per comunicare puntualmente alla Comunità gli argomenti trattati.
Art. 8 Rapporti con altri Consigli Pastorali e con il Vicariato
a) Il CPaP opera in sintonia con il Consiglio Pastorale Vicariale, alla cui composizione esso concorre eleggendo almeno un proprio rappresentante laico.
b) Il CPaP si adopera a trovare momenti e forme di collaborazione con i Consigli delle altre comunità parrocchiali del vicariato.
c) Le Parrocchie guidate da uno stesso parroco costituiscono singoli CPaP, che però troveranno momenti di incontro per la programmazione unitaria delle attività pastorali comuni.
d) Vengano fatti conoscere ai membri del CPaP i documenti frutto del lavoro del Consiglio Pastorale Diocesano.
Art. 9 Decadenza dell’incarico
In caso di assenza ingiustificata per tre sedute consecutive del CPaP un membro decade dal proprio incarico. Il parroco provvederà a nominare un altro membro al posto di quello decaduto. Nel caso decada un consigliere eletto, il suo posto verrà assunto dal primo dei non eletti che abbia riportato voti nella stessa lista.
La durata del Consiglio è determinata in 5 anni. In caso di nomina di un nuovo parroco, il Consiglio permane nelle sue funzioni ancora un anno, al termine del quale decade. I membri del CPaP, compiuto il quinquennio, possono essere rinominati consecutivamente una volta sola.
Art. 11 Rinvio alle norme generali
Per tutto quanto non contemplato nel presente Statuto-Quadro si applicheranno le norme del diritto canonico.

References: Art. 2

Art. 4

Art. 5

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 11