Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2011/10/novita-fiscali-del-12-ottobre-2011.html
Timestamp: 2018-02-20 23:30:52+00:00

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Novità fiscali del 12 ottobre 2011: sbloccati i depositi IVA
1) Dogane: Sblocco per i depositi Iva
2) Notificazione atto al domicilio diverso da quello dichiarato: La nullità é assoluta
3) Apprendistato: fase attuativa diversificata
4) Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU): le modalità di presentazione online
5) Inps: Gestione del contenzioso amministrativo e giudiziario
6) Riforma fiscale non coperta: occorre tassare beni reali
7) Contratto di rete di imprese: mancano le regole “caratterizzanti”
8) Per i Commercialisti il condono rappresenta una misura iniqua e non risolutiva
1) Dogane: Svincolo della garanzia per i depositi Iva
Una nota dell’Agenzia delle Dogane (Protocollo 113881/RU del 5 ottobre 2011) si è soffermata sui punti critici della disciplina introdotta con le manovre estive.
Difatti, la legge 14 settembre 2011, n. 148 di conversione del D.L. 13 agosto 2011, n. 138 (cd. manovra di ferragosto), entrata in vigore il 17 settembre 2011, ha apportato, tra le altre, modifiche in materia di depositi Iva.
Gli operatori attendono però un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate su iscrizioni alle Camere di Commercio e regolarità nei versamenti.
Fino all’adozione del previsto provvedimento da parte dell’Agenzia delle entrate, l’estrazione dei beni da un deposito I.V.A., ai fini della loro utilizzazione o in esecuzione di atti di commercializzazione nello Stato, continua ad essere effettuata secondo le modalità attuali.
La garanzia per i beni importati in libera pratica e introdotti in un deposito Iva senza pagamento dell’imposta deve essere prestata dall’importatore.
Lo svincolo della garanzia avviene a conclusione degli adempimenti connessi all’estrazione della merce dal deposito Iva.
Anche il soggetto non residente, identificato in Italia o con rappresentante fiscale in precedenza nominato, può utilizzare i depositi Iva introducendo merce in libera pratica senza pagamento dell’Iva, presentando garanzia prestata da un soggetto terzo.
Estrazione dei beni dal deposito IVA e svincolo della garanzia
Quindi, ai fini dello svincolo della garanzia, il soggetto che procede all’estrazione dovrà produrre:
– Copia dell’autofattura ovvero, in caso di esportazione o di cessione intracomunitaria, copia della fattura, integrata con gli estremi della registrazione nei libri contabili ovvero, in alternativa a tale integrazione, corredata da copia del registro di cui agli articoli 23/24 e 25 del D.P.R. 633/1972 da cui risulti l’avvenuta registrazione delle suddette fatture;
– dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, con allegata la copia di un documento di identità, rilasciata ai sensi degli artt. 19 e 47 D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000 e attestante la conformità all’originale e l’effettiva registrazione nei libri contabili dell’autofattura o della fattura.
Alla presentazione della documentazione suddetta, l’ufficio delle dogane provvede a svincolare la garanzia prestata per una singola operazione; in caso di prestazione di una garanzia globale, l’importo corrispondente all’I.V.A. viene
riaccreditato e ciò equivale, ovviamente, allo svincolo.
La prestazione della garanzia è altresì dovuta nel caso in cui l’immissione in libera pratica con introduzione in deposito IVA della merce venga effettuata da un soggetto non residente, identificatosi direttamente nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 35 ter del D.P.R. n. 633/1972 o che abbia ivi nominato un rappresentante fiscale ai sensi dell’art. 17, terzo comma, del decreto medesimo.
Anche in tale ipotesi ricorre la possibilità – prevista dall’art. 189, par. 3, del Reg. CEE n. 2913/1992 – che la garanzia venga prestata da un soggetto terzo.
L’esonero dal prestare detta garanzia può essere riconosciuto al soggetto non residente, ivi identificato ai fini I.V.A., che sia titolare di certificazione AEO rilasciata da altro Stato membro ovvero, ricorrendone i presupposti, che sia esonerato ai sensi dell’art. 90 del D.P.R. n. 43/1973.
Fino all’adozione del citato provvedimento da parte dell’Agenzia delle Entrate, anche l’estrazione dei beni da un deposito I.V.A. da parte di soggetto non residente ivi identificato ai fini I.V.A. viene effettuata secondo le modalità in uso.
La documentazione trasmessa all’ufficio delle dogane è necessaria per lo svincolo della garanzia, per cui assume particolare rilevanza sia l’accertamento della provenienza di tale documentazione da parte del soggetto titolato sia la tempestività della trasmissione, nell’interesse degli operatori che hanno prestato detta garanzia.
Per conseguenza, l’Agenzia delle Dogane ha disposto che detta documentazione venga inviata all’ufficio delle dogane competente secondo le seguenti modalità:
– da soggetti titolari di casella di posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo di posta elettronica certificata del competente ufficio doganale. Viene esclusa la possibilità della trasmissione di detta documentazione tramite posta elettronica non certificata;
– altro canale di comunicazione che assicuri le esigenze sopra riportate preventivamente concordato con il competente ufficio delle dogane.
Stretta della Cassazione sull’Iva intracomunitaria: Grava sul cedente la prova per la non imponibilità Iva
Per ottenere la non imponibilità Iva il contribuente deve dimostrare l’effettiva destinazione all’estero dei beni.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20575 del 7 ottobre 2011, che ha accolto una delle lamentele del ricorso presentato dall’Amministrazione finanziaria.
In particolare, i giudici supremi basandosi sulla norma civilistica della ripartizione dell’onere della prova, hanno osservato che nel caso in cui il Fisco contesti, recuperando l’imposta non versata, la non imponibilità ai fini Iva della cessione intracomunitaria dei beni a titolo oneroso, grava sul cedente la prova dei fatti costitutivi del diritto che intende far valere in giudizio.
Nel caso in cui l’imputato sia stato citato a un domicilio che non era quello regolarmente da lui dichiarato, la notifica è viziata da nullità assoluta e insanabile, a prescindere da quanto successivamente avvenuto e dell’avviso dato ai difensori di fiducia.
Ne deriva la nullità dell’intero giudizio di primo e secondo grado e pertanto l’annullamento delle relative sentenze.
E’ questa la massima della sentenza n. 33155 del 2011 della Corte di Cassazione, sezione penale.
La Corte di appello di Ancona ha confermato la sentenza del Tribunale di Camerino che aveva ritenuto l’imputato responsabile di aver concorso nella realizzazione di furti aggravati e di danneggiamenti.
Contro tale sentenza ha presentato ricorso per cassazione il difensore dello stesso imputato, deducendo la nullità delle sentenze di primo grado e di appello per omessa notifica al medesimo imputato del decreto che dispone il giudizio, dell’estratto della sentenza contumaciale di primo grado e del decreto di citazione in appello.
Al momento della scarcerazione l’imputato aveva dichiarato domicilio un luogo coincidente con la residenza anagrafica e del nucleo familiare; nel decreto di citazione l’imputato, invece, viene indicato come residente in altro indirizzo senza che venissero effettuate nuove ricerche – che secondo il ricorrente sarebbero state necessarie – le notifiche sono avvenute a mani dei difensori.
Infine, ha eccepito che avrebbe comunque dovuto seguirsi la procedura di cui all’art. 157, co. 8, e non quella del 161, co. 4.
La motivazione del è stata ritenuta fondata dalla Suprema Corte, la quale ha affermato che dall’esame degli atti è risultato il decreto di citazione a giudizio in primo grado recava un diverso indirizzo, mentre l’imputato aveva dichiarato domicilio presso la propria residenza anagrafica.
L’imputato è stato dunque citato a un domicilio che non era quello regolarmente dal medesimo dichiarato e, dunque, secondo il parere della Cassazione, la notifica è viziata da nullità assoluta e insanabile, a prescindere da quanto successivamente avvenuto e dell’avviso dato ai difensori di fiducia.
Ne è derivata la nullità dell’intero giudizio di primo e secondo grado e pertanto l’annullamento della sentenza impugnata e di quella di primo grado con trasmissione degli atti al Tribunale di Camerino per nuovo giudizio.
A seguito dell’avvenuta pubblicazione nella G.U. (n. 236 del 10 ottobre 2011) del Testo Unico dell’apprendistato (D.Lgs. n. 167 del 15 settembre 2011) si prevede una fase attuativa diversificata in funzione di ciascuna tipologia.
Infatti, le Regioni dovranno approvare la normativa sui profili formativi, ciò almeno per quanto concerne l’apprendistato, la qualifica e il diploma professionalizzante e per l’alta formazione e ricerca, mentre per l’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere, ciascun settore produttivo dovrà approvare le norme collettive che definiranno la durata e le modalità di erogazione della formazione.
La riforma si basa sui principi di semplificazione delle regole, valorizzazione della contrattazione collettiva, personalizzazione dei percorsi formativi e gradualità delle sanzioni.
Nella circolare n. 130 del 10/10/2011 l’Inps ha illustrato le nuove modalità di presentazione telematica all’Inps della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) ai fini del rilascio delle certificazioni ISE/ ISEE.
Nella prima fase di attuazione del processo telematizzato è concesso un periodo transitorio, fino al 30 novembre 2011.
Alla scadenza di tale periodo, a decorrere, quindi, dal 1 dicembre 2011, le Dichiarazioni Sostitutive Uniche che verranno presentate all’Inps dovranno essere inoltrate esclusivamente attraverso il canale telematico.
Nuove modalità di presentazione telematica in via esclusiva delle domande di prestazioni previdenziali ed assistenziali
L’Inps, con la circolare n. 131 del 10/10/2011, ha stabilito le modalità di presentazione re telematica in via esclusiva delle domande di prestazioni previdenziali ed assistenziali.
La presentazione telematica in via esclusiva riguarda le seguenti prestazioni: Ricostituzioni, Pensioni di anzianità e vecchiaia, Assegni sociali, Pensioni/assegni di invalidità e inabilità (esclusi quelli di invalidità civile, cecità civile, sordità civile che sono già telematizzati) e Pensioni ai superstiti – reversibilità.
La circolare prevede un periodo transitorio, fino al 31 gennaio 2012, durante il quale sarà ancora possibile inviare le domande mediante le tradizionali modalità.
(Inps, nota del 11 ottobre 2011)
Al fine sia di rafforzare il presidio del contenzioso, sia di introdurre un atteggiamento che miri a prevenire e deflazionare il ricorso alle vie giudiziarie, l’Inps, con la circolare n. 132 del 11 ottobre 2011, ha, tra le altre cose, ritenuto necessario prevedere specifici punti di responsabilità:
– A presidio del contenzioso amministrativo (anche a seguito dell’introduzione dell’utilizzo del canale telematico come modalità esclusiva di presentazione dei ricorsi amministrativi ed in funzione del corretto esercizio del diritto/dovere di autotutela) e del procedimento di accertamento tecnico-preventivo obbligatorio in materia di invalidità civile;
– a supporto dell’area legale, al fine di assicurare la gestione complessiva del contenzioso giudiziario e di quelle attività legali, anche extragiudiziarie, di perseguimento e realizzazione delle ragioni di credito dell’Istituto che sono escluse dall’intervento degli Agenti della Riscossione.
Infine, l’Inps ha evidenziato l’importanza che assume nel processo di gestione del contenzioso lo strumento dell’autotutela, ricorrendo al quale si pongono in essere gli opportuni filtri che correggono il provvedimento errato, evitando l’oneroso prosieguo amministrativo e riconoscendo immediatamente il diritto all’utente.
Allarme della Corte Conti sulla riforma fiscale poiché non sarebbe coperta, mentre, invece, si dovrebbero tassare dei beni reali.
Niente tagli lineari delle agevolazioni, sarebbero recessivi. Tassare, quindi, beni personali e reali.
E’ quanto si evidenzia nella nota dell’Ansa del 11 ottobre 2011, che prosegue ulteriormente: La riforma fiscale non ha copertura, anche perché parte delle entrate sono state usate dal decreto di agosto. Bisogna quindi tassare beni personali e reali, evitando i tagli lineari alle agevolazioni che sarebbero recessivi. Tutto ciò, in particolare, secondo quanto affermato dal presidente della Corte dei Conti alla commissione Finanze della Camera, il quale ritiene che il taglio della spesa sociale, così come è prefigurato dal ddl delega di riforma fiscale e assistenziale, sia difficile da percorrere, perché finirebbe per colpire i ceti più deboli e in più avrebbe gli stessi effetti negativi per l’economia del Paese di quelli derivanti da un prelievo fiscale eccessivo e distorto.
Viene poi definito inusuale l’estensione della delega dall’ambito fiscale a quello assistenziale che restringe i criteri per l’accesso allo stato sociale.
In conclusione, occorre valutare la praticabilità di un intervento di riordino della spesa sociale, espressamente richiamato dal ddl per far fronte alle due esigenze di copertura espresse dalla delega: Quella di concorrere alla riforma del sistema tributario e quella di contribuire all’obiettivo di riduzione dell’indebitamento netto.
Dall’analisi del quadro normativo complessivo che riguarda il contratto di rete è emersa l’assenza di regole civilistiche “caratterizzanti”, ad esclusione di quelle relative alla responsabilità patrimoniale in caso di costituzione (facoltativa) di un fondo comune, regole enunciate tramite un difficoltoso rinvio agli art. 2614 e 2615 c.c..
Lo ha precisato il Consiglio Nazionale del Notariato con lo Studio n. 1-2011/I incentrato sulla rete (contrattuale) di imprese.
Introdotto dall’art. 3 comma 4-ter del D.L. 10 febbraio 2009, n.5, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 aprile 2009, n. 33, e poi oggetto di una significativa rivisitazione ad opera della Legge n. 122/2010, il “contratto di rete”, secondo il Notariato ha attratto l’interesse degli operatori, desiderosi di coglierne appieno le potenzialità di strumento di rafforzamento delle strutture imprenditoriali, oggi particolarmente indebolite dalle crisi economica.
In virtù di tale norma, “con il contratto di rete più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati, attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica, ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa”.
Alla qualificazione come “rete” del contratto (comunque denominato) consegue l’accesso alle provvidenze ed ai vantaggi (di rilievo quelli fiscali).
Lo Studio precisa che gli elementi necessari per dar luogo ad una rete “riconosciuta” sono:
– La presenza di almeno due imprenditori;
– l’indicazione degli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva sul mercato;
– la determinazione di modalità concordate tra le parti per misurare l’avanzamento, individuale e collettivo, verso tali obiettivi;
– la definizione del programma di rete, che contenga l’enunciazione dei diritti ed egli obblighi assunti da ciascun partecipante, e le modalità di realizzazione delle scopo comune;
– le modalità di adesione di altri imprenditori;
– le regole per l’assunzione delle decisioni dei partecipanti su ogni materia o aspetto di interesse comune.
Alla rete funzionale al conseguimento dei vantaggi normativi possono partecipare solo imprenditori. Difatti, il contratto di rete è soggetto ad iscrizione nella sezione del Registro delle Imprese.
Il contratto, afferma il Notariato, “deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata”; ma solo “ai fini degli adempimenti pubblicitari.
E’ necessario che siano contrattualmente perseguiti lo scopo di accrescere (individualmente e collettivamente) la capacità innovativa e la competitività sul mercato delle imprese partecipanti.
Innanzitutto si richiede che il contratto, indipendentemente dalla sua qualificazione tipologica, rechi chiara la “definizione di un programma di rete, che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante” e le modalità di realizzazione dello scopo comune.
Il “programma di rete”, secondo il Notariato, rappresenta quello che in altri ambiti normativi è definito l’oggetto, ossia la selezione delle attività che dovranno essere svolte “in rete”, cui ragguagliare i diritti e gli obblighi negoziali dei contraenti. Inoltre, non è più necessaria l’istituzione di un fondo comune.
La legge consente alle imprese che rivestono la forma della s.p.a. di alimentare il fondo comune mediante costituzione di un patrimonio a ciò destinato ai sensi dell’art. 2477 primo comma lett.a) c.c., purchè tale soluzione sia coerente al programma della rete.
A parte ciò, a parere del Notariato, al fondo comune si applica, ove compatibile, la disciplina degli art. 2614 e 2615 c.c..
Riguardo l’amministrazione e la rappresenta, lo Studio sostiene che la legge consente espressamente che il mandatario sia non solo un soggetto estraneo al gruppo dei partecipanti (poiché la qualità non è espressamente richiesta), ma altresì una persona giuridica, come già ammesso per il G.E.I.E..
Conclude lo Studio precisando che, “alla luce dell’attuale testo risulterebbe possibile spingersi ad affermare la responsabilità solidale dei partecipanti per le obbligazioni assunte nello svolgimento dell’attività di rete; solidale sì, ma che non può escludersi essere sussidiaria rispetto a quella offerta dal patrimonio eventualmente esistente a servizio della “rete” – valorizzando una graduazione della responsabilità patrimoniale sistematicamente associata alla separazione patrimoniale (graduazione che, a seconda dell’intensità, ha accreditato la distinzione tra localizzazione perfetta ed imperfetta)”.
Condono: Secondo i Commercialisti si tratta di una misura iniqua e non risolutiva.
I commercialisti italiani dicono no ad ogni ipotesi di condono, misura “iniqua e non risolutiva” e sottolineano come sia paradossale parlarne a soli pochi mesi dal lancio della massiccia campagna pubblicitaria contro l’evasione firmata da Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Economia e Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Lo precisa il comunicato stampa del 11 ottobre 2011 emesso dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, che, cosi, prosegue ulteriormente: “Il condono – spiega il presidente del Consiglio nazionale della categoria, Claudio Siciliotti – é una misura una tantum che non inciderebbe in modo concreto né sulla riduzione del debito pubblico né sul reperimento di risorse da destinare alla crescita.
Inoltre, per come sono da sempre strutturati i cosiddetti “tombali”, chi meno ha dichiarato negli anni precedenti, meno paga anche di condono.
Oltre ad essere una misura non risolutiva per la sua natura di una tantum, quindi, il condono è anche iniquo.
L’unico sviluppo che sarebbe realmente in grado di assicurare è quello dell’evasione, in un Paese come il nostro che già oggi è secondo solo alla Grecia in questa triste classifica.
Senza contare che sarebbe oggettivamente peculiare assistere al varo di un condono fiscale a meno di quattro mesi dal lancio di una massiccia campagna pubblicitaria che descrive l’evasore fiscale alla stregua di un parassita della società”.

References: sentenza 
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 sentenza 
 art. 2614
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