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Timestamp: 2019-11-19 05:45:21+00:00

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Sentenza Consiglio di Stato n. 6136/2019 | Distanza tra edifici - Certifico Srl
ID 9158 | 25 Settembre 2019 | Visite: 586 | Giurisprudenza Costruzioni Permalink: https://www.certifico.com/id/9158
L'articolo 9 del D. Min. LL.PP. 1444/1968, al punto 2), prescrive per le nuove costruzioni ricadenti in zone diverse dalla zona territoriale omogenea A (quindi in zona diversa dal centro storico), l’obbligo di osservare una distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate ed edifici antistanti.
Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 6136 dell'11 Settembre 2019, ha ribadito alcuni principi:
Sentenza Consiglio di Stato n. 6136 dell'11 Settembre 2019
sul ricorso per revocazione numero di registro generale 6988 del 2014, proposto da Antonio Silvano Lazzari, rappresentato e difeso dall’avvocato Alessandro Distante, con domicilio eletto presso Alfredo Placidi in Roma, via Barnaba Tortolini, n. 30;
Comune di Castro, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Silvestro Lazzari, con domicilio eletto presso Alfredo Placidi in Roma, via Barnaba Tortolini, n. 30;
Maria Rosaria Fedele, Speran Bar s.a.s. di Valguarnera Lucio Antonio & C, Donato Salerno, Gianfranco Salerno, Antonio Salerno, non costituiti in giudizio;
della sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, n. 1055/2014, resa tra le parti. Visto il ricorso per revocazione;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Castro;
Relatore nell’udienza pubblica del 18 aprile 2019 il Cons. Anna Bottiglieri e uditi per le parti gli avvocati D’Ambrosio, su delega dell’avv. Distante, e Pastore, su delega dell’avv. Lazzari;
I signori Antonio Silvano Lazzari e Ida Lazzari impugnavano innanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione staccata di Lecce, gli atti mediante i quali il Comune di Castro, per far fronte all’emergenza determinata dal crollo di un compendio immobiliare ubicato nella piazza Dante e alla conseguente inagibilità di alcuni esercizi commerciali ivi allocati, aveva assentito a favore della signora Maria Rosaria Fedele, titolare della ditta individuale “Bar Delizia di Fedele Maria Rosaria”, in via derogatoria e temporanea, l’edificazione di un posteggio di superficie pari a mq 24 per la vendita e somministrazione di alimenti e bevande nell’area pubblica denominata “Giardini” di via Panoramica, prospiciente la loro abitazione.
La sentenza veniva appellata autonomamente dal Comune di Castro, dalla ditta controinteressata e dagli originari ricorrenti.
Questa Sezione del Consiglio di Stato, con sentenza n. 1055/2014, riuniti i tre appelli ai sensi dell’art. 96, comma 1, Cod. proc. amm., accoglieva i gravami proposti dal Comune di Castro e dalla controinteressata e respingeva l’appello degli originari ricorrenti, disponendo, per l’effetto, la riforma della sentenza impugnata e la reiezione del ricorso di primo grado. Compensava le spese di lite del grado.
Avverso la predetta sentenza di appello n. 1055/2014 il signor Antonio Silvano Lazzari ha proposto il ricorso per revocazione all’odierna trattazione, nel cui ambito si è costituito in resistenza il solo Comune di Castro.
Ai fini della decisione della domanda rescissoria, la stessa sentenza parziale n. 374/2017 ha poi disposto una verificazione, da effettuarsi in contraddittorio tra le parti costituite, secondo le modalità contestualmente dettate. L’incombente è stato demandato al responsabile dell’Agenzia delle entrate - Ufficio del territorio di Lecce, con facoltà di nomina di un funzionario delegato.
Il difensore del Comune di Castro, lamentando di non aver potuto esercitare il proprio mandato nell’ambito del disposto accertamento giudiziale, in quanto il verificatore, in violazione della sentenza parziale n. 374/2017, aveva inviato la comunicazione dello svolgimento delle operazioni di verifica alla sola sede reale dell’Amministrazione, ha eccepito la nullità della predetta relazione.
1. Il ricorso per revocazione in esame, che ha a oggetto la sentenza n. 1055/2014 di questa Sezione del Consiglio di Stato, che ha riformato la sentenza n. 1920/2012 del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione staccata di Lecce,
sezione I, respingendo, per l’effetto, il ricorso di primo grado proposto anche dall’odierno ricorrente per revocazione, è stato parzialmente definito dalla Sezione con sentenza n. 374/2017, che ha accolto la domanda rescindente.
2. La verificazione è finalizzata alla delibazione di alcuni motivi formulati dagli originari ricorrenti, signori Antonio Silvano Lazzari, odierno ricorrente per revocazione, e Ida Lazzari, nell’impugnazione da essi proposta avverso gli atti con cui il Comune di Castro, per far fronte all’emergenza determinata dal crollo di un compendio immobiliare ubicato nella piazza Dante e alla conseguente inagibilità di alcuni esercizi commerciali ivi allocati, ha assentito a favore della signora Maria Rosaria Fedele, titolare della ditta individuale “Bar Delizia di Fedele Maria Rosaria”, in via derogatoria e temporanea, la costruzione di un chiosco di superficie pari a mq 24 per la vendita e somministrazione di alimenti e bevande nell’area pubblica denominata “Giardini” di via Panoramica, prospiciente la loro abitazione.
3. I motivi di impugnazione oggetto di omessa pronunzia e indi rimessi al presente scrutinio sono stati così riassunti dalla ridetta sentenza parziale n. 374/2017: “a) il permesso di costruire precario rilasciato alla sig.ra Fedele è viziato in quanto la normativa di cui al d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, non contempla titoli edilizi provvisori; b) il detto permesso di costruire è illegittimo per violazione dell’art. 9 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, perché tra l’abitazione del sig. Lazzari e la costruzione assentita non sussistevano i prescritti dieci metri tra pareti finestrate; c) l’intervento edilizio viola l’art. 3.07.4 delle N.T.A. del PUTT/P della Regione Puglia. La norma infatti, per la zona E/4, come quella dov’è ubicato il posteggio assegnato alla sig.ra Fedele, consente ‘nuove costruzioni solo se mobili e localizzate in modo da evitare l’alterazione e compromissione del littorale, nonchè ingombro che interferisca con l’accessibilità e la fruizione visiva del mare’. Invece la struttura autorizzata ostruisce la vista del mare e impedisce il libero accesso alla pubblica via e quindi al mare stesso”.
La verificazione è stata demandata al responsabile dell’Agenzia delle entrate - Ufficio del territorio di Lecce, con facoltà di nomina di un funzionario delegato.
Il direttore pro tempore dell’Ufficio provinciale-territorio della Direzione provinciale di Lecce, ing. Gastone Losurdo, si è avvalso della predetta facoltà, delegando lo svolgimento della verificazione all’ing. Giuseppe Piccinno, responsabile tecnico del Servizi estimativi dell’Ufficio (atto n. 91721 del 15 novembre 2017).
4. La relazione di verificazione, depositata il 22 gennaio 2018, ha dato atto delle modalità di svolgimento dell’incombente, effettuato mediante esame della pertinente documentazione fornita dall’Amministrazione comunale, sopralluogo e rilievo topografico, e ha evidenziato la partecipazione alle operazioni peritali di funzionari dell’Ufficio provinciale dell’Agenzia delle entrate, del tecnico responsabile dell’area tecnica dello Sportello unico dell’edilizia del Comune di Castro (limitatamente alla consegna al verificatore della documentazione relativa al permesso di costruire n. 22 del 2009) e del difensore del Comune di Castro.
- il chiosco per cui è causa è stato rimosso precedentemente alla verificazione, in epoca non determinata;
- la struttura era allocata nella via Panoramica del Comune di Castro, presso i giardini pubblici posti di fronte al porto e in posizione sopraelevata rispetto al lungomare, costituiti da terrazze e aree verdi pensili, in area catastalmente identificata al foglio 11/z, particella 795, tipizzata urbanisticamente come “zona E/4 - verde agricolo speciale” nonché collocata tra gli “Ambiti territoriali estesi” del Piano urbanistico territoriale tematico/paesaggio (PUTT/P) Puglia, “valore distinguibile Ambito “C”, ricompresa nella perimetrazione comunale del “territorio costruito” (delibera consiliare comunale n. /2003), all’interno del quale non trovano applicazione i rigorosi regimi di tutela dettati per le aree esterne a tale territorio;
- è stato tuttavia possibile individuare l’esatta ubicazione del chiosco, stante la persistenza della base in cemento alla quale esso, costituito da un manufatto prefabbricato, era ancorato;
- il rilievo topografico, finalizzato alla esatta collocazione spaziale del chiosco, per la determinazione della sua distanza dal mare e dalle pareti finestrate dell’abitazione del Lazzari, è stata effettuato “con uno strumento di rilevazione satellitare (GPS) marca Leica con antenna ATX1230 dell’Ufficio Provinciale-Territorio della DP di Lecce dell’Agenzia delle Entrate. Il rilievo di dettaglio, finalizzato al disegno della facciata dell’abitazione (con l’esatta collocazione di finestre e porte - finestre) antistante l’area di sedime del chiosco è stato eseguito con distanziometro laser, rullina metrica e flessometro”;
- nel corso del sopralluogo si è proceduto “al rilievo di dettaglio della posizione della piattaforma sulla quale era installato il chiosco e delle facciate dell’edificio di proprietà Lazzari a esso adiacente. Con la strumentazione satellitare si è proceduto anche al rilievo dei bordi stradali del lungomare e della via Panoramica, oltre al parapetto della piazza semicircolare (“rotonda”) affacciata sul mare. Non è stato invece possibile accedere fisicamente al ciglio della scogliera, che è sottostante rispetto al piano stradale di circa 14 metri ed è estremamente frastagliata”;
- il fabbricato adiacente, posto sul lato a monte della piattaforma pubblica, racchiude due abitazioni e un garage intestati alla signora Ida Lazzari.
Quanto al quesito n. 2 (distanza tra la parete finestrata del ricorrente e il chiosco), il verificatore ha illustrato gli esiti del rilievo eseguito con strumentazione satellitare GPS (Global Positioning System) per le misurazioni topografiche e con strumenti metrici ordinari per il rilievo di dettaglio delle facciate (piano terra e piano primo) dell’edificio di proprietà Lazzari, rappresentati in un disegno, quotato anche altimetricamente, relativo ai rapporti spaziali tra il chiosco e l’abitazione.
Nell’ambito del disegno, ha indicato le distanze “lineari” o “a squadra”.
Quanto al quesito n. 3 (presenza di un muro tra i due edifici e sua altezza), il verificatore ha rappresentato che tra l’abitazione e lo stallo del chiosco sorge un muro in pietrame e malta di cemento di altezza variabile (dal lato del terrazzo dei giardini pubblici ove era collocato il bar, l’altezza di detto muro di confine varia fra 3,00 e 4,06 metri) che accompagna la prima rampa delle scale all’aperto che dal portico posto al primo livello dell’abitazione conducono alla terrazza al secondo livello. Ha esposto che detto muro separa la piazzola dei “giardinetti” pubblici dallo spazio scoperto di pertinenza dell’appartamento, e che la quota di calpestio all’interno della proprietà Lazzari è inferiore di circa 25 cm rispetto alla quota di calpestio del terrazzamento sul quale era appoggiato il chiosco.
Quanto agli ulteriori quesiti (dettagliata descrizione, anche grafica e fotografica, dello stato dei luoghi, al fine di accertare l’eventuale ostruzione, da parte del manufatto per cui è causa, della vista e dell’accesso al mare, mediante dettagliata individuazione dell’ubicazione del posteggio assegnato nel contesto in cui è inserito, con la specificazione della sua distanza dal mare), il verificatore ha esposto che con lo strumento bing maps è possibile avere un’idea dell’ubicazione del chiosco quando era ancora presente. Ha conseguentemente rilevato e illustrato graficamente le posizioni reciproche tra il chiosco (basamento) e l’abitazione, rappresentando altresì, mediante una operazione di fotocomposizione, la presunta
sagoma di ingombro del primo. Ha infine rilevato la distanza tra il chiosco e il mare, chiarendo che il chiosco, rispetto all’abitazione, ha ostruito in piccola parte l’originaria visuale della costa in direzione sud, ma non ha impedito in alcun modo
l’accesso al mare, tenuto conto sia della sua collocazione che della sostanziale indipendenza dei rispettivi accessi.
- “le caratteristiche del chiosco prefabbricato possono ormai essere intuite solo attraverso le foto disponibili sul web, con le risorse disponibili su piattaforme informatiche quali google earth o bing
maps. Parrebbe trattarsi di un chiosco con intelaiatura in tubi di acciaio, pareti ‘sandwich’ ed infissi vetrati”;
- “la posizione reciproca tra il chiosco-bar e le facciate dell’abitazione Lazzari è dettagliatamente graficizzata a pag. 18. Si sono misurate distanze ‘lineari’ o ‘a squadra’. La distanza minima tra il chiosco e la facciata anteriore dell’abitazione (in parte cieca ed in parte porticata) è di 72 cm; la proiezione della parete effettivamente finestrata verso la facciata del chiosco non genera intersezione tra le due facciate; la proiezione del chiosco verso la parete finestrata dell’abitazione incontra il muro cieco: la distanza ‘virtuale’ rispetto alla facciata finestrata sarebbe di 637 cm”;
- “tra i due manufatti è interposto un muro in pietrame (è quello definito al punto precedente ‘muro cieco’); è stato raffigurato a pag. 19-20 ed ha un’altezza variabile tra 300 e 406 cm, misurati rispetto al piano di calpestio della piazzola del chiosco bar”;
- “la situazione planimetrica è rappresentata a pag. 6. Il chiosco, da quanto è stato possibile ricostruire, ostruiva in piccola parte l’originaria vista sul mare che, dalla terrazza porticata al piano terra, gli occupanti della casa Lazzari potevano godere in direzione sud (immagini di pagina 23-24-25); non è minimamente ostacolato, invece, l’accesso al mare”;
- “la linea di costa, scoscesa e frastagliata, è sostanzialmente inaccessibile dal tratto di lungomare antistante l’abitazione ed il chiosco; la superficie del mare è ad una quota di -14,00 metri circa rispetto al piano stradale; la distanza tra il chiosco ed il parapetto del lungomare – ridotta sul piano orizzontale – è pari a circa 33,25 metri; la distanza tra il chiosco e la linea di costa è pari all’incirca a 37,72 metri”.
- l’art. 9 del d.m. n. 1444/1968, laddove prescrive la distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, ricadenti, come nella fattispecie, in zona diversa dalla zona A, va rispettato in modo assoluto, trattandosi di norma finalizzata non alla tutela della riservatezza, bensì a impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, e pertanto non è eludibile (Cass. civ., II, 26 gennaio 2001, n. 1108; Cons. Stato, V, 19 ottobre 1999, n. 1565; Cass. civ., II, ordinanza 3 ottobre 2018, n. 24076). Conseguentemente, la disposizione va applicata indipendentemente dall’altezza degli edifici antistanti e dall’andamento parallelo delle loro pareti, purché sussista almeno un segmento di esse tale che l’avanzamento di una o di entrambe le facciate porti al loro incontro, sia pure per quel limitato segmento (Cass., n. 24076/2017, cit.). Indi, le distanze fra le costruzioni sono predeterminate con carattere cogente in via generale e astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di guisa che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell’applicazione della disciplina in materia per equo contemperamento degli opposti interessi (Cass. civ., II, 16 agosto 1993, n. 8725). La prescrizione di distanza in questione è assoluta e inderogabile (Cass. civ., II, 7 giugno 1993, n. 6360; 9 maggio 1987, n. 4285;
- l’art. 136 del d.P.R. n. 380 del 2001 ha mantenuto in vigore l’art. 41-quinquies, commi 6, 8, 9, della l. n. 1150 del 1942, per cui in forza dell’art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968 la distanza minima inderogabile di 10 metri tra le pareti finestrate di edifici antistanti è quella che tutti i Comuni sono tenuti ad osservare, e il giudice è tenuto ad applicare tale disposizione anche in presenza di norme contrastanti incluse negli strumenti urbanistici locali, dovendosi essa ritenere automaticamente inserita nel P.R.G. al posto della norma illegittima (Cass. civ., II, 29 maggio 2006, n. 12741). La norma, per la sua genesi e per la sua funzione igienico-sanitaria, costituisce un principio assoluto e inderogabile (Cass. civ., II, 26 luglio 2002, n. 11013), che prevale sia sulla potestà legislativa regionale, in quanto integra la disciplina privatistica delle distanze (Corte Cost., sentenza n. 232 del 2005), sia sulla potestà regolamentare e pianificatoria dei Comuni, in quanto derivante da una fonte normativa statale sovraordinata (Cass. civ., II, 31 ottobre 2006, n. 23495), sia infine sull’autonomia negoziale dei privati, in quanto tutela interessi pubblici che non sono nella disponibilità delle parti (Cons. Stato, IV, 12 giugno 2007, n. 3094).
- la distanza di dieci metri, che deve sussistere tra edifici antistanti, va calcolata con riferimento a ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano (Cons. Stato, V, 16 febbraio 1979, n. 89). Tale calcolo si riferisce a tutte le pareti finestrate e non soltanto a quella principale, prescindendo altresì dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela (Cass., II, 30 marzo 2001, n. 4715), indipendentemente dalla circostanza che una sola delle pareti fronteggiantesi sia finestrata e che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o della progettata sopraelevazione, ovvero ancora che si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all’altra (Cass., II, 3 agosto 1999, n. 8383; Cons. Stato, IV, 5 dicembre 2005 , n. 6909; 2 novembre 2010, n.7731);
- è sufficiente che le finestre esistano in qualsiasi zona della parete contrapposta ad altro edificio, ancorché solo una parte di essa si trovi a distanza minore da quella prescritta: il rispetto della distanza minima è dovuto anche per i tratti di parete che sono in parte privi di finestra, indipendentemente dalla circostanza che la parete finestrata si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all’altra (Cons. Stato, IV, 5 dicembre 2005, n. 6909; Cass. Civ., II, 20 giugno 2011, n. 13547; 28 settembre 2007, n. 20574);
- ai sensi dell’art. 9 del d.m. n. 1444/1968, per “pareti finestrate” devono intendersi non soltanto le pareti munite di “vedute” ma, più in generale, tutte le pareti munite di aperture di qualsiasi genere verso l’esterno, quali porte, balconi, finestre di ogni tipo (di veduta o di luce).
7. In applicazione delle predette coordinate ermeneutiche, non può condividersi la conclusione del verificatore che, dato atto che “la distanza minima tra il chiosco e la facciata anteriore dell’abitazione (in parte cieca ed in parte porticata) è di 72 cm”, ha riferito che “la proiezione della parete effettivamente finestrata verso la facciata del chiosco non genera intersezione tra le due facciate; la proiezione del chiosco verso la parete finestrata dell’abitazione incontra il muro cieco: la distanza ‘virtuale’ rispetto alla facciata finestrata sarebbe di 637 cm”.
Infine, non possono essere valorizzate le difese svolte dal Comune di Castro, tendenti a sottolineare che la struttura in parola è stata assentita solo precariamente, far fronte a una fase emergenziale, la cui chiusura ne ha determinato lo smontaggio, con conseguente restituzione dell’area alla originaria destinazione di giardinetto pubblico.
Inoltre, la giurisprudenza ha evidenziato che un chiosco o gazebo, ancorché realizzato non con strutture murarie, ma con materiali amovibili, riveste il carattere di costruzione non precaria quando sia destinato a soddisfare esigenze permanenti (Cons. Stato, VI, 10 maggio 2017, n. 2152; 3 giugno 2014, n.2842), che, nel caso di specie, sono certamente ravvisabili, dato che il chiosco per cui è causa ha rappresentato per un consistente periodo temporale (che il ricorrente ragguaglia a sei anni) la sede dell’attività commerciale della controinteressata.
9. Quanto alle spese di lite, vanno posti a carico del Comune di Castro e a favore del ricorrente per revocazione le spese di verificazione, che, tenuto conto dell’attività espletata, si quantificano nella somma complessiva pari a € 5.000,00 (euro cinquemila/00), comprensiva dell’acconto di € 2.000/00 (euro duemila/00), che la sentenza parziale n. 374/2017 ha posto provvisoriamente a carico di quest’ultimo, con diritto del medesimo alla sua ripetizione, e il contributo unificato relativo al presente grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso per revocazione di cui in epigrafe, lo accoglie, confermando, per l’effetto, con diversa motivazione, la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione staccata di Lecce, sezione I, n. 1920/2012, con conseguente annullamento, nei limiti del suo interesse, dei provvedimenti a suo tempo gravati dal ricorrente per revocazione.
Condanna il Comune di Castro alle spese di verificazione, quantificate nella somma complessiva pari a € 5.000,00 (euro cinquemila/00), comprensiva dell’acconto di € 2.000/00 (euro duemila/00), che la sentenza parziale n. 374/2017 ha posto provvisoriamente a carico di quest’ultimo, con diritto del medesimo alla sua ripetizione, e del contributo unificato relativo al presente grado di giudizio.
Così deciso in Roma nelle camere di consiglio del 18 aprile e del 20 maggio 2019
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