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Timestamp: 2020-07-06 12:08:28+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20017 del 06/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20017 del 06/10/2016
Cassazione civile sez. III, 06/10/2016, (ud. 14/06/2016, dep. 06/10/2016), n.20017
sul ricorso 28441-2013 proposto da:
D.L.M., (OMISSIS), domiciliato ex lege in ROMA, presso la
dall’avvocato PIETRO CAPPANNINI giusta procura speciale in calce al
F.G., S.M., elettivamente domiciliati in
MORCELLA, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANNA
PICCIOLINI giusta procura speciale a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 171/2013 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
udito l’Avvocato PIETRO CAPPANNINI;
p.1. D.L.M. ha proposto ricorso per cassazione contro S.M. e F.G. avverso la sentenza del 7 maggio 2013, con cui la Corte di Appello di Perugia, nella contumacia degli intimati, ha rigettato con gravame delle spese giudiziali del grado, il suo appello avverso la sentenza del 22 gennaio 2010 con la quale il Tribunale di Perugia, Sezione Distaccata di Orvieto, aveva parzialmente accolto l’opposizione da lui proposta nel novembre del 2008 avverso un precetto intimatogli per l’importo di Euro 136.381,92 in forza di titolo esecutivo rappresentato da un verbale di conciliazione e dichiarato la sua inefficacia per la somma eccedente l’importo di Euro 95.467,34 gravando esso ricorrente dei due terzi delle spese del giudizio e compensando il terzo residuo.
p.2. Al ricorso per cassazione, che è affidato a quattro mezzi, hanno resistito con controricorso gli intimati.
Costoro hanno anche depositato memoria.
p.1. Con un primo motivo il ricorso deduce “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto con riguardo alla condanna al pagamento delle spese del secondo grado di giudizio” e lamenta che la sentenza impugnata abbia emesso condanna alle spese a carico dell’appellante e qui ricorrente ancorchè gli appellati e qui resistenti non si fossero costituiti nel giudizio di appello e vi fossero rimasti contumaci.
p.1.1. Il motivo, del quale, peraltro, i resistenti sia nel ricorso che nella memoria si disinteressano, è manifestamente fondato.
E’ pacifico che gli appellati S. e F. erano rimasti contumaci nel giudizio di appello e, pertanto, poichè non avevano sostenuto l’onere delle spese del grado, risulta del tutto illegittima la condanna dell’appellante alla rifusione di esse, della quale, del resto, la sentenza impugnata – pur indicando la posizione di contumaci dei medesimi nemmeno dà spiegazione alcuna.
E, peraltro, è escluso che una spiegazione si fosse potuta dare, atteso il consolidato principio di diritto secondo il quale:
“La condanna alle spese processuali, a norma dell’art. 91 c.p.c., ha il suo fondamento nell’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale alla parte che ha dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento e l’attuazione di un suo diritto; sicchè essa non può essere pronunziata in favore del contumace vittorioso, poichè questi, non avendo espletato alcuna attività processuale, non ha sopportato spese al cui rimborso abbia diritto” (Cass. n. 17432 del 2011, da ultimo; in precedenza: Cass. n. 43 del 1999; 9419 del 1997; n. 11803 del 1993).
La sentenza dev’essere, dunque, cassata riguardo alla statuizione sulle spese a carico del qui ricorrente.
p.2. Con un secondo motivo si denuncia “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto con riguardo alla validità esecutiva del verbale di conciliazione del (OMISSIS)”.
Con il terzo motivo si denuncia “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto con riguardo alla sproporzione della penale”.
Con il quarto motivo c si duole di “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto con riguardo alla in trasmissibilità dell’accordo transattivo”.
p.2.1. Tutti e tre i motivi – al di là dell’assenza di indicazione delle norme di diritto volate nella loro intestazione, che potrebbe essere superata dalla loro evocazione nell’illustrazione almeno per il secondo ed il terzo – sono illustrati con palese inosservanza del requisito di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, atteso che: a) il secondo ed il terzo si basano sul contenuto e sul tenore dell’accordo conciliativo; b) il secondo anche sul contratto locativo e su atti del giudizio di finita locazione; c) il terzo oltre che sul verbale, sul contenuto quello di un atto di compravendita.
Riguardo a detti atti si omette di indicare se e dove essi erano stati prodotti in sede di merito e, soprattutto, se e dove lo siano stata (anche agli effetti dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4) in questo giudizio di legittimità, in modo da poter essere esaminati da questa Corte, al fine di riscontrare quanto da essi desunto dal ricorrente.
Inoltre, si omette di riprodurre il contenuto degli atti per la parte rilevante per sorreggere la censura sia direttamente sia indirettamente, in questo secondo caso con indicazione della parte dell’atto cui l’indiretta riproduzione si riferirebbe.
I tre motivi sono, pertanto, inammissibili, senza che occorra esaminare la fondatezza della loro prospettazione, che dovrebbe, peraltro, inammissibilmente avvenire in astratto rispetto agli elementi che si dovrebbero esaminare.
p.3. A seguito della cassazione della sentenza impugnata quanto alla statuizione sulle spese si palesa l’inutilità del giudizio di rinvio e la sussistenza delle condizioni per decidere nel merito riguardo alle spese del giudizio di appello, dichiarando che non è luogo a provvedere su di esse, in ragione della contumacia degli appellati.
La sentenza impugnata è, pertanto, cassata sul punto senza rinvio.
p.4. Il parziale accoglimento del ricorso solo quanto alle spese giustifica la compensazione delle spese del giudizio di cassazione, giacchè parte ricorrente non ha allegato di avere prospettato alle controparti, prima di proporre il ricorso per cassazione, di addivenire ad un accordo che riconoscesse l’illegittimità della sola statuizione sulle spese.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara inammissibili gli altri tre motivi. Cassa la sentenza impugnata in relazione alla statuizione sulle spese giudiziali del giudizio di appello e, pronunciando sul merito dichiara che non vi è luogo a provvedere su di esse. Compensa le spese del giudizio di cassazione.

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