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Timestamp: 2018-07-16 10:53:37+00:00

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Intercettazioni ambientali: sono lecite?
Lo sai che? Intercettazioni ambientali: sono lecite?
Intercettazioni, microspie, telecamere, registratori e conversazioni segrete, privacy, domicilio: le regole. Le intercettazioni private: responsabilità.
Ci sono tanti strumenti tecnologici per spiare la vita e la condotta delle persone, ma se è possibile farlo, entro che limiti ciò può avvenire? Le cosiddette intercettazioni ambientali sono lecite?
1 Intercettazione: che cos’è
2 Intercettazione ambientale: le caratteristiche
3 Intercettazione ambientale: la legge
4 Intercettazioni ambientali: chi le decide?
5 Intercettazione ambientale del privato: è reato?
6 La registrazione telefonica è reato?
Intercettazione: che cos’è
Tecnicamente, l’intercettazione si può definire come un’azione diretta ad acquisire informazioni all’insaputa di chi le fornisce. Intercettare una conversazione o una corrispondenza tra due o più persona, senza che i destinatari lo sappiano, è essenziale per carpirne i segreti e per arrivare a sapere fatti che altrimenti sarebbe difficile o impossibile conoscere. Per questi motivi, durante il periodo bellico, le intercettazioni sono state un essenziale strumento di combattimento, ed erano considerate assolutamente lecite per scopi e modalità. In questo periodo, invece, si discute, a tratti anche aspramente, sull’opportunità di legittimare tale pratica a tutti i costi. Se, infatti, il fine ultimo è quello di prevenire le azioni delittuose, allora non c’è problema. Se viceversa si utilizzano quale strumento di conoscenza e controllo della vita privata dei cittadini, allora il discorso cambia radicalmente. E a tal proposito, non di rado, capita che la violazione della privacy della persona sia un “effetto collaterale” delle intercettazioni, in difformità rispetto allo scopo di partenza.
Intercettazione ambientale: le caratteristiche
L’intercettazione ambientale si caratterizza per l’uso di strumenti tecnologici, quali microspie o telecamere, che sono in grado di captare e registrare quanto avviene all’interno di un’area o di un certo ambiente, acquisendo, ad esempio, conoscenza di cosa dicono o fanno le persone presenti in quel luogo. Per loro caratteristiche, questi strumenti richiedono un’istallazione che prevede l’introduzione in aree private (altro problema), in alcuni casi anche due volte : se, infatti, non sono in grado di trasmettere, con un segnale, quanto acquisito, sarà necessario recuperare il dispositivo per valutarne i dati contenuti.
Intercettazione ambientale: la legge
In Italia, il codice di procedura penale [1] è il principale riferimento normativo delle intercettazioni. In particolare, a proposito di quelle ambientali, sono elencati tutti i reati per cui sono ammissibili, ed è precisato che ove avvengano in violazione del domicilio [2] degli intercettati, essi siano legittime solo se eseguite contestualmente a un’attività criminosa ivi in corso. L’inviolabilità del domicilio, tutelata dalla Costituzione [3], limita, pertanto, fortemente la possibilità delle intercettazioni ambientali. La Cassazione ha spiegato che per domicilio bisogna intendere tutti quei luoghi in cui, anche temporaneamente, deve essere garantita intimità, riservatezza e in generale salvaguardata la vita privata [4]. Tra questi l’ufficio privato dell’intercettato e persino il bagno di un locale pubblico (non mancano opinioni contrarie). Viceversa sono esclusi l’abitacolo dell’autovettura, la cella di un carcere, la camera in comune di un ospedale e i luoghi aperti al pubblico per l’esercizio di un’attività commerciale. Tra i reati, per cui sono ammesse (limiti oggettivi), ricordiamo quelli per cui è previsto l’ergastolo, quelli concernenti le sostanze stupefacenti, quelli riguardanti la pornografia minorile, ma anche reati cosiddetti minori quali la minaccia o la molestia alle persone tramite telefono. Esistono, altresì, limiti soggettivi all’ammissibilità delle intercettazioni ambientali. Non sono, infatti, intercettabili, ad esempio, il Presidente della Repubblica, i parlamentari italiani ed europei, i giudici costituzionali, ma anche i difensori e le conversazioni tra i medesimi e gli imputati.
Intercettazioni ambientali: chi le decide?
Il pubblico ministero è l’organo deputato a chiedere l’autorizzazione a procedere con l’intercettazione. Sarà poi compito del giudice delle indagini preliminari concederla, ove siano stati riscontrati gravi indizi di reato, tra quelli elencati nella legge, e l’attività in questione sia indispensabile per la prosecuzione delle indagini [5]. Per quelle ambientali, sarà necessario altresì valutare la sussistenza dei requisiti sopra indicati. È facoltà del pubblico ministero disporre le intercettazioni d’urgenza, ma il provvedimento dovrà essere poi convalidato dal giudice competente. La Corte Costituzionale si è ovviamente espressa in merito, affermando la legittimità di questa procedura. Essa, infatti, ha ritenuto la legge idonea a garantire che l’intercettazione avvenga, bilanciando adeguatamente l’interesse pubblico con le libertà costituzionali coinvolte [6]. Le conversazioni intercettate sono registrate e verbalizzate e sono conservate, a cura del Pubblico Ministero, sino alla sentenza penale irrevocabile. Esse quindi saranno distrutte ed, in linea di massima non saranno utilizzabili per altri procedimenti [7].
Intercettazione ambientale del privato: è reato?
C’è un reato, [8], quello d’interferenze illecite nella vita privata, che tutela la riservatezza delle persone all’interno di determinati ambienti (ad esempio la propria casa), evidentemente violata dall’intrusiva attività di spionaggio e/o intercettazione realizzata dal responsabile. In altri termini, all’interno delle cosiddette “mura amiche”, la persona deve essere e deve sentirsi protetta nella propria riservatezza. Ove mai tale privacy dovesse essere aggredita, all’insaputa della vittima, da una registrazione video, proveniente da un cellulare o da una telecamera, anche se direttamente utilizzate dal trasgressore, quest’ultimo sarebbe passibile della responsabilità penale in tal caso prevista [9]. In particolare, la legge prevede, quale conseguenza del reato in esame la pena della reclusione da un minimo di sei mesi ad un massimo di quattro anni. Infine, si tratta di un reato perseguibile soltanto a querela della persona offesa. Ciò significa che non si potrà procedere penalmente nei confronti del responsabile, senza la denuncia della vittima: fa eccezione l’ipotesi, in cui il reato sia commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di pubblico servizio o da un investigatore privato.
La registrazione telefonica è reato?
Non bisogna confondere il reato precedentemente descritto e la sua rilevanza penale, con la condotta autorizzata della registrazione della conversazione telefonica o di quella tra persone presenti. In quest’ultimo caso, infatti, come chiarito più volte dalla Cassazione [10], si tratta di un comportamento pienamente lecito: colui che registra, infatti, si limita ad acquisire la prova di un semplice fatto storico, costituito da una conversazione liberamente voluta ed operata tra le parti. In altri termini, se Tizio voleva dire qualcosa a Caio, non si vede quale possa essere l’ostacolo all’eventuale registrazione del tutto, ad opera di Caio stesso. Si tratta pertanto, di una situazione che avviene tra persone presenti e che liberamente decidono di parlarsi, cosa ben diversa dal violare l’intimità altrui, alla completa insaputa della vittima.
[1] Art. 266 e seg. cod. proc. pen.
[4] Cass. sent. n. 7063/2000 del 15.06.2000.
[5] Art. 267 cod. proc. pen.
[6] Corte Cost. sent. n. 81/1993 del 11 marzo 1993
[7]Artt. 268 – 269 – 270 cod. proc. pen.
[8] Art. 615bis cod. pen.
[9] Cass. pen. sent. n. 9235/2012.
[10] Cass. pen. sent. n. 18908/2011 – 27424/2014.

References: sentenza 
 Art. 266
 Cass. 
 Art. 267
 Art. 615
 Cass. 
 Cass.