Source: http://www.marcobani.it/blog/tag/innovazione/
Timestamp: 2013-05-22 07:49:20+00:00

Document:
innovazione | Marco Bani
#innovazione Appello al delirio
Posted on 14 giugno 2012 by Marco Bani	Risposta	Sarebbe troppo facile fare i complimenti a Alex Giordano per aver delineato con chiarezza e coraggio un percorso da seguire per il futuro: assalire gli intoccabili. Sarebbe troppo facile perché lo condivido in pieno e così come noi tanti altri, che credono fortemente nella necessità di avviare nuovi modelli del vivere quotidiano, alla ricerca di un cambiamento reale e non retorico. Innovazione non vuol dire distruzione del passato, e per questo accolgo volentieri l’appello al fare, al giocare e a divertirsi nel cercare di trasformare il presente in un futuro più giusto, più rispondente alle esigenze dell’uomo moderno, che possa fare esplodere le sue potenzialità. In questo presente che vede la democrazia in sofferenza, con decisioni che vengono prese troppo spesso da élites non elette, è necessario più coraggio. Altrimenti questo triste e oscuro Medioevo 2.0 sarà ancora troppo lungo.
La ricerca e l’innovazione sono spesse eversive, proprio perché modificano gli equilibri consolidati. Per questo motivo sono spesso osteggiate in vario modo dagli interessi costituiti: corporazioni
d’imprese che vedono cadere le loro posizioni di vantaggio, dirigenti e professori che si vedono scavalcati dalle nuove leve, ideologi e politici che temono di perdere la loro capacità d’influenza.
Andiamo controcorrente, ma aiutiamo anche i decisori pubblici più “proiettati nel futuro” a fare scelte nuove, sulla base di suggerimenti e di esempi pratici. Adottate un amministratore, seguitelo nel suo percorso e affiancatelo nelle decisioni. Ma sopratutto, come dice Alex nel suo intervento, delirate e divertitevi:
In questo mio primo delirio (ce ne saranno altri?) ho trattato temi parziali e per qualcuno fuori da ogni schema razionale lo so. Ma il mio invito è rivolto a tutti voi ed è ancora quello di assaltare gli intoccabili: di lavorare insieme ad una nuova epica, di lavorare insieme per creare nuovi miti a cui ispirarci ed ispirare. Scrivete sui vostri social network, parlate, delirate in pubblico. Pubblicate idee e pensieri che siano realmente fuori dagli schemi e non cercate nel presente soluzioni per il futuro. Giocate tra di voi ad immettere semi di vera innovazione nel terreno fertile della infosfera.
Facciamo in modo che parole come startup e innovazione sociale non diventino l’ennesimo hype utile a legittimare l’ennesima propaganda. Questa volta non è solo una questione di mercato, ma di politica. Sappiamo già cos’è che non va e che cos’è che vogliamo. È in questa stessa società che sembra dilaniata che invece ci sono già i semi della sua rinascita. Chiudo con un invito a politici, bancari, giornalisti, decisori: di ideologie non abbiamo bisogno, ci servono piuttosto strumenti. Lavoriamo tutti in questa direzione, vi prego.
Pubblicato in Innovazione e nuove tecnologie	| Contrassegnato con Alex Giordano, innovazione	| Lascia una risposta
Isn’t Italy a place of contrast? [Internet inside]
Posted on 12 marzo 2010 by Marco Bani	1	Con questa domanda Engadget, famoso sito americano che tratta di digitale e Internet, vuole sottolineare gli incredibili contrasti che ci sono nel nostro paese. La sentenza sul caso “Vividown”, dove i dirigenti di Google sono stati considerati colpevoli di non aver controllato immediatamente il contenuto condiviso dagli utenti, ha creato una discussione mondiale su censura e prevenzione della Rete, mettendo in cattiva luce l’Italia. Inoltre i continui tentativi del governo di porre un freno alla libertà di espressione sul Web (tutti senza successo), sicuramente non aiutano a far crescere l’innovazione e il divario di cultura digitale che ci separa dalle altre nazioni occidentali. Ma il sito americano si stupisce di come sia potuta partire dal nostro Paese un’iniziativa interessante e meritoria come l’assegnazione del premio Nobel per la Pace a Internet. Infatti l’edizione locale di Wired, supportata dal guru Nicholas Negroponte, vuole supportare la candidatura della rete , premiando gli effetti benefici che ha portato al mondo: la condivisione della conoscenza, la soluzione dei contrasti, la consapevolezza di raggiungere potenzialmente ogni abitante della terra, la solidarietà internazionale ( e molti altri aspetti…). Ce l’hanno fatta: Internet è ufficialmente uno dei candidati.
Proprio ieri dal mondo politico, è venuto un ‘inaspettato supporto verso la candidatura di Internet a Nobel per la pace. Ancora una volta è il “compagno ” Fini, precursore di una destra postberlusconiana lungimirante e moderna. Quella che mi fa più paura perchè credibile. Il presidente della Camera rinnega (di nuovo) il suo stesso governo e irrompe prepotentemente nel vuoto lasciato dagli altri politici sulle capacità e potenzialità benefiche della Rete: “La rete merita il prossimo Nobel per la pace: sarà un Nobel dato a ciascuno di noi. L’accesso a internet deve essere considerato un vero e proprio diritto fondamentale dell’uomo: un valore per cui battersi di fronte alle censure e alle restrizioni che sempre più spesso vengono imposte alla rete”. Bellissime frasi, ma dov’era Fini quando governo o parlamentari del PDL presentavano leggi che introducevano una censura o comunque un controllo preventivo, a volte anche statale? Solo grazie alla sollevazione di molti bloggers e altri parlamentari si è evitato il peggio. Vediamo se stavolta se alle parole passeranno ai fatti, ma ne dubito fortemente, visto le passate esperienze.
Ma Fini mette in luce anche un altro problema, il grande divario digitale che insiste sul nostro paese tra Nord e Sud. Anche qui il governo aveva impegnato 800milioni per incrementare i servizi e le infrastrutture legate alla banda larga. Ne avete notizie? Sono contento che anche nel mondo politico si cominci a percepire il miglioramento nella qualità della vita che un uso potenziato della rete può portare. Mi dispiace che il segretario del Pd non capisca le capacità rivoluzionarie dell’”ambaradan” (come ha chiamato Internet in un suo intervento, denotando una certa ignoranza sull’argomento), ma sono ancora più turbato dalla possibilità che la destra si appropri di tematiche che sicuramente saranno fondamentali in futuro, lasciandoci ancora una volta a parlare un linguaggio nostalgico, vecchio, incomprensibile ai giovani.
Viviamo in un paese dove la classe politica cambia opinione repentinamente e frequentemente. Dipende dal luogo, dalle persone che ascoltano, dal mezzo comunicativo. Tutto per cercare di ottenere un consenso immediat. Con questo sistema è difficile creare progetti di lungo respiro, affidandosi alla gestione del quotidiano e del presente, cercando di parlare del conflitto piuttosto che cercare di risolverlo.
Isn’t Italy a place of contrast? Yes, but we love that and it ain’t gonna change ( o no?)
Pubblicato in Innovazione e nuove tecnologie, partito democratico, Povera Italia!	| Contrassegnato con fini, innovazione, Internet, partito democratico	| 1 Risposta
Google colpevole. Quando in nome della tutela ci si priva della libertà.
Posted on 26 febbraio 2010 by Marco Bani	1	Mi trovo in Inghilterra per lavoro e molto risalto è stato dato alla sentenza italiana su Google. Mercoledì pomeriggio mentre uscivo dalla metropolitana il mio sguardo si è soffermato sul titolo di un giornale gratuito che regalano all’uscita delle stazioni: <<Google bosses convicted in Italy>>Dopo poco la notizia rimbalza su tutti i blog e giornali del mondo anglosassone. Ha suscitato scalpore questa decisione del giudice italiano, dopo che Hillary Clinton nel discorso del 21 Gennaio, ha tracciato la linea americana su Internet: un servizio inalienabile , strumento per la tutela dei diritti umani, che non può essere censurato da enti o stati (infatti vengono segnalati i paesi che operano una forma di controllo dei contenuti : Iran, Cina…).
La sentenza in tutti i suoi particolari non è stata ancora pubblicata, sicuramente avremo modo di approfondire gli aspetti più controversi successivamente. Come hanno detto i pm milanesi è stato sollevato un problema non di poco conto, in una branca della legge, quella del diritto informatico, che è molto frammentaria e confusa e che ancora attende normative comunitarie. I pm milanesi insistono sulla necessità di un controllo preventivo dei contenuti messi in rete per evitare che gli internet service provider (in questo caso Google )guadagnino e lucrino grazie a video di inevitabile clamore. Infatti il profitto in questi casi è dato dalla pubblicità che si trova vicino al contenuto e un video come quello sul disabile picchiato, avendo avuto impatto nazionale, ha fatto intascare molti soldi alla società americana grazie alla pubblicità. Sicuramente è stata segnalata la tempestività della rimozione del video da parte di Google dopo che la polizia aveva segnalato il caso, ma l’infame filmato è stato disponibile per oltre due mesi. Letta così non è una sentenza sbagliata, si mette avanti la tutela della persona rispetto alla logica di profitto. Ma ci sono diversi aspetti che vanno segnalati, che non sono di poco conto:
- si parla molto spesso di controllo preventivo su Internet, ma non si è ancora trovato un metodo per farlo. Non vorrà dire che è impossibile? Ricordiamoci dei problemi con la pirateria…creata una barriera viene trovata la falla. In questo caso se su un sito nascerà una forta di controllo, ci sarà sempre un altro posto dove questo non è possibile. Creare un sistema di prevenzione richiede strumenti totalitari e troppo restrittivi, paragonabili alla “Grande muraglia” cinese.
- questa sentenza può essere invocata da chi vuole limitare la libertà su Internet, legittimando i tentativi censori da parte del governo., che da anni aspettano la norma giusta per operare una forma di controllo.
- l’Italia viene presentata all’esterno come paese censore, dove non è possibile utilizzare servizi web interattivi.Quindi nessuna startup o impresa informatica internazionale ci investirà, aumentando ancora di più il divario tecnologico con gli altri paesi occidentali.
- tutti i social network di massa fallirebbero, impossibilitati dal controllare l’enorme mole di informazioni generata dagli utenti. Ciao Facebook, ciao Twitter, ciao Youtube. Addio progresso dell’informazione.
La soluzione non è semplice, questa sentenza può aprire “scenari imprevedibili“. Gli esperti di diritto mediatico sono al lavoro per capire le conseguenze. Abbiamo bisogno di una direttiva europea forte e chiara su quese tematiche. Bisogna anche chiedersi come evitare che video così deplorevoli come quello del ragazzo autistico picchiato restino online. La soluzione ce la suggerisce la rete stessa:le segnalazioni degli utenti, il sistema di rating dei contenuti e la tempestiva segnalazione alle autorità competenti. Così Wikipedia ha creato l’enciclopedia più competente del mondo e studi segnalano come la maggior parte delle voci sbagliate vengano corrette in pochi minuti grazie all’aiuto degli utenti. E’ il potere attuale della rete.
Un’ultima riflessione, la più clamorosa a mio giudizio: i “protagonisti”, quelli che il video l’hanno girato, pubblicato e reso possibile, hanno avuto un anno di sospensione a scuola.
Pubblicato in Innovazione e nuove tecnologie	| Contrassegnato con google, innovazione, web	| 1 Risposta
Posted on 21 dicembre 2009 by Marco Bani	Risposta	Sit-in che si terrà mercoledì 23 dicembre in piazza del Popolo a Roma dalle 17.
per aderire:liberareteinliberostato@gmail.com
Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del
di una Rete libera e forte.
Pubblicato in Innovazione e nuove tecnologie	| Contrassegnato con innovazione, Internet	| Lascia una risposta
Innovazione, la parola chiave. Internet e nuove tecnologie 2 Wireless
Posted on 7 dicembre 2009 by Marco Bani	Risposta	Viaggiando molto all’estero, soprattutto in Inghilterra, molte volte usufruisco delle connessioni wireless pubbliche e riesco a lavorare in mobilità, aumentando la produttività e placando la mia fame “atavica” di informazioni.
In Italia siamo molto indietro. Siamo il paese dei cellulari, ma non è possibile navigare fuori dalle mura domestiche.
Oltre al gap tecnologico che ci contraddistingue dalle altre nazioni occidentali abbiamo anche una norma che limita l’utilizzo del wireless e di ogni tipo di connessione in luoghi pubblici: il Decreto Pisanu.
Il decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”), nasce pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005 e sulla scia emotiva del momento, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere una norma provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata. Il Decreto Pisanu assoggetta la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore, ma soprattutto obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità .
Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA (che viola palesemente la privacy con la possibilità di intercettare il traffico web), approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.
Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.
Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, è nata la “Carta dei Cento” dove si chiede al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.
Pubblicato in Innovazione e nuove tecnologie	| Contrassegnato con innovazione, Internet, Nuove tecnologie, Wireless	| Lascia una risposta
“L’innovazione è eversiva, perché modifica gli equilibri consolidati” – Internet e nuove tecnologie (1)
Posted on 26 novembre 2009 by Marco Bani	Risposta	La lettura di un reportage sul Sole 24 Ore di oggi mi spinge a parlare di un tema che mi è molto caro: Internet e le nuove tecnologie. Ne parlo troppo poco anche perchè il mio lavoro (quello “vero”) fa un uso veramente intenso del digitale e dei nuovi strumenti dell’informazione e per questo preferisco informarmi e approfondire altri temi, anche per cambiare tipo di approccio e soluzioni.
Internet, banda larga, digital divide, online sono termini che prmai sono entrati nell’uso quotidiano. Ma pensate solamente a 10 anni fa. Era l’Autunno del 1999, avevo appena comprato un fiammante modem 56 kb e facevo le mie prime esperienze nella rete. Sono sempre stato un “early adopters” e per questo pochi dei miei coetanei erano online. Passavo quindi il mio tempo su Mirc, programma che permetteva la chat suddivisa in canali tematici. La maggior parte dei navigatori era composta da maschi ventenni/trentenni, studenti universitari o ricercatori. Le poche ragazze che entravano in chat erano destinate a subire un “approccio” virtuale molto spinto, grazie anche alla freddezza di un monitor che toglie un freno alle inibizioni. Nessuno può vederti in faccia e puoi giocare e recitare come vuoi. Alcune volte queste ragazze si rivelavano persone dell’altro sesso che per scherzo si fingevano donne avvenenti e disponibili. Il web era ancora molto poco sviluppato. Non c’era interattività, non c’erano video, la maggior parte delle informazioni era testuale e per navigare si usavano gli odiati frames. Solo le grandi imprese si potevano permettere un sito Internet, che era essenzialmente usato come vetrina di prodotti. Ll’Internet del ’99 era un mondo nuovo tutto da scoprire, un mondo che regalava infinite sorprese e meraviglie. Ricordo ancora la mia prima bolletta telefonica: 60 euro per poche ore di connessione al giorno, spese per la maggior parte ad aspettare infiniti caricamenti. Ricordo anche le litigate con mia madre per liberare il telefono. A quel tempo non si poteva telefonare e navigare nello stesso momento. E come scordare i rumori del modem quando si accendeva e si connetteva alla Rete? Quella melodia sgraziata di suoni metallici mi salutava ogni giorno, come una sorta di protodialogo tra l’uomo e la macchina.
Poi venne la banda larga. Tutto cambiò. Il video, il download di musica e film, i giochi online, i social network. Tutto questo è stato possibile dall’incremento costante di velocità disponibile che ha permesso l’allargamento dei servizi e la possibilità di creare contenuto da condividere. Tutto questo provocò il Boom di Internet.
Un sorriso mi nasce pensando a come era limitata Internet nel ’99. Eppure ci sono persone in Italia che sono rimaste ancora in quel Medioevo tecnologico, dato che possono accedere alla rete solo col modem 56k e le vecchie linee telefoniche, rimanendo esclusi quindi da tutti i servizi innovativi che sono stati avviati in questi anni.
Nell’era delle tecnologie il 52% degli italiani non usa ancora Internet. E solo il 14% della popolazione (7.4 milioni di italiani) ha un uso consapevole, interattivo ed evoluto della rete. Questi i dati dall’indagine commissionata dall’Osservatorio Permanente Contenuti Digitali ad ACNielse.
Ma cos’è il digital divide?

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza