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Timestamp: 2020-05-29 03:48:26+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 33404 del 17/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33404 del 17/12/2019
Cassazione civile sez. lav., 17/12/2019, (ud. 30/10/2019, dep. 17/12/2019), n.33404
sul ricorso 22414-2015 proposto da:
TRENITALIA S.P.A., Società con socio unico, soggetta all’attività
studio dell’Avvocato ARTURO MARESCA, che la rappresenta e difende in
virtù di delega in atti;
C.M., domiciliata in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA
difesa dall’Avvocato MAURO SCANCARELLO giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 17/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
depositata il 23/03/2015 R.G.N. 588/2014;
1. La Corte di appello di Genova, con la sentenza n. 15 del 2015, ha confermato – sia pure con una diversa motivazione – la pronuncia emessa dal Tribunale della stessa città con cui, in sede di riassunzione del giudizio di opposizione all’esecuzione, iniziato a seguito di un provvedimento monitorio – ottenuto da C.M. nei confronti della datrice di lavoro Nicma & Partners spa nonchè della committente Trenitalia spa – riguardante il pagamento dell’una tantum prevista dal rinnovo contrattuale del 2012, era stata respinta l’eccezione, sollevata da Trenitalia spa, del beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore.
2. I giudici di seconde cure, individuata la norma disciplinante la fattispecie nel D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 come riformata dalla L. n. 92 del 2012, hanno rilevato che l’eccezione non era stata sollevata nella “prima difesa”, rappresentata dall’opposizione a decreto ingiuntivo ex art. 645 c.p.c. che non era stata neanche proposta, bensì solo in sede di opposizione all’esecuzione e, quindi, tardivamente, ritenendo assorbita ogni altra questione; hanno poi specificato che tale interpretazione non determinava alcuna lesione di norme costituzionali per il caso in cui il credito del lavoratore nei confronti dell’appaltante fosse stato accertato in esito ad un procedimento monitorio.
3. Avverso la decisione di secondo grado è ricorsa per cassazione Trenitalia spa con un unico articolato motivo, cui ha resistito con controricorso C.M..
1. Con l’unico articolato motivo la ricorrente denunzia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 645 c.p.c. e ss., del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 e dell’art. 111 Cost., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere erroneamente la Corte territoriale ritenuto che essa società, per eccepire il beneficium excussionis, avrebbe dovuto necessariamente incardinare il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo. Sostiene che: a) il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore operava soltanto sulla realizzazione del diritto in fase esecutiva, senza avere effetti sostanziali e senza influire nel merito della vicenda regolato dalla fase di opposizione ex art. 645 c.p.c.; b) la ratio dell’introduzione della modifica del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 era da ravvisarsi in una sorta di vantaggio per l’appellante, mentre la interpretazione della Corte di merito contrastava con tale finalità; c) per “prima difesa” doveva intendersi una attività processuale in concreto posta in essere dall’appaltante e non in astratto; d) la disposizione di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 distingue la fase di cognizione, ove possono essere fatte valere ragioni sostanziali tese ad ottenere la revoca del decreto monitorio, da quella esecutiva ove è possibile opporsi alla circostanza che il creditore abbia aggredito il patrimonio del committente senza avere agito in via preventiva ed infruttuosa nei confronti del datore di lavoro; e) l’interpretazione della Corte di merito contrastava con il principio del giusto processo di cui all’art. 111 Cost. perchè avrebbe determinato una moltiplicazione di procedimenti giudiziari del tutto inutile ed ingiustificata.
2. Le censure di cui al motivo, da trattarsi congiuntamente per connessione logico-giuridica, non sono fondati sia pure con le integrazioni e precisazioni motivazionali che seguono ex art. 384 c.p.c..
3. Ai fini dell’esame delle suddette doglianze, occorre partire da due dati relativi alla responsabilità solidale D.Lgs. n. 276 del 2003, ex art. 29, comma 2: il primo concerne la individuazione del regime normativo applicabile; il secondo riguarda il modello di responsabilità solidale concernente la fattispecie in esame.
4. Orbene, con riguardo al primo, ai fini di valutare la responsabilità del committente imprenditore con quella dell’appaltatore, va affermato, conformemente a quanto statuito in sede di legittimità (Cass. n. 4237 del 13.2.2019) che, per la sua natura sostanziale il regime di solidarietà applicabile è quello vigente al momento dell’assunzione dell’obbligazione, cioè quando sorge il credito del lavoratore.
5. Nella fattispecie in esame, il credito è maturato il 28 giugno 2012, per la sua matrice causale nel CCNL del 28.6.2012 (cfr. Cass. n. 4237/2019 citata, in fattispecie analoga) e, quindi, la disciplina di riferimento è rappresentata dall’art. 29, comma 2 nel testo novellato dal D.L. 9 febbraio 2012, art. 21 conv. con modific. nella L. 4 aprile 2012, n. 35 (in vigore dal 7.4.2012 al 17 luglio 2012) e non quella individuata dalla Corte di appello (cioè il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2 come novellato dalla L. n. 92 del 2012, art. 4, comma 31, lett. b) in vigore dal 18 luglio 2012).
6. Con riguardo al secondo punto, deve sottolinearsi che, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 comma 2 vigente ratione temporis, in virtù del beneficium di excussionis ivi previsto, la responsabilità solidale ravvisabile è di tipo sussidiario, in presenza però di determinate condizioni: altrimenti si riespande tra i coobbligati un tipo di solidarietà in senso stretto.
7. Ciò premesso, il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2 in vigore dal 7.4.2012 al 17.7.2012, cioè nel periodo in cui – nel caso de quo – deve ritenersi sorto il credito del lavoratore, testualmente recita: “In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonchè con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonchè i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento. Ove convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore, il committente imprenditore o datore di lavoro può eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo. In tal caso il giudice accerta la responsabilità solidale di entrambi gli obbligati, ma l’azione esecutiva può essere intentata nei confronti del committente imprenditore o datore di lavoro solo dopo I infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore. L’eccezione può essere sollevata anche se l’appaltatore non è stato convenuto in giudizio, ma in tal caso il committente imprenditore o datore di lavoro deve indicare i beni del patrimonio dell’appaltatore sui quali il lavoratore può agevolmente soddisfarsi. Il committente imprenditore o datore di lavoro che ha eseguito il pagamento può esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali”.
8. La fattispecie normativa regola, quindi, due ipotesi: a) quando il committente imprenditore sia convenuto in giudizio per il pagamento, unitamente all’appaltatore. In tal caso il committente può, nella prima difesa, eccepire il beneficio dell’escussione ed allora, accertata la responsabilità solidale di entrambi gli obbligati, l’azione esecutiva può essere intentata solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore; b) quando l’appaltatore non sia convenuto in giudizio e, in tale caso, l’eccezione può essere sollevata, senza la previsione di alcun limite processuale, ma devono essere indicati i beni del patrimonio dell’appaltatore sui quali il lavoratore può agevolmente soddisfarsi.
9. Il termine “può” si riferisce naturalmente alla facoltà dell’obbligato/debitore di avvalersi del beneficium excussionis potendo quest’ultimo limitarsi anche a contestare unicamente l’an debeatur e/o la propria legittimazione passiva.
10. La prima questione da risolversi è, pertanto, quella di accertare se Trenitalia spa possa considerarsi convenuta nel giudizio di cognizione diretto all’accertamento della responsabilità solidale.
11. La società è stata destinataria, infatti, unitamente alla ditta appaltatrice, di un decreto monitorio con cui veniva ingiunta la somma oggetto della pretesa del lavoratore; tale provvedimento, però, non è stato pacificamente opposto ex art. 645 c.p.c..
12. Tuttavia deve ritenersi, ai sensi del disposto ex art. 643 c.p.c., che la committente società era stata convenuta nel giudizio di accertamento della responsabilità perchè la instaurazione della lite (litispendenza) si era avuta con la notifica del decreto ingiuntivo.
13. La locuzione “prima difesa”, di cui al citato art. 29, comma 2 sia per la collocazione logico-sistematica nell’ambito della disposizione, sia perchè il concetto di “prima difesa” presuppone un giudizio in corso (altrimenti non avrebbe senso parlare di “prima difesa”), non può che riferirsi al giudizio di cognizione, in relazione al quale andava eccepito il beneficium excussionis.
14. Nella fattispecie, Trenitalia spa – pur essendo parte della lite – non ha inteso proporre opposizione ex art. 645 c.p.c.: è divenuta, quindi, definitiva la pronuncia di condanna monitoria statuita nei suoi confronti e, conseguentemente, l’azione esecutiva -secondo quanto evidenziato nella ipotesi sub a) -del creditore non può incontrare limiti perchè nulla, in tema di preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore è stato rite et recte eccepito.
15. Resta da stabilire, come seconda questione, se la norma di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2 vigente ratione temporis, come sopra interpretata, presenti i profili di legittimità costituzionale, in relazione agli artt. 24,3 e 111 Cost.
16. Questo Collegio, condividendo l’assunto dei giudici di seconde cure, esclude tale possibilità rilevando, da un lato, la ragionevolezza della disposizione che è finalizzata a contestualizzare e rendere certo l’accertamento della responsabilità solidale sussistente tra le parti nella futura fase esecutiva, se cioè da intendersi in senso stretto o sussidiaria. Dall’altro, deve darsi atto che non si desume neanche una disparità di trattamento, aderendo alla suddetta ricostruzione, nè sotto il profilo della antieconomicità, perchè la questione della sussistenza del beneficium excussionis, prospettata con l’opposizione ex art. 645 c.p.c. ovvero ex art. 615 c.p.c., comunque comporta l’instaurazione di un ordinario giudizio di cognizione, con lo svantaggio, però, nella seconda ipotesi, di rallentare l’azione di recupero del credito, nè sotto quello della consistenza della pronuncia sull’an debeatur, in considerazione del riconoscimento della autorità del giudicato che trova applicazione, in ipotesi di condanna al pagamento di una somma di denaro, anche in riferimento al decreto ingiuntivo non opposto o dichiarato estinto (cfr. Cass. 24.9.2018 n. 22465; Cass. 28.11.2017 n. 28318).
18. Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo, con distrazione.
19. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge, con distrazione in favore del Difensore antistatario. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.
Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 30 ottobre 2019.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 29
 art. 645
 art. 29
 art. 645
 art. 29
 art. 29
 art. 384
 art. 29
 Cass. 
 art. 21
 art. 29
 art. 4
 art. 29
 art. 29
 art. 645
 art. 643
 art. 29
 art. 645
 art. 29
 art. 645
 art. 615
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 13
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