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Timestamp: 2020-08-11 03:11:37+00:00

Document:
Thursday 25 May 2017 14:21:28
N. 02416/2017REG.PROV.COLL.
N. 04784/2016 REG.RIC.
Raffaele Sansone, Annunziata Sansone, Elisabetta Sansone, Pasquale Sansone, rappresentati e difesi dall'avvocato Pasquale Di Fruscio C.F. DFRPQL68C28I234W, con domicilio eletto presso Fabrizio Cerbo in Roma, via Tuscolana N.946;
Comune di Gragnano non costituito in giudizio;
Bianca Sansone non costituito in giudizio;
Raffaele Vollono, rappresentato e difeso dall'avvocato Elio Trombetta C.F. TRMLEI71D05L845G, con domicilio eletto presso Alfredo Fiorentino in Roma, via S. Tommaso D'Aquino, 116;
della sentenza del T.A.R. CAMPANIA - NAPOLI: SEZIONE VII n. 02370/2016, resa tra le parti, concernente ordinanza di demolizione - acquisizione al patrimonio comunale opere abusive
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Raffaele Vollono;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 2 marzo 2017 il Cons. Oreste Mario Caputo e uditi per le parti gli avvocati Pasquale Di Fruscio;
1.Carmine Sansone, Annunziata Sansone, Elisabetta Sansone, Pasquale Sansone e Raffaele Sansone, a seguito di opposizione spiegata da Bianca Sansone e Raffaele Vollono con atto notificato in data 8/10/2013, hanno collettivamente trasposto in sede giurisdizionale il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto avverso l'ordinanza di demolizione n. 41/2011 emessa dal comune di Gragnano il 07/09/2011, avente ad oggetto una tettoia di mq. 33 realizzata sul fondo di loro proprietà.
2. Si sono del pari costituiti il Comune intimato e gli opponenti Sansone Bianca e Vollono Raffele, i quali hanno preliminarmente lamentato che il ricorso innanzi al Presidente della Repubblica non era stato loro notificato.
3. Con ricorso per motivi aggiunti i ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza n. 31 del 19/6/2014, recante acquisizione al patrimonio comunale di "tettoia in legno con copertura in tegole, occupante una superficie di circa mq. 33,00" nonché della relativa area di sedime e dell'area necessaria per accedervi, compresa nella particella 979 del foglio 10.
7. Appellano la sentenza i sig.ri Carmine Sansone, Annunziata Sansone, Elisabetta Sansone, Pasquale Sansone e Raffaele Sansone. Resiste il sig. Vollone Raffaele.
9. Col primo motivo, gli appellanti denunciano l’errore di giudizio in cui sarebbero incorsi i giudici di prime cure nel qualificare gli opponenti come controinteressati pretermessi cui doveva essere notificato il ricorso straordinario, sì da ritenere tempestiva l’opposizione formulata, ex art. 10 d.P.R. n.1199/1971, e notificata l’8.10.2013, cioè a distanza di quasi due anni dalla notifica al Comune del ricorso straordinario avvenuta il 17.01.2012.
Con particolare riferimento all'impugnativa dell'ordine di demolizione, va considerato che di norma nell'impugnazione di un'ordinanza di demolizione non sono configurabili controinteressati nei confronti dei quali sia necessario instaurare un contraddittorio, anche nel caso in cui sia palese la posizione di vantaggio che scaturirebbe per il terzo dall'esecuzione della misura repressiva ed anche quando il terzo avesse provveduto a segnalare all'amministrazione l'illecito edilizio da altri commesso (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 6 giugno 2011, n. 3380; Id., sez. V, 3 luglio 1995, n. 991).
Così qualificata la posizione di vantaggio che deve caratterizzare il denunziante affinché costui assurga al rango di litisconsorte necessario, è palese come essa non sia surrogabile dal generico interesse vantato da un qualsiasi vicino di casa (che, per esempio, faccia valere un interesse al corretto assetto edilizio di un’area rispetto alla quale pur possa allegare uno stabile collegamento territoriale), bensì occorre che l’interesse faccia capo proprio a quel soggetto, denunciante nel procedimento amministrativo, il cui diritto di proprietà (ovvero, come può estensivamente ritenersi, un altro diritto reale di godimento) risulti direttamente leso da un'opera edilizia abusiva (di cui, in esito a quel procedimento, l’Amministrazione abbia ordinato la demolizione).
In altri termini, è controinteressato in senso tecnico (soltanto) colui il quale, oltre ad essere contemplato nel provvedimento, riceva (rispetto a un proprio diritto reale) direttamente un vantaggio dal diniego del titolo abilitativo o dall'attività repressiva dell'amministrazione.
Si tratta, insomma, di soggetto che sia direttamente danneggiato dall'esecuzione di opere edilizie abusive, il quale ha un interesse qualificato a difendere la propria posizione giuridica di titolare di un diritto di proprietà (ovvero reale) leso dalla edificazione sine titulo o comunque illegittima (cfr., in termini, Cons. Stato, sez. VI, 29 maggio 2012, n. 3212; Id., sez. VI, 29 maggio 2007, n. 2742).
Altrimenti detto, a radicare la condizione di controinteressato in senso tecnico (ossia di litisconsorte necessario nell’azione di annullamento) , secondo il richiamato orientamento giurisprudenziale che il Collegio condivide, non può ritenersi sufficiente la c.d. vicinitas – pur potendo essa integrare il presupposto fattuale della legittimazione ad agire che, in questa materia, è infatti riconosciuta a “chiunque” – occorrendo invece la sussistenza di una diretta lesione, attuale o almeno potenziale, della proprietà (o di altro diritto reale di godimento) del terzo menzionato nell’atto per aver dato impulso con la sua denunzia al procedimento sanzionatorio.
10.3 Viceversa, quanto agli odierni opponenti – denuncianti l'abuso edilizio da cui ha preso avvio il procedimento sanzionatorio e la cui denuncia è richiamata nel corpo del provvedimento finale – si rileva come costoro non abbiano affatto comprovato, né allegato e neppure finanche dedotto, sia nel corso del giudizio di prime cure che nell’atto d’appello, di essere titolari di un diritto reale che sia passibile di subire un concreto pregiudizio in diretta derivazione dall’annullamento della sanzione applicata dall’amministrazione comunale all'abuso per cui è causa (if any, naturalmente).
Potrebbe infatti osservarsi come, nel caso in esame, la riassunzione – pur non essendo stata effettuata, ossia completata, “nel termine di sessanta giorni dal ricevimento dell'atto di opposizione” che è all’uopo previsto dal cit. art. 10 – è però avvenuta con atto che è stato solo notificato alle controparti nel rispetto del predetto termine di 60 giorni, ma che è stato depositato successivamente (e dunque, in tal senso, tardivamente).
Orbene, ammettendo per ipotesi – e discostandosi dallo schema tradizionale, che è quello preferito anche dalla decisione di C.d.S., V, 29 marzo 2011, n. 1926 (che costituisce uno dei più significativi e recenti precedenti in termini), la quale menziona comunque pure quello opposto (sul quale v. infra) – che sia possibile validamente invertire l’ordine previsto dal cit. art. 10 tra il deposito “nella segreteria del giudice amministrativo competente” e l’avviso, che andrebbe dato successivamente, “mediante notificazione all'organo che ha emanato l'atto impugnato ed ai controinteressati” – ossia ipotizzando che possa procedersi prima a tale notificazione, nel rispetto del ricordato termine di 60 giorni dal ricevimento dell’opposizione, e quindi al deposito dell’atto notificato; come in effetti si ritiene di norma concesso, quanto alla sequenza notifica/deposito o viceversa, degli atti processuali in generale – andrebbe in tal caso considerato che il precetto del cit. art. 10 (che sembra effettivamente imporre il ricordato termine di 60 giorni per il compimento di tutte tali attività) potrebbe doversi considerare modificato, con effetto dal 16 settembre 2010, dal sopravvenuto art. 45 c.p.a: il quale ha innovativamente introdotto, per il deposito di tutti gli “atti processuali soggetti a preventiva notifica”, un termine generale di 30 giorni (e tale termine, decorrente dalla notifica dell’atto di riassunzione del ricorso straordinario davanti al T.A.R., nel caso di specie sarebbe stato rispettato dagli appellanti).
12. Nondimeno, prescindendo da tali profili (di cui si è trattato per mera esigenza di completezza sistematica nell’esame dell’istituto della riassunzione a seguito di opposizione ex art. 10 cit.), per le ragioni che si sono superiormente esposte – ossia perché i Sig.ri Raffaele Vollono e Bianca Sansone, nell’atto con cui si sono opposti al ricorso straordinario degli odierni appellanti, non hanno affermato, né ovviamente comprovato, di essere esposti a subire una diretta lesione del diritto di proprietà, o di altro diritto reale, nel caso di annullamento degli atti già impugnati in sede straordinaria, con il corollario di non aver dimostrato di essere litisconsorti necessari rispetto al presente giudizio – è lo stesso atto di opposizione degli odierni appellati alla decisione del ricorso in sede straordinaria a risultare inammissibile.
A tale inammissibilità consegue, in accoglimento dell’appello, l’ordine di rimessione dell’affare, a cura del Comune di Gragnano, al competente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’ulteriore sua istruzione in detta sede; trattandosi di un ricorso che – appunto perché non passibile di trasposizione in sede giurisdizionale – va invece deciso nella sua originaria sede straordinaria.
definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in riforma della sentenza gravata, dichiara inammissibile l’opposizione proposta dagli odierni appellati alla decisione del ricorso in sede straordinaria, ordinando la rimessione degli atti, a cura del Comune di Gragnano, al competente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’istruzione dell’affare in detta sede.
Oreste Mario Caputo Ermanno de Francisco

References: sentenza 
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 art. 10
 art. 10
 art. 10
 art. 10
 art. 45
 art. 10
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