Source: https://www.diritto.it/sezioni-unite-danno-alcuni-chiarimenti-sulloperativita-dellart-73-comma-5-d-p-r-309-90/
Timestamp: 2019-07-20 20:25:31+00:00

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di Nadia Mungari
Con l’ordinanza di rimessione del 13 marzo 2018, la terza sezione della Suprema Corte di legittimità, ritenendo necessario un chiarimento, in ossequio alla funzione nomofilattica dell’organo giurisdizionale, aveva posto alle Sezioni Unite il seguente quesito: “Se la diversità di sostanze stupefacenti, a prescindere dal dato quantitativo, osti alla configurabilità dell’ipotesi di lieve entità di cui all’art. 73, comma 5, D.P.R. 309 del 1990 e, in caso negativo, se tale reato possa concorrere con le fattispecie previste ai commi 1 e 4 del medesimo art. 73 D.P.R. cit”(1) .
Qualora uno “spacciatore” svolga la propria attività di commercializzazione (2) di più tipologie di stupefacenti nello stesso momento, dunque in un unico contesto spazio temporale, la sua condotta, da ritenere unica, potrebbe essere considerata di lieve entità. Tuttavia, ove così non fosse, la fattispecie concreta non potrebbe essere scissa in due fatti di reato, di cui uno di lieve entità, in concorso formale ai sensi dell’art. 81 comma 1 c.p. con l’altro di maggiore gravità.
1. Il percorso argomentativo delle Sezioni Unite
Alla luce della riformulazione adoperata dal D.L.146/2013 (3), si è sviluppato un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui il comma 5 dell’art. 73 D.P.R. 309/1990 non rappresenta una circostanza attenuante, come invece aveva inizialmente previsto il legislatore del 1990, ma una autonoma fattispecie di reato(4) , così come quelle previste dai primi quattro commi della predetta norma.
A fronte di un primo orientamento secondo cui in un caso del genere non potrebbe trovare applicazione l’art. 73 comma 5 cit., a prescindere dal dato quantitativo, in quanto la condotta dell’agente sarebbe indicativa della sua capacità di procurarsi sostanze tra loro eterogenee e quindi di rifornire assuntori di stupefacenti di diversa natura, “[…] così da recare un danno non tenue al bene della salute pubblica tutelato dal sistema di incriminazioni previsto dall’art. 73 T.U. stup”(5) , un secondo orientamento ritiene come la diversa tipologia di sostanze detenute o cedute “[…] non sarebbe un dato necessariamente ostativo alla configurabilità della fattispecie di lieve entità, qualora le peculiarità del caso concreto risultino indicative di una complessiva minore portata dell’attività svolta, essendo l’elemento della diversità tipologica idoneo ad escludere l’ipotesi del fatto lieve soltanto qualora sia dimostrativo di una significativa potenzialità offensiva” (6).
La fattispecie, infatti, già dalla sua prima configurazione come circostanza attenuante, avrebbe avuto la funzione “[…] di individuare quei fatti che si caratterizzano per una ridotta offensività, allo scopo di sottrarli al severo regime sanzionatorio previsto dalle altre norme incriminatrici contenute nell’art 73 T.U. stup, nella prospettiva di rendere il sistema repressivo in materia di stupefacenti maggiormente rispondente ai principi sanciti dall’art. 27 Cost.”(7) .
– questa interpretazione si rivela la più aderente alla lettera della norma, in quanto essa elenca in maniera indistinta i diversi indicatori selezionati, senza che venga stabilito un ordine di importanza tra di essi;
– differentemente da altre fattispecie in materia di stupefacenti, il legislatore ha scelto più fattori influenzanti e non uno solo, quindi preponderante (8);
– la ratio della norma, fin dagli anni novanta, è sempre stata quella di rendere la risposta repressiva in materia di stupefacenti compatibile con i principi di offensività e proporzionalità, nella consapevolezza del carattere variegato e mutante del fenomeno criminale cui si rivolge.
2. Le riforme degli ultimi anni sul T.U. Stupefacenti
In questo modo il legislatore ha voluto soddisfare “[…] la richiesta di tutela anticipata dei beni giuridici protetti dalla disciplina penale sugli stupefacenti, intesi in un’accezione che esorbita dal pur ampio concetto di “salute pubblica”, fino a ricomprendere la sicurezza e l’ordine pubblico”(9) .
3. L’insegnamento della sentenza della Corte Costituzionale n. 360/1995
Al di là dello specifico argomento trattato(10) , il Giudice delle leggi ha fornito, proprio in materia di stupefacenti, un importante chiarimento rispetto alla configurazione del principio di offensività in astratto ed in concreto, delineando quindi anche i limiti di compatibilità costituzionale delle fattispecie di cui all’art. 73 citato.
Secondo la Corte Costituzionale “[…] La verifica del rispetto del principio dell’offensività come limite di rango costituzionale alla discrezionalità del legislatore ordinario nel perseguire penalmente condotte segnate da un giudizio di disvalore implica la ricognizione della astratta fattispecie penale, depurata dalla variabilità del suo concreto atteggiarsi nei singoli comportamenti in essa sussumibili” (11).
A tale riguardo, infatti, la Corte Costituzionale ha ritenuto che “[…] Diverso profilo è quello dell’offensività specifica della singola condotta in concreto accertata; ove questa sia assolutamente inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato, viene meno la riconducibilità della fattispecie concreta a quella astratta, proprio perché la indispensabile connotazone di offensività in generale di quest’ultima implica di riflesso la necessità che anche in concreto la offensività sia ravvisabile almeno in grado minimo, nella singola condotta dell’agente, in difetto di ciò venendo la fattispecie a rifluire nella figura del reato impossibile” (12).
4. In conclusione. Un vuoto di tutela e di risposta sanzionatoria adeguata ai canoni di offensività
Questa situazione porta inevitabilmente a rilevare un “vuoto” di tutela e di risposta sanzionatoria rispetto a quelle ipotesi che, per quanto più gravi di quella sussumibile nel predetto comma 5, non meriterebbero una pena come quella stabilita dai primi quattro commi dell’art. 73 citato(13) .
Per quanto questo sembri più un problema di offensività in concreto o specifica(14) , si tratta in realtà di una questione che affonda le radici proprio nella configurazione astratta delle fattispecie in materia di stupefacenti.
Stando così le cose, dovendo prendere atto della decisione delle Sezioni Unite, si auspica un intervento legislativo che possa “perimetrare” la portata del comma 5 dell’art. 73 D.P.R. 309/1990, magari inserendo un comma 5 bis e 5 ter.
In questo modo, per mantenere piena coerenza con la distinzione tra “droghe pesanti” e “droghe leggere”, come voluto dal legislatore del 1990 e come ristabilito dalla Corte Costituzionale nel 2014, potrebbe disciplinarsi e sanzionarsi autonomamente l’ipotesi di lieve entità di commercializzazione di “droghe leggere”, quella relativa alle “droghe pesanti” e quella ove l’agente risulti “dominus” di più tipologie di sostanze stupefacenti, in parte “leggere” e in parte “pesanti”.
Le potrebbe interessare anche:”Sezioni Unite affrontano diverse tematiche afferenti l’art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990″
(1)Cass. Pen., Sez. III, 25.05.2018, ordinanza n. 23547.
(2)In questo contributo si parla molto genericamente di commercializzazione e/o spaccio di stupefacenti. Il tutto per porre maggiore attenzione su quello che è il “cuore del problema”. Tuttavia, ricordo che l’art. 73 D.P.R. 309/1990 sanziona penalmente la condotta di chiunque coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope.
(3)Convertito con modificazioni dalla Legge 21 febbraio 2014, n. 10.
(4)A tale riguardo: Cass. Pen. , Sez. III, n. 11110 del 25/02/2014; Cass. Pen., Sez. VI, n. 5143 del 16/01/2014; Cass. Pen., Sez. VI, n. 9892 del 28/01/2014; Cass. Pen., Sez. IV, n. 36078 del 06/07/2017; Cass. Pen., SWez. IV, n. 30238 del 10/05/2017.
(5)Così Cass. Pen., sez. IV, n. 38879 del 29/09/2005; Cass. Pen., Sez. III, n. 47671 del 09/10/2014; Cass. Pen., Sez. IV, n. 6624 del 15/12/2016; Cass. Pen., Sez. III, n. 26205 del 05/06/2015; Cass. Pen., Sez. III, n. 32695 del 27/03/2015.
(6)Cass. Pen., Sez. VI, n. 8243 del 12/12/2017; Cass. Pen., Sez. VI, n. 1428 del 19/12/2017; Cass. Pen., Sez. VI, n. 46495 del 19/09/2017; Cass. Pen., Sez. IV, n. 49153 del 13/07/2017; Cass. Pen., Sez. VI, n. 29132 del 09/05/2017; Cass. Pen. SEz. IV, n. 22655 del 04/04/2017; Cass. Pen., Sez. IV, n. 22654 del 04/04/2017; Cass. Pen., Sez. VI, n. 14882 del 25/01/2017; Cass. Pen., Sez. IV, n. 48850 del 03/11/2016; Cass. Pen., Sez. IV, n. 28561 del 25/05/2016; Cass. Pen., Sez. VI, n. 48697 del 26/10/2016; Cass. Pen., Sez. III, n. 6824 del 04/12/2014.
(7)Cass. Pen., Sezioni Unite, 09.11.2018, n. 51063.
(8)Differentemente da quanto adottato nell’art. 80 D.P.R. 309/1990.
(9)Così si esprime l’arresto giurisprudenziale in commento.
(10)L’argomento era quello della compatibilità con il principio di uguaglianza e di offensività della punizione, ai sensi dell’art. 73 D.P.R. 309/1990, della condotta di coltivazione di piante atte ad originare sostanze stupefacenti, anche se destinate ad uso personale.
(11)Corte Cost., sentenza n. 360/1995.
(12)Corte Cost., sentenza n. 360/1995.
(13)Se pensiamo che l’art. 73 comma 1 prevede una pena da 6 a 20 anni, applicando l’art. 81 comma 1 c.p. si potrebbe teoricamente addivenire ad una condanna di 30 anni, se non di più, per la commercializzazione contemporanea di “droghe leggere” e “droghe pesanti”, nonostante una fattispecie concreta che, per quanto più grave di quella sussumibile nell’art. 73 comma 5 D.P.R. 309/1990, non lo sarebbe comunque abbastanza da meritare questo trattamento sanzionatorio.
(14)Come denominata nella sentenza della Corte Costituzionale n. 360/1995.
di Mancusi Amilcare 31 maggio 2018

References: art. 73
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