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Timestamp: 2013-12-06 09:42:22+00:00

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APPLICABILITÀ DEL C.C.N.L. PER DIPENDENTI DELLE AZIENDE ALBERGHIERE AL PORTIERE DI UNA CASA GENERALIZIA IN CUI SI OFFRA TEMPORANEO SOGGIORNO AD OSPITI LAICI E RELIGIOSI. Sentenza 19 agosto 2011, n. 17399 Di Corte di Cassazione - Civile, Sez. Lav. | 06.09.2011 Autore: Corte di Cassazione - Civile, Sez. Lav.Data: 19 agosto 2011Argomento: Dipendenti enti ecclesiastici, Enti ecclesiastici e patrimonio, Lavoro, Turismo religiosoDossier: CESEN, Lavoro e ReligioneNazione: ItaliaParole chiave: Casa religiosa, Attività alberghiera, Portiere, Contratto per il turismo, Contratto per i collaboratori domestici, Casa generalizia, Ospitalità, Assenza di finalità di lucro, Struttura di natura parafamiliare, Personale esterno, Attività diverse da quelle di religione o di cultoAbstract:
Una comunità religiosa può svolgere, accanto all'attività principale di religione o di culto, anche altra attività, meramente accessoria, ma non sporadica od occasionale di tipo alberghiero, richiedente pertanto l'impiego di personale per esigenze e necessità organizzative tipiche di tale tipologie di strutture. Questa ipotesi si verifica in particolare laddove essa, oltre ad offrire - in via principale - stabile permanenza ai soggetti appartenenti alla comunità, consenta anche - in via accessoria - temporaneo soggiorno ad ospiti laici e religiosi estranei alla comunità tenuti per l'accoglienza al pagamento di un corrispettivo. Il fine spirituale o comunque altruistico perseguito dall'ente religioso non pregiudica, infatti, l'attribuzione del carattere dell'imprenditorialità dei servizi resi, ove la prestazione sia oggettivamente organizzata in modo che essa sia resa previo compenso adeguato al costo del servizio, dato che il requisito dello scopo di lucro assume rilievo meramente oggettivo ed è quindi collegato alle modalità dello svolgimento dell'attività (Cass. 31 marzo 2009, n. 7770; Cass. 12 ottobre 1995, n. 10636; Cass. 19 dicembre 1990, n. 12390).
Pertanto, deve essere qualificata come commerciale un'attività di gestione di una struttura alberghiera da parte di ente assistenziale, sia pure svolta in modo da non eccedere i costì relativi alla produzione del servizio, dal momento che, ai fini della valutazione del carattere imprenditoriale di un'attività economica, organizzata per la produzione o lo scambio di beni o servizi, rimangono giuridicamente irrilevanti sia il perseguimento di uno scopo di lucro - che riguarda il movente soggettivo che induce l'imprenditore ad esercitare la sua attività (Cass. 29 febbraio 2008; Cass. 34 giugno 1994, n. 5766; Cass. 23 aprile 2004, n. 7725) - sia il fatto che i proventi della attività siano poi destinati alle iniziative connesse con gli scopi istituzionali dell'ente (Cass. 17 febbraio 2010, n. 3733). Nelle suddette ipotesi, infatti, il carattere imprenditoriale dell'attività "collaterale" va escluso soltanto nel caso in cui essa sia svolta in modo del tutto gratuito, dato che non può essere considerata imprenditoriale l'erogazione gratuita dei beni o servizi prodotti (Cass. 14 giugno 1994, n. 5766; Cass. 23 aprile 2004, n. 7725).Di qui, nel caso di specie, posto che le mansioni svolte dal ricorrente riguardavano precipuamente esigenze proprie della suddetta attività accessoria (attività di portierato), l'inapplicabilità del c.c.n.l. per i lavoratori domestici, e la conseguente parametrazione della retribuzione secondo il c.c.n.l. per i dipendenti delle aziende alberghiere.
Corte di Cassazione. Sezione Lavoro. Sentenza 19 agosto 2011, n. 17399: "Applicabilità del C.C.N.L. per dipendenti delle aziende alberghiere al portiere di una casa generalizia in cui si offra temporaneo soggiorno ad ospiti laici e religiosi". (omissis) Svolgimento del processo 1.- La sentenza attualmente impugnata - riformando parzialmente la sentenza del Tribunale di Roma n. 13587/2002 del 29 maggio 2002 - condanna la al pagamento, in favore di G. T., di differenze retributive, di tredicesima mensilità e di TFR, oltre ad accessori di legge, in riferimento al rapporto di lavoro intercorso tra le parti dal 1° giugno 1963 al 31 marzo 1998. La Corte d'appello di Roma afferma che: a) la suddetta Casa generalizia gestisce un complesso residenziale per l'accoglienza di circa 80 ospiti, tra religiosi e laici; b) il giudice di primo grado ha ritenuto che la Casa generalizia stessa fosse assimilabile ad una comunità familiare o comunque ad una convivenza di tipo familiare, sulla base dell'orientamento giurisprudenziale secondo cui le comunità religiose, non avendo scopo di lucro e carattere imprenditoriale, sono classificabili come organismi sostitutivi della famiglia rivolti al soddisfacimento di esigenze di carattere materiale; c) nel caso in esame, però, la Casa generalizia - alle cui dipendenze il T. svolgeva l'attività di addetto ai servizi di portineria e compiti accessori (es. registrazione degli ospiti) - sembra essere destinata ad offrire oltre che - in via principale - stabile permanenza ai soggetti appartenenti alla comunità anche - in via accessoria - temporaneo soggiorno ad ospiti laici e religiosi estranei alla comunità tenuti, per l'accoglienza, al pagamento di un corrispettivo; d) la suddetta attività accessoria non assume carattere occasionale o sporadico, ma come afferma anche il Tribunale evidenzia la necessità dell'impiego di personale per far fronte ad esigenze organizzative analoghe a quelle dì una struttura alberghiera; e) le mansioni svolte del T. riguardavano precipuamente esigenze estranee a quelle della comunità stabilmente residente; f) pertanto il c.c.n.l. per i lavoratori domestici non è applicabile nella specie, mentre in considerazione dell'attività svolta dalla datrice di lavoro e ai fini dell'art. 36 Cost, sì deve fare riferimento al c.c.n.l. per ì dipendenti di aziende alberghiere, «secondo il livello iniziale raggruppamento VI, coerente con le mansioni di portiere svolte» dal ricorrente; g) va quindi riconosciuto il diritto del T. alle somme dovute a titolo di differenze retributive, di tredicesima mensilità e di TFR, determinate sulla base dei conteggi effettuati dalla c.t.u., con riguardo alla suddetta qualifica contrattuale, disattendendosi l'eccezione di prescrizione quinquennale dei crediti, essendo il rapporto di lavoro m oggetto non connotato dal regime di stabilità ed. reale; h) non devono, invece, essere corrisposte le voci relative a compensi per prestazioni che non risultano esattamente provate (lavoro straordinario, lavoro festivo, retribuzione per ferie non godute), nonché per la quattordicesima mensilità, la quale è un emolumento di fonte contrattuale; i) non può essere accolta la domanda di versamento dei contributi previdenziali o risarcimento del danno pensionistico, in considerazione della genericità delle allegazioni che forniscono indicazioni sui periodi di contributi prescritti e sul suddetto danno. 2.~ Il ricorso di (...) domanda la cassazione della sentenza per tre motivi; resiste, con controricorso la (...) che propone, a sua volta, ricorso incidentale autonomo per tre motivi, cui resiste il (...) con controricorso. Il ricorrente deposita anche memoria ex art. 378 cod. proc. civ. Motivi della decisione 1- Sintesi dei motivi del ricorso principale 1.- Con il primo motivo del ricorso principale, illustrato da quesito di diritto, si denuncia: a) ex art. 360, n. 5, cod. proc. civ., insufficiente e/o contraddittoria motivazione. Si rileva che la

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 art. 378
 art. 360