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Timestamp: 2020-08-03 18:43:46+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25179 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25179 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 07/12/2016, (ud. 26/10/2016, dep. 07/12/2016), n.25179
sul ricorso 23923-2015 proposto da:
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DI PORTOGHESI 12,
avverso la sentenza n. 2193/4/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
12.01.2015 e depositata il 04/03/2015;
26/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. IOFRIDA Giulia.
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti di C.A. (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania Sezione staccata di Salerno n. 2193/04/2015, depositata in data 4/03/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di avviso di accertamento, emesso, per IRPEF dovuta in relazione all’anno d’imposta 2007, a seguito di rideterminazione del reddito d’impresa della Centro Servizi Ambientali sas di B.A. &amp; C., atto impositivo divenuto definitivo per mancata impugnazione, e di conseguente rideterminazione del reddito da partecipazione dei soci, ex art. 5 del TUIR, – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva solo parzialmente (in punto di non debenza delle sanzioni, non essendo il socio receduto responsabile di comportamenti tenuti dalla società) accolto il ricorso del contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame del contribuente (assorbiti gli altri motivi e l’appello incidentale promosso dall’Agenzia delle Entrate, in ordine al capo della decisione impugnata riguardante le sanzioni), hanno sostenuto che l’avviso di accertamento doveva essere annullato perchè privo dell'”allegazione dell’atto presupposto” (non essendo stato notificato al socio accomandante l’atto impositivo riguardante la società) e “mancante della riproduzione del contenuto essenziale di quest’ultimo, in violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42 e L. n. 212 del 2000, art. 7.
1. La ricorrente lamenta: 1) con il primo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 112 c.p.c., avendo i giudici d’appello pronunciato su questione, non rilevabile d’ufficio, mai sollevata dal contribuente, vale a dire l’omessa comunicazione dell’avviso di accertamento diretto alla società; con il secondo morivo, la violazione, sempre ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, art. 5 del T.U.I.R., art. 2261 c.c. e art. 2320 c.c., comma 3, dovendo ritenersi assolto l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento rivolto al socio anche con il richiamo ad elementi di fatto inerenti l’atto impositivo rivolto alla società; 3) con il terzo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, degli art. 101 c.p.c. e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, avendo la C.T.R. applicato erroneamente i principi del litisconsorzio necessario tra soci e società di persone, in fattispecie nella quale esso non operava, essendosi la parte limitata a sollevare questioni di carattere personale relative alla propria posizione di socio ossia al preteso recesso dalla compagine sociale.
2. Preliminarmente, la questione del litisconsorzio necessario tra soci e società di persone, in materia tributaria, in forza dell’accertamento, che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, qui non rileva, atteso che il socio accomandante, nel presente giudizio, prospettava questioni personali (la propria estraneità dalla compagine sociale per recesso, comunicato alla società sin dall’anno della sua costituzione, cfr. Cass. S.U. 14815/2008).
3.1 e prime due censure, da esaminare congiuntamente in quanto connesse, sono fondate.
La C.T.R. ha annullato l’atto impositivo per un vizio di motivazione, in quanto non accompagnato dalla notifica dell’accertamento societario da cui era derivato il maggior reddito da partecipazione, ritenuto insufficiente il richiamo ivi operato (essendo stato riprodotto, nel presente ricorso per cassazione, per estratto il contenuto dell’avviso di accertamento qui impugnato), pur non essendosi la parte contribuente doluta, in primo grado, di tale carenza dell’atto impositivo.
La giurisprudenza di questa Corte ha affermato, con indirizzo cui va data continuità, che la nullita dell’avviso di accertamento – anche sorto il profilo del difetto di motivazione – non e rilevabile d’ufficio e la relativa eccezione, se non formulata nel giudizio, di primo grado, inammissibile qualora venga proposta per la prima volta nei gradi successivi (Cass. 13126/2016; Cass. n. 10802 del 2010 Cass. 5 giugno 2002, n. 8114; Cass. n. 13087 del 2003).
Non risulta, dal contenuto del ricorso introduttivo riprodotto in sede di ricorso per cassazione e dall’esame degli atti, che il ricorrente avesse lamentato il suddetto vizio di motivazione dell’avviso di accertamento.
3. La terza censura è inammissibile, in quanto inconferente rispetto al decisum.
4. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del ricorso, va cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. della Campania, in diversa composizione, per nuovo esame del merito. Il giudice del rinvio provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 42
 art. 7
 art. 360
 art. 360
 art. 42
 art. 5
 art. 2261
 art. 2320
 art. 360
 art. 101
 art. 14
 art. 5
 Cass. 
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