Source: http://www.aixtud.it/ita/?m=201006
Timestamp: 2019-01-20 04:40:49+00:00

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giugno « 2010 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Com'è ormai noto, nell'ottobre del 2009 la Corte Suprema di Cassazione aveva prodotto una discussa Sentenza, secondo la quale - all'interno dei parcheggi con le linee blu - devono pagare anche le persone che espongono il contrassegno per disabili, indipendentemente dal fatto che siano tutti occupati i posti riservati ai disabili stessi. Ma è anche noto che le Sentenze di Cassazione non hanno comunque facoltà di modificare la normativa esistente, né di estendere automaticamente l’applicazione della Sentenza ad altri casi simili. E così, mentre le Amministrazioni Comunali di alcune città si sono subito allineate al provvedimento (ad esempio Napoli, Palermo e ora, a quanto sembra, anche Torino), altre (sappiamo di Parma e Ancona) hanno deciso di mantenere la gratuità del parcheggio. La situazione, quindi, è quanto mai disomogenea e la battaglia continua, Comune per Comune, facendo registrare anche meritorie iniziative di alcune associazioni di persone con disabilità, com'è accaduto a Lecco, dove la UILDM locale (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) ha inviato una motivata lettera a tutti e novanta i Comuni della Provincia, chiedendo di mantenere la gratuità
Ci siamo già occupati molte volte - su queste pagine - della Sentenza n. 21271 del 5 ottobre 2009, prodotta dalla Seconda Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, secondo la quale, all'interno dei parcheggi con le linee blu, devono pagare anche le persone che espongono il contrassegno per disabili, indipendentemente dal fatto che siano tutti occupati i posti riservati ai disabili stessi.
Avevamo anche sottolineato che «le Sentenze di Cassazione - cioè di grado superiore a quelle dei giudici ordinari - risolvono la fattispecie, il caso, ma vanno "maneggiate" con cautela e lette con attenzione, sapendo che non hanno comunque facoltà di modificare la normativa esistente, né di estendere automaticamente l’applicazione della Sentenza ad altri casi simili». Non a caso avevamo anche segnalato come i Comuni di Parma e Ancona, ad esempio, avessero già fatto sapere che avrebbero mantenuto la gratuità sul parcheggio delle persone con disabilità all'interno delle linee blu (il testo integrale cui ci riferiamo è disponibile cliccando qui).
Da altre città d'Italia, poi - come Napoli e Palermo - erano arrivate dure prese di posizione da parte di associazioni locali, dove si denunciava che in quei casi le Amministrazioni Comunali si erano quasi automaticamente allineate alla Sentenza della Cassazione (se ne legga cliccando qui e qui). «Nel caso degli stalli delimitati dalle strisce blu - aveva scritto ad esempio Salvatore Crispi, responsabile del Coordinamento H fra le Associazioni che Tutelano i Diritti delle Persone con Disabilità nella Regione Siciliana ONLUS - a Palermo la gratuità è necessaria per garantire almeno la mobilità. Qui, infatti, l’assenza di servizi - e nello specifico la mancata distribuzione omogenea e frequente sul territorio di posti dove ritirare i tagliandi a pagamento da esporre sul parabrezza per poter parcheggiare l’autovettura nelle zone limitate - rendono impossibile la vita quotidiana alle persone con disabilità, con problemi e disagi che aumentano sempre di più. Si deve aggiungere anche che i "posti H" all’interno degli stalli delimitati dalle strisce blu non sono sufficienti e, comunque, molto spesso non vengono rispettate le percentuali previste dalle normative nazionali. Il Comune di Palermo, ad esempio, sulla base della citata Sentenza della Corte di Cassazione, si è affrettato, con propria Ordinanza, a ribadire che nelle zone delimitate dalle strisce blu le persone con disabilità devono pagare; ovviamente questo ha gettato nella confusione gli interessati che in una città difficile come quella di Palermo hanno visto limitata di molto la loro mobilità e il loro diritto all'integrazione».
Ebbene, come è facilmente intuibile, visto il quadro, la situazione è disomogenea, da Regione a Regione - o meglio, da Comune a Comune - e dal canto loro alcune associazioni di persone con disabilità hanno avviato una propria iniziativa a livello locale. Lo ha fatto ad esempio la UILDM di Lecco (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), tramite una lettera inviata dal proprio presidente Gerolamo Fontana ai novanta Comuni della Provincia, ove si scrive tra l'altro: «Nelle nostre città, adiacenti ai luoghi di servizio e di interesse pubblico, ci sono parcheggi riservati ai veicoli con il contrassegno di disabilità (il più delle volte pochi, o occupati da chi non ha titolo); poi seguono gli stalli blu a pagamento e poi… basta, nel senso che le soste con il semplice disco orario (senza limite di tempo per il disabile) non ci sono praticamente più e i posti non a tariffa, quando ci sono, sono lontanissimi. Se a questo aggiungiamo la non praticabilità e fruibilità dei mezzi di trasporto pubblico per la persona che si sposta in carrozzina, il gioco è fatto. La persona disabile, per accedere al diritto di mobilità, è costretta a sostenere un onere che la persona normodotata ha la possibilità di evitare».
«Altre osservazioni pertinenti - continua Fontana - su quanto sia inopportuna l'onerosità della sosta tra le strisce blu, riguardano anche il tipo di "servizio" che queste offrono all’utente disabile: gli stalli sono troppo stretti e mancano gli ingombri per l’apertura delle portiere (non si riesce ad accostare con la carrozzina tra un’auto e l’altra); e ancora, le colonnine che somministrano i ticket sono sovente lontane e di altezza tale da non poterle manovrare».
«Pertanto - conclude la lettera - chiediamo a codesta Amministrazione Comunale di impegnare la propria autonomia e le proprie competenze a sostegno delle persone disabili, affinché possano affermare: "questa città è la mia città, perché è capace di dare la risposta giusta ai bisogni di ognuno dei suoi abitanti". Per fare questo è sufficiente che il Comune, nella delibera/determina e nell’ordinanza che istituiscono e disciplinano i parcheggi a pagamento, stabilisca l'esonero per i veicoli che espongono il contrassegno che concede le agevolazioni alle persone disabili. Nel contempo invitiamo ad esercitare uno stretto controllo da parte della Polizia Locale affinché non ci siano abusi e usi scorretti del simbolo».
Un esempio certamente degno di nota, quello proposto dall'associazione lecchese, e da imitare, specie apprendendo che altre grandi città si stanno allinenando a quelle che «fanno pagare la sosta ai disabili nei parcheggi a pagamento, senza che nelle vicinanze vi sia un parcheggio per disabili». Così, infatti, ci segnala un lettore da Torino, chiedendosi anche, con amarezza, se sia magari questo «il modo, da parte degli Enti Locali, di "recuperare" i soldi tagliati dal Governo con la Manovra Finanziaria».
Insomma, la "battaglia delle strisce blu" continua, Comune per Comune, e anche noi continueremo a seguirla, contando sempre anche sulle preziose segnalazioni di tutti i lettori. (Stefano Borgato)
Della questione trattata nel presente testo il nostro sito si è già occupato con:
- La Cassazione, le linee blu e i Comuni che continueranno a non far pagare il parcheggio, disponibile cliccando qui
- Ma siamo sicuri che non sia un danno alla mobilità? (Franco Bomprezzi), disponibile cliccando qui.
- Parcheggi tra le linee blu: perché quella Sentenza è discutibile (Raffaello Belli), disponibile cliccando qui.
- Quelle strisce blu che continuano a far discutere, disponibile cliccando qui.
- Le strisce blu e il diritto minimo alla mobilità (Salvatore Crispi), disponibile cliccando qui.
Ultimo aggiornamento (Monday 28 June 2010 19:32)
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Un nuovo punto di riferimento per la giurisprudenza sulla disabilita’
Consisterà principalmente in un portale di internet - che raccoglierà e organizzerà la giurisprudenza delle magistrature italiane in tema di disabilità - il Progetto Jusabili.org, che verrà presentato il 28 giugno a Caserta. Con tale iniziativa, sviluppata dalla locale Lega Problemi Handicappati (LPH), in collaborazione con altre associazioni locali, si punta a sviluppare un punto di riferimento nazionale, al pari di altri siti di servizio o di diffusione della cultura dell'inclusione e delle buone prassi
«Si tratta di un'iniziativa - dichiara Ferrajolo - che vuole porsi in un'ottica di lotta alle diffuse discriminazioni che quotidianamente le persone disabili devono subire da una società che, in modo involutivo, li sta man mano escludendo e relegando in ruoli e spazi separati e speciali, impedendo, nei fatti, la piena integrazione. Le discriminazioni che subiscono le persone con disabilità hanno prodotto nel tempo violenze e mancanza di pari opportunità in tutti i campi della vita sociale: l'educazione, il lavoro, la mobilità, l'accessibilità, il tempo libero ecc. Oggi tutto ciò è stato riconosciuto come "violazione dei diritti umani", in particolare dopo che l'Italia, con la Legge 18/09, ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
«Con la riduzione della spesa sociale degli ultimi anni - prosegue Ferrajolo - si sono ridotti o tagliati servizi alla persona che permettevano una sorta di pari opportunità e si è prodotto un peggioramento della condizione delle persone con disabilità, che sempre più spesso sono costrette, loro malgrado, ad adire la magistratura per il riconoscimento dei propri diritti, diritti che rivendicano semplicemente il principio di vivere con dignità. Gli individui, così come le associazioni italiane di persone con disabilità e dei loro familiari, hanno ormai raggiunto una consapevolezza piena, attiva e matura del senso di cittadinanza ed esprimono una domanda di giustizia, equità sociale e dignità in tutti gli aspetti della quotidianità (scuola, mobilità, lavoro, assistenza, salute, tempo libero, cultura e così via). È fondamentale, allora, prima di porre in essere azioni di autotutela, conoscere bene gli orientamenti giurisprudenziali sulle specifiche tematiche della disabilità, poiché reperire queste informazioni, organizzate in maniera sistematica, non solo non è attività agevole, ma comporta anche un costo».
Jusabili.org, dunque, sarà principalmente un portale internet che raccoglierà e organizzerà la giurisprudenza delle magistrature italiane che hanno deciso in materia di disabilità. «Esso - secondo Ferrajolo - si pone come strumento di e-democracy e di semplificazione, per un'agevole comprensione dei dispositivi (che utilizzano invece un linguaggio specialistico), in modo tale da fornire, gratuitamente, alle stesse persone con disabilità, alle famiglie, agli operatori sociali e alle Amministrazioni Pubbliche, la libera consultazione di una banca dati in continua implementazione, su ogni tipo di provvedimento giurisprudenziale legato alla disabilità, in un'ottica nazionale. Parallelamente verrà avviato uno sportello di consulenza personalizzata, per porre quesiti su specifiche situazioni».
Il progetto si avvale, oltre che del direttore scientifico Carozza, di uno staff di esperti, in via di costituzione, che nel corso dei prossimi mesi consentirà l'ampliamento del materiale a disposizione. Inoltre, il portale verrà arricchito anche da una sezione dedicata ad approfondimenti giuridici su temi generali forniti da magistrati che hanno aderito all'iniziativa. Infine, l'analisi e la valutazione, anche in termini statistici, della giurisprudenza inserita sarà oggetto di studio da parte dell'Osservatorio Nazionale della Giurisprudenza sulla Disabilità, gruppo di studio previsto nel progetto, formato da varie figure istituzionali, che produrrà periodicamente un report, studiando le tendenze e i fenomeni sociali che più hanno costretto le persone disabili ad adire per vie legali e che potrà essere diffuso pubblicamente all'attenzione delle associazioni di categoria e soprattutto del mondo politico.
«Jusabili.org - conclude Ferrajolo - è sicuramente perfettibile e aperto al contributo di idee da parte dei suoi fruitori, intendendo diventare un punto di riferimento nazionale per completezza degli argomenti, affidabilità e autorevolezza delle fonti, al pari di altri siti di servizio o di diffusione della cultura dell'inclusione e delle buone prassi».
Da segnalare anche che il progetto è stato finanziato dal Centro Servizi per il Volontariato (CSV) di Caserta e che ha avuto il riconoscimento del Ministero delle Politiche Sociali, attraverso l'apposizione del logo: 2010 Anno Europeo della Lotta alla Esclusione Sociale.
Ultimo aggiornamento (venerdì 25 giugno 2010 16:08)
22giu/101
Altro che «condono ai falsi invalidi», pensiamo ai tagli sull’assistenza sociale!
Arriva un secco "no!", da parte della FAND (Federazione Nazionale Associazioni tra i Disabili) e della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), al bizzarro (e nemmeno nuovo) emendamento proposto dalla Lega Nord alla Manovra Finanziaria Correttiva, con il quale si vorrebbe concedere un condono, entro 180 giorni, ai "falsi invalidi" e ai medici che li avessero certificati. «Basta scusanti - dichiara il presidente della FISH Barbieri - per dilazionare l'impegno a favore delle persone con disabilità, l'adeguatezza degli stanziamenti e le politiche di reale inclusione». Nel frattempo vengono presentati studi sull'incombere dei tagli riguardanti i trasferimenti alle Regioni, in cui si evidenziano ben 878 milioni di euro per le voci relative all'assistenza sociale. E quei tagli sì, che riguarderebbero anche i veri invalidi...
Il senatore leghista Massimo Garavaglia
Il senatore leghista Massimo GaravagliaTra le migliaia di emendamenti alla Manovra Finanziaria Correttiva ne svetta certamente uno per bizzarria. È quello della Lega Nord a proposito dei "falsi invalidi". L’idea del Carroccio, in sostanza, è quella di aprire l’opportunità di un condono, ovvero entro 180 giorni, i falsi invalidi e i medici che li hanno certificati potrebbero autodenunciarsi, evitando così le eventuali sanzioni. «In questo modo - ha spiegato Massimo Garavaglia, vicepresidente leghista della Commissione Bilancio del Senato - diamo la possibilità allo Stato di risparmiare soldi e tempo per tutti gli accertamenti, mentre chi è nel torto potrà riparare senza pagare nulla. Sapendo che comunque prima o poi li avremmo scoperti».
Si tratta, del resto, di un’idea tutt'altro che originale: già nel 1994, infatti, era stata accantonata malamente, per evidente inapplicabilità, un'analoga proposta avanzata allora da Alleanza Nazionale e appoggiata da Forza Italia e dalla formazione dell'epoca di Clemente Mastella (il CCD).
Anche la "rinnovata" proposta sembra però ignorare il settore dell'accertamento delle minorazioni civili, i meccanismi di riconoscimento, lo stesso fenomeno degli accertamenti facili, fissando inoltre la sua attenzione solo sugli invalidi che percepiscono provvidenze assistenziali e non su quelli che fruiscono di agevolazioni indirette. E ancora, se è vero che almeno il 70% delle persone cui è stata revocata la pensione in seguito agli ultimi controlli presenta ricorso, come si più ritenere che i "falsi invalidi", motu proprio, si autodenuncino?
«In realtà - concordano FAND (Federazione Nazionale tra le Associazioni dei Disabili) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), le due Federazioni che raggruppano le maggiori e più significative associazioni italiane di persone con disabilità e dei loro familiari - la proposta interviene per un mero recupero di qualche migliaio di provvidenze economiche, senza introdurre alcun elemento di riorganizzazione, di efficienza, di "pulizia" in un àmbito che ne necessita ora più che mai».
«Siamo storicamente contrari a questo genere di "inciuci" - protesta il presidente della FAND Giovanni Pagano - e agli avventurismi dalla destinazione incerta. Lo Stato si assuma la responsabilità dei controlli come ha già iniziato a fare». «I "falsi invalidi" - aggiunge il presidente della FISH Pietro Barbieri - sono una piaga innanzitutto per chi disabile lo è per davvero. Non ci devono più essere scusanti per dilazionare l’impegno a favore delle persone con disabilità, l’adeguatezza degli stanziamenti, le politiche di reale inclusione».
Un "no!" secco, quindi, a qualsiasi condono. Un "no!" che non può che trovare il consenso nel buon senso bipartisan.
E va anche detto che la preoccupazione di FAND e FISH - più che a queste estemporanee proposte - deriva dall’incombere dei tagli ai trasferimento alle Regioni. Infatti, uno studio della scorsa settimana presentato dalla CGIA di Mestre (Associazione Artigiani Piccole Imprese) evidenzia un taglio di ben 878 milioni di euro per le voci relative all’assistenza sociale. E quei tagli riguarderebbero anche gli invalidi, quelli veri. (Ufficio Stampa FISH)
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