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Timestamp: 2020-02-28 03:08:49+00:00

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Divorzio rivisitazione requisiti concessione assegno divorzile
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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 10 maggio 2017, n. 11504
A) deve verificare, nella fase dell’an debeatur – informata al principio dell'”autoresponsabilita’ economica” di ciascuno degli ex coniugi quali “persone singole”, ed il cui oggetto e’ costituito esclusivamente dall’accertamento volto al riconoscimento, o no, del diritto all’assegno di divorzio fatto valere dall’ex coniuge richiedente -, se la domanda di quest’ultimo soddisfa le relative condizioni di legge (mancanza di “mezzi adeguati” o, comunque, impossibilita’ “di procurarseli per ragioni oggettive”), con esclusivo riferimento all'”indipendenza o autosufficienza economica” dello stesso, desunta dai principali “indici” – salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie – del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu “imposti” e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), delle capacita’ e possibilita’ effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’eta’, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilita’ di una casa di abitazione; cio’, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’altro ex coniuge;B) deve “tener conto”, nella fase del quantum debeatur – informata al principio della “solidarieta’ economica” dell’ex coniuge obbligato alla prestazione dell’assegno nei confronti dell’altro in quanto “persona” economicamente piu’ debole (articoli 2 e 23 Cost.), il cui oggetto e’ costituito esclusivamente dalla determinazione dell’assegno, ed alla quale puo’ accedersi soltanto all’esito positivo della prima fase, conclusasi con il riconoscimento del diritto -, di tutti gli elementi indicati dalla norma (“(….) condizioni dei coniugi, (….) ragioni della decisione, (….) contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, (….) reddito di entrambi (….)”), e “valutare” “tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio”, al fine di determinare in concreto la misura dell’assegno di divorzio; cio’ sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione dell’onere della prova (articolo 2697 cod. civ.).
1. – Il Tribunale di Milano ha dichiarato lo scioglimento del matrimonio, contratto nel (OMISSIS), tra (OMISSIS) e (OMISSIS) ed ha respinto la domanda di assegno divorzile proposta da quest’ultima.
2. – Il gravame della (OMISSIS) e’ stato rigettato dalla Corte d’appello di Milano, con sentenza 27 marzo 2014.
3. – Avverso questa sentenza la (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi, cui si e’ opposto il (OMISSIS) con controricorso. Le parti hanno presentato memorie ex articolo 378 cod. proc. civ..
1. – Con il primo motivo la ricorrente ha denunciato la violazione della L. n. 898 del 1970, articolo 4, comma 1, per avere la Corte d’appello affermato la competenza per territorio del Tribunale di Milano, essendo invece competente il Tribunale di Roma, ove era la residenza o il domicilio del ricorrente (OMISSIS), essendo la convenuta residente all’estero.
2. – Con il secondo motivo la (OMISSIS) ha denunciato la violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, per avere la Corte milanese negato il suo diritto all’assegno sulla base della circostanza che lo stesso (OMISSIS) non avesse mezzi adeguati per conservare l’alto tenore di vita matrimoniale, dando rilievo decisivo alla riduzione dei suoi redditi rispetto all’epoca della separazione, mentre avrebbe dovuto prima verificare la indisponibilita’, da parte dell’ex coniuge richiedente, di mezzi adeguati a conservare il tenore di vita matrimoniale o la sua impossibilita’ di procurarseli per ragioni oggettive.
2.2. – Tanto premesso, decisiva e’, pertanto – ai fini del riconoscimento, o no, del diritto all’assegno di divorzio all’ex coniuge richiedente -, l’interpretazione del sintagma normativo “mezzi adeguati” e della disposizione “impossibilita’ di procurarsi mezzi adeguati per ragioni oggettive” nonche’, in particolare e soprattutto, l’individuazione dell’indispensabile “parametro di riferimento”, al quale rapportare l'”adeguatezza-inadeguatezza” dei “mezzi” del richiedente l’assegno e, inoltre, la “possibilita’-impossibilita’” dello stesso di procurarseli.
E’ noto che, sia prima sia dopo le fondamentali sentenze delle Sezioni Unite nn. 11490 e 11492 del 29 novembre 1990 (cfr. ex plurimis, rispettivamente, le sentenze nn. 3341 del 1978 e 4955 del 1989, e nn. 11686 del 2013 e 11870 del 2015), il parametro di riferimento – al quale rapportare l'”adeguatezza-inadeguatezza” dei “mezzi” del richiedente – e’ stato costantemente individuato da questa Corte nel “tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente e ragionevolmente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio stesso, fissate al momento del divorzio” (cosi’ la sentenza delle S.U. n. 11490 del 1990, pag. 24).
Le osservazioni critiche sinora esposte non sono scalfite: a) ne’ dalla sentenza della Corte costituzionale n. 11 del 2015, che ha sostanzialmente recepito l’orientamento in questa sede non condiviso, senza peraltro prendere posizione sulla sostanza delle censure formulate dal giudice rimettente, riducendo quella sollevata ad una mera questione di “erronea interpretazione” della L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, e omettendo di considerare che, in una precedente occasione, nell’escludere la completa equiparabilita’ del trattamento economico del coniuge divorziato a quello del coniuge separato, aveva affermato che “(….) basterebbe rilevare che per il divorziato l’assegno di mantenimento non e’ correlato al tenore di vita matrimoniale” (sentenza n. 472 del 1989, n. 3 del Considerato in diritto); b) e neppure dalle disposizioni di cui al comma 9 dello stesso articolo 5 – secondo cui: “I coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria” -, in quanto il parametro dell'”effettivo tenore di vita” e’ richiamato esclusivamente al fine dell’accertamento dell’effettiva consistenza reddituale e patrimoniale dei coniugi: infatti – se il primo periodo e’ dettato al solo fine di consentire al presidente del tribunale, nell’udienza di comparizione dei coniugi, di dare su base documentale “i provvedimenti temporanei e urgenti (anche d’ordine economico) che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole” (articolo 4, comma 8) -, il secondo periodo invece, che presuppone la “contestazione” dei documenti prodotti (concernenti i rispettivi redditi e patrimoni), nell’affidare al “tribunale” le relative “indagini”, cioe’ l’accertamento di tali componenti economico-fiscali, richiama il parametro dell'”effettivo tenore di vita” al fine, non gia’ del riconoscimento del diritto all’assegno di divorzio al “singolo” ex coniuge che lo fa valere ma, appunto, dell’accertamento circa l’attendibilita’ di detti documenti e dell’effettiva consistenza dei rispettivi redditi e patrimoni e, quindi, del “giudizio comparativo” da effettuare nella fase del quantum debeatur. E’ significativo, al riguardo, che il riferimento agli elementi del “reddito” e del “patrimonio” degli ex coniugi e’ contenuto proprio nella prima parte del comma 6 dell’articolo 5 relativa a tale fase del giudizio.
Il Collegio ritiene che un parametro di riferimento siffatto – cui rapportare il giudizio sull'”adeguatezza-inadeguatezza” dei “mezzi” dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio e sulla “possibilita’-impossibilita’ “per ragioni oggettive”” dello stesso di procurarseli – vada individuato nel raggiungimento dell'”indipendenza economica” del richiedente: se e’ accertato che quest’ultimo e’ “economicamente indipendente” o e’ effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto il relativo diritto.
In terzo luogo, a ben vedere, anche la ratio dell’articolo 337-septies c.c., comma 1, – come pure quella della L. n. 898 del 1970, articolo 5, comma 6, alla luce di quanto gia’ osservato (cfr., supra, sub n. 2.2) – e’ ispirata al principio dell'”autoresponsabilita’ economica”. A tale riguardo, e’ estremamente significativo quanto affermato da questa Corte con la sentenza n. 18076 del 2014, che ha escluso l’esistenza di un obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente (nella specie, entrambi ultraquarantenni), ovvero di un diritto all’assegnazione della casa coniugale di proprieta’ del marito, sul mero presupposto dello stato di disoccupazione dei figli, pur nell’ambito di un contesto di crisi economica e sociale: “(….) La situazione soggettiva fatta valere dal figlio che, rifiutando ingiustificatamente in eta’ avanzata di acquisire l’autonomia economica tramite l’impegno lavorativo, chieda il prolungamento del diritto al mantenimento da parte dei genitori, non e’ tutelabile perche’ contrastante con il principio di autoresponsabilita’ che e’ legato alla liberta’ delle scelte esistenziali della persona (….)”.
2.4. – E’ necessario soffermarsi sul parametro dell'”indipendenza economica”, al quale rapportare l'”adeguatezza-inadeguatezza” dei “mezzi” dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio, nonche’ la “possibilita’-impossibilita’ “per ragioni oggettive”” dello stesso di procurarseli.
A) deve verificare, nella fase dell’an debeatur – informata al principio dell'”autoresponsabilita’ economica” di ciascuno degli ex coniugi quali “persone singole”, ed il cui oggetto e’ costituito esclusivamente dall’accertamento volto al riconoscimento, o no, del diritto all’assegno di divorzio fatto valere dall’ex coniuge richiedente -, se la domanda di quest’ultimo soddisfa le relative condizioni di legge (mancanza di “mezzi adeguati” o, comunque, impossibilita’ “di procurarseli per ragioni oggettive”), con esclusivo riferimento all'”indipendenza o autosufficienza economica” dello stesso, desunta dai principali “indici” – salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie – del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu “imposti” e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), delle capacita’ e possibilita’ effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’eta’, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilita’ di una casa di abitazione; cio’, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’altro ex coniuge;
3. – In conclusione, il ricorso e’ rigettato.
Illegittimità costituzionale art 28 comma 7 L 184/1983

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