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Timestamp: 2017-01-17 21:26:05+00:00

Document:
Risoluzione Agenzia Entrate n. 39 del 31.03.2005
Certificazione delle vendite a domicilio, realizzate attraverso incaricati
alla vendita, a consumatori privati residenti in altro Stato membro della UE
- articolo 41 del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331. Istanza
d'interpello articolo 11, legge 27 luglio 2000, n. 212
Con istanza d'interpello presentata in data ..., ai sensi
dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, la XY S.p.A. ha esposto
il seguente quesito volto a conoscere l'esatta applicazione dell'articolo 41
del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331.
La società XY Spa esercita, prevalentemente sul mercato nazionale,
attività di vendita a domicilio, mediante incaricati alle vendite, di
articoli casalinghi ed elettrodomestici.
Con riferimento alle cessioni di beni effettuate in Italia, la
società si avvale del disposto di cui all'articolo 2, comma 1, lettera d),
del d.P.R. 21 dicembre 1996, n. 696, che prevede l'esonero dall'obbligo di
certificazione mediante ricevuta o scontrino fiscale per "le cessioni di
beni risultanti dal documento di cui all'art. 21, comma 4, del D.P.R. 26
ottobre 1972, n. 633 (documento di trasporto o altro documento idoneo a
identificare i soggetti tra i quali è effettuata l'operazione e avente le
caratteristiche determinate con D.P.R. 14 agosto 1996, n. 472), se integrato
nell'ammontare dei corrispettivi".
In particolare, all'inizio del ciclo di vendita viene compilato un
documento di trasporto "di carico" della merce caricata sul mezzo di
trasporto con il quale l'incaricato si reca al domicilio dei privati. Le singole vendite sono documentate mediante la redazione dei "contratti di
vendita", nei quali viene indicato per ciascun bene la natura, qualità e
quantità, nonché il prezzo complessivo al lordo dell'IVA.
Al termine del ciclo di vendita, i corrispettivi relativi alle vendite
effettuate, determinate in base alla differenza tra i beni "caricati" sul
documento di trasporto e quelli "scaricati" con il contratto di vendita, sono annotati sul registro dei corrispettivi, con scorporo dell'IVA a debito
e conseguente liquidazione dell'imposta.
La società ha recentemente avviato un'attività di vendita destinata
a consumatori privati residenti in altri Paesi dell'Unione europea ed, in
particolare, in Germania, ove ha già nominato un proprio rappresentante
Ciò premesso, l'istante chiede quale sia la corretta
documentare le vendite effettuate mediante propri incaricati a consumatori
finali residenti in Germania, auspicando una procedura il più semplice possibile in considerazione dell'elevatissimo numero di cessioni ivi
L'interpellante ritiene applicabile alle cessioni in argomento le
disposizioni recate dall'articolo 41, comma 1, lettera b) del decreto legge
n. 331 del 1993, concernenti le vendite c.d. "a distanza". Stante l'elevato volume di ricavi realizzato (superiore alla soglia di 154 milioni di lire,
ovvero al minor ammontare fissato dall'altro Stato membro), la società
istante ha considerato le operazione come non imponibili in Italia, essendo
assoggettabili ad imposta nello Stato membro di destinazione dei beni.
In conformità alle disposizioni concernenti le cessioni
intracomunitarie (articolo 46, comma 3, del d.l. n. 331), l'istante provvede
a certificare ogni singola cessione con fattura non imponibile, e ad
inviarla al proprio rappresentante fiscale per l'assolvimento degli
ulteriori adempimenti nel Paese di destinazione. Per agevolare il proprio
rappresentante fiscale, tuttavia, la fattura emessa in Italia reca già
l'indicazione dell'IVA tedesca.
Al fine di semplificare i predetti adempimenti fiscali che, a causa
dell'eccessivo numero di fatture da emettere, determinano un notevole
aggravio amministrativo, la società propone di adottare la seguente procedura:
- istituzione di apposita numerazione dei contratti per i singoli Stati
- all'inizio di ciascun ciclo di vendita, presa in "carico" su un
apposito documento, numerato e conservato agli atti della società, dei
beni che sono caricati sul furgone dell'incaricato alle vendite per essere ceduti nell'altro Paese di destinazione;
- all'atto di ogni cessione nello Stato comunitario, compilazione del
contratto di vendita, in duplice copia, con indicazione del
corrispettivo comprensivo dell'IVA tedesca, contratto che costituisce,
altresì, il documento di scarico della merce, numerato e conservato
agli atti della società;
- al termine del ciclo di vendita (ossia al rientro in Italia) consegna
da parte dell'incaricato alle vendite del documento di carico iniziale
unitamente a tutti i contratti di vendita conclusi;
- invio mensile al proprio rappresentante fiscale nell'altro Stato
membro di un elenco dei contratti ivi conclusi, con indicazione dei dati
identificativi di ogni singola operazione e del debito d'imposta verso
il fisco locale e, se richiesto dallo Stato membro, invio di una copia
dei contratti di vendita;
- annotazione nel registro dei corrispettivi in Italia dei numeri dei
contratti relativi alle vendite effettuate nello Stato comunitario.
L'interpellante ha considerato le cessioni in argomento come "vendite
a distanza" e, pertanto, ha ritenuto applicabili le disposizioni contenute
nell'articolo 41, comma 1, lettera b), del d.l. n. 331 del 1993.
Si osserva, tuttavia, che la disciplina delle c.d. "vendite a
distanza", contenuta nell'articolo 28-ter, par. B, della VI direttiva 17
maggio 1977, n. 77/388/CEE e recepita dal menzionato articolo 41, prevede
che l'imposta sia assolta nello Stato membro di destinazione dei beni in
presenza di determinati requisiti.
In particolare, in base alla disciplina comunitaria cui occorre
necessariamente fare riferimento, le cosiddette "vendite a distanza" sono
caratterizzate non solo dalla circostanza che l'acquisto è perfezionato da un soggetto privato, ma soprattutto dal fatto che il trasporto della merce
venduta è effettuato direttamente a cura del fornitore o per suo conto; ne
consegue che la cessione è da intendersi non imponibile anche se avviene
nello stesso punto di vendita del soggetto fornitore, qualora il trasporto a
destino sia effettuato dal fornitore o per suo conto.
Ciò chiarito per quanto riguarda il trattamento delle "vendite a
distanza", dai dati emergenti dall'istanza si evince che, nel caso di
specie, la merce è trasportata direttamente nel paese comunitario dagli
incaricati alla vendita e, successivamente, venduta "in loco" dagli
incaricati stessi, mediante la sottoscrizione del contratto da parte
Ne consegue che solo all'atto della stipula del contratto effettuata
nello Stato membro ha luogo l'alienazione del bene.
E' possibile affermare, quindi, che la fattispecie prospettata non
rientra nelle "vendite a distanza" e che i beni sono introdotti nello Stato
membro in regime di "tentata vendita".
Si tratta propriamente di un'operazione intracomunitaria posta in
essere da una ditta italiana per il tramite di un proprio incaricato alla
vendita, che agisce per conto della ditta stessa in qualità di dipendente
o, comunque, di rappresentante munito di apposito mandato con rappresentanza
a vendere, tenuto alla stipula del contratto ed alla consegna della merce.
Al riguardo si osserva che, ai sensi dell'articolo 28-bis, punto 3,
della VI Direttiva CEE "è considerata <acquisto intracomunitario di un
bene> l'acquisizione del potere di disporre come proprietario di un bene mobile materiale spedito o trasportato, dal venditore o dall'acquirente o
per loro conto, a destinazione dell'acquirente in uno Stato membro diverso
dallo Stato di partenza della spedizione o del trasporto del bene". Il
successivo articolo 28-quinquies precisa, inoltre, che "il fatto generatore
dell'imposta si verifica al momento dell'effettuazione dell'acquisto
intracomunitario di beni. L'acquisto intracomunitario di beni è considerato
effettuato al momento in cui è considerata effettuata la cessione
all'interno del paese di beni analoghi".
L'articolo 28-quater, par. A, della direttiva dispone, infine, che
"...Gli Stati membri esentano...
d) le cessioni di beni ai sensi dell'articolo 28-bis, paragrafo 5,
lettera b)...".
Trattasi, in particolare, delle operazioni di "temporanea
utilizzazione di tale bene, per una durata non superiore a 24 mesi, nel
territorio di un altro Stato membro all'interno del quale l'importazione dello stesso bene di provenienza da un paese terzo ai fini di una
utilizzazione temporanea fruirebbe del regime dell'ammissione temporanea in
esenzione totale dai dazi all'importazione".
Ciò premesso, in merito alle operazioni in esame che si realizzano
nel territorio di un altro Stato membro, occorre far riferimento alla
normativa ivi vigente per valutare come siano state recepite da detto Stato
membro le disposizioni comunitarie, ossia se esso consideri l'introduzione
di prodotti per "tentata vendita" tra le acquisizioni per finalità
rientranti nella sfera d'impresa (e, pertanto, assimilate agli acquisti
intracomunitari) ovvero se la parifichi alle introduzione di beni che a
livello doganale sono completamente esonerati da dazi all'importazione (e,
pertanto, non assimilate agli acquisti intracomunitari) così come previsto
dall'articolo 28-quater, par. A, lettera d) della VI Direttiva CEE.
Pertanto, è evidente come anche la procedura di certificazione delle
operazioni in esame varia in relazione al modo in cui esse sono qualificate
dallo Stato membro presso il quale i beni vengono trasportati.
Nella eventualità che l'operazione debba considerarsi "cessione
intracomunitaria", la ditta venditrice deve effettuare un trasferimento di
beni "a sé stessa" e, quindi, emettere fattura in Italia in regime di non
imponibilità per l'intero carico di beni inviato nello Stato membro, con
acquisizione intracomunitaria nel medesimo Stato per il tramite del proprio
rappresentante fiscale (ex articolo 41 comma 2, lett. c), del d.l. n. 331
La successiva alienazione al consumatore finale rileva nel territorio
dello Stato membro quale operazione interna da assoggettare all'imposta ivi
applicata e, pertanto, per il tramite del proprio rappresentante fiscale, la
ditta dovrà certificare la cessione dei beni con le modalità previste
dalla normativa interna.
Ovviamente, in caso di rientro in Italia della merce invenduta,
occorre assoggettare l'operazione alle disposizioni intracomunitarie e,
quindi, il rappresentante fiscale deve nuovamente fatturare i beni invenduti alla ditta italiana.
Nell'ipotesi in cui l'operazione sia assimilata all'introduzione di
beni esonerati dai dazi doganali, invece, occorre accertarsi se lo Stato
membro di destinazione ammetta l'adozione di una procedura analoga a quella
prevista dalla scrivente con la risoluzione del 10 marzo 2000, n. 30 (con la
quale sono stati forniti chiarimenti in merito all'introduzione in Italia da
altri Stati membri di beni per "tentata vendita"), ossia permetta di
sottrarre la merce alla disciplina intracomunitaria delle cessioni (ex
articolo 28-quater, par. A, lettera d) della VI Direttiva) e di
regolarizzarla solo al momento della vendita.
E' utile ricordare che l'articolo 50, comma 5, del d.l. n. 331 del
1993, nel recepire le disposizioni contenute nell'articolo 22, punto 2,
lettera b) della VI Direttiva CEE, dispone che "i movimenti relativi a beni
spediti in altro Stato della Comunità economica europea o da questo
provenienti in base ad uno dei titoli non traslativi di cui all'articolo 38,
comma 5, lettera a) (trattasi, in particolare di beni da assoggettare ad
operazioni di perfezionamento o di manipolazioni usuali, da utilizzare
temporaneamente per l'esecuzione di prestazioni, o beni che beneficerebbero
dell'ammissione temporanea in esenzione dei dazi doganali), devono essere
annotati in apposito registro tenuto e conservato a norma dell'art. 39 del
Si è dell'avviso, pertanto, che in tale evenienza, l'obbligo di
annotazione su un apposito registro possa essere assolto, così come
prospettato dall'istante, mediante la presa in "carico" dei beni, destinati
ad essere trasportati nell'altro Paese membro, su un apposito documento,
numerato e conservato agli atti della società a norma del citato articolo 39.
d'interpello presentata alla Direzione Regionale del ..., viene resa dalla

References: articolo 41
 articolo 11
 articolo 41
 articolo 28
 articolo 41

articolo 28
 articolo 39