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Timestamp: 2020-06-01 02:28:25+00:00

Document:
Cassazione Civile, Sez. Lav., 28 luglio 2010, n. 17629 - Prescrizione crediti del lavoratore
La Corte d'appello di Venezia, con sentenza pubblicata il 16 novembre 2005, ha dichiarato inammissibile l'appello proposto da A.B. avverso la sentenza di primo grado nella parte in cui questa aveva respinto la domanda da lui svolta nei confronti della datrice di lavoro Carrozzeria L.D.V. s.p.a.,di risarcimento danni ex art. 2087 cc. in relazione alla sindrome da tunnel carpale al polso pretesamente contratta nel lavoro.
La Corte territoriale ha viceversa accolto l'appello incidentale della società avverso il riconoscimento dei danni da ipoacusia da risarcire al B., operato dal giudice di primo grado limitatamente a quelli derivanti dall'aggravamento della malattia verificatosi nel 1989, in quanto ritenuto non coinvolto dalla prescrizione decennale accertata con riguardo all'insorgere nel 1981 della malattia.
Inoltre e comunque, anche con riferimento al preteso danno al polso destro, i giudici hanno accertato l'inesistenza di specifici motivi di appello avverso la sentenza di rigetto della relativa domanda, essendosi il ricorrente limitato a riprodurre il contenuto del ricorso ex art. 414 c.p.c, censurando la decisione del primo giudice, relativa all'assenza di nesso di causalità tra il lavoro espletato e la malattia, col tardivo deposito di osservazioni scritte di un medico, neppure nominato consulente di parte.
In ordine alla seconda questione, la Corte territoriale ha ricordato che secondo la giurisprudenza dì questa Corte suprema, qualora una unica condotta determini, dopo un primo evento lesivo, ulteriori conseguenze pregiudizievoli, la prescrizione del diritto al risarcimento dei danni rappresentati da queste ultime, decorre dal loro prodursi solo nel caso in cui queste non costituiscano un mero aggravamento, ma integrino nuove ed autonome lesioni.
Estendendo pertanto l'accertata prescrizione decennale del diritto al risarcimento danni da ipoacusia accertata nel 1981 (il ricorso introduttivo del giudizio risale infatti al novembre 1999) anche al relativo aggravamento, la Corte ha respinto anche tale domanda del B..
Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione A.B..
Il B. ha depositato in prossimità dell'udienza copia della sentenza della Corte Costituzionale del 12 febbraio 2010 n. 46, relativa secondo il ricorrente a un "caso analogo a quello che verrà in discussione il giorno 15.6.2010".
A.B., dopo avere riassunto la vicenda processuale; avere dichiarato non convincente la "tesi" della Corte territoriale in merito alla novità della richiesta di danni per la responsabilità contrattuale della datrice di lavoro in ordine al verificarsi della sindrome del tunnel carpale al polso sinistro; avere lamentato che la stessa Corte avrebbe trascurato la circostanza che la manifestazione del morbo in questione era avvenuta in costanza di rapporto di lavoro e dopo avere valutato come non pertinente al caso di specie il richiamo operato dalla sentenza impugnata alla teoria dell'aliquid novi in materia di prescrizione del diritto al risarcimento danni, deduce i seguenti motivi di ricorso:
"Violazione di legge in relazione all'art. 360 c.p.c. punto n. 3 e n. 5. Omessa CTU medico legale in appello - Erroneo utilizzo delle risultanze della CTU di primo grado in relazione all'omessa CTU in appello.
Errata applicazione di norma di legge — Mancata ricostruzione anamnestìca specialistica otorinolaringoiatra per il periodo in contestazione (post 1989) - Vizio logico-giuridico — Erroneo utilizzo delle risultanze peritali di ufficio e di parte - omessa/erronea valutazione del fatto - Omessa valutazione della prescrizione -Mancata valutazione dell'aggravamento/frazionamento del danno - in subordine mancata valutazione del metus ".
Premesso che il lavoratore dipendente si viene normalmente a trovare in una situazione di metus nei confronti del datore di lavoro, situazione che dovrebbe indurre a ritenere che la prescrizione dei relativi diritti decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, che nel caso di specie sarebbe avvenuta nel 1998, il ricorrente si limita a riprodurre ampi stralci del ricorso introduttivo del giudizio e dell'atto di appello, per sostenere:
- che la Corte d'appello, nella situazione di dubbio medico legale quanto al tunnel carpale, avrebbe dovuto disporre nuova CTU.
Conclude chiedendo l'annullamento della sentenza impugnata con ogni conseguenza di legge.
In proposito, risulta dal ricorso notificato (e quindi presumibilmente anche nell'originale al momento della notifica) che la procura a margine dello stesso non indica il nome dell'avvocato che ne è destinatario. Dall'esame dell'atto si rileva peraltro che il ricorso reca nell'intestazione il logo dello studio dell'avv. Fulvio C., che questi aveva sottoscritto il ricorso e che aveva autenticato la sottoscrizione apposta dalla parte in calce alla procura.
Per quanto concerne poi la domanda riferita al polso destro, a fronte dell'accertamento della Corte territoriale che l'atto di appello non conteneva al riguardo specifiche censure, svolte poi solo tardivamente nel corso del giudizio con il deposito di osservazioni scritte di un medico, critiche nei riguardi della relazione della C.T.U. espletata in primo grado, il ricorrente si limita a produrre nuovamente irritualmente tali osservazioni in questa sede, sostenendo, ma omettendo di dedurre di aver chiesto di provare e provato in appello, che la tardività sarebbe stata giustificata dal fatto che "fino ad allora il paziente era stato nuovamente ingessato al braccio in aggravamento e pertanto non era possibile effettuare la valutazione medico-legale precedentemente al deposito in appello".
Per quanto riguarda l'aggravamento dell'ipoacusia, ritenuto dal primo giudice comportare un danno biologico dell' 1%, viceversa valutato dai giudici d'appello come coinvolto dalla prescrizione decennale del diritto nascente dall'originaria malattia del 1981, va preliminarmente disattesa la pretesa del ricorrente ad una decorrenza della prescrizione dalla cessazione del rapporto di lavoro, in ragione del metus normalmente sofferto dai dipendente in corso di rapporto.
Va infatti in proposito ricordato che con la sentenza n. 63 del 1966, la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale degli artt. 2948 n. 4, 2955 n. 2 e 2956 n. 1 cod. civ. nella parte in cui consentivano che la prescrizione del diritto alla retribuzione decorresse durante il rapporto di lavoro.
Nel caso in esame, la Corte territoriale ha pienamente osservato il principio enunciato, ritenendo, evidentemente anche in considerazione della modestia dell'accertato aggravamento dell'ipoacusia (che il C.T.U. nominato nel giudizio di primo grado aveva valutato come possibilmente originato "dall'uso di strumentari diversi"), che esso costituisse conseguenza della medesima causale della originaria malattia del 1981, conseguentemente valutando come fondata l'eccepita prescrizione decennale del relativo diritto (donde l'irrilevanza del richiamo alla sentenza della Corte costituzionale operato con la recente memoria dalla difesa del ricorrente).
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare alla società le spese di questo giudizio, liquidate in per spese ed € 1.800,00, oltre accessori, per onorari.
Così deciso in Roma il 15 giugno 2010
Depositato il 28 luglio 2010.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 2087
 sentenza 
 art. 414
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza