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Timestamp: 2019-08-20 04:10:27+00:00

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Art. 443 cod. proc. penale: Limiti all'appello | La Legge per tutti
Art. 443 cod. proc. penale: Limiti all’appello
La Corte costituzionale, con sentenza 10 luglio – 20 luglio 2007, n. 320 (in G.U. 1a s.s. 25/7/2007, n. 29) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 della L. 20 febbraio 2006, n. 46, nella parte in cui, modificando l’art. 443, comma 1, del codice di procedura penale, esclude che il pubblico ministero possa appellare contro le sentenze di proscioglimento emesse a seguito di giudizio abbreviato.
La Corte costituzionale, con sentenza 19-29 ottobre 2009, n. 274 (in G.U. 1a s.s 04/11/2009, n. 44) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’ art. 443, comma 1, nella parte in cui esclude che l’imputato possa proporre appello contro le sentenze di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da vizio totale di mente.
In assenza di impugnazione del pubblico ministero, non possono essere posti a fondamento della decisione d'appello avverso la sentenza pronunciata con il rito abbreviato atti dichiarati inutilizzabili dal giudice di primo grado. (Fattispecie in cui i giudici di appello si erano avvalsi per la decisione delle risultanze delle intercettazioni telefoniche dichiarate inutilizzabili dal giudice di primo grado). (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 28/11/2011 )
Cassazione penale sez. IV 21 ottobre 2014 n. 49664
A fronte del divieto, imposto dal comma 3 dell'art. 443 c.p.p., di appello "quoad poenam" da parte del p.m. e/o del p.g. avverso le sentenze emesse a seguito di procedimento condotto con il rito abbreviato, se è vero che tale appello non è, in sé, inammissibile, dovendo esser convertito - se proposto - in ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 568 comma 5 c.p.p., non è rispondente a legittimità la procedura secondo la quale, a seguito del meccanismo di conversione in appello del ricorso "per saltum" proposto dalla pubblica accusa ai sensi del combinato disposto degli art. 569 e 580 c.p.p., diverrebbe appellabile la sentenza di cui sopra, atteso il sin troppo esplicito divieto posto dal comma 3 dell'art. 443 c.p.p., ragion per cui, nel giudizio di secondo grado, la pubblica Accusa incorre nella sanzione di inammissibilità di cui all'art. 591 comma 1 n. 1 c.p.p., sub specie di mancanza di legittimazione. In ogni caso, anche a seguito della modifica introdotta all'art. 111 comma 2 secondo inciso cost., con la l. cost. 23 novembre 1999 n. 2, le eventuali violazioni di legge "quoad poenam" in cui sia incorso il giudice in una procedura condotta con il rito abbreviato dovranno essere valutate dal Supremo Collegio, senza possibilità di conversione in appello, neanche ex art. 569 e 580 c.p.p., attesa la preclusione legislativa più volte richiamata.
Corte appello Napoli sez. II 27 dicembre 2010 n. 7627
È costituzionalmente illegittimo, per contrasto con gli art. 3 e 24, comma 2, cost., l'art. 443, comma 1, c.p.p., come modificato dall'art. 2 della l. 20 febbraio 2006 n. 46 (Modifiche al c.p.p., in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento), nella parte in cui esclude che l'imputato possa proporre appello contro le sentenze di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da vizio totale di mente. (Il giudizio abbreviato - ha osservato la Corte - si fonda sulla libera accettazione, da parte dell'imputato, di limitazioni a diritti e facoltà, quale contropartita al trattamento premiale sul piano sanzionatorio: tra tali limitazioni rientrano quelle dell'appello che, per essere costituzionalmente compatibili, debbono essere basate su criteri razionali. Nella specie - ha rilevato la Corte - appare irrazionale e lesivo del diritto di difesa che l'imputato possa dolersi nel merito della condanna per un reato bagatellare alla sola pena della multa e non possa, invece, appellare l'assoluzione per vizio totale di mente, anche se relativa ad un reato di particolare gravità, considerato che questo tipo di sentenza assolutoria non ha valenza pienamente liberatoria, postula l'accertamento della sussistenza del fatto di reato, della sua riferibilità all'imputato e dell'assenza di cause di giustificazione e può comportare conseguenze pregiudizievoli sul piano giuridico, come l'applicazione di una misura di sicurezza).
Corte Costituzionale 29 ottobre 2009 n. 274
È costituzionalmente illegittimo l'art. 443, comma 1, c.p.p., come modificato dall'art. 2 l. 20 febbraio 2006 n. 46, nella parte in cui esclude che l'imputato possa proporre appello contro le sentenze di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da vizio totale di mente, emesse nel corso del giudizio abbreviato. Premesso che il giudizio abbreviato si fonda sulla libera accettazione, da parte dell'imputato, di limitazioni a diritti e facoltà, quale contropartita al trattamento premiale sul piano sanzionatorio, e che tra tali limitazioni rientrano quelle all'appello che, per essere costituzionalmente compatibili, debbono essere basate su criteri razionali, nella specie, risulta irrazionale e lesivo del diritto di difesa il fatto che l'imputato possa dolersi nel merito della condanna per un reato bagatellare alla sola pena della multa e non possa, invece, appellare l'assoluzione per vizio totale di mente, anche se relativa ad un reato di particolare gravità, tenuto conto che questo tipo di sentenza assolutoria non ha valenza pienamente liberatoria, postula l'accertamento della sussistenza del fatto di reato, della sua riferibilità all'imputato e dell'assenza di cause di giustificazione e può comportare conseguenze pregiudizievoli sul piano giuridico, come l'applicazione di una misura di sicurezza. Resta assorbita l'ulteriore censura di violazione dell'art. 111 cost. (sentt. n. 363 del 1991, 98 del 1994, 288 del 1997, 253 del 2003, 26 del 2007, 85, 298 del 2008).
È costituzionalmente illegittimo, in relazione agli art. 3 e 24, comma 2, cost., l'art. 443, comma 1, c.p.p., come modificato dall'art. 2 l. n. 46 del 2006 ("Modifiche al c.p.p., in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento"), nella parte in cui esclude che l'imputato possa proporre appello contro le sentenze di assoluzione per difetto di imputabilità, derivante da vizio totale di mente.
Poiché in grado di appello il giudizio abbreviato si svolge con le forme previste dall'art. 599 c.p.p. (art. 443, comma 4, c.p.p.), trovano applicazione il comma 1 di tale disposizione, laddove si dispone che il giudizio si svolge secondo le forme previste dall'art. 127 c.p.p., e il successivo comma 2, laddove si precisa che "l'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato che ha manifestato la volontà di comparire". Ne deriva che se e solo se l'imputato ha manifestato la volontà di comparire egli deve essere tradotto, se detenuto, ovvero se impedito, la celebrazione del giudizio di appello deve essere rinviata, a pena di nullità assoluta e insanabile. (Nella specie, la Corte ha ritenuto insussistente la prospettata nullità sull'assorbente rilievo che non risultava dagli atti esservi stata da parte dell'imputato la manifestazione della volontà di partecipare al giudizio; né, del resto, erano consentiti alla Corte più puntuali approfondimenti, perché nel ricorso neppure veniva precisato dove e in quale modo sarebbe stata espressa dall'imputato la pretesa manifestazione di volontà di essere presente).
Cassazione penale sez. IV 28 aprile 2009 n. 21273

References: Art. 443
 sentenza 
 sentenza 
 art. 443
 sentenza 
 art. 569
 sentenza 
 art. 569
 art. 3
 sentenza 
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 art. 3