Source: http://osservatoriomediazionecivile.blogspot.com/2017/04/
Timestamp: 2020-02-23 08:39:48+00:00

Document:
Osservatorio Nazionale sulla Mediazione Civile: aprile 2017
29/17. La mediazione obbligatoria non si estende alle domande riconvenzionali del convenuto o dei terzi (Osservatorio Mediazione Civile n. 29/2017)
=> Tribunale di Roma, 18 gennaio 2017
La mediazione obbligatoria non si estende (cfr., in particolare, Trib. Reggio Calabria, 22 aprile 2014 e Trib. Palermo 11 luglio 2011, consultabili in "Osservatorio Mediazione Civile" n. 42/2014 e "Osservatorio Mediazione Civile" n. 29/2012) alle domande riconvenzionali sollevate dal convenuto o proposte da eventuali terzi intervenuti (I) (II) (III) (IV) :
- essendo le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità di stretta interpretazione, e, quindi, la locuzione "chi intende esercitare in giudizio un'azione" deve essere letta come equivalente a "chi intende instaurare un giudizio";
- dovendosi salvaguardare i principi della ragionevole durata del processo, dell'efficienza ed effettività della tutela giurisdizionale e dell'equilibrata relazione tra procedimento giudiziario e mediazione;
- dovendosi escludere che l'obbligo di preventiva mediazione, il cui scopo prioritario è quello di evitare l'instaurazione di un giudizio, possa sortire l'effetto di definire l'intero contenzioso nel caso di giudizio ormai instaurato e di tentativo conciliativo già fallito per la domanda principale (la mediazione sulle domande riconvenzionali non sarebbe mai preventiva, ma soltanto successiva);
- prevedendo l'art.5 comma 1-bis d.lgs. n. 28/2010 la facoltà del convenuto di eccepire il mancato tentativo di mediazione, sicché va considerato tale "chi viene citato in giudizio" e non già "chi, avendo promosso un'azione e, pertanto, notificato ad altri una vocatio in ius, risulti a sua volta destinatario di una domanda, collegata a quella originaria";
- non potendosi ammettere che vengano formulate domande riconvenzionali al solo fine di costringere il giudice a mandare le parti di nuovo in mediazione, così da allungare i tempi del giudizio.
(I) Si veda l’art. 5, comma 1-bis, D.lgs. 4 marzo 2010 n. 28 aggiornato al D.L.132/2014 c.d. di degiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014, in Osservatorio Mediazione Civile n. 61/2014. Per approfondimenti si veda SPINA, CODICE OPERATIVO DEI NUOVI ADR, Pacini ed., Pisa, 2016 (Osservatorio Mediazione Civile n. 64/2016).
(II) Si veda Trib.Reggio Calabria, 22 aprile 2014, in Osservatorio Mediazione Civile" n. 42/2014 e Trib.Palermo 11 luglio 2011, in Osservatorio Mediazione Civile" n. 29/2012.
(III) Si vedano in argomento tutte le pronunce in materia contenute nel massimario-banca dati giurisprudenziale dell’Osservatorio al seguente link:
http://www.osservatoriomediazionecivile.blogspot.it/search/label/domanda%20riconvenzionale
(IV) Si veda altresì SPINA, La mediazione obbligatoria si applica anche alle domande riconvenzionali e alle domande di terzo? I contrapposti orientamenti nella giurisprudenza di merito(2011-2014), in La Nuova Procedura Civile, 2014 nonché, di recente, il relativo FOCUS TEMATICO in SPINA,CODICE OPERATIVO DEI NUOVI ADR,Pacini ed., Pisa, 2016 (Osservatorio Mediazione Civile n. 64/2016).
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 29/2017
Visto il ricorso ex art. 447 cod. proc. civ. depositato in data 15.3.2016 e ritualmente notificato con il pedissequo decreto di fissazione d'udienza, con cui A. SRL ha chiesto all'adito Tribunale sia di pronunziare la risoluzione del contratto inter partes di affitto (in data 30.9.2014 e in autentica notaio omissis dell'azienda relativa all'esercizio dell'attività commerciale di "ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande" (con inerenti arredi, attrezzature e dotazioni strumentali) corrente in Roma, omissis, sia la condanna della detentrice Al. SRL alla restituzione del complesso organizzato di beni produttivi, sull'allegazione del protratto inadempimento (a partire dal mese di dicembre 2015) dell'obbligazione di controparte di corrispondere regolarmente il relativo corrispettivo (pattuito in iniziali € 6.900,00 mensili, oltre IVA, da aggiornarsi automaticamente, dal primo anno in poi, nella misura massima della variazione annuale in aumento dell'indice dei prezzi al consumo accertato dall'ISTAT per famiglie di operai e impiegati; poi consensualmente ridotto a € 4.500,00, oltre IVA, da novembre 2015 e fino al 31.12.2016; a € 5.500,00, oltre IVA, fino al 31.12.2017, e a € 6.500,00, oltre IVA, fino alla naturale scadenza del 29.2.2020);
rilevato, altresì, che la resistente Al. SRL, costituitasi con memoria difensiva depositata in cancelleria il 28.9.2016, ha eccepito, in rito, l'improcedibilità del ricorso per omesso esperimento del tentativo obbligatorio di mediaconciliazione e, nel merito, l'inadempimento avversario (per mancanza della scheda tecnica d'impianto e del certificato di agibilità, nonché per malfunzionamenti e inidoneità, in particolare, dell'impianto elettrico e della canna fumaria in dotazione dell'azienda oggetto del contratto alla destinazione economico-sociale cui sono posti a servizio), chiedendo, pertanto, al Tribunale, non soltanto il rigetto delle avverse domande, ma anche, in via riconvenzionale, una pronunzia di risoluzione contrattuale in danno della concedente e di condanna di quest'ultima al risarcimento dei danni;
rilevato che la causa è stata istruita con produzioni documentali;
udita la discussione dei difensori delle parti ed esaminati gli atti;
rilevato l'avvenuto, infruttuoso esperimento del prescritto tentativo di mediazione;
ritenuto, preliminarmente, che:
a) la mediazione obbligatoria non si estende (cfr., in particolare, Trib. Reggio Calabria, 22 aprile 2014 e Trib. Palermo 11 luglio 2011, consultabili in "Osservatorio Mediazione Civile" n. 42/2014 e "Osservatorio Mediazione Civile" n. 29/2012) alle domande riconvenzionali sollevate dal convenuto o proposte da eventuali terzi intervenuti (essendo le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità di stretta interpretazione, poiché introducono limitazioni all'esercizio del diritto di agire in giudizio, garantito dall'art. 24 Cost. e, quindi, la locuzione "chi intende esercitare in giudizio un'azione" deve essere letta come equivalente a "chi intende instaurare un giudizio"; dovendosi salvaguardare i principi della ragionevole durata del processo, dell'efficienza ed effettività della tutela giurisdizionale e dell'equilibrata relazione tra procedimento giudiziario e mediazione; dovendosi escludere che l'obbligo di preventiva mediazione, il cui scopo prioritario è quello di evitare l'instaurazione di un giudizio, possa sortire l'effetto di definire l'intero contenzioso nel caso di giudizio ormai instaurato e di tentativo conciliativo già fallito per la domanda principale - la mediazione sulle domande riconvenzionali non sarebbe mai preventiva, ma soltanto successiva -; prevedendo l'art. 5 comma 1-bis d.lgs. n. 28/2010 - così come inserito dal d.l. 69/2013, c.d. "Decreto del fare", convertito, con modificazioni, in 1. 98/2013 - la facoltà del convenuto di eccepire il mancato tentativo di mediazione - sicché va considerato tale "chi viene citato in giudizio" e non già "chi, avendo promosso un'azione e, pertanto, notificato ad altri una vocatio in ius, risulti a sua volta destinatario di una domanda, collegata a quella originaria"; non potendosi ammettere che vengano formulate domande riconvenzionali al solo fine di costringere il giudice a mandare le parti di nuovo in mediazione, così da allungare i tempi del giudizio);
b) l'affermazione formulata dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. 18 gennaio 2006, n. 830) con riferimento all'art. 46 della legge n. 203/1982 e, cioè, che "l'onere del preventivo esperimento del tentativo di conciliazione ... sussiste, oltre che a carico dell'attore che agisce in via principale in giudizio, anche nei confronti del convenuto che proponga una domanda riconvenzionale, secondo uno dei criteri di collegamento previsti dall'art. 36 cod. proc. civ." dovrebbe riguardare, semmai, la sola domanda riconvenzionale c.d. "inedita";
c) non vi è, comunque, stata, nella fattispecie, eccezione in proposito da parte della ricorrente;
ritenuto, altresì, che, mentre quest'ultima non ha proposto istanze istruttorie, i mezzi richiesti dalla parte resistente non appaiono ammissibili e rilevanti, sia perché, quanto alla prova testimoniale, la stessa dovrebbe avere per oggetto circostanze negative (essere vero che i locali sono "sprovvisti della scheda tecnica d'impianto"; che l'attività manca delle "licenze, concessioni o autorizzazioni edilizie e urbanistiche"; che non esistono il piano soppalcato né quello interrato; che la canna fumaria - prescritta dal regolamento comunale d'igiene - "non svolge alcuna dispersione dei fumi") ovvero apprezzamenti e valutazioni di carattere tecnico e non già "fatti" percepiti (essere vero che la canna fumaria "risulta costruita con materiale nocivo alla salute e non dotata di sezione e altezza sufficienti"; essere vero che l'impianto elettrico "presenta ... gravi problematiche" - cavi sprovvisti di protezione in guaina e tubazione e scollegati; scatole di derivazione con cavi in uscita vicini a fonti d'acqua e, quanto alla consulenza tecnica d'ufficio, la stessa (richiesta, invero, soltanto nella "denegata e non concessa ipotesi di contestazione della perizia tecnica di parte") dovrebbe avere per oggetto, genericamente, "l'idoneità tecnica, materiale e amministrativa del complesso aziendale concesso in affitto" [sic]; sia perché, comunque, la deducente non assume affatto (e, tanto meno, dimostra od offre di dimostrare) di non stare, in concreto esercitando, negli appositi locali, l'attività commerciale de qua (che, dunque, si deve considerare in pieno svolgimento, nonostante - si noti - le denunziate inadeguatezze e i lamentati vizi di conformità - come, del resto, si desume anche dalla prospettazione della parte ricorrente, che, neppure in sede di ricorso incidentale per sequestro giudiziario, dove sarebbe stato sicuramente di suo interesse per giustificare l'opportunità dell'esperita tutela cautelare, ha affermato o potuto dimostrare la chiusura dell'azienda o, almeno, un effettivo "rischio intrinseco" o, addirittura, di cessazione dell'attività commerciale o, comunque, di una forte contrazione della stessa, che ne compromettesse l'avviamento e la proficua gestione e non ne incrementasse né, almeno, salvaguardasse i precedenti risultati produttivi e remuneratori né allega (e, tanto meno, dimostra od offre di dimostrare) se e quali maggiori oneri (non previsti a proprio carico dagli accordi contrattuali e non imposti dalla natura dell'affare) abbia dovuto sopportare ovvero se e in quale misura abbia subito un pregiudizio al lucro normalmente ritraibile dall'attività medesima né, infine, risulta (pur dichiarando di voler "dismettere" il contratto) aver mai fatto offerta di restituzione del complesso di beni asseritamente viziato;
ritenuto che il mancato pagamento dei canoni d'affitto dovuti (espressamente invocato - già con la lettera raccomandata del 10.2.2016 - quale titolo giuridico dell'esercizio del diritto potestativo di provocare la risoluzione anticipata del contratto già in essere e, perciò, delle conseguenti pretese restitutoria e risarcitoria), non essendo contestato, ha trovato piena asseverazione processuale e risulta senz'altro idoneo a spiegare, già per espressa volontà contrattuale delle parti (cfr. artt. 3 e 19), oltre che per consistenza e gravità oggettive, la pretesa efficacia risolutiva di diritto ex art. 1456 cod. civ. e, conseguentemente, a fondare le azionate pretese tanto restitutoria dell'azienda quanto risarcitoria del danno, da accogliersi, per altro, quest'ultima, al netto dell'acconto pacificamente versato il 18.2.2016 (€ 4.000,00), in misura corrispondente, per ogni mese di ritardo occorso (dal dicembre 2015), all'importo già periodicamente dovuto e, perciò, in ragione di complessivi € 50.000,00 (= € 4.500 x 13 + € 5.500 x 1 - € 4.000,00);
ritenuto, altresì, che sul predetto ammontare sono, bensì, dovuti gli interessi di legge (e, precisamente, su ogni "rateo" periodico d'indennizzo a far tempo dall'inizio del rispettivo mese di riferimento), mentre non è dovuta l'IVA (tranne che sui canoni veri e propri: residuo del mese di dicembre 2015 e mesi di gennaio e febbraio 2016), poiché, per effetto della concreta volontà delle parti, le somme dovute a un soggetto passivo di imposta a titolo di indennizzo rientrano nell'ambito di applicazione dell'imposta de qua (soltanto) se concorrono a formare l'ammontare complessivo dei corrispettivi contrattualmente dovuti per una cessione di beni o per una prestazione di servizi (ivi compresi i corrispettivi dovuti per "obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte"), mentre non rientrano nel suddetto ambito di applicazione se manca il presupposto oggettivo, quale appena delineato, e, a maggior ragione, se trattasi di penalità per ritardi o altre irregolarità nell'adempimento degli obblighi contrattuali da parte del cessionario/committente ovvero del cedente/prestatore (nel senso, perciò, che, ai fini dell'IVA, le somme corrisposte a titolo di indennizzo non rilevano laddove risulti chiaro che non vi è - o non vi è stata - alcuna volontà della parte indennizzata di accondiscendere all'inadempimento o, comunque, al comportamento non conforme al contratto posto in essere dall'altra parte - come, per esempio, quando, sin dagli accordi originari, fosse prevista una penale per inadempimento oggettivamente determinabile ovvero siano state assunte, per reazione alle altrui inadempienze o violazioni, iniziative, giudiziali o stragiudiziali, di tenore inequivocabile -, mentre rilevano in caso contrario e, cioè, se vi è - o vi è stata - un'effettiva volontà della parte indennizzata di consentire un comportamento diverso da quello originariamente pattuito, dietro pagamento di un determinato importo - anche se stabilito in via transattiva;
ritenuto, quindi, che l'accoglimento integrale delle domande della società ricorrente comporta il rigetto di quelle riconvenzionali della resistente;
ritenuto, infine, che il regolamento delle spese del giudizio, liquidate come in dispositivo, deve seguire la soccombenza.
Il Tribunale, definitivamente pronunziando, così decide: accoglie la domanda principale e dichiara risolto, a far tempo dal 1°.3.2016, il contratto inter partes di affitto (in data 30.9.2014 e in autentica notaio omissis) dell'azienda relativa all'esercizio dell'attività commerciale di "ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande" (con inerenti arredi, attrezzature e dotazioni strumentali) corrente in Roma, omissis; condanna la società resistente Al. SRL a restituire alla società ricorrente A. SRL, entro quindici giorni dalla pronunzia della presente sentenza, l'azienda di cui al capo "1" che precede (con i locali, gli arredi, le attrezzature e le dotazioni strumentali); condanna, altresì, la società resistente a corrispondere alla società ricorrente la somma di complessivi € 50.000,00, oltre IVA sulla sola somma di € 9.500,00, nonché interessi di legge sull'intero importo, a decorrere, sia su ogni singolo canone (per il residuo di € 500,00 relativo al mese di dicembre 2015 e per i due mesi di gennaio e febbraio 2016) sia su ogni "rateo" periodico d'indennizzo, dall'inizio del rispettivo mese di riferimento (a far tempo, quindi, per quanto di volta in volta di ragione, da dicembre 2015); rigetta le domande riconvenzionali proposte dalla società resistente Al. SRL; condanna, infine, la società resistente a rimborsare alla società ricorrente le spese del presente giudizio, che liquida in complessivi € 5.500,00 per competenze ed € 1.000,00 per anticipazioni (compreso il contributo unificato), oltre rimborso a forfait come da tariffa professionale, nonché oneri fiscali e previdenziali di legge.
Etichette: domanda riconvenzionale, locazione, Mediazione e processo, Mediazione obbligatoria
28/17. Legge n. 24 del 2017: ADR e mediazione nella nuova legge sulla responsabilità medica e sanitaria (Osservatorio Mediazione Civile n. 28/2017)
Legge 17 marzo 2017 n. 24
In Gazzetta Ufficiale del 17.3.2017, n. 64
(testo di legge in vigore dal 1.4.2017)
Per approfondimenti: VIOLA, La nuova responsabilità sanitaria, Diritto Avanzato, 2017.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 28/2017
27/17. Attività dell’avvocato in mediazione, ammissione al Patrocinio a Spese dello Stato (Osservatorio Mediazione Civile n. 27/2017)
=> Tribunale di Ascoli Piceno, 12 settembre 2016
In tema di spese legali con riferimento al procedimento di mediazione, va confermato che anche l'attività espletata dal difensore in sede di mediazione deve essere posta a carico dello Stato in caso di previa ammissione al Patrocinio a Spese dello Stato e che deve essere liquidata in relazione ai parametri dell'attività stragiudiziale (I).
(I) In argomento si veda, di recente, Tribunale di Firenze, 13 dicembre 2016, in Osservatorio Mediazione Civile n. 24/2017.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 27/2017
vista la richiesta formulata dall’omissis;
visto il provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato in data omissis;
ritenuto che, in conformità con il costante orientamento giurisprudenziale, anche l'attività espletata dal difensore in sede di mediazione debba essere posta a carico dello Stato in caso di previa ammissione al Patrocinio a Spese dello Stato e che debba essere liquidata in relazione ai parametri dell'attività stragiudiziale;
considerato l'art. 82, DPR 115/2002, in base al quale "l'onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati dall'autorità giudiziaria con decreto di pagamento, osservando la tariffa professionale in modo che, in ogni caso, non risultino superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti relative ad onorari, diritti ed indennità, tenuto conto della natura dell'impegno professionale, in relazione all'incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa;
tenuto conto della richiesta, in considerazione del numero degli incontri avanti al mediatore (uno) della limitata complessità dell'incarico e dell'impegno necessario al suo espletamento;
liquida in favore dell'avv. omissis somma, già ridotta, di complessivi euro 600,00 incluso rimborso forfettario (15%) oltre iva e cpa come per legge; pone l'onere del pagamento a carico dello Stato. Si comunichi anche al P.M.
Etichette: avvocatura, spese legali
26/17. Evidente situazione debitoria e mancata adesione alla domanda di mediazione o di negoziazione assistita: responsabilità processuale (Osservatorio Mediazione Civile n. 26/2017)
=> Tribunale di Torino, 18 gennaio 2017
L’esigenza che una prassi di sano case management si instauri nei vari Uffici Giudiziari porta, tra l’altro, a sanzionare quagli abusi della funzione giurisdizionale che rischiano di soffocare i nostri sempre più (spesso inutilmente) oberati Tribunali, quali – oltre all’introduzione in giudizio di pretese infondate e difese del tutto temerarie – la mancata adesione del soggetto obbligato, a fronte a un’evidente situazione debitoria, alla domanda di mediazione di cui al D.lgs. 28/2010 o di negoziazione assistita di cui al D.L. 132/2014, costringendo il creditore ad adire le vie giurisdizionali (I) (II) (III). Detta condotta espone dunque alla condanna, di natura sanzionatoria ed officiosa, ex art. 96 c.p.c., comma 3 (VI) (V).
(I) Si veda il D.lgs. 4 marzo 2010 n. 28 aggiornato al D.L. 132/2014 c.d. di degiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L. 162/2014, in Osservatorio Mediazione Civile n. 61/2014.
(II) Si veda il D.L. 132/2014 c.d. di degiurisdizionalizzazione conv. con mod. in L.162/2014, in Osservatorio Mediazione Civile n. 60/2014.
(III) Per approfondimenti si veda SPINA, CODICE OPERATIVO DEI NUOVI ADR, Pacini ed., Pisa, 2016 (Osservatorio Mediazione Civile n. 64/2016).
(IV) Per approfondimenti si veda Spina,Negoziazione assistita, chi non risponde all’invito va sanzionato, Altalex, 2017.
(V) La sentenza integrale è consultabile in La Nuova Procedura Civile, 1, 2017.
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 26/2017
Tenuto conto del mancato riscontro dell'invito alla negoziazione assistita (cfr. ex multis Trib. Santa Maria Capua Vetere, 23 dicembre 2013, omissis) andrà poi anche accolta la domanda di condanna della parte convenuta al pagamento della somma di Euro 3.000,00, così equitativamente determinata, ex art. 96 c.p.c. ex officio (cfr. ad es. Trib. Reggio Emilia, 25 settembre 2012, omissis; cfr. Trib. Tivoli, 10 dicembre 2015, omissis).
Il comportamento della convenuta integra, invero, gli estremi, se non del dolo, quanto meno della colpa gravissima e pertanto merita la più rigorosa applicazione della sanzione ex art. 96, ult. cpv. c.p.c..
Si tenga ulteriormente presente che, come stabilito dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. ad es. Cass., 29 settembre 2016, n. 19285), l'ipotesi prevista dall'art. 96, comma 3 c.p.c. ha introdotto un meccanismo che deve ritenersi non solo e non tanto risarcitorio, quanto anche e soprattutto sanzionatorio e preordinato allo scoraggiamento dell'abuso del processo, nonché a preservare la funzionalità del sistema giustizia.
In tale ottica, tale meccanismo è sottratto, a differenza dell'ipotesi di cui all'art. 96, comma 1, c.p.c., alla rigorosa prova del danno, essendo lo stesso condizionato unicamente all'accertamento di una condotta di grave negligenza o addirittura malafede processuale della parte. In questa prospettiva, la giurisprudenza ha chiarito che la condanna al pagamento della somma equitativamente determinata, ai sensi del comma 3 dell'art. 96 c.p.c., ha natura sanzionatoria (volta a scoraggiare condotte di abuso del processo) ed officiosa, non corrisponde ad un diritto di azione della parte vittoriosa e può essere liquidata anche in assenza della prova di un danno subito dalla controparte.
Ed invero, nel momento in cui le migliori forze del Paese stanno compiendo ogni sforzo (vano, ad oggi) volto a dotare l'Italia di un sistema processuale efficiente e razionale, nel pieno rispetto del canone del delai raisonnable previsto dall'art. 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, appare fondamentale che una cultura ed una prassi di sano case management si instaurino nei vari Uffici Giudiziari.
La prima di tali prassi virtuose consiste nel definitivo superamento di antiche mentalità corrive verso i veri e propri abusi della funzione giurisdizionale che - mercé l'introduzione in giudizio di pretese infondate o, per converso, di difese del tutto temerarie - a detrimento dei legittimi interessi dei cittadini veramente lesi nei propri diritti, rischiano di soffocare i nostri sempre più (spesso inutilmente) oberati Tribunali.
Inutile dire che il medesimo risultato è raggiunto allorquando, pur a fronte di un'evidente situazione debitoria, il soggetto obbligato non aderisce alla domanda di mediazione o di negoziazione assistita, costringendo il creditore ad adire le vie giurisdizionali.
Quanto sopra appare del resto pienamente conforme alle raccomandazioni più volte espresse dal Presidente di questo Tribunale nel contesto delle "prescrizioni" contenute nel c.d. "Programma Strasburgo", nel quale si legge, tra l'altro (cfr. il punto n. 3), che "Una coraggiosa applicazione, indipendentemente dalle richieste delle parti, dell'art. 96, terzo comma, c.p.c. potrà svolgere una funzione deflazionistica del contenzioso, per disincentivare le liti e le resistenze temerarie e gli abusi del processo".
Ma non basta. L'utilizzo dello strumento in esame si pone in perfetta attuazione del principio n. 2 della Raccomandazione N. R (84) 5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri "Sui principi della procedura civile tendenti a migliorare il funzionamento della Giustizia" (adottata dal Comitato dei Ministri il 28 febbraio 1984), secondo cui "1. When a party brings manifestly ill-founded proceedings, the court should be empowered to decide the case in a summary way and, where appropriate, to impose a fine on this party or to award damages to the other party".
Infine, l'utilizzo dello strumento in esame risulta del tutto conforme alle regole contenute al punto V. D. (Suppression of procedural abuses) delle c.d. "SATURN Guidelines for Judicial Time Management", elaborate nella loro versione attuale nel corso della 14a riunione dello Steering Committee del Gruppo CEPEJ-SATURN (25-27 settembre 2013) e definitivamente adottate dalla Commission Européenne pour l'efficacité de la justice (CEPEJ) del Consiglio d'Europa durante la riunione plenaria del 5 e 6 dicembre 2013, secondo cui "1. All attempts to willingly and knowingly delay proceedings should be discouraged. 2. There should be procedural sanctions for causing delay and vexatious behaviour. These sanctions can be applied either to the parties or their representatives. 3. If a member of a legal profession grossly abuses procedural rights or significantly delays the proceedings, it should be reported to the respective professional organisation for further consequences".
Ciò che appare necessario, dunque, è approdare ad una rigorosa ed inflessibile applicazione di quei pochi strumenti che l'armamentario normativo pone a disposizione del Giudice al fine di stroncare operazioni il cui risultato non è altro se non quello di intasare gli Uffici Giudiziari di controversie la cui proposizione, con la semplice applicazione dei più elementari ed istituzionali
principi dell'ordinamento, andrebbe del tutto evitata.
Il Tribunale di Torino omissis dichiara tenuta e condanna la parte convenuta al pagamento, nei confronti di parte attrice, della somma di Euro 39.834,00, con gli interessi legali dalla domanda sino al saldo effettivo; dichiara tenuta e condanna la parte convenuta al pagamento, nei confronti di parte attrice, dell'ulteriore somma di Euro 3.000,00, ex art. 96, terzo comma, c.p.c. , con gli interessi legali dalla data della presente pronunzia sino al saldo effettivo; condanna parte convenuta al rimborso in favore della parte attrice delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 7.254,00, oltre agli accessori di legge.
Etichette: mancata partecipazione alla mediazione, negoziazione assistita
25/17. MEDIA Magazine n. 4 del 2017 (Osservatorio Mediazione Civile n. 25/2017)
N. 4/17 – Aprile 2017
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Il regolamento dell’organismo non può prevedere che in caso di mancata adesione o partecipazione della parte il mediatore non possa formulare la proposta di conciliazione (Osservatorio Mediazione Civile n. 22/2017)
=> TAR Abruzzo, Pescara, 13 marzo 2017, n. 98
Ammissione al patrocinio a spese dello Stato in caso di mediazione obbligatoria (Osservatorio Mediazione Civile n. 24/2017)
=> Tribunale di Firenze, 13 dicembre 2016
Mediazione demandata, appello, valutazione del giudice sull’invio delle parti in mediazione (Osservatorio Mediazione Civile n. 21/2017)
=> Corte di appello di Potenza, 15 novembre 2016
Mediazione obbligatoria, mancata partecipazione senza giustificato motivo: la sanzione prescinde dall’esito della causa (Osservatorio Mediazione Civile n. 19/2017)
=> Tribunale di Mantova, 25 ottobre 2016
La mediazione obbligatoria deve essere attivata per tutte le domande e per la domanda riconvenzionale (Osservatorio Mediazione Civile n. 20/2017)
=> Tribunale di Lecce, 11 ottobre 2016
Accordo conciliativo sottoscritto dai difensori, ma senza certificazione di conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico: quali conseguenze? (Osservatorio Mediazione Civile n. 23/2017)
=> Tribunale di Bari, 7 settembre 2016
Voce enciclopedica “Organismo di mediazione” (Osservatorio Mediazione Civile n. 17/2017)
Luigi VIOLA, LA NUOVA RESPONSABILITÀ SANITARIA, Diritto Avanzato, Milano, 2017
PER APPROFONDIMENTI: www.dirittoavanzato.it
Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 25/2017
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References: art. 447
 Cass. 
 art. 1456
 art. 96
 sentenza 
 art. 96
 art. 96
 art. 96