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Timestamp: 2018-02-20 05:17:40+00:00

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luglio 2015 - Studio Legale Sdanganelli & AssociatiStudio Legale Sdanganelli & Associati
Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Basilicata, sentenza 13.7.2015 n. 45. Risponde di danno erariale anche l’amministratore di fatto di una società di riscossione dei tributi locali.
Pubblicato il 17 luglio 2015 da uxs04548
L’omesso riversamento dei tributi locali incassati dal gestore del servizio di accertamento e riscossione determina, a titolo di dolo, un danno erariale per l’ente locale, sotto il profilo del mancato introito di somme allo stesso normativamente spettanti, con conseguente privazione di risorse finanziarie, già prelevate ai contribuenti, necessarie per lo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali e per il conseguimento degli scopi di carattere pubblico cui la stessa istituzione dell’ente è preordinata. La responsabilità erariale ricade, solidalmente, sulla società titolare del servizio, sugli amministratori di diritto e sull’amministratore di fatto, cioè colui il quale si è ingerito nella gestione sociale in assenza di una qualsivoglia investitura da parte della società, presupponendo la correlativa figura che le funzioni gestorie svolte abbiano avuto carattere di sistematicità e completezza.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato accertamento, amministratore, colpa, corte dei conti, danno, di fatto, dolo, erariale, ingerenza, responsabilità, riscossione, riversamento, sistematicità, solidale, tributi locali
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 14 luglio 2015, n. 14635. Il Comune risponde dei danni arrecati ad un’attività commerciale trasferitasi in seguito alla chiusura di una strada.
Pubblicato il 16 luglio 2015 da uxs04548
L’estensione della strada e l’uso generale di essa da parte della collettività rilevano nell’indagine che il giudice è tenuto a compiere caso per caso per verificare se l’esercizio del potere di controllo e di vigilanza della strada da parte dell’ente che ne è proprietario sia risultato in concreto possibile, dovendo altrimenti escludersi il rapporto di custodia e ritenersi inconfigurabile la responsabilità di cui all’art. 2051 c.c.. Ove sia stato dimostrato che la custodia non è stata esercitata dall’ente custode delle strade e del sottosuolo, e che una voragine verificatasi non è stata determinata da eventi fortuiti non prevedibili ne prevenibili, chiara è la responsabilità oggettiva dell’ente (Comune) da sempre al corrente della situazione del sottosuolo e dei rischi collegati e non ha mai posto in essere le cautele necessarie finalizzate a rafforzare il manto stradale. Sussiste la responsabilità risarcitoria del comune proprietario della strada per i danni patiti dal titolare di un esercizio commerciale, costretto a trasferire in altro luogo la propria sede, a causa della chiusura prolungata della strada, per la notevole contrazione della propria attività commerciale e per le notevoli spese sopportate.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato art.2051 c.c., caso fortuito, chiusura, Comune, contrazione, controllo, custodia, danni, esercizio commerciale, generale, oggettiva, sottosuolo, spese, strada, uso, vigilanza, voragine
In tema di compensatio lucri cum damno. Nota a: Cass. sez. III, 13 giugno 2014 n. 13537.
Pubblicato il 9 luglio 2015 da uxs04548
In tema di compensatio lucri cum damno. Nota a: Cass. sez. III, 13 giugno 2014 n. 13537
Cassazione civile, Sez. III, 14 giugno 2014, n. 13537 – Pres. Berruti – Est. Rossetti .
Non patisce un danno (e dunque non opera il principio della compensatio lucri cum damno) la persona la quale, privata dell’ausilio economico d’un prossimo congiunto, percepisca però in luogo di esso una pensione di reversibilità che rimuova le conseguenze sfavorevoli dell’illecito. In base al principio di indifferenza – per cui il risarcimento non può creare in favore del danneggiato una situazione migliore di quella in cui si sarebbe trovato se il fatto dannoso non fosse avvenuto, immettendo nel suo patrimonio un valore economico maggiore della differenza patrimoniale negativa indotta dall’illecito – dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità percepita dal superstite in conseguenza della morte del congiunto.
SOMMARIO: 1. Premessa – 2. Il caso – 3. La compensatio come (preteso) principio generale dell’ordinamento – 3.1 Inquadramento generale dell’istituto – 3.2 L’orientamento tradizionale: gli elementi costitutivi della compensatio – 4. La critica ai vulnera dell’orientamento precedente – 5. I criteri applicabili per la soluzione del caso di specie – 6. Conclusioni
La sentenza annotata si inscrive nel solco del travagliato dibattito giurisprudenziale e dottrinale intorno alla dottrina della compensatio lucri cum danno[1]. La Suprema Corte, muovendo dalla critica delle posizioni tradizionali che ne circoscrivono l’operatività alle ipotesi in cui danno e lucro scaturiscono ambedue in modo immediato e diretto dal fatto illecito, giunge, nel caso di specie, a negare che sussista effettivamente un danno risarcibile, presupposto per l’applicazione dell’istituto, corroborando i dubbi circa la possibilità che il nostro ordinamento possa ospitarlo al rango di (preteso) principio generale. Continua a leggere→
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato compensatio lucri cum damno, danneggiato, fatto dannoso, morte, pensione, responsabilità, reversibilità, risarcimento

References: sentenza 
 sentenza 
 art.2051
 Cass. sez. 
 Cass. sez. 
 sentenza