Source: http://sopranoeassociati.it/view_news.asp?startnumber=360
Timestamp: 2020-07-04 15:48:19+00:00

Document:
Corte di Cassazione: legittimità del licenziamento in caso di rifiuto del distacco
Attraverso la sentenza n. 24259 del 28/10/2013 la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo di un lavoratore, il quale aveva rifiutato il distacco presso una società a cui era stata esternalizzata l'attività alla quale egli era addetto. Nel caso di specie, il licenziamento si fondava sull’ assenza in azienda di posizioni lavorative coerenti con il suo inquadramento, a seguito di una riorganizzazione dei servizi informatici. I giudici della Suprema Corte, confermando quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Appello, hanno ritenuto che fosse stata provata l’esistenza della riorganizzazione aziendale ed hanno inoltre reputato che mancasse all’interno della nuova organizzazione una posizione lavorativa confacente al livello professionale del lavoratore.
Riforma lavoro 2013: forma scritta del contratto a progetto
La Riforma del Lavoro 2013 ha definitivamente chiarito che il contratto a progetto necessita della forma scritta, in mancanza della quale diventa automatica la trasformazione del contratto di collaborazione in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il D.L. 76/2013, infatti, ha sancito che la forma scritta del contratto non è richiesta solo “ai fini della prova”ma costituisce elemento di legittimità dello stesso. Inoltre, affinché si possa evitare la conversione del contratto a progetto, non è sufficiente la forma scritta, ma è necessario che vengano rispettati ulteriori requisiti che ne determinino la specificità. Più precisamente, è necessaria, innanzitutto, la descrizione del progetto, l’individuazione del suo contenuto e del risultato finale che si intende realizzare. E’ inoltre indispensabile individuare il corrispettivo e i criteri per la sua determinazione, le forme di coordinamento del collaboratore con il committente per l’ esecuzione del progetto e le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del lavoratore.
Reintegra od indennità sostitutiva: possibilità di scelta solo dopo la sentenza
Con la sentenza n. 21452 del 19 settembre 2013 i giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno chiarito che, in caso di licenziamento illegittimo, il lavoratore potrà chiedere al datore di lavoro la reintegrazione nel posto di lavoro o l’indennità sostitutiva prevista dall’ art. 18, c. 5, della L. 20.05.70 n. 300, solo in seguito all’emanazione della sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento. Tale facoltà di scelta permane anche nel caso in cui il dipendente, prima della sentenza, abbia continuato a prestare sevizio.
Corte di Cassazione: prima pronuncia sul contratto a progetto
Attraverso la sentenza n. 13394 del 29/05/2013 la Corte di Cassazione si pronuncia, per la prima volta, in materia di contratto a progetto, definendo la natura dello stesso e sottolineando le differenze con il rapporto di lavoro subordinato. Nel caso in esame, gli Ermellini hanno ritenuto che nel rapporto di lavoro di cui si contestava la natura sussistessero tutti i requisiti caratterizzanti il contratto a progetto. Rifacendosi al dato normativo, i giudici hanno ribadito quanto previsto dall’ art. 61 del d. lgs. 276/2003, ovvero che il contratto a progetto si configura come una forma particolare di lavoro autonomo. All’interno di tale categoria, perché possa individuarsi il lavoro a progetto è necessario che si sia in presenza di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale, riconducibile ad uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. Il progetto,inoltre, deve essere funzionalmente collegato ad un determinato risultato finale.
Procedura obbligatoria di conciliazione e agenzie di somministrazione
Attraverso l’interpello n. 27 del 20 settembre 2013 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha risposto ad un quesito concernente la corretta interpretazione della disciplina della procedura obbligatoria di conciliazione in caso di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, così come modificata dalla Legge n. 92/2012. Il Ministero ha chiarito che tale procedura trova applicazione anche nel caso in cui licenziamento venga effettuato da un’agenzia di somministrazione, sia nei confronti dei propri dipendenti diretti, sia di quelli inviati presso imprese utilizzatrici.
Cassazione: legittimo il licenziamento del lavoratore che si rechi ripetutamente in ritardo al lavoro e falsifichi la presenza
Attraverso la sentenza n. 21203 del 17 settembre 2013, la Suprema Corte di Cassazione ha sostenuto la legittimità del licenziamento comminato ad un lavoratore che si era recato ripetutamente in ritardo al lavoro falsificando, inoltre, l'orario di ingresso. Gli Ermellini hanno ritenuto, condividendo la valutazione espressa dal datore di lavoro, che la condotta ascritta al dipendente fosse da considerarsi come “un comportamento talmente grave da ledere irrimediabilmente il nesso di fiducia che deve sostenere il rapporto”, integrando, quindi, un’ipotesi ex art. 2119 del codice civile.
Incentivo per l’assunzione di giovani under 30: indicazioni operative dall’INPS
Con la Circolare n. 131 del 17/09/2013 l’INPS fornisce una serie di precisazioni normative ed indicazioni operative in merito all’incentivo economico previsto dall’art. 1 del Decreto Legge 76/2013, convertito dalla Legge n. 99 del 9 Agosto del 2013. Il citato provvedimento normativo prevede un incentivo economico, pari ad un terzo della retribuzione (nella misura mensile massima di € 650,00), per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 30, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi ovvero privi di diploma di scuola media superiore o professionale; l’incentivo spetta per 18 mesi. In caso di trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine, l’incentivo spetta per 12 mesi. L’incentivo può essere autorizzato fino all’esaurimento delle risorse specificamente stanziate.
Licenziamenti per i quali non è previsto il tentativo obbligatorio di conciliazione
Il decreto legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, esclude alcune tipologie di licenziamento dal novero dei licenziamenti per i quali è necessario esperire la procedura obbligatoria di conciliazione. Più precisamente, il legislatore ha previsto che vengano esclusi da tale procedura i licenziamenti intervenuti per superamento del periodo di comporto, i licenziamenti intervenuti in conseguenza di cambi di appalto e, nel settore delle costruzioni edili, i rapporti di lavoro a tempo indeterminato conclusi per completamento delle diverse fasi lavorative e chiusura del cantiere.
Cassazione: rifiuto del lavoratore di indossare i DPI
Attraverso la sentenza n. 18615 del 5 agosto 2013 la Suprema Corte ha sostenuto la legittimità del comportamento del datore di lavoro il quale vieti l’accesso sul luogo di lavoro al lavoratore dipendente che si sia rifiutato di indossare i Dispositivi Individuali Personali per la sicurezza. Tra gli obblighi del datore di lavoro, infatti, vi è quello di impedire la prestazione lavorativa nelle ipotesi i cui, eseguita in condizioni non sicure, possa arrecare danni al lavoratore.
Denuncia di infortunio alle autorità di pubblica sicurezza: novità
Il Dl 69/2013 ha previsto che, all’atto dell’emanazione del provvedimento costitutivo del Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), la comunicazione di denuncia di infortunio da inoltrarsi alle autorità di pubblica sicurezza, sarà abrogata decorsi 180 giorni. Nel dettaglio, a decorrere dal 1° gennaio 2014 l’INAIL trasmetterà telematicamente, mediante il SINP, alle autorità di pubblica sicurezza, alle aziende sanitarie locali, alle autorità portuali, marittime e consolari, alle direzioni territoriali del lavoro i dati relativi alle denunce di infortuni sul lavoro mortali e di quelli con prognosi superiore a trenta giorni.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza

 sentenza 
 art. 18
 sentenza 
 sentenza 
 art. 61
 sentenza 
 art. 2119
 sentenza