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Timestamp: 2018-11-12 19:51:16+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza del 18 ottobre 2012, n. 17895. Il conducente che impegna un incrocio disciplinato da semaforo, ancorché segnalante a suo favore “luce verde”, non è esentato dall’obbligo di diligenza nella condotta di guida, che, pur non potendo essere richiesta nel massimo, stante la situazione di affidamento generata dal semaforo, deve tuttavia tradursi nella necessaria cautela richiesta dalla comune prudenza e dalle concrete condizioni esistenti nell’incrocio. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza del 18 ottobre 2012, n. 17895. Il conducente che impegna un incrocio disciplinato da semaforo, ancorché segnalante a suo favore “luce verde”, non è esentato dall’obbligo di diligenza nella condotta di guida, che, pur non potendo essere richiesta nel massimo, stante la situazione di affidamento generata dal semaforo, deve tuttavia tradursi nella necessaria cautela richiesta dalla comune prudenza e dalle concrete condizioni esistenti nell’incrocio.
Home/Cassazione civile 2012, Codice della strada, Diritto Civile e Procedura Civile, Illecito aquiliano (o extracontrattuale), Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione III, sentenza del 18 ottobre 2012, n. 17895. Il conducente che impegna un incrocio disciplinato da semaforo, ancorché segnalante a suo favore “luce verde”, non è esentato dall’obbligo di diligenza nella condotta di guida, che, pur non potendo essere richiesta nel massimo, stante la situazione di affidamento generata dal semaforo, deve tuttavia tradursi nella necessaria cautela richiesta dalla comune prudenza e dalle concrete condizioni esistenti nell’incrocio.
1. In tema di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l’apprezzamento del giudice del merito in ordine alla ricostruzione delle modalità di un incidente e al comportamento delle persone alla guida dei veicoli in esso coinvolti si concreta in un giudizio di mero fatto che resta insindacabile in sede di legittimità, quando sia adeguatamente motivato e immune da vizi logici e da errori giuridici (Cass. 25 gennaio 2012 n. 1028; Cass. 5 giugno 2007 n. 13085; Cass. 23 febbraio 2006 n. 4009; Cass. 10 agosto 2004 n. 13085; Cass. 2/03/2004, n.418ó; Cass. 25/02/2004, n.3803; Cass.30/03/2004, n.1758; Cass. 14 luglio 2003, n. 11007; Cass. 10 luglio 2003, n. 10880; Cass. 5 aprile 2003, n. 5375; Cass. 11 novembre 2002, n. 15809).
2. Il conducente che impegna un incrocio disciplinato da semaforo, ancorché segnalante a suo favore “luce verde”, non è esentato dall’obbligo di diligenza nella condotta di guida, che, pur non potendo essere richiesta nel massimo, stante la situazione di affidamento generata dal semaforo, deve tuttavia tradursi nella necessaria cautela richiesta dalla comune prudenza e dalle concrete condizioni esistenti nell’incrocio. Ciò non è altro che l’applicazione particolare del più generale principio, secondo cui il solo fatto che un conducente goda del diritto di precedenza non lo esonera dall’obbligo previsto dall’art. 102 cod. strada abrogato (ed, attualmente, dagli artt.140. 141, comma terzo, 145, comma primo, del nuovo cod. strada – D. Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), consistente nell’usare la dovuta attenzione nell’attraversamento di un incrocio, anche in relazione a pericoli derivanti da eventuali comportamenti illeciti o imprudenti di altri utenti della strada, che non si attengano al segnale di arresto o di precedenza (Cass. 27/06/2000 n. 8744; Cass. 21/07/2006 n. 16768; Cass. 15/10/2009 n. 21907).
sentenza del 18 ottobre 2012, n. 17895
3.2. errata valutazione e/o falsa applicazione dell’art. 144 C.d.s. comma 1 e comma 2.
Il sinistro è avvenuto in una via centrale di Genova, strada all’epoca a due corsie e già normalmente trafficata, alle ore 8.30 circa del mattino, quindi nell’ora in cui il traffico era maggiormente congestionato. Avrebbe dovuto quindi applicarsi alla fattispecie l’art. 144 del C.d.S., secondo il quale la posizione sul margine sinistro, anziché destro, della carreggiata non costituisce comportamento in violazione al Codice della Strada. Rileva incidentalmente la ricorrente anche la contraddittoria motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c. che avrebbe fornito la Corte d’Appello quanto alla decisione sugli elementi oggettivi acquisiti sulla dinamica del sinistro. Posto che il sinistro si era verificato unicamente perché il C. oltrepassava l’incrocio con luce semaforica rossa nel suo senso di marcia, mentre la R. stava transitando ed impegnando detto incrocio con luce semaforica verde, il fatto che quest’ultima si trovasse sulla corsia di percorrenza di sinistra (fatto consentito dall’art. 144 C.d.S.) avrebbe dovuto deporre, a maggior ragione, sull’avvenuto superamento della presunzione di corresponsabilità, come richiesto dall’art. 2054 c.c.: l’ubicazione del motociclo della R. , rispetto al punto d’urto, dimostrerebbe che la stessa, invece di concorrere all’evento dannoso, Io ritardò. Se ella si fosse trovata sul margine destro della corsia destra della carreggiata di sua percorrenza si sarebbe trovata più vicina alla strada dalla quale usciva il C. e quindi avrebbe anticipato il sinistro, con la conseguenza di diminuire le probabilità che il C. potesse per primo evitarlo avvedendosi della manovra errata da lui compiuta. Il fatto invece di trovarsi sulla corsia di sinistra della carreggiata di sua percorrenza avrebbe semmai diminuito le probabilità del verificarsi del sinistro, perché aveva posto più spazio tra la linea di arresto non rispettata dal C. ed il punto d’impatto e rendendo quindi il motociclo della R. ancora più visibile, posto anche il fatto che nel punto teatro del sinistro la strada è sinistrorsa.
4.1. Il primo motivo – che deduce violazione dell’art. 2700 c.c., in relazione all’errata valutazione, da parte della Corte territoriale, del verbale della polizia municipale – è infondato. Non sussiste, infatti, l’indicata violazione di legge, dovendosi ribadire – conformemente alla costante giurisprudenza di questa Corte – che il rapporto di polizia fa piena prova, fino a querela di falso, solo delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti come avvenuti in sua presenza mentre, per quanto riguarda le altre circostanze di fatto che egli segnali di avere accertato nel corso dell’indagine, per averle apprese da terzi o in seguito ad altri accertamenti, il verbale, per la sua natura di atto pubblico, ha pur sempre un’attendibilità intrinseca che può essere infirmata solo da una specifica prova contraria (Cass. 27 ottobre 2008 n. 25842; 9 settembre 2008 n. 22662; 20 marzo 2007 n. 6565; 28 aprile 2006 n. 9919; 15 febbraio 2006 n. 3282; 1 Luglio 2005 n. 14038; 8 giugno 2005 n. 11548; 24 giugno 2004 n. 11751 ; 25 giugno 2003 n. 10128).
4.2. Tanto si è verificato nella fattispecie. Infatti, la ricostruzione dei fatti operata dalla Polizia Municipale dopo il sinistro, in particolare la valutazione in tema di velocità dei veicoli coinvolti e l’ubicazione del punto d’urto iniziale, rappresentano indubbiamente elementi liberamente valutabili dal Giudice, non assistiti dalla fede privilegiata dell’atto pubblico; nella specie, è stata disposta consulenza tecnica d’ufficio proprio al fine di accertare il punto d’urto iniziale e la velocità dei veicoli antagonisti coinvolti e tale indagine ha condotto a risultanze diverse da quelle indicate nelle verbalizzazioni degli agenti operanti. Proprio vertendosi in materia di apprezzamenti e valutazioni tecniche, ciascuna effettuata con diverse metodologie, è verosimile che sussistano divergenze tra quelli degli agenti della polizia municipale e quelli del consulente d’ufficio. Al riguardo, le valutazioni della Corte territoriale risultano correttamente fondate sui dati non controversi acquisiti al giudizio: il passaggio del ciclomotore con il semaforo segnalante il rosso, il verificarsi dell’impatto mentre il motoveicolo Yamaha attraversava l’incrocio con il semaforo verde; d’altra parte, la Corte d’Appello ha sottolineato gli elementi di incertezza, con specifico riferimento sia alle conclusioni del CTU sia al rapporto della Polizia Municipale, per la posizione della Yamaha successiva all’urto, per l’esatta entità dello scarrocciamento, per l’esatta individuazione del punto di strisciamento tra i veicoli; la sentenza inoltre prende posizione sulla ricostruzione della velocità rispettiva dei veicoli, che congruamente, sotto il profilo logico – giuridico, stima approssimativa.
5. Anche il secondo motivo – che lamenta l’errata applicazione dell’ari 144 Cod. Strada, ritenendo la ricorrente che potesse viaggiare sul margine sinistro della carreggiata – è infondato. La Corte territoriale ha ritenuto che non vi fossero elementi per stabilire se la moto della R. viaggiasse correttamente sulla corsia di sinistra (p. 13). Trattasi all’evidenza di ricostruzione di incidente stradale rientrante nei poteri del giudice di merito.
5.1. Infatti, come costantemente affermato da questa Corte, in tema di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l’apprezzamento del giudice del merito in ordine alla ricostruzione delle modalità di un incidente e al comportamento delle persone alla guida dei veicoli in esso coinvolti si concreta in un giudizio di mero fatto che resta insindacabile in sede di legittimità, quando sia adeguatamente motivato e immune da vizi logici e da errori giuridici (Cass. 25 gennaio 2012 n. 1028; Cass. 5 giugno 2007 n. 13085; Cass. 23 febbraio 2006 n. 4009; Cass. 10 agosto 2004 n. 13085; Cass. 2/03/2004, n.418ó; Cass. 25/02/2004, n.3803; Cass.30/03/2004, n.1758; Cass. 14 luglio 2003, n. 11007; Cass. 10 luglio 2003, n. 10880; Cass. 5 aprile 2003, n. 5375; Cass. 11 novembre 2002, n. 15809). Pacifico quanto precede, atteso che la ricorrente, lungi dal prospettare vizi logici o giuridici posti in essere dai giudici del merito e rilevanti sotto il profilo di cui all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, si limita – contra legem e cercando di superare quelli che sono i ristretti limiti del giudizio di legittimità, il quale, contrariamente a quanto reputa la difesa di parte ricorrente non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale sottoporre a un nuovo vaglio tutte le risultanze di causa – a sollecitare una nuova lettura delle prove raccolte in causa, è palese l’inammissibilità del motivo di ricorso in esame.
6.1. Al riguardo, si deve, invece, ribadire che, in tema di circolazione stradale, il conducente che impegna un incrocio disciplinato da semaforo, ancorché segnalante a suo favore “luce verde”, non è esentato dall’obbligo di diligenza nella condotta di guida, che, pur non potendo essere richiesta nel massimo, stante la situazione di affidamento generata dal semaforo, deve tuttavia tradursi nella necessaria cautela richiesta dalla comune prudenza e dalle concrete condizioni esistenti nell’incrocio. Ciò non è altro che l’applicazione particolare del più generale principio, secondo cui il solo fatto che un conducente goda del diritto di precedenza non lo esonera dall’obbligo previsto dall’art. 102 cod. strada abrogato (ed, attualmente, dagli artt.140. 141, comma terzo, 145, comma primo, del nuovo cod. strada – D. Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), consistente nell’usare la dovuta attenzione nell’attraversamento di un incrocio, anche in relazione a pericoli derivanti da eventuali comportamenti illeciti o imprudenti di altri utenti della strada, che non si attengano al segnale di arresto o di precedenza (Cass. 27/06/2000 n. 8744; Cass. 21/07/2006 n. 16768; Cass. 15/10/2009 n. 21907). Nella fattispecie, la Corte territoriale ha ritenuto – con motivazione non impugnata in questa sede sotto il profilo logico ex art. 360 n. 5 c.p.c. – che non fosse stata accertata la legittimità della condotta di guida della R. , né in relazione alla velocità né in relazione alla posizione sulla carreggiata sinistra, nonché che, riguardo a detta condotta ed ai vari “punti oscuri” relativi alla stessa fosse carente ogni osservazione dell’allora appellante.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2012-10-26T17:07:18+00:0026 ottobre 2012|Cassazione civile 2012, Codice della strada, Diritto Civile e Procedura Civile, Illecito aquiliano (o extracontrattuale), Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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 art. 360
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