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Timestamp: 2020-01-21 09:33:27+00:00

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Il D.L. 31.5.2010, n. 78 (S.O. n. 114/L alla G.U. 31.5.2010, n. 125) ed entrato in vigore il medesimo giorno, mira a correggere i conti dello Stato per circa 25 miliardi di euro per il biennio 2011-2012. Da qui il nome «Manovra correttiva 2010» rubricata «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica».
La manovra si caratterizza anche per incisivi interventi volti a contrastare il riciclaggio di denaro sporco e l’evasione fiscale e contributiva, nel presupposto che un efficace contrasto all’evasione fiscale possa portare ad un aumento di gettito erariale che, accompagnato dalla «cura dimagrante» imposta alle Pubbliche amministrazioni, possa in qualche modo riequilibrare i conti statali.
Di seguito si segnalano le principali novità contenute nel decreto legge raggruppate secondo un logica riferita alla tematica affrontata. Il contenuto delle disposizioni in esame sarà – come di consueto – oggetto di profonde modifiche in sede di conversione in legge, per cui ci riserviamo di tornare sugli argomenti trattati in questa sede con apposita informativa futura.
Nuovo «redditometro»
Viene completamente rivisto l’accertamento presuntivo (cd. sintetico) utilizzato per ricostruire la situazione reddituale delle persone fisiche.
La logica applicativa di questo strumento di accertamento può così sintetizzarsi: ad ogni spesa corrisponde, in genere, un reddito o, meglio, le spese sostenute derivano da redditi conseguiti (anche se non dichiarati).
Se è difficile identificare il reddito in maniera diretta è possibile stimarlo indirettamente sulla base delle spese connesse alla disponibilità di determinati beni e servizi.
Con la completa riscrittura dell’art. 38, D.P.R. 600/1973 viene data nuova linfa all’accertamento sintetico, per adeguarlo ai cambiamenti socio-economici intervenuti negli ultimi anni.
Il «nuovo» redditometro mantiene la logica che ha condotto all’ideazione di questo strumento presuntivo, ma si adegua al mutato contesto socio-economico.
Con questo strumento potrà essere accertato sinteticamente il reddito complessivo del contribuente.
A detto importo sarà possibile dedurre gli oneri di cui all’art. 10, D.P.R. 917/1986 (cd. oneri deducibili); al contribuente, inoltre, competono le detrazioni dall’imposta previste dalla legge (es. quelle per carichi di famiglia).
L’accertamento sintetico potrà fondarsi sulle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento sia avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.
La determinazione sintetica del reddito potrà altresì fondarsi sul contenuto di specifici elementi di capacità contributiva – da rivedere con periodicità biennale – individuati mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’Economia.
L’accertamento sintetico può scattare a condizione che il reddito complessivo accertabile, anche relativamente ad un unico periodo d’imposta, ecceda di almeno il 20% quello dichiarato (in precedenza era richiesto lo scostamento di almeno il 25% per due o più periodi d’imposta).
Il rinnovamento dello strumento accertativo porta con sé anche alcune garanzie in più per il contribuente: l’Ufficio, prima di procedere alla determinazione sintetica del reddito complessivo, ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di un rappresentante, per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione di cui all’art. 5, D.Lgs. 218/1997.
Quanto alla decorrenza, le modifiche si applicano a partire dagli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del D.L. 78/2010 (31.5.2010): quindi a partire dal periodo d’imposta 2009.
Comunicazione di operazioni Iva rilevanti
Viene introdotto un nuovo obbligo di comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, di importo non inferiore a euro 3.000.
Lo scopo di questa sorta di rievocazione degli elenchi Iva è quello di contrastare le frodi Iva. La differenza, rispetto al passato, consiste nell’immediatezza dell’informazione.
Con un apposito Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate saranno fissati modalità e termini di presentazione di tale comunicazione tali da limitare al massimo l’aggravio per i contribuenti ad essa obbligati.
Per l’omissione delle comunicazioni, ovvero per la loro effettuazione con dati incompleti o non veritieri, si applica la sanzione da euro 258,23 a euro 2.065,83.
Sospensione degli atti impugnati
Per garantire un’accelerazione della riscossione delle somme, i giudici tributari potranno concedere la misura cautelare – consistente nella sospensione dei debiti erariali – solo per un periodo limitato.
Nell’ambito delle norme sul contenzioso tributario è stato modificato l’art. 47, co. 1, D.Lgs. 546/1992 con l’obiettivo di limitare ad un massimo di 150 giorni il periodo di sospensione dell’atto impugnato disposta a seguito di richiesta del ricorrente alla Commissione tributaria provinciale se dall’atto stesso possa derivargli un danno grave ed irreparabile.
Con il provvedimento che accoglie l’istanza di sospensione, il giudice fissa la data dell’udienza di trattazione nel termine di 30 giorni. La causa è decisa nei successivi 120 giorni.
Gli effetti della sospensione dell’atto impugnato, dunque, cesseranno al verificarsi del primo dei due seguenti momenti:
pubblicazione della sentenza di primo grado;
decorso dei 150 giorni dalla data del provvedimento di sospensione.
Riscossione esecutiva derivante dall’accertamento
Il sistema di riscossione delle imposte sui redditi e dell’Iva – ove la pretesa derivi da avvisi di accertamento – viene riformato, mediante la trasformazione degli avvisi di accertamento in titoli esecutivi.
In particolare, relativamente agli avvisi di accertamento e ai connessi provvedimenti di irrogazione delle sanzioni emessi dall’Agenzia delle Entrate notificati dall’1.7.2011 e relativi ai periodi d’imposta in corso al 31.12.2007 e successivi, gli stessi conterranno anche l’intimazione ad adempiere al pagamento entro il termine di presentazione del ricorso (60 giorni).
Tali atti e provvedimenti diventano esecutivi all’atto della notifica e devono riportare l’avvertimento che, dopo 30 giorni dalla scadenza per il pagamento, la riscossione (derogando alle norme in materia di iscrizione a ruolo) è affidata agli agenti della riscossione (Equitalia) anche ai fini dell’esecuzione forzata, con le modalità determinate con Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
Regole similari valgono anche per la riscossione dei crediti Inps. Infatti, dall’1.1.2011 l’avviso di addebito dell’Istituto notificato al debitore acquisirà valenza di titolo esecutivo.
Divieto di «autocompensazione» di somme iscritte a ruolo
Dall’1.1.2011 chi ha debiti scaduti non può utilizzare i crediti vantati in compensazione orizzontale (con Modello F24).
In particolare, la compensazione ex art. 17, co. 1, D.Lgs. 241/1997 dei crediti relativi ad imposte erariali è vietata fino a concorrenza dell’importo dei debiti di ammontare superiore a euro 1.500, iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori e per i quali è scaduto il termine di pagamento.
È, invece, ammesso il pagamento, anche parziale, delle somme iscritte a ruolo per imposte erariali e relativi accessori mediante la compensazione dei crediti relativi alle stesse imposte: con un apposito decreto ministeriale saranno disciplinate le modalità relative.
La sanzione, in caso di violazione della disposizione, è pari al 50% dell’importo indebitamente compensato.
Notifica rapida della cartella di pagamento
Al fine di consentire all’Amministrazione finanziaria di ridurre significativamente i tempi medi di notifica delle cartelle di pagamento, viene prevista la possibilità, per l’agente della riscossione, di notificare al contribuente la cartella di pagamento anche mediante posta elettronica certificata (PEC). La previsione è inserita nel nuovo art. 26, co. 1-bis, D.P.R. 602/1973.
L’invio elettronico avverrà all’indirizzo risultante dagli elenchi previsti dalla legge.
NOTIFICA della CARTELLA di PAGAMENTO – SUGGERIMENTO OPERATIVO
In proposito si ricorda che le imprese operanti in forma societaria costituite prima della data di entrata in vigore del D.L. 185/2008 (cd. «decreto anticrisi») dovranno attivare una casella di PEC entro il 29.11.2011.
Con l’attivazione della PEC si autorizza implicitamente la ricezione dei messaggi, anche nei rapporti con la Pubblica amministrazione; in pratica, il solo fatto di possedere un indirizzo PEC abilita l’utente alla ricezione della posta certificata senza necessità di concedere una preventiva autorizzazione al ricevimento dei messaggi.
In base alle novità sopra esposte in tema di riscossione, le cartelle di pagamento potranno ora essere notificate tramite PEC agli indirizzi risultanti dagli elenchi previsti dalla legge, e tale notifica s’intenderà eseguita al momento della consegna della cartella «virtuale» all’indirizzo PEC del destinatario, a prescindere dall’avvenuta lettura di essa da parte di questi.
Pertanto, tutti coloro che hanno attivato la casella PEC dovranno prestare molta attenzione al controllo periodico della stessa, atteso che ora vi potranno confluire anche le cartelle di pagamento.
Entro il 31.12.2010 i titolari di diritti reali (proprietari, usuari, usufruttuari, ecc.):
sugli immobili che non risultano in Catasto;
sugli immobili oggetto di interventi edilizi che abbiano causato una variazione di consistenza o di destinazione non dichiarata in Catasto,
devono presentare, ai fini fiscali, la relativa dichiarazione di aggiornamento catastale.
In mancanza di dichiarazione di aggiornamento, in caso di immobili non accatastati, l’Agenzia del Territorio – che entro settembre 2010 concluderà le attività di individuazione dei fabbricati non censiti (cd. «case fantasma») – procederà all’attribuzione di una rendita presunta da iscrivere transitoriamente in Catasto, mentre, in caso di immobili oggetto di interventi edilizi, la stessa Agenzia procederà con gli accertamenti di competenza.
Questi accertamenti coinvolgeranno anche i Comuni sui quali insistono i fabbricati.
Dati catastali inseriti negli atti
Vengono introdotti nuovi obblighi sia in ipotesi di trasferimento immobiliare sia in caso di locazione o affitto immobiliare.
Anche queste norme, al pari di quelle relative agli aggiornamenti catastali, si inseriscono nell’ambito delle nuove disposizioni volte a far emergere i c.d. «immobili fantasma», ovvero tutti quegli immobili che non sono stati dichiarati in catasto o i cui dati non sono stati aggiornati.
Stipula dei contratti di trasferimento immobiliare
A decorrere dall’1.7.2010 viene stabilito che gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi:
con cui si concede l’ipoteca (ad esempio il mutuo);
di cui si chiede la trascrizione (ad esempio, le compravendite immobiliari, ma anche gli atti che costituiscono o modificano diritti reali), aventi ad oggetto unità immobiliari urbane, devono contenere, a pena di nullità (nuovo art. 29, co. 1-bis, L. 52/1985):
– l’identificazione catastale: il notaio è tenuto a verificare preventivamente gli intestatari catastali e la loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari;
– il riferimento alle planimetrie depositate in Catasto;
– la dichiarazione, resa dagli intestatari, della conformità dei dati catastali e delle planimetrie allo stato di fatto dell’immobile.
Il notaio potrà procedere alla stipula di tali atti solo dopo aver individuato gli intestatari catastali e aver verificato la loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari: la mancata indicazione dei dati richiesti dalla legge nei contratti da trascrivere o nei contratti che costituiscono l’ipoteca è sanzionata con la nullità del contratto.
Stipula dei contratti di locazione immobiliare
Sempre dall’1.7.2010 la richiesta di registrazione di contratti di locazione o affitto di beni immobili siti in Italia e relative cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite (stipulati in forma orale o scritta) deve contenere anche l’indicazione dei dati catastali degli immobili.
L’omissione o l’indicazione dei dati in modo errato «è considerata fatto rilevante ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro» e dunque viene punita con la sanzione stabilita dall’art. 69, D.P.R. 131/1986 per la mancata registrazione del contratto (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta per la registrazione).
Imprese che cessano l’attività entro un anno
Le aziende che cessano la propria attività entro un anno dal loro avvio (cd. imprese «apri e chiudi») diventano sorvegliate speciali di Agenzia delle Entrate, Guardia di finanza e Inps, per evitare potenziali coperture di fenomeni di evasione e frode fiscale e contributiva: saranno inserite in una speciale lista di selezione dei soggetti da sottoporre a controllo.
L’esperienza dei controlli fiscali incrociati conferma che la cessazione di imprese entro un anno dalla loro costituzione rappresenta un fenomeno a particolare rischio di frodi (false fatturazioni o frodi «carosello»).
Imprese in perdita sistematica
Le aziende che presentano dichiarazioni in perdita – per cause diverse dall’erogazione di compensi ai soci e agli amministratori – per più di un periodo d’imposta saranno inserite in speciali liste di controllo.
Altre imprese soggette a controllo
Nel mirino del Fisco entrano anche i contribuenti non sottoposti a studi di settore né al tutoraggio delle grandi imprese, verso cui Agenzia delle Entrate e Guardia di finanza pianificheranno una serie di controlli annuali basati sull’analisi di rischio a livello locale che riguarderanno almeno un quinto della platea di riferimento.
Controllo su lavoratori dipendenti
Per contrastare la microevasione diffusa, le banche dati di Agenzia delle Entrate e Inps verranno incrociate anche per individuare i lavoratori dipendenti e assimilati per i quali risultano versati contributi, ma che non hanno adempiuto all’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi.
Questo nuovo fronte della collaborazione Entrate-Inps consentirà di individuare quei soggetti che hanno percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati per i quali risultano versati i contributi ma non risultano effettuate le ritenute. È il caso dei collaboratori domestici per i quali il datore di lavoro assolve l’obbligo contributivo, mentre – in assenza della figura del sostituto d’imposta e quindi dell’effettuazione delle ritenute d’acconto – l’obbligo di versamento delle imposte è posto in capo al contribuente.
Accertamento nei consolidati fiscali
Vengono razionalizzate le misure di accertamento nei confronti delle imprese aderenti al consolidato nazionale.
Dall’1.1.2011, con riferimento ai periodi d’imposta per i quali a tale data sono ancora pendenti i termini di accertamento ex art. 43, D.P.R. 600/1973, le rettifiche del reddito complessivo di ogni soggetto partecipante al consolidato sono effettuate con un unico atto, emesso dall’Ufficio competente (alla data in cui è stata presentata la dichiarazione) nei confronti della consolidata, ma da notificare sia alla consolidata che alla consolidante (che sono litisconsorti necessari), con cui viene determinata la maggiore imposta accertata relativa al reddito globale e vengono irrogate le sanzioni (nuovo art. 40-bis, D.P.R. 600/1973). In questo modo entrambe potranno partecipare alle diverse fasi del procedimento sin dall’inizio. L’atto unico sarà impugnabile sia dalla consolidata che dalla consolidante, mentre il pagamento, da chiunque effettuato, estinguerà l’obbligazione tributaria.
La consolidante può richiedere, mediante apposita istanza da presentare entro il termine di proposizione del ricorso, che le perdite di periodo del consolidato non utilizzate possano essere scomputate in diminuzione dei maggiori imponibili accertati, fino a concorrenza del loro importo. In tale caso il termine per l’impugnazione dell’atto è sospeso, sia per la consolidata sia per la consolidante, per un periodo di 60 giorni. L’Ufficio procede al ricalcolo dell’eventuale maggiore imposta dovuta, degli interessi e delle sanzioni correlate, e comunica l’esito alla consolidata ed alla consolidante, entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza. Ovviamente, qualora le perdite del gruppo utilizzabili siano superiori al reddito rettificato, nessuna somma sarà dovuta.
Inoltre, sempre con riferimento alla decorrenza suddetta, al procedimento di accertamento con adesione partecipano sia la consolidante che la consolidata interessata dalle rettifiche e l’atto di adesione si perfeziona se gli adempimenti richiesti (versamento) sono posti in essere anche da parte di uno solo di tali soggetti (nuovo art. 9-bis, D.Lgs. 218/1997).
Anche in tale sede, la consolidante ha facoltà di chiedere che siano computate in diminuzione dei maggiori imponibili le perdite di periodo del consolidato non utilizzate, fino a concorrenza del loro importo, presentando apposita istanza.
Al fine di adeguarsi alle direttive OCSE in materia di documentazione dei prezzi di trasferimento, è previsto uno specifico esonero dalle sanzioni per infedele dichiarazione (che vanno dal 100% al 200% della maggiore imposta o della differenza a credito) per le imprese che documentano – in sede di accesso, ispezione o verifica o di altra attività istruttoria – i criteri adottati per la determinazione dei prezzi di trasferimento (art. 110, co. 7, D.P.R. 917/1986) praticati con le imprese non residenti appartenenti allo stesso gruppo (cd. «transfer pricing»). Rimane, tuttavia, impregiudicata la facoltà degli Uffici di rettificare il reddito dichiarato e di richiedere gli interessi sulla differenza d’imposta riscontrata.
L’apposita documentazione attestante la conformità al valore normale dei prezzi di trasferimento praticati sarà individuata con un Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate da emanarsi entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 78/2010.
TRANSFER PRICE – SUGGERIMENTO OPERATIVO
Il contribuente che detiene la documentazione deve darne apposita comunicazione all’Amministrazione finanziaria secondo le modalità ed i termini che saranno stabiliti con Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
La comunicazione concernente periodi d’imposta chiusi alla data di entrata in vigore del D.L. 78/2010 deve essere comunque effettuata entro 90 giorni dalla pubblicazione del Provvedimento direttoriale.
La standardizzazione della documentazione permetterà all’Amministrazione finanziaria di svolgere gli opportuni controlli sulla conformità al valore normale dei prezzi di trasferimento praticati.
I soggetti che intendono effettuate operazioni intracomunitarie dovranno comunicare tale volontà nella dichiarazione di inizio attività.
L’Ufficio potrà negare l’autorizzazione entro 30 giorni dall’attribuzione della partita Iva.
Un Provvedimento l’Agenzia delle Entrate fisserà anche le modalità di diniego ovvero di revoca dell’autorizzazione ad effettuare le predette operazioni.
Dal punto di vista pratico, all’atto della presentazione del modello per l’attribuzione della partita Iva, all’operatore economico verrà richiesto di specificare se intende effettuare operazioni intracomunitarie. Contestualmente sarà sospesa la soggettività attiva e passiva delle operazioni intracomunitarie anche attraverso la loro esclusione dall’archivio interrogabile VIES (sistema di controllo effettuato con una fitta rete informatica basata sulle informazioni provenienti dagli Intrastat, utilizzata per la cooperazione tra le amministrazioni dei vari Paesi Ue) sino al 30° giorno successivo alla data di attribuzione all’interessato del numero di partita Iva. Nei 30 giorni suddetti il soggetto potrà operare in piena legittimità per le operazioni interne, con gli adempimenti previsti. Al 31° giorno il soggetto viene inserito nell’archivio VIES, qualora non sia stato emanato provvedimento di diniego.
REDDITOMETRO – SUGGERIMENTO OPERATIVO
Ad esempio, il contribuente, per tutelarsi, potrà fornire tutti gli elementi utili a dimostrare che le spese effettuate siano state finanziate da altri mezzi a sua disposizione, come nel caso di patrimoni ricevuti in eredità o di vincite al gioco.
Intervenendo nell’art. 38, D.P.R. 600/1973, viene prevista la partecipazione necessaria dei Comuni all’attività di accertamento sintetico. In questo modo i Comuni diventano protagonisti della lotta all’evasione che viene svolta in chiave federalista.
I Comuni sono tenuti a «partecipare» all’attività di accertamento fiscale e contributivo segnalando agli enti di competenza (Agenzia delle Entrate e/o Guardia di finanza, Inps) tutti gli «elementi utili ad integrare i dati contenuti nelle dichiarazioni presentate dai contribuenti, per la determinazione di maggiori imponibili fiscali e contributivi». La ratio va ricercata nel pensiero che il Comune, in quanto istituzione più vicina al cittadino di qualunque altra, possa essere il soggetto deputato, più di ogni altro, alla raccolta di indici di capacità contributiva.
Al fine della loro partecipazione all’attività di controllo, il nuovo art. 44, D.P.R. 600/1973 prevede che i Comuni siano tenuti ad istituire, laddove non vi abbiano già provveduto, il Consiglio tributario con il compito di fissare mediante delibera anche le modalità con le quali attuare la collaborazione con l’Agenzia del Territorio per la rilevazione degli immobili che non risultano dichiarati in Catasto. I Comuni con meno di 5.000 abitanti, laddove non abbiano già costituito il Consiglio tributario, potranno consorziarsi al fine di istituire un unico Consiglio Tributario.
Inoltre, l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione del Comune le dichiarazioni dei redditi dei contribuenti ivi residenti e, prima dell’emissione degli avvisi di accertamento da redditometro (art. 38, co. 4 e segg., D.P.R. 600/1973), invierà una segnalazione al Comune di domicilio fiscale dei soggetti passivi, il quale, entro 60 giorni, dovrà comunicare ogni elemento in suo possesso, utile alla determinazione del reddito complessivo del soggetto accertato.
La disciplina e le modalità operative di tale attività di accertamento da parte dei Comuni sono demandate ad un apposito Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, il quale potrà altresì individuare ulteriori ambiti nei quali i Comuni potranno collaborare per l’accertamento fiscale e contributivo.
Dalla loro attività di partecipazione alla lotta all’evasione tributaria, i Comuni avranno un incentivo economico: incasseranno il 33% (in luogo della precedente misura del 30%) delle maggiori somme riscosse a titolo definitivo anche grazie al loro intervento.
Per quanto riguarda le partite Iva già attribuite in Italia in data antecedente all’entrata in vigore delle nuove norme, viene rinviata al suddetto Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate la definizione dei criteri e delle modalità per la loro esposizione nel sistema comunitario del VIES.
Ritenuta d’acconto sui bonifici che consentono deduzioni e detrazioni
Dall’1.7.2010 le banche e le Poste Italiane S.p.a. operano una ritenuta d’acconto delle imposte sul reddito nella misura del 10% dovuta dai beneficiari all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi a bonifici effettuati dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o detraibili (ad esempio, detrazione del 36% per ristrutturazioni edilizie e detrazione del 55% per gli interventi di risparmio energetico).
In altre parole, i soggetti che eseguiranno operazioni per le quali il committente beneficia di una deduzione/detrazione incasseranno l’importo spettante al netto della predetta ritenuta del 10% a titolo di acconto.
Con apposito Provvedimento saranno individuate le tipologie di pagamenti interessati da tale disposizione e le modalità di certificazione e dichiarazione delle ritenute operate.
Tracciabilità e limiti all’utilizzo del contante
Il D.L. 78/2010 interviene anche in materia di limitazione all’uso del denaro contante, assegni e titoli al portatore (art. 49, D.Lgs. 231/2007). In particolare, passa da euro 12.500 a euro 5.000 il limite:
a partire dal quale sarà vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi. Per tali trasferimenti sarà, quindi, necessario ricorrere ad intermediari finanziari (provvedendo, ad esempio, tramite un bonifico);
a partire dal quale gli assegni bancari e postali dovranno recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
fino al quale potrà essere richiesto, per iscritto, il rilascio di assegni circolari, vaglia postali e cambiari senza clausola di non trasferibilità;
sotto il quale deve essere mantenuto il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore.
TRACCIABILITÀ dei PAGAMENTI – SUGGERIMENTO OPERATIVO
Ai titolari di libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a euro 5.000, inoltre, è imposto l’obbligo di estinzione, ad opera del portatore, ovvero di riduzione del saldo ad una somma non eccedente il predetto importo, entro il 30.6.2011.
Ai fini dell’individuazione delle operazioni sospette da cui deriva l’obbligo di segnalazione all’UIF, il D.L. 78/2010, integrando l’art. 41, co. 1, D.Lgs. 231/2007 dispone che costituisce un elemento di sospetto «il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante, anche se non in violazione dei limiti di cui all’articolo 49, e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a 15.000 euro».
OPERAZIONI SOSPETTE – SUGGERIMENTO OPERATIVO
Saranno necessari ulteriori precisazioni su questo aspetto, in quanto letteralmente la norma farebbe propendere per un obbligo generalizzato di segnalazione in ipotesi di frequenti versamenti e prelevamenti in contanti. Oltre all’indeterminatezza dei concetti di «frequenza o ingiustificatezza» si deve ritenere che l’obbligo non possa essere generalizzato, pena un eccessivo numero di segnalazioni sospette che non nascondono rischi di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo: si pensi ai versamenti quotidiani delle ingenti somme incassate dai supermercati. Pertanto, si ritiene che i soggetti tenuti agli obblighi antiriciclaggio debbano fare valutazioni caso per caso in base alle circostanze e alle informazioni disponibili.
NOVITÀ in TEMA di LAVORO
Si riportano le novità più significative in tema di lavoro. Alcune di queste disposizione sono al momento oggetto di emendamenti da parte del Governo, specie in tema di pensioni. Pertanto, dovrà attendersi la conversione in legge del decreto per valutare gli effetti della manovra.
Nel periodo 1.1-31.12.2011 le somme erogate ai lavoratori dipendenti del settore privato, in attuazione di accordi o contratti collettivi e correlate a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa, collegate ai risultati riferiti all’andamento economico o agli utili dell’impresa o a ogni altro elemento rilevante per il miglioramento della competitività sono soggette ad un’imposta sostitutiva di Irpef e relative addizionali e beneficiano di uno sgravio dei contributi dovuti dal lavoratore e dal datore di lavoro.
Entro il 31.12.2010 sarà determinata la misura del sostegno fiscale e contributivo.
Tale disposizione si applica nel limite di euro 6.000 lordi e vale per i titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore a euro 40.000.
Obblighi contributivi dei soci amministratori di S.r.l.
Per quanto concerne l’individuazione degli obblighi contributivi facenti capo ai soci lavoratori di S.r.l. che, al contempo, siano anche amministratori, il D.L. 78/2010, escludendo gli iscritti alla Gestione separata Inps dall’ambito applicativo dell’art. 1, co. 208, L. 662/1996, sancisce il principio della doppia imposizione contributiva, sia nella Gestione dei commercianti che nella Gestione separata ex L. 335/1995, in capo ai soci lavoratori e amministratori di S.r.l. commerciale.
Inoltre, l’interpretazione autentica chiarisce che il principio dell’assoggettamento all’assicurazione prevista per l’attività prevalente opera non soltanto per le attività d’impresa commerciali, ma anche per quelle esercitate dagli artigiani e dai coltivatori diretti.
Nei confronti dei titolari di redditi di pensione non superiori a euro 18.000 è previsto che:
le imposte dovute in sede di conguaglio di fine anno, se di importo superiore a euro 100, sono prelevate in un numero massimo di 11 rate, senza interessi, a partire dal mese successivo a quello in cui è effettuato il conguaglio e non oltre quello relativamente al quale le ritenute sono versate nel mese di dicembre. In caso di cessazione del rapporto, il sostituto comunica al contribuente, o ai suoi eredi, gli importi residui da versare;
può essere richiesto all’ente che corrisponde tale reddito di trattenere l’importo del canone RAI in un numero massimo di 11 rate, senza applicazione di interessi, a partire dal mese di gennaio e non oltre quello relativamente al quale le ritenute sono versate nel mese di dicembre. La richiesta deve essere presentata entro il 15.11 dell’anno precedente a quello cui si riferisce l’abbonamento RAI.
Le medesime modalità di trattenuta mensile possono essere applicate, su richiesta dell’interessato, anche con riguardo ad altri tributi, previa apposita convenzione con il relativo ente percettore.
I soggetti che, a decorrere dall’anno 2011, maturano il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia e di anzianità conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi 12 mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti (coloro per i quali sono liquidate le pensioni a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti) ovvero trascorsi 18 mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti (coloro i quali conseguono il trattamento di pensione a carico delle gestioni per gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti, nonché della Gestione separata Inps).
Il D.L. 78/2010 ha previsto alcuni provvedimenti in tema di crisi di impresa, modificando la legge fallimentare in materia di concordato preventivo e accordi di ristrutturazione dei debiti.
In particolare, è stato introdotto il nuovo art. 182-quater, R.D. 267/1942, che contiene una disposizione orientata ad agevolare un effettivo accesso al credito da parte delle imprese che si trovino, manifestamente, in stato di crisi.
La norma in oggetto prevede che siano prededucibili ai sensi dell’art. 111, R.D. 267/1942, in caso di successivo fallimento, i crediti derivanti da finanziamenti in qualsiasi forma effettuati da banche e intermediari finanziari:
in esecuzione di un concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato;
in funzione della presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo o della domanda di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti (qualora i finanziamenti siano previsti dal piano di concordato preventivo o dall’accordo di ristrutturazione e purché il concordato preventivo o l’accordo siano omologati).
I finanziamenti così concessi dagli istituti di credito all’impresa potranno godere, quindi, del duplice vantaggio dell’irrevocabilità dei rimborsi e delle garanzie concesse e della collocazione privilegiata della prededuzione.
Sono prededucibili anche i finanziamenti effettuati dai soci, fino a concorrenza dell’80% del loro ammontare.
Inoltre, per effetto dell’integrazione dell’art. 182-bis, R.D. 267/1942 è altresì previsto che il divieto di iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore da parte dei creditori possa essere richiesto anche dall’imprenditore nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell’accordo, mediante il deposito in Tribunale di una specifica documentazione.
TIA – Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani
Le disposizioni in materia di tariffa per la gestione dei rifiuti urbani (art. 238, D.Lgs.152/2006) si interpretano nel senso che tale tariffa non ha natura tributaria e rientra nella giurisdizione ordinaria.

References: sentenza 
 art. 17
 art. 26
 art. 29
 art. 43
 art. 40
 art. 9
 art. 44
 art. 182