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Timestamp: 2020-05-28 17:54:05+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 25 ottobre 2019, n. 27414 - Il procedimento di "revisione parziale del classamento" di cui all'art. 1, comma 335, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, non essendo diversamente disciplinato se non in relazione al suo presupposto fattuale resta soggetto alle medesime regole dettate ai fini della "revisione del classamento" dell'art. 9 del d. P.R. 23 marzo 1998, n. 1238, sottraendone l'attuazione alla piena discrezionalità dell'amministrazione competente - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 25 ottobre 2019, n. 27414 – Il procedimento di “revisione parziale del classamento” di cui all’art. 1, comma 335, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, non essendo diversamente disciplinato se non in relazione al suo presupposto fattuale resta soggetto alle medesime regole dettate ai fini della “revisione del classamento” dell’art. 9 del d. P.R. 23 marzo 1998, n. 1238, sottraendone l’attuazione alla piena discrezionalità dell’amministrazione competente
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 25 ottobre 2019, n. 27414
Tributi – Accertamento catastale – Revisione di classamento generalizzata delle unità immobiliari comprese nelle microzone considerate – Vizio di motivazione – Nullità – Giudizio pendente dinanzi al Consiglio di Stato – Pregiudizialità – Sospensione del giudizio – Esclusione
L’Agenzia delle entrate ricorre sulla base di tre motivi per la cassazione della sentenza della C.T.R. della Puglia, indicata in epigrafe, che ha rigettato l’appello dell’Ufficio, in controversia su impugnazione di avviso di accertamento ex art. 1, comma 335 I. 311/2004, per estimi catastali in relazione a unità immobiliare inclusa nella cosiddetta “microzona 1 e 2 del Comune di Lecce”, per la quale era stato effettuato “un riclassamento generalizzato di tutte le unità immobiliari comprese nelle richiamate microzone, attribuendo a ciascuna di esse una classe superiore, ferma restando la categoria catastale”. In particolare la C.T.R. ha ritenuto l’avviso di accertamento carente di motivazione, in quanto la motivazione va valutata necessariamente in relazione ai singoli atti di classamento e nella fattispecie si appalesa generica, in violazione dell’art. 7 I. 212/00, “da risultare meramente apparente e quindi inesistente” poiché “non si dà conto in modo specifico della sussistenza dei presupposti per dar corso alla revisione generalizzata del classamento per tutti gli immobili compresi nelle microzone interessate”.
S.P. è rimasto intimato.
che, col primo, l’Agenzia assume la violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c. e dell’art. 39 del D. Lgs. n. 546/1992, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c., giacchè la C.T.R. avrebbe erroneamente omesso di disporre la sospensione per pregiudizialità del processo, stante la pendenza di un giudizio avanti il Consiglio di Stato, riguardante la revisione di classamento di unità immobiliari nelle microzone 1 e 2 di Lecce;
che, col terzo motivo, si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 335, della legge n. 311/2004, nonché dell’art. 61 d.P.R. 1142/1949, avendo la C.T.R. mancato di considerare che la norma in questione sarebbe volta a rendere uniforme il mancato aggiornamento delle rendite catastali, attenuando le sperequazioni, garantendo l’equità fiscale tra i cittadini all’interno di uno stesso Comune e, dunque, avrebbe consentito una revisione generalizzata dei classamenti degli immobili di proprietà.
La sentenza impugnata è stata pubblicata il 20 ottobre 2017, allorquando, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156/2015, non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337, comma 2, c.p.c. che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Cass. Sez. 6-5. n. 29553 del 11/12/2017): di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che il vizio denunciato non censura l’art. 337 comma 2 c.p.c., resta il fatto che tale articolo non obbliga il giudice a procedere alla sospensione.
Inoltre, l’art. 39 comma 1 bis – aggiunto dall’art. 9, comma 1, lettera o), del D. Lgs. 24 settembre 2015, n. 156, a decorrere dal 1° gennaio 2016 – nella parte in cui prevede “La commissione tributaria dispone la sospensione la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia della cui definizione dipende la decisione della causa”, non sembra evidentemente applicabile al caso di specie, essendo la pregiudizialità invocata rispetto alla giurisdizione amministrativa, in particolare del Consiglio di Stato.
Il secondo motivo, nella specie violazione e falsa applicazione dell’art. 7 l. 212/2000, ed il terzo motivo, col quale si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 335, della legge n. 311/2004, nonché dell’art. 61 d.P.R. 1142/1949, sono infondati.
L’art. 7 della l. n. 212 del 2000, richiede di indicare “i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che determinano la decisione dell’amministrazione”, mirando a delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’Ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa al fine di consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa (v. ex multis Cass. n. 25037 del 23710/2017, n. 21532 del 20/09/2013). Il procedimento di “revisione parziale del classamento” di cui all’art. 1, comma 335, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, non essendo diversamente disciplinato se non in relazione al suo presupposto fattuale, e cioè l’esistenza di uno scostamento significativo del rapporto tra valori medi della zona considerata e nell’insieme delle microzone comunali, resta soggetto alle medesime regole dettate ai fini della “revisione del classamento” dell’art. 9 del d. P.R. 23 marzo 1998, n. 1238, sottraendone l’attuazione alla piena discrezionalità dell’amministrazione competente. In virtù di ciò, ne consegue che suddetta procedura non può sottrarsi dall’applicazione dei parametri previsti in via ordinaria, tutti incidenti complessivamente e comparativamente nella qualificazione della stessa. Pertanto, non può ritenersi motivato congruamente il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, allorché non siano evincibili, in concreto, gli elementi che hanno inciso sul provvedimento di riclassamento (Cass., sez. 5, n. 22900 del 29/09/2017).
La C.T.R. ha, in definitiva, applicato i predetti principi. Questo Collegio ritiene di non dare seguito all’orientamento espresso nella sentenza Sez. 5, n. 21176 del 19 ottobre 2016 circa la motivazione degli atti di classamento, trattandosi di un precedente rimasto isolato; nulla sulle spese, in mancanza di costituzione dell’intimato.

References: sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 art. 295
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza