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Timestamp: 2017-04-26 13:40:13+00:00

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Codice deontologico dei biotecnologi | ANBI – Associazione Nazionale dei Biotecnologi Italiani Navigation
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1. Considerazioni di carattere generale Scrivere ex-novo un codice deontologico per una scienza di frontiera, le cui strade sono in parte ancora da tracciare, è un’impresa tutt’altro che facile: per questo motivo il testo che segue è il frutto di quasi un anno di lavoro, durante il quale numerose revisioni sono state apportate e numerosi sono stati i consigli e le indicazioni di chi ha molta più esperienza di noi, sia in campo scientifico che bioetico e umanistico.
Non crediamo che un codice deontologico per un settore in forte previsione di crescita, e in cui le scoperte si susseguono molto più velocemente della capacità, talvolta, di elaborare i relativi strumenti di analisi, debba considerarsi definitivo e immutabile.
Abbiamo cercato pertanto di guardare lontano e sempre con metodo scientifico e altrettanta sensibilità etica, consapevoli tuttavia che l’etica professionale sia qualcosa che si evolve nel tempo.
Nella stesura degli articoli si sono tenuti in considerazione alcuni punti fondamentali:
Un codice deontologico non dovrebbe essere una normativa di bioetica. Per questo motivo abbiamo cercato di non inserire principi che non fossero strettamente di etica professionale e abbiamo però sottolineato i confini che sono ritenuti pressoché unanimemente invalicabili. Proprio perché riteniamo che un codice deontologico non possa (anche per la lungimiranza che dovrebbe avere) scendere nel particolare, e allo stesso tempo riteniamo che le questioni più delicate si giochino sulle valutazioni dei singoli casi, abbiamo voluto fare spesso riferimento al ruolo importante che devono svolgere i Comitati Etici nella valutazione delle singole ricerche;
Abbiamo considerato caratteristiche indispensabili di una corretta attività professionale la consapevolezza delle proprie azioni e la chiarezza negli scopi, oltre che un approccio critico al proprio lavoro.
Abbiamo sottolineato il principio dell’obiezione di coscienza, quale garanzia riconosciuta in ogni paese civile. Crediamo che questa garanzia sia l’unica in grado di ricomporre anche le differenze di impostazione etica di ciascuno, lasciando alla coscienza del singolo la scelta di accettare o meno particolari forme di attività professionale: in questo senso l’Associazione intende farsi garante, nell’ambito della professione, del diritto di ciascuno di esercitare questa opzione.
Abbiamo ritenuto il rapporto con il pubblico un elemento essenziale di questa professione, che si svolge in un settore della scienza che suscita grandi aspettative e anche molti timori e nei confronti del quale quindi la popolazione deve essere informata ma anche coinvolta.
La maggior parte del Codice Deontologico espone principi ritenuti basilari e condivisi, che possono essere estesi in tutti i settori di applicazione delle biotecnologie; abbiamo tuttavia ritenuto opportuno, per le implicazioni di tipo sociale ed il confine più delicato da tracciare, dedicare una sezione apposita alle Biotecnologie Mediche.
Nell’organizzazione del testo abbiamo ordinato quanto sopra esposto ritenendo parte dei principi di ordine generale: fine delle biotecnologie, affermazione della libertà di ricerca, approccio critico al proprio lavoro
Abbiamo ritenuto parte della definizione di una professionalità di alto livello: una garanzia di alta qualità del proprio lavoro, sempre basato sulle conoscenze scientifiche, l’indipendenza del proprio operato, il diritto all’obiezione di coscienza, il rispetto del segreto professionale, e la garanzia della messa in pratica di tutte le procedure di biosicurezza necessarie
Nel campo delle Biotecnologie Mediche abbiamo affrontato le problematiche più complesse degli interventi sul genoma umano, dei test genetici e delle diagnosi prenatali.
E’ stato ovviamente affrontato il tema del rapporto con in colleghi, con l’Associazione e con il pubblico: quest’ultimo, in particolare, riteniamo debba essere caratterizzato da una disponibilità alla divulgazione della scienza, alla massima diffusione e accesso alle conoscenze, e ad una comunicazione scientifica sempre oggettiva e veritiera.
2. Riflessioni su alcuni articoli
Si è voluto ribadire l’affermazione della libertà della ricerca come valore fondamentale, perché il desiderio di conoscenza e la possibilità di incrementarla siano liberi da vincoli e condizionamenti; teniamo particolarmente, tuttavia, a sottolineare e ribadire anche che la libertà della ricerca è tanto più vera quanto essa tiene conto di considerazioni etiche ed è consapevole delle ricadute sociali che la pratica e le scoperte scientifiche possono avere.
A questo scopo abbiamo scelto di dare un particolare accento, in un articolo separato, alla considerazione che la ricerca applicata deve essere accompagnata da una valutazione preventiva, secondo quanto gli strumenti scientifici e culturali consentono, dei rischi e dei benefici che ad essa possono seguire.
Il riferimento alle costrizioni economiche pone ovviamente l’accento sull’accezione comunemente negativa del termine e sugli aspetti speculativi, prescindendo dalle limitazioni e dalle scelte anche di natura economica che ciascun ricercatore deve fare nel proprio lavoro quotidiano. L’articolo 6 sottolinea inoltre l’importanza generale di un approccio partecipativo nella valutazione del proprio lavoro.
Ci è sembrato fondamentale soffermare la nostra attenzione sulla qualità della prestazione professionale, elemento fondamentale di tutti i codici deontologici ma ancora di più dell’attività professionale nel settore delle scienze della vita.
Abbiamo voluto sottolineare sia la necessità di un agire consapevole dei propri mezzi e dei propri scopi, sia la necessità di attenersi esclusivamente alle conoscenze scientifiche disponibili, come garanzia di correttezza e di qualità. I presupposti di questo articolo sono ovviamente enunciati negli articoli precedenti i quali delineano l’importanza della riflessione critica e delle considerazioni di carattere etico, imprescindibili nell’esercizio della professione del biotecnologo.
Il metodo sperimentale è stato ed è la base del progresso della scienza. Non abbiamo preso in considerazione la sperimentazione sull’uomo perché questa riguarda essenzialmente la professione del Medico ed è quindi oggetto del Codice di Deontologia Medica.
Abbiamo invece voluto esprimere alcune considerazioni sulla sperimentazione animale: riteniamo fortemente che l’uso di altri esseri viventi, in grado di provare stress, dolore, e limitazioni in genere, non sia affatto un diritto di cui l’essere umano e lo scienziato in particolare possa disporre a piacimento.
Auspichiamo e sosteniamo pertanto tutti gli interventi e lo sviluppo di biotecnologie in grado di sostituire in modo scientificamente dimostrabile l’uso degli animali da laboratorio.
Crediamo che l’uso di animali per la sperimentazione debba quindi essere strettamente confinato all’indispensabile, solo quando lo stesso risultato non sia conseguibile con mezzi alternativi validi, e solo quando giustificato da una concreta aspettativa in particolare per le ricadute terapeutiche sull’uomo: in ogni caso l’uso di animali deve essere assolutamente rispettoso della vita di un altro essere vivente e pertanto condotto con mezzi idonei ad evitare nel modo migliore possibile ogni sofferenza.
Abbiamo ripetuto come in altri articoli che tutte le attività di donazione di cellule, o più in generale di prodotti biologici, sono soggetti al consenso di un comitato etico. Riconosciamo che in molte realtà tali donazioni vengono ammesse come prestazione dietro compensazione economica, per questo abbiamo sottolineato che il criterio a cui deve ispirarsi il biotecnologo è che sia garantita la libera scelta del donatore. Escludiamo forme di commercio del corpo umano e di parti di esso che rappresentino pertanto sfruttamento della persona o commercio a insaputa del donatore, con particolare riferimento alle attività cosiddette di pirateria biologica, in cui il materiale di un donatore costituisce di per sé un elemento direttamente commerciabile e il donatore non ne è informato prima di fare la scelta di donazione.
Nella formulazione del Capo III abbiamo tenuto conto del ruolo professionale del Biotecnologo Medico e delle dovute distinzioni con quello che invece è proprio della professione del Medico.
Il Biotecnologo Medico ha innanzitutto il compito di tradurre in problema sperimentale una domanda clinica che il Medico pone, fornendo delle eventuali risposte terapeutiche che sarà il Medico, con il dovuto coordinamento per le rispettive conoscenze e competenze, a dover gestire relativamente all’aspetto clinico e di rapporto con il paziente.
In questi articoli pertanto non sono state prese in considerazione le sperimentazioni sull’uomo, come precedentemente accennato, ancorché opportunamente coinvolgano da vicino i Biotecnologi medici, né si è tenuto conto di ogni altro aspetto clinico che non costituisce oggetto della professione del Biotecnologo.
Per quanto riguarda i soli interventi sul genoma umano, abbiamo innanzitutto distinto gli interventi di modificazione effettuati in fase prenatale, suscettibili di molte più considerazioni di carattere etico e anche di ricadute e impatto sociale differenti, da quelli effettuati nel periodo successivo.
Relativamente agli interventi sul genoma dell’embrione e alle pratiche prenatali anche solo di tipo diagnostico, abbiamo voluto escludere a priori ogni tipo di intervento che non abbia come fine ultimo la prevenzione e la eventuale correzione delle sole condizioni patologiche umane.
Sono state espressamente vietate, in sede prenatale, procedure diagnostiche dirette alla selezione di caratteristiche non coinvolte nel possibile sviluppo di patologie, evitando in questo modo possibili pratiche chiamate “eugenetiche” nell’accezione comune del termine, che tuttavia non è universalmente definito.
Per quanto riguarda gli interventi sul genoma umano dell’individuo adulto si è ribadito anche qui la priorità ad interventi mirati alla prevenzione e alla correzione di difetti patologici: con questo non abbiamo tuttavia escluso interventi diversi, non terapeutici o preventivi di patologie, fissando però il limite invalicabile delle sole cellule somatiche e della esplicita volontà dell’individuo adulto interessato.
Con questo abbiamo voluto guardare un po’ più lontano, a biotecnologie che fanno parte della nostra vita di tutti i giorni, pur con la consapevolezza e la necessità di controllare e limitare eventuali pericolosi abusi.
In questo capo abbiamo voluto estendere il concetto di “dato personale” per includere anche il materiale biologico e le informazioni integrate sulla fisiologia o patologia dell’individuo, considerando che il loro utilizzo potrebbe condurre alla identificazione personale. Il testo sulla protezione dei dati si riferisce solo ai dati custoditi sotto la responsabilità del biotecnologo, e non all’uso del dato in generale. In caso di rilascio dei dati al richiedente come parte di un servizio, il biotecnologo è tenuto alla comunicazione degli eventuali rischi e impatti derivanti dalla diffusione di tali dati da parte del proprietario.
Considerando il recente interesse di Stati nazionali ed enti di ricerca nel settore del bioterrorismo, si è deciso di fornire linee guida inequivocabili e largamente condivise per lo sviluppo delle biotecnologie in settori delicati che possano presentare caratteristiche di “dual use” o che abbiano come finalità esplicita lo sviluppo di armi biologiche e genetiche.
Abbiamo ritenuto questo articolo di particolare importanza, non solo per la risonanza che oggi questo tema riveste, ma anche e soprattutto perché crediamo che una attività professionale rispettosa di principi di sicurezza, di buone pratiche di laboratorio e di produzione, e di una corretta valutazione del rischio, sia l’unica in grado di dare al pubblico delle garanzie di un corretto operato.
Per questi motivi riteniamo che sempre si debba garantire la biosicurezza (con tutto quello che il termine significa, e come prescritto dalle leggi), e che, quando necessario, l’ambiente di lavoro debba essere correttamente confinato secondo quanto tutte le conoscenze scientifiche e gli strumenti a disposizione consentono.
Abbiamo voluto sottolineare inoltre come fondamentale, sia quando si opera in ambienti confinati che in ambienti aperti ove consentito, la valutazione preventiva del rischio e l’attuazione di misure precauzionali ritenute opportune e possibili.
Il Codice non intende introdurre uno status speciale per gli OGM, dal momento che spetta alla legislazione stabilire limiti e misure di valutazione. Abbiamo voluto esplicitare le responsabilità e un ruolo attivo dei biotecnologi nelle seguenti fasi: valutazione preventiva del rischio, con particolare riferimento alle interazioni con l’ambiente, chiaramente secondo quanto consentito dalle tecnologie disponibili; monitoraggio successivo, con invito a mettere a disposizione i dati necessari; predisposizione di misure di sicurezza per il confinamento e la eventuale eliminazione di organismi rilasciati, qualora nuovi dati raccolti successivamente al rilascio li identificassero come dannosi.
Come detto all’inizio di questa relazione, non consideriamo il Codice un insieme di norme intoccabile e immutabile, ma riteniamo la deontologia una fondamentale componente della professione che con essa, e con la società e i mutamenti culturali che in essa avvengono, evolve, si migliora e si adatta ai cambiamenti in atto, siano essi scientifici, sociali e culturali.
Per questo motivo crediamo in questa attuale formulazione del Codice, per la nostra professione di adesso, alla luce delle conoscenze scientifiche attualmente a disposizione, per la sensibilità presente in questo periodo nella società e per il tipo di rapporto che la nostra professione deve avere con essa.
Nel ritenere la deontologia una materia in evoluzione, abbiamo voluto dotare l’Associazione di tutti gli strumenti necessari per poter rivedere periodicamente, nel modo scientificamente più corretto, la formulazione del Codice rapportandola ai cambiamenti che adesso non possiamo prevedere ma che certamente avverranno, convinti che le biotecnologie saranno sempre più parte della nostra quotidianità.
Articolo 2 Osservanza del Codice Il Biotecnologo nell’esercizio della professione è tenuto ad osservare le norme e i principi del presente codice, ed è tenuto alla conoscenza di quanto vi è contenuto.
Articolo 3 Sanzioni disciplinari L’inosservanza di quanto indicato nel presente Codice Deontologico, ed ogni azione od omissione in contrasto con un corretto esercizio della professione, sono punibili con le seguenti sanzioni disciplinari, che devono essere adeguate alla gravità degli atti:
2. Il Biotecnologo deve altresì tenere presente, come sancito dai più importanti documenti internazionali, che il benessere della società non può prevalere sull’interesse e il bene dell’essere umano. Articolo 5
CAPO I: PROFESSIONALITA’ Articolo 7
CAPO II: SPERIMENTAZIONE Articolo 7
1. Ogni intervento sul genoma umano è consentito solo per finalità di prevenzione e correzione di condizioni patologiche o correzione di predisposizioni a patologie, salvo interventi richiesti dalla persona interessata limitati alle cellule somatiche e previo consenso informato.
2. Sono in particolare vietati interventi sull’embrione umano che non abbiano come fine ultimo la prevenzione e la correzione di patologie umane o predisposizioni ad esse.
3. Resta ferma la garanzia e la salvaguardia anche per gli interventi di cui al presente articolo del diritto alla obiezione di coscienza, come sancito dall’art.8.
CAPO IV: DATI PERSONALI Articolo 16
1. L’applicabilità del Codice Deontologico viene monitorata periodicamente dal Collegio dei Probiviri, almeno ogni dieci anni, sulla base delle più recenti innovazioni scientifiche accreditate e dei mutamenti avvenuti nella Professione del Biotecnologo.
2. Il Collegio dei Probiviri può proporre una revisione del Codice Deontologico accompagnandola con una precisa relazione
sullo stato di applicazione del Codice e i mutamenti del settore.
3. Gli emendamenti sono approvati dal Collegio e presentati al Consiglio Direttivo Nazionale che ne approva motivazioni e contenuti e presenta la revisione alla Assemblea Nazionale per l’approvazione definitiva.
4. Il Consiglio Direttivo può chiedere al Collegio dei Probiviri di riesaminare la proposta di revisione, suggerendo delle modifiche: se il Collegio si esprime all’unanimità il testo viene presentato in Assemblea.
f.to Dr. Francesco Lescai f.to Dr. Simone Maccaferri

References: Articolo 2

Articolo 3
 Articolo 5
 Articolo 7
 Articolo 7
 Articolo 16