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Timestamp: 2020-06-01 14:54:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25175 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25175 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 07/12/2016, (ud. 26/10/2016, dep. 07/12/2016), n.25175
sul ricorso 3422-2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 686/5/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
D.P. propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo n. 686/05/2014, depositata in data 19/06/2014, con la quale in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso, per IRPEF, dovuta in relazione all’anno d’imposta 2005, a seguito di rideterminazione, per maggiori ricavi non dichiarati, del reddito d’impresa della (OMISSIS) srl, a ristretta base sociale (essendo soci due fratelli), e di conseguente rideterminazione, previa verifica delle movimentazioni bancarie sui conti correnti dei soci, del reddito della socia, al 50%, della società – e stata riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso della contribuente.
In particolare, i giudici d’appello hanno sostenuto, nell’accogliere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, che la fondatezza dell’accertamento a carico del socio risultava, sia dall’ammontare complessivo delle “operazioni extrabilancio operate dalla contribuente, sia dalla mancata risposta della stessa alla richiesta di chiarimenti dell’Ufficio, sia dal fatto che l’amministratore della società non aveva “denunciato altre fonti di reddito”.
1. La ricorrente lamenta: 1) con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 2727 e 2729 c.c., avendo la C.T.R. ritenuto sussistenti le presunzioni gravi, precise e concordanti in fattispecie in cui l’accertamento discendeva invece da “presunzioni di terzo grado” (derivando da un “presunto maggior reddito accertato” a carico della società, effettuato tramite un’indagine bancaria sui conti correnti della società e dei soci, e dall’imputazione alla ricorrente della clima di presunti utili, sul presupposto che si trattasse di società a ristretta base sociale); 2) con il secondo motivo, l’omesso esame, ex art. 369 c.p.c., n. 5, circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, fatto rappresentato dall’estraneità della contribuente alla gestione della società, amministrata e gestita unicamente dal fratello; 3) con il terzo motivo, la nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per motivazione irriducibilmente contraddittoria, in violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e art. 132 c.p.c., avendo i giudici d’appello ritenuto che le operazioni extrabilancio riferibili alla contribuente ammontassero ad “Euro 305.467,14”, pur avendo dato atto che le operazioni bancarie contestate alla D. ammontano ad importi ben inferiori; 4) con il quarto motivo, l’omessa pronuncia, ex art. 360 c.p.c., n. 4, in violazione dell’art. 112 c.p.c., sull’eccezione, formulata in primo grado, rimasta assorbita nella decisione della C.T.P. e reiterata in sede di controdeduzioni in appello, di violazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, in ordine alla determinazione delle sanzioni.
La giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che, nella presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili di una società a ristretta base sociale (Cass. n. 9519/2009), il fatto noto che sorregge la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili non e costituito dalla sussistenza di questi ultimi, ma dalla ristrettezza della base sociale e dal vincolo di solidarietà e di reciproco controllo dei soci che, in tal caso, normalmente caratterizza la gestione sociale, cosicchè la sussistenza di utili extracontabili costituisce il presupposto non della presunzione di distribuzione degli stessi tra i soci, ma dell’accertamento della concreta percezione di una determinata somma, da ciascun socio, in ragione della sua quota di partecipazione agli utili sociali.
Si è ancora, costantemente statuito che “rimane salva la facoltà del contribuente di offrire la prova del fatto che i maggiori ricavi non siano stati mai oggetto di distribuzione, per essere stati, invece, accantonati dalla società ovvero da essa reinvestiti” (Cass.18032 del 2013; Cass. n.18039 del 2013; id. Cass. 95971 del 2014).
I giudici d’appello, pacifica la ristrettezza base sociale della società, hanno, a fronte dei riscontrati prelevamenti e versamenti sui conti correnti personali dei soci, ritenuto dimostrata, in via presuntiva, ma in difetto di prova contraria, la distribuzione annche alla socia ricorrente di utili extracontabili.
4. La terza censura è infondata, alla luce dei principi affermati dalle Sezioni Unite di questa Corte Cass. 8053-8054 9(114) sui limiti del riformulato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, a seguito del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134.
5. Risulta invece fondato il quarto motivo, in quanto, ai di la della fondatezza o meno della doglianza, sull’eccezione, inerente il profilo di applicazione delle sanzioni, reiterata in sede di controdeduzioni in appello, non risulta essersi pronunciata la C.T.R..
Accoglie il quarto motivo del ricorso, respinti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla L.R. dell’Abruzzo, in diversa composizione, anche in ordine alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 369
 art. 360
 art. 36
 art. 132
 art. 360
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 360
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