Source: http://www.giurcost.org/decisioni/1973/0145s-73.html
Timestamp: 2019-03-23 21:03:23+00:00

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Consulta OnLine - Sentenza n.145 del 1973
2. - La stessa questione di legittimità costituzionale é stata sollevata dal pretore di Bovino con ordinanza emessa il 3 febbraio 1972 nel corso di procedimenti riuniti aventi ad oggetto domande di affrancazione. I motivi che il giudice a quo espone sono identici, nella sostanza, a quelli enunciati nell'ordinanza del pretore di Licata, ai quali si aggiunge il rilievo che la dissociazione fra il momento dell'esproprio ed il momento al quale va riferito il calcolo dei canoni e, quindi, del capitale di affranco, é determinata anche dalla circostanza che la possibilità di rettifica della classe e della qualifica dei terreni é rapportata, secondo il disposto della legge impugnata, al tempo della Costituzione del rapporto.
4. - La discussione delle dette questioni é stata fissata per l'udienza del 4 luglio 1972 e, con ordinanza n. 153 del 14 luglio 1972, la Corte ha ritenuto opportuno acquisire attraverso il Ministero dell'agricoltura e foreste dati ed elementi concernenti: a) il grado di diffusione, dopo il 28 ottobre 1941, della Costituzione di nuovi rapporti enfiteutici o a questi assimilati in base alla legge n. 607 del 1966; b) le cause economiche del fenomeno, con particolare riferimento all'incidenza del ricorso ai benefici previsti dall'art. 11 del d.P.R. 24 febbraio 1948, n. 114, in relazione alle leggi di riforma fondiaria; c) la determinazione dei canoni in comparazione con quelli riguardanti l'affitto di fondi. La Corte ha ritenuto opportuno altresì acquisire, attraverso il Ministero delle finanze, dati concernenti l'esercizio da parte dei concedenti della facoltà, prevista dal secondo comma del denunziato articolo 2 della legge n. 1138 del 1970, di richiedere l'accertamento della qualifica e della classifica catastale corrispondenti alla reale situazione dei fondi alla data di Costituzione dei rapporti.
5. - É stata quindi nuovamente fissata l'odierna udienza di discussione in cui la Corte é chiamata a pronunciarsi anche in ordine alle stesse questioni sollevate in relazione alla detta legge 18 dicembre 1970, n. 1138, con altre ordinanze dei pretori di Ispica ed Aragona.
6. - Il pretore di Ispica, con due ordinanze di identico tenore emesse l'11 marzo 1972, ha prospettato, nel corso di due procedimenti per affrancazione di fondi enfiteutici, questione analoga alle precedenti per quanto riguarda la pretesa violazione dell'art. 42 Cost. aggiungendo peraltro un ulteriore profilo di illegittimità in quanto l'imposizione di un canone unico diverso da quello pattizio concreterebbe una violazione retroattiva dell'autonomia contrattuale privata in difetto di quel "preciso indirizzo e coordinamento per finalità sociali" che soltanto, a norma dell'art. 41 Cost., legittimerebbe l'adozione di limitazioni in materia. Onde risulterebbe violato anche tale precetto costituzionale. É da rilevare poi che nel dispositivo delle dette ordinanze la norma denunziata é stata indicata come l'art. 12 della legge n. 1138 del 1970, concernente disposizioni sulla competenza del pretore in materia.
8. - Nella causa proveniente dal pretore di Ispica si é costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso come per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha depositato nei termini le proprie deduzioni, con cui contesta le censure di illegittimità svolte nell'ordinanza di rinvio.
2. - La questione é sollevata da tutte le ordinanze in riferimento all'art. 42, terzo comma, della Costituzione, con estensione, soltanto da parte delle ordinanze del pretore di Ispica. all'art. 41, primo e terzo comma.
L'ulteriore richiamo all'art. 41 Cost. é basato dal pretore di Ispica sul motivo che l'imposizione di un canone unico, diverso da quello pattizio, violerebbe retroattivamente l'autonomia contrattuale privata, all'infuori della esistenza di fini sociali da perseguire.
Poiché con la sentenza di questa Corte n. 37 del 1969 il citato art. 1 é stato dichiarato illegittimo "nella parte riguardante i rapporti in esame conclusi dopo il 28 ottobre 1941", occorre ora accertare la legittimità del nuovo regolamento di questi ultimi rapporti, avvenuto con la legge del 1970. In proposito, é dato evincere dagli Atti parlamentari (particolarmente dalle Relazioni illustrative del Disegno di legge) i motivi che hanno indotto all'aggancio dei canoni al reddito imponibile dominicale.
Si é ritenuto di giustificare detto aggancio per considerazioni attinenti: all'antisocialità del monopolio fondiario: alla possibilità di conseguire una parziale esenzione dall'esproprio secondo le leggi di riforma agraria, offerta ai proprietari mediante la concessione in enfiteusi, circostanza, questa, verificatasi prevalentemente nella Regione siciliana: alla connessa onerosità, oltre il carico fiscale, dei canoni enfiteutici, pari e più spesso superiori alle misure dei canoni di affitto, senza più possibilità di revisione, dopo l'abrogazione dell'art. 962 c.c. avvenuta con l'art. 18 legge del 1966.
4. - La Corte osserva che il riferimento al reddito imponibile risultante dai dati catastali, non é, di per sé, da considerare illegittimo. Ciò non é stato smentito, in via di principio, dalla citata sentenza n. 37 del 1969 in tema di canoni enfiteutici: ed é stato, poi, ammesso altresì con la successiva sentenza n. 155 del 1972, che pur concerne una ben distinta fattispecie, quale l'affitto dei fondi rustici, oggetto di diversa disciplina giuridica.
La "utilizzabilità in astratto dei dati catastali" é stata riconosciuta come mezzo possibile per conseguire il riferimento ad un reddito a base orientativa, secondo una media di valutazioni e calcolazioni, atte a condurre, nell'ambito di suddivisioni zonali, regionali e comunali, a risultati di sufficiente approssimazione.
Come si é detto, la sentenza n. 37 del 1969 ha dichiarato l'illegittimità del accennato art. 1 della legge n. 607 del 1966 per i rapporti conclusi dopo la data del 28 ottobre 1941: ciò nel senso, spiegato in motivazione, che i dati catastali del 1939, pur con l'applicazione dei coefficienti stabiliti nel 1947, non rispecchiassero, di per sé, la realtà della situazione successiva sino all'attuale, in relazione ai verificatisi mutamenti dei valori monetari e, quindi, non garantissero la congruità del capitale d'affranco, in riferimento all'art. 42 della Costituzione. Il tutto accompagnato dalla considerazione che i rapporti conclusi dopo il 28 ottobre 1941 erano sorti sotto l'egida dell'art. 962 c.c. che aveva riconosciuto il diritto alla revisione del canone.
Viceversa, l'impugnato art. 2 della legge del 1970 si é limitato ad operare una mera trasposizione dell'art. 1 della legge del 1966, al dichiarato fine di farne "applicazione" senza che vi si rinvenga un collegamento di conseguenzialità con le considerazioni poste a base della precedente sentenza di questa Corte.
5. - La nuova legge ha, bensì mutato la precedente nel punto riguardante la qualifica e la classe catastale, ragguagliate ora alla data della Costituzione del rapporto, ed ha altresì riconosciuto al concedente la facoltà di chiedere nuovo accertamento di diversa qualifica a quella data. Tali innovazioni rispondono soltanto ad uno dei criteri accennati nella precedente sentenza, ma non esauriscono la più vasta tematica suscitata dal problema, quale ivi posta in primaria evidenza. Ciò perché é stato pur sempre mantenuto il calcolo dei valori in termini di reddito imponibile dominicale, secondo le tariffe d'estimo stabilite a norma del r.d.l. n. 589 del 1939 ed anche la possibilità di revisione del classamento comporta pur sempre l'applicazione di dette tariffe.
La divisata riforma fondiaria, ha, poi, conseguito attuazione con l'emanazione della accennata legge 12 maggio 1950, n. 230, contenente provvedimenti per la colonizzazione dell'Altipiano della Sila e dei territori jonici contermini e con la legge 21 ottobre 1950, n. 841, contenente norme per la espropriazione, bonifica, trasformazione ed assegnazione dei terreni ai contadini. (Aggiungasi, con pari indirizzo, la legge regionale siciliana 27 dicembre 1950, n. 104).
É da rilevare che nell'una e nell'altra legge nazionale del 1950 (nonché nella legge regionale siciliana) é stato disposto il modo di determinazione della indennità di espropriazione, mediante "commisurazione ai valori definitivamente stabiliti per l'applicazione della imposta straordinaria progressiva sul patrimonio istituita con d.legisl. 29 marzo 1947, n. 143" (art. 7 legge n. 230 e art. 18 legge n. 841). Il che ha consentito e consente di pervenire, in quel caso, alla determinazione di una indennità di espropriazione pari ai valori medi dei terreni per il periodo 1 luglio 1946 - 31 marzo 1947 calcolati mediante applicazione al reddito imponibile dominicale, risultante dalla revisione degli estimi disposta con la ricordata legge del 1939, di coefficienti-base di maggiorazione, stabiliti e pubblicati man mano dalla Commissione censuaria centrale, per zone economico-agrarie e per tutti i Comuni censuari. Sulla legittimità costituzionale di questo metodo, concernente la misura della indennità espropriativa, riferita ai valori accertati per l'imposta straordinaria sul patrimonio, questa Corte si é pronunciata con sentenza n. 61 del 1957, riconoscendo che "ciò ben rientra nell'ambito della valutazione, di competenza del legislatore, di quel minimo di contributo e di riparazione che, nell'ambito degli scopi di generale interesse, la pubblica amministrazione può garantire all'interesse privato".

References: Sentenza 
 articolo 2
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 2
 sentenza 
 art. 18
 sentenza