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Timestamp: 2019-11-14 17:28:04+00:00

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COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE E RESPONSABILITA' DELL'ENTE EX D. LGS. 231 DEL 2001
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE AGGIORNATO ALLE 18:28
Persone giuridiche (responsabilit�)
E’ ammissibile la costituzione di parte civile nel processo penale in cui si accerta la responsabilità degli enti ex d. lgs. n. 231 del 2001? Interviene Cass. pen., sez. VI, 22 gennaio 2011, n. 2251
Si anticipa la prima parte di un approfondimento contenuto nel numero di marzo della Rivista cartacea NelDiritto, sul tema relativo alla ammissibilità della costituzione di parte civile proposta direttamente nei confronti dell'ente chiamato a rispondere dell'illecito (penale o amministrativo?) di cui al d. lgs. n. 231 del 2001. Tema su cui ha di recente preso posizione Cass. pen., sez. VI, 22 gennaio 2011, n. 2251.
E’ da tempo discusso se, nel processo penale azionato per accertare la sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie delineata dal d. lgs. n. 231/2001, possa ammettersi la costituzione di parte civile direttamente nei confronti dell’ente. La questione, nell’esame svolto da dottrina e giurisprudenza, si è talvolta intrecciata con quella della natura giuridica della responsabilità dell’ente, non essendo mancato chi ha optato per l’ammissibilità della costituzione di parte civile ovvero l’ha esclusa muovendo dai diversi assunti della natura penale ovvero amministrativa dell’illecito di cui è chiamato a rispondere l’ente ex d. lgs. n. 231 del 2001; altra parte della dottrina e della giurisprudenza ha tuttavia riconosciuto al tema relativo all’ammissibilità della costituzione di parte civile nei confronti dell’ente dignità autonoma rispetto a quello della natura penale o amministrativa della responsabilità dello stesso ente, pervenendo a riconoscere ovvero ad escludere la costituzione sulla scorta di argomenti diversi da quelli poggianti sulla qualificazione, penale o amministrativa, dell’illecito contestato all’ente. Sulla delicata tematica interviene ora Cass. pen., sez. VI, 22 gennaio 2011, n. 2251, che, all’esito di un articolato percorso argomentativo, opta per la tesi della inammissibilità di una costituzione di parte civile proposta nei confronti dell’ente.
SOMMARIO. 1. Il problema. 2. L’omesso riferimento, nel d. lgs. n. 231 del 2001, alla parte civile. 3. La natura della responsabilità dell’ente e l’interferenza con il tema dell’ammissibilità della costituzione di parte civile.� 4. <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />La Cassazione non condivide la tesi di Grosso. 5. Non è ipotizzabile un autonomo danno da illecito dell’ente, distinto da quello da reato.
I giudici della sesta Sezione intervengono sulla dibattuta questione relativa all’ammissibilità, nel processo penale azionato per accertare la sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie delineata dal d. lgs. n. 231/2001, di una costituzione di parte civile proposta direttamente nei confronti dell’ente[1].
Nel concludere per l’inammissibilità prendono in esame pressoché tutte le posizioni finora emerse nel dibattito dottrinale e giurisprudenziale svoltosi al riguardo.
Giova, allora, ripercorrere il percorso motivazionale seguito dalla sesta Sezione dando atto dei problemi interpretativi emersi e delle opzioni seguite dai giudici di legittimità.
2. L’omesso riferimento, nel d. lgs. n. 231 del 2001, alla parte civile.
I giudici della sesta Sezione, pur dando atto della possibile interferenza tra il tema della ammissibilità della costituzione di parte civile nei confronti dell’ente e quello, da tempo al centro del dibattito, relativo alla natura giuridica dell’illecito di cui lo stesso ente risponde ex d. lgs. n. 231 del 2001, sostengono, in apertura della articolata disamina, che la prima questione assuma connotazione autonoma, alla sua soluzione potendosi pervenire prescindendo dalla seconda.
Nel dettaglio, sostiene la sesta Sezione che la soluzione al problema dell’ammissibilità di una costituzione di parte civile nei confronti dell’ente “può essere svincolata dal tema relativo alla definizione della tipologia della responsabilità da reato, che rischia di diventare una questione meramente nominalistica, per essere affrontata attraverso l'esame positivo dei contenuti della speciale normativa che disciplina il processo nei confronti degli enti, vagliandone la compatibilità con l'istituto codicistico della costituzione di parte civile.
Al riguardo, i giudici di legittimità rimarcano l’assenza, nella disciplina dettata dal d.lgs. 231 del 2001, di ogni riferimento espresso alla parte civile”: assenza –considera la sesta sezione- non valutabile quale frutto di una dimenticanza del legislatore, ma, al contrario, quale� “scelta consapevole del legislatore, che ha voluto operare, intenzionalmente, una deroga rispetto alla regolamentazione codicistica: la parte civile non è menzionata nella sezione II del capo III del decreto dedicata ai soggetti del procedimento a carico dell'ente, né ad essa si fa alcun accenno nella disciplina relativa alle indagini preliminari, all'udienza preliminare, ai procedimenti speciali, alle impugnazioni ovvero nelle disposizioni sulla sentenza, istituti che, invece, nei rispettivi moduli previsti nel codice di procedura penale contengono importanti disposizioni sulla parte civile e sulla persona offesa”.
Anzi –soggiunge la Corte- �“il d.lgs. 231/2001 contiene alcuni dati specifici ed espressi che confermano la volontà di escludere questo soggetto dal processo. Da un lato, vi è l'art. 27 che nel disciplinare la responsabilità patrimoniale dell'ente la limita all'obbligazione per il pagamento della sanzione pecuniaria, senza fare alcuna menzione alle obbligazioni civili; dall'altro lato, appare particolarmente significativa la regolamentazione del sequestro conservativo, di cui all'art. 54. L'omologo istituto codicistico di cui all'art. 316 c.p.p. pone questa misura cautelare reale sia a tutela del pagamento della "pena pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta all'erario", sia delle "obbligazioni civili derivanti dal reato", in quest'ultimo caso attribuendo alla parte civile la possibilità di richiedere il sequestro; invece, il citato art. 54 d.lgs. 231/2001 limita il sequestro conservativo al solo scopo di assicurare il pagamento della sanzione pecuniaria (oltre che delle spese del procedimento e delle somme dovute all'erario), sequestro che può essere richiesto unicamente dal pubblico ministero. Anche qui il legislatore ha compiuto una scelta consapevole, escludendo la funzione di garantire le obbligazioni civili, funzione che, nella struttura della norma codicistica, presuppone la richiesta della parte civile”.
La Cassazione, quindi, nel prendere posizione nel senso dell’inammissibilità di una costituzione di parte civile nei confronti dell’ente, prende le mosse dall’esame del d. lgs. n. 231 del 2001, rimarcando l’assenza di qualsivoglia riferimento alla parte civile oltre che altri dati normativi.
E tuttavia, il quadro normativo offerto dal d. lgs. n. 231 del 2001, non è così inequivoco.
Invero, se da un lato, il d.lgs. n. 231/2001 nulla prevede espressamente quanto all'istituto in questione, dall'altro, gli artt. 34 e 35 dello stesso decreto richiamano "in quanto compatibili" le disposizioni del codice di procedura penale e quelle processuali relative all'imputato. Il che, almeno in astratto, sembrerebbe rendere possibile l'estensione della disciplina codicistica, prevista per la costituzione di parte civile, anche al processo a carico degli enti.
Detto altrimenti, il richiamo contenuto nell’art. 34, d. lgs. n. 231 del 2001, può in ipotesi ricomprendere gli artt. 185 c.p. e 74 c.p.p.
Come è noto, l’art. 74 c.p.p. dispone che “L'azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno di cui all'articolo 185 del codice penale può essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno ovvero dai suoi successori universali, nei confronti dell'imputato e del responsabile civile”.
l’art. 185 c.p. dispone che “Ogni reato obbliga alle restituzioni a norma delle leggi civili. Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui”.
3. La natura della responsabilità dell’ente e l’interferenza con il tema dell’ammissibilità della costituzione di parte civile.
Per la consultazione del testo integrale dell'approfondimento cfr. il numero di marzo 2011 della Rivista cartecea NelDiritto.
[1] Sul tema, BALDUCCI,� La costituzione di parte civile nei confronti dell'ente "imputato": una questione ancora aperta, in Cass. pen., 2010, 2, 773; VARANELLI, La questione dell'ammissibilità della pretesa risarcitoria nel processo penale nei confronti degli enti. Disamina aggiornata della giurisprudenza, in Rivista 231, 2009, n. 3, 17 ss.; TESORIERO, Sulla legittimità della costituzione di parte civile contro l’ente nel processo ex d.lg. n. 231 del 2001, in Cass. pen., 2008, 10, 3865.

References: Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 54
 Cass. 
 Cass.