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Timestamp: 2019-03-21 21:39:20+00:00

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Convivenza more uxorio e arricchimento nelle unioni di fatto
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La convivenza more uxorio fra vecchi doveri e nuovi diritti. L’azione generale di arricchimento senza causa nell’ambito delle unioni di fatto
La convivenza more uxorio configura una obbligazione naturale
.Al di là della terminologia, comunque, vi è un aspetto fondamentale da sottolineare e cioè che nelle unioni di fatto non sono presenti i vincoli tipici che derivano dal matrimonio, dovendo essi piuttosto individuarsi (come si esprime la Cassazione), per effetto del rilievo costituzionale di cui al cennato art. 2 della Costituzione, “in quei doveri di solidarietà ed assistenza reciproca, caratterizzati da una dimensione morale, soprattutto nella loro fase dinamica, non ripetibili e non coercibile secondo la disciplina delle obbligazioni naturali”.
Tutele riconosciute alle unioni di fatto
Prima di esaminare le eccezioni o correttivi al principio testé ricordato, è bene rammentare che il ruolo della convivenza more uxorio, pur non potendo essere equiparato, in difetto di espressa regolamentazione legislativa, alla famiglia legittima come detto, è stato riconosciuto meritevole di considerazione, proprio perché formazione sociale idonea a favorire l’evoluzione della personalità del singolo e della coppia, in alcune situazioni che hanno finito per riconoscerne l’importanza sul piano di alcune conseguenze di natura giuridica.
In tema di responsabilità extracontrattuale
In materia di illecito endofamiliare
Non è questa la sede per ripercorrere lo svilupparsi del dibattito giurisprudenziale e dottrinale che ha portato al riconoscimento dell’illecito endofamiliare, evidenziato molto timidamente a partire da Cass. 29/05/1995 n. 5866, fatto sta che oggi la giurisprudenza, recependo la lacuna interpretativa generata dal convincimento che l’inadempimento di uno dei coniugi potesse trovare la sua sanzione solo “in ambito familiare”, con conseguente esclusione della configurabilità dell’illecito civile risarcibile, attraverso dei passaggi significativi (v. ad esempio Tribunale di Firenze 13/06/2000 in Fam. Dir. 2001, 161; Tribunale di Milano 04/06/2002 in Giur. It. 2002, 2290), è pervenuta alla elaborazione dell’illecito endofamiliare “inteso quale danno esistenziale conseguente alla lesione di un diritto costituzionalmente garantito, che va ad incidere sulla condotta di vita della persona e che si sussume alla categoria delle ripercussioni relazionali di segno negativo” (così in dottrina, Spangaro, La responsabilità in violazione dei doveri coniugali).
Il campo di applicazione di detti principi è rappresentato soprattutto dalla violazione dell’obbligo della fedeltà, essendo la casistica molto ampia, ricordandosi anche e doverosamente che l’addebito della separazione non è pregiudiziale all’azione di risarcimento in quanto il relativo presupposto logico è le ingiusta lesione di un diritto costituzionalmente protetto(Cass. 17/01/2012 n. 610).
Detto questo, va sottolineato che la giurisprudenza anche in questo settore si è spinta in avanti ampliando la portata applicativa dell’illecito endofamiliare, riconoscendo il risarcimento danni anche in ipotesi di convivenza more uxorio duratura e stabile, in coerenza con quei principi suddetti, principi che riconoscono alla c.d. famiglia di fatto la dignità di formazione sociale ai sensi dell’art. 2 Cost.
In questo senso vedasi Cass. 20/06/2013 n. 15481 che per così dire ha “aperto la breccia” in un muro che in passato era stato elevato per escludere il risarcimento danni causati dalla violazione degli obblighi familiari da parte del convivente, esaminando una fattispecie in cui si doveva decidere – ai fini della ammissibilità della richiesta di una donna di poter beneficare del patrocinio a spese dello Stato, nella causa da intentare all’ex convivente per ottenere il risarcimento del danno per violazione degli obblighi familiari- la “sussumibilità di tale posizione nell’ambito della categoria dei diritti fondamentali della persona, senza che assuma rilievo il tipo di unione al cui interno la lamentata lesione si sarebbe verificata”.
In tema di revisione dell’assegno di divorzio
Ebbene è stato più volte precisato che la convivenza more uxorio determina un potere di fatto sulla cosa di abitazione basato “su un interesse ben diverso di quello derivante da ragioni di ospitalità tale da assumere i connotati tipici di una detenzione giustificata che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare….con la conseguenza che la estromissione violenta e clandestina compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio (Cass. 21/03/2013 n. 7214; Tribunale di Milano 18/02/2014).
In tema di subentro nel contratto di locazioone
Così a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 07/04/1988 n. 4 in riferimento all’art. 6 comma 1 Legge 1978/392 è un dato acquisito che possono subentrare nel contratto di locazione in caso di morte del conduttore il convivente more uxorio di quest’ultimo o, in caso di allontanamento del primo, allorché con il convivente stesso rimanga nell’immobile locato anche la prole (Cass. 10/10/1997 n. 9868).
In tema di Impresa familiare
Alla famiglia di fatto sarebbe applicabile l’istituto giuridico dell’impresa familiare (art. 230 bis C.C.) sulla base di una recente decisione della Cassazione (15/03/2006 n. 5632) dopo che in fondo si era opinato in senso contrario (Cass. 02/05/1994 n. 4204) in ragione della considerazione (superata) che l’elemento salente dell’impresa familiare e la famiglia legittima, individuata tra i più stretti congiunti mentre la convivenza è una situazione di fatto caratterizzata dalla precarietà e dalla revocabilità ad nutum. Infatti, si considera impresa familiare l’impresa nella quale collaborano, anche attraverso il lavoro nella famiglia, il coniuge, i parenti entro il 3° grado, gli affini entro il 2° grado dell’imprenditore.
Le ipotesi dei c.d. diritti negati
Ciò non toglie che nell’ambito della c.d. famiglia di fatto il godimento di diritti successori possa essere assicurato attraverso una disposizione testamentaria, che pur tuttavia deve “fare i conti” con la normativa (art. 536 e segg. c.c.) che garantisce l’intangibilità delle quote riservate ai c.d. legittimi.
Al convivente more uxorio non si applica sicuramente la disposizione dell’art. 540, 2° comma c.c. che riserva a favore del coniuge legittimo, anche quando concorre con altri chiamati, alle condizioni ivi previste, il diritto di abitazione della casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano se di proprietà del defunto o comuni. L’esclusione è stata anche chiarita da una risalente sentenza della Corte Costituzionale del 26/05/1898 n. 310. Sul punto va ricordata la interessante pronuncia del Tribunale di Milano del 08/09/1997 (in Arch. Loc. 1998 n 88), il quale ragionevolmente ha reputato che alla morte del convivente more uxorio, proprietario dell’appartamento adibito ad alloggio familiare insieme al partner, gli eredi del primo possano richiedere a quest’ultimo il risarcimento danni da occupazione illegittima solo dal momento della relativa richiesta.
Considerazioni conclusive e condizioni per la ripetibilità di quanto dato dal convivente more uxorio
Questo, per così dire, lo “stato dell’arte” delle unioni di fatto in attesa di una loro disciplina organica ad opera le legislatore, il quale, da un decennio a questa parte, ha fatto “qualche passo” in tale direzione come nel caso della citata in tema di filiazione o come le leggi 04/04/2001 n. 154 (in tema di estensione al convivente degli ordini di protezione contro gli abusi familiari), 28/03/2001 n. 149 (in tema di stabilità della coppia di adottanti), 09/01/2004 n. 6 (in tema di legittimità anche del convivente ai fini della amministrazione di sostegno, interdizione ed inabilitazione), 19/02/2004 n. 40 (in tema di fecondazione assistita per le coppie di fatto), 08/02/2006 n. 54 in tema di affido condiviso per i figli di genitori non coniugati.
Inizialmente tali prestazioni erano considerate donazioni remuneratorie (v. Cass. 07/10/1954 n. 3389) per assurgere poi, in un secondo tempo, ad obbligazioni naturali viste in chiave di adempimento dei doveri naturali di assistenza aventi un contenuto analogo a quelli posti a carico del coniuge ex art. 143 cc.
La configurazione di tali doveri, alla stregua di una obbligazione naturale ex art. 2034 C.C. (è questo l’assetto definitivo cui è pervenuta attualmente la giurisprudenza), comporta la non ripetibilità delle eseguite prestazioni patrimoniali a favore dell’altro convivente. Particolarmente incisiva in questo senso la sentenza della Cassazione 22/01/2014 n. 1277, secondo la quale “eventuali contribuzioni di un convivente nei confronti dell’altro vanno intese come adempimenti che la coscienza sociale ritiene doverosi nell’ambito di un consolidato rapporto affettivo che non può non implicare – pur senza la cogenza giuridica di cui all’art. 143 C.C., comma 2, C.C.- una forma di collaborazione, di assistenza morale e materiale dell’altro.
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Stefano 19 maggio 2016 at 13:35
Del resto se una persona sta con un’altra dovrebbe essere perché lo ama oppure perché sta bene con lui/lei non (o non solo) per la sicurezza economica. Se una persona ha promesso il matrimonio e lo rimanda significa che non è convinto o non è in buona fede…chi abbocca significa che è succube o che gli fa comodo crederci per procrastinare a data da destinarsi il mantenersi da sola…se poi come dice B.M. si sopporta anche che questa persona abbia pure l’amante ciò conferma ulteriormente quello che ho detto prima persona in malafede e l’latra debole e succube
Che senso ha dire: stabiliamo nella convivenza more uxorio il mantenimento?…garantire solo il coniuge “più debole economicamente”, ma non necessariamente il migliore moralmente! Allora gli inganni avverrebbero magari a danno di chi ha la “colpa” di lavorare (quando l’altro non lo fa o è rimasto/a disoccupata ma non certo per colpa del compagno/a) ed è corretto nel rapporto ….visto che la fine di un rapporto si ha anche per motivi futili e non solo quando qualcuno si è comportato male con il/la partner. “Sei corretto e amorevole, ma Ti lascio non perché tu mi hai tradito o sei stato scorretto…. ma perché non ti amo più….. oppure perché ho trovato uno meglio…ma siccome ora non lavoro e abbiamo convissuto 10 anni …mantienimi per 10 anni, grazie,,a proposito io ti ho tradito te logico perché tanto nella more uxorio il tradire “non è causa di addebito”..a proposito rimango a casa tua per 6 mesi perché devo trovare casa mia…” Bella roba
Stefano 19 maggio 2016 at 13:20
Per Giovanna ti leggo con un anno di ritardo..
io non pontifico….ti rispondo secondo la mia “opinione genuina”:
premesso che io non sono né sposato, né convivente,e né divorziato e non pago alimenti a nessuno… capisco che tu (nella tua situazione) ti senta vittima di una ingiustizia (intesa non in senso giuridico) per aver accudito uno persona che tu amavi e che non sta bene in salute, mentre il tuo convivente more uxorio (che tu aiuti) ti ha “tradito” …senza lasciarti l’eredità che tu davi già per “scontata” e meritata… moralmente parlando.
Però quello che voglio farti capire è che stabilire dei “diritti” automatici in una convivenza more uxorio ne snaturerebbe la natura, darebbe cioè adito (potenzialmente) a ingiustizie di senso opposto al tuo caso….una persona (moralmente diversa e opposta da te) potrebbe “lucrare” mantenimenti o eredità o diritto provvisorio di abitazione (pur non meritandoli affatto e solo perché “versante in stato d bisogno”) dall’altro convivente, in un rapporto che per scelta esplicita delle due persone conviventi more uxorio non da vita (o non dovrebbe farlo) a nessuna obbligazione reciproca. E lo potrebbe fare anche cornificandolo tradendolo in altro modo diverso da quello fisco..poichè no n vi sono obblighi né addebiti per la loro violazione nella more uxorio.
Se una persona inganna l’altra promettendo o dando per scontato e poi non rispetta i patti è una cosa diversa. Se uno vuole esser onesto faccia un testamento o sposi il convivente. Anche in questo caso però (fatta salva la quota legittima obbligatoria) il partner potrebbe giocare qualche scherzetto sull’eredità lasciando a terzi diversi dal coniuge il resto dell’eredità ed idem vale per i figli (solo quota legittima). Il mio sospetto è che visto che oltre il 50% dei matrimoni vanno a rotoli e visto che molti si orientano sulla more uxorio lo stato voglia scaricare il welfare (necessario per chi versi in stato di bisogno) sui fessi (e per ora ignoranti) ella normativa, costringendo poi magari tutti a sposarsi (tanto più o meno obblighi si hanno comunque). Ecco il senso occulto della legge Corinna sugli eterosessuali.
Stefano 18 maggio 2016 at 11:31
tante chiacchiere per dire che?
Se uno vuole convivere more uxorio volontariamente (a mano che non sia costretto a farlo dalla sua situazione legale che non gli consente di sposarsi) significa che non intende impegnarsi nel matrimonio o in una unione civile..poò per es. farlo per vedere come si trova a vivere con una persona, può farlo perché non si fida ancora, ecc
Se la stessa persona volesse lasciare in eredità qualcosa potrebbe comunque farlo a beneficio del convivente more uxorio… il fatto che non sia automatico non vedo come possa considerarsi violazione di un diritto
Ora con la nuova legge Cirinnà (tanto famosa per unioni gay e stepchild adoption) pensa anche alle coppie eterosessuali conviventi more uxorio (senza aver informato a sufficienza la plebe ignara) stabilendo quella che a Roma è detta “legge del menga”: se convivi (…senza aver firmato nulla, né sposato nessuno) potrai dover pagare gli alimenti all’ex convivente (se necessario) per un tempo proporzionato alla durata della convivenza, ma siccome chi convive “more uxorio” non ha doveri (nemmeno quello di fedeltà) io potrei dover pagare gli alimenti a chi mi ha tradito e che era magari già povera prima della convivenza con mea… essendo la mia situazione considerata d’ufficio “meritevole di tutela” dalla Costituzione….inoltre non si può nemmeno cacciare dalla propria casa la persona convivente senza un “congruo termine”… così tanto per lasciare le chiavi di casa proprie a chi non gode più della nostra fiducia. Io la chiamo welfare scaricato dallo Stato sul singolo d’ufficio e “marchetta” contro la crisi dei matrimoni…tanto devi pagare lo stesso allora sposati e non rompere. occorrerà esser cinici e confrontare le dichiarazioni dei redditi ..per scegliersi una donna/uomo…che squallore
B.M. 12 aprile 2016 at 16:14
Non si considera tuttavia, che esistono casi in cui il convivente more uxorio promette per anni un matrimonio, che continua a procrastinare per evitare conflitti con i figli e, qualora tu non avessi il
lavoro nè la pensione e questo pensasse bene di farsi l’amante, non vi è tutela alcuna per colui che è costretto a subire angherie ed umiliazioni di sorta!!!! La Legge non esiste!!!!!
Giovanna 9 settembre 2015 at 13:34
E’ facile pontificare: matrimonio=obblighi – convivenza = libertà: Io convivo da circa 20 anni con un uomo che ho amato e che mi ama da quasi 40 (avevo 23 anni). Lui è legalmente separato, ha due figlie. Ha comprato nel corso della convivenza l’appartamento dove viviamo: Di recente ho scoperto che ha donato ad una figlia la nuda proprietà a mia insaputa. Questo uomo è da qualche anno gravemente ammalato. Ha avuto anche una caduta con frattura del femore che gli è stato operato quattro volte. E’ ormai invalido con accompagno (che incassa lui). Io lo assisto in tutto e per tutto. Ho imparato a fare insulina, clisteri e tutto ciò che occorre alla vita quotidiana di una persona nel suo stato. Non pensate che meriti qualcosa, non pensate che la legge debba riconoscere, quando non lo fa la persona responsabile, questo tipo di legame ripeto che dura da quarant’anni. Non pensate che almeno il diritto di abitazione nella casa in cui si è svolta la convivenza vada riconosciuto. Io non sono andata via perchè ripeto questa persona è malata e non voglio pesi sulla coscienza. Voglio precisare che io ho considerato la convivenza con lui alla stessa stregua di un matrimonio. Ho assolto a tutti i miei obblighi come se fossi sposata da ogni punto di vista. Ho fatto la moglie di fatto.
Rispondetemi se ritenete il caso. Voglio capire
stefano 15 luglio 2015 at 13:35
Salvo casi eccezionali chi convive per scelta more uxorio non vuole vincoli legami né diritti e doveri reciproci salvo quelli che decide spontaneamente di avere e di dare al partner. Se si vuole disporre di altri diritti si può andare dal notaio e sottoscrivere un atto. E’ un modo di vivere libero e scelto liberamente altrimenti ci si sposa o si fa una unione civile (quando esisterà). Stabilire per legge obblighi derivanti dalla convivenza more uxorio (es. dritto agli alimenti) è follia poiché snaturerebbe la convivenza more uxorio che serve proprio per non avere tali obblighi reciproci …allora tanto vale sposarsi o siglare una unione civile…ma forse è questo lo scopo del legislatore costringere indirettamente a farsi carico dell’altro almeno economicamente

References: art. 2
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 143
 art. 2034
 sentenza