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Timestamp: 2016-12-08 07:50:28+00:00

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Disposizioni generali in tema di impugnazioni:i termini per l’impugnazione delle sentenze penali di cui all’articolo 585 c.p.p.
In via preliminare affermo che la sentenza è quel provvedimento giudiziario che conclude la fase processuale ed è costituita da due parti ovvero dal dispositivo e dalla motivazione.
Il principio espresso dalla normativa processuale penale è quello della contestualità della motivazione1 della sentenza. Il predetto principio, tuttavia, non sempre può essere osservato nei casi in cui debbano essere affrontate più questioni rilevanti in fatto ed in diritto. Infatti, in questi casi non è agevole per il giudice redigere immediatamente la motivazione che, di conseguenza, richiede tempo, studio e riflessione personale al fine di una precisa esposizione di tutte le ragioni considerate e collocate a fondamento della deliberazione. Proprio su queste ragioni il legislatore, opportunamente, ha previsto la possibilità di redigere una motivazione differita da parte del giudice entro i termini stabiliti dall’articolo 544 c.p.p.
Fatte queste brevi riflessioni, mi accingo a trattare dei cd. termini per impugnare le sentenze penali che sono disciplinati in maniera analitica dall’articolo 585 c.p.p.
Infatti, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 585 codice di procedura penale, “Il termine per proporre impugnazione, per ciascuna delle parti, è:
di quindici giorni, per i provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio2 e nel caso previsto dall’articolo 544 comma 1;
di trenta giorni, nel caso previsto dall’articolo 544 comma 2;
di quarantacinque giorni, nel caso previsto dall’articolo 544 comma 3.
I termini previsti da comma 1 decorrono:
d) dal giorno in cui è stata eseguita la notificazione o la comunicazione dell’avviso di deposito con l’estratto del provvedimento, per l’imputato contumace e per il procuratore generale presso la corte di appello rispetto ai provvedimenti emessi in udienza a qualsiasi giudice della sua circoscrizione diverso dalla corte di appello.
Fino a quindici giorni prima dell’udienza possono essere presentati nella cancelleria del giudice della impugnazione motivi nuovi nel numero di copie necessarie per tutte le parti. L’inammissibilità dell’impugnazione si estende ai motivi nuovi.
Dall’analisi della norma in oggetto emerge che ogni singola impugnazione penale deve essere proposta entro termini perentori che sono prescritti dal legislatore a pena di inammissibilità. Inoltre, si deve rilevare che esistono tre differenti termini per impugnare le sentenze penali. Il motivo di tale differenziazione deve ricercarsi nel fatto che i termini aumentano man mano che la motivazione appare più complessa ed articolata. Ciò comporta che alle parti processuali venga, di conseguenza, attribuito un termine sempre maggiore per poter controdedurre.
Inoltre, dalla lettura dell’articolo 585 c.p.p. si evince che i termini per impugnare si calcolano partendo dalla data in cui si realizza il momento legale della conoscenza della motivazione della sentenza. Proprio a tal proposito si deve distinguere a secondache si tratti di motivazione contestuale, per la quale è valida la data della lettura in udienza, oppure di motivazione differita, per la quale è valido il termine concesso per la motivazione o quello ulteriore in cui viene notificato l’avviso di deposito, nel caso in cui il giudice non abbia rispettato il termine per redigere la motivazione (art. 585 c.p.p., comma 2).
Invece, il termine per proporre l’impugnazione della sentenza contumaciale decorre dalla scadenza del termine stabilito dalla legge per il deposito della sentenza, ancorché la notifica dell’estratto contumaciale sia avvenuta prima di detta scadenza (Cassazione penale, sezione V, sentenza 18 maggio 2007, n. 19519). Di fondamentale importanza è l’ultimo comma dell’articolo 585 c.p.p. che dispone che i termini per impugnare la sentenza sono previsti a pena di decadenza. Più in dettaglio, ciò implica che decorso il termine senza che sia proposta alcuna impugnazione questa diviene, pertanto, improponibile. Tuttavia, in quest’ultimo caso, qualora l’impugnazione venga proposta si avrà una dichiarazione di inammissibilità da parte del giudice (art. 591, 1° comma, lett. c) c.p.p.). Infine, si deve affermare e rilevare che è proprio l’articolo 585 c.p.p. a regolare la decorrenza dei termini di impugnazione con riferimento ad ogni tipo di provvedimento giurisdizionale. Infatti, anche all’impugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere resa all’esito dell’udienza preliminare si applicano i termini di cui all’articolo 585 c.p.p. Pertanto, trattandosi di sentenza emessa in seguito a procedimento in camera di consiglio, il termine di quindici giorni di cui al comma primo, lettera a), decorre dalla scadenza dei trenta giorni stabiliti dall’articolo 424, comma quarto, c.p.p., qualora la motivazione sia depositata entro quest’ultimo termine.
In conclusione, il sopraccitato articolo, nell’ottica del legislatore codicistico, è volto a contemperare le diverse esigenze rappresentate dalla salvaguardia dei diritti della persona titolare della legittimazionead impugnare e dalla stabilità delle asserzione contenute nella pronuncia adottata dall’autorità giudiziaria. Più in dettaglio, la ratio-legis della norma di cui all’articolo 585 c.p.p. è indirizzata ad impedire un pretestuoso prolungamento dei tempi necessari per giungere ad una pronuncia definitiva in ordine ai fatti che sono oggetto della cognizione giudiziale.
1 La motivazione descrive l’iter logico che ha condotto il giudice ad adottare una determinata e specifica pronuncia in ordine alla ricostruzione dei profili storici dei fatti oggetto di imputazione e delle relative responsabilità.
2 In relazione ai provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio ex art. 599 c.p.p. il termine per proporre impugnazione, ai sensi dell’art. 585, primo comma, lettera a) stesso codice, è di quindici giorni e tale termine decorre dalla notificazione e comunicazione dell’avviso di deposito del medesimo provvedimento, a norma del citato art. 585, secondo comma, lettera a).
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