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Timestamp: 2019-11-19 23:47:59+00:00

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Art. 220 codice di procedura penale - Oggetto della perizia - Brocardi.it
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Articolo 220 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 220 Codice di procedura penale
1. La perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche (1).
(1) Tali situazioni si configurano quale presupposto di ammissibilità della prova peritale.
Spiegazione dell'art. 220 Codice di procedura penale
La perizia appartiene anch’essa ai mezzi di prova, caratterizzati dal fatto che offrono al giudice dei risultati direttamente utilizzabili dal giudice ai fini della successiva decisione. I mezzi di prova non vanno confusi con i mezzi di ricerca della prova (ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni), che sono invece funzionali a permettere l’acquisizione di tracce, notizie o dichiarazioni idonee ad assumere rilevanza probatoria.
Ai sensi della norma in esame, la perizia è ritenuta ammissibile nelle ipotesi in cui sia necessario svolgere indagini, ovvero acquisire dati o valutazioni che richiedano specifiche competenze tecniche, scientifiche ed artistiche. Tra le varie ipotesi applicative, pare opportuno indicare quella di cui all’art. 45 comma 5 D.P.R. 285/1990, il quale stabilisce che, se nel corso di una autopsia non ordinata dall’autorità giudiziaria emerga il sospetto che la morte sia dovuta a reato, il medico deve sospendere le operazioni e darne immediata comunicazione all’autorità giudiziaria.
Altra ipotesi è prevista quando, per reati contro la personalità dei minori o contro la libertà sessuale, l’imputato deve essere sottoposto con le forma della perizia ad accertamenti per l’individuazione di patologie sessualmente trasmissibili.
Ai sensi del secondo comma, vengono confermate le tradizionali esclusioni circa l’ammissibilità della perizia nei confronti di determinati soggetti. Difatti, salvo quanto disposto in sede di esecuzione della pene o della misura di sicurezza (rispettivamente artt. 678 co. 2 e 679 co.1, sono vietate le perizie concernenti il carattere e la personalità dell’imputato, la pericolosità sociale e, in genere, circa le sue qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.
Nel giudizio di cognizione non è possibile ricorrere ad un'indagine peritale riguardante le qualità psichiche dell'imputato indipendenti da cause patologiche, essendo solamente ammesso, nei casi in cui siano presenti disturbi psicologici della persona idonei a incidere sulla capacità di intendere e di volere, procedere a perizia per accertare l'esistenza e la rilevanza di questi, diversamente da quanto invece è previsto in sede di esecuzione della pena (art. 678) e della misura di sicurezza (art. 679).
Massime relative all'art. 220 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 24082/2017
In tema di valutazione della perizia psichiatrica, sviluppandosi l' "iter" diagnostico dei periti attraverso due operazioni successive, connesse ed interdipendenti in relazione al risultato finale, cioè la percezione dei dati storici e il successivo giudizio diagnostico fondato sulla prima, il giudice deve discostarsi dalle conclusioni raggiunte quando queste si basano su dati fattuali dimostratisi erronei che, viziando il percorso logico dei periti, rende inattendibili le loro conclusioni. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato la decisione della Corte di assise di appello che, senza mettere in discussione la correttezza del dato fattuale accertato in sede peritale, riguardante l'esistenza di un disturbo della personalità dell'imputato riconducibile al novero delle infermità mentali rilevanti ex art. 89 cod. pen., ha disatteso, in assenza di un adeguato supporto scientifico, il giudizio diagnostico successivo, avente ad oggetto l'esistenza di una relazione causale dello stato viziato di mente con il delitto di omicidio commesso dall'imputato).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24082 del 15 maggio 2017)
Cass. pen. n. 18975/2017
In tema di prova, l'accertamento peritale grafologico è di per sé fortemente condizionato dalla valutazione soggettiva di chi lo conduce, piuttosto che da leggi scientifiche universali, con la conseguenza che legittimamente il giudice, il quale aderisca ad una delle valutazioni tecniche emerse in sede istruttoria, disattendendo le altre, assolve all'onere di motivare le ragioni del suo convincimento mediante l'integrazione della prospettiva tecnico-scientifica, proveniente dall'indagine più propriamente grafologica, con quella logico-indiziaria, relativa al contesto circostanziale di ipotetica redazione dell'atto stesso.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 18975 del 20 aprile 2017)
Cass. pen. n. 37244/2014
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 37244 del 8 settembre 2014)
Cass. pen. n. 40611/2012
Nel valutare i risultati di una perizia o di una consulenza tecnica, il giudice deve verificare la validità scientifica dei criteri e dei metodi di indagine utilizzati, allorché essi si presentino come nuovi e sperimentali e perciò non sottoposti al vaglio di una pluralità di casi ed al confronto critico tra gli esperti del settore, sì da non potersi considerare ancora acquisiti al patrimonio della comunità scientifica. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto immune da censure la motivazione con la quale il giudice di merito aveva effettuato la verifica della nuova metodologia automatica di identificazione vocale denominata "speaker recognition system" utilizzata nell'ambito di una consulenza del P.M.).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 40611 del 17 ottobre 2012)
Cass. pen. n. 37402/2006
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 37402 del 13 novembre 2006)
Cass. pen. n. 12839/2003
In virtù del principio della libertà della prova e del libero convincimento del giudice, la prova di autenticità o falsità di un documento può essere desunta da elementi diversi dalla consulenza grafica, allorché l'esame diretto della firma addebitata all'imputato, raffrontata con altre sottoscrizioni che gli sono certamente riferibili, convincano il giudice motivatamente che si tratta di documento attribuibile allo stesso imputato.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 12839 del 19 marzo 2003)
Cass. pen. n. 8076/2000
Allorché le conclusioni degli esperti che hanno ricevuto incarico di eseguire perizia psichiatrica sull'imputato (nella specie, in differenti gradi del giudizio) siano insanabilmente divergenti, il controllo di legittimità sulla motivazione del provvedimento concernente la capacità di intendere e di volere deve necessariamente riguardare i criteri che hanno determinato la scelta tra le opposte tesi scientifiche: il che equivale a verificare se il giudice del merito abbia dato congrua ragione della scelta e si sia soffermato sulle tesi che ha creduto di non dovere seguire e se, nell'effettuare tale operazione, abbia tenuto costantemente presenti le altre risultanze processuali e abbia con queste confrontato le tesi recepite.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8076 del 7 luglio 2000)
In tema di falsità, allo scopo di accertare la sussistenza dell'elemento oggettivo, non può ritenersi sempre indispensabile l'espletamento della perizia grafica, la quale, per altro, ha valore solo di indizio. Invero, per il principio della libertà della prova e del libero convincimento del giudice, la certezza della falsità del titolo può anche essere desunta da altri elementi. (Fattispecie nella quale il giudice di merito ha ritenuto superflua l'indagine peritale, ricavando la prova della falsità del documento e della responsabilità dell'imputato dal disconoscimento della firma di traenza da parte di colui che appariva come l'emittente, dalla genuinità della intestazione del titolo a favore dell'imputato e dalla autenticità della girata da costui apposta, dalla consegna del titolo a persona creditrice dell'imputato. La cassazione, rilevando che, in sede di ricorso, l'imputato, lamentando il mancato esperimento della perizia grafologica, aveva semplicemente tentato di rielaborare il fatto attraverso una non consentita rilettura degli atti, ha rigettato il gravame).
Cass. pen. n. 2959/1999
La richiesta di ritrascrizione delle intercettazioni ambientali, prospettando un problema di reiterazione del mezzo istruttorio, solleva una questione di merito, la cui valutazione compete esclusivamente al giudice territoriale e non può essere esaminata dal giudice di legittimità se la motivazione sia, sul punto, esente da vizi logici e giuridici. (Nella specie era stata richiesta una perizia per la ritrascrizione delle intercettazioni, in quanto le captazioni risultavano vaghe e generiche a causa di disturbi fonici e della incomprensibilità di diverse parole).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2959 del 5 marzo 1999)
Cass. pen. n. 11235/1997
In tema di valutazione delle risultanze peritali il giudice di merito può fare legittimamente propria, allorché gli sia richiesto dalla natura della questione, l'una piuttosto che l'altra tesi scientifica, purché dia congrua ragione della scelta e dimostri di essersi soffermato sulla tesi o sulle tesi che ha creduto di non dover seguire.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11235 del 9 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 2751/1997
Il giudice, nel valutare i risultati di una perizia o di una consulenza tecnica, ha l'onere di verificare la validità scientifica dei criteri e dei metodi di indagine utilizzati allorché essi si presentino come nuovi e sperimentali, e perciò non sottoposti al vaglio di una pluralità di casi ed al confronto critico tra gli esperti del settore, sì da non potersi considerare ancora acquisiti al patrimonio della comunità scientifica. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato per vizio della motivazione l'ordinanza del tribunale del riesame la quale aveva ritenuto elemento non sufficiente ad integrare i gravi indizi di colpevolezza necessari per l'emissione della misura cautelare l'esito di una consulenza tecnica — eseguita con metodo computerizzato — di identificazione dei volti travisati degli autori di una rapina, ripresi da una telecamera a circuito chiuso, osservando semplicemente che detta consulenza si basava «su mere ipotesi scientifiche non ancora sufficientemente verificate e controllate», senza però effettuare un'approfondita verifica della validità della nuova metodologia).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2751 del 11 agosto 1997)
Cass. pen. n. 3799/1997
In caso di istanza di revoca o sostituzione della custodia cautelare in cercere proposta dall'imputato o dall'indagato e fondata sulle sue gravi condizioni di salute, se il giudice non ritiene di accogliere la stessa sulla base degli atti, anche a prescindere da una delibazione circa il suo livello di fondatezza, devono necessariamente essere disposti gli accertamenti medici del caso ai sensi degli artt. 220 e seguenti c.p.p., così da assicurare forme adeguate di partecipazione difensiva, con l'ausilio di un consulente tecnico.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3799 del 28 gennaio 1997)
Cass. pen. n. 9472/1996
Qualora il giudice di merito pervenga, con adeguata motivazione, a far proprie le conclusioni di due perizie d'ufficio che siano giunte ad identico risultato attraverso diverse metodologie di indagine scientifica, non gli incombe l'ulteriore onere motivazionale di risolvere le eventuali difformità dell'argomentare dei periti, le quali risultano ininfluenti ai fini della decisione.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9472 del 7 novembre 1996)
Cass. pen. n. 1379/1996
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1379 del 7 giugno 1996)
Cass. pen. n. 3412/1996
L'art. 221, comma 1, c.p.p. si limita a dettare la disciplina sulla «nomina del perito», senza minimamente prevedere limitazione alcuna al potere del giudice di disporre, nel caso lo ritenga necessario, una nuova perizia. L'ultima parte del predetto comma non subordina affatto la possibilità di nuova perizia alla previa declaratoria di nullità della precedente, ma soltanto ha voluto evitare, se possibile, che il nuovo incarico peritale sia affidato alla stessa persona che ha già compiuto un atto poi dichiarato nullo.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3412 del 5 aprile 1996)
Cass. pen. n. 794/1996
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 794 del 27 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 9841/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9841 del 25 settembre 1995)
Cass. pen. n. 1856/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1856 del 2 maggio 1995)
L'accertamento peritale ha la sua ragione d'essere nella necessità di apportare al giudice gli elementi indispensabili per la valutazione dell'elemento probatorio, sicché è consentito al decidente, nell'ambito del suo potere di controllo e supervisione, di pervenire ad un convincimento che, pur non trovando precisa aderenza al delimitato campo dell'indagine tecnica, trovi comunque giustificazione nella medesima e ne rappresenti il logico sviluppo. (Siffatto principio è stato affermato con riferimento a fattispecie nella quale due perizie su filmati di due diverse rapine, riprese a circuito chiuso in istituti bancari in tempi diversi, avevano concluso separatamente con un giudizio di probabilità sulla identificazione dell'imputato con uno dei rapinatori: i giudici di merito, confrontando le due perizie ed il materiale utilizzato, avevano concluso, a loro volta, per l'identità del rapinatore in entrambi i casi, traendo ulteriore elemento di prova a carico dell'imputato).
Cass. pen. n. 8416/1993
Nel valutare i risultati di una perizia, il giudice deve verificare la stessa validità scientifica dei criteri e dei metodi di indagine utilizzati dal perito, allorché essi si presentino come nuovi e sperimentali e perciò non sottoposti al vaglio di una pluralità di casi ed al confronto critico tra gli esperti del settore, sì da non potersi considerare ancora acquisiti al patrimonio della comunità scientifica. Quando, invece, la perizia si fonda su cognizioni di comune dominio degli esperti e su tecniche d'indagine ormai consolidate, il giudice deve verificare unicamente la corretta applicazione delle suddette cognizioni e tecniche. (Fattispecie relativa a perizia fonica, nella quale essendo stata fatta per la prima volta applicazione di un metodo di ricerca definito «parametrico», dotato di un'elevatissima capacità di identificazione della voce, il giudice non ha operato la verifica circa la validità del nuovo approccio metodologico).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8416 del 3 settembre 1993)
Cass. pen. n. 11564/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 11564 del 4 dicembre 1992)
Cass. pen. n. 3392/1992
L'ordinamento processuale non prevede alcun dovere di procedere a perizia o ad accertamento tecnico per stabilire la qualità e quantità del principio attivo di una sostanza drogante. Infatti, da un lato, il giudice può attingere tale conoscenza dalle diverse fonti di prova offerte dalle parti o acquisite eccezionalmente di ufficio, liberamente, entro i limiti di una motivazione logica e puntuale; dall'altro lato, le parti, in un sistema ispirato al principio del diritto alla prova a cui corrisponde il rischio della mancata prova, hanno il diritto di fare esaminare la sostanza sequestrata da propri consulenti e di chiedere una perizia nell'incidente probatorio o nel dibattimento.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3392 del 29 ottobre 1992)
Cass. pen. n. 7385/1992
L'intervento e l'assistenza alle operazioni peritali, anche per mezzo di un consulente tecnico di parte, è un diritto riservato all'imputato sottoposto a perizia, e non già a coimputati interessati non tanto all'accertamento della capacità di intendere e di volere del primo, quanto all'attendibilità dello stesso, accertamento che non può essere fatto oggetto di indagine peritale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7385 del 24 giugno 1992)
L'istanza di perizia psichiatrica avanzata dalla difesa dell'imputato non preclude la domanda di giudizio abbreviato che, con la sua richiesta di definizione del processo allo stato degli atti, implica tacita rinuncia ad essa.

References: Articolo 220

Articolo 220

Cass. 
 art. 89
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