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Timestamp: 2018-07-19 20:09:34+00:00

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1 N /2016 REG.PROV.COLL. N /2012 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 5648 del 2012, proposto da: **, rappresentato e difeso dall'avv. Marco Grispo, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, viale delle Milizie, 9; contro Ministero dell'interno, rappresentato e difeso per legge dall'avvocatura dello Stato, con domicilio in Roma, via dei Portoghesi, 12; per l'annullamento del provvedimento di rigetto della richiesta di concessione della cittadinanza italiana ( K10/184873).
2 Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'interno; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 dicembre 2015 la dott.ssa Cecilia Altavista e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO Il ricorrente, cittadino pakistano, il , ha presentato domanda per la concessione della cittadinanza italiana, ai sensi dell articolo 9 comma lettera f) della legge n. 91 del 1992, in quanto residente in Italia da più di dieci anni. L Amministrazione con decreto del , notificato il , respingeva la domanda, rilevando a carico del richiedente una sentenza di condanna del Tribunale di Reggio Emilia, del , per il reato di rissa aggravata. Il decreto è stato preceduto da un preavviso di rigetto, del , nel quale si faceva riferimento all arresto in flagranza per rissa e all insufficienza dei redditi, inviato anche allo studio del difensore, a seguito del quale non risultano presentate osservazioni.. Avverso il decreto di rigetto della cittadinanza è stato proposto il presente ricorso per i seguenti motivi:
3 insufficienza e illogicità della motivazione, eccesso di potere, violazione della legge n. 241 del 1990 e dell articolo 9 della legge n. 91 del 5 febbraio Si è costituito il Ministero dell Interno contestando la fondatezza del ricorso. All udienza pubblica del il ricorso è stato trattenuto in decisione. Il ricorso è infondato. Ai sensi dell articolo 9 comma 1 lettera f) della legge n. 91 del 1992, la cittadinanza italiana può essere concessa allo straniero che risieda legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica. La norma attribuisce all Amministrazione un potere ampiamente discrezionale, che si esplica in un potere valutativo circa la avvenuta integrazione dello straniero nella comunità nazionale sotto molteplici profili. In particolare, la discrezionalità non può che tradursi in un apprezzamento di opportunità circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale, sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l'integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale, sotto il profilo delle condizioni lavorative, economiche, familiari e di irreprensibilità della condotta (Consiglio di Stato sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; VI n. 52 del 10 gennaio 2011 Sez. VI, sent. n. 282 del 26 gennaio 2010; Tar Lazio sez seconda quater n.5665 del 19 giugno 2012; n del 18 aprile 2012).
4 Il provvedimento di diniego di concessione della cittadinanza italiana, essendo altamente discrezionale, è sindacabile dal giudice nei soli casi di palese incongruità del processo valutativo, o di erronea conoscenza della situazione di fatto, nonché nei casi di palese irragionevolezza o di evidente abnormità (Consiglio di Stato Sez. VI, sent. n del ; Tar Lazio II quater n.4752 del 2014). Nel caso di specie, l Amministrazione ha basato la propria valutazione, come risulta dal provvedimento impugnato, sulla sentenza di condanna a quattro anni di reclusione per rissa aggravata pronunciata nell anno antecedente al decreto di rigetto. In primo luogo, il reato di rissa, nell ipotesi aggravata di cui al secondo comma dell art 588, essendo prevista la pena edittale massima di cinque anni, rientra nelle fattispecie ostative di cui all art 6 lettera b) della legge n. 91 del 1992, per cui è precluso l acquisto della cittadinanza in presenza di condanne per delitti non colposi per i quali la legge preveda una pena edittale non inferiore nel massimo a tre anni di reclusione. Si deve, infatti, ritenere, che le fattispecie ostative di cui all art articolo 6, pur essendo espressamente indicate con riferimento alla cittadinanza richiesta ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 91 del 1992 (coniuge di cittadino italiano), siano applicabili a fortiorianche alla cittadinanza richiesta ai sensi dell'articolo 9 lettera f) della legge n. 91 del 1992 (cfr Consiglio di Stato VI n. 52 del 10 gennaio 2011, per cui la legge 5 febbraio 1992, n. 91, pone nell'art. 9 i presupposti per la
5 richiesta di rilascio della cittadinanza italiana, fra cui al comma 1, lettera f), la residenza da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica; nell'art. 6 della medesima legge, poi, sono indicate cause preclusive per tale rilascio, in connessione a condanne penali o a comprovati motivi, inerenti alla sicurezza della Repubblica; Tar Lazio II quater n del 2014; n del 2015). Inoltre, anche al fine del sindacato sulla ragionevolezza della valutazione operata dall Amministrazione, si devono considerare sia la gravità della pena inflitta (quattro anni di reclusione) sia la mancata concessione delle attenuanti generiche, motivata nella sentenza - depositata in giudizio dalla stessa difesa ricorrente- nonostante l incensuratezza degli imputati, in relazione alla particolare gravità del fatto commesso. In ogni caso, anche la natura del reato e l allarme sociale da questo provocato, appaiono incompatibili con il rispetto dovuto alle regole della convivenza civile e alla piena condivisione dei valori della comunità nazionale. Infatti, l'inserimento dello straniero nella comunità nazionale è considerato legittimo quando l'amministrazione ritenga che quest'ultimo possieda ogni requisito atto ad inserirsi in modo duraturo nella comunità, mediante un giudizio prognostico che escluda che il richiedente possa successivamente creare inconvenienti o, addirittura, commettere fatti di rilievo penale (Tar Lazio seconda quater n del 2009). Il reato viene valutato anche sotto il profilo dell interesse pubblico del Paese ospite ad accogliere chi lo ha commesso tra i propri
6 cittadini; valutazione che implica anche l'opportunità di evitare di inserire tra questi chi, con la propria condotta, non mostri di condividere alcuni valori dell'ordinamento giuridico ritenuti meritevoli di tutela anche a livello penale, valori la cui trasgressione può ben essere considerata anche indicativa di un non adeguato livello di integrazione nella comunità nazionale (Tar Lazio seconda quater n del 2015). Nel caso di specie, non appare irragionevole, quindi, la valutazione operata dall Amministrazione circa la completa integrazione nella collettività nazionale, anche in relazione alla particolarità della fattispecie penale oggetto della condanna e alla circostanza che la pronuncia del Tribunale di Reggio Emilia è intervenuta poco tempo prima della decisione dell Amministrazione. Il ricorso è, quindi, infondato e deve essere respinto. In considerazione dalla particolarità della materia in questione sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese processuali. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese compensate.
7 Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2015 con l'intervento dei magistrati: Leonardo Pasanisi, Presidente Pietro Morabito, Consigliere Cecilia Altavista, Consigliere, Estensore L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 26/01/2016 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
Pubblicato il 27/09/2016 N. 09947/2016 REG.PROV.COLL. N. 03412/2015 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater)
«È legittimo il diniego di cittadinanza a seguito di reati contro la pubblica incolumità» (TAR Lazio, sez. II quater, 07 maggio 2014, n.
«È legittimo il diniego di cittadinanza a seguito di reati contro la pubblica incolumità» (TAR Lazio, sez. II quater, 07 maggio 2014, n. 4752) cittadinanza reato di porto d armi pubblica incolumità E da

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 articolo 9
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 articolo 6
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