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Timestamp: 2020-08-08 03:11:55+00:00

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Pub troppo rumoroso? Lo decide il giudice sulla base delle prove
Il rumori provenienti dai pub sono in grado di portare ad una condanna penale: in che modo bisogna valutare se sono fuori legge?
In tema di pub eccessivamente rumorosi, la prova della responsabilità penale di chi li esercita è rimessa alla valutazione del giudice di merito chiamato a decidere sul caso concreto.
La Corte di Cassazione, chiamata a vagliare la legittimità della condanna, non ha il potere di rivalutare la decisione assunta, ma solamente di verificare se il ragionamento e le motivazioni espresse nella sentenza impugnata siano corrette.
Come dire: la Cassazione non può dire se quel dato pub era davvero molto rumoroso, ma se il giudice che ha deciso nel merito è arrivato ad affermare correttamente la rumorosità sulla base del materiale probatorio raccolto.
Questa la conclusione cui sono giunti i Giudici di legittimità e più nello specifico la sentenza n. 12519 resa mediante deposito in cancelleria il 20 aprile 2020 a seguito di discussione nella pubblica udienza del 16 gennaio 2020.
Due valutazioni, certo, decisamente differenti: dire se c'era rumore è cosa diversa dal dire se chi ha accertato se quel rumore c'era lo abbia fatto correttamente.
Pub rumoroso e responsabilità penale
Il gestore di un pub, veniva condannato, tanto in primo quanto in secondo grado, perché ritenuto responsabile del reato previsto e punito dall'art. 659 c.p., ossia per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone.
Quale la condotta punita?
I giudici accertavano che l'imputato nell'ambito della sua attività svolgeva spettacoli musicali in orario notturno tenendo aperte le porte dell'esercizio in violazione di ordinanza sindacale. Ciò aveva quale conseguenza la diffusione sonora in ambiente esterno, diffusione che disturbava altresì il riposo e le occupazioni delle persone stante il livello delle emissioni.
In sostanza veniva accertato che: le emissioni rumorose erano sopra i limiti previsti dalla legge e che queste erano in grado di disturbare potenzialmente un numero indefinito di persone.
Si badi: per incorrere nella responsabilità penale di cui all'art. 659 c.p. non è necessario disturbare una o più persone (reato di danno), ma è sufficiente che un numero indefinito di persone possa essere disturbato (reato di pericolo, posto a tutela della pubblica quiete).
Da qui la condanna ed il ricorso per Cassazione dell'imputato.
Pub rumoroso, quando la rumorosità è eccessiva?
Per il ricorrente la condanna era illegittima per vari motivi: innanzitutto a suo modo di vedere la sentenza impugnata aveva errato nel concludere sulla rilevanza penaledella condotta: a lamentarsi era stato solamente il vicino del piano superiore.
Non solo: per l'imputato se proprio responsabilità doveva esserci - per via dello sforamento dei decibel - questa doveva essere degradata da penale ad amministrativa, ossia per violazione delle regole dettate in materia di violazione dei limiti di rumorosità.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, spiegando perché la sentenza di secondo grado, a sua volta confermativa delle conclusioni del giudice di prime cure, era stata formalmente corretta.
Se il pub è rumoroso lo decide il giudice di merito
Esistono elementi oggettivi per dire se una determinata attività è rumorosa oppure no. Esistono strumenti di misurazione che esprimono quella rumorosità. La fissazione di una soglia e convenzionale. Il suo superamento è garanzia di responsabilità, quanto meno amministrativa.
Il rispetto, esclude violazioni di questo genere, ma non fa venire meno quello di condanna penale.
Motivo? Il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone trascende dal superamento di soglie e va valutato in concreto, sulla scorta delle risultanze istruttorie.
Nel caso di specie, dice la Cassazione, c'erano tutte: superamento della soglia e verifica concreta.
Si legge in sentenza che l'accertamento in esame è un «accertamento di fatto rimesso all'apprezzamento del giudice di merito, il quale può basarsi sull'espletamento di specifiche indagini tecniche, come può fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete (Sez. 3, n. 11031 del 05/02/2015, Montoli e a., Rv. 263433)» (Cass. 16 gennaio 2020 - 20 aprile 2020 n. 12519).
Su queste valutazioni, prosegue la Corte il controllo di legittimità è limitato, non potendo, per legge, concretarsi in una nuova valutazione del merito della vicenda.
La Cassazione svolge il proprio ruolo nomofilattico verificando che il testo dell'atto impugnato «contenga l'esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo sorreggono, che il discorso giustificativo sia effettivo e non meramente apparente (cioè idoneo a rappresentare le ragioni che il giudicante ha posto a base della decisione adottata), che nella motivazione non siano riscontrabili contraddizioni, né illogicità evidenti (cfr. Sez. 1, n. 41738 del 19/10/2011, Longo, Rv. 251516)» (Cass. 16 gennaio 2020 - 20 aprile 2020 n. 12519).
Chiaramente una valutazione concreta che consiste nell'esame del contenuto della sentenza impugnata, il cui risultato non è dire se c'erano o meno i rumori, ma se in quel documento in è ben valutato e concluso in tal senso.
Nel caso di specie, dice la Cassazione, così è stato in quanto entrambe le sentenze dei gradi di merito avevano fatto riferimento ad un accertamento fonometrico nonché alla deposizione del personale di Polizia Municipale che più volte aveva riscontrato l'eccessiva rumorosità ed anche sulle dichiarazioni di un vicino di casa che aveva sporto più d'una denuncia. Insomma a fatti concreti e circostanziati che giustificavano quella conclusione.
Pub rumoroso, quando la responsabilità è penale?
Anche sul punto l'imputato ha visto dichiarato inammissibile il proprio ricorso. Motivo?
Ove sia accertata la responsabilità amministrativa per superamento delle soglie di rumorosità previste dalla legge n. 447/1995, questa è da considerarsi assorbita qualora la medesima fattispecie ricada nell'alveo del dettato normativo di cui all'art. 659 c.p.
Scarica Cass. 16 gennaio 2020 - 20 aprile 2020 n. 12519
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