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Timestamp: 2020-02-25 00:11:06+00:00

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Art. 32 L. 27/12 | Giurisprudenza Bolognese
Category Archives: Art. 32 L. 27/12
Riceviamo dallo studio dell’ avv. Vittorio Vecchi e volentieri pubblichiamo questa sentenza del Giudice di Pace di Bologna, pubblicata il 13 gennaio 2017, n. 56, est. dott. Pederzoli. La pronuncia prende atto di entrambi gli orientamenti espressi in merito dal Tribunale di Bologna: sia di quello che stabilisce la sufficienza del dato clinico, sia dell’ altro, che assegna particolare valore all’ accertamento strumentale della menomazione. Nel far ciò il Giudice di Pace avoca a sé la verifica dell’ esistenza del presupposto richiesto dalla legge (l’accertamento strumentale) disattendendo, nella propria qualità di primo perito del giudizio, le conclusioni del CTU solo su questo punto, giungendo quindi ad una piena liquidazione del danno. Scarica la sentenza: Pederzoli 03
Scarica la sentenza: sentenza cassazione
Va in primo luogo osservato che la novella costringe la medicina legale a muoversi in territori mai prima esplorati: sino all’emanazione della legge in esame, il dato strumentale era considerato solo in funzione ancillare rispetto a quello clinico, e veniva quindi preso in considerazione solo nel caso il rilevo clinico non soccorresse. Tipica è l’ipotesi della menomazione interessante l’apparato scheletrico, che, salvo i rari casi dell’esposizione della frattura, può essere correttamente studiata solo attraverso una indagine di tipo radiologico. Ovviamente, nel momento in cui il legislatore ha richiesto una conferma strumentale di un dato clinicamente già acquisito, ha dischiuso un campo di studi mai esplorato dalla medicina in quanto nessun senso avrebbe avuto, sotto il profilo medico, cercare conferme strumentali di circostanze già pacificamente assodate. Questo è, peraltro, il motivo per il quale sono molto rari gli studi che abbiano la finalità di rilevare in maniera diretta il tipo di menomazione di che trattasi: tali studi, infatti, non hanno alcuna utilità diagnostica e il problema del loro approfondimento si pone solo oggi all’unico fine di offrire qualche risposta alla pretesa del legislatore.
1. Restrittiva. Volendo procedere con maggior rigore si potrebbe fare aderire la soglia di certezza richiesta dalla valutazione medico legale in ordine al verificarsi del danno (lesione), anche qualora accertabile clinicamente senza ausilio strumentale a quella usualmente pretesa al fine di valutarne le conseguenze (menomazione) per le quali spesso l’ausilio strumentale è indispensabile, esigendo quindi la presenza di un elemento patognomonico “perfetto” (ovvero probante la menomazione in maniera univoca, c.f.r. Cesare Scandellari, “La strategia della diagnosi”, Piccin, 1981, p.38-39) che riveli in maniera ripetibile e indipendente dall’ accertatore la perdita del bene salute.
2. Temperata. In alternativa si potrebbe concludere che il legislatore ha richiesto agli interpreti due diverse valutazioni, aventi ad oggetto una l’esistenza della alterazione traumatica (lesione) nei casi in cui il supporto strumentale è solo confermativo di un quadro clinico già definito, ed una mirante a verificare le sue conseguenze (menomazione) laddove la verifica strumentale sia effettivamente indispensabile alla diagnosi. Il superamento degli oneri probatori nei due casi richiederebbe (visto che nel primo grado si tratta di un danno già accertato e di una indagine relativa all’evento lesivo, nel secondo di uno da accertarsi e della ricerca altrimenti impossibile delle conseguenze menomative) un diverso grado di severità.
Per i casi del primo tipo (trattasi, lo ripetiamo, di un danno già clinicamente certo, per il quali il dato strumentale è offerto al solo fine di soddisfare il requisito richiesto dalla legge) verrebbe preteso un elemento probatorio complementare rispetto al (pur di per sé esaustivo, sotto il profilo medico legale) accertamento clinico. Tuttavia questo elemento, stante la natura intrinsecamente transeunte della lesione o lo stato delle conoscenze scientifiche, non potrebbe che avere una caratteristica patognomonica “imperfetta” (per utilizzare la già citata distinzione del Piccin), il che non rappresenterebbe però un problema stante il fatto che, ove positivo, il riscontro strumentale non farebbe che sostenere l’evidenza “visiva”. Di tale natura potrebbe essere, a mero titolo esemplificativo, un accertamento radiologico o ecografico nell’ immediatezza dell’evento traumatico, esami “strumentali” validi al fine di mostrare segni diretti o anche indiretti della lesione.
Valutazione delle soluzioni prospettate. Questa seconda interpretazione “temperata” appare sicuramente preferibile, perché salverebbe sia le esigenze di massima certezza nella prevenzione delle frodi veicolate nella norma, sia il necessario coordinamento con il panorama normativo e scientifico rappresentato nell’esordio della presente riflessione, sia, infine, esigenze di giustizia sostanziale e di omaggio al comune sentire, che deplora la stessa idea secondo cui un danno certamente esistente possa non essere risarcito a priori, stante l’impossibilità scientifica di offrirne una rappresentazione strumentale efficace al 100%.
Si riporta, a mero titolo esemplificativo e pur consci delle peculiarità del caso, un parere reso dal CTU dott. Fabrizio Amato, chiamato a rendere chiarimenti sulla valenza dell’indagine ecografica in ordine alla dimostrazione dell’esito lesivo di un trauma cervicale: “l’ecografia, pur con le limitazioni conseguenti la soggettività dell’operatore, documenta una lesione iniziale (moderato edema diffuso) che conferma l’avvenuto trauma e l’avvenuta reazione locale dei tessuti”. La stessa indicazione viene offerta dal dott Luigi Ferrara il quale osserva: “Nel caso in esame, le lesioni identificate risultano accertate visivamente (visita medico-legale) e supportate “strumentalmente” (esame radiografico del 25/07/2014, esame ecografico del 25 agosto 2014).”. I pareri dei due specialisti, che vengono citati in quanto noti per la loro imparzialità ed autorevolezza, attestano che il mondo della medicina legale ha ben presente la distinzione fra la tipologia di prova da esigersi a dimostrazione di una lesione già clinicamente certa e quella che invece deve essere pretesa per ritenere confermata una menomazione spesso non rilevabile con la sola tecnica clinica.
“Tali nuove disposizioni rispettivamente comportano, per tali lievi lesioni: − la necessità di un “accertamento clinico strumentale” (di un referto di diagnostica, cioè, per immagini) per la risarcibilità del danno biologico permanente;”
Si rileva che la Corte non richiede una correlazione patognomonica “perfetta”, e addirittura neppure l’acquisizione agli atti di un supporto iconografico, ma solamente una refertazione che descriva l’esame strumentale effettuato.
LA PROVA (DIABOLICA) DELL’ACCERTAMENTO STRUMENTALE E’ INUTILE
Giudice di Pace di Bologna, sentenza 4 dicembre 2015 n. 3.752, est. dott.ssa Federica Poli Camagni: Ove il CTU rilevi che il trauma oggetto di esame è suscettibile di accertamento clinico, ma non strumentale, in aderenza all’orientamento espresso dal Tribunale di Bologna, si ritiene che il danno sia comunque risarcibile, dovendo il risarcimento debba essere commisurato alle risultanze peritali emerse in conseguenza della visita medica, visita da effettuarsi senza imposizione normative sulla formazione del convincimento del consulente. Scarica la sentenza: Poli Camagni 01
Tribunale di Padova, sentenza 3.371/14, est. dott. Bordon: l’intento del legislatore nella L. 27/12, è quello di evitare risarcimenti in caso di effetti lesivi “meramente soggettivi”, intendendosi richiamare il Giudice ad un accertamento rigoroso delle menomazioni. Una lesione che determina postumi permanenti costituisce un pregiudizio sufficientemente serio da essere meritevole di tutela anche in un sistema che impone alla vittima un grado minimo di tolleranza. Richiedere la prova sia clinica, che strumentale, che obiettiva comporterebbe un risultato incongruo. Un trauma cervicale può esprimersi dal punto di vista obiettivo con una contrattura muscolare, che è certamente evidenziabile clinicamente, ma non necessita di accertamento strumentale perché, dal punto di vista terapeutico, non vi è nessuna utilità a dimostrare, strumentalmente, ciò che è clinicamente evidente. Scarica la sentenza: Tribunale di Padova
Tribunale di Rimini, sentenza 19 febbraio 2016 n. 257, est. dott.ssa Susanna Zavaglia: alla luce della ratio delle norme e delle finalità perseguite dal legislatore (intento di contrastare sia il fenomeno delle truffe assicurative che la negligenza colposa nell’accertamento dei microdanni) l’interpretazione più plausibile delle norme è che la legge esiga che il danno alla salute di lieve entità sia accertato e valutato dal medico legale e dal giudice secondo criteri di rigorosa e e assoluta scientificità, senza che sia possibile fondare l’accertamento del danno sulle sole dichiarazioni della vittima. Ne consegue che ove la compagnia non contesti l’esigenza del danno, ma solo la sua risarcibilità sulla base di argomentazioni giuridicamente errate, esso deve essere ristorato sulla base dell’elaborato peritale, ove adeguatamente motivato. Scarica la sentenza: Tribunale di Rimini
SEMPRE INUTILE L’ACCERTAMENTO STRUMENTALE. E GLI ONORARI STRAGIUDIZIALI SI PAGANO
Riceviamo dallo Studio Legale dell’ Avv. Alessandro Soffritti, e gentilmente pubblichiamo:
Giudice di Pace di Bologna, Sentenza 23 ottobre 2015, n. 3.079, est. Dott. Stefano Onofri. Le disposizioni di cui all’art. 32 commi 3 ter e 3 quater della L. 27/12, norme di identico contenuto precettivo e quindi da valutare in maniera uniforme, subordinano la liquidazione del danno fisico al suo accertamento con criteri di obiettiva e rigorosa scientificità, senza possibilità di ritenere la sussistenza del danno basandosi sulle sole dichiarazioni della vittima o su mere supposizioni. Pur in assenza di riscontro strumentale, la lesione fisica (distorsione del rachide cervicale e dolore al ginocchio sinistro) è stata accertata nella CTU con obiettività scientifica e certa riferibilità eziologica al sinistro, in ragione delle risultanze del referto ospedaliero di Pronto Soccorso e del successivo iter clinico. Da liquidarsi le spese di assistenza stragiudiziale quale danno emergente (a mente di Cass. Civ. 997/2010). Scarica la sentenza: Onofri
Si segnala, inoltre, negli stessi termini sostanziali:
Giudice di Pace di Bologna, Sentenza 1 aprile 2015, n. 2.427, est. Avv. Maria Teresa Niutta. Ove la sussistenza di un danno sia accertata clinicamente, a mente della L. 27/12 che prevede la possibilità di accertarsi il danno anche “visivamente” ossia attraverso l’ ispezione clinica, lo stesso danno deve trovare ristoro. Il danno biologico da invalidità permanente può quindi essere rilevato anche attraverso accertamento medico legale, il che rende superflua la conferma strumentale. Scarica la sentenza: niutta

References: Art. 32
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