Source: http://briguglio.blogspot.it/2009/03/
Timestamp: 2018-05-27 01:21:34+00:00

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Immigrazione, asilo, cittadinanza: marzo 2009
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il dibattito sull'abolizione del divieto di segnalazione e sulla preclusione dell'accesso agli atti di stato civile (e ai servizi!) per l'immigrato irregolare sembra prendere una piega positiva. Tutto da vedere, naturalmente...
Vorrei che l'importanza di questi due punti non ne oscurasse un terzo, non meno grave: l'art. 6 del ddl sicurezza (A.C. 2180) recita
(Modifica all'articolo 116 del codice civile).
1. All'articolo 116, primo comma, del codice civile, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano»."
L'art. 116 del codice civile e' quello che disciplina il matrimonio dello straniero in Italia. La sua forma attuale e' la seguente:
Lo straniero che ha domicilio o residenza nello Stato deve inoltre far fare la pubblicazione secondo le disposizioni di questo codice (93 e seguenti)."
In caso di approvazione dell'art. 6 ddl sicurezza, il primo comma sarebbe quindi cosi' modificato:
"Lo straniero che vuole contrarre matrimonio nello Stato deve presentare all'ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell'autorità competente del proprio paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano.".
Resterebbe cosi' preclusa, per lo straniero che soggiorni irregolarmente in Italia (anche a seguito di semplice scadenza del permesso di soggiorno) la celebrazione del matrimonio in Italia.
Notate che gia' a causa della disposizione che rende obbligatoria la dimostrazione della regolarita' del soggiorno ai fini del prefezionamento degli atti di stato civile e di qualunque provvedimento di interesse dello straniero la celebrazione del matrimonio risulterebbe preclusa. Notate anche, pero', che, se il dibattito di questi giorni dovesse portare ad una positiva revisione di quest'ultima disposizione, l'ostacolo da essa rappresentato verrebbe a cadere; resterebbe invece in piedi quello dovuto alla modifica di art. 116 c.c.
Osservo come impedire la celebrazione del matrimonio allo straniero illegalmente soggiornante, oltre a essere una porcata degna delle leggi razziali, puo' avere un impatto fortissimo sui diritti fondamentali del cittadino italiano e del cittadino dell'Unione europea. Il primo, soprattutto, ove decida di contrarre matrimonio con uno straniero illegalmente soggiornante, vedrebbe preclusa la possibilita' di farlo nella propria patria! Con buona pace dell'art. 29 della Costituzione e art. 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
Notate infine come il coniuge straniero di un cittadino italiano o di un cittadino dell'Unione europea abbia un diritto di soggiorno in Italia (nel secondo caso, a condizione che dello stesso diritto sia titolare il cittadino dell'Unione).
La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha gia' chiarito (http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2008/luglio/sent-corte-giust-c-127-08.pdf) che ai fini del diritto di ingresso e di soggiorno del familiare si prescinde dalle modalita' di ingresso, dal fatto che egli abbia previamente soggiornato legalmente in altro Stato membro prima del suo arrivo nello Stato membro ospitante, dalla data e dal luogo in cui si e' costituito il legame familiare.
Lo stesso vale, in base ad art. 19, co. 2 D. Lgs. 286/1998 e art. 23 D. Lgs. 30/2007, per il coniuge straniero di cittadino italiano.
Richiedere la regolarita' formale del soggiorno ai fini del compimento di un atto che conferisce diritto di soggiorno (a prescindere da qualunque adempimento formale) e' privo di logica. Cosi' come lo e' richiedere - ponimao - la disponibilita' di un reddito per erogare una misura assistenziale a sostegno delle persone prive di reddito (Sent. Corte Cost. 306/2008 e 17/2009).
Sarebbe bene che qualcuno lo spiegasse agli analfabeti che ci governano.
Non oso sperare che su questo punto si facciano sentire gli organi ufficiali della Chiesa cattolica: hanno cose molto piu' importanti da preservare...
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vi giro un'interessante ANSA.
Ringrazio Sergio Ferraiolo e Chiara Righetti, che me l'hanno segnalata.
Dimostra come appartenere alla maggioranza, oggi, non significhi necessariamente essere compagni di merende di Bricolo.
Mi auguro che questa capacita' di prendere le distanze dalla stupidita' crassa della Lega vada rafforzandosi.
L'esame del ddl sicurezza (a.c. 2180) dovrebbe proseguire oggi nelle commissioni riunite I e II della Camera.
IMMIGRAZIONE:100 DEPUTATI PDL A BERLUSCONI,NON PORRE FIDUCIA MUSSOLINI,NORME INACCETTABILI PER BIMBI E MEDICI IN DL SICUREZZA (ANSA) - ROMA, 18 MAR - 100 deputati del Pdl, capitanati da Alessandra Mussolini, chiedono a Silvio Berlusconi di non porre la fiducia sul decreto sicurezza perchè l'introduzione del reato di clandestinità le norme riguardanti la denuncia dei clandestini da parte dei medici (ma, secondo i firmatari anche da parte degli insegnanti) sono "inaccettabili". "Sono convinta - dice la Mussolini - di poter contare sull'appoggio del presidente Fini".
"Ti chiediamo - si legge nella lettera inviata dalla Mussolini al premier - di non porre la fiducia" perchè in quel decreto "sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni". I parlamentari firmatari (nessuno dei quali è della Lega Nord) aggiungono d'esser certi che il premier si renderà conto "di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell'infanzia e della maternità".
Nella lettera si respinge l'interpretazione secondo cui il provvedimento non obblighi i medici alla denuncia dei clandestini che si presentano in ospedale o nei centri di vaccinazione: "Non è così. Anzi, l'obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici". E ciò proprio a causa dell'introduzione in sede penale del reato di clandestinità: in caso di mancata denuncia, infatti, medici e insegnanti violerebbero gli art. 361 e 362 c.p., cioè "il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio".
Sarebbe, sottolineano i firmatari della lettera, "una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l'obbligo dell'istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell'educatore". E il risultato sarebbe escludere bambini e donne in gravidanza dai livelli educativi e sanitari, con rischi per tutti e un "regresso spaventoso in fatto di civiltà".
Solo se non sarà posta la fiducia, concludono, sarà possibile porre rimedio a quello che altrimenti sarebbe un "errore imperdonabile". A firmare, oltre alla Mussolini, sono tra gli altri Souad Sbai, Valentina Aprea, Mario Landolfi, Beatrice Lorenzin, Fiamma Nirenstein e Enrico Costa. (ANSA).
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oggi, su iniziativa della Societa' italiana di medicina delle migrazioni, di Medici senza frontiere, dell'ASGI e dell'Osservatorio italiano sulla salute globale, si celebra il "Noi non segnaliamo day". Il programma delle iniziative puo' essere scaricato dal sito della SIMM: http://www.simmweb.it.
Approfitto per tornare sulla questione al centro di queste manifestazioni: la soppressione del divieto di segnalazione del clandestino che ricorra a prestazioni sanitarie.
Nel seguito riassumo i punti rilevanti sull'argomento - almeno, per come io li ho capiti - e, infine, propongo due soluzioni: la prima, nell'ipotesi che la Camera sia disposta a modificare il testo approvato dal Senato; la seconda, nell'ipotesi opposta.
1) Il ddl sicurezza, nel testo approvato dal Senato (A.S. 733) e attualmente all'esame della Camera (A.C. 2180), introduce il reato di soggiorno illegale. Si tratta di un reato contravvenzionale (non di un delitto), perseguibile d'ufficio e sanzionato con un'ammenda, sostituibile con l'espulsione.
2) Lo stesso testo, con altra disposizione, prevede la soppressione dell'art. 35, co. 5 D. Lgs. 286/1998. Il comma da sopprimere recita
"5. L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non puo' comportare alcun tipo di segnalazione all'autorita', salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parita' di condizioni con il cittadino italiano."
3) L'obbligo di referto e' disciplinato, in generale, dall'art. 365 c.p.:
"365 Omissione di referto
Chiunque avendo nell'esercizio di una professione sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto per il quale si debba procedere d'ufficio, omette o ritarda di riferirne all'Autorita' indicata nell'articolo 361, e' punito con la multa fino a lire un milione.
Questa disposizione non si applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale."
Il secondo periodo di questo articolo, che esonera l'operatore sanitario dall'obbligo di referto nei casi in cui possa discenderne un procedimento penale a carico dell'assistito, ha evidentemente lo scopo di dare priorita' alla tutela della salute rispetto alla tutela di beni quali l'ordine pubblico o la sicurezza pubblica.
4) Si puo' osservare come il combinato disposto di art. 35, co. 5 D. Lgs. 286/1998 e art. 365 c.p. (secondo periodo) crei un'ingiusta disparita' tra il clandestino autore di un delitto perseguibile d'ufficio e la persona regolarmente soggiornante, italiana o straniera, che abbia commesso lo stesso delitto. In relazione a quest'ultima, infatti, il referto puo' essere presentato (pur non essendo obbligatorio); in relazione al primo, invece, no: mancando l'obbligatorieta', il referto e' senz'altro vietato.
5) Nell'ambito della categoria "autori di delitti perseguibili d'ufficio", la soppressione dell'art. 35, co. 5 sarebbe certamente in grado di ristabilire parita' di trattamento tra nazionali e stranieri regolari, da una parte, e stranieri clandestini, dall'altra. E nessuno di noi avrebbe niente da ridire.
6) Il problema e' - com'e' noto - che finirebbero inguaiati anche i clandestini che autori di delitti non sono, ne' mai si sognerebbero di diventarlo. In particolare, paradossalmente, finirebbero inguaiati anche i clandestini vittime di delitti. L'introduzione del reato di soggiorno illegale espone infatti l'immigrato irregolare ad un altissimo rischio di denuncia. E questo non in base al citato art. 365 c.p. (il soggiorno illegale non e' un delitto), ma al meno severo, ma piu' generale, art. 362 c.p. (applicabile anche ai reati contravvenzionali perseguibili d'ufficio):
"362 Omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio
L'incaricato di un pubblico servizio, che omette o ritarda di denunciare all'Autorita' indicata nell'articolo precedente un reato del quale abbia avuto notizia nell'esercizio o a causa del servizio, e' punito con la multa fino a lire duecentomila.
Tale disposizione non si applica se si tratta di un reato punibile a querela della persona offesa ne' si applica ai responsabili delle comunita' terapeutiche socio - riabilitative per fatti commessi da persone tossicodipendenti affidate per l'esecuzione del programma definito da un servizio pubblico."
7) Notate come, trasferito il problema dall'art. 365 c.p. all'art. 362 c.p., le dichiarazioni di non disponibilita' alla denuncia dei medici, ancorche' benemerite e cariche di forza simbolica, rischino di risultare, in caso di approvazione delle disposizioni in esame, assolutamente insufficienti. La denuncia verrebbe infatti, inevitabilmente, dalle amministrazioni delle ASL.
Tali amministrazioni sono tenute, infatti, a fini di rendicontazione a comunicare al Ministero dell'interno le prestazioni erogate ai titolari di codice STP rimaste insolute (art. 43, co. 4 DPR 394/1999). Oggi, vigendo l'art. 35, co. 5 D. Lgs. 286/1998, vige anche art. 43, co. 5 DPR 394/1999, che impone la comunicazione in forma tale da garantire l'anonimato dell'utente. Una volta soppresso l'art. 35, co. 5, pero', l'amministrazione sanitaria che non provveda tempestivamente ad adempiere all'obbligo di denuncia di cui all'art. 362 c.p., finira' con l'autodenunciarsi all'atto della rendicontazione al Ministero dell'interno.
Non riesco ad immaginare un direttore di ASL (nominato, in genere, per meriti politici piu' che per spirito missionario) che metta a repentaglio la propria carriera (e il proprio portafoglio) in nome dell'obiezione di coscienza. Dovessi sbagliarmi, sarei felice di fare ammenda.
8) Come uscirne? Vedo due soluzioni.
La prima (Soluzione A) assume che la maggioranza, grazie anche alle sacrosante e coraggiose prese di posizione di Fini, non sia cosi' convinta di dover varare il ddl nella forma approvata dal Senato. In fondo, essere piu' intelligenti del Sen. Bricolo e' condizione consentita dal nostro ordinamento e, nei fatti, largamente diffusa in tutto il regno animale.
In questa ipotesi, si potrebbe dire a Maroni: vuoi ottenere (giustamente) la parita' di trattamento tra delinquente clandestino e delinquente qualsivoglia? Bene: limitati a modificare l'art. 35, co. 5 nel modo seguente:
"5. L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non puo' comportare alcun tipo di segnalazione all'autorita', salvi i casi di referto, a parita' di condizioni con il cittadino italiano."
In questo modo, l'eccezione al divieto di segnalazione si estenderebbe ai casi in cui il referto sia possibile, anche se non obbligatorio. Si otterrebbe cosi' la parita' di trattamento per gli autori di delitti perseguibili d'ufficio, senza danno per la salute degli altri clandestini e di noi tutti.
9) La seconda soluzione (Soluzione B) assume invece che il ddl sicurezza diventi legge, per i profili che ci interessano, nella forma approvata dal Senato.
Come sapete, al clandestino sono garantite le prestazioni sanitarie urgenti o comunque essenziali. Tali prestazioni sono definite dalla circolare del Ministro della Sanita' 24/3/2000 nel modo seguente:
a) "cure urgenti": le cure che non possono essere differite senza pericolo per la vita o danno per la salute della persona;
b) "cure essenziali": le prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche, relative a patologie non pericolose nell'immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita (complicanze, cronicizzazioni o aggravamenti).
Mi sembra evidente che negare cure urgenti o essenziali a un clandestino, o anche solo metterlo nella condizione psicologica di doverle rifiutare, corrisponda ad arrecargli un danno grave.
Viene allora in soccorso l'art. 54 c.p., che si applica a qualunque reato:
"54 Stato di necessita'
Non e' punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessita' di salvare se' od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, ne' altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo."
Le Regioni potrebbero allora diramare direttive con le quali vietano la denuncia di cui all'art. 362 c.p. sulla base del fatto che la semplice possibilita' che tale denuncia sia effettuata costringerebbe il clandestino a sottrarsi alle cure, sortendone un danno grave per la propria salute (e, in diversi casi, per la salute del resto della popolazione: pensate, per esempio, a un caso di meningite non curata). Potrebbero, le Regioni, in altri termini, rassicurare i dipendenti delle ASL che l'art. 54 c.p. li solleva da qualunque obbligo di denuncia, stante il carattere particolarissimo del servizio da loro erogato.
Che questa visione non sia lontana da quella del legislatore e' testimoniato dal fatto che l'obbligo di denuncia non si applica (secondo periodo dell'art. 362 c.p.; vedi sopra) ai responsabili delle comunita' terapeutiche per fatti commessi da persone tossicodipendenti affidate a tali comunita'.
Fermo restando che il mantenimento dell'art. 35, co. 5 D. Lgs. 286/1998 rappresenta la soluzione migliore, credo sia importante prepararsi a prospettare soluzioni che salvino l'accesso dei clandestini alle cure e permettano, allo stesso tempo, alla maggioranza (che deve decidere) di salvare la faccia.
Vi sarei grato se mi faceste avere osservazioni critiche o proposte alternative sull'argomento, in vista di un possibile dialogo con Parlamento e Istituzioni.
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e' iniziato ieri, nelle Commissioni riunite I e II della Camera, l'esame del ddl sicurezza (A.C. 2180).
All'inizio della settimana prossima l'ufficio di presidenza valutera' le richieste di audizione pervenute.
In questa settimana non sono previste altre sedute dedicate al provvedimento.
e' previsto per martedi' prossimo l'inizio dell'esame del ddl sicurezza (A.C. 2180, approvato dal Senato come A.S. 733) da parte delle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera.
Ricordo solo alcune delle porcherie inserite in questo disegno di legge:
- la soppressione del divieto di segnalazione dell'immigrato irregolare che ricorra a prestazioni sanitarie;
- l'imposizione del requisito di regolarita' del soggiorno per poter contrarre matrimonio in Italia;
- l'esibizione del titolo di soggiorno per il perfezionamento degli atti di stato civile (es.: la registrazione della nascita o il riconoscimento del figlio naturale);
- l'imposizione del requisito di idoneita' abitativa certificata dal Comune ai fini del ricongiungimento familiare;
- la verifica delle condizioni igienico-sanitarie dell'alloggio ai fini dell'iscrizione anagrafica;
- l'istituzione di un accordo di integrazione ai fini del rilascio e rinnovo dei permessi (permesso a punti);
- l'istituzione di un test di conoscenza della lingua italiana ai fini del rilascio del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo (carta di soggiorno);
- l'imposizione di un contributo da 80 a 200 euro per ogni rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno;
- il prolungamento del periodo di convivenza in Italia necessario per l'acquisto della cittadinanza per matrimonio (nonche' - se leggo bene la disposizione - il degrado di tale acquisto dal rango di diritto soggettivo a quello di interesse legittimo).
Spero (contra spem in spem credidit...) che gli organismi della Chiesa cattolica, con un mutamento di stile epocale, ricorrano pubblicamente al turpiloquio di fronte alla prospettiva che al clandestino possa essere precluso l'accesso alle cure, la celebrazione del matrimonio, la registrazione della nascita di un figlio e il suo riconoscimento.
Questo e' un attentato ai diritti delle persone, dei minori e della famiglia. Altro che PACS...

References: in fine
 art. 116
 art. 12
 art. 19
 art. 23
 art. 361
 art. 35
 art. 365
 art. 365
 art. 362
 art. 43