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Timestamp: 2019-07-21 15:02:34+00:00

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22 novembre 2010, in Passaparola
Lo Stato non si processa
Buongiorno a tutti, adesso conosciamo le motivazioni della sentenza, il cui dispositivo era già noto dal 29 giugno, con cui la Corte d’Appello di Palermo, ha condannato Marcello Dell’Utri a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, l’altro imputato Gaetano Cinà che era stato condannato per partecipazione all’associazione mafiosa e era il braccio destro di Dell’Utri nei rapporti con Cosa Nostra è morto nel frattempo e quindi per lui il processo si è estinto.
Berlusconi incontrava i boss di Cosa Nostra
Le conosciamo, sono state depositate venerdì, sono 641 pagine, mi pare di ricordare, se i miei calcoli non sono sbagliati che il nome di Silvio Berlusconi è citato 460 volte, in media quasi una volta ogni pagina.
Ma Berlusconi in questo processo non era imputato, il Procuratore Ingroia nella requisitoria in primo grado l’aveva definito vittima consapevole della mafia, la mafia gli faceva estorsioni, minacce per ottenere qualcosa, Dell’Utri faceva il doppio gioco, stava contemporaneamente con la mafia e con Berlusconi, quindi da una parte stava con chi gli faceva le minacce e le estorsioni, dall’altra parte stava con quello che le riceveva e si interponeva ogni volta a mediare per risolvere i problemi, ovviamente cosa facendo? Facendo sì che Berlusconi venisse incontro alle esigenze di Cosa Nostra.
Questo hanno ritenuto i giudici di primo grado, questo hanno confermato i giudici di appello e questa è la cosa più importante, il caposaldo dell’impianto accusatorio è risultato confermato, qual è la differenza tra il primo e il secondo grado? Non è una differenza da poco, in primo grado Dell’Utri viene condannato a 9 anni per avere sostenuto e essere stato sostenuto da Cosa Nostra, il rapporto da do ut des, di scambio che rafforza Dell’Utri e rafforza contemporaneamente Cosa Nostra perché in primo grado si era ritenuto che Dell’Utri avesse messo a disposizione prima i suoi rapporti con il Berlusconi imprenditore, poi i suoi rapporti con il Berlusconi politico, stringendo addirittura quel patto politico – mafioso nel 1994, quando lui stesso ideò e sollecitò e ottenne una fine la discesa in campo di Berlusconi. In appello la pena è stata ridotta da 9 a 7 anni perché i giudici hanno tolto l’ultimo periodo, il periodo totale è dagli inizi degli anni 70 fino al 1996, questo è il capo di imputazione anche se i fatti proseguivano addirittura fino al 2001, nella sentenza d’appello vengono tolti gli anni che vanno dal 1993 al 1996 e quindi rimane il periodo dall’inizio degli anni 70 al 1992 compreso, perché? Perché scrivono i giudici, come vedremo, con l’intermediazione di Dell’Utri, Berlusconi ha pagato Cosa Nostra fino alla vigilia delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, ha pagato il pizzo a Cosa Nostra, senza mai denunciare le minacce e le estorsioni, ma preferendo venire a patti, addirittura finanziando Cosa Nostra, che peraltro pare, ma questo nella sentenza non è un capitolo che viene affrontato, si sta indagando adesso a Palermo sulle parole di Massimo Ciancimino, ma soprattutto della madre di Massimo Ciancimino, vedova dell’ex Sindaco mafioso Vito a proposito degli investimenti della mafia nelle aziende del Cavaliere negli anni 70/80.
Quindi i giudici della Corte d’Appello tagliano la responsabilità di Dell’Utri a tutto il 1992 e non dopo, cosa succede dopo? Ricorderete che quando uscì il dispositivo della sentenza che per il dopo assolveva Dell’Utri si disse: ecco quindi i giudici dicono che dopo Dell’Utri ha smesso di avere rapporti con la mafia, mentre ne aveva avuti proprio fino al 1992, non avevamo detto subito: è impossibile che una sentenza dica una sciocchezza del genere, non l’hanno detto neanche per Andreotti quando hanno tagliato la sua responsabilità alla primavera del 1980, nelle sentenze cosa si fa? Si decide che sono provati i fatti fino a una certa data, dopo non è che si dice che all’improvviso uno da un giorno all’altro smette di avere rapporti con la mafia, anche perché lo sanno tutti che non si può smettere di avere rapporti con la mafia, anche se tu volessi smettere, la mafia ti chiamerà sempre a avere rapporti con lei, quelli sono rapporti che durano per la vita, è come il diamante, la mafia è per sempre, quando uno si mette nelle sue mani non può più uscirne, non è un taxi che paghi e scendi dalla macchina.
Infatti i giudici sia per Andreotti, sia per Dell’Utri non dicono che hanno smesso uno nel 1980 e l’altro nel 1992, dicono semplicemente che per il periodo successivo gli elementi portati dall’accusa e nel nostro caso anche dal Tribunale, non sono ritenuti sufficienti per dimostrare che il reato si sia protratto anche dopo e quindi con l’insufficienza delle prove o la contraddittorietà delle prove ci si ferma al periodo in cui le prove sono ritenute invece sufficienti, bastanti.
Stiamo parlando quindi di una sentenza che per gli 8/10 è di condanna e per i 2/10 è di assoluzione per insufficienza di prove, spesso per il periodo dopo il 1992 i giudici parlano di insufficiente valenza probatoria delle risultanze processuali, ci siamo capiti.
Nel periodo in cui Dell’Utri da uomo d’azienda si trasforma in inventore di Forza Italia e Berlusconi da uomo d’azienda si trasforma in fondazione di Forza Italia, i giudici ritengono che le prove non siano sufficienti per affermare la responsabilità di Dell’Utri nel reato di concorso esterno in associazione mafiosa e quindi allontanano per insufficienza probatoria, i sospetti di mafiosità da Dell’Utri e da Berlusconi, proprio nel momento in cui la Fininvest si fa Stato, si fa partito politico.
Penso che i magistrati della Procura e della Procura generale, visto che invece avevano sostenuto che le prove sono più che sufficienti anche per il periodo dopo il 1992 e visto che il Tribunale aveva già dato loro ragione su questo punto, faranno ricorso in Cassazione per ottenere che Dell’Utri venga condannato anche per il periodo successivo, ma in ogni caso oggi stiamo commentando la sentenza di appello, è una sentenza, me la sono letta, è una fatica, sono 641 pagine e è uscita solo venerdì, è una sentenza che in certi punti fa veramente sorridere, si ha veramente l’impressione che i giudici facciano i salti mortali per staccare gli elementi l’uno dall’altro, polverizzarli, sparpagliarli, in modo che si perda il disegno di insieme e si possa poi dire che non basta questo, questo o quell’episodio per dimostrare che Dell’Utri ha continuato a mafiare anche dopo il 1992, quindi penso che ci siano ampi spazi per un ricorso in Cassazione contro l’assoluzione per insufficienza di prove post 1992, ma già quello che dice questa sentenza che inequivocabilmente è il punto più basso che si sia raggiunto nell’accertamento della verità nei confronti di Dell’Utri perché giudici così benevoli nei suoi confronti, Dell’Utri nella sua carriera di imputato non ne ha mai incontrati e speriamo non ne incontri mai più, anche i giudici più benevoli che lui abbia mai incontrato, dicono comunque, non possono non dire comunque delle cose enormi per la loro rilevanza politica e morale e per le conseguenze che dovrebbero avere sulle istituzioni in un Paese che non abbia perso completamente i punti cardinali e il senso dell’orientamento, oltre che la decenza, il comune senso del pudore.
Quando uscì il dispositivo di questa sentenza, appigliandosi alla caduta dell’ultimo periodo, ricorderete che grandi statisti come Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, i capigruppo del Pdl alla Camera e al Senato esultarono: il teorema è stato smontato, l’offensiva su mafia e Forza Italia è stata sconfitta, il Tg1 spacciò la condanna a 7 anni per un’assoluzione, una sconfitta della Procura di Milano, Dell’Utri era un po’ meno felice ovviamente, infatti disse una cosa che ancora oggi è il migliore commento a questa sentenza, anche dopo la lettura delle motivazioni dell’altro giorno e cioè disse: vi pare normale che se io ho avuto rapporti con la mafia, fino al 1992 quando ero un dirigente di Publitalia o un semplice galoppino e segretario di Berlusconi, quando diventò veramente importante, quando inventò Forza Italia la mafia smette di avere rapporti con me e io smetto di avere rapporti con la mafia? E’ un’obiezione formidabile dal punto di vista logico, ovviamente, dal punto di vista storico, dal punto di vista giornalistico, nessuno può credere che la mafia rinunci a avere rapporti con Dell’Utri e che Dell’Utri smetta quindi di avere rapporti con la mafia, proprio nel momento in cui può essere più utile alla mafia perché non è più soltanto il dirigente di uno dei tanti gruppi finanziari e imprenditoriali e edili di Milano, ma è il punto di riferimento del partito che si avvia nel 1993 a vincere le elezioni e che nel 1994 vince le elezioni e va al governo, Dell’Utri diceva questo nella speranza di screditare la prima parte della sentenza per dire: è illogico e quindi mi devono assolvere anche per il periodo precedente, è la prova che non ho avuto rapporti con la mafia neanche prima.
Questo ragionamento se uno legge la sentenza e si rende conto che i rapporti prima del 1992 sono proprio talmente sicuri che proprio neanche questi giudici hanno potuto cancellarli, è in realtà per il periodo successivo che c’è da porsi questo interrogativo: com’è possibile che si interrompa il rapporto Dell’Utri – mafia proprio nel 1992, ma come vi ho detto in questa sentenza non arrivano a dire questo, arrivano a dire semplicemente che le prove sono insufficienti.
Vedremo che è abbastanza dubbio che le prove siano insufficienti, dopodiché va rispettata la sentenza, nel senso che i giudici hanno ritenuto che siano insufficienti, vedremo se questa sarà l’opinione anche della Cassazione. Cominciamo dall’inizio: nel 1974 Vittorio Mangano, questo è l’inizio sicuro di questi rapporti, è chiaro che i rapporti sono pregressi, se Dell’Utri porta a casa di Berlusconi Vittorio Mangano nell’ottobre 1974, vuole dire che lo conosceva da prima, in ogni caso la prima data certa è il 1994 quando Vittorio Mangano viene assunto come fattore, come soprastante, come addetto ai cani, ai cavalli, al bestiame e poi si sa che i cavalli non c’erano, ma dettagli!
Cosa suggella questa assunzione? Questo è il primo punto chiave di questa sentenza, che pur benevola nei confronti di Dell’Utri non può non ritenere provato l’incontro tra Berlusconi e Dell’Utri che lo propizia e i casi di Cosa Nostra di quel periodo, Cosa Nostra in quel periodo non aveva un solo capo, come poi è stato con Riina e Provenzano, aveva un vertice collegiale di cui facevano parte Stefano Bontate e subito sotto Domenico Teresi (Mimmo) questi due capi mafia incontrano Silvio Berlusconi insieme all’allora boss della famiglia di Aldo Fonte Francesco Di Carlo che poi ha collaborato con la giustizia e anche i giudici d’appello lo ritengono totalmente attendibile.
Mangano non faceva lo stalliere
Cosa dicono a proposito di quell’incontro? Dicono: deve reputarsi certo che impegnarsi per garantire l’incolumità di Berlusconi sia scesa in campo l’associazione mafiosa, minacce a Berlusconi e ai suoi familiari, interviene Dell’Utri, dice: ho trovato uno che può proteggerti, che può garantire, è un mafioso, si chiama Mangano.
Bisogna vedere se questa garanzia è sufficiente per dare a Berlusconi una serenità addirittura superiore a quella che gli darebbe rivolgersi alle forze dell’ ordine e farsi scortare dalla polizia e dai Carabinieri, lui si fa scortare da un mafioso, lui si rivolge alla mafia, agli stessi che hanno fatto quelle minacce e quindi la mafia va a incontrare Berlusconi con le facce dei suoi uomini più rappresentativi di quel momento per dire: stai tranquillo Mangano è Cosa Nostra, questo è l’incontro che viene a Foro Buonaparte a Milano nel 1974 e che suggella l’assunzione di Mangano come guardaspalle, altro che stalliere o fattore di Berlusconi.
A impegnarsi per garantire l’incolumità di Berlusconi si è scesa in campo l’associazione mafiosa ai suoi massimi livelli criminali, forte della sua notoria pericolosità e potenza a livello nazionale e internazionale e dunque dotata di adeguata e indiscutibile capacità dissuasiva, così come riferito da Francesco Di Carlo, presente alla riunione convocata negli uffici di Milano, proprio per decidere al riguardo.
La riunione, scrive la Corte, si svolse in un periodo compreso tra il 16 e il 29 maggio 1974 negli uffici del Berlusconi, alla presenza oltre che del Di Carlo e del Berlusconi e dello stesso Dell’Utri, anche di Gaetano Cinà, Girolamo Teresi (detto Mimmo) e soprattutto Stefano Bontate che era uno dei più importanti capimafia dell’epoca, membro fino a poco tempo prima del triumvirato, massimo organo di vertice di Cosa Nostra agli inizi degli anni 70 con Gaetano Cinà e Luciano Liggio, collocato pertanto l’incontro milanese riferito dal Di Carlo nella seconda metà del mese di maggio del 1974, può ritenersi che oggetto della discussione dopo i convenevoli di rito, sia stata proprio la garanzia di protezione che Berlusconi aveva inteso ricercare tramite Dell’Utri.
Di Carlo ha detto: hanno parlato che lui aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo, avrebbe voluto una garanzia che qua Marcello mi ha detto che lei è una persona che mi può garantire questo e altro – dice Berlusconi a Bontate – Dell’Utri aveva detto che Stefano (Bontate) poteva garantire, lei mi ha detto: Marcello mi ha detto che lei è una persona che può garantirmi questo e altro, questo è il discorso che Berlusconi fa a Stefano Bontate e quest’ultimo si impegnò personalmente a assicurare con la sua indiscussa autorità mafiosa, indicando a Berlusconi proprio l’imputato, Dell’Utri per ogni eventuale futura esigenza, Bontate investe Dell’Utri come ambasciatore tra Berlusconi e la mafia, lei può stare tranquillo dice Bontate a Berlusconi, se dico io, può stare tranquillo, deve dormire tranquillo, lei avrà persone molto vicine che qualsiasi cosa lei chiede, avrà fatto e lei poi ha Marcello qui vicino per qualsiasi cosa si rivolge a Marcello.
E’ così che inizia tutto, contestualmente stabilendo che avrebbe mandato o comunque incaricato specificamente qualcuno che gli stesse vicino, ci metteva Dell’Utri accanto e poi dice: le mando qualcuno, se già non ce l’ha e infatti di lì a poco in autunno arriva Mangano a Arcore, ciò che risulta decisivo ai fini del processo è che comunque Mangano fu assunto e rimase al servizio dell’imprenditore milanese a Arcore con incarico specifico deciso da Stefano Bontate, uno dei più potenti capi della mafia siciliana dell’epoca, scelto e mandato lì solo per tale ragione, rappresentare a chiunque che il suo nuovo datore di lavoro da quel momento in poi era intoccabile perché godeva della protezione della più pericolosa e diffusa associazione criminale del paese, da quel momento Berlusconi diventa intoccabile perché diventa un protetto di Cosa Nostra e Cosa Nostra in cambio può chiedergli ciò che vuole e lui da quel momento è condizionabile e ricattabile da Cosa Nostra e quando cerca di fare un po’ il ritroso, Cosa Nostra mette una bomba di qua, fa una minaccia di là, una telefonata etc., etc., affinché Dell’Utri intervenga accrescendo il suo peso all’interno e del gruppo e di Cosa Nostra per mediare e risolvere la questione.
Ecco perché Berlusconi da quel momento è nelle mani di Cosa Nostra, consapevolmente, perché? Perché gliel’ha detto Stefano Bontate, il capo di Cosa Nostra, quindi Berlusconi non in è inconsapevole, è consapevole! Non è l’imprenditore estorto e con la pistola alla tempia paga il pizzo alla mafia, è uno che paga il pizzo alla mafia consapevolmente, infatti da lì cominciano i versamenti a Cosa Nostra che vanno a finanziare le varie cosche più vicine prima a Bontate e poi a Riina perché Bontate nel 1981, 7 anni dopo questo incontro, viene ucciso dai corleonesi che prendono il posto della vecchia mafia e con i quali Dell’Utri, tramite Mangano che cambia versante, continua a avere gli stessi tipi di rapporti, fino almeno, dopo è insufficienza di prove all’anno delle stragi, al 1992.
Dell’Utri quindi, scrivono i giudici della Corte d’Appello, ha fornito un rilevante contributo all’associazione mafiosa consentendo a essa con piena coscienza e volontà di perpetrare un’intensa attività estorsiva ai danni del facoltoso imprenditore milanese, imponendogli sistematicamente per quasi 2 decenni, 20 anni, il pagamento di ingenti somme di denaro in cambio di protezione personale e familiare e anche dopo la morte del boss, Stefano Bontate avvenuta nel 1981, scrivono i giudici e la successiva ascesa di Totò Riina, Dell’Utri ha mantenuto rapporti specificatamente adoperandosi fino agli inizi degli anni 90, affinché il gruppo imprenditoriale, facente capo a Silvio Berlusconi, continuasse a pagare cospicue somme di denaro a titolo estorsivo a sodalizio mafioso, in cambio di protezione a vario titolo assicurata, quindi per 20 anni Dell’Utri è diventato costante e insostituibile punto di riferimento sia per Berlusconi che lo ha interpellato ogni volta che ha dovuto confrontarsi con minacce, attentati e richieste di denaro sistematicamente subite negli anni, sia soprattutto per l’associazione mafiosa Cosa Nostra, è inconfutabilmente provato il pagamento da parte di Silvio Berlusconi delle somme richiestegli in favore di Cosa Nostra, si ritiene certamente provata la corresponsione da parte del Berlusconi per il tramite di Dell’Utri di somme di denaro a Cosa Nostra, fino al 1992, sono parole della Corte d’Appello di Palermo.
Difettano invece elementi certi per affermare che ciò sia avvenuto anche negli anni successivi e in particolare dopo la strage di Capaci nel periodo in cui da fine 1993 l’imprenditore Berlusconi decise di assumere il ruolo a tutti noto nella politica del paese.
Dell’Utri è il mediatore, abbiamo detto, ma Dell’Utri utilizza anche Cosa Nostra come una specie di service, di agenzia per il recupero crediti delle aziende di Berlusconi, anche quando sono crediti in nero, anche quando sono crediti non dovuti, è ritenuto dimostrato da questi giudici che nel 1992 Dell’Utri manda il boss di Trapani, Vincenzo Virga a reclamare da un imprenditore trapanese, Vincenzo Garraffa, un credito, un credito che Garraffa non gli doveva, ma che era il ristorno in nero di una sponsorizzazione intermediata da Publitalia, quest’ultima pretendeva in nero la metà del valore di quella sponsorizzazione, Garraffa non aveva fondi neri e non voleva pagare quei 750 milioni di lire Dell’Utri gli manda il boss Vincenzo Virga affinché paghi, ma Garraffa rifiuta e denuncerà Dell'Utri per questo e c'è un processo a Milano nel secondo giudizio di appello dove Dell’Utri è imputato per l’accusa che la Cassazione rimandando indietro il precedente verdetto d’appello, ha ritenuto essere molto probabilmente quella di tentata estorsione aggravata dalla mafiosità.
Veniamo a un altro punto, ma qui ho scusate ma un po’ di sintesi di questa sentenza, siamo quindi al periodo più controverso, quello post 1992, quali erano gli elementi che facevano ritenere alla Procura e al Tribunale che Dell’Utri abbia continuato a avere rapporti anche nella stagione politica, nella stagione Forza Italia? Elementi documentali, non parole di pentiti, elementi documentali poi spiegati da parole di pentiti, per esempio le intercettazioni ambientali in un’autoscuola di un certo Carmelo Amato, uomo di Provenzano, che parlando con suoi amici e picciotti dentro l’autoscuola, organizzava la campagna elettorale di Dell’Utri per le europee del 1999 perché Dell’Utri che era appena scampato in Parlamento a una richiesta d’arresto dei giudici di Palermo grazie al voto del Parlamento che aveva negato ai giudici l’autorizzazione a arrestarlo, come poi è avvenuto per Cosentino, solo che allora la maggioranza ce l’aveva il centro-sinistra, dicevano tra di loro questi mafiosi: bisogna portarlo in Europa per proteggerlo con una doppia immunità, perché altrimenti questi pezzi di cornuti (questi giudici) dicevano i mafiosi, lo fottono!
Quale migliore prova del fatto che se i mafiosi si danno da fare per salvare le chiappe a Dell’Utri dai giudici e farlo eleggere dal Parlamento europeo, non lo stanno facendo per un moto spontaneo di amicizia o di solidarietà, ma evidentemente perché c’è un patto ancora nel 1999, basta leggerle quelle telefonate per capire che i mafiosi non fanno campagna elettorale per tizio o Caio se non sono sicuri che poi tizio o Caio farà delle cose che interessano a loro, non votano così sulla fiducia.
Gli spiritosi magistrati della Corte D'Appello
I magistrati della Corte d’Appello molto spiritosamente ritengono che quelle telefonate non siano sufficienti a dimostrare quel patto e è strano, perché?
Perché nel 2001, due anni dopo, quando si va alle elezioni politiche e nello stesso anno si vota alle regionali in Sicilia quando Forza Italia otterrà 61 collegi su 61 nell’isola, si sentono il boss di Brancaccio Guttadauro erede dei Graviano, intercettato nel salotto di casa sua con le cimici, con le ambientali, parlare un po’ con un altro mafioso, Aragona e un po’ con un tale Pino, del fatto che Dell’Utri nel 1999 alle elezioni europee, aveva preso impegni con Gioacchino Capizzi, altro capo mafia anziano e poi però non si era più fatto sentire e quindi bisognava richiamarlo all’ordine, “Dell’Utri non è più venuto a Palermo … perché l’unica persona con cui parlava Dell’Utri lo hanno arrestato, quello con cui
Dell’Utri ha preso l’impegno, ca fu ddu cristiano, chistu Iachinu Capizzi ca era chiddu di sessant’otto anni …”, questa è la frase captata in quelle intercettazioni, quindi secondo i magistrati questa conversazione non è sufficiente a dimostrare che ci sia stato quel patto politico – mafioso per fare eleggere Dell’Utri 1996 Parlamento italiano, 1999 Parlamento europeo, 2001 di nuovo Parlamento italiano ma di più, la prova che sembrava inconfutabile per dimostrare i rapporti tra mafia e Cosa Nostra erano quelle agende sequestrate negli uffici di Publitalia dove la Segretaria di Dell’Utri aveva segnato il 2 novembre e il 30 novembre due appuntamenti con Mangano, Dell’Utri aveva detto, non riferito specificamente a quei due appuntamenti lì in quelle due date, anche perché come fa uno a ricordarsi le date, ma quando i giudici gli contestano quelle agende dice: ma sì – dopo che era uscito dal carcere nel 1991 dove stava nel 1980 – Mangano veniva ogni tanto a Milano per parlarmi dei suoi problemi personali di salute, voi capite da una parte le agende con scritto viene Mangano, arriva Mangano, Mangano Vittorio era mi per parlarle per problema personale, Mangano verso il 30 novembre 5 giorni prima comunica con precisione, in una c’è scritto proprio Mangano Vittorio, nell’altra c’è scritto Mangano, nello stesso mese di novembre quando sta nascendo Forza Italia, negli uffici di Publitalia a Milano Dell’Utri non è che dice: non ho mai visto Mangano, dice: no, ogni tanto veniva a trovarmi per gli appuntamenti, chiedete alla segretaria, così dice, i giudici riescono a scrivere che intanto il Mangano del secondo appunto potrebbe non essere Vittorio, visto che non c’è scritto Vittorio, ma un altro Mangano, un certo Roberto Mangano che sta in un’agenzia di Dell’Utri e che poi Dell’Utri non ha affatto ammesso di incontrare Mangano in quel periodo, solo perché ha detto che non si ricorda se l’ha incontrato proprio il 2 o il 30 novembre, ma si ricorda che comunque in quel periodo lo frequentava per parlare di problemi di salute Dell’Utri essendo laureato in legge, è diventato evidentemente il medico personale di Vittorio Mangano che a Palermo non trova un medico legato alla mafia per farsi visitare, pensate l’assurdità!
I giudici non si limitano a dire che non è sicuro che quegli incontri siano avvenuti o che quel Mangano era proprio il Vittorio Mangano, no arrivano a dire che quei due incontri non si sono affatto verificati, emerge la prova che quei due incontri non si sono affatto verificati! Qui siamo veramente nel regno di Alice nel paese delle meraviglie! E’ qui che si ha come l’impressione che si sia proprio deciso sistematicamente di staccare il Dell’Utri politico e quindi il Berlusconi politico dalla mafia per confinare il tutto al periodo imprenditoriale, se qualcuno innamorato di certe espressioni altisonanti, le sentenze politiche, volesse trovare qualche elemento in materia, beh, qui ci sono degli elementi in materia, chi parla di sentenze politiche, qua potrebbe trovare qualche elemento per parlarne, perché qui proprio si prendono queste agende e si fa di tutto per non capire quello che emerge da queste agende.
Ma c’è di più, ci sono degli incontri sui quali pare esserci poco dubbio, un anno dopo, tra Dell’Utri e Mangano, parlano molti collaboratori di giustizia e in termini molto convincenti, ci sono anche dei riscontri, siamo alla fine del 1994, quando sta per cadere il governo Berlusconi e Mangano riceve da Dell’Utri la promessa di provvedimenti favorevoli alla mafia, poi cade il governo Berlusconi e cosa succede? Succede che nei mesi successivi in Parlamento, sotto il Governo Dini, ma anche con i voti di Forza Italia, passa la famosa riforma della custodia cautelare che rende molto più difficile arrestare e tenere in carcere i mafiosi, oltre che i colletti bianchi, il Ministro della Giustizia del Governo Dini è un uomo molto vicino a Berlusconi, Filippo Mancuso, quello che poi diventerà un parlamentare di Forza Italia, anche se all’epoca era un tecnico e poi litigherà negli anni successivi.
Quindi quale migliore prova del fatto che poi si sono veramente verificati quei provvedimenti che Dell’Utri aveva promesso a Mangano, sapete che in materia di giustizia le maggioranze e le minoranze contano poco, le peggiori leggi pro mafia in questi anni sono sempre state votate da destra e sinistra insieme sia che governasse il centro-sinistra, sia che governasse il centro-destra, in quel momento poi c’era un governo tecnico di Dini, sul quale c’era la Lega, il centro-sinistra in maggioranza e dentro il governo e Berlusconi che aveva votato contro la fiducia, ma che poi su questo provvedimento contro la giustizia, aveva votato a favore, Dell’Utri poteva tranquillamente promettere provvedimenti anche se in quel momento al governo Berlusconi non c’era più, perché? Perché le leggi in materia di giustizia, pro mafia venivano fatte trasversalmente e poi comunque questa legge c’è stata, è stata approvata nell’agosto 1995, cosa dicono i giudici?
E’ uno dei passaggi più strepitosi: non risulta del tutto inverosimile che Vittorio Mangano abbia falsamente riferito di avere affrontato con i suoi referenti milanesi, discorsi su garanzie, promesse e interventi a favore per Cosa Nostra, al fine di mantenere un ruolo di prestigio in seno al sodalizio mafioso, o persino al solo scopo di accreditarsi some indispensabile e insostituibile per sfuggire a una condanna a morte che rischiava anche per le sue malefatte interne alla sua cosca e di cui potrebbe avere avuto già sentore, al di là della ritenuta insufficienza di prove idonee a approvare l’assunzione di impegni e la prestazione di promesse da parte dell’imputato Dell’Utri nei confronti di Cosa Nostra per il tramite di Mangano, non è irragionevole ritenere che questi, Mangano, possa avere millantato con altri mafiosi: Cocuzza, La Marca etc. che l’hanno poi raccontato, anche riferendo loro di colloqui realmente avvenuti e i pretesi impegni che in realtà invece non erano mai stati assunti, un mafioso che già rischia la pelle perché ha fatto qualche marachella interna alla sua cosca, cosa fa? Si inventa di avere parlato con Dell’Utri e di avere ricevuto garanzie da Dell’Utri, quindi inganna i mafiosi con il rischio che se lo scoprono o vanno a verificare, se c’era qualche dubbio o accopparlo o no, lo accoppano di sicuro perché sapete che millantare all’interno di Cosa Nostra non è come millantare stando a Palazzo Chigi o firmando il contratto con gli italiani, se uno millanta all’interno di Cosa Nostra lo accoppano all’istante, su vicende politiche di questa delicatezza, pensate quando Salvo Lima e Ignazio Salvo hanno promesso che il maxiprocesso sarebbe finito in assoluzione e poi è finito in condanna, Riina li ha fatti sparare per la strada e erano referenti politici, non erano picciotti comuni come Vittorio Mangano o capi mafia come era diventato Vittorio Mangano nella famiglia di Porta Nuova e quindi millantava, quindi praticamente noi dobbiamo credere, questa è la cosa un po’ ridicola di questa sentenza, che dà veramente l’impressione di un’arrampicata sui vetri per il periodo post 1992 che la mafia decide nel 1994 di votare Forza Italia perché le piaceva il programma di Forza Italia, molto simile al suo, scrivono i magistrati che è provato che nel 1994 la mafia vota in massa per Forza Italia, può ritenersi che tra la fine del 1993 e i primi mesi del 1994 in concomitanza con la nascita del partito politico Forza Italia voluto da Berlusconi e creato con il determinante contributo organizzativo di Dell’Utri in Cosa Nostra, maturò diffusamente la decisione di votare per la nuova formazione e lo stesso avvenne poi anche nel 1999 come abbiamo visto, ci sono i picciotti nell’autoscuola che organizzano la campagna elettorale, ciò però non significa, perché non c’è la prova certa, che ci sia stato un accordo, il Mangano delle agende potrebbe anche essere un omonimo, gli incontri con Dell’Utri nel 1994 potrebbero essere delle millanterie di Mangano, Spatuzza che parla di quel patto per cui furono fatte le stragi poi per accelerare la discesa in campo, non è attendibile, perché non è attendibile?
Perché non l’ha detto subito, siamo alle solite, qui è come se i giudici si fossero sempre occupati di furto di bestiame e non avessero esperienza, in realtà ce l’hanno, di storie di mafia e non sapessero che il mafioso prima ti dice le cose meno gravi, quando si pente, oppure prima ti dice le sue, poi con una certa ritrosia tira in ballo gli amici, poi alla fine con enorme fatica tira in ballo i politici, Buscetta impiegò 10 anni per fare il nome di Andreotti che non aveva fatto neanche davanti al Falcone, perché? Perché è così, è inevitabile, è umano, hanno paura, lo sanno cosa gli succede quando toccano il livello politico, secondo questi giudici spiritosi il fatto che Spatuzza abbia detto soltanto dopo diversi mesi le cose che riguardavano specificamente Berlusconi e Dell’Utri che poi era semplicemente un incontro che lui aveva avuto e un colloquio che ha avuto con Graviano, mica cose paragonabili alla sua partecipazione alla strage di Via d’Amelio, diventa secondo i giudici tardivo e quindi inattendibile, come se uno solo perché dice una cosa tardi fosse inattendibile, non si capisce cosa c’entri!
Ciancimino? Massimo Ciancimino, qui siamo al capolavoro, non l’hanno mai sentito i giudici della Corte d’Appello, non l’hanno voluto sentire, non l’hanno mai visto in faccia, hanno semplicemente esaminato verbali trasmessi, ma i processi si fanno con i testimoni in aula, soprattutto quando sono nuovi, appena arrivati, li senti tu i testimoni, verifichi tu se sono attendibili, loro decidono che è inattendibile senza averlo neanche visto in faccia, anzi avergli neanche fato una domanda, senza avergli neanche parlato una sola volta, guardate che è molto strano! Tutto ciò che porta a ritenere che ci sia stato un patto politico – mafioso alla base della nascita di Forza Italia e del voto che loro stessi ritengono che la mafia abbia dato per anni a Forza Italia, viene buttato via in qualche modo con qualche arrampicatina sugli specchi e così dobbiamo pensare che è possibile la tesi di un’adesione di Cosa Nostra sorta spontaneamente, indotta e determinata dalla convinzione che il sodalizio mafioso avrebbe avuto certamente da guadagnare da un programma garantista sui temi della giustizia, quale quello adottato dalla nuova formazione, è sicuro che Dell’Utri aveva avuto rapporti con la mafia fino al 1992 provati, è sicuro che Berlusconi ha pagato la mafia fino alla vigilia della strage di Capaci, ma quando la mafia vota per loro, un anno e mezzo dopo e decide di votare per loro nell’autunno del 1993 lo fa così, in base a una sintonia programmatica, gli piace al programma di Forza Italia ai mafiosi, è garantista e quindi per la prima volta nella loro vita danno il voto al buio!
Non si mettono d’accordo prima con quelli che andavano a votare e badate che in questa stessa sentenza c’è scritto che negli anni 80, una delle ragioni per cui Berlusconi subì attentati e estorsioni, era proprio il fatto che la mafia voleva agganciare i socialisti, Craxi, prima di votarli, tant’è che ci fu la bomba alla Villa di Via Rovani nel 1986 e poi nelle elezioni del 1987 i mafiosi votarono per il Psi, per dare una lezione alla Democrazia Cristiana che non aveva bloccato il maxiprocesso di Falcone e Borsellino, adesso che cambia il quadro politico e la mafia deve decidere per chi votare nel 1994, cosa fa? Vota sulla fiducia, eppure il partito l’ha fondato Dell’Utri, uno con il quale loro potevano parlare, eppure ci sono le agende nelle quali è segnato almeno uno dei due appuntamenti certamente tra Mangano e Marcello Dell’Utri e molti pentiti dicono che era proprio Mangano quello che andava a fare il pony express tra Milano e Palermo per verificare lo stato di avanzamento lavori della nascita di Forza Italia, tutto questo è ritenuto o insufficiente o addirittura mai avvenuto secondo questi giudici, ecco perché qualche appassionato delle sentenze politiche potrebbe anche parlare di sentenza politica per questa parte e ecco perché, forse, ci sono spazi e margini per un ricorso in Cassazione, fermo restando il rispetto che ognuno deve a ogni sentenza, il rispetto vuole dire intanto leggerle, cercare di capirle e poi nel caso in cui evidenzino punti deboli, farli sapere.
Leggerete domani su Il Fatto all’altra faccenda troppo complicata per trattarla adesso, che riguarda il provino che il figlio di un favoreggiatore dei Graviano D’Agostino ottenne al Milan, secondo il padre per interessamento di Dell’Utri, secondo il capo delle giovanili del Milan per interessamento di Dell’Utri, secondo i giudici questa cosa non è dimostrata, vedrete che c’è probabilmente qualche errore nella ricostruzione che fa la Corte d’Appello per cancellare anche questo elemento che sposterebbe il rapporto tra Dell’Utri e i fratelli Graviano e la mafia dal 1992 al 1994, trascinando ovviamente tutto quanto e facendo cadere quell'insufficienza di prove che invece i giudici ostinatamente hanno voluto riconoscere per il periodo successivo al 1992, lo leggerete su Il Fatto Quotidiano e ne approfitto in conclusione per ricordarvi che mancano ormai pochi giorni alla fine della campagna per il rinnovo degli abbonamenti a Il Fatto per chi si era abbonato ovviamente alla nascita de Il Fatto Quotidiano, chi si abbona avrà in omaggio un libro che si troverà soltanto in omaggio, verrà spedito a chi si abbona, un’antologia dei pezzi più belli che sono usciti quest’anno su Il Fatto Quotidiano quindi se credete, suggerisco soprattutto la versione Pdf che è la più economica e la più pratica, andate sul sito www.ilfattoquotidiano.it e abbonatevi oppure rinnovate l’abbonamento, oppure regalatelo a qualche vostro amico, passate parola e buona settimana!
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permalink | creato da chiarelettere il 22/11/2010 alle 12:31 |
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