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⭐Sanzioni per omissione di contributi previdenziali
Sanzioni per omissione di contributi previdenziali
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1 Sanzioni per omissione di contributi previdenziali Organo: CASSAZIONE CIVILE - SEZ. LAVORO Numero atto: SENTENZA N DEL 14 LUGLIO 2014 Sintesi : In materia di sanzioni per il ritardato o l'omesso pagamento di contributi previdenziali resta escluso che, in una controversia relativa ad una opposizione ad ordinanza - ingiunzione per sanzioni civili (somme aggiuntive) e interessi per omesso versamento di contributi dovuti all'i.n.p.s., possa rilevare lo ius superveniens di cui alla legge n. 388 del 2000, art. 116, comma 8 e segg., contenente norme più favorevoli ai contribuenti, giacché nessuna di tali disposizioni induce a ritenerne la retroattività, per cui ne è esclusa l'applicabilità a violazioni accertate prima della relativa entrata in vigore. Autore : DOTT.SSA ROCCHINA STAIANO IL CASO La Corte d'appello respingeva il gravame svolto da Equitalia contro la sentenza di primo grado che aveva rigettato l'opposizione ai decreti ingiuntivi notificati in data 10 ottobre 1996 e 20 gennaio 1999 (con i quali l'inps e l'inail avevano intimato il pagamento di somme, rispettivamente, a titolo di contributi oltre sanzioni aggiuntive e premi assicurativi omessi) per la parte relativa ai contributi evasi, avendo ritenuto illegittimi i contratti di formazione e lavoro stipulati con una parte del personale della società medesima. L'appellante deduceva di aver provato in giudizio l'avvenuta formazione dei giovani assunti con contratto di formazione e lavoro e che comunque le variazioni di fatto apportate al programma formativo non avevano impedito l'inserimento dei giovani nell'azienda con contratti di lavoro a tempo indeterminato; contestava, in subordine, la modalità di calcolo delle sanzioni, ritenendo applicabile, nella specie, la L. 388/2000, art. 16, recante norme di maggior favore per il contribuente; in via gradata contestava l'applicazione delle sanzioni e che, nella specie, ricorresse un'ipotesi di evasione, non essendovi stato alcun intento elusivo. Resistevano l'inps e l'inail, e quest'ultimo riteneva erroneo l'appello nei suoi confronti, atteso che la sentenza gravata aveva revocato i decreti ingiuntivi per la parte relativa alla natura subordinata del rapporto di lavoro dei messi notificatori straordinari, in relazione alla quale erano articolate le sue richieste. 12 Avverso tale sentenza Equitalia propone ricorso per Cassazione, che è stato rigettato sulla base del principio consolidato, secondo cui in materia di sanzioni per il ritardato o l'omesso pagamento di contributi previdenziali resta escluso che, in una controversia relativa ad una opposizione ad ordinanza - ingiunzione per sanzioni civili (somme aggiuntive) e interessi per omesso versamento di contributi dovuti all'i.n.p.s., possa rilevare lo ius superveniens di cui alla L. 388/2000, art. 116, comma 8 e segg., contenente norme più favorevoli ai contribuenti, giacché nessuna di tali disposizioni induce a ritenerne la retroattività, per cui ne è esclusa l'applicabilità a violazioni accertate prima della relativa entrata in vigore. 23 IL COMMENTO 1. ANALISI DELLE DISPOSIZIONI NORMATIVE PER LE SANZIONI IN CASO DI OMESSO VERSAMENTO DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI Le disposizioni che interessano l argomento in esame sono le seguenti: 1. art. 1, comma 217, della L. 662/1996: "I soggetti che non provvedono entro il termine stabilito al pagamento dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali, ovvero vi provvedono in misura inferiore a quella dovuta, sono tenuti: a) nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento di una somma aggiuntiva, in ragione d'anno, pari al tasso dell'interesse di differimento e di dilazione di cui all art. 13, del D.L. 402/1981, convertito, con modificazioni, dalla L. 537/1981 e successive modificazioni ed integrazioni, maggiorato di tre punti; la somma aggiuntiva non può essere superiore al 100 per cento dell'importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge; b) in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, oltre alla somma aggiuntiva di cui alla lett. a), al pagamento di una sanzione, una tantum, da graduare secondo criteri fissati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, in relazione alla entità dell'evasione e al comportamento complessivo del contribuente, da un minimo del 50 per cento ad una massimo del 100 per cento di quanto dovuto a titolo di contributi o premi...". 2. art. 116, comma 8, della L. 388/2000, che recita: "I soggetti che non provvedono entro il termine stabilito al pagamento dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali, ovvero vi provvedono in misura inferiore a quella dovuta, sono tenuti: a) nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d'anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell'importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge; b) in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l'intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d'anno, pari al 30 per cento; la sanzione civile non può essere superiore al 60 per cento dell'importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge. Qualora la denuncia della situazione debitoria sia effettuata spontaneamente prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori e comunque entro dodici mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi o premi e semprechè il versamento dei contributi o premi sia effettuato entro trenta giorni dalla denuncia stessa, i soggetti sono tenuti al pagamento di una sanzione civile, in ragione d'anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell'importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge". 34 2. ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI Il contrasto interpretativo sorto all'interno della sezione lavoro, con riferimento alla disposizione de qua, è stato di recente risolto da Cass /2011, in sostanziale adesione con quanto già ritenuto da Cass /2010, e con analitica confutazione dell'iter argomentativo seguito, da ultimo, da Cass. 1230/2011. L'arresto espresso da Cass /2011, cui la presente pronuncia si è uniformata, ha composto l'enunciato contrasto giurisprudenziale nei termini che seguono. Nell art. 116, comma 8, lett. a), della L. 388 del 2000, viene fatto riferimento al mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce "e/o" registrazioni obbligatorie, la locuzione adoperata alla lett. b) del medesimo articolo ("in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero") si caratterizza per l'uso della disgiuntiva "o" fra le registrazioni e le denunce obbligatorie, il che, sotto il profilo strettamente letterale, indica una sostanziale parificazione della possibile connessione dell'evasione rispetto all'una o all'altra tipologia di adempimenti; ne discende che l'omissione o l'infedeltà anche soltanto delle denunce obbligatorie non è di ostacolo a configurare l'ipotesi dell'evasione. Già le Sezioni Unite della suprema Corte, nella sentenza n. 4808/2005, in relazione alla previsione di cui all art. 1, comma 217, lett. a), della L. 662/1996, (analoga per quanto qui rileva a quella dell art. 116, comma 8, lett. a), della L. 388/2000) hanno avuto modo di osservare che l'ipotesi meno grave, di cui alla lettera a) dell'art. 1, comma 217, si articola in due sub-ipotesi, ravvisabili: a1) nel mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce "e" registrazioni obbligatorie; a2) nel mancato o ritardato pagamento di contributi o premi il cui ammontare è rilevabile dalle denunce "o" dalle registrazioni obbligatorie. Nell'ipotesi sub a1) la meno grave fattispecie dell'omissione contributiva si realizza quando tutti gli adempimenti obbligatori risultano regolarmente effettuati, mancando solo il pagamento, mentre l'ipotesi sub a2), pur nella sua apparente contraddittorietà, si spiega perchè vi sono casi in cui non vi è obbligo di registrazioni, pur sussistendo l'obbligo della denuncia (come nel caso dei collaboratori familiari), sicchè è sufficiente, perchè si abbia omissione contributiva, che sia regolare la denuncia, senza il relativo pagamento. A mente dell'art. 116, comma 8, lett. a), della L. 388/2000, qualora si concretizzi la suindicata connessione, si avrà l'ipotesi dell'evasione laddove vi sia: occultamento di rapporti di lavoro ovvero di retribuzione erogate; tale occultamento sia stato attuato con l'intenzione specifica di non versare i contributi o i premi, ossia con un comportamento volontario finalizzato allo scopo indicato. Quanto al primo requisito deve anzitutto notarsi, in termini generali, come la giurisprudenza di questa Corte sia oscillante anche nella materia - differente, ma caratterizzata da evidenti punti di contatto con quella in questione - della possibile equiparazione fra il mendacio alla pubblica amministrazione da parte del privato in ordine alla sussistenza della situazione debitoria e 45 l'occultamento doloso del debito ai fini dell art c.c., n. 8, (cfr., ex plurimis: in senso positivo, Cass., nn. 6478/1984; 4482/1988; in senso negativo, Cass., nn. 4030/1977; 5977/1984). Con specifico riferimento alla questione all'esame va, tuttavia, osservato che il termine occultamento non indica necessariamente l'assoluta mancanza di qualsivoglia elemento documentale che renda possibile l'eventuale accertamento della posizione lavorativa o delle retribuzioni, posto che anche soltanto attraverso la mancata (o incompleta o non conforme al vero) denuncia obbligatoria viene celata all'ente previdenziale (e, quindi, occultata) l'effettiva sussistenza dei presupposti fattuali dell'imposizione e ciò, si badi, proprio attraverso l'adempimento funzionalmente diretto a consentire all'istituto l'agevole conoscenza, mese per mese, del proprio credito contributivo. Né, a contrario avviso può condurre il rilievo che, in ipotesi di registrazione dei rapporti e delle effettive retribuzioni, l'ente impositore potrebbe venire a conoscenza della situazione effettiva, atteso che tale conoscenza resterebbe, in difetto di una denuncia periodica veritiera, meramente eventuale, collegata cioè ad un altrettanto eventuale accertamento (ovvero al raffronto tra i dati di cui alla denuncia obbligatoria e quelli ricavabili dai CUD consegnati ai lavoratori), e non farebbe quindi venir meno, in relazione alla denuncia infedele, l'occultamento dei rapporti o delle retribuzioni (che, a tutto concedere, sussisterebbe comunque fintante che non fossero - eventualmente - attuati gli accertamenti ispettivi o i raffronti con i dati evincibili dai modelli CUD). Né può sottacersi che, come già posto in luce dalla ridetta pronuncia delle Sezioni Unite n. 4808/2005, un'interpretazione meno rigorosa del concetto di omissione, esteso a tutte le ipotesi che in qualunque modo abbiano reso possibile all'ente previdenziale l'accertamento degli inadempimenti contributivi, anche a distanza di tempo, o in ritardo rispetto alle cadenze informative periodiche prescritte dalla legge, aggraverebbe la posizione dell'istituto, imponendogli un'incessante attività ispettiva, laddove il sistema postula, anche nel suo aspetto contributivo, per la sua funzionalità, una collaborazione spontanea tra i soggetti interessati. Quanto al secondo requisito, di carattere soggettivo, è agevole rilevare che, stante il suddetto collegamento funzionale tra denunce mensili obbligatorie e pagamento dei contributi dovuti, l'omissione o l'infedeltà della denuncia è di per sè sintomatica (ove non meramente accidentale, episodica, strettamente marginale) della volontà di occultare i rapporti e le retribuzioni al fine di evitare, nell'auspicata (beninteso dal datore di lavoro infedele) e non implausibile possibilità che la mancanza di successivi accertamenti o riscontri (da attuarsi per di più nell'ambito temporale del termini prescrizionali) consentano de facto di sottrarsi all'adempimento contributivo ovvero di effettuare il pagamento della contribuzione in misura inferiore al dovuto; nè, d'altra parte, potrebbe altrimenti comprendersi, se non appunto ove dettata da tale fine, l'omissione nelle denunce obbligatorie di dati di cui comunque il datore di lavoro è evidentemente a conoscenza, per averli, in tesi, già altrimenti registrati. Ne discende che, in linea generale, l'inoltro di denunce infedeli o la loro omissione da un lato configura occultamento dei rapporti di lavoro o delle retribuzioni erogate o di entrambi e, dall'altro e al contempo, fa presumere l'esistenza di una specifica volontà datoriale di sottrarsi al versamento dei contributi dovuti. 56 Non può d'altra parte condividersi l'avviso secondo cui la suddetta interpretazione condurrebbe all'inutilità della modifica normativa introdotta dalla L. 388/2000, posto che, al contrario, proprio il rilievo dato all'elemento intenzionale consente, anche in ipotesi di denunce omesse o non veritiere, di escludere l'ipotesi dell'evasione, cosicchè la suddetta presunzione (proprio perchè non assoluta) può essere vinta, con onere probatorio a carico del datore di lavoro inadempiente, attraverso l'allegazione e prova di circostanze dimostrative dell'assenza del fine fraudolento (perchè, ad esempio, gli inadempimenti sono derivati da mera negligenza o da altre circostanze contingenti); e il relativo accertamento, tipicamente di merito, resterà, secondo le regole generali, intangibile in sede di legittimità ove congruamente motivato. La giurisprudenza di legittimità, con la sentenza n del 2011 ha, pertanto riaffermato il principio di diritto, in sostanziale adesione a Cass. n /2010, secondo cui: "In tema di obbligazioni contributive nei confronti delle gestioni previdenziali ed assistenziali, l'omessa o infedele denuncia mensile all'inps (attraverso i cosiddetti modelli DM10) di rapporti di lavoro o di retribuzioni erogate, ancorchè registrati nei libri di cui è obbligatoria la tenuta, concretizza l'ipotesi di "evasione contributiva" di cui all art. 116, comma 8, lett. b), della L. 388/2000 e non la meno grave fattispecie di "omissione contributiva" di cui alla lett. a) della medesima norma, che riguarda le sole ipotesi in cui il datore di lavoro, pur avendo provveduto a tutte le denunce e registrazioni obbligatorie, ometta il pagamento dei contributi, dovendosi ritenere che l'omessa o infedele denuncia configuri occultamento dei rapporti o delle retribuzioni o di entrambi e faccia presumere l'esistenza della volontà datoriale di realizzare tale occultamento allo specifico fine di non versare i contributi o i premi dovuti; conseguentemente, grava sul datore di lavoro inadempiente l'onere di provare la mancanza dell'intento fraudolento e, quindi, la sua buona fede, onere che non può, tuttavia, reputarsi assolto in ragione dell'avvenuta corretta annotazione dei dati, omessi o infedelmente riportati nelle denunce, sui libri di cui è obbligatoria la tenuta; in tale contesto spetta al giudice del merito accertare la sussistenza, ove dedotte, di circostanze fattuali atte a vincere la suddetta presunzione, con valutazione intangibile in sede di legittimità ove congruamente motivata". 67 IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA Cass. Civ., sez. Lav., , n , pres. Coletti De Cesare, rel. Mancino SVOLGIMENTO DEL PROCESSO La Corte d'appello di l'aquila, con sentenza del 17 dicembre 2008, respingeva il gravame svolto da Equitalia Polis s.p.a. (già Serit s.p.a. in liquidazione) contro la sentenza di primo grado che aveva rigettato l'opposizione ai decreti ingiuntivi notificati in data 10 ottobre 1996 e 20 gennaio 1999 (con i quali l'inps e l'inail avevano intimato il pagamento di somme, rispettivamente, a titolo di contributi oltre sanzioni aggiuntive e premi assicurativi omessi) per la parte relativa ai contributi evasi, avendo ritenuto illegittimi i contratti di formazione e lavoro stipulati con una parte del personale della società medesima. 2. L'appellante deduceva di aver provato in giudizio l'avvenuta formazione dei giovani assunti con contratto di formazione e lavoro e che comunque le variazioni di fatto apportate al programma formativo non avevano impedito l'inserimento dei giovani nell'azienda con contratti di lavoro a tempo indeterminato; contestava, in subordine, la modalità di calcolo delle sanzioni, ritenendo applicabile, nella specie, la L. 388/2000, art. 16, recante norme di maggior favore per il contribuente; in via gradata contestava l'applicazione delle sanzioni e che, nella specie, ricorresse un'ipotesi di evasione, non essendovi stato alcun intento elusivo. 3. Resistevano l'inps e l'inail, quest'ultimo riteneva ultroneo l'appello nei suoi confronti atteso che la sentenza gravata aveva revocato i decreti ingiuntivi per la parte relativa alla natura subordinata del rapporto di lavoro dei messi notificatori straordinari, in relazione alla quale erano articolate le sue richieste. 4. Per la Corte territoriale, tenuto conto delle emergenze istruttorie, i rapporti lavorativi controversi non erano riconducibili alla formazione e lavoro onde il datore di lavoro non poteva pretendere il relativo beneficio contributivo; nè trovava applicazione lo ius superveniens invocato dalla società, L. 388/2000, art. 116, comma 8 e ss., per non esserne prevista la retroattività; nè, infine, si poteva escludere trattarsi di evasione, posto che il beneficio contributivo non spettava in ragione della mancata realizzazione, nella pratica, del tipo contrattuale al quale il beneficio accedeva; nè si versava in ipotesi di mero errore di calcolo. Riteneva, infine, insussistente l'interesse ad agire dell'appellante nei confronti dell'inail, per essere la società risultata vincitrice, in primo grado, e per avere detto Istituto prestato acquiescenza alla sentenza. 5. Avverso tale sentenza propone ricorso per Cassazione Equitalia Polis s.p.a., affidato a tre motivi, ulteriormente illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c.. L'INAIL ha resistito con controricorso; l'inps ha depositato delega in calce alla copia notificata del ricorso. MOTIVI DELLA DECISIONE 6. Con il primo motivo, deducendo violazione di legge (L. 451/1994, art. 16, comma 11, art c.c.; art. 116 c.p.c.) e carente e contraddittoria motivazione su punti essenziali della controversia, la parte ricorrente si duole che la Corte di merito abbia ritenuto non incidere sulla causa del contratto di formazione e lavoro solo uno spostamento modesto dal programma di formazione; sia caduta in contraddizione nel ritenere comunque sufficiente, e necessario, un insegnamento teorico-pratico; infine, abbia dedicato carente attenzione alla disamina delle risultanze istruttorie. 7. Osserva il Collegio che l'illustrazione del motivo non si pone nel solco del paradigma della violazione di legge e del vizio motivazionale ma ridonda nella richiesta di un inammissibile riesame del merito, come del resto evidenziato dalla stessa parte ricorrente evocando, tra le righe del ricorso, la suscettibilità di una pronuncia di inammissibilità. 8. Ed invero non viene evidenziata una palese irrazionalità della motivazione della Corte territoriale che, all'evidenza, con motivazione immune da vizi logici, ha dato atto delle risultanze probatorie, adeguatamente riassunte nei termini che seguono: "i lavoratori, interessati dal progetto, escussi come testi, tuttavia, hanno escluso che sia stata svolta l'attività formativa, sia a 78 livello teorico, che pratico...mentre hanno riferito di aver avuto delle istruzioni iniziali in occasione del conferimento di nuovi compiti...ovvero di aver ricevuto delle mere spiegazioni per il lavoro assegnato". 9. Del resto è la stessa parte ricorrente a dare atto della "disformità dal programma previsto" per suffragare, con l'argomentazione della conversione dei contratti all'esito della progettata formazione, la tesi, per vero non condivisibile, della validità del contratto di formazione e lavoro al raggiungimento dell'obiettivo previsto dalla legge, id est la costituzione di nuovi rapporti di lavoro subordinato, pretendendo di confinare su un piano meramente secondario la finalità formativa che rimarrebbe così assorbita dalla finalità occupazionale. 10. In conclusione, quanto al primo mezzo, l'accertamento della Corte di merito è risultato incensurabile in questa sede, per essere stato congruamente e logicamente motivata la trasformazione del rapporto tenuto conto della gravità dell'inadempimento degli obblighi di formazione, concretizzatasi in un'attività formativa del tutto generica (nella specie, "mere spiegazioni per lo svolgimento di un lavoro, che si rendono necessarie per qualsiasi lavoro per il quale l'esecutore non abbia esperienza" e "partecipazione a 3,4 incontri sul finire del contratto"), come tale carente e inadeguata, rispetto agli obiettivi indicati nel progetto di formazione e trasfusi nel contratto. 11. Col secondo motivo, deducendo violazione di legge (L. 388/2000, art. 116, comma 8 e ss., anche in relazione al disposto degli artt. 414, 433, 345 c.èp.c.) e vizio di motivazione, la sentenza d'appello viene contestata per la ritenuta inapplicabilità dello ius superveniens e la parte ricorrente richiede, peraltro, alla Corte di legittimità che la relativa eccezione svolta in sede di gravame venga reputata tempestiva e non tardiva. 12. Ebbene, a parte il rilievo che il secondo profilo della censura non coglie nel segno giacchè la Corte di merito ha preso in esame l'eccezione sollevata, tant'è che l'ha ritenuta infondata, anche gli ulteriori profili di doglianza svolti non sono meritevoli di accoglimento. 13. Preme sottolineare che dal tenore del ricorso non è possibile evincere - in difetto della (doverosa) trascrizione del contenuto degli atti difensivi del giudizio di merito - quale sia stata la questione (in quella sede) in concreto devoluta, se, in particolare, si sia sostenuta l'applicabilità (anche) ai crediti accertati e in essere al della nuova regolamentazione delle sanzioni civili stabilita dalla L. 388/2000, art. 116, comma 8 e ss., ovvero l'applicabilità ai suddetti crediti della L. 662/1996, art.1, comma 217 e ss., in luogo delle previsioni della L. 48/1988, art. 4, che (si asserisce) sarebbero state ritenute applicabili dal giudice di primo grado. 14. Ebbene, considerato che la società ricorrente, a supporto delle proprie doglianze, richiama la sentenza di questa Corte n del 2002, la censura sembra voler ribadire la tesi (respinta dalla Corte territoriale) secondo cui anche con riferimento ai contributi e alle più elevate sanzioni previste dal previgente regime, e il cui versamento non sia stato ancora effettuato, il debitore non deve provvedere al loro pagamento e poi effettuare il conguaglio, ma deve poter fruire immediatamente del regime sanzionatorio più favorevole di cui alla L. 388/2000, art A tale critica obietta il Collegio che, dopo l'invocato arresto, questa Corte ha avuto modo di riesaminare la questione e di riaffermare, sulla base di diverso e condivisibile orientamento, l'irretroattività della disposizione in parola, evidenziando che "in materia di sanzioni per il ritardato o l'omesso pagamento di contributi previdenziali resta escluso che, in una controversia relativa ad una opposizione ad ordinanza - ingiunzione per sanzioni civili (somme aggiuntive) e interessi per omesso versamento di contributi dovuti all'i.n.p.s., possa rilevare lo ius superveniens di cui alla L. 388/2000, art. 116, comma 8 e segg., contenente norme più favorevoli ai contribuenti, giacchè nessuna di tali disposizioni induce a ritenerne la retroattività, per cui ne è esclusa l'applicabilità a violazioni accertate prima della relativa entrata in vigore" (v., tra le tante, Cass /2003). 16. Ed invero la disposizione di cui alla detta L. 388/2000, art. 116, comma 18, nel prevedere che "per i crediti in essere e accertati al 30 settembre 2000 le sanzioni sono dovute nella misura e secondo le modalità fissate dalla L. 23 dicembre 1996, art. 1, commi 217, 218, 219, 220, 221, 222, 223 e 224", condiziona inequivocabilmente l'applicazione della normativa sanzionatoria previgente di cui alla predetta L. 662/1996 alla circostanza che sussista un credito per contributi alla data del 30 settembre9 17. Pertanto, il disposto della L.388/2000, art. 116, applicabile qualora si tratti di violazioni commesse antecedentemente, solo se il credito dell'inps per contributi sia stato soddisfatto alla data del Va, pertanto, confermato l'orientamento largamente dominante espresso dalla giurisprudenza della Corte nel senso dell'esclusione di qualunque forma di retroattività del nuovo regime sanzionatolo per la disposta abolizione delle sanzioni (v., ex multis, Cass., un., 16422, del 2005; 2385,13794 del 2007; 264, del 2008; del 2010; 1105 del 2012), riaffermando che in caso di omissioni relative a periodi antecedenti all'entrata in vigore della legge, se alla data prefissata del 30 settembre 2000 vi era un credito dell'inps per contributi, ovvero sia per contributi sia per sanzioni (determinate necessariamente alla stregua del più severo sistema di cui alla L. 662/1996), il datore resterà assoggettato a questo sistema medesimo, nel senso che dovrà necessariamente versare quanto così calcolato, salva poi la possibilità di detrarre, dalla somma dovuta per contributi alle scadenze successive, la differenza tra le maggiori sanzioni pagate e quelle inferiori introdotte dalla medesima L. 388/2000 (ai sensi del citato art. 116, comma 18, seconda parte). Se invece, alla data del 30 settembre 2000, non esisteva alcun credito dell'inps per contributi, il legislatore ha ritenuto inutile imporre il pagamento delle più onerose sanzioni e consentire, immediatamente dopo, di detrarre la differenza tra la maggior somma pagata e quella minore dovuta con l'applicazione della nuova legge del 2000, ma ha ritenuto più semplice e agevole disporre subito l'applicazione della normativa sanzionatoria nuova, e meno elevata, anche alle omissioni contributive riferite a periodi anteriori alla sua entrata in vigore. Ciò in quanto, alla stregua della formulazione della norma, che fa riferimento ai crediti ai quali vengono ricollegate le sanzioni, per "crediti" devono intendersi quelli relativi ai contributi (non già alle sanzioni, non potendo la norma regolare le sanzioni sui crediti per sanzioni) e - per le omissioni contributive relative a periodi anteriori alla sua entrata in vigore - non si dispone la conservazione delle sanzioni già calcolate alla luce della L. 662/1996 "in tutti i casi", ma si prevede detta conservazione solo se il credito dell'inps per contributi sia ancora sussistente alla data del 30 settembre 2000, deducendosene che, in caso contrario, se il credito dell'inps a quella data non esisteva più, perchè già soddisfatto in epoca precedente, le vecchie sanzioni non sono più applicabili, venendo sostituite da quelle nuove, ossia da quelle introdotte dalla L. n. 388 citata. 19. Peraltro quanto alla invocata (in questa sede) applicazione dell'art. 116, comma 18 della stessa legge, va dato altresì atto che la questione del regime sanzionatorio in concreto applicabile non può essere dedotta, per la prima volta, in cassazione, neppure sotto il profilo che il giudice d'appello avrebbe dovuto esaminarla d'ufficio, condividendo il Collegio il principio secondo cui: "In tema di sanzioni civili per omissioni contributive, la deduzione del regime sanzionatorio introdotto con L. 388/2000, e, ancor prima, con L. 662/1996, che non abbia formato oggetto del giudizio di merito, non può essere proposta in sede di legittimità, nè la questione dell'applicabilità di un diverso regime sanzionatorio può trovare spazio come quaestio juris che il giudice d'appello avrebbe dovuto esaminare d'ufficio, ove l'atto d'appello abbia riguardato la legittimità o meno della pretesa dell'inps e quindi anche la debenza o meno delle somme aggiuntive, ma non la determinazione delle stesse, che è questione diversa, anche se dipendente, e pertanto soggetta a preclusione ove non specificamente proposta" (v., ex multis, Cass /2007). Senza dire che il previsto (dall'art. 116, comma 18) meccanismo di "recupero" è condizionato dall'avvenuto versamento di contributi (e sanzioni) dovuti al 30 settembre 2000; ma del pagamento del credito Inps la ricorrente non fa menzione. 20. Infine, patimenti infondato è l'ultimo motivo di ricorso con il quale, deducendo violazione di legge (L. 48 del 1988, art. 4, comma 1, lett. c)) e vizio di motivazione, si critica la statuizione della Corte di merito per avere ritenuto, quanto al calcolo delle somme aggiuntive, versarsi in ipotesi di evasione e non già di errore di calcolo per incertezze connesse a contrastanti orientamenti giurisprudenziali. 21. Occorre, in premessa, ribadire, con Cass del 2006 (e successive conformi), che ai fini dell'obbligazione contributiva il principio di irretroattività (tempus regit actum) può trovare applicazione solo con riferimento alle disposizioni legislative in base alle quali la contribuzione è dovuta, restando perciò irrilevante che l'interpretazione di queste si consolidi, in base alla giurisprudenza, in epoca successiva al mancato o ritardato versamento dei contributi. 910 22. Ciò vale anche in relazione all'obbligo relativo alle somme aggiuntive che il datore di lavoro è tenuto a versare, in quanto esso costituisce una conseguenza automatica dell'inadempimento o del ritardo, in funzione di rafforzamento dell'obbligazione contributiva e di predeterminazione legale del danno cagionato all'ente previdenziale; pertanto, non è consentita nessuna indagine sull'elemento soggettivo del debitore della contribuzione al fine dell'esclusione o della riduzione di tale obbligo, neanche ove l'omissione sia indotta da interpretazioni giurisprudenziali o amministrative più favorevoli allo stesso debitore (v., anche Cass. 5088/1995). 23. Tanto premesso, e a prescindere dal rilievo che i Giudici del gravame hanno escluso, nella specie, un mero scostamento dal progetto iniziale che non avrebbe infirmato la causa formativa, in ogni caso ove pure l'omissione contributiva fosse stata indotta dal convincimento di confidare nell'interpretazione giurisprudenziale favorevole alla legittimità del contratto di formazione e lavoro in ipotesi di modesto spostamento dal programma formativo, tale condotta, per quanto detto, non assume alcun valore esimente giacchè è la mera inottemperanza del debitore della contribuzione al piano formativo a comportare, ex se, un'evasione contributiva ed un danno legalmente predeterminato all'ente previdenziale. 24. Il ricorso proposto nei confronti dell'inail deve intendersi come mera denuntiatio litis, che non vale ad attribuire al detto Istituto la qualità di parte, con la conseguente inammissibilità del controricorso proposto in questo giudizio. 25. In definitiva il ricorso va rigettato. 26. Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza; nulla spese in favore dell'inail. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge; nulla spese in favore dell'inail. Così deciso in Roma, il 30 aprile Documenti analoghi
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