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Timestamp: 2020-07-05 11:42:50+00:00

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Art. 2394 codice civile - Responsabilità verso i creditori sociali - Brocardi.it
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Articolo 2394 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2394 Codice civile
Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale [2409, 2509].
L'azione(1) può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti [2949].
La rinunzia all'azione da parte della società non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei creditori sociali. La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l'azione revocatoria [2901] quando ne ricorrono gli estremi [2393, 2393 bis, 2395].
(1) L'azione è esperibile nel termine di cinque anni che decorre da quando si manifesta l'evento dannoso, conseguente al comportamento illecito.
L'azione di responsabilità verso gli amministratori è esperibile quando concorrono i seguenti presupposti:
- pregiudizio patrimoniale per i creditori;
- condotta illegittima degli amministratori;
- rapporto di causalità tra pregiudizio e condotta.
Spiegazione dell'art. 2394 Codice civile
La fattispecie di responsabilità presuppone l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti in quanto causalmente connessa all'inosservanza, da parte degli amministratori, degli obblighi inerenti la conservazione del patrimonio sociale.
Il termine quinquennale dell'azione non decorre dal momento della commissione dei fatti integrativi della responsabilità, ma da quello successivo del verificarsi dell'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei debiti, in quanto conoscibile ai creditori.
La rinuncia non produce normalmente alcun effetto benefico per il patrimonio sociale, sicché non risulta idonea a precludere l'azione di responsabilità dei creditori.
La transazione comporta la compensazione del pregiudizio arrecato al patrimonio sociale.
Nel caso di impossibilità di determinare in modo specifico il nesso esistente tra le singole violazioni in cui siano incorsi gli amministratori e l'ammontare del danno regolarmente accertato, è legittima l'ascrivibilità a loro carico dell'intero danno.
Massime relative all'art. 2394 Codice civile
Cass. civ. n. 21662/2018
Nell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali, spettante, ai sensi degli artt. 2394 e 2407 c.c., ai creditori sociali, l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti, rilevante ai fini del decorso della prescrizione quinquennale, può risultare dal bilancio sociale che costituisce, per la sua specifica funzione, il documento informativo principale sulla situazione della società non solo nei riguardi dei soci, ma anche dei creditori e dei terzi in genere. Sicché spetta al giudice di merito, con un apprezzamento in fatto insindacabile in cassazione, accertare se la relazione dei sindaci al bilancio che abbia evidenziato l'inadeguatezza della valutazione di alcune voci - a fronte della quale l'assemblea abbia comunque deliberato la distribuzione di utili ai soci, senza rilievi da parte degli organi di controllo -, sia idonea ad integrare di per sé l'elemento della oggettiva percepibilità per i creditori circa la falsità dei risultati attestati dal bilancio sociale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 21662 del 5 settembre 2018)
Cass. civ. n. 25178/2015
L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali, spettante, ai sensi degli artt. 2394 e 2407 c.c., ai creditori sociali, ed altresì esercitabile dal curatore fallimentare ex art. 146 l. fall., è soggetta a prescrizione quinquennale decorrente dal momento in cui l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto, non richiedendosi, a tal fine, che essa emerga da un bilancio approvato dall'assemblea. Ne consegue che, ove ai sindaci sia stata contestata l'omessa vigilanza sulla illegittima riduzione per esuberanza del capitale sociale, che detta insufficienza abbia cagionato, quel termine comincia a decorrere già con la relativa delibera assembleare, la quale, in ragione della sua iscrizione presso il registro delle imprese e della contestuale esecuzione da parte degli amministratori, mediante il rimborso ai soci, costituisce il fatto complessivamente idoneo a rendere noto ai terzi lo squilibrio patrimoniale della società.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 25178 del 14 dicembre 2015)
Cass. civ. n. 7914/2015
Nell'ipotesi di scissione societaria, la responsabilità degli amministratori ex art. 2394 cod. civ. nei confronti dei creditori sociali non è predicabile per il solo verificarsi della conseguente diminuzione patrimoniale della società scissa - in quanto la società beneficiaria è solidalmente responsabile, ex art. 2504 decies, secondo comma, cod. civ. (ora art. 2506 quater, comma terzo - N.D.R.) - occorrendo, invece, dimostrare la sussistenza di un danno effettivamente subito dai creditori sociali per effetto di tale operazione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7914 del 17 aprile 2015)
Cass. civ. n. 13907/2014
Le norme sulle azioni di responsabilità contro gli amministratori di s.p.a. e di s.r.l. di cui al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, entrate in vigore il 1° gennaio 2004, hanno introdotto una nuova normativa di diritto sostanziale, la quale, non avendo natura interpretativa né processuale, è inapplicabile, in mancanza di una diversa disciplina sull'efficacia della legge nel tempo che deroghi all'art. 11 disp. prel. cod. civ., alle azioni di responsabilità già esercitate dal curatore, a norma degli artt. 146 legge fallim. e 2394 cod. civ., per fatti anteriormente commessi.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13907 del 18 giugno 2014)
Cass. civ. n. 8426/2013
Il commissario liquidatore che, in rappresentanza del ceto creditorio, agisca ex art. 2394 c.c. esercita un'azione che, non nascendo dalla messa in liquidazione coatta amministrativa, è soggetta allo stesso termine di prescrizione quinquennale entro cui avrebbero potuto esperirla i creditori, la cui decorrenza anteriormente alla dichiarazione dello stato di insolvente è ammissibile ove preesistano elementi oggettivi - la cui allegazione e prova incombe sulla parte che eccepisca la prescrizione - che siano conoscibili dal ceto creditorio e dai quali emerga il "deficit" patrimoniale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8426 del 5 aprile 2013)
Cass. civ. n. 10378/2012
Le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società di capitali previste dagli artt. 2393 e 2394 c.c., pur essendo tra loro distinte, in caso di fallimento dell'ente confluiscono nell'unica azione di responsabilità, esercitabile da parte del curatore ai sensi dell'art. 146 legge fall., la quale, assumendo contenuto inscindibile e connotazione autonoma rispetto alle prime - attesa la "ratio" ad essa sottostante, identificabile nella destinazione, impressa all'azione, di strumento di reintegrazione del patrimonio sociale, unitariamente considerato a garanzia sia degli stessi soci che dei creditori sociali - implica una modifica della legittimazione attiva di quelle azioni, ma non ne immuta i presupposti. Ne consegue che i fatti addotti a fondamento della domanda identificano l'azione in concreto esercitata dal curatore, ed, in particolare, la disciplina in materia di prova e di prescrizione, quest'ultima in ogni caso quinquennale, ma, se fondata sulle circostanze idonee ad attivare l'azione sociale, con decorrenza non dal momento in cui l'insufficienza patrimoniale si è manifestata come rilevante per l'azione esperibile dai creditori, bensì dalla data del fatto dannoso e con applicazione della sospensione prevista dall'art. 2941, n. 7, c.c., in ragione del rapporto fiduciario intercorrente tra l'ente ed il suo organo gestorio. (Fattispecie anteriore all'entrata in vigore dei d.l.vo 17 gennaio 2003 n. 6, e 9 gennaio 2006, n. 5).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10378 del 21 giugno 2012)
Cass. civ. n. 13465/2010
Il curatore del fallimento di un consorzio con attività esterna non è legittimato ad esercitare, nei confronti degli amministratori del consorzio, l'azione di responsabilità eventualmente spettante a coloro che vantino pretese creditorie a valere sul fondo consortile e lamentino l'incapienza di questo, ovvero abbiano subito danni diretti per essere stati fuorviati dalla violazione dei criteri legali che presiedono alla redazione della situazione patrimoniale del consorzio, restando questa un'azione risarcitoria individuale nella titolarità di ciascun singolo creditore nei confronti dell'amministratore del consorzio, che è soggetto diverso dal fallito, e che non è, egli stesso, fallito. Invero, i consorzi, pur quelli con attività esterna, costituiscono enti ben diversi dalla società per azioni, sia dal punto di vista strutturale, sia per le finalità in relazione alle quali operano, e sia per il modo di essere della loro base economico-finanziaria, con conseguente impossibilità di un'applicazione analogica dell'azione di responsabilità dei creditori sociali contemplata dall'art. 2394 c.c. e, per l'ipotesi di fallimento, dal successivo art. 2394 bis c.c..
Il curatore del fallimento di un consorzio con attività esterna non è legittimato ad esercitare, nei confronti degli amministratori del medesimo consorzio, l'azione di responsabilità extracontrattuale per lesione dei diritti di credito, ai sensi dell'art. 2043 c.c., non trovando nel patrimonio del consorzio la titolarità di un'azione di responsabilità già spettante all'ente (dato che per l'art. 2608 c.c. gli amministratori rispondono verso i consorziati e non verso il consorzio), e non potendo invocare una norma speciale che gli attribuisca, sul modello dell'art. 2394 (ora 2394 bis) c.c., il potere di agire per conto dei creditori nei confronti di un soggetto diverso dal fallito, né potendo a tal fine giovarsi dell'art. 146 della legge fall., perché la speciale disciplina del capo X della legge fallimentare è circoscritta all'ipotesi di fallimento di società, onde sarebbe arbitrario riferirla anche alla diversa figura del consorzio.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13465 del 3 giugno 2010)
Cass. civ. n. 14961/2007
I creditori sociali perdono, per effetto della dichiarazione di fallimento della società di capitali debitrice, la legittimazione spettante in via esclusiva al curatore durante il corso della procedura concorsuale ad esercitare l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società, ai sensi dell'art. 2394 c.c., e la riacquistano a seguito della chiusura del fallimento; tuttavia essi sono soggetti agli effetti della prescrizione maturata medio tempore atteso che la perdita della legittimazione attiva non è causa di sospensione della prescrizione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 14961 del 2 luglio 2007)
Cass. civ. n. 20637/2004
In tema di decorrenza del termine di prescrizione per l'esercizio dell'azione di responsabilità verso amministratori e sindaci ai sensi dell'art. 2394 c.c., l'azione di responsabilità relativa può essere proposta dai creditori sociali dal momento in cui l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto anche senza verifica diretta della contabilità della società, non richiedendosi a tal fine che essa risulti da un bilancio approvato dall'assemblea dei soci. (Principio espresso in fattíspecíe di azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento, ex art. 146 legge fall.).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 20637 del 22 ottobre 2004)
Cass. civ. n. 8544/2004
In tema di società cooperative, costituisce inosservanza dell'obbligo di conservazione dell'integrità del patrimonio sociale e genera, pertanto, responsabilità patrimoniale degli amministratori ex art. 2394 c.c. l'assegnazione in proprietà individuale degli alloggi realizzati, ai soci della cooperativa, quand'anche deliberata dall'assemblea, ove manchino o siano insufficienti altre risorse necessarie a fronteggiare le passività sociali.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8544 del 5 maggio 2004)
Cass. civ. n. 15487/2000
In tema di società, presupposti necessari e sufficienti per l'esperimento dell'azione di responsabilità verso gli amministratori, ex art. 2394 c.c., devono ritenersi l'esistenza di un pregiudizio patrimoniale per i creditori (costituito dall'insufficienza del patrimonio sociale a soddisfarne le rispettive ragioni di credito), la condotta illegittima degli amministratori, nonché un rapporto di causalità tra pregiudizio e condotta, dovendosi, peraltro, commisurare l'entità del danno alla corrispondente riduzione della massa attiva disponibile in favore dei creditori stessi.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 15487 del 6 dicembre 2000)
Cass. civ. n. 5287/1998
L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società, esperibile, ex art. 2394 c.c., dai creditori sociali (ovvero, come nella specie, dal curatore fallimentare della società poi fallita, ex art. 146 legge fall.), è soggetta a prescrizione quinquennale con decorso non già dalla commissione dei fatti integrativi di tale responsabilità, bensì dal (successivo) momento dell'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti (art. 2394, comma secondo, c.c., che subordina la proponibilità dell'azione al manifestarsi dell'evento dannoso), momento che, non coincidendo con il determinarsi dello stato di insolvenza, ben può risultare anteriore o posteriore alla dichiarazione di fallimento. L' onere della prova della preesistenza al fallimento dello stato di insufficienza patrimoniale della società spetta, poi, al soggetto (amministratore o sindaco) che, convenuto in giudizio a seguito dell'esperimento della detta azione di responsabilità, ne eccepisca l'avvenuta prescrizione, senza che, all'uopo, tale onere possa dirsi assolto mediante la generica deduzione, priva di qualsiasi altro utile elemento di fatto a sostegno dell'assunto, secondo cui l'insufficienza patrimoniale si sarebbe manifestata (come nel caso di specie) già al momento della messa in liquidazione della società, non essendo il procedimento di liquidazione necessariamente determinato dalla eccedenza delle passività sulle attività patrimoniali, e non implicando, altresì, la perdita integrale del capitale sociale una consequenziale perdita di ogni valore attivo del patrimonio sociale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5287 del 28 maggio 1998)

References: Articolo 2394

Articolo 2394

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 146
 sentenza 

Cass. 
 art. 2394
 art. 2504
 art. 2506
 sentenza 

Cass. 
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Cass. 
 art. 2394
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Cass. 
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Cass. 
 art. 2394
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Cass. 
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Cass. 
 art. 146
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Cass. 
 art. 2394
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Cass. 
 art. 2394
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Cass. 
 art. 2394
 art. 146
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