Source: https://www.finok.info/2019/12/04/sinistro-stradale-prescrizione-oltre-i-due-anni-se-ce-reato/
Timestamp: 2019-12-13 16:54:40+00:00

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Sinistro stradale: prescrizione oltre i due anni se c’è reato - Adessonews Finanziamenti Agevolazioni Investimenti Norme e Tributi
Sinistro stradale: prescrizione oltre i due anni se c’è reato
Il risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli si prescrive in 2 anni secondo quanto prescritto dall’<a href="https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-sesto/titolo-v/capo-i/sezione-iv/art2947.html"><u>art. 2947 co. 2 c.c</u>.</a> Tuttavia, qualora il fatto sia considerato dalla legge come reato e per tale reato sia prescritta un termine di prescrizione maggiore, la prescrizione più lunga si applicherà anche all’azione civile di risarcimento del danno.
La prescrizione lunga vale sia per la persona offesa, sia per qualsiasi altro soggetto che abbia subito danni patrimoniali in conseguenza del sinistro.
È quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la recente ordinanza n. 26958/2018
Un ciclista, per evitare un ostacolo, si allargava sulla sinistra, senza prima accertarsi che nessuno sopraggiungesse ed urtava uno scooter. La vicenda sfociava in un giudizio e, nel merito, veniva accertato il concorso di colpa delle parti coinvolte ed il ciclista veniva condannato al risarcimento dei danni nella misura del 50%. La difesa del ciclista eccepisce che l’azione risarcitoria posta in essere dalla controparte sia prescritta per il decorso del termine biennale (art. 2947, co. 2, c.c.), ma i giudici ritengono applicabile la prescrizione più lunga, derivante da reato (art. 2947, co. 3, c.c.). Il ciclista pertanto ricorre in Cassazione lamentando l’erronea applicazione da parte dei giudici di merito, della prescrizione di 5 anni anche all’azione risarcitoria promossa dalla proprietaria del ciclomotore.
la Suprema Corte, in soluzione di continuità con e precedenti pronunce, ha cassato la sentenza impugnata rigettando la domanda di risarcimento del danno patrimoniale, ribadendo il principio in base al quale: “in tema di diritto al risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli, la disposizione dell’art. 2947 c.c., comma 3, che prevede, ove il fatto che ha causato il danno sia considerato dalla legge come reato, l’applicabilità all’azione civile per il risarcimento, in luogo del termine biennale stabilito dal comma 2, dello stesso articolo, di quello eventualmente più lungo previsto per detto reato, è invocabile da qualunque soggetto che abbia subito un danno patrimoniale dal fatto considerato come reato dalla legge, e non solo dalla persona offesa dallo stesso, ove detto danno sia conseguenza risarcibile dello stesso fatto-reato e, dunque, ad esso collegato eziologicamente anche in via mediata e indiretta, secondo il criterio della regolarità causale”.
È necessario che sussista un nesso di causalità tra reato e danno, anche se indirettamente, accertato ciò, chiunque sia danneggiato dal reato, purché il danno sia causalmente collegato all’illecito penale, può usufruire della prescrizione ultra-biennale.
Ordinanza 12 giugno – 24 ottobre 2018, n. 26958
P.B., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato FABRIZIO LUNGARINI;
C.V., B.L.;
a) è logicamente prioritario lo scrutinio del quarto motivo di ricorso, attinente all’an debeatur con cui si denuncia, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, violazione falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., artt. 141, 148 e 148 C.d.S., artt. 342, 347 e 348 reg. esec. C.d.S., per aver il Tribunale erroneamente ritenuto sussistente il concorso di colpa di esso P. nella verificazione del sinistro per cui è causa;
b) con il primo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, violazione e falsa applicazione degli artt. 214, 216 e 115 c.p.c., art. 2947 c.c., commi 2 e 3, per aver il Tribunale erroneamente ritenuto applicabile all’azione risarcitoria della B., per il danno patrimoniale al ciclomotore di cui era proprietaria, la prescrizione quinquennale da reato in ragione del danno alla persona (lesioni colpose) patito dalla C., conducente di detto ciclomotore;
La risalente e consolidata giurisprudenza di questa Corte (tra le molte, Cass. n. 171/1968; Cass. n. 3106/1976, Cass. n. 1494/1984, Cass. n. 7395/1992) affermava che, “quando da uno stesso fatto (nella specie, collisione di veicoli) derivino due eventi, di cui uno costituisca illecito penale e l’altro illecito civile, il più lungo termine di prescrizione stabilito dall’art. 2947 c.c., comma 3, per il fatto considerato dalla legge come reato non è applicabile anche al risarcimento del danno derivante dall’illecito civile, il cui diritto è diverso e autonomo rispetto a quello derivante dal reato. Tale principio opera, però, solo quando i predetti eventi dannosi riguardino soggetti diversi, mentre nell’ipotesi di danni (nella specie, alla persona ed alle cose) subiti contemporaneamente da uno stesso soggetto si applica l’unico (più lungo) termine di prescrizione, giacchè la coincidenza degli interessi lesi in un solo soggetto determina la compromissione di una unica sfera giuridica, con conseguenze dannose tutte ad essa riferibili, alle quali corrisponde il diritto, unico e complessivo, del danneggiato al relativo risarcimento”.
In ragione di ciò, quindi, “il fatto illecito generatore del danno, ove sia considerato dalla legge come reato, conserva detta natura anche se il soggetto danneggiato non sia la persona offesa da questo…. In questo caso, poichè il fatto che ha causato il danno risarcibile è considerato dalla legge come reato, ai fini prescrizionali si applica la disciplina prevista dall’art. 2947 c.c., comma 3, e non dai primi due commi dello stesso articolo…. In altri termini, la predetta norma di cui all’art. 2947 c.c., comma 3, è invocabile da qualunque soggetto che abbia subito un danno patrimoniale dal fatto considerato dalla legge come reato e non solo dalla persona offesa dallo stesso”.
La coerente conclusione che Cass. n. 2888/2003 trae nella fattispecie Oggetto di cognizione è, dunque, la seguente: “poichè il danno subito dagli attori, quali genitori del minore danneggiato, per le spese mediche sostenute a seguito delle lesioni riportate nell’incidente stradale, trova la sua causa nel fatto di reato di lesioni colpose, il regime della prescrizione di questo diritto non è quello di cui all’art. 2947 c.c., comma 2, (biennale), ma quello di cui al comma 3, dello stesso articolo, non rilevando, ai fini dell’individuazione del fatto, quale causa del danno, la circostanza che i danneggiati non fossero parti offese del reato in questione”.
Un siffatto principio non è contraddetto da quello enunciato da Cass. n. 16481/2017 (così massimata: “In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da reato, il più lungo termine previsto dall’art. 2947 c.c., comma 3, è applicabile, indistintamente, a tutti i possibili soggetti attivi della pretesa risarcitoria, e, quindi, sia in caso di domanda proposta dalla vittima diretta o indiretta del reato, sia nell’ipotesi di richiesta proveniente da persone che, pur avendo risentito un danno in conseguenza del fatto reato, non siano titolari dell’interesse protetto dalla norma incriminatrice. (Nella specie, un’amministrazione pubblica aveva chiesto il risarcimento dei danni patrimoniali, quantificati in misura pari agli emolumenti inutilmente versati ad un proprio dipendente nel periodo di assenza dal lavoro per malattia, conseguenti ad un sinistro stradale in cui quest’ultimo era rimasto coinvolto riportando gravi lesioni personali)”, giacchè proprio l’evidenziata fattispecie dà contezza del collegamento eziologico, nei termini anzidetti, tra fatto-reato e conseguenze risarcibili invocate dal terzo danneggiato.
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References: sentenza 
 art. 2947
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.