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Timestamp: 2020-01-23 09:10:40+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 16819 del 07/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16819 del 07/07/2017
Cassazione civile, sez. trib., 07/07/2017, (ud. 23/06/2017, dep.07/07/2017), n. 16819
sul ricorso iscritto al n. 26268/2010 R.G. proposto da:
dell’Emilia Romagna, n. 79/7/09 depositata il 21 settembre 2009.
1. In controversia relativa al diniego di rimborso di trattenute erariali (Irpef), operate con l’aliquota prevista dal criterio della tassazione separata, sulle somme erogate in unica soluzione dal Fondo di previdenza complementare per il personale del Banco di Napoli a D.G., dipendente del Banco da epoca anteriore al 1 gennaio 1991, l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, con due mezzi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Emilia-Romagna indicata in epigrafe, con la quale, ad integrale conferma della sentenza di primo grado, rigettati i contrapposti appelli, è stata dichiarata dovuta la tassazione con l’aliquota del 12,50%.
1. Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 16, comma 1, lett. a); art. 42, comma 4; art. 48 T.U.I.R. (testo ante riforma del 2004), nonchè del D.L. 31 dicembre 1996, n. 669, art. 1, comma 5, convertito dalla L. 28 febbraio 1997, n. 30, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, chiedendo ribadirsi il principio affermato in fattispecie identica da Cass. 20/01/2010, n. 868, secondo cui “in tema di Irpef, la prestazione di capitale che un fondo di previdenza complementare per il personale di un istituto bancario effettui, forfetariamente a saldo e stralcio, in favore di un ex dipendente, in forza di accordo transattivo risolutivo di ogni rapporto inerente al trattamento pensionistico integrativo in godimento, è soggetta a tassazione separata, ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a), (numerazione anteriore a quella introdotta dal D.Lgs. 12 dicembre 2003, n. 344), trattandosi di somma che costituisce reddito da lavoro dipendente, come determinato del cit. D.P.R. n. 917, art. 48, comma 1 e non già reddito di capitale, invece definito dall’art. 42, non rilevando che la stessa sia versata “tempo dopo” la cessazione del rapporto di lavoro, essendo il pagamento comunque effettuato “in dipendenza” di tale evento”.
2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia insufficiente motivazione in ordine a un fatto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, lamentando in sintesi che la C.T.R. ha ritenuto fondato il diritto al rimborso secondo la normativa invocata dal contribuente sulla base di un presupposto di fatto (dipendenza della erogazione de qua da un contratto di assicurazione sulla vita ovvero di capitalizzazione) non soltanto non provato, ma la cui sussistenza era all’evidenza smentita dalle deduzioni del contribuente e da un documento dallo stesso prodotto. Soggiunge quindi la ricorrente che, ove avesse valutato il contenuto di tali deduzioni e del citato documento, la Commissione regionale avrebbe dovuto escludere per tabulas l’intervenuta stipula di un contratto di assicurazione sulla vita ovvero di capitalizzazione, che costituiva il presupposto dell’invocato diritto al rimborso.
Trattandosi, infatti, di mere varianti accessorie delle modalità di erogazione della prestazione che non possono neutralizzare il nesso genetico con l’originario rapporto, unico rilevante ai fini fiscali a mente dell’art. 48 cit., che considera redditi di lavoro dipendente tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta. In realtà, con la liquidazione del c.d. “zainetto”, l’ex dipendente del Banco di Napoli, pur potendo beneficiare della pensione integrativa mensile, che sarebbe stata assoggettata a tassazione secondo l’aliquota marginale, opta per l’estinzione anticipata di ogni sua pretesa con il pagamento in un’unica soluzione di una somma concordata ed accettata.
Essa, dunque, non può che restare soggetta al medesimo tipo di prelievo fiscale previsto per il credito originario, secondo “il criterio della tassazione per equivalenza”. Nel contempo il percettore consegue il beneficio dell’applicazione della più vantaggiosa aliquota ridotta prevista per la tassazione separata (v. in tal senso da ultimo Cass. n. 120 del 2017; n. 26739 del 2016 e ivi citati altri numerosi precedenti conformi).
4. La C.T.R. non si è attenuta agli indicati princìpi; pertanto, la sentenza impugnata va cassata.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., con il rigetto del ricorso originario proposto dal contribuente.
Condanna l’intimato al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.000 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 42
 art. 48
 art. 1
 Cass. 
 art. 16
 art. 48
 Cass. 
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