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Timestamp: 2020-08-10 08:35:12+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 16993 del 11/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16993 del 11/08/2016
Cassazione civile sez. trib., 11/08/2016, (ud. 04/07/2016, dep. 11/08/2016), n.16993
sul ricorso 17082-2013 proposto da:
AMERITAL TRASPORTI SPA in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA V.LE TUPINI 133, presso
lo studio dell’avvocato ROBERTO BRAGAGLIA, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato PIERO BELLANTE giusta delega a
DOMENICO FURS SRL;
avverso la sentenza n. 84/2012 della COMM.TRIB.REG. della TOSCANA,
Nei confronti di Amerital Trasporti s.p.a., quale titolare del deposito doganale ed obbligata in solido, nonchè di Domenico Furs s.r.l., vennero emessi atti di rettifica per il recupero dell’IVA per utilizzo virtuale di deposito fiscale gestito dalla medesima Amerital Trasporti, a seguito di avvisi di accertamento basati sulle seguenti circostanze: i documenti di trasporto riportavano sempre l’indirizzo dei magazzini degli importatori; le introduzioni ed estrazioni della merce risultavano effettuate nell’ambito della stessa giornata; la merce era giunta al deposito, e poi inoltrata ai singoli destinatari, a bordo del medesimo mezzo di trasporto; per i servizi di deposito erano stati riscossi compensi a forfait; non risultava un contratto di deposito fra depositante e depositario. I ricorsi dei contribuenti vennero accolti dalla CTP. L’appello dell’Ufficio venne rigettato dalla Commissione Tributaria Regionale della Toscana sulla base della seguente motivazione.
In sede di verifica i locali furono ritenuti sufficientemente ampi per consentire le operazioni di carico/scarico ed in occasione dell’esame dei documenti obbligatori furono riscontrate alcune fatturazioni con data antecedente alle importazioni. A parte quest’ultimo rilievo nessuna contestazione venne mossa al titolare del deposito. Stante tale accertamento, e l’affermazione in p.v.c. secondo cui “in conclusione si può affermare che la gestione del deposito è regolare”, deve ritenersi l’idoneità della struttura ai fini della ricezione e stoccaggio della merce, anche considerando le scarse dimensioni delle partite e la natura di piccoli furgoni degli automezzi. “L’Ufficio delle Dogane non ha fornito la prova che le merci non sono state introdotte nel magazzino, nè che i mezzi di trasporto non avrebbero potuto essere introdotti nei locali…la società ha affermato di avere introdotto i beni nel deposito e questa affermazione non è stata contraddetta…neppure è condivisibile…che il depositario della merce può pianificare l’operazione di importazione scegliendo se versare l’IVA al momento dell’importazione o al momento dell’estrazione dal deposito (in ciò consisterebbe la giustificazione economico-normativa del deposito IVA)…la S.C. e la Corte di giustizia hanno ritenuto che il sistema di autofatturazione rappresenta una modalità di pagamento dell’IVA del tutto equivalente all’assolvimento dell’imposta in dogana, cosicchè con la sua richiesta l’Ufficio pretenderebbe il pagamento di un’imposta già pagata in aperta violazione del meccanismo di neutralità su cui si fonda il tributo…Salvo che per quelle autofatturazioni la cui data risulta anteriore alle importazioni, si ritiene di dover confermare le decisioni di primo grado riguardanti sia il tributo che le sanzioni”.
Ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sulla base di quattro motivi. Resiste con controricorso Amerital Trasporti s.p.a., che ha depositato anche memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
Con il primo motivo si denuncia violazione degli artt. 2697, 2727 e 2729 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 Osserva la ricorrente che la CTR ha addossato l’onere di provare il fatto negativo della mancata introduzione della merce in capo all’Amministrazione laddove invece, trattandosi di agevolazione fiscale, era onere del contribuente dimostrare l’introduzione fisica nel deposito.
Con il secondo motivo si denuncia omesso esame circa un fatto decisivo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Osserva la ricorrente di avere specificatamente dedotto nell’atto di appello le circostanze poste a base dell’avviso di accertamento e che di tali circostanze è stato omesso l’esame.
Il motivo è inammissibile. La CTR ha considerato provata la circostanza dell’inserimento della merce nel deposito sulla base della idoneità dei locali e di quanto risultante dai p.v.c., secondo cui “in conclusione si può affermare che la gestione del deposito è regolare”. Le circostanze alla base dell’atto impositivo e richiamate nel motivo di censura, e cioè, le introduzioni ed estrazioni della merce nell’ambito della stessa giornata, l’inoltro della merce ai singoli destinatari a bordo del medesimo mezzo di trasporto dopo che era giunta al deposito, la presenza di compensi a forfait per i servizi di deposito, la mancanza di indicazione sui documenti di trasporto internazionali della destinazione del deposito, la non formalizzazione dei rapporti depositante/depositario, appaiono prive di decisività, una volta che sia assunta a base della decisione la circostanza indicata in p.v.c. della regolare gestione del deposito, nel senso che risultavano effettuati tutti gli adempimenti relativi ai depositi di merce in questione, e che i locali risultavano idonei. La dimostrazione delle circostanze richiamate nel motivo di censura non fa venir meno la circostanza dell’inserimento della merce in deposito, una volta che tale circostanza sia stata accertata dal giudice tributario sulla base degli elementi fattuali evidenziati dal medesimo giudice. Di qui la non decisività del fatto di cui si lamenta l’omesso esame.
Con il terzo motivo si denuncia violazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 50 bis e dell’art. 2697 c.c. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente che, stante l’onere probatorio del ricorrente, la CTR doveva esaminare, come richiesto dall’Ufficio, la simulazione del contratto di deposito, riconoscendo che tale negozio era inopponibile all’Amministrazione perchè privo di qualsivoglia ragione giuridico-economica diversa da quella di avvalersi della norma agevolativa di cui all’art. 50-bis citato.
Il motivo è inammissibile. La ricorrente denuncia nelle forme della violazione di legge la mancata valutazione di una circostanza di fatto (la simulazione del contratto di deposito), la quale richiede la denuncia del vizio motivazionale.
Con il quarto motivo si denuncia violazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 50 bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 17, 67 e 70 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente che l’autofatturazione non è equivalente al versamento dell’IVA in dogana.
Il motivo è infondato. L’Amministrazione finanziaria non può pretendere il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto all’importazione dal soggetto passivo che, non avendo materialmente immesso i beni nel deposito fiscale, si è illegittimamente avvalso del regime di sospensione di cui al D.L. n. 331 del 1993, n. 331, art. 50 bis, comma 4, lett. b, convertito, con modificazioni, nella L. n. 427 del 1993, qualora costui abbia già provveduto all’adempimento, sia pur tardivo, dell’obbligazione tributaria nell’ambito del meccanismo dell’inversione contabile mediante un’autofatturazione ed una registrazione nel registro degli acquisti e delle vendite, atteso che la violazione del sistema del versamento dell’IVA, realizzata dall’importatore per effetto dell’immissione solo virtuale della merce nel deposito, ha natura formale e non può peraltro mettere in discussione il suo diritto alla detrazione, come chiarito dalla Corte di Giustizia nella sentenza del 17 luglio 2014, in C-272/13 Equoland (Cass. 29 luglio 2015, n. 16109 e n. 15988; 8 settembre 2015, n. 17815 e 8 settembre 2015 n. 17814; 29 luglio 2015, n. 16109; si veda anche Cass. 19 settembre 2014, n. 19749).
Il consolidamento della giurisprudenza, a seguito di quella unionale, in epoca successiva al ricorso costituisce giusto motivo di compensazione delle spese processuali.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 50
 art. 50
 art. 50
 sentenza 
 Cass.