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Timestamp: 2020-04-04 19:18:55+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 11875 del 12/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11875 del 12/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 12/05/2017, (ud. 10/03/2017, dep.12/05/2017), n. 11875
sul ricorso 28848-2012 proposto da:
R.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.
PAISIELLO 33, presso lo studio del avvocato STEFANO PETRECCA, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROSAMARIA NICASTRO;
avverso la sentenza n. 95/2012 della COMM.TRIB.REG. di MILANO,
SORRENTINO Federico;
Con sentenza n. 95/22/12 depositata in data 27/9/2012 la Commissione tributaria regionale della Lombardia ha accolto l’appello col quale R.M. aveva censurato la sentenza di primo grado, favorevole al contribuente limitatamente alle sanzioni applicate dall’Ufficio, sostenendo la illegittimità della qualificazione, come cessione d’azienda, dell’operazione posta in essere unitamente agli altri soci della MAXERRE VIAGGI s.r.l., rappresentanti l’intero capitale sociale, R.L. e R.S., con la quale avevano ceduto contestualmente a FINVALV s.r.l., con contratto registrato il (OMISSIS), la totalità delle quote di partecipazione, al loro valore nominale.
L’appello è stato accolto con la motivazione che, alla luce del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20 la operazione posta in essere a favore della società FINVALV, contrariamente a quanto sostenuto dall’Ufficio, non assume valenza elusiva in quanto l’imposta di registro è una imposta d’atto e, quindi, non v’è spazio per una riqualificazione del negozio che prescinda dall’esigenza di garantire all’imprenditore l’autonomia delle proprie scelte commerciali.
Il Giudice di appello, invece, ha ritenuto priva di logica dimostrazione la definizione dell’operazione, ai fini dell’imposta di registro, come elusiva dell’istituto contrattuale del trasferimento di azienda, essendo garantita dall’ordinamento la libertà delle scelte imprenditoriali, ed in quanto la società FINVAL “non ha raggirato norme fiscali, tenuto conto che l’intera quota acquistata non è stata più movimentata da parte della società acquirente”, ed ancora che “le quote sono state inserite sic et simpliciter nel bilancio della società”.
Al di là, infatti, delle specifiche caratteristiche del caso concreto e della ritenuta sufficienza della motivazione in punto di prova di un “collegamento negoziale preordinato ad eludere la tassazione dell’imposta di registro” – sul piano processuale, l’accertamento della natura, entità, modalità e conseguenze del collegamento negoziale realizzato dalle parti rientra nei compiti esclusivi del giudice di merito il cui apprezzamento non è sindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici (v. per tutte Cass. n. 11974/2010) – preme qui osservare che l’isolato approdo giurisprudenziale non considera che: è proprio la formulazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20 a consentire il superamento dell’individuato limite all’attività di interpretazione dell’atto consentita all’Amministrazione finanziaria; l’intento elusivo non è essenziale ai fini qui esaminati; la proposta lettura della disposizione mal si concilia con il principio costituzionale della capacità contributiva ed ignora la ricordata evoluzione della prestazione patrimoniale tributaria dal regime della tassa a quello dell’imposta.
Quanto al secondo punto, I’ esaminata disposizione non richiede l’intento elusivo, che può esserci ma non deve necessariamente esserci, sicchè il tema d’indagine non consiste nell’accertare cosa la parti hanno scritto, ma cosa le stesse hanno effettivamente realizzato con il regolamento negoziale, e tanto non discende dal contenuto delle peculiari dichiarazioni delle parti medesime.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 20
 Cass. 
 art. 20