Source: https://studiolegaleramelli.it/2018/11/08/per-evitare-la-condanna-penale-il-datore-di-lavoro-deve-dimostrare-ladozione-di-tutte-le-misure-antiinfortunistiche-e-la-vigilanza-continua-sul-loro-rispetto-in-cantiere/
Timestamp: 2020-02-22 00:56:12+00:00

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Per evitare la condanna penale il datore di lavoro deve dimostrare l’adozione di tutte le misure antiinfortunistiche e la vigilanza continua sul loro rispetto in cantiere – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Per evitare la condanna penale il datore di lavoro deve dimostrare l’adozione di tutte le misure antiinfortunistiche e la vigilanza continua sul loro rispetto in cantiere.
La Corte di Cassazione, Sezione III penale, con la sentenza n.50000/2018 – depositata il 06.11.2018 – è tornata sulla materia della sicurezza nei luoghi di lavoro, fornendo ulteriori precisazioni in ordine alla responsabilità penale del datore di lavoro e al suo obbligo di controllo delle attività lavorative.
L’incidente, il capo di imputazione e le decisioni di merito.
L’imputato, vice presidente del Consiglio di Amministrazione di una s.p.a. e titolare di specifica delega in ordine alla sicurezza e igiene sul lavoro e alla prevenzione degli infortuni e incendi, veniva tratto in giudizio e condannato nei gradi di merito per aver causato ad un dipendente lesioni personali gravi, consistite in un’ustione di terzo grado alla gamba destra per colpa aggravata dalla violazione delle norme in materia di igiene e sicurezza sul lavoro di cui agli artt. 41, primo e terzo comma, 590, primo, secondo e terzo comma, cod. pen., 81, comma 1, 77, commi 3 e 4, lettera f), in relazione all’art. 87, comma 2, lettera d), del d.lgs. n. 81 del 2008, in particolare per la mancata adozione di adeguati dispositivi antiinfortunistici utili a prevenire il rischio di ustioni ai lavoratori e non aver supervisionato alle attività lavorative svolte da operaio inesperto e non adeguatamente formato.
La decisione di legittimità e il principio di diritto.
Contro la sentenza resa dalla Corte di appello di Milano proponeva ricorso per cassazione la difesa dell’imputato dichiarato inammissibile dalla Suprema corte.
Di seguito si riporta il passaggio motivazionale di maggior rilievo per il presente commento:
“… la disposizione di cui all’art. 2087 cod. civ., rappresenta una norma di chiusura che pone in capo al datore di lavoro un obbligo generico di disposizione di tutte le misure necessarie per prevenire eventuali rischi, anche se non esplicitamente richiamate da norme particolari che prevedano reati autonomi(ex plurimis Sez. 4, n. 46979 del 10/11/2015; Sez. 3, n. 6360 del 26/01/2005); ciò non significa che il datore di lavoro debba creare un ambiente lavorativo a ‘rischio zero’, disponendo misure atte a prevenire anche gli eventi rischiosi impensabili (circostanza che implicherebbe, incostituzionalmente, la condanna a titolo di responsabilità oggettiva), ma che debba predisporre tutte quelle misure che nel caso concreto e rispetto a quella specifica lavorazione risultino idonee a prevenire i rischi tecnici dell’attività posta in essere.Il datore di lavoro è dunque titolare di una posizione di garanzia e, pertanto, ha l’obbligo, non solo di disporre le misure antiinfortunistiche, ma anche di sorvegliare continuamente sulla loro adozione da parte degli eventuali preposti e dei lavoratori, perché garante dell’incolumità fisica di questi ultimi(ex plurimis Sez. 4, n. 4361 del 21/10/2014; Sez. 4, n. 20595 del 12/04)2005), obbligo che non viene meno neppure con la nomina del responsabile di servizio di prevenzione e protezione, che ha una funzione diretta a supportare e non a sostituire il datore di lavoro(ex plurimis Sez. 4, n. 50605 del 05/04/2013; Sez. 4 n. 27420 del 20/05/2008). Orbene, proprio per culpa vigilando la Corte d’appello di Milano ha ritenuto responsabile il ricorrente, che non ha provveduto a fare assistere il lavoratore adeguatamente.
È pacifico, infatti, che la persona offesa non aveva mai svolto prima di quel momento la lavorazione in esame e che, pertanto, non poteva garantire quel livello di esperienza e competenza tecnica idoneo a giustificare l’assenza di qualsivoglia controllo da parte di altro personale. Parimenti – come correttamente evidenziato dalla Corte d’appello con puntuale risposta alle doglianze difensive – non può darsi rilievo all’esercitazione “a freddo” svoltasi poco prima della lavorazione in primis perché la complessità della lavorazione e l’inesperienza del lavoratore non consentono di ritenerla sufficiente ad evitare i possibili rischi e poi perché, come dichiarato dalla stessa persona offesa in sede dibattimentale, durante l’esercitazione a freddo erano stati omessi passaggi essenziali, quali il posizionamento dell’attrezzo e la salita sul forno. Risulta del tutto irrilevante altresì – come correttamente osservato dai giudici del gravame – il fatto che il lavoratore, nei mesi precedenti all’incidente, aveva tenuto diversi corsi relativi alla prevenzione dei rischi e alla sicurezza in azienda, perché tali corsi avevano fornito una preparazione generica e sicuramente non pertinente alla specifica lavorazione. Allo stesso modo, a nulla rileva il fatto che tutti i lavoratori del settore erano posti sotto la vigilanza del tecnico qualificato (omissis), dal momento che lo stesso non era presente durante la lavorazione, sebbene la situazione, data l’inesperienza del dipendente, richiedesse un controllo accentuato. Proprio l’assenza di ausilio da parte di soggetti qualificati dimostra l’omessa vigilanza da parte del datore di lavoro, e la conseguente responsabilità di quest’ultimo per elusione dell’obbligo di garanzia ex art. 2087 cod. civ.”.
Si segnala al lettore anche l’interessante passaggio motivazionale dove la Suprema corte scrutina il motivo di ricorso che censura la sentenza impugnata per non aver riconosciuto l’abnormità della condotta del lavoratore, come tale idonea ad interrompere il nesso causale tra l’evento di danno (lesioni personali dell’operaio) e la condotta omissiva rifluita nella incolpazione penale:
“… come correttamente osservato dai giudici del gravame, non può considerarsi quale elemento interruttivo del nesso causale tra la condotta omissiva del datore di lavoro e l’evento omissivo verificatosi, il comportamento del lavoratore, che ha omesso di posizionare correttamente la passerella che avrebbe evitato il contatto con il forno. Si ricorda, infatti, che il comportamento del lavoratore può rilevare quale limite alla responsabilità del datore di lavoro solo quando risulti abnorme, eccezionale o comunque esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle precise direttive ricevute, connotandosi come del tutto imprevedibile o inopinabile, sicché tra gli obblighi del datore di lavoro è ricompreso anche il dovere di prevenire l’eventuale comportamento negligente o imprudente del lavoratore (ex plurimis Sez. 4, n. 15124 del 13/12/2016; Sez. 4, n. 37986 del 27/06/2012; Sez. 4, n. 23292 del 28/04/2011;). Orbene, nel caso di specie – come correttamente osservato dalla Corte d’appello con risposta puntuale e corretta rispetto alle ‘doglianze difensive sul punto – il comportamento del dipendente non può considerarsi eccezionale o abnorme, stanti la sua inesperienza, lo svolgimento di una prova a freddo solo parziale della lavorazione e l’entità della passerella, molto pesante rispetto alla corporatura della persona offesa, il cui posizionamento avrebbe rallentato la lavorazione. Pertanto, si condividono pienamente le considerazioni dei giudici del gravame secondo cui l’apposito ausilio predisposto dal datore di lavoro in ossequio agli obblighi imposti a suo carico dall’art. 2087 cod.civ, avrebbe potuto ben evitare l’evento dannoso; conseguenza non di un comportamento eccezionale e sconsiderato, ma solo dalla prevedibile negligenza data da inesperienza e imperizia in relazione alla specifica lavorazione posta in essere”.
Art. 2087 cod. civ. Tutela delle condizioni di lavoro
Giurisprudenza in materia di responsabilità penale del datore di lavoro e condotta abnorme del lavoratore:
Cassazione penale, sez. IV, 13/12/2016, n. 15124
Cassazione penale, sez. IV, 30/09/2016, n. 44327
Cassazione penale, sez. IV, 22/10/2015, n. 44811
Cassazione penale, sez. IV, 14/07/2015, n. 36882
Cassazione penale, sez. IV, 17/06/2015, n. 29794
Cassazione penale, sez. IV, 20/01/2015, n. 4890
Quadro giurisprudenziale di riferimento in tema di responsabilità contrattuale del datore di lavoro ex art. 2087 cod. civ. :
Cassazione civile, sez. VI, 27/02/2017, n. 4970
Cassazione civile, sez. lav., 11/04/2013, n. 8855
Cassazione civile, sez. lav., 17/02/2009, n. 3788
Cassazione civile, sez. lav., 17/02/2009, n. 3786
Cassazione civile, sez. lav., 13/08/2008, n. 21590
Quadro giurisprudenziale sulla condotta abnorme del lavoratore quale causa di da interruzione del nesso di causalità tra la condotta e l’evento dannoso cagionato al lavoratore (morte o lesioni personali).
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References: sentenza 
 sentenza 
 art. 2087
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Art. 2087
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