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Timestamp: 2018-08-14 23:19:55+00:00

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Sono gravi difetti dell’opera anche quelli che riguardano elementi secondari ed accessori (Corte di Cassazione, Sezione II Civile, Sentenza 24 aprile 2018, n. 10048). – Noi Radiomobile™
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Posted on 30 maggio 2018 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
1. – Con il primo motivo del ricorso principale (violazione dell’articolo 2945 c.c., articoli 300, 303, 305 c.p.c. e articoli 3 e 24 Cost., in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3) (OMISSIS) lamenta che la corte d’appello non abbia, disattendendo anch’essa l’eccezione gia’ respinta dal tribunale, considerato che – essendo stata la (OMISSIS) s.r.l. cancellata dal registro delle imprese fin dal 10 settembre 2001 e quindi da allora operando l’estinzione della societa’, essendo la causa in corso al momento dell’entrata in vigore in data 1 gennaio 2004 del nuovo testo dell’articolo 2495 c.c., introdotto dal Decreto Legislativo n. 6 del 2003, da detta entrata in vigore (cfr. Cass. sez. U. nn. 4060, 4061 e 4062 del 2010) – erano state molteplici le manifestazioni di volontà tese ad ottenere la declaratoria di interruzione, operata ad avviso del ricorrente dal giudice istruttore di primo grado solo tardivamente con ordinanza del 12 ottobre 2006, senza che – diversamente da quanto ritenuto dai giudici di merito – all’udienza del 10 ottobre 2006 intervenisse alcuna dichiarazione di cancellazione da parte del difensore.
Ne sarebbe derivata – secondo il ricorrente principale l’estinzione del processo, erroneamente non precedentemente dichiarata dal tribunale, e la tardività della riassunzione a seguito di detta ordinanza.
Ove si ritenesse, poi, non sussistente alcuna dichiarazione di parte relativa alla cancellazione, essa – secondo il ricorrente principale – sarebbe insita nella proposizione dell’appello da (OMISSIS) e (OMISSIS), con ritenuta caducazione del procedimento di appello.
1.4. – In tale situazione, senza che sia necessario e comunque possibile esaminare gli atti stante la mancanza di indicazioni in ricorso pur a fronte di violazione processuale (v. ad es. Cass. n. 2771 del 2017, cit.), solo per completezza puo’ richiamarsi che, sia che nel verbale di udienza non esista dichiarazione di cancellazione ai fini interruttivi (e il giudice nell’ordinanza, con lo scioglimento della riserva, la abbia invece erroneamente supposta), sia che invece esista (e dunque la dichiarazione di intererruzione sia stata rituale e la riassunzione tempestiva), comunque non si sarebbe verificata l’estinzione supposta dalla parte ricorrente. Invero, secondo la giurisprudenza di questa corte (v. ad es. Cass. n. 1329 del 2000 e 8494 del 2012), al di fuori dei casi di c.d. interruzione automatica, l’articolo 300 c.p.c., subordina l’effetto interruttivo del processo alla coesistenza di due elementi essenziali, costituiti rispettivamente dall’evento previsto come causa d’interruzione e dalla relativa dichiarazione formale ad opera del procuratore della parte che ne e’ colpita.
Pertanto, qualora manchi uno dei due elementi, l’interruzione, se ugualmente pronunciata, configura un provvedimento nullo e insussistente l’onere di osservanza del termine, con la conseguenza che il processo puo’ utilmente essere riassunto anche dopo il decorso di esso (cfr. Cass. n. 17913 del 2009).
2.2. – Tanto, dall’altro punto di vista della conformita’ al diritto del cit. articolo 360, comma 1, ex n. 3, e’ in linea con l’orientamento di questa corte (v. ad es. Cass. n. 9966 del 2014) secondo cui il termine di un anno per la denuncia del pericolo di rovina o di gravi difetti nella costruzione di un immobile, previsto dall’articolo 1669 c.c., a pena di decadenza dall’azione di responsabilita’ contro l’appaltatore, decorre dal giorno in cui il committente consegua una sicura conoscenza dei difetti e delle loro cause, e tale termine puo’ essere postergato all’esito degli accertamenti tecnici che si rendano necessari per comprendere la gravita’ dei vizi e stabilire il corretto collegamento causale.
L’importanza a tal fine di accertamenti tecnici e’ stata sottolineata anche (da Cass. n. 1463 del 2008) per il fatto che, ai fini del decorso del termine, e’ necessaria la piena comprensione del fenomeno e la chiara individuazione ed imputazione delle sue cause, non potendosi onerare il danneggiato della proposizione di azioni generiche a carattere esplorativo.
4. – Con il terzo mezzo del ricorso principale, sempre articolato su piu’ censure (per violazione della norma di diritto sostanziale dell’articolo 1669 c.c. e per vizio della motivazione), (OMISSIS) si duole dell’avere la corte territoriale ritenuto la responsabilita’ anche della s.r.l. venditrice-committente, per avere essa mantenuto autonomia decisionale e sorvegliato i lavori, come desumibile dalla sua posizione di responsabile della complessiva operazione urbanistica, dalla nomina di un direttore dei lavori non esterno ma appartenente al nucleo familiare di (OMISSIS) quale socio di maggioranza-amministratore, nonche’ dal coinvolgimento di questi per individuare e tentare di risolvere le problematiche denunciate senza interessare l’appaltatrice, ricevendosi le contestazioni senza eccezioni come soggetto capace di emendare l’opera.
Deduce (OMISSIS) non sussistere alcuna prova dell’essere stata dalla (OMISSIS) s.r.l. l’appaltatrice ridotta a nudus minister e non essere comunque probanti i detti elementi sintomatici.
4.1. – La censura va complessivamente disattesa.
Da un primo punto di vista, ai fini di entrambe le censure per violazione di legge e per vizio di motivazione, non risultano chiaramente indicate le statuizioni oggetto di critica, ne’ – quanto alla violazione di legge -appare sottolineata una differenziazione tra la regula iuris che si assume applicata in sentenza e quella, invece, auspicata, e neppure – quanto al vizio di motivazione – sono specificamente indicati i fatti controversi in relazione ai quali la motivazione si assume carente. Da tale punto di vista, il motivo presenta profili di inammissibilita’.
4.2. – Quanto alla critica di violazione di legge, poi, puo’ rilevarsi che la parte ricorrente pare attribuire alla sentenza impugnata l’affermazione dell’applicabilita’ dell’articolo 1669 c.c., per disciplinare la responsabilita’ della venditrice, sulla base del riconoscimento all’appaltatrice di un ruolo di nudus minister che, nella sentenza impugnata, non trova riscontro.
In questa, piuttosto, si afferma che la s.r.l. venditrice-committente, per avere essa mantenuto autonomia decisionale e sorvegliato i lavori, dovesse ritenersi costruttrice a fianco dell’appaltatrice ai fini dell’articolo 1669 c.c. e in base a tale ingerenza responsabile. Da tale punto di vista, dunque, il motivo appare non pertinente rispetto alla ratio decidendi.
4.3. – Ove la parte ricorrente principale abbia, invece, inteso contestare l’applicazione di tale regula iuris, quale innanzi ricostruita, essa peraltro non e’ difforme dall’orientamento applicativo di questa corte, che in piu’ pronunce – anche richiamate dalla corte di merito – ha affermato che la responsabilita’ ex articolo 1669 c.c., trova applicazione, anche in via concorrente, quando il venditore-costruttore abbia realizzato l’edificio servendosi dell’opera di terzi, se la costruzione sia a esso riferibile, in tutto o in parte, per aver partecipato in posizione di autonomia decisionale, mantenendo il potere di coordinare lo svolgimento di attivita’ altrui o di impartire direttive e sorveglianza, sempre che i difetti siano riportabili alla sua sfera di esercizio e controllo (cosi’ ad es. Cass. n. 16202 del 2007), accogliendo in tal senso una nozione di riferibilita’ piu’ ampia rispetto a quella tra committente dominante e nudus minister; in tal senso l’articolo 1669 c.c., mirando a finalita’ di ordine pubblico, e’ applicabile non solo nei casi in cui il venditore abbia con propria gestione di uomini e mezzi provveduto alla costruzione, ma anche nelle ipotesi in cui, pur avendo utilizzato l’opera di soggetti professionalmente qualificati, come l’appaltatore, il progettista, il direttore dei lavori, abbia mantenuto il potere di impartire direttive o di sorveglianza sullo svolgimento dell’altrui attivita’, sicche’ anche in tali casi la costruzione dell’opera e’ a lui riferibile (cosi’ Cass. n. 567 del 2005).
La nozione di riferibilita’ dell’opera e’ stata, dunque, rettamente impiegata nella sentenza impugnata.
4.4. – Quanto, ancora, alla censura per vizio di motivazione, i fatti controversi oggetto del mezzo – benche’ come detto non chiaramente indicati sembrano coincidere con i riscontri probatori dianzi sintetizzati dai quali sarebbe desumibile la riferibilita’ dell’opera (anche) alla venditrice, che il ricorrente nega, risolvendosi la censura nell’attribuire a detti fatti altri significati.
Da tanto deriverebbe l’inammissibilita’ parziale del mezzo, in quanto esso, lungi dal denunciare una totale obliterazione di fatti decisivi che potrebbero condurre ad una diversa decisione ovvero una manifesta illogicita’ nell’attribuire agli elementi di giudizio un significato fuori dal senso comune od ancora un difetto di coerenza tra le ragioni esposte per assoluta incompatibilita’ razionale degli argomenti e insanabile contrasto tra essi, si limita a far valere la non rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito al diverso convincimento soggettivo patrocinato dal ricorrente stesso, proponendo un preteso migliore e piu’ appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti.
Tali aspetti del giudizio, interni all’ambito della discrezionalita’ di valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi dell’iter formativo di tale convincimento rilevanti ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Sicche’ il motivo in esame si traduce nell’invocata revisione delle valutazioni e dei convincimenti espressi dal giudice di merito, tesa a conseguire una nuova pronuncia sul fatto, non concessa perche’ estranea alla natura ed alla finalita’ del giudizio di legittimità.
Conclusivamente, il motivo presentante profili di infondatezza e di inammissibilità, va rigettato nel suo complesso.
5.3. – Solo per completezza, puo’ richiamarsi, quanto all’inclusione tra i danni risarcibili di quelli all’impianto di adduzione del gas, che non rileva a fini risarcitori l’assetto proprietario di un bene, quanto la circostanza che l’utilita’ data da quel bene sia persa per l’utilizzatore, per cui rettamente la corte di merito ha considerato priva di rilievo l’opinione del c.t.u., su cui si impernia un’argomentazione di (OMISSIS), secondo cui il risarcimento idoneo a ricostruire tubazioni da realizzarsi dal costruttore sarebbe incompatibile con l’eventuale ricadere in proprieta’ delle stesse (per accessione o altrimenti) in capo all’ente erogatore (e senza che il c.t.u. si sia posto il problema del se dette opere, pur accedute in proprieta’ altrui, fossero state realizzate dall’appaltatrice).
Quanto alle dilavazioni e ai percolamenti, poi, con congrua motivazione la corte d’appello ha posto in luce che essi, lungi dall’essere un dato secondario, rivelavano il grave difetto della mancanza di protezioni di copertura sulle murature, con imbibizione delle strutture sottostanti (p. 15 della sentenza).
6.1. – La sentenza impugnata sfugge alle mosse censure. Essa (p. 9) si diffonde adeguatamente sulla figura e sul ruolo dell’arch. (OMISSIS), figlio del legale rappresentante e socio di maggioranza della (OMISSIS) s.r.l., “con studio nello stesso stabile ove questa aveva sede”; afferma come altamente verosimile quindi che questi svolgesse non solo l’alta sorveglianza sui lavori, ma anche “ulteriori e piu’ pregnanti controlli e piu’ specifiche e ingerenti direttive per realizzare l’interesse della società e del genitore”, ponendo anche in luce il nesso tra il suo legame e la tutela interessi della (OMISSIS) s.r.l., che egli “rappresentava a tutti gli effetti” nelle “assemblee di condominio ove si trattava dei vizi e difetti, proponendo soluzioni tecniche, interventi riparatori o anche proposte conciliative” (pp. 9-10).
La corte locale, poi, integrando sul punto la decisione del tribunale, si e’ rettamente posta il problema – al di la’ del richiamo del principio di corresponsabilita’ del direttore dei lavori – di individuare “la prova, quantomeno presuntiva, del contributo causale in concreto ascrivibile” (p. 13); nel cio’ fare, ha richiamato ampiamente le considerazioni già svolte circa il ruolo dell’architetto eccedente “l’espletamento dei compiti istituzionali del direttore dei lavori” (che venivano citati), con lo svolgimento di “ulteriori e più incisive ingerenze sotto il profilo della sorveglianza e delle direttive alla ditta appaltatrice” (p. 14).
La sentenza e’ poi passata a considerare “la tipologia, la consistenza e la natura dei vizi e difetti” oggetto di lite, e ha categoria per categoria di opere (pp. 14 e 15) – diffusamente giustificato l’affermazione di responsabilità di un professionista non avvedutosi che nessuna impermeabilizzazione era stata adottata, che mancavano le protezioni di copertura, che sussistevano disfunzioni dell’impianto fognario e di adduzione del gas con utilizzo di tubazioni non appropriate e scorretta collocazione di pozzetti e connessioni. Ha concluso dunque reputando che la responsabilità non fosse “affermata in modo automatico, come sostiene nei suoi atti difensivi” l’arch. (OMISSIS) (p. 15).
7. – Soprassedendosi, ora, dall’esame del quarto mezzo del ricorso incidentale di (OMISSIS), può passarsi all’esame della censura sollevata con l’unico motivo di ricorso incidentale del condominio, che – articolato sui medesimi parametri normativi del secondo mezzo del ricorso incidentale di (OMISSIS), ma in una prospettiva inversa – lamenta che la corte d’appello abbia falsamente applicato la disciplina dei gravi vizi ex articolo 1669 c.c., non facendovi rientrare le diffuse cavillature accertate.
Secondo il condominio (che richiama l’opinione del proprio consulente di parte) dette fessurazioni sulle facciate sarebbero suscettibili anche in relazione ai fenomeni di dilavamento di causare rigonfiamenti di intonaci e infiltrazioni, e sarebbero da qualificarsi come gravi vizi.
7.3. Tale affermazione contrasta con la linea interpretativa fatta propria dalle sezioni unite (alla cui pronuncia del 2017 cit. si rinvia per i richiami, tra i quali, ad es., quello a Cass. n. 22553 del 2015 concernente fessurazioni incidenti pero’ in maniera infiltrativa).
Secondo l’indirizzo ora accolto anche vizi che riguardino elementi secondari ed accessori, come i rivestimenti, devono ritenersi tali da compromettere la funzionalita’ globale e la normale utilizzazione del bene, secondo la destinazione propria di quest’ultimo. Come noto, in edilizia il rivestimento (verticale o murale e orizzontale, quest’ultimo se sottostante definito pavimento – v. per l’utilizzo delle nozioni ad es. articolo 1125 c.c.) e’ applicato agli elementi strutturali di un edificio con finalita’ di accrescimento della resistenza alle aggressioni degli agenti chimico-fisici, anche da obsolescenza, e atmosferici, svolgendo anche funzioni estetiche; in tale quadro le fessurazioni o microfessurazioni (tra le quali le cavillature) di intonaci (o anche di altri tipi di rivestimento), se non del tutto trascurabili, a prescindere dalla possibilita’ di dar luogo o no a infiltrazioni, realizzano comunque nel tempo una maggiore esposizione alla penetrazione di agenti aggressivi sugli elementi strutturali, per cui esse – pur se ascrivibili a ritrazione dei materiali – sono prevenute mediante idonee preparazioni dei rivestimenti in senso compensativo e idonea posa.
A prescindere da cio’, peraltro, quand’anche le fessurazioni o crepe siano inidonee a mettere a rischio altri elementi strutturali e quindi impattino solo dal punto di vista estetico, e siano eliminabili con manutenzione anche meramente ordinaria (Cass. n. 1164 del 1995 e n. 1393 del 1998), esse – in quanto incidenti sull’elemento pur accessorio del rivestimento (di norma, l’intonaco) – debbono essere qualificate in via astratta, ove non siano del tutto trascurabili, idonee a compromettere la funzionalità globale e la normale utilizzazione del bene e, quindi, a rappresentare grave vizio ex articolo 1669 c.c. (cosi’ Cass. sez. U. n. 7756 del 2017). In tal senso, deve ritenersi superato, all’esito dell’arresto nomofilattico richiamato, il precedente indirizzo – cui si e’ invece ispirata la sentenza impugnata – per cui lesioni – anche sottoforma di microfessurazioni – ai rivestimenti (pur se d’intonaco) possano considerarsi irrilevanti in quanto incidenti solo dal punto di vista estetico (v. ad es. Cass. n. 13268 del 2004 e n. 26965 del 2011, ma in senso contrario v. gia’ n. 12792 del 1992). Cio’, del resto, e’ coerente anche con il sempre maggior rilievo che il decoro degli edifici svolge ai fini del loro godimento e commerciabilita’ secondo l’evoluzione sociale.
8. – Non sono stati sopra esaminati il quarto mezzo del ricorso principale e il quarto mezzo del ricorso incidentale di (OMISSIS). Con quest’ultimo, articolando piu’ censure per violazione delle norme di diritto sostanziale degli articoli 91 e 92 c.p.c. e per vizio della motivazione, (OMISSIS) lamenta che, nonostante la riduzione da parte del tribunale dell’accordato rispetto al domandato in termini di liquidazione dei danni e l’ulteriore riduzione da parte della corte d’appello, la corte d’appello abbia ritenuto il condominio vittorioso e non parzialmente soccombente.
Con il primo, svolgendo censure analoghe a quelle appena riepilogate, (OMISSIS) lamenta che la sentenza non abbia in alcun modo motivato la decisione sulle spese nonostante la forte riduzione apportata dai giudici alle pretese del condominio, e deduce in particolare illegittimità dell’essere stata lasciata in vita, nonostante detta riduzione, la liquidazione delle spese di prime cure, effettuata sulla base dell’accordato in tale grado, poi oggetto di riduzione in appello, a fronte della disposizione della tariffa forense (il riferimento operato dalla parte e’ al Decreto Ministeriale 5 ottobre 1994, n. 585, articolo 6, comma 1, parte 2) che prevede il doversi aver riguardo alla somma attribuita.
La corte rigetta i primi tre motivi del ricorso principale nonché i primi tre motivi del ricorso incidentale di (OMISSIS), assorbiti il quarto motivo del ricorso principale e il quarto motivo del ricorso incidentale di (OMISSIS), accoglie l’unico motivo del ricorso incidentale del Condominio, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia a diversa sezione della corte d’appello di Milano anche per le spese del giudizio di legittimità.
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References: Sentenza 
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 Cass. sez. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 articolo 360
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 1669
 Cass. 
 Cass. 
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 articolo 1669
 Cass. 
 articolo 1125
 articolo 1669
 Cass. sez. 
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 Cass. 
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 articolo 6
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