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Timestamp: 2020-04-07 07:47:30+00:00

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REVISIONE CLASSAMENTO CATASTALE: I CRITERI DELLA CORTE DI CASSAZIONE - TECNICI&PROFESSIONE
REVISIONE CLASSAMENTO CATASTALE: I CRITERI DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La legge 30 dicembre 2004 n. 311 (legge finanziaria 2005) ha concesso ai Comuni facoltà di richiedere all’Agenzia delle Entrate, già Agenzia del Territorio, la revisione del classamento (art. 1 comma 335) site in microzone comunali nelle quali il rapporto tra il valore medio di mercato dell’immobile ed il valore medio catastale ai fini IMU presenta delle differenze significative rispetto allo stesso rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali. Quindi sarà l’impulso dei competenti uffici comunali a dare avvio ad un procedimento che dovrà essere realizzato dall’Agenzia, a seguito dell’individuazione, ai sensi della Determinazione del 16.02.2005 dell’Agenzia del Territorio, da parte degli stessi uffici, degli immobili interessati da interventi edilizi che modifichino in modo permanente la destinazione d’uso, anche derivanti dal rilascio di licenze commerciali o dal passaggio da categorie esenti dalle imposte sugli immobili o quelle invece oggetto di imposizione.
L’obbligo di motivazione negli accertamenti catastali è particolarmente rigido e occorre che l’Ufficio lo rispetti puntualmente. In particolare, la sola precisazione della posizione dell’immobile all’interno dell’area censuaria e della microzona non equivale alla valutazione delle intrinseche caratteristiche edilizie delle unità immobiliari, atteso che il fattore posizionale è diverso dal fattore edilizio, che ha ad oggetto le condizioni del fabbricato che rilevano ai fini del classamento. Questi i principi contenuti nella sentenza della Corte di Cassazione n. 6801, depositata l’11 marzo 2020.
La sentenza n. 6801 dell’11 marzo 2020, emessa dalla Quinta Sezione della Corte di Cassazione indica i criteri da seguire per procedere alla rideterminazione del classamento delle unità immobiliari, e gli elementi che l’atto di dovrà indicare per ritenersi adeguatamente motivato.
Un contribuente aveva impugnato un avviso di accertamento di revisione del classamento e di attribuzione di nuova rendita catastale per due immobili di sua proprietà; l’Agenzia del territorio infatti aveva emesso tale atto a seguito di una verifica effettuata su unità immobiliari ubicate in microzone che presentavano un significativo scostamento tra i valori come indicati nella l. 311/2004. Il ricorso del contribuente era accolto in Commissione Tributaria Provinciale, mentre in sede di appello dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale veniva confermato l’atto di riclassamento per uno dei due immobili, mentre veniva annullato l’atto relativo ad altro immobile in quanto non motivato il passaggio dell’immobile ad altra categoria catastale (da A/4 ad A/2).
L’Agenzia proponeva ricorso per Cassazione ritenendo la decisione della CTR errata in quanto riteneva non adeguatamente motivato l’atto, invece, secondo l’ufficio, debitamente giustificato dalla circostanza che interventi di riqualificazione delle viabilità e dell’arredo urbano, nonché degli edifici ricompresi nella microzona, avevano comportato un aumento del valore (i precedenti facevano riferimento al periodo 1988-89, in un contesto urbano totalmente diverso da quello attuale).
Inoltre, sempre secondo l’Agenzia, la Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente ritenuto che l’atto dovesse in ogni caso tener conto, nella motivazione, del “fattore edilizio”, e degli eventuali interventi di ristrutturazione sull’immobile.
La Corte di Cassazione nella propria decisione parte dall’inquadramento della fattispecie nel più generale impianto normativo della materia fornito dal D.P.R. 23.03.1998 n. 138 il quale fornisce una definizione di zona censuaria, microzona, i criteri per la modifica della delimitazione di quest’ultima, per la revisione delle tariffe d’estimo, e le modalità di classamento delle unità immobiliari, con assegnazione ad ognuna di esse di categoria e classe (la sola categoria per le unità immobiliari a destinazione speciale).
In conseguenza di ciò, prosegue la Corte, “La revisione del classamento delle unità immobiliari è dunque correlato in primo luogo alla individuazione della microzona, la quale individua ambiti territoriali di mercato omogeneo sul piano dei redditi e dei valori all’incidenza su tali entità delle caratteristiche ad esso estrinseche (da individuarsi nei caratteri di posizione, urbanistici, storico-ambientali, socioeconomici, nonché nella dotazione dei servizi ed infrastrutture urbane) (d.p.r. n. 138 del 1998, art. 1).”
Non solo: per determinare categoria e classe dell’unità immobiliare deve sempre tenersi conto del “fattore edilizio”, in quanto il valore di mercato rilevante da cui origina il procedimento di riclassamento (ai sensi dell’art. 1 comma 335 legge 311/04) è quello relativo alla microzona, e non al singolo immobile, e pertanto per applicare a questo il nuovo classamento e la nuova rendita dovrà farsi riferimento proprio alle caratteristiche edilizie del fabbricato.
Un atto di questa tipologia, come ogni atto amministrativo e fiscale, deve contenere la propria motivazione, e per questo la Cassazione specifica come nel caso oggetto della controversia l’atto con il quale veniva attribuita una nuova rendita catastale ed una nuova categoria all’immobile doveva indicare in che modo il mutato rapporto dei valori (quello di mercato ed il valore catastale) delle microzone abbia inciso in maniera diretta sull’unità immobiliare; l’atto impugnato dal contribuente non si è attenuto in alcun modo né ai principi fondamentali di motivazione degli atti amministrativi né fa alcun riferimento alle disposizioni dell’art.1 comma 335 già citato, apprestandosi da parte del fisco, secondo quanto scrive la Corte nella sentenza, un compendio motivazionale affidato a formule stereotipate e di stile, se non meramente riproduttive di precetti normativi.
Tributi – Accertamento catastale – Revisione parziale di classamento ex art. 1, co. 335, della Legge n. 311 del 2004
1.1 – L’eccezione, riproposta dall’appellante, di nullità dell’ avviso di accertamento catastale per vizio di motivazione, è infondata.
La Commissione tributaria provinciale ha esattamente valutato sufficiente la motivazione dell’avviso di accertamento impugnato: l’atto è stato emesso all’esito della corretta applicazione del procedimento previsto dall’art. 1, comma 335, della legge 31 dicembre 2004, n. 311, ed è affatto idoneo «a consentire al contribuente di avere contezza delle ragioni » della revisione catastale «e di compiere adeguate scelte difensive».
1.2 – Lo scrutinio dell’avviso di accertamento catastale dimostra che l’Agenzia delle entrate « ha puntualmente indicato in premessa di aver proceduto alla rideterminazione del classamento ai sensi dell’articolo 1, comma 335, della legge n. 311 del 2004, avuto riguardo all’aumentato valore nella microzona in cui sono situati gli immobili »; ha menzionato tutti gli atti presupposti (la delibera del Consiglio comunale di Roma n. 136 del 2001, recante la ripartizione del territorio comunale in 238 microzone; la determina della Agenzia del Territorio del 16 febbraio 2005; la delibera del Consiglio comunale n. 5 del 2010, recante la richiesta alla Agenzia delle entrate di procedere alla revisione dei classamenti relativi a 17 microzone; la successiva determina del direttore dell’Agenzia del Territorio del 30 novembre 2010, di avvio del relativo procedimento amministrativo); ha, quindi, riportato in dettaglio […] «il valore medio di mercato degli immobili, il valore medio catastale, il rapporto tra tali valori e la percentuale di scostamento rispetto al valore soglia del 35% rilevata in ciascuna microzona»; ha dato conto di tutti gli «elementi che hanno determinato il nuovo classamento e, in particolare, [della] descrizione della microzona, della categoria e della classe delle singole unità immobiliari», evidenziando, «con riferimento alla microzona 8, i caratteri storico-ambientali, urbanistici e socio-economici determinanti l’intensificarsi dei flussi turistici e la presenza di strutture alberghiere e di ristorazione»; ha, infine, descritto «le caratteristiche di ciascuna unità immobiliare oggetto di revisione precisandone la posizione all’interno della area censuaria e della microzona» e ha indicato «le unità di riferimento, ubicate nella stessa microzona, prese in considerazione quale parametro di raffronto per l’attribuzione del nuovo classamento in applicazione della procedura ordinaria» del classamento.
Previo richiamo, con diffuse citazioni testuali, dei principi di diritto stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità circa la motivazione degli atti impositivi e, in particolare, della ordinanza della Sez. 6-5, n. 4712 del 9 marzo 2015 in ordine alla motivazione dell’avviso di accertamento catastale, emesso ai sensi dell’art. 1, comma 335, della legge 31 dicembre 2004, n. 311, la ricorrente deduce: il rilassamento previsto dalla norma in questione non consente alcun «automatismo di applicazione del classamento più elevato al solo verificarsi del discostamento del parametro di riferimento»; l’avviso di accertamento impugnato non è corredato da «alcuna planimetria né degli immobili accertati, né […] delle unità prese a comparazione; […] nulla dice circa i presunti disimpegni o l’illuminazione della luce diretta»; né contiene «alcuna valutazione in ordine alle caratteristiche dell’unità medesima e del fabbricato cha la comprende»; sicché essa Arciconfraternita «non è stata messa nelle condizioni di comprendere né le effettive variazioni subite dal contesto urbano […] né quali caratteristiche intrinseche del fabbricato o delle unità immobiliari siano state valutate per determinare concretamente la classe e la rendita; né […] la supposta analogia con altre unità immobiliari prese in comparazione»; laddove l’art. 8 del d.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, prevede «un quadro di fattori posizionale ed edilizio» e il successivo art. 9 prescrive che la revisione tenga «conto dei caratteri edilizi e dell’intorno» di ciascuna unità immobiliare.
E, dopo un arresto in senso contrario (Sez. 5, sentenza n. 21176 del 19/10/2016, n. m.), la giurisprudenza di legittimità più recente – anche alla luce dei criteri ermeneutici offerti dal Giudice delle leggi colla sentenza n. 249 del 2017 – si è ormai definitivamente consolidata, ribadendo il principio di diritto secondo il quale «in tema di estimo catastale, il nuovo classamento adottato ai sensi dell’art. 1, comma 335, della legge n. 311 del 2004, soddisfa l’obbligo di motivazione se, oltre a contenere il riferimento ai parametri di legge generali, quali il significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, ed ai provvedimenti amministrativi su cui si fonda, consente al contribuente di evincere gli elementi, che non possono prescindere da quelli indicati dall’art. 8 del d.P.R. n. 138 del 1998 (quali la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato e della singola unità immobiliare), che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento, ponendolo in condizione di conoscere ex ante le ragioni specifiche che giustificano il singolo provvedimento di cui è destinatario, seppure inserito in un’operazione di riclassificazione a carattere diffuso»; laddove non basta che al contribuente sia assicurata «la mera possibilità di fornire prova contraria in sede contenziosa» (Sez. 5, sentenza n. 19810 del 23/07/2019; cui adde Sez. 6-5, ordinanza n. 20574 del 31 luglio 2019; Sez. 6-5, ordinanza n. 19275 del 17/07/2019; Sez. 6-5, ordinanza n. 12604 del 10/05/2019; Sez. 6-5, ordinanza n. 9770 del 08/04/2019, Rv. 653679 – 01; Sez. 6-5, ordinanza n. 5049 del 21/02/2019; Sez. 6 – 5, ordinanza n. 23129 del 26/09/2018, Rv. 650817 – 01; Sez. 6 – 5, ordinanza n. 16378 del 21/06/2018, Rv. 649373 – 01; Sez. 5, ordinanza n. 22900 del 29/09/2017).

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 art. 1
 art. 9
 sentenza 
 sentenza 
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