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Timestamp: 2014-09-01 07:29:29+00:00

Document:
12 Novembre 2013	di Valentina Ceccarelli	in
Osservatorio sul Danno alla Persona	> In evidenza	Cass. 18093/2013
Con ricorso avanti al Giudice del Lavoro del Tribunale di Torino, un lavoratore chiedeva l’annullamento del licenziamento comminatogli a seguito di un procedimento disciplinare, con la conseguente applicazione della tutela reale ex art. 18 St. Lav., oltre al risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale patito a seguito delle continue vessazioni e mortificazioni a cui era stato sottoposto sul luogo di lavoro da parte di un collega suo superiore gerarchico. Tali domande, rigettate in primo grado, venivano accolte dalla Corte di Appello di Torino, la quale, oltre ad annullare il licenziamento de quo e ad ordinare la reintegrazione del lavoratore (con le conseguenze di cui all’18 Stat. Lav. ante riforma), liquidava al ricorrente la somma di cinquemila euro a titolo di danno morale per i comportamenti vessatori che aveva subito e che avevano trovato riconoscimento anche in sede penale. La Suprema Corte, a conferma della pronuncia d’appello, facendo proprie in gran parte le risultanze probatorie del processo penale nel quale il superiore era stato condannato per maltrattamenti, ha ritenuto che il comportamento del lavoratore, sanzionato con il licenziamento e configuratesi in un “mera minaccia” nei confronti del superiore, doveva essere interpretato e dunque ridimensionato alla luce del “capillare comportamento vessatorio” realizzato nei suoi confronti ed idoneo a lederne l’autocontrollo. In forza di tali elementi appariva sproporzionato ed illegittimo il provvedimento espulsivo emesso dal datore di lavoro. La conclusione della Suprema Corte risulta ancor più pertinente in considerazione della dimostrata consapevolezza da parte del datore del comportamento mobbizzante e costituente reato realizzato all’interno dell’azienda da un suo dipendente. Proprio tale conoscenza costituisce elemento chiave anche per determinare la responsabilità datoriale ai sensi e per gli effetti del combinato disposto degli artt. 2087 e 2049 c.c. Leggi tutto: MOBBING C.D. ORIZZONTALE: LA RESPONSABILITÀ DEL DATORE DI LAVORO “CONSAPEVOLMENTE” INADEMPIENTE
19 Ottobre 2013	di Alessandra Garibotti	in
Osservatorio sul Danno alla Persona	> In evidenza	Cass. 23147/2013
A pochi giorni dalla pubblicazione della sentenza n. 22585/2013, di cui potete leggere un commento in http://www.lider-lab.sssup.it/lider/it/odp/in-evidenza/445-di-danno-esistenziale-non-e-piu-dato-discorrere-perche-il-biologico-e-sempre-un-danno-conseguenza.html, la Terza sezione civile insiste nell’affermazione della autonoma risarcibilità di pregiudizi consistenti nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, non riconducibili ad un’autonoma categoria di danno ma ugualmente risarcibili.
Leggi tutto: Dal danno esistenziale al “danno dinamico-relazionale”
9 Ottobre 2013	di Tommaso Gasparro	in
Osservatorio sul Danno alla Persona	> In evidenza	La terza sezione della Cassazione civile riafferma, con sentenza n. 22585 del 2013, la sopravvivenza del danno esistenziale.
Leggi tutto: “Di danno esistenziale non è più dato discorrere” perché il biologico è sempre un danno conseguenza
8 Ottobre 2013	di Martina Gerbi	in
Ricerca	> News in evidenza	Trib. Pesaro, sez. lavoro 01.07.2013 n. 260
Leggi tutto: Morte in culla e vaccino esavalente: dal “più probabile che non” al nesso causale presunto
6 Settembre 2013	di Elena Occhipinti	in
Mediazione	> Norme	Nella G.U. n. 194 del 20 agosto 2013 è stata pubblicata la L. 9 agosto 2013, n. 98, legge di conversione del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, cd. "decreto fare": ripristinata, dopo il noto arrêt della Corte cost. 6 dicembre 2012, n. 292, la mediazione obbligatoria per un'ampia gamma di controversie.
Leggi il testo di D. Lgs. 4 marzo 2010, aggiornato alla L. 9 agosto 2013, n. 98.
Leggi tutto: Dal 21 settembre 2013 la nuova mediazione: le novità della Legge di conversione del Decreto "fare"
12 Luglio 2013	di Martina Gerbi	in
Osservatorio sul Danno alla Persona	> In evidenza	Tribunale di Massa, sez. lavoro, 17.05.2013 n. 212
Con la sentenza n. 212/2013 del 17.05.2013, la sezione lavoro del Tribunale di Massa decide in ordine alla domanda di risarcimento danni avanzata nel 2005 nei confronti del proprio datore di lavoro da parte di alcuni dipendenti, afflitti da grandi ansie e da un serio turbamento psichico successivamente alla scoperta delle potenzialità cancerogene dell’amianto da essi costantemente utilizzato durante gli anni di lavoro prestati al servizio della convenuta. Disagi, oltretutto, sempre crescenti nel tempo, per l’inevitabile incertezza di non potere prevedere se la malattia, di per sé caratterizzata da un lungo periodo di latenza, sarebbe mai insorta e se sì quando e progressivamente aggravati dalla circostanza di avere appreso come molti dei propri ex-colleghi dopo il pensionamento fossero stati colpiti da patologie tumorali e, in molti casi, fossero addirittura già deceduti.
Leggi tutto: La risarcibilità della paura di morire in conseguenza dell'esposizione all'amianto sul lavoro
Errata diagnosi: la moglie del paziente ha diritto al risarcimento del danno morale
DOPO LA C.D. LEGGE BALDUZZI LA RESPONSABILITÀ SANITARIA HA ANCORA NATURA CONTRATTUALE
Esonero della responsabilità del genitore non convivente e (ir)rilevanza delle concause naturali
Il danno da colpa medica dopo la Legge Balduzzi
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