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Timestamp: 2019-06-26 15:53:41+00:00

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Improcedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo. Irretroattività. Storia infinita? (Luciano Miranda)
Mercoledì 13 Ottobre 2010 00:00	Luciano Miranda
Improcedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo: una storia infinita?
Come è ormai noto a tutti i colleghi, alla ripresa delle udienze, dopo la meritata pausa estiva, i giudici del tribunale di Nola, alla luce della sentenza n.19246 del 09/09/10 della S.C. a sezioni unite, hanno sollevato una questione di procedibilità dei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo concedendo un rinvio “anche al fine di valutare una eventuale istanza di remissione in termini” (art.184 bis cpc?).
Ciò, per la verità, solo per i giudizi di opposizione pendenti precedentemente al 09/09/2010 in quanto per quelli successivi la costituzione oltre i cinque giorni dalla notifica generava l’improcedibilità dell’opposizione.
In pratica, riprendendo il dettato dell’art.645 cpc, secondo comma, chiunque avesse proposto un'opposizione a decreto ingiuntivo costituendosi (iscrivendo a ruolo l’opposizione) dopo cinque giorni dalla notifica era incorso nell’improcedibilità dell’opposizione in quanto la ritardata costituzione equivaleva alla mancata costituzione.
Anche il provvedimento di rinvio produceva non poche perplessità sull’eventuale possibilità di sanare l’improcedibilità.
Ciò ha generato non poca preoccupazione in tutta la classe forense, anche perché gli stessi giudici non avevano ancora le idee ben chiare su come affrontare l’insorto problema ed avere una univocità di intenti al fine di evitare decisioni contrastanti tra di essi, che vedeva “sfumare” passivamente una molteplicità di processi di opposizione.
Le notizie di corridoio che trapelavano confusamente, aumentando l’incertezza, si dividevano tra chi riteneva improcedibile l’opposizione solo quando l’opposto, costituitosi dopo i cinque giorni dalla notifica, aveva chiesto nell’atto l’abbreviazione dei termini a comparire e tra chi invece riteneva che l’improcedibilità operava in ogni caso.
Beh! Il tribunale di Varese, con ordinanza del 08/10/2010, ha assunto una diversa (e speriamo risolutiva) posizione dell’intera vicenda.
Il predetto tribunale ha ritenuto non retroattivo il principio giurisprudenziale sancito dalla S.C. con la sentenza n.19246/2010 in quanto: “la parte che si è conformata alla precedente giurisprudenza della Suprema Corte, successivamente travolta dall’overruling (mutamento di un’interpretazione consolidata delle norme regolatrici del processo), ha tenuto un comportamento non imputabile a sua colpa e perciò è da escludere la rilevanza preclusiva dell’errore in cui essa è incorsa”.
Discutere sulla validità della sentenza della cassazione, anche alla luce dell’art.645 cpc, o dell’ordinanza/sentenza del tribunale di Varese non ha alcun senso.
Infatti il secondo comma del richiamato articolo non lascia ombra di dubbio alcuno e non è suscettibile di diversa interpretazione.
È pur vero che la sentenza in esame proviene dalla Corte di Cassazione a sezioni unite.
Però l’esperienza ci ha insegnato in più occasioni che la giurisprudenza cambia molto più velocemente che la dottrina e la legge.
Il principio giuridico, ripreso dalla Cassazione, prevede che i termini di costituzione dell'opponente e dell'opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva assegnazione all'opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma tale riduzione è conseguenza automatica del solo fatto che l'opposizione sia stata proposta, in quanto l'art. 645 c.p.c. prevede che in ogni caso di opposizione i termini a comparire siano ridotti a metà.
Quindi la questione non è di semplice soluzione.
Secondo la modesta opinione dello scrivente nel caso di specie sarebbe necessaria una correzione normativa più che un provvedimento giurisprudenziale seppur interpretativo di una norma dell’ordinamento vigente, anche al fine di “portare” maggiore chiarezza all’intera vicenda.
Buongiorno, approfitto dell'argomento per porre una questione attinente al tema che mi sta arrovellando: dalla massima delle Su ove si dice “Nel caso, tuttavia, in cui l’opponente assegni un termine di comparizione pari o superiore a quello legale, resta salva la facoltà dell’opposto, costituitosi nel termine dimidiato, di chiedere l’anticipazione dell’udienza di comparizione ai sensi dell’art. 163 bis, comma 3″, io deduco che trattasi di improcedibilità non rilevabile d’ufficio, ma ad istanza di parte, altrimenti l’opposto non potrebbe avere la facoltà di chiedere l’anticipo di udienza, se l’improcedibilità fosse rilevabile d’ufficio. Mi spiego meglio: l'improcedibilità rilevabile d'ufficio il Giudice la può dichiarare con decreto, ma se la può dichiarare con decreto come può avere la parte la facoltà di chiedere un anticipo di udienza? La facoltà richiamata dalla Corte è compatibile con una eccezione di parte, non con una eccezione rilevabile d'ufficio.
Martedì 11 Gennaio 2011, 10:04
Secondo la mia personale opinione l'eccezione di improcedibilità è rilevabile d'ufficio, ma non nel decreto emesso in "risposta" all'istanza con cui l'opposto ha chiesto l'anticipazione dell'udienza.
Il decreto a cui si riferisce Livia è, infatti, richiesto dall'opposto solo per anticipare l'udienza in quanto l'opponente, nella citazione, ha assegnato termini più lunghi (forse con intento dilatorio).
Il Giudice adito, poi, con sentenza può rilevare l'improponibilità anche senza una specifica eccezione di parte (perciò si dice d'ufficio).
Spero di essere stato utile e chiaro a Livia.
Martedì 11 Gennaio 2011, 17:33
La questione non è il decreto di anticipazione dell'udienza. Il Giudice non ha l'obbligo di emettere sentenza per rilevare una questione d'ufficio, lo può fare con un semplice decreto inaudita altera parte.
Se l'improcedibilità è rilevabile d'ufficio, come può il creditore opposto chiedere un anticipo di udienza e perchè? l'anticipo di udienza, vieppiù come dice la cassazione, se si è costituito nei termini, è compatibile soltanto con l'eccezione di improcedibilità rilevabile ad istanza di parte.
Mercoledì 12 Gennaio 2011, 02:19
Io ritengo che l'improcedibilità debba essere dichiarata con sentenza e non con decreto.
Il giudice adito, per provvedere in merito, deve avere cognizione dell'opposizione.
Quando e come ha cognizione?
Durante il giudizio di opposizione.
Quindi il giudice, nel decretare l'esecutorietà del d.i. (sempre se non è stata concessa la provvisoria esecuzione), con sentenza dichiara l'improcedibilità.
Del resto, se l'improcedibilità venisse dichiarata con decreto, come terminerebbe il giudizio di opposizione?
Con l'estinzione del giudizio?
Ma un decreto ingiuntivo, opposto con giudizio poi estinto, non acquista l'efficacia di un giudicato per cui vi è la necessità di emettere una sentenza.
Potrei anche sbagliarmi, però ho avuto esperienza in tal senso proprio innanzi al Tribunale di Nola.
Mercoledì 12 Gennaio 2011, 15:50
A norma dell'art. 653 se è dichiarata l'estinzione del processo il decreto acquista efficacia esecutiva.
Giovedì 13 Gennaio 2011, 08:28
Nessuno lo mette in dubbio.La discussione, però, verte su un altro aspetto.
Per me l'improcedibilità non può essere dichiarata con decreto come sostiene la cara Livia (che presumo sia una collega,?, non me ne voglia ma l'interrogativo è d'obbligo non conoscendo il cognome).
Venerdì 14 Gennaio 2011, 07:00
Si, sono una Collega di Ascoli Piceno, mi chiamo Livia Calcagni. Circa la questione del se l'improcedibilità possa essere dichiarata con decreto, come sempre: c'è chi dice si e chi dice no! Parlo di magistrati.
Sai a che punto è la famosa leggina?
Domenica 16 Gennaio 2011, 10:16
Beh! Se lo dicono i magistrati alzo le mani.
Loro possono tutto, senza correre alcun pericolo.
Sarei curioso, però, di leggere qualche provvedimento in tal senso.
Per quanto riguarda la leggina (se ti riferisci alla proposta del CNF) si è ancora in alto mare.
Del resto la c.d.: leggina dovrebbe essere pro avvocati (almeno per mettere un punto fermo ed evitare pareri contrastanti).
A mia memoria non ricordo un provvedimento favorevole alla classe forense, per cui presumo che ci lasceranno nel limbo attuale.
Lunedì 17 Gennaio 2011, 07:02
Non capisco perché prendersela con i magistrati che sono una categoria che mantiene ancora un'elevata preparazione media, altro che gli avvocati. Piuttosto, riflettiamo sulla farraginosità delle leggi fatte da un Parlamento che non è mai all'altezza e alla pretestuosità di miriadi di cause da parte di avvocati che non sanno come sbarcare il lunario.
Venerdì 11 Febbraio 2011, 10:40
Sono d'accordo con Jano, lui si che sbarca il lunario, pero condivido l'appunto del collega Miranda. Non mi sono piaciuti nemmeno i toni anche se versare sale sulle ferite brucia.
Venerdì 11 Febbraio 2011, 19:15
Carissimo collega Giordano se proprio vogliamo dirla tutta: ci sono magistrati e magistrati come ci sono avvocati e avvocati. Però l'intera categoria dei magistrati, a differenza degli avvocati, quando sbaglia (e ce ne sono tanti che sbagliano parecchio sia in sede civile che in sede penale) non paga mai di persona. Inoltre non conosco nessun magistrato che "sbarca il lunario", fanno tutti una vita agevole senza dover andare su e giù per i tribunali come capita a noi avvocati. Noi, invece, subiamo sempre più le azioni dei magistrati. Una su tutte: non c'è un magistrato che liquida una parcella dignitosa, si mantengono sempre al di sotto dei minimi tariffari. A che scopo, quindi, la redazione delle tariffe forensi se non vengono rispettate da chi dovrebbe essere il garante per eccellenza?!?
Sabato 12 Febbraio 2011, 17:09
Caro Luciano, Jano faceva rima con lunario solo per questo. Inoltre che i magistrati ci considerino figli di un dio minore è cosa risaputa, tale considerazione si ripercuote sul comportamento tenuto in udienza e sugli onorari liquidati in sentenza.
Martedì 15 Febbraio 2011, 04:45
Nessuno se la prende con i magistrati egregio sig. Jano (che a parer mio dovrebbe essere uno di essi). Non so a chi ed a cosa si riferisce.
In ogni caso, in considerazione all'offesa che ha rivolto alla categoria degli avvocati (di cui mi pregio di appartenere), Le evidenzio che almeno i predetti professionisti hanno il coraggio di firmare con nome e cognome i propri scritti a differenza di Lei che si è nascosto dietro un generico Jano.
Venerdì 11 Febbraio 2011, 15:01
Jano è il mio cognome e non sono un magistrato. Peraltro non ho offeso nessuno, ho solo espresso il mio pensiero che è tale senza opportunismi di parte. Mi spiace che invece di discutere l'idea si attacchi la persona.
Martedì 15 Febbraio 2011, 16:13
Egr. Sig. Jano (che continua ad essere uno sconosciuto per questo sito) dovrebbe riflettere meglio quando esterna i suoi pensieri (cfr.: perché prendersela con i magistrati che sono una categoria che mantiene ancora un'elevata preparazione media, altro che gli avvocati). Se poi non è in grado di riconoscere neppure quando offende ... beh, io non posso farci nulla. Ribadisco, ci sono magistrati e magistrati come ci sono avvocati ed avvocati. Io non mi sento coinvolto personalmente, non sono abituato a giudicare la mia preparazione anche perchè ho ancora molto da imparare. Però non posso tacere alle gratuite offese rivolte all'intera categoria di cui mi pregio di appartenere con estrema dignità. Per mera completezza va precisato che nessuno ha attaccato i magistrati. Prima del Suo intervento avevo solo esordito, in risposta al commento della collega Livia Calcagni, dicendo: alzo le mani davanti ai magistrati. In ogni caso è ancora in errore quando si ritiene attaccato personalmente. Non è mio costume. Tra l'altro, non conoscendola, non ne avrei neppure motivo. Noi (Io con Livia ed altri), in precedenza, l'idea l'avevamo discussa. Si legga i precedenti commenti e, per il futuro, si generalizzi meglio.
Mercoledì 16 Febbraio 2011, 10:07
livia calcagni
Tornando al discorso iniziale è dall'art. 647 che si deduce che l'esecutività per omessa costituzione dell'opponente, cui è per giuisprudenza consolidata equiparata la tardiva costituzione, si dichiara con decreto.
Ciò posto l'opposizione può essere pure dichiarata improcedibile con sentenza, ma allora che senso ha dire che l'opposto se si costituisce nel temine può chiedere l'anticipo dell'udienza? Ha un senso soltanto se è eccezione di parte.
Sempre stata cervellotica
Lunedì 21 Febbraio 2011, 11:29
Secondo la mia opinione l'improcedibilità ex art. 647 dell'opposizione soltanto tardivamente iscritta a ruolo è incostituzionale. Finisce infatti per riservare all'opponente lo stesso trattamento che la legge, nigro lapillo, riserva all'appellante ovvero al ricorrente per cassazione. Due soggetti in posizione sostanziale molto diversa laddove soltanto i secondi hanno avuto la possibilità di difendersi almeno una volta nel contraddittorio. Viola l'art. 3 e 111 Cost.
Mercoledì 30 Maggio 2012, 14:01
Secondo la mia opinione, invece, va considerato che l’articolo originario risale al 13/10/2010. Da quel tempo sono cambiate tante cose. È, inoltre, intervenuta più di una modifica legislativa e giurisprudenziale in materia. Pertanto ritengo che sia superflua qualsiasi risposta, anche al “lapillo” sia esso “nigro” o “albo”.
Lunedì 04 Giugno 2012, 11:49
Mio padre, buonanima, diceva sovente: “non c’è miglior pregio che riconoscere i propri difetti”.
Cara Livia consentimi la battuta, ogni tanto si avverte il bisogno di sdrammatizzare le cose.
Per chiarire la vicenda occorre fare un passo indietro.
Inizialmente chiedevi se l’improcedibilità del d.i. potesse essere dichiarata con decreto.
Sui dubbi da me sollevati Tu rispondesti che tale pensiero proveniva dai Magistrati (sarebbe comunque interessante leggere qualche provvedimento di improcedibilità dichiarata con decreto).
Ora, invece, con l’art.647 cpc Ti riferisce all’esecutività del decreto ingiuntivo che è cosa diversa dell’improcedibilità di cui si parlava all’inizio.
In conclusioni la risposta alla Tua domanda puoi ricavarla dal mio primo riscontro (cfr. di martedì 11 gennaio 2011 ore 17.33) al Tuo primo commento al mio articolo “Improcedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo: una storia infinita?”.
Spero di essere stato anch’io abbastanza “cervellotico”.
Ti saluto cordialmente, Luciano
Lunedì 21 Febbraio 2011, 14:47
Vogliono proprio chiudere la giustizia. Questo è solo un altro episodio di un piano a lungo termine per strangolare lentamente il sistema giustizia e quanti vi lavorano.
Il bello è che di fatto le caste sono tutte d'accordo nel farlo magistratura in testa.
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