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Timestamp: 2020-07-15 00:03:38+00:00

Document:
Finta separazione consensuale
Separazione consensuale simulata per l’assegno sociale o la pensione sociale, per sottrarsi ai creditori o per ottenere sconti e detrazioni fiscali: rischi civili e penali.
Poco meno di un matrimonio su tre naufraga. La statistica è stata elaborata sulla base dei procedimenti di separazione approdati in tribunale o al Comune. I dati però non tengono conto di una consistente fetta di casi dietro cui si nasconde solo un intento simulatorio: la separazione consensuale è a volte solo fittizia, rivolta a ottenere benefici assistenziali, fiscali o a sottrarsi al recupero crediti.
Il fenomeno della finta separazione consensuale ha preso una dimensione inaspettata nel nostro Paese un po’ per la crisi, un po’ per la pressione fiscale, un po’ per l’ormai nota “aspirazione” di molti a ottenere benefici non dovuti. Ragion per cui anche le amministrazioni si sono attrezzate per scovare i furbetti attraverso una serie di controlli incrociati.
Di tanto parleremo a breve: spiegheremo cioè cos’è e come si fa una finta separazione consensuale, quali documenti sono necessari, quanto dura e quanto costa la procedura, quali sono i vantaggi ma anche i rischi.
1 Ogni coppia si può separare liberamente
2 Come fare una separazione consensuale
3 Separazione consensuale fittizia
4 Separazione per non pagare i creditori
5 Separazione per percepire contributi assistenziali e previdenziali
Ogni coppia si può separare liberamente
Ciascuna coppia è libera di separarsi quando vuole, anche se continua a vivere insieme. La legge stabilisce il diritto di ogni coniuge di ricorrere al tribunale, con o senza il consenso dell’altro, per far sciogliere il legame matrimoniale. Il presupposto è ovviamente l’intollerabilità della convivenza, ma il giudice non accerta la reale sussistenza di tale presupposto limitandosi a dar per buona la dichiarazione della parte che vi si rivolge. Non è quindi necessario, per separarsi, dimostrare di litigare con il coniuge o di non amarlo più. Questo significa che ogni coppia può, in qualsiasi momento, e al di là dell’effettiva esistenza di una crisi in atto, separarsi.
Se marito e moglie sono d’accordo su tutti gli aspetti del distacco (assegno di mantenimento, divisione dei beni, ecc.), la separazione si risolve in un’udienza sola con la ratifica dell’intesa da questi prospettata al giudice e redatta con un ricorso da un avvocato. Si parla a riguardo di separazione consensuale. Se la coppia non ha figli o questi sono indipendenti economicamente e se, nello stesso tempo, gli accordi di separazione non prevedono il trasferimento di beni (eccezion fatta solo per l’assegno di mantenimento), la procedura di separazione può avvenire in Comune, senza così bisogno di avvocati e di spese processuali.
Non è detto che le parti debbano necessariamente stabilire un mantenimento, ben potendo il coniuge più “povero” rinunciarvi. Non si può però escludere il mantenimento in favore dei figli, al quale ciascun genitore è obbligato.
Se invece i coniugi non raggiungono un accordo, si va in causa. Si parla a riguardo di separazione giudiziale.
Come fare una separazione consensuale
Fare una separazione consensuale è davvero molto semplice. Esistono tre vie diverse.
La prima è la separazione consensuale in tribunale. Entrambi i coniugi possono nominare un proprio avvocato o averne uno che li difenda congiuntamente (così risparmiando sulle spese legali). Il legale recepisce in un atto il contenuto della volontà dei coniugi: dall’eventuale presenza di un assegno di mantenimento alla assegnazione della casa coniugale, dall’affidamento dei figli minori agli orari di visita, ecc.
Il ricorso viene così depositato in tribunale con allegati l’atto di matrimonio, lo stato di famiglia e di residenza dei coniugi. Il giudice fissa un’udienza (di solito dopo 4 mesi) e, alla stessa, “ratifica” l’accordo. Da quel momento i coniugi possono vivere separatamente, si spezza l’obbligo di fedeltà e iniziano a decorrere i sei mesi per poter poi divorziare. Per il divorzio è necessario un procedimento ulteriore, del tutto uguale a quello della separazione.
Il costo della procedura è di circa 42 euro più ovviamente la parcella degli avvocati.
La seconda via per separarsi è la negoziazione assistita. Del tutto uguale alla precedente fase per quanto riguarda la redazione dell’atto di separazione. Non c’è però l’udienza in tribunale: l’atto viene convalidato direttamente dagli avvocati che poi si preoccupano di depositarlo in tribunale per una sorta di “nulla osta” finale.
La terza via è la separazione in Comune senza bisogno di avvocati e completamente gratuita. A questa procedura però possono accedere solo le coppie che non hanno figli, o i cui figli maggiorenni (purché non portatori di handicap) hanno raggiunto l’indipendenza economica e sempre a condizione che, negli accordi di separazione, non sia prevista la divisione di beni, mobili o immobili. In ogni caso l’accordo di separazione può prevedere la corresponsione dell’assegno di mantenimento.
Separazione consensuale fittizia
Come fare a distinguere una separazione reale da una fittizia? A prima vista è impossibile. Bisognerebbe entrare in casa dei coniugi e verificare se davvero l’armonia familiare si è spezzata. Ma, come detto, la legge non richiede una verifica di tale presupposto: il fatto stesso che uno o entrambi i coniugi si presentino dal giudice a chiedere la sentenza separazione è elemento più che sufficiente per presumere che l’amore sia finito.
Premesso che ci si può ben separare anche se ci si ama ancora (e, del resto, tante coppie lo fanno pur continuando ad avere un ottimo rapporto e a frequentarsi quotidianamente), ciò che la legge vieta è l’intento fraudolento. Se però lo scopo della separazione fittizia è tentare di aggirare un’azione legale di un privato le uniche sanzioni saranno di carattere civile (con la dichiarazione di simulazione della separazione o con la revocatoria della stessa). Viceversa, se scopo della separazione fittizia è frodare lo Stato allora si possono accompagnare anche le sanzioni penali. Facciamo qualche esempio.
Separazione per non pagare i creditori
Spesso marito e moglie decidono di separarsi solo per dividere i propri patrimoni (prima uniti per via della comunione legale). In questo modo, chi dei due ha contratto debiti (magari per un’attività d’impresa) trasferisce all’altro, in ottemperanza agli accordi di separazione consensuale, case, altri immobili e conti correnti. Ad esempio, il marito cede alla moglie la casa a fronte della sua rinuncia all’assegno di mantenimento. Risultato: i creditori del primo non potranno più pignorare i beni trasferiti all’altra.
È comunque necessario che il creditore riesca a dimostrare che, dietro la separazione, si nasconde uno scopo simulatorio. Come? Ad esempio se la coppia continua a vivere nella stessa dimora anche dopo la separazione, nonostante il cambio di residenza di uno dei due, e anche il coniuge non debitore è pienamente consapevole delle difficoltà economiche dell’altro (per cui risulta che ha “partecipato” attivamente al suo intento fraudolento) il creditore può pignorare i beni a quest’ultimo trasferiti.
Sono già numerose le sentenze che hanno revocato la separazione fittizia. Secondo il tribunale di Cagliari [1], di recente espressosi sull’argomento, l’atto di trasferimento di beni immobili in favore del figlio maggiorenne, disposto a seguito degli accordi raggiunti in sede di separazione personale, è suscettibile di revocatoria, qualora, più che far fronte agli obblighi di mantenimento, sia finalizzato a provocare per il creditore maggiori difficoltà o incertezze nella esazione del credito.
Innanzitutto, il giudice ricorda come pacificamente la giurisprudenza di legittimità ritiene che tra gli atti di disposizione del patrimonio del debitore, che possono diminuire la garanzia patrimoniale di quest’ultimo, rientrano anche i trasferimenti effettuati in adempimento degli accordi presi in sede di separazione per il mantenimento del coniuge o dei figli, in quanto ai fini dell’azione revocatoria non rileva lo «scopo ulteriore, avuto di mira dal debitore». Pertanto, anche nei confronti degli «atti aventi un profondo valore etico e morale» sussiste la possibilità di esperire l’azione revocatoria. Tali trasferimenti, poi, hanno una «tipicità propria», nel senso che, a seconda delle circostanze di fatto, possono presentarsi come atti onerosi piuttosto che gratuiti.
Ciò posto, nel caso di specie, per il Tribunale si è trattato di un atto a titolo gratuito, in quanto l’entità e le caratteristiche del compendio immobiliare trasferito e la differenza di trattamento della figlia rispetto agli altri fratelli «non pongono in condizioni di reciprocità e di corrispettività l’adempimento del dovere genitoriale di contribuire al mantenimento dei figli con la prestazione in tal senso eseguita».
In sostanza, il trasferimento degli immobili non è avvenuto con funzione meramente sostitutiva rispetto alla previsione di un assegno periodico e, quindi, deve essere qualificato come atto a titolo gratuito.
Separazione per percepire contributi assistenziali e previdenziali
Un altro tipico caso che porta molte coppie a separarsi in modo fittizio è rivolto a percepire assegni o pensioni sociali, social card, bonus asili ed altre agevolazioni tramite l’abbassamento del rispettivo Isee. Si tratta in questo caso di una truffa ai danni dello Stato che, oltre al procedimento penale, comporta l’obbligo di restituzione di tutte le somme indebitamente percepite.
Anche la Guardia di Finanza potrebbe mettersi a effettuare controlli quando lo scopo della finta separazione è quello di ottenere sgravi, detrazioni o altre agevolazioni fiscali non dovute. Si pensi al caso della tassazione della seconda casa.
Inoltre, il coniuge che a seguito della separazione fittizia sia obbligato al versamento dell’assegno mantenimento, potrà dedurne l’importo dal proprio reddito e, di conseguenza, l’imposta sul reddito da versare sarà ulteriormente diminuita.
Senza contare la possibilità per uno dei due coniugi di ottenere un alloggio popolare.
Ma come fa lo Stato a capire che la separazione è falsa? Spesso la coppia commette leggerezze. Ad esempio uno dei due coniugi fissa la propria residenza in una “seconda casa” ove non abita nessuno: ebbene, dalle bollette delle utenze è facilmente comprensibile se la l’immobile è effettivamente abitato o meno. Altre volte è successo che l’Inps abbia revocato l’assegno sociale solo perché la coppia, nel proprio atto di separazione, ha concordato la prosecuzione della coabitazione almeno finché uno dei due non abbia trovato un nuovo alloggio: una situazione di questo tipo ha fatto presumere alla pubblica amministrazione l’intento simulatorio.
[1] Tribunale di Cagliari – Sezione Civile – Sentenza 6 giugno 2018 n. 1628
Tribunale di Cagliari – Sezione Civile – Sentenza 6 giugno 2018 n. 1628
nella causa iscritta al n. 6280 del ruolo generale degli affari contenziosi civili per l’anno 2015, promossa da:
(…) S.P.A., con sede in (…), in persona del suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Cagliari, presso lo studio della procuratrice avvocato Si.So., che la rappresenta, in forza di procura generale alle liti autenticata in data 27.10.2010 a rogito notaio Dott.ssa (…), e la difende.
(…) e (…), residente in A. il primo e in S. la seconda, entrambi elettivamente domiciliati in Elmas, presso lo studio del procuratore avvocato Cr.Cu., che li rappresenta, in forza di procura speciale alle liti apposta a margine della comparsa di costituzione, e li difende.
(…), (…), elettivamente domiciliata in Cagliari presso lo studio della procuratrice avvocato Fl.Co. che la rappresenta, in forza di procura speciale alle liti apposta a margine della comparsa di costituzione, e la difende.
1. Con atto di citazione passato alla notifica in data 7.07.2015 il (…) S.p.a., con sede in C., ha convenuto al giudizio di questo Tribunale i coniugi (…) e (…), nonché la loro figlia (…) chiedendo che venisse dichiarata ai sensi dell’art.2901 c.c. l’inefficacia dell’atto di cessione di immobili in adempimento di accordi in sede di separazione personale tra coniugi stipulato con atto a rogito del notaio dott. A.G. del 19.01.2011 rep. N.R.G., trascritto presso la Conservatoria dei RR.II di Cagliari il 26.01.2011, in forza del quale (…) – debitore della Banca in forza del contratto di fideiussione da lui stipulato con l’attrice in data 13.07.2006, del saldo passivo al 13.10.2011 del contratto di conto corrente n. (…), e dei decreti ingiuntivi n. 3008/13 emesso dal Tribunale di Cagliari in data 10.12.2013 e 3125/13 emesso da medesimo Tribunale in data 19.12.2013- aveva ceduto, in favore della propria figlia (…), il diritto di piena
proprietà dei seguenti beni immobili: terreno edificabile sito in Comune di E., località “S. F.” ricadente in zona omogenea (…)U. (risanamento degli insediamenti produttivi abusivi) del Piano Urbanistico Comunale di Elmas della superficie di metri quadrati 1.360(milletrecentosessanta) confinante con il prolungamento della via S. N. con proprietà P. o suoi aventi causa e con altra proprietà della ditta “(…)” censito al Catasto Terreni al Foglio (…) mappale (…) di are 13,60 (are tredici e centiarie sessanta) reddito dominicale Euro 32,43 e reddito agrario 17,84 in virtù di frazionamento in pianta protocollo mod. 8 numero (…) del 29 novembre 1969 e per il quale è stata presentata in data 9 giugno 2006 istanza per l’acquisizione con foglio di ossrvazione protocollo nemero (…) or Foglio (…) mappale (…) di are 13,60: – tratto di terreno non agricolo in comune di Elmas Comune censuario di Cagliari sito in zona omogenea (…)U. di risanamento degli insediamenti produttivi abusivi attualmente distinto al Nuovo Catasto Terreni del – Sezione di Elmas – al Foglio (…), mappali:- (…), vigneto classe (…) di are 17.75, – 2231 (ex 1937/a), vigneto, classe 1, are 02.89; – (…) (ex 1937/b), vigneto, classe (…), are 06.52; – (…) (ex 1937/c), vigneto, classe (…), are 06.53; – (…) (ex 1937/d), vigneto, classe (…); – (…) (ex 1937/e), vigneto, classe (…), are 06.52; – (…) (ex 1937/f), vigneto, classe (…), are 00.41;- scorporati dalla maggior particella (…) ex 113/A di are 29,40 a seguito di frazionamento n. (…) protocollo tipo approvato il 14 novembre 2011; – (…) (ex 1939/a), vigneto, classe (…), are 06.53, redditi di Euro 6,74 e di Euro 3,71; – 2238 (ex 1939/b), vigneto, classe (…), are 06.53, redditi di Euro 6,74 e di Euro 3,71; – (…) (ex 1939/c), vigneto, classe (…), are 03.64, redditi di Euro 3,76 e di Euro 2,07; – 2240 (ex 1939/d), vigneto, classe (…), are 00.20, redditi di Euro 0,21 e di Euro 0,11; scorporati dalla maggior particella (…) ex 303/A di are 16,90 a seguito di frazionamento n. (…) protocollo tipo approvato il 14 novembre 2001.
Parte attrice ha altresì chiesto la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni.
1.2. Ritualmente costituitisi in giudizio, i convenuti si sono opposti all’accoglimento dell’avversa domanda contestando che sussistessero i presupposti di cui all’art.2901 c.c. per l’accoglimento della domanda revocatoria proposta dall’attrice, nonché quelli per la loro condanna al risarcimento del danno, mentre la sola (…) ha eccepito la propria carenza di legittimazione passiva.
1.3. La causa è stata istruita con produzioni documentali ed è stata, quindi, tenuta a decisione ai sensi dell’art. 281-sexies c.p.c. sulle conclusioni delle parti come in atti e in data odierna è stata data lettura delle ragioni di fatto e di diritto della decisione e del dispositivo.
2. La domanda revocatoria che l’attrice ha rivolto nei confronti di (…) e (…) è fondata e merita, pertanto, accoglimento.
2.1. Il (…) Spa, attraverso la produzione in giudizio della fideiussione stipulata dal R. con l’attrice in data 13.07.2006, del saldo passivo al 13.10.2011 del contratto di conto corrente n. (…) e dei decreti ingiuntivi nn. 3008/13 emesso dal Tribunale di Cagliari in data 10.12.2013 e 3125/13 emesso da medesimo Tribunale in data 19.12.2013, ha provato di vantare plurime ragioni di credito nei confronti del (…).
Deve, pertanto, ritenersi accertato che le ragioni di credito della Banca verso l’odierno convenuto siano sorte per buona parte in data antecedente all’atto di disposizione oggetto della proposta azione revocatoria.
Sul punto, si richiama l’insegnamento della Suprema Corte secondo cui l’acquisto della qualità di debitore del fideiussore nei confronti del creditore procedente risale al momento della nascita del credito, sicché a tale momento occorre far riferimento per stabilire se l’atto pregiudizievole sia anteriore o successivo al sorgere del credito ( cfr. Cass. n. 3676 del 15/02/2011 “L’azione revocatoria ordinaria presuppone, per la sua esperibilità, la sola esistenza di un debito e non anche la sua concreta esigibilità. Pertanto, prestata fideiussione in relazione alle future obbligazioni del debitore principale, gli atti dispositivi del fideiussore successivi alla prestazione della fideiussione medesima, se compiuti in pregiudizio delle ragioni del creditore, sono soggetti alla predetta azione, ai sensi dell’art. 2901, n. 1, prima parte, cod. civ., in base al solo requisito soggettivo della consapevolezza del fideiussore – e, in caso di atto a titolo oneroso, del terzo – di arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore”).
2.2. In ordine alla revocabilità dell’atto dispositivo oggetto della presente controversia e alla sua natura di atto a titolo oneroso – e o gratuito – la giurisprudenza di legittimità ha avuto modo di chiarire, per un verso, che l’atto di disposizione patrimoniale che i coniugi pongono in essere in sede di separazione al fine di regolare ai sensi dell’art.156 c.c. i loro rapporti patrimoniali è assoggettabile all’azione revocatoria poiché l’art. 2901 c.c. tutela il creditore, rispetto agli atti di disposizione del proprio patrimonio posti in essere dal debitore, senza alcun discrimine, circa lo “scopo” ulteriore, avuto di mira dal debitore nel porre in essere l’atto dispositivo con la conseguenza che sono soggetti alla azione revocatoria – in presenza delle condizioni di cui all’art.2901 c.c. – anche gli atti aventi un profondo valore etico e morale e che deve ritenersi indiscussa la possibilità di esperire l’azione revocatoria di cui all’art. 2901 c.c. nei riguardi degli accordi di separazione personale fra i coniugi, contenenti attribuzioni patrimoniali da parte dell’uno nei confronti dell’altro e concernenti beni mobili o immobili (Cass n. 15603 del 2005 ed ivi richiamata Cass. 23 marzo 2004, n. 5741) e, per altro verso, che l’atto con cui il debitore, a seguito della separazione dal coniuge, abbia trasferito a quest’ultimo la proprietà di un bene, in adempimento del proprio obbligo di mantenimento nei confronti del coniuge e dei figli dà luogo ad una attribuzione a titolo oneroso, salvo che non sia intervenuta, anteriormente al trasferimento, una riconciliazione tra i coniugi, nel qual caso si è in presenza di un’attribuzione a titolo gratuito (cfr. Cass. n. 15603 del 2005).
La giurisprudenza di legittimità ha altresì affermato che gli accordi di separazione personale fra i coniugi, contenenti attribuzioni patrimoniali da parte dell’uno nei confronti dell’altro e concernenti beni mobili o immobili, non risultano collegati necessariamente alla presenza di uno specifico corrispettivo o di uno specifico riferimento ai tratti propri della “donazione”, e – tanto più per quanto può interessare ai fini di una eventuale loro assoggettabilità all’actio revocatoria di cui all’art. 2901 c.c. – rispondono, di norma, ad un più specifico e più proprio originario spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell’evento di “separazione consensuale” (il fenomeno acquista ancora maggiore tipicità normativa nella distinta sede del divorzio congiunto), il quale, sfuggendo – in quanto tale – da un lato alle connotazioni classiche dell’atto di “donazione” vero e proprio (tipicamente estraneo, di per sè, ad un contesto –
quello della separazione personale – caratterizzato proprio dalla dissoluzione delle ragioni dell’affettività), e dall’altro a quello di un atto di vendita (attesa oltretutto l’assenza di un prezzo corrisposto), svela, di norma, una sua “tipicità” propria la quale poi, volta a volta, può, ai fini della più particolare e differenziata disciplina di cui all’art. 2901 c.c., colorarsi dei tratti dell’obiettiva onerosità piuttosto che di quelli della “gratuità”, in ragione dell’eventuale ricorrenza – o meno – nel concreto, dei connotati di una sistemazione “solutorio – compensativa” più ampia e complessiva, di tutta quell’ampia serie di possibili rapporti (anche del tutto frammentari) aventi significati (o eventualmente solo riflessi) patrimoniali maturati nel corso della (spesso anche lunga) quotidiana convivenza matrimonialo. (Cfr. Cass. 5473/2006, oltre a Cass. nn. 11914 del 2008 e 1144 del 2015).
Nel caso in esame è accaduto che in sede di separazione consensuale il (…), padre di tre figli, si è obbligato al mantenimento di due di loro all’epoca minorenni mediante il versamento mensile di Euro 300,00 in favore della (…) e per garantire il mantenimento della figlia maggiorenne E. sì è impegnato al trasferimento del compendio immobiliare oggetto della presente azione revocatoria ed al versamento dell’importo mensile di Euro 100,00.
L’entità e le caratteristiche del compendio immobiliare trasferito e la differenza di trattamento della figlia (…) rispetto ai due minorenni non pongono in condizioni di reciprocità e di corrispettività l’adempimento del dovere genitoriale di contribuire al mantenimento dei figli con la prestazione in tal senso eseguita dal (…).
In altri termini il contenuto dell’atto depone nel senso che il trasferimento degli immobili non è avvenuto con funzione meramente sostitutiva rispetto alla previsione di un assegno periodico dovuto dal (…) per il mantenimento della figlia maggiorenne (…), ma è andato ben oltre, visto che la maggior parte dei beni immobili presenti nel patrimonio del padre sono stati trasferiti in favore della figlia, beneficiaria anche di un assegno mensile di Euro 100,00 di poco inferiore a quello disposto in favore di ciascuno degli altri due figli.
L’atto di disposizione oggetto dell’azione revocatoria esperita dalla parte ricorrente deve, quindi, essere qualificato come atto a titolo gratuito, risultando peraltro dalla stessa lettura dell’atto pubblico a rogito (…), stipulato alla presenza di due testimoni, che il (…) viene definito donante.
2.3. Avuto riguardo al requisito oggettivo del c.d. eventus damni, risulta accertato in causa che a seguito della stipula del predetto atto dispositivo il patrimonio immobiliare di proprietà del (…) non può più essere sottoposta all’azione esecutiva della parte creditrice per il recupero del proprio credito.
Sotto tale profilo l’atto negoziale di disposizione del quale la ricorrente chiede la revoca ha, dunque, arrecato in via immediata e diretta all’odierno creditore un sicuro pregiudizio in concreto rappresentato dalla diminuzione della garanzia patrimoniale sulla quale la stessa poteva contare ed in particolare dalla dismissione della maggior parte degli immobili di cui essa era composta.
Risulta, dunque, comprovata la sussistenza del presupposto oggettivo previsto dall’art. 2901 c.c. qui in esame, per il quale, com’è noto, è sufficiente che l’atto di disposizione del debitore abbia provocato per il creditore una maggiore difficoltà o incertezza nella esazione del credito (difficoltà rappresentata anche dalla sostituzione di elementi facilmente reperibili ed aggredirli come gli immobili con altri, quale il danaro, agevolmente occultabili e difficilmente aggredibili in via esecutiva).
2.4. Per quanto concerne l’elemento soggettivo, per il valido esperimento dell’actio pauliana, considerata l’anteriorità delle ragioni di credito rispetto all’atto dispositivo e la gratuità del suddetto negozio, ai sensi dell’art. 2901, co 2, c.c., è unicamente necessario che il debitore abbia la conoscenza del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore.
Poiché è provato in causa che l’atto di disposizione a titolo gratuito oggetto della presente azione revocatoria si è perfezionato in epoca successiva al sorgere del credito. ai fini della revocabilità di tale atto è sufficiente, per un verso, che il (…) avesse conoscenza del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore.
Per quanto concerne la prova della conoscenza da parte del (…) del pregiudizio recato al (…) S.p.A. con l’atto di cessione di immobili in adempimento di accordi in sede di separazione personale tra coniugi del 19.01.2011, la parte ricorrente ha innanzitutto dimostrato mediante la produzione dei contratti menzionati al precedente punto 2.1. che il debitore, in data sicuramente antecedente rispetto all’atto di cessione degli immobili, aveva piena ed effettiva conoscenza dell’esistenza del credito vantato nei suoi confronti dalla odierna parte ricorrente.
Una volta dimostrato che il (…) al momento della stipula dei trasferimento di tale consistente compendio immobiliare era a conoscenza dell’esistenza del credito nei confronti del (…) Spa, deve ritenersi provato il dolo generico.
Il (…), infatti, tenuto conto delle circostanze oggettivamente a sua conoscenza e della valutazione che delle stesse deve darsi secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit, non poteva non configurarsi il pregiudizio che la sottrazione all’azione esecutiva della parte odierna attrice dei propri beni immobili ceduti era in grado di arrecare al creditore.
2.5. Alla luce delle considerazioni tutte sin qui svolte, deve considerarsi provato che la cessione da parte di (…) dei richiamati beni immobili di sua proprietà in favore di E.R. ha costituito un atto di disposizione patrimoniale a titolo gratuito che ha arrecato un concreto pregiudizio alle ragioni di credito della Banca attrice e che tale negozio giuridico è stato posto in essere nella piena ed effettiva conoscenza da parte dell’alienante.
Sussistendo, quindi, tutti i presupposti di cui all’art. 2901 c.c., detto atto dispositivo deve essere revocato.
3. Deve invece essere respinta da domanda con la quale la Banca attrice ha chiesto la condanna dei convenuti al risarcimento del danno essendone rimasti indimostrati i presupposti all’esito del giudizio.
4. La reciproca soccombenza giustifica l’integrale compensazione delle spese processuali tra la parte attrice ed i convenuti (…) e (…).
La presenza in giudizio della (…) è giustificata dal fatto che il trasferimento immobiliare abbia trovato origine negli accordi assunti dai coniugi in sede di separazione consensuale, trattandosi peraltro i beni immobili ceduti dal (…) di beni ricompresi nel fondo patrimoniale costituito con la (…).
La presenza in giudizio della (…) per ragioni di corretta integrazione del contraddittorio giustifica la compensazione integrale delle spese tra la medesima e la parte attrice.
Il Tribunale Civile di Cagliari in composizione monocratica definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione:
1) In accoglimento della azione revocatoria proposta ai sensi dell’art.2901 c.c. dal (…) Spa, con sede in C., nei confronti dei coniugi (…), (…) e della figlia (…), dichiara inefficace nei confronti della Banca attrice l’atto di cessione di immobili in adempimento di accordi in sede di separazione personale tra coniugi stipulato con atto a rogito del notaio dott. (…) del 19.01.2011 rep. N.(…) , trascritto presso la Conservatoria dei RR.II di Cagliari il 26.01.2011 riguardante la cessione della piena proprietà dei seguenti immobili: terreno edificabile sito in Comune di E., località “S. F.” ricadente in zona omogenea (…)U. (risanamento degli insediamenti produttivi abusivi) del Piano Urbanistico Comunale di Elmas della superficie di metri quadrati 1.360(milletrecentosessanta) confinante con il prolungamento della via (…) con proprietà (…) o suoi aventi causa e con altra proprietà della ditta “(…)” censito al Catasto Terreni al Foglio 4 mappale 11/A di are 13,60 (are tredici e centiarie sessanta) reddito dominicale Euro 32,43 e reddito agrario 17,84 in virtù di frazionamento in pianta protocollo mod. 8 numero (…) del 29 novembre 1969 e per il quale è stata presentata in data 9 giugno 2006 istanza per l’acquisizione con foglio di osservazione protocollo numero (…) or Foglio (…) mappale (…) di are 13,60: – tratto di terreno non agricolo in comune di Elmas Comune censuario di Cagliari sito in zona omogenea (…)U. di risanamento degli insediamenti produttivi abusivi attualmente distinto al Nuovo Catasto Terreni del – Sezione di Elmas – al Foglio (…), mappali:- (…), vigneto classe (…) di are 17.75, – 2231 (ex 1937/a), vigneto, classe (…), are 02.89; – (…) (ex 1937/b), vigneto, classe (…), are 06.52; – (…) (ex 1937/c), vigneto, classe (…), are 06.53; – 2234 (ex 1937/d), vigneto, classe (…); – (…) (ex 1937/e), vigneto, classe (…), are 06.52; – (…) (ex 1937/f), vigneto, classe (…), are 00.41;- scorporati dalla maggior particella (…) ex 113/A di are 29,40 a seguito di frazionamento n. (…) protocollo tipo approvato il 14 novembre 2011; – (…) (ex 1939/a), vigneto, classe (…), are 06.53, redditi di Euro 6,74 e di Euro 3,71; – (…) (ex 1939/b), vigneto, classe (…), are 06.53, redditi di Euro 6,74 e di Euro 3,71; – (…) (ex 1939/c), vigneto, classe (…), are 03.64, redditi di Euro 3,76 e di Euro 2,07; – (…) (ex 1939/d), vigneto, classe (…), are 00.20, redditi di Euro 0,21 e di Euro 0,11; scorporati dalla maggior particella (…) ex 303/A di are 16,90 a seguito di frazionamento n. (…) protocollo tipo approvato il 14 novembre 2001.
2) Respinge la domanda di parte attrice volta ad ottenere la condanna dei convenuti al risarcimento del danno.
3) Compensa integralmente tra le parti le spese processuali. Così deciso in Cagliari il 6 giugno 2018.
Salvatore Mastantuono ha detto:
17/12/2018 alle 22:56
Mi dite perché non ricevo più LLPT sulla mia mail rcvmas@tin.it , non le mandate più sulle mail ?
18/12/2018 alle 11:58
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 Sentenza 
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 Cass. 
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