Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25169-del-24-10-2017
Timestamp: 2020-08-03 12:39:08+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 25169 del 24/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25169 del 24/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/10/2017, (ud. 06/07/2017, dep.24/10/2017), n. 25169
sul ricorso 18141-2013 proposto da:
R.P., elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo
studio dell’avvocato GIGLIOLA MAZZA RICCI, rappresentato e difeso
dagli avvocati FRANCESCO ORECCHIONI, ELISABETTA MERLINO;
avverso l’ordinanza n. 5/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 24/05/2013, e la sentenza n. 381/2011, depositata
l’1/12/2011;
che la Corte di appello di L’Aquila ha dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 348 bis c.p.c., per mancanza di ragionevole probabilità di essere accolto, l’appello proposto dal MIUR avverso la sentenza n. 381 del 9/12/2011 con la quale il Tribunale di L’Aquila aveva accolto la domanda proposta da R.P., docente non di ruolo, incaricata di supplenze in forza di consecutivi contratti a tempo determinato, alla progressione stipendiale in relazione al servizio prestato in forza di tali contratti;
che la Corte territoriale fondava la decisione sul principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 che impone la disapplicazione del diritto interno;
che per la Cassazione della sentenza del Tribunale dell’ordinanza della Corte d’appello ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla base di un motivo;
che con l’unico articolato motivo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6, del D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18 come convertito dalla L. n. 106 del 2011, della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53 e della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, direttiva 99/70/CE in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; – non è ravvisabile l’insussistenza di ragioni oggettive atte a giustificare il diverso trattamento economico, poichè il ricorso a supplenze non deriva da una scelta discrezionale dell’amministrazione ma da esigenze obiettive di gestione del rapporto di lavoro nel particolare settore;
che il motivo, con riferimento all’ordinanza della Corte d’appello, è inammissibile, essendo la ricorribilità dell’ordinanza limitata ai vizi processuali propri e riservata l’impugnabilità per vizi di merito nei confronti della sola sentenza di primo grado (Cass. Sez. U., Sentenza n. 1914 del 02/02/2016);
che lo stesso motivo, con riferimento alla sentenza del Tribunale, non è fondato, osservandosi, in conformità con Cass. n. 22558/2016; Cass. n. 27387/2016; Cass. n. 165/2017; Cass. n. 290/2017, alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise), che il Ministero ricorrente sovrappone e confonde il principio di non discriminazione, previsto dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (concluso il 18 marzo 1999 fra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale – CES, CEEP e UNICE – e recepito dalla Direttiva 99/70/CE), con il divieto di abusare della reiterazione del contratto a termine, oggetto della disciplina dettata dalla clausola 5 dello stesso Accordo, laddove i due piani debbono, invece, essere tenuti distinti, essendo il primo principio teso a “migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il rispetto del principio di non discriminazione” e il divieto a “creare un quadro normativo per la prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato”;
che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va complessivamente rigettato;

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 9
 art. 53
 art. 4
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.