Source: http://siapol.it/sezione.php?d=1059
Timestamp: 2017-12-16 05:20:31+00:00

Document:
Corte d'Appello di Bari- Sentenza del 10/6/2004
Pagamento prestazioni straordinarie
LA CORTE D’APPELLO DI BARI
2) dott. Franco Lucafò Consigliere
3) dott. Vito Francesco Nettis Consigliere rel.
nella causa iscritta sul ruolo generale lavoro sotto il numero d’ordine 4276 dell’anno 2002
assistito e difeso dall’avv.
Con decreto del 3 luglio 2001 il Tribunale del lavoro di Bari ingiungeva al Comune di Monopoli di pagare all’appellante in epigrafe, dipendente del Corpo di Polizia Municipale, il compenso per lavoro straordinario relativo al periodo settembre – dicembre 2000.
Con sentenza del 25 giugno 2002 il Tribunale accoglieva l’opposizione proposta, con ricorso del 6 ottobre 2001, dall’ente ingiunto e revocava il predetto decreto.
Rilevava il primo giudice: che, ai sensi dell’art. 38 del CCNL del 14 settembre 2000, le prestazioni di lavoro straordinario sono rivolte a fronteggiare situazioni di lavoro eccezionali e non possono essere utilizzate come fattore ordinario di programmazione del tempo di lavoro e di copertura dell’orario di lavoro; che, sempre ai sensi del predetto art. 38, la prestazione di lavoro straordinario è espressamente autorizzata dal dirigente, sulla base delle esigenze organizzative e di servizio individuate all’ente, rimanendo esclusa ogni forma generalizzata di autorizzazione; che il 4° comma dell’art. 8 del contratto integrativo decentrato del comune di Monopoli prevedeva che l’effettuazione di lavoro straordinario poteva avvenire solo previa autorizzazione, debitamente motivata, del responsabile dell’ufficio o servizio e che “all’obbligo della prestazione” doveva “corrispondere la concreta possibilità di pagamento della stessa”; che il lavoratore non aveva esibito gli ordini di servizio contenenti l’autorizzazione espressa e motivata del dirigente del servizio con riferimento alle situazioni di lavoro eccezionali; che, invero, la documentazione allegata alla richiesta del provvedimento monitorio aveva ad oggetto i tabulati relativi allo straordinario svolto nell’anno 2000 e riconosciuto dal Comune e non già gli ordini di servizio.
Con ricorso del 6 novembre 2002 interponeva appello il lavoratore.
Resisteva l’ente appellato.
All’udienza del 10 giugno 2004 la causa veniva discussa e decisa come da separato dispositivo.
Con il primo motivo, l’appellante censura l’impugnata sentenza per omessa valutazione di un documento decisivo.
Invero, osserva il lavoratore, nei prodotti riepiloghi mensili del lavoro straordinario v’è la seguente dicitura: si attesta che le prestazioni di lavoro straordinario sopra riportate sono state di volta in volta autorizzate in via d’urgenza per far fronte ad effettive ed inderogabili esigenze di servizio e se ne autorizza la liquidazione.
Detta attestazione, proveniente dal Comandante del Corpo di Polizia Municipale, basta, a parere dell’appellante, per ritenere provata la ricorrenza di tutti le condizioni contrattuali legittimanti il pagamento dell’attività di straordinario.
Con il secondo motivo, l’appellante lamenta la mancata adozione, da parte del primo giudice, dell’ordine di esibizione nei confronti del Comune dei singoli ordini di servizio, nonostante detto provvedimento fosse stato sollecitato con la memoria di costituzione in giudizio.
Si duole, altresì, l’appellante della mancata ammissione della richiesta prova per testi (dal Tribunale ritenuta inammissibile perché avente ad oggetto la generica circostanza relativa all’avvenuto svolgimento dello straordinario nel rispetto degli ordini di servizio e non già la provenienza di tali ordini e il concreto contenuto degli stessi).
Quella prova, precisa l’appellante, avrebbe potuto confermare che gli ordini di servizio erano stati emessi per far fronte a situazioni non rientranti nei fattori ordinari di programmazione o che il relativo contenuto era sempre stato relativo ad indicazione specifica di compiti e mansioni assegnati dal dirigente amministrativo e comandante del Corpo.
Con il terzo ed ultimo motivo, l’appellante deduce l’erroneità dell’impugnata sentenza nella parte in cui è stato affermato che la pretesa di esso lavoratore di veder accolta la richiesta di pagamento dell’espletato lavoro straordinario anche ai sensi dell’art. 2126 c.c. non poteva essere valutata perché - prospettata solo con la memoria di costituzione in giudizio e non anche in sede monitoria - introduceva una nuova e diversa causa pretendi.
A giudizio dell’appellante, l’identità del fatto costitutivo fatto valere in giudizio consentiva di ritenere immutati sia la causa petendi che il petitum.
Il primo motivo di gravame è fondato e riveste carattere assorbente rispetto agli altri due.
L’art. 38 del CCNL del 14 settembre 2000 così recita, nella parte che qui interessa:
comma 1. Le prestazioni di lavoro straordinario sono rivolte a fronteggiare situazioni di lavoro eccezionali e pertanto non possono essere utilizzate come fattore ordinario di programmazione dl tempo di lavoro e di copertura dell’orario di lavoro. Ai relativi oneri si fa fronte in ogni caso con le risorse previste dall’art. 14 del CCNL dell’1/4/1999.
comma 2. La prestazione di lavoro straordinario è espressamente autorizzata dal dirigente, sulla base delle esigenze organizzative e di servizio individuate dall’ente, rimanendo esclusa ogni forma generalizzata di autorizzazione.
L’art. 8 del contratto integrativo decentrato del Comune di Monopoli per gli anni 1999 – 2001, dopo aver fissato, al comma 1, la somma complessivamente utilizzabile per la corresponsione dei compensi relativi al lavoro straordinario, pone, al comma 4, le seguenti condizioni per l’erogazione di tale compensi: Si conviene che l’effettuazione di lavoro straordinario potrà avvenire solo previa autorizzazione del responsabile dell’ufficio o servizio cui appartiene il dipendente e dovrà essere debitamente motivata. All’obbligo della prestazione dovrà corrispondere la concreta possibilità di pagamento della stessa.
La normativa contrattuale sopra richiamata, quindi, fissa il principio per cui – escluso il ricorso generalizzato al lavoro straordinario – è necessaria, per l’espletamento di tale attività, la preventiva e motivata autorizzazione (in ordine alla ricorrenza di esigenze di lavoro eccezionali) del dirigente responsabile del servizio.
Trattasi di un principio che la giurisprudenza amministrativa aveva già desunto dall’art. 97 Cost., sul rilievo che solo una formale e preventiva autorizzazione dell’amministrazione potesse consentire il controllo della reale esistenza di ragioni di pubblico interesse legittimanti il ricorso a prestazioni lavorative eccezionali del dipendente (cfr., ex multis, Cons. Stato nn. 3158/2000; 1199/2000).
Tuttavia, detto principio postula che la prestazione eccedente il lavoro ordinario consegua ad una libera scelta del dipendente e non sia oggetto di un preciso obbligo del lavoratore ricollegabile a ragioni organizzative cogenti ed in qualche modo ascrivibili a scelte dell’amministrazione, come accade allorquando il lavoro svolto sia indispensabile ed indilazionabile (cfr. Cons. Stato n. 3846/2000).
Ed in caso di prestazioni di lavoro straordinario espletate per improcrastinabili esigenze di servizio, l’autorizzazione può avvenire anche "ex post" (Cons. Stato n.1531/2002).
Orbene, ai sensi dell’art. 5 l. n. 65/86, il personale che svolge servizio di polizia municipale, nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, esercita anche:
b) servizio di polizia stradale, ai sensi dell'articolo 137 del testo unico delle norme sulla circolazione stradale approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393;
c) funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza.
In considerazione della particolare attività che i vigili urbani sono chiamati ad espletare, è ben possibile ed è, anzi, fisiologico che detto personale debba intervenire in situazioni di urgenza (ad es., per la prevenzione o repressione di reati o per ragioni di pubblica sicurezza – sempre nell’ambito territoriale del comune di appartenenza -) anche al di fuori dell’orario normale di lavoro.
In simili casi, a fronte di un ordine del Comandante del corpo municipale che imponga l’esercizio di attività tese a far fronte ad inderogabili esigenze di servizio, il vigile urbano ha il dovere di prestare la sua opera, poiché, in caso contrario, si esporrebbe a conseguenze di tipo disciplinare o anche penale (artt. 328 c.p.), non potendo egli rifiutare l’intervento richiestogli ed impedire il regolare funzionamento del servizio, volto alla salvaguardia di superiori interessi pubblici.
Né il vigile ha il potere di sindacare la ricorrenza dell’indispensabilità del lavoro o la congruità della motivazione addotta dal suo Comandante (cui compete l’organizzazione dell’opera della polizia municipale e su cui ricade la responsabilità del corretto funzionamento del servizio), richiedendo la prospettata urgenza dell’intervento una pronta, immediata ed incondizionata esecuzione.
Ora, dagli attestati esibiti dall’appellante, si evince che le prestazioni di lavoro straordinario dal medesimo espletate nel periodo considerato, sono state di volta in volta autorizzate in via d’urgenza per far fronte ad effettive ed inderogabili esigenze di servizio.
Alla luce di tali documenti, sottoscritti dal responsabile del servizio, cioè dal Comandante del corpo municipale, v’è la prova che l’appellante ha svolto lavoro straordinario indispensabile ed indilazionabile, di tal che la dedotta assenza di una preventiva formale e motivata autorizzazione, da parte dell’amministrazione, di quell’attività non impedisce la riconoscibilità del diritto dell’appellante al relativo compenso.
D’altra parte, il Comune appellato si è trincerato dietro il solo dato formale della mancanza della preventiva autorizzazione, ma non ha negato espressamente l’esistenza di improcrastinabili esigenze di servizio né ha addotto elementi atti ad evidenziare che, contrariamente a quanto attestato dal responsabile del servizio, lo straordinario espletato dall’appellante era rivolto a fronteggiare situazioni ordinarie di lavoro.
Quanto al monte orario di lavoro straordinario programmato e alla copertura finanziaria, l’appellante ha dedotto, da un lato, di aver espletato un numero di ore inferiore al limite massimo e, dall’altro lato, che esistono fondi dell’amministrazione utilizzabili per la remunerazione di tali ore lavorative.
Il Comune appellato ha esibito circolari esplicative relative al limite massimo annuale individuale (n. 180 ore) e di ripartizione (4380) per l’anno 2000 ma non ha prodotto alcun documento idoneo a comprovare che, in concreto, lo straordinario espletato dal lavoratore avesse superato detti limiti e che il fondo destinato al finanziamento delle prestazioni straordinarie per il 2000 (pari a lire 277.948.020), ormai esaurito, non consentisse il pagamento delle somme richieste dall’appellante con il ricorso monitorio.
Pertanto, premesso che il lavoratore che pretende il compenso per il lavoro straordinario ha soltanto l’onere di dimostrare il fatto costitutivo di tale diritto e cioè, per l’appunto, di aver prestato la propria attività oltre l’orario normale, nel mentre al datore di lavoro, che eccepisca l’estinzione del diritto stesso per avvenuto superamento dei limiti di remunerabilità di quella attività incombe il relativo onere probatorio, in conformità dei fondamentali principi sanciti dallo art. 2697 c.c., tanto premesso, risulta ingiustificato (perché ancorato a fatti rimasti indimostrati) il rifiuto opposto dal Comune di Monopoli al pagamento della somma ingiunta.
Dal mancato assolvimento, da parte dell’ente appellato, del predetto onere probatorio, discende l’infondatezza in radice della eccezione, formulata dal medesimo ente, di non monetizzabilità del lavoro straordinario e di convertibilità di questo solo in permessi compensativi per mancanza di <copertura di spesa disponibile così come concordata in sede decentrata e, dunque, così come ricompresa nel monte orario prestabilito>.
L’opposizione proposta dal Comune di Monopoli avverso il decreto ingiuntivo emesso ai propri danni merita accoglimento solo nella parte in cui è stata liquidata, sulla sorte capitale, oltre agli interessi, anche la rivalutazione monetaria.
Invero, come correttamente dedotto, anche in questa sede, dall’ente ingiunto, per i crediti di natura retributiva dei dipendenti pubblici, trovano applicazione i principi di cui all’art. 22 comma 36 l. n. 724 del 1994, che ha esteso, dalla data di sua entrata in vigore (1 gennaio 1995), il divieto di cumulo di interessi e rivalutazione monetaria per gli emolumenti di natura retributiva per i quali non sia maturato il diritto alla percezione entro il 31 dicembre 1994.
In conclusione, in accoglimento per quanto di ragione dell’appello – e confermata (ex art. 653, 2° comma, c.p.c.) la revoca del decreto ingiuntivo opposto, disposta dal primo giudice - il Comune di Monopoli, va condannato al pagamento, in favore dell’appellante, della somma, per sorte capitale, di cui all’ingiunzione, oltre agli interessi come per legge.
Le spese del doppio grado del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, con distrazione in favore del procuratore dell’appellante, dichiaratosi anticipatario.
La Corte di Appello di Bari - Sezione lavoro
accoglie per quanto di ragione l’appello proposto, con ricorso depositato in data 6 novembre 2002 da B Marco avverso la sentenza 25 giugno 2002 del Tribunale di Bari – sezione lavoro, nei confronti del Comune di Monopoli, e, in riforma dell’impugnata sentenza, così provvede:
condanna il Comune di Monopoli al pagamento, in favore dell’appellante, della complessiva somma di €.290,87, oltre agli interessi come per legge;
condanna il Comune di Monopoli al pagamento, in favore dell’appellante, delle spese del doppio grado del giudizio, che liquida, per ciascun grado, in €.600,00, di cui €.350,00 di onorari e €.10,00 di esborsi, e distrae in favore del procuratore dell’appellante, avv. Enrico Volpe.
Così deciso nella camera di consiglio in Bari il 10 giugno 2004
dott. Vito Francesco Nettis

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 38
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2697
 art. 653
 sentenza