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Timestamp: 2018-07-17 21:17:12+00:00

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Autovelox trappola
Nonostante la legge, una dozzina di circolari ministeriali, il Web che denuncia situazioni scandalose, ci sono ancora Comuni che utilizzano gli autovelox come trappole per fare cassa sulla pelle di chi guida. Racconta il Messaggero che, a Rieti, i Vigili urbani sono stati pizzicati dalla Polizia stradale a effettuare un controllo della velocità illegittimo.
IMBOSCATA – Qualche settimana fa (ma la notizia è emersa solo nelle scorse ore), i Vigili si piazzano in via Chiesa Nuova con furgone (anonimo) e autovelox (camuffato), con l’obiettivo di immortalare gli automobilisti col piede pesante. Però, per sfortuna dei Vigili, di passaggio quel giorno c’è una volante della Polizia stradale, che chiede spiegazioni ai colleghi della Municipale. La quale, colta in fallo, promette di spegnere l’autovelox. Vicenda chiusa? Macché: Vigili urbani e furgone restano parcheggiati tra gli alberi della strada, dove li ritrova la volante della Stradale, che a questo punto decide di identificare i tre. Capitano incluso, soprannominato “Autovelox”, così come racconta il quotidiano online. Stavolta il rimbrotto della Stradale è più serio, e dopo un tentativo di chiedere spiegazioni sulle norme, forse nella speranza di trovare un appiglio che consentisse di tenere nascosti gli autovelox, la Municipale si arrende, mettendo la sordina aggli apparecchi.
RISPETTO DELLA LEGGE – La legge e la direttiva Maroni (che riassume 12 circolari ministeriali precedenti) stabiliscono con chiarezza le regole per usare gli autovelox: l’articolo 142, comma 6-bis, del Codice della strada impone che le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità siano: preventivamente segnalate; ben visibili. Il rispetto delle esigenze di informazione dell’utenza, allo scopo di fornire la massima trasparenza all’attività di prevenzione realizzata con l’impiego di apparecchiature di controllo della velocità, deve essere garantito mediante l’uso di segnali o di dispositivi di segnalazione luminosa. Inoltre, relativamente alle strade classificate dall’art. 2, comma 2, C.d.S. di tipo A (autostrade) e B (strade extraurbane principali) i dispositivi di controllo possono essere sempre utilizzati, per cui non è necessaria una preventiva ricognizione da parte del prefetto /15/. Per le strade di tipo C (strade extraurbane secondarie) e D (strade urbane di scorrimento), spetta al prefetto, con proprio decreto, la determinazione dei tratti in cui è possibile l’attività di controllo remoto del traffico finalizzata all’accertamento delle violazioni per eccesso di velocità, sentiti gli organi di polizia stradale di cui all’art. 12, comma 1, C.d.S. e su conforme parere degli enti proprietari delle strade.
FAME DI DENARO – Il caso di Rieti non è certo l’unico, e ricorderete che SicurAUTO.it aveva denunciato gli autovelox illegittimi sulla Milano-Meda, mentre sollevava qualche perplessità su quelli di Palermo. È ovvio che gli Enti locali si prefiggano, troppo spesso, un unico obiettivo, che è quello di raccogliere quattrini per le proprie casse, intascando le multe; tuttavia, mai come in questo periodo di crisi, occorre che gli strumenti elettronici di rilevazione delle infrazioni siano utilizzati nel massimo rispetto delle norme, anche per centrare davvero il target della diminuzione delle vittime della strada. E per non dare facili scuse agli automobilisti che corrono troppo, da multare senza però infrangere le regole.
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Con l’approvazione ultima del Consiglio europeo, è finalmente terminato l’iter del nuovo regolamento Ue sulle produzioni agroalimentari di qualità. Si tratta di una nuova normativa europea frutto di oltre cinque anni di lavoro, che attua una prima parte del “Green Paper” del 2007, il documento della commissione sulla qualità dei prodotti agroalimentari.
Molto soddisfatte le organizzazioni agricole italiane: il provvedimento renderà infatti ancora più efficace la lotta alla contraffazione dell’agroalimentare italiano.
Le novità più importanti riguardano i controlli, la tutela del consumatore e del produttore. Dopo una sentenza del 2008 della Corte di giustizia europea e le numerose pressioni italiane, per tutti gli Stati membri viene infatti introdotto l’obbligo del controllo delle frodi sulle Dop e le Igp ex officio. In pratica, ogni paese dovrà includere nel proprio piano nazionale dei controlli una parte specifica relativa alle frodi sulle denominazioni d’origine, indipendentemente se ci sia stata o meno una denuncia del Consorzio di tutela, dei consumatori o di altro apparato statale.
Altre novità riguardano poi le indicazioni facoltative di qualità riservate: per “Prodotto di montagna”, i mangimi e gli ingredienti dei prodotti devono provenire dalle zone di montagna e la loro trasformazione deve avvenire in quelle aree; per “Prodotto dell’agricoltura delle isole”, i mangimi e gli ingredienti dei prodotti devono provenire dalle isole e la loro trasformazione deve avvenire in quelle zone solo se ne determina le caratteristiche particolari del prodotto.
Infine, è importante la tutela in campo internazionale dei prodotti Dop e Igp: la Commissione europea o una sua agenzia potranno intervenire legalmente a difesa dell’usurpazione del nome di qualsiasi denominazione d’origine. Tale indicazione costituisce la base per l’istituzione dell’Agenzia europea contro la contraffazione, tante volte richiesta da Confagricoltura.
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PACCHETTI TURISTICI : Cosa dice il Codice del Consumo .
Per capire cosa dice la legge “codice del consumo” D.Lgs 206/2005 sui pacchetti turistici.
Art.82 Ambito di applicazione
PT , venduti nel territorio nazionale, dall’organizzatore o dal venditore, o negoziati al di fuori dai locali commerciali e a distanza.
Art.83 Definizioni
“a) organizzatore di viaggio, il soggetto che realizza la combinazione degli elementi di cui all’articolo 84 e si obbliga in nome proprio e verso corrispettivo forfetario a procurare a terzi pacchetti turistici;
c) consumatore di pacchetti turistici, l’acquirente, il cessionario di un pacchetto turistico o qualunque persona anche da nominare, purché soddisfi tutte le condizioni richieste per la fruizione del servizio, per conto della quale il contraente principale si impegna ad acquistare senza remunerazione un pacchetto turistico.”
D’altronde, precisa il punto 2) dell’art., potrà essere venduto dall’organizzatore (ilTO, tour operator) direttamente o tramite un intermediario, l’agenzia viaggi.
Art.84 Pacchetti turistici
Min. 2 servizi tra questi 3:
3. Servizi turistici non accessori al trasporto o all’alloggio che costituiscono parte significativa del pacchetto turistico. Sono tanti i servizi che non sono accessorio come ad esempio l’escursione giornaliera, il sightseeing (breve visita guidata di città) ecc.
Anche se i servizi vengono fatturati separatamente, il TO ha realizzato un PT se sono almeno 2 dei 3 sopra-elencati.
Art.85 Contratto
In forma scritta, in termini chiari e precisi
1 Copia del contratto al consumatore, sottoscritto e timbrato dall’organizzatore o venditore.
Art.86 Elementi del contratto di vendita di pacchetti turistici
n) eventuali spese poste a carico del consumatore per la cessione del contrattoad un terzo;
Caparra Massimo 25% e definizione termine per il pagamento del saldo al momento della prenotazione
Art 1385 del Codice Civile – caparra cofirmataria
Annullamento del viaggio da parte dell’organizzatore senza penale nei seguenti casi:
- numero minimo dei partecipanti previsto da contratto non raggiunto
- non può avvenire nei 20 giorni che precedono la data della partenza (Art 92)
Art.87 Informare il viaggiatore
L’organizzatore deve fornire per iscritto tutte le informazioni che il cittadino UE deve sapere:
- passaporto, visto
- formalità per effettuazione del viaggio e del soggiorno
- orario, località soste o coincidenze
- generalità e tel. del rappresentante locale in assenza del quale, recapito del TO o venditore (agenzia dettagliante)
- se soggiorno minorenne all’estero, tel. di contatto o del responsabile locale da contattare in caso di necessità.
- info riguarda assicurazione facoltativa, malattia, rimpatrio..
- Divieto di fornire informazioni ingannevoli
→ Disguidi subiti dal viaggiatore per mancanza d’informazione sono addebitabili all’organizzatore
Art.88 Opuscolo informativo
Art.89 Sostituzione del viagiatore
Il viaggiatore non può partire, si può fare sostituire da un terzo purché:
- il sostituto “soddisfi tutte le condizioni per la fruizione del servizio”
- la richiesta di sostituzione venga inviata per iscritto all’organizzatore o al venditore “entro e non oltre 4 giorni lavorativi prima della partenza”
- si trovi “nell’impossibilità di usufruire del pacchetto turistico”
Il consumatore che non parte rimane solidamente obbligato assieme al sostituto, al pagamento del prezzo al TO o venditore.
- solo se previsto da una clausola del contratto
- aumento dovuto da uno dei motivi esplicitamente previsti dall’Art.90, cioè una variazione:
Art.91 Modifica del contratto
1. Prima della partenza, l’organizzatore o il venditore che abbia necessità dimodificare in modo significativo uno o più elementi del contratto, ne dà immediato avviso in forma scritta al consumatore, indicando il tipo di modifica e la variazione del prezzo che ne consegue
2. Ove non accetti la proposta di modifica di cui al comma 1, il consumatore può recedere, senza pagamento di penale e ha diritto a quanto previsto nell’Art.92
3. Il consumatore comunica la propria scelta entro 2 giorni lavorativi dal momento in cui ha ricevuto l’avviso indicato al comma 2.
4. Dopo la partenza, …quando una parte essenziale dei servizi previsti dal contratto non può essere effettuata, …l’organizzatore… adeguate soluzioni alternative per prosecuzione del viaggio senza comportare oneri per il viaggiatore oppure rimborso della differenza tra le prestazioni offerte e quelle previste, salvo il risarcimento del danno.
5. Se non è possibile alcuna soluzione alternativa o il consumatore rifiuta per giustificato motivo, l’organizzatore gli mette a disposizione un mezzo di trasporto equivalente per il ritorno o ad altro luogo convenuto, e gli restituisce la differenza tra il costo delle prestazioni previste e quello delle prestazioni effettuate fino al momento del rientro anticipato.
Nessun risarcimento danno se è causa di forza maggiore! (maltempo che impedisce atterraggio nell’aeroporto previsto)
Art.92 Tutela del consumatore nel caso di annulamento del viaggio a lui non imputabile
Se il viaggiatore non accetta le variazioni oppure quando è cancellato il PT, l’operatore può proporre:
- un altro pacchetto turistico dello stesso valore
- un pacchetto di valore inferiore restituendo la differenza di prezzo
- il rimborso del prezzo entro 7 giorni
Invece nessun risarcimento danni è previsto se il viaggio è annullato per:
- non raggiungimento del numero dei partecipanti (se previsto da contratto)
- causa di forza maggiore
E escluso in ogni caso l’eccesso di prenotazione overbooking; in tale caso il risarcimento dei danni è inevitabile sennò il TO potrebbe impunemente riempire al 200% e decidere di annulare il viaggio per i viaggiatori in più nel caso venissero tutti.
Art.93 Adempimento parziale
In caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico a loro imputabile, il consumatore viene risarcito dal danno sofferto.
Art.94 Responsabilità per danni alla persona
Il danno derivante alla persona dall’inadempimento o dalla inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del PT è risarcibile nei limiti stabiliti delle convenzioni internazionali che disciplinano la materia:
Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in 3 anni dalla data del rientro del viaggiatore nel luogo di partenza, salvo il termine di 18 o 12 mesi per quanto attiene all’inadempimento di prestazioni di trasporto comprese nel PT per le quali si applica l’Art.2951 del codice civile.
Art.95 Responsabilità per danni diversi da quelli alla persona
I contraenti (TO o agenzia e viaggiatore) possono stipulare nel contratto dei limiti al risarcimento per danni diversi da quelli alla persona ma in nessun caso inferiori a quanto previsto dalla Convenzione di Bruxelles sul Contratto di viaggio CCV nel 1970.
Art.96 Esonero di responsabilità
L’organizzatore o il venditore apprestano con sollecitudine ogni rimedio utile al soccorso del consumatore al fine di consentirgli la prosecuzione del viaggio, salvo in ogni caso il diritto al risarcimento del danno nel caso in cui l’inesatto adempimento del contratto sia a questo ultimo (il consumatore) imputabile, in quale caso non si applicano gli Art.94 e 95.
Art.98 Reclamo
1. Ogni mancanza nell’esecuzione del contratto deve essere contestata dal consumatore senza ritardo affinché l’organizzatore, il suo rappresentante locale o l’accompagnatore vi pongano tempestivamente rimedio.
Art.98 Protesta entro 10 giorni
Dalla data di rientro presso la località di partenza a mezzo di lettera raccomandata
Art.100 Fondo di garanzia
Fallimento operatore o per evento atmosferico di carattere eccezionale:
→ Fondo nazionale di garanzia per rimpatrio del viaggiatore
A chi acquista PT “online”, saranno applicabili anche le norme su contratti conclusi a distanza (Articoli da 50 a 61 Codice del Consumo).
Il nuovo Art.64 del Codice del Consumo ha parificato i termini per l’esercizio del diritto di recesso nei due casi di vendita a distanza e di vendita fuori dai locali commerciali, in precedenza diversamente disciplinati da due differenti decreti.
Il termine è di 10 giorni lavorativi dal momento della conclusione del contratto, e il diritto di recesso va esercitato con lettera raccomandata a.r. sottoscritta dalla stessa persona che ha concluso il contratto e inviata all’indirizzo del venditore (o del diverso soggetto eventualmente indicato nella nota d’ordine). Il termine diventa di 90 giorni (sempre decorrenti dalla conclusione del contratto) nel caso in cui il venditore non abbia soddisfatto gli obblighi di informazione relativi al diritto di recesso e nel caso in cui l’informazione sia stata incompleta o errata.
Viaggi in omaggio
Il consumatore che riceve il PT in regalo, ha tutti i diritti anche se al momento dell’acquisto si tratta di persona ancora da nominare.
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OFFERTE iPHONE 5 – ” QUALI LE MIGLIORI?”
È caccia all’ultimo smartphone di casa Apple. Acquistarlo con un piano tariffario
abbinato può essere un’alternativa per non sborsare oltre 700 euro in una
volta sola, purché si faccia attenzione alle clausole contrattuali. Abbiamo
passato al setaccio le offerte proposte dai principali operatori telefonici: ecco
Nel primo caso si acquista lo smartphone e si attiva una tariffa. In questo caso il
telefono viene pagato per intero, l’attivazione della tariffa è un’operazione comunque
Nel secondo caso, invece, si attiva una tariffa a costo fisso mensile che include anche
una quota di pagamento dello smartphone. Alcuni piani prevedono una quota iniziale
mentre per altri è previsto il solo costo fisso.
Contrariamente alla semplicità con cui vengono pubblicizzati, questi piani sono in realtà
piuttosto complessi e possono nascondere delle insidie. Per esempio, la distinzione tra le
due quote (quella relativa al costo mensile e quella dello smartphone) non è sempre così
chiara e rischia di generare confusione. Queste tariffe, inoltre, prevendono il pagamento
con carta di credito, con il vincolo a rimanere con la tariffa scelta per 30 mesi. In questi
casi, perciò, se si volesse recedere anticipatamente, si dovranno comunque versare le
mensilità restanti relative al telefono e si è tenuti a versare una penale, la cui entità non è
nota fino alla sottoscrizione del contratto. Un altro elemento che spesso viene trascurato è
la tassa di concessione governativa: in caso di abbonamento, infatti, si pagheranno 5.16
euro in più al mese.
Sia nel caso il cui si receda dopo il primo anno, sia dopo aver finito di pagare il telefono,
quelle di Tre sono le condizioni economiche migliori al momento sul mercato. Nel caso di
conclusione di contratto entro un anno, invece, la tariffa migliore risulta essere la Power
10 con l’opzione Superinternet. Una pecca è sicuramente la mancanza di chiarezza delle
condizioni contrattuali: in caso di problemi il comportamento di Tre è imprevedibile.
Come gli altri operatori, anche Vodafone presenta un vincolo di 30 mesi per i propri piani.
Nonostante la sua trasparenza nelle condizioni contrattuali, però, le sue tariffe sono tra le
più care sul mercato.
Download “Offerte iphone 5″
” AUMENTI LUCE E GAS ”
Facendo un confronto con le bollette di ottobre 2011, oggi una famiglia con
due figli paga per la luce 93,5 euro in più, per il gas 100,38 euro.
Ancora aumenti in bolletta. L’Autorità per l’energia (Aeeg) ha alzato le tariffe di luce e gas,
rispettivamente dell’1,4% e dell’1,1%. Tradotto in euro, rispetto a ottobre 2011, una
famiglia con due figli paga 200 euro in più all’anno: la luce è aumentata di 93,5 euro,
mentre il gas subisce un rincaro di 100,38 euro (riscaldamento autonomo con un consumo
di 1.400 metri cubi annui). Nel caso di una persona che vive da sola, l’energia elettrica
aumenta del 22%
” ASSICURAZIONI- IL RISARCIMENTO DIRETTO ”
ASSICURAZIONI – ‘’RISARCIMENTO DIRETTO’’
l Decreto legislativo n.209 del 2005 “codice delle assicurazioni private” ha istituito il cosiddetto risarcimento
diretto. A partire dal 1° febbraio 2007, se hai subito un incidente con un altro veicolo che ha causato danni
alle cose trasportate di tua proprietà, al veicolo e/o lesioni non gravi alla tua persona e non sei responsabile
o lo sei solo in parte, ricorda di rivolgerti direttamente al tuo assicuratore che è tenuto a risarcire il tuo
È però importante capire bene come funziona.
 l’incidente deve aver coinvolto solo due veicoli, entrambi identificati, regolarmente assicurati ed
 se uno dei due veicoli (o entrambi) è un ciclomotore, deve essere targato secondo il nuovo regime di
targatura (in vigore dal 14 luglio 2006);
 se sono stati riportati danni fisici, deve trattarsi di danni alla persona con invalidità permanente non
superiore al 9% (quindi lievi);
 la procedura di risarcimento diretto si applica anche se, oltre ai conducenti, sono coinvolte altre persone
che hanno subito anche lesioni gravi (con invalidità permanente superiore al 9%).
La richiesta di risarcimento potrà essere consegnata a mano al tuo assicuratore oppure inviata mediante
lettera raccomandata a/r o a mezzo telegramma, telefax o posta elettronica (a meno che quest’ultimo mezzo
sia escluso dal tuo contratto).
 quando i sinistri avvengono all’estero;
 quando sono rimasti coinvolti più di due veicoli;
 quando il terzo trasportato subisce un danno che supera il massimale previsto dalla legge; in tal caso il
risarcimento per la quota che eccede andrà richiesto all’assicuratore del responsabile;
 nei casi di sinistri per i quali interviene il Fondo di Garanzia.
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” MENO IRPEF, PIU’ IVA ”
Riduzione dell’Iperf, aumento dell’Iva su beni e servizi. È quanto prevede la
legge di stabilità. Quale sarà l’impatto sui redditi degli italiani? Abbiamo fatto i
conti su 4 diverse tipologie di famiglie. I risultati sono sconfortanti.
Il disegno di legge di stabilità ha previsto una riduzione dell’Irpef e, allo stesso tempo, un
aumento dell’Iva. Per l’Irpef, la legge prevede la riduzione di un punto percentuale per i
primi due scaglioni di reddito che attualmente sono tassati al 23% e al 27%. Dal primo
gennaio 2013 diventeranno del 22% per i redditi fino a 15.000 euro e del 26% per redditi
fino a 28.000 euro. Per l’Iva, invece, è previsto l’incremento di un punto percentuale
dell’Iva agevolata al 10% e dell’ordinaria del 21%, che dal primo luglio 2013 passeranno
all’11% e al 22%.
E’ previsto inoltre, già dal 2012, un pesante intervento di taglio delle detrazioni e delle
deduzioni. Infatti, il Governo ha deciso di fissare un tetto massimo di 3 mila euro al totale
delle attuali detrazioni che prevedono il recupero del 19% della spesa. In pratica non
esisteranno più i tetti massimi per ogni tipo spesa, come ad esempio i 4 mila euro per gli
interessi del mutuo. Finirà tutto in una somma unica, che non deve superare i 3 mila euro.
Ma non è tutto: per ogni spesa detribile o deducibile è introdotta una franchigia di 250
euro, vale a dire che se spendi meno perdi l’agevolazione. Fortunatamente la sforbiciata
alle agevolazioni non tocca le detrazioni per i familiari a carico, le spese mediche (che
avranno però la franchigia raddoppiata rispetto al passato), le ristrutturazioni edilizie e le
Come si può vedere dalla tabella, l’effetto della riduzione dell’Iperf sulle tasche delle
famiglie è davvero di pochi spiccioli. Dividendo la cifra complessiva per le 13 mensilità, gli
italiani si ritroveranno in busta paga dai 14 ai 31 euro al mese. Peggio va alle famiglie
monoreddito che continueranno a versare molto più degli altri, senza contare che l’importo
massimo di 280 euro di riduzione Irpef per i redditi superiori a 28.000 euro viene
raddoppiato solo per le famiglie in cui lavorano entrambi i coniugi.
Se poi si considerano anche i tagli a detrazioni e deduzioni, l’effetto sul reddito della
diminuzione dell’Iperf sarà nullo, se non addirittura passivo. In sostanza resterà solo
l’aumento dell’Iva.
Lo ripetiamo sempre, la legge 212 del 2000, meglio nota come Statuto del Contribuente,
vieta espressamente che le norme fiscali siano retroattive, proprio per dare certezza del
diritto ai contribuenti. Purtroppo, anche questo Governo ha deciso di derogare lo Statuto,
intervenendo sulle detrazioni e deduzioni retroattivamente a partire dal gennaio di
quest’anno. L’effetto sarà che, la prossima primavera, quando sarà il momento di
presentare la dichiarazione dei redditi, molti dei documenti che abbiamo raccolto per
recuperare qualcosa sul 730 finiranno nel cestino, insieme ovviamente al già poco che ci
permettevano di recuperare.
La leggerezza con la quale non si rispetta lo stato di diritto è aggravata dall’effetto a
cascata che una manovra del genere ha nei confronti degli evasori fiscali, infatti, sarà
sempre più facile cadere nella tentazione di pagare in contanti senza fattura nella
prospettiva di spendere un po’ meno, a fronte di alcun ritorno in sede di dichiarazione dei
I SERVIZI PUBBLICI ALLA PROVA DEL QUOTIDIANO: TELECOMUNICAZIONI ED ENERGIA AL TOP
NELLA CLASSIFICA DEI DISSERVIZI. PRATICHE COMMERCIALI SEMPRE PIÙ AGGRESSIVE
E CITTADINI SENZA TUTELE.
Aziende incattivite dalla crisi e consumatori allo sbaraglio, sul fronte economico e delle tutele.
Qualche esempio: in crescita le pratiche commerciali illecite (+7% nel settore dell’energia elettrica, +6%
nel settore della telefonia) e di quelle aggressive (rispettivamente +15%, +13%). Non meglio sul versante
dei servizi pubblici locali, gli enti locali sono a corto di fondi ed erogano servizi a costi sempre più elevati a
fronte di qualità scadente: crescono, al proposito, del 15% (40% vs 25%) le contestazioni su errate
fatturazioni nelle bollette dell’acqua, e dell’8% (35% vs 27%) le segnalazioni su tariffe elevate per i rifiuti.
I costi pagati dal cittadino sono altissimi: fino a 300 euro per disdire un contratto di telefonia fissa, fino a 7
mesi per ottenere l’effettiva erogazione di un mutuo, 5 anni per un rimborso Irpef.
Nel 2011 le telecomunicazioni si confermano in testa alla classifica dei servizi peggiori dell’anno,
raccogliendo il 22% delle circa 8600 segnalazioni. Seguono l’energia (17%), i servizi bancari e
finanziari (15%) e la pubblica amministrazione (13%). Non ci fanno bella figura nemmeno i servizi
pubblici locali (12%) e i trasporti (9%); in coda alle segnalazioni i servizi assicurativi (5%),
quelli postali (4%) e i beni e contratti (3%).
Anche nel 2011 il settore si conferma come il più critico per i cittadini. In particolare i disservizi sono
segnalati con maggior frequenza nell’ambito della telefonia fissa che raccoglie ben il 62% delle lamentele
(rispetto al 48% del 2010). I cittadini faticano in particolare a disdire un contratto (25%) e a cambiare
operatore (24%). I costi finali che l’utente deve sostenere per passare ad un nuovo operatore, in barba alla
legge Bersani, variano tra i 50 e i 100 euro, con picchi fino a 300 euro. In questo settore è evidente, più che
in altri, quanto la recessione economica induca le aziende ad adottare pratiche commerciali aggressive per
far sottoscrivere contratti e, nello stesso tempo, tener ben stretti i clienti acquisiti con procedure al limite del
lecito e “lucrando” ove possibile sulla bolletta: la contestazione di importi non dovuti in bolletta è il reclamo
più di frequente segnalato dai cittadini (si passa dal 34% del 2010 al 45%). Stessi problemi nella telefonia
mobile (18%, -4%), dove le principali criticità sono segnalate per il cambio operatore (23%), per la scarsa
trasparenza della bolletta (21%) e per la disdetta dei contratti (16%, +8% rispetto al 2010). Segue l’ambito
di internet (14% nel comparto delle tlc), condizionato in particolar modo dalla cattiva copertura dell’Adsl
(38%, +8%), e dalle frodi online, praticamente inesistenti nella lamentele del 2010 e schizzate al 25%
nell’ultimo anno. Le stesse fanno riferimento all’estorsione di dati privati tramite siti fraudolenti e alla richiesta
di pagamenti per scaricare programmi apparentemente gratuiti. I servizi televisivi raccolgono il 6% delle
segnalazioni (-4%), a pesare negativamente la scarsa qualità del servizio offerto dalle pay tv e dal digitale
E’ al secondo posto nella classifica dei servizi più critici per il cittadino (l’anno scorso era al terzo, preceduta
dai servizi bancari e finanziari). Energia elettrica (55%, -13% sul 2010) e gas (45%, +13%) i due settori
interessati. Elettricità: Il nodo più critico resta la bolletta (40%, +2%), con errori nel conguaglio, scarsa
trasparenza delle voci ed errata fatturazione. Ma ci sono problemi anche per il cambio di fornitore (17%),
l’interruzione del servizio (12%), le tariffe elevate (10%). Gas: le segnalazioni sono in costante aumento da
almeno due anni. I principali problemi riguardano la bolletta (41%), con errori nel conguaglio, mancata o
errata fatturazione, la scarsa trasparenza delle voci. Seguono i problemi per il cambio fornitore (21%), per
l’allaccio/voltura e subentro (14%) e per l’interruzione del servizio (9%).
Scende di un posto rispetto al 2010 nella classifica dei disservizi. A pesare è la crisi economica: mentre
diminuiscono le segnalazioni sui mutui (31%, -14% rispetto al 2010) che le banche concedono sempre
meno e i cittadini sempre meno possono permettersi, crescono le segnalazioni sul credito al
consumo (30%, +7%). Alcune società finanziarie infatti lo concedono anche in assenza di garanzie minime,
favorendo il sovraindebitamento dei consumatori. Mutui: i cittadini, alle prese con difficoltà economiche,
segnalano difficoltà nel rinegoziazione (26%), nella liquidazione (21%) del mutuo approvato i cui tempi si
allungano da 5 a 7 mesi, nella portabilità (13%) e per l’estinzione anticipata (13%), nonché i tassi elevati
(8%) e le spese accessorie (3%). Un 16% chiede chiarimenti ed informazioni sulla possibilità di accedere alle
misure anticrisi. Credito al consumo: le principali criticità riguardano l’iscrizione alla banca dati cattivi pagatori (47%), il sovrandebitamento (24%), la mancata trasparenza delle condizioni (19%) e i tassi elevati
Seguono le lamentele su conti corrente (23%) in particolare per le difficoltà nella chiusura del conto (26%),
per le commissioni di massimo scoperto (21%), per la clonazione delle carte (14%).
È al quarto posto fra i settori più critici: fisco (30%), pratiche amministrative (20%), multe (19%), welfare
(12%), scuola (9%), ambiente (8%) sono gli ambiti più segnalati.
Fisco: seppur in diminuzione rispetto allo scorso anno (-5%), è la voce che pesa di più nell’ambito della PA.
Nell’occhio del ciclone la scarsa chiarezza e trasparenza delle cartelle esattoriali (40%), il canone rai (27%),
considerato troppo oneroso, e i rimborsi Irpef (12%) per i quali i cittadini possono attendere anche 5 anni.
Le segnalazioni sulle pratiche amministrative sono accomunate dai ritardi e dalla scarsa trasparenza dei
procedimenti. In particolare le criticità sono segnalate per il rilascio/rinnovo dei documenti (37%), nella
richiesta di cittadinanza/permesso di soggiorno (24%), nell’accesso ai documenti (21%) e nel cambio
residenza (10%, +5%).
Le multe sono oggetto di segnalazione perchè considerate irregolari dai cittadini che nell’85% dei casi
chiedono chiarimenti sulle procedure per contestarle e nel 15% sulla regolarità degli strumenti con cui
vengono comminate.
Seppur in diminuzione, le segnalazioni sui servizi pubblici locali si contraddistinguono per una forte
disomogeneità nei diversi ambiti: crescono le criticità sull’acqua (39%, +11%), sui trasporti pubblici locali
(25%, +12%), diminuiscono quelle sui rifiuti (15%, -15%); seguono le lamentele sulle imposte locali e
l’edilizia popolare (entrambi al 6%), la viabilità urbana (4%), i parcheggi (3%), gli asili nido e i taxi
(1%). Acqua: errori di fatturazione (40%) e tariffe elevate (19%) sono le lamentele più frequenti. E se rispetto
al 2010 diminuiscono le segnalazioni di mancata potabilità (5% vs 12%), crescono i casi di interruzione del
servizio (18% vs 13%). L’acqua è davvero uno specchio: di un Paese in cui si paga troppo per servizi
scadenti. Trasporti pubblici locali: un cittadino su quattro lamenta disservizi in questo settore, in particolare
legati alla irregolarità (34%) e numerosità (28%) delle corse, alle condizioni igieniche dei mezzi (14%), alle
condizioni delle fermate (13%), al servizio clienti (6%) e alle barriere architettoniche (5%). Fermandoci alle
prime due aree, regolarità e numerosità delle corse, che da sole raccolgono oltre il 60% delle segnalazioni
sul trasporto pubblico locale, è evidente che i cittadini non reggono più quello che di fatto è un disservizio
costante delle nostre città: il costo del carburante ci dovrebbe far lasciare la macchina in garage, ma di fatto
siamo costretti a prenderla perchè i mezzi pubblici sono da terzo mondo.
Rifiuti: seppur il settore raccolga la metà delle segnalazioni rispetto al 2010 (15% vs 30%), vale il principio,
come per l’acqua, che si paga troppo per un servizio scadente: i cittadini infatti protestano per le tariffe
elevate (35%) a cui fa da contraltare l’assenza della raccolta differenziata (20%) e la scarsa qualità della
stessa (il 17% segnala le pessime condizioni dei cassonetti e il 14% un irregolare servizio di raccolta della
spazzatura).
In questo ambito, le segnalazioni fanno riferimento in gran parte al trasporto aereo (44%) e a
quello ferroviario (41%), a seguire il trasporto marittimo (11%).
I ritardi sono in testa alle lamentele nel settore ed incidono per il 26% trasporto aereo e per il 29% in quello
ferroviario. Seguono come carenze del trasporto aereo: la cancellazione del volo (19%), lo smarrimento dei
bagagli (18%), l’overbooking (16%), i rimborsi (13%). Sul trasporto ferroviario, dopo i ritardi, pesa la carenza
del servizio (21%), l’aumento delle tariffe (18%), le difficoltà ad ottenere i rimborsi (16%), le condizioni
igieniche dei treni (8%).
L’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case è una risorsa controllata, sicura, economica, o perlomeno
così dovrebbe essere per tutti i cittadini. Regole e definizioni sull’argomento sono state fissate da alcuni
decenni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha stabilito delle linee guida sui parametri di
qualità poi recepite dall’Unione Europea. Attualmente la legislazione vigente in Italia (D.Lgs. 2 febbraio 2001,
n. 31) definisce le acque potabili come “acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la
preparazione di cibi e bevande, o per altri usi domestici, utilizzate in un’impresa alimentare per la
fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate
al consumo umano, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione,
mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori”.
L’acqua, per essere potabile, non solo non deve “contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze in
quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana”, ma non deve
superare neanche determinati valori massimi di sostanze non propriamente nocive per la salute. Le norme di
riferimento per la qualità delle acque destinate al consumo umano in Italia sono i Decreti legislativi n.
31/2001 e n. 27/2002, attuativi della direttiva 98/83/CE. Questi decreti prevedono che su tali acque vengano
eseguiti due tipi di controllo analitico chimico-fisico e microbiologico (controlli interni, di responsabilità del
Gestore del Servizio idrico integrato, effettuati in laboratori interni; controlli esterni effettuati dalle Aziende Asl
insieme alle Arpa territorialmente competenti). Il giudizio di idoneità dell’acqua destinata al consumo umano
spetta all’Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente.
L’idoneità viene stabilita sulla base di 62 parametri di qualità chimica, fisica e batteriologica che l’acqua deve
rispettare per essere considerata potabile. I parametri di qualità sono stabiliti dalle parti A (parametri
microbiologici) e B (parametri chimici) dell’Allegato I di Decreto legislativo 31/2001, dove sono elencati i
valori limite superati i quali occorre provvedere con adeguati interventi.
 chimici (solfati, cloruri, calcio, sodio, potassio, magnesio, nitrati, ecc.);
 solventi clorurati;
 metalli (ferro, manganese, cromo, etc.);
 microinquinanti (diserbanti, pesticidi, prodotti intermedi delle aziende chimico-farmaceutiche, etc.);
 microbiologici (coliformi totali e fecali, enterococchi, etc.).
I principali parametri di qualità dell’acqua, loro caratteristiche e limiti di legge previsti: consulta la tabella
La normativa, in particolare all’articolo 13 del D. Lgs. 31/2001, prevede anche la possibilità di stabilire
deroghe ai valori dei parametri “fissati (…) entro i valori massimi ammissibili stabiliti dal Ministero della sanità
con decreto da adottare di concerto con il Ministero dell’ambiente, purché nessuna deroga presenti
potenziale pericolo per la salute umana e sempre ché l’approvvigionamento di acque destinate al consumo
umano conformi ai valori di parametro non possa essere assicurato con nessun altro mezzo congruo”. Il
decreto pone un limite massimo di 3 anni alle deroghe, che devono essere concesse dal Ministero della
Sanità su richiesta delle regioni o delle province autonome, periodo che può essere rinnovato per altri tre
anni sempre dal Ministero. La normativa prevede un terzo e ultimo periodo di deroga, sempre per un massimo di tre anni, da sottoporre direttamente alla Commissione Europea cui spetta la decisione sulla loro
concessione o meno.
Le deroghe dovrebbero essere considerate come uno strumento da adottare in casi eccezionali e
particolarmente critici da affrontare, per concedere più tempo alle autorità competenti di realizzare tutti gli
interventi necessari per diminuire i valori oltre i limiti di legge e garantire acqua di qualità a tutti i cittadini.
Inoltre, una volta adottate, devono essere gestite con grande attenzione e trasparenza
da parte delle amministrazioni competenti e delle società che gestiscono il servizio idrico, per garantire ai
cittadini le informazioni corrette sui rischi per la salute soprattutto per le categorie più sensibili, come i
neonati e i bambini sotto i tre anni, e per questi assicurare una fornitura di acqua che rispetti i limiti fissati
Purtroppo però negli anni sono state spesso adottate con leggerezza secondo il più classico dei copioni da
commedia italiana, ovvero sono state chieste per prendere più tempo per non affrontare i problemi. Ed è
così che, dalle prime deroghe richieste nel 2003, anno entro cui il Decreto Legislativo n. 31 del 2001
obbligava le Regioni a conformarsi ai valori fissati dalla norma, dopo sette anni ancora rimanevano situazioni
in cui i parametri di qualità non sono conformi alla legge e i cittadini italiani bevono acqua la cui qualità è in
”SUPERMARKET E CONSUMATORI”
Un’inchiesta sulla grande distribuzione svela perché alcune catene sono più
amate di altre e cosa invece lascia insoddisfatta la clientela. Esselunga è in
assoluto il supermercato a cui i clienti sono più affezionati. Seguono a ruota
Ipercoop e Coop.
Il primo pensiero va al portafoglio. Come potrebbe essere altrimenti? L’incidenza della
spesa al supermercato, infatti, è pari al 20% dell’intero budget familiare (dati Istat).
Insomma, le scelte legate al carrello fanno consumare un quinto della propria disponibilità
economica. Ecco perché inevitabilmente, dall’inchiesta è emerso che la soddisfazione
rispetto al punto vendita dipende soprattutto dalle variabili legate al prezzo. Non si tratta
solo del costo effettivo degli articoli, comunque in cima ai propri bisogni, ma anche del
modo in cui viene percepito: i clienti esigono chiarezza e trasparenza, presenza di marche
economiche, offerte speciali e promozioni. Da questo punto di vista le catene più
apprezzate sono Lidl ed Esselunga, mentre Carrefour Market, Pam e Carrefour sono
considerate le peggiori.
Come è immaginabile, i clienti sono spesso soddisfatti del supermercato in cui fanno la
spesa. Le catene in assoluto più apprezzate sono Esselunga, Coop e Ipercoop. Le meno
apprezzate sono Simply e Carrefour Market, che non ottengono neanche la metà di giudizi
positivi. Sono in tanti, però, a non esprimere un parere definitivo: si dichiarano né
soddisfatti né insoddisfatti. In altre parole, sono poco fidelizzati: potrebbero cambiare
negozio senza particolari patemi.
Quali sono i motivi per preferire un negozio a un altro? Ogni catena ha punti deboli e punti
di forza. Esselunga è l’unica a essere apprezzata in tutto. Altrove ci sono aspetti che
lasciano insoddisfatta la clientela. In media viene criticato l’assortimento inadeguato (in
particolare la poca varietà di piatti pronti e la penuria di alimenti biologici), ma anche la
qualità del fresco (soprattutto la carne). Altro punto dolente, su cui la grande distribuzione
può migliorare, è il servizio alle casse. E se lo denunciano i clienti è del tutto verosimile

References: sentenza 

Art.82

Art.83

Art.84

Art.85

Art.86

Art.87

Art.88

Art.89

Art.91

Art.92

Art.93

Art.94

Art.95

Art.96
 Art.94

Art.98

Art.98

Art.100
 Art.64