Source: http://firenze.sentenze.ilcaso.it/codice_procedura_civile/360
Timestamp: 2020-04-07 16:42:38+00:00

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Sentenze impugnabili e motivi di ricorso (1)
I. Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione:
5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti. (1)
II. Può inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per omettere l'appello; ma in tale caso l'impugnazione può proporsi soltanto a norma del primo comma, n. 3.
III. Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze può essere proposto, senza necessità di riserva, allorché sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio.
IV. Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si applicano alle sentenze ed ai provvedimenti diversi dalla sentenza contro i quali è ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge.
(1) Il numero 5) è stato così modificato dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. La disposizione si applica alle sentenze pubblicate dal 11 settembre 2012.
Ricorso per cassazione - Interesse giuridicamente tutelato - Necessità - Utilità concreta del provvedimento - Mancanza - Rilevabilità d'ufficio - Inammissibilità del ricorso - Fattispecie.
L'interesse all'impugnazione - inteso quale manifestazione del generale principio dell'interesse ad agire e la cui assenza è rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo - deve essere individuato in un interesse giuridicamente tutelabile, identificabile nella concreta utilità derivante dalla rimozione della pronuncia censurata, non essendo sufficiente l'esistenza di un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica. (Nella specie la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto dalla parte vittoriosa che lamentava l'erronea pronuncia della compensazione delle spese di lite, nonostante la sua mancata costituzione nel giudizio di appello). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Febbraio 2020, n. 3991. Segue...
Litisconsorzio processuale - Chiamata del terzo su ordine del giudice in primo grado - Appello - Omessa integrazione del contraddittorio nei confronti del terzo - Giudizio di cassazione - Deduzione di “error in procedendo” - Conseguenze - Fattispecie.
In materia di litisconsorzio processuale cd. necessario, l'interesse tutelato che la parte può far valere rispetto al terzo che abbia partecipato al giudizio di primo grado su ordine del giudice, ma non sia stato chiamato in appello ad integrare il contraddittorio, è quello ad ottenere una pronuncia di merito e non una sentenza di mero rito, sicché la cassazione della sentenza d'appello è ammessa solo se nel successivo giudizio di rinvio il ricorrente possa ottenere una pronuncia diversa e più favorevole rispetto a quella impugnata. (Nella specie la S.C. ha escluso che potesse essere dedotta in Cassazione, quale "error in procedendo", la mancata integrazione del contraddittorio ad opera del giudice di appello, essendo intervenuto il fallimento del terzo chiamato in causa che rendeva la domanda proposta nei suoi confronti comunque improcedibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Febbraio 2020, n. 2966. Segue...
Morte del procuratore - Interruzione di diritto - Mancata pronuncia - Conseguenze - Nullità degli atti successivi e della sentenza - Rilevabilità d'ufficio in sede di legittimità - Esclusione - Deducibilità come motivo di ricorso - Legittimazione esclusiva della parte colpita dall'evento interruttivo.
La morte dell'unico difensore della parte costituita, che intervenga nel corso del giudizio, determina automaticamente l'interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, e preclude ogni ulteriore attività processuale, con la conseguente nullità degli atti successivi e della sentenza eventualmente pronunciata; ove, tuttavia, il processo sia irritualmente proseguito, nonostante il verificarsi dell'evento morte, la causa interruttiva può essere dedotta e provata in sede di legittimità, ai sensi dell'art. 372 c.p.c., mediante la produzione dei documenti necessari, ma solo dalla parte colpita dal predetto evento, a tutela della quale sono poste le norme che disciplinano l'interruzione, non potendo essere rilevata d'ufficio dal giudice, né eccepita dalla controparte come motivo di nullità della sentenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 Gennaio 2020, n. 1574. Segue...
In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, la determinazione della sanzione adeguata costituisce tipico apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Gennaio 2020, n. 1609. Segue...
Ricorso per cassazione - Deposito tardivo dell'originale del ricorso - Improcedibilità - Deposito telematico dell’atto in Cassazione - Rimessione in termini - Insussistenza - Ragioni.
Il tardivo deposito dell'originale del ricorso per cassazione ne comporta l'improcedibilità, indipendentemente dall'avvenuta sua trasmissione in via telematica nei termini di cui all'art. 369 c.p.c., né sussistono i presupposti per una rimessione in termini fondata sull'errore scusabile (nella specie ingenerato dalla ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna dell'invio telematico), atteso che la normativa vigente non ammette ancora i depositi in via telematica nei giudizi innanzi alla Corte di Cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Gennaio 2020, n. 104. Segue...
L'omessa pronuncia su un motivo di appello avente ad oggetto il vizio della mancata statuizione da parte del giudice di primo grado sulla domanda di condanna ad un facere infungibile, integra un motivo di ricorso per cassazione ex art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c. per violazione dell'art. 112 c.p.c., stante l'ammissibilità di un tale genere di pronuncia, in quanto idonea a produrre i suoi effetti tipici in conseguenza dell'esecuzione volontaria da parte dell'obbligato, oltre a consentire l'eventuale e successiva domanda di risarcimento del danno nonché l'adozione delle misure di coercizione indiretta ex art. 614 bis c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 2019, n. 32023. Segue...
Rinnovazione della notificazione della citazione per nullità - Omissione ed erronea dichiarazione della contumacia del convenuto - Relativa eccezione - Deducibilità da parte di altro convenuto - Esclusione - Fondamento.
La violazione delle norme sulla notificazione della citazione, con conseguente nullità della stessa, e la inosservanza delle disposizioni sulla regolare costituzione del contraddittorio nei confronti di un convenuto, con conseguente erronea dichiarazione della sua contumacia, costituiscono eccezioni "de iure tertii", che non possono essere sollevate da altro convenuto, in quanto deducibili soltanto dalla parte direttamente interessata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Ottobre 2019, n. 27607. Segue...
Dichiarazione di inammissibilità dell'appello - Ulteriore esame del merito - Affermazione di infondatezza - Omessa impugnazione in cassazione della dichiarazione di inammissibilità - Formazione del giudicato - Configurabilità - Impugnazione della sola statuizione di infondatezza - Interesse a ricorrere - Esclusione.
Ove il giudice d'appello abbia dichiarato inammissibile uno dei motivi di gravame per difetto di specificità, affermandone poi comunque nel merito l'infondatezza, la parte rimasta soccombente che ricorra in cassazione contro tale sentenza, ove intenda impedirne il passaggio in giudicato, ha l'onere di impugnare la relativa statuizione, da sola sufficiente a sorreggere la decisione, dato che il passaggio in giudicato della pronuncia di inammissibilità priverebbe la medesima parte dell'interesse a far valere in sede di legittimità l'erroneità delle ulteriori statuizioni della decisione impugnata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 Agosto 2019, n. 21514. Segue...
Giudicato implicito - Formazione - Condizioni - Configurabilità in relazione a sentenza di primo grado astrattamente affetta da vizio di eccesso di potere giurisdizionale - Esclusione.
Ai fini della formazione del giudicato, anche implicito, sulla giurisdizione, è necessaria l'esistenza, nella sentenza di primo grado, di un capo autonomo su di essa impugnabile, ma non impugnato, in appello. Tale situazione non è configurabile in ordine ad una sentenza di primo grado astrattamente affetta da vizio di eccesso di potere giurisdizionale poiché nell'ambito del plesso giurisdizionale della Corte dei conti o del Consiglio di Stato, l'eccesso di potere che si sia determinato, in ipotesi, nel giudizio di primo grado, dovrà essere corretto con l'esperimento delle relative impugnazioni; pertanto l'interesse a ricorrere alle Sezioni Unite potrà sorgere esclusivamente rispetto alla sentenza d'appello che, essendo espressione dell'organo di vertice del relativo plesso giurisdizionale speciale, è anche la sola suscettibile di arrecare un "vulnus" all'integrità della sfera delle attribuzioni degli altri poteri, amministrativo e legislativo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Maggio 2019, n. 13436. Segue...
Omessa proposizione in appello di eccezione di nullità contrattuale – Vizio di omessa pronuncia – Esclusione – Censurabilità in cassazione per violazione di legge della omessa rilevazione d’ufficio della nullità – Fondamento.
In caso di omessa proposizione in appello di un'eccezione di nullità contrattuale, il mancato rilievo da parte del giudice non integra il vizio di omessa pronuncia, ma è denunciabile in cassazione ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. per violazione delle norme che prevedono la rilevabilità d'ufficio della questione, giacché il vizio di omessa pronuncia postula che la questione, ancorché rilevabile d'ufficio, abbia formato oggetto di una specifica domanda od eccezione e che il giudice non abbia statuito sulla stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12259. Segue...
Provvedimenti pronunciati dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell’art. 591 ter c.p.c. - Ordinanza collegiale pronunciata all’esito del reclamo - Natura decisoria - Esclusione - Inammissibilità del ricorso ordinario e straordinario per cassazione.
L'ordinanza collegiale pronunciata all'esito del reclamo ai sensi dell'art. 591 ter c.p.c. avverso gli atti pronunciati dal giudice dell'esecuzione nel corso delle operazioni di vendita per espropriazione di immobili delegate al professionista ex art. 591 bis c.p.c., non ha natura né decisoria, nè definitiva e, come tale, non è suscettibile di passare in giudicato, sicchè non è impugnabile con ricorso per cassazione, né ordinario, né straordinario ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12238. Segue...
Disciplina del d.lgs. n. 90 del 2017 - Disposizioni più favorevoli al trasgressore in tema di determinazione della sanzione - Applicabilità anche ai procedimenti decisi con sentenza pubblicata prima dell'entrata in vigore della menzionata normativa ed impugnata davanti alla Corte di cassazione per motivi diversi dalla determinazione della sanzione - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di violazioni delle disposizioni in materia di antiriciclaggio, il d.lgs. n. 90 del 2017 ha introdotto il principio dell'applicazione dello "ius superveniens" più favorevole al trasgressore, il quale è applicabile anche ai procedimenti decisi con sentenza pubblicata prima dell'entrata in vigore del d.lgs. citato che sia stata impugnata davanti alla Corte di cassazione in assenza di uno specifico motivo di ricorso sulla determinazione quantitativa della sanzione, poiché il giudizio di legittimità, avendo ad oggetto non già l'operato del giudice di merito, bensì la conformità all'ordinamento giuridico della decisione adottata, non richiede necessariamente un errore del primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 Marzo 2019, n. 8284. Segue...
Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Sentenza passata in giudicato costituente titolo esecutivo - Interpretazione - Giudice dell'esecuzione - Spettanza - Modalità - Condizioni - Limiti - Impugnazione mediante appello del provvedimento del giudice dell'esecuzione - Ammissibilità - Fondamento - Ricorribilità per Cassazione della sentenza che decide sull'appello - Ammissibilità - Limiti.
In materia di esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare spetta al giudice dell'esecuzione accertare la portata sostanziale della sentenza di cognizione e determinare le modalità di esecuzione dell'obbligazione idonee a ricondurre la situazione di fatto alla regolamentazione del rapporto ivi stabilita, nonché verificare la corrispondenza a tale regolamentazione del risultato indicato dalla parte istante nel precetto, e, se del caso, disporre le opere necessarie a realizzarlo, con provvedimento impugnabile con l'appello là dove si discosti da quanto stabilito nel titolo da eseguire, giacché in tale caso esso non costituisce più manifestazione dei poteri del giudice dell'esecuzione e conseguentemente non è impugnabile nelle forme proprie degli atti esecutivi. La sentenza che decide sull'appello in ordine a tale questione è a sua volta ricorribile per cassazione per motivi concernenti l'interpretazione fornita dal giudice del merito circa l'accertamento compiuto e l'ordine impartito dal giudice della cognizione nella sentenza della cui esecuzione si tratta, la cui disamina non attribuisce tuttavia alla S.C. il potere di valutarne direttamente il contenuto, bensì solamente quello di stabilire se l'interpretazione della sentenza è conforme ai principi che regolano tale giudizio, nonché funzionale alla concreta attuazione del comando in essa contenuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 Dicembre 2018, n. 32196. Segue...
Reclamo avverso sentenza dichiarativa di fallimento - Soggetti non intervenuti nel giudizio di reclamo - Legittimazione al ricorso per cassazione - Esclusione - Fattispecie.
Accertamento del credito nei confronti del debitore fallito - Devoluzione alla competenza esclusiva del giudice delegato - Domanda in sede extrafallimentare - Inammissibilità - Rilevabilità d’ufficio anche nel giudizio di cassazione - Limiti - Giudicato interno - Fondamento.
L'accertamento di un credito nei confronti del fallimento è devoluta alla competenza esclusiva del giudice delegato ex artt. 52 e 93 l. fall. con la conseguenza che, ove la relativa azione sia proposta nel giudizio ordinario di cognizione, deve esserne dichiarata d'ufficio, in ogni stato e grado, anche nel giudizio di cassazione, l'inammissibilità o l'improcedibilità, a seconda che il fallimento sia stato dichiarato prima della proposizione della domanda o nel corso del giudizio, trattandosi di una questione "litis ingressus impedientes", con l'unico limite preclusivo dell'intervenuto giudicato interno, laddove la questione sia stata sottoposta od esaminata dal giudice e questi abbia inteso egualmente pronunciare sulla domanda di condanna rivolta nei confronti del fallimento, e del giudicato implicito, ove l'eventuale nullità derivante da detto vizio procedimentale non sia stata dedotta come mezzo di gravame avverso la sentenza che abbia deciso sulla domanda, ciò in ragione del principio di conversione delle nullità in motivi di impugnazione ed in armonia con il principio della ragionevole durata del processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Ottobre 2018, n. 24156. Segue...
Poteri della Cassazione - "Ius superveniens" relativo a motivi di ricorso inammissibili - Applicabilità - Esclusione - Fondamento.
Nel giudizio di legittimità non è ammessa l'applicazione d'ufficio dello "ius superveniens" ove i motivi di ricorso cui lo stesso attiene debbano essere dichiarati inammissibili, atteso che, in detta ipotesi, la disciplina sopravvenuta non potrebbe comunque determinare l'accoglimento del ricorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 28 Settembre 2018, n. 23518. Segue...
Avvocato - Giudizi disciplinari - Ricorso per cassazione avverso le decisioni del Consiglio nazionale forense - Notificazione del provvedimento ad avvocato sottoposto a procedimento disciplinare - Termine lungo per impugnare - Applicabilità - Condizioni - Fattispecie.
La proposizione del ricorso per cassazione contro le decisioni rese dal Consiglio nazionale forense su provvedimenti disciplinari a carico di avvocati è soggetta al termine cd. lungo di cui all'art. 327 c.p.c. ove non vi sia stata valida notificazione d'ufficio della decisione impugnata e nessuna delle parti interessate abbia provveduto alla notificazione stessa di propria iniziativa. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto operante il termine "lungo" in relazione all'impugnazione di una decisione disciplinare del CNF notificata d'ufficio all'avvocato - che non aveva eletto domicilio nel comune sede dell'ufficio procedente - presso lo stesso CNF forense e non all'indirizzo PEC indicato al Consiglio dell'ordine di appartenenza, nonostante tale indirizzo non risultasse inaccessibile). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Agosto 2018, n. 19526. Segue...
Il regolamento di condominio di natura contrattuale è, in ogni caso, un atto di produzione privata, anche nei suoi effetti tipicamente regolamentari, cioè incidenti sulle modalità di godimento delle parti comuni dell'edificio; ne consegue che, non avendo il medesimo natura di atto normativo generale e astratto, il ricorso per cassazione col quale si lamenti la violazione o falsa applicazione delle norme di tale regolamento non è proponibile ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3), c.p.c., ma solo come vizio di motivazione ai sensi del n. 5) del medesimo art. 360. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Agosto 2018, n. 20567. Segue...
Soggetto non costituito nei gradi di merito - Intervento volontario in sede di giudizio di legittimità - Inammissibilità.
È inammissibile nel giudizio di Cassazione l'intervento di terzi che non hanno partecipato alle pregresse fasi di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Agosto 2018, n. 20565. Segue...
Poteri della Cassazione - "Ius superveniens" - Applicabilità - Condizioni - Fondamento - Fattispecie.
Nel giudizio di legittimità, lo "ius superveniens", che introduca una nuova disciplina del rapporto controverso, può trovare di regola applicazione solo alla duplice condizione che, da un lato, la sopravvenienza sia posteriore alla proposizione del ricorso per cassazione, e ciò perché, in tale ipotesi, il ricorrente non ha potuto tener conto dei mutamenti operatisi successivamente nei presupposti legali che condizionano la disciplina dei singoli casi concreti; e, dall'altro lato, la normativa sopraggiunta sia pertinente rispetto alle questioni agitate nel ricorso, posto che i principi generali dell'ordinamento in materia di processo per cassazione - e soprattutto quello che impone che la funzione di legittimità sia esercitata attraverso l'individuazione delle censure espresse nei motivi di ricorso e sulla base di esse - impediscono di rilevare d'ufficio (o a seguito di segnalazione fatta dalla parte mediante memoria difensiva ai sensi dell'art. 378 c.p.c.) regole di giudizio determinate dalla sopravvenienza di disposizioni, ancorché dotate di efficacia retroattiva, afferenti ad un profilo della norma applicata che non sia stato investito, neppure indirettamente, dai motivi di ricorso e che concernano quindi una questione non sottoposta al giudice di legittimità. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha applicato l'art. 8, comma 1, del d.l. n. 16 del 2012, conv. dalla l. n. 44 del 2012, modificativa del regime di indeducibilità, ai fini delle imposte dirette, dei costi relativi ad operazioni soggettivamente inesistenti, operante ai sensi del successivo comma 3 anche per i fatti pregressi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Luglio 2018, n. 19617. Segue...
Ricorso per cassazione - Sindacato sulla valutazione della CTU effettuata dal giudice di merito - Errore di percezione - Distinzione - Conseguenze - Fattispecie.
In tema di ricorso per cassazione, la valutazione effettuata dal giudice di merito sulle risultanze della CTU e viziata da errore di percezione è censurabile con la revocazione ordinaria se l'errore attiene ad un fatto non controverso, mentre è sindacabile ai sensi dell'art. 360, n. 4, c.p.c., per violazione dell'art. 115 c.p.c., se l'errore ricade su di una circostanza che ha formato oggetto di discussione tra le parti. (Nella specie, è stata ritenuta nulla la sentenza di merito che aveva respinto la domanda volta ad ottenere l'indennità di accompagnamento senza motivare il disaccordo rispetto alle conclusioni di segno opposto formulate dal perito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Luglio 2018, n. 19293. Segue...
Separazione – Divorzio – Separazione con addebito – Condotta violenta.
Nonostante la conflittualità risalente nel tempo e i comportamenti esasperanti e istigatori della moglie, la separazione va addebitata al marito che tiene una condotta violenta e lesiva dell’incolumità della suddetta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Marzo 2018, n. 6997. Segue...
Figlio nato oltre 300 giorni dopo la separazione dei genitori – Esperibilità dell’azione di cui all’art. 248 c.c. – Rilievo del favor veritatis.
Qualora non operi la presunzione di paternità e non sia intervenuto il riconoscimento del figlio nato da genitori non uniti in matrimonio, l’unica azione esperibile da chi dall’atto di nascita del figlio risulti suo genitore è la contestazione dello stato di figlio di cui all’art. 248 c.c.; rappresentando un problema diverso quello relativo all’accertamento dell’eventuale paternità naturale del ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2018, n. 4194. Segue...
Ricorso per cassazione - Redazione - Conformità ai principi contenuti nel Protocollo d'intesa tra la Corte di Cassazione ed il Consiglio Nazionale Forense sulle "Regole redazionali dei motivi di ricorso in materia civile e tributaria" - Necessità - Fattispecie.
Nel caso di specie, il ricorso conteneva la pedissequa riproduzione dell'intero contenuto degli atti del processo e, solo dopo tale riproduzione, una sintesi delle vicende processuali senza alcuna indicazione idonea ad evidenziarne con immediatezza la presenza e l'ubicazione nell'ambito del prolisso contenuto dell'atto, nel quale la formulazione dei singoli motivi sia sovrapposta a mezzi d'impugnazione eterogenei, riferibili alle diverse ipotesi contemplate dall'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, il che, secondo la Corte rende difficoltoso, se non impossibile, isolare e distinguere le singole censure teoricamente proponibili, onde ricondurle ad uno dei mezzi d'impugnazione enunciati dall'art. 360 c.p.c.; tecnica di redazione, questa, che potrebbe essere in astratto idonea a determinarne l'inammissibilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 15 Febbraio 2018, n. 3704. Segue...
Ordine di protezione contro gli abusi familiari - Misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare - Decreto del tribunale, emesso in sede di reclamo - Impugnabilità con il ricorso ordinario o straordinario per cassazione - Esclusione - Fondamento.
In tema di ordini di protezione contro gli abusi familiari nei casi di cui all'art. 342-bis c.c., il decreto motivato emesso dal tribunale in sede di reclamo, con cui si accolga o si rigetti l'istanza di concessione della misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare, non è impugnabile per cassazione né con ricorso ordinario - stante l'espressa previsione di non impugnabilità, contenuta nell'art. 736-bis c.p.c., introdotto dall'art. 3 della l. n. 154 del 2001 - né con ricorso straordinario, ai sensi dell'art. 111 Cost., giacché detto decreto difetta dei requisiti della decisorietà e della definitività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Dicembre 2017, n. 29492. Segue...
Impugnazioni civili - Cassazione - Statuizione art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002 - Ricorribilità - Sussistenza - Fondamento.
In tema di giudizio di cassazione, va riconosciuta la ricorribilità della statuizione concernente la sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato ai sensi dell’art. 13, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002, in quanto tale accertamento, pur trattandosi di un atto dovuto collegato al dato oggettivo della definizione del giudizio in senso sfavorevole all'impugnante, incide in maniera definitiva sul diritto dell’impugnate all'accertamento giurisdizionale del relativo diritto, non potendosi affermare che l'eventuale sua erroneità possa essere fatta valere in sede di riscossione, risultando altrimenti violati l'art. 6 della CEDU e l'art. 47 della Carta fondamentale dell'Unione Europea. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Ottobre 2017, n. 23281. Segue...
Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Dopo le riforme del 2006 e 2007 - Natura - Impugnatoria - Conseguenze - Domande nuove - Ammissibilità - Esclusione - Ricorso per cassazione su questioni non prospettate in opposizione - Inammissibilità.
Provvedimenti che, in via generale, negano la forza pubblica per tutte le esecuzioni dello sfratto per un certo periodo dell’anno - Impugnazione - Giurisdizione amministrativa - Sussistenza - Fondamento.
L’impugnazione dei provvedimenti che, in via generale, negano la concessione della forza pubblica per tutte le esecuzioni degli sfratti per un certo periodo dell’anno appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo, in quanto la posizione giuridica soggettiva fatta valere è una situazione di interesse legittimo, attesa la finalizzazione della domanda all’accertamento dell’annullamento dei provvedimenti, impugnati in quanto lesivi dell’interesse generale di tutti i proprietari degli immobili all’esecuzione degli sfratti, e la circostanza che gli atti impugnati sono comunque volti al fine pubblico di prevenzione e controllo del territorio, costituendo espressione di attività pubblicistica provvedimentale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Luglio 2017, n. 17620. Segue...
Disciplina della magistratura - Procedimento disciplinare - Impugnazioni - Decisione disciplinare impugnata in Cassazione - Irrogazione della sanzione della rimozione in altro procedimento disciplinare - Cessazione della materia del contendere - Condizioni.
L’irrogazione della sanzione disciplinare della rimozione del magistrato, che determina la cessazione del rapporto di servizio, deve essere attuata, ai sensi dell’art. 11 del d.lgs. n. 109 del 2006, tramite decreto del Presidente della Repubblica, alla cui adozione, pertanto, è subordinata la cessazione della materia del contendere e, per l'effetto, l'inammissibilità, per sopravvenuta carenza di interesse, del ricorso per cassazione proposto contro altra decisione della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura nei confronti dello stesso magistrato. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Giugno 2017, n. 14552. Segue...
Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Procedimento - Davanti al Consiglio dell'Ordine territoriale - Censura relativa alla regolarità della discussione ivi svoltasi - Deducibilità sotto il profilo del vizio di "nullità della sentenza o del procedimento" - Esclusione - Fondamento - Sindacabilità "sub specie" di vizio di motivazione della decisione del Consiglio Nazionale Forense - Legittimità.
In materia di procedimento disciplinare a carico di avvocati, la censura relativa al mancato rinvio della seduta del locale Consiglio dell'Ordine per legittimo impedimento a comparire dell'incolpato, attenendo alla regolarità della discussione svoltasi davanti al Consiglio dell'Ordine territoriale, non prospetta un vizio di natura processuale sindacabile dalle Sezioni Unite in sede di ricorso avverso la decisione del Consiglio Nazionale Forense, atteso che le funzioni esercitate in materia disciplinare dai Consigli locali dell'Ordine ed il relativo procedimento hanno natura amministrativa, e non giurisdizionale. Ne consegue che la regolarità di detto procedimento può essere sindacata dal Supremo Collegio soltanto sotto l'aspetto del vizio di motivazione della decisione del Consiglio Nazionale Forense, che è organo giurisdizionale, e non come "nullità della sentenza o del procedimento" svoltosi davanti al Consiglio territoriale, ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Giugno 2017, n. 13982. Segue...
Impugnazioni civili - Appello - Legittimazione - Parte del giudizio di merito - Individuazione - Criteri - Fattispecie.
La legittimazione a proporre l’impugnazione, o a resistere ad essa, spetta solo a chi abbia assunto la veste di parte nel giudizio di merito, secondo quanto risulta dalla decisione impugnata, tenendo conto sia della motivazione che del dispositivo, a prescindere dalla sua correttezza e corrispondenza alle risultanze processuali nonché alla titolarità del rapporto sostanziale, purché sia quella ritenuta dal giudice nella sentenza della cui impugnazione si tratta. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il corrispondente motivo di ricorso ritenendo che l’Agenzia delle entrate, pur non avendo partecipato al giudizio di primo grado, era comunque legittimata a proporre appello in ragione della sua qualificazione come parte desumibile dalla sentenza impugnata e che, peraltro, dato l’oggetto della controversia - riguardante non soltanto vizi della procedura di riscossione ma anche la pretesa tributaria considerata nella sua sussistenza e fondatezza sostanziale - la stessa era anche litisconsorte necessario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 30 Maggio 2017, n. 13584. Segue...
Avvocato - Onorari - Liquidazione - Procedimento di liquidazione del compenso in favore degli avvocati, ex art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011 - Controversia estesa all'"an debeatur" - Ordinanza conclusiva - Appellabilità - Esclusione - Ricorribilità per cassazione - Fondamento.
In tema di liquidazione degli onorari e diritti di avvocato in materia civile, l'ordinanza conclusiva del procedimento ex art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011 non è appellabile, ma impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, sia che la controversia riguardi solamente il "quantum debeatur", sia che la stessa sia estesa all'"an" della pretesa, trovando anche in tale ultimo caso applicazione il rito di cui al citato art. 14. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 Maggio 2017, n. 12411. Segue...
In tema di spese processuali, il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell'opportunità di compensarle in tutto o in parte, sia nell'ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 Marzo 2017, n. 8421. Segue...
Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Rilevanza disciplinare della condotta - Apprezzamento - Competenza esclusiva degli organi disciplinari forensi - Sussistenza - Controllo in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie.
Nei procedimenti disciplinari a carico di avvocati, l’apprezzamento della gravità del fatto e della condotta addebitata all’incolpato, rilevante ai fini della scelta della sanzione opportuna, ai sensi dell’art. 22 del codice deontologico forense, è rimesso all'Ordine professionale, ed il controllo di legittimità sull'applicazione di tale norma non consente alla Corte di cassazione di sostituirsi al Consiglio nazionale forense nel giudizio di adeguatezza della sanzione irrogata, se non nei limiti di una valutazione di ragionevolezza, che attiene non alla congruità della motivazione, ma all'individuazione del precetto e rileva, quindi, ex art. 360, n. 3, c.p.c.. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha respinto l’istanza di sospensione di una sentenza del CNF che, previa specifica valutazione in ordine alla gravità del fatto ed alla adeguatezza della sanzione, aveva confermato il provvedimento disciplinare con il quale un avvocato era stato sospeso dall’esercizio della professione per avere, dopo la conclusione della assunzione di un testimone in un procedimento civile dal medesimo verbalizzata, integrato il verbale con una frase non dettata dal giudice). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Marzo 2017, n. 6967. Segue...
Il vizio di motivazione per omessa ammissione della prova testimoniale o di altra prova può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui essa abbia determinato l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, quindi, ove la prova non ammessa ovvero non esaminata in concreto sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la “ratio decidendi” venga a trovarsi priva di fondamento.
(Nella specie, la S.C. ha ritenuto carente di motivazione la mancata ammissione delle prove testimoniali, articolate in un ricorso di opposizione allo stato passivo fallimentare e letteralmente riprodotte nel ricorso per cassazione, miranti a dimostrare l’“an debeatur” del credito e, quindi, inerenti a circostanze decisive ai fini della richiesta di ammissione al passivo). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2017, n. 5654. Segue...
Fallimento - Sentenza Dichiarativa - Opposizione - Reclamo avverso sentenza dichiarativa di fallimento - Soggetti che non sono stati parte del giudizio - Legittimazione all'impugnazione in cassazione - Esclusione.
Ricorso per cassazione – Art. 360, comma 1, nn. 3 e 5 cpc – Interpretazione clausola contrattuale – Contestazione – Inammissibilità
Ricorso per cassazione – Art. 360, comma 1, nn. 3 e 5 cpc – Richiesta valutazione di tutte le variabili incidenti sulla stipulazione – Inammissibilità.
E’ inammissibile il motivo di ricorso diretto a censurare l’interpretazione di una clausola contrattuale data dalla corte di merito che, rispetto a un contratto di assicurazione, ha ritenuto applicabile la franchigia generale di £. 5.000.000 e non la franchigia di £. 1.500.000.000, invocata dal ricorrente. Nel caso di specie ricorre una censura direttamente fattuale che chiede al giudice di legittimità un vero e proprio accertamento di merito in ordine al contenuto della clausola contrattuale, ovvero della ricostruzione dell’effettiva volontà delle parti manifestata nel negozio. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
E’ inammissibile il motivo di ricorso diretto a censurare la presunta mancata valutazione, da parte del giudice di merito, di tutte le variabili occorse in sede di stipulazione. La censura si traduce, infatti, nella richiesta al giudice di legittimità di operare una valutazione alternativa degli elementi di fatto sulla cui base è stata ricostruita la volontà negoziale delle parti. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 02 Febbraio 2017, n. 2717. Segue...
Ricorso per cassazione – Art. 360, comma 1, nn. 3 e 5 cpc – Interpretazione clausola contrattuale – Contestazione – E’ inammissibile.
E’ inammissibile il motivo di ricorso diretto a censurare l’interpretazione di una clausola contrattuale data dalla corte di merito che, rispetto a un contratto di assicurazione, ha ritenuto applicabile la franchigia generale di £. 5.000.000 piuttosto che la franchigia di £. 1.500.000.000, invocata dal ricorrente. Nel caso di specie ricorre una censura direttamente fattuale che chiede al giudice di legittimità un vero e proprio accertamento di merito in ordine al contenuto della clausola contrattuale, ovvero della ricostruzione dell’effettiva volontà delle parti manifestata nel negozio. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 02 Febbraio 2017, n. 2718. Segue...
Processo civile - Ricorso per cassazione - Violazione di norme di diritto - Disposizioni emanate dopo la pubblicazione della sentenza impugnata - Efficacia retroattiva - Ricorso per cassazione per violazione di legge sopravvenuta.
L'art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c. deve essere interpretato nel senso che la violazione di norme di diritto può concernere anche disposizioni emanate dopo la pubblicazione della sentenza impugnata, qualora siano applicabili al rapporto dedotto in giudizio perché dotate di efficacia retroattiva. In tal caso è ammissibile il ricorso per cassazione per violazione di legge sopravvenuta". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 Ottobre 2016. Segue...
Processo civile - Ricorso per cassazione - Violazione di legge sopravvenuta - Limite del giudicato.
Il ricorso per violazione di legge sopravvenuta incontra il limite del giudicato. Se la sentenza si compone di più parti connesse tra loro in un rapporto per il quale l'accoglimento dell'impugnazione nei confronti della parte principale determinerebbe necessariamente anche la caducazione della parte dipendente, la proposizione dell'impugnazione nei confronti della parte principale impedisce il passaggio in giudicato anche della parte dipendente, pur in assenza di impugnazione specifica di quest'ultima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 Ottobre 2016. Segue...
Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Motivi del ricorso - Violazione di norme del diritto - Giusta causa di licenziamento - Ambito - Oneri di deduzione - Denuncia come vizio di motivazione - Modalità.
La giusta causa di licenziamento, quale clausola generale, viene integrata valutando una molteplicità di elementi fattuali, la cui disapplicazione è deducibile in sede di legittimità come violazione di legge, ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c, solo ove si denunci che la combinazione ed il peso dei dati fattuali, come definiti ed accertati dal giudice di merito, non ne consentono la riconduzione alla nozione legale; al contrario, l'omesso esame di un parametro, tra quelli individuati dalla giurisprudenza, avente valore decisivo, nel senso che l'elemento trascurato avrebbe condotto ad un diverso esito della controversia, va denunciato come vizio di cui all'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., ferma, in tal caso, la possibilità di argomentare successivamente che tale vizio avrebbe cagionato altresì un errore di sussunzione per falsa applicazione di legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 Settembre 2016, n. 18715. Segue...
Ricorso proposto da banca incorporante la cessionaria di crediti in blocco ex art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1998 - Onere dell'impugnante di dimostrare la propria legittimazione - Condizione e contenuto - Inosservanza - Inammissibilità del ricorso.
É inammissibile il ricorso per cassazione proposto da una società che assuma di averne incorporata un'altra, cessionaria di crediti bancari in blocco, ma non produca, nonostante l'avversa esplicita contestazione, neppure successivamente al deposito del ricorso stesso, ai sensi dell'art. 372 c.p.c., alcun documento idoneo a dimostrare l'incorporazione e l'inclusione del credito oggetto di causa nell'operazione di cessione in blocco ex art. 58 d.lgs. n. 385 del 1998, avendo l'impugnante, che si affermi successore (a titolo universale o particolare) della parte originaria, l'onere di fornire la prova documentale della propria legittimazione, a meno che il resistente non l'abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Marzo 2016, n. 4116. Segue...
Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Errata applicazione del rito - Decisione con sentenza - Impugnazione mediante appello - Ammissibilità.
Deve essere ribadito il principio, più volte affermato, di apparenza e affidabilità, secondo il quale, per individuare il regime impugnatorio da applicarsi ad un determinato provvedimento, assume rilevanza decisiva la forma adottata dal giudice purché sia frutto di una scelta consapevole, anche se non esplicitata con motivazione specifica ma desumibile dalle modalità con le quali si è svolto il procedimento (cfr. ex multis: S.U. n.390/11; Sez.6-1 n.3672/12; Sez.3 n.30201/08). Pertanto, qualora l'opposizione allo stato passivo sia stata trattata, con piena acquiescenza delle parti, secondo il rito previgente al D.Lgs. n. 5/2006 ed in coerenza a tale scelta decisa con sentenza, non può essere censurata la scelta dell'appello quale mezzo di impugnazione in luogo del ricorso per cassazione previsto dal D.Lgs. 9 gennaio 2006 n. 5 applicabile ratione temporis alla fattispecie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 Ottobre 2015, n. 20385. Segue...
Nella fattispecie, il giudice di appello aveva affermato che, sulla base degli articoli 1, 2 e 10 del decreto legislativo n. 347/1990, le imposte ipotecaria e catastale devono essere commisurate al valore assegnato ai fini dell'imposta di registro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 Giugno 2015, n. 13004. Segue...
Ricorso per Cassazione – Art. 360 c.p.c. Come novellato dal d.l. 83/2012 – Omesso esame ex art. 360 n. 5 c.p.c. – Rilevanza – Condizioni
Ricorso per Cassazione – Art. 360 c.p.c. Come novellato dal d.l. 83/2012 – Sindacato sulla motivazione – Rilevanza – Condizioni
Riforma introdotta dal d.l. 83/2012 – Applicabilità al procedimento tributario – Sussiste.
L’art. 360, n. 5, cod. proc. civ., novellato dall’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. in legge n. 134 del 2012, prevede, quale specifico vizio denunciabile per cassazione, l’omesso esame di un "fatto storico", principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che sia stato discusso tra le parti e abbia carattere decisivo, sicché il ricorrente deve indicare tale fatto storico, il "dato" da cui risulti esistente, il "come" e il "quando" esso sia stato discusso e la sua "decisività", fermo che non rileva l’omesso esame di elementi istruttori, se il fatto storico sia stato comunque valutato dal giudice. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
La riformulazione dell’art. 360, n. 5, cod. proc. civ. ad opera dell’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. in legge n. 134 del 2012, implica la riduzione al "minimo costituzionale" del sindacato di legittimità sulla motivazione, per cui è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che risulti dal testo della sentenza e si tramuti in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza stessa della motivazione, non avendo più rilievo il mero difetto di "sufficienza". (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Le disposizioni sul ricorso per cassazione, di cui all’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. in legge n. 134 del 2012, circa il vizio denunciabile ex art. 360, n. 5, cod. proc. civ. ed i limiti d’impugnazione ex art. 348 ter cod. proc. civ., si applicano anche al ricorso avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, in quanto il giudizio di legittimità in materia tributaria non ha connotazioni di specialità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 Aprile 2014, n. 8053. Segue...
Elementi essenziali del divieto di patto commissorio - Contratto di vendita con patto di retrovendita - Sproporzione tra prestazione e controprestazione a cronico stato di bisogno del venditore..
Non costituisce violazione del divieto di patto commissorio la clausola di un contratto di vendita che preveda la restituzione del bene ceduto da effettuarsi, all’avvenuto esatto adempimento di parte venditrice, tra le medesime parti ed al medesimo prezzo (nel caso di specie, il contratto di vendita prevedeva espressamente la restituzione delle quote di una S.r.l. al medesimo prezzo originariamente pagato). (Anteo Picello) (riproduzione riservata)
La clausola di un contratto che dispone la restituzione del bene tra le medesime parti acquirente/venditrice ed al medesimo prezzo, senza alcun tipo di interessi sulle somme originariamente versate, riconduce la fattispecie nell’ambito di una vendita contenente un patto di retrovendita, non potendosi individuare nel sinallagma contrattuale un prestito (né, quindi, una funzione di garanzia). (Anteo Picello) (riproduzione riservata)
L’eventuale stato di crisi in cui versa parte venditrice non rileva se non risulta provata la sproporzione tra prestazione e controprestazione, ovvero tra il prezzo di vendita e il valore del bene ceduto (nel caso di specie, il “cronico stato di bisogno del venditore” è risultato irrilevante in quanto la Corte d’Appello aveva escluso che vi fosse la prova della sproporzione tra il prezzo di vendita e il valore delle quote di S.r.l. cedute). (Anteo Picello) (riproduzione riservata)
Elementi essenziali che individuano una violazione del divieto di patto commissorio, che sono quindi necessari per poter determinare la nullità del relativo patto, sono: (a) la preesistenza del debito e (b) l'alienazione del bene che costituisce la garanzia della somma prestata. (Anteo Picello) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 17 Marzo 2014, n. 6175. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere - Chiusura del fallimento - Effetti processuali - Procedimenti pendenti - Subentro del fallito tornato "in bonis" - Configurabilità - Giudizio di cassazione - Applicabilità del principio - Sussistenza
Procedimento civile - Interruzione del processo - In genere - Chiusura del fallimento - Effetti processuali - Procedimenti pendenti - Subentro del fallito tornato "in bonis" - Configurabilità - Giudizio di cassazione - Applicabilità del principio - Sussistenza.
Nel giudizio di cassazione, così come è consentito al successore a titolo universale di una delle parti già costituite di proseguire il procedimento (atteso che l'applicazione della disciplina di cui all'art. 110 cod. proc. civ. non è espressamente esclusa per il processo di legittimità, né appare incompatibile con le forme proprie dello stesso), a maggior ragione deve ritenersi possibile la prosecuzione del processo iniziato dal curatore fallimentare da parte dell'imprenditore tornato "in bonis", visto che la chiusura del fallimento, pur privando il curatore della capacità di stare in giudizio, non comporta una successione nel processo, bensì il mero riacquisto della capacità processuale in capo al soggetto già dichiarato fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Settembre 2013, n. 21729. Segue...
Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Provvedimento del tribunale sulla ritualità del procedimento ex art. 116 legge fall. - Impugnazione - Legittimazione passiva - Del fallimento - Esclusione - Del curatore - Sussistenza - Fattispecie relativa ad impugnazione mediante ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. .
Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Provvedimento del tribunale ex art. 26 legge fall. sulla ritualità del procedimento ex art. 116 legge fall. - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

References: sentenza 
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 art. 360
 art. 614
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 art. 591
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 Sentenza 
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 art. 360
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 art. 13
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 art. 14
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 art. 360
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 Art. 360
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 art. 58
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 Art. 360
 art. 360
 Art. 360
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 art. 360
 art. 348
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 art. 116
 art. 111
 art. 26
 art. 116
 art. 111