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Timestamp: 2020-06-04 14:51:56+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12586 del 17/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12586 del 17/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 17/06/2016, (ud. 17/02/2016, dep. 17/06/2016), n.12586
M.P.E., C.F. (OMISSIS), elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA CICERONE 49, presso lo studio
dell’avvocato SVEVA BERNARDINI, rappresentata e difesa dagli
avvocati GIUSEPPE RUSSOLILLO KATZAITIS, MICHELE CHIARITO, giusta
FRUSCIO S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale
LOIACONO ROMAGNOLI, che la rappresenta e difende unitamente agli
avvocati SILVIO MORETTI, CLAUDIO LA GIOIA, giusta delega in atti;
M.P.E. C.F. (OMISSIS), elettivamente
avverso la sentenza n. 129/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
depositata il 09/04/2013 R.G.N. 38/13;
udito l’Avvocato ILARIA ROMAGNOLI per delega Avvocato MARIA TERESA
LOIACONO ROMAGNOLI;
1. Col primo motivo del ricorso principale M.P.E. si duole della violazione e falsa applicazione degli artt. 414 e 437 c.p.c., assumendo che la Corte territoriale è incorsa in errore allorquando ha disatteso l’eccezione di inammissibilità dell’appello dp lei sollevata in secondo grado con la memoria di costituzione in relazione al motivo di gravame col quale la datrice di lavoro aveva per la prima volta dedotto l’efficacia interruttiva del rapporto di lavoro scaturita dalle sue dimissioni. In particolare la M. contesta quanto affermato dalla Corte d’appello in merito al fatto che la questione delle dimissioni, sollevata dalla datrice di lavoro per la prima volta in secondo grado, non rappresentava un’eccezione in senso stretto e che la stessa poteva essere trattata a prescindere dalla circostanza della sua mancata proposizione in prime cure.
2. Col secondo motivo la ricorrente principale denunzia il vizio di motivazione, nonchè quello di violazione e falsa applicazione degli artt. 2118, 1334, 1335, 1353, 1354 e 1355 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, dolendosi del fatto che la Corte d’appello, pur avendo chiarito che il contenuto del telegramma contenente le dimissioni era giunto a conoscenza della società Fruscio s.r.l.
3. Col terzo motivo la M. lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 2, come modificato dallalegge n. 108/1990, in quanto la Corte di merito non aveva considerato che il licenziamento da dichiarare inefficace per mancanza della forma scritta presuppone l’esistenza di un regolare rapporto di lavoro che, invece, nella fattispecie era insussistente, dal momento che il rapporto lavorativa) oggetto di causa non era stato mai regolarizzato. Ne sarebbe conseguito, secondo tale assunto difensivo, che la Corte territoriale avrebbe errato ad affermare che sarebbero state le dimissioni la causa dell’interruzione del rapporto, mentre questo, essendosi svolto in nero, non sarebbe neanche esistito sotto il profilo giuridico.
A) Col primo motivo del ricorso incidentale la difesa della società Fruscio s.r.l. deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1387, 1388, 1392, 1394 e 2118 c.c., art. 2697 c.c., comma 1, L. 15 luglio 1966, n. 604, artt. 1 e 2, e art. 115 c.p.c., in quanto contesta quanto affermato dalla Corte territoriale in ordine al fatto che era certo che la G. avesse agito per la Fruscio allorquando, in data 24.9.2008, aveva intimato l’interruzione del rapporto alla M.. Rileva al riguardo la ricorrente incidentale che la Corte di merito aveva omesso di considerare che non vi era allegazione e prova del conferimento con atto scritto da parte della società alla G. del potere di licenziare la dipendente M., per cui la G. non avrebbe potuto comunicare validamente la volontà della Fruscio, seppure in forma orale.
Invero, come questa Corte ha già avuto occasione di chiarire (Cass. Sez. 6 – L, Ordinanza n. 21684 del 19/10/2011), “qualora il lavoratore deduca di essere stato licenziato oralmente e faccia valere in giudizio la inefficacia o invalidità di tale licenziamento, mentre il datore di lavoro deduca la sussistenza di dimissioni del lavoratore, il materiale probatorio deve essere raccolto, da parte del giudice di merito, tenendo conto che, nel quadro della normativa limitativa dei licenziamenti, la prova gravante sul lavoratore è limitata alla sua estromissione dal rapporto, mentre la controdeduzione del datore di lavoro assume la valenza di un’eccezione in senso stretto, il cui onere probatorio ricade sull’eccipiente ai sensi dell’art. 2697 c.c., comma 2” (in senso conf. v. Cass. sez. lav. n. 18087/2007 e n. 610/2015).
Ebbene, tali motivi sono infondati, atteso che la summenzionata deduzione non inficia la validità del ragionamento della Corte per la quale si era avuta la prova dell’iniziale estromissione della lavoratrice ad opera della G., come riferito dalla teste Mi., tanto più che la società Fruscio srl aveva fatto acquiescenza, non impugnandola, alla decisione di rigetto della domanda di manleva nei confronti della G., cioè di colei che in primo grado la difesa della società aveva indicato come reale datrice di lavoro. Quanto al terzo motivo si osserva che lo stesso è infondato, sia perchè la Corte territoriale, nell’esaminare la deposizione della teste Mi., ha chiaramente affermato che quest’ultima aveva fatto riferimento al licenziamento della M. da parte della G., sia perchè non è dimostrata la decisività della circostanza a fronte della considerazione che, al contrario, la Corte di merito ha ritenuto decisive le dimissioni della lavoratrice ai fini della interruzione del rapporto.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 2697
 art. 115
 Cass. sez.