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Timestamp: 2020-05-26 17:28:43+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22876 del 29/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22876 del 29/09/2017
Cassazione civile, sez. trib., 29/09/2017, (ud. 25/05/2017, dep.29/09/2017), n. 22876
sul ricorso 29409-2014 proposto da:
rappresentato e difeso dagli avvocati SABRINA AGRESTI, DOMENICO DI
avverso la sentenza n. 5207/2014 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
25/05/2017 dai Consigliere Dott. FASANO ANNA MARIA.
La società Poggio di Mola impugnava l’avviso di accertamento ICI, emesso dal Comune di Formia, relativo all’anno di imposta 1998, per denuncia infedele, precisando che già dal 1993, anno al quale risaliva la dichiarazione ICI, il fondo era gravato da vincoli di natura amministrativa i quali, di fatto, lo rendevano inedificabile. La CTP disponeva una CTU e, ritenendo la fondatezza della valutazioni del consulente, annullava l’accertamento. Avverso la sentenza proponeva appello il Comune di Formia, che veniva rigettato dalla CTR del Lazio. Il Comune proponeva ricorso per la cassazione della pronuncia, che veniva accolto con sentenza n. 7832 del 2010 per vizio di motivazione, in relazione alle ragioni che avevano indotto i giudici di appello a ritenere preferibile la perizia del CTU, rispetto a quella elaborata dal consulente del Comune, nonchè per vizio di omessa pronuncia sull’eccezione sollevata dal Comune, riguardante il riferimento della CTU all’anno 1993, piuttosto che all’anno 1998, oggetto di accertamento. La società riassumeva il giudizio e il Comune di Formia, originario appellante, si costituiva eccependo anche l’esistenza di un giudicato esterno per similari giudizi, relativi agli anni di imposta 1995, 1996 e 1997. La CTR, con la sentenza in epigrafe, respingeva l’appello del Comune.
Il Comune di Formia propone ricorso, svolgendo tre motivi, per la cassazione della pronuncia. Ha resistito con controricorso la società Poggio di Mola s.r.l..
1. Con il primo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: ” Violazione di legge, per violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5,comma 5, – errata applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992 – violazione art. 132 c.p.c., n. 4 – nullità – mancata motivazione per illogicità manifesta (Cassazione civile, SS.UU., sentenza 22.9.2014, n. 19881)”. Parte ricorrente lamenta l’illogicità della motivazione resa in sentenza, nella parte in cui, facendo applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 10, comma 4, si limita genericamente a riferire che non sono intervenuti fatti modificativi in aumento del valore, ma semmai di decremento dovuto ai vincoli imposti dal Comune, senza dare contezza alcuna dei termini e del modo in cui siffatti vincoli costituirebbero un decremento, e soprattutto senza stimare la misura di siffatto decremento, laddove se la Commissione avesse tenuto in debita considerazione gli analitici elementi richiamati nella perizia dell’arch. P., sarebbe pervenuta ad una pronuncia di legittimità dell’avviso di accertamento.
2. Con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “art. 360 c.p.c., n. 3. Violazione di legge. Violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5 comma 5, nella parte v’è un acritico recepimento della CTU – Violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 – Nullità – Mancata motivazione per motivazione apparente (Cass. civile, SS.UU., sentenza 22.9.2014, n. 19881) art. 360 c.p.c., n. 5, error in iudicando. Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti “. Il ricorrente lamenta che il giudice del rinvio non si è uniformato allo schema vincolante enunciato dalla Cassazione ed è incorso, anche esso, in un vizio di nullità della motivazione per motivazione apparente, in quanto la CTR non ha effettuato una disamina puntuale della consulenza tecnica d’ufficio nè una comparazione rigorosa con quella di parte, come indicata dalla Cassazione. Si duole, altresì, del fatto che la perizia dell’arch. P. è stata ritenuta legittima dalla CTR del Lazio valutando altre annualità, come rilevato dalla difesa del Comune, ponendo una questione di giudicato esterno non valutata dalla Commissione Tributaria Regionale in sede di rinvio.
3. Con il terzo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando in rubrica: “Violazione art. 360 c.p.c., n. 4. Error in procedendo. Nullità della sentenza per omessa pronuncia”, non essendo stato chiarito quali fossero i documenti che il Comune, ad avviso della Commissione, avrebbe dovuto produrre.
4. I motivi di ricorso, da esaminarsi congiuntamente, per ragioni di connessione logica, sono inammissibili ed infondati.
a) Va preliminarmente evidenziato che le argomentazioni sviluppate si palesano, oltre che non corrispondenti al principio di autosufficienza delle diverse censure, come una inammissibile richiesta di revisione del giudizio di congruità formulato dal giudice di merito. Invero, parte ricorrente omette di riportare in ricorso il contenuto della perizia di stima redatta dall’arch. P., nè il contenuto della CTU elaborata in corso di causa, non consentendo alla Corte di verificare se il giudice del merito, nell’assumere la CTU come base per la determinazione del valore del compendio immobiliare in oggetto, abbia fatto riferimento a criteri diversi da quelli tassativamente indicati dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, ai fini della determinazione del valore degli immobili ai fini ICI, come denunciato in ricorso.
b) Invero, parte ricorrente non solo omette di riportare in ricorso il contenuto della perizia di stima redatta dall’arch. P., ma anche il contenuto della CTU elaborata in corso di causa, non consentendo alla Corte di verificare se il giudice del merito, nell’assumere la CTU come base per la determinazione del valore del compendio immobiliare in oggetto, abbia fatto riferimento a criteri diversi da quelli tassativamente indicati dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, ai fini della determinazione del valore degli immobili ai fini ICI, come denunciato in ricorso. Non essendo sufficiente, ai fini della valutazione, che i predetti atti siano riportati in ricorso in forma riassuntiva.
Rigetta il ricorso. Condanna la parte soccombente al rimborso delle spese di lite che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre spese forfetarie nella misura del 15%, ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1 – bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 132
 sentenza 
 art. 10
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 360
 sentenza 
 art. 5
 art. 5
 art. 13
 art. 1
 art. 13