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ANTIRICICLAGGIO Obblighi, responsabilità e sanzioni - PDF
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1 Le Guide professionalità quotidiana ANTIRICICLAGGIO Obblighi, responsabilità e sanzioni a cura di Stefano Loconte Adeguata verifica della clientela e del rischio Segnalazione di operazioni sospette Conservazione e registrazione dei dati Limitazioni all uso del contante Sanzioni penali e amministrative Casi particolari: - Capitali all estero - Società fiduciarie - Profili privacy Schede operative: lo scenario internazionale
2 QUADRO DI SINTESI SOMMARIO L evoluzione della disciplina antiriciclaggio... 3 Lucia Starola - Presidente Commissione Antiriciclaggio Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili OBBLIGHI, RESPONSABILITÀ E SANZIONI Obblighi di adeguata verifica della clientela... 6 Stefano Loconte - Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Marta Anna Belgiovine - Dottore di ricerca in diritto privato, responsabile Centro Studi, Loconte & Partners Obblighi di adeguata verifica del rischio Stefano Loconte- Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Marta Anna Belgiovine - Dottore di ricerca in diritto privato, responsabile Centro Studi, Loconte & Partners Obblighi di segnalazione delle operazioni sospette Stefano Loconte - Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Ernesto Sellitto - Avvocato, Loconte & Partners Obblighi di conservazione e registrazione Stefano Loconte - Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Alessandro Foderà - Dottore commercialista, Loconte & Partners Modalità di assolvimento degli obblighi: tutte le limitazioni Stefano Loconte - Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Fabio Campagna - Dottore commercialista, Loconte & Partners Dualismo del regime sanzionatorio Stefano Loconte - Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Ernesto Sellitto - Avvocato, Loconte & Partners Divieto di trasferimento di denaro contante: il limite di euro Nicola Forte - Dottore commercialista in Roma Divieto di trasferimento di contante: le sanzioni irrogabili Nicola Forte - Dottore commercialista in Roma Responsabilità ed adempimenti degli organi di controllo societario Lucia Starola - Presidente Commissione Antiriciclaggio Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili 1
3 CASI PARTICOLARI Monitoraggio fiscale: dal titolare effettivo al controllante effettivo Massimo Longhi - Amministratore Delegato Arepo Fiduciaria Srl, Gruppo Banca Profilo Società fiduciarie e antiriciclaggio Fabrizio Vedana e Elio Macchia - Unione Fiduciaria Antiriciclaggio e privacy Stefano Loconte - Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Marco Sagliocco - Loconte & Partners Riciclaggio e finanziamento del terrorismo: gli organi preposti al contrasto Stefano Loconte - Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Giuseppe Pintaudi - Loconte & Partners SCHEDE OPERATIVE La normativa antiriciclaggio in Svizzera Starfin S.A - Family Office, Lugano La normativa antiriciclaggio nel Principato di Monaco Laura Toledo - Compliance Officer presso la società di gestione patrimoniale Financial Strategy S.A.M. di Monaco, membro del Consiglio di Amministrazione dell'amco (Association Monégasque des Compliance Officers) La normativa antiriciclaggio in Lussemburgo Carlo Santoiemma - UbiBanca International Lussemburgo 2
4 Quadro di sintesi L evoluzione della disciplina antiriciclaggio Lucia Starola Presidente Commissione Antiriciclaggio Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili A seguito delle nuove Raccomandazioni GAFI del febbraio 2012, la Commissione UE ha adottato la proposta di direttiva che sostituirà la direttiva n. 2005/60/CE, prevedendo che lo Stato membro e i soggetti destinatari identifichino, valutino ed assumano la misure necessarie per mitigare il rischio di riciclaggio ed instaurino politiche, controlli e procedure per gestire il rischio, tenendo aggiornata la sua valutazione. Risale al 1991 (D.L. n. 143/1991, recante Provvedimenti urgenti per limitare l uso del contante e dei titoli al portatore nelle transazioni e prevenire l utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio, convertito in legge con modificazioni dalla legge 5 luglio 1991 n. 197) la prima applicazione della normativa antiriciclaggio in Italia. In essa trovarono corpo importanti disposizioni per la limitazione dell uso dei contanti e dei titoli al portatore, nonché in materia di obblighi di identificazione e di registrazione (obblighi già in precedenza previsti dal D.L. n. 625/1979). La legge costituiva parziale recepimento della direttiva n. 91/308/CEE del 10 giugno 1991 (c.d. I Direttiva antiriciclaggio) e le successive modifiche di tale legge ne integrarono il recepimento. Gli obblighi di identificazione, registrazione e segnalazione di operazioni sospette, essenzialmente rivolti a banche ed intermediari finanziari, più tardi vennero estesi ad altre categorie di operatori (agenzie di affari in mediazioni immobiliari, gestione di case da gioco, recupero di crediti per conto terzi etc.) dal D.Lgs. n. 374/1999. Successivamente, in ambito internazionale si diffuse la consapevolezza che alcune attività professionali si erano rivelate suscettibili di utilizzo a fine di riciclaggio e si giunse alla direttiva n. 97/2011/CE (II Direttiva) che estendeva gli adempimenti ai revisori, contabili esterni e consulenti tributari, notai ed altri liberi professionisti legali. La II Direttiva antiriciclaggio venne recepita in Italia con il D.Lgs. n. 56/2004, con il quale per la prima volta i professionisti vennero coinvolti negli adempimenti di prevenzione del riciclaggio, mentre la definizione di riciclaggio veniva ampliata con altre fattispecie criminose considerate reato presupposto. Da quel momento la produzione normativa, primaria e secondaria, è risultata incessante. Nel febbraio 2006, i DD.MM. n. 141 (successivamente modificato con il D.M. 10 aprile 2007 n. 60 che, tra l altro, ha esteso l applicazione ai soggetti non iscritti ad albi che esercitano attività professionali ed ha escluso le attività di redazione e trasmissione delle dichiarazioni 3
5 fiscali), n. 142 e n. 143 hanno dato attuazione al D.Lgs. n. 56/2004 e segnano l effettiva entrata i vigore degli obblighi in capo ai professionisti; ai decreti ministeriali fa seguito una ponderosa sequenza di istruzioni del soppresso Ufficio Italiano Cambi, in parte tuttora in vigore in quanto applicabili. Contemporaneamente, veniva approvata la direttiva n. 2005/60/CE del 26 ottobre 2005, nota come III Direttiva antiriciclaggio, recepita nel nostro ordinamento con il D.Lgs. n. 231 del 21 novembre Le novità del D.Lgs. n. 231/2007 rispetto alla normativa precedente riguardano in particolare: - una nuova e più ampia definizione di riciclaggio, che riproduce fedelmente quanto disposto dall art. 1, direttiva n. 2005/60/CE, in luogo del precedente richiamo al codice penale; - l adeguata verifica della clientela, attività che sostituisce ed amplia in una dimensione sia oggettiva che temporale, il precedente obbligo di identificazione del cliente; - l approccio basato sul rischio, con il quale devono essere svolti gli adempimenti richiesti; - gli obblighi di individuazione ed identificazione del titolare effettivo. Al D.Lgs. n. 231/2007 venivano poi apportate importanti modifiche con il c.d. decreto correttivo D.Lgs. n. 151/2009. Alla dinamica normativa si è accompagnata in questi anni una copiosa ed incessante emanazione di norme regolamentari, peraltro non ancora completamente esaurite. Tra queste ricordiamo: - l emanazione degli Indici di anomalia per l individuazione delle operazioni sospette (D.M. Giustizia 16 aprile 2010 per i professionisti e revisori, provvedimento Banca d Italia 21 agosto 2010 per gli intermediari finanziari, D.M. Interni 17 febbraio 2011 per gli operatori non finanziari, Provvedimento Banca d Italia 30 gennaio 2013 per i revisori di enti di interesse pubblico); - il provvedimento dell UIF del 4 maggio 2011, contenente le disposizioni per l invio telematico delle segnalazioni di operazioni sospette. Mancano tuttora le disposizioni attuative per le modalità di registrazione che, per i professionisti, devono essere emanate dal Ministero della Giustizia. Da ultimo, il D.Lgs. 19 settembre 2012, n. 169 ha introdotto nella disciplina primaria modifiche in merito alle restituzione dei fondi ai clienti, nel caso di impossibilità di effettuare l adeguata verifica. Non è mancata da parte del UIF, in relazione all evoluzione delle tecniche dei riciclatori, l elaborazione e diffusione di schemi rappresentativi di comportamenti anomali relativi a specifiche casistiche: - imprese in crisi ed usura (24 settembre agosto 2011) - conti dedicati (13 ottobre 2009) - conversione lire in euro (9 novembre 2009) 4
6 - frodi informatiche (phishing) (5 febbraio 2010) - IVA intracomunitaria (15 febbraio 2010) - abuso di finanziamenti pubblici (8 luglio 2010) - attività di leasing (17 gennaio 2011) - attività di factoring (16 marzo 2012) - frodi fiscali internazionali e frodi nella fatturazione (23 aprile 2012) - da ultimo, lo schema relativo all operatività connessa con l anomalo utilizzo dei trust (2 dicembre 2013). Nel frattempo anche il Comando Generale della Guardia di Finanza ha fornito chiarimenti in merito al contenuto degli obblighi antiriciclaggio in capo ai professionisti (circolare n del 19 marzo 2012, emanata dal Comando Generale del Corpo, destinata ai reparti operativi per organizzare i controlli antiriciclaggio sui destinatari della normativa). In quest ultimo biennio i controlli antiriciclaggio da parte della Guardia di Finanza sono diventati molto più frequenti ed incisivi. E la storia continua A seguito delle nuove Raccomandazioni GAFI (febbraio 2012), la Commissione Europea, nel febbraio 2013, ha adottato la Proposta di direttiva che sostituirà la direttiva n. 2005/60/CE. In essa è previsto, tra l altro: - che sia lo Stato membro sia i soggetti destinatari identifichino, valutino ed assumano la misure necessarie per mitigare il rischio di riciclaggio ed instaurino politiche, controlli e procedure per gestire il rischio, tenendo aggiornata la sua valutazione; - di accrescere la chiarezza e la trasparenza delle norme sull obbligo di verifica della clientela, al fine di disporre di miglior conoscenza della clientela stessa e di una miglior comprensione della natura dell attività del cliente; - un meccanismo più chiaro per individuare il titolare effettivo ed una maggiore accessibilità alle informazioni per tale scopo; - l estensione delle disposizioni in materia di persone politicamente esposte anche a quelle nazionali; - l esplicita previsione dei reati fiscali tra i reati gravi presupposto di riciclaggio, con riferimento alla misura della pena. La Proposta di direttiva ribadisce altresì che in sede di recepimento, gli Stati devono tenere in considerazione il principio di proporzionalità (Considerando 18) ed il principio di uniformità di trattamento per i servizi professionali (Considerando 8). È auspicabile che il legislatore italiano se ne faccia carico 5
7 Obblighi, responsabilità e sanzioni Obblighi di adeguata verifica della clientela Stefano Loconte Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Marta Anna Belgiovine Dottore di ricerca in diritto privato, responsabile Centro Studi, Loconte & Partners Nella sua concreta attuazione, il D.Lgs. n. 231/2007 prevede una serie di adempimenti esecutivi a carico del professionista: adempimenti che devono essere conformati, sin dal momento in cui il professionista riceve l incarico, alla tipologia del cliente nonché dalla prestazione professionale da quest ultimo richiesta. Gli adempimenti introdotti dal D.Lgs. n. 231/2007 hanno indubbiamente dato vita ad una procedura particolarmente articolata che non si limita più alla mera verifica dell identità del cliente, bensì prevede anche il monitoraggio costante nel corso della realizzazione dell operazione richiesta. Dunque, l attività di verifica perde il carattere di istantaneità, diventando un articolato iter parallelo all intero svolgimento del rapporto professionale. Ambito applicativo È necessario in primis - ai fini della definizione dell ambito applicativo identificare le nozioni di operazione e di prestazione professionale, così come previste dal art. 1 del decreto. Per prestazione professionale si intende l attività svolta da professionisti e revisori contabili (articoli 12 e 13, D.Lgs. n. 231/2007) che si presume avrà una certa durata; diversamente l operazione consiste in un attività che si realizza mediante una prestazione professionale e che è finalizzata ad un obiettivo di natura finanziaria o patrimoniale. In altre parole, ai fini dell applicazione del disposto normativo, è necessario che la prestazione comporti un equivocabile modifica della situazione patrimoniale o finanziaria del cliente. Detta prestazione ha ad oggetto mezzi di pagamento, beni od utilità di valore indeterminato o indeterminabile o di un valore pari o superiore a euro. Si precisa, altresì, che l insorgere dell obbligo di adeguata verifica scatta qualora il valore dell operazione risulti da un unico atto ovvero da più atti tra loro collegati (c.d. operazione frazionata). In ogni caso, si procede con l adempimento dell obbligo di adeguata verifica, ogniqualvolta vi sia sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo ovvero quando vi siano dubbi relativamente alla veridicità o all adeguatezza dei dati precedentemente reperiti. Non tutte le operazioni di tal valore e/o di tal natura, però, comportano l obbligo di adeguata 6
8 verifica della clientela. Vi sono infatti operazioni, specificamente previste (art. 12 comma 3) che non rientrano nell ambito di applicazione del disposto quali: - la mera attività di redazione e/o trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali (per cui non sussiste l obbligo di verifica e di registrazione della clientela, ma il professionista è comunque obbligato a segnalare l eventuale operazione sospetta) e - gli adempimenti in materia di amministrazione del personale (legge n. 12/1979). Modalità di adempimento Il professionista o il responsabile del procedimento ad esso delegato ha l onere di effettuare l adeguata verifica della clientela ex art. 18, D.Lgs. n. 231/2007. L identificazione deve avvenire in presenza del cliente nel momento in cui è conferito l incarico di svolgere la prestazione professionale ovvero al momento dell esecuzione della stessa. Ebbene, la norma in commento prevede una serie di attività finalizzate a: 1) verificare l identità del cliente mediante carta d identità, passaporto, patente di guida, patente nautica, libretto di pensione, porto d armi, permesso di soggiorno, tessere di riconoscimento rilasciate da un amministrazione dello Stato in corso di validità; 2) identificare il titolare effettivo; 3) monitorare il rapporto nel corso dello svolgimento dell intera prestazione professionale. Detto obbligo che rappresenta la novità rispetto alla precedente disciplina, prevede non solo l acquisizione di tutte le informazioni contestualmente allo svolgimento del rapporto, ma anche la verifica della compatibilità delle informazioni reperite (quindi della conoscenza che il professionista ha del cliente) con la prestazione professionale: quanto precisato limita sensibilmente il campo di conoscenza cui è tenuto il professionista rapportandolo alla sola prestazione richiesta. I dati richiesti sono i dati identificativi intendendo per tali: nome, cognome, luogo e data di nascita, indirizzo, codice fiscale e gli estremi del documento di identificazione. Per soggetti diversi dalla persona fisica sono dati identificativi: la denominazione, la sede legale e la partita IVA. Nel caso in cui il cliente sia una società o un ente, è necessario verificare l esistenza del potere di rappresentanza. L art. 19, lettera b), del decreto in esame, inoltre, specifica che per l identificazione e la verifica del titolare effettivo si impone per le persone giuridiche, i trust e i soggetti giuridici analoghi, l adozione di misure adeguate e commisurate alla situazione di rischio per comprendere struttura di proprietà e controllo del cliente. Ai fini dell identificazione del titolare effettivo, così come espresso nel comma 2 dello stesso articolo, il professionista può far ricorso a pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque contenenti informazioni sui titolai effettivi, chiedere ai propri clienti i dati pertinenti ovvero ottenere le informazioni in altro modo. È bene ricordare che, sulla base del decreto correttivo, il beneficial owner è rappresentato: a) dalla persona fisica per conto della quale è realizzata un operazione o un attività; b) in caso di entità giuridica, dalla persona o dalle persone fisiche che o possiedono o controllano tale identità oppure ne risultano beneficiari. 7
9 In altre parole per titolare effettivo si intende: - in caso di società: a) la persona fisica o le persone fisiche che possiedono o controllano un entità giuridica attraverso il possesso o il controllo diretto o indiretto di una percentuale sufficiente delle partecipazioni al capitale sociale o dei diritti di voto in seno a tale entità giuridica, anche tramite azioni al portatore, purchè non si tratti di una società ammessa alla quotazione su un mercato regolamentato e sottoposta ad obblighi di comunicazione conformi alla normativa comunitaria o a standard internazionali equivalenti; tale criterio si ritiene soddisfatto ove la percentuale corrisponda al 25% più uno di partecipazione al capitale sociale; b) la persona fisica o le persone fisiche che esercitano in altro modo il controllo sulla direzione di un entità giuridica. - in caso di entità giuridiche quali le fondazioni, e di istituti giuridici quali i trust che amministrano e distribuiscono fondi: a) se i futuri beneficiari sono già stati determinati, la persona fisica o le persone fisiche beneficiarie del 25% o più del patrimonio di un entità giuridica; b) se le persone che beneficiano dell entità giuridica non sono ancora state determinate, la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce l entità giuridica; c) la persona fisica o le persone fisiche che esercitano un controllo sul 25% o più del patrimonio di un entità giuridica. Obblighi semplificati In linea generale, è necessario che il professionista effettui una preventiva valutazione, al fine di tarare in maniera adeguata alla situazione concreta la propria attività di verifica. Non solo. Insieme ad un criterio che si appella esclusivamente all intuito del professionista, vi è l art. 25 del decreto antiriciclaggio che delinea, contornando i profili oggettivi dell attività, gli obblighi semplificati di adeguata verifica in presenza di determinate categorie di clienti quali banche, uffici della pubblica amministrazione ovvero per determinate categorie di prodotti quali ad esempio i regimi di pensione obbligatoria o complementare oppure i contratti di assicurazione-vita etc. Obblighi rafforzati Nel caso in cui il cliente non sia fisicamente presente oppure il vi sia il sospetto di un più elevato rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo o, ancora, il professionista si trovi di fronte ad operazioni o prestazioni professionali con persone politicamente esposte residenti in altro Stato comunitario o extracomunitario, è opportuno applicare obblighi rinforzati: - adottando ogni misura adeguata per stabilire l origine del patrimonio e dei fondi impiegati nell operazione; - assicurare un controllo continuo e rafforzato della prestazione professionale. Tale controllo va effettuato con maggiore frequenza e con maggiore rigore. 8
10 Fascicolo cartaceo e fascicolo cliente I professionisti hanno l obbligo di compilare e conservare il registro cartaceo della clientela ove vengono registrati i dati anagrafici del cliente. Questo deve essere numerato progressivamente, siglato in ogni pagina, non deve presentare cancellature e/o errori, deve essere tenuto in maniera ordinata e leggibile senza spazi bianchi e abrasioni. Il fascicolo della clientela va conservato per 10 anni dalla conclusione dell operazione o dalla fine della prestazione professionale continuativa, con l obbligo a carico del professionista di provvedere all aggiornamento ogniqualvolta se ne presenti la necessità. 9
11 Obblighi, responsabilità e sanzioni Obblighi di adeguata verifica del rischio Stefano Loconte Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Marta Anna Belgiovine Dottore di ricerca in diritto privato, responsabile Centro Studi, Loconte & Partners L art. 20 del D.Lgs. n. 231/2007 detta i criteri per valutare il rischio associato al tipo di cliente acquisito e alla prestazione professionale. Il professionista deve essere in grado, sulla base dei dati raccolti, di dimostrare all Autorità di controllo di aver adottato tutte le misure previste dalla normativa di settore. Il relazione al cliente, è necessario che il professionista valuti: a) natura giuridica; b) prevalente attività svolta; c) comportamento tenuto al momento del compimento dell operazione o dell instaurazione della prestazione professionale; d) area geografica di residenza. Con riferimento alla prestazione professionale, il professionista deve valutare: a) tipologia; b) modalità di svolgimento; c) ammontare; d) frequenza delle operazioni e durata della prestazione; e) ragionevolezza in base all attività svolta dal cliente f) area geografica di destinazione del prodotto/oggetto dell operazione. L obbligo di adeguata verifica sulla base del profilo di rischio, anche per la clientela già acquisita, fatta salva la valutazione del rischio presente, deve assolversi al primo contatto utile. La legge impone al professionista una vera e propria attività di screening della clientela sulla base di regole generali, soggettive ed oggettive. Gli step della procedura prevedono una prima valutazione relativa agli elementi connessi al cliente quali la natura giuridica, l attività svolta, il comportamento tenuto all atto del compimento dell operazione. Questi elementi vanno poi associati ad un determinato punteggio in termini di minore/maggiore rischiosità. Successivamente si valutano gli elementi relativi all operazione quali la tipologia, la modalità di svolgimento, l ammontare, la frequenza, la durata, la ragionevolezza, l area geografica di 10
12 destinazione, assegnando a ciascuno degli elementi elencati un determinato punteggio in termini di minore o maggiore intensità. Terminata la valutazione sulla base dei parametri descritti, se il risultato prevede un rischio basso (punteggio da 10 a 30) il professionista dovrà assolvere l obbligo di adeguata verifica secondo modalità ordinarie ed esercitare un controllo costante con periodicità da definirsi caso per caso a seconda delle caratteristiche del cliente e della prestazione professionale, analizzando le transazioni concluse durante la durata del rapporto; verificando che tali transazioni siano compatibili con la conoscenza che ha del proprio cliente e delle attività commerciali che svolge ed aggiornando i documenti, dati o informazioni detenute. Anche nel caso in cui il rischio sia medio (punteggio da 31 a 40), il professionista assolverà l obbligo di adeguata verifica secondo modalità ordinarie. Diversamente, in caso di rischio alto (punteggio da 41 a 50), sul professionista incomberà l obbligo di adeguata verifica secondo modalità rafforzate, esercitando un controllo costante, continuo e rafforzato. In particolare, il professionista avrà l obbligo di analizzare le transazioni concluse durante tutta la durata del rapporto; verificare che tali transazioni siano compatibili con la conoscenza che ha del proprio cliente e aggiornando i documenti e le informazioni detenute. 11
13 Obblighi, responsabilità e sanzioni Obblighi di segnalazione delle operazioni sospette Stefano Loconte Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Ernesto Sellitto Avvocato, Loconte & Partners Intermediari finanziari e altri soggetti obbligati inviano all UIF una segnalazione di operazione sospetta quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell'operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate. Lo scenario normativo avente ad oggetto la disciplina dell antiriciclaggio ha subito, nel tempo, importanti e radicali modifiche; il nostro legislatore ha elaborato, ai fini degli adempimenti amministrativi, una specifica definizione di riciclaggio con il D.Lgs. n. 231 del Lo schema giuridico così costruito attraverso l emanazione del decreto trova la sua massima espressione con l introduzione dell obbligo di segnalazione - a carico degli intermediari finanziari e degli altri soggetti tenuti all osservanza della normativa antiriciclaggio - delle operazioni sospette. L obbligo posto a carico dei soggetti indicati negli articoli 10, comma 2, 11, 12, 13 e 14, D.Lgs. n. 231/2007, di segnalare le cosiddette operazioni sospette rappresenta un punto fondamentale della normativa antiriciclaggio. L art. 41 del decreto stabilisce che tali soggetti debbano inviare alla UIF una segnalazione di operazione sospetta quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell'operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell'attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi a disposizione dei segnalanti, acquisiti nell'ambito dell'attività svolta ovvero a seguito del conferimento di un incarico. È un elemento di sospetto il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante, anche se non in violazione dei limiti di cui all'art. 49, e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a euro. 12
14 In altri termini, a tali soggetti è fatto l obbligo di segnalare alla UIF ogni operazione che per caratteristiche, entità, natura, o per qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell attività svolta dal soggetto cui è riferita, induca a ritenere, in base agli elementi a loro disposizione, che il danaro, i beni o le utilità oggetto delle operazioni medesime possano provenire dai delitti previsti dagli articoli 648-bis e 648-ter c.p., ovvero possano essere impiegate nel compimento dei delitti previsti dagli articoli da 270-bis a 270-quinquies c.p.. È, dunque, possibile affermare che lo strumento più incisivo e di più immediata efficacia per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo è costituito dalla segnalazione di operazioni sospette, che rappresenta la principale manifestazione del principio di collaborazione attiva a cui sono chiamati i soggetti destinatari della normativa. Appare, poi, evidente che l obbligo in questione è del tutto svincolato sia dall ulteriore obbligo di identificazione del cliente che dall obbligo di comunicazione al Ministero dell Economia delle violazioni in materia di limitazione del contante e titoli al portatore previsti dagli articoli 49, 50 e 51 del medesimo decreto. Il riflesso operativo più immediato è, dunque, rappresentato dalla portata dell obbligo di collaborazione attiva in capo alle categorie soggettive coinvolte nel monitoraggio delle operazioni intercorse con la propria clientela. Ciò detto, in presenza del sospetto, sorge l obbligo di inoltro della segnalazione. Si può dire, quindi, che una definizione di riciclaggio si perfeziona ove una certa condotta (occultamento, conversione, trasferimento, dissimulazione, acquisto, detenzione, utilizzazione, etc.) sia posta in essere in relazione a beni che derivano da una generica attività criminosa o dalla partecipazione a tale attività (e ciò in assenza della clausola di riserva prevista in ambito penale: fuori dai casi di concorso nel reato presupposto). Va, poi, evidenziato che le disposizioni in materia non stabiliscono in maniera tassativa il momento nel quale detta segnalazione debba essere effettuata; infatti, il D.Lgs. n. 231/ stabilendo che le segnalazioni sono effettuate senza ritardo, ove possibile prima di eseguire l'operazione, appena il soggetto tenuto alla segnalazione viene a conoscenza degli elementi di sospetto - non individua in modo inequivocabile il momento in cui sorge l obbligo di segnalazione. Il concetto di sospetto Con riferimento al concetto di sospetto, è possibile affermare che tra gli elementi da cui desumere che siano in corso o che siano state compiute operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo vi sono: - le caratteristiche dell'operazione; - l entità dell'operazione; - la natura dell'operazione; 13
15 - la capacità economica e attività svolta dal soggetto cui è riferita. Inoltre, va segnalato che ai sensi dell'ultimo periodo dell art. 41, comma 1, D.Lgs. n. 231/2007, costituisce elemento di sospetto e, come tale, rilevante ai fini della segnalazione dell'operazione all Unità di Informazione Finanziaria: - in generale, il ricorso frequente o ingiustificato ad operazioni in contante, anche se non in violazione dei limiti di cui all'art. 49 (limiti ricondotti al di sotto di euro dall'art. 20, D.L. n. 201/2011); - in particolare, il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a euro. Va, poi, rilevato che al fine di agevolare l'individuazione delle operazioni sospette da parte dei professionisti, la UIF, avvalendosi delle informazioni raccolte nello svolgimento delle proprie attività, elabora e diffonde (come previsto dall art. 41, comma 2, D.Lgs. n. 231) modelli e schemi rappresentativi di comportamenti anomali sul piano economico e finanziario riferibili a possibili attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Casi di esclusione Il legislatore ha individuato (art. 12 del decreto) alcuni casi specifici di esclusione dall obbligo di segnalazione. L esclusione tiene conto da un lato delle caratteristiche del soggetto tenuto, in assenza di tale previsione alla segnalazione, dall altro al tipo di operazione che si va a porre in essere. Infatti l art. 12 citato in primis (comma 1) identifica quali professionisti i soggetti iscritti nell'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e nell'albo dei consulenti del lavoro; ogni altro soggetto che rende i servizi forniti da periti, consulenti e altri soggetti che svolgono in maniera professionale, anche nei confronti dei propri associati o iscritti, attività in materia di contabilità e tributi, ivi compresi associazioni di categoria di imprenditori e commercianti, CAF e patronati; i notai e gli avvocati quando, in nome o per conto dei propri clienti, compiono qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare e quando assistono i propri clienti nella predisposizione o nella realizzazione di operazioni riguardanti: - il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche; - la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni; - l'apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli; - l'organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all'amministrazione di società; - la costituzione, la gestione o l'amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi; ed al successivo comma ha previsto che l'obbligo di segnalazione di operazioni sospette di cui all'art. 41 non si applica ai soggetti indicati nelle lettere a), b) e c) del comma 1 per le informazioni che essi ricevono da un loro cliente o ottengono riguardo allo stesso, nel corso dell'esame della posizione giuridica del loro cliente o dell'espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento giudiziario o in relazione a tale 14
16 procedimento, compresa la consulenza sull'eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso. Detto ciò, va rilevato che non poche problematicità possono sorgere sotto il profilo probatorio; infatti ove il professionista non dovesse segnalare un operazione sospetta dovrà essere in grado di dimostrate che ha discusso con il cliente la possibilità di intentare o evitare un contenzioso. 15
17 Obblighi, responsabilità e sanzioni Obblighi di conservazione e registrazione Stefano Loconte Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Alessandro Foderà Dottore commercialista, Loconte & Partners Gli obblighi di registrazione e conservazione sono finalizzati a consentire l utilizzo dei dati registrati e conservati per indagini aventi ad oggetto eventuali operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, ovvero per analoghe analisi effettuate dalla UIF o da altra Autorità competente. Gli adempimenti di registrazione e conservazione, da parte dei soggetti obbligati, dei dati acquisiti ai fini dello svolgimento delle attività di antiriciclaggio, sono disciplinati dall art. 36 e seguenti, del D.Lgs. n. 231/2007. Se l obbligo di conservazione deriva dalla direttiva comunitaria n. 2005/60/CE che lo disciplina all art. 30, altrettanto non si può dire per l obbligo di registrazione il quale non deriva invece da alcuna statuizione comunitaria. Gli obblighi in analisi sono finalizzati a consentire l utilizzo dei dati registrati e conservati per indagini aventi ad oggetto eventuali operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, ovvero per analoghe analisi effettuate dalla UIF o da altra Autorità competente. Registrazione L art. 36, comma 2, D.Lgs. n. 231/2007 prescrive la registrazione e conservazione, per 10 anni, delle seguenti informazioni: a) con riferimento ai rapporti continuativi ed alle prestazioni professionali: - la data di instaurazione del rapporto; - i dati identificativi del cliente e del titolare effettivo; - le generalità dei soggetti delegati a operare per conto del titolare del rapporto; - il codice del rapporto (ove previsto). b) con riferimento alle operazioni di importo pari o superiore a euro (indipendentemente dal fatto che si tratti di un operazione unica o di più operazioni che appaiono tra di loro collegate per realizzare un operazione frazionata): - la data dell operazione; - la causale; - l importo dell operazione; - la tipologia dell operazione; 16
18 - i mezzi di pagamento utilizzati; - i dati identificativi del soggetto che effettua l operazione; - i dati identificativi del soggetto per conto del quale il cliente opera. Tempistica Per quanto attiene poi alla tempistica della registrazione, l art. 36, comma 3, specifica che la registrazione deve avvenire tempestivamente e, in ogni caso, non oltre il trentesimo giorno successivo al compimento dell operazione, o all apertura, alla variazione e alla chiusura del rapporto continuativo ovvero all accettazione dell incarico professionale, all eventuale conoscenza successiva di ulteriori informazioni, o al termine della prestazione professionale. Si precisa, inoltre, che: - l obbligo di registrazione non trova applicazione nel caso di obblighi semplificati di verifica della clientela (in tale ipotesi, infatti, è sufficiente la raccolta e la conservazione dei documenti che attestano la qualifica del cliente quale soggetto destinatario di verifica semplificata ex art. 25, D.Lgs. n. 231/2007) e che - i dati e le informazioni registrate sono utilizzabili ai fini fiscali secondo le disposizioni vigenti. Modalità Con riferimento alle modalità di registrazione, occorre far riferimento agli articoli 37, 38 e 39 del decreto, che disciplinano rispettivamente: - intermediari finanziari e altri soggetti esercenti attività finanziaria, società di revisione e soggetti offerenti giochi/scommesse/lotterie mediante reti telematiche, - professionisti/revisori contabili, - altri soggetti quali soggetti impegnati nel recupero crediti e nella custodia e trasporto di denaro contante o valori. I primi sono obbligati ad istituire, tenere e gestire (anche mediante un autonomo centro di servizio) un archivio unico informatico, in grado di assicurare la chiarezza, la completezza e l'immediatezza delle informazioni, la loro conservazione secondo criteri uniformi, il mantenimento della storicità delle informazioni, la possibilità di desumere evidenze integrate, la facilità di consultazione (art. 37, comma 2, D.Lgs. n. 231/2007). Vi è comunque la possibilità di contenere i dati identificativi e le altre informazioni relative ai rapporti continuativi, alle prestazioni professionali e alle operazioni, purché sia comunque assicurata la possibilità di trarre, con un'unica interrogazione, informazioni integrate e l'ordine cronologico delle stesse e dei dati (art. 37, comma 6). I secondi saranno tenuti ad istituire (art. 38, commi 1 e 2): - un archivio formato e gestito a mezzo di strumenti informatici, oppure - un registro della clientela a fini antiriciclaggio nel quale conservare i dati identificativi del cliente. In alternativa all archivio formato e gestito a mezzo di strumenti informatici, i professionisti 17
19 potranno istituire il registro (evidentemente cartaceo) della clientela, nel quale conservare i dati identificativi del cliente. Se i professionisti svolgono l attività professionale in studi ubicati in più sedi, potranno di istituire per ciascuna di esse un registro della clientela, il quale deve essere numerato progressivamente e siglato in ogni pagina a cura del soggetto obbligato o di un suo collaboratore delegato per iscritto, con l indicazione alla fine dell ultimo foglio del numero delle pagine di cui è composto il registro e l apposizione della firma delle suddette persone. Il registro deve essere tenuto in maniera ordinata, senza spazi bianchi e abrasioni (art. 38, comma 3). Coloro che istituiranno un registro cartaceo della clientela, dovranno rendere disponibili, entro tre giorni dalla richiesta, i dati e le informazioni registrati secondo le modalità appena viste (art. 38, comma 4). Disposizioni ad hoc sono poi previste per i notai, per i quali l idoneità delle modalità di registrazione dei dati e delle informazioni è assicurata: - dalla tenuta dei repertori in conformità con quanto previsto dalla legge n. 89/1913, dal regolamento 10 settembre 1914, n e successive modificazioni ed integrazioni ; - dalla descrizione dei mezzi di pagamento nelle vendite immobiliari ai sensi dell art. 35, comma 22, D.L. n. 223/2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248/2006. Per quanto riguarda, infine, gli altri soggetti, essi possono utilizzare, per la registrazione, i sistemi informatici di cui sono dotati per lo svolgimento della propria attività elaborandone mensilmente le informazioni ivi contenute (art. 39, comma 1). Conservazione Tutte le informazioni per le quali vige l obbligo di registrazione, devono essere conservate con le seguenti modalità: - per quanto concerne gli obblighi di adeguata verifica del cliente e del titolare effettivo, occorre conservare la copia o i riferimenti dei documenti richiesti, per un periodo di dieci anni dalla fine del rapporto continuativo o della prestazione professionale ; - per attiene alle operazioni, i rapporti continuativi e le prestazioni professionali, è necessario conservare le scritture e le registrazioni, consistenti nei documenti originali o nelle copie aventi analoga efficacia probatoria nei procedimenti giudiziari, per un periodo di dieci anni dall'esecuzione dell'operazione o dalla cessazione del rapporto continuativo o della prestazione professionale. 18
20 Obblighi, responsabilità e sanzioni Modalità di assolvimento degli obblighi: tutte le limitazioni Stefano Loconte Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM Jean Monnet di Casamassima (BA), Avvocato Fabio Campagna Dottore commercialista, Loconte & Partners Lo scopo principale della disciplina antiriciclaggio è di consentire il monitoraggio delle movimentazioni finanziarie al fine di poterne ricostruire, ove necessario, le fonti e gli impieghi. Per raggiungere tale obiettivo il legislatore ha via via penalizzato l utilizzo del denaro contante, favorendo l impiego di canali tracciabili. In questa direzione andava l art. 12, D.L. n. 201/2011, con il quale è stato ridotto da un importo pari o superiore a euro ad un importo pari o superiore a euro il limite indicato nei commi 1, 5, 8, 12 e 13 dell art. 49, D.Lgs. n. 231/2007. Ciò ha comportato: - il divieto di trasferimento di denaro contante (di libretti di deposito, bancari o postali, al portatore o di titoli al portatore) tra soggetti diversi per importi pari o superiori a euro. - l obbligo di indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità negli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a euro; - la facoltà di presentazione di una richiesta scritta all intermediario finanziario laddove il cliente voglia emettere assegni circolari, vaglia cambiari e postali, senza clausola di non trasferibilità, se di importo inferiore a euro; - l impossibilità di detenere libretti di deposito bancari o postali al portatore di valore pari o superiore a euro. La prima norma inerente le limitazioni all uso del contante e dei titoli al portatore è stata introdotta dall art. 49, comma 1, D.Lgs. n. 231/2007. Disposizione, questa, più volte modificata nel corso degli anni, fino a giungere a quella ad oggi stabilita dal D.L. n. 201/2011 (c.d. Salva Italia). Nello specifico, l art. 49 citato, come modificato dall art. 12, comma 1, D.L. n. 201/2011, vieta il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in Euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra 19

References: art. 1
 art. 1
 art. 18
 art. 19
 art. 25
 art. 20
 art. 41
 art. 41
 art. 41
 art. 12
 art. 36
 art. 30
 art. 36
 art. 36
 art. 25
 art. 35
 art. 12
 art. 49
 art. 49
 art. 49
 art. 12