Source: http://www.avvocato-penalista-bologna.it/news/avvocato-penalista-bologna/art-318-c-p-corruzione-per-un-atto-dufficio-il-pubblico-ufficiale-che-per-lesercizio-delle-sue-funzioni-o-dei-suoi-poteri-indebitamente-riceve-per-se-o-per-un-terzo-denaro-o-altra-u/
Timestamp: 2017-11-23 10:56:51+00:00

Document:
Art. 318 c.p. (Corruzione per un atto d'ufficio) Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sè o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a sei anni.
Art. 319-quater. c.p. (Induzione indebita a dare o promettere utilità) Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei a dieci anni.
’ipotesi di pubblico ufficiale “a libro paga del privato” – ha affermato la Corte – ricadeva già nel fuoco della previsione dell’art. 319 c.p., nella versione antecedente la novella rappresentata dalla L. n. 190 del 2012, essendosi infatti stabilito che dinanzi ad una condotta prolungata nel tempo di un pubblico ufficiale il quale, dietro pagamento, vanificava la sua funzione di controllo nell’acquisizione di forniture pubbliche, correttamente il giudice di merito aveva ravvisato una vendita della funzione, nel senso di mercimonio della discrezionalità da parte del soggetto, in luogo di una pluralità di episodi di corruzione uniti in continuazione, derivandone la correttezza della mancata dichiarazione di prescrizione per alcune porzioni della condotta medesima, erroneamente ritenute singoli reati.
DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE – SENTENZA 4 giugno 2014, n.23354 – Pres. Agrò – est. Leo
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE – SENTENZA 4 giugno 2014, n.23354 – Pres. Agrò – est. Leo
0Ritenuto in fatto
E impugnata la sentenza del 28/03/2013 con la quale la Corte d’appello di Venezia ha confermato, in punto di responsabilità dell’imputato e di qualificazione giuridica del fatto, la decisione in data 30/03/2009 del Tribunale di Padova, assunta in esito a giudizio condotto con rito abbreviato.
Poiché la parte più rilevante delle critiche alla decisione impugnata attiene alla qualificazione del fatto come corruzione propria, anziché come delitto punito ex art. 318 cod. pen., è possibile concentrare l’attenzione sul tema delle prestazioni che C. avrebbe promesso a R. , e della conformità ai doveri d’ufficio dei comportamenti tenuti dall’imputato. Questi, del resto, è stato arrestato in flagranza immediatamente dopo aver ricevuto dal citato R. la somma contante di 20.000 Euro, grazie alla segnalazione preventiva che era stata effettuata, in favore della polizia giudiziaria, da un socio dello stesso R. , tale N. . Di conseguenza, l’indebita ricezione di una somma da parte del C. non costituisce oggetto attuale della controversia.
Propone ricorso il Difensore di C. , articolando in otto punti i propri motivi di impugnazione, senza che ciò corrisponda alla proposizione di un egual numero di autonome censure.
Il ricorso è infondato, e va dunque rigettato. Da tale decisione consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Va premesso come la decisione impugnata, che a proposito della ricostruzione del fatto e della relativa qualificazione ha confermato le deliberazioni del Giudice di prime cure, possa e debba essere letta unitamente alla sentenza del Tribunale, che contiene una piana ed argomentata illustrazione dei motivi a sostegno del decisum (tra le molte, Sez. 6, Sentenza n. 28411/13 del 13/11/2012, rv. 256435).
Alla luce di una corretta definizione del thema decidendum si rivela infondata anche la doglianza concernente la mancata ammissione, in sede di rinnovazione dell’istruttoria o quale produzione documentale, del verbale della seduta del consiglio comunale di Villafranca Veneta tenuta l’8/04/2009 (supra, p.3.2. del Ritenuto in fatto).
Sempre alla luce di una corretta definizione della regiudicanda, alcuni dei rilievi sviluppati nel ricorso – si tratti o non di puntuali censure in punto di legittimità – risultano privi di decisività od anche solo di rilevanza.
È infondato anche l’ultimo dei motivi di ricorso.
From Avvocato Penalista Bologna, post Art. 318 c.p. (Corruzione per un atto d’ufficio) Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sè o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a sei anni.
Questo articolo è stato pubblicato in avvocato difesa penale, Avvocato Penalista Bologna e taggato come Art. 318 c.p. (Corruzione per un atto d'ufficio) Il pubblico ufficiale che, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a sei anni., indebitamente riceve, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, per sè o per un terzo il 27 novembre 2016 da Armaroli
← Dei delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica Amministrazione Art. 314. Peculato. RICORSO PER CASSAZIONE PENALE BOLOGNA VICENZA TREVISO AVVOCATO CASSAZIONISTA PENALE →

References: Art. 319
 SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 art. 318
 sentenza 
 Sentenza 
 Art. 318
 Art. 318
 Art. 314