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Timestamp: 2018-02-19 06:09:04+00:00

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Le nuove mafie dell'est europeo in svizzera la "gentile invasione"
Le nuove mafie dell’est europeo in svizzera la “gentile invasione”
Baiguera Altieri Andrea, 16 aprile 2009
Art. ( plur. Artt. ) Articolo
B.V. Bundesverfassung
c.d. ( plur. cc.dd. ) cosiddetto
C.S.I. Comunità degli Stati indipendenti
FED.POL. Polizia federale
L.F. Legge federale
P.C.U.S. Partito comunista dell’ Unione sovietica
S.A.P. Servizio Analisi e Prevenzione
U.R.S.S. Unione sovietica
La criminalità organizzata russa e slavo-balcanica risulta scaturita dallo sgretolamento degli apparati governativi appartenenti, sino alla fine degli Anni Ottanta, all’ ex blocco sovietico. Pertanto, la nuova mafia post-comunista si presenta alla stregua di un fenomeno criminale recente ed ancora in fieri. Tale disordine strutturale ha sino ad ora impedito ogni serio tentativo di qualificazione dottrinaria e, per conseguenza, gli unici Studi attendibili si sostanziano nelle relazioni e nelle statistiche curate dalla Polizia Federale elvetica. In buona sostanza, le cosche malavitose originatesi nell’ Est europeo rappresentano un problema privo di quei noti e centenari codici d’ onore tipici di mafie italiche quali Cosa Nostra, la Camorra campana o la Sacra Corona Unita pugliese.
La nebulosa identità criminologica della malavita slava è tristemente rinvigorita dalle scarse sinergie investigative tra l’ A.G. svizzera e le troppo spesso colluse Istituzioni degli ex Paesi socialisti. In effetti, sotto il mero profilo burocratico e formale, esistono Accordi Bilaterali tra la Confederazione e Stati oppressi dalle nuove mafie, quali p.e. la Slovenia, la Lettonia, la Repubblica Ceca, la Romania, la Macedonia e, specialmente, l’ Albania. Del pari, non si può sottacere la costituzione, negli Anni Novanta, della Middle European Conference , nell’ àmbito della quale il S.A.P. elvetico ( Servizio Analisi e Prevenzione ) promuove una politica criminale finalizzata al costante e sistematico contrasto alla malavita organizzata. Ciononostante, sotto il profilo sostanziale, la scarsa collaborazione concreta fornita dai Paesi slavo-balcanici provoca una devastante discrasia fattuale tra, da un lato, le dichiarazioni formali d’ impegno e, dal lato opposto, la prassi effettiva. A parere di chi scrive, siffatta inerzia affliggente gli Stati dell’ ex blocco sovietico è imputabile all’ attuale assenza, nella cultura sociale di tali Nazioni, di una robusta ripugnanza collettiva verso le mafie. Viceversa, l’ opinione pubblica italiana, a séguito degli omicidi Livatino, Falcone, Borsellino, si è affrancata da un certo torpore buonista, maturando, negli Anni Novanta del Novecento, una consapevole nonché coraggiosa avversione popolare nei confronti della criminalità organizzata.
La summenzionata inconcludenza collaborativa propria degli Stati slavo-balcanici è dimostrata dall’ emblematico esempio delle intercettazioni telefoniche. Ovverosia, il lavoro della Polizia federale elvetica è quotidianamente vanificato di fronte all’ inefficienza lassista delle preposte Autorità russe, ucraine ed albanesi ( FALZONE & MARINELLI 2004 ). Il problema del controllo delle comunicazioni fono-telematiche rappresenta soltanto uno dei molteplici ostacoli empirici inficianti la collaborazione internazionale per la prevenzione e la repressione delle mafie oriunde dell’ Est europeo
Il riciclaggio di denaro costituisce la principale attività della mafia russa operante in Svizzera. Le oceaniche quantità di somme riciclate provocarono, già verso la fine degli Anni Ottanta del Novecento, una grave destabilizzazione dell’ equilibrio macroeconomico nazionale. In particolar modo, la spregiudicata liceità del riciclaggio adulterava i flussi finanziari penalizzando le regole democratiche normalmente preposte per la tutela di una libera e genuina concorrenza commerciale. Poco dopo l’ irreversibile avvio del tramonto dell’ utopia socialista sovietica, il Legislatore federale elvetico dovette arginare il traffico di denaro illecito, reintroducendo una minima decenza deontologica attraverso gli Artt. 305 bis StGB[1] ( Riciclaggio di denaro ) nonché 305 ter StGB[2] ( Carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto di comunicazione ). Giova, tuttavia, rammentare le aspre censure dottrinarie criticanti la sciappa cogenza delle due testé menzionate Norme codicistiche, le quali, secondo il parere di svariati Autori, non hanno recato ad una soluzione drastica e definitiva in tema di transazioni monetarie illegali
Malaugurevolmente, l’ impermeabile sistema svizzero del segreto professionale non consente rilievi statistici nitidi ed incontrovertibili. Ciononostante, la Polizia federale reputa che le somme riciclate ad opera delle organizzazioni criminali russo-balcaniche costituiscono, per la loro grande maggioranza, il provento di peculati per distrazione agìti in danno di Istituzioni dell’ ex apparato sovietico. Inoltre, a decorrere dal 1990, l’ anarchia patrimoniale susseguita al veloce sfacelo dei Governi comunisti ha consentito a numerosi e spregiudicati dirigenti della Pubblica Amministrazione del P.C.U.S. di depistare verso società di capitali elvetiche denari in origine pertinenti ad Istituti di Credito pubblici, privatizzati entro un contesto amministrativo decisamente confuso e scandalosamente oligopolistico. Tale tessuto di corruzione dirigenziale rinviene conferma in taluni episodi di riciclaggio operati, con tecniche assai simili, non solo sulle piazze finanziarie svizzere, ma anche presso intermediari economici statunitensi. In ultima analisi e a prescindere da sottili ed inevitabili imprecisioni numeriche, consta che il 15 % delle Sentenze di condanna per riciclaggio emesse ai sensi del Diritto Penale elvetico ha riguardato, dal 1990 al 1999, persone fisiche recanti nazionalità russa ( CONSIGLIO FEDERALE 08/06/2006 )
Benché statisticamente incompleti, i dati sul riciclaggio perpetrato in Svizzera dalle mafie russe debbono destare un serio allarme criminologico. Sotto il profilo del de jure condito , la L.F. 23/03/1990 ( novellante i già citati Artt. 305 bis e 305 ter StGB ) offre alla Magistratura elvetica strumenti preventivi e repressivi impeccabili dal punto di vista formale. Si potrebbe financo asserire, a livello esegetico, che lo StGB d’ Oltralpe reca le medesime e lungimiranti rationes espresse, in Italia, dai recenti Artt. 648 bis C.P.[3] ( Riciclaggio ) e 648 ter C.P.[4] ( Impiego di denaro o utilità di provenienza illecita ). Tuttavia, sotto il profilo empirico, la Confederazione patisce frequenti antinomie con attinenza al riparto delle competenze cognitivo-processuali tra Organi di rango federale ed Autorità di rango cantonale. Da consimili aporìe trae senz’ altro vantaggio la criminalità organizzata, che elude le previste sanzioni giurisdizionali grazie ad un facile e preordinatamente caotico forum shopping. Viceversa, in Italia, l’ Ordinamento Giudiziario unitario e la struttura altrettanto centripeta della Guardia di Finanza garantiscono una migliore coordinazione investigativa in tema di riciclaggio. Pertanto, il sistema bancario italiano risulta assai meno appetibile per le cosche criminali slavo-balcaniche. Ognimmodo, a parere di chi redige, le suesposte antinomie presenti nella Normazione antiriciclaggio svizzera potrebbero essere efficacemente eluse a mezzo di un maggiormente diffuso utilizzo dei trattati intercantonali ex Art. 48 B.V.[5] ( BAIGUERA 2006 )
Non desta stupore che i gruppi delinquenziali provenienti dall’ ex blocco sovietico dirigano e organizzino traffici prostituivi in territorio elvetico. Del resto, la gestione illegale del meretricio costituisce un aspetto meta temporale tipico di qualsivoglia associazione per delinquere di stampo mafioso. Ciononostante, le spregiudicate e violente bande slave, ucraine e russe sono connotate dall’ id quod plerumque accidit della riduzione in schiavitù delle peripatetiche provenienti dall’ Est europeo. Pertanto, ai sensi del Diritto Penale federale svizzero, la fattispecie contravvenivo-fiscale p. e p. all’ Art. 199 StGB[6] ( Esercizio illecito della prostituzione ) risulta pesantemente aggravata allorquando connessa al reato delittuoso di cui all’ Art. 196 StGB[7] ( Tratta di esseri umani ). Del resto, anche nel contesto giurisdizionale italiano, la Magistratura manifesta criteri di giudizio non severi nei confronti del mero atto prostituivo femminile; viceversa, lo stare decisis giurisprudenziale italiano rimane intransigente e categorico a fronte delle aggravanti codicistiche ex Artt. 537 C.P.[8]( Tratta di donne e di minori commessa all’ estero ) nonché ex Art. 600 C.P.[9] (Riduzione in schiavitù )
L’ accondiscendenza pseudo-progressista nei confronti delle cc.dd. << case di piacere >> merita una radicale condanna. Il meretricio, pur se legalizzato, reca sempre e ovunque allo scaturire di condotte delittuose socialmente assai destabilizzanti. In Svizzera, tanto quanto in Italia, non sono rari matrimoni fittizi contratti dalle prostitute slave al solo fine di acquisire regolare cittadinanza. In addenda, si consideri pure la frequente consumazione di bigamie penalmente rilevanti ai sensi del Diritto di Famiglia occidentale ( Art. 215 StGB[11] nell’ Ordinamento elvetico; Art. 556 C.P.[12] nel Sistema italiano ). Oltretutto, i corollari delittuosi cagionati dallo sfruttamento mafioso della prostituzione non rimangono circoscritti ai soli àmbiti del buon costume o di mitizzati codici d’ onore, bensì consta che la mafia russa introduce e schiavizza, in territorio svizzero, molti minori degli anni diciotto, impiegati a livello prostituivo e pornopedofiliaco[13]
Ognimmodo, è doveroso precisare che i gravi atti distrattivi simbolizzati dal caso Lazarenko costituiscono l’ attività illecita soltanto delle cc.dd. << cupole >> della mafia slava. Ovverosia, consta che le piccole cosche malavitose russe non intrattengono contatti con l’ alta finanza elvetica, bensì si limitano a transazioni monetarie pressoché bagatellari e, per ciò stesso, ordinariamente reprimibili ex Art. 260 ter StGB
Tuttavia, s’ ha da reputare che l’ intreccio tra mafia, politica, corruzione e riciclaggio costituiscono un problema di prevenzione culturale e non solo di nocumento macroeconomico. Ovverosia, l’ opinione pubblica elvetica risulta ancora ben lungi dal riscatto morale operatosi presso le comunità sociali del Meridione italiano. La collettività elvetica non percepisce quanto sia sottile la linea di demarcazione tra, da un lato, lo white-collar-crime e, specularmente, fenomeni organizzati di violenza materiale. Un atto di concussione, un peculato, una turbativa d’ asta recano, sia pure nel lungo periodo, al controllo armato di un’ economia ormai inficiata da sodalizi criminali organizzati. Gli operatori finanziari svizzeri sottovalutano il pericolo della nascita di un anti-Stato disposto a garantire con la violenza i privilegi acquisiti sotto il profilo pecuniario.
In conformità ad ovvie e pleonastiche previsioni, le mafie russe non hanno disdegnato di avviare nonché implementare il traffico illecito di sostanze stupefacenti in Svizzera. Benché sovente zittita da pericolose collusioni transnazionali, l’ A.G. federale di Berna ha acclarato che svariate multinazionali russo-elvetiche fondano la propria esistenza radicandosi in colossali traffici di sostanze d’ abuso. A sua volta, i quantomai redditizi mercati della tossicodipendenza si intersecano con ulteriori flussi di redditi illeciti
Purtroppo, sussiste, in Svizzera, una << prassi liberale >> ( FED.POL. 2000 ) ai sensi della quale il Tribunale Penale federale nonché le Corti cantonali proseguono, ormai da anni, nel sottovalutare l’ incontestabile ed acuta pericolosità psico-fisica connotante l’ ecstasy. Tale lassista stare decisis della Magistratura elvetica si pone in controtendenza rispetto alla << maggior parte degli Stati europei, che stanno inasprendo le pene per il traffico di ecstasy … In tali Paesi, come ad esempio l’ Olanda, l’ ecstasy è annoverata tra le droghe pesanti, in quanto ricerche mediche sembrano confermare che l’ ecstasy possa causare gravi lesioni cerebrali >> ( FED.POL., ibidem ). Anche nel contesto dello spaccio di sostanze tossico voluttuarie, le mafie appartenenti all’ ex blocco sovietico dimostrano una devastante e fors’ anche spregiudicata lungimiranza imprenditoriale. Senza dubbio, la criminalità russa ed ucraina sono la riprova tangibile dell’ inservibilità medico-forense insita nella categoria legale di << droga leggera >>. Nel lungo periodo, l’ MDMA ed i relativi derivati sortiscono psicopatologie gravi ed irreversibili. Le mafie slave, nel prediligere la produzione e lo smercio di ecstasy, palesano di voler delinquere nella totale dimenticanza di qualsivoglia remora umana e di qualsiasi implicito codice d’ onore criminale
piccole cosche, gerenti traffico di armi e stupefacenti nelle periferie metropolitane
gruppi di media entità dediti al riciclaggio
le cc.dd. << cupole >> della mafia russa. Queste ultime gestiscono corruzione di esponenti politici elvetici, contatti con l’ alta finanza svizzera e grandi transazioni di denaro proveniente da peculati
In conclusione, giova affermare che le nuove mafie post-sovietiche costituiscono un camaleonte sociale. Le cosche organizzate dell’ Est europeo esternano parvenze buoniste; ciononostante, esse perseguono, nel lungo periodo, una violenta egemonia del territorio. ACKERMANN ( 1998 ) comprese e censurò la dispercezione, in Svizzera, del potere destabilizzante intrinseco in tutte le associazioni per delinquere di stampo mafioso. Del resto, la drammatica esperienza calabro-sicula costituisce il conclamato riscontro storico di come non sussista, nella quotidiana realtà, alcun <> [ reato astrattamente pericoloso, ndr ] ( ACKERMANN, ibidem ); in tal senso, anche STEGMANN ( 2004 )
A differenza di quanto accaduto in Italia dopo gli efferati omicidi di tre noti Magistrati siculi, purtroppo, in Svizzera, si sottovaluta il potenziale eversivo delle nuove mafie. A parere di chi redige, la malavita slavo-balcanica insediatasi in Svizzera non tarderà a garantire i propri privilegi economici a mezzo di atti criminali violenti, estorsioni, regolamenti di conti, omicidi. Come nel caso del Meridione italiano, sussiste un labile confine tra le cortesie dei colletti bianchi e le violenze a mano armata. Entro siffatta ottica, rimangono insostituibili le risorse educative della Chiesa e della Pubblica Istruzione. Alla debolezza del Diritto sopperisca la forza morale delle coscienze
[10] leggesi: << Istituto Nazionale di Previdenza Sociale >>
[13] << nell’ àmbito delle attività criminali provenienti dalla Russia e da altri Stati dell’ Unione Sovietica … le condanne per reati sessuali commessi su bambini negli Anni Novanta sono aumentate … Anche le condanne per reati sessuali commessi su bambini in relazione alla pornografia hanno registrato un forte aumento … Allarmante è l’ aumento di condanne registrate per pornografia infantile >> ( FED.POL. 1999 )
[14] Art. 190 StGB – Violenza carnale: Chiunque costringe una persona di sesso femminile a subire la congiunzione carnale, segnatamente usando minaccia o violenza, esercitando pressioni psicologiche su di lei o rendendola inetta a resistere, è punito con la reclusione sino a dieci anni. Se l’ autore è il coniuge della vittima e vive in comunione di vita con lei, la violenza carnale è punita solo a querela di parte. Il diritto di querela si estingue trascorsi sei mesi. L’ Articolo 28 capoverso 4 non è applicabile

References: Art. 48
 Art. 199
 Art. 196
 Art. 600
 Art. 215
 Art. 556
 Art. 260
 Art. 190
 Articolo 28