Source: https://www.cial-onlus.com/kenya/
Timestamp: 2020-07-14 02:12:35+00:00

Document:
KENYA - CIAL onlus
Il Kenya (in swahili Jamuhuri ya Kenya) è una Repubblica presidenziale dell’Africa orientale, confinante a nord con Etiopia e Sudan del Sud, a sud con la Tanzania, a ovest con l’Uganda, a nord-est con la Somalia e bagnato ad est dall’oceano Indiano. Nairobi ne è la capitale e la città più grande. Gli abitanti del paese sono detti kenioti o keniani.
Lingue ufficiali: Inglese, Swahili.
Indipendenza dal Regno Unito: 12 dicembre 1963
Popolazione: 40.512.682 ab. (2012) – Densità: 74 ab./km²
KENYA – ASSOCIAZIONE “CAMP GARBA” ONLUS
(Tentativo di stesura di uno Statuto da proporre alla Commissione Diocesana, in modo che i nostri Benefattori possano usufruire delle detrazioni d’imposta)
Articolo 1 – denominazione e sede – È costituita l’Associazione Diocesana “Camp Garba” Onlus con sede legale in Piazza Municipio, 1 c/o Curia Vescovile 09016 IGLESIAS (CA)
Articolo 2 – scopo dell’associazione – L’Associazione Diocesana “Camp Garba” Onlus si propone lo scopo di cooperare allo sviluppo culturale, sanitario ed ambientale del territorio dove è situata la Missione di Camp Garba in Kenya. L’area, si trova nel centro-nord del Kenya, e precisamente nel distretto di Isiolo, alle porte del deserto del Marsabit. È abitata prevalentemente dalla tribù Turkana. L’associazione è indipendente da qualsiasi schieramento politico, culturalmente aperta a tutte le persone. Senza distinzione di sesso, razza, cultura e religione, purché queste abbiano una motivazione che condivida l’impegno di solidarietà per il cambiamento degli attuali rapporti tra nord e sud. L’associazione non persegue fini di lucro e si obbliga a destinare ogni provento ai fini istituzionali di cui sopra. Tra le iniziative e le attività dell’associazione rientrano: a) Adozione a distanza dei bambini e dei ragazzi (Scuola Materna – Elementare – Media), indirizzata prevalentemente a quanti vivono una situazione di disagio; b) la realizzazione di progetti a medio e breve periodo che abbiano come oggetto: la progettazione, la fornitura e la costruzione di impianti e di infrastrutture: asili – scuole – dispensari – pozzi per l’acqua potabile c) la realizzazione di microprogetti, mediante una cooperazione decentrata che coinvolga i beneficiari nella decisione del processo di sviluppo al fine di incoraggiare le idee locali e favorire la collaborazione con l’impiego di risorse delle popolazioni locali; d) interventi straordinari destinati a fronteggiare casi di calamità e situazioni di denutrizione o di gravi carenze igienico-sanitarie. L’associazione intende svolgere tali compiti in collaborazione con le componenti sociali e amministrative presenti nel Sulcis Iglesiente, in particolare con la Diocesi di Iglesias e con la Regione Autonoma della Sardegna, nonché con gli Enti aventi finalità analoghe in Italia e all’estero. L’associazione potrà avvalersi della collaborazione di professionisti, enti, organismi, società, istituti di ricerca, anche stipulando accordi e convenzioni.
Articolo 3 – adesione – L’adesione all’associazione comporta l’accettazione integrale e senza riserve del presente statuto. Chiunque intenda aderire all’associazione deve presentare richiesta scritta al consiglio direttivo. Il consiglio direttivo si esprime sulla domanda con decisione non motivata ed inappellabile.
Articolo 4 – quota di iscrizione – L’ammontare della quota di iscrizione annua è fissato dal consiglio direttivo all’inizio del proprio mandato. Questo importo rimarrà invariato per l’intera durata in carica del consiglio direttivo stesso.
Articolo 5 – simpatizzanti dell’associazione – Un rilevante contributo all’opera e all’attività dell’associazione viene apportato dai simpatizzanti. Sono simpatizzanti tutti coloro che, condividendo pienamente gli scopi dell’associazione e le modalità attraverso cui essa opera, si impegnano a fornire ogni anno un contributo finanziario o di collaborazione, per favorirne fattivamente lo sviluppo e contribuire alle attività da essa svolte. Essi verranno periodicamente tenuti al corrente della vita e dello svolgimento delle attività dell’associazione.
Articolo 6 – organi dell’associazione – Sono organi dell’associazione: l’assemblea dei soci; il consiglio direttivo; il presidente; i revisori dei conti.
Articolo 7 – assemblea dei soci – Ogni socio ha diritto ad un voto e non può rappresentare, per delega, più di un socio. La delega più essere conferita soltanto ad un altro socio. L’assemblea è presieduta dal presidente del consiglio direttivo o, in sua assenza, dal vicepresidente; l’assemblea definisce gli indirizzi operativi dell’associazione e delibera i programmi di attività; approva il bilancio relativo all’esercizio chiuso al 31 dicembre di ogni anno. L’assemblea, sia ordinaria che straordinaria, è convocata dal consiglio direttivo. L’assemblea ordinaria è convocata almeno una volta all’anno, entro il 31 marzo, per l’approvazione del bilancio. L’assemblea è inoltre convocata tutte le volte che se ne ravvisi la necessità, ovvero su richiesta del collegio dei revisori dei conti, della maggioranza dei componenti del consiglio direttivo o di almeno un terzo dei soci. L’assemblea è convocata per lettera contenente l’indicazione del giorno, del luogo e dell’ora dell’adunanza e l’elenco delle materie da trattare, da inviarsi almeno dieci giorni prima della data della seduta. L’assemblea straordinaria delibera sulle modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto, sullo scioglimento dell’associazione, la liquidazione e la devoluzione del patrimonio sociale, sulla nomina e poteri dei liquidatori. Per modificare l’atto costitutivo e lo statuto occorrono la presenza di almeno tre quarti dei soci e il voto favorevole della maggioranza dei presenti. Per deliberare lo scioglimento dell’associazione e la devoluzione del patrimonio, occorre il voto favorevole di almeno tre quarti dei soci. Le deliberazioni dell’assemblea risultano da verbale sottoscritto dal presidente e dal segretario. Le funzioni di segretario sono svolte da un notaio ovvero da un associato scelto dal presidente.
Articolo 8 – consiglio direttivo – L’amministrazione dell’associazione è affidata ad un consiglio direttivo, composto da non meno di cinque membri, nominati direttamente dal Vescovo diocesano di Iglesias. I componenti del consiglio direttivo durano in carica cinque anni e possono essere rieletti. Il consiglio direttivo ha il potere di compiere ogni operazione direttamente o indirettamente tesa al raggiungimento degli scopi associativi, ad eccezione di quanto viene espressamente riservato ad altri organi. In particolare il consiglio direttivo provvede a: a) eleggere tra i propri membri il presidente; b) predisporre le proposte di programmi di attività; c) redigere il bilancio al 31 dicembre di ogni anno da sottoporre all’approvazione dell’assemblea entro il 31 marzo successivo. Il consiglio direttivo è convocato e presieduto da presidente o, in caso di assenza o di impedimento, da chi lo sostituisce a norma del successivo Articolo 9. La convocazione è effettuata mediante lettera spedita almeno cinque giorni prima oppure mediante comunicazione telefonica effettuata almeno ventiquattro ore prima. Il consiglio direttivo si riunisce su convocazione del presidente e ogniqualvolta venga fatta richiesta da un terzo dei consiglieri o dal collegio dei revisori dei conti. Le delibere del consiglio sono validamente adottate a maggioranza assoluta, con la presenza della maggioranza dei componenti in carica. In caso di parità prevale il voto del presidente. Se nel corso dell’esercizio vengono a mancare uno o più consiglieri, gli altri provvedono a sostituirli con deliberazione approvata dall’ordinario diocesano. I consiglieri così nominati restano in carica fino alla prossima assemblea, che potrà eventualmente confermarli.
Articolo 9 – presidente dell’associazione – Il presidente del consiglio direttivo è presidente dell’associazione. La rappresentanza legale dell’associazione è conferita al presidente e al vicepresidente disgiuntamente. In caso di assenza o di impedimento del presidente, le sue funzioni sono assunte dal vice-presidente; in caso di assenza o impedimento anche di quest’ultimo, dal membro più anziano del consiglio stesso.
Articolo 10 – revisori dei conti – Il collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi e uno supplente, estranei all’associazione. Componenti e il presidente del collegio dei revisori dei conti sono nominati dal Vescovo diocesano, durano in carica tre anni e possono essere rieletti. Essi possono presenziare, senza diritto di voto, alle sedute del direttivo. I revisori dovranno accertare le regolare tenuta della contabilità, redigeranno una relazione al bilancio annuale, potranno accertare la consistenza di cassa e l’esistenza dei valori e di titoli di proprietà sociale e potranno procedere in qualsiasi momento, anche individualmente, ad atti di ispezione e di controllo.
Articolo 11 – patrimonio e finanziamento – Il patrimonio è costituito: a) dai beni mobili ed immobili che diventeranno proprietà dell’associazione; b) da eventuali fondi di riserva costituito con le eccedenze del bilancio; c) da eventuali erogazioni, donazioni e lasciti. Le entrate dell’associazione sono costituite: a) dalle quote sociali; b) dal ricavato dall’organizzazione di manifestazioni o partecipazione ad esse; c) da ogni altra entrata che concorra ad incrementare l’attivo sociale. L’assemblea potr‡ determinare prestazioni a carico dei soci, salvo il diritto del socio dissenziente di recedere dall’associazione.
Articolo 12 – recesso ed esclusione dall’associazione – Ogni socio puù recedere in qualsiasi momento dall’associazione mediante comunicazione scritta al presidente. Il consiglio direttivo può proporre all’assemblea l’esclusione di un socio nei seguenti casi: a) qualora questi si sottragga all’adempimento di determinate funzioni od obblighi liberamente assunti nei confronti dell’associazione; b) qualora per due anni di seguito non abbia versato il contributo annuo; c) qualora il suo comportamento, accertato in maniera chiara e inequivocabile, sia manifestamente contrario ai principi che regolano l’associazione e ne ledano il prestigio e la coesione. L’assemblea delibera sull’esclusione del socio con le maggioranze prescritte dall’art. 21, primo comma, del codice civile. Ai soci che comunque abbiano cessato di appartenere all’associazione non spetta alcun diritto a nessun titolo sul fondo comune.
Articolo 13 – scioglimento e liquidazione – Lo scioglimento dell’associazione è deliberato dal Vescovo diocesano, su proposta dell’assemblea, che determina le modalità della liquidazione e nomina un liquidatore. Il fondo comune non potrà in nessun caso essere ripartito tra i soci. Dovrà essere devoluto a titolo gratuito a persone, enti o associazioni con attività o fini analoghi a quelli dell’associazione, oppure ad istituzioni di assistenza e beneficenza.
Articolo 14 – controversie – Qualsiasi controversia tra l’associazione e i soci oppure tra i soci sarà rimessa al giudizio di un collegio arbitrale composto da tre membri nominati dal Vescovo. Il collegio arbitrale giudicherà ex bono et aequo senza formalità di procedura ed il suo giudizio sarà vincolante per le parti.
Articolo 15 – norme di rinvio alle leggi vigenti – Per quanto non espressamente stabilito nel presente statuto si fa esplicito riferimento alle leggi vigenti.
Iglesias – Curia Vescovile – 5 Aprile 2004
Kenya – la diocesi di Isiolo
Alcuni anni fa il vescovo di Isiolo Mons. Luigi Locati, ha fatto visita alla nostra Comunità di Sant’Anna Arresi.
Il suo amore al Vicariato Apostolico di Isiolo, alla Chiesa e alla Missione universale l’ha immediatamente dimostrato durante l’omelia e gli incontri tenuti in quei giorni con gli amici e con i benefattori della Missione di Camp Garba.
Informato che in parrocchia vi erano una cinquantina di famiglie che avevano adottato a distanza altrettanti bambini di Camp Garba, disse: “ Bene, cari benefattori! Sono felice! Ma a fianco di Camp Garba, gli altri bambini muoiono di fame!”
Nello stesso incontro, informato dal nostro parroco che la Diocesi di Iglesias aveva inviato quell’anno a Camp Garba (piccola missione del Vicariato Apostolico di Isiolo) oltre 200.000 euro, meravigliato esclamò: “Davvero? E’ più del fatturato della mia diocesi!
Ma perché con tutti quei soldi non adottate a distanza l’intera diocesi di Isiolo?”
Perchè non “adottiamo a distanza”tutti i bambini della diocesi di Isiolo?
Padre Moses Muchiri, parroco di Kambi ya Juu – Vicariato Apostolico di Isiolo – è venuto a visitarci a Sant’Anna Arresi ed è stato ospite dell’Associazione dal 26 dicembre 2005al 1° gennaio 2006. Nel raccontarci il dramma del suo vescovo, assassinato da un gruppo di mercenari guidati dal parroco di Kambi ya Juu, suo predecessore, ci ha descritto anche il dramma della sua Parrocchia e dei suoi bambini. La Chiesa di Kambi ya Juu, saputo che il loro parroco era colui che aveva complottato per assassinare il Vescovo, si è dispersa! E’ come un gregge umiliato, senza pastore! Così pure gli 84 bambini dell’asilo parrocchiale, precedentemente adottati dagli amici di Vercelli – amici del vescovo assassinato – ora sono completamente abbandonati! Il vescovo era il loro unico intermediario!
Ora dal cielo è l’unico loro protettore!
Padre Moses ci ha pregato: “Aiutatemi almeno a mandare avanti l’asilo parrocchiale! Datemi una mano, adottando almeno metà dei bambini dell’ asilo di Kambi ya Juu!
Perchè non “adottiamo a distanza” i bambini dell’asilo di Kambi Ya Juu Diocesi di Isiolo in Kenya?
Isiolo: un amore senza confini
Lettera di Padre Silvanus Iloka Kizito dal Distretto di Isiolo – Kenya 7 ottobre 2006
Cari Amici di Sant’Anna Arresi, CarissimaWilma,
grazie per esservi aperti alle nostre necessità e sofferenze! Sapevamo della grande generosità dei cristiani della vostra diocesi, manifestata da anni a favore della Missione di Camp Garba, per la quale eravamo perfino gelosi di tanta predilezione! Ora invece siamo davvero felici per la decisione di adottare anche le Missioni di Kambi ya Juu, Kiwanjani, Oldonyiro e Garbatulla, tutte della Diocesi di Isiolo. L’adozione di 25 bambini è sufficiente per sostenere le spese dell’intera classe, composta generalmente da oltre 40 bambini.
Sono sicuro che la vostra imminente visita in Sicilia porterà molti benefici per i bambini di Isiolo. A Palermo, Agrigento e soprattutto a Favara (AG) troverete tanti Amici, insuperabili per accoglienza, bontà e generosità.
Vi mando una foto pregandovi di pubblicarla. Nella foto c’è una mucca il cui vitellino è morto appena nato, e un capretto la cui mamma è morta dopo averlo partorito. Come potete vedere, il capretto sta succhiando il latte dalla mucca senza alcun problema nonostante le loro differenze biologiche e le loro abitudini.
Io ho paragonato la nostra amicizia a quella della mucca e del capretto, perché anche tra noi, nonostante le differenze geografiche e razziali, l’amicizia può essere forte e solida!
Un vivo ringraziamento a tutti ed un abbraccio.
Fr. Silvanus
Lettera di risposta da parte del presidente dell’Associazione 31 ottobre 2006
Carissimo Padre Silvanus,
grazie per la foto e per la simpatica riflessione. Sono appena rientrata dalla Sicilia dove davvero ho incontrato gente stupenda! I tuoi amici, l’hai detto,sono diventati nostri meravigliosi amici e, ti giuro, non potevo neppure lontanamente immaginare una simile accoglienza!Colgo l’occasione per ringraziarli tutti, quelli di Favara, Villaggio Mosè, Agrigento, Palermo e Catania per l’accoglienza “fraterna” e il grande sostegno missionario che li ha visti impegnati in una sorta di catena meravigliosa, quella i cui anelli possono essere tenuti saldi solo da chi è capace di amare il fratello che ha bisogno.
La nostra Associazione vuole vivere queste Parole: “E Gesù, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me”! Il nostro impegno non vuole essere solamente “umanitario”, per quanto importante esso sia.
L’aspetto sociale della nostra Associazione è una conseguenza del nostro cammino spirituale! Siamo felici anche noi, chiamati ad essere collaboratori e operai nella grande vigna del Signore, se riusciamo ad essere strumenti di gioia per tanti bambini del distretto di Isiolo e di altre periferie del mondo.
Wilma Fulgheri
Isiolo: lettere dai vescovi del Kenya
Dopo l’America Latina, il Kenya occupa un posto di primissimo piano nel cuore della nostra Associazione, per gli interventi di solidarietà a favore dei bambini tramite le adozioni a distanza. In Kenya l’Associazione opera in quattro diverse zone del Paese, relative alle diocesi di Mombasa, Kakamega, Meru e al Vicariato Apostolico di Isiolo. Soprattutto nel distretto di Isiolo si concentrano i nostri progetti a favore dei bambini del deserto del Marsabit, nomadi, poverissimi e bisognosi di aiuto di ogni genere. In questo distretto collaboriamo con le Comunità di Kiwanjani, Kamp ya Juu, Modogashe e Garbatulla. Siamo in attesa della lettera del vescovo di Isiolo per un nostro intervento anche a Kinna. Nella diocesi di Kakamega cooperiamo da alcuni anni per sostenere le scuole materne di Bulimbo. A Mombasa, sulla costa di fronte all’oceano indiano, il nostro intervento è relativo al villaggio di Kinango, mentre nella diocesi di Meru, situata al centro-nord del Paese, la solidarietà dei benefattori della nostra associazione è a favore dei bambini dell’asilo parrocchiale di Nthambiro (Maua). La nostra piccola Associazione, tramite l’impegno e la generosità dei suoi benefattori, solo in questo Paese africano, opera in 8 “centri”, tutti affollati di bambini, di poveri , di sofferenti. Ci piacerebbe poter ogni giorno riaffermare che in comunione con Dio e con l’Umanità, lavoriamo per costruire “l’universale civiltà dell’amore, come servizio all’uomo, con un’attenzione preferenziale agli ultimi”.
(Catechismo degli Adulti “La Verità vi farà liberi” n° 281) Nthambiro: minuscolo villaggio della diocesi di Meru.
E’ una piccola parrocchia di recente formazione. Copre un’area di circa 20 km quadrati confinante con la cittadina di Maua da una parte e il Meru National Park dall’altra. La Parrocchia ha una popolazione di circa 5.000 abitanti. Area rurale semi arida e depressa dove agricoltura e pastorizia sono le principali attività socio-economiche. Dovuto anche alle naturali condizioni climatiche l’area è completamente sottosviluppata. Manca delle indispensabili infrastrutture come strade, ponti, acqua potabile, elettricità, per non parlare poi di centri medici o di scuole decenti. Le famiglie sono al 70 per cento povere e non possono permettersi di provvedere alle necessità di base dei loro figli con particolare riferimento alla loro istruzione ed educazione scolastica. Dal punto di vista sanitario, a rendere drammatica la situazione ci ha pensato l’A.I.D.S. diffusa un po’ dovunque, che ha lasciato troppi bambini orfani di entrambi i genitori e abbandonati senza che alcuno si prenda cura di loro. Per questi bambini che non hanno voce hanno parlato e scritto alla nostra Associazione il parroco della parrocchia St. Peter di Nthambiro, padre Julius Mwongera che ha costruito una scuola per dare inizio al progetto “St. Peter Child Care Programme” e il Vescovo di Meru Mons. Salesius Mugambi che ci raccomanda di assistere i bambini di questo villaggio: “Please help us help these children” Vi chiediamo umilmente di aiutarci per poter aiutare questi bambini! L’Associazione “Cooperazione Internazionale America Latina Onlus” ha accolto le richieste pervenute nel mese di settembre 2007 ed ha iniziato le pratiche necessarie per provvedere alle “Adozioni a distanza” dei bambini di Nthambiro. Ringraziamo i genitori adottivi e tutti i benefattori per il sostegno che inviano frutto di sacrificio e di grande amore. Pubblichiamo alcune foto relative a questo progetto di solidarietà.
Niente parole… solo un grande sorriso!
Alla scuola speciale dei bambini sordomuti di Kilifi
Il 18 febbraio scorso, per tutti sembrerà un giorno normale, uguale agli altri giorni, tutto tranquillo! Non così per i bambini della Scuola speciale di Kilifi, tutti sordomuti! Per loro è un giorno davvero speciale! Hanno un incontro con il padre Silvano, inviato dal Vescovo di Mombasa a parlar loro degli amici benefattori della Sardegna e della Sicilia che sostengono i loro studi e si impegnano ad aiutarli nelle loro quotidiane difficoltà! Il sole brillava già alto nel cielo e i bambini aspettavano guardando fuori con ansia dalle finestre, quando padre Silvano parcheggiava la sua vettura all’ombra degli alberi di mango. Il giardino della scuola era splendido, tutto in fiore, come una festa di risurrezione! E i bambini, il vero giardino della scuola, mi accolgono esprimendo tutta la gioia possibile. Mi colpisce solo il sorriso di questi angeli che non hanno avuto il dono né di sentire né di parlare! Il sentimento fortissimo del loro cuore lo sanno comunque comunicare senza ombra di dubbio: Quanto amore negli loro occhi, nel sorriso fresco e raggiante della loro primavera! Questo amore e questo sorriso lo voglio girare ai Benefattori tutti che con il loro sostegno stanno aiutando i bambini sordomuti di Kilifi! Ricordiamo in particolare gli Amici di Sant’Anna Arresi e di tutto il Sulcis-Iglesiente, gli amici sparsi in tutta la Sardegna. Della Sicilia, ricordo in particolare gli amici di Favara, Agrigento, Palermo con tutto il suo interland. Voi avete ridato fiducia ai nostri bambini! Ora la vita li sorride e promette loro un futuro pieno di speranza! Ogni giorno facciamo esperienza, nella nostra vita di Missionari, di tante persone che bussano alla nostra porta, persone che parlano, che chiedono, che implorano, talvolta persone che urlano e che piangono! Con questi bambini è una esperienza unica: non parlano, non chiedono, non implorano, non urlano! Hanno solo un sorriso, pieno d’amore! I loro occhi lacerano il cuore! Vi invito a perseverare alla Scuola della condivisione e della solidarietà. Per adottare un bambino sordomuto di Kilifi o anche solamente per inviare un contributo, potete rivolgervi all’Associazione Cooperazione Internazionale America Latina Onlus, come già fate! Io posso attestare che la vostra offerta arriva qui e che gli amici di questa Associazione Onlus amano davvero i nostri bambini!
Padre Silvanus Iloka Kizito
(Kilifi – Mombasa)
Athi Catholic Parish
Il mio nome è padre Simon Kithinji. Sono il parroco di Athi, area molto vasta della diocesi di Meru che si estende dalle colline del Nyambene fino a Mukothima, nel distretto del Tharaka. Nella parte occidentale la parrocchia confina col parco nazionale del Meru, sul Monte Kenya! Io sono nato il 12 febbraio 1962 e ordinato prete il 20 giugno 1993. La parrocchia di Athi è dedicata a San Tomaso, l’apostolo che dopo la risurrezione di Gesù svolge il suo ministero in India, ed è conosciuto come l’apostolo che “ha dubitato”! La parrocchia di San Thomas in Athi è stata canonicamente eretta il 13 dicembre del 2000, nella festa di santa Lucia, ed io sono il primo e, finora, l’unico parroco di questa meravigliosa Comunità. La popolazione conta circa 30.000 persone, con una percentuale molto alta di disoccupati e di poveri. Chi ha un campo o anche un fazzoletto di terra coltiva un’erba chiamata Miràa, una specie di droga che viene portata a Nairobi per essere venduta. E’ più redditizio coltivare questa droga che spegne gli stimoli della fame, che coltivare il granoturco o il tè. Alcuni allevano bestiame, in particolare capre, essendo la vegetazione arida per molti mesi durante l’anno. Il 13 dicembre 2010 abbiamo solennemente celebrato il 10° anniversario della fondazione della parrocchia con la partecipazione del vescovo Mons. Salesius Mugambi. E’ stata una grande festa con la presenza dei cristiani provenienti dai dieci villaggi dove abbiamo costruito le cappelle (Prayer houses), vere “Case di preghiera” dove i Catechisti presiedono la Liturgia della Parola e la catechesi domenicale, quando il sacerdote non può essere presente! La Parrocchia ha una scuola elementare chiamata “St.Thomas the apostle primary School” e una Scuola speciale per bambini fisicamente e mentalmente disabili. Purtroppo una percentuale abbastanza alta di bambini non frequenta la scuola: i genitori non possono pagare la retta scolastica e preferiscono mandare i loro figli a coltivare il Miràa. Come potete vedere dalla foto che allego, i bambini sono contenti di frequentare, di studiare e di vestire l’uniforme della scuola, abbandonando gli umili vestiti che indossano a casa, e si augurano che con il vostro aiuto possano conseguire una buona educazione scolastica.
Padre Simon Kithinji
Nthambiro St. Peter’s
Cari Amici e Benefattori, chi vi scrive è padre Julius Mwongera, parroco di Nthambiro! Innanzitutto ricevete i saluti più affettuosi dei nostri bambini. Sono i bambini dei SS. Apostoli Pietro e Andrea, ai quali è dedicata la Parrocchia di Nthambiro, piccolo villaggio del distretto di Meru. La parrocchia si trova nella parte meridionale del Parco Nazionale del Meru, che significa che siamo immersi nella foresta del Monte Kenya! Siamo proprio sull’Equatore. C’è un caldo soffocante. Non piove da quattro mesi e tutto è secco. Le coltivazioni di granoturco, tè, cipolle, patate e verdure sono andate male, e la nostra gente deve percorrere molti chilometri per rifornirsi d’acqua… dopo aver preso in affitto un asino! Per questo motivo, la nostra popolazione sta attraversando un bruttissimo momento. C’è una fame (nera) e non bastano i pochi scellini che il governo elargisce in situazioni drammatiche come questa. La Scuola parrocchiale, tra scuola materna ed elementare, conta oltre 600 bambini! Quando il cibo è abbondante i bambini frequentano tutti…, mentre quando il cibo è razionato, molti bambini non frequentano affatto. Secondo la tradizione degli antenati Meru, la cultura e l’istruzione non sono importanti, soprattutto per le bambine e le ragazze che non dovrebbero studiare… ma rimanere a casa! Il loro unico dovere è – secondo questa usanza – prepararsi al matrimonio e poi preoccuparsi del marito e dei bambini. Per questo motivo, le bambine quando raggiungono i 9 o i 10 anni, vengono “circoncise” e poi date in sposa! Questa tradizione, proibita ufficialmente dalle leggi ma di fatto consentita e accettata, è davvero crudele oltre che inumana! Per questo impediamo alle allieve che corrono questo rischio di andare a casa per il mese di vacanza, e programmiamo corsi “estivi” o di recupero, pur di evitare loro questa mutilazione e queste sofferenze! Ma non è facile andare contro corrente! I maschietti invece godono di tanti privilegi, e anche da grandi nessun lavoro pesante toccherà loro in sorte. I lavori più umilianti e più pesanti spetteranno sempre alle ragazze e alle donne, che di fatto sono ancora schiave in una società che, almeno sulla carta, la schiavitù l’ha abolita da tempo!
Fr. Julius Mwongera
Grave emergenza umanitaria a Camp Garba.
I missionari fanno appello alla solidarietà del Sulcis
Il 1° luglio 2012 il settimanale diocesano “Sulcis Iglesiente Oggi” informava i suoi lettori della feroce lotta tribale in atto nel territorio della nostra Missione diocesana di Camp Garba, e contemporaneamente lanciava un appello ai cristiani e non cristiani della diocesi di Iglesias per venire incontro ai circa 3000 profughi rifugiati all’interno della missione.
La situazione era drammatica! Occorreva tutto: cibo, acqua, medicinali, coperte. L’emergenza umanitaria trova la sua causa nella lotta tribale tra i Borana (mussulmani) e i Turkana (cristiani). E’ una lotta che è presente da sempre nel nord del Kenya, spesso invisibile ai distratti, perché è come il fuoco sotto la cenere, ma talora esplode con più violenza e sangue.
Circa 3000 profughi si sono riversati all’interno della Missione di Camp Garba, che ha circa 20 ettari di terreno, chiedendo aiuto e rifugio ai Missionari. Altri son riusciti ad accamparsi in ricoveri di fortuna, in piena savana, con il pericolo degli animali feroci, ma soprattutto col rischio di cadere in mano di coloro che armati di fucili e di kalashnikov mettevano fuoco alle case dei poveri Turkana costringendoli a scappare e a cercare rifugio altrove.
Tante case sono andate distrutte e decine di persone sono state uccise perché non volevano abbandonare le loro proprietà, lasciandole in balia di quanti erano stati armati dai Somali. Molti Somali ancora oggi rivendicano questo territorio, mettendo i confini proprio ad Isiolo! Considerandolo di loro proprietà, i Somali si servono dei Borana per liberare il territorio dai “cristiani”!
Devo confessare che ero a Camp Garba in quei giorni di marzo, ospite della Missione proprio durante questa terribile emergenza, e ricordo di aver passato una notte insonne, mentre fuori infuriava la battaglia. La mattina ho partecipato col parroco di Camp Garba padre Simon Wambua ad un incontro, presenti alcuni capi politici scortati da militari armati di mitra! L’incontro si è risolto nel giro di 15 minuti, con la promessa che il Governo avrebbe inviato l’esercito per mettere a tacere la violenza e respingere gli invasori.
Isiolo è circondata dai barracks, cioè da accampamenti di militari, ma nessuno si è mosso per venire in soccorso dei Turkana.
Anche la polizia ha paura di avvicinarsi alle zone calde, ben sapendo che dietro queste lotte tribali ci sono i Somali con le loro rivendicazioni e le loro armi.
Al rientro in Italia dopo una sosta in Etiopia, abbiamo fatto conoscere la tragedia che si avvicinava a Camp Garba e il sangue che cominciava a scorrere attorno alla chiesacapanna dedicata al santo vescovo africano Antioco, e ancor più attorno alla cattedrale dedicata alla memoria del vescovo sardo Sant’Eusebio, patrono dei cristiani di Isiolo. Abbiamo anche invitato tutti alla preghiera e alla solidarietà, e come anche la nostra Chiesa diocesana ci suggeriva, abbiamo inviato un nostro contributo per venire incontro alle sofferenze dei piccoli e dei loro genitori.
Suor Lucy Thuo dal St. Joseph Bura Orphanage
E’ più di anno che tento di comunicare con Voi, ma nessuno mai risponde al telefono….! Ora il padre Silvanus Kizito mi ha dato il vostro indirizzo elettronico… Sono suor Lucy Thuo, responsabile dell’Orfanotrofio San Giuseppe di Bura, diocesi di Mombasa. Prima era gestito direttamente dalla Diocesi; ora il vescovo Mons. Boniface Lele ha affidato la struttura per l’infanzia alla nostra Comunità religiosa. Ho saputo che la vostra Associazione aiuta i bambini sordomuti di Kilifi ed ho visto che in passato avete aiutato anche i bambini orfani di Bura! Che meraviglia avervi trovato! Ho studiato a Roma quasi due anni, per cui posso comunicare sia in swahili che in inglese e un poco anche in italiano. Con il contributo di euro 3.000 ricevuto lo scorso anno abbiamo riempito lo “store” cioè il magazzino della cucina, di ogni ben di Dio, comprato le divise nuove per i nostri bambini, pagato tutte le rette scolastiche, e con quanto ci è avanzato abbiamo comprato una bella mucca per il latte!
Dal giorno in cui abbiamo avuto quel vostro generoso contributo ( Il Signore vi benedica…!) non abbiamo ricevuto più nessun aiuto…….da nessuno! Ecco il perché oggi busso alla vostra porta…. per chiedervi se potete venire in nostro aiuto! Colgo questa occasione per invitarvi a visitare il nostro orfanotrofio di Bura ed anche la nostra Casa-Madre di Mombasa.
Per tutto quello che state facendo per la Chiesa e per i poveri, Dio vi benedica!
Sr. Lucy Thuo
Una giornata con i bambini sordomuti di Kilifi
L’adozione a distanza dei bambini è il primo obiettivo della nostra Associazione. Essa permette anche ai bambini più poveri e sfortunati di poter accedere alle Scuole pubbliche o private e quindi consentire a tutti il diritto all’istruzione. Il nostro viaggio in Kenya, nel giugno 2013, aveva come scopo principale l’incontro con i bambini adottati, dall’oceano Indiano al deserto del Marsabit. Abbiamo dedicato ai bambini della diocesi di Mombasa l’11 giugno, ospiti per due notti delle Suore del Sacro Cuore, nel quartiere periferico di Likoni. A due passi dal mare, le umili suore ci hanno offerto un’ospitalità meravigliosa con il canto del mare, lungo tutta la notte, a ricordarci l’infinito e perseverante amore di Dio per le sue creature. Di mattina partiamo presto perché ci aspetta il ferry-boat, un traghetto pieno all’inverosimile, e poi il traffico inimmaginabile con il suo caos di odori e di rumori.
A metà mattinata arriviamo a Kilifi, cittadina che si trova a metà strada tra Mombasa e Malindi, e cerchiamo subito, immersa nella foresta, la nostra “Scuola speciale”.
I ragazzi sono tutti a lezione e noi veniamo ricevuti dal preside, il prof. Eric Salim Muramba. Il colloquio verte sui 192 alunni, tutti disabili, provenienti da ogni parte del Kenya, che la scuola accoglie dall’età di 6 anni e che sforna in età matura, inserendoli nella società degli adulti con un mestiere e una professionalità specifica. 95 sono maschietti, 97 sono femminucce. I problemi più piccoli in questa scuola diventano grandi, ma la bontà e l’intelligenza davvero speciale di questi bambini eliminano anche le più grandi difficoltà. E’ stato commovente partecipare a una “loro” messa, con un “interprete” accanto all’altare, e un’altra “docente” a lato del coro per spiegare con il linguaggio dei segni i canti e le preghiere!!! La nostra Associazione ha preso a cuore la storia di questi bambini e non vuole abbandonarli. Se i nostri benefattori continueranno a sostenerci, sono certo che le molte “differenze” e le molte “ingiustizie” presto scompariranno
Adottare un “giovane” che si prepara al sacerdozio?
I seminaristi del Seminario Minore di Isiolo, nell’anno 2013 sono 201. Tutti frequentano le Scuole Superiori. La loro età va dai 14 ai 18 anni. Solo dopo aver superato l’esame statale di maturità (KCSE – Kenya Certificate of Secondary Examination) potranno accedere agli Studi teologici o a qualsiasi altra facoltà. Il vescovo diocesano è Mons. Antony Ireri Mwkobo, missionario della Consolata, e in ogni nostra visita ci ha sempre invitato alla preghiera per le Vocazioni e all’aiuto dei giovani che hanno manifestato il desiderio di consacrarsi al servizio della Chiesa e dei fratelli più bisognosi. Il Seminario è dedicato al “Sacro Cuore di Gesù” e il rettore è padre Moses Muchiri, anche lui missionario in terra kenyota, proveniente dalla diocesi di Nyeri.
Nel nostro ultimo viaggio in Kenya (9-17 giugno 2013) il rettore ci ha pregato di accettare l’ospitalità del Seminario. Abbiamo così avuto modo di incontrare per la prima volta i quattro seminaristi adottati dalla nostra Associazione. Avremmo preferito non conoscerli e non incontrarli, ora che sono ancora in cammino, per sentirli sommamente liberi nelle loro scelte…! Ma il rettore ci ha garantito che il nostro aiuto economico non gli impedirà di “spedirli a casa” qualora lo ritenesse suo dovere, e non sarà neppure determinante per la scelta dei ragazzi che rimarrà libera e autonoma se dovessero capire che la loro chiamata non è per il ministero sacerdotale.
I giovani studenti del Seminario Minore di Isiolo, adottati dalla nostra Associazione sono: Ronny Munene (4° anno), Charles Karamisi (4° anno), Stephen Muriuki (2° anno), Wilson Muteithia (1° anno).
Già in passato avevamo fatto questa esperienza, quando ero responsabile del Centro Missionario di Iglesias e Padre Peter Samal, ora parroco a Kinna, è una meravigliosa realtà!
Sostenere a distanza un giovane seminarista di Isiolo costa euro 40 al mese, che oltre al vitto e all’alloggio, comprendono tutte le spese per il materiale didattico, le spese mediche o ospedaliere e le assicurazioni nei vari sports, resi obbligatori dal governo del Kenya per tutte le Scuole !
13 Maggio 2013: Don Franco e la Madonna di Fatima
Il 13 maggio 2013 rimarrà per don Franco Crabu, una giornata difficile da dimenticare.
Don Franco è un sacerdote della diocesi di Cagliari, missionario Fidei donum, parroco nella parrocchia “Cristo Re” nella cittadina di Nanyuki in Kenya. Don Franco è da 25 anni “missionario” in terra africana e nostro carissimo amico non solo per gli studi teologici compiuti seduti nello stesso banco, ma anche per aver annunciato entrambi la Parola di Dio alla grande Comunità di Nanyuki, cittadina seduta alle pendici del Monte Kenya, sulla linea immaginaria dell’Equatore. Era l’anno 1989 quando don Franco studiava ancora il “swahili” mentre io preparavo i bagagli per il mio definitivo rientro in Italia.
Il 13 maggio 2013, dicevo, sembrava un giorno come gli altri, (fatto soprattutto di accoglienza e di ascolto) ed invece, quando il vespro stava per muovere i primi passi, una sorpresa di grazia e di sofferenza è sopraggiunta per don Franco! Erano circa le 17.30 quando Emmanuel Wachira, figlio di Justus catechista di Nyariginu, entra nella casa della Missione dove don Franco stava ultimando il suo lavoro al computer. Emmanuel era un giovane “di casa” nella Missione, un amico aiutato spesso e volentieri nel corso degli studi. Aveva anche trascorso alcuni anni nel seminario di Nyeri, studiando filosofia e teologia. Era poi uscito, rimanendo però vicino alla Chiesa e sempre amico fraterno di don Franco.
Don Franco lo accoglie dicendogli: “Che bella sorpresa vederti…. spengo il computer e ci prendiamo un tè assieme…”! E’ stato un attimo. Mentre don Franco chiudeva il computer per riportarlo in camera, Emmanuel tira fuori un martello colpendo ripetutamente alla testa don Franco che cadeva a terra in una pozza di sangue. La Madonna di Fatima volle che una ragazza di nome Mercy (Misericordia) fosse in canonica in quel momento, e le sue urla siano state di aiuto per il missionario, accelerando la fuga di Emmanuel prima di completare l’opera! Quando arrivano i due poliziotti, si prendono cura subito del ferito e trasportano don Franco al Cottige Hospital di Nanyuki. Solo il giorno dopo, su richiesta del vescovo di Nyeri, don Franco viene portato al Mathari Hospital di Nyeri per visite e radiografie. Al rientro a Nanyuki, don Franco viene ricoverato ancora per 4-5 giorni all’Huruma Hospital di Nanyuki, tenuto dalle Felicians Sisters, e qui accade un fatto meraviglioso! Emmanuel, dopo aver commesso il fatto, si è dato alla latitanza ed era ricercato dalla polizia. Avendo saputo che don Franco era ricoverato a Nanyuki, di nascosto entra all’Huruma Hospital e si introduce nella stanza del missionario ferito. Appena don Franco si accorge della sua presenza, lo chiama e lo invita ad avvicinarsi: “Vieni Emmanuel, vieni dammi la mano… io ti ho già perdonato!” Emmanuel si avvicina e stringe la mano di padre Franco.
Don Franco lo attira a sé e lo abbraccia. Emmanuel comincia a piangere a dirotto senza dire neppure una parola! Nel frattempo, qualcuno aveva riconosciuto l’ospite che si era introdotto nella camera di don Franco ed aveva avvisato la polizia locale. Arrivati all’ospedale, i poliziotti hanno deliberatamente voluto attendere alla porta della stanza che il colloquio tra i due finisse.
Solo all’uscita la polizia che aveva sentito “del dono sincero del perdono” che don Franco aveva offerto al suo aggressore, mette le manette al giovane portandolo alla prigione di Nanyuki. La Madonna di Fatima, quel giorno di maggio, ha avuto Misericordia sia di don Franco salvato da morte sicura, sia del suo aggressore, perdonato dalla testimonianza d’amore del missionario.
Lettera da Kichakasimba
Padre Silvano ci scrive dal Kenya Carissimo don Pietro e Amici tutti della Parrocchia di Sant’Anna Arresi
É stato per me un piacere immenso trascorrere il mese di luglio con tutti voi, sia spiritualmente, partecipando alle solenni celebrazioni in onore della Patrona, sia per tutti gli altri momenti di fraternità e di festa vissuti con le vostre famiglie. La giornata a Sant’Anna Arresi iniziava sempre presto e spesso, quando ancora non era luce uscivo per l’allenamento quotidiano per smaltire, in parte, le altrettanto solenni “cene”, frutto della generosità e del gran cuore della gente di Sardegna! Non posso neanche dimenticare di cantare le lodi del mare stupendo e cristallino di Portopineddu! Anche il mare è stato xdiano e mi è servito non solo a conoscerlo ma soprattutto ad amarlo: Non si può non amare quel meraviglioso mare di Sant’Anna Arresi! Non c’è paragone in ogni altro angolo del mondo!
E poi, al rientro in Casa parrocchiale la bella doccia, l’acqua fresca e abbondante….
Oramai son passate due settimane e mi sembra già un sogno! Qui nella mia parrocchia di Kichakasimba, 30 km a sud di Mombasa, zona periferica della grande Diocesi, manca tutta la bellezza che ho appena raccontato. Qui niente acqua! Ogni giorno è necessario studiare come risolvere questo serio problema della mancanza di acqua! Ogni giorno correre al fiume con 7 – 8 bidoni per portare l’acqua a casa! Vivere senz’acqua non è cosa semplice; è la nostra realtà che ogni giorno dobbiamo affrontare con i bambini e i ragazzi delle famiglie che abitano vicino alla Chiesa…! E’ la nostra passeggiata quotidiana, eccetto quando il Signore ci manda la pioggia!
Quando studiavo ancora a Roma per il dottorato in Diritto Canonico e trascorrevo le vacanze un po’ in Sicilia e un po’ a Sant’Anna Arresi, ricordo che “collaboravo” sempre al progetto “Un Pozzo per la Vita”, che consisteva nell’impegno di dare un bicchiere d’acqua ad un asilo, ad una scuola, ad un villaggio! L’impegno di costruire un “pozzo” per una Comunità della Sierra Leone – ricordo di averlo annunciato tante volte in varie parrocchie di Cagliari, ma anche di Palermo, Agrigento, Favara – sembrava una proposta, una realtà molto lontana, che non mi toccasse, dato che la mia vita in quegli anni era più europea e poco africana!
Ora capisco e lo sperimento ogni giorno sulla mia pelle, cosa significa vivere quotidianamente senza acqua potabile…! Solo quando piove, sento la difficoltà dell’abbondanza di acqua, perché durante la notte devo spostare il letto più volte da un parte all’altra della stanza, a meno ché non decida di dormire con l’ombrello! Cari amici della Parrocchia, del Comune di Sant’Anna Arresi, dell’Associazione Cooperazione Internazionale America Latina Onlus, oggi il progetto “Un Pozzo per la Vita” lo sentiamo più che mai un progetto utile e necessario, per noi e per la nostra gente. Se davvero vogliamo aiutare la nostra gente a cambiare vita, l’acqua dà inizio ad una vera rivoluzione, non solo per l’igiene, ma anche per le piccole costruzioni e per tutte le necessità della vita quotidiana. Questo “bene” è una cosa meravigliosa che può dare un sorriso ai nostri bambini e a tutta la nostra Comunità.
Caro don Pietro, vogliamo rivolgere questa desiderio del nostro cuore a te, innanzitutto, a Wilma la presidente dell’Associazione Cooperazione Internazionale e a tutti i cari amici della parrocchia: a Paolo il nostro Sindaco, a Luigi, il nostro caro organista, Tullio, Mauro della “Perla”, Peter Kowollick e la moglie Karin, Piero Concas e Beppe Domeniconi, oltre agli amici sacerdoti di Masainas e Giba. Dateci una mano per realizzare questo progetto meraviglioso: un bicchiere d’acqua fresca per migliorare la vita dei nostri bambini! Grazie per l’amicizia e per la solidarietà! Costruiamo insieme un mondo d’amore!
Mombasa 19 agosto 2013
Iloka padre Silvanus
L’asilo parrocchiale di Kichakasimba. Padre Silvanus Iloka Kizito, il missionario che più volte ci ha fatto visita a Sant’Anna Arresi, inviandoci questa foto, ci ricorda il bisogno estremo che hanno i suoi bambini del nostro aiuto. E non solo… ci ha ricordato anche che la promessa di finanziargli il pozzo è rimasta solo una bella promessa! Noi ci scusiamo con lui e con tutta la sua Comunità, promettendogli che certamente ci impegneremo con tutte le nostre forze e il progetto “Un pozzo per la vita” lo realizzeremo con l’aiuto dei nostri benefattori entro l’anno 2015. Da parte sua, padre Silvanus ci ha assicurato che nel prossimo mese di luglio 2015 sarà con noi, in Sardegna, per ringraziare e dare la sua testimonianza ai tanti benefattori che hanno adottato i bambini del Kenya, specialmente agli amici di Sant’Anna Arresi, Cagliari, Selargius, Elmas e di tutto il Sulcis!
Monsignor Luigi Locati
Sono passati 10 anni dal giorno in cui Mons. Luigi Locati, vescovo del Vicariato Apostolico di Isiolo, è stato barbaramente ucciso. Per quanti l’hanno conosciuto e amato sembra ancora un sogno!
Don Luigi era nato a Vinzaglio (Vercelli) il 23 luglio 1928 e partì missionario “fidei donum” nei primi anni ‘60. Aveva 33 anni quando approdò in Kenya nella grande diocesi di Meru. Il vescovo di Meru Mons. Lawrence Bensone lo mandò dapprima come collaboratore nella Missione di Tigania, così da avere tutto il tempo per studiare il kiswahili, e successivamente – nel 1964 – lo inviò ad Isiolo col compito di iniziare in quell’area remota “una nuova Missione”!
Qui costruì innumerevoli scuole perché il suo motto era “Evangelizzare attraverso l’educazione e la formazione dei ragazzi”.
Il 15 dicembre 1995 fu nominato da San Giovanni Paolo, primo Vicario Apostolico del Vicariato di Isiolo e il 4 febbraio 1996 fu consacrato vescovo.
Egli servì il Signore e la Chiesa di Isiolo fedelmente e con grande passione fino al giorno della sua morte avvenuta per mano di alcuni criminali che, a sangue freddo, lo uccisero il 14 luglio 2005. Il Vescovo, quel giorno, verso le ore 20 usciva dal Centro Pastorale Diocesano al termine della sua ultima cena. Un gruppo di mercenari capeggiati da padre Peter Marley, sacerdote della sua stessa diocesi, lo aggredì a colpi di fucile, colpendolo in più parti del corpo, proprio mentre varcava il cancello della residenza vescovile.
Il suo corpo venne sepolto il 20 luglio con tutti gli onori, alla presenza di tutti i vescovi e dell’intero Governo del Kenya oltre all’immensa folla giunta da ogni parte della nazione! Il suo corpo riposa nella cripta della sua Cattedrale dedicata a Sant’Eusebio di Vercelli.
Il suo spirito vive ancora e molti lo ricordano con infinito affetto. Chiunque ancora oggi passa nel territorio di Isiolo, può notare, nelle opere da lui realizzate, lo sviluppo sociale e la crescita della Chiesa.
La Missione di Camp Garba è uno di questi segni lasciati dal vescovo nel territorio dei poveri Turkana. Ma… al di là di tutto, il vescovo Luigi Locati ha scritto una pagina meravigliosa nella storia della Chiesa e nel cuore di quanti – come noi – lo hanno incontrato e amato.
Padre Moses Muchiri
(Rettore del Seminario Minore di Isiolo)
Lettera da Modogashe
La Missione di Modogashe appartiene alla diocesi di Isiolo e dista appena 150 km da Garissa dove è avvenuta – il 15 marzo 2015 – la strage di 148 giovani universitari
Sono padre John Mwangi, parroco della parrocchia di Modogashe, dedicata a San Francesco Saverio. Sono felice di essere parroco di una parrocchia “unica” al mondo: parroco senza un cristiano! Tutte le famiglie e tutti gli abitanti di Modogashe sono musulmani. Solo alcuni insegnanti sono cristiani, insieme ad altri occasionali operai, dipendenti dello Stato, che provengono da altre regioni del Kenya.
Eppure sono felice di essere qui, da oltre 6 anni. Non sono più giovane, perché ho superato già i 52 anni. Sono felice di testimoniare la mia fede in Gesù Cristo, col silenzio e la Carità verso tutti.
Pochi mesi fa nella cittadina di Garissa, che dista poco di 150 km da Modogashe, quattro ragazzi, al grido di “Allah è grande” hanno compiuto una strage, massacrando 148 ragazzi e deportando in Somalia un numero considerevole di studenti per “convertirli” e addestrarli alla lotta fino al sacrificio della loro vita. Anche dalla scuola “Isiolo Boys Secondary” nel corso del 2014 sono scomparsi 26 studenti. I genitori, tutti musulmani, sono disperati e protestando ogni giorni davanti al cancello della scuola. Credono – a ragione – che i loro figli siano stati deportati poco volontariamente in Somalia, per affiliarli all’esercito della morte. Nessuno di loro risponde più al cellulare. Solo un ragazzo, localizzato da Safaricom in Somalia, ha risposto alla chiamata del padre, per dirgli di considerarlo “morto”, perché la sua vita era ormai consacrata al martirio per Allah!
Carissimo don Pietro, non comprendiamo come si possa, in nome di Dio, uccidere e compiere stragi di innocenti….! Ma la nostra testimonianza silenziosa – qui a Modogashe – continua. Non abbiamo paura di rimanere qui e di perseverare nell’Amore, come Gesù ci ha insegnato. Per testimoniare la Carità abbiamo bisogno anche del tuo aiuto! Con affetto,
Padre John Mwangi
Visita alla Missione di Camp Garba
Anche nel nostro ultimo viaggio in Kenya (16-26 giugno 2015) abbiamo messo, come un punto fermo, la visita alla Missione di Camp Garba, 65ma parrocchia della nostra Diocesi di Iglesias. Due volte abbiamo fatto tappa alla missione turkana di Camp Garba, per lungo tempo “amministrata spiritualmente” dai sacerdoti “fidei donum” della nostra diocesi. Il 24 giugno siamo stati anche invitati a pranzo. Oggi il parroco è padre Fredrick Ndirangu, nato a Nyahururu nel 1970, sacerdote dell’Istituto Missioni della Consolata, fondato dal Beato Giuseppe Alamanno. Padre Fredrick è parroco dal dicembre 2014.
“Molte difficoltà – ci racconta – sono sopraggiunte in questi ultimi anni…! I bambini adottati dai tanti benefattori della diocesi di Iglesias, sono cresciuti e frequentano ora le scuole superiori. La retta scolastica è più che raddoppiata e il costo annuo per un ragazzo delle Superiori si aggira sui 600-700 euro!!!
Una volta finita la scuola materna (3 anni) e il corso delle Elementari e Medie (8 anni), non è più possibile seguirli né tanto meno finanziarli”.
Padre Fredrick chiede aiuto alla diocesi di Iglesias e a tutti i benefattori della Missione di Camp Garba, invitandoli a non scoraggiarsi e a perseverare nell’aiuto dei bambini che frequentano la Missione, anche se i bambini da loro adottati sono ormai grandicelli e sono in cammino per le strade del mondo….!
Quel poco che possiamo fare, noi come Associazione “Cooperazione Internazionale America Latina” è di promettergli un piccolo contributo annuo per i “bambini di oggi” e rendere noto ai nostri benefattori le coordinate bancarie dell’Ufficio Missionario di Iglesias: Banca Intesa San Paolo Spa – Carbonia, Intestato a Diocesi di Iglesias – Missione Camp Garba. IBAN: IT 04 X 03069 43851 100000002210. Utilizzando invece i bollettini del conto corrente postale, il numero è: 22350094 sempre intestato a Diocesi di Iglesias – Missione di Camp Garba
La laurea di Peter Evans Ngari
Proprio il giorno del nostro rientro in Italia (26.06.2015) si laureava in Business and Information Tecnology” Peter Evan Ngari, un giovane originario del distretto del Laikipia, sostenuto nei suoi studi dalla nostra Associazione fin dall’inizio delle Scuole Secondarie. Ha conseguito il titolo presso l’Università Cattolica di Strathmore in Nairobi. Peter Evans ha ora 23 anni e mezzo e sogna di poter intraprendere una brillante carriera, confidando nelle sue capacità e forte anche del titolo di studio conseguito.
Con queste parole, inviateci la sera della sua laurea, ringrazia la nostra Associazione:
“All thanks to Your Association!”. Il mio grazie alla vostra Associazione! L’università di Strathmore è una delle scuole più prestigiose del Kenya, e non tutti possono permettersi… di calpestare le sue aule. Io, solo grazie alla vostra stupenda Associazione, ho avuto il privilegio di completare oggi i miei studi e di raggiungere questo meraviglioso traguardo.
O che ci sono molti giovani come me che vorrebbero avere questa opportunità, ma per mille ragioni, non l’avranno mai. Per questo motivo ringrazio Dio, la mia famiglia che ha avuto la fortuna di conoscere don Pietro, e l’Associazione che mi è venuta in aiuto nei momenti difficili. L’Università Cattolica, gestita dall’Opus Dei, ha trasformato la mia vita moralmente, spiritualmente e professionalmente, formandomi ai valori fondamentali della vita e della fede. Ora da questa mia esperienza ho imparato cosa significa sostegno, solidarietà, amore…! L’obiettivo spirituale che oggi mi propongo, è quello di dare una mano a qualche giovane che si troverà in situazione simile alla mia. Voglio solo pregare che il Signore vi benedica tutti per la vostra bontà e generosità, che ha fatto sì che i miei sogni divenissero realtà!
“So, I’m living my dreams”!
Kenya Padre Julius Mwongera
Padre Julius, parroco di Nthambiro nella Diocesi di Meru (Kenya) è morto tragicamente la sera del 24 marzo 2015 a causa di un incidente stradale. Aveva 43 anni e lascia la mamma, due fratelli e 3 sorelle in un grande dolore. Più volte i membri della nostra Associazione avevano visitato la sua parrocchia e incontrato i suoi bambini negli asili di St. Peter e St. Andrew. Da tanti anni era nostro referente per la Diocesi di Meru.
Il cielo blù e la terra secca
Lettera di Padre Silvano, parroco di kichakasimba
C’è un “detto” molto diffuso qui in Kenya, tra gli abitanti della Costa. (La Costa va dalla Tanzania fino alla Somalia, da Mombasa a Lamu, e comprende tutto il territorio bagnato dalle acque dell’oceano indiano!) Incontrandosi tra loro, i giovani e gli anziani, si ripetono a vicenda quasi a mò di saluto: “il cielo blù, la terra secca”! In questo periodo siamo proprio, nei 3 mesi cosìdetti il cielo blù e la terra secca.
Da gennaio a marzo le giornate sono lunghe e calde, la terra arida e la sabbia bollente. La gente si muove in tutte le direzioni alla ricerca di acqua, la cosa più preziosa. Le mamme si caricano un bel bidone in testa e altri due li tengono in mano, circondate dalle loro bambine, in processione vanno alla ricerca dell’acqua.
Ognuno porta la sua lattina, chi 2 litri, chi 5 litri. Spesso portano a casa quell’acqua che neppure le mucche vogliono bere….!
La Missione di Kichakasimba è formata da 13 villaggi, distanti tra loro, ed ogni villaggio ha la sua chiesetta. Solo un villaggio, chiamato Mbegani, non aveva ancora la chiesetta. L’ho costruita ultimamente per essere un umile asilo per i bambini del villaggio, con un piccolo contributo che ho ricevuto da mia mamma prima che morisse. Questa piccola comunità di Mbegani soffre tutto l’anno per la mancanza di acqua, e le mamme devono percorrere chilometri e chilometri alla ricerca d’acqua, portando a casa, alla fine, acqua piovana che trovano in strada, che non è pulita proprio per niente!
Mi addolora e mi fa piangere il cuore al vedere queste mamme, costrette ad affrontare questi sacrifici, ora che anche la mia mamma ci ha lasciato soli…! Vi manderò anche qualche foto della parrocchia di Kichakasimba.
Speriamo che il Buon Dio ci aiuti a creare un mondo più giusto e ad alleviare qualche sofferenza ancora presente in tante famiglie.
Bei ricordi vanno a Sant’Anna Arresi in Sardegna e a Favara in Sicilia dove ho incontrato persone care e generose che hanno fatto tanti sacrifici per aiutare i bambini a studiare sia in America Latina sia qui in Africa.
La mia preghiera, umile, per tutti voi, cari Amici, con l’augurio che il Signore Vi ricompensi per il bene che state seminando nel mondo.
Dalla missione di Nthambiro
La Missione di Nthambiro è stata fondata dai Missionari della Consolata e ufficialmente inaugurata nel 2008 con la benedizione di Mons. Salesius Mugambi, vescovo di Meru. Prima del 2008, in questo sperduto villaggio situato sul Monte Kenya, c’era solo la Scuola elementare fondata dal santo missionario Padre Soldati, di venerata memoria.
Il desiderio di costruire una Missione (cioè una Parrocchia vera e propria, a tutti gli effetti) partiva innanzitutto dall’evangelizzazione. I cristiani erano costretti, infatti, ad affrontare ore di cammino in strade spaventose per poter partecipare alla Messa domenicale.
Così il vescovo ha pensato di portare qui, estrema periferia del mondo, la Buona Novella della Parola Rivelata da Gesù. A parte il dono del nutrimento spirituale, la Missione vuole offrire un valido aiuto per lo sviluppo sociale e culturale. La Missione è molto vasta. Altri 13 villaggi fanno parte di questa parrocchia, ciascuno con la sua chiesetta, distante approssimativamente 10 km l’una dall’altra! I cristiani cattolici sono circa 2000, divisi in numerosi gruppi ecclesiali, ognuno secondo il desiderio del suo cuore. I Gruppi ecclesiali aiutano molto nell’evangelizzazione, perché non lavorano in concorrenza, ma fianco a fianco, uniti ai Catechisti e al parroco.
Nella Scuola parrocchiale abbiamo 231 bambini, dalla materna all’ottava classe. Ci sono maschietti e femminucce, e tra questi, circa la metà mangiano e dormono in Missione. Gli altri sono “day scholars”!
La scuola offre non solo educazione scolastica, ma anche valori sociali, morali e spirituali, in modo che questi bambini possano “star bene” nella società che intendono costruire…!
La scuola offre anche un programma alimentare. Molti bambini infatti vengono da zone veramente povere e risulta evidente che molti di questi bambini hanno sofferto la fame.
La scuola ha anche un bel pezzo di terra, disponibile per essere coltivato. La verdura è prodotta dalla scuola e non viene acquistata. Anche la carne (polli, conigli, maiali e alcune mucche) viene prodotta all’interno della Missione.
I problemi e le difficoltà non mancano. I bagni dei bambini che dormono in Missione non hanno la porta, ma solo un’umile tendina! Anche per il cibo, è una sfida quotidiana alla Provvidenza di Dio, procurare quanto occorre per la colazione e il pranzo (granoturco, fagioli ecc….). Anche quanto coltiviamo qui in Missione, talvolta si secca per la mancanza di pioggia. Non c’è irrigazione e l’acqua non è sufficiente. Le povertà sono tante e le vie di trasporto delle merci sono decisamente carenti, perché le strade sono impraticabili.
Dalla missione di Gatarakwa
La Missione di Gatarakwa, dove attualmente lavoro, si trova nell’arcidiocesi di Nyeri, nella Provincia centrale del Kenya. La Chiesa parrocchiale è dedicata a San Carlo Lwanga, martire africano, che dal 1967, anno della sua fondazione e costituzione, è il nostro amato Patrono.
Padre Giacom Santarosa, sacerdote “fidei donun”, assieme ai suoi confratelli provenienti dalla diocesi di Pordenone, hanno servito la Missione dagli inizi fino al 1998, quando è stata affidata ai sacerdoti locali.
Il primo parroco africano è stato padre Francis Ngocci che è deceduto nel 2014. Ora il parroco è padre Richard Kabuthi ed io sono il suo viceparroco. Precedentemente, come voi ben sapete, ho lavorato per 12 anni nella Diocesi di Isiolo, nelle Missioni di Camp ya Juu e Modogashe, e negli ultimi 7 anni come Rettore del Seminario Vescovile. Dal 12 gennaio 2016 sono rientrato nella mia diocesi di origine, anche per stare più vicino alla mia famiglia, col parere concorde di entrambi i vescovi: Mons. Antony Mukobo Ireri, del Vicariato di Isiolo, e Mons. Peter Kairo arcivescovo di Nyeri.
Al Vescovo di Anapolis Dom Joao Wilk
Carissimo Dom Joao,
mi sono fatto aiutare da padre Mario Cuomo per capire bene la sua lettera! Purtroppo la nostra Associazione esclude la costruzione di chiese, sinagoghe o moschee o strutture adibite al culto di ogni religione! Lo Statuto dell’Associazione Cooperazione Internazionale America Latina – Onlus prevede la collaborazione nella costruzione di case di accoglienza per bambini abbandonati, asili e scuole soprattutto in zone disagiate e periferiche o case di riposo per anziani soli e senza famiglia. In alcuni villaggi del deserto del Marsabit aiutiamo i bambini dell’asilo che sono tutti di religione musulmana: li aiutiamo per la scuola, per il materiale didattico, per la refezione! Così pure in Sierra Leone, abbiamo costruito asili e scuole per i ragazzi, tutti musulmani, nostri amici e nostri fratelli. Ma non costruiamo, per Statuto, nessuna moschea! A noi dispiace non poter esaudire il Suo desiderio, ma credo che una verifica da parte delle nostre Autorità, preposte ad un controllo periodico delle ONLUS, ci metterebbe davvero in crisi. Nella prossima Assemblea dei Soci, prevista per il mese di marzo 2016, presenterò la Sua lettera. Lo trovo comunque già da ora in salita, cioè difficile da accogliere, avendo già dato risposta in tal senso ad altri missionari e vescovi del continente africano. Noi le promettiamo che continueremo ad inviare il nostro contributo annuo per i bambini dell’asilo “Vivian Parque”, che speriamo accolga, come promesso, anche i figli dei poveri che non possono pagare alcuna retta scolastica. Ci farebbe immenso piacere avere alcune foto dei bambini che usufruiscono dei piccoli sacrifici dei nostri benefattori. Chiediamo la sua Benedizione e le sue preghiere!
Con affetto Don Pietro
Kichakasimba
Visita alla Missione di Padre Silvano
Dall’ 11 al 19 settembre, abbiamo avuto la gioia di visitare due Missioni in terra kenyota. La prima tappa l’abbiamo dedicata alla Missione di Gatarakwa, 200 km a nord di Nairobi, nella provincia Centrale, diocesi di Nyeri. La Missione si trova a 1700 metri di altitudine e quando scende il sole la temperatura non fa sconti a nessuno, neanche a noi che proveniamo dal Sulcis Iglesiente, per molti versi più un “pezzo d’Africa” che una coda d’Europa. Ci penserà padre Moses Muchiri a raccontare per i nostri amici, l’esperienza trascorsa insieme a lui nella sua Missione di Gatarakwa.
Kichakasimba è la seconda Missione che abbiamo visitato, che si trova a 750 km di distanza dalla prima. Siamo partiti da Gatarakwa alle 4 del mattino, per riuscire ad arrivare a destinazione almeno per la cena. Qui abbiamo incontro padre Silvano, nostro collaboratore estivo da almeno 15 anni, dai tempi in cui studiava a Roma per conseguire il dottorato in Diritto canonico. Non potendo accoglierci dignitosamente nella casa parrocchiale, per mancanza di camere, di letti, di tutto… padre Silvano ha prenotato per noi una sistemazione felice in un alberghetto di fronte all’oceano indiano: eravamo sulla spiaggia di Diani Beach! Un’accoglienza migliore non potevamo neanche immaginarla! Il mare, col suo canto, ha allietato le nostre notti!
Il lavoro missionario di padre Silvano, assomiglia molto a quello di Gesù che predicava nelle spiagge del mare di Galilea e simile anche al nostro, nel territorio del basso Sulcis, delimitato dalle montagne di Teulada e Santadi e dalle meravigliose spiagge di Portopino.
Ma veniamo alla parrocchia di padre Silvano, nel villaggio di Kichakasimba. Già il nome in lingua swahili significa “campagna dove passeggiano i leoni”. Lontana 25 km dal mare di Diani Beach, con una strada impossibile durante la stagione delle piogge, pericolosa e polverosa nei mesi estivi, una strada che ti fa passare tutta la poesia! Ma, in fondo siamo venuti per conoscere questa realtà, anche se dura, e non possiamo certo ritirarci proprio ora dopo aver percorso 725 km di autostrada, anche se non tutta asfaltata! 25 km che sono il rettilineo finale, all’interno del parco nazionale situato sulle colline dello Shiva Hills, per arrivare alla meta del nostro viaggio!
Il territorio della Missione è vasto anche se scarsamente popolato. Infatti l’intera missione comprende 11 villaggi come sedi staccate che chiamiamo “chiese periferiche”! La più lontana è Mbegani che si trova a 39 km dalla chiesa parrocchiale. Gli abitanti dell’intero territorio raggiungono forse le 10.000 unità. I cattolici battezzati di questi 11 villaggi sono circa 3.000. La Missione dista 41 km da Mombasa, seconda città del Kenya, sede dell’Arcivescovado. Il vescovo attuale è Mons. Martin Kivuva Musonde, originario di Kichakasimba, dove ancora vivono i suoi genitori e parenti.
Nelle 10 chiese periferiche (chiamate in inglese “Out-stations”) operano i catechisti i quali sostituiscono il Missionario quando questi non può essere presente. La vita dei catechisti è segnata da un’intensa vita spirituale e da un serio impegno di formazione e di evangelizzazione. Ogni settimana i catechisti sono chiamati a raccolta, due volte al mese per il corso di formazione, due volte per il ritiro spirituale.
Qual’é il motivo della nostra presenza a Kichakasimba?
La nostra Associazione “Cooperazione Internazionale America Latina Onlus” (e tutta la Comunità parrocchiale di Sant’Anna Arresi) è impegnata in alcuni progetti di Solidarietà e di Sviluppo per venire incontro alle necessità della Missione e dell’intero territorio dove opera padre Silvano.
1 – portare l’acqua corrente dai serbatoi, già presenti, fino alla Scuola materna (3 classi) e alla Scuola elementare (2 classi) che accolgono complessivamente 112 bambini;
2 – costruire una nuova aula per la 3° elementare, che si renderà necessaria per il prossimo anno scolastico;
3 – Costruire una Casa di accoglienza, per accogliere volontari e collaboratori della Missione e per offrire temporanea ospitalità a chi si trovasse nel bisogno! Noi l’abbiamo già chiamata “Casa di accoglienza Sant’Anna”! Nel nostro cuore e nel nostro desiderio è già costruita…. ma dubitiamo che rimarrà solo nel desiderio del nostro cuore!
Padre Silvano ci raccomanda soprattutto i 14 bambini orfani che vivono con lui nella Missione, assistiti da una maestra e da una mamma e ci chiede aiuto per i 112 bambini che frequentano le scuole della parrocchia, dalle 7 del mattino sino alle 4 del pomeriggio! Si affida alla bontà e alla generosità degli abitanti di Sant’Anna Arresi, Cagliari, Elmas e Selargius e i tanti amici della Sardegna; come pure confida nell’amicizia e nell’aiuto delle Comunità parrocchiali di Favara, Agrigento, Palermo, Villaggio Mosé, Aragona e i numerosi amici conosciuti in Sicilia! Le necessità degli “angioletti” di Kichakasimba sono i libri e il materiale didattico….ma anche il riso, il granoturco, il ghidéri (minestrone fatto di fagioli, granoturco, cipolle e verdure) e le patate (casava). Ce lo ricorda con molta umiltà, padre Silvano, con le lacrime agli occhi, facendoci capire che i bambini stanno al centro della sua Missione e del suo cuore!
Piero – Riccardo – don Pietro
“Kichakasimba Catholic Parish”
Padre Silvano ci scrive dal Kenya
La Missione di San Carlo Lwanga a Kichakasimba è stata fondata nell’anno 1962, nella foresta, dentro il parco nazionale di Shimbahills. La parola Kichakasimba viene dalla lingua swahili Kichaka cha Simba che vuol dire la foresta del leone perché prima che il territorio fosse abitato, era un bosco pieno di leoni.
La parrocchia oggi ha 13 stazioni o cappelle periferiche, dove andiamo regolarmente a celebrare la messa domenicale, e cioè Kichakasimba, Kidongo, Makobe, Mwaluvanga, Kilulu, Maphombe, Kibuyuni, Mangawani, Lukore, Mkundi, Mnyalatsoni, Simanya e Mbegani che è la più lontana dalla parrocchia: si trova infatti a 39 chilometri dal centro. La parrocchia di Kichakasimba ha dato alla diocesi numerose vocazioni sacerdotali e religiose. Ben 7 sacerdoti e lo stesso arcivescovo di Mombasa provengono da questa parrocchia!
Cinque anni fa sono stato inviato a lavorare a Kichakasimba. All’inizio ho incontrato tanti problemi e tante difficoltà. Mancava l’acqua corrente e carenti erano anche le strutture della casa parrocchiale. Abbiamo chiesto anche aiuto all’Associazione Cooperazione Internazionale America Latina ONLUS tramite il progetto “Un bicchiere d’acqua” per poter fare un pozzo d’acqua in parrocchia. Siamo contenti oggi insieme a tutta la comunità di annunciarvi che abbiamo trovato l’acqua ad una profondità di 86 metri e tutta la nostra gente può oggi usufruire di questo grande servizio, grazie anche all’aiuto ricevuto dalla comunità di Sant’Anna Arresi e dai benefattori dell’Associazione CIAL onlus
Tre anni fa abbiamo creato una scuola che comprende un asilo per i bambini piccoli e una scuola elementare per i più grandetti. Abbiamo realizzato questo progetto per garantire un futuro migliore per i nostri bambini e stiamo lavorando giorno per giorno per raggiungere questo grande obbiettivo. Abbiamo già costruito tre aule per l’asilo e due aule per la scuola elementare. Per completare le classi dobbiamo costruire almeno cinque aule, oltre agli uffici per la direzione, il reparto amministrativo, l’aula per la biblioteca e il magazzeno per conservare i viveri e le scorte alimentari. Con semplicità e fiducia, sapendo le difficoltà che anche l’Italia sta attraversando, ci rivolgiamo alla vostra carità e generosità, chiedendovi di continuare nel vostro impegno di solidarietà, per dare anche ai nostri ragazzi un futuro di speranza !
A nome della comunità tutta di Kichakasimba voglio dire il mio “grazie” al fratello don Pietro Piras insieme ai benefattori tutti. E’ bello avere il vostro aiuto e il vostro sostegno economico, ma è stato ancora più bello il dono della vostra visita a Kichakasimba, lo scorso mese di settembre. E’ stato bello avervi qui a condividere le nostre gioie e anche le nostre difficoltà. Ora attendiamo solo di completare il progetto portando l’acqua dai serbatoi alla scuola per garantire la pulizia dell’ambiente e l’igiene dei nostri ragazzi. Vi aspettiamo ancora con gioia in questa terra non più infestata da leoni ma da bellissimi bambini pieni di sorriso e d’amore.
Sant’Anna Arresi è sempre presente nei nostri pensieri perché tanto abbiamo ricevuto dalla carità e dall’ amore di questa comunità. Mi sento sempre “parrocchiano” di Sant’Anna Arresi, visto che da tanti anni lavoro con voi durante l’estate e specialmente in occasione della solenne Festa Patronale in onore dei Santi Gioacchino e Anna! Il Buon Dio vi conceda la grazia della sua benevolenza e la ricompensa per tutto il bene che state facendo nel mondo a favore dei bambini e dei più bisognosi.
ILOKA don Silvano Kizito.
(Sant’Anna Arresi)
La Missione di Gatarakwa si trova nella provincia Centrale del Kenya, Arcidiocesi di Nyeri, ed è una delle più antiche e vaste parrocchie di tutto l’altopiano del Kenya. Fondata nei primi anni ‘60 da padre Giacomo Santarosa, sacerdore “fidei donun” proveniente dalla diocesi di Pordenone, ha dato vita negli anni successivi ad altre 5 parrocchie (e nello specifico alla Missione di Mugunda (1999), Sirima (1999), Kariminu (2007), Wiyumiririe (2013), Kamariki (2016). Oggi la Missione di Gatarakwa è abbastanza circoscritta, e i suoi sacerdoti possono raggiungere con una certa facilità i cristiani sparsi nel suo territorio. Il patrono è San Carlo Lwanga, martire ugandese!
Con padre Giacomo Santarosa hanno lavorato tanti sacerdoti “fidei donun”. Tutti provenienti dalla diocesi di Pordenone: padre Romano, Padre Elvino e padre Dante recentemente scomparso.
Attualmente la Missione ha 8 chiesette periferiche, ancora molto distanti tra loro. Proprio a causa delle distanze, la maggior parte dei nostri cristiani sono impossibilitati a partecipare alla messa domenicale. Comunque i missionari che lavorano qui fanno del loro meglio per servire la comunità dei battezzati. Sono infatti circa 3.000 i battezzati sparsi nelle 8 out-stations, cioè negli 8 villaggi che fanno parte di questa parrocchia.
Oggi il parroco è padre Evarastus Maranga, e il suo collaboratore è padre Moses Muchiri.
La parrocchia gestisce una scuola materna ed una scuola elementare, dedicata a Santa Rosa. I bambini che frequentano sono complessivamente 265. Molti questi bambini rientrano a casa per dormire, ma dalla classe 4° fino all’8° classe elementare, i bambini vivono all’interno della Missione e tornano nelle loro famiglie solo nei mesi di vacanza. E’ importante sottolineare che molti dei bambini che frequentano la scuola della Missione sono bambini che conoscono solo la mamma! Il papà, per molti di essi, è un personaggio semplicemente sconosciuto!
La responsabilità di allevare questi bambini (spese per vestiti, divise, libri, materiale didattico, vitto ecc…) ricade quasi esclusivamente sulle mamme. Alcune mamme, tra le più povere, non potendo pagare neanche una piccola rata per la scuola dei loro figli, si mettono a disposizione della Missione per i lavori agricoli. Sono infatti le mamme dei bambini che zappano all’interno della missione e coltivano il granoturco, i fagioli, le patate, le verdure, mentre altre seguono le capre, le pecore, le mucche. Possiamo dire che una Missione è quasi autosufficiente…! Il problema della nostra Missione e del nostro territorio è l’acqua che scarseggia, sia per l’irrigazione sia per l’uso domestico. La sfida davanti a noi per i prossimi anni è la “biblioteca” necessaria a causa della povertà delle famiglie! I bambini non potendo acquistare i libri di testo, dovrebbero trovare nella scuola i libri necessari per la loro formazione. In un prossimo futuro, intendiamo infine porre rimedio alla “estrema situazione della cucina” della nostra scuola, per costruirne una nuova e più moderna per poter prepare il cibo ai nostri bambini in un ambiente più ampio e pulito!
Fr. Moses Muchiri

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