Source: http://demostene.myblog.it/2010/11/10/l-impresa-2/
Timestamp: 2017-08-16 13:23:22+00:00

Document:
L’IMPRESA 2 | DEMOSTENE
L’insieme delle norme riguardanti esclusivamente gli imprenditori commerciali prende il nome di statuto. Si tratta delle norme al libro V, Titolo II, capo III suddivise in più sezioni.
– La sezione prima e seconda riguarda l’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese
– La sezione terza la rappresentanza
– La sezione quarta le scritture contabili
– La sezione quinta le conseguenze dell’insolvenza
L’art.2188 c.c. prevede l’istituzione del registro delle imprese.
Ai sensi dello art.2169 ogni imprenditore commerciale dovrebbe denunciare per l’iscrizione in esso, entro 30 gg. dall’inizio dell’impresa:
2. ditta
3. oggetto dell’impresa e sede
4. generalità di institori e procuratori
5. successivamente chiedere l’iscrizione delle modificazioni di quanto sopra della cessazione dell’impresa
L’art.2193 c.c. riguarda invece gli effetti della trascrizione:
– presunzione iuris tantum di ignoranza da parte dei terzi dei fatti non iscritti
– presunzione iuris et de iure di conoscenza da parte dei terzi di quanto iscritto
Ai sensi dello art.2114 c.c. l’imprenditore commerciale (che non sia piccolo imprenditore) deve tenere obbligatoriamente:
– il libro giornale
– il libro degli inventari
– le scritture contabili richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa
– per ciascun affare gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture spedite
Ai sensi invece dello art.2220 le scritture devono essere conservate per 10 anni dalla data dell’ultima registrazione; per lo stesso periodo devono essere conservati gli originali e copie delle lettere, dei telegrammi e delle fatture.
La funzione di tale obbligo è quello di costituire uno strumento di controllo sulla attività degli imprenditori nell’interesse principale dei creditori per provare l’esistenza delle loro pretese e accertare la consistenza del patrimonio del fallito.
Tuttavia la documentazione è affidata alla cura esclusiva dell’imprenditore senza controlli esterni che avvengono solo nell’estremo caso di dissesto. Solo allora interverranno delle sanzioni.
– chi ha tenuto irregolarmente le scritture o non le ha tenute nei tre anni precedenti il dissesto: bancarotta semplice
– chi ha distrutto, falsificato o tenuto le stesse in modo da trarne vantaggio per sé o altri: bancarotta fraudolenta
– chi non ha tenuto regolare contabilità non è ammesso al concordato preventivo e alla amministrazione controllata
unico caso di controllo esterno si ha per le società quotate in borsa.
ai sensi dello art.2216 c.c. deve indicare, giorno per giorno, le operazioni relative all’esercizio dell’impresa. E’ però possibile che le annotazioni avvengano giorni diversi dalle operazioni e una possa racchiuderne molte omogenee della giornata (es. incasso della giornata nei negozi di vendita al minuto)
Libro degli inventari:
deve contenere l’indicazione e la valutazione delle attività e passività dell’imprenditore relative all’impresa, nonché delle attività e delle passività dell’imprenditore estranee all’impresa (evidentemente ai fini art. 2740).
Si deve chiudere col bilancio e il conto profitti e perdite deve mostrare con evidenza e verità gli utili conseguiti e le perdite subite
Altre scritture contabili:
relazionate alla natura e alle dimensioni dell’impresa sono:
il libro mastro in cui le operazioni non sono indicate cronologicamente ma a campo
il libro cassa registrante entrate ed uscite in danaro
il libro magazzino delle entrate ed uscite merci
A proposito della loro regolarità si distingue:
regolarità estrinseca: dipendente dall’osservanza artt.2215, 2216, 2217:
– il libro giornale e degli inventari devono essere numerati o bollati in pagina dal cancelliere del tribunale o dal notaio, con indicazione dell’ultima pagina (numero fogli)
– il libro giornale deve essere annualmente vidimato
– l’inventario deve essere sottoscritto dall’imprenditore e presentato entro tre mesi per la vidimazione
regolarità intrinseca: imposta dallo art.2219 implicante ordinata contabilità senza spazi bianchi, interlinee, trasporti in bianco o cancellature
Per tali scritture il codice parla di libri implicando in questi casi la rilegatura saldata. Non così per le altre scritture contabili che potranno essere tenute in ogni modo.
Le scritture contabili come mezzo di prova:
Il principio generale è quello della segretezza. Infatti solo per le società di capitali e per quelle cooperative sussiste obbligo ex art.2435 di rendere pubblici i propri bilanci.
Prova contro l’imprenditore:
I terzi acquistano nei confronti dell’imprenditore il diritto di conoscere i fatti interni all’impresa attraverso le scritture contabili solo nel corso di un giudizio civile instaurato fra essi e l’imprenditore come mezzo di prova.
Tuttavia ancora si sente la cura della riservatezza dell’imprenditore:
L’art. 2711 dispone che la comunicazione integrale delle scritture può essere ordinata dal giudice solo in tre casi :
controversie relative allo scioglimento delle società
alla comunione dei beni
alla successione mortis causa
mentre negli altri casi i libri vengono esibiti solo per estrarne le registrazioni relative alle controversie in corso.
Lo scopo è di facilitare per coloro che entrano in rapporto con l’imprenditore la soddisfazione delle proprie ragioni in quanto sono dispensati dai principi generali sull’onere della prova (art.2697) che impongono di provare i fatti che costituiscono il fondamento del diritto. E’ sufficiente chiedere l’esibizione delle scritture dalle quali deve risultare la registrazione del debito.
Prova a favore dell’imprenditore
Art.2710 c.c. i libri bollati e vidimati nelle forme di legge, quando sono regolarmente tenuti, possono fare prova tra imprenditori per i rapporti inerenti l’esercizio dell’impresa
Nessuna efficacia probatoria hanno tali libri nei rapporti con chi non è imprenditore e in particolare con gli utenti dell’impresa.
Nei confronti dei non imprenditori però i libri contabili possono (art. 634 c.p.c.) fargli ottenere un decreto ingiuntivo, salva la possibilità per il debitore di proporre opposizione al decreto stesso instaurando un processo di cognizione dove per l’imprenditore valgono i principi generali sull’onere della prova. La stessa possibilità è prevista anche per lo Stato e gli enti pubblici e i liberi professionisti intellettuali (prova idonea: la parcella corredata dal parere della competente associazione professionale)
Fra i lavoratori dipendenti collaboratori dell’imprenditore di cui parla l’art.2094 c.c. si distinguono (art.2095) dirigenti, impiegati e operai. A tutti i livelli della gerarchia dell’impresa viene tuttavia prestato un tipo di lavoro, detto gestorio che implica la possibilità di agire per conto e in nome dell’imprenditore trattando sistematicamente in rapporto con i terzi. Per tale lavoro non è infatti sufficiente, secondo i principi generali, un mandato senza rappresentanza, occorre una procura (art.1392 c.c.)
Tuttavia in base ai principi generali un tale sistema mal si adatta all’impresa sottoponendo a grande insicurezza i terzi. Infatti sebbene il terzo possa chiedere ai sensi dell’art.1393 al rappresentante di giustificare i suoi poteri non sempre la procura deve essere per atto scritto. C’è dunque il rischio di trattare con un falsus procurator o mandante senza rappresentanza senza poter avere rapporti e nulla poter pretendere dall’imprenditore.
A tal fine, nel campo dell’impresa, si è stabilita una deroga dei principi generali in materia di rappresentanza. Già l’art.1400 rinvia a speciali forme di rappresentanza per le aziende agricole e commerciali.
tale speciale sistema di rappresentanza è in realtà anche interesse dell’imprenditore che desidera concludere più affari possibili e può far ciò solo attraverso dei collaboratori dotati di sufficiente potere con cui i clienti siano ugualmente sicuri.
Cosicché si è stabilito che determinati ausiliari dell’imprenditore possano agire anche in nome suo, non in virtù di una procura per dichiarazione di volontà, bensì hanno come fonte del loro potere la volontà della legge che alla loro posizione nell’impresa collega la loro possibilità di agire in nome e per conto dell’imprenditore in modo commisurato alle loro mansioni.
Una specifica dichiarazione dell’imprenditore è necessaria solo quando si limiti il potere dell’institore. Invece la cosiddetta revoca della procura in realtà è la perdita del potere che si ha con la perdita della mansione nell’impresa, della cessazione della carica.
Institore e procuratore e commesso artt.2203-2213 c.c.
Ricordiamo solo che trattasi di poteri di rappresentanza commisurato alle mansioni svolte nell’impresa.
Riguardo ai commessi si ricorda che i poteri di rappresentanza possono essere ridotti dall’imprenditore come ammette, ma per il Galgano con linguaggio improprio, l’art. 2210 facendo “salve le limitazioni contenute nell’atto di conferimento della rappresentanza. Esse tuttavia per essere opponibili ai terzi devono essere portate a loro conoscenza con mezzi idonei (per esempio con avvisi affissi ai locali dell’impresa).
I principi sopra esposti riguardanti lo speciale sistema di rappresentanza valgono solo per le figure di institore, procuratore e commesso nell’ambito dell’impresa commerciale. Per ogni altro soggetto che agisca in nome dell’imprenditore commerciale diverso dai precedenti valgono le regole generali del libro quarto del codice. Lo stesso libro quarto regola i casi di rappresentanza, tutti, al di fuori dell’impresa commerciale. In particolare per le impresa agricole l’art.2138 dispone che i poteri dei dirigenti preposti all’esercizio dell’impresa agricola e quelli dei fattori di campagna, se non sono determinati per iscritto dal preponente, sono regolati dagli usi.
Il concetto di imprenditore (art.2082): chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o di servizi. Non sono imprenditori professionisti intellettuali e artisti. L’attività deve avere carattere stabile, abituale, non occasionale, deve essere fonte ordinaria di reddito dell’imprenditore, attività a scopo di lucro; può essere imprenditore privato o ente pubblico. L’attività produttiva deve alimentarsi con i suoi stessi ricavi, in condizioni di pareggio di bilancio, senza erogazioni a fondo perduto
Imprenditore commerciale e imprenditore agricolo: è imprenditore agricolo (art.2135) chi esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività connesse
Non è necessaria la tenuta delle scritture contabili, non sono previste la soggezione al fallimento e l’iscrizione al registro delle imprese.
Sono attività commerciali produzione, trasporto, attività intermediaria, bancaria, assicurativa e altre ausiliarie a queste. Le attività agricole sono tali in quanto includono, tra i fattori produttivi, la terra. Non è imprenditore agricolo chi pratica l’allevamento di animali da pelliccia, non costituendo sfruttamento del fondo.
Il piccolo imprenditore (art.2083):
Gode delle stesse agevolazioni dell’imprenditore agricolo
Liste di collocamento (Ufficio provinciale di collocamento)
Il lavoratore si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore (art.2094) che è il capo dell’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori. Gli strumenti di lavoro sono forniti dall’imprenditore, eccetto nel caso del lavoro a domicilio. Il corrispettivo è la retribuzione/salario. E’ possibile la retribuzione a cottimo.
I lavoratori non sono considerati come produttori, il risultato del lavoro subordinato appartiene all’imprenditore. I lavoratori sono per l’imprenditore uno dei fattori di produzione, il contratto di lavoro è “vendita di forza lavoro”.
Il conflitto tra opposti interessi è regolato in primo luogo dai contratti collettivi, vincolanti per le parti. E’ riconosciuto il diritto di sciopero (astensione collettiva dalla prestazione senza che ciò comporti inadempimento del contratto di lavoro)
Statuto dei lavoratori: L.300/70
Contratto di lavoro a tempo determinato o a tempo indeterminato
L’imprenditore e il rischio d’impresa
L’imprenditore può essere chiamato a rispondere dei debiti dell’impresa con tutti i suoi beni presenti e futuri ed è soggetto al fallimento. E’ imprenditore il soggetto nel nome del quale l’impresa è esercitata, l’imprenditore occulto agendo attraverso un prestanome non risponderà per l’impresa e non sarà neanche considerato imprenditore (è un mandato senza rappresentanza), l’imprenditore è il prestanome anche se non esercita alcun potere e non percepisce alcun utile, la spendita del nome è sufficiente
Lo statuto dell’imprenditore commerciale (art.2195)
L’impresa del minore può essere proseguita con autorizzazione del tribunale, non iniziata dai genitori con i beni dei figli. Come per il minore è per l’interdetto; il minore emancipato può esercitare un’impresa commerciale.
E’ obbligatoria la tenuta delle scritture contabili
Institore: colui che è preposto dal titolare all’esercizio di un’impresa commerciale, al vertice della gerarchia dei dipendenti, subordinato al solo imprenditore. Può compiere tutti gli atti previsti dal contratto e stare in giudizio in nome del preponente
Procuratori: coloro che in base a rapporto continuativo compiono atti d’esercizio dell’impresa, pur non essendo preposti ad essa, hanno poteri decisionali entro direttive generali
Commessi: dipendenti privi di funzioni direttive, poteri di rappresentanza commisurati alle mansioni
L’IMPRESA 2ultima modifica: 2010-11-10T20:33:00+00:00da meneziade

References: art.2169
 art.2114
 art.2220
 art.2216
 art. 2740
 art.2219
 art.2435

Art.2710