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Timestamp: 2017-07-21 08:52:47+00:00

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Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: MIRAMARE ORAZIO CATALDO TAR PALERMO SENTENZA 01015 23 APRILE 2015 SU RICORSO 01358 2013
01015/2015 REG.PROV.COLL
01358/2013 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1358 del 2013, proposto da Orazio
Cataldo, quale titolare e legale rappresentante del lido balneare denominato
“Lido Miramare”, rappresentato e difeso dagli avv.ti Francesco Rappa e Giovanni
Immordino, con domicilio eletto presso Giovanni Immordino in Palermo, via
Libertà n. 171; contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e
difeso dall'avv. Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto presso lo studio
del medesimo in Palermo, via Principe di Granatelli n. 37; per l'annullamento
- della certificazione
di agibilità n. 9 del giorno 11.6.2013, nella parte in cui l'Ufficio
Tecnico — III Settore — Urbanistica - Edilizia Privata del Comune di Isola delle Femmine ha imposto genericamente e senza
distinzione tra le diverse parti che compongono lo stabilimento balneare
denominato "Lido Miramare" che "... la presente certificazione
di agibilità si intende valida per la sola stagione balneare 2013 e comunque
fino alla data del 30.9.2013, così come previsto dalla relativa concessione con
obbligo di smontaggio delle strutture entro i gg. 15, fatte salve eventuali
altre proroghe che l 'A.R.T.A. intenderà rilasciare in forma esplicita e che
potrà essere concessa in virtù del relativo provvedimento...;";
- della precedente autorizzazione
edilizia n. 12 del 9.5.2013, notificata 1110.5.2013, con
riferimento alla parte in cui lo stesso Ufficio ha disposto del tutto
stabilimento balneare "Lido Miramare" che "... conclusione
della stagione balneare, vengano smontate le strutture e ripristinato lo stato
dei luoghi entro il termine di gg 15 dalla fine stagione balneare fissata per
il 30.09.2013";
- nonché, di ogni ulteriore atto e/o provvedimento comunque
collegato, connesso e/o consequenziale.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 2 aprile 2015 il dott.
Luca Lamberti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il ricorrente, titolare di concessione demaniale marittima per la
gestione di uno stabilimento balneare in Comune di Isola delle Femmine,
ha impugnato gli atti in epigrafe indicati, con cui l’Ente locale ha
circoscritto alla sola stagione estiva (con termine al 30 settembre)
l’efficacia del certificato di agibilità e dell’autorizzazione edilizia
riferiti al lido da lui gestito, senza porre alcuna distinzione fra le diverse
parti dello stesso e, altresì, imponendo lo smontaggio di tutte le strutture ed
il ripristino dello stato dei luoghi entro quindici giorni dalla fine della
Sostiene, in particolare, che, ai sensi dell’art. 2 della l.r.
15/2005, il concessionario demaniale marittimo avrebbe il pieno diritto, previa
mera comunicazione all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente (d’ora in
avanti semplicemente “A.R.T.A.”), di prolungare anche nella stagione invernale
l’occupazione delle aree oggetto di concessione e di mantenere in situ le strutture adibite a servizio dello
stabilimento balneare, nella specie un “chiosco bar” con relativi annessi.
Lamenta inoltre: l’assunta contraddittorietà della condotta del
Comune, che negli anni
precedenti avrebbe autorizzato l’utilizzo anche nel periodo invernale del
“chiosco bar”; la mancata indicazione dell’interesse pubblico sotteso ad una
scelta così fortemente lesiva del contrapposto interesse privato; la mancata
Il Comune si è costituito con memoria, in cui ha rappresentato
che, con nota prot. n. 9617 del 14 febbraio 2012 emessa in risposta alla
comunicazione con cui il ricorrente significava la propria intenzione di
mantenere in loco, anche
nel periodo invernale, il menzionato chiosco bar con i relativi annessi, lo
stesso A.R.T.A. ha invitato il ricorrente a produrre, a supporto dell’istanza,
“copia della concessione edilizia rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine … e di provvedere all’accatastamento
delle opere in questione”, in quanto il mantenimento delle stesse in situ tutto l’anno ne escluderebbe eo ipso la natura precaria.
Inoltre, prosegue la difesa dell’Ente locale, la Soprintendenza ai
Beni Culturali ed Ambientali, con nota prot. n. 2974 del 30 aprile 2012 di
risposta alla sopra menzionata nota dell’A.R.T.A., ha rappresentato di non aver
mai “emesso alcuna autorizzazione in merito all’intera struttura dello
stabilimento balneare in oggetto”, precisando altresì che non si
applicherebbe, nella specie, l’art. 46 della l.r. 17/2004 (recante, come noto,
l’istituto del silenzio assenso), in quanto le opere de quibus si trovano entro i 150 mt. dalla
battigia, area soggetta ex
lege (non a vincolo
paesistico, bensì) a inedificabilità assoluta, ai termini dell’art. 15 l.r.
Il Comune evidenzia, inoltre, che la limitazione temporale
dell’efficacia dei gravati atti conseguirebbe, nelle more dell’approvazione del
Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, sia all’art. 19 delle N.T.A. del
vigente P.R.G., che, appunto, circoscrive l’impianto di attrezzature
strumentali alla balneazione al solo periodo estivo, sia all’art. 15, lett. a),
l.r. 78/1976, che esclude dal generale vincolo di inedificabilità entro la
fascia dei 150 mt. dalla battigia le sole opere destinate alla “diretta
fruizione del mare”, categoria entro cui non potrebbe sussumersi il chiosco
con i relativi annessi, in quanto organismo edilizio in tesi privo di diretta
strumentalità con la fruizione del mare.
Il Comune, infine, rileva che la mancata comunicazione di avvio
del procedimento non avrebbe portata invalidante, ai sensi dell’art. 21 octies
l. 241/90.
Con ordinanza cautelare n. 542 del 5 settembre 2013 l’istanza
cautelare avanzata dal ricorrente è stata rigettata con la seguente
motivazione: “Ritenuto che, ad una sommaria cognizione, il ricorso non
appare assistito da adeguato fumus boni juris avuto riguardo alle articolate
deduzioni difensive di cui alla memoria del Comune resistente e, in particolare,
al richiamato disposto dell’art. 15, lettera a, della l.r. n. 78/1976 ed alla
prospettabilità della destinazione alla diretta fruizione del mare solo
relativamente alla stagione estiva”.
Il C.G.A., tuttavia, con ordinanza n. 18 del 17 gennaio 2014 ha
riformato il provvedimento di prime cure, ritenendo che “si manifestano
anche sotto il profilo del danno attuale profili di rilevanza per le ragioni
del ricorrente che giustificano la richiesta misura cautelare”.
In vista dell’udienza di discussione, quindi, il solo ricorrente
ha versato in atti memoria, in cui, premesso che “la materia del contendere
non verte sulla pacifica legittimità delle opere installate, ma sulla
possibilità o meno di mantenerle anche dopo la chiusura della stagione balneare”,
valorizza l’assunto “diritto alla destagionalizzazione” plasmato
dall’art. 2 l.r. 15/2005 e riferito, in tesi, “non solo al titolo demaniale,
ma anche a quelli relativi ad interessi pubblici concorrenti”. Cita, a
supporto delle proprie deduzioni, vari arresti giurisprudenziali sia di primo
sia di secondo grado (in particolare, T.A.R. Sicilia, Palermo, I, 25 luglio
2013, n. 1543; III, 3 novembre 2011, n. 1987, I, 23 gennaio 2014, n. 209;
C.G.A., 18 settembre 2012, n. 782).
All’udienza pubblica del 2 aprile 2015, esaurita la discussione,
il ricorso è stato introitato per la decisione su conforme richiesta dei
difensori delle parti, presenti come da verbale.
Centrale, ai fini della decisione della presente controversia, è
il disposto dell’art. 2 l.r. 15/2005, ai termini del quale, come noto, “La
gestione di stabilimenti balneari è consentita per tutto il periodo dell'anno,
al fine di svolgere le attività collaterali alla balneazione avvalendosi della
concessione demaniale in corso di validità, delle licenze e delle
autorizzazioni di cui sono già in possesso per le attività stagionali estive,
previa comunicazione di prosecuzione dell'attività all'autorità concedente
competente per territorio con l'indicazione delle opere e degli impianti da
mantenere installati”.
Questo Tribunale, con la sentenza n. 209/2014 richiamata dal
ricorrente, ha, per quanto qui di interesse, stabilito che “In merito alla
sua interpretazione, va nuovamente richiamata la recente sentenza di questa
sezione n. 1543 del 25 luglio 2013, la quale ha condivisibilmente affermato che
si tratta di una disposizione che, nell’evidente intento di favorire lo
sviluppo delle attività turistiche anche oltre il consueto orizzonte temporale,
ha operato una estensione ex lege dei relativi titoli abilitativi (non solo
demaniali), privando l’autorità preposta al rilascio di tali concessioni del
potere di subordinare la stessa ad una valutazione discrezionale propriamente
intesa: dal momento che i concessionari possono avvalersi “della concessione
demaniale in corso di validità, delle licenze e delle autorizzazioni di cui
sono già in possesso per le attività stagionali estive”.
Sempre questo Tribunale, con l’anteriore sentenza n. 1543/2013
(peraltro riformata da C.G.A., 10 luglio 2014, n. 408), aveva avuto modo di
affermare che “La disciplina richiamata è chiara nell’evidenziare
l’estensione annuale del titolo concessorio [del
demanio marittimo] previa
comunicazione di prosecuzione dell'attività.
La sentenza n. 2257/2011 di questa Sezione (confermata con
sentenza del C.G.A. n. 782/2012), citata nella motivazione del provvedimento
impugnato a sostegno dell’interpretazione ivi sostenuta, non ha affatto
proposto una diversa ricostruzione in diritto, tale da legittimare l’esistenza
di un potere discrezionale circa il prolungamento ultra-stagionale delle
attività oggetto della concezione: ma, in una fattispecie del tutto peculiare,
caratterizzata dalla riscontrata mancanza di un provvedimento di altra
amministrazione relativo alla compatibilità con un interesse pubblico diverso
da quello curato dall’autorità preposta alla gestione del demanio marittimo, ha
rilevato che la parte ricorrente non si era ritualmente munita di tale
La pronuncia in parola osservava, infine, che “Naturalmente
questo assetto normativo indebolisce, anche in modo problematico, il controllo
amministrativo sulle attività private esercitate sul demanio marittimo, perché
riduce drasticamente, in esito ad una precisa scelta politica del legislatore
regionale, i poteri dell’autorità pubblica competente alla gestione del demanio
marittimo (peraltro, con riferimento al solo profilo dell’estensione
temporale)”.
Nel caso di specie, evidenzia tuttavia il Collegio, sono gravati
provvedimenti emessi non dalla “autorità pubblica competente alla gestione
del demanio marittimo”, bensì
dalla diversa autorità (il Comune) che, quale ente esponenziale di una
collettività locale, cura (tra l’altro) il generale ed armonico assetto
urbanistico di tutto un territorio.
Inoltre, osserva il Collegio, l’autorizzazione edilizia relativa
(come nella specie) ad un chiosco ad uso bar costituisce un titolo
provvedimentale emanato nell’esercizio della potestà di pianificazione
urbanistica (regolata da disciplina statale – cfr. l. 1150/1942), laddove la
norma (regionale) in commento è, con ogni evidenza, tesa alla (sola)
regolamentazione del potere (regionale) di gestione del demanio marittimo e non
pare aver inteso sovrapporsi, torcendola, sull’ordinaria ripartizione della potestà
amministrativa in punto di gestione del territorio.
Il Collegio rileva, dunque, che la disposizione di cui all’art. 2
della l.r. 15/2005 opera sì una “destagionalizzazione” (peraltro, ad
avviso di C.G.A. 18 settembre 2012, n. 782, tutt’altro che radicale ed
assoluta), ma limitatamente a quanto di competenza dell’autorità preposta alla
tutela, gestione e valorizzazione del demanio marittimo (in Sicilia la
Regione), impregiudicate le attribuzioni riservate ad altre autorità da norme
statali per la tutela di altri e diversi interessi pubblici.
E’, pertanto, ragionevole (e rispettoso dell’art. 12 delle
preleggi), ad avviso del Collegio, riferire gli effetti dell’art. 2 alle sole
deliberazioni dell’autorità cui compete la gestione del demanio marittimo: conseguentemente,
la “destagionalizzazione” della concessione demaniale marittima
prosciuga (peraltro non totalmente, secondo la richiamata pronuncia del C.G.A.)
lo spatium deliberandi dell’autorità demaniale, ma non
determina anche la parallela evaporazione degli altri e diversi presidi
autorizzativi (urbanistici, sanitari, ambiental-paesistici) previsti dalla
legge ed esclusi dalla “liberalizzazione” proprio perché afferenti (quanto meno
anche) ad altri interessi pubblici e (non a caso) attribuiti alla cura di
diverse autorità.
Del resto, osserva il Collegio, un’analoga traiettoria concettuale
è percorsa, a ben vedere, pure dalla richiamata sentenza di questo Tribunale 5
dicembre 2011 n. 2257, ove si evidenzia che la portata estensiva dell’art. 2 si
arresta di fronte alle attribuzioni amministrative di autorità preposte alla
cura di interessi diversi rispetto a quelli squisitamente demaniali.
Oltretutto, rileva il Collegio, l’A.R.T.A. stesso, con la
richiamata (e non impugnata) nota prot. n. 9617 del 14 febbraio 2012 emessa in
risposta alla comunicazione di “destagionalizzazione” fatta pervenire
dall’odierno ricorrente, “prende atto di quanto comunicato” e “fa
presente che, esclusivamente per i profili di competenza di questa
amministrazione, non si ravvisano ragioni ostative al mantenimento delle opere
indicate”, ma invita espressamente il ricorrente a “produrre … copia della
concessione edilizia rilasciata dal Comune … nonché a provvedere
all’accatastamento delle opere in questione”.
Emerge, dunque, ad avviso del Collegio l’inidoneità della
comunicazione ex art. 2 l.r. 15/2005 a plasmare ex se, in capo al concessionario, un diritto
soggettivo pieno ed assoluto al mantenimento in
situ di strutture edilizie
anche nella stagione invernale: del resto, rileva conclusivamente il Collegio,
la Regione non può, con proprio atto legislativo (da interpretarsi sempre, in dubio, in maniera
costituzionalmente conforme), incidere sull’efficacia di provvedimenti o,
comunque, sulla spendita di poteri attribuiti ad altre autorità da disposizioni
legislative statali.
Nel caso di specie, il permanente mantenimento in situ del chiosco bar è precluso sia dalla
mancanza del parere della Soprintendenza (necessario ai sensi del combinato
disposto degli articoli 142, comma I, lett. A] e 146 D.Lgs. 42/2004), sia dalla
previsione di cui all’art. 15 l.r. 78/1976, che, come noto, inibisce qualunque
edificazione entro la fascia dei 150 mt. dalla battigia con la sola eccezione
delle “opere ed impianti destinati alla diretta fruizione del mare”,
categoria entro cui è assai dubbio che un chiosco per la somministrazione di
bevande ed alimenti possa essere sussunto.
In proposito, può utilmente richiamarsi la sentenza del C.G.A. 29
marzo 2010 n. 425, ove il Giudice d’Appello ha condivisibilmente affermato che
“Ai sensi dell'art. 15 l. reg. Sicilia n. 78 del 1976, costituiscono opere
preordinate alla “diretta fruizione del mare” gli impianti e quelle opere
destinate direttamente e specificamente alla fruizione del mare come l'accesso
al lido, l'utilizzo di docce e di cabine spogliatoio da parte dei bagnanti.
Quindi solo le opere destinate direttamente alla fruizione del mare, in quanto
inerenti all'attività in esso esercitata, e non già quelle poste semplicemente
in vicinanza del mare, per cui non è sufficiente che l’opera sia nelle
vicinanze del mare per integrare il requisito della diretta fruizione del mare,
ma è necessario che l'opera abbia una strumentalità diretta con gli usi del
mare (pesca, navigazione, balneazione, ecc.) e pertanto non rientra in tale
nozione un bene per il quale l'ubicazione nei pressi del mare è un dato
puramente accidentale.
L'art. 15 l. reg. Sicilia 12 giugno 1976 n. 78 va interpretato
restrittivamente, con la conseguenza che debbono ritenersi impianti destinati
alla diretta fruizione del mare soltanto quelli che debbono, oggettivamente e
per loro stessa natura, essere collocati in prossimità del mare o della costa …”.
Ne consegue che gli atti comunali in questa sede gravati
rispettano l’ordito normativo e che la censura svolta in via principale dal
ricorrente è priva di fondamento.
Quanto alle altre censure, ritiene il Collegio: che precedenti
difformi orientamenti provvedimentali comunali non valgono a rendere eo ipso illecito il sopravvenuto mutamento di
indirizzo, del resto – come sopra osservato – conforme alla (cogente ed
imperativa) normativa in materia, ai sensi della quale un organismo edilizio di
carattere non precario è soggetto ai normali vincoli autorizzativi
disciplinanti l’uso del territorio; che il carattere vincolato dei
provvedimenti gravati rende irrilevante la mancata comunicazione di avvio,
attesa, oltretutto, la natura non officiosa ma ad istanza di parte del
macro-procedimento in cui essi si inseriscono.
Il regolamento delle spese di lite, liquidate come in dispositivo,
segue la soccombenza.
proposto, lo rigetta.
Condanna il ricorrente a rifondere al Comune resistente le spese
di lite, complessivamente liquidate in € 1.500,00 (euro millecinquecento/00),
oltre accessori di legge se dovuti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 2
aprile 2015 con l'intervento dei magistrati:
Valenti, Consigliere
Lamberti, Referendario, Estensore
00018/2014 REG.PROV.CAU.
00900/2013
Orazio Cataldo N.Q., rappresentato e difeso dall'avv. Giovanni
Liberta' 171;
Comune di Isola delle Femmine in Persona del Sindaco P.T.,
rappresentato e difeso dall'avv. Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto
presso Giancarlo Pellegrino in Palermo, via Principe di Granatelli, 37; per la riforma
dell' ordinanza cautelare del T.A.R. SICILIA - PALERMO: SEZIONE I
n. 00542/2013, resa tra le parti, concernente autorizzazione edilizia ad
installare strutture balneari sul lido - imposizione rimozione integrale di
tutte le strutture a fine stagione
amministrativo regionale di reiezione della domanda cautelare presentata dalla
parte ricorrente in primo grado;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 15 gennaio 2014 il
Cons. Giuseppe Mineo e uditi per le parti gli avvocati G. Immordino e G.
Ritenuto che, nei limiti della cognizione propria del giudizio
cautelare, si manifestano anche sotto il profilo del danno attuale profili di
rilevanza per le ragioni del ricorrente che giustificano la richiesta misura
Ritenuto che per la natura della controversia esistono ragioni per
giustificare tra le parti le spese del giudizio
depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 15
Raffaele Maria De Lipsis,
Silvia La Guardia,
Giuseppe Mineo, Consigliere,
N. 01358/2013
sul ricorso numero di registro generale 1358 del 2013, proposto
Cataldo Orazio, in proprio e nella qualità di titolare e legale
rappresentante del lido balneare denominato “lido Miramare”, rappresentato e
difeso dall'avv. Francesco Rappa, presso il cui studio in Palermo, via
Sferracavallo, n. 146/A, è elettivamente domiciliato;
in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Giancarlo
Pellegrino, presso il cui studio in Palermo, via Principe Granatelli, n. 37, è
elettivamente domiciliato; per l'annullamento
- della certificazione di agibilità n. 9 dell’11 giugno 2013,
nella parte in cui l'Ufficio Tecnico — III Settore — Urbanistica - Edilizia
Privata del Comune diIsola delle Femmine ha imposto genericamente e senza
altre proroghe che l’A.R.T.A. intenderà rilasciare in forma esplicita e che
potrà essere concessa in virtù del relativo provvedimento. ... ;"
- della precedente autorizzazione edilizia n. 12 del 9.5.2013,
notificata il 10.5.2013, con riferimento alla parte in cui lo stesso Ufficio ha
disposto del tutto genericamente e senza alcuna distinzione tra le diverse
parti che compongono lo stabilimento balneare "Lido Miramare" che
"... . conclusione della stagione balneare, vengano smontate le strutture
ripristinato lo stato dei luoghi entro il termine di gg 15 dalla fine stagione balneare
fissata per il 30.09.2013,"
- nonché, di ogni ulteriore atto e, o, provvedimento comunque
Visti l'atto di costituzione in giudizio e la memoria del Comune
Relatore nella camera di consiglio del giorno 5 settembre 2013 la
dott.ssa Aurora Lento e uditi per le parti i difensori come specificato nel
Ritenuto che, ad una sommaria cognizione, il ricorso non appare
assistito da adeguato fumus boni juris avuto riguardo alle articolate deduzioni
difensive di cui alla memoria del Comune resistente e, in particolare, al
richiamato disposto dell’art. 15, lettera a, della l.r. n. 78/1976 ed alla
prospettabilità della destinazione alla diretta fruizione del mare solo relativamente
alla stagione estiva;
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 5
settembre 2013 con l'intervento dei magistrati:
Filoreto D'Agostino,
Aurora Lento, Consigliere,
Maria Cappellano, Primo

References: SENTENZA 
 sentenza 
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sentenza 
 sentenza 
 art. 2
in dubio
 sentenza