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Timestamp: 2020-08-08 10:02:36+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 6900 del 17/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6900 del 17/03/2017
Cassazione civile, sez. trib., 17/03/2017, (ud. 13/09/2016, dep.17/03/2017), n. 6900
sul ricorso 12265-2015 proposto da:
Direttore pro tempore, MINISTERO ECONOMIA E FINANZE in persona del
Ministro pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI
avverso la sentenza n. 6523/2014 della COMM.TRIB.REG. del Lazio,
depositata il 03/11/2014;
rinuncia al ricorso, si rimette alla Corre per le spese processuali;
1. Con la sentenza n. 6523/06/2014, depositata il 03.11.2014 e non notificata, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio confermava la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto dalla società Logista Italia SPA avverso la cartella di pagamento n. (OMISSIS), notificata il 24.08.2010, in forza della quale l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) e per essa l’Equitalia Gerit SPA le aveva intimato il pagamento della complessiva somma di Euro 1.620.138,09, corrispondente all’accisa gravante sui tabacchi lavorati, per svincolo irregolare dal regime sospensivo di merce oggetto di furti perpetrati in alcuni depositi fiscali di cui la ricorrente era titolare.
2. Il giudice di appello riteneva legittimamente emessa la cartella di pagamento preceduta dall’invio di specifici avvisi di pagamento che avevano resa edotta la parte circa le ragioni della pretesa impositiva. Escludeva che lo svincolo irregolare dei tabacchi lavorati conservati presso i depositi fiscali della ricorrente dovuto ad eventi delittuosi, quali furti e rapine, potesse consentire la concessione dell'”abbuono” dell’accisa, previsto dal D.L. n. 331 del 1993, art. 5 non essendovi prova che la merce non era stata immessa nel circuito commerciale.
3. La società ha proposto ricorso per cassazione articolato su tre motivi nei confronti dell’Amministrazione Autonoma dei monopoli di Stato, ora Agenzia delle dogane e dei Monopoli, e dell’Equitalia Gerit, ora Equitalia Sud SPA, ed ha chiesto alla Corte, in via subordinata, di sollevare questione di legittimità costituzionale. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno replicato con unico controricorso. L’intimata Equitalia SPA non ha svolto difese.
1.1. Preliminarmente va dichiarato inammissibile il controricorso proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che va riqualificato, tenendo conto della sua natura sostanziale, come atto di intervento volontario, atteso che dagli atti non risulta che il Ministero rivestisse la qualità di parte nelle pregresse fasi del giudizio.
1.2. Invero, alla inammissibilità dell’intervento volontario del terzo in sede di giudizio per cassazione (mancando, in proposito, una espressa previsione normativa, e riferendosi l’art. 105 codice di rito esclusivamente al giudizio di cognizione di primo grado) consegue la inammissibilità del controricorso proposto da un soggetto che non rivestiva la qualità di parte nel giudizio di merito, atteso che detto controricorso deve, per l’appunto, essere interpretato come intervento volontario del terzo (Cass. SSUU n.8882/2005, Cass. nn.12448/2004, 7930/2005, 10813/2011).
2.1. Primo motivo – La ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 (Statuto del contribuente) (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), sostenendo che erroneamente il giudice di appello aveva ritenuto motivata la cartella in quanto “conteneva tutte le necessarie indicazioni sulla portata e sulle ragioni della pretesa”. Secondo la ricorrente l’obbligo di motivazione, introdotto a tutela dei contribuenti, richiedeva che la tutela si rivelasse effettiva e che la motivazione standardizzata poteva risultare insufficiente laddove, come nel caso in esame, l’atto, attraverso il quale la pretesa era manifestata, non aveva i connotati tipici.
2.2. Secondo motivo – La ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 1 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), sostenendo che, contrariamente a quanto ritenuto dalla CTR l’atto impugnato e gli “avvisi” presupposti non poteva ritenersi legittimi perchè emessi in modo non conforme ad una procedura che rispetti le garanzie costituzionali riconosciute al contribuente, in violazione del “principio di nominatività e tipicità degli atti amministrativi”, corollario del più generale principio di legalità. Ricorda quindi di avere eccepito, sia in primo che in secondo grado, che l’atto impugnato e gli “avvisi” presupposti erano illegittimi per il fatto di essere stati emessi in mancanza di una normativa positiva di riferimento, in violazione dei richiamati principi di nominatività e tipicità degli atti amministrativi.
2.3. Terzo motivo – La ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 5 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) sostenendo che erroneamente la CTR ha ritenuto che non poteva trovare applicazione nel caso in esame la disciplina degli “abbuoni” d’imposta dettata dall’art. 5 cit., al ricorrere di una “forza maggiore”, quali sono inevitabilmente – nella sua prospettazione – i casi di “rapina” e di furto”, e cioè i fatti criminosi evocati dagli atti presupposti all’atto impugnato.
3.1. La parte ricorrente ha ritualmente rinunciato al ricorso; a ciò consegue l’estinzione del processo, ai sensi dell’art. 391 c.p.c..
3.2. La parte che ha dato causa al processo va condannata alle spese, liquidate come in dispositivo a favore dell’Agenzia. La inammissibile costituzione in giudizio del Ministero dell’Economia e delle Finanze costituisce giusto motivo di compensazione delle spese processuali circa il rapporto fra la ricorrente ed il Ministero medesimo. La mancata costituzione del Concessionario alla riscossione esonera dal provvedere sulle spese a suo favore.
– dichiarato inammissibile il controricorso proposto dal Ministero delle Finanze, dichiara l’estinzione del processo;
– condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali in favore di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che liquida nel compenso di Euro 23.775,00, oltre le spese prenotate a debito; dispone la compensazione delle spese processuali circa il rapporto processuale con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 Cass. 
 art. 7
 art. 1
 art. 5