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Tribunale - Trieste Civile Sentenza del 1 aprile 2011, n. 353 - testo integrale Sentenza
Tribunale - Trieste Civile Sentenza del 1 aprile 2011, n. 353
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"D'altro canto, ponendo l'accento sulla ratio della norma esimente, non si vede ragione alcuna per non rimettere al consenso del titolare dell'immagine - che sia soggetto privato non notorio ne' incaricato di uffici pubblici -, un utilizzo della predetta immagine laddove la stessa non sia necessaria e neppure strettamente pertinente, ma solo, in qualche modo, anche occasionale, collegata ad una qualsivoglia tematica di interesse pubblico"
Udienza: 11/03/2011
TRIBUNALE DI TRIESTE SEZIONE CIVILE
Il dott. Sergio Carnimeo, in funzione di Giudice Unico della Sezione Civile del Tribunale di Trieste, ha emesso la seguente SENTENZA nella causa civile sopraindicata, avente ad oggetto: "Altre ipotesi di responsabilita' extracontrattuale", tra;
Tizio, nato (...), res. a ... in corso (...), rappresentato e difeso, per mandato a margine dell'atto di citazione, dall'Avv. Se.Pa., con domicilio eletto presso e nello studio del difensore in Trieste, via (...);
attore contro Alfa S.p.A. con sede in Roma, viale (...), in persona del Direttore degli Affari Legali e Societari prof. Avv. Ru.Es., che la rappresenta e difende in forza di procura speciale institoria ed alle liti per Notaio F.M.Alfa di Roma, rep. n. 59880, racc. n. 15477 del 28.3.2006, unitamente e disgiuntamente con gli Avv.ti Pi.La. e An.Si. del Foro di Roma, nonche' Gi.Sa. del Foro di Trieste, elettivamente domiciliata presso e nello studio dell'Avv. Sa. in Trieste via (...), per delega in calce alla copia notificata dell'atto di citazione;
1. Con atto di citazione in data 9.4.2008 l'attore Tizio conveniva in giudizio la Alfa (di seguito Alfa) esponendo in sintesi;
- che durante il telegiornale regionale della Alfa per il FVG, in data 10.10.2007, per tre volte nel corso della giornata (alle ore 14.00, 19.30 e 23.30), erano andate in onda, nell'ambito di un servizio dedicato al tema dell'obesita' nella Regione FVG, immagini che, senza previo consenso, avevano ripreso, tra le altre persone, anche l'attore;
- che nelle predette immagini televisive la persona dell'attore, oggetto di inquadrature frontali e per piu' secondi consecutivi, senza alcun accorgimento tecnico di occultamento, risultava chiaramente riconoscibile - che a seguito del servizio televisivo l'attore - titolare di un esercizio di pubblica ristorazione in ... - era stato oggetto di derisione e dileggio da parte di persone che l'avevano riconosciuto in televisione o avevano saputo del servizio televisivo; - che quale ulteriore conseguenza il Vi. avrebbe, per reazione depressiva, rinunciato ad intraprendere un percorso terapeutico per il quale aveva gia' preso appuntamento presso un dietologo;
- che le formali richieste di risarcimento dei danni inviate ante causam alla Alfa erano state respinte con esplicita negazione della debenza.
Cio' premesso in fatto, ritenuto che la condotta di controparte avesse integrato violazione dei propri diritti personali (immagine, onore e privacy), con ripercussioni negative sulla integrita' psicofisica e sulla vita di relazione, agiva in giudizio l'attore, con il presente procedimento, per il risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, in tesi patiti.
2. Con comparsa depositata in data 2.7.2008 si costituiva la convenuta Alfa, eccepiva carenza di legittimazione attiva, chiedeva il rigetto della domanda negando la riconoscibilita' del Vi.
nelle immagini in questione, sostenendo di avere fatto (con il servizio televisivo "(...)") legittimo esercizio del diritto di cronaca e critica, utilizzando peraltro riprese di passanti palesemente effettuate in pubbliche strade, e contestando, infine, nell'an e nel quantum, la richiesta risarcitoria.
3. Dopo lo scambio di memorie ex art. 183 co. 6 c.p.c., rimaste immutate le v domande ed eccezioni svolte negli atti introduttivi, la causa era istruita, come deciso in ordinanza dd.21 gennaio 2009, con;
1 - prova diretta per testimoni richiesti da parte attrice, sui soli capitoli da 16 a 21 in atto di citazione e sui capitoli 22, 24 e 25 della seconda memoria attorca, nel numero massimo di tre testimoni per capitolo;
2 - prova per testimoni richiesti da parte convenuta, sui soli capitoli 2 e 3 della comparsa di costituzione, in numero massimo di due testimoni per capitolo;
3 - prova contraria per testimoni richiesta da entrambe le parti sui capitoli di controparte.
All'udienza dell'8.7.2009 erano sentiti i testimoni Ro.Co., Fu.Go. ed Al.Bu. su richiesta di parte convenuta, e Ma.De., Pa.No., Lu.Fo., Or.We., Lo.Co., Ma.Mi., Ch.Lu. e Lo.No., su richiesta della difesa attorca.
4. Successivamente, insistendo le parti per l'assunzione delle prove gia' non ammesse, la causa era avviata a sentenza ed, all'udienza del 21.9.2010, il giudice, udite le conclusioni delle le parti come sopra riportate, tratteneva la causa in decisione all'esito dei termini per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica.
5. Va subito esaminata l'eccezione preliminare svolta dalla difesa della convenuta Alfa, definita quale eccezione di carenza di legittimazione attiva e sollevata fin dalla comparsa di costituzione, per non essere dimostrato ne' che l'immagine del sig. Vi. fosse stata realmente inserita nel servizio giornalistico, ne' che tale immagine fosse riconoscibile dall'ordinario pubblico televisivo.
Cosi' formulata l'eccezione della convenuta, al di la' della denominazione utilizzata, non pare attenere alla legitimatio ad causam, quanto piuttosto al merito ed alla prova di circostanze fattuali poste a fondamento della domanda (ex multis per la distinzione Cass. Sez. 2, Sentenza n. 11284 del 10/05/2010).
In proposito puo' dirsi che, da un lato, la prospettazione attorea contenuta in atto di citazione e' ab origine idonea, logicamente e giuridicamente, a supportare il requisito della condizione dell'azione risarcitoria svolta, inteso come il diritto potestativo di ottenere dal giudice, una decisione di merito, favorevole o sfavorevole - presupposto da valutare in base alla sola allegazione di parte ed attinente la regolarita' processuale del contraddittorio -.
Quanto alla prova del fatto che l'attore sia stato ripreso e fosse riconoscibile, essa deve ritenersi piu' che sufficientemente raggiunta in causa, con i mezzi istruttori ritualmente richiesti, ammessi ed assunti, ed in primo luogo con l'esame del video delle trasmissioni televisive in questione, comunque prodotto in causa dalla convenuta (doc. 2), nonche' con la visione e con il raffronto delle fotografie allegate e prodotte dalla difesa attorca, costituite principalmente da fermi immagine estrapolati dal predetto video (doc. da 8 a 24 allegati alla memoria ex art. 183 co. 6 n. 1 c.p.c., doc. da 8 a bis a 13 bis, da 15 bis a 24 bis e da 26 a 33 allegate a memoria ex art. 183 co. 6 n. 2 c.p.c.), unitamente a fotocopia della carta d'identita' con foto dell'attore (doc. 34).
Le testimonianze assunte su richiesta di parte attrice, poi, seppure con diverse sfumature sulle quali si tornera' in seguito, hanno reso idonea prova della, riconoscibilita' dell'attore, nelle immagini del servizio, ovviamente, non trattandosi di personaggio pubblico, da parte di suoi conoscenti.
6. Passando alle questioni attinenti espressamente e direttamente il merito, giova preliminarmente dare un sunto dei contenuti rilevanti dei servizi in questione. Dalla visione del gia' citato DVD (doc. 2 convenuta) emerge, in particolare, che il primo servizio andato in onda sul canale Alfa regionale FVG, dura in totale, compresa l'introduzione della giornalista in studio, all'incirca 2 minuti e 12 secondi;
6.1. il servizio video in questione e' introdotto dalla giornalista in studio come relativo alle problematiche dell'obesita' in ambito regionale ed all'iniziativa di sensibilizzazione denominata "(...)", con un "lancio" di circa 31 secondi senza immagini.
6.2. Le immagini video che seguono, e che costituiscono il servizio giornalistico in questione, sono accompagnate da una voce narrante che riferisce dati statistici sulla diffusione dell'obesita', ai diversi livelli di gravita e consistenza, nella Regione FVG, con le possibili varie ripercussioni negative sulla salute degli interessati, e da una breve intervista fatta ad un'esperta in materia di alimentazione.
6.3. Le immagini video del servizio riprendono, per la maggior parte, come fossero immagini di repertorio, persone che camminano lungo vie e strade pubbliche;
- il piu' delle volte si tratta di riprese di persone di fianco e/o di spalle (secc. 33 - 34; 36 - 41;
46 - 48; 1,32 - 1,37), - talvolta e' attuato lo sfuocamento della figura (secc. 42 - 43, 1, 38 - 1,40), - talvolta si tratta di riprese ad altezza degli arti interiori (sec. 49 - 55), - talvolta di riprese frontali e non sfuocate di persone all'evidenza non sovrappeso, anche nell'atto di mangiare (secc. 1,00 - 1,04; 1,25 - 1,29, 1,41 - 1,45), - talvolta di persone che consumano bevande in esercizi pubblici (sec. 1,17 - 1,21 riprese di fianco o di schiena), - talvolta, infine, si tratta di riprese frontali o per 3/4, con immagini non sfuocate, anche di persone che appaiono soprappeso, in compagnia di altre normopeso (sec. 1,46 - 1,50), o da sole (1,51 - 1,57).
6.4. L'attore risulta ripreso nel filmato mentre cammina in strada pubblica dal sec. 1,22 al sec.
1,24, sullo sfondo, sfuocato (dal che si ricava l'utilizzo dello zoom sulla persona), si vede passare un autobus cittadino, l'attore e' in compagnia di una persona di sesso maschile piu' anziana di lui, l'attore indossa una felpa azzurra, entrambe le persone sono inquadrate di fianco, ma l'attore ha il viso rivolto per Va nella direzione della telecamera, ed entrambe le persone - maggiormente l'attore - sono evidentemente soprappeso.
6.5. Mentre scorrono le immagini dell'attore di cui al punto che precede, la voce fuori campo della giornalista intervista un'esperta che illustra gli inconvenienti derivanti dall'assunzione fuori pasto di latticini, espressamente indicata come cattiva abitudine alimentare diffusa in Friuli Venezia Giulia. 7. Sempre dalla visione del DVD emerge, a sostanziale conferma, salvo quanto si dira' in appresso, delle sintetiche allegazioni attorce (cfr. pag. atto di citazione), che;
7.1. il secondo servizio filmato dura circa 1 minuto e 48 secondi ed e' costituito, per la maggior parte, da immagini gia' utilizzate nel primo servizio, o comunque di persone che camminano in strade pubbliche.
7.2. Qui l'attore e' ripreso per un lasso di tempo piu' breve (dal sec. 16 al sec. 17), di spalle, vestito sempre con la felpa azzurra e seguito da presso dalla medesima persona a lui vicina nel primo servizio. E' ragionevole percio' ritenere che si tratti di immagini di poco successive rispetto a quelle utilizzate nel primo servizio.
8. Il terzo servizio filmato dura ali'incirca soli 48 secondi, e risulta sostanzialmente uno stralcio del secondo servizio: anche in tal caso l'attore e' ripreso per circa due secondi (dal sec. 16 al sec. 17), e le immagini sono le stesse di cui al punto che precede.
9. Quanto sopra descritto e rilevato fa ritenere che l'attore fosse obiettivamente riconoscibile, da chi gia' lo conosceva, solo nel primo dei tre servizi, e non anche negli altri due, ovviamente salvo per chi l'avesse gia' riconosciuto nella prima occasione.
In proposito, dei vari testimoni sentiti sul tema, nove in totale, hanno riconosciuto in televisione l'attore, vedendo il servizio in questione, i testimoni Fu., No. ed Or.We. e Lu.Fo. Un altro testimone ha riconosciuto in foto, nella persona adulta vicina all'attore, il di lui padre (teste Mi.), il che non puo' che avere agevolato l'identificazione in tutti coloro che conoscevano il Vi. ed anche la sua famiglia.
Il fatto poi che il Vi. lavorasse in una gelateria ed all'interno di una realta' locale di limitate dimensioni (la cittadina di ...) ha certamente favorito la diffusione della notizia anche in altri ambiti e tra persone che non avevano visto direttamente il servizio (cfr. testi No., Lu. e Mi.).
10. Cio' detto pare, a questo punto, necessaria, per una corretta valutazione della fattispecie, partire da una visione complessiva del messaggio percepibile dalla fruizione del servizio televisivo, con particolare riferimento alla presenza in esso dell'attore. Il fatto di avere inserito anche delle immagini di persone obiettivamente ed evidentemente soprappeso in un servizio sul tema dell'obesita', risponde certamente al canone della pertinenza e coerenza tematica, ma, proprio per questo, in siffatto contesto, non puo' non veicolare un messaggio che, in qualche modo, rende esemplare il soggetto mostrato quale modello negativo, indirettamente da porsi in correlazione con i temi - pure esplicitamente trattati nel servizio - della corretta e sana alimentazione, e delle plurime negative conseguenze sulla salute personale dell'obesita'. E' proprio l'effetto di rendere esemplare rispetto al messaggio principale veicolato la persona raffigurata che fa percepire immediatamente l'illiceita' della condotta nel caso di specie.
Tale illiceita' si sarebbe potuta evitare o con l'acquisizione del consenso dell'attore, il che, come vedremo non e' avvenuto, o con il rendere irriconoscibili le sue fattezze, sostanzialmente il viso, il che, anche a detta del teste Go., autore delle riprese in strada, si sarebbe potuto fare nella fase del montaggio.
11. Vero e' - il dato e' incontroverso - che l'attore e' stato raffigurato mentre camminava in una pubblica strada, ma se cio' rende di per se' lecita l'apprensione dell'immagine, e ne potrebbe giustificare l'utilizzo per un servizio pertinente ad aspetti non sensibili dal punto di vista personale (ad esempio sul traffico urbano o sui marciapiedi cittadini), non ne rende lecito l'utilizzo in un ambito che ha reso significativa l'immagine personale sotto il profilo dell'essere soggetto evidentemente soprappeso, verosimilmente affetto da patologie specifiche e con le varie connesse implicazioni poc'anzi evidenziate.
12. Il messaggio veicolato dal servizio - come delineato al punto 10 che precede -, nella parte in cui crea connessioni immediate con la persona dell'attore, lede certamente la reputazione dello stesso, intesa come proiezione sociale delle qualita' che concorrono a determinare il (maggiore o minor) valore in se' di una persona. 13. Sotto altro profilo la condotta in oggetto integra la violazione delle disposizioni dettate dalla normativa in tema di diritto all'immagine, dovendosi necessariamente richiedere ed ottenere il consenso della persona il cui "ritratto" o la cui immagine, si intenda esporre o riprodurre (art. 96 L. n. 633/41).
A cio' va aggiunto che non ricorre alcuna delle esimenti previste dall'art. 97 L.A., ed in particolare neppure laddove la norma prevede che il consenso del soggetto ritratto non e' necessario se "... la riproduzione (dell'immagine n.d.r.) e' collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico".
Tale norma si giustifica con la connessione dell'immagine della persona ad un fatto d'interesse pubblico o svoltosi in pubblico, e tale connessione puo' essere data dalla contemporaneita' e contestualita', laddove, ad esempio, la persona sia ripresa in occasione di cerimonie pubbliche.
In tal caso la persona e' si ritratta e la sua immagine riprodotta, ma prevale l'interesse pubblico alla ripresa dell'evento.
Tale connessione, pero', all'evidenza, presuppone un fatto o accadimento esterno all'immagine stessa, che nel caso di specie non e' dato rinvenire, posto che il sig. Vi. e' stato ripreso semplicemente nell'atto di camminare su un marciapiede di una strada pubblica.
Ne' l'esimente puo' estendersi, in via interpretativa, a semplici tematiche o argomenti di interesse pubblico, non riconducibili alla nozione di "fatto", chiaramente connotata nel senso di evento storico naturalistico, dalle alternative ed esemplificative nozioni di "avvenimenti" e "cerimonie" contenute nella norma citata. D'altro canto, ponendo l'accento sulla ratio della norma esimente, non si vede ragione alcuna per non rimettere al consenso del titolare dell'immagine - che sia soggetto privato non notorio ne' incaricato di uffici pubblici -, un utilizzo della predetta immagine laddove la stessa non sia necessaria e neppure strettamente pertinente, ma solo, in qualche modo, anche occasionale, collegata ad una qualsivoglia tematica di interesse pubblico (Per fare un esempio, si giustificherebbe l'utilizzo - senza consenso - dell'immagine di una donna residente in Italia ma di origini e fattezze asiatiche, in un servizio televisivo sulla piaga della prostituzione di donne di origine extracomunitaria, sulla sola base del collegamento costituito dalla connotazione geografica).
14. La fattispecie in questione integra, altresi', violazione della normativa in tema di trattamento dei dati personali (oggi D.Lgs. 30.6.2003 n. 196).
In primo luogo deve ritenersi che l'immagine di una persona rientri nella nozione di dato personale ex art. 4.1 lett. d) ("qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica... identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione ...").
Parimenti deve ritenersi che la registrazione video di immagini, la loro elaborazione in filmato e la successiva diffusione integrino ciascuna la nozione di trattamento ex art. 4.1 a).
Le regole generali del corretto trattamento di tali dati sono dettate dall'art. 11 del citato codice, che prevede che i dati personali oggetto di trattamento sono;
"a) trattati in modo lecito e secondo correttezza;
Da ultimo va rammentato che, a norma dell'art. 15 del citato testo normativo;
"1. Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali e' tenuto al risarcimento ai sensi dell'articolo 2050 del codice civile. 2. Il danno non patrimoniale e' risarcibile anche in caso di violazione dell'articolo 11".
Tali disposizioni sono applicabili espressamente anche all'attivita' giornalistica (ex art. 136) ed integrate, in base al combinato disposto degli artt. 112 e 139, dai contenuti del codice deontologico regolatore l'attivita' giornalistica in relazione al trattamento dei dati personali.
Tuttavia, come chiaramente evincibile dalla lettera dell'art. 12 co. 3 del citato Codice della Privacy, in base alla quale: "Il rispetto delle disposizioni contenute nei codici di cui al comma 1 costituisce condizione essenziale per la liceita' e correttezza del trattamento dei dati personali effettuato da soggetti privati e pubblici", l'ottemperanza alle disposizioni del codice deontologico non esaurisce il novero delle cautele da adottare e, per converso, non garantisce la perfetta liceita' e correttezza del trattamento, costituendo una sorta di condizione necessaria ma non sufficiente a tal fine.
Che nel caso di specie, per quanto gia' detto, gli autori del servizio non abbiano fatto buon governo delle regole volte a contemperare il diritto di cronaca ed il diritto del privato alla riservatezza dei dati personali, lo si ricava, empiricamente, dalle autorevoli e specialistiche indicazioni interpretative fornite dal Garante della Privacy all'Ordine dei giornalisti in data 11.6.2004 laddove, a proposito di "fotografie relative a soggetti ripresi in luogo pubblico", cosi' si esprime (enfasi nostra);
"Di regola, le immagini che ritraggono persone in luoghi pubblici possono essere pubblicate, anche senza il consenso dell'interessato, purche' non siano lesive della dignita' e del decoro della persona. Come il Garante ha precisato nelle sue pronunce, il fotografo e' comunque tenuto a rendere palese la propria identita' e attivita' di fotografo e ad astenersi dal ricorrere ad artifici e pressioni indebite per perseguire i propri scopi.
Anche qui il giornalista deve comunque compiere una valutazione caso per caso, dovendo egli tenere presente il contesto del servizio giornalistico e l'oggetto della notizia. Ad esempio, la pubblicazione dell'immagine di una signora anziana, chiaramente identificabile, ripresa al mercato con la spesa, puo' ritenersi non pertinente rispetto ad un articolo sulla solitudine degli anziani, oltre che lesiva della dignita' dell'interessata. Diverso il giudizio potrebbe essere se la stessa foto fosse posta, per esempio, a corredo di un articolo sulla longevita'.
Inoltre, nel documentare con fotografie fatti di cronaca che avvengono in luoghi pubblici, il giornalista e/o il fotografo sono chiamati a valutare anche quale tipo di inquadratura scegliere, astenendosi dal focalizzare l'immagine su singole persone o dettagli personali se la diffusione di tali dati risulta non pertinente e eccedente rispetto alle finalita' dell'articolo".
15. Passando a valutare i profili inerenti la quantificazione dei danni risarcibili, va subito evidenziato che manca qualsivoglia allegazione in ordine al pur domandato (in termini di risarcimento) danno patrimoniale, anzi risulta che nel periodo del patito disagio l'attore continuo' ad operare presso l'esercizio commerciale da lui gestito, pur evitando i contatti con il pubblico. Ne consegue che nulla non potra' essere riconosciuto a tale titolo.
Nell'area residua del danno non patrimoniale, deve ritenersi insufficiente, in quanto del tutto generica in atto di citazione e non precisata in memoria ex art. 183 co. 6 n. 1 c.p.c., l'allegazione - e comunqne mancante la prova - dell'esistenza di patologie psichiche in conseguenza dell'evento di danno. Non vi e' alcun riscontro documentale in ordine ad una depressione reattiva e non pare di certo sufficiente l'estemporanea diagnosi del dott. Lo.Co., sentito quale testimone sul punto e, a suo tempo, contattato e consultato dall'attore per una prescrizione di dieta, comunque, sempre a suo tempo, rilasciata.
Quanto all'entita' e durata del generalizzato dileggio, in alcuni casi anche scherzoso, patito dal Vi. e del conseguente comportamento parzialmente asociale tenuto dall'attore, il teste De., cameriere nella gelateria gestita dal Vi., ha riferito in proposito di episodi di dileggio, all'interno della gelateria, per un paio di giorni, e di comportamento anomalo, caratterizzato dal rifuggire il contatto con il pubblico, del Vi., per circa 20 giorni. La reazione negativa e non autoironica del Vi. e' confermata, pur da diversi punti di vista, da pressoche' tutti i testimoni sentiti e puo' ritenersi sufficientemente comprovata.
La teste Or.We. ha riferito che l'argomento in questione, con le connotazioni poco riguardose verso l'attore, rimase di attualita', nel centro cittadino di ..., per qualche tempo, senz'altro piu' di un paio di settimane.
Il teste Ma.Mi., amico frequentante l'attore, ha riferito che, in conseguenza dell'episodio, il Vi.
mantenne un comportamento schivo rispetto alle uscite con gli amici per qualche mese.
Il teste No., da ultimo, ha riferito che si parlo' in ... dell'accaduto per 4 - 6 settimane circa, e che il Vi. rimase risentito ed evito' le uscite con gli amici per circa 2 mesi.
Orbene un siffatto quadro degli esiti probatori sulle conseguenze dannose della condotta della convenuta, fa ritenere raggiunta, ma non di molto superata, la soglia minima di gravita' idonea a giustificare un obbligo risarcitorio per danno non patrimoniale.
A tale considerazione dovra' poi, in aumento, calcolarsi un valore che, per equivalente, integri il prezzo del consenso illegittimamente non richiesto per l'utilizzo dell'immagine.
Si tratta, all'evidenza, di danni calcolabili solo in termini equitativi, e si utilizzeranno, come parametri di riferimento, da un lato i valori correntemente in uso per la liquidazione del danno biologico temporaneo in caso di lesioni c.d. micropermanenti, e dall'altro i valori utilizzati in tariffari ufficiali per monetizzare i diritti economici d'autore in caso di utilizzo dello strumento fotografico.
Nel complesso, fatta applicazione dei suindicati criteri e tenuto conto delle circostanze del caso risultate comprovate, si stima congrua la somma onnicomprensiva e rivalutata alla data della presente sentenza, di Euro 2.000,00.
16. Le spese di lite seguono la soccombenza, nella misura liquidata in dispositivo tenuto conto del valore della causa come ritenuto in sentenza.
Il Tribunale di Trieste in composizione monocratica, definitivamente pronunciando nella causa iscritta al n. 1350/08 R.G. promossa con atto di citazione in data 9.4.2008, da Tizio nei confronti della Alfa S.p.A. ogni altra domanda da intendersi disattesa, cosi' statuisce;
accoglie nei seguenti termini la domanda attorea e, per l'effetto;
condanna la convenuta Alfa S.p.A. a pagare all'attore, a titolo di risarcimento dei danni causati con la condotta oggetto di dausa, la somma di Euro 2.000,00 in moneta corrente;
condanna la convenuta Alfa S.p.A. a rifondere a parte attrice le spese di lite che liquida in complessivi Euro 3.747,92 di cui Euro 1.500,00 per diritti, Euro 2.000,00 per onorari, Euro 178,00 per spese esenti, Euro 69,92 per spese imponibili, oltre al 12,5% per rimborso forfetario spese generali, IVA e CPA come per legge.
Cosi' deciso in Trieste l'11 marzo 2011.
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References: Sentenza 
 Sentenza

 Sentenza 
 SENTENZA 
 art. 183
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 art. 183
 art. 183
 art. 4
 art. 4
 art. 136
 art. 183