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Edizione N. 3 - Marzo by USPI - Issuu
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Avviso di convocazione Assemblea USPI, anno 2016 (pagina 3) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 12) Si voterà Il 17 aprile 2016
REFERENDUM POPOLARE E PAR CONDICIO: LE NORME PER LA PUBBLICAZIONE DEI MESSAGGI DI PROPAGANDA REFERENDARIA
Riportiamo l’intervista di Pier Francesco Bellini , direttore de “ la Voce di Rovigo “, all’On. Rampi, del 9 marzo 2016 e pubblicata su menogiornali menoliberi.it
RIFORMA DELLA LEGGE SULL’EDITORIA, IL RELATORE RAMPI (PD): “SARA’ LEGGE ENTRO A metà aprile, gli italiani saranno L’ESTATE” chiamati ad esprimere il proprio voto sulla durata delle autorizzazioni per le esplorazioni e le trivellazioni dei giacimenti in mare
Il referendum è stato indetto, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione, su iniziativa di nove Consigli regionali.
«Quando ci vuole ci vuole. E con i tempi che corrono, quando un politico è di parola bisogna dargliene atto. E’ passato quasi un anno da quando, un sabato pomeriggio, l’onorevole Roberto Rampi, relatore alla Camera della legge di Riforma dell’editoria, si palesò nella nostra redazione. Una gradita visita di cortesia e di lavoro, per vedere all’opera una delle redazioni di quei quotidiani locali di cui tanto si parlava a Roma nell’ambito della legge di riforma, e di cui poco – sempre a Roma – si sapeva (e si sa). L’incontro si concluse con un impegno (“La riforma entro un anno”) e una promessa (“Se mantiene facciamo un’altra intervista”). La riforma è stata approvata qualche giorno fa alla Camera in prima lettura, e proprio ieri è stata trasmessa al Senato per proseguire nel proprio iter.
Il quesito ammesso riguarda la durata delle autorizzazioni per le esplorazioni e le trivellazioni dei giacimenti in mare già rilasciate e si riferisce all’abrogazione dell’articolo 6, comma 17, terzo periodo del Codice dell’Ambiente nella parte in cui prevede che le trivellazioni possano proseguire fino a quando il giacimento lo consente (“per la durata 4
Onorevole Rampi, dopo un anno di lavoro in Commissione Cultura, è dunque arrivato il primo “sì” della Camera alla Riforma della legge sull’editoria. Ci credeva veramente, quando ha iniziato ad operare su questo settore, di riuscire a portare a casa il risultato in questi tempi? “Devo dire di sì. Ci ho sempre creduto 2
Con decreto del Presidente della Repubblica del 15 febbraio 2016 (GU Serie Generale n. 38 del 16 febbraio 2016) è stato indetto il referendum popolare per l’abrogazione del comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come sostituito dal comma 239 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (cd. legge di stabilità per il 2016).
2 per mille dei ricavi - pagamento e modulistica entro il 1° aprile
“A quanto pare, i giornali non sono in grado di distinguere tra un incidente di bicicletta e il crollo di una civiltà”.
CONTRIBUTO AGCOM, ANNO 2016 Non invio del modello per ricavi fino a 500 mila euro
George Bernard Shaw, scrittore, drammaturgo, aforista, linguista e critico musicale. (Dublino, 26 luglio 1856 – Ayot St Lawrence, 2 novembre 1950)
Gessetti contro il terrorismo. I cittadini belgi hanno riempito l’asfalto di scritte. Spicca una frase: “Unis contre la haine - Uniti contro l’odio”. Ne parliamo a pagina 10.
Ricordiamo che il 1° aprile è scaduto il termine per gli adempimenti riguardanti il Contributo all’Autorità. Per tutte le informazioni, vai a pagina 6 e sul sito 6 www.uspi.it.
Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 52° - MENSILE - 11 NUMERI - 3 marzo 2016 Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB di Roma
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RIFORMA DELLA LEGGE SULL’EDITORIA, IL RELATORE RAMPI (PD): “SARA’ LEGGE ENTRO L’ESTATE” 1
perché ero convinto che i tempi fossero maturi e che si fosse creato un consenso molto ampio attorno alla proposta. Un consenso che è anche più ampio rispetto a quello emerso poi al momento del voto. Insomma: alla Camera c’era, è c’è, un sentimento diffuso sulla necessità di questa riforma. Spero che al Senato si proceda sulla stessa lunghezza d’onda”. L’iter della legge prevede a questo punto la discussione in Senato e un possibile secondo passaggio alla Camera. Io ci riprovo, visto che la prima volta è andata bene: può indicarci, a suo parere, quale sarà la tempistica da ora in poi per arrivare all’approvazione definitiva? “Noi abbiamo consegnato al Senato una legge sulla quale abbiamo lavorato molto, su cui si è intervenuti di cesello fino all’ultimo minuto. Certo, migliorare le cose è sempre possibile. E saranno i senatori a decidere se e come intervenire. Da parte nostra posso dire che, nel caso di modifiche e di ritorno alla Camera per la seconda lettura, ci siamo presi l’impegno ad approvare la riforma così come ci verrà consegnata. Perché ci sono casi, e questo è uno, in cui bisogna fare come sempre bene, ma anche un po’ in fretta. Mi piacerebbe, lo ammetto, che la riforma dell’editoria diventasse legge prima dell’estate. O al massimo subito dopo le ferie. Senza volere in alcun modo intervenire sul lavoro del Senato, questi sono i termini. E ci sono tutte le condizioni per raggiungere l’obiettivo”. Parliamo di questa riforma per certi versi epocale. Quali sono i cardini su cui si basa? “Con questa riforma si entra definitivamente nell’era del digitale, affiancando ai giornali di carta anche le nuove iniziative on line. Poi finalmente viene fatta chiarezza
Il direttore Pier Francesco Bellini, a sin., e l’on. Roberto Rampi 2
sui criteri di assegnazione dei finanziamenti e sulla platea di chi ne ha diritto. Infine è stato fatto un lavoro che mira a individuare l’editore puro, le cooperative di giornalisti e l’editoria locale eliminando dalla platea degli aventi diritto gli altri soggetti. In tanti, mi si permetta una battuta politica, non hanno voluto vedere questo grande passo in avanti che è stato compiuto rispetto al passato. Senza dimenticare che, dopo anni, si riapre la possibilità di fare impresa nel mondo dell’editoria, con gli aiuto alle giovani imprese anche on line e con la diminuzione del tempo necessario per ottenere i finanziamenti. Sono novità importanti. Certo, margini di miglioramento come sempre ce ne sono. E capisco che qualche problema per la piccola editoria resti. Ma forse per la prima volta ci sono principi sanciti in maniera netta e chiarezza sulle risorse, lasciando al tempo stesso lo spazio all’esecutivo, attraverso la delega ottenuta dal parlamento, per correggere eventuali errori”. Mi ci ha portato lei… Veniamo allora ai punti dolenti, perché qualcuno resta. Prendiamo l’ampia delega attribuita al governo per la definizione dei criteri di attuazione, in particolare per quello che riguarda i finanziamenti all’editoria. Una libertà di manovra notevole, ad esempio per quanto riguarda la definizione degli scaglioni del venduto su cui verranno determinati i contributi (ma non solo), e che molti definiscono un po’… eccessiva. Non crede? “No, non ritengo eccessiva la delega attribuita al governo, anche perché la legge fissa degli obiettivi chiari e ben definiti. Il parlamento ha svolto la funzione di indirizzo che gli è propria, mentre al governo è affidato il compito di declinare quei principi nella pratica avendo anche, come detto, la possibilità di apportare correzioni per eventuali errori. Se il risultato non è quello sperato e indicato dal parlamento si potrà sempre intervenire per decreto. Ma non credo sarà necessario. Il lavoro svolto è stato molto approfondito, anche grazie al contributo del personale della struttura tecnica del Dipartimento per l’informazione, che è particolarmente competente. Perché, facendo un discorso più generale, io sono convinto che un buono Stato sia fatto dal lavoro dei politici ma anche dal contributo di tecnici competenti”. Secondo punto dolente, tanto per rimanere in tema e per non farci mancare niente.
in questo numero Referendum popolare e Par condicio (pagine 1, 4, 7, 8, 9) Riforma della legge sull’editoria, Rampi: “Sarà legge entro l’estate” (pagine 1, 2, 4) Contributo AGCOM, anno 2016 (pagine 1, 6) Avviso di convocazione Assemblea USPI, anno 2016 (pagina 3) Le quote associative USPI per l’anno 2016 (pagina 5) La comunicazione del terrore (pagine 10, 11, 12) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 12) Notizie dall’INPGI: Circolari nn. 1 e 2 (pagine 13, 14, 15, 16) L’Eco della stampa (pagina 15) 50° Super Bowl, sport e soldi (pagina 16) Legare i contributi all’editoria esclusivamente alle vendite e fissare un tetto non superiore al 50% dei ricavi (lasciando all’esecutivo attuale e a quelli futuri solo la possibilità di diminuirlo), senza distinguere tra giornali locali e nazionali, non significa penalizzare i giornali locali e delle minoranze rispetto alla stampa nazionale? In fondo il contributo è fondamentale per l’editoria più debole proprio perché locale e dunque insita su bacini limitati come potenziale utenza… “Dipende da come si valuta questo tetto del 50%. Per alcuni, è emerso anche nella discussione in parlamento, si tratta di una soglia fin troppo elevata. Per altri no. A noi è sembrato un punto di ragionevole equilibrio, perché in pratica significa: tu editore locale, o cooperativa di giornalisti hai le potenzialità per farcela. Ecco allora che io posso aiutarti fino ad un tetto pari al 50% dei ricavi. Questo è l’obiettivo da raggiungere. Io credo che ci possano arrivare in tanti, anche sfruttando gli aiuti previsti per la nuova editoria digitale”. Mettiamo però per ipotesi che un domani ci sia un governo espressione di forze fermamente contrarie ad ogni tipo di contributo pubblico alla piccola editoria (ad esempio M5S): questa libertà di manovra lasciata all’esecutivo di turno non significherebbe automaticamente la 4 Notiziario USPI n° 3/2016
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-- - -- -- --- - --- - - -- - ---------------------------- - - -- - -DELEGA Il sottoscritto........................................................................................................................................................................................ nella sua qualità di (1).......................................................................................................................................................................... delega il Sig ......................................................................................................................................................................................... a rappresentarlo all’Assemblea dei soci dell’USPI del 21 aprile 2016 a Roma per l’approvazione dei bilanci e l’elezione delle cariche sociali per il triennio 2016-2018 come da Ordine del Giorno . ................................... (data)
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REFERENDUM POPOLARE E PAR CONDICIO: LE NORME PER LA PUBBLICAZIONE DEI MESSAGGI DI PROPAGANDA REFERENDARIA 1
di vita utile del giacimento”). Lo scopo del referendum è dunque quello di limitare la durata dei titoli concessori alla loro scadenza naturale. DIVIETO DI COMUNICAZIONE PER LE P.A. Applicazione dell’art. 9 della legge 22 febbraio 2000, n.28 E’ in vigore dal giorno 16 febbraio 2016, giorno della pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, (GU – Serie Generale – n. 38 del 16 febbraio 2016) il divieto “… a tutte le Amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni” ai sensi dell’art. 9 della legge del 22 febbraio 2000, n. 28. Per la forma impersonale delle iniziative di comunicazione è indispensabile utilizzare il solo emblema della Repubblica oltre ad eventuali strumenti di comunicazione informativa (numero verde, sito internet, ecc.). La Circolare del Ministero dell’Interno n. 5/2016 chiarisce la tempistica per le comunicazioni dirette al cittadino fino al 17 aprile p.v. Per tutte le attività di comunicazione ritenute indispensabili, le Amministrazioni interessate dovranno richiedere un preventivo parere all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – Direzione Servizi Media – Ufficio comunicazione politica e conflitti di interessi – Via Isonzo 21/b – 00198 – Roma. Le Amministrazioni che nel suindicato periodo intendano richiedere al Dipartimento per l’informazione e l’editoria la messa in onda delle proprie iniziative di comunicazione sulle reti Rai dovranno allegare il parere positivo espresso dall’AGCOM COMUNICATO STAMPA AGCOM APPROVATO IL REGOLAMENTO AGCOM CHE DISCIPLINERA’ LA PAR CONDICIO DURANTE LA CAMPAGNA PER IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE SOTTOMARINE Il Consiglio dell’Autorità, nella riunione del 2 marzo, ha approvato, su proposta del 4
relatore Francesco Posteraro, il regolamento che disciplinerà le disposizioni della legge 28/2000 (la cosiddetta par condicio) in occasione della campagna per il referendum in tema di trivellazioni del suolo sottomarino. Il regolamento, inteso a definire nel dettaglio le regole cui dovranno ispirarsi la comunicazione politica e l’informazione radiotelevisiva nel corso della prossima campagna referendaria, riproduce nella sostanza i contenuti già sperimentati in occasione di precedenti tornate referendarie, con un’unica rilevante novità introdotta a seguito di un quesito proposto dalle nove Regioni proponenti il referendum. Alla luce degli approfondimenti condotti anche all’esito della consultazione con la Commissione parlamentare di indirizzo e vigilanza sul servizio pubblico radiotelevisivo – il regolamento recherà infatti una espressa indicazione in ordine alla qualificazione di “soggetto politico” dei delegati delle Regioni promotrici del quesito referendario. A tale conclusione si è pervenuti in considerazione, in particolare, della mancata formale costituzione di un Comitato promotore del referendum, ed al fine di assicurare il più pieno ed effettivo dispiegamento della prerogativa costituzionale attribuita alle Regioni dall’art. 75 della Costituzione. Con questa decisione, che non ha precedenti nella storia dell’applicazione della legge 28/2000, si ritiene di aver assicurato al contempo - nell’ottica di un ragionevole bilanciamento - il rispetto dell’articolo 9 della predetta legge 28/2000 che prevede il divieto di coinvolgimento di amministrazioni pubbliche in quanto tali all’interno delle campagne elettorali e referendarie, e la scrupolosa salvaguardia del diritto delle Regioni proponenti il quesito referendario a conferire massima visibilità alle proprie ragioni, maturate nell’esercizio di una precisa prerogativa costituzionale.
LEGGE SULL’EDITORIA 2
fine dell’editoria locale che invece con questa riforma si sostiene di voler difendere anche a norma della Costituzione? “Non è con una legge che si tutela un mondo come quello dell’editoria. Noi dobbiamo costruire una grande alleanza fra i cittadini e i loro giornali: questa è la vera garanzia per il futuro. Ha citato i Cinque stelle. E’ un po’, se mi si consente il paragone ardito, come quando si parla di stranieri. Tutti si dicono preoccupati o contrari ad ogni convivenza, poi quando ne conoscono uno, magari come badante dei genitori o come operaio dicono: però è un’eccezione. Per la legge sull’editoria è successo un po’ così: molti si sono scagliati contro ogni aiuto all’editoria, anche locale. Ma poi se gli spiega che ad essere coinvolto sarebbe anche il giornale della propria città, quello con cui hanno rapporti quotidiani, ecco che il punto di vista cambia… Con questo voglio dire che non è e non sarà mai una norma di legge, che ogni maggioranza potrà cambiare, a tutelare un mondo come quello dell’editoria, ma la crescita della consapevolezza che questo mondo riveste un’importanza fondamentale per il pluralismo. L’approvazione della Riforma è arrivata nelle stesse ore in cui è stata annunciata la fusione societaria Espresso-Itedi, da cui nascerà il più grande raggruppamento editoriale italiano operante in tutti i settori, dai quotidiani nazionali e locali a internet, dai periodici alle radio… Vista dalla provincia, è un motivo in più per aiutare la stampa locale ad essere sempre più la voce dei territori, e a non lasciarla in balia di una situazione in cui rischierebbe di venire schiacciata dai colossi… Lei cosa ne pensa? “La mia cultura politica, fin dai giorni dell’acquisto di Bompiani da parte di Mondadori, mi porta a preoccuparmi perché considero che gli agglomerati rischino di essere pericolosi per il pluralismo e la democrazia. Per fortuna nel nostro Paese esiste un’Antitrust che ha tutti gli elementi per giudicare ed eventualmente, se ne ravviserà le condizioni, per intervenire. Di certo mi dispiace che questa concomitanza abbia portato a perdere di vista e a non attribuire la giusta importanza ad una legge come quella che abbiamo approvato alla Camera. Adesso la parola passa al Senato. In quella sede, se sarà possibile, si potranno trovare anche ulteriori risorse. Come sempre, si può fare di più e meglio. Ma il passo in avanti che abbiamo fatto è stato decisivo».
In tal senso, la qualificazione del “delegato della Regione” quale soggetto politico nell’ambito della campagna referendaria - al pari dei soggetti politici strettamente intesi e di eventuali movimenti o associazioni aventi un interesse obiettivo e specifico al quesito referendario – risponde principalmente alla esigenza di assicurare 7 (direttore.ro@lavoce-nuova.it)
Notiziario USPI n° 3/2016
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2 per mille dei ricavi 2014 - versamento e invio telematico della modulistica entro il 1° aprile 2016 – NOVITA’:Nessun invio del modello per ricavi fino a 500 mila euro
CONTRIBUTO AGCOM, ANNO 2016 Obbligati tutti i soggetti operanti nel settore delle comunicazioni anche se non tenuti alla redazione del bilancio. Esentate le imprese con ricavi assoggettabili pari o inferiori a 500.000 euro, le imprese che hanno iniziato la loro attività nel 2015 e quelle in liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali. Sul sito dell’Agcom è stata pubblicata la Delibera n. 34/16/CONS dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, del 28 gennaio 2016, che integra la Delibera n. 605/15/CONS del 5 novembre 2015 riguardante “Misura e modalità di versamento del contributo dovuto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per l’anno 2016”. L’Autorità ha ritenuto congruo, per coprire le spese inerenti alla propria attività, fissare l’entità della contribuzione per il 2016 nella misura del 2 per mille dei ricavi risultanti nell’ultimo bilancio approvato prima della citata Delibera n. 605/15/CONS, quindi sui ricavi del 2014. Confermata la tempistica del versamento, da effettuarsi entro il 1° aprile 2016, e confermando inoltre alla stessa data del 1° aprile 2016 l’invio del modello telematico.
mente compilato, i soggetti che sono in possesso di un’autorizzazione generale o di una concessione di diritti d’uso di cui all’art. 34 del Codice delle comunicazioni elettroniche e i soggetti che operano nel settore dei servizi media (radio-televisione, editoria, pubblicità, etc.). Rientrano tra i soggetti obbligati alla presentazione del modello anche le società iscritte al Registro degli Operatori di Comunicazione (R.O.C.). In ogni caso, la comunicazione annuale al R.O.C. è un adempimento distinto da quelli connessi al sistema di finanziamento dell’Autorità, indicati nella delibera n. 605/15/CONS, del 5 novembre 2015. In tal senso si precisa, pertanto, che le società non obbligate ad iscriversi al R.O.C., o comunque non iscritte, se svolgono attività che rientrano nei settori delle comunicazioni elettroniche e dei servizi media, sono in ogni caso tenute
Confermato l’invio esclusivamente tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) del “Modello Telematico Contributo SCM Anno 2016”, pubblicato sul sito web dell’Autorità insieme alle relative “Istruzioni per il versamento del Contributo SCM 2016”, che dovrà essere trasmesso all’indirizzo PEC dell’Autorità: contributo@cert.agcom.it. Le istruzioni per la compilazione sono presenti sul sito dell’Autorità: www.agcom.it. Per eventuali chiarimenti si può contattare il Servizio relazioni con gli operatori dell’AGCOM al numero 081.75.07.400, dal lunedì al venerdì dalle ore 10.30 alle ore 13.00. Allegato B alla delibera n. 34/16/CONS ISTRUZIONI PER IL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO DOVUTO ALL’AUTORITÀ PER L’ANNO 2016 I SOGGETTI OBBLIGATI 1. I soggetti obbligati alla presentazione del modello “Contributo SCM – anno 2016” Sono tenuti ad inviare il modello “Contributo SCM – anno 2016”, debita6
all’Autorità per l’anno 2016 i soggetti di cui al paragrafo 1 che hanno conseguito, nell’esercizio finanziario 2014 (ovvero nell’esercizio oggetto dell’ultimo bilancio o di altra scrittura contabile equivalente approvati alla data del 5 novembre 2015), ricavi imponibili – come risultanti dalla compilazione del modello “Contributo SCM – anno 2016” – superiori a euro 500.000,00 (cinquecentomila/00). 3. Le ipotesi di esenzione dall’obbligo di versamento del contributo 2016 Sono esentati dall’obbligo di corrispondere il contributo i soggetti il cui imponibile – come risultante dalla compilazione del modello “Contributo SCM – anno 2016” – sia pari o inferiore a euro 500.000,00, le imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, le imprese in liquidazione, le imprese sottoposte a procedure concorsuali, le imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2015. Il CALCOLO DEL CONTRIBUTO E LA COMPILAZIONE DEL MODELLO La base di calcolo del contributo 2016: voce A1 ricavi delle vendite e delle prestazioni (riquadro 2A).
a inviare il modello “Contributo SCM – anno 2016”. Sono esentati dall’obbligo di presentazione del modello “Contributo SCM – anno 2016” le imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2015 e i soggetti che hanno conseguito, nell’esercizio finanziario 2014 (oppure 2014-2015 per le imprese che redigono il bilancio secondo i principi contabili IAS/IFRS), ricavi delle vendite e delle prestazioni in misura pari o inferiore a euro 500.000,00, come risultante dalla voce A1 del conto economico o da equipollente voce di altra scrittura contabile equivalente. 2. I soggetti obbligati al versamento del contributo per l’anno 2016 Sono tenuti al pagamento del contributo
La base di calcolo del contributo 2016 è costituita dalla voce A1 del conto economico (ricavi delle vendite e delle prestazioni) risultante dall’ultimo bilancio approvato prima del 5 novembre 2015, data di adozione della delibera n. 605/15/CONS. I soggetti che non sono tenuti alla redazione e/o all’approvazione del bilancio civilistico utilizzano come base di calcolo le voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie corrispondenti alla voce “ricavi delle vendite e delle prestazioni” del conto economico del bilancio civilistico. Importo del contributo dovuto all’Autorità per l’anno 2016 (riquadro 2E) Il modello calcola automaticamente l’importo dovuto dal contribuente, secondo la metodologia disposta dall’art. 2 della delibera n. 605/15/CONS, applicando le due diverse aliquote contributive stabilite dall’Autorità. Notiziario USPI n° 3/2016
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le condizioni di più efficace salvaguardia del principio sancito dall’art. 48 della Costituzione, secondo cui l’esercizio del diritto di voto, libero e segreto, costituisce un dovere civico di tutti i cittadini.
rendario”. Il lettore deve percepire subito che è un messaggio di propaganda elettorale.
rendaria di cui alla presente delibera con altre consultazioni elettorali o referendarie, saranno applicate le disposizioni di attuazione della legge 22 febbraio 2000, n. 28, relative a ciascun tipo di consultazione. 3. Le disposizioni di cui al presente provvedimento cessano di avere efficacia alla mezzanotte dell’ultimo giorno di votazione relativo alle consultazioni di cui al comma 1.
SONDAGGI POLITICI REFERENDARI
In altri termini, siamo certi di aver determinato con questa nostra odierna decisione nella circostanza di una campagna referendaria dai tratti inediti nella storia repubblicana - le migliori premesse perché l’esercizio consapevole del diritto di voto da parte di tutti i cittadini si realizzi in una cornice di piena e compiuta informazione sui contenuti dei quesiti referendari ed all’insegna del più ampio coinvolgimento dei soggetti politici interessati. Roma, 7 marzo 2016
Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del div
REFERENDUM POPOLARE E PAR CONDICIO: LE NORME PER LA PUBBLICAZIONE DEI MESSAGGI DI PROPAGANDA REFERENDARIA 4
NUMERO VERDE ll numero verde 800.28.22.02 è attivo dal lunedì al venerdì, ore 9:00-13:00. Per comunicazioni/segnalazioni utilizzare l’indirizzo PEC agcom@cert.agcom.it e/o il numero di fax 081.7507550. NORME PER LA STAMPA QUOTIDIANA E PERIODICA IL COMUNICATO PREVENTIVO: da pubblicarsi sul numero precedente a quello ove si ospiteranno messaggi di propaganda referendaria, deve essere pubblicato con adeguato rilievo (sia per collocazione sia per modalità grafiche) e deve precisare le condizioni generali all’accesso e il recapito, con numero telefonico, fax, mail etc., della redazione presso cui è depositato: IL “DOCUMENTO ANALITICO” (consultabile a richiesta) concernente: 1) le condizioni temporali di prenotazione degli spazi pubblicitari (e il termine ultimo per le prenotazioni per ogni singolo numero); 2) le tariffe (autonomamente determinate) e le eventuali condizioni di gratuità; 3) ogni altra ulteriore circostanza (ad es. in che formato debba essere presentato il materiale...), ed in particolare la definizione del criterio di accettazione delle prenotazioni in base alla loro progressione Ogni elemento di maggior favore praticato ad un soggetto politico deve essere riconosciuto anche agli altri. Tutti i messaggi politici elettorali devono contenere l’indicazione del committente responsabile e la scritta “messaggio refeNotiziario USPI n° 3/2016
• Regolamento (G.U. 9 marzo 2016, n. 57): DELIBERA AGCOM n.73/16/CONS Disposizioni di attuazione della disciplina in materia referendum popolare avente ad oggetto l’abrogazione parziale del comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dall’articolo 1, comma 239, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2016), indetto per il giorno 17 aprile 2016. TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 (Finalità e ambito di applicazione) 1. Le disposizioni di cui al presente provvedimento, finalizzate a dare concreta attuazione ai principi del pluralismo, dell’imparzialità, dell’indipendenza, dell’obiettività e della completezza del sistema radiotelevisivo, nonché ai diritti riconosciuti ai soggetti politici dagli artt. 4 e 5 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, si riferiscono alla consultazione referendaria del 17 aprile 2016 relativa all’abrogazione parziale del comma 17, terzo periodo, dell’art. 6, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dall’art. 1, comma 239, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2016), e si applicano nei confronti delle emittenti che esercitano l’attività di radiodiffusione televisiva e sonora privata e della stampa quotidiana e periodica. 2. In caso di coincidenza territoriale e temporale, anche parziale, della campagna refe-
1. Ai fini del presente provvedimento si intendono per soggetti politici: a) i delegati dei Consigli regionali presentatori del quesito referendario; b) le forze politiche che costituiscono gruppo in almeno un ramo del Parlamento nazionale ovvero le forze politiche che abbiano eletto con un proprio simbolo almeno due rappresentanti al Parlamento europeo; c) i comitati, le associazioni e gli altri organismi collettivi, comunque denominati, rappresentativi di forze sociali e politiche di rilevanza nazionale, diverse da quelle riferibili ai 8 Bozza esemplificativa del COMUNICATO PREVENTIVO Ai sensi della legge n. 28 del 22 febbraio 2000 contenente le “Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica”, della DELIBERA AGCOM n.73/16/CONS, concernente le “Disposizioni di attuazione della disciplina in materia referendum popolare avente ad oggetto l’abrogazione parziale del comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152” SI COMUNICA che il referendum abrogativo fissato per il giorno 17 aprile 2016, (nome dell’editore) mette a disposizione gli spazi pubblicitari su questa testata per la diffusione di messaggi referendari nelle forme consentite dall’art. 7 della legge n. 28 del 22 febbraio 2000 e successive modifiche e dalla delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 666/12/CONS. L’accesso agli spazi su “(nome della testata)” è consentito a tutti i candidati ed i partiti politici che ne facciano richiesta, nel pieno rispetto del principio della parità di trattamento. Le condizioni temporali di prenotazione e le tariffe sono quelle previste nel documento analitico depositato presso la redazione de “(nome della testata)”, (indirizzo e n. di telefono, fax, email). 7
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REFERENDUM POPOLARE E PAR CONDICIO: LE NORME PER LA PUBBLICAZIONE DEI MESSAGGI DI PROPAGANDA REFERENDARIA 7
soggetti di cui alla lett. b) che abbiano un interesse obiettivo e specifico al quesito referendario e che abbiano dato una esplicita indicazione di voto. Gli organismi di cui al presente comma devono essere costituiti entro cinque giorni non festivi successivi alla data di pubblicazione del presente provvedimento nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 2. Entro cinque giorni non festivi successivi alla data di pubblicazione del presente provvedimento nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, i soggetti di cui al comma 1 rendono nota all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni la loro intenzione di partecipare ai programmi di comunicazione politica e alla trasmissione dei messaggi politici autogestiti, indicando la propria posizione a favore o contro il quesito referendario. L’Autorità pubblica sul proprio sito istituzionale l’elenco dei soggetti di cui al precedente comma 1 così individuati. 3. Per il quesito in relazione al quale intendano intervenire, i soggetti politici di cui al comma 1, lett. b), indicano se il loro rappresentante sosterrà la posizione favorevole o quella contraria ovvero se sono disponibili a farsi rappresentare di volta in volta da sostenitori di una o dell’altra opzione di voto. TITOLO III STAMPA QUOTIDIANA E PERIODICA Articolo 20 (Comunicato preventivo per la diffusione di messaggi politici referendari su quotidiani e periodici) 1. Entro il quinto giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente provvedimento, gli editori di quotidiani e periodici che intendano diffondere a qualsiasi titolo fino a tutto il penultimo giorno prima delle elezioni nelle forme ammesse dall’art. 7, comma 2, della legge 22 febbraio 2000, n. 28, messaggi politici relativi al referendum sono tenuti a dare notizia dell’offerta dei relativi spazi attraverso un apposito comunicato pubblicato sulla stessa testata interessata alla diffusione di messaggi politici referendari. Per la stampa periodica si tiene conto della data di effettiva distribuzione al pubblico. 8
Ove in ragione della periodicità della testata non sia stato possibile pubblicare sulla stessa nel termine predetto il comunicato preventivo, la diffusione dei messaggi non potrà avere inizio che dal numero successivo a quello recante la pubblicazione del comunicato sulla testata, salvo che il comunicato sia stato pubblicato, nel termine prescritto e nei modi di cui al comma 2, su altra testata, quotidiana o periodica, di analoga diffusione. 2. Il comunicato preventivo deve essere pubblicato con adeguato rilievo, sia per collocazione, sia per modalità grafiche, e deve precisare le condizioni generali dell’accesso, nonché l’indirizzo ed il numero di telefono della redazione della testata presso cui è depositato un documento analitico, consultabile su richiesta, concernente: a) le condizioni temporali di prenotazione degli spazi con puntuale indicazione del termine ultimo, rapportato ad ogni singolo giorno di pubblicazione entro il quale gli spazi medesimi possono essere prenotati; b) le tariffe per l’accesso a tali spazi, quali autonomamente determinate per ogni singola testata, nonché le eventuali condizioni di gratuità; c) ogni eventuale ulteriore circostanza od elemento tecnico rilevante per la fruizione degli spazi medesimi, in particolare la definizione del criterio di accettazione delle prenotazioni in base alla loro progressione temporale. 3. Devono essere riconosciute ai soggetti politici richiedenti gli spazi per messaggi politici referendari le condizioni di migliore favore praticate ad uno di essi per il modulo acquistato. 4. Ogni editore è tenuto a fare verificare in modo documentale, su richiesta dei soggetti politici interessati, le condizioni praticate per l’accesso agli spazi in questione, nonché i listini in relazione ai quali ha determinato le tariffe per gli spazi medesimi. 5. La pubblicazione del comunicato preventivo di cui al comma 1 costituisce condizione per la diffusione dei messaggi politici referendari durante la consultazione elettorale. In caso di mancato rispetto del termine stabilito nel comma 1 e salvo quanto previsto nello stesso comma per le testate periodiche, la diffusione dei messaggi può avere inizio dal secondo giorno successivo alla data di
pubblicazione del comunicato preventivo. Articolo 21 (Pubblicazione di messaggi politici referendari su quotidiani e periodici) 1. I messaggi politici referendari di cui all’art. 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, devono fornire una corretta rappresentazione del quesito referendario ed essere riconoscibili anche mediante specifica impaginazione in spazi chiaramente evidenziati, e devono recare la dicitura “messaggio referendario” con l’indicazione del soggetto politico committente. 2. Sono vietate forme di messaggio politico elettorale diverse da quelle elencate al comma 2 dell’art. 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28. (*) (*) Legge 22 febbraio 2000, n. 28, art. 7, c.2: 2. Sono ammesse soltanto le seguenti forme di messaggio politico elettorale: a) annunci di dibattiti, tavole rotonde, conferenze, discorsi; b) pubblicazioni destinate alla presentazione dei programmi delle liste, dei gruppi di candidati e dei candidati; c) pubblicazioni di confronto tra più candidati. 3. Le disposizioni … non si applicano agli organi ufficiali di stampa dei partiti e dei movimenti politici... Non si applicano, altresì, agli altri quotidiani e periodici al di fuori del periodo di cui al comma 1. Articolo 22 (Organi ufficiali di stampa dei partiti) 1. Le disposizioni sulla diffusione, a qualsiasi titolo, di messaggi politici relativi al referendum su quotidiani e periodici e sull’accesso in condizioni di parità ai relativi spazi non si applicano agli organi ufficiali di stampa dei partiti e movimenti politici e alle stampe dei soggetti politici interessati al referendum di cui all’art. 2, comma 1. 2. Si considera organo ufficiale di partito o movimento politico il giornale quotidiano o periodico che risulta registrato come tale ai sensi dell’art. 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, ovvero che rechi indicazione in tale senso nella testata, ovvero che risulti indicato come tale nello statuto o altro atto ufficiale del partito o del movimento politico. 3. I partiti, i movimenti politici e i soggetti politici interessati al referendum sono tenuti a fornire con tempestività all’Autorità ogni indicazione necessaria a qualificare gli organi ufficiali di stampa dei partiti e dei movimenti politici, nonché le stampe di soggetti politici interessati al referendum. Notiziario USPI n° 3/2016
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TITOLO IV SONDAGGI POLITICI ED ELETTORALI Articolo 23 (Sondaggi politici ed elettorali) 1. Nel periodo disciplinato dalla presente delibera, fermo restando quanto previsto dagli artt. 8 e 10 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, ai sondaggi riferiti al quesito referendario si applicano gli artt. da 6 a 12 del Regolamento in materia di pubblicazione e diffusione di sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa di cui alla delibera n. 256/10/CSP del 9 dicembre 2010. TITOLO V VIGILANZA E SANZIONI Articolo 24 (Compiti dei Comitati regionali per le comunicazioni) 1. I Comitati regionali per le comunicazioni assolvono, nell’ambito territoriale di rispettiva competenza, oltre a quelli previsti nel Capo II del Titolo II del presente provvedimento, i seguenti compiti: a) vigilanza sulla corretta e uniforme applicazione della legislazione vigente, del Codice di autoregolamentazione di cui al decreto del Ministro delle comunicazioni 8 aprile 2004 e del presente provvedimento da parte delle emittenti locali, nonché delle disposizioni dettate per la concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi per quanto concerne le trasmissioni a carattere regionale; b) accertamento delle eventuali violazioni, ivi comprese quelle relative all’art. 9 della legge n. 28 del 2000 in materia di comunicazione istituzionale e obblighi di informazione, trasmissione dei relativi atti e degli eventuali supporti e formulazione, a conclusione dell’istruttoria sommaria, comprensiva del contraddittorio, delle conseguenti proposte all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per l’adozione dei provvedimenti di sua competenza, nel rispetto dei termini procedimentali di cui all’art.10 della citata legge n. 28 del 2000.
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Bozza esemplificativa del DOCUMENTO ANALITICO DI R E G O L A M E N TA Z I O N E INTERNA PER L’ACCESSO AGLI SPAZI PUBBLICITARI SULLA TESTATA “……………..…………” Il presente documento analitico è adottato in conformità al dettato: a) della legge del 22 febbraio 2000 n. 28 recante “Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica” così come modificata alla legge del 6 novembre 2003 n. 313; b) della delibera DELIBERA AGCOM n.73/16/CONS “Disposizioni di attuazione della disciplina in materia referendum popolare avente ad oggetto l’abrogazione parziale del comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”; Art. 1 La società (denominazione, sede legale e sede della redazione) ha adottato il presente documento analitico per la testata (nome della testata), in vista referendum abrogativo indetto per il 17 aprile 2016. Art. 2 La comunicazione preventiva, pubblicata in data ………. sul numero …… della testata ………………… viene allegata al presente documento analitico e ne forma parte integrante e sostanziale. Art. 3 Il presente documento analitico è depositato presso la redazione del giornale sita in (città/indirizzo/telfax/mail) e copia dello stesso sarà trasmessa, su richiesta, all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Art. 4 Il presente documento analitico non sarà pubblicato. Art. 5 Il presente documento analitico resta a disposizione di chiunque intenda prenderne visione, nella sede indicata all’art. 3. Art. 6 L’adozione del presente documento analitico è dettata dalla necessità di assicurare l’attuazione del principio della parità di trattamento e dell’imparzialità rispetto a tutti i soggetti politici-referendari nell’offerta degli spazi di propaganda messi a disposizione sulla testata (nome della testata), nonché di definire e di divulgare i criteri di determinazione delle tariffe nel rispetto dell’assoluta parità di trattamento tra tutti i soggetti.
Art. 7 La società (denominazione) si obbliga a collocare i messaggi politici referendari secondo modalità uniformi e integrerà gli stessi con l’indicazione del committente e la dicitura “messaggio referendario”, in applicazione dell’art. 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28. Art. 8 La società (denominazione) mette a disposizione gli spazi di propaganda sulla testata (nome testata), per la diffusione di messaggi referendari, dal .……… …….e fino a tutto il penultimo giorno prima delle votazioni. Art. 9 Non saranno accettate le prenotazioni di spazi di propaganda che perverranno oltre le ore ……. del giorno precedente quello di pubblicazione. Art. 10 Non si accetteranno le prenotazioni di spazi per diffondere messaggi referendari con contenuti non conformi al disposto dell’art. 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28. Art. 11 In caso di richiesta di spazi relativi alla pubblicazione nella stessa data e nella stessa collocazione, il criterio principale adottato è quello dell’ordine cronologico di presentazione della richiesta. In caso di identica posizione temporale in termini di data e ora di prenotazione degli spazi disponibili, si farà ricorso a sorteggio. In caso di richieste eccedenti la disponibilità degli spazi, si adotterà il criterio temporale della prenotazione. Non si accetteranno ordini per diffondere messaggi referendari per più di tre uscite consecutive. Art. 12 Le tariffe per l’accesso agli spazi di propaganda sono quelle riportate nell’allegato n. 1 al presente. Per quanto detto all’art. 7 del presente documento analitico, non sono previsti sconti o maggiorazioni sulle tariffe. Art. 13 Per tutto quanto non previsto dal presente documento analitico, si rimanda a quanto disposto dalla normativa citata e dalla vigente disciplina in oggetto. NOTA 1: ALLEGARE: - LISTINO TARIFFE - COMUNICATO PREVENTIVO - COPIA DEL NUMERO DELLA PUBBLICAZIONE IN CUI IL COMUNICATO E’ STATO PUBBLICATO NOTA 2: LE TARIFFE APPLICATE POSSONO ESSERE ANCHE RIDEFINITE PER L’OCCASIONE DI QUESTE CONSULTAZIONI REFERENDARIE
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LA COMUNICAZIONE DEL TERRORE di David Bastiani Pubblichiamo l’articolo citato, uscito su: “Informazioni della Difesa” ( 2/2012), organo pubblicistico ufficiale dello Stato Maggiore della Difesa
“Viviamo in una società complessa, che sempre meno consiste nel dare notizia di fatti e sempre più diventa produzione di fatti per darne notizia o farne notizia” Umberto Eco «Al di là della soggettività degli attori, è ormai ineludibile il legame che unisce guerra e comunicazione e, ancor più, comunicazione e terrorismo; una sorta di simbiosi che si alimenta e si sviluppa attraverso un’interazione reciproca . Il sociologo canadese Marshall McLuhan affermava: “Il terrorismo è un modo di comunicare. Senza comunicazione non vi sarebbe il terrorismo”. Il terrorismo con cui dobbiamo confrontarci è globale, religioso, proveniente da un’altra cultura. Questo terrorismo ha saputo dimostrare grande competenza nella costruzione di eventi mediatici spettacolari, sfruttando appieno le potenzialità dei media e delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione come strumenti di terrore. I terroristi, infatti, fin dall’inizio, si prefiggono di ottenere la massima risonanza possibile delle loro gesta; l’atto è compiuto non tanto per quello che realizza in sé, per gli effetti che provoca, quanto perché i media ne parlino ed esso si trasformi in un detonatore propagandistico dell’ideologia. L’anima del terrorismo risiede nella necessità di far conoscere la propria esistenza, le finalità ultime perseguite, le rivendicazioni verso le autorità costituite, gli obiettivi strategici e tattici nonché l’ideologia di riferimento. Senza di essa, un gruppo terrorista non può mostrare allo Stato e all’opinione pubblica i propri successi e non dispone della visibilità necessaria per rivolgersi alle masse e per aumentare la capacità di reclutamento di nuovi adepti. L’azione terroristica, in sostanza, rappresenterebbe una sorta di proscenio intorno al quale “i terroristi vogliono un gran numero di gente che guarda, non un gran numero di gente che muore” .
Comunicare il terrore In base a un meccanismo comunicativo, ogni nuova minaccia si conquista un posto di rilievo nei telegiornali, sui giornali, in 10
internet, divenendo parte del nostro vissuto quotidiano e alimentando le nostre paure e le nostra ansie. Infatti i media, nel garantire l’informazione grazie alla possibilità di sfruttare le nuove tecnologie di trasmissione satellitare e digitale, sono in grado di raggiungere ogni angolo del pianeta veicolando immagini e messaggi di terrore, spettacolarizzando i contenuti e conferendo una visibilità inedita. Ma il pericolo più grande rispetto al passato è che tali tecnologie sono più veloci, economiche e capaci di soddisfare il requisito di ubiquità. Così, proprio gli strumenti di informazione e comunicazione, dai più considerati le nostre bandiere di libertà e democrazia, diventano la principale arma nelle mani dei terroristi per attuare ricatti politico-ideologici e per destabilizzare le nostre società. Secondo la definizione del Dipartimento della Difesa americano “è considerato terroristico l’uso calcolato della violenza, o la minaccia dell’uso della forza o violenza per inculcare paura, contro individui o beni a scopo di intimidazione dei governi o società per il perseguimento di obiettivi politici, religiosi o ideologici” . L’atto terroristico, così, è caratterizzato dall’intimidazione generata dall’evento-sorpresa. Non a caso etimologicamente , il termine “terrorismo” si riferisce a quel fenomeno mirante a “fare sensazione” e a “terrorizzare”, per cui gli atti di terrorismo, dando vita a eventi imprevedibili e cruenti, confezionano la più perfetta delle notizie. Come affermava Umberto Eco: “l’industria della notizia ha bisogno di gesti eccezionali e li pubblicizza; i produttori di gesti eccezionali hanno bisogno dell’industria della notizia che dia senso alla loro azione”. Il terrorismo, in questo modo, si trasforma in altro; un vero e proprio progetto politico, un terrorismo che è sempre più rappresentazione di se stesso e che sfrutta i mezzi di comunicazione per generare terrore ed indurre alla paura.
Dentro la notizia La strategia comunicativa di cui si servono i terroristi si ispira principalmente sui bisogni, propri della nostra cultura, di ipermediazione e di immediatezza. L’ipermediazione, ovvero la moltiplicazione dei media, si realizza attraverso la creazione di uno spazio eterogeneo capace di integrare formati diversi quali immagini, suoni, testi, animazioni e video. Il desiderio di immediatezza si manifesta
attraverso il tentativo di offrire al pubblico esperienze reali e trasparenti nei quali il mezzo di comunicazione scompare permettendo a chi comunica di entrare in diretto contatto con l’opinione pubblica. La tecnica utilizzata dai programmi televisivi basati su riprese “live” è uno dei tanti escamotage a cui il mezzo televisivo fa ricorso per appagare il desiderio del pubblico, apparentemente insaziabile, di immediatezza. La cultura contemporanea vuole allo stesso tempo moltiplicare i propri media ed eliminare ogni traccia di mediazione: idealmente vorrebbe cancellare i propri media nel momento stesso in cui li moltiplica, “tutto e subito”. Questi sono i criteri sui quali si struttura l’azione comunicativa dei terroristi: instaurare un dialogo immediato con l’interlocutore e, contemporaneamente, sfruttare il rapporto multimediale garantito dall’impiego del web e della televisione. Mediante tale meccanismo, infatti, le grandi organizzazioni eversive riescono a massimizzare gli effetti desiderati, sia in termini di visibilità che in termini di panico e allarme diffuso: l’opinione pubblica si trova a diretto contatto con immagini di attentati, di sofferenza, di terrore e, in tal modo, percepisce quelle minacce come molto più vicine e preoccupanti. Il dolore degli altri diventa la nostra angoscia e il
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nostro tormento, anche perché la raffigurazione di quelle sciagure piomba direttamente nelle nostre case e nei nostri vissuti quotidiani.
Il terrore è in onda Le caratteristiche strutturali proprie del mezzo televisivo ne fanno il tramite ideale per la diffusione istantanea, capillare, fruibile e partecipabile di eventi, ad elevatissimo contenuto emotivo, come quelli creati dal terrorismo. Gli atti terroristici, infatti, coniugano nel giusto modo i criteri della notiziabilità e quello della criticità. La notiziabilità, infatti, è assicurata dall’imprevedibilità dell’avvenimento, che costituisce la “conditio sine qua non” affinché l’avvenimento stesso possa essere considerato una notizia; la criticità, ovvero, il livello dell’attenzione che il pubblico mostra nei confronti dell’avvenimento. Notiziario USPI n° 3/2016
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Da circa trent’anni i governi occidentali tentano di praticare una sorta di “censura” dei media attraverso un’azione volta a recidere o interporre dei filtri al legame che esisterebbe tra il terrorismo e la televisione, e subordinatamente gli altri media, accusati di rendere affascinante e di normalizzare ciò che presentano e, dunque, anche i crimini terroristici. Le emittenti internazionali come la CNN e AL JAZEERA, difatti, non solo permettono di diffondere le immagini in tutto il mondo, contribuendo a reiterare gli effetti dell’atto stesso ed aumentarne la portata, ma diventano anche gli strumenti molto forti attraverso i quali i gruppi eversivi comunicano con il mondo istituzionale e con l’opinione pubblica. L’effetto che si vuol ricercare, praticando questa sorta di censura dei media, è non permettere loro di riportare gli eventi, conformarli alla politica informativa ufficiale pubblicando notizie “addomesticate”, in modo tale da colpire direttamente le motivazioni dei terroristi, ridurre la spettacolarizzazione della realtà e la loro volontà di ottenere visibilità ed eco nella società. Le policy adottate dai Governi non sono tutte uguali: in esse è possibile riconoscere da un lato il modello americano, basato sulla preferenza per una “autoregolazione” dei media, dall’altro il modello europeo, più dirigista e propenso a un intervento censorio da parte delle istituzioni politiche e amministrative .
La neo “e-versione” Il neo-terrorismo ha saputo sfruttare le potenzialità multimediali contemporanee, anche grazie ad un utilizzo sapiente delle peculiarità di Internet: il web, infatti, non solo consente di diffondere qualsiasi contenuto comunicativo, in tutto il pianeta, ma anche tutte quelle immagini che, per opportunità legata alla decenza, non possono (o quantomeno non dovrebbero) andare in onda sugli schermi televisivi tradizionali (es. esecuzioni, ostaggi decapitati, corpi straziati, mutilazioni, ecc.). Le organizzazioni sovversive, perciò, si trovano nelle condizioni di gestire direttamente, senza la mediazione delle reti televisive, uno spazio e uno strumento che diventa sempre più spettacolare e potente. Internet costituisce un ottimo strumento per le finalità che il terrorismo si pone: si contraddistingue per l’assenza di regole, la possibilità di una navigazione anonima, il vasto potenziale di utenza e il veloce flusso delle informazioni unitamente alla sua capacità di “con-globare”, al di là di ogni frontiera fisica o culturale. È molto più di un mezzo di comunicazione, è un mondo virtuale dove ci si può incontrare, consolidare dei legami preesistenti o crearne di nuovi, ma anche stabilire reti clandestine terroristiche e fare propaganda. Notiziario USPI n° 3/2016
Basti pensare che, nell’ambito dell’odierna e-versione, internet risulta essere la piattaforma privilegiata dal neo-terrorismo non solo per fini di reclutamento ma, soprattutto, per finalità operative. La procedura strategica impiegata dal terrorismo prevede tre diversi momenti. Dalla spettacolarizzazione del macabro (orrorismo), attraverso la diffusione libera di registrazioni snuff che pongono lo spettatore dinanzi lo “spettacolo” della morte in presa diretta, alla manipolazione dell’audience, attraverso il proliferare di informazioni deliberatamente distorte, e l’e-recruitment, ovvero il reclutamento praticato tramite i forum, le chat, i blog, facendo ricorso a messaggi cifrati sulla rete o testi nascosti dietro l’immagine banale di un sito: tutto si svolge in un ambiente immateriale, che evita il contatto diretto e, di conseguenza, la tracciabilità delle comunicazioni. Un esempio preoccupante in tal senso è rappresentato da un manuale presente online e scaricabile intitolato “L’arte del reclutamento”. L’analisi del manuale ci fornisce la misura dell’importanza assunta dalla propaganda e del proselitismo quali attività necessarie per il risveglio, nei giovani musulmani, del sentimento di appartenenza e della voglia di combattere. Anche l’indottrinamento e la formazione operativa dei militanti passano per il web: riviste on-line propagandistiche e militari; centri studi che forniscono analisi delle situazioni politiche e sociali dei Paesi d’attaccare; manuali per assemblare esplosivo con ingredienti comuni e per apprendere le tecniche d’assalto; programmi d’allenamento fisico; istruzioni su come raccogliere soldi necessari al finanziamento delle cellule terroristiche. I terroristi così possono confondersi con i milioni di messaggi scambiati all’interno delle web-chat, nei newsgroup, nei forum. In aree virtuali private, quindi, possono passare inosservati adottando alcuni accorgimenti, come l’uso di lingue diverse dall’inglese, il russo, l’arabo, il cinese, lingue elaborate automaticamente, l’utilizzo di modi di dire dialettali e lo scambio di indicazioni/informazioni utilizza utilizzando riferimenti noti solo a chi comunica. Tutto questo porta ad un accrescimento della capacita mimetica dei terroristi, i quali possono muovere indisturbati, all’interno del tessuto sociale, e colpire nell’anonimato: le cosiddette “cellule dormienti”. L’impossibilità di controllare l’enorme mole di dati che vengono caricati quotidianamente sui siti disponibili in internet e, di conseguenza, l’eventualità che qualcosa possa sfuggire ai controlli, terrorizza le società che, negli ultimi tempi, hanno investito nel business dello scambio dati.
Il consenso “estorto”
Un’altra forma di comunicazione, probabilmente poco considerata e riconosciuta, alla quale il neo-terrorismo fa ricorso, è quella ideata, pianificata e realizzata attraverso azioni e attività terroristiche, indirettamente perpetrate nei confronti della popolazione civile, al fine di ottenere il consenso della comunità locale. Dalla oramai consolidata esperienza maturata dalle truppe italiane nei teatri operativi ad alta intensità, come quello afghano, è emerso quale elemento interessante, che la maggior parte degli attacchi a rivendicazione terroristica, pur se apparentemente rivolti contro obiettivi militari, probabilmente sono orientati a perseguire finalità “indirette”, ovvero affermare e rafforzare la loro influenza sul territorio attraverso la morte di civili locali. A riprova di quanto appena affermato, si evidenzia come il fenomeno, in occasione di periodi o attività particolarmente delicati
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e importanti, quali la raccolta dell’oppio, periodo di campagna elettorale, concomitanza con azioni militari, ecc., si possa ravvisare un sensibile incremento del numero di attacchi terroristici con conseguente accidentale o casuale perdita di civili. Il risultato è pratico e propagandistico nello stesso tempo. Difatti, l’atto terroristico, attraverso il ricorso ad azioni ad elevato contenuto emozionale permette di raggiungere obiettivi enormi dal punto di vista psicologico. La tragicità dell’evento, perciò, diventa un’appetibile occasione per ingenerare panico e allarme, incutere terrore e alimentare, nelle vittime emotive create dall’impatto psicologico della paura, quel senso di impotenza e di insicurezza nella popolazione locale. E così mentre i media, attraverso la diffusione dell’informazione e la spettacolarizzazione dell’evento e dei suoi effetti, divengono la cassa di risonanza dell’ideologia del terrorismo, l’atto violento consumato sulla popolazione, nella sua esecuzione reale, cruda e cruenta, materializza quella sensazione di timore, preoccupazione e inquietudine che altrimenti rimarrebbe solo una rappresentazione mentale. Un consenso ricercato e ottenuto, quello dei neo-terroristi, che fa leva sulle vulnerabilità della popolazione civile locale; vulnerabilità ovviamente legate al soddi12 11
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sfacimento dei fabbisogni primari (es. la sicurezza, la sopravvivenza). In maniera naturale, la percezione della propria fragilità e la concreta minaccia della propria incolumità e di quella della comunità in cui vivono, convince le stesse popolazioni che solo appoggiando e sposando la causa terroristica possono garantirsi la sopravvivenza. I ribelli, in questo modo, hanno la possibilità di affermare la loro forza e autorità e dimostrare di essere in grado di condizionare la situazione politica del Paese nonostante la presenza di una forza militare e di un eventuale governo. Una vera e propria forma di campagna elettorale, quella condotta dal neo-terrorismo nei confronti della popolazione, tesa ad ottenere l’approvazione e l’appoggio della popolazione indigena mediante il piegamento ed asservimento coatto della libertà di pensiero e di scelta. Un consenso ottenuto coercitivamente, estorto. Non si assiste più al perseguimento del consenso attraverso la conquista dei cuori e delle menti; l’appoggio e il sostegno, piuttosto, si ottengono attraverso la distruzione dei cuori per “estorcere” le menti.
Riflessioni: “Mediare” la Comunicazione La complessità del fenomeno terroristico si concretizza nella capacita di coinvolgere aspetti diversi: dimensione politica, economica, sociale, culturale e comunicativa tendono a fondersi, provocando effetti destabilizzanti. In questo intreccio di fattori eterogenei, proprio i mezzi di comunicazione di massa, i simboli del progresso, diventano un’arma molto potente a disposizione dei gruppi eversivi e si trasformano, perciò, in uno strumento adatto a massimizzare gli obiettivi delle stesse organizzazioni. Pertanto, i vari settori della comunicazione e dell’informazione dovrebbero ricercare una costante o continua interazione al fine di evitare la corsa alle notizie e la diffusione di immagini sensazionalistiche che fanno il gioco dei terroristi, offrendo loro un’indebita piattaforma pubblicitaria. “Staccate la spina e non ci sarà più terrorismo”. Lo propose ai mass media italiani il sociologo canadese Marshall McLuhan, alla vigilia del sequestro di Aldo Moro. Il “black out informativo” non è una questione che ha attinenza con la censura. L’apertura di un dibattito con i lettori o telespettatori, spiegando loro cosa si ottiene pubblicando e non pubblicando testi, notizie e immagini dei e sui terroristi, e discutendo sugli effetti che queste scelte hanno sulla società innescherebbe nell’opinione 12
pubblica una presa di coscienza della realtà; una consapevolezza imprescindibile per limitare o eliminare quella forma di manipolazione, diretta sull’opinione pubblica, conseguente alla sovraesposizione di notizie, di fatti e dei media stessi. Parallelamente va ricercata la cooperazione con le forze dell’ordine per contrastare la diffusione di messaggi e immagini su internet da parte dei terroristi. L’uso di internet, infatti, permette ai terroristi di avere un forum alternativo, anche senza la mediazione giornalistica. L’efficacia e la visibilità di un messaggio o un video lanciato via web da un gruppo terroristico vengono moltiplicate all’ennesima potenza se l’accesso dell’opinione pubblica è immediato e se quel gruppo ha la possibilità di comunicare senza intermediazioni. La conseguenza è l’esplosione delle cosiddette “netwars”, guerre combattute in rete, che hanno per oggetto, non più risorse o territori ma, l’informazione e la capacità di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica. La risposta censoria attraverso la chiusura dei siti, la denuncia dei gestori fino all’arresto non ha dato ad oggi i frutti sperati. La disponibilità di svariate piattaforme informative rende infatti la risposta censoria limitata. Siti web cancellati si materializzano, immediatamente dopo, in un altro Stato e in un’altra forma ma con medesimi contenuti. Pertanto, non si ritiene che l’oscuramento dei siti possa costituire la soluzione al problema dell’utilizzo di internet da parte del
neo-terrorismo che, invece, necessita di una attenta e continua azione di monitoraggio della rete ed in particolare dei forum di discussione e delle riviste on-line.. È necessario uno sforzo unanime teso ad individuare delle contromisure e realizzare qualche forma di prevenzione ricercando strumenti multidisciplinari che mirino alla dissuasione, alla prevenzione e alla repressione del terrorismo interno e internazionale, nonché al contenimento dei danni da esso causati. Questi strumenti sottendono l’intelligence, l’apporto dei cittadini e delle organizzazioni private, un’impostazione antiterroristica equilibrata e coerente, le convenzioni e i protocolli internazionali, la diplomazia, la collaborazione bilaterale e multilaterale tra Stati, il ruolo appropriato delle forze armate, le operazioni speciali nonché un’imprescindibile sensibilità ed attenzione da parte dei vari settori della comunicazione affinché si astengano dal diffondere immagini sensazionalistiche e scioccanti contribuendo, così, a non amplificarne gli effetti». (Informazioni della Difesa Editore Ministro della Difesa – Direttore Responsabile Ten.Col. Mario Renna informazionidifesa@smd.difesa.it
da: www.catholiques17.fr
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale”. ENTRO IL MESE DI APRILE Gli editori con sede principale in VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE, - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relative supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio - marzo 2016); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ nel mese di aprile NON devono effettuare alcuna consegna.
ENTRO IL MESE DI MAGGIO Gli editori con sede principale in LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEZIA GIULIA, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHE - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite alpubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio-marzo 2016); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, NON sono tenuti ad effettuare alcuna consegna Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2016. Notiziario USPI n° 3/2016
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Circolare n. 1 del 22/01/2016 OGGETTO: A) MINIMI RETRIBUTIVI E CONTRIBUTIVI PER IL 2016. - MINIMALI DI RETRIBUZIONE E CONTRIBUZIONE PER L’ANNO 2016. L’ISTAT, con comunicato del 15/01/2016, ha determinato l’indice di variazione annuale dei prezzi al consumo (indice FOI senza tabacchi) nella misura di - 0,1%. Trattandosi di una, seppur minima, flessione negativa, in attesa di ulteriori approfondimenti, non si procede alla rivalutazione dei minimali e massimali retributivi, che fatta eccezione per la retribuzione annua utile per l’applicazione dell’aliquota aggiuntiva dell’1% di cui all’art. 3 ter della legge n. 438/1992 - restano, quindi, provvisoriamente confermati nella misura vigente per l’anno 2015. Al riguardo, si rimanda agli importi indicati nella Circolare INPGI n. 1 del 20 gennaio 2015. - CONTRIBUZIONE AGGIUNTIVA 1% DI CUI ALL’ART. 3 TER DELLA LEGGE N. 438/1992. Si comunica che, relativamente all’anno 2016, la fascia retributiva annua oltre la quale deve essere corrisposta l’aliquota aggiuntiva dell’1% (posta a carico del dipendente), prevista dall’art.3 ter della legge n. 438/1992, è pari a Euro 45.896,00 (importo pari alla 1^ fascia di retribuzione pensionabile - art. 7 Regolamento INPGI). L’importo indicato, rapportato a dodici mesi, è pari a Euro 3.825,00. Si conferma, altresì, che il versamento del contributo ha cadenza mensile, salvo conguaglio da effettuarsi con la denuncia contributiva del mese di dicembre, ovvero alla cessazione del rapporto di lavoro, se interviene in corso d’anno. Per le modalità di determinazione e versamento si rimanda alle disposizioni già impartite con precedenti circolari. - ALIQUOTE CONTRIBUTIVE. Fatta eccezione per l’aumento dell’1% dell’aliquota IVS posta a carico del datore di lavoro di cui alla Circolare INPGI n. 9 del 22/12/2015, per l’anno 2016 sono, al momento, confermate le aliquote contributive vigenti nell’anno precedente, sia per la Gestione previdenziale sostitutiva dell’AGO che per la Gestione previdenziale separata di cui al Dlgs 103/96. B) CERTIFICAZIONE UNICA 2016 L’Agenzia delle Entrate, con provvedimento del 15 gennaio 2016, ha approvato la Certificazione Unica “CU 2016” dei reddiNotiziario USPI n° 3/2016
ti di lavoro dipendente equiparati ed assimilati, dei redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi nonché dei contributi previdenziali e assistenziali relativi all’anno 2015. A partire dai redditi riferiti al 2015 (CU 2016) è richiesta anche l’indicazione dei dati contributivi riferiti all’INPGI. Infatti, nei “DATI PREVIDENZIALI ED ASSISTENZIALI” è stata inserita una nuova “SEZIONE 4” riferita agli “ALTRI ENTI”, nei quali rientra anche l’INPGI. Pertanto, ai fini dell’esposizione dei dati previdenziali riferiti all’INPGI, i sostituti d’imposta dovranno indicare: •Per i giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato: Nel punto 49 – Codice fiscale – indicare 02430700589 Nel punto 50 – Denominazione Ente previdenziale – indicare INPGI Nel punto 51 – Codice Ente previdenziale – indicare il codice 6 Nel punto 52 – Codice Azienda – indicare la matricola dell’Azienda attribuita dall’INPGI costituita da 4 caratteri alfanumerici Nel punto 53 – Categoria – indicare il codice M Nel punto 54 – Imponibile previdenziale indicare l’importo complessivo delle retribuzioni mensili dovute nell’anno solare, sia intere che ridotte (stipendio base, contingenza, competenze accessorie, ecc.) nonché l’importo complessivo delle competenze non mensili (arretrati relativi ad anni precedenti dovuti in forza di legge o di contratto, emolumenti ultra-mensili come la 13^ mensilità, la redazionale ed altre gratifiche, premi di risultato, importi dovuti per ferie e festività non godute, valori sottoposti a ordinaria contribuzione riferiti a premi per polizze extra professionali, mutui a tasso agevolato, utilizzo di autovetture o altri fringe benefits). Per i lavoratori per i quali gli adempimenti contributivi sono assolti su retribuzioni convenzionali, devono essere indicate le predette retribuzioni convenzionali. L’indennità sostitutiva del preavviso va inclusa in tale campo; ai fini del relativo accreditamento contributivo, il periodo di riferimento viene specificato nell’elemento “preavviso” del DASM. Gli arretrati di retribuzione da includere in tale punto, sono unicamente quelli spettanti a seguito di norme di legge o di contratto aventi effetto retroattivo; sono invece esclusi gli arretrati riferiti ad anni precedenti, liquidati a seguito di transazione, conciliazione o sentenza che debbono essere imputati agli anni e/o ai mesi di spettanza, utilizzando le procedure previste per le regolarizzazioni contributive (denuncia
DASM arretrati). Nel punto 55 - Contributi dovuti - non valorizzare Nel punto 56 - Contributi a carico del lavoratore trattenuti - va indicato l’importo dei contributi obbligatori trattenuti al giornalista dipendente. In tale punto non devono essere indicate, anche se obbligatorie, le contribuzioni dovute ad enti diversi dall’INPGI. Nel punto 57 – Contributi versati – indicare il totale dei contributi indicati nel precedente punto 56 effettivamente versati dal sostituto d’imposta all’INPGI. Nel punto 58 – Altri contributi – non valorizzare Nel punto 59 – Importo altri contributi – non valorizzare. Si ricorda che la compilazione dei predetti punti della sezione 4, riferiti alle contribuzioni INPGI, non comporta il venir meno dell’obbligo di compilazione della sezione 1 riferita ai dati INPS, presso il quale i giornalisti dipendenti iscritti all’INPGI sono assicurati per la tutela della maternità e la sezione 3 riferita ai dati della ex gestione INPDAP, presso la quale i giornalisti dipendenti della pubblica amministrazione iscritti all’INPGI sono assicurati ai fini del TFR/TFS (ex gestioni ENPAS ed INADEL) e del Fondo credito (Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali). •Per i giornalisti titolari di un rapporto di lavoro parasubordinato (co.co.co e/o co.co.pro) Nel punto 49 – Codice fiscale – indicare 02430700589 Nel punto 50 – Denominazione Ente previdenziale – indicare INPGI Nel punto 51 – Codice Ente previdenziale – indicare il codice 6 Nel punto 52 – Codice Azienda – indicare la matricola dell’Azienda attribuita dall’INPGI costituita da 4 caratteri alfanumerici Nel punto 53 – Categoria – indicare il codice N Nel punto 54 – Imponibile previdenziale indicare il totale dei compensi corrisposti nell’anno, nei limiti del massimale contributivo annuo di cui all’art. 2, c.18, della legge n. 335 dell’8 agosto 1995, pari per l’anno 2015 ad euro 100.324,00. Si ricorda che si devono considerare erogate nel 2015 anche le somme corrisposte entro il giorno 12 del mese di gennaio 2016 ma relative all’anno 2015 art. 51, co.1, DPR n. 917 del 22 dicembre 1986). Nel punto 55 - Contributi dovuti - indicare il totale dei contributi dovuti alla Gestione separata dell’INPGI in base alle aliquote vigenti nel 2015 Nel punto 56 - Contributi a carico 14 13
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del lavoratore trattenuti - indicare il totale dei contributi trattenuti al giornalista collaboratore per la quota a suo carico (un terzo dei contributi dovuti). Nel punto 57 – Contributi versati – indicare il totale dei contributi indicati nel precedente punto 56 effettivamente versati dal sostituto d’imposta alla Gestione separata INPGI. Nel punto 58 – Altri contributi – non valorizzare Nel punto 59 – Importo altri contributi – non valorizzare. ******* SERVIZIO ENTRATE CONTRIBUTIVE
Circolare n. 2 del 1/02/2016 A) GESTIONE SOSTITUTIVA A.G.O. (LAVORO DIPENDENTE) - MINIMI RETRIBUTIVI E CONTRIBUTIVI 2016. - MINIMALI DI RETRIBUZIONE PER L’ANNO 2016. Come anticipato nella circolare INPGI n. 1 del 22 gennaio 2016, i minimali retributivi previsti dall’art.7 del D.L. n. 463/1983, convertito con modificazioni in legge n. 638/1983 e successive modificazioni ed integrazioni, sono confermati nella misura vigente nel 2015. Gli stessi – nell’anno 2016 - risultano, quindi, determinati in 47,68 euro giornalieri, pari a 1.240,00 euro mensili. Si ricorda che le vigenti disposizioni legislative prevedono che la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi previdenziali ed assistenziali non può essere inferiore all’importo stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi stipulati dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dalla contrattazione collettiva (D.L. n. 338/1989 convertito in legge n.389/1989). Si fa presente che anche i datori di lavoro non aderenti alla disciplina collettiva posta
Si riportano, in ogni caso, le misure previste per l’anno 2016, sulla base delle quali saranno accreditate le contribuzioni figurative (determinate tenendo conto dell’aliquota contributiva IVS dell’INPGI, pari nel 2016 al 31,97% della retribuzione imponibile): VEDI TABELLA A) - RETRIBUZIONI CONVENZIONALI DI CUI ALL’ART. 4, COMMA 1, DEL D.L. 31/07/1987, N. 317 (CONVERTITO IN LEGGE N. 389/87), PER I GIORNALISTI OPERANTI ALL’ESTERO IN PAESI NON CONVENZIONATI Con Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, del 25 gennaio 2016 (G.U. n.24 del 30 gennaio 2016), sono state fissate le retribuzioni convenzionali di cui agli articoli 1 e 4 del decreto-legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n.398, da prendere a base per il calcolo dei contributi dovuti per l’assicurazione obbligatoria a favore dei giornalisti operanti nei Paesi extracomunitari non legati all’Italia da accordi di sicurezza sociale. Tali retribuzioni convenzionali si applicano non soltanto ai giornalisti italiani ma anche ai cittadini degli altri Stati membri dell’Unione Europea ed ai giornalisti extracomunitari, titolari di un regolare contratto di lavoro in Italia, inviati dal proprio datore di lavoro in un Paese extracomunitario. Per l’anno 2016, i valori retributivi sono i seguenti: VEDI TABELLA B) Si ricorda che i valori convenzionali mensili, nel caso di instaurazioni, di risoluzioni del rapporto di lavoro, trasferimenti da o per l’estero, avvenuti nel corso del mese, sono divisibili in ragione di 26 giornate. La contribuzione deve essere riferita alle retribuzioni convenzionali in ragione di dodici mensilità. Ai fini dell’individuazione della fascia di retribuzione convenzionale da prendere a riferimento per il calcolo dei contributi, deve essere preventivamente determinato dividendolo per dodici - il trattamento retributivo spettante secondo la normativa di
in essere dalle citate Organizzazioni Sindacali sono obbligati, agli effetti del versamento delle predette contribuzioni, al rispetto dei trattamenti retributivi stabiliti dalla disciplina collettiva. Infatti, l’art.2 comma 25 - della legge 549/1995 ha disposto che, in caso di pluralità di contratti collettivi intervenuti per la stessa categoria, la retribuzione ai fini del calcolo dei contributi è quella stabilita dai contratti collettivi stipulati dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative nella categoria. Nel caso dei giornalisti ha, quindi, valenza il contratto stipulato tra la FNSI e la FIEG, e - limitatamente al settore giornalistico della emittenza radiotelevisiva in ambito locale - il contratto stipulato tra la FNSI ed il coordinamento Aeranti-Corallo. In relazione ai rapporti di lavoro regolati dall’art. 2 o 12 del CNLG Fieg/Fnsi (qualifica di collaboratore o corrispondente) che non sono legati alla presenza quotidiana - le contribuzioni dovute all’INPGI non potranno essere determinate su retribuzioni inferiori al suddetto importo minimo mensile. Per i giornalisti dipendenti della Pubblica Amministrazione e per i giornalisti dipendenti da aziende che operano in settori diversi da quello editoriale e/o radiotelevisivo - titolari di un rapporto di lavoro regolato dal CCNL del comparto di appartenenza - le retribuzioni minime di riferimento sono, invece, quelle relative al contratto collettivo applicato. - ART. 42, COMMA 5, D.LGS N. 151/2001 - INDENNITÀ ECONOMICA PER I PERIODI DI CONGEDO RICONOSCIUTI PER L’ASSISTENZA AI FAMILIARI PORTATORI DI HANDICAP GRAVE. Si ricorda che - a decorrere dal 1/05/2011 l’autorizzazione al congedo straordinario ed il pagamento dell’indennità economica rientra nelle competenze dell’INPS, anche per i giornalisti dipendenti da datori di lavoro privati assicurati presso l’INPGI (vedi la Circolare INPGI n. 4 del 7/04/2011 ed il Messaggio INPS n. 12440 dell’8/06/2011). L’INPGI – a richiesta del giornalista - provvede solo ed esclusivamente all’accredito della contribuzione figurativa.
Importo Complessivo Annuo (indennità + contributi IVS)
Importo massimo giornaliero della retribuzione figurativa (su 365 gg)
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legge e/o contrattuale italiana. Si ricorda, altresì, che la disciplina relativa all’imponibile previdenziale sulla base delle retribuzioni convenzionali NON riguarda i giornalisti operanti nell’ambito dei Paesi comunitari (Unione Europea). Si ricorda che, oltre all’Italia, fanno parte dell’Unione Europea i seguenti Stati: Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Romania e Ungheria. La suddetta disciplina NON riguarda, inoltre, i giornalisti impiegati nei Paesi dello spazio SEE (Islanda, Norvegia e Liechtenstein), in Svizzera, in Turchia e nei seguenti Paesi extracomunitari legati all’Italia da accordi bilaterali in materia di sicurezza sociale: Argentina, Australia, Brasile, Canada e Quebec, Capoverde, Repubblica di Corea, Israele, Jersey e Isole del Canale, ex-Jugoslavia (Repubblica Serba, Repubblica del Montenegro, Repubblica di Macedonia e Repubblica di Bosnia-Erzegovina), Principato di Monaco,
San Marino, Tunisia, Uruguay, Stati Uniti d’America, Venezuela e Vaticano. B) RATEAZIONE DEI DEBITI CONTRIBUTIVI. Si fa seguito alla circolare INPGI n. 5 del 1° ottobre 2008 in materia di versamento rateale del debito contributivo da parte dei datori di lavoro e/o committenti, per comunicare che - per l’anno 2016 - si prescinde dalla garanzia fideiussoria nei casi in cui il debito oggetto di rateazione sia inferiore a 45.256,00 euro, purché la durata del rateizzo sia limitata a massimo 12 mesi. Per la rateazione di debiti contributivi maggiori del predetto importo e/o di durata superiore ai 12 mesi, si rimanda alle disposizioni di cui alla citata circolare INPGI n. 5 del 1/10/2008. C) GESTIONE SEPARATA (LAVORO AUTONOMO SVOLTO SOTTO FORMA DI CO.CO.CO.) - MASSIMALE IMPONIBILE PER IL 2016 - MASSIMALE IMPONIBILE Per i giornalisti che svolgono attività lavorativa nella forma della collaborazione coordinata e continuativa la contribuzione è
dovuta nel limite del massimale contributivo annuo di cui all’art. 2, comma 18, della legge n. 335/1995. Tale massimale, per l’anno 2016, è confermato in 100.324,00 euro. Il predetto massimale contributivo è riferito, ovviamente, anche ai giornalisti che svolgono attività libero professionale assicurati presso la Gestione Previdenziale separata INPGI. - REDDITO MINIMO PER L’ACCREDITO DELLA CONTRIBUZIONE L’accredito dei contributi mensili nelle posizioni assicurative dei singoli giornalisti titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa è basato sul minimale di reddito di cui all’articolo 1, comma 3, della legge n. 233/1990. Tale minimale per l’anno 2016 è confermato in 15.548,00 euro. Pertanto, nel caso in cui - alla fine dell’anno - il predetto minimale non fosse stato raggiunto si procederà ad una contrazione dei contributi mensili accreditati, in proporzione al contributo versato. Si precisa che il committente è tenuto a determinare la contribuzione dovuta all’INPGI sulla base dei compensi effettivamente corrisposti ai propri collaboratori e non è richiesto, quindi, l’adeguamento al predetto importo. 16
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50° SUPER BOWL, SPORT E SOLDI
Cinque milioni di euro per 30 secondi di pubblicità, l’11% in più rispetto al 2015
D) CONTRIBUZIONE VOLONTARIA Per i giornalisti ammessi alla prosecuzione volontaria della contribuzione, per l’anno 2016, gli importi minimi dovuti sono i seguenti: - Gestione sostitutiva dell’AGO (lavoro dipendente): 866,00 euro mensili; - Gestione separata INPGI (co.co.co. e/o co.co.pro): 336,86 euro mensili; Per i liberi professionisti (con Partita IVA, ritenuta acconto e/o Cessione diritti autore) iscritti alla Gestione separata INPGI, il contributo volontario è pari all’importo del contributo soggettivo ed integrativo versato nell’ultimo anno. Tuttavia, al fine di attribuire n. 12 mesi di anzianità assicurativa nell’anno è necessario che il contributo soggettivo volontario sia almeno pari a 1.554,80 euro annui. In caso contrario, in assenza di integrazione, si procederà ad una contrazione dei contributi mensili accreditati, in proporzione all’importo del contributo effettivamente versato.
Ecco quanto è costato uno spot (INFOGRAFICA) Cinque milioni di dollari per trenta secondi di pubblicità. Tanto hanno dovuto pagare Coca-Cola, Taco Bell o il Ketchup Heinz per avere diritto a una pubblicità durante il 50° Super Bowl, la finalissima dell’Nfl, il campionato di football americano, che quest’anno ha visto trionfare i Denver Broncos del quarantenne quarterback Peyton Manning sui Carolina Panthers. Lo scrive la rivista Fortune, citando come fonte Leslie Moonves, il ceo di Cbs, l’emittente che aveva l’esclusiva della partita più attesa dell’anno dagli advertisers di tutto il mondo. Si tratta dell’11% in più rispetto ai 4,5 milioni spesi, secondo il Wall Street Journal, nel 2015 per uno spot al Super Bowl. “Dal 2005 al 2014, il Super Bowl ha generato $ 2.19 miliardi di dollari di fatturato pubblicitario di rete. – riferisce la pubblicazione - Negli ultimi 10 anni, il costo medio di un posto annuncio è aumentato
del 75%”. La tendenza a lungo termine per il Super Bowl è stata l’escalation dei prezzi ad un tasso che è stato superiore a quello dell’aumento dei prezzi per il mercato TV in generale. Il grafico di Kantar Media per Fortune evidenzia la crescita della raccolta pubblicitaria generata dal 2005 al 2014 dal Super Bowl: si tratta, complessivamente, di oltre 2 miliardi di dollari in dieci anni; una cifra che, a partire dal 2013, ha ampiamente superato i 300 milioni per la singola finale Nfl.
Il n. 3 marzo 2016 è stato stampato il 31 marzo 2016
Edizione N. 3 - Marzo
Notiziario USPI Edizione Febbraio 2016

References: Articolo 1
 Articolo 20
 Articolo 21
 art. 7
 Articolo 22
 Articolo 23
 Articolo 24
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4
 Art. 5
 Art. 6

Art. 7
 Art. 8
 Art. 9
 Art. 10
 Art. 11
 Art. 12
 Art. 13
 art. 7
 sentenza 
 art. 51
 ART. 42