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Timestamp: 2018-06-25 15:47:09+00:00

Document:
DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011, n. 167 - Testo unico dell'apprendistato, a norma dell'articolo 1, comma 30, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209) - (GU n. 236 del 10-10-2011 | Edilone.it
DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011, n. 167 – Testo unico dell’apprendistato, a norma dell’articolo 1, comma 30, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209) – (GU n. 236 del 10-10-2011
DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011, n. 167 - Testo unico dell'apprendistato, a norma dell'articolo 1, comma 30, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209) - (GU n. 236 del 10-10-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 25/10/2011
DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011 , n. 167
Testo unico dell’apprendistato, a norma dell’articolo  1,  comma  30,
della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209)
Vista la  legge  24  dicembre  2007,  n.  247,  ed  in  particolare
l’articolo 1, comma 30, lettera c), come sostituito dall’articolo 46,
comma 1, lettera b), della legge 4 novembre 2010, n. 183,  nonche’  i
commi 33 e 90;
Visti gli articoli 8, comma 4 e 25, comma 9, della legge 23  luglio
Visto l’articolo 16 della legge 24 giugno 1997, n. 196;
Visto l’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124,
come sostituito dall’articolo 33, comma 1,  della  legge  4  novembre
2010, n. 183, nonche’ l’articolo 14 del  citato  decreto  legislativo
124 del 2004;
Viste le preliminari  deliberazioni  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottate nelle riunioni del 5 maggio e del 19 maggio 2011;
Acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i  rapporti  tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano nella
seduta del 7 luglio 2011;
Acquisita l’intesa con le parti sociali in data 11 luglio 2011;
1. L’apprendistato e’ un contratto di lavoro a tempo  indeterminato
finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani.
2. Il contratto di apprendistato e’ definito  secondo  le  seguenti
– Il testo dell’art.  117  della  Costituzione,  e’  il
– Il testo vigente dell’art. 1, commi 30, 33 e 90 della
legge 24 dicembre 2007, n. 247  (Norme  di  attuazione  del
Protocollo del 23  luglio  2007  su  previdenza,  lavoro  e
competitivita’  per  favorire  l’equita’  e   la   crescita
sostenibili, nonche’ ulteriori norme in materia di lavoro e
previdenza sociale), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 29
dicembre 2007, n. 301, e’ il seguente:
«30.  Il  Governo  e’  delegato  ad   adottare,   entro
presente disposizione, su proposta del Ministro del  lavoro
e delle politiche  sociali,  in  conformita’  all’art.  117
della Costituzione e agli statuti delle regioni  a  statuto
speciale e delle province autonome di Trento e di  Bolzano,
e  alle  relative  norme  di   attuazione,   e   garantendo
l’uniformita’ della tutela dei  lavoratori  sul  territorio
nazionale attraverso il  rispetto  dei  livelli  essenziali
delle prestazioni concernenti i diritti civili  e  sociali,
anche  con  riguardo  alle  differenze  di  genere  e  alla
condizione delle lavoratrici e  dei  lavoratori  immigrati,
uno o piu’  decreti  legislativi  finalizzati  al  riordino
della normativa in materia di:
c) apprendistato.»
«33. In ordine alla delega di cui al comma 30,  lettera
c), da esercitare previa intesa con le regioni e  le  parti
sociali, il Governo  si  attiene  ai  seguenti  principi  e
a)  rafforzamento  del  ruolo  della   contrattazione
collettiva nel quadro del perfezionamento della  disciplina
legale della materia;
b) individuazione di standard nazionali  di  qualita’
della formazione in  materia  di  profili  professionali  e
percorsi  formativi,   certificazione   delle   competenze,
validazione   dei   progetti   formativi   individuali    e
riconoscimento delle  capacita’  formative  delle  imprese,
anche al fine di agevolare la mobilita’ territoriale  degli
apprendisti mediante l’individuazione di  requisiti  minimi
per l’erogazione della formazione formale;
c)      con       riferimento       all’apprendistato
professionalizzante, individuazione di meccanismi in  grado
di garantire la determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni e l’attuazione uniforme e immediata su tutto il
territorio nazionale della relativa disciplina;
d) adozione di misure volte ad assicurare il corretto
utilizzo dei contratti di apprendistato.».
«90. Gli schemi dei  decreti  legislativi  adottati  ai
sensi della presente legge, ciascuno dei quali deve  essere
corredato della relazione tecnica di cui  all’art.  11-ter,
comma 2, della legge 5 agosto 1978, n.  468,  e  successive
modificazioni,  sono  deliberati  in  via  preliminare  dal
Consiglio dei Ministri, sentiti le organizzazioni sindacali
dei  lavoratori  e  dei  datori  di   lavoro   maggiormente
rappresentative a livello nazionale, nonche’, relativamente
agli schemi dei decreti legislativi adottati ai  sensi  del
comma 6, gli organismi a livello nazionale  rappresentativi
del  personale  militare  e  delle  forze  di   polizia   a
ordinamento civile. Su di essi e’ acquisito il parere della
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulle
materie di competenza.  Tali  schemi  sono  trasmessi  alle
Camere ai fini dell’espressione dei pareri da  parte  delle
conseguenze di carattere finanziario, che sono  resi  entro
trenta giorni  dalla  data  di  assegnazione  dei  medesimi
schemi. Le Commissioni possono chiedere ai Presidenti delle
Camere una proroga di venti giorni  per  l’espressione  del
parere,  qualora  cio’   si   renda   necessario   per   la
complessita’ della materia o per  il  numero  degli  schemi
trasmessi nello stesso periodo all’esame delle Commissioni.
Qualora  i  termini  per  l’espressione  del  parere  delle
Commissioni parlamentari  scadano  nei  trenta  giorni  che
precedono la scadenza del  termine  per  l’esercizio  della
delega, o successivamente,  quest’ultimo  e’  prorogato  di
sessanta giorni. Il predetto termine e’ invece prorogato di
venti giorni nel caso in cui sia concessa  la  proroga  del
termine per l’espressione del parere. Decorso il termine di
cui al terzo periodo, ovvero quello prorogato ai sensi  del
quarto periodo, senza che le Commissioni abbiano espresso i
pareri di  rispettiva  competenza,  i  decreti  legislativi
possono essere comunque  emanati.  Entro  i  trenta  giorni
successivi all’espressione dei pareri, il Governo, ove  non
intenda  conformarsi  alle  condizioni  ivi   eventualmente
definitivi delle Commissioni competenti, che sono  espressi
entro trenta giorni dalla data di trasmissione.».
– Il testo legge 19 gennaio  1955,  n.  25  (Disciplina
dell’apprendistato), e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
14 febbraio 1955, n. 35.
– Il testo degli articoli 8, comma 4, e  25,  comma  9,
della legge 23 luglio 1991, n. 223  (Norme  in  materia  di
cassa    integrazione,    mobilita’,     trattamenti     di
disoccupazione, attuazione  di  direttive  della  Comunita’
europea, avviamento al  lavoro  ed  altre  disposizioni  in
materia di mercato del lavoro), e’ il seguente:
«Art. 8. (Collocamento dei lavoratori in mobilita’).
4. Al datore di lavoro che,  senza  esservi  tenuto  ai
sensi del comma 1, assuma a tempo pieno e  indeterminato  i
lavoratori iscritti nella lista di mobilita’  e’  concesso,
per  ogni  mensilita’  di   retribuzione   corrisposta   al
lavoratore, un contributo mensile  pari  al  cinquanta  per
cento della  indennita’  di  mobilita’  che  sarebbe  stata
corrisposta al lavoratore. Il predetto contributo non  puo’
essere erogato per un numero di mesi superiore a dodici  e,
per i lavoratori di eta’ superiore a cinquanta anni, per un
numero superiore a ventiquattro mesi,  ovvero  a  trentasei
mesi per le aree di cui all’art. 7, comma  6.  Il  presente
comma non trova applicazione per i giornalisti.»
«Art. 25. (Riforma delle  procedure  di  avviamento  al
9. Per  ciascun  lavoratore  iscritto  nella  lista  di
mobilita’  assunto  a  tempo  indeterminato,  la  quota  di
contribuzione a carico del datore di lavoro e’, per i primi
diciotto mesi, quella prevista per  gli  apprendisti  dalla
legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni.».
– Il testo dell’art. 16 della legge 24 giugno 1997,  n.
196 (Legge di  contabilita’  e  finanza  pubblica),  e’  il
«Art. 16. (Potenziamento  del  monitoraggio  attraverso
attivita’ di revisori e sindaci).
1. Al fine di dare attuazione alle prioritarie esigenze
di  controllo  e  di  monitoraggio  degli  andamenti  della
finanza pubblica di cui all’art. 14, funzionali alla tutela
dell’unita’  economica  della  Repubblica,  ove  non   gia’
prevista dalla normativa vigente, e’ assicurata la presenza
di un rappresentante del Ministero  dell’economia  e  delle
finanze  nei  collegi  di  revisione  o   sindacali   delle
amministrazioni pubbliche,  con  esclusione  degli  enti  e
organismi  pubblici  territoriali  e,  fatto  salvo  quanto
previsto dall’art. 3-ter, comma 3, del decreto  legislativo
30 dicembre 1992, n. 502, degli enti ed organismi da questi
ultimi vigilati, fermo restando il numero  dei  revisori  e
dei componenti del collegio.
– Il testo del decreto legislativo 10  settembre  2003,
n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di  occupazione
e mercato del lavoro, di cui alla L. 14 febbraio  2003,  n.
30), e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 ottobre 2003,
n. 235, S.O.
– Il testo dell’art.  13  del  decreto  legislativo  23
aprile  2004,  n.  124  (Razionalizzazione  delle  funzioni
ispettive in materia di previdenza sociale e di  lavoro,  a
norma dell’art. 8 della L. 14 febbraio 2003, n.  30),  come
sostituito dall’art. 33, comma 1, della  legge  4  novembre
2010, n. 183, e’ il seguente:
«Art. 13.  (Accesso  ispettivo,  potere  di  diffida  e
verbalizzazione unica).
1. Il personale ispettivo accede  presso  i  luoghi  di
lavoro nei modi e nei tempi consentiti  dalla  legge.  Alla
conclusione delle attivita’ di verifica compiute nel  corso
del primo accesso ispettivo, viene rilasciato al datore  di
lavoro o alla persona presente all’ispezione, con l’obbligo
alla tempestiva consegna al datore di lavoro, il verbale di
primo accesso ispettivo contenente:
a) l’identificazione dei lavoratori  trovati  intenti
al  lavoro  e  la  descrizione  delle  modalita’  del  loro
b) la specificazione  delle  attivita’  compiute  dal
c) le eventuali  dichiarazioni  rese  dal  datore  di
lavoro o da  chi  lo  assiste,  o  dalla  persona  presente
all’ispezione;
d)  ogni  richiesta,  anche  documentale,  utile   al
proseguimento dell’istruttoria finalizzata all’accertamento
degli illeciti, fermo restando quanto previsto dall’art. 4,
settimo comma, della legge 22 luglio 1961, n. 628.
2. In caso di constatata inosservanza  delle  norme  di
legge o del contratto collettivo in  materia  di  lavoro  e
legislazione  sociale  e  qualora  il  personale  ispettivo
rilevi   inadempimenti   dai   quali   derivino    sanzioni
amministrative, questi provvede a diffidare il trasgressore
e l’eventuale obbligato in solido, ai sensi  dell’  art.  6
della legge 24 novembre 1981, n. 689, alla regolarizzazione
delle inosservanze comunque materialmente  sanabili,  entro
il termine di trenta giorni dalla data di notificazione del
3.  In  caso   di   ottemperanza   alla   diffida,   il
trasgressore o l’eventuale obbligato in solido  e’  ammesso
al pagamento di una somma pari all’importo  della  sanzione
nella misura del minimo previsto dalla legge  ovvero  nella
misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura
fissa, entro il termine di quindici giorni  dalla  scadenza
del termine di cui al comma 2.  Il  pagamento  dell’importo
limitatamente alle inosservanze  oggetto  di  diffida  e  a
condizione dell’effettiva ottemperanza alla diffida stessa.
4. All’ammissione alla procedura di regolarizzazione di
cui ai commi  2  e  3,  nonche’  alla  contestazione  delle
violazioni amministrative di cui all’ art. 14  della  legge
24  novembre  1981,  n.  689,  si  provvede  da  parte  del
personale ispettivo esclusivamente con la  notifica  di  un
unico verbale di accertamento e  notificazione,  notificato
al trasgressore e all’eventuale  obbligato  in  solido.  Il
verbale di accertamento e notificazione deve contenere:
a)  gli  esiti  dettagliati  dell’accertamento,   con
indicazione puntuale delle fonti di  prova  degli  illeciti
b)  la  diffida  a  regolarizzare  gli  inadempimenti
sanabili ai sensi del comma 2;
c)  la  possibilita’  di  estinguere   gli   illeciti
ottemperando alla diffida e provvedendo al pagamento  della
somma di cui al comma 3 ovvero pagando  la  medesima  somma
nei casi di illeciti gia’ oggetto di regolarizzazione;
d) la possibilita’ di  estinguere  gli  illeciti  non
diffidabili, ovvero quelli oggetto di diffida nei  casi  di
cui al comma 5, attraverso il pagamento della  sanzione  in
misura  ridotta  ai  sensi  dell’art.  16  della  legge  24
e) l’indicazione degli strumenti di  difesa  e  degli
organi ai quali proporre ricorso,  con  specificazione  dei
termini di impugnazione.
5. L’adozione della diffida interrompe i termini di cui
all’ art. 14 della legge 24 novembre 1981, n.  689,  e  del
ricorso di cui all’art. 17 del presente decreto, fino  alla
scadenza del termine per compiere gli adempimenti di cui ai
commi 2 e 3. Ove da parte del trasgressore o dell’obbligato
in  solido  non  sia  stata  fornita  prova  al   personale
ispettivo dell’avvenuta regolarizzazione  e  del  pagamento
delle somme previste, il verbale unico di cui  al  comma  4
produce gli effetti  della  contestazione  e  notificazione
degli addebiti accertati nei confronti del  trasgressore  e
della persona  obbligata  in  solido  ai  quali  sia  stato
6. Il potere di diffida nei casi previsti dal comma  2,
con gli effetti e le procedure di cui ai commi 3, 4 e 5, e’
esteso anche agli ispettori e ai funzionari  amministrativi
degli  enti  e  degli   istituti   previdenziali   per   le
inadempienze da essi rilevate.  Gli  enti  e  gli  istituti
previdenziali svolgono tale attivita’ con le risorse  umane
e finanziarie esistenti a legislazione vigente.
7. Il potere di diffida di cui al  comma  2  e’  esteso
agli  ufficiali  e  agenti  di  polizia   giudiziaria   che
accertano, ai sensi dell’ art. 13 della legge  24  novembre
1981,  n.  689,  violazioni  in   materia   di   lavoro   e
legislazione sociale. Qualora  rilevino  inadempimenti  dai
quali derivino sanzioni amministrative, essi  provvedono  a
diffidare il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido
alla   regolarizzazione   delle    inosservanze    comunque
materialmente sanabili, con gli effetti e le  procedure  di
cui ai commi 3, 4 e 5.».
– Il testo dell’art. 14 del citato decreto  legislativo
n. 124 del 2004, e’ il seguente:
«Art. 14. (Disposizioni del personale ispettivo).
1. Le disposizioni impartite dal personale ispettivo in
materia di lavoro e di  legislazione  sociale,  nell’ambito
dell’applicazione delle norme per cui sia attribuito  dalle
singole   disposizioni   di    legge    un    apprezzamento
discrezionale, sono esecutive.
2. Contro le disposizioni di cui al comma 1 e’  ammesso
ricorso,  entro  quindici  giorni,   al   Direttore   della
direzione provinciale del lavoro, il quale decide  entro  i
successivi quindici giorni. Decorso inutilmente il  termine
previsto per la decisione il ricorso si  intende  respinto.
Il    ricorso    non    sospende    l’esecutivita’    della
disposizione.».
– Il testo del decreto legislativo 17 ottobre 2005,  n.
226 (Norme generali e livelli essenziali delle  prestazioni
relativi  al  secondo  ciclo  del  sistema   educativo   di
istruzione e formazione, a norma dell’art. 2  della  L.  28
marzo 2003, n. 53), e’ pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale
4 novembre 2005, n. 257, S.O.
1. La disciplina del  contratto  di  apprendistato  e’  rimessa  ad
appositi accordi interconfederali ovvero ai contratti  collettivi  di
lavoro stipulati a livello nazionale da  associazioni  dei  datori  e
prestatori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative sul  piano
nazionale nel rispetto dei seguenti principi:
a) forma scritta del contratto, del patto di prova e del relativo
piano formativo individuale da definire, anche sulla base di moduli e
formulari stabiliti dalla  contrattazione  collettiva  o  dagli  enti
bilaterali, entro trenta giorni dalla stipulazione del contratto;
c) possibilita’ di inquadrare il lavoratore fino  a  due  livelli
inferiori rispetto alla  categoria  spettante,  in  applicazione  del
contratto collettivo nazionale di lavoro,  ai  lavoratori  addetti  a
mansioni o funzioni che richiedono  qualificazioni  corrispondenti  a
quelle al conseguimento  delle  quali  e’  finalizzato  il  contratto
ovvero, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell’apprendista
in misura percentuale e in modo graduale alla anzianita’ di servizio;
e) possibilita’ di  finanziare  i  percorsi  formativi  aziendali
degli   apprendisti   per   il   tramite   dei    fondi    paritetici
interprofessionali di cui all’articolo 118 della  legge  23  dicembre
2000, n. 388 e all’articolo 12 del decreto legislativo  10  settembre
2003, n. 276 e successive modificazioni anche attraverso accordi  con
f) possibilita’ del  riconoscimento,  sulla  base  dei  risultati
conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e  interna
alla impresa, della qualifica professionale ai  fini  contrattuali  e
delle competenze acquisite ai  fini  del  proseguimento  degli  studi
nonche’ nei percorsi di istruzione degli adulti;
g) registrazione della formazione effettuata  e  della  qualifica
professionale  a  fini  contrattuali  eventualmente   acquisita   nel
libretto formativo del cittadino di  cui  all’articolo  2,  comma  1,
lettera i), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;
h) possibilita’ di prolungare il periodo di apprendistato in caso
di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del
rapporto, superiore a trenta  giorni,  secondo  quanto  previsto  dai
i) possibilita’ di forme e modalita’ per la conferma in servizio,
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al termine  del
percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in apprendistato,
fermo restando quanto previsto dal comma 3 del presente articolo;
l) divieto per le parti di  recedere  dal  contratto  durante  il
periodo di formazione  in  assenza  di  una  giusta  causa  o  di  un
giustificato   motivo.   In   caso   di   licenziamento   privo    di
giustificazione  trovano  applicazione  le  sanzioni  previste  dalla
m) possibilita’ per  le  parti  di  recedere  dal  contratto  con
preavviso decorrente dal termine del periodo di formazione  ai  sensi
di quanto disposto dall’articolo 2118 del codice civile.  Se  nessuna
delle parti esercita la facolta’ di recesso al termine del periodo di
formazione, il rapporto prosegue come ordinario  rapporto  di  lavoro
subordinato a tempo indeterminato.
2. Per gli apprendisti l’applicazione delle norme sulla  previdenza
e assistenza sociale obbligatoria si estende alle seguenti forme:
a) assicurazione contro gli infortuni sul lavoro  e  le  malattie
c) assicurazione contro l’invalidita’ e vecchiaia;
d) maternita’;
3. Il numero complessivo di apprendisti che  un  datore  di  lavoro
puo’  assumere  con  contratto  di  apprendistato,   direttamente   o
indirettamente per il tramite delle agenzie  di  somministrazione  di
settembre 2003, n. 276, non puo’ superare  il  100  per  cento  delle
maestranze specializzate e qualificate in servizio presso  il  datore
di lavoro stesso. Il datore di lavoro  che  non  abbia  alle  proprie
dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque  ne
abbia in numero inferiore a tre, puo’ assumere apprendisti in  numero
non superiore a tre. La disposizione di cui al presente comma non  si
applica alle imprese artigiane per le quali trovano  applicazione  le
disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.
– Il testo dell’art. 118 della legge 23 dicembre  2000,
n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale
e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2001), e’  il
«Art.  118.  (Interventi  in  materia   di   formazione
professionale nonche’ disposizioni di attivita’  svolte  in
fondi comunitari e di Fondo sociale europeo).
1.  Al  fine  di  promuovere,  in   coerenza   con   la
programmazione regionale e con  le  funzioni  di  indirizzo
attribuite in materia  al  Ministero  del  lavoro  e  delle
politiche   sociali,   lo   sviluppo    della    formazione
professionale  continua,  in  un’ottica  di  competitivita’
delle  imprese  e  di   garanzia   di   occupabilita’   dei
lavoratori, possono  essere  istituiti,  per  ciascuno  dei
settori  economici  dell’industria,  dell’agricoltura,  del
terziario e dell’artigianato, nelle forme di cui  al  comma
6, fondi paritetici  interprofessionali  nazionali  per  la
formazione  continua,  nel  presente  articolo   denominati
«fondi».  Gli  accordi  interconfederali  stipulati   dalle
organizzazioni  sindacali  dei  datori  di  lavoro  e   dei
lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale
possono prevedere l’istituzione di fondi anche per  settori
diversi, nonche’, all’interno degli stessi, la costituzione
di un’apposita  sezione  relativa  ai  dirigenti.  I  fondi
relativi ai dirigenti possono  essere  costituiti  mediante
accordi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori
di   lavoro   e   dei   dirigenti   comparativamente   piu’
rappresentative, oppure come apposita  sezione  all’interno
dei fondi interprofessionali  nazionali.  I  fondi,  previo
accordo tra le parti, si possono articolare regionalmente o
territorialmente e possono altresi’ utilizzare parte  delle
risorse a essi destinati per misure di formazione a  favore
di apprendisti e collaboratori a progetto. I fondi  possono
finanziare in tutto o in parte piani  formativi  aziendali,
territoriali, settoriali o individuali  concordati  tra  le
parti  sociali,  nonche’  eventuali  ulteriori   iniziative
propedeutiche e  comunque  direttamente  connesse  a  detti
piani  concordate  tra  le  parti.   I   piani   aziendali,
territoriali o settoriali sono stabiliti sentite le regioni
e le  province  autonome  territorialmente  interessate.  I
progetti relativi ai piani individuali ed  alle  iniziative
propedeutiche e connesse ai medesimi  sono  trasmessi  alle
regioni  ed   alle   province   autonome   territorialmente
interessate, affinche’ ne possano tenere conto  nell’ambito
delle  rispettive  programmazioni.  Ai  fondi  afferiscono,
secondo le disposizioni di cui  al  presente  articolo,  le
risorse derivanti dal gettito  del  contributo  integrativo
stabilito  dall’art.  25,  quarto  comma,  della  legge  21
dicembre 1978, n. 845, e successive modificazioni, relative
ai datori di lavoro che aderiscono  a  ciascun  fondo.  Nel
finanziare i piani formativi di cui al  presente  comma,  i
fondi si attengono al criterio della redistribuzione  delle
risorse versate dalle aziende aderenti a ciascuno di  essi,
ai sensi del comma 3.
2. L’attivazione dei fondi e’ subordinata  al  rilascio
di autorizzazione da parte del Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, previa verifica della  conformita’  alle
finalita’ di cui al comma 1 dei criteri di gestione,  degli
organi  e  delle  strutture  di  funzionamento  dei   fondi
medesimi e della professionalita’ dei gestori. Il Ministero
del lavoro e delle politiche sociali esercita  altresi’  la
vigilanza ed il monitoraggio sulla gestione dei  fondi;  in
caso di irregolarita’ o di inadempimenti, il Ministero  del
lavoro  e  delle  politiche  sociali   puo’   disporne   la
sospensione dell’operativita’ o il commissariamento.  Entro
tre anni dall’entrata a regime dei fondi, il Ministero  del
lavoro  e   delle   politiche   sociali   effettuera’   una
valutazione  dei  risultati  conseguiti  dagli  stessi.  Il
presidente  del  collegio  dei  sindaci  e’  nominato   dal
Ministero del lavoro e delle politiche sociali.  Presso  lo
stesso Ministero e’ istituito,  con  decreto  ministeriale,
senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio  dello  Stato,
l’«Osservatorio per la formazione continua» con il  compito
di  elaborare   proposte   di   indirizzo   attraverso   la
predisposizione di linee-guida  e  di  esprimere  pareri  e
valutazioni in ordine  alle  attivita’  svolte  dai  fondi,
anche  in   relazione   all’applicazione   delle   suddette
linee-guida.  Tale  Osservatorio   e’   composto   da   due
rappresentanti del Ministero del lavoro e  delle  politiche
sociali,  dal  consigliere   di   parita’   componente   la
Commissione   centrale   per    l’impiego,    da    quattro
rappresentanti delle  regioni  designati  dalla  Conferenza
province autonome di Trento e di  Bolzano,  nonche’  da  un
rappresentante  di  ciascuna  delle  confederazioni   delle
organizzazioni sindacali  dei  datori  di  lavoro  e  delle
organizzazioni  sindacali   dei   lavoratori   maggiormente
rappresentative sul piano nazionale. Tale  Osservatorio  si
avvale  dell’assistenza  tecnica   dell’Istituto   per   lo
sviluppo  della  formazione  professionale  dei  lavoratori
(ISFOL). Ai componenti dell’Osservatorio non compete  alcun
compenso ne’ rimborso spese per l’attivita’ espletata.
3.  I  datori  di  lavoro  che  aderiscono   ai   fondi
effettuano il versamento del contributo integrativo, di cui
all’art. 25 della legge  n.  845  del  1978,  e  successive
modificazioni, all’INPS, che provvede  a  trasferirlo,  per
intero, una volta dedotti i meri costi  amministrativi,  al
fondo indicato dal datore di lavoro. L’adesione ai fondi e’
fissata entro il 31 ottobre di ogni anno, con  effetti  dal
1° gennaio successivo; le successive  adesioni  o  disdette
avranno effetto dal 1° gennaio di ogni anno. L’INPS,  entro
il 31 gennaio di ogni anno, a decorrere dal 2005,  comunica
al Ministero del lavoro e  delle  politiche  sociali  e  ai
fondi la previsione, sulla base delle  adesioni  pervenute,
del gettito del contributo integrativo, di cui all’art.  25
della legge n. 845 del 1978,  e  successive  modificazioni,
relativo ai datori  di  lavoro  aderenti  ai  fondi  stessi
nonche’ di quello relativo agli  altri  datori  di  lavoro,
obbligati al versamento di detto contributo,  destinato  al
Fondo per la formazione professionale e  per  l’accesso  al
Fondo sociale europeo (FSE), di cui all’art.  9,  comma  5,
del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge  19  luglio  1993,  n.  236.  Lo
stesso Istituto provvede a  disciplinare  le  modalita’  di
adesione ai fondi  interprofessionali  e  di  trasferimento
delle  risorse  agli  stessi  mediante  acconti  bimestrali
nonche’ a fornire, tempestivamente e  con  regolarita’,  ai
fondi stessi, tutte le informazioni relative  alle  imprese
aderenti e ai contributi integrativi da  esse  versati.  Al
fine di  assicurare  continuita’  nel  perseguimento  delle
finalita’  istituzionali  del  Fondo  per   la   formazione
professionale e per l’accesso al FSE, di  cui  all’art.  9,
comma  5,  del  decreto-legge  20  maggio  1993,  n.   148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio  1993,
n. 236, rimane fermo quanto previsto  dal  secondo  periodo
del comma 2 dell’art. 66 della legge  17  maggio  1999,  n.
4. Nei confronti del contributo versato  ai  sensi  del
comma 3, trovano applicazione le  disposizioni  di  cui  al
quarto comma dell’art. 25 della citata  legge  n.  845  del
1978, e successive modificazioni.
5.  Resta  fermo  per  i  datori  di  lavoro  che   non
aderiscono  ai  fondi  l’obbligo  di  versare  all’INPS  il
contributo integrativo di cui al quarto comma dell’art.  25
della  citata  legge  n.  845  del   1978,   e   successive
modificazioni, secondo le  modalita’  vigenti  prima  della
6. Ciascun fondo e’ istituito, sulla  base  di  accordi
interconfederali stipulati dalle  organizzazioni  sindacali
dei  datori  di  lavoro  e  dei   lavoratori   maggiormente
rappresentative sul piano nazionale, alternativamente:
a) come soggetto giuridico di natura  associativa  ai
sensi dell’art. 36 del codice civile;
b) come soggetto dotato di personalita’ giuridica  ai
sensi degli articoli 1  e  9  del  regolamento  di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 10  febbraio  2000,
n. 361, concessa con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e
8. In caso di omissione, anche parziale, del contributo
integrativo di cui all’art. 25 della legge n. 845 del 1978,
il datore di lavoro e’ tenuto a corrispondere il contributo
omesso  e  le  relative  sanzioni,  che   vengono   versate
dall’INPS al fondo prescelto.
9.  Con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e   della
previdenza  sociale  sono  determinati,  entro   centoventi
legge, modalita’, termini e condizioni per il  concorso  al
finanziamento di  progetti  di  ristrutturazione  elaborati
dagli enti di formazione entro il limite  massimo  di  lire
100 miliardi per l’anno 2001, nell’  ambito  delle  risorse
preordinate allo scopo nel Fondo per l’occupazione  di  cui
all’art. 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio  1993,  n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge  19  luglio
1993, n. 236. Le  disponibilita’  sono  ripartite  su  base
regionale  in  riferimento  al  numero  degli  enti  e  dei
lavoratori interessati dai  processi  di  ristrutturazione,
con  priorita’   per   i   progetti   di   ristrutturazione
finalizzati  a  conseguire   i   requisiti   previsti   per
l’accreditamento  delle  strutture   formative   ai   sensi
dell’accordo sancito in sede di conferenza permanente per i
Trento e di Bolzano del 18 febbraio 2000, e  sue  eventuali
10. A decorrere dall’anno 2001 e’ stabilita al  20  per
cento la quota del  gettito  complessivo  da  destinare  ai
fondi a  valere  sul  terzo  delle  risorse  derivanti  dal
contributo integrativo di cui all’art. 25  della  legge  21
dicembre  1978,  n.  845,  destinato  al   Fondo   di   cui
all’articolo medesimo. Tale quota e’ stabilita  al  30  per
cento per il 2002 e al 50 per cento per il 2003.
11.  Con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  della
previdenza sociale  sono  determinati  le  modalita’  ed  i
criteri di destinazione al finanziamento  degli  interventi
di cui all’art. 80, comma 4, della legge 23 dicembre  1998,
n. 448, dell’importo aggiuntivo di  lire  25  miliardi  per
l’anno 2001.
12. Gli importi previsti  per  gli  anni  1999  e  2000
dall’art. 66, comma 2, della legge 17 maggio 1999, n.  144,
a) per il 75 per cento assegnati al Fondo di  cui  al
citato art. 25 della legge n. 845 del 1978, per finanziare,
in  via   prioritaria,   i   piani   formativi   aziendali,
territoriali o settoriali concordati tra le parti sociali;
b) per il  restante  25  per  cento  accantonati  per
essere  destinati  ai   fondi,   a   seguito   della   loro
istituzione. Con decreto del Ministro del  lavoro  e  delle
dell’economia e delle finanze, sono determinati  i  termini
ed i criteri  di  attribuzione  delle  risorse  di  cui  al
presente comma ed al comma 10.
13. Per le  annualita’  di  cui  al  comma  12,  l’INPS
continua ad effettuare il versamento stabilito dall’art. 1,
comma 72, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, al Fondo di
rotazione per l’attuazione delle politiche  comunitarie  di
cui all’art. 5 della legge 16 aprile 1987, n.  183,  ed  il
versamento stabilito  dall’art.  9,  comma  5,  del  citato
decreto-legge   n.   148   del   1993,   convertito,    con
modificazioni, dalla legge n. 236 del 1993, al Fondo di cui
al medesimo comma.
14. Nell’esecuzione di programmi o di attivita’, i  cui
oneri ricadono su fondi comunitari, gli  enti  pubblici  di
ricerca sono autorizzati a procedere  ad  assunzioni  o  ad
impiegare personale a tempo determinato per tutta la durata
degli stessi. La presente disposizione si applica anche  ai
programmi o alle attivita’ di assistenza tecnica  in  corso
di  svolgimento  alla  data  di  entrata  in  vigore  della
15. Gli  avanzi  finanziari  derivanti  dalla  gestione
delle risorse del Fondo sociale europeo, amministrate negli
esercizi   antecedenti   la   programmazione    comunitaria
1989-1993 dei Fondi strutturali dal Ministero del lavoro  e
della previdenza sociale tramite la gestione fuori bilancio
del Fondo di rotazione istituito dall’art. 25  della  legge
21 dicembre  1978,  n.  845,  e  successive  modificazioni,
possono essere destinati alla copertura di oneri  derivanti
dalla responsabilita’ sussidiaria  dello  Stato  membro  ai
sensi della normativa comunitaria in materia.
16. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale,
con proprio decreto, destina nell’ambito delle  risorse  di
cui all’art. 68, comma 4, lettera a), della legge 17 maggio
1999, n. 144, una quota  fino  a  lire  200  miliardi,  per
l’anno 2001, di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni
2003, 2004, 2005, 2006 e 2007 e di 80 milioni di  euro  per
ciascuno degli anni 2008 e 2009, nonche’ di 100 milioni  di
euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011, di cui il 20  per
cento  destinato  prioritariamente   all’attuazione   degli
articoli 48 e 50 del decreto legislativo 10 settembre 2003,
n. 276, e successive modificazioni,  per  le  attivita’  di
formazione  nell’esercizio  dell’apprendistato   anche   se
svolte oltre il compimento del diciottesimo anno  di  eta’,
secondo le modalita’ di cui  all’art.  16  della  legge  24
giugno 1997, n. 196.».
– Il testo dell’art. 12 del citato decreto  legislativo
n. 276 del 2003 e’ il seguente:
«Art. 12. (Fondi per la formazione e l’integrazione del
reddito).
1. I  soggetti  autorizzati  alla  somministrazione  di
lavoro sono tenuti a versare ai fondi di cui al comma 4  un
contributo  pari  al  4  per   cento   della   retribuzione
corrisposta ai lavoratori assunti  con  contratto  a  tempo
determinato    per    l’esercizio    di    attivita’     di
somministrazione. Le risorse sono destinate a interventi di
formazione  e  riqualificazione  professionale,  nonche’  a
misure di carattere previdenziale e di sostegno al  reddito
a favore dei  lavoratori  assunti  con  contratto  a  tempo
determinato,  dei  lavoratori   che   abbiano   svolto   in
precedenza missioni di lavoro in somministrazione in  forza
di contratti a  tempo  determinato  e,  limitatamente  agli
interventi  formativi,  dei  potenziali  candidati  a   una
2. I  soggetti  autorizzati  alla  somministrazione  di
lavoro sono altresi’ tenuti a versare ai fondi  di  cui  al
comma  4  un  contributo  pari  al  4   per   cento   della
retribuzione  corrisposta   ai   lavoratori   assunti   con
contratto a tempo indeterminato. Le risorse sono  destinate
a)  iniziative   comuni   finalizzate   a   garantire
l’integrazione  del  reddito  dei  lavoratori  assunti  con
contratto a tempo indeterminato in caso di fine lavori;
b)  iniziative  comuni   finalizzate   a   verificare
l’utilizzo  della  somministrazione  di  lavoro  e  la  sua
efficacia anche in termini di  promozione  della  emersione
del  lavoro  non  regolare  e  di  contrasto  agli  appalti
illeciti;
c) iniziative per l’inserimento  o  il  reinserimento
nel mercato del lavoro di lavoratori svantaggiati anche  in
regime di accreditamento con le regioni;
d) per la promozione di percorsi di qualificazione  e
riqualificazione professionale.
3. Gli interventi di cui ai commi 1 e  2  sono  attuati
nel quadro delle politiche e  delle  misure  stabilite  dal
contratto collettivo nazionale di lavoro delle  imprese  di
somministrazione    di    lavoro,    sottoscritto     dalle
organizzazioni  dei  datori  di  lavoro  e  dei  lavoratori
comparativamente piu’ rappresentative a  livello  nazionale
ovvero, in mancanza, dai fondi di cui al comma 4.
4. I contributi di cui ai commi 1 e 2 sono rimessi a un
fondo bilaterale appositamente costituito, anche  nell’ente
bilaterale, dalle parti stipulanti il contratto  collettivo
nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro:
sensi dell’art. 12 del codice civile con  procedimento  per
il riconoscimento rientrante nelle competenze del  Ministro
del lavoro e delle politiche sociali ai sensi dell’art.  2,
comma 1, della legge 12 gennaio 1991, n. 13.
5. I fondi di cui al comma 4 sono attivati a seguito di
autorizzazione del Ministero del lavoro e  delle  politiche
sociali, previa verifica della  congruita’,  rispetto  alle
finalita’ istituzionali  previste  ai  commi  l  e  2,  dei
criteri di gestione e delle strutture di funzionamento  del
fondo   stesso,   con    particolare    riferimento    alla
sostenibilita’  finanziaria  complessiva  del  sistema.  Il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali esercita  la
vigilanza sulla gestione dei  fondi  e  approva,  entro  il
termine  di  sessanta  giorni   dalla   presentazione,   il
documento contenente le regole stabilite dal fondo  per  il
versamento dei contributi e per la gestione, il  controllo,
la rendicontazione e il finanziamento degli  interventi  di
cui ai commi 1 e 2. Decorso inutilmente  tale  termine,  il
documento si intende approvato.
6. Restano in ogni caso salve le clausole dei contratti
collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi dell’art.
1, comma 3, della legge 24 giugno 1997, n. 196.
7. I contributi versati ai sensi dei commi  1  e  2  si
intendono soggetti alla disciplina di cui  all’art.  26-bis
della legge 24 giugno 1997, n. 196.
8. In caso di omissione, anche parziale, dei contributi
di cui ai commi 1 e 2, il datore  di  lavoro  e’  tenuto  a
corrispondere  al  fondo  di  cui  al  comma  4,  oltre  al
contributo omesso, gli interessi nella misura prevista  dal
tasso  indicato  all’art.  1  del  decreto  del   Ministero
dell’economia e delle finanze 26 settembre 2005, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre  2005,  piu’
il 5 per cento,  nonche’  una  sanzione  amministrativa  di
importo pari al contributo omesso.
8-bis.  In  caso  di  mancato  rispetto  delle   regole
contenute nel documento di cui al comma 5, il fondo nega il
finanziamento delle attivita’ formative oppure  procede  al
recupero totale o parziale dei finanziamenti gia’ concessi.
Le relative  somme  restano  a  disposizione  dei  soggetti
autorizzati alla somministrazione per ulteriori  iniziative
formative. Nei casi piu’ gravi, individuati dalla  predetta
disciplina e previa segnalazione al Ministero del lavoro  e
delle politiche  sociali,  si  procede  ad  una  definitiva
riduzione  delle  somme   a   disposizione   dei   soggetti
autorizzati  alla  somministrazione  di  lavoro  in  misura
corrispondente   al   valore   del    progetto    formativo
inizialmente presentato o al valore del progetto  formativo
rendicontato e finanziato. Tali  somme  sono  destinate  al
fondo di cui al comma 4.
9. Trascorsi dodici mesi dalla entrata  in  vigore  del
presente decreto, il Ministro del lavoro e delle  politiche
sociali con proprio decreto, sentite  le  associazioni  dei
datori e dei prestatori  di  lavoro  comparativamente  piu’
rappresentative  sul  piano  nazionale   puo’   ridurre   i
contributi di cui ai commi 1 e 2  in  relazione  alla  loro
congruita’ con le finalita’ dei relativi fondi.
9-bis. Gli  interventi  di  cui  al  presente  articolo
trovano   applicazione   con   esclusivo   riferimento   ai
lavoratori   assunti   per   prestazioni   di   lavoro   in
somministrazione.».
– Il testo dell’art. 2, comma  1,  del  citato  decreto
legislativo n. 276 del 2003, e’ il seguente:
«Art. 2. (Definizioni).
1. Ai fini e agli effetti delle disposizioni di cui  al
presente decreto legislativo si intende per:
a)  «somministrazione  di   lavoro»:   la   fornitura
professionale di manodopera,  a  tempo  indeterminato  o  a
termine, ai sensi dell’art. 20;
b) «intermediazione»: l’attivita’ di  mediazione  tra
domanda  e  offerta   di   lavoro,   anche   in   relazione
all’inserimento lavorativo dei disabili  e  dei  gruppi  di
lavoratori svantaggiati,  comprensiva  tra  l’altro:  della
raccolta dei curricula  dei  potenziali  lavoratori;  della
preselezione e costituzione di relativa banca  dati;  della
promozione e gestione dell’incontro tra domanda  e  offerta
di  lavoro;   della   effettuazione,   su   richiesta   del
committente, di tutte  le  comunicazioni  conseguenti  alle
assunzioni  avvenute   a   seguito   della   attivita’   di
intermediazione;  dell’orientamento  professionale;   della
progettazione  ed   erogazione   di   attivita’   formative
finalizzate all’inserimento lavorativo;
c) «ricerca e selezione del  personale»:  l’attivita’
di consulenza di direzione finalizzata alla risoluzione  di
una  specifica  esigenza  dell’organizzazione  committente,
attraverso  l’individuazione  di   candidature   idonee   a
ricoprire  una  o  piu’  posizioni   lavorative   in   seno
all’organizzazione medesima, su  specifico  incarico  della
stessa,   e   comprensiva   di:   analisi   del    contesto
organizzativo       dell’organizzazione        committente;
individuazione e definizione delle esigenze  della  stessa;
definizione del profilo di competenze e di capacita’  della
candidatura  ideale;  pianificazione  e  realizzazione  del
programma  di  ricerca  delle  candidature  attraverso  una
pluralita’ di canali  di  reclutamento;  valutazione  delle
candidature individuate  attraverso  appropriati  strumenti
selettivi;   formazione   della   rosa    di    candidature
maggiormente  idonee;  progettazione   ed   erogazione   di
attivita’ formative finalizzate all’inserimento lavorativo;
assistenza  nella  fase  di  inserimento   dei   candidati;
verifica e valutazione dell’inserimento  e  del  potenziale
d)  «supporto  alla  ricollocazione   professionale»:
l’attivita’ effettuata su specifico ed  esclusivo  incarico
dell’organizzazione committente, anche in base  ad  accordi
sindacali, finalizzata alla ricollocazione nel mercato  del
lavoro   di   prestatori   di   lavoro,   singolarmente   o
collettivamente considerati, attraverso la preparazione, la
formazione    finalizzata    all’inserimento    lavorativo,
l’accompagnamento della  persona  e  l’affiancamento  della
stessa nell’inserimento nella nuova attivita’;
e) «autorizzazione»: provvedimento mediante il  quale
lo Stato abilita operatori, pubblici e privati, di  seguito
denominati «agenzie per il lavoro», allo svolgimento  delle
attivita’ di cui alle lettere da a) a d);
f) «accreditamento»: provvedimento mediante il  quale
le regioni riconoscono a un operatore, pubblico o  privato,
l’idoneita’ a erogare i  servizi  al  lavoro  negli  ambiti
regionali di  riferimento,  anche  mediante  l’utilizzo  di
risorse pubbliche, nonche’ la  partecipazione  attiva  alla
rete dei servizi per il mercato del lavoro con  particolare
riferimento ai servizi di incontro fra domanda e offerta;
g) «borsa continua del  lavoro»:  sistema  aperto  di
incontro domanda-offerta di lavoro finalizzato, in coerenza
con  gli  indirizzi  comunitari,  a  favorire  la   maggior
efficienza  e   trasparenza   del   mercato   del   lavoro,
all’interno del quale cittadini,  lavoratori,  disoccupati,
persone in cerca  di  un  lavoro,  soggetti  autorizzati  o
accreditati  e  datori  di  lavoro  possono   decidere   di
incontrarsi  in  maniera  libera  e  dove  i  servizi  sono
liberamente scelti dall’utente;
h)  «enti   bilaterali»:   organismi   costituiti   a
prestatori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative,
quali sedi privilegiate per la regolazione del mercato  del
lavoro  attraverso:  la  promozione  di   una   occupazione
regolare e di qualita’; l’intermediazione nell’incontro tra
domanda e offerta di lavoro; la programmazione di attivita’
formative e la determinazione di  modalita’  di  attuazione
della formazione professionale in azienda; la promozione di
buone  pratiche  contro  la  discriminazione   e   per   la
inclusione dei  soggetti  piu’  svantaggiati;  la  gestione
mutualistica di fondi per la  formazione  e  l’integrazione
del reddito; la certificazione dei contratti di lavoro e di
regolarita’  o  congruita’  contributiva;  lo  sviluppo  di
azioni inerenti la salute e la sicurezza sul  lavoro;  ogni
altra attivita’ o funzione assegnata loro dalla legge o dai
i)  «libretto  formativo  del  cittadino»:   libretto
personale del lavoratore definito,  ai  sensi  dell’accordo
Stato-regioni del 18 febbraio  2000,  di  concerto  tra  il
Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  e  il
Ministero   dell’istruzione,   dell’universita’   e   della
ricerca,  previa  intesa  con   la   Conferenza   unificata
Stato-regioni e sentite le parti sociali,  in  cui  vengono
registrate le competenze acquisite durante la formazione in
apprendistato, la formazione in contratto  di  inserimento,
la formazione specialistica e la formazione continua svolta
durante l’arco  della  vita  lavorativa  ed  effettuata  da
soggetti accreditati dalle regioni, nonche’  le  competenze
acquisite in modo  non  formale  e  informale  secondo  gli
indirizzi della Unione europea in materia di  apprendimento
permanente, purche’ riconosciute e certificate;
j) «lavoratore»: qualsiasi persona che lavora  o  che
e’ in cerca di un lavoro;
k)  «lavoratore  svantaggiato»:   qualsiasi   persona
appartenente  a  una  categoria  che  abbia  difficolta’  a
entrare, senza assistenza, nel mercato del lavoro ai  sensi
dell’art. 2, lettera f), del regolamento (CE) n.  2204/2002
del  12  dicembre  2002  della  Commissione  relativo  alla
applicazione degli articoli 87 e 88 del  trattato  CE  agli
aiuti di Stato a favore della occupazione, nonche’ ai sensi
dell’art. 4, comma 1, della legge 8 novembre 1991, n. 381;
l)  «divisioni  operative»:  soggetti  polifunzionali
gestiti con strumenti di contabilita’  analitica,  tali  da
consentire di conoscere tutti i  dati  economico-gestionali
specifici in relazione a ogni attivita’;
m) «associazioni di datori e prestatori  di  lavoro»:
organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente  piu’
rappresentative.».
– Il testo dell’art.  2118  del  Codice  civile  e’  il
«Art.   2118   (Recesso   dal   contratto    a    tempo
indeterminato). – Ciascuno dei contraenti puo’ recedere dal
contratto  di  lavoro  a  tempo  indeterminato,  dando   il
preavviso nel termine e nei  modi  stabiliti  dagli  usi  o
secondo equita’.
In mancanza di preavviso, il recedente e’ tenuto  verso
l’altra parte a un’indennita’ equivalente all’importo della
retribuzione  che  sarebbe  spettata  per  il  periodo   di
La stessa indennita’ e’ dovuta dal datore di lavoro nel
caso di cessazione del rapporto per morte del prestatore di
– Il testo dell’art. 20, comma 3,  del  citato  decreto
«Art. 20 (Condizioni di liceita’). – 1. Il contratto di
somministrazione di lavoro puo’  essere  concluso  da  ogni
soggetto,  di  seguito  denominato  utilizzatore,  che   si
rivolga  ad   altro   soggetto,   di   seguito   denominato
somministratore,  a  cio’  autorizzato   ai   sensi   delle
disposizioni di cui agli articoli 4 e 5.
2.  Per  tutta  la  durata  della  somministrazione   i
lavoratori svolgono  la  propria  attivita’  nell’interesse
nonche’    sotto    la    direzione    e    il    controllo
dell’utilizzatore. Nell’ipotesi in cui i lavoratori vengano
assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato  essi
rimangono a disposizione del somministratore per i  periodi
in cui non svolgono la  prestazione  lavorativa  presso  un
utilizzatore, salvo  che  esista  una  giusta  causa  o  un
giustificato motivo di risoluzione del contratto di lavoro.
3. Il contratto  di  somministrazione  di  lavoro  puo’
essere concluso a  termine  o  a  tempo  indeterminato.  La
somministrazione  di  lavoro  a  tempo   indeterminato   e’
ammessa:
a) per servizi di consulenza e assistenza nel settore
informatico, compresa la progettazione  e  manutenzione  di
reti  intranet   e   extranet,   siti   internet,   sistemi
informatici, sviluppo di software applicativo,  caricamento
c)  per  servizi,  da  e  per  lo  stabilimento,   di
trasporto di persone e di  trasporto  e  movimentazione  di
macchinari e merci;
d) per la gestione  di  biblioteche,  parchi,  musei,
archivi, magazzini, nonche’ servizi di economato;
e)   per   attivita’   di   consulenza   direzionale,
assistenza  alla   certificazione,   programmazione   delle
risorse, sviluppo organizzativo e cambiamento, gestione del
personale, ricerca e selezione del personale;
f) per attivita’ di marketing,  analisi  di  mercato,
organizzazione della funzione commerciale;
g) per la gestione di  call  –  center,  nonche’  per
l’avvio di  nuove  iniziative  imprenditoriali  nelle  aree
Obiettivo 1 di cui al regolamento (CE) n. 1260/1999 del  21
giugno 1999 del Consiglio,  recante  disposizioni  generali
sui Fondi strutturali;
h)  per  costruzioni   edilizie   all’interno   degli
stabilimenti, per installazioni o smontaggio di impianti  e
macchinari,  per  particolari  attivita’  produttive,   con
specifico riferimento  all’edilizia  e  alla  cantieristica
navale,  le  quali  richiedano  piu’  fasi  successive   di
lavorazione,   l’impiego   di   manodopera   diversa    per
specializzazione   da    quella    normalmente    impiegata
nell’impresa;
i) in tutti gli altri  casi  previsti  dai  contratti
collettivi di lavoro nazionali,  territoriali  o  aziendali
stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro
comparativamente piu’ rappresentative;
i-bis) in tutti  i  settori  produttivi,  pubblici  e
privati, per l’esecuzione di servizi di cura  e  assistenza
alla persona e di sostegno alla famiglia.
4. La somministrazione di lavoro a tempo determinato e’
ammessa  a  fronte  di  ragioni   di   carattere   tecnico,
produttivo,   organizzativo   o   sostitutivo,   anche   se
riferibili all’ordinaria  attivita’  dell’utilizzatore.  La
individuazione, anche in misura  non  uniforme,  di  limiti
quantitativi  di  utilizzazione  della  somministrazione  a
tempo  determinato  e’  affidata  ai  contratti  collettivi
nazionali di lavoro stipulati da sindacati comparativamente
piu’ rappresentativi in conformita’ alla disciplina di  cui
all’art. 10 del decreto legislativo 6  settembre  2001,  n.
5.  Il  contratto  di  somministrazione  di  lavoro  e’
a) per la sostituzione di lavoratori  che  esercitano
il diritto di sciopero;
b)   salva   diversa   disposizione   degli   accordi
sindacali, presso unita’  produttive  nelle  quali  si  sia
proceduto, entro i sei  mesi  precedenti,  a  licenziamenti
collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24  della  legge  23
luglio 1991, n.  223,  che  abbiano  riguardato  lavoratori
adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il  contratto
di  somministrazione,  a  meno  che  tale   contratto   sia
stipulato per provvedere alla  sostituzione  di  lavoratori
assenti ovvero sia concluso ai sensi dell’art. 8, comma  2,
della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero abbia una durata
iniziale  non  superiore  a   tre   mesi.   Salva   diversa
disposizione degli  accordi  sindacali,  il  divieto  opera
altresi’ presso unita’ produttive nelle quali sia  operante
una sospensione dei rapporti o una  riduzione  dell’orario,
con diritto al trattamento di integrazione  salariale,  che
interessino lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui  si
riferisce il contratto di somministrazione;
c) da parte delle imprese che non abbiano  effettuato
la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 4 del  decreto
legislativo  19  settembre  1994,  n.  626,  e   successive
5-bis. Qualora il contratto di somministrazione preveda
l’utilizzo di lavoratori  assunti  dal  somministratore  ai
sensi dell’art. 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991,  n.
223, non operano le disposizioni di cui ai commi 3 e 4  del
presente articolo. Ai contratti  di  lavoro  stipulati  con
lavoratori in mobilita’ ai  sensi  del  presente  comma  si
applica il citato art. 8, comma 2, della legge n.  223  del
– Il testo dell’art. 4 della legge 8 agosto 1985 n. 443
(Legge – quadro per l’artigianato), e’ il seguente:
«Art. 4 (Limiti dimensionali).  –  L’impresa  artigiana
puo’ essere svolta anche  con  la  prestazione  d’opera  di
personale      dipendente       diretto       personalmente
dall’imprenditore artigiano o  dai  soci,  sempre  che  non
superi i seguenti limiti:
a) per l’impresa che non lavora in serie: un  massimo
di 18 dipendenti, compresi gli apprendisti  in  numero  non
superiore a 9; il numero massimo dei dipendenti puo’ essere
elevato fino a 22 a condizione  che  le  unita’  aggiuntive
siano apprendisti;
b) per l’impresa che lavora  in  serie,  purche’  con
lavorazione non del tutto automatizzata: un  massimo  di  9
dipendenti,  compresi  gli  apprendisti   in   numero   non
superiore a 5; il numero massimo dei dipendenti puo’ essere
elevato fino a 12 a condizione  che  le  unita’  aggiuntive
c) per l’impresa che svolge la propria attivita’  nei
settori  delle  lavorazioni  artistiche,   tradizionali   e
dell’abbigliamento su misura: un massimo di 32  dipendenti,
compresi gli apprendisti in numero non superiore a  16;  il
numero massimo dei dipendenti puo’ essere elevato fino a 40
a condizione che le unita’ aggiuntive siano apprendisti.  I
settori  delle  lavorazioni  artistiche  e  tradizionali  e
dell’abbigliamento  su  misura  saranno   individuati   con
decreto del Presidente della Repubblica, sentite le regioni
ed il Consiglio nazionale dell’artigianato;
d) per  l’impresa  di  trasporto:  un  massimo  di  8
e) per le imprese di costruzioni edili: un massimo di
10 dipendenti,  compresi  gli  apprendisti  in  numero  non
elevato fino a 14 a condizione  che  le  unita’  aggiuntive
siano apprendisti.
Ai fini del calcolo dei limiti  di  cui  al  precedente
1) non sono computati per un periodo di due anni  gli
apprendisti passati in qualifica ai sensi  della  legge  19
gennaio 1955, n. 25 , e mantenuti in servizio dalla  stessa
impresa artigiana;
2) non sono computati i lavoratori a domicilio di cui
alla legge 18 dicembre  1973,  n.  877  ,  sempre  che  non
superino un terzo dei dipendenti non  apprendisti  occupati
presso l’impresa artigiana;
3)  sono  computati  i  familiari  dell’imprenditore,
ancorche’  partecipanti  all’impresa   familiare   di   cui
all’art. 230-bis del codice civile, che  svolgano  la  loro
attivita’ di  lavoro  prevalentemente  e  professionalmente
nell’ambito dell’impresa artigiana;
4) sono computati, tranne uno, i soci che svolgono il
prevalente lavoro personale nell’impresa artigiana;
5) non  sono  computati  i  portatori  di  handicaps,
fisici, psichici o sensoriali;
6) sono  computati  i  dipendenti  qualunque  sia  la
mansione svolta.».
1. Possono essere assunti con contratto  di  apprendistato  per  la
qualifica e per il diploma  professionale,  in  tutti  i  settori  di
attivita’, anche per l’assolvimento  dell’obbligo  di  istruzione,  i
soggetti che abbiano compiuto quindici anni e fino al compimento  del
venticinquesimo anno di eta’. La durata del contratto e’  determinata
in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire  e  non
puo’ in ogni caso essere superiore, per la sua componente  formativa,
a tre anni ovvero quattro nel caso di diploma quadriennale regionale.
2. La regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato per
la qualifica e per il diploma professionale e’ rimessa alle regioni e
alle province  autonome  di  Trento  e  Bolzano,  previo  accordo  in
Province Autonome di Trento e di Bolzano, e sentite  le  associazioni
dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative  sul  piano  nazionale,  nel  rispetto  dei  seguenti
criteri e principi direttivi:
a) definizione della qualifica o diploma professionale  ai  sensi
del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;
b) previsione di un monte ore di formazione, esterna  od  interna
alla azienda, congruo al conseguimento della qualifica o del  diploma
professionale in funzione di quanto stabilito al comma  1  e  secondo
standard minimi formativi definiti ai sensi del  decreto  legislativo
17 ottobre 2005, n. 226;
c) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati  a  livello
nazionale, territoriale o aziendale  da  associazioni  dei  datori  e
prestatori di lavoro comparativamente  piu’  rappresentative  per  la
determinazione,  anche  all’interno  degli  enti  bilaterali,   delle
modalita’ di erogazione della formazione aziendale nel rispetto degli
standard generali fissati dalle regioni.
marzo 2003, n. 53),  e’  stato  pubblicato  nella  Gazzetta
1. Possono essere assunti in tutti i settori di attivita’, pubblici
o privati, con contratto di apprendistato  professionalizzante  o  di
mestiere per il conseguimento di una qualifica professionale  a  fini
contrattuali i soggetti di eta’ compresa tra  i  diciotto  anni  e  i
ventinove  anni.  Per  i  soggetti  in  possesso  di  una   qualifica
professionale, conseguita ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre
2005, n. 226, il contratto di apprendistato professionalizzante o  di
mestiere puo’ essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno  di
2.  Gli  accordi  interconfederali   e   i   contratti   collettivi
stabiliscono, in ragione dell’eta’ dell’apprendista  e  del  tipo  di
qualificazione contrattuale da conseguire, la durata e  le  modalita’
di erogazione della formazione per  l’acquisizione  delle  competenze
tecnico-professionali  e  specialistiche  in  funzione  dei   profili
professionali   stabiliti   nei   sistemi   di   classificazione    e
inquadramento del personale, nonche’ la  durata,  anche  minima,  del
contratto che, per la sua componente  formativa,  non  puo’  comunque
essere superiore a tre anni ovvero cinque per le figure professionali
dell’artigianato  individuate  dalla  contrattazione  collettiva   di
3. La formazione di tipo professionalizzante e di mestiere,  svolta
sotto la responsabilita’ della  azienda,  e’  integrata,  nei  limiti
delle  risorse  annualmente  disponibili,  dalla  offerta   formativa
pubblica,  interna  o  esterna   alla   azienda,   finalizzata   alla
acquisizione di  competenze  di  base  e  trasversali  per  un  monte
complessivo non superiore a centoventi ore per la durata del triennio
e disciplinata dalle Regioni sentite le parti sociali e tenuto  conto
dell’eta’, del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista.
4. Le Regioni e le associazioni di categoria dei datori  di  lavoro
possono definire, anche nell’ambito della bilateralita’, le modalita’
per il riconoscimento della  qualifica  di  maestro  artigiano  o  di
5. Per i datori di lavoro che  svolgono  la  propria  attivita’  in
cicli stagionali i contratti collettivi di lavoro stipulati a livello
nazionale  da  associazioni  dei  datori  e  prestatori   di   lavoro
comparativamente piu’ rappresentative  sul  piano  nazionale  possono
prevedere  specifiche  modalita’  di  svolgimento  del  contratto  di
apprendistato, anche a tempo determinato.
–  Per  i  riferimenti  al  testo  del  citato  decreto
legislativo n. 226 del 2005, si veda nelle note all’art. 3.
o privati, con contratto di apprendistato per attivita’  di  ricerca,
per  il  conseguimento  di  un  diploma  di   istruzione   secondaria
superiore, di titoli di studio universitari e della alta  formazione,
compresi i dottorati di  ricerca,  per  la  specializzazione  tecnica
superiore di cui all’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n.  144,
con particolare  riferimento  ai  diplomi  relativi  ai  percorsi  di
specializzazione tecnologica degli istituti tecnici superiori di  cui
all’articolo  7  del  decreto  del  Presidente  del   Consiglio   dei
Ministri 25 gennaio 2008, nonche’ per il praticantato  per  l’accesso
alle  professioni  ordinistiche  o  per  esperienze  professionali  i
soggetti di eta’ compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni. Per
soggetti in possesso di una  qualifica  professionale  conseguita  ai
sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226,  il  contratto
di apprendistato di alta formazione puo’ essere stipulato  a  partire
dal diciassettesimo anno di eta’.
2. La regolamentazione e la durata del periodo di apprendistato per
attivita’ di ricerca, per l’acquisizione di un diploma o per percorsi
di alta formazione e’ rimessa alle Regioni, per i  soli  profili  che
attengono  alla  formazione,   in   accordo   con   le   associazioni
territoriali  dei  datori  di  lavoro  e  dei  prestatori  di  lavoro
comparativamente  piu’  rappresentative  sul  piano   nazionale,   le
universita’, gli istituti tecnici e professionali e altre istituzioni
formative o di ricerca comprese quelle in possesso di  riconoscimento
istituzionale di  rilevanza  nazionale  o  regionale  e  aventi  come
oggetto la promozione delle attivita’  imprenditoriali,  del  lavoro,
della formazione, della innovazione e del trasferimento tecnologico.
3.  In  assenza   di   regolamentazioni   regionali   l’attivazione
dell’apprendistato  di  alta  formazione  o  ricerca  e’  rimessa  ad
apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro  o  dalle
loro  associazioni  con  le  Universita’,  gli  istituti  tecnici   e
professionali e le istituzioni formative o di ricerca di cui al comma
che precede, senza nuovi o maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
– Il testo dell’art. 69 della legge 17 maggio 1999,  n.
144 (Misure in materia di investimenti, delega  al  Governo
per il riordino degli  incentivi  all’occupazione  e  della
normativa che disciplina l’INAIL, nonche’ disposizioni  per
il riordino degli enti previdenziali), e’ il seguente:
«Art. 69 (Istruzione e formazione tecnica superiore).
1. Per riqualificare  e  ampliare  l’offerta  formativa
destinata  ai  giovani  e  agli  adulti,  occupati  e   non
occupati, nell’ambito del sistema di  formazione  integrata
superiore (FIS), e’ istituito il sistema della istruzione e
formazione tecnica superiore (IFTS), al quale si accede  di
norma con il possesso  del  diploma  di  scuola  secondaria
superiore. Con decreto adottato di  concerto  dai  Ministri
della pubblica istruzione, del lavoro  e  della  previdenza
sociale e dell’universita’ e della  ricerca  scientifica  e
tecnologica, sentita la  Conferenza  unificata  di  cui  al
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 , sono  definiti
le condizioni di accesso ai corsi dell’IFTS per coloro  che
non sono in  possesso  del  diploma  di  scuola  secondaria
superiore, gli standard dei diversi percorsi dell’IFTS,  le
modalita’ che  favoriscono  l’integrazione  tra  i  sistemi
formativi di cui all’art. 68 e determinano  i  criteri  per
l’equipollenza dei rispettivi percorsi  e  titoli;  con  il
medesimo decreto sono altresi’ definiti i crediti formativi
che  vi  si  acquisiscono  e  le   modalita’   della   loro
certificazione e  utilizzazione,  a  norma  dell’art.  142,
comma 1, lettera c), del decreto legislativo 31 marzo 1998,
2.  Le  regioni  programmano  l’istituzione  dei  corsi
dell’IFTS,  che   sono   realizzati   con   modalita’   che
garantiscono l’integrazione tra  sistemi  formativi,  sulla
base di linee guida definite d’intesa tra i Ministri  della
pubblica istruzione, del lavoro e della previdenza  sociale
e  dell’universita’   e   della   ricerca   scientifica   e
tecnologica, la Conferenza  unificata  di  cui  al  decreto
legislativo 28 agosto 1997,  n.  281  e  le  parti  sociali
mediante l’istituzione di un apposito  comitato  nazionale.
Alla   progettazione   dei   corsi   dell’IFTS   concorrono
universita’,  scuole  medie  superiori,  enti  pubblici  di
ricerca,  centri  e  agenzie  di  formazione  professionale
accreditati ai sensi dell’art. 17  della  legge  24  giugno
1997, n. 196 , e imprese  o  loro  associazioni,  tra  loro
associati anche in forma consortile.
3. La certificazione rilasciata in esito  ai  corsi  di
cui al comma 1, che attesta le competenze acquisite secondo
un modello allegato alle linee guida di cui al comma 2,  e’
valida in ambito nazionale.
4. Gli interventi di  cui  al  presente  articolo  sono
programmabili a valere sul Fondo di cui  all’art.  4  della
legge 18 dicembre 1997, n. 440 , nei limiti  delle  risorse
preordinate  allo  scopo  dal  Ministero   della   pubblica
istruzione, nonche’ sulle risorse finalizzate a tale  scopo
dalle regioni nei limiti delle  proprie  disponibilita’  di
bilancio. Possono concorrere allo scopo anche altre risorse
pubbliche e private. Alle  finalita’  di  cui  al  presente
articolo la regione Valle d’Aosta e le province autonome di
Trento  e  di  Bolzano  provvedono,   in   relazione   alle
competenze e alle  funzioni  ad  esse  attribuite,  secondo
quanto disposto dagli statuti  speciali  e  dalle  relative
norme di attuazione; a tal fine accedono al Fondo di cui al
presente comma e la certificazione rilasciata in  esito  ai
corsi da esse istituiti e’ valida in ambito nazionale).».
– Il testo dell’art. 7 del decreto del  Presidente  del
Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008 (Linee guida per  la
superiori), e’ il seguente:
«Art. 7 (Standard di percorso). – 1. Gli ITS realizzano
percorsi finalizzati al conseguimento di diplomi di tecnico
superiore relativi alle figure adottate con il  decreto  di
cui all’ art. 4,  comma  3,  allo  scopo  di  rispondere  a
fabbisogni formativi diffusi sul territorio nazionale,  con
riferimento alle seguenti aree tecnologiche:
2. mobilita’ sostenibile;
3. nuove tecnologie della vita;
4. nuove tecnologie per il made in Italy;
5. tecnologie innovative per i beni  e  le  attivita’
6.   tecnologie   della    informazione    e    della
2. Ferme restando le caratteristiche  dei  percorsi  di
cui all’ art.  4,  per  il  conseguimento  del  diploma  di
tecnico superiore di cui al comma 1, i  percorsi  hanno  la
durata di quattro semestri, per un totale di 1800/2000 ore;
per particolari figure, tali percorsi possono  avere  anche
una durata superiore, nel limite massimo di  sei  semestri,
sempreche’ previsto dal decreto di cui al comma 1.
3.  I  giovani  e  gli  adulti  accedono  ai   percorsi
realizzati  dagli  ITS  con  il  possesso  del  diploma  di
istruzione secondaria superiore.».
Standard professionali, standard  formativi  e  certificazione  delle
1. Entro dodici mesi dalla entrata in vigore del presente  decreto,
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il
Ministero dell’istruzione,  della  universita’  e  della  ricerca,  e
previa intesa con le Regioni e le province  autonome  definisce,  nel
rispetto delle competenze delle Regioni  e  province  autonome  e  di
quanto stabilito nell’intesa tra Governo, Regioni e parti sociali del
17 febbraio 2010, gli standard formativi per la verifica dei percorsi
formativi  in  apprendistato  per   la   qualifica   e   il   diploma
professionale e in apprendistato di alta formazione.
2. Ai fini della verifica dei percorsi formativi  in  apprendistato
professionalizzante  e  in  apprendistato  di  ricerca  gli  standard
professionali di  riferimento  sono  quelli  definiti  nei  contratti
collettivi nazionali di categoria o, in mancanza,  attraverso  intese
specifiche da sottoscrivere a livello  nazionale  o  interconfederale
anche in corso  della  vigenza  contrattuale.  La  registrazione  nel
libretto formativo del cittadino della formazione effettuata e  della
qualifica professionale a fini contrattuali  eventualmente  acquisita
e’ di competenza del datore di lavoro.
3. Allo scopo di armonizzare le  diverse  qualifiche  professionali
acquisite secondo le diverse tipologie di apprendistato e  consentire
una correlazione tra standard formativi e standard  professionali  e’
istituito, senza nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
pubblica, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il
repertorio delle professioni predisposto sulla base  dei  sistemi  di
classificazione del personale previsti nei  contratti  collettivi  di
lavoro e in coerenza con quanto previsto nelle premesse dalla  intesa
tra Governo, Regioni e parti sociali del  17  febbraio  2010,  da  un
apposito  organismo  tecnico  di  cui  fanno   parte   il   Ministero
dell’istruzione, della universita’ e della ricerca,  le  associazioni
dei   datori   e   prestatori   di   lavoro   comparativamente   piu’
rappresentative  sul  piano  nazionale  e  i   rappresentanti   della
4.  Le  competenze  acquisite  dall’apprendista   potranno   essere
certificate secondo le modalita’ definite dalle Regioni  e  Provincie
Autonome  di  Trento  e  Bolzano  sulla  base  del  repertorio  delle
professioni di cui al comma 3 e registrate sul libretto formativo del
cittadino sulla base del repertorio delle professioni di cui al comma
3 e nel rispetto delle intese raggiunte tra Governo, Regioni e  parti
sociali  nell’accordo  del  17  febbraio  2010.  Nelle   more   della
definizione del repertorio delle professioni di cui al comma 3, si fa
riferimento ai sistemi di standard regionali esistenti.
1. In caso di inadempimento nella erogazione  della  formazione  di
cui sia esclusivamente responsabile il datore di  lavoro  e  che  sia
tale da  impedire  la  realizzazione  delle  finalita’  di  cui  agli
articoli 3, 4 e 5, il  datore  di  lavoro  e’  tenuto  a  versare  la
differenza  tra  la  contribuzione  versata  e  quella   dovuta   con
riferimento al livello di inquadramento  contrattuale  superiore  che
sarebbe stato raggiunto dal lavoratore  al  termine  del  periodo  di
apprendistato, maggiorata  del  100  per  cento,  con  esclusione  di
qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione. Qualora a  seguito
di attivita’ di vigilanza sul contratto di apprendistato in corso  di
esecuzione emerga un inadempimento nella erogazione della  formazione
prevista nel piano formativo individuale, il personale ispettivo  del
Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali   adottera’   un
provvedimento di disposizione, ai sensi dell’articolo 14 del  decreto
legislativo 23 aprile 2004, n. 124, assegnando un congruo termine  al
datore di lavoro per adempiere.
2. Per ogni violazione delle disposizioni  contrattuali  collettive
attuative dei principi di cui all’articolo 2, comma  1,  lettere  a),
b), c)  e  d),  il  datore  di  lavoro  e’  punito  con  la  sanzione
amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro. In caso di  recidiva  la
sanzione amministrativa pecuniaria varia da 300  a  1500  euro.  Alla
contestazione delle sanzioni amministrative di cui al presente  comma
provvedono gli organi di vigilanza  che  effettuano  accertamenti  in
materia di lavoro  e  previdenza  nei  modi  e  nelle  forme  di  cui
all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124,  come
sostituito dall’articolo 33 della legge  4  novembre  2010,  n.  183.
Autorita’ competente a ricevere il rapporto ai sensi dell’articolo 17
della legge 24 novembre 1981, n.  689  e’  la  Direzione  del  lavoro
3. Fatte salve  specifiche  previsioni  di  legge  o  di  contratto
collettivo, i lavoratori assunti con contratto di apprendistato  sono
esclusi dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti
collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti.
4.  Ai  fini   della   loro   qualificazione   o   riqualificazione
professionale e’ possibile assumere in apprendistato i lavoratori  in
mobilita’. Per essi trovano applicazione, in deroga  alle  previsioni
di cui all’articolo 2,  comma  1,  lettera  i),  le  disposizioni  in
materia di licenziamenti individuali di  cui  alla  legge  15  luglio
1966, n.  604,  nonche’  il  regime  contributivo  agevolato  di  cui
all’articolo 25, comma 9, della  legge  23  luglio  1991,  n.  223  e
l’incentivo di cui all’articolo 8, comma 4, della medesima legge.
5. Ai fini del presente decreto legislativo per enti bilaterali  si
intendono esclusivamente quelli definiti  all’articolo  2,  comma  1,
lettera h), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
6. Ferma restando la disciplina di  regolazione  dei  contratti  di
apprendistato gia’ in essere, con l’entrata in  vigore  del  presente
decreto sono abrogati la legge 19 gennaio 1955, n. 25,  gli  articoli
21 e 22 della legge 28 febbraio 1987,  n.  56,  l’articolo  16  della
legge 24 giugno 1997, n. 196 e gli articoli da 47 a  53  del  decreto
7. Per le Regioni e i settori ove la disciplina di cui al  presente
decreto non sia immediatamente operativa,  trovano  applicazione,  in
via transitoria e non oltre sei mesi dalla data di entrata in  vigore
del presente  decreto,  le  regolazioni  vigenti.  In  assenza  della
offerta formativa pubblica di cui all’articolo 4,  comma  3,  trovano
immediata applicazione le regolazioni contrattuali vigenti.
8.  La  disciplina  del  reclutamento   e   dell’accesso,   nonche’
l’applicazione del  contratto  di  apprendistato  per  i  settori  di
attivita’ pubblici, di cui agli articoli 4 e 5 del presente  decreto,
e’ definita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione
e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di  concerto  con
il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le parti sociali e
la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo
n. 281 del 1997, entro dodici mesi dalla data di  entrata  in  vigore
9. In  attesa  della  riforma  degli  incentivi  alla  occupazione,
restano  fermi  gli  attuali  sistemi  di  incentivazione   economica
dell’apprendistato. I benefici contributivi in materia di  previdenza
e assistenza sociale sono mantenuti per un  anno  dalla  prosecuzione
del rapporto di lavoro al termine  del  periodo  di  formazione,  con
esclusione dei lavoratori assunti ai sensi del comma 4  del  presente
10. I datori di lavoro che hanno sedi in piu’ Regioni possono  fare
riferimento al percorso formativo della Regione dove  e’  ubicata  la
sede legale e possono altresi’ accentrare  le  comunicazioni  di  cui
all’articolo 1, commi 1180 e seguenti, della legge 27 dicembre  2006,
n. 296 nel servizio informatico dove e’ ubicata la sede legale.
11. Restano in ogni  caso  ferme  le  competenze  delle  Regioni  a
sensi dello statuto speciale e delle relative norme di attuazione.
– Per il testo  degli  articoli  13  e  14  del  citato
decreto legislativo n.124 del 2004, si veda nelle note alle
– Il testo dell’art. 17 della legge 24  novembre  1981,
n. 689 (Modifiche al sistema penale), e’ il seguente:
«Art. 17 (Obbligo del  rapporto).  –  Qualora  non  sia
stato  effettuato  il  pagamento  in  misura  ridotta,   il
funzionario o l’agente  che  ha  accertato  la  violazione,
salvo che ricorra l’ipotesi  prevista  nell’art.  24,  deve
presentare  rapporto,   con   la   prova   delle   eseguite
contestazioni o notificazioni, all’ufficio  periferico  cui
sono demandati attribuzioni e compiti del  Ministero  nella
cui competenza rientra la materia alla quale  si  riferisce
la violazione o, in mancanza, al prefetto.
Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo
alle violazioni previste dal testo unico delle norme  sulla
circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959,
n. 393 , dal  testo  unico  per  la  tutela  delle  strade,
approvato con R.D. 8 dicembre 1933, n. 1740 , e dalla L. 20
giugno 1935, n. 1349, sui servizi di trasporto merci.
Nelle materie di competenza delle regioni e negli altri
casi, per le funzioni amministrative ad esse  delegate,  il
rapporto e’ presentato all’ufficio regionale competente.
Per  le  violazioni  dei  regolamenti   provinciali   e
comunali il rapporto  e’  presentato,  rispettivamente,  al
presidente della giunta provinciale o al sindaco.
L’ufficio territorialmente  competente  e’  quello  del
luogo in cui e’ stata commessa la violazione.
Il funzionario o l’agente che ha proceduto al sequestro
previsto  dall’art.  13   deve   immediatamente   informare
l’autorita’   amministrativa   competente   a   norma   dei
precedenti  commi,  inviandole  il  processo   verbale   di
Con  decreto  del  Presidente  della   Repubblica,   su
proposta del Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  da
emanare entro centottanta giorni dalla pubblicazione  della
presente legge, in sostituzione del D.P.R. 13 maggio  1976,
n. 407, saranno indicati gli uffici periferici dei  singoli
Ministeri, previsti nel primo comma, anche per  i  casi  in
cui  leggi  precedenti  abbiano  regolato  diversamente  la
Con il decreto indicato nel  comma  precedente  saranno
stabilite  le  modalita’  relative  alla   esecuzione   del
sequestro previsto  dall’art.  13,  al  trasporto  ed  alla
consegna delle cose  sequestrate,  alla  custodia  ed  alla
eventuale alienazione o  distruzione  delle  stesse;  sara’
altresi’ stabilita la destinazione delle  cose  confiscate.
Le  regioni,   per   le   materie   di   loro   competenza,
provvederanno con legge  nel  termine  previsto  dal  comma
precedente.».
– Il testo della legge 15 luglio 1966,  n.  604  (Norme
sui  licenziamenti  individuali),   e’   pubblicato   nella
Gazzetta Ufficiale 6 agosto 1966, n. 195.
– Per il testo degli articoli 25, comma 9, e  8,  comma
4, della citata legge n. 223 del 1991, si veda  nelle  note
– Per il testo dell’art. 2, comma 1 del citato  decreto
legislativo n. 276  del  2003,  si  veda  nelle  note  alle
– Il testo dell’art. 8 del decreto legislativo  n.  281
Conferenza Stato –  citta’  ed  autonomie  locali),  e’  il
– Il testo dell’art. 1, commi 1180  e  seguenti,  della
legge  27  dicembre  2006,  n.  296  (Disposizioni  per  la
«1180. All’art.  9-bis  del  decreto-legge  1°  ottobre
1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
novembre 1996,  n.  608,  il  comma  2  e’  sostituito  dai
“2. In caso di instaurazione  del  rapporto  di  lavoro
subordinato e di lavoro  autonomo  in  forma  coordinata  e
continuativa, anche nella modalita’ a  progetto,  di  socio
lavoratore di cooperativa e di associato in  partecipazione
con apporto lavorativo, i datori  di  lavoro  privati,  ivi
compresi quelli agricoli, gli enti pubblici economici e  le
pubbliche amministrazioni sono tenuti a darne comunicazione
al Servizio  competente  nel  cui  ambito  territoriale  e’
ubicata la sede di lavoro entro  il  giorno  antecedente  a
quello di instaurazione  dei  relativi  rapporti,  mediante
documentazione  avente  data  certa  di  trasmissione.   La
comunicazione  deve  indicare   i   dati   anagrafici   del
lavoratore, la data di assunzione, la  data  di  cessazione
qualora il rapporto  non  sia  a  tempo  indeterminato,  la
tipologia contrattuale, la  qualifica  professionale  e  il
trattamento economico e normativo  applicato.  La  medesima
procedura  si  applica  ai  tirocini  di  formazione  e  di
orientamento e ad ogni altro tipo di esperienza  lavorativa
ad essi assimilata. Le Agenzie di  lavoro  autorizzate  dal
Ministero del lavoro e della previdenza sociale sono tenute
a comunicare, entro il ventesimo giorno del mese successivo
alla data di assunzione, al  Servizio  competente  nel  cui
ambito territoriale e’  ubicata  la  loro  sede  operativa,
l’assunzione, la proroga e  la  cessazione  dei  lavoratori
temporanei assunti nel mese precedente.
2-bis.  In  caso  di  urgenza  connessa   ad   esigenze
produttive, la comunicazione di cui al comma 2 puo’  essere
effettuata  entro  cinque  giorni  dall’instaurazione   del
rapporto di lavoro, fermo restando l’obbligo di  comunicare
entro  il  giorno  antecedente  al   Servizio   competente,
mediante comunicazione avente data certa  di  trasmissione,
la data di inizio della  prestazione,  le  generalita’  del
lavoratore e del datore di lavoro”.
1181. L’art. 7, comma 2,  del  decreto  legislativo  19
dicembre 2002, n. 297, e’ abrogato.
1182. Fino alla effettiva operativita’ delle  modalita’
di trasferimento dei  dati  contenuti  nei  moduli  per  le
comunicazioni  obbligatorie  di  cui  al  decreto  previsto
dall’art. 4-bis, comma 7, del decreto legislativo 21 aprile
2000, n. 181, resta in vigore  l’obbligo  di  comunicazione
all’INAIL  di  cui  all’art.  14,  comma  2,  del   decreto
legislativo  23  febbraio  2000,  n.  38,  da   effettuarsi
esclusivamente   attraverso   strumenti   informatici.   La
medesima comunicazione deve  essere  effettuata  all’IPSEMA
per gli assicurati del settore marittimo.
1183.  Al  comma  5   dell’art.   4-bis   del   decreto
legislativo 21  aprile  2000,  n.  181,  sono  aggiunte  le
“e-bis) trasferimento del lavoratore;
e-quater) modifica della ragione sociale  del  datore
e-quinquies) trasferimento d’azienda  o  di  ramo  di
essa”.
1184. All’art. 4-bis del decreto legislativo 21  aprile
2000, n. 181, il comma 6 e’ sostituito dai seguenti:
“6.  Le  comunicazioni  di  assunzione,   cessazione,
trasformazione e proroga dei rapporti di  lavoro  autonomo,
subordinato, associato, dei tirocini e di altre  esperienze
professionali, previste dalla normativa vigente, inviate al
Servizio competente nel cui ambito territoriale e’  ubicata
la sede di lavoro, con i moduli di cui  al  comma  7,  sono
valide  ai  fini  dell’assolvimento   degli   obblighi   di
comunicazione nei confronti  delle  direzioni  regionali  e
provinciali  del  lavoro,  dell’Istituto  nazionale   della
previdenza    sociale,    dell’Istituto    nazionale    per
l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, o di altre
forme previdenziali sostitutive o  esclusive,  nonche’  nei
confronti   della   Prefettura-Ufficio   territoriale   del
6-bis. All’art. 7, comma 1, del testo unico di cui al
decreto legislativo 25 luglio 1998, n.  286,  e  successive
modificazioni, le parole: “o lo assume per qualsiasi  causa
alle proprie dipendenze” sono soppresse.
6-ter.  Per  le  comunicazioni  di  cui  al  presente
articolo, i datori di  lavoro  pubblici  e  privati  devono
avvalersi dei  servizi  informatici  resi  disponibili  dai
servizi competenti presso i quali e’  ubicata  la  sede  di
lavoro. Il decreto di cui al comma 7  disciplina  anche  le
modalita’ e i tempi di applicazione di quanto previsto  dal
presente comma”.
1185. E’ abrogato l’art. 19,  comma  5,  del  decreto
DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2011, n. 167 – Testo unico dell’apprendistato, a norma dell’articolo 1, comma 30, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. (11G0209) – (GU n. 236 del 10-10-2011 redazione redazione 2015-05-19T07:41:18+00:00

References: art.  6
 art. 14
 art. 14
 art. 13
 art. 25
 art. 8
 art. 4
 art.  4