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Timestamp: 2020-08-12 04:32:40+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12113 del 16/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12113 del 16/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 16/05/2017, (ud. 05/04/2017, dep.16/05/2017), n. 12113
avverso la sentenza n. 950/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE del PIEMONTE, depositata il 25/07/2014;
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di D.P.A. di avviso di accertamento con il quale veniva constatata la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi da lavoro dipendente per l’anno 2007 ed il mancato versamento delle ritenute operate dalla (OMISSIS) in fallimento, la Commissione regionale, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettando l’appello dell’Agenzia delle Entrate confermava la decisione di primo grado che aveva parzialmente annullato l’atto impositivo.
1. Con il primo motivo si deduce la violazione dell’art. 2697 c.c.. Secondo la prospettazione difensiva la C.T.R. non aveva osservato i principi in tema di onere della prova, non considerando che spettava al contribuente dimostrare che il datore di lavoro avesse operato le ritenute d’acconto.
2. Con il secondo motivo si deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 64 e D.P.R. n. 602 del 1973, art. 35. La C.T.R., secondo la ricorrente, non aveva considerato che il lavoratore era obbligato solidale al pagamento delle somme dovute a titolo di ritenuta d’acconto, potendo questi rivalersi sul sostituto in caso di mancato versamento delle ritenute.
3.11 primo motivo di ricorso è inammissibile, non avendo l’Agenzia ricorrente considerato che il giudice di appello aveva già valutato che il lavoratore aveva ricevuto la retribuzione al netto della ritenuta d’acconto che il sostituto aveva trattenuta e non versata. Si tratta di accertamenti di fatto che non possono essere contestasti con una censura di violazione di legge prospettata dall’Agenzia con riguardo al tema dell’onere della prova.
4. Il secondo motivo di ricorso è, invece, manifestamente fondato. Questa Corte, in materia, ha affermato il seguente principio: “Il fatto che il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 64, comma 1, definisca il sostituto d’imposta come colui che “in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri… ed anche a titolo di acconto” non toglie che anche il sostituito debba ritenersi fin dall’origine (e non già solo in fase di riscossione) obbligato solidale al pagamento dell’imposta: in tale qualità, anch’egli è pertanto soggetto al potere di accertamento ed a tutti i conseguenti oneri, fermo restando il diritto di regresso verso il sostituto che, dopo aver eseguito la ritenuta, non l’abbia versata all’Erario, in tal modo esponendolo all’azione del fisco” (cfr. Cass. n. 14033/2006; Cass. n. 8653/2011, Cass. n. 24962/2010 Cass. n. 23121/2013, Cass. n. 19580/2014, Cass. n. 24611/2014 e Cass. n. 9933/2015; id. n. 12076/2016).
5. A tale principio non si è uniformata la C.T.R. che ha, nella sostanza, disapplicato il contenuto dell’art. 64 citato, ritenendo che il sostituito, operando tale obbligazione solidale, sarebbe tenuto ad una doppia imposizione. Circostanza erronea proprio in relazione al diritto del sostituito di agire nei confronti del sostituto, senza che possa giocare alcun valore il richiamato D.P.R. n. 917 del 1986, art. 22, relativo al rapporto fra contribuente e fisco e non la questione della rivalsa del sostituito sul sostituto inadempiente.
6. Sulla base di tali considerazioni, va, pertanto, accolto il secondo motivo, rigettato il primo e la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altra sezione della C.T.R. del Piemonte per nuovo esame e per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
In accoglimento del secondo motivo di ricorso, rigettato il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 64
 art. 35
 art. 64
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 22
 sentenza 
 sentenza