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Timestamp: 2017-06-28 20:51:04+00:00

Document:
N.2982/2007
N. 7533 Reg.Ric.
sul ricorso in appello n. 7533 del 2005 proposto da Erre Cinque s.r.l. in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Fulvio Mastroviti e con lui elettivamente domiciliata nello studio dell’avv. Andrea Botti, in Roma, viale delle Milizie n.34;
- la Regione Puglia-Settore Demanio Marittimo, in persona del Presidente pro-tempore, rappresentata e difesa dall'avv. Emilio Toma ed elettivamente domiciliata in Roma via L. Mantegazza n. 24, presso il Cavalier Luigi Gardin;
- il Comune di Monopoli, in persona del Sindaco pro-tempore, non costituito;
della soc. Borgo Capitolo a r. l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall'avv. Saverio Profeta, ed elettivamente domiciliata in Roma via Cosseria n. 2, presso il dott. Placidi;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Bari, sez.III, n. 1172/2005 in data 17 marzo 2005 , resa tra le parti;
visto l'atto di costituzione in giudizio della Regione Puglia e della Borgo Capitolo s.r.l.;
all'udienza pubblica del 6 marzo 2007, relatore il Consigliere Domenico Cafini, uditi, per le parti, l’avv. Lorusso in delega dell’avv. Mastroviti e l’avv. Muscatello per delega dell’avv. Profeta; ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue: FATTO e DIRITTO
1. La società Erre Cinque a r. l., con ricorso n. 907/03, depositato presso il TAR per la Puglia, Bari, chiedeva l’annullamento del provvedimento 14.4.2003. n. 3894, con cui il Dirigente regionale del Demanio marittimo aveva respinto la domanda di concessione di un’area demaniale in località Lasciale del Comune di Monopoli, presentata dalla stessa società in data 5.11.2001, nonché della licenza 14.5.2003, n. 271 a firma dell’Assessore regionale al Demanio marittimo e del Dirigente dello stesso, concernente il rilascio della concessione demaniale in favore della soc. Borgo Capitolo s.r.l. - nella quale cui si era trasformata nel frattempo l’originaria richiedente, soc. Sirio di G. Garappa e C. s.a.s. - e degli atti comunque presupposti e connessi (in particolare, della procedura selettiva ex art. 37 cod. nav., a seguito delle istanze concorrenti presentate dalle predette due società e concluso con giudizio favorevole per la soc. Sirio di G. Garappa e C. s.a.s.).
Esponeva la società istante che era affittuaria di un terreno sito in località Lasciale del Comune predetto, confinante per il fronte superiore con il demanio marittimo, munita di strutture a carattere precario funzionali all'esercizio di un lido balneare; che aveva presentato il 5.11.2001 apposita istanza per il rilascio di una concessione demaniale marittima sul tratto di spiaggia antistante, al fine di realizzarvi attrezzature balneari mobili; che analoga domanda, riferita alla medesima area demaniale marittima, era stata prodotta il 21.11.2001 dalla società Sirio di C. Garrapa e C. s.a.s.: che il Comune di Monopoli, con i provvedimenti impugnati, previa comparazione delle istanze ex art. 37 cod. nav., aveva, infine, rigettato la sua istanza, accogliendo quella della società concorrente
In diritto, la ricorrente deduceva quindi , a sostegno del gravame, i seguenti motivi:
a) violazione dell'art. 36 cod. nav; violazione dell'art. 3 lett. b) della convenzione stipulata tra la Regione Puglia ed il Comune di Monopoli in data 29.6.2001; eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà; inammissibilità della domanda della soc. Sirio di C. Garappa e C.;
b) violazione del principio di imparzialità ed eccesso di potere per sviamento della causa;
c) violazione dell'art. 37, comma 1, cod. nav.; eccesso di potere per carenza ed illogicità della motivazione, nonchè difetto di istruttoria;
d) violazione dell'art. 18 del Regolamento di esecuzione del cod. nav. e dell'art. 3 lett. e) della convenzione anzidetta; violazione del principio di partecipazione al procedimento amministrativo; eccesso di potere per difetto di istruttoria;
e) travisamento dei fatti; eccesso di potere per erronea valutazione ed illogicità manifesta.
Con ricorso per motivi aggiunti, successivamente notificati, la Erre Cinque s.r.l. chiedeva inoltre l’annullamento della licenza di concessione suppletiva rilasciata in favore della Borgo Capitolo s.r.l. con provvedimento dell’Assessore regionale al Demanio Marittimo n. 0005 del 9.1.2004, deducendo - premesso che detto provvedimento stato era emesso a seguito della ordinanza cautelare 522/2003 - la violazione della detta ordinanza.
Nel giudizio si costituivano la Regione Puglia e la società controinteressata, resistendo con varie argomentazioni al ricorso, del quale chiedevano il rigetto.
1.1. Con la sentenza in epigrafe specificata, l’adito TAR dichiarava l’improcedibilità del ricorso e dei relativi motivi aggiunti.
1.2. Avverso tale sentenza è interposto l’odierno appello, affidato sostanzialmente dalla società Erre Cinque ad un duplice profilo di censure, secondo cui:
A) da una parte, il TAR avrebbe errato a considerare l’interesse della società Erre Cinque soltanto in funzione dell’utilizzo della spiaggia per il periodo 1.6.2003 – 1.9.2003; e ciò perché, se era pur vero che al momento della pronuncia di prime cure la detta società ricorrente “aveva ormai visto svanire la possibilità di utilizzare il bene demaniale di che trattasi per il periodo stabilito in concessione”, era altrettanto vero, tuttavia, che la società medesima “conservava intatto il proprio interesse ad acquisire la stessa concessione quale presupposto giuridico del rinnovo per gli anni successivi”.
B) dall’altra, il TAR erroneamente non avrebbe considerato giuridicamente rilevante l’interesse pro futuro della ricorrente, mentre avrebbe dovuto prendere in considerazione gli effetti che avrebbe conseguito la concessione demaniale in questione in merito alla successiva assegnazione negli anni seguenti di altre concessioni, in base alla disposizione contenuta nella citata deliberazione della G.M. n.68/2004, secondo cui l’Amministrazione non avrebbe rilasciato nuove concessioni negli anni successivi, bensì soltanto rinnovato quelle esistenti.
La società Erre Cinque assume inoltre che il TAR avrebbe dovuto riconoscere l’attualità del proprio interesse, quanto meno alla possibile richiesta risarcitoria in ordine al danno provocato dai provvedimenti impugnati.
Infine, la medesima società ripropone nel merito le altre doglianze sopra descritte, già sollevate nel giudizio di primo grado, insistendo per l’accoglimento del ricorso in appello.
Ricostituitosi il contraddittorio nella presente fase giudiziale, la Regione Puglia e la soc. Borgo Capitolo replicano, con apposite memorie, alle censure ex adverso proposte, concludendo per il rigetto dell’appello, con ogni conseguenza di legge anche in ordine a spese ed onorari di giudizio.
Con memoria depositata in vista della discussione del ricorso, la società appellante ribadisce le proprie tesi e conclusioni, insistendo per l’annullamento della gravata sentenza, con conseguente accoglimento del ricorso di primo grado ed annullamento dei provvedimenti con esso impugnati; con vittoria di spese del doppio grado di giudizio.
1.3. Il ricorso viene, infine, assunto in decisione alla pubblica udienza del 6 marzo 2007.
2. Il ricorso è infondato e va pertanto respinto.
2.1. Il giudice di primo grado, con la pronuncia n. 1172/2005, ha ritento improcedibili per difetto di interesse sia il ricorso n. 907/2003 che i relativi motivi aggiunti, partendo dal presupposto che oggetto del giudizio fosse l’annullamento di atti aventi efficacia limitata nel tempo (in quanto riferiti al solo quadrimestre giugno - settembre 2003), e rilevando in sintesi che, essendo trascorso l’arco di tempo interessato dagli atti di concessione in questione, il ricorrente non potesse ottenere quanto domandato, ossia l’utilizzazione temporanea dell’area demaniale di cui trattasi.
Lo stesso giudice è passato, peraltro, a verificare la sussistenza o meno, in capo alla società istante, di un diverso interesse tutelabile all’annullamento dei censurati provvedimenti, giungendo alla conclusione che nella specie dovesse senz’altro escludersi la tutela di un interesse astratto all’accertamento della illegittimità dell’azione amministrativa, in mancanza di un collegamento attuale con un bene della vita; ha escluso quindi - dopo avere esaminato la tesi del ricorso in base alla quale vi sarebbe stato comunque un interesse all’annullamento degli atti impugnati al fine di ottenere le concessioni negli anni successivi - che fosse tutelabile l’interesse ad ottenere l’annullamento dei provvedimenti impugnati quale presupposto per ottenere la concessione per gli anni seguenti, ponendosi esso, nella sostanza, come un’attitudine in via di fatto rispetto al conseguimento della concessione in parola.
Infine, nell’impugnata decisione, è stato osservato anche che l’annullamento dei provvedimenti impugnati non avrebbe potuto attribuire comunque alla società ricorrente il presupposto di fatto per il conseguimento della concessione nei successivi anni, essendo tale presupposto costituito non dall’annullamento degli atti impugnati, ma dal rilascio della concessione demaniale in proprio favore, la quale a sua volta presuppone l’esercizio ex novo della discrezionalità amministrativa in relazione alla istanza proposta; dal che la conseguenza che il vantaggio derivante da un’eventuale annullamento degli atti impugnati era del tutto ipotetico ed eventuale, in quanto l’Amministrazione non sarebbe stata comunque tenuta a rilasciare all’odierna appellante la concessione per l’anno 2003.
2.2. Avverso siffatte statuizioni la parte appellante – riaffermando il proprio interesse all’annullamento dei provvedimenti sopra menzionati e reiterando i motivi di doglianza già formulati nel giudizio di prime cure – osserva sostanzialmente (come avanti accennato) che il TAR, da una parte, avrebbe errato nel ritenere l’interesse della società Erre Cinque soltanto in funzione dell’utilizzo della spiaggia per il periodo 1.6.2003 – 1.9.2003, in quanto la ricorrente avrebbe conservato “intatto il proprio interesse ad acquisire la stessa concessione quale presupposto giuridico del rinnovo per gli anni successivi”, e, dall’altra, non avrebbe considerato giuridicamente rilevante l’interesse pro futuro della ricorrente stessa, mentre avrebbe dovuto, più correttamente, valutare anche gli effetti che avrebbe conseguito la concessione demaniale in questione in merito alla successiva assegnazione negli anni seguenti di altre concessioni, in base alla sopra richiamata disposizione della deliberazione n. 68/2004..
2.3. Tali rilievi non possono essere condivisi.
Ritiene infatti il Collegio che effettivamente, come correttamente statuito dal TAR per la Puglia, non sussisteva nella specie alcun attuale interesse in capo alla soc. Erre Cinque alla decisione sul ricorso originariamente proposto e sul ricorso per motivi aggiunti, riferendosi il primo all’annullamento di atti aventi un’efficacia limitata nel tempo, per essere stata già rilasciata alla società controinteressata, per il periodo quadrimestrale giugno - settembre 2003, la concessione in questione al momento della richiesta, da parte della ricorrente, della concessione demaniale sulla medesima area di demanio marittimo, ed essendo il ricorso per motivi aggiunti proposto anch’esso contro un atto avente limitata efficacia nel tempo (licenza di concessione suppletiva n.0005/2004 rilasciata in favore della società Borgo Capitolo per il periodo 1.6.2003 – 30. 9. 2003 , ossia per il medesimo periodo al quale si riferiva la precedente licenza, la cui efficacia era stata sospesa con apposito provvedimento cautelare dello stesso TAR).
Di conseguenza non può validamente contestarsi, la considerazione dei primi giudici che hanno giustamente evidenziato come la controversia davanti a loro instaurata vertesse in effetti “su materia esaurita”.
Né può legittimamente assumersi che l'interesse all'annullamento dei detti provvedimenti si sarebbe incardinato sull'astratto accertamento dell'illegittimità dell'azione amministrativa, atteso che, come rilevato nella gravata decisione, in assenza di un attuale collegamento con il preteso bene della vita richiesto, ossia il diritto all'utilizzazione pro-tempore del bene demaniale in questione, il giudice non può conoscere della validità dell'atto amministrativo. D’altra parte, l’appellante stessa sembra riconoscere che, al momento della decisione in primo grado, aveva ormai visto “svanire la possibilità di utilizzare il bene demaniale di che trattasi per periodo stabilito in concessione”, ma che comunque conservava “intatto il proprio interesse ad acquisire la concessione per gli anni successivi”; dal che appare chiaro che l’interesse all’impugnazione dei provvedimenti gravati in prime cure consisteva soltanto nel presunto effetto preclusivo che gli stessi avrebbero potuto avere sulla concessione per i successivi anni.
Va osservato, in ogni caso, che, anche se i provvedimenti come sopra impugnati fossero stati annullati, la soc. Erre Cinque non avrebbe potuto conseguire la concessione per gli anni successivi al 2003, alla stregua di quanto emerge dalla documentazione depositata agli atti del giudizio, da cui si rileva che l’utilizzo dell’area demaniale che interessa la detta società è stato già attribuito in concessione alla soc. Borgo Capitolo per gli anni 2004, 2005 e 2006; sicché la odierna appellante non potrebbe vedere comunque soddisfatta la propria pretesa dall’annullamento delle concessioni impugnate, in quanto, anche se si pervenisse al loro annullamento, gli interessi azionati dalla medesima società rimarrebbero comunque vanificati per via dei successivi provvedimenti di concessione assentiti in capo alla Borgo Capitolo s.r.l..
Resiste dunque alle censure proposte nell’appello anche l’ulteriore statuizione dell’impugnata sentenza, secondo cui è infondata l'osservazione della ricorrente che annette l'utilità dell'annullamento della procedura comparativa, come sopra svolta per il rilascio della concessione stagionale ossia il suo esito non favorevole alla ricorrente e favorevole alla controinteressata, alla sua attitudine a porsi come presupposto del rinnovo per gli anni a venire, ponendosi tale attitudine in via di fatto ed avendo comunque dimensione non omogenea l'interesse della ricorrente alla sua eliminazione, con l'annullamento dell'azione amministrativa su cui poggia, rispetto a quella che deve sorreggere l'azione a tutela di interessi pretensivi.
Meritano pertanto conferma le statuizioni conclusive rese sul punto dall’impugnata decisione, secondo cui dal contestuale invocato annullamento della concessione rilasciata alla cointrointeressata e del diniego opposto alla stessa ricorrente non sarebbe derivato in favore della Erre Cinque s.r.l. l’effetto la stessa dichiarava di aspirare (acquisto dell'aspettativa) con l’atto di annullamento, potendo questo discendere unicamente da un nuovo esercizio del potere amministrativo, che a sua volta, oltre ad essere incognito, non avrebbe nella fattispecie alcuna ragion d'essere.
2.4. Quanto all’ulteriore rilievo dell’appello, in base al quale il TAR avrebbe dovuto riconoscere l’attualità dell’interesse della società Erre Cinque, quantomeno in relazione alla possibile richiesta risarcitoria in ordine al danno provocato dai provvedimenti impugnati, ritiene il Collegio che anch’esso debba essere disatteso.
Deve osservarsi, infatti, come tale domanda risarcitoria fosse allo stato soltanto meramente eventuale e che l’interesse affermato non fosse né concreto né attuale; peraltro tale interesse si sarebbe potuto tutelare adeguatamente soltanto se, nel momento della produzione della domanda di risarcimento del danno, la domanda stessa fosse stata sorretta da idonea prova, cosa che nella specie non sembra essersi verificata.
Come statuito dal TAR, pertanto, nel caso in esame i profili risarcitori dedotti dalla ricorrente vanno ritenuti insussistenti.
2.5. Alla stregua di quanto innanzi considerato, le conclusioni a cui è pervenuta la gravata pronuncia devono essere dunque condivise, unitamente alla declaratoria di improcedibilità del ricorso originario e dei relativi motivi aggiunti.
2.6. Quanto innanzi rilevato rende inconferenti, di conseguenza, tutte le ulteriori doglianze, dedotte con i profili di merito surriferiti, in relazione alla presunta illegittimità dei provvedimenti originariamente impugnati.
2.7. Il ricorso va, pertanto, respinto.
Sussistono, peraltro, giusti motivi per compensare tra le parti le spese processuali. P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe indicato, lo rigetta e, per l’effetto, conferma la sentenza di primo grado.
Compensa tra le parti le spese del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. Così deciso in Roma, il 6 marzo 2007 dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale - Sez.VI - nella Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:
Paolo BUONVINO Consigliere.
Francesco CARINGELLA Consigliere Presidente
DOMENICO CAFINI VITTORIO ZOFFOLI DEPOSITATA IN SEGRETERIA il....05/06/2007
N.R.G. 7533/2005

References: sentenza 
 art. 37
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