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Timestamp: 2019-01-16 00:48:49+00:00

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Che significa pubblicazione della sentenza?
25 Dicembre 2018 | Autore: Maria Monteleone
Pubblicazione della sentenza civile: cosa vuol dire e perché è importante conoscere la data esatta di pubblicazione.
All’esito di una causa civile viene emessa una sentenza di accoglimento totale o parziale o di rigetto della domanda della parte che ha instaurato il giudizio. Tecnicamente, la sentenza viene ad esistere nel momento in cui è depositata dal giudice in cancelleria e quindi pubblicata a cura del cancelliere.
La data di pubblicazione della sentenza è fondamentale sia perché è a partire da quel momento che essa acquista esistenza giuridica ed effcacia, incidendo sulle situazioni giuridiche coinvolte in giudizio, sia perché da essa decorre il termine di decadenza concesso alla parte totalmente o parzialmente soccombente per appellare la sentenza.
Cosa si intende per pubblicazione della sentenza? Chi si occupa della pubblicazione e quando e come avviene?
1 Pubblicazione della sentenza: cos’è
2 Differenza tra data di deliberazione e data di pubblicazione della sentenza
3 Pubblicazione della sentenza e termine di impugnazione
4 Differenza tra deposito e pubblicazione della sentenza
5 Due date di deposito e pubblicazione: come fare
6 Se la sentenza ha due date diverse
7 Se la sentenza viene letta in udienza
8 Sentenza: se manca la data di pubblicazione
9 Come sapere se la sentenza è stata pubblicata
10 Sentenza definitiva dopo sei mesi dalla pubblicazione
Pubblicazione della sentenza: cos’è
Per pubblicazione della sentenza non deve intendersi la sua “pubblicità” e diffusione. Più semplicemente, la sentenza è resa pubblica mediante deposito nella cancelleria del giudice che l’ha pronunciata.
Il cancelliere dà atto del deposito in calce alla sentenza e vi appone la data e la firma, ed entro cinque giorni, mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza, ne dà notizia alle parti che si sono costituite in giudizio [1].
Nella comunicazione di cancelleria viene riportata la data di avvenuta pubblicazione della sentenza in modo da consentire alla parte interessata di calcolare il termine per l’impugnazione.
Differenza tra data di deliberazione e data di pubblicazione della sentenza
In calce alla sentenza è possibile individuare la data in cui il giudice ha emesso la decisione. Tuttavia, fino a quando la sentenza non viene pubblicata, essa non ha valore giuridico. La data che realmente conta non è, quindi, quella di deliberazione bensì quella di pubblicazione, con inserimento nel registro cronologico.
Difatti, secondo la giurisprudenza, la data di deliberazione della sentenza, a differenza della data di pubblicazione, non è un elemento essenziale dell’atto processuale; di conseguenza, la sua mancanza o la sua erronea indicazione, non integrano alcuna ipotesi di nullità, ma costituiscono fattispecie di mero errore materiale.
Pubblicazione della sentenza e termine di impugnazione
Il termine per l’impugnazione della sentenza non notificata decorre dalla data di pubblicazione della stessa o dal momento del suo deposito in cancelleria. Si tratta del cosiddetto termine lungo, pari a sei mesi decorrenti dalla pubblicazione della sentenza non notificata. Se la sentenza viene notificata, il termine per l’impugnazione è di trenta giorni (termine breve).
Il termine per l’impugnazione non decorre mai dal momento della comunicazione dell’avvenuto deposito della sentenza dalla cancelleria alla parte costituita.
L’attività di comunicazione effettuata dal cancelliere resta estranea al procedimento di pubblicazione e non integra né un elemento costitutivo né un elemento integrativo dell’efficacia di essa.
Differenza tra deposito e pubblicazione della sentenza
Deposito e pubblicazione della sentenza sostanzialmente coincidono. Può tuttavia verificarsi che tra l’una e l’altra attività vi sia un distacco temporale. In tal caso è molto importante stabilire da quando decorrono i termini per l’impugnazione della sentenza.
La Corte Costituzionale [2], con un’importante pronuncia, ha sottolineato che:
la separazione temporale tra deposito da parte del giudice e presa d’atto del cancelliere, comprovata dall’apposizione di date differenti, costituisce una patologia grave del procedimento di pubblicazione, riflettendo il tardivo adempimento delle operazioni di cancelleria (tra le quali, l’inserimento nell’elenco cronologico delle sentenze, con l’attribuzione del relativo numero identificativo) previste dal codice e dalle disposizioni sul processo telematico;
solo con il compimento delle operazioni prescritte dalla legge può dirsi realizzata la pubblicità della sentenza che attribuisce alle parti il potere di prendere visione degli atti pubblicati e di estrarne copia;
alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata, la data apposta dal cancelliere, per poter costituire dies a quo del termine per l’impugnazione, deve essere conoscibile. Dunque, in presenza di due date, la conoscibilità deve ritenersi realizzata esclusivamente in corrispondenza della seconda data.
Due date di deposito e pubblicazione: come fare
Sul punto si sono pronunciate anche le Sezioni Unite della Cassazione [3], precisando che deposito e pubblicazione si identificano, ma che l’inserimento di una diversa data (di deposito e di pubblicazione) può generare seri problemi per l’individuazione del termine di impugnazione della sentenza.
L’inserimento nell’elenco cronologico delle sentenze rappresenta il “mezzo” attraverso il quale si realizza ufficialmente il “deposito in cancelleria” della sentenza e, al contempo, la pubblicità necessaria alla conoscibilità della stessa.
Secondo la Cassazione, la coincidenza strumentale tra deposito e pubblicazione comporta la necessità che le attività di deposito (consegna della sentenza in cancelleria da parte del giudice e recepimento di essa da parte del cancelliere mediante inserimento nell’elenco cronologico e relativa attestazione) intervengano senza soluzione di continuità. E se anche situazioni contingenti non lo rendessero possibile, le suddette operazioni dovrebbero tuttavia sempre essere completate in breve tempo e comunque in un unico contesto soggettivo-temporale.
Di conseguenza, il giudice che ha dato impulso al procedimento di deposito non può disinteressarsene finchè il completamento dello stesso non venga attestato e deve pertanto assicurarsi che tale completamento intervenga al più presto e risulti certificato dall’apposizione della relativa (unica) data in calce alla sentenza.
In tal modo, a partire dal deposito della sentenza, è assicurata (se non la conoscenza, di certo) la conoscibilità della sentenza, nel senso che il difensore, recandosi periodicamente in cancelleria per informarsi sull’esito di una causa, potrebbe, a partire dal momento del deposito, stante l’annotazione nell’elenco cronologico, venirne a conoscenza ed estrarne copia.
Se la sentenza ha due date diverse
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno quindi affermato il seguente principio di diritto: Il deposito e la pubblicazione della sentenza coincidono e si realizzano nel momento in cui il deposito ufficiale in cancelleria determina l’inserimento della sentenza nell’elenco cronologico con attribuzione del relativo numero identificativo e conseguente possibilità per gli interessati di venirne a conoscenza e richiederne copia autentica. A partire da tale momento la sentenza “esiste” a tutti gli effetti e comincia a decorrere il cosiddetto termine lungo per la sua impugnazione (6 mesi).
Nel caso in cui risulti realizzata una impropria scissione tra i momenti di deposito e pubblicazione attraverso l’apposizione in calce alla sentenza di due diverse date, il giudice tenuto a verificare la tempestività dell’impugnazione proposta deve accertare il momento di decorrenza del termine d’impugnazione, cioè il momento in cui la sentenza è divenuta conoscibile attraverso il deposito ufficiale in cancelleria comportante l’inserimento di essa nell’elenco cronologico delle sentenze e l’attribuzione del relativo numero identificativo.
Se la sentenza viene letta in udienza
Secondo la giurisprudenza [4], la lettura in udienza del dispositivo e della esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, equivale a pubblicazione della sentenza, con esonero della comunicazione di Cancelleria, analogamente a quanto previsto per la decisione a seguito di trattazione orale [5]. In quest’ultimo caso, la sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene ed è immediatamente depositata in cancelleria.
Resta la struttura bifasica della pubblicazione della sentenza nel caso di controversie di particolare complessità per le quali il giudice, letto il dispositivo in udienza, disponga il differimento del deposito della motivazione al termine stabilito.
Il “dies a quo” di decorrenza del cosiddetto termine lungo di decadenza per la proposizione della impugnazione, previsto dalla legge con riferimento alla pubblicazione della sentenza, deve essere individuato alla stessa data dell’udienza in cui é stato definito il giudizio, dando lettura del dispositivo e della esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, con conseguente conoscenza legale del provvedimento.
Sentenza: se manca la data di pubblicazione
La data di pubblicazione della sentenza è essenziale per la decorrenza dei termini per l’appello.
Tuttavia, secondo la giurisprudenza, la mancanza della data di pubblicazione della sentenza non è causa di nullità se la cancelleria del tribunale ha comunque annotato l’avvenuta pubblicazione della sentenza nel registro cronologico, l’ha altresì trasmessa all’ufficio del registro atti giudiziari e ha, infine, comunicato alle parti costituite l’avvenuto deposito della decisione, in modo da consentire alla parte l’esercizio del diritto di impugnazione.
Come sapere se la sentenza è stata pubblicata
Per sapere se il giudizio si è concluso con la pubblicazione della sentenza occorre recarsi in cancelleria, in possesso del numero di ruolo della causa, e chiedere se il provvedimento del giudice è stato depositato. La cancelleria fornirà la data del deposito e il numero cronologico della sentenza.
Sentenza definitiva dopo sei mesi dalla pubblicazione
Una sentenza diviene definitiva (tecnicamente si dice “passa in giudicato”) quando:
1) non viene impugnata nei termini stabiliti dalla legge (brevi o lunghi). I termini brevi, decorrono dalla data di notifica della sentenza, e sono:
30 giorni per appello, revocazione e opposizione di terzo revocatoria contro le sentenze di tribunale e giudice di pace;
30 giorni per revocazione e opposizione di terzo revocatoria contro le sentenze d’appello;
30 giorni per il regolamento di competenza;
60 giorni per il ricorso per cassazione e la revocazione contro sentenze e ordinanze della Corte di cassazione.
I termini lunghi, invece, sono di sei mesi sia per l’appello e la revocazione che per il ricorso in Cassazione. Essi decorrono dalla data di pubblicazione della sentenza.
Se la parte interessata non impugna la sentenza entro i suddetti termini (brevi o lunghi), la sentenza passa in giudicato.
Una sentenza passa in giudicato anche quando è stata impugnata nei termini, ma:
il giudizio di impugnazione non è proseguito;
si sono conclusi tutti i gradi di giudizio fino ad arrivare alla Corte di Cassazione, la cui decisione non è più impugnabile.
[1] Art. 133 cod. civ.
[2] Corte Cost. sent. n. 3/2015.
[3] Cass. Sez. Unite, sent. n. 18569 del 22.09.2016.
[4] Cass. ord. n. 14724/2018.
[5] Art. 281-sexies cod. proc. civ.

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 Art. 133
 Cass. Sez. 
 Cass. 
 Art. 281