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Timestamp: 2020-07-09 16:38:18+00:00

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Art. 789 codice di procedura civile - Progetto di divisione e contestazioni su di esso - Brocardi.it
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Articolo 789 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 789 Codice di procedura civile
Il giudice istruttore predispone un progetto di divisione (1) che deposita in cancelleria e fissa con decreto l'udienza di discussione del progetto, ordinando la comparizione dei condividenti e dei creditori intervenuti.
Il decreto è comunicato alle parti (2).
Se non sorgono contestazioni, il giudice istruttore, con ordinanza non impugnabile (3), dichiara esecutivo il progetto (4), altrimenti provvede a norma dell'articolo 187(5).
In ogni caso il giudice istruttore dà con ordinanza le disposizioni necessarie per l'estrazione a sorte dei lotti [disp. att. 195] (6).
(1) Nell'ipotesi in cui il progetto di divisione sia stato predisposto dal giudice istruttore, questo consiste in una proposta che l'organo giudicante offre ai condividenti. Per tale ragione va depositato in cancelleria affinchè questi ultimi ne prendano visione.
Inoltre, il giudice fissa con decreto l'udienza di comparizione dei condividenti e dei creditori intervenuti di modo che in tale sede possano esprimere le loro riflessioni sul progetto di divisione.
(2) Si precisa che il decreto deve essere comunicato a tutte le parti, anche a quelle non costituite. Infatti, nell'ipotesi in cui venga omessa tale comunicazione, l'ordinanza che dichiari egualmente esecutivo il progetto potrà essere impugnata con ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost..
(3) Nel caso in cui le parti non sollevino contestazioni, il giudice dichiara con ordinanza non impugnabile l'esecutività del progetto di divisione. Il fatto che tale ordinanza non sia impugnabile trova la sua ratio nel fatto che il progetto di divisione, così come predisposto dal giudice istruttore viene reso esecutivo con l'accordo di tutte le parti.
Inoltre, tale ordinanza non risulta nè modificabile nè revocabile dal giudice che l'ha pronunciata né dal collegio, nemmeno entro i ristretti limiti di cui all'art. 177, n. 1.
Diversamente, se il progetto non è stato approvato rispettando le forme prescritte dalla legge o in mancanza di un accordo dei condividenti, l'ordinanza sarà impugnabile con ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost..
(4) Nell'ipotesi in cui non sorgano contestazioni, l'opinione prevalente in dottrina e in giurisprudenza attribuisce al progetto di divisione natura negoziale, poichè l'attribuzione delle quote verrebbe determinata dai condividenti. Pertanto, risulta ammissibile l'esperimento dell'azione di rescissione.
(5) Nell'ipotesi in cui sorgano contestazioni, il giudice istruttore deve rimettere la causa in decisione, previa eventuale istruzione. Inoltre, la rimessione in decisione va disposta anche se una parte contesta il valore attribuito ad un cespite e chiede un nuovo accertamento tecnico che l'istruttore non ritiene di disporre.
(6) Nonostante la norma indichi che "in ogni caso" si debba procedere all'estrazione a sorte dei lotti, precisiamo che l'estrazione stessa ha luogo solamente nel caso di uguaglianza di quote. In caso contrario l'approvazione del progetto di divisione conclude il processo.
Inoltre, il giudice istruttore ha la facoltà di estrarre a sorte le quote immediatamente solo se non sorgono contestazioni. Diversamente, sarà necessario attendere che la sentenza che decide sulle contestazioni passi in giudicato. Infine, è bene ricordare che il provvedimento del giudice istruttore costituisce titolo esecutivo, azionabile dall'avente diritto, per ottenere il rilascio del lotto.
Massime relative all'art. 789 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 15466/2016
La sentenza che approva il progetto di divisione e dispone il sorteggio dei lotti ha natura definitiva quanto alla domanda di scioglimento della comunione, giacché risolve tutte le questioni ad essa relative, senza che assuma contrario rilievo l'omessa pronuncia sulle spese di giudizio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15466 del 26 luglio 2016)
Cass. civ. n. 9813/2015
Nel giudizio di divisione, il giudice, anche in caso di compensazione delle spese processuali tra le parti, può legittimamente disporre che quelle relative alla consulenza tecnica di ufficio siano a carico di tutti i condividenti "pro quota", posto che, in ragione della finalità propria della consulenza di aiuto nella valutazione degli elementi che comportino specifiche conoscenze, la prestazione dell'ausiliare deve ritenersi resa nell'interesse generale della giustizia e, correlativamente, nell'interesse comune delle parti stesse.
(Cassazione civile, Sez. VI-2, sentenza n. 9813 del 13 maggio 2015)
Cass. civ. n. 28697/2013
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 28697 del 27 dicembre 2013)
Cass. civ. n. 22435/2013
Nel procedimento di scioglimento della comunione, il giudice istruttore, alla stregua di quanto sancito dall'art. 789, terzo e quarto comma, c.p.c., può procedere all'estrazione a sorte dei lotti solo quando le contestazioni al progetto di divisione da lui predisposto siano state risolte con sentenza passata in giudicato. Tuttavia, l'ordinanza di sorteggio erroneamente resa in difetto di tale condizione, non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento di natura istruttoria, di per sé revocabile e privo del necessario carattere della decisorietà.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 22435 del 1 ottobre 2013)
Cass. civ. n. 9367/2013
Il giudizio di scioglimento di comunioni non è del tutto compatibile con le scansioni e le preclusioni che disciplinano il processo in generale, intraprendendo i singoli condividenti le loro strategie difensive anche all'esito delle richieste e dei comportamenti assunti dalle altre parti con riferimento al progetto di divisione ed acquisendo rilievo gli eventuali sopravvenuti atti negoziali traslativi, che modifichino il numero e l'entità delle quote; ne deriva il diritto delle parti del giudizio divisorio di mutare, anche in sede di appello, le proprie conclusioni e richiedere per la prima volta l'attribuzione, per intero o congiunta, del compendio immobiliare, integrando tale istanza una mera modalità di attuazione della divisione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9367 del 17 aprile 2013)
Cass. civ. n. 16727/2012
In tema di scioglimento di comunioni, l'ordinanza con cui il giudice istruttore, ai sensi dell'art. 789, comma terzo, cod. proc. civ., dichiara esecutivo il progetto di divisione, pur in presenza di contestazioni, ha natura di sentenza ed è quindi impugnabile con l'appello. È tuttavia, ammissibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., avverso detto provvedimento, in quanto proposto dalla parte facendo ragionevole affidamento sul consolidato orientamento del giudice della nomofilachia all'epoca della sua formulazione.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 16727 del 2 ottobre 2012)
Cass. civ. n. 880/2012
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 880 del 23 gennaio 2012)
Cass. civ. n. 3024/2011
Nel giudizio di divisione, non necessariamente si deve pervenire ad un regolamento delle spese di lite, che è consentito solo nel caso di ingiustificate pretese di uno dei condividenti, ovvero di inutili resistenze. Ne consegue che, ove uno dei condividenti proponga opposizione al decreto di liquidazione del compenso dovuto al consulente tecnico d'ufficio, nel relativo giudizio incidentale l'opponente non assume la posizione di legittimato passivo nei confronti degli altri condividenti e di conseguenza, nel caso di rigetto dell'opposizione, non è ammissibile una sua condanna alla rifusione delle spese in loro favore, dovendosi dirimere ogni eventuale questione al riguardo con la sentenza conclusiva del giudizio di divisione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3024 del 7 febbraio 2011)
Cass. civ. n. 242/2010
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 242 del 11 gennaio 2010)
Cass. civ. n. 10798/2009
In tema di scioglimento di comunioni, l'ordinanza con cui il giudice istruttore dichiara esecutivo il progetto di divisione, ai sensi dell'art. 789 c.p.c., non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'art. 111, comma settimo, Cost., qualora risulti emessa all'esito del procedimento svoltosi nel rispetto delle forme prescritte dalla legge e in presenza di un accordo dei condividenti, dovendosi escludere, in mancanza di contestazioni, che tale provvedimento abbia natura decisoria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10798 del 11 maggio 2009)
Cass. civ. n. 19577/2007
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 19577 del 24 settembre 2007)
Cass. civ. n. 12498/2007
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12498 del 29 maggio 2007)
Cass. civ. n. 5203/2007
Nel giudizio di divisione ereditaria, costituisce sentenza definitiva soltanto quella che scioglie la comunione rispetto a tutti i beni che ne facevano parte, mentre le eventuali sentenze che concludono le singole fasi del procedimento hanno carattere strumentale e natura di sentenza non definitiva e sono, come tali, suscettibili di riserva di gravame, ai sensi dell'art. 340 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5203 del 7 marzo 2007)
Cass. civ. n. 3636/2007
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3636 del 16 febbraio 2007)
Cass. civ. n. 14109/2006
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 14109 del 20 giugno 2006)
Cass. civ. n. 11575/2004
La disposizione di cui all'art. 789 c.p.c., nel prevedere che, in assenza di contestazioni all'udienza fissata per la discussione del progetto di divisione predisposto il giudice istruttore lo dichiari esecutivo, implica - per ciò stesso - che, invece, le eventuali contestazioni debbano essere espressamente sollevate nell'udienza in questione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11575 del 22 giugno 2004)
Cass. civ. n. 9765/2004
In tema di divisione, non spetta al creditore del condividente alcuna facoltà di impedire, sospendere o interrompere il giudizio di divisione attivato dal proprio debitore, atteso che il diritto alla generica garanzia patrimoniale offerta dal patrimonio del debitore cede (non solo rispetto agli atti di alienazione, ma anche) nei confronti del diritto alla divisione spettante al debitore. Al creditore è riconosciuto, per converso, il diritto di partecipare volontariamente al detto giudizio onde verificarne il quomodo e gli effetti, comportando il relativo procedimento peculiarità risolventesi in una serie di valutazioni di fatto potenzialmente idonee a pregiudicare il patrimonio del condividente e, di riflesso, il suo creditore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9765 del 21 maggio 2004)
Cass. civ. n. 11328/2003
In materia di scioglimento di comunioni, qualora il giudice istruttore abbia dichiarato esecutivo il progetto di divisione pur in presenza di contestazioni, non ha interesse a proporre il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111 Cost. il condividente che all'udienza di discussione prevista dall'art. 789 c.p.c. non abbia sollevato contestazioni al progetto di divisione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11328 del 21 luglio 2003)
Cass. civ. n. 15163/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15163 del 28 ottobre 2002)
Cass. civ. n. 2913/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2913 del 4 aprile 1997)
Cass. civ. n. 1818/1996
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1818 del 7 marzo 1996)
Nel giudizio di scioglimento di comunione, la controversia che, ai sensi dell'art. 789 c.p.c., impedisce al giudice istruttore di disporre la vendita dell'immobile indivisibile con ordinanza, non si identifica con il mancato accordo di tutti i partecipanti alla comunione ma richiede la presenza di concrete obiezioni; ne consegue che la contumacia di uno o più interessati non è di ostacolo alla ordinanza di vendita.
Cass. civ. n. 7708/1990
Il provvedimento ex art. 789 comma terzo c.p.c. con cui il giudice istruttore in difetto di contestazioni dichiara esecutivo il progetto divisionale predisposto in corso di causa ha forma e contenuto di ordinanza, in quanto si limita a dare atto di un regolamento negoziale divisionale e pertanto non è impugnabile con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., salvo che presenti portata decisoria su questioni di diritto soggettivo, come nel caso in cui venga reso in presenza di contestazioni sulla divisibilità del bene e pertanto statuisca, sia pure implicitamente, nel senso dell'affermazione della divisibilità medesima. Al di fuori di tali ipotesi, eventuali vizi del negozio divisionale cui l'ordinanza inerisce, come la mancata partecipazione al procedimento di un avente diritto comportante nullità del contratto divisionale, possono essere dedotti e fatti valere in sede ordinaria di cognizione con le azioni di nullità e di annullabilità dei negozi giuridici in genere.
Nel caso di comunione ereditaria lo scioglimento parziale di comunione, non attuabile con il procedimento di cui al terzo comma dell'art. 789 c.p.c., ricorre quando la divisione riguardi solo una parte del patrimonio del de cuius (o abbia ad oggetto semplicemente uno stralcio di quota), e non quando la divisione riguardi l'intero patrimonio relitto dal de cuius, ancorché delle porzioni di beni, corrispondenti al valore di quote di diritto, siano attribuite pro indiviso a gruppi di condividenti (stirpi).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7708 del 2 agosto 1990)
Cass. civ. n. 5824/1990
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5824 del 14 giugno 1990)
Cass. civ. n. 4699/1990
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4699 del 24 maggio 1990)
Cass. civ. n. 1778/1988
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1778 del 20 febbraio 1988)
Cass. civ. n. 3612/1987
Nel procedimento di scioglimento della comunione, la comunicazione del deposito del progetto di divisione e dell'udienza fissata per la sua discussione deve essere effettuata, a norma dell'art. 789 secondo comma c.c., nei confronti di tutti le parti, e, quindi, di tutti i condividenti, non soltanto di quelli costituiti. Il difetto di questo adempimento invalida l'ordinanza che dichiara esecutivo detto progetto per mancanza di contestazioni (ed i successivi atti del procedimento), e tale invalidità, rendendo anomalo quel provvedimento, può essere denunciata, in carenza di specifico mezzo d'impugnazione, con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3612 del 11 aprile 1987)
Cass. civ. n. 3262/1987
In tema di scioglimento di comunioni, l'ordinanza, con la quale il giudice istruttore, a norma dell'art. 789 c.p.c., dichiara esecutivo, e rende quindi vincolante per i condividenti il progetto divisionale predisposto e depositato in cancelleria, postula che il decreto di fissazione dell'udienza per la discussione del progetto medesimo sia stato comunicato ai procuratori delle parti costituite e che tali procuratori non abbiano sollevato contestazioni, mentre non richiede che detta comunicazione sia fatta personalmente alle parti, o che esse si presentino di persona in quella udienza e non avanzino obiezioni, atteso che la suddetta declaratoria di esecutività del progetto di divisione non si ricollega al raggiungimento fra i soggetti in causa di un accordo di tipo contrattuale, ma discende dal mero riscontro di un loro contegno processuale non determinante l'insorgenza di lite (con l'ulteriore conseguenza che il progetto dichiarato esecutivo si sottrae agli strumenti d'impugnazione degli atti negoziali, e che le eventuali irregolarità o nullità potranno essere fatte valere con i mezzi propri degli atti del processo, in sede di decisione del collegio sulle insorte contestazioni, ovvero, nel concorso dei rispettivi presupposti, con ricorso per cassazione o con «querela nullitatis» avverso l'ordinanza del giudice istruttore).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3262 del 4 aprile 1987)
Cass. civ. n. 398/1985
Il terzo comma dell'art. 789 c.p.c., il quale fa derivare dalla mancanza di contestazioni al progetto di divisione predisposto dal giudice istruttore, la presunzione legale di accettazione della divisione disposta con il progetto stesso, costituisce norma di carattere eccezionale che, come tale, non è applicabile in via analogica a situazioni diverse e, quindi, neppure all'ipotesi del progetto di divisione predisposto nel giudizio d'appello dal collegio a mezzo del consulente tecnico.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 398 del 26 gennaio 1985)

References: Articolo 789

Articolo 789
 art. 111
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