Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23260-del-05-10-2017
Timestamp: 2020-08-04 17:58:00+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 23260 del 05/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23260 del 05/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 05/10/2017, (ud. 28/03/2017, dep.05/10/2017), n. 23260
sul ricorso 15666-2015 proposto da:
ROMA, VIA F. CARRACCIOLO, 6, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO
CURATOLA, rappresentato e difeso dall’avvocato MARIO RISPOLI, giusta
avverso la sentenza n. 1714/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 22/12/2014 r.g.n. 1784/2013;
udito l’Avvocato ANTONIO CURATOLA per delega verbale Avvocato MARIO
RISPOLI;
GAETANO GRANOZZI.
La corte d’Appello di Palermo ha parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di Palermo che aveva respinto le domande di M.F., dipendente di Poste Italiane spa con mansioni di addetto allo sportello, dirette a far accertare l’illegittimità
di due sanzioni conservative, qualificando “per giustificato motivo soggettivo” il licenziamento pure impugnato, adottato per giusta causa dalla società datrice di lavoro. Il primo giudice aveva quindi condannato Poste italiane al pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso.
La corte di merito ha ritenuto che non poteva applicarsi nel caso in esame l’art. 1335 c.c. perchè non erano stati forniti elementi probatori idonei a vincere la presunzione normativa, in quanto il M. si era limitato a sostenere erroneamente che sarebbe stata necessaria la prova dell’effettiva consegna dell’atto, che proprio la procedura di notifica adottata esclude.
Ha proposto ricorso per cassazione M., affidato a tre e motivi. Ha resistito la società con controricorso.
1) Con il primo motivo di gravame si lamenta la violazione o falsa applicazione dell’art. 1335 c.c. e dell’art. 57 ccnl del settore, come anche degli art. 137,115 e 116 c.p.c., con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la corte di merito errato nel ritenere la validità della procedura di contestazione della prima sanzione inflitta, in quanto sarebbe stata validamente portata a conoscenza del destinatario la lettera di contestazione, che risultava rivenuta mediante la procedura di recapito postate per compiuta giacenza e quindi restituita al mittente. Il M. sostiene di essersi trovato nell’ impossibilità, senza sua colpa, di avere conoscenza della lettera di contestazione a lui diretta, nonostante avesse aver comunicato alla datrice di lavoro la sua impossibilità di ritirare la raccomandata in quanto malato.
Il motivo è inammissibile, perchè non si sottrae ad un giudizio di carenza di autosufficienza, non avendo il ricorrente trascritto il contenuto dei documenti, certificati medici e la comunicazione che deduce aver inviato alla datrice di lavoro, comprovanti lo stato di malattia e l’impossibilità a recarsi presso l’ufficio postale per il ritiro della raccomandata. Tali atti non sono stati neanche depositati con il ricorso, mancando peraltro l’indicazione precisa della loro collocazione nel fascicolo di ufficio. Sul punto è consolidata la giurisprudenza di questa corte sull’inammissibilità e improcedibilità del motivo, per violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 1, n. 4 quando non si indicano gli atti processuali su cui si il ricorso si fonda e non si trascrivono nella loro completezza con riferimento alle parti oggetto di doglianza al fine di renderne possibile l’esame (cfr per tutte Cass. n.8569/2013, Cass. n. 195/2016).
Il motivo è comunque infondato. Ed infatti le dichiarazioni recettizie, quali quella oggetto di causa regolate dall’art. 1335 c.c., possono validamente essere portate a conoscenza del destinatario con la procedura della cd “compiuta giacenza”,così che per poter vincere la presunzione legale, è necessario “un fatto o una situazione che spezzi od interrompa in modo duraturo il collegamento tra il destinatario ed il luogo di destinazione della comunicazione e che tale situazione sia incolpevole, cioè non superabile con l’uso dell’ordinaria diligenza” (Cfr Cass. 20482/2011).
2) Con un secondo articolato motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e contestualmente un’ omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo ex art. 360 c.p.c., n. 5 con riferimento sia alla sanzione disciplinare irrogata a seguito di contestazione in cui si addebitava al M. l’assenza da casa il giorno dell’arrivo alle ore 18 del medico per la visita fiscale, disposta dalla datrice di lavoro, sia poi con riferimento al licenziamento comminatogli successivamente.
4) Quanto alla seconda parte del motivo, con riferimento al licenziamento ed alla relativa contestazione afferente ad operazioni di prelevamento di danaro su un libretto di risparmio effettuate da persona diversa dal titolare, lamenta il ricorrente che la corte non abbia considerato che egli non avrebbe mai potuto accedere direttamente tale libretto di risparmio non avendo accesso al numero di origine dello stesso, nato in altra agenzia, mentre avrebbe potuto accedervi il collega D., sindacalista da lui conosciuto, che aveva compiuto altre operazioni simili. Tali operazioni inoltre sarebbero state effettuate quando egli era sotto psicofarmaci,cosi allontanandosi spesso dall’agenzia n. 19. Infine non sarebbe certo sfuggito a Poste che l’ultima operazione sul libretto era stata effettuata dal D. e non da lui. Secondo il ricorrente quindi avrebbe errato il Tribunale e poi la corte nel non approfondire chi avesse potuto effettuare l’operazione al terminale dalla sua postazione, lasciata aperta.
5) Il motivo è inammissibile. Ed infatti a parte la confusa impostazione del motivo che ha riguardato due provvedimenti distinti, la sanzione disciplinare e il licenziamento, ma trattati in realtà in un unico contesto, peraltro senza che fossero ben evidenziate, attraverso la trascrizione delle relative contestazioni disciplinari, i due specifici addebiti, il ricorrente fa riferimento alla formulazione del vizio motivazionale di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 antecedente a quella applicabile al presente giudizio. La sentenza impugnata infatti è stata emessa nel settembre 2014, epoca in cui la censura in esame avrebbe dovuto riguardare soltanto l’omesso esame da parte della corte di merito di “fatti” decisivi che erano stato oggetto di discussione tra le parti.
6) Ebbene nel caso in esame la Corte ha esaminato i fatti oggetto della contestazione disciplinare relativa al licenziamento, le risultanze istruttorie, come anche delle dichiarazioni del M., di natura confessoria, rese agli ispettori procedenti nell’ambito della procedura disciplinare ed ha ritenuto che tali fatti fossero provati. Non può dunque rinvenirsi alcun vizio motivazionale costituito dal mancato esame di un fatto decisivo, non potendo più rilevare la non particolare ampiezza delle argomentazioni motivazionali della sentenza su ogni aspetto dell’istruttoria testimoniale che tuttavia non abbia il carattere di decisività che la nuova disposizione legislativa richiede. Il ricorrente propone in realtà una diversa lettura delle prove testimoniali finalizzata a richiedere una diversa valutazione dei fatti, operazione preclusa in questa sede.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 137
 art. 369
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 360
 sentenza 
 sentenza