Source: https://www.laleggepertutti.it/232923_posso-rifiutare-di-svolgere-mansioni-diverse
Timestamp: 2019-09-17 09:32:01+00:00

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Posso rifiutare di svolgere mansioni diverse?
Rifiuto del lavoratore di adempiere ad alcune attività dietro comando del datore di lavoro e che non ritiene adeguate al proprio livello contrattuale: quali conseguenze?
Il datore di lavoro ti ha ordinato di eseguire alcune mansioni diverse da quelle per le quali sei stato assunto: mansioni che ritieni degradanti e non in linea con la tua formazione. Al di là delle possibili ripercussioni che può avere, sulla tua carriera lavorativa, un non corretto svolgimento dei nuovi compiti – cosa del tutto prevedibile visto che non si tratta dell’attività per la quale sei stato formato – non intendi consentire che ci si approfitti della tua disponibilità, benché gli ordini provengano dall’alto. Che venga assunto un altro dipendente, pensi in buona fede. Tuttavia, nello stesso tempo, ti interroghi sulle possibili conseguenze di tale diniego e se questo possa costituire la scusa per licenziarti o, comunque, sottoporti a procedimento disciplinare. Non vuoi prestare la scusa al datore per sollevare contestazioni che potrebbero costarti il posto. Così ti chiedi: posso rifiutare di svolgere mansioni diverse benché ordinate dal capo? La risposta è stata data dalla Cassazione con una sentenza depositata ieri [1].
L’orientamento non è nuovo. Più volte, in passato [2], la giurisprudenza si è confrontata con la necessità di segnare la linea di confine tra il dovere di fedeltà del dipendente – e quindi l’obbligo di rispondere alle direttive provenienti dal vertice – e la buona fede del datore di lavoro che, pur esercitando il potere di subordinazione e avendo la libertà di organizzare la propria azienda secondo le necessità che di volta in volta si pongono, non può comunque approfittarsi dei lavoratori, non può demansionarli ossia attribuire loro mansioni più basse rispetto a quelle di inquadramento. Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono le conseguenze e i possibili rischi di un eventuale rifiuto di svolgere mansioni diverse.
1 Rifiuto di svolgere mansioni inferiori: cosa prevede la legge
2 Mansioni inferiori e demansionamento: cosa deve fare il dipendente
3 Rifiuto di mansioni diverse: quando è legittimo
Rifiuto di svolgere mansioni inferiori: cosa prevede la legge
In linea generale, dice la Corte, il dipendente non può rifiutarsi di eseguire la prestazione lavorativa richiestagli dal datore di lavoro se prima non ha ottenuto una pronuncia del giudice che dichiara illegittimo tale ordine di servizio. Infatti, rientra nel suo dovere di adempiere fedelmente le direttive del capo di non mettere in discussione le scelte aziendali. Questo però non toglie che egli possa sempre tutelarsi in giudizio. In altri termini, un lavoratore adibito a mansioni non rispondenti alla propria qualifica contrattuale può procedere in tribunale per ottenere la riconduzione della prestazione nell’ambito della qualifica di appartenenza, ma non può rifiutare a priori, e senza un eventuale avallo giudiziario, di svolgere i compiti che gli sono stati assegnati. Non può cioè aggrapparsi al fatto che l’attività esula dai compiti propri della sua qualifica per rientrare in quelli di mera manovalanza anche se si tratta di un sostanziale demansionamento.
Il lavoratore è tenuto comunque a osservare le disposizioni per l’esecuzione del lavoro impartite dall’imprenditore. È lo stesso codice civile [3] a stabilire in due diversi articoli [3] che:
l’imprenditore è il capo dell’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori;
il lavoratore deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa e da quello superiore della produzione nazionale. Deve inoltre osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende.
È vero che solo eccezionalmente è possibile la modifica delle mansioni sul posto di lavoro, ma il dipendente non può autotutelarsi e decidere – come in una sorta di legittima difesa – cosa è legittimo e cosa no. Egli deve prima ricorrere al giudice per poter disobbedire al capo. In ipotesi limite gli è consentito il potere di rifiutarsi di svolgere i diversi compiti solo quando vi è per lui un serio pregiudizio: si pensi alla dipendente in maternità che non può viaggiare a cui invece viene imposta una trasferta o al lavoratore con la 104, che deve assistere un familiare invalido, che viene spostato presso un’altra sede.
Mansioni inferiori e demansionamento: cosa deve fare il dipendente
Volendo sintetizzare quanto detto sinora possiamo così concludere.
L’adibizione del dipendente a mansioni inferiori (demansionamento) è in generale vietata in quanto lesiva della professionalità acquisita dal lavoratore. Solo in due casi è possibile spostare il dipendente a mansioni inferiori:
in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali, tale da incidere sulla posizione del lavoratore stesso;
quando previsto dai contratti collettivi.
Se il datore di lavoro adibisce il lavoratore a mansioni inferiori in ipotesi diverse da quelle appena indicate il demansionamento è illegittimo. Il lavoratore può ricorrere al giudice anche in via d’urgenza (il cosiddetto ricorso all’articolo 700 del codice di procedura civile) per ottenere il riconoscimento della qualifica corretta.
In ogni caso però il dipendente non può rifiutarsi di svolgere le nuove mansioni salvo che la sua reazione sia considerata proporzionata e conforme a buona fede [4]; il lavoratore, infatti, a causa di un presunto demansionamento non può rifiutarsi aprioristicamente, senza autorizzazione del giudice, di eseguire la prestazione richiestagli, sempre che il datore adempia ai suoi obblighi contrattuali (sicurezza sul posto di lavoro, pagamento retribuzioni, ecc.). Se lo fa, il suo comportamento può essere sanzionato anche con il licenziamento. Invece, se il rifiuto del lavoratore è considerato conforme a buona fede egli non può essere sanzionato.
Rifiuto di mansioni diverse: quando è legittimo
Il rifiuto della prestazione lavorativa può considerarsi in buona fede solo se si traduce in un comportamento che, oltre a non contrastare con i principi generali della correttezza e lealtà, risulta oggettivamente ragionevole e logico, cioè deve trovare concreta giustificazione nel raffronto tra prestazioni ineseguite e prestazioni rifiutate. In tal caso, l’inadempimento del lavoratore risulta proporzionato al precedente inadempimento del datore di lavoro. In sede di controversia, la valutazione compete al giudice che deve stabilire se vi sia proporzionalità – rispetto alla funzione economico-sociale del contratto – tra i rispettivi inadempimenti.
[1] Cass. sent. n. 21036/2018.
[2] Cass. sent. n. 834/18, Cass. sent. n. 12696/18, Cass. sent. n. 29832/08, Cass. sent. n. 25313/07.
[3] Artt. 2086 e 2104 cod. civ.
[4] Cass. 24 gennaio 2013 n. 1693; Cass. 19 febbraio 2008 n. 4060; Cass. 12 febbraio 2008 n. 3304.
16/08/2019 alle 09:44
IL LAVORO DESCRITTO COME Prestazione di Attivita’ Fisica o Mentale e Subordinato ,Consegna per iscritto dal DATORE di Lavoro o Delegati Piano Di Lavoro Giornaliero come Mansione da Svolgere?

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
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