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Timestamp: 2018-10-16 01:36:57+00:00

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Diritti di provvigione, l'agente può richiederli anche per gli affari che non hanno avuto esecuzione - Il Commentario del Merito
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Con ricorso ex art. 4141 c.p.c. depositato in data 06.07.2011, l’agente Tizio conveniva dinanzi al Tribunale di Bari Sez. Lavoro la Società Preponente Alfa, per ivi sentire condannare la medesima Società al pagamento in proprio favore dei seguenti importi:
– Differenze provvigionali per ordini non evasi in virtù di rapporto di agenzia intercorso con la Società Alfa dal 23.03.2007 sino al 31.08.2008;
– Indennità di fine rapporto ex art. 1751 c.c. pari ad € 5.546,26;
– Indennità di mancato preavviso ex art. 1750 c.c., pari ad € 1.124,95;
– Risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale quantificato in complessivi € 5.000,00.
Si costituiva in giudizio la Società Alfa, chiedendo il rigetto di tutte le domande del ricorrente, in quanto a proprio dire non provate; con specifico riferimento all’indennità di mancato preavviso, sosteneva la resistente che la risoluzione del contratto sarebbe avvenuta consensualmente, in virtù della presa d’atto bilaterale della scarsa affidabilità della clientela reperita dall’agente.
Espletata l’attività istruttoria, il Tribunale di Bari Sez. Lavoro accoglieva parzialmente la domanda del ricorrente.
– Con riferimento alle richieste differenze provvigionali, veniva rigettata la relativa domanda, in quanto non provata. Nello specifico, l’agente Tizio non forniva la prova che gli affari da lui promossi fossero andati a buon fine, limitandosi a produrre in giudizio un mero prospetto unilateralmente predisposto e denominato “ordini inevasi”, recante un elenco di ordinativi privi di accettazione o di sottoscrizione sia da parte dei clienti che da parte della Preponente Alfa. Con riferimento a questo primo punto, il Tribunale ha ribadito l’orientamento della giurisprudenza di legittimità in forza del quale “Nel giudizio promosso dall’agente nei confronti della Preponente per l’accertamento del suo diritto al pagamento delle provvigioni, l’agente stesso ha l’onere di provare i fatti costitutivi della pretesa, ovvero gli affari da lui promossi e la loro esecuzione, non potendosi supplire al mancato assolvimento di tale onere con la richiesta alla controparte di esibizione di documenti (che per poter essere presa in considerazione deve essere specifica e concernere documenti individuati e la cui inosservanza da parte del Preponente configura un argomento di prova ex art. 116 c.p.c., liberamente valutabile dal giudice di merito” (Cass. Sez. Lav. n. 8310/2002).
– La domanda di indennità di risoluzione del rapporto ex art. 1751 c.c. veniva rigettata per difetto di prova da parte dell’agente ricorrente dei cumulativi presupposti di legge della permanenza, in capo alla Società preponente, da un lato dei sostanziali vantaggi da quest’ultima goduti anche dopo lo scioglimento del contratto per effetto dell’attività promozionale compiuta dall’agente in costanza di rapporto, dall’altro del carattere equo del’indennità attribuita all’agente, in considerazione delle risultanze del caso concreto e delle provvigioni che l’agente perdeva a causa della cessazione del rapporto. Sul punto, appare doveroso sottolineare che il Giudice di prime cure ha ribadito, richiamando la giurisprudenza della Corte di Giustizia delle Comunità europee del 23 marzo 2006, che la predetta indennità, come risultante dall’art. 17 n. 2 della Direttiva n. 86/653/CEE del Consiglio del 18 dicembre 1986, non può esser sostituita, in applicazione di un nuovo accordo collettivo, da un’indennità determinata secondo criteri diversi, a meno che non sia provato che l’applicazione di tale accordo garantisca, in ogni caso, all’agente commerciale, un’indennità pari o superiore a quella che risulterebbe dall’applicazione di detta disposizione. Ne consegue, quindi, che il Giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all’agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore, siccome la prevista inderogabilità a svantaggio dell’agente comporta che l’importo determinato dal giudice ai sensi della normativa legale deve prevalere su quello, inferiore, spettante in applicazione di regole pattizie, individuali o collettive (Cass. 9 ottobre 2007, n. 219088; 24 luglio 2007, n. 16347; 23 aprile 2008, n. 9358; 3 ottobre 2006, n. 21301)
– La domanda di indennità di mancato preavviso ex art. 9 .A.E.C. di settore, il Tribunale ha accolto detta richiesta dell’agente, non avendo la Società Preponente né provato la risoluzione consensuale del rapporto e né tanto meno contestato l’applicazione dell’A.E.C. di settore. Invero, il Giudicante ha accertato che il contratto era stato sciolto per unilaterale iniziativa della Società Alfa e senza preavviso.
– La domanda di risarcimento dei danni azionata dall’agente veniva rigettata, in ordine alla mancanza di qualsivoglia prova relativa alla natura ed alla entità del danno patito, né sotto il profilo di danno emergente, né sub specie di lucro cessante.
Avv. Francesco Vedrebello – Avv. Annalisa Riccardi
Tags:agente di commercio, annalisa riccardi, francesco verdebello

References: art. 4141
 art. 1751
 art. 1750
 art. 116
 art. 1751
 art. 9