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Timestamp: 2018-10-19 21:44:43+00:00

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Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 29 aprile 2015, n. 8620. Nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’articolo 2054 del Cc è compresa anche la posizione di arresto del veicolo - Avvocato Renato D'Isa
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Detti ricorsi – avuto riguardo alla data della pronuncia della sentenza impugnata (successiva al 2 marzo 2006 e antecedente al 4 luglio 2009) – sono soggetti, in forza del combinato disposto di cui al Decreto Legislativo 2 febbraio 2006, n. 40, articolo 27, comma 2, e della Legge 18 giugno 2009, n. 69, articolo 58, alla disciplina di cui all’articolo 360 c.p.c. e segg., come risultanti per effetto del cit. Decreto Legislativo n. 40 del 2006. Si applica, in particolare, l’articolo 366 bis c.p.c., stante l’univoca volonta’ del legislatore di assicurare l’ultra-attivita’ della norma (ex multis, cfr. Cass. 27 gennaio 2012, n. 1194), a tenore della quale, nei casi previsti dall’articolo 360 c.p.c., nn. 1, 2, 3 e 4, l’illustrazione di ciascun motivo deve, a pena di inammissibilita’, concludersi con la formulazione di un quesito di diritto; mentre la censura prevista dall’articolo 360 c.p.c., n. 5, deve concludersi o almeno contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), da cui risulti “la chiara indicazione” non solo del fatto controverso, ma anche, se non soprattutto, la “decisivita’” del vizio.
Valga considerare che l’articolo 2054 c.c., accorpa quattro ipotesi di responsabilita’, apparentemente eterogenee, assunte sotto l’unica nozione di “circolazione dei veicoli”, posto che: l’articolo 2054, comma 1, prevede un obbligo di prevenzione “unilaterale” (in una situazione, definita dalla dottrina di “unilateralita’ del rischio da circolazione”), facendo carico al conducente, per liberarsi dalla presunzione di responsabilita’ per i danni arrecati a persone o a cose “dalla circolazione del veicolo”, di provare di “aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”, intendendosi per tale, non gia’ l’impossibilita’ o la diligenza massima, bensi’ l’avere osservato, nei limiti della normale diligenza, un comportamento esente da colpa e conforme alle regole del codice della strada, da valutarsi dal giudice con riferimento alle circostanze del caso concreto (cfr. Cass. 29 aprile 2006, n. 10031); il secondo comma postula una situazione di rischio “comune” da circolazione stradale, qual e’ quella del “caso di scontro tra veicoli”, presumendo che ognuno dei conducenti “abbia ugualmente concorso a produrre il danno” salvo prova liberatoria (e, cioe’, di aver fatto “tutto il possibile per evitare il danno”); il terzo comma estende il rischio da circolazione, come prefigurato dai due commi precedenti, al proprietario (e ai soggetti ad esso equiparati), presumendone la responsabilita’ solidale per il fatto del conducente, sul presupposto dell’incauto affidamento, allorche’ “non prova che la circolazione del veicolo e’ avvenuta contro la sua volonta’”, e cioe’ non dimostra di avere tenuto un concreto ed idoneo comportamento ostativo, specificamente inteso a vietare ed impedire la circolazione del veicolo ed estrinsecatosi in atti e fatti rivelatori della diligenza e delle cautele allo scopo adottate (cfr. Cass. 07 luglio 2006, n. 15521); infine l’ultimo comma prevede “in ogni caso” la responsabilita’ di tutte le persone sopra indicate per i danni derivanti da “vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo”, con la conseguenza che esse sono esonerate da responsabilita’ solo ove risulti dimostrata l’interruzione del nesso causale tra l’evento e la circolazione del veicolo, attraverso la prova dell’esistenza del caso fortuito ovvero dell’inesistenza del vizio di manutenzione o costruzione (cfr. Cass. 21 maggio 2014, n. 11270).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-06-06T13:56:22+00:0018 maggio 2015|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite|0 Commenti

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 articolo 27
 articolo 58
 Cass. 
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