Source: http://www.renneslechateau.it/index.php?sezione=guida&id=103
Timestamp: 2019-02-19 07:27:40+00:00

Document:
LA CONDANNA (1910)
La situazione di Saunière è talmente disperata che nell'agosto 1910 decide di vendere tutti gli immobili; l'operazione viene affidata ad un agente di Bèziers, Louis Auran. In una lettera del 5 agosto viene siglato l'accordo tra il sacerdote e l'agente, che tratterrà - a vendita conclusa - il 5% della cifra (1). L'operazione non andrà comunque a buon fine. Le intenzioni di Saunière si possono intuire in una lettera che gli scriverà il 12 settembre 1910 don Gazel, in cui l'amico gli suggerisce di trasferirsi a Lourdes dopo aver venduto tutti i possedimenti di Rennes (2).
Il 9 settembre 1910 Saunière si decide a comunicare all'avvocato Mis la sua intenzione di affidare il suo caso ad un altro avvocato, il dottor Jean Eugène Huguet (1845-1927); probabilmente è molto indeciso sul tono da utilizzare in questa comunicazione: una prima bozza viene pesantemente corretta e riscritta da capo.
Nella prima bozza si legge:
Ho ricevuto, già da qualche tempo, la vostra lettera del 29 agosto ma con sommo dispiacere non mi è stato possibile rispondere, vogliate scusarmi.
La mia situazione è cambiata d'aspetto, entrando in una nuova fase, ed è intervenuto un eminente personaggio che si è distinto per la sua intelligenza e per il suo sapere, vogliate dunque non preoccuparvi più di questa causa. Se in seguito avrò ancora bisogno dei vostri servizi non mancherò di rivolgermi a voi. (3)
Il tono viene ammorbidito nella bella copia (4) della lettera che verrà poi spedita: il "personaggio" diventa "un sacerdote che si è distinto con eminenza per il suo sapere e la sua eloquenza, un anziano professore dell'Università di parigi, parroco di Espiens". Saunière prosegue ringraziando l'avvocato Mis per la sua disponibilità e confidando nel fatto che non se la prenderà a male per il fatto di aver affidato ad un altro il suo caso.
Diversi amici del sacerdote appoggiano la sua scelta: il nuovo avvocato designato, il canonico Huguet, è il più adatto ad affrontare l'imminente processo. In effetti già l'11 ottobre 1910 Huguet scrive a Saunière di essersi consultato con un consulente legale a Roma e di aver saputo che il Vescovo non può imporgli di rivelare i nomi dei donatori. (5)
Come da accordi, il 15 ottobre 1910 il processo riprende. In aula è presente soltanto don Huguet, che affida al giudice il memoriale scritto da Saunière. Sono tre i capi d'accusa che vengono notificati all'avvocato:
[il] signor promotore di giustizia [...] espone contro il signor Bérengere Saunière tre accuse:
1. di aver trafficato con onorari di messe già da molti anni e soprattutto dal 1896; egli ha richiesto dappertutto degli onorari e ne ha ottenuto una grande quantità di cui non è in grado di attestare il pagamento;
2. di essersi servito di tali onorari sia complessivamente che parzialmente per sovvenire a delle costruzioni e riparazioni effettuate a Rennes-le-Château;
3. di aver disubbidito a Monsignore il Vescovo che, nel febbraio 1909, gli aveva proibito di richiedere onorari offrendosi di procurargliene egli stesso, proibizione che il signor Saunière aveva promesso di osservare e alla quale è contravvenuto. (6)
Come linea difensiva, Saunière ammette la ripetuta richiesta e successiva ricezione di onorari per un gran numero di messe, ma la giustificazione che avanza - quella di aver affidato ad altri sacerdoti gli onorari relativi alle messe che non sarebbe stato in grado di celebrare - non convince il tribunale:
Egli adduce a sua difesa che questi onorari erano destinati ad un certo numero di preti di cui fa nome, ma che per la maggior parte - giovani o vecchi - sono defunti, mentre alcuni di essi ancora viventi sono sconosciuti, cosa alquanto sospetta. [...] E' strano che se il signor Saunière donava siffatti onorari ad altri preti, nelle sue richieste di messe sottolineasse la propria povertà, e sostenesse che gli onorari gli mancavano e di essere pronto a cedere subito anche quelli che avrebbe ricevuto; tutte falsità, se ci si riferisce alle affermazioni del signor Saunière stesso. [...] Mancano delle testimonianze orali e scritte dei pagamenti delle messe, anzi il signor Saunière non può presentare nessun registro di messe. (7)
Il fatto che, a suo dire, non abbia mai tenuto un registro per le messe, potrebbe essere considerata una piccola mancanza: ciò che lo rende più grave è il fatto di non aver adempiuto alla compilazione di alcun registro per gestire il flusso di messe e di capitali in entrata e in uscita verso i presunti sacerdoti che ne avrebbero usufruito:
E' inammissibile che un curato che ha ricevuto siffatti onorari destinati ad altri - secondo la sua deposizione - non si sia preoccupato di conservare la minima traccia delle entrate e delle uscite delle messe. (8)
Il tribunale non riesce a dimostrare l'appropriamento indebito di onorari per le messe da parte di Saunière, ma lo scenario indiziario sembra propendere per questa ipotesi; a commento del resoconto delle cifre fornito da Saunière nel suo memoriale, secondo il tribunale:
E' sufficiente una semplice lettura di questo conto per convincersi che la maggior parte delle somme enormi per una piccola parrocchia (circa 200.000 franchi), che egli ha impiegato per i restauri della chiesa e per diverse costruzioni, proviene dalle offerte dei fedeli di altre parrocchie. (9)
In realtà il sacerdote aveva specificato la causale di poco più di 70 mila franchi, e aveva parlato di una spesa complessiva tra i 150 e i 160 mila franchi, escludendo i lavori effettuati personalmente.
Il tribunale trova sospetto il fatto che il progetto di trasformare villa Bethania in un ricovero per preti anziani non sia stato comunicato al vescovo se non in fase processuale, dal momento che - a sentire Saunière - l'immobile era stato esplicitamente costruito per questo scopo sin dal 1901; i soldi per costruirlo, infatti, sarebbero stati ricevuti da ricchi ed anonimi donatori invitati a contribuire proprio per la costruzione di una casa di riposo.
Dal momento che l'intenzione espressa da Saunière è puramente ipotetica, il tribunale fa notare che è lecito avanzare il dubbio che il sacerdote abbia speso per sé e non per la Chiesa il denaro ricevuto per tutt'altre intenzioni:
Le diverse donazioni spontanee e sollecitate non siano state fatte al signor Saunière, ma al curato di Rennes-le-Château per le opere della parrocchia e ugualmente - secondo la sua deposizione - per una casa di ritiro per i preti anziani. [...] In questa sede non è il caso né d'esaminare se il signor Saunière nelle sue iniziative abbia adempiuto veramente alle indicazioni dei suoi donatori, né di decidere avventatamente sulla sua buona o cattiva fede riguardo l'autorità di cui egli si è rivestito amministrando l'impiego dei fondi. [...] Il signor Saunière rende ogni controllo impossibile, fornendo una lista di persone scomparse o sconosciute; ma che da un altro punto di vista poco importa di conoscere nomi di donatori che il signor Saunière non può nominare, dicendosi tenuto alla discrezione; che è sufficiente prendere alla lettera le affermazioni e le cifre riportare dal signor Saunière per convincersi che egli ha ricevuto delle somme troppo ingenti per delle opere pie. [...] Le somme sono state spese con utilità solo secondo l'opinione del signor Saunière. (10)
L'intenzione di offrire al vescovo la villa espressa dal vecchio parroco di Rennes non convincono il tribunale, che ritiene che le spese di Saunière non abbiano nulla a che vedere con i beni ecclesiastici:
[Le somme] sono rappresentate da beni ed oggetti diversi dalle incontestabili caratteristiche di beni ecclesiastici. [...] E' alquanto immorale vedere un raccoglitore spendere a proprio piacimento il prodotto della sua raccolta e attribuirsi il titolo di proprietario unico e di amministratore sovrano delle opere che ne derivano. (11)
L'onere di dimostrare che, invece, tali opere erano di stretto interesse per la Chiesa ricade su Saunière, e il vescovo, "protettore legittimo, controllore, sorvegliante dei beni derivati dai diversi introiti, la cui amministrazione ha il diritto di conoscere", desidera non soltanto conoscere l'importo delle somme ricevute come onorari delle messe e come semplici donazioni, ma soprattutto poter analizzare le fatture e le ricevute delle spese effettuate dal sacerdote, in modo da verificarne la liceità.
Saunière, dunque:
ha il dovere di presentarsi dinanzi al suo Vescovo per giustificare l'impiego dei fondi, la loro destinazione passata e quella che egli pensa di conferirgli nel futuro. (12)
La sentenza viene annunciata per il 5 novembre 1910; questa volta anche Saunière si presenta in aula. Il sacerdote è dichiarato colpevole della prima e della terza accusa:
Dopo un esame attento del memoriale presentato dal difensore, avendo tenuto consiglio con i signori assessori della Corte, riguardo la prima e la terza accusa: considerato che il signor Saunière non si dimostra sufficientemente né giuridicamente convinto d'aver trafficato con onorari di messe; che bisogna altresì prendere nota e punire la sua colpevole negligenza per ciò che concerne la contabilità delle messe; considerato che bisogna inoltre punire la disubbidienza grave di cui noi lo riconosciamo colpevole nei confronti di Monsignore il Vescovo di Carcassonne, continuando a richiedere delle messe malgrado il divieto che gli era stato mosso, noi condanniamo il signor Bérenger Saunière a recarsi in una casa di ritiro sacerdotale o in un monastero di sua scelta per eserguirvi degli esercizi spirituali della durata di dieci giorni, ingiungendogli di presentarci un certificato che attesti l'avvenuto compimento degli esercizi entro due mesi. (13)
La pena è dunque quella di dieci giorni di esercizi spirituali. L'iter giudiziario non si chiude qui, perché la seconda accusa resta pendente, ed è compito di Saunière dimostrare di non aver fatto spese estranee agli interessi ecclesiastici. Il tribunale, dunque, gli impone:
riguardo la seconda accusa [...] di presentarsi dinanzi a Monsignore il Vescovo di Carcassonne o un suo delegato entro un mese per renderlo partecipe dei conti che egli ha presentato a noi tramite il suo difensore nel corso dell'udienza e delle pezze giustificative. (14)
La sentenza viene ufficialmente comunicata a Saunière il 17 novembre 1910 da don Bonnades che lo raggiunge a Rennes-le-Château, stilando poi un verbale di notifica (15):
Processo verbale di notifica della sentenza contro il signor Saunière.
Il 17 novembre 1910, il sottoscritto, curato di Couiza e delegato dall'ufficiale signor Cantegril, si è recato a Rennes-le-Château per notificare al signor Saunière la sentenza pronunciata contro di lui dal Tribunale della Corte di Carcassonne.
Dopo aver letto la suddetta sentenza al signor Saunière, glien'è stata fornita una copia recante la firma del signor presidente, dei signori assessori e del signor cancelliere.
Ad atto di ciò, il presente verbale è stato redatto e firmato da noi, curato decano di Couiza, il 17 novembre.
A Saunière vengono concessi 10 giorni dalla ricezione della sentenza per ricorrere in appello (dunque entro il 27 novembre) e un mese per la consegna delle fatture contabili (entro 17 dicembre).
1.Riprodotta in Claire Corbu, Antoine Captier, L'héritage de l'Abbé Saunière, Nice: Bélisane, 1995, p.228
2.Pierre Jarnac (a cura di), Les Archives de l'abbé Saunière * 101 Documents reproduits d'après les originaux, Perpignan: Pégase, 2002, documento 89
3.Pierre Jarnac (a cura di), Les Archives de l'abbé Saunière * 101 Documents reproduits d'après les originaux, Perpignan: Pégase, 2002, documento 87
4.Pierre Jarnac (a cura di), Les Archives de l'abbé Saunière * 101 Documents reproduits d'après les originaux, Perpignan: Pégase, 2002, documento 88
5.Christian Doumergue, Bérenger Saunière, prêtre libre à Rennes-le-Château, Nimes: C. Lacour Éditeur, 2000, pp.249-250
6.Dalla sentenza del 5 novembre 1910 trascritta in Jacques Rivière, Le fabuleux trésor de Rennes-le-Château, Bélisane, 1983, pp.193-198, qui tradotta da Sabina Marineo
7.Sentenza del 5 novembre 1910
8.Sentenza del 5 novembre 1910
9.Sentenza del 5 novembre 1910
10.Sentenza del 5 novembre 1910
11.Sentenza del 5 novembre 1910
12.Sentenza del 5 novembre 1910
13.Sentenza del 5 novembre 1910
14.Sentenza del 5 novembre 1910
15.Trascritta in Jacques Rivière, Le fabuleux trésor de Rennes-le-Château, Bélisane, 1983, p.199 qui tradotta da Sabina Marineo

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