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Ris. n. 86 del 15 ottobre 2015 da anuti - File PDF .it
Ris. n. 86 del 15 ottobre 2015 .pdf
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OGGETTO: Interpello ordinario Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212 (Tassazione forfettaria del reddito derivante dalla produzione e dalla
cessione di energia elettrica da impianti fotovoltaici - Art. 22 del
decreto legge n. 66 del 2014)
Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’art.
22 del decreto legge n. 66 del 2014, è stato esposto il seguente
ALFA S.r.l. esercita, sin dalla data di costituzione, l’attività agricola (codice
attività 01.29.00 – “coltivazione di altre colture permanenti”).
Svolge, in particolare, “attività agricola di coltivazioni diverse (a rotazione
frumento, mais, sorgo, ecc.)” su un terreno di propria proprietà e, essendo in
possesso di tutti i requisiti formali previsti per le società agricole, ha optato, sin dal
primo anno di attività, per la determinazione del reddito su base catastale, così come
previsto dall’articolo 1, comma 1093, della legge n. 296 del 2006, senza mai
revocare la relativa opzione.
Nel corso del 2011, ha realizzato sul proprio terreno un impianto fotovoltaico
della potenza nominale di 998,16 KW, avviando la produzione di energia elettrica,
quale attività connessa.
I dubbi interpretativi della società istante riguardano, più precisamente,
l’anno 2014, durante il quale la stessa ha esercitato le seguenti attività:
attività agricola di produzione di cereali, con un volume d’affari di
qualche migliaio di euro derivante dalla loro vendita;
attività di produzione di energia elettrica, superando, tuttavia, i limiti
fissati dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 32/E del 2009 affinché
la predetta attività di produzione possa considerarsi come connessa a
quella agricola e, dunque, assoggettata al regime della tassazione su base
Infatti, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 66 del 24 aprile
2015, che ha dato un’interpretazione autentica della norma in tema di attività
connesse e produzione di energia elettrica, sembrerebbe che l’attività di produzione
di energia elettrica da fonte rinnovabile possa considerarsi attività connessa a
prescindere dal rispetto dei limiti posti dalla citata circolare n. 32/E del 2009.
Pertanto, l’interpellante chiede di sapere se il nuovo regime di tassazione
delle attività connesse, previsto dall’articolo 22 del decreto legge n. 66 del 2014,
possa essere applicato anche a società agricole che, come l’interpellante, abbiano
superato i limiti stabiliti nel richiamato documento di prassi dell’Agenzia delle
La società istante, considerate le analogie con la fattispecie esaminata dalla
Corte Costituzionale, ritiene di dover applicare, per il periodo d’imposta 2014, la
tassazione su base catastale alla sola attività agricola di produzione di cereali e altri
prodotti agricoli, ricorrendo, invece, per l’attività di produzione di energia elettrica
da fonte fotovoltaica, alla tassazione “su un reddito determinato forfettariamente
applicando la percentuale del 25% ai corrispettivi annotati ai fini iva”.
Pertanto, la normativa prevista dall’articolo 22 del decreto legge n. 66 del
2014 verrà applicata a prescindere da quanto previsto dalla circolare n. 32/E del
2009, a nulla rilevando i limiti previsti dal predetto documento di prassi dopo la
sentenza della Corte Costituzionale n. 66 del 2015.
L’articolo 1, comma 1093, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge
finanziaria 2007), stabilisce che “le società di persone, le società a responsabilità
limitata e le società cooperative, che rivestono la qualifica di società agricola ai
sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, come da ultimo
modificato dal comma 1096 del presente articolo, possono optare per l’imposizione
dei redditi ai sensi dell’articolo 32 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al
Si rammenta che il citato comma 1093 era stato abrogato, con effetto dal 1°
gennaio 2013, dall’articolo 1, comma 513, della legge 24 dicembre 2012, n. 228,
secondo cui “i commi 1093 e 1094 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n.
296, e successive modificazioni, sono abrogati e le opzioni esercitate ai sensi dei
medesimi commi perdono efficacia con effetto dal periodo d’imposta successivo a
quello in corso alla data del 31 dicembre 2014”.
Tuttavia, il comma 513 è stato abrogato dall’articolo 1, comma 36, della
legge 27 dicembre 2013, n. 147 (entrata in vigore il 1° gennaio 2014), secondo cui “i
commi 513 e 514 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, sono
abrogati. I commi 1093 e 1094 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
e successive modificazioni, riacquistano efficacia dalla data di entrata in vigore
della presente legge”.
Ne consegue, pertanto, che le società di persone, le società a responsabilità
limitata e le società cooperative che rivestono la qualifica di società agricola ai sensi
dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 99 del 2004, per effetto di tale ultima
disposizione, possono di nuovo optare - a regime - per la tassazione su base catastale
prevista dall’articolo 32 del TUIR.
L’articolo 2 del decreto legislativo n. 99 del 2004, al comma 1, dispone che
“la ragione sociale o la denominazione sociale delle società che hanno quale
oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività di cui all’articolo 2135 del codice
civile deve contenere l’indicazione di società agricola”.
Pertanto, le società di persone, le società a responsabilità limitata e le società
cooperative possono qualificarsi come società agricole se:
a) la ragione sociale (se trattasi di società di persone) o denominazione
sociale (se trattasi di società di capitali) contiene l’indicazione “società
b) l’oggetto sociale prevede l’esercizio esclusivo delle attività di cui
all’articolo 2135 del codice civile, ovvero delle attività di coltivazione del
fondo, di selvicoltura, di allevamento di animali e delle attività connesse.
Tale requisito formale, come precisato nella circolare n. 50/E del 1°
ottobre 2010, deve trovare un riscontro nell’attività in concreto svolta
dalle società agricole.
A proposito delle attività connesse di cui al terzo comma dell’articolo 2135
del codice civile, l’articolo 1, comma 423, della legge 23 dicembre 2005, n. 266
(legge finanziaria 2006), ne ha ampliato il novero, facendovi rientrare anche le
attività di produzione e la cessione “di energia elettrica e calorica da fonti
rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche nonché di carburanti ottenuti da produzioni
vegetali provenienti prevalentemente dal fondo e di prodotti chimici derivanti da
prodotti agricoli provenienti prevalentemente dal fondo” effettuate da un
imprenditore agricolo, considerando tali attività come “produttive di reddito
agrario”, nel presupposto, come chiarito nella circolare n. 32/E del 6 luglio 2009,
che risulti verificato il requisito della prevalenza, ossia a condizione che le fonti di
produzione dell’energia provengano prevalentemente dal fondo.
Anche per la produzione di energia da fonte fotovoltaica, attività connessa
“atipica” in quanto il suo svolgimento non richiede all’imprenditore agricolo
l’impiego di prodotti derivanti dalla coltivazione del fondo, la circolare n. 32/E del
2009 ha richiesto un collegamento con l’attività agricola tipica, caratterizzata dalla
presenza di un’azienda con terreni coltivati e distinti in catasto con attribuzione di
In particolare, i terreni di proprietà dell’imprenditore agricolo o, comunque
nella sua disponibilità, devono essere condotti dall’imprenditore medesimo.
Inoltre, con nota prot. n. 3896 del 27 luglio 2008, indirizzata alla scrivente e
richiamata nella circolare n. 32/E del 2009, il Ministero per le politiche agricole e
forestali ha individuato specifici criteri di “connessione” con l’attività agricola per
evitare di attrarre al regime dei redditi agrari attività prive di un significativo
rapporto con l’attività agricola stessa.
1. “la produzione di energia fotovoltaica derivante dai primi 200 KW di
potenza nominale complessiva, si considera in ogni caso connessa
all’attività agricola;
2. la produzione di energia fotovoltaica eccedente i primi 200 KW di
potenza nominale complessiva, può essere considerata connessa
all’attività agricola nel caso sussista uno dei seguenti requisiti:
a) la produzione di energia fotovoltaica derivi da impianti con
integrazione architettonica o da impianti parzialmente integrati, come
definiti dall’articolo 2 del D.M. 19 febbraio 2007, realizzati su
strutture aziendali esistenti;
b) il volume d’affari derivante dall’attività agricola (esclusa la
produzione di energia fotovoltaica) deve essere superiore al volume
d’affari della produzione di energia fotovoltaica eccedente i 200 KW.
Detto volume deve essere calcolato senza tenere conto degli incentivi
erogati per la produzione di energia fotovoltaica;
c) entro il limite di 1 MW per azienda, per ogni 10 KW di potenza
installata eccedente il limite dei 200 KW, l’imprenditore deve
dimostrare di detenere almeno 1 ettaro di terreno utilizzato per
l’attività agricola”.
Dunque, alla luce delle indicazioni contenute nella citata nota ministeriale, la
produzione e la cessione di energia fotovoltaica da parte di imprenditori agricoli è
considerata sempre come produttiva di reddito agrario per la parte generata dai primi
200 KW di potenza nominale installata.
Diversamente, ossia se generata da impianti di potenza superiore a 200 KW,
l’energia prodotta in eccesso rispetto a quella che sarebbe derivata da un impianto di
potenza fino a 200 KW, è produttiva di reddito agrario solo al ricorrere di uno dei
requisiti richiamati alle lettere a), b) e c).
Il reddito derivante dalla produzione e vendita dell’energia tramite impianti
che eccedono i limiti illustrati, costituisce per la parte eccedente reddito d’impresa,
determinato secondo le regole ordinarie di tale categoria reddituale, contrapponendo
i relativi costi e ricavi.
Al riguardo, si evidenzia che, con due ordinanze del 7 luglio 2014, la
Commissione tributaria di Agrigento ha sollevato la questione di legittimità
costituzionale dell’articolo 1, comma 423, della legge n. 266 del 2005 - nella
versione antecedente alle più recenti modifiche introdotte dall’articolo 22 del
decreto legge 24 aprile 2014, n. 66 – e dell’articolo 1, comma 1093, della legge 27
dicembre 2006, n. 296, “nelle parti in cui non stabiliscono alcun limite di natura
qualitativa e/o quantitativa oltre il quale la produzione e la cessione di energia
elettrica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche effettuate dagli
imprenditori agricoli cessa di essere attività connessa a quella agricola e diviene
industriale che genera reddito di impresa soggetto a tassazione ordinaria”.
La norma censurata sarebbe stata in contrasto con gli articoli 2, 3 e 53 della
Costituzione, in quanto avrebbe determinato un sistema di fiscalità di favore
assolutamente irragionevole e privo di qualsiasi nesso con l’effettiva capacità
contributiva, traducendosi nell’esonero dalla tassazione ordinaria dei ricavi derivanti
dalla produzione di energia da fonti rinnovabili.
Con sentenza n. 66 del 24 aprile 2015, la Corte Costituzionale ha ritenuto
non fondata la questione di legittimità costituzionale.
I giudici costituzionali hanno evidenziato che la norma base della materia, non a
caso richiamata sia dall’articolo 1, comma 423, della legge n. 266 del 2005 che
dall’articolo 2 del decreto legislativo n. 99 del 2004, è l’articolo 2135 del codice civile.
E’ la norma codicistica, infatti, che individua in termini generali la categoria
delle attività connesse, specificando, al terzo comma, che si intendono tali “le
attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione,
bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni
o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda
normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata (…)”.
Ebbene, per la Corte Costituzionale, l’attività di produzione e cessione di
energia da fonti fotovoltaiche è da qualificarsi, appunto, come “attività diretta alla
fornitura di beni” e, quindi, per essa vale il requisito della “utilizzazione prevalente
di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola”.
In particolare, ciò che assume rilevanza è il fondo, quale risorsa primaria
dell’impresa agricola che, quando sia utilizzato per la collocazione degli impianti
fotovoltaici, insieme alle eventuali superfici utili degli edifici addetti al fondo, deve
comunque risultare “normalmente impiegato nell’attività agricola”.
Resta fermo, per la Consulta, che l’esercizio di attività connesse non deve
snaturare l’impresa, “contraddicendone la vocazione agricola”.
A ben vedere, i giudici costituzionali hanno rigettato la questione di
legittimità costituzione, non perché sarebbero stati illegittimi eventuali limiti
qualitativi o quantitativi che il legislatore avesse fissato, ma semplicemente perché sul piano normativo - hanno ritenuto sufficienti a garantire la connessione all’attività
agricola principale gli ordinari criteri della “prevalenza” e del “normale impiego”.
La prassi amministrativa ha specificato i predetti criteri di “prevalenza” e
“normale impiego” al fine di agevolare la verifica della connessione all’attività
agricola principale dell’attività di produzione e cessione di energia elettrica da
Pertanto, anche dopo la predetta pronuncia della Corte Costituzionale,
possono ritenersi validi i chiarimenti forniti in passato dall’Agenzia delle Entrate ed
- le precisazioni contenute nella circolare n. 44/E del 14 maggio 2002,
laddove è stato affermato che, per poter rientrare fra le attività connesse, l’attività di
fornitura di beni o servizi da parte dell’imprenditore agricolo non deve aver assunto
per dimensione, organizzazione di capitali e risorse umane, la connotazione di
attività principale;
- i criteri di connessione con l’attività agricola individuati dal Ministero per le
politiche agricole e forestali e recepiti nella circolare n. 32/E del 2009.
Come anticipato, di recente, l’articolo 22 del decreto legge 24 aprile 2014, n.
66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, e
successivamente modificato dal decreto legge 31 dicembre 2014, n. 192, convertito,
con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11, ha apportato delle modifiche
al citato comma 423 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2006, stabilendo che le
parole “e si considerano produttive di reddito agrario” sono sostituite dalle
seguenti: “il reddito è determinato applicando all’ammontare dei corrispettivi delle
operazioni soggette a registrazione agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto il
coefficiente di redditività del 25 per cento”. Le disposizioni del presente comma si
applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31
dicembre 2015 e di esse si tiene conto ai fini della determinazione dell’acconto delle
imposte sui redditi dovute per il predetto periodo d’imposta”.
Resta in ogni caso salva, così come prima, “l’opzione per la determinazione
del reddito nei modi ordinari, previa comunicazione all’ufficio secondo le modalità
previste dal regolamento di cui al decreto del presidente della Repubblica 10
novembre 1997, n. 442”.
Lo stesso articolo 22, al comma 1-bis, ha introdotto, inoltre, una disciplina
transitoria per i soli anni 2014 e 2015, stabilendo che “limitatamente agli anni 2014
e 2015, ferme restando le disposizioni tributarie in materia di accisa, la produzione
e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali, sino a
2.400.000 kWh anno, e fotovoltaiche, sino a 260.000 kWh anno, nonché di
carburanti ottenuti da produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo e
di prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli provenienti prevalentemente dal
fondo effettuate dagli imprenditori agricoli, costituiscono attività connesse ai sensi
dell’articolo 2135, terzo comma, del codice civile e si considerano produttive di
reddito agrario. Per la produzione di energia, oltre i limiti suddetti, il reddito delle
persone fisiche, delle società semplici e degli altri soggetti di cui all’articolo 1,
comma 1093, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è determinato, ai fini IRPEF ed
IRES applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni soggette a
registrazione agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, relativamente alla
componente riconducibile alla valorizzazione dell’energia ceduta, con esclusione
della quota incentivo, il coefficiente di redditività del 25 per cento, fatta salva
l’opzione per la determinazione del reddito nei modi ordinari, previa comunicazione
all’ufficio secondo le modalità previste dal regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442. Le disposizioni del presente
comma si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso
al 31 dicembre 2013 e di esse si tiene conto ai fini della determinazione
dell’acconto delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività
produttive dovute per il predetto periodo d’imposta”.
In sostanza, a seguito delle modifiche normative appena riportate, a partire
dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015 (periodo
d’imposta 2016 per i soggetti che hanno l’esercizio coincidente con l’anno solare),
la determinazione del reddito imponibile derivante dalla produzione e cessione di
energia elettrica e calore da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche, nonché di
carburanti prodotti da coltivazioni vegetali provenienti prevalentemente dal terreno
effettuata dagli imprenditori agricoli avverrà, salvo opzione per la determinazione
dello stesso nei modi ordinari, applicando ai corrispettivi delle operazioni soggette a
registrazione il coefficiente di redditività del 25 per cento.
Naturalmente, il riferimento è alle attività agro-energetiche così come
descritte dall’articolo 1, comma 423, della legge n. 266 del 2005 e nei limiti della
connessione agricola dettati dal legislatore ordinario e dettagliatamente declinati nei
documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Pertanto, a partire dal periodo d’imposta 2016, come chiarito nella circolare
n. 32/E del 2009, la produzione e la cessione di energia elettrica da impianti
fotovoltaici da parte di imprenditori agricoli sarà automaticamente assoggettata alla
tassazione forfettaria introdotta dall’articolo 22, comma 1, del decreto legge n. 66
del 2014 soltanto per la parte generata dai primi 200 KW di potenza nominale
Oltre tale limite, in assenza di uno dei requisiti di connessione previsti dalla
circolare n. 32/E del 2009, l’energia prodotta in eccesso rispetto a quella che sarebbe
derivata da un impianto di potenza fino a 200 KW, sarà considerata come produttiva
Le nuove regole previste dal comma 1 dell’articolo 22 del decreto legge n. 66
del 2014 dovranno già essere applicate in sede di determinazione degli acconti delle
imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31
dicembre 2015 (periodo d’imposta 2016 per i soggetti che hanno l’esercizio
coincidente con l’anno solare).
Per gli anni 2014 e 2015, è stata prevista, invece, una disciplina transitoria.
In particolare, il comma 1-bis dell’articolo 22 del decreto legge n. 66 del
2014 ha circoscritto l’ambito di applicazione della nuova tassazione forfettaria alla
sola produzione e cessione di energia elettrica da fonti fotovoltaiche oltre i 260.000
kWh anno.
Ciò, naturalmente, a condizione che risultino rispettati i criteri di connessione
individuati dalla circolare n. 32/E del 2009.
In caso contrario, troveranno applicazione, per la parte di reddito derivante
dall’energia prodotta in eccesso, le regole ordinarie in materia di reddito d’impresa.
Entro il limite dei 260.000 kWh (il riferimento, come si desume dal
maxiemendamento al disegno di legge di conversione del decreto legge n. 66 del
2014, è agli “impianti di potenza superiore a 200 KW”) la produzione e la cessione
di energia da fonti fotovoltaiche costituiranno attività connesse a quella agricola e si
considereranno produttive di reddito agrario.
Tanto premesso, sulla base delle circostanze rappresentate dall’interpellante,
si ritiene che la società istante possa assoggettare a tassazione catastale, per il
periodo d’imposta 2014, il reddito derivante dall’attività agricola principale “di
produzione cereali e altri prodotti agricoli” nonché il reddito scaturente dalla
produzione e dalla cessione di energia fotovoltaica entro il limite dei 260.000 kWh.
Non sussistendo, invece, come riportato dalla stessa società istante, i criteri di
connessione con l’attività agricola principale previsti dalla circolare n. 32/E del
2009, il reddito derivante dalla cessione dell’energia fotovoltaica prodotta in eccesso
dovrà essere tassato mediante l’applicazione delle ordinarie regole in materia di
Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni
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References: Art. 11
 Art. 22
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