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Corte di Cassazione, sezione II civile, 16 marzo 2017, n. 6844 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2017 Corte di Cassazione, sezione II civile, 16 marzo 2017, n. 6844
Ai fini dell’inadempimento di un preliminare di vendita di un terreno, non rileva la circostanza che esso perda la sua edificabilità per effetto del cambiamento del regime urbanistico dell’area in cui ricade in un momento successivo alla stipula del contratto
SENTENZA 16 marzo 2017, n.6844
Insorgeva controversia fra le parti con contrapposte domande di risoluzione contrattuale e risarcimento danni, separatamente azionate e definite dal Tribunale di Napoli, che – riuniti i separati giudizi intrapresi da entrambe le parti – con sentenza n. 12440/2001 dichiarava risolti i contratti di permuta ed appalto inter partes per inadempimento del M.F. , con condanna del di lui figlio C. , subentrato nel corso del giudizio quale erede ed avente causa del primo nelle more deceduto, al risarcimento dei danni in favore dell’attrice quantificati nella misura di Lire 174 mila, nonché con condanna della D.L. alla restituzione della somma di Lire 41.360.000 e del M. alla refusione della metà delle spese di lite.
Questa Corte, con sentenza n. 22055/2009, accoglieva il ricorso rimettendo alla Corte distrettuale in quanto “il giudice del merito avrebbe dovuto porsi il problema se, non essendo ravvisabile alcun interesse della committente al futuro sviluppo edificatorio del fondo una volta venduto al M. quale corrispettivo dell’appalto, la pattuizione della seconda condizione non fosse impeditiva della controprestazione promessa all’appaltatore, alla stregua di una interpretazione della clausola secondo i principi della buona fede di cui all’art. 1366 c.c.”.
Riassunto il giudizio, la Corte di Appello di Napoli – con sentenza n. 2884/2012 – dichiarava risolto il contratto inter partes per fatto e colpa della D.L. , condannando l’appellata alla restituzione in favore del M. della complessiva somma di Euro 111.224,16, oltre interessi legali, nonché al risarcimento danni liquidati in Euro 12.911,42, rivalutati di anno in anno ed la pagamento di tutte le spese di lite liquidate, come in atti, con attribuzione agli avvocati antistatari.
1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di ‘violazione dell’art. 1176 e ss. c.c., dell’art. 1218 c.c. e 1453 c.c.; violazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 co 1, n. 3 c.p.c. (nonché) omessa e insufficiente motivazione su un punto decisivo in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c.’.
Col motivo, dopo l’esposizione di una serie di parti della sentenza impugnata, si deduce che la stessa ‘sia stata presa in dispregio di tutti i principi che regolano l’adempimento delle obbligazioni…”.
Ciò posto deve evidenziarsi che, alla stregua del principio (non eluso) della prima decisione di questa Corte, si è correttamente provveduto – con l’impugnata sentenza – a valutare l’inadempimento contrattuale e ad ascriverlo – per la rilevanza dello stesso – alla D.L.P. .
La circostanza che l’appaltatore abbia chiesto la declaratoria di inadempimento della committente solo all’esito della avversa – e contraria domanda di quest’ultima non poteva né può certo costituire motivo impeditivo allo svolgimento della domanda, poi, accolta del M. .
Peraltro la valutazione, anche sotto il profilo comparativo, dell’inadempimento (ascritto alla committente), risulta invero – pure con riguardo alla pretesa carenza motivazionale di cui alla censura – corretto.
In particolare risulta ben evidenziato il persistente mancato adempimento della committente a quanto impostole dal contratto inter partes ovvero la pattuita cessione del fondo a fronte dell’integrale e pregresso pagamento del prezzo dello stesso, costituito dalla realizzazione (accertata in oltre i 4/5) del manufatto edilizio, in sostanza costruito da parte del M. . Per di più, ancora, non era configurabile un legittimo impedimento alla detta cessione del terreno in dipendenza del mancata edificabilità del terreno, fatto – quest’ultimo – che, di certo (e come desumibile dalla stessa decisione di questa Corte del 2009), non poteva certo costituire, ‘secondo i principi di buona fede di cui all’art. 1366 c.c…… condizione impeditiva alla controprestazione promessa all’appaltatore’.
Tanto anche alla stregua delle pattuizioni contrattuali, di cui all’artt. 16 dello stesso, che – nel prevedere la condizione essenziale del rilascio della concessione a costruire’ si riferiva ‘con ogni evidenza (come rilevato nella sentenza impugnata) al rilascio della concessione per edificare la villetta bifamiliare destinata proprio alla D.L.P. e non anche alle future concessioni relative alle possibili costruzioni da edificare sul terreno ceduto all’appaltatore M. ‘.
2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di ‘violazione dell’art. 112 c.p.c.; violazione dell’art. 1435 c.c. e 1457 c.c.; violazione dell’art. 2033 c.c. e 2041 in relazione all’art. 360, n. 3 c.p.c.’.
Parte ricorrente lamenta, in sostanza, col motivo qui in esame la violazione – in particolare – della norma di cui all’art. 2033 c.c. perché la Corte distrettuale ha stabilito che gli interessi dovuti sulla somma da restituire dal giorno del pagamento.
Nell’ipotesi la Corte territoriale non poteva accordare la decorrenza degli interessi – come preteso in ricorso – dalla domanda (per pretesa inesistenza, secondo la ricorrente, della malafede di quest’ultima).
Infatti, ‘nel caso di risoluzione di un contratto preliminare di vendita per inadempimento del promittente venditore, quest’ultimo è tenuto a restituire le somme ricevute con gli interessi legali, dovuti come frutto civile del denaro, a decorrere dal giorno in cui le somme gli furono consegnate dall’altro contraente’ (Cass. civ., Sez. Terza, Sent. 18 settembre 2014, o. 19659 e, in precedenza, conformemente Cass. n. 4604/2008).
3.- Con il terzo motivo parte ricorrente lamenta la ‘violazione dell’art. 1218, 1223 e 1435 c.c.., violazione dell’art. 1226 c.c.; violazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360, co. 1, n. 3 c.p.c. (nonché) omessa o insufficiente motivazione su un punto decisivo (perdita della qualità edificatoria) in relazione all’art. 360, n. 5 c.p.c.’.
E, pertanto, ‘il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale e per il risarcimento del danno deve provare solo la fonte del suo diritto’ (Cass. civ., Sez. Terza, Sent. 16 giugno 2014, n. 13643), che lo abilita – in quanto non inadempiente – alla giustifica richiesta di danni, gravando – viceversa – al debitore ‘l’onere di dimostrare l’avvenuto esatto adempimento’ contrattuale che ne bloccherebbe la richiesta stessa (Cass. civ., Sez. Terza, sent. 15 maggio 2012, n. 7530).
Deve, infine, osservarsi che la parte riscorrente, col motivo qui in esame, ha allegato – senza alcune specifica indicazione temporale e normativa – l’erroneità del risarcimento stabilito dalla Corte territoriale in dipendenza della circostanza che il terreno promesso in vendita al M. (e, comunque, mai allo stesso ceduto) aveva perso la propria edificabilità; tanto ‘per effetto del cambiamento del regime urbanistico di quella zona’.
Il motivo, pertanto, va – nel suo complesso – respinto.

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