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Timestamp: 2019-12-10 00:01:50+00:00

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Io non ricordo il FALSO. | BLOG MILITANTE COMUNISTA
Pubblicato il 7 febbraio 2009 da dalai87
Il 10 Febbraio, si svolge la giornata del ricordo (in memoria dei presunti eccidi delle Foibe: 326 vittime accertate, 6.000 vittime ipotizzate senza concrete prove storiografiche). Si tratta di un atto di compromesso storico, istituito nel 2004 dai partiti di destra, per bilanciare la “Giornata della Memoria” (il 27 gennaio, in ricordo dello sterminio nazifascista di circa 6 milioni di ebrei). Oggi il “ricordo” istituzionale delle Foibe non è pietà verso i morti, ma una strumentalizzazione volta solo a rivalutare storicamente l’esperienza della dittatura fascista, screditando la Resistenza partigiana, mettendo sullo stesso piano nazifascisti e antifascisti, sfruttando tragici episodi del passato per manipolare la storia a proprio uso e consumo. Nel nome della “pacificazione” e della costruzione di un’artificiosa “memoria condivisa” viene condotta una campagna di stravolgimento della verità storica, tesa alla sistematica assoluzione del fascismo e alla denigrazione di chi lo ha realmente combattuto.
Isolato dal suo contesto storico qualunque episodio perde di significato ed è facile manipolarlo a piacimento. L’occupazione fascista della Jugoslavia comportò una feroce persecuzione razziale delle genti slave (considerate «razza inferiore»), l’italianizzazione forzata, il divieto di parlare la propria lingua, la soppressione di tutte le scuole croate e slovene, il sequestro (spesso reso superfluo dalla devastazione dei locali) di circa 4.000 sedi di associazioni culturali slave. Già nel 1920 Benito Mussolini affermava: «Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 500 italiani». Tra il 1941 e il 1945 l’occupazione nazifascista produsse la distruzione di decine di migliaia di abitazioni, la morte di circa 45.000 civili sloveni e croati e l’arresto e l’internamento di altri 95.000.
Il regime fascista costruì in Jugoslavia 15 campi di concentramento e 14.000 prigionieri persero la vita nei lager italiani in Slovenia. Quella fascista fu una delle prime e più feroci “pulizie etniche” dell’età moderna secondo una politica di colonizzazione che prevedeva il massacro delle popolazioni locali e l’esproprio di terre e proprietà a favore della superiore «razza italiana». Per questo dico “No al revisionismo fascista di stato!” La storia non si dimentica e la memoria non si cancella. Riportare alla luce questa cornice storica non significa offendere gli italiani che perirono nelle Foibe né oltraggiare il dolore dei loro familiari e dei superstiti, ma rendere giustizia alla storia in quanto eredità collettiva e monito per il futuro. Se i morti sono tutti uguali, differenti sono le circostanze e le motivazioni che condussero al loro drammatico epilogo. E bisognerebbe ricordare non solo i morti italiani, ma anche i crimini italiani che la destra dimentica con una sottile forma di razzismo: le documentate stragi e genocidi coloniali operati dal Fascismo in Albania, in Jugoslavia e nell’Africa Orientale Italiana, anche con l’uso massiccio di armi chimiche contro le popolazioni civili.
Io non ricordo il FALSO.ultima modifica: 2009-02-07T01:59:00+01:00da dalai87
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17 pensieri su “Io non ricordo il FALSO.”
angela il 8 febbraio 2009 alle 18:10 scrive:
Ciao Dalai, e grazie del tuo passaggio e commento sul mio blog.
Sono d’accordo sulle riflessioni che fai nel tuo post e anche sul fatto che se non ci si oppone democraticamente, in termini di lotta, alla situazione non troppo lontana da un “colpo di stato” in cui ci ritroviamo, saremmo quasi senza rendercene conto in un regime del tutto dittatoriale (del quale peraltro molti segnali già ci sono).
Ho scritto “democraticamente” poiché, a differenza di ciò che qualcuno crede, la democrazia ha in sé tutti gli elementi per contestare anche duramente tutto ciò che può concorrere a stravolgerne i fondamenti. Nel nostro Paese, tutte le conquiste sociali e politiche dal dopoguerra sono state ottenute tramite lotte democratiche, a volte duramente represse (che hanno visto anche eccidi e stragi ai danni di manifestanti, spesso lavoratori), ed è solo grazie a tali lotte che spesso anche gli organi legislativi hanno promulgato leggi a favore delle classi lavoratrici o dei più disagiati.
Occorrerebbe leggere anche le molte fonti disponibili che possono “illuminarci” sugli atti concreti che vennero promossi da quell’altro “cavaliere” quando istituì in Italia il fascismo. Così, tanto per non ricascarci magari…
Per avere idee più chiare sul conflitto istituzionale in atto occorrerebbe leggere e studiare qualche documento fondamentale: qui fornisco alcuni link.
Sentenza della Suprema Corte di Cassazione (Englaro)
Convenzione di Oviedo sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina
http://www.coe.int/t/e/legal_affairs/legal_co-operation/b…
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea adottata a Nizza nel 2000
Codice di deontologia medica del 2006
http://portale.fnomceo.it/Jcmsfnomceo/cmsfile/attach_3819.pdf
Il primo documento è naturalmente la Costituzione, nata dalla Resistenza, che contiene tutte le norme del convivere civile nel nostro Paese e sulla quale l’“eversore-presidente del Consiglio” che ci ritroviamo ha giurato al momento del suo insediamento, salvo sputarci sopra in tutte le occasioni – lodo Alfano compreso – in cui l’ha ampiamente tradita.
Vi è poi la sentenza della Cassazione sul caso Englaro: si tratta di sentenza definitiva e non appellabile (meno che mai per decreto) che spiega in modo molto dettagliato tutti i motivi validi per porre fine alle iniziative sanitarie (vere e proprie torture, a mio parere) cui è stata sottoposta Eluana Englaro per diciassette anni. Suo padre è dagli anni Novanta che tenta – democraticamente e legalmente, alla luce del sole – di porre fine allo “stato vegetativo permanente” di sua figlia. Sarebbe sufficiente leggere attentamente tale sentenza per avere chiare, chiarissime, tutte le circostanze relative alla situazione reale di quella giovane donna.
Do anche riferimenti alla “Convenzione di Oviedo”, alla “Carta dei diritti fondamentali della UE” e al “Codice di deontologia medica”, che a loro volta possono fornire, più in generale, nuovi elementi di conoscenza, che non possono in alcun modo essere affidati alla fantasia…
Io penso che questo dovrebbe essere il metodo per farsi un’opinione. E non quello di straparlare costruendo ipotesi del tutto personali e senza alcun fondamento né costrutto.
Scrivevo ieri in un mio commento su un altro blog, che in parte riporto anche qui e che riguarda anzitutto le orrende leggi contro gli immigrati: «[…] stiamo terminando di costruire un perfetto regime di apartheid, fatto di odio, soltanto di odio. Beh, sono una che è nata sotto il fascismo, quando quell’altro Cavaliere ci imbottiva la testa con le colonie e andava a gasare i libici e i somali, ho vissuto quelli che dovrei considerare, almeno sul piano personale, i migliori anni della mia vita sotto la Dc che aveva ereditato dal regime precedente (sia pure fatte le debite eccezioni) i suoi maggiorenti, e a quanto pare sono destinata a morire di nuovo sotto un altro Cavaliere che si dà da fare per instaurare un nuovo fascismo.
Un fascismo perfino peggiore (se fosse possibile) del precedente, perché là c’erano simboli ridicoli, ossa di morto incrociate e stupide divise fin dalla prima elementare, oltre alla barbarie di una guerra sanguinosa. Ma quest’ultima continua a esserci, per ora non esattamente anche in casa nostra (almeno le bombe in testa non le becchiamo, come a me era accaduto) ma con i nostri soldati che viaggiano in lungo e in largo dove ce n’è qualcuna: e vi sono ancora “vedove e orfani di guerra”. I simboli si sono trasformati in ansia di consumare, nella televisione che rimbambisce e, per troppi (immigrati e no), nell’impossibilità di avere due volte al giorno un piatto caldo… Un Paese indebolito e imbelle, senza princìpi e senza valori, dove si può stuprare una donna e tornare a casa tra le accoglienti braccia della propria madre, si può dar fuoco, a scelta, a un barbone o a un immigrato e, nel peggiore dei casi, essere affidati ai servizi sociali. Dove l’illegalità è dilagante (a partire da chi siede nei banchi della Camera e del Senato), e non si rispettano neppure le sentenze di Cassazione. Un Paese dove si criticano gli ayatollah e l’integralismo, e si è a un passo dal diventare uno Stato teocratico […]».
Un saluto da Angela e buona prossima settimana.
demoskaidemos il 8 febbraio 2009 alle 22:28 scrive:
Hai perfettamente ragione: c’è un tentativo di imporre una dittatura clerico-fascista
Continua col tuo blog coraggioso e luicido, valido contributo a difesa dello Stato democratico e di diritto.
. il 9 febbraio 2009 alle 9:40 scrive:
Grazie Dalai, per il tuo commento. Leggerò questo post appena avrò un minuto di tempo per farlo. Intanto buon inizio di setttimana.
Luk4 il 9 febbraio 2009 alle 17:56 scrive:
La cosa grave di tutta questa situazione è che stanno riuscendo nel loro intento di sviare le coscienze da quello che è il problema vero, come se a lor signori interessasse davvero di Eluana. Gli attacchi alla magistratura (ribaltando una sentenza ponderata e legittima) e al Capo dello Stato sono talmente macroscopici che è come trovarsi davanti a una montagna: talmente grande che se non si alza gli occhi non se ne può capire la massa.
E qui o sono nani o stanno tutti a occhi bassi.
Faina il 10 febbraio 2009 alle 14:30 scrive:
Sono d’accordo, non possiamo permettere che si riformi una nuova dittatura, dobbiamo ribellarci.
Carlo il 10 febbraio 2009 alle 14:32 scrive:
Scusa se non rispondo al tuo commento ma oggi sono convinto che chiunque, favorevole e contrario, debba rispettare Eluana con il silenzio. Ne riparleremo giovedì con il post in cui “dirò la mia”. Ciao Dalay.
angela il 12 febbraio 2009 alle 1:20 scrive:
ti do pienamente atto che “tu non ricordi il falso”: infatti, quanto dici nell’aggiunta che hai fatto al tuo post, riassume in modo magistrale i fatti dolorosi e il modo in cui si sono verificati, poi manipolati e infine strumentalizzati dalla impresentabile destra italiana. E hai dato anche un esemplare resoconto delle mobilitazioni avvenute in tutta Italia, anche e soprattutto di quante non hanno riscontro né sulla carta stampata né sulle televisioni. Ti ringrazio. E fai pure bene a non raccogliere alcuna provocazione.
W la Costituzione! W la Resistenza antifascista di ieri e di oggi!
Carlo il 12 febbraio 2009 alle 15:42 scrive:
Ciao Dalay e buona giornata! Guarda che se uno vuol “capire”… capisce anche un post come il tuo, scritto sotto l’impulso della rabbia!! Forse, l’unica differenza è che io “la controllo” e te un po’ meno!!! Io, quando leggo, mi limito a capire il “senso” e, se proprio esageri, te lo faccio notare!! Ma il senso… rimane!!!! Ora, se vogliamo discutere della “forma”, non arriveremo mai a nulla!! Se, invece, come facciamo in molti, vogliamo discutere dei contenuti… qualche speranza c’è!!! Sono convinto che la tua rabbia… se fai “esercizio” si può padroneggiare mentre i problemi che ci affliggono, se non ci diamo tutti una svegliata, ci sommergeranno fino ad affogarci!!! Continua così… quindi!!!!
Luk4 il 12 febbraio 2009 alle 16:54 scrive:
Beh, per ora mi sono fermato, almeno in attesa della prossima schifezza….
Il fatto è che non mi riesce di smettere di lavorare… e il tempo è quello che è.
epifasi il 13 febbraio 2009 alle 12:53 scrive:
grazie del saluto, per spiegarti meglio, sono poesie di Bona, un poeta omosessuale di inizio 900.
Dalle poesie si percepisce la sua sofferenza di percepirsi diverso in un periodo in cui l’omosessualità era vista come malattia.
Spesso il percepirsi diverso può produrre atteggiamenti devianti, come le orgie o gli incontri occasionali che nel suo libro sono incombenti.
Chèrie Senz'Anima il 13 febbraio 2009 alle 20:21 scrive:
Lo sai che al mio Dalai non rinuncio mai!!!!!!!!!
nupalom il 15 febbraio 2009 alle 2:35 scrive:
A proposito di religione e politica… 43 anni fa, in uno scontro a fuoco nella provincia di Santander, moriva padre Camilo Torres, sacerdote, sociologo, rivoluzionario, membro dell’Esercito di Liberazione Nazionale colombiano.
Camilo Torres doveva essere un cattolico un po’ strano. Chissà perché, non chiedeva di porre un freno all’immigrazione clandestina. Non auspicava il presidenzialismo alla francese. Non pretendeva di starsene tranquillo a curare le rose del proprio giardino. Sebbene credesse nell’immortalità dell’anima, sapeva che la miseria mieteva più morti delle dispute teologiche. E che la miseria non la manda il demonio, ma il capitale. Per questo scelse di prendere le armi contro l’oligarchia al potere.
Come quarant’anni fa, ancora oggi, stretto nel suo cantuccio fuori dal mondo, il Vaticano continua a santificare stregoni e taumaturghi condannando al silenzio le istanze rivoluzionarie della teologia della liberazione, dimostrando ulteriormente, qualora ce ne fosse bisogno, che il cristianesimo in Occidente è ormai nulla di più che la misera riserva ideologica della piccola borghesia reazionaria.
Su tutt’altri toni, qualche mese prima di morire Camilo Torres aveva scritto:
“La principale regola nel cattolicesimo è l’amore per il prossimo. Quest’amore, perché sia vero, deve trovare la sua efficacia. Se l’elemosina, la beneficenza, le poche scuole gratuite, i pochi piani per le abitazioni, ciò che viene chiamato “carità”, non riesce a dare da mangiare alla maggioranza degli affamati, né a vestire la maggioranza dei denudati, né ad insegnare alla maggioranza di coloro che non sanno, dobbiamo trovare mezzi efficaci per il benessere della maggioranza.
Questi mezzi non li vanno a cercare le minoranze privilegiate che detengono il potere, perché generalmente questi mezzi efficaci obbligano le minoranze a sacrificare i loro privilegi.
È necessario allora prendere il potere alla minoranza privilegiata per darlo alla maggioranza povera. La Rivoluzione è la forma per ottenere un governo che dia da mangiare agli affamati, che veste i denudati, che insegna a coloro che non sanno, che adempie alle opere di carità, d’amore con il prossimo, non solo in modo occasionale e transitorio, non solo per pochi, ma per la maggioranza del nostro prossimo. Per questo la Rivoluzione non solo è permessa ma è obbligatoria per i cristiani che vedono in lei l’unica maniera efficace e ampia di realizzare l’amore per tutti.
Io ho lasciato i privilegi e i doveri del clero, però non ho smesso di essere sacerdote. Credo di essermi dato alla Rivoluzione per amore verso il prossimo. Ho smesso di dire messa per realizzare quest’amore per il prossimo, sul terreno temporale, economico e sociale. Quando il mio prossimo non ha nulla contro di me, quando ha realizzato la Rivoluzione, tornerò ad offrire messa se Dio me lo permetterà. Credo che solo così eseguo il mandato di Cristo.
Dopo la Rivoluzione i cristiani avranno la coscienza che edifichiamo un sistema orientato all’amore verso il prossimo”.
Che differenza con la politica del Vaticano, e soprattutto che differenza con quella sorta di cristianesimo piccolo-borghese capace soltanto di prendere a prestito la lettera del vangelo per dar voce e rappresentanza agli squallidi interessi di una classe in crisi d’identità…
Chèrie Senz'Anima il 15 febbraio 2009 alle 14:07 scrive:
Uff. Non commento i tuoi post, sai già come la penso. E, di conseguenza, non voglio trattarti male.
Passo quindi solo per un saluto.
Ciao piccoloooooooooooooo
il conte90 il 15 febbraio 2009 alle 20:11 scrive:
Ciao dalay, concordo pienamente con te. Bel post. Un saluto dal conte. Buona serata.
epifasi il 16 febbraio 2009 alle 20:23 scrive:
ciao Dalai come stai?
Carlo il 20 febbraio 2009 alle 18:33 scrive:
Ciao Dalay… buon fine settimana!!
antonio il 3 marzo 2009 alle 15:55 scrive:

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