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Timestamp: 2017-04-28 00:27:23+00:00

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Tertius Ordo Regularis Sancti Francisci | Statuti Generali Tertius Ordo Regularis Sancti Francisci Home
PDF Word INDICE SCHEMATICO GENERALE
VITA E MISSIONE DELL'ORDINE Titolo I
Capitolo 1: Il carisma del Terzo Ordine Regolare di s. Francesco
Capitolo 2: Consacrazione al Signore
ACCOGLIENZA NELL’ORDINE
Capitolo 1: Incremento delle vocazioni (1-4)
Capitolo 2: Formazione in generale (5-10)
Capitolo 3: Formazione umana (11-12)
Capitolo 4: Formazione alla vita religiosa
Capitolo 5: Formazione al carisma dell'ordine
Capitolo 6: Formazione alla vita apostolica
Capitolo 7: La formazione permanente (13-15)
Capitolo 8: Il maestro e gli altri educatori (16-17)
Capitolo 9: Tappe della formazione
Capitolo 10: Il postulato (18-22)
Capitolo 11: Il noviziato (23-32)
Capitolo 12: La professione:
§ 1. Professione temporanea (33-37)
§ 2. Professione solenne (38-39)
Capitolo 13: Abito religioso e abbigliamento dei frati (40)
SPIRITO Dl PREGHIERA
Capitolo 1: Comunione con Dio
Capitolo 2: Eucaristia e Liturgia delle ore (41-43)
Capitolo 3: Crescita nella preghiera (44-51)
Capitolo 4: Vita di penitenza (52-55)
VITA IN CASTITÀ
MODO Dl LAVORARE E Dl SERVIRE
VITA IN POVERTÀ
Capitolo 1: Vita fraterna (56-59)
Capitolo 2: Carità verso i frati anziani e infermi (60)
Capitolo 3: Doveri verso i frati, parenti, amici e benefattori defunti (61-67)
Capitolo 4: Doveri verso i parenti, i benefattori e gli ausiliari (68)
Capitolo 5: Viaggi e modo di comportarsi fuori convento (69-74)
Capitolo 6: Ospitalità (75-76)
OBBEDIENZA CARITATIVA
Capitolo 1: Vita apostolica dei frati (77-78)
Capitolo 2: Alcune forme di evangelizzazione
§ 1. Ministero della testimonianza
§ 2. Ministero della parola (79-81)
§ 3. Ministero dei sacramenti (82-84)
Capitolo 3: Organizzazione dell'evangelizzazione
§ 1. Competenza dei ministri (85-87)
§ 2. Scelta dell'apostolato (88-90)
Capitolo 4: Forme concrete di evangelizzazione
§ 1. Ministero parrocchiale (91-93)
§ 2. Ministero degli infermi e degli emarginati (94-95)
§ 3. Ministero della pace e della giustizia (96)
§ 4. Ministero del rinnovamento e della riconciliazione (97-98)
§ 5. Ministero dell’educazione (99-102)
Capitolo 5: Evangelizzazione missionaria (103-108)
Capitolo 6: L'Ordine Francescano Secolare (109-114)
COSTITUZIONE DELLA FRATERNITÀ
E SERVIZIO Dl AUTORITÀ
MISSIONE DEI MINISTRI
UFFICI NELL'ORDINE
Capitolo 1: Distinzione e conferimento degli uffici
Capitolo 2: Rinuncia e rimozione dagli uffici (115-116)
Capitolo 3: Norme da osservare nelle elezioni
Capitolo 1: Autorità e convocazione del capitolo generale (117-120)
Capitolo 2: I vocali nel capitolo generale (121-122)
Capitolo 3: Sessioni capitolari
§ 1. Apertura del capitolo (123-127)
§ 2. Elezione del preside e lavori del capitolo (128-130)
§ 3. Elezione del ministro generale e del consiglio (131-136)
§ 4. Le rimanenti sessioni e conclusione del capitolo (137-138)
Capitolo 1: Il ministro generale (139-140)
Capitolo 2: Il consiglio o definitorio generale
Capitolo 3: Il vicario generale (141-142)
Capitolo 4: I definitori generali (143-147)
Capitolo 5: Il segretario generale (148)
Capitolo 6: Incarichi nell'ordine
§ 1. Il procuratore generale (149-150)
§ 2. Il consiglio per gli affari economici (151-152)
§ 3. L'archivista generale (153-154)
§ 4. Il postulatore generale (155-157)
§ 5. Il direttore della formazione (158)
§ 6. Il segretario delle missioni (159)
§ 7. Altri incarichi (160)
Capitolo 7: Il consiglio plenario dell'ordine
Capitolo 8: Conferenze interprovinciali
Capitolo 1: Il capitolo provinciale (161-162)
§ 1. Tempi del capitolo e delle elezioni (163-165)
§ 2. Procedura del capitolo (166-169)
Capitolo 2: Elezione del ministro provinciale e del consiglio (170-171)
§ 1. Elezione diretta
§ 2. Elezione in capitolo § 3. Elezione con il metodo determinato dalla provincia
Capitolo 3: Congregazione provinciale (172-173)
Capitolo 4: Il ministro provinciale e i suoi collaboratori nel governo
§ 1. Il ministro provinciale (174-175)
§ 2. Il vicario provinciale § 3. Il consiglio o definitorio provinciale (176-179)
§ 4. Il segretario provinciale (180)
§ 5. Il consiglio plenario della provincia (181-183)
PROVINCE, VICEPROVINCE E COMMISSARIATI
Capitolo 1: Erezione e soppressione
§ 1. Le province (184-185)
§ 2. Le viceprovince (186-187)
§ 3. I commissariati (188-189)
Capitolo 2: Governo delle viceprovince e dei commissariati
§ 1. Le viceprovince (190-191)
§ 2. I commissariati (192-195)
VISITA CANONICA (196-200)
GOVERNO DELLE FRATERNITÀ LOCALI
Capitolo 1: I ministri locali (201-205)
Capitolo 2: Il consiglio e il capitolo della fraternità locale
Capitolo 3: Biblioteca e archivio (206-210)
AMMINISTRAZIONE DEI BENI TEMPORALI (211-213)
CORREZIONE FRATERNA (214-216)
PASSAGGIO DA UNA PROVINCIA AD UN'ALTRA
ABBANDONO DELLA FRATERNITÀ E DIMISSIONE
Capitolo 1: Frati che abbandonano spontaneamente la fraternità (217-223)
Capitolo 2: Dimissione dalla fraternità (224-226)
Capitolo 3: Effetti dell'uscita dall'ordine (227-228)
E DELLE COSTITUZIONI (229-232)
VITA E MISSIONE DELL'ORDINE
Titolo I: LA NOSTRA IDENTITÀ
Capitolo 1: ll carisma del Terzo Ordine Regolare di s. Francesco
C 1‑6
C 7‑10
Titolo II: ACCOGLIENZA NELL'ORDINE
Capitolo 1: Incremento delle vocazioni
1. Gli istituti destinati a coltivare le vocazioni siano organizzati in modo che gli alunni, in vista dello stato religioso, vi conducano un tenore di vita cristiana conveniente alla loro età, mantenendo anche gli opportuni contatti con la propria famiglia e con la società.
2. Per quanto possibile, ci siano comunità di accoglienza per offrire ai giovani l'occasione di prendere parte alla nostra vita e di conoscere meglio la nostra fraternità.
3. § 1. Per la promozione vocazionale, il ministro provinciale incarichi un frate o un gruppo di religiosi, mettendo a loro disposizione i mezzi opportuni.
§ 2. Coloro che hanno il compito di ammettere gli aspiranti all'ordine abbiano la consapevolezza che la chiesa esamina l'idoneità dei candidati e li riceve per mezzo loro, nonostante che la vocazione alla vita religiosa e sacerdotale sia un dono di Dio.
4. Le vocazioni adulte vengano curate con mezzi e metodi adatti, secondo le esigenze personali e ambientali, provvedendo in ogni caso che il modo di vivere sia adeguato alla loro età adulta e sia in grado di favorire lo sviluppo umano, cristiano e francescano dei candidati.
Capitolo 2: Formazione in generale
5. I responsabili della formazione, nel valutare e nel plasmare le disposizioni dei candidati, abbiano la dovuta stima di tutti gli utili aiuti della sana psicologia e della pedagogia, offerti dalla natura stessa e dalle ricerche umane, servendosene con saggezza.
6. Ogni provincia faccia in modo che i propri candidati risiedano in fraternità di formazione, provviste dei mezzi opportuni e in armonia con le esigenze del nostro tempo per assicurare loro una solida formazione.
Ogni provincia, con la collaborazione dell’autorità competente e di frati esperti, formuli un programma di formazione, secondo lo spirito della regola e i documenti della chiesa, per adattare le norme generali delle costituzioni alle circostanze particolari di persone e di luoghi.
7. Tutti noi dobbiamo considerare i centri di formazione come il cuore della provincia. È nostro dovere prestare volentieri tutto l’aiuto possibile.
8. Le province e le viceprovince che desiderano collaborare tra di loro nella formazione, si organizzino in base alle decisioni dei rispettivi consigli con accordi fissati per iscritto.
9. I candidati si esercitino nel lavoro intellettuale e manuale, mediante il quale contribuiscono alla vita della comunità, comunicano con gli uomini, fratelli, rendono loro servizio e si associano alla stessa opera redentiva di Cristo, il quale ha conferito al lavoro una grandissima dignità lavorando con le proprie mani a Nazareth.
10. Gli educatori procurino che i candidati, durante il periodo di prova, abbiano la possibilità di dedicarsi convenientemente all’educazione fisica e ad attività ricreative e artistiche, secondo le inclinazioni e le doti di ognuno.
Capitolo 3: Formazione umana
C 13‑16
11. I candidati non orientati agli ordini sacri siano avviati alla conoscenza di professioni utili alla fraternità e alla chiesa.
Mediante corsi speciali si fornisca loro un'appropriata cultura teologica e pastorale, adatta alle esigenze odierne, che permetta loro di coltivare con maggiore frutto la vita evangelica in se stessi e negli altri.
12. II ministro provinciale, con il parere del suo consiglio, giudicherà se, tenuto conto delle particolari circostanze di luogo e osservate le disposizioni vigenti, sia opportuno chiamare qualche religioso al diaconato permanente.
C 17‑23
C 24‑25
C 26‑28
Capitolo 7: La formazione permanente
13. È compito del ministro provinciale provvedere ai frati i mezzi più adatti perché ognuno possa perfezionare la propria formazione e sappia aggiornare quelle conoscenze che sono indispensabili o almeno utili all'espletamento del loro servizio.
Tale finalità si potrà conseguire mediante incontri o attraverso periodi di tempo da dedicarsi al perfezionamento personale o facendo adeguatamente ricorso a coloro che in ogni provincia sono responsabili della formazione permanente.
14. Spetta al ministro provinciale e al consiglio provinciale, secondo le varie circostanze, studiare i mezzi più efficaci per realizzare la formazione permanente e determinarli negli statuti provinciali.
15. Sarà cura del ministro provinciale, con il consenso del suo consiglio, giudicare quali frati, tenuto conto delle capacità, dell'esemplarità di vita e dell'attaccamento all'ordine, possano accedere alle diverse facoltà per conseguirvi le varie specializzazioni.
Capitolo 8: Il maestro e gli altri educatori
C 30‑35
16. Al termine di ogni anno scolastico, il maestro trasmetta al ministro provinciale il giudizio proprio e quello della fraternità sulla idoneità dei singoli candidati. Tale relazione venga proposta dal ministro provinciale al suo consiglio.
17. In ogni provincia dell'ordine venga designato il prefetto degli studi. È suo compito curare che nelle sedi di formazione siano messe fedelmente in pratica le disposizioni riguardo agli studi emanate dalla chiesa e dall'ordine.
Qualora venisse ritenuto necessario, siano anche nominati i prefetti locali degli studi.
Capitolo 10: Il postulato
C 37‑38
18. Durante il periodo del postulato, i candidati siano affidati a un maestro designato dal ministro provinciale, sentito il parere del suo consiglio.
19. È desiderabile che il postulato non abbia luogo nella stessa casa del noviziato. Potrà anche essere utile che si faccia, in tutto o in parte, nelle diverse case della provincia.
20. I requisiti per l'ammissione al postulato sono i seguenti:
1) retta intenzione, volontà libera, idoneità spirituale, intellettuale e sociale;
2) sufficiente salute fisica e psichica;
3) debita maturità personale;
4) conveniente formazione.
Ogni provincia potrà stabilire ulteriori norme di discernimento.
21. Prima di essere ammesso, il candidato dichiarerà in scritto:
1) di non essere affetto da alcun male contagioso né da altra grave e abituale infermità, sapendo che la sua ricezione all'ordine e la successiva professione saranno ritenute nulle se avrà tenuto nascoste con inganno tali malattie;
2) di essere disposto, in conseguenza della sua ammissione alla fraternità, a prestare gratuitamente ogni servizio secondo il volere dei superiori, senza che egli abbia a pretendere alcuna retribuzione in denaro nel caso che lasci l'ordine oppure ne venga dimesso dal ministro.
22. Altre disposizioni riguardanti l'ammissione, la durata e l'organizzazione del postulato siano determinate negli statuti provinciali.
Capitolo 11: Il noviziato
C 39‑47
23. 1) Prima di iniziare il noviziato, i candidati facciano almeno cinque giorni di esercizi spirituali.
2) Oltre al certificato di battesimo e di confermazione, si procurino anche gli altri documenti richiesti dal diritto universale sia per la validità che per la liceità (cf cn 645).
24. Il noviziato ha inizio con la consegna del candidato al maestro dei novizi. II novizio si impegna a iniziare il noviziato con l'intenzione di portarlo a termine.
25. Il maestro dei novizi abbia almeno trenta anni di età e almeno cinque anni di professione solenne.
Qualora si ritenga opportuno, il maestro potrà essere affiancato da un cooperatore, fornito degli stessi requisiti (cf cn 651, § 1‑ § 2).
26. Tutte le occupazioni e i compiti affidati ai novizi devono essere eseguiti sotto la responsabilità e la direzione del maestro, il quale può farsi coadiuvare da persone idonee ed esperte.
27. Tra il ministro locale, i frati, il maestro dei novizi e gli stessi novizi deve regnare sempre la fraternità nonché l'unità delle intenzioni e la sintonia dei cuori. Questi valori, frutto di sincero dialogo e di autentica comunione, sono assolutamente necessari nella formazione dei novizi.
28. La particolare fisionomia e finalità del noviziato, nonché gli stretti rapporti di vita comune che deve esistere tra i novizi, esigono una certa loro separazione dagli altri membri dell'ordine (cf cn 650). È compito però del maestro stabilire il carattere dei rapporti che i novizi possono avere con i professi e con le altre fraternità.
29. Le attività formative dei novizi non possono avere luogo se non dopo almeno tre mesi di presenza nel noviziato e devono essere organizzate in modo che il novizio resti per un minimo di sei mesi continui nel noviziato e vi faccia ritorno almeno un mese prima di emettere la professione temporanea.
30. Durante il periodo del noviziato il maestro, attraverso una profonda conoscenza delle disposizioni dei singoli candidati, dovrà formarsi la convinzione che ogni novizio, una volta emessa la professione, consoliderà sempre più la propria formazione, rendendosi pienamente disponibile per il servizio della chiesa e dell'ordine.
31. Al quarto, ottavo e decimo mese del noviziato il maestro presenti al capitolo della fraternità una relazione sulla condotta di ogni novizio.
Dopo opportuna discussione, i frati solennemente professi diano il loro voto in segreto. II ministro della fraternità trasmetterà questo voto consultivo al ministro provinciale, unitamente alla relazione redatta dal maestro dei novizi.
Qualora avessero luogo i periodi di formazione apostolica (SG 29), di cui sopra, le suddette relazioni con la rispettiva votazione si tengano in tre tempi diversi da determinare negli statuti provinciali.
32. I novizi godono tutte le grazie spirituali concesse al nostro ordine.
Capitolo 12: La professione
C 48‑49
§ 1. Professione temporanea C 50‑55
33. All'emissione dei voti temporanei il candidato premetta almeno cinque giorni di esercizi spirituali.
34. L'abito del nostro ordine, in quanto segno di consacrazione, viene imposto nel rito della prima professione.
Gli statuti provinciali potranno stabilire se all'inizio del noviziato i candidati dovranno indossare l'abito dell'iniziazione.
35. Ogni volta che si dovrà rinnovare la professione dei voti temporanei, il frate vi si disponga con una seria e accurata preparazione, effettuata sotto la guida del maestro e secondo le modalità stabilite negli statuti provinciali.
Il ministro provinciale, ogni volta che riceve la professione religiosa, esamini attentamente l'idoneità del candidato.
36. Il ministro provinciale, se lo ritiene opportuno, può prolungare il periodo della professione temporanea, a norma dell'art. 53 delle costituzioni.
Prima di essere ammesso agli ordini sacri, il religioso deve emettere la professione solenne.
37. 1) La professione temporanea viene emessa per un periodo determinato dagli statuti provinciali, tenendo conto dell’art. 53 delle costituzioni e dell’art. 36 di questi statuti.
2) Il prolungamento dei voti temporanei in alcuni casi può favorire la maturazione del religioso, in altri può invece comportare inconvenienti creando una certa tendenza alla instabilità.
3) I superiori devono perciò essere consapevoli della loro responsabilità ed evitino di rinviare fino all'ultimo momento una decisione che avrebbero potuto e dovuto prendere più tempestivamente.
§ 2. Professione solenne
C 56‑60
38. La durata e le modalità della preparazione immediata alla professione solenne vengano determinate negli statuti provinciali.
39. Dell'avvenuta professione solenne il ministro provinciale deve dare sollecita comunicazione al ministro generale e al parroco di battesimo per la debita annotazione.
Capitolo 13: Abito religioso e abbigliamento dei frati
40. L'abito religioso del nostro ordine è di stile e colore unico con gli elementi tradizionali, cioè tunica, cappuccio e cordone bianco.
Gli statuti provinciali determinino l'uso dell'abito religioso e i legittimi adattamenti secondo le circostanze di luogo e di tempo.
Titolo III: SPIRITO Dl PREGHIERA
C 62‑63
Capitolo 2: Eucaristia e Liturgia delle ore
C 64‑70
41. La chiesa o la cappella della fraternità è il luogo più adatto per la preghiera comunitaria dei frati.
42. In situazioni particolari, invece della liturgia delle ore si possono usare altre forme di preghiera, quando un frate, per grave motivo, è legittimamente impedito.
43. Per la celebrazione dell'eucaristia e della liturgia delle ore ci si attenga al calendario delle famiglie francescane. Per ragioni pastorali, tuttavia, è lecito usare il calendario e il messale della diocesi.
Capitolo 3: Crescita nella preghiera
C 71‑75
44. Ogni giorno dobbiamo dedicare almeno mezz'ora alla orazione mentale. I frati siano istruiti in teoria e in pratica sulla preghiera mentale, nel rispetto delle culture particolari e delle diverse tradizioni. Ogni frate può scegliere il metodo che trova più conveniente.
45. Non omettiamo i quotidiani esercizi di pietà senza grave motivo, poiché l'assenza è deleteria per la vita comune e per la vita di preghiera.
46. Negli statuti provinciali sia determinato quanto riguarda gli esercizi annuali e il ritiro mensile (cf cn 663, § 5).
47. Ogni provincia ritenga importante avere il proprio libro di preghiera, in conformità con la cultura dell'ambiente, con le consuetudini della provincia e con la tradizione francescana.
48. Siano doverosamente conservate le devozioni più caratteristiche della tradizione francescana, quali ad esempio la Via crucis, la Corona francescana, etc.
49. È compito del ministro locale, unitamente ai membri della fraternità, stabilire il tempo, il luogo e le altre circostanze della preghiera.
50. Celebriamo ogni anno con particolare solennità la festa dell'Immacolata Concezione, patrona dell'ordine. Celebriamo anche la festività del beato padre Francesco e di santa Chiara, di san Lodovico re e di santa Elisabetta. In ogni provincia dell'ordine celebriamo inoltre la ricorrenza del Santo titolare.
51. Negli statuti provinciali siano determinate le norme riguardanti gli eremi e i luoghi di ritiro.
Capitolo 4: Vita di penitenza
C 76‑80
52. Oltre alle astinenze e ai digiuni stabiliti dalla chiesa, osserviamo l'astinenza e il digiuno nelle vigilie dell'Immacolata Concezione e del serafico padre nostro Francesco. Le singole province, se lo riterranno opportuno, potranno stabilire altri giorni di digiuno e di astinenza o altre forme penitenziali.
53. È vivamente raccomandato il capitolo penitenziale, o qualche pratica simile, mediante il quale la fraternità può verificare la vitalità comunitaria. Ogni provincia abbia cura di sviluppare forme diverse e di tracciarne le modalità.
54. Secondo la normativa della chiesa, i ministri locali siano solleciti nel provvedere confessori per i frati, specialmente nelle case di formazione, nelle comunità dove ci sono molti religiosi e infine nelle case dove sono frati anziani e infermi o impediti.
55. Ogni frate abbia cura di avere il proprio direttore spirituale, che può essere anche il confessore ordinario, al quale si rivolgerà con fiducia.
Titolo IV: VITA IN CASTITÀ PER IL REGNO DEI CIELI
C 81‑85
Titolo V: MODO Dl LAVORARE E Dl SERVIRE
C 86‑91
Titolo VI: VITA IN POVERTÀ
C 92‑99
Titolo VII: AMORE FRATERNO
Capitolo 1: Vita fraterna
C 100‑106
56. Il pasto principale sia preceduto da una breve e appropriata lettura spirituale, in armonia con le tradizioni di ciascuna provincia.
57. Spetta al capitolo della fraternità determinare il tempo della ricreazione e del silenzio.
58. I frati e i ministri condividano volentieri tra di loro le notizie di maggiore importanza, concernenti sia la provincia che l'ordine.
59. 1) II ministro provinciale, con il consenso del consiglio, può concedere a un frate, per giusti motivi, di dimorare fuori della fraternità, non però oltre un anno, a meno che sia per motivo di malattia, di studio o di apostolato da compiere a nome dell'ordine, salvo il diritto universale (cf cn 665, § 1).
2) Durante tutto il tempo in cui rimangono illegittimamente fuori della casa religiosa, i frati non godono di voce attiva né passiva. L’ordine o la provincia non sono responsabili delle azioni compiute dal religioso illegalmente assente dalla fraternità.
Capitolo 2: Carità verso i frati anziani e infermi
C 107‑109
60. Per provvedere ai malati e agli anziani è conveniente usare, per quanto possibile, i mezzi di previdenza sociale e di assistenza medica. Ogni provincia studi i modi particolari di assistenza.
Capitolo 3: Doveri verso i frati, parenti, amici e benefattori defunti
61. Avvenuta la morte di un frate, il ministro locale informi il ministro provinciale, il quale informerà i frati della provincia e i familiari del defunto. Invierà poi l'informazione al ministro generale con brevi notizie biografiche del deceduto, in modo che tutti i frati dell'ordine vengano informati. Il ministro locale si adoperi perché i frati e i parenti partecipino al funerale.
62. Poiché è cosa buona pregare per i defunti (cf 2Mac 12,46), i frati mettano ogni impegno per ricordare nelle loro preghiere i confratelli, i parenti, gli amici e i benefattori che hanno lasciato questo mondo nella speranza della risurrezione.
63. Ogni anno dobbiamo celebrare alcuni anniversari in suffragio dei nostri defunti.
1) Tre volte all'anno ricordiamo tutti i defunti del nostro ordine, i genitori, i parenti, gli amici e i benefattori.
2) Una volta all'anno abbia luogo la commemorazione di tutti i defunti dell'intero ordine serafico.
3) In questi anniversari si celebri in suffragio una messa e si applichi la liturgia delle ore.
4) Ogni provincia stabilisca, ogni anno, un giorno di sua scelta per commemorare tutti i defunti della stessa provincia. In ogni fraternità della provincia o della regione si celebri una messa, possibilmente con la partecipazione di tutti.
64. 1) Per l'anima di ciascun frate defunto ogni sacerdote della rispettiva provincia celebri una messa. Nelle altre province dell'ordine si applichi in suffragio per ogni frate defunto una messa in ogni fraternità.
2) Per il padre e la madre di un frate professo, anche se il religioso è già deceduto, si celebri una messa in ogni casa della provincia. Gli stessi suffragi siano offerti per il padre e la madre dei novizi nella casa di noviziato.
65. Per il sommo pontefice, per il ministro generale e per gli ex ministri generali, quando passano a miglior vita, ogni sacerdote dell'ordine applichi in suffragio una messa.
66. Oltre a quanto indicato, nelle suddette ricorrenze tutti i frati offrano in suffragio la liturgia delle ore.
67. L'ordine abbia il proprio necrologio. E anche le singole province abbiano il proprio necrologio, nel quale siano registrati i nomi dei confratelli defunti. Nella ricorrenza dell'anniversario, si faccia menzione dei religiosi in tutte le fraternità. Oltre ai dati di maggiore rilievo, il necrologio conterrà anche una breve biografia del frate defunto.
Capitolo 4: Doveri verso i parenti, i benefattori e gli impiegati
68. I secolari, che svolgono servizi nelle nostre case, godano di buona reputazione. Sia stipulato con loro un contratto di lavoro secondo le leggi vigenti nelle rispettive nazioni.
Capitolo 5: Viaggi e modo di comportarsi fuori convento
69. Salvo quanto è richiesto dai rispettivi uffici, i frati devono ottenere il permesso del ministro locale prima di assentarsi dalla fraternità, a norma degli statuti provinciali.
70. Il ministro locale può concedere ai suoi frati il permesso di rimanere fuori convento per un mese.
71. Un frate per recarsi all’estero deve ottenere il permesso dal proprio ministro provinciale. Se desidera essere ospitato in una fraternità locale dell’ordine, anche nel territorio delle propria nazione, deve ottenerne il previo consenso dal competente ministro provinciale.
72. La competenza del ministro locale riguardo ai viaggi e alle vacanze dei propri frati si determini negli statuti provinciali, indicando anche i limiti di tempo e di distanza.
73. Ai frati che si mettono in viaggio i ministri daranno lettere obbedienziali, secondo le usanze del luogo. I frati, inoltre, portino qualche segno di identificazione o credenziali, con cui possano essere riconosciuti come membri dell'ordine e di una determinata provincia.
74. Quando veniamo a trovarci in località dove esiste una casa religiosa dell'ordine, sia nostra premura, per quanto possibile, visitare i nostri confratelli e godere la loro ospitalità, per consolidare i vincoli di fraterna unità.
Capitolo 6: Ospitalità C 113
75. Sia motivo di gioia per noi visitare i nostri confratelli o avere un confratello con noi. Prima, però, di recarci in qualcuna delle nostre fraternità, dobbiamo per deferenza avvisare il ministro locale.
76. Nello spirito dell'ospitalità francescana, il ministro locale può invitare altre persone alla mensa comune per condividere con noi i beni della vita fraterna.
Titolo VIII: OBBEDIENZA CARITATIVA
C 114‑117
Titolo IX: VITA APOSTOLICA
Capitolo 1: Vita apostolica dei frati
C 118‑122
77. I frati coltivino rapporti con i cristiani che condividono con noi «un solo Signore e un solo battesimo» (Ef 4,5) e collaborino con loro nell'impegno di promuovere le opere di misericordia e il bene dell'umanità.
78. A imitazione del serafico padre Francesco, i frati primeggino in sentimenti di umana solidarietà, rispettando i seguaci delle altre religioni e intraprendendo con loro il dialogo come forma di evangelizzazione.
C 123‑124
§ 2. Ministero della parola
C 125‑127
79. Il ministro provinciale abbia cura di individuare quei frati che hanno una disposizione particolare per il ministero della parola. Siano formati adeguatamente e si affidi loro l'incarico di esercitare il ministero della parola, di animare le missioni popolari, gli esercizi spirituali e la catechesi.
80. Nella predicazione adottino lo stile di san Francesco: naturale, semplice, breve, popolare. Rispecchino nella loro vita le parole che dicono, affinché possano insegnare ciò che credono e praticare ciò che insegnano.
81. I frati sappiano identificare le particolari preoccupazioni degli uomini, ai quali potrà essere salutarmente indirizzata la parola di Dio. Trattino le questioni del loro tempo alla luce di Cristo e applichino la perenne verità del vangelo alle concrete circostanze di vita, invitando tutti alla conversione e alla santità.
§ 3. Ministero dei sacramenti
C 128‑131
82. Nel celebrare i sacramenti i frati offrano una adeguata catechesi, in modo che coloro che li ricevono sperimentino il loro potere di trasformazione.
83. I frati celebrino i sacramenti in maniera che il popolo di Dio sia educato a una partecipazione piena, responsabile e attiva.
84. Prendano atto dell'importanza dell'omelia come parte integrante della celebrazione dei sacramenti, particolarmente dell'eucaristia, che aiuta i cristiani ad essere consapevoli della loro missione di andare per il mondo come apostoli e testimoni.
§ 1. Competenza dei ministri
C 132‑134
85. I ministri, specialmente i ministri provinciali, abbiano cura di scoprire i talenti e la particolare attitudine dei singoli frati per l'apostolato e li indirizzino a questo servizio.
Ogni provincia, attraverso il dialogo, aiuti il ministro provinciale nell'assegnare ai frati i vari compiti dell'evangelizzazione, soprattutto riguardo agli apostolati più difficili e alle nuove forme di evangelizzazione.
86. In casi particolari, il ministro provinciale può permettere di assegnare frati a un'altra provincia, sia per collaborare nell'apostolato sia per interscambio. Tale metodo può promuovere efficacemente la crescita vicendevole e la fraterna amicizia.
87. Il frate che esercita un'attività apostolica, regolata da un contratto scritto, è responsabile verso la controparte in ciò che riguarda i servizi pattuiti. In quanto religioso francescano, però, egli è soggetto ai ministri e deve obbedire alle loro direttive.
§ 2. Scelta dell'apostolato
C 135‑138
88. Non rimaniamo tanto ancorati alle attività tradizionali di apostolato da rifiutare le nuove forme di evangelizzazione. Al contrario, abbiamo il coraggio di tentare nuovi esperimenti tra i poveri e i bisognosi.
89. Il ministro provinciale promuova incontri di frati con lo scopo di verificare comunitariamente l'apostolato della provincia alla luce del nostro carisma.
90. I ministri siano disponibili per collaborare con i vescovi e con i sacerdoti diocesani nella cura delle anime.
§ 1. Ministero parrocchiale
C 139‑141
91. Spetta al ministro provinciale, con il parere del consiglio, presentare il parroco all'ordinario del luogo e rimuoverlo dall'ufficio a norma del diritto universale (cf cn 682).
Il parroco e i vicari parrocchiali sottostanno all'autorità e alle direttive del vescovo, salvo quanto previsto dal diritto (cf cn 681 e 678, § 2 - § 3).
92. Negli statuti provinciali sarà determinato come la vita comune dei frati dediti all'apostolato parrocchiale si debba adattare alle esigenze della vita pastorale, in modo però che la vita spirituale non riceva detrimento.
93. Tutto ciò che viene offerto al parroco per la parrocchia e per le opere assistenziali, appartiene alla parrocchia. Ogni altra cosa, data al parroco o ai frati, spetta alla fraternità. Dell'una e dell'altra amministrazione il parroco renderà conto a norma del diritto e degli statuti provinciali.
§ 2. Ministero degli infermi e degli emarginati
C 142‑143
94. I frati offrano volentieri il loro servizio ministeriale ai bisogni spirituali dei malati nel corpo e nella mente, sia negli ospedali che nelle carceri e nelle case per gli anziani.
Nel celebrare il sacramento degli infermi, tengano presente la forza potenziale di trasformazione e di redenzione che ha la sofferenza e infondano negli infermi un tale convincimento.
95. Si incoraggino i frati ad offrirsi spontaneamente per curare i bisogni sia spirituali che corporali degli abbandonati dalla società odierna, prodigandosi in opere di misericordia.
I frati che si dedicano spontaneamente a tale ministero sappiano dimostrare a questi fratelli sincero rispetto e si pongano in sintonia con la loro sofferenza.
§ 3. Ministero della pace e della giustizia
C 144‑147
96. Ogni provincia provveda a istituire la «Commissione giustizia e pace», la quale collaborerà con le altre province dell'ordine e con la chiesa locale per la formulazione di programmi specifici a livello generale e locale.
Consultandosi con dette commissioni, ogni provincia appronterà programmi adatti per creare una coscienza, in teoria e in pratica, riguardo ai problemi della giustizia e della pace, proponendo nel contempo apposite direttive per le diverse tappe di formazione nel nostro ordine.
§ 4. Ministero del rinnovamento e della riconciliazione
C 148‑149
97. I frati devono essere all'avanguardia nel promuovere iniziative, che mirano al rinnovamento della chiesa tramite programmi innovativi.
I nostri frati si rendano volentieri disponibili per celebrare il sacramento della riconciliazione, sia individuale sia comunitaria. Arrivino anche a coloro che hanno bisogno di riconciliazione, a coloro specialmente che hanno cessato di vivere il loro battesimo.
98. I ministri provinciali devono incoraggiare tutti i frati a sviluppare quei talenti che sono essenziali e vitali per il ministero del rinnovamento e della riconciliazione.
Devono anche saper individuare quei frati che hanno un carisma speciale per la stampa, la radio e la televisione, procurando che essi si preparino nei mezzi della comunicazione sociale.
§ 5. Ministero dell'educazione
C 150‑152
99. Ogni provincia dell'ordine, che svolge il ministero dell'educazione, elabori appositi statuti per garantire la qualità dell'insegnamento cristiano e umanistico.
100. Il ministro provinciale abbia cura che al ministero dell'educazione vengano destinati soltanto religiosi adeguatamente preparati ed esemplari. I frati addetti alla formazione degli alunni si ricordino infatti che l'esempio vale più delle parole.
101. Negli istituti di insegnamento i frati si impegnino tutti insieme per creare nelle loro scuole una comunità alla quale gli alunni si sentano felici di appartenere. In un clima di fiducia e di confidenza i religiosi possono più facilmente aiutare gli studenti a scoprire la loro vocazione e a sviluppare responsabilmente la libertà cristiana.
102. Il campo dell'istruzione si estende al di là delle pareti scolastiche. Alle persone della comunità in cui vivono, i frati offrano programmi di formazione cristiana per gli adulti e programmi innovativi per i giovani di oggi con i loro particolari bisogni.
Capitolo 5: Evangelizzazione missionaria
C 153‑156
103. Il ministro generale promuova lo spirito missionario in tutto l'ordine. Nomini il segretario delle missioni, che lo assista nel coordinare l'impegno missionario.
Il ministro provinciale incrementi tale spirito nella propria provincia, soprattutto nelle case di formazione. Sia aiutato dal segretario provinciale delle missioni, i cui compiti vengono determinati negli statuti provinciali.
104. I frati che desiderano evangelizzare fuori del proprio paese, ne chiedano licenza al ministro provinciale cui spetta giudicare la loro idoneità. Se il religioso non ottiene il permesso dal ministro provinciale, potrà rivolgersi direttamente al ministro generale, se opportuno. I frati che ricevono l'approvazione per le missioni devono procurarsi una formazione adeguata nella lingua e nella cultura autoctona, oltre che in missionologia.
105. La provincia determini negli statuti il ruolo del commissario, i suoi rapporti con i frati della missione e tutte le altre cose che riguardano il bene della missione e dei frati.
106. All'inizio di ogni anno, il commissario dovrà inviare al ministro provinciale una relazione dettagliata sullo stato della missione e sugli avvenimenti più importanti dell'anno precedente. Una copia di tale relazione sia mandata al segretario generale delle missioni.
107. I frati della provincia sostengano i loro confratelli, che lavorano per il regno di Dio fuori del proprio paese, mediante la preghiera, la comunicazione fraterna e anche chiedendo al popolo cristiano di aiutare i missionari.
108. Le province che non hanno una propria missione potranno inviare frati a qualcuna delle missioni affidate al nostro ordine. Possono raccogliere offerte nel proprio territorio e trasmetterle a qualche missione oppure al segretario generale delle missioni.
Capitolo 6: L'Ordine Francescano Secolare
C 157‑160
109. Il ministro generale nomini per tutto l'ordine un assistente spirituale dell'Ordine Francescano Secolare. Egli ha il compito di animare e di coordinare gli assistenti del nostro ordine.
110. L'assistente generale collabora attivamente con gli assistenti generali delle altre famiglie francescane. Offre anche l'assistenza pastorale alle fraternità dell'ordine Francescano Secolare collegate in qualche modo con il nostro ordine.
111. II ministro provinciale nomini un frate come assistente provinciale per animare e coordinare gli assistenti spirituali della propria provincia.
112. L'assistente provinciale sia premuroso nel visitare le varie fraternità dell'Ordine Francescano Secolare, per incoraggiare i fratelli e le sorelle a diffondere nel mondo i valori evangelici della pace e della giustizia, della fraternità e del servizio.
Agli assistenti spirituali e agli altri frati sia offerta la possibilità di prepararsi degnamente a svolgere il proprio ministero pastorale verso l'Ordine Francescano Secolare.
113. Il ministro provinciale nomina gli assistenti delle fraternità locali, dietro domanda del ministro della fraternità interessata.
114. I frati espongano al popolo di Dio la dignità e la missione dell'Ordine Francescano Secolare e promuovano gruppi giovanili che orientino i ragazzi verso un’eventuale appartenenza all'Ordine Francescano Secolare.
Ogni nostra fraternità deve sentirsi incompleta senza la presenza dell'Ordine Francescano Secolare, che è partecipe del nostro carisma di conversione.
Titolo I: COSTITUZIONE DELLA FRATERNITÀ C 161‑163
Titolo II: MISSIONE DEI MINISTRI C 164‑168
Titolo III: UFFICI NELL'ORDINE
C 169‑172
Capitolo 2: Rinunzia e rimozione dagli uffici
C 173‑175
115. §1. Oltre alle norme contenute nel diritto universale, la rimozione dagli uffici, conferita mediante elezione, sia per scrutinio segreto, o per votazione semplice, può essere effettuata dal ministro generale o provinciale con il consenso del consiglio, espresso a scrutinio segreto per le ragioni seguenti:
prestazione irresponsabile o gravemente inadeguata del titolare dell'ufficio nell’ufficio affidatogli;
per una tutela ragionevole del bene comune, per affrontare o riparare uno scandalo per l'ordine o per una provincia dell'ordine;
abuso di potere ecclesiastico o di un ufficio;
un atto pubblico esterno contro la morale sessuale cattolica, comprese le molestie sessuali, avances sessuali indesiderate, richieste di favori sessuali, e altre comunicazioni (orali o scritte, compresa la posta elettronica) o comportamenti fisici di natura sessuale, l'incapacità di rispondere adeguatamente alle denunce di abuso sessuale di un minore, il possesso e/o la distribuzione di pornografia infantile, o la cattiva gestione finanziaria o di azioni intraprese con grave violazione delle disposizioni del diritto universale, del diritto proprio o del voto di povertà.
Il titolare di un ufficio può anche essere rimosso dell’ufficio per altri motivi, come quelli individuati dal cn 696, a condizione che essi siano gravi, esterni, imputabili e giuridicamente comprovati.
§ 2. Il ministro provinciale informerà immediatamente il ministro generale quando l'azione, come stabilito dall'articolo 115, § 1, di un titolare d’ufficio è sotto esame da parte del ministro provinciale e il suo consiglio e potrebbe portare alla rimozione della persona dal suo ufficio.
Se l'azione riguarda il ministro provinciale e potrebbe portare alla sua rimozione, il vicario provinciale informerà immediatamente il ministro generale e, con il consenso del suo consiglio, il ministro generale può rimuovere il ministro provinciale dall’ufficio.
116. Il ministro provinciale informerà immediatamente il ministro generale se è stata fatta un’accusa credibile nei confronti di un frate: per abuso sessuale di un minore o di un dipendente adulto, o nel caso di detenzione o coinvolgimento con la pornografia infantile. La segnalazione di questa informazione al ministro generale si aggiunge a tutti gli altri requisiti per la denuncia che il ministro provinciale può richiedere a seconda delle leggi della chiesa universale e civile della giurisdizione applicabile, che può variare da una giurisdizione all'altra.
Ogni frate presenterà immediatamente al suo ministro provinciale ogni accusa di abuso sessuale di un minore, un dipendente adulto o di pornografia infantile che è stata fatta nei confronti di un frate.
Se è il ministro provinciale ad essere oggetto di un’accusa credibile, il vicario provinciale ne informerà immediatamente il ministro generale.
C 176‑179
Titolo IV: IL CAPITOLO GENERALE
Capitolo 1: Autorità e convocazione del capitolo generale
C 180‑183
117. Nella lettera di convocazione il ministro generale raccomandi, fra l'altro, che i ministri provinciali facciano pervenire tempestivamente al consiglio generale una relazione scritta, già presentata al rispettivo consiglio, riguardo a eventuali problemi di notevole importanza che si ritiene opportuno trattare nel capitolo generale.
Il ministro generale, sentito il consiglio, invierà per tempo un sommario di tali questioni ai ministri provinciali e, tramite loro, a tutti i frati delle singole province.
Con il parere del suo consiglio, il ministro generale nominerà una commissione preparatoria. Tale commissione deve essere costituita due anni prima del capitolo generale.
118. Ogni frate può, attraverso il proprio ministro provinciale, far pervenire al ministro generale e al consiglio generale la propria opinione sia riguardo alle questioni già proposte sia circa altri problemi che interessano la vita dell'ordine (cf cn 631,3).
Esaminate accuratamente le proposte suggerite, il consiglio generale fa le opportune scelte e prepara l'agenda del capitolo. Affinché eventuali nuove proposte possano essere sottoposte a discussione in capitolo, si richiede il previo consenso dello stesso capitolo generale.
119. Il ministro generale, con il parere del consiglio, nomina il segretario del capitolo e i suoi assistenti, i quali tuttavia non godono per sé di voce attiva, a meno che non l'abbiano per altro titolo.
120. Prima del capitolo generale, il ministro generale può inviare alle province e alle viceprovince un elenco degli uffici dell'ordine, sia quelli da conferire per elezione sia quelli da affidare per nomina. I ministri possono proporre nominativi di loro frati adatti a ricoprire determinati uffici.
Capitolo 2: I vocali nel capitolo generale
121. 1a) Partecipano i ministri provinciali e i ministri delle viceprovince.
1b) Una delegazione sarà rappresentata al capitolo generale soltanto dal ministro della delegazione in qualità di osservatore senza diritto di voto.
2a) Quando una provincia o viceprovincia ha meno di 40 frati professi solenni, viene rappresentata al capitolo generale dal ministro provinciale e da un delegato.
2b) Quando una provincia o viceprovincia, ha da 40 a 100 frati professi solenni, viene rappresentata al capitolo generale dal ministro provinciale e da due delegati.
2c) Quando una provincia ha più di cento frati professi solenni elegge tre delegati.
3) È dovere di ogni elettore contribuire con il proprio voto, dato secondo coscienza, alla più idonea designazione di coloro che dovranno rappresentare la provincia al capitolo generale.
4) Al fine di avere una maggiore e più completa rappresentanza di tutto l’ordine al capitolo generale, il ministro generale, con il consenso del suo consiglio, può nominare fino a cinque frati che partecipino al capitolo senza voce attiva.
5) I capitolari vengono eletti o nominati circa dodici mesi prima dell'apertura del capitolo. La loro elezione sarà resa pubblica immediatamente.
122. I delegati al capitolo generale sono eletti per schede. Nel tempo stabilito le schede sono inviate chiuse al ministro provinciale.
Nel giorno previsto il ministro provinciale, con la partecipazione di due scrutatori, procede all'apertura delle schede.
Risultano eletti i frati che hanno riportato più voti. I frati che, per voti ricevuti, vengono immediatamente dopo di loro, sono delegati sostituti nel caso che i delegati non potessero partecipare personalmente al capitolo generale a causa di qualche impedimento.
Il ministro provinciale e il ministro delle viceprovince, qualora fossero legittimamente impossibilitati a partecipare al capitolo generale, sono sostituiti dal proprio Vicario.
§ 1. Apertura del capitolo
123. Le Sessioni capitolari iniziano con l'appello dei vocali. Questi prendono il posto loro assegnato seguendo questo criterio:
1) il ministro generale unitamente al consiglio generale;
2) l'ex ministro generale;
3) i ministri provinciali con i rispettivi delegati, secondo la data di origine delle singole province;
4) i ministri delle viceprovince con i propri delegati;
5) gli altri delegati, se ci sono.
124. Nella prima sessione capitolare, dopo l'allocuzione del ministro generale, vengono eletti a maggioranza relativa gli officiali del capitolo, come segue:
1) due scrutatori, con il compito di curare che ogni elettore dia il proprio voto in segreto, con diligenza e uno alla volta (cn 173, § 1);
2) tre giudici, particolarmente versati nel diritto canonico, con l'incarico di studiare le questioni controverse;
3) due esaminatori della gestione economica della curia generale;
4) nella stessa seduta viene presentato il segretario del capitolo e i suoi assistenti, designati in precedenza dal consiglio generale.
5) Il segretario del capitolo ha il compito di redigere fedelmente e con diligenza gli atti del capitolo. All'inizio di ogni sessione egli legge in pubblico quanto è stato fatto nella sessione precedente.
125. Il ministro generale presenterà al capitolo due relazioni scritte.
La prima descrive lo stato morale dell'ordine e ciò che, durante il suo governo, è stato fatto o tentato per il suo incremento. Questa relazione, presentata in precedenza al consiglio generale e da esso approvata, deve essere corredata da osservazioni e proposte che egli, unitamente al consiglio, avrà ritenuto opportuno formulare.
La seconda relazione, preparata dall'economo generale e approvata dal ministro generale e dal consiglio, presenta lo stato economico dell'ordine con il resoconto degli introiti e degli esiti avuti durante il sessennio e delle eventuali passività e pendenze che gravano sull'ordine.
Anche gli altri uffici dell'ordine presentano le rispettive relazioni sulla loro attività.
126. Anche i ministri provinciali e i ministri delle viceprovince presentano al capitolo un'accurata relazione in scritto sullo stato morale ed economico della rispettiva provincia o viceprovincia, dopo averla letta in precedenza al proprio consiglio e averne ottenuto l'approvazione.
In tale relazione riferiscano sul numero dei frati della provincia, sui religiosi ammessi, defunti o usciti dopo l'ultimo capitolo generale, e su ogni altra cosa degna di rilievo. Facciano inoltre proposte concrete su quanto si vorrebbe attuare per un più rapido progresso della provincia e dell'ordine.
127. Le predette relazioni - quelle del ministro generale, degli uffici dell'ordine, dei ministri provinciali e i ministri delle viceprovince - siano distribuite anticipatamente ai singoli capitolari in modo che ognuno possa rendersi conto del loro contenuto e valutarne più adeguatamente le eventuali proposte. La segreteria provveda che ci siano le opportune traduzioni.
§ 2. Elezione del preside e lavori del capitolo
128. Terminate le relazioni, si procede all'elezione del preside del capitolo, che sarà fatta per schede e con unico scrutinio. Il ministro generale uscente proclami eletto il frate che avrà riportato la maggioranza relativa dei voti. In caso di parità, resta eletto il maggiore di età (cf cn 119).
129. Con l'elezione del preside, che assume subito la direzione dei lavori capitolari, ogni autorità passa automaticamente al capitolo.
130. Nelle restanti sessioni del capitolo vengono prese diligentemente in esame le relazioni presentate dal ministro generale, dai ministri provinciali, dai ministri delle viceprovince e dagli altri uffici dell'ordine. Vengano pure esaminate le varie questioni che riguardano l'ordinario andamento dell'ordine.
§ 3. Elezione del ministro generale e del consiglio
C 187‑189
131. All’elezione del ministro generale e del nuovo consiglio si premetta un giorno dedicato alla riflessione e al ritiro spirituale. In tale circostanza si celebri la messa dello Spirito santo.
132. Secondo la tradizione del nostro ordine, l'elezione del ministro generale è presieduta da un delegato della sede apostolica, se a essa piacerà inviarlo.
133. Le conferenze interprovinciali o gli organismi similari, unitamente ai rappresentanti delle singole province e viceprovince, presentano al preside, e tramite lui al capitolo, una rosa di nomi eleggibili all'ufficio di ministro generale, dei consiglieri e per i diversi uffici.
Prima di procedere all'elezione del ministro generale, il preside può chiedere in maniera informale una consultazione orientativa sugli eventuali candidati per i singoli uffici.
134. Se venisse eletto come ministro generale un religioso non presente al capitolo, sia chiamato subito e nel frattempo le sedute capitolari rimangono sospese fino a quando egli non sia venuto.
Se fosse eletto come vicario generale o consigliere un frate non presente al capitolo, venga subito chiamato. Il capitolo tuttavia non rimane sospeso.
135. Dell'avvenuta elezione del ministro generale si dia prontamente notizia alla sede apostolica e alle singole province dell'ordine.
Fedelmente si osservi quanto prescrive il cerimoniale dell'ordine riguardo alla conferma dell'ufficio conferito, alla consegna dei sigilli e all'atto di obbedienza che tutti i religiosi devono prestare.
136. Nella prima sessione del giorno seguente sotto la presidenza del nuovo ministro generale, si proceda all'elezione dei membri del consiglio, cioè del vicario generale e dei quattro consiglieri generali.
Nella scelta del vicario generale e dei consiglieri si tenga conto della loro perizia, della presenza delle diverse aree geografico‑linguistiche e della rappresentanza delle varie province dell'ordine.
Il vicario generale e i consiglieri vengono eletti per schede, ognuno con votazione separata. II candidato risulta eletto quando ottiene la maggioranza assoluta dei voti. Al terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza relativa.
Per mezzo di un nuovo scrutinio, a maggioranza relativa di voti, viene scelto tra i consiglieri generali uno come Primo consigliere, tenendo conto delle condizioni e delle qualità personali di ognuno.
Infine, dietro proposta del ministro generale, si procede all'elezione del segretario generale dell'ordine, a maggioranza relativa dei voti.
§ 4. Le rimanenti sessioni e conclusione del capitolo
137. Nelle ultime sessioni capitolari, presiedute dal ministro generale unitamente al nuovo consiglio, si dia la maggiore importanza possibile al costante incremento della vita religiosa e apostolica dell'ordine.
138. Il segretario del capitolo, con fedeltà e diligenza, stenda nel libro dei capitoli generali gli atti capitolari.
Nell'ultima sessione gli atti devono essere sottoscritti dal segretario stesso, dal ministro generale e dagli scrutatori. Dovranno poi essere custoditi con ogni cura nell'archivio dell'ordine.
Un estratto, insieme con un messaggio del ministro generale a tutto l'ordine, sarà trasmesso con ogni sollecitudine ai singoli ministri provinciali e ai ministri delle viceprovince, i quali avranno cura di farne subito partecipi tutti i religiosi della rispettiva giurisdizione.
Titolo V: IL GOVERNO GENERALE
Capitolo 1: Il ministro generale C 191‑192
139. Il ministro generale può affidare incarichi a qualsiasi frate di sua scelta ovunque nell'ordine. Tuttavia interpelli prima il rispettivo ministro provinciale e il religioso interessato.
Si comporterà allo stesso modo in tutti gli altri affari che riguardano i singoli frati o le province.
140. Riguardo ad atti che richiedano il consenso del consiglio, per la validità della decisione devono essere presenti almeno i due terzi dei consiglieri (cf cn 119).
C 193‑196
Capitolo 3: Il vicario generale
141. Venendo a mancare per qualsiasi ragione il ministro generale prima che sia concluso il suo mandato, gli succede nell'ufficio il vicario generale fino al compimento del sessennio, con tutti i diritti e i doveri.
142. Se il vicario generale viene a mancare o è temporaneamente impedito, ne compie l'ufficio il primo consigliere.
Capitolo 4: I definitori generali
C 198‑199
143. 1) I consiglieri generali non devono avere altri uffici che li distolgano dal servizio all'ordine.
2) Qualora un frate che svolge un ufficio nella sua provincia sia eletto nel consiglio generale, egli cessa immediatamente dal suo precedente ufficio. Ad ogni modo il consiglio generale potrà concedere per i nuovi consiglieri un appropriato periodo di transizione, che normalmente non oltrepassi i sei mesi.
144. 1) Quando è prescritto che una cosa si faccia con il consenso del consiglio, si intende che ciò deve essere compiuto con i consiglieri riuniti in consiglio. In casi particolari, può essere chiesto il consenso dei consiglieri anche se non riuniti. Ci si attenga comunque agli appositi statuti, che dovranno essere approvati dal consiglio generale.
2) Qualora si trattasse di conferire un incarico o un ufficio a qualche membro del consiglio, l'interessato, dopo la proposta del preside, lascerà l'aula prima che abbia luogo la votazione a voti segreti.
145. Nella prima riunione del consiglio generale, il vicario generale e i consiglieri, come pure il segretario generale, devono emettere giuramento davanti al ministro generale di compiere fedelmente il proprio ufficio e di mantenere il segreto su quanto sarà trattato nelle riunioni o verrà loro confidato per ragione di ufficio.
146. Durante il mandato del sessennio i membri del consiglio generale non possono essere eletti o postulati per un altro ufficio o incarico nella provincia o viceprovincia. Qualora, per qualsiasi motivo, venisse a mancare un consigliere generale, il ministro generale con il suo consiglio, elegge a voto segreto e a maggioranza relativa, un nuovo consigliere generale.
147. 1) Il consiglio generale ha la propria sede nel convento dei Santi Cosma e Damiano, a Roma.
2) In essa devono abitualmente risiedere il ministro generale, il vicario e il segretario generale. Anche gli altri membri della curia generale, a discrezione del ministro generale e del suo consiglio, possono risiedere in curia.
3) Il convento dei Santi Cosma e Damiano, i frati e le fraternità dipendenti direttamente dal consiglio generale sono regolati da appositi statuti redatti dal consiglio generale.
Capitolo 5: Il segretario generale
148. 1) È compito del segretario generale redigere gli atti del consiglio e del ministro generale, collezionare con diligenza tutti i documenti e gli atti dell'ordine, conservandoli ordinatamente nell'archivio.
2) Egli deve inoltre stilare, dietro ordine e a nome del ministro generale, tutto ciò che a lui sembrerà opportuno di scrivere all'ordine intero, alle province e ai singoli frati.
3) In forza del suo ufficio, il segretario generale è notaio riguardo agli affari ecclesiastici dell'ordine.
4) Per una migliore comunicazione e coordinazione, il segretario generale mantiene stretti contatti e collaborazione con i segretari provinciali.
5) Il segretario generale può esprimere in consiglio la sua opinione, ma in nessun caso ha il diritto di voto.
§ 1. Il procuratore generale
149. 1) L’ufficio di procuratore generale viene svolto da un frate qualificato.
2) È compito del procuratore generale trattare presso la sede apostolica tutte le pratiche che riguardano l'ordine, escluse però quelle che sono proprie di qualche ufficio.
3) A nessun frate è quindi permesso di scavalcarlo e di intervenire direttamente presso la santa sede, anche se si trattasse di affari riguardanti se stesso o altro religioso in particolare, senza informare e collaborare con il procuratore generale.
150. 1) Per gli affari che riguardano l'ordine intero o qualche provincia è dovere del procuratore consultare prima il ministro generale e attenersi al suo parere.
2) Non tratti poi gli affari che riguardano i singoli frati senza aver prima consultato il rispettivo ministro provinciale.
3) Il procuratore generale abbia un apposito libro nel quale dovrà registrare, con chiarezza e diligenza, le singole pratiche trattate presso la santa sede, con le domande e le relative risposte.
§ 2. Il consiglio per gli affari economici
151. 1) Per la contabilità e l'amministrazione dei beni della curia generale, come pure dei frati e delle fraternità che da essa dipendono direttamente, il consiglio generale deve avere un apposito consiglio amministrativo (cf cn 1280).
2) Gli statuti del consiglio generale definiscano i membri e gli esperti che ne dovranno far parte.
3) I ministri provinciali devono essere tenuti al corrente della situazione economica del consiglio generale mediante una relazione annuale, preparata dal consiglio economico e firmata dal ministro generale.
152. Per sostenere la curia generale e la sua attività a servizio di tutto l'ordine, ogni provincia e viceprovincia versa un equo tributo. La somma concreta viene determinata in precedenza dal consiglio generale, dopo aver interpellato il rispettivo consiglio delle province e viceprovince.
§ 3. L'archivista generale
153. È compito precipuo dell'archivista generale raccogliere, custodire ordinatamente e catalogare tutti i documenti, in originale o almeno in copia, riguardanti il nostro ordine, anche quelli che si trovano sparsi nei vari conventi dell'ordine o negli archivi della sede apostolica, negli archivi pubblici e privati o nelle varie biblioteche.
154. Particolare attenzione deve essere data alla raccolta di documenti storici, strumenti notarili, contratti, opere rare e di valore compilate dagli antichi scrittori dell'ordine.
§ 4. Il postulatore generale
155. Il postulatore generale ha il compito di promuovere le cause di beatificazione e di canonizzazione dei servi di Dio del nostro ordine, in collaborazione con gli ordinari del luogo e con la congregazione per le cause dei santi. A lui devono essere comunicate le notizie riguardanti i frati, le suore e i francescani secolari che sono passati a miglior vita in fama di santità.
156. Il postulatore non sia rimosso dal suo incarico senza preavvisare la congregazione per le cause dei santi.
157. 1) Le offerte date dai fedeli per le spese delle cause vengono amministrate dal postulatore a norma delle istruzioni della congregazione per le cause dei santi, alla quale ogni anno egli renderà conto con apposita relazione, presentata prima al consiglio generale dell'ordine, unitamente a un rapporto sullo stato delle cause.
2) La provincia che promuove una causa di beatificazione o di canonizzazione nomini un postulatore locale in collaborazione col postulatore generale.
§ 5. Il direttore della formazione
158. 1) Il direttore generale della formazione è il coordinatore dello sviluppo spirituale e intellettuale dell'ordine. In collaborazione con i direttori provinciali, egli provvede all'istituzione di corsi per la formazione permanente, sia ecclesiale sia religiosa, sia quella che è propria del nostro carisma.
2) Il direttore generale della formazione, durante il suo sessennio, convoca un’assemblea di tutti i formatori dell’ordine. Il metodo e il luogo dove si tiene questa assemblea, sarà deciso dal direttore generale della formazione, dopo la consultazione dei direttori provinciali della formazione dell’ordine.
§ 6. Il segretario delle missioni
159. Il segretario generale delle missioni ha il compito di promuovere l'opera di evangelizzazione nel nostro ordine.
È il portavoce dei bisogni delle nostre missioni in seno al consiglio generale con l'intento di provvedere adeguatamente alle necessità materiali e di personale per la loro vitalità.
Egli offre anche la sua assistenza per l'animazione dello spirito missionario nelle singole province dell'ordine.
§ 7. Altri incarichi
160. I compiti e la fisionomia di tutti gli altri uffici e incarichi dell'ordine vengono definiti negli statuti del consiglio generale.
Titolo VI: GOVERNO DELLE PROVINCE (C 204)
Capitolo 1: Il capitolo provinciale
C 205‑206
161. La visita canonica, il capitolo e l'elezione inizieranno alle date stabilite dal ministro generale dopo aver sentito il rispettivo ministro provinciale e il suo consiglio. La data della visita verrà annunziata almeno due mesi prima dal ministro generale.
Il ministro generale, con il parere del consiglio e per gravi motivi, può anticipare o posticipare di tre mesi il capitolo provinciale.
La visita canonica sarà effettuata dal ministro generale o da un suo delegato.
162. Partecipano al capitolo membri di diritto e membri eletti. Il numero dei frati eletti dai voti della provincia deve essere maggiore del numero dei frati presenti al capitolo per diritto. Sono membri di diritto il ministro provinciale uscente e il consiglio uscente, il nuovo ministro provinciale e il neoeletto consiglio.
§ 1. Tempi del capitolo e delle elezioni
C 207‑208
163. Se l'elezione viene effettuata secondo il primo metodo (elezione diretta), il capitolo viene celebrato immediatamente dopo le elezioni, sotto la direzione del preside generale.
164. Se l'elezione ha luogo con il secondo metodo (in capitolo), il tempo della elezione viene stabilito dal capitolo stesso. L'elezione sarà preceduta almeno dalla relazione del visitatore generale e da un periodo di raccoglimento. Anche la provincia può determinare il tempo dell'elezione in capitolo attraverso gli statuti provinciali.
165. Se l'elezione viene fatta con il terzo metodo (definito dalla provincia), il tempo dell'elezione sarà determinato negli statuti provinciali.
§ 2. Procedura del capitolo
166. Il visitatore presenta ai capitolari la sua relazione sull'osservanza regolare secondo quanto egli ebbe modo di riscontrare personalmente nella visita delle case religiose e dei frati.
Si prenda poi in esame la relazione diligentemente approntata dal ministro provinciale uscente con il suo consiglio sullo stato morale ed economico della provincia e sugli avvenimenti di maggiore rilievo che hanno avuto luogo durante il quadriennio.
Per verificare la gestione economica della curia provinciale durante il trascorso quadriennio vengano nominati due esaminatori.
167. Dopo presa in esame e discussa la relazione presentata dal ministro provinciale uscente, il capitolo deve prendere le decisioni necessarie e utili per eliminare gli abusi che possano essere invalsi e per dare un sempre maggiore impulso al progresso della provincia, soprattutto nella vita spirituale, pastorale e comunitaria.
168. Un esemplare degli atti capitolari, debitamente sottoscritto dal preside e dal segretario del capitolo, segnato dal sigillo della provincia, venga custodito con diligenza nell'archivio della provincia.
Un estratto, firmato dal ministro provinciale e dal segretario, sia mandato quanto prima al ministro generale e ad ogni fraternità della provincia.
169. Spetta al capitolo provinciale eleggere e cambiare la sede del ministro provinciale. La decisione deve essere comunicata al ministro generale con ogni sollecitudine.
Capitolo 2: Elezione del ministro provinciale e del consiglio
C 209‑211
170. Ogni provincia può usare uno dei seguenti sistemi di elezione.
I frati che hanno diritto di voto ricevono le schede approvate dal visitatore generale e le invieranno all'indirizzo o alla persona da lui indicata. Il conteggio delle schede sarà fatto in provincia alla presenza del visitatore generale.
In primo luogo si effettua l'elezione del ministro provinciale. Viene dichiarato eletto chi riceve la maggioranza assoluta dei suffragi nella prima votazione.
Se un frate rifiuta o se nessuno avrà ottenuto la maggioranza assoluta, si effettua una seconda votazione tra i due frati che nella prima consultazione hanno avuto la maggioranza e siano disponibili ad accettare l'ufficio. Il religioso che riceve la maggioranza relativa in questa votazione rimane eletto ministro provinciale.
Infine si effettua un'altra votazione per eleggere il vicario provinciale e i consiglieri provinciali. È sufficiente la maggioranza relativa.
I voti ricevuti per un ufficio superiore vanno computati per l'assegnazione di uffici inferiori.
§ 2. Elezione in capitolo
L'elezione del ministro provinciale e del consiglio provinciale può essere fatta nel capitolo provinciale.
I dettagli saranno precisati negli statuti provinciali.
§ 3. Elezione con il metodo determinato dalla provincia
La provincia può adottare un proprio sistema di elezione e sottoporlo al consiglio generale per l'approvazione. Il metodo deve essere conforme alle norme del diritto canonico, delle costituzioni e degli statuti generali.
171. Per quanto riguarda il passaggio dei poteri dal ministro provinciale uscente al neoeletto e l'investitura degli altri nuovi eletti, si osservi diligentemente quanto è prescritto dal cerimoniale dell'ordine.
Capitolo 3: Congregazione provinciale
172. 1) All’inizio della prima riunione viene proposto dal ministro provinciale il candidato per svolgere l’ufficio di segretario provinciale, che deve essere approvato dal consiglio provinciale.
2) Subito dopo, il ministro provinciale, il vicario provinciale, i consiglieri provinciali e il segretario provinciale, davanti al preside generale, emetteranno giuramento di mantenere il segreto su tutto ciò che verrà trattato nelle singole riunioni o sarà confidato loro per ragioni di ufficio.
3) Il segretario provinciale nelle sedute del consiglio non ha mai voce attiva.
173. 1) Nella congregazione provinciale le elezioni e le nomine per l'espletamento dei vari uffici e incarichi vengano fatte su proposta del preside (cf C 171; SG 177,2).
2) Se la proposta del preside riguarda uno dei presenti, l'interessato lasci l'aula perché si possa esaminare la cosa con maggiore libertà.
3) Gli incarichi di maestro dei professi, maestro dei novizi, economo provinciale, economo locale, gli uffici di ministro locale ed altri compiti vengono conferiti nel rispetto della competenza di ognuno.
4) Siano scelti poi i consiglieri di ogni fraternità locale. Il loro numero sarà proporzionato al numero dei religiosi delle singole fraternità.
5) In casi particolari, il ministro locale, i consiglieri e l'economo della fraternità locale possono essere eletti in altri modi.
§ 1. Il ministro provinciale
C 213‑215
174. Il ministro provinciale consideri i consiglieri come i suoi più stretti collaboratori. Mantenga con loro fraterna unione e condivida il governo della provincia. Tuttavia, il ministro provinciale ha una necessaria e propria autonomia di autorità, soprattutto per quanto riguarda quelle cose che richiedono una risposta rapida ed efficace.
175. Nella relazione annuale al ministro generale, il ministro provinciale esporrà gli avvenimenti di maggiore importanza che hanno avuto luogo in provincia durante l'anno decorso. Includerà notizie riguardanti:
1) Coloro che sono entrati nel noviziato: nome, stato, data di ammissione.
2) Coloro che sono stati ammessi alla professione temporanea e solenne: nome, stato, data di professione.
3) Coloro che sono stati promossi agli ordini sacri: nome e data di ordinazione.
4) Titoli di studio conseguiti e altre cose degne di rilievo.
§ 2. Il vicario provinciale
§ 3. Il consiglio o definitorio provinciale
C 217‑219
176. Il consiglio provinciale si riunirà ogni tre mesi e quando lo riterrà opportuno il ministro provinciale o lo richiederà l'importanza dei problemi da trattare. In tali riunioni hanno voce attiva il ministro provinciale, il vicario e i consiglieri provinciali.
Con la debita prudenza, i frati siano tenuti al corrente su ciò che nelle riunioni del consiglio viene trattato o progettato per il bene della provincia.
177. Sia principale argomento delle sessioni del consiglio tutto ciò che interessa il bene spirituale e temporale della provincia.
I consiglieri, preavvisando convenientemente il ministro provinciale, nelle riunioni possono proporre quanto ritengono opportuno per promuovere il bene della provincia.
178. Il consiglio provinciale determini un equo tributo che ogni fraternità deve versare all'amministrazione della provincia.
179. All'inizio di ogni anno, il ministro provinciale presenti al consiglio provinciale una relazione sullo stato spirituale, fraterno, apostolico ed economico di tutta la provincia. Nella stessa seduta vengano prese in esame le relazioni annuali inviate dai ministri locali.
§ 4. Il segretario provinciale
180. Il segretario provinciale deve partecipare a tutte le riunioni del consiglio provinciale e del consiglio plenario della provincia. È dovere del segretario stendere i verbali di tali riunioni e, secondo la natura dell'argomento, comunicarne il contenuto al consiglio generale e ai frati della provincia.
È suo compito anche raccogliere tutte le informazioni e collezionare tutti i documenti riguardanti la vita dell'ordine e farli pervenire, nel modo più opportuno, a tutti i frati della provincia. Egli dovrà inoltre mantenere contatti regolari con il segretario generale e con le fraternità della provincia.
§ 5. Il consiglio plenario della provincia
181. Il consiglio plenario della provincia, formato da una più ampia rappresentanza di frati, può essere convocato dal ministro provinciale almeno una volta durante il quadriennio per trattare, unitamente al consiglio provinciale, i problemi di maggiore importanza nella vita della provincia.
182. Gli statuti provinciali determinino il numero dei frati da eleggere, il metodo della loro elezione e il modo di procedere nelle sessioni del consiglio stesso.
183. Il consiglio plenario ha soltanto voto consultivo. Le deliberazioni del consiglio devono essere comunicate alla provincia.
Titolo VII: PROVINCE, VICEPROVINCE E COMMISSARIATI
§ 1. Le province
184. 1) Una nuova provincia dell'ordine può essere formata dividendo una provincia oppure per fusione di varie fraternità appartenenti a province diverse. In questo caso, si deve chiedere il parere delle province interessate.
2) Perché una viceprovincia sia elevata a provincia, deve avere almeno quaranta frati di voti solenni.
3) 1. I consolidamenti, le unioni o le riorganizzazioni siano approvati dai consigli delle province o delle viceprovince coinvolte;
Una preparazione che includa delle consultazioni sul ministero, la vita fraterna, l’economia e qualsiasi altra area della vita religiosa che rivesta una significativa importanza, preceda il consolidamento, l’unione o la riorganizzazione;
I frati di ognuna delle province o viceprovince approvino il consolidamento, l’unione o la riorganizzazione attraverso un voto favorevole che non sia al di sotto dell’80%;
La richiesta delle province o viceprovince dev’essere approvata dal consiglio generale.
185. Se una provincia si riduce fino ad avere meno di quaranta frati professi, si deve consultare il consiglio generale circa le decisioni più opportune da prendere. In particolare, siano oggetto di verifica:
1) Le condizioni sopra ricordate sulla vitalità spirituale, fraterna e apostolica della provincia.
2) Un piano di sviluppo della provincia con l'aiuto dell'ordine.
3) Se la situazione economica è sufficiente per il sostentamento dei frati.
4) L'eventuale riduzione del numero dei consiglieri provinciali.
5) La rappresentanza al capitolo generale.
6) La volontà dei frati della provincia, espressa dai due terzi dei voti, circa la posizione giuridica.
§ 2. Le viceprovince
186. Se una viceprovincia viene costituita con frati e case appartenenti a province diverse, ogni provincia condivide in giusta misura l'istituzione della viceprovincia, lavorando insieme in tutto ciò che riguarda i frati, le case religiose, l’economia e il futuro.
187. Per istituire una viceprovincia occorrono almeno venti frati di voti solenni, a meno che il consiglio generale non decida diversamente, soprattutto quando si verificano situazioni particolari.
§ 3. I commissariati
188. Il capitolo provinciale può istituire un commissariato, ottenendo l'approvazione del ministro generale con il consenso del consiglio. Con la medesima procedura un commissariato può essere soppresso.
189. Un commissariato può essere costituito con fraternità che presentano una certa affinità tra di loro e che, a causa della lontananza, della lingua e di altre valide ragioni, non possono essere seguite direttamente dal ministro provinciale e dal consiglio provinciale. Il numero di frati che si richiede per erigere un commissariato sia stabilito negli statuti provinciali.
§ 1. Le viceprovince
190. Il consiglio di una viceprovincia è costituito dal ministro provinciale, dal vicario e tre consiglieri. I membri vengono eletti nello stesso modo del consiglio provinciale. Il vicario sostituisce il provinciale quando questi è assente o impedito.
191. Il ministro della viceprovincia e i suoi consiglieri sono come il ministro provinciale e il suo consiglio. Le viceprovince sono rette dalle stesse norme che si applicano alle province.
§ 2. I commissariati
192. Il commissario e il rispettivo consiglio, costituito da almeno due religiosi, vengono eletti secondo gli statuti della provincia da cui dipendono.
193. Il commissario è delegato del ministro provinciale nel commissariato con le facoltà determinate negli statuti provinciali. Egli partecipa al capitolo provinciale per diritto.
Il consiglio provinciale può invitarlo a partecipare nella sua riunione quando vengano trattati problemi importanti che riguardano il commissariato stesso.
194. Il commissario non intraprenda attività importanti senza l'approvazione del ministro provinciale, come determinato dagli statuti provinciali.
195. Tutte le altre questioni devono essere precisate negli statuti provinciali.
Titolo VIII: VISITA CANONICA (C 224 227)
196. La visita canonica deve essere notificata a ogni fraternità della provincia almeno due mesi prima. Nella lettera di indizione il ministro generale o provinciale chieda ai frati di recitare le preghiere prescritte, di tenere pronti i libri da sottoporre all'esame del visitatore e che durante la visita i frati siano tutti presenti nella casa.
197. I libri da presentare al visitatore sono: il libro della visita canonica, il registro dell'accettazione e celebrazione delle messe, il libro dei suffragi per i defunti, il registro dell'amministrazione, l’inventario dei beni, il libro dei verbali delle riunioni di fraternità.
198. La visita delle persone, dei luoghi e delle cose viene condotta secondo il cerimoniale dell'ordine.
199. Il visitatore ascolti personalmente i singoli frati, si interessi della loro vita, si informi sull'apostolato dei frati e sulle opere della fraternità. Annoti le risposte e le osservazioni concernenti le finalità della visita.
200. Per quanto possibile, il ministro generale e il ministro provinciale visitino i frati e le fraternità anche in modo informale, per alimentare tra i frati una sempre maggiore comunione spirituale.
Titolo IX: GOVERNO DELLE FRATERNITÀ LOCALI (C 228 229)
Capitolo 1: I ministri locali
201. Il ministro locale può essere eletto nello stesso ufficio, ma non per la terza volta, a meno che non ci sia una grave causa. Terminato però un eventuale terzo quadriennio, non può essere confermato nel medesimo ufficio né nella stessa fraternità né in un'altra, se non vi sia stato un adeguato intervallo.
202. I ministri locali vigilino accuratamente sull'amministrazione dei beni della fraternità, senza tuttavia arrogarsi le parti dell'economo o restringerne le attribuzioni.
203. Senza la previa licenza del ministro provinciale, il ministro locale non intraprenda nulla di nuovo di particolare importanza.
204. Quando si allontana dalla propria sede per oltre dieci giorni, il ministro locale deve informare il ministro provinciale.
205. Ogni anno, nel mese di gennaio, il ministro locale deve inviare al ministro provinciale una relazione sullo stato morale ed economico della propria fraternità, sottolineando anche gli avvenimenti più notevoli che hanno avuto corso durante l'anno. Tale relazione, prima di essere inviata, deve essere data in visione al consiglio di fraternità.
C 231‑232
Capitolo 3: Biblioteca e archivio
206. In ogni nostra casa religiosa vi sia un luogo adatto per la biblioteca, nella quale devono essere conservati i libri della fraternità.
207. Il ministro locale, con il suo consiglio, ogni anno stabilisca una somma da destinare all'acquisto di libri.
208. Alla biblioteca venga preposto un frate idoneo con il compito di fare l'inventario di tutti i libri e di compilare lo schedario con metodo scientifico. Egli abbia cura che i libri, dati in prestito per uso personale, vengano nuovamente riportati in biblioteca e si adoperi perché la biblioteca sia sempre in buone condizioni. Con il consenso del ministro locale, acquisterà quei libri che possano aiutare la formazione permanente, culturale, spirituale, teologica e scientifica dei frati.
209. Nelle case di studio vi sia anche una biblioteca minore per uso degli studenti, fornita di libri utili per la loro formazione e la loro cultura.
L'acquisto di questi libri deve essere fatto a spese della cassa provinciale. Essi quindi potranno essere trasferiti da una casa di studio a un'altra, a giudizio del ministro provinciale.
210. Nella sede del consiglio provinciale e in ogni fraternità vi sia un luogo adatto per l'archivio, dove l'archivista, con diligenza e ordine, custodirà i documenti e le scritture.
Titolo X: AMMINISTRAZIONE DEI BENI (C 234 238)
211. 1) Ogni anno, il ministro generale, il consiglio generale e gli uffici dell'ordine presentino un preventivo da sottoporre all'approvazione del ministro generale con il consiglio.
2) Il ministro generale può autorizzare spese fino a un massimo di venticinquemila dollari. Per somme superiori si richiede il consenso del consiglio.
3) Il ministro generale e il consiglio generale, con voto collegiale, stabiliscano altre eventuali norme per l’amministrazione dei beni a loro uso.
212. Ogni persona giuridica nell'ordine costituisca il consiglio per gli affari economici, a norma del diritto universale (cf cn 1280).
213. Al termine del suo mandato, il ministro locale dovrà consegnare al nuovo ministro l'inventario degli oggetti pregevoli per valore e antichità, costituenti il patrimonio della fraternità e della chiesa. Farà pure la consegna dei libri di amministrazione, regolarmente firmati dal consiglio di fraternità. Consegni anche gli altri libri o registri, di cui sopra nell'art. 197.
Titolo XI: CORREZIONE FRATERNA (C 239 242)
Se qualcuno avesse trascurato gravemente gli impegni della vita che ha professato, sia ammonito dal ministro o da coloro che saranno venuti a conoscenza della sua colpa
(Regola TOR, 24)
214. Le seguenti violazioni vengono messe in risalto perché richiedono pene medicinali, cioè come mezzo di correzione:
1) Ingiuria grave alla reputazione di un frate, in scritto o in parole.
2) Disobbedienza ostinata, disprezzo pubblico, cospirazione grave contro la legittima autorità.
3) Grave abuso del denaro o delle risorse che appartengono alla fraternità.
215. Le pene per violazioni esterne delle leggi della fraternità sono ferendae sententiae e possono essere inflitte dal superiore maggiore con il consenso del definitorio.
In tal caso si procede nel modo seguente:
1) Il frate verrà ammonito in scritto dal ministro provinciale riguardo alla colpa e invitato a presentarsi ad una determinata riunione del ministro provinciale con il consiglio per una udienza.
2) Il ministro provinciale e il consiglio esprimeranno il loro giudizio mediante voto segreto. Se il frate sarà giudicato colpevole, verrà punito con una pena, non esclusa la perdita di qualsiasi ufficio o incarico che ricopre e la privazione di voce attiva e passiva da uno a tre anni secondo la gravità della colpa.
216. Nell'imporre le pene, si osservino le norme del diritto universale e della legge particolare.
Titolo XII: PASSAGGIO DA UNA PROVINCIA A UN'ALTRA
C 243‑245
Titolo XIII: ABBANDONO DELLA FRATERNITÀ E DIMISSIONE
Capitolo 1: Frati che abbandonano spontaneamente la fraternità C 246‑247
217. 1) Un novizio o un frate, trascorso il tempo della professione, può lasciare liberamente la fraternità (cf cn 688, § 1).
2) Un frate di professione temporanea, che ha ragioni gravi per lasciare la fraternità, può ottenere l'indulto dal ministro generale con il consenso del suo consiglio (cf cn 688, § 2).
218. Un frate che, al termine del noviziato oppure dopo la professione, è uscito legittimamente dall'ordine, può esservi riammesso dal ministro generale con il consenso del consiglio, senza l'obbligo di ripetere il noviziato. Spetta tuttavia allo stesso ministro generale stabilire un congruo periodo di prova prima della professione temporanea e la durata dei voti temporanei da premettere alla professione solenne, a norma dell'art. 53 delle costituzioni (cf cn 690,1).
219. Con il consenso del suo consiglio, il ministro generale può concedere a un frate di voti solenni l'indulto di esclaustrazione per una grave causa, ma non per più di un triennio e, se si tratta di un chierico, previo il consenso dell'ordinario del luogo dove il religioso dovrà dimorare, consenso che l'interessato stesso dovrà chiedere e ottenere in scritto. Una proroga dell'indulto o una concessione superiore a tre anni è riservata alla santa sede (cf cn 686, § 1).
220. Un professo di voti solenni non chieda l'indulto di lasciare l'ordine se non per cause gravissime, ben ponderate davanti al Signore. Egli presenta la sua istanza al ministro provinciale, che la inoltra al ministro generale. Il ministro generale trasmette la petizione, con il suo voto e con quello del suo consiglio, alla sede apostolica, alla quale un simile indulto è riservato (cf cn 691, § 1 e § 2).
221. Un frate professo solenne non può passare dal nostro ordine a un altro istituto religioso se non per concessione del ministro generale dell'uno e dell'altro istituto con il consenso dei rispettivi consigli (cf cn 684, § 1‑ § 2; 685).
222. 1) Se sussistono giuste cause, il ministro provinciale, sentito il consiglio, può escludere dalla successiva professione un religioso che ha concluso il periodo della professione temporanea (cn 689, § 1).
2) Una infermità fisica o psichica, anche se contratta dopo la professione, la quale, a giudizio degli esperti, renda inadatto il religioso alla vita nell'ordine, viene ritenuta ragione valida per non ammetterlo alla rinnovazione dei voti o alla emissione di voti solenni, a meno che l'infermità sia stata causata da negligenza dell'ordine o dal lavoro eseguito nella fraternità (cf cn 689, § 2).
3) Qualora il religioso durante il periodo dei voti temporanei divenga infermo di mente, anche se non è in grado di emettere la nuova professione, non può tuttavia essere dimesso dall'ordine (cn 689, § 3).
223. Il ministro generale, con il consenso del consiglio, può chiedere alla sede apostolica che venga imposta l'esclaustrazione a un frate professo solenne, per gravi cause e nel rispetto dell'equità e della carità. II ministro provinciale provvede a lui in maniera giusta e caritativa (cf cn 686, § 3).
Capitolo 2: Dimissione dalla fraternità
224. § 1. Deve essere ritenuto ipso facto dimesso dall'ordine il frate che:
1) abbia abbandonato notoriamente la fede cattolica;
2) abbia contratto matrimonio o lo abbia attentato, anche solo civilmente (cn 694, n. 2).
§ 2. In questi casi, raccolte le prove, il ministro provinciale con il suo consiglio emetta senza alcun indugio una dichiarazione del fatto, perché consti giuridicamente della dimissione (cn 694, § 2).
§ 3. In caso di grave scandalo esterno o di pericolo imminente di un gravissimo danno all'ordine, un religioso può essere espulso immediatamente dalla fraternità, a norma del diritto universale (cf cn 703).
225. Un frate deve essere dimesso dall'ordine per i delitti di cui ai canoni 1397, 1398 e 1395, tranne che, per i delitti di cui al cn 1395 § 2, non si provveda diversamente (cf cn 695, § 1). Per quanto concerne il procedimento ci si attenga alle norme del cn 695, § 2.
226. § 1. Se la dimissione non è imposta dal diritto, il ministro provinciale prima avvicini il religioso e lo ammonisca con dolcezza per aiutarlo, in modo che egli si persuada a cambiare il suo comportamento e perseveri nella propria vocazione (cf cn 696).
§ 2. Prima di allontanare il religioso dalla fraternità, il ministro provinciale tratti fraternamente con lui per convincerlo a lasciare l'ordine. Cerchi comunque di aiutarlo in ogni cosa.
§ 3. Se le ammonizioni, che egli ha fatto all'interessato in scritto e più volte a norma del diritto comune (cf cn 697), saranno risultate inefficaci, il ministro provinciale proceda oltre come previsto dallo stesso diritto universale (cf cn 697, n. 3; 699; 700), fermo rimanendo il cn 698.
Capitolo 3: Effetti dell'uscita dall'ordine
227. Il religioso esclaustrato è esonerato dagli obblighi non compatibili con la sua nuova condizione di vita. Nello stesso tempo, egli rimane sotto la dipendenza e la cura del proprio ministro provinciale e anche dell'ordinario del luogo, soprattutto se si tratta di un chierico. Egli può portare l'abito dell'ordine, a meno che non sia stabilito diversamente nell'indulto. Rimane tuttavia privo di voce attiva e passiva (cf cn 687).
228. Con la legittima dimissione, cessano automaticamente i voti e, insieme, i diritti e gli obblighi derivanti dalla professione. Qualora tuttavia il frate dimesso sia chierico, non può esercitare gli ordini sacri finché non trovi un vescovo che, dopo un congruo periodo di prova nella diocesi, a norma del cn 693, lo accolga o almeno gli permetta l'esercizio degli ordini sacri (cn 701).
Titolo XIV: OSSERVANZA DELLA REGOLA E DELLE COSTITUZIONI (C 250 252)
229. Una copia della regola, delle costituzioni e degli statuti venga data a ogni frate dell'ordine nella rispettiva lingua, perché egli possa conformare la propria vita e il proprio comportamento all'uomo povero e umile di Nazaret.
230. Pienamente consapevoli che per conseguire le finalità dei nostri voti si richiede un processo di conversione che dura tutta la vita, leggiamo un brano della regola o delle costituzioni ogni venerdì dell'anno, a meno che ricorra una solennità, per incoraggiarci a realizzare tale scopo tramite i doveri della nostra vita fraterna.
231. Per giusto motivo e in casi particolari, dalle leggi e dai prescritti di carattere disciplinare emanati dall'ordine, salvo quelli espressamente eccettuati, possono dispensare anche abitualmente:
1) il ministro generale i singoli frati in tutto l'ordine;
2) il ministro provinciale i propri frati ovunque si trovino, a meno che la dispensa sia riservata al ministro generale;
3) il ministro locale i religiosi della propria fraternità ovunque e gli estranei che si trovano nel suo convento, a meno che la dispensa non sia riservata ai superiori maggiori.
232. La dispensa però abituale a beneficio dei frati di tutta la provincia compete al ministro generale e la dispensa abituale a vantaggio dei frati di tutta la fraternità spetta al ministro provinciale.
Io frate Francesco,
vostro piccolo servo,
vi prego e vi scongiuro nella carità che è Dio
e con il desiderio di baciarvi i piedi
che con umiltà e amore
vogliate accogliere e praticare e compiere<
queste e le altre parole
E tutti quelli e quelle
che le accoglieranno benevolmente,
le comprenderanno e le trasmetteranno
ad altri in copia,
e se in esse preserveranno fino alla fine,
li benedica il Padre e il Figlio e lo Spirito santo.
(2Lf 87-88)

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