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Libro bianco sul dialogo interculturale « V i v e r e i n s i e m e i n p a r i d i g n i t à »
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Committee of Ministers Comit des Ministres
Libro bianco sul dialogo interculturale Vivere insieme in pari dignit
Vivere insieme in pari dignit
Lanciato dai Ministri degli Affari Esteri del Consiglio dEuropa nel corso della loro 118a sessione ministeriale (Strasburgo, 7 maggio 2008)
Consiglio dEuropa F-67075 Strasbourg Cedex Giugno 2008 www.coe.int/dialogue
1. Introduzione............................................................................................7 1.1 1.2 1.3 1.4 2. Il Consiglio dEuropa e il dialogo interculturale...................................9 Iter del Libro bianco ............................................................................9 Problematiche principali ...................................................................10 Termini chiave ...................................................................................12
Accettare la diversit culturale...........................................................13 2.1 Pluralismo, tolleranza e dialogo interculturale ..................................13 2.2 Parit della dignit umana ................................................................14 2.3 Norme e strumenti: il lavoro svolto dal Consiglio dEuropa negli ultimi cinquantanni ..................................................................14 2.4 I rischi dellassenza di dialogo ..........................................................16
Quadro concettuale.............................................................................17 3.1 3.2 3.3 3.4 La nozione di dialogo interculturale ..................................................17 Costruire lidentit in un contesto multiculturale .............................18 Precedenti approcci alla diversit culturale .....................................19 Condizioni per il dialogo interculturale ............................................20 Diritti umani, democrazia e primato del diritto............................20 Pari dignit e rispetto reciproco..................................................21 Parit fra i sessi...........................................................................22 Eliminare le barriere che impediscono il dialogo interculturale ..22
3.5 Dimensione religiosa........................................................................23 4. Cinque approcci dellazione politica per promuovere il dialogo inter-culturale ......................................................................25 4.1 Governance democratica della diversit culturale ..........................25 4.1.1 Una cultura politica che valorizza la diversit ............................26 4.1.2 Diritti delluomo e libert fondamentali .......................................26 4.1.3 Dalle pari opportunit al pari godimento dei diritti .....................28 4.2 Cittadinanza democratica e partecipazione ....................................29 4.3 Imparare e insegnare le competenze interculturali ..........................30 4.3.1 Settori-chiave di competenza: la cittadinanza democratica, lapprendimento delle lingue, la storia ........................................30 4.3.2 Insegnamento primario e secondario .........................................31 4.3.3 Insegnamento superiore e ricerca ..............................................32 4.3.4 Apprendimento non formale e informale ...................................33
4.3.5 Il ruolo degli educatori ................................................................33 4.3.6 Lambiente familiare ....................................................................34 4.4 Spazi per il dialogo interculturale .....................................................34 4.5 Il dialogo interculturale nelle relazioni internazionali.........................36 5. Raccomandazioni e orientamenti di politica generale per lazione futura: la responsabilit condivisa degli attori principali .................38 5.1 5.2 5.3 5.4 5.5 6. Governance democratica della diversit culturale ...........................39 Cittadinanza democratica e partecipazione .....................................43 Imparare e insegnare le competenzae interculturali .........................45 Spazi per il dialogo interculturale......................................................49 Il dialogo interculturale nelle relazioni internazionali.........................51
La via da seguire..................................................................................53
Allegato 1.....................................................................................................55 Selezione di testi ...........................................................................................55 Allegato 2.....................................................................................................64 Lista delle abbreviazioni................................................................................64
Il dialogo Elemento chiave per il futuro dellEuropa La gestione democratica di una diversit culturale in continua espansione in Europa radicata nella storia del nostro continente e amplificata dalla globalizzazione diventata da qualche anno una priorit. Come rispondere alla diversit? Qual la nostra visione della societ del futuro? Si tratta di una societ in cui gli individui vivranno in comunit separate, caratterizzate, nella migliore delle ipotesi, dalla coesistenza di maggioranze e minoranze con diritti e responsabilit diversificate, vagamente collegate fra di loro da reciproca ignoranza e stereotipi? O, al contrario, pensiamo ad una societ dinamica e aperta, esente da qualsiasi forma di discriminazione e da cui tutti possono trarre benefici, che favorisce lintegrazione nel pieno rispetto dei diritti fondamentali di ciascuno? Il Consiglio dEuropa ritiene che il rispetto e la promozione della diversit culturale sulla base dei valori che sono il fondamento dellOrganizzazione, siano le condizioni essenziali per lo sviluppo delle societ basate sulla solidariet. Il Libro bianco sul dialogo interculturale, qui presentato, sostiene con forza, a nome dei governi dei 47 Stati membri del Consiglio dEuropa, che lavvenire comune dipende dalla nostra capacit di tutelare e sviluppare i diritti umani sanciti dalla Convenzione europea dei Diritti dellUomo, quali la democrazia e il primato del diritto, e a promuovere la comprensione reciproca. Lidea esposta che lapproccio interculturale offre un modello di gestione della diversit culturale aperto sul futuro, proponendo una concezione basata sulla dignit umana di ogni persona (e sullidea di una umanit comune e di un destino comune). Se dobbiamo costruire una identit europea, questa identit deve basarsi su valori fondamentali condivisi, sul rispetto del nostro patrimonio comune, sulla diversit culturale e sul rispetto della dignit di tutti. Il dialogo interculturale ha un ruolo importante da svolgere a tal riguardo poich ci offre, da una parte, la possibilit di prevenire le scissioni etniche, religiose, linguistiche e culturali e, dallaltra, di progredire insieme e riconoscere le nostre diverse identit in modo costruttivo e democratico, sulla base di valori universali condivisi. Il dialogo interculturale pu svilupparsi soltanto in presenza di condizioni specifiche. Il Libro bianco spiega che, per fare avanzare il dialogo interculturale, necessario adattare sotto molti aspetti la governance democratica della diversit culturale; rafforzare la cittadinanza democratica e la partecipazione; insegnare e sviluppare le competenze interculturali; creare spazi riservati al dialogo interculturale o estendere quelli gi esistenti; infine, fornire al dialogo interculturale una dimensione internazionale.
Il Libro bianco si basa sui fondamenti solidi dellacquis del Consiglio dEuropa, tenendo conto dellinsieme delle informazioni raccolte durante la consultazione, avviata nel 2007, di numerose parti coinvolte, compresi i partner non europei. E dunque, sotto molti aspetti, un prodotto del dibattito democratico insito nello stesso dialogo interculturale. Il Libro bianco risponde alla necessit sempre pi impellente di precisare in quale misura il dialogo interculturale pu contribuire a valorizzare la diversit, mantenendo al tempo stesso la coesione sociale. Lo scopo di fornire un quadro concettuale e una guida a chi deve adottare decisioni e agli esperti. Il dialogo interculturale non pu, tuttavia, essere prescritto per legge : deve restare un invito aperto a mettere in pratica i principi fondamentali definiti nel presente documento, ad applicare, in modo flessibile, le diverse raccomandazioni qui elencate e a partecipare al dibattito odierno sulla futura organizzazione della societ. Il Consiglio dEuropa profondamente convinto che spetta alla nostra comune responsabilit costruire una societ in cui sia possibile vivere insieme, in pari dignit.
Prefazione al Libro Bianco sul Dialogo Interculturale On. Sandro Bondi, Ministro per i Beni e le Attivit Culturali
Il Consiglio dEuropa si consolidato negli anni come una comunit di culture e valori costruita sul principio del rispetto dei Diritti Umani, della Democrazia e del Primato del Diritto, come pure delle diversit. Fin dalladozione della Convenzione Culturale Europea del 1954, il dialogo tra le culture stata una delle caratteristiche dellintegrazione europea e il mutuo rispetto e la tolleranza tra i suoi popoli sono stati alcuni dei principi cardine su cui si basato il processo di coesione europea. LEuropa di oggi ha subito una profonda evoluzione, con il Consiglio dEuropa che comprende ormai 47 Stati Membri, e con lUnione Europea passata gradualmente da sei a ventisette Stati, dando cosi origine ad una collettivit dove le identit degli europei si fondono in una vasta piattaforma multiculturale. In seguito agli accordi di Schengen molte frontiere sono state rimosse e i cittadini europei sono liberi di spostarsi allinterno dei confini comunitari per studiare e lavorare allestero e per vivere collegialmente il nostro spazio comune. Grazie ai nuovi e vecchi flussi migratori, in molte citt risuona ormai una grande variet di lingue e si vive, sempre pi, in una comunit di individui culturalmente differenti. Il Libro Bianco sul dialogo interculturale stato elaborato dal Consiglio dEuropa durante il 2008, consacrato dallUnione Europea come lAnno europeo del dialogo interculturale. Lo scopo del Libro bianco di fornire un quadro concettuale e una guida di indirizzo a tutti coloro - istituzioni, comunit locali, societ civile, comunit religiose e degli immigrati - che dovranno confrontarsi nel prossimo futuro con la governance democratica della diversit culturale. Il Libro Bianco risulta essere un utile strumento per promuovere la cultura del dialogo democratico, rafforzare la cittadinanza partecipativa e sviluppare una sensibilit interculturale che possa incoraggiare lo sviluppo di apposite competenze in una societ moderna che condivida i principi di una cittadinanza attiva e che sia rispettosa del diverso. Ci con lobiettivo di giungere, un domani, ad una societ che, superati i concetti di assimilazione e multiculturalismo, possa caratterizzarsi come interculturale.
Prefazione di The Right Honourable Terry Davis Segretario Generale del Consiglio dEuropa
Il Libro bianco sul dialogo interculturale il risultato di lavoro intenso, determinazione e soprattutto dialogo. il frutto di complesse e protratte consultazioni con gli stati membri, le organizzazioni della societ civile, le comunit religiose, le associazioni di migranti, le autorit locali e regionali. Il dialogo interculturale non un vezzo, una necessit del nostro tempo. In un mondo sempre pi diversificato e insicuro, abbiamo bisogno di superare i confini etnici, religiosi, linguistici e nazionali per poter garantire coesione sociale e prevenire conflitti. Il messaggio fondamentale del Libro bianco che il dialogo interculturale impossibile senza un riferimento chiaro e condiviso a valori fondamentali, quali la democrazia, i diritti umani e il primato del diritto. Nonostante il Libro Bianco sia stato gi accolto con grande interesse, le sue conclusioni e raccomandazioni necessiteranno unapplicazione e una verifica costante, in dialogo permanente con tutti i protagonisti. Il dialogo interculturale un lavoro in continuo divenire, un nuovo passo sulla strada verso un modello sociale e culturale rinnovato, adatto ad unEuropa e a un mondo in rapida trasformazione.
1.1 Il Consiglio dEuropa e il dialogo interculturale La promozione del dialogo interculturale contribuisce al compito fondamentale del Consiglio dEuropa: difendere e promuovere i diritti delluomo, la democrazia e il primato del diritto. Il Primo Vertice dei capi di Stato e di governo degli Stati membri (1993), affermando che la diversit culturale era una caratteristica del ricco patrimonio europeo e che la tolleranza garantiva una societ aperta, ha portato allelaborazione della Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali (1995), alla creazione della Commissione europea contro il razzismo e lintolleranza e al lancio della campagna europea della giovent contro il razzismo, lantisemitismo, la xenofobia e lintolleranza (Tutti diversi, tutti uguali). Il Terzo Vertice dei capi di Stato e di governo (2005) ha identificato il dialogo inter-culturale (compresa la dimensione religiosa) come mezzo per promuovere la presa di coscienza, la comprensione, la riconciliazione e la tolleranza, per prevenire i conflitti e per assicurare lintegrazione e la coesione sociale. Questa posizione esposta dettagliatamente nella Dichiarazione di Faro sulla strategia del Consiglio dEuropa per lo sviluppo del dialogo interculturale, adottata in seguito dai Ministri della Cultura nello stesso anno, che conteneva la proposta per la stesura di un Libro bianco sul dialogo interculturale. 1.2 Iter del Libro bianco Il Comitato dei Ministri, nel corso di una riunione nel maggio 2006, ha precisato che il Libro bianco sul dialogo interculturale doveva indicare i mezzi per promuovere un dialogo interculturale rafforzato sia nellambito delle societ europee che fra le societ europee stesse, nonch un dialogo fra lEuropa e le regioni vicine, fornendo al tempo stesso indicazioni in materia di strumenti analitici e metodologici e sulle norme applicabili. Il Libro bianco si rivolge ai responsabili politici e amministrativi, agli educatori e ai mezzi di comunicazione, alle organizzazioni della societ civile, in particolare alle comunit religiose e di migranti, alle organizzazioni giovanili e ai partner sociali. Su decisione del Comitato dei Ministri, fra gennaio e giugno 2007 stata avviata unattivit di consultazione di ampio respiro sul dialogo interculturale, che ha visto la partecipazione in particolare di tutti i comitati direttivi coinvolti, dei membri dellAssemblea parlamentare e del Congresso dei poteri locali e regionali, nonch di altri organi del Consiglio dEuropa, fra cui la Commissione europea contro il razzismo e lintolleranza (ECRI), il Comitato europeo per i diritti sociali, la Task Force di Alto Livello sulla Coesione sociale e il Commissario per i diritti dellUomo. Sono stati inviati questionari a tutti gli Stati membri, ai membri dellAssemblea parlamentare e del Congresso, ai rappresentanti delle comunit religiose, delle comunit di migranti e delle organizzazioni non governative e culturali. Il Segretariato del Consiglio dEuropa ha inoltre orga9
nizzato manifestazioni di propria iniziativa o in collaborazione con organizzazioni non governative di migranti, donne e giovani, con giornalisti, con organizzazioni attive nel settore dei mezzi di comunicazione e con organismi internazionali. Una prima versione del Libro bianco stata sottoposta allesame minuzioso delle parti in causa selezionate nel corso di riunioni di ritorno di informazione1, ed stata presentata in seguito nel corso di una conferenza regionale informale dei ministri responsabili per gli affari culturali2. Un grande interesse stato manifestato nel corso di questo iter. Il Consiglio dEuropa ringrazia calorosamente tutte le persone e gli organismi per la loro generosa partecipazione al dibattito. La consultazione ha messo in evidenza che il Consiglio dEuropa, tenuto conto dei suoi fondamenti normativi e della vasta esperienza, era nella posizione migliore per condurre una tale iniziativa. Numerosi suggerimenti sono stati formulati durante questa fase in merito al contenuto stesso del Libro bianco. Le pagine che seguono trovano il loro solido fondamento nellacquis del Consiglio dEuropa, in particolare la Convenzione europea dei Diritti dellUomo ed altre norme fondamentali. Si tenuto conto delle numerose informazioni raccolte nel corso della consultazione. Si tratta dunque, sotto molti aspetti, di un prodotto del dibattito democratico che insito nel dialogo interculturale stesso. Per facilitarne la lettura, le idee contenuto nel Libro bianco non sono attribuite ad una o allaltra delle parti in causa, poich molte sono state proposte da pi di una organizzazione. Il numerosi documenti che accompagnano liter del Libro bianco possono essere consultati sul sito Internet del Consiglio dEuropa e nelle relative pubblicazioni, in particolare nelle analisi delle risposte fornite dagli Stati membri, dalle organizzazioni non governative e dalle comunit religiose ai questionari sul dialogo interculturale, nonch nelle monografie sul dialogo interculturale dedicate ad alcuni problemi specifici (educazione, mezzi di comunicazione), o ad alcuni attori particolari (giovani, migranti). Altri documenti, fra cui una serie di Le pi frequenti domande poste e di articoli di stampa sono disponibili in versione cartacea e sul sito Internet. 1.3 Problematiche principali Nel corso della fase di consultazione, un concetto ricorrente stato che gli approcci tradizionali di gestione della diversit culturale non sono pi adatti alle societ che presentano un livello di diversit senza precedenti e in costante sviluppo. Le risposte ai questionari inviati agli Stati membri dimostrano in particolare come lapproccio finora privilegiato dalle politiche pubbliche in questo campo - riassunto col termine comunitarismo si sia
Strasburgo, Stoccolma e Mosca (settembre-ottobre 2007). Belgrado, 8-9 novembre 2007. 10
rivelato inadeguato. Tuttavia, un ritorno allepoca in cui lassimilazione era di moda non sembra auspicabile. Occorre invece mettere in atto una nuova strategia per giungere a societ inclusive: il dialogo interculturale. Tuttavia, il senso dellespressione dialogo interculturale rimasto quanto meno imprecisato. Il documento di consultazione invitava le parti interpellate a proporne una definizione, invito verso il quale le parti non hanno manifestato grande disponibilit, in particolare per il fatto che il dialogo interculturale non una nuova regola immutabile, semplice da definire e applicabile in quanto tale a tutte le situazioni concrete. Una reticenza che ha rivelato una vera e propria incertezza rispetto al significato concreto di dialogo interculturale. Le parti che hanno risposto ai questionari e quelle che hanno partecipato alle consultazioni sono comunque concordi nel riconoscere che i principi universali, come quelli promossi dal Consiglio dEuropa, servono come riferimento morale. Tali principi offrono il quadro necessario per una cultura della tolleranza, definendone chiaramente i limiti, in particolare per quanto riguarda qualsiasi forma di discriminazione e di intolleranza. Le tradizioni culturali, che siano maggioritarie o minoritarie, non possono prevalere sui principi e valori espressi nella Convenzione europea dei Diritti dellUomo o in altri strumenti del Consiglio dEuropa relativi a diritti civili, politici, sociali, economici e culturali. Le parti consultate hanno sottolineato in particolar modo che la parit fra i sessi costituisce una condizione preliminare non negoziabile del dialogo interculturale, che deve tener conto sia dellesperienza delle donne che di quella degli uomini. Il problema della parit stato sollevato a pi riprese: vivere insieme in una societ diversificata possibile solo se possiamo vivere insieme in pari dignit, un concetto che stato chiaramente enunciato dai governi, dalle organizzazioni non governative (ONG) in generale, e dalle associazioni di migranti. Lorganizzazione di un dialogo interculturale non dovrebbe tralasciare nessun ambito sociale, che si tratti di quartieri, luoghi di lavoro, del sistema educativo e delle relative istituzioni, della societ civile e soprattutto dei giovani, dei mezzi di comunicazione, del mondo artistico o dellambito politico. Si tratta di un coinvolgimento che interessa tutte le parti ONG, comunit religiose, partner sociali o politici nonch i singoli individui. Tutti i livelli di governance - locale, regionale, nazionale e internazionale sono coinvolti nella gestione democratica della diversit culturale. Infine, e pi concretamente, la consultazione ha posto laccento sul numero elevato di buone prassi gi allattivo. opportuno adesso sintetizzarle e diffonderle per superare le reticenze e riprodurre le esperienze positive. Lunico insegnamento che possiamo trarre dalla consultazione, che la necessit del dialogo interculturale rimarr un aspetto pertinente per molti anni.
1.4 Termini chiave Il Libro bianco sul dialogo interculturale, che riprende in generale la terminologia elaborata dal Consiglio dEuropa e da altri organismi internazionali, presenta alcuni concetti che devono essere definiti. In questo Libro bianco,
il dialogo interculturale uno scambio di vedute aperto, rispettoso e fondato sulla reciproca comprensione, fra individui e gruppi che hanno origini e un patrimonio etnico, culturale, religioso e linguistico differenti (vedi sezione 3). Si pone in atto a tutti i livelli allinterno delle societ, fra le societ europee e fra lEuropa e il resto del mondo; il comunitarismo (come lassimilazionismo) indica un approccio politico specifico (vedi sezione 3), mentre i termini multiculturalit e diversit culturale traducono lesistenza empirica di diverse culture e la loro capacit ad interagire in uno spazio specifico e nellambito di unorganizzazione sociale determinata; la coesione sociale, come definita dal Consiglio dEuropa, indica la capacit di una societ di garantire il benessere di tutti i suoi membri, riducendo le disparit al minimo e evitando le polarizzazioni. Una societ coesiva una comunit solidale di individui liberi che perseguono questi obiettivi comuni con mezzi democratici; le parti in causa sono le persone e i gruppi minoritari o maggioritari coinvolti nel dialogo interculturale che svolgono un ruolo importante in questo ambito, in particolare i responsabili del potere pubblico e dei parlamenti a tutti i livelli, le collettivit locali e regionali, le organizzazioni della societ civile, le comunit di migranti e quelle religiose, le organizzazioni culturali e dellinformazione, i giornalisti e i partner sociali; le autorit pubbliche comprendono il governo del paese, gli organi politici e amministrativi a livello locale, regionale e centrale. E un termine che copre sia i consigli municipali e le altre collettivit locali che le persone fisiche o giuridiche di diritto privato che svolgono mansioni pubbliche o esercitano un potere amministrativo; lintegrazione (integrazione sociale, inclusione) indica un processo a doppio senso e lattitudine delle persone a vivere insieme, nel pieno rispetto della dignit individuale, del bene comune, del pluralismo e della diversit, della non violenza e della solidariet, nonch la loro capacit di partecipare alla vita sociale, culturale, economica e politica. Il termine ricopre tutti gli aspetti dello sviluppo sociale e linsieme delle politiche. Lintegrazione richiede di tutelare i deboli e, al tempo stesso, di poter godere del diritto di essere diversi, di creare ed innovare3. Politiche di integrazione efficaci sono necessarie affinch gli immigrati possano partecipare pienamente alla vita del paese di accoglienza. Gli immigranti, come qualsiasi altra persona, devono conformarsi alle leggi e rispettare i valori fondamentali delle societ
Programma dazione adottato nel corso del Vertice mondiale per lo sviluppo sociale del 1995. 12
europee e il loro patrimonio culturale. Le strategie di integrazione devono necessariamente coprire tutti i settori della societ, includere gli aspetti sociali, politici e culturali, rispettare la dignit degli immigrati, la loro identit distinta, tenendone conto al momento dellelaborazione delle politiche; le misure positive, destinate a colmare le ineguaglianze legate allorigine razziale o etnica, al sesso o ad altre caratteristiche protette di un individuo, sono volte a promuovere una parit piena ed effettiva, nonch il godimento e lesercizio dei diritti umani in condizioni di uguaglianza.
Non esiste una definizione giuridica ammessa a livello internazionale della nozione di minoranza. Nel contesto del Libro bianco, questo termine vuole indicare persone, compresi i migranti, appartenenti a gruppi meno numerosi rispetto al resto della popolazione, che si caratterizzano per la loro identit, in particolare per letnia, la cultura, la religione o la lingua.
2. Accettare la diversit culturale
2.1 Pluralismo, tolleranza e dialogo interculturale La diversit culturale non un fenomeno nuovo. LEuropa conserva nel suo tessuto sociale molteplici tracce delle migrazioni intercontinentali, dei nuovi assetti delle frontiere, del colonialismo e degli imperi multinazionali. Nel corso degli ultimi secoli, le nostre societ basate sui principi del pluralismo politico e della tolleranza, ci hanno permesso di convivere con la diversit, senza creare rischi inaccettabili per la coesione sociale. Da qualche decennio, il processo di diversificazione culturale ha subito unaccelerazione. LEuropa ha attirato migranti e persone in cerca di asilo da tutto il mondo nella prospettiva di una vita migliore. La globalizzazione ha compresso lo spazio e il tempo a un livello senza precedenti. Le rivoluzioni intervenute nel campo delle telecomunicazioni e dei mezzi di informazione, in seguito allemergere di nuovi servizi di comunicazione come Internet, hanno fatto s che i sistemi culturali nazionali diventassero sempre pi permeabili. Inoltre, lo sviluppo dei trasporti e del turismo ha messo in contatto diretto un numero di persone mai raggiunto nel tempo, moltiplicando cos le possibilit di dialogo interculturale. In questo contesto, il pluralismo, la tolleranza e lo spirito di apertura hanno assunto unimportanza come mai prima4. La Corte europea dei Diritti dellUomo ha riconosciuto che il pluralismo si basa sul riconoscimento e il rispetto autentici della diversit e della dinamica delle tradizioni culturali, delle identit etniche e culturali, delle convinzioni religiose, delle idee e concezioni artistiche,
4 In merito allimportanza del pluralismo, della tolleranza e dellapertura di spirito nelle societ democratiche, vedere per esempio Handyside/Regni Unito, sentenza del 7 dicembre 1976, serie A, n 24, para. 49..
letterarie e socio-economiche e che uninterazione armoniosa fra individui e gruppi con identit differenti essenziale al fine della coesione sociale5. Il pluralismo, la tolleranza e lo spirito di apertura possono tuttavia non essere sufficienti: necessario adottare misure proattive, strutturate e ampiamente condivise, in grado di gestire la diversit culturale. Il dialogo interculturale uno strumento essenziale, senza il quale sar difficile conservare la libert e il benessere di tutte le persone che vivono nel nostro continente. 2.2 Parit della dignit umana La diversit non contribuisce solamente alla vitalit culturale, ma pu anche favorire il miglioramento delle prestazioni sociali ed economiche. Infatti, la diversit, la creativit e linnovazione creano un cerchio virtuoso, mentre le ineguaglianze possono rafforzarsi reciprocamente, generando conflitti che minacciano la dignit umana e il benessere sociale. Qual allora lelemento che potrebbe servire da legante fra i popoli che vivono nel nostro continente? I valori democratici raccomandati dal Consiglio dEuropa sono universali e, per loro natura intrinseca, non possono dirsi specificatamente europei. Tuttavia, a seguito degli eventi vissuti nel XX secolo la negazione di umanit - , lEuropa crede soprattutto nel valore basilare della dignit umana di ogni persona. E cos che gli Stati-nazione hanno avviato, dopo la Seconda Guerra mondiale, un sistema transnazionale, sempre pi ricco, di tutela dei diritti umani, accessibile a tutti (e non soltanto ai cittadini degli Stati). Questo corpus di diritti delluomo stabilisce che la dignit di ognuno viene al di sopra dei diritti di cui le persone godono in quanto cittadini di uno Stato particolare. Questo corpus di diritti umani riconosce la nostra comune umanit e lindividualit specifica di ciascuno. Lassimilazione, cio lunit senza diversit, comporterebbe una omogeneizzazione forzata e, dunque, una perdita di vitalit, mentre la diversit, se non sottoposta ai principi di umanit comune e di solidariet, rende impossibile il riconoscimento reciproco e linclusione sociale. Se dobbiamo costruire una identit comune, necessario che essa si fondi sui valori di ospitalit verso gli altri e di rispetto della pari dignit di ogni persona, valori che hanno il dialogo e la comunicazione con gli altri come elementi a loro intrinseci. 2.3 Norme e strumenti: il lavoro svolto dal Consiglio dEuropa negli ultimi cinquantanni6 Il forte consenso che esiste in Europa nei confronti di alcuni valori chiaramente dimostrato dai diversi strumenti del Consiglio dEuropa, in particolare
Gorzelik e altri /Polonia (Camera Alta), sentenza n 44158/98 del 17 febbraio 2004. Vedere Allegato Tavola dello stato delle ratifiche degli strumenti convenzionali di base.
le Convenzioni e gli accordi che coinvolgono linsieme degli Stati membri o alcuni di essi, nonch le raccomandazioni, le dichiarazioni e i pareri. La Convenzione europea dei Diritti dellUomo (1950) incarnava limpegno assunto dopo la guerra di rispettare la dignit umana. La giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dellUomo, istituita sulla base della Convenzione, ne interpreta i principi alla luce delle condizioni attuali. Il Protocollo n 12 alla Convenzione di salvaguardia dei Diritti dellUomo e delle Libert fondamentali (2000) conteneva un divieto generalizzato di discriminazione. La Carta sociale europea (adottata nel 1961 e riveduta nel 1996), enuncia chiaramente che i diritti sociali che vi sono definiti devono essere applicati a tutti senza discriminazione. La Dichiarazione sulla Parit delle Donne e degli Uomini (1988) ha affermato che la discriminazione basata sul sesso in qualsiasi settore costituisce un ostacolo al riconoscimento, al godimento o allesercizio dei diritti della persona umana e delle libert fondamentali. Il diritto dei lavoratori migranti ad un trattamento che non sia meno favorevole di quello di cui godono i cittadini degli Stati membri espressamente riconosciuto dalla Convenzione europea sullo status giuridico dei lavoratori migranti (1977). La Convenzione culturale europea (1954) riconosce nello stesso tempo sia il patrimonio culturale comune del nostro continente, che la necessit di un apprendimento interculturale, mentre la Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera (1989) sottolinea limportanza della radiodiffusione per lo sviluppo della cultura e la libera formazione delle opinioni. La Convenzione-quadro sul valore del patrimonio culturale per la societ (2005) definisce il modo in cui la conoscenza del patrimonio culturale incoraggia la fiducia e la comprensione. La promozione e la tutela della diversit in uno spirito di tolleranza sono alla base della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie (1992) e della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali (1995). La Convenzione-quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettivit o autorit territoriali (1980), la Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale (1992) e la Carta europea sulla partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale (2003, riveduta) trattano la partecipazione alla vita pubblica su scala locale, argomento su cui si basa anche la Dichiarazione di Stoccarda sullintegrazione degli stranieri (2003), elaborata dal Congresso dei poteri locali e regionali. La Convenzione sul riconoscimento delle qualifiche relative allinsegnamento superiore nella regione europea del Consiglio dEuropa e dellUNESCO (1997) esprime il divieto di tener conto dei fattori esterni, quali le convinzioni, le opinioni o lo status dei candidati, al momento del riconoscimento delle qualifiche. Prima della Dichiarazione di Faro sulla strategia del Consiglio dEuropa per lo sviluppo del dialogo interculturale (2005), i ministri della cultura avevano gi definito il dialogo inter-culturale come tema di lavoro nella Dichiarazione di Opatija (2003), mentre i ministri delleducazione avevano esaminato la que15
stione delleducazione interculturale nella Dichiarazione di Atene (2003). I temi delleducazione ai diritti delluomo, della solidariet mondiale, della trasformazione dei conflitti e della cooperazione interreligiosa erano stati trattati in via prioritaria dai ministri europei responsabili della giovent durante la loro riunione a Budapest, nel 2005. A partire dagli anni 80, lAssemblea parlamentare del Consiglio dEuropa ha adottato numerose raccomandazioni e risoluzioni e tenuto dibattiti e audizioni sui diversi aspetti del dialogo interculturale e religioso7. Il Piano dazione adottato durante il Terzo Vertice dei Capi di Stato e di governo ha lanciato lo sviluppo di strategie di gestione e di promozione della diversit culturale, garantendo nello stesso tempo la coesione delle nostre societ e incoraggiando il dialogo interculturale, anche nella sua dimensione religiosa. Il Consiglio dEuropa agisce anche in qualit di organizzazione intergovernativa, sviluppando la sua influenza a livello internazionale tramite meccanismi di monitoraggio, programmi dazione, promozione di politiche specifiche e attivit di cooperazione coi suoi partner internazionali. La Commissione europea contro il razzismo e lintolleranza (ECRI) rappresenta uno strumento importante in questo ambito: assicura infatti unattivit di monitoraggio negli Stati membri dei fenomeni di razzismo e di tutte le relative forme di intolleranza e di discriminazione, elabora raccomandazioni di politica generale e collabora con le organizzazioni della societ civile per sensibilizzare lopinione pubblica. Mantiene inoltre contatti regolari con il Segretariato del Comitato delle Nazioni Unite per leliminazione della discriminazione razziale (CERD), con lUfficio delle istituzioni democratiche e dei diritti delluomo (BIDDH) dellOCSE e con lAgenzia dei diritti fondamentali (ADF) dellUnione europea. Il Commissario per i diritti dellUomo del Consiglio dEuropa svolge un ruolo importante nel promuovere leducazione e la sensibilizzazione ai diritti delluomo e il loro rispetto. La Commissione europea per la democrazia tramite il diritto (Commissione di Venezia), organo consultivo del Consiglio dEuropa sulle questioni costituzionali, ha svolto un ruolo preponderante in merito alladozione di costituzioni conformi agli standard europei, esprimendosi pi volte sul tema dei diritti delle minoranze. Il Centro Nord-Sud divenuto un luogo importante di dialogo fra le culture e un ponte fra lEuropa e le regioni vicine. 2.4 I rischi dellassenza di dialogo I rischi dellassenza di dialogo devono essere pienamente valutati nel loro complesso. Lassenza di dialogo contribuisce a sviluppare in larga misura unimmagine stereotipata dellaltro, instaura un clima di sfiducia reciproca, di tensione e di ansia, tratta le minoranze come capri espiatori e, pi in generale, favorisce lintolleranza e la discriminazione. La scomparsa del dialogo nelle societ e fra una societ e laltra pu, in alcuni casi, offrire un terreno favore-
I riferimenti delle raccomandazioni pertinenti dellAssemblea parlamentare sono annotati nellAllegato. 16
vole alla nascita e allo sfruttamento dellestremismo, se non addirittura del terrorismo. Il dialogo interculturale, anche a livello internazionale, dunque indispensabile fra vicini. Chiudere la porta a un ambiente che presenta grandi diversit genera una sicurezza illusoria. Rinchiudersi nella tranquillit apparentemente rassicurante di una comunit esclusiva pu condurre ad un conformismo soffocante. Lassenza di dialogo priva noi tutti di godere degli aspetti positivi delle nuove aperture culturali, necessarie per lo sviluppo personale e sociale in un contesto di globalizzazione. Comunit isolate e ripiegate su loro stesse creano un clima spesso ostile allautonomia individuale e al libero esercizio dei diritti delluomo e delle libert fondamentali. La mancanza di dialogo non tiene conto di ci che leredit culturale e politica dellEuropa ci ha insegnato. I periodi pacifici e produttivi della storia europea sono sempre stati caratterizzati da una forte volont di comunicare con i nostri vicini e di cooperare al di l delle frontiere. La mancanza di apertura verso gli altri troppo spesso ha generato catastrofi umane. Solo il dialogo ci permette di vivere nellunit e nella diversit.
3. Quadro concettuale
3.1 La nozione di dialogo interculturale Ai fini di questo Libro bianco, il dialogo interculturale indica un processo di scambio di vedute aperto e rispettoso fra persone e gruppi di origini e tradizioni etniche, culturali, religiose e linguistiche diverse, in uno spirito di comprensione e di rispetto reciproci. La libert e la capacit di esprimersi, la volont e la facolt di ascoltare ci che gli altri dicono, ne sono elementi indispensabili. Il dialogo interculturale contribuisce allintegrazione politica, sociale, culturale ed economica, nonch alla coesione di societ culturalmente diverse. Favorisce luguaglianza, la dignit umana e la sensazione di condividere obiettivi comuni. Il dialogo interculturale volto a far capire meglio le diverse abitudini e visioni del mondo , a rafforzare la cooperazione e la partecipazione (o la libert di operare scelte), a permettere alle persone di svilupparsi e trasformarsi e , infine, a promuovere la tolleranza e il rispetto per gli altri. Il dialogo interculturale pu servire a pi scopi, nel quadro dellobiettivo principale che quello di promuovere il rispetto dei diritti umani, la democrazia e il primato del diritto, ed una caratteristica essenziale delle societ inclusive, in cui nessun individuo viene emarginato o escluso. Si tratta di uno potente strumento di mediazione e di riconciliazione : tramite un impegno essenziale
e costruttivo che si pone al di l delle divisioni culturali, fornisce una risposta alle preoccupazioni di frammentazione sociale e di insicurezza, favorendo lintegrazione e la coesione sociale. In questo contesto, la libert di scelta e di espressione, la parit, la tolleranza e il rispetto reciproco della dignit umana sono i principi fondamentali. La riuscita del dialogo interculturale richiede numerosi comportamenti favoriti da una cultura democratica: lapertura mentale, la volont di intraprendere il dialogo e di lasciare agli altri la possibilit di esprimere il proprio punto di vista, la capacit di risolvere i conflitti con mezzi pacifici e lattitudine a riconoscere la fondatezza delle argomentazioni altrui. Inoltre, contribuisce allo sviluppo della stabilit democratica e alla lotta contro i pregiudizi e gli stereotipi, sia nella vita sociale che a livello politico, e facilitare lo sviluppo di alleanze fra comunit culturali e religiose, aiutando cos a prevenire o attenuare i conflitti anche in situazioni post-conflittuali o di conflitti congelati. Non si tratta qui di portare soluzioni semplici o preconfezionate. Il dialogo interculturale non una panacea n la risposta a tutti gli interrogativi, la sua portata pu infatti essere limitata. Si fa spesso rimarcare giustamente che dialogare con chi rifiuta il dialogo impossibile, anche se non per questo le societ aperte e democratiche sono dispensate dallobbligo di proporre costantemente possibilit di dialogo. Al contrario, dialogare con chi si mostra pronto al dialogo ma non condivide del tutto o in parte i nostri valori, pu essere il punto di partenza per un processo di interazione pi lungo, alla fine del quale possibile giungere ad unintesa in merito allimportanza e allattuazione concreta dei valori dei diritti delluomo, della democrazia e del primato del diritto.
3.2 Costruire lidentit in un contesto multiculturale La dignit umana dellindividuo alla base della societ. Tuttavia, lindividuo non in quanto tale un attore sociale omogeneo. Per definizione, la nostra identit non ci che ci rende simili agli altri, ma ci che ce ne distingue nel quadro della nostra individualit. Lidentit un insieme di elementi, complesso e sensibile ai contesti. La libera scelta della propria cultura fondamentale in quanto elemento costitutivo dei diritti umani. Ognuno pu, nello stesso momento o in diverse fasi della propria vita, scegliere di aderire a pi sistemi di riferimento culturale differenti. Sebbene, in una certa misura, ognuno di noi sia il prodotto delleredit e delle proprie origini sociali, nelle democrazie moderne contemporanee tutti possiamo arricchire la nostra identit optando in favore di unappartenenza culturale multipla. Nessuno dovrebbe essere rinchiuso, contro la propria volont, in un gruppo, una comunit, un sistema di pensiero o una visione del mondo; al contrario, tutti dovrebbero essere liberi di rinunciare a scelte del passato e farne di nuove, se tali scelte rispettano i valori universali dei diritti umani, della democrazia e del primato del diritto. Lapertura e la condivisione
reciproche sono elementi della pluriappartenenza culturale: entrambe costituiscono le regole di coesistenza fra singoli e i gruppi, che sono liberi di praticare le culture da loro scelte, con il solo limite del rispetto degli altri. Il dialogo interculturale dunque importante per gestire la pluriappartenenza culturale in un contesto multiculturale. E uno strumento che permette di trovare sempre un nuovo equilibrio identitario, rispondendo alle nuove aperture o esperienze e aggiungendo allidentit nuove dimensioni, senza per questo allontanarsi dalle proprie radici. Il dialogo interculturale ci aiuta a evitare gli scogli delle politiche identitarie e a restare aperti ai bisogni delle societ moderne.
3.3 Precedenti approcci alla diversit culturale Allapogeo dello Stato-nazione, allincirca fra il 1870 e il 1945, in Europa lidea predominante era che tutti quelli che vivevano allinterno delle frontiere di uno Stato dovevano assimilarsi al modello di vita dominante , che serviva come base per la socializzazione delle generazioni future, in particolare tramite rituali nazionali, se non nazionalisti . Tuttavia, nel corso degli ultimi secoli, lEuropa ha conosciuto anche altre esperienze pi probanti, per esempio in alcuni periodi della storia dellEuropa centrale e orientale, che ci aiutano a capire come abbiano potuto coesistere pacificamente culture e religioni differenti in un contesto di tolleranza e di rispetto reciproci. In quella che diventata la parte occidentale dellEuropa divisa del dopoguerra, lesperienza dellimmigrazione stata associata a un nuovo concetto di ordine sociale conosciuto col nome di comunitarismo. Questo modello prevedeva il riconoscimento politico di ci che era percepito come un sistema di valori diverso (quello delle comunit minoritarie), allo stesso titolo di quello della maggioranza di accoglienza. Sebbene si allontanasse dal modello dellassimilazione, il comunitarismo ne condivideva spesso la stessa concezione schematica di una societ ferma in una opposizione fra maggioranza e minoranza, distinguendosene unicamente in quanto prevedeva la separazione della minoranza piuttosto che la sua assimilazione alla maggioranza. La Dichiarazione di Opatija (2003) ha respinto questo paradigma. Nel definire la diversit culturale, ha affermato che tale principio non pu essere applicato esclusivamente in termini di maggioranza o di minoranza, dato che questo schema punta il dito contro culture e comunit, le classifica e stigmatizza in modo statico, al punto che i comportamenti sociali e gli stereotipi culturali sono associati allo status rispettivo dei differenti gruppi. Identit che coincidono per certi aspetti non sono contraddittorie, ma rappresentano invece un punto a favore, rivelando possibili aree di convergenza. Nonostante le buone intenzioni che lanimavano, il comunitarismo ormai considerato da molti come la causa che ha favorito la segregazione delle comunit e la reciproca incomprensione, e che ha contribuito allindebolimento
dei diritti delle persone (in particolare, quelli delle donne) nellambito delle minoranze, percepite come attori collettivi. Bisogna ammettere la diversit culturale delle societ attuali come un fatto empirico. Tuttavia, durante la consultazione, gli Stati interpellati hanno pi volte ricordato che il comunitarismo non era pi una politica con cui ci si sentiva in sintonia. Nessuno di questi modelli, assimilazione e comunitarismo, applicato integralmente in uno Stato. I loro elementi si combinano ad alcuni aspetti del sistema interculturale emergente, che integra i migliori principi dei due modelli, prendendo a prestito dallassimilazione la priorit rivolta allindividuo e, dal comunitarismo, il riconoscimento della diversit culturale, per aggiungere un nuovo elemento essenziale per lintegrazione e la coesione sociale: il dialogo sulla base di una pari dignit e di valori condivisi.
3.4 Condizioni per il dialogo interculturale 3.4.1 Diritti umani, democrazia e primato del diritto I valori universali sanciti dal Consiglio dEuropa sono una condizione preliminare per il dialogo interculturale, che infatti impossibile senza il rispetto della pari dignit di tutte le persone, dei diritti umani, del primato del diritto e dei principi democratici. Questi valori, in particolare il rispetto della libert di espressione e delle altre libert fondamentali, garantiscono un dialogo esente da qualsiasi forza prevaricatrice e basato sulla forza delle argomentazioni piuttosto che sullargomentazione della forza. Di fronte a problematiche interculturali, si invocano a volte diritti fondamentali in concorrenza; dunque necessario trovare un giusto equilibrio. La giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dellUomo e lesperienza degli organismi di monitoraggio, come lECRI o il Comitato consultivo della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, dimostrano come giungere a questo equilibrio nella pratica. Le tradizioni etniche, culturali, religiose o linguistiche non possono essere addotte per impedire alle persone di esercitare i diritti umani o partecipare in modo responsabile alla vita sociale. E questo un principio che si applica in modo particolare alla libert di non subire la discriminazione basata sul sesso o altre ragioni, ai diritti e agli interessi dei bambini e dei giovani e alla libert di praticare o meno una religione o altra convinzione. Le violazioni dei diritti delluomo, come i matrimoni forzati, i delitti donore o le mutilazioni genitali8, non possono essere giustificati in nessun caso, qualunque sia il contesto culturale. Parimenti, le regole di una cultura dominante, reale o
8 Per quanto riguarda le mutilazioni genitali inflitte alle donne, v. Collins e Akaziebie/Svezia, sentenza n 23944/05 dell8 marzo 2007.
immaginaria, non possono essere prese come pretesto per giustificare discriminazioni, incitamenti allodio o una qualsiasi forma discriminatoria fondata sulla razza, la religione, lorigine etnica o altra identit. La democrazia il fondamento del nostro sistema politico e i cittadini sono valutati anche come attori politici e non soltanto come esseri sociali, che contribuiscono al benessere della nazione o che ne sono i fruitori. La democrazia va avanti perch aiuta le persone a identificarsi con la societ in cui vivono garantendo che il potere e lattivit decisionale sono esercitati in modo legittimo. Limportanza del Consiglio dEuropa nel corso degli ultimi venti anni testimonia soprattutto la forza della democrazia. Il dialogo critico e costruttivo una regola di per s profondamente democratica deve riconoscere il valore di altri principi democratici, come il pluralismo, linclusione e la parit. E importante che il dialogo tenga conto dello spirito della cultura democratica e dei suoi elementi costitutivi essenziali: il rispetto reciproco fra i partecipanti e la volont di ognuno di ricercare ed accettare un terreno di intesa. Le regole fondamentali del primato del diritto nelle societ democratiche offrono un quadro nellambito del quale il dialogo interculturale pu svilupparsi liberamente, poich garantiscono una netta separazione dei poteri, la certezza giuridica e luguaglianza di tutti di fronte alla legge. Inoltre, impediscono alle autorit pubbliche di assumere decisioni arbitrarie e discriminatorie, permettendo alle persone i cui diritti sono violati di rivolgersi ai giudici per chiedere una riparazione dei danni subiti.
3.4.2 Pari dignit e rispetto reciproco Il dialogo interculturale non pu fare a meno di un modo di procedere riflessivo, che permetta a tutti di rispecchiarsi nel punto di vista degli altri. A tale scopo, necessario stabilire, sulla base dei valori del Consiglio dEuropa, un sistema democratico caratterizzato dal rispetto per lindividuo in quanto essere umano, secondo il quale lumanit governata da criteri morali identici, dal reciproco riconoscimento (in cui lo status di pari valore riconosciuto da tutti), e dallimparzialit di trattamento (in cui tutte le richieste devono seguire regole condivise da tutti). a questo livello che lapproccio interculturale si allontana pi chiaramente dai modelli precedenti. Contrariamente allassimilazione, esso riconosce che lautorit pubblica deve essere imparziale invece di prendere come unica regola il sistema di valori della maggioranza al fine di evitare le tensioni fra le comunit. Tuttavia, contrariamente al comunitarismo, questo approccio spinge in favore di norme comuni ed esclude il relativismo morale. Contrariamente ai due modelli precedenti, lapproccio interculturale riconosce il ruolo essenziale del settore associativo della societ civile nellambito del quale, con riserva di un reciproco riconoscimento, il dialogo interculturale pu trovare una soluzione a quei problemi di vita quotidiana che i governi da soli non possono risolvere.
Luguaglianza e il rispetto reciproco sono elementi costitutivi importanti del dialogo interculturale, indispensabili per superare gli ostacoli alla sua attuazione. Senza progressi sulla strada verso la parit, possibile che le tensioni sociali si manifestino nel campo culturale, anche se i fattori che le hanno causate hanno origine in altri contesti. In questo caso, le identit culturali possono essere sfruttate come strumenti di stigmatizzazione.
3.4.3 Parit fra i sessi La parit fra gli uomini e le donne una questione fondamentale nelle societ in evoluzione, come stato fatto notare dalla Va Conferenza ministeriale europea sulla parit fra le donne e gli uomini (2003). Si tratta di un elemento cruciale della democrazia. La parit fra i sessi parte integrante dei diritti umani, e la discriminazione sessuale un ostacolo al godimento di tali diritti e delle libert. Il rispetto dei diritti fondamentali della donna una premessa non negoziabile per qualsiasi dibattito sulla diversit culturale. Tuttavia, la lotta contro lineguaglianza fra i sessi non deve dar vita a stereotipi insidiosi. Si deve sottolineare che non giustificabile stabilire una relazione fra comunit minoritarie e ineguaglianza fra i sessi, come se tutto fosse perfetto nella comunit di accoglienza , mentre tutto quello che riguarda le minoranze o le persone che praticano altre religioni ponesse invece dei problemi. Se lesperienza delle donne coincide a volte da una comunit allaltra, proprio perch nessuna comunit detiene il monopolio in materia di parit o di ineguaglianza. La parit fra i sessi conferisce al dialogo interculturale una dimensione positiva. La complessit dellidentit individuale permette atti di solidariet che sono altrimenti inconcepibili in una visione comunitaria stereotipata. Il fatto stesso che lineguaglianza fra i sessi sia una questione generale, implica che i progetti interculturali che vedono la partecipazione delle donne appartenenti sia alla minoranza che alla maggioranza di accoglienza, possano basarsi su esperienze condivise. La Strategia della coesione sociale (riveduta) del Consiglio dEuropa indica chiaramente che la parit fra gli uomini e le donne un impegno fondamentale, particolarmente pertinente, e invita a integrare una prospettiva di genere nel campo della coesione sociale e in tutti gli aspetti del dialogo interculturale.
3.4.4 Eliminare le barriere che ostacolano il dialogo interculturale Numerosi ostacoli impediscono il dialogo interculturale, alcuni dovuti alla difficolt di comunicare in pi lingue, altri legati al potere e alla politica: la discriminazione, la povert e lo sfruttamento che toccano in modo
particolarmente duro i membri di gruppi svantaggiati e marginalizzati sono barriere strutturali che impediscono il dialogo. In numerose societ europee sono inoltre presenti gruppi e organizzazioni politiche che predicano l odio dellaltro, dello straniero o di alcune identit religiose. Il razzismo, la xenofobia, lintolleranza e tutte le altre forme di discriminazione rifiutano lidea stessa del dialogo e ne rappresentano un affronto permanente.
3.5 Dimensione religiosa Il ricco patrimonio culturale europeo comprende una grande diversit di concezioni sia religiose che laiche relative allo scopo della nostra esistenza. Il cristianesimo, il giudaismo e lislam ciascuno col proprio sistema di interpretazioni hanno esercitato una influenza profonda nel nostro continente. Tuttavia, in tempi lontani ma anche pi recenti, lEuropa ha conosciuto conflitti in cui la religione ha avuto un ruolo di marcatore comune. La libert di pensiero, di coscienza e di religione, sancita dallArticolo 9 della Convenzione europea dei Diritti dellUomo, un elemento fondatore di ogni societ democratica. Questa libert uno degli elementi pi essenziali in rapporto allidentit dei credenti e alla loro concezione di vita, ma anche allidentit degli atei, delle persone agnostiche, scettiche o indifferenti. Garantendola, lArticolo 9 prevede che le espressioni in cui questa libert pu manifestarsi possano essere limitate secondo specifiche condizioni. La questione dei simboli religiosi nella sfera pubblica, in particolare in ambito scolastico, stata esaminata dalla Corte europea dei Diritti dellUomo9. A seguito della relativa assenza di consenso da parte degli Stati membri sulle questioni religiose, in questo campo la Corte in genere lascia agli Stati un margine di valutazione importante, sebbene limitato. Le priorit del Consiglio dEuropa e le preoccupazioni delle comunit religiose coincidono in buona parte: diritti umani, cittadinanza democratica, promozione dei valori, pace, dialogo, educazione e solidariet. La consultazione ha inoltre messo in evidenza il consenso a riguardo della responsabilit delle comunit religiose che devono contribuire, attraverso il dialogo interreligioso, a rafforzare la comprensione fra le diverse culture. Il ruolo strategico delle comunit religiose in materia di dialogo comporta un impegno da intraprendere in questo settore fra le comunit stesse e le autorit pubbliche. Il Consiglio dEuropa si gi attivato in questo senso attraverso diverse iniziative dellAssemblea parlamentare e con i seminari del Commissario per i Diritti dellUomo che, a partire dal 2000, ha coinvolto i rappresentanti delle comunit religiose con lo scopo di coinvolgerli nelle at9 Vedere, per esempio, Kurtulms/Turchia, sentenza n 65500/01 del 24 gennaio 2006; Leyla Sahin/Turchia, sentenza del 10 novembre 2005 (Camera alta); Dahlab/Svizzera, sentenza del 15 febbraio 2001.
tivit condotte dal Consiglio dEuropa nel campo dei diritti umani. La pratica religiosa una componente della vita contemporanea; a questo titolo, non pu n deve essere esclusa dalla sfera di interesse dellautorit pubblica, anche se lo Stato deve conservare il ruolo di garante neutro e imparziale della pratica di diverse religioni, fedi e credenze10. La Dichiarazione del forum del Volga (2006)11 invitava il Consiglio dEuropa a intraprendere un dialogo aperto, trasparente e regolare con le organizzazioni religiose, riconoscendo allo stesso tempo che questo approccio doveva basarsi su valori e principi universali. Il processo avviato a questo fine potrebbe riprendere il modello della tavola rotonda adottato in diversi Stati membri per favorire il dialogo con le comunit religiose. La Dichiarazione di San Martino (2007)12 sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale, afferma che le religioni possono elevare e arricchire il dialogo. Il contesto del dialogo corrisponde allambizione condivisa di proteggere la dignit di ogni essere umano attraverso la promozione dei diritti delluomo, inclusa la parit fra donne e uomini, di rafforzare la coesione sociale e di favorire la comprensione e il rispetto reciproci. Nella Dichiarazione di San Martino, i rappresentanti delle comunit religiose e della societ civile presenti hanno accolto con favore linteresse dimostrato dal Consiglio dEuropa in questo settore, notando che il Consiglio dEuropa resterebbe in una posizione neutrale nei confronti delle religioni, difendendo al tempo stesso la libert di pensiero, di coscienza e di religione, i diritti e i doveri di tutti i cittadini e lautonomia rispettiva dello Stato e delle religioni. Hanno inoltre considerato la necessit di avviare tavole di discussione in grado di esaminare limpatto della pratica religiosa sugli altri settori della politica pubblica, come la salute e leducazione, senza discriminazione e nel rispetto dei diritti dei non credenti. Questi ultimi hanno lo stesso diritto di dare il loro contributo ai dibattiti sui fondamenti morali della societ, a fianco dei rappresentanti religiosi, e di partecipare a dibattiti relativi al dialogo interculturale. L8 aprile 2008, il Consiglio dEuropa ha organizzato, a titolo sperimentale, un incontro sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale centrato sul tema Linsegnamento di fatti religiosi e relativi alle convinzioni. Uno strumento di conoscenza dei fatti religiosi e relativi alle convinzioni nellambito scolastico; un contributo alleducazione alla cittadinanza democratica, ai diritti delluomo e al dialogo interculturale. Hanno preso parte a questo incontro gli Stati membri e gli Stati osservatori del Consiglio dEuropa, nonch i partner istituzionali dellOrganizzazione, la Commissione europea, rappresentanti di religioni tradizionalmente presenti in Europa e di altre convinzioni, rappresentanti di OING/ONG, esperti e rappresentanti degli organi di informazione. Un evento innovativo e sperimentale, il cui principale obiettivo era di promuovere e rafVedere, per esempio, Leyla Sahin/Turchia, sentenza n 44774/98 del 10 novembre 2005, par. 107. Documento finale della Conferenza internazionale Dialogo delle culture e cooperazione interconfessionale (Forum del Volga), Nijni Novgorod/Federazione russa, 7-9 settembre 2006 (disponibile sul sito: www.coe.int/dialogue). 12 Dichiarazione finale della Conferenza europea su La dimensione religiosa del dialogo interculturale, SaintMartin, 23-24 aprile 2007 (disponibile su: www.coe.int/dialogue).
forzare i valori fondamentali del Consiglio dEuropa, cio il rispetto dei diritti umani, la promozione della democrazia e il primato del diritto, contribuendo cos a favorire il rispetto e la conoscenza, la tolleranza e la comprensione reciproci nellambito della comunit europea. Sono stati associati a questo obiettivo anche rappresentanti di religioni e diversi attori della societ civile, fra cui i rappresentanti di altre fedi religiose, che hanno cos partecipato ad un dialogo aperto e trasparente su un tema centrato su questi valori. Lo scopo non era di intraprendere un dibattito teologico, n di stabilire il quadro per un dialogo interconfessionale. Oltre che fra le autorit pubbliche e le comunit religiose, un aspetto questo che dovrebbe essere incoraggiato, il dialogo deve anche svilupparsi nellambito delle stesse comunit religiose (dialogo interreligioso). Il Consiglio dEuropa ha spesso riconosciuto limportanza del dialogo interreligioso (che non rientra direttamente nella sua competenza) nel quadro del dialogo interculturale, incoraggiando le comunit religiose a promuovere attivamente i diritti umani, la democrazia e il primato del diritto in unEuropa multiculturale. In ambito sociale, il dialogo interreligioso pu contribuire anche a rafforzare il consenso nei riguardi di soluzioni di problemi sociali. Il Consiglio dEuropa sostiene la necessit di un dialogo nelle comunit religiose e le correnti di pensiero filosofiche (dialogo interreligioso e interno ad una convinzione), ci che permette alle autorit pubbliche di comunicare con i rappresentanti autorizzati di religioni e convinzioni che desiderano essere riconosciute in base al diritto nazionale.
4. Cinque approcci dellazione politica per promuovere il dialogo interculturale
La promozione del dialogo interculturale comporta cinque dimensioni distinte, ma interdipendenti, che coinvolgono linsieme delle parti in causa: essa dipende dalla governance democratica della diversit culturale; passa attraverso la partecipazione e la cittadinanza democratica; richiede lacquisizione di competenze culturali; necessita spazi di dialogo aperti; infine, deve essere condotta su scala internazionale. Le cinque dimensioni citate sono state oggetto di iniziative di successo13. 4.1 Governance democratica della diversit culturale
Linsieme degli esempi di buona prassi raccolti durante le consultazioni sar pubblicato su Internet : www.coe.int/dialogue 25
4.1.1 Una cultura politica che valorizza la diversit I valori comuni della democrazia, dei diritti umani e delle libert fondamentali, del primato del diritto, del pluralismo, della tolleranza, della non discriminazione e del rispetto reciproco, sono le pietre angolari di una cultura politica che valorizzi la diversit. Una cultura della diversit pu svilupparsi solo se la democrazia concilia la norma della maggioranza e i diritti delle persone appartenenti alle minoranze. Imporre la volont della maggioranza alle minoranze senza garantire la protezione effettiva dei diritti di tutti, incompatibile con i principi iscritti nel patrimonio costituzionale comune dei paesi europei. Una societ europea decisa a combinare unit e diversit non pu essere una societ in cui il vincitore prende tutto, ma deve cercare di diffondere valori di uguaglianza e di rispetto reciproco nella sfera politica. La democrazia non comporta semplicemente che il punto di vista della maggioranza prevalga sempre: si deve trovare un equilibrio che garantisca un trattamento equo ed adeguato delle persone che appartengono a minoranze e che eviti qualsiasi abuso di posizione dominante14. Lelaborazione di una politica favorevole al pluralismo culturale un compito impegnativo e richiede un sistema educativo che favorisca lo sviluppo delle attitudini alla riflessione critica e allinnovazione, nonch spazi in cui le persone possano partecipare ed esprimersi. Gli agenti preposti al mantenimento dellordine, i responsabili politici, gli insegnanti ed altri gruppi professionali, nonch i leader della societ civile, devono essere formati in modo tale da poter svolgere il proprio compito allinterno di comunit culturalmente diverse. La cultura deve essere dinamica e caratterizzata dalla sperimentazione. I mezzi di informazione sono invitati a diffondere notizie obiettive e idee nuove, e a rimettere in discussione gli stereotipi. E essenziale la presenza di numerose iniziative e attori impegnati che richiedano lintervento di una societ civile forte.
4.1.2 Diritti delluomo e libert fondamentali I diritti umani stabiliscono un quadro essenziale per la pratica del dialogo interculturale. Il diritto alla libert di pensiero e di espressione, alla libert di religione, di riunione e di associazione, nonch al rispetto della vita privata e familiare, sono fra le disposizioni pi importanti della Convenzione europea dei Diritti dellUomo. I diritti enunciati devono poter essere esercitati senza
Cfr. Leyla Sahin/Turchia, sentenza n 44774/98 del 10 novembre 2005, par. 108. Cfr. anche Articolo 6 della Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, che obbliga le parti contraenti a promuovere uno spirito di tolleranza e il dialogo interculturale, e di adottare misure efficaci per favorire il rispetto e la comprensione reciproci, nonch la cooperazione fra tutte le persone che vivono sul proprio territorio, indipendentemente dalla loro identit etnica, culturale, linguistica o religiosa, in particolare nel campo delleducazione della cultura e dei mezzi di informazione. 26
nessuna forma di discriminazione. Il Protocollo n 12 alla Convenzione contiene una clausola generale di non discriminazione. In aggiunta ai diritti civili e politici, vi sono i diritti socio-economici garantiti dalla Carta sociale europea, che tratta numerose questioni relative in particolare a persone appartenenti a gruppi sociali svantaggiati (accesso al lavoro, educazione, protezione sociale, salute e alloggio)15, nonch i diritti culturali definiti in pi carte e convenzioni, come il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (1966). La libert di espressione garantita dallart. 10, paragrafo 1 della Convenzione europea dei Diritti dellUomo una condizione sine qua non per la partecipazione al dialogo interculturale. Lesercizio di questa libert, che include obblighi e responsabilit, pu essere limitato secondo condizioni specifiche definite allarticolo 10, paragrafo 2 della Convenzione stessa. Da alcuni anni, il moltiplicarsi di discorsi di odio costituisce un tema preoccupante per la Corte europea dei Diritti dellUomo la quale ha definito nella giurisprudenza, caso per caso, il limite al di l del quale il diritto alla libert di espressione non pu pi essere esercitato. Alcune forme di espressione sono gratuitamente insultanti, diffamatorie o ingiuriose al punto di rappresentare una minaccia per lesistenza stessa di una cultura della tolleranza, e rischiano non solo di pregiudicare in modo inammissibile la dignit dei membri delle minoranze, ma anche di esporli a intimidazioni e minacce. Lincitamento allodio fondato sullintolleranza non compatibile con il rispetto dei diritti e libert fondamentali garantiti dalla Convenzione e dalla giurisprudenza della Corte. Tuttavia la Corte europea dei Diritti dellUomo ha fissato limiti elevati per quanto riguarda le restrizioni alla libert di espressione, definendo opportuno proteggere anche opinioni che offendono, indignano o disturbano16, ci che lascia una certa libert, per esempio, per criticare la religione di altri (in quanto sistema di idee al quale si pu scegliere di aderire). La Corte tiene conto dellimpatto e del contesto nel quale le opinioni sono state espresse, stabilendo in particolare se rappresentano un contributo a un dibattito pubblico pluralista su temi di interesse generale. Nel settore dei mezzi di informazione, la tutela della libert di espressione un principio fondamentale, anche se i giornalisti non sono esenti da obblighi e responsabilit specifiche: se da una parte sono liberi di esprimere le proprie opinioni, anche valutazioni di un certo peso, in merito a temi di pubblico interesse, al tempo stesso per devono raccogliere e diffondere informazioni obiettive.
Il Comitato europeo per i diritti sociali, che incaricato di esaminare i rapporti nazionali e decidere se la situazione nei paesi coinvolti conforme alla Carta sociale europea, ha richiesto pi volte ai paesi di rivolgere una particolare attenzione alla situazione dei lavoratori stranieri, degli immigranti e delle minoranze nazionali; cf. Carta sociale europea, Comitato europeo per i diritti sociali : Conclusioni XVIII-1, Volume 1 Strasburgo 2006, pag. 59, 102,212,261,293. 16 Handyside/Regno Unito, sentenza del 7 dicembre 1976, serie A, n 24, par. 49.
Bisogna sensibilizzare i professionisti del settore sulla necessit di un dialogo e di una cooperazione interculturali che oltrepassino le barriere etniche, culturali, religiose e linguistiche, per promuovere una cultura di tolleranza e di reciproca comprensione, tenendo comunque sempre presente il loro ruolo, che di informare il pubblico.
4.1.3 Dalle pari opportunit al pari godimento dei diritti Il modello sociale europeo richiamato nella Strategia per la coesione sociale (riveduta), tende a garantire una vera e propria pari opportunit. Coloro i quali hanno pi necessit di vedere i propri diritti tutelati, sono spesso quelli che sono meno in grado di farli valere. Per questa ragione necessario che la tutela giuridica dei diritti sia accompagnata da misure di politica sociale ben definite che, nella pratica, assicurino a tutti laccesso ai propri diritti. La Carta sociale europea e la Convenzione europea sullo status giuridico dei lavoratori migranti prevedono, per esempio, limpegno da parte degli Stati parti a garantire ai lavoratori migranti e alle loro famiglie che si trovano legalmente nel loro territorio, un trattamento non meno favorevole di quello previsto per i propri cittadini in diversi contesti economici e sociali. Indipendentemente dal principio della non discriminazione, gli Stati sono anche incoraggiati a adottare misure positive con lo scopo di eliminare le ineguaglianze legate alla discriminazione di cui sono oggetto i membri di gruppi sociali svantaggiati. Nella sfera pubblica, le autorit statali devono applicare rigorosamente il divieto di discriminazione, che sancisce la neutralit dello Stato nelle questioni culturali e religiose. Tuttavia la parit formale non sempre sufficiente e la promozione della parit effettiva pu richiedere, se necessario, ladozione di misure specifiche coerenti con il principio di non discriminazione. In alcuni casi, lassenza di un trattamento differenziato necessario per correggere una ineguaglianza pu risolversi, senza una giustificazione obiettiva e ragionevole, in un atto discriminatorio17. Pu risultare necessario, entro certi limiti, adottare misure pratiche per tener conto della diversit18. Tali misure di accomodamento non devono pregiudicare i diritti altrui, n comportare difficolt organizzative sproporzionate o generare costi eccessivi.
D.H. e altri/Repubblica ceca, sentenza del 13 novembre 2007 (Camera Alta): La Corte ha anche riconosciuto che una misura o politica generale con effetti sproporzionalmente pregiudizievoli nei confronti di un gruppo specifico pu essere considerata discriminatoria, sebbene non riguardi specificatamente tale gruppoe che una discriminazione potenzialmente contraria alla Convenzione pu risultare da una situazione de facto (paragrafo 175). 18 Vedere Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali (1995) articolo 4, paragrafi 2 e 3, nonch i paragrafi corrispondenti del rapporto esplicativo. D.H. e altri/Repubblica ceca, sentenza del 13 novembre 2007 (Camera Alta). Il Comitato europeo per i Diritti sociali ha affermato che la differenza in una societ democratica deve nonsolo essere considerata in maniera positiva, ma anche essere tenuta in considerazione con discernimento per garantire una parit vera ed effettiva (Autism France/Francia, reclamo n 13/2002, decisione sul fondo del 4 novembre 2003, paragrafo 52).
4.2 Cittadinanza democratica e partecipazione La cittadinanza, nel senso pi ampio del termine, indica un diritto e anche una responsabilit di partecipazione, insieme agli altri, alla vita sociale ed economica e agli affari pubblici19 della comunit. un elemento essenziale per il dialogo interculturale, poich ci invita a considerare gli altri non in modo stereotipato in quanto altro ma come concittadini e nostri simili. Facilitare laccesso alla cittadinanza richiede ladozione di misure regolamentari, legislative ed educative. La cittadinanza favorisce la partecipazione civica e contribuisce cos alla valorizzazione dellapporto dei nuovi arrivati, che consolidano a loro volta la coesione sociale. La partecipazione attiva di tutti i residenti alla vita pubblica della comunit locale contribuisce allarricchimento della comunit stessa e favorisce lintegrazione. Il diritto riconosciuto agli stranieri che risiedono legalmente in un comune o una regione di partecipare alle elezioni locali e regionali uno strumento di promozione della partecipazione. Nel quadro della Convenzione europea sulla nazionalit (1977), gli Stati firmatari si impegnano a prevedere una possibilit di naturalizzare le persone che risiedono legalmente e abitualmente nel loro territorio, stabilendo una durata di residenza massima di dieci anni prima di poter presentare la richiesta. A tale scopo, non necessario che la naturalizzazione comporti la rinuncia alla nazionalit di origine. Il diritto dei minori stranieri di acquisire la nazionalit del paese di nascita e di residenza potrebbe favorire ancora pi incisivamente la loro integrazione. Il Comitato dei Ministri ha manifestato la sua preoccupazione di fronte al crescente disimpegno politico e civico, alla mancanza di fiducia nelle istituzioni democratiche e agli atti di razzismo e xenofobia sempre pi numerosi. I segnali sembrano tuttavia diminuire in Europa. Gli alti livelli di fiducia sociale e di impegno nellambito delle organizzazioni della societ civile, osservati in alcuni Stati membri, si accompagnano ad un sistema di governance democratica, caratterizzato da una autorit pubblica imparziale basata sul primato del diritto, che favorisce la partecipazione. Contribuendo alla fiducia sociale e incoraggiando la partecipazione dei membri delle minoranze altrimenti marginalizzate, il dialogo interculturale pu avvicinare lidea di democrazia ai cittadini. Le autorit locali e regionali svolgono un ruolo decisivo a riguardo. La Convenzione del Consiglio dEuropa sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale insiste sulla necessit di rafforzare la partecipazione. E necessario evitare la tentazione di indicare come unici interlocutori i responsabili maschili delle minoranze della prima generazione di migranti, e tener conto
Vedere Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali (1995) articolo 15. 29
delle diversit e dei rapporti sociali esistenti in seno alle minoranze, coinvolgendo soprattutto i giovani.
4.3 Imparare e insegnare le competenze interculturali Le competenze necessarie per il dialogo interculturale non sono automatiche: necessario acquisirle, praticarle e alimentarle nel corso di tutta la vita. Le autorit pubbliche, i professionisti del settore dellinsegnamento, le organizzazioni della societ civile, le comunit religiose, i mezzi di informazione e tutti gli altri operatori del settore educativo, che lavorano in tutti i contesti istituzionali e a tutti i livelli, svolgono un ruolo decisivo nel perseguire gli obiettivi e i valori fondamentali difesi dal Consiglio dEuropa, nonch nel rafforzare il dialogo interculturale. Le cooperazioni interistituzionali sono determinanti, in particolare con lUunione europea, lUnesco, lOrganizzazione araba per leducazione, la cultura e le scienze (Alecso) e altri partner attivi in questo campo.
4.3.1 Settori chiave di competenza: la cittadinanza democratica, lapprendimento delle lingue, la storia. Leducazione alla cittadinanza democratica essenziale sia per il funzionamento di una societ libera, tollerante, giusta, aperta e inclusiva, sia per la coesione sociale, la comprensione reciproca, la solidariet, il dialogo interculturale e religioso, la parit fra donne e uomini. Essa comprende tutte le attivit educative formali, non formali o informali, compreso linsegnamento professionale, la famiglia e le comunit di riferimento, che permettono alle persone di agire come cittadini attivi e responsabili, rispettosi degli altri. Leducazione alla cittadinanza democratica include, fra laltro, leducazione civica, storica, politica e dei diritti umani, nonch lattenzione al contesto mondiale delle societ e al patrimonio culturale. Favorisce gli approcci pluridisciplinari e combina insieme lacquisizione di conoscenze, competenze e comportamenti, in particolare la capacit critica e la disposizione allautocritica necessarie per vivere in un contesto di societ culturalmente diverse. La lingua spesso un ostacolo alle conversazioni interculturali. Lapproccio interculturale riconosce il valore delle lingue in uso presso le minoranze, ma ritiene necessario che i loro membri imparino la lingue predominante dello Stato in cui vivono per poter diventare in questo modo cittadini a pieno titolo. Questo principio conforme alla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, che afferma come le lingue meno parlate debbano essere tutelate dal rischio di una eventuale estinzione, non solo in quanto contribuiscono alla ricchezza culturale dellEuropa, ma anche perch il loro uso un diritto inalienabile. Riconosce il valore del multilinguismo e insiste sul fatto che la salvaguardia delle lingue minoritarie di un paese non deve essere attuata a discapito delle lingue ufficiali e della necessit di impararle. Lapprendimento
delle lingue aiuta gli allievi a non crearsi unimmagine stereotipata della diversit, a sviluppare la loro curiosit e lapertura verso gli altri, a scoprire nuove culture, giungendo cos a capire quanto arricchenti siano gli scambi con persone aventi identit sociale e cultura diverse. La raccomandazione del Comitato dei Ministri sullinsegnamento della storia nel XXImo secolo (2001)20 sottolinea la necessit di sviluppare presso gli allievi la capacit intellettuale di analisi e interpretazione delle informazioni in modo critico e responsabile attraverso il dialogo, la ricerca di fatti storici e un dibattito aperto fondato su una visione pluralista, in particolare per quanto riguarda le questioni controverse e sensibili. Linsegnamento della storia contribuisce a prevenire la ripetizione o la negazione dellOlocausto, dei genocidi e di altri crimini contro lumanit, delle epurazioni etniche e delle violazioni massicce dei diritti umani, a rimarginare le ferite del passato e a promuovere valori fondamentali particolarmente importanti per il Consiglio dEuropa : si tratta di un fattore decisivo di riconciliazione, riconoscimento, comprensione e fiducia reciproca fra i popoli. Linsegnamento della storia in unEuropa democratica dovrebbe avere un posto strategico sia per la formazione di un cittadino responsabile e attivo che per lo sviluppo del rispetto di qualsiasi genere di diversit, rispetto fondato su una comprensione dellidentit nazione e su principi di tolleranza. Linsegnamento della storia non pu essere uno strumento di manipolazione ideologica, di propaganda o di promozione di valori ultranazionalisti, xenofobi, razzisti o antisemiti e intolleranti. Le ricerche storiche e la storia insegnata a scuola non possono in alcun modo, e indipendentemente dalle intenzioni, essere compatibili con i valori fondamentali e lo Statuto del Consiglio dEuropa se permettono o divulgano rappresentazioni erronee della storia. Linsegnamento della storia dovrebbe comprendere leliminazione di pregiudizi e stereotipi, evidenziando nei programmi le reciproche influenze positive fra i diversi paesi, religioni e scuole di pensiero nellambito dello sviluppo storico europeo, nonch lo studio critico delle false rappresentazioni storiche risultanti da negazione di una evidenza storica, da falsificazione, da omissione, da ignoranza o da recupero ideologico.
4.3.2 Insegnamento primario e secondario In unEuropa multiculturale, leducazione non solo prepara i giovani al mercato del lavoro ma favorisce il loro sviluppo personale, arricchendoli di una vasta gamma di conoscenze. Le scuole sono veicoli importanti per preparare i giovani alla vita di cittadini attivi. Devono, da una parte, guidarli e aiutarli ad acquisire gli strumenti e a sviluppare le attitudini necessarie per vivere nella societ, sotto tutti i punti di vista, proponendo loro strategie che permettano di acquisire tali strumenti, e, dallaltra parte, aiutarli a capire e a gestire i valori sui quali si basa la democrazia, introducendo il rispetto dei diRaccomandazione Rec(2001)15 31
ritti umani come base per affrontare la diversit, stimolando cosi apertura verso le altre culture. Nel programma di studi, tutte le materie presentano una dimensione interculturale. La storia, le lingue, linsegnamento di fatti religiosi e relativi a convinzioni sono forse fra le materie pi coinvolte21. Linsegnamento di fatti religiosi e relativi a convinzioni in un contesto interculturale, permette di diffondere conoscenze su tutte le religioni e convinzioni e sulla loro storia, offrendo cos agli alunni la possibilit di capire e di evitare i pregiudizi. Questo approccio stato adottato dallAssemblea parlamentare del Consiglio dEuropa, dalla Corte europea dei Diritti dellUomo e dallECRI22. Nel 2007, i Ministri europei per leducazione hanno sottolineato limportanza di misure volte a migliorare la comprensione reciproca fra le comunit culturali e/o religiose tramite linsegnamento scolastico, in virt di principi condivisi in materia di etica e cittadinanza democratica. Qualunque sia il sistema di insegnamento religioso in atto, la scuola deve comunque tener conto delle religioni e convinzioni diverse23.
4.3.3 Insegnamento superiore e ricerca Gli istituti di insegnamento superiore hanno un ruolo importante nel rafforzare il dialogo interculturale, tramite i loro programmi di insegnamento, come luoghi in cui il dialogo interculturale messo in pratica. Come affermato dal Comitato direttivo dellInsegnamento superiore e della Ricerca, luniversit si definisce in modo pi compiuto attraverso la sua universalit cio attraverso limpegno ad aprire la mente e ad aprirsi sul mondo basata sui valori ereditati dallIlluminismo. Luniversit dunque in una posizione favorevole per formare intellettuali interculturali in grado di svolgere un ruolo attivo nella sfera pubblica. Questo processo si deve basare sulla ricerca universitaria dellapprendimento interculturale, per tener conto dell imparare a vivere insieme e della diversit culturale in tutte le attivit educative.
Il Comitato consultivo della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali ha sottolineato in un recente Commentario sulleducazione ai sensi della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze linguistiche (adottata nel marzo 2006), che si deve tener conto delle disposizioni relative alleducazione in tutti i progetti e attivit in materia di educazione interculturale che tendono a facilitare la comprensione reciproca, i contatti e gli scambi fra gruppi diversi allinterno di una societ. 21 Raccomandazione 1720 dellAssemblea parlamentare sulleducazione e la religione (2005); Kjeldsen,Busk Madsen e Pedersen/Danimarca, 5095/71; 5920/72; 5926/72, 7 dicembre 1976, para. 53; Folger e latri/Norvegia (Camera Alta), sentenza n 15472/02 del 29 giugno 2007, para. 84; raccomandazione di politica generale n 10 dellECRI sulla lotta contro il razzismo e la discriminazione razziale nelleducazione scolastica e attraverso di essa, 2006 para. II.2.b. 22 Dichiarazione finale della 22ma sessione della Conferenza permanente dei ministri europei dellEducazione, Istanbul, Turchia, 4-5 maggio 2007 (Costruire unEuropa pi umana e pi inclusiva: contributo delle politiche educative).
4.3.4 Apprendimento non formale e informale Un ruolo altrettanto importante riguarda lapprendimento non formale al di fuori delle scuole e universit, in particolare nellambito di attivit giovanili e in tutte le forme di servizio civico e di volontariato. Il Consiglio dEuropa ha incoraggiato gli Stati membri a promuovere leducazione non formale e ad incoraggiare limpegno e il contributo dei giovani nei confronti dei valori basilari del dialogo interculturale. Le organizzazioni giovanili, le associazioni sportive e le comunit religiose sono in una posizione particolarmente favorevole per promuovere il dialogo interculturale in un contesto di educazione non formale. Oltre alla famiglia, la scuola e il posto di lavoro, i gruppi giovanili e i centri comunitari contribuiscono a costruire la coesione sociale. Grazie alla grande variet di programmi, alla natura aperta e libera delle loro attivit e allimpegno dei loro membri, queste organizzazioni riescono spesso con maggiore successo a creare una partecipazione attiva da parte di persone provenienti da minoranze e ad offrire reali possibilit di dialogo. Organizzazioni della societ civile e non governative attive sono una componente indispensabile delle democrazie pluraliste, favoriscono una partecipazione viva alle cose pubbliche e una cittadinanza democratica responsabile, nel rispetto dei diritti umani e della parit fra donne e uomini. Per questo motivo si potrebbe prevedere di dare alle organizzazioni di migranti la possibilit e i fondi necessari per sviluppare servizi di volontariato a favore dei membri delle minoranze, in particolare i giovani, per aumentare le loro possibilit nel mondo del lavoro e nella societ. Lapprendimento informale facilitato da mezzi di informazione e servizi di comunicazione, che offrono la possibilit di venire in contatto con altre pratiche culturali.
4.3.5 Il ruolo degli educatori Gli educatori svolgono un ruolo essenziale a tutti i livelli sia nel rafforzare il dialogo interculturale, che nel preparare le generazioni future al dialogo. Possono diventare modello di ispirazione attraverso la testimonianza del proprio impegno e mettendo in pratica, con gli allievi, ci che insegnano. I programmi di formazione degli insegnanti dovrebbero prevedere strategie pedagogiche e metodi di lavoro che li preparino a gestire le nuove situazioni determinate dalla diversit, la discriminazione, il razzismo, la xenofobia, il sessismo e lemarginazione, e a risolvere i conflitti in modo pacifico. Dovrebbero inoltre favorire un approccio globale della vita istituzionale sulla base della democrazia e dei diritti umani, e creare una comunit di apprendimento che sapr tener conto delle percezioni individuali nascoste, del clima scolastico e degli aspetti informali delleducazione.
Gli istituti di formazione degli insegnanti dovrebbero elaborare inoltre strumenti di garanzia della qualit ispirati dalleducazione alla cittadinanza democratica, tenendo in considerazione la dimensione interculturale, e sviluppare indicatori e strumenti di autovalutazione e di sviluppo autocentrato per gli istituti educativi. Dovrebbero rafforzare leducazione interculturale e la gestione della diversit nel quadro della formazione continua. Lobiettivo del Centro europeo di risorse per leducazione alla cittadinanza e leducazione interculturale di Oslo, in cooperazione con il Consiglio dEuropa, di promuovere la comprensione e accrescere la conoscenza reciproca per costruire la fiducia e prevenire i conflitti, e questo tramite la formazione degli insegnanti.
4.3.6. Lambiente familiare I genitori e linsieme dellambiente familiare svolgono un ruolo importante contribuendo a preparare i giovani a vivere in una societ con forte diversit culturale. In quanto modelli per i loro figli, essi dovrebbero contribuire attivamente a fare evolvere le mentalit e le idee. Un aiuto in questo senso pu venire dai programmi educativi per gli adulti e le famiglie, dedicati alla diversit culturale.
4.4 Spazi per il dialogo interculturale essenziale creare ambienti di dialogo aperti a tutti. La riuscita della governance interculturale, a tutti i livelli, dipende in massima parte dal moltiplicarsi di tali spazi: spazi fisici, come strade, mercati e negozi, case, asili, scuole e universit, centri socioculturali, associazioni giovanili, chiese, sinagoghe e moschee, sale per riunioni nelle fabbriche e luoghi di lavoro, musei, biblioteche e altri spazi per il tempo libero, oppure spazi virtuali come i mezzi di comunicazione. La pianificazione urbana ne un esempio rivelatore: lo spazio urbano pu essere organizzato in modo univoco o plurivoco. Il primo consiste nelle periferie di tipo tradizionale, con lottizzazioni, zone industriali, parcheggi e strade periferiche. Nel secondo caso, la pianificazione prevede piazze vive, parchi, strade animate, caff allaperto e mercati. Le zone univoche favoriscono latomizzazione delle persone, mentre gli spazi plurivoci mettono in contatto strati sociali diversi e favoriscono lo sviluppo di uno spirito di tolleranza. importante che le comunit di migranti non siano concentrate, come spesso accade, in zone abitative senza vita e stigmatizzate, isolate ed escluse dalla vita cittadina. Le attivit culturali favoriscono la scoperta di espressioni culturali diverse, contribuendo a stabilire un clima di tolleranza, di comprensione reciproca e di
rispetto. Il rispetto dellaltro favorito dalla creativit culturale. Le arti sono un terreno di contraddizione e di confronto simbolico, dove lespressione individuale trova spazio, luogo di riflessione critica e di mediazione. Attraversano le frontiere in modo naturale, stabilendo legami e parlando direttamente alle emozioni delle persone. I cittadini creativi impegnati in attivit culturali creano nuovi spazi e inedite possibilit di dialogo. I musei e i siti storici sono in grado, a nome di una comune umanit, di rimettere in discussione i racconti selettivi che riflettono la predominanza storica di questo e quel gruppo etnico o nazionale, offrendo spazi di riconoscenza reciproca fra individui di origine diversa. Lo studio del patrimonio culturale europeo pu essere utilizzato come tela di fondo per una cittadinanza europea plurale, conforme alle esigenze della nostra epoca. Le strade storiche continentali e transfrontaliere dellEuropa, oggi riscoperte con laiuto del Consiglio dEuropa nel quadro della rete degli itinerari culturali, hanno influenzato la storia dei rapporti culturali favorendo, per diversi secoli, gli scambi interculturali. Offrono accesso al patrimonio multiculturale europeo e illustrano la capacit di vivere insieme, in pace e nel rispetto della diversit. Gli asili, la scuola, i gruppi e le associazioni giovanili sono in generale luoghi principali per lapprendimento e il dialogo interculturale. Tuttavia, perch lo siano veramente, dovrebbero permettere ai bambini e ai giovani di origini diverse di incontrarsi per comunicare e sviluppare attivit comuni. Pi questi luoghi sono integrati, pi lapprendimento interculturale efficace. I mezzi di informazione offrono spazi vitali per il dialogo indiretto. Testimoni delle diversit culturali della societ, propongono piattaforme di confronto di punti di vista diversi a lettori, ascoltatori e spettatori i quali altrimenti non avrebbero, nella vita quotidiana, altre possibilit di conoscenza. A questo scopo, i mezzi di informazione dovrebbero assumere personale con vedute diverse da formare sulle problematiche relative alla diversit. I nuovi servizi di comunicazione offrono al pubblico, in altre occasioni passivo, la possibilit di partecipare a un dialogo interculturale mediatizzato, soprattutto tramite siti di social networking, forum su Internet e collaborazione ai siti wiki. I mezzi di informazione internazionali presentano una diversit stupefacente di modelli di ruoli identitari. Di fronte a tale complessit, si sarebbe tentati di applicare all altro uno stereotipo semplicistico, proiettando su di lui tutti i mali della terra. La gestione democratica della diversit un lavoro delicato: bisogna evitare di indirizzare il dialogo in modo forzato e, allo stesso tempo, impedire che sia sviato da discorsi di odio o intolleranza. Lo sport pu contribuire in modo considerevole al dialogo interculturale, riconducendolo direttamente nellambito della vita quotidiana. Il gioco del calcio, in particolare, come sport universale, ha visto svilupparsi in questi ultimi anni diverse azioni antirazziste sostenute in Europa dallUEFA, che ha stabilito un piano in 10 punti ed elaborato le relative linee guida per le squadre.
Il fatto di giocare insieme rispettando le regole imparziali e universali, unitamente alla nozione dominante di fair-play, possono costituire una esperienza interculturale. Il ruolo del posto di lavoro nel dialogo interculturale non deve essere trascurato. La diversit un fattore dinnovazione, come lo testimoniano i principali centri motori delleconomia. Una forza lavoro diversificata pu produrre nuovi approcci grazie al lavoro di squadra e alla partecipazione dei lavoratori. Sembra che la tolleranza abbia un ruolo significativo di attrazione verso i talenti che sono necessari allo sviluppo tecnologico indispensabile per il successo. Tuttavia, molti membri appartenenti alle minoranze occupano posti di lavoro precari e scarsamente remunerati. I sindacati hanno un ruolo determinante in questo ambito, sia col loro impegno volto a migliorare le condizioni di lavoro, che nelloffrire luoghi di solidariet interculturale per lottare contro gli effetti dannosi della segmentazione del mercato del lavoro, che le organizzazioni razziste sono in grado di sfruttare. Le attivit quotidiane svolte dai servizi pubblici, dalle organizzazioni non governative e dalle comunit religiose offrono numerose occasioni di dialogo interculturale, che vanno al di l dei limiti dei semplici incontri. I servizi relativi alla salute, ai giovani e alleducazione sono quotidianamente in contatto con i membri appartenenti alle minoranze. E dunque necessario che dispongano di personale competente e formato, ricorrendo ad interpreti se necessario, affinch questi contatti quotidiani diventino incontri produttivi. In ambito sanitario, per esempio, particolarmente sensibili possono rivelarsi i settori della maternit e della salute mentale. Assumere nei servizi pubblici persone appartenenti a gruppi minoritari provenienti da diversi contesti etnici, religiosi, culturali e linguistici offre lopportunit di estendere le competenze interculturali utili nei rapporti coi diversi utilizzatori dei servizi, su una base di reciprocit e di dignit. I programmi di gemellaggio fra citt sono unoccasione eccellente per promuovere le capacit in questo campo.
4.5 Il dialogo interculturale nelle relazioni internazionali Limpegno dellEuropa verso lazione multilaterale fondata sul diritto internazionale e la promozione dei diritti delluomo, della democrazia e del primato del diritto dovrebbe ispirare il dialogo interculturale su scala internazionale. Applicare questi principi al dialogo interculturale a livello internazionale un compito importante per facilitare la comprensione reciproca. Il consenso europeo su questo aspetto stato rafforzato dalle conclusioni del Terzo Vertice del Consiglio dEuropa (Varsavia, 2005) e precisato nei documenti successivi. La situazione geopolitica attuale a volte descritta come quella in cui le civilt si escludono reciprocamente e cercano di ottenere vantaggi politici ed economici relativi, a discapito le une dalle altre. Il concetto di dialogo interculturale pu aiutare a vincere stereotipi e giustapposizioni sterili derivanti da
questa visione del mondo, poich sottolinea come in un ambiente mondiale, caratterizzato dalle migrazioni, da una interdipendenza crescente e da un accesso facilitato ai canali di informazione internazionali e ai nuovi servizi di comunicazione come Internet, le identit culturali sono sempre pi complesse, si accavallano e combinano elementi di origini differenti. Relazioni internazionali intrise dello spirito del dialogo interculturale permettono di rispondere efficacemente a questa nuova situazione. Il dialogo interculturale pu cos contribuire a prevenire e risolvere i conflitti, favorendo la riconciliazione e la ricostruzione della fiducia sociale. Il Consiglio dEuropa aperto alla cooperazione con le regioni vicine e con il resto del mondo. LOrganizzazione desidera vivamente assicurare il coordinamento e la complementariet della sua azione con quelle delle altre istituzioni internazionali, in particolare europee, e desidera portare il proprio contributo al dialogo in ambito internazionale. Lazione condotta in ambito internazionale, soprattutto sulla scena europea, contribuisce in larga misura al dialogo interculturale. Il valore aggiunto messo a disposizione di altre istituzioni internazionali, degli Stati membri, della societ civile e di tutte le altre parti in causa, principalmente associato alla sua esperienza in materia di norme e meccanismi di monitoraggio nel campo dei diritti umani, della democrazia e del primato del diritto. Il Consiglio dEuropa pu portare la propria esperienza per accogliere le sfide poste dalla diversit culturale nel campo sociale, educativo, sanitario e culturale. LOrganizzazione intrattiene un dialogo permanente e strutturato con le principali parti coinvolte, come i membri dei parlamenti nazionali, le collettivit locali e regionali, le organizzazioni della societ civile dei 47 Stati membri. Infine, pu dare il suo contributo tramite strutture come il Centro europeo per linterdipendenza e la solidariet mondiale ( il Centro Nord-Sud, Lisbona), il Centro europeo per le lingue vive (Graz) e i due Centri europei per la giovent (Strasburgo e Budapest), nonch grazie alla sua cooperazione con il Centro europeo di risorse per leducazione alla cittadinanza democratica e leducazione interculturale (Oslo), o istituzioni quali il Centro culturale europeo di Delfi. Il Consiglio dEuropa riconosce limportanza delle iniziative condotte da altri attori internazionali e valuta positivamente i partenariati con istituzioni come lUnione europea, lOrganizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), lUnesco, lOrganizzazione araba per leducazione, la cultura e le scienze (Alecso) e la Fondazione euro mediterranea Anna Lindh per il dialogo fra le culture. Il Consiglio dEuropa partecipa all Alleanza delle civilt, uniniziativa del Segretario Generale delle Nazioni Unite patrocinata da Spagna e Turchia, ed esamina la possibilit di concludere un Memorandum di Accordo con l Alleanza per rafforzare le relazioni di cooperazione24. E inoltre allo studio il mezzo per promuovere il dialogo interculturale nel quadro dellacquis del Consiglio dEuropa in materia di diritti umani, di primato del diritto e di democrazia nellambito degli scambi con altri attori quali lOrganizzazione islamica per leducazione, le scienze e la cultura (Isesco) e il Centro di Ricerche sulla storia, larte e la cultura islamiche (IRCICA).
Una organizzazione come il Consiglio dEuropa in grado sfruttare le affinit e i programmi di cooperazione che alcuni dei suoi membri hanno in corso con particolari regioni del mondo. Le relazioni transfrontaliere, tradizionalmente sostenute dal Consiglio dEuropa, presentano una dimensione interculturale importane. Gli attori non statali organizzati a livello internazionale, quali le organizzazioni non governative e le comunit religiose, svolgono un ruolo determinante nel dialogo interculturale transnazionale, nellambito del quale agiscono come innovatori. Queste istituzioni hanno accolto da tempo la sfida della diversit nelle loro stesse organizzazioni interne; inoltre, creano, fra le diverse comunit, reti di relazioni che gli accordi intergovernativi non sempre permettono di stabilire. Anche le persone hanno un ruolo da svolgere in questo contesto. Chi vive e lavora in un ambiente interculturale, in particolare le persone con un background di immigrazione, pu stabilire molteplici legami al di l delle frontiere nazionali, diventando veicolo di sviluppo e stimolando cos linnovazione e larricchimento reciproco delle idee. Queste persone sono dunque il simbolo della complessit e del carattere contestuale dellidentit e possono, in questo senso, essere pionieri nel campo del dialogo interculturale.
5. Raccomandazioni e orientamenti di politica generale per lazione futura: la responsabilit condivisa degli attori principali
Rafforzare il dialogo interculturale per promuovere i nostri valori comuni di rispetto dei diritti umani, di democrazia e di primato del diritto, e favorire cos una maggiore unit europea, una responsabilit che deve essere condivisa da tutte le parti in causa. Limpegno attivo di tutti nei cinque ambiti politici identificati nel precedente capitolo, ci permetter di usufruire della ricchezza del nostro patrimonio culturale e della situazione attuale. Il Consiglio dEuropa, basandosi sulla lunga esperienza e sulla propria idea di diversit culturale e di dialogo interculturale, in grado di formulare le seguenti raccomandazioni a carattere generale e linee guida, e sviluppare orientamenti di politica generale per la sua azione futura.
Il 15 gennaio 2008, il Segretario Generale del Consiglio dEuropa e lAlto Rappresentante delle Nazioni Unite per lAlleanza delle civilt hanno firmato una lettera di intesa sulla futura cooperazione e in vista di un Memorandum di accordo. 38
5.1 Governance democratica della diversit culturale Per favorire la diversit culturale necessario svilupparne la governance democratica a tutti i livelli. Si possono formulare diverse raccomandazione generali, indirizzate principalmente a chi assume decisioni a livello nazionale e ad altre autorit pubbliche. Il dialogo interculturale necessita di un quadro istituzionale e giuridico neutrale, sia a livello locale che nazionale, conforme alle disposizioni del Consiglio dEuropa in materia di diritti umani e fondato sui principi di democrazia e di primato del diritto. Con lattuazione di legislazioni e politiche chiare, sar possibile lottare contro la discriminazione basata su ragioni di sesso, razza, colore, lingua, religione, opinioni politiche o altre opinioni, origine nazionale o sociale, appartenenza ad una minoranza, ricchezza, nascita o altre situazioni come, in particolare, lorientamento sessuale, secondo la giurisprudenza della Corte25, o per ragioni di et o di handicap fisico o mentale, in base al rapporto illustrativo al Protocollo n 12 alla Convenzione europea dei Diritti dellUomo26. LECRI, da parte sua, ha fornito indicazioni in merito alla legislazione nazionale per la lotta contro il razzismo e la discriminazione razziale27. I rapporti fra religione e Stato dovrebbero essere organizzati non solo in modo da garantire gli stessi diritti e doveri a tutte le persone, indipendentemente dalle opinioni, convinzioni o religione, ma anche in maniera da assicurare, nella pratica, il pieno rispetto della libert di coscienza e di religione. Si dovrebbe garantire una coerenza interna fra le diverse politiche che favoriscono o che rischiano di ostacolare il dialogo interculturale. A questo scopo si consiglia di adottare un approccio concertato, che oltrepassi i limiti abituali fra le amministrazioni pubbliche, per esempio creando un comitato interministeriale, un ministero speciale per lintegrazione o una unit allinterno del Gabinetto del Primo Ministro. Lelaborazione e lattuazione di Piani di azione nazionali, basati su norme internazionali relative ai diritti delluomo, comprese quelle del Consiglio dEuropa e conformi alle raccomandazioni del presente Libro bianco, possono contribuire concretamente a rafforzare la visione di una societ integrata proteggendo la diversit dei suoi membri, e ad enunciare principi da tradurre in programmi sottoposti al controllo dei cittadini. Il Consiglio dEuropa disponibile a partecipare allelaborazione dei Piani dazione nazionali e a valutare la loro applicazione. Una leadership politica al massimo livello essenziale per assicurarne il successo. La societ civile, in particolare le associazioni di minoranze e di migranti, possono svolgere un ruolo importante a riguardo. Leventuale creazione di organi consultivi nei quali
Vedere in particolare le sentenze Smith e Grady/Regno Unito 29/9/1999, para. 90; S.L./Austria 9/1/2003, para. 37 ; Karner/Austria 24/7/2003, para. 37. 26 Vedere rapporto illustrativo al Protocollo n 12 alla Convenzione europea dei Diritti dellUomo, para. 20. 27 Raccomandazione di politica generale n 7 dellECRI sulla legislazione nazionale per la lotta contro il razzismo e la discriminazione razziale, 2002.
siedano rappresentanti dei diversi partner coinvolti favorirebbe lintegrazione. I Piani di azione nazionali dovrebbero includere sia migranti recenti che i gruppi di minoranze esistenti da lungo tempo. Il Consiglio dEuropa potrebbe lanciare una iniziativa di monitoraggio alla quale potrebbe seguire una serie di ricerche e conferenze volte a esplorare lapproccio interculturale in senso largo della gestione della diversit culturale, di cui il dialogo interculturale un elemento significativo. Questo lavoro porterebbe ad esplorare i legami e le sinergie fra lapproccio interculturale della gestione della diversit e la politica di integrazione. A questa iniziativa farebbe seguito un insieme di azioni nel campo del Consiglio dEuropa per promuovere il concetto di approccio interculturale della gestione della diversit culturale, compresa lintegrazione. Le autorit pubbliche dovrebbero porsi allascolto delle aspettative di una popolazione culturalmente diversa e adoperarsi affinch i servizi pubblici preposti rispettino le legittime rivendicazioni di tutti i gruppi della societ e siano in grado di rispondere ai loro desideri. Questa condizione, che il risultato dei principi di non discriminazione e di parit, particolarmente importante in diversi settori: mantenimento dellordine, sanit, giovani, educazione, cultura e patrimonio, alloggio, prestazioni sociali, accesso alla giustizia e al mercato del lavoro. La partecipazione di rappresentanti di gruppi minoritari e svantaggiati al momento dellelaborazione sia di politiche relative alla fornitura di servizi che di decisioni relative alla destinazione di risorse, nonch lassunzione, nel settore dei servizi, di persone provenienti da questi gruppi, rappresentano delle tappe importanti. Il dibattito politico deve avvenire nel rispetto della diversit culturale. Le manifestazioni pubbliche di razzismo, di xenofobia o di qualsiasi forma di intolleranza28, sia che provengano da persone che occupano una funzione pubblica o da membri della societ civile, dovrebbero essere respinte e condannate, conformemente alle disposizioni pertinenti della Convenzione europea dei Diritti dellUomo. Qualsiasi forma di stigmatizzazione di persone appartenenti a gruppi minoritari e svantaggiati deve essere bandita dai discorsi pubblici. I mezzi dinformazione possono svolgere un ruolo positivo nella lotta contro lintolleranza, favorendo una cultura della comprensione fra i membri di gruppi etnici, culturali, linguistici e religiosi differenti. I professionisti del campo dellinformazione dovrebbero riflettere sul problema dellinIl Terzo Vertice del Consiglio dEuropa nel 2005 ha condannato con fermezza qualsiasi forma di intolleranza e di discriminazione, in particolare quella basata sul sesso, la razza e la religione, compreso lantisemitismo e lislamofobia. Il Comitato dei Ministri ha anche riconosciuto che i Rom e i gitani hanno subito discriminazioni in tutti i settori della vita. LECRI raccomanda che la legge penalizzi la negazione, la minimizzazione grossolana, la giustificazione o lapologia pubbliche, con finalit razziste, dei crimini di genocidio, di crimini contro lumanit o di crimini di guerra se sono intenzionali (Raccomandazione di politica generale n 7 dellECRI sulla legislazione nazionale per la lotta contro il razzismo e la discriminazione razziale). LECRI sottolinea anche la necessit di combattere i pregiudizi di cui sono vittime le comunit musulmane e di sanzionare in modo appropriato le discriminazioni basate sulla religione (Raccomandazione di politica generale n 5 dellECRI sulla lotta contro lintolleranza e le discriminazioni nei confronti dei musulmani). 40
tolleranza nel contesto sempre pi multietnico e multiculturale degli Stati membri, e sulle misure che potrebbero intraprendere per promuovere la tolleranza, la comprensione e il rispetto. Gli Stati dovrebbero adottare una legislazione severa, che vieti discorsi di odio e manifestazioni di razzismo, di xenofobia, di omofobia, di antisemitismo, dislamofobia e di intolleranza nei confronti dei Rom e dei gitani, nonch qualsiasi altra manifestazione che inciti allodio o alla violenza. Una corretta formazione dovrebbe essere assicurata a chi, nel campo della giustizia penale, deve poter applicare e fare rispettare le disposizioni di legge. La creazione di organismi nazionali indipendenti per la lotta contro la discriminazione o strutture simili dovrebbe assicurare il controllo sullefficacia di questo tipo di legislazione, lorganizzazione delle attivit di formazione richieste e il sostegno per le persone colpite da forme di espressione razziste. I dirigenti politici hanno a tale riguardo una responsabilit particolare. Le loro prese di posizione influenzano i punti di vista del pubblico su questioni di natura interculturale e possono perci attenuare o esacerbare le tensioni. LECRI ha esaminato questi pericoli e la loro concreta manifestazione, definendo diverse misure pratiche da adottare per lottare contro luso di elementi discriminatori, razzisti, antisemiti e xenofobi nei discorsi politici29. Attraverso lesercizio della loro autorit civica, i responsabili locali possono contribuire in buona parte a mantenere la pace fra le comunit. LECRI raccomanda inoltre di rifiutare qualsiasi finanziamento pubblico ai partiti politici che incitano al razzismo, in particolare tramite il discorso dellodio. Lautorit pubblica incoraggiata ad adottare, se necessario, misure positive adeguate per favorire laccesso delle persone appartenenti a gruppi svantaggiati o sottorappresentati a posti di responsabilit nella vita professionale, nelle associazioni, nella vita politica e a livello di collettivit locali e regionali, tenendo conto delle competenze professionali richieste. Tutti gli Stati membri dovrebbero riconoscere il principio secondo il quale, in alcune circostanze, potrebbe rivelarsi necessario adottare misure adeguate finalizzate alla promozione di una parit piena ed effettiva fra le persone appartenenti a minoranze nazionali e quelle appartenenti alla maggioranza, a condizione espressa che esse non siano discriminatorie. Una volta adottate, le misure dovrebbero tenere conto delle condizioni specifiche delle persone appartenenti a minoranze nazionali30. *** Il Consiglio dEuropa si incaricher di diffondere norme giuridiche e linee-guida con forme nuove e invitanti presso gruppi mirati, quali le autorit pubbliche e gli organismi preposti ad assumere decisioni, i responsabili delle organizzaDichiarazione sulluso di elementi razzisti, antisemiti e xenofobi nei discorsi politici (marzo 2005). 41
zioni della societ civile, gli organi di informazione e i giovani. A questo scopo lOrganizzazione proporr, per esempio, documenti a larga diffusione sul rispetto dei diritti umani in una societ culturalmente diversa, e manuali sui discorsi dellodio e lesibizione di simboli religiosi in luoghi pubblici, redatti sulla base delle disposizioni della Convenzione europea dei Diritti dellUomo. Facilitare laccesso alla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dellUomo sul dialogo interculturale Il Consiglio dEuropa pubblicher unanalisi approfondita di sentenze e decisioni della Corte europea dei Diritti dellUomo che si riferiscono agli articoli della Convenzione applicabili al dialogo interculturale. Il Comitato direttivo per i Diritti dellUomo esaminer una serie di questioni relative al rispetto dei diritti umani nellambito di una societ culturalmente diversa, attivit che potrebbe condurre alladozione di un testo politico del Consiglio dEuropa. Lo stesso Comitato seguir anche gli sviluppi nel campo dei diritti culturali. Pi in generale, gli scambi relativi al dialogo interculturale dovrebbero intensificarsi per permettere al Consiglio dEuropa di svolgere in modo efficace i molteplici ruoli enunciati nel presente documento. Il programma di attivit del Consiglio dEuropa offre numerose possibilit per sostenere e intensificare gli scambi. Citiamo, per esempio, le conferenze ministeriali, i dibattiti parlamentari, i seminari di formazione con le organizzazioni giovanili e i colloqui di esperti, come i precedenti Forum interculturali organizzati dal Consiglio dEuropa31, che hanno permesso di raccogliere numerose informazioni interessanti, molte delle quali sono state riprese in questo Libro bianco. Si valuteranno i mezzi per organizzare nel futuro nuovi forum interculturali.
Un altro esempio da citare la prevista conferenza con esperti dei governi e diversi attori della societ civile, quali i giornalisti e i membri delle comunit religiose. Lo scopo di cercare di sciogliere alcuni nodi difficili relativi ai diritti umani che riguardano societ culturalmente diverse, in particolare in materia di libert di espressione e di religione.
Articolo 4, para. 2 e 3 della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali. Serajevo nel 2003, Troina nel 2004 e Bucarest nel 2006. 42
Il Consiglio dEuropa quale forum regolare per il dialogo interculturale Tramite il suo programma di attivit, il Consiglio dEuropa continua a mettere la propria esperienza in materia di diritti umani, di democrazia e di primato del diritto al servizio del dibattito sul dialogo interculturale, intrapreso fra gli Stati membri, la societ civile e le altri parti in causa, in vista di attivit da attuare a livello locale, nazionale e internazionale. Una nuova campagna di lotta contro la discriminazione, basata sulla campagna condotta in ambito giovanile Tutti diversi, tutti uguali ma destinata ad un pubblico pi vasto, consacrata alle diverse forme di discriminazione e di razzismo, in particolare lantisemitismo, lislamofobia e nei confronti delle comunit nomadi. Una campagna su scala europea contro la discriminazione Il Consiglio dEuropa, unitamente ai mezzi di comunicazione e agli organismi di formazione alla professione di giornalista, lancia per il 2008 una campagna contro la discriminazione, centrata sul ruolo dei mezzi di informazione in una Europa multiculturale. Per quanto riguarda le politiche culturali, il Consiglio dEuropa svilupper propri sistemi di diffusione delle informazioni sulle politiche e norme culturali, ricercando e documentando esempi di buona prassi, al fine di promuovere politiche culturali che facilitino laccesso e incoraggino la partecipazione di tutti. Il Compendio delle politiche culturali continuer ad essere aggiornato e sviluppato32. Il Consiglio dEuropa cooperer inoltre con altre istituzioni europee e internazionali per raccogliere e analizzare i dati e diffondere informazioni sul dialogo interculturale presso gli Stati membri.
5.2 Cittadinanza democratica e partecipazione Lautorit pubblica e linsieme delle forze sociali sono incoraggiati a creare il quadro necessario al dialogo tramite iniziative educative e disposizioni pratiche che prevedano lintervento di maggioranze e minoranze. La democrazia richiede la partecipazione attiva delle persone alla vita pubblica. Lesclusione di chiunque dalla vita della comunit ingiustificabile e costituirebbe un grave ostacolo al dialogo interculturale.
Il Compendio presenta dati specifici sulla politica in favore della diversit culturale e del dialogo interculturale. Pi in generale, offre agli attori governativi e non governativi, una risorsa europea con finalit innovative e di confronto. www.cultural polizie,net. 43
Lattuazione di forme durevoli di dialogo per esempio, organi consultivi incaricati di rappresentare i residenti stranieri presso lautorit pubblica e i comitati locali per lintegrazione previsti dal Congresso dei poteri locali e regionali33 - potrebbe dimostrarsi particolarmente utile. Lesercizio dei diritti delluomo, anche da parte di non nazionali, non deve essere oggetto di alcuna restrizione illecita. Dato il carattere universale dei diritti umani, di cui i diritti delle minoranze fra gli altri, i diritti culturali, linguistici e di partecipazione fanno integralmente parte, indispensabile garantire a tutti il loro pieno godimento. Su questo punto la Commissione di Venezia ha insistito in modo particolare34. Lautorit pubblica dovrebbe incoraggiare tutti quelli che risiedono legalmente nel territorio a partecipare attivamente alla vita pubblica locale, prevedendo anche di concedere il diritto di voto per le elezioni locali e regionali sulla base dei principi stabiliti dalla Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica in ambito locale. Nella misura in cui laccesso alla cittadinanza democratica subordinato alla status di cittadino nazionale, lautorit pubblica dovrebbe adottare disposizioni che permettano di ottenere la cittadinanza legale conformemente ai principi enunciati nella Convenzione europea sulla nazionalit. Lautorit pubblica dovrebbe sostenere efficacemente le attivit delle organizzazioni della societ civile che promuovono la partecipazione e la cittadinanza democratica, in particolare quelle che rappresentano i giovani e le persone appartenenti a minoranze, compresi i migranti, o che lavorano con loro. Lesercizio della cittadinanza democratica e della partecipazione passa spesso attraverso le organizzazioni della societ civile. Queste organizzazioni dovrebbero avere la possibilit di svolgere il proprio ruolo, che particolarmente importante, in societ culturalmente diverse, sia nella qualit di fornitori di servizi per rispondere alle necessit di persone appartenenti a un gruppo specifico, sia come difensori della diversit e dei diritti di membri delle minoranze, oppure nella veste di veicoli di integrazione e di coesione. I rappresentanti delle minoranze specifiche e le associazioni interculturali sono interlocutori determinanti nellambito del dialogo interculturale. Queste associazioni dovrebbero essere coinvolte attivamente al momento dellelaborazione di piani nazionali di integrazione, dello sviluppo e dellattuazione di progetti e programmi e della loro successiva valutazione. La partecipazione di membri di minoranze alle attivit delle organizzazioni della societ civile deve essere incoraggiata in modo sistematico.
Congresso del potere locale e regionale, Local Consultative Bodies for Foreign Residents: Handbook (CPLRE, Strasburgo, 2003). 34 Commissione europea per la democrazie tramite il diritto (Commissione di Venezia), Rapporto sui non nazionali e i diritti delle minoranze, CDL-AD(2007)001, ad para. 144.
Le autorit locali sono vivamente incoraggiate ad adottare misure per rafforzare limpegno civico e una cultura della partecipazione democratica. I programmi comunali in favore dellintegrazione e i consigli degli stranieri, che permettono a membri delle minoranze e ai migranti di partecipare alla vita politica locale, sono esempi di buona prassi. Linee guida a questo riguardo sono state definite dettagliatamente dal Congresso dei poteri locali e regionali. *** Il Consiglio dEuropa vuole rafforzare la cittadinanza democratica e la partecipazione tramite numerosi programmi, fra cui il programma Citt interculturali centrato sul rafforzamento delle capacit e laiuto allelaborazione delle politiche. Le citt che partecipano lavoreranno all attuazione di strategie interculturali finalizzate alla gestione della diversit come risorsa. Il programma sar sviluppato in cooperazione con diversi partner intergovernativi e non governativi. Promuovere citt interculturali Il Consiglio dEuropa lancer nel 2008 un programma per aiutare le citt a divenire luoghi di eccellenza in materia di dialogo interculturale, in particolare tramite valutazioni tra pari e scambi di buona prassi sulla governance, i mezzi di informazione, le attivit di mediazione e le politiche culturali. La diversit culturale nelle zone urbane costituir un altro tema prioritario. Le citt di domani, per essere fiorenti, dovranno essere interculturali. Dovranno dunque essere in grado di gestire e valorizzare la propria diversit culturale per stimolare la creativit e linnovazione, e assicurarsi cos la prosperit economica, rafforzare la coesione e migliorare la qualit della vita.
5.3 Imparare e insegnare le competenze interculturali Lapprendimento e linsegnamento delle competenze interculturali sono essenziali per la cultura democratica e la coesione sociale. Offrire a tutti uneducazione di qualit, favorendo lintegrazione, permette la partecipazione attiva e limpegno civico, prevenendo al tempo stesso gli handicap educativi. Questo approccio politico pu tradursi in forma di raccomandazioni fondamentali e di linee guida, elaborate e destinate alle autorit pubbliche e alle istituzioni educative formali, come pure alla societ civile in particolare le organizzazioni giovanili o che fanno capo a minoranze ai mezzi di informazione, ai partner sociali e culturali e alle comunit religiose che propongono attivit educative non formali o informali. Lautorit pubblica, le organizzazioni della societ civile e gli altri operatori del settore educativo dovrebbero fare dello sviluppo del dialogo interculturale e
delleducazione inclusiva una componente principale a tutti i livelli. Le competenze interculturali dovrebbero far parte delleducazione alla cittadinanza e ai diritti delluomo. Le autorit pubbliche competenti e gli istituti educativi dovrebbero utilizzare, per quanto possibile, le definizioni delle competenze essenziali per la comunicazione interculturale al fine di elaborare e attuare programmi di insegnamento e ordini di studi a tutti i livelli del sistema educativo, compresa la formazione degli insegnanti e i programmi educativi per adulti. Si dovrebbero sviluppare strumenti complementari per incoraggiare gli alunni ad esercitare un giudizio critico e autonomo che includa anche una valutazione critica delle proprie reazioni e atteggiamenti di fronte a culture diverse. Tutti gli alunni dovrebbero poter migliorare le proprie competenze multilinguistiche. La pratica e lapprendimento interculturali dovrebbero essere inseriti nellattivit di formazione iniziale e continua degli insegnanti. Gli scambi basati sulla scuola e la famiglia dovrebbero divenire una componente regolare del programma degli istituti secondari. Leducazione ai diritti delluomo, lapprendimento della cittadinanza attiva e il dialogo interculturale possono avvalersi dei numerosi supporti esistenti, fra cui Repres e Compasito, due manuali pubblicati dal Consiglio dEuropa per la pratica delleducazione ai diritti umani coi giovani e i bambini. Le istituzioni educative e tutti gli altri attori del settore delleducazione sono invitati ad adoperarsi affinch linsegnamento e lapprendimento della storia seguano le raccomandazioni del Comitato dei Ministri sullinsegnamento della storia e non riguardino esclusivamente la storia del paese, ma anche la storia di altri paesi e culture, che tengano conto del modo in cui la nostra societ stata percepita da altri (multiprospettivit), prestando attenzione al tempo stesso ai valori fondamentali del Consiglio dEuropa, e che comprendano la dimensione educativa ai diritti delluomo35. La conoscenza del passato essenziale per capire la societ di oggi e prevenire il ripetersi di fatti tragici. A tal fine, le autorit pubbliche competenti e le istituzioni educative sono vivamente incoraggiate a preparare e organizzare ogni anno una Giornata della Memoria dellOlocausto e di prevenzione dei crimini contro lumanit, che potrebbe coincidere con una data scelta in base alla storia di ogni paese. Un tale avvenimento pu trarre ispirazione dal progetto del Consiglio dEuropa Insegnare la memoria educazione alla prevenzione dei crimini contro lumanit, il cui scopo era di aiutare gli alunni a scoprire e capire gli avvenimenti tragici della storia europea e mondiale, e a riconoscere il carattere unico della Shoah, quale primo deliberato tentativo di sterminare un popolo a livello mondiale; di sensibilizzare lopinione pubblica rispetto ai genocidi e crimini contro lumanit che hanno segnato il XX secolo; di educare gli alunni al modo di prevenire i crimini contro lumanit; di favorire la comprensione, la tolleranza e lamicizia fra le nazioni, i gruppi etnici e le comunit religiose, restando al tempo stesso fedeli ai valori fondamentali del Consiglio dEuropa.
La valutazione della nostra diversit culturale dovrebbe basarsi sulla conoscenza e la comprensione delle principali religioni e convinzioni non religiose del mondo e del loro ruolo nella societ. Un altro obiettivo importante quello di condurre i giovani ad apprezzare la diversit sociale e culturale dellEuropa, un aspetto che comprende sia le recenti comunit di migranti, sia quelle le cui radici europee risalgono a tempi lontani. Lapprezzamento delle diverse forme di espressione della creativit (manufatti, simboli, testi, oggetti, costumi e cucina) dovrebbe fare parte integrale della scoperta dellaltro. La musica, larte e la danza possono essere strumenti potenti di educazione interculturale. Le autorit pubbliche competenti sono invitate a tener conto degli effetti che i regolamenti e le politiche in particolare relativi ai visti o ai permessi di lavoro o di soggiorno per gli universitari, gli studenti e gli artisti hanno nei confronti degli scambi educativi e culturali. Regolamenti e politiche elaborate in modo adeguato possono portare un ampio contributo al dialogo interculturale. Il Consiglio dEuropa fortemente impegnato in favore della trasmissione delle competenze interculturali tramite il sistema educativo. Per quanto riguarda linsegnamento formale, creer una Guida di buona prassi a tutti i livelli e svilupper un quadro di riferimento indicando le competenze interculturali di base e le competenze necessarie per la comunicazione interculturale. LOrganizzazione operer in modo che la promozione della cultura democratica e del dialogo interculturale sia una componente dello spazio europeo dellinsegnamento superiore a partire dal 2010. Il Centro europeo per le risorse sulleducazione alla cittadinanza democratica e alleducazione interculturale, che si sta aprendo ad Oslo, baser le proprie attivit soprattutto sulla trasmissione delle competenze interculturali agli educatori.
La raccomandazione Rec(2001)15 del Comitato dei Ministri agli Stati membri relativa allinsegnamento della storia nellEuropa del XXI secolo sottolinea in particolare che linsegnamento della storia non pu essere uno strumento di manipolazione ideologica, di propaganda o di promozione di valori ultranazionalisti, xenofobi, razzisti o antisemiti e intolleranti. Le ricerche storiche e la storia come insegnata nella scuola non possono in alcun modo, e con nessuna intenzione, essere compatibili con i valori fondamentali e lo Statuto del Consiglio dEuropa se permettono o divulgano rappresentazioni della storia errate, tramite uno dei seguenti sotterfugi: falsificazione di fatti storici, immagini truccate, ecc.; insistenza su un avvenimento per giustificare o occultare un altro avvenimento; deformazione del passato a fini di propaganda; versione eccessivamente nazionalista del passato, in grado di creare una dicotomia fra noi e loro; distorsione di fonti storiche; negazione di fatti storici; omissione di fatti storici. (allegato, Sezione 2 sui Deviazioni storiche). 47
Il Consiglio dEuropa desidera rimanere listituzione di riferimento in materia di insegnamento e di apprendimento delle competenze interculturali e continuer a trattare questi temi con la massima attenzione In cooperazione con le autorit pubbliche competenti, i professionisti del campo delleducazione e gli esperti, il Consiglio dEuropa continuer il suo lavoro innovativo sulla definizione, lo sviluppo, la diffusione e la trasmissione delle competenze interculturali, e condurr iniziative corrispondenti nel campo delle politiche linguistiche. Il Consiglio dEuropa continuer la sua azione di sviluppo degli strumenti con lo scopo di rafforzare il dialogo interculturale tramite metodi di insegnamento della storia basati sullobiettivit, lanalisi critica e la multiprospettivit, il rispetto reciproco, la tolleranza e i principi essenziali del Consiglio dEuropa. Sosterr tutte le misure adottate nel settore educativo per prevenire la ripetizione o la negazione dellOlocausto, dei genocidi e di altri crimini contro lumanit, delle epurazioni etniche e delle violazioni di massa dei diritti umani e dei valori fondamentali ai quali il Consiglio dEuropa rivolge particolare attenzione. Il Consiglio dEuropa ricercher ed esaminer anche la possibilit di estendere il progetto Insegnare la memoria educazione alla prevenzione dei crimini contro lumanit. Per quanto riguarda le politiche linguistiche in favore del dialogo interculturale, il Consiglio dEuropa fornir supporto e raccomandazioni alle autorit competenti perch riesaminino le loro politiche pedagogiche in rapporto a tutte le lingue insegnate nel loro sistema educativo. Fornir inoltre linee guida e strumenti a carattere consultivo che definiscano norme europee comuni in materia di competenza linguistica. Iniziative saranno prese anche nel campo dellinsegnamento artistico, religioso e relativo alle convinzioni, nel quadro di un programma che tende a promuovere leducazione e il dialogo interculturali tramite lelaborazione di riferimenti comuni finalizzato a gestire le classi culturalmente diverse e favorire lintegrazione dellinsegnamento interculturale nei programmi educativi. Per quanto riguarda leducazione non formale e informale, il Consiglio dEuropa continuer il suo impegno per sostenere le attivit delle organizzazioni della societ civile in particolare, le organizzazioni giovanili che vogliono fornire una risposta alla diversit culturale in modo positivo e creativo. Saranno aumentati in modo considerevole i corsi di formazione su attivit relative alleducazione alla cittadinanza europea e ai diritti umani, proposti ai moltiplicatori nel quadro del Partenariato Giovent, in cooperazione con la Commissione europea. Saranno proposte nuove attivit di formazione riguardanti le competenze interculturali, in particolare alle organizzazioni della societ civile, alle comunit religiose e ai giornalisti. Il Consiglio dEuropa proseguir la sua azione con lo scopo di favorire la sensibilizzazione /presa di coscienza dei mezzi di informazione (media literacy).
Queste attivit saranno accompagnate da iniziative nel campo delle politiche culturali e del patrimonio, destinate a rafforzare la comprensione interculturale e a facilitare laccesso al patrimonio culturale, che svolge un ruolo importante nellambito del dialogo interculturale. A questo proposito, una particolare attenzione sar dedicata, attraverso programmi appropriati, alla conoscenza e al rispetto del patrimonio dellaltro come fonte di diversit e di arricchimento culturale. Il progetto attuale su Limmagine dellaltro nellinsegnamento della storia sar proseguito e sviluppato Il Consiglio dEuropa proseguir il progetto e potr esaminare lestensione del relativo campo di applicazione, in particolare in cooperazione con lUnesco, lAlecso e il Centro di ricerche sulla storia, larte e la cultura islamica (IRCICA).
5.4 Spazi per il dialogo interculturale La creazione di spazi per il dialogo interculturale un compito collettivo. Senza spazi giusti, accessibili e invitanti, il dialogo interculturale non pu aver luogo e ancor meno prosperare. Il Consiglio dEuropa formula a questo proposito diverse raccomandazioni. Le autorit pubbliche e gli attori sociali sono invitati a sviluppare il dialogo interculturale negli spazi della vita quotidiana e nel quadro del rispetto delle libert fondamentali. Le possibilit di creare questi spazi sono infinite. compito delle autorit pubbliche organizzare la vita civica e lo spazio urbano in modo da moltiplicare le possibilit di dialogo, nel rispetto della libert di espressione e dei principi democratici. Gli spazi fisici e lambiente costruito sono elementi strategici della vita sociale. Lideazione e la gestione dei luoghi pubblici, come i parchi, i giardini pubblici, gli aeroporti e le stazioni, devono essere considerate con particolare attenzione. Gli urbanisti sono incoraggiati a creare citt aperte, che prevedano spazi pubblici sufficienti per incontrarsi. Questi spazi che, in teoria, dovrebbero essere concepiti con uno spirito di apertura e, dunque, con una prospettiva di utilizzazioni multiple, possono contribuire a creare una percezione civica comune dello spazio e un impegno interculturale. Le organizzazioni della societ civile, fra cui le comunit religiose, sono incoraggiate in modo particolare a fornire un quadro propizio per gli incontri interculturali e interreligiosi. Il settore privato e i partner sociali dovrebbero fare in modo che la diversit culturale nel mondo del lavoro non diventi fonte di conflitti, ma dia origine invece a sinergie creative e contribuisca alla complementariet.
Il giornalismo promosso in modo responsabile sia attraverso i codici etici sviluppati nel campo degli stessi mezzi di informazione, che grazie ad una formazione dei giornalisti sensibile alle differenze culturali, pu contribuire allo sviluppo di forum di dialogo interculturale. Per riflettere la diversit di composizione della societ allinterno della loro stessa struttura, le organizzazioni dei mezzi di informazione sono invitate ad adottare una politica su base volontaria, accompagnata da programmi di formazione adeguati, volta a promuovere le persone appartenenti a gruppi svantaggiati e minoranze sottorappresentate a tutti i livelli di produzione e di gestione, tenendo in dovuta considerazione le competenze professionali richieste. Il Consiglio dEuropa ritiene che si tratta di unattuazione importante della libert di espressione, che non riguarda solo chi opera nel settore pubblico dellinformazione. Tutti i mezzi di informazione dovrebbero ricercare mezzi per promuovere le voci delle minoranze, il dialogo interculturale e il rispetto reciproco. Le autorit pubbliche e gli attori non governativi sono incoraggiati a promuovere la cultura, le arti e il patrimonio che offrono spazi di dialogo particolarmente importanti. Il patrimonio culturale, le attivit culturali classiche, gli itinerari culturali, le arti contemporanee, la cultura popolare o di strada, la cultura trasmessa attraverso i mezzi di informazione e Internet, attraversano le frontiere e stabiliscono legami fra le culture. Le arti e la cultura creano uno spazio di espressione al di fuori del quadro delle istituzioni, a livello individuale, e svolgono cos un ruolo di mediazione. Tutte le parti in causa dovrebbero dunque incoraggiare una forte partecipazione alle attivit culturali e artistiche. Le attivit culturali contribuiscono in larga misura a trasformare un territorio in spazio pubblico condiviso. Grazie all Incontro 2008 sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale, organizzato a titolo sperimentale l8 aprile 2008, il Consiglio dEuropa ha offerto ai rappresentanti delle comunit religiose e di altri attori della societ civile e agli esperti presenti, la possibilit di partecipare a un dibattito approfondito sui principi da applicare nel campo della politica educativa per l insegnamento dei fatti religiosi e relativi ad altre convinzioni e sulle modalit pratiche di organizzazione. Questo Incontro ha contribuito a definire orientamenti e idee che i partecipanti potranno applicare nei propri settori di attivit, insieme a diverse raccomandazioni che rientrano nella politica dazione mirata del Consiglio dEuropa. Qualsiasi altro seguito che si vorr dare all Incontro 2008 sar esaminato in occasione della valutazione di questa iniziativa, che sar effettuata nel corso dellanno 2008.
Il Consiglio dEuropa condurr iniziative pilota con i mezzi di informazione. Oltre al premio attribuito per il loro contributo al dialogo interculturale, lOrganizzazione, a seguito di consultazioni con altri organismi internazionali e in
cooperazione con partner adeguati, prevede di creare una rete formale in linea che permetta ai professionisti e alle organizzazioni di settore di scambiare opinioni sui diritti, le responsabilit e le condizioni di lavoro dei giornalisti in periodi di crisi. Premio del Consiglio dEuropa per il contributo dei mezzi di informazione al dialogo interculturale Il Consiglio dEuropa prevede di attribuire un premio annuale ai mezzi di informazione che avranno contribuito in modo esemplare alla prevenzione o alla risoluzione di conflitti, alla comprensione e al dialogo. Prevede inoltre di creare una rete di informazioni in linea sul contributo dei mezzi di informazione al dialogo interculturale.
5.5 Il dialogo interculturale nelle relazioni internazionali Le autorit locali e regionali dovrebbero esaminare la possibilit di cooperare con le istituzioni partner in altre regioni dEuropa. Le misure adottate a questo livello contribuiscono in modo essenziale ai rapporti di buon vicinato fra gli Stati e offrono un quadro ideale per lo sviluppo delle relazioni interculturali. Le autorit locali e regionali possono organizzare regolarmente, e in forma istituzionalizzata, consultazioni con le collettivit o autorit territoriali degli Stati vicini su questioni di interesse comune, per ricercare insieme soluzioni, identificare gli ostacoli giuridici e pratici alla cooperazione transfrontaliera e interterritoriale, e adottare misure adeguate per porvi rimedio. E possibile cos prevedere azioni di formazione, soprattutto nel campo linguistico, per coloro che partecipano a questo tipo di cooperazione a livello locale. Le organizzazioni della societ civile e coloro che offrono servizi nel campo educativo possono contribuire al dialogo interculturale a livello europeo e internazionale aderendo, per esempio, a strutture non governative europee, o partecipando a partenariati e programmi transfrontalieri, in particolare quelli destinati ai giovani. Spetta alle istituzioni internazionali quali il Consiglio dEuropa sostenere la societ civile e i professionisti delleducazione in questo compito. I mezzi di informazione sono incoraggiati a mettere in atto - a livello regionale, nazionale o europeo meccanismi di scambio e di coproduzione di programmi che abbiano ampiamente contribuito a mobilitare la pubblica opinione contro lintolleranza e a migliorare le relazioni intracomunitarie. *** Il Consiglio dEuropa incoragger e svilupper la cooperazione con altre organizzazioni attive nel campo del dialogo interculturale, quali lUnesco e liniziativa di Alleanza delle civilt, lOSCE, lUnione europea e la Fondazione
euro mediterranea Anna Lindh per il dialogo fra le culture, e con altre organizzazioni regionali, quali la Lega degli Stati arabi e la sua organizzazione per leducazione, la cultura e le scienze (Alecso), che rappresenta una regione con numerosi legami con lEuropa ma con una tradizione culturale diversa. Il Consiglio dEuropa promuover inoltre il dialogo interculturale sulla base delle norme e valori a lui propri nel contesto di progetti specifici che comportano un attivit di cooperazione con istituzioni quali lOrganizzazione islamica per lEducazione, le scienze e la cultura (Isesco) e il Centro di Ricerche sulla Storia, lArte e la Cultura islamiche (IRCICA). Le attivit di cooperazione saranno centrate, a livello regionale, sulle relazioni fra lEuropa e le regioni vicine, in particolare il sud del mediterraneo, il Vicino Oriente e lAsia centrale.
Nel corso dei prossimi mesi, il Consiglio dEuropa condurr nuove iniziative per rinsaldare i legami di cooperazione con i partner esistenti e crearne di nuovi. A tale proposito, citiamo la Piattaforma aperta di Faro, voluta congiuntamente dal Consiglio dEuropa e dallUnesco nel 2005 per promuovere la cooperazione interistituzionale nel campo del dialogo interculturale. Allargare e dinamizzare la Piattaforma aperta di Faro Il Consiglio dEuropa, in consultazione con lUnesco, svilupper il potenziale della Piattaforma aperta di Faro per il coordinamento internazionale delle attivit condotte nel campo del dialogo interculturale.
Ecco altri esempi di attivit prioritarie in questo campo:
- LUnione europea ha dichiarato il 2008 lAnno europeo del dialogo interculturale. Il Libro bianco sul dialogo interculturale e l Incontro 2008 sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale, che si tenuto a titolo sperimentale, costituiscono due contributi importanti del Consiglio dEuropa allAnno europeo per il dialogo interculturale36. Il Consiglio dEuropa contribuisce in modo specifico al programma di attivit e al dibattito dinamico sulle prospettive di azione a lungo termine, anche tramite altre attivit, come per esempio la Campagna di lotta contro la discriminazione 2008, liniziativa delle Citt interculturali, la pubblicazione della giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dellUomo in materia di dialogo interculturale e il Centro europeo di risorse sulleducazione alla cittadinanza democratica e leducazione interculturale (Oslo). - Il Consiglio dEuropa riconosce il contributo del Centro Nord-Sud e il suo ruolo essenziale, che riunisce governi, parlamentari, collettivit locali e regionali e rappresentanti della societ civile. Le sue priorit sono centrate sulleducazione alla cittadinanza mondiale, i giovani, i diritti delluomo, la governance democratica e il dialogo interculturale. Il Centro offre una dimensione importante per gli sforzi internazionali che vogliono promuovere
lapprendimento interculturale, la comprensione e il dialogo politico nei diversi continenti e fra di loro. - Gli artisti per il dialogo il titolo di un nuovo programma sulla cultura e il patrimonio, avviato nel 2008 e rivolto alla regione mediterranea, che intende rafforzare il dialogo interculturale fra artisti e attori. - La Commissione di Venezia proseguir la sua attivit di cooperazione con le corti costituzionali e gli organi equivalenti dellAfrica, dellAsia, delle Americhe e dei paesi arabi. Questa cooperazione un buon esempio di dialogo interculturale, basato su unazione concreta e sui principi del patrimonio costituzionale. - Il Congresso dei poteri locali e regionali determinato a proseguire la sua attivit con i partner della regione mediterranea, in particolare nellambito della collaborazione israelo-palestinese e della cooperazione con le citt arabe su temi quali la buona governance a livello locale e i problemi relativi alle migrazioni.
6. La via da seguire
Questo Libro bianco vuole definire in modo chiaro un orientamento in materia di dialogo interculturale; tuttavia non pu offrire una mappa dettagliata. Costituisce infatti unicamente una tappa di un processo pi lungo. Le sue conclusioni e raccomandazioni dovranno essere verificate e adattate, se necessario, di concerto con la altre parti in causa. Le linee guida e gli orientamenti concreti qui definiti dovrebbero essere monitorati e valutati in modo appropriato. Il Consiglio dEuropa invita tutte le altre parti coinvolte a proseguire quello che stato a volte descritto come l Iter del Libro bianco, che ha messo lOrganizzazione in contatto con un numero elevato di partner, che vanno dalle istituzioni internazionali ai militanti di base. Tutti sono incoraggiati a continuare a fornire pareri allOrganizzazione sullorientamento da prendere, a suggerire programmi e progetti, e a segnalare qualsiasi sviluppo in grado di minacciare il dialogo interculturale. Il dialogo interculturale indispensabile per la costruzione di un nuovo modello sociale e culturale adatto a unEuropa in rapida evoluzione, che permetta a tutti quelli che vivono nelle nostre societ culturalmente diverse di godere dei diritti umani e delle libert fondamentali. Questo modello emergente il risultato di un lavoro in corso al quale partecipano numerosi attori. Implica grandi responsabilit per le autorit pubbliche a tutti i livelli, per le associazioni della societ civile e per tutte le altri parti coinvolte.
Queste iniziative rappresentano due esempi concreti dellattuazione del Memorandum di accordo concluso fra lUnione europea e il Consiglio dEuropa nel campo del dialogo interculturale e della diversit culturale. 53
Il Consiglio dEuropa presenta questo Libro bianco quale contributo a un dibattito internazionale che sempre pi intenso. Imparare a vivere insieme, in un contesto di diversit culturale crescente rispettando al tempo stesso i diritti umani e le libert fondamentali, diventata una delle esigenze principali della nostra epoca e rimarr pertinente per molti anni.
Strasburgo, giugno 2008
Allegato 1 Selezione di convenzioni, dichiarazioni, raccomandazioni e altri testi di riferimento del Consiglio dEuropa relativi al dialogo interculturale37
Convenzioni europee selezionate Convenzione (Data di apertura del trattato; situazione delle ratifiche, adesioni e firme al mese di aprile 2008) Convenzione sulla salvaguardia dei Diritti dellUomo e delle Libert fondamentali (1950) Convenzione culturale europea (1954) Convenzione europea relativa allo status giuridico dei lavoratori migranti (1977) Convenzione-quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettivit o autorit territoriali (1980) Carta europea dellautonomia locale (1985) Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera (1989) Codice europeo di sicurezza sociale (riveduto) (1990) Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale (1992) Carta europea delle lingue regionali o minoritarie (1992) Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali (1995) Carta sociale europea (1961) e Carta sociale europea riveduta (1996) Convenzione sul riconoscimento delle qualifiche relative allinsegnamento superiore nella regione europea (ETS 165) Ratifiche/ adesioni Firme non seguite da ratifica
47 49 11
36 43 32 0
8 23 39 39
Nota. Le dichiarazioni, raccomandazioni e risoluzioni adottate dopo il 1980 sono riportate in ordine cronologico . Tutti i testi sono disponibili sul sito web del Consiglio dEuropa : www.coe.int. 55
Convenzione europea sulla nazionalit (1997) Convenzione europea sulla promozione di un servizio volontario transnazionale a lungo termine per i giovani (2000) Convenzione sulla cibercriminalit (2001) Convenzione del Consiglio dEuropa per la prevenzione del terrorismo (2005) Convenzione-quadro del Consiglio dEuropa sul valore del patrimonio culturale per la societ (2005)
8 22 31
Dichiarazioni dei Vertici, delle Conferenze ministeriali e del Comitato dei Ministri
Dichiarazione sullintolleranza Una minaccia per la democrazia, adottata dal Comitato dei Ministri il 14 maggio 1981 Dichiarazione sulla parit delle donne e degli uomini, adottata dal Comitato dei Ministri il 16 novembre 1988 Dichiarazione Societ multiculturale ed identit culturale europea, adottata dai Ministri europei responsabili per gli affari culturali, Palermo/Italia, 25-26 aprile 1990 Dichiarazione di Vienna, adottata durante il Primo Vertice dei capi di Stato e di governo degli Stati membri del Consiglio dEuropa, Vienna, ottobre 1993 Dichiarazione finale e Piano dazione del secondo Vertice dei capi di Stato e di governo degli Stati membri del Consiglio dEuropa, Strasburgo, novembre 1997 Risoluzione No.1 sul Portafoglio europeo delle lingue, adottata durante la 19a sessione della Conferenza permanente dei Ministri dellEducazione, Kristiansand/Norvegia, 22-24 giugno 1997 Dichiarazione di Budapest (Per una grande Europa senza scissioni), adottata dal Comitato dei Ministri il 7 maggio 1999 Risoluzione No.2 sul Portafoglio europeo delle lingue, adottata durante la 20a sessione della Conferenza permanente dei Ministri dellEducazione, Cracovia/Polonia, 15-17 ottobre 2000 Dichiarazione sulla diversit culturale, adottata dal Comitato dei Ministri il 7 dicembre 2000 Dichiarazione di Helsinki, adottata dalla 7a Conferenza dei Ministri responsabili delle questioni di migrazione, Helsinki, settembre 2002 Dichiarazione per il dialogo interculturale e la prevenzione dei conflitti, adottata dalla conferenza dei Ministri europei responsabili degli affari culturali, Opatija/Croazia, ottobre 2003 Risoluzione Res(2003)7 sulla politica del Consiglio dEuropa nel settore giovanile, adottata dal Comitato dei Ministri il 29 ottobre 2003 Dichiarazione sulleducazione interculturale nel nuovo contesto europeo, adottata dalla Conferenza permanente dei Ministri europei per lEducazione, Atene, novembre 2003 Risoluzione su Il ruolo delle donne e degli uomini nella prevenzione dei conflitti, nel consolidamento della pace e nei processi democratici dopo i conflitti una prospettiva di genere (gender perspective), adottata dalla 5a Conferenza ministeriale europea sulla parit tra donne e uomini, Skopje, 2223 gennaio 2003 Strategia di coesione sociale riveduta, adottata dal Comitato dei Ministri il 31 marzo 2004 Dichiarazione di Wroclaw, adottata dai Ministri europei responsabili per la cultura, leducazione, i giovani e lo sport, Wroclaw/Polonia, dicembre 2004 Dichiarazione di Varsavia e Piano dazione, adottati dal Terzo Vertice dei
capi di Stato e di governo degli Stati membri del Consiglio dEuropa, Varsavia, maggio 2005 Dichiarazione finale adottata dai Ministri europei della giovent sulla Dignit umana e coesione sociale : le risposte delle politiche giovanili alla violenza, Budapest, settembre 2005 Dichiarazione di Faro sulla strategia del Consiglio dEuropa per lo sviluppo del dialogo interculturale , adottata dalla Conferenza dei Ministri europei degli affari culturali, Faro/Portogallo, ottobre 2005 Dichiarazione del Comitato dei Ministri in occasione della 1000a riunione dei Delegati dei Ministri UnEuropa La Nostra Europa, Belgrado, giugno 2007 Dichiarazione finale della Conferenza permanente dei Ministri europei delleducazione, Costruire unEuropa pi umana e pi inclusiva: Contributi delle politiche educative, Istanbul, 4-5 maggio 2007 Dichiarazione di Valencia, adottata dalla Conferenza dei Ministri europei responsabili delle collettivit locali e regionali, Valencia/Spagna, ottobre 2007 Conferenza regionale informale dei Ministri della Cultura su La promozione del dialogo interculturale e il Libro Bianco del Consiglio dEuropa, Belgrado, novembre 2007 Strategia sullinnovazione e la buona governance a livello locale, adottata dal Comitato dei Ministri nel marzo 2008.
R (81)18 relativa alla partecipazione a livello comunale R (82)9 relativa alla Giornata europea della scuola R (82)18 sulle lingue vive R (83)1 relativa ai nomadi apolidi o di nazionalit indeterminata R (84)7 sul mantenimento dei legami culturali dei migranti con i paesi di origine e sulle infrastrutture per il tempo libero R (84)9 sui migranti della seconda generazione R (84)13 sulla situazione degli studenti stranieri R (84)17 relativo alla parit tra le donne e gli uomini nei mezzi di informazione R (84)18 sulla formazione degli insegnanti a uneducazione per la comprensione interculturale, in particolare in un contesto di migrazione R (84)21 relativa allacquisizione da parte dei rifugiati della nazionalit del paese di accoglienza R (85)2 relativo alla protezione giuridica contro la discriminazione fondata sul sesso R (85)7 sullinsegnamento e lapprendimento dei diritti umani nelle scuole R (85) 21 sulla mobilit dei professori-ricercatori universitari R (86)8 sullesercizio nello stato di residenza da parte dei cittadini di altri Stati membri del diritto di voto nelle elezioni dello Stato dorigine R (86)17 su unazione culturale concertata degli Stati membri allestero R (88)6 sulle reazioni sociali al comportamento deviato dei giovani appartenenti a famiglie di migranti
R (88)14 sullalloggio dei migranti R (90)4 sulleliminazione del sessismo nel linguaggio R (90)22 sulla protezione della sanit mentale di alcuni gruppi vulnerabili della societ R (92)12 sulle relazioni intercomunitarie R (92)10 sulla messa in opera dei diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali R (92)11 sullinserimento sociale e professionale dei giovani R (92)19 relativo ai videogiochi a contenuto razzista R (95) 7 sulla fuga dei cervelli nei settori dellinsegnamento superiore e della ricerca R (95) 8 sulla mobilit universitaria R (97) 3 sulla partecipazione dei giovani e lavvenire della societ civile R (97) 7 sui servizi pubblici locali e i diritti dei loro utenti R (97) 20 sul Discorso dellodio R (97) 21 sui mezzi di informazione e la promozione della cultura e della tolleranza R (98) 3 sullaccesso allinsegnamento superiore R (98) 6 relativa alle lingue vive R (99) 1 sulle misure volte a promuovere il pluralismo dei mezzi di informazione R (99) 2 relativa allinsegnamento secondario R (99) 9 sul ruolo dello sport nel promuovere la coesione sociale R (2000) 1 sulla promozione della cooperazione transfrontaliera fra collettivit o autorit territoriali nel campo culturale R (2000) 4 sulleducazione dei minori Rom in Europa R (2000) 5 sullo sviluppo di strutture che permettono la partecipazione dei cittadini e dei pazienti al processo decisionale relativo alle cure sanitarie Rec(2001)6 sulla prevenzione del razzismo, della xnofobia e dellintolleranza razziale nello sport Rec(2001)10 sul Codice europeo etico della polizia Rec(2001)15 relativa allinsegnamento della storia in Europa nel XXImo secolo Rec(2001)17 sul miglioramento della situazione economica e del lavoro dei Rom e dei nomadi in Europa Rec(2001)19 sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica a livello locale Rec(2002)4 sullo status giuridico delle persone ammesse al ricongiungimento familiare Rec(2002)5 sulla protezione delle donne contro la violenza Rec (2002)12 relativa alleducazione alla cittadinanza democratica La Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale (2003, riveduta) Rec(2003)2 sui servizi di prossimit nelle zone urbane svantaggiate Rec(20003)3 sulla partecipazione equilibrata di donne e uomini al processo decisionale politico e pubblico
Rec(2003)6 per migliorare laccesso alleducazione fisica e allo sport dei bambini e dei giovani in tutti i paesi europei Rec(2003)8 sulla promozione e il riconoscimento delleducazione non formale dei giovani Rec(2003)9 su misure volte a promuovere il contributo democratico e sociale della radiodiffusione digitale Rec(2004)2 sullaccesso allimpiego nel settore pubblico dei non nazionali Rec(2004)4 sulla Convenzione europea dei Diritti dellUomo nellinsegnamento universitario e nella formazione professionale Rec(2004)13 relativa alla partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale Rec(2004)14 relativa alla circolazione e alla sosta dei nomadi in Europa Rec(2005)2 relativa alle buone prassi e alla riduzione degli ostacoli in materia di cooperazione transfrontaliera e interterritoriale delle collettivit o autorit territoriali Rec(2005)3 relativa allinsegnamento delle lingue dei vicini in regione frontaliera Rec(2005)4 relativa al miglioramento delle condizioni di alloggio dei Rom e dei nomadi in Europa Rec(2005)8 relativa ai principi di buona governance nello sport Rec(2006)1 sul ruolo dei consigli nazionali della giovent nello sviluppo di politiche giovanili Rec(2006)2 sulle Norme penitenziarie europee Rec(2006)3 sulla Convenzione dellUnesco relativa alla tutela e alla promozione della diversit delle espressioni culturali Rec(2006)5 sul Piano dazione del Consiglio dEuropa per la promozione dei diritti e della piena partecipazione dei portatori di handicap alla societ : migliorare la qualit della vita dei portatori di handicap in Europa 2006-2015 Rec(2001)6 relativa agli sfollati allinterno del proprio paese Rec(2006)9 sullammissione, i diritti e gli obblighi degli studenti migranti e la cooperazione con il loro paese di origine Rec(2006)10 relativa a un migliore accesso alle cure sanitarie per i Rom e i nomadi in Europa Rec(2006)12 sulla responsabilizzazione e lautonomizzazione dei minori nel nuovo ambiente dellinformazione e della comunicazione Rec(2006)14 relativa alla cittadinanza e alla partecipazione dei giovani alla vita pubblica Rec(2006)17 sugli ospedali nella transizione: un nuovo equilibrio fra cure in ambiente ospedaliero e cure in contesti sociali Rec(2006)18 sui servizi sanitari in una societ multiculturale CM/Rec(2007)2 sul pluralismo dei mezzi di informazione e la diversit del loro contenuto CM/Rec(2007)3 sulla missione dei mezzi di informazione di servizio pubblico nella societ dellinformazione CM/Rec(2007)4 sui servizi pubblici locali e regionali CM/Rec(2007)6 relativa alla responsabilit pubblica per linsegnamento superiore e la ricerca
CM/Rec(2007)7 relativa a una buona amministrazione CM/Rec(2007)9 sui progetti di vita in favore di minori migranti non accompagnati CM/Rec(2007)10 relativa al co-sviluppo e ai migranti che operano per lo sviluppo nel loro paese dorigine CM/Rec(2007)11 sulla promozione della libert despressione e dinformazione nel nuovo ambiente dellinformazione e della comunicazione CM/Rec(2007)13 relativa allapproccio integrato alla parit fra donne e uomini nelleducazione CM/Rec(2007)17 sulle norme e meccanismi di parit fra donne e uomini CM/Rec(2008)4 relativa alla promozione dei minori di migranti o aventi ad origine limmigrazione CM/Rec(2008)5 sulle politiche relative ai Rom e/o Gitani in Europa CM/Rec(2008)6 sulle misure volte a promuovere il rispetto della libert di espressione e dinformazione in materia di filtri internet
Raccomandazioni e risoluzioni dellAssemblea Parlamentare del Consiglio dEuropa
Risoluzione 807 (1983) sulla cooperazione europea in materia di educazione Risoluzione 885 (1987) sul contributo ebraico alla cultura europea Raccomandazione 1093 (1989) sulleducazione dei figli dei migranti Raccomandazione 1111 (1989) sulla dimensione europea delleducazione Raccomandazione 1162 (1991) sul contributo della civilt islamica alla cultura europea Raccomandazione 1202 (1992) sulla tolleranza religiosa in una societ democratica Raccomandazione 1178 (1992) sulle sette e i nuovi movimenti religiosi Raccomandazione 1281 (1995) sulla parit dei sessi nel campo delleducazione Raccomandazione 1283 (1996) sulla storia e lapprendimento della storia in Europa Raccomandazione 1291 (1996) sulla cultura yiddish Raccomandazione 1353 (1998) sullaccesso delle minoranze allinsegnamento superiore Raccomandazione 1383 (1998) sulla diversificazione linguistica Raccomandazione 1396 (1999) sulla religione e democrazia Raccomandazione 1412 (1999) sulle attivit illegali delle sette Raccomandazione 1539 (2001) sullAnno europeo delle lingue Risoluzione 1278 (2002) sulla legge russa in materia di religione Risoluzione 1309 (2002) sulla libert di religione e le minoranze religiose in Francia Raccomandazione 1556 (2002) sulla religione e i cambiamenti in Europa centrale e orientale Raccomandazione 1598 (2003) sulla protezione delle lingue dei segni negli
Stati membri del Consiglio dEuropa Raccomandazione 1620 (2003) sul contributo del Consiglio dEuropa allo spazio dellinsegnamento superiore Raccomandazione 1652 (2004) sulleducazione dei rifugiati e delle persone rifugiati politici nel proprio paese Raccomandazione 1688 (2004) sulle culture di diaspora Risoluzione 1437 (2004) sulla migrazione e lintegrazione : una sfida e unopportunit per lEuropa Raccomandazione 1687 (2005) Combattere il terrorismo attraverso la cultura Raccomandazione 1693 (2005) sul contributo dellAssemblea parlamentare al Terzo Verticedei capi di Stato e di governo del Consiglio dEuropa Raccomandazione 1720 (2005) sulleducazione e la religione Risoluzione 1464 (2005) sulle donne e la religione in Europa Risoluzione 1510 (2006) sulla libert di espressione e il rispetto delle credenze religiose Raccomandazione 1753 (2006) sulle relazioni esterne del Consiglio dEuropa Raccomandazione 1762 (2006) sulla libert accademica e lautonomia delle universit Raccomandazione 1804 (2007) su Stato, religione, laicit e diritti umani Raccomandazione 1805 (2007) sulla bestemmia, gli insulti a carattere religioso e lincitamento allodio contro le persone a causa della loro religione Risoluzione 1563 (2007) Combattere lantisemitismo in Europa Raccomandazione1605 (2008) e Risoluzione 1831 (2008) sulle comunit musulmane europee di fronte allestremismo
Raccomandazioni, risoluzioni e dichiarazione del Congresso dei poteri locali e regionali
Risoluzione 236 su una nuova politica di integrazione multiculturale in Europa e la Dichiarazione di Francoforte (1992) Raccomandazione128 sulla Carta europea riveduta della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale (2003) Dichiarazione su lIntegrazione e la partecipazione degli stranieri nelle citt dEuropa , Stoccarda/Germania15-16 settembre 2003 Raccomandazione 165 sulla lotta contro la tratta e lo sfruttamento sessuale degli esseri umani: il ruolo delle citt e delle regioni (2005) Raccomandazione 170 sul dialogo interculturale e interreligioso: iniziative e responsabilit delle autorit locali (2005) Raccomandazione 173 sui mezzi di informazione regionali e la cooperazione transfrontaliera (2005) Raccomandazione 177 sullidentit culturale nelle periferie urbane: ruolo delle autorit locali e regionali (2005) Raccomandazione 194 sullaccesso dei migranti ai diritti sociali : il ruolo dei poteri locali e regionali (2006) Raccomandazione 197 sulla sicurezza urbana in Europa (2006)
Raccomandazione 207 sullelaborazione di indicatori della coesione sociale Lapproccio territoriale concertato (2007) Raccomandazione 209 sulla cooperazione intergenerazionale e la democrazia partecipativa (2007) Raccomandazione 211 sulla libert despressione e di riunione delle lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (2007) Raccomandazione 221 sul Quadro istituzionale della cooperazione intercomunale (2007) Raccomandazione 222 sullinsegnamento delle lingue regionali o minoritarie (2007) Raccomandazione 250 sullintegrazione attraverso lo sport (2008)
Raccomandazioni e dichiarazioni della Commissione Europea contro il Razzismo e lIntolleranza (ECRI)
N 1: La lotta contro il razzismo, la xenofobia, lantisemitismo et lintolleranza N 2: Gli organi specializzati nella lotta contro il razzismo la xenofobia, lantisemitismo e lintolleranza a livello nazionale (1997) N 3: La lotta contro il razzismo e lintolleranza verso i Rom/Zingari (1998) N 4: Inchieste nazionali sullesperienza e la percezione della discriminazione e del razzismo da parte delle vittime potenziali (1998) N 5: La lotta contro lintolleranza e le discriminazioni verso i musulmani (2000) N 6: La lotta contro la diffusione di materiale razzista, xenofobo e antisemita tramite Internet (2000) N 7: Legislazione nazionale per lottare contro il razzismo e la discriminazione razziale (2002) N 8: Lottare contro il razzismo combattendo allo stesso tempo il terrorismo (2004) N9: La lotta contro lantisemitismo (2004) Dichiarazione sulluso di elementi razzisti, antisemiti e xenofobi nel discorso politico (2005) N10: Lottare contro il razzismo e la discriminazione razziale nellinsegnamento scolastico e attraverso di esso (2007) N11: La lotta contro il razzismo e la discriminazione razziale nelle attivit di polizia (2007)
Allegato 2 Lista delle abbreviazioni
ADF ALECSO BIDDH CERD Commissione di Venezia ECRI IRCICA ISESCO O(I)NG OSCE UEFA UNESCO
Agenzia per i Diritti Fondamentali Organizzazione araba per lEducazione, la Cultura e le Scienze Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti dellUomo Comitato delle Nazioni Unite per lEliminazione della Discriminazione razziale Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto Commissione europea contro il Razzismo e lIntolleranza Centro di Ricerche sulla Storia, lArte e la Cultura Islamiche Organizzazione Islamica per lEducazione, le Scienze e la Cultura Organizzazione (internazionale) Non Governativa Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa Unione delle Associazioni Europee di Football Organizzazione delle Nazioni Unite per lEducazione, la Scienza e la Cultura
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