Source: https://www.iltuolegale.it/responsabilitel-blogger-per-scritti-offensivi/
Timestamp: 2018-12-12 06:34:57+00:00

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Responsabilità del BLOGGERIl Tuo Legale | Il Tuo Legale
Una recente sentenza del Tribunale di Aosta ha fatto il punto sulla responsabilità del gestore di un blog relativamente alla pubblicazione da parte di terzi di scritti offensivi e diffamatori.
Il Tribunale di Aosta, con sentenza del 25 maggio 2006, ha ritenuto che Il gestore di un blog ha una posizione identica a quella di un direttore di testata giornalistica. Il medesimo ha infatti il totale controllo di quanto viene postato e, per leffetto, allo stesso modo di un direttore di giornale, ha il dovere di eliminare gli scritti offensivi. Il gestore di un blog risponde pertanto ex art. 596 bis c.p. ai sensi del quale se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa, le disposizioni relative al reato di diffamazione si applicano anche al direttore o vicedirettore responsabile, alleditore e allo stampatore.
Anzitutto, va chiarito che il direttore del blog non è lunico responsabile per gli scritti diffamatori, in quanto in prima persona risponderà lautore degli scritti medesimi, secondo il principio della personalità del reato penale.
Il gestore del blog, invece, risponderà del reato di diffamazione per non aver impedito la pubblicazione o disposto la rimozione degli scritti contenenti espressioni diffamatorie, permettendo o agevolando la diffusione degli espressioni lesive dellaltrui onore e reputazione.
Equiparando il blog ad una testata giornalistica, diverrà pertanto ad esso applicabile la vasta normativa già esistente in tema di diffamazione a mezzo stampa e diverranno rilevanti le pronunce giurisprudenziali in argomento.
Per fare un po di chiarezza in argomento, è utile ricordare che in tema di diffamazione a mezzo stampa può essere riconosciuta l’esimente dell’esercizio del diritto di cronaca qualora vengano dal cronista rispettate le seguenti condizioni:
che la notizia pubblicata sia vera;
che esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fati riferiti;
che l’informazione venga mantenuta nei limiti della obiettività.
Questi principi, hanno rilevanza oltre che per il giornalista autore dell’articolo, anche per il direttore responsabile, con la differenza che per quest’ultimo deve farsi riferimento alla peculiare funzione del suo ruolo. Egli, infatti, oltre a vigilare a che nessuno venga offeso attraverso gli articoli del giornale, ha la funzione di disporre o quanto meno approvare, l’impaginazione e quindi la presentazione degli articoli, attraverso la loro disposizione nelle pagine, e la redazione grafica e letterale dei titoli. L’aggressività di alcune espressioni, usate da un giornalista o, da un intervistato, non comporta in modo automatico la responsabilità del direttore, ma va valutata la correttezza dell’informazione anche in relazione alle modalità di presentazione della notizia.
Ed infatti, la responsabilità del gestore di un blog, così come quella di un direttore di una testata giornalistica, per il reato di diffamazione trova il suo fondamento nella posizione di preminenza che egli riveste, che si estrinseca anche nellobbligo di controllo, nel potere di censura e nella facoltà di sostituzione. Ne deriva che sussiste lipotesi di reato proprio del direttore medesimo, quando egli ometta il dovuto controllo nellambito dellesercizio dei menzionati poteri, volti ad impedire la consumazione di fatti penalmente rilevanti (Cass. pen. sez. V 85/169149).
Gli articoli di legge rilevanti in tale ambito sono:
Art. 57-bis – Reati commessi col mezzo della stampa non periodica
Art. 58 – Stampa clandestina
Art. 58-bis – Procedibilità per i reati commessi col mezzo della stampa
Se il reato commesso col mezzo della stampa è punibile a querela, istanza, o richiesta, anche per la punibilità dei reati preveduti dai tre articoli precedenti è necessaria querela, istanza o richiesta.
La querela, la istanza o la richiesta presentata contro il direttore o vice-direttore responsabile, l’editore o lo stampatore, ha effetto anche nei confronti dell’autore della pubblicazione per il reato da questo commesso.
Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032 (lire due milioni).
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065 (lire quattro milioni).
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516 (lire un milione).
Art. 596 – Esclusione della prova liberatoria
Se la verità del fatto è provata o se per esso la persona, a cui il fatto è attribuito, è [per esso] condannata dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore dell’imputazione non è punibile, salvo che i modi usati non rendano per se stessi applicabili le disposizioni dell’articolo 594, comma primo , ovvero dell’articolo 595, comma primo.
Art. 596-bis – Diffamazione col mezzo della stampa
Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57bis e 58.

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 596

Art. 57

Art. 58

Art. 58

Art. 596

Art. 596