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Timestamp: 2016-02-08 09:47:11+00:00

Document:
ORGANIGAZZETTA AMMINISTRATIVA
Direttore:Prof. Avv. Enrico Michetti
in corso di aggiornamento ...
Primo Trofeo Orazi e Curiazi 11/05/2015
Gazzetta Amministrativa Vs Magistrati Amministrativi - Partita del 17/12/2012 Gazzetta Amministrativa Vs Magistrati Amministrativi - Partita del 28/04/2014
14.01.2015: AVVISO IMPORTANTE Pubblicata nell'area di gestione di "Amministrazione Trasparente" la Circolare N. 1/2015/AT/GA/ANAC contenente le indicazioni per le modalità operative relative all'anno 2015 per gli adempimenti Legge 190/2012 art. 1, comma 32 - Appalti. Vai alla tua area per visualizzarla.
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domenica 7 febbraio 2016 10:08
Patto di stabilità interno: in G.U. il DPCM sul riparto degli spazi finanziari tra i comuni sede delle città metropolitane e tra le Regioni a statuto ordinario
segnalazione del DPCM pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3.2.2016
La Ragioneria Generale dello Stato ha pubblicato sul proprio sito istituzionale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 dicembre 2015 (G.U. Serie Generale n. 27 del 3 febbraio 2016) concernente il riparto degli spazi finanziari tra i comuni sede delle città metropolitane e tra le Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 1, comma 145, della legge 23 dicembre 2014, n. 190
Per i comuni sede delle città metropolitane beneficiari di cui al citato decreto, l’esclusione dei pagamenti sostenuti, trova evidenza, nei limiti degli spazi finanziari attribuiti con il richiamato decreto, nella voce S25 del modello MONIT/15 del secondo semestre 2015.
La Ragioneria Generale dello Stato ha pubblicato sul proprio sito istituzionale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 dicembre 2015 (G.U. Serie Generale n. 27 del 3 febbraio 2016) concernente il riparto degli spazi finanziari tra i comuni sede delle città metropolitane e tra le Reg ... Continua a leggere
Anac: per gli adempimenti sugli obblighi di pubblicazione la scadenza va al 1 febbraio
L'ANAC ha pubblicato la delibera n. 39 del 20 gennaio 2016 con cui si forniscono indicazioni alle Amministrazioni pubbliche sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione e trasmissione dei dati in formato aperto, ai sensi dell’art. 1 comma 32 Legge 190/2012.
Resta invariata la modalità di comunicazione via PEC dell’avvenuta pubblicazione dei dati entro il 31 gennaio di ogni anno. Quest’anno, poiché il 31 gennaio cade di domenica, la scadenza è da intendersi 1 febbraio.
Resta invariata la modalità di co ... Continua a leggere
domenica 17 gennaio 2016 11:14
Regioni: mancata conversione in legge del D.L. 179/2015 sulla contabilità ed il concorso all'equilibrio della finanza pubblica
segnalazione del comunicato del Ministero della Giustizia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14.1.2016
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14.1.2016 è stato pubblicato il comunicato del Ministero della Giustizia sulla Mancata conversione del decreto-legge 13 novembre 2015, n. 179, recante: «Disposizioni urgenti in materia di contabilita' e di concorso all'equilibrio della finanza pubblica delle Regioni.». Nel comunicato si precisa che il suddetto decreto legge non e' stato convertito in legge nel termine di sessanta giorni dalla sua pubblicazione, avvenuta nella Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 266 del 14 novembre 2015. Si comunica che, ai sensi dell'art. 1, comma 705, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, pubblicata nel supplemento ordinario n. 70/L alla Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 302 del 30 dicembre 2015, «Restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del medesimo decreto-legge n. 179 del 2015».
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14.1.2016 è stato pubblicato il comunicato del Ministero della Giustizia sulla Mancata conversione del decreto-legge 13 novembre 2015, n. 179, recante: «Disposizioni urgenti in materia di contabilita' e di concorso all'equilibrio della finanza pubblica delle Regio ... Continua a leggere
domenica 10 gennaio 2016 08:22
Funzione Pubblica: il DPCM che autorizza assunzioni e procedure di reclutamento
segnalazione del DPCM pubblicato dalla Funzione Pubblica in data 8.1.2016
È stato pubblicato sul sito istituzionale della Funzione Pubblica lo Schema di Dpcm recante autorizzazione, in favore di varie amministrazioni, a bandire procedure di reclutamento ai sensi dell'art. 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché autorizzazione ad assumere a tempo indeterminato per l'anno 2015 ai sensi dell'articolo 3, comma 102, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni ed integrazioni nonché dell'articolo 3, comma 1 e 3 , del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014 n. 114
In particolare nel provvedimento si precede ad autorizzare le seguenti amministrazioni dello stato:
Ministero dell'Interno, Ministero degli Affari Esteri, Ministero dell'ambiente, Ministero della Difesa, Ministero della Salute, Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro, Ente Nazionale per l'Aviazione civile, Agenzia Nazionale per la sicurezza nel volo.
Per maggiori informazioni scarica il DPCM
È stato pubblicato sul sito istituzionale della Funzione Pubblica lo Schema di Dpcm recante autorizzazione, in favore di varie amministrazioni, a bandire procedure di reclutamento ai sensi dell'art. 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché autorizzazione ad assumere a temp ... Continua a leggere
giovedì 7 gennaio 2016 20:20
Addizionale comunale sui diritti d’imbarco dei passeggeri sugli aeromobili: il pagamento a favore dei Comuni
segnalazione del comunicato della Finanza Locale del 7.1.2015
Sul portale istituzionale del Ministero dell'Interno è stato pubblicato il comunicato con il quale si comunica che con provvedimento del 11 dicembre 2015, le somme acquisite al bilancio dello stato per l’anno 2015 a titolo di addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sulle aeromobili, sono state ripartite e pagate a favore dei comuni nel cui territorio insista o risulti confinante un sedime aeroportuale, ai sensi dell’art. 2, comma 11, lett. a), della l. 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, nonche’ da quanto previsto dall’art. 2, comma 2, del decreto del Ministro dell’interno dell’8 maggio 2006. gli enti beneficiari possono visualizzare gli importi corrisposti dal prospetto allegato.
Accedi al prospetto segnalazione del comunicato della Finanza Locale del 7.1.2015
Sul portale istituzionale del Ministero dell'Interno è stato pubblicato il comunicato con il quale si comunica che con provvedimento del 11 dicembre 2015, le somme acquisite al bilancio dello stato per l’anno 2015 a titolo di addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sulle aeromobili ... Continua a leggere
domenica 3 gennaio 2016 14:27
Sovvenzioni pubbliche: decide il giudice ordinario sugli atti di decadenza
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 30.12.2015 n. 5864
La Quinta sezione del Consiglio dei Stato nella sentenza del 30.12.2015 n. 5864 ha rilevato che per la giurisprudenza (cfr., ex plurimis e da ultimo, Cass., Sez. un., ordinanza 25 gennaio 2013, n. 1776; Sez. un., 24 gennaio 2013, n. 1710; Sez. un., 7 gennaio 2013, n. 150; Sez. un., 26 gennaio 2011, n. 1775; Sez. un., 16 gennaio 2007, n. 757; Sez. un., 24 maggio 2006, n. 12215; Sez. un., 23 dicembre 2004, n. 23830; Cons. Stato, Ad. plen., 29 gennaio 2014, n. 6; Ad. plen., 29 luglio 2013, n. 13; nonché successivamente Sez. V, 16 aprile 2014, n. 1971 e Sez. V, 21 giugno 2013, n. 3409) sussiste la giurisdizione del giudice ordinario, quando vi sia stata una sovvenzione pubblica e si contesti un atto di decadenza.A maggior ragione, la giurisdizione del giudice ordinario sussiste quando, come è avvenuto nella specie, l’Amministrazione ritenga di essere creditrice di una somma di denaro, in quanto erogata a chi non la doveva percepire.
La Quinta sezione del Consiglio dei Stato nella sentenza del 30.12.2015 n. 5864 ha rilevato che per la giurisprudenza (cfr., ex plurimis e da ultimo, Cass., Sez. un., ordinanza 25 gennaio 2013, n. 1776; Sez. un., 24 gennaio 2013, n. 1710; Sez. un., 7 gennaio 2013, n. 150; Sez. un., 26 gennaio 2011, ... Continua a leggere
domenica 3 gennaio 2016 14:11
Nel giudizio in esame la Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 30.12.2015 n. 5868 ha richiamato i principi consolidati dalla giurisprudenza in ordine alla dedotta violazione delle garanzie procedimentali partecipative e dell’obbligo di preavviso di rigetto sancito dall’art. 10 bis, l. n. 241 del 1990, (cfr., ex plurimis, Cons. Stato, Sez. V, n. 2548 del 2012; Cons. giust. amm., 4 luglio 2011, n. 472, cui si rinvia ai sensi dell’art. 88, co. 2, lett. d), c.p.a.), per la quale:
II) non ha carattere tassativo l’elenco delle ipotesi, di cui all’ultimo periodo dell’art. 10 bis, l. n. 241 del 1990, per le quali non è necessaria la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda; sotto tale angolazione, la mancata comunicazione del preavviso di rigetto non comporta ex se l’illegittimità del provvedimento finale, in quanto la norma sancita dall’art. 10 bis cit., va interpretata alla luce del successivo art. 21 octies, co. 2, l. n. 241 del 1990, il quale, nell’imporre al giudice di valutare il contenuto sostanziale del provvedimento e di non annullare l’atto nel caso in cui le violazioni formali non abbiano inciso sulla legittimità sostanziale del medesimo, rende irrilevante la violazione delle disposizioni sul procedimento o sulla forma dell’atto allorché il contenuto dispositivo non sarebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.
Accedi gratuitamente alla sentenza.
Nel giudizio in esame la Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 30.12.2015 n. 5868 ha richiamato i principi consolidati dalla giurisprudenza in ordine alla dedotta violazione delle garanzie procedimentali partecipative e dell’obbligo di preavviso di rigetto sancito dall’art. 10 b ... Continua a leggere
sabato 2 gennaio 2016 14:00
Legge di Stabilità 2016: in Gazzetta Ufficiale la legge n. 208/2015
segnalazione della legge si stabilità pubblicata sulla G.U. n. 302 del 30.12.2015
È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 302 del 30.12.2015 - Suppl. Ordinario n. 70, la legge 28 dicembre 2015, n. 208 recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita' 2016)". Entrata in vigore del provvedimento: 01/01/2016
Vai al testo della legge segnalazione della legge si stabilità pubblicata sulla G.U. n. 302 del 30.12.2015
È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 302 del 30.12.2015 - Suppl. Ordinario n. 70, la legge 28 dicembre 2015, n. 208 recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita' 2016)". Entrata in vigore del provvedimento: 01 ... Continua a leggere
sabato 2 gennaio 2016 13:57
Forze armate, nelle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco: regolamento sui parametri fisici per l'ammissione ai concorsi segnalazione del DPR 17.12.2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29.12.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.301 del 29.12.2015 il Decreto del Presidente della Repubblica 17 dicembre 2015, n. 207 recante "Regolamento in materia di parametri fisici per l'ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle Forze armate, nelle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma della legge 12 gennaio 2015, n. 2". Entrata in vigore del provvedimento: 13/01/2016
segnalazione del DPR 17.12.2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29.12.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.301 del 29.12.2015 il Decreto del Presidente della Repubblica 17 dicembre 2015, n. 207 recante "Regolamento in materia di parametri fisici per l'ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle Forze armate, nelle Forze di polizia a ordin ... Continua a leggere
sabato 2 gennaio 2016 13:53
Usura: in Gazzetta Ufficiale il decreto MEF sui tassi d'interesse
segnalazione del decreto Mef pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29.12.2015
Sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 301 del 29.12.2015 è stato pubblicato il decreto 21 dicembre 2015 del Ministero dell'Economia e delle Finanze recante "Rilevazione dei tassi effettivi globali medi, ai sensi della legge sull'usura. Periodo di rilevazione 1° luglio - 30 settembre 2015. Applicazione dal 1° gennaio al 31 marzo 2016". Accedi al provvedimento.
Sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 301 del 29.12.2015 è stato pubblicato il decreto 21 dicembre 2015 del Ministero dell'Economia e delle Finanze recante "Rilevazione dei tassi effettivi globali medi, ai sensi della legge sull'usura. Periodo di rilevazione 1° luglio - 30 settembre 2015. Appl ... Continua a leggere
sabato 2 gennaio 2016 13:47
Ambiente: approvato il modello unico di dichiarazione per il 2016
segnalazione del DPCM pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28.12.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.300 del 28.12.2015 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21.12.2015 recante "Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 2016". Accedi al provvedimento.
sabato 2 gennaio 2016 13:41
Addizionale Regionale IRPEF: le nuove modalità di trasmissione dei dati al Mef
segnalazione del decreto MEF pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28.12.2015
Sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.300 del 28.12.2015 è stato pubblicato il decreto 18.1.2015 del Ministero dell'Economia e delle Finanze recante "Nuove modalita' di trasmissione al Ministero dell'economia e delle finanze, dei dati rilevanti ai fini dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche". Per maggiori informazioni scarica il decreto.
Sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.300 del 28.12.2015 è stato pubblicato il decreto 18.1.2015 del Ministero dell'Economia e delle Finanze recante "Nuove modalita' di trasmissione al Ministero dell'economia e delle finanze, dei dati rilevanti ai fini dell'addizionale regionale all'imposta sul ... Continua a leggere
sabato 2 gennaio 2016 13:37
Enti Locali e loro enti e organismi strumentali: in Gazzetta Ufficiale il Piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio
segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 300 del 28.12.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28.12.2015 il decreto 22 dicembre 2015 del Ministero dell'Interno recante "Piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio degli enti locali e dei loro enti ed organismi strumentali". Accedi al provvedimento.
sabato 2 gennaio 2016 13:33
segnalazione della determina dell'Autorità Nazionale Anticorruzione pubblicata sulla G.U. n. 300 del 28.12.2015
È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.300 del 28-12-2015 la determina n. 13 del 10.12.2015 dell'Autorità Nazionale Anticorruzione recante "Aggiornamento della determina n. 6 del 18 dicembre 2013 recante indicazioni interpretative concernenti le modifiche apportate alla disciplina dell'arbitrato nei contratti pubblici dalla legge 6 novembre 2012, n. 190, recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalita' nella pubblica amministrazione".
Di seguito il testo della determina.
La legge 6 novembre 2012, n. 190 (c.d. legge anticorruzione) ha apportato delle modifiche alla disciplina dell'arbitrato, come prevista dagli artt. 241-243 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (nel prosieguo, Codice). La novella e' contenuta ai commi da 18 a 25 dell'art. 1, come di seguito riportato: "18. Ai magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, agli avvocati e procuratori dello Stato e ai componenti delle commissioni tributarie e' vietata, pena la decadenza dagli incarichi e la nullita' degli atti compiuti, la partecipazione a collegi arbitrali o l'assunzione di incarico di arbitro unico. 19.
Il comma 1 dell'articolo 241 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente: «1. Le controversie su diritti soggettivi, derivanti dall'esecuzione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi, forniture, concorsi di progettazione e di idee, comprese quelle conseguenti al mancato raggiungimento dell'accordo bonario previsto dall'articolo 240, possono essere deferite ad arbitri, previa autorizzazione motivata da parte dell'organo di governo dell'amministrazione. L'inclusione della clausola compromissoria, senza preventiva autorizzazione, nel bando o nell'avviso con cui e' indetta la gara, ovvero, per le procedure senza bando, nell'invito, o il ricorso all'arbitrato, senza preventiva autorizzazione, sono nulli.». 20. Le disposizioni relative al ricorso ad arbitri, di cui all'articolo 241, comma 1, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come sostituito dal comma 19 del presente articolo, si applicano anche alle controversie relative a concessioni e appalti pubblici di opere, servizi e forniture in cui sia parte una società' a partecipazione pubblica ovvero una società' controllata o collegata a una societa' a partecipazione pubblica, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, o che comunque abbiano ad oggetto opere o forniture finanziate con risorse a carico dei bilanci pubblici. A tal fine, l'organo amministrativo rilascia l'autorizzazione di cui al citato comma 1 dell'articolo 241 del codice di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006, come sostituito dal comma 19 del presente articolo. 21. La nomina degli arbitri per la risoluzione delle controversie nelle quali e' parte una pubblica amministrazione avviene nel rispetto dei principi di pubblicita' e di rotazione e secondo le modalita' previste dai commi 22, 23 e 24 del presente articolo, oltre che nel rispetto delle disposizioni del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in quanto applicabili. 22. Qualora la controversia si svolga tra due pubbliche amministrazioni, gli arbitri di parte sono individuati esclusivamente tra dirigenti pubblici. 23. Qualora la controversia abbia luogo tra una pubblica amministrazione e un privato, l'arbitro individuato dalla pubblica amministrazione e' scelto preferibilmente tra i dirigenti pubblici. Qualora non risulti possibile alla pubblica amministrazione nominare un arbitro scelto tra i dirigenti pubblici, la nomina e' disposta, con provvedimento motivato, nel rispetto delle disposizioni del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. 24. La pubblica amministrazione stabilisce, a pena di nullità' della nomina, l'importo massimo spettante al dirigente pubblico per l'attivita' arbitrale. L'eventuale differenza tra l'importo spettante agli arbitri nominati e l'importo massimo stabilito per il dirigente e' acquisita al bilancio della pubblica amministrazione che ha indetto la gara. 25. Le disposizioni di cui ai commi da 19 a 24 non si applicano agli arbitrati conferiti o autorizzati prima della data di entrata in vigore della presente legge".
Svolti i necessari approfondimenti sulla novella normativa sopra riportata, per quanto concerne i riflessi sulle competenze della Camera arbitrale, l'Autorita' ha rilevato dubbi interpretativi e problemi di coordinamento con la vigente normativa con specifico riguardo ai seguenti profili: 1. problematiche di diritto transitorio in relazione all'applicazione dei divieti dettati dal comma 18 dell'art. 1 della legge n. 190 del 2012 (entrata in vigore il 28/11/2012) che esclude determinate categorie professionali dal novero dei soggetti ai quali può' essere affidato l'incarico di arbitro;
2. problematiche di diritto transitorio in relazione alla autorizzazione preventiva e motivata da parte dell'organo di governo della PA prevista dal comma 19, che sostituisce il comma 1 dell'art. 241 del Codice, anche in relazione alla sanzione di nullita' della clausola ivi prevista; 3. rapporto tra la nuova disciplina dettata dal Codice e l'art. 810 c.p.c.; 4. individuazione dei soggetti ai quali puo' essere affidato l'incarico di arbitro della p.a. alla luce del generico rinvio al Codice, contenuto all'art. 1, comma 21, della legge n. 190/2012. 1) Individuazione dell'ambito di estensione del divieto di cui al comma 18 dell'art. 1, legge n. 190/2012 e profili di diritto intertemporale
Il divieto introdotto al comma 18 dell'art. 1, della l. 190/2012, non comprende le categorie degli avvocati dello Stato e dei magistrati a riposo, cio' in quanto, attesa l'espressa dizione della norma, la medesima deve correttamente essere riferita solo ai magistrati (ordinari, amministrativi, militari e contabili), agli avvocati e procuratori dello Stato ed ai componenti delle commissioni tributarie in servizio. Tale interpretazione e' anche coerente con la ratio legis della norma. In merito, si osserva, infatti, come lo scopo della norma sia quello di evitare il verificarsi di potenziali situazioni di conflitto di interesse e, dunque, sottintende verosimilmente lo svolgimento attuale delle funzioni proprie dei magistrati e degli avvocati dello Stato. Quanto ai profili di diritto intertemporale dell'applicazione del citato comma 18, si rileva come il suddetto divieto non abbia efficacia retroattiva con riguardo agli incarichi relativi a procedimenti arbitrali in corso od a collegi arbitrali gia' costituiti alla data del 28 novembre 2012 (data di entrata in vigore della norma); a tale ipotesi deve assimilarsi anche il caso dei provvedimenti di nomina, con conseguente accettazione, intervenuti prima della data suddetta, anche ove il collegio non si fosse ancora costituito e sia stata presentata l'istanza di nomina del terzo arbitro alla camera arbitrale successivamente a tale data. Tale interpretazione e' ormai consolidata (anche a seguito del Comunicato n. 38, del 19.12.2012 della Camera arbitrale, del parere espresso al riguardo dalla Presidenza del Consiglio dei ministri (DAGL) e degli orientamenti assunti dalla stessa Avvocatura Generale dello Stato).
Essa e', altresi', conforme ai principi generali in materia di efficacia di legge nel tempo (e, in particolare, all'art. 11 delle preleggi), attesa l'assenza di una diversa disciplina transitoria, ed e' suffragata dalla stessa giurisprudenza della Corte EDU sulla generale irretroattivita' delle norme a meno di motivi imperativi di interesse generale. Aderendo, peraltro all'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione (cfr. sez. III, 16 aprile 2008 n. 9972), secondo cui il principio di irretroattivita' della legge implica che la norma sopravvenuta sia applicabile agli effetti non ancora esauriti di un rapporto giuridico sorto anteriormente solo allorche' la nuova legge sia diretta a disciplinare tali effetti con autonoma considerazione dei medesimi, si rileva come tale ipotesi certamente non ricorra nel caso di specie. Detta conclusione e', inoltre, coerente anche con una lettura costituzionalmente orientata della norma, giacche' l'intervento sugli arbitrati in corso - con la caducazione del collegio gia' nominato - si porrebbe in contrasto con l'art. 111 della Costituzione. A conferma dell'interpretazione sin qui fornita, giova, altresi', rilevare che il divieto de quo non e' stato configurato dal legislatore come motivo di possibile ricusazione degli arbitri divenuti incompatibili, con implicita salvezza degli incarichi gia' conferiti, bensi' come divieto di assumere l'incarico, rivolto, ragionevolmente, agli arbitrati nei quali non si sia ancora proceduto alla nomina dei componenti del collegio. Il divieto in esame concerne soltanto l'assunzione dell'incarico e non il suo mantenimento. Si puntualizza che, al pregresso conferimento, deve essere equiparata anche la nomina ex art. 810 c.p.c., poiche' la nomina effettuata dal Presidente del Tribunale ha, com'e' noto, natura di provvedimento di volontaria giurisdizione sostitutiva di attivita' manchevole delle parti ed e', come tale, appunto equiparabile al conferimento ad opera delle parti. 2) Nomina dell'arbitro di elezione pubblica In ordine alle modalita' di nomina dell'arbitro di elezione pubblica, scelto a norma dell'art. 1, comma 23 della legge n. 190/2012 "preferibilmente" tra i dirigenti pubblici (nel caso di arbitrato tra p.a. e soggetti privati) si osserva quanto segue. In relazione alla disposizione normativa appena richiamata giova precisare come l'espressa previsione della stessa porti ad escludere, innanzitutto, l'applicabilita' a tale ipotesi dell'art. 815, comma 1, n. 5, c.p.c. che ammette, la ricusazione dell'arbitro «se e' legato ad una delle parti, a una societa' da questa controllata, al soggetto che la controlla, o a societa' sottoposta a comune controllo, da un rapporto di lavoro subordinato o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale o associativa che ne compromettono l'indipendenza; inoltre, se e' tutore o curatore di una delle parti». Con specifico riguardo, invece, al rinvio al Codice contenuto nel medesimo comma 23 dell' art. 1 (per il caso di impossibilita' di individuare un dirigente pubblico cui affidare l'incarico di arbitro), e' da ritenere che la genericita' di detto rinvio comporti la riferibilita' al complesso delle disposizioni del Codice ivi comprese quelle relative alle modalita' di nomina degli arbitri di cui all'art. 241; la stessa genericita' porta ad escludere, per contro, l'idoneita' del richiamo al Codice ad attribuire alla Camera Arbitrale il (nuovo) potere di nomina dell'arbitro della p.a. A cio' si aggiunga che il comma 21 stabilisce, in via generale, che la nomina degli arbitri per la risoluzione delle controversie nelle quali e' parte una pubblica amministrazione avviene «nel rispetto dei principi di pubblicita' e di rotazione e secondo le modalita' previste dai commi 22, 23 e 24 del presente articolo, oltre che nel rispetto delle disposizioni del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in quanto applicabili». Detta disposizione sembrerebbe, dunque, trovare applicazione sia con riguardo alle controversie tra p.a. (comma 22) che con riguardo alle controversie tra privati e p.a. (comma 23). Puo', altresi', osservarsi che ai sensi dell'art. 19, comma 1, lett. c) del Codice, quest'ultimo non si applica ai contratti pubblici concernenti i servizi d'arbitrato e di conciliazione. La nomina dell'arbitro di parte deve comunque avvenire nel rispetto della disciplina generale ai sensi dell'art. 241, commi 4 e 6, del Codice, ove sono stabiliti i motivi di incompatibilita' per l'affidamento dell'incarico. 3) Profili di diritto intertemporale relativi all'applicazione del comma 19 sull'autorizzazione preventiva.
Sull'applicazione dell'obbligo di previa autorizzazione motivata dell'organo di governo ai fini del valido inserimento della clausola compromissoria nel bando, in via preliminare, si rammenta che, con il comma 19 del piu' volte citato art. 1, viene sostituito il comma 1 dell'art. 241 del Codice, prevedendo la facolta' di ricorrere all'arbitrato «previa autorizzazione motivata da parte dell'organo di governo dell'amministrazione. L'inclusione della clausola compromissoria, senza preventiva autorizzazione, nel bando o nell'avviso con cui e' indetta la gara ovvero, per le procedure senza bando, nell'invito o il ricorso all'arbitrato, senza preventiva autorizzazione, sono nulli». Innanzitutto, occorre rilevare che l'espressione «inclusione della clausola compromissoria (...) nel bando o nell'avviso con cui e' indetta la gara ovvero, per le procedure senza bando, nell'invito» deve essere interpretata nel senso che il bando o l'avviso con cui e' indetta la gara o l'invito a partecipare alla gara indicheranno che il contratto conterra' la clausola compromissoria e non conterranno essi stessi la clausola compromissoria, come espressamente indicato dall'art. 241, comma 1 bis, del d.lgs. n. 163/2006. Nell'interpretare detta disposizione, si rileva come il comma 25 escluda dall'applicazione del comma 19 gli arbitrati conferiti o autorizzati prima della data di entrata in vigore della legge; pertanto, l'illustrato comma 19 si applica agli altri casi, con la rilevante conseguenza che dovranno ritenersi inefficaci quelle clausole compromissorie, ancorche' contrattualmente assunte dalle parti, non previamente autorizzate dall'organo di governo. La disposizione del comma 19 deve essere interpretata come diretta a porre, rispetto all'originario contenuto del regolamento contrattuale, una nuova norma imperativa condizionante l'autonomia contrattuale delle parti, essendo assente una norma transitoria che preveda l'ultrattivita' della previgente disciplina normativa, sicché' la clausola compromissoria contrattualmente prevista risulta sostanzialmente privata della relativa operativita'. Ciò' che determina, in assenza di previa autorizzazione dell'organo di governo (non prevista dalla normativa previgente), la sopravvenuta inefficacia delle clausole compromissorie contenute nei bandi di gara antecedenti all'entrata in vigore della norma, con salvezza dei soli arbitrati gia' conferiti o autorizzati prima di detta data (art. 1, comma 25), laddove per arbitrato conferito deve intendersi quello in cui l'ente abbia operato la designazione (con conseguente accettazione) dell'arbitro; per arbitrato autorizzato deve, invece, intendersi l'arbitrato per il quale, prima dell'entrata in vigore della legge n. 190/2012, sia intervenuto il consenso dell'ente di appartenenza dell'arbitro, se del caso da parte dell'organo di autogoverno. Sul punto, la Corte Costituzionale, con la sentenza 9 giugno 2015, n. 108 ha fornito una lettura costituzionalmente orientata del comma 19 dell'art. 1, nel senso di attribuirgli una valenza in relazione alla nullita' delle clausole inserite dopo la data del 28 novembre 2012, escludendo che potesse ipotizzarsi una nullita' sopravvenuta per clausole antecedentemente inserite e non autorizzate. Per queste ultime, la Corte ha espressamente chiarito che e' invocabile la categoria dell'inefficacia sopravvenuta. Rimane irrisolta, tuttavia, una questione di non poco rilievo, vale a dire quella dell'inclusione nel potere di previa autorizzazione, riconosciuto all'organo di governo, anche del potere di autorizzazione a posteriori, motivando espressamente, le clausole arbitrali gia' inserite nei bandi per gli arbitrati non ricadenti nell'ipotesi di cui all'art. 1, comma 25. Nel silenzio della norma, tale aspetto appare particolarmente critico, anche in relazione all'incidenza sull'autonomia negoziale delle parti: l'impossibilita' di autorizzazione a posteriori delle pregresse clausole compromissorie da parte dell'organo di governo se, da un lato, puo' ritenersi conforme alla ratio della novella, intesa a limitare il ricorso all'arbitrato, dall'altro, si porrebbe in contrasto con il potere espressamente riconosciuto a quest'ultimo di contemplarle pro futuro. Onde evitare un'irragionevole disparita' di trattamento tra i contratti futuri, per i quali e' sempre possibile rendere l'autorizzazione, in conformita' al comma 19, dell'art.1 della legge n. 190/2012, ed i contratti in corso, in ordine ai quali i relativi bandi di gara rechino clausole arbitrali (pur in assenza dell'autorizzazione alla data di entrata in vigore della legge sopra richiamata), si ritiene ammissibile, anche per quest'ultimi il rilascio di un'autorizzazione a posteriori. Al riguardo, si richiama l'attenzione delle pubbliche amministrazioni sulla necessita' che sia garantita la certezza delle posizioni giuridiche dei diversi contraenti e che, pertanto, in ossequio ai principi di correttezza e trasparenza nonche' di buona fede (intesa come obbligo di protezione, volto a garantire la sfera personale della controparte ed a prevenire quei danni che possono verificarsi nello svolgimento del rapporto obbligatorio originario),Nincombe sulle medesime l'obbligo di parlare chiaramente in ordine alla possibilita' o meno di compromettere in arbitri eventuali controversie e, quindi, di attivarsi tempestivamente per l'eventuale rilascio dell'autorizzazione postuma sulle clausole compromissorie già' inserite. Infine, con riferimento ai casi ricadenti nella previsione di cui al comma 25, che esclude dall'applicazione del comma 19 gli arbitrati conferiti o autorizzati prima della data di entrata in vigore della legge, la giurisprudenza ha evidenziato che il concetto di "arbitrato autorizzato" (prima della novella legislativa in esame) ed il significato dell'autorizzazione ivi richiamata non puo' essere direttamente ed esclusivamente ricavato dal regime contenuto nel precedente comma 19 che richiede, in effetti, un assenso espresso per poter attivare la clausola arbitrale, dal momento che il comma 25 riguarda, piuttosto, il regime delle clausole compromissorie inserite nei contratti di appalto stipulati prima dell'entrata in vigore della legge n. 190/2012. E' ragionevole, pertanto, ritenere che l'autorizzazione di cui al predetto comma 25 dell'art. 1 della legge n. 190/2012 possa ritenersi sussistente anche in tutte quelle ipotesi in cui la pubblica amministrazione abbia comunque mantenuto comportamenti inequivoci idonei a far emergere la volonta' di secondare la clausola arbitrale, anche prescindendo da una manifestazione espressa in tal senso. Esempi di tali comportamenti potrebbero essere costituiti dalla nomina dell'arbitro di designazione pubblica, oppure, dal sollevamento dell'eccezione circa il difetto di competenza del giudice ordinario in favore del giudizio arbitrale, dunque, in ogni caso, atti formali apprezzabili in linea di principio anche ai sensi degli artt. 1362, 2°, c.c. e 808, 1° c., c.p.c. (Tar Lazio, sez. III, 10 febbraio 2015, n. 2423). L'univocità' del comportamento concludente deve essere desunta nel rispetto dei principi elaborati dalla piu' recente giurisprudenza (v. Cons. Stato, sez. VI, n. 5887/2014), che riconosce la sussistenza del provvedimento implicito quando «l'Amministrazione pur non adottando formalmente un provvedimento, ne determina univocamente i contenuti sostanziali, o attraverso un comportamento conseguente, ovvero determinandosi in una direzione, anche con riferimento a fasi istruttorie coerentemente svolte, a cui non puo' essere ricondotto altro volere che quello equivalente al contenuto del provvedimento formale corrispondente» (Cons. Stato, Sez. IV, 7 febbraio 2011, n. 813), congiungendosi i due elementi di una manifestazione chiara di volontà' dell'organo competente e della possibilita' di desumerne in modo non equivoco una specifica volonta' provvedimentale «nel senso che l'atto implicito deve essere l'unica conseguenza possibile della presunta manifestazione di volonta'» (CGA, 1 febbraio 2012, n. 118). Per l'inserimento, invece, delle clausole compromissorie in contratti pubblici e bandi di gara, successivamente al 28 novembre 2012, l'autorizzazione non puo' che essere espressa. 4) Rapporto tra la nuova disciplina dettata dal Codice e l'art. 810 c.p.c. Per quanto concerne il rapporto tra la novella normativa in esame e l'art. 810 c.p.c., applicabile anche agli arbitrati nel settore dei contratti pubblici, per quanto non disciplinato dal Codice, si osserva quanto segue. Come noto, l'articolo citato prevede che, "Quando a norma della convenzione d'arbitrato gli arbitri devono essere nominati dalle parti, ciascuna, di esse, con atto notificato per iscritto, rende noto all'altra l'arbitro o gli arbitri che essa nomina, con invito a procedere alla designazione dei propri. La parte, alla quale e' rivolto l'invito, deve notificare per iscritto, nei venti giorni successivi, le generalita' dell'arbitro o degli arbitri da essa nominati. In mancanza, la parte che ha fatto l'invito puo' chiedere, mediante ricorso [c.p.c. 125], che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nel cui circondario e' la sede dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la sede, il ricorso e' presentato al presidente del tribunale del luogo in cui e' stata stipulata la convenzione di arbitrato oppure, se tale luogo e' all'estero, al presidente del tribunale di Roma. Il presidente del tribunale competente provvede alla nomina richiestagli, se la convenzione d'arbitrato non e' manifestamente inesistente o non prevede manifestamente un arbitrato estero. Le stesse disposizioni si applicano se la nomina di uno o piu' arbitri e' demandata dalla convenzione d'arbitrato all'autorita' giudiziaria o se, essendo demandata a un terzo, questi non vi ha provveduto".
La perdurante applicabilita' della norma de qua e' stata gia', sopra, implicitamente affermata, laddove si e' precisato che la "nomina effettuata dal Presidente del Tribunale" - la quale ha com'e' noto natura di provvedimento di volontaria giurisdizione sostitutiva di attivita' manchevole delle parti - sia, appunto, equiparabile al "conferimento ad opera delle parti". Con riferimento all'applicazione della norma de qua ed al relativo coordinamento con le disposizioni della legge n. 190/2012, si osserva come, per i casi di clausole arbitrali gia' inserite nei bandi, per gli arbitrati non ricadenti nell'ipotesi di cui all'art. 1, comma 25 (arbitrati non conferiti o non autorizzati alla data di entrata in vigore della legge), sia, in ogni caso, necessaria l'autorizzazione postuma. Per i casi in parola,trova, inoltre, applicazione la disposizione di cui al comma 24 dell'art. 1 della legge n. 190/2012, che obbliga la pubblica amministrazione a stabilire, a pena di nullità l'importo massimo spettante al dirigente pubblico per l'attività arbitrale.
Nell’ambito del citato quadro normativo, ad avviso della Corte dei Conti assume una posizione di primo piano il comma 424 dell’art. 1 della richiamata legge di stabilità che prevede per il biennio 2015 e 2016 che le regioni e gli enti locali “destinano le risorse per le assunzioni a tempo indeterminato, nelle percentuali stabilite dalla normativa vigente, all'immissione nei ruoli dei vincitori di concorso pubblico collocati nelle proprie graduatorie vigenti o approvate alla data di entrata in vigore della presente legge e alla ricollocazione nei propri ruoli delle unità soprannumerarie destinatarie dei processi di mobilità”.
L’inderogabilità della regolamentazione viene garantita attraverso l’espressa comminatoria della nullità delle assunzioni effettuate in violazione di quanto sancito dal comma in esame, sicché l’eventuale contratto stipulato contra legem è ab origine invalido ed inefficace (con eventuali conseguenti responsabilità in capo a chi ha disposto l’assunzione illegittima).
L’unica deroga al divieto di assunzione predetto è contemplata dalla medesima disposizione in relazione a “personale a tempo determinato effettuate dopo la data di entrata in vigore del presente decreto, anche se anteriormente alla data di entrata in vigore della relativa legge di conversione, per lo svolgimento di funzioni di polizia locale, esclusivamente per esigenze di carattere strettamente stagionale e comunque per periodi non superiori a cinque mesi nell'anno solare, non prorogabili “(deroga introdotta in sede di conversione, a conferma dell’insuperabilità del divieto sul piano interpretativo)”. Nel solco di tale linea interpretativa si inserisce una recente deliberazione della Sezione controllo Lombardia (n. 416/PAR/2015 del 10.11.2015) secondo cui l’art. 5 del decreto-legge n. 78 del 2015 impone ai comuni (a prescindere dalla presenza di capacità assunzionali) di assumere il personale di polizia provinciale (con divieto di assunzioni alternative fino al completo riassorbimento). Per le ragioni sopra esposte, l’eventuale assunzione a tempo indeterminato, da parte di un comune, di agenti di polizia municipale ricade nello spettro applicativo del divieto di cui all’art 5, comma 6, del decreto-legge n. 78 del 2015, convertito dalla legge n. 125 del 2015, e nella conseguente sanzione della nullità.”
L’oggetto del giudizio giunto all'esame della Quinta Sezione del Consiglio di Stato è costituito dalla determinazione dirigenziale di Roma Capitale recante: I) la cessazione dell’occupazione abusiva (realizzata a mezzo del posizionamento di ombrelloni e fioriere) del suolo pubblico antistante l’esercizio di ristorazione; II) la sanzione della chiusura del locale per 5 giorni ai sensi dell’art. 3, co.16, l. n. 94 del 2009.
Il Consiglio di Stato nella sentenza del 18.12.2015 n. 5753 ha affermato che tutte le censure articolate in primo grado risultano infondate, in considerazione dei principi elaborati dalla costante giurisprudenza di questa Sezione in casi analoghi (cfr. Sez. V. nn. 1621 del 2015; 1611 del 2015; 501 del 2015, cui si rinvia) in quanto:
V) l’atto presupposto a quelli impugnati in via diretta – ordinanza sindacale n. 258 del 27 novembre 2012 - risulta pienamente giustificato dalle circostanze accertate in sede amministrativa (cfr. Sez. V, n. 5066 del 2014, Sez. V, n. 1611 del 2015 cui si rinvia ai sensi dell’art. 74 c.p.a.).
domenica 27 dicembre 2015 19:16
Contratti tra P.A. e privati: la giurisprudenza in materia di giurisdizione in caso di annullamento in autotutela segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 18.12.2015 n. 5745
Secondo la convergente giurisprudenza del Consiglio di Stato e delle Sezioni unite della Cassazione, al fine di definire il riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e giudice ordinario, l’amministrazione è radicalmente carente del potere di sottrarsi in via unilaterale al vincolo derivante da un contratto attraverso le proprie prerogative di pubblica autorità, tra le quali i poteri di autotutela decisoria (Ad. plen. 20 giugno 2014, n. 14; Cass., sez. un., ord. 14 maggio 2015, n. 9861, 23 ottobre 2014, n. 22554, 17 maggio 2013, n. 12110). Questi limiti conseguono al fatto che, dopo la stipulazione del contratto e nella fase di esecuzione conseguente, si contrappongono al potere pubblico posizioni di diritto soggettivo pieno. In particolare, nell'ordinanza del 23 ottobre 2014, n. 22554, del giudice di legittimità si afferma che «ipotizzare che essa (l’amministrazione n.d.e.) abbia la possibilità di far valere unilateralmente eventuali vizi del contratto, semplicemente imputando quei medesimi vizi agli atti prodromici da essa posti in essere in vista dell'assunzione del predetto vincolo negoziale, equivarrebbe a consentire una sorta di revoca del consenso contrattuale (sia pure motivato con l'esercizio del potere di annullamento in via di autotutela) che la pariteticità delle parti negoziali esclude per il contraente pubblico non meno che per il contraente privato». Pertanto, l’amministrazione può avvalersi dei soli rimedi ad essa spettanti in qualità di contraente privato, ancorché in ipotesi previsti da norme di diritto civile “speciale” (ovvero relativo ai soli contratti della pubblica amministrazione).
Al contrario, l’esercizio della potestà di annullamento d’ufficio nei confronti del rapporto contrattuale è consentito in ipotesi eccezionali e sulla base del riscontro di effettivi vizi di legittimità da cui è affetto il provvedimento contenente la manifestazione di volontà dell’amministrazione prodromica alla stipula del contratto medesimo. Con specifico riguardo agli appalti pubblici, la citata pronuncia dell’Adunanza plenaria ha infatti affermato che resta salva la potestà dell’amministrazione di procedere anche dopo la stipula del contratto all’annullamento d’ufficio dell’aggiudicazione definitiva ai sensi dell’art. 1, comma 136, della legge n. 311 del 2004, in virtù della quale si determina la caducazione automatica degli effetti negoziali del contratto per via della «stretta consequenzialità funzionale tra l’aggiudicazione della gara e la stipulazione dello stesso». Nella medesima linea, la citata ordinanza delle Sezioni unite del 14 maggio 2015, n. 9861 (relativa ad un rapporto di concessione amministrativa) ha affermato che ogniqualvolta l’amministrazione abbia riscontrato, sia pure a posteriori, «vizi genetici attinenti ad un momento antecedente la stipulazione dell'accordo negoziale con la controparte privata», il potere esercitato esibisce i connotati dell’autoritatività e della discrezionalità propri dell’autotutela amministrativa, cosicché le contrapposte posizioni hanno «per regola generale» la consistenza di interesse legittimo e le controversie ad esse relative sono devolute alla giurisdizione amministrativa (sulla quale nella presente controversia si è formato il giudicato interno, in assenza di motivo d’appello ex art. 9 cod. proc. amm).
Ancora nello stesso senso si può richiamare la sentenza dell’Adunanza plenaria del 5 maggio 2014, n. 13, resa con riguardo ad una vicenda simile a quella oggetto della presente controversia, e cioè ad una delibera consiliare di annullamento di una precedente con cui era stata autorizzata la stipula di un contratto (in quel caso di swap). Nell’affermare la giurisdizione ordinaria, l’organo di nomofilachia ha escluso l’opposta tesi della sussistenza della giurisdizione amministrativa, negando che l’atto impugnato avesse natura di atto prodromico rispetto alla manifestazione del consenso contrattuale, e cioè di atto costituente «il compimento di un processo decisionale ossia la formazione della volontà di compiere un atto di diritto privato, di cui l’ente abbia valutato ed approvato il contenuto» (secondo la ricostruzione operata dalla stessa Adunanza plenaria nella sentenza 3 giugno 2011, n. 10, con riguardo alla partecipazione di enti pubblici in società di diritto privato, in base alla quale la manifestazione di volontà privata dell’amministrazione è in ogni caso preceduta da una determinazione di carattere autoritativo in cui viene formalizzata la sussistenza del necessario interesse pubblico).
All’esito di questa ricognizione della giurisprudenza espressasi in materia può pertanto affermarsi che anche una volta stipulato il contratto l’amministrazione conserva in astratto il proprio potere di annullamento in autotutela ex art. 21-nonies l. n. 241/1990, purché esso sia effettivamente finalizzato al ripristino della legalità amministrativa violata in occasione della manifestazione di volontà prodromica alla conclusione di un contratto di diritto privato, e non già, deviando da questo ineludibile paradigma di legittimità, preordinato ad eludere gli obblighi nascenti da quest’ultimo. Tutto ciò precisato, questa superiore esigenza al ripristino della legalità non è riscontrabile nella pure diffusa motivazione della delibera consiliare impugnata nel presente giudizio.
Infatti, tale provvedimento è confessorio della volontà del Comune di Casarano di sottrarsi alle responsabilità patrimoniali derivanti dalla fideiussione rilasciata, in particolare laddove l’amministrazione ammette la propria impotenza finanziaria, e cioè l’indisponibilità di somme nel proprio bilancio con cui onorare la garanzia fideiussoria, e dunque una circostanza che tipicamente esclude ai sensi dell’art. 1218 cod. civ. la non imputabilità dell’inadempimento. Che poi l’assenza di risorse necessarie ad adempiere sia la ragione decisiva dell’atto di annullamento in autotutela, si evince dal fatto che i supposti vizi di legittimità riscontrati nella delibera prodromica alla stipula della fideiussione n. 3 del 10 gennaio 2011 rimangono sullo sfondo, mentre al centro dell’atto viene posto l’inadempimento all’obbligo di restituzione del capitale mutuato e la situazione di insolvibilità in cui l’amministrazione versa rispetto alla richiesta di escussione della garanzia conseguentemente formulata dall’Istituto per il credito sportivo. Infatti, laddove i vizi di legittimità della delibera prodromica fossero stati effettivamente sussistenti e determinanti, non vi sarebbe stato bisogno di addurre a sostegno del potere di autotutela una situazione di impossibilità di adempiere ad obblighi di carattere civilistico, dal momento che, come sopra rilevato, il potere di annullamento d’ufficio si fonda sull’interesse pubblico a ripristinare la legalità violata e sul giudizio di prevalenza di tale interesse nel bilanciamento con i contrapposti affidamenti privati nascenti dall’atto da annullare. Pertanto, è evidente come sotto questo profilo siano effettivamente apprezzabili i sintomi di sviamento di potere dedotti dall’Istituto per il credito sportivo nel terzo motivo del proprio ricorso.
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 18.12.2015 n. 5745
Secondo la convergente giurisprudenza del Consiglio di Stato e delle Sezioni unite della Cassazione, al fine di definire il riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e giudice ordinario, l’amministrazione è radicalmente carente del potere di sottrarsi in via unilaterale al vincolo derivan ... Continua a leggere
Gare indette con il criterio dell’offerta tecnicamente più vantaggiosa: il punteggio numerico e la motivazione segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 17.12.2015 n. 5717
Nelle gare indette con il criterio dell’offerta tecnicamente più vantaggiosa, dev’essere attribuito il punteggio massimo alla migliore offerta tecnica, riparametrando proporzionalmente il punteggio assegnato alle altre, al precipuo fine di mantenere il giusto equilibrio tra l’offerta tecnica e quella economica e di evitare, così, che al fattore prezzo venga riconosciuto un peso relativamente maggiore rispetto al fattore qualità (Cons. St., sez. V, 25 febbraio 2014, n.899)...Deve premettersi che il punteggio numerico assegnato ai singoli elementi dell’offerta economicamente più vantaggiosa integra una motivazione sufficiente ed adeguata, purchè siano stati prefissati criteri di valutazione sufficientemente precisi e dettagliati (Cons. St., sez. III, 15 settembre 2014, n.4698), e che i relativi giudizi espressi dalla Commissione di gara, da intendersi afferenti al perimetro della discrezionalità tecnica ad essa riservata, posso essere giudicati illegittimi solo se affetti da vizi di manifesta irragionevolezza o di macroscopica erroneità (cfr. ex multis Cons, St., sez. V, 26 marzo 2014, n. 1468). segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 17.12.2015 n. 5717
È questo il principio ribadito dal Consiglio di Stato Sez. IV nella sentenza del 21.12.2015 n. 5800 in virtù del quale è stato ritenuto che la previsione di attraversare l’area di proprietà della Società ricorrente non appare sindacabile, trattandosi di opera che appare congrua con la progettazione generale delle opere infrastrutturali volte alla urbanizzazione di una considerevole area del territorio comunale, interessante più comparti; e la dedotta invasità è stata imposta proprio da ragioni di ordine tecnico di soddisfacimento dell’interesse collettivo, finalità rispetto alle quali l’interesse del privato appare senz’altro recessivo.
In accoglimento dell’appello, il Collegio ha riformato in quanto erronea la statuizione del Tar che aveva annullato la scelta localizzativa dell’asse stradale di collegamento con la viabilità stradale.
La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 21.12.2015 n. 5801 ha evidenziato che "L’Autorità portuale, secondo il chiaro dettato della legge 28/1/1994 recante il riordino della legislazione in materia portuale ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotata di autonomia amministrativa nonché di bilancio e finanziaria (art.6).
In ordine alla natura dell’Autorità portuale quale Ente di diritto pubblico non economico si è più volte espresso questo Consiglio di Stato (Sez. IV 14/3/2014 n. 1014; idem 20/1/2015), sicché l’attività svolta da detto Ente è attività pubblica e per le modalità di assunzione di dipendenti valgono le regole delle procedure concorsuali, con l’ulteriore conseguenza che le controversie attinenti lo svolgimento di dette procedure sono devolute al giudice amministrativo (in tal senso, Cass. Sez. Unite 24/7/2013 n. 17930)". Per approfondire scarica la sentenza.
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References: art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 sentenza 
 art. 810
 art. 1
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. Sez.