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Timestamp: 2018-05-25 22:29:53+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE – SENTENZA 31 marzo 2011, n.7504 AFFIDAMENTO DEL MINORE – Gadit
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE – SENTENZA 31 marzo 2011, n.7504 AFFIDAMENTO DEL MINORE
Vanno riuniti i ricorsi, ai sensi dell’art. 335 c.p.c.. Va dichiarato inammissibile il ricorso di Ve.An. che non aveva proposto appello (al riguardo, tra le altre, v. Cass. n. 20071/2008).
Con il primo motivo del ricorso principale, V.A. + 6 denunciano violazione della L. n. 184 del 1983, art. 12, e conseguente nullità dell’intero procedimento, non essendo stati mai sentiti il nonno paterno dei minori, Ve.An., e la bisnonna paterna, A.A..
Con il secondo, essi lamentano falsa applicazione della L. n. 184, artt. 1, 8 e 15, nonchè artt. 30, 24 e 111 Cost., sostenendo, da un lato l’insussistenza dell’abbandono, dall’altro una palese violazione del diritto alla difesa, avendo il Giudice ritenuto superflui ulteriori incombenti istruttori, e fondato la sua decisione su relazioni e dati, alla cui formazione il difensore non aveva potuto partecipare; lamentano, infine, che del tutto erroneamente il Giudice a quo aveva ritenuto irrilevante la disponibilità dei parenti ad accogliere i minori. Con il terzo, i ricorrenti lamentano insufficienza e contraddittorietà di motivazione, in quanto la Corte di merito avrebbe dovuto esplicitare le ragioni del rigetto delle istanze istruttorie da loro proposte; con il quarto, mancanza assoluta di motivazione, in ordine al rigetto dell’istanza volta a recuperare il rapporto tra la famiglia di origine e i minori.
Il primo motivo va dichiarato inammissibile, non essendo, al riguardo, autosufficiente il ricorso: si fa riferimento al nonno paterno e alla bisnonna dei minori, affermando che questi avevano "rapporti significativi" con essi e ne avevano richiesto l’affidamento, senza specificazione alcuna circa il contenuto di tali rapporti e l’asserita istanza di affidamento.
Si lamenta altresì violazione della L. n. 184, art. 10, comma 2, non avendo potuto partecipare il difensore all’attività istruttoria espletata. Va al riguardo precisato che l’attività istruttoria del giudizio di primo grado si era svolta quasi interamente nella vigenza della disciplina anteriore, modificata dalla L. n. 149 del 2001 (la norma richiamata, profondamente innovativa rispetto alla lettera originaria, è entrata in vigore nel luglio del 2007).
Anche il quarto motivo va rigettato, siccome infondato. Non può affermarsi che, al riguardo, il Giudice a quo non si sia pronunciato:
dal contesto motivazionale emerge, con chiarezza, che appariva palesemente contrario all’interesse dei minori il mantenimento o addirittura l’intensificazione del rapporto del padre, e, più in generale, della famiglia di origine con i minori stessi.
Con ricorso incidentale, il Curatore dei minori lamenta violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 143, 82 e 133, avendo la Corte di merito liquidato le spese a suo favore nella sentenza e non con decreto separato, con riferimento ai due gradi di giudizio, mentre per il primo già erano state liquidate, e unitamente all’altra parte costituita (la madre dei minori), senza infine rispettare i minimi tariffari.
In effetti, la sentenza impugnata ha omesso di considerare che il Curatore dei minori era stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato e che conseguentemente la determinazione e la liquidazione dei diritti spettanti al difensore doveva essere effettuata secondo le modalità e i criteri di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 143 e 82, ove si dispone che, nei giudizi di cui alla L. n. 184 del 1983, i diritti e gli onorari dei difensori delle parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato sono liquidati dal Giudice del singolo grado di giudizio, con decreto di pagamento a carico dell’amministrazione dello Stato, debbono essere liquidati per ogni singolo difensore, in relazione alla qualità e quantità di attività difensiva da ciascuno svolta, ed in misura non superiore alla media tra massimi e minimi tariffari e comunque non inferiore a tali minimi.
La Corte d’Appello non poteva dunque liquidare le spese processuali a favore del difensore dei minori, con la sentenza, ma con decreto di pagamento; non poteva liquidare le spese del precedente grado, già liquidate dall’autorità giudiziaria competente; non poteva liquidare le spese processuali unitariamente a "favore delle parti costituite", ma avrebbe dovuto condannare gli appellanti soccombenti, con riferimento al curatore dei minori, al pagamento delle spese processuali a favore dello Stato, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 133, in relazione agli esborsi effettivamente sostenuti dall’Amministrazione per il giudizio d’appello. Va pertanto cassata in parte qua la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Roma, in diversa composizione, che si atterrà ai criteri suindicati, e pure si pronuncerà sulle spese del presente giudizio di legittimità.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 Cass. 
 art. 12
 art. 10
e contrario
 sentenza 
 sentenza 
 art. 133
 sentenza