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Le imposte sulle società di capitali - PDF
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1 CAP17.QXP :29 Pagina 327 Capitolo Le imposte sulle società di capitali 17 Obiettivi di apprendimento Dopo aver letto questo capitolo, gli studenti dovrebbero essere in grado di: spiegare le ragioni che giustificano l esistenza di un imposta ad hoc sul reddito prodotto dalle società di capitali; indicare le principali modalità di integrazione dell imposta personale sul reddito e della tassazione societaria; illustrare soggetti passivi e definizione della base imponibile dell ires; spiegare come e perché la tassazione può incidere sulle scelte di finanziamento delle imprese e ricordare le principali caratteristiche del sistema fiscale italiano a questo riguardo; dire cosa si intende per costo d uso del capitale e come la tassazione può incidere su questa grandezza; definire il concetto di ammortamento economico e poi illustrare, anche con un esempio numerico, come la legislazione fiscale può intervenire su questa grandezza, rendendo gli investimenti più o meno remunerativi; ricordare le principali teorie che spiegano le scelte di investimenti delle imprese e come queste possono essere utilizzate per avere un idea di come la tassazione può incidere su queste scelte; definire il concetto di cash flow e spiegare come questo può essere utilizzato nella teoria delle scelte di investimento delle imprese. In Italia la tassazione del reddito d impresa è distinta a seconda della forma giuridica adottata: il reddito prodotto dalle imprese individuali e dalle società di persona è tassato con l imposta personale sul reddito (IRPEF), mentre il reddito delle società di capitali è tassato con l imposta sui redditi delle società (l IRES). 1 Nel 2008 il gettito dell imposta sul reddito delle società rappresentava circa il 20% delle imposte dirette. La società di capitali è una forma di organizzazione imprenditoriale in cui il diritto di proprietà è rappresentato da certificati di partecipazione trasferibili, e i soci hanno responsabilità limitata al capitale da essi investito. Le società sono entità legali separate dai proprietari: possono concludere contratti, detenere proprietà, contrarre debiti, citare ed essere citate in giudizio. Prima di analizzare l imposta sulle società di capitali adottata in Italia, dovremmo provare a rispondere a una domanda che solleva ancora un certo dibattito, e cioè se abbia senso l esistenza di un tributo ad hoc per le società di capitali. Da un punto di vista giuridico la società è una persona, ma dal punto di vista economico questo concetto non ha molto senso: solo le persone in quanto tali sono in grado di pagare le imposte. Perché l attività di una società dovrebbe essere soggetta a una particolare imposta? Non è sufficiente tassare, come avviene per le società di persone, il reddito dei proprietari della società con l imposta personale sul reddito? 1 Dal 1 gennaio 2004 l IRES ha sostituito la preesistente IRPEG (Imposta sul reddito delle persone giuridiche).2 CAP17.QXP :29 Pagina Parte Quarta Il sistema tributario italiano L esistenza dell imposta sulle società di capitali è stata giustificata in diversi modi. Una delle argomentazioni possibili è che esiste un autonoma capacità contributiva delle imprese rispetto alla capacità contributiva dei singoli soci. Questa giustificazione è alla base del cosiddetto sistema classico di tassazione degli utili, descritto nel Paragrafo 17.1 e adottato negli Stati Uniti. L esistenza di un autonoma capacità contributiva si sostiene sottolineando che le società, soprattutto le grandi società, hanno migliaia di soci, per cui vi è una netta separazione tra chi le possiede e chi le amministra. Si ritiene inoltre che le società di capitali abbiano alcuni privilegi, primo fra tutti la responsabilità limitata dei soci, e che l imposta dovrebbe essere intesa come il corrispettivo di questo beneficio. Questo è vero anche se non vi è alcuna ragione per credere che le imposte versate dalle società compensino effettivamente i benefici ottenuti. Un altra giustificazione potrebbe essere che l imposta sulle società assicura la completezza della tassazione sul reddito personale. Per capire questa argomentazione ipotizziamo che in un dato anno Carlo, azionista di una certa società, riceva euro di dividendi. Secondo la definizione del reddito-entrata, 2 questa somma è effettivamente un entrata, sia che la somma rimanga alla società sia che venga versata a Carlo. Se gli viene versata, entrerà a far parte del suo reddito e verrà conseguentemente tassata; se invece viene reinvestita nell impresa, e se non esistesse un imposta sulle società, questa fonte di reddito non rientrerebbe in alcuna base imponibile. Si potrebbe obiettare che, prima o poi, il denaro verrebbe comunque versato al socio e tassato; questo è vero, ma nel frattempo questa somma si rivaluterebbe al netto da imposte. L integrazione dell imposta sul reddito personale con quella societaria è una questione che rientra in quella più generale della neutralità dell imposta sulle imprese. In questo capitolo vedremo come può essere affrontata; poi analizzeremo l imposta sulle persone giuridiche adottata in Italia, indicando le modifiche più recenti. L esposizione della normativa italiana sarà integrata con alcune riflessioni più generali con l obiettivo di capire se l IRES è un imposta neutrale, ovvero se altera o meno le scelte dell impresa relative alla distribuzione degli utili, agli investimenti e alle modalità di finanziamento Integrazione della tassazione personale e societaria Per definizione, l imposta sul reddito delle società di capitali non altera le decisioni distributive delle imprese se il carico fiscale non varia al variare della quota di utili distribuiti, e questo dipende dal trattamento fiscale dei dividendi. Per capire meglio, consideriamo i tre sistemi più diffusi di integrazione della tassazione personale con quella societaria: il sistema classico; l integrazione completa; il credito d imposta totale. Sistema classico Tassazione di tutti gli utili con l aliquota dell imposta societaria e applicazione dell aliquota sul reddito personale ai soli utili distribuiti. Il sistema classico è quello adottato negli Stati Uniti, e prevede che tutti gli utili d impresa siano tassati con l aliquota dell imposta societaria, mentre l aliquota dell imposta personale è applicata solo sugli utili distribuiti. Ipotizzando che non sia tassato l eventuale incremento del valore capitale delle azioni determinato dalla non distribuzione degli utili, questo sistema non può essere considerato neutrale, perché l onere tributario aumenta al crescere della quota di utili distribuiti, e in pratica i dividendi sono tassati due volte. Ci potremmo allora chiedere perché le imprese distribuiscano comunque i dividendi anche nei Paesi dove si applica questo sistema di tassazione. Una spiegazione possibile è che la distribuzione dei dividendi esprime la forza finanziaria di un impresa. Nella percezione dei finanziatori, le imprese che distribuiscono regolarmente i dividendi sono 2 In base alla nozione di reddito-entrata costituisce reddito fiscalmente rilevante quanto un individuo può consumare in un dato arco di tempo senza ridurre il suo patrimonio iniziale (si veda il Capitolo 16).3 CAP17.QXP :29 Pagina 329 Capitolo 17 Le imposte sulle società di capitali 329 solide, quindi distribuire gli utili aumenta il valore delle quote di partecipazione di un impresa; viceversa, quando un impresa preferisce reinvestire gli utili, può dare l impressione di essere in condizioni finanziarie difficili. Comunque, anche se è possibile che un azienda sia disposta a pagare imposte un po più alte pur di incoraggiare i suoi potenziali finanziatori, è difficile immaginare che i benefici ottenuti valgano quanto pagato; dopo tutto i finanziatori hanno sicuramente altri metodi per valutare lo stato di un impresa. Con il sistema dell integrazione completa (detto anche criterio della partnership), adottato in Italia per i redditi delle società di persone, l utile d impresa rientra nella base imponibile del reddito personale, ed è tassato con l aliquota dell imposta personale. Questo sistema evidentemente è perfettamente neutrale rispetto alle scelte distributive delle imprese. Il sistema del credito d imposta totale è stato adottato in Italia fino al 2004 per il reddito delle società di capitali. In questo caso l imposta pagata applicando l aliquota dell imposta sui redditi societari, che si chiamava IRPEG, agli utili dell impresa costituiva un credito d imposta (denominato anche imposta velo ) per il calcolo dell imposta personale sul reddito. In questo modo l imposta societaria era applicata ai soli utili non distribuiti ed era neutrale nei confronti delle politiche distributive dell impresa. Con la Riforma Tremonti del 2004 e l introduzione dell IRES si è abbandonata l idea di integrare imposta personale e imposta sul reddito delle società con il meccanismo del credito d imposta. Oggi gli utili (distribuiti e non) sono tassati in capo alla società con l aliquota dell IRES e quelli distribuiti sono tassati in capo agli individui con una cedolare secca (che dal 2008 è pari al 18,5%), mentre entrano (per un importo pari al 40%) nella base imponibile dell IRPEF se si tratta di partecipazioni qualificate. Una delle ragioni che hanno spinto ad abbandonare il sistema di integrazione realizzato con il credito di imposta è che quel meccanismo non si poteva applicare agli azionisti non residenti, che risultavano così svantaggiati. In un economia sempre più integrata e competitiva a livello internazionale si è voluto quindi eliminare tale discriminazione e adottare un sistema separato e con aliquote inferiori a quelle dell imposta ordinaria sul reddito. Un altra importante novità introdotta dalla riforma del 2004 è il regime di esenzione da partecipazione. L adozione di questo regime è motivata dalla necessità di considerare il fatto che, molto frequentemente, le società di capitali partecipano al capitale di altre società e quindi derivano da queste dividendi, plusvalenze e minusvalenze. Poiché sia le società partecipanti sia quelle partecipate sono soggetti passivi dell imposta, il problema della doppia tassazione si ripropone, anche se in forma diversa. In sintesi, la norma adottata prevede che le plusvalenze siano esentate, anche se parzialmente. La completa esenzione delle plusvalenze sarebbe infatti giustificata se queste riflettessero solo l esistenza di utili non distribuiti, mentre è possibile che rispecchino anche altri fenomeni economici. Sono quindi esenti da imposte il 95% delle plusvalenze di una società partecipata, a condizione che si tratti di una società che esercita effettivamente un attività commerciale, che la partecipazione sia iscritta nel bilancio della partecipante tra le immobilizzazioni finanziarie per un periodo non inferiore a 18 mesi, e che la partecipata non sia localizzata in Paesi con sistemi fiscali privilegiati. Anche i dividendi sono esclusi dal reddito imponibile per il 95% del loro ammontare (senza le restrizioni a cui sono soggette le plusvalenze), mentre le minusvalenze sono totalmente indeducibili. Sistema dell integrazione completa (o criterio della partnership) Sistema secondo il quale l utile di impresa rientra nell imponibile dell imposta sul reddito personale ed è tassato con la relativa aliquota. Sistema del credito d imposta totale Sistema secondo il quale l imposta pagata sui redditi societari costituisce un credito d imposta per il calcolo dell imposta personale sul reddito La struttura dell imposta I soggetti passivi e la base imponibile dell IRES I soggetti passivi dell IRES sono le società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e di mutua assicurazione, gli enti pubblici e privati diversi dalle società, le società e gli altri enti non residenti sul territorio dello Stato ma che operano stabilmente in esso. L aliquota IRES è stata portata dal 33% al 27,5% con la manovra di finanza pubblica del 2007; contemporaneamente è stata anche ridotta l aliquota dell IRAP (l Imposta regionale sulle attività produttive, che ana-4 CAP17.QXP :29 Pagina Parte Quarta Il sistema tributario italiano lizzeremo nel Capitolo 20), dal 4,25% al 3,9%. In quell occasione è stata quindi complessivamente ridotta l aliquota gravante sulle imprese dal 37,25% al 31,4%. 3 La base imponibile è data dal reddito d impresa, definito come l utile netto risultante dal conto economico. Nel calcolo dell utile netto le poste positive sono: i ricavi che derivano dalla cessione di beni o servizi alla cui produzione e scambio è diretta l attività d impresa; le variazioni delle rimanenze, ossia delle scorte; la valutazione delle scorte è un aspetto particolarmente delicato se nel periodo d imposta variano significativamente i prezzi; la normativa fiscale lascia un ampia discrezionalità alle imprese nella scelta dei criteri, Lifo o Fifo, per la valutazione delle rimanenze di esercizio; 4 le plusvalenze patrimoniali per i beni dell impresa diversi da quelli alla cui produzione o scambio è dedicata l attività d impresa; le sopravvenienze attive, ossia proventi a fronte di costi sostenuti in altri esercizi o costi divenuti insussistenti; i dividendi e gli utili derivanti da partecipazioni in altre società, come pure gli interessi passivi su capitali dati a prestito. Sono invece componenti negative, quindi da sottrarre: i costi di esercizio, tra cui fondamentali sono il costo del lavoro e gli acquisti di beni e servizi necessari all attività dell impresa; le minusvalenze; le sopravvenienze passive; gli interessi passivi; con la manovra di finanza pubblica del 2008 è stato ridefinito l ammontare massimo di interessi passivi deducibili, stabilendolo pari a quello degli interessi attivi; se gli interessi passivi superano gli attivi, l eccedenza può essere dedotta nel limite del 30% del ROL (Risultato Operativo Lordo, dato dalla differenza tra il valore della produzione e i costi, al lordo degli ammortamenti); gli interessi indeducibili possono essere dedotti negli esercizi successivi, e la quota di ROL eventualmente non utilizzata può essere utilizzata agli anni successivi; una deduzione forfettaria pari al 10% dell IRAP pagata su interessi passivi e spese per personale dipendente; questa possibilità è prevista dalla legge 2/2009 di conversione 3 Più di recente, con la legge 133/2008, limitatamente al settore del petrolio, del gas e dell energia elettrica, state introdotte due addizionali all IRES che di fatto hanno riportato per questo settore l aliquota al 33%. La prima addizionale è infatti pari al 5,5% e si applica agli utili dei soggetti che operano nel settore menzionato e che abbiano volumi di ricavi superiori ai 25 milioni di euro; la seconda, pari al 4% dell utile, si applica a coloro che operano nel settore della ricerca sugli idrocarburi liquidi e gassosi. L intento di tale addizionali era quello di tassare un settore che appare tra i più profittevoli, prevedendo un sistema di controllo (affidato all Autorità per l energia elettrica e il gas) per evitare la traslazione del tributo sui consumatori. L opportunità di un tale intervento è dubbia soprattutto per quest ultimo aspetto. Abbiamo infatti avuto modo di studiare come la traslazione dell imposta dipenda da diverse variabili (i prezzi di mercato, l elasticità della domanda, l elasticità dell offerta ecc.); molte sono le difficoltà nell isolare, in una data variazione del prezzo, la componente da imputare a un eventuale traslazione d imposta. 4 Se si adotta il sistema Fifo si ipotizza che l impresa utilizzi i beni immagazzinati seguendo l ordine con cui sono entrati (First in first out); con il metodo Lifo (Last in first out), invece, vengono utilizzati per primi i beni che sono entrati in magazzino per ultimi. Per capire gli effetti sul reddito tassabile dei due metodi di valutazione in caso di variazione dei prezzi, si ipotizzi che le scorte siano rappresentate esclusivamente da materie prime, che all inizio del periodo l impresa ne abbia acquistato un ammontare di 20 unità al prezzo unitario pari a 10 euro, con un esborso complessivo pari a 200 euro, e che in questo arco di tempo i prezzi salgano a 15 euro per unità. Oltre alle materie prime, l impresa sostiene costi pari a 400 euro per i salari e ricava 1500 euro dalla vendita del suo prodotto. Alla fine del periodo di imposta, le scorte ammontavano a 10 unità e il profitto era il seguente: P = = 1000; con il metodo Fifo, se le altre componenti di costo e i ricavi restano costanti, alla fine del secondo periodo la variazione dei prezzi farà sì che il profitto diventi P = = 1000, perché volendo mantenere 10 unità di scorta il loro valore è aumentato di 50. In altri termini, con il Fifo il profitto d impresa rimane invariato perché il maggior esborso per l acquisto di materie prime è compensato dalla rivalutazione delle scorte. Con il metodo Lifo si utilizzano le materie prime acquistate nel corso dell esercizio al nuovo prezzo e quindi il valore delle scorte non varia e il profitto è il seguente: P = = 950. In sostanza, in caso di inflazione, la valutazione con il metodo Lifo diminuisce l onere tributario a carico dell impresa.5 CAP17.QXP :29 Pagina 331 Capitolo 17 Le imposte sulle società di capitali 331 del decreto legge 185/2008. Come vedremo nel Capitolo 20, quando è stata istituita l IRAP era previsto che non fosse deducibile dalle imposte sui redditi personali e societari per semplificare i rapporti tra livelli di governo ed evitare che decisioni assunte da un certo livello di governo (per esempio una modifica dell aliquota dell imposta regionale decisa dalla Regione) influissero sul gettito di altri livelli (nel nostro esempio sull Erario, che è destinatario di gran parte delle imposte sui redditi). Poiché però interessi passivi e spese di personale sono elementi di costo esclusi dalla tassazione dei redditi, si è ritenuto necessario prevedere almeno una deduzione forfettaria dell I- RAP pagata su queste componenti; gli ammortamenti. In conclusione, poiché le scelte delle imprese circa l investimento e le modalità di finanziamento sono influenzate proprio dalla definizione delle quote di ammortamento, dal trattamento fiscale degli interessi passivi e della remunerazione del capitale di rischio, a questi aspetti dedicheremo i paragrafi che seguono Le modalità di finanziamento delle imprese e la neutralità del sistema fiscale La tassazione delle società pone un altra questione delicata relativa alla neutralità del prelievo delle imprese rispetto alle loro scelte di finanziamento. Brevemente, per finanziarsi un impresa ha due possibilità: può chiedere denaro in prestito, indebitandosi, o può emettere titoli azionari. Nel primo caso l azienda deve pagare un interesse e, alla scadenza, restituire il capitale. Se non fosse in grado di farvi fronte potrebbe subire gravi conseguenze. Nel secondo caso deve emettere azioni e poi distribuire gli utili tra gli azionisti proporzionalmente alle loro quote di partecipazione. In assenza di imposte e presupponendo una completa certezza sugli esiti di un investimento per le imprese, è irrilevante se si ricorre all indebitamento o all emissione di nuovi titoli azionari. Questo è il cosiddetto teorema di Modigliani-Miller, dal nome di due autori. 5 È chiaro che se, come previsto dalla normativa italiana, le imprese possono dedurre gli interessi passivi dal loro reddito imponibile, ma non possono fare altrettanto con i dividendi, si sta favorendo il finanziamento con indebitamento. Il vantaggio esiste non solo per l impresa, che può dedurre gli interessi passivi dall utile, ma anche per il risparmiatore. Se si vuole prestare denaro a un impresa si è soggetti a un imposta sostitutiva del 18,5% sugli interessi attivi, mentre se si decide di partecipare al capitale della società si è tassati con l aliquota del 12,5% della cedolare secca sui dividendi, che sono già stati tassati con l aliquota dell IRES. Per ovviare a questa distorsione nel 1996 la riforma promossa dall allora Ministro Visco aveva introdotto la Dual Income Tax (DIT). 6 Questo metodo di tassazione riduceva il vantaggio del finanziamento con indebitamento, perché riduceva l aliquota che grava sulla remunerazione ordinaria del capitale. Era infatti prevista un aliquota agevolata, pari al 19%, da applicare alla remunerazione ordinaria del- 5 Si veda Modigliani e Miller (1958). Per una chiara spiegazione del teorema, si veda Fama e Miller (1972). 6 La Dual Income Tax è un sistema tributario, adottato nei Paesi scandinavi, nel quale i redditi sono discriminati con l obiettivo di tassare quelli da capitale in maniera proporzionale (con un aliquota pari a quella del primo scaglione delle imposte sul reddito) e quelli da lavoro e da pensione in modo progressivo per scaglioni. Nei Paesi dove è adottato questo sistema, l utile delle società di capitali è considerato interamente reddito da capitale e tassato proporzionalmente, mentre per le società di persone e per le imprese individuali gli utili sono distinti in una quota riconducibile alla remunerazione del lavoro dell imprenditore e una quota classificabile come reddito da capitale vero e proprio. In pratica, questa distinzione è fatta calcolando la remunerazione ordinaria del capitale come prodotto del capitale sottoscritto dai soci per un tasso di interesse di mercato, e il reddito da lavoro come differenza rispetto agli utili complessivi. Da questa illustrazione sintetica dovrebbe essere chiaro che l introduzione della DIT in Italia non si poteva considerare come l adozione di un vero e proprio sistema duale, anche se al momento dell adozione l aliquota del 19% corrispondeva a quella del primo scaglione dell imposta personale sul reddito. Non si può parlare di adozione di un sistema duale perché, in primo luogo, l aliquota del 19% era applicata agli incrementi di capitale e non all intero stock del capitale (e infatti la rivalutazione al 40% del valore degli incrementi di capitale era finalizzata ad avvicinare la DIT applicata agli incrementi a quella applicata sull intero stock); inoltre le altre forme di rendimento del capitale erano trattate in maniera diversa, essendo tassate con l imposta sostitutiva del 12,5%.6 CAP17.QXP :29 Pagina Parte Quarta Il sistema tributario italiano l incremento dello stock di capitale aumentato del 40% e scritto in bilancio a partire dal 1996 per le società di capitale. Per le imprese individuali e le società di persone la remunerazione ordinaria del capitale si calcolava sull intero stock di capitale. La remunerazione ordinaria del capitale altro non era che un tasso fissato annualmente dal Ministero delle Finanze in relazione all andamento del mercato dei capitali. Questa forma di agevolazione è stata abolita dalla Riforma Tremonti del 2004, che ha ricondotto il vantaggio fiscale attribuito all indebitamento a una questione di elusione e ha introdotto alcune norme antielusive volte a limitare il fenomeno della sottocapitalizzazione (o thin capitalisation). Le norme antielusive introdotte limitano la deducibilità degli interessi passivi quando il finanziamento è fatto da un socio o da imprenditori individuali qualificati (devono avere almeno il 25% del capitale sociale) e per somme rilevanti Il deprezzamento economico e il calcolo dell ammortamento deducibile a fini fiscali Deprezzamento economico Perdita di valore di un bene strumentale a seguito dell uso e del passare del tempo. Vita fiscale Periodi di ammortamento riconosciuti dalla normativa fiscale di un Paese. Abbiamo detto che il sistema fiscale può influire sulle scelte di investimento tramite la definizione delle quote di ammortamento. Per capire come ciò avvenga, analizziamo meglio il concetto di deprezzamento e il calcolo dell ammortamento deducibile a fini fiscali supponendo che nel corso di un certo anno la società XYZ sostenga due spese: 50 euro di cancelleria da utilizzare nel corso di tutto l anno e un trapano a colonna da 100 euro che durerà dieci anni. In che modo si devono considerare queste due voci nel calcolo del reddito imponibile della società? Per la spesa di cancelleria è abbastanza facile: dato che viene consumata nello stesso anno in cui è stata acquistata, il costo deve essere interamente dedotto in quello stesso esercizio. Per il trapano le cose sono un po più complicate perché si tratta di un bene durevole. Quando la società acquista il trapano cede denaro contante in cambio di un bene che fornirà un servizio per un determinato periodo di tempo; in sostanza l acquisto del trapano in sé non rappresenta un costo economico. Lo rappresenta nella misura in cui, essendo usato, è soggetto a deperimento e il suo valore diminuisce. È questa diminuzione di valore, detta deprezzamento economico, che rappresenta un costo per l azienda. Detto altrimenti, l acquisto di un bene che fornisce un servizio per più anni è un costo che va imputato di anno in anno in base al contributo al processo produttivo che quel bene fornisce in quell anno. Quindi, per definire in modo coerente il reddito della società XYZ nel primo anno di esercizio, si deve dedurre il deprezzamento economico riferibile al primo anno di vita utile del trapano, e così negli anni successivi. Questo principio è molto più facile da enunciare che da applicare. In pratica, il fisco non conosce esattamente il deprezzamento annuale di ciascun bene, e nemmeno quale sia la durata del suo utilizzo. La legge perciò classifica i beni acquistabili dalle imprese e stabilisce le quote e i periodi di ammortamento (vita fiscale) secondo alcune tipologie standard. Le quote di ammortamento stabilite dalla legge necessariamente rappresentano un approssimazione del vero deprezzamento economico, ma vediamo di capire meglio come funzionano. Facciamo l assunzione che la vita fiscale del trapano sia di dieci anni e che la quota annuale di ammortamento stabilita per legge sia pari a un decimo del suo valore. Qual è l ammontare delle deduzioni dell ammortamento concesse alla società XYZ? Alla fine del primo anno, XYZ può dedurre dal suo reddito imponibile un decimo del valore di acquisto della macchina, ossia 10 euro. Poiché l aliquota fiscale per le società di capitali è pari al 27,5%, questa deduzione consente all azienda un risparmio di 2,75 euro. Si noti, però, che XYZ può godere di questo beneficio solo un anno dopo aver acquistato l utensile. Per calcolare il valore attuale di 2,75 euro dividiamo per (1 + i), dove i è il costo opportunità delle disponibilità dell azienda. Alla fine del secondo anno, XYZ può di nuovo dedurre 10 euro dal suo reddito imponibile e quindi anche quell anno risparmia 2,75 euro. Però, siccome questo risparmio si 2,75 euro realizza due anni dopo l acquisto, il valore attuale è. Analogamente, il valore (1 + i) 2 2,75 euro attuale dell ammortamento relativo al terzo anno è pari a, quello relativo al (1 + i) 37 CAP17.QXP :29 Pagina 333 Capitolo 17 Le imposte sulle società di capitali 333 2,75 euro quarto anno è pari a e così via. Il valore attuale complessivo delle deduzioni (1 + i) 4 di queste quote di ammortamento è pari a: 2,75 euro 1 + i 2,75 euro 2,75 euro 2,75 euro (17.1) (1 + i) 2 (1 + i) 3 (1 + i) 10 Per esempio, se i = 10%, il risultato dell espressione precedente è 16,89 euro, e quindi le deduzioni riducono il prezzo del trapano da 100 a 83,10 euro. Possiamo intuitivamente affermare che il prezzo effettivo del bene è inferiore al prezzo di acquisto, perché il costo sostenuto nell anno di acquisto comporta una serie di risparmi di imposte nel futuro. Per ragionare in senso più generale, supponiamo che la legge consenta a un azienda di ammortizzare un bene strumentale in T anni, che la quota di ammortamento deducibile dal reddito imponibile nell ennesimo anno sia D i e che la somma delle quote D i sia 1, cioè che la legge consenta di dedurre l intero prezzo di acquisto (nell esempio precedente T era pari a 10 e D i era pari a un decimo del valore per ogni anno, ma esistono vari schemi di ammortamento per i quali può variare negli anni). Supponiamo ora di investire in un attività, ossia di acquistare un bene strumentale, che costi 1 euro. L ammontare che può essere ammortizzato alla fine del primo anno è pari a D i 1 euro, che per l azienda significa un risparmio di D i 1 euro, dove rappresenta l aliquota. Analogamente il valore della deduzione nel secondo anno è pari a D 2 1 euro. Il valore attuale del risparmio totale derivante dalle deduzioni delle quote di ammortamento, che indicheremo con, è: D = 1 D + 2 D + + T (17.2) 1 + i (1 + i) 2 (1 + i) T Poiché rappresenta il risparmio di imposta per un euro di spesa, ne consegue che se il prezzo di acquisto di un attività è q euro, le deduzioni riducono il prezzo effettivo a (1 )q. Per esempio un valore di = 0,25 indica che per ogni euro speso in un bene strumentale si risparmiano 25 centesimi. Quindi se il bene costa 100 euro (q = 100) il prezzo effettivo è pari al 75% del prezzo di acquisto, ossia 75 euro. In base alla (17.2) il risparmio fiscale derivante dall ammortamento dipende dal valore di T e dalla funzione D i. In particolare i vantaggi fiscali sono maggiori se (1) il periodo di ammortamento è più breve (T più basso) e (2) la quota di ammortamento iniziale è più elevata (valore di D più alto per n piccolo). Volendo incentivare le spese in beni capitali, la legislazione fiscale può prevedere norme di ammortamento accelerato, consentendo alle aziende un ammortamento più veloce della reale perdita di valore economico del bene strumentale, o addirittura la deduzione integrale della spesa di acquisizione, permettendo di dedurre dal reddito imponibile l intero costo del bene al momento dell acquisto. Nella legislazione fiscale italiana l ammortamento è previsto a rate costanti, il costo ammortizzabile è quello storico, mentre il periodo di ammortamento varia a seconda di una classificazione dei beni definita dal Ministero delle Finanze. La legge prevede anche la possibilità di un ammortamento accelerato e anticipato Il sistema fiscale e le scelte di investimento In questo paragrafo ci chiederemo se e come l imposta possa influire sull ammontare complessivo dell investimento in beni capitali materiali (fabbricati, impianti e macchinari), avendo già illustrato i problemi relativi al finanziamento con debito o con capitale proprio. Affrontare questi temi separatamente è un po artificioso, dal momento che, presumibilmente, in un impresa queste scelte avvengono simultaneamente. Noi lo abbiamo fatto per semplificare l esposizione. Inoltre, se possiamo essere tutti concordi sul fatto che l investimento di un azienda in Ammortamento accelerato Ammortamento più veloce rispetto a quello che approssima la reale perdita di valore di un bene. Deduzione integrale della spesa Possibilità di dedurre integralmente la spesa di un bene capitale al momento dell acquisto.8 CAP17.QXP :29 Pagina Parte Quarta Il sistema tributario italiano un dato periodo corrisponde all aumento dei suoi beni capitali, l analisi sugli effetti della tassazione sulle scelte di investimento richiede una visione condivisa sulle motivazioni di tali scelte e sulle variabili che maggiormente le influenzano. Come vedremo tale visione condivisa non esiste, e la risposta alla domanda se l ammortamento accelerato e il credito d imposta stimolino gli investimenti dipende da come avvengono le scelte di investimento. A questo proposito sono stati elaborati diversi modelli; ne presenteremo tre che sembrano essere quelli che hanno raccolto il maggior consenso Modello dell investimento con acceleratore Supponiamo che nella produzione il rapporto tra capitale e prodotto sia fisso, cioè che per produrre ogni unità di output siano necessarie, per esempio, tre unità di capitale. In questo caso il fattore determinante dell ammontare dell investimento è la variazione del livello di output. Secondo questo approccio, definito modello dell investimento con acceleratore, le deduzioni delle quote di ammortamento e il credito d imposta per gli investimenti sono irrilevanti, poiché, se è la tecnologia a dettare il rapporto in cui capitale e output devono essere utilizzati, conta solo il livello di produzione. In altre parole, le agevolazioni fiscali che rendono meno costoso il capitale non vengono considerate perché la domanda di capitale non dipende dal suo prezzo Modello neoclassico La decisione sugli investimenti può essere analizzata in maniera più articolata se si considera il fatto che il rapporto capitale-output non è tecnologicamente fisso, ma che l impresa può scegliere fra tecnologie alternative. Secondo il modello neoclassico di Jorgenson (1963) la variabile fondamentale nella scelta se investire o meno è il costo d uso del capitale, cioè il costo che l impresa sostiene per possedere un bene. Il costo d uso del capitale comprende sia il costo opportunità derivante dalla rinuncia ad altri investimenti sia i costi diretti quali l ammortamento e le imposte. Il costo d uso del capitale indica il tasso di rendimento che un progetto deve raggiungere per assicurare un profitto positivo. Per esempio, se il costo d uso del capitale di un certo progetto è pari al 15%, l impresa lo realizza solo se il tasso di rendimento è maggiore del 15%. Più elevato è il costo d uso del capitale, minore è il numero di progetti che assicurano un profitto, minore è lo stock di capitale che l impresa detiene. Nel modello neoclassico, quando il costo del capitale aumenta, le imprese scelgono tecnologie che richiedono minor impiego di capitali e viceversa. In questo contesto, se la politica fiscale riduce il costo del capitale, aumenta l ammontare di capitale che le imprese sono disposte a detenere e quindi gli investimenti. Questo ragionamento lascia in sospeso due problemi importanti: le modifiche al sistema fiscale possono influire sul costo d uso del capitale? Quanto è sensibile l investimento alle variazioni del costo d uso del capitale? Proviamo subito a rispondere a questi quesiti. Il costo d uso del capitale. Supponiamo che Eleonora sia un imprenditrice che può prestare denaro con un tasso di rendimento al netto delle imposte pari al 10%, e che sia l unica azionista di una società che gestisce una catena di hotel. Se Eleonora può guadagnare il 10% semplicemente prestando il denaro, non farà mai un investimento nel settore degli hotel che le renda meno di questa percentuale. Ipotizziamo ora che Eleonora stia valutando se acquistare un aspirapolvere la cui quota di ammortamento annuale è pari al 2%. Ignorando per il momento le imposte, il costo d uso del capitale costituito da questo bene dovrebbe essere pari al 12%, dovendo generare un rendimento del 12% per consentire a Eleonora di guadagnare il 10%, quanto avrebbe ottenuto semplicemente prestando il suo denaro. Algebricamente, se i è il tasso di rendimento e è il tasso economico di ammortamento, il costo dell utilizzo del capitale è (i + ). Se l aspirapolvere non consente un guadagno di (i + ), nel nostro esempio pari al 12%, non vi è alcuna ragione per cui Eleonora debba acquistarlo.9 CAP17.QXP :29 Pagina 335 Capitolo 17 Le imposte sulle società di capitali 335 Ora supponiamo che l aliquota del prelievo sui redditi della società sia pari al 27,5%, che quella dell imposta personale sul reddito di Eleonora sia pari al 27% e che gli utili della società siano completamente distribuiti sotto forma di dividendi. 7 Ipotizziamo che il sistema di integrazione della tassazione sia di tipo classico, e che l utile della società sia di 100 euro. L imposta dovuta è pari a 27,5 euro (= 0, euro) e l utile netto da distribuire ai soci è di 72,5 euro. Quando Eleonora riceve i suoi dividendi, cioè 72,5 euro, paga l imposta sul reddito a un aliquota marginale pari al 27%, ossia 19,57 euro (= 0,27 72,5 euro), e quindi le avanzano 52,92 euro. Algebricamente, se rappresenta l aliquota marginale massima della società e t l aliquota fiscale individuale, il rendimento di 1 euro di profitto dell impresa dopo l imposizione fiscale è (1 )(1 t). In quale modo queste imposte influiscono sul costo del capitale? Per rispondere dobbiamo trovare un rendimento prima dell imposta tale per cui, dopo aver applicato sia le imposte societarie sia quelle individuali, Eleonora ottenga il 12%. Risolviamo l equazione seguente, in cui C è il costo d uso del capitale: (1 0,275)(1 0,27)C = 12%, da cui C = 22,67%. Segue che Eleonora sarà disposta ad acquistare l aspirapolvere solo se il rendimento prima dell imposta è pari o superiore al 22,67%. Il costo d uso del capitale è pari al valore di C che permette di risolvere l equazione (1 )(1 t)c = (i + ), ovvero: i + C = (17.3) (1 )(1 t) Finora abbiamo dimostrato come le aliquote fiscali sulla società e sul reddito individuale aumentino il costo d uso del capitale, ma bisogna ricordare che esistono norme fiscali, come l ammortamento accelerato, finalizzate a ridurlo. Nell Equazione (17.2) abbiamo definito come il valore attuale delle deduzioni delle quote di ammortamento derivanti da 1 euro di investimento. Supponiamo che relativo all aspirapolvere sia pari a 0,25. Le deduzioni delle quote di ammortamento riducono il costo dell aspirapolvere di un quarto e, quindi, riducono per la medesima proporzione anche il rendimento preimposta che l impresa deve ottenere per raggiungere un certo rendimento dopo l imposta. Nel nostro esempio, invece di far guadagnare il 22,67%, l aspirapolvere deve avere un rendimento pari al 17% [= 22,67 (1 0,25)]. Algebricamente le deduzioni delle quote di ammortamento diminuiscono il costo del capitale di un fattore pari a (1 ). Analogamente potremmo dimostrare che un credito d imposta per gli investimenti a un tasso k riduce il costo di un bene che costa 1 euro di (1 k) euro. Se sono ammessi sia le deduzioni delle quote di ammortamento sia il credito d imposta per gli investimenti, il costo del capitale si riduce per un fattore 8 di (1 k). Quindi l Equazione (17.3) deve essere corretta per tenere in considerazione l ammortamento accelerato e il credito d imposta per investimenti, e cioè sarà: (i + ) (1 k) C = (17.4) (1 ) (1 t) L Equazione (17.4) riepiloga il modo in cui, secondo l approccio neoclassico, il sistema fiscale influisce sul costo d uso del capitale. A parità di altre condizioni l imposta sul reddito delle società rende l investimento più costoso, ma la deducibilità delle quote di ammortamento e il credito d imposta per gli investimenti possono diminuirlo. Effetto del costo d uso sull investimento. Abbiamo stabilito in che modo il sistema fiscale influisce sul costo d uso del capitale. Ora facciamo un passo avanti e chiediamo- 7 Come abbiamo visto nel Capitolo 16, nel caso di imposta personale sul reddito è necessario distinguere tra aliquota legale e aliquota marginale. In questo caso, il calcolo richiede di conoscere l aliquota marginale e noi, per semplicità, assumiamo che l aliquota marginale massima di Eleonora sia pari a quella legale del secondo scaglione, uguale al 27%. 8 Stiamo assumendo che la base per il calcolo delle quote di ammortamento da dedurre non venga ridotta quando l impresa gode di crediti d imposta per gli investimenti.10 CAP17.QXP :29 Pagina Parte Quarta Il sistema tributario italiano ci come la variazione del costo d uso del capitale influisca sull investimento: se le scelte dell impresa vengono effettuate seguendo il modello dell acceleratore, interventi sul costo d uso del capitale non hanno alcun effetto su di esse. Se invece l investimento è sensibile al costo d uso del capitale, il meccanismo degli ammortamenti e i crediti d imposta dovrebbero essere sistemi efficaci per influire sulle scelte delle imprese. Se un impresa presume che l anno prossimo il credito d imposta per gli investimenti verrà aumentato, questa aspettativa gioca un ruolo fondamentale sulle sue scelte per quest anno. L impresa è incentivata a rimandare parte dell investimento che avrebbe fatto quest anno per farlo l anno prossimo, quando beneficerà dell aumento del credito di imposta. Da un punto di vista più generale, gli investimenti correnti dipendono dalle attese sul valore futuro del costo d uso del capitale, ma, come abbiamo sottolineato nel Capitolo 15 parlando del risparmio, non esiste un modello soddisfacente che descriva come si formano le aspettative. Sulla base della letteratura esistente, Engen e Skinner (1996) sostengono che l elasticità dell investimento rispetto al costo d uso, con una buona approssimazione, si colloca tra lo 0,25 e l 1,0, confermando il modello neoclassico per cui l investimento è sensibile alle modifiche del sistema fiscale. Infine, dobbiamo ricordare che la nostra è un economia aperta e perciò, se la normativa tributaria rende gli investimenti attraenti per i non residenti, gli investimenti possono essere finanziati anche con il risparmio estero. Questo è ancora più plausibile se i non residenti sono aderenti all Unione Monetaria Europea, perché in questo caso non sono soggetti nemmeno al rischio del cambio. Cash flow Differenza tra i ricavi e i costi degli input; è una variabile il cui andamento può spiegare le scelte di investimento degli imprenditori Modello del cash flow Se chiedete a un uomo d affari che cosa determina l ammontare dei suoi investimenti, probabilmente vi risponderà il cash flow. Il cash flow è la differenza tra i ricavi e i costi degli input. Più liquidità si ha a disposizione, maggiore è la capacità di investimento. Nel modello di investimento neoclassico il cash flow è irrilevante, perché il finanziamento con risorse proprie e quello sul mercato hanno lo stesso costo opportunità: il tasso di rendimento corrente in economia. In questo approccio, infatti, si assume che i mercati siano perfetti, e che un impresa possa chiedere in prestito al tasso di rendimento corrente tutto il denaro che crede. In un contesto come questo, se produrre un nuovo tipo di chip rende più del costo opportunità, l impresa lo produrrà sia che debba chiedere in prestito denaro sia che finanzi il progetto con i propri fondi (si ricordi il teorema di Modigliani e Miller citato al Paragrafo ). Se alla base del modello neoclassico c è l assunzione che il costo del finanziamento con fondi propri sia uguale a quello sul mercato, molti economisti credono che tale assunzione sia priva di fondamento, e ritengono invece che le scelte di finanziamento siano condizionate da fenomeni di asimmetria informativa. Per comprendere le implicazioni di questa ipotesi, supponiamo che gli amministratori dell impresa che produce chip abbiano maggiori informazioni sulle prospettive di questo prodotto di quante ne abbiano i potenziali finanziatori esterni; anzi, diciamo che questi ultimi ritengono questo progetto molto più incerto di quanto lo consideri l impresa, e intendano cautelarsi dell eventualità che questa non riesca a restituire il denaro. Se così è sono portati a chiedere un tasso d interesse molto alto, altrimenti non sono disposti a prestare denaro. È chiaro che, stando così le cose, il costo del finanziamento interno è minore del costo di quello esterno, e l ammontare dell investimento dipende dal flusso dei fondi interni, cioè dal cash flow. Secondo alcuni studiosi (Fazzari, Hubbard e Peterson, 1988) tra cash flow e investimento ci sarebbe addirittura una relazione statistica, anche se la sua interpretazione non è evidente. Le aziende investono perché il loro cash flow è alto, oppure le aziende affermate hanno sia cash flow elevati sia investimenti elevati? In ogni caso, se la teoria del cash flow è corretta, essa ha importanti implicazioni per le conseguenze delle imposte sulle scelte di investimento delle imprese. Per esempio nel modello neoclassico un imposta forfettaria sulle società non avrebbe alcun effetto sull investimento; invece, se il modello del cash flow è valido, l investimento si ridurrebbe.11 CAP17.QXP :29 Pagina 337 Riepilogo In Italia la tassazione del reddito d impresa è distinta a seconda della forma giuridica adottata: il reddito prodotto dalle imprese individuali e dalle società di persone è tassato con l imposta personale sul reddito (IRPEF), mentre il reddito delle società di capitali è tassato con un imposta specifica, l imposta sul reddito delle società (IRES). Nel 2008 il gettito dell imposta sul reddito delle società rappresentava il 20% del gettito riscosso attraverso le imposte dirette. L integrazione della tassazione personale e societaria dipende dal trattamento fiscale dei dividendi, aspetto determinante per capire la neutralità dell imposta rispetto alle scelte distributive delle imprese. I tre sistemi più diffusi di integrazione della tassazione personale e societaria sono il sistema classico, adottato negli Stati Uniti, l integrazione completa, valida in Italia per le società di persone, e il credito d imposta totale, utilizzato per le società di capitali italiane fino al Dal 2004 imposta sul reddito delle persone fisiche e imposta sul reddito delle società non sono più integrate, nel senso che gli utili sono tassati in capo alla società, indipendentemente dal fatto che vengano distribuiti o meno, e quelli distribuiti alle persone fisiche sono tassati con un aliquota pari al 18,5% detta cedolare secca, se si tratta di partecipazioni non qualificate, mentre entrano (per un importo pari al 40%) nella base imponibile dell IRPEF se si tratta di partecipazioni qualificate. Nel 2004 è stato anche introdotto un Domande di riepilogo 17.1 Assumete che la vita fiscale di un bene sia di 10 anni e che la quota annuale di ammortamento sia del 50% del valore del bene per il primo anno e per il restante 50% nei nove che sguono. Assumente che il bene costi 1000 euro, che l aliquota dell imposta sui redditi delle società di capitali sia pari a 27,5%, che il tasso di interesse sia costante e pari al 3%. Di quanto viene ridotto il prezzo del bene? 17.2 Confrontate il risultato che avete appena ottenuto ipotizzando una quota di ammortamento costante del 10% del valore sempre per 10 anni e commentate il risultato Assumete di avere una partecipazione in una regime di esenzione da partecipazione per evitare la doppia tassazione delle società di capitali che hanno partecipazioni in altre società. La base imponibile dell IRES è data dall utile dell impresa risultante dal conto economico, dal 2008 l aliquota è fissata al 27,5% e dal 2004 è stata abolita la cosiddetta DIT (dall inglese Dual Income Tax), che era un agevolazione che si applicava alla remunerazione ordinaria del capitale, con l obiettivo di aumentare la neutralità del prelievo delle imprese rispetto alle loro scelte di finanziamento, con indebitamento o con capitale proprio. Per evitare la sottocapitalizzazione delle imprese, ovvero il massiccio ricorso all indebitamento per finanziarsi, la riforma Tremonti del 2004 ha introdotto alcune norme antielusive, che limitano i casi in cui gli interessi passivi sono deducibili. Il sistema fiscale può influire sulle scelte di investimento tramite la definizione delle quote di ammortamento fiscalmente annesse: nella legislazione italiana l ammortamento è previsto a rate costanti, il costo ammortizzabile è quello storico, mentre il periodo di ammortamento varia a seconda di una classificazione dei beni definita dal Ministero delle Finanze. La legge prevede anche la possibilità di un ammortamento accelerato e anticipato. I modelli che spiegano le decisioni di investimento e che noi abbiamo utilizzato per studiare gli effetti del sistema fiscale sono il modello dell investimento con acceleratore, il modello neoclassico e il modello del cash flow. società di capitali e che l imposta sul reddito delle società di capitali pari al 27,5%, che gli utili della società siano completamente distribuiti sotto forma di dividendi e che nel Paese in cui risiedete viga un sistema di integrazione della tassazione sia di tipo classico. Assumete che l utile della società sia di 100 euro e la vostra aliquota dell imposta sul reddito sia pari al 28%. Calcolate il rendimento netto di 1 euro investito in questa società Riportate la formula del costo d uso del capitale e mostrate come questo possa essere ridotto con l ammortamento accellerato e con il credito d imposta sugli investimenti. soluzioni sul sito12 CAP17.QXP :29 Pagina 338 Vedere altro
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