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Timestamp: 2018-02-21 15:07:03+00:00

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Quando è legittimo il licenziamento del lavoratore invalido | Lavoro Fisso
mercoledì 21 febbraio 2018 | 16:07
Home Disabili e Invalidi Quando è legittimo il licenziamento del lavoratore invalido
La sezione Lavoro precisa la portata del divieto di licenziamento per inidoneità fisica dei dipendenti invalidi, in riferimento a patologie diverse da quelle all’origine dell’assunzione obbligatoria.
La vicenda riguarda un licenziamento intimato da Poste Italiane s.p.a. Ad una dipendente invalida, assunta obbligatoriamente e divenuta invalida fisicamente alle mansioni assegnate in ragione di patologia diversa da quella all’origine dell’assunzione obbligatoria.
Si è posto dunque il problema della portata del divieto di licenziamento per inidoneità fisica previsto dall’art. 69 del CCNL di categoria per i dipendenti invalidi assunti in applicazione delle leggi 428 del 1968 e 68 del 1999 e che abbiano subito un aggravamento dell’invalidità, discutendosi tra le parti se il divieto di recesso datoriale riguardi solo l’aggravamento della stessa invalidità per la quale i dipendenti sono stati assunti, ovvero anche una diversa patologia che colpisca i lavoratori invalidi.
La sentenza in epigrafe chiarisce la portata ed i limiti del divieto, precisando che:
– in linea generale il licenziamento dell’invalido, assunto in base alla normativa sul collocamento obbligatorio, segue la generale disciplina normativa e contrattuale solo quando è motivato dalle comuni ipotesi di giusta causa e giustificato motivo
– ove sia determinato dall’aggravamento dell’infermità che ha dato luogo al collocamento obbligatorio, è legittimo (ai sensi dell’art.10, comma 3, della legge n.68 del 1999, applicabile “ratione temporis”) solo in presenza della perdita totale della capacità lavorativa, ovvero di una situazione di pericolo per la salute e l’incolumità degli altri lavoratori o per la sicurezza degli impianti, il cui accertamento compete all’apposita commissione medica prevista dalla legge n.104 del 1992, cui spetta altresì la verifica dell’impossibilità di reinserire, anche attuando i possibili adattamenti dell’organizzazione del lavoro, il disabile all’interno dell’azienda.
La Corte afferma analogo criterio nel caso in cui l’aggravamento sia relativo ad aggravamento delle condizioni fisiche causate da infermità diversa da quella che ha determinato l’assunzione, in quanto l’assunzione stessa si riferisce alla qualità di invalido e non alla speciale infermità che ha determinato l’invalidità stessa.
Si afferma così il principio di diritto per cui il divieto di licenziamento per inidoneità fisica di cui all’art.69 del CCNL per i dipendenti di Poste Italiane assunti in forza delle leggi 428 del 1968 e 68 del 1999, va applicato anche nel caso di aggravamento per infermità diversa da quella che ha dato luogo all’assunzione riferendosi l’assunzione degli invalidi allo stato di invalidità e non alla particolare patologia di cui soffre il lavoratore assunto.
Nello stesso senso, Cass. Sez. L, Sentenza n.15269 del 12/09/2012 in precedenza aveva affermato che il licenziamento dell’invalido, assunto in base alla normativa sul collocamento obbligatorio, segue la generale disciplina normativa e contrattuale solo quando è motivato dalle comuni ipotesi di giusta causa e giustificato motivo, mentre, ove sia determinato dall’aggravamentodell’infermità che ha dato luogo al collocamento obbligatorio, è legittimo – ai sensi dell’art.10, comma 3, della legge n.68 del 1999, applicabile “ratione temporis” – solo in presenza della perdita totale della capacità lavorativa, ovvero di una situazione di pericolo per la salute e l’incolumità degli altri lavoratori o per la sicurezza degli impianti, il cui accertamento compete all’apposita commissione medica prevista dalla legge n. 104 del 1992, cui spetta altresì la verifica dell’impossibilità di reinserire, anche attuando i possibili adattamenti dell’organizzazione del lavoro, il disabile all’interno dell’azienda.
In tema, altresì Cass. Sez. L, Sentenza n.15269 del 12/09/2012 (e prima ancora Cass. Sez. L, Sentenza n.10347 del 17/07/2002), secondo le quali il licenziamento dell’invalido assunto in base alla normativa sul collocamento obbligatorio segue la generale disciplina normativa e contrattuale sol quando è motivato dalla comuni ipotesi di giusta causa e giustificato motivo, mentre, quando è determinato dall’aggravamento dell’infermità che ha dato luogo al collocamento obbligatorio, è legittimo solo in presenza delle condizioni previste dall’art.10 della legge n.482 del 1968, ossia la perdita totale della capacità lavorativa o la situazione di pericolo per la salute e l’incolumità degli altri lavoratori o per la sicurezza degli impianti, accertati dall’apposita commissione medica; nel caso in cui all’invalido residui una capacità lavorativa, inoltre, sussiste in capo al datore di lavoro l’obbligo di adibirlo a mansioni equivalenti o anche inferiori compatibili con il nuovo stato dell’infermità, se la struttura organizzativa dell’azienda e la situazione dell’organico aziendale lo consentono.
A tal fine, deve ritenersi che il giudizio della commissione medica di cui all’art.20 della legge n.482 del 1968 non possa essere limitato alle mansioni in precedenza espletate dall’invalido, ma debba essere esteso anche alle altre mansioni allo stesso affidabili nell’ambito dell’azienda e che il licenziamento sia giustificato solo nel caso in cui la pericolosità, per le persone e per gli impianti, sia riferibile a tutte le possibili mansioni in concreto affidabili all’invalido.
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References: sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 Cass. Sez. 
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