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Timestamp: 2020-04-02 20:35:13+00:00

Document:
Art. 3 Dichiarazione di carne, preparati di carne e prodotti...
Art. 4 Dichiarazione di uova e preparati di uova
Art. 5 Forma della dichiarazione
Sezione 3: Prova dell’equivalenza di divieti di metodi di pr...
Art. 6 Prova dell’equivalenza di divieti legali di metodi di...
Art. 8 Prova dell’equivalenza di divieti di metodi di produz...
Art. 9 Riconoscimento delle direttive di produzione
Art. 11 Enti di certificazione
Art. 12 Enti di certificazione esteri
Art. 16 Disposizione transitoria relativa alla modifica del ...
visti gli articoli 18 capoverso 1 e 177 delle legge federale del 29 aprile 19981 sull’agricoltura (LAgr);
3 Per carne s’intendono tutte le parti commestibili delle carcasse degli animali enumerati nel capoverso 1 lettera a.
4 Per i preparati di carne e i prodotti a base di carne si applicano le definizioni determinanti del Dipartimento federale dell’interno (DFI) nell’ambito delle derrate alimentari di origine animale.
5 Per le uova si applica la definizione determinante del DFI nell’ambito delle derrate alimentari di origine animale.
6 Per preparati di uova s’intendono le uova al tegamino, le uova sode e le uova sode e sbucciate (uova contenute in preparazioni gastronomiche).
1 Nuovo testo giusta il n. I dell’O del 20 mag. 2015, in vigore dal 1° lug. 2015 (RU 2015 1827).
1 Chiunque consegni ai consumatori prodotti di cui all’articolo 1 capoverso 1 ottenuti mediante metodi di produzione vietati in Svizzera deve dichiarare questi prodotti all’atto della consegna conformemente agli articoli 3–5.
2 L’obbligo di dichiarazione ai sensi del capoverso 1 si applica anche se i prodotti sono consegnati in strutture collettive come pubblici esercizi, ospedali o impianti di ristorazione collettiva.
3 Dall’obbligo di dichiarazione ai sensi dei capoversi 1 e 2 è esentato chiunque possa provare che i prodotti non sono stati ottenuti mediante metodi di produzione vietati in Svizzera.
sostanze ormonali e non ormonali di cui all’allegato 4 lettera b dell’ordinanza del 18 agosto 20042 sui medicamenti veterinari, oppure
sostanze non ormonali di cui all’articolo 160 capoverso 8 LAgr;
per la tenuta di conigli domestici: articoli 7, 10 capoverso 1, 64 e 65 dell’ordinanza del 23 aprile 20083 sulla protezione degli animali,
per la tenuta di galline domestiche: allegato 1 tabella 9 dell’ordinanza del 23 aprile 2008 sulla protezione degli animali.
5 Per la prova che un prodotto non è stato ottenuto mediante metodi di produzione vietati in Svizzera (prova dell’equivalenza di divieti di metodi di produzione) si applicano le esigenze di cui all’articolo 6 o 8.
1 La carne, i preparati di carne e i prodotti a base di carne devono essere dichiarati utilizzando, a seconda del caso, la menzione «Può essere stato prodotto con sostanze ormonali per aumentare le prestazioni degli animali» o «Può essere stato prodotto con sostanze non ormonali, come gli antibiotici, per aumentare le prestazioni degli animali». All’occorrenza, vanno utilizzate entrambe le menzioni.
1 La dichiarazione deve essere conforme alle disposizioni degli articoli 26–28 dell’ordinanza del 23 novembre 20052 sulle derrate alimentari e gli oggetti d’uso.
3 Nelle strutture come i pubblici esercizi, gli ospedali o gli impianti di ristorazione collettiva, la dichiarazione deve avvenire per scritto. In caso di difficoltà temporanea e di breve durata nell’approvvigionamento di un prodotto, è possibile informare verbalmente in merito alla sua sostituzione.
Sezione 3: Prova dell’equivalenza di divieti di metodi di produzione
Art. 61Prova dell’equivalenza di divieti legali di metodi di produzione
è possibile ricostruire completamente il flusso delle merci mediante le partite conformemente alle prescrizioni determinanti del DFI nell’ambito della caratterizzazione e della pubblicità delle derrate alimentari; e
il prodotto proviene da un Paese in cui, secondo l’elenco dei Paesi (art. 7), vigono divieti legali equivalenti di metodi di produzione della materia prima corrispondente.
2 Anziché la prova di cui al capoverso 1 lettera b, la prova che un prodotto è stato ottenuto senza utilizzare le sostanze di cui all’articolo 2 capoverso 4 lettera a numero 1 per aumentare le prestazioni degli animali può essere fornita mediante un certificato veterinario riconosciuto dall’Unione europea (UE). Il certificato deve essere allegato al prodotto all’atto dell’importazione. Le esigenze relative al certificato sono rette dal rispettivo atto normativo dell’UE cui si rimanda nelle prescrizioni del DFI nell’ambito del controllo dell’importazione e del transito di animali e prodotti animali; è determinante la versione dell’atto normativo dell’UE ivi citata.
1 L’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG) determina in un elenco (elenco dei Paesi) i Paesi in cui vigono divieti legali di metodi di produzione che corrispondono ai divieti legali di metodi di produzione menzionati nell’articolo 2 capoverso 4 e che dispongono di un programma di vigilanza corrispondente.1
2 Un Paese è ammesso nell’elenco dei Paesi su domanda. Alla domanda devono essere allegati tutti i documenti necessari.
3 Nell’elenco dei Paesi sono indicati il Paese, la categoria di animali e la base giuridica nonché il tipo di divieto di metodi di produzione.
4 L’UFAG2 verifica ogni anno se il Paese adempie le condizioni per figurare nell’elenco dei Paesi. Se le condizioni non sono adempite, il Paese è stralciato dall’elenco.
2 Nuova espr. giusta il n. I dell’O del 20 mag. 2015, in vigore dal 1° lug. 2015 (RU 2015 1827). Di detta mod. é tenuto conto in tutto il presente testo.
1 Introdotto dall’all. 2 all’O del 27 ago. 2008 concernente l’importazione e il transito per via aerea di prodotti animali provenienti da Paesi terzi (RU 2008 4173). Abrogato dal n. I dell’O del 20 mag. 2015, con effetto dal 1° lug. 2015 (RU 2015 1827).
Art. 8 Prova dell’equivalenza di divieti di metodi di produzione in base alle direttive di produzione
1 La prova dell’equivalenza del divieto di un metodo di produzione è fornita se:1
l’importatore dispone di una decisione secondo l’articolo 9 capoverso 3 passata in giudicato che riconosce l’equivalenza del divieto di un metodo di produzione;
ogni spedizione di merci importate è accompagnata da un certificato rilasciato in originale dall’ente di certificazione; e
è possibile ricostruire completamente il flusso delle merci mediante le partite conformemente alle prescrizioni determinanti del DFI nell’ambito della caratterizzazione e della pubblicità delle derrate alimentari.
2 Il certificato dell’ente di certificazione deve contenere in particolare il nome dell’azienda di produzione, di trasformazione e di commercializzazione e comprovare che è rispettato il divieto di metodi di produzione riconosciuto equivalente dall’UFAG.
1 Nuovo testo giusta il n. I dell’O del 14 nov. 2007, in vigore dal 1° gen. 2008 (RU 2007 6441).
2 Nuovo testo giusta il n. I dell’O del 14 nov. 2007, in vigore dal 1° gen. 2008 (RU 2007 6441).
3 Nuovo testo giusta il n. I dell’O del 20 mag. 2015, in vigore dal 1° lug. 2015 (RU 2015 1827).
1 L’UFAG riconosce direttive di produzione di diritto privato come equivalenti a divieti di metodi di produzione di cui all’articolo 2 capoverso 4 lettera a numero 2 e lettera b se:
le direttive di produzione contengono divieti di metodi di produzione equivalenti ai divieti di cui all’articolo 2 capoverso 4 lettera a numero 2 e lettera b;
l’osservanza delle direttive di produzione è garantita a livello di fabbricazione del prodotto in base a un programma di certificazione di un ente di certificazione;
un ente di certificazione ha emesso una dichiarazione di equivalenza; il rapporto secondo l’articolo 13 capoverso 3 costituisce il fondamento della dichiarazione di equivalenza.
2 La domanda di riconoscimento di una direttiva di produzione è presentata all’UFAG dall’importatore utilizzando l’apposito modulo.
3 L’UFAG comunica all’importatore il risultato dell’esame.
5 Se l’importatore presenta una nuova domanda al più tardi quattro settimane prima della scadenza della validità della decisione, l’UFAG decide prima della scadenza della validità della decisione.
1 L’UFAG pubblica periodicamente le designazioni delle direttive di produzione di diritto privato riconosciute come equivalenti a un divieto di un metodo di produzione.
2 Indica a quali prodotti si applicano queste direttive di produzione. Inoltre, indica in particolare l’importatore, il Paese di produzione della materia prima e l’azienda produttrice.
3 L’UFAG è libero di scegliere la forma di pubblicazione.
essere accreditati per la loro attività ai sensi dell’ordinanza del 17 giugno 19962 sull’accreditamento e sulla designazione;
disporre di un’organizzazione ben definita nonché di una procedura di certificazione e di vigilanza (procedura di controllo standard) nella quale sono fissati in particolare i criteri imposti come oneri alle imprese sottoposte al loro controllo, nonché un piano adeguato di provvedimenti applicabili in caso di irregolarità;
disporre delle competenze tecniche, dell’equipaggiamento e dell’infrastruttura necessari allo svolgimento delle attività di controllo e di certificazione conformemente alla presente ordinanza;
disporre di un numero sufficiente di collaboratori in possesso di conoscenze tecniche sufficienti riguardanti la produzione animale e sufficientemente a conoscenza dei metodi di produzione vietati in Svizzera giusta l’articolo 2 capoverso 4;
garantire che i loro collaboratori possiedano le qualifiche, la formazione e l’esperienza necessarie nell’ambito della produzione animale in generale e delle prescrizioni della presente ordinanza in particolare;
essere indipendenti e liberi da ogni conflitto d’interesse per quanto riguarda l’attività di controllo e di certificazione in virtù della presente ordinanza;
disporre di un’adeguata normativa per l’autonomia e la rotazione dei controllori; e
garantire che le gravi irregolarità vengano comunicate immediatamente e in maniera esaustiva all’UFAG.
1 Sentito il Servizio di accreditamento svizzero, l’UFAG riconosce gli enti di certificazione esteri, se questi sono in grado di provare di possedere una qualifica equivalente a quella richiesta in Svizzera.
adempiono le esigenze di cui all’articolo 11;
assumono gli obblighi di cui all’articolo 13;
3 È fatto salvo l’articolo 18 capoverso 3 della legge federale del 6 ottobre 19952 sugli ostacoli tecnici al commercio.
4 L’UFAG può rilasciare riconoscimenti di durata limitata e vincolarli a oneri. Può segnatamente imporre all’ente di certificazione gli oneri seguenti:
utilizzare i dati e le informazioni raccolti nell’attività di controllo esclusivamente per fini di controllo e rispettare le prescrizioni svizzere relative alla protezione dei dati;
concordare preventivamente con l’UFAG qualsiasi modifica prevista delle fattispecie importanti per il riconoscimento;
contrarre un’assicurazione responsabilità civile appropriata o costituire riserve sufficienti.
5 L’UFAG può revocare il riconoscimento se le condizioni e gli oneri non sono adempiuti.
1 L’ente di certificazione effettua, almeno una volta all’anno, un controllo per impresa. Verifica se tutte le imprese che sottostanno all’obbligo di certificazione adempiono integralmente le prescrizioni della presente ordinanza.
2 Oltre al controllo condotto annualmente, l’ente di certificazione effettua controlli saltuari non annunciati in almeno il 10 per cento delle imprese.
3 Sui controlli di cui ai capoversi 1 e 2 va redatto un rapporto esaustivo all’attenzione dell’UFAG che deve essere controfirmato dalla persona responsabile dell’impresa controllata.
Le autorità cantonali preposte al controllo delle derrate alimentari applicano la presente ordinanza secondo la legislazione sulle derrate alimentari, sempre che il compito non sia stato affidato all’UFAG.
L’ordinanza del 3 novembre 19991 concernente la dichiarazione di prodotti agricoli ottenuti mediante metodi vietati in Svizzera è abrogata.
(Landwirtschaftliche Deklarationsverordnung, LDV)
vom 26. November 2003 (Stand am 1. Juli 2015)
gestützt auf die Artikel 18 Absatz 1 und 177 des Landwirtschaftsgesetzes vom 29. April 19981 (LwG),
1 Diese Verordnung gilt für folgende eingeführte Erzeugnisse:
Fleisch von Tieren der Pferde-, Rindvieh-, Schaf-, Ziegen- und Schweinegattung mit Ausnahme der Wildschweine, von Hauskaninchen, von Hausgeflügel mit Ausnahme der Legehennen sowie von Zucht-Schalenwild;
Fleischzubereitungen und Fleischerzeugnisse mit einem Fleischanteil von mindestens 20 Massenprozent;
Eier von Haushühnern (Gallus gallus domesticus);
Zubereitungen mit Eiern von Haushühnern (Gallus gallus domesticus) (Eierzubereitungen).
2 Sie gilt nicht für Brühwurst-, Rohwurst- und Kochwurstwaren.
3 Als Fleisch gelten alle geniessbaren Körperteile der Tiere nach Absatz 1 Buchstabe a.
4 Für Fleischzubereitungen und Fleischerzeugnisse gelten die massgebenden Definitionen des Eidgenössischen Departements des Innern (EDI) im Bereich Lebensmittel tierischer Herkunft.
5 Für Eier gilt die massgebende Definition des EDI im Bereich Lebensmittel tierischer Herkunft.
6 Als Eierzubereitungen gelten Spiegeleier, gekochte Eier sowie gekochte und geschälte ganze Eier (Traiteureier).
1 Fassung gemäss Ziff. I des V vom 20. Mai 2015, in Kraft seit 1. Juli 2015 (AS 2015 1827).
2. Abschnitt: Deklaration
Art. 21Deklarationspflicht
1 Wer Erzeugnisse nach Artikel 1 Absatz 1, die aus in der Schweiz verbotener Produktion stammen, an Konsumentinnen und Konsumenten abgibt, muss diese Erzeugnisse bei der Abgabe nach den Artikeln 3–5 deklarieren.
2 Die Deklarationspflicht nach Absatz 1 gilt auch, wenn die Erzeugnisse in gemeinschaftlichen Einrichtungen wie Gaststätten, Krankenhäusern oder Gemeinschaftsverpflegungsbetrieben abgegeben werden.
3 Von der Deklarationspflicht nach den Absätzen 1 und 2 ist ausgenommen, wer nachweisen kann, dass die Erzeugnisse aus einer Produktion stammen, die in der Schweiz nicht verboten ist.
4 Als in der Schweiz verboten gilt:
die Produktion von Fleisch unter Verwendung folgender Stoffe als Leistungsförderer:
hormoneller und nichthormoneller Stoffe nach Anhang 4 Buchstabe b der Tierarzneimittelverordnung vom 18. August 20042, oder
nichthormoneller Stoffe nach Artikel 160 Absatz 8 LwG;
die Produktion von Fleisch von Hauskaninchen und die Produktion von Eiern, bei denen die folgenden Anforderungen an die Tierhaltung nicht eingehalten werden:
für die Haltung von Hauskaninchen: die Artikel 7, 10 Absatz 1, 64 und 65 der Tierschutzverordnung vom 23. April 20083,
für die Haltung von Haushühnern: Anhang 1 Tabelle 9 der Tierschutzverordnung vom 23. April 2008.
5 Für den Nachweis, dass ein Erzeugnis nicht aus in der Schweiz verbotener Produktion stammt (Nachweis gleichwertiger Produktionsverbote), gelten die Anforderungen nach Artikel 6 oder 8.
Art. 31Deklaration von Fleisch, Fleischzubereitungen und Fleischerzeugnissen
1 Fleisch sowie Fleischzubereitungen und Fleischerzeugnisse sind mit dem zutreffenden der beiden Hinweise «Kann mit hormonellen Leistungsförderern erzeugt worden sein.» und «Kann mit nichthormonellen Leistungsförderern, wie Antibiotika, erzeugt worden sein.» zu deklarieren. Gegebenenfalls sind beide Hinweise anzubringen.
2 Fleisch sowie Fleischzubereitungen und Fleischerzeugnisse mit Fleisch von Hauskaninchen sind mit dem Hinweis «Aus in der Schweiz nicht zugelassener Haltungsform» zu deklarieren.
Art. 41Deklaration von Eiern und Eierzubereitungen
Eier und Eierzubereitungen sind mit dem Hinweis «Aus in der Schweiz nicht zugelassener Käfighaltung» zu deklarieren.
Art. 51Form der Deklaration
1 Die Deklaration hat den Bestimmungen der Artikel 26–28 der Lebensmittel- und Gebrauchsgegenständeverordnung vom 23. November 20052 zu entsprechen.
2 Bei vorverpackten Erzeugnissen ist die Deklaration auf jeder Packung oder Etikette anzubringen. Bei offen angebotenen Erzeugnissen ist eine schriftliche Deklaration am Standort des Erzeugnisses anzubringen.
3 In Einrichtungen wie Gaststätten, Krankenhäusern oder Gemeinschaftsverpflegungsbetrieben hat die Deklaration schriftlich zu erfolgen. Besteht für ein Erzeugnis ein vorübergehender, kurzfristiger Versorgungsengpass, so kann über dessen Ersatz mündlich informiert werden.
3. Abschnitt: Nachweis gleichwertiger Produktionsverbote
Art. 61Nachweis gleichwertiger gesetzlicher Produktionsverbote
1 Der Nachweis, dass ein Erzeugnis nicht aus in der Schweiz verbotener Produktion stammt, ist erbracht, wenn:
der Warenfluss mittels Warenlos gemäss den massgebenden Vorschriften des EDI im Bereich der Kennzeichnung und Anpreisung von Lebensmitteln lückenlos rückverfolgbar ist; und
das Erzeugnis aus einem Land stammt, in dem nach der Länderliste (Art. 7) für den entsprechenden Rohstoff gleichwertige gesetzliche Produktionsverbote gelten.
2 Anstelle des Nachweises nach Absatz 1 Buchstabe b kann der Nachweis, dass ein Erzeugnis nicht unter Verwendung von Stoffen nach Artikel 2 Absatz 4 Buchstabe a Ziffer 1 als Leistungsförderern erzeugt wurde, mit einer von der Europäischen Union (EU) anerkannten amtstierärztlichen Bescheinigung erbracht werden. Die Bescheinigung muss das Erzeugnis bei der Einfuhr begleiten. Die Anforderungen an die Bescheinigung richten sich nach dem betreffenden EU-Rechtsakt, auf den in den Vorschriften des EDI im Bereich der Kontrolle der Ein- und Durchfuhr von Tieren und Tierprodukten verwiesen wird; massgebend ist dabei die dort genannte Fassung des EU-Rechtsaktes.
Art. 7 Länderliste
1 Das Bundesamt für Landwirtschaft (BLW) legt in einer Liste diejenigen Länder fest (Länderliste), in denen gesetzliche Produktionsverbote gelten, die den Produktionsverboten nach Artikel 2 Absatz 4 entsprechen, und die ein entsprechendes Überwachungsprogramm haben.1
2 In die Länderliste wird ein Land auf Antrag hin aufgenommen. Dem Antrag sind alle notwendigen Unterlagen beizulegen.
3 Die Länderliste gibt das Land, die Tierkategorie sowie die Gesetzesgrundlage an und zeigt die Art des Produktionsverbotes auf.
4 Das BLW2 prüft jedes Jahr, ob das Land die Voraussetzungen für die Beibehaltung in der Länderliste erfüllt. Sind diese nicht erfüllt, so ist das Land aus der Liste zu streichen.
2 Ausdruck gemäss Ziff. I des V vom 20. Mai 2015, in Kraft seit 1. Juli 2015 (AS 2015 1827). Die Änd. wurde im ganzen Erlass berücksichtigt.
1 Eingefügt durch Anhang 2 der V vom 27. Aug. 2008 über die Ein- und Durchfuhr von Tierprodukten aus Drittstaaten im Luftverkehr (AS 2008 4173). Aufgehoben durch Ziff. I des V vom 20. Mai 2015, mit Wirkung seit 1. Juli 2015 (AS 2015 1827).
Art. 8 Nachweis gleichwertiger Produktionsverbote auf Grund von Produktionsrichtlinien
1 Der Nachweis gleichwertiger Produktionsverbote ist erbracht, wenn:
die Importeurin beziehungsweise der Importeur eine rechtkräftige Verfügung nach Artikel 9 Absatz 3 hat, mit der ein gleichwertiges Produktionsverbot anerkennt wird;
jede eingeführte Warensendung mit einer Bescheinigung der Zertifizierungsstelle begleitet ist; und
der Warenfluss mittels Warenlos gemäss den massgebenden Vorschriften des EDI im Bereich der Kennzeichnung und Anpreisung von Lebensmitteln lückenlos rückverfolgbar ist.
2 Die Bescheinigung der Zertifizierungsstelle muss insbesondere den Namen des Produktions-, Verarbeitungs- sowie Handelsbetriebes enthalten und das Einhalten des vom BLW anerkannten gleichwertigen Produktionsverbotes bezeugen.
1 Fassung gemäss Ziff. I der V vom 14. Nov. 2007, in Kraft seit 1. Jan. 2008 (AS 2007 6441).
2 Fassung gemäss Ziff. I des V vom 20. Mai 2015, in Kraft seit 1. Juli 2015 (AS 2015 1827).
Art. 91Anerkennung der Produktionsrichtlinien
1 Das BLW anerkennt privatrechtliche Produktionsrichtlinien als den Produktionsverboten nach Artikel 2 Absatz 4 Buchstabe a Ziffer 2 und Buchstabe b gleichwertig, wenn:
die Produktionsrichtlinien den Verboten nach Artikel 2 Absatz 4 Buchstabe a Ziffer 2 und Buchstabe b gleichwertige Produktionsverbote enthalten;
die Einhaltung der Produktionsrichtlinien mit einem Zertifizierungsprogramm einer Zertifizierungsstelle auf Stufe der Produktion des Erzeugnisses sichergestellt ist;
eine Zertifizierungsstelle die Warenflusstrennung in Verarbeitung und Handel kontrolliert; und
eine Gleichwertigkeitserklärung einer Zertifizierungsstelle vorliegt; Grundlage der Gleichwertigkeitserklärung ist der Bericht nach Artikel 13 Absatz 3.
2 Gesuche um Anerkennung einer Produktionsrichtlinie sind von der Importeurin oder vom Importeur beim BLW auf dem dafür vorgesehenen Formular einzureichen.
3 Das Ergebnis der Prüfung wird der Importeurin beziehungsweise dem Importeur vom BLW verfügt.
4 Die Produktionsrichtlinie wird, unter dem Vorbehalt der Wiedererwägung und des Widerrufs, für ein Jahr anerkannt, sofern die Gültigkeitsdauer der mit dem Gesuch eingereichten Gleichwertigkeitserklärung nach Absatz 1 Buchstabe d im Zeitpunkt der Einreichung des Gesuchs mindestens neun Monate beträgt. Andernfalls wird die Dauer der Anerkennung der Produktionsrichtlinie auf die Gültigkeitsdauer der eingereichten Gleichwertigkeitserklärung beschränkt.
5 Reicht die Importeurin oder der Importeur spätestens vier Wochen vor Ablauf der Geltungsdauer der Verfügung ein neues Gesuch ein, so entscheidet das BLW vor Ablauf der Geltungsdauer der Verfügung.
Art. 101Veröffentlichung
1 Das BLW veröffentlicht periodisch die Bezeichnungen der privatrechtlichen Produktionsrichtlinien, die als einem Produktionsverbot gleichwertig anerkannt sind.
2 Es gibt an, für welche Erzeugnisse diese Produktionsrichtlinien gelten. Zudem gibt es insbesondere die Importeurin oder den Importeur, das Produktionsland des Rohstoffes und den Produktionsbetrieb an.
3 Die Form der Veröffentlichung steht dem BLW frei.
Art. 111Zertifizierungsstellen
Die Zertifizierungsstellen müssen:
über eine festgelegte Organisation sowie Zertifizierungs- und Überwachungsverfahren (Standardkontrollverfahren) verfügen, in denen insbesondere die Kriterien, die den von ihnen kontrollierten Unternehmen zur Auflage gemacht werden, sowie ein geeignetes Massnahmenkonzept bei festgestellten Unregelmässigkeiten festgelegt sind;
über eine ausreichende Zahl von Mitarbeiterinnen und Mitarbeitern verfügen, die ausreichendes Fachwissen über die Tierproduktion und ausreichende Kenntnisse der nach Artikel 2 Absatz 4 in der Schweiz verbotenen Produktionsmethoden haben;
sicherstellen, dass ihre Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter über die erforderliche Qualifikation, Ausbildung und Erfahrung im Bereich der tierischen Produktion im Allgemeinen und der Vorschriften dieser Verordnung im Besonderen verfügen;
im Hinblick auf die Kontroll- und Zertifizierungstätigkeit gemäss dieser Verordnung unabhängig und frei von jeglichem Interessenkonflikt sein;
über eine geeignete Regelung für die Unabhängigkeit und Rotation der Kontrolleurinnen und Kontrolleure verfügen; und
Gewähr bieten, dass schwerwiegende Unregelmässigkeiten dem BLW unmittelbar und umfassend mitgeteilt werden.
Art. 121Ausländische Zertifizierungsstellen
1 Das BLW anerkennt nach Rücksprache mit der Schweizerischen Akkreditierungsstelle ausländische Zertifizierungsstellen, wenn diese eine Qualifikation nachweisen können, die der in der Schweiz geforderten Qualifikation gleichwertig ist.
2 Die Zertifizierungsstellen haben insbesondere den Nachweis zu erbringen, dass sie:
die Anforderungen nach Artikel 11 erfüllen;
die Pflichten nach Artikel 13 wahrnehmen;
die betreffende schweizerische Gesetzgebung kennen.
3 Vorbehalten bleibt Artikel 18 Absatz 3 des Bundesgesetzes vom 6. Oktober 19952 über die technischen Handelshemmnisse.
4 Das BLW kann die Anerkennung befristen und mit Auflagen verbinden. Insbesondere kann es der Stelle zur Auflage machen:
die bei der Kontrolltätigkeit gewonnenen Daten und Informationen ausschliesslich zu Kontrollzwecken zu verwenden sowie die schweizerischen Vorschriften über den Datenschutz einzuhalten;
5 Das BLW kann die Anerkennung aufheben, wenn die Bedingungen und Auflagen nicht erfüllt werden.
Art. 131Kontrollen
1 Die Zertifizierungsstelle führt mindestens einmal jährlich eine Kontrolle pro Unternehmen durch. Sie überprüft dabei alle der Zertifizierungspflicht unterstehenden Unternehmen darauf, ob sie die Vorschriften dieser Verordnung vollständig einhalten.
2 Zusätzlich zur jährlich durchgeführten Kontrolle führt die Zertifizierungsstelle bei mindestens 10 Prozent der Unternehmen stichprobenweise unangekündigte Kontrollen durch.
3 Über die Kontrollen nach den Absätzen 1 und 2 ist zuhanden des BLW ein umfassender Bericht zu erstellen, der von der für das kontrollierte Unternehmen verantwortlichen Person gegenzuzeichnen ist.
Die kantonalen Lebensmittelkontrollbehörden vollziehen diese Verordnung nach der Lebensmittelgesetzgebung, soweit damit nicht das BLW betraut ist.
Die Verordnung vom 3. November 19991 über die Deklaration für landwirtschaftliche Erzeugnisse aus in der Schweiz verbotener Produktion wird aufgehoben.
1 [AS 1999 2854]
Art. 161Übergangsbestimmung zur Änderung vom 20. Mai 2015
Für die Abgabe von Erzeugnissen, die vor dem 1. Januar 2016 eingeführt werden, können die Deklarationsvorschriften nach bisherigem Recht angewendet werden.
AS 2003 4957
vu les art. 18, al. 1, et 177 de la loi du 29 avril 1998 sur l’agriculture (LAgr)1,
1 La présente ordonnance s’applique aux produits importés suivants:
la viande provenant des animaux des espèces équine, bovine, ovine, caprine et porcine (à l’exception des sangliers), des lapins domestiques, de la volaille de basse-cour (à l’exception des poules pondeuses) et du gibier d’élevage à onglons;
les préparations de viande et produits à base de viande, pour autant que la part de viande s’élève au moins à 20 % de la masse;
les préparations à base d’oeufs de poules domestiques (Gallus gallus domesticus) (préparations aux oeufs).
2 Elle ne s’applique pas aux produits de charcuterie échaudés, crus ou à chair cuite.
3 Par viande, on entend toutes les parties comestibles du corps des animaux appartenant aux espèces énumérées à l’al. 1, let. a.
4 Les définitions déterminantes du Département fédéral de l’intérieur (DFI) dans le domaine des denrées alimentaires d’origine animale s’appliquent pour les préparations de viande et produits à base de viande.
5 La définition déterminante du DFI dans le domaine des denrées alimentaires d’origine animale s’applique pour les oeufs.
1 Nouvelle teneur selon le ch. I de l’O du 20 mai 2015, en vigueur depuis le 1er juil. 2015 (RO 2015 1827).
1 Quiconque remet aux consommateurs des produits visés à l’art. 1, al. 1, issus d’un mode de production interdit en Suisse est tenu de les déclarer lors de la remise, conformément aux art. 3 à 5.
2 L’obligation de déclarer visée à l’al. 1 s’applique aussi lorsque les produits sont remis dans des établissements communautaires tels que les cafés-restaurants, les hôpitaux ou les établissements de restauration collective.
3 L’obligation de déclarer visée aux al. 1 et 2 ne s’applique pas s’il est prouvé que les produits ne sont pas issus d’un mode de production interdit en Suisse.
substances hormonales et non hormonales relevant de l’annexe 4, let. b, de l’ordonnance du 18 août 2004 sur les médicaments vétérinaires2, ou
substances non hormonales relevant de l’art. 160, al. 8, LAgr.
la production de viande de lapins domestiques et la production d’oeufs lorsque les exigences suivantes concernant l’élevage ne sont pas remplies:
pour l’élevage de lapins domestiques: les art. 7, 10, al. 1, 64 et 65 de l’ordonnance du 23 avril 2008 sur la protection des animaux3,
pour l’élevage de poules domestiques: l’annexe 1, tableau 9, de l’ordonnance du 23 avril 2008 sur la protection des animaux.
5 Pour établir la preuve qu’un produit n’est pas issu d’un mode de production interdit en Suisse (preuve de l’équivalence des interdictions concernant le mode de production), il convient de se référer aux exigences fixées aux art. 6 ou 8.
2 La viande ainsi que les préparations de viande et les produits à base de viande de lapins domestiques doivent porter la mention «Issu d’un mode d’élevage non admis en Suisse».
Art. 41Déclaration des oeufs et des préparations à base d’oeufs
1 La déclaration doit être conforme aux dispositions des art. 26 à 28 de l’ordonnance du 23 novembre 2005 sur les denrées alimentaires et les objets usuels2.
2 Elle doit figurer sur chaque emballage ou étiquette des produits préemballés. Pour les produits non emballés, une déclaration écrite doit figurer à l’endroit où ces produits sont présentés.
3 Dans les établissements tels que les cafés-restaurants, les hôpitaux ou les établissements de restauration collective, elle doit être faite par écrit. En cas de difficulté d’approvisionnement passagère et subite, on pourra informer oralement sur le produit de substitution.
Section 3 Preuve de l’équivalence des interdictions concernant le mode de production
Art. 61Preuve de l’équivalence des interdictions légales concernant le mode de production
1 La preuve qu’un produit n’est pas issu d’un mode de production interdit en Suisse est fournie si:
le flux de marchandises par lot conformément aux dispositions déterminantes du DFI en matière d’étiquetage et de publicité des denrées alimentaires est traçable; et
le produit provient d’un pays dans lequel il existe, conformément à la liste des pays visés à l’art. 7, une interdiction légale équivalente du mode de production de la matière première correspondante.
2 En lieu et place de la preuve visée à l’al. 1, let. b, il est possible de prouver qu’un produit n’a pas été obtenu à l’aide des stimulateurs de performance visés à l’art. 2, al. 4, let. a, ch. 1, en produisant un certificat sanitaire vétérinaire reconnu par l’Union européenne (UE). Ce certificat sera joint au produit au moment de l’importation. Les exigences relatives au certificat sont régies par l’acte normatif de l’UE correspondant auquel il est fait référence dans les prescriptions du DFI dans le domaine des contrôles de l’importation et du transit d’animaux et de produits animaux; la version de l’acte normatif de l’UE mentionnée dans ces prescriptions étant déterminante.
1 L’Office fédéral de l’agriculture (OFAG) établit la liste des pays où les interdictions légales de modes de production sont équivalentes aux interdictions de modes de production visés à l’art. 2, al. 4, et qui disposent d’un programme de surveillance.1
3 La liste des pays mentionne le pays, la catégorie animale, la base légale et le type d’interdiction des modes de production.
4 L’OFAG2 vérifie chaque année si les pays remplissent toujours les conditions leur permettant de figurer sur la liste. Si tel n’est pas le cas, il les radie.
2 Nouvelle expression selon le ch. I de l’O du 20 mai 2015, en vigueur depuis le 1er juil. 2015 (RO 2015 1827). Il a été tenu compte de cette mod. dans tout le texte.
1 Introduit par l’annexe 2 de l’O du 27 août 2008 concernant l’importation et le transit de produits animaux par voie aérienne en provenance de pays tiers (RO 2008 4173). Abrogé par le ch. I de l’O du 20 mai 2015, avec effet au 1er juil. 2015 (RO 2015 1827).
Art. 8 Preuve de l’équivalence des interdictions concernant le mode de production, sur la base de directives de production
1 La preuve de l’équivalence des interdictions concernant le mode de production est fournie si:1
l’importateur dispose d’une décision exécutoire visée à l’art. 9, al. 3, laquelle reconnaît l’équivalence quant à l’interdiction concernée d’un mode de production;
toute marchandise importée est accompagnée de l’attestation délivrée par l’organisme de certification; et
le flux de marchandises par lot conformément aux prescriptions déterminantes du DFI en matière d’étiquetage et de publicité des denrées alimentaires est traçable.
2 L’attestation de l’organisme de certification doit contenir notamment le nom des entreprises de production, de transformation et de commercialisation et confirmer que l’interdiction de production reconnue comme équivalente par l’OFAG est respectée.
2 Nouvelle teneur selon le ch. I de l’O du 14 nov. 2007, en vigueur depuis le 1er janv. 2008 (RO 2007 6441).
3 Nouvelle teneur selon le ch. I de l’O du 20 mai 2015, en vigueur depuis le 1er juil. 2015 (RO 2015 1827).
1 L’OFAG reconnaît des directives de production relevant du droit privé comme équivalentes aux interdictions de modes de production visées à l’art. 2, al. 4, let. a, ch. 2, et let. b, si:
les directives de production contiennent des interdictions de modes de production équivalentes à celles visées à l’art. 2, al. 4, let. a, ch. 2, et let. b;
le respect des directives de production est garanti par le programme de certification d’un organisme de certification à l’échelon de la production;
une déclaration d’équivalence est délivrée par un organisme de certification; le rapport visé à l’art. 13, al. 3, constitue la base de la déclaration d’équivalence.
2 La demande de reconnaissance des directives de production doit être présentée à l’OFAG par l’importateur au moyen du formulaire prévu à cet effet.
3 L’OFAG notifie à l’importateur le résultat de l’examen par voie de décision.
4 La directive de production est reconnue pour une année, sous réserve d’une reconsidération ou d’une révocation, à condition que la durée de validité de la déclaration d’équivalence visée à l’al. 1, let. d, qui est jointe à la demande soit d’au moins neuf mois au moment du dépôt de la demande. Dans le cas contraire, la durée de la reconnaissance concernant la directive de production est limitée à la durée de validité de la déclaration d’équivalence fournie.
5 Si l’importateur dépose une nouvelle demande au plus tard quatre semaines avant l’échéance de la durée de validité de la décision, l’OFAG prend sa décision avant la date de l’échéance.
1 L’OFAG publie périodiquement la désignation des directives de production relevant du droit privé qui sont reconnues comme équivalentes à l’interdiction d’un mode de production.
2 Il indique à quels produits ces directives de production s’appliquent. Il indique notamment quels sont l’importateur, le pays de production de la matière première et l’entreprise de production.
être accrédités pour leur activité en vertu de l’ordonnance du 17 juin 1996 sur l’accréditation et la désignation2;
disposer d’une organisation réglée ainsi que d’une procédure de certification et de contrôle (procédure de contrôle type), qui fixe notamment les critères que les entreprises soumises au contrôle d’un organisme de certification doivent observer comme charges, ainsi qu’un plan de mesures applicable si des irrégularités sont constatées;
disposer des qualifications, de l’équipement et de l’infrastructure nécessaires pour la réalisation des activités de contrôle et de certification conformément à la présente ordonnance;
disposer d’un nombre suffisant de collaborateurs possédant des connaissances adéquates en ce qui concerne la production animale et les modes de production interdits en Suisse visés à l’art. 2, al. 4;
veiller à ce que leurs collaborateurs disposent de la qualification, de la formation et de l’expérience nécessaires dans le domaine de la production animale en général et des prescriptions de la présente ordonnance en particulier;
être indépendants et libres de tout conflit d’intérêt du point de vue de l’activité de contrôle et de certification visée dans la présente ordonnance;
disposer d’une réglementation adéquate concernant l’indépendance et la rotation des contrôleurs; et
veiller à ce que les irrégularités graves soient immédiatement signalées à l’OFAG dans leur intégralité.
1 Après avoir consulté le Service d’accréditation suisse, l’OFAG reconnaît les organismes de certification étrangers qui sont en mesure de prouver qu’ils disposent d’une qualification équivalente à celle qui est exigée par la Suisse.
qu’ils remplissent les exigences prévues à l’art. 11;
qu’ils satisfont aux obligations prévues à l’art. 13;
qu’ils connaissent la législation suisse pertinente.
3 L’art. 18, al. 3, de la loi fédérale du 6 octobre 1995 sur les entraves techniques au commerce2 est réservé.
4 L’OFAG peut accorder la reconnaissance pour une durée limitée et la subordonner à des charges. Il peut notamment imposer à l’organisme de certification les charges suivantes:
utiliser les données et les informations recueillies à l’occasion des contrôles uniquement à des fins de contrôle et respecter la réglementation suisse relative à la protection des données;
discuter au préalable avec l’OFAG toute modification envisagée des faits pertinents pour la reconnaissance;
5 L’OFAG peut annuler la reconnaissance si les conditions et les charges ne sont pas remplies.
3°Chaque contrôle visé aux al. 1 et 2 doit faire l’objet d’un rapport complet à l’intention de l’OFAG, qui doit être contresigné par la personne responsable de l’entreprise contrôlée.
L’exécution de la présente ordonnance, conformément à la législation sur les denrées alimentaires, incombe aux autorités cantonales chargées du contrôle des denrées alimentaires, dans la mesure où elle n’est pas confiée à l’OFAG.
L’ordonnance du 3 novembre 1999 relative à la déclaration de produits agricoles issus de modes de production interdits en Suisse1 est abrogée.
La remise des produits qui sont importés avant le 1er janvier 2016 peut être soumise aux prescriptions en matière de déclaration prévues par l’ancien droit.

References: Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 8

Art. 9

Art. 11

Art. 12

Art. 16

Art. 61

Art. 8

Art. 21

Art. 31

Art. 41

Art. 51

Art. 61

Art. 7

Art. 8

Art. 91

Art. 101

Art. 111

Art. 121

Art. 131

Art. 161
 art. 18
 art. 3
 art. 7
 art. 6

Art. 41
 art. 26

Art. 61

Art. 8