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Timestamp: 2018-12-10 02:57:44+00:00

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Appello – Improcedibilità ex art. 348 c.p.c. – PCT – Deposito in giorno festivo – Prova – Non sussiste – Mediazione – Comunicazione tardiva della domanda di mediazione – Decadenza – Azione di annullamento ex. art. 1137 c.c. – Sussiste – Corte di Appello di L’Aquila – sentenza 22.03.2017, n. 438 – Pres. Iannaccone - est. Filocamo.
1. È infondata l’eccezione di improcedibilità ex art. 348 c.p.c. per tardiva costituzione dell’appellante risultante dal registro del fascicolo telematico, quando l’appellante documenti che la ricevuta di consegna del deposito telematico dell’atto di citazione venne rilasciata contestualmente al deposito in giorno festivo, perfezionadosi così la costituzione in giudizio nel primo giorno non festivo immediatamente successivo alla scadenza – nel giorno di sabato – del termine di dieci giorni dalla notificazione dell’atto di citazione.
2. Considerato che, ai sensi dell’art. 6, comma 6 d.lgs. 28/2010, solo dal momento della comunicazione alle altre parti la domanda di mediazione impedisce la decadenza per una sola volta e fino al fallimento del tentativo di mediazione, detta comunicazione, effettuata dopo il trentesimo giorno dalla comunicazione della deliberazione assembleare oggetto di impugnazione, non impedisce la decadenza del termine perentorio previsto dall’art. 1137 c.c. per l’esercizio dell’azione di annullamento, a nulla valendo osservare che la comunicazione è adempimento rimesso all’organismo di mediazione adito, poiché l’art. 8, comma 1, del d. lgs. 28/2010 consente alla parte istante di effettuare tale comunicazione.
Condominio – Documentazione contabile – Approvazione del consuntivo – Violazione dell’obbligo di rendiconto – Sussiste – Approvazione del preventivo – Violazione dell’obbligo di rendiconto – Non sussiste - Prova della inesigibilità della documentazione – Incombe sull’amministratore – Tribunale di Pescara - sentenza 23.02.2017 - est. Ursoleo.
1. In materia di condominio, la mancata disponibilità della documentazione contabile in sede di approvazione del consuntivo da parte dei condomini comporta la violazione, da parte dell'amministratore, dell'obbligo di rendiconto e la conseguente invalidità della Delibera di approvazione, ciò che non si verifica quando la disponibilità della documentazione manchi in sede di approvazione del preventivo dove, normalmente, l'approvazione della previsione di spesa viene fatta sulla base della gestione dell'anno precedente, e dove, soprattutto, la documentazione sulle spese potrà essere conseguita una volta che esse siano state effettuate, e non in via preventiva.
2. In materia condominiale, il condomino ha senz'altro il diritto di accedere alla documentazione contabile in vista della consapevole partecipazione all'assemblea condominiale e a tale diritto corrisponde l'onere dell'amministratore di predisporre un'organizzazione, sia pur minima, che permetta l'esercizio del suddetto diritto, della cui esistenza i condomini vanno informati. Pertanto, deve ritenersi che, a fronte della richiesta di un singolo condomino di accedere alla predetta documentazione in funzione, appunto, della partecipazione informata all'assemblea condominiale in cui si deve deliberare su aspetti contabili della gestione condominiale, l'onere della prova della inesigibilità della richiesta e della sua incompatibilità con le modalità previamente comunicate incombe sull'amministratore e, perciò, in sede di impugnazione della Delibera assembleare, spetta al Condominio, ove intenda resistere all'azione del condomino dissenziente.
Annotazione in conto corrente di interessi o di commissione massimo scoperto – Illegittimo addebito della banca – Attività solutoria in favore della banca – Non sussiste - Capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici – Nullità - Prescrizione decennale – Decorrenza - Tribunale di Pescara - sentenza 01.12.2016 - est. Roscigno.
1. L'annotazione in conto di una posta di interessi (o di commissione massimo scoperto) illegittimamente addebitati dalla banca al correntista comporta un incremento del debito dello stesso correntista, o una riduzione del credito di cui egli ancora dispone, ma in nessun modo si risolve in un pagamento, nel senso che non vi corrisponde alcuna attività solutoria in favore della banca; con la conseguenza che il correntista potrà agire per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell'addebito si basa, allo scopo eventualmente di recuperare una maggiore disponibilità di credito, nei limiti del fido accordatogli, ma non potrà agire por la ripetizione di un pagamento che, in quanto tale, da parte sua non ha ancora avuto luogo. Di pagamento, nella descritta situazione, potrà dunque parlarsi soltanto dopo che, conclusosi il rapporto di apertura di credito in conto corrente, la banca abbia esatto dal correntista la restituzione del saldo finale, nel computo del quale risultino compresi interessi non dovuti e, perciò, da restituire se corrisposti dal cliente all'atto della chiusura del conto.
2. L'azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta all'ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell'ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Invero, nell'anzidetta ipotesi, ciascun versamento non configura un pagamento dal quale far decorrere, ove ritenuto indebito, il termine prescrizionale del diritto alla ripetizione, giacché il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell'esecuzione di una prestazione da parte del "solvens" con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell'"accipiens".
Legittimo impedimento del difensore – Rinvio a mezzo telefax tempestiva inviata al giudice procedente – Ammissibile – Nullità della sentenza che non si pronuncia sull’istanza – Sussiste - - Tribunale di Pescara - Ordinanza 04.04.2017 – Giudice D’Arcangelo.
Reati contro il patrimonio – Delitti - Usura (art. 644 c.p.) - Configurabilità del reato mediante computabilità della CMS nella quantificazione del TEGM sino al dicembre del 2009 – Esclusione - Configurabilità del delitto di usura mediante cumulabilità tra tasso di interesse corrispettivo e tasso di mora – Esclusione- Tribunale di Pescara - Ordinanza di archiviazione 22.2.2017 – G.I.P. Bongrazio.
Giustizia amministrativa – Ricorso giurisdizionale – Potere del G.A. di disapplicarle ove illegittime – Sussiste – Onere di espressa impugnazione – Non sussiste - Giurisdizione e competenza – Verbale di conciliazione – Impugnazione innanzi al G.A. – Regolamento di una Camera di Commercio – Mancata previsione che, in mancanza di accordo, il mediatore formula una proposta di conciliazione se le parti gliene fanno concorde richiesta in qualunque momento del procedimento – Tar Pescara – sentenza 13.03.2017 n. 98 – Pres. Urbano – est. Balloriani.
1. Nel caso di impugnazione in s.g. del regolamento di mediazione del servizio di conciliazione di una Camera di Commercio, non sussiste alcun onere di impugnare il regolamento ministeriale di cui al D.M. n. 180 del 2010 articolo 7 comma 2 lett. b), atteso che – per il principio di gerarchia delle fonti – le disposizioni di natura regolamentare, ove contrastanti con il paradigma primario di riferimento, appaiono suscettibili di disapplicazione, senza necessità di espressa e formale impugnazione. Come noto, infatti, in sede di controllo giurisdizionale, il Giudice deve valutare la conformità dell’atto impugnato alla legge, disapplicando se del caso la fonte secondaria in palese contrapposizione con quest’ultima.
2. E’ inammissibile, per difetto di giurisdizione del G.A., un ricorso nella parte in cui si impugna la decisione assunta in sede di tentativo di conciliazione dal procuratore speciale della P.A. di non proseguire nel tentativo di conciliazione nonché il conseguente verbale del mediatore laddove si è limitato ad attestare l’esito negativo della mediazione, senza fare alcuna proposta, trattandosi di manifestazioni di volontà di tipo meramente privatistico, che non sono esplicazione di alcun pubblico potere o funzione.
3. E’ illegittimo il regolamento di mediazione del servizio di conciliazione di una Camera di Commercio (nella specie si trattava della Camera di Commercio di Pescara), nella parte in cui prevede che “nel caso in cui le parti decidano, nel corso del primo incontro, di non proseguire, il procedimento si conclude con un verbale di mancato accordo sulla prosecuzione del procedimento. In detto verbale si dà atto unicamente delle presenze e della volontà di proseguire con il tentativo di mediazione” e che “in caso di mancata adesione o partecipazione alla procedura di mediazione di una delle parti il mediatore non può formulare la proposta”. Tali norme regolamentari, infatti, contrastano con l’art. 11 comma 1 del d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28, secondo cui: “Se è raggiunto un accordo amichevole, il mediatore forma processo verbale al quale è allegato il testo dell’accordo medesimo. Quando l’accordo non è raggiunto, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione. In ogni caso, il mediatore formula una proposta di conciliazione se le parti gliene fanno concorde richiesta in qualunque momento del procedimento. Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’articolo 13”.
Concorso – Commissioni giudicatrici – Incompatibilità ex art. 35-bis comma 1, lettera A) del D.lgs. 165/2001 – Per i commissari condannati, anche con sentenza non passata in giudicato, per i reati previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale – Concorso – Per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado – Commissione giudicatrice – Presidente – Nomina – Nel caso in cui nei confronti dell’interessato sia stata emessa una sentenza penale di condanna – Illegittimità – Circostanza che si tratti di sentenza non definitiva con sospensione della pena – Irrilevanza - Tar L’Aquila – sentenza 27.01.2017 n. 38 – Pres. Amicuzzi – est. Abbruzzese.
1. L’art. 35-bis comma 1, lettera a) del D.lgs. n. 165/2001 (intitolato “Prevenzione del fenomeno della corruzione nella formazione di commissioni e nelle assegnazioni agli uffici” ed inserito dall’art. 1, comma 46, della L. 6 novembre 2012, n. 190), al quale i bandi di concorso debbono conformarsi, nel prescrivere l’incompatibilità alla partecipazione a “commissioni per l’accesso o la selezione a pubblici impieghi” (cfr. comma 1, lett. a)), estende la disposizione a “coloro che sono stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato, per i reati previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale”; tale norma configura una nuova fattispecie di incompatibilità intesa a prevenire il discredito altrimenti derivante alla P.A. dall’affidamento di incarichi a dipendenti che, a vario titolo, in passato, abbiano commesso (o siano sospettati) d’infedeltà e si applica anche se la condanna non è definitiva, alla luce del bilanciamento tra le immediate esigenze di tutela (formale e sostanziale) della funzione amministrativa, di immediata evidenza, e il sacrificio (limitato) imposto agli interessati; né rileva che la condanna (non definitiva) sia sospesa, giacché l’incompatibilità trova il proprio spazio applicativo privilegiato proprio nel caso di inefficacia delle sanzioni penali, anche accessorie.
2. E’ illegittima, per violazione dell’art. 35-bis comma 1, lettera a) del D.lgs. 165/2001 e dell’art. 6 del D.M. n. 96/2016 (recante “requisiti dei componenti delle commissioni giudicatrici dei concorsi per titoli ed esami per l’accesso ai ruolo del personale docente della scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado, nonché del personale docente per il sostegno agli alunni con disabilità”), la composizione della commissione giudicatrice di un concorso nel caso in cui, a carico di un componente, sia stata emessa una sentenza penale di condanna per reati contro la P.A. (nella specie per il reato di abuso d’ufficio); quest’ultima sentenza di condanna, infatti, rende il componente interessato incompatibile rispetto al ruolo ricoperto, a nulla rilevando che si tratti di sentenza penale non definitiva con sospensione della pena.

References: art. 348
 art. 1137
 sentenza 
 art. 348
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 7
 art. 35
 sentenza 
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