Source: http://www.cislcultura.it/fermo-amministrativo.html
Timestamp: 2017-09-25 16:48:46+00:00

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Laddove l’opponente contesti la legittimità dell’iscrizione di fermo per intervenuta caducazione del titolo esecutivo, ha l’onere di proporre opposizione all’esecuzione, ex art. 615 c.p.c., mentre, in caso in cui si eccepisca l’irritualità della notifica degli atti precedenti, ha l’onere di proporre opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c..
Il fermo amministrativo di beni mobili registrati ha natura non già di atto di espropriazione forzata, ma di procedura a questa alternativa, trattandosi di misura puramente affiliava volta ad indurre il debitore all'adempimento, sicchè la sua impugnativa, sostanziandosi in un'azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole generali del rito ordinario di cognizione in tema di riparto della competenza per materia e per valore.
Il fermo di beni mobili registrati deve ritenersi impugnabile secondo le regole del rito ordinario di cognizione e nel rispetto delle norme generali in tema di riparto di competenza per materia e per valore, configurandosi, la corrispondente iniziativa giudiziaria, come un'azione di accertamento negativo della pretesa dell'esattore di eseguire il fermo, in cui al giudice adito sarà devoluta la cognizione sia della misura che del merito della pretesa creditoria.
L'individuazione del rimedio esperibile è conseguenza della natura del provvedimento censurato e non della natura della contestazione mossa dalla parte impugnante e/o del tipo di vizio da questa dedotto.
Essendo il fermo (come l’ipoteca), una misura estranea all'espropriazione forzata, nè l'una nè l'altro vanno contestati dinanzi al giudice ordinario con i rimedi delle opposizioni esecutive.
Pertanto, va, altresì, escluso che sia qualificabile come opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell'art. 617 c.p.c., comma 1 o comma 2, la contestazione che il debitore faccia della regolarità formale dell'iscrizione dell'ipoteca.
In tutti i casi in cui la parte attrice chieda la cancellazione dell'iscrizione dell'ipoteca o del fermo (ovvero, secondo altra terminologia, l'annullamento dell'uno o dell'altro di questi provvedimenti), l'iniziativa giudiziaria va qualificata come "azione di accertamento negativo della pretesa dell'esattore di eseguire il fermo", ovvero azione di accertamento negativo della pretesa dell'esattore di iscrivere l'ipoteca e/o il fermo, non soggetta ad alcun termine decadenziale.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 9797 del 12 maggio 2016 ha rimarcato che: “L'individuazione del rimedio esperibile è conseguenza della natura del provvedimento censurato e non della natura della contestazione mossa dalla parte impugnante e/o del tipo di vizio da questa dedotto”.
Ne consegue che, l’individuazione dell'area della giurisdizione tributaria, e dei relativi limiti, può essere compiuta solo mediante una lettura integrata del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 2 e 19, e rende testimonianza di una chiara volontà legislativa di generalizzare la giurisdizione tributaria, lasciando alla giurisdizione ordinaria solo la sfera residuale dell'espropriazione forzata vera e propria, la cui disciplina ha movenze simili a quella contenuta nel codice di rito e rispetto alla quale possono ben essere funzionali gli strumenti giurisdizionali di tutela del debitore garantiti dal medesimo codice (come precisato dalla Cassazione a sezioni unite con la sentenza n. 19667 del 18 settembre 2014).
L'opposizione avverso il fermo amministrativo di un veicolo, e del relativo preavviso, ex art. 86 del D.P.R. n. 602/73, come interpretato dall’ art. 35, comma 25 quinquies, D.L. n. 223 del 2006, convertito con Legge n. 248/06, resta, per principio generale, attribuito al Giudice tributario salvo il caso eccettuato che l'ente impositore abbia formalmente riconosciuto il diritto allo sgravio,
dovendo, in tal caso, riconoscersi la giurisdizione del giudice ordinario, non riguardando, in tal caso, più la controversia una questione tributaria, bensì un mero indebito oggettivo di diritto comune.
La competenza è da riconoscersi, sempre ed a prescindere dal valore della controversia, in favore del tribunale, quale giudice funzionalmente competente in materia di esecuzione, ex art. 9 c.p.c., ogni qualvolta, beninteso, con l’azione proposta non si contesti lo stesso diritto del concessionario a procedere in executivis e si proponga, quindi, non un’opposizione agli atti esecutivi, ma un’opposizione all’esecuzione.
Pertanto, allorquando la giurisdizione appartenga al Giudice Ordinario, perché trattasi di crediti di natura sanzionatoria, ed i motivi dell’opposizione si concretino in un’opposizione agli atti esecutivi, il giudice di pace non potrà mai ritenersi competente a conoscere della stessa impugnativa, a prescindere dal valore della causa.
Allo stesso modo, qualora trattasi di crediti previdenziali e sia sempre proposta un’opposizione agli atti esecutivi, competente non sarà il Giudice del lavoro, ma il Giudice dell’esecuzione.
In tema di opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 1, c.p.c., competente per territorio non è il Giudice territorialmente competente a conoscere l’impugnazione relativa alla violazione del C.d.S., bensì il Giudice del luogo ove deve avvenire l’esecuzione, così come sancito dall’art. 27 c.p.c., a cui fa espresso rinvio lo stesso primo comma dell’art. 615 c.p.c..
Allorquando il giudice dichiara la propria incompetenza chiudendo il processo davanti a sé, è tenuto a provvedere alle liquidazione delle spese giudiziali, non potendo rimettere la relativa pronuncia al giudice dichiarato competente, atteso che tale dichiarazione chiude il processo davanti a detto giudice.
In particolare l’art. 91 c.p.c. recita: "Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell'altra parte e ne liquida l’importo come da nota allegata dal procuratore legale”.
​​Fermo amministrativo di beni mobili registrati - normativaParticolare attenzione va posta dal contribuente al fine di rilevare se “il fermo amministrativo di beni mobili registrati”, sia avvenuto nella vigenza della normativa al 20 agosto 2013 e/o se invece sia avvenuta successivamente a tale data.L’art. 86 D.P.R. 602/73, in vigore fino al 20.08.2013, infatti, così recitava:1. Decorso inutilmente il termine di cui all'articolo 50, comma 1, il concessionario può disporre il fermo dei beni mobili del debitore o dei coobbligati iscritti in pubblici registri, dandone notizia alladirezione regionale delle entrate ed alla regione di residenza.2 ) Il fermo si esegue mediante iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari a cura del concessionario, che né dà altresì comunicazione al soggetto nei confronti del quale si procede.3. Chiunque circola con veicoli, autoscafi o aeromobili sottoposti al fermo è soggetto alla sanzione prevista dall'articolo 214, comma 8, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 4. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e dei lavori pubblici, sono stabiliti le modalità, i termini e le procedure per l'attuazione di quanto previsto nel presente articolo.Nella vigenza della norma di cui sopra, l’Agente della riscossione, prima di procedere al fermo amministrativo di beni mobili registrati, era tenuto a notificare “preavviso di fermo amministrativo”.Nel mancato pagamento di questo atto, l’Agente della riscossione, laddove intendeva procedere oltre, era tenuto a “notificare al contribuente il fermo amministrativo di beni mobili registrati azionato”.Va da sé, quindi, che fino al 20 agosto 2013 gli atti che l’Agente della riscossione era tenuto a notificare erano 2 (preavviso di fermo e poi fermo amministrativo), tra loro ben diversi e distinti.Ne deriva l’illegittimità del fermo amministrativo laddove l’Agente della riscossione abbia notificato un unico atto, parificato (nell’intestazione) come fermo amministrativo, essendo invero un preavviso di fermo, riportando, infatti, la dicitura che “deve provvedersi al pagamento entro gg. 30 dalla notificazione”, chiedendosi, illegittimamente, un costo quale “iscrizione del fermo amministrativo”.Nel preavviso di fermo amministrativo, poi, quale intimazione a pagare entro 30 giorni la somma, non è, altresì, consentito chiedere il pagamento delle spese esecutive, che riguardano, infatti, solo ed unicamente la procedura attinente al fermo amministrativo.La giurisprudenza, al riguardo, si è, infatti, così pronunciata: “appare fondata la doglianza relativa al preteso pagamento della somma di €......, relativa alle spese di procedura del preavviso di fermo amministrativo. Infatti, in tanto il concessionario può ritenersi creditore della somma richiesta, in quanto abbia effettivamente sopportato il relativo costo -il d.m. 21.11.2000 prevede il compenso per l’iscrizione del fermo e non per il suo mero preannuncio”.Va da sé che, la mancata notifica del fermo amministrativo di beni mobili registrati, atto autonoma= mente impugnabile, per il solo motivo di questa carenza, deve ritenersi illegittima e, quindi, ne consegue il suo annullamento ex art. 19, comma 3, D.Lgs 546/92. L’art. 86 D.P.R. 602/73, come modificato dal D.L. 69/2013, convertito nella L. 98/2013, in vigore dal 21.08.2013, così recita:1. Decorso inutilmente il termine di cui all'articolo 50, comma 1, il concessionario può disporre il fermo dei beni mobili del debitore o dei coobbligati iscritti in pubblici registri, dandone notizia alladirezione regionale delle entrate ed alla regione di residenza.2. La procedura di iscrizione del fermo di beni mobili registrati è avviata dall'agente della riscossione con la notifica al debitore o ai coobbligati iscritti nei pubblici registri di una comunicazione preventiva contenente l'avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà eseguito il fermo, senza necessità di ulteriore comunicazione, mediante iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari, salvo che il debitore o i coobbligati, nel predetto termine, dimostrino all'agente della riscossione che il bene mobile è strumentale alla attività di impresa o della professione.3. Chiunque circola con veicoli, autoscafi o aeromobili sottoposti al fermo è soggetto alla sanzione prevista dall'articolo 214, comma 8, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 4. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e dei lavori pubblici, sono stabiliti le modalità, i termini e le procedure per l'attuazione di quanto previsto nel presente articolo.Nella nuova stesura dell’art. 2, D.P.R. 602/73, viene dato atto che l’Agente della riscossione provvederà a notificare (laddove sussistano le condizioni di legge) un unico atto, che, inizialmente, è qualifica come “preavviso di fermo amministrativo”, salvo, poi, trasformarsi in “fermo amministrativo”, nell’omesso pagamento nel termine di 30 giorni dalla notificazione dell’atto..Sovviene, però, al riguardo evidenziare una “anomalia” in detto art. 2, atteso che, l’Agente della riscossione, nel predisporre e notificare un tale atto, provvede, già dall’inizio, a conteggiare, comunque, un costo per il “fermo amministrativo”.Tutto ciò, si ritiene sia del tutto illegittimo, specie laddove, il contribuente, provveda a pagare, entro il termine dei 30 giorni dalla notificazione, l’importo portato nell’atto.Resta, comunque, inteso che l’Agente della riscossione, “prima di iscrivere fermo amministrativo”, deve comunicare al contribuente, che provvederà a procedere alla predetta iscrizione sui suoi beni mobili, concedendo a quest'ultimo un termine - che, per coerenza con altre analoghe previsioni normative presenti nel sistema, viene fissato in 30 (trenta) giorni.L'iscrizione di fermo non preceduta dalla comunicazione al contribuente è nulla, in ragione della violazione dell'obbligo che incombe all'Agente della riscossione di attivare il "contraddittorio endoprocedimentale", mediante la preventiva comunicazione, al contribuente, della prevista adozione di un atto, e/o provvedimento, che abbia la capacità di incidere negativamente, determinandone una lesione, sui diritti e sugli interessi del contribuente medesimo. Nicola Recinello Coordinatore Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Multari Dr.ssa Gabriella Consigliere Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Fermo amministrativo di beni mobili registratiE’ bene ricordare che il fermo amministrativo “non è soggetto a limiti di tempo”, e prevede regole severe in caso di utilizzo del bene assoggettato al provvedimento.La comunicazione del fermo amministrativo di beni mobili registrati, di fatto, viene ad assumere effetti espropriativi e, quindi, molto gravi, soprattutto quando il bene è necessario per un’attività lavorativa, e/o anche solo utile per comprovare particolari esigenze personali o familiari.A tal fine, l’Agente della riscossione, essendo soggetto alle previsioni di cui all’art. 17 L. 212/00, laddove decide di iscrivere fermo amministrativo di beni mobili registrati:a ) è tenuto a valutare se il bene ha un valore tale da essere in grado di far fronte al credito da soddisfare;b ) è tenuto ad accertare se, detto bene, non rivesta una rilevanza essenziale nello svolgimento dell’attività lavorativa del contribuente, poichè, in tal caso, è tenuto a verificare se vi siano altri beni da potere sottoporre a fermo amministrativo;c ) in ogni caso, è tenuto a motivare (ex art. 17 L. 212/00 ed art. 3 L. 241/90) la misura cautelare scelta, con riferimento sia alla persona del debitore, sia ai rischi relativi al recupero del credito vantato, in caso di scelta diversa.A supporto dell’assunto sovviene l’art. 7 L. 212/00, che, infatti: “impone che, in ogni provvedimento impositivo, sia presente una adeguata parte motivata, relativa ai presupposti di fatto e di diritto che hanno cagionato la pretesa. Tale obbligo, che conduce, laddove disattesa, alla nullità dell’atto, vale per ogni atto impositivo”.Ed infatti, il legislatore, con l'uso della locuzione “il concessionario può disporre il fermo”, ex art. 86 del D.P.R. 602/1973, ha inteso ancorare la possibilità di detta fattispecie “all’osservanza di un preciso onere motivazionale”, da parte dello stesso concessionario, attesa la natura pubblicistica degli interessi ad esso sottesi.Questi, pertanto, deve giustificare, nel provvedimento di fermo amministrativo, l’opportunità, e/o la necessità, di adottare la stessa misura patrimoniale, con riferimento alla eventuale comprovata insolvibilità del debitore, ed al pericolo concreto della sottrazione delle garanzie del credito.Nel caso in cui, pertanto, come di frequente accade, il credito azionato sia di “modica entità”, e/o le “presumibili condizioni patrimoniali, lavorative e/o reddituali del debitore siano tali da non compromettere la garanzia del credito”, il ricorso alla misura del fermo amministrativo dell’autovettura risulterà senz’altro “atto esecutivo palesemente illegittimo”, siccome del tutto immotivato ed ingiustificato sotto il profilo conservativo della garanzia del credito.Il fermo amministrativo di un veicolo, ex art. 86 D.P.R. n. 602/1973 e succ. modif., è da ritenere, quindi, illegittimo, ogni qual volta il concessionario del servizio di riscossione non abbia adeguatamente motivato il ricorso alla stessa misura patrimoniale, in relazione alle esigenze concrete che ne abbiano giustificato l’adozione, con particolare riferimento all'entità del credito azionato, ed alle condizioni soggettive del debitore, in quanto idonee a compromettere la garanzia del credito Nicola Recinello Coordinatore Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Multari Dr.ssa Gabriella Consigliere Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Fermo amministrativo - modalità operativeAl fine della correttezza procedimentale nel disporre l’azionamento del fermo amministrativo, lo Agente della riscossione non può disattendere alle sotto riportate regole:1 ) esistenza di un debito superiore a € 50,00;2 ) per un debito ricompreso tra € 50,00 ed € 500,00, dopo la notificazione della cartella di pagamento, con pagamento infruttuoso, l’Agente della riscossione deve inviare un sollecito di pagamento, se infruttuoso, va comunicato il preavviso di fermo, cui seguirà l’iscrizione del fermo amministrativo del veicolo in assenza di pagamento;3 ) per debito ricompreso tra € 500,00 ed € 2.000,00, non occorre, dopo la notificazione della cartella di pagamento, il sollecito di pagamento, per cui va comunicato il preavviso di fermo, cui seguirà l’iscrizione del fermo amministrativo del veicolo in assenza di pagamento; nel caso è possibile iscrivere il fermo amministrativo per non più di un veicolo;4 ) per debito ricompreso tra € 2.000,00 ed € 10.000,00, non occorre, dopo la notificazione della cartella di pagamento, il sollecito di pagamento, per cui va comunicato il preavviso di fermo, cui seguirà l’iscrizione del fermo amministrativo del veicolo in assenza di pagamento; nel caso è possibile iscrivere il fermo amministrativo fino a 10 veicoli;5 ) per debito superiore a € 10.000,00, non occorre, dopo la notificazione della cartella di pagamento, il sollecito di pagamento, per cui va comunicato il preavviso di fermo, cui seguirà l’iscrizione del fermo amministrativo del veicolo in assenza di pagamento; possono essere fermati tutti i veicoli di proprietà e dei co-obbligati;6 ) dal 01.01.2013, con la Legge di stabilità del 2013, è stato stabilito che per tutti i debiti di importo fino a € 1.000,00, qualsiasi azione esecutiva non può partire prima che siano decorsi 120 giorni dall'invio al debitore -per posta ordinaria- di una comunicazione di preavviso contenente i dettagli dell'iscrizione a ruolo.7 ) dal 21.08.2013, al debitore deve essere notificata una comunicazione preventiva contenente lo avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute, entro il termine di 30 giorni, sarà eseguito il fermo, senza necessità di ulteriore comunicazione; l’avviso deve anche specificare che l’iscrizione del fermo è evitabile dimostrando, all’Agente della riscossione, entro gli stessi 30 giorni utili per pagare, che il bene mobile (per es .l’auto) è funzionale all’attività di impresa o professione.8 ) sia il sollecito di pagamento che il preavviso di fermo devono indicare chiaramente la natura del debito, il numero della cartella di pagamento, corredata dalla data della notificazione, l’importo dovuto e l’anno di riferimento (se presente nel ruolo).9 ) se il mezzo è stato venduto, prima dell’iscrizione del fermo (la data, in tal caso, dev’essere certa e certificata da apposito documento), e la vendita risulta iscritta successivamente, l’ACI deve, entro 10 gg da tale iscrizione, avvisare la competente Direzione delle entrate, al fine di provvedere alla cancellazione del fermo, con comunicazione sia al concessionario che al contribuente.Viceversa, se la vendita avviene dopo l’iscrizione del fermo, non può darsi luogo ad una tale cancellabile, e la responsabilità ricade eventualmente sul soggetto, venditore, rispetto al contratto concluso col compratore (se quest’ultimo non era stato messo a conoscenza della cosa potrà, ovviamente, rivalersi sul venditore con un’azione di rimborso del danno).10 ) in caso di integrale pagamento delle somme dovute e delle spese di notifica, il concessionario, entro 20 gg., deve darne comunicazione alla competente Direzione Regionale delle entrate, che, nei successivi 20 gg., deve emettere un provvedimento di revoca del fermo, inviandolo al contribuente.11 ) dal 13/7/2011 è in vigore una disposizione che sgrava il debitore da qualsiasi addebito di spesa relativo alla cancellazione stessa, per cui, non possono procedere ad alcun addebito né l’ente riscossore né il PRA. Nicola Recinello Coordinatore Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Multari Dr.ssa Gabriella Consigliere Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Fermo amministrativo - opposizioneAvverso tali atti (preavviso di fermo amministrativo - iscrizione del fermo amministrativo) è ammesso il ricorso davanti alla Commissione Tributaria (per crediti tributari), e/o davanti al Tribunale ordinario, territorialmente competente, nei restanti casi.Il Ministero di Grazia e Giustizia - Dipartimento per gli Affari di Giustizia, al fine di uniformare il comportamento degli uffici giudiziari, ha diramato una circolare datata 03.03.2015, che fornisce indicazioni sul versamento del “contributo unificato nei giudizi di opposizione in materia di esecuzione”.L'opposizione all'esecuzione (art. 615 c.p.c.) e l'opposizione di terzo all'esecuzione (art. 619 c.p.c.) sono assoggettate al versamento del contributo unificato al momento dell'iscrizione a ruolo, secondo il valore della domanda, trattandosi di azioni che introducono normali ed ordinari processi di cognizione.L'opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), invece, soggiace al pagamento del contributo unificato nella misura fissa di € 168,00 (art. 13, comma 2 D.P.R. n. 115/2002).Il Ministero chiarisce che: “se l'opposizione è proposta ad esecuzione già iniziata non si apre una fase incidentale, da assoggettare ad autonomo contributo unificato”.La circolare, inoltre, esamina la questione relativa all'individuazione del momento in cui deve essere corrisposto il contributo unificato nelle procedure esecutive.L'art. 518, comma 6 c.p.c., come modificato dal D.L. n. 132/14 (art. 18), convertito in L. n. 162/14, prevede “l'obbligo per il creditore procedente di depositare, presso la cancelleria del tribunale competente per l'esecuzione, la nota di iscrizione a ruolo accompagnata dalle copie conformi del processo verbale di pignoramento, del titolo esecutivo e del precetto, ricevuti dall'ufficiale giudiziario che ha compiuto le operazioni di pignoramento”.Il Ministero della Giustizia evidenzia che, in base al dettato del D.P.R. n. 115/2002 (art. 14), “nelle procedure esecutive il contributo unificato deve essere versato al momento del deposito dell'istanza di assegnazione e vendita da parte del creditore procedente”.Nelle ipotesi in cui il creditore effettui contestualmente il deposito della nota di iscrizione a ruolo, del titolo, del precetto, del verbale di pignoramento e dell'istanza di assegnazione e vendita, si dovrà procedere, altresì, al versamento del contributo unificato. Nicola Recinello Coordinatore Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Multari Dr.ssa Gabriella Consigliere Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Fermo amministrativo di beni mobili registrati - illegittimitàLa Suprema Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 19667 del 18.09.14, dopo un’attenta analisi sia delle norme in materia di procedimento amministrativo (Legge n.241/90) che dello Statuto dei diritti del contribuente (Legge n.212/2000) e soprattutto rifacendosi alle più recenti pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (una su tutte la sentenza del 18 dicembre 2008, in causa C-349/07 Sopropè), ha precisato che: “la pretesa tributaria trova legittimità nella formazione procedimentalizzata di una "decisione partecipata" mediante la promozione del contraddittorio (che sostanzia il principio di leale collaborazione) tra amministrazione e contribuente (anche) nella "fase precontenziosa" o endo-doprocedimentale" … Il diritto al contraddittorio, ossia il diritto del destinatario del provvedimento ad essere sentito prima dell'emanazione di questo, realizza l'inalienabile diritto di difesa del cittadino, presidiato dall'art. 24 Cost., e il buon andamento dell'amministrazione, presidiato dall'art. 97 Cost.”L’importanza della predetta pronuncia deriva principalmente dal fatto che essa sancisce un generale e fondamentale diritto al preventivo confronto, il quale viene riconosciuto come principio cardine del rapporto tra fisco e contribuente e dunque da applicare a qualsiasi procedimento tributario.Alla luce di quanto evidenziato, pertanto, emerge un generalizzato dovere dell’Amministrazione finanziaria (oltre che del concessionario della riscossione) al preventivo confronto con il contribuente e dunque viene riconosciuto il diritto fondamentale di ogni persona - contribuente ad essere ascoltata prima dell’adozione di una qualsiasi decisione che possa incidere in maniera negativa sui suoi interessi, poiché, diversamente, l’atto emesso nei confronti del contribuente è da ritenersi gravemente illegittimo. Nicola Recinello Coordinatore Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Multari Dr.ssa Gabriella Consigliere Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Mezzi strumentali di lavoro – illegittimità del fermo amministrativoSussiste l’illegittimità del fermo amministrativo di beni mobili registrati, laddove operati sui “mezzi strumentali di lavoro”, comunque indispensabili all’attività, ex art. 52, L. 69/13, ed ex art. 62 D.P.R. 602/73 (che prevede, altresì, l’impignorabilità, se non per un quinto, dei beni dell’impresa), e/o laddove questo sia l’unico mezzo in possesso del contribuente (per cui indispensabile per recarsi al posto di lavoro, ex art. 52 L. 69/13 ed ex art. 62 D.P.R. 602/73), per cui l’autovettura deve essere considerata, a tutti gli effetti, bene strumentale e indispensabile per lo svolgimento dell’attività lavorativa, per cui il veicolo non può essere oggetto di fermo.In tali contesti, infatti, devono applicarsi le norme sulla impignorabilità, ex art 515 c.p.c. che implica che il concessionario, prima di addivenire al fermo di un veicolo, “deve verificare che lo stesso non sia strumento di lavoro e specificatamente motivare l’assenza di altri beni onde ipotizzare un fermo”.In forza del divieto di circolazione del veicolo scaturente dal fermo, “risulta, inoltre, difficile pensare che il debitore riesca a far fronte ai propri debiti, se gli viene impedito di poter utilizzare gli strumenti essenziali per l’attività imprenditoriale”.Per onore di completezza del caso, si applica alla disciplina del fermo amministrativo quanto previsto dall’art. 62, D.P.R. 602/73, che a proposito dei beni pignorabili, richiama il disposto dell’art. 514 c.p.c., primo comma, n. 4, che esclude la possibilità di predisporre il pignoramento per i beni strumentali all’esercizio dell’attività economica.Pertanto, stante a questa disposizione ben precisa, sono impignorabili tutti gli strumenti, senza distinzione alcuna (automezzi, attrezzature e quanto di simile) necessari per lo svolgimento dell’attività propria.Ebbene, non possono essere ritenuti aggredibili i beni strumentali, quali essi siano, neppure secondo le disposizioni dell’art. 515, comma 3 , c.p.c. laddove è stato disposto “…che il predetto limite non si applica per i debitori costituiti in forma societaria e in ogni caso se nelle attività del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro”.L’art. 515, comma 3, c.p.c. elenca le cose mobili relativamente impignorabili, recitando: “...gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore possono essere pignorati nei limiti di 1/5, quando il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’U.G. o indicati dal debitore non appare sufficiente per la soddisfazione del credito; il predetto limite non si applica per i debitori costituiti in forma societaria e in ogni caso se nelle attività del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro...”.Come ben si vede, il legislatore con il combinato disposto degli artt. 3 e 4 , legge n. 52/2006 (che ha introdotto un ulteriore comma all’art. 515 c.p.c.), in sostanza ha spostato la tutela dei beni strumentali all’esercizio di una attività economica dall’art. 514 c.p.c. (“Cose assolutamente impignorabili”), all’art. 515 c.p.c. (“Cose relativamente impignorabili).Vi è anche il fatto che il concessionario deve, in tal caso, dimostrare che nella società prevalga il capitale sul fattore lavoro, indipendentemente dalla circostanza che la società sia stata costituita sotto forma di società a responsabilità limitata.Il concessionario prima di procedere ad aggredire i beni strumentali deve, pertanto, fare una disamina del fattore capitale/lavoro, e trarne le debite conseguenze.In virtù degli insegnamenti della S.C. esistono motivate ragioni che inducono a ritenere assente l’autonoma organizzazione e prevalente il lavoro rispetto al capitale nell’esercizio dell’attività e, quindi, si ritingono applicabili le preclusioni alla pignorabilità dei beni strumentali ex art. 515, comma 3, c.p.c.Per quanto, poi, riguarda l’agente di commercio, è la stessa Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 28/E del 28.05.2010, ad avere precisato che, anche per queste figure vi è la necessità di valutare in concreto l’esistenza o meno di autonoma organizzazione.Non sussistono, quindi, previsioni o limiti all’azione esecutiva sui beni strumentali (veicolo di trasporto) destinato all’attività se:a ) il debitore è costituito in forma societaria;b ) nell’ambito dell’attività risulti prevalente il capitale investito rispetto al lavoro.In tale previsione, occorre, quindi, valutare l’esistenza della c.d. ”autonoma organizzazione” di beni e persone, la cui assenza determina l’esonero, altresì, del pagamento dell’IRAP.E’, inoltre, da ritenersi illegittimo il fermo amministrativo del mezzo utilizzato per scopi lavorativi (nella fattispecie un autotrasportatore) se prima non è stata effettuata una verifica mirata allo scopo di identificare altri possibili beni su cui agire, ex art. 515 c.p.c.. Nicola Recinello Coordinatore Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura Multari Dr.ssa Gabriella Consigliere Nazionale Dipartimento Giuridico Cisl Cultura

References: art. 615
 art. 617
 sentenza 
 sentenza 
 art. 86
 art. 35
 art. 9
 art. 615
 sentenza 
 art. 19
 art. 2
 art. 17
 art. 3
 art. 86
 art. 86
 sentenza 
 sentenza 
 art. 52
 art. 62
 art. 52
 art. 62
 art. 515
 art. 515