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Timestamp: 2013-05-19 21:28:07+00:00

Document:
DECRETO-LEGGE 6 luglio 2011 , n. 98 - Disposizioni urgenti per la stabilizzazione fi nanziaria
Di Simone Carmignani (del 28/07/2011 @ 23:49:52, in Consulenza Pubblica Amministrazione, linkato 9024 volte)
CONTENIMENTO E RAZIONALIZZAZIONE DELLE SPESE IN
MATERIA DI IMPIEGO PUBBLICO, SANITÀ, ASSISTENZA,
PREVIDENZA, ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA. CONCORSO DEGLI
ENTI TERRITORIALI ALLA STABILIZZAZIONE FINANZIARIA
1. Al fi ne di assicurare il consolidamento delle misure
di razionalizzazione e contenimento della spesa in materia
di pubblico impiego adottate nell’ambito della manovra
di fi nanza pubblica per gli anni 2011–2013, nonché
ulteriori risparmi in termini di indebitamento netto, non
inferiori a 30 milioni di euro per l’anno 2013 e ad euro
740 milioni di euro per l’anno 2014, ad euro 340 milioni
di euro per l’anno 2015 ed a 370 milioni di euro annui a
decorrere dall’anno 2016 con uno o più regolamenti da
emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei Ministri per la
pubblica amministrazione e l’innovazione e dell’economia
e delle fi nanze, può essere disposta:
a) la proroga di un anno dell’effi cacia delle vigenti
disposizioni in materia di limitazione delle facoltà assunzionali
per le amministrazioni dello Stato, ad esclusione
dei Corpi di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco, per le agenzie fi scali, per gli enti pubblici non economici
e per gli enti dell’articolo 70, comma 4, del decreto
b) la proroga fi no al 31 dicembre 2014 delle vigenti
disposizioni che limitano la crescita dei trattamenti economici
anche accessori del personale delle pubbliche amministrazioni
previste dalle disposizioni medesime;
c) la fi ssazione delle modalità di calcolo relative
all’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale per
gli anni 2015-2017;
d) la semplifi cazione, il rafforzamento e l’obbligatorietà
delle procedure di mobilità del personale tra le pubbliche
e) la possibilità che l’ambito applicativo delle disposizioni
di cui alla lettera a) nonché, all’esito di apposite
consultazioni con le confederazioni sindacali maggiormente
rappresentative del pubblico impiego, alla lettera
b) sia differenziato, in ragione dell’esigenza di valorizzare
ed incentivare l’effi cienza di determinati settori;
f) l’inclusione di tutti i soggetti pubblici, con esclusione
delle regioni e delle province autonome, nonché degli
enti del servizio sanitario nazionale, nell’ambito degli
enti destinatari in via diretta delle misure di razionalizzazione
della spesa, con particolare riferimento a quelle
previste dall’articolo 6 del decreto-legge 31 maggio 2010
n. 78, convertito, con modifi cazioni, dalla legge 30 luglio
g) ulteriori misure di risparmio, razionalizzazione e
qualifi cazione della spesa delle amministrazioni centrali
anche attraverso la digitalizzazione e la semplifi cazione
delle procedure, la riduzione dell’uso delle autovetture di
servizio, la lotta all’assenteismo anche mediante estensione
delle disposizioni di cui all’articolo 71 del decretolegge
25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modifi cazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, al personale del
comparto sicurezza e difesa, con eccezione di quello impegnato
in attività operative o missioni.
2. Le disposizioni recate dal comma 1, lettera b) , con
riferimento al personale dipendente del Servizio sanitario
nazionale si applicano anche al personale convenzionato
3. Nel caso in cui, in sede di attuazione del comma 1,
non vengano adottati i provvedimenti ivi previsti ovvero
si verifi chino risparmi di spesa inferiori, ai sensi dell’articolo
17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196,
il Ministro dell’economia e delle fi nanze provvede, con
proprio decreto, alla riduzione fi no alla concorrenza dello
scostamento fi nanziario riscontrato, delle dotazioni fi nanziarie,
iscritte a legislazione vigente, nell’ambito delle
spese rimodulabili di cui all’articolo 21, comma 5, lettera
b) , della citata legge n. 196 del 2009, delle missioni
di spesa di ciascun Ministero. Dalle predette riduzioni
sono esclusi il Fondo per il fi nanziamento ordinario delle
università, nonché le risorse destinate alla ricerca e al fi -
nanziamento del cinque per mille dell’imposta sul reddito
delle persone fi siche, all’istruzione scolastica, nonché il
fondo unico per lo spettacolo di cui alla legge 30 aprile
1985, n. 163, e le risorse destinate alla manutenzione ed
alla conservazione dei beni culturali.
4. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 11, le
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono adottare
entro il 31 marzo di ogni anno piani triennali di razionalizzazione
e riqualifi cazione della spesa, di riordino e
ristrutturazione amministrativa, di semplifi cazione e digitalizzazione,
di riduzione dei costi della politica e di
funzionamento, ivi compresi gli appalti di servizio, gli
affi damenti alle partecipate e il ricorso alle consulenze attraverso
persone giuridiche. Detti piani indicano la spesa
sostenuta a legislazione vigente per ciascuna delle voci
di spesa interessate e i correlati obiettivi in termini fi sici
5. In relazione ai processi di cui al comma 4, le eventuali
economie aggiuntive effettivamente realizzate rispetto
a quelle già previste dalla normativa vigente, dall’articolo
12 e dal presente articolo ai fi ni del miglioramento dei
saldi di fi nanza pubblica, possono essere utilizzate annualmente,
nell’importo massimo del 50 per cento, per la
contrattazione integrativa, di cui il 50 per cento destinato
alla erogazione dei premi previsti dall’articolo 19 del decreto
legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. La restante quota
è versata annualmente dagli enti e dalle amministrazioni
dotati di autonomia fi nanziaria ad apposito capitolo
dell’entrata del bilancio dello Stato. La disposizione di
cui al precedente periodo non si applica agli enti territoriali
e agli enti, di competenza regionale o delle provincie
autonome di Trento e di Bolzano, del SSN. Le risorse di
cui al primo periodo sono utilizzabili solo se a consuntivo
è accertato, con riferimento a ciascun esercizio, dalle amministrazioni
interessate, il raggiungimento degli obiettivi
fi ssati per ciascuna delle singole voci di spesa previste
nei piani di cui al comma 4 e i conseguenti risparmi. I
risparmi sono certifi cati, ai sensi della normativa vigente,
dai competenti organi di controllo. Per la Presidenza
del Consiglio dei Ministri e i Ministeri la verifi ca viene
effettuata dal Ministero dell’economia e delle fi nanze -
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato per
il tramite, rispettivamente, dell’UBRRAC e degli uffi ci
centrali di bilancio e dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento
6. I piani adottati dalle amministrazioni sono oggetto
di informazione alle organizzazioni sindacali
7. In ragione dell’esigenza di un effettivo perseguimento
degli obiettivi di fi nanza pubblica concordati in
sede europea relativamente alla manovra fi nanziaria per
gli anni 2011-2013, qualora, per qualsiasi ragione, inclusa
l’emanazione di provvedimenti giurisdizionali diversi
dalle decisioni della Corte costituzionale, non siano conseguiti
gli effetti fi nanziari utili conseguenti, per ciascuno
degli stessi anni 2011-2013, alle disposizioni di cui ai
commi 2 e 22 dell’articolo 9 del decreto–legge 31 maggio
2010, n. 78, convertito, con modifi cazioni, dalla legge
30 luglio 2010, n. 122, i medesimi effetti fi nanziari sono
recuperati, con misure di carattere generale, nell’anno immediatamente
successivo nei riguardi delle stesse categorie
di personale cui si applicano le predette disposizioni.
8. I provvedimenti in materia di personale adottati dalle
pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma
2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed in
particolare le assunzioni a tempo indeterminato, incluse
quelle derivanti dalla stabilizzazione o trasformazione di
rapporti a tempo determinato, nonchè gli inquadramenti
e le promozioni posti in essere in base a disposizioni delle
quali venga successivamente dichiarata l’illegittimità
costituzionale sono nulle di diritto e viene ripristinata
la situazione preesistente a far data dalla pubblicazione
della relativa sentenza della Corte Costituzionale. Ferma
l’eventuale applicazione dell’articolo 2126 del codice
civile in relazione alle prestazioni eseguite, il dirigente
competente procede obbligatoriamente e senza indugio a
comunicare agli interessati gli effetti della predetta sentenza
sul relativo rapporto di lavoro e sul correlato trattamento
economico e al ritiro degli atti nulli.
9. Il comma 5 dell’articolo 5 -septies del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, è sostituito dai seguenti:
“5. Le pubbliche amministrazioni dispongono per il
controllo sulle assenze per malattia dei dipendenti valutando
la condotta complessiva del dipendente e gli oneri
connessi all’effettuazione della visita, tenendo conto
dell’esigenza di contrastare e prevenire l’assenteismo.
Il controllo è in ogni caso richiesto sin dal primo giorno
quando l’assenza si verifi ca nelle giornate precedenti o
successive a quelle non lavorative.5 -bis . Le fasce orarie di reperibilità entro le quali
devono essere effettuate le visite di controllo e il regime
delle esenzioni dalla reperibilità sono stabiliti con
decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e
l’innovazione. Qualora il dipendente debba allontanarsi
dall’indirizzo comunicato durante le fasce di reperibilità
per effettuare visite mediche, prestazioni o accertamenti
specialistici o per altri giustifi cati motivi, che devono essere,
a richiesta, documentati, è tenuto a darne preventiva
comunicazione all’amministrazione.
5 -ter . Nel caso in cui l’assenza per malattia abbia
luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni
specialistiche od esami diagnostici l’assenza è giustifi cata
mediante la presentazione di attestazione rilasciata dal
medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto
la visita o la prestazione.”
10. Le disposizioni dei commi 5, 5 -bis e 5 -ter , dell’articolo
55 -septies , del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, si applicano anche ai dipendenti di cui all’articolo
3 del medesimo decreto.
11. In tema di risoluzione del rapporto di lavoro l’esercizio
della facoltà riconosciuta alle pubbliche amministrazioni
prevista dal comma 11 dell’articolo 72 del
modifi cazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive
modifi cazioni, non necessita di ulteriore motivazione,
qualora l’amministrazione interessata abbia preventivamente
determinato in via generale appositi criteri
di applicativi con atto generale di organizzazione interna,
sottoposto al visto dei competenti organi di controllo.
Konosuke Matsushita e la Panasonic
Di Novella Fabbri (del 28/07/2011 @ 17:56:48, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 11238 volte)
"Ognuno di noi ha il suo sentiero da percorrere.
Nessuno sa dove lo porterà. Se sarà facile o sarà difficile.
A volte può essere ampio, a volte stretto. In alcuni momenti lineare, in alcuni sassoso. Eppure non abbiamo scelta, lo dobbiamo seguire. E' il nostro sentiero"
Il 27 novembre 1894 a Wasamura, villaggio agricolo in Giappone, nasce Konosuke Matsushita. Ultimo di otto figli, suo padre è membro del consiglio del villaggio e la famiglia vive nell’agio. Questa serenità dura poco: il padre perde tutto speculando sul mercato del riso. La famiglia viene costretta a vendere la casa e i terreni che possedeva. Konosuke viene mandato ad Osaka all’età di nove anni per lavorare come apprendista. E’ solo un ragazzo che, separato dalla famiglia e catapultato in un mondo sconosciuto, muove nel 1903 i primi passi che lo porteranno a fondare un gruppo che oggi ha radici in tutto il mondo, con oltre 200 filiali in 45 nazioni e un totale di 293.000 dipendenti : la PANASONIC.Come ha potuto un bambino di nove anni, tutto solo, separato dalla famiglia e catapultato in un mondo sconosciuto in un giorno del 1903, raggiungere una meta così ambiziosa? "Ho cominciato a lavorare a Osaka, racconta Konosuke, come apprendista in un negozio che vendeva bracieri a carbonella. Osservavo come lavorava il figlio del proprietario e lucidavo le basi dei bracieri. Questo fu il mio ingresso nel mondo del lavoro. Fino al giorno prima avevo dormito in una camera con mia madre. Improvvisamente mi trovavo a dormire da solo in un negozio.”
Il negozio chiude tre mesi dopo e Konosuke trova impiego presso un negozio di biciclette . All'età di tredici anni vende biciclettein proprio. Lavorando comincia a comprendere una serie di regole fondamentali: la necessità di avere una buona reputazione, l'arte di una gestione corretta e scrupolosa, e più di tutto, l'attitudine a dare importanza al cliente.
Un giorno però, mentre guarda passare i tram, decide improvvisamente che si sarebbe occupato di qualcosa che avesse a che fare con l'elettricità. E’ un punto di svolta nella sua vita. Trova un impiego presso l'Azienda Elettrica di Osaka e si iscrive ai corsi serali.
Cagionevole di salute fin da bambino, molto spesso è costretto a prendere dei congedi per malattia. Questi frequenti periodi di riposo forzato lo portano a lunghe riflessioni sul suo futuro, fino a maturare l’idea di produrre in proprio componenti elettrici. Quando si licenzia per iniziare l'attività in proprionon ha nemmeno i soldi per produrre uno stampo con cui costruire una presa. Ma Konosuke è pieno di ottimismo. E’ certo che la luce elettrica avrebbe avuto un futuro molto importante.
Il 17 marzo 1918fonda la Matsushita Electric Appliance Factoryper costruire e vendere componenti per impiantistica. La società vede al lavoro lo stesso Konosuke e due operai. I primi due prodotti sono unportalampada con presa elettrica e l'adattatore per due luci, conosciuto anche come doppia presa. I prodotti sono eccellenti dal punto di vista tecnico e con un prezzo ragionevole. Si rivelano un successo immediato. La domanda supera presto la capacità produttiva. Per Konosuke è la prima verifica di una convinzione: i prodotti di buona qualità a prezzi ragionevoli incontrano il favore del pubblico.
All’età di 28 anni Konosuke, ora proprietario di una piccola fabbrica, sviluppa un nuovo tipo di fanalino a batteria per biciclette. A quei tempi la maggior parte dei fanalini utilizzavano candele a petrolio, che si spegnevano al minimo soffio d’aria. Nessuno vuole il suo prodotto rivoluzionario. Konosuke decide che si sarebbero convinti solo provando essi stessi. Li visita tutti personalmente dando loro un fanalino perché ne testassero da soli autonomia ed efficienza. La sua strategia ha un successo clamoroso. I negozianti si convincono e gli ordini cominciano letteralmente a piovere. Nel 1933 Konosuke struttura il sistema per divisioni; incoraggia ogni lavoratore a comprendere l'importanza e le responsabilità del proprio ruolo e ad apprezzarne il valore; a utilizzare appieno le proprie abilità e a imparare a vivere serenamente sia il proprio lavoro sia il proprio tempo libero. L'azienda, dal canto suo, avrebbe affidato quante più responsabilità ai lavoratori stessi, ritenendolo il modo più giusto per produrre una crescita completa di tutta la compagnia. Ogni divisione della società sarebbe diventata un'entità autosufficiente con piena responsabilità per tutti gli aspetti aziendali, comprese la ricerca e lo sviluppo, la produzione, la vendita e la contabilità. Il notevole successo della Matsushita Electric deve molto alle implicazioni di questa intuizione. Nel 1929 la grande depressione innescata dalla caduta borsistica di Wall Street ,colpisce anche la Matsushita Electric e i suoi magazzini, per la prima volta, rimangono pieni di prodotti invenduti. Konosuke deve decidere se iniziare a licenziare i propri dipendenti o ricorrere a finanziamenti esterni per permettere la sopravvivenza della società. Ha invece l'idea di dimezzare la produzione. Questo avrebbe permesso di risparmiare capitali e di ridurre il periodo di tempo in cui i capitali sarebbero rimasti inattivi. Dopo gli sforzi che ognuno aveva fatto per raggiungere insieme dei risultati così importanti, sarebbe stato ingiusto lasciare a casa anche un solo dipendente.
"Avremmo aspettato che le cose migliorassero. In quel modo avremmo potuto gestire l'azienda anche con una riduzione di capitali. Ma alla forza vendita dissi che non ci sarebbero state vacanze e che ognuno si sarebbe dovuto impegnare per vendere gli stock arretrati. Furono tutti d'accordo. E tutti si offrirono per lavorare anche di domenica. Dopo due mesi di duro lavoro i magazzini erano vuoti: potemmo così tornare alla normale produzione a pieno ritmo. Quello era il nostro modo di superare le crisi. Un'esperienza che cambiò anche i dipendenti". Konosuke si dimette dalla presidenza nel 1973 affermano di sentirsi come se stesse tornando al passato, dandosi idealmente una pacca sulla spalla e congratulandosi con sé stesso per aver fatto un buon lavoro. Mantiene un legame con l'azienda come consigliere esecutivo, continuando a profondere, come sempre, interesse ed entusiasmo nello sviluppo costante dell'azienda.
Termina così la storia di un uomo sempre pieno di entusiasmo e gratitudine, che non ha mai perso la voglia di affrontare le sfide e di realizzare qualcosa di nuovo. La sua vita ci presenta l'affascinante esempio di uno spirito sempre attivo e curioso. Un bell'esempio anche per il nostro modo di concepire la vita.
ESSERE PRESENTI SUI MOTORI DI RICERCA E� FONDAMENTALE
Di Novella Fabbri (del 18/07/2011 @ 09:30:28, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 10116 volte)
Il nostro sito è stato messo on line ad Aprile ed in soli 3 mesi di lavoro per il suo posizionamento se cerchi “consulenza aziendale” il sito www.abmanager.it è presente sulla prima pagina di google alla posizione numero 5, di gran lunga avanti rispetto a studi di consulenza presenti sul mercato da ormai diversi anni. Come mai ?
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Di Simone Carmignani (del 17/07/2011 @ 22:53:26, in Consulenza Pubblica Amministrazione, linkato 12843 volte)
1 - Art. 9, comma 1 del D.L. n. 78/2010 convertito nella Legge n. 122/2010:
2 - Art. 9, comma 2:
3 - Art. 9, comma 2-bis:
4 - Art. 9, comma 3:
5 - Art. 9, comma 4:
6 - Art. 9, comma 17:
7 - Art. 9, comma 21:
posizione/qualifica superiore mediante promozione.
www.entionline.it
Vincoli al fondo decentrato
Di Simone Carmignani (del 17/07/2011 @ 21:59:18, in Consulenza Pubblica Amministrazione, linkato 15209 volte)
Nella precedente circolare del 7 luglio 2011 abbiamo illustrato gli indirizzi
applicativi di interesse per gli enti locali, forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato
con la circolare n. 12 del 15/04/2011, con riferimento alle singole disposizioni
previste dall’articolo 9 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
nella L. 30 luglio 2010, n.122, relative al contenimento dei trattamenti economici dei
dipendenti delle amministrazioni pubbliche.
Per quanto riguarda in particolare le indicazioni sull’applicazione dell’art. 9,
comma 2-bis, che, come noto, dispone da un lato il blocco del fondo per le risorse
destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello
dirigenziale, per il triennio 2011-2012-2013, rispetto al corrispondente importo
dell’anno 2010, e dall’altro la relativa decurtazione automatica in misura proporzionale
alla riduzione del personale in servizio, la Ragioneria Generale dello Stato non fornisce
in modo esaustivo tutte le indicazioni operative necessarie per la relativa applicazione,
generando ulteriori problemi interpretativi.
Come già anticipato, in questa circolare proveremo ad analizzare nel dettaglio
tutte le relative criticità fornendo alcune riflessioni e, ove possibile, indicazioni
operative, nel rispetto del dettato normativo, ad integrazione di quanto già illustrato
nella nostra precedente circolare del 5 maggio 2011 in merito ai vincoli per la
costituzione del fondo per l’anno 2011.
Ammontare delle risorse soggette a blocco:
come già anticipato nella nostra precedente circolare, il primo problema riguarda
l’ammontare delle risorse soggette a blocco; come precisato dalla Ragioneria Generale
dello Stato, la limitazione imposta dalla legge riguarda il fondo delle risorse per il
trattamento accessorio complessivamente costituito.
Problema: la circolare non affronta la questione dell’inclusione o meno delle risorse
di cui all’art. 15, comma 1, lett. k, CCNL 1/4/1999 (incentivi progettazioni interne,
recupero evasione ICI, ecc.) nel suddetto blocco. Rimane pertanto tale dubbio,
suffragato anche da contrastanti pareri delle varie sezioni delle Corte dei Conti.
L’orientamento della Ragioneria Generale è quello probabilmente di non prevedere
alcuna eccezione rispetto a quanto letteralmente disposto dal dettato normativo che,
si ricorda, fa riferimento a “l’ammontare complessivo delle risorse per il trattamento
accessorio”.
L’orientamento da noi condiviso è quello che esclude le risorse di cui all’art. 15, comma
1, lett. k, dal blocco di cui all’art. 9, comma 2-bis, per le ragioni espresse nella nostra
circolare Personale del 5 maggio 2011, per il cui contenuto ad essa si rimanda.
Tale tesi si rafforza ulteriormente se si considerano altresì le possibili conseguenze
che potrebbero derivare dall’interpretazione più restrittiva fornita dalla Ragioneria
Generale dello Stato:
1° caso: negli anni 2011-2012-2013 le risorse ex. art. 15, comma 1, lett. k, sono
inferiori a quelle dell’anno 2010.
Conseguenza: pur rimanendo nel limite del totale del fondo 2010, l’Ente potrebbe
aumentare le altre risorse variabili (ad. es. quelle previste dall’art. 15, commi 2 o 5); in
tal caso, però, si produrrebbe un aumento della spesa del personale (si ricorda infatti
che le risorse ex. art. 15, comma 1, lett. k sono escluse dal calcolo della spesa del
personale ai fini del contenimento), nonché un’eventuale maggiore spesa dovuta al
ricorso ad incarichi esterni.
2° caso: negli anni 2011-2012-2013 le risorse ex. art. 15, comma 1, lett. k, sono
superiori a quelle dell’anno 2010.
Conseguenza: per poter erogare tali compensi a pochi dipendenti per le attività
previste dalla legge (incentivi progettazioni interne, recupero evasione ICI, ecc.), che
peraltro si autofinanziano, l’Ente è costretto a ridurre altre risorse variabili (ad. es.
quelle previste dall’art. 15, commi 2 o 5) che potevano essere messe a disposizione per
tutto il personale; se poi l’Ente non ha altre risorse variabili da ridurre (si pensi al
caso di Enti che non hanno rispettato il Patto di stabilità nell’anno precedente, oppure
che hanno sforato la spesa di personale), si troverebbe comunque nell’impossibilità di
erogare tali maggiori risorse per rimanere entro il tetto del 2010.
In ogni caso, si ribadisce che in attesa, a questo punto, di un’eventuale pronuncia delle
Sezioni Riunite della Corte dei Conti, si consiglia di optare per una scelta prudente in
merito inserendo nella costituzione del fondo per l’anno 2011, come limite, la stessa
quota prevista per l’anno 2010.
Decurtazione automatica delle risorse decentrate a seguito della riduzione
del personale in servizio:
gli altri problemi applicativi di quanto espresso dalla Ragioneria Generale dello Stato
riguardano la riduzione del fondo in proporzione al personale in servizio. Come già
analizzato, la circolare n. 12 del 15/04/2011 della Ragioneria Generale dello Stato
propone una formula matematica: per ciascuno degli anni 2011-2012-2013, occorre
confrontare il valore medio dei presenti nell’anno di riferimento rispetto al valore
medio relativo all’anno 2010, intendendosi per valore medio la semisomma (o media
aritmetica) dei presenti, rispettivamente, al 1° gennaio e al 31 dicembre di ciascun
anno. La variazione percentuale tra le due consistenze medie di personale
determinerà la misura della variazione da operarsi sul fondo (per la relativa formula
matematica si veda la nostra precedente circolare).
Problema n. 1: la consistenza media del personale in servizio per ciascuno degli anni
2011-2012 e 2013 si può calcolare solamente alla fine di ciascun anno di riferimento,
mentre la costituzione del fondo in linea di massima deve essere fatta all’inizio di
ciascun anno di riferimento. Quando si procede alla riduzione del fondo? Si ritiene che
la costituzione del fondo dovrà essere effettuata come previsto nell’anno di
riferimento utilizzando risorse pari a quelle del 2010 (se non si prevedono cessazioni).
Tale costituzione dovrà essere poi in ogni caso rivista nei primi mesi dell’anno
successivo prima di erogare tutti i compensi accessori legati alla produttività e
procedere alla relativa decurtazione che, come previsto dalla norma, è “automatica”.
Problema n. 2: se un dipendente cessa alla fine dell’anno 2011, ad esempio con
decorrenza 31/12/2011, si deve procedere alla decurtazione del fondo per l’anno 2011
per sei mesi come prevede la formula della media, anche se di fatto tale dipendente è
stato in servizio tutto l’anno. Nel caso si ritiene più condivisibile la posizione della
Corte dei Conti della Lombardia espresso con il parere n. 324/2011, secondo la quale la
riduzione per i cessati in corso d’anno deve avvenire con il criterio del pro rata
temporis e non come media dei dipendenti in servizio.
Problema n. 3: quali risorse vanno decurtate: le stabili, le variabili o in misura
proporzionale le stabili e le variabili? Nella nostra circolare del 5 maggio 2011 avevamo
ipotizzato, come soluzione per noi più corretta, la riduzione proporzionale delle risorse
stabili e delle risorse variabili. Pur mantenendo tale posizione, tale ipotesi è fattibile a
determinate condizioni. Infatti, negli Enti che avessero già esaurito il budget delle
risorse stabili, qualora si verificasse ad esempio la cessazione di un dipendente in
posizione iniziale di accesso alla categoria A1, B1, C1, D1, non potendo mettere in
discussione istituti giuridici già concessi al restante personale (es: progressioni
orizzontali), non risulta fattibile alcuna decurtazione del fondo parte stabile.
Viceversa, sempre qualora si verificasse il caso di cui sopra, se l’Ente non avesse
risorse variabili da decurtare (si pensi al caso di Enti che non hanno rispettato il Patto
di stabilità nell’anno precedente, oppure che hanno sforato la spesa di personale),
risulterebbe fattibile solo la riduzione della parte stabile. La situazione si complica nel
caso estremo in cui l’Ente avesse esaurito il budget della parte stabile e non avesse
risorse variabili da decurtare, non risulterebbe fattibile alcuna riduzione del fondo.
Tenendo presente che l’unica certezza è che il totale del fondo per l’anno di
riferimento deve essere automaticamente ridotto in caso di riduzioni di personale in
servizio e non essendoci alcuna indicazione precisa su quali risorse vadano decurtate,
si ritiene che in linea di principio sia più corretta la riduzione proporzionale delle
risorse stabili e delle risorse variabili. Qualora questo non fosse possibile, la riduzione
potrà essere operata, per i casi sopra esposti, o sulle risorse stabili o su quelle
variabili. Nel caso estremo in cui l’Ente avesse esaurito il budget della parte stabile e
non avesse risorse variabili da decurtare, si dovrà dare atto che non risulta fattibile
alcuna riduzione del fondo.
Problema n. 4: se il dipendente che cessa percepisce un salario accessorio inferiore
alla media (si pensi ad esempio allo stesso caso di cui sopra, ossia ad un dipendente in
posizione iniziale di accesso alla categoria A1, B1, C1, D1, senza altre indennità), si
crea uno squilibrio nel fondo in quanto la decurtazione in misura pari al valore medio
risulta superiore al risparmio reale. Si dovranno rivedere pertanto al ribasso le
risorse a beneficio degli altri dipendenti, ove possibile (si vedano ad esempio i casi di
cui sopra).
Problema n. 5: la Circolare nulla dice su cosa accade nel fondo se l’ente procedesse
alla sostituzione del dipendente cessato nel 2011 nel corso del 2012, come è ammesso
negli enti non soggetti al patto o per le sostituzioni di personale di vigilanza negli enti
soggetti al patto.
Si ribadisce quanto espresso nella circolare del 5 maggio, ossia che la norma riguarda
la riduzione di personale e non le cessazioni, pertanto si ritiene che il fondo non vada
decurtato nel caso in cui l’Ente proceda alla sostituzione di personale cessato anche se
in anni successivi. Occorre però che le sostituzioni siano previste nel documento di
programmazione del fabbisogno di personale, dove, come si ricorda, devono essere
previste anche le eventuali risorse ex. art. 15, comma 5, CCNL 1/04/1999.
Maggiori problemi li hanno i Comuni soggetti al patto per i quali è prevista la
sostituzione di personale nei limiti del 20% della spesa del personale cessato. Per
questi Enti infatti l’art. 9, comma 11, D.L. 78/2010 prevede, nel caso tale 20% non
consenta di procedere ad alcuna assunzione, di cumulare nel tempo queste quote al
fine di raggiungere l’unità. Seguendo il calcolo proposto dalla Ragioneria Generale dello
Stato, però, il fondo si riduce nel tempo, con la conseguenza che quando l’Ente è
legittimato ad effettuare l’assunzione, lo stesso non si può aumentare. In ogni caso, a
noi sembrerebbe più corretta una soluzione, come quella da noi ipotizzata nella
circolare del 5 maggio, che preveda la riduzione del fondo per una quota
corrispondente ad ogni dipendente non sostituito o a parte di esso.
Di Massimo Vasi (del 09/07/2011 @ 08:25:04, in Formazione Aziendale, linkato 14040 volte)
Il prezzo basso fa vendere di più?
Riflettiamo su certe Strategie di Vendita che vengono spesso adottate nel campo del Marketing Operativo; in modo più preciso, parliamo di alcuni stereotipi relativi al prezzo del prodotto, soprattutto se si tratta di un nuovo ingresso nel mercato e necessita di un primo posizionamento.
Sicuramente non tutti condivideranno i concetti espressi qui, perché vanno a scontrarsi con una concezione di mercato radicata e fossilizzata sul prodotto, su se stessi, sulle proprie convinzioni, piuttosto che sul cliente, sulla sua mente, sulle sue percezioni, ma soprattutto su ciò che ha realmente valore ed è importante per lui.
Questa è una tappa molto importante all’interno delle strategie di marketing per vendere un prodotto o servizio in ogni mercato e con ogni tecnica commerciale.
Facendo riferimento anche a ciò che fanno i concorrenti diretti o indiretti, semplificando molto, si può scegliere un livello di prezzo utile per posizionarsi nella fascia Alta, Media o Bassa del mercato di riferimento.
E che cosa fa la maggioranza degli imprenditori? Abbassa i prezzi e cerca di vendere il proprio prodotto/servizio puntando al prezzo basso come caratteristica principale dell’offerta.
Quale è il grande errore che si cela dietro questa decisione?
La guerra al ribasso
Il prezzo basso non è un sistema efficace per caratterizzare l’offerta, in un’ottica di strategie di vendita a medio-lungo termine.
Non si può puntare al prezzo basso come a una motivazione d’acquisto per il cliente che fa e farà sempre vendere di più.
Questo perché il prezzo è parte integrante dell’offerta che viene proposta e influenza la considerazione che il potenziale cliente ha di essa.
Un prezzo basso posiziona l’offerta sin dall’inizio, nella mente del potenziale cliente, come un’offerta non di qualità o comunque come qualcosa che non ha altri valori e vantaggi se non un buon prezzo.
Quello che si deve tenere maggiormente in considerazione quando si struttura la proposta di un prodotto è la percezione che il potenziale cliente ne avrà: non come la considera il produttore, ma come verrà percepita dal cliente e quali vantaggi spera di ottenerne dall’uso.
E poi, in genere, l’abbinamento inconscio che si fa è:
PREZZO BASSO= RISPARMIO, ECONOMICITÀ
e non PREZZO BASSO = QUALITÀ;
Diventa difficile poi dire che “il mio prodotto è di una qualità eccezionale, al di sopra di tutti gli altri concorrenti del settore MA TE LO DÒ AD UN PREZZO BASSO ED ECONOMICO “.
Non funziona… perché con un simile tentativo di posizionamento il potenziale cliente non crederà che un prodotto di qualità sia anche economico; l’unica “qualità” che percepisce dell’offerta è che ha un prezzo basso.
E così ci si ritrova in una posizione molto debole nel mercato: forse all’inizio può funzionare, a breve termine, ma quando un altro concorrente aggredisce con un prezzo più basso, il prodotto non sarà preso più in considerazione perché il pubblico si sposterà su quello della concorrenza.
Ed è una cosa che prima o poi accade sempre, perché c’è sempre qualcuno disposto a sacrificare più margine di guadagno rispetto agli altri. E si parla così di “Guerra al ribasso“
E’ un sistema che non si arresta e così il prezzo di quel prodotto nel mercato scende sempre di più finché nessuno avrà più margine di guadagno e a nessuno converrà più venderlo.
Altro punto molto importante è che qualsiasi decisione sul prezzo si prenda, è importante che venga fornita una giustificazione a quel prezzo (questo prezzo è così basso perché…; questo prezzo è così alto perché…) e questa deve riguardare e coinvolgere il potenziale cliente direttamente.
Vendere ad un prezzo basso comporta che, per raggiungere l’obiettivo di guadagno che ci si è prefissati si dovrà necessariamente effettuare PIÙ TRANSAZIONI, e quindi si avranno più clienti da gestire, più problemi di Customer Service, più richieste di assistenza, eventualmente più spese accessorie sia dal punto di vista delle risorse materiali, sia di tempo per far fronte a queste richieste, a seconda delle caratteristiche del servizio/prodotto venduto.
Tutti aspetti che stranamente non vengono presi in considerazione credendo che la soluzione sia solo “puntare sul prezzo”…
invece di puntare sui benefici che dà il prodotto a chi lo acquisterà…
invece di caratterizzare e posizionare in modo unico la propria offerta…
invece di utilizzare uno stile Direct Response Marketing…
“OK, il prezzo è …basso!”
Quando può andare bene un prezzo basso?
Su che tipo di prodotti?
Un prezzo basso può andare bene se si decide di posizionarsi come colui che ha “il prezzo più basso” per quel settore, per quel prodotto (anche se, come detto, non è un posizionamento molto efficace nel lungo termine) e si deve naturalmente anche spiegare il “perché ” di questa scelta.
Oppure il prezzo basso può andare bene se usato come mezzo per acquisire facilmente il cliente con un primo prodotto chiamato “Front End“, che non ha lo scopo di far guadagnare ma serve ad attirare e catturare i clienti.
È il primo step.
La relazione con il cliente acquisito dovrà quindi continuare attraverso step successivi che usano strumenti come ad esempio il Blog Aziendale e l’email marketing che “fidelizzano” ed educano il cliente e lo indirizzano nel processo del “Funneling” (”Imbuto di prodotti“) cioè gli si propongono prodotti successivi al primo ma a prezzo crescente, quelli che in gergo vengono chiamati “Back End“.
Il guadagno quindi non è sulla prima vendita (a basso prezzo) ma su tutte le vendite successive (a prezzi via via più alti), che sarà molto più facile fare perché ci si rivolge a persone che già hanno acquistato e che sono state educate, conoscono l’azienda ed i suoi prodotti, come lavora, la sua affidabilità.
E si fidano.
La Storia di Anita Roddick e Del Body Shop
Di Novella Fabbri (del 06/07/2011 @ 16:42:00, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 11981 volte)
“Se fai le cose bene, falle meglio ! Sii il primo,fai la differenza, accetta le sfide e sii onesto!”
Questa frase, divenuta ormai celebre nel mondo imprenditoriale appartiene ad una donna che ha saputo coniugare nel migliore dei modi, crescita economica e rispetto per l’ambiente.
Stiamo parlando di Anita Roddick, scomparsa nel 2007 e fondatrice dell’azienda inglese di cosmetici “The Body Shop”. La Roddick è stata una delle più grandi imprenditrici della nostra epoca. E’ riuscita a produrre e vendere prodotti di bellezza che hanno dato vita al cosiddetto “consumo etico”.
The Body Shop è stata la prima azienda di cosmetica al mondo che ha proibito l’uso di ingredienti testati su animali ed una delle prime a promuovere il commercio equo con i paesi del Terzo Mondo.
Figlia di immigrati italiani, la Roddick nel 1976 apre un piccolo negozietto con 25 prodotti etichettati a mano a Brighton. Per la sua idea aveva tratto ispirazione dalla parsimonia della madre, durante la seconda guerra mondiale : “Riutilizzavamo tutto, ricavavamo tutto e riciclavamo tutto ciò che potevamo”, ha dichiarato nel corso di un’intervista. La sua passione per il prodotto che vendeva e per il target a cui esso si riferiva, l’hanno spinta ad impegnarsi per ridurre al minimo l’impatto ambientale nel processo di produzione.
Prima di dedicarsi al commercio di cosmetici, la Roddick era stata insegnante, cameriera ed impiegata, ma solo tra le mura del suo piccolo negozio era riuscita a capire che il business non era per lei tanto un esigenza finanziaria, quanto qualcosa che aveva a che fare con la compravendita, che riguardava piuttosto la produzione di prodotti talmente buoni che le persone sarebbero state disposte a pagare pur di averli. Questa è una vera e propria strategia di marketing.
Nel corso di una delle tante interviste, alla domanda del giornalista su “come si fa a diventare un vero imprenditore” Anita rispose : 1. “fortissima motivazione a creare qualcosa di buono”
2. “indipendenza da qualsiasi tipo di subordinazione”
3. “bisogno di successo”
4. “una visione entusiastica del proprio progetto”
5. “abilità nello sviluppo delle strategie”
6. “l’ingegno, la determinazione, la consapevolezza dei rischi,l’ottimismo”.
Quando il suo business ha iniziato a prosperare Anita ha scelto partner di fiducia, preferendo coloro che perseguivano i suoi stessi ideali e valori sociali ed ambientali. Ha preferito puntare su persone, in prevalenza donne, che fossero più interessate a fare la differenza piuttosto che al guadagno. Questa vision l’ha portata a crescere del 50% costante nei 10 anni successivi all’apertura del suo piccolo negozio.
Il suo motto era "Dedicare il nostro business alla conquista del cambiamento della società e dell'ambiente".Prima di cedere la sua quota di Body Shop alla francese L’Oreal, la Roddick aveva creato un vero e proprio impero : oltre 2.000 negozi, oltre 77 milioni di clienti in 51 diversi mercati.
YOU TUBE : 48 ORE DI VIDEO CARICATI OGNI MINUTO
Di Novella Fabbri (del 06/07/2011 @ 15:04:42, in NOTIZIE DI CONSULENZA IN EVIDENZA, linkato 9912 volte)
48 ore di video caricati ogni minuto; 3 miliardi di visualizzazioni al giorno; 60 giorni per superare i contenuti video caricati dai tre più famosi canali televisivi statunitensi in 60 anni. Non ci sono dubbi sui record di YouTubee sul fatto che, dopo Googlee Facebook, sia il portale più frequentato dal popolo di internet.
YouTube è un sito web che consente la condivisione di video. Di proprietà di Google Inc. L'azienda ha sede a San Bruno, California e utilizza Adobe Flash Video per visualizzare una vasta gamma di video. La maggior parte dei contenuti su YouTube viene caricata dai singoli utenti.
YouTube è il sito web che presenta il maggior tasso di crescita. Nel giugno 2006 l'azienda ha comunicato che quotidianamente vengono visualizzati circa 100 milioni di video, con 65.000 nuovi filmati aggiunti ogni 24 ore. L'azienda di analisi Nielsen/NetRatings valuta che il sito abbia circa 20 milioni di visitatori al mese.
Gli utenti del sito, chiamati in gergo YouTubers, periodicamente organizzano incontri per celebrare la comunità della condivisione video. Chi ha familiarità con il web lo ha visitato almeno una volta, e questo fa sì che il portale sia un punto di incontro dove le aziende possono intercettare l‘attenzione dei consumatori, attivi e potenziali. YouTube risulta essere una risorsa importante soprattutto per le aziende di piccole dimensioni che hanno a disposizione uno spazio dove far conoscere i propri prodotti . Non è necessario essere registi affermati ma è fondamentale che il video sia divertente o interessante di modo da innescare il meccanismo della curiosità. Una grande diffusione consentirà di convogliare il traffico sul proprio sito web e aumentare così la propria visibilità.
Il video più lungo su YouTube è THE LONGEST VIDEO ON YOUTUBE di MoldytoasterMedia , di 518 ore, 2 minuti e 21 secondi.
Il video più visualizzato su YouTube è il video di Justin Bieber VEVO Justin Bieber - Baby ft. Ludacris, con più di 570 milioni di visualizzazioni. Il video è tra l'altro, il più commentato con oltre 5.100.000 commenti. E' Anche il video con più "Non mi piace", quasi 1 milione e mezzo.
Il canale con più iscritti è quello di Ray William Johnson, che conta più di 4 milioni di iscritti.
Attorno alle ore 6 del 16 febbraio 2010, il portale probabilmente subisce un attacco da parte di alcuni hackers con conseguente visualizzazione del messaggio: "Spiacenti, si è verificato un errore. Abbiamo già provveduto a inviare in ricognizione una squadra di scimmie altamente addestrate per risolvere il problema.". Tale messaggio appariva ogni qual volta si desiderava accedere a YouTube.
19/05/2013 @ 23.28.05

References: sentenza 
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 Art. 9
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