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Timestamp: 2020-05-26 04:14:29+00:00

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Contratto a favore di terzi, accollo interno, delegatio solvendi - Corte di cassazione civile - sentenza n. 5218/15 del 17/03/2015
Contratto a favore di terzi, accollo interno, delegatio solvendi
sentenza 5218/15 del 17/03/2015
Nel contratto a favore di terzo il vantaggio che stipulante e promittente convengono di attribuire al terzo beneficiario è un vantaggio diretto e giuridico. È diretto perché costituisce l'oggetto immediato della pattuizione, è giuridico perché costituisce l'effetto voluto del contratto.
La natura diretta e giuridica del vantaggio attribuito al terzo costituisce il proprium del contratto a favore di terzo, e lo distingue dalle altre teoricamente infinite pattuizioni nelle quali il contratto arreca vantaggi a terzi in via di fatto, come ad esempio nell'ipotesi di accollo interno o di delegatio solvendi, quando il delegante abbia vietato al delegato di obbligarsi verso il delegatario.
Cassazione civile, sezione terza, sentenza del 17.3.2015, n. 5218
1. Il ricorso di Pxxx.
1.1. Il ricorso proposto in proprio da xxx va dichiarato manifestamente inammissibile.
1.2. Questi fu l'avvocato che, in primo grado, assistette in giudizio Axxx . In quella sede dichiarò di non avere riscosso gli onorari e di avere anticipato le spese, e chiese la distrazione delle spese ai sensi dell'art. 93 c.p.c..
La Axxx, nelle more del giudizio d'appello, diede esecuzione alla sentenza di primo grado, pagando la somma di Euro 2.895,63 direttamente nelle mani di xx. (la circostanza non è contestata).
Laxx con l'atto d'appello, convenne in giudizio anche xxx. , e ne chiese la condanna alla restituzione di quanto versatogli.
Il giudice d'appello, riformando la sentenza di primo grado, rigettò la domanda proposta da A.L. senza nulla statuire in merito alla richiesta di restituzione formulata dalla xxxx.
1.3. Questo essendo stato in facto il dipanarsi del giudizio, ne consegue in iure la totale inammissibilità del ricorso proposto in proprio da xxx , per due distinte ed indipendenti ragioni.
1.3.1. La prima ragione è che Pxxx ha inteso impugnare una sentenza che non contiene alcuna statuizione di condanna nei suoi confronti. Una impugnazione, dunque, non sorretta da un giuridico interesse ex art. 100 c.p.c..
È appena il caso di aggiungere che, in grado di appello, P.D. non formulò alcuna domanda riconvenzionale od eccezione riconvenzionale di accertamento dell'insussistenza del proprio obbligo restitutorio, limitandosi a negarlo. Dunque nella sentenza d'appello vi fu omessa pronuncia sulla domanda di condanna alla restituzione formulata dalla Axxxx, ma non su domande di sorta proposte dell'appellato xxxx. : il quale perciò non ha titolo per dolersi d'una decisione che fu nei fatti a lui favorevole.
2. Il primo motivo del ricorso di xxxxx
Espone, al riguardo, che in primo grado la persona che conferì la procura al difensore della società convenuta aveva dichiarato di agire "quale legale rappresentante" della "Mxxxxxxxx.a..
In secondo grado, invece, la medesima persona dichiarò di agire "quale direttore dell'ufficio sinistri" della nuova società "AxxxxxxAssicurazioni Danni", in virtù di una deliberazione del consiglio d'amministrazione di quella società.
Prosegue spiegando che in appello aveva tempestivamente eccepito il difetto di potere rappresentativo in capo alla persona che conferì il mandato alle liti in nome e per conto della xxx, e che per effetto di tale eccezione l'xxxavrebbe avuto l'onere di documentare la fonte del suddetto potere rappresentativo, il che non avvenne.
Quanto, infine, alla allegazione secondo cui la società costituita in primo grado (Moxxxxxxxxchi Assicurazioni Danni) sarebbe ente diverso da quella costituita in secondo grado (AxxxS Assicurazioni Danni), essa è quasi temeraria, alla luce del Provvedimento Isvap 18.10.2007 n. 2557, in Bollettino Isvap n. 10 - ottobre 2007, dal quale risulta che si tratta del medesimo soggetto che ha cambiato ragione sociale, in seguito all'acquisizione di una partecipazione di controllo nel suo capitale azionario da parte di altra società.
3. Il secondo motivo del ricorso di xx .
3.1. Col secondo motivo di ricorso xxxx. lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta sia dal vizio di violazione di legge di cui all'art. 360, n. 3, c.p.c. (si assumono violati gli artt. 112, 132, 324, 372, 393 c.p.c.; 2909 c.c.); sia da una nullità processuale, ai sensi dell'art. 360, n. 4, c.p.c.. Espone, al riguardo, che il Tribunale ha rigettato la sua eccezione di difetto di procura, sollevata in appello, ritenendo che sulla validità della procura alle liti conferita dalla xxl proprio difensore si fosse formato il giudicato. Tuttavia tale eccezione era stata sollevata per la prima volta in appellxxxa xxxxxxxx per il grado di appello, non per il primo grado: sicché nessun giudicato poteva essersi formato.
La motivazione della sentenza impugnata può dunque essere corretta in questa sede, stabilendo che l'eccezione di nullità della procura conferita dalla Axxxxal proprio legale per il grado di appello, cosi come formulata da A.L. , va rigettata per la sua infondatezza nel merito, non perché sulla validità della procura suddetta si sia formato il giudicato.
4. Il terzo motivo del ricorso di Axxx.
4.1. Col quarto motivo di ricorso xxx. sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta contemporaneamente sia da una violazione legge, ai sensi all'art. 360, n. 3, c.p.c. (si assumono violati gli artt. 1972 c.c.; 18, 19 e 22 L. 24.12.1969 n. 990); sia da una nullità processuale, ai sensi dell'art. 360, n. 4, c.p.c.; sia da un vizio di motivazione, ai sensi dell'art. 360, n. 5, c.p.c..
Le compagnie assicuratrici aderxxxxxx stipularono un accordo in virtù del quale ciascuna di esse si obbligò, nel caso di sinistro "catastrofale" (cioè coinvolgente più di 40 veicoli), a risarcire direttamente il proprio assicurato dei danni patiti.
Il Tribunale di Napoli invece, negando tale natura del contratto e dichiarando il difetto di legittimazione passiva della xxx, da un lato ha pronunciato ultra petita, e dall'altro ha comunque violato l'art. 1411 c.c..
5. Il quinto motivo di ricorso di xxxx.
Espone, al riguardo, che la xxx aveva domandato in appello la condanna del danneggiato e del suo avvocato a restituire le somme loro pagate. Il Tribunale tuttavia non provvide su tale richiesta, sicché la sentenza sarebbe viziata da omessa pronuncia.
Deve qui solo aggiungersi, con riferimento alla posizione dixxxx. , che il debitore non ha interesse a dolersi del fatto che non sia stata accolta la domanda giudiziale del creditore. Ove, poi, il ricorrente avesse voluto evitare le spese di ingiunzione, non avrebbe avuto che da adempiere spontaneamente la propria obbligazione.
-) condanna xx. e xx , in solido, alla rifusione in favore di xxxx Assicurazioni xxxxxp.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 2.200, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie ex art. 2, comma 2, d.m. 10.3.2014 n. 55.

References: sentenza 

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 art. 100
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 art. 2