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PPT - Il diritto di accesso ai documenti amministrativi PowerPoint Presentation - ID:1174244
Il diritto di accesso ai documenti amministrativi PowerPoint Presentation
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Il diritto di accesso ai documenti amministrativi - PowerPoint PPT Presentation
Il diritto di accesso ai documenti amministrativi . Cenacolo Forense Sabino 13 Luglio 2012 Relatore Avv. Serafino Ruscica Consigliere Parlamentare Ufficio Affari legali Senato della Repubblica. La normativa di riferimento: dal diritto di accesso ai diritti di accesso .
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Cenacolo Forense Sabino
Avv. Serafino Ruscica
La normativa di riferimento: dal diritto di accesso ai diritti di accesso
Art. 22 e ss. L. n. 241/1990
Artt. 59 e 60 D.lgs. n. 196/2003 (Codice della Privacy)
Art.13 D. lgs. n. 163/2006 (Codice degli Appalti pubblici)
Art.10, 43 D. lgs. n. 267/2000 (T.u. e. l.)
D. P.R. 12 aprile 2006, n. 184 (Regolamento recante disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi).
Art. 3 del decreto legislativo 195/2005.
D.P.R. n. 184/2006
6. In ogni caso, la copia dei documenti è rilasciata subordinatamente al pagamento degli importi dovuti ai sensi dell'articolo 25 della legge secondo le modalità determinate dalle singole amministrazioni. Su richiesta dell'interessato, le copie possono essere autenticate.per l'accesso i suddetti atti e ogni loro successiva modificazione.
a) le modalità di compilazione delle richieste di accesso,preferibilmente mediante la predisposizione di apposita modulistica;b) le categorie di documenti di interesse generale da pubblicare in luoghi accessibili a tutti e i servizi volti ad assicurare adeguate e semplificate tecniche di ricerca dei documenti, anche con la predisposizione di indici e la indicazione dei luoghi di consultazione;c) l'ammontare dei diritti e delle spese da corrispondere per il rilascio di copie dei documenti di cui sia stata fatta richiesta, fatte salve le competenze del Ministero dell'economia e delle finanze;d) l'accesso alle informazioni contenute in strumenti informatici, adottando le misure atte a salvaguardare la distruzione, la perdita accidentale, nonché la divulgazione non autorizzata. In tali casi, le copie dei dati informatizzati possono essere rilasciate sugli appositi supporti, ove forniti dal richiedente, ovvero mediante collegamento in rete, ove esistente.
a) esprime pareri per finalità di coordinamento dell'attività organizzativa delle amministrazioni in materia di accesso e per garantire l'uniforme applicazione dei principi, sugli atti che le singole amministrazioni adottano ai sensi dell'articolo 24, comma 2, della legge, nonché, ove ne sia richiesta, su quelli attinenti all'esercizio e all'organizzazione del diritto di accesso;b) decide i ricorsi di cui all'articolo 12.
3. Presso la Commissione per l'accesso opera l'archivio degli atti concernenti la disciplina del diritto di accesso previsti dall'articolo 25, comma 2, della legge. A tale fine, i soggetti di cui all'articolo 23 della legge trasmettono per via telematica alla Commissione
a) le generalità del ricorrente;b) la sommaria esposizione dell'interesse al ricorso;c) la sommaria esposizione dei fatti;d) l'indicazione dell'indirizzo al quale dovranno pervenire, anche a mezzo fax o per via telematica, le decisioni della Commissione.
a) il provvedimento impugnato, salvo il caso di impugnazione di silenzio rigetto;b) le ricevute dell'avvenuta spedizione, con raccomandata con avviso di ricevimento, di copia del ricorso ai controinteressati, ove individuati già in sede di presentazione della richiesta di accesso.
a) dichiara irricevibile il ricorso proposto tardivamente;b) dichiara inammissibile il ricorso proposto da soggetto non legittimato o comunque privo dell'interesse previsto dall'articolo 22, comma 1, lettera b), della legge;c) dichiara inammissibile il ricorso privo dei requisiti di cui al comma 3 o degli eventuali allegati indicati al comma 4; d) esamina e decide il ricorso in ogni altro caso.
Art.22. l. n. 241 del 1990Definizioni e princìpi in materia di accesso
b) per «interessati», tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso;
c) per «controinteressati», tutti i soggetti, individuati o facilmente individuabili in base alla natura del documento richiesto, che dall'esercizio dell'accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza;
d) per «documento amministrativo», ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica oprivatistica della loro disciplina sostanziale;
e) per «pubblica amministrazione», tutti i soggetti di diritto pubblico e i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario.
2. L’accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza.
5. L'acquisizione di documenti amministrativi da parte di soggetti pubblici, ove non rientrante nella previsione dell'articolo 43, comma 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui aldecreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, si informa al principio di leale cooperazione istituzionale.
6. Il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l'obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere .
Art. 23 l. n. 241 del 1990 Ambito di applicazione del diritto di accesso
1. Il diritto di accesso di cui all'articolo 22 si esercita nei confronti delle pubbliche amministrazioni, delle aziende autonome e speciali, degli enti pubblici e dei gestori di pubblici servizi. Il diritto di accesso nei confronti delle Autorità di garanzia e di vigilanza si esercita nell'ambito dei rispettivi ordinamenti, secondo quanto previsto dall'articolo 24.
Art. 24 l. n. 241 del 1990Esclusione dal diritto di accesso
a) per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi dellalegge 24 ottobre 1977, n. 801, e successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del comma 2 del presente articolo;
d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti informazioni di caratterepsicoattitudinale relativi a terzi.
5. I documenti contenenti informazioni connesse agli interessi di cui al comma 1 sono considerati segreti solo nell'àmbito e nei limiti di tale connessione. A tale fine le pubbliche amministrazioni fissano, per ogni categoria di documenti, anche l'eventuale periodo di tempo per il quale essi sono sottratti all'accesso.
6. Con regolamento, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, dellalegge 23 agosto 1988, n. 400, il Governo può prevedere casi di sottrazione all'accesso di documenti amministrativi:
7. Deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici. Nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l'accesso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e nei termini previsti dall'articolo 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.
Art. 59. Accesso a documenti amministrativi
1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 60, i presupposti, le modalità, i limiti per l'esercizio del diritto di accesso a documenti amministrativi contenenti dati personali, e la relativa tutela giurisdizionale, restano disciplinati dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e dalle altre disposizioni di legge in materia, nonché dai relativi regolamenti di attuazione, anche per ciò che concerne i tipi di dati sensibili e giudiziari e le operazioni di trattamento eseguibili in esecuzione di una richiesta di accesso. Le attività finalizzate all'applicazione di tale disciplina si considerano di rilevante interesse pubblico
Art. 60. Dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale
Articolo 10 T.U.E.L.Diritto di accesso e di informazione.
Articolo 43 T.u.e.l. Diritti dei consiglieri
Art. 13. D.lgs. n. 163/2006. Accesso agli atti e divieti di divulgazione.
a) nelle procedure aperte, in relazione all'elenco dei soggetti che hanno presentato offerte, fino alla scadenza del termine per la presentazione delle medesime; b) nelle procedure ristrette e negoziate, e in ogni ipotesi di gara informale, in relazione all'elenco dei soggetti che hanno fatto richiesta di invito o che hanno segnalato il loro interesse, e in relazione all'elenco dei soggetti che sono stati invitati a presentare offerte e all'elenco dei soggetti che hanno presentato offerte, fino alla scadenza del termine per la presentazione delle offerte medesime; ai soggetti la cui richiesta di invito sia stata respinta, è consentito l'accesso all'elenco dei soggetti che hanno fatto richiesta di invito o che hanno segnalato il loro interesse, dopo la comunicazione ufficiale, da parte delle stazioni appaltanti, dei nominativi dei candidati da invitare; c) in relazione alle offerte, fino all'approvazione dell'aggiudicazione; c-bis) in relazione al procedimento di verifica della anomalia dell'offerta, fino all'aggiudicazione definitiva. (lettera aggiunta dall'art. 2, comma 1, lettera e), d.lgs. n. 152 del 2008)
4. L'inosservanza del comma 2 e del comma 3 comporta per i pubblici ufficiali o per gli incaricati di pubblici servizi l'applicazione dell'articolo 326 del codice penale.
a) alle informazioni fornite dagli offerenti nell'ambito delle offerte ovvero a giustificazione delle medesime, che costituiscano, secondo motivata e comprovata dichiarazione dell'offerente, segreti tecnici o commerciali; b) a eventuali ulteriori aspetti riservati delle offerte, da individuarsi in sede di regolamento; c) ai pareri legali acquisiti dai soggetti tenuti all'applicazione del presente codice, per la soluzione di liti, potenziali o in atto, relative ai contratti pubblici;d) alle relazioni riservate del direttore dei lavori e dell'organo di collaudo sulle domande e sulle riserve del soggetto esecutore del contratto.
6. In relazione all'ipotesi di cui al comma 5, lettere a) e b), è comunque consentito l'accesso al concorrente che lo chieda in vista della difesa in giudizio dei propri interessi in relazione alla procedura di affidamento del contratto nell'ambito della quale viene formulata la richiesta di accesso.
7. Limitatamente ai contratti nei settori speciali soggetti alla disciplina della parte III, all'atto della trasmissione delle specifiche tecniche agli operatori economici interessati, della qualificazione e della selezione degli operatori economici e dell'affidamento dei contratti, gli enti aggiudicatori possono imporre requisiti per tutelare la riservatezza delle informazioni che trasmettono.
7-bis. Gli enti aggiudicatori mettono a disposizione degli operatori economici interessati e che ne fanno domanda le specifiche tecniche regolarmente previste nei loro appalti di forniture, di lavori o di servizi, o le specifiche tecniche alle quali intendono riferirsi per gli appalti che sono oggetto di avvisi periodici indicativi. Quando le specifiche tecniche sono basate su documenti accessibili agli operatori economici interessati, si considera sufficiente l'indicazione del riferimento a tali documenti. (comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera b), d.lgs. n. 152 del 2008)
Se la presentazione di documenti attinenti fatti nuovi o che prospettino un nuova valutazione dell'interesse giuridicamente rilevante che si presume alla base della richiesta di accesso originaria possano comportare la riapertura del termine comportando la reiterazione dell'istanza a suo tempo presentata.
In tema di diritto di accesso va ricordato preliminarmente che secondo l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (decisione n. 6/2006), l’interessato può “reiterare l’istanza di accesso e pretendere riscontro alla stessa in presenza di fatti nuovi, sopravvenuti o meno, non rappresentati nell’originaria istanza o anche a fronte di una diversa prospettazione dell’interesse giuridicamente rilevante, cioè della posizione legittimante all’accesso”. Ora, nella specie la nota del 22 aprile 2009 va interpretata - in buona sostanza e a prescindere dal formale riferimento all’istanza precedente - come una vera e propria nuova istanza, basata sulla produzione di documentazione come tale diretta a fornire una rinnovata prova degli elementi costitutivi dell’interesse e della legittimazione all’accesso, mediante la rappresentazione di ulteriori profili fattuali.
Conseguentemente, il ricorso in esame, alla stregua di una considerazione non formalistica del petitum risultante dal tenore della domanda e dalla documentazione in atti, va considerato come tempestivamente proposto in relazione al nuovo silenzio successivamente formatosi. da Ultimo si rinvia aTar Lazio - Roma - sezione II bis, 17 settembre 2009 n. 8945.
Tar Lazio - Roma - sezione II bis, 17 settembre 2009 n. 8945.
In tema di diritto di accesso agli atti amministrativi, l’interessato può reiterare l’istanza di accesso e pretendere riscontro alla stessa in presenza di fatti nuovi, sopravvenuti o meno, non rappresentati nell’originaria istanza o anche a fronte di una diversa prospettazione dell’interesse giuridicamente rilevante, cioè della posizione legittimante all’accesso.
Se sia da considerare accessibile il nome o il dato identificativo di un soggetto che ha reso segnalazioni, denunce o rapporti informativi nell'ambito di un procedimento ispettivo o se sia prevalente la tutela della privacy.
Il diritto alla riservatezza non può essere invocato quando la richiesta di accesso abbia per oggetto il nome di coloro che hanno reso segnalazioni, denunce o rapporti informativi nell'ambito di un procedimento ispettivo, atteso che, nell’ordinamento delineato dalla legge n. 241 del 1990, ispirato ai principi della trasparenza, del diritto di difesa e della dialettica democratica, ogni soggetto ha un interesse meritevole di tutela a conoscere con precisione i contenuti e gli autori di segnalazioni, esposti o denunce che, fondatamente o meno, possano costituire le basi per l’avvio di un procedimento ispettivo osanzionatorio, senza che detto interesse possa essere ritenuto soccombente rispetto ad eventuali esigenze di salvaguardia della riservatezza del soggetto denunciante
Va chiarito innanzitutto, come gli atti di denuncia e gli esposti valgano a costituire un rapporto che, se per un verso involge l’autore della denuncia o dell’esposto e l’Amministrazione competente al suo esame, all’apertura di un eventuale procedimento ed all’adozione di misure di carattere repressivo-sanzionatorio, per altro verso riguarda anche e direttamente anche i soggetti cui vengono riferiti i fatti oggetto di contestazione. Sicchè, da ciò deriva che il soggetto denunciato, ancor prima di essere parte di un eventuale procedimentosanzionatorio, è soggetto direttamente interessato in seno al procedimento di accertamento e verifica avviato dall’Amministrazione competente in esito alla denuncia o all’esposto, ed ha quindi un interesse giuridicamente rilevante alla conoscenza dell’atto di denuncia che lo riguardi e del suo autore.
Ciò premesso, valorizzando i principi di trasparenza, della dialettica democratica e il diritto di difesa, sottesi alla disciplina recata dalla legge n. 241 del 1990, va rilevato come il diritto alla riservatezza non possa in alcun modo essere confuso con il diritto a mantenere l’anonimato in relazione ad iniziative soggettive adottate di segnalazione o denuncia di fatti lesivi dell’interesse pubblico e implicanti carattere di illiceità; ciò in quanto la tolleranza verso denunce segrete o anonime è un valore estraneo al nostro ordinamento giuridico, né può essere auspicata o salvaguardata neanche al mero scopo di agevolare iniziative di denuncia a tutela del pubblico bene, tanto più se si considera che il diritto di difendersi o, comunque, di interagire in maniera utile con l’Amministrazione che procede alla verifica o controllo dei fatti oggetto di segnalazione o denuncia, presuppone la possibilità dell’incolpato di conoscere il contenuto della segnalazione o della denuncia come anche il nominativo del suo autore.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV - SENTENZA 30 novembre 2009, n.7486
1. L’elemento fondante dell’actio ad exhibendum è la conformità del documento esibito al privato all’originale, non avendo neppure rilievo scusante l’esistenza per la pubblica amministrazione di impedimenti tecnici. A maggior ragione, l’accesso documentale non può essere soddisfatto dall’esibizione di un documento che l’amministrazione, e non il privato ricorrente, giudica equipollente. 3. L'interesse all'accesso ai documenti deve essere considerato in astratto, escludendo che, con riferimento al caso specifico, possa esservi spazio per apprezzamenti in ordine alla fondatezza o ammissibilità della domanda giudiziale proponibile. La legittimazione all'accesso non può dunque essere valutata facendo riferimento alla legittimazione della pretesa sostanziale sottostante, ma ha consistenza autonoma, indifferente allo scopo ultimo per cui viene esercitata.
TAR TOSCANA - SENTENZA 11 novembre 2009, n.1607
ACCESSO DEL CONSIGLIERE COMUNALE O PROVINCIALE
1. Se l’esercizio del diritto di accesso riconosciuto al consigliere comunale e provinciale è funzionale all’espletamento del suo mandato e se tale correlazione non è suscettibile di sindacato da parte dell’ente locale, l’unico limite all’esercizio del diritto stesso può rinvenirsi nell’esigenza di evitare che esso (per l’abnormità della richiesta) metta in crisi l’organizzazione dell’ente. 2. Posto che il diritto all’informazione attribuito dall’ordinamento al consigliere è finalizzato al corretto svolgimento della dialettica democratica tra gli organi dell’ente locale, nell’interesse della collettività, il suo esercizio non può trasformarsi in un boomerang, in danno della medesima collettività, pregiudicando la funzionalità organizzativa dell’ente. Si tratta, in sostanza, di contemperare esigenze diverse, ma non necessariamente contrapposte, evitando che l’esercizio di un diritto soggettivo pubblico di tale rilievo sia piegato a strategie ostruzionistiche o di paralisi dell’attività amministrativa. 3. Le richiesteostensive del consigliere comunale e provinciale devono essere non “generiche ed indiscriminate”, bensì formulate in modo da comportare il minor aggravio possibile per gli uffici comunali, sia dal punto di vista organizzativo che economico, anche se le amministrazioni pubbliche sono tenute (tendenzialmente) a dotarsi di tutti i mezzi (personale, strumentazioni tecniche, materiali vari) necessari all’assolvimento dei loro compiti.
Tar Campania, Napoli, sez. VI, 2 dicembre 2010, n. 26573
Ai sensi dell’art. 43, c. 2 del d.lgs. n. 267/2000, i Consiglieri Comunali hanno un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere d’utilità all'espletamento del loro mandato, ciò anche al fine di permettere di valutare -con piena cognizione- la correttezza e l'efficacia dell'operato dell'Amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del Consiglio, e per promuovere le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale. Da tale principio discende che sul Consigliere Comunale non può gravare alcun particolare onere di motivare le proprie richieste di accesso, atteso che diversamente opinando sarebbe introdotta una sorta di controllo dell’ente attraverso i propri uffici, sull’esercizio del mandato del consigliere comunale. Il diritto del Consigliere Comunale ad ottenere dall'Ente tutte le informazioni utili all'espletamento del mandato non incontra neppure alcuna limitazione derivante dalla loro eventuale natura riservata, in quanto il Consigliere è vincolato al segreto d'ufficio. Ne discende che la possibilità di diniego in ragione della natura dei dati, l’accesso dovrà essere negato solo ove sia la Legge a precluderlo expressisverbis.
Cons. St., Sez. V, 17 Settembre 2010, n. 6963.
I consiglieri comunali hanno un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere d'utilità all'espletamento del loro mandato, ciò anche al fine di permettere di valutare - con piena cognizione - la correttezza e l'efficacia dell'operato dell'Amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del Consiglio, e per promuovere, anche nell'ambito del Consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale.
Mentre, in linea generale, il diritto di accesso è finalizzato a permettere ai singoli soggetti di conoscere atti e documenti per la tutela delle proprie posizioni soggettive eventualmente lese, quello riconosciuto ai consiglieri comunali è strettamente funzionale all’esercizio del proprio mandato, alla verifica e al controllo del comportamento degli organi istituzionali decisionali dell’ente locale ai fini della tutela degli interessi pubblici (piuttosto che di quelli privati e personali) e si configura come peculiare espressione del principio democratico dell’autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività.
Sul consigliere comunale non può gravare alcun particolare onere di motivare le proprie richieste di accesso, atteso che diversamente opinando (com’è stato acutamente rilevato) sarebbe introdotta una sorta di controllo dell’ente, attraverso i propri uffici, sull’esercizio del mandato del consigliere comunale; peraltro, il diritto del consigliere comunale ad ottenere dall’ente tutte le informazioni utili all’espletamento del mandato non incontra neppure alcuna limitazione derivante dalla loro eventuale natura riservata, in quanto il consigliere è vincolato al segreto d’ufficio.
Gli unici limiti all’esercizio del diritto di accesso dei consiglieri comunali possono rinvenirsi, per un verso, nel fatto che esso deve avvenire in modo da comportare il minor aggravio possibile per gli uffici comunali (attraverso modalità che ragionevolmente sono fissate nel regolamento dell’ente) e, per altro verso, che esso non deve sostanziarsi in richieste assolutamente generiche ovvero meramente emulative, fermo restando tuttavia che la sussistenza di tali caratteri deve essere attentamente e approfonditamente vagliata in concreto al fine di non introdurre surrettiziamente inammissibili limitazione al diritto stesso.
TAR LAZIO di ROMA - SENTENZA 28 luglio 2009, n.7614
1. La circostanza che i consiglieri di istituto possano essere senz’altro considerati portatori di un interesse pubblico, non può portare allo stravolgimento dei principi generali in materia di accesso ai documenti e non può comportare che, attraverso uno strumento dettato dal legislatore per il corretto svolgimento dei rapporti cittadino – pubblica amministrazione, i detti soggetti, servendosi del baluardo del munus pubblico, pongano in essere strategie ostruzionistiche dell’attività amministrativa. 2. La particolare disposizione del decreto presidenziale n. 416 del 1974, contenente le competenze del Consiglio di istituto, va coordinata con la modifica introdotta all’art. 22 dellaL. n. 241 del 1990, dallaL. n. 15 del 2005, di tal che anche il consigliere di qualsiasi organo collegiale deve essere portatore di un interesse diretto, concreto ed attuale corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento per il quale richiede l’accesso.
TAR VENETO - SENTENZA 17 novembre 2009, n.2916
ACCESSO E PROCEDIMENTI TRIBUTARI
1. L’art. 24, L. 7 agosto 1990, n. 241, va interpretato nel senso di vietare l’accesso agli atti di un accertamento fiscale fino a quando non si sia concluso, con la notificazione del provvedimento con cui l’Amministrazione finanziaria definisce la sua pretesa fiscale nei confronti del contribuente (avviso d’accertamento, avviso di liquidazione, e simili) in quanto intuibili esigenze di riservatezza delle indagini fiscali giustificano che il contribuente non sia posto a parte, fino a quel momento, della documentazione impiegata nella verifica fiscale; una volta intervenuto il provvedimento, che dà inizio ad una nuova fase contenziosa (tanto amministrativa come giurisdizionale), le stesse esigenze vengono meno, e per l’accesso ai documenti amministrativi non possono applicarsi regole diverse da quelle comunemente stabilite agliartt. 22 segg.L. n. 241 del 1990 cit.2. Devono ritenersi ostensibili, e cioè oggetto di accesso, solo gli atti che ineriscono in senso stretto al procedimento tributario e cioè gli atti specifici e puntuali che costituiscono indefettibile e necessario presupposto dell'atto di accertamento e che sono espressamente richiamati nell’atto stesso. Sicché, non possono ritenersi atti inerenti lo specifico procedimento in questione, le statistiche, le circolari, le risoluzioni ministeriali e le direttive superiori e cioè tutti quegli atti che stabiliscono principi, criteri e metodi valevoli per tutti procedimenti rientranti nella tipologia di quello di cui è causa e ciò anche perché tali atti, per il loro carattere generale, possono essere reperiti presso fonti pubbliche o siti Internet.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - SENTENZA 19 ottobre 2009, n.6393
ACCESSO E TUTELA DELLA RISERVATEZZA AZIENDALE
1. L’art. 13, co. 5, lett. a), d.lgs. n. 163 del 2006, esclude dal raggio di azionabilità del diritto di ostensione la documentazione suscettibile di rivelare il know-how industriale e commerciale contenuto nelle offerte delle imprese partecipanti, sì da evitare che operatori economici in diretta concorrenza tra loro possano utilizzare l’accesso non già per prendere visione della stessa allorché utile a coltivare la legittima aspettativa al conseguimento dell’appalto, quanto piuttosto per giovarsi delle specifiche conoscenze possedute da altri al fine di conseguire un indebito vantaggio commerciale all’interno del mercato.2. Il funzionamento della causa di esclusione della ostensibilità, di cui all’art. 13, co. 5, lett. a), d.lgs. n. 163 del 2006, resta subordinato alla manifestazione di interesse da parte della stessa impresa cui si riferiscono i documenti cui altri intende accedere: è necessario, invero, che si tratti di informazioni integranti, secondo motivata e comprovata dichiarazione dell’offerente, segreti tecnici o commerciali. In mancanza di detta manifestazione di interesse alla non divulgazione, ricorre la riespansione della disciplina generale in tema di accesso, dettata dalla legge n. 241/1990, nella quale peraltro non è previsto un generale limite modale volto ad escludere che l’accesso si eserciti mediante il conseguimento di copia, oltre che con la visione del documento.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - SENTENZA 21 maggio 2009, n.3148
ACCESSO NEI CONCORSI PUBBLICI
Il partecipante ad un concorso pubblico ha titolo ad accedere ai documenti della procedura concorsuale, in particolare, al curriculum degli altri concorrenti, senza attendere la conclusione della medesima, senza bisogno, cioè, che la lesione si faccia concreta e con essa l'interesse all'impugnazione diventi attuale, in quanto egli è comunque titolare di un interesse autonomo alla conoscenza dei predetti atti. Infatti, il rimedio speciale previsto a tutela del diritto di accesso deve ritenersi consentito anche se l’interessato non può più agire, o non possa ancora agire, in sede giurisdizionale, in quanto l’autonomia della domanda di accesso comporta che il giudice, chiamato a decidere su tale domanda, debba verificare solo i presupposti legittimanti la richiesta di accesso e non anche la possibilità di utilizzare gli atti richiesti in un giudizio.
TAR LAZIO di ROMA - SENTENZA 21 aprile 2009, n.3997
NATURA DEL DIRITTO DI ACCESSO
1. Presupposto per esercitare il diritto di accesso è che il documento di cui si chiede l’ostensione esista nella sua materialità. L’azione prevista dall’art. 25 L. 7 agosto 1990 n. 241, riguardante l’accesso ai documenti detenuti dalla Pubblica amministrazione, è infatti esperibile solo quando i documenti stessi siano già compiutamente e materialmente formati e risultino in possesso del soggetto nei cui confronti la richiesta è avanzata.2. Il diritto di accesso, di cui agliartt. 23 e segg. L. 7 agosto 1990 n. 241, anche dopo le modifiche introdotte dalla L. 11 febbraio 2005 n. 15, è limitato ai documenti effettivamente già formati e in possesso del soggetto intimato, atteso che non è oggettivamente possibile, secondo il noto principio di cui albrocardo latino adimpossibilianemotenetur, rilasciare copia di atti amministrativi inesistenti.3. Correttamente l’Amministrazione oppone un diniego in merito ad una istanza ostensiva finalizzata ad ottenere il rilascio della documentazione relativa ad una selezione per l’assunzione di un annunciatrice televisiva presso la RAI, motivata con la necessità di ottenere copia degli atti per far valere l’illegittimità della scelta dell’Amministrazione di assumere esclusivamente candidate ovvero annunciatrici di sesso femminile, nel caso in cui, ai fini dell’assunzione stessa, non sia stata svolta dalla P.A. alcuna selezione, e, quindi, la documentazione sia effettivamente inesistente.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV - SENTENZA 24 marzo 2009, n.1775
ACCESSO E GARA D’APPALTO
E’ legittimo il diniego di accesso agli atti di una gara pubblica, nel caso in cui nellalexspecialis, sia inserita una clausola (c.d. clausola di gradimento, ovvero clausola di sicurezza) che attribuisce comunque all’Amministrazione appaltante la potestà di non aggiudicare la gara alla ditta partecipante, pur in presenza di una offerta economicamente vantaggiosa e congrua, in assenza del prescritto “gradimento” della Amministrazione medesima; in tal caso, infatti, difetta, in capo all’accedente, l’interesse ad ottenere copia degli atti richiesti in ostensione, in dichiarata funzione strumentale di una inammissibile tutela giurisdizionale evidentemente priva di utilità.
ACCESSO A DATI SENSIBILISSIMI: SCIOGLIMENTO DEL VINCOLO MATRIMONIALE E TUTELA DELLA RISERVATEZZA PARI SONO
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 28 settembre 2010, n.71661. Quando il trattamento concerne dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale, il trattamento è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell'interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile.2. Attraverso l’accesso è data al richiedente la possibilità di supportare nei termini più concreti la propria instauranda azione giudiziale, senza potersi operare alcun previo giudizio prognostico circa l’esito dell’azione stessa. Né, per avanzare istanza di accesso, deve ritenersi necessaria la previa attivazione del giudizio di annullamento, dovendo ritenersi sufficiente a suffragare l'istanza avanzata ai sensi degli articoli 22 e seguenti della legge n. 241 del 1990, anche la semplice, ragionevole intenzione di intentare l'azione giudiziale. Né in contrario può valere la considerazione del carattere non nazionale e neppure statuale dei Tribunali ecclesiastici.3. A norma dell’art. 8, co. 2, legge 25 marzo 1985, n. 121 (di ratifica ed esecuzione dell'accordo firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato Lateranense), le sentenze di nullità di matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici, se pure rese da un potere giudiziario non appartenente allo Stato italiano, non di meno sono destinate ad acquisire, nello stesso, piena efficacia e forza cogente, in una situazione di pari dignità giuridica con le sentenze di scioglimento del vincolo matrimoniale civile assunte dagli organi giudiziari nazionali. Con la conseguenza che l’intento di adire la via giurisdizionale concordataria ai fini della declaratoria di nullità del vincolo coniugale va assimilato, ai fini dell’esercizio del diritto di accesso, all’intento di adire il giudice nazionale per il conseguimento del divorzio.4. Il fine dello scioglimento del vincolo matrimoniale costituisce una situazione giuridica di rango almeno pari alla tutela del diritto alla riservatezza dei dati sensibili relativi alla salute, in quanto involgente un significativo diritto della personalità. 5. Malgrado il diritto alla riservatezza dei dati sensibili relativi alla propria salute ed il diritto di conoscere se si è legati da valido vincolo coniugale abbiano pari valenza costituzionale, l'intento di verificare la validità del proprio matrimonio concordatario con persona asseritamente afflitta da non lievi disturbi psichici, affrontati in una struttura sanitaria, conferisce al coniuge che intenda adire, a tale scopo, la magistratura matrimoniale canonica il diritto di conoscere e di ottenere in copia le cartelle cliniche sulla infermità in questione, quale che possa essere la valenza probatoria di tali cartelle e senza che possa rilevare se l'esibizione di queste ultime debba avvenire a corredo iniziale del libello, o possa avvenire in corso di causa.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV - SENTENZA 10 aprile 2009, n.2243
ACCESSO IN MATERIA EDILIZIA
1. Ai sensi dell’art. 22, legge n. 241 del 1990, tutti i documenti amministrativi sono accessibili, fatte salve alcune eccezioni fondate sul tipo di contenuto degli atti, sicchè di fronte ad una previsione così stringente, l’esistenza di situazioni idonee ad escludere il rilascio di copie di un atto va valutata con particolare severità, evitando di mettere, a fondamento di un sostanziale diniego dell’accesso, dei meri profili di sostenibilità economica dei costi relativi, costi che peraltro sono comunque riversati sul soggetto richiedente, giusta l’art. 25, co. 1, della legge n. 241 del 1990.2. E’ illegittimo il diniego di accesso agli atti di una concessione edilizia e, in particolare, alle planimetrie della stessa nella misura o formato originario, che sia motivato con riguardo all’impossibilità per il Comune di eseguire fotocopie in formato differente dai formati A3 e A4, o al fatto che l’ente locale è dotato di strumenti in grado di eseguire unicamente fotocopie nei formati A3 ed A4, in quanto, in tal caso, il comune, sebbene non dotato di attrezzature idonee alla copiatura degli originali nei formati richiesti, ben può appoggiarsi ad un soggetto esterno, tecnicamente provvisto; con la conseguenza che è difficile individuare gli estremi per laconfigurabilità della condizione di oggettiva impossibilità, quando la richiestaostensiva può essere superata con una relativa agevolezza e senza alcun sacrificio rilevante.
TAR LAZIO - SENTENZA 3 febbraio 2009, n.1021
ACCESSO E DATI PERSONALI
1. Il diritto di accesso ai documenti amministrativi, previsto dagli artt. 22 ss. della L. 7.8.1990 n. 241, finalizzato alla trasparenza e pubblicità dell’azione amministrativa, se pure suscettibile di deroga, prevale rispetto alla tutela della riservatezza, specialmente a fronte dell’esigenza di cura e difesa di interessi giuridicamente rilevanti dei ricorrenti, pertanto tale diritto deve essere riconosciuto in merito alla richiesta volta all’ostensione di documenti necessari ai fini della proposizione di un’azione giudiziaria. (Nella fattispecie dedotta in giudizio il ricorrente aveva chiesto di accedere alle dichiarazioni dei redditi delcontrointeressato al fine calcolare l’ammontare del suo credito nei confronti del predetto).2. L’art. 5 del D.M. 29.10.1996 n. 603 (recante il “regolamento per la disciplina delle categorie di documenti sottratti al diritto di accesso”), esclude dall’accesso gli atti ed i documenti allegati alle dichiarazioni tributarie, ma non anche queste ultime. Ciò significa che l’esclusione non può applicarsi alle dichiarazioni tributarie, le quali pertanto, ai sensi dell’art. 24, co. 1, lettera b), dellaL. n. 241 del 1990, restano sottratte all’accesso soltanto se ed in quanto incluse in un procedimento tributario.
TAR EMILIA ROMAGNA di BOLOGNA - SENTENZA 12 gennaio 2010, n.12
ACCESSO E DATI SUPERSENSIBILI
1. E’ legittimo il diniego opposto da una Azienda U.S.L. all’A.N.M.I.C. (Associazione Mutilati e Invalidi Civili) in ordine alla richiesta di accesso avanzata dalla medesima associazione relativamente agli elenchi contenenti i nominativi delle persone sottoposte ad accertamento di invalidità civile in un determinato periodo di tempo, in quanto si tratta di documenti contenenti dati certamente idonei a svelare lo stato di salute dei soggetti che si sottopongono a visita sanitaria proprio per ottenere l’invalidità civile.2. E’ vietato all’amministrazione, ai sensi dell’art. 60 delD.Lgs. n. 196 del 2003, di esibire i dati personali c.d. “ultra sensibili”, allorché il rango della situazione giuridicamente rilevante che si intende far valere con la richiesta di accesso (incremento delle iscrizioni di soggetti invalidi all’associazione) è chiaramente inferiore e, quindi recessivo, rispetto a quello primario dell’interessato alla salute e, correlativamente, a mantenere riservati documenti che possono renderne conoscibile lo stato.
Il T.A.R. Emilia Romagna ritorna sulla questione dell’accesso ai dati personali c.d. “ultra sensibili”, stabilendo che è legittimo il rifiuto della U.S.L. in merito ad una richiesta di accesso ad elenchi che contengono nominativi, in quanto si tratta di atti idonei a svelare lo stato di salute dei soggetti sottoposti ad accertamento di invalidità civile. Prima dell’emanazione della l. n. 675/1996 sulla tutela e il trattamento dei dati personali, mentre il diritto di accesso trovava il suo fondamento nella l. n. 241/1990, il tema della tutela della privacy era esclusivamente riconducibile all’art. 2 Cost. e, pertanto, il bilanciamento tra i due contrapposti valori era affidato all’opera degli interpreti e della giurisprudenza. Dopo la l. n. 675/1996, la legislazione in materia di dati personali è stata modificata con il d.lgs. n. 135/1999 ed infine, come noto, con il d.lgs. n. 196/2003 che, abrogando entrambe le norme precedenti, mira a coordinare le norme sulla riservatezza con quelle relative all’accesso ai documenti amministrativi contenute nella l. n. 241/1990.
Il codice per la tutela dei dati personali si occupa, infatti, del trattamento dei dati personali, dei dati informatici, dei documenti informatici e della loro custodia, distinguendo all’art. 4, dal punto di vista soggettivo, i dati personali comuni, i dati sensibili caratterizzati dall'idoneità a rivelare origine etniche razziali, convinzioni politiche e religiose o relative alla partecipazione a sindacati; i dati supersensibili e, cioè, quelli relativi allo stato di salute ed alla vita sessuale nonché quelli relativi ai precedenti giudiziari.
Il T.A.R. Emilia Romagna ritorna sulla questione dell’accesso ai dati personali c.d. “ultra sensibili”, stabilendo che è legittimo il rifiuto della U.S.L. in merito ad una richiesta di accesso ad elenchi che contengono nominativi, in quanto si tratta di atti idonei a svelare lo stato di salute dei soggetti sottoposti ad accertamento di invalidità civile. Prima dell’emanazione della l. n. 675/1996 sulla tutela e il trattamento dei dati personali, mentre il diritto di accesso trovava il suo fondamento nella l. n. 241/1990, il tema della tutela della privacy era esclusivamente riconducibile all’art. 2 Cost. e, pertanto, il bilanciamento tra i due contrapposti valori era affidato all’opera degli interpreti e della giurisprudenza. Dopo la l. n. 675/1996, la legislazione in materia di dati personali è stata modificata con il d.lgs. n. 135/1999 ed infine, come noto, con il d.lgs. n. 196/2003 che, abrogando entrambe le norme precedenti, mira a coordinare le norme sulla riservatezza con quelle relative all’accesso ai documenti amministrativi contenute nella l. n. 241/1990.Il codice per la tutela dei dati personali si occupa, infatti, del trattamento dei dati personali, dei dati informatici, dei documenti informatici e della loro custodia, distinguendo all’art. 4, dal punto di vista soggettivo, i dati personali comuni, i dati sensibili caratterizzati dall'idoneità a rivelare origine etniche razziali, convinzioni politiche e religiose o relative alla partecipazione a sindacati; i dati supersensibili e, cioè, quelli relativi allo stato di salute ed alla vita sessuale nonché quelli relativi ai precedenti giudiziari.
L’art. 59, inoltre, stabilisce che, sia per i dati personali in genere che per quelli sensibili e giudiziari, il diritto di accesso trova la sua disciplina nella l. n. 241/1990. In particolare, il nuovo comma 7 dell’art. 24 statuisce che l’accesso ai documenti amministrativi deve essere garantito ai richiedenti qualora la loro conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici ma, ai fini di coordinare l’accesso con la tutela della privacy. Invero, con riguardo all’art. 24 cit., sono emersi dubbi interpretativi, rivenienti sia dalla nuova formulazione, che non reca un riferimento espresso alle sole esigenze di riservatezza, sia dalla sua collocazione, in quanto potrebbe ritenersi riferito a tutte le ipotesi di esclusione dall’accesso previste dalla stessa norma.Diversamente, nel caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, l’accesso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e nei termini previsti dall’art. 60 deld.lgs. n. 196/2003. Quest’ultimo articolo chiarisce che il trattamento dei dati personali, quando concerna dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell’interessato, ovvero consista in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile. Il T.A.R. Emilia Romagna, muovendo da una comparazione in concreto tra il diritto alla riservatezza e l’interesse di cui è titolare il richiedente accesso ai dati sensibilissimi, respinge il ricorso proposto avverso il diniego opposto dall’amministrazione all’istanza di ostensione. In proposito, il Collegio ribadisce che “è vietato all’amministrazione, ai sensi dell’art. 60 delD.Lgs. n. 196 del 2003, di esibire i dati personali c.d. “ultra sensibili”, allorché il rango della situazione giuridicamente rilevante che si intende far valere con la richiesta di accesso – nel caso di specie l’incremento delle iscrizioni di soggetti invalidi all’associazione - è chiaramente inferiore e, quindi recessivo, rispetto a quello primario dell’interessato alla salute e, correlativamente, a mantenere riservati documenti che possono renderne conoscibile lo stato”.
TAR LAZIO di ROMA - SENTENZA 18 gennaio 2010, n.395
ACCESSO E CONTROINTERESSATI
1. Il giudizio in materia di accesso – anche se si atteggia comeimpugnatorio nella fase della proposizione del ricorso, in quanto rivolto contro l'atto di diniego o avverso il silenzio diniego formatosi sulla relativa istanza e il relativo ricorso deve essere esperito nel termine perentorio di 30 giorni – è sostanzialmente rivolto ad accertare la sussistenza o meno del titolo all'accesso nella specifica situazione alla luce dei parametri normativi, indipendentemente dalla maggiore o minore correttezza delle ragioni addotte dall'amministrazione per giustificarne il diniego. 2. Il diritto tutelato dall'art. 22 della legge n. 241 del 1990 ha quale indefettibile presupposto la presenza di un interesse giuridicamente rilevante e di un nesso di strumentalità tra tale interesse e la documentazione richiesta.3. Deve escludersi che il diritto di accesso garantisca all'istante un potere esplorativo generico nei confronti di eventuali atti, di cui non si conosca neppure l'esistenza, poiché l'interesse alla conoscenza dei documenti amministrativi è destinato alla comparazione con altri interessi rilevanti, fra cui quello della p.a. a non subire eccessivi intralci nella propria attivitàgestoria, protetta anche a livello costituzionale.4. La mancanza del consenso del controinteressato non è motivo sufficiente a denegare l’accesso, atteso che la normativa in materia (art. 25, commi 2 e 3 della legge n. 241 del 1990; art. 3, comma 2 del d.p.r. n. 184 del 2006) non rende icontrointeressati arbitri assoluti delle richieste che li riguardino, bensì rimette all'amministrazione destinataria della richiesta di accesso il potere di valutare la fondatezza della stessa, anche in contrasto con l'opposizione eventualmente manifestata da questi.
Il Tar Lazio ribadisce le coordinate oggettive e soggettive in tema di accesso, indugiando anche sul profilo della tutela deicontrointeressati. In proposito, i giudici evidenziano che “la mancanza del consenso del controinteressato non è motivo sufficiente a denegare l’accesso, atteso che la normativa in materia (art. 25, commi 2 e 3 della legge n. 241 del 1990; art. 3, comma 2 del d.p.r. n. 184 del 2006) non rende icontrointeressati arbitri assoluti delle richieste che li riguardino, bensì rimette all'amministrazione destinataria della richiesta di accesso il potere di valutare la fondatezza della stessa, anche in contrasto con l'opposizione eventualmente manifestata da questi”. Peraltro, si osserva che “la giurisprudenza ha da tempo individuato il rimedio volto a salvaguardare la riservatezza dei terzi in occasione del legittimo esercizio del diritto di accesso, mediante la schermatura degli elementi non direttamente afferenti all’interesse giuridico azionato”, posto che è pacifico che l'interesse alla riservatezza, pure tutelato dalla normativa mediante una limitazione del diritto di accesso (art. 24, comma 6, lett. d della l. n. 241 del 1990), recede quando l'accesso stesso sia esercitato, come nella fattispecie in esame, per la difesa di un interesse giuridico, nei limiti in cui esso è necessario alla difesa di quell'interesse.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 23 giugno 2011, n.3812MASSIMA
1. La pendenza di un’azione giudiziaria non esclude la sussistenza del diritto di accesso previsto dalla legge n. 241/1990, né preclude l’ammissibilità dell'azione prevista dall'art. 25, della stessa legge, restando al libero apprezzamento dell'interessato la scelta di avvalersi della tutela giurisdizionale citata o di tentare di conseguire la conoscenza dei documenti amministrativi nel giudizio pendente, mediante esibizione istruttoria. 2. E’ ammissibile il ricorso proposto direttamente al Tribunale, anziché al suo Presidente, essendo da escludere che possa essere condivisa la tesi meramente formalistica. Risponde infatti l’indicazione del Presidente come destinatario della richiesta de qua solo a finalità acceleratorie, ai fini di un più sollecito avvio del giudizio, di talché la domanda indirizzata all'organo giurisdizionale e non al suo Presidente è comunque da ritenere idonea a produrre gli effetti suoi propri senza che ne derivino apprezzabili pregiudizi d'ordine formale o sostanziale; ciò anche a tutela del principio di economicità del giudizio, che deve essere perseguito ogniqualvolta, come nel caso di specie, sia possibile farne applicazione senza sacrificio delle posizioni processuali dei soggetti in causa.3. L'art. 13, comma 5, lettera “c”, del d.lgs. n. 163/2006 stabilisce che sono esclusi il diritto di accesso e ogni forma di divulgazione in relazione “ai pareri legali acquisiti dai soggetti tenuti all'applicazione del presente codice, per la soluzione di liti, potenziali o in atto, relative ai contratti pubblici”; della disposizione deve essere data un’interpretazione restrittiva perché relativa a norma eccezionale, in quanto derogatoria rispetto alle ordinarie regole in materia di accesso, e quindi è da intendere come riferibile alla sola fase di stipulazione dei contratti pubblici di cui all’art. 12 del d. lgs. n. 163/2006 e non a tutta quella anteriore. 4. Il principio della riservatezza della consulenza legale si manifesta anche nelle ipotesi in cui la richiesta del parere interviene in una fase intermedia, successiva alla definizione del rapporto amministrativo all'esito del procedimento, ma precedente l'instaurazione di un giudizio o l'avvio dell'eventuale procedimento precontenzioso, purché il ricorso alla consulenza legale persegua lo scopo di consentire all'Amministrazione di articolare le proprie strategie difensive, in ordine ad un lite che, pur non essendo ancora in atto, può considerarsi quanto meno potenziale 5. Devono ritenersi accessibili i pareri legali che, anche per l'effetto di un richiamo esplicito nel provvedimento finale, rappresentano un passaggio procedimentale istruttorio di un procedimento amministrativo in corso e, una volta acquisiti dall'Amministrazione, vengono ad innestarsi nell'iter procedimentale, assumendo la configurazione di atti endoprocedimentali e perciò costituiscono uno degli elementi che condizionano la scelta dell'Amministrazione
TAR LAZIO di ROMA - SENTENZA 10 marzo 2011, n.2181
1. In materia di accesso ai documenti amministrativi, l'onere di specificazione dei documenti per i quali si esercita il diritto di acceso non implica la formale indicazione di tutti gli estremi identificativi – ovvero organo emanante, numero di protocollo, data di adozione dell'atto - ma può ritenersi assolto anche solo con l'indicazione dell'oggetto e dello scopo proprio dell'atto in questione ove, nei singoli casi di specie, risulti formulata in modo tale da mettere l'Amministrazione in condizione di comprendere la portata ed il contenuto della domanda.
2. L'art. 17, comma 2, del regolamento dell'Inps n. 1951 del 1994 preclude l'accesso alla documentazione contenente le dichiarazioni rese in sede ispettiva da dipendenti delle imprese che richiedono l'accesso. Tuttavia, le finalità che sostengono tale disposizione preclusiva (fondate su un particolare aspetto della riservatezza, quello cioè attinente all'esigenza di preservare l'identità dei dipendenti autori delle dichiarazioni allo scopo di sottrarli a potenziali azioni discriminatorie, pressioni indebite o ritorsioni da parte del datore di lavoro) recedono a fronte dell'esigenza contrapposta di tutela della "difesa" degli interessi giuridici del datore di lavoro, essendo la realizzazione del diritto alla difesa garantita "comunque" dall'art. 24, comma 7, l. n. 241 del 1990.3. L'accesso agli atti amministrativi previsto dall'art. 22 L. 7 agosto 1990 n. 241 può essere escluso solo ed esclusivamente nei casi espressamente previsti dalla legge stessa (art. 24 L. n. 241 del 1990; art. 8 D.P.R. n. 352 del 1992 e art. 4 D.L.vo n. 39 del 1997), casi che non ricorrono nel caso in esame nel quale non è stato ravvisato alcun segreto epistolare, sanitario, professionale, finanziario, industriale ovvero commerciale riguardante la vita privata e la riservatezza dei lavoratori.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 3 febbraio 2011, n.795La tutela del diritto alla riservatezza delle aziende farmaceutiche (riguardo ai metodi di produzione ed al know-how di fabbricazione del principio attivo sopradetto) non può costituire un sufficiente motivo (invocando il divieto di accesso contemplato dal d.m. Sanità 31.7.1997 n. 353, art. 3, lett. o)) per negare l’esibizione di una qualunque documentazione: il diritto di accesso prevale sull’esigenza di riservatezza del terzo ogni volta che detto accesso sia necessario per la difesa di interessi del richiedente giuridicamente rilevanti, come in presenza di un interesse a verificare l’effettiva equivalenza tra le proprie specialità medicinali brevettate e quelle generiche fatte oggetto di richiesta di a.i.c.
TAR LAZIO di ROMA - SENTENZA 10 maggio 2011, n.4081
1. Nella disciplina generale sull’accesso, ex art. 24, comma 7, legge n. 241/90, può cogliersi, già dalla lettura testuale, che il diritto all’accesso è garantito nei casi in cui questo sia necessario per curare o per difendere "i propri interessi giuridici", con una formulazione più ampia rispetto a quella di cui al comma 6, dell'art. 13, che, invece, collega l’interesse all’accesso alla posizione giuridica non di chiunque vi abbia interesse, ma del solo concorrente che abbia intrapreso un giudizio avente ad oggetto la procedura di gara in cui l'istanza di accesso è formulata.2. L’istanza ostensiva di cui all’art. 24, della legge n. 241 del 1990 non deve costituire uno strumento surrettizio di sindacato generalizzato sull’azione amministrativa, non essendo ammissibile piegare lo strumento dell’accesso al perseguimento di una generica attività informativa ed esplorativa.3. Il diritto di accesso agli atti amministrativi non può estendersi ad un sindacato generalizzato dell’intera attività nell’ambito di una procedura concorsuale cui si è rimasti volontariamente estranei, attraverso l’enunciazione di un interesse meramente esplorativo, e privo dell’indicazione di alcun principio di prova in ordine alle illegittimità che si sarebbero perpetrate, e che diverrebbero eventualmente concrete solo dopo un monitoraggio dell’intera attività amministrativa volto alla ricerca di possibili imperfezioni, irregolarità od anomalie, ab origine solo ipotizzate ma non suffragate da concreti elementi.
TAR LAZIO di ROMA - SENTENZA 19 gennaio 2011, n.4731. Il diritto di accesso, e quindi alla trasparenza dell’azione amministrativa, costituisce situazione attiva meritevole di autonoma protezione indipendentemente dalla pendenza e dall’oggetto di una controversia giurisdizionale, non costituendo il diritto di accesso una pretesa meramente strumentale alla difesa in giudizio, essendo in realtà diretto al conseguimento di un autonomo bene della vita, così che la domanda giudiziale tesa ad ottenere l’accesso ai documenti è indipendente non solo dalla sorte del processo principale nel quale venga fatta valere l’anzidetta situazione, ma anche dall’eventuale infondatezza od inammissibilità della domanda giudiziale che il richiedente, una volta conosciuti gli atti, potrebbe proporre.2. Il diritto di accesso, nel delicato equilibrio tra le esigenze di tutela di situazioni giuridicamente tutelate ed eventuali esigenze di riservatezza dei terzi, deve ritenersi prevalente, ove si ravvisi anche attinenza della documentazione richiesta a problematiche di carattere ambientale, rispetto alle quali trova applicazione l’art. 3 del D.Lgs. n. 195 del 2005, che peraltro prescinde anche dalla titolarità di uno specifico interesse in capo all’istante.
TAR CAMPANIA di NAPOLI - SENTENZA 15 novembre 2010, n.244051. Sebbene la T.I.M. rientri tra i soggetti passivi del diritto di accesso quale “gestore di pubblico servizio” (art. 23 l. n. 241/1990) e gli sms possano assumere astrattamente la qualificazione di “documento” (ai sensi dell’art. 22 lett. d, l. n. 241/1990), difettano altri presupposti per l’esercizio del diritto di accesso ai documenti amministrativi. In primo luogo, la citata lettera d) dell’art. 22 l. n. 241/1990 richiede che il documento di cui si chiede l’ostensione “concerna” attività di pubblico interesse, e, coerentemente, l’art. 22 lett. e) prevede che i soggetti di diritto privato, qual è la società per azioni, T.I.M., rientrino tra i soggetti obbligati all’ostensione solo limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario.2. Non è configurabile il diritto di accesso quando il servizio di sms è reso nello svolgimento di un singolo rapporto di carattere privatistico e l’interesse alla conoscenza del testo del messaggio non è riferibile all’attività di gestione del servizio pubblico né ad atti “funzionalmente inerenti alla gestione di interessi collettivi”.
3. Il diritto di accesso di cui agli artt. 22 e ss., l. n. 241/1990 non può essere azionato per conoscere il contenuto di comunicazioni avvenute tra altri soggetti, la cui segretezza e libertà sono costituzionalmente protette, salvo le possibili limitazioni, mediante atto motivato dall’Autorità Giudiziaria, con le garanzie stabilite dalla legge (art. 15 Cost.). Le “limitazioni”, a cui si è appena fatto riferimento, sono consentite esclusivamente nell’ambito del procedimento penale e devono essere esercitate nelle forme previste dagli artt. 254 e 254 bis c.p.p. (sequestro di corrispondenza e sequestro di dati informatici presso fornitori di servizi informatici, telematici e di telecomunicazioni) o, in caso di comunicazioni in corso, mediante il ricorso ad intercettazioni regolate agli artt. 266 e ss. c.p.p.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV - SENTENZA 13 gennaio 2010, n.54
ACCESSO AGLI ATTI DETENUTI DA UN CONSIGLIO FORENSE
1. E’ legittimo il diniego di accesso opposto dal Consiglio dell’Ordine, in relazione ad un’istanza ostensiva avanzata da un avvocato, riguardante gli atti di un procedimento disciplinare adottato dallo stesso Consiglio nei confronti di un altro avvocato, ove l’istante non abbia giustificato la richiesta di accesso ex art. 25 della legge n. 241 del 1990 es.m.i., ovvero non abbia evidenziato l’interesse diretto, attuale, specifico, concreto e personale a conseguire copia degli atti richiesti.2. Non può essere posta a carico dell’Amministrazione o dell’Ente destinatario della istanzaostensiva una qualsivoglia attività di integrazione della istanza sul punto dell’interesse del richiedente ovvero di ricerca degli atti riferibili in qualche modo all’istanza stessa.
TAR PUGLIA di BARI - SENTENZA 8 gennaio 2010, n.3
ACCESSO AGLI ATTI DI UN PROCEDIMENTO DI VERIFICA TRIBUTARIA
1. Ai fini dell’ammissibilità dell’accesso, non rilevano l’oggettiva utilità degli atti richiesti e le modalità di utilizzo da parte del richiedente nell’esercizio della propria difesa. Ugualmente, la natura meramente istruttoria delle indagini compiute dalla Guardia di Finanza, non preclude l’esercizio del diritto di accesso, atteso che nella nozione di documento amministrativo, oggetto di accesso, rientra qualunque specie di atti, anche interni, formati dalle pubbliche amministrazioni o, comunque utilizzati ai fini dell’attività amministrativa.2. Una società sottoposta a verifica c.d. sostanziale dalla Guardia di Finanza ha diritto di accedere ai relativi atti, ivi compresi quelli che hanno dato innesco alla verifica stessa, nel caso in cui la domanda di accesso sia motivata con la necessità di ottenere tali atti al fine di difendere i propri interessi giuridici, essendo seguito alla verifica fiscale della Guardia di Finanzia accertamento dell’Agenzia delle Entrate, impugnato dalla società istante avanti la Commissione Tributaria.
3. Gli atti acquisiti dalla Guardia di Finanza nell’attività ispettiva e di verifica (quali, le risposte a questionari, i verbali di dichiarazioni rese dai clienti della società e non allegate al processo verbale di constatazione) sono atti accessibili, a nulla rilevando la circostanza che da essi non siano emersi elementi a carico del richiedente l’ostensione e non siano richiamati nel verbale di constatazione, appartenendo, comunque, alla complessiva attivitàaccertativa espletata nei suoi confronti, sicché non v’è motivo di precluderne l’accesso.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. I - PARERE 7 maggio 2012, n.2131
ACCESSO NEL CORSO DI UN RICORSO STRAORDINARIO AL CAPO DELLO STATO
Il procedimento di giurisdizionalizzazione del ricorso straordinario conduce a qualificare il rimedio come tendenzialmente giurisdizionale nella sostanza, ma formalmente amministrativo. Né l’equiparazione alla giurisdizione può dirsi piena: il ricorso straordinario rimane un giudizio di tipo impugnatorio a carattere demolitorio nel cui ambito non sono proponibili azioni di mero accertamento, come quelle previste dal c.p.a. in tema di rito per l'accesso agli atti amministrativi o contro il silenzio-inadempimento della Pubblica Amministrazione.Il Consiglio di Stato può restituire gli atti all’amministrazione per permettere l’esercizio del diritto di accesso (con conseguente regressione del procedimento) le quante volte siano emersi, con la relazione o nel corso dell’istruttoria, fatti nuovi o nuove esigenze processuali di fatto o di diritto in ordine alle quali sia necessario stabilire un compiuto contraddittorio. Ciò ovviamente potrà avvenire anche nel caso in cui una parte richieda l’accesso agli atti, sia pure tardivamente, oltre il termine di legge previsto per la chiusura dell’istruttoria e dopo la trasmissione degli atti al Consiglio di Stato evidenziando la necessità di un ulteriore momento di specifico contraddittorio procedimentale.
CONSIGLIO DI STATO, ADUNANZA PLENARIA - SENTENZA 24 aprile 2012, n.71. La disciplina dell’accesso agli atti amministrativi non condiziona l’esercizio del relativo diritto alla titolarità di una posizione giuridica tutelata in modo pieno, essendo sufficiente il collegamento con una situazione giuridicamente riconosciuta anche in misura attenuata. La legittimazione all'accesso va quindi riconosciuta a chiunque possa dimostrare che gli atti procedimentali oggetto dell'accesso abbiano spiegato o siano idonei a spiegare effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica, stante l'autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita, distinto rispetto alla situazione legittimante all'impugnativa dell'atto.2. Poiché la normativa interna della Società Italiana Autori ed Editori (Siae) conferisce all’associato in quanto tale un ruolo di membro attivo di quel determinato corpo sociale, al cui funzionamento può cooperare in svariate funzioni, e dal quale è destinato a ricevere una serie di benefici ulteriori rispetto a quelli per i quali si è richiesta l’iscrizione, va riconosciuto il diritto di un associato alla Siae di accedere agli atti di detta società concernente la sua situazione finanziaria; l’associato, infatti, in quanto titolare di un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata, deve essere considerato soggetto "interessato", ai sensi dell’art. 2 comma 1, lett. b), della legge n. 241 del 1990 (come modificata dall’art. 15 della legge n. 15 del 2005), fonte del diritto all’accesso ai documenti delle pubbliche amministrazioni, a nulla rilevando il fatto che l’associato non possa dimostrare di aver subito alcun danno nell’area della ripartizione del diritti di autore, posto che tale profilo non esaurisce la sfera degli interessi del soggetto medesimo nel rapporto con la Siae.3. Anche sulla scorta dell’art. 2 del D.P.R. 27 giugno 1992 n. 352, deve ritenersi che l'interesse che legittima la richiesta di accesso, oltre ad essere serio e non emulativo, deve essere "personale e concreto", ossia ricollegabile alla persona dell'istante da uno specifico nesso: in sostanza occorre che il richiedente intenda difendere una situazione di cui è portatore, qualificata dall'ordinamento come meritevole di tutela, non essendo sufficiente il generico e indistinto interesse di ogni cittadino alla legalità o al buon andamento della attività amministrativa. In particolare, essere titolare di una situazione giuridicamente tutelata non è condizione sufficiente perché l’interesse rivendicato possa considerarsi "diretto, concreto e attuale", essendo anche necessario che la documentazione cui si chiede di accedere sia collegata a quella posizione sostanziale, impedendone o ostacolandone il soddisfacimento.4. Non sussiste il diritto del Codacons e dell’Associazione per la tutela degli utenti dell’informazione, della stampa e del diritto d’autore, di accedere ad atti della Siae riguardanti la sua situazione finanziaria, atteso che, pur dovendosi riconoscere la legittimazione del Codacons ad esercitare il diritto di accesso ai documenti dell'Amministrazione in relazione ad interessi che pertengono ai consumatori e utenti di pubblici servizi, l’art. 22 della legge 7 agosto 1990 n. 241 non ha tuttavia introdotto alcun tipo di azione popolare diretta a consentire una sorta di controllo generalizzato sulla Amministrazione, tant'è che ha contestualmente definito siffatto interesse come finalizzato alla "tutela" di "situazioni giuridicamente rilevanti".
ACCESSO ED ISTRUTTORIA PENALE
TAR LAZIO di ROMA - SENTENZA 5 marzo 2012, n.2181Nel caso in cui una denuncia di reato sia stata presentata dalla P.A. all'autorità giudiziaria nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, l'atto richiesto in ostensione non ricade nell'ambito di applicazione dell'art. 329 c.p.p.; invero, non ogni denuncia presentata dall’amministrazione costituisce atto coperto da segreto istruttorio penale che, come tale, è sottratto all'accesso.
ACCESSO E BILANCIAMENTO DEGLI INTERESSI
TAR EMILIA ROMAGNA di BOLOGNA - SENTENZA 26 gennaio 2012, n.67
E’ richiesto al giudice adito valutare, nel caso concreto, “se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell'interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile”.
RITO SPECIALE IN MATERIA DI ACCESSO AGLI ATTI
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - SENTENZA 12 marzo 2012, n.14031. Trova applicazione per i ricorsi in materia di accesso ai documenti amministrativi ex art. 116 c.p.a. la dimidiazione di tutti i termini processuali stabilita per la generalità dei riti camerali ai sensi dell’art. 87, co. 3, c.p.a., ivi compreso il termine per il deposito del ricorso, ad eccezione del termine per la notificazione del ricorso di primo grado.2. La legittimazione all’accesso ai documenti amministrativi non può essere valutata con riguardo alla fondatezza della pretesa sostanziale sottostante, ma ha consistenza autonoma, indifferente al fine ultimo per cui viene esercitata; sicché, l’interesse all’accesso deve essere considerato in astratto, escludendo che possa esservi spazio per la P.A. per compiere apprezzamenti in merito alla fondatezza o ammissibilità della domanda giudiziale proponibile.3. La veste societaria assunta da Poste Italiane s.p.a. non è di per sé sufficiente a escluderla dalla disciplina sull’accesso ai documenti amministrativi, il cui art. 22, co. 1, lett. e), l. n. 241/1990, prevede che non rientrano nel novero delle P.A. assoggettate alla disciplina sull’accesso, i soggetti di diritto pubblico e i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse, disciplinata dal diritto nazionale o comunitario.4. Ai fini dell’accesso, in base agli artt. 22 e 23, l. n. 241/1990, l’attività amministrativa ricomprende non solo quella di diritto amministrativo, ma altresì quella di diritto privato compiuta dai soggetti gestori di pubblici servizi i quali, pur non costituendo direttamente gestione del servizio stesso, sia collegata a quest’ultima da un nesso di strumentalità derivante anche, sul versante soggettivo, dall’intensa conformazione pubblicistica.5. I dipendenti di Poste Italiane s.p.a., anche se cessati dal rapporto di lavoro, hanno diritto ad accedere a taluni atti inerenti all’organizzazione interna della società (tra cui gli atti del procedimento privatistico per la selezione di dirigenti ovvero i fogli firma delle presenze giornaliere), a nulla rilevando che l’attività della stessa si svolga, in parte, in regime di concorrenza.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV - SENTENZA 6 maggio 2010, n.2639Ai sensi dell’art. 60 del d.lgs. n. 196 del 2003, (per il quale “quando il trattamento concerne dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale, il trattamento è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell'interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile”), il previsto bilanciamento deve avvenire verificando non in astratto, ma in concreto se il diritto che si intende far valere o difendere attraverso l’accesso è di rango almeno pari a quello alla riservatezza. E ai diritti al lavoro ed alla difesa delle proprie ragioni non può non essere riconosciuto rango almeno pari a quello relativo alla riservatezza dei dati concernenti lo stato di salute.
TAR SARDEGNA di CAGLIARI - SENTENZA 27 gennaio 2012, n.67
1. In caso di decesso di un familiare il diritto a conoscere i dati relativi alle condizioni di salute del de cuius non è disciplinato dalla normativa ereditaria ma, poiché inerisce alla semplice qualità di congiunto, spetta autonomamente a chiunque si trovi in siffatta relazione di parentela con la persona deceduta.2. E' illegittimo il diniego opposto da una Casa di cura in merito ad un’istanza ostensiva, presentata da un figlio, per ottenere copia delle cartelle cliniche concernenti il padre defunto, che sia motivato con riferimento alla circostanza che la legittimazione a richiedere le stesse cartelle spetta congiuntamente a "tutti gli eredi".
ACCESSO E GESTORI DI SERVIZI PUBBLICI
TAR LAZIO di ROMA - SENTENZA 20 gennaio 2012, n.657
1. L’interesse alla corretta gestione di un servizio pubblico e, in particolare, alla corretta riscossione dei tributi di scopo imposti per il relativo funzionamento, assume una connotazione indifferenziata rispetto alla generalità dei consociati e – come tale – è estraneo alla nozione di interesse concreto e attuale collegato alla titolarità di una situazione giuridica meritevole di tutela, che costituisce il presupposto legittimante l’accesso, il quale, a diversamente ritenere, si trasformerebbe in una forma indifferenziata e generalizzata di controllo sulle attività di tipo pubblicistico inerenti la gestione delle entrate e la lotta all’evasione. Qualsiasi attività di tipo pubblicistico, pur se sottoposte al controllo o alla vigilanza di organi istituzionali, potrebbe formare oggetto di accesso per il solo fatto di riverberarsi in modo diretto o indiretto su tutti i cittadini nella loro qualità di contribuenti, in tal modo ampliandosi l’ambito di ammissibilità dell’azione oltre i limiti normativamente previsti.2. La riconducibilità di un’istanza di accesso all’interesse generale dei contribuenti alla corretta attività di contrasto all’evasione del canone RAI, laddove riconosciuta legittimante l’accesso, si tradurrebbe nel riconoscimento di un accesso avente a finalità di controllo generalizzato in quanto volto ad una verifica in via generale della trasparenza, legittimità e correttezza dell'azione amministrativa.3. Il riconoscimento del diritto di accesso a chiunque vi abbia interesse non ha introdotto alcun tipo di azione popolare diretta a consentire una sorta di controllo generalizzato sull'Amministrazione, essendo l’accesso consentito solo a coloro ai quali gli atti stessi, direttamente o indirettamente, si rivolgono e che se ne possono eventualmente avvalere per la tutela di una posizione soggettiva che, anche se non deve necessariamente assumere la consistenza dell'interesse legittimo o del diritto soggettivo, deve essere però giuridicamente tutelata, non potendo identificarsi con il generico e indistinto interesse di ogni cittadino al buon andamento della P.A., il che vale anche quando tale interesse venga azionato da parte di un’associazione rappresentativa che agisca a tutela di tutti i cittadini in maniera indifferenziata, mancando in tal caso la titolarità di un interesse meritevole di tutela da parte dell’ordinamento alla conoscenza della documentazione.
L’ACCESSO STRUMENTALE ALLA TUTELA IN GIUDIZIO
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III - SENTENZA 13 gennaio 2012, n.1161. La necessaria sussistenza di un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto di accedere, non significa che l’accesso sia stato configurato dal legislatore con carattere meramente strumentale rispetto alla difesa in giudizio della situazione sottostante; esso assume invece una valenza autonoma, non dipendente dalla sorte del processo principale, ma anche dall’eventuale infondatezza o inammissibilità della domanda giudiziale che il richiedente, una volta conosciuti gli atti in questione, potrebbe proporre.2. Il diritto di accesso ai documenti amministrativi, introdotto dalla legge 7 agosto 1990 n. 241, a norma dell’art. 22, co. 2 della stessa legge (come sostituito dall’art. 15 della legge 11 febbraio 2005 n. 15) costituisce un principio generale dell’ordinamento giuridico, il quale si colloca in un sistema ispirato al contemperamento delle esigenze di celerità ed efficienza dell’azione amministrativa con i principi di partecipazione e di concreta conoscibilità della funzione pubblica da parte dell’amministrato, basato sul riconoscimento del principio di pubblicità dei documenti amministrativi. 3. Il “collegamento” tra l’interesse giuridicamente rilevante del soggetto che richiede l’accesso e la documentazione oggetto della relativa istanza, di cui al cit. art. 22, co. 1, lett. b), non può che essere inteso in senso ampio, posto che la documentazione richiesta deve essere, genericamente, mezzo utile per la difesa dell'interesse giuridicamente rilevante, e non strumento di prova diretta della lesione di tale interesse.
TAR LOMBARDIA di MILANO - SENTENZA 18 novembre 2011, n.2788
ACCESSO E TUTELA DEGLI INTERESSI DELL’AMMINISTRAZIONE PROCEDENTE
1. Sono esclusi dall’accesso gli atti, i pareri e le consulenze, resi dagli uffici comunali in relazione ad ogni tipo di procedimento amministrativo, nonché relativi ad un contenzioso anche solo potenziale. Per tali atti, l’ostensione è ammessa soltanto se gli stessi siano richiamati nella motivazione del provvedimento finale, costituendone parte integrante; in difetto sono sottratti all’accesso. 2. Non è ostensibile la relazione riservata redatta in favore dell’Amministrazione ai fini della soluzione stragiudiziale di un contenzioso tra un privato e la medesima P.A., ove la detta relazione contenga elementi riservati, necessari per la futura difesa in giudizio dell’Amministrazione, la cui conoscenza finirebbe per ledere la posizione processuale del Comune nel futuro contenzioso, arrecando invece un indebito vantaggio, nella predisposizione della linea difensiva, a favore della parte privata.
TAR PIEMONTE di TORINO - SENTENZA 17 novembre 2011, n.1203
1. La legittimazione all'accesso agli atti non è subordinata alla presumibile fondatezza della pretesa sostanziale a tutela della quale esso è preordinato, ma richiede unicamente che la conoscenza del documento sia funzionale alla tutela di un interesse giuridico protetto dall'ordinamento e quindi differenziato rispetto all'interesse generico di ogni cittadino a conoscere l’attività dei pubblici poteri. 2. La situazione giuridicamente rilevante per la cui tutela è attribuito il diritto di accesso è nozione diversa e più ampia rispetto all'interesse all'impugnativa e non presuppone necessariamente una posizione soggettiva qualificabile in termini di diritto soggettivo o di interesse legittimo, con la conseguenza che la legittimazione all'accesso va riconosciuta a chiunque possa dimostrare che gli atti procedimentali oggetto dell'accesso abbiano spiegato o siano idonei a spiegare effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica, stante l'autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita distinto rispetto alla situazione legittimante all'impugnativa dell'atto.3. Il titolare di un micro-nido ha un interesse qualificato e differenziato a conoscere l’entità dei contributi complessivamente versati al Comune da enti pubblici in favore della struttura da essa gestita, sia per richiederne (in diversa sede) la concreta erogazione in proprio favore), sia anche soltanto per controllare che i fondi in questione siano effettivamente utilizzati dall'amministrazione comunale per gli scopi contrattualmente previsti.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 19 ottobre 2011, n.5623MASSIMA1. L’art. 22, comma 2 del c.p.a. (ove stabilisce che “per i giudizi davanti al Consiglio di Stato è obbligatorio il ministero di un avvocato ammesso al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori”) trova applicazione anche nei giudizi in materia di accesso, atteso che l’art. 95, comma 6, c.p.a. stabilisce che « ai giudizi di impugnazione non si applica l’articolo 23, comma 1 », che prevede la possibilità di difesa personale delle parti, tra l’altro, nei giudizi in materia di accesso, così escludendo in maniera tassativa la possibilità di difesa personale delle parti nei giudizi in materia di accessodavanti al Consiglio di Stato.2. Non è irragionevole la previsione del codice del processo amministrativo, in base alla quale per i giudizi davanti al Consiglio di Stato è obbligatorio, anche per i giudizi in materia di accesso agli atti amministrativi, il ministero di un avvocato ammesso al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori, atteso che il giudizio sull’accesso agli atti amministrativi verte su profili squisitamente tecnici, relativi alla ostensibilità (o meno) di documenti amministrativi. 3. La previsione del codice del processo amministrativo, in base alla quale per i giudizi davanti al Consiglio di Stato è obbligatorio, anche per i giudizi in materia di accesso agli atti amministrativi, il ministero di un avvocato ammesso al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori, non lede il diritto di difesa, atteso che esso si caratterizza come diritto alla difesa tecnica, che si realizza mediante la presenza di un difensore dotato dei necessari requisiti di preparazione tecnico - giuridica, in grado di interloquire con le controparti e con il giudice, di modo che le ipotesi di difesa “personale” devono essere considerate, nel nostro ordinamento, eccezioni, proprio in considerazione della natura inviolabile del diritto di difesa e del principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV - SENTENZA 14 aprile 2010, n.2093
2. La legge n. 241 del 1990 e il d.lgs. n. 196 del 1993 non hanno introdotto “zone franche” ove non rilevi il principio di trasparenza dell’azione amministrativa, attuativo dei valori espressi dall’art. 97 della Costituzione, applicabile anche per l’attività degli “organi dell’amministrazione della giustizia”.
3. Anche per gli aspetti organizzativi degli uffici giudiziari, la normativa sull’accesso mira a rendere visibile una “casa di vetro”, all’interno della quale gli utenti del servizio giustizia possono verificare se gli atti – anche quelli dell’organi di autogoverno aventi come destinatari diretti i magistrati e come destinatari indiretti le parti dei giudizi di cui essi siano incaricati – risultino rispettosi dei principi di efficienza e del buon andamento desumibili dall’art. 97 della Costituzione.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - ORDINANZA 27 gennaio 2010, n.1629
1. La richiesta di copia delle sentenze non può essere riferita al paradigma di cui alla L. n. 241 del 1990, art. 22, che è inteso a garantire invece la trasparenza e la imparzialità dell'azione della attività amministrativa rispetto ai soggetti che siano interessati alla tutela di specifiche situazioni giuridiche. Diversamente, la richiesta di copia delle sentenze è diretta soltanto a conoscere il contenuto degli atti richiesti per ragioni di carattere informativo.2. Ogni cittadino ha il diritto di ottenere copia degli atti detenuti per lui da un soggetto (notai, cancellieri, conservatori di registri, ecc.), cui la legge attribuisce la qualifica di pubblico depositario, nel senso che detiene non (soltanto) persè (per l'esercizio di una pubblica funzione) ma (anche) per il pubblico, salvo che sussistano impedimenti previsti dalla legge (art. 476 c.p.c., art. 698 c.p.c., comma 3, tutela della privacy, ecc.), la cui tutela deve essere azionata dinanzi al giudice ordinario.
ACCESSO AGLI ATTI DI ABILITAZIONE EDILIZIA
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 14 maggio 2010, n.2966
Al proprietario del fondo vicino a quello su cui siano state realizzate nuove opere spetta il diritto di accesso a tutti gli atti abilitativi edilizi quando faccia valere l’interesse ad accertare il rispetto delle previsioni urbanistiche. Tale posizione, in quanto qualificata e differenziata e non meramente emulativa o preordinata ad un controllo generalizzato dell’azione amministrativa, basta ai sensi dell’art. 22 della L. n. 241 del 1990 a legittimare il diritto di accesso alla documentazione amministrativa richiesta.
Il diritto d’accesso nelle gare d’appalto : la tutela della riservatezza aziendale.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III - SENTENZA 16 maggio 2012, n.2812Va negato l’accesso ai documenti di una gara d’appalto a un’impresa che non ha partecipato alla procedura, non avendo la medesima fornito sufficienti elementi a dimostrazione della propria posizione differenziata, o di essere portatrice di un interesse diretto, concreto e attuale, a ottenere gli atti richiesti in ostensione, non essendo sufficiente la mera qualità di operatore del settore declinata unitamente alla possibilità di azioni giudiziarie ipotetiche e astratte.
A)Applicabilità della disciplina del diritto d'accesso agli acquisti in economia
1)Sussiste il diritto della ditta partecipante ad una gara di appalto di forniture di ottenere copia degli atti relativi all'acquisto dei medesimi prodotti effettuato dalla p.a. in economia?
1) Sussiste il diritto della ditta partecipante ad una gara di appalto di forniture di ottenere copia degli atti relativi all'acquisto dei medesimi prodotti effettuato dalla p.a. in economia. Infatti secondo il disposto dell'art. 125, comma 11, codice appalti , la procedura in economia deve essere svolta nel rispetto dei principi di trasparenza, rotazione, parità di trattamento, previa consultazione di almeno cinque operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei. Ebbene, tali soggetti idonei hanno un interesse a verificare che i criteri di cui al citato comma 11 siano stati osservati e cioè è sufficiente per fondare un diritto all' accesso agli atti.
Tar Lombardia, Milano, Sez. IV, 21 settembre 2011, n. 2264.
Limiti al differimento della disciplina del diritto di accesso.
1) E' legittimo il provvedimento che differisce all'aggiudicazione definitiva l'accesso ai verbali della commissione giudicatrice sulle risultanze della procedura di dichiarazione di anomalia dell'offerta?
1) Ai sensi dell'art. 13 comma 2 lett. c-bis), d. lg. 12 aprile 2006 n. 163 è legittimo il provvedimento che differisce all'aggiudicazione definitiva l'accesso ai verbali della commissione giudicatrice sulle risultanze della procedura di dichiarazione di anomalia dell'offerta, trattandosi di prescrizione che, da un lato, trova logica giustificazione nell'esigenza che la commissione proceda alla valutazione delle offerte senza possibili turbative, che potrebbero derivare dalla conoscenza, all'esterno, delle valutazioni adottate prima della conclusione del procedimento e che, d'altro lato, non comprime la tutela degli interessati, perché riguarda atti endoprocedimentali, non autonomamente impugnabili.
Cons. St. Sez. V, 1 settembre 2011, n. 4905.
a) Limiti al divieto di divulgazione di cui alle lettere c) e c) bis dell'art. 13 comma 2.
1) Fino a quando ha validità il divieto di divulgazione dei dati contenenti le offerte ?
1) Ai sensi dell'art. 13 comma 2, lett. c) e c-bis), Codice dei contratti pubblici, una volta intervenuta l'aggiudicazione provvisoria, non sussiste un divieto legale di divulgare i dati concernenti le offerte (e cioè: documentazione amministrativa, tecnica, offerta economica e tecnica) presentate dai concorrenti. Mentre, non risultano ostensibili per mancanza di definitività dell'aggiudicazione, ai sensi della lettera c-bis) gli atti attraverso i quali si è svolta la procedura di verifica dell'anomalia dell'offerta.
Tar Sicilia, Catania, Sez. I, 7 aprile 2011, n. 812.
1) Quali sono i limiti del diritto di accesso agli atti di gara giustificati da ragioni di tutela del knowhow industriale?
1) A fronte dell'istanza di accesso agli atti su una procedura di gara per l'affidamento di un appalto pubblico motivata con la necessità di tutelare i propri interessi in sede giudiziale, laddove manchi una esplicita e comprovata denuncia della violazione del segreto industriale o commerciale custodito negli atti di gara, il diritto di accesso non può subire limitazioni.
Tar Sicilia, Catania, Sez. I, 7 aprile 2011, n. 812
1) Quali sono le ipotesi di differimento all'accesso previste dall'art. 13 ?
2) Quali sono i rapporti tra la disciplina contenuta nell'art. 13 e quella contenuta nell'art.79 del D.lgs. n. 163/2006?
1) L’art 13 del D. Lgs. n.163/06, al co. 2, prevede specifiche ipotesi di differimento dell’accesso; in particolare, alla lett. c), in relazione alle offerte, dispone il differimento fino all’approvazione dell’aggiudicazione e alla lett c)-bis, in relazione alla verifica di anomalia dell’offerta, dispone il differimento fino all’aggiudicazione definitiva. (lett. aggiunta dall’art. 2 del D. Lgs. n. 152/08). Il co. 3 del cit. art. 13 prevede, inoltre, che gli atti di cui al co. 2, “fino ai termini ivi previsti non possono essere comunicati a terzi o resi in qualsiasi altro modo noti”. Tali previsioni risultano avere un contenuto precettivo generale e non derogabile, come si deduce anche dal fatto che il cit. art 13, al co. 3, dispone che gli atti richiamati non possono essere resi “in qualsiasi altro modo noti”, mentre le possibilità di deroga alle prescrizioni in esso contenute ( v. co. 6 in riferimento al co. 5, lett. a) e b)) sono specificamente individuate.
2) Le disposizioni di cui all'art. 13, d.lgs. n. 163 del 2006, trovano logica giustificazione nell’esigenza che la Commissione proceda alla valutazione delle offerte senza possibili turbative, che potrebbero derivare dalla conoscenza, all’esterno, delle valutazioni adottate prima della conclusione del procedimento; il differimento, poi, non comprime la tutela degli interessati, perché riguarda atti endoprocedimentali, non autonomamente impugnabili.
Cons. St., Sez. V, 1 settembre 2011, n.49051
2)Le disposizioni recate dall’art. 13, d.lgs. n. 163 del 2006, non possono risentire di effetti derogatori procurati dall’art. 79 del d.lgs. n. 163/06, che disciplina l’obbligo di informazione sui mancati inviti, le esclusioni e le aggiudicazioni. Tale norma, pur avendo la finalità di favorire l’ accesso ai vari atti, anche parziali, del procedimento, fa salvi i provvedimenti di esclusione o di differimento dell’accesso, adottati ai sensi dell’art. 13 cit., come può dedursi anche dal co. 5 quaterdello stesso art 79, introdotto dall’art 2 del d.lgs. n. 53 del 2010. L’accesso agli atti, pur se presentati dallo stesso ricorrente, non può, fino al momento dell’aggiudicazione, estendersi al contenuto delle valutazioni della Commissione in ordine alla verifica delle anomalie.
Cons. St., Sez. V, 1 settembre 2011, n.49051.
Può considerarsi accesso agli atti la sola visione del documento di gara?
E’ illegittimo il mero e generico invito con il quale la stazione appaltante consente ad un concorrente ad una gara di appalto di prendere soltanto visione degli atti di gara, nel caso in cui, con l’istanza ostensiva, il concorrente stesso abbia avanzato espressa richiesta di ottenere copia di alcuni ben individuati atti della procedura di evidenza pubblica; infatti, poiché l’accesso agli atti può essere esercitato con diverse modalità (visione ed estrazione di copia, ovvero mediante rilascio di copia), avendo l’accedente optato per la modalità di rilascio di copia, l’amministrazione è tenuta a rilasciare copia degli atti, indicando la somma dovuta per ottenerla, non essendo nella sua disponibilità scegliere altra modalità di esecuzione.
Cons. St. Sez. V, 25 maggio 2012, n. 3079
1) Quale la natura del diritto di accesso?
2) A chi è consentito il diritto di accesso agli atti di gara?
1)In base all’orientamento dell’Adunanza Plenaria, deve procedersi ad una vera e propria "declassificazione" del diritto di accesso, non più da ritenere posizione sostanziale autonoma (non fornendo essa "utilità finali"), ma solamente un potere di natura procedimentale, avente finalità strumentali di tutela di posizioni sostanziali propriamente dette, sia di diritto soggettivo, sia di interesse legittimo. Se è vero infatti che la legge si esprime in termini di "diritto di accesso", è altrettanto vero come di tale espressione deve essere sottolineato l’uso affatto atecnico; e ciò in quanto è ben evidente la "strumentalità" dell’accesso collegato alla "tutela di situazioni giuridicamente rilevanti", come si evinceva dal precedente testo dell’art. 22 l. n. 241/1990, ed ora dalla definizione dei soggetti "interessati", contenuta nel medesimo articolo. 2) L’accesso agli atti delle procedure concorsuali e di gara è consentito soltanto a coloro ai quali gli atti stessi direttamente o indirettamente si rivolgono e che se ne possono avvalere per la tutela di una posizione soggettiva, la quale non può identificarsi con il generico e indistinto interesse al buon andamento amministrativo. Pertanto, una società che non ha partecipato alla gara, non ha titolo ad accedere agli atti della relativa procedura.
Cons. St. Sez. IV 22 maggio 2012, n. 2974
Legittimazione all'accesso
Può presentare istanza di accesso un soggetto che non ha partecipato alla gara?
Non sussiste in capo ad una ditta che non ha partecipato ad una gara di appalto di forniture sanitarie, di accedere agli atti della gara stessa e, segnatamente, agli atti e alle comunicazioni con cui la stazione appaltante avrebbe consentito alle aziende sanitarie di effettuare ordinativi, alle delibere di adesione da parte delle aziende sanitarie, agli ordinativi effettuati dalle aziende, alle risposte e ai riscontri della stazione appaltante, al fine di acclarare - in vista di una eventuale tutela giudiziaria della propria posizione di operatore del settore - se la P.A., ampliando successivamente l’oggetto ed i beneficiari delle forniture, rispetto a quanto espressamente ed originariamente previsto dalla lexspecialis, abbia finito per eludere l’obbligo di indire una nuova gara; in tal caso, infatti, deve ritenersi che la ditta accedente non abbia fornito sufficienti elementi a dimostrazione della propria posizione differenziata, ovvero di essere portatrice di un "interesse diretto, concreto e attuale", ad ottenere gli atti richiesti in ostensione, non essendo sufficiente a tal fine la mera qualità di operatore del settore declinata unitamente (ed unicamente) alla possibilità di azioni giudiziarie del tutto ipotetiche ed astratte.
Cons. St. Sez.III 16 maggio 2012, n. 2812
Tutela della privacy aziendale
1) A quali condizioni può proposi istanza di accesso in corso di causa?
2) E' possibile al fine di negare il diritto di accesso alla documentazione di gara relativa alle offerte opporre il fatto che si tratta di offerte concernenti opere dell’ingegno coperte da brevetto?
1) Nelle more della decisione di un ricorso avverso l’aggiudicazione definitiva di una gara di appalto, può essere accolta la domanda di esibizione documentale in pendenza di giudizio, tendente ad ottenere la documentazione afferente all’offerta tecnica delle imprese controinteressate. atteso che, una volta conclusasi la procedura concorsuale, i documenti prodotti dalle ditte partecipanti assumono rilevanza esterna, in quanto la documentazione prodotta ai fini della partecipazione ad una gara di appalto indetta dalla pubblica amministrazione esce dalla sfera esclusiva delle imprese per formare oggetto di valutazione comparativa, essendo versata in un procedimento caratterizzato dai principi di concorsualità e trasparenza; in buona sostanza, in presenza di una procedura competitiva, la partecipazione alla medesima depotenzia implicitamente il diritto alla riservatezza. 2) Il diritto di accesso in corso di causa alla documentazione afferente all’offerta tecnica delle imprese non può essere escluso nel caso in cui si opponga che si tratta di opere dell’ingegno coperte da brevetto, atteso che in ogni caso l’art. 13, comma 6, del Codice dei contratti pubblici dispone testualmente che "In relazione all'ipotesi di cui al comma 5, lettere a) e b) [informazioni racchiuse nelle offerte presentate] è comunque consentito l'accesso al concorrente che lo chieda in vista della difesa in giudizio dei propri interessi in relazione alla procedura di affidamento del contratto nell'ambito della quale viene formulata la richiesta di accesso".
Tar Lombardia - Brescia Sez. II - ordinanza 15 marzo 2012, n. 131
Accesso alla documentazione relativa alla fase contrattuale.
E' possibile esercitare il diritto di accesso anche sul contratto di appalto e sulla documentazione attinente alla fase esecutiva dell’appalto stesso?
Una impresa che ha partecipato ad una gara di appalto ha diritto di prendere visione e di estrarre copia del contratto di appalto stipulato dall'impresa aggiudicataria, dovendo tale contratto corrispondere puntualmente a quanto oggetto di aggiudicazione, con lesione, in caso contrario, dell’interesse protetto dei partecipanti ad una gara di appalto alla sua corretta conclusione, tenuto conto anche della fase strettamente consequenziale (accordo contrattuale conforme al capitolato, posto come base di gara e all’offerta risultata migliore); il medesimo soggetto non può, invece, attivare forme di supervisione dell'attività, che sospetta inefficiente o inefficace, o di cui si vuole verificare in via generale la legittimità, concernente la fase esecutiva dell’appalto. In senso preclusivo dispone, del resto, formalmente la norma di chiusura di cui all’art. 24, comma 3, della l. n. 241 del 1990, in base al quale "non sono ammissibili istanze di accesso, preordinate ad un controllo generalizzato delle pubbliche amministrazioni".
Cons. St. Sez. VI 12 marzo 2012, n. 1402
Poteri del giudice in materia di actio ad esibendum
1) Qual è la natura giuridica del diritto di accesso?
2) Quali i poteri esercitabili in materia dal giudice amministrativo?
3) Esiste l'interesse ad accedere al D.U.R.C. al fine di dimostrarne la falsità in giudizio.?
1)L’accesso agli atti amministrativi è oggetto di un diritto soggettivo di cui il giudice amministrativo conosce in sede di giurisdizione esclusiva.
2) Il giudizio ha per oggetto la verifica della spettanza o meno del diritto di accesso, piuttosto che la verifica della sussistenza o meno di vizi di legittimità dell’atto amministrativo. Infatti, il giudice può ordinare l’esibizione dei documenti richiesti, così sostituendosi all’amministrazione e ordinandole un facere pubblicistico, solo se ne sussistono i presupposti (art. 116, comma 4, cod. proc. amm.). Il che implica che, al di là degli specifici vizi e della specifica motivazione dell’atto amministrativo di diniego dell’accesso, deve verificare se sussistono o meno i presupposti dell’accesso, potendo pertanto negarlo anche per motivi diversi da quelli indicati dal provvedimento amministrativo. Sicché il giudice può anche ravvisare motivi ostativi all’accesso diversi da quelli opposti dall’amministrazione.
3) Non sussiste l’interesse ad accedere ad un documento unico di regolarità contributiva (DURC) per acquisire elementi difensivi per il giudizio davanti al giudice amministrativo contro l’aggiudicazione dell’appalto, atteso che il DURC rappresenta un documento necessario e sufficiente, dalle cui risultanze l’Amministrazione non si può discostare, per cui è del tutto irrilevante, ai fini della gara di appalto e del conseguente contenzioso, andare a verificare la veridicità dei documenti posti a fondamento del DURC medesimo. Se del caso, la falsità di tali documenti potrebbe rilevare in un diverso giudizio di risarcimento del danno tra privati, ma non nel giudizio amministrativo, in difetto di querela di falso.
Cons. St. Sez. VI 19 gennaio 2012, n. 201
Limiti all'accesso.
1) Quali i limiti dell'esclusione dall'accesso agli atti di gara nel caso in cui le informazioni fornite dagli offerenti costituiscano, secondo motivata e comprovata dichiarazione dell’offerente, segreti tecnici o commerciali?
1) L’art. 13, comma 5, lett. a) del d.lgs. n. 163 del 2006, nell'escludere dal diritto di accesso agli atti di gara le informazioni fornite nell’ambito dell’offerta ovvero a giustificazione della medesima, che costituiscono, secondo motivata e comprovata dichiarazione dell’offerente, segreti tecnici o commerciali, costituisce un’ipotesi di speciale deroga rispetto alla disciplina di cui alla legge n. 241 del 1990, da applicare esclusivamente nei casi in cui l’accesso sia inibito in ragione della tutela di segreti tecnici o commerciali motivatamente evidenziati dall’offerente in sede di presentazione dell’offerta (1). La tutela del segreto trova un limite, tuttavia, ai sensi del comma 6 dello stesso articolo, in vista della difesa in giudizio degli interessi del richiedente in relazione alla procedura di affidamento del contratto nell’ambito del quale viene formulata l’istanza di accesso. Nel caso in cui le informazioni fornite nell’ambito dell’offerta ovvero a giustificazione della medesima, costituiscano segreti tecnici o commerciali, l'accesso alle informazioni stesse è eccezionalmente consentito ed è strettamente collegato alla sola esigenza di difesa in giudizio; ciò presuppone un accurato controllo in ordine alla effettiva utilità della documentazione richiesta, alla stregua di una prova di resistenza e non può prescindere dalle eventuali preclusioni processuali in cui sia incorso il richiedente.
E’ legittimo il diniego di accesso alle informazioni fornite nell’ambito dell’offerta che costituiscono, secondo motivata e comprovata dichiarazione dell’offerente, segreti tecnici o commerciali, nel caso in cui l’istanza ostensiva sia stata avanzata da una ditta esclusa dalla gara stessa, perché la relativa offerta è stata dichiarata complessivamente inaffidabile, ex art. 88 comma 7, d.lgs. n. 163 del 2006; infatti, in tal caso, in considerazione delle ragioni poste a base della esclusione, non può ritenersi sussistente alcun interesse della ditta accedente attinente alla difesa nel giudizio avverso l’aggiudicazione disposta dalla stazione appaltante in favore della ditta.
Cons. St. Sez. V 30 dicembre 2011, n. 6996
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 1 settembre 2011, n.4905MASSIMA1. L’art 13 del D.Lgs n.163/06, al co. 2, prevede specifiche ipotesi di differimento dell’accesso; in particolare, alla lett. c), in relazione alle offerte, dispone il differimento fino all’approvazione dell’aggiudicazione e alla lett c)-bis, in relazione alla verifica di anomalia dell’offerta, dispone il differimento fino all’aggiudicazione definitiva. (lett. aggiunta dall’art. 2 del D.Lgs. n. 152/08). Il co. 3 del cit. art. 13 prevede, inoltre, che gli atti di cui al co. 2, “fino ai termini ivi previsti non possono essere comunicati a terzi o resi in qualsiasi altro modo noti”. Tali previsioni risultano avere un contenuto precettivo generale e non derogabile, come si deduce anche dal fatto che il cit. art 13, al co. 3, dispone che gli atti richiamati non possono essere resi “in qualsiasi altro modo noti”, mentre le possibilità di deroga alle prescrizioni in esso contenute ( v. co. 6 in riferimento al co. 5, lett. a) e b)) sono specificamente individuate.2. Le disposizioni di cui all'art. 13, d.lgs. n. 163 del 2006, trovano logica giustificazione nell’esigenza che la Commissione proceda alla valutazione delle offerte senza possibili turbative, che potrebbero derivare dalla conoscenza, all’esterno, delle valutazioni adottate prima della conclusione del procedimento; il differimento, poi, non comprime la tutela degli interessati, perché riguarda atti endoprocedimentali, non autonomamente impugnabili.3. Le disposizioni recate dall’art. 13, d.lgs. n. 163 del 2006, non possono risentire di effetti derogatori procurati dall’art. 79 del d.lgs. n. 163/06, che disciplina l’obbligo di informazione sui mancati inviti, le esclusioni e le aggiudicazioni. Tale norma, pur avendo la finalità di favorire l’accesso ai vari atti, anche parziali, del procedimento, fa salvi i provvedimenti di esclusione o di differimento dell’accesso, adottati ai sensi dell’art. 13 cit., come può dedursi anche dal co. 5 quater dello stesso art 79, introdotto dall’art 2 del d.lgs. n. 53 del 2010. L’accesso agli atti, pur se presentati dallo stesso ricorrente, non può, fino al momento dell’aggiudicazione, estendersi al contenuto delle valutazioni della Commissione in ordine alla verifica delle anomalie.
ACCESSO AI PARERI LEGALICONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - SENTENZA 30 settembre 2010, n.72371. Nell’ambito dei segreti sottratti all’accesso ai documenti, rientrano gli atti redatti dai legali e dai professionisti in relazione a specifici rapporti di consulenza con l’Amministrazione, trattandosi di un segreto che gode di una tutela qualificata, dimostrata dalla specifica previsione degli articoli 622 del codice penale e 200 del codice di procedura penale. La previsione contenuta nell’art. 2 del DPCM 26 gennaio 1996, n. 200, mira proprio a definire con chiarezza il rapporto tra accesso e segreto professionale, fissando una regola che appare sostanzialmente ricognitiva dei principi applicabili in questa materia, anche al di fuori dell’ambito della difesa erariale.2. Quando il ricorso alla consulenza legale esterna si inserisce nell’ambito di un’apposita istruttoria procedimentale, nel senso che il parere è richiesto al professionista con l’espressa indicazione della sua funzione endoprocedimentale ed è poi richiamato nella motivazione dell’atto finale, la consulenza legale, pur traendo origine da un rapporto privatistico, normalmente caratterizzato dalla riservatezza della relazione tra professionista e cliente, è soggetto all’accesso, perché oggettivamente correlato ad un procedimento amministrativo.3. Allorché la consulenza legale esterna si manifesti dopo l’avvio di un procedimento contenzioso oppure dopo l’inizio di tipiche attività precontenziose e l’Amministrazione si rivolga ad un professionista di fiducia, al fine di definire la propria strategia difensiva, il parere del legale non è affatto destinato a sfociare in una determinazione amministrativa finale, ma mira a fornire all’ente pubblico tutti gli elementi tecnico–giuridici utili per tutelare i propri interessi; in tal caso le consulenze legali restano caratterizzate dalla riservatezza, che mira a tutelare non soltanto l’opera intellettuale del legale, ma anche la stessa posizione dell’Amministrazione, la quale, esercitando il proprio diritto di difesa, protetto costituzionalmente, deve poter fruire di una tutela non inferiore a quella di qualsiasi altro soggetto dell’ordinamento.4. Il principio della riservatezza della consulenza legale si manifesta pure nelle ipotesi in cui la richiesta del parere intervenga in una fase intermedia, successiva alla definizione del rapporto amministrativo all’esito del procedimento, ma precedente l’instaurazione di un giudizio o l’avvio dell’eventuale procedimento precontenzioso, perché, pure in tali casi, il ricorso alla consulenza legale persegue lo scopo di consentire all’Amministrazione di articolare le proprie strategie difensive, in ordine ad un lite che, pur non essendo ancora in atto, può considerarsi quanto meno potenziale; il che avviene, in particolare, quando il soggetto interessato chiede all’Amministrazione l’adempimento di una obbligazione, o quando, in linea più generale, la parte interessata domanda all’Amministrazione l’adozione di comportamenti materiali, giuridici o provvedimentali, intesi a porre rimedio ad una situazione che si assume illegittima od illecita.
TAR PUGLIA di BARI - SENTENZA 17 maggio 2010, n.19031. Sono sottratti all’accesso i pareri legali resi da professionisti esterni allo scopo di definire la strategia difensiva dell’Amministrazione, rispetto ad un contenzioso già in essere ovvero imminente, mentre deve essere consentita, a chi vi abbia interesse, la conoscenza dei pareri legali utilizzati dall’Amministrazione nell’ambito della normale istruttoria procedimentale.2. L'interpretazione formatasi sull'accesso ai pareri legali deve essere estesa alle ipotesi in cui l’interessato reclami la visione di pareri e perizie di carattere tecnico, redatte non da avvocati ma da professionisti tecnici (ingegneri, architetti, etc.), essendo identica la ratio, quando l’attività di consulenza sia comunque strumentale alla predisposizione della difesa in giudizio.
Accesso alle informazioni in materia ambientale
Art.3 Accesso all'informazione ambientale su richiesta
2. Fatto salvo quanto stabilito all'articolo 5 e tenuto conto del termine eventualmente specificato dal richiedente, l'autorità pubblica mette a disposizione del richiedente l'informazione ambientale quanto prima possibile e, comunque, entro 30 giorni dalla data del ricevimento della richiesta ovvero entro 60 giorni dalla stessa data nel caso in cui l'entità e la complessità della richiesta sono tali da non consentire di soddisfarla entro il predetto termine di 30 giorni. In tale ultimo caso l'autorità pubblica informa tempestivamente e, comunque, entro il predetto termine di 30 giorni il richiedente della proroga e dei motivi che la giustificano.
3. Nel caso in cui la richiesta d'accesso e' formulata in maniera eccessivamente generica l'autorità pubblica può chiedere al richiedente, al più presto e, comunque, entro 30 giorni dalla data del ricevimento della richiesta stessa, di specificare i dati da mettere a disposizione, prestandogli, a tale scopo, la propria collaborazione, anche attraverso la fornitura di informazioni sull'uso dei cataloghi pubblici di cui all'articolo 4, comma 1, ovvero può, se lo ritiene opportuno, respingere la richiesta, ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera c).
4. Nel caso in cui l'informazione ambientale e' richiesta in una forma o in un formato specifico, ivi compresa la riproduzione di documenti, l'autorità pubblica la mette a disposizione nei modi richiesti, eccetto nel caso in cui:
a) l'informazione e' già disponibile al pubblico in altra forma o formato, a norma dell'articolo 8, e facilmente accessibile per il richiedente;
b) e' ragionevole per l'autorità pubblica renderla disponibile in altra forma o formato.
Tar Calabria, Reggio Calabria, 14 gennaio 2009, n. 18.
Ai sensi dell’art. 3 del decreto legislativo 195/2005, l’informazione ambientale, ovvero “qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra forma materiale concernente, tra l’altro, lo stato degli elementi dell'ambiente, quali l'aria, l'atmosfera, l'acqua, il suolo, il territorio, etc.” (art. 2, d. lgs. cit.), prescinde dall’individuazione di uno specifico interesse in capo al richiedente.
Ai sensi dell’art. 3 cit., un cittadino, che ha stipulato un contratto di somministrazione di acqua potabile con un ente locale, ha il diritto, con riguardo alla sua utenza, di accedere agli atti concernenti l’analisi delle acque effettuata dall’ente medesimo al fine di verificare se siano salubri e pulite.
Consiglio di Stato sez. V 25 maggio 2012 n. 3079
L’accesso agli atti può essere esercitato con diverse modalità (visione ed estrazione di copia, ovvero mediante rilascio di copia): pertanto, ove il richiedente opti per la modalità di rilascio di copia, l’amministrazione è tenuta a rilasciare copia degli atti indicando la somma dovuta per ottenere la copia, non essendo nella sua disponibilità scegliere altra modalità di esecuzione.
NATURA GIURIDICADEL DIRITTO DI ACCESSO
Consiglio di Stato sez. IV 22 maggio 2012 n. 2974
Il "diritto di accesso" rappresenta una situazione soggettiva che, più che fornire utilità finali (caratteristica da riconoscere, oramai, non solo ai diritti soggettivi ma anche agli interessi legittimi), risulta caratterizzata per il fatto di offrire al titolare dell'interesse poteri di natura procedimentale volti in senso strumentale alla tutela di un interesse giuridicamente rilevante (diritti o interessi).
Consiglio di Stato sez. IV 22 maggio 2012 n. 2974La strumentalità del diritto di accesso nega, a tutta evidenza, la sostenibilità di una pur sostenuta "autonomia" della posizione, laddove l'inerenza del documento alla posizione giuridica sostanziale preesistente fonda l'interesse concreto e differenziato della parte che richiede i documenti.
ACCESSO AI PARERI LEGALI
T.A.R. Catanzaro Calabria sez. II 22 maggio 2012 n. 497Anche gli atti interni al procedimento, compresi i pareri emessi, sono soggetti al diritto di accesso degli interessati, atteso che, ai sensi dell'art. 22 l. 7 agosto 1990, n. 241, è accessibile ogni atto formato dall'amministrazione o comunque utilizzato ai fini della sua attività amministrativa.
T.A.R. Salerno Campania sez. I 17 maggio 2012 n. 935Con riferimento ai rapporti tra diritto di accesso e tutela della riservatezza, la nuova disciplina contenuta nell'art. 24, l. 241/1990, come sostituito dall'art. 16, l. 15/2005, appresta al primo una tutela più ampia che in passato, sotto due distinti profili: innanzitutto, l'individuazione dei casi in cui l' accesso può essere escluso per ragioni, tra l'altro, di riservatezza, può aver luogo solo con il regolamento governativo (co. 6, lett. d), mentre alle singole amministrazioni viene sottratta ogni potestà d'intervento in materia; in secondo luogo, mentre nell'originaria versione dell'art. 24, secondo quanto prevedeva il co. 2, lett. d), l' accesso ai documenti riservati era limitato alla sola visione degli atti amministrativi necessari alla cura dei propri interessi, nell'attuale versione dell'art. 24, tale previsione è stata sostituita dal nuovo co. 7, ai sensi del quale deve comunque essere garantito ai richiedenti l' accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici; in sostanza, la tutela dell'istante, prima limitata alla visione degli atti, viene ora estesa all'onnicomprensivo concetto di " accesso ", che secondo la definizione contenuta nell'art. 22 co. 1, lett. a), l. 241/1990 include sia la visione degli atti che l'estrazione di copia.
T.A.R. Roma Lazio sez. III 15 maggio 2012 n. 4381
Non solo l'attività puramente autoritativa, ma tutta l'attività funzionale alla cura di interessi pubblici è sottoposta all'obbligo di trasparenza e di conoscibilità da parte degli interessati, inclusi gli atti disciplinati dal diritto privato.
T.A.R. Roma Lazio sez. III 15 maggio 2012 n. 4381Il diritto di accesso costituisce un'indefettibile tutela accessoria per la parte più debole del rapporto che intercorre tra Amministrazione ed amministrati e presuppone - come nel caso di specie - che il titolare dell'interesse qualificato non abbia altra possibilità per accedere ai documenti amministrativi, per cui, fatta salva la tutela dei terzi interessati, non è consentito ostacolarne l'esercizio, opponendo in proposito la legittimità dell'operato nell'ambito dei rapporti sottostanti agli atti oggetto di richiesta.
T.A.R. Pescara Abruzzo sez. I 07 maggio 2012 n. 190
In base all'art. 43, comma 2, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267, i consiglieri comunali (ivi inclusi ovviamente quelli di minoranza) hanno un diritto di accesso incondizionato a tutti gli atti che possano essere "utili" all'espletamento del loro mandato, anche al fine di permettere di valutare con piena cognizione la correttezza e l'efficacia dell'operato dell'Amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del Consiglio e per promuovere, anche nell'ambito del Consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale. Pertanto, al consigliere comunale non può essere opposto alcun diniego (salvo casi eccezionali e contingenti, da motivare puntualmente e adeguatamente, e salvo il caso - da dimostrare - che lo stesso agisca per interesse personale), determinandosi altrimenti un illegittimo ostacolo al concreto esercizio della sua funzione, che è quella di verificare che il sindaco e la giunta municipale esercitino correttamente la loro funzione.
Nessuna limitazione può derivare al diritto d'accesso del consigliere comunale agli atti del Comune, qualunque sia il loro destinatario, dall'eventuale natura riservata delle informazioni richieste, essendo il consigliere vincolato al segreto d'ufficio; fermo restando che anche tali richieste sono soggette al rispetto di alcune forme e modalità, quali l'allegazione della qualità di consigliere comunale e la formulazione dell'istanza in maniera specifica e dettagliata, recando l'esatta indicazione degli estremi identificativi degli atti e dei documenti o, qualora siano ignoti tali estremi, almeno degli elementi che consentano l'individuazione dell'oggetto dell'accesso.
Consiglio di Stato sez. III 04 maggio 2012 n. 2559
L’esercizio del diritto di accesso da parte del sindacato di polizia ai provvedimenti di assegnazione temporanea di personale incontra limiti per il necessario rispetto dei diritti di riservatezza del personale interessato alle assegnazioni provvisorie e sussiste solo limitatamente alla posizione dei controinteressati intimati. Tale diritto inoltre deve essere ulteriormente circoscritto in quanto l’Amministrazione è tenuta ad adempiere all'accesso nei limiti e con modalità tali che consentano di rispettare il diritto alla riservatezza delle persone interessate per i dati da considerare sensibili alla stregua di quanto previsto dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali.
Le organizzazioni sindacali sono legittimate ad azionare il diritto di accesso , sia iure proprio, sia a tutela di interessi giuridicamente rilevanti della categoria rappresentata, purché esso non configuri una forma di preventivo e generalizzato controllo dell'intera attività dell'Amministrazione datrice di lavoro.
T.A.R. Bari Puglia sez. II 02 maggio 2012 n. 872
Anche se il diritto di accesso è preordinato - ai sensi dell'art. 22, l. n. 241/1990 e s.m.i. - ad assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa e a favorirne lo svolgimento imparziale, è indubbio che l'accesso è consentito soltanto a coloro ai quali gli atti stessi, direttamente o indirettamente si rivolgono, e che se ne possano eventualmente avvalere per la tutela di una posizione soggettiva. Tale posizione, anche se non deve assumere necessariamente la consistenza di diritto soggettivo o di interesse legittimo, deve essere però giuridicamente tutelata, non potendo identificarsi con il generico ed indistinto interesse di ogni cittadino al buon andamento dell'attività amministrativa.
T.A.R. Bari Puglia sez. II 02 maggio 2012 n. 872La domanda di accesso deve avere un oggetto determinato o quanto meno determinabile e non può essere generica, deve riferirsi a specifici documenti senza necessità di un'attività di elaborazione di dati da parte del soggetto destinatario della richiesta e deve essere finalizzata alla tutela di uno specifico interesse giuridico di cui il richiedente è portatore. Non può essere uno strumento di controllo generalizzato dell'operato della P.A. ovvero del gestore di pubblico servizio nei cui confronti l' accesso viene esercitato e non può assumere il carattere di una indagine o un controllo ispettivo, cui sono ordinariamente preposti organi pubblici. Pertanto, anche se il diritto di accesso è preordinato - ai sensi dell'art. 22, l. n. 241 del 990 e successive modifiche - ad assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa e a favorirne lo svolgimento imparziale, è indubbio che l' accesso è consentito soltanto a coloro ai quali gli atti stessi, direttamente o indirettamente si rivolgono, e che se ne possano eventualmente avvalere per la tutela di una posizione soggettiva. Tale posizione, anche se non deve assumere necessariamente la consistenza di diritto soggettivo o di interesse legittimo, deve essere però giuridicamente tutelata, non potendo identificarsi con il generico ed indistinto interesse di ogni cittadino al buon andamento dell'attività amministrativa.
T.A.R. Bari Puglia sez. II 02 maggio 2012 n. 872Non può essere opposto dall'Università al genitore il diniego di accesso alla certificazione comprovante l'iscrizione della figlia all'Università e gli esami sostenuti con indicazione sia della data di svolgimento che della votazione riportata, senza il consenso della studentessa, atteso che il genitore ha nei confronti della figlia sia pure maggiorenne non solo dei doveri, comprensivi anche dell'obbligo di contribuire alle spese per gli studi universitari, ma anche dei diritti, ivi compreso quello di conoscere anche gli elementi salienti della vita universitaria della figlia, ai sensi dell'art. 30 Cost., che sancisce il diritto - dovere dei genitori di istruire ed educare i figli.
T.A.R. Napoli Campania sez. VI 18 aprile 2012 n. 1768L'interesse giuridicamente rilevante del soggetto che richiede l' accesso può consistere in una qualunque posizione giuridica soggettiva, purché non si tratti del generico ed indistinto interesse di ogni cittadino al buon andamento dell'attività amministrativa. Al fine di riconoscere il diritto all' accesso , accanto a tale interesse deve cioè sussistere, ancorché inteso in senso ampio (quale mezzo utile perla difesa dell'interesse giuridicamente rilevante e non come strumento di prova diretta della lesione di tale interesse), un rapporto di strumentalità tra interesse e documentazione di cui si chiede l'ostensione. Ne consegue che l'interesse all' accesso ai documenti va considerato in astratto, escludendo che possa esservi spazio per l'Amministrazione per compiere apprezzamenti in ordine alla fondatezza o ammissibilità della domanda proponibile.
T.A.R. Napoli Campania sez. VI 18 aprile 2012 n. 1768L' accesso ai documenti amministrativi, in quanto destinato a perseguire interessi generali più ampi della difesa in giudizio, si presenta in modo indipendente dalla tutela giurisdizionale di posizioni giuridiche concrete e può essere esercitato a prescindere dal processo, sia esso già instaurato o da instaurare.
T.A.R. Napoli Campania sez. VI 18 aprile 2012 n. 1768La tutela dell' accesso prevale sulla tutela della riservatezza, salvo che vengano in considerazione dati sensibili o sensibilissimi, nel caso di specie non emergenti e peraltro anche questi destinati a recedere ove la loro ostensione si dimostri funzionale alla difesa in giudizio delle ragioni dell'istante.
T.A.R. Lecce Puglia sez. II 11 aprile 2012 n. 617La domanda di accesso agli atti con la quale si chieda di sapere se una ditta concorrente è in regola con una determinata normativa sottende, in realtà, una generica richiesta di controlli che esula dal raggio di azione del diritto di accesso , normativamente disciplinato; l'istanza di accesso agli atti non può, infatti, tradursi in una richiesta di effettuazione di controlli di natura ispettiva, o anche semplicemente nell'attivazione di una generica potestà di vigilanza da parte dell'ente destinatario, ma deve contenere con sufficiente determinatezza o determinabilità l'indicazione dei documenti o degli atti dei quali occorre garantire l'ostensione anche a fini difensivi dell'accedente.
Cassazione civile sez. III 05 aprile 2012 n. 5525In ipotesi, come nella specie, di trasferimento ex art. 11, comma 1 lett. b), d.lg. n. 196 del 2003 di notizia già di cronaca (nel caso, relativa a vicenda giudiziaria di personaggio politico) nel proprio archivio storico, il titolare dell'organo di informazione (nel caso, la società Rcs Quotidiani s.p.a.) che avvalendosi di un motore di ricerca (nel caso, Google) memorizza la medesima anche nella rete internet è tenuto ad osservare i criteri di proporzionalità, necessità, pertinenza e non eccedenza dell'informazione, avuto riguardo alla finalità che ne consente il lecito trattamento, nonché a garantire la contestualizzazione e l'aggiornamento della notizia già di cronaca oggetto di informazione e di trattamento, a tutela del diritto del soggetto cui i dati pertengono alla propria identità personale o morale nella sua proiezione sociale, nonché a salvaguardia del diritto del cittadino utente di ricevere una completa e corretta informazione, non essendo al riguardo sufficiente le mera generica possibilità di rinvenire all'interno del "mare di internet" ulteriori notizie concernenti il caso di specie, ma richiedendosi, atteso il ravvisato persistente interesse pubblico alla conoscenza della notizia in argomento, la predisposizione di sistema idoneo a segnalare (nel corso o a margine) la sussistenza di un seguito e di uno sviluppo della notizia, e quale esso sia stato (nel caso, dei termini della intervenuta relativa definizione in via giudiziaria), consentendo il rapido ed agevole accesso da parte degli utenti ai fini del relativo adeguato approfondimento, giusta modalità operative stabilite, in mancanza di accordo tra le parti, del giudice di merito.
ACCESSO E TUTELA IN GIUDIZIO
T.A.R. Parma Emilia Romagna sez. I 04 aprile 2012 n. 153Il diritto di accesso ai documenti amministrativi, posto a garanzia della trasparenza e dell'imparzialità della p.a., trova applicazione in ogni tipologia di attività della stessa che, quale detentrice dei documenti amministrativi, purché direttamente riferibili alla tutela di un interesse personale e concreto, non può limitare il diritto di accesso , se non per motivate esigenze di riservatezza; d'altra parte, la necessaria sussistenza di un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento cui si chieda di accedere, non significa che l' accesso sia stato configurato dal legislatore con carattere meramente strumentale rispetto alla difesa in giudizio della situazione sottostante, assumendo invece esso una valenza autonoma, non dipendente dalla sorte del processo principale ma anche dall'eventuale infondatezza o inammissibilità della domanda giudiziale che il richiedente, una volta conosciuti gli atti in questione, potrebbe proporre: nella specie, sussisteva in capo all'istante, parte di un giudizio nonché controinteressato in un procedimento amministrativo, l'interesse all'ostensione di tutti gli atti inerenti all'uso di un capannone edificato in assenza di titolo, stante la reiezione del permesso di costruire a sanatoria.
ACCESSO E MOTIVAZIONE PER RELATIONEM
T.A.R. Napoli Campania sez. VI 02 aprile 2012 n. 1521. La disponibilità dell'atto richiamato per relationem deve essere intesa nel senso che all'interessato deve essere consentito di prenderne visione, di richiederne ed ottenerne copia in base alla normativa sul diritto di accesso ai documenti amministrativi e di chiederne la produzione in giudizio, sicché non sussiste l'obbligo dell'Amministrazione di notificare all'interessato tutti gli atti richiamati nel provvedimento, ma soltanto l'obbligo di indicarne gli estremi e di metterli a disposizione su richiesta dell'interessato. In definitiva, il provvedimento amministrativo preceduto da atti istruttori o da pareri può ritenersi adeguatamente motivato per relationem anche con il mero richiamo ad essi, giacché tale richiamo sottintende l'intenzione dell'autorità emanante di farli propri, assumendoli a causa giustificativa della determinazione adottata, ma a condizione che dal complesso degli atti del procedimento siano evincibili le ragioni giuridiche che supportano la decisione, onde consentire al destinatario di contrastarle con gli strumenti offerti dall'ordinamento e al giudice amministrativo, ove investito della relativa controversia, di sindacarne la fondatezza.
T.A.R. Trieste Friuli Venezia Giulia sez. I 10 maggio 2012 n. 175Sussiste il diritto dell'organizzazione sindacale ad esercitare il diritto di accesso per la cognizione di documenti che possano coinvolgere sia le prerogative del Sindacato quale istituzione esponenziale di una determinata categoria di lavoratori, sia le posizioni di lavoro dei singoli iscritti nel cui interesse e rappresentanza opera l'Associazione. Rileva, infatti, un duplice profilo di legittimazione che consente di azionare il diritto di accesso da parte di Organizzazioni Sindacali sia iure proprio, sia a tutela di interessi giuridicamente rilevati della categoria rappresentata, purché tale pretesa non si traduca in un controllo generalizzato sull'attività della P.A., ovvero si riferisca ad ambiti del tutto diversi dal rapporto di lavoro o trovi innanzi a sé posizioni particolarmente tutelate per ragioni di riservatezza; il che non è nella fattispecie, perché la ricorrente ha richiesto di conoscere un numero ben preciso e limitato di atti, tutti relativi al rapporto di lavoro (anche) dei propri iscritti.
T.A.R. Pescara Abruzzo sez. I 07 maggio 2012 n. 190Tra l'accesso ai documenti dei soggetti interessati di cui agli art. 22 e ss., l. 7 agosto 1990 n. 241, e quello del consigliere comunale di cui all'art. 43, comma 2, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267, sussiste una profonda differenza, poiché il primo è un istituto che consente ai singoli soggetti di conoscere atti e documenti al fine di poter predisporre la tutela delle proprie posizioni soggettive eventualmente lese, mentre il secondo è un istituto giuridico posto al fine di consentire al consigliere comunale di poter esercitare il proprio mandato, verificando e controllando il comportamento degli organi istituzionali decisionali del comune.
T.A.R. Bari Puglia sez. II 02 maggio 2012 n. 872Anche se il diritto di accesso è preordinato - ai sensi dell'art. 22, l. n. 241/1990 e s.m.i. - ad assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa e a favorirne lo svolgimento imparziale, è indubbio che l'accesso è consentito soltanto a coloro ai quali gli atti stessi, direttamente o indirettamente si rivolgono, e che se ne possano eventualmente avvalere per la tutela di una posizione soggettiva. Tale posizione, anche se non deve assumere necessariamente la consistenza di diritto soggettivo o di interesse legittimo, deve essere però giuridicamente tutelata, non potendo identificarsi con il generico ed indistinto interesse di ogni cittadino al buon andamento dell'attività amministrativa.
T.A.R. Lecce Puglia sez. II 08 marzo 2012 n. 453La mancata impugnazione del diniego di accesso nel termine prescritto non consente la reiterabilità dell'istanza, né la conseguente impugnazione del successivo diniego qualora esso sia meramente confermativo del primo, potendo l'interessato riproporre la domanda di accesso e pretendere riscontro alla stessa solo in presenza di fatti nuovi, sopravvenuti o meno, non rappresentati nell'originaria istanza o anche a fronte di una diversa prospettazione dell'interesse giuridicamente rilevante, cioè della posizione che legittima all'accesso.
T.A.R. Bari Puglia sez. II 01 marzo 2012 n. 468Se è vero che, ai fini della decorrenza del termine per l'impugnazione, occorre la conoscenza piena del provvedimento causativo della lesione, è anche vero che la tutela dell'amministrato non può ritenersi operante oltre ogni limite temporale e in base ad elementi puramente esteriori, formali o estemporanei, quali, ad esempio, atti di iniziativa di parte, tra cui richieste di accesso , con la conseguenza inaccettabile che l'attività dell'Amministrazione resterebbe soggetta indefinitamente o per tempi dilatati alla possibilità di impugnazione, la quale invece va fatta valere entro i perentori limiti temporali assegnati dalla legge, sicché il momento iniziale di decorrenza del termine per proporre l'impugnazione deve essere riportato al momento in cui gli interessati hanno avuto piena cognizione degli elementi essenziali dell'atto (autorità emanante, contenuto, oggetto); l'eventuale successiva conoscenza di ulteriori vizi di legittimità, conseguita a seguito dell'esercizio del diritto di accesso , può, al massimo, legittimare la proposizione di motivi aggiunti.
Consiglio di Stato sez. IV 28 febbraio 2012 n. 1162L'interesse scientifico, addotto dall'istante a giustificazione della sua istanza di accesso a determinati documenti, non assurge ad autonoma posizione sostanziale, come tale considerabile ai fini dell'applicazione dell'art. 22, l. 7 agosto 1990 n. 241, e comporta anche ed in primis una verifica da parte del giudice sulla pregressa e documentata attività scientifica dell'istante stesso.
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References: Art. 22

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