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Timestamp: 2020-07-10 19:43:07+00:00

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Il fallimento opera in un regime di spossessamento pieno dell’imprenditore insolvente, laddove in caso di procedura di concordato preventivo i beni dell’imprenditore insolvente o in crisi restano di proprietà dell’imprenditore, sotto la vigilanza degli organi della procedura (c.d. spossessamento attenuato) – Studio Legale Coscarella – Avvocato Vittorio Coscarella – via Antonio Purificato, 18 – Catanzaro – tel. 0961.353080 info@studiolegalecoscarella.it – Consulenze Legali – Stragiudiziale – Giudiziale – Domiciliazioni – News diritto
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La speciale disciplina relativa al fallimento opera in un regime di spossessamento pieno dell’imprenditore insolvente, laddove in caso di procedura di concordato preventivo i beni dell’imprenditore insolvente o in crisi restano di proprietà dell’imprenditore, sotto la vigilanza degli organi della procedura (c.d. spossessamento attenuato). Difatti, il commissario giudiziale (organo della procedura) ha compiti di mera vigilanza e il liquidatore giudiziale, nominato in caso di concordato per cessione dei beni, si occupa della liquidazione dei beni del debitore, senza far venir meno la figura dell’imprenditore o degli organi sociali, che continuano ad essere soggetti passivi degli obblighi tributari e di contabilità. Il liquidatore non ha la legittimazione ad agire o resistere, in relazione ai giudizi, compresi quelli tributari, di accertamento delle ragioni di credito e pagamento dei relativi debiti, ancorché influenti sul riparto che segue le operazioni di liquidazione, potendo, al più, spiegare intervento, in quanto la legittimazione processuale spetta all’imprenditore sottoposto al concordato preventivo.
Cass. civ. Sez. V, 28/05/2020, n. 10108
sul ricorso iscritto al n. 27532/2015 R.G. proposto da:
BANCA IFIS SPA (C.F. (OMISSIS)), quale incorporante di FAST FINANCE SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. MARTELLI MARIO, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’Avv. PASSACANTILLI GIORGIA in Roma, Via Francesco Siacci, 38;
AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia, Sezione Staccata di Lecce n. 1402/24/15 depositata in data 17 giugno 2015 Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 15 ottobre 2019 dal Consigliere D’Aquino Filippo;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale BASILE TOMMASO, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito l’Avv. MARTELLI MARIO per parte ricorrente, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso e l’Avv. ROCCHITTA GIAMMARIO dell’Avvocatura Generale dello Stato per il controricorrente, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Fast Finance SPA, società successivamente incorporata nell’attuale ricorrente, ha impugnato – in qualità di cessionaria del credito IRPEF, derivante da ritenute di acconto sugli interessi attivi relativi alle somme depositate dal concordato preventivo “La Moda del Bottone di M.V.” – il silenzio rifiuto di rimborso del credito, già richiesto a rimborso dalla società cedente Moda del Bottone nella dichiarazione Unico 2005.
La CTP di Lecce ha rigettato il ricorso e la CTR della Puglia, Sezione Staccata di Lecce, con sentenza in data 17 giugno 2015, ha rigettato l’appello della contribuente. Ha rilevato il giudice di appello che l’obbligo di operare le ritenute sugli interessi – previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 26, comma 2, in capo ai sostituti di imposta che siano in procedura concorsuale – deve riguardare un periodo più ampio di quello ordinario concernendo, in particolare, l’intero periodo complessivo della durata della procedura dall’inizio alla chiusura della procedura concorsuale; ha, quindi, concluso il giudice di appello che il recupero di tale credito può avvenire solo all’atto della conclusione della procedura di concordato preventivo, prima del cui evento non può ritenersi sussis ente il requisito della certezza del credito ceduto.
1 – Con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., del (TUIR) D.P.R. n. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 7, 74 (già art. 93), 183 (già art. 124), nonchè del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 5, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto che il periodo di riferimento per ritenere certo e determinabile il credito da ritenute di acconto sia da riferire all’intera durata della procedura concorsuale. Ritiene il ricorrente che l’art. 183 TUIR, comma 2, che prevede l’unicità del periodo di imposta, non sia applicabile alla procedura concorsuale del concordato preventivo, sia in forza del fatto che vi sia spossessamento dell’imprenditore, con conseguente soggettività passiva dell’imposta in capo all’imprenditore, per cui le disposizioni di cui all’art. 183 TUIR non potrebbero ritenersi applicabili al caso di specie.
Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., del (TUIR) D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 7, 74 (già art. 93), 183 (già art. 124), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 43-bis, del D.M. 30 settembre 1997, n. 384, art. 1, comma 2, nonchè del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, artt. 40 e ss., nella medesima parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto l’unicità del periodo di imposta in relazione alla durata della procedura concorsuale al fine del recupero delle ritenute di acconto. Rileva il ricorrente come il credito da imposte dirette si è formato nell’anno di imposta 2005 per effetto delle ritenute a titolo di acconto sugli interessi attivi, la cui dichiarazione non è mai stata oggetto di rettifica; rileva come in materia di concordato preventivo il reddito di impresa si determina secondo le ordinarie regole fissate dal TUIR in materia di reddito di impres e, quindi, il credito da ritenute di acconto sugli interessi attivi, non essendo state scomputate, possono essere oggetto di rimborso; deduce, pertanto, come nessuna incertezza possa essere predicata in relazione al suddetto credito.
2 – Va preliminarmente rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso, non trattandosi di un nuovo accertamento in fatto ma di questione interpretativa relativamente alla applicazione al concordato preventivo del regime speciale della tassazione delle ritenute a titolo di acconto sugli interessi attivi previsto per le procedure concorsuali liquidatorie (fallimento e liquidazione coatta amministrativa).
3.2 – Diversa è, invece, la tassazione dei redditi delle imprese assoggettate a fallimento o a liquidazione coatta amministrativa. Per tali soggetti di imposta la tassazione non opera in relazione ai risultati economici della gestione di ciascun periodo di imposta (quali quelli risultanti dall’utile di bilancio rettificato a termini dell’arti 83 TUIR), ma su quanto eventualmente residui all’esito del pagamento dei creditori concorsuali in sede di riparto finale. La base imponibile non attiene alle rettifiche apportate all’utile di bilancio, ma a una grandezza patrimoniale, data dalla differenza tra il residuo attivo risultante al termine della procedura e il patrimonio netto all’inizio della procedura (art. 183 TUIR, comma 2). Ove il patrimonio netto iniziale, derivante dal confronto tra attività e passività risultanti dal periodo di imposta infrannuale (sino alla dichiarazione di fallimento) risulti nullo in forza della superiorità delle passività rispetto alle attività, nonchè ove anche il residuo attivo finale sia inesistente (essendo l’attivo ripartito integralmente tra i creditori), nella procedura concorsuale liquidatoria non vi è reddito tassabile.
3.3 – Altra particolarità (per quanto più rileva in questa sede) è costituita dalla deroga apportata dall’art. 183 TUIR, comma 2, al principio della tassazione per singoli periodi di imposta costituiti dai vari periodi in ragione d’anno (art. 76 TUIR), essendo il periodo oggetto di tassazione pari all’intero periodo concorsuale “compreso tra l’inizio e la chiusura del procedimento concorsuale” (cd. maxiperiodo concorsuale). Ne consegue che il momento in cui diviene certa la posta patrimoniale del “residuo attivo”, idonea a determinare il reddito eventualmente prodottosi durante la procedura, è il momento conclusivo della procedura concorsuale (Cass., Sez. V, 7 marzo 2019, n. 6630; Cass., Sez. V, 14 novembre 2011, n. 14127).
3.4 – Questo sistema di tassazione del reddito delle imprese dichiarate fallite (in futuro liquidazione giudiziale) e delle imprese in liquidazione coatta amministrativa non si applica alle imprese assoggettate alla procedura di concordato preventivo, essendo l’art. 183 TUIR espressamente riferito alle sole procedure concorsuali del fallimento e della LCA. 3.5 – Detta disposizione non può essere, invero, neanche oggetto di applicazione estensiva al concordato preventivo, stante la diversità strutturale della procedura concordataria rispetto al fallimento o alla LCA. 3.5.1 – In primo (e decisivo) luogo, la speciale disciplina relativa al fallimento (come anche della LCA) opera in un regime di spossessamento pieno dell’imprenditore insolvente, laddove in caso di procedura di concordato preventivo i beni dell’imprenditore insolvente o in crisi restano di proprietà dell’imprenditore, sotto la vigilanza degli organi della procedura (cd. spossessamento attenuato). Difatti, il commissario giudiziale (organo della procedura) ha compiti di mera vigilanza e il liquidatore giudiziale, nominato in caso di concordato per cessione dei beni, si occupa della liquidazione dei beni del debitore, senza far venir meno la figura dell’imprenditore o degli organi sociali, che continuano ad essere soggetti passivi degli obblighi tributari e di contabilità (Cass., Sez. V, 8 giugno 2011, n. 12422); tanto che il liquidatore non ha la legittimazione ad agire o resistere, in relazione ai giudizi, compresi quelli tributari, di accertamento delle ragioni di credito e pagamento dei relativi debiti, ancorchè influenti sul riparto che segue le operazioni di liquidazione, potendo, al più, spiegare intervento, in quanto la legittimazione processuale spetta all’imprenditore sottoposto al concordato preventivo (Cass., Sez. V, 28 luglio 2017, n. 18823).
3.5.3 – Nè può ricavarsi il principio secondo cui nel sistema delle imposte sui redditi le vicende di natura liquidatoria siano di per sè presupposto per una deroga rispetto ai criteri ordinari di applicazione del tributo, ove il procedimento di concordato venga attuato in conformità di una proposta di cessione dei beni ai creditori.
Diversamente, il legislatore apporta singole deroghe ai criteri di determinazione della ricchezza imponibile ai fini del reddito. Le deroghe previste dal TUIR alle modalità di tassazione dei redditi attengono alla esclusione dal reddito delle plusvalenze realizzate con la vendita dei beni ai creditori e alla esclusione dal reddito delle sopravvenienze attive derivanti dalla riduzione concordataria dei debiti verso i creditori ex artt. 86 e 88 TUIR (Cass., Sez. V, 21 magg 2007, n. 11701). Non viene, pertanto, messo in discussione il principio che il reddito di impresa nel concordato preventivo segua le regole ordinarie, salve le specifiche deroghe imposte dal TUIR. 3.6 – Da tali elementi deve ritenersi che la tassazione dei redditi nel concordato preventivo non presuppone alcuna frattura nel soggetto di imposta, che rimane sempre l’imprenditore, non essendovi alcuno spossessamento (come avviene per il fallimento e la LCA) dell’imprenditore insolvente e non potendosi, conseguentemente, fare applicazione dell’art. 183 TUIR, comma 1, ai fini della configurazione del maxiperiodo di imposta. La società in concordato preventivo deve, conseguentemente, procedere alla redazione delle dichiarazioni per ciascun anno di imposta, come qualunque contribuente in bonis, potendo scomputare le eccedenze di imposta da ritenute in acconto in ciascuno periodo di imposta nelle quali le ritenute si siano prodotte.
“l’art. 183 TUIR, comma 1, previsto in tema di tassazione del reddito delle procedure di fallimento e di liquidazione coatta amministrativa e che prevede che il reddito tassabile sia quello compreso tra il periodo di apertura della procedura e il momento della chiusura della stessa, non si applica alla procedura di concordato preventivo, per la quale l’imprenditore continua ad assolvere gli obblighi tributari senza una specifica regolamentazione. Ne consegue che le ritenute in acconto operate a termini del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 26, comma 2, possono essere scomputate nel periodo di imposta nel quale i redditi si sono prodotti”.

References: Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 26
 art. 93
 art. 124
 art. 5
 sentenza 
 art. 93
 art. 124
 art. 43
 art. 1
 sentenza 
 art. 26