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Timestamp: 2017-08-20 04:13:40+00:00

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legge altezza forze armate : L'AVVOCATO RISPONDE - Pagina 2 - GrNet.it
da Avv. Giorgio Carta » ven gen 22, 2016 11:14 pm
A norma dell'articolo 5, comma 3, del DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 17 dicembre 2015, n. 207, (Regolamento in materia di parametri fisici per l'ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle Forze armate, nelle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma della legge 12 gennaio 2015, n. 2), le disposizioni del regolamento medesimo si applicano ai concorsi per il reclutamento del personale delle Forze armate e per l'accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo dei vigili del fuoco i cui bandi sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana in data successiva alla sua entrata in vigore.
Pertanto, per quanto bizzarro possa risultare, se il concorso che le sta a cuore è stato bandito prima dell'entrata in vigore dalla novella normativa, l'Amministrazione sta agendo legittimamente.
da panorama » dom nov 27, 2016 2:43 pm
giudizio di inidoneità, quale Ufficiale in servizio permanente del ruolo speciale della Marina Militare, per deficit staturale.
Ritenuto, nondimeno, che la tesi di parte ricorrente si appalesa meritevole di favorevole considerazione, alla luce dei principi espressi dalla sentenza Cons. Stato, Sez. IV, 29.2.2016 n. 855 - che ha annullato la sentenza di questa Sezione n. 4181 del 2015, resa su fattispecie analoga- da cui il Collegio non ha motivo di discostarsi, affermando, in particolare, che va ritenuto immediatamente operativo il precetto contenuto nell’art. 1 comma 2°, della Legge n. 2 del 2015 ....... entrata in vigore il 6.2.2015, non potendo essere differito alla futura data di entrata in vigore della specificazione regolamentare;
SENTENZA BREVE ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201611016, - Public 2016-11-07 -
N. 11016/2016 REG.PROV.COLL.
N. 05867/2016 REG.RIC.
sul ricorso R.G. n. 5867 del 2016, proposto da OMISSIS, rappresentata e difesa dagli avvocati Roberta Buonomo C.F. BNMRRT60H60F839G, Carmen Oriani C.F. NOCMN66A47F839A, con domicilio eletto presso Carmen Oriani in Roma, via XX Settembre, 1;
Ministero della Difesa, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
a) in parte qua, dei provvedimento della Direzione Generale Personale Militare del Ministero della Difesa - Commissione per gli Accertamenti Sanitari, a firma del Presidente della Commissione, nella patte relativa al giudizio di inidoneità, quale Ufficiale in servizio permanente del ruolo speciale della Marina Militare, per deficit staturale, adottato nei confronti della ricorrente, nell'ambito del Concorso straordinario, per titoli ed esami, per il reclutamento di 3 (tre) Guardiamarina in servizio permanente nel molo speciale del Corpo Sanitario Militare Marittimo, per laureati in Psicologia, e del quale la ricorrente ha avuto conoscenza e preso visione in data 16.3.2016;
b) degli atti e documenti redatti dalla predetta Commissione, genericamente richiamati nel provvedimento impugnato sub a), in base ai quali, e nella parte in cui, la ricorrente è stata giudicata inidonea per deficit staturale, ed in particolare: b. l) del provvedimento di inidoneità per deficit staturale, a firma dei membri ordinari della Commissione per gli accertamenti sanitari, del quale la ricorrente ha avuto conoscenza e preso visione in data 16.3.2016, e del quale ha avuto copia mediante accesso agli atti del 7.4.2016; b. 2) della presupposta misurazione effettuata dal Presidente supplente C.V. (SAN) Giuseppe Bartocci, ed acquisita mediante accesso agli atti del 7.4.2016;
c) se e per quanto possa occorrere, di eventuali altri atti, al momento non conosciuti, agli stessi preordinati, presupposti, connessi, collegati e conseguenti;
nonché per l’ammissione con riserva della ricorrente alle successive fasi del concorso.
Relatore, alla camera di consiglio del giorno 4 novembre 2016, il cons. Concetta Anastasi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Vista la relazione di verificazione, depositata in data 22.6.2016, in adempimento dell’OCI di questa Sezione n. 6965 del 16.6.2016, dalla quale emerge che l’altezza della ricorrente è risultata corrispondente a cm.160;
Ritenuto, nondimeno, che la tesi di parte ricorrente si appalesa meritevole di favorevole considerazione, alla luce dei principi espressi dalla sentenza Cons. Stato, Sez. IV, 29.2.2016 n. 855 - che ha annullato la sentenza di questa Sezione n. 4181 del 2015, resa su fattispecie analoga- da cui il Collegio non ha motivo di discostarsi, affermando, in particolare, che va ritenuto immediatamente operativo il precetto contenuto nell’art. 1 comma 2°, della Legge n. 2 del 2015 (art. 1 comma 2 "1. Al fine di sostituire il requisito dei limiti di altezza per il reclutamento del personale delle Forze armate, previsto dall'articolo 587 del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di cui al DPR 15.3.2010, n. 90, con parametri atti a valutare l'idoneità fisica del candidato al servizio, la lettera d) del comma 1 dell'articolo 635 del codice dell'ordinamento militare, di cui al D.lvo 15.3.2010, n. 66, è sostituita dalla seguente: "d) rientrare nei parametri fisici correlati alla composizione corporea, alla forza muscolare e alla massa metabolicamente attiva, secondo le tabelle stabilite dal regolamento . Le disposizioni recanti i parametri fisici per il reclutamento del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che devono entrare in vigore contemporaneamente, continuano ad applicarsi i limiti di altezza previsti dalla vigente normativa"), entrata in vigore il 6.2.2015, non potendo essere differito alla futura data di entrata in vigore della specificazione regolamentare;
Ritenuto, pertanto, che il ricorso è fondato e che, per l’effetto, va annullato l’impugnato verbale della Commissione per gli accertamenti sanitari, con il quale la ricorrente è stata dichiarata “non idonea', per deficit staturale, previa disapplicazione dell’art. 10, comma 5°, lett. a) del bando di concorso de quo.
Ritenuto di poter disporre la compensazione delle spese di giudizio, tenuto conto delle incertezze giurisprudenziali;
il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’impugnato provvedimento, nei sensi di cui in motivazione.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 novembre 2016 con l'intervento dei magistrati:
da panorama » sab giu 17, 2017 5:27 pm
fa seguito al mio post datato 27/11/2016 ( sentenza Tar Lazio ).
- ) - concorso (indetto con decreto dirigenziale n. 258/1D del 2015) per Ufficiale in servizio permanente del ruolo speciale della Marina Militare, nel corso del quale è stata esclusa per mancanza di uno dei requisiti di partecipazione.
per completezza sul tema.
Il Ministero della Difesa perde l'Appello al CdS
1) - La tesi sostenuta dall’appellante riposa, infatti, sulla considerazione secondo cui le modifiche introdotte alla normativa in materia dalla L. 12 gennaio 2015 n. 2 (che introducono limiti staturali più favorevoli) non sono efficaci dalla data di entrata in vigore della legge medesima (il 6 febbraio 2015), bensì dal giorno dell’entrata in vigore dell’emanando regolamento attuativo (il d.p.r. n. 207/2015), fino all’adozione del quale continuano a trovare applicazione, a mente dell’art. 1, comma 4 della legge n. 2/2015 i limiti di altezza previsti dalla vigente normativa (più sfavorevoli alla ricorrente).
2) - Il precetto primario, anche sulla base della sopra richiamata esigenza di una interpretazione e di un’applicazione costituzionalmente conforme del quadro normativo, è immediatamente operativo e non può essere differito alla futura data di entrata in vigore della specificazione regolamentare.
3) - Le suddette considerazioni impongono, pertanto, un ripensamento funditus della soluzione per l’innanzi accolta da questo Consiglio di Stato (Sezione IV, ordinanza n. 3787 del 28 agosto 2015), anche alla luce del più recente precedente specifico prima richiamato (Sezione IV, sentenza del 29 febbraio 2016, n. 855), giacché è la irragionevolezza stessa della previsione di rango primario a far propendere per una soluzione interpretativa costituzionalmente orientata, consistente nel ritenere immediatamente precettiva la nuova previsione sui limiti di altezza, in modo da non creare disparità di trattamento ingiustificate tra concorrenti appartenenti alla medesima classe di soggetti, disparità che – peraltro - rinverrebbero la propria causa nella mera scissione temporale voluta dalla stessa legge per l’entrata in vigore delle nuove previsioni (commi 2 e 3 dell’art. 1 cit.).
4) - La Difesa erariale nulla, peraltro, come già osservato supra, ha allegato e dimostrato in ordine alla tipologia e alla natura delle mansioni che avrebbero potuto giustificare una previsione escludente “astratta e generale” fondata sull’altezza.
SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201702706
- Public 2017-06-06 –
-Pubblicato il 06/06/2017
N. 02706/2017REG.PROV.COLL.
N. 00244/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 244 del 2017, proposto dal Ministero della Difesa, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
della sentenza breve del T.A.R. per il LAZIO – ROMA - SEZIONE I BIS, n. 11016/2016, resa tra le parti, concernente esclusione dal concorso per inidoneità;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 marzo 2017 il Cons. Daniela Di Carlo e udito per la parte appellante l’Avvocato dello Stato Cesarano;
Sentita la stessa parte ai sensi dell’art. 60 c.p.a.
1. La signora -OMISSIS- ha partecipato al concorso (indetto con decreto dirigenziale n. 258/1D del 2015) per Ufficiale in servizio permanente del ruolo speciale della Marina Militare, nel corso del quale è stata esclusa per mancanza di uno dei requisiti di partecipazione. In particolare, nel corso degli accertamenti psico-fisici, la stessa è risultata sprovvista del requisito previsto dall'art. 10, comma 5, lett. a) del bando di concorso (a norma del quale le concorrenti di sesso femminile devono possedere una statura non inferiore a metri 1,61).
La signora -OMISSIS-, infatti, è risultata avere un’altezza di mt. 1,58.
2. L’interessata ha, dunque, proposto impugnazione avverso:
a) il provvedimento della Direzione Generale Personale Militare del Ministero della Difesa - Commissione per gli Accertamenti Sanitari, a firma del Presidente della Commissione, nella parte relativa al giudizio di inidoneità, quale Ufficiale in servizio permanente del ruolo speciale della Marina Militare, per deficit staturale, adottato nell'ambito del Concorso straordinario, per titoli ed esami, per il reclutamento di 3 (tre) Guardiamarina in servizio permanente nel molo speciale del Corpo Sanitario Militare Marittimo, per laureati in Psicologia, e del quale la ricorrente ha avuto conoscenza e preso visione in data 16.3.2016;
b) gli atti e i documenti redatti dalla predetta Commissione, genericamente richiamati nel provvedimento impugnato sub a), in base ai quali, e nella parte in cui, la ricorrente è stata giudicata inidonea per deficit staturale, ed in particolare: b. l) il provvedimento di inidoneità per deficit staturale, a firma dei membri ordinari della Commissione per gli accertamenti sanitari, del quale la ricorrente ha avuto conoscenza e preso visione in data 16.3.2016, e del quale ha avuto copia mediante accesso agli atti del 7.4.2016; b. 2) la presupposta misurazione effettuata dal Presidente supplente C.V. (SAN) Giuseppe Bartocci, ed acquisita mediante accesso agli atti del 7.4.2016;
c) se e per quanto possa occorrere, gli eventuali altri atti, al momento non conosciuti, agli stessi preordinati, presupposti, connessi, collegati e conseguenti;
L’interessata ha, inoltre, insistito per l’ammissione con riserva alle successive fasi del concorso.
3. Il T.A.R. per il Lazio, sede di Roma, Sezione I Bis, ha accolto la richiesta della misura cautelare con ordinanza n. 6965/2016; per l’effetto, ha sospeso l’efficacia esecutiva del provvedimento di esclusione dal concorso ed ha disposto in via istruttoria una verificazione al fine di accertare la statura effettiva della ricorrente.
3.1. All’esito dell’accertamento, benché la signora -OMISSIS- è risultata essere di statura più elevata (mt. 1,60) rispetto a quella misurata dall’amministrazione (mt.1,58), ma in ogni caso inferiore a quella prevista dall’art. 10, comma 5, lett. a) del bando di concorso (mt. 1,61), il Tar ha nondimeno accolto con la sentenza n. 11016/2016 - oggetto della presente impugnazione - il ricorso dalla stessa presentato, annullando l’atto di esclusione, previa disapplicazione dell'art. 10, comma 5, lettera a) del bando di concorso, sul rilievo che “il precetto contenuto nell'art. 1 comma 2, della Legge n. 2 del 2015 debba essere considerato immediatamente operativo, non potendo essere differito alla futura data di entrata in vigore della specificazione regolamentare”.
4. Il Ministero della Difesa oggi appella la suddetta sentenza ritenendola errata in fatto ed in diritto e ne chiede, previa sospensione cautelare dell’efficacia esecutiva, l’integrale riforma.
5. La signora -OMISSIS- non si è costituita nel presente grado.
6. All’udienza camerale del 9 marzo 2017 fissata per la discussione della domanda cautelare avente ad oggetto la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado del Tar per il Lazio, sede di Roma, Sezione I Bis n. 11016/2016, nella sussistenza dei requisiti di legge e in difetto di altre parti costituite, il Collegio ritiene di poter risolvere l’incidente cautelare con una sentenza in forma semplificata a norma del combinato disposto degli artt. 60 e 74 c.p.a.
7. L’appello è infondato e non merita accoglimento per i seguenti motivi.
7.1. Col primo motivo si censura l’erroneità della sentenza per avere il giudice di prime cure illegittimamente disapplicato il bando di concorso in mancanza di impugnazione del medesimo da parte della ricorrente. Il Ministero appellante rappresenta che costituisce principio pacifico in giurisprudenza, confermato anche da questo Consiglio di Stato in sede di Adunanza Plenaria n. 1/2003, che i bandi di concorso hanno la natura giuridica di atti amministrativi generali e non quella di atti normativi, con la conseguenza che è inammissibile la possibilità di una loro disapplicazione da parte del giudice amministrativo. Pertanto – precisa il Ministero – siccome nel caso di specie la ricorrente non ha impugnato il bando di concorso, ma il solo atto di esclusione e quello, presupposto, di misurazione staturale, del tutto illegittimamente il giudice ha disapplicato l’art. 10, comma 5, lettera a) del bando di concorso.
7.1.1. L’argomento non ha pregio.
7.1.2. Giova premettere che questo Collegio certamente condivide il predominante orientamento seguito dalla giurisprudenza amministrativa circa l’immediata impugnabilità, nell’ordinario termine di decadenza, della clausola illegittima e immediatamente lesiva del bando di gara. L’onere di immediata impugnazione, infatti, discende, da un canto, dalla natura della lesione, la quale per il contenuto specifico concernente i requisiti di partecipazione, è tale da precludere ex ante la proposizione, con esito favorevole, della domanda di ammissione; e, d’altro canto, dalla natura stessa del bando di gara, il quale non è un atto a valenza normativa, come invece i regolamenti, per i quali vale il principio della disapplicazione, ma è un atto generale, e pertanto il giudice amministrativo non ha il potere di disapplicare atti amministrativi non aventi valenza regolamentare (Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 22 maggio 2012, n. 2988).
7.1.3. Tuttavia, come già osservato da questo stesso Consiglio di Stato in un recente precedente specifico in argomento (Sezione IV, sentenza n. 855 del 29 febbraio 2016), “deve rilevarsi che, in virtù delle disposizioni sopravvenute, e della possibilità di disapplicare norme ordinarie ove collidano con principi fondamentali costituzionali (qual è quello in punto di non discriminatorietà), la originaria ricorrente, oggi appellata, non era tenuta a gravare immediatamente il bando, potendo ragionevolmente ritenere che la stessa Amministrazione avrebbe disapplicato la disposizione illegittima (vedasi principi di cui alla sentenza della Corte Costituzionale 163 del 1993, legge 13-12-1986, n. 874, recante norme concernenti i limiti d'altezza per la partecipazione ai concorsi pubblici, che all’art. 1 poneva il principio, valido come regola generale, del divieto di discriminazione delle persone sulla base dell'altezza “.
Il giudice, infatti, nell’interpretare la norma ordinaria contenente la base legale per il successivo esercizio del potere amministrativo, è chiamato a dare preminente applicazione ai principi costituzionali, tra cui, eminentemente, quello di uguaglianza sostanziale, di tal che – fermo restando l’obbligo di rimessione alla Corte Costituzionale, nel giudizio a quo, di fronte ad un dubbio di legittimità costituzionale di una norma di rango primario - tra due interpretazioni, tutte egualmente possibili, deve essere preferita (e fatta oggetto di immediata e diretta applicazione) quella costituzionalmente legittima, compatibile con la Carta Costituzionale.
7.1.4. Sulla questione dei limiti di altezza per la partecipazione ai concorsi pubblici la Corte Costituzionale si è già chiaramente pronunciata (sentenza 15 aprile 1993, n. 163) enunciando il fondamentale principio del divieto di discriminazione delle persone sulla base dell’altezza. Secondo il condivisibile ragionamento seguito dal Supremo Consesso, “il principio di eguaglianza comporta che a una categoria di persone, definita secondo caratteristiche identiche o ragionevolmente omogenee in relazione al fine obiettivo cui è indirizzata la disciplina normativa considerata, deve essere imputato un trattamento giuridico identico od omogeneo, ragionevolmente commisurato alle caratteristiche essenziali in ragione delle quali è stata definita quella determinata categoria di persone. Al contrario, ove i soggetti considerati da una certa norma, diretta a disciplinare una determinata fattispecie, diano luogo a una classe di persone dotate di caratteristiche non omogenee rispetto al fine obiettivo perseguito con il trattamento giuridico ad essi riservato, quest'ultimo sarà conforme al principio di eguaglianza soltanto nel caso che risulti ragionevolmente differenziato in relazione alle distinte caratteristiche proprie delle sottocategorie di persone che quella classe compongono”.
7.1.5. Nulla, peraltro, la Difesa erariale ha allegato o dimostrato in ordine alla specificità delle mansioni (per tipologia e mansioni) che avrebbe potuto giustificare una previsione escludente “astratta e generale” fondata sull’altezza.
7.1.6. Va, inoltre, considerato che l’interessata ha agito comunque in una condizione di palese buona fede, per cui sarebbe stata meritevole del beneficio dell’errore scusabile per la omessa immediata impugnazione del bando. Nel caso di specie, infatti, è rimasto incerto o, comunque, di difficile apprezzamento, il preciso momento della verificazione della lesione da parte della ricorrente, la quale ha avuto ragionevolmente contezza della sussistenza della causa di esclusione solo al momento del relativo provvedimento, come dimostrato anche dalla variabilità stessa esiti delle misurazioni. Nel giudizio di primo grado si è appurato che l’iniziale misurazione compiuta dall’amministrazione di appartenenza (pari a metri 1,58) è stata successivamente sconfessata da quella compiuta in sede di verificazione giudiziale, la quale ha sortito esito ben diverso (pari a metri 1,60). Nonostante la discrasia rilevata non abbia condotto al raggiungimento, da parte della ricorrente, del requisito positivamente stabilito nel bando di gara (pari metri 1,61), è quantomeno dubbio che la ricorrente medesima possa essere incorsa, anch’essa, al pari dell’amministrazione, in uno scusabile errore di calcolo, sì da ritenere non immediatamente lesiva, nei suoi confronti, la clausola di esclusione contemplata nel bando, perché non riferibile alla sua situazione personale.
7.1.7. Pertanto, del tutto correttamente il Tar ha proceduto a disapplicare la prescrizione del bando, per la rilevata disarmonia rispetto al precetto costituzionale di non discriminazione in base alle caratteristiche fisiche, ove la stessa non possa essere “giustificata” da specialissime ragioni e rispetto al principio cogente imposto dalla norma superveniens ed in attesa di specificazione regolamentare.
7.2. Col secondo motivo il Ministero assume l’erroneità della sentenza di prime cure per quanto attiene all'individuazione della normativa applicabile al periodo transitorio (il periodo, cioè, successivo all’entrata in vigore della L. 2/2015 ma precedente a quello dell’adozione del regolamento ivi contemplato, ovvero il D.P.R. n. 207/15) nel quale è stato emanato il bando del concorso in argomento. Sul punto il Ministero rammenta un orientamento seguito da questo Consiglio di Stato, a mente del quale “non pare utilmente invocabile la norma di cui all’art. 1 della legge 2/2015, considerato che la stessa prevede comunque espressamente, al comma 4, l’applicabilità dei vigenti limiti di altezza nelle more dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni recanti i parametri fisici per il reclutamento, in relazione ai quali è prevista l’emanazione di un regolamento entro termini ragionevoli e con meccanismi tali da consentire l’effettività della disposta modifica normativa (commi 2 e 3)” (Consiglio di Stato, Sezione IV, ordinanza n. 3787 del 28 agosto 2015). La tesi sostenuta dall’appellante riposa, infatti, sulla considerazione secondo cui le modifiche introdotte alla normativa in materia dalla L. 12 gennaio 2015 n. 2 (che introducono limiti staturali più favorevoli) non sono efficaci dalla data di entrata in vigore della legge medesima (il 6 febbraio 2015), bensì dal giorno dell’entrata in vigore dell’emanando regolamento attuativo (il d.p.r. n. 207/2015), fino all’adozione del quale continuano a trovare applicazione, a mente dell’art. 1, comma 4 della legge n. 2/2015 i limiti di altezza previsti dalla vigente normativa (più sfavorevoli alla ricorrente).
7.2.1. Anche questo argomento è destituito di fondamento.
7.2.2. Nel caso di specie non è in discussione la portata temporale della legge n. 2/2015 (art. 1 comma 2 “1. Al fine di sostituire il requisito dei limiti di altezza per il reclutamento del personale delle Forze armate, previsto dall'articolo 587 del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di cui al DPR 15.3.2010, n. 90, con parametri atti a valutare l'idoneità fisica del candidato al servizio, la lettera d) del comma 1 dell'articolo 635 del codice dell'ordinamento militare, di cui al D.lvo 15.3.2010, n. 66, è sostituita dalla seguente: «d) rientrare nei parametri fisici correlati alla composizione corporea, alla forza muscolare e alla massa metabolicamente attiva, secondo le tabelle stabilite dal regolamento. Le disposizioni recanti i parametri fisici per il reclutamento del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che devono entrare in vigore contemporaneamente, continuano ad applicarsi i limiti di altezza previsti dalla vigente normativa”), entrata in vigore il 6.2.2015: questa parte dell’appello è corretta, ma ininfluente. Affermata e ribadita la discriminatorietà della previsione di una prescrizione sull’altezza escludente, è ovvio che essa si applichi immediatamente.
Il precetto primario, anche sulla base della sopra richiamata esigenza di una interpretazione e di un’applicazione costituzionalmente conforme del quadro normativo, è immediatamente operativo e non può essere differito alla futura data di entrata in vigore della specificazione regolamentare.
Le suddette considerazioni impongono, pertanto, un ripensamento funditus della soluzione per l’innanzi accolta da questo Consiglio di Stato (Sezione IV, ordinanza n. 3787 del 28 agosto 2015), anche alla luce del più recente precedente specifico prima richiamato (Sezione IV, sentenza del 29 febbraio 2016, n. 855), giacché è la irragionevolezza stessa della previsione di rango primario a far propendere per una soluzione interpretativa costituzionalmente orientata, consistente nel ritenere immediatamente precettiva la nuova previsione sui limiti di altezza, in modo da non creare disparità di trattamento ingiustificate tra concorrenti appartenenti alla medesima classe di soggetti, disparità che – peraltro - rinverrebbero la propria causa nella mera scissione temporale voluta dalla stessa legge per l’entrata in vigore delle nuove previsioni (commi 2 e 3 dell’art. 1 cit.).
La Difesa erariale nulla, peraltro, come già osservato supra, ha allegato e dimostrato in ordine alla tipologia e alla natura delle mansioni che avrebbero potuto giustificare una previsione escludente “astratta e generale” fondata sull’altezza.
8. Alla stregua delle considerazioni che precedono, l’appello va respinto e va integralmente confermata la sentenza di primo grado che ha annullato il provvedimento di esclusione della signora -OMISSIS- dal concorso.
9. Nulla in ordine alle spese del presente grado in mancanza della costituzione della parte appellata.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e per l’effetto conferma la sentenza impugnata che ha annullato il provvedimento di esclusione dal concorso.

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