Source: https://www.slideserve.com/vincent/dipartimento-di-ingegneria-civile-universit-di-pisa
Timestamp: 2019-03-23 15:27:41+00:00

Document:
PPT - Università degli Studi di Pisa PowerPoint Presentation - ID:718010
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Valerio Cutini. a.a. 2013 / 2014. Università degli Studi di Pisa. insegnamento di Tecnica Urbanistica Corso di laurea triennale in Ing. Edile Ingegneria del Territorio Corso di laurea magistrale in Ing. Idraulica,Trasporti e Territorio. Esercitazione n° 3.
in Ing. Idraulica,Trasporti e Territorio
Esercitazione n° 3.
Gli strumenti dell disciplina edilizia:
Dallo strumento urbanistico al permesso edilizio
Abbiamo fin qui trattato del processo pianificatorio, che conduce in successione dalla formulazione degli obiettivi di trasformazione e gestione del territorio alla elaborazione di piani e di strumenti urbanistici, caratterizzati dalla duplice natura
progettuale-prescrittiva
essi sono progetti territoriali, a varia scala di rappresentazione e di dettaglio
sono anche riferimenti normativi cui devono uniformarsi i redattori di progetti di livello iposcalare e, da ultimo, i progettisti delle singole opere edilizie
Ci occupiamo adesso di questo aspetto, ovvero di quali strumenti dispongano le amministrazioni (e in particolare le amministrazioni comunali) per disciplinare la realizzazione delle opere edilizie,
e più in particolare per:
verificare la conformità dei relativi progetti agli strumenti urbanistici esistenti
prescrivere modi e tempi per la realizzazione delle opere
La subordinazione delle trasformazioni del territorio a un permesso rilasciato dal Comune è relativamente recente
il primo riferimento legislativo appare nel 1935, con l’introduzione della licenza edilizia,con il R.D.L. n. 240 sulle zone sismiche
con la legge 1150/42, esso trovò una definitiva sistemazione
La licenza era obbligatoria per tutte le nuove costruzioni da realizzare nell’ambito dell’aggregato urbano
L’estensione alle zone agricole avviene solo con la legge 765/67
la licenza diviene obbligatoria sull’intero territorio comunale
Il superamento della licenza edilizia
Nel 1968 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 55, sancì la incostituzionalità dell’art. 7 della legge 1150
Sono incostituzionali i Piani Regolatori quando vincolano i terreni come inedificabili, determinando di fatto, a danno dei proprietari, una sorta di “esproprio senza indennizzo”
I vincoli di inedificabilità possono essere legittimamente posti solo a tempo determinato, essendo altrimenti necessaria la previsione di un indennizzo
È necessario illustrare la logica, la sostanza e le conseguenze della sentenza
C.C. 55/1968
La logica della sentenza n. 55/68
i proprietari hanno il diritto a costruire sul proprio terreno (naturalmente alle condizioni fissate dal PRG)
questo diritto è tutelato dalla Costituzione in quanto parte integrante del diritto di proprietà
il divieto di edificazione senza termini temporali a mezzo di uno strumento urbanistico diviene una limitazione del diritto di proprietà, e come tale è riconosciuto incostituzionale
La sostanza della sentenza n. 55/68
La Corte Costituzionale porta in questo modo al pettine uno dei nodi più problematici della pianificazione urbanistica
contemperare le esigenze della collettività (in ordine alla disponibilità di scuole, strade, verde, parcheggi, …)
con la necessaria tutela del diritto del singolo, e in particolare con il diritto del proprietario dei terreni necessari a soddisfare queste esigenze
Le conseguenze della sentenza n. 55/68
La sentenza della C.C. fece epoca e scalpore, determinando scompiglio nelle amministrazioni che si trovarono con strumenti urbanistici delegittimati
Per tamponare la falla, restituendo validità ai PRG vigenti, venne immediatamente emanata la legge 1187/68, detta appunto “legge tampone”
I vincoli di inedificabilità perdono validità se entro 5 anni dalla data di approvazione del PRG non sono stati approvati i relativi piani attuativi
Leggi successive prorogarono poi ulteriormente tale termine fino al 1977, quando il problema della legittimità dei PRG venne infine risolto
La soluzione della questione della sentenza n. 55/68
La sentenza n. 55/68 suggeriva implicitamente un rimedio, facile ma radicale, alla questione
separare il diritto di edificare (jus aedificandi) dal diritto di proprietà e assegnarlo alla collettività
l’apposizione di vincoli su terreni che non siano per il proprietario “naturalmente edificabili” non comporta la necessità di alcun indennizzo
ogni vincolo alla edificabilità dei suoli non lede pertanto alcun diritto dei proprietari
Lo strumento per materializzare la separazione fra diritto di proprietà e diritto di edificare è la concessione edilizia, introdotta dalla legge 10/1977 (legge “Bucalossi”)
il Comune è titolare del diritto di edificare (ovvero del diritto di trasformare il territorio mediante interventi sul patrimonio immobiliare)
Il Comune, verificata la conformità delle richieste di un intervento con le previsioni degli strumenti urbanistici vigenti, concede tale diritto al richiedente
Concessione edilizia versus licenza edilizia
non viene necessariamente rilasciata al proprietario dell’area
è revocabile a determinate condizioni
ha durata ragionevolmente contenuta
è richiesta anche per interventi su edifici esistenti
in genere è onerosa
La concessione edilizia: cogenza
L’art. 1 della legge 10/77 stabilisce che la concessione è obbligatoria “per ogni attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale”
In concreto, la concessione edilizia come obbligatoria per gli interventi qui elencati:
tutte le nuove costruzioni edilizie
la ricostruzione di edifici
gli ampliamenti degli edifici esistenti
le modifiche sostanziali agli edifici esistenti
le modifiche al territorio non urbanizzato
La concessione edilizia: soggetti
La legge 10/77 stabilisce che la concessione edilizia può essere richiesta dal proprietario dell’area o da “chi abbia titolo per richiederla”
In concreto, , ai fini del rilascio della concessione è sufficiente la dimostrazione del godimento della piena disponibilità dell’immobile, ovvero ad esempio:
la qualifica di proprietario
la qualifica di promittente acquirente
la qualifica di usufruttuario
la qualifica di titolare di affitto poliennale
La concessione edilizia: procedura
la domanda di C.E. è corredata da un progetto esecutivo, che descriva in dettaglio (scala 1:100) i lavori da effettuare e dalla attestazione del titolo di possesso del bene
l’U.T.C. esegue l’istruttoria della pratica, verificando l’esattezza delle misure e dei conteggi contenuti nel progetto e la conformità di questo a norme, strumenti e regolamenti
l’U.T.C. trasmette alla Commissione Edilizia una relazione
il Sindaco raccoglie i pareri obbligatori
della Comm. Edilizia
della A.S.L.
il Sindaco rilascia la Concessione, subordinandola al pagamento degli oneri di concessione
degli enti di tutela
Il rilascio della concessione è subordinato al pagamento di un contributo di concessione, composto da 2 quote
una quota di urbanizzazione, proporzionalmente commisurata all’incidenza delle opere di urbanizzazione p. e sec.
la quota è stabilita dal C. C. sulla base di tabelle regionali, che fissano dei “minimi” inderogabili
una quota di costruzione, proporzionalmente commisurata al costo dell’intervento
la quota è fissata dalla Regione fra il 5% e il 20% del
costo di costruzione del fabbricato
Il costo di costruzione a base del calcolo della quota varia secondo che l’intervento sia di nuova costruzione o su un immobile esistente
per interventi di nuova costruzione, il costo si calcola sulla base di tabelle ministeriali, in funzione di superficie complessiva e destinazione d’uso
Per interventi su immobili esistenti, il costo risulta da computo metrico estimativo fornito dal richiedente
La concessione edilizia agevolata
In alcuni casi in cui la concessione edilizia è agevolata, parzialmente o totalmente, con la riduzione o l’esonero del pagamento degli oneri. Fra questi:
Il contributo concessorio non è dovuto per gli interventi in zona agricola,purché finalizzati alla conduzione del fondo
Il contributo concessorio non è dovuto per gli impianti e le opere di interesse generale
Il contributo concessorio non è dovuto per gli interventi da realizzare a seguito di pubbliche calamità
Il contributo concessorio per interventi su immobili di proprietà dello Stato è limitato alla sola quota di urbanizzazione
La concessione edilizia: validità temporale
La legge Bucalossi stabilisce i termini temporali di validità della concessione edilizia
I lavori dovranno avere inizio entro 1 anno dalla data del rilascio della concessione
L’amministrazione comunale, in relazione a specifiche esigenze, può adottare diversi termini temporali
I lavori dovranno avere termine entro 3 anni dalla stessa data
L’amministrazione comunale, su richiesta e in relazione a specifiche motivazioni, può concedere deroghe e procrastinare il termine per l’ultimazione dei lavori
La concessione edilizia: assenza o difformità
I lavori effettuati senza concessione edilizia, o realizzati con concessione edilizia scaduta, o in difformità, totale o parziale, da essa, sono considerati abusivi
L’esecuzione di interventi edilizi abusivi dà luogo a sanzioni penali e amministrative. Fra queste:
La riduzione in pristino delle opere eseguite abusivamente
La demolizione delle opere eseguite abusivamente
La acquisizione delle opere eseguite abusivamente al patrimonio immobiliare pubblico
Procedimento penale a carico di proprietario, progettista, direttore dei lavori e impresa
La concessione edilizia: un commento
La concessione rilasciata per la realizzazione di interventi edilizi è soggetta al pagamento di oneri, spesso pesanti
Tuttavia, si rileva che tali oneri vengono trasferiti all’acquirente dell’alloggio, e non eliminano le sperequazioni fra proprietari di terreni vincolati e proprietari di aree edificabili
In sostanza, il tanto dibattuto scorporo del diritto di edificare dal diritto di proprietà corrisponde in concreto a poco più di una affermazione di principio
L’introduzione dell’istituto della concessione si traduca in effetti in un mero cambio nominalistico
Da licenza a concessione, equivalente a licenza edilizia onerosa
Dalla concessione alla autorizzazione edilizia
La legge 10/77 imponeva l’obbligo della concessione edilizia per tutti gli interventi su edifici esistenti
Nel 1978 la legge 457 alleggerisce quest’obbligo, introducendo la autorizzazione edilizia per i soli interventi di manutenzione straordinaria
Rispetto alla concessione, la autorizzazione edilizia presenta alcune differenze essenziali
il suo rilascio segue direttamente l’istruttoria da parte dell’U.T.C., senza l’obbligo del parere della Commissione Edilizia
l’autorizzazione edilizia non è soggetta a scadenza temporale, salvo diverse indicazioni comunali
il suo rilascio non comporta esborso di contributi
(autorizzazione gratuita)
Legge 457/1977
Dalla autorizzazione edilizia alla
denuncia asseverata
La legge 10/77 imponeva l’obbligo della concessione edilizia per tutti gli interventi su edifici esistenti, con l’eccezione delle opere di manutenzione straordinaria
Nel 1985 la legge 47 introdusse per la prima volta in Italia l’istituto del condono edilizio, consentendo alle opere abusive esistenti la concessione edilizia in sanatoria
La concessione edilizia in sanatoria veniva rilasciata alle opere realizzate abusivamente prima dell’emanazione della legge
La concessione edilizia in sanatoria veniva rilasciata dietro il pagamento di un’oblazione pari al doppio degli oneri concessori
Per il futuro, allo scopo di limitare la continuazione del ricorso al “piccolo abusivismo”, fu deciso di alleggerire (proceduralmente ed economicamente) le pratiche relative alle opere edilizie di modesta entità
Nel tentativo di rendere più agevole e snello l’intervento sul patrimonio edilizio esistente, una parte di tali opere venne sottratta con l’art. 26 all’obbligo della concessione edilizia a vantaggio di uno strumento più snello e non oneroso: la denuncia asseverata
La denuncia asseverata
Con l’art. 26 della legge 47, le pratiche relative alle opere edilizie di modesta entità sono assoggettate alla semplice presentazione, da parte del proprietario, di una denuncia, corredata da una relazione asseverata da un tecnico
Con la denuncia asseverata, un progetto non è soggetto ad approvazione da parte del Comune
È il tecnico che, con la propria firma e sotto la sua responsabilità attesta (assevera) che le opere:
sono conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti
rientrano nelle opere previste come opere
Le opere di modesta entità
Rientrano nella fattispecie delle opere ammesse ad utilizzare tale strumento le opere su edifici esistenti che:
Non comportino aumento di volume
Non comportino aumento di superficie
Non comportino modifiche alla destinazione d’uso
Non comportino alterazioni alla sagoma dell’edificio e ai suoi prospetti
Non comportino aumento del numero delle unità immobiliari
Non insistano su un fabbricato che ricade in zona A
Non insistano su un fabbricato che ricade in zona soggetta a particolari vincoli territoriali
Non comportino pregiudizio all’assetto statico e strutturale
La denuncia asseverata: procedura
Nella originaria stesura della legge, i lavori potevano avere inizio contestualmente alla presentazione della denuncia asseverata
Successivamente, al fine di consentire un minimo di controllo su possibili abusi, il termine minimo per l’inizio dei lavori venne determinato nella misura di 30 giorni a partire dalla presentazione della denuncia
Dalla denuncia asseverata alla
Legge 537/1993
Con gli stessi fini della legge 47/85, alcuni provvedimenti legislativi degli anni ’90 hanno ulteriormente snellito l’intervento sui fabbricati esistenti, sostituendo alla denuncia asseverata la denuncia di inizio attività
La denuncia di inizio attività (o DIA) è ancora una denuncia corredata da una relazione asseverata, ma che si differenzia dalla prima per due motivi:
sono ammesse a DIA anche le opere che comportano trasformazioni “non sostanziali” della sagoma e dei prospetti
il termine di attesa prima dell’avvio dei lavori venne fissato in 20 giorni, con la consueta intesa del silenzio-assenso
Il Testo Unico del 2001 sull’edilizia
Nel 2001 viene emanato con il D.P.R. n. 380 il Testo Unico in materia di edilizia, che, nel raccogliere e organizzare i provvedimenti normativi vigenti in materia, comporta alcune rilevanti modifiche:
La concessione edilizia scompare e viene sostituita dal permesso di costruire
L’autorizzazione edilizia viene soppressa
Viene introdotta una nuova regolamentazione della DIA
L’attesa minima fra denuncia e inizio lavori viene portata a 30 giorni
e le modifiche al Testo Unico
Nel dicembre 2001 viene emanata la cosiddetta “legge obiettivo”, legge 443/2001, che contiene la previsione di estensione delle categorie di interventi assoggettati a D.I.A., che il T.U. subordinava a Permesso di Costruire
In attuazione della legge 443, il D.Lgs. n. 301/2002 modifica in tale senso il Testo Unico sull’edilizia, ancora prima che questo entri in vigore
Viene introdotta la cosiddetta super D.I.A.
DLgs 301/2002
A seguito della riscrittura del T.U., lo opere edilizie sono così classificate nei riguardi del titolo abilitativo necessario per la loro esecuzione:
attività edilizie libere, non assoggettate ad alcun titolo abilitativo
attività edilizie assoggettate al
Attività edilizie assoggettate alla D.I.A.
Sono considerate interventi di attività edilizia libera, eseguibili senza alcun titolo abilitativo, le seguenti opere:
gli interventi volti alla eliminazione delle barriere architettoniche, purché non comportino la realizzazione di rampe o ascensori che alterino la sagoma dell’immobile
le opere temporanee per attività di ricerca geognostica nel sottosuolo, all’esterno dei centri abitati
Le attività soggette a Permesso di Costruire
Sono assoggettate al possesso del Permesso di Costruire, rilasciato dal Sindaco, le seguenti opere:
gli interventi di ristrutturazione edilizia che comportino:
un aumento del numero delle unità immobiliari
modifiche al volume o alle superfici del fabbricato
modifiche alla sagoma o ai prospetti del fabbricato
modifiche alla destinazione d’uso, se in zona omogenea A
Sono assoggettate alla presentazione della Denuncia di Inizio Attività le seguenti opere:
gli interventi che non rientrano fra le attività edilizie libere e che non sono soggetti a Permesso di Costruire
le varianti in corso d’opera a progetti muniti di Permesso di Costruire, purché non incidano su volume, superficie, sagoma, prospetti e destinazione d’uso
Altre attività soggette a
Possono essere eseguite a seguito di presentazione di D.I.A., in alternativa al rilascio di Permesso di Costruire, le seguenti opere:
tutte le opere di ristrutturazione edilizia
gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica, purché disciplinati da Piani Attuativi vigenti forniti di prescrizioni planivolumetriche di dettaglio
ovvero, occorre che il PRG non rimandi, per le precisazioni delle previsioni, ad un successivo strumento attuativo
In questi casi al momento del deposito devono essere versati gli oneri concessori:
la DIA è onerosa ed ha durata triennale
Anche gli interventi su immobili soggetti a vincolo di tutela (es. L.1089/39, L.1497/39, L.431/85) sono assoggettati a D.I.A., purché questa sia corredata da parere di nulla osta da parte dell’ente preposto alla tutela
In questo caso, l’attesa di 30 giorni decorre dalla data del rilascio di tale parere
I titoli abilitativi: un commento
L’ampliamento dell’elenco delle opere soggetta a D.I.A. ha valso ad essa l’attribuzione dell’appellativo di DIA allargata, DIA onerosa o superDIA
Con l’introduzione della super DIA si rafforza la tendenza alla deregulation, con il passaggio da un regime autorizzativo ad un regime asseverativo
nel quale le opere escluse dal permesso comunale costituiscono una eccezione alla regola, che prescrive ovunque l’obbligo della concessione edilizia
nel quale l’eccezione è invece costituita dagli interventi che restano soggetti all’esplicito permesso comunale
Un nuovo intervento di snellimento: le opere di manutenzione straordinaria
Nel 2010, il DL 40 (decreto incentivi) ha modificato il T.U., introducendo la possibilità di realizzare interventi di manutenzione straordinaria senza DIA
le opere di manutenzione straordinaria sono state equiparate alle opere di manutenzione ordinaria
entrambi gli interventi sono assoggettati all’obbligo da parte del proprietario di presentare una semplice comunicazione di inizio lavori
Le associazioni professionali di ingegneri e architetti hanno fortemente polemizzato contro questo provvedimento
legge 40/2010
In sede di conversione in legge (legge 73/2010), è introdotto l’obbligo di allegare alla comunicazione una relazione a firma di un tecnico abilitato, che attesti
che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi vigenti
che per tali lavori la normativa statale e regionale non prevede l’obbligo di un titolo abilitativo
Le opere di manutenzione ordinaria restano escluse dall’obbligo della relazione
Un ulteriore titolo abilitativo:
Nel 2010, la legge 122 introduce un nuovo titolo abilitativo, che si affianca alla DIA: la
la SCIA sostituisce la DIA per tutte le trasformazioni che non comportino modifiche del volume, sagoma e destinazione d’uso
la DIA resta quindi solo nella versione (onerosa) alternativa al permesso di costruire (superDIA)
La SCIA ha un iter semplificato rispetto alla DIA, in quanto i lavori possono essere avviati contestualmente alla presentazione
entro 30 giorni dal deposito, il Comune può emanare un provvedimento di divieto di prosecuzione dei lavori
I titoli abilitativi:
legge 573/1993
Attività edilizie libere
comunicazione con relazione
Attività edilizie che comportino mutamento del volume, delle superfici, delle sagome o della destinazione d’uso
DIA allargata
Altre attività edilizie
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♣ Dipartimento di Scienze della Terra – Università di Pisa – Italy -River profiles in the northern apennines: differential tectonics, or rock-type? matteo spagnolo ♣ &amp; frank j. pazzaglia ♠. ♣ dipartimento di scienze della
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The Leaning Tower of Pisa -. read the passage quickly and find out information to complete the notes. in italy. 8. 294. in 1173. on 7 january 1990. on 16 june 2001. read the passage again, and finish the following by writing t or f. f.

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