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Timestamp: 2020-03-31 02:44:20+00:00

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paula filipe de jesus: ottobre 2011
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Le strane coincidenze che legano il Porto di Roma a Tor di Quinto.
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Etichette: Ampliamento Porto di Ostia, Tor di Quinto
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Una buona notizia: qualcuno ogni tanto si ricorda di avere un codice etico.
Da Il Messaggero di oggi: "Volano stracci tra la Federturismo, organo della Confindustria, e Renato Papagni, storico presidente dell’Assobalneari. Martedì scorso Papagni ha annunciato di essersi separato dalla federazione confindustriale e di aver costituito un nuovo sindacato inserito nella Confapi. Ieri la replica: è stato espulso per «ripetute violazioni... dei regolamenti statutari e del codice etico». La nota parla chiaro e durissimo. «L’allontanamento di Renato Papagni da Assobalneari Italia e dal sistema Federturismo Confindustria si è reso necessario poiché durante la sua gestione, in qualità di Presidente, sono state riscontrate ripetute violazioni dei regolamenti statutari e del codice etico di Confindustria. Papagni, convocato più volte dai probiviri di Confindustria e Federturismo, si è sempre rifiutato di rispondere alle richieste di chiarimento disertando gli incontri programmati. Le sue dimissioni precedono di 24 ore la lettera di espulsione che Confindustria aveva già provveduto ad emanare nei suoi confronti». Federturismo Confindustria, viene sottolineato, «ha sempre riposto la massima attenzione verso il comparto balneare italiano, seguendo fin dalle prime fasi l’annosa questione della procedura di infrazione e Assobalneari Italia mantiene ancora oggi, a seguito dell’uscita solitaria di Papagni, la rappresentanza maggioritaria del settore a livello nazionale ed è interlocutore riconosciuto e accreditato presso tutte le sedi istituzionali nazionali ed europee, grazie al costante supporto di Federturismo e di Confindustria». «L’82 per cento degli associati baleari di Federturismo non la pensa così, visto che mi ha seguito nel nuovo sindacato replica Papagni Il punto è che Confindustria non ha la sensibilità e la cultura per venire incontro alle esigenze delle piccole imprese balneari. Attua un sistema rigido che ho tentato di rendere più flessibile con le elezioni di marzo, quando invece di convocare per tre volte l’assemblea attraverso raccomandate postali, ho semplificato via email. Non è un problema: mi ritrovo in buona compagnia fuori di Confindustria, quella dell’ad di Fiat Sergio Marchionne». Intanto Balnearia di Fregene ha fatto sapere che resterà all’interno di Federturismo della Confindustria".
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Etichette: Renato Papagni
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Istituita due giorni fa la Commissione Piazze e la Commissione Grattacieli dal Sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno.
A quando la Commissione Catacombe, l'unica parte edilizia ancora da 'sanare' ? In fondo le catacombe sono i primi abusi edilizi realizzati nella Roma cristiana. Ormai hanno costruito quasi ovunque in superficie, mancano solo i 'formicai'.
Etichette: Alemanno, Commissione Grattacieli, Commissione Piazze
Se è poco comprensibile che i paesi di tutto il mondo si azzuffino per ospitare le Olimpiadi lo è ancora di più sentire parlare di “Olimpiadi bene comune”.
Tutti sanno che i vantaggi economici per un paese che ospita le Olimpiadi sono raramente positivi e quelli non economici sono difficili da misurare. L’unico ricaduta positiva e misurabile è quella sull’esportazioni commerciali, che prescinde dal fatto che la candidatura venga bocciata e dunque non ha nulla a che vedere con l’aumento dei flussi turistici, come invece sostiene il comitato promotore.
Le Olimpiadi sono utilizzate dalla politica per dare un ‘segnale’, che viene pagato quasi sempre a caro prezzo dalla collettività. Non a caso “Olimpiadi bene comune” nasce dalla volontà di alcuni amministratori comunali, provinciali e regionali, e precede due appuntamenti importanti: l’assegnazione delle Olimpiadi 2020 (il 7 settembre 2013 a Buenos Aires) e l’elezione del Sindaco di Roma (a maggio 2013). Le Olimpiadi dunque sono oggetto della campagna elettorale di tutti gli schieramenti.
Nessuno che presenti mai un’analisi costi-benefici. Le Olimpiadi invernali di Torino 2006, ad esempio, hanno lasciato la città sommersa dai debiti. Le Olimpiadi di Atene 2004 hanno lasciato 20 miliardi di euro di debito per le grandi opere, dove hanno speculato banche e grandi imprese di costruzione, mentre allo Stato è rimasto da pagare un conto salatissimo. Senza parlare dei Mondiali di Calcio ’90 e di quelli del Nuoto Roma ’09.
Tutti vogliono sedersi al tavolo, magari in nome del ‘bene comune’. Nessuno però che chieda di sedersi nella cabina di controllo, quella dei costi-benefici.
Le Olimpiadi saranno l’ennesimo appuntamento con la logica del grande evento, poteri commissariali, deroghe e quant’altro, senza alcuna garanzia di trasparenza dei processi decisionali sulla città e sul suo funzionamento. Le trasformazioni che le Olimpiadi comporteranno per Roma, in termini di opere e di cambi d’uso e di proprietà, devono avvenire sulla base di regole chiare, definite in modo trasparente, applicate senza deroghe e favoritismi, condivise con la cittadinanza tutta e non solo con l’associazionismo di base o quello ambientalista. Nella logica del grande evento infatti si perde sempre il controllo sull’uso del suolo, delle urbanizzazioni, del loro uso, che deve servire tutti i cittadini, non solo alcune categorie.
Ricorrere poi alla retorica suggestiva della “mobilità alternativa intermodale con il trasporto pubblico … che porti ad un 10% in meno di auto circolanti”, come sostiene “Olimpiadi bene comune” significa non conoscere, in qualità di amministratori, la grave situazione in cui versa la mobilità della Capitale e che pone la rete di Roma tra le più sottosviluppate in Europa, sia in termini di numero di veicoli circolanti, sia per la percentuale degli spostamenti su trasporto pubblico. Ancora oggi non esiste un PUM (piano urbano della mobilità).
Far passare l’idea, anche questa suggestiva, che le Olimpiadi siano un ‘bene comune’ significa soprattutto rafforzare il concetto, fino ad oggi utilizzato nei grandi eventi, che le opere da realizzare siano di ‘pubblica utilità‘, ma la storia, anche recente dei Mondiali di Nuoto Roma ’09, ci dice che non è così. Nel caso specifico dell’Olimpiadi a Roma significa consentire, da qui al 2020, la costruzione di impianti (pubblici e privati) in deroga al Nuovo Piano Regolatore e al PS5, cioè il piano ‘regolatore’ del fiume Tevere. In particolare il PS5 (Piano di Stralcio 5, da Castel Giubileo alla foce del Tevere) impone vincoli sulla fascia fluviale del PRG, ma paradossalmente le Olimpiadi 2020 sono state pensate lungo tutta la fascia del fiume Tevere.
A prescindere che il processo per i Mondiali di Nuoto Roma ’09, previsto ad ottobre, possa andare in prescrizione e che si tenga quello ad Aprile 2012 contro la ‘cricca’, rimane un fatto: il coinvolgimento di tutti i partiti (a diverso titolo e peso) in queste vicende, gli stessi che oggi si schierano a favore delle Olimpiadi, ma che non hanno mai fatto chiarezza al proprio interno su questi avvenimenti. E’ una questione di credibilità. Per altro risulta ancor meno credibile il Comitato Promotore per le Olimpiadi Roma 2020 che vede al suo interno soggetti inquisiti o condannati o rinviati a giudizio anche per scandali legati ai grandi eventi più recenti. Come ci si può sedere ad un tavolo simile ?
Lo sport di base è sicuramente in sofferenza ma ciò non deve giustificare compromessi con gli speculatori che vogliono distruggere il piano regolatore del Tevere, come nell’ipotesi de villaggio olimpico a Tor di Quinto.
Mentre su Roma va in tour “Olimpiadi bene comune”, nessuno chiede e pretende che venga realizzato il Piano Regolatore dello Sport, sempre annunciato e mai fatto. Occorre serietà e coerenza, è ora di abbandonare finti slogan quali il “rilancio della città“. Le Olimpiadi 2020 non sono un ‘bene comune’, sono solo l’incontro tra politica e affari, soprattutto quello delle multinazionali e dei costruttori, in una città come Roma che da 20 anni fallisce la programmazione sugli impianti sportivi. Un esempio su tutti, il fallimento delle piste ciclabili, realizzate in base alla mobilità alternativa quando invece dal 2006, per la mobilità, esiste un’ordinanza commissariale che assegna al Sindaco di Roma poteri speciali con cui però si stanno compiendo i disastri delle metropolitane, da Veltroni ad Alemanno.
Proporre per il nuovo villaggio olimpico realtà come la Fiera di Roma, Commercity, Tor Vergata (tre fallimenti di Veltroni, tre incapacità di Alemanno) non ha senso a livello urbanistico perché un Villaggio Olimpico deve essere vicino agli impianti sportivi. Parlare poi di impianti diffusi ha senso quando esiste una rete di mobilità degna di questo nome e che Roma non possiede.
Per altro il cuore delle Olimpiadi è l’atletica leggera che si svolgerà nello Stadio Olimpico. Se ci sono aree alternative a quella improponibile di Tor di Quinto per il villaggio olimpico, una vera provocazione sarebbe quella di impiegare le vecchie caserme dismesse di Roma, distribuite in più municipi, e immaginare poi di convertirle, a fine Olimpiadi, in un piano di valorizzazione degli immobili, con servizi per la città come biblioteche, asili, scuole e parchi e una forte quota di edilizia residenziale pubblica. Ciò potrebbe servire anche ad eliminare il rischio della speculazione su aree analoghe da parte dei costruttori, che invece la delibera comunale n° 60 del 2010 favorisce.
Rimaniamo assolutamente contrari, senza se e senza ma, ad ogni utilizzo delle fasce golenali o delle aree di esondazione del Tevere, compreso il riuso del Salaria Sport Village, che va abbattuto.
L’unica vera sfida non è “Olimpiadi bene comune” ma “città bene comune”.
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Etichette: Olimpiadi 2020, Olimpiadi bene comune
Nessun ricorso al Consiglio di Stato è mai stato presentato dal Salaria Sport Village contro la sentenza del TAR. Il processo per i Mondiali di Nuoto rischia di cadere in prescrizione. Intanto per le Olimpiadi 2020 si propone il Villaggio Olimpico a Tor di Quinto, che ha analoghi problemi idraulici.
Nessun ricorso al Consiglio di Stato è mai stato presentato dal Salaria Sport Village contro la sentenza del TAR che l’ha definito un’opera “non di pubblico interesse”. Così risulta dall’analisi dei 7.909 ricorsi resi pubblici su internet. Scaduti anche i termini di presentazione del ricorso contro la sentenza (60 giorni dalla notifica, art. 28, comma 2, L. 1034/1971). Se non c’è alcun ricorso perché l’impianto sportivo non viene demolito ? Lo dichiarò il 6 maggio Marco Corsini, Assessore all’Urbanistica del Comune di Roma: «La demolizione spetta a loro [IV Municipio] e in queste settimane ci sono stati colloqui tra i tecnici del municipio e quelli dei miei uffici. A fine giugno il Consiglio di Stato si esprimerà sulla sentenza del Tar: di fronte ad una conferma della mancanza di titolo per costruire non ci sottrarremo ai nostri doveri. Potremo demolire il Salaria Village oppure acquisirlo come patrimonio comunale». Sono passati invece 8 mesi dalla sentenza del TAR e nulla accade. Su quali basi Corsini parla dell’intervento del Consiglio di Stato ? Una cosa è certa: per il Salaria Sport Village non si può ritenere valido il necessario nulla osta idraulico rilasciato il 31 marzo 2008 dall’Autorità di Bacino del Fiume Tevere (ABT), proprio in virtù del fatto che l’opera, a suo tempo, fu dichiarata di ‘pubblico interesse’. Cosa impedisce, ai sensi dell’art. 31 del DPR n. 380/2001, di demolire le opere abusive e di ripristinare lo stato dei luoghi ? Sul Salaria Sport Village tutto tace, tutto è fermo, compreso il processo iniziato il 5 aprile presso l’Aula 7 dell’edificio B del Tribunale di Roma, relativo agli abusi edilizi degli impianti per i Mondiali di Nuoto Roma ‘09. Un processo che secondo il giudice, Maria Luisa Paolicelli, doveva arrivare a sentenza entro luglio 2011 e in cui Alemanno ha deciso «di non costituire l’Amministrazione comunale parte civile». Non solo, ma nel frattempo il “massimo accusatore dei Mondiali di Nuoto”, come è stato definito il PM Sergio Colaiocco, è stato destinato, con il suo consenso, all’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia con funzioni di Ispettore Generale (DD.MM. 13-5-2011 – V° U.C.B. 20-6-2011). Non si abbatte il Salaria Sport Village e si rallenta il processo, forse per portarlo nei termini della prescrizione dei reati. Intanto Malagò, uno dei rinviati a giudizio, siede nel Comitato Promotore per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 che dovrà sciogliere ogni dubbio sulla scelta delle aree degli impianti lungo le sponde del Tevere, come ad esempio il Villaggio Olimpico a Tor di Quinto, che guarda caso, ha un analogo problema del Salaria Sport Village.
(fonte LabUr)
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Etichette: Mondiali di Nuoto Roma '09, Olimpiadi 2020, Salaria Sport Village, Sergio Colaiocco, Tor di Quinto
Mondiali di Nuoto '09. Labur:"Forniremo a Cochi tutte le spese del Polo Natatorio di Ostia"
A breve LabUr invierà ad Alessandro Cochi, Consigliere Delegato alle Politiche per lo Sport del Comune di Roma, tutti i consuntivi di spesa dei Mondiali di Nuoto Roma '09 relativi al Polo Natatorio di Ostia, compreso il dettaglio dell'importo di 1 milione e 260 mila euro spesi dal Comune di Roma per il completamento di Via delle Quinqueremi, strada principale di accesso al Polo, stranamente contemplata nelle spese dei Mondiali. Purtroppo altri milioni di euro servirebbero per completare, dopo più di 2 anni, l'impianto di Ostia, costato fino ad oggi 36 milioni di euro contro i 15 previsti, che nel frattempo perde i pezzi. Infatti, durante il collegiale della Nazionale maschile nati '91 e seguenti (22-25 maggio) presso il polo di Ostia si è sfiorata la tragedia. Mentre erano in corso le gare di nuoto, è caduto dall'alto un pezzo di mattonella che ricopre le colonne della struttura della piscina coperta, per fortuna in un'area dove in quel momento non c'era nessuno. Sul lato opposto, invece, erano presenti centinaia di ragazzi che attendevano di essere chiamati, ognuno per la propria gara. Questa la triste situazione del Polo Natatorio di Ostia, dove, da pochi giorni, è comparso un cartello all'ingresso, con la seguente scritta: "Impianto sportivo di proprietà di Roma Capitale. Centro Federale di Ostia. Concessione: Federazione Italiana Nuoto". Chi farà allora i restanti ed urgenti lavori ? Secondo l'Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri (OPCM) 3854 del 03.03.2010, "ogni residuale attività amministrativa e tecnico-gestionale inerente lo svolgimento del grande evento Mondiali di Nuoto Roma '09" (art.1, c.3) compete all'Unità Tecnica di Missione istituita presso il Segretariato Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Cosa accadrà dunque nel 2012 ? Rinnoveranno l'ordinanza 'per il 151° anniversario dell'Unità Nazionale' ? Chiediamo dunque a Cochi di dire cosa intende fare visto che l'impianto di Ostia è comunale e che la delibera n.85 del 21.05.2007 recitava chiaramente che l'ultimazione dei lavori e il collaudo degli stessi dovevano concludersi entro il 31 marzo 2009. Siamo fiduciosi che Cochi apprezzerà la nostra collaborazione di rendere pubbliche le spese, visto che fino ad oggi il Comune di Roma non c'è riuscito. Non vorremmo che diventasse famoso anche lui come Renato Papagni per le "4 mattonelle mancanti".
Etichette: Alessandro Cochi, Mondiali di Nuoto Roma '09, Polo Natatorio di Ostia
Mondiali di Nuoto ’09: impianto privato Babel, un abuso autorizzato
Discutibile la relazione del consulente tecnico della Procura sull’impianto Babel all’Infernetto sorto per i Mondiali di Nuoto Roma ’09. Il conto, salato, lo pagheranno i cittadini, mentre il privato ha già decuplicato il valore del suo terreno. Da il sito di LabUr l'analisi dettagliata di un malcostume, avendo sempre presente che c'è differenza tra verità e giustizia.
LabUr pertanto ha ritenuto opportuno svolgere un’analisi tecnica approfondita, augurandosi che possa fare chiarezza su una vicenda che è l’ennesimo esempio di malcostume urbanistico, quanto di più lontano dagli interessi della collettività che alla fine sarà l’unica a pagare il conto, salato. La relazione tecnica completa a questo LINK
Etichette: Babel, Mondiali di Nuoto Roma '09

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 art. 28
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