Source: http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0018&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b
Timestamp: 2018-03-19 08:56:40+00:00

Document:
Seduta di Venerdì 17 maggio 2013
il Vesuvio viene considerato tra i vulcani più pericolosi al mondo anche a causa della grande quantità di «rischio esposto» cioè di popolazione interessata dai fenomeni vulcanici;
dopo 60 anni di oblio il consiglio regionale della Campania nel 2003 ha varato un piano di decompressione abitativa denominato VesuVia, vincitore del primo premio assoluto al Forum PA 2005 e riconosciuto come best practice da organismi internazionali;
tra le azioni previste dal piano vi era la legge regionale n. 21 del 2003 della regione Campania denominata «Norme urbanistiche per i comuni rientranti nelle zone a rischio vulcanico dell'area vesuviana» avente l'obiettivo di diminuire il carico residenziale nella zona rossa vesuviana incentivando nel contempo il mutamento di destinazione d'uso da abitativo a produttivo dei volumi legittimi esistenti;
queste politiche hanno portato ad una riduzione di circa quarantamila residenti nel complesso dei 18 comuni della zona rossa che al censimento del 2011 ammontava a 542.200 abitanti rispetto ai 581.200 del censimento del 2001;
il dipartimento della protezione civile nella stesura e adozione della pianificazione d'emergenza ha recentemente ritenuto di ampliare ulteriormente il perimetro della cosiddetta zona rossa;
dunque occorre intervenire in ogni modo per reprimere la realizzazione illegittima di nuovi manufatti nell'intero territorio interessato;
sin dal settembre del 2012 il primo firmatario del presente atto di indirizzo ebbe modo di informare il Ministro pro tempore Passera sui tragici effetti che sarebbero stati prodotti dalla legge regionale varata dalla giunta Caldoro su proposta dell'assessore Taglialatela, «Norme in materia di tutela e valorizzazione dal paesaggio in Campania», modificando in senso permissivo la citata legge regionale n. 21 del 2003;
nel corso degli anni sono state emesse ben 67.000 sentenze di demolizione di manufatti abusivi che taluni politici locali, facendo leva sulla legittima aspirazione dei cittadini ad avere una casa, in verità conducono una serrata guerra alle leggi antisismiche e al contempo lasciano intravedere la possibilità di un nuovo condono edilizio che di fatto con l'aumento del carico abitativo della zona vesuviana svuoterebbe le norme a difesa dell'incolumità dei cittadini,
ad adottare ogni iniziativa utile a garantire la sicurezza di una così vasta area la cui popolazione è esposta al rischio del vulcano;
ad assumere ogni iniziativa di competenza che la legge vigente prevede per reprimere la realizzazione illegittima di nuovi manufatti nell'intero territorio interessato;
a garantire la piena esecutività in ogni momento del piano d'emergenza adottato dalla protezione civile nei riguardi della zona rossa;
a mettere in campo le necessarie risorse finanziarie, non trascurando di richiedere con decisione l'erogazione di finanziamenti da parte dell'Unione europea, per la riorganizzazione del tessuto ambientale e la ristrutturazione delle unità immobiliari presenti nell'area vesuviana che possano favorirne la decompressione della presenza abitativa e contemporaneamente ad avviare nuove iniziative atte a far nascere moderni modelli di impresa nei settori turistico, ambientale e culturale in un territorio a naturale vocazione paesaggistica e che vanta il tesoro di una ricca biodiversità da tutelare.
(1-00044) «Di Lello, Bossa, Coccia, Di Gioia, Formisano, Locatelli, Migliore, Pastorelli, Scotto, Valeria Valente, Valiante».
Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, per sapere – premesso che:
gli eventi atmosferici degli ultimi giorni hanno causato enormi danni soprattutto in Veneto, fiumi in piena, sfollati, famiglie evacuate, imprese allagate, scuole isolate, traffico in tilt ed una persona ha perso la vita;
lo stato di allerta è esteso in tutta la regione e maggiormente nell'area di Vicenza, Verona e Venezia;
a Vicenza e Verona sono state evacuate diverse famiglie che abitano in prossimità dei fiumi Bacchiglione e l'Alpone;
la situazione più grave in provincia di Venezia si registra nel Miranese, dove a Rio San Martino, Scorzè, Noale e Martellago, ci sono diverse strade e centinaia di scantinati e garage allagati, a Venezia centro storico è tornata l'acqua alta e le scuole sono chiuse a causa dei forti disagi;
sul litorale veneziano a Jesolo, l'arenile appena rifatto dal magistrato delle acque è stato completamente devastato dalla mareggiata –:
se non si ritenga, alla luce delle premesse, di deliberare urgentemente lo stato di emergenza per le calamità naturali verificatisi nei giorni scorsi o quali interventi intenda porre in essere per venire incontro alle necessità delle zone maggiormente colpite.
(2-00051) «Causin».
PASTORELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
nella seconda decade del mese di novembre 2012 le abbondanti precipitazioni verificatesi nell'alto bacino idrografico del fiume Tevere ne hanno prodotto l'esondazione in molti tratti del suo percorso fra Lazio ed Umbria, colpendo in particolar modo il territorio della Bassa Sabina in provincia Rieti e le Province di Terni e Perugia;
il livello dell'acqua ha raggiunto in quel periodo un'altezza di circa 1,30 metri, allagando tutti i terreni agricoli ricadenti nella linee di esondazione del fiume;
in aggiunta a quanto sopra esposto, la «nota trimestrale nazionale sull'andamento climatico e le implicazioni in agricoltura», redatta dall'INEA (Istituto nazionale di economia agraria) per il primo trimestre del 2013, ha registrato «nuovi cedimenti arginali [...] intorno alla metà di marzo a causa delle precipitazioni abbondanti che hanno ingrossato il fiume e allagato alcune aree della Sabina, in particolare, nella provincia di Rieti»;
un quadro simile è registrabile anche in Umbria dove, sempre secondo il rapporto sopra citato, «le piogge del mese di febbraio hanno complicato le condizioni di alcuni fiumi e torrenti, esondati in più punti»;
tali fenomeni, oltre ad impedire l'accesso ai campi nel 2013 e quindi le semine primaverili (e le operazioni di diserbo e di concimazione del frumento, e di altre colture), nel 2012, e con specifico riguardo al territorio sabino, hanno compromesso lo stesso raccolto di alcune colture (ad esempio quello del mais ormai maturo a novembre), nonché la stessa capacità produttiva dei terreni per il futuro, stante il loro grave deterioramento strutturale (per il quale sono necessarie ingenti opere di riqualificazione);
non si può, inoltre, escludere che a determinare un'esondazione del Tevere così grave, abbia concorso in maniera decisiva la gestione delle dighe presenti sul tratto Corbara-Nazzano;
rispetto ai fatti sopra esposti non risulta, inoltre, che l'autorità di bacino del Fiume Tevere abbia finora provveduto ad adottare idonei provvedimenti volti a limitare i disagi per le popolazioni situate a ridosso delle dighe da essa gestite;
il risultato di un simile concorso di eventi, in special modo con riferimento alla situazione della Bassa Sabina, è stato la perdita pressoché totale di produttività dei terreni interessati;
le Regioni Lazio ed Umbria, interessate da tali fenomeni calamitosi, dovrebbero chiarire quali misure esse intendano adottare rispetto ai danni da essi prodotti –:
se non reputino necessario, nell'ambito delle proprie competenze di vigilanza e controllo, sollecitare l'autorità di bacino del fiume Tevere affinché chiarisca i criteri utilizzati nella gestione delle dighe, al fine di valutarne la loro congruità rispetto al piano di bacino e all'interesse generale e, nel caso, affinché adotti provvedimenti che possano facilitare il recupero delle aree interessate dalle esondazioni, al fine di ripristinare le attività agricole che ivi si svolgevano;
se non reputino necessario attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di reperire le risorse necessarie per far fronte ai danni arrecati dalle calamità occorse in tutta l'area del centro-Italia.
(4-00492)
BONAFEDE. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:
in data 7 ottobre 2012 una motovedetta libica, ricorrendo alla minaccia delle armi, ha fermato due motopescherecci di Mazara del Vallo (TP), il «Daniela L» e il «Giulia PG», impegnati in una battuta di pesca nelle acque internazionali del Canale di Sicilia a circa 40 miglia dalle coste libiche. Tali pescherecci, con a bordo un equipaggio di 14 marittimi, sono stati quindi scortati nel porto di Bengasi e posti sotto sequestro delle autorità libiche sulla base di un'arbitraria accusa di sconfinamento nelle acque nazionali di quel Paese;
in data 29 novembre 2012, in seguito alla sentenza di assoluzione emessa dalla Corte della città cirenaica per i marittimi a bordo dei due pescherecci ed al pagamento di ammende per oltre 30 mila euro, il «Giulia PG» ha potuto far rientro a Mazara del Vallo, recando con sé i sei marittimi del proprio equipaggio assieme a cinque dei sette componenti dell'equipaggio del «Daniela L», poi raggiunti in Sicilia anche dai due marittimi del «Daniela L» inizialmente rimasti a bordo, a guardia del natante, in una situazione di oggettivo rischio per la propria sicurezza ed incolumità;
ad oggi, dopo oltre sette mesi di sequestro, il «Daniela L» è ancora trattenuto in Libia in virtù del ricorso in appello presentato dal procuratore del tribunale di Bengasi alla sentenza di primo grado, mentre il progressivo deterioramento delle condizioni di sicurezza all'interno della città cirenaica avrebbe sancito il blocco delle attività dello stesso tribunale;
le aree di pertinenza per l'esercizio dei diritti di pesca sono internazionalmente riconosciute entro le 12 miglia dalla costa ma, al contrario, Paesi come la Libia o l'Egitto hanno autonomamente esteso la propria zona di pesca esclusiva fino a, rispettivamente, 74 e 200 miglia;
i fatti in premessa vanno ad aggiungersi a numerosi preoccupanti episodi accaduti nel recente passato a danno della marineria da pesca mazarese, la quale è sottoposta al continuo rischio di veder sequestrati natanti ed equipaggi sulla base accuse, sostanzialmente arbitrarie, da parte delle autorità libiche, egiziane e tunisine;
tali accadimenti stanno dando luogo, oltre ad una situazione di strisciante instabilità nelle relazioni intercorrenti tra i sopracitati Paesi e l'Italia – potenzialmente foriera di conseguenze diplomatiche per via di imprevedibili complicazioni, che non possono purtroppo mai escludersi, riguardanti l'incolumità degli equipaggi –, anche a rilevanti danni economici per l'intero comparto mazarese della pesca il quale, secondo le stime del distretto produttivo per la pesca «Cosvap» di Mazara del Vallo, ha sin qui subito perdite per oltre 30 milioni di euro negli ultimi 30 anni;
in data 9 gennaio 2013 il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha diramato una nota con la quale si informava di aver ufficiosamente appreso che le autorità libiche stessero intensificando i controlli all'interno dell'area di pesca esclusiva unilateralmente dichiarata;
pertanto, con tale nota, si richiedeva di sensibilizzare i pescatori perché si tenessero a debita distanza dai limiti dell'area sopracitata al fine di scongiurare qualsiasi contenzioso con la Libia;
in data 10 gennaio 2013, lo stesso Presidente della Repubblica di Libia, in visita a Roma presso il Ministero degli affari esteri per un incontro con l'imprenditoria italiana, ha dichiarato di voler trovare «al più presto una soluzione per restituire all'Italia il peschereccio tuttora trattenuto in Libia»;
nel corso del medesimo incontro presso la Farnesina, i vertici di Federpesca hanno apertamente avanzato una richiesta allo Stato libico affinché proceda ad una revisione delle proprie acque territoriali utile a migliorare le relazioni in materia di pesca con il nostro Paese –:
attraverso quali strumenti e procedure urgenti intendano adoperarsi presso le autorità libiche onde ottenere l'immediata restituzione del peschereccio «Daniela L»;
se non ritengano di dover procedere ad una ridefinizione e riaffermazione dei confini marittimi nazionali attraverso un'azione politico-diplomatica che investa l'Unione europea e le Nazioni Unite, per l'azione regolatoria che esse svolgono rispetto alla convenzione internazionale sul diritto del mare;
se non reputino necessario che la Commissione europea proceda senza ulteriore indugio al l'avvio di negoziati di pesca con tutti i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, per assicurare alle flotte comunitarie, ed a quella italiana in particolare, l'accesso alle risorse ittiche site in acque internazionali;
se non ritengano altresì opportuno incrementare la vigilanza nel canale di Sicilia da parte delle autorità italiane a tutela dei diritti e dell'incolumità dei pescatori mazaresi;
se non reputino infine necessario stabilire una misura unica delle reti (maglia) da adottarsi per ogni Nazione che peschi nel Mediterraneo, onde evitare inutili discriminazioni tra operatori del mare europei ed extracomunitari. (3-00068)
MARIANO e ORFINI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
l'istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU), assume l'attuale denominazione nel 1975 a seguito della costituzione del Ministero per i beni e le attività culturali, subentrando al Centro nazionale per il catalogo unico creato nel 1951, con il compito di catalogare l'intero patrimonio bibliografico nazionale;
l'obiettivo iniziale è oggi realizzato dal Servizio bibliotecario nazionale (SBN), la rete informatizzata di servizi nazionali cui partecipano biblioteche dello Stato, degli enti locali e delle università, che contribuiscono, tramite catalogazione partecipata, alla creazione del catalogo collettivo nazionale realizzato e gestito dall'Istituto, che ha la responsabilità di indirizzare, produrre e diffondere le norme standard per la catalogazione delle diverse tipologie di materiali dai manoscritti ai documenti multimediali;
il sopra citato istituto costituisce il punto di riferimento, a livello nazionale, per tutte le problematiche di carattere scientifico e tecnico che coinvolgono le biblioteche italiane e inoltre, coordina ed orienta le singole biblioteche riguardo alla digitalizzazione del patrimonio bibliografico nazionale e nello specifico promuove e gestisce progetti di digitalizzazione svolgendo funzione di selezione, supervisione e monitoraggio;
la mancanza di fondi crea gravi difficoltà all'istituto, tali da mettere a rischio anche il servizio del catalogo nazionale online delle biblioteche italiane, una rete a cui aderiscono oltre 5 mila biblioteche, che consente a più di 5 milioni di visitatori l'anno, studiosi o semplici lettori, di individuare via web, in quale biblioteca ed in quale città è custodito un libro o un documento raro, con grande risparmio di tempi e risorse per l'utenza interessata;
pertanto il catalogo rappresenta un servizio indispensabile per la ricerca, consente di accedere a 14 milioni di titoli con 64 milioni di localizzazioni, circa 50 milioni di ricerche bibliografiche e più di 35 milioni di pagine visitate, permette di prenotare la consultazione del libro o del documento, chiederne una riproduzione e in alcuni casi il prestito;
la situazione è grave, il numero di dipendenti che gestisce il catalogo unico è passato dai 90 del 2006 ai 43 di oggi; come se non bastasse si aggiungono i tagli dei fondi alla cultura, da 2,3 milioni del 2007 agli attuali 1,3 milioni di euro;
anche la Biblioteca nazionale da tempo è costretta a limitare l'orario per la distribuzione dei testi per mancanza di personale, passato da 398 dipendenti, a 210;
la riduzione delle risorse, pertanto, potrebbe determinare la riduzione o la soppressione del servizio offerto con grave danno al sistema della ricerca e ai fruitori delle biblioteche italiane –:
alla luce di quanto sopra esposto, quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per evitare la chiusura del servizio, così da preservare uno strumento indispensabile allo studio e alla ricerca e rendere realmente accessibile il patrimonio librario italiano a tutti i cittadini. (4-00496)
RIZZO, LOREFICE, GRILLO, VILLAROSA, DE ROSA e CURRÒ. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
forte apprensione sta suscitando nella comunità di Vizzini (Catania) la decisione di sopprimere il 2o gruppo rifornimenti Area Sicilia di stanza nella cittadina siciliana. Si teme infatti la perdita di decine di posti di lavoro nel personale militare e civile e più in generale nell'indotto di una realtà economica già oggi pesantemente depressa;
nell'aprile del 2008 il deposito è stato declassato ad articolazione esterna del deposito centrale di Orte, in ottemperanza al decreto di chiusura, prendendo il nome di 2o gruppo rifornimenti area Sicilia. La soppressione di vari reparti e la riduzione drastica del personale ha portato alla situazione odierna, nella quale si prevede la chiusura a breve e il trasferimento dei compiti al deposito di Sigonella, costruito a ridosso della strada statale Catania-Gela, a poca distanza dalla base aerea, molto più piccolo e meno capiente, posto in pianura, a fianco del fiume Gornalunga, in zona soggetta a frequenti allagamenti;
c’è da mettere in conto i costi del trasferimento del materiale e del personale, nonché i disagi che il personale stesso dovrà affrontare per raggiungere le nuove sedi di destinazione, dopo anni di residenza in luogo;
contro la soppressione del deposito sussidiario di Vizzini si era pronunciata nel luglio 2005 la Commissione difesa della Camera che in sede di parere sul decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 28 novembre 1997, n. 464, recante riforma strutturale delle Forze armate, si erano espresse «in modo da escludere, la soppressione del deposito sussidiario di Vizzini» –:
se il Governo non ritenga di rivedere la decisione di chiudere il 2o gruppo rifornimenti area Sicilia di stanza a Vizzini Scalo, sia per il valore strategico che esso rappresenta nel dispositivo del sistema difensivo italiano, sia per la negativa ricaduta occupazionale che esso avrebbe in una realtà già fortemente colpita dalla crisi economica. (4-00498)
FIANO e GINEFRA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da notizie a mezzo stampa, in base alle liste pubblicate dall'Agenzia delle entrate, Casapound sarebbe in procinto di ricevere per gli anni 2010 e 2011 la somma di 41 mila euro in virtù del meccanismo del 5 per mille, mentre non sarebbero ancora certi i dati sulle somme che riceverebbe per l'anno 2012;
anche volendo considerare CasaPound come un'associazione di promozione sociale, non vi è dubbio che si tratti di un movimento e di un partito politico, in virtù del fatto che si è presentata alle ultime elezioni politiche e regionali con un proprio simbolo e propri candidati, e sta attualmente facendo campagna elettorale per un proprio sindaco in vista delle prossime elezioni comunali a Roma;
in base all'articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997 non si considerano in ogni caso ONLUS, e dunque non sono ammessi a fruire delle agevolazioni gli enti pubblici, le società commerciali diverse da quelle cooperative, gli enti conferenti di cui alla legge 30 luglio 1990, n. 218, i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria;
da notizie a mezzo stampa, Casapound sarebbe riuscita a beneficiare del meccanismo del 5 per mille attraverso la copertura di un'associazione denominata «l'isola delle tartarughe» che formalmente risulta beneficiaria del 5 per mille;
tuttavia, è sufficiente accedere al sito di Casapound per verificare il legame tra essa e l'associazione in virtù del fatto che viene espressamente richiesto di dare il 5 per mille a CasaPound, mentre curiosamente non si ravvisa neppure un sito web riconducibile all'associazione «l'isola delle tartarughe»;
questa circostanza sembra configurare un vero e proprio aggiramento della legge 460 del 1997, e pone seri dubbi sulla legittimità dei fondi in procinto di essere erogati, finanziando per altro un partito che si richiama esplicitamente all'esperienza fascista –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti riportati, e quali iniziative intenda adottare al fine di verificare la legittimità dei fondi erogati. (5-00145)
OTTOBRE. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la società Automobile Due snc, con sede a Rovereto, è stata oggetto di accertamenti da parte della guardia di finanza, iniziati il 6 novembre 2006 e conclusi con il processo verbale di constatazione del 3 luglio 2008, approvato dall'Agenzia delle entrate di Trento che, con diversi avvisi di accertamento, per gli anni di imposta 2003, 2004, 2005, 2006, ha intimato alla società ed ai suoi due soci, Stefano Nucida e Rolando Gerola, il pagamento di 6.215.432,00 euro ai fini Iva ed Irap;
la società Automobile Due snc opera prevalentemente a Rovereto, con attività fra l'altro di acquisto intracomunitario di automobili;
per alcune di queste automobili acquistate, 127 su 1332, sei anni fa da rivenditori italiani ed importate in Italia dalla società Auroconf srl, la Guardia di finanza ha accusato i soci della società di evasione dell'iva, nella presunzione che alcuni dei fornitori nazionali fossero soggetti inesistenti, sostenendo che portata in deduzione dalla Automobile Due fosse un elemento passivo fittizio, e così i costi di acquisto, in assenza del quale vi sarebbe un aumento di reddito soggetto ad Irpef;
analoga accusa ha interessato altri commercianti di automobili operanti sul territorio della provincia di Trento, alcuni dei quali a seguito di tali accertamenti sono falliti o sono a rischio di chiusura, nonostante la procura della Repubblica di Trento abbia archiviato i casi per insussistenza di reato;
Nucida e Gerola sono stati condannati in sede penale alla pena di due anni perché dichiarati colpevoli del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;
la sentenza è stata confermata dalla corte di appello di Trento il 23 novembre 2011 e con sentenza della Commissione Tributaria di I grado del 20 settembre 2010;
i soci della Automobile Due hanno da sempre contestato le accuse della Guardia di finanza e faranno appello alla Corte di Cassazione per l'annullamento della condanna, mentre sono in attesa, da oltre otto mesi, della sentenza del processo di appello del giudice tributario di II grado, anche in ragione del fatto che il servizio motorizzazione civile della provincia autonoma di Trento abbia provveduto alla immatricolazione dei veicoli, a seguito di verifica positiva della richiesta di nazionalizzazione di veicoli provenienti da acquisto intracomunitario, ed abbia inviato all'Agenzia delle entrate le relative dichiarazioni di assolvimento dell'Iva;
che non vi siano responsabilità dei soci della Automobile Due in ordine al non pagamento dell'Iva per le automobili acquistate è dimostrato fra l'altro da una lettera dell'Agenzia delle entrate, direzione regionale dell'Umbria, settore accertamento Ufficio analisi e controlli fiscali, in data 14 dicembre 2007, in cui si scrive che a seguito di attività istruttoria «è emerso che la Auroconf srl ha svolto nel periodo che va da settembre 2004 ad agosto 2005 attività di compravendita di autovetture acquistate da fornitori comunitari, omettendo di versare l'Iva addebitata in rivalsa ai propri clienti, soggetti passivi di imposta»;
è evidente, dunque, come l'Agenzia delle entrate fosse a conoscenza, sulla base dei propri accertamenti, che l'Iva non pagata fosse dovuta ad irregolarità e violazioni di legge compiuti non dalla Automobile Due ma dalla società importatrice dei veicoli, la Auroconf srl;
è sconcertante che la lettera della Agenzia delle entrate, di cui sopra, non sia stata presentata dalla medesima Agenzia ai giudici tributari, omettendo in tal modo una prova decisiva a favore dell'innocenza Stefano Nucida e Rolando Gerola, visto che la lettera è antecedente di un anno (2007) al verbale della Guardia di finanza che è del 2008;
il Ministero dei trasporti, con le circolari n. B/59/2000 del 20 settembre 2000 e n.5981/M352 del 2 dicembre 2005 ha stabilito precise disposizioni in ragione delle quali, in sede di immatricolazione delle automobili provenienti dagli Stati Membri dell'Unione Europea, «deve essere comprovato l'assolvimento degli obblighi Iva sull'acquisto intracomunitario mediante l'acquisizione di apposita documentazione cartacea destinata ad essere trasmessa alle locali Agenzie delle entrate per i controlli di merito»;
non è ammissibile che l'immatricolazione dei veicoli da parte del servizio Motorizzazione della provincia di Trento, possibile solo ad esito positivo dei controlli effettuati, sia contestato ex post ed, elemento ancor più grave, è sconcertante che l'Agenzia delle entrate, che ha la responsabilità del controllo delle verifiche fiscali delle automobili importate e soggette al regime dell'iva intracomunitario, abbia sollevato obiezioni non all'atto dei propri accertamenti ma soltanto dopo che l'indagine della Guardia di finanza fosse stata avviata;
del caso della Automobile Due, come altri relativi ad esempio alle società Spazio Auto srl, RPL srl e Trento Car srl, si è interessata la provincia autonoma di Trento, con il presidente della provincia e l'avvocatura della Provincia stessa;
i soci della Automobile Due hanno sempre rivendicato di aver adempiuto ai loro obblighi tributari relativi alle loro attività, che sono state oggetto di controlli incrociati della Agenzia delle entrate e della motorizzazione civile della provincia di Trento che non ha mai sollevato obiezioni o contestato irregolarità a seguito della richiesta di controllo preliminare della documentazione di nazionalizzazione dei veicoli;
«è sufficiente ribadire – affermano Stefano Nucida e Rolando Gerola – che chi, nel nostro caso fornitore nazionale, regolarmente iscritto alla Camera di Commercio territorialmente competente, fornisce le autovetture (il cui prezzo è quello di mercato), rilascia regolare fattura con Iva (operazione attiva in regime Iva), mentre a sua volta la snc Automobile Due incassa il ricavo della vendita dell'autovettura, emette regolare fattura con Iva (operazione passiva in regime Iva) che incassa dal cliente finale a cui l'automobile, munita del libretto di circolazione, e del certificato di proprietà, è ceduta e regolarmente immatricolata presso il Servizio Motorizzazione Civile della Provincia autonoma di Trento che ha accertata l'assoluta esistenza delle auto contestate»;
«infatti – ricordano i soci della Automobile Due – è la Provincia autonoma di Trento – Servizio Motorizzazione Civile – che provvede all'immatricolazione delle automobili, mediante acquisizione della dichiarazione dell'importatore circa l'assolvimento degli obblighi Iva e circa la condizione fiscale del veicolo (fiscalmente nuovo, ovvero fiscalmente usato) e solo successivamente inviate all'Agenzia delle entrate per le verifiche fiscali»;
l'Associazione per la Difesa dei cittadini, «Lo Scudo» è intervenuta più volte a difesa dei soci della Automobile Due e da ultimo nel 2012 – con una lettera del presidente Claudio Taverna, inviata al garante del contribuente, alla motorizzazione provinciale e all'avvocato provinciale della Pat – sollevando il caso presso tutte le autorità preposte, gli organi di stampa, la provincia autonoma di Trento;
il caso della Automobile Due, a giudizio dell'interrogante, evidenzia profonde contraddizioni, omissioni da parte delle autorità e degli organi dei quali è stata la responsabilità dei controlli, Guardia di finanza e Agenzia delle entrate, e evidenzia motivazioni inconsistenti sotto il profilo processuale e tributario, che hanno determinato una condizione insostenibile per le attività e per la posizione penale e tributaria dei soci coinvolti, da ultimo con una comunicazione di Equitalia che il 30 gennaio 2013 impone a Stefano Nucida il pagamento di 1.220.976,30 –:
quale sia l'orientamento del Ministro in ordine alla posizione della società Automobile Due con riferimento agli atti relativi ai controlli operati da parte della Agenzia delle entrate;
se non ritenga urgente disporre una verifica delle attività di controllo effettuate, delle procedure adottate e delle motivazioni di merito che hanno portato alla contestazione delle attività della Automobile Due di Rovereto come attività inesistenti relativamente ai veicoli in oggetto della inchiesta quando precedentemente tali veicoli sono stati regolarmente immatricolati;
se non ritenga che in attesa di sentenze definitive e in ragione dei principi di autotutela, che sono stati introdotti a favore del cittadino in caso di contenzioso, sia urgente sospendere ogni effetto dovuto alla comunicazione di Equitalia;
se non ritenga definire criteri e procedure più obiettive e sostanzialmente motivate in ordine alle verifiche della posizione fiscale e tributaria delle imprese che operano nel settore dell'acquisto e della vendita di auto nuove ed usate, con riferimento in particolare al regime di acquisto intracomunitario. (4-00502)
GREGORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
a quanto risulta all'interrogante la situazione carceraria laziale versa in condizioni drammatiche. Infatti, a fronte di una capienza di 4.834 unità, la popolazione carceraria presente nei penitenziari della regione Lazio ammonta, invece, a circa 7.171 detenuti;
solo nel carcere di Rebibbia, su una capienza di 800 unità si raggiungono i 1.800 detenuti, ammassati nelle salette dedicate alla socialità, nelle palestre e su letti a castello di tre quattro livelli per stanza;
la vita lavorativa degli agenti di polizia penitenziaria risulta particolarmente difficile, visto che ad un agente, di giorno, spetta sorvegliare 150 detenuti e di notte quasi 450 persone;
sono stati ripetuti gli allarmi lanciati proprio dai sindacati di polizia penitenziaria, i quali hanno ribadito di non riuscire più a garantire l'incolumità degli utenti, non riuscendo inoltre ad adempiere alle prescrizioni stabilite dalla Costituzione;
l'Amministrazione penitenziaria, centrale e regionale, sta sovraccaricando il personale della polizia penitenziaria e scaricando sugli operatori tutto il peso morale e operativo di una vera e propria emergenza umanitaria –:
quali misure il Ministro interrogato intenda mettere in atto per conseguire, entro il breve termine, apprezzabili effetti di decongestione e di ritorno alla normalità nelle carceri laziali;
se, ad esempio, risulti opportuno e fattibile elaborare un sistema di ingressi a «pareggio», ovvero individuando un numero massimo di detenuti, ai quali possano venire garantite concrete condizioni di vita detentiva dignitose e mirate al reinserimento nella vita civile. (4-00490)
DI LELLO, LOCATELLI, DI GIOIA e PASTORELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
dalle molteplici visite effettuate nelle carceri italiane anche a seguito di numerosi casi di cronaca che l'hanno riguardate emerge drammaticamente lo stato emergenziale in cui versa l'intero sistema penitenziario nazionale;
anche l'ultima relazione annuale sullo stato della giustizia in Italia, presentata dal Ministro della giustizia pro tempore, Avv. Paola Severino, segnala in modo preoccupante che l'emergenza carceraria è attualmente tutt'altro che sotto controllo;
risulta, inoltre, di tutta evidenza che il sovraffollamento della popolazione carceraria, la fatiscenza e inadeguatezza delle strutture sono contrari ai dettami del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 «Regolamento recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà»;
i vari Governi via via succedutisi nel passato non hanno attuato alcuna politica finalizzata al recupero di strutture penitenziarie già preesistenti, preferendo invece avviare la costruzione di nuove strutture che ha comportato ingenti impegni finanziari per i contribuenti con l'elargizione massiccia di denaro pubblico –:
se corrisponda al vero, come risulta agli interroganti, che al momento decine di strutture tra quelle preesistenti, potenzialmente utili allo sfoltimento del sovraffollamento carcerario, siano in stato di totale abbandono;
se alcuni istituti penitenziari siano tra quelli che potrebbero essere recuperati con risorse non gravose e tempi adeguati per fronteggiare la situazione di emergenza;
quali iniziative il Governo intenda adottare per il sollecito avvio di un piano di recupero che possa far riaprire almeno alcune strutture presenti sul territorio;
quali altre azioni il Governo intenda assumere per avviare a soluzione o, quanto meno, alleviare l'emergenza carceri. (4-00495)
SOTTANELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il comune di Sulmona (Aquila) rinnoverà gli organi comunali nella tornata elettorale del 26 e 27 maggio 2013;
purtroppo, mercoledì 15 maggio il candidato sindaco per la coalizione «Sulmona Unita» (Udc-Psi e movimenti civici), Fulvio Di Benedetto, è morto stroncato da un infarto, mentre partecipava a un confronto con gli altri candidati sindaci;
i sei candidati sindaco al comune di Sulmona hanno ovviamente deciso di sospendere tutti gli incontri e comizi elettorali fino a data da destinarsi;
per i comuni inferiori ai 15 mila abitanti, il comma 11 dell'articolo 71 del decreto legislativo n. 267 del 2000 recita che «In caso di decesso di un candidato alla carica di sindaco, intervenuto dopo la presentazione delle candidature e prima del giorno fissato per le elezioni, si procede al rinvio delle elezioni con le modalità stabilite dall'articolo 18, terzo, quarto e quinto comma del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, consentendo, in ogni caso, l'integrale rinnovo del procedimento di presentazione di tutte le liste e candidature a sindaco e a consigliere comunale»;
tale modifica è intervenuta in forza della sentenza della Corte Costituzionale del 18-24 luglio 1996, n. 304, che ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'articolo 5 della legge n. 81 del 1993, nella parte in cui non prevede il rinvio delle elezioni ed il rinnovo della presentazione delle candidature a sindaco e a consigliere comunale, in caso di decesso, intervenuto dopo la presentazione delle candidature e prima del giorno fissato per le elezioni, di un candidato alla carica di sindaco nei comuni con popolazione fino a quindicimila abitanti;
è palese, pertanto, il vuoto normativo presente nella legge vigente, che non dispone nulla in merito al decesso di un candidato alla carica di sindaco nei comuni con popolazione superiore ai quindicimila abitanti;
per analogia il mancato rinvio delle elezioni ed il rinnovo della presentazione delle candidature per il sopravvenire della morte o dell'impedimento permanente del candidato alla carica di sindaco violerebbe il diritto di elettorato attivo (in quanto gli elettori vengono privati di una delle possibilità di scelta non solo nell'elezione del sindaco, ma altresì nella competizione tra le liste dei candidati alla carica di consigliere), il principio di ragionevolezza (perché la mancata sospensione delle operazioni elettorali è incoerente sia con il nuovo sistema di elezione diretta del sindaco, sia in particolare con il previsto scioglimento del consiglio comunale in caso di decesso del sindaco già eletto), il diritto di elettorato passivo e parimenti il principio di eguaglianza (perché i candidati consiglieri comunali, appartenenti alla lista collegata al candidato sindaco deceduto, subiscono senza colpa un pregiudizio consistente nella perdita di efficacia della loro candidatura, pregiudizio che li svantaggia rispetto agli altri candidati) –:
quali iniziative di competenza intenda adottare urgentemente, anche a carattere normativo, al fine di garantire il corretto svolgimento delle elezioni comunali di Sulmona ed i diritti di elettorato passivo ed attivo che subirebbero in caso di mancato rinvio una palese violazione con conseguenti probabili ricorsi da parte degli soggetti interessati. (3-00066)
DI LELLO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nei giorni 26 e 27 maggio 2013 i cittadini del comune di Sulmona (AQ) saranno chiamati a rinnovare il consiglio comunale e tutti gli adempimenti per la formazione delle liste sono ormai da tempo conclusi secondo la normativa vigente;
il 15 maggio, nel pieno della campagna elettorale, è deceduto l'ingegnere Fulvio Di Benedetto, candidato sindaco alla testa di una coalizione che raggruppa 4 liste di candidati;
tale nuova situazione priva del candidato sindaco la coalizione e ciascun partito che la compne della possibilità di concorrere al premio di maggioranza che viene assegnato dopo il ballottaggio per i comuni superiori a 15.000 abitanti;
l'articolo 71, comma 11 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 «testo unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti Locali» stabilisce per i comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti che «In caso di decesso di un candidato alla carica di sindaco, intervenuto dopo la presentazione delle candidature e prima del giorno fissato per le elezioni, si procede al rinvio delle elezioni con le modalità stabilite dall'articolo 18, terzo, quarto e quinto comma del Decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, consentendo, in ogni caso, l'integrale rinnovo del procedimento di presentazione di tutte le liste e candidature a sindaco e a consigliere comunale»;
il precitato testo unico nulla recita nel caso che l'evento si verifichi dopo la presentazione delle candidature e prima del giorno fissato per le elezioni in un comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti, ma si limita a normare solo il caso che questo si abbia nell'intervallo tra il primo e il secondo turno. Infatti all'articolo 72, comma 6, stabilisce che «In caso di impedimento permanente o decesso di uno dei candidati ammessi al ballottaggio ai sensi del comma 5, secondo periodo, partecipa al ballottaggio il candidato che segue nella graduatoria. Detto ballottaggio ha luogo la domenica successiva al decimo giorno dal verificarsi dell'evento»;
il prefetto di L'Aquila, con lettera datata 15 maggio 2013, indirizzata al segretario generale del comune di Sulmona, interpreta il sopra ricordato comma 6 dell'articolo 72 affermando che: «In riferimento alle considerazioni concernenti l'oggetto espresse dalla Signoria Vostra con la nota 20320 del 15 maggio 2013, faccio presente al riguardo che il dettato dell'articolo 72 del Decreto Legislativo n. 267/2000 – recante le disposizioni per l'elezione del sindaco nei comuni superiori a 15.000 abitanti – prevede che per il caso di specie non si pongano in essere atti modificativi al procedimento elettorale in corso riguardante codesto comune»;
tale interpretazione introduce elementi di clamorosa disparità tra le coalizioni partecipanti alle elezioni privando una di esse della concreta possibilità di concorrere alla ripartizione dell'eventuale premio di maggioranza spettante alla lista vincente;
sono penalizzati e in condizioni di oggettiva disparità di fronte alla legge i comuni superiori a 15.000 abitanti rispetto a quelli con popolazione inferiore con siffatta interpretazione;
la decisione adottata dal prefetto di L'Aquila appare grave in tutta la sua portata perché l'eventuale applicazione costituirà precedente per analoghi casi futuri comuni –:
quali iniziative di competenza, anche normative, intenda assumere il Ministro dell'interno perché si dia l'esatta interpretazione dell'articolo 72 prendendo in esame anche il caso in cui l'evento è intervenuto nell'intervallo tra la presentazione delle liste e la data delle elezioni come, peraltro, è già previsto dall'articolo 71 per i comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti. (3-00067)
PELUFFO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
con delibera n. 69 del 22 dicembre 2005, il consiglio comunale di Pero, confermava la volontà dell'ente locale di sostenere la realizzazione di una nuova tenenza dei carabinieri;
con delibera n. 22 del 29 maggio 2006, il consiglio comunale di Pero, individuava l'area da destinare alla tenenza dei carabinieri;
con nota n. 600/C/CC/49.121.10990.69932.9335 del 14 luglio 2009 il Ministero dell'interno esprimeva l'assenso al prosieguo delle trattative per l'assunzione in locazione dell'immobile da adibire a nuova sede della tenenza dei carabinieri di Pero;
l'area del comune di Pero è tra le aree ricomprese nel nuovo polo fieristico di Rho-Pero e la realizzazione della nuova sede dei carabinieri nel territorio di Pero ha assunto, sin dall'inizio, un ruolo strategico non solo per l'amministrazione del comune di Pero ma per l'intero territorio, interessato oltre che dal potenziamento delle attività del polo fieristico di Milano anche dalle opere funzionali alla realizzazione di Expo 2015, dal calendario degli eventi connessi e dalla gestione della fase successiva a tale appuntamento di rilevanza internazionale, con scenari di profonda trasformazione sotto il profilo urbano e della mobilità, fattori che richiederanno un maggiore controllo dell'ordine pubblico di tutta l'area interessata;
con nota n. 2012-0017281 dell'11 maggio 2012 il Ministero dell'interno, dipartimento della pubblica sicurezza, comunicava al sindaco del comune di Pero, la scelta di ridimensionare notevolmente l'impegno preso in precedenza per la realizzazione della nuova tenenza dell'Arma dei carabinieri di Pero;
le ripetute e univoche manifestazioni di volontà espresse dal Ministero dell'interno negli anni passati sulla realizzazione di tale opera sono state formalizzate da specifici procedimenti amministrativi, dando vita ad un accordo tra pubbliche amministrazioni, che ha portato non solo alla progettazione della stessa caserma ma di fatto alla realizzazione di parte della stessa;
il mancato compimento di tale opera comporterebbe gravi conseguenze economiche e costringerebbe l'amministrazione comunale ad intervenire per riconvertire l'area, sobbarcandosi ulteriori costi economici, senza considerare che oggi l'attuale caserma risulta priva di requisiti strutturali e necessari per la prosecuzione delle attività, ed è pertanto soggetta a sfratto esecutivo –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra esposto, e quali iniziative si intendano intraprendere per sanare tale situazione, mantenere gli impegni assunti e consentire il completamento dell'opera, indispensabile per le esigenze di maggiori controlli di ordine pubblico richiesti per eventi di portata internazionale come quelli previsti nei prossimi anni su questo territorio.
(5-00142)
OLIVERIO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
è di questi giorni la notizia che il Comitato per l'ordine e la sicurezza della prefettura di Reggio Calabria ha ridotto drasticamente il livello di protezione da assicurare alla ex Parlamentare Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno, vice presidente del consiglio regionale della Calabria, assassinato a Locri, in modo vile e barbaro, il 16 ottobre 2005, in occasione delle primarie dell'Unione;
l'esigenza di assicurare un'adeguata protezione alla vedova Fortugno era sorta già pochi mesi dopo l'omicidio del marito, omicidio ormai unanimemente conosciuto come delitto di matrice politico-mafiosa, allorquando le fu fatta pervenire una prima lettera minatoria contenente chiare ed evidenti minacce di morte;
ma il clima di ansia e di preoccupazione attorno alla famiglia Fortugno diventò ancor più concreto ed evidente nell'ottobre del 2006, quando la malavita passò dalle parole ad atti più concreti e significativi. Successe, infatti, che una telefonata anonima informasse i Carabinieri di un messaggio depositato all'interno di una cabina telefonica, in cui si comunicava il collocamento di un ordigno in un cestino per la carta situato all'ingresso della direzione sanitaria dell'ospedale di Siderno, dove lavorava Domenico Fortugno, fratello di Francesco; pochi giorni dopo, veniva scoperto, presso l'ospedale di Locri, dove invece lavorava la vedova Fortugno, un altro ordigno, ancor più sofisticato e potente del primo, che parimenti veniva disattivato;
le successive indagini portarono alla scoperta che a inviare il messaggio era stato un poliziotto, Francesco Chiefari, risultato tra l'altro in contatto con i servizi segreti, che fu poi condannato a 13 anni di carcere;
il quadro di situazione che nel tempo si è delineato ha fatto trasparire, pertanto, che nel delitto Fortugno sono evidentemente implicati non soltanto elementi della malavita locale ma anche ambienti, personaggi e disegni più complessi e inquietanti;
negli anni successivi, le minacce e le intimidazioni alla famiglia Fortugno non sono mai cessate e questo anche, e principalmente, perché la vedova ha iniziato fin da subito, dopo l'omicidio del marito, una determinata ed impegnativa attività finalizzata all'individuazione dei colpevoli e dei relativi mandanti, nonché, più in generale, alla lotta contro le organizzazioni mafiose ed il coinvolgimento nelle stesse di uomini delle istituzioni e delle organizzazioni civili;
da poche settimane la dottoressa Maria Grazia Laganà, avendo cessato dal mandato di Parlamentare della Repubblica, è rientrata al lavoro nell'ambito dello stesso ospedale di Locri, dove era stato collocato l'ordigno;
in un simile contesto risulta difficile trovare valide motivazioni che supportino la decisione del Comitato per l'ordine e la sicurezza di Reggio Calabria di ridurre il livello di protezione alla vedova Fortugno, da 2 a 4, al termine dei processi che hanno visto la Cassazione, da un lato, confermare l'ergastolo per l'esecutore materiale e per coloro che lo hanno supportato e aiutato, ma dall'altro, decidere di riavviare il processo di appello per il presunto mandante;
va rimarcato, infine, che la riduzione del livello di protezione in questione è molto rilevante e soprattutto penalizzante ai fini della sicurezza in quanto si sostanzia nella cancellazione sia di entrambe le vetture blindate, sia di tre dei quattro agenti di scorta –:
se vi siano, ed eventualmente quali siano, gli elementi di informazione, ovvero le motivazioni al momento non conosciute, ma in possesso del Comitato per l'ordine e la sicurezza, che portano a ritenere che il livello di pericolo per la ex parlamentare Maria Grazia Laganà sia diventato pressoché inesistente e quindi tale da ridurre pesantemente la sua protezione;
se, alla luce di quanto sopra evidenziato, non sia il caso di riesaminare la questione, confermando il livello di protezione 2, oppure, nel caso di pressanti ristrettezze di risorse economiche, di personale e di mezzi, decidendo per una più limitata riduzione della sicurezza dal livello 2 al livello 3, mantenendo comunque sia l'auto blindata sia due agenti di scorta. (4-00493)
BOCCADUTRI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
se non si intendano assumere iniziative normative al fine di vietare che nei siti internet istituzionali possa essere celebrati tra i personaggi illustri esponenti compromessi con la dittatura fascista. (4-00494)
LOCATELLI, DI LELLO, DI GIOIA e PASTORELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la sera del 1° maggio 1945, nel bunker della Cancelleria di Berlino dove si stava consumando la caduta del Terzo Reich, sei bambini, la maggiore di soli 12 anni di età, figli di Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda della Germania nazista, furono storditi con la morfina e uccisi con delle capsule di cianuro spezzate nelle loro bocche;
a concepire ed eseguire materialmente il pluriassassinio fu la madre, Magda Goebbels che, successivamente suicidatasi con il marito, giustificò il suo orribile gesto con queste parole: «Il mondo che verrà dopo il Führer e il nazionalsocialismo non è più degno di essere vissuto e quindi porterò i bambini con me, perché sono troppo buoni per la vita che li attenderebbe, e un Dio misericordioso mi capirà quando darò loro la salvezza»;
la scorsa domenica, giornata della festa della mamma, sui muri della città di Bergamo sono apparsi dei deliranti manifesti inneggianti a Magda Goebbels, firmati da un sedicente «Manipolo d'avanguardia Bergamo» che come se non bastasse, ha aperto una pagina sul social network Facebook in cui vengono diffuse in rete deliranti tesi di chiara ispirazione nazista;
è ormai purtroppo chiaro che in Europa sta riemergendo pericolosamente, specie tra le giovani generazioni, il culto e la militanza verso ideologie devianti ed eversive come il nazismo;
la strage di giovani socialisti norvegesi compiuta nell'estate di meno di due anni fa sull'isola di Utoya per mano di un uomo intriso di questa sottocultura ne è stata la tragica dimostrazione –:
di quali elementi disponga in merito a quanto riportato in premessa e se siano stante avviate indagini;
se viste le caratteristiche di rapidità, ampia divulgazione, facilità di accesso della rete, al fine di dare efficacia alle regole che già esistono – quello che è illegale offline è illegale online – come dice il professor Rodotà – non ritenga sia indispensabile che la magistratura possa contare su una struttura tecnica in grado di intervenire in tempo reale, di risalire con certezza agli autori e perseguire i responsabili di reati perpetrati online.
(4-00497)
MIGLIORE, COSTANTINO, SCOTTO, NICCHI, PANNARALE, PELLEGRINO, PILOZZI, PIRAS, LACQUANITI, PAGLIA, DURANTI, SANNICANDRO, LAVAGNO, PALAZZOTTO, PIAZZONI e QUARANTA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in data 5 luglio 2012, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38085, ha confermato le condanne di falso ideologico nei riguardi degli alti funzionari di polizia coinvolti nell'irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 nel corso della quale, come noto, si è verificato il pestaggio di 60 manifestanti e l'arresto (illegale) di 93 attivisti no-global;
in particolare, le condotte criminose dei vertici della Polizia erano finalizzate a «giustificare la violenza e assicurare l'impunità ai colpevoli»;
tra queste, figura quella di Francesco Gratteri, condannato a 4 anni di reclusione per falso ideologico, prefetto da fine 2009 e in pensione dal 2 luglio 2012, dopo esser stato cancellato dai ruoli della Polizia e trasferito al Dipartimento politiche e personale;
parrebbe che quest'ultimo sia, da tempo e ancora oggi, beneficiario di un alloggio di lusso in una delle zone più esclusive della capitale a spese del Ministero dell'Interno, in quanto – stando ad una nota dell'Ufficio Stampa del dipartimento della pubblica sicurezza – oggetto di gravi minacce, anche recenti, di cui sarebbe stata rilevata l'attendibilità. Pertanto l'alloggio sarebbe inquadrato nell'ambito delle misure di sicurezza destinate all'ex prefetto;
ferma restando la legittimità dell'applicazione di misure di sicurezza/protezione nei confronti di chi è in pericolo, non pare tuttavia chiara la motivazione per la quale lo Stato debba farsi carico del canone di locazione per alloggi in stabili di prestigio;
anche per quanto attiene i procedimenti disciplinari, si è agito sulla scia di un'impostazione ministeriale che non può non essere ritenuta «indulgente» nei confronti di alti funzionari della polizia coinvolti nei fatti di violenza avvenuti a Genova nel 2001 in occasione del G8;
l'articolo 653, comma 1-bis, del codice di procedura penale prevede che la sentenza penale irrevocabile di condanna abbia efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare quanto all'accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e dell'affermazione che l'imputato lo ha commesso;
nonostante la condotta materiale accertata in via definitiva dal giudice, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 737, concernente «Sanzioni disciplinari per il personale dell'amministrazione di pubblica sicurezza e regolamentazione dei relativi procedimenti», debba essere il punto di partenza del processo decisionale finalizzato alla definizione della posizione disciplinare del militare in relazione a quei fatti, i procedimenti disciplinari avviati nei confronti dei funzionari di polizia condannati a titolo di dolo per i gravi fatti di Genova, a quanto consta agli interroganti, avrebbero invece a fondamento condotte illecite meramente colpose (compiute per negligenza, imperizia, e altro), e non invece dolose (volontarie), come sarebbe d'uopo in osservanza del titolo delle condanne riportate;
è del tutto evidente secondo gli interroganti che una tale impostazione dei procedimenti disciplinari sarebbe ingiustificata, anche perché ciò che è stato accertato in sede penale non può certo essere messo in discussione in sede amministrativa;
peraltro, le contestazioni mosse nei procedimenti disciplinari a titolo di mera colpa determinerebbero sanzioni disciplinari più leggere rispetto a quelle cui si potrebbe pervenire in conseguenza di comportamenti dolosi;
nonostante l'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 737 concernente «Sanzioni disciplinari per il personale dell'amministrazione di pubblica sicurezza e regolamentazione dei relativi procedimenti» preveda che «quando da un procedimento penale, comunque definito, emergono fatti e circostanze che rendano l'appartenente ai ruoli dell'Amministrazione della pubblica sicurezza, passibile di sanzioni disciplinari, questo deve essere sottoposto a procedimento disciplinare», nulla è reso – compresa l'eventuale permanenza nei reparti originari – noto circa l'avvio di procedimenti disciplinari a carico degli agenti del reparto mobile condannati per il reato di lesioni gravi (dunque, reati dolosi) rispetto a cui è intervenuta la prescrizione, ma che in ogni caso sono stati ritenuti responsabili civilmente –:
se e, in caso affermativo, per quali motivi, il dottor Gratteri usufruisca, da tempo e ancora oggi, di un alloggio in uno stabile di prestigio a spese dello Stato;
se corrisponda al vero che i procedimenti disciplinari avviati nei confronti dei funzionari ed agenti condannati nell'ambito del cosiddetto «processo Diaz» abbiano a fondamento condotte illecite colpose (compiute per negligenza, imperizia, e altro), e non invece dolose (volontarie), come sarebbe d'uopo in osservanza del titolo delle condanne riportate e, in caso affermativo, quali siano i motivi;
se siano stati avviati procedimenti disciplinari anche nei riguardi degli agenti di polizia condannati per il reato di lesioni gravi (dunque, reati dolosi) rispetto a cui è intervenuta la prescrizione, ma che in ogni caso sono stati ritenuti responsabili civilmente. (4-00500)
BELLANOVA e CAPONE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
dal 1o maggio 2013 sembrerebbe che l'INPS abbia deciso la sospensione delle visite fiscali d'ufficio per le assenze per malattia dei lavoratori del settore privato, lasciando in essere solo quelle a richiesta dei datori di lavoro. Tale decisione pare sia scaturita dalla necessità di far fronte alla richiesta di riduzione della spesa degli enti pubblici di previdenza e assistenza sociale;
una decisione, quella sopra citata, che sta determinando una enorme preoccupazione tra i medici fiscali che prima del 1o maggio svolgevano la funzione di accertamento per l'ente in regime di convenzione come liberi professionisti, sette giorni su sette. Si tratta di professionisti che per anni hanno dedicato esclusivamente la loro attività alla medicina fiscale e che purtroppo, oggi, per l'effetto della drastica sospensione rischiano di ritrovarsi senza un lavoro, con una oggettiva difficoltà di reinserimento nel circuito lavorativo anche perché si tratta, per la maggior parte, di persone alle soglie dei cinquant'anni;
su tale scelta si sono espressi anche i rappresentanti della Federazione nazionale degli ordini dei medici (FNOMCeO) parlando a tal proposito di una scelta «boomerang» poiché il rischio che si paventa è che in assenza di controlli aumentino le assenze per malattia con un ulteriore aggravio di spesa. Da quanto si apprende, infatti, nel 2012 con il regime delle visite fiscali di ufficio, il costo totale per le indennità di malattia a carico dell'INPS è stato pari a 2 miliardi di euro –:
se il Ministro non ritenga utile attivare celermente un confronto con l'INPS volto ad individuare soluzioni organizzative atte ad assicurare un livello credibile di visite fiscali d'ufficio per le assenze per malattia, anche al fine di offrire prospettive di continuità lavorativa per questi professionisti, tenendo conto dei rischi di aggravio dei costi a carico dello Stato che ne potrebbero scaturire. (5-00143)
CIPRINI e GALLINELLA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
secondo dati Istat in Italia i lavoratori posti in cassa integrazione sono circa, cinquecentomila, di questi circa un terzo usufruisce dei benefici della cassa integrazione in deroga;
nella regione Umbria caratterizzata dalla presenza di piccole e piccolissime imprese commerciali ed artigiane, il dato relativo alla cassa integrazione in deroga è superiore alla media nazionale posto che i due terzi dei lavoratori cassintegrati usufruisce di cassa integrazione guadagni in deroga;
la cassa integrazione guadagni in deroga è prossima alla sua scadenza proponendo una evidente emergenza sociale che si ripercuoterà in misura ancor più rilevante nella ragione Umbria caratterizzata dalla diffusa presenza di piccole e medie imprese nella provincia di Perugia e che non risparmierà la provincia di Terni storicamente imperniata attorno a grandi poli produttivi siderurgici e chimici oggi interessati da un grave processo di deindustrializzazione. Nella regione si registra un numero di disoccupati molto vicino alle 17.000 unità, dato drammatico e senza precedenti nella storia di questa regione;
ad avviso degli interroganti tale questione, tanto nei suoi aspetti generali, quanto nelle specificità territoriali, assurge ad assoluta emergenza che necessita di un immediato intervento da parte del Governo finalizzato sia al rifinanziamento urgente della misura sia alla riattivazione di politiche attive nel mondo del lavoro volte al sostegno delle medie, piccole e piccolissime imprese –:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno assumere iniziative urgenti al fine di procedere con la massima celerità al rifinanziamento della cassa integrazione guadagni in deroga;
se non ritengano altresì opportuno adottare provvedimenti specifici in quelle regioni, quali l'Umbria, ove l'alto numero dei disoccupati posti in cassa integrazione guadagni in deroga produrrà criticità ancor più allarmanti. (4-00499)
ANTEZZA, OLIVERIO, LUCIANO AGOSTINI, ANZALDI, CARRA, CENNI, COVA, COVELLO, DAL MORO, FERRARI, FIORIO, MARROCU, MONGIELLO, PALMA, SANI, TARICCO, TENTORI, TERROSI, VALIANTE, VENITTELLI e ZANIN. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha disposto l'anticipazione sperimentale dell'imposta municipale propria (IMU);
ai sensi della nuova disciplina dell'IMU sperimentale, risultano assoggettati ad imposta sia i terreni agricoli sia i fabbricati rurali che scontano l'IMU nelle modalità ordinarie se si tratta di fabbricati ad uso abitativo, mentre per i fabbricati rurali strumentali, il comma 8 dell'articolo 13 del citato decreto-legge n. 201 del 2011 prevede un'aliquota ridotta allo 0,2 per cento, con facoltà dei comuni di diminuirla ulteriormente fino allo 0,1 per cento;
per effetto delle modifiche apportate dal decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, alla disciplina IMU, è stato delineato un regime specifico anche per i terreni agricoli con misure distinte per i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola;
in particolare, l'articolo 13, comma 8, del decreto-legge «Salva Italia» prevede che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro il 10 dicembre 2012, si provvede, sulla base dell'andamento del gettito derivante dal pagamento della prima rata dell'IMU, alla modifica dell'aliquota da applicare ai fabbricati strumentali agricoli ed ai terreni in modo da garantire che il gettito complessivo non superi per l'anno 2012 gli ammontare previsti dal Ministero dell'economia e delle finanze rispettivamente per i fabbricati rurali ad uso strumentale e per i terreni;
in base alle stime di gettito, desumibili dalla relazione tecnica, l'IMU prevista per i fabbricati è stata stimata pari a 121 milioni di euro, mentre quella per i terreni ha subito un «aggravio» pari a 89 milioni di euro;
complessivamente pertanto, il settore agricolo doveva «contribuire» per 210 milioni di euro; al contrario, l'aggravio effettivo, sulla base dei dati del Ministero dell'economia e delle finanze risulterebbe essere pari a 255 milioni di euro, complessivamente per terreni e fabbricati;
il mondo agricolo pone in evidenza come il nuovo trattamento fiscale di cui alla richiamata normativa sia stato introdotto senza una valutazione sul ruolo che l'imprenditore agricolo svolge e sulle caratteristiche dei beni prodotti; in proposito, è stato fatto presente come il settore primario necessiti di regole che tengano conto della sua specificità caratterizzata da una forte immobilizzazione di capitali a bassa redditività e della circostanza che i beni in questione costituiscono gli strumenti essenziali per l'esercizio dell'impresa agricola e non possono, pertanto, essere considerati solo come ricchezza accumulata;
il Governo si sta adoperando per trovare una soluzione graduale che consenta il superamento dell'attuale normativa in materia di IMU e, in tale ambito, è fondamentale che l'ipotesi di sospensione del pagamento della prima rata di giugno per le prime case, sia esteso anche ai fabbricati rurali strumentali e ai terreni agricoli, al fine di consentire che la riforma complessiva dell'IMU, prevista per la fine dell'estate, possa modificare anche il trattamento fiscale applicato in materia al settore agricolo –:
se in considerazione dell'estrema difficoltà in cui si trova il settore agricolo, il Governo, per le ragioni esposte in premessa, intenda attivarsi con la massima urgenza affinché sia sospeso il pagamento della rata di giugno dell'IMU anche per i fabbricati strumentali e per i terreni agricoli;
se il Governo intenda assumere iniziative per introdurre misure di esenzione e di sgravio in ordine agli oneri fiscali gravanti sui fabbricati rurali strumentali e sui terreni agricoli tenendo conto della specificità dei suddetti beni che rappresentano gli strumenti di lavoro per le imprese agricole;
quale sia l'entità effettiva dell'extragettito per l'anno d'imposta 2012, derivante dall'IMU sui fabbricati rurali e sui terreni agricoli rispetto agli ammontare previsti dal Ministero dell'economia e delle finanze e come il Governo intenda provvedere alla restituzione di tale maggior gettito. (5-00146)
MIGLIORE, FRANCO BORDO e PALAZZOTTO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
un recente rapporto dell’Institution of Mechanical Engineers, IME, dal titolo «Global food, waste not, want not» riferisce che la metà degli alimenti prodotti nel mondo non arriva sulle tavole, non viene consumato, ma finisce direttamente in discarica;
le cause che producono un tale spreco di alimenti nei Paesi occidentali è dovuto, essenzialmente, alle date di scadenza troppo ravvicinate indicate sulle etichette, mentre, sempre secondo il Rapporto IME, lo spreco nei Paesi in via di sviluppo è da addebitare all'arretratezza delle pratiche tecniche e agricole;
le previsioni delle Nazioni Unite stimano che entro la fine del secolo ci saranno altri tre miliardi di persone da «sfamare»;
nei Paesi occidentali quasi un terzo delle colture non viene raccolto per l'incapacità di soddisfare gli standard rigorosi dei venditori «sul loro aspetto fisico»;
nei Paesi dell'Unione europea e negli Stati Uniti, il fenomeno degli alimenti sprecati rappresenta la metà degli stock di produzione;
il fenomeno dello spreco degli alimenti è molto impattante sull'ambiente: si pensi, ad esempio, che circa 550 miliardi di metri cubi d'acqua viene usata in colture che non raggiungono mai il consumatore;
al fenomeno suddescritto si aggiunge anche il «costume alimentare» dei Paesi occidentali, i quali hanno una dieta basata sul consumo eccessivo di carne. Infatti, per produrre un chilogrammo di carne, rispetto ad un chilogrammo di verdure, ci vuole una quantità di acqua che è 25/50 volte superiore a quella necessaria per produrre ortaggi;
sempre secondo il citato rapporto la domanda di acqua per la produzione alimentare potrebbe diventare insostenibile già a metà del secolo –:
quali iniziative il Governo intenda porre in essere, in campo internazionale, affinché il tema della scarsità delle risorse naturali e, di conseguenza, dei prodotti alimentari che da esse derivano, sia non solo un mero esercizio di percezione, ma un vero punto nodale da affrontare;
a quanto ammontino, rispetto alle quantità prodotte, gli stock alimentari che in Italia finiscono direttamente in discarica;
se non si ritenga opportuno promuovere, efficacemente, campagne di educazione alimentare sin dalla scuola dell'obbligo;
se non sia opportuno introdurre nei cicli scolastici la materia di «educazione alimentare ed educazione alla scarsità delle risorse naturali». (4-00489)
GALLINELLA, ZACCAGNINI, BENEDETTI, MASSIMILIANO BERNINI, GAGNARLI, L'ABBATE, LUPO, PARENTELA, DAGA, ZOLEZZI e CIPRINI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
da agenzia AGRAPRESS, dell'8 maggio 2013 si apprende che il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Nunzia De Girolamo è intervenuta sul tema dei terreni demaniali con la seguente dichiarazione: sentirò cassa depositi e prestiti per stima e vendita – «bisogna dare ai giovani la possibilità di fare agricoltura attraverso gli strumenti dell'agricoltura, primo fra tutti, la terra». Si legge di seguito nel testo dell'agenzia «riprenderò» questo tema – ha assicurato il ministro – e mi sono già prefissata alcuni obiettivi, tra cui quello di rivedere tutto il patrimonio demaniale dei terreni agricoli per capire effettivamente quali sono le stime attuali. Oggi sentirò il presidente della Cassa Depositi e Prestiti per capire se c’è la possibilità di fare ciò che è stato fatto per il fondo degli Enti Locali anche in agricoltura». In chiusura, « [il ministro] ha aggiunto che la cassa depositi e prestiti dovrebbe essere coinvolta per la stima, la valorizzazione e la vendita dei terreni demaniali, in modo tale da evitare le cartolarizzazioni, che in questo Paese non hanno funzionato»;
risulta che tali dichiarazioni siano state pronunciate in occasione dell'assemblea annuale dell'associazione giovani imprenditori agricoli (AGIA) della Confederazione italiana Agricoltori;
ad avviso degli interroganti, è giusto consentire ai giovani agricoltori, (che sono pronti a ricostruire l'Italia), di dare il proprio contributo «facilitando le cose», ma non tramite lo strumento della vendita dei terreni demaniali. Il rischio è che un domani tali terreni agricoli, alienati da parte dello Stato, possano essere destinati a diversi utilizzi, anche perché nel discorso del Ministro, per quello che risulta, non si è accennato a nessun vincolo di destinazione dei fondi;
sarebbe opportuno, ad avviso degli interroganti, utilizzare lo strumento della concessione per 15 o 19 anni a seconda dell'investimento che si voglia fare, anche in ragione del fatto che gli stessi giovani agricoltori in un'altra nota, ripresa dall'agenzia di stampa AGRAPRESS chiedono «la rapida attuazione della legge che libera, alla vendita o all'affitto, i terreni demaniali ora inutilizzati». Non vi sarebbe dunque per parte loro alcuna differenza tra soluzione definitive (vendita) o temporanee (concessione), ma vi è soprattutto la chiara volontà di lavorare; e occorre, partendo dal presupposto di voler proteggere i terreni demaniali, allo stesso tempo, favorire il lavoro ed evitare l'abbandono dei fondi agricoli –:
se le dichiarazioni riportate da Agrapress dell'8 maggio 2013 corrispondano alle reali intenzioni del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali;
se i ministri interrogati non ritengano opportuno, per i motivi sopra esposti, puntare esclusivamente sullo strumento della concessione in favore degli agricoltori che non hanno ancora compiuto i quaranta anni dei terreni agricoli sottoposti al regime giuridico del demanio statale piuttosto che sull'alienazione definitiva di tali fondi;
se non ritengano, in caso di risposta affermativa a quanto sopra richiesto, di facilitare la concessione per lo sfruttamento di tali terreni agricoli a giovani agricoltori, fissando per i primi 5 anni un canone agevolato;
se non ritengano di privilegiare nelle condizioni per la concessione quelle cooperative costituite da persone con disabilità ai fini della loro riabilitazione, recupero e integrazione, dando così dignità anche a coloro che difficilmente sentono di averla e consentendo loro di migliorarsi attraverso un lavoro a contatto con la natura che, come è noto, ha dato sempre ottimi risultati;
se i Ministri interrogati non ritengano necessario, escludere la concessione per lo sfruttamento dei terreni agricoli (perché gli interroganti non ritengono che essi vadano venduti) per quegli agricoltori che volessero puntare i loro investimenti in colture dedicate alla produzione energetica (biomassa dedicata), in quanto, gli interroganti ritengono che tali fondi debbano essere destinati solo a produzioni destinate al consumo alimentare umano e animale, consentendo tuttavia che le aziende agricole concessionarie possano investire in strutture destinate alla loro autosufficienza energetica attraverso la valorizzazione degli scarti e residui di agricoltura;
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno, escludere dalla concessione per lo sfruttamento dei terreni agricoli (in attesa che il nostro Paese eserciti la clausola di salvaguardia prevista dall'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE) quegli agricoltori che volessero coltivare anche sementi di origine OGM;
se i ministri interrogati non ritengano opportuno favorire la concessione di tali fondi agricoli a quegli agricoltori che volessero puntare i loro investimenti in coltivazioni che utilizzino meno «chimica» possibile. (4-00501)
CAPARINI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
si apprende che nell'ufficio postale del comune di Ghedi (BS) si verificano soventemente evidenti ed ormai insostenibili ed inaccettabili disagi subiti dai cittadini;
gli utenti sono costretti a tempi di attesa estremamente lunghi anche per lo svolgimento delle più semplici operazioni, gli spazi sono inadeguati sia sotto l'aspetto distributivo che igienico, si riscontrano disguidi con la corrispondenza ed i servizi sono carenti;
l'amministrazione comunale di Ghedi ha inoltrato, negli ultimi anni, a Poste Italiane spa innumerevoli solleciti senza mai aver avuto risposte esaustive ed allo stato attuale la condizione dei servizi erogati dall'ufficio postale non è affatto migliorata;
il servizio reso dall'ufficio postale è di fondamentale importanza sia per i cittadini che per il tessuto economico del paese. I cittadini del comune di Ghedi hanno il diritto di godere di un servizio efficace ed efficiente, in grado di rispondere alle esigenze di una comunità che nel corso degli anni si è trasformata ed ampliata;
Poste italiane spa è una società a capitale interamente pubblico che gestisce i servizi postali in una condizione di sostanziale monopolio e che deve garantire l'espletamento del servizio universale sulla base di un contratto di programma siglato con lo Stato, in cui la società si impegna a raggiungere determinati obiettivi di qualità;
i servizi postali, in particolare per le famiglie e le imprese, sono fondamentali nello svolgimento di moltissime attività quotidiane, come il pagamento delle utenze, il ritiro del denaro contante da parte dei titolari di conto corrente postale e l'invio di comunicazioni soggette al rispetto perentorio di scadenze, soprattutto quelle di carattere legale, e il gruppo Poste italiane offre inoltre prodotti e servizi integrati di comunicazione, logistici e finanziari su tutto il territorio nazionale;
la direttiva 97/67/CE del 15 dicembre 1997 inserisce le prestazioni postali tra i servizi di interesse di economia generale e stabilisce specifici obblighi comunitari per la tutela dei servizi universali a garanzia della piena efficienza a favore degli utenti, dando la possibilità al cittadino-utente non soddisfatto del servizio postale di appellarsi, in prima istanza, all'operatore postale responsabile, in seconda istanza, all'autorità nazionale competente e, da ultimo, alla Commissione europea –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere nei confronti di Poste italiane spa per porre fine alle problematiche oramai croniche inerenti alla gestione dell'ufficio postale di Ghedi allo scopo di migliorare il servizio per adeguarlo alle esigenze della cittadinanza. (5-00144)
COPPOLA, BONACCORSI, BIFFONI, FANUCCI, DE MENECH, VAZIO, ZANIN, DALLAI, BOSCHI, CARRESCIA, GENTILONI SILVERI, NARDELLA, FAMIGLIETTI, BRUNO BOSSIO, CARBONE, DONATI, FREGOLENT, PARRINI, MARTELLI, SENALDI, SCALFAROTTO, GELLI e ROTTA. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
le tecnologie dell'informazione e della comunicazione sono il settore che più di ogni altro dà impulso e sostiene la crescita e lo sviluppo di un Paese: le reti intelligenti di nuova generazione – fisse e mobili – possono promuovere la crescita, secondo la Banca Mondiale per 1,3 punti di Pil ogni 10 per cento in più di diffusione della banda larga; secondo il Commissario europeo per l'agenda digitale Kroes un mercato unico digitale incardinato su reti di nuova generazione può portare in 10 anni ad una crescita del 4 per cento del PIL europeo; le sole transazioni on line tra Paesi dell'Unione rappresentano non meno di 2,5 miliardi di euro;
rilevanti sono i risparmi realizzabili in termini di spesa pubblica, per le imprese e per le famiglie mediante sviluppo delle reti e dei servizi digitali – quasi 40 miliardi all'anno, a regime, per l'Italia: i risparmi potrebbero essere conseguiti grazie al telelavoro (2 miliardi), e-learning (1,4 miliardi), e-government e impresa digitale (16 miliardi), e-health (8,6 miliardi), giustizia e sicurezza digitale (0,5 miliardi), gestione energetica intelligente (9,5 miliardi);
l'infrastruttura di nuova generazione è dunque una priorità di investimento: contribuisce infatti a sviluppare quello che è stato correttamente definito l’«ecosistema digitale» per recuperare produttività in tempi di crisi e sono una condizione essenziale per la competitività internazionale di un Paese e per creare nuova occupazione qualificata;
tenendo conto delle situazioni di digital divide in cui versa il Paese, risulta di fondamentale importanza per le imprese nazionali la fornitura di una adeguata infrastruttura a banda larga e ultralarga al fine di poter accedere sui mercati globali in maniera competitiva;
il decreto-legge n. 179 del 2012 ha dettato misure specifiche per la crescita economica del Paese tra le quali particolare importanza rivestono gli interventi relativi alla diffusione delle tecnologie digitali autorizzando le spese per il completamento del Piano nazionale banda larga e disciplinando i procedimenti amministrativi per l'installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica, anche con riguardo all'effettuazione delle opere necessarie (p.es. scavi);
in particolare il comma 2-bis, dell'articolo 14 affida ad un regolamento del Ministero dello sviluppo economico, da emanarsi entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, la definizione delle modalità di intervento da porre a carico degli operatori di telecomunicazione, al fine di minimizzare eventuali interferenze tra i servizi a banda ultralarga mobile nella banda degli 800 megahertz e gli impianti per la ricezione televisiva domestica. Gli interventi saranno finanziati a valere su un fondo costituito con i contributi degli operatori di telecomunicazioni assegnatari delle frequenze in banda 800 megahertz e gestito privatamente dagli operatori interessati, in conformità alle previsioni del regolamento;
inoltre con il successivo comma 3 si demanda ad apposito decreto interministeriale, adottato di concerto dai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con la Conferenza unificata, l'individuazione di specifiche tecniche delle operazioni di scavo per le infrastrutture a banda larga e ultralarga nell'intero territorio nazionale. La disposizione prevede che devono prioritariamente essere utilizzati gli scavi già attualmente in uso per i sottoservizi ed, inoltre dettaglia ulteriormente i contenuti del decreto, prevedendo che esso definisca:
a) la superficie massima di manto stradale che deve essere ripristinata a seguito di una determinata opera di scavo;
b) l'estensione del ripristino del manto stradale sulla base della tecnica di scavo utilizzata, quali trincea tradizionale, minitrincea, proporzionalmente alla superficie interessata dalle opere di scavo;
c) le condizioni di scavo e di ripristino del manto stradale a seguito delle operazioni di scavo, proporzionalmente all'area d'azione;
pur in presenza di un notevole impatto economico dell’internet economy, con dati che indicano come con il digitale in Italia sono stati creati 700mila posti di lavoro in 15 anni, inspiegabilmente ancora non è stata data applicazione nei termini stabiliti dalla legge alle disposizioni di cui all'articolo 14, comma 2-bis e 3 del decreto-legge n. 179 del 2012, per disciplinare i procedimenti amministrativi per l'installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica, con riguardo all'effettuazione delle opere necessarie, in primo luogo per quel che riguarda le procedure da applicare agli scavi –:
se i Ministri interrogati non ritengano urgente provvedere all'emanazione del decreto attuativo e del cosiddetto «regolamento scavi» di cui all'articolo 14, comma 2-bis, e comma 3, del decreto-legge n. 179 del 2012, al fine di dotare l'intero Paese di una adeguata infrastruttura digitale dato che essa è uno degli strumenti più rilevanti per favorire lo sviluppo economico nazionale e per mettere il Paese al passo con gli altri Stati europei ed extraeuropei.
(4-00491)

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza