Source: http://www.sitodiservizio.it/cqheftp/vs-irc-kit-di-sopravvivenza-19990606.htm
Timestamp: 2017-09-25 04:14:47+00:00

Document:
Kit di sopravvivenza (1999)
contro la pulizia etnico-religiosa in atto nella scuola pubblica italiana
(ad uso di studenti, genitori, docenti)
1. All'atto della prima iscrizione (o al momento dell'iscrizione agli anni successivi), lo studente [non i genitori!] ha il diritto di chiedere di avvalersi dell'insegnamento di religione cattolica, ma con la clausola assolutamente indiscutibile che la sua scelta non "possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione" (L. 121/85 art.9: formula cardine di ogni sentenza e sulla quale tutti si dichiarano assolutamente d'accordo)
2. In passato, in vari modi le scuole hanno cercato (violando le leggi con arroganza ed ignoranza delle quali ancora non hanno reso conto) di forzare gli studenti a scegliere per il sì, mostrando notevoli risorse di fantasia per trovare modi di punire che non voleva "avvalersi" (obbligo di "attività alternative", obbligo di rimanere comunque a scuola). E tutt'oggi la legge non è rispettata (orari più disagevoli per gli studenti non avvalenti rispetto agli studenti avvalenti).
3. Ma nel maggio 1999 il ministro Berlinguer (palesemente pressato dalle lobby cattoliche, e probabilmente in cambio di una posizione morbida dei vescovi sui bombardamenti della Nato in Jugoslavia), facendo una retromarcia di 15 anni e tornando alle peggiori tattiche dei regimi democristiani, ha tentato di reintrodurre pesantemente criteri di favore per gli studenti "che si avvalgono": infatti ha deciso (OM 128/99 art. 3 c. 3) che l'interesse e il profitto nell'insegnamento della religione cattolica devono essere presi in considerazione nella determinazione del credito scolastico. E' una sorta di programma di "pulizia etnica" per fare piazza pulita, nelle scuole superiori dagli studenti "non avvalenti"; chi non si avvale è avvertito: avrà meno punti di credito scolastico; con questa tattica, le "defezioni " verranno contenute e progressivamente riassorbite. Programma delirante, in frontale violazione della costituzione e dei diritti umani...
4. L'OM 128/99 è chiaramente contro la legge 121/85 art. 9 sopra citata, il cui significato autentico è stato ripetutamente chiarito e spiegato dalla Corte Costituzionale [di sentenze della Corte Costituzionale ce ne solo volute due, perché le istituzioni scolastiche pur di favorire i vescovi italiani non si vergognarono di far finta di essere semi-analfabeti e non sapere leggere la prima] nei seguenti termini:
a) l'insegnamento della religione cattolica è "l'insegnamento di una religione positiva; è una proposta di sostanziale adesione ad una dottrina, e ciò suscita problemi di coscienza personale, per evitare i quali lo stato laico chiede agli interessati un atto di libera scelta" (sentenza Corte Cost. 203/89). L'insegnamento della religione cattolica, cioè, non è una qualunque disciplina di arricchimento culturale, come si potrebbe dire di ogni altra disciplina curricolare o facoltativa: è un insegnamento di tipo confessionale
b) non è possibile mettere in parallelo l'insegnamento della religione cattolica con qualunque altra disciplina (incluse le attività alternative): "dinanzi all'insegnamento della religione cattolica si è chiamati ad esercitare un diritto di libertà costituzionale non degradabile, nella sua serietà ed impegnatività di coscienza, ad opzione fra equivalenti discipline scolastiche" (sentenza Corte Cost. 203/89). Ciò significa che la scelta dell'Irc non può essere valutata (e "ricompensata") alla stregua di qualsivoglia altra disciplina; è invece una scelta di coscienza che non può e non deve avere alcun riconoscimento dallo stato, né in termini positivi né in termini negativi. Non è una scelta facile e comoda: è una scelta seria e impegnativa (non può essere messa sullo stesso piano della scelta di altre attività): proprio perché chiede un impegno che non ha riconoscimento in termini scolastici. Quindi l'argomento: "io mi sono impegnato, chi non si è avvalso non si è impegnato" non può essere usata. Se ti sei impegnato di più, questo lo stato non lo sa, e comunque è affare della tua coscienza; è un impegno che non puoi spendere a scuola: sarebbe degradare la tua scelta.
c) il valore della libertà religiosa ha una duplice specificazione: comporta a) il divieto che i cittadini siano discriminati per motivi di religione, b) il divieto che il pluralismo religioso limiti la libertà negativa di non professare alcuna religione" (sentenza Corte Cost. 203/89). Se la scuola offre una ricompensa in termini di credito scolastico a chi ha fatto una opzione di coscienza in favore della religione cattolica, sta limitando la libertà religiosa di chi ha il diritto di non professare alcuna religione senza essere sottoposto a svantaggi e discriminazioni. E' come se lo stato nei pubblici concorsi riconoscesse due punti in più in graduatoria a chi presenta il certificato del parroco (costringendo gli altri, per non essere discriminati, a cercare altre forme di punteggi aggiuntivi)
d) gli studenti che non hanno scelto di avvalersi della religione cattolica sono in "uno stato di non-obbligo" (sentenza Corte Cost. 203/89 e 13/91). Non devono pagare nessuna penale, non hanno titoli minori rispetto agli studenti "avvalenti". Né quindi si trovano in obbligo di fare qualcosa d'altro (=seguire le "attività alternative") per essere considerati alla pari degli studenti che si avvalgono. Lo "stato di non obbligo ha il fine di non rendere equivalenti e alternativi l'insegnamento della religione cattolica ed altro impegno scolastico", altrimenti ciò avrebbe la conseguenza inaccettabile di "condizionare dall'esterno della coscienza individuale l'esercizio di una libertà costituzionale, come quella religiosa, coinvolgente l'interiorità della persona" (sentenza Corte Cost. 13/91). Quando si dà un premio in termini di credito scolastico agli studenti che hanno scelto l'insegnamento della religione cattolica, si condiziona dall'esterno la coscienza e la libertà costituzionale di religione.
5. Quindi il ministro della pubblica istruzione ha indiscutibilmente violato (cercato di condizionare dall'esterno) la libertà costituzionale di coscienza e di religione, nel momento in cui ha disposto incentivi statali (=credito scolastico) per la scelta se avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica. Pertanto:
i docenti hanno il dovere di disobbedire su questo punto al ministro; altrimenti violeranno le leggi (penali) della repubblica, e dovranno risponderne di persona (l'argomento: "io ho solo obbedito", come Priebke insegna, non ha nessun valore)
gli studenti hanno il diritto di pretendere che questa disposizione del ministro non venga eseguita; e se viene egualmente eseguita, hanno il diritto di ricorrere in via amministrativa (al TAR: su questo mi riservo di indicare in una prossima edizione del Kit un elenco di associazioni e avvocati disponibili per ricorsi cumulativi), e di denunziare i consigli di classe alla magistratura per abuso di poteri e discriminazione su base religiosa, nel privato interesse della conferenza episcopale italiana
Il Kit che segue è composto dei seguenti moduli:
1. Modulo di diffida al preside dell'istituto affinché non obbedisca alle disposizioni del ministro (per gli studenti e/o i genitori)
2. Modulo per conoscere i criteri usati dal consiglio di classe nell'attribuzione del credito scolastico (per gli studenti e/o i genitori)
3. Modulo per chiedere al consigli di classe il credito scolastico per non avere scelto l'insegnamento della religione cattolica (per gli studenti "non avvalenti")
4. Modulo per dichiarare la non disponibilità ad obbedire alle disposizioni del ministro (per i docenti)
Mi riprometto, a breve, di pubblicare anche:
Modulo per denunziare alla magistratura i consigli di classe che hanno violato la L. 121/85
Indicazioni per ricorso al TAR
Roma 6 giugno 1999
francesco dentoni - cittadino, genitore, docente
1. Modulo di diffida al preside dell'istituto
affinché non obbedisca alle disposizioni del ministro
(per gli studenti e/o i genitori del triennio delle scuole superiori)
La presente diffida può essere utilizzata indifferentemente dagli studenti, o dai genitori degli studenti, che hanno scelto di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica, o che hanno scelto di non avvalersi.
Per i primi (gli "avvalenti") significa il rifiuto di avere incentivi e premi per una scelta di coscienza; ed il rifiuto di godere di privilegi illegali a danno degli studenti "non avvalenti" (non solo della loro classe, ma di tutta Italia)
Per i secondi (i "non avvalenti") significa il rifiuto di una discriminazione su base confessionale, e l'affermazione del diritto costituzionale di non professare (quanto meno in pubblico) alcuna religione
Oggetto: attribuzione del credito scolastico e OM 128/99 a.3.c.3 - diffida
Studente (ovvero genitore dello studente) iscritto nella classe sezione nell'anno sc.
Ho avuto notizia che con OM 128/99 art. 3 c. 3 il ministro della pubblica istruzione ha disposto che nella attribuzione del credito scolastico si tenga conto anche dell'interesse e del profitto con il quale l'insegnamento della religione cattolica è stato seguito dagli studenti che hanno scelto di avvalersene.
è principio basilare di legge (L. 121/85) che la scelta dell'insegnamento della religione cattolica non deve dare luogo ad alcuna forma di discriminazione;
la Corte Costituzionale ha ripetutamente chiarito che è violazione del principio della libertà di coscienza e di religione qualsivoglia tentativo di rendere equivalente e alternativo l'insegnamento della religione cattolica con altre forme di insegnamento (sent. 203/89 e 13/91);
la Corte Costituzionale ha chiarito che è violazione della libertà di coscienza ogni tentativo di condizionare dall'esterno la libera scelta di coscienza in fatto di religione (Sent. 13/91)
la presente costituisce formale diffida
a non dare esecuzione alle disposizioni contenute nella OM in oggetto;
a notificare la presente diffida all'intero consiglio di classe che dovrà procedere alle operazioni di scrutinio
a fornirmi adeguata spiegazione del perché la adozione delle disposizioni della OM in oggetto non costituirebbe discriminazione, e cioè violazione della L. 121/85
a fornirmi ogni adeguata informazione sulle doverose iniziative da lei intraprese nei confronti delle disposizioni in oggetto, a tutela della libertà costituzionale di coscienza, garantita della Legge 121/85 come chiarita dalle Sentenze sopra citate della Corte Costituzionale, sia nei confronti di chi ha scelto di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica, sia nei confronti di chi ha scelto di non avvalersi.
Con riserva di ogni azione in sede amministrativa, civile e penale
2. Modulo per conoscere i criteri usati dal consiglio di classe
nell'attribuzione del credito scolastico
Prima di procedere ad atti di denunzia nei confronti di chi ha violato la L. 121/85, e prima di fare ricorsi al TAR, è bene avere chiara documentazione dell'atteggiamento tenuto dal consiglio di classe in sede di scrutinio sulle norme della OM 128/99 per la attribuzione del credito scolastico. Questo modulo può essere utile.
Oggetto: attribuzione del credito scolastico e OM 128/99 a.3.c.3 - richiesta di documentazione ai sensi L. 241/90
che negli scrutini finali dell'anno scolastico sopra indicato il consiglio di classe ha provveduto alla assegnazione del credito scolastico
che nella OM 128/99 a.3. c.3 sono stati disposti criteri di riconoscimento di credito scolastico in favore degli studenti che hanno scelto di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica, e non a favore degli studenti che hanno scelto di non avvalersi (al massimo solo a coloro che hanno optato per una fantomatica "attività alternativa"), e questa è palese discriminazione
che costituisce mio legittimo interesse sapere se vi sono stati (non importa se in mio danno o in mio favore) decisioni viziate da grave illegittimità, quale è il misconoscimento della costituzionale libertà di coscienza
chiedo ai sensi e per gli effetti della L. 241/90 sulla trasparenza nella pubblica amministrazione,
che mi siano comunicati i criteri utilizzati dal consiglio di classe per la attribuzione del credito scolastico, ed in particolare si dichiari se sono state effettivamente adottate le disposizioni della OM in oggetto
mi venga dichiarato se nella circostanza dello scrutinio sopra indicato vi sono studenti ai quali è stato riconosciuto credito scolastico per l'interesse ed il profitto con il quale hanno seguito l'insegnamento della religione cattolica
Con riserva di ogni azione in sede amministrativa, civile e penale.
I termini utili per il ricorso amministrativo si considerano interrotti per tutto il tempo della mancata risposta.
3. Modulo per chiedere al consigli di classe il credito scolastico
per avere scelto di non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica
(per gli studenti "non avvalenti" del triennio della scuola secondaria)
Al consiglio di classe della classe sez.
Oggetto: attribuzione del credito scolastico e OM 128/99 a.3.c.3 -
Studente iscritto nell'anno scolastico alla classe sez.
che io all'inizio dell'anno ho effettuato la scelta di non avvalermi dell'insegnamento della religione cattolica, con la solenne promessa (L. 121/85 art. 9) che la mia scelta non avrebbe potuto in nessun caso dare luogo ad alcuna forma di discriminazione
che nel corso dello scrutinio finale il consiglio di classe dovrà procedere alla determinazione del credito scolastico in base all'art 11. comma 2 del Regolamento sul nuovo esame di stato
che la OM in oggetto prevede che potrà valere ai fini della più esatta determinazione del credito scolastico anche l'interesse ed il profitto nell'insegnamento della religione cattolica
che, se valgono le disposizioni della OM in oggetto, a norma della L. 121/85 devono automaticamente essere valutati anche l'interesse ed il profitto con i quali io non mi sono avvalso dell'insegnamento della religione cattolica, altrimenti ci troveremmo di fronte ad una palese discriminazione
che la costituzione mi riconosce un fondamentale diritto di non essere molestato o svantaggiato per il fatto di non professare (pubblicamente) alcuna religione
che il consiglio di classe è tenuto a conoscere il significato e la portata della L. 121/85 così come è stata inequivocabilmente chiarita e interpretata dalle sentenze della Corte Costituzionale 203/89 e 13/91, ove sono stati indicati una serie di comportamenti e di atteggiamenti contrari non solo a detta legge, ma anche ai fondamentali principi della Costituzione, che sono il perno di tutto il lavoro educativo di un consiglio di classe
Di non avere seguito l'insegnamento della religione cattolica con sommo interesse, e di avere tratto da questa scelta grande profitto culturale, interesse e profitto culturale che nessuno è autorizzato a dichiarare inferiore all'interesse dimostrato ed al profitto conseguito dagli altri studenti che hanno fatto la scelta opposta.
Chiedo formalmente
che di tale mia dichiarazione si tenga adeguatamente conto in sede di scrutinio finale, e si dia ad essa un peso non minore di quanto verrà dato alla dichiarazione che gli studenti "avvalenti" hanno mostrato interesse e profitto nell'insegnamento della religione cattolica; e mi riservo ogni azione, in sede amministrativa, civile e penale, se verrò discriminato per motivi attinenti alle mie scelte di coscienza.
Ricordo inoltre che è compito di ogni educatore resistere alle prepotenze di chi sta in alto (in questo caso il ministro e gli interessi che gli stanno dietro) per difendere i diritti di chi sta in basso. Se non lo fanno gli educatori, chi altri lo farà?
Non è colpa mia se non avete previsto modi di accertamento dei motivi per i quali io ho fatto la scelta di non avvalermi.
E se non potete emettere un giudizio sulla mia scelta di non avvalermi, perché vi permettete un giudizio sulla scelta di chi si avvale? Forse avete indagato sull'animo con il quale altri studenti hanno fatto la scelta di avvalersi?
Se questa mia richiesta non verrà accettata, sarà ben chiaro che da oggi in poi la scelta di non avvalersi è certamente superiore, dal punto di vista morale e culturale, rispetto alla scelta di chi si avvale: infatti si potrà sempre sospettare che chi si avvale lo fa, ora, per elemosinare da un miope consiglio di classe qualche punticino di credito scolastico (ed è la cosa più squallida che si possa pensare); invece sarà più naturale pensare che chi non si avvale, lo fa veramente per motivi di coscienza, dal momento che paga di persona.
4. Modulo per dichiarare la non disponibilità ad obbedire alle disposizioni del ministro
(per i docenti del triennio della scuola secondaria superiore)
Dichiarazione da fare inserire nel verbale dello scrutinio finale nelle classi del triennio, con richiesta che la proposta venga votata. Nel caso che non ottenga la maggioranza, chiedere che nel verbale risultino nominativamente i docenti che hanno votato a favore e quelli che hanno votato contro.
Al consiglio di classe della classe sez
Dichiarazione da inserire nel verbale dello scrutinio finale
Poiché gli adempimenti relativi all'attribuzione del credito scolastico (DPR 232/98 a. 11 c. 2) sono stati modificati dalle disposizioni della OM 128/99 art. 3 c. 3 che prevede la valutazione dell'interesse e del profitto da parte degli studenti che hanno chiesto di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica
Poiché la normativa della OM 128/99 è palesemente in contrasto con le disposizioni della L. 121/85 che esclude solennemente che possano esservi trattamenti differenziati fra studenti "avvalenti" e "non avvalenti"
Poiché la Corte Costituzionale ha inequivocabilmente chiarito che "dinanzi all'insegnamento della religione cattolica si è chiamati ad esercitare un diritto di libertà costituzionale non degradabile, nella sua serietà ed impegnatività di coscienza, ad opzione fra equivalenti discipline scolastiche" (sentenza Corte Cost. 203/89), mentre invece la OM considera l'IRC come una qualunque disciplina scolastica
Poiché la Corte Costituzionale ha inequivocabilmente chiarito che lo studente che non si avvale dell'IRC si trova in un pieno e totale stato di "non-obbligo"; e che tale "stato di non obbligo ha il fine di non rendere equivalenti e alternativi l'insegnamento della religione cattolica ed altro impegno scolastico", altrimenti ciò avrebbe la conseguenza inaccettabile di "condizionare dall'esterno della coscienza individuale l'esercizio di una libertà costituzionale, come quella religiosa, coinvolgente l'interiorità della persona" (sentenza Corte Cost. 13/91); mentre invece la OM fa esattamente il contrario:
considera equivalenti l'IRC ed altri impegni scolastici;
condiziona dall'esterno la libera scelta dello studente, che ora dovrà fare i conti non più solo con la propria coscienza, ma anche con il credito scolastico
Poiché non è la prima volta che il ministro della pubblica istruzione prende delle colossali cantonate su temi di questa pur grave rilevanza costituzionale (la CM 489/98 ha dato disposizioni deliranti in tema di scelta se avvalersi o meno dell'IRC, ed è stata successivamente corretta con CM 6/99); e quindi vi è la sia pure remota possibilità che il ministro sia stato ancora una volta vittima di gravissima incompetenza e disorganizzazione, ma comunque non intendesse dare l'ordine che si legge nella attuale OM
Poiché in ogni caso ciascuno di noi deve obbedire alle leggi (in questo caso solennemente poste a tutela di principi intoccabili della nostra costituzione) e non al ministro; e dovrà risponderne di persona senza illudersi di potersi nascondere dietro la frase "io ho solo obbedito"
Chiedo che il consiglio di classe
eviti di assumersi alla leggera la responsabilità grave (dal punto di vista amministrativo, civile e penale) di violare leggi di rilevanza costituzionale
presenti formale obiezione al ministro della pubblica istruzione indicando il contrasto tra la OM 128/99 a.3.c.3 e l'art. 9 della L. 121/85, come autenticamente chiarito e interpretato dalla Corte Costituzionale (sent. 203/89 e 13/91)
sospenda l'attuazione della OM 128/99 a.3.c. 3 fino alla eventuale rettifica o comunque ad un adeguato chiarimento da parte del ministro stesso
firma [torna all'inizio del documento]

References: art.9
 sentenza 
 art. 3
 art. 9
 art. 3
 art. 9
 art. 3