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HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 572 codice civile: Successione di altri parenti L’AUTORE: Redazione
Se alcuno muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, né fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti prossimi, senza distinzione di linea (1) (2).
(1) Si tratta di una terza categoria di chiamati, i parenti collaterali, cioè gli zii e i cugini. Non si distingue tra parenti unilaterali o bilaterali.
(2) Il meccanismo non opera in caso di adozione di persone maggiori di età che non fa sorgere vincoli di parentela.
Cassazione civile sez. II 04 maggio 1999 n. 4414 La questione di legittimità costituzionale degli art. 565, 572 e 468 c.c. - proposta, in riferimento agli art. 3 e 30 cost., nella parte in cui non prevedono la successione legittima di fratelli e sorelle naturali del "de cuius" e, per rappresentazione, quella dei discendenti degli stessi, in mancanza di membri della famiglia legittima restrittivamente intesa - è inammissibile, essendo al riguardo prospettabile una pluralità di soluzioni, non esclusa l'introduzione di nuovi casi di concorso, tra le quali la scelta appartiene alla discrezionalità legislativa.
Corte Costituzionale 07 novembre 1994 n. 377 Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 565 e 572 c.c., in relazione agli art. 3 e 30, comma 3, cost., nella parte in cui essi escludono i fratelli e le sorelle naturali del "de cuius" dalla successione, anche in mancanza di membri della famiglia legittima, ovvero antepongono ad essi tutti i membri della famiglia legittima.
Corte appello Genova 28 settembre 1993 È manifestamente inammissibile, riguardando norma già dichiarata costituzionalmente illegittima, "in parte qua" (con sent. n. 55 del 1979), la questione di legittimità costituzionale dell'art. 565 c.c., denunciato in riferimento agli art. 3 e 30 comma 3 cost., in quanto esclude dalla reciproca successione i figli naturali della stessa persona, disponendo che l'eredità sia devoluta allo Stato.
Corte Costituzionale 26 marzo 1990 n. 150 È manifestamente inammissibile, per difetto di rilevanza, la questione di legittimità costituzionale degli art. 570 e 572 c.c. Tali norme sono state impugnate, unitamente all'art. 565 c.c., in relazione all'art. 586 (nel testo del 1942), in quanto escludono dalla reciproca successione i figli naturali della stessa persona, disponendo che l'eredità sia devoluta allo Stato. Ma gli art. 570 e 572 risultano estranei all'oggetto del giudizio, regolando rispettivamente la successione tra fratelli legittimi e la successione degli altri parenti collaterali entro il VI grado, venendo a mancare il necessario carattere di pregiudizialità rispetto alla definizione del giudizio principale.
Corte Costituzionale 26 marzo 1990 n. 150 È manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza, la questione di legittimità costituzionale sollevata in riferimento agli art. 3 e 30 comma 3 cost., dal tribunale di Chiavari, con ordinanza emessa il 13 ottobre 1987 "nella parte in cui escludono dalle categorie dei chiamati alla successione legittima i fratelli o le sorelle naturali riconosciuti o dichiarati dal "de cuius", ovvero agli stessi antepongono tutti i parenti legittimi in mancanza di membri della famiglia legittima" (cioè di fratelli o sorelle legittimi). Le norme denunciate, ad avviso del giudice remittente, urtano contro l'art. 30 comma 3 cost., dove il limite posto al principio di piena tutela giuridica e sociale dei figli naturali dai diritti dei membri della famiglia legittima va interpretato con riferimento alla famiglia in senso stretto, di guisa da escludere dall'eredità i fratelli naturali del "de cuius" solo in presenza di fratelli legittimi; e conseguentemente contrastano anche con l'art. 3 cost., "sotto il profilo della mancata tutela dei figli naturali in assenza di membri della famiglia legittima intesa in senso stretto". Oggetto del giudizio "a quo" è la pretesa dei discendenti dei fratelli naturali della "de cuius" di essere chiamati all'eredità a preferenza dei parenti legittimi in quarto grado. In nessun modo tale pretesa potrebbe fondarsi su un titolo di vocazione ereditaria diretta, non essendo configurabile in base ad alcuna norma, nè di legge ordinaria nè di bando costituzionale, un rapporto giuridico di parentela tra i discendenti di un figlio naturale riconosciuto e un altro figlio, legittimo o naturale, del medesimo genitore. Pertanto, per dare ingresso alla detta pretesa, non sarebbe sufficiente la dichiarazione di illegittimità costituzionale degli art. 565 e 752 c.c., nella parte in cui non ammettono alla successione legittima i fratelli naturali, ma occorrerebbe altresì rimuovere l'ostacolo dell'art. 468, nella parte in cui limita la rappresentazione, nella linea collaterale, ai discendenti dei fratelli e delle sorelle legittimi dell'ereditando. Ma solo le prime due norme sono state impugnate dal giudice "a quo", mentre è stata da lui espressamente disattesa l'istanza di parte di sollevare incidente di costituzionalità anche in ordine alla terza, onde la questione, così delimitata, appare priva di rilevanza.
Corte Costituzionale 06 dicembre 1988 n. 1074 Art. precedente
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References: Art. 572
 art. 565
 art. 3
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 art. 3
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 art. 570
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