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Pensione Privileggiata : CARABINIERI - Pagina 9 - GrNet.it
da zippone alberto » mer feb 12, 2014 12:10 am
Ciao Alfredo,riprendiamo e andiamo per ordine con una pensione lorda di 2590,91 la tua PAL è di 31090,92 che corrisponde ad una pensione netta di euro 1913,07 a questa somma devi aggiungere le detrazioni da lavoro euro 56,27 e fam euro 110,42 per cui netto 2079,76. con tredicesima di euro 1606,36
Ora esaminiamo la situazione con la PPO
Pal 31090,92 + 10% uguale 34200,01 avremo una pensione netta pari a euro 2073,66 a questa cifra vanno aggiunte le detrazioni da lavoro e fam,che non ti quantifico poichè come già detto da Gino e Angri sono un pò di meno,ma quello che conta è l'aumento della ppo pari a euro 160,59
tredicesima euro 1767,00
Ho rifatto i conteggi in quanto avevi in precedenza indicato somme diverse di pensione lorda una volta 2600 e l'altra di 2590,91 in entrambi i casi indicando la pal di euro 31000,questo crea errore nello sviluppo del calcolo.
se qualcosa non è chiara chiedi. Ciao alberto
da alfredof58 » mer feb 12, 2014 12:02 pm
Ciao Alberto non so come ringraziarti, avevo postato 2600 solo per arrotondare le 2590 e quindi il
calcolo veniva molto vicino a quello che hai rifatto, ora è tutto chiaro, grazie a te ed anche agli
altri che si sono dedicati ai miei conteggi. Ciao
da gino59 » mer feb 12, 2014 2:41 pm
alfredof58 ha scritto: Ciao Alberto non so come ringraziarti, avevo postato 2600 solo per arrotondare le 2590 e quindi il
P.S.Insomma non c'è che dire....??? non te la passi tanto male.... tua Suocera deve essere orgogliosa di te...ehehheeeeiiiihhhhhahahhaaaaaaa
da alfredof58 » mer feb 12, 2014 6:49 pm
Ciao Gino di questi tempi con una pensione così non ci si può davvero lamentare, la essa suocera è
soddisfatta, poi quando arriverà la p.p.o. tutti più felici e contenti. Ciao
da franruggi » lun giu 30, 2014 11:51 am
mimmo63 ha scritto: Assssolutamente no!!
la mia PAL è quella che ho già detto e non ho PPO. la Tab B, ti viene pagata in un unica soluzione per gli anni che ti sono stati "assegnati" e non superiore a 5 anni .
Quindi nel mio caso sono stato formato con una 5cat A a vita e nr 2 b x tre anni ciascuno.
Quindi prenderò un assegno aggiuntivo x le tabelle B?
da gino59 » lun giu 30, 2014 2:17 pm
Messaggioda mimmo63 » sab ott 26, 2013 3:57 pm
provo a dare un mio contributo alla richiesta di FRANCOPASSA data la mia diretta esperienza con una Tab B per quattro annualità. P.A.L. 28296.00 grado Aps
Ottenuto il Decreto dal C.G.A.C. l'inpdap dopo l'intervento dell'Ispettorato per la funzione pubblica alla quale mi ero rivolto e per la quale è intervenuto, il 28 Luglio c.a. mi ha liquidato con 9127,00 euro netto alla mano. Lordi, 11000 e rotti.
Colgo l'occasione per salutare il grande Gino59.
Messaggioda mimmo63 » lun ott 28, 2013 7:03 pm
Anche se l'argomento non è quello giusto, faccio solo un seguito ai precedenti miei Msg. riferiti alla Tab. B per quattro annualità e per la quale mi ero dimenticato di fare accenno.
A quanti possa interessare: durante il c.m. mi è stato dato l'equo indennizzo di € 1124.00
da franruggi » lun giu 30, 2014 5:20 pm
da panorama » lun lug 14, 2014 8:26 pm
Quanto qui sotto abbraccia 2 argomenti se può servire a qualcuno.
Corte dei Conti Puglia di Bari
1) - L’INPS, costituito in giudizio in data 20.12.2013, dopo aver rappresentato che l’indebito di €. 10.144,31 si riferisce quanto ad €. 6.232,77 al recupero di metà dell’equo indennizzo già corrisposto e per €. 3.911,54 al conguaglio tra pensione provvisoria e pensione definitiva, ha dedotto che il recupero dell’indebito di pecunia pubblica, su stipendi e pensioni, si caratterizza per la sua doverosità in termini assoluti ai sensi dell’art. 2033 c.c. e, nello specifico, a mente dell’art. 162, comma 8, del DPR 1092/1973 e che, anche alla luce dei principi fissati dalla recente sentenza delle Sezioni Riunite (n. 2/QM/2012), il recupero sarebbe del tutto legittimo;
2) - la domanda del sig. L. G., tesa alla dichiarazione di irripetibilità dell’indebito pensionistico, è solo parzialmente fondata.
3) - Invero, la parte di indebito concernente la metà dell’equo indennizzo a suo tempo ricevuto dal ricorrente è pacificamente ripetibile dall’Istituto di previdenza. Invero, l’art. 144 del D.P.R. 29.12.1973 n. 1092 espressamente stabilisce che, “nel caso in cui il dipendente al quale sia stato liquidato l’equo indennizzo ottenga successivamente, per la stessa causa, la pensione privilegiata , la metà dell’ammontare dell’indennizzo liquidato sarà recuperata mediante trattenute mensili sulla pensione di importo pari ad un decimo dell’ammontare di questa”.
4) - Nella specie, poiché la pensione privilegiata è stata concessa al ricorrente in via definitiva, seppure con decorrenza dalla cessazione dal servizio, solo con il decreto n. 322/32/M del 20.12.2007, è evidente che prima dell’emanazione di tale provvedimento non poteva disporsi alcun recupero dell’equo indennizzo.
PUGLIA	SENTENZA	517	04/07/2014
PUGLIA SENTENZA 517 2014 PENSIONI 04/07/2014
Sent. 517/2014
sul ricorso iscritto al n. 31474/PM del Registro di Segreteria, proposto dal sig. L. G. D., elettivamente domiciliato in Taranto al p.le Dante n. 26 presso lo studio legale dell’avv. Olga Perugini che lo rappresenta e difende contro
il Ministero della Difesa e
l’INPS, rappresentato e difeso dagli avv.ti Antonio Bove e Ilaria De Leonardis, elettivamente domiciliati presso la sede INPS - gestione ex INPDAP di Bari, via Oberdan n. 40.
Uditi, nella pubblica udienza del 30 maggio 2014, l’avv. Olga Perugini per il ricorrente e l’avv. Ilaria de Leonardis per l’INPS; non comparso il Ministero della Difesa.
Con ricorso notificato tra il 13 e il 14 novembre 2012, depositato presso la Segreteria di questa Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti in data 30.11.2012, il sig. L. G. D. - già sottufficiale della Marina Militare, cessato dal servizio a domanda dal 31.12.1994 - ha impugnato il decreto del Ministero della Difesa n. 322/2/M del 20.12.2007 - di concessione dell’assegno privilegiato ordinario dal 31.12.1994 e la pensione privilegiata ordinaria dall’1.1.2001 - la nota prot. n. 14175/08 del 26.6.2008 dell’INPDAP di OMISSIS - con cui, a seguito dell’applicazione del suddetto Decreto ministeriale ed al conguaglio effettuato con gli acconti di pensione corrisposti in via provvisoria, è stato accertato un credito erariale di €. 10.144,31 e sono state disposte due ritenuta cautelative mensili, una di €. 488,94 dall’1.7.2008 al 28.2.2009 e l’altra di €. 479,44 dall’1.7.2008 al 31.7.2009 – ed il provvedimento dell’ufficio provinciale di OMISSIS dell’INPDAP prot. 14175/08 del 21.7.2008 con cui sono state rideterminate le ritenute mensili della somma residua di €. 9.175,86 nell’importo di €. 95,89 ed €. 57,04 mensili dall’1.8.2008 al 31.7.2013.
Il ricorrente ha contestato la legittimità del provvedimento di recupero di che trattasi invocando l’orientamento giurisprudenziale secondo cui in materia pensionistica, in luogo della generale regola codicistica di incondizionata ripetibilità dell’indebito, deve ritenersi operante il principio della non ripetibilità delle somme percepite indebitamente in buona fede; ha altresì sostenuto il legittimo affidamento ingenerato dall’aver percepito per un lungo periodo di tempo la pensione provvisoria; ha concluso chiedendo la declaratoria del diritto all’irripetibilità delle somme percepite oltre alla restituzione di tutte le somme già trattenute, con vittoria di spese, competenze ed onorari.
Il Ministero della Difesa, costituito in giudizio con memoria depositata in data 10.12.2013 - dopo aver evidenziato che il ricorrente, pur avendo impugnato anche il decreto di concessione della pensione definitiva, non ha indicato motivi di censura avverso tale provvedimento - ha dedotto l’infondatezza del ricorso evidenziando l’obbligo legale di procedere al recupero in caso di indebito scaturito dal conguaglio tra pensione provvisoria e trattamento definitivo evidenziando che la giuridica differenza tra tali trattamenti esclude qualsiasi richiamo alla buona fede; inoltre, ha dedotto l’applicabilità, nella specie, dell’art. 162 TU 1092/1973, che prevede, in sintonia con quanto previsto dall’art. 2033 cc, la doverosità del recupero delle somme indebitamente corrisposte sul trattamento di pensione provvisoria ed ha richiamato giurisprudenza di questa Corte secondo cui il legittimo affidamento nella spettanza delle somme in via definitiva debba essere adeguatamente provato dal ricorrente stesso.
L’INPS, costituito in giudizio con memoria depositata in data 20.12.2013, dopo aver rappresentato che l’indebito di €. 10.144,31 si riferisce quanto ad €. 6.232,77 al recupero di metà dell’equo indennizzo già corrisposto e per €. 3.911,54 al conguaglio tra pensione provvisoria e pensione definitiva, ha dedotto che il recupero dell’indebito di pecunia pubblica, su stipendi e pensioni, si caratterizza per la sua doverosità in termini assoluti ai sensi dell’art. 2033 c.c. e, nello specifico, a mente dell’art. 162, comma 8, del DPR 1092/1973 e che, anche alla luce dei principi fissati dalla recente sentenza delle Sezioni Riunite (n. 2/QM/2012), il recupero sarebbe del tutto legittimo; ha chiesto il rigetto del ricorso con vittoria di spese.
Con ordinanza n. 255/2013 del 20-23.12.2013 questa Sezione ha disposto alle amministrazioni convenute di depositare copia integrale del fascicolo amministrativo previdenziale del ricorrente.
A seguito di quanto prodotto dall’INPS con nota depositata in data 9.5.2014 e dal Ministero della Difesa con nota depositata in data 11.3.2014, è emerso che: 1) la pensione provvisoria è stata erogata dal 31.12.1994 al 31.12.1997 dalla Direzione di Commissariato di Taranto della Marina Militare, dall’1.1.1998 al 30.6.2001 dalla Direzione di Commissariato di Roma e dall’1.7.2001 dall’INPDAP 2) che l’unica comunicazione concernente una rettifica del trattamento provvisorio, proveniente da Maricentro Taranto ed indirizzata per conoscenza al ricorrente, è datata 3.2.1998, 3) con decreto n. 322/2/M del 20.12.2007 è stata concessa la pensione privilegiata definitiva 4) la Marina Militare con comunicazioni del 15 e 16 maggio 2008 ha trasmesso all’Istituto il prospetto riepilogativo degli acconti di pensione corrisposti per il periodo dal 31.12.1994 al 30.6.2001, 5) in applicazione del citato decreto ministeriale n. 322/2/M del 20.12.2007, con nota INPDAP del 20.6.2008 è stato accertato l’indebito pensionistico di €. 10.144,31, scaturito, come emerge dai prospetti contabili esibiti dall’Istituto di previdenza, quanto ad €. 3.911,54 dal conguaglio tra pensione provvisoria e quella definitiva e quanto ad €. 6.232,77 dal recupero di metà di equo indennizzo.
All’udienza del 30 maggio 2014, il difensore del ricorrente ed il legale dell’INPS hanno insistito per le conclusioni dei rispettivi atti scritti; il giudizio, non comparso il Ministero della Difesa, è stato definito, come da dispositivo, letto nella stessa udienza, di seguito trascritto fissandosi, ai sensi dell’art. 429, primo comma, c.p.c., come mod. dall’art. 53, secondo comma, del D.L. 112/2008 conv. in legge dalla L. 133/2008, il termine di sessanta giorni per il deposito della sentenza.
Il ricorrente, già sottufficiale della Marina Militare, cessato dal servizio a domanda dal 31.12.1994 ed entrato in pari data in ausiliaria ed a partire dall’1.1.2001 nella riserva, contesta la legittimità della nota dell’INPS (in data 20.6.2008) con cui è stato comunicato, a suo carico, un debito pensionistico di €. 10.144,31. Egli ha anche impugnato il decreto ministeriale di concessione della pensione definitiva ed il provvedimento INPDAP di OMISSIS del 21.7.2008, di conferma dell’indebito pensionistico e di rimodulazione delle ritenute mensili.
Richiamato quanto emerso dagli atti di causa e riportato nella parte in fatto,
la domanda del sig. L. G., tesa alla dichiarazione di irripetibilità dell’indebito pensionistico, è solo parzialmente fondata.
Invero, la parte di indebito concernente la metà dell’equo indennizzo a suo tempo ricevuto dal ricorrente è pacificamente ripetibile dall’Istituto di previdenza. Invero, l’art. 144 del D.P.R. 29.12.1973 n. 1092 espressamente stabilisce che, “nel caso in cui il dipendente al quale sia stato liquidato l’equo indennizzo ottenga successivamente, per la stessa causa, la pensione privilegiata , la metà dell’ammontare dell’indennizzo liquidato sarà recuperata mediante trattenute mensili sulla pensione di importo pari ad un decimo dell’ammontare di questa”.
Nella specie, poiché la pensione privilegiata è stata concessa al ricorrente in via definitiva, seppure con decorrenza dalla cessazione dal servizio, solo con il decreto n. 322/32/M del 20.12.2007, è evidente che prima dell’emanazione di tale provvedimento non poteva disporsi alcun recupero dell’equo indennizzo.
L’altra parte dell’indebito, ammontante ad €. 3.911,54, si riferisce al conguaglio tra pensione provvisoria e trattamento definitivo.
Nella sentenza n. 2 del 2 luglio 2012 le Sezioni Riunite, riconsiderando quanto ritenuto nella decisione n. 7/2007/QM del 7 agosto 2007, hanno osservato che il potere-dovere dell’Amministrazione previdenziale di rettificare, nella liquidazione definitiva della pensione , il/i provvedimento/i liquidativo/i della pensione in via provvisoria e di procedere, a conguaglio, al recupero delle somme indebitamente erogate al pensionato a titolo provvisorio, permane anche dopo il superamento dei termini procedimentali di cui art. 2 della legge 7.8.1990 n. 241 e relativi regolamenti attuativi.
Ponendo in risalto il sempre maggior rilievo che il principio del legittimo affidamento ha progressivamente assunto nell’ordinamento nazionale e comunitario le Sezioni Riunite, in tale ultima pronuncia, hanno, peraltro, affermato “che nel rapporto Pubblica amministrazione-cittadino (in specie: cittadino pensionato), alla situazione giuridica di potere dell’Amministrazione si contrappone, in capo al pensionato, la situazione giuridica di legittimo affidamento, fondato sull’assenza di dolo e sulla buona fede del percipiente, oltre che sul lungo decorso del tempo” e che pertanto “deve ritenersi che il diritto–dovere (recte: potere) dell’Amministrazione di procedere, in sede di conguaglio fra trattamento di pensione provvisoria e trattamento di pensione definitiva, al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio, anche dopo la scadenza dei termini regolamentari di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo, può essere attenuato dalla situazione di legittimo affidamento del privato consolidatasi attraverso un lungo decorso del tempo, e cioè, la plausibile convinzione, da parte del pensionato, di avere titolo ad un vantaggio conseguito in un arco di tempo tale da persuadere il beneficiario stesso della sua stabilità”.
Le Sezione Riunite hanno, anche, osservato che il legittimo affidamento è stato identificato come una situazione di vantaggio assicurata ad un privato da uno specifico e concreto atto o comportamento dell’autorità amministrativa, che non può essere in seguito rimossa, salvo che ciò non sia strettamente necessario per la tutela dell’interesse pubblico e fermo restando, in ogni caso, l’indennizzo della posizione acquisita (cfr. Corte giust., 3 maggio 1978, C 112/77, Topfer/Commissione, cit.).
Hanno, dunque, risolto la questione di massima concernente l’indebito pensionistico nei seguenti termini:
“lo spirare di termini regolamentari di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo non priva, ex se, l’Amministrazione del diritto–dovere di procedere al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio; sussiste, peraltro, un principio di affidamento del percettore in buona fede dell’indebito che matura e si consolida nel tempo, opponibile dall’interessato in sede amministrativa e giudiziaria”.
“Tale principio va individuato attraverso una serie di elementi quali il decorso del tempo, valutato anche con riferimento agli stessi termini procedimentali, e comunque al termine di tre anni ricavabile da norme riguardanti altre fattispecie pensionistiche, la rilevabilità in concreto, secondo l’ordinaria diligenza, dell’errore riferito alla maggior somma erogata sul rateo di pensione , le ragioni che hanno giustificato la modifica del trattamento provvisorio e il momento di conoscenza, da parte dell’Amministrazione, di ogni altro elemento necessario per la liquidazione del trattamento definitivo”.
Nella specie, dall’esame della sequenza dei fatti come sopra ricostruiti, deve ritenersi che si sia di certo ingenerato un legittimo affidamento da parte del ricorrente nella percezione di somme a titolo di pensione provvisoria, consolidatosi negli anni.
Emerge, invero, che il ricorrente sin dal 31.12.1994 ha continuato a percepire un trattamento provvisorio e che il trattamento definitivo gli è stato erogato soltanto con il rateo di luglio 2008, dopo oltre tredici anni dalla cessazione dal servizio, e, in ogni caso, dopo circa dieci anni dall’ultima comunicazione riguardante la rettifica dell’ammontare della pensione provvisoria corrisposta dall’amministrazione della Marina Militare (nota del 3.2.1998).
Orbene, considerato che non risultano comportamenti colposi al ricorrente imputabili, che nei lunghi intervalli di tempo testé indicati non è intervenuto alcun atto idoneo a ingenerare dubbi sulla correttezza della liquidazione della pensione provvisoria e che l’amministrazione era in possesso di tutti gli elementi necessari sia al relativo conteggio che alla determinazione del trattamento definitivo, non può che concludersi che nella specie si sia ingenerato il legittimo affidamento del ricorrente nella stabilità della pensione percepita fino all’avvenuta comunicazione del credito erariale.
Alla luce delle suesposte considerazioni l’indebito di €. 3.911,54 è da ritenersi irripetibile.
In adesione all’orientamento della giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis Sez. III centrale di appello sent. n. 000113 del 13/03/2001, Sez. I centrale di appello sent. n. 000376 del 30/10/2007, n. 251 del 14.5.2012) - secondo cui l’irripetibilità delle somme indebitamente corrisposte a soggetti in buona fede che non consegue ad inadempimento o a ritardato adempimento di un'obbligazione, non inerendo ad un debito, non può produrre interessi corrispettivi o moratori né, tanto meno, può essere suscettibile di rivalutazione - le somme trattenute in via cautelare dall’Istituto di previdenza devono essere restituite nel solo ammontare della sorte capitale.
Il provvedimento definitivo di pensione , pur essendo stato impugnato dal ricorrente, non è stato oggetto di censure specifiche, sicché non vi sono elementi per dubitare della sua legittimità.
In considerazione dell’accoglimento solo parziale del ricorso e degli oscillamenti giurisprudenziali in materia di indebito pensionistico, sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite tra le parti.
la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Puglia, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando in merito al ricorso n. 31474 proposto dal sig. L. G. D.:
dichiara l’irripetibilità delle somme indebitamente erogate al ricorrente, oggetto del provvedimento di recupero dell’INDPAP – sede di OMISSIS, prot. n. 14175/08 del 20 giugno 2008, nei limiti dell’importo di €.3.911,54;
condanna l’INPS alla restituzione di quanto, relativamente a tale importo, è stato trattenuto a seguito del suddetto provvedimento, senza aggravio di interessi e rivalutazione monetaria;
rigetta le altre domande;
dispone la compensazione delle spese legali tra le parti.
Così deciso, in Bari, all'esito della pubblica udienza del 30 maggio 2014.
Depositata in Segreteria il 04/07/2014
da panorama » mer apr 19, 2017 11:40 am
da panorama » gio mag 04, 2017 1:29 pm

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