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N /2014 REG.PROV.COLL. N /1999 REG.RIC. - PDF
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1 N /2014 REG.PROV.COLL. N /1999 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Quarta) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 4853 del 1999, proposto da:...omissis..., rappresentata e difesa dall'avv....omissis..., con domicilio eletto presso la Segreteria del Tribunale; contro Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste, Ispettorato Provinciale per l'agricoltura di Messina, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall'avvocatura dello Stato, domiciliataria ex lege in Catania, via Vecchia Ognina, 149; per l'annullamento della nota prot. n del 19 maggio 1999, notificata il 25 maggio successivo, con la quale l Ispettorato Provinciale dell Agricoltura di Messina ha contestato alla ricorrente una presunta frode per indebito percepito di in virtù della domanda dalla stessa presentata ai sensi del Regolamento C.E.E. n / 92; della nota prot. n del 12 agosto 1999, con la quale lo stesso Ispettorato ha comunicato il mancato accoglimento del ricorso presentato avverso l anzidetta contestazione; della nota prot. n del 9 agosto 1999, con la quale l Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana, in riscontro a ricorso gerarchico, ha comunicato la propria incompetenza; nonché di ogni altro atto antecedente o successivo, comunque connesso o consequenziale; per il riconoscimento del diritto della ricorrente medesima ad ottenere e/o mantenere i benefici previsti dal Regolamento C.E.E. n / 92, Misura E00, per la cura dei terreni agricoli e forestali abbandonati, di cui alla domanda del 30 ottobre Visti il ricorso e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio dell Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste e dell Ispettorato Provinciale per l'agricoltura di Messina; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 ottobre 2014 il dott. Pancrazio Maria Savasta e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO Il padre della ricorrente, deceduto il 1 febbraio 1997, era proprietario di un fondo rustico sito in Comune di...omissis... Questi svolgeva attività zootecnica e, per tale motivo, aveva presentato domanda per indennità compensativa per gli anni 1994 / 1995, ai sensi del combinato disposto degli artt. 17, 18 e19 del Regolamento C.E.E. n / 91, che prevede specifiche misure ed appropriati interventi a favore dell agricoltura nelle zone particolarmente svantaggiate.
2 La ricorrente, erede pro indiviso nella misura di 1/10, nel mese di marzo 1997 ha costituito autonoma ditta individuale per le coltivazioni agricole associate all allevamento di animali e, in data 31 agosto 1997, é divenuta affittuaria dei rimanenti 9/10 degli anzidetti terreni, giusta scrittura privata regolarmente registrata. La stessa, in data 30 ottobre 1997, ha presentato all I.P.A. di Messina, per l anno 1998, domanda per ottenere i benefici previsti dal Regolamento C.E.E. n. 2078/92 Misura E00, per la cura dei terreni agricoli e forestali abbandonati, su una superficie di Ha di pascolo abbandonato. Nel 1998 è stata erogata l indennità compensativa a richiesta dal padre, percepita, per surroga, dai suoi eredi. Di seguito a sopralluogo del 6 maggio 1998, riscontrata la superficie dichiarata nella predetta istanza come lavorabile, seppur con perduranti situazioni di abbandono, è stato erogato alla ricorrente un premio nella misura di Con nota prot. n del 19 maggio 1999, notificata il 25 maggio successivo, l Ispettorato Provinciale dell Agricoltura di Messina ha contestato alla ricorrente una presunta frode per aver indebitamente percepito la predetta somma e ne ha intimato la restituzione, oltre interessi e il pagamento di una sanzione amministrativa. Avverso tale provvedimento, la ricorrente, in data 21 giugno 1999, ha proposto formale ricorso in opposizione e gerarchico. Il primo, con nota prot. n del 12 agosto 1999, è stato rigettato dallo stesso Ispettorato, mentre, per il secondo, con nota prot. n del 9 agosto 1999, l Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana, ha comunicato la propria incompetenza. Con ricorso notificato il 24 novembre 1999 e depositato il 29 novembre 1999, la ricorrente ha impugnato siffatti provvedimenti, affidandosi alle seguenti censure: I. Violazione falsa applicazione dell art. 3 L. 7 agosto 1990 n. 241 e dell art. 3 l.r. 30 aprile 1991 n. 10. Eccesso di potere. La mancata indicazione nell atto amministrativo del termine e dell autorità cui è possibile ricorrere consentirebbe la concessione dell errore scusabile, sicché non avrebbe rilievo che la notifica del ricorso sia intervenuta oltre 60º giorno ex lege previsto. II. Violazione e falsa applicazione dell art. 7 L. 7 agosto 1990 n. 241 e dell art. 8 l.r. 30 aprile 1991 n. 10. Eccesso di potere. I provvedimenti impugnati non sarebbero stati preceduti, come dovuto, dalla comunicazione dell avvio del procedimento, ove più, come nel caso di specie, si controverta su un provvedimento di secondo grado, di revoca di un beneficio già sostanzialmente attribuito. III. Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 5 del D.P.R. 24 novembre 1971 n L Assessorato avrebbe illegittimamente declinato la propria competenza a pronunziarsi sul ricorso, qualificabile non solo come reso in opposizione, ma anche come gerarchico. IV. Violazione e falsa applicazione del Regolamento C.E.E. 15 luglio 1991 n / 91, del Regolamento C.E.E. 30 giugno 1992 n / 92, della circolare assessoriale 8 marzo 1996 n. 202/D.R., della circolare assessoriale 31 dicembre 1996 n. 223, dell art. 3 L. 7 agosto 1990 n. 241 e dell art. 3 l.r. 30 aprile 1991, n. 10. Eccesso di potere per difetto d istruttoria, per travisamento dei fatti e per carenza di motivazione. Secondo l Ispettorato intimato, la superficie su cui realizzare l aiuto non avrebbe potuto essere computata con quella dichiarata dalla ricorrente, in quanto mancherebbe la condizione dello stato di abbandono dei terreni nel triennio antecedente alla presentazione della domanda. Un terreno agricolo, in particolare, sarebbe da considerare abbandonato se non utilizzato per finalità agricole.
3 Deriverebbe che la ricorrente avrebbe dovuto astenersi dalla presentazione alla domanda, poiché su una parte dei terreni di sua pertinenza era stata presentata istanza per indennità compensativa ex Regolamento C.E.E. n / 91, per gli anni 1994 e Asserisce la ricorrente che la detta attività agricola cui il provvedimento si riferisce, e per la quale è stata richiesta l indennità compensativa, sarebbe quella svolta dalla ditta del defunto padre e, come tale, diversa dalla propria. Per altro, la stessa non avrebbe avuto alcuna contezza in merito alla relativa pratica richiesta e ottenuta dal padre. Non potrebbe rilevare che la ricorrente sia stata destinataria di una parte della liquidazione della predetta indennità, in quanto ciò sarebbe avvenuto nel 1998, successivamente, cioè, alla domanda dalla stessa presentata e risalente al 30 ottobre Con la morte del padre, avvenuta l 1 febbraio 1997, sarebbe cessato in tipo di impegno relativo alla pratica stessa, poiché l aiuto potrebbe essere trasmesso agli eredi solamente ove gli stessi si impegnino analogamente a loro volta. Conseguirebbe che il medesimo terreno avrebbe potuto essere oggetto di ulteriori interventi comunitari. Nel caso di specie, la ricorrente, ignara della richiesta del precedente aiuto, una volta entrata in possesso dei terreni e accertato che gli stessi erano in stato di abbandono, avrebbe legittimamente presentato la propria stanza per la loro cura, in quanto agricoli forestali abbandonati. Peraltro, in sede di istruttoria, nessuna contestazione sarebbe stata sollevata dall Ispettorato intimato, neppure in sede di sopralluogo del 6 maggio Inoltre, visto che con il provvedimento impugnato è stata contestata anche una frode ai danni della C.E.E., presupponente un inadempimento degli impegni assunti, l amministrazione, in sede di istruttoria, avrebbe dovuto effettuare apposito controllo tecnico, mediante sopralluogo in contraddittorio tra le parti. Costituitasi, l Amministrazione ha concluso per l infondatezza del gravame. Con ordinanza n. 440/2000 del 15 febbraio 2000, questo Tribunale ha accolto la domanda di sospensione cautelare del provvedimento impugnato, valorizzando la dedotta violazione dell art. 7 della L All udienza pubblica - ruolo aggiunto - del 23/10/2014, la causa è stata trattenuta per la decisione. DIRITTO Il Collegio ritiene di poter soprassedere all esame della questione relativa alla tempestività del ricorso, invero dubbia (posto che dalla lamentata indicazione nel provvedimento impugnato del termine per ricorrere e dell Autorità giudiziaria cui rivolgersi non consegue, come dedotto dalla ricorrente, automaticamente la scusabilità dell errore, che, invece, va valutata caso per caso), in quanto lo stesso è comunque infondato. Non può sostenere il gravame la seconda censura, posto che il mancato avvio del procedimento può determinare un effetto invalidante del procedimento solo quando, comunque, in sede di giudizio la parte dimostri di poter spendere argomentazioni tali da poter determinare un diverso provvedimento da quello effettivamente adottato. Per la medesima ragione, non appare dirimente il terzo motivo di ricorso. Venendo al merito della questione, dedotta con la quarta censura, é da condividere quanto affermato dalla ricorrente in ordine alla non comunicabilità degli impegni nei confronti degli eredi che non abbiano manifestato la volontà di proseguirli. Come, però, meglio specificato nella impugnata nota dell I.P.A. prot. n del , in effetti, il motivo principale del recupero disposto consiste non già nella indennità compensativa percepita in qualità di erede del defunto padre, ma, più semplicemente (essendo la detta indennità soltanto una conseguenza), nella condizione oggettiva, regolata
4 dal Reg. C.E.E. 2078/92, secondo la quale <<per la Misura E (cura dei terreni agricoli e forestali abbandonati) è chiaramente specificato che non possono beneficiare i terreni che, durante il periodo dichiarato di abbandono risultavano anche solo parzialmente utilizzati per l attività agricola (es: indennità compensativa e/o prestito di conduzione)>>. Tale provvedimento, inoltre, precisa, in maniera condivisibile, che << la prescrizione è chiarita meglio nella circolare n. 233 del >>, ove, come evidenziato, espressamente stabilisce che <<le superfici agricole dovranno risultare abbandonate almeno nel triennio precedente l assunzione dell impegno. Un terreno agricolo è considerato abbandonato se non è stato utilizzato con finalità agricole o non ha subito interventi di carattere agricolo e se non è stato inserito in ciclo di rotazione colturale>>. Ora, al di là dell aspetto psicologico relativo alla consapevolezza della ricorrente antecedentemente alla presentazione della sua istanza, risalente al , della domanda e dell accoglimento di quella del padre per l indennità compensativa, resta il fatto che, in riferimento all anno 1995, quest ultima è stata erogata e, come tale, ha determinato un impegno all utilizzo agricolo (e, quindi, l assenza del necessario abbandono) in un periodo inferiore al triennio previsto dalla norma. Si vuole, in altri termini, dire, che, al di là dell effettivo abbandono del terreno, certificato dalla stessa Amministrazione al momento della domanda e successivamente ad essa, detta condizione non era oggettivamente sussistente anche nel periodo antecedente, nonostante, evidentemente la diversa dichiarazione della ricorrente. Per altro, l erogazione agli eredi, e tra questi alla ricorrente, della predetta indennità sulla domanda del defunto padre della stessa, è avvenuta nel Se pur successiva alla domanda di ammissione della ricorrente, è intervenuta certamente prima dei provvedimenti impugnati (e non è documentato se lo sia stata anche prima della somma ricevuta per la misura poi revocata e oggetto del ricorso in esame), di guisa che la ricorrente ha acquisito la contezza, quanto meno in quel momento, della illegittimità della propria richiesta e, quindi, dell aiuto ricevuto o ancora da ricevere, con conseguente obbligo alla restituzione di quanto indebitamente percepito. E bene rammentare, infatti, che gli accertamenti dell Amministrazione avevano riguardato soltanto lo stato di abbandono successivo alla domanda e non quello antecedente e, pertanto, nessuna giustificazione vi era al mantenimento dell aiuto, fondato su una dichiarazione evidentemente, almeno oggettivamente, non veritiera. Tanto appare sufficiente al Collegio per ritenere infondato il ricorso, che, dunque, va respinto. La diversa valutazione operata in sede cautelare giustifica l integrale compensazione tra le parti delle spese di giudizio. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia - Sezione staccata di Catania (Sezione Quarta) - definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 23 ottobre 2014 con l'intervento dei magistrati: Francesco Brugaletta, Presidente FF Pancrazio Maria Savasta, Consigliere, Estensore Francesco Bruno, Consigliere L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 14/11/2014 IL SEGRETARIO

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 art. 3
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 art. 7
 art. 8
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