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Timestamp: 2018-02-23 22:21:29+00:00

Document:
Novità fiscali del 26 aprile 2011: la dichiarazione ai fini Irap non basta ad integrare il presupposto dell’imposta; come applicare la cedolare secca; bonus ricerca e sviluppo: le prime pronunce dei giudici abruzzesi danno ragione al Fisco; aggi dei tabaccai: registrazione semplificata; niente bollo sulle attestazioni di regolarità del Fisco
in Diario quotidiano, Immobili & Imposte indirette, IRAP
1) La dichiarazione ai fini Irap non basta ad integrare il presupposto dell’imposta
2) Come applicare la cedolare secca
3) Bonus ricerca e sviluppo: le prime pronunce dei giudici abruzzesi danno ragione al Fisco
4) Aggi dei tabaccai: registrazione semplificata
5) Cassa di Previdenza dei Ragionieri: non è legittima la delibera 2002
6) Regolamento sul praticantato: trasferimento presso altro studio
7) Niente bollo sulle attestazioni di regolarità del Fisco
La dichiarazione ai fini Irap non basta, da sola, ad integrare il presupposto dell’imposta.
<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />La Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con due sentenze, n. 36/04/2011 e n. 36/35/2011 (in Ipsoa del 18.04.2011), ha, infatti, confermato l’assoluta rilevanza del requisito dell’autonoma organizzazione ai fini dell’applicazione dell’IRAP ai professionisti.
Se, quindi, non ricorre il presupposto sostanziale dell’imposta, di cui all’art. 2, D.Lgs. n. 446/1997, l’IRAP non è dovuta anche se è stata presentata la relativa dichiarazione.
I giudici della C.T.R. del Lazio sono tornati ad occuparsi di IRAP, riguardo l’applicazione di tale imposta sui professionisti.
Le due citate sentenze, depositate il 20.01.2011, costituiscono solo le ultime in ordine di tempo che sono state pronunciate dai giudici in materia di IRAP per i professionisti.
Invero, sono ormai molte le pronunce emesse in ogni grado di giudizio a favore dei contribuenti.
Nel caso di specie, alcuni professionisti avevano compilato il quadro IQ della dichiarazione ai fini IRAP ma non avevano poi versato l’imposta sostenendo di esserne esenti per mancanza del requisito dell’autonoma organizzazione, di cui all’art. 2, D.Lgs. n. 446/1997.
L’Agenzia delle Entrate, a seguito del comportamento omissivo tenuto dai professionisti, aveva provveduto ad iscrivere a ruolo le somme dichiarate ma non versate, sottolineando che l’imposta era dovuta sussistendo i requisiti richiesti dalla legge.
Avverso l’atto impositivo dell’Agenzia delle Entrate i contribuenti avevano presentato apposito ricorso ai giudici romani.
Con le due suddette sentenze, i giudici di merito hanno ribadito l’esenzione dall’IRAP per il professionista “senza autonoma organizzazione”, nonostante lo stesso avesse compilato il quadro IQ della dichiarazione dei redditi.
Infatti, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio ha sottolineato che “la compilazione del quadro dichiarativo IQ da parte del professionista non lo sottopone, in ogni caso, alla debenza dell’Imposta regionale. Infatti occorre avere riguardo alla sostanza e non alla forma della questione.
In assenza dei presupposti impositivi, ossia l’autonoma organizzazione, il professionista non è tenuto al pagamento dell’IRAP anche se l’imposta è stata dichiarata o inserita nel modello IQ dell’UNICO”.
IRAP, abitualità e regolarità non valgono autonoma organizzazione: Ancora una pronuncia della Cassazione
“Non è soggetto ad IRAP il professionista che svolge la propria attività senza autonoma organizzazione. Né può dirsi che sussista tale requisito basandosi solo sull’assunto che il lavoratore autonomo svolge l’attività con abitualità, regolarità e ripetitività”.
Con queste motivazioni, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 8574 del 14.04.201 (in Ipsoa del 22.04.2011), ha riconosciuto il diritto del contribuente al rimborso dell’IRAP pagata poiché sono risultati mancanti i seguenti principi per l’assoggettabilità ad IRAP:
– l’autonoma organizzazione;
– l’uso di beni strumentali in eccedenza al minimo;
– l’utilizzo di personale alle proprie dipendenze in modo non occasionale.
Il regime della cedolare secca sugli affitti, introdotto già a partire dal 2011, sostituisce le imposte dovute sulle locazioni (art. 3 del D.Lgs. n. 23/2011).
Tuttavia, si tratta di un regime facoltativo che, quindi, si applica in alternativa a quello ordinario.
In questi giorni l’Agenzia delle Entrate ha predisposto e pubblicato una guida sugli aspetti salienti della neo disciplina.
La cedolare secca assorbe:
– L’Irpef e le relative addizionali;
– l’imposta di registro (anche su risoluzioni e proroghe del contratto di locazione);
– l’imposta di bollo (se dovuta, sulle risoluzioni e proroghe del contratto);
L’opzione non può essere effettuata:
– nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni;
– dalle società e dagli enti non commerciali.
La scelta può riguardare, quindi, soltanto:
Comunicazione al conduttore di optare per il regime della “cedolare secca” e di rinunciare all’aumento Istat
Il proprietario (locatore) che decide di avvalersi del nuovo regime deve darne comunicazione all’inquilino (locatario).
L’aliquota da pagare corrisponde al:
– 21% per i contratti di locazione a canone libero ;
– 19% per i contratti di locazione a canone concordato .
Osservazioni preliminari prima di decidere se optare per la “cedolare secca” (calcolo di convenienza)
Prima di decidere di optare (solo per risparmiare l’aliquota Irpef maggiore) per il neo regime della “cedolare secca” (al fine di evitare di prendere decisioni affrettate e superficiali), occorre tenere in considerazione che si tratta di una imposta sostitutiva per cui si vengono a perdere gli eventuali oneri deducibili detraibili e particolarmente la deduzione del canone di affitto previsto nel regime ordinario.
In particolare, come è noto, per l’immobile locato spetta una deduzione forfetaria del 15% sul canone annuo che risulta dal contratto di locazione (25% per i fabbricati situati nella città di Venezia centro e nelle isole della Giudecca, di Murano e di Burano).
Per l’immobile situato in un Comune ad alta densità abitativa e concesso in locazione in base agli accordi definiti in sede locale tra le organizzazioni dei proprietari e quelle degli inquilini (legge n. 431/98 art. 2, comma 3, e art. 5, comma 2), si tratta, quindi, di locazione a canone convenzionato in un comune ad alta intensità abitativa, oltre alla deduzione del 15% (25% per i fabbricati situati nella città di Venezia centro e nelle isole della Giudecca, di Murano e di Burano) si applica un’ulteriore riduzione del 30% del reddito imponibile.
– per il 2011, l’acconto deve essere versato nella misura dell’85%;
– a partire dal 2012, nella misura del 95%;
– il versamento dell’acconto deve essere effettuato con gli stessi criteri di versamento dell’acconto Irpef (quindi, il 40% deve essere versato entro il 16.06.2011, ovvero con la maggiorazione dello 0,40% entro il 18.07.2011, mentre il restante 60% entro il 30.11.2011). Se l’acconto risulta inferiore ad euro 257,52 si versa l’intero importo entro il 30.11.2011. L’acconto non è dovuto se l’importo calcolato non supera euro 51,65.
I soggetti che vogliono fruire del regime della cedolare secca possono esercitare l’opzione in sede di registrazione del contratto compilando il modello semplificato Siria (approvato con provvedimento del 7.04.2011) oppure il modello 69.
– il numero dei locatori (proprietari) e dei conduttori (affittuari) non è superiore a tre;
– si è in presenza di una sola unità abitativa e un numero di pertinenze non superiore a tre;
– il contratto contiene esclusivamente il rapporto di locazione.
Tale durata non è però vincolante in quanto:
– il locatore ha la facoltà di revocare l’opzione durante ciascuna annualità contrattuale successiva a quella in cui è stata esercitata l’opzione.
– la revoca deve essere effettuata entro il termine previsto per il pagamento dell’imposta di registro relativa all’annualità di riferimento e obbliga al versamento della stessa imposta.
– resta salva la facoltà di esercitare l’opzione nelle annualità successive.
Attenzione alla data del 07.04.2011
Se il contratto è già scaduto
Allora il locatore che sceglie di applicare la cedolare deve solo pagare l’acconto (se dovuto).
L’opzione sarà poi riportata nel 730/2012 o in Unico/2012
Se il contratto è già stato risolto
Se il contratto è già stato registrato
Se il contratto è già stato prorogato e l’imposta di registro è già stata pagata
Infine, se dal 7 aprile al 6 giugno 2011 scade il termine per la registrazione (o scade il termine per pagare l’imposta di registro sulla proroga) la scelta può essere fatta entro il prossimo 6 giugno.
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I giudici della Sezione Staccata di Pescara, accogliendo gli appelli proposti dall’Agenzia delle Entrate (sentenze nn. 116 e 127 del 25.03.2011), hanno ribadito che il nulla-osta alla fruizione del bonus è stato correttamente negato dal Centro Operativo di Pescara per esaurimento dei fondi disponibili.
Il beneficio fiscale, infatti, è riconosciuto nel limite delle risorse stanziate dallo Stato.
Il credito d’imposta è stato introdotto dalla legge 296/2006, destinato alle imprese che hanno effettuato investimenti in attività di ricerca e sviluppo.
La Legge n. 2/2009 (di conversione del D.L. n.185/2008), ha previsto per i soggetti che intendono fruire del beneficio, l’obbligo di invio telematico all’Agenzia delle Entrate di un formulario, esaminato secondo l’ordine cronologico di arrivo.
La legge ha, inoltre, stabilito che il beneficio fosse concesso solo nei limiti delle risorse disponibili.
La vicenda trae origine dai ricorsi presentati dalle imprese che non hanno ottenuto il nulla-osta per la fruizione del beneficio, perché hanno inviato la domanda dopo l’esaurimento dei fondi disponibili.
I Giudici di merito hanno riconosciuto l’assoluta imparzialità nella formazione della graduatoria, perché l’intera procedura è stata gestita da un programma informatico.
Il rilascio del nulla osta dipendeva, quindi, dalla disponibilità delle risorse disponibili e, in definitiva, dall’ordine cronologico di arrivo della domanda, per cui mancava ogni discrezionalità in capo all’Amministrazione.
I giudici hanno, inoltre, ribadito che la Legge n. 2/2009 non ha negato il diritto al bonus acquisito dalle società che hanno presentato l’istanza, ma ha inciso solo sulle modalità della sua fruizione.
Allo stato attuale, per poter utilizzare il credito d’imposta è necessario che esso rientri nella disponibilità del bilancio statale.
(Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale dell’Abruzzo, comunicato del 22.04.2011)
I compensi per la vendita di generi di monopolio e di valori bollati e postali, la gestione di lotto e lotterie e per il servizio di incasso delle tasse automobilistiche, possono adesso essere annotati con una sola operazione contabile, entro il 31 gennaio dell’anno successivo, per alcune operazioni a ricavi fissi. A ciò ha pensato il Decreto Ministeriale 08.02.2011.
Lo ha ricordato l’Agenzia delle Entrate, all’interno del proprio notiziario telematico del 22.04.2011.
In particolare, la norma dispone che gli adempimenti contabili, relativamente a tutte le operazioni svolte nel periodo d’imposta, sono assolti mediante un’unica registrazione riassuntiva, da effettuarsi entro il 31 gennaio dell’anno successivo e in relazione a ogni tipologia di operazione, fornitore o gestore informatico.
Possono fruire della semplificazione esclusivamente gli esercenti che si avvalgono dei regimi contabili semplificati (di cui all’art. 18 del D.p.r. n. 600/1973) e, pertanto, si tratta generalmente di persone fisiche e società di persone, titolari di partita Iva, che conseguono ricavi non superiori a 309.874,14 euro per le attività di prestazione di servizi e 516.456,90 euro per le altre attività.
Rientrano nella semplificazione contabile le seguenti operazioni:
– Cessione di generi di monopolio, relativamente all’importo dell’aggio spettante per la vendita;
– cessione di valori bollati e postali, marche assicurative e valori similari, nonché delle tasse di concessione governativa, relativamente all’importo dell’aggio spettante per la vendita;
– gestione del lotto e delle lotterie, relativamente all’importo del margine spettante per il servizio di raccolta delle giocate e della vendita dei biglietti;
– servizio di incasso delle tasse automobilistiche e attività analoghe, relativamente all’importo del compenso spettante per la prestazione del servizio.
Documenti in registrazione
La corretta registrazione degli aggi e dei compensi dovrà essere effettuata sulla base della seguente certificazione:
fatture rilasciate dai depositi fiscali relativamente ai generi di monopolio, idonea documentazione fiscalmente rilevante dei fornitori, o gestori informatici, nonché qualsiasi altra prova da cui siano desumibili inequivocabilmente gli aggi e i compensi spettanti.
Termine di decorrenza e di conservazione dei documenti fiscali
La nuova modalità semplificata di registrazione degli aggi e compensi, il cui termine di decorrenza è fissato al 1° gennaio 2011, non modifica gli ordinari termini di emissione e conservazione della documentazione fiscale obbligatoria.
E’ illegittima la delibera del 22.06.2002, con la quale la Cassa di Previdenza dei Ragionieri ha cambiato le regole sui trattamenti pensionistici, passando dal calcolo retributivo al contributivo.
Con 10 neo sentenze della Corte di Cassazione (dalla n. 8847 alla n. 8856, depositate il 18.04.2011) i pensionati si sono visti riconoscere i diritti acquisiti ma non riconosciuti con la delibera del 2002.
In particolare, la contestazione degli interessati ha riguardato retroattività della citata delibera, infatti, i pensionati che stavano maturando il trattamento in considerazione, degli ultimi 15 redditi annui dichiarati negli ultimi 20 anni alla data di maturazione, si vedevano di colpo ricalcolato il trattamento con la nuova formula, ossia considerando la media di tutti i redditi professionali annuali.
I ricorrenti hanno, quindi, ottenuto ragione per la mancanza di una regola transitoria, che prevedesse una gradualità per gli iscritti con più anzianità.
In definitiva, la Cassa avrebbe dovuto rispettare il criterio del pro rata temporis, secondo cui il nuovo calcolo si applica solo dopo la data della delibera.
In relazione al Regolamento (D.M. 02.12.1997) sul praticantato, nonché alla sua verifica sul piano operativo, il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 1057 del 21.04.2011, ha ritenuto opportuno fornire le seguenti precisazioni:
“a) Il passaggio del praticante da uno studio all’altro deve perfezionarsi entro 30 giorni dalla cessazione della pratica presso lo studio di provenienza. Detto termine va osservato anche in caso di trasferimento in altra provincia;
b) I giorni intercorrenti per il detto passaggio, non configurabili come sospensione del periodo di praticantato, sono quindi da ricomprendere nell’arco del biennio dall’iscrizione nel registro dei praticanti rilevato che, come il Ministero ebbe già modo di affermare, nella fattispecie non si determina soluzione di continuità del praticantato;
c) Entro il termine in cui al punto a) il praticante deve darne comunicazione al Consiglio Provinciale ed adempiere alle altre formalità specificate nell’art. 7 del Regolamento;
d) Il mancato rispetto degli adempimenti ovvero il superamento del termine di 30 giorni per il passaggio di studio comporta la cancellazione dal registro dei praticanti”.
Le attestazioni di regolarità fiscale rilasciate dall’Agenzia delle Entrate agli enti privati che svolgono attività di natura pubblicistica sono esenti dall’imposta di bollo.
La risoluzione n. 50/E del 22.04.2011 ha chiarito, infatti, che questi documenti non assumono natura di certificazione perché non hanno lo scopo di attestare qualità personali, stati e fatti, ma di confermare la corrispondenza tra le dichiarazioni del contribuente e i dati in possesso del Fisco.
Per conseguenza, a queste attestazioni di regolarità fiscale e alle relative richieste all’Agenzia non si applica l’imposta di bollo di 14,62 euro.
Altre di fisco:
– Il contribuente non può scegliere l’esercizio in cui dedurre la perdita su crediti.
Il contribuente non può scegliere l’esercizio in cui dedurre la perdita su crediti.
La Legge (art. 109, comma 1 del Tuir) prevede espressamente il principio di competenza.
La perdita su crediti, ai fini fiscali, deve essere dedotta nell’esercizio in cui emergono gli elementi della precisione e certezza in relazione alla sua irrecuperabilità.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 9218 del 2011)
– Socio accomandante deduce le perdite senza tenere conto dei versamenti in conto capitale
Il socio accomandante può dedurre le perdite dell’esercizio solo nel limite della propria quota di capitale sociale, a tal fine non rilevano i cd. versamenti in conto capitale.
Nella determinazione della quota di capitale sottoscritta dal socio accomandante (si tratta del socio che non risponde per i debiti sociali con il patrimonio personale, ma solo con la quota di capitale sociale conferita), che costituisce il limite massimo entro il quale quest’ultimo può dedurre le perdite derivanti dalla partecipazione nella società, non possono essere computati i versamenti in conto capitale.
Si ricorda che, invece, i soci accomandatari (soci illimitamente responsabili per le obbligazioni sociali) non pongono tali limiti, infatti, deducono le perdite interamente in base alla percentuale di partecipazione (capitale sociale) nella società.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 9216 del 2011)
– La stabile organizzazione va desunta dal modello OCSE
La verifica della sussistenza del requisito della stabile organizzazione, ai fini dell’applicazione dell’Iva, si desume dal modello di convenzione contro la doppia imposizione.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 9166 del 2011)
– Cessazione aziendale: La società si estingue con la cancellazione nel registro delle imprese
La società va considerata estinta dal momento dell’iscrizione della cancellazione nel registro delle imprese.
Ciò vale anche se il procedimento liquidatorio non si è ancora esaurito o se persistono ancora dei debiti o crediti.
(Tribunale di Piacenza, sentenza 14.04.2011)
– Le sponsorizzazioni sono spese di rappresentanza
I costi per le sponsorizzazioni sportive vanno considerate spese di rappresentanza e come tali vanno dedotte ai fini fiscali (art. 108 del Tuir).
Si tratta di spese che vengono sostenute per accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa al fine di potenziare le possibilità di sviluppo, ma non hanno un immediato impatto in termini di incremento delle vendite.
(Corte di cassazione, sentenza n. 8679/11 depositata il 15.04.2011)
– La riforma Iva nella comunitaria
Le norme di modifica della disciplina Iva, contenute nel disegno di legge presentato in consiglio dei ministri il 09.02.2011, sono state inserite nell’art. 11 del Disegno di Legge comunitaria 2010 durante l’iter parlamentare alla Camera.
Tra le novità: Le prestazioni di servizi generici scambiate con l’estero verranno considerate effettuate al momento dell’ultimazione.
Per importare in sospensione da Iva beni destinati a proseguire verso un altro Paese membro Ue l’importatore dovrà fornire non solo il proprio numero di partita Iva, ma anche il numero di identificazione Iva attribuito al soggetto stabilito nell’altro Stato membro al quale i beni sono destinati.
Rimborsi infrannuali: Potranno accedervi anche i contribuenti che effettuano con l’estero lavorazioni, trasporti e servizi accessori.
– Responsabilità amministrativa anche per imprese individuali
Anche le imprese individuali possono essere assoggettate agli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 231/2001, in tema di responsabilità amministrativa degli enti.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 15657 del 20.04.2011)
– Ispezioni mirate sul sommerso: Fornite nuove e differenti direttive alle Direzioni regionali e provinciali
L’attività di vigilanza degli ispettori presso le aziende dovrà concentrarsi “esclusivamente” sulla fattispecie del lavoro nero, senza allargare ulteriormente il campo di indagine ad altre problematiche ispettive.
L’intento è quello di creare un meccanismo capace di contrastare il lavoro sommerso e coordinare il più possibile le verifiche evitando visite inutili e controlli sovrapposti selezionando le realtà aziendali da sottoporre ad accertamenti (in particolare, edilizia, agricoltura, pubblici esercizi).
(Ministero del Lavoro, lettera circolare protocollo n. 5113 del 07.04.2011)
– Verifica sulla notifica: Spetta al giudice tributario e non alla Cassazione
La verifica dell’invalidità del processo di notifica dell’avviso di accertamento compete solo al giudice tributario.
La Corte di Cassazione in tale ambito non può sindacare, poiché si tratta di un accertamento di fatto rimesso al giudice di merito.
La notifica dell’avviso di ricevimento non costituisce un atto del processo tributario, ma riguarda solo un presupposto ai fini dell’impugnabilità della cartella davanti la C.T.P..
(Corte di Cassazione sentenza n. 8684 depositata il 15.04.2011)
– Per la società in liquidazione bilancio su un doppio binario
Come rilevato da Paolo Meneghetti, in Il Sole 24 Ore del 22.04.2011, il Documento Oic 5 ha fornito le indicazioni sugli adempimenti contabili nella fase di liquidazione.
“La società di capitali che approva il primo rendiconto di liquidazione, ipotizzando che questa sia iniziata nel 2010, deve tener presente che mentre i periodi d’imposta nel 2010 sono due, l’esercizio, dal punto di vista civilistico, è uno. Ciò anche se le parti che lo compongono sono oggetti di rendiconto separato anche sotto il profilo contabile. Se l’approvazione del bilancio d’esercizio è unica, due sono i documenti: uno redatto dagli amministratori e un altro dai

References: art. 2
 art. 5
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