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Timestamp: 2020-04-02 19:36:06+00:00

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Cassazione sentenza n. 20598 del 09 settembre 2013 - Lavoro interinale apposizione di termine al contratto e causale legittima - Studio Cerbone
Cassazione sentenza n. 20598 del 09 settembre 2013 – Lavoro interinale apposizione di termine al contratto e causale legittima
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 09 settembre 2013, n. 20598
Lavoro – Fornitura di lavoro temporaneo – Apposizione di termine al contratto – Causale legittima – Progetto la cui applicazione in sede periferica non richiede ulteriore forza lavoro – Legittimità del termine
1. Poste italiane spa stipulò con Obiettivo lavoro spa un contratto di fornitura di lavoro temporaneo in data 17 marzo 2004 per l’utilizzazione, nel periodo 22 marzo – 31 maggio 2004, di 10 lavoratori nei “casi previsti dal ccnl maggiore fabbisogno di personale connesso a situazioni di mercato congiunturali e non consolidabili”. In base a tale contratto l’agenzia inviò a Poste italiane spa il lavoratore F. Z.. In seguito il medesimo lavoratore venne nuovamente avviato presso Poste per altri due periodi di lavoro.
5. La Corte di Ancona lo ha accolto, provvedendo in questi termini: “‘accertato che la somministrazione di lavoro di cui al contratto di fornitura datato 22 marzo 2004, prorogato sino al 30 settembre 2004, è avvenuta fuori dei limiti e delle condizioni di cui all’art. 20, comma 4, del d. lgs. 276 del 2003, dispone la costituzione dall’inizio della somministrazione, del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, tuttora in essere alle dipendenze della datrice di lavoro utilizzatrice e condanna la società alla riammissione del ricorrente nel posto di lavoro disponibile nella filiale di Pesaro ovvero nella filiale più vicina.
Condanna la società al pagamento, a titolo risarcitorio, con decorrenza dal 23 gennaio 2007, fino alla effettiva riassunzione, di una somma mensile corrispondente all’ultima retribuzione mensile globale di fatto, oltre interessi e rivalutazione”.
6. La Corte in motivazione ha precisato che, considerata la data di stipulazione del contratto, 22 marzo 2004, si applicava la disciplina del contratto di somministrazione dettata dal d. lgs. n. 276 del 2003, il cui art. 85, comma 1. lett. f) aveva abrogato la disciplina previgente, ma il cui art. 86, terzo comma, faceva salva in via transitoria e sino alla scadenza manteneva in vigore le clausole dei contratti collettivi vigenti “con esclusivo riferimento alla determinazione per via contrattuale delle esigenze di carattere temporaneo che consentono la somministrazione a termine”.
8. Tuttavia la Corte ha ritenuto che l’apposizione del termine sia illegittima non per genericità della causale, ma perché la prova documentale e testimoniale (testi e T.) aveva dimostrato che “la predisposizione a livello nazionale del progetto della nuova rete e l’avviamento della nuova rete di trasporti postali ‘week end’, allegate come ragione del fabbisogno di personale connesso a situazioni di mercato congiunturali e non consolidabili, non avevano comportato apprezzabili variazioni in termini di conseguenziali necessità di adeguamento delle risorse umane estese al CPO di Pesaro che, viceversa, seguitava a funzionare nella modalità manuale mentre era stato meccanizzato il centro di smistamento della corrispondenza dì Ancona”.
12. Con il primo motivo la società denunzia violazione degli artt. 20, 21 e 27 d.lgs. 276. Nel corso del motivo si sostiene che la Corte non avrebbe considerato che il lavoratore aveva denunziato vizi del contratto di lavoro a termine stipulato con l’agenzia e non del contratto di somministrazione stipulato tra l’agenzia e Poste italiane spa.
14. A ciò devono aggiungersi le decisive considerazioni concernenti il secondo motivo, con il quale si denunzia violazione dell’art. 86, terzo comma, del d. lgs, 276 del 2003, che avrebbe mantenuto in vigore l’art. 25 del ccnl 11 luglio 2003 e per questa via legittimato l’apposizione del termine al contratto in esame.
16. Si tratta di una norma di diritto transitorio che ha creato un ponte tra la disciplina del lavoro interinale dettata dalla legge n. 196 del 1997 (abrogata dall’art. 85, lett. f, del d. Igs. 276/2003) e la disciplina del lavoro in somministrazione dettata dagli artt. 20 e ss. del decreto legislativo 276 del 2003.
17. In base a questa disciplina di diritto transitorio viene prorogata l’efficacia temporale delle clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi dell’art. 1, comma 2, lett. a) della legge 196 del 1997 (che individuano i casi in cui è consentita la stipulazione di contratti di fornitura dì lavoro temporaneo) e dal terzo comma della medesima norma (concernente le intese sulla sperimentazione del lavoro temporaneo in agricoltura e nell’edilizia).
20. Il punto è un altro: la legittimità della causale indicata nel contratto in somministrazione non significa che la stessa renda legittima l’apposizione del termine a prescindere dalla prova della sussistenza in concreto di una situazione che sia riconducibile alla ragione indicata in contratto. E la Corte di Ancona ha ritenuto illegittima la clausola non per la sua genericità, bensì perché “dalla documentazione versata in atti e dalle circostanze riferite dai testimoni qualificati R. R. (direttore del centro postale operativo CPO di P. e F. T. (funzionario del servizio logistica, applicato al Polo corrispondenza delle Marche) emerge la conferma della predisposizione a livello nazionale – all’epoca – del progetto della nuova rete logistica (in attuazione tuttavia a partire dal 2005) nonché l’avviamento della nuova rete di trasporti locali ‘week end’, senza tuttavia apprezzabili variazioni, in termini di conseguenziali necessità di adeguamento delle risorse umane estese al CPO di P., che, viceversa, seguitava a funzionare nella modalità ‘manuale’ (mentre era stato meccanizzato il Centro di smistamento della corrispondenza di Ancona)”.
21. In definita, a seguito di queste ed ulteriori valutazioni di merito, la Corte ha ritenuto “carente la prova che tale situazione avesse comportato per la filiale di P. una contingente necessità temporanea di fabbisogno di ulteriore personale” e non è stata dimostrata “una specifica situazione in relazione alla filiale di P. di un maggiore fabbisogno di personale connesso a situazioni di mercato congiunturali e non consolidabili” (come invece richiesto dal ccnl invocato).
22. Analoga sfasatura tra le ragioni della decisione e le motivazioni della impugnazione si rileva con riferimento al terzo motivo, con il quale si sostiene che la causale è legittima perché il ccnl contiene una previsione che deve essere considerata esemplificativa di alcune ipotesi che sono considerate rientranti nella previsione dell’art. 20 del d. lgs. 276 del 2003.
24. Rimangono assorbiti il quinto ed il sesto motivo poiché riguardano la pronuncia della Corte di Ancona su di un secondo motivo di appello assorbito a seguito dell’ accoglimento del primo motivo. Il rigetto dei motivi di ricorso per cassazione nei confronti della decisione basata sul primo motivo, implica l’assorbimento anche in sede di legittimità dei motivi concernenti il secondo motivo di appello.
25. È infondato il settimo motivo con il quale si denunzia una pretesa violazione dell’art. 27, del d. Igs. 276 del 2003, assumendo che la violazione della normativa in esame comporta l’instaurazione del rapporto di lavoro direttamente con l’utilizzatore della prestazione, ma non anche la trasformazione del rapporto in rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Le ragioni della infondatezza di questa tesi sono state più volte esposte nella giurisprudenza di legittimità. Cfr., per tutte, da ultimo, anche per ulteriori richiami, Cass. 13404 del 2013.
Rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente alla rifusione al controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in 4.000,00 euro per compensi professionali, 50,00 euro per esborsi, oltre accessori.
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 art. 85
 art. 86
 Cass.