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Timestamp: 2020-04-08 12:29:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25236 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25236 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 09/10/2019, (ud. 08/05/2019, dep. 09/10/2019), n.25236
sul ricorso 8300-2018 proposto da:
procuratore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL
CANCELLO, 20, presso lo studio dell’avvocato LUIGI PEDONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato VALENTINO TORRICELLI;
avvocati GIUSEPPE MATANO, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, CARLA
D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, ESTER ADA VITA SCIPLINO;
avverso la sentenza n. 3114/2017 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
depositata il 15/12/2017;
partecipata dell’08/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. SPENA
che con sentenza in data 12-15 dicembre 2017 numero 3114 la Corte d’Appello di Lecce confermava la sentenza del Tribunale di BRINDISI, che aveva accolto l’opposizione proposta da S.L. nei confronti di EQUITALIA SUD S.p.A., dell’INPS e della Società di cartolarizzazione dei Crediti INPS (in prosieguo: SCCI) spa per l’impugnazione del preavviso di fermo comunicato in data 8.11.2012, che faceva seguito alla intimazione di pagamento per il recupero di crediti previdenziali notificata in data 2 luglio 2004, relativa alla cartella esattoriale (n. (OMISSIS)) notificata in data 25.1.2001;
che a fondamento della decisione la Corte territoriale osservava che la questione di causa riguardava il termine di prescrizione applicabile nel periodo successivo alla definitività per mancata opposizione della cartella esattoriale. L’appellante EQUITALIA assumeva essere applicabile il termine decennale di prescrizione in luogo del termine quinquennale previsto dalla L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e ss.; tale deduzione era infondata, per quanto affermato dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, nell’arresto del 17 novembre 2016 numero 23397.
che avverso la sentenza ha proposto ricorso la AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE quale successore ex lege delle società del gruppo EQUITALIA, articolato in un unico motivo; S.L. è rimasto intimato; l’INPS, anche quale mandatario di SCCI spa ha resistito con controricorso;
che la parte ricorrente ha dedotto con l’unico motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione degli artt. 2946 e 2953 c.c.
Ha dedotto che una univoca indicazione nel senso dell’applicazione ai crediti esattoriali della prescrizione ordinaria si trarrebbe dal D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, a tenore del quale l’ente creditore, dopo il discarico dell’Agente della riscossione per inesigibilità del credito iscritto, può riaffidarlo in riscossione ove individui significativi elementi reddituali e patrimoniali riferibili ai debitori, a condizione che non sia decorso il termine di prescrizione “decennale”. La norma era applicabile alla generalità dei crediti da iscriversi a ruolo e da essa emergeva la individuazione in dieci anni del termine di prescrizione dopo affidamento del ruolo all’agente della riscossione. Il legislatore delle leggi esattoriali si era ispirato al criterio dell’adozione di una disciplina uniforme della riscossione a mezzo ruolo e quando aveva inteso limitare l’ambito di applicazione di talune disposizioni alle sole entrate tributarie -ovvero alle imposte sui redditi – lo aveva previsto espressamente. Gli artt. 19 e seguenti erano tra l’altro contemplati nel capo secondo del D.Lgs. n. 112 del 1999, relativo ai principi generali dei diritti e degli obblighi del concessionario ed erano, dunque, applicabili alla generalità dei crediti da iscriversi a ruolo.
Da ultimo la Agenzia ricorrente ha osservato, secondo un criterio di ragionevolezza, che la riscossione era svolta dall’agente in modo unitario, agendo nei confronti del debitore per tutti i carichi iscritti a ruolo, cumulativamente (il credito per cui si procede, secondo il testo del D.P.R. n. 602 citato, artt. 76 e 77). Di qui l’efficacia e l’economicità della azione di riscossione, che evitava la pluralità delle azioni di ciascun ente creditore; sarebbe stato irrazionale pretendere dall’agente di riscossione di frazionare la azione avendo riguardo al regime di prescrizione dei singoli crediti.
che ritiene il Collegio si debba dichiarare il ricorso inammissibile a mente dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1;
che le censure svolte con l’unico motivo non pongono in discussione il principio, enunciato dalle sezioni Unite di questa Corte nell’arresto del 17 novembre 2016 n. 23397, secondo cui la scadenza del termine per proporre opposizione avverso la cartella esattoriale non determina la conversione del termine di prescrizione breve (nella specie quinquennale, L. n. 335 del 1995 ex art. 3, commi 9 e 10) in termine decennale, secondo il regime dell’art. 2953 c.c.; si assume, piuttosto, che lo stesso effetto derivi dalla novazione della obbligazione prodotta dalla iscrizione a ruolo, in ragione della disciplina prevista dal D.P.R. n. 602 del 1973.
Le deduzioni svolte dalla parte ricorrente, in riferimento alla disciplina del D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, comma 6 – nella parte in cui prevede il riaffidamento della riscossione del credito “a condizione che non sia decorso il termine di prescrizione decennale” – non valgono a porre in dubbio quanto già osservato in riferimento alla norma dalle Sezioni Unite di questa Corte nell’arresto n. 23397/2016.
Invero – anche a voler ammettere, come sostiene parte ricorrente, la applicabilità della procedura di discarico alla riscossione dei crediti previdenziali e la sua rilevanza anche esterna ai rapporti tra ente impositore ed agente della riscossione – resterebbe preclusivo il rilievo (cfr. sentenza citata, in motivazione, punto 19.6 e 19.7) che la norma fa riferimento al termine di prescrizione decennale, con espressione ellittica, unicamente in quanto trattasi del termine che si applica ordinariamente per la riscossione delle imposte, senza alcun possibile riferimento all’art. 2953 c.c. ed, a maggior ragione, ad un effetto novativo derivante dalla iscrizione a ruolo dei crediti (fiscali e previdenziali)
che le spese seguono la soccombenza nei confronti del controricorrente INPS; nulla per le spese nei confronti di S.L., rimasto intimato;
La Corte dichiara la inammissibilità del ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 200 per spese ed Euro 2.000 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

References: Sentenza 
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 art. 3
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 art. 20
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