Source: http://www.appaltiinlinea.it/normativa_appalti/DLgs_104_2010.htm
Timestamp: 2018-02-21 03:10:55+00:00

Document:
DECRETO LEGISLATIVO DEL 2 LUGLIO 2010 N. 104
(pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana n. 156 del 07/07/2010 - Suppl. Ordinario n.148)
[in vigore dal 16 settembre 2010]
Visto il progetto del decreto legislativo recante il ï¿½codice del processo amministrativoï¿½ e le relative norme di attuazione, transitorie, di coordinamento e di abrogazione, redatto da detta commissione speciale e trasmesso al Governo con nota del Presidente del Consiglio di Stato in data 10 febbraio 2010;
Articolo 1 Approvazione del codice e disposizioni connesse
1. ï¿½ approvato il codice del processo amministrativo di cui allï¿½allegato 1 al presente decreto.
2. Sono altresï¿½ approvate le norme di attuazione di cui allï¿½allegato 2, le norme transitorie di cui allï¿½allegato 3 e le norme di coordinamento e le abrogazioni di cui allï¿½allegato 4.
Articolo Entrata in vigore
Art. 1 - Effettivitï¿½
1. Il processo amministrativo attua i principi della paritï¿½ delle parti, del contraddittorio e del giusto processo previsto dall'articolo 111, primo comma, della Costituzione.
Art. 3 - Dovere di motivazione e sinteticitï¿½ degli atti
1. Ogni provvedimento decisorio del giudice ï¿½ motivato.
1. La giurisdizione amministrativa ï¿½ esercitata dai tribunali amministrativi regionali e dal Consiglio di Stato secondo le norme del presente codice.
2. Il tribunale amministrativo regionale decide con l'intervento di tre magistrati, compreso il presidente. In mancanza del presidente, il collegio ï¿½ presieduto dal magistrato con maggiore anzianitï¿½ nel ruolo.
1. Il Consiglio di Stato ï¿½ organo di ultimo grado della giurisdizione amministrativa.
2. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale decide con l'intervento di cinque magistrati, di cui un presidente di sezione e quattro consiglieri. In caso di impedimento del presidente, il collegio ï¿½ presieduto dal consigliere piï¿½ anziano nella qualifica.
3. Salvo quanto previsto dalle norme di attuazione richiamate al comma 6, l'adunanza plenaria ï¿½ composta dal presidente del Consiglio di Stato che la presiede e da dodici magistrati del Consiglio di Stato, assegnati alle sezioni giurisdizionali.
4. In caso di impedimento, il presidente del Consiglio di Stato ï¿½ sostituito dal presidente di sezione giurisdizionale piï¿½ anziano nel ruolo; gli altri componenti dell'adunanza plenaria, in caso di assenza o di impedimento, sono sostituiti dal magistrato piï¿½ anziano nella stessa qualifica della rispettiva sezione.
3. La giurisdizione amministrativa si articola in giurisdizione generale di legittimitï¿½, esclusiva ed estesa al merito.
4. Sono attribuite alla giurisdizione generale di legittimitï¿½ del giudice amministrativo le controversie relative ad atti, provvedimenti o omissioni delle pubbliche amministrazioni, comprese quelle relative al risarcimento del danno per lesione di interessi legittimi e agli altri diritti patrimoniali consequenziali, pure se introdotte in via autonoma.
6. Il giudice amministrativo esercita giurisdizione con cognizione estesa al merito nelle controversie indicate dalla legge e dall'articolo 134. Nell'esercizio di tale giurisdizione il giudice amministrativo puï¿½ sostituirsi all'amministrazione.
7. Il principio di effettivitï¿½ ï¿½ realizzato attraverso la concentrazione davanti al giudice amministrativo di ogni forma di tutela degli interessi legittimi e, nelle particolari materie indicate dalla legge, dei diritti soggettivi.
8. Il ricorso straordinario ï¿½ ammesso unicamente per le controversie devolute alla giurisdizione amministrativa.
2. Restano riservate all'autoritï¿½ giudiziaria ordinaria le questioni pregiudiziali concernenti lo stato e la capacitï¿½ delle persone, salvo che si tratti della capacitï¿½ di stare in giudizio, e la risoluzione dell'incidente di falso.
1. Il difetto di giurisdizione ï¿½ rilevato in primo grado anche d'ufficio. Nei giudizi di impugnazione ï¿½ rilevato se dedotto con specifico motivo avverso il capo della pronuncia impugnata che, in modo implicito o esplicito, ha statuito sulla giurisdizione.
1. Nel giudizio davanti ai tribunali amministrativi regionali ï¿½ ammesso il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione previsto dall'articolo 41 del codice di procedura civile. Si applica il primo comma dell'articolo 367 dello stesso codice.
2. Nel giudizio sospeso possono essere chieste misure cautelari, ma il giudice non puï¿½ disporle se non ritiene sussistente la propria giurisdizione.
1. Il giudice amministrativo, quando declina la propria giurisdizione, indica, se esistente, il giudice nazionale che ne ï¿½ fornito.
2. Quando la giurisdizione ï¿½ declinata dal giudice amministrativo in favore di altro giudice nazionale o viceversa, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il processo ï¿½ riproposto innanzi al giudice indicato nella pronuncia che declina la giurisdizione, entro il termine perentorio di tre mesi dal suo passaggio in giudicato.
3. Quando il giudizio ï¿½ tempestivamente riproposto davanti al giudice amministrativo, quest'ultimo, alla prima udienza, puï¿½ sollevare anche d'ufficio il conflitto di giurisdizione.
4. Se in una controversia introdotta davanti ad altro giudice le sezioni unite della Corte di cassazione, investite della questione di giurisdizione, attribuiscono quest'ultima al giudice amministrativo, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda, se il giudizio ï¿½ riproposto dalla parte che vi ha interesse nel termine di tre mesi dalla pubblicazione della decisione delle sezioni unite.
5. Nei giudizi riproposti, il giudice, con riguardo alle preclusioni e decadenze intervenute, puï¿½ concedere la rimessione in termini per errore scusabile ove ne ricorrano i presupposti.
1. Sulle controversie riguardanti provvedimenti, atti, accordi o comportamenti di pubbliche amministrazioni ï¿½ inderogabilmente competente il tribunale amministrativo regionale nella cui circoscrizione territoriale esse hanno sede. Il tribunale amministrativo regionale ï¿½ comunque inderogabilmente competente sulle controversie riguardanti provvedimenti, atti, accordi o comportamenti di pubbliche amministrazioni i cui effetti diretti sono limitati all'ambito territoriale della regione in cui il tribunale ha sede.
2. Per le controversie riguardanti pubblici dipendenti ï¿½ inderogabilmente competente il tribunale nella cui circoscrizione territoriale ï¿½ situata la sede di servizio.
3. Negli altri casi ï¿½ inderogabilmente competente, per gli atti statali, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma e, per gli atti dei soggetti pubblici a carattere ultra regionale, il tribunale amministrativo regionale nella cui circoscrizione ha sede il soggetto.
4. La competenza territoriale del tribunale amministrativo regionale non ï¿½ derogabile.
2. Sono devolute funzionalmente alla competenza inderogabile del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, sede di Milano, le controversie relative ai poteri esercitati dall'Autoritï¿½ per l'energia elettrica e il gas.
3. La competenza ï¿½ funzionalmente inderogabile altresï¿½ per i giudizi di cui agli articoli 113 e 119, nonchï¿½ per ogni altro giudizio per il quale la legge o il presente codice individuino il giudice competente con criteri diversi da quelli di cui all'articolo 13.
Art. 15 - Rilievo dell'incompetenza e regolamento preventivo di competenza
1. Il difetto di competenza ï¿½ rilevato in primo grado anche d'ufficio. Nei giudizi di impugnazione esso ï¿½ rilevato se dedotto con specifico motivo avverso il capo della pronuncia impugnata che, in modo implicito o esplicito, ha statuito sulla competenza.
2. Finchï¿½ la causa non ï¿½ decisa in primo grado, ciascuna parte puï¿½ chiedere al Consiglio di Stato di regolare la competenza. Non rilevano, a tal fine, le pronunce istruttorie o interlocutorie di cui all'articolo 36, comma 1, nï¿½ quelle che respingono l'istanza cautelare senza riferimento espresso alla questione di competenza. Il regolamento ï¿½ proposto con istanza notificata alle altre parti e depositata, unitamente a copia degli atti utili al fine del decidere, entro quindici giorni dall'ultima notificazione presso la segreteria del Consiglio di Stato.
5. Quando ï¿½ proposta domanda cautelare il tribunale adito, ove non riconosca la propria competenza ai sensi degli articoli 13 e 14, non decide su tale domanda e, se non ritiene di provvedere ai sensi dell'articolo 16, comma 2, richiede d'ufficio, con ordinanza, il regolamento di competenza, indicando il tribunale che reputa competente.
6. L'ordinanza con cui ï¿½ richiesto il regolamento ï¿½ immediatamente trasmessa d'ufficio al Consiglio di Stato a cura della segreteria. Della camera di consiglio fissata per regolare la competenza ai sensi del comma 4 ï¿½ dato avviso, almeno dieci giorni prima, ai difensori che si siano costituiti davanti al Consiglio di Stato. Fino a due giorni liberi prima ï¿½ ammesso il deposito di memorie e documenti e sono sentiti in camera di consiglio i difensori che ne facciano richiesta.
7. Nelle more del procedimento di cui al comma 6, il ricorrente puï¿½ riproporre le istanze cautelari al tribunale amministrativo regionale indicato nell'ordinanza di cui al comma 5 il quale decide in ogni caso sulla domanda cautelare, fermo quanto previsto dal comma 8.
Art. 16 - Regime della competenza
1. La competenza di cui agli articoli 13 e 14 ï¿½ inderogabile anche in ordine alle misure cautelari.
2. Il difetto di competenza ï¿½ rilevato, anche d'ufficio, con ordinanza che indica il giudice competente. Se, nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione di tale ordinanza, la causa ï¿½ riassunta davanti al giudice dichiarato competente, il processo segue davanti al nuovo giudice.
3. L'ordinanza con cui il giudice adito dichiara la propria competenza o incompetenza ï¿½ impugnabile nel termine di trenta giorni dalla notificazione, ovvero di sessanta giorni dalla sua pubblicazione, con il regolamento di competenza di cui all'articolo 15. Il regolamento puï¿½ essere altresï¿½ richiesto d'ufficio, con ordinanza, dal giudice dinanzi al quale il giudizio ï¿½ stato riassunto ai sensi del comma 2; in tale caso si procede ai sensi dell'articolo 15, comma 6.
4. Durante la pendenza del regolamento di competenza, il ricorrente puï¿½ sempre proporre l'istanza cautelare al tribunale amministrativo regionale indicato nell'ordinanza di cui al comma 2 o in quella di cui all'articolo 15, comma 5, il quale decide in ogni caso sulla domanda cautelare, fermo restando quanto previsto dall'articolo 15, comma 8.
1. Al giudice amministrativo si applicano le cause e le modalitï¿½ di astensione previste dal codice di procedura civile.
2. La ricusazione si propone, almeno tre giorni prima dell'udienza designata, con domanda diretta al presidente, quando sono noti i magistrati che devono prendere parte all'udienza; in caso contrario, puï¿½ proporsi oralmente all'udienza medesima prima della discussione.
4. Proposta la ricusazione, il collegio investito della controversia puï¿½ disporre la prosecuzione del giudizio, se ad un sommario esame ritiene l'istanza inammissibile o manifestamente infondata.
5. In ogni caso la decisione definitiva sull'istanza ï¿½ adottata, entro trenta giorni dalla sua proposizione, dal collegio previa sostituzione del magistrato ricusato, che deve essere sentito.
7. Il giudice, con l'ordinanza con cui dichiara inammissibile o respinge l'istanza di ricusazione, provvede sulle spese e puï¿½ condannare la parte che l'ha proposta ad una sanzione pecuniaria non superiore ad euro cinquecento.
1. Il giudice puï¿½ farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o piï¿½ verificatori, ovvero, se indispensabile, da uno o piï¿½ consulenti.
2. L'incarico di consulenza puï¿½ essere affidato a dipendenti pubblici, professionisti iscritti negli albi di cui all'articolo 13 delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, o altri soggetti aventi particolare competenza tecnica. Non possono essere nominati coloro che prestano attivitï¿½ in favore delle parti del giudizio. La verificazione ï¿½ affidata a un organismo pubblico, estraneo alle parti del giudizio, munito di specifiche competenze tecniche.
Art. 20 - Obbligo di assumere l'incarico e ricusazione del consulente
2. Il consulente, o il verificatore, puï¿½ essere ricusato dalle parti per i motivi indicati nell'articolo 51 del codice di procedura civile. Della ricusazione conosce il giudice che l'ha nominato.
1. Nell'ambito della propria giurisdizione, il giudice amministrativo, se deve sostituirsi all'amministrazione, puï¿½ nominare come proprio ausiliario un commissario ad acta. Si applica l'articolo 20, comma 2.
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 23, nei giudizi davanti ai tribunali amministrativi regionali ï¿½ obbligatorio il patrocinio di avvocato.
2. Per i giudizi davanti al Consiglio di Stato ï¿½ obbligatorio il ministero di avvocato ammesso al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori.
3. La parte o la persona che la rappresenta, quando ha la qualitï¿½ necessaria per esercitare l'ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, puï¿½ stare in giudizio senza il ministero di altro difensore.
2. Il giudice, nel pronunciare sulle spese, puï¿½ altresï¿½ condannare, anche d'ufficio, la parte soccombente al pagamento in favore dell'altra parte di una somma di denaro equitativamente determinata, quando la decisione ï¿½ fondata su ragioni manifeste o orientamenti giurisprudenziali consolidati.
1. Il contraddittorio ï¿½ integralmente costituito quando l'atto introduttivo ï¿½ notificato all'amministrazione resistente e, ove esistenti, ai controinteressati.
2. Se il giudizio ï¿½ promosso solo contro alcune delle parti e non si ï¿½ verificata alcuna decadenza, il giudice ordina l'integrazione del contraddittorio nei confronti delle altre entro un termine perentorio. Nelle more dell'integrazione del contraddittorio il giudice puï¿½ pronunciare provvedimenti cautelari interinali.
1. Se il giudizio non ï¿½ stato promosso contro alcuna delle parti nei cui confronti la sentenza deve essere pronunciata, queste possono intervenirvi, senza pregiudizio del diritto di difesa.
2. Chiunque non sia parte del giudizio e non sia decaduto dall'esercizio delle relative azioni, ma vi abbia interesse, puï¿½ intervenire accettando lo stato e il grado in cui il giudizio si trova.
1. L'azione di condanna puï¿½ essere proposta contestualmente ad altra azione o, nei soli casi di giurisdizione esclusiva e nei casi di cui al presente articolo, anche in via autonoma.
2. Puï¿½ essere chiesta la condanna al risarcimento del danno ingiusto derivante dall'illegittimo esercizio dell'attivitï¿½ amministrativa o dal mancato esercizio di quella obbligatoria. Nei casi di giurisdizione esclusiva puï¿½ altresï¿½ essere chiesto il risarcimento del danno da lesione di diritti soggettivi. Sussistendo i presupposti previsti dall'articolo 2058 del codice civile, puï¿½ essere chiesto il risarcimento del danno in forma specifica.
3. La domanda di risarcimento per lesione di interessi legittimi ï¿½ proposta entro il termine di decadenza di centoventi giorni decorrente dal giorno in cui il fatto si ï¿½ verificato ovvero dalla conoscenza del provvedimento se il danno deriva direttamente da questo. Nel determinare il risarcimento il giudice valuta tutte le circostanze di fatto e il comportamento complessivo delle parti e, comunque, esclude il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando l'ordinaria diligenza, anche attraverso l'esperimento degli strumenti di tutela previsti.
5. Nel caso in cui sia stata proposta azione di annullamento la domanda risarcitoria puï¿½ essere formulata nel corso del giudizio o, comunque, sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza.
Art. 31 - Azione avverso il silenzio e declaratoria di nullitï¿½
1. Decorsi i termini per la conclusione del procedimento amministrativo, chi vi ha interesse puï¿½ chiedere l'accertamento dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere.
2. L'azione puï¿½ essere proposta fintanto che perdura l'inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento. ï¿½ fatta salva la riproponibilitï¿½ dell'istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti.
3. Il giudice puï¿½ pronunciare sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio solo quando si tratta di attivitï¿½ vincolata o quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalitï¿½ e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall'amministrazione.
4. La domanda volta all'accertamento delle nullitï¿½ previste dalla legge si propone entro il termine di decadenza di centottanta giorni. La nullitï¿½ dell'atto puï¿½ sempre essere opposta dalla parte resistente o essere rilevata d'ufficio dal giudice. Le disposizioni del presente comma non si applicano alle nullitï¿½ di cui all'articolo 114, comma 4, lettera b), per le quali restano ferme le disposizioni del Titolo I del Libro IV.
Art. 32 - Pluralitï¿½ delle domande e conversione delle azioni
1. ï¿½ sempre possibile nello stesso giudizio il cumulo di domande connesse proposte in via principale o incidentale. Se le azioni sono soggette a riti diversi, si applica quello ordinario, salvo quanto previsto dai Capi I e II del Titolo V del Libro IV.
2. Il giudice qualifica l'azione proposta in base ai suoi elementi sostanziali. Sussistendone i presupposti il giudice puï¿½ sempre disporre la conversione delle azioni.
Art. 33 - Provvedimenti del giudice
e) dispone le misure idonee ad assicurare l'attuazione del giudicato e delle pronunce non sospese, compresa la nomina di un commissario ad acta, che puï¿½ avvenire anche in sede di cognizione con effetto dalla scadenza di un termine assegnato per l'ottemperanza.
2. In nessun caso il giudice puï¿½ pronunciare con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati. Salvo quanto previsto dal comma 3 e dall'articolo 30, comma 3, il giudice non puï¿½ conoscere della legittimitï¿½ degli atti che il ricorrente avrebbe dovuto impugnare con l'azione di annullamento di cui all'articolo 29.
3. Quando, nel corso del giudizio, l'annullamento del provvedimento impugnato non risulta piï¿½ utile per il ricorrente, il giudice accerta l'illegittimitï¿½ dell'atto se sussiste l'interesse ai fini risarcitori.
4. In caso di condanna pecuniaria, il giudice puï¿½, in mancanza di opposizione delle parti, stabilire i criteri in base ai quali il debitore deve proporre a favore del creditore il pagamento di una somma entro un congruo termine. Se le parti non giungono ad un accordo, ovvero non adempiono agli obblighi derivanti dall'accordo concluso, con il ricorso previsto dal Titolo I del Libro IV, possono essere chiesti la determinazione della somma dovuta ovvero l'adempimento degli obblighi ineseguiti.
a) irricevibile se accerta la tardivitï¿½ della notificazione o del deposito;
b) inammissibile quando ï¿½ carente l'interesse o sussistono altre ragioni ostative ad una pronuncia sul merito;
1. Il giudice puï¿½ disporre, anche d'ufficio, la rimessione in termini per errore scusabile in presenza di oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto o di gravi impedimenti di fatto.
a) gli elementi identificativi del ricorrente, del suo difensore e delle parti nei cui confronti il ricorso ï¿½ proposto;
2. Qualora sia proposta azione di annullamento il ricorso deve essere notificato, a pena di decadenza, alla pubblica amministrazione che ha emesso l'atto impugnato e ad almeno uno dei controinteressati che sia individuato nell'atto stesso entro il termine previsto dalla legge, decorrente dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza, ovvero, per gli atti di cui non sia richiesta la notificazione individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine della pubblicazione se questa sia prevista dalla legge o in base alla legge. Qualora sia proposta azione di condanna, anche in via autonoma, il ricorso ï¿½ notificato altresï¿½ agli eventuali beneficiari dell'atto illegittimo, ai sensi dell'articolo 102 del codice di procedura civile; altrimenti il giudice provvede ai sensi dell'articolo 49.
3. La notificazione dei ricorsi nei confronti delle amministrazioni dello Stato ï¿½ effettuata secondo le norme vigenti per la difesa in giudizio delle stesse.
4. Quando la notificazione del ricorso nei modi ordinari sia particolarmente difficile per il numero delle persone da chiamare in giudizio il presidente del tribunale o della sezione cui ï¿½ assegnato il ricorso puï¿½ disporre, su richiesta di parte, che la notificazione sia effettuata per pubblici proclami prescrivendone le modalitï¿½.
5. Il termine per la notificazione del ricorso ï¿½ aumentato di trenta giorni, se le parti o alcune di esse risiedono in altro Stato d'Europa, o di novanta giorni se risiedono fuori d'Europa.
2. Il ricorso incidentale, notificato ai sensi dell'articolo 41 alle controparti personalmente o, se costituite, ai sensi dell'articolo 170 del codice di procedura civile, ha i contenuti di cui all'articolo 40 ed ï¿½ depositato nei termini e secondo le modalitï¿½ previste dall'articolo 45.
3. Le altre parti possono presentare memorie e produrre documenti nei termini e secondo le modalitï¿½ previsti dall'articolo 46.
4. La cognizione del ricorso incidentale ï¿½ attribuita al giudice competente per quello principale, salvo che la domanda introdotta con il ricorso incidentale sia devoluta alla competenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, ovvero alla competenza funzionale di un tribunale amministrativo regionale, ai sensi dell'articolo 14; in tal caso la competenza a conoscere dell'intero giudizio spetta al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, ovvero al tribunale amministrativo regionale avente competenza funzionale ai sensi dell'articolo 14.
5. Nelle controversie in cui si faccia questione di diritti soggettivi le domande riconvenzionali dipendenti da titoli giï¿½ dedotti in giudizio sono proposte nei termini e con le modalitï¿½ di cui al presente articolo.
1. I ricorrenti, principale e incidentale, possono introdurre con motivi aggiunti nuove ragioni a sostegno delle domande giï¿½ proposte, ovvero domande nuove purchï¿½ connesse a quelle giï¿½ proposte. Ai motivi aggiunti si applica la disciplina prevista per il ricorso, ivi compresa quella relativa ai termini.
3. Se la domanda nuova di cui al comma 1 ï¿½ stata proposta con ricorso separato davanti allo stesso tribunale, il giudice provvede alla riunione dei ricorsi ai sensi dell'articolo 70.
1. Il ricorso ï¿½ nullo:
b) se, per l'inosservanza delle altre norme prescritte nell'articolo 40, vi ï¿½ incertezza assoluta sulle persone o sull'oggetto della domanda.
2. Se il ricorso contiene irregolaritï¿½, il collegio puï¿½ ordinare che sia rinnovato entro un termine a tal fine fissato.
3. La costituzione degli intimati sana la nullitï¿½ della notificazione del ricorso, salvi i diritti acquisiti anteriormente alla comparizione, nonchï¿½ le irregolaritï¿½ di cui al comma 2.
1. Il ricorso e gli altri atti processuali soggetti a preventiva notificazione sono depositati nella segreteria del giudice nel termine perentorio di trenta giorni, decorrente dal momento in cui l'ultima notificazione dell'atto stesso si ï¿½ perfezionata anche per il destinatario. I termini di cui al presente comma sono aumentati nei casi e nella misura di cui all'articolo 41, comma 5.
2. ï¿½ fatta salva la facoltï¿½ della parte di effettuare il deposito dell'atto, anche se non ancora pervenuto al destinatario, sin dal momento in cui la notificazione del ricorso si perfeziona per il notificante.
3. La parte che si avvale della facoltï¿½ di cui al comma 2 ï¿½ tenuta a depositare la documentazione comprovante la data in cui la notificazione si ï¿½ perfezionata anche per il destinatario. In assenza di tale prova le domande introdotte con l'atto non possono essere esaminate.
2. L'amministrazione, nel termine di cui al comma 1, deve produrre l'eventuale provvedimento impugnato, nonchï¿½ gli atti e i documenti in base ai quali l'atto ï¿½ stato emanato, quelli in esso citati e quelli che l'amministrazione ritiene utili al giudizio.
3. Della produzione di cui al comma 2 ï¿½ data comunicazione alle parti costituite a cura della segreteria.
1. Nei ricorsi devoluti alle sezioni staccate in base ai criteri di cui all'articolo 13, il deposito del ricorso ï¿½ effettuato presso la segreteria della sezione staccata. Fuori dei casi di cui all'articolo 14, non ï¿½ considerata questione di competenza la ripartizione delle controversie tra tribunale amministrativo regionale con sede nel capoluogo e sezione staccata.
2. Se una parte, diversa dal ricorrente, ritiene che il ricorso debba essere deciso dal tribunale amministrativo regionale con sede nel capoluogo anzichï¿½ dalla sezione staccata, o viceversa, deve eccepirlo nell'atto di costituzione o, comunque, con atto depositato non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine di cui articolo 46, comma 1. Il presidente del tribunale amministrativo regionale provvede sulla eccezione con ordinanza motivata non impugnabile, udite le parti che ne facciano richiesta. Se sono state disposte misure cautelari, si applica l'articolo 15, commi 8 e 9.
2. Le pronunce sull'istanza cautelare rese in sede straordinaria perdono efficacia alla scadenza del sessantesimo giorno successivo alla data di deposito dell'atto di costituzione in giudizio previsto dal comma 1. Il ricorrente puï¿½ comunque riproporre l'istanza cautelare al tribunale amministrativo regionale.
2. L'integrazione del contraddittorio non ï¿½ ordinata nel caso in cui il ricorso sia manifestamente irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondato; in tali casi il collegio provvede con sentenza in forma semplificata ai sensi dell'articolo 74.
3. Il giudice, nell'ordinare l'integrazione del contraddittorio, fissa il relativo termine, indicando le parti cui il ricorso deve essere notificato. Puï¿½ autorizzare, se ne ricorrono i presupposti, la notificazione per pubblici proclami prescrivendone le modalitï¿½. Se l'atto di integrazione del contraddittorio non ï¿½ tempestivamente notificato e depositato, il giudice provvede ai sensi dell'articolo 35.
4. I soggetti nei cui confronti ï¿½ integrato il contraddittorio ai sensi del comma 1 non sono pregiudicati dagli atti processuali anteriormente compiuti.
1. L'intervento ï¿½ proposto con atto diretto al giudice adito, recante l'indicazione delle generalitï¿½ dell'interveniente. L'atto deve contenere le ragioni su cui si fonda, con la produzione dei documenti giustificativi, e deve essere sottoscritto ai sensi dell'articolo 40, comma 1, lettera d).
2. L'atto di intervento ï¿½ notificato alle altre parti ed ï¿½ depositato nei termini di cui all'articolo 45; nei confronti di quelle costituite ï¿½ notificato ai sensi dell'articolo 170 del codice di procedura civile.
3. Il deposito dell'atto di intervento di cui all'articolo 28, comma 2, ï¿½ ammesso fino a trenta giorni prima dell'udienza.
2. La costituzione dell'interventore avviene secondo le modalitï¿½ di cui all'articolo 46. Si applica l'articolo 49, comma 3, terzo periodo.
2. Il presidente puï¿½ autorizzare la notificazione del ricorso o di provvedimenti anche direttamente dal difensore con qualunque mezzo idoneo, compresi quelli per via telematica o fax, ai sensi dell'articolo 151 del codice di procedura civile.
3. Se il giorno di scadenza ï¿½ festivo il termine fissato dalla legge o dal giudice per l'adempimento ï¿½ prorogato di diritto al primo giorno seguente non festivo.
4. Per i termini computati a ritroso, la scadenza ï¿½ anticipata al giorno antecedente non festivo.
1. Nei casi d'urgenza, il presidente del tribunale puï¿½, su istanza di parte, abbreviare fino alla metï¿½ i termini previsti dal presente codice per la fissazione di udienze o di camere di consiglio. Conseguentemente sono ridotti proporzionalmente i termini per le difese della relativa fase.
2. Il decreto di abbreviazione del termine, redatto in calce alla domanda, ï¿½ notificato, a cura della parte che lo ha richiesto, all'amministrazione intimata e ai controinteressati; il termine abbreviato comincia a decorrere dall'avvenuta notificazione del decreto.
1. La presentazione tardiva di memorie o documenti, su richiesta di parte, puï¿½ essere eccezionalmente autorizzata dal collegio, assicurando comunque il pieno rispetto del diritto delle controparti al contraddittorio su tali atti, quando la produzione nel termine di legge risulta estremamente difficile.
2. I termini processuali sono sospesi dal 1ï¿½ agosto al 15 settembre di ciascun anno.
1. Se il ricorrente, allegando di subire un pregiudizio grave e irreparabile durante il tempo necessario a giungere alla decisione sul ricorso, chiede l'emanazione di misure cautelari, compresa l'ingiunzione a pagare una somma in via provvisoria, che appaiono, secondo le circostanze, piï¿½ idonee ad assicurare interinalmente gli effetti della decisione sul ricorso, il collegio si pronuncia con ordinanza emessa in camera di consiglio.
2. Qualora dalla decisione sulla domanda cautelare derivino effetti irreversibili, il collegio puï¿½ disporre la prestazione di una cauzione, anche mediante fideiussione, cui subordinare la concessione o il diniego della misura cautelare. La concessione o il diniego della misura cautelare non puï¿½ essere subordinata a cauzione quando la domanda cautelare attenga a diritti fondamentali della persona o ad altri beni di primario rilievo costituzionale. Il provvedimento che impone la cauzione ne indica l'oggetto, il modo di prestarla e il termine entro cui la prestazione va eseguita.
3. La domanda cautelare puï¿½ essere proposta con il ricorso di merito o con distinto ricorso notificato alle altre parti.
4. La domanda cautelare ï¿½ improcedibile finchï¿½ non ï¿½ presentata l'istanza di fissazione dell'udienza di merito, salvo che essa debba essere fissata d'ufficio.
5. Sulla domanda cautelare il collegio pronuncia nella prima camera di consiglio successiva al ventesimo giorno dal perfezionamento, anche per il destinatario, dell'ultima notificazione e, altresï¿½, al decimo giorno dal deposito del ricorso. Le parti possono depositare memorie e documenti fino a due giorni liberi prima della camera di consiglio.
6. Ai fini del giudizio cautelare, se la notificazione ï¿½ effettuata a mezzo del servizio postale, il ricorrente, se non ï¿½ ancora in possesso dell'avviso di ricevimento, puï¿½ provare la data di perfezionamento della notificazione producendo copia dell'attestazione di consegna del servizio di monitoraggio della corrispondenza nel sito internet delle poste. ï¿½ fatta salva la prova contraria.
8. Il collegio, per gravi ed eccezionali ragioni, puï¿½ autorizzare la produzione in camera di consiglio di documenti, con consegna di copia alle altre parti fino all'inizio di discussione.
10. Il tribunale amministrativo regionale, in sede cautelare, se ritiene che le esigenze del ricorrente siano apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito, fissa con ordinanza collegiale la data di discussione del ricorso nel merito. Nello stesso senso puï¿½ provvedere il Consiglio di Stato, motivando sulle ragioni per cui ritiene di riformare l'ordinanza cautelare di primo grado; in tal caso, la pronuncia di appello ï¿½ trasmessa al tribunale amministrativo regionale per la sollecita fissazione dell'udienza di merito.
11. L'ordinanza con cui ï¿½ disposta una misura cautelare fissa la data di discussione del ricorso nel merito. In caso di mancata fissazione dell'udienza, il Consiglio di Stato, se conferma in appello la misura cautelare, dispone che il tribunale amministrativo regionale provveda alla fissazione della stessa con prioritï¿½. A tal fine l'ordinanza ï¿½ trasmessa a cura della segreteria al primo giudice.
12. In sede di esame della domanda cautelare il collegio adotta, su istanza di parte, i provvedimenti necessari per assicurare la completezza dell'istruttoria e l'integritï¿½ del contraddittorio.
13. Il giudice adito puï¿½ disporre misure cautelari solo se ritiene sussistente la propria competenza ai sensi degli articoli 13 e 14; altrimenti provvede ai sensi dell'articolo 15, commi 5 e 6.
1. Prima della trattazione della domanda cautelare da parte del collegio, in caso di estrema gravitï¿½ ed urgenza, tale da non consentire neppure la dilazione fino alla data della camera di consiglio, il ricorrente puï¿½, con la domanda cautelare o con distinto ricorso notificato alle controparti, chiedere al presidente del tribunale amministrativo regionale, o della sezione cui il ricorso ï¿½ assegnato, di disporre misure cautelari provvisorie. La domanda cautelare ï¿½ improcedibile finchï¿½ non ï¿½ presentata l'istanza di fissazione d'udienza per il merito, salvo che essa debba essere fissata d'ufficio. Il presidente provvede sulla domanda solo se ritiene la competenza del tribunale amministrativo regionale, altrimenti rimette le parti al collegio per i provvedimenti di cui all'articolo 55, comma 13.
2. Il presidente o un magistrato da lui delegato verifica che la notificazione del ricorso si sia perfezionata nei confronti dei destinatari o almeno della parte pubblica e di uno dei controinteressati e provvede con decreto motivato non impugnabile. La notificazione puï¿½ avvenire da parte del difensore anche a mezzo fax. Si applica l'articolo 55, comma 6. Qualora l'esigenza cautelare non consenta l'accertamento del perfezionamento delle notificazioni, per cause non imputabili al ricorrente, il presidente puï¿½ comunque provvedere, fatto salvo il potere di revoca. Ove ritenuto necessario il presidente, fuori udienza e senza formalitï¿½, sente, anche separatamente, le parti che si siano rese disponibili prima dell'emanazione del decreto.
3. Qualora dalla decisione sulla domanda cautelare derivino effetti irreversibili, il presidente puï¿½ subordinare la concessione o il diniego della misura cautelare alla prestazione di una cauzione, anche mediante fideiussione, determinata con riguardo all'entitï¿½ degli effetti irreversibili che possono prodursi per le parti e i terzi.
4. Il decreto, nel quale deve essere comunque indicata la camera di consiglio di cui all'articolo 55, comma 5, in caso di accoglimento ï¿½ efficace sino a detta camera di consiglio. Il decreto perde efficacia se il collegio non provvede sulla domanda cautelare nella camera di consiglio di cui al periodo precedente. Fino a quando conserva efficacia, il decreto ï¿½ sempre revocabile o modificabile su istanza di parte notificata. A quest'ultima si applica il comma 2.
5. Se la parte si avvale della facoltï¿½ di cui al secondo periodo del comma 2 le misure cautelari perdono efficacia se il ricorso non viene notificato per via ordinaria entro cinque giorni dalla richiesta delle misure cautelari provvisorie.
1. Le parti possono riproporre la domanda cautelare al collegio o chiedere la revoca o la modifica del provvedimento cautelare collegiale se si verificano mutamenti nelle circostanze o se allegano fatti anteriori di cui si ï¿½ acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso, l'istante deve fornire la prova del momento in cui ne ï¿½ venuto a conoscenza.
2. La revoca puï¿½ essere altresï¿½ richiesta nei casi di cui all'articolo 395 del codice di procedura civile.
1. Qualora i provvedimenti cautelari non siano eseguiti, in tutto o in parte, l'interessato, con istanza motivata e notificata alle altre parti, puï¿½ chiedere al tribunale amministrativo regionale le opportune misure attuative. Il tribunale esercita i poteri inerenti al giudizio di ottemperanza di cui al Titolo I del Libro IV e provvede sulle spese. La liquidazione delle spese operata ai sensi del presente comma prescinde da quella conseguente al giudizio di merito, salvo diversa statuizione espressa nella sentenza.
1. In sede di decisione della domanda cautelare, purchï¿½ siano trascorsi almeno venti giorni dall'ultima notificazione del ricorso, il collegio, accertata la completezza del contraddittorio e dell'istruttoria, sentite sul punto le parti costituite, puï¿½ definire, in camera di consiglio, il giudizio con sentenza in forma semplificata, salvo che una delle parti dichiari che intende proporre motivi aggiunti, ricorso incidentale o regolamento di competenza, ovvero regolamento di giurisdizione. Se la parte dichiara che intende proporre regolamento di competenza o di giurisdizione, il giudice assegna un termine non superiore a trenta giorni. Ove ne ricorrano i presupposti, il collegio dispone l'integrazione del contraddittorio o il rinvio per consentire la proposizione di motivi aggiunti, ricorso incidentale, regolamento di competenza o di giurisdizione e fissa contestualmente la data per il prosieguo della trattazione.
1. In caso di eccezionale gravitï¿½ e urgenza, tale da non consentire neppure la previa notificazione del ricorso e la domanda di misure cautelari provvisorie con decreto presidenziale, il soggetto legittimato al ricorso puï¿½ proporre istanza per l'adozione delle misure interinali e provvisorie che appaiono indispensabili durante il tempo occorrente per la proposizione del ricorso di merito e della domanda cautelare in corso di causa.
2. L'istanza, notificata con le forme prescritte per la notificazione del ricorso, si propone al presidente del tribunale amministrativo regionale competente per il giudizio. Il presidente o un magistrato da lui delegato, accertato il perfezionamento della notificazione per i destinatari, provvede sull'istanza, sentite, ove necessario, le parti e omessa ogni altra formalitï¿½. La notificazione puï¿½ essere effettuata dal difensore a mezzo fax. Qualora l'esigenza cautelare non consenta l'accertamento del perfezionamento delle notificazioni, per cause non imputabili al ricorrente, il presidente puï¿½ comunque provvedere, fatto salvo il potere di revoca da esercitare nelle forme di cui all'articolo 56, comma 4, terzo e quarto periodo.
3. L'incompetenza del giudice ï¿½ rilevabile d'ufficio.
4. Il decreto che rigetta l'istanza non ï¿½ impugnabile; tuttavia la stessa puï¿½ essere riproposta dopo l'inizio del giudizio di merito con le forme delle domande cautelari in corso di causa.
5. Il provvedimento di accoglimento ï¿½ notificato dal richiedente alle altre parti entro il termine perentorio fissato dal giudice, non superiore a cinque giorni. Qualora dall'esecuzione del provvedimento cautelare emanato ai sensi del presente articolo derivino effetti irreversibili il presidente puï¿½ disporre la prestazione di una cauzione, anche mediante fideiussione, cui subordinare la concessione della misura cautelare. Il provvedimento di accoglimento perde comunque effetto ove entro quindici giorni dalla sua emanazione non venga notificato il ricorso con la domanda cautelare ed esso non sia depositato nei successivi cinque giorni corredato da istanza di fissazione di udienza; in ogni caso la misura concessa ai sensi del presente articolo perde effetto con il decorso di sessanta giorni dalla sua emissione, dopo di che restano efficaci le sole misure cautelari che siano confermate o disposte in corso di causa. Il provvedimento di accoglimento non ï¿½ appellabile ma, fino a quando conserva efficacia, ï¿½ sempre revocabile o modificabile su istanza di parte previamente notificata. A quest'ultima si applica il comma 2.
1. Contro le ordinanze cautelari ï¿½ ammesso appello al Consiglio di Stato, da proporre nel termine di trenta giorni dalla notificazione dell'ordinanza, ovvero di sessanta giorni dalla sua pubblicazione.
2. L'appello, depositato nel termine di cui all'articolo 45, ï¿½ deciso in camera di consiglio con ordinanza. Al giudizio si applicano gli articoli 55, comma 2 e commi da 5 a 10, 56 e 57.
3. L'ordinanza di accoglimento che dispone misure cautelari ï¿½ trasmessa a cura della segreteria al primo giudice, anche agli effetti dell'articolo 55, comma 11.
4. Nel giudizio di cui al presente articolo ï¿½ rilevata anche d'ufficio la violazione, in primo grado, degli articoli 10, comma 2, 13, 14, 15, comma 5, 42, comma 4, e 55, comma 13. Se rileva la violazione degli articoli 13, 14, 15, comma 5, 42, comma 4, e 55, comma 13, il giudice competente per l'appello cautelare sottopone la questione al contraddittorio delle parti ai sensi dell'articolo 73, comma 3, e regola d'ufficio la competenza ai sensi dell'articolo 15, comma 4. Quando dichiara l'incompetenza del tribunale amministrativo regionale adito, con la stessa ordinanza annulla le misure cautelari emanate da un giudice diverso da quello di cui all'articolo 15, comma 7. Per la definizione della fase cautelare si applica l'articolo 15, comma 9.
TITOLO III - MEZZI DI PROVA E ATTIVITï¿½ ISTRUTTORIA
1. Fermo restando l'onere della prova a loro carico, il giudice puï¿½ chiedere alle parti anche d'ufficio chiarimenti o documenti.
2. Il giudice, anche d'ufficio, puï¿½ ordinare anche a terzi di esibire in giudizio i documenti o quanto altro ritenga necessario, secondo il disposto degli articoli 210 e seguenti del codice di procedura civile; puï¿½ altresï¿½ disporre l'ispezione ai sensi dell'articolo 118 dello stesso codice.
3. Su istanza di parte il giudice puï¿½ ammettere la prova testimoniale, che ï¿½ sempre assunta in forma scritta ai sensi del codice di procedura civile.
4. Qualora reputi necessario l'accertamento di fatti o l'acquisizione di valutazioni che richiedono particolari competenze tecniche, il giudice puï¿½ ordinare l'esecuzione di una verificazione ovvero, se indispensabile, puï¿½ disporre una consulenza tecnica.
5. Il giudice puï¿½ disporre anche l'assunzione degli altri mezzi di prova previsti dal codice di procedura civile, esclusi l'interrogatorio formale e il giuramento.
Art. 64 - Disponibilitï¿½, onere e valutazione della prova
1. Spetta alle parti l'onere di fornire gli elementi di prova che siano nella loro disponibilitï¿½ riguardanti i fatti posti a fondamento delle domande e delle eccezioni.
2. Salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti nonchï¿½ i fatti non specificatamente contestati dalle parti costituite.
3. Il giudice amministrativo puï¿½ disporre, anche d'ufficio, l'acquisizione di informazioni e documenti utili ai fini del decidere che siano nella disponibilitï¿½ della pubblica amministrazione.
4. Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento e puï¿½ desumere argomenti di prova dal comportamento tenuto dalle parti nel corso del processo.
2. Quando l'istruttoria ï¿½ disposta dal collegio, questo provvede con ordinanza con la quale ï¿½ contestualmente fissata la data della successiva udienza di trattazione del ricorso. La decisione sulla consulenza tecnica e sulla verificazione ï¿½ sempre adottata dal collegio.
1. Il collegio, quando dispone la verificazione, con ordinanza individua l'organismo che deve provvedervi, formula i quesiti e fissa un termine per il suo compimento e per il deposito della relazione conclusiva. Il capo dell'organismo verificatore, o il suo delegato se il giudice ha autorizzato la delega, ï¿½ responsabile del compimento di tutte le operazioni.
2. L'ordinanza ï¿½ comunicata dalla segreteria all'organismo verificatore.
3. Con l'ordinanza di cui al comma 1 il collegio puï¿½ disporre che venga corrisposto all'organismo verificatore, o al suo delegato, un anticipo sul compenso.
1. Con l'ordinanza con cui dispone la consulenza tecnica d'ufficio, il collegio nomina il consulente, formula i quesiti e fissa il termine entro cui il consulente incaricato deve comparire dinanzi al magistrato a tal fine delegato per assumere l'incarico e prestare giuramento ai sensi del comma 4. L'ordinanza ï¿½ comunicata al consulente tecnico a cura della segreteria.
b) l'eventuale nomina, con dichiarazione ricevuta dal segretario, di consulenti tecnici delle parti, i quali, oltre a poter assistere alle operazioni del consulente del giudice e a interloquire con questo, possono partecipare all'udienza e alla camera di consiglio ogni volta che ï¿½ presente il consulente del giudice per chiarire e svolgere, con l'autorizzazione del presidente, le loro osservazioni sui risultati delle indagini tecniche;
e) il deposito in segreteria della relazione finale, in cui il consulente tecnico d'ufficio dï¿½ altresï¿½ conto delle osservazioni e delle conclusioni dei consulenti di parte e prende specificamente posizione su di esse.
4. Il giuramento del consulente ï¿½ reso davanti al magistrato a tal fine delegato, secondo le modalitï¿½ stabilite dall'articolo 193 del codice di procedura civile.
5. Il compenso complessivamente spettante al consulente d'ufficio ï¿½ liquidato, al termine delle operazioni, ai sensi dell'articolo 66, comma 4, primo e terzo periodo.
Art. 68 - Termini e modalitï¿½ dell'istruttoria
2. Per l'assunzione fuori udienza dei mezzi di prova ï¿½ delegato uno dei componenti del collegio, il quale procede con l'assistenza del segretario che redige i relativi verbali. Il segretario comunica alle parti almeno cinque giorni prima il giorno, l'ora e il luogo delle operazioni.
3. Se il mezzo istruttorio deve essere eseguito fuori dal territorio della Repubblica, la richiesta ï¿½ formulata mediante rogatoria o per delega al console competente, ai sensi dell'articolo 204 del codice di procedura civile.
4. Il segretario comunica alle parti l'avviso che l'istruttoria disposta ï¿½ stata eseguita e che i relativi atti sono presso la segreteria a loro disposizione.
1. La surrogazione del magistrato delegato o la nomina di altro magistrato che debba sostituirlo in qualche atto relativo all'esecuzione della prova ï¿½ disposta con provvedimento del presidente, ancorchï¿½ la delega abbia avuto luogo con ordinanza collegiale.
1. Il collegio puï¿½, su istanza di parte o d'ufficio, disporre la riunione di ricorsi connessi.
2. La parte puï¿½ segnalare l'urgenza del ricorso depositando istanza di prelievo.
4. La pendenza del termine di cui all'articolo 15, comma 2, e la proposizione del regolamento di competenza non precludono la fissazione dell'udienza di discussione nï¿½ la decisione del ricorso, anche ai sensi degli articoli 60 e 74, salvo che nel termine di cui all'articolo 73, comma 1, la parte interessata depositi l'istanza di regolamento di competenza notificata ai sensi dello stesso articolo 15, comma 2. In tal caso, il giudice puï¿½ differire la decisione fino alla decisione del regolamento di competenza.
5. Il decreto di fissazione ï¿½ comunicato a cura dell'ufficio di segreteria, almeno sessanta giorni prima dell'udienza fissata, sia al ricorrente che alle parti costituite in giudizio. Tale termine ï¿½ ridotto a quarantacinque giorni, su accordo delle parti, se l'udienza di merito ï¿½ fissata a seguito di rinuncia alla definizione autonoma della domanda cautelare.
Art. 72 - Prioritï¿½ nella trattazione dei ricorsi vertenti su un'unica questione
1. Se al fine della decisione della controversia occorre risolvere una singola questione di diritto, anche a seguito di rinuncia a tutti i motivi o eccezioni, e se le parti concordano sui fatti di causa, il presidente fissa con prioritï¿½ l'udienza di discussione.
2. Il collegio, se rileva l'insussistenza dei presupposti di cui al comma 1, dispone con ordinanza che la trattazione della causa prosegua con le modalitï¿½ ordinarie.
1. Nel caso in cui ravvisi la manifesta fondatezza ovvero la manifesta irricevibilitï¿½, inammissibilitï¿½, improcedibilitï¿½ o infondatezza del ricorso, il giudice decide con sentenza in forma semplificata. La motivazione della sentenza puï¿½ consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo ovvero, se del caso, ad un precedente conforme.
2. La decisione puï¿½ essere differita a una delle successive camere di consiglio.
Art. 76 - Modalitï¿½ della votazione
2. La decisione ï¿½ assunta in camera di consiglio con il voto dei soli componenti del collegio.
3. Il presidente raccoglie i voti. La decisione ï¿½ presa a maggioranza di voti. Il primo a votare ï¿½ il relatore, poi il secondo componente del collegio e, infine, il presidente. Nei giudizi davanti al Consiglio di Stato il primo a votare ï¿½ il relatore, poi il meno anziano in ordine di ruolo, e cosï¿½ continuando sino al presidente.
1. Chi deduce la falsitï¿½ di un documento deve provare che sia stata giï¿½ proposta la querela di falso o domandare la fissazione di un termine entro cui possa proporla innanzi al tribunale ordinario competente.
2. Qualora la controversia possa essere decisa indipendentemente dal documento del quale ï¿½ dedotta la falsitï¿½, il collegio pronuncia sulla controversia.
3. La prova dell'avvenuta proposizione della querela di falso ï¿½ depositata agli atti di causa entro trenta giorni dalla scadenza del termine fissato ai sensi del comma 1. In difetto il presidente fissa l'udienza di discussione.
1. Definito il giudizio di falso, la parte che ha dedotto la falsitï¿½ deposita copia autentica della sentenza in segreteria.
2. Il ricorso ï¿½ dichiarato estinto se nessuna parte deposita la copia della sentenza nel termine di novanta giorni dal suo passaggio in giudicato.
1. La sospensione del processo ï¿½ disciplinata dal codice di procedura civile, dalle altre leggi e dal diritto dell'Unione europea.
2. L'interruzione del processo ï¿½ disciplinata dalle disposizioni del codice di procedura civile.
3. Le ordinanze di sospensione emesse ai sensi dell'articolo 295 del codice di procedura civile sono appellabili. L'appello ï¿½ deciso in camera di consiglio.
2. Il processo interrotto prosegue se la parte nei cui confronti si ï¿½ verificato l'evento interruttivo presenta nuova istanza di fissazione di udienza.
3. Se non avviene la prosecuzione ai sensi del comma 2, il processo deve essere riassunto, a cura della parte piï¿½ diligente, con apposito atto notificato a tutte le altre parti, nel termine perentorio di novanta giorni dalla conoscenza legale dell'evento interruttivo, acquisita mediante dichiarazione, notificazione o certificazione.
TITOLO VI - ESTINZIONE E IMPROCEDIBILITï¿½
1. Il ricorso si considera perento se nel corso di un anno non sia compiuto alcun atto di procedura. Il termine non decorre dalla presentazione dell'istanza di cui all'articolo 71, comma 1, e finchï¿½ non si sia provveduto su di essa, salvo quanto previsto dall'articolo 82.
1. Dopo il decorso di cinque anni dalla data di deposito del ricorso, la segreteria comunica alle parti costituite apposito avviso in virtï¿½ del quale ï¿½ fatto onere al ricorrente di presentare nuova istanza di fissazione di udienza, sottoscritta dalla parte che ha rilasciato la procura di cui all'articolo 24 e dal suo difensore, entro centottanta giorni dalla data di ricezione dell'avviso. In difetto di tale nuova istanza, il ricorso ï¿½ dichiarato perento.
2. Se, in assenza dell'avviso di cui al comma 1, ï¿½ comunicato alle parti l'avviso di fissazione dell'udienza di discussione nel merito, il ricorso ï¿½ deciso qualora il ricorrente dichiari, anche in udienza a mezzo del proprio difensore, di avere interesse alla decisione; altrimenti ï¿½ dichiarato perento dal presidente del collegio con decreto.
1. La perenzione opera di diritto e puï¿½ essere rilevata anche d'ufficio. Ciascuna delle parti sopporta le proprie spese nel giudizio.
1. La parte puï¿½ rinunciare al ricorso in ogni stato e grado della controversia, mediante dichiarazione sottoscritta da essa stessa o dall'avvocato munito di mandato speciale e depositata presso la segreteria, o mediante dichiarazione resa in udienza e documentata nel relativo verbale.
4. Anche in assenza delle formalitï¿½ di cui ai commi precedenti il giudice puï¿½ desumere dall'intervento di fatti o atti univoci dopo la proposizione del ricorso ed altresï¿½ dal comportamento delle parti argomenti di prova della sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione della causa.
Art. 85 - Forma e rito per l'estinzione e per l'improcedibilitï¿½
1. L'estinzione e l'improcedibilitï¿½ di cui all'articolo 35 possono essere pronunciate con decreto dal presidente o da un magistrato da lui delegato.
2. Il decreto ï¿½ depositato in segreteria, che ne dï¿½ comunicazione alle parti costituite.
3. Nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione ciascuna delle parti costituite puï¿½ proporre opposizione al collegio, con atto notificato a tutte le altre parti.
4. Il giudizio di opposizione si svolge ai sensi dell'articolo 87, comma 3, ed ï¿½ deciso con ordinanza che, in caso di accoglimento dell'opposizione, fissa l'udienza di merito.
5. In caso di rigetto, le spese sono poste a carico dell'opponente e vengono liquidate dal collegio nella stessa ordinanza, esclusa la possibilitï¿½ di compensazione anche parziale.
6. L'ordinanza ï¿½ depositata in segreteria, che ne dï¿½ comunicazione alle parti costituite.
7. Avverso l'ordinanza che decide sull'opposizione puï¿½ essere proposto appello.
8. Il giudizio di appello procede secondo le regole ordinarie e l'udienza di discussione ï¿½ fissata d'ufficio con prioritï¿½.
9. L'estinzione e l'improcedibilitï¿½ sono dichiarate con sentenza se si verificano, o vengono accertate, all'udienza di discussione.
1. Ove occorra correggere omissioni o errori materiali, la domanda per la correzione deve essere proposta al giudice che ha emesso il provvedimento, il quale, se vi ï¿½ il consenso delle parti, dispone con decreto, in camera di consiglio, la correzione.
1. Le udienze sono pubbliche a pena di nullitï¿½, salvo quanto previsto dal comma 2.
e) i giudizi in opposizione ai decreti che pronunciano l'estinzione o l'improcedibilitï¿½ del giudizio.
3. Nei giudizi di cui al comma 2, con esclusione dell'ipotesi di cui alla lettera a), tutti i termini processuali sono dimezzati rispetto a quelli del processo ordinario, tranne quelli per la notificazione del ricorso introduttivo, del ricorso incidentale e dei motivi aggiunti. La camera di consiglio ï¿½ fissata d'ufficio alla prima udienza utile successiva al trentesimo giorno decorrente dalla scadenza del termine di costituzione delle parti intimate. Nella camera di consiglio sono sentiti i difensori che ne fanno richiesta.
4. La trattazione in pubblica udienza non costituisce motivo di nullitï¿½ della decisione.
1. La sentenza ï¿½ pronunciata in nome del popolo italiano e reca l'intestazione <>.
f) l'ordine che la decisione sia eseguita dall'autoritï¿½ amministrativa;
g) l'indicazione del giorno, mese, anno e luogo in cui la decisione ï¿½ pronunciata;
4. Se il presidente non puï¿½ sottoscrivere per morte o altro impedimento, la sentenza ï¿½ sottoscritta dal componente piï¿½ anziano del collegio, purchï¿½ prima della sottoscrizione sia menzionato l'impedimento; se l'estensore non puï¿½ sottoscrivere la sentenza per morte o altro impedimento, ï¿½ sufficiente la sottoscrizione del solo presidente, purchï¿½ prima della sottoscrizione sia menzionato l'impedimento.
2. La sentenza, che non puï¿½ piï¿½ essere modificata dopo la sua sottoscrizione, ï¿½ immediatamente resa pubblica mediante deposito nella segreteria del giudice che l'ha pronunciata.
3. Il segretario dï¿½ atto del deposito in calce alla sentenza, vi appone la data e la firma ed entro cinque giorni ne dï¿½ comunicazione alle parti costituite.
Art. 90 - Pubblicitï¿½ della sentenza
1. Qualora la pubblicitï¿½ della sentenza possa contribuire a riparare il danno, compreso quello derivante per effetto di quanto previsto all'articolo 96 del codice di procedura civile, il giudice, su istanza di parte, puï¿½ ordinarla a cura e spese del soccombente, mediante inserzione per estratto, ovvero mediante comunicazione, nelle forme specificamente indicate, in una o piï¿½ testate giornalistiche, radiofoniche o televisive e in siti internet da lui designati. Se l'inserzione non avviene nel termine stabilito dal giudice, puï¿½ procedervi la parte a favore della quale ï¿½ stata disposta, con diritto a ripetere le spese dall'obbligato.
2. Per i casi di revocazione previsti nei numeri 1, 2, 3 e 6 del primo comma dell'articolo 395 del codice di procedura civile e di opposizione di terzo di cui all'articolo 108, comma 2, il termine di cui al comma 1 decorre dal giorno in cui ï¿½ stato scoperto il dolo o la falsitï¿½ o la collusione o ï¿½ stato recuperato il documento o ï¿½ passata in giudicato la sentenza di cui al numero 6 del medesimo articolo 395.
4. La disposizione di cui al comma 3 non si applica quando la parte che non si ï¿½ costituita in giudizio dimostri di non aver avuto conoscenza del processo a causa della nullitï¿½ del ricorso o della sua notificazione.
5. Fermo quanto previsto dall'articolo 16, comma 3, l'ordinanza cautelare che, in modo implicito o esplicito, ha deciso anche sulla competenza ï¿½ appellabile ai sensi dell'articolo 62. Non costituiscono decisione implicita sulla competenza le ordinanze istruttorie o interlocutorie di cui all'articolo 36, comma 1, nï¿½ quelle che disattendono l'istanza cautelare senza riferimento espresso alla questione di competenza. La sentenza che, in modo implicito o esplicito, ha pronunciato sulla competenza insieme col merito ï¿½ appellabile nei modi ordinari e nei termini di cui ai commi 1, 3 e 4.
2. Qualora la notificazione abbia avuto esito negativo perchï¿½ il domiciliatario si ï¿½ trasferito senza notificare una formale comunicazione alle altre parti, la parte che intende proporre l'impugnazione puï¿½ presentare al presidente del tribunale amministrativo regionale o al presidente del Consiglio di Stato, secondo il giudice adito con l'impugnazione, un'istanza, corredata dall'attestazione dell'omessa notificazione, per la fissazione di un termine perentorio per il completamento della notificazione o per la rinnovazione dell'impugnazione.
2. L'impugnazione deve essere notificata a pena di inammissibilitï¿½ nei termini previsti dall'articolo 92 ad almeno una delle parti interessate a contraddire.
3. Se la sentenza non ï¿½ stata impugnata nei confronti di tutte le parti di cui al comma 1, il giudice ordina l'integrazione del contraddittorio, fissando il termine entro cui la notificazione deve essere eseguita, nonchï¿½ la successiva udienza di trattazione.
4. L'impugnazione ï¿½ dichiarata improcedibile se nessuna delle parti provvede all'integrazione del contraddittorio nel termine fissato dal giudice.
5. Il Consiglio di Stato, se riconosce che l'impugnazione ï¿½ manifestamente irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata, puï¿½ non ordinare l'integrazione del contraddittorio, quando l'impugnazione di altre parti ï¿½ preclusa o esclusa.
3. L'impugnazione incidentale di cui all'articolo 333 del codice di procedura civile puï¿½ essere rivolta contro qualsiasi capo di sentenza e deve essere proposta dalla parte entro sessanta giorni dalla notificazione della sentenza o, se anteriore, entro sessanta giorni dalla prima notificazione nei suoi confronti di altra impugnazione.
4. Con l'impugnazione incidentale proposta ai sensi dell'articolo 334 del codice di procedura civile possono essere impugnati anche capi autonomi della sentenza; tuttavia, se l'impugnazione principale ï¿½ dichiarata inammissibile, l'impugnazione incidentale perde ogni efficacia.
5. L'impugnazione incidentale di cui all'articolo 334 del codice di procedura civile deve essere proposta dalla parte entro sessanta giorni dalla data in cui si ï¿½ perfezionata nei suoi confronti la notificazione dell'impugnazione principale e depositata, unitamente alla prova dell'avvenuta notificazione, entro dieci giorni.
6. In caso di mancata riunione di piï¿½ impugnazioni ritualmente proposte contro la stessa sentenza, la decisione di una delle impugnazioni non determina l'improcedibilitï¿½ delle altre.
1. Puï¿½ intervenire nel giudizio di impugnazione, con atto notificato a tutte le parti, chi vi ha interesse.
1. Salvo quanto disposto dall'articolo 111, il giudice dell'impugnazione puï¿½, su istanza di parte, valutati i motivi proposti e qualora dall'esecuzione possa derivare un danno grave e irreparabile, disporre la sospensione dell'esecutivitï¿½ della sentenza impugnata, nonchï¿½ le altre opportune misure cautelari, con ordinanza pronunciata in camera di consiglio.
1. La sezione cui ï¿½ assegnato il ricorso, se rileva che il punto di diritto sottoposto al suo esame ha dato luogo o possa dare luogo a contrasti giurisprudenziali, con ordinanza emanata su richiesta delle parti o d'ufficio puï¿½ rimettere il ricorso all'esame dell'adunanza plenaria.
2. Prima della decisione, il presidente del Consiglio di Stato, su richiesta delle parti o d'ufficio, puï¿½ deferire all'adunanza plenaria qualunque ricorso, per risolvere questioni di massima di particolare importanza ovvero per dirimere contrasti giurisprudenziali.
3. Se la sezione cui ï¿½ assegnato il ricorso ritiene di non condividere un principio di diritto enunciato dall'adunanza plenaria, rimette a quest'ultima, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso.
5. Se ritiene che la questione ï¿½ di particolare importanza, l'adunanza plenaria puï¿½ comunque enunciare il principio di diritto nell'interesse della legge anche quando dichiara il ricorso irricevibile, inammissibile o improcedibile, ovvero l'estinzione del giudizio. In tali casi, la pronuncia dell'adunanza plenaria non ha effetto sulla sentenza impugnata.
Art. 100 - Appellabilitï¿½ delle sentenze dei tribunali amministrativi regionali
1. Avverso le sentenze dei tribunali amministrativi regionali ï¿½ ammesso appello al Consiglio di Stato, ferma restando la competenza del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana per gli appelli proposti contro le sentenze del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia.
1. Il ricorso in appello deve contenere l'indicazione del ricorrente, del difensore, delle parti nei confronti delle quali ï¿½ proposta l'impugnazione, della sentenza che si impugna, nonchï¿½ l'esposizione sommaria dei fatti, le specifiche censure contro i capi della sentenza gravata, le conclusioni, la sottoscrizione del ricorrente se sta in giudizio personalmente oppure del difensore con indicazione, in questo caso, della procura speciale rilasciata anche unitamente a quella per il giudizio di primo grado.
1. Possono proporre appello le parti fra le quali ï¿½ stata pronunciata la sentenza di primo grado.
2. L'interventore puï¿½ proporre appello soltanto se titolare di una posizione giuridica autonoma.
1. Contro le sentenze non definitive ï¿½ proponibile l'appello ovvero la riserva di appello, con atto notificato entro il termine per l'appello e depositato nei successivi trenta giorni presso la segreteria del tribunale amministrativo regionale.
1. Nel giudizio di appello non possono essere proposte nuove domande, fermo quanto previsto dall'articolo 34, comma 3, nï¿½ nuove eccezioni non rilevabili d'ufficio. Possono tuttavia essere chiesti gli interessi e gli accessori maturati dopo la sentenza impugnata, nonchï¿½ il risarcimento dei danni subiti dopo la sentenza stessa.
1. Il Consiglio di Stato rimette la causa al giudice di primo grado soltanto se ï¿½ mancato il contraddittorio, oppure ï¿½ stato leso il diritto di difesa di una delle parti, ovvero dichiara la nullitï¿½ della sentenza, o riforma la sentenza che ha declinato la giurisdizione o ha pronunciato sulla competenza o ha dichiarato l'estinzione o la perenzione del giudizio.
2. La revocazione ï¿½ proponibile con ricorso dinanzi allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.
3. Contro le sentenze dei tribunali amministrativi regionali la revocazione ï¿½ ammessa se i motivi non possono essere dedotti con l'appello.
2. La sentenza emessa nel giudizio di revocazione non puï¿½ essere impugnata per revocazione.
Art. 108 - Casi di opposizione di terzo
1. Un terzo, titolare di una posizione autonoma e incompatibile, puï¿½ fare opposizione contro una sentenza del tribunale amministrativo regionale o del Consiglio di Stato pronunciata tra altri soggetti, ancorchï¿½ passata in giudicato, quando pregiudica i suoi diritti o interessi legittimi.
1. L'opposizione di terzo ï¿½ proposta davanti al giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, salvo il caso di cui al comma 2.
2. Se ï¿½ proposto appello contro la sentenza di primo grado, il terzo deve introdurre la domanda di cui all'articolo 108 intervenendo nel giudizio di appello. Se l'opposizione di terzo ï¿½ giï¿½ stata proposta al giudice di primo grado, questo la dichiara improcedibile e, se l'opponente non vi ha ancora provveduto, fissa un termine per l'intervento nel giudizio di appello, ai sensi del periodo precedente.
1. Il ricorso per cassazione ï¿½ ammesso contro le sentenze del Consiglio di Stato per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.
1. Il Consiglio di Stato su istanza di parte, in caso di eccezionale gravitï¿½ ed urgenza, puï¿½ sospendere gli effetti della sentenza impugnata e disporre le altre opportune misure cautelari.
2. L'azione di ottemperanza puï¿½ essere proposta per conseguire l'attuazione:
3. Puï¿½ essere proposta anche azione di condanna al pagamento di somme a titolo di rivalutazione e interessi maturati dopo il passaggio in giudicato della sentenza, nonchï¿½ azione di risarcimento dei danni derivanti dalla mancata esecuzione, violazione o elusione del giudicato.
4. Nel processo di ottemperanza puï¿½ essere altresï¿½ proposta la connessa domanda risarcitoria di cui all'articolo 30, comma 5, nel termine ivi stabilito. In tal caso il giudizio di ottemperanza si svolge nelle forme, nei modi e nei termini del processo ordinario.
5. Il ricorso di cui al presente articolo puï¿½ essere proposto anche al fine di ottenere chiarimenti in ordine alle modalitï¿½ di ottemperanza.
1. Il ricorso si propone, nel caso di cui all'articolo 112, comma 2, lettere a) e b), al giudice che ha emesso il provvedimento della cui ottemperanza si tratta; la competenza ï¿½ del tribunale amministrativo regionale anche per i suoi provvedimenti confermati in appello con motivazione che abbia lo stesso contenuto dispositivo e conformativo dei provvedimenti di primo grado.
2. Nei casi di cui all'articolo 112, comma 2, lettere c), d) ed e), il ricorso si propone al tribunale amministrativo regionale nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha emesso la sentenza di cui ï¿½ chiesta l'ottemperanza.
2. Al ricorso ï¿½ allegata in copia autentica la sentenza di cui si chiede l'ottemperanza, con l'eventuale prova del suo passaggio in giudicato.
a) ordina l'ottemperanza, prescrivendo le relative modalitï¿½, anche mediante la determinazione del contenuto del provvedimento amministrativo o l'emanazione dello stesso in luogo dell'amministrazione;
c) nel caso di ottemperanza di sentenze non passate in giudicato o di altri provvedimenti, determina le modalitï¿½ esecutive, considerando inefficaci gli atti emessi in violazione o elusione e provvede di conseguenza, tenendo conto degli effetti che ne derivano;
e) salvo che ciï¿½ sia manifestamente iniquo, e se non sussistono altre ragioni ostative, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell'esecuzione del giudicato; tale statuizione costituisce titolo esecutivo.
5. Se ï¿½ chiesta l'esecuzione di un'ordinanza il giudice provvede con ordinanza.
7. Nel caso di ricorso ai sensi del comma 5 dell'articolo 112, il giudice fornisce chiarimenti in ordine alle modalitï¿½ di ottemperanza, anche su richiesta del commissario.
3. Ai fini del giudizio di ottemperanza di cui al presente Titolo non ï¿½ necessaria l'apposizione della formula esecutiva.
1. Contro le determinazioni e contro il silenzio sulle istanze di accesso ai documenti amministrativi il ricorso ï¿½ proposto entro trenta giorni dalla conoscenza della determinazione impugnata o dalla formazione del silenzio, mediante notificazione all'amministrazione e agli eventuali controinteressati. Si applica l'articolo 49.
2. In pendenza di un giudizio cui la richiesta di accesso ï¿½ connessa, il ricorso di cui al comma 1 puï¿½ essere proposto con istanza depositata presso la segreteria della sezione cui ï¿½ assegnato il ricorso principale, previa notificazione all'amministrazione e agli eventuali controinteressati. L'istanza ï¿½ decisa con ordinanza separatamente dal giudizio principale, ovvero con la sentenza che definisce il giudizio.
3. L'amministrazione puï¿½ essere rappresentata e difesa da un proprio dipendente a ciï¿½ autorizzato.
4. Il giudice decide con sentenza in forma semplificata; sussistendone i presupposti, ordina l'esibizione dei documenti richiesti, entro un termine non superiore, di norma, a trenta giorni, dettando, ove occorra, le relative modalitï¿½.
1. Il ricorso avverso il silenzio ï¿½ proposto, anche senza previa diffida, con atto notificato all'amministrazione e ad almeno un controinteressato nel termine di cui all'articolo 31, comma 2.
2. Il ricorso ï¿½ deciso con sentenza in forma semplificata e in caso di totale o parziale accoglimento il giudice ordina all'amministrazione di provvedere entro un termine non superiore, di norma, a trenta giorni.
5. Se nel corso del giudizio sopravviene il provvedimento espresso, o un atto connesso con l'oggetto della controversia, questo puï¿½ essere impugnato anche con motivi aggiunti, nei termini e con il rito previsto per il nuovo provvedimento, e l'intero giudizio prosegue con tale rito.
6. Se l'azione di risarcimento del danno ai sensi dell'articolo 30, comma 4, ï¿½ proposta congiuntamente a quella di cui al presente articolo, il giudice puï¿½ definire con il rito camerale l'azione avverso il silenzio e trattare con il rito ordinario la domanda risarcitoria.
b) i provvedimenti adottati dalle Autoritï¿½ amministrative indipendenti, con esclusione di quelli relativi al rapporto di servizio con i propri dipendenti;
c) i provvedimenti relativi alle procedure di privatizzazione o di dismissione di imprese o beni pubblici, nonchï¿½ quelli relativi alla costituzione, modificazione o soppressione di societï¿½, aziende e istituzioni da parte degli enti locali;
f) i provvedimenti relativi alle procedure di occupazione e di espropriazione delle aree destinate all'esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilitï¿½ e i provvedimenti di espropriazione delle invenzioni adottati ai sensi del codice della proprietï¿½ industriale;
l) le controversie comunque attinenti alle procedure e ai provvedimenti della pubblica amministrazione in materia di impianti di generazione di energia elettrica di cui al decreto legge 7 febbraio 2002, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2003, n. 55, comprese quelle concernenti la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, i rigassificatori, i gasdotti di importazione, le centrali termoelettriche di potenza termica superiore a 400 MW nonchï¿½ quelle relative ad infrastrutture di trasporto ricomprese o da ricomprendere nella rete di trasmissione nazionale o rete nazionale di gasdotti;
2. Tutti i termini processuali ordinari sono dimezzati salvo, nei giudizi di primo grado, quelli per la notificazione del ricorso introduttivo, del ricorso incidentale e dei motivi aggiunti, nonchï¿½ quelli di cui all'articolo 62, comma 1, e quelli espressamente disciplinati nel presente articolo.
3. Salva l'applicazione dell'articolo 60, il tribunale amministrativo regionale chiamato a pronunciare sulla domanda cautelare, accertata la completezza del contraddittorio ovvero disposta l'integrazione dello stesso, se ritiene, a un primo sommario esame, la sussistenza di profili di fondatezza del ricorso e di un pregiudizio grave e irreparabile, fissa con ordinanza la data di discussione del merito alla prima udienza successiva alla scadenza del termine di trenta giorni dalla data di deposito dell'ordinanza, disponendo altresï¿½ il deposito dei documenti necessari e l'acquisizione delle eventuali altre prove occorrenti. In caso di rigetto dell'istanza cautelare da parte del tribunale amministrativo regionale, ove il Consiglio di Stato riformi l'ordinanza di primo grado, la pronuncia di appello ï¿½ trasmessa al tribunale amministrativo regionale per la fissazione dell'udienza di merito. In tale ipotesi, il termine di trenta giorni decorre dalla data di ricevimento dell'ordinanza da parte della segreteria del tribunale amministrativo regionale, che ne dï¿½ avviso alle parti.
4. Con l'ordinanza di cui al comma 3, in caso di estrema gravitï¿½ ed urgenza, il tribunale amministrativo regionale o il Consiglio di Stato possono disporre le opportune misure cautelari. Al procedimento cautelare si applicano le disposizioni del Titolo II del Libro II, in quanto non derogate dal presente articolo.
5. Quando almeno una delle parti, nell'udienza discussione, dichiara di avere interesse alla pubblicazione anticipata del dispositivo rispetto alla sentenza, il dispositivo ï¿½ pubblicato mediante deposito in segreteria, non oltre sette giorni dalla decisione della causa. La dichiarazione della parte ï¿½ attestata nel verbale d'udienza. b) (lettera soppressa dal D.Lgs. 113 del 31/07/2007 in vigore dal 01/08/2007)
6. La parte puï¿½ chiedere al Consiglio di Stato la sospensione dell'esecutivitï¿½ del dispositivo, proponendo appello entro trenta giorni dalla relativa pubblicazione, con riserva dei motivi da proporre entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza ovvero entro tre mesi dalla sua pubblicazione. La mancata richiesta di sospensione dell'esecutivitï¿½ del dispositivo non preclude la possibilitï¿½ di chiedere la sospensione dell'esecutivitï¿½ della sentenza dopo la pubblicazione dei motivi.
Art. 120 - Disposizioni specifiche ai giudizi di cui all'articolo 119, comma 1, lettera a)
1. Gli atti delle procedure di affidamento, ivi comprese le procedure di affidamento di incarichi e concorsi di progettazione e di attivitï¿½ tecnico-amministrative ad esse connesse, relativi a pubblici lavori, servizi o forniture, nonchï¿½ i connessi provvedimenti dell'Autoritï¿½ per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, sono impugnabili unicamente mediante ricorso al tribunale amministrativo regionale competente.
2. Nel caso in cui sia mancata la pubblicitï¿½ del bando, il ricorso non puï¿½ comunque essere piï¿½ proposto decorsi trenta giorni decorrenti dal giorno successivo alla data di pubblicazione dell'avviso di aggiudicazione definitiva di cui all'articolo 65 e all'articolo 225 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, a condizione che tale avviso contenga la motivazione dell'atto con cui la stazione appaltante ha deciso di affidare il contratto senza previa pubblicazione del bando. Se sono omessi gli avvisi o le informazioni di cui al presente comma oppure se essi non sono conformi alle prescrizioni ivi contenute, il ricorso non puï¿½ comunque essere proposto decorsi sei mesi dal giorno successivo alla data di stipulazione del contratto.
4. Quando ï¿½ impugnata l'aggiudicazione definitiva, se la stazione appaltante fruisce del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato, il ricorso ï¿½ notificato, oltre che presso detta Avvocatura, anche alla stazione appaltante nella sua sede reale, in data non anteriore alla notifica presso l'Avvocatura, e al solo fine dell'operativitï¿½ della sospensione obbligatoria del termine per la stipulazione del contratto.
5. Per l'impugnazione degli atti di cui al presente articolo il ricorso e i motivi aggiunti, anche avverso atti diversi da quelli giï¿½ impugnati, devono essere proposti nel termine di trenta giorni, decorrente dalla ricezione della comunicazione di cui all'articolo 79 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, o, per i bandi e gli avvisi con cui si indice una gara, autonomamente lesivi, dalla pubblicazione di cui all'articolo 66, comma 8, dello stesso decreto; ovvero, in ogni altro caso, dalla conoscenza dell'atto.
6. Quando il giudizio non ï¿½ immediatamente definito ai sensi dell'articolo 60, l'udienza di merito, ove non indicata dal collegio ai sensi dell'articolo 119, comma 3, ï¿½ immediatamente fissata d'ufficio con assoluta prioritï¿½.
9. Il dispositivo del provvedimento con cui il tribunale amministrativo regionale definisce il giudizio ï¿½ pubblicato entro sette giorni dalla data della sua deliberazione.
10. Tutti gli atti di parte e i provvedimenti del giudice devono essere sintetici e la sentenza ï¿½ redatta, ordinariamente, nelle forme di cui all'articolo 74.
11. Le disposizioni dei commi 3, 6, 8 e 10 si applicano anche nel giudizio di appello innanzi al Consiglio di Stato, proposto avverso la sentenza o avverso l'ordinanza cautelare, e nei giudizi di revocazione o opposizione di terzo. La parte puï¿½ proporre appello avverso il dispositivo, al fine di ottenerne la sospensione prima della pubblicazione della sentenza.
1. Il giudice che annulla l'aggiudicazione definitiva dichiara l'inefficacia del contratto nei seguenti casi, precisando in funzione delle deduzioni delle parti e della valutazione della gravitï¿½ della condotta della stazione appaltante e della situazione di fatto, se la declaratoria di inefficacia ï¿½ limitata alle prestazioni ancora da eseguire alla data della pubblicazione del dispositivo o opera in via retroattiva:
a) se l'aggiudicazione definitiva ï¿½ avvenuta senza previa pubblicazione del bando o avviso con cui si indice una gara nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea o nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, quando tale pubblicazione ï¿½ prescritta dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
b) se l'aggiudicazione definitiva ï¿½ avvenuta con procedura negoziata senza bando o con affidamento in economia fuori dai casi consentiti e questo abbia determinato l'omissione della pubblicitï¿½ del bando o avviso con cui si indice una gara nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea o nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, quando tale pubblicazione ï¿½ prescritta dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
c) se il contratto ï¿½ stato stipulato senza rispettare il termine dilatorio stabilito dall'articolo 11, comma 10, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, qualora tale violazione abbia privato il ricorrente della possibilitï¿½ di avvalersi di mezzi di ricorso prima della stipulazione del contratto e sempre che tale violazione, aggiungendosi a vizi propri dell'aggiudicazione definitiva, abbia influito sulle possibilitï¿½ del ricorrente di ottenere l'affidamento;
d) se il contratto ï¿½ stato stipulato senza rispettare la sospensione obbligatoria del termine per la stipulazione derivante dalla proposizione del ricorso giurisdizionale avverso l'aggiudicazione definitiva, ai sensi dell'articolo 11, comma 10-ter, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, qualora tale violazione, aggiungendosi a vizi propri dell'aggiudicazione definitiva, abbia influito sulle possibilitï¿½ del ricorrente di ottenere l'affidamento.
2. Il contratto resta efficace, anche in presenza delle violazioni di cui al comma 1 qualora venga accertato che il rispetto di esigenze imperative connesse ad un interesse generale imponga che i suoi effetti siano mantenuti. Tra le esigenze imperative rientrano, fra l'altro, quelle imprescindibili di carattere tecnico o di altro tipo, tali da rendere evidente che i residui obblighi contrattuali possono essere rispettati solo dall'esecutore attuale. Gli interessi economici possono essere presi in considerazione come esigenze imperative solo in circostanze eccezionali in cui l'inefficacia del contratto conduce a conseguenze sproporzionate, avuto anche riguardo all'eventuale mancata proposizione della domanda di subentro nel contratto nei casi in cui il vizio dell'aggiudicazione non comporta l'obbligo di rinnovare la gara. Non costituiscono esigenze imperative gli interessi economici legati direttamente al contratto, che comprendono fra l'altro i costi derivanti dal ritardo nell'esecuzione del contratto stesso, dalla necessitï¿½ di indire una nuova procedura di aggiudicazione, dal cambio dell'operatore economico e dagli obblighi di legge risultanti dalla dichiarazione di inefficacia.
1. Fuori dei casi indicati dall'articolo 121, comma 1, e dall'articolo 123, comma 3, il giudice che annulla l'aggiudicazione definitiva stabilisce se dichiarare inefficace il contratto, fissandone la decorrenza, tenendo conto, in particolare, degli interessi delle parti, dell'effettiva possibilitï¿½ per il ricorrente di conseguire l'aggiudicazione alla luce dei vizi riscontrati, dello stato di esecuzione del contratto e della possibilitï¿½ di subentrare nel contratto, nei casi in cui il vizio dell'aggiudicazione non comporti l'obbligo di rinnovare la gara e la domanda di subentrare sia stata proposta.
a) la sanzione pecuniaria nei confronti della stazione appaltante, di importo dallo 0,5% al 5% del valore del contratto, inteso come prezzo di aggiudicazione, che ï¿½ versata all'entrata del bilancio dello Stato - con imputazione al capitolo 2301, capo 8 "Multe, ammende e sanzioni amministrative inflitte dalle autoritï¿½ giudiziarie ed amministrative, con esclusione di quelle aventi natura tributaria" - entro sessanta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza che irroga sanzione; decorso il termine per il versamento, si applica una maggiorazione pari ad un decimo della sanzione per ogni semestre di ritardo. La sentenza che applica le sanzioni ï¿½ comunicata, a cura della segreteria, al Ministero dell'economia e delle finanze entro cinque giorni dalla pubblicazione;
2. Il giudice amministrativo applica le sanzioni assicurando il rispetto del principio del contraddittorio e ne determina la misura in modo che siano effettive, dissuasive, proporzionate al valore del contratto, alla gravitï¿½ della condotta della stazione appaltante e all'opera svolta dalla stazione appaltante per l'eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione. A tal fine si applica l'articolo 73, comma 3. In ogni caso l'eventuale condanna al risarcimento dei danni non costituisce sanzione alternativa e si cumula con le sanzioni alternative.
3. Il giudice applica le sanzioni di cui al comma 1 anche qualora il contratto ï¿½ stato stipulato senza rispettare il termine dilatorio stabilito per la stipulazione del contratto, ovvero ï¿½ stato stipulato senza rispettare la sospensione della stipulazione derivante dalla proposizione del ricorso giurisdizionale avverso l'aggiudicazione definitiva, quando la violazione non abbia privato il ricorrente della possibilitï¿½ di avvalersi di mezzi di ricorso prima della stipulazione del contratto e non abbia influito sulle possibilitï¿½ del ricorrente di ottenere l'affidamento.
1. L'accoglimento della domanda di conseguire l'aggiudicazione e il contratto ï¿½ comunque condizionato alla dichiarazione di inefficacia del contratto ai sensi degli articoli 121, comma 1, e 122. Se il giudice non dichiara l'inefficacia del contratto dispone il risarcimento del danno per equivalente, subito e provato.
2. La condotta processuale della parte che, senza giustificato motivo, non ha proposto la domanda di cui al comma 1, o non si ï¿½ resa disponibile a subentrare nel contratto, ï¿½ valutata dal giudice ai sensi dell'articolo 1227 del codice civile.
1. Nei giudizi che riguardano le procedure di progettazione, approvazione, e realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi e relative attivitï¿½ di espropriazione, occupazione e asservimento, di cui alla parte II, titolo III, capo IV del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, oltre alle disposizioni del presente Capo, con esclusione dell'articolo 122, si applicano le seguenti previsioni.
2. In sede di pronuncia del provvedimento cautelare, si tiene conto delle probabili conseguenze del provvedimento stesso per tutti gli interessi che possono essere lesi, nonchï¿½ del preminente interesse nazionale alla sollecita realizzazione dell'opera, e, ai fini dell'accoglimento della domanda cautelare, si valuta anche la irreparabilitï¿½ del pregiudizio per il ricorrente, il cui interesse va comunque comparato con quello del soggetto aggiudicatore alla celere prosecuzione delle procedure.
3. Ferma restando l'applicazione degli articoli 121 e 123, al di fuori dei casi in essi contemplati la sospensione o l'annullamento dell'affidamento non comporta la caducazione del contratto giï¿½ stipulato, e il risarcimento del danno eventualmente dovuto avviene solo per equivalente. Si applica l'articolo 34, comma 3.
Art. 128 - Inammissibilitï¿½ del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica
1. Nella materia di cui al presente Titolo non ï¿½ ammesso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
2. Al di fuori di quanto previsto dal comma 1, ogni provvedimento relativo al procedimento, anche preparatorio, per le elezioni di cui al comma 1 ï¿½ impugnabile soltanto alla conclusione del procedimento elettorale, unitamente all'atto di proclamazione degli eletti, ai sensi del Capo III del presente Titolo.
5. L'udienza di discussione si celebra, senza possibilitï¿½ di rinvio anche in presenza di ricorso incidentale, nel termine di tre giorni dal deposito del ricorso, senza avvisi. Alla notifica del ricorso incidentale si provvede con le forme previste per il ricorso principale.
6. Il giudizio ï¿½ deciso all'esito dell'udienza con sentenza in forma semplificata, da pubblicarsi nello stesso giorno. La relativa motivazione puï¿½ consistere anche in un mero richiamo delle argomentazioni contenute negli scritti delle parti che il giudice ha inteso accogliere e fare proprie.
7. La sentenza non appellata ï¿½ comunicata senza indugio dalla segreteria del tribunale all'ufficio che ha emanato l'atto impugnato.
1. Salvo quanto disposto nel Capo II del presente Titolo, contro tutti gli atti del procedimento elettorale successivi all'emanazione dei comizi elettorali ï¿½ ammesso ricorso soltanto alla conclusione del procedimento elettorale, unitamente all'impugnazione dell'atto di proclamazione degli eletti:
3. Il ricorso ï¿½ notificato, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, a cura di chi lo ha proposto, entro dieci giorni dalla data della comunicazione del decreto di cui al comma 2:
5. L'amministrazione resistente e i controinteressati depositano nella segreteria le proprie controdeduzioni nei quindici giorni successivi a quello in cui la notificazione si ï¿½ perfezionata nei loro confronti.
7. La sentenza ï¿½ pubblicata entro il giorno successivo alla decisione della causa. Se la complessitï¿½ delle questioni non consente la pubblicazione della sentenza, nello stesso termine di cui al periodo precedente ï¿½ pubblicato il dispositivo mediante deposito in segreteria. In tal caso la sentenza ï¿½ pubblicata entro i dieci giorni successivi.
8. La sentenza ï¿½ immediatamente trasmessa in copia, a cura della segreteria del tribunale amministrativo regionale, al Sindaco, alla giunta provinciale, alla giunta regionale, al presidente dell'ufficio elettorale nazionale, a seconda dell'ente cui si riferisce l'elezione. Il comune, la provincia o la regione della cui elezione si tratta provvede, entro ventiquattro ore dal ricevimento, alla pubblicazione per quindici giorni del dispositivo della sentenza nell'albo o bollettino ufficiale dell'ente interessato a mezzo del segretario che ne ï¿½ diretto responsabile. In caso di elezioni relative a comuni, province o regioni, la sentenza ï¿½ comunicata anche al Prefetto. Ai medesimi incombenti si provvede dopo il passaggio in giudicato della sentenza annotando sulla copia pubblicata la sua definitivitï¿½.
1. L'appello avverso le sentenze di cui all'articolo 130 ï¿½ proposto entro il termine di venti giorni dalla notifica della sentenza, per coloro nei cui confronti ï¿½ obbligatoria la notifica;
per gli altri candidati o elettori nel termine di venti giorni decorrenti dall'ultimo giorno della pubblicazione della sentenza medesima nell'albo pretorio del comune.
4. La sentenza ï¿½ immediatamente trasmessa in copia, a cura della segreteria del Consiglio di Stato, ai soggetti di cui all'articolo 130, comma 8, i quali provvedono agli ulteriori incombenti ivi previsti e a quelli di cui al comma 11 dello stesso articolo 130.
Art. 132 - Procedimento in appello in relazione alle operazioni elettorali del Parlamento europeo
3) dichiarazione di inizio attivitï¿½;
5) nullitï¿½ del provvedimento amministrativo adottato in violazione o elusione del giudicato;
b) le controversie aventi ad oggetto atti e provvedimenti relativi a rapporti di concessione di beni pubblici, ad eccezione delle controversie concernenti indennitï¿½, canoni ed altri corrispettivi e quelle attribuite ai tribunali delle acque pubbliche e al Tribunale superiore delle acque pubbliche;
c) le controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennitï¿½, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti adottati dalla pubblica amministrazione o dal gestore di un pubblico servizio in un procedimento amministrativo, ovvero ancora relative all'affidamento di un pubblico servizio, ed alla vigilanza e controllo nei confronti del gestore, nonchï¿½ afferenti alla vigilanza sul credito, sulle assicurazioni e sul mercato mobiliare, al servizio farmaceutico, ai trasporti, alle telecomunicazioni e ai servizi di pubblica utilitï¿½;
2) relative al divieto di rinnovo tacito dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture, relative alla clausola di revisione del prezzo e al relativo provvedimento applicativo nei contratti ad esecuzione continuata o periodica, nell'ipotesi di cui all'articolo 115 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonchï¿½ quelle relative ai provvedimenti applicativi dell'adeguamento dei prezzi ai sensi dell'articolo 133, commi 3 e 4, dello stesso decreto;
f) le controversie aventi ad oggetto gli atti e i provvedimenti delle pubbliche amministrazioni in materia urbanistica e edilizia, concernente tutti gli aspetti dell'uso del territorio, e ferme restando le giurisdizioni del Tribunale superiore delle acque pubbliche e del Commissario liquidatore per gli usi civici, nonchï¿½ del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennitï¿½ in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa;
g) le controversie aventi ad oggetto gli atti, i provvedimenti, gli accordi e i comportamenti, riconducibili, anche mediatamente, all'esercizio di un pubblico potere, delle pubbliche amministrazioni in materia di espropriazione per pubblica utilitï¿½, ferma restando la giurisdizione del giudice ordinario per quelle riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennitï¿½ in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa;
h) le controversie aventi ad oggetto i decreti di espropriazione per causa di pubblica utilitï¿½ delle invenzioni industriali;
l) le controversie aventi ad oggetto tutti i provvedimenti, compresi quelli sanzionatori ed esclusi quelli inerenti ai rapporti di impiego privatizzati, adottati dalla Banca d'Italia, dalla Commissione nazionale per le societï¿½ e la borsa, dall'Autoritï¿½ garante della concorrenza e del mercato, dall'Autoritï¿½ per le garanzie nelle comunicazioni, dall'Autoritï¿½ per l'energia elettrica e il gas, e dalle altre Autoritï¿½ istituite ai sensi della legge 14 novembre 1995, n. 481, dall'Autoritï¿½ per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, dalla Commissione vigilanza fondi pensione, dalla Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integritï¿½ della pubblica amministrazione, dall'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private, comprese le controversie relative ai ricorsi avverso gli atti che applicano le sanzioni ai sensi dell'articolo 326 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n.209;
m) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti in materia di comunicazioni elettroniche, compresi quelli relativi all'imposizione di servitï¿½;
q) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti anche contingibili ed urgenti, emanati dal Sindaco in materia di ordine e sicurezza pubblica, di incolumitï¿½ pubblica e di sicurezza urbana, di edilitï¿½ e di polizia locale, d'igiene pubblica e dell'abitato;
s) le controversie aventi ad oggetto atti e provvedimenti adottati in violazione delle disposizioni in materia di danno all'ambiente, nonchï¿½ avverso il silenzio inadempimento del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il risarcimento del danno subito a causa del ritardo nell'attivazione, da parte del medesimo Ministro, delle misure di precauzione, di prevenzione o di contenimento del danno ambientale, nonchï¿½ quelle inerenti le ordinanze ministeriali di ripristino ambientale e di risarcimento del danno ambientale;
z) le controversie aventi ad oggetto atti del Comitato olimpico nazionale italiano o delle Federazioni sportive non riservate agli organi di giustizia dell'ordinamento sportivo ed escluse quelle inerenti i rapporti patrimoniali tra societï¿½, associazioni e atleti.
c) le sanzioni pecuniarie la cui contestazione ï¿½ devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo, comprese quelle applicate dalle Autoritï¿½ amministrative indipendenti;
b) le controversie aventi ad oggetto i provvedimenti dell'Autoritï¿½ garante per la concorrenza ed il mercato e quelli dell'Autoritï¿½ per le garanzie nelle comunicazioni;
c) le controversie di cui all'articolo 133, comma 1, lettera l), fatta eccezione per quelle di cui all'articolo 14, comma 2, nonchï¿½ le controversie di cui all'articolo 104, comma 2, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1ï¿½ settembre 1993, n. 385;
f) le controversie di cui all'articolo 133, comma 1, lettera o), limitatamente a quelle concernenti la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, i rigassificatori, i gasdotti di importazione, le centrali termoelettriche di potenza termica superiore a 400 MW nonchï¿½ quelle relative ad infrastrutture di trasporto ricomprese o da ricomprendere nella rete di trasmissione nazionale o rete nazionale di gasdotti, salvo quanto previsto dall'articolo 14, comma 2;
p) le controversie derivanti dall'applicazione del decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2010, n. 50, relativo all'Istituzione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalitï¿½ organizzata;
q) le controversie relative ai provvedimenti adottati ai sensi degli articoli 142 e 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267.
1. I difensori indicano nel ricorso o nel primo atto difensivo il proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio recapito di fax dove intendono ricevervi le comunicazioni relative al processo. Una volta espressa tale indicazione si presumono conosciute le comunicazioni pervenute con i predetti mezzi nel rispetto della normativa, anche regolamentare, vigente. ï¿½ onere dei difensori comunicare alla segreteria e alle parti costituite ogni variazione dei suddetti dati.
2. I difensori costituiti forniscono copia in via informatica di tutti gli atti di parte depositati e, ove possibile, dei documenti prodotti e di ogni altro atto di causa. Il difensore attesta la conformitï¿½ tra il contenuto del documento in formato elettronico e quello cartaceo. Il deposito del materiale informatico, ove non sia effettuato unitamente a quello cartaceo, ï¿½ eseguito su richiesta della segreteria e nel termine da questa assegnato, esclusa ogni decadenza. In casi eccezionali il presidente puï¿½ dispensare dall'osservanza di quanto previsto dal presente comma.
Art. 137 - Norma finanziaria
Art. 1 - Registro generale dei ricorsi
1. Presso ciascun ufficio giudiziario ï¿½ tenuto il registro di presentazione dei ricorsi, diviso per colonne, nel quale sono annotate tutte le informazioni occorrenti per accertare esattamente la presentazione del ricorso, del ricorso incidentale, della domanda riconvenzionale, dei motivi aggiunti, della domanda di intervento, degli atti e documenti prodotti, nonchï¿½ le notificazioni effettuate, l'esecuzione del pagamento del contributo unificato, l'indicazione dei mezzi istruttori disposti o compiuti e i provvedimenti adottati.
3. Il registro ï¿½ vistato e firmato in ciascun foglio dal segretario generale, con l'indicazione in fine del numero dei fogli di cui il registro si compone.
4. Il registro ï¿½ chiuso ogni giorno con l'apposizione della firma del segretario generale.
Art. 2 - Ruoli e registri particolari, collazione dei provvedimenti e forme di comunicazione
Art. 3 - Registrazioni in forma automatizzata
Art. 4 - Orario
4. In ogni caso ï¿½ assicurata la possibilitï¿½ di depositare gli atti in scadenza sino alle ore 12.00 dell'ultimo giorno consentito.
Art. 5 - Formazione e tenuta dei fascicoli di parte e d'ufficio. Surrogazione di copie agli originali mancanti e ricostituzione di atti
1. Ciascuna parte, all'atto della propria costituzione in giudizio, consegna il proprio fascicolo, contenente gli originali degli atti ed i documenti di cui intende avvalersi nonchï¿½ il relativo indice.
2. Gli atti devono essere depositati in numero di copie corrispondente ai componenti del collegio e alle altre parti costituite. Se il fascicolo di parte e i depositi successivi non contengono le copie degli atti di cui al presente comma gli atti depositati sono trattenuti in segreteria e il giudice non ne puï¿½ tenere conto prima che la parte abbia provveduto all'integrazione del numero di copie richieste.
3. Allorchï¿½ riceve il deposito dell'atto introduttivo del giudizio, il segretario forma il fascicolo d'ufficio, nel quale inserisce l'indice dei documenti depositati, le copie dell'atto introduttivo e dei documenti e, successivamente, degli altri atti delle parti, nonchï¿½, anche per estratto, del verbale d'udienza e di ogni atto e provvedimento del giudice o dei suoi ausiliari.
4. Il segretario, dopo aver controllato la regolaritï¿½ anche fiscale degli atti e dei documenti depositati da ciascuna parte, data e sottoscrive l'indice del fascicolo ogni qualvolta viene inserito in esso un atto o un documento.
5. In caso di smarrimento, furto o distruzione del fascicolo d'ufficio o di singoli atti il presidente del tribunale o della sezione, ovvero, se la questione sorge in udienza, il collegio, ne dï¿½ comunicazione al segretario e alle parti al fine, rispettivamente, di ricerca o deposito di copia autentica, che tiene luogo dell'originale. Qualora non si rinvenga copia autentica il presidente, con decreto, fissa una camera di consiglio, di cui ï¿½ dato avviso alle parti, per la ricostruzione degli atti o del fascicolo. Il collegio, con ordinanza, accerta il contenuto dell'atto mancante e stabilisce se, e in quale tenore, esso debba essere ricostituito; se non ï¿½ possibile accertare il contenuto dell'atto il collegio ne ordina la rinnovazione, se necessario e possibile, prescrivendone il modo.
Art. 6 - Ritiro e trasmissione dei fascicoli di parte e del fascicolo d'ufficio
3. Se ï¿½ appellata una sentenza non definitiva, ovvero un'ordinanza cautelare, non si applica il comma 2. Tuttavia il giudice di appello, puï¿½, se lo ritiene necessario, chiedere la trasmissione del fascicolo d'ufficio, ovvero ordinare alla parte interessata di produrre copia di determinati atti.
4. Il presidente della sezione puï¿½ autorizzare la sostituzione degli eventuali documenti e atti esibiti in originale con copia conforme degli stessi, predisposta a cura della segreteria su istanza motivata della parte interessata.
Art. 8 - Ordine di fissazione dei ricorsi
1. La fissazione del giorno dell'udienza per la trattazione dei ricorsi ï¿½ effettuata secondo l'ordine di iscrizione delle istanze di fissazione d'udienza nell'apposito registro, salvi i casi di fissazione prioritaria previsti dal codice.
2. Il presidente puï¿½ derogare al criterio cronologico per ragioni d'urgenza, anche tenendo conto delle istanze di prelievo, o per esigenze di funzionalitï¿½ dell'ufficio, ovvero per connessione di materia, nonchï¿½ in ogni caso in cui il Consiglio di Stato abbia annullato la sentenza o l'ordinanza e rinviato la causa al giudice di primo grado.
Art. 9 - Calendario delle udienze
1. Il calendario delle udienze, con l'indicazione dei magistrati chiamati a parteciparvi, ï¿½ fissato con cadenza annuale dai presidenti delle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato, dal presidente del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e dai presidenti dei tribunali amministrativi regionali e delle sezioni staccate e interne.
Art. 10 - Toghe e divise
Art. 11 - Direzione dell'udienza
1. L'udienza ï¿½ diretta dal presidente del collegio.
Art. 12 - Polizia dell'udienza
1. Chi assiste all'udienza deve stare in silenzio, non puï¿½ fare segni di approvazione o di disapprovazione o cagionare disturbo.
2. Il presidente del collegio, ove lo ritenga necessario per il regolare svolgimento dell'udienza, puï¿½ chiedere l'intervento della forza pubblica.
TITOLO IV - PROCESSO AMMINISTRATIVO TELEMATICO
Art. 13 - Processo telematico
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa e il DigitPA, sono stabilite, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, le regole tecnico-operative per la sperimentazione, la graduale applicazione, l'aggiornamento del processo amministrativo telematico, tenendo conto delle esigenze di flessibilitï¿½ e di continuo adeguamento delle regole informatiche alle peculiaritï¿½ del processo amministrativo, della sua organizzazione e alla tipologia di provvedimenti giurisdizionali.
Art. 14 - Commissione per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato
1. Presso il Consiglio di Stato, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e ogni tribunale amministrativo regionale e relative sezioni staccate ï¿½ istituita una commissione per l'ammissione anticipata e provvisoria al patrocinio a spese dello Stato, composta da due magistrati amministrativi, designati dal presidente, il piï¿½ anziano dei quali assume le funzioni di presidente della commissione, e da un avvocato, designato dal presidente dell'Ordine degli avvocati del capoluogo in cui ha sede l'organo. Per ciascun componente sono designati uno o piï¿½ membri supplenti. Esercita le funzioni di segretario un funzionario di segreteria, nominato dal presidente. Al presidente e ai componenti non spetta nessun compenso nï¿½ rimborso spese.
Art. 15 - Devoluzione del gettito delle sanzioni pecuniarie
1. Il gettito delle sanzioni pecuniarie previste dal codice ï¿½ versato al bilancio dello Stato, per essere riassegnato allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per le spese di cui all'articolo 1, comma 309, della legge 30 dicembre 2004, n.311, e successive modificazioni.
Art. 16 - Misure straordinarie per la riduzione dell'arretrato e per l'incentivazione della produttivitï¿½
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, d'intesa con il Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del presidente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa previa delibera dello stesso Consiglio, sono adottate, nei limiti dei fondi disponibili nel relativo bilancio ed effettivamente non utilizzati, misure straordinarie per la riduzione dell'arretrato e per l'incentivazione della produttivitï¿½.
Art. 1 - Norme di coordinamento e abrogazione in materia di elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia
a) l'articolo 42 ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 42. - La tutela giurisdizionale contro gli atti di proclamazione degli eletti, per motivi inerenti alle operazioni elettorali successive all'emanazione del decreto di convocazione dei comizi, ï¿½ disciplinata dalle disposizioni dettate dal codice del processo amministrativo.";
Art. 2 - Norme di coordinamento e abrogazioni in materia di elezioni amministrative
a) l'articolo 83 ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 83. - La tutela in materia di operazioni per l'elezione dei consiglieri comunali, successive all'emanazione del decreto di convocazione dei comizi, ï¿½ disciplinata dalle disposizioni dettate dal codice del processo amministrativo.";
a) all'articolo 21, primo comma, le parole: "sia in materia di eleggibilitï¿½ sia in materia di operazioni elettorali" sono sostituite dalle seguenti: "in materia di eleggibilitï¿½";
b) l'articolo 23 ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 23. - Ricorso giurisdizionale in materia di operazioni elettorali.
La tutela in materia di operazioni per l'elezione dei consiglieri comunali, successive all'emanazione del decreto di convocazione dei comizi, ï¿½ disciplinata dalle disposizioni dettate dal codice del processo amministrativo.";
a) all'articolo 3, primo comma, le parole: ", sia davanti agli organi di giurisdizione ordinaria, sia davanti agli organi di giurisdizione amministrativa," sono sostituite dalle seguenti:
"davanti agli organi di giurisdizione ordinaria";
2) dopo il secondo comma ï¿½ inserito il seguente: "La tutela contro le operazioni per l'elezione dei consiglieri provinciali, successive all'emanazione del decreto di convocazione dei comizi, ï¿½ disciplinata dalle disposizioni dettate dal codice del processo amministrativo.".
a) all'articolo 19 il primo comma ï¿½ sostituito dal seguente:
"Per i ricorsi in materia di eleggibilitï¿½ e decadenza si osservano le norme di cui agli articoli 1, 3, 4 e 5 della legge 23 dicembre 1966, n. 1147.";
b) all'articolo 19, dopo il terzo comma ï¿½ aggiunto il seguente:
"La tutela in materia di operazioni per l'elezione dei consiglieri regionali, successive all'emanazione del decreto di convocazione dei comizi, ï¿½ disciplinata dalle disposizioni dettate dal codice del processo amministrativo.".
5. Agli articoli 31, primo comma, e 34, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, nonchï¿½ all'articolo 17, primo comma, n.1), della legge 8 marzo 1951, n. 122, e all'articolo 11, primo comma, n. 4), della legge 17 febbraio 1968, n. 108, le parole: "il quindicesimo giorno" sono sostituite dalle seguenti: "l'ottavo giorno".
1. L'articolo 17, secondo comma, della legge 24 marzo 1958, n. 195, ï¿½ sostituito dal seguente:
"La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
a) l'articolo 2, comma 8, ï¿½ sostituito dal seguente:
"8. La tutela in materia di silenzio dell'amministrazione ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.";
c) l'articolo 25, comma 5, ï¿½ sostituito dal seguente:
3. L'articolo 33, comma 1, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, ï¿½ sostituito dal seguente: "1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
4. L'articolo 10, comma 2-quinquies, del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, ï¿½ sostituito dal seguente:
"2-quinquies. La tutela avverso i provvedimenti della commissione centrale con cui vengono applicate, modificate o revocate le speciali misure di protezione anche se di tipo urgente o provvisorio a norma dell'articolo 13, comma 1, ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
5. All'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, dopo il comma 6 ï¿½ aggiunto il seguente:
"6-bis. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo avverso le ordinanze adottate in tutte le situazioni di emergenza dichiarate ai sensi del comma 1 e avverso i consequenziali provvedimenti commissariali ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
6. L'articolo 2, comma 25, della legge 14 novembre 1995, n. 481, ï¿½ sostituito dal seguente:
"25. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
7. L'articolo 13, comma 11, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, ï¿½ sostituito dal seguente:
"11. Contro il decreto ministeriale di cui al comma 1 la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
8. L'articolo 1, comma 26, della legge 31 luglio 1997, n. 249, ï¿½ sostituito dal seguente: "26. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
9. Al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.325, l'articolo 53 ï¿½ sostituito dal seguente:
1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo. (L).
2. Resta ferma la giurisdizione del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennitï¿½ in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa.(L)".
10. Al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.327, l'articolo 53 ï¿½ sostituito dal seguente:
1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo (L).
2. Resta ferma la giurisdizione del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennitï¿½ in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa (L).".
11. All'articolo 13, comma 6-bis, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese e di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, le parole: "per i ricorsi previsti dall'articolo 23-bis, comma 1, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, nonchï¿½ da altre disposizioni che richiamano il citato articolo 23-bis, il contributo dovuto ï¿½ di euro 1.000; per i ricorsi" sono sostituite dalle seguenti: "per i ricorsi cui si applica il rito abbreviato comune a determinate materie previsto dal Libro IV, Titolo V, Capo I del codice del processo amministrativo, nonchï¿½ da altre disposizioni che richiamino il citato rito, il contributo dovuto ï¿½ di euro 1.000; per i ricorsi" e alla fine del comma ï¿½ aggiunto il seguente periodo:
"Per ricorsi si intendono quello principale, quello incidentale e i motivi aggiunti che introducono domande nuove.".
12. L'articolo 9 del decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259, ï¿½ sostituito dal seguente:
" Art. 9. Ricorsi avverso provvedimenti del Ministero e dell'Autoritï¿½
1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
13. Nell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 19 agosto 2003, n. 220, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 ottobre 2003, n. 280, le parole: "ï¿½ devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo" sono sostituite dalle seguenti: "ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo".
14. L'articolo 81 del decreto legislativo 30 dicembre 2003, n.396, ï¿½ sostituito dal seguente:
" Art. 81. Tutela giurisdizionale
1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.(L)".
15. L'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 2003, n. 398, ï¿½ sostituito dal seguente:
" Art. 81(L) Tutela giurisdizionale.
1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo. (L).".
16. L'articolo 142, comma 5, del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, ï¿½ sostituito dal seguente:
"5. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
17. L'articolo 3, comma 1-ter, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ï¿½ cosï¿½ sostituito:
"1-ter. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
18. L'articolo 326, comma 7, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, ï¿½ sostituito dal seguente:
"7. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo. I ricorsi sono notificati anche all'ISVAP, che provvede alla difesa in giudizio con propri legali.".
a) all'articolo 11, comma 10-ter, le parole: "dell'articolo 245, comma 2-quater, primo periodo" sono sostituite dalle seguenti:
"dell'articolo 14, comma 4, del codice del processo amministrativo";
b) l'articolo 243 bis, comma 6, ï¿½ cosï¿½ sostituito:
"6. Il diniego totale o parziale di autotutela, espresso o tacito, ï¿½ impugnabile solo unitamente all'atto cui si riferisce, ovvero, se quest'ultimo ï¿½ giï¿½ stato impugnato, con motivi aggiunti.";
c) l'articolo 244 ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 244. Giurisdizione.
d) l'articolo 245 ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 245. Strumenti di tutela.
1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.";
e) l'articolo 245-bis ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 245-bis. Inefficacia del contratto in caso di gravi violazioni.
1. L'inefficacia del contratto nei casi di gravi violazioni ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.";
f) l'articolo 245-ter ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 245-ter. Inefficacia dei contratti negli altri casi.
1. L'inefficacia del contratto nei casi diversi da quelli previsti dall'articolo 245-bis ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.";
g) l'articolo 245-quater ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 245-quater. Sanzioni alternative.
h) l'articolo 245-quinquies ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 245-quinquies. Tutela in forma specifica e per equivalente.
1. La tutela in forma specifica e per equivalente ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.";
i) l'articolo 246 ï¿½ sostituito dal seguente:
"Art. 246. Norme processuali ulteriori per le controversie relative a infrastrutture e insediamenti produttivi.
1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo nelle controversie relative a infrastrutture e insediamenti produttivi ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
20. L'articolo 22, comma 1, del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, ï¿½ sostituito dal seguente:
"1. Avverso i provvedimenti di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato o per motivi di ordine pubblico di cui all'articolo 20, comma 1, la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
21. L'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109, ï¿½ sostituito dal seguente:
"1. Avverso i provvedimenti previsti dal presente decreto la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
22. L'articolo 22 della legge 3 agosto 2007, n. 124, ï¿½ sostituito dal seguente:
1. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo, avente ad oggetto controversie relative al rapporto di lavoro, ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
23. All'articolo 54, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le parole:
"un'istanza ai sensi del secondo comma dell'articolo 51 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642"sono sostituite dalle seguenti: "l'istanza di prelievo di cui all'articolo 81, comma 1, del codice del processo amministrativo, nï¿½ con riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione.".
24. L'articolo 9, comma 1, decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2010, n. 50, ï¿½ sostituito dal seguente:
a) l'articolo 441 ï¿½ cosï¿½ sostituito:
"Art. 441. Tutela giurisdizionale.
1. La cognizione delle controversie in ordine ai requisiti di cui al presente Capo ï¿½ devoluta al giudice ordinario per quanto attiene alla liquidazione delle indennitï¿½; la tutela davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.";
b) l'articolo 1940, comma 2 ï¿½ sostituito dal seguente:
"2. Avverso i provvedimenti in materia di leva e contro quelli di decisione dei ricorsi gerarchici di cui al comma 1 la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo ï¿½ disciplinata dal codice del processo amministrativo.".
10) legge 6 dicembre 1971, n. 1034: articoli da 2 a 8 compresi;
10; da 19 a 39 compresi; 40, primo comma; da 42 a 52 compresi;
11) decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1973, n.214: articoli 3; 4; 5; 12; 13; 30; 34; da 37 a 40 compresi;
13) legge 27 febbraio 1982, n. 186: articoli 1, quarto comma , dalle parole: "le sezioni giurisdizionali" fino alla fine; 5; 55;
17) decreto legislativo 1ï¿½ settembre 1993, n. 385: articolo 145, commi da 4 a 8;
26) decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380: articolo 45, comma 2;
28) decreto legislativo 1ï¿½ agosto 2003, n. 259: articolo 92, comma 9;

References: Articolo 1

Art. 1

Art. 3

Art. 15

Art. 16

Art. 20
 sentenza 

Art. 31

Art. 32

Art. 33
 articolo 46
 sentenza 
 sentenza 

Art. 64

Art. 68
 articolo 15

Art. 72
 sentenza 
 sentenza 

Art. 76
 sentenza 
 sentenza 

Art. 85
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 90
 sentenza

 sentenza 
 sentenza 
 articolo 395
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 100
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 108
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 120
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 128
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 130

Art. 132

Art. 137

Art. 1
in fine

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6
 sentenza 

Art. 8
 sentenza 

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 1

Art. 2
 articolo 23
 Art. 9
 Art. 81
 Art. 81
 articolo 145
 articolo 45
 articolo 92