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Timestamp: 2019-03-25 16:37:14+00:00

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1 Regolamento Affido a Famiglie e/o Strutture di accoglienza Ambito:CONSORZIO DEI SERVIZI SOCIALI A6 APPROVATO CON DELIBERA DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE n. 05 DEL L Affidamento familiare Premessa Allo scopo di garantire le condizioni che favoriscono lo sviluppo psico-fisico del minore, qualora la famiglia di origine si trovi nell impossibilità temporanea di svolgere questo compito, è istituito il Servizio Affidi territoriale, in ottemperanza alla legge n. 184/83 e successive modifiche con la legge n. 149/01, nonché alla deliberazione della Giunta Regionale della Campania n. 644 del 30 aprile 2004 che dispone norme in materia di Linee d indirizzo per l affidamento familiare ; L Affido Familiare si realizza inserendo il minore in un nucleo affidatario, eterofamiliare o parentale, per un periodo di tempo definibile con il progetto elaborato congiuntamente dai Servizi Sociali Territoriali e dal Servizio Affidi. Il presente Regolamento è un riferimento normativo che definisce i criteri, i tempi e le modalità dell affidamento e gli impegni e i diritti dell Amministrazione, delle famiglie di origine e degli affidatari. L Affido Familiare è disposto, per ogni singola situazione, su proposta dei Servizi Sociali Territoriali convalidata dal Giudice Tutelare oppure dal Tribunali dei Minori. L ente responsabile titolare dell affido è il Comune di residenza del minore. L affido è la sperimentazione di una relazione familiare offerta ad un minore in difficoltà per preservarne il diritto a crescere in maniera equilibrata. E, al tempo stesso, un intervento di aiuto, di sostegno, di accompagnamento di genitori che mostrano difficoltà e/o carenze nello svolgimento del loro ruolo educativo e nella loro funzione affettiva e relazionale. La potenzialità terapeutica della famiglia affidataria sta nella dimensione di normalità e privatezza in cui si realizza la relazione con il bambino; il SAT, quale luogo di confluenza di diverse figure professionali e di differenziate logiche operative, oltre che luogo di promozione della cultura dell affido e quindi di sensibilizzazione e di coinvolgimento della comunità, garantirà che tale privatezza non diventi privatizzazione. L obiettivo della legge, cioè quello di privilegiare l interesse prioritario del bambino, deve essere assunto e condiviso come unico obiettivo da tutti gli operatori che entrano attivamente nel percorso dell affido. L interesse prioritario del bambino è rappresentato dalla soluzione più appropriata a ridurre la sua sofferenza tra quelle materialmente possibili. E, pertanto, necessaria una struttura operativa leggera, flessibile, capace di fornire gli interventi necessari, utilizzando funzionalmente le varie opportunità, anche alternativamente. Nel rispetto dello spirito della L 184/83, della L 149/01 e del Regolamento Regionale, si considera l affido come un intervento da differenziare in relazione alle esigenze del minore, per le opzioni possibili ed intercambiabili ( famiglie affidatarie, comunità di accoglienza), ma non differenziato rispetto ai contenuti operativi ed al valore riconosciuti all affido. Le problematiche che determinano l inaffidabilità di un genitore dovranno essere affrontate nell ambito del servizio territoriale di specifica competenza. 1
2 Sarà indispensabile, pertanto, definire un progetto individualizzato in integrazione fra il servizio di specifica competenza ed il SAT. Tali problemi andranno affrontati al di fuori dello spazio relazionale dell affido che è stato concepito come spazio alternativo e protetto per garantire il bambino. Si realizzerà una fase di accompagnamento post-affido la cui opportunità e durata sarà indicata in un apposito documento fatto sottoscrivere ai genitori. Nel percorso del post-affido potranno essere previsti incontri tra famiglie affidatarie e famiglie di origine. Tali incontri avranno significato di riscatto, di traguardo raggiunto e, per gli affidi giudiziari, rappresenterà il gratificante riconoscimento della ritrovata responsabilità e funzione genitoriale. Il contributo che può derivare da un esperienza di testimonianza positiva è certamente forte e può ulteriormente sostenere il processo di recupero e di ridefinizione del proprio assetto familiare per tutti e due i tipi di nucleo. Questo nella considerazione che anche la famiglia affidataria attraverserà una fase di riflessione e di riassestamento. Dovrà considerarsi positiva, si ribadisce, qualunque soluzione che, limitandone la sofferenza, privilegi l interesse del bambino. Il rientro in famiglia andrà preparato ed accompagnato dagli operatori che lo avranno seguito. Si garantirà al bambino, salvo diversa valutazione, di mantenere rapporti con gli affidatari che non devono essere cancellati dalla sua esperienza affettiva ed educativa. L equipe integrata curerà tutto il percorso dell affido, dalla formalizzazione degli atti necessari, all accompagnamento, al sostegno, alla vigilanza, alla valutazione delle dinamiche che si svilupperanno, alle modalità d incontro, alla individuazione degli interventi necessari per la famiglia di origine. Un intervento di aiuto che si sviluppa attraverso il coinvolgimento di più soggetti istituzionali deve poter fare riferimento a criteri chiaramente indicati, e formalmente assunti. Regolamento Affido Visto: la legge 184 del 4 maggio 1983 dispone norme in materia di Disciplina dell adozione e dell affidamento dei minori ; la legge 285 del 28 agosto 1997 dispone norme in materia di Disposizione per la promozione di diritti e di opportunità per l infanzia e l adolescenza ; la legge 328 del 08 novembre 2000 dispone norme in materia di Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali la legge 149 del 28 marzo 2001 dispone norme in materia di Diritto del Minore ad una famiglia (in modifica della legge 4 maggio 1983, n. 184, nonché del titolo VIII del libro primo del Codice Civile); il Regolamento n. 6 del 18 dicembre 2006 emanato dal Presidente della Regione Campania recante norme in materia di Regolamento concernente i servizi residenziali e semiresidenziali per anziani, persone diversamente abili e minori ; 2
3 la deliberazione della Giunta Regionale della Campania n. 644 del 30 aprile 2004 dispone norme in materia di Linee d indirizzo per l affidamento familiare ; la deliberazione della Giunta Regionale della Campania n del 16 settembre 2005 dispone norme in materia di Linee di indirizzo in materia di abuso e maltrattamento ; la deliberazione della Giunta Regionale n del 22 dicembre 2006 dispone norme in materia di Azioni regionali per l'infanzia, l'adolescenza e le responsabilità familiari contrasto all'istituzionalizzazione dei minori in difficoltà personali e/o socio-familiari. Sostegno affido temporaneo.. Art. 1 L esigenza dell affido L esigenza dell Affido può concretizzarsi: nel corso del processo di cura di un nucleo familiare come intervento di sostegno, recupero e promozione della relazione familiare; come risposta ad una contingenza non gestibile diversamente, o non più gestibile nella relazione con il nucleo familiare in trattamento; in emergenza, per situazioni di grave pregiudizio cui è esposto o rischia di essere esposto il minore. Vi è inoltre la possibilità dell affidamento etero familiare, predisposto dal Tribunale per i Minorenni a favore di minori, nei cui confronti è stata avviata una procedura di adottabilità non divenuta ancora definitiva. L affidamento a rischio giuridico va inserito nelle tipologie di affido che rientrano nella competenza del SAT fino alla data d inizio dell affidamento preadottivo. Art. 2 Compiti dei Servizi Sociali Territoriali Le procedure operative previste dal presente regolamento prendono avvio quando, nell ambito di un processo di aiuto ad un nucleo familiare, l ipotesi dell Affido cominci ad apparire come opportuna e produttiva. Presso il Consorzio dei Servizi Sociali A6 è operativo, un Servizio Affido Territoriale-SAT, al cui interno è attiva una equipe composta da uno psicologo e da un assistente sociale. Il SAT è deputato a sostenere tutte le procedure di affidamento che si realizzano nei rispettivi territori. L equipe del SAT verrà attivata dall assistente sociale del servizio territoriale che ha in carico il nucleo familiare e che da quel momento ne farà parte integrante. Tale attivazione potrà avvenire attraverso il proprio Referente per l Affido. Nella consapevolezza del rischio cui sono esposti i bambini che vivono in una condizione traumatica cronica, come richiamato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre che nell ottica della presa in carico globale, perché presenti in contesti familiari ad alta conflittualità o perché figli di tossicodipendenti e/o di malati psichiatrici, l attivazione del processo di affido, può prendere avvio anche dalla segnalazione di un Assistente Sociale di uno dei Servizi Socio -Sanitari dell ASL AV2. I Servizi Sociali Territoriali svolgono i seguenti compiti: 3
4 1. esprimono una diagnosi psico-sociale approfondita sul bambino e sulla situazione familiare, utilizzando tutti gli elementi di conoscenza esistenti, forniti anche da altri servizi; 2. collaborano con il Servizio Affidi per formulare il progetto di affido in ogni fase (avvio, in itinere e conclusione). Il progetto dovrà definire gli obiettivi, gli impegni del Servizio Affidi e delle famiglie, le modalità degli incontri tra i soggetti coinvolti; 3. l affidamento è realizzato con il lavoro integrato dei Servizi Sociali Territoriali e del Servizio Affidi, secondo un principio di corresponsabilità e sinergia progettuale. I Servizi Sociali Territoriali si occupano del bambino e della sua famiglia di origine, mentre il Servizio Affidi si occupa delle famiglie affidatarie. Garantendo in ogni fase del percorso il diritto all informazione chiara e corretta nei confronti delle persone coinvolte, gli operatori prevedono momenti di verifica con i soggetti coinvolti, in particolare: i Servizi Sociali con la famiglia di origine ed il minore; il Servizio Affidi con la famiglia affidataria. Art. 3 L Equipe Integrata Una volta attivata, l equipe integrata del SAT, risulterà così composta: Psicologo ed Assistente Sociale del SAT, Assistente Sociale territoriale e/o Assistente Sociale di uno dei servizi socio sanitari. Il Coordinamento sarà curato dal SAT, soggetto istituzionale su cui ricade la titolarità di tutto il percorso affido come indicato dalla delibera della giunta regionale n 644 del 30/4/2004. L Equipe Integrata procede alla valutazione, all analisi psico-sociale, ed alla definizione dei tempi di attuazione. La conoscenza delle esigenze del minore guiderà l equipe nell individuazione della famiglia o della struttura residenziale maggiormente rispondente al profilo dei bisogni rilevati. Il percorso si snoda secondo le seguenti fasi: 1. coinvolgimento, laddove opportuno, delle figure professionali socio-sanitarie dell ASL. 2. elaborazione di una prima valutazione di macrobiettivo, che stabilirà il percorso più adeguato al caso: affido a famiglia affidataria; affido a servizio residenziale; 3. individuazione, in caso di affido a famiglia, del potenziale nucleo ospitante e relativa convocazione per un primo confronto sul caso. Nel caso di Affido a famiglia particolare cura sarà riservata alla valutazione delle richieste di affido intra familiare, ponendo attenzione in particolare ai casi in cui l inadeguatezza genitoriale dovesse risultare generata, e/o fortemente condizionata dalle dinamiche negative della famiglia di origine. O, qualora, il contesto relazionale e di solidarietà della famiglia risulti essere stato carente o assente nelle fasi che hanno determinato la condizione che porta all affido. In tali casi sarà privilegiato l affido extra-familiare. La famiglia individuata, una volta accettato l affido, per la piena responsabilità che le riconosce la legge, sia quella nazionale che quella regionale, collaborerà con l equipe integrata relativamente ai contenuti, alle modalità, ai tempi. 4
5 5. individuazione, in caso di Affido a servizio residenziale, della o delle strutture maggiormente adatte alle esigenze del minore, e relativa convocazione dei responsabili per un primo confronto sul caso. Nel caso di Affido a servizio residenziale, una volta individuata la struttura maggiormente adatta alle esigenze del minore, si predispone il percorso di accoglienza. Tale percorso si snoda attraverso varie fasi successive che risultano essere sequenziali : a) anamnesi psico/sociale, prestando particolare attenzione alle informazioni circa i rapporti della famiglia e del minore con gli altri soggetti istituzionali (Asl, scuola, territorio) ed alle informazioni sulla situazione socio/economica, sul percorso scolastico, ed allo screening sanitario. Tali elementi saranno riportati nella scheda sociale che supporterà la richiesta di intervento al SAT. b) attività di conoscenza e di prima socializzazione; si curerà il momento dell incontro, al fine di rendere maggiormente significativa la fase di scoperta reciproca (il minore e la famiglia scoprono la comunità, il gruppo preesistente si presenta ed accoglie); laddove il territorio dovesse esprimere servizi diurni di qualità sostenuta, si privilegeranno momenti di interscambio; c) inserimento nella concreta vita comunitaria della struttura residenziale individuata, a meno di valutazione negativa previa individuazione di altra alternativa. Art.4. Compiti del Servizio Affidi 1. promuove iniziative di sensibilizzazione, pubblicizzazione e orientamento delle persone per favorire una cultura dell accoglienza. 2. individua e seleziona le persone interessate all affido attraverso un lavoro di informazione, formazione individuale e/o di gruppo riguardo gli aspetti giuridici, sociali e psicologici dell affidamento; 3. istituisce l Anagrafe degli affidatari ; 4. elabora un progetto mirato individuando gli obiettivi, la durata prevedibile, il programma d aiuto alla famiglia di origine, le caratteristiche della famiglia affidataria ritenute prioritarie per un possibile abbinamento; 5. formalizza l affidamento mediante gli atti amministrativi necessari, previa sottoscrizione di impegno da parte delle famiglie di origine e affidatarie; 6. cura i procedimenti nei confronti dell Autorità Giudiziaria, in particolare: inoltra il provvedimento di affido, se consensuale, al Giudice Tutelare per la esecutorietà; informa il Tribunale per i Minorenni in caso di affido non consensuale; 7. segue lo svolgimento dell affido mediante verifiche periodiche con gli operatori coinvolti nel progetto, le famiglie ed il bambino, predisponendo tutti gli interventi di sostegno necessari al bambino e alla sua famiglia; 8. vigila sull andamento dell affido e tiene costantemente informata l Autorità Giudiziaria; 9. assicura alla famiglia affidataria i contributi previsti dal presente regolamento; 10. valuta e prevede gli opportuni rimborsi alle famiglie affidatarie degli oneri sostenuti per interventi di cura e di particolare rilevanza per il progetto di affido da realizzare. 5
6 11. garantisce la copertura assicurativa per i danni subiti o arrecati dal minore in affido 12. collabora con gli operatori dei Servizi Territoriali per formulare il progetto di affidamento e per individuare le famiglie affidatarie ritenute più adeguate; 13. sostiene le famiglie affidatarie prima e durante l affido, condividendo con gli altri operatori frequenti momenti di verifica e promuovendo gruppi di famiglie affidatarie; 14. predispone una relazione sull andamento del Servizio da sottoporre al Consorzio dei Servizi Sociali A6, annualmente o su richiesta dei singoli Comuni; 15. crea la banca dati affido; 16. Il Servizio Affidi accoglie le segnalazioni di tutti i Comuni del Consorzio ed anche quelle provenienti da altre realtà territoriali, previa valutazione da parte dell'equipe del Servizio Affidi. Nel caso in cui il minore non è residente nell Ambito territoriale del Consorzio ma affidato ad affidatari residenti si garantirà l accesso alle agevolazioni, ai sussidi ed ai servizi che il Consorzio prevede per la popolazione minorile residente indipendentemente dal redito del nucleo affidatario. 18. Il Servizio Affidi e' il referente per il Tribunale per i Minorenni, per i servizi territoriali e per le istituzioni per quanto riguarda le famiglie affidatarie che hanno in accoglienza i minori. Art. 5 La Formalizzazione dell Affido a famiglia In relazione al grado di consapevolezza e di coinvolgimento e del consenso dei genitori o del tutore, l affido si distingue in consensuale e giudiziario. Nel caso di affido consensuale, il SAT, definite le scelte opportune, formalizzerà l affido inviando la richiesta di ratifica al Giudice Tutelare. In essa l assistente sociale titolare, indicherà con chiarezza, oltre agli elementi previsti dalla legge (durata, modalità, ) anche i contenuti essenziali del Progetto Socio Educativo ed una relazione sociale con i seguenti dati: le caratteristiche della relazione genitore/i figlio; la qualità dell accudimento; la consistenza, la modalità ed i contenuti della comunicazione familiare; le abitudini del nucleo familiare e del minore; la presenza di figure affettivamente significative. Le carenze relazionali non possono essere sottovalutate, taciute, ignorate, perché il mancato riferimento esplicito nella valutazione della qualità della relazione, comprometterà la qualità di qualunque intervento e si ripercuoterà negativamente sul minore. Inoltre, saranno indicati gli interventi che il Servizio Sociale professionale del Consorzio A6 e/o dell Ente di riferimento intende realizzare per la promozione ed il sostegno alla famiglia di origine. Le richieste di ratifica al Giudice Tutelare solleveranno progressivamente il Tribunale per i Minorenni dal carico di situazioni che non richiedono, soprattutto nel rispetto dei bambini, percorso di tribunalizzazione. Art. 6 La Formalizzazione dell Affido a Servizio Residenziale Una volta effettuato l inserimento del minore nella vita comunitaria, dopo un periodo iniziale di osservazione (max 30 giorni), il responsabile della struttura, in stretto collegamento con l equipe integrata, elabora il Progetto Educativo Individualizzato, definendo gli obiettivi a lungo, a medio, ed a breve termine; e le principali modalità di intervento necessarie per sostenere lo sviluppo armonico del minore, allo scopo di offrire esperienze tese all autoeducazione ed all autoderminazione, ciò per fare dell esperienza della vita comunitaria occasione di acquisizione di strumenti da poter utilizzare poi, nel proprio contesto di vita. 6
7 Accanto al PEI si elabora, d intesa con i principali attori del processo educativo (famiglia, comune, scuola, territorio), un Contratto Educativo, nel quale si indicano gli impegni di ciascuno, in relazione al miglioramento delle condizioni dell intero sistema relazionale nel quale il minore è inserito, allo scopo di sostenere lo sviluppo armonico della sua personalità. Art. 7 La formazione In riferimento a quanto previsto dal Regolamento Regionale il Consorzio dei Servizi Sociali A6 definirà i tempi e le modalità di realizzazione dei percorsi formativi diretti alle famiglie ed anche agli operatori dei servizi. Art. 8 Anagrafe delle Famiglie Affidatarie In aderenza a quanto previsto dal Regolamento Regionale la definizione e la gestione dell anagrafe delle famiglie affidatarie saranno definite nel rispetto e nella considerazione che va garantita alla famiglia affidataria ed all esperienza di affido dei bambini. Per quanto concerne l organizzazione e l utilizzo dei dati contenuti della banca dati dovranno rispondere ai criteri definiti dalla normativa sulla privacy e da quelli richiamati in premessa. Art. 9 Sostegno economico Il Consorzio dei Servizi Sociali A6 definirà l importo relativo al contributo economico da erogare ai Comuni che sostengono la spesa per ogni bambino in affido come previsto dalla normativa vigente, In relazione alle risorse appostate nella programmazione del Piano Sociale. Per l affidamento a rischio giuridico, il contributo va corrisposto fino alla data di inizio dell affidamento preadottivo. Art Conclusione dell affido L affidamento familiare cessa con provvedimento della stessa Autorità che lo ha disposto, valutato l interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà temporanea della famiglia di origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. Gli operatori dei Servizi Territoriali e del Servizio Affidi hanno il compito di: preparare la conclusione del progetto di affido; sostenere ed aiutare il bambino, la sua famiglia e la famiglia affidataria a realizzare il rientro; mantenere per il tempo necessario i rapporti tra la famiglia di origine, il minore e la famiglia affidataria ove opportuno. Atripalda, li 7
Regolamento Affido a Famiglie e/o Strutture di accoglienza

References: Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art.4
 Art. 5
 Art. 6
 Art. 7
 Art. 8
 Art. 9