Source: http://www.comune.torino.it/infogio/rivista/archivio/06_00/a0600p42.htm
Timestamp: 2015-11-27 11:48:04+00:00

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MA CHI È DALLA PARTE DEI BAMBINI?
Una sentenza della Corte di Corte di Cassazione apre la strada alla pedofilia legalizzata? Il parere di una nota psicanalista torinese e di un referente del Tribunale dei Minorenni di Torino.
di Laura Barbotto Nonostante i delitti così efferati di un'estate che avremo il dovere di ricordare, tra liste di proscrizione, commissioni speciali, provvedimenti di legge e mille altri tentativi di placare le ansie ad un'Italia pietrificata davanti alla sua infanzia così barbaramente violata, nessuno sembra ricordare le parole pesanti di una sentenza pronunciata nella scorsa primavera dalla Corte di Cassazione, proprio in merito alla legge 3 agosto 1998, n. 269, denominata "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù".
Oggi, in considerazione dei recenti fatti di cronaca e della polemica divenuta subito evento mediatico, è forse opportuno riportare alla mente proprio quella sentenza, per riflettere un po' sui suoi contenuti con un pizzico di quel "senno di poi" che, forse, potrà aiutarci a comprenderne la gravità.
Secondo la massima istituzione del sistema giudiziario italiano, la produzione di materiale pornografico avente per oggetto un minore è da considerarsi reato solo nel caso in cui essa sia effettivamente connotata da finalità di lucro, o di diffusione del materiale stesso. Con questa sentenza choc, a conferma delle conclusioni prodotte anche dai giudici del Tribunale di Torino, nel maggio scorso la Corte respinse il ricorso di un procuratore di Biella intervenuto contro un uomo di 45 anni, già condannato per violenza sessuale ai danni di un ragazzino tredicenne. Secondo l'accusa, nei confronti di quello stesso minore, l'uomo avrebbe dovuto rispondere anche del reato di "sfruttamento" per le numerose fotografie ad alto contenuto erotico da lui stesso scattate, seppure per il solo piacere personale.
Così, quando l'allarme pedofilia ancora sopiva tra le pagine dei nostri giornali, gli Italiani, oggi così agguerriti e pronti a difendere a spada tratta i loro bambini, lasciavano che una simile sentenza fosse pronunciata senza neppure batter ciglio, mentre la protesta di Telefono Azzurro e della Federazione Italiana Medici Pediatri suscitava solo reazioni sparute e di scarsa entità.
La colpa è tutta da imputarsi all'imprecisione dell'articolo 600-ter del Codice Penale e, ovviamente, della sua assurda interpretazione "pseudo-letterale", che ne svuota completamente il significato profondo, privandolo della sua reale efficacia ai fini di una tutela concreta del minorenne.
"Chiunque sfrutta minori degli anni diciotto al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre materiale pornografico è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da lire cinquanta milioni a lire cinquecento milioni". L'intoppo? Un verbo della lingua italiana che il legislatore lascia nella vaghezza; quello "sfruttare" che, secondo la Corte di Cassazione, rimanderebbe esclusivamente ad un'accezione economica del termine ed all'effettiva intenzione di diffondere il materiale prodotto, mentre nulla avrebbe a che vedere con il mero appagamento di istinti privati, seppur incomprensibili e perversi.
E' evidente come tutto questo sia in netto contrasto con le reazioni ai recenti fatti di cronaca e, a ben guardare, anche con un'altra sentenza depositata dalla Corte di Cassazione proprio sul finire dello scorso agosto, con la quale si sancisce l'esistenza del reato di "tentata corruzione" del minore anche quando un adulto si "limiti" ad invitarlo ad ascoltare le proprie fantasie sessuali, seppur senza denudarsi.
Secondo la Dr.ssa Margherita Muratore, psicanalista e presidente dell'Associazione Questione Psicanalitica di Torino, il fatto è gravissimo, soprattutto perché costituisce un precedente non felice nella gestione di una questione così spinosa. Gli atti di pedofilia, spiega la Muratore, seppur con il solo intento di produrre materiale pornografico, sono comunque da ricollegarsi ad un comportamento deviato sul piano di una sessualità anch'essa deviata. Il pedofilo è un soggetto non evoluto psicologicamente, con una libido ferma ad uno stadio infantile, seppur agganciata ad un corpo maturo e quindi capace di "normali" reazioni sessuali. Egli non è in grado di confrontarsi con individui adulti e rivolge le sue attenzioni verso i bambini, avviandoli prematuramente ad una pratica sessuale, anche se passiva, in un momento in cui il sessuale dovrebbe ancora avere una dimensione solo psichica, di concerto con un corpo ancora inadatto ad esperienze più concrete.
Il bambino, oggetto di compiacimenti morbosi rispetto ad alcune parti del suo corpo che diventano fonte di grande eccitazione per l'adulto, coglie immediatamente l'anomalia del comportamento di chi gli sta di fronte. Il suo normale vissuto viene infatti spostato in una dimensione ancora sconosciuta e prematura, in cui la genitalità, che nell'infanzia dovrebbe essere percepita solo parzialmente, gli viene invece presentificata anzitempo, causando gravi alterazioni al suo normale sviluppo.
Per il Dr. Castellani, referente del Tribunale dei Minori di Torino per quanto concerne i casi di pedofilia, la sentenza ha una sua logicità, seppur nell'ambito di una legge che necessita di urgenti revisioni. Se la Corte avesse confermato la sussistenza del reato di sfruttamento e quindi non avesse discriminato sul significato semantico del termine, si sarebbe trovata ad infliggere una pena addirittura più severa di quella già comminata all'accusato per il reato di abuso sessuale.
La lacuna della legge è evidente, sottolinea Castellani, proprio perché non esiste una generica norma incriminatrice ai danni di "chiunque" impieghi un minore per produrre materiale pornografico, a prescindere dai suoi scopi.
Se la legge è carente, osserva Castellani, poco felice è anche la scelta dei termini con i quali la Corte motiva il rigetto del ricorso, dal momento che essa parla di "uso puramente affettivo" delle fotografie stesse.
Secondo Castellani la legge è così carente, proprio a causa dell'estrema delicatezza dell'argomento e perché la giurisprudenza e la stessa opinione pubblica se ne occupano da troppo poco tempo. Il fatto stesso che l'Art. 1 della legge 296 enunci che l'Italia, aderendo ai principi della Convenzione sui diritti del fanciullo ed alla Dichiarazione finale della Conferenza mondiale di Stoccolma, persegue l'obiettivo primario di salvaguardare il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale, è un chiaro segnale della difficoltà che il legislatore italiano incontra nell'affrontare questo tema in modo autonomo, senza sollecitazioni esterne.
Oggi è ancora estremamente difficile, da parte delle istituzioni giudiziarie italiane, provvedere ad una tutela del minore realmente degna di questo nome. I processi troppo lunghi, ad esempio, rendono praticamente impossibile un coordinamento del Tribunale Ordinario con il Tribunale dei Minorenni, con il risultato che, spesso, le istituzioni preposte alla tutela dei fanciulli perdono completamente le tracce di persone pericolose e potenzialmente recidive.
In merito ai provvedimenti che la legge dovrebbe adottare per ricollocare psicologicamente le vittime di comportamenti pedofili, Castellani evidenzia le notevoli difficoltà che il Tribunale dei Minorenni incontra quotidianamente nella collaborazione con i servizi territoriali di psichiatria e neuropsichiatria infantile, a causa di un'insufficienza di organico ormai cronicizzata. Per sopperire a tali carenze la Regione Piemonte, con una delibera dello scorso maggio, ha introdotto la presenza di équipe specializzate presso A.S.L. e servizi sociali ed ha reso pubblico un documento denominato "Linee guida" che occorrerà tradurre nella pratica quanto prima.
La speranza, a questo punto, è che anche presso le istituzioni possa avvenire una reale presa di coscienza di un problema che va affrontato con coerenza, fermezza e senza brutti scivoloni, ma forse anche che il popolo divenga più attento e consapevole che l'infanzia, a volte, può essere tradita proprio dalla superficialità degli adulti.
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