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Timestamp: 2020-04-04 00:15:10+00:00

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La notifica dell’avviso di rilascio immobile impedisce l’inefficacia del sequestro giudiziario - iClouvell
Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione – sezione seconda civile – con ordinanza n. 22945 depositata il 13 settembre 2019
Un coerede ha chiesto al tribunale di Verona di dichiarare l’inefficacia del sequestro giudiziario dei beni facenti parte dell’asse ereditario del de cuius, sequestro disposto ante causam su richiesta dell’altro coerede.
Da qui il ricorso per cassazione articolato su tre motivi
La Suprema Corte, pur a fronte della intervenuta rinuncia agli atti del giudizio, ritualmente accettata dalla controricorrente, data la rilevanza nomofilattica e la particolare importanza delle questioni sollevate, ha ritenuto di dover comunque esaminare il merito del ricorso ai fini dell’enunciazione del principio di diritto ai sensi dell’art. 363 c.p.c. (cfr. S.U. 19051/2010).
Le questioni interpretative demandate alla Suprema Corte.
Rilevano i Giudici di Piazza Cavour che l’art. 670 comma primo, n. 1, c.p.c., prevedendo espressamente la possibilità di ottenere il sequestro giudiziario dell’azienda ove sussista la necessità di disporre la conservazione e la custodia dei beni che la compongano e ne sia controversa la proprietà o il possesso, considera unitariamente l’oggetto della misura, come entità non scomponibile nelle singole consistenze funzionalmente organizzate per l’esercizio dell’impresa.
Per i Giudici di legittimità, occorre considerare che il provvedimento ex art. 670 c.p.c., essendo rivolto a soddisfare esigenze custodiali e conservative, attinge necessariamente i singoli cespiti nella loro materialità, come può argomentarsi dall’art. 676 c.c.p. che, appunto, prevede che il giudice possa disporre le cautele idonee a rendere più sicura la custodia.
L’art. 677 comma primo c.p.c. – proseguono gli Ermellini – dispone che l’attuazione si compie a norma dell’art. 605 e ss. c.p.c. (precetto per consegna e per rilascio) in quanto applicabili. Il secondo comma prevede l’applicabilità dell’art. 608, comma primo c.p.c. ove il custode sia persona diversa dal detentore.
Secondo i Giudici Supremi, l’art. 677 c.p.c. è applicabile anche all’attuazione del sequestro di azienda, non ostandovi né il limite di compatibilità con le norme in tema di esecuzione per consegna e rilascio, né la particolare natura dell’oggetto del provvedimento.
Parimenti – proseguono i Giudici di Piazza Cavour – l’assoggettamento al regime dei beni mobili non è suscettibile di generalizzazioni: a date condizioni, ciascun bene aziendale può costituire oggetto di separati atti e rapporti giuridici ex art. 816 c.c. (cfr. Cass. 9460/2000 in tema di azione di restituzione di azienda ex art. 103, L. 267/1942, nel testo anteriore alle modifiche di cui al D.LGS. 5/2006; per la natura mobiliare dell’azienda, Cass. 9046/2004 in motivazione e Cass. 748/1961).
Limitandosi all’ipotesi in esame (azienda costituita da beni mobili ed immobili; custodia affidata ad un soggetto diverso dal detentore), per i Giudici della Suprema Corte il richiamo contenuto nell’art. 677 c.c. alle formalità dell’esecuzione per consegna e per rilascio (artt. 605 e ss. c.p.c.) va – dunque – adeguatamente valorizzato, dando prevalenza non già ad un’astratta considerazione dell’azienda quale universitas iuris di natura mobiliare (con quanto ne consegue riguardo ai profili strettamente attuativi), ma alle finalità pratiche del provvedimento, in modo che il custode possa validamente apprendere le singole consistenze nella loro materialità (art. 677 comma secondo c.p.c.).
Per gli immobili aziendali, l’attuazione ha – dunque – inizio con la notifica dell’avviso ex art. 608, comma primo, c.p.c. quale adempimento preliminare indispensabile per il rilascio, che – a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 2, comma terzo, lettera e), D.L. 35/2005, convertito con L. 80/2005, costituisce il primo atto dell’esecuzione e quindi, in virtù del richiamo contenuto nell’art. 677 c.p.c., anche dell’attuazione del sequestro.
Per ragioni di ordine sistematico – oltre che pratico – e all’esito del necessario bilanciamento degli interessi in conflitto, per i Giudici della Suprema Corte devono ritenersi applicabili anche all’ipotesi in esame i principi elaborati dalla giurisprudenza costituzionale in tema di scissione degli effetti della notifica tra notificante e notificato (Corte cost. 477/2002). Difatti, la consegna dell’avviso all’ufficiale giudiziario costituisce l’esclusivo atto di impulso che, nella sequenza procedimentale della fase attuativa, è nella disponibilità del sequestrante e che questi è tenuto – quindi – ad avviare per impedire la perenzione della misura, non derivandone alcun vulnus al diritto di difesa del sequestrato, che sin dal momento in cui ha notizia dell’avvio dell’attuazione, è in grado di sollecitare gli eventuali controlli di regolarità.
Infine, secondo i Giudici di legittimità, non contrastano con le soluzioni qui raggiunte i principi affermati da Cass. 11345/1992 e da Cass. 850/1967 (secondo cui non può ritenersi primo atto esecutivo, idoneo ad impedire la perenzione del sequestro, la notificazione dell’avviso di rilascio), dato che tali precedenti si riferiscono evidentemente ad un dato normativo ormai mutato. Attualmente, l’art. 608, comma primo, c.p.c. (richiamato dall’art. 677 c.p.c.) dispone – infatti – che l’esecuzione per rilascio ha inizio con la notifica dell’avviso.
Da qui l’estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso, con contestuale affermazione dei seguenti principi di diritto:
“Se il custode è persona diversa dal detentore e l’azienda è composta da beni mobili ed immobili, l’attuazione del sequestro è regolata dall’art. 677 c.p.c., e può compiersi con le formalità di cui agli artt. 605 per i mobili e quelle di cui all’art. 608 c.p.c. per gli immobili».
Sentenza interessante quella in rassegna in quanto opera un corretto e prudente bilanciamento di interessi.
Per evitare la dichiarazione di inefficacia del sequestro è sufficiente richiedere la notifica dell’avviso ex art. 608 c.p.c. entro il termine perentorio di trenta giorni dalla pronuncia, con la precisazione che, essendo anche in tale ipotesi operante il principio di scissione della notificazione degli atti, è sufficiente la consegna dell’avviso ex art. 608 c.p.c. all’ufficiale giudiziario.
La Suprema Corte precisa infine quali siano le norme applicabili nel caso in cui il custode sia persona diversa dal detentore e l’azienda sia composta da beni mobili ed immobili.
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Cantoniere - CREMONA
Istruttore direttivo contabile - VIBO VALENTIA

References: art. 670
 art. 816
 Cass. 
 art. 103
 Cass. 
 Cass. 
 art. 608
 Cass. 
 Cass. 

Sentenza 
 art. 608
 art. 608