Source: http://spiritoevitaeterna.blogspot.it/2010/02/
Timestamp: 2018-05-25 03:06:02+00:00

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Spirito e Vita: febbraio 2010
455. Che cosa comanda il quarto Comandamento? (I parte)
(Comp 455) Esso comanda di onorare e rispettare i nostri genitori e coloro che Dio, per il nostro bene, ha rivestito della sua autorità.
(CCC 2247) “Onora tuo padre e tua madre” (Dt 5,16; Mc 7,10). (CCC 2248) Secondo il quarto comandamento, Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori e coloro che egli, per il nostro bene, ha rivestito d'autorità.
(CCC 2196) Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei comandamenti, Gesù disse: “Il primo è: "Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". E il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Non c'è altro comandamento più importante di questo” (Mc 12,29-31). L'Apostolo san Paolo lo richiama: “Chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti, il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassumono in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore” (Rm 13,8-10). (CCC 2197) Il quarto comandamento apre la seconda tavola della Legge. Indica l'ordine della carità. Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori ai quali dobbiamo la vita e che ci hanno trasmesso la conoscenza di Dio. Siamo tenuti ad onorare e rispettare tutti coloro che Dio, per il nostro bene, ha rivestito della sua autorità.
(CCC 1897) “La convivenza fra gli esseri umani non può essere ordinata e feconda se in essa non è presente un'autorità legittima che assicuri l'ordine e contribuisca all'attuazione del bene comune in grado sufficiente” [Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris, 46]. Si chiama “autorità” il titolo in forza del quale persone o istituzioni promulgano leggi e danno ordini a degli uomini e si aspettano obbedienza da parte loro. (CCC 2198) Questo comandamento è espresso nella forma positiva di un dovere da compiere. Annunzia i comandamenti successivi, concernenti un rispetto particolare della vita, del matrimonio, dei beni terreni, della parola. Costituisce uno dei fondamenti della dottrina sociale della Chiesa. [CONTINUA]
(Continua la domanda: Che cosa comanda il quarto Comandamento?)
(Comp 454) Perché a tutti sia data la reale possibilità di godere di sufficiente riposo e di tempo libero che permettano loro di curare la vita religiosa, familiare, culturale e sociale; di disporre di un tempo propizio per la meditazione, la riflessione, il silenzio e lo studio; di dedicarsi alle opere di bene, in particolare a favore dei malati e degli anziani.
(CCC 2194) L'istituzione della domenica contribuisce a dare a tutti la possibilità di “godere di sufficiente riposo e tempo libero che permette loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 67]. (CCC 2195) Ogni cristiano deve evitare di imporre, senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore.
(CCC 2186) E' doveroso per i cristiani che dispongono di tempo libero ricordarsi dei loro fratelli che hanno i medesimi bisogni e i medesimi diritti e non possono riposarsi a causa della povertà e della miseria. Dalla pietà cristiana la domenica è tradizionalmente consacrata alle opere di bene e agli umili servizi di cui necessitano i malati, gli infermi, gli anziani. I cristiani santificheranno la domenica anche dando alla loro famiglia e ai loro parenti il tempo e le attenzioni che difficilmente si possono loro accordare negli altri giorni della settimana. La domenica è un tempo propizio per la riflessione, il silenzio, lo studio e la meditazione, che favoriscono la crescita della vita interiore e cristiana. (CCC 2188) Nel rispetto della libertà religiosa e del bene comune di tutti, i cristiani devono adoperarsi per far riconoscere dalle leggi le domeniche e i giorni di festa della Chiesa come giorni festivi. Spetta a loro offrire a tutti un esempio pubblico di preghiera, di rispetto e di gioia e difendere le loro tradizioni come un prezioso contributo alla vita spirituale della società umana. Se la legislazione del paese o altri motivi obbligano a lavorare la domenica, questo giorno sia tuttavia vissuto come il giorno della nostra liberazione, che ci fa partecipare a questa “adunanza festosa”, a questa “assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli” (Eb 12,22-23).
(CCC 2187) Santificare le domeniche e i giorni di festa esige un serio impegno comune. Ogni cristiano deve evitare di imporre, senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore. Quando i costumi (sport, ristoranti, ecc) e le necessità sociali (servizi pubblici, ecc) richiedono a certuni un lavoro domenicale, ognuno si senta responsabile di riservarsi un tempo sufficiente di libertà. I fedeli avranno cura, con moderazione e carità, di evitare gli eccessi e le violenze cui talvolta danno luogo i diversivi di massa. Nonostante le rigide esigenze dell'economia, i pubblici poteri vigileranno per assicurare ai cittadini un tempo destinato al riposo e al culto divino. I datori di lavoro hanno un obbligo analogo nei confronti dei loro dipendenti.
(Prossima domanda: Che cosa comanda il quarto Comandamento?)
Pubblicato da eticaescienza a 06:37
453. Come si santifica la domenica? (III parte)
453. Come si santifica la domenica? (III parte) (continuazione)
(Comp 453 ripetizione) I cristiani santificano la domenica e le altre feste di precetto partecipando all'Eucaristia del Signore, e astenendosi anche da quelle attività che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore o la necessaria distensione della mente e del corpo. Sono consentite le attività legate a necessità familiari o a servizi di grande utilità sociale, purché non creino abitudini pregiudizievoli alla santificazione della domenica, alla vita di famiglia e alla salute.
(CCC 2193) “La domenica e le altre feste di precetto i fedeli […] si astengano […] da quei lavori e da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo” [CIC canone 1247].
(CCC 2183) “Se per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica, si raccomanda vivamente che i fedeli prendano parte alla liturgia della Parola, se ve n'è qualcuna nella chiesa parrocchiale o in un altro luogo sacro, celebrata secondo le disposizioni del Vescovo diocesano, oppure attendano per un congruo tempo alla preghiera personalmente o in famiglia, o, secondo l'opportunità, in gruppi di famiglie” (CIC canone 1248, § 2). (CCC 2184) Come Dio “cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro” (Gen 2,2), così anche la vita dell'uomo è ritmata dal lavoro e dal riposo. L'istituzione del giorno del Signore contribuisce a dare a tutti la possibilità di “godere di sufficiente riposo e tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 67].
(CCC 2185) Durante la domenica e gli altri giorni festivi di precetto, i fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori o attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la necessaria distensione della mente e del corpo [CIC canone 1247]. Le necessità familiari o una grande utilità sociale costituiscono giustificazioni legittime di fronte al precetto del riposo domenicale. I fedeli vigileranno affinché legittime giustificazioni non creino abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita di famiglia e la salute. “L'amore della verità cerca il sacro tempo libero, la necessità dell'amore accetta il giusto lavoro” [Sant'Agostino, De civitate Dei, 19, 19: PL 41, 647]. [FINE]
(Prossima domanda: Perché è importante riconoscere civilmente la domenica come giorno festivo?)
453. Come si santifica la domenica? (II parte)
453. Come si santifica la domenica? (II parte) (continuazione)
(CCC 2180) Il precetto della Chiesa definisce e precisa la legge del Signore: “La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa” [CIC canone 1247]. “Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente” [CIC canone 1248]. (CCC 2181) L'Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l'agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all'Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti) o ne siano dispensati dal loro parroco [[CIC canone 1245]. Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave.
(CCC 2182) La partecipazione alla celebrazione comunitaria dell'Eucaristia domenicale è una testimonianza di appartenenza e di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. In questo modo i fedeli attestano la loro comunione nella fede e nella carità. Essi testimoniano al tempo stesso la santità di Dio e la loro speranza nella salvezza. Si rafforzano vicendevolmente sotto l'assistenza dello Spirito Santo. [CONTINUA]
(Continua la domanda: Come si santifica la domenica?)
453. Come si santifica la domenica? (I parte)
(Comp 453) I cristiani santificano la domenica e le altre feste di precetto partecipando all'Eucaristia del Signore, e astenendosi anche da quelle attività che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore o la necessaria distensione della mente e del corpo. Sono consentite le attività legate a necessità familiari o a servizi di grande utilità sociale, purché non creino abitudini pregiudizievoli alla santificazione della domenica, alla vita di famiglia e alla salute.
(CCC 2192) “Il giorno di domenica […] deve essere osservato in tutta la Chiesa come il primordiale giorno festivo di precetto” [CIC canone 1246, § 1]. “La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa” [CIC canone 1247].
(CCC 2177) La celebrazione domenicale del giorno e dell'Eucaristia del Signore sta al centro della vita della Chiesa. “Il giorno di domenica in cui si celebra il Mistero pasquale, per la Tradizione apostolica, deve essere osservato in tutta la Chiesa come il primordiale giorno festivo di precetto” [CIC canone 1246, § 1]. “Ugualmente devono essere osservati i giorni del Natale del Signore nostro Gesù Cristo, dell'Epifania, dell'Ascensione e del santissimo Corpo e Sangue di Cristo, della santa Madre di Dio Maria, della sua Immacolata Concezione e Assunzione, di san Giuseppe, dei santi Apostoli Pietro e Paolo, e infine di tutti i Santi” [CIC canone 1246, § 1]. (CCC 2178) Questa pratica dell'assemblea cristiana risale agli inizi dell'età apostolica [At 2,42-46; 1Cor 11,17]. La Lettera agli Ebrei ricorda: “Non disertando le nostre riunioni, come alcuni hanno l'abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda (Eb 10,25). La Tradizione conserva il ricordo di una esortazione sempre attuale: “Affrettarsi verso la chiesa, avvicinarsi al Signore e confessare i propri peccati, pentirsi durante la preghiera […]. Assistere alla santa e divina liturgia, terminare la propria preghiera e non uscirne prima del congedo. […] L'abbiamo spesso ripetuto: questo giorno vi è concesso per la preghiera e il riposo. E' il giorno fatto dal Signore. In esso rallegriamoci ed esultiamo” [Pseudo-Eusebio Alessandrino, Sermo de die Dominica: PG 86/1, 416 e 421].
(CCC 2179) “La parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell'ambito di una Chiesa particolare e la cui cura pastorale è affidata, sotto l'autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore” [CIC canone 515, § 1]. E' il luogo in cui tutti i fedeli possono essere convocati per la celebrazione domenicale dell'Eucaristia. La parrocchia inizia il popolo cristiano all'espressione ordinaria della vita liturgica, lo raduna in questa celebrazione; insegna la dottrina salvifica di Cristo; pratica la carità del Signore in opere buone e fraterne [Giovanni Paolo II Esort. Ap. Christifideles laici, 26]: “Tu non puoi pregare in casa come in chiesa, dove c'è il popolo di Dio raccolto, dove il grido è elevato a Dio con un cuore solo. Là c'è qualcosa di più, l'unisono degli spiriti, l'accordo delle anime, il legame della carità, le preghiere dei sacerdoti” [San Giovanni Crisostomo, De incomprehensibili Dei natura seu contra Anomaeos, 3, 6: PG 48, 725]. [CONTINUA]
(Comp 452) Perché la domenica è il giorno della Risurrezione di Cristo. Come «primo giorno della settimana» (Mc 16,2), essa richiama la prima creazione; come «ottavo giorno», che segue il sabato, significa la nuova creazione inaugurata con la Risurrezione di Cristo. E diventata così, per i cristiani, il primo di tutti i giorni e di tutte le feste: il giorno del Signore, nel quale egli, con la sua Pasqua, porta a compimento la verità spirituale del sabato ebraico ed annuncia il riposo eterno dell'uomo in Dio.
(CCC 2190) Il sabato, che rappresentava il compimento della prima creazione, è sostituito dalla domenica, che ricorda la nuova creazione, iniziata con la Risurrezione di Cristo. (CCC 2191) La Chiesa celebra il giorno della Risurrezione di Cristo nell'ottavo giorno, che si chiama giustamente giorno del Signore, o domenica [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 106].
(CCC 2176) La celebrazione della domenica attua la prescrizione morale naturalmente iscritta nel cuore dell'uomo “di rendere a Dio un culto esteriore, visibile, pubblico e regolare nel ricordo della sua benevolenza universale verso gli uomini” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 122, 4 c.]. Il culto domenicale è il compimento del precetto morale dell'Antica Alleanza, di cui riprende il ritmo e lo spirito celebrando ogni settimana il Creatore e il Redentore del suo popolo. (CCC 2175) La domenica si distingue nettamente dal sabato al quale, ogni settimana, cronologicamente succede, e del quale, per i cristiani, sostituisce la prescrizione rituale. Porta a compimento, nella pasqua di Cristo, la verità spirituale del sabato ebraico ed annuncia il riposo eterno dell'uomo in Dio. Infatti, il culto della legge preparava il mistero di Cristo, e ciò che vi si compiva prefigurava qualche aspetto relativo a Cristo [1Cor 10,11]: “Coloro che vivevano nell'antico ordine di cose si sono rivolti alla nuova speranza, non più guardando al sabato, ma vivendo secondo la domenica, giorno in cui è sorta la nostra vita, per la grazia del Signore e per la sua morte” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Magnesios, 9, 1].
(CCC 2174) Gesù è risorto dai morti “il primo giorno della settimana” (Mt 28,1; Mc 16,2; Lc 24,1; Gv 20,1). In quanto “primo giorno”, il giorno della Risurrezione di Cristo richiama la prima creazione. In quanto “ottavo giorno”, che segue il sabato [Mc 16,1; Mt 28,1], esso significa la nuova creazione inaugurata con la risurrezione di Cristo. E' diventato, per i cristiani, il primo di tutti i giorni, la prima di tutte le feste, il giorno del Signore (“e Kyriaké eméra”, “dies dominica”), la “domenica”: “Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del sole, poiché questo è il primo giorno [dopo il sabato, ma anche il primo giorno] nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, risuscitò dai morti” [San Giustino, Apologie, 1, 67: PG 6, 429-432].
(Prossima domanda: Come si santifica la domenica?)
(Comp 451) Gesù riconosce la santità del sabato e con autorità divina ne dà l'interpretazione autentica: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato» (Mc 2,27).
(CCC 2189) “Osserva il giorno di sabato per santificarlo” (Dt 5,12). “Il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore” (Es 31,15).
(CCC 592) Gesù non ha abolito la Legge del Sinai, ma l'ha portata a compimento [Mt 5,17-19] con una tale perfezione [Gv 8,46] da rivelarne il senso ultimo [Mt 5,33] e da riscattarne le trasgressioni [Eb 9,15]. (CCC 2173) Il Vangelo riferisce numerose occasioni nelle quali Gesù viene accusato di violare la legge del sabato. Ma Gesù non viola mai la santità di tale giorno [Mc 1,21; Gv 9,16]. Egli con autorità ne dà l'interpretazione autentica: “Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato”(Mc 2,27) Nella sua bontà, Cristo ritiene lecito in giorno di sabato fare il bene anziché il male, salvare una vita anziché toglierla (Mc 3,4). Il sabato è il giorno del Signore delle misericordie e dell'onore di Dio [Mt 12,5; Gv 7,23]. “Il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato” (Mc 2,28).
(CCC 582) Spingendosi oltre, Gesù dà compimento alla Legge sulla purità degli alimenti, tanto importante nella vita quotidiana giudaica, svelandone il senso “pedagogico” [Gal 3,24] con una interpretazione divina: “Tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo […]. Dichiarava così mondi tutti gli alimenti […]. Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore dell'uomo, escono le intenzioni cattive” (Mc 7,18-21). Dando con autorità divina l'interpretazione definitiva della Legge, Gesù si è trovato a scontrarsi con certi dottori della Legge, i quali non ne accettavano la sua interpretazione, sebbene fosse garantita dai segni divini che la accompagnavano [Gv 5,36; 10,25.37-38; 12,37]. Ciò vale soprattutto per la questione del sabato: Gesù ricorda, ricorrendo spesso ad argomentazioni rabbiniche [Mc 2,25-27; Gv 7,22-24], che il riposo del sabato non viene violato dal servizio di Dio [Mt 12,5; Nm 28,9] o del prossimo [Lc 13,15-16; 14,3-4], servizio che le guarigioni da lui operate compiono.
(Prossima domanda: Per quale motivo, per i cristiani, il sabato è stato sostituito dalla domenica?)
(Comp 450) Perché in giorno di sabato si fa memoria del riposo di Dio nel settimo giorno della creazione, come pure della liberazione d'Israele dalla schiavitù d'Egitto e dell'Alleanza che Dio ha sancito con il suo popolo.
(CCC 2189) “Osserva il giorno di sabato per santificarlo” (Dt 5,12). “Il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore” (Es 31,15)
(CCC 2168) Il terzo comandamento del Decalogo ricorda la santità del sabato: “Il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore” (Es 31,15). (CCC 2169) La Scrittura a questo proposito fa memoria della creazione: “Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro”(Es 20,11). (CCC 2170) La Scrittura rivela nel giorno del Signore anche un memoriale della liberazione di Israele dalla schiavitù d'Egitto: “Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato” (Dt 5,15).
(CCC 2171) Dio ha affidato a Israele il sabato perché lo rispetti in segno dell'Alleanza perenne [Es 31,16]. Il sabato è per il Signore, santamente riservato alla lode di Dio, della sua opera creatrice e delle sue azioni salvifiche in favore di Israele. (CCC 2172) L'agire di Dio è modello dell'agire umano. Se Dio nel settimo giorno “si è riposato” (Es 31,17), anche l'uomo deve “far riposo” e lasciare che gli altri, soprattutto i poveri, “possano goder quiete” (Es 23,12). Il sabato sospende le attività quotidiane e concede una tregua. E' un giorno di protesta contro le schiavitù del lavoro e il culto del denaro [Ne 13,15-22; 2Cr 36,21].
(Prossima domanda: Come si comporta Gesù nei confronti del sabato?)
(Comp 449) Lo spergiuro è fare, sotto giuramento, una promessa con l'intenzione di non mantenerla, oppure violare la promessa fatta sotto giuramento. È un peccato grave contro Dio, che è sempre fedele alle sue promesse.
(CCC 2163) Il falso giuramento chiama Dio come testimone di una menzogna. Lo spergiuro è una mancanza grave contro il Signore, sempre fedele alle sue promesse.
(CCC 2152) E' spergiuro colui che, sotto giuramento, fa una promessa con l'intenzione di non mantenerla, o che, dopo aver promesso sotto giuramento, non vi si attiene. Lo spergiuro costituisce una grave mancanza di rispetto verso il Signore di ogni parola. Impegnarsi con giuramento a compiere un'opera cattiva è contrario alla santità del nome divino. (CCC 2153) Gesù ha esposto il secondo comandamento nel discorso della montagna: “Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti!". Ma io vi dico: non giurate affatto […]. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5,33-34.37; Gc 5,12). Gesù insegna che ogni giuramento implica un riferimento a Dio e che la presenza di Dio e della sua verità deve essere onorata in ogni parola. La discrezione del ricorso a Dio nel parlare procede di pari passo con l'attenzione rispettosa per la sua presenza, testimoniata o schernita, in ogni nostra affermazione.
(CCC 2154) Seguendo san Paolo [2Cor 1,23; Gal 1,20], la Tradizione della Chiesa ha inteso che la parola di Gesù non si oppone al giuramento, allorché viene fatto per un motivo grave e giusto (per esempio davanti ad un tribunale). “Il giuramento, ossia l'invocazione del nome di Dio a testimonianza della verità, non può essere prestato se non secondo verità, prudenza e giustizia” [CIC canone 1199, § 1]. (CCC 2155) La santità del nome divino esige che non si faccia ricorso ad esso per cose futili e che non si presti giuramento in quelle circostanze in cui esso potrebbe essere interpretato come un'approvazione del potere da cui ingiustamente venisse richiesto. Quando il giuramento è esigito da autorità civili illegittime, può essere rifiutato. Deve esserlo allorché è richiesto per fini contrari alla dignità delle persone o alla comunione ecclesiale.
(Prossima domanda: Perché Dio «ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro» (Es 20,11)?)
(Comp 448) Perché cosi si chiama in causa Dio, che è la stessa verità, come testimone di una menzogna.
(CCC 2164) “Non giurare né per il Creatore, né per la creatura, se non con verità, per necessità e con riverenza” [Sant'Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 38].
(CCC 2150) Il secondo comandamento proibisce il falso giuramento. Fare promessa solenne o giurare è prendere Dio come testimone di ciò che si afferma. E' invocare la veracità divina a garanzia della propria veracità. Il giuramento impegna il nome del Signore. “Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome” (Dt 6,13).
(CCC 2151) Astenersi dal falso giuramento è un dovere verso Dio. Come Creatore e Signore, Dio è la norma di ogni verità. La parola umana è in accordo con Dio oppure in opposizione a lui che è la stessa verità. Quando il giuramento è veridico e legittimo, mette in luce il rapporto della parola umana con la verità di Dio. Il giuramento falso chiama Dio ad essere testimone di una menzogna.
(Prossima domanda: Che cos'è lo spergiuro?)

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