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Timestamp: 2020-08-15 20:34:30+00:00

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Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO QUARTO - Delle obbligazioni > Titolo II - Dei contratti in generale > Capo II - Dei requisiti del contratto > Sezione I - Dell'accordo delle parti > Articolo 1341
Articolo 1341 Codice civile
Le condizioni generali di contratto [1342, 1679, 2211] predisposte da uno dei contraenti(1) sono efficaci nei confronti dell'altro, se al momento della conclusione del contratto(2) questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l'ordinaria diligenza [1176, 1370].
In ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità [1229], facoltà di recedere dal contratto [1373] o di sospenderne l'esecuzione [1461], ovvero sanciscono a carico dell'altro contraente decadenze [2965], limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni [1462], restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi [1379, 1566, 2596], tacita proroga o rinnovazione del contratto [1597, 1899], clausole compromissorie [808 c.p.c.] o deroghe alla competenza dell'autorità giudiziaria [1370; 6, 28, 29, 30, 413 c.p.c.](3).
(1) Le clausole generali di contratto vengono utilizzate soprattutto nella contrattazione di massa, in cui la proposta contrattuale (1326 c.c.) è rivolta ad un elevato numero di soggetti, come, ad esempio, nei contratti di telefonia o in quelli energetici.
(2) E' essenziale che la conoscenza o conoscibilità si realizzi alla conclusione del contratto e non dopo, come ad esempio quando viene emesso lo scontrino fiscale dopo che il servizio è stato pagato.
(3) Tale comma fa un elenco di clausole vessatorie, cioè svantaggiose per chi ne subisce gli effetti, che necessitano di sottoscrizione autonoma per consentire allo stipulante di porre particolare attenzione, ed in assenza della quale esse sono nulle (1418 ss. c.c.).
La disciplina in esame si differenzia da quella contenuta nel c.d. Codice del consumo, D. lgs. 6 settembre 2005, n. 206, poiché, sul piano oggettivo, essa si applica nell'ambito della contrattazione di massa e dei contratti conclusi con moduli o formulari (1342 c.c.) e, sul piano soggettivo, essa prescinde dalle qualità (di consumatore e professionista) delle parti.
“ Relatio perfecta ”
Massime relative all'art. 1341 Codice civile
Cass. civ. n. 6753/2018
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6753 del 19 marzo 2018)
Cass. civ. n. 15237/2017
Le clausole inserite in un contratto stipulato per atto pubblico, ancorché si conformino alle condizioni poste da uno dei contraenti, non possono considerarsi come "predisposte" dal contraente medesimo ai sensi dell'art. 1341 c.c. e, pertanto, pur se vessatorie, non necessitano di specifica approvazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15237 del 20 giugno 2017)
Cass. civ. n. 20606/2016
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 20606 del 12 ottobre 2016)
Cass. civ. n. 22984/2015
Nel caso di condizioni generali di contratto, l'obbligo della specifica approvazione per iscritto a norma dell'art. 1341 c.c. della clausola vessatoria è rispettato anche nel caso di richiamo numerico a clausole, onerose e non, purché non cumulativo, salvo che quest'ultimo non sia accompagnato da un'indicazione, benché sommaria, del loro contenuto, ovvero che non sia prevista dalla legge una forma scritta per la valida stipula del contratto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22984 del 11 novembre 2015)
Cass. civ. n. 7605/2015
Un contratto è qualificabile "per adesione" secondo il disposto dell'art. 1341 cod. civ. - e come tale soggetto, per l'efficacia delle clausole cosiddette vessatorie, alla specifica approvazione per iscritto - solo quando sia destinato a regolare una serie indefinita di rapporti e sia stato predisposto unilateralmente da un contraente. Ne consegue che tale ipotesi non ricorre quando risulta che il negozio è stato concluso mediante trattative intercorse tra le parti.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7605 del 15 aprile 2015)
Cass. civ. n. 12708/2014
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 12708 del 5 giugno 2014)
Cass. civ. n. 17073/2013
La mera predisposizione, da parte di uno dei contraenti, del contenuto contrattuale è del tutto insufficiente a giustificare l'automatica applicazione al regolamento contrattuale della tutela apprestata negli artt. 1341 e 1342 c.c., occorrendo, in aggiunta, che tale regolamento risulti predisposto per essere adottato per una serie indefinita di rapporti, sicché la conclusione del contratto, da parte del contraente diverso dal predisponente, risulti avvenuta senza alcuna possibilità di incidere sul contenuto del contratto, potendo egli soltanto scegliere se stipulare o meno.
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 17073 del 10 luglio 2013)
Cass. civ. n. 14570/2012
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 14570 del 20 agosto 2012)
Cass. civ. n. 9492/2012
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 9492 del 11 giugno 2012)
Cass. civ. n. 8372/2010
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8372 del 8 aprile 2010)
Cass. civ. n. 6802/2010
La disciplina di tutela del consumatore posta dagli artt. 33 e ss. del d.l.vo 6 settembre 2005, n. 206 (c.d. Codice del consumo) prescinde dal tipo contrattuale prescelto dalle parti e dalla natura della prestazione oggetto del contratto, trovando applicazione sia in caso di predisposizione di moduli o formulari in vista dell'utilizzazione per una serie indefinita di rapporti, che di contratto singolarmente predisposto. Infatti, detta disciplina è volta a garantire il consumatore dalla unilaterale predisposizione e sostanziale imposizione del contenuto contrattuale da parte del professionista, quale possibile fonte di abuso sostanziantesi nella preclusione per il consumatore della possibilità di esplicare la propria autonomia contrattuale, con la conseguenza che la vessatorietà della clausola può ben attenere anche al rapporto contrattuale che sia stato singolarmente ed individualmente negoziato per lo specifico affare (come nella specie, concernente un contratto di appalto privato di lavori di ristrutturazione di un immobile), risultando, quindi, categoria diversa dall'onerosità ex art. 1341, secondo comma, c.c., con cui concorre unicamente nell'ipotesi, per l'appunto, di contratti unilateralmente predisposti da un contraente in base a moduli o formulari in vista dell'utilizzazione per una serie indefinita di rapporti.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6802 del 20 marzo 2010)
Cass. civ. n. 16394/2009
La mancata specifica approvazione per iscritto delle clausole onerose del contratto indicate nell'art. 1341 c.c. ne comporta la nullità, eccepibile da chiunque vi abbia interesse e rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento, ivi compresa la fase di legittimità dinanzi alla Corte di cassazione, semprechè i presupposti di fatto della detta nullità (carattere vessatorio della clausola ed inesistenza della prescritta approvazione specifica) risultino già acquisiti agli atti del processo.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16394 del 14 luglio 2009)
Cass. civ. n. 5346/2009
Una clausola aggiunta alle condizioni generali di contratto non ha, per ciò solo, natura vessatoria, e di conseguenza può essere ritenuta nulla per mancanza della doppia sottoscrizione, ai sensi dell'ars. 1341 cod. civ., soltanto ove il giudice motivi in modo adeguato circa le ragioni per cui ne ha ritenuto la vessatorietà.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5346 del 5 marzo 2009)
Cass. civ. n. 5733/2008
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5733 del 29 febbraio 2008)
Cass. civ. n. 19949/2007
In materia di appalto di opera pubblica, la disciplina delle clausole contrattuali vessatorie prevista dall'art. 1341, secondo comma, c.c., che si applica quando l'amministrazione appaltante predisponga unilateralmente la singola clausola, non è operante allorché i contraenti richiamino nella sua interezza il capitolato generale d'appalto come parte integrante del contratto, ricorrendo, in siffatta ipotesi, non la figura del contratto di adesione (con la conseguente soggezione a specifica approvazione per iscritto delle clausole onerose), bensì del contratto a relazione perfetta, in cui il riferimento al capitolato deve essere considerato come il risultato di una scelta concordata, diretta all'assunzione di uno schema al quale le parti si riportano con una formula denotante, sia pure in modo sintetico, l'effettiva conoscenza ed accettazione di tutte le clausole ivi contenute.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19949 del 26 settembre 2007)
Cass. civ. n. 11876/2007
Nella clausola di un contratto di assicurazione contro gli infortuni, che preveda una perizia contrattuale (con il deferimento ad un collegio di esperti degli accertamenti da espletare in base a regole tecniche e con l'impegno di accettarne le conclusioni come diretta espressione della volontà dei contraenti), è insita la temporanea rinunzia alla tutela giurisdizionale dei diritti nascenti dal rapporto contrattuale, nel senso che, prima e durante il corso della procedura contrattualmente prevista, le parti stesse non possono proporre davanti al giudice le azioni derivanti dal suddetto rapporto. Tale clausola non ha, peraltro, carattere compromissorio o, comunque, derogativo della competenza del giudice ordinario, e non rientra, pertanto, fra quelle da approvarsi specificamente per iscritto a norma degli art. 1341 e 1342 c.c. (Nella specie, la S.C. ha confermato l'impugnata sentenza di merito con la quale, in virtù di una clausola contemplante la necessità di ricorrere ad una perizia contrattuale, era stata ritenuta la temporanea improponibilità della domanda nella sede giudiziaria ordinaria di tutte le azioni derivanti dal dedotto contratto di assicurazione stipulato anteriormente all'entrata in vigore degli artt. 1469 bis e seguenti c.c., introdotti per effetto dell'art. 25 della legge irretroattiva n. 52 del 1996, e quindi sia della domanda dell'assicurato al pagamento dell'indennizzo che di quella di risarcimento del danno per inadempimento a detto obbligo di adempimento, senza che potesse assumere, al riguardo, alcun rilievo la qualificazione della domanda al fine di superare la ravvisata temporanea preclusione dell'azione giudiziaria, derivante dal mancato espletamento della perizia convenzionalmente pattuita).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11876 del 22 maggio 2007)
Cass. civ. n. 4436/2007
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4436 del 27 febbraio 2007)
Cass. civ. n. 10942/2006
In tema di contratti per adesione le caratteristiche che deve avere l'approvazione aggiuntiva della clausola vessatoria rispetto a quella del contratto sono la «specificità» e la «separatezza» che si relazionano alla sottoscrizione del contratto e vanno apprezzate in rapporto ad essa. Ne consegue che rispetta tali caratteristiche un modulo nel quale sono riportate le condizioni generali e fra queste una clausola determinativa di un foro esclusivo, seguite immediatamente dalla sottoscrizione dopo la dicitura «firma» collocata all'interno di una sorta di riquadro ed all'inizio di esso e seguita, sempre all'interno del riquadro, da indicazioni a stampa delle generalità e dell'indirizzo del sottoscrittore, corrispondentemente riempite, seguite a loro volta da una dicitura concernente l'approvazione specifica delle clausole vessatorie con indicazione del loro contenuto e fra queste di quella sul foro con l'indicazione «foro competente esclusivo» alle quali segue la seconda sottoscrizione. Infatti, la circostanza che l'approvazione sia compresa nell'ambito del suddetto riquadro non esclude la specificità dell'approvazione, tenuto conto che non incide affatto sulla riferibilità della sottoscrizione all'approvazione e non svolge nemmeno alcun rilievo contrario al richiamo dell'attenzione del sottoscrittore alla percezione del significato della clausola vessatoria, specie in ragione del fatto che le diciture relative alla generalità siano — come nella specie — ben distinte da quelle concernenti le clausole vessatorie e scritte con caratteri del tutto diversi.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10942 del 11 maggio 2006)
Cass. civ. n. 6314/2006
Affinché una clausola contrattuale possa considerarsi vessatoria, e come tale efficace solo se specificamente approvata per iscritto, non è sufficiente indicare che essa comporti l'alterazione del sinallagma contrattuale, ma è necessario specificare a quale ipotesi di vessatorietà tale clausola, inserita in condizioni generali di contratto, sia riconducibile. In particolare, per le clausole che prevedono la facoltà di recesso, è necessario ai fini della loro vessatorietà che essa sia prevista a favore del solo predisponente, mentre la facoltà di recesso concessa ad entrambe le parti non necessita di approvazione specifica ex art. 1341 c.c.
Ai fini dell'applicabilità della disciplina dettata dall'art. 1341, secondo comma, c.c., in merito alle clausole vessatorie contenute in condizioni generali di contratto, si ha contratto concluso a mezzo di moduli o formulari predisposti dal datore di lavoro (nella specie, un'azienda di credito) anche in caso di utilizzo da parte del datore di un documento informatico o file unilateralmente predisposto e destinato ad essere utilizzato per un numero indeterminato di rapporti, assimilabile al formulario in quanto documento-base destinato a fungere da modello per la riproduzione in un numero indeterminato di esemplari.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6314 del 22 marzo 2006)
Cass. civ. n. 4452/2006
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4452 del 28 febbraio 2006)
Cass. civ. n. 2277/2006
La clausola di un contratto di assicurazione, con la quale le parti conferiscono ad una o più persone il potere di effettuare una perizia contrattuale con accertamento sostitutivo della loro volontà e per esse vincolante, non ha carattere compromissorio o, comunque, derogativo della competenza del giudice ordinario, per cui non rientra fra quelle da approvarsi specificamente per iscritto a norma degli artt. 1341 e 1342 c.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2277 del 2 febbraio 2006)
Cass. civ. n. 19212/2005
La predisposizione, da parte di uno dei contraenti, di condizioni generali di contratto è un fatto costitutivo della pretesa di chi ha interesse a far valere l'inefficacia di una clausola vessatoria in mancanza di specifica approvazione per iscritto, onde quest'ultimo deve provare la ricorrenza di quella particolare fattispecie contrattuale, e la mancanza di tale prova è circostanza rilevabile d'ufficio, al di là della contestazione della controparte, in quanto attinente alla titolarità del diritto di adire il giudice per far valere, in mancanza dei presupposti, l'inefficacia di quella clausola.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19212 del 30 settembre 2005)
Cass. civ. n. 23560/2004
La specifica approvazione di una clausola vessatoria o onerosa, ai sensi dell'art. 1341 c.c., da parte del cd. contraente debole, non esige necessariamente che avvenga mediante l'apposizione della firma in calce alla dichiarazione di accettazione, potendo questa essere apposta anche a margine, purché il giudice, in ragione della mancanza dello spazio sufficiente per l'apposizione della firma in calce alla dichiarazione, o per rilievi di tipo diverso, abbia la certezza in ordine alla riferibilità del contenuto della dichiarazione al soggetto che ha apposto la firma.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23560 del 17 dicembre 2004)
Cass. civ. n. 1637/2002
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1637 del 6 febbraio 2002)
Cass. civ. n. 12203/2001
In materia di opera pubblica, la clausola del capitolato, che attribuisca a carico dell'appaltatore — in conformità di quanto stabilito dagli artt. 26 e 30 del capitolato generale di appalto del Ministero dei lavori pubblici approvato con il D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063 — decadenze conseguenti alla mancata iscrizione di corrispondenti riserve nel verbale di ripresa dei lavori, è efficace ancorché non approvata specificamente per iscritto, in quanto, ai fini dell'applicabilità dell'art. 1341, secondo comma, c.c. ai contratti di appalto di opera pubblica, è necessario che l'amministrazione appaltante predisponga unilateralmente la singola clausola contrattuale vessatoria, mentre detta norma non è operante allorché i contraenti richiamino nella sua interezza il capitolato generale d'appalto come parte integrante del contratto, in siffatta ipotesi ricorrendo la figura, non del contratto di adesione (con la conseguente soggezione a specifica approvazione per iscritto delle clausole onerose), bensì del contratto a relazione perfetta, nel quale il riferimento al capitolato deve essere considerato come il risultato di una scelta concordata, diretta all'assunzione di uno schema al quale le parti si riportano con una formula denotante, sia pure in modo sintetico, l'effettiva conoscenza ed accettazione di tutte le clausole ivi contenute.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12203 del 2 ottobre 2001)
Cass. civ. n. 569/2000
La mancata approvazione per iscritto delle clausole onerose indicate nell'art. 1341 c.c. ne comporta la nullità, eccepibile da chiunque vi abbia interesse e rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento, ivi compresa la fase di legittimità dinanzi alla Corte di cassazione, sempreché i presupposti di fatto della detta nullità (carattere vessatorio della clausola ed inesistenza della prescritta approvazione specifica) risultino già acquisiti agli atti del processo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 569 del 19 gennaio 2000)
Cass. civ. n. 6644/1999
Un contratto è qualificabile «per adesione», secondo il disposto dell'art. 1341 primo comma c.c., e come tale soggetto, per l'efficacia delle clausole cosiddette onerose, alla specifica approvazione per iscritto contemplata dal secondo comma di detta norma, solo quando, anche alla stregua del contenuto dei relativi patti, risulti predisposto unilateralmente da un contraente, in base a moduli o formulari, e non anche in ipotesi diverse, ed in particolare quando il negozio sia stato concluso a seguito e per effetto di trattative svoltesi tra le parti.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6644 del 26 giugno 1999)
Cass. civ. n. 3669/1999
Alle firme apposte — senza alcuna puntualizzazione al riguardo — dalle parti su ciascuno dei fogli separati dei quali sia composto un unico documento recante un contratto non può attribuirsi il significato e l'effetto di un'approvazione specifica delle singole clausole negoziali riportate sul foglio stesso, quale richiesta ai fini del secondo comma dell'art. 1341 c.c., atteso che da una parte tale firma ha solo il significato di attestare l'appartenenza del foglio e delle pattuizioni in esse riportate al complesso del documento e quindi dell'atto in esso contenuto e che d'altra parte mancano il richiamo individuante le singole clausole vessatorie e l'espressa dichiarazione di specifica approvazione delle stesse.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3669 del 14 aprile 1999)
Cass. civ. n. 5860/1998
Non sussiste il requisito della specifica approvazione — a pena di nullità rilevabile d'ufficio — della deroga convenzionale alla competenza territoriale a favore di un foro esclusivo se la sottoscrizione apposta sul modulo prestampato richiama genericamente gli artt. 1341, 1342 c.c. per tutte le condizioni generali di contratto, senza distinzione tra vessatorie e non, perché in tal modo non è adeguatamente richiamata l'attenzione del contraente debole sull'onerosità della clausola per lo sbilanciamento del sinallagma contrattuale a favore del predisponente, e pertanto l'accettazione può non esser consapevole.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5860 del 12 giugno 1998)
Cass. civ. n. 2849/1998
A norma dell'art. 1341, secondo comma c.c., affinché sia configurabile l'approvazione specifica delle clausole vessatorie, occorre che ciascuna delle clausole da approvare sia chiaramente individuata e richiamata in modo che si abbia la certezza che l'obbligato sia stato posto in grado di fermare la sua attenzione sul contenuto di ogni clausola richiamata. Non risponde alla suddetta esigenza la generica dichiarazione di aver preso conoscenza delle clausole contrattuali e di approvarle tutte.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2849 del 17 marzo 1998)
Cass. civ. n. 2152/1998
Pur se una clausola, predisposta unilateralmente, non è a carico soltanto dell'altro contraente, avendo effetto per entrambe le parti — nella specie tacita proroga o rinnovo del contratto in difetto di tempestiva disdetta — non perciò è sottratta alla necessità di specifica approvazione per iscritto, ai sensi dell'art. 1341 c.c., perché comunque colui che la propone ha preventivamente valutato i vantaggi derivantegli dalla accettazione di essa, a differenza del contraente per adesione, che perciò è necessario vi ponga particolare attenzione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2152 del 27 febbraio 1998)
Cass. civ. n. 8824/1996
In tema di appalto di opera pubblica, la clausola del capitolato particolare (o speciale), che attribuisca all'amministrazione committente (nella specie, un comune) la facoltà di ordinare «a seconda delle esigenze» la sospensione dei lavori senza che l'impresa appaltatrice possa formulare riserve, è efficace ancorché non approvata specificatamente per iscritto, in quanto l'obbligo dell'indicata approvazione non è configurabile in ordine alle condizioni che, sebbene predisposte da uno dei contraenti, non si riferiscono ad una serie indefinita di contratti e non possono, quindi, comprendersi tra le condizioni «generali» contemplate dall'art. 1341 del codice civile, risultando, invece contenute nel predetto capitolato, integrativo del contratto in concreto concluso e redatto in occasione della stipulazione di questo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8824 del 9 ottobre 1996)
La specifica approvazione scritta richiesta dall'art. 1341 c.c. per le clausole contrattuali onerose deve essere effettuata mediante una sottoscrizione separata e distinta da quella in calce alle condizioni generali del contratto predisposto dall'altra parte, senza che sia necessario, peraltro, che la distinta sottoscrizione segua una letterale enunciazione della clausola stessa, essendo sufficiente che tale sottoscrizione sia apposta dopo un'indicazione idonea a suscitare l'attenzione del sottoscrittore, quale quella che richiama il numero o il contenuto delle singole clausole onerose, e dovendo, altresì, ritenersi assolto l'obbligo imposto dall'art. 1341, secondo comma, c.c. anche quando le dette clausole siano individuate, nella dichiarazione di accettazione autonomamente sottoscritta, mediante il riferimento al numero d'ordine e all'oggetto di ciascuna clausola.
Cass. civ. n. 5024/1994
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5024 del 23 maggio 1994)
Cass. civ. n. 12183/1991
Ai fini della specifica approvazione per iscritto delle clausole c.d. vessatorie, l'esigenza della norma di cui al cpv. dell'art. 1341 c.c. non può ritenersi soddisfatta quando l'ulteriore sottoscrizione del testo contrattuale, già in precedenza sottoscritto, si riferisce non solo alle clausole onerose ma ad altre pattuizioni modificative od integrative del testo contrattuale in precedenza sottoscritto, atteso che in tal caso, il riferimento dell'ulteriore sottoscrizione alle clausole onerose si rivela inidoneo a garantire la specifica valutazione delle clausole stesse, non potendo la consapevolezza dell'onerosità delle clausole trarsi da elementi diversi da quello della specifica approvazione per iscritto richiesto dalla norma, onde la irrilevanza sia dell'avvenuta cancellazione di taluna delle clausole stesse, sia della contiguità della sottoscrizione alla stessa clausola di approvazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12183 del 14 novembre 1991)
Cass. civ. n. 11213/1991
La specifica approvazione per iscritto delle clausole cosiddette vessatorie (nella specie: deroga alla competenza territoriale) ai sensi dell'art. 1341, secondo comma, c.c. è requisito per l'opponibilità delle clausole medesime al contraente aderente (che è il solo legittimato a farne valere la mancanza), ma non anche per la loro efficacia nei confronti della stessa parte che le ha predisposte.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11213 del 23 ottobre 1991)
Cass. civ. n. 7763/1991
Con riguardo al concorso a pronostici del «totocalcio», che integra un contratto di natura privatistica (natura compatibile con l'approvazione ministeriale prevista per le attività di gioco riservate al Coni), le clausole fissate nell'apposito regolamento, ancorché di tipo vessatorio, quale quella che stabilisce un termine di decadenza per proporre eventuali reclami, sono vincolanti nei confronti del giocatore, pur senza la specifica approvazione per iscritto contemplata dall'art. 1341 c.c., atteso che questa trova equipollente nella grande pubblicità e diffusione del regolamento stesso, predisposte proprio al fine di richiamare l'attenzione dei partecipanti al gioco su tutte le condizioni ad esso inerenti.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7763 del 12 luglio 1991)
Cass. civ. n. 4638/1991
Ai fini della predisposizione del contratto e dell'approvazione specifica per iscritto delle clausole cosiddette vessatorie, di cui all'art. 1341 comma secondo c.c., non ha rilievo la potenzialità economica delle parti, neppure intesa nel senso della disponibilità esclusiva del bene oggetto del contratto, bensì soltanto la determinazione unilaterale della clausola; non è pertanto richiesta la specifica approvazione per iscritto delle clausole anzidette (nella specie clausole di deroga della competenza territoriale), quando il contratto sia stato specificamente formato con l'intervento delle parti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4638 del 27 aprile 1991)
Cass. civ. n. 9998/1990
Il requisito della specifica approvazione scritta che, ai sensi dell'art. 1341 c.c., condiziona la efficacia della clausola di deroga alla competenza territoriale, può dirsi soddisfatto anche attraverso la sottoscrizione — distinta da quella di approvazione delle condizioni generali del contratto — apposta dopo il richiamo, che può essere espresso nella sola forma numerica e/o di titolo, alla clausola in questione, in quanto tale richiamo permette al sottoscrittore di conoscere il contenuto della clausola e non fa dubitare che la stessa sia stata adeguatamente sottoposta al suo esame, anche se è riferito anche ad altre clausole onerose ed indicate separatamente attraverso riferimenti analoghi.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9998 del 11 ottobre 1990)
Cass. civ. n. 6043/1988
In tema di appalto di opere pubbliche, gli interessi (qualiticati come "moratori" dal secondo e terzo comma dell'art. 35 del D.P.R. n. 1063 del 1962, nonché dall'art. 4 della legge n. 741 del 1981) dovuti all'appaltatore per il ritardo nei pagamenti comprendono anche il risarcimento del maggior danno di cui all'art. 1224, secondo comma, c.c. ed, in quanto tali, costituiscono espressione della responsabilità contrattuale della P.A. appaltante (la cui colpa nel ritardo costituisce presupposto per la nascita dell'obbligo della corresponsione dei menzionati interessi), sicché, la clausola predisposta da quest'ultima e non oggetto di specifica contrattazione, con la quale l'appaltatore rinunzi al diritto agli interessi in caso di ritardato pagamento, costituisce condizione generale di contratto limitativa della responsabilità dell'amministrazione e, come tale, soggetta alla disciplina dell'art. 1341 c.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6043 del 17 giugno 1988)
Cass. civ. n. 9357/1987
Perché siano soddisfatte le esigenze di tutela del contraente in adesione la legge richiede che questi sia stato posto in condizione di conoscere le condizioni generali di contratto predisposte «usando l'ordinaria diligenza» (art. 1341, comma primo, c.c.) e — per quanto concerne le clausole di cui al secondo comma — che le abbia «approvate per iscritto». Ma a tal fine non occorre né che una distinta sottoscrizione segua la letterale enunciazione delle singole clausole, bastando la loro inequivoca individuazione attraverso idonee indicazioni (come quella del numero da cui sono contraddistinte) né che la clausola derogativa della competenza, in particolare, risulti posta in particolare evidenza mediante l'uso di diverso caratteri tipografico o altro speciale accorgimento, essendo sufficiente la precisa indicazione della clausola a richiamare l'attenzione del contraente che ne sottoscrive l'accettazione apponendovi una firma autonoma, distinta da quella inerente alle vere e proprie pattuizioni contrattuali.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9357 del 16 dicembre 1987)
Cass. civ. n. 7925/1987
Con riguardo alle clausole onerose indicate nell'art. 1341, secondo comma, c.c., è irrilevante una mera loro conoscenza da parte «dell'altro contraente», che non si concreti in una approvazione specifica per iscritto, non potendo lo stato soggettivo di quella parte surrogare l'assenza del requisito imposto imperativamente. Conseguentemente, costituendo la specifica approvazione scritta un requisito formale ad substantiam, lo stesso rigore formale è richiesto – a norma dell'art. 1399 c.c. – nel caso di contratto concluso dal rappresentante senza poteri (falsus procurator) anche nella ratifica delle suddette clausole, che vi siano inserite, atteso che quest'ultima deve avvenire con l'osservanza delle forme prescritte per la conclusione del contratto e, quindi, a fortiori, delle singole pattuizioni di cui esso consta.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7925 del 27 ottobre 1987)
Cass. civ. n. 2724/1987
In materia di condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti e di pattuizioni concluse mediante moduli e formulari, la necessità di specifica approvazione per iscritto delle clausole onerose ai sensi dell'art. 1341, secondo comma, c.c. sussiste anche riguardo ai contratti stipulati dalla pubblica amministrazione, quando questa utilizzi la propria autonomia negoziale ed il rapporto giuridico venga instaurato non in base ad un provvedimento amministrativo, bensì per una manifestazione di volontà dei contraenti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2724 del 18 marzo 1987)
Cass. civ. n. 22/1987
Il giudizio sul carattere vessatorio di una clausola del contratto può essere dato soltanto interpretandola nel contesto dell'interpretazione complessiva del contratto, per stabilirne il significato e la portata. Trattasi, conseguentemente, di giudizio che non può essere compiuto per la prima volta in sede di legittimità.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 22 del 8 gennaio 1987)
Cass. civ. n. 3407/1986
La mancanza del requisito della specifica approvazione per iscritto delle clausole onerose indicate nell'art. 1341, secondo comma c.c. determina la nullità assoluta delle stesse, eccepibile anche dalla parte che tali clausole abbia predisposto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3407 del 22 maggio 1986)
Cass. civ. n. 230/1986
I contratti cosiddetti per adesione, con riguardo ai quali l'art. 1341 comma secondo, c.c. impone la specifica approvazione per iscritto delle clausole vessatorie od onerose, sono quelli destinati a regolare una serie indefinita di rapporti, sia da un punto di vista sostanziale, ove predisposti da un contraente esplicante attività negoziale verso vari soggetti, sia anche da un punto di vista meramente formale, ove preordinati a mezzo di moduli o formulari utilizzabili in serie. Non vale, pertanto, a configurare l'ipotesi sub art. 1341, il fatto che il contenuto del contratto sia stato formulato da una sola delle parti negoziali in modo che l'altra debba accettarlo o ricusarlo in blocco senza concorre alla sua formazione, quando lo schema e le condizioni predisposte non siano destinate a servire ad una serie indefinita di contratti.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 230 del 16 gennaio 1986)
Cass. civ. n. 4179/1985
Con riguardo alle cosiddette clausole onerose, quale quella che, in deroga ai criteri legali, indichi in via esclusiva un foro territorialmente competente, il requisito della specifica approvazione per iscritto, ai sensi ed agli effetti dell'art. 1341 secondo comma c.c., non può ritenersi soddisfatto da un'unica sottoscrizione, che venga apposta dal contraente «per adesione» ad un foglio predisposto a stampa e contenente anche clausole non onerose, senza un espresso richiamo di detto patto derogatorio, difettando in tale ipotesi uno stretto collegamento fra il patto medesimo e la firma, idoneo ad evidenziare che esso sia stato singolarmente preso in esame del sottoscrittore.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4179 del 16 luglio 1985)
Cass. civ. n. 178/1982
Poiché gli artt. 1341 e 1342 c.c., che disciplinano le condizioni generali del contratto predisposte da uno dei contraenti e le pattuizioni concluse mediante moduli e formulari, in quanto preordinati alla tutela del contraente più debole, non sono applicabili ai contratti stipulati dalla pubblica amministrazione, il cui operato è istituzionalmente ispirato a finalità di interesse generale e di imparzialità e giustizia, è perfettamente valida ed efficace tra le parti, pur in difetto di specifica approvazione per iscritto, la clausola del capitolato generale per gli appalti dipendenti dal ministero dei lavori pubblici approvato con il decreto ministeriale 28 maggio 1895, richiamata nel capitolato particolare ed in contratto, secondo la quale tutte le controversie tra pubblica amministrazione ed appaltatore sono devolute alla decisione di un collegio arbitrale; ciò, tanto più se il contratto sia stato stipulato a seguito di trattativa privata, con conseguente accentuazione della posizione di parità dei contraenti in sede di redazione del regolamento di interessi.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 178 del 13 gennaio 1982)
Cass. civ. n. 3989/1977
La specifica approvazione per iscritto, richiesta per l'efficacia di una clausola vessatoria od onerosa inserita in condizioni generali di contratto (art. 1341 secondo comma c.c.), non è necessaria ove la clausola medesima (nella specie, clausola compromissoria), ancorché contenuta in contratto predisposto da una delle parti, risulti il frutto di particolari trattative con l'altra parte, e, quindi, non sia stata oggetto di approvazione per mera adesione.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 3989 del 15 settembre 1977)
Cass. civ. n. 4501/1976
La specifica approvazione per iscritto delle cosiddette condizioni vessatorie di contratto incluse in moduli e formulari predisposti per disciplinare in modo uniforme determinati rapporti contrattuali (art. 1342 c.c.) deve avvenire con sottoscrizione autonoma, separata, specifica e distinta rispetto a quella relativa alle altre clausole del contratto. Questa esigenza non è soddisfatta allorché; nel modulo predisposto, sottoscritta una generica stipulazione del contratto, venga apposta altra firma in calce a separata formulazione a stampa delle numerose clausole del contratto, la quale si concluda con dichiarazione — anch'essa predisposta, sia pure con caratteri tipografici più grossi - di accettazione delle condizioni particolarmente onerose contenute nella formulazione medesima.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4501 del 29 novembre 1976)
Cass. civ. n. 1450/1976
Al fine di potersi ritenere specificamente approvata per iscritto una clausola vessatoria (nella specie: clausola derogatoria della competenza territoriale) è necessaria una sottoscrizione distinta da quella con cui si accetta il contratto nel suo complesso, che faccia seguito alla loro puntuale identificazione; non è sufficiente, a tal fine, che la singola clausola vessatoria risulti evidenziata nel contesto del contratto, perché essa possa ritenersi riconosciuta ed accettata dalla controparte, e pertanto l'approvazione è esclusa quando la sottoscrizione sia stata unica, senza che rilevi la collocazione della clausola immediatamente prima della sottoscrizione o la sua stampa in caratteri tipografici evidenziati.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1450 del 23 aprile 1976)
La questione della inefficacia di una clausola contrattuale che si dica vessatoria e che non sia stata specificamente approvata per iscritto a norma dell'art. 1341 c.c. si pone, rispetto alla domanda basata sull'applicazione della clausola, come deduzione difensiva priva del valore di eccezione in senso tecnico, proponibile cioè solo dalla parte interessata: spetta infatti al giudice, a prescindere dalla sollecitazione delle parti, verificare la fondatezza della domanda proposta in giudizio e quindi anche i presupposti e le condizioni richiesti dalla legge per la validità e l'efficacia della clausola contrattuale, in base alla quale la domanda è fatta valere, senza cadere con ciò nel vizio di ultrapetizione, anche se la determinazione del regolamento formale che la clausola deve osservare, in relazione al suo contenuto e alla sua qualificazione nell'ordinamento giuridico, contrasti con le opinioni espresse dalle parti.
Cass. civ. n. 1789/1975
Qualora fra le condizioni generali del contratto siano inserite più clausole onerose, fra le quali rientra la deroga convenzionale alla competenza per territorio, per assolvere l'obbligo imposto dal secondo comma dell'art. 1341 c.c. è sufficiente un'unica dichiarazione, autonomamente sottoscritta, che identifichi le clausole medesime con indicazioni idonee, non richiedendosi una distinta specifica approvazione scritta per ogni singola clausola.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1789 del 9 maggio 1975)
Cass. civ. n. 1784/1975
Il preteso carattere vessatorio di una clausola contrattuale e la mancata sua specifica approvazione per iscritto non possono essere dedotti per la prima volta nel ricorso per cassazione, poiché nel giudizio di legittimità non è consentita la proposizione di nuovi temi di contestazione, salve le questioni rilevabili d'ufficio ed i nuovi profili di diritto fondati sugli elementi di fatto già dedotti.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1784 del 7 maggio 1975)
Cass. civ. n. 1000/1972
Anche quando in un contratto stilato su schemi precostituiti da una parte si rinvenga qualche elemento (ad esempio una clausola particolare) che risale all'iniziativa o alla collaborazione della controparte, tale modificazione non vale ad escludere che trattasi pur sempre di un contratto per adesione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1000 del 28 marzo 1972)
Cass. civ. n. 2555/1971
La interpretazione estensiva dell'art. 1341 c.c. — non incompatibile, a differenza dell'interpretazione analogica, con il carattere tassativo della norma — sviluppata attraverso l'approfondimento della ratio di questa, che consiste nella salvaguardia del contraente per adesione da situazioni di particolare sfavore, consente di allargare l'elencazione codificata alla inclusione di ipotesi che, non espressamente indicate, sono però accomunate da una medesima ratio a quelle specificamente contemplate, tanto da non potersi ritenere estranee al pensiero del legislatore.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2555 del 19 agosto 1971)
Cass. civ. n. 516/1971
L'approvazione specifica di una delle clausole considerate dall'art. 1341 c.c., non deve essere necessariamente incorporata nel contratto stesso che contiene la clausola, ma può essere contenuta in un separato documento, pure predisposto dalla controparte, sempreché ne risulti sicuramente individuata la singola clausola cui l'approvazione si riferisce: il che basta a garantire che l'attenzione del contraente sia stata particolarmente sollecitata sulla clausola onerosa e che questa sia stata consapevolmente accettata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 516 del 2 marzo 1971)
Il lavoro nella Gig Economy - 19/09/2019
relative all'articolo 1341 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1341 Codice civile - Condizioni generali di contratto | Quesito Q202024981
Marco L. A. chiede
venerdì 21/02/2020 - Lombardia
“Buongiorno, scaduto il mandato di una prima, ho affidato un incarico di mediazione immobiliare, per la vendita di un immobile a una seconda agenzia, firmando anche una clausola inserita a penna, dove si diceva che nel caso avessi venduto la casa a un cliente presentato dalla prima agenzia, avrei dovuto comunque riconoscere una provvigione ridotta del 50% sul 3% convenuto.
Dopo soli tre mesi, con di mezzo le feste Natalizie, è andata così : in mancanza di altre ho accettato un' offerta da uno di quei nominativi che erano stati forniti alla seconda agenzia in una apposita lista. Fatta salva la mia dabbenaggine nel firmare una clausola così vessatoria, mi trovo a dover pagare la stessa cifra alla prima e alla seconda agenzia (richiesta con causale 'penale per recesso anticipato'), avendo lavorato quest'ultima un decimo della prima.
Tanto più avendo richiesto una riduzione dell'importo che mi è stata rifiutata.
Attendo istruzioni per fornire copia dei documenti.
Consulenza legale i 02/03/2020
Per dare risposta al quesito è necessario individuare la natura della clausola aggiunta, a penna, in calce al contratto sottoscritto con la seconda agenzia immobiliare.
A parere di chi scrive, si tratta effettivamente di una clausola penale, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1382 del c.c., che la definisce come “la clausola con cui si conviene che, in caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento, uno dei contraenti è tenuto a una determinata prestazione”.
L’effetto peculiare di questo tipo di patto è quello di limitare il risarcimento alla prestazione promessa, se non è stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore. Inoltre, precisa la norma, la penale è dovuta indipendentemente dalla prova del danno.
Nel nostro caso l’inadempimento, da parte del proprietario dell’immobile da vendere, consiste nella violazione dell’accordo di esclusiva contenuto al punto 9) del contratto, che peraltro è stato oggetto di specifica approvazione per iscritto, così come il successivo punto 10) che prevede la misura della penale in caso di violazione del patto di esclusiva, fissandola nella percentuale del novanta per cento della provvigione.
Anzi, la clausola aggiunta a penna addirittura riduce l’importo della penale al cinquanta per cento, limitatamente ai casi in cui l’acquisto sia concluso, sempre in violazione del patto di esclusiva, con uno degli aspiranti acquirenti presentati dall’agenzia immobiliare precedentemente incaricata, cosa che poi è appunto avvenuta.
Ora, inquadrata la clausola in esame come clausola penale, dal punto di vista della disciplina contenuta nel codice civile, e precisamente nel secondo comma dell’art. 1341 del c.c., l’opinione prevalente esclude che la penale costituisca “clausola vessatoria” (si veda in proposito Cass. Civ., Sez. III, 20744/2004: “la clausola penale, espressamente prevista dagli artt. 1382 c.c. e ss., non è riconducibile ad alcuna delle ipotesi di clausole vessatorie tassativamente previste dall'art. 1341 c.c.)”.
Pertanto non si pone neppure il problema di stabilire se la clausola di cui si tratta possa o meno considerarsi specificamente approvata per iscritto, come richiesto dal secondo comma dell’art. 1341 c.c.
Rimane da esaminare la questione dell’eventuale applicabilità della speciale disciplina delle clausole vessatorie nei contratti conclusi tra professionista e consumatore, prevista dall’art. 33 del D. Lgs. 206/2005 (Codice del consumo).
Si tratta di una disciplina applicabile, almeno astrattamente, al nostro caso, in cui il proprietario dell’immobile agisce al di fuori dell’attività professionale eventualmente svolta, secondo la definizione contenuta nello stesso Codice del consumo.
Tuttavia, l’art. 33 del D. Lgs. 206/2005, dopo aver stabilito che, nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista, si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, elenca al secondo comma le clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria.
Ora, la lettera f) del secondo comma prevede che la clausola penale è considerata vessatoria fino a prova contraria solo quando sia di “importo manifestamente eccessivo”.
Non pare che, nel nostro caso, la clausola aggiunta in calce - che peraltro, come già sottolineato, riduce dal novanta al cinquanta per cento, limitatamente ai nominativi compresi nell’elenco, l’ammontare della penale per l’ipotesi di violazione del patto di esclusiva - possa considerarsi vessatoria ai sensi dell’art. 33 del Codice del consumo.
Inoltre, va anche considerato che, per l’art. 34 del medesimo Codice, nel contratto concluso mediante sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, il professionista può provare che le clausole o gli elementi di clausola - anche ove unilateralmente predisposti - siano stati oggetto di specifica trattativa con il consumatore.
Norma di riferimento: Articolo 1341 Codice civile - Condizioni generali di contratto | Quesito Q201924392
ELDA C. chiede
martedì 26/11/2019 - Liguria
“HO CONTRATTO UN MUTUO CON UNA SOCIETA' DI PERSONE (SAS) NELL ANNO 2009.
TALE ATTO DI MUTUO CONTIENE UNA CLAUSOLA CHE PREVEDE UNA MAGGIORAZIONE DEL TASSO DI 2 PUNTI PERCENTUALI SE VIENE CAMBIATO IL CONTO PER ADDEBITO DELLA RATA. PUO' ESSERE CONSIDERATA VESSATORIA ?
DESIDERO APRIRE UN SX NEI CONFRONTI DEL NOTAIO POICHE' TALI CLAUSOLE HANNO RESO DI PER SE IMPOSSIBILE LA SURROGA
Il quesito prospettato, per una sua compiuta risposta, impone di fare alcuni brevi cenni sulle clausole vessatorie ex art. 1341 del c.c., alle lettura integrale del quale si rimanda.
Il primo comma del sopracitato art. 1341 c.c. si occupa, come si può leggere nel testo della norma, di tutte quelle condizioni generali che vengono predisposte unilateralmente da uno dei contraenti; in tali casi, la norma richiede, ai fini dell’efficacia delle condizioni generali, la conoscenza o conoscibilità da parte dell’altro contraente di dette condizioni.
Il secondo comma del medesimo art. 1341 c.c., invece, si occupa della clausole vessatorie, che il codice si preoccupa di elencare tassativamente; in relazione a dette clausole, il medesimo secondo comma richiede la loro approvazione specifica da parte del contraente contro cui vengono predisposte.
Ciò premesso, si può, ora, procedere con la risposta al quesito formulato.
Tra le clausole vessatorie, di cui il secondo comma dell’art. 1341 c.c., come sopra detto, fornisce un elenco tassativo, vi sono anche quelle che “sanciscono a carico dell'altro contraente … restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi”.
Ebbene, la clausola, menzionata nel quesito, potrebbe essere ricondotta tra quelle che comportano una limitazione nell’autonomia contrattuale da parte del contraente, atteso che la modifica del conto corrente d’appoggio del mutuo comporterebbe una maggiorazione del tasso di interesse applicato alla rata di detto mutuo, con ciò di fatto incidendo sulla libertà contrattuale del contraente.
Se così fosse, detta clausola potrebbe essere astrattamente vessatoria ai sensi dell’art. 1341, secondo comma, c.c e, pertanto, per la sua efficacia, sarebbe richiesta una approvazione specifica da parte del contraente contro cui è stata predisposta.
Tuttavia, si deve evidenziare come la giurisprudenza di legittimità non ritenga necessaria l’approvazione specifica per siffatte clausole, laddove esse si trovino inserite in atti pubblici, come nel caso di specie: “Le clausole inserite in un contratto stipulato per atto pubblico, ancorché si conformino alle condizioni poste da uno dei contraenti, non possono considerarsi come "predisposte" dal contraente medesimo ai sensi dell'art. 1341 c.c. e, pertanto, pur se vessatorie, non necessitano di specifica approvazione” (Cass. civ. Sez. II, 20/06/2017, n. 15237).
Alla luce dell’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, non sembra potersi ritenere che la mancata approvazione specifica di dette clausole, seppur vessatorie, possa comportare, come conseguenza, la loro inefficacia e, di conseguenza, aprire la strada per eventuali azioni contro la Banca.
Parimenti difficile risulta sostenere la responsabilità del notaio rogante, il quale deve effettuare solo un controllo di legittimità sostanziale dei contenuti delle clausole predisposte, ma non ha alcun onere di evidenziare quali clausole comportino uno squilibrio contrattuale.
Norma di riferimento: Articolo 1341 Codice civile - Condizioni generali di contratto | Quesito Q201923736
domenica 28/07/2019 - Lazio
“Una società è stata convocata da un Banca presso cui aveva un affidamento per comunicargli la cessazione del rapporto con il rientro della somma risultante debitrice a quel momento. La società comunicava che gli era impossibile e chiedeva una rateazione dell'importo.
La Banca accettava ma gli imponeva di sottoscrivere un atto di moratoria . Una della clausole essenziali per poter accettare la rateazione è la seguente:
" di rinunciare fin d'ora irrevocabilmente e nel modo più pieno ad opporre eccezioni in ordine alla piena validità ed efficacia giuridiche dei contratti9, titoli e rapporti dai quali trae origine la suddetta esposizione".
Senza farci leggere tutte clausole, purtroppo la società ha firmato l'atto. E' possibile impugnare il predetto atto considerando anche la clausola vessatoria che ha imposto firmare.
Consulenza legale i 20/08/2019
Alla luce dell’esame della documentazione fornita, quello che nel quesito viene definito “atto di moratoria” è in realtà, più precisamente, un atto di ricognizione di debito, o riconoscimento del debito, ex art. 1988 del c.c., in cui contestualmente si prevede il pagamento rateale della somma che il debitore ha ammesso di dover pagare.
Infatti l’art. 1988 c.c., il quale disciplina sia la ricognizione di debito che la promessa di pagamento, stabilisce che questi due atti dispensano colui a favore del quale sono fatti dall'onere di provare il rapporto fondamentale: pertanto l'esistenza di questo si presume fino a prova contraria.
Come ha spiegato la giurisprudenza, “la ricognizione di debito non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha solo effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, determinando, ex art. 1988 c.c., un'astrazione meramente processuale della "causa debendi", da cui deriva una semplice "relevatio ab onere probandi" che dispensa il destinatario della dichiarazione dall'onere di provare quel rapporto, che si presume fino a prova contraria, ma dalla cui esistenza o validità non può prescindersi sotto il profilo sostanziale, venendo, così, meno ogni effetto vincolante della ricognizione stessa ove rimanga giudizialmente provato che il rapporto suddetto non è mai sorto, o è invalido, o si è estinto, ovvero che esista una condizione o un altro elemento ad esso attinente che possa comunque incidere sull'obbligazione derivante dal riconoscimento” (così Cass. Civ., Sez. I, sentenza n. 20689/2016).
Pertanto il riconoscimento del debito non comporta, di per sé, la rinuncia a far valere eventuali cause di invalidità del rapporto sottostante.
Rimane a questo punto da verificare la validità della clausola, inserita nell’atto in oggetto, che appunto prevede espressamente la rinuncia del debitore “ad opporre eccezioni in ordine alla piena validità ed efficacia giuridiche dei contratti, titoli e rapporti dai quali trae origine la suddetta esposizione”.
A prima vista, una simile clausola sembrerebbe rientrare nell’ambito delle cosiddette clausole vessatorie, previste dal secondo comma dell’art. 1341 c.c.: in particolare, si tratterebbe di una clausola che sancisce “limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni”. La caratteristica delle clausole vessatorie è che esse, per essere efficaci, necessitano di una specifica approvazione per iscritto.
Tuttavia, la disciplina delle clausole vessatorie è collocata, appunto, all’interno dell’art. 1341 del c.c., dedicato alle condizioni generali di contratto, cioè a quegli schemi contrattuali, predisposti unilateralmente da un contraente, e destinati a regolamentare una serie indefinita di rapporti (si pensi alle condizioni generali di contratto predisposte, per esempio, dai gestori telefonici, o anche dalle stesse banche): non si tratta chiaramente del nostro caso.
Come ha precisato con estrema chiarezza la giurisprudenza, “possono qualificarsi come contratti "per adesione", rispetto ai quali sussiste l'esigenza della specifica approvazione scritta delle clausole vessatorie, soltanto quelle strutture negoziali destinate a regolare una serie indefinita di rapporti, tanto dal punto di vista sostanziale (se, cioè, predisposte da un contraente che esplichi attività contrattuale all'indirizzo di una pluralità indifferenziata di soggetti), quanto dal punto di vista formale (ove, cioè, predeterminate nel contenuto a mezzo di moduli o formulari utilizzabili in serie), mentre esulano da tale categoria i contratti predisposti da uno dei due contraenti in previsione e con riferimento ad una singola, specifica vicenda negoziale, rispetto ai quali l'altro contraente può, del tutto legittimamente, richiedere ed apportare le necessarie modifiche dopo averne liberamente apprezzato il contenuto, nonché, a maggior ragione, quelli in cui il negozio sia stato concluso a seguito e per effetto di trattative tra le parti” (Cass. Civ., Sez. II, sentenza n. 6753/2018).
Ora, nel caso in esame siamo di fronte ad un testo contrattuale che, anche se predisposto dalla banca, è destinato a regolamentare una specifica vicenda contrattuale. Quindi siamo fuori dal campo di applicazione dell'art. 1341, comma 2 c.c.
Non è neppure possibile, ovviamente, invocare la particolare disciplina delle clausole vessatorie contenuta nel c.d. Codice del Consumo (D. Lgs. 206/2005), dal momento che il contraente svantaggiato dalla clausola in esame non è un consumatore (secondo la definizione legislativa, per consumatore si intende “la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”).
Non è possibile, pertanto, contestare la validità della clausola in questione.
Norma di riferimento: Articolo 1341 Codice civile - Condizioni generali di contratto | Quesito Q201820567
lunedì 19/02/2018 - Puglia
“Salve, sono abbonato dal 2014 alla Stagione Lirica e di Balletto del Teatro P. di B.
Vorrei sapere da quale articolo del codice civile è disciplinato questo tipo di contratto (abbonamento a stagione teatrale), in relazione anche al diritto di prelazione riconosciuto agli abbonati di anno in anno dallo stesso Teatro per il rinnovo di ogni abbonamento. Questo diritto di prelazione è garantito e riconosciuto nel nostro ordinamento, oppure è una concessione del Teatro ai propri abbonati e come tale può essere revocato senza conseguenze?
Un teatro è un luogo aperto al pubblico. Si tratta cioè di un luogo di proprietà privata cui si può accedere secondo le condizioni fissate dal proprietario.
Il biglietto è infatti un titolo di accesso per poter usufruire degli spettacoli previsti nel teatro.
Parimenti, anche l’abbonamento è un titolo di accesso con la differenza che in tal caso il titolo è valido non per un singolo evento ma per più eventi che si svolgono in un determinato arco di tempo.
Ciò premesso, non vi è alcun articolo del codice civile che disciplini il “contratto di abbonamento a stagione teatrale” in quanto giuridicamente non esiste tale tipo di contratto.
La disciplina relativa all’abbonamento agli spettacoli è contenuta infatti nelle singole condizioni generali di vendita dei biglietti.
Sul punto, l’articolo del codice civile cui far riferimento è semmai l’art. 1341 relativo, appunto, alle condizioni generali di contratto.
Quanto al diritto di prelazione, sempre con riferimento alla vendita di biglietti per il teatro, esso non è previsto e/o garantito dal nostro ordinamento. Non si tratta infatti di un diritto di prelazione legale come avviene, ad esempio, in ambito successorio o nelle locazioni.
Nel presente caso, si può parlare semmai di prelazione volontaria che ha come fonte l'accordo delle parti.
Vi è cioè l’impegno da parte di una delle parti a concedere all’altra un diritto di prelazione. Ciò rientra nel più ampio principio di libertà contrattuale consacrato nell’art. 1322 del codice civile.
Ciò posto, non si può tuttavia affermare che tale diritto possa “essere revocato senza conseguenze”.
Nelle condizioni generali di vendita degli abbonamenti, deve esserci infatti una clausola che disciplina tale aspetto e ad essa occorre far riferimento. Qualora non sia in Suo possesso, suggeriamo di richiedere una copia di dette condizioni generali al teatro.
Norma di riferimento: Articolo 1341 Codice civile - Condizioni generali di contratto | Quesito Q201820551
venerdì 16/02/2018 - Sicilia
“La polizza globali fabbricati stipulata anni orsono dal mio condominio espone un valore assicurato di € 6.500.000 ( valore non reale) con un massimale di € 1.000.000 sia in caso di incendio che per responsabilità civile verso terzi.
Premetto che nella polizza vengono indicati due premi separati per i due settori rispettivamente “A” e “B” e che in base all’art.1182 c.c. si tratterebbe di due assicurazioni e conseguentemente per il settore “B” non si può parlare di sottoassicurazione-
A tergo della polizza sono state sottoscritte ai sensi degli art.1341 e 1342 le clausole in particolare per il settore “A” incendio la clausola proporzionale mentre nel settore “B” responsabilità civile la stessa clausola non viene indicata.
Però nell’allegato alla polizza ( formulario per disciplinare i rapporti contrattuali) sempre nel settore “A” l’articolo “assicurazione parziale” a chiusura recita “ il presente articolo è applicabile anche per il settore “B” responsabilità civile.
Il formulario non risulta tra l’altro sottoscritto
A mio avviso tale clausola, sottoscritta nella polizza soltanto per l’assicurazione incendio, non può considerarsi valida anche per la responsabilità civile verso terzi poiché indirettamente richiamata e in considerazione che la finalità onerosa risulta elusa “ mediante una tecnica redazionale non idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore in quanto insufficiente a porre in specifica e chiara evidenza la clausola oggetto di approvazione”( Cassazione – sentenza 5733/2008).
Indipendentemente dalle diverse sentente di inapplicabilità dell’art.1907 c.c. per l’assicurazione di responsabilità civile vs/ terzi ( Consulenza legale precedentemente fornitami) gradirei conoscere il vs/ parere in proposito”
Nel caso in esame il contraente della polizza dichiara, ai sensi degli artt. 1341 e 1342 c.c., di approvare una serie di voci che vengono poi indicate come clausole costituenti le condizioni generali di contratto.
Si tratta di clausole predisposte da un imprenditore al fine di regolare in maniera uniforme i rapporti con la propria clientela.
L’art. 1341, 1° comma del codice civile stabilisce che “ Le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei confronti dell’altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza”.
Il 2° comma dell’art. 1341 c.c. prevede poi che “ non hanno effetto se non sono specificatamente approvate per iscritto le condizioni che stabiliscono a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni..”.
Il citato articolo, dunque, disciplina il regime giuridico delle condizioni generali di contratto, subordinando l’efficacia delle stesse al rispetto di due condizioni fondamentali.
In primo luogo, le condizioni generali di contratto predisposte da una parte vincolano l’aderente solo se al momento della conclusione del contratto sono da lui conosciute o conoscibili mediante l’ordinaria diligenza, cioè senza compiere particolari sforzi.
Le clausole, pertanto, devono essere redatte in modo chiaro e comprensibile a pena di inefficacia e/o nullità. In caso di dubbio sul senso di una clausola prevarrà l’interpretazione più favorevole al consumatore.
Il 2° comma dell’art. 1341 c.c. disciplina le c.d. clausole vessatorie, ossia clausole che determinano un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.
Per essere vincolanti nei confronti del contraente debole, le clausole dovranno essere approvate per iscritto da quest’ultimo.
In materia di condizioni generali di contratto, la Cassazione ha più volte ribadito che l’esigenza della specifica approvazione per iscritto di una clausola onerosa o vessatoria, postula una sottoscrizione autonoma e separata rispetto a quella che si riferisce agli altri patti contrattuali, e che tale esigenza non può ritenersi soddisfatta nel caso in cui vi sia un’unica firma in calce al modulo ovvero vi siano due forme ma la seconda si limiti ad approvare genericamente e globalmente tutte le clausole previste nel contratto ai sensi degli art. 1341 e 1342 c.c.
Più specificamente la Cassazione ha affermato che non sussiste il requisito della specifica approvazione se la sottoscrizione apposta ad un modulo prestampato richiami genericamente gli artt. 1341 e 1342 c.c. per tutte le condizioni generali di contratto perché in tal modo non vengono segnalate all’attenzione del soggetto cd. debole le clausole idonee a sbilanciare il sinallagma contrattuale.
Occorre, pertanto, un’apposita sottoscrizione avente ad oggetto la medesima clausola con la conseguenza che non può ritenersi idonea la sola firma apposta in calce al modulo a stampa predisposto dall’altro contraente.
L’approvazione della stessa dovrà avvenire attraverso sottoscrizione specifica e separata, senza che sia necessario che alla sottoscrizione stessa segua una letterale enunciazione della clausola.
Nell’ipotesi in cui il consumatore/aderente decida di accettare più clausole vessatorie dovrà manifestare tale volontà, attraverso apposita dichiarazione scritta ove vengano richiamate espressamente tutte le clausole. (Cfr. Cass. n. 11594/2010, n. 11361/2010, n. 5733/2008, n. 22984/2015).
Alla luce dei principi richiamati, nel caso in esame, la clausola proporzionale può essere considerata come vessatoria in quanto idonea a sbilanciare il sinallagma contrattuale e, pertanto, necessita di una specifica approvazione scritta, distinta da quella di approvazione delle clausole generali di contratto contenute nel formulario che, peraltro, da come ci viene riferito, non è stato neppure sottoscritto.
Pertanto, poiché espressamente sottoscritta solo per l’assicurazione incendi e non anche per la responsabilità civile verso terzi, si deve ritenere che la detta clausola operi solo per l’assicurazione incendi e non anche per l’altra in merito alla quale non viene espressamente richiamata.
Precisiamo, tuttavia, che il presente parere è stato reso sulla base di quanto esposto nella richiesta di consulenza e dalle poche informazioni ricavate dall’esame della documentazione a causa della incompletezza della stessa. Sarebbe stato opportuno esaminare il testo completo delle condizioni generali di polizza.
Norma di riferimento: Articolo 1341 Codice civile - Condizioni generali di contratto | Quesito Q201720231
Jacopo G. chiede
mercoledì 27/12/2017 - Lazio
“Ho firmato un contratto con la società ...omissis... SPA (all'epoca denominata ...omissis... SPA) i data 24 luglio 2017, per la fornitura del servizio di posizionamento su google al costo di 448 euro mensili x 36 mesi + acconto di 1000 euro. Oggi sto valutando la possibilità di recedere dal contratto e ritirare il mandato sdd presso il mio conto corrente. Guardando il contratto che ho firmato, il punto A5 "specifica trattazione ed approvazione delle clausole onerose/vessatorie" recita così:
"il cliente dichiara di aver attentamente esaminato, di conoscere ed accettare integralmente senza riserve...la sez. C (condizioni particolari di contratto) in ogni sua articolazione (prodotto/servizio di posizionamento, C1, C2, Sito internet - clausola penale, C3) per ciascuna tipologia di prodotto/servizio, la Sez. D (condizioni generali di contratto) e specificatamente: D2 (corrispettivo del prodotto/servizio e termini di pagamento - solve et repete - decadenza del beneficio del termine - eccezione d'inadempimento - rinuncia al beneficio della preventiva escussione del debitore principale), D3 (validità del contratto e rinnovo tacito - clausola penale)...D5 (garanzie ed obblighi del cliente - clausola penale), D6 (cessione del contratto e del credito), D8 (clausola risolutiva espressa - clausola penale)".
Io ho firmato questo articolo A5 di accettazione delle predette clausole, ma non ho mai avuto visione delle stesse. La copia del contratto in mio possesso termina all'Art. B4, e chiedendo una copia alla società mi mandano la stessa copia che ho io omettendo quindi gli articoli C e D che però io ho accettato firmando l'art. A5. Va da sè che sulle pagine dove sono presenti gli art. C e D, che ripeto non ho mai visto, non c'è nessuna mia firma.
Ci sono gli estremi per una risoluzione e per interrompere i pagamenti?”
Per rispondere al quesito bisogna preliminarmente analizzare l'istituto in generale.
Le clausole vessatorie sono quelle clausole contrattuali disciplinate dagli articoli 1341 e art. 1342 del c.c. del Codice Civile, che, generalmente, impongono limitazioni di responsabilità o facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l'esecuzione a favore del contraente "più forte", di solito a scapito del contraente cosiddetto "più debole", a carico del quale sanciscono decadenze, limitazioni della facoltà di sollevare eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, deroghe alla competenza dell'autorità giudiziaria. Il legislatore ha disposto che tali specifiche clausole, se non sono specificamente approvate per iscritto, sono [def ref=inefficacia]inefficaci[def/]. L'elenco contenuto nell'art. 1341 comma 2 c.c. è tassativo e tali disposizioni, ai sensi dell'art. 1342 comma 2 c.c., si applicano anche ai contratti conclusi mediante l'impiego di moduli o formulari.
Una volta chiarito che le clausole vessatorie non hanno alcun effetto se non vengono approvate specificamente per iscritto, la giurisprudenza si è interrogata sulla ammissibilità di approvazione mediante sottoscrizione operata in blocco, o mediante un richiamo generico alle condizioni generali di contratto ad un insieme di clausole miste, vessatorie e non.
La Corte di Cassazione, con una nota sentenza del 2012, la numero 2970, ha sostenuto che il richiamo in blocco di tutte le condizioni generali di contratto o di gran parte di esse, comprese quelle prive di carattere vessatorio, e la loro sottoscrizione indiscriminata, "non ne determina la validità ed efficacia, non potendosi ritenere che con tale modalità sia garantita l'attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole compresa tra le altre richiamate". La giurisprudenza, quindi, esclude la liceità di una sommaria ed elusiva sottoscrizione di clausole che contengano un generico richiamo alle condizioni generali di contratto o a gran parte di esse, rendendo difficoltosa la selezione e la conoscenza delle clausole a contenuto realmente vessatorio, dal momento che è necessaria non solo la sottoscrizione separata, ma anche la scelta di una tecnica redazionale idonea a suscitare l'attenzione del sottoscrittore sul significato delle clausole specificamente approvate (Tribunale, Reggio Emilia, ordinanza 30/10/2014; Cass. 5733/2008).
Può sostenersi, quindi, che un generico richiamo alle condizioni generali di contratto o a gran parte di esse, anche mediante la cosiddetta sottoscrizione in blocco, ed effettuato con modalità tali da rendere difficoltosa la percezione delle stesse, escluda l'assolvimento dell'obbligo di garanzia, di cui ai citati articoli del Codice Civile, nonché la stessa efficacia delle clausole vessatorie, nei confronti del contraente debole, le cui attenzione ed approvazione devono confluire soprattutto su quelle clausole, per lui più onerose, che pregiudicano, o limitano fortemente, i suoi diritti o obblighi. Resta, comunque, a carico del contraente forte l’onere di provare l'effettiva conoscenza da parte del contraente debole e la precisa prestazione del consenso in ordine alla specifica clausola nell’ambito della stipula del contratto.
In conclusione, appare dunque che anche nel caso in esame i requisiti di specificità e separatezza dell'approvazione delle clausole vessatorie imposti dall'art. 1341 c.c. siano stati elusi da una tecnica redazionale non idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore, in quanto insufficiente a porre in specifica e chiara evidenza le clausole oggetto di approvazione.
Si evidenzia, tuttavia, che la mancata approvazione delle clausole vessatorie comporta la loro inefficacia nei confronti del contraente, e quindi l'applicazione, in loro sostituzione, della disciplina generale dei contratti, e non la risoluzione dell'intero contratto, venendo rese inefficaci le sole clausole non specificamente approvate. Pertanto, per la risoluzione del contratto o per il recesso di una parte dallo stesso, si seguiranno le regole generali, o quelle non vessatorie contenute nel contratto sottoscritto, sottolineando che il recesso di una parte da un impegno negoziale non è garantito in generale, ma è un'eccezione concessa dalla legge, caso per caso, al principio dell'obbligatorietà per le parti dell'accordo concluso. Pertanto le possibilità di applicare i detti istituti andranno verificate nel caso concreto, non essendone scontata l'ammissibilità.
Norma di riferimento: Articolo 1341 Codice civile - Condizioni generali di contratto | Quesito Q201718788
venerdì 28/04/2017 - Puglia
in allegato alla mail che sto per inviare all'indirizzo dai voi indicato il contratto che mi lega ad un gestore di slot machines.
Vorrei sapere se la clausola al punto 12 così come scritta (nella forma e nella sostanza) è valida a tutti gli effetti e mi da quindi la possibilità di recedere in qualsiasi momento in deroga a quanto stabilito al punto 5”
Consulenza legale i 07/05/2017
Si osserva innanzitutto, prima di ogni altra cosa, come la circostanza per cui la clausola in questione sia stata apposta manualmente al contratto in aggiunta all’articolo 12 rubricato “annotazioni” (lasciato, peraltro, appositamente vuoto per consentire, appunto, delle aggiunte da parte dei contraenti) sia del tutto ininfluente sotto il profilo della minor o maggior garanzia di validità della clausola stessa.
Se una clausola, infatti, è del tutto lecita nel contenuto, se è stata apposta – come pare di capire sia avvenuto anche nel caso in esame – su entrambi gli originali del contratto sottoscritto dalle parti ed infine sia stata firmata da entrambe queste ultime, non c’è alcuna ragione di temere che sia invalida, quantomeno formalmente.
Per quanto riguarda il contenuto della medesima, si tratta di pattuizione ugualmente del tutto legittima: il diritto di recesso, infatti, e più precisamente il recesso unilaterale dal contratto, ai sensi dell’art. 1373 cod.civ., lungi dal costituire una facoltà normale per i contraenti, presuppone che essa sia specificamente attribuita per legge o per clausola contrattuale. In entrambi i casi può essere subordinato alla presenza di determinati presupposti (es.: rimborsi, indennizzi, termine di preavviso), ma comunque le disposizioni relative al recesso sono liberamente derogabili dalle parti.
Il diritto di recesso non è predeterminato, per legge, nella durata (salvo casi eccezionali, come ad esempio nella disciplina delle locazioni di immobili urbani), per cui nel caso in esame un preavviso di trenta giorni è consentito.
La validità della clausola, infine, trova fondamento altresì nella doppia sottoscrizione: una prima volta in calce al contratto ed una seconda volta – sotto le firme – nella parte dove vengono espressamente ed analiticamente richiamate le varie clausole cosiddette “vessatorie”.
Capita, in effetti, molto spesso che le condizioni generali di un contratto siano predisposte da uno solo dei contraenti, generalmente quello economicamente più forte, e che siano magari contenute in appositi formulari già redatti, che l'altra parte si limita a sottoscrivere.
La disciplina sulle condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti stabilisce che tali condizioni sono efficaci nei confronti dell'altro, solo se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l'ordinaria diligenza: “In ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria” (art. 1341 c.c.).
Ebbene, quello di cui alla fattispecie in esame parrebbe proprio, in effetti, un contratto “standard” predisposto dalla società concedente i macchinari e sul contenuto del quale non c’è stato, per l’altra parte grande margine di contrattazione.
Ad avviso di chi scrive, dunque, è legittima (e comunque opportuna e prudente) in questa caso l’applicazione della disciplina sopra richiamata sulle clausole vessatorie.
La giurisprudenza consolidata ritiene che, affinché sia integrato il requisito della “specifica approvazione” di cui parla la norma, sia necessario e sufficiente il richiamo delle clausole in questione in calce al contratto, richiamo per esteso o comunque comprensivo dell’oggetto o del titolo della clausola stessa, con un’ulteriore sottoscrizione dei contraenti oltre a quella già apposta in precedenza.
Il che è proprio quanto è stato fatto nel caso di specie, in cui la clausola n. 12 è stata espressamente richiamata in calce e sottoscritta una seconda volta da entrambi i contraenti.
Volendo essere ancora più precisi (qualora, si intende, ciò sia ancora possibile) si potrebbe suggerire l’aggiunta – sia nel corpo del contratto, alla clausola 12, sia in calce, laddove si richiamano le clausole vessatorie – accanto alla dicitura “annotazioni” altresì “diritto di recesso” (in modo che in entrambi i punti del contratto appaia: “annotazioni: diritto di recesso”).
In tal modo si espliciterà ulteriormente il contenuto della clausola anche nel titolo della medesima.
In ogni caso, per rispondere al quesito, la clausola è legittima e l’utilizzatore potrà tranquillamente avvalersene in deroga al punto 5 del contratto.
Autore: Farneti Marcello
Categorie: Clausole vessatorie, Consumatori
Il volume affronta la tematica specifica della vessatorietà delle clausole principali nei contratti del consumatore. La materia viene esaminata tenendo conto di molti aspetti, non solo di diritto italiano ma anche di diritto europeo. Suddiviso in parti, ecco i principali argomenti ospitati dal volume:
-le clausole principali e il controllo giudiziale sul contenuto del contratto alla luce della disciplina comunitaria e gli ordinamenti nazionali
- il giudizio di... (continua)
Categorie: Clausole vessatorie
In un sistema economico nel quale è sempre più chiaro lo squilibrio che caratterizza determinate contrattazioni, appare evidente la rilevanza rivestita dalle disposizioni normative che, in modo più o meno incisivo ed intervenendo ora nella fase delle contrattazioni ora in quella dell'attuazione di un rapporto negoziale già concluso, si propongono l'obiettivo di riequilibrare i rapporti. Ne è scaturita, pertanto, una riflessione in tema di clausole... (continua)
Autore: Menichino Cristina
Origine, funzione e caratteristiche delle clausole di irresponsabilità - Responsabilità per colpa e dolo e le clausole di irresponsabilità (La colpa grave nella disciplina del contratto in generale e le clausole di irresponsabilità - Il dolo nella disciplina del contratto in generale e le clausole di irresponsabilità - Colpa ordinaria e colpa grave nell'analisi dei singoli contratti e le clausole di irresponsabilità) -... (continua)
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