Source: http://dorsogna.blogspot.com/2009_05_01_archive.html
Timestamp: 2017-03-24 23:53:23+00:00

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Leggendo il blog del gruppo che lotta in Brianza contro la petrolizzazione del parco del Curone mi imbatto nel limpidissimo pensiero di Pierluigi Vecchia, geologo, uno dei manager della Po Valley e dunque uno stipendiato dei petrolieri. Di lui avevo gia' parlato circa un anno fa qui. Riporto il suo pensiero come l'hanno trascritto gli amici del sito del parco del Curone, con le mie osservazioni di fisico, docente universitario e senza legame alcuno con l'industria petrolifera."Non sappiamo se troveremo la risorsa e in quali quantità fino a quando non facciamo il pozzo. Gli studi che facciamo a monte, così come quelli che abbiamo acquistato dall`ENI, sono di tipo indiretto. Finché non tocchiamo con mano il sottosuolo non possiamo sapere nulla".Cosa vuol dire questo? Se si trivella e non si trova niente, si sara' soltanto deturpato un parco, se lo si trivella e si trova petrolio poi si chiedera' di estrarlo, no? L'intelligenza vorrebbe che uno DECIDE A MONTE: siamo disposti, come collettivita' ad accettare che questo parco venga trasformato in un campo petrolifero? Se la riposta e' si, allora si trivella e si osserva poi cosa offre il sottosuolo. Se si decide che la risposta e' no, allora NESSUN tipo di trivella deve essere usata, ne esplorativa ne permanente. Che senso ha trivellare per scoprire cosa c'e' sottoterra?E' la strategia del carciofo cosi' cara a petrolieri di ogni tipo: inizano piano piano con un pozzetto, un'esplorazioncina, un indagine per il bene dell'umanita'. Poi, lentamente ma inesorabilmente, arrivano al cuore di cio' che vogliono: estrarre petrolio il piu' indisturbatamente possibile. Questa e' la stessa tattica che la Shell usa per la Majella, dicendo che a LettoManoppello vogliono solo studiare la conformazione geografica delle nostre montagne e vedere cosa c'e' nel sottosuolo per amore della conoscenza. E lo dicono pure con convinzione!"Questo modello, semplicemente, ci porta a dire che è stato possibile individuare un oggetto di modalità e dimensioni tali da ipotizzare la presenza in quantità economicamente sfruttabili di idrocarburi".E dopo? Se il petrolio c'e' che ne sara' del parco? C'e' lo puo' dire Mr. Vecchia? E se ci sara' bisogno del desolforatore, dove lo faranno? E gli oleodotti? E le strade di accesso? La raffineria di Trecate e' circa 50 km di distanza se non mi sbaglio, e io non sono cosi' sicura che il petrolio italiano, saturo di zolfo, una fanghiglia melmosa, corrosiva e di bassa qualita' possa essere trasportato su cosi lunghe distanze. In Basilicata stanno costruendo il secondo desolforatore a 20 km dal primo, perche' e' piu' conveniente averne un altro piuttosto che trasportare il petrolio su distanza di venti chilometri."Su 130 anni di pozzi fatti in Italia, per un totale di oltre 6000 siti, Trecate è l`unico che ha registrato un incidente di inquinamento ambientale rilevante. Perchè non si considerano i danni fatti da un`industria chimica o da una fabbrica di vernici? Ci sono attività industriali che passano molto più sotto silenzio rispetto alla nostra attività industriale".Altro mito promosso da una informazione al bavaglio. Gli incidenti legati all'industria petrolifera sono comuni in Italia. In Basilicata i riversamenti di camion con petrolio sono all'ordine del giorno, la puzza di idrogeno solforato pervade tutta la provincia di Potenza, non si contano i siti inquinati, anche all'interno del parco nazionale della Val d'Agri. Ogni tanto si vedono vampate nere. Le estrazioni petrolifere hanno inquinato le falde idriche della zona, ad esempio la sorgente di Calvello o dell'Acqua dell'Abete che sono chiuse. L'ENI e' sotto processo per inquinamento ambientale in Basilicata. I giornali non ne parlano perche' l'Agenzia Giornalistica Italiana e' in mano all'ENI (la controlla al 100%), Lucia Annuniziata e' al soldo della stessa ditta che la paga 150,000 euro per scrivere su OIL e Ferruccio De Bortoli, del Corriere della Sera e' membro della fondazione Enrico Mattei.Di Trecate, incidente del 1994, non si e' potuto tacere perche' la tragedia e' stata troppo grande, proprio come a Sarroch. La zona di Trecate, e' stata impraticabile agli agricoltori per piu di un decennio.Il fatto che l'industria chimica faccia nefandezze anche lei, non significa che dobbiamo per forza accettare anche tutto il resto. Non stiamo giocando a chi fa piu' scempi sul territorio.In Basilicata l'agricoltura e' scomparsa, il vino, i pomodori, l'insalata, i fagioli sono diventati di pessima qualita' dopo il petrolio. Lo riporta tutta la stampa lucana. Non so cosa ci sia dentro al parco del Curone, ma di certo le esalazioni dei pozzi bene non gli faranno. Si vivra' con la paura di esalazioni e di scoppi e tutto sara' reso secco dai vapori di zolfo, gli stessi che causano la pioggia acida. E' tutto gia' scritto.Infine, ricordo che in interviste passate Mr Vecchia neppure sapeva cosa fosse Trecate, infatti faceva confusione con Tradate , che e' in provincia di Varese e non di Novara."È chiaro che agli enti coinvolti abbiamo detto che la tipologia di compensazioni ambientali cambierà a seconda se le prove estrattive sono positive o meno. Chiaramente se la presenza sul territorio della PoValley dovesse prolungarsi nel tempo la compensazione avrà un altro valore".Ecco, come sempre il tentativo di trovare il COMPROMESSO. Soldi in cambio di distruzione. Da come la vedo io, non ci sono somme di denaro che possano compensare la perdita di un cuore verde e della salute delle persone, per il beneficio di una ditta petrolfiera australiana."Perchè durante una riunione è uscito che già l`ENI una decina di anni fa aveva fatto una proposta simile e come geologo mi sono sentito di rispondere che si trattava di un`area ottimale".Questa si commenta da sola. Certo che un parco e' ottimale per i petrolieri: non devi preoccuparti di espropri su vari appezzamenti privati, non devi preoccuparti di vicini, di case, di rumori, di strade anguste, di persone e puoi fare quello che vuoi in spazi aperti. Non per niente il posto piu' adatto per trivellare e' IL DESERTO. Un parco ideato a difesa e per il beneficio della gente dovrebbe essere protetto invece.Infine, questo e' quello che Pierluigi Vecchia diceva in un altra intervista, sul perche' una ditta australiana voglia venire a bucare l'Italia:"Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e AFFETTIVO"Affettivo? Ma a chi vogliono darla a bere? Cara Po Valley, cara MOG, cara Petroceltic, cari petrolieri d'assalto: andate a dare il vostro affetto all'Australia, alla UK, all'Irlanda e lasciate stare in pace quel poco di sano che e' rimasto in Italia.
Tre vite se ne sono andate oggi dentro lo stabilimento Saras della famiglia Moratti: Daniele Melis, di 26 anni, Luigi Solinas, di 27, e Bruno Muntoni, di 52.E' molto triste che i tre morti della raffineria cadano negli stessi giorni in cui il sindaco della citta' di Sarroch, Mauro Cois, ha decantato le lodi dello stabilimento, come se si trattasse di una fabbrica di sogni. Beato lui che ci crede e che vive tranquillo con la testa sotto la sabbia.Le morti sono avvenute nel desolforatore, e cioe' il quello che ad Ortona avrebbero chiamato centro oli.Dalle pagine del quotidiano la Nuova Sardegna, il sindaco Mauro Cois in data 24 maggio 2009 aveva detto: 'Siamo felici e c'e' la salute a Sarroch'. Parla delle solite cose care ai politici privi di spina dorsale, cosi abbondanti anche in Abruzzo, e cioe' dei compromessi, del mettere tutto sotto un tappeto rosso splendente e di non vedere, non sentire, non fare, finche' e' troppo tardi. Finche' la gente non muore.E intanto si mette la censura a chiunque abbia voglia e coraggio di denunciare la verita´ come ad esempio il regista Massimilano Mazzotta, che ha girato il documentario OIL e che da mesi cerca di spiegare alla gente che lo stabilimento dei Moratti tanto sicuro non e'.Due giorni fa il sindaco, in occasione della censura al film, aveva spudoratamente detto:Allarmismi e strumentalizzazioni non sono accettabili. La verità è che dobbiamo avvicinarci il più possibile al giusto equilibrio tra ambiente, salute e raffineria. Possiamo riuscirci, aumentando la rete di monitoraggio. Per questo è importante confrontarci con la Saras senza preconcetti, senza riverenze e, allo stesso tempo la Saras dev’essere una casa di vetro. L’impresa della famiglia Moratti si vanta da sempre di esserlo, con i suoi certificati ambientali e di sicurezza, con le indagini epidemiologiche dell’università cagliaritana CHE LE DANNO RAGIONE E SMENTISCONO OIL. Nel 2008 su ventidue casi a rischio le centraline dell’Arpas hanno rilevato numeri sempre inferiori e di molto alla soglia d’emergenza. Ebbene sì, VIVIAMO TRANQUILLI ma sulla sicurezza le maglie continuerano a essere strettissimeE siccome quando la volpe non ci arriva deve dire che l'uva e' acerba in sindaco conclude:Non invidio chi oggi vive di solo turismo.Bene, caro Cois, nelle citta' turistiche la gente non muore avvelenata da esalazioni tossiche dentro una raffinieria. In piu' i suoi controlli sono inutili perche' le leggi italiane lasciano le raffinerie sputare di tutto. Tre persone sono morte. Voglio vedere se lei si fara' promotore di una richiesta forte di risaricimento per le vittime. Spero che lei si vergogni delle sue parole e che chieda scusa ai suoi cittadini.Intanto, la domanda diventa: di cosa sono morti esattamente quegli operai? Si parla di esalazioni di azoto, le cui modalita' di morte sono simili a quelle dovute all H2S: morte per asfissia e repentina. I nitrati (a base di azoto) sono un altra sostanza di scarto dei desolforatori. A me il dubbio resta, e fortissimo, che possa essersi invece trattato di H2S, idrogeno solforato.COME HANNO FATTO A FARE LE INDAGINI SUI CADAVERI COSI REPENTINAMENTE? SIAMO IN UNO STABILIMENTO DI DESOLFORAZIONE. MI SEMBRA STRANO ESCLUDERE IDROGENO SOLFORATO O QUALCHE ALTRO DERIVATO DI ZOLFO CON COSI GRANDE RAPIDITA'.Ma ormai dell'informazione italiana non mi stupisce piu' nulla.Quello che sappiamo da Sarroch e' che gia un anno fa ci fu un fortissimo incidente con emissioni di idrogeno solforato a Sarroch. Lega Ambiente aveva evidenziato che le fuoriuscite erano di 6 volte superiori ai limiti stabiliti per legge. I Moratti non fecero nulla di concreto per migliorare le condizioni lavorative.Ricordo che per le raffinerie italiane vige il limite dei 30ppm. Per cui l'incidente di un anno fa aveva causato rilasci di H2S di circa 200ppm. Una vera enormita, specie se rapportato ai limiti fissati dall'OMS di 0.005ppm. Dopo qualche tempo, la Saras fece una relazione per cercare di spiegare cosa era successo. A suo tempo il sindaco Cois aveva denunciato:Una relazione generica. Aspettavamo che l'azienda mettesse tutto per iscritto perché in una situazione in cui si supera di sei volte il limite consentito dalla legge, non basta che la Saras parli genericamente di guasto. È una vicenda su cui bisogna fare assolutamente chiarezza. Intanto il piano di emergenza non ha funzionatovisto che mentre noi informavamo l'azienda che i picchi di solfuro di idrogeno letti da una delle centraline erano preoccupanti, l'azienda rispondeva che era tutto in ordine.Il sindaco, a quanto pare ha la memoria corta sulle centraline. I Moratti sono partiti per la Sardegna a piangere lacrime di coccodrillo. Fini ha deciso di osservare tre minuti di silenzio. Politici e amministratori saranno dispiaciuti per un po´, nessuno fara' niente per punire i Moratti e fra qualche mese ci saranno altri morti, a Sarroch o in qualche altro desolforatore d'Italia, non importa. Nuovo giro, nuova corsa.Il piu' giovane di quei lavoratori aveva 26 anni.Fonti: La Repubblica, Il Corriere della Sera
Domenica sera sono stata ospite a Corropoli, in provincia di Teramo per incontrare la popolazione e per discutere i problemi dell'Abruzzo petrolizzato anche nel teramano. A Corropoli ci sono concessioni varie date alla MOG, la Mediterranean Oil and Gas, che si estendono fino alle Marche. Sono stata molto grata agli organizzatori, Claudio, Marisa, Fabrizio, Gemma, e le tante altre persone che si sono adoperate per organizzare questo evento nell'ex abbazia di Corropoli. Grazie!Altresi' ringrazio Giovanni ed il presidente dell'Unione dei Comuni teramani che si sono impeganti a promuovere incontri simili a Teramo e in tutte le cittadine del teramano e della sua costa trivellanda. E' importante che la gente sappia, e come io mi auguro sempre che questo porti a movimentazioni forti di piazza, di cittadini, di persone consapevoli delle responsabilita' che la democrazia comporta.C'e' stata una lunga discussione con il pubblico, e sono stata particolarmente contenta di vedere la partecipazione di una scuola media e delle giovani reporter Chiara, Eleonora e Camilla. Voglio anche ringraziare pubblicamente Hermes che e' venuto direttamente da Roma per essere presente che ne ha parlato sul suo blog, e Lorenzo, da Casalbordino. Grazie. Sono stata davvero onorata che in una cosi bella giornata di sole abbiate deciso di venire a parlare di petrolio. E' stato anche molto bello vedere l'impegno di cosi tante donne, coinvolte nei movimento per la difesa dell'Abruzzo, cosi forti, intelligenti, attive, concrete.Come sempre un viaggio fra le colline abruzzesi - questa volta fatto con il sempreverde Filippo - e' sempre un viaggio emozionante, per chi abbia gli occhi di poter rendersi conto di tutta la bellezza che e' stata data al nostro territorio e che non sappiamo valorizzare ed amare a sufficienza.Fra le cose che mi hanno colpito di questo pomeriggio sono state le parole del sindaco di Corropoli dove si diceva che 'occorre trovare un compromesso fra il progresso e la salute'.Non mi stanchero' mai di dire che scavare petrolio in Abruzzo non e' progresso, anzi e' tutto l'opposto del progresso. Il progresso vero e' quando il territorio viene sviluppato in maniera organica, quando tutte le attivita' produttive ed economiche sono fatte in pieno rispetto di quelle gia' esisitenti. Il progresso e' quando e' la gente a scegliere come meglio gestire il proprio territorio. Come ho detto tante volte, il modello di progresso "distruggi e fuggi" e' fermo al 1950, dove raffinerie ed industria pesante messe alla meno peggio hanno sempre, e senza eccezioni, portato solo a morte e distruzione in tutta Italia. Chiunque abbia optato per uno sviluppo fatto in armonia con il territorio, alla lunga, ha vinto la scommessa con il futuro.Esempio? Del famoso triangolo della morte siciliano, Priolo, Augusta, Melilli, doveva far parte anche Taormina. Quella citta' si rifiuto' e decise invece di puntare su un altro modello, basato sul turismo, eventi culturali, agricoltura. Il risultato? Taormina e' un piccolo gioiello archeologico, che attrae turisti da varie parte del mondo. Quattro o cinque anni fa ci sono andata in occasione di un convegno di fisici, e Taormina e' stata scelta da visitare perche' la localita' era bella. Mica ci hanno portato a vedere Priolo? Ancora, proprio l'altro ieri, il primo ministro Berlusconi e sua figlia Marina hanno annunciato di voler comprare una casa a Taormina - una mega villa da dieci milioni di euro.Non mi risulta che i Berlusconi abbiano mai comprato casa a Gela, Priolo o anche a Siracusa. L'industria petrolchimica ha tarpato le ali a tutto il resto in quelle citta' ed in Abruzzo fara' esattamente la stessa cosa.Abbiamo anche discusso di America, e del fatto che l'incidenza di malattie tumorali e' in declino li. Lo credo bene: le leggi e i controlli sono severi e meta' degli scempi sull'ambiente che fanno gli industriali in Italia sarebbero considerate illegali negli Stati Uniti. Le leggi sono rispettate e i petrolieri non potrebbero operare nemmeno per sogno con tutta l'impunita' che hanno in Italia, a partire da scandalose sentenze dove la colpa dei tumori e' delle aragoste, come a Manfredonia, o dove i bimbi deformi sono incidenti di percorso.Una curiosita': nella petrolizzata Texas esistono uffici legali INTERAMENTE DEDICATI E SPECIALIZZATI a fare le cause ai petrolieri, per incidenti di qualsiasi genere, dalle esplosioni, alle esposizioni a sostanze chimiche, alla class action. Ecco qui un esempio di avvocati di Houston:We handle every complex detail and fight with justice on your side. We are ready to fight for just and deserved compensation for you and your family. We have the resources to investigate and prepare your case using expert witnesses, medical specialists and insurance professionals. We handle everything for you, from gathering initial accident reports to medical records and legal strategies to win in court. We know how big the Texas and Louisiana petro-chemical industry is and we know how hard their defense lawyers fight to protect profits. But we also know that you have justice on your side."Ci prendiamo cura di ogni dettaglio e combiattiamo con la giustizia dalla tua parte. Siamo pronti a lottare per una giusta ricompensa per te e per la tua famiglia. Abbiamo tutte le risorse per investigare e per preparare la tua causa con esperti testimoni, medici specialisti, e professionisti delle assicurazioni. Ci prendiamo cura di tutto, dalla raccolta di documenti legali, ai referti medici, alle strategie utili per vincere in corte. SAPPIAMO QUANTO GRANDI E POTENTI SIANO LE DITTE PETROLIFERE DI TEXAS E LOUISIANA E QUANTO DURAMENTE I LORO AVVOCATI LAVORINO PER PROTEGGERE I LORO PROFITTI. PERO' SAPPIAMO ANCHE LE GIUSTIZIA E' DALLA TUA PARTE. "If you are concerned about an illness or injury you have suffered because of possible exposure to a toxic chemical, gas or product, talk to one of our trial lawyers. These cases involve significant research and investigation and may result in a group action or class action law suit. We hold manufacturers and property owners responsible for the safety of the consumer and public.Se sei preoccupato per una malattia o incidenti che hai avuto a causa di esposizioni a sostanze chimiche tossiche, a gas o altri prodotti, parla con uno dei nostri avvocati. Questi casi abbisognano di molta ricerca e investigazioni e possono anche avere come conseguenza una azione di gruppo o in una class action. NOI SIAMO CONVINTI CHE I MANIFATTURIERI E PROPRIETARI DELLE AZIENDE SIANO RESPONSABILI DELLA SICUREZZA DEI CONSUMATORI E DEL PUBBLICO.Occorrerebbe dire tutte queste cose anche alla Stefania Prestigiacomo, proprietaria di industrie inquinanti nel triangolo della morte. Occorerebbe dirlo anche a Paolo Scaroni dell'ENI, azienda che ha inquinato mezza Italia con scarsissime conseguenze penali.Non e' mica giusto che in un'altra parte del mondo tutti i morti dell'industria petrolchimica possono almeno sperare in un processo ed a avere giustizia mentre in Italia, come insegna Manfredonia, i processi si fanno trenta anni dopo i fatti e alla fine la colpa e' delle aragoste.No. Non e' giusto proprio per niente, e non sono ancora stanca di dirlo.
Ho riletto con miglior atttenzione il famoso decreto 1195 di cui ho gia' parlato qui. Quello che mi ha colpito e' che in questo nuovo decreto si fa molto spesso riferimento alla legge 128 del 9 Aprile 1959 poi sostituita e integrata dalla legge 624 del 25 Novembre 1996. Si parla anche del decreto legge 886 del 24 Maggio 1979. Sono tutti atti legislativi che regolamentano le estrazioni e la ricerca di petrolio e gas, nonche' l'attivita' delle cave.Mi sono incuriosita allora e sono andata ad indagare. Nella legge del 1959 venivano imposti limiti numerici seri. In quella del 1979 si agiungevano norme per i casi di incidente, di chi fosse la responsabilita' e cosa fare.Poi in quella del 1996 tutti i limiti quantificati in numeri vengono trasformati in "ove adatto" o "ove opportuno", i limiti di metri e chilometri magicamente scompaiono e cosi pure le norme scritte in difesa di cittadini e lavoratori.Il 1996 e' anche, guarda caso, l'inizio delle operazioni su larga scala delle estrazioni petrolifere in Basilicata e la data di costruzione della raffineria di petrolio a Viggiano. Coincidenza? Non lo so. Ormai non mi stupisce piu' niente.Ci sono delle cose agghiaccianti in questo decreto del 1996. Ad esempio, la legge del 1959 diceva (scrollare fino all'articolo 74 e poi 94) che non si poteva accumulare materiale combustibile ne' creare depositi di benzina o usare fiamme libere fino a 30 metri dal pozzo. Al massimo se facevi domanda al ministero potevi sperare di arrivare al limite di 20 o 10 metri ma in ogni caso solo per pozzi di meno di mille metri di profondita.Tutto questo per evitare scoppi ed esplosioni. In questo decreto del 1996, la distanza di 30 metri viene tolta e si diventa piu' vaghi:"Entro 30 m dall'asse del pozzo" (1959, articolo 74) sono sostituite da:"Nell'intorno dei pozzi e nei luoghi ove la valutazione dei rischi abbia evidenziato la possibilita' di accumulo di gas, ed in ogni caso entro le aree pericolose" (1996, articolo 81)e poi ancora"Distanze minori, fino a 20 m e l0 m rispettivamente, possono essere consentite dal capo della Sezione dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi al servizio di impianto per profondita' inferiore ai l000 m" (1959, articolo 94) sono sostituite dalle seguenti:"Distanze minori, su richiesta motivata del titolare, possono essere consentite dall'autorita' di vigilanza, purche' siano adottate misure di sicurezza equivalenti" (1996, articolo 82)Cioe' non ci sono limiti veri, se non quelli della "valutazione dei rischi", ma se vuoi puoi sfondare pure questi basta solo che adotti misure "equivalenti". Ma cosa vuol dire? Chi deve giudicare l'"equivalente"? Notare che il limite dei 1000 metri e' stato tolto. In Abruzzo i pozzi sono di tre o quattro chilometri sotto la crosta terrestre.Un altro articolo - il 51 del 1959 - diceva che tutti questi regolamenti (ce ne sono diversi sulla sicurezza, limiti e aggiornamenti) dovevano essere esposti ed accessibili agli operai:Deve essere redatto un regolamento interno contenente le disposizioni particolari per l'applicazione del presente decreto. Il regolamento predetto e' sottoposto all'approvazione dell'ingegnere capo e distribuito agli interessati. Copia di esso deve essere consultabile in luogo frequentato dagli operai. (1959, articolo 51)Qui non c'hanno nemmeno pensato a riscriverlo. Questo articolo e' stato CANCELLATO in toto! Chi lavora per i petrolieri in teoria ha dei diritti, ma non quello di saperli.L'elenco delle note cancellate e' sotto l'articolo 103 della legge del 1996. Un altro articolo cancellato e' quello sulla sicurezza:Ogni impianto di perforazione deve essere dotato di almeno cinque estintori di ogni tipo e potenzialita riconosciuti adeguati dalla sezione dell'ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi in relazione all'uso specifico cui sono destinati. Ogni pozzo in produzione deve essere dotato di almeno due estintori. La direzione del cantiere deve curare l'addestramento del personale addetto ai pozzi sull'uso degli estintori e sulla lotta contro gli incendi.Chissa', cinque estintori per pozzo sono troppo costosi per i petrolieri. Cosi gli operai diventano carne al macero, petrolieri e industriali possono dire "e' tutto a norma di legge" e l'ENI o chi per essa risparmia il costo degli estintori.Ancora, della serie: inganniamoli tutti, l'articolo 411 del 1959 diceva che:La corrente d'aria deve avere intensita' tale che nei cantieri e nelle vie l'atmosfera, in piena corrente, non conteng tenori superiori all'uno per cento di anidride carbonica, al cinque per centomila di ossido di carbonio, al due per centomila di idrogeno solforato, all'uno per centomila di anidride solforosa e al 2.5 per centomila di ossido di azoto. Due per centomila rappresenta 20 ppm, un altro patetico limite italiano per l'idrogeno solforato. Come ripetuto all'inverosimile, il limite stabilito dall'organizzazione mondiale della sanita' e' di 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e nel Massachussetts si arriva addirittura a 0.0006ppm. Per quanto offensiva all'intelligenza umana, questa norma e' rimasta, ma quel che e' stato abrogato e' il pezzo seguente:Gli accertamenti effettuati con l'ausilio di indicatori a lettura diretta, riconosciuti idonei, sono eseguiti nei luoghi e secondo modalita' stabilita con ordine di servizio del direttore. Quando siano presenti in miscela, nell'atmosfera del sotterraneo, piu' gas tossici o altrimenti nocivi fra quelli sopra indicati, le percentuali volumetriche ammesse per ciascuno di essi, in dipendenza di una loro azione sinergica e avuto ruguardo anche della temperatura e umidita' dell'aria devono essere ridotte in misura stabilita dall'ingegnere capo, sentito il direttore.Cioe' ci sono dei limiti (patetici), ma non c'e' piu' l'obbligo di misurarli e di farli sapere alla gente! Che ce ne facciamo di limiti vari se nessuno e' piu' tenuto a misurarli e a renderli noti? In piu', il fatto che insieme queste sostanze facciano ancora piu' male a chi le respira non e' qualcosa che interessa al governo italiano.Ancora: dovevi mettere un operaio apposta per controllare tutto il reparto sicurezza. Articolo 535 del 1959: abrogato.Dovevi denunciare l'inizio delle operazioni di trivellamento, con tutto il tuo programma ed una cartina dettagliata all'ufficio nazionale minerario per approvazione. Questo ufficio poteva anche decidere di farti cambiare la sede del pozzo, per ragioni di sicurezza. Altro 60 del 1959: abrogato. Dovevi denunciare qualsiasi tipo di incidente alle autorita' competenti, e dovevi scrivere un verbale sia che si trattasse della morte di un tuo operaio fino agli incidenti guaribili in 3 giorni. Articolo 10 e 11 del 1979: abrogato. Dovevi presentare una relazione sul tuo piano antiincendio per le piattaforme di petrolio in mare ed in terra. Articolo 41 del 1979: abrogato.Dovevi mettere dei sensori acustici udibili per allertare operai e popolazione in caso di incidente, specialmente in luoghi chiusi e spiegando le misure da adottare in caso di incidenti. Articolo 50 del 1979: abrogato. Come ho gia' detto, non sono un giurista, e potrei sbagliarmi nella lettura di queste frasi, anche se non mi pare che ci sia troppo spazio per ambigiuta' quando scrivono che una norma e' abrogata.Dal 1996 a Viggiano si vive con raffinerie e attivita' pertrolifera. La devastazione su vari aspetti della vita, sociale, ambientale, civile, e' stata forte e ne parliamo spesso. Ma non ci si scandalizza poi tanto: e' tutto a norma di legge.
Ho riletto con miglior atttenzione il famoso decreto 1195 di cui ho gia' parlato qui. Quello che mi ha colpito e' che in questo nuovo decreto si fa molto spesso riferimento alla legge 128 del 9 Aprile 1959 poi sostituita e integrata dalla legge 624 del 25 Novembre 1996. Si parla anche del decreto legge 886 del 24 Maggio 1979. Sono tutti atti legislativi che regolamentano le estrazioni e la ricerca di petrolio e gas, nonche' l'attivita' delle cave.Mi sono incuriosita allora e sono andata ad indagare. Nella legge del 1959 venivano imposti limiti numerici seri. In quella del 1979 si agiungevano norme per i casi di incidente, di chi fosse la responsabilita' e cosa fare.Poi in quella del 1996 tutti i limiti quantificati in numeri vengono trasformati in "ove adatto" o "ove opportuno", i limiti di metri e chilometri magicamente scompaiono e cosi pure le norme scritte in difesa di cittadini e lavoratori.Il 1996 e' anche, guarda caso, l'inizio delle operazioni su larga scala delle estrazioni petrolifere in Basilicata e la data di costruzione della raffineria di petrolio a Viggiano. Coincidenza? Non lo so. Ormai non mi stupisce piu' niente.Ci sono delle cose agghiaccianti in questo decreto del 1996. Ad esempio, la legge del 1959 diceva (scrollare fino all'articolo 74 e poi 94) che non si poteva accumulare materiale combustibile ne' creare depositi di benzina o usare fiamme libere fino a 30 metri dal pozzo. Al massimo se facevi domanda al ministero potevi sperare di arrivare al limite di 20 o 10 metri. Tutto questo per evitare scoppi ed esplosioni. In questo decreto del 1996, la distanza di 30 metri viene tolta e si diventa piu' vaghi:"Entro 30 m dall'asse del pozzo" (1959, articolo 74) sono sostituite da:"Nell'intorno dei pozzi e nei luoghi ove la valutazione dei rischi abbia evidenziato la possibilita' di accumulo di gas, ed in ogni caso entro le aree pericolose" (1996, articolo 81)e poi ancora"Distanze minori, fino a 20 m e l0 m rispettivamente, possono essere consentite dal capo della Sezione dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi al servizio di impianto per profondita' inferiore ai l000 m" (1959, articolo 94) sono sostituite dalle seguenti:"Distanze minori, su richiesta motivata del titolare, possono essere consentite dall'autorita' di vigilanza, purche' siano adottate misure di sicurezza equivalenti" (1996, articolo 82)Cioe' non ci sono limiti veri, se non quelli della "valutazione dei rischi", ma se vuoi puoi sfondare pure questi basta solo che adotti misure "equivalenti". Ma cosa vuol dire? Chi deve giudicare l'"equivalente"?Un altro articolo - il 51 del 1959 - diceva che tutti questi regolamenti (ce ne sono diversi sulla sicurezza, limiti e aggiornamenti) dovevano essere esposti ed accessibili agli operai:Deve essere redatto un regolamento interno contenente le disposizioni particolari per l'applicazione del presente decreto. Il regolamento predetto e' sottoposto all'approvazione dell'ingegnere capo e distribuito agli interessati. Copia di esso deve essere consultabile in luogo frequentato dagli operai. (1959, articolo 51)Qui non c'hanno nemmeno pensato a riscriverlo. Questo articolo e' stato CANCELLATO in toto! Chi lavora per i petrolieri in teoria ha dei diritti, ma non quello di saperli.L'elenco delle note cancellate e' sotto l'articolo 103 della legge del 1996. Un altro articolo cancellato e' quello sulla sicurezza:Ogni impianto di perforazione deve essere dotato di almeno cinque estintori di ogni tipo e potenzialita riconosciuti adeguati dalla sezione dell'ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi in relazione all'uso specifico cui sono destinati. Ogni pozzo in produzione deve essere dotato di almeno due estintori. La direzione del cantiere deve curare l'addestramento del personale addetto ai pozzi sull'uso degli estintori e sulla lotta contro gli incendi.Chissa', cinque estintori per pozzo sono troppo costosi per i petrolieri. Cosi gli operai diventano carne al macero, petrolieri e industriali possono dire "e' tutto a norma di legge" e l'ENI o chi per essa risparmia il costo degli estintori.Ancora, della serie: inganniamoli tutti, l'articolo 411 del 1959 diceva che:La corrente d'aria deve avere intensita' tale che nei cantieri e nelle vie l'atmosfera, in piena corrente, non conteng tenori superiori all'uno per cento di anidride carbonica, al cinque per centomila di ossido di carbonio, al due per centomila di idrogeno solforato, all'uno per centomila di anidride solforosa e al 2.5 per centomila di ossido di azoto. Due per centomila rappresenta 20 ppm, un altro patetico limite italiano per l'idrogeno solforato. Come ripetuto all'inverosimile, il limite stabilito dall'organizzazione mondiale della sanita' e' di 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e nel Massachusetts si arriva addirittura a 0.0006ppm. Per quanto offensiva all'intelligenza umana, questa norma e' rimasta, ma quel che e' stato abrogato e' il pezzo seguente:Gli accertamenti effettuati con l'ausilio di indicatori a lettura diretta, riconosciuti idonei, sono eseguiti nei luoghi e secondo modalita' stabilita con ordine di servizio del direttore. Quando siano presenti in miscela, nell'atmosfera del sotterraneo, piu' gas tossici o altrimenti nocivi fra quelli sopra indicati, le percentuali volumetriche ammesse per ciascuno di essi, in dipendenza di una loro azione sinergica e avuto ruguardo anche della temperatura e umidita' dell'aria devono essere ridotte in misura stabilita dall'ingegnere capo, sentito il direttore.Cioe' ci sono dei limiti (patetici), ma non c'e' piu' l'obbligo di misurarli e di farli sapere alla gente! Che ce ne facciamo di limiti vari se nessuno e' piu' tenuto a misurarli e a renderli noti? In piu', il fatto che insieme queste sostanze facciano ancora piu' male a chi le respira non e' qualcosa che interessa al governo italiano.Ancora: dovevi mettere un operaio apposta per controllare tutto il reparto sicurezza. Articolo 535 del 1959: abrogato. Dovevi denunciare qualsiasi tipo di incidente alle autorita' competenti, e dovevi scrivere un verbale sia che si trattasse della morte di un tuo operaio fino agli incidenti guaribili in 3 giorni. Articolo 10 e 11 del 1979: abrogato. Dovevi presentare una relazione sul tuo piano antiincendio per le piattaforme di petrolio in mare ed in terra. Articolo 41 del 1979: abrogato.Dovevi mettere dei sensori acustici udibili per allertare operai e popolazione in caso di incidente, specialmente in luoghi chiusi e spiegando le misure da adottare in caso di incidenti. Articolo 50 del 1979: abrogato.Come ho gia' detto, non sono un giurista, e potrei sbagliarmi nella lettura di queste frasi, anche se non mi pare che ci sia troppo spazio per ambigiuta' quando scrivono che una norma e' abrogata.Dal 1996 a Viggiano si vive con raffinerie e attivita' pertrolifera. La devastazione su vari aspetti della vita, sociale, ambientale, civile, e' stata forte e ne parliamo spesso. Ma nessuno fa niente, perche' tanto e' tutto a norma di legge. Ancora, dovevi denunciare l'inizio delle operazioni di trivellamento, con tutto il tuo programma ed una cartina dettagliata all'ufficio nazionale minerario per approvazione. Questo ufficio poteva anche decidere di farti cambiare la sede del pozzo, per ragioni di sicurezza. Altro articolo cancellato (1959, articolo 60)Ad intervalli regolari, in tutti i luoghi di lavoro abitualmente occupati devono essere effettuate esercitazioni di sicurezza nel corso delle quali: a) si cura e si verifica l'addestramento dei lavoratori incaricati, in caso di emergenza, di compiti specifici per i quali sia necessario usare, maneggiare o mettere in funzione attrezzature di soccorso, nonche' la loro attitudine ad eseguire i compiti loro affidati; ove possibile, i lavoratori devono potersi esercitare ad usare, maneggiare o mettere in funzione dette attrezzature; b) tutte le attrezzature di soccorso usate durante l'esercitazione sono esaminate, pulite ed eventualmente ricaricate o sostituite e tutte le attrezzature portatili rimesse nel luogo nel quale abitualmente sono riposte; c) viene verificato, per le attivita' che si svolgono in mare, il funzionamento delle imbarcazioni di sopravvivenza.
A Verona dal 7 al 9 di Maggio c'e' stato il Solarexpo, un convegno ed una mostra sulle energie rinnovabili, per mostrare gli ultimi progressi recenti sullo sviluppo e le possibilita' dell'energia solare. Dal mio punto di vista, l'energia distribuita - ciascuno se la produce da se - e' la soluzione piu' intelligente per aiutare a risolvere i problemi energetici, allo stesso modo in cui il compostaggio a casa e' quello migliore per dimunire il piu' possibile il quantitativo di immondizia prodotta da ciascuno.Al Solarexpo c'erano mille ditte, da tutto il mondo: per una volta sono stata contenta di vedere una cosi grande presenza di imprenditori italiani nella lista e di sapere che il numero totale di visitatori e' stato di quasi 64,000 persone per un'area espositiva di 57,000 metri quadrati.La piccola digressione che voglio fare e' che l'ingegno italiano e' fra i piu' fini che io conosca, siamo un popolo creativo e intelligente quando vogliamo. Quanto meglio potrebbero essere le cose e la vita in Italia se solo avessimo al timone poltici seri, istruiti in temi moderni e capaci di chiedere consigli a chi ne sa piu' di loro quando ce n'e' bisogno.Al Solarexpo, il portavoce dell'organizzazione, Arturo Lorenzoni dell'Universita' di Padova e della Bocconi dice che l'obiettivo da raggiungere per rendere i fotovoltaici economicamente redditizi, e per giocarsela alla pari con l'energia tradizionale e' il limite di un dollaro di costo per ogni watt prodotto. Alcuni costruttori hanno gia' superato questo limite e anzi, ci si prospetta di andare sotto ai 70 centesimi per watt nel 2012.Per ogni megawatt di potenza installata si creano 2 posti di lavoro per venti anni e uno per ogni megawatt di potenza prodotta dal sole (1 watt = 1 joule per secondo. 1 megawatt = 1000 watt. In media, una persona che sale le scale usa una potenza di 200 watt. Una lampadina incandescente ne usa dai 5 ai 30.)Per il 2009 si stima che verranno creati 900 megawatt in Italia, che nel 2011 potrebbero salire a 2200 megawatt. La cosa bella, sottolinea Lorenzoni e' che:tutto ciò sta dando interessanti frutti come la creazione di nuovi posti di lavoro. Sono lavori che rimangono nel lungo periodo e sul territorio. Quanti settori industriali possono fare lo stesso?Aggiungerei io che non si tratta nemmeno di lavori con la mascherina antigas contro l l'H2S durante le ore lavorative e per conto dell'ENI, ma lavori di installazione e di manutenzione dove si creano piccole e grandi aziende locali con tecnici qualificati. Questo e' lavoro sano, che crea ricchezza vera, perche' invece di regalare i soldi ad una multinazionale si crea imprenditoria piccola ed indipendente, con una fonte rinnovabile e senza inquinare l'ambiente e i polmoni della gente. Continua Lorenzoni:Non si è visto in nessun altro settore industriale del nostro paese una crescita così elevata. Questo è il punto di partenza che dovrebbe guidare imprese e amministratori ad una visione ottimistica per gli anni a venire per questo settore. Nel breve periodo tutto il settore dell'energia verde sta avendo un ruolo “anticiclico” rispetto alla crisi in atto.Bene, uno direbbe: abbiamo perso gia' mille treni (biotech, nanotech, information technology), questo del solare tienamocelo stretto. Abbiamo tutte le caratterische giuste, non solo il sole, ma il sapere lavorare in maniera distribuita, con una miriade di piccole e medie imprese. Si penserebbe che i poltici vogliano fare a gara a chi aiuta di piu' questo settore e a fare dell'Italia la punta di diamante, per una volta, in un settore legato alla conoscenza e alla tecnologia.Secondo il blog di Antonio Cianciullo de La Repubblica, negli anni Ottanta l'Italia stava facendo grandi passi in avanti nel campo dell'energia fotovoltaica. Una politica miope pero' decise di non aiutare, con sgravi ed incentivi, il nascente filone energetico, e anzi si crearono un sacco di ostacoli. Subentrarono tedeschi, danesi, e spagnoli che hanno potuto contare su un sistema normativo più certo e affidabile e che ora sono piu' avanti di noi.Ora si riparte, e di nuovo, l'ingegno c'e'. Gli organizzatori avevano anche invitato per questa decima edizione, e la piu' importante d'Europa, anche Stefania Prestigiacomo, ministro dell'ambiente, Claudio Scajola, ministro per lo sviluppo economico.Ma i due non ci sono andati. Evidentemente sono troppo impegnati a fare accordi con l'ENI e a piangere alla corte europea per non multarci sui non rispettati accordi di Kyoto per rendesi conto dell'ennesima opportunita' per il futuro che stanno buttando via.
E' ufficiale, Remo Di Martino si presenta delle liste elettorali del Partito della liberta', come riporta Prima Da Noi.Per chi ama l'Abruzzo e non lo vuole petrolizzato, non votate Remo Di Martino.Quest'uomo e' stato il piu' grande sostenitore di Ortona petrolizzata, tutto lascia presupporre che sara' anche il piu' grande sostenitore dell'Abruzzo petrolizzato.Non votatelo.

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