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Timestamp: 2019-10-14 14:20:33+00:00

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L'autonomia delle singole masse non impedisce alle parti di definire consensualmente ogni rapporto nascente da eredità distinte mediante una regolazione unitaria: la configurabilità di divisioni distinte in presenza di una pluralità di patrimoni ereditari è principio derogabile su accordo delle parti sia nella divisione giudiziale che in quella consensuale.
In caso di transazione divisoria, la sussistenza del requisito delle reciproche concessioni può essere scrutinata alla luce dell'intero contenuto dell'accordo, non ostandovi l'autonomia delle singole divisioni derivante dalla pluralità delle masse cadute in comunione.
Decisione: Sentenza n. 21825/2019 Cassazione Civile - Sezione 2
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Massima: La configurabilità di divisioni distinte in presenza di una pluralità di patrimoni ereditari è principio derogabile su accordo delle parti sia nella divisione giudiziale che in quella consensuale e - quindi - l'autonomia delle singole masse non impedisce, di per sé, alla parti di definire consensualmente ogni rapporto nascente da eredità distinte mediante una regolazione unitaria.
La Corte d'appello in parziale accoglimento dell'impugnazione e in riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato la nullità parziale dell'atto di transazione nella parte in cui i contraenti avevano regolato la divisione dell'eredità di uno dei defunti, poiché nulla le era stato riconosciuto relativamente a tale successione.
La Corte distrettuale ha ritenuto che il rogito impugnato avesse un contenuto complesso, poiché, oltre ad una divisione transattiva - pienamente valida - relativa alla successione del papà, contemplava una transazione divisoria relativamente all'eredità del nonno, nulla per difetto di causa.
Quanto alla successione del nonno, la Corte ha ritenuto mancante il requisito della reciprocità delle concessioni, poiché la coerede nulla aveva ottenuto dall'eredità del nonno, avendo i contraenti operato l'integrale stralcio della quota spettante alla coerede, senza alcuna indicazione dei beni facenti parte del patrimonio da dividere e senza il necessario apporzionamento proporzionale dei beni.
Gli altri coeredi ricorrono in Cassazione, che accoglie il ricorso.
Con l'unico motivo di ricorso si lamenta la erronea declaratoria di nullità parziale del contratto, non considerando che, pur dovendosi dividere patrimoni ereditari distinti, non era precluso alle parti unificare le due masse in una regolazione unitaria, attribuendo a taluno dei coeredi solo beni facenti parte di una di esse, con rinuncia ai diritti sull'altro compendio da dividere.
In particolare, la convenzione conteneva la rinuncia parziale della coerede ai diritti che le spettavano sull'unitario asse ereditario, costituito dai beni provenienti da entrambe le successioni, e ciò era sufficiente per ritenere sussistente il requisito delle reciproche concessioni, data la stretta correlazione tra i beni ricevuti dalla successione del padre e la rinuncia ai diritti sull'eredità del nonno.
La Suprema Corte ritiene il motivo fondato: la Corte di merito, nell'interpretare il contenuto del rogito con cui le parti avevano definito i reciproci diritti successori, ha ritenuto che l'accordo avesse tutti i requisiti di una valida divisione transattiva riguardo all'eredità paterna e che costituisse invece una transazione divisoria riguardo all'eredità del nonno, nulla per difetto di causa poiché la resistente non aveva ottenuto alcunché dalla divisione dell'asse del nonno paterno, essendo il contratto era privo del necessario "apporzionamento proporzionale" dei cespiti da dividere.
Secondo la sentenza impugnata, il requisito delle reciproche concessioni non poteva apprezzarsi con riferimento ai beni del compendio paterno, poiché quest'ultimo era stata oggetto della distinta divisione transattiva.
Nello specifico, occorreva quindi considerare che, come evidenziato dai ricorrenti, la coerede, sottoscrivendo il contratto, aveva espressamente rinunciato a qualsiasi diritto sulla successione del nonno e si era dichiarata pienamente soddisfatta dall'attribuzione di quattro immobili rientranti nell'eredità del padre. L'errore in cui è incorsa la sentenza impugnata consiste quindi nell'aver scisso ed isolato le singole pattuizioni, senza tener conto del possibile collegamento tra i vantaggi ottenuti dalla resistente e la rinuncia ai diritti sul compendio ereditario del nonno.
Cass. 13399/2005
Cass. 5387/1999
Vigente al: 31-08-2019
LIBRO II - TITOLO IV - DELLA DIVISIONE
Può domandarsi la divisione anche quando uno o più coeredi hanno goduto separatamente parte dei beni ereditari, salvo che si sia verificata l'usucapione per effetto di possesso esclusivo.
Se tra i chiamati alla successione vi è un concepito, la divisione non può aver luogo prima della nascita del medesimo. Parimenti la divisione non può aver luogo durante la pendenza di un giudizio sulla filiazionedi colui che, in caso di esito favorevole del giudizio, sarebbe chiamato a succedere, nè può aver luogo durante lo svolgimento della procedura amministrativa per l'ammissione del riconoscimento previsto dal quarto comma dell'art. 252 o per il riconoscimento dell'ente istituito erede.
Art. 716 ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151 Art. 717 - Sospensione della divisione per ordine del giudice
Ciascun coerede può chiedere la sua parte in natura dei beni mobili e immobili dell'eredità, salve le disposizioni degli articoli seguenti.
Se i coeredi aventi diritto a più della metà dell'asse concordano nella necessità della vendita per il pagamento dei debiti e pesi ereditari, si procede alla vendita all'incanto dei beni mobili e, se occorre, di quei beni immobili la cui alienazione rechi minor pregiudizio agli interessi dei condividenti.
Se nell'eredità vi sono immobili non comodamente divisibili, o il cui frazionamento recherebbe pregiudizio alle ragioni della pubblica economia o dell'igiene, e la divisione dell'intera sostanza non può effettuarsi senza il loro frazionamento, essi devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell'eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore, o anche nelle porzioni di più coeredi, se questi ne richiedono congiuntamente l'attribuzione. Se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si fa luogo alla vendita all'incanto.
In quanto non sia diversamente disposto dalle leggi speciali, le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche nel caso in cui nell'eredità vi sono beni che la legge dichiara indivisibili nell'interesse della produzione nazionale.
Se i beni donati non sono conferiti in natura, o se vi sono debiti da imputare alla quota di un erede a norma del secondo comma dell'articolo precedente, gli altri eredi prelevano dalla massa ereditaria beni in proporzione delle loro rispettive quote.
Salvo quanto è disposto dagli articoli 720 e 722, le porzioni devono essere formate, previa stima dei beni, comprendendo una quantità di mobili, immobili e crediti di eguale natura e qualità, in proporzione dell'entità di ciascuna quota.
Si deve tuttavia evitare, per quanto è possibile, il frazionamento delle biblioteche, gallerie e collezioni che hanno un'importanza storica, scientifica o artistica.
L'ineguaglianza in natura nelle quote ereditarie si compensa con un equivalente in danaro.
L'assegnazione delle porzioni eguali è fatta mediante estrazione a sorte. Per le porzioni diseguali si procede mediante attribuzione. Tuttavia, rispetto a beni costituenti frazioni eguali di quote diseguali, si può procedere per estrazione a sorte.
Le operazioni indicate negli articoli precedenti possono essere, col consenso di tutti i coeredi, deferite a un notaio. La nomina di questo, in mancanza di accordo, è fatta con decreto dal trbunale del luogo dell'aperta successione.
Il coerede, che vuole alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall'ultima delle notificazioni. In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall'acquirente e da ogni successivo avente causa, finchè dura lo stato di comunione ereditaria.
Il coerede che è stato leso nella quota di riserva può esercitare l'azione di riduzione contro gli altri coeredi.
I documenti di una proprietà che è stata divisa rimangono a quello che ne ha la parte maggiore, con l'obbligo di comunicarli agli altri condividenti che vi hanno interesse, ogni qualvolta se ne faccia richiesta. Gli stessi documenti, se la proprietà è divisa in parti eguali, e quelli comuni all'intera eredità si consegnano alla persona scelta a tal fine da tutti gli interessati, la quale ha obbligo di comunicarli a ciascuno di essi, a ogni loro domanda. Se vi è contrasto nella scelta, la persona è determinata con decreto dal tribunale del luogo dell'aperta successione, su ricorso di alcuno degli interessati, sentiti gli altri.

References: Sentenza 
 sentenza 
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Cass. 

Cass. 

Art. 716
 Art. 717