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Timestamp: 2020-08-09 09:29:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 24431 del 17/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24431 del 17/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 17/10/2017, (ud. 12/09/2017, dep.17/10/2017), n. 24431
sul ricorso 15595-2016 proposto da:
B.M.F., elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO
TRIESTE 87, presso lo studio dell’avvocato PIER PAOLO LUCCHESE, che
la rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIOVANNI SALONIA;
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 243,
presso lo studio dell’avvocato GABRIELE MORALES, che lo rappresenta
e difende unitamente all’avvocato RAFFAELLA NERI SERNERI;
avverso la sentenza n. 4191/2016 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il
12/09/2017 dal Consigliere Dott. SCARPA ANTONIO.
B.M.F. ha proposto ricorso per cassazione, articolato in unico motivo, avverso la sentenza del Tribunale di Roma del 29 febbraio 2016, che ne aveva rigettato l’appello avanzato contro la decisione di primo grado resa il 15 luglio 2013 dal Giudice di pace di Roma. Resiste con controricorso il Condominio box di via (OMISSIS).
Il giudizio era iniziato con ricorso per decreto ingiuntivo relativo a spese condominiali dovute dalla condomina B.M.F. per Euro 924,00, approvate in sede di bilanci per gli esercizi 2008 e 2009 con delibere del 4 febbraio 2008 e del 10 febbraio 2009, e relative alla proprietà dei box nn. 1, 2, 3, 7 e 8 del complesso.
Il Tribunale di Roma nella sentenza impugnata ha posto in evidenza come nell’atto di acquisto dei box di proprietà B. del 4 ottobre 2007, prodotto in atti, la gestione delle parti comuni dei medesimi box fosse oggetto di autonoma regolamentazione rispetto a quella del sovrastante edificio di via (OMISSIS) (come da regolamento dell’11 luglio 2007, che l’acquirente aveva dichiarato di accettare). Il Tribunale superava perciò la resistenza della B., che contestava la distinta legittimazione attiva a riscuotere i contributi del Condominio (OMISSIS). Parimenti, il giudice dell’appello negava la rilevanza pregiudiziale del giudizio pendente tra B.M.F. e la Edilpan Roma s.r.l., incidente su tre dei box di proprietà B..
Il motivo del ricorso di B.M.F. denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112,115,40,270 e 295 c.p.c. e degli artt. 1117, 1137, 1168 e 1218 c.c.. Si sostiene che la ragione principale dell’opposizione a decreto ingiuntivo, ignorata dal Tribunale in sede di appello, era l’inesistenza del Condominio Box di via (OMISSIS), e quindi anche del credito azionato, stante l’assenza di una delibera costitutiva, come anche di proprietà esclusive in rapporto a proprietà comuni, ovvero ancora di una formale separazione dal Condominio di (OMISSIS). Si ricordano dalla ricorrente anche le eccezioni, non raccolte dal Tribunale, inerenti la pendenza di cause tra la stessa B. ed il Condominio di (OMISSIS), ovvero la Edilpan Roma S.r.l., e ciò a fine di riunione dei giudizi o di sospensione per pregiudizialità.
Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere rigettato per manifesta infondatezza, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380 – bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.
La censura evidenzia difetti dei necessari caratteri di tassatività specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata.
E’ in ogni caso da ribadire, a conferma della ratio decidendi prescelta dal Tribunale di Roma, che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo concernente il pagamento di contributi per spese, il condominio soddisfa l’onere probatorio su esso gravante con la produzione del verbale dell’assemblea condominiale in cui sono state approvate le spese, nonchè dei relativi documenti (Cass. Sez. 2, 29 agosto 1994, n. 7569). Nello stesso giudizio di opposizione, il condomino opponente non può far valere questioni attinenti alla annullabilità della delibera condominiale di approvazione dello stato di ripartizione. Tale delibera costituisce, infatti, titolo sufficiente del credito del condominio e legittima non solo la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condominio a pagare le somme nel processo oppositorio a cognizione piena ed esauriente, il cui ambito è, dunque, ristretto alla verifica della (perdurante) esistenza della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere (Cass. Sez. U., 18 dicembre 2009, n. 26629; Cass. Sez. 2, 23/02/2017, n. 4672). Tanto meno può essere oggetto dell’opposizione a decreto ingiuntivo inerente il pagamento di spese condominiali, emesso sulla base di delibera assembleare di approvazione del relativo stato di ripartizione, la questione dell’autonoma esistenza del condominio intimante e della sua appartenenza ad esso del condomino opponente, il quale neppure abbia provveduto all’impugnazione della medesima delibera assembleare posta a sostegno della ingiunzione. D’altro canto, ove si intenda controvertere sull’esistenza, o meno, in ordine ad una serie di unità immobiliari integranti porzioni di un complesso edilizio, di un condominio unico e distinto dal sovrastante complesso immobiliare, e, quindi, sulla riconducibilità di talune delle strutture della costruzione di cui si tratta alle parti comuni dell’edificio condominiale di cui all’art. 1117 c.c., con conseguente ripartizione delle spese tra i proprietari delle varie unità, è necessaria la partecipazione di tutti costoro a ciascuna delle fasi del giudizio, in una situazione di litisconsorzio necessario. L’infondatezza del ricorso è, dunque, ancor più palese ove si consideri che non potesse comunque essere oggetto del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ex art. 63 disp. att. c.c., comma 1, l’agitata questione dell’accertamento dell’inesistenza di un “condominio autonomo” con riferimento alle distinte unità immobiliare realizzate nel piano interrato e destinate ad autorimesse, trattandosi di domanda da rivolgersi non nei confronti dell’amministratore, e che avrebbe, piuttosto, imposto il litisconsorzio necessario di tutti quei singoli condomini (Cass. Sez. 2, 18/04/2003, n. 6328; Cass. Sez. 2, 01/04/1999, n. 3119). Il Tribunale di Roma, con argomentazione a rilevanza decisoria che la ricorrente non confuta, ha aggiunto che avesse effetto vincolante per la B. la volontà negoziale dalla stessa manifestata nell’atto di acquisto del 4 ottobre 2007 di adesione alla gestione autonoma delle parti comuni dei box. Non sussiste, infine, omessa pronuncia in ordine al dedotto rilievo pregiudiziale delle altre cause pendenti, avendo sul punto la sentenza impugnata espressamente motivato alle pagine 6 e 7. Basterà qui aggiungere che, per consolidate interpretazioni di questa Corte: 1) il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per il pagamento di oneri condominiali non si intende legato da nesso di pregiudizialità, tale da giustificare la sospensione del procedimento di opposizione ex art. 295 c.p.c., nemmeno con la controversia avente ad oggetto l’impugnazione della delibera assembleare posta a sostegno della ingiunzione stessa (da ultimo, Cass. Sez. 2, 23/02/2017, n. 4672); 2) ai fini della sospensione necessaria del giudizio ai sensi dell’art. 295 c.p.c., occorrono l’identità delle parti in entrambi i processi e l’obiettiva esistenza di un rapporto di pregiudizialità giuridica, non essendo sufficiente che tra le due controversie sussista una mera pregiudizialità logica (Cass. Sez. 2, 16/03/2007, n. 6159); 3) il provvedimento di riunione previsto dall’art. 274 c.p.c., relativo a cause diverse ma connesse (riunione facoltativa), ovvero dettato da motivi di economia processuale, essendo strumentale e preparatorio rispetto alla futura definizione della controversia, è rimesso al potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.
Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto l’art. 13, comma 1-quater del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 900,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 12 settembre 2017.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 art. 63
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 art. 295
 Cass. Sez. 
 art. 1
 art. 13
 art. 13