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Timestamp: 2020-08-10 16:13:00+00:00

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Massimario di giurisprudenza scolastica nazionale
Tutte le sentenze riportate sono state tratte dagli archivi del Consiglio di Stato, della Corte costituzionale, dei vari Tribunali amministrativi regionali e dall’ Archivio dell’ Ufficio studi , documentazione e massimario del Consiglio di Stato (Roma), alcune delle quali sono state ulteriormente massimate dall’autore nel rispetto della certezza giuridica al 100%
Omessa vigilanza durante la ricreazione
Sussiste la colpa grave dell’insegnante che si allontana dalla classe durante la pausa di ricreazione. CORTE DEI CONTI SEZ. GIUR. PIEMONTE - Sentenza 11 ottobre 1999 n. 1590/EL/99
Silenzio-rifiuto della P.A. per ricorso dichiarato inammissibile
E’ inammissibile il ricorso proposto avverso il silenzio-rifiuto nel caso in cui l’atto di diffida non sia stato preceduto da apposita istanza dell’interessato (art. 25, 2° comma, del T.U. delle disposizioni sugli impiegati civili dello Stato, approvato con d.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 ) TAR LAZIO, SEZ. III BIS – sentenza 8 ottobre 2003 n. 8128
Limiti costituzionali per la istituzione di scuole private (parificate, sussidiate, sussidiarie o autorizzate)
Dall’articolo 33 della Costituzione scaturisce un vero e proprio diritto soggettivo, costituzionalmente garantito ad istituire scuole private (parificate, sussidiate, sussidiarie o autorizzate) che incontra tuttavia dei limiti costituzionali , i quali attengono al ad alcune clausole quali il buon costume, la protezione della salute, l’incolumità personale, l’ordine pubblico e la mancanza di oneri per lo Stato (art. 33, co.3 cost.) CORTE DEI CONTI, SEZ. GIUR. LOMBARDIA – Sentenza 3 luglio 2003 n. 819
Obbligo di rendicontazione della spesa ( per somme accredidate direttamente al funzionario delegato nellaP.A. )
Sussiste la responsabilità amministrativa, sotto il profilo della grave negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza di disposizioni normative, del funzionario delegato nella P.A. che viene meno ai doveri di una corretta e regolare rendicontazione delle spese effettuate a vario titolo anche se impreviste. CORTE DEI CONTI, SEZ. GIUR. REGIONE LAZIO – Sentenza 20 maggio 2002 n. 1624/2002
Insindacabilità della P.A. per il riconoscimento da parte dell’apposita commissione medica di infermità e lesioni nella causa di servizio del pubblico impiegato
Il giudizio espresso da parte dell’apposita commissione medica, quale organo competente alla valutazione dell’esistenza o meno del nesso tra infermità e prestazione di servizio non è sindacabile da parte della P.A., che deve adottare i provvedimenti consequenziali, salvo il caso di macroscopici errori o di palese travisamento dei fatti. TAR LAZIO, SEZ. I - Sentenza 2 novembre 2000 n. 8868
Diritto al trattamento retributivo in caso di mansioni superiori comunque svolte
L’articolo 52 del d.l.vo 165/2001 riconosce il diritto al trattamento retributivo specifico in caso di mansioni superiori comunque svolte da parte del dipendente sia pure inquadrato nella categoria di livello retributivo inferiore. TRIBUNALE DEL LAVORO DI S. ANGELO DEI LOMBARDI – Sentenza 28 febbraio 2002 n. 84
Affidamento al dipendente di mansioni diverse a seguito di sopravvenuta infermità permanente
Nel caso di sopravvenuta infermità permanente e con conseguente impossibilità della prestazione lavorativa in atto , qualora il dipendente può essere assegnato a mansioni inferiori, purché tale attività sia utilizzabile nell'impresa, secondo l'assetto organizzativogià precedentemente stabilito, il datore di lavoro non può invocare il giustificato motivo di recesso dal contratto di lavoro subordinato (artt. 1 e 3 L. n. 604 del 1966 e 1463, 1464 cod. civ.). CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. UNITE - Sentenza 7 agosto 1998 n. 7755
Diritto di allontanamento dal posto di servizio "per respirare un po’ di aria salubre"
Nel caso in cui il lavoratore ha accertato che il posto di lavoro è divenuto insalubre "a causa del fumo di sigarette nei locali", egli può sia pure temporaneamante allontanarsi dal posto di servizio "per respirare un po’ di aria salubre" e tale allontanamento non può qualificarsi come non autorizzato. TAR ABRUZZO, SEZ. PESCARA - Sentenza 2 dicembre 1999
Termine semestrale per la presentazione della domanda riconoscimento della causa di servizio
Il termine semestrale di decadenza previsto per la presentazione della domanda di riconoscimento di un’infermità come dipendente da causa di servizio sia ai sensi dell’art. 36 del d.p.r. 3 maggio 1957, n. 686, che secondo l’art. 3 del d.p.r. 20 aprile 1994, n. 349 e dell’analoga disciplina ormai prevista dall’art. 2 del d.p.r. 29 ottobre 2001, n. 461, decorre dal giorno in cui il dipendente ha realmente avuto la consapevolezza dell’incidenza della sua malattia sulla capacità di attendere alle ordinarie occupazioni. CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V – Sentenza 3 luglio 2003 n. 4004
Annullamento dell’atto di dimissioni dal servizio per incapacità di intendere e volere del lavoratore
Per situazione di incapacità di intendere e di volere, quale prevista dall’articolo 428 cod.civ, è sufficiente che il dipendente , al momento di presentazione delle dimissioni dall’impiego , dichiari di essersi trovato in uno stato di turbamento psichico tale da impedirgli di apprezzare l’importanza dell’atto che stava compiendo. In tal caso può invocare l’annullamento dell’atto di dimissioni dal servizio per incapacità di intendere e volere del lavoratore(ex articolo 428 cod.civ.). CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. LAVORO – sentenza 15 gennaio 2004
Inclusione del crocifisso tra gli arredi delle aule scolastiche
Il crocifisso rientra tra gli arredi delle aule scolastiche in base al principio di laicità dello Stato, quale risultante dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione - degli artt. 159 e 190 del d. lgs. 16 aprile 1994, n. 297, come specificati rispettivamente dall’art. 119 del r.d. 26 aprile 1928, n. 1297 (tabella c) e dall’art. 118 del r.d. 30 aprile 1924, n. 965, nella parte in cui includono il crocifisso tra gli arredi delle aule scolastiche e dell’art. 676 del d. lgs. 16 aprile 1994, n. 297, nella parte in cui conferma la vigenza delle disposizioni di cui all’art. 119 del RD. 26 aprile 1928, n. 1297 (Tabella C) ed all’art. 118 del r.d. 30 aprile 1924, n. 965 . TAR VENETO, SEZ. I – ordinanza 14 gennaio 2004 n. 56
Responsabilità concorrente del dirigente scolastico per mancata denunzia di incidente alla società assicuratrice
Sussiste per il dirigente scolastico la responsabilità amministrativa per il danno causato dall’omessa denunzia alla società assicuratrice dell’incidente subito da un alunno durante lo svolgimento delle lezioni . CORTE DEI CONTI, SEZIONE GIURISDIZIONALE PER IL PIEMONTE - Sentenza 27 novembre 2000 n. 1620/EL/00
Il termine per la conclusione di un’inchiesta disciplinare è di 90 giorni
Qualsiasi inchiesta disciplinare "deve essere conclusa" entro novanta giorni dalla nomina del funzionario istruttore, in base all’art. 110 del T.U. impiegati civili dello Stato, approvato con d.P.R. n. 3/1957 (ed applicabile anche agli insegnanti in forza dell’art. 507 del D.Lgs. 16/04/1994, n. 297). CONSIGLIO DI STATO, SEZ. II – parere 12 novembre 2003 n. 158/2001
E’ inconfigurabile il "diritto" a contribuzioni statali da parte di scuole private
E’ inconfigurabile in base all’art. 33 cost. il "diritto" a contribuzioni statali da parte di scuole private. Tuttavia lo Stato può discrezionalmente concedere sussidi a scuole private nei casi in cui esse svolgano un’attività rispondente a pubblico interesse e nei limiti della legislazione primaria ( art.138 e 139 del d.lgs. 31.3.1998 n. 112 . CORTE DEI CONTI, SEZ. GIUR. LOMBARDIA – Sentenza 3 luglio 2003 n. 819
Diritto di visionare od estrarre copia dei documenti amministrativi
Il dipendente ha il diritto di accedere a tutti gli atti detenuti dalla pubblica amministrazione di appartenenza, ai sensi dell’art. 23 della legge 7 agosto 1990 n. 241. CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI – Sentenza 27 maggio 2003 n. 2938
Per la responsabilità contabile è sufficiente l’ammanco
Il D.S.G.A. , in qualità di agente contabile, à responsabili delle mancanze, deteriorazioni o diminuzioni di denaro o di cose mobili, delle quali risulta consegnatario e per le quali non comprova che a lui non sia imputabile il danno, né per negligenza né per indugio frapposto nel richiedere i provvedimenti necessari per la conservazione del denaro o delle cose avute in consegna. CORTE DEI CONTI, SEZ. GIUR. REGIONE ABRUZZO – Sentenza 27 settembre 2001 n. 822/2001
La responsabilità della gestione contabile ha inizio dal momento dell'assunzione dell'ufficio di cui si è titolari
La responsabilità della gestione contabile ha inizio dal momento dell'assunzione dell'ufficio di cui si è titolari e si concretizza con un regolare scambio di consegne con lo scopo di eliminare la così detta "confusione di gestione". CORTE DEI CONTI, SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE ABRUZZO - Sentenza 17 aprile 1999 n. 280
Potere del preside di irrogazione della censura per offese a lui rivolte
Legittimamente la sanzione disciplinare della censura a carico di un in­segnante della scuola media e’ inflitta dal preside, rientrando tale provve­dimento per legge nelle sue competenze, anche se egli stesso sia la persona offesa dal comportamento punito. (Cons. Stato sez. 06 dec. 00378 del 22/11/1974 )
Competenza del preside per l’individuazione dell’insegnante che, in caso di contrazione di ore di insegnamento, deve perdere il posto
Le operazioni preliminari dell’individuazione dell’insegnante secondario che, in caso di contrazione di ore di insegnamento, deve perdere il posto, rientra nella competenza del preside, il quale, compiuta tale individuazio­ne, deve segnalare il nominativo dell’insegnante, rimasto senza posto, alla competente commissione, per i provvedimenti di sistemazione di sua competenza; ciò non significa, però, che tale provvedimento non sia impugnabile davanti alla commissione dei ricorsi, in quanto l’art. 11 legge 13 giugno 1969 n. 282 stabilisce che la commissione e’ competente a pronunziarsi sui ricorsi prodotti contro i provvedimenti presi nella materia degli incarichi e supplenze, disciplinata dalla legge stessa, ed i provvedimenti di indivi­duazione degli insegnanti, rimasti senza posto ed aventi titolo a sistema­zione, rientrano tra gli atti relativi ai procedimenti di conferimento degli incarichi e supplenze, impugnabili davanti alla commissione. (Cons. Stato SEZ. 06 DEC. 00386 DEL 22/11/1974 PRES. DANIELE)
Il preside e’ l’organo competente ad accertare la causa dell’assenza del docente non di ruolo
Dalla normativa della legge 19 marzo 1955 n. 160 emerge che competente a provvedere in materia di congedi al personale insegnante non di ruolo e’ il preside ed e’ del pari il preside l’organo competente ad accertare la causa dell’assenza del docente; pertanto, nel caso di superamento del periodo mas­simo di assenza, e’ il preside stesso competente ad assumere il provvedimento meramente dichiarativo della cessazione del rapporto prevista dall’art. 15 legge n. 160 del 1955 cit. (Cons. Stato SEZ. 06 SENT. 00609 DEL 30/10/1981 PRES. DANIELE)
Recupero di somme erogate erroneamente
Ai sensi dell’art. 10 del r.d. 30 aprile 1924, n. 965, e dell’art. 3 del d.p.r. 31 maggio 1974, n. 417, i provvedimenti di recupero di somme erogate erroneamente a favore dei docenti di ruolo degli istituti tecnici statali - quali enti dotati di personalita’ giuridica e di autonomia nel loro funzio­namento, a termini dell’art. 3 della legge 15 giugno 1931, n. 889 - sono di competenza del preside. Cons. Stato sez. 06 sent. 00915 del 06/07/1988
Licenziamento di insegnante supplente per assenza arbitraria
Nell’iter procedimentale delineato dall’art. 14 della legge n. 160/1955, in materia di assenze del docente incaricato, l’accertamento dell’assenza e’ intimamente connesso con il provvedimento di licenziamento, ne’ sussistono elementi storici e logici per ritenere che il preside, al quale la norma at­tribuisce la potesta’ di accertare la causa dell’impedimento, non sia altre­sì’ titolare dell’ulteriore potesta’, strettamente connessa con la prima, di condurre a termine il procedimento, attraverso l’emanazione dell’atto con­clusivo; pertanto legittimamente il provvedimento di licenziamento e’ emana­to dal preside dell’istituto. Con. Stato sez. 06 sent. 00206 del 03/02/1990
Discrezionalità del dirigente scolastico nell’assegnazione dei docenti alle classi con provvedimento motivato
A norma dell’art. 3 lett. d> del d.p.r. n. 417/1974 e dell’art. 95 dell’ord. min. n. 300 del 29 ottobre 1986 il preside provvede sulla base dei criteri generali stabiliti dal consiglio d’istituto e delle proposte del collegio dei docenti, all’assegnazione dei docenti dell’istituto che ne fac­ciano richiesta, e pur sempre che sussista la possibilita’, ad altro in­segnamento della stessa classe di concorso; egli puo’ discostarsi da tali criteri e proposte in base soltanto ad un provvedimento motivato. Cons. Stato sez. 06 sent. 00564 del 31/05/1990
Licenziamento del personale ausiliario scolastico non di ruolo
Ai sensi dell’articolo 5 del D.Lgs. C.P.S. 4 aprile 1947 n.207, la compe­tenza ad adottare il licenziamento nei confronti del personale ausiliario scolastico non di ruolo spetta al Provveditore agli studi e non al Preside. SEZ. 06 SENT. 00932 DEL 19/02/2003
Divieto per il personale docente, dirigente e ispettivo della scuola di partecipare alle societa’ commerciali
Posto che le casse rurali e artigiane, pur avendo base cooperativa, accan­to allo scopo mutualistico, perseguono quello commerciale e speculativo, l’assunzione o il mantenimento di cariche di amministrazione in tali socie— ta’ e’ incompatibile per il personale dell’amministrazione scolastica secon­do l’art. 92 del d.p.r. 31 maggio 1974, n. 417, certamente prima della l. 31 gennaio 1992, n. 59, ma, si deve intendere, pur dopo tale novella, in quan­to, sebbene sia oggi consentito a docenti, presidi ed ispettori scolastici partecipare alla gestione delle cooperative, rimane, secondo una lettura sistematica della intera disposizione, il divieto di partecipare alle socie— ta’ commerciali, ivi incluse le casse rurali cooperative. Cons. Stato SEZ. 06 SENT. 00244 DEL 26/01/2001
Non accettazione delle dimissioni del dipendente sco­lastico
In base all’art. 110 D.P.R. n. 417 del 31 maggio 1974, e’ illegittimo il provvedimento che nega side di istituto professionale emesso, dopo che l’Amministrazione aveva gia’ avuto notizia della definizione del procedimento penale (in pendenza del quale era stata adottata la sospensione cautelare), senza che fosse stato ancora iniziato il procedimento disciplinare, sul falso presupposto di dovere attendere la definizione del processo penale e sulla ulteriore ragione che doveva essere previamente definita la responsabilita’ amministrativo—contabile. Cons. Stato SEZ. 06 SENT. 04962 DEL 27/09/2002 PD . 200857
Restituzione del presi­de al ruolo di provenienza
L’art. 22 regio decreto 6 maggio 1923 n. 1054, nella sua testuale formula­zione, assume quale presupposto del provvedimento di restituzione del preside al ruolo di provenienza la circostanza obiettiva dell’irrogazione di una sanzione disciplinare superiore alla censura, senza operare una distinzione a seconda che la punizione consegua all’accertamento di una responsabilita’ disciplinare per fatto commesso in epoca anteriore o successiva all’assun­zione dello status di preside; pertanto, poiche’ la funzione di preside non puo’ essere convenientemente assolta da un soggetto che per i suoi preceden­ti disciplinari non goda del necessario prestigio nei confronti del persona­le insegnante e non insegnante e degli alunni, legittimamente l’amministra zione restituisce al ruolo di provenienza un capo di istituto in seguito ad una sanzione di particolare rilievo, anche se questa attiene ad un comporta­mento tenuto prima che il soggetto assumesse lo status di preside. Cons. Stato sez. 06 dec. 00070del 18/02/1972
Valutazione illegittima dell’operato di un dirigente scolastico
E’ illegittimo il giudizio di “valente” attribuito ad un capo di istituto, con riferimento al mancato ottenimento, da parte sua, della fattiva collaborazione delle varie componenti della scuola, ove detto giudizio sia motivato con il mero riferimento ad una relazione ispettiva ministeriale, senza considerare altri documenti ed elementi di giudizio riguardo ai quali era dato escludere la responsabilita’ del preside, correttamente e legittimamente o­perante. Cons. Stato sez. 06 sent. 01166 del 27/10/1988
Trasferimento per incompatibilita’ ambientale di un capo di isti­tuto
Per il trasferimento, per incompatibilita’ ambientale di un capo di istituto (preside) di istruzione secondaria, e’ sufficiente che la sua permanen­za nella sede di titolarita’ sia causa di una diffusa tensione con le varie componenti scolastiche, con ritardi negli adempimenti di ufficio, a prescin­dere dalle concrete responsabilita’, e lesione del prestigio dell’ufficio. Con.Stato sez. 06 sent. 00236 del 12/03/1993
Detrazione di punteggio nei concorsi a preside per candidati con sanzioni disciplinari pregresse
Nei concorsi a posti di preside, cioe’ per un incarico nel quale il prestigio e la figura dell’aspirante debbono essere garantiti non solo dal punto di vista culturale ma anche dal punto di vista morale, e’ legittima la previsione di una detrazione del punteggio per la qualifica di insufficien­te, o per punizione disciplinare, o per fatti ed elementi di carattere morale, didattico o disciplinare. Con . Stato sez. 06 dec. 00197 del02/05/1972
Obbligo del docente di accertarsi tempestivamente circa le convocazioni di servizio da parte del dirigente scolastico
Gli inviti e le convocazioni che i presidi rivolgono agli insegnanti per le sessioni di esami hanno, per così’ dire, natura ordinatoria, in quanto nel dubbio circa la data o l’ora della riunione preliminare agli esami la data di inizio degli esami non puo’ non essere conosciuta dai docenti - rientra nella normale diligenza dell’insegnante di accertarsene tempestiva­mente; pertanto,legittimamente viene irrogata una sanzione disciplinare ad un insegnante assente da detta riunione e dalla sessione di riparazione degli esami, a nulla rilevando che l’insegnante stesso affermi di non aver ricevuto la lettera di convocazione da parte del preside. Cons. Stato sez. 06 deo. 00449 del 11/07/1972
Restituzione al ruolo di provenienza di un capo d’istituto a seguito di irrogazione di una sanzione piu’ grave della censura
La restituzione al ruolo di provenienza degli insegnanti e’ provvedimento che, in forza dell’art. 22 regio decreto 6 maggio 1923 n. 1054, discende ne­cessariamente dall’irrogazione di una sanzione piu’ grave della censura allorche’ essa sia adottata nei confronti di un capo d’istituto. Cons. Stato sez. 06 dec. 00150
Ricorso gerarchico al ministro p.i. e non al provveditore per provvedimento disciplinare del capo d’istituto
Ai sensi dell’art. 130 regio decreto 27 novembre 1924 n. 2367, salvo i ca­si in cui siano previsti termini speciali, di regola, il termine per produr­re ricorso al ministero contro i provvedimenti delle autorita’ scolastiche locali e’ di trenta giorni dalla data in cui il ricorrente abbia notizia del provvedimento a mezzo di diretta comunicazione; pertanto, poiche’ i capi di istituto, come i provveditori agli studi, sono indubbiamente autorita’ sco­lastiche locali, la competenza a conoscere il ricorso gerarchico contro la sanzione disciplinare inflitta ad un insegnante dal capo di istituto e’ del ministro della pubblica istruzione e non del provveditore agli studi. Cons. Stato sez. 06 dec. 00255 del 08/06/1976
Sanzione disciplinare per punire l’abituale irregolarita’ di condotta di un docente.
Ai finì della configurabilita’ di una abituale irregolarita’ di condotta punibile, per gli insegnanti, con la sanzione disciplinare di cui all’art. 16 n. 4 legge 19 marzo 1955 n. 160), e’ indispensabile che il comportamento dell’interessato sia abituale, cioe’ espressione di una consuetudine di vi­ta, e non si concreti in un fatto episodico; e’ illegittima, pertanto, la detta sanzione disciplinare irrogata per punire piu’ violazioni di una stes­ sa norma compiute in un solo anno scolastico, non potendo esse essere espressione di abituale irregolarita’ di condotta. Cons. Stato sez. 06 dec. 01032 del 20/10/1978
Procedura per l’emanazione del provvedimento disciplinare
Il provvedimento disciplinare dell’ammonizione e’ legittimamente emanato nel rispetto dell’art. 120 del r.d. 27 novembre 1924, n. 2367, quando l’in­colpato ha prodotto le proprie discolpe orali dinanzi all’autorita’ procedente prima dell’irrogazione della sanzione. Non e’ necessario ai finì del procedimento presentare giustificazioni scritte in quanto non richieste dal­la norma. Tali giustificazioni, se _ad abundantiam_ esibite, non possono essere presentate a procedimento disciplinare esaurito - bensì’ durante lo svolgimento del procedimento stesso e cio' in base al principio generale che non sì possono, ultimata la fase processuale, prospettare altri elementi, che l’interessato non si e’ curato dì sottoporre all’esame dell’autorita’giudicante. Cons. Stato sez. 06 sent. 00695 del 15/12/1982
Eccesso di potere del collegio docenti per sospensione sino al termine delle lezioni di un alunno
E’ illegittima, sotto il profilo dell’eccesso di potere per incongruita’ della motivazione, la deliberazione del collegio dei docenti di una scuola di irrogazione della grave sanzione della sospensione sino al termine delle lezioni (art. 19, lett. f, del rd 4 maggio 1925 n. 653) nei confronti di un alunno, accusato di aver invaso insieme ad altri compagni i locali della segreteria e di aver proferito minacce nei confronti di una insegnante, se all’esito dell’istruttoria non siano emerse prove sicure in ordine allo epi­sodio piu’ grave (minacce all’insegnante) e se, quanto all’altro episodio, il collegio giudicante non abbia adeguatamente approfondito la personalita’e i precedenti dell’alunno ne’ abbia tenuto conto delle motivazioni collet­tive del suo comportamento. Cons. Stato sez. 06 sent. 00749 del 22/10/1983
Sanzione disciplinare per docente assente dal servizio con nomina di scrutatore di seggio elettorale interno con la sola giustificazione di precedenti, improrogabili impegni
E’ legittima la sanzione disciplinare inflitta all’insegnante della scuola media che, per giustificare la sua assenza per lo svolgimento dei compiti connessi alla nomina a scrutatore del seggio elettorale per l’elezione dei rappresentanti delle scuole nei relativi organismi scolastici, si limita ad addurre precedenti, improrogabili impegni, senza offrire alcuna documenta­zione o indicazione in proposito. Cons. Stato sez. 06 sent. 00304 del 12/06/1985
Restituzione ai ruoli metropolitani del preside per ragioni di servizio valutato complessivamente negativo sulla conduzione della scuola
E’ legittimo il provvedimento di restituzione ai ruoli metropolitani per ragioni di servizio, ai sensi dell’art. 9, secondo comma del d.p.r. 23 gen­naio 1967 n. 215, adottato dal ministero degli affari esteri nei confronti del preside di istituto medio italiano all’estero con riferimento sia al giudizio complessivamente negativo sulla conduzione della scuola, sia al progressivo deterioramento dei rapporti tra preside e corpo docente, sia, infine, alla mancanza, di iniziative, anche di rappresentanza, volte a favo­rire lo avvicinamento del paese ospitante alla cultura occidentale, esulando dal provvedimento medesimo la connotazione di sanzione disciplinare. Cons. Stato sez. 04 sent. 00197 del 02/04/1986
Termine non maggiore di dieci giorni per la presentazione delle giustificazioni scritte da parte del personale docente
L’instaurazione del procedimento disciplinare volto all’irrogazione a carico di personale docente — di sanzione non eccedente la censura e’ disciplinata dal combinato disposto dagli artt. 108 del d.p.r. 31 maggio 1974 n. 417 e 101 del d.p.r. 10 gennaio 1957 n. 3. Pertanto, l’avvio di siffatto procedimento ha luogo con determinazione di contestazione di addebito con la quale si assegna al dipendente un termine non maggiore di dieci giorni per la presentazione delle giustificazioni scritte. Cons. Stato sez. 02 par. 01071 del 12/04/1989
Provvedimento disciplinare per l’ insegnante che fomenti gli alunni contro altro docente dello stesso istituto
E’ legittima l’irrigazione della sanzione, peraltro minima, dell’avverti­mento scritto, nei confronti dell’insegnante di liceo che abbia fomentato gli alunni contro un altro docente dello stesso istituto. Cons. Stato sez. 02 par. 00962 del 14/02/1992
Trasferimento d’ufficio di un insegnante per incompatibilita’ ambientale
Il potere di trasferimento d’ufficio di cui all’art. 70 del dpr n. 417 del 31 maggio 1974 deve essere inquadrato nel piu’ ampio potere di organizzazio­ne della scuola, al fine di garantire il buon andamento dell’attivita’ di­dattica. Esso e’ ampiamente discrezionale e la valutazione dei fatti causativi della situazione di incompatibilita’ spetta esclusivamente alla ammi­nistrazione, indipendentemente dalla rilevanza o meno che i fatti stessi possono avere agli effetti di una eventuale sanzione disciplinare, nonche’ dal rapporto di imputabilita’ all’interessato. Cons. Stato sez. 06 sent. 00074 del 21/01/1993
Sanzione disciplinare a carico del docente per inosservanza delle disposizioni normative sulla valutazione di un alunno portatore di handicap
Legittimamente e’ irrogata dal provveditore agli studi la sanzione disciplinare della censura ex art. 94 del dpr 417/74 ad un insegnante ele­mentare che, sebbene richiamato dal direttore didattico all’osservanza del regolare procedimento valutativo nei confronti di un’alunna portatrice di handicaps, abbia proceduto alla valutazione della stessa indipendentemente dall’insegnante di sostegno ed in difformita’ delle disposizioni di cui all’art. 4 comma secondo, della legge n. 517/77 per il quale gli elementi di giudizio devono trarsi dall’apposita scheda valutativa che deve contenere altresi’ le valutazioni informative per le famiglie. Cons. Stato sez. 06 sent. 00551 del 19/04/1994 pd. 942199
Provvedimento disciplinare della dispensa dal servizio del docente per scarso rendimento
L’articolo 129, comma 2, del t.u. approvato con d.p.r. 10 gennaio 1957, n.3 che disciplina la sanzione disciplinare della dispensa per scar­so rendimento, non e’ applicabile al personale docente (nella fattispecie insegnante medio) in quanto l’ipotesi e’ autonomamente regolata dalla specifica norma di cui all’articolo 112, d.p.r. 31 maggio 1974 n. 417. Cons. Stato sez. 06 sent. 00689 del 16/05/1996 pd. 962029
Restituzione degli insegnanti al ruolo di provenienza per persistente insufficiente rendi­mento
La restituzione degli insegnanti al ruolo di provenienza, pur se mo­tivata con l’incapacita’ o con il persistente insufficiente rendi­mento, non ha carattere di sanzione disciplinare. Cons. Stato sez. 06 sent. 00648 del 06/05/1998
Sanzione per dichiarazioni false nella domanda di supplenze
Le false dichiarazioni dolosamente inserite nella domanda volta ad ot­tenere incarichi di supplenza nelle scuole secondarie comportano, ai sensi dell’articolo 11 ord. min. 30 ottobre 19991 n. 331, la sanzione dell’esclusione da tutte le graduatorie provinciali e d’istituto degli aspiranti a supplenza nelle scuole secondarie. Cons. Stato sez. 06 sent. 01519 del 10/11/1998
Destituzione dall’impiego di un insegnante per riifiuto di sottoporsi a visita medica
L’ingiustificato rifiuto del dipendente di sottoporsi agli accertamenti sanitari disposti dall’Amministrazione di appartenenza in relazione alle sue condizioni di salute, impeditive del regolare svolgimento del servizio, se­condo l’apprezzamento dell’Amministrazione stessa, integra una violazione di un dovere d’ufficio perseguibile in via disciplinare, in quanto al pubblico impiegato, in relazione alla sua posizione giuridica nell’ambito dell’orga­nizzazione di cui fa parte, competono non solo diritti ma anche doveri, tra i quali quello si sottostare alle richieste dell’Amministrazione per quanto concerne le visite di controllo ritenute necessarie per motivi di servizio; pertanto, in tale comportamento e’ ravvisabile il presupposto previsto dall’art. 99 lett. a) D.P.R. 31 maggio 1974 n. 417, sufficiente a sorreggere autonomamente il provvedimento di destituzione dall’impiego di un insegnante medio. Cons. Stato SEZ. 06 SENT. 00203 DEL 12/01/2000
Trasferimento illegittimo di un dirigente scolastico per incompatibilità ambientale
E’ illegittimo il provvedimento del direttore generale dell’istruzione se­condaria che dispone il trasferimento per incompatibilita’ ambientale di un preside senza che sia stato previamente acquisito il parere conforme del Consiglio di disciplina del Consiglio Nazionale della P.I., come previsto dall’art. 469 D l.vo 16.4.1994 n . 297; e cio’ anche quando la mancata ac­quisizione di detto parere si sia verificata a seguito di rinnovazione del procedimento in conseguenza di un annullamento giurisdizionale per difetto di istruttoria perche’ le controdeduzioni dell’interessato con relativa richiesta di integrazione documentale non erano state prese in considerazio­ne nemmeno con una reiezione motivata dallo stesso Consiglio di disciplina. Cons. Stato SEZ. 06 SENT. 04119 DEL 26/07/2001
Diritto del dipendente al principio di non colpevolezza fino alla condanna definitiva
"Sotto i profili dedotti in riferimento agli artt. 27, comma secondo, 4, 35 e 36 Cost., non e’ fondata, sei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimita’ costituzionale - sollevata in riferimento agli artt. 27, comma secondo, 4, 35 e 36 Cost. — dellart. 15, comma 4-'septies’, della legge 19 marzo 1990, n. 55 (Nuove disposizioni per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre gravi f orme di manifestazioni di pericolosita’ sociale), come modificato dall’art. 1 della legge 18 gennaio 1992, n. 16 (Norme in materia di elezioni e nomine presso le regioni e gli enti locali), nella parte in cui prevede che i dipendenti delle amministrazioni pubbliche sotto­posti a procedimento penale per determinati delitti di criminalita’ orga­nizzata, quando siano stati disposti il rinvio a giudizio, o la presen­tazione o la citazione in udienza, sono sospesi immediatamente dall'uffi- i— cio con provvedimento obbligatorio del capo dell’amministrazione di appar­tenenza. Infatti, posto che la norma censurata configura una tipica mi­sura cautelare, collegata alla pendenza di una accusa penale nei con­fronti del funzionario pubblico, ne consegue, in primo luogo, che, ai fini dello scrutinio di legittimita’ costituzionale, non si puo’, di­rettamente, mettere in gioco il parametro costituito dal principio di pre­sunzione di non colpevolezza dell’imputato fino alla condanna definitiva, in quanto le misure cautelari operano per definizione prima dell’accer­tamento definitivo della colpevolezza in ordine ai reati a cui esse pure talora (come nella specie) su collegano. Mentre, per quanto attiene ai parametri costituiti dal diritto al lavoro e dai diritti del lavoratore, gli stessi potrebbero venire in considerazione solo indirettamente, nel caso in cui risultasse che l’incongruita’ della misura rispetto alle esigenze cautelari (di per se’ suscettibili di condurre, nell ambito di un bilanciamento non irragionevole, ad una temporanea compressione di altri diritti) la rendesse tale da restringere quei diritti senza una ragione giustificatrice sufficiente." Cons. Stato Sentenza n. 0206 del 1999
Dimissioni del personale scolastico presentate dopo il 31 marzo
Le dimissioni del personale scolastico presentate dopo il 31 marzo sono accettate, ai sensi dell’art. 10 del d.l. n. 357 del 1989, dopo il 31 marzo dell’anno successivo, e cio’ al fine di garantire la continuita’ dell’anno scolastico; sono, pertanto, legittime le accettazioni effettuate il 15 apri­le 1994 delle dimissioni presentate tra il 31 marzo 1993 e il 15 agosto 1993 e la riduzione del trattamento pensionistico disposto dalla legge n. 537 del 1993 per chi aveva meno di 35 anni di contribuzione e’ una conseguenza ne— cessitata Cons. Stato SEZ. AP SENT. 00017 DEL 29/12/2000
Autonomia decisionale e discrezionale del dirigente scolastico nell’attribuire incarichi aggiuntivi retribuiti con il fondo dell’istituzione scolastica (FIS ) con il solo obbligo di informare successivamente le RSU per i nominativi dei docenti prescelti e il relativo monte ore e compenso orario concesso (art. 21, commi 1 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59)
Si riportano di seguito stralci significativi riguardanti:
Sentenza del Cons. Stato Sez. seconda del 27 ottobre 1999, n. sez.1609/99;
Parere dell’ Avvocatura di Stato di Bologna dell’8 febbaio 2001,prot.2524,CS 32/01 avv. Paolucci).
1) Sentenza del Consiglio di Stato (1999)
Adunanza della sezione seconda 27 ottobre 1999
N° sezione 1603/99
Oggetto: Ministero della Pubblica istruzione - Quesito sull'art. 21,commi 1 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59.
Vista la relazione ministeriale n.6943 UIL L.P. 1680 del 2 agosto 1999,
il Ministero della Pubblica istruzione con la relazione indicata in premessa, pone un quesito sull'interpretazione della normativa vigente sui poteri degli organi collegiali della scuola e dei dirigenti scolastici in materia amministrativo contabile. In tema, il Ministero osserva che: a) l'art. 21, commi 1 e 14, della legge 15 marzo 1997, n. 59, disciplinando l'autonomia delle istituzioni scolastiche, prevede che con decreto del ministero della pubblica istruzione, sono emanate le istruzioni generali per l'allocazione delle risorse, per la formazione dei bilanci e l'affidamento dei servizi di tesoreria e di cassa; b) con gli artt. 25 bis, 25 ter e 28 bis del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , è stata attribuita ai capi di istituto la qualifica dirigenziale; c) l'art. 21, comma 4, della legge 59 del 1997, ha attribuito alle istituzioni scolastiche personalità giuridica e autonomia; d) il decreto legislativo 16 aprile 1994, n.297, ripartisce fra il consiglio di circolo o di istituto e la Giunta esecutiva la competenza in materia di spesa e di bilancio. Il Ministero, premesso l'escursus della disciplina vigente, prospetta le problematiche del coordinamento con l'art. 25 bis del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 in ordine alla competenza esclusiva del dirigente scolastico in materia di gestione delle risorse finanziarie e strumentali.
Il Ministero riferente aggiunge che la competenza dirigenziale esclusiva è confermata dall'art. 25 bis, comma 5 del decreto legislativo n. 29 del 1993.
la quaestio iuris in esame attiene al coordinamento tra l'art. 10 del decreto legislativo n. 297 del 1994 e l'art. 5 del decreto legislativo n. 80 del 1998. Il tema riguarda la competenza in ordine all'adozione dei provvedimenti contabili e di gestione degli istituti scolastici.
Sul piano normativo, la Sezione ritiene che il ius supervenies ex art. 45 del decreto legislativo n. 80 del 1998, attribuisca le funzioni amministrative in esame ai dirigenti scolastici. L'art. 45, commi 1 e 5 del decreto legislativo n. 80 del 1998, devolve expressis verbis le competenze sulla gestione finanziaria-contabile ai dirigenti scolastici. Il problema di coordinamento con l'art. 10 del decreto legislativo n. 297 del 1994 è risolto sul piano interpretativo considerando prevalente la nuova normativa ex art. 15 delle Disp. prel. c.c. La competenza dirigenziale è in linea con i principi generali sulle attribuzioni dirigenziali ex artt. 3 e 25 bis del decreto legislativo 29 del 1993.
Ne deriva che risultano superate ex lege le competenze dei consigli di istituto e delle giunte esecutive.
Per converso, resta ferma la competenza dei consigli di istituto per la nomina di giunte esecutive per la preparazione dei lavori del Consiglio e per la cura e l'esecuzione delle relative delibere ex art. 10 del T.U. n. 297 del 1994.
Inoltre, la Sezione considera legittima la predisposizione di istruzioni contabili ministeriali attinenti all'intera competenza di gestione dei dirigenti scolastici.
Esprime parere nei termini indicati in motivazione
F.to Il segretario della sezione
F.to Il presidente della sezione
2) Parere dell’ Avvocatura di Stato di Bologna (2001)
Parere dell'Avvocatura di Stato di Bologna in merito alla riservatezza ed accesso agli atti amministrativi con riguardo alla riservatezza di terzi e alle relazioni sindacali - Bologna, 8 febbraio 2001, prot.2524, CS 32/01 Avv. Paolucci
Con la nota a margine indicata, codesta istituzione scolastica pone una serie di quesiti attinenti, da un lato, ai limiti del diritto di accesso agli atti amministrativi ed al connesso diritto alla riservatezza di terzi e, d'altro canto, alle relazioni sindacali.
Si osserva preliminarmente che i quesiti posti attengono gli uni e gli altri al rapporto interno all'istituzione scolastica: da un lato al rapporto fra organi di questa (es. rapporti tra consiglio d'istituto e il dirigente scolastico), dall'altro alle relazioni fra le componenti dell'istituzione stessa (es. poteri del delegato sindacale nei confronti della parte datoriale).
In particolare, le questioni dedotte attengono alla organizzazione e gestione dei rapporti di lavoro. Al fine di meglio comprendere la risposta agli specifici quesiti posti, si reputa necessaria una premessa circa l'allocazione delle competenze fra gli organi delle istituzioni scolastiche ed il conseguente ruolo reciproco degli stessi organi in materia di organizzazione e gestione dei rapporti di lavoro dopo l'attuazione dell'art. 21 L. n. 59/1997, attraverso in particolare l'art. 25 bis del D.Lgs. n. 29/1993 ed il D.P.R. n. 275/1999.
E' evidente, infatti, che l'esercizio delle competenze istituzionali da parte degli organi pubblici (e per essi, dei propri componenti) comporta la necessità di conoscenza dei dati (anche) personali attinenti alle questioni trattate.
In tali casi e per tali finalità e limiti, pertanto, non si fa questione di accesso agli atti amministrativi (art. 22 e ss. L. n. 241/90), riguardando il diritto di accesso non il rapporto "interno" di esercizio delle competenze istituzionali, bensì quello "esterno" intercorrente fra l'amministrazione e i soggetti (eventualmente anche dipendenti o componenti di organi dell'amministrazione) che abbiano un interesse giuridicamente rilevante all'accesso, estraneo ed al di fuori delle funzioni istituzionali.
Tale logico presupposto è confermato espressamente dall'art. 27, primo comma, della L. n. 675/1996 che, in materia di trattamento dei dati personali da parte di soggetti pubblici dispone che "il trattamento di dati personali da parte di soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici economici, è consentito soltanto per lo svolgimento delle funzioni istituzionali, nei limiti stabiliti dalla legge e dai regolamenti".
Venendo allora alle competenze del Consiglio d'Istituto, su cui vertono i primi tre quesiti posti, si osserva quanto segue.
Come noto, l'unica disposizione legislativa che si occupa ex professo delle competenze del Consiglio d'Istituto è tuttora l'art. 10 T.U. n. 297\1994. In base a tale disposizione, il Consiglio d'Istituto: elabora e adotta gli indirizzi generali e determina le forme di autofinanziamento; delibera il bilancio preventivo e il conto consuntivo e dispone in ordine all'impiego dei mezzi finanziari per quanto concerne il funzionamento amministrativo e didattico dell'Istituto; ha potere deliberante fatte salve le competenze dei docenti, sull'organizzazione e la programmazione della vita e dell'attività della scuola in ordine all'adozione del regolamento interno dell'Istituto; all'acquisto, rinnovo e conservazione delle attrezzature tecnico-scientifiche e dei sussidi didattici, compresi quelli audio-televisivi e dotazioni librarie nonché l'acquisti di materiali di consumo occorrenti per le esercitazioni; all'adattamento del calendario scolastico e alle esigenze ambientali; ai criteri generali per la programmazione educativa; ai criteri per la programmazione delle attività parascolastiche; interscolastiche; extra scolastiche; alla promozione di contatti di altre scuole o istituti al fine di realizzare scambi di informazioni ed esperienze ed intraprendere eventuali iniziative di collaborazione; alla partecipazione dell'istituto ad attività culturali, sportive e ricreative di particolare interesse educativo; forme e modalità di svolgimento di iniziative assistenziali che possono essere assunte dall'istituto; indica i criteri generali relativi alla formazione delle classi, all'assegnazione ad esse dei singoli docenti, all'adattamento delle lezioni e delle altre attività scolastiche ed alle condizioni ambientali e al coordinamento organizzativo dei consigli di intersezione, di interclasse e di classe; stabilisce i criteri per l'espletamento dei servizi amministrativi; consente l'uso delle attrezzature della scuola da parte di altre scuole per lo svolgimento di attività didattiche durante l'orario scolastico.
Emerge dalla declinazione delle richiamate competenze che il Consiglio d'Istituto è l'organo dotato nell'istituzione scolastica di generale competenza deliberante, cui spettano, in particolare, sia la funzione di indirizzo (approvazione dei criteri generali per la programmazione educativa e per le attività para-inter-extra scolastiche) sia funzioni di gestione, queste ultime sia in termini di macro-organizzazione (adozione del regolamento interno, promozione di contatti con altre scuole, elaborazione dei criteri generali per la formazione delle classi o per l'assegnazione delle classi e dei docenti), sia in termini di micro-organizzazione (adozione dei criteri per l'espletamento dei servizi amministrativi, gestione dell'uso delle attrezzature delle scuole, approvazione degli acquisti, ecc.).
Le disposizioni contenute nel DPR n. 275/99 non sono innovative su tale punto né avrebbero potuto esserlo non avendo ricevuto alcuna delega al riguardo dalla fonte legislativa di cui costituiscono attuazione (art. 21 L. n. 59/97): esse danno per presupposta la scansione e ripartizione di competenze fra gli organi come prevista da altra fonte legislativa a ciò destinata (così avviene in riferimento all'art. 3 relativamente all'adozione del Piano dell'offerta formativa).
A tale ambito di competenza, cui fa sfondo un'articolazione dell'amministrazione della Pubblica Istruzione fortemente accentrata, si accompagna l'individuazione delle competenze del Capo d'Istituto operata dall'art. 396 del Testo Unico delle leggi della scuola come docente fra i docenti, chiamato a coordinare o proporre o eseguire decisioni adottate da altri organi, più che ad organizzare o ad assumere decisioni autonome. Tale ultima disposizione è da ritenersi tacitamente abrogata dall'art. 25 bis del D. Lgs. N. 29 del 1993, che disciplina la competenza del dirigente scolastico nel nuovo sistema organizzativo delineato dall'art. 21 della L. 59/97. In base a tale norma, il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e dei risultati del servizio; ad esso spettano autonomi poteri di direzione, coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane; nell'ambito delle funzioni attribuite alle istituzioni scolastiche spetta al dirigente l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse del personale.
Da tale disposizione emerge che, seppure con carattere di specificità il dirigente scolastico partecipa comunque della generale funzione dirigenziale pubblica, come attesta la collocazione sistematica degli art. 25 bis e ter, che il D. lgs. 59/98 ha inserito nel D. Lgs. 29/93, interpolando il capo della "dirigenza" (capo secondo)
L'art. 25 bis costituisce dunque settoriale applicazione delle prerogative attribuite alla dirigenza dal D. Lgs. N. 29 (art. 13 e ss.). A tali prerogative si correla ineluttabilmente il principio di separazione tra funzione di indirizzo politico-amministrativo e funzione di attuazione e gestione applicabile a tutti gli enti pubblici: a tale principio sono vincolate infatti tutte le amministrazioni pubbliche, anche quelle i cui organi di vertici non siano direttamente o indirettamente espressione di rappresentanza politica (art. 3, ultimo comma u.c. e 27 bis D. Lgs. N. 29) e dunque anche le istituzioni scolastiche allorché siano divenute enti pubblici autonomi.
La potenziale antinomia risultante dal contesto legislativo così descritto fra le disposizioni che disegnano le competenze del Consiglio d'Istituto, organo con funzioni di indirizzo amministrativo, nella parte in cui le stesse assegnano ad esso anche funzioni di gestione, e l'art. 25 bis del D. Lgs. 29 del 1993 nella parte in cui attribuisce le competenze di gestione al dirigente scolastico, va sanata in via interpretativa.
A tal fine, in attesa di un intervento legislativo che individui in via espressa, diretta e dettagliata le attribuzioni riservate alla sfera di indirizzo e quelle riservate alla sfera gestoria "dirigenziale", il Consiglio di Stato (Cons.Stato, II sezione, 27.10.1999 n.1603/99), intervenendo proprio sul punto del coordinamento fra l'art. 10 T.U. e l'art. 25 bis D.Lgs n. 29 ha ritenuto risolta la questione considerando prevalente la disciplina di cui all'art. 25 bis D.Lgs. n. 29/93, in base al principio dell'abrogazione implicita per incompatibilità della legge precedente ad opera di legge successiva (art. 15 delle preleggi).
L'impostazione seguita dal Consiglio di Stato, così come quella della ulteriore giurisprudenza amministrativa che si è espressa in materia, decisamente orientate nello stesso senso, si fondano sull'art. 3 comma 3 del D.Lgs. n. 29/93 nel testo modificato dall'art. 1 del D.lgs. n. 80/98 che ha sancito con disposizione generale che le attribuzioni dei dirigenti indicati nel comma 2 (adozione di tutti i provvedimenti amministrativi ivi compresi quelli che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, gestione finanziaria con autonomi poteri di spesa, organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo) "possono essere derogati soltanto espressamente e ad opera di specifiche disposizioni legislative".
In tale chiave esegetica va ricordato che l'art. 45 comma 1 del D.Lgs. n. 80/98 ha espressamente disposto che "le disposizioni previdenti che conferiscono agli organi di governo l'adozione degli atti di gestione e di atti o provvedimenti amministrativi di cui all'art. 3 comma 2 del D.Lgs 29/93, si intendono nel senso che la relativa competenza spetta ai dirigenti". In altri termini, la clausola "interpretativa" generale - che in realtà ha portata ed efficacia innovativa delle previdenti disposizioni sia legislative che statutarie e regolamentari – assicura l'obbligatoria devoluzione alla sfera della competenza dirigenziale di tutti gli atti e i provvedimenti che non attengono all'ambito dell'indirizzo politico-amministrativo, e, a fortiori, di quelli già direttamente riconducibili all'ambito gestorio come individuato dall'art. 25 bis D.Lgs. n.29.
D'altro canto non può dubitarsi della attuale applicabilità delle disposizioni di D. Lgs. N. 29/93 e di D.Lgs. 80/98 alla dirigenza delle istituzioni scolastiche, rientrando esse nella sfera delle amministrazioni di cui all'art. 1 del D.Lgs n. 29/93.
Dal contesto legislativo sopra richiamato deriva dunque la necessità di una "rilettura" delle disposizioni del T.U. n. 297/94 di individuazione delle attribuzioni degli organi della scuola alla luce del D.Lgs. n. 29/93.
Tale "rilettura" deve essere compiuta, come peraltro statuito dal Consiglio di Stato nel citato parere, attraverso una operazione di sottrazione dal complesso di funzioni originariamente assegnate dall'art. 10 del T.U. n. 297/94 al Consiglio di Istituto, di quelle competenze che l'art.25 bis del D.Lgs. n. 29/93 attribuisce con effetto dal 1° settembre 2000 al dirigente scolastico.
Se ne deve dedurre l'attrazione della competenza del dirigente scolastico delle funzioni di gestione.
La correlativa sottrazione di poteri di gestione del Consiglio d'Istituto, pur se ineluttabile, non va intesa come un depauperamento del ruolo di tale organo. Il Consiglio di Istituto, infatti, nella funzione di indirizzo, e proprio perché sgravato delle funzioni di gestione – che parallelamente aumenteranno – verrà a costituire la sede elettiva (l'unica sede) nella quale operare le scelte di fondo della sede amministrativa dando "gli indirizzi generali per l'attività della scuola" e compiendo le "scelte generali di gestione e di amministrazione" (art. 3 cit.).
Si è ben consapevoli che la descritta operazione di sottrazione è semplice solo concettualmente ed astrattamente, mentre la concreta realtà organizzativo-funzionale presenta profili meno facilmente decifrabili. Il vero problema interpretativo è quello di individuare nell'ampio novero dei provvedimenti non meramente gestionali quegli atti che attengono alle scelte di massima dell'azione amministrativa discrezionale e che, pertanto, possono costituire espressione più della funzione di indirizzo che di quella di gestione.
Ciò premesso e venendo al caso concreto, si rileva alla luce delle osservazioni che precedono come il Consiglio di Istituto non abbia attualmente competenza deliberativa, trattandosi di atti meramente di gestione, in ordine ai singoli e concreti provvedimenti, tanto di natura amministrativa che contabile, culminanti nella corresponsione dei compensi aggiuntivi da erogarsi al personale scolastico (esempio: determinazione del tipo e della quantità di attività aggiuntive, accertamento dell'effettivo svolgimento dell'attività, quantificazione del compenso e liquidazione dello stesso).
In ordine a tali aspetti, il Consiglio d'Istituto, interviene, a titolo preventivo, nell'esercizio della funzione di indirizzo, nell'adozione da un lato del piano dell'offerta formativa e nell'approvazione dall'altro lato del bilancio preventivo e, a titolo successivo, nell'approvazione del conto consuntivo. Nell'una e nell'altra azione l'intervento del Consiglio d'Istituto non deve invadere le competenze attuativo-gestionali attribuite al dirigente scolastico, nell'esercizio delle quali questo – e questo soltanto – è chiamato a rispondere a titolo di responsabilità dirigenziale (art. 25 bis D.Lgs. 29/93).
Ne deriva comunque la non necessarietà della conoscenza dei dati personali richiesti, essendo necessaria e sufficiente la conoscenza dell'ammontare complessivo delle somme spese e del titolo di imputazione giuridica, conoscenza che risulta necessaria e sufficiente anche relativamente all'esercizio della funzione di approvazione del bilancio consuntivo.
Escluso l'onere istituzionale di conoscenza, occorre ora verificare se residui in capo ai componenti del Consiglio di Istituto un diritto ad ottenere le informazioni richieste sub specie diritto di accesso ai documenti amministrativi ex art. 22 L.n. 241/1990. E' noto che presupposto di tale diritto sia la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante, personale e concreto, diverso e differenziato da quello di qualsiasi altro soggetto dell'ordinamento, non costituendo il diritto di accesso una sorta di azione popolare diretta a consentire una forma di controllo generalizzato sull'amministrazione.
E' stato costantemente affermato che: "La norma contenuta nell'art. 22, 1° comma, L. 7 agosto 1990 n. 241, pur riconoscendo il diritto di accesso ai documenti amministrativi a "chiunque vi abbia interesse", non ha introdotto alcun tipo di azione popolare, dal momento che ha, successivamente, ricollegato siffatto interesse all'esigenza di tutela di situazioni soggettive "giuridicamente rilevanti"; pertanto, il diritto in questione costituisce un tipo di pretesa strumentale per l'eventuale tutela di posizioni qualificate , sicchè l'accesso de quo, pur conseguendo al proclamato intento di "assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale, è consentito solo a coloro ai quali i documenti, direttamente o indirettamente, pervengano e che se ne possano, eventualmente, avvalere per la tutela di una posizione di interesse legittimo"(Consiglio di Stato, sez.VI, 01.10.1996, n.1228).
Ancora: "Il diritto di accesso ai documenti riconosciuto dall'art. 22 L. 7 agosto 1990 n.241 non si atteggia come una sorta di azione popolare diretta a consentire una forma di controllo generalizzato sull'amministrazione, giacchè da una lato l'interesse che legittima ciascun soggetto all'istanza, da accertare caso per caso, deve essere personale e concreto e ricollegabile al soggetto stesso da uno specifico nesso, e dall'altro la documentazione richiesta deve essere direttamente riferibile a tale interesse, oltre che individuata o ben individuabile" (C. Stato, sez.VI, 22.05.1998, n. 820; C.Stato, sez.V, 14.04.1997, n.362).
E ancora: "L'accesso agli atti amministrativi non può risolversi in uno strumento di controllo generalizzato sull'intero operato dell'amministrazione come se fosse un'azione popolare; ciò che è rilevante per il ricorrente è il contenuto del documento richiesto, non le modalità relative alla sua adozione o acquisizione da parte della pubblica amministrazione; una siffatta aspirazione a conoscere ogni dato possibile della vicenda non sembra poter condurre ad una più proficua azione difensiva dell'interessato; nel caso in esame la richiesta di accesso ha ad oggetto una "pratica di segreteria" avente valenza di atto meramente interno suscettibile ex se di utilità per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti (Consiglio di Stato, sez. IV, 09.12.1997, n.1359).
Peraltro, va ricordato che il Garante per la protezione dei dati personali si è più volte occupato dell'accesso dei cittadini ai documenti della pubblica amministrazione e della trasparenza nella circolazione delle informazioni a contenuto economico, statuendo che in base alla L. n. 675/1996 (art. 27 comma 3) le pubbliche amministrazioni possono divulgare questo genere di informazioni qualora la comunicazione o la diffusione sia prevista da una norma di legge o di regolamento (decisione riferita alla CCIAA di Treviso 8 giugno 1998; decisione riferita alla CCIAA di Pordenone 14 maggio 1999; parere del 13 ottobre 2000). Va a tale proposito osservato come l'esercizio del diritto di accesso rientri nel concetto di "comunicazione" definito nell'art.1, comma 2, lett. g)- come "il dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati diversi dall'interessato, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione".
In particolare, il Garante ha ricordato alcune disposizioni che, anche ai fini dell'art.27, comma 3, della L.n. 675/96 consentono la comunicazione e diffusione di dati a contenuto economico; ciò avviene in relazione alla L. 5 luglio 1992 n, 441, relativamente alla situazione patrimoniale dei titolari di alcune cariche elettive o direttive espressamente individuate nell'art. 12 della medesima legge (presidenti, vicepresidenti, amministratori delegati e direttori generali di istituti o enti pubblici di nomina ministeriale o governativa; presidenti, vicepresidenti, amministratori delegati e direttori generali di società a capitale pubblico; direttori generali delle aziende autonome dello stato), ovvero in relazione all'art.17, comma 22, della L. 15 maggio 1997, n.127 che ha esteso l'applicabilità del regime di pubblicità di cui al citato art.12 al personale di livello dirigenziale o equiparato (cioè, i magistrati, gli avvocati dello stato ed i professori universitari) di cui all'art.2, commi 4 e 5, del D.Lgs. n. 29/1993, nonché al personale dirigenziale delle amministrazioni pubbliche, osservando che il diritto alla conoscenza dei dati patrimoniali delle predette persone non comporta tuttavia l'obbligo di pubblicare i dati patrimoniali relativi a tali soggetti né il diritto di conoscere il contenuto dei loro cedolini dello stipendio (parere 8 giugno 1999 reso al Comune di Viterbo; decisione riferita al Ministero delle Finanze 13 ottobre 2000). Analoga disposizione legittimante (di legge o di regolamento) non è dato invece rinvenire con riferimento ai pubblici dipendenti in generale o al personale docente di cui si tratta.
Venendo al quarto quesito posto, relativo alla legittimazione del delegato sindacale ad ottenere le informazioni in questione, si rileva come in base all'art.6 del ccnl comparto Scuola 1999, che disciplina le relazioni sindacali a livello di istituzione scolastica, la conoscenza dei dati di cui si discute (ed in particolare, del collegamento fra i nominativi dei docenti, l'impegno orario assolto ed il compenso percepito) non rientri nelle attività oggetto delle relazioni sindacali, come disciplinate dalla disposizione pattizia: in particolare non rientra in quelle oggetto di contrattazione collettiva (in base al comma 3, lett b)- (costituiscono infatti oggetto di contrattazione le sole "modalità di utilizzazione del personale in rapporto al piano dell'offerta formativa", afferenti alla generale sfera programmatoria e non alle singole decisioni applicative); né in quelle oggetto di informazione preventiva (in base al comma 3, lett. f) e g) vi rientrano le attività e i progetti retribuiti con il fondo d'istituto ed i criteri di retribuzione e utilizzazione del personale impegnato nello svolgimento delle attività aggiuntive (l'uno e l'altro ambito risultando strumentale alla contrattazione collettiva di cui alla lettera b)- e comunque inerendo alla medesima attività di generale programmazione dell'organizzazione del lavoro); né in quelle oggetto di informazione successiva (in base al comma 4, lettera a).
Sono oggetto di informazione successiva i soli "nominativi" del personale utilizzato nelle attività e nei progetti retribuiti con il fondo di istituto, non consentendo la precisione della disposizione interpretazioni ampliative dell'oggetto dell'informativa.
Le osservazioni di cui sopra si riferiscono tanto all'ipotesi in cui con la locuzione "delegato sindacale" codesta Amministrazione abbia inteso riferirsi ad un componente della RSU quanto al rappresentante delle organizzazioni sindacali di categoria firmatarie del ccnl di comparto (ex artt. 9 ccnl Scuola 1999 e 5 contratto collettivo quadro per la costituzione delle RSU per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni 7 agosto 1998).
Esclusa la conoscibilità istituzionale, non pare profilabile ulteriormente in base alle medesime motivazioni esposte in precedenza, un interesse giuridicamente rilevante all'accesso alle informazioni di cui si discute in base alla L. n. 241/90 del delegato sindacale.
Il complesso delle osservazioni che precedono consentono di dare risposta negativa al quinto quesito posto: deve cioè escludersi l'esistenza di un obbligo di affissione all'albo dell'istituto degli atti contenenti le informazioni di cui si discute. Se cioè in base alle disposizioni citate si esclude che le stesse siano oggetto di comunicazione (a richiedenti determinati), così a fortiori esse non saranno oggetto di diffusione (intesa questa come comunicazione dei dati a soggetti indeterminati o in incertam personam) (1).
(1) La serie dei quesiti posti dall’istituzione scolastica all’ Avvocatura dello Stato di Bologna erano i seguenti:
Il Consiglio di Istituto può o deve conoscere il dettaglio dei singoli compensi accessori attribuiti a ciascun dipendente?
Il singolo componente del Consiglio di Istituto ha diritto a conoscere il dettaglio dei compensi liquidati a ciascun dipendente per attività aggiuntive?
In caso affermativo è legittimo che il membro del Consiglio motivi il diritto all'accesso con la volontà di operare controlli sulla correttezza dell'operato dell'Amministrazione?
Il delegato sindacale ha diritto a prendere visione, in via riservata, dei prospetti nominativi relativi alla distribuzione del compenso?
Il delegato sindacale ha diritto a richiedere l'affissione all'Albo della Scuola dei predetti prospetti?
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 articolo 428
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 art.138
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 art. 94
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 art. 45
 art. 15
 art. 10
 art. 25
 art. 22
 art.12