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Timestamp: 2018-04-25 12:25:42+00:00

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Multe: se non paghi la cartella aumenta del 10% ogni 6 mesi
Lo sai che? Multe: se non paghi la cartella aumenta del 10% ogni 6 mesi
Non pagare una multa può far lievitare il debito in maniera considerevole: questo perché la successiva cartella di pagamento, emessa dall’Agente della riscossione a seguito dell’inadempimento da parte dell’automobilista, aumenta del 10% ogni sei mesi. È la cosiddetta maggiorazione semestrale: un aggravio ritenuto legittimo ieri dalla Cassazione [1].
Il principio è già stato affermato diverse volte e ora ottiene la massima consacrazione da parte dei supremi giudici: la cartella esattoriale, notificata dopo la multa, deve comprendere anche il 10% semestrale per il ritardo nel pagamento così come prevede la legge del 1981 [2] per come richiamata dal codice della strada [3]. Si tratta di una sanzione aggiuntiva a quella già irrogata all’automobilista, che scatta con l’iscrizione a ruolo dell’importo non corrisposto e l’arrivo della cartella di pagamento.
Come già aveva affermato quest’anno la stessa Cassazione [4], «la maggiorazione del dieci per cento semestrale per il caso di ritardo nel pagamento della somma dovuta, ha natura di sanzione aggiuntiva, che sorge dal momento in cui diviene esigibile la sanzione principale, sicché è legittima l’iscrizione a ruolo, e l’emissione della relativa cartella esattoriale, per un importo che includa, oltre a quanto dovuto per la sanzione principale, anche l’aumento derivante dalla sanzione aggiuntiva».
[1] Cass. sent. n. 21259/16 del 20.10.16. In senso contrario confronta Cass. sent. n. 3701/2016, secondo cui «alle sanzioni, come nella specie stradali, si applica l’art. 203 C.d.S., comma 3, che, in deroga alla legge n. 689 del 1981, art. 27, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell’ordinanza – ingiunzione, prevede, l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale e non anche degli aumenti semestrali del 10%». Una decisione rimasta isolata in seno alla giurisprudenza.
[2] Art. 27 L. n. 689/81.
[3] Art. 206 cod. str.: «se il pagamento non è effettuato nei termini … la riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria è regolata dall’art. 27 della stessa legge 24 novembre 1981, n. 689».
[4] Cass. sent. n. 1884/2016.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 21 settembre – 20 ottobre 2016, n. 21259
1.- Con la sentenza qui impugnata, letta in udienza ai sensi dell’art. 281 sexies cod. proc. civ. il 6 ottobre 2014, il Tribunale di Roma ha pronunciato sull’appello di C.D. , nei confronti del Comune di Roma Capitale e di Equitalia Sud S.p.A., avverso la sentenza del Giudice di Pace di Roma pubblicata l’8 ottobre 2013, con la quale era stata rigettata l’opposizione proposta dal C. contro una cartella di pagamento emessa per violazioni al codice della strada. L’opponente aveva dedotto la nullità della cartella per decadenza dei termini di riscossione di cui all’art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, la violazione dell’art. 6 dello Statuto del contribuente con riferimento alla notificazione e l’illegittima maggiorazione delle sanzioni applicate, ai sensi dell’art. 27 della legge n. 689 del 1981.
1.- Col primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 27 della legge n. 689 del 1981 ai sensi dell’art. 360, co. 1, n. 3 cod. proc. civ., che Equitalia Sud S.p.A. sostiene essere applicabile anche in caso di sanzioni amministrative per violazioni al C.d.S.
La ricorrente evidenzia un contrasto creatosi presso questa Corte di Cassazione tra le sentenze n. 3701/07 (sulla quale è basata la sentenza impugnata) e n. 22100/07 (la cui motivazione è in senso contrario), in merito ai rapporti tra l’art. 203 C.d.S., comma 3, e l’art. 27 della legge n. 689 del 1981. Soggiunge che la prima di queste norme non contiene alcuna deroga alla seconda ed anzi ogni dubbio, in merito alla fondatezza della tesi sostenuta col ricorso, dovrebbe essere fugato dal lettera dell’art. 206 C.d.S., che richiama espressamente l’art. 27 cit., per la riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa.
In senso contrario si pronunciò la sentenza di poco successiva nella cui motivazione si legge che “ai sensi dell’art. 203 C.d.S., comma 3, il verbale costituiva titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo edittale e per le spese di procedimento. Per L. n. 689 del 1981, art. 27, poi quella misura andava aumentata di un decimo per ogni semestre di ritardo a decorrere da quello in cui la sanzione era esigibile, e ciò sino a quando il ruolo non veniva trasmesso all’esattoria” (Cass., sez. II, n. 22100/07).
Quest’ultimo orientamento è stato confermato dalla recente sentenza della stessa sezione seconda, dalla quale è stata tratta la seguente massima: “In materia di sanzioni amministrative (nella specie per violazioni stradali), la maggiorazione del dieci per cento semestrale, ex art. 27 della l. n. 689 del 1981, per il caso di ritardo nel pagamento della somma dovuta, ha natura di sanzione aggiuntiva, che sorge dal momento in cui diviene esigibile la sanzione principale, sicché è legittima l’iscrizione a ruolo, e l’emissione della relativa cartella esattoriale, per un importo che includa, oltre a quanto dovuto per la sanzione principale, anche l’aumento derivante dalla sanzione aggiuntiva”.
La sentenza ha dato conto del contrasto di cui sopra e l’ha definitivamente superato, reputando applicabile la maggiorazione dell’art. 27 della legge n. 689 del 1981, in considerazione della natura di sanzione aggiuntiva ad essa riconosciuta dalla Corte Costituzionale con la sentenza 14 luglio 1999 n. 308.
2.1.- Il Collegio ritiene che quest’ultimo indirizzo interpretativo vada confermato anche per le ragioni sostenute dalla ricorrente. La lettera dell’art. 206 C.d.S., comma primo (“se il pagamento non è effettuato nei termini previsti dagli articoli 202 e 204, salvo quanto disposto dall’ultimo comma dell’art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689, la riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria è regolata dall’art. 27 della stessa legge 24 novembre 1981, n. 689“), potrebbe indurre a ritenere che il rinvio all’art. 27 si riferisca esclusivamente alle modalità di riscossione mediante ruoli, non anche agli importi da iscrivere a ruolo, che resterebbero perciò disciplinati dall’art. 203, C.d.S., comma terzo. Vi sono però dati interpretativi di sistema che inducono a ritenere che il rinvio sia fatto alla norma nella sua interezza: in primo luogo, la mancata limitazione del rinvio ad uno, o più, dei diversi comma di cui l’art. 27 si compone; in secondo luogo, il testo dell’art. 203 C.d.S., comma terzo (per il quale “qualora nei termini previsti non sia stato proposto ricorso e non sia avvenuto il pagamento in misura ridotta, il verbale, in deroga alle disposizioni di cui all’art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, costituisce titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo della sanzione amministrativa edittale e per le spese di procedimento), che mentre contiene una deroga espressa all’art. 17 della legge n. 689 del 1981, non altrettanto prevede rispetto all’art. 27, comma sesto; in terzo luogo, infine, la funzione che quest’ultima norma attribuisce alla sanzione aggiuntiva, vale a dire quella di assorbimento degli interessi eventualmente previsti dalle disposizioni vigenti: questa funzione è coerente con l’intero sistema di irrogazione e di riscossione delle sanzioni amministrative per violazioni previste dal Codice della Strada (poiché gli interessi sono esclusi dalla previsione dell’art. 203 c.d.S. e non vi è alcuna norma apposita che ne regoli la riscossione in difformità da quanto previsto dall’art. 27).
“In materia di sanzioni amministrative per violazioni previste dal Codice della Strada va applicata la maggiorazione del dieci per cento semestrale, ai sensi dell’art. 27 della legge n. 689 del 1981, per il caso di ritardo nel pagamento della somma dovuta, sicché è legittima l’iscrizione a ruolo, e l’emissione della relativa cartella esattoriale, per un importo che includa, oltre a quanto dovuto per la sanzione principale e per le spese del procedimento, anche l’aumento derivante dalla sanzione aggiuntiva“.
3.- Poiché non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, questa Corte decide nel merito ai sensi dell’art. 384, comma secondo, ult. inc. cod. proc. civ..
Alla stregua del principio di diritto di cui sopra, va reputata corretta l’applicazione delle maggiorazioni per le quali è stata fatta l’iscrizione a ruolo ai sensi dell’art. 27 della legge n. 689 del 1981 e quindi va respinta la corrispondente censura dell’opponente. Considerato che sul rigetto degli altri motivi dell’opposizione alla cartella di pagamento si è formato il giudicato per la mancata impugnazione della sentenza d’appello, a conferma della sentenza di primo grado, va integralmente rigettata l’opposizione proposta da C.D. avverso la cartella di pagamento n. (OMISSIS) notificata da Equitalia Sud s.p.a. nell’interesse del Comune di Roma Capitale.
4.- Il contrasto esistente in merito all’applicabilità dell’art. 27 della legge n. 689 del 1981 ed il chiarimento soltanto di recente offerto dalla sentenza di questa Corte n. 1884/16 su citata costituiscono giusti motivi per compensare interamente fra tutte le parti le spese dell’intero giudizio.
Rosario Callipari ha detto:
21/10/2016 alle 10:25
Il GdP di Locri, accogliendo una mia opposizione, ha ritenuto illegittima la maggiorazione semestrale in quanto non applicabile agli illeciti previsti dal codice della strada (nel caso del mio cliente si trattava di un’ordinanza-ingiunzione). Nel mio caso, ho fatto presente al giudice che l’ente creditore ha tutto l’interesse a ritardare l’iscrizione a ruolo (fino a pochi mesi dalla prescrizione) in modo tale che la somma da pagare aumenti del 20% annuo per 4 anni/4 anni e 6 mesi. Così il giudice mi ha dato ragione. E sull’art. 27 l. 689/81 a gennaio ci sarà la decisione della corte costituzionale.

References: Cass. 
 Cass. 
 art. 27
 Art. 27
 Art. 206
 Cass. 
 sentenza 
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 art. 27
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