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Timestamp: 2020-04-04 05:58:39+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12332 del 17/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12332 del 17/05/2017
Cassazione civile, sez. un., 17/05/2017, (ud. 24/01/2017, dep.17/05/2017), n. 12332
sul ricorso iscritto al n. 24079/2011 R.G. proposto da:
N.C., in proprio oltre che nella qualità di presidente e
membro del COMITATO PROMOTORE BASI – Banca Solidale Italiana –
s.p.a., rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Romano; domiciliato
in Roma, via Michele Mercati n. 51, presso lo studio dell’avv. Ennio
CONSOB – Commissione Nazionale per le Società e la Borsa in persona
del presidente e legale rappresentante pro tempore dott.
V.G.C.F.; rappresentata e difesa dagli avv.ti Salvatore
Providenti; Gianfranco Randisi e Maria Gioconda De Gaetano
Polverosi; domiciliata presso la propria sede in Roma, via G.B.
Martini n. 3;
PROCURATORE GENERALE DELLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE; PROCURATORE
DELLA CORTE DI APPELLO DI ROMA;
avverso il decreto della Corte di Appello di Roma, depositato 111
febbraio 2011 nel proc. n.r.g. 56681/2010 v.g.;
Uditi gli avv.ti: Eduardo Romano con delega dell’avv. Antonio Romano
per il ricorrente; De Gaetano e Providenti per il contro ricorrente;
Udito il PM in persona del sostituto Procuratore Generale dr.
Riccardo Fuzio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
1.1 – Con ricorso notificato il 22.6.2010, il Comitato Promotore BASI – Banca Solidale Italiana soc. coop. p.a. in persona del Presidente dott. N.C.; quest’ultimo personalmente e quale componente del predetto comitato, hanno proposto opposizione, ai sensi del testo unico in materia di intermediazione finanziaria (TUF), approvato con il D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 195, comma 4, avverso la delibera CONSOB n. 17323/2010 con la quale è stata irrogata, nei confronti del N., in proprio e quale presidente e membro del Comitato Promotore della BASI, la sanzione amministrativa pecuniaria di Euro 2.500.000,00, nonchè la sanzione accessoria ex art. 191, comma 3, per la durata di dodici mesi ed è stato altresì ingiunto il pagamento della predetta somma sia al N. che al Comitato, quale obbligato in solido.
3 – La Corte d’appello di Roma, con decreto depositato in data 11 febbraio 2011, ha respinto l’opposizione proposta rilevando – per quello che interessa ai fini della presente decisione – che la data dell’accertamento, da considerare come dies a quo ai fini del calcolo dei centottanta giorni per la contestazione, andava individuata nel 3 dicembre 2008 e non nell’agosto 2008; – che la contestazione doveva ritenersi tempestiva perchè, facendosi applicazione della regola della scissione degli effetti della notificazione per il notificante ed il notificato, affermata dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 477 del 2002, occorreva avere riguardo alla data di spedizione dell’atto e non a quella di ricezione da parte del destinatario, per cui era infondata la relativa eccezione sollevata dagli opponenti.
1 – La seconda sezione ha sollecitato l’intervento delle Sezioni Unite in relazione al quarto motivo di ricorso – stante il valore pregiudiziale rispetto agli altri mezzi -: con esso si è denunziata la violazione del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 198, e della deliberazione CONSOB 12697 del 2 agosto 2000 e successive modificazioni e integrazioni, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
3 – Il Collegio remittente ritiene che la questione presenti dei profili di peculiarità tali da non poter trovare soddisfacente sistemazione alla luce della elaborazione giurisprudenziale del principio della scissione degli effetti della notificazione, da ultimo individuati nella recente sentenza delle Sezioni Unite del 9 dicembre 2015 n. 24822, sia perchè si verte in materia di procedimento amministrativo, sia perchè l’atto da portare a conoscenza dell’interessato ha natura recettizia non negoziale, sia perchè la mancata osservanza del termine determina la decadenza del potere sanzionatorio in capo all’autorità amministrativa.
6 – Prendendo spunto dalla necessità di identificare, per ogni singola fattispecie in cui si controverta della scissione degli effetti dell’atto di partecipazione comunicativa, un ragionevole bilanciamento della tutela degli interessi coinvolti, come enunciato dalla citata sentenza n. 24822/2015 (che aveva ritenuto che la tecnica del bilanciamento, frutto dell’applicazione del principio di ragionevolezza, operava solo per talune categorie di atti, e precisamente per gli atti processuali, senza alcuna distinzione tra atti processuali difensivi e atti processuali ad effetti sostanziali), va messo in rilievo che la giurisprudenza di questa Corte ha più volte affermato che il procedimento sanzionatorio di cui al D.Lgs. n. 58 del 1998, è retto dai principi sanciti dalla L. 21 novembre 1981, n. 689 (tra le varie, v. Sez. 2, 4 marzo 2015 n. 4363; Sez. 1^, 12 dicembre 2003 n. 19041) che rappresenta il riferimento legislativo principale dell’intero sistema sanzionatorio amministrativo: da questo discende anche l’applicabilità della citata Legge n. 689 del 1981, art. 14, che, al comma 4, prevede che “per la forma della contestazione immediata o della notificazione si applicano le disposizioni previste dalle leggi vigenti. In ogni caso la notificazione può essere effettuata, con le modalità previste dal codice di procedura civile, anche da un funzionario dell’amministrazione che ha accertato la violazione. Quando la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, si osservano le modalità previste dall’art. 137, comma 3, del medesimo codice” e, al sesto comma che: “L’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per la persona nei cui confronti è stata omessa la notificazione nel termine prescritto”. Il rinvio contenuto nella L. n. 689 del 1981, art. 14, alle modalità previste dal codice di procedura civile consente la notifica a mezzo posta secondo quanto previsto dalla L. 20 novembre 1982, n. 890, e dunque anche dall’art. 4, comma 3, quale risultante dalla pronuncia di incostituzionalità sopra citata.
8 – La natura recettizia o meno dell’atto da partecipare (beninteso: sempre che non si tratti di atti negoziali, chè allora il discrimen è dato dalla possibilità di fornire la prova contraria rispetto alla presunzione di conoscenza dell’atto correttamente notificato: art. 1335 c.c.) non è determinante al fine di escludere la separata considerazione degli effetti della fattispecie partecipativa del contenuto dell’atto, atteso che se in tale categoria di atti l’effetto finale si raggiunge solo se vi sia stata la conoscenza (legale) del predetto contenuto, ciò non toglie che l’inizio della fattispecie notificatoria (o, più in generale, partecipativa del contenuto dell’atto) fa emergere la permanenza dell’interesse alla realizzazione dell’effetto che con essa si vuole perseguire, impedendo così le eventuali decadenze in cui l’agente in notificazione potrebbe incorrere, non rispettando il termine normativamente posto per l’esercizio del diritto.
9 – E’ convincimento del Collegio che solo il principio della scissione consenta di attuale il bilanciamento dell’interesse del notificante a non vedersi imputare conseguenze negative per il mancato perfezionamento della fattispecie “comunicativa” a causa di fatto di terzi che intervengano nella fase di trasmissione del contenuto dell’atto e di quello del destinatario di non essere impedito nell’esercizio di propri diritti, compiutamente esercitabili solo a seguito dell’acquisita conoscenza (anche se solo legale) del contenuto dell’atto medesimo; invero nei procedimenti amministrativi sanzionatori la commistione tra interessi pubblicistici al perseguimento di condotte illecite e diritto (costituzionalmente e convenzionalmente riconosciuto) alla compiuta difesa dalle incolpazioni non consente di dar prevalenza all’uno piuttosto che all’altro aspetto; è dunque “proporzionale” – nell’accezione suggerita dalla precedente decisione delle Sezioni Unite, più volte richiamata- ritenere che il mancato perfezionamento della fattispecie comunicativa, come non può pregiudicare il diritto di difesa dell’incolpato, neppure può determinare decadenza a danno di chi tempestivamente vi ha dato avvio.
10 – L’atto dunque emanato al termine della fase endoprocedimentale della quale si controverte, è e rimane di natura recettizia: pur tuttavia nessun pregiudizio per le contrapposte parti nasce dalli applicazione del principio della scindibilità degli effetti dell’attività partecipativa del contenuto dell’atto.
11 – Posto ciò va altresì rilevato che, in punto di fatto, nella fattispecie, la comunicazione degli estremi della incolpazione è stata realizzata mediante lo strumento della notifica a mezzo del servizio postale, così che l’utilizzo di un mezzo partecipativo del contenuto della incolpazione disciplinato dalla legge (L. n. 890 del 1982) consente già di per sè di superare il dubbio interpretativo esposto nella prospettiva della dicotomia comunicazione/notificazione.

References: Sentenza 
 art. 195
 art. 191
 sentenza 
 art. 198
 sentenza 
 sentenza 
 art. 14
 art. 14
 art. 1335