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Timestamp: 2020-06-01 17:33:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2282 del 30/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2282 del 30/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/01/2017, (ud. 01/12/2016, dep.30/01/2017), n. 2282
sul ricorso 20478/2015 proposto da:
T.G., in qualità di crede di B.M.,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ARCHIMEDE 122, presso lo
studio dell’avvocato FABIO MICALI, rappresentato e difeso
avverso la sentenza n. 583/2015 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
La Corte di appello di Messina ha accolto il ricorso di T.G., erede di B.M., ed ha accertato il diritto dell’invalida all’indennità di accompagnamento della L. n. 18 del 1980, ex art. 1 a decorrere dal giugno 2011 condannando l’Inps al pagamento dei ratei maturati della prestazione in favore dell’erede con tale decorrenza e fino al decesso dell’invalida compensando tra le parti le spese di entrambi i gradi del giudizio, lasciando quelle di ctu a carico dell’Inps, in ragione dell’accertata decorrenza della prestazione in epoca comunque successiva all’introduzione del giudizio di primo grado.
Per la cassazione del capo della decisione con il quale sono state compensate le spese del giudizio ricorre T.G. e la censura per violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., ed in relazione ad un omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti.
Tanto premesso va rammentato che il potere del giudice d’appello di procedere d’ufficio ad un nuovo regolamento delle spese processuali, quale conseguenza della pronunzia di merito adottata, sussiste in caso di riforma in tutto o in parte della sentenza impugnata, in quanto il corrispondente onere deve essere attribuito e ripartito in ragione dell’esito complessivo della lite, mentre in caso di conferma della sentenza impugnata, la decisione sulle spese può essere dal giudice del gravame modificata soltanto se il relativo capo della sentenza abbia costituito oggetto di specifico motivo d’impugnazione (cfr., da ultimo, Cass. 14.10.2013 n. 23226).
Diversamente, la compensazione delle spese si tradurrebbe – in specie ove l’importo delle spese sia prossimo a quello del danno economico che la parte abbia inteso evitare facendo valere innanzi al giudice un proprio diritto – in una sostanziale soccombenza di fatto della parte vittoriosa, con lesione del diritto di agire in giudizio e di difendersi ex ad. 24 Cost. (cfr. Cass. 20188/2013, che richiama Cass. 10.6.11 n. 12893 oltre alla n. 16115 del 2016 citata).
Tanto premesso va rilevato che nel caso in esame il giudice del gravame ha compensato le spese evidenziando che comunque lo stato invalidante era insorto quando il giudizio di primo grado era già stato introdotto (ricorso del gennaio 2010 insorgenza dello stato invalidante giugno 2011).
La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 54nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17. Invero, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poichè l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (così Cass., Sez. Un., n. 22035/2014).

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 54
 art. 1