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Timestamp: 2019-03-23 12:17:33+00:00

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Art. 1722 codice civile - Cause di estinzione - Brocardi.it
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Articolo 1722 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1722 Codice civile
(1) Il mandato si estingue:
1) per la scadenza del termine o per il compimento, da parte del mandatario [1712], dell'affare per il quale è stato conferito (2);
4) per la morte, l'interdizione o l'inabilitazione [415 ss.] del mandante o del mandatario [1723; 1728]. Tuttavia il mandato che ha per oggetto il compimento di atti relativi all'esercizio di un'impresa non si estingue, se l'esercizio dell'impresa è continuato, salvo il diritto di recesso delle parti o degli eredi [184 disp. att.].
(1) Alle cause speciali qui elencate, da considerarsi tipiche del mandato e, quindi, tassative, si aggiungono quelle previste in via generale dalla disciplina sul contratto, quali, ad esempio, l'annullamento (1425 ss. c.c.) o la rescissione (1447 ss. c.c.).
(2) Si tratta del termine di efficacia che, se viene raggiunto senza adempimento del mandato, determina l'estinzione del contratto.
La norma elenca una serie di cause che estinguono il mandato in ragione della sua natura. In particolare, l'estinzione per morte, interdizione o inabilitazione dipendono dal fatto che è un tipico contratto intuitus personae.
Spiegazione dell'art. 1722 Codice civile
Cause obiettive e subiettive di estinzione del mandato
L'art. 1722 distingue tra cause obiettive e subiettive di estinzione del mandato.
Le prime sono: a) la scadenza del termine; b) il compimento dell'affare.
Si devono aggiungere le altre cause di ordine generale, che valgono a estinguere i rapporti giuridici con riguardo alla loro rispettiva natura, come la sopravvenuta impossibilità di esecuzione, il divieto legislativo, la distruzione o la sopravvenuta incommercialità della cosa che forma l'obietto dell'affare, la condizione risolutiva.
Le cause subiettive di estinzione del mandato indicate dall'art. 1722 sono: a) la revoca da parte del mandante; b) la rinuncia del mandatario; c) la morte, l'interdizione o l'inabilitazione del mandante o del mandatario.
Il mandante può in ogni momento revocare il mandato, che è per sua natura revocabile. La revoca produce i suoi effetti dal giorno in cui il mandatario ne ha notizia: non occorre che sia notificata al mandatario. L'art. 1729 infatti ritiene validi gli atti compiuti dal mandatario prima della conoscenza e non già prima della notificazione della estinzione del mandato.
La revoca non deve essere portata a conoscenza dei terzi. Nel mandato senza rappresentanza sono decisivi i rapporti tra mandante e mandatario; come si è detto a proposito dell'art. 1705 i terzi non hanno alcun rapporto col mandante.
L'art. 1759 codice del 1865 dettava che la rivocazione del mandato non era opponibile ai terzi che ignorandola avevano agito in buona fede col mandatario, salvo al mandante il regresso contro quest'ultimo.
Tale disposizione non è stata riprodotta dal codice vigente: essa fu ritenuta di carattere eccezionale, giustificabile con motivi di equità in quanto tutelava la buona fede dei terzi senza influire sui rapporti interni tra mandante e mandatario, soggetti sempre alla regola che il mandato si estingue con la revoca e la conoscenza di essa da parte del mandatario.
La revoca non richiede forme speciali: può essere data anche verbalmente.
La facoltà del mandatario di rinunciare al mandato è correlativa a quella del mandante di revocarlo.
La rinuncia può essere fatta in qualsiasi forma ed è efficace in qualunque modo venga a notizia del mandante, salvo quanto è disposto dall'art. 1727.
La morte e la sopravvenuta incapacità del mandante e del mandatario
L'estinzione del mandato per la morte e la sopravvenuta incapacità (interdizione o inabilitazione) del mandante o del mandatario si spiega con riguardo all'elemento della fiducia che accompagna il rapporto. Tuttavia il mandato quando ha per oggetto il compimento di atti relativi all'esercizio di un'impresa non si estingue se l'impresa continua. Valgono i criteri che mantengono ferma la proposta di contratto fatta dall'imprenditore nonostante la morte, l'interdizione e l'inabilitazione dello stesso (rel. min. n. 716). L'impresa obiettivizza in un certo senso gl'interessi che si concentrano in essa e li rende quasi indipendenti dalle vicende che colpiscono la persona dell'imprenditore. Per i contratti la revocabilità della proposta è assicurata, in caso di morte del proponente imprenditore, dalla trasmissione agli eredi della posizione di lui e, nel caso d'incapacità, dalla esistenza del rappresentante legale, che decide circa la convenienza di mantenere o revocare la proposta medesima; per il mandato è fatta dall'art. 1722 espressa salvezza del diritto di recesso delle parti o degli eredi anche quando eccezionalmente il mandato non si estingue nonostante la morte, l'interdizione o l'inabilitazione del mandante o del mandatario.
La norma che il mandato si estingue con la morte non è di ordine pubblico, donde la validità del conferimento e dell'accettazione di un mandato da eseguire dopo la morte del mandante (mandato post mortem). È questa l'opinione che prevaleva sotto l'impero del codice del 1865, nonostante l'autorità di qualche avviso in contrario. Ora potrebbesi aggiungere che il codice vigente prevede, come si è visto, espressamente la possibilità che nonostante la morte del mandante il mandato continui quando ha per obietto il compimento di atti relativi all'esercizio di un'impresa.
Se l'incapacità naturale produce l'estinzione del mandato
L'art. 1722 non accenna alla incapacità naturale (articoli 428 e 1425, 20 comma cod. civ.). Essa non produce l'estinzione del mandato. È però annullabile secondo le disposizioni dei due articoli ora indicati il negozio giuridico concluso se il mandatario al momento della conclusione era per qualsiasi causa anche transitoria incapace d'intendere e di volere.
530 Nell'elencare le cause soggettive ed oggettive di estinzione del mandato ho seguito (articolo 608) la formula adottata dall'articolo 570 del progetto della Commissione reale, apportando però due modificazione alle ipotesi contemplate nell'articolo 4 e cioè:
a) ho soppresso l'ipotesi di insolvenza, che è uno stato equivoco e non sempre incompatibile con l'oggetto del mandato: varrà per essa la facoltà di revoca o di rinunzia riferibile ad una giusta causa;
b) ho fatto salva la possibilità di un patto che deroga alla normale estinzione del mandato, perché la morte o il mutamento nello stato giuridico di uno dei contraenti può non essere incompatibile con l'oggetto del mandato: ad esempio nel mandato post mortem.
Massime relative all'art. 1722 Codice civile
Cass. civ. n. 7254/2013
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7254 del 22 marzo 2013)
Cass. civ. n. 1760/2012
Il principio di ultrattività del mandato alle liti, costituente una deroga alla regola per cui la morte del mandante estingue il mandato, secondo la disciplina generale della materia ai sensi dell'art. 1722 n. 4 c.c., opera solo all'interno della fase processuale in cui l'evento si è verificato, derivandone che, esaurito il grado in cui l'evento morte non dichiarato si è verificato, la legittimazione attiva e passiva compete solo alle parti reali e viventi; tale principio trova altresì applicazione quanto al precetto, atto di natura sostanziale più che processuale. (Cassando la decisione impugnata e decidendo nel merito, la S.C. ha dichiarato la nullità del precetto intimato dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado dal procuratore della parte deceduta molti anni prima).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1760 del 8 febbraio 2012)
Cass. civ. n. 8145/2009
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8145 del 3 aprile 2009)
Cass. civ. n. 3959/2008
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3959 del 18 febbraio 2008)
Cass. civ. n. 17034/2006
Ai sensi dell'art. 1722 n. 4 c.c., il decesso del mandante, avvenuto e dichiarato nel corso del processo dal mandatario ad negotia, determinando l'estinzione del mandato e della connessa procura alle liti, comporta il venir meno di ogni potere — sostanziale ed eventualmente processuale ex art. 77 c.p.c. — del mandatario-procuratore. (Sulla base di tali principi la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto dal mandatario ed ha anche ritenuto che fosse questione nuova, in quanto non dedotta nella fase di merito, l'invocazione a giustificazione della legittimazione dell'art. 1723 c.c., cioè della irrevocabilità del mandato).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17034 del 26 luglio 2006)
Cass. civ. n. 9262/2003
L'estinzione del mandato per morte del mandante non fa venir meno l'obbligo di rendiconto del mandatario, che deve adempierlo nei confronti degli eredi del mandante.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9262 del 10 giugno 2003)
Cass. civ. n. 5622/1994
Con riguardo, a mandato oneroso a tempo indeterminato, la sopravvenienza di una revoca priva di giusta causa ed anteriore all'inizio dell'esecuzione del contratto produce effetti assimilabili a quelli della risoluzione per inadempimento, con la conseguenza che, determinando uno scioglimento retroattivo del rapporto, ai sensi dell'art. 1458, comma 1, c.c., obbliga il mandante che abbia ricevuto cauzione a restituirla al mandatario, con gli interessi decorrenti dalla data di conclusione del contratto e non da quella della domanda giudiziale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5622 del 9 giugno 1994)
Cass. civ. n. 2866/1983
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2866 del 26 aprile 1983)

References: Articolo 1722

Articolo 1722

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
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 art. 77
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