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Timestamp: 2019-01-16 16:15:01+00:00

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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 14 gennaio 2015, n. 1409. La sentenza di "patteggiamento" che, con riferimento a un fatto illecito relativo a droghe "leggere" abbia applicato una pena secondo i parametri edittali previsti dalla disciplina sanzionatoria dichiarata incostituzionale dalla sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, va annullata soltanto ove la pena base concordata dalle parti ecceda i limiti edittali previsti dalla normativa antecedente alla legge n. 49 del 2006 dichiarata incostituzionale, mentre nel caso in cui la pena concordata sia comunque compresa entro i limiti edittali nuovamente vigenti dopo la decisione della Corte costituzionale non ne consegue alcun effetto sulla sentenza di patteggiamento - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 14 gennaio 2015, n. 1409. La sentenza di "patteggiamento" che, con riferimento a un fatto illecito relativo a droghe "leggere" abbia applicato una pena secondo i parametri edittali previsti dalla disciplina sanzionatoria dichiarata incostituzionale dalla sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, va annullata soltanto ove la pena base concordata dalle parti ecceda i limiti edittali previsti dalla normativa antecedente alla legge n. 49 del 2006 dichiarata incostituzionale, mentre nel caso in cui la pena concordata sia comunque compresa entro i limiti edittali nuovamente vigenti dopo la decisione della Corte costituzionale non ne consegue alcun effetto sulla sentenza di patteggiamento
Si notava comunemente come, fuori dai casi di pattuizione illegale (infra), il consenso prestato e l’accordo concluso non potessero essere posti in discussione sulla base della sopravvenuta conoscenza di elementi che avrebbero consigliato un diverso atteggiamento, e neppure in caso di errore. Si era fatta eccezione, talvolta, per la sola evenienza di un errore dovuto a dolo della controparte, confermando la diversa e piu’ rigorosa disciplina per le “ipotesi di colposa, erronea percezione della realta’, fisiologicamente connessa all’esame degli atti processuali e superata dalla manifestazione di volonta'” (Sez. 5, Sentenza n. 7445 del 03/10/2013, rv. 259512). In effetti, si diceva, “la divergenza tra volonta’ e dichiarazione non puo’ essere dedotta come motivo di impugnazione poiche’ al negozio processuale concluso dalle parti, ai sensi dell’articolo 444 c.p.p., non si applica la disciplina dell’errore dei negozi di diritto sostanziale, bensi’ il regime delle nullita’ degli atti processuali il quale non prevede detta divergenza come causa di nullita'” (Sez. 6, Sentenza n. 6580 del 15/02/2000, rv. 217101; in precedenza, Sez. 6, Ordinanza n. 3560 del 25/11/1993, rv. 197720). In altri termini, “una volta intervenuta la ratifica del giudice, non e’ dato poi alla parte successivamente prospettare asseriti vizi della volonta’ o errori nella proposizione dell’istanza” (Sez. 4, Sentenza n. 888 del 19/03/1999, rv. 214592; in precedenza, nel senso che “non sono proponibili ripensamenti o proposizioni di asseriti vizi di volonta’ o di intelligenza, irrilevanti se non si traducono in censure di nullita’, per le quali vige peraltro il principio di tassativita’ che regola la materia delle nullita’ processuali”, Sez. 6, Sentenza n. 2099 del 24/05/1995, rv. 202152; in senso analogo Sez. 6, Ordinanza n. 3560 del 25/11/1993, rv. 197720).
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 8 gennaio 2015, n. 315....

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