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Timestamp: 2020-05-30 09:41:34+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 14625 del 18/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14625 del 18/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 18/07/2016, (ud. 21/04/2016, dep. 18/07/2016), n.14625
sul ricorso 10242/-2013 proposto da:
S.R., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA GALLIA 86, presso lo studio dell’avvocato MONALDO MANCINI,
R.G.N. 4212/2012;
In data 9 febbraio 2012 S.R. depositava istanza di ammissione al passivo del fallimento della s.r.l. IPERALVI per crediti di lavoro.
Rilevava il Tribunale che la domanda di insinuazione al passivo era stata depositata a seguito dell’udienza di verifica del 12 ottobre 2010, stabilito, nella sentenza dichiarativa di fallimento, in cui era stato dichiarato esecutivo lo stato passivo delle domande tempestive esaminate in quell’udienza ed erano state fissate successive udienze per l’esame delle altre domande; che la novellata normativa fallimentare era ispirata al principio di accelerazione dei tempi necessari per la chiusura della procedura; che il termine di dodici mesi di cui alla L. Fall., art. 101, per il deposito delle domande tardive, come quella in esame, decorreva dalla prima udienza di verifica, in cui era stato dichiarato esecutivo lo stato passivo con riguardo a tutte le domande esaminate in quell’udienza, mentre “in ipotesi di esecutività dello stato passivo all’ultima udienza di verifica, i tempi di definizione della procedura fallimentare sarebbero sicuramente compromessi dalla necessità di definizione, ad opera del medesimo ufficio fallimentare, di una mole di impugnazioni concentrata ed allungata nel tempo, con ogni conseguenza pregiudizievole sui principi fondanti la riforma degli istituti fallimentari”; che l’opposizione era quindi inammissibile, essendo stata la domanda di ammissione al passivo depositata dopo il suddetto termine di dodici mesi.
1. Con il primo motivo il ricorrente, denunciando violazione del R.D. n. 267 del 1942, art. 93, comma 1 e art. 96, commi 3 e 4, deduce che lo stato passivo, secondo il disposto dell’anzidetto quarto comma, è reso esecutivo dal giudice delegato con decreto depositato in cancelleria “terminato l’esame di tutte le domande”, e cioè, ai sensi del combinato disposto degli artt. 93 e 96, di tutte le domande tempestive, ossia depositate almeno trenta giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo. Ne consegue che prima dell’esame di tutte tali domande non è consentito dichiarare l’esecutività dello stato passivo. Nella specie, invece, il giudice delegato ha esaminato le domande in una pluralità di udienze ed ha dichiarato l’esecutività dello stato passivo al termine di ogni udienza di verifica, fino all’ultima udienza del 11 gennaio 2012 in cui ha emesso l’ultimo decreto di esecutività dello stato passivo.
2. Con il secondo motivo il ricorrente, denunciando violazione della L. Fall., art. 101, comma 1, rileva che erroneamente il Tribunale ha ritenuto che il termine di dodici mesi entro il quale è possibile presentare istanza tardiva decorra dalla prima udienza di verifica, nella quale il giudice delegato ha dichiarato esecutivo lo stato passivo relativo alle domande esaminate in quell’udienza. Ed infatti, a norma dell’art. 101 cit., sono considerate tardive le domande di ammissione al passivo trasmesse al curatore oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, avvenuto dopo l’esame di “tutte le domande”, deposito dal quale decorre il termine in questione.
3. Solleva il ricorrente questione di legittimità costituzionale della L. Fall., art. 101, in relazione all’art. 24 Cost., nella parte in cui non impone al giudice “l’obbligo di prorogare il termine a diciotto mesi in casi di particolare complessità della procedura ovvero nella parte in cui non consente al Tribunale tale valutazione anche durante lo svolgimento della procedura di verifica dello stato passivo”.
Deve innanzitutto rigettarsi l’eccezione di inammissibilità del ricorso formulata dalla curatela, per non essere stato in esso indicato l’importo di cui è stata chiesta l’ammissione al passivo. Trattasi infatti di circostanza irrilevante, vertendo il presente giudizio sulla ammissibilità della domanda di ammissione al passivo proposta dal lavoratore.
L’assunto non può essere condiviso, ostandovi il chiaro disposto della L. Fall., art. 96, che, dopo aver stabilito, al comma 4, che le operazioni di formazione ed esecutività dello stato passivo, ove non possano esaurirsi in una sola udienza, possono essere rinviate a non più di otto giorni, prevede, al comma 5, che “terminato l’esame di tutte le domande” il giudice delegato forma lo stato passivo e lo rende esecutivo con decreto depositato in cancelleria.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 101
 art. 93
 art. 96
 art. 101
 art. 101
 art. 96