Source: http://studiomaggesi.blogspot.it/
Timestamp: 2017-05-28 22:03:02+00:00

Document:
Informazione Giuridica 2.0.
LA LEGGITTIMITA DEL SEQUESTRO DEI SITI WEB
Il continuo sviluppo della tecnologia, dei sistemi informatici e delle prestazioni di natura 2.0. pretendono una continuativa operatività del legislatore italiano necessaria, nei tempi odierni, per adeguare la norma alle innovazioni di interesse informatico e quindi coadiuvare il cittadino nella ricerca di quella giustizia che diversamente troverebbe difficoltà nella sua esecuzione.
Molto spesso, infatti, si rinviene necessario l'utilizzo del diritto ordinario per far fronte a tutti quegli aspetti funzionali che, strumentalizzati all'interno del web, pongono un importante problematica di interesse soggettivo per colui che, ingiustamente, potrebbe trovarsi a difendere la propria immagine a seguito di falsa rappresentazione della realtà all'interno di una testata giornalistica.
In questo si rinviene una importante Sentenza della Corte di Cassazione ( Sentenza n. 31022/15 ) che ci aiuterà a risolvere le perplessità che molto spesso attanagliano l'utente colpito da attacchi mediatici online. Ed in relazione alla sentenza sarà opportuno comprendere come sottoporre un sito web ad un sequestro preventivo ex Art. 321 c.p.p. sia possibile .
Concetti di Diritto:
Quando parliamo di Sequestro Preventivo ci riferiamo a quanto sancito dall' Art. 321 del c.p.p e quindi letteralmente:
Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero, il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con Decreto motivato. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il Giudice per le indagini preliminari.
Il Giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita confisca, il sequestro preventivo è una misura cautelare che può essere disposta in due ipotesi: o per evitare che la disponibilità di una cosa pertinente al reato possa far persistere o aggravare le conseguenze dello stesso, oppure per evitare che ciò possa agevolare la commissione di altri reati"
La cassazione per stabilire se dovrà rendersi necessario applicare l'istituto sancito dal codice di procedura penale avrà quindi l'obbligo di chiarire preliminarmente due fondamentali tematiche e quindi;
Ricondurre la nozione di "SITO WEB" al concetto di "COSA" ( daltronde il Sito web è un bene immateriale e non tangibile );
Nel merito la Corte nella sentenza su citata risponde in modo affermativo, richiamando il principio sancito dalla normativa di Budapest sul "CyberCrime" (Convenzione Consiglio d'Europa 32 Novembre 2001 ) in cui viene espressamente equiparato un dato informatico al concetto di "cosa pertinente al reato" così come previsto dal nostro Codice penale nell' Art. 321 c.p.p.Specificatamente, per stabilire l’espressione “informazioni relative agli abbonati” la Convenzione designa tale denominazione come ogni
contenuto e attraverso la quale è possibile stabilire: a. il tipo di servizio di comunicazione utilizzato, le disposizioni tecniche prese a tale
comunicazione, disponibile sulla base degli accordi o del contratto di fornitura del servizio
Estendere ad un sito web i confini dl sequestro preventivo sanciti dal codice di procedura penale. Il sequestro è infatti ricompreso nel nostro diritto tra le misure cautelari"Reali" che non impongono alcun "facere" all'imputato mentre per il caso di un sito web si ritiene opportuno "obbligare a fare" ( nello specifico al gestore del sito ) e quindi a bloccare la sezione o la pagina web incriminata. Tuttavia la Corte di Cassazione ci spiega come tale attività di "facere" sia in realtà fattibile perchè la norma và integrata con quanto disposto dal noto D.lgs. 70/2003 (già attuativo della Direttiva Comunitaria 200/31/CE ) all'Art. 14 comma 3 che testualmente recita : " L'autorità giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza può esigere anche in via d'urgenza, che il prestatore, nell'esercizio delle attività di cui al comma 2, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse" e quindi nell'Art. 15.1.e che testualmente recita " L'autorità giudiziaria agisca prontamente per rimuovere le informazioni che ha memorizzato, o per disabilitare l'accesso, non appena venga effettivamente a conoscenza del fatto che le informazioni sono state rimosse dal luogo dove si trovavano inizialmente sulla rete o che l'accesso alle informazioni è stato disabilitato oppure che un organo giurisdizionale o un'autorità amministrativa ne ha disposto la rimozione o la disabilitazione".
Valutare la persistenza dei requisiti previsti per le misure Cautelari e quindi il "Fumus Boni Iuris" ed il "periculum in mora".
E' quindi sempre necessaria una valutazione completa della problematica sottoposta al professionista ma quanto oggi previsto dalla norma sicuramente potrà aiutare il soggetto, minacciato dal vedersi intrappolato all'interno di una morsa mediatica ormai sempre più condivisa come la rete 2.0., ad uscire dal terrore di mantenere online notizie od informazioni lesive.
A tale presupposto, poi, sarà necessario l'affiancamento di un legale che, ottenuto tale titolo potrà procedere come da intese.
L'algoritmo della reputazione viola la dignità personale
Il progetto di misurazione del "Rating Reputazionale" sembrerebbe violare le norme del Codice sulla Protezione dei dati personali.
Infatti risulterebbe incidere negativamente sulla dignità della persona.
Questo quanto stabilito dal "GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI" durante i primi giorni dell'anno.
Quanto asserito dal Garante era già stato oggetto di disamina nell'ormai noto Doc Web 596783 del Dicembre 2016 presente nel sito del Garante.
Il Garante stabiliva infatti che:
"L'infrastruttura, costituita da una piattaforma web e un archivio informatico, dovrebbe raccogliere ed elaborare una mole rilevante di dati personali contenuti in documenti "caricati" volontariamente sulla piattaforma dagli stessi utenti o "pescati" dal web. Attraverso un algoritmo, il sistema assegnerebbe poi ai soggetti censiti degli indicatori alfanumerici in grado, secondo la società, di misurare in modo oggettivo l'affidabilità delle persone in campo economico e professionale"
Il progetto, elaborato da una società preposta alla gestione di tale attività di Rating, consisterebbe in una piattaforma web e in un archivio digitale che raccoglierebbe tutte quelle informazioni personali su diversi tipi di individui ( siano essi aziende, imprenditori, liberi professionisti ed anche cittadini ) cercate dagli utenti attraverso il web.
Attraverso un algoritmo il sistema ideato dalla Società in questione sarebbe ( a loro dire ) possibile misurare "oggettivamente" l'affidabilità delle persone in campo economico e professionale attribuendo dunque un punteggio idoneo ( il c.d. Rating ) commisurato alla reputazione online afferente al soggetto ricercato.
Tale progetto, il Garante insiste, dovrà considerarsi carente di tutti i presupposti per potersi considerare sicuro disponendo il divieto di qualsiasi operazione di trattamento presente e futura per il progetto di rating reputazionale.
Nello specifico il Garante precisa;
"si ritiene che il sistema comporti rilevanti problematiche per la privacy a causa della delicatezza delle informazioni che si vorrebbero utilizzare, del pervasivo impatto sugli interessati e delle modalità di trattamento che la società intende mettere in atto. Pur essendo infatti legittima, in linea di principio, l'erogazione di servizi che possano contribuire a rendere maggiormente efficienti, trasparenti e sicuri i rapporti socioeconomici, il sistema in esame - realizzato peraltro in assenza di una idonea base normativa - presuppone una raccolta massiva, anche on line, di informazioni suscettibili di incidere significativamente sulla rappresentazione economica e sociale di un'ampia platea di individui (clienti, candidati, imprenditori, liberi professionisti, cittadini). Il "rating reputazionale" elaborato potrebbe ripercuotersi sulla vita delle persone censite, influenzando le scelte altrui e condizionando l'ammissione degli interessati a prestazioni, servizi o benefici.
Ulteriori criticità, infine, sono state ravvisate nei tempi di conservazione dei dati e nell'informativa da rendere agli interessati"
Nelle Vicende Giudiziarie di Grave Entità, l'interesse Pubblico a conoscere le notizie dovrà PREVALERE sul DIRITTO All'Oblio delle persone coinvolte.
"IL DIRITTO ALL'OBLIO E' NEGATO PER I CASI GIUDIZIARI PIU' GRAVI soprattutto se l' Iter processuale si è concluso da poco" Con tale motivazione il Garante della Privacy ha dichiarato l'infondata richiesta di DEINDICIZZAZIONE di alcuni articoli presentata da un ex consigliere comunale coinvolto nel 2006 in una indagine per corruzione e truffa poi conclusa con sentenza del 2012 di patteggiamento e pena interamente coperta da indulto.
http://europa.eu/rapid/press-release_IP-16-2461_en.htm Questi i principi fondamentali sui cui si fonda il nuovo Accordo fra EU e USA per gli scambi oltreoceano dei dati personali per finalità di natura commerciale.
Con il Privacy Shield, quindi, oggi USA ha escluso attività indiscriminate di sorveglianze di massa sui dati personali trasferiti da EU a USA assicurando, così, meccanismi di vigilanza determinati; ed infatti l'Intelligence nazionale ha garantito come la raccolta di dati di massa sarà "eventualmente ammessa" esclusivamente laddove ne ricorrano i presupposti.
TESSERAMENTO PRESSO LA FIGC
DEL MINORE EXTRACOMUNITARIO E’ OBBLIGATORIO
LADDOVE LO RICHIEDAIL TUTORE L’art
19 del regolamento FIFA dispone che:
TRASFERIMENTI INTERNAZIONALI DI MINORI
1. I trasferimenti internazionali
dei calciatori sono consentiti solo se il calciatore ha
superato il 18° anno di età.
2. A questa regola si applicano le
seguenti tre eccezioni:
a) I genitori del calciatore si
trasferiscono nel Paese della nuova società per motivi indipendenti dal calcio.
b) Il trasferimento avviene
all’interno del territorio dell’Unione Europea (UE) o dell’Area Economica Europea (AEE)
e il calciatore ha un’età compresa fra i 16 e i 18 anni. In questo
caso la nuova società è tenuta a soddisfare i seguenti obblighi minimi:
i) fornire al calciatore
un’adeguata istruzione e/o formazione calcistica in linea con i più
elevati standard nazionali;
ii) garantire al calciatore una
formazione accademica e/o scolastica e/o formazione professionale, in
aggiunta alla sua istruzione e/o formazione calcistica, che consenta
al calciatore di perseguire una carriera diversa da quella
calcistica nel momento in cui dovesse
cessare l’attività
professionistica;
iii) adottare tutte le misure
necessarie affinché il calciatore sia seguito nel miglior modo possibile (ottime
condizioni di vita presso una famiglia ospitante o una struttura
della società, nomina di un tutore all’interno della società,
iv) all’atto del tesseramento del
calciatore, dimostrare alla Federazione di appartenenza di
avere soddisfatto tutti i succitati obblighi;
c) Il calciatore vive in una
località ubicata ad una distanza massima di 50 km dal confine nazionale e la società
all’interno della federazione confinante per la quale il calciatore desidera
essere tesserato si trova altresì a 50 km di distanza dallo stesso confine.
La distanza massima fra il domicilio del calciatore e la sede della società
sarà quindi di 100 km. In questi casi, il calciatore deve continuare ad
abitare nel proprio domicilio e le due
Federazioni interessate dovranno
dare il loro esplicito consenso.
3. Le stesse condizioni riportate
nel presente articolo si applicano per quanto riguarda il
primo tesseramento dei calciatori
che hanno una nazionalità diversa da quella del paese
nel quale richiedono di essere
tesserati per la prima volta.
4. Ogni trasferimento
internazionale, ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo, ed ogni primo tesseramento ai sensi del
paragrafo 3 sono soggetti all’approvazione di una sottocommissione nominata
all’uopo dalla Commissione per lo status dei calciatori. La richiesta di approvazione deve essere
formulata dalla Federazione che desidera tesserare il calciatore. Alla Federazione di
provenienza viene data la possibilità di esprimere la propria
posizione. L’approvazione della
sottocommissione deve essere ottenuta prima di una qualsiasi richiesta di CTI
inoltrata da una federazione e/o prima di un primo
tesseramento. Eventuali violazioni
di questa disposizione saranno sanzionate dalla Commissione disciplinare ai sensi
del Codice disciplinare della FIFA. L’irrogazione di sanzioni è prevista non solo a
carico della federazione che non abbia inoltrato la propria richiesta alla sotto-commissione,
ma anche a carico della Federazione di provenienza per aver emesso il Certificato
internazionale di trasferimento senza l’approvazione della sottocommissione,
nonché delle società che abbiano
concluso un contratto per il trasferimento
5. Le procedure previste per
richiedere alla sottocommissione il primo tesseramento e il
trasferimento internazionale di un
minore sono contenute nell’Allegato 2 del presente regolamento………………………………..
La Federazione Italiana Gioco
Calcio, al fine di arginare e/o limitare il “ Traffico dei minorenni ”, qualora
la richiesta di primo tesseramento presenti un elemento contravvenente a tale
articolo, prende propria tale disposizione FIFA ed applica rigorosamente e
letteralmente tale normativa disponendo, sempre ed in piena autonomia ma in
conformità con questa, sia il divieto del “ trasferimento internazionale di calciatori minorenni “, sia quello
di “ primo tesseramento di un calciatore minorenne per la federazione di un
paese di cui non ne è cittadino “.
Nel caso di “ primo tesseramento” per minore extracomunitario, tuttavia, la
normativa FIFA vigente, laddove dispone all’art. 2 lettera a) “ i genitori del calciatore minorenne si
trasferiscono nel paese del tesseramento per una motivazione non legata al
calcio “ non prende in giusta e debita considerazione la fattispecie
dell’istituto della Tutela e,
spesso non consente al tesseramento dell’atleta minore.
L’Istituto della tutela, per
consolidata dottrina e giurisprudenza é “… istituto pubblicistico di protezione del minore privo di genitori o
con genitori impossibilitati ad esercitare la loro funzione surrogatoria
rispetto alla resporsabilità generitoriale, con garanzie rispetto a
quest’ultima, se mai maggiori, se si
considera che l’istituto include il complesso delle attività svolte,
nell’interesse della persona ad ssa soggetta, non solo dal tutore, ma
soprattutto dall’autorità giudiziaria ( Cass. Sez. VI 15.05.2012, n. 7621 ), con il tutore soggetto a più
pregnanti controlli rispetto al genitore ( ad es. inventario, cauzione etc. ) e
compiti, in una visione moderna dell’ufficium, rivolti, assieme al Giudice
tutelare, si all’amministrazione del patrimonio del minore, ma anche alla cura
dell’educazione e degli interessi morali dell’incapace che vede, anche il suo
matrimonio amministrativo allo scopo di realizzare quello che è il progetto di
vita dello stesso… individuare la finalità reciprua della disposizione in esame
nell’arginare il cosidetto fenomeno del “traffico di atleti minorenni”, per un
verso non può, innanzitutto, voler dire porre sullo stesso piano un tale
fenomeno, dai contorni tutt’altro che definiti, chiari e convincenti, con
quelli ben diversi,drammatici e criminali della tratta di esseri umani ( vedesi
Libro Bianco dello sport della Commissione europea e relativa Risoluzione del
Parlamento europeo 2 maggio 2008 ) o del traffico di clandestini, per altro
verso,significa, in via principale, dover verificare in concreto se possa
ricorrere una tale situazione, altrimenti risolvendosi la norma in una grave
forma di disparità di trattamento tra minori comunitari ed extracomunitari e pù
in generale, plurime e pregnanti norme Costituzionali ( artt. 2,3 e 18 Cost. );
che in altri termini “combattere lo sfruttamento dei giovani nello sport e la
tratta dei bambini ”, applicando rigorosamente le leggi e le norme esistenti (
Risoluzione Parlamento citata, 38 ), non può voler dire violare tali principi,
essendo lo sport uno degli strumenti più efficaci per l’integrazione sociale e
rimanendo, tra l’altro, essenziale “ accordare particolare attenzione al ruolo
dello sport quale luogo per eccellenza per la coesistenza interculturale”, e
nonché elemento costitutivo del dialogo e della cooperazione con i paesi terzi
( Risoluzione Parlamento Europeo citata, punto 5 ). ….., di conseguenza, senza
neppure mettere in discussone la ratio della disposizione federale, va sempre
stabilito caso per caso il diritto al tesseramento del minore extracomunitario
onde consentirgli il libero esercizio dei diritti riconosciuti dal nostro
Ordinamento anche nello svolgimento dell’attività sportiva, negli stessi
termini di accesso consentiti ai calciatori minori trasferiti in ambito
comunitario. ( Ordinanza Tribunale di Pescara del 02 novembre 2015 ).
Tale normativa FIFA, infatti, non
può ritenersi sempre e comunque applicabile, ma deve considerare l’esistenza di
norme gerarchicamente superiori ai propri regolamenti ed a quelli della FIGC;
deve, infatti, soggiacere inevitabilmente
ad altro istituto riconosciuto sia in dottrina, sia in giurisprudenza; e quello
della tutela del minore ed il riconoscimento della figura del suo tutore non
può ritenersi certo non giustamente tutelabile.
Per tale giusta regola, di conseguenza, la normativa di diritto italiano e in primis il
Codice Civile si dovrà ritenersi sovrapponente a qualsivoglia regolamento
sportivo. L’art. 19 FIFA ( recepito anche dalla FIGC ) non può assolutamente
contravvenire agli artt. 346 e seguenti del Codice Civile e la richiesta di
tesseramento da parte del tutore di un minore che intende giocare al calcio a
livello dilettantistico o professionistico non può ottenere alcun diniego
Qualsivoglia diniego, infatti,
oltre a contravvenire a norme di diritto civile, dovrà ritenersi chiaramente
discriminatorio nei confronti del minore extracomunitario, ai sensi dell’art.
43 T.U 286/1998.
Ogni qual volta, quindi, la FIFA e la FIGC, pongono
in applicazione l’art 19,a) in presenza di tutore, non intendendo considerare,
quindi, equiparare la figura dei genitori del minore extracomunitario, che
vivono nel loro paese di origine, alla figura del tutore, violano una normativa
di diritto covile e tale diniego al tesseramento, deve essere ritenuto
chiaramente illeggittimo e tutelabile nelle opportune sedi giudiziarie ordinarie. Il
ricorso non può che ottenere sentenza favorevole con relativo “ordine alla FIGC di tesserare il minore”.
In conclusione, quindi, la richiesta di tesseramento per la pratica del
gioco del calcio sia a livello dilettantistico, sia professionistico da parte
del tutore di un minorenne extracomunitario, non può essere rifiutata da parte
della FIGC soltanto sul base del semplice rilievo della mancata presenza dei
genitori in Italia. Pubblicato da
Il Garante Europeo per la Protezione dei Dati ha pubblicato valutazione su quanto predisposto dalla bozza del PRIVACY SHIELD
Il Garante Europeo per la protezione dei dati ha dunque pubblicato una propria valutazione relativamente al Privacy Shield, il famoso SCUDO UE-USA.
Giovanni Buttarelli ha però da subito constatato elementi di importante criticità che non soddisfano quanto previsto dalle precedente intese.
Lo stesso dichiarava "Apprezzo gli sforzi fatti per sviluppare una soluzione per sostituire il Safe Harbour ma il Privacy Shield così com'è non è abbastanza solido per far fronte a future analisi legali davanti alla Corte. Nel caso in cui la commissione Europea desideri adottare una "adequcy-decision" saranno necessari infatti dei miglioramenti significativi per rispettare i principi chiave della protezione dei dati con particolare riguardo alla necessità, proporzionalità, ragionevolezza e ai meccanismi di ricorso. Inoltre è tempo di sviluppare una soluzione a più lungo termini nel dialogo oltreoceano". In Ottobre si ricorda che una Sentenza della Massima magistratura Europea aveva infatti bocciato l'Approdo Sicuro, il grande database in territorio USA in cui da circa 15 anni i giganti del web andavano ad immagazzinare tutte le informazioni personali dei propri clienti ( Americani o meno ) non garantendo la sufficiente privacy ( recitava la sentenza della Corte ) che ora si sta cercando di adeguare.
Lo scudo ormai si ritiene di estrema necessità poichè risulta fondamentale per porre la giusta tutela a tutti quei dati personali che i cittadini Europei hanno rilasciato iscrivendosi a network o portali, quali Facebook per esempio, afferenti o di stabilità Americana.
Già lo scorso Aprile, infatti, il Garante Europeo aveva presentato l' Article 29 Working Party in cui veniva infatti analizzata la famosa bozza di "adequacy-decision" della Commissione Europea proprio per determinare il livello di protection che avrebbe dovuto garantire il Privacy Shield.
Nel documento si faceva richiamo a diverse lacune necessariamente da colmare.
Prima di divenire effettivo, infatti, il Privacy Shield dovrà ottenere e quindi prevedere quel giusto livello di protezione contro la sorveglianza indiscriminata e quindi tutti quegli obblighi sulla supervisione, la ragionevolezza, la proporzionalità, la trasparenza ed il diritto alla protezione dei dati personali oltre oceano.
Per potersi considerare efficace, ribadisce il Garante Europeo, "il Privacy shield dovrà inoltre basarsi su di un criterio di equivalenza essenziale affinchè questo si applichi, nelle pratica, ai casi di autoregolamentazione da parte di Società private, in cui i dati in transito o trasferiti in USA potrebbero essere valutati in maniera ordinaria dalle forze dell'ordine e da quelle dell'intelligence americana"
Il Privacy Shield, di fatto, cerca di evitare proprio il libero accesso dei servizi americani alle informazioni private dei cittadini Europei cosa che già la Corte Europea considerava "invasiva".
La trasparenza da parte delle Società interazionali dunque che vendono o comprano beni o servizi in Europa dovrà essere alla portata di chiunque così che chiunque possa conoscerne l'utilizzo e prima di ogni cosa l'eventuale legislazione di riferimento.
I lavori proseguono ed ancora non esiste chiarezza sul contenuto esatto di quello che sarà il testo finale dello SCUDO UE_USA ma il Garante Europeo già tiene a sottolineare come l'adozione del Regolamento Europeo, in materia di trattamento dei dati che gli stati membri dovranno applicare alla data del Maggio 2018, già ha previsto quelle che sono le preoccupazioni condivise da europarlamentari, aziende, società ed università e che quindi sarebbe opportuno che "il Legislatore Europeo perdesse maggior tempo affinchè venga trovata la soluzione più idonea e di più amplio respiro anche per una tematica così importante come quella del Privacy Shield"
IL DIVORZIO CONSENSUALE IN MANCANZA DI
FIGLI MINORI IN RUSSIA
In Russia, ottenere il divorzio
in mancanza di minori ed in forma consensuale è di estrema facilità, tempi relativamente
brevi e costi molto contenuti. Questa semplice soluzione, comunque, si potrà
ottenere soltanto qualora la richiesta di divorzio venga presentata
personalmente da entrambe i coniugi.
Qualora, invece, un coniuge non
possa, ovvero non voglia presenziare a tale incombenza, occorrerà concedere debita procura di potere di
rapprentanza ad un avvocato in Russia; effettuare relativa autenticazione notarile; effettuare la traduzione di
questa in lingua russa ed apostillarla.
Questa prassi, comunque non è consigliabile in quanto, spesso, le autorità
russe non riconoscono tali documenti ( motivi burocratici ).
Quanto ai tempi di ottenimento del certificato
di divorzio dal momento della presentazione ed accettazione della domanda ( se
con procura ) è di circa un mese.

References: Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Art. 321
 Art. 321
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 Cass. Sez. 
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