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Art. 599 cod. proc. civile: Pignoramento
HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 599 cod. proc. civile: Pignoramento L’AUTORE: Redazione
Possono essere pignorati i beni indivisi anche quando non tutti i comproprietari (1) sono obbligati verso il creditore (2).
In tal caso del pignoramento è notificato avviso (3)(4), a cura del creditore pignorante, anche agli altri comproprietari, ai quali è fatto divieto di lasciare separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza ordine di giudice.
Pignoramento: [v. 492]; Notificazione: [v. 137]. Bene indiviso: deve intendersi la quota (ideale) spettante a ciascun contitolare del diritto di proprietà. Comproprietà: è la contitolarità del diritto di proprietà in capo a più soggetti su di un determinato bene che diviene comune. Al riguardo è opportuno ricordare che, nel nostro ordinamento, avendo la proprietà il carattere della esclusività, non è consentito che sul medesimo bene coesistano distinti diritti di proprietà. È invece possibile che la titolarità del medesimo diritto di proprietà faccia capo a più persone.
(1) Sebbene la norma faccia esclusivo riferimento alla comproprietà, si ritiene che la procedura espropriativa de qua possa essere estesa anche alla contitolarità di diritti reali espropriabili diversi dalla proprietà (es. usufrutto, uso, enfiteusi, superficie).
(2) Nel caso che tutti i comproprietari siano obbligati verso il creditore, bisogna distinguere l’ipotesi della unicità del titolo da quella della pluralità dei titoli. Nella prima ipotesi, essendo tutti quanti i contitolari obbligati sulla base del medesimo titolo, l’esecuzione può essere attuata sull’intero bene e non già sulle singole quote, agendo contro tutti i condebitori nelle forme ordinarie [v. 513, 543, 555]. Nella seconda, invece, essendo i contitolari tenuti sulla base di titoli diversi, occorre procedere con distinte espropriazioni e, quindi, nelle forme di cui al presente capo, pignorando la quota di ciascun condebitore.
(3) L’avviso, che non può essere sostituito da equipollenti, deve contenere l’indicazione del creditore pignorante, del bene pignorato, della data dell’atto di pignoramento e della sua trascrizione (se si tratta di pignoramento immobiliare) nonché l’ingiunzione di non lasciar separare dal debitore la quota di sua spettanza. Con il medesimo avviso o con altro separato, tutti i contitolari devono essere invitati a comparire innanzi al giudice dell’esecuzione, per sentir emettere i provvedimenti di cui all’art. 600. L’avviso deve essere, poi, sottoscritto dal creditore pignorante o dal suo difensore. La copia con la relata di notifica viene depositata nella cancelleria del giudice dell’esecuzione.
(4) L’avviso, che viene notificato nelle forme di cui agli artt. 137 e ss., nel caso di espropriazione immobiliare non va trascritto. Esso non costituisce un elemento essenziale del pignoramento. Di conseguenza, la sua mancata notifica non comporta nullità di quest’ultimo, ma soltanto improcedibilità dell’esecuzione intrapresa ed è motivo di opposizione [v. 617]. I comproprietari non avvisati, potranno, peraltro, nel caso che le loro quote siano state vendute giudizialmente, esperire domanda di accertamento o di rivendica in un autonomo giudizio di cognizione.
Giudizio di espropriazione di beni indivisi; 1.1. Ambito di applicazione; 1.2. Interruzione; 2. Notificazione dell’avviso di pignoramento; 2.1. Funzione; 2.2 Omissione; 3. Litisconsorzio necessario; 4. Mezzi di tutela; 4.1. Opposizione di terzo; 4.1.1. Segue: Bene in regime di comunione legale; 5. Procedura fallimentare.
Giudizio di espropriazione di beni indivisi.
1.1. Ambito di applicazione.
L’esecuzione per espropriazione di un appartamento di proprietà esclusiva in un edificio condominiale, ancorché ad esso accedono le quote sulle parti comuni dell’edificio, esula dalla disciplina dell’artt. 599-601 c.p.c., che riguarda la diversa ipotesi del pignoramento di un bene in comproprietà, nei limiti della quota di uno o di alcuni soltanto dei comproprietari. Cass. 4 settembre 1985, n. 4612.
In tema di esecuzione forzata immobiliare su bene indiviso, la separazione della quota in natura spettante al debitore esecutato è consentita, ai sensi degli artt. 599, 600 e 601 cod. proc. civ., solo se i comproprietari dei beni indivisi, non siano tutti condebitori solidali del creditore procedente, sicché la separazione va esclusa quando, intrapresa l'espropriazione dell'immobile appartenente "pro indiviso" a due coobbligati, uno di essi sia dichiarato fallito e nel procedimento esecutivo contro costui sia subentrato, ex art. 107 legge fall., il curatore del fallimento. Rigetta, Trib. Bari, 17/10/2006
Cassazione civile sez. I 17 ottobre 2014 n. 22043 È possibile l’espropriazione forzata dell’intera quota, spettante ad un compartecipe, dei beni compresi in una comunione, di qualunque tipo essa sia. Iniziata l’espropriazione della quota, il giudice dell’esecuzione può disporre la separazione, se questa è possibile, della quota in natura spettante al debitore esecutato; o, se la separazione non è possibile, ordinare che si proceda alla divisione, oppure disporre la vendita della quota indivisa. In tutte le dette ipotesi, il pignoramento della quota consegue i suoi effetti, col risultato di concentrarsi sui singoli beni corrispondenti alla quota ed assegnati al condividendo esecutato. Non è, invece, ammissibile l’espropriazione forzata della quota di un singolo bene immobile indiviso, quando la massa in comune comprenda più beni della stessa specie, perché, potendo, in sede di divisione, venire assegnata al debitore una parte di un altro bene facente parte della massa, il pignoramento potrebbe non conseguire i suoi effetti, per inesistenza nel patrimonio del debitore, dell’oggetto dell’esecuzione. Cass. 23 ottobre 1967, n. 2615.
Nel caso in cui sia mancata la prova idonea a giustificare anche verso i terzi la regola della suddivisione in parti uguali nei rapporti interni (di cui all’art. 1298 c.c.), non è applicabile l’art. 599 c.p.c., dettato per l’espropriazione di beni indivisi; ed invero, a sensi del citato art. 1854 c.c., ciascuno dei cointestatari del conto risponde per l’intero saldo attivo. Trib. Bologna, 19 giugno 2007.
Il creditore di un coniuge in regime di comunione legale dei beni deve necessariamente pignorare l’intero cespite in comunione, con facoltà di soddisfarsi sul ricavato, nei limiti della quota spettante al coniuge obbligato; al pignoramento pro quota, in ragione dell’inespropriabilità della stessa, consegue l’improcedibilità del processo esecutivo. Trib. Piacenza, 20 ottobre 2011.
1.2. Interruzione.
Nel giudizio di divisione dei beni pignorati disposto ai sensi dell’art. 599 c.p.c. la morte del debitore sopravvenuta prima della sua costituzione nel giudizio di divisione comporta l’interruzione del processo ai sensi dell’art. 299 c.p.c. e gli eredi della parte defunta possono dolersi della mancata interruzione del processo, anche quando sono parti del giudizio di divisione come comproprietari non debitori. Cass. 6 settembre 1995, n. 9370.
Notificazione dell’avviso di pignoramento.
2.1. Funzione.
La notificazione dell’atto di pignoramento, se compiuta in luogo diverso dalla residenza del debitore, non è inesistente, ma nulla, e come tale deve essere fatta valere nel termine di cinque giorni dalla conoscenza dell’atto: conoscenza che, nel caso di pignoramento di bene immobile appartenente a più comproprietari, ben può essere acquisita mediante la notificazione dell’atto di avviso dell’avvenuto pignoramento, ai sensi del l’art. 599, 2º comma, c.p.c. Cass. 4 dicembre 1998, n. 12315.
La notificazione dell’avviso dell’avvenuto pignoramento di un immobile indiviso ai comproprietari non debitori ha la limitata finalità di imporre loro il divieto di lasciar separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza ordine del giudice e di rendere possibile, il conseguimento della finalità secondaria di provocare l’audizione di tutti gli interessati, prevista dall’art. 600 c.p.c. la sua omissione, in mancanza di una espressa sanzione di nullità, non comporta alcuna lesione dei diritti di comproprietari non debitori, i quali possono, in ogni caso, proporre opposizione di terzo prima della vendita dei beni ai sensi dell’art. 619 c.p.c., ovvero domanda di accertamento o di rivendica in un giudizio autonomo di cognizione, ai sensi dell’art. 2919 c.c., se siano state vendute giudizialmente le loro quote. Cass. 11 novembre 1975, n. 3803.
2.2. Omissione.
Nel caso di espropriazione forzata di un immobile indiviso per debito di uno solo dei comproprietari qualora il creditore procedente, dopo l’effettuazione del pignoramento con le modalità prescritte dall’art. 555 c.p.c. (ivi inclusa la trascrizione) non provveda agli adempimenti di cui all’art. 599, 2º comma, c.p.c. e 180 disp. att. c.p.c. e cioè alla notificazione agli altri comproprietari di avviso di pignoramento, con il divieto di lasciar separare al debitore la sua parte del berne comune, nonché invito a comparire davanti al giudice della esecuzione per sentire dare i provvedimenti indicati dall’art. 600 c.p.c., non si verifica la nullità del pignoramento medesimo, del quale il suddetto avviso non costituisce elemento essenziale, ma si determina, per i comproprietari non debitori, il venir meno della preclusione di procedere a divisione (contrattuale o giudiziale) del bene, con la conseguenza che, ove tali comproprietari procedano a detta divisione, anche dopo la trascrizione del pignoramento, possono opporre la divisione medesima al creditore, nella sua efficacia retroattiva a partire dalla data della costituzione della comunione, ai sensi dell’art. 757 c.c. Questo principio non trova ostacolo nel disposto dell’art. 2913 c.c., circa l’inefficacia in pregiudizio del creditore degli atti successivi al pignoramento, il quale riguarda la diversa ipotesi degli atti con i quali i debitore trasferisca ad altri il diritto di proprietà, o costituisca in favore di altri diritti reali sull’immobile oggetto di esecuzione. Cass. 17 giugno 1985, n. 3648.
Conf.: La “ratio” di tale principio deriva dal fatto che la norma è posta nell’interesse dello stesso creditore procedente. Trib. Bari, 14 dicembre 2009.
Nell’esecuzione forzata su beni indivisi l’avviso dell’avvenuto pignoramento agli altri comproprietari non può essere sostituito da equipollenti. Cass. 8 gennaio 1966, n. 170.
art. 180 disp. att. c.p.c.
Il principio, secondo cui, nei giudizi, di divisione, sussiste il litisconsorzio necessario di tutti partecipanti alla comunione, è applicabile anche nel caso in cui il giudizio divisionale venga instaurato in via strumentale per la realizzazione della pretesa esecutiva dei creditori di uno dei coeredi. In tal caso, infatti, fra il procedimento esecutivo e la divisione si realizza un’ipotesi di pregiudizialità necessaria, che non modifica la natura giuridica della causa pregiudiziale. Cass. 10 ottobre 1975, n. 3245.
Nel giudizio di divisione sussiste il litisconsorzio necessario di tutti i partecipanti alla comunione da scogliere, ancorché il processo sia stato instaurato in via strumentale per il conseguimento della pretesa esecutiva dei creditori di uno dei comproprietari, verificandosi in tal caso una ipotesi di pregiudizialità necessaria, che non modifica la natura giuridica della causa pregiudiziale; sicché, qualora alcuni comproprietari siano deceduti prima della notifica della citazione, il giudizio di divisione è affetto da nullità per difetto di integrità del contraddittorio, rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del processo, salvo che sulla questione si sia formato il giudicato, e tale nullità va dichiarata in ogni caso, indipendentemente dalla soluzione delle eventuali questioni vertenti sulla validità dell’accettazione della eredità dei comunisti defunti, da parte dei soggetti ad essa chiamati. Cass. 19 marzo 1979, n. 1596.
Mezzi di tutela.
4.1. Opposizione di terzo.
Qualora un bene, in comunione fra il debitore ed altre persone non obbligate verso il creditore, venga pignorato da quest’ultimo come oggetto di proprietà esclusiva del debitore medesimo, ai suddetti partecipanti non obbligati deve riconoscersi la facoltà di proporre opposizione di terzo, a norma dell’art. 619 c.p.c., e l’accoglimento di tale opposizione, implicando il riconoscimento dell’invalidità del vincolo del pignoramento limitatamente alle quote non di spettanza del debitore, comporta che il giudice della esecuzione deve circoscrivere l’espropriazione alla quota del debitore stesso, scegliendo fra le possibilità contemplate dallo art. 600 c.p.c. (separazione in natura, vendita della quota indivisa, ordine di divisione). Cass. 17 giugno 1985, n. 3648.
4.1.1. Segue: Bene in regime di comunione legale.
Tutte le questioni relative alla limitazione di responsabilità a carico dei beni in comunione, come pure quelle concernenti il difetto di notifica del pignoramento ex art. 599 c.p.c, o la richiesta di separazione ex art. 600 c.p.c della propria quota in casi di vendita o di assegnazione del bene, da parte del coniuge non obbligato, non possono che essere proposte nelle forme dell’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c, o dell’opposizione di terzo ai sensi dell’art. 619 c.p.c., ove si faccia valere il carattere non familiare del credito azionato, ovvero la natura sussidiaria della responsabilità della comunione rispetto a quella personale dell’altro coniuge. Trib. Salerno, 12 novembre 2008.
Nel corso dell’esecuzione forzata promossa dal creditore di uno solo dei coniugi in regime di comunione legale sui beni rientranti in detta comunione, al coniuge non obbligato vanno riconosciuti i rimedi processuali tanto delle opposizione di terzo (ove si faccia valere il carattere non familiare del credito azionato, ovvero la natura sussidiaria della responsabilità della comunione rispetto a quella personale dell’altro coniuge), quanto della opposizione agli atti esecutivi (ove si intenda denunciare che l’esecuzione interferisce processualmente sulla propria posizione, con conseguente privazione del potere di separazione della quota), così che, sul piano della corretta individuazione del giudice da adire, nel primo caso, la competenza sarà determinata secondo il criterio del valore del bene in contestazione, mentre, nel secondo caso, essa spetterà, comunque, al giudice dell’esecuzione, ex art. 617 c.p.c. Cass. 2 agosto 1997, n. 7169.
In sede di opposizione agli atti esecutivi proposta dal coniuge non obbligato (in regime di comunione legale) con riguardo al bene oggetto del procedimento di esecuzione intrapreso nei confronti dell’altro coniuge, sono da ritenersi rilevanti sia i vizi relativi alla notifica del pignoramento (che deve essere ricevuta dal detto opponente, ex art. 599 comma 2 c.p.c.) sia la richiesta di separazione della propria quota in caso di vendita o di assegnazione del bene (giusta la previsione dell’art. 600 stesso codice), mentre risultano influenti tutte le ulteriori vicende relative allo svolgimento del processo esecutivo, quali la omessa notifica del titolo esecutivo o del precetto, delle quali è da ritenersi destinatario esclusivamente il debitore, e non anche l’eventuale comproprietario non coobbligato. Cass. 2 agosto 1997, n. 7169.
In caso di azione esecutiva sui beni della comunione legale da parte del creditore particolare di uno dei coniugi, incombe al debitore ed al coniuge non esecutato l’onere di fornire la prova dell’esistenza di beni personali sui quali il creditore possa soddisfarsi. Trib. Napoli, 6 aprile 1990.
Il provvedimento del giudice delegato, con cui sia stata posta in vendita la quota di comproprietà del fallito, senza l’osservanza delle formalità previste dagli art. 599 e 600 c. p. c., richiamati dall’art. 105 l. fall., non è affetto da nullità. Trib. Perugia, 18 dicembre 1991.
I provvedimenti giurisdizionali aventi forma diversa da quella della sentenza sono impugnabili con il ricorso straordinario per Cassazione ex art. 111 della Costituzione soltanto quando presentino, nel loro contenuto e nella loro disciplina, i caratteri della decisorietà e della definitività, quando, cioè, si risolvano nella risoluzione di una controversia su diritti soggettivi o ““status” tale da pregiudicare, con l’efficacia propria del giudicato, tali diritti e tali “status” senza che risultino altrimenti esperibili rimedi diversi dal ricorso “de quo”, caratteri che mancano, invece, se la pronuncia spieghi i suoi effetti soltanto sul piano processuale, producendosi in tal caso l’efficacia del provvedimento soltanto all’interno del processo, senza acquistare rilievo al di fuori di esso. In particolare, pur dovendosi riconoscere che alle norme regolatrici del processo stesso corrispondono diritti soggettivi delle parti, la pronuncia sull’osservanza o meno di tali norme non può assumere autonoma valenza decisoria quando essa non corrisponda (anche) alla risoluzione di una controversia su diritti soggettivi o “status”, alla stregua della strumentalità della problematica processuale ed alla luce dell’idoneità di questa a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede e nei limiti in cui sia ancora aperta (o possa esser riaperta) la discussione nel merito. (Nell’affermare il principio di diritto che precede, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso del comproprietario di un bene indiviso avverso la decisione del tribunale che aveva negato l’applicabilità, in sede fallimentare, delle disposizioni dettate dagli artt. 599 e 600 c.p.c. in tema di avviso della vendita ai comproprietari - nella specie, non dato -, rilevando che la notificazione dell’avviso di pignoramento ai comproprietari non debitori è prescritta nell’esclusivo interesse del creditore pignorante). Cass. 26 agosto 2004, n. 16998.
Dal disposto dell’art. 601 c.p.c. discende che, nel corso del Giudizio promosso dal Fallimento per la divisione di immobile in comproprietà indivisa del fallito, il Curatore non può procedere alla vendita della quota indivisa di proprietà della Procedura. Trib. Napoli, 25 luglio 2002.
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References: Art. 599
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

art. 180
 Cass. 
 Cass. 
 art. 600
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 art. 600
 art. 617
 art. 617
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 art. 599
 Cass. 
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 sentenza 
 art. 111
 Cass.