Source: https://www.legalellb.com/newsletter/newsletter-n-13-del-26-luglio-2016/
Timestamp: 2018-12-09 18:57:43+00:00

Document:
Newsletter n. 13 del 26 luglio 2016, Studio Lana – Lagostena Bassi
Home/Archivio Newsletter/Newsletter n. 13 del 26 luglio 2016
Newsletter n. 13 del 26 luglio 2016
Non è possibile evocare lo stato di necessità nella infezione da emotrasfusione: Cassazione Civile, Sezione III, 7 luglio 2016 n. 13919.
L’interesse superiore dei figli prevale sull’ingiustificato rifiuto del genitore separato di partecipare alle necessarie spese straordinarie.
Il figlio naturale può conoscere chi è la madre del parto anonimo se questa è deceduta (Cass. civ., sez. I, 21 luglio 2016, n. 15024).
Figli maggiorenni: a trent’anni anni, si presume che la mancanza di indipendenza economica sia colposa.
Lo Studio Lana Lagostena Bassi Vi augura buone vacanze.
Nel caso esaminato dalla recente sentenza della Corte di Cassazione, un militare, ferito gravemente da un colpo d’arma da fuoco accidentalmente partito, veniva sottoposto a diverse trasfu
IV (intravenous fluid)
sioni, dalle quali contraeva epatite acuta, che conduceva alla morte del militare. Instaurato il giudizio dai congiunti, il Tribunale dichiarava prescritta l’azione risarcitoria nei confronti del Ministero della Salute e rigettava l’azione contrattuale nei confronti dell’ospedale, il quale riteneva di aver operato in stato di necessità ed urgenza. La Corte di Appello confermava la decisione. I congiunti ricorrevano in Cassazione.
Con la pronuncia del 7 luglio scorso, la Corte di Cassazione ribalta le statuizioni dei giudici di primo e secondo grado: precisa che una struttura ospedaliera, allorché effettui una operazione d’urgenza, non opera in stato di necessità e, pertanto, non è esente da ogni obbligo di rispetto delle ordinarie regole di prudenza, riportate all’interno della strutture ospedaliere in dettagliati protocolli medico chirurgici ai quali i sanitari operanti nella struttura si devono attenere.
Perché sia ravvisabile lo stato di necessità, previsto dall’art. 2045 cod. civ. come causa di esclusione della responsabilità civile, è richiesta la sussistenza della necessità di salvare sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. La norma implica che un soggetto si venga a trovare fortuitamente, a prescindere dalla sua volontà e dalla sua possibilità di esercitare un controllo sulla situazione in atto, in questa imprevista ed imprevedibile situazione.
Secondo il Supremo Collegio, l’elemento della imprevedibilità non può essere integrato nella mera necessità di intervenire d’urgenza con un intervento chirurgico, per salvare la vita di un’altra persona, a meno che il medico si trovi fuori da una adeguata struttura sanitaria e non sia in grado di raggiungerla, mettendo altrimenti a repentaglio la vita della persona in pericolo. Solo in questo caso, chi interviene non potrà usufruire dei controlli preventivi e degli standard di sicurezza e di igiene che sono imposti all’ospedale per il suo ordinario funzionamento, sia come struttura di cura che come struttura chirurgica.
Se, al contrario, l’intervento chirurgico, per quanto di “chirurgia d’urgenza”, e quindi non programmato, avviene all’interno di una struttura a ciò deputata e quindi professionalmente organizzata proprio, tra l’altro, per poter affrontare interventi d’urgenza in condizioni di sicurezza, non è configurabile lo stato di necessità. Nei compiti di una struttura ospedaliera organizzata ed operante sul territorio, rientra, tra gli altri, la programmazione delle situazioni di emergenza. Ne consegue che, a fronte della contrazione da parte di un paziente di epatite post trasfusionale, grava sulla struttura ospedaliera l’onere di provare di aver eseguito, sul sangue somministrato, tutti i controlli all’epoca dei fatti previsti.
In materia di diritto di rimborso delle necessarie spese straordinarie, effettuate dal genitore affidatario, alla luce del principio generale della tutela del superiore interesse del figlio, le decisioni “di maggiore interesse” del figlio beneficiario del diritto al mantenimento, non obbligano il coniuge affidatario ad informare e concertare preventivamente con l’altro coniuge la determinazione delle spese straordinarie, sussistendo, pertanto, a carico di quest’ultimo un ob bligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso. Ne consegue che, il giudice competente è tenuto a verificare la rispondenza delle spese all’interesse del figlio mediante la valutazione della commisurazione dell’entità delle spese rispetto all’utilità e della sostenibilità della spesa stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori (Cass. Civ. Sez. VI-1, ord. n. 16175 del 30 luglio 2015; Cass. Civ., sez. I n. 19607 del 26 settembre 2011).
Ciò, è quanto emerge dalla pronuncia della Corte di Cassazione, sesta sezione civ., con ordinanza n. 12013/2016 pubblicata in data 10 giugno 2016: il principio di bigenitorialità non può comportare la rimborsabilità delle sole spese straordinarie che abbiano incontrato il consenso di entrambi i genitori, ma deve necessariamente comprendere anche quelle non voluttarie e corrispondenti all’interesse del figlio beneficiario del diritto al mantenimento, purché si tratti di spese compatibili con le condizioni economiche dei genitori.
Di contro, il genitore dissenziente potrà far valere e accertare il proprio diritto ad opporsi alla richiesta di rimborso, esponendo preventivamente validi motivi di dissenso e dimostrando non un mero disinteresse senza particolari contestazioni, ma provando che quelle spese sono economicamente insostenibili.
La Cassazione ha di recente stabilito che, alla morte della madre biologica che aveva scelto di celare la sua identità, l’interesse alla segretezza diventa recessivo rispetto a quello del figlio che ha diritto a conoscere le sue origini biologiche e, in particolare, di poter accedere alle relative informazioni. Nel caso di specie, il Tribunale aveva in prima istanza accolto la richiesta della figlia maggiorenne di poter accedere ai dati della cartella clinica relativi al suo parto biologico; tuttavia, dopo aver appreso dall’ospedale del decesso della madre, considerando l’impossibilità di raccogliere la sua volontà in merito, aveva concluso per il rigetto. Dopo aver invano proposto reclamo presso la Corte d’Appello, la figlia si era quindi rivolta alla Cassazione ai sensi dell’art. 111 cost., rappresentando la violazione e falsa applicazione dell’art. 28, comma 7, legge n. 184/1983, così come interpretato dalla Corte cost. con sentenza n. 278/2013. Nella sua articolata sentenza la Cassazione trae le mosse dall’analisi del diritto alla conoscenza delle proprie origini biologiche e alle circostanze complessive della propria nascita. In particolare, si pone in evidenza il rilievo che tale posizione giuridica è venuta ad assumere, sia nel contesto internazionale (art. 7 Convenzione di New York sui diritti del fanciullo; art. 30 Convenzione dell’Aja sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale; raccomandazione n. 1443/2000 dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa), sia nel diritto interno di numerosi Stati europei. La Cassazione dà poi conto anche degli interventi sul punto della Corte EDU: celebre è la sentenza Godelli c. Italia (25 settembe 2012, ric.-33783/09), ove si era stabilito a chiare lettere che il diritto a conoscere la propria ascendenza rientri nell’ambito dell’art. 8 Convenzione europea, giacché rientra nella “vita privata” anche il diritto all’identità e allo sviluppo personale, comprensivo della facoltà di allacciare e approfondire relazioni con i propri simili e con il mondo esterno, cui è certamente strumentale la piena conoscenza della “verità” dei profili più rilevanti della propria persona. In un precedente arresto (Odièvre c. Francia, 13 febbraio 2002, ric.-42326/98), di cui il caso Godelli costituisce, secondo la nostra Suprema Corte, “coerente riaffermazione”, la Grande Chambre aveva invece scrutinato la disciplina francese (oggetto di riforma con la legge 22 gennaio 2002 n. 2002/93), giudicando ragionevole il bilanciamento effettuato tra le due posizioni. Da un lato, si garantiva il diritto della madre al parto c.d. anonimo, ossia a mantenere il riserbo sui propri dati personali; sebbene tutelato da un numero esiguo di Stati contraenti, un tale diritto si presenta astrattamente meritevole, ove volto ad evitare che le condizioni della madre la inducano ad aborti clandestini o abbandoni c.d. selvaggi, nonché a garantire alla donna di poter procreare assistita da adeguate condizioni medico-sanitarie, salvaguardando in tal modo anche la salute e l’integrità del nascituro. D’altro canto, la disciplina francese non rendeva la scelta materna preclusiva in assoluto dell’accesso a ogni dato personale (in particolare per alcuni dati non identificativi che la partoriente era tenuta a comunicare quando manifestava la propria opzione al medico), facendo poi in modo che la scelta rimanesse sempre revocabile, anche istituendo a tal proposito un organismo ad hoc finalizzato a raggiungere l’accordo tra madre e figlio (il Consiglio Nazionale per l’accesso alle origini personali) per gestire il dialogo fra le due figure e dando effettività alla possibilità per la madre di proporre interpello alla richiesta del figlio.
Alla luce di ciò, la prima sezione della Cassazione pone in rilievo che appare iniquo considerare operativo il termine generale legislative, che prevede il rilascio di copia integrale del certificato di assistenza al parto o della cartella clinica dopo 100 anni dalla formazione del documento, anche in caso di morte del genitore biologico. Difatti, oltre all’evidenza per cui l’evento esiziale rende sicuramente non più reversibile ogni previa manifestazione di intenti, non si vede per quale ragione si dovrebbe tutelare una posizione giuridica (quella della madre) le cui ragioni di protezione sono venute meno, mantenendo invece il figlio biologico nell’ignoranza di una parte significativa della propria storia personale.
La valutazione delle circostanze che giustificano la ricorrenza o il permanere dell’obbligo dei genitori al mantenimento dei figli maggiorenni va effettuata dal giudice del merito, caso per caso e con criteri di rigore proporzionalmente crescente in rapporto all’età dei beneficiari, in modo da escludere che tale obbligo assistenziale, sul piano giuridico, possa essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura. L’avanzare dell’età concorre a conformare l’onere della prova gravante sull’obbligato nella forma di una crescente incidenza del ricorso alla prova per presunzioni e alla valutazione critica (prova logica) di condotte stabilmente non più dirette verso il raggiungimento degli obiettivi di competenza professionale o tecnica prescelti al fine di raggiungere un’autonomia reddituale con essi coerente. Con il raggiungimento di u n’età nella quale il percorso formativo e di studi, nella normalità dei casi, ampiamente concluso e la persona è da tempo inserita nella società, la condizione di persistente mancanza di autosufficienza economico reddituale, in difetto di ragioni individuali specifiche (di salute, o dovute ad altre peculiari contingenze personali, od oggettive quali le difficoltà di reperimento o di conservazione di un’occupazione) costituisce un indicatore forte d’inerzia colpevole. Il diritto del figlio si giustifica, infatti, all’interno e nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso formativo, tenendo conto, ex art. 147 c.c., delle sue capacità, inclinazioni ed aspirazioni. La situazione soggettiva del figlio che, rifiutando ingiustificatamente in età avanzata di acquisire l’autonomia economica tramite l’impegno lavorativo e negli studi, comporti il prolungamento del diritto al mantenimento da parte dei genitori, o di uno di essi, non è tutelabile perché contrastante con il principio di autoresponsabilità che è legato alla libertà delle scelte esistenziali della persona, anche tenuto conto dei doveri gravanti sui figli adulti.
Nel ricordarvi che lo Studio resterà chiuso dall’8 al 19 agosto per la pausa estiva, è con piacere che tutti i membri dello Studio Vi augurano buone vacanze, con l’auspicio che possiate trascorrere giorni sereni per ripartire insieme a settembre con rinnovato vigore.

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 30
 sentenza 
 art. 147