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Timestamp: 2020-06-04 06:46:47+00:00

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Art. 660 codice di procedura penale - Esecuzione delle pene pecuniarie - Brocardi.it
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Articolo 660 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 660 Codice di procedura penale
3. In presenza di situazioni di insolvenza(1), il magistrato di sorveglianza può disporre la rateizzazione della pena a norma dell'articolo 133 ter del codice penale, se essa non è stata disposta con la sentenza di condanna ovvero può differire la conversione per un tempo non superiore a sei mesi. Alla scadenza del termine fissato, se lo stato di insolvenza perdura, è disposto un nuovo differimento, altrimenti è ordinata la conversione. Ai fini della estinzione della pena per decorso del tempo, non si tiene conto del periodo durante il quale l'esecuzione è stata differita.
5. Il ricorso contro l'ordinanza di conversione ne sospende l'esecuzione(2).
(1) Per insolvibilità si intende una situazione oggettiva e permanente di impossibilità ad adempiere, non essendo sufficiente a giustificare la conversione la semplice temporanea insolvenza.
(2) L'articolo in esame era stato abrogato dall'art. 299, del D.lgs. 30 maggio 2002, n. 113 e dall'art. 299, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115. In seguito, la Corte Cost., con sent. 4-18 giugno 2003, n. 212 ha dichiarato l'illegittimità del suddetto art. 299, del D.lgs. 30 maggio 2002, n. 113, nella parte in cui appunto disponeva l'abrogazione del presente articolo.
E' al P.M. che spetta anche il compito di curare l'esecuzione delle pene pecuniarie, dal momento che le attività esecutive sono di massima attività di mera ottemperanza al comando contenuto nel dispositivo della decisione irrevocabile, quindi hanno natura essenzialmente amministrativa, non giurisdizionale.
Spiegazione dell'art. 660 Codice di procedura penale
La norma in commento disciplina una di queste attività, e si riferisce alla conversione in sanzioni sostitutive della pena pecuniaria in caso di insolvibilità del condannato. Premesso che con il termine “insolvibilità” si intende l'impossibilità permanente di adempiere, posto che la momentanea difficoltà economica non giustifica la conversione.
In un'ottica di massima semplificazione dell'attività burocratica, ma pur sempre nel rispetto della necessaria giurisdizionalizzazione della procedura, l'articolo in commento prevede che il pubblico ministero promuova il procedimento di conversione, all'esito dell'invano tentativo di esperimento delle attività previste e disciplinate dal D.P.R. 115/2002.
L'ordinanza di conversione è emessa dal magistrato di sorveglianza, dopo che il p.m. Gli ha trasmesso gli atti. Se non vi sono le condizioni, si può disporre la rateizzazione della pena o il suo differimento per un tempo non superiore ai sei mesi, se la rateizzazione di cui sopra non venne disposta con la condanna. Il differimento può essere concesso non più di due volte, altrimenti è ordinata la conversione. Nel frattempo non si tiene conto del periodo di differimento ai fini dell'estinzione della pena.
Il condannato può comunque impugnare l'ordinanza di conversione (ad es. per errato computo), ma ciò non sospende l'esecuzione dell'ordinanza.
Massime relative all'art. 660 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 25355/2014
Il provvedimento di rateizzazione della pena pecuniaria, attribuito alla competenza del magistrato di sorveglianza dall'art. 660, comma terzo, cod. proc. pen., è subordinato alla esistenza di "situazioni di insolvenza" e non presuppone affatto la richiesta di conversione della pena pecuniaria da parte del pubblico ministero, alla quale deve darsi luogo, ai sensi del precedente comma secondo dello stesso art. 660 cod. proc. pen., solo in presenza della diversa condizione costituita dall'accertata "impossibilità di esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa".
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 25355 del 13 giugno 2014)
Cass. pen. n. 2548/2000
Il provvedimento di rateizzazione della pena pecuniaria, attribuito alla competenza del magistrato di sorveglianza dall'art. 660, comma 3, c.p.p. (dovendosi considerare implicitamente abrogati l'art. 237 del R.D. 23 gennaio 1865 n. 2701 e gli artt. 78 e 79 della tariffa penale approvata con D.M. 28 giugno 1866, in base ai quali poteva darsi luogo a dilazioni in via amministrativa), è subordinato alla sola ritenuta sussistenza, da parte del magistrato di sorveglianza, di «situazioni di insolvenza». Esso, quindi, non presuppone affatto la richiesta di conversione della pena pecuniaria da parte del pubblico ministero, alla quale deve darsi luogo, ai sensi del precedente comma 2 dello stesso art. 660 c.p.p., solo in presenza della diversa condizione costituita dall'accertata «impossibilità» di esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa».
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2548 del 19 maggio 2000)
Cass. pen. n. 21/2000
Chi ha pagato quanto dovuto in esecuzione di una pena pecuniaria non può ottenere la restituzione delle somme versate qualora, con successiva sentenza, i fatti di cui alla prima condanna siano ritenuti episodi di un unico reato continuato e sia per essi applicato, a titolo di continuazione, un aumento della pena pecuniaria inferiore alla somma già versata.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 21 del 29 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 6853/1998
È illegittimo il provvedimento del magistrato di sorveglianza che, a fronte di un'espressa richiesta di rateizzazione della pena pecuniaria avanzata da condannato insolvibile, ometta di motivare sul punto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6853 del 28 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 3378/1997
Attesa la inscindibilità fra provvedimento di conversione della pena pecuniaria per insolvibilità del condannato e provvedimento di determinazione delle modalità di esecuzione delle pene conseguenti alla conversione, di cui all'art. 107 della legge 24 novembre 1981 n. 689, è in base a tale ultima disposizione che va individuato il magistrato di sorveglianza territorialmente competente a disporre la conversione e a determinare le suddette modalità di esecuzione. Conseguentemente, facendo riferimento, il citato art. 107, al luogo di residenza del condannato risulti detenuto o internato in luogo diverso, ricompreso nella giurisdizione di altro magistrato di sorveglianza; e ciò anche in considerazione dell'interesse pubblico a che la verifica in ordine alla solvibilità o meno del condannato venga affidata ad un organo che, per essere più vicino al luogo di residenza del medesimo, sia in grado di acquisire in maniera più diretta e immediata le notizie riflettenti la situazione patrimoniale del soggetto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3378 del 10 giugno 1997)
Cass. pen. n. 1874/1997
La competenza a disporre la conversione delle pene pecuniarie per insolvibilità del condannato spetta al magistrato di sorveglianza avente giurisdizione sull'istituto penitenziario nel quale si trovava, all'atto della richiesta del P.M., il condannato. (In motivazione, la S.C. ha escluso che, nella compiuta regolamentazione prevista in proposito dal nuovo codice di rito penale, possa sopravvivere il criterio di cui all'art. 107 della legge n. 689 del 1981)
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1874 del 17 marzo 1997)
Cass. pen. n. 5760/1997
Le «situazioni di insolvenza» in presenza delle quali, ai sensi dell'art. 660, comma terzo, c.p.p., il magistrato di sorveglianza può disporre la rateizzazione della pena non presuppongono affatto l'accertamento della «insolvibilità» del condannato prevista dal precedente comma secondo del medesimo articolo, come è dimostrato, fra l'altro, dal fatto che detta insolvibilità può essere accertata anche quando, essendosi già disposta la rateizzazione, risulti impossibile l'esazione anche di una sola rata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5760 del 31 gennaio 1997)
Nel procedimento di esecuzione delle pene pecuniarie, secondo il combinato disposto degli artt. 660, secondo comma, c.p.p., 181 e 182 disp. att. c.p.p., il compito del pubblico ministero, nelle ipotesi in cui la procedura di recupero — cui è preposta istituzionalmente la cancelleria del giudice dell'esecuzione — abbia avuto esito negativo, consiste soltanto nel controllo formale dell'attività svolta dalla cancelleria predetta; pertanto, una volta ricevuti gli atti della procedura risoltasi negativamente, egli deve limitarsi ad accertare se le ragioni di tale esito diano luogo ad un'effettiva impossibilità di esazione della pena pecuniaria ovvero se risultino in qualche modo superabili, rivolgendosi quindi, nella prima ipotesi, come espressamente previsto dal secondo comma dell'art. 660 c.p.p., al magistrato di sorveglianza — cui è demandata l'attività di accertamento del passaggio della situazione fisiologica di insolvibilità per impossibilità a quella di insolvenza effettiva e concreta — perché provveda alla conversione della pena pecuniaria, previo accertamento dell'effettiva insolvibilità del condannato; ovvero restituendo gli atti, nella seconda, alla cancelleria del giudice dell'esecuzione che li aveva inviati, perché riprenda la procedura di riscossione. (Nella specie la Corte ha altresì precisato che il magistrato di sorveglianza al quale devono essere trasmessi gli atti nell'ipotesi in cui l'impossibilità di esazione riguardi un condannato irreperibile è quello del luogo in cui fu pronunciata la sentenza di condanna, individuato ai sensi dell'art. 677, secondo comma, ultima parte, c.p.p.).
Qualora il magistrato di sorveglianza, investito dal pubblico ministero della procedura per la conversione della pena pecuniaria, riscontri, nell'ambito dell'accertamento sulla sussistenza o meno dello stato di insolvenza, l'irreperibilità del condannato e, quindi, l'impossibilità di dichirarne l'effettiva insolvibilità, non può dar luogo al provvedimento di conversione e deve restituire gli atti al pubblico ministero; il quale, a sua volta, deve restituirli alla cancelleria del giudice dell'esecuzione, affinché quest'ultimo ufficio, il quale è istituzionalmente preposto, ai sensi dell'art. 181 disp. att. c.p.p., alla riscossione delle pene pecuniarie, provveda a rinnovare periodicamente la procedura esecutiva.
Cass. pen. n. 107/1995
La rateizzazione della pena di cui all'art. 660 comma terzo c.p.p. è il risultato di un apprezzamento rimesso al potere discrezionale del magistrato di sorveglianza del cui esito negativo questo non è tenuto a dare ragione quando non sia stata posta un'espressa richiesta.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 107 del 31 marzo 1995)
Cass. pen. n. 373/1994
Il pubblico ministero presso la pretura non è legittimato a proporre impugnazione avverso l'ordinanza con la quale il magistrato di sorveglianza dichiara inammissibile la richiesta di conversione della pena pecuniaria, atteso che il magistrato di sorveglianza è organo del tribunale.
L'impossibilità di esecuzione del decreto di conversione delle pene pecuniarie comporta, ai sensi degli artt. 102 e 108, L. n. 689 del 1981, la riconversione in pena detentiva che va richiesta dal pubblico ministero competente per l'esecuzione alla magistratura di sorveglianza.
(Cassazione penale, Sez. I, ordinanza n. 373 del 1 aprile 1994)
Cass. pen. n. 4358/1994
In tema di esecuzione in materia penale, la norma contenuta nell'art. 103, L. 24 novembre 1981, n. 689, stante il riferimento fatto, in rubrica, al «limite degli aumenti» e, nel testo, alla «durata complessiva della libertà controllata», è applicabile nel solo caso in cui, a seguito di concorso materiale di reati, la conversione per insolvibilità del condannato deve effettuarsi dopo il cumulo di più pene pecuniarie della stessa specie. Nel caso in cui si tratta invece di pena inflitta per un solo reato, deve applicarsi il generale disposto di cui al precedente art. 102 della stessa L. n. 689 del 1981, secondo il quale la pena dell'ammenda non eseguita per insolvibilità del condannato si converte nella libertà controllata per un periodo massimo di sei mesi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4358 del 17 febbraio 1994)
Cass. pen. n. 3665/1992
L'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione rigetta l'istanza dell'interessato deve essere adottata a seguito di udienza camerale e non (come nel caso in cui venga dichiarata l'inammissibilità dell'istanza stessa) della procedura de plano, derivandone altrimenti la nullità del provvedimento a norma dell'art. 178, lett. b) e c), c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3665 del 27 marzo 1992)

References: Articolo 660

Articolo 660
 sentenza 
 art. 299

Cass. 
 art. 660
 sentenza 

Cass. 
 art. 660
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Cass. 
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Cass. 
 art. 107
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Cass. 

Cass. 
 art. 102
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