Source: https://www.laleggepertutti.it/178544_spetta-il-trasferimento-per-assistere-un-genitore-disabile
Timestamp: 2018-04-19 21:38:12+00:00

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Lo sai che? Spetta il trasferimento per assistere un genitore disabile?
Il lavoratore che assiste un familiare con un handicap ha diritto ad essere trasferito anche se non convive con lui.
Buone notizie per i titolari della legge 104: non c’è bisogno di convivere con il familiare disabile per chiedere il trasferimento in un’altra città più vicina. Inoltre il diritto alla scelta del posto di lavoro spetta non solo al momento dell’assunzione ma anche successivamente, in corso di esecuzione del rapporto con l’azienda. È quanto chiarisce la Cassazione con una ordinanza di poche ore fa [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo quando spetta il trasferimento per assistere un genitore disabile.
1 Posso chiedere l’avvicinamento se ho la 104?
2 Anche se non convivo con il disabile mi spetta l’avvicinamento?
3 In che momento posso chiedere l’avvicinamento?
4 Cosa può fare l’azienda per negare il diritto al trasferimento?
5 Il lavoratore con la 104 può essere trasferito?
Posso chiedere l’avvicinamento se ho la 104?
Il dipendente titolare dei benefici della legge 104 può chiedere all’azienda il trasferimento, con avvicinamento al luogo di residenza del familiare disabile in qualsiasi momento. La scelta del posto di lavoro può essere esercitata anche in un momento successivo all’assunzione.
L’azienda non può negare tale diritto se, nel luogo indicato dal dipendente, ha una sede con posti vacanti. Solo se l’azienda motiva (e dimostra) le ragioni del diniego con straordinarie esigenze produttive, il lavoratore non potrà vedere riconosciuta la propria richiesta di avvicinamento.
Anche se non convivo con il disabile mi spetta l’avvicinamento?
Il lavoratore ha diritto a essere trasferito in un’altra città per assistere il familiare disabile anche se non convive con lui.
L’importante è che sussista il presupposto dell’assistenza continua della persona disabile; in tal caso spetta il diritto di scelta della sede da parte del lavoratore anche se il disabile convive già con un’altra persona.
In che momento posso chiedere l’avvicinamento?
La norma sul diritto di scelta della sede di lavoro del disabile in situazione di gravità deve interpretarsi nel senso che esso può essere esercitato non solo al momento dell’assunzione ma anche successivamente, quando la situazione di handicap sia preesistente, ma l’interessato intenda mutare la propria residenza. Quindi la richiesta di trasferimento con avvicinamento al domicilio del portatore di handicap può essere presentata in qualsiasi momento.
Cosa può fare l’azienda per negare il diritto al trasferimento?
Il datore di lavoro che nega l’avvicinamento richiesto dal dipendente deve provare le circostanze ostative al suo esercizio ossia la sussistenza di ragioni di natura organizzativa, tecnica o produttiva, che impediscono di accogliere la richiesta di un’assunzione, o anche di trasferimento, presso una sede di lavoro vicina al domicilio della persona disabile che si assiste.
Il lavoratore con la 104 può essere trasferito?
Poniamo ora l’ipotesi contraria, ossia quella del dipendente che voglia rimanere nella propria sede di lavoro, perché vicina al familiare disabile, ma l’azienda lo vuole trasferire. Ci siamo già occupati del tema nell’articolo Con la 104, il dipendente può essere trasferito? Secondo la Cassazione [2], il lavoratore titolare della “legge 104” non può mai essere trasferito in un’altra sede, salvo che il datore dimostri che l’assegnazione a un altro luogo è strettamente necessaria e dovuta ad esigenze indifferibili per l’organizzazione aziendale. Ciò vale anche quando l’invalidità del familiare “a carico” non è particolarmente grave.
[1] Cass. ord. n. 23857/17 dell’11.10.2017.
[2] Cass. sent. n. 25379/16 del 12.12.2016.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 10 maggio – 12 ottobre 2017, n. 24015
1. La Corte di Appello di Napoli, con la sentenza n. 11 in data 8.1.2015, ha confermato la sentenza con la quale il Tribunale di Napoli aveva rigettato il ricorso proposto da C.G.M. , volto all’accertamento della illegittimità e/o inefficacia del licenziamento in data 28.10.2011, intimato dalla società Sogart Service srl per assenza ingiustificata dal servizio a decorrere dal 7.10.2011, e alla pronuncia dei provvedimenti reintegratori, economici e reali.
2. La Corte territoriale ha ritenuto che: la prova testimoniale aveva dimostrato che il provvedimento relativo al trasferimento dalla mensa del carcere (omissis) a quella del carcere di (…) era stato comunicato a mezzo di lettera raccomandata e, il 17.9.2011, oralmente; lo stesso C. nell’atto di querela aveva riferito che il trasferimento gli era stato comunicato telefonicamente prima del 17.9.2011; il telegramma contenente la comunicazione del trasferimento inviato il 28.9.2011 era stato regolarmente consegnato al lavoratore; il rifiuto del C. di svolgere la prestazione lavorativa presso la mensa di (…) era ingiustificato perché la nuova sede di lavoro si trovava a pochi chilometri di distanza dalla originaria sede di lavoro e dalla abitazione del lavoro del medesimo, le mansioni erano equivalenti a quelle già affidate presso il carcere di (omissis) , l’orario di lavoro assegnato non era incompatibile con le esigenze del lavoratore di assicurare l’assistenza la familiare disabile; la sanzione risolutiva era proporzionata alla condotta addebitata perché costituiva violazione dei doveri fondamentali che incombono sul lavoratore, il quale avrebbe potuto contestare la legittimità del trasferimento nelle more dell’adempimento della prestazione lavorativa presso la nuova sede di lavoro.
3. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione C.G.M. affidato a tre motivi, al quale ha resistito con tempestivo controricorso la Sogart. Service srl.
4. La controricorrente in data 20.4.2016 ha depositato comparsa di costituzione di nuovo difensore, all’esito del decesso dell’Avvocato Riccardo Cirillo, originario difensore. Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c..
6. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c. 1 n. 5 c.p.c., omesso esame di un fatto decisivo del giudizio oggetto di discussione delle parti e violazione della L. n. 604 del 1966, degli artt. 2118, 2119, e 2087 c.c. e dei contratti e degli accordi nazionali di lavoro. In sostanza il ricorrente lamenta che la Corte territoriale ha ritenuto irrilevante la questione relativa alla qualificazione del trasferimento ai sensi e per gli effetti dell’art. 33 c. 5 della L. n. 104 del 1992, oggetto di esplicita censura formulata nei confronti della relativa statuizione contenuta nella sentenza di primo grado. Condizionando il motivo di ricorso alla eventualità che siffatta questione sia ritenuta rilevante, deduce che la mensa presso il Carcere di (omissis) e quella presso il carcere di (…) costituiscono, ai sensi dell’art. 2103 c.c. due autonome e distinte unità produttive poste in Comuni diversi.
7. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c. 1 n. 3 c.p.c., violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966 e successive modifiche, degli artt. 2118, 2119, 2087 e 1460 c. 2 c.c. e dell’art. 33 c. 5 della L. n. 104 del 1992 c.c. Deduce che era incontestato che esso ricorrente: fruiva dei benefici di cui alla L. n. 104 del 1992 per assistere il padre convivente affetto da handicap grave, non aveva prestato il consenso al trasferimento presso la mensa di (…). Sostiene che il licenziamento è illegittimo in quanto il rifiuto di esso ricorrente di prestare servizio presso la sede di nuova destinazione conseguiva alla illegittimità del trasferimento disposto in violazione dell’art. 33 c. 5 della L. n. 104 del 1992.
9. Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale di questa Corte, al quale va data continuità “qualora la decisione impugnata si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte ed autonome, ciascuna delle quali logicamente e giuridicamente sufficiente a sorreggerla, è inammissibile il ricorso che non formuli specifiche doglianze avverso una di tali rationes decidendi, neppure sotto il profilo del vizio di motivazione” (Cass. SS.UU 7931/2013; Cass. 19183/2016).
11. In ogni caso, va rilevato che l’affermazione della Corte territoriale sulla ritenuta idoneità del telegramma a far sorgere nel lavoratore la conoscenza del provvedimento di trasferimento è conforme ai principi ripetutamente affermati da questa Corte, secondo cui un telegramma (cosi come una lettera raccomandata), anche in mancanza di avviso di ricevimento, costituisce prova certa della spedizione, attestata dall’ufficio postale attraverso la relativa ricevuta, dalla quale consegue la presunzione, fondata sulle univoche e concludenti circostanze della spedizione anzidetta e dell’ordinaria regolarità del servizio postale e telegrafico, di arrivo al destinatario e di conoscenza dell’atto (Cass.12954/2007, 86492006, 758/2006, 22133/2004).
12. Va rilevato che la Corte territoriale con accertamento di fatto che non può essere oggetto di riesame in sede di legittimità (Cass. SSU 24148/ 2013, 8054/2014; Cass. 1541/2016, 15208/2014, 24148/2013, 21485/2011, 9043/2011, 20731/2007) ha rilevato che il telegramma in data 28.9.2011 era stato consegnato al lavoratore.
13. Il secondo ed il terzo motivo da esaminarsi congiuntamente, sono ammissibili diversamente da quanto opina la resistente, che nel controricorso ha invocato le disposizioni contenute nei novellati artt. 360, 360 bis, 366 e 348 ter c. 5 c.p.c..
14. I motivi in esame risultano conformi alle prescrizioni contenute nell’art. 366 c.p.c.: il ricorrente non si è limitato alla mera indicazione delle norme di legge che assume violate, ma ha svolto specifiche argomentazioni intellegibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, con le quali si confrontato in maniera critica e puntuale, debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie e con l’interpretazione delle stesse fornite dalla giurisprudenza (Cass. SSUU. 17931/2011; Cass. 24298/2016, 5337/2007).
20. L’art. 33 c. 5, nel testo applicabile “ratione temporis” alla vicenda dedotta in giudizio dispone che “Il lavoratore di cui al comma 3 ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede”.
22. Sul piano sistematico, come già affermato da questa Corte (Cass. SSUU 16102/2009; Cass. 25379/2016, 22421/2015, 9201/2012), la configurazione giuridica delle posizioni soggettive riconosciute dalla norma, e i limiti del relativo esercizio all’interno del rapporto di lavoro, devono essere individuati alla luce dei numerosi interventi della Corte costituzionale che – collocando le agevolazioni in esame all’interno di un’ampia sfera di applicazione della L. n. 104 del 1992, diretta ad assicurare, in termini quanto più possibile soddisfacente, la tutela dei soggetti con disabilità – destinata a incidere sul settore sanitario e assistenziale, sulla formazione professionale, sulle condizioni di lavoro, sull’integrazione scolastica – ha precisato la discrezionalità del legislatore nell’individuare le diverse misure operative finalizzate a garantire la condizione del portatore di handicap mediante l’interrelazione e l’integrazione dei valori espressi dal disegno costituzionale (Corte Cost. n. 406 del 1992, 325 del 1996); ha più volte evidenziato la centralità del ruolo della famiglia nell’assistenza del disabile (da ultimo, Corte Cost. 329/2011 e, in precedenza, Corte Cost. 233/2005) e, in particolare, nel soddisfacimento dell’esigenza di socializzazione quale fondamentale fattore di sviluppo della personalità e idoneo strumento di tutela della salute del disabile intesa nella sua accezione più ampia (si vedano, fra le altre, sent. nn. 158 del 2007, n. 350 del 2003, e n. 19 del 2009).
24. Va, inoltre, osservato che questa Corte (Cass. 9201/2012, 25379/2016, 22421/2015) ha affermato il principio secondo cui “la disposizione dell’art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992, laddove vieta di trasferire, senza consenso, il lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente, deve essere interpretata in termini costituzionalmente orientati – alla luce dell’art. 3, secondo comma, Cost., e della Carta di Nizza che, al capo 3 – rubricato Uguaglianza – riconosce e rispetta i diritti dei disabili di beneficiare di misure intese a garantire l’autonomia, l’inserimento sociale e la partecipazione alla vita della comunità (art. 26) e al capo 4 rubricato Solidarietà – tratta della protezione della salute, per la quale si afferma che nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività dell’Unione è garantito un alto livello di protezione della salute umana.
27. È, nondimeno, innegabile che l’applicazione dell’art. 33, comma 5, cit., postula, di volta in volta, un bilanciamento di interessi, bilanciamento necessario, per vero, in via generale, per tutti i trasferimenti, atteso il disposto dell’art.2103 c.c., che, nel periodo finale del primo comma, statuisce che il lavoratore non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra “se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”.
28. L’onere probatorio rafforzato posto dall’art. 2103 c.c. sul datore di lavoro con riferimento all’esigenza dell’impresa di variare la sede lavorativa (ex multis, Cass. 11984/2010) dimostra la preoccupazione del legislatore nei confronti dei provvedimenti destinati ad avere, nella generalità dei casi, ricadute sovente pregiudizievoli per il lavoratore sotto diversi versanti, incidenti non di rado oltre che sul piano economico anche su quello familiare per interrompere, per tempi non limitati, quei rapporti di affetti e di solidarietà quotidiana fondanti la comunità familiare
31. In questa prospettiva applicativa, deve ritenersi che il trasferimento del lavoratore di cui al c. 5 dell’art. 33 L n. 104 del 1992 è configurabile anche nell’ipotesi in cui lo spostamento venga attuato nell’ambito della medesima unità produttiva, quando questa comprenda uffici dislocati in luoghi diversi. Il dato testuale contenuto nella norma, che fa riferimento alla sede di lavoro, non consente, infatti, di ritenere che questa corrisponda alla unità produttiva alla quale fa, invece, riferimento l’art. 2103 c.c. (Cass. 24775/2013).
32. Tanto precisato, e ritornando all’esame dei motivi di ricorso, deve ritenersi che la Corte territoriale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del trasferimento dell’odierno ricorrente dalla sede di (omissis) a quella di (…), e sulla legittimità del rifiuto di questi di rendere la prestazione nella nuova sede di lavoro ha disatteso i principi sopra richiamati.
34. In tal modo la Corte territoriale ha omesso di svolgere qualsiasi accertamento in ordine alla compatibilità della nuova sede di lavoro con gli obblighi di assistenza del familiare pacificamente affetto da handicap, di indagare se il mutamento della sede di lavoro del lavoratore alterasse le condizioni di vita del contesto familiare in cui la persona con disabilità si trovava inserita e il livello di assistenza assicurabile dal C. all’esito del mutamento della sede di lavoro. Essa, soprattutto, non ha verificato se sussistessero effettive ragioni organizzative e produttive, insuscettibili di essere in altro modo soddisfatte, legittimanti il trasferimento e che, in una situazione di contrapposizione di interessi tutti a copertura costituzionale, potessero valere, alla stregua di un corretto bilanciamento di interessi, a legittimare il trasferimento disposto dalla società e rendere nel concreto più difficoltoso il sostegno del familiare disabile.
36. Si deve, conseguentemente, cassare la sentenza impugnata con rinvio, anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Napoli in diversa composizione che, sulla scorta delle allegazioni contenute nella memoria di costituzione nel giudizio di primo grado della società dovrà fare applicazione dei seguenti principio di diritto:
38. “Ai sensi dell’art. 33 c. 5 della L. 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato dall’art. 24 c. 1 lett. b) della legge 24.11.2010 n. 183, il diritto del lavoratore a non essere trasferito ad altra sede lavorativa senza il suo consenso non può subire limitazioni risultando la inamovibilità giustificata dal dovere di cura e di assistenza da parte del lavoratore al familiare disabile, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro specifiche esigenze tecniche, organizzative e produttive che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte”.

References: Cass. 
 Cass. 
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 art. 378
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