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Timestamp: 2020-02-25 12:25:42+00:00

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Avvocati stabiliti: obbligatorietà della Procedura IMI anteriormente alla Direttiva 2013/55/UE.
Avvocati stabiliti – Abilitazione all'esercizio della professione conseguita in uno Stato membro – Accertamento circa la idoneità del titolo – Procedura IMI – Obbligatorietà anteriormente alla Direttiva 2013/55/UE – Sussistenza – Fondamento.
In tema di abilitazione degli avvocati all'esercizio della professione conseguita in uno Stato membro, ai fini dell'accertamento circa la idoneità del titolo, la procedura Imi o «Sistema di informazione del mercato interno» (Internal Market Information) - strumento elettronico per lo scambio di informazioni tra le autorità competenti degli Stati membri – deve ritenersi obbligatoria anche in epoca anteriore alla vigenza della direttiva 2013/55/UE (recante modifiche alla direttiva 2005/36/CE), e dunque alla data del 28 dicembre 2013, poiché la materia era già disciplinata mediante interpretazioni giurisprudenziali, con pronunce della CGUE che hanno avuto la funzione di estendere alla direttiva 2005/36/CE l'applicazione del sistema creato dalle direttive di mutuo riconoscimento dei titoli professionali, senza tuttavia creare "ex novo" una procedura fino ad allora inesistente, mentre attualmente la materia è soggetta al regolamento UE n. 1024 del 2012. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 December 2019, n. 34440.
Abuso della qualità di magistrato effettuato implicitamente al fine di ottenere un trattamento di miglior favore per sé o per altri.
Magistratura - Illecito disciplinare ex art. 3, lett. a), d.lgs. n. 109 del 2006 - Abuso della qualità di magistrato - Realizzazione effettuata implicitamente - Configurabilità - Condizioni.
In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, in relazione all'illecito disciplinare di cui all'art. 3, lett. a), del d.lgs. n. 109 del 2006, l'abuso della qualità di magistrato, al fine di ottenere un trattamento di miglior favore per sé o per altri, può anche essere effettuato implicitamente quando la conoscenza della qualità stessa si inserisce in un contesto che concorre ad evidenziare una pressione psicologica sulla controparte o che comunque è idoneo ad incidere sulle determinazioni della stessa sino al punto di indurla ad addivenire ad un dato rapporto contrattuale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 December 2019, n. 33089.
Nel processo penale non si applica al difensore d'ufficio il disposto dell'art. 106 del d.P.R. n. 115 del 2002 che esclude la liquidazione del compenso per le impugnazioni dichiarate inammissibili.
Difensore d’ufficio – Art. 106 del d.P.R. n. 115 del 2002 – Applicabilità – Esclusione – Fondamento.
Nel processo penale, non si applica al difensore d'ufficio il disposto dell'art. 106 del d.P.R. n. 115 del 2002, che esclude la liquidazione del compenso per le impugnazioni coltivate dalla parte e dichiarate inammissibili, poiché l'art. 116 del citato d.P.R. estende a tale difensore la disciplina prevista per il patrocinio a spese dello Stato, limitatamente alle norme che regolano le forme e la misura della liquidazione dei crediti professionali a lui spettanti, nei casi in cui dimostri di avere esperito inutilmente le procedure per il loro recupero. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 December 2019, n. 32764.
Giudice delegato ottiene da curatore agevolazione 'a condizioni di eccezionale favore': il CSM assolve, le Sezioni Unite cassano con rinvio.
Magistratura - Illecito disciplinare - Art. 3, comma 1, lett. e), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Elemento materiale - Ottenimento personale da parte del magistrato del prestito o della agevolazione - Prova - Necessità - Ragioni.
In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, ai fini dell'integrazione dell'elemento materiale dell'illecito di cui all'art. 3, comma 1, lett. e), del d.lgs. n. 109 del 2006, è necessaria la prova che il magistrato abbia personalmente ottenuto, direttamente o indirettamente, prestiti o agevolazioni da uno dei soggetti indicati dalla norma, atteso che tale disposizione - a differenza di quella contenuta nella lett. a) dello stesso art. 3 - non prevede che il conseguimento del vantaggio da parte del magistrato possa avvenire "per se o per altri". Peraltro, l'estensione anche ai prestiti ed alle agevolazioni ottenute "indirettamente" non consente di ritenere, senza violare la funzione descrittiva delle diverse locuzioni utilizzate dal medesimo art. 3, che il meccanismo percettivo previsto dalla norma possa arrestarsi alla percezione da parte di un terzo, essendo invece necessario, perché l'illecito in esame sia integrato, che l'intervento del terzo costituisca lo strumento per mezzo del quale l'agevolazione o il prestito pervenga - per l'appunto, indirettamente - al magistrato. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 December 2019, n. 32111.
Procedimento di grande rilevanza mediatica e grave scorrettezza di cui all'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006.
Magistratura - Procedimento disciplinare - Illecito disciplinare di cui all’art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Grave scorrettezza - Carattere elastico - Funzionalità - Nozione - Fattispecie.
La nozione di "grave scorrettezza" cui fa riferimento la previsione normativa di cui all'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, nel rendere sanzionabili disciplinarmente i comportamenti del magistrato nei confronti delle parti, dei difensori, di altri magistrati e di chiunque abbia con esso rapporti nell'ambito dell'ufficio giudiziario, ha carattere "elastico"; pertanto, in funzione del giudizio di sussunzione dei fatti accertati nella norma che tipizza il predetto illecito, il giudice disciplinare deve attingere sia ai principi che la disposizione (anche implicitamente) richiama (tra i quali si inscrive il dovere del magistrato di improntare la propria condotta con i superiori, i colleghi e il personale dell'ufficio di appartenenza al canone di leale collaborazione), sia a fattori esterni presenti nella coscienza comune, così da fornire concretezza alla parte mobile della disposizione che, come tale, è suscettibile di adeguamento rispetto al contesto storico sociale in cui deve trovare operatività. (il principio è stato applicato dalle Sezioni Unite in relazione al comportamento di un sostituto procuratore, il quale, dopo avere ricevuto, nel corso di una riunione con tutti i colleghi investiti della trattazione di un procedimento di grande rilevanza mediatica, la raccomandazione di mantenere il più assoluto riserbo con gli organi di informazione, non solo aveva taciuto la circostanza di avere già avuto un colloquio con un giornalista, ma aveva invitato il medesimo procuratore f.f. a rispondere ad una telefonata dello stesso giornalista, così ponendolo nella condizione di interloquire senza avere un quadro completo degli accadimenti e senza potersi determinare in modo consapevole circa le dichiarazioni da rilasciare o decidere di non rilasciarle affatto). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 November 2019, n. 31058.
Cancellazione dell'avvocato dalla Cassa di previdenza per incompatibilità e obbligo di rimborso dei contributi.
Avvocato - Cancellazione retroattiva dalla Cassa per accertata incompatibilità - Diritto alla restituzione dei contributi soggettivi - Sussistenza - Rimborso dei contributi integrativi - Esclusione - Funzione solidaristica - Configurabilità.
In caso di cancellazione del professionista dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense per accertata incompatibilità, l'obbligo di rimborso concerne soltanto i contributi soggettivi, non anche i contributi integrativi, per i quali non è previsto il diritto alla restituzione, in coerenza con la funzione solidaristica degli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 22 November 2019, n. 30571.
Inserimento in provvedimenti giurisdizionali di valutazioni e giudizi personali denigratori sull'operato di altri colleghi.
Provvedimenti giurisdizionali – Valutazioni e giudizi personali su altri colleghi e su vicende estranee all’oggetto del procedimento – Illecito disciplinare di cui all'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006 – Sussistenza.
In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, costituisce comportamento gravemente scorretto del magistrato nei confronti di altri magistrati, delle parti e dei loro difensori, integrante l'illecito disciplinare previsto dall'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, l'inserimento in provvedimenti giurisdizionali di valutazioni e giudizi personali sull'operato di altri colleghi e su vicende estranee all'oggetto dei procedimenti nei quali sono pronunciati, tanto più se oggettivamente denigratori nei loro confronti. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 November 2019, n. 29833.
Pluralità di avvocati incaricati della difesa: diritto agli onorari in base all'opera effettivamente prestata da ciascuno.
Pluralità di avvocati incaricati della difesa - Diritto agli onorari nei confronti del cliente - Criteri - Opera effettivamente prestata da ciascun avvocato - Fondamento - Limitazione del diritto al compenso - Condizioni.
Nel caso in cui più avvocati siano incaricati della difesa in un procedimento civile, ciascuno di essi ha diritto all'onorario nei confronti del cliente solo in base all'opera effettivamente prestata, in virtù del principio di cui all'art. 6 della l. n. 794 del 1942, potendosi, peraltro, limitare il diritto al compenso in capo ad ogni procuratore solo previa dimostrazione che lo stesso abbia svolto in parte l'attività professionale per la quale chieda di essere ricompensato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 November 2019, n. 29822.
Il giudice deve rispettare i minimi e i massimi ma non anche attribuire al professionista l'unilaterale potestà di indicare il compenso dovuto.
In tema di compenso del professionista, le tariffe obbligatorie che, ai sensi degli artt. 2233 c.c. e 636, comma 1, ultima parte c.p.c., escludono la discrezionalità del giudice sulla determinazione del concreto ammontare dei compensi sono solo quelle fisse e non quelle con determinazione del massimo e del minimo, le quali hanno la funzione di stabilire i limiti dell'autonomia privata nella determinazione del compenso dettando anche i criteri di liquidazione che, in mancanza di accordo, il giudice deve rispettare e non anche di attribuire al professionista l'unilaterale potestà di indicare il compenso dovuto e fissare, così, l'oggetto principale dell'obbligazione del proprio cliente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 November 2019, n. 29212.
Gratuito patrocinio: modalità di liquidazione del compenso al difensore nel procedimento civile.
Gratuito patrocinio – Procedimento civile – Liquidazione del compenso al difensore – Norma applicabile – Disciplina penale – Esclusione.
Nella liquidazione del compenso al difensore di parte di un procedimento civile ammessa al patrocinio a spese dello Stato deve trovar applicazione il dettato della norma di legge D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 130, non eludibile con il richiamo ad argomenti desunti dall'autonoma e diversa disciplina della liquidazione del compenso in relazione al processo penale ovvero con valutazioni atomistiche di natura economica invece che di sostenibilità economica del servizio pubblico reso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 29 October 2019, n. 27712.
Obbligo di comunicazione alla Cassa Avvocati dei redditi percepiti.
Il termine quinquennale di prescrizione della sanzione amministrativa pecuniaria, prevista dall'art. 17, comma 4, primo periodo, della l. n. 576 del 1980, per l'inottemperanza all'obbligo di comunicazione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense dell'ammontare del reddito professionale percepito, decorre dal giorno in cui è stata commessa la violazione, ovvero dalla scadenza del termine di trenta giorni dalla data prescritta per la presentazione della dichiarazione annuale dei redditi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 28 October 2019, n. 27509.
Avvocato: requisiti per l'insorgenza del diritto alla pensione indiretta dei superstiti del professionista deceduto in costanza di attività.
Avvocato - Previdenza - Diritto dei superstiti alla pensione indiretta - Condizioni - Requisiti anagrafico e contributivo - Sufficienza - Continuità dell’iscrizione - Esclusione - Fondamento.
In materia di previdenza forense, ai fini dell'insorgenza del diritto alla pensione indiretta dei superstiti del professionista deceduto in costanza di attività, sono sufficienti i requisiti dell'assolvimento, da parte dell'iscritto, dell'obbligo contributivo per almeno dieci anni e dell'iscrizione alla Cassa da data anteriore al quarantesimo anno previsti dall'art. 7, commi 3 e 4, della l. n. 576 del 1980, non essendo, invece, necessario che la contribuzione nel periodo decennale sia stata ininterrotta, giacché la continuità dell'iscrizione, richiesta dal quarto comma della disposizione citata, deve essere riferita esclusivamente al requisito anagrafico ivi previsto, non potendo essere estesa al requisito contributivo di cui al terzo comma, in difetto di elementi di raccordo che consentano una lettura combinata delle due norme. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 25 October 2019, n. 27392.
Convenzione tra associazione sindacale e avvocato per la difesa dei lavoratori e gratuità dell'incarico.
Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Convenzione tra un'associazione sindacale ed un avvocato per la difesa dei lavoratori - Gratuità dell'incarico - Natura ed effetti - Configurabilità di una rinuncia preventiva dell'avvocato alle proprie spettanze - Nullità della convenzione- Esclusione - Fondamento.
La convenzione stipulata fra un'associazione sindacale di lavoratori ed un avvocato o procuratore, la quale preveda che quest'ultimo difenda in giudizio gli assistiti percependo il solo importo delle spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice in caso di vittoria, è idonea a vincolare il professionista nei confronti del lavoratore che gli conferisca l'incarico della difesa in giudizio, nel presupposto della qualità di assistito del predetto sindacato ed in riferimento a quella convenzione, secondo la disciplina del contratto a favore di terzo, di cui all'art. 1411 c.c. e, quindi, indipendentemente sia da un'accettazione della convenzione da parte del lavoratore stesso (la quale rileva al diverso fine di rendere irrevocabile il beneficio da parte dello stipulante), sia da un'ulteriore specifica manifestazione di volontà nei suoi confronti da parte del professionista medesimo. Peraltro, la circostanza che la suddetta convenzione possa tradursi, in caso di conclusione del giudizio con esito sfavorevole o compensazione delle spese, in una rinuncia preventiva dell'avvocato o procuratore alle proprie spettanze, non ne comporta la nullità, per violazione del principio dell'inderogabilità dei minimi tariffari (art. 24 l. n.794 del 1942), qualora tale rinuncia risulti giustificata da un fine di liberalità od uno spirito di solidarietà sociale, meritevole di tutela, e non si presenti come mero strumento del legale per conseguire maggiori vantaggi economici attraverso un non consentito accaparramento di affari futuri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 October 2019, n. 26212.
Ricusazione e impugnazione dell'ordinanza del CSM di inammissibilità dell'istanza di revisione di un procedimento disciplinare.
L'incompatibilità che, ai sensi degli artt. 51, n. 4, e 52 c.p.c., giustifica l'accoglimento dell'istanza di ricusazione per avere il giudice conosciuto del merito della causa in un altro grado dello stesso processo, non è ravvisabile ove alcuni componenti del collegio delle Sezioni Unite della S.C., investito del ricorso contro la pronuncia del CSM di inammissibilità della domanda di revocazione dell'ordinanza di inammissibilità della richiesta di revisione di un procedimento disciplinare, abbiano già deciso in precedenza sull'impugnazione avverso quest'ultima ordinanza, poiché si tratta di serie processuali autonome per presupposti, ambito di cognizione ed effetti impugnatori, sicché non viene in rilievo "un altro grado dello stesso processo". (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 October 2019, n. 26022.
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References: CGUE 
 art. 3
 Art. 106
 Art. 3
 art. 3
 art. 3
 art. 130