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Timestamp: 2019-10-16 01:34:45+00:00

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Le spese condominiali non sono un debito ereditato, ma della comunione
Erano gia' comproprietari: Cassazione Civile, Sezione II, 20 gennaio 2009 n 1382: "la causa non ha ad oggetto un debito ereditario (con conseguente automatica divisione tra i coeredi) ma un debito relativo alla comunione ed in relazione al quale la sentenza impugnata ha ritenuto la solidarieta' tra comproprietari."
08.06.2012 - pag. 81580
Con atto notificato il 29 novembre 2002 L.R.A.M. proponeva opposizione contro il decreto ingiuntivo in data 22 ottobre 2002, emesso nei suoi confronti dal Giudice di pace di Siracusa ed in favore del Condominio (OMISSIS) di tale citta' per il pagamento di contributi condominiali.
L'opponente deduceva di non essere proprietaria dell'appartamento cui tali contributi si riferivano, sostenendo che proprietaria dello stesso, in virtu' di successione in base a testamento olografo di L. R.S., era L.R.G..
Quest'ultimo, chiamato in causa, deduceva che l'appartamento al quale i contributi si riferivano era originariamente in comproprieta' tra i coniugi C. e L.R.S.. Alla morte della prima, il marito ed i due figli erano subentrati ciascuno per un sesto nella quota di proprieta' della de cuius e quindi ciascuno per un terzo dell'intero. Erroneamente quindi L.R.S. aveva disposto per testamento dell'intero appartamento in favore di esso L.R. G..
Con sentenza in data 19 aprile 2004 il Giudice di pace riteneva che effettivamente L.R.A.M. doveva considerarsi comproprietaria per un sesto dell'appartamento e quindi doveva rispondere, quale debitore solidale con il fratello, dell'intero debito nei confronti del condominio.
Contro tale decisione ha proposto ricorso per cassazione L.R. A.M., con tre motivi.
Resiste con controricorso L.R.G..
L'impugnata sentenza da contezza di essere stata pronunciata in materia ereditaria ed in materia condominiale entrambe materie connesse al contenzioso ereditario pendente dal 1999 innanzi al TRIBUNALE DI SIRACUSA.
Le questioni condominiali ricadono interamente nella "CAUSA PREGIUDIZIALE" EREDITARIA preveniente, dato che i coeredi in quella sede si renderanno reciprocamente i conti della gestione dei beni ereditar di cui hanno avuto il godimento post mortem dei danti causa, e precisamente il L.R.G. dei frutti percetti dai beni immobili in detrazione ed a credito oltre le spese di successione ereditaria, anche le spese dei giudizi che la resistenza passiva del coerede la sta costringendo a subire.
La legge processuale, come interpretata da autorevole dottrina C.L. COMMENTARIO CPC IPSOA (NON si conoscono precedenti specifici del SUPREMO Collegio), impone nella fattispecie un'attivita' di traslazione che il Giudice di pace e' stato invitato a svolgere, e che risulta omessa senza alcuna specifica motivazione.
In sostanza l'intero giudizio di opposizione all'ingiunzione deve essere trasmesso al preveniente Giudice togato, non potendosi decidere la controversia condominiale se non sulla base della decisione della preveniente controversia ereditaria.
Per guanto sopra va dichiarata radicalmente nulla l'impugnata sentenza ed il procedimento, mentre va revocata l'opposta ingiunzione.
Il motivo e' infondato, in quanto il decreto ingiuntivo e' stato emesso sulla incontroversa qualita' da parte di L.R.A.M. di comproprietaria, in base alla successione alla madre, dell'appartamento cui i contributi condominiali si riferivano.
Con il secondo motivo si deduce testualmente: Con ordinanza di udienza del 28 marzo 2003 il GIUDICE DI PACE ha acquisito il D.I. n. 249 del 2001, NOTIFICATO IL 25/8/2001 a L.R.G. e non opposto, ammesso in contraddittorio senza riserve o eccezioni da parte dell'interessato chiamato in causa e costituito.
Invece di preconizzare il conflitto di giudicati la cui evenienza rientrava nella sua disponibilita', il GIUDICE di PACE ha confermato il nuovo decreto ingiuntivo, omettendo di statuire che il Condominio aveva consumato il suo diritto di azione col primo decreto ingiuntivo, e quindi non aveva il potere di farne uno nuovo contro altra persona per lo stesso titolo, perche' come ha ritenuto la giurisprudenza di legittimita' (CASS. CIV. 24/11/2000 N. 15178) IL d.i. NON OPPOSTO comporta un giudicato sostanziale, che rende esclusivo di L.R.G. il debito intero, ed e' un giudicato immodificabile nemmeno se si raggiungesse un accordo tra le parti.
Per il giudicante si realizza nella fattispecie una situazione di "preclusione pro iudicato" ostativa allo svolgimento di una nuova e ripetuta attivita' giudiziaria sulla stessa questione.
Peraltro nulla emerge in sentenza circa le ragioni per cui il giudicante ha acquisito il mezzo probatorio, ne esclude la rilevanza e la menzione dal suo orizzonte decisorio.
Si censura in altri termini l'omissione di motivazione in violazione dell'art. 111 Cost..
A prescindere dalla novita' della questione che ne costituisce l'oggetto, il motivo e' infondato, in quanto prospetta una impossibilita' per il creditore, una volta ottenuto un titolo nei confronti di un debitore solidale, di ottenere altro titolo nei confronti di altro condebitore solidale, il che e' in contrasto con i principi in tema di solidarieta' (in proposito va tenuto presente che non viene censurata l'affermazione della sentenza impugnata secondo la quale i comproprietari di un appartamento sono debitori solidali dei contributi nei confronti del condominio).
Erroneamente e con violazione di legge anche per difetto assoluto di motivazione, l'impugnata sentenza ritiene la solidarieta' tra coeredi del debito condominiale, nonostante che nella fattispecie le disposizioni di legge trasformano gli originari debiti dell'eredita' in quote divise di debito, sulla base della acquisita conoscenza dei titoli successori, costituiti dalla successione legittima e dalla successiva assorbente divisione testamentaria.
La motivazione e' sul punto visibilmente perplessa e contraddittoria, perche' pur dichiarando che L.R.A.M. ha ereditato dalla madre un sesto della casa abitata, poi inconsultamente adotta il criterio della parita' delle quote tra coeredi, adottando cioe' una "presunzione" che nella fattispecie non ha ragion d'essere in presenza dei titoli successori.
Essi erano invero gia' noti al CONDOMINIO CREDITORE che correttamente volle agire solamente contro L.R.G. e che inspiegabilmente (ovvero per effetto di difetto di imparzialita' e cedendo a consistenti pressioni PER interessi privati) sta esponendo al pregiudizio con lite temerariamente proposta CONTRO la coerede estranea al condominio.
LA motivazione non tiene conto delle note scritte - autorizzate con cui l'opponente si e' rifatta alla giurisprudenza delle SEZIONI UNITE DI CASS. CIV. n. 2224 del 18/10/1961, che in ordine alla divisio "inter liberos" ha stabilito il carattere vincolante della divisione testamentaria di una massa in cui convergono pluralita' di titoli di acquisto, pluralita' di comunioni e pluralita' di masse, e che comporta = salvo formali impugnative assenti nella fattispecie = gli effetti traslativi da una massa all'altra delle eccedenze di quote.
L'assunto difensivo di controparte, svolto dal nuovo difensore di L. R.G. ignaro delle difese svolte dall'altro difensore in Tribunale, e secondo cui la divisione testamentaria avrebbe disposto di quote indivise altrui, non doveva essere sposato dall'impugnata sentenza, perche' le quote della successione ereditaria materna, cui si riferisce la tesi difensiva, fanno parte della massa ereditaria coinvolta nella UNICA DIVISIONE, divisione testamentaria, accettata dai coeredi.
Va ancora censurata l'impugnata sentenza perche' non ha fondamento testamentario l'assunto secondo cui sussisterebbe una comunione ereditaria inclusiva dei due appartamenti (tra cui questo di (OMISSIS)) che, per essere stati separatamente attribuiti con le due istituzioni "ex re certa" sono usciti dalla massa ereditaria sin dalla data di apertura della successione ereditaria paterna, per cui la ricorrente non e' mai stata condomina di (OMISSIS).
Manca dunque nella fattispecie una "comunione" ne' ereditaria ne' comune ne' condominiale, come concordemente affermano la Dottrina (BURDESE = DIVISIONE EREDITARIA) E la giurisprudenza (CASS. CIV. n. 2107 del 23/6/1972), essendo i due appartamenti appartenuti ab origine ai rispettivi assegnatari accettanti la divisione testamentaria.
E' appena il caso di osservare che nessuna rilevanza giuridica doveva attribuire l'impugnata sentenza al dissenso STRUMENTALE ED INTERESSATO in questa causa da parte del coerede fratello, non potendosi neutralizzare in alcun modo gli effetti dell'esercizio del diritto potestativo della coerede sorella che ha reso accettazione espressa e notarile e trascritta dell'istituzione nell'appartamento di (OMISSIS), e che intende onorare la volonta' paterna ed i vincoli famigliari.
Si tratta di effetti reali gia' realizzati in applicazione del disposto testamentario, anche se manca la materiale immissione nel possesso, reiteratamente richiesta, dapprima innanzi al Notaio, ed ora innanzi al TRIBUNALE CIVILE.
Nella prima parte dimentica che la causa non ha ad oggetto un debito ereditario (con conseguente automatica divisione tra i coeredi) ma un debito relativo alla comunione ed in relazione al quale la sentenza impugnata ha ritenuto la solidarieta' tra comproprietari.
Per il resto la ricorrente prima sembra sostenere che l'appartamento al quale i contributi si riferiscono farebbe parte di una piu' ampia comunione ereditaria nella quale sarebbero confluiti i beni delle successioni materna e paterna, dimenticando in tal caso che comunque sussisterebbe la solidarieta' tra i coeredi, e poi sembra sostenere che l'appartamento in questione non sarebbe mai stato in comunione, ma sarebbe stato assegnato direttamente dal padre a L.R. G., dimenticando che tale assegnazione, ove disposta per l'intero, era inefficace, in considerazione del fatto che L.R. A.M. era comproprietaria in virtu' di successione alla madre e tale comproprieta' e' stata posta dalla sentenza impugnata a fondamento dell'obbligo di pagamento dei contributi condominiali.
Il definitiva, il ricorso va rigettato, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimita', che si liquidano come da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese, che liquida nella complessiva soma di Euro 700,00, di cui Euro 600,00, per onorari, ed oltre accessori di legge.
Cosi' deciso in Roma, il 21 novembre 2008.
C.S. Anaci
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