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Timestamp: 2018-12-18 16:28:52+00:00

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Adozione: la giurisprudenza sullo stato di abbandono
28 Ottobre 2015 | Autore: Edizioni Simone
> L’esperto Pubblicato il 28 Ottobre 2015
Sentenze sullo stato di abbandono, dichiarazione dello stato di adottabilità, tribunale dei minori.
Perché si realizzi lo stato di abbandono che giustifica la dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore, non è necessario che da parte dei genitori vi sia una precisa volontà di abbandonare il figlio, ma è sufficiente che i genitori tengano un comportamento commissivo, ma soprattutto omissivo inconciliabile con l’esercizio del diritto – dovere di istruire, educare e mantenere i figli, loro imposto dall’art. 147 cod. civ. e, ancor prima, dall’art. 30 della Costituzione (riaffermando tale principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva rigettato l’opposizione allo stato di adottabilità di due sorelle tunisine, entrambe minorenni, sul presupposto del rifiuto e del distacco da queste dimostrati per la famiglia naturale e dell’incapacità dei genitori di rendersi conto della reale portata del trauma da loro subito a seguito del defenestramento per mano della madre ed in conseguenza della morte del fratellino avvenuta nella medesime circostanze) (Cass. civ., Sez. I, 4-11-1996, n. 9576).
In tema di dichiarazione di adottabilità di minore, con riguardo all’accertamento della situazione di abbandono, la condizione della persistente mancanza di assistenza morale e materiale del minore e l’indisponibilità a porre rimedio a tale situazione da parte dei genitori non viene meno per effetto di una disponibilità meramente dichiarata, che non si concretizzi in atti o comportamenti giudizialmente controllabili, che escludano la possibilità di un successivo abbandono. (Nella specie, la Cassazione ha confermato la decisione di merito che aveva rigettato la opposizione alla dichiarazione dello stato di adottabilità di una minore alla stregua del rilievo che la madre della stessa — descritta come persona priva di riferimenti educativi ed affettivi — , abbandonando la comunità nella quale viveva con la piccola per disposizione adottata dal Tribunale per i minorenni in considerazione della giovane età della donna e dello stato di tossicodipendente del padre, si era di fatto sottratta alla cura della figlia, privandola dell’assistenza materiale e spirituale necessaria per una crescita equilibrata sotto il profilo fisico e psicologico e, chiedendo solo saltuariamente sue notizie, aveva dimostrato scarsa disponibilità verso la bambina, essendo all’evidenza interessata da altri problemi) (Cass. civ., Sez. I, 28-2-2006, n. 4408).
Nei giudizi d’impugnazione (ricorso in appello e per cassazione) susseguenti alla pronuncia da parte del Tribunale per i minorenni della sentenza sull’opposizione avverso il decreto di adottabilità dei soggetti che erano legittimati all’opposizione, in quanto destinatari della notificazione del decreto di adottabilità ai sensi dell’art. 15 della legge n. 184 del 1983 (P.M., genitori, parenti entro il quarto grado, tutore), assumono la qualità di litisconsorti necessari soltanto quelli che abbiano effettivamente proposto l’opposizione, poiché gli altri non hanno la legittimazione ad impugnare la sentenza del Tribunale, che spetta, ai sensi dell’art. 17, ai soggetti destinatari della notifica di quest’ultima, cioè al P.M., all’opponente ed al curatore. (Nella specie la S.C. ha ritenuto rituale la mancata partecipazione al giudizio di cassazione del tutore) (Cass. civ., Sez. I, 19-7-2008, n. 20071).
Nel giudizio di dichiarazione dello stato di adottabilità, al fine di escludere lo stato di abbandono del minore non sono sufficienti la positiva evoluzione della condizione esistenziale del genitore, con riguardo al conseguimento dell’indipendenza economica ed al possesso di un’abitazione dignitosa, nonché i buoni propositi dal medesimo manifestati di riparare alle precedenti mancanze, occorrendo, al contrario, che il giudice proceda alla specifica valutazione dei progetti educativi genitoriali e del modo in cui egli intenda realizzarli, nonché, in presenza dell’allegazione di un futuro apporto educativo di altri parenti residenti all’estero, alla verifica dell’esistenza e della disponibilità di costoro a contribuire all’accudimento del minore e dell’effettiva realizzabilità del dedotto loro progetto d’immigrazione (Cass. civ., Sez. I, 10-6-2011, n. 12730).
In tema di adozione di minori di età, la prioritaria esigenza per il figlio di vivere, nei limiti del possibile, con i genitori biologici e di essere da loro allevato, alla stregua del legame naturale oggetto di tutela ex art. 1 della legge n. 184 del 1983, impone particolare rigore nella valutazione dello stato di adottabilità, che non può fondarsi di per sé su anomalie non gravi del carattere e della personalità dei genitori, comprese eventuali condizioni patologiche di natura mentale, che non compromettano la capacità di allevare ed educare i figli senza danni irreversibili per il relativo sviluppo ed equilibrio psichico. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva dichiarato lo stato di adottabilità sulla base di patologie di carattere mentale e di un’anomalia della personalità della madre, omettendo di considerare le documentate circostanze sopravvenute, le quali deponevano a favore del recupero della capacità genitoriale, incidendo negativamente sul carattere di persistenza dello stato di abbandono) (Cass. civ., Sez. I, 29-10-2012, n. 18563).
Lo stato di abbandono che giustifica la dichiarazione di adottabilità non ricorre qualora sussista una causa di forza maggiore, cioè un ostacolo esterno posto dalla natura, dall’ambiente, da un terzo che s’impone alla volontà del genitore e che il legislatore del 1983, innovando rispetto alla disciplina del 1967, ha qualificato come «transitorio», alla luce del preminente interesse del minore. Ne consegue che tale transitorietà debba essere necessariamente correlata al tempo di sviluppo compiuto e armonico del minore stesso. (Nella specie la Corte ha confermato la valutazione del giudice a quo che, con motivazione congrua, ha ritenuto non configurare causa di forza maggiore lo stato di malattia mentale della madre, essendo prevedibili terapie di assai lunga durata e dall’esito del tutto incerto) (Cass. civ., Sez. I, 18-6-2012, n. 9949).
È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 10, comma 1, della legge 4 maggio 1983, n. 184, nel testo sostituito dall’art. 10 della legge 28 marzo 2001, n. 149, impugnato, in riferimento agli artt. 2, 3, 30, secondo comma, 31, secondo comma, e 32, primo comma, Cost., «nella parte in cui non prevede che il Presidente del Tribunale per i minorenni o un Giudice da lui delegato possa procedere d’ufficio all’apertura della procedura per la verifica dello stato di abbandono di un minore». L’intervento richiesto dal remittente assume i connotati di una «novità di sistema» non costituzionalmente imposta e colloca il quesito proposto — come riconosciuto dalla costante giurisprudenza di questa Corte — «al di fuori dell’area del sindacato di legittimità costituzionale, per rimetterlo alle eventuali e future soluzioni di riforma, affidate in via esclusiva alle scelte del legislatore» (sentenza n. 252 del 2012, nonchè, ex plurimis, sentenza n. 274/2011). Peraltro, la stessa grave situazione denunciata dal giudice rimettente — di inerzia del pubblico ministero nel promuovere il procedimento di verifica dello stato di abbandono — anzichè essere diretta conseguenza della disposizione sospettata di illegittimità costituzionale, si rivela piuttosto come una patologia di mero fatto, derivante dalla (in ipotesi, colpevole) inerzia del pubblico ministero nel promuovere il procedimento, rimuovibile attraverso i meccanismi ordinamentali inerenti alla organizzazione del relativo ufficio, senza che ciò possa implicare alcun vizio «intrinseco» della disposizione censurata e restando comunque impregiudicato il profilo relativo alla sua applicabilità nel giudizio principale (Corte Cost. 7-6-2013, n. 136; tratta da Ipsoa).
Sussiste lo stato di abbandono del minore qualora risulti impossibile prevedere il recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con la necessità del minore di uno stabile contesto familiare e di uno sviluppo sereno ed equilibrato (Cass. civ., Sez. I, 22-10-2013, n. 23892; tratta da Ipsoa).
Lo stato di abbandono che giustifica la dichiarazione di adottabilità ricorre allorquando i genitori non sono in grado di assicurare al minore quel minimo di cure materiali, calore affettivo, aiuto psicologico indispensabile per lo sviluppo e la formazione della sua personalità e la situazione non sia dovuta a forza maggiore di carattere transitorio (Cass. civ., Sez. I, 10-7-2013, n. 17096; tratta da Ipsoa).
In tema di dichiarazione di stato di adottabilità del minore, ai fini dell’accertamento della situazione di abbandono, la dichiarata disponibilità di uno dei parenti entro il quarto grado (nella specie, i nonni) ad occuparsi dello stesso non è sufficiente, di per sé, ad escludere detta situazione, dovendo la stessa essere suffragata da elementi oggettivi che la rendano credibile (Cass. civ., Sez. I, 16-7-2014, n. 16280; tratta da Ipsoa).
In tema di adozione di minore, dovendo tutelarsi esclusivamente l’interesse di quest’ultimo, la valutazione della situazione di abbandono, quale presupposto legittimante la declaratoria del suo stato di adottabilità, impone di avere riguardo alle possibili conseguenze sullo sviluppo psicofisico della personalità del fanciullo, considerato non in astratto, ma in concreto, cioè in relazione al suo vissuto, alle sue caratteristiche fisiche e psicologiche, alla sua età ed al suo grado di sviluppo (Cass. civ., Sez. I, 18-6-2014, n. 13911; tratta da Ipsoa; conf. Cass. civ. Sez. I, 16-4-2014, n. 8877).
Lo stato di adottabilità di un minore può essere dichiarato anche quando lo stato di abbandono sia determinato da un disturbo comportamentale grave e non transitorio che renda il genitore, ancorché ispirato da sentimenti di amore sincero e profondo, inidoneo ad assumere e ad conservare piena consapevolezza delle proprie responsabilità verso il figlio (Cass. civ., Sez. I, 21-3-2014, n. 6755; tratta da Ipsoa).

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 1
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 Cass.