Source: https://www.laleggepertutti.it/256424_avvocato-ammalato-rinvio-di-udienza-e-remissione-in-termini
Timestamp: 2018-12-12 11:08:59+00:00

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Avvocato ammalato: rinvio di udienza e remissione in termini
Legittimo impedimento del difensore per motivi di salute: quando spetta il rinvio di udienza o la remissioni in termini.
Si dice spesso che la differenza fondamentale tra lavoro autonomo e dipendente è che, in quest’ultimo caso, hai qualcuno che ti paga le ferie e la malattia. Il libero professionista che non può lavorare a causa di una febbre o di un’altra causa invalidante non può che prendersela con la sorte (e, se ha stipulato una polizza, con l’assicurazione). Nel caso dell’avvocato, però, le cose si complicano. La professione legale è fatta di termini perentori e di udienze: chi non è in grado di rispettarli perde la causa e, ovviamente, il cliente. Ecco perché ci si chiede spesso, quando l’avvocato è ammalato, se spettano il rinvio di udienza e la remissione in termini. Con due pronunce recenti la Cassazione ha affrontato il delicato tema del legittimo impedimento del difensore per motivi di salute dando due soluzioni opposte per due ipotesi differenti.
Di tanto ci occuperemo in questo articolo. Vedremo innanzitutto se va rinviata l’udienza se l’avvocato che deve discutere la difesa del proprio cliente ha la febbre e non può muoversi di casa. Analizzeremo poi il secondo caso del legale che, a causa di una malattia, non è in grado di rispettare i termini per la tempestiva iscrizione a ruolo o per il deposito delle note (ad esempio le memorie istruttorie o le comparse conclusionali).
Ma procediamo con ordine e vediamo se è possibile ottenere un rinvio d’udienza o la remissione in termini quando l’avvocato è malato.
Rinvio d’udienza per legittimo impedimento dell’avvocato
Sulle pagine di questo stesso sito abbiamo parlato, in passato, del rinvio di udienza per concomitante impegno professionale, per guasto auto o nel caso dell’imputato malato. Vediamo ora cosa succede se la malattia colpisce l’avvocato. Immaginiamo l’ipotesi di una banale febbre, non certo una semplice alterazione della temperatura, ma il classico “febbrone da cavallo”, quello che non riesci ad aprire gli occhi e a mettere i piedi per terra. Magari sei anche costretto a stare vicino al bagno o a coprirti per bene con il piumone del letto. Ecco, in un’ipotesi del genere, il legale che doveva presentarsi in un’udienza per una discussione orale, e non vuol delegare nessuno né ha altri collaboratori di studio cui affidare il cliente, cosa può fare? Ha diritto a un rinvio d’udienza dettato dal legittimo impedimento per motivi di salute? A detta della Cassazione [1] sì: il giudice non può evitare di rinviare l’udienza come chiede il difensore se il professionista ha la febbre e non è trasportabile, almeno stando al certificato medico: quando l’avvocato risulta chiamato alla discussione della causa, il fatto che svolga il suo intervento mentre è debilitato nel fisico può incidere negativamente sul diritto di difesa della parte. E il legittimo impedimento del legale deve essere valutato con maggiore prudenza rispetto a quello dell’imputato, che è presente in aula solo per assistere alla discussione.
Da rinviare l’udienza se il difensore che deve discutere ha la febbre
Secondo la costante giurisprudenza della Cassazione [2], l’assoluto impedimento a comparire dell’imputato o del difensore, conseguente a una patologia come anche la bronchite con febbre, deve consistere in una situazione tale da impedire all’interessato di partecipare all’udienza se non a prezzo di un grave rischio per la propria salute. Il giudice non ha bisogno che sia il medico ad attestare tale pericolo potendo invece far riferimento a nozioni di comune esperienza. Anche le Sezioni Unite [3] hanno di recente ribadito che, per ottenere il differimento dell’udienza, è necessario che vi siano tre condizioni:
attualità dell’impedimento
gravità dell’impedimento (malattia)
imprevedibilità dell’impedimento (ad esempio un ricovero ospedaliero già programmato non consente di parlare di legittimo impedimento).
In tali ipotesi, al difensore è concesso trasmettere in cancelleria, anche il giorno prima dell’udienza, il certificato medico secondo cui deve riposare a letto per la febbre. Ma Non è necessario che l’attestazione del medico non riporti quanta febbre ha l’avvocato né che spieghi perché il paziente non può alzarsi dal letto.
La decisione del giudice, poi, dipende anche dall’incombente previsto per l’udienza di cui si chiede il differimento: se l’avvocato discute nel dibattimento di appello con la febbre addosso, il diritto alla difesa dell’imputato può risultarne compresso.
Remissione in termini per malattia dell’avvocato
Con una seconda pronuncia la Cassazione [4] ha detto che la malattia del difensore, anche se attestata dalla certificazione medica, non rappresenta un impedimento assoluto atto a fondare la richiesta di rimessione in termini per la rinnovazione di atti processuali non eseguiti. Per effettuare un tempestivo deposito il difensore può, e deve nel caso di impedimento non assoluto, affidarsi a mezzi alternativi attuativi ed oggi, ancor più che in passato, grazie al processo telematico (PCT) si può operare comodamente da casa.
Nel caso di specie, un incidente stradale aveva impedito all’avvocato di iscrivere a ruolo una causa di appello nei termini stabiliti dalla legge ai fini della decadenza. Il conducente aveva ammetto che l’iscrizione a ruolo era avvenuta oltre i termini perentori previsti, ma il ritardo era dovuto alla malattia sofferta dal suo difensore, patologia fondata peraltro su certificato medico: la degenza, secondo la ricorrente, fondava un’idonea causa per accogliere l’istanza di rimessione in termini così da rinnovare l’iscrizione a ruolo.
La Suprema Corte ha precisato che l’ostacolo che impedisce il deposito di atti processuali può essere “superato” solamente se l’impedimento presenta un carattere assoluto: ovvero alla parte attiva non si prospettano alternative. Nel caso in esame i Giudici di legittimità hanno ritenuto che la malattia non fosse un impedimento assoluto per iscrivere tempestivamente a ruolo la citazione. Infatti, come evidenziato dagli Ermellini, l’iscrizione può essere effettuata anche tramite mezzi e modalità alternative oggi offerte dalla più evoluta tecnologia insita anche nell’ambito processuale. Se il difensore è impossibilitato a svolgere personalmente un atto di impulso processuale, può avvalersi del mezzo PEC oppure affidare il deposito a una terza persona.
[1] Cass. sent. n. 52086/2018.
[2] Cass. sent. n. 3558/2014 n. 7979/2014, n. 44845/2013, n. 4284/2013.
[3] Cass. S.U. sent. n. 41432/2016.
[4] Cass. ord. n. 26868/18 del 23.10.2018.
Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 30 ottobre– 19 novembre 2018, n. 52086
Presidente Gallo – Relatore D’Agostini
1. Con sentenza del 21/6/2018, la Corte di appello di Salerno confermava la sentenza del 5/10/2016 con la quale il Tribunale di Salerno aveva condannato F.G. e F.F. alla pena, condizionalmente sospesa, di quattro mesi di reclusione e 200 Euro di multa ciascuno per il reato di tentata truffa continuata in concorso.
Secondo l’ipotesi accusatoria, recepita dai giudici di merito, i due imputati avevano cercato di ottenere il pagamento di una somma da parte di tre diversi automobilisti, simulando che gli stessi avessero urtato l’autovettura di F.F. , danneggiandone lo specchietto retrovisore.
2. Propongono ricorso con un unico atto F.G. e F.F. , a mezzo del proprio difensore di fiducia, chiedendo l’annullamento della sentenza per i seguenti motivi.
2.1. Violazione di norme processuali previste a pena di nullità, in relazione agli artt. 178, comma 1 lett. c), e 179 cod. proc. pen., per non avere la Corte di appello rinviato l’udienza del 21/6/2018, pur avendo il difensore trasmesso il giorno precedente un certificato medico attestante il proprio assoluto impedimento a comparire per motivi di salute.
2.2. Violazione di legge, in relazione all’art. 468 cod. proc. pen., in quanto la Corte, in violazione del diritto di difesa e del divieto di richiedere l’ammissione di testi a sorpresa, ha disposto ai sensi dell’art. 507 c.p.p. l’esame di due Carabinieri che il Pubblico Ministero avrebbe dovuto indicare nella propria lista.
2.3. Mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, in quanto la Corte di appello si è limitata a confermare la decisione sentenza di primo grado, quando “le prove assunte non sono assolutamente univoche”, diversamente da quanto riportato nella sentenza impugnata.
2. Secondo la costante giurisprudenza di legittimità, l’assoluto impedimento a comparire dell’imputato o del difensore, conseguente ad una patologia, deve risolversi in una situazione tale da impedire all’interessato di partecipare all’udienza se non a prezzo di un grave rischio per la propria salute, potendo fare il giudice ricorso, per la valutazione di tali requisiti, anche a nozioni di comune esperienza, indipendentemente da una verifica medico-fiscale (Sez. 5, n. 3558 del 19/11/2014, dep. 2015, Margherita, Rv. 262846; Sez. 4, n. 7979 del 28/01/2014, Basile, Rv. 259287; Sez. 5, n. 44845 del 24/09/2013, Hrvic, Rv. 257133; Sez. 6, n. 4284 del 10/01/2013, G., Rv. 254896).
Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno di recente ribadito che per un verso, ai fini del differimento dell’udienza, è riservato al giudice di merito l’apprezzamento circa la serietà, l’imprevedibilità e l’attualità del dedotto impedimento, ma che per altro verso “la relativa valutazione deve essere sorretta da una motivazione adeguata, logica e corretta” (Sez. U., n. 41432 del 21/07/2016, Nifo Sarrapochiello, Rv. 267747, in motivazione).
3. Nel caso in esame il certificato medico in data 20/6/2018, inviato dal difensore lo stesso giorno, attestava che l’avv. Francesco Viviani risultava affetto da “riacutizzazione di bronchite cronica e febbre”, necessitava di “riposo a letto fino al 21/06/2018”; a giudizio del medico, il paziente non era trasportabile.
La Corte territoriale, con l’ordinanza del 21/6/2018, ha osservato che “la riacutizzazione non appare giustificata e che il legittimo impedimento non appare di salute poiché non viene indicato il grado febbrile connesso alla riacutizzazione della bronchite cronica, per cui appare poco giustificata la valutazione di non trasportabilità perché non motivata”.
Ritiene il Collegio che detta motivazione, con la quale la Corte di appello ha disatteso la richiesta di rinvio dell’udienza, nominando un difensore d’ufficio per la discussione, sia inadeguata ed illogica (“la riacutizzazione non appare giustificata”) e che anche il giudizio sulla “trasportabilità” del difensore, sommariamente compiuto, in contrasto con la valutazione espressa dal medico, non risulti ancorato a nozioni di comune esperienza.
Nel considerare l’impedimento del difensore per motivi di salute, il giudice di merito dovrà normalmente compiere una valutazione più prudente rispetto a quella da effettuare nel caso di dedotta impossibilità dell’imputato di presenziare all’udienza: al difensore, infatti, è di regola richiesta un’attività di partecipazione maggiore, che può essere più seriamente compromessa in presenza di precarie condizioni di salute. Dovrà aversi quindi riguardo anche all’incombente previsto per l’udienza della quale si chiede il rinvio.
È evidente, ad esempio, che una discussione svolta dal difensore febbricitante (come sarebbe dovuto avvenire nel caso di specie, trattandosi del dibattimento di appello) può avere una incidenza sul compiuto esercizio del diritto di difesa dell’imputato assai diversa dal caso in cui il soggetto fisicamente debilitato fosse quest’ultimo, presente solo per assistere alla discussione.
4. La sentenza, pertanto, va annullata con rinvio alla Corte territoriale competente, non essendo ancora decorso il tempo necessario a prescrivere, in considerazione del periodo (sessanta giorni) durante il quale la prescrizione è rimasta sospesa nel giudizio di primo grado, in seguito al rinvio di un’udienza su richiesta della difesa.
Annulla la sentenza e rinvia per nuovo giudizio alla Corte di appello di Napoli.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 18 luglio – 23 ottobre 2018, n. 26868
Presidente Frasca – Relatore De Stefano
T.E.A. ricorre, affidandosi ad un motivo con atto notificato a partire dal 27/06/2017, per la cassazione della sentenza n. 266 del 20/04/2017 della Corte di appello di Perugia, notificata il 28/04/2017, di declaratoria di improcedibilità, per tardiva iscrizione a ruolo, del suo appello avverso la reiezione, per l’intervenuta transazione dedotta dai convenuti, della sua domanda risarcitoria proposta contro B.F. , la B & B Consulting sas di B.F. & C. e la AVIVA Italia spa, rispettivamente conducente, proprietario ed assicuratrice RcA del veicolo che le aveva cagionato seri danni patrimoniali e non, in cui era stato coinvolto anche l’avv. R.V. ;
resiste con controricorso la sola AVIVA Italia spa;
è formulata proposta di definizione – per inammissibilità – in camera di consiglio ai sensi del primo comma dell’art. 380-bis cod. proc. civ., come modificato dal comma 1, lett. e), dell’art. 1-bis d.l. 31 agosto 2016, n. 168, conv. con modif. dalla l. 25 ottobre 2016, n. 197;
la ricorrente deduce “violazione, falsa ed errata applicazione dell’art. 153 comma 2 c.p.c.”, lamentando l’erroneità del rigetto dell’istanza di rimessione in termini, fondata su certificato medico, prodotto in tempo oltretutto di gran lunga successivo alla maturazione della decadenza, con cui era stato attestato che la sua procuratrice, avv. A.A. , era stata sofferente di lombosciatalgia l’ultimo giorno utile per iscrivere a ruolo l’appello;
il motivo è inammissibile: con ineccepibile motivazione la corte territoriale, richiamata l’ordinanza del 27/03/2017 anche in sentenza, ha escluso il carattere assoluto dell’impedimento, sotto il duplice profilo dell’alternativa possibilità di iscrivere a ruolo il gravame per via telematica e di affidarsi per il deposito ad una terza persona; ma la contestazione in fatto della sussistenza di entrambe le possibilità non è suffragata dalla specificazione, in ricorso, delle prove offerte al riguardo già al giudice al quale era stata chiesta la rimessione in termini, corredata dell’indicazione della sede processuale in cui tanto sarebbe avvenuto, anche in doverosa impugnativa dell’ordinanza di rigetto dell’istanza;
il ricorso va dichiarato inammissibile e la soccombente ricorrente condannata alle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente;
infine, per la documentata ammissione al patrocinio a spese dello Stato, va dato atto (Cass. 02/09/2014, n. 18523) della non sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, inserito dall’art. 1, comma 17, della l. 24 dicembre 2012, n. 228, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.
dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

References: Cass. 
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 sentenza 
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