Source: http://rubicondo.blogspot.com/2007_12_01_archive.html
Timestamp: 2014-11-01 04:26:17+00:00

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Ultimo giorno del 2007. Ultimo giorno di questo anno nefasto per il lavoro, che poco prima di concludersi ha portato alla ribalta delle cronache, la strage della ThyssenKrupp, nella quale hanno perso la vita sette lavoratori.Ma in questo 2007 che si sta per concludere, in pochi hanno conosciuto le tante altre tragedie quotidiane, che si sono consumate al ritmo di tre al giorno, in media.Il sito articolo21.info informa che dall'inizio dell'anno ad oggi, per lavoro, ci sono: 1050 morti; 1050452 infortuni; 26261 invalidi. Ed il conteggio è ancora parziale. Perchè solo tra qualche mese conosceremo i dati ufficiali, che saranno comunicati dall'INAIL e che ci informeranno che il numero degli infortuni saranno maggiori da quelli appena citati. Che in realtà altre famiglie avranno pianto i loro morti, tra il silenzio dei media e delle istituzioni. Che altri figli saranno rimasti orfani.Tra poche ore il Presidente della Repubblica parlerà a reti unificate. Nel suo discorso di fine anno, certamente ricorderà quanti sono morti sul lavoro in questo 2007. Quasi sicuramente, citerà la necessità di prossimi impegni dello stato italiano, per fermare questa mattanza sul lavoro, che ha fatto più morti che nella guerra in Iraq. Credo saranno parole già sentite. Non credo di essere ancora convinto della credibilità di certe affermazioni. Sono troppi anni che si ripetono, senza mai dare loro un seguito concreto.D'altro canto, potrei dirmi già soddisfatto, se il Presidente Napolitano questa sera, chiamasse quelle morti con il loro nome: OMICIDI.Sarebbe già un implicito impegno a considerare chiaramente quelle morti per quello che sono. E se di omici si tratta, bisognerà pure perseguire i colpevoli. Bisognerà che lo stato si faccia carico di costituirsi parte civile nei processi.Se si riconoscerà che di omicidi si tratta, bisognerà pure che le istituzioni si accorgano che quando tratteranno rinnovi contrattuali con gli industriali e vorranno concedere loro maggiore produttività, detassazione degli straordinari, maggiore precarietà, staranno consegnando loro un'arma da impugnare nei confronti dei lavoratori. Quei lavoratori che avranno perciò sempre meno difese da opporre per richiedere invece maggiori tutele.Questo il mio primo augurio per il 2008 che sta per cominciare. Che si cominci con lo smettere di chiamare le morti sul lavoro morti bianche. Che si cominci con il riconoscerle come OMICIDI. Continua a leggere...
Due notizie che messe insieme, lette una dopo l'altra, fanno rabbrividire e provocano profonda e giustificata rabbia.Leggo su Liberazione, che la ThyssenKrupp, l'acciaieria dove è lo scorso 6 dicembre è scoppiato l'incendio nel quale hanno perso la vita alcuni lavoratori, ha festeggiato per il proprio bilancio. Il 2007 per la ThyssenKrupp è stato "trionfale". Così si è espresso il presidente della società tedesca Ekkehard D. Shulz. Annata trionfale perchè i dati presentati per l'anno 2007, parlano di un fatturato cresciuto in dodici mesi del 10% ed un utile del 7%. In soldoni, si tratta di un fatturato vicino ai 52 miliardi di euro ed un utile di poco più di 3 miliardi di euro.Con questi numeri, non è stato voluto destinare 800 mila euro per la messa a norma dello stabilimento di Torino, dove hanno perso la vita sette lavoratori. Già proprio così: sette lavoratori sono morti nell'incendio della ThyssenKrupp. Questa è l'altra notizia. Neanche Giuseppe Demasi ce l'ha fatta ed è morto oggi, poco dopo le 13:30, all'età di 26 anni.Immagino la scena. L'accostamento di due luoghi, lontani dal punto di vista geografico e sentimentale. Uno la stanza di un ospedale, dove hanno sofferto prima di morire alcuni operai dell'acciaieria. Dove sono state versate lacrime dalle vedove di quei martiri del lavoro. Dove piccoli bambini hanno cominciato la loro esitenza da orfani.E poi l'altro luogo, dove imprenditori assassini si sono levati il cappello ed hanno brindato alle magnifiche sorti e progressive di una multinazionale che in nome del profitto uccide. Continua a leggere...
E' mai possibile che non si riesca ad avere buone notizie dal mondo della politica? La vicenda del Centro oli dell'ENI che si vorrebbe insediare ad Ortona, conferma quanta scarsa fiducia si possa riporre nei nostri governanti.Prima di tutto un dato: il Il Consorzio Mario Negri Sud, ha confermato che quell'insediamento è NOCIVO! E lo conferma consegnando lo studio commissionatogli dalla Provincia di Chieti, teso a verificare la ricaduta ambientale dell’insediamento Eni di Ortona.Nel documento scaturito dallo studio del Mario Negri Sud si legge che "le ricadute di anidride solforosa, di monossido di carbonio e di ossidi di azoto sono superiori rispettivamente fino a 5, 15 e 20 volte ai valori stimati nello studio d’impatto ambientale, ma che comunque rientrano nei limiti imposti dalle leggi relative alla protezione della salute. Tali valori però possono subire ulteriori aumenti, con ripercussioni negative sull’ecosistema e sull’agricoltura". Perciò lo stesso Consorzio consiglia di "avviare un confronto tecnico , critico ed informato tra i protagonisti della vicenda; l’acquisizione e la integrazione delle analisi ed una attività di informazione bilanciata ed adeguata presso le popolazioni interessate".In sostanza, dice il Mario Negri Sud, seppure i valori delle sostanze emesse stimate rientrano al momento nei limiti normativi, si evidenzia la sottostima dei valori per quelle stesse emissioni emerse dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Inoltre lo stesso Consorzio specifica la possibilità concreta di un incremento dei valori con gravi e certi danni per la salute del territorio e delle persone.Visto il rischio evidente e considerando che il Centro Oli dell'ENI insisterebbe sul Parco della Costa Teatina, perchè in Consiglio Regionale non è stato votato l'emendamento alla finanziaria regionale che prevedeva la sospensione delle autorizzazioni, per l'insediamento di impianti industriali ad alto impatto ambientale?Anche su questa vicenda insomma, la politica ha gettato la maschera ed ha scoperto gli attori del teatrino politico.
Le indagini per la strage alla ThyssenKrupp potrebbero concludersi già entro gennaio. Tempi perciò molto rapidi, rispetto ai tempi a cui siamo abituati ed al termine delle quali indagini, si saprà se ai manager della ThyssenKrupp sarà contestato il reato di omicidio volontario.L'ipotesi di tale reato, scaturirebbe dai documenti sequestrati nella sede della società dagli inquirenti, dai quali emerge la specifica volontà della multinazionale tedesca, di mantenersi inadempiente alle elementari norme in materia di sicurezza. Negli stessi documenti, infatti, si legge che la compagnia assicuratrice Axa, aveva declassato la franghigia per la ThyssenKrupp da 35 a 100 milioni di euro, dopo che la stessa compagnia aveva richiesto all'acciaieria tedesca la messa a norma della linea 5 (proprio quella in cui si è sviluppato l'incendio), senza però trovarvi riscontro.Alla Thyssenkrupp sarebbero stati necessari 800 mila euro per regolarizzare le inadempienze normative. Spesa che consapevolmente non è stata fatta, perchè non conveniente, visto che l'acciaieria sarebbe stata chiusa di lì a pochi mesi.Insomma, la società tedesca ha ritenuto di dovere correre il rischio di incidenti - nel caso dei quali non si sarebbe potuto intervenire in modo adeguato - perchè la spesa per la messa a norma degli impianti non sarebbe stata economicamente vantaggiosa. La ThyssenKrupp ha perciò messo sul piatto della bilancia, il profitto ed la vita dei lavoratori, scegliendo in piena coscienza per il primo.E' stato ritenuto, dai dirigenti dell'acciaieria tedesca, che la vita dei lavoratori valesse meno di 800 mila euro!CANAGLIE!!! Continua a leggere...
Questa mattina ero presente al presidio davanti al palazzo comunale, organizzato dai comitati di quartiere spontaneamente costiuiti a segiuto di nuove minacce di esposizione ad onde elettromagnetiche, in alcuni quartieri densamente popolati della città. In particolare in questo periodo sono in allerta i quartieri che insistono su Via Ciccarone e quelli di Vasto Marina.All'interno del palazzo di città, oggi si discuteva anche di questo argomento. Ho assistito quindi al successivo dibattito svoltosi all'interno del saloon comunale (prendo a prestito questa definizione dal bravo blogger vastese 1manifesto, poichè non trovo espressione migliore per definire l'assise civica vastese), al termine del quale è stato approvato un ordine del giorno, con il quale "si impegna l’amministrazione ed attiva il sindaco all’emissione di provvedimenti urgenti per sospendere tali attivazioni fino alla soluzione concordata delle problematiche in oggetto”. Il problema, credo, sarà solo rinviato.Ciò che in particolare mi ha lasciato esterrefatto, è il contenuto del dibattito sul tema. Tralasciando i battibecchi da bar (o da saloon) - che hanno visto lanciare reciproche accuse tra i consiglieri, pronte ed immediate repliche a difesa da quelle stesse accuse e nuovi attacchi personali - a parte questi questi battibecchi, dicevo, mi pare sia emerso nel migliore dei casi, un certo pressapochismo nella trattazione del tema. Nel peggiore una certa ignoranza sull'argomento. Tra le righe di altri interventi infine (vedi quello del sindaco o quello dell'assessore Anna Suriani) si leggevano frecciate verso la leggittima protesta dei cittadini, vista come pratica affetta dalla sindrome NIMBY (acronimo inglese che sta per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile").Questo tipo di considerazione nei confronti della protesta, è spesso utilizzata e propagandata per togliere visibilità e credibilità alla protesta stessa. Se invece non è questa l'intenzione degli amministratori vastesi, devo concludere che hanno allora scarsa attenzione verso le ragioni del dissenso e le forme, i luoghi e gli attori delle contestazioni.Faccio un esempio, che mi pare il più evidente: come non accorgersi che il Comitato Un Quartiere per Vivere della zona San Paolo ed il suo più visibile rappresentante, il bravo, preparato e combattivo Antonio Colella, appoggiano manifestazioni anche in quartieri diversi da quelli nel quale risiedono?Non si tratta perciò di alcuna forma di NIMBY della protesta, ma dissenso consapevole verso installazioni selvagge di impianti nocivi per la salute delle persone, ovunque esse avvengano. Dissenso verso installazioni di impianti di telefonia mobile, che oggi a Vasto avviene senza il rispetto delle principali norme in materia e senza alcune indagine oggettiva sui livelli di esposizione alle onde elettromagnetiche.
Ha fatto scalpore il reportage di Davide Varì pubblicato sul quotidiano Liberazione del 23/12/2007, nel quale l'autore racconta i sei mesi da infiltrato in studi di psicologi sedicenti "guaritori" da omosessualità.Il giornalista, fingendosi omosessuale, si rivolge in principio al giovane prete Don Giacomo, al quale racconta di essere sposato ma di avere avuto rapporti omosessuali in età adolescenziale ed in qualche occasione in seguito al matrimonio. Il parroco, dopo avere avuto risposte dal giornalista, relativamente alla tipologia di rapporti avuti, lo invita a rivolgersi al dottor Cantelmi, presidente e fondatore dell'Associazione italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all'Università Gregoriana. Comincia così il percorso "riparatore", fatto di presunte pratiche psicoterapeutiche, derivanti dalle teorie colme di pregiudizi di tale sedicente dottor Joseph Nicolosi.Tali teorie si basano sul concetto secondo il quale l'omosessualità sarebbe una patologia, nettamente in contrasto con quanto dichiarato già dal 17 maggio 1990 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che invece la definiva una variante naturale della sessualità. D'altronde già prima di quella data, gli Ordini internazionali degli Psicologi e degli Psichiatri, si battevano per l'abolizione della definizione dell'omosessualità come malattia mentale.In quegli studi di psicologi cattolici reazionari descritti dal bravo giornalista, pare venissero condotti forzatamente dai propri genitori, molti minorenni in età adolescenziale, costretti a curarsi da una inesistente patologia.Nonostante le dichiarazioni dell'OMS e in barba a quanto Freud sostenava un secolo fa - che di fatto già non considerava l'omosessualità una malattia - ancora oggi coloro che hanno un diverso orientamento sessuale, subiscono quotidianamente tante discriminazioni. In tale contesto, tali pratiche di condizionamento individuale, non possono fare altro che accrescere un disagio già creato dalle discriminazioni subite. Questo perchè le pseudoterapie riparatorie tendono a fare assumere ai soggetti che vi si sottopongono, un atteggiamento di vergogna per il proprio orientamento sessuale e di autodisprezzo di sè.Ora si parla di interrogazioni parlamentari per mettere in piena luce quanto emerso dalle colonne di Liberazione, mentre l'Ordine degli psicologi, per bocca della dottoressa Marialori Zaccaria, presidente dell'ordine degli psicologi del Lazio e membro del consiglio nazionale, fa sapere che interverrà per accertare eventuali responsabilità.Intanto, il dottor Cantelmi ed il suo staff, farebbero bene ad intraprendere un percorso riabilitativo della propria psiche, affinchè possano essere aiutati a guarire da quella patologia che prende il nome di discriminazione sessuale.
Il petrolio, è notizia ormai nota da tempo, è in fase di esaurimento. Previsioni tra le più ottimistiche parlano di esaurimento di questo idrocarburo entro il 2070. Da più parti giunge l'allarme per porvi rimedio, attraverso interventi urgenti sui modi di produzione energetica. Non solo però ai fini di sotituire in tempi rapidi una risorsa destinata all'esaurimento in tempi brevi. Occorre infatti dare immediate ed efficaci risposte in materia di danni ambientali e per la salute derivanti dall'utilizzo di idrocarburi, tra cui emissioni in atmosfera e sfruttamento del suolo e del sottosuolo.Non sembrano accorgersi di tutto ciò, gli enti locali della Regione Abruzzo ed alcuni poteri forti, che vorrebbero consentire la realizzazione di un centro petrolifero dell'ENI nel territorio di Ortona, dove si vorrebbe avviare la prima lavorazione del petrolio.Oltre ai pericoli derivanti dalla possibilità di incidenti o guasti agli impianti, è reale e certo il pesante impatto ambientale e sulla salute dei cittadini, dovuto alla normale attività produttiva.Principale elemento in uscita delle lavorazioni è l'idrogeno solforato, un gas incolore a temperetura ambiente, estremamente velenoso ed anche possibilmente mortale in caso di prolungata esposizione.La presenza di tali impianti perciò, costringerebbe la popolazione locale a respirare quotidianamente tale gas emesso in grandi quantità. Ma anche a cibarsi di prodotti locali contaminati, di fatto quindi entrando a contatto con la sostanza (paragonabile al cianuro) per via orale.L'impianto sarebbe realizzato all'interno del Parco Nazionale della Costa Teatina, con certi e gravi danni per il suolo, le coltivazioni, la costa, nel raggio di 40 km. Nè sarebbe risparmiato il sottosuolo, che sarebbe interessato da decine perforazioni fino a 5 mila metri di profondità per la realizzazione di pozzi, oltre che dal rischio di inquinamento delle falde acquifere.La stessa economia abruzzese ne sarebbe coinvolta, per le evidenti ricadute in termini di immagine per la promozione turistica, per l'impoverimento e la contaminazione dei prodotti della terra e del mare, senza peraltro certezze occupazionali a fare da contraltare.L'Abruzzo Regione verde d’Europa, non deve diventare anche regione nera degli idrocarburi.Informazioni e notizie dettagliate sono disponibili sul sito del Comitato Natura Verde ed anche sul sito ortonaviggiano.Inoltre è in corso una petizione per fermare la raffineria dei veleni dell'ENI.
A Vasto si torna a parlare di rifiuti, seppure in maniera indiretta e legata al bilancio di previsione dell'amministrazione cittadina per il 2008. Infatti, nella seduta del consiglio comunale prossimo - previsto per venerdi 28 dicembre in prima convocazione e sabato 29 dicembre in seconda - è prevista anche la discussione dell'aumento della TARSU, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, prevista dal Decreto Legislativo 15 novembre 1993, n. 507.A livello di ATO, e qualora non vengano raggiunti gli obiettivi minimi di raccolta differenziata, deve essere applicata un'addizionale del 20% al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica a carico dell'ATO, che ne ripartisce l'onere tra quei comuni del proprio territorio che quegli obiettivi non hanno raggiunto.Il comune di Vasto, si trova proprio nella suddetta condizione. I dati sulla raccolta differenziata, riferiti al 2006, inseriscono Vasto al 152° posto tra i comuni ricicloni abruzzesi, con il 10,10% di raccolta differenziata, lontana dai limiti di legge che fissa: almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006; almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008; almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012.Quanto sopra è l'ovvia conseguenza di una politica sui rifiuti quanto meno poco attenta, da parte dell'amministrazione comunale.Già nel programma elettorale dell'attuale sindaco Lapenna e della coalizione che lo sosteneva, era previsto un potenziamento (o dovremmo dire la reale attuazione) della raccolta differenziata. Tale impegno fu poi ripreso dall'assessore comunale all’ambiente e all’ecologia Lina Marchesani, che ne prevedeva l'avvio entro l'ottobre scorso, limitando la sua applicazione ad un'area pilota della città. Come noto tale impegno non fu mantenuto e perciò la sua attuazione prorogata a marzo 2008, che a detta dello stesso assessore interesserà l'intera città. Speriamo in bene.Tralasciamo qui il discorso relativo alla prevenzione in merito alla produzione di rifiuti, che risulta certamente prioritario, ma che non può essere a carico di un comune, ci piacerebbe rilevare un interesse da parte dell'amministrazione comunale al tema, che possa considerarsi strategica.Altre e numerose esperienze a livello comunale, hanno dimostrato che la migliore ricetta in materia di raccolta differenziata, sia quella porta a porta, mentre quella effettuata con le campane stradali ha permesso di raggiungere, nei migliori dei casi, il 30 per cento di differenziazione dei rifiuti. Con la raccolta porta a porta invece, si sono notati incrementi nella differenziazione dei rifiuti anche fino all'80% in pochi mesi di applicazione. Non è da sottovalutare poi, il vantaggio di potere vedere rimossi i numerosi cassonetti dalle strade.Questo metodo di raccolta però, affinchè possa realmente portare i frutti già notati in altre realtà, deve necessariamente essere accompagnata a una incisiva campagna d'informazione e comunicazione, insieme al coinvolgimento dei cittadini. Ed in questo senso l'amministrazione comunale ci sembra debba fare un bel salto culturale, in termini di gestione della cosa pubblica e partecipazione popolare.Ci auguriamo che dal prossimo marzo 2008, finalmente anche Vasto possa vantare una efficace raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Ne trarrebbero vantaggio in primo luogo la salute del territorio e quella dei suoi abitanti, oltre che le tasche dei cittadini, che eviterebbero di dovere pagare l'addizionale ad una tassa, a causa di un'inefficace gestione dei rifiuti.
Un post natalizio, banale come tanti, pre e post natalizi. Quelli pre-natalizi, dove si augura di passare buone feste. Quelli post-natalizi, con i quali ci si racconta dell'abbuffata festiva.Anche io - come tutti - sono stato preso dalle luci sui balconi e nelle vetrine. Testa alta ad osservare babbi natale che si arrampicano temerari sui cornicioni. No, non si calano più dai camini, oramai quasi completamente scomparsi dagli appartamenti delle famiglie italiane. Spesso una musica di sottofondo ha avvolto le frenetiche giornate. Musiche e canti risuonano amplificate dai negozi addobbati a festa, ad augurare un'atmosfera serenità, quasi contrastanti con l'iperattività prefestiva. Contrapposte a città ancora più intasate del solito, dalle auto che sembrano circolare senza una metà precisa, con dentro conducenti spesso innervositi, dal traffico e dal poco tempo disponibile alla ricerca degli ultimi regali. Eppoi persone che non hanno tempo nemmeno di salutarsi, presi dagli ultimi acquisti e dalle file ai supermercati, dove sono andate per potersi garantire l'acquisto di qualche panettone in offerta speciale.Intorno al focolare (in senso figurato) si parla del più e del meno e si ascoltano distrattamente le ultime notizie dai TG. Anche in questi giorni qualcuno è stato ucciso. "Non si può più circolare tranquilli nelle strade" è il riassunto di alcuni dei commenti. Le nostre strade. ma ormai diventate terra di conquista di immigrati, extracomunitari, nomadi di ogni specie. Anche a Natale, non riusciamo a riappropriarci della nostra sicurezza. Senza considerare il fastidio arrecato da insolenti senza fissa dimora che altro non sanno fare che elemosinare. Possibile che si possa stare in pace con la propria famiglia naturale e tradizionale neanche nel Santo Natale?Possibile che neanche quest'anno si è potuto festeggiare in serenità, la nascita di un bambino concepito in modo innaturale, figlio di genitori poveri, migranti clandestini, senza fissa dimora e nomadi?Ma per fortuna nel focolare (ancora figurato) si può respirare il buon profumo dell'agnello alla brace appena cotto e contornato di patate saporite, che riesce a far riassaporare la serenità natalizia.Buon appetito. Continua a leggere...
Ecco un ulteriore dato di fatto (ma non ne sentivamo la necessità), della poca attenzione reale della politica, alla urgente e drammatica questione degli infortuni sul lavoro. La denuncia viene direttamente dal presidente dell'ANMIL Pietro Mercandelli: "Malgrado le buone intenzioni del Ministro del Lavoro, la legge finanziaria per il 2008 ed il provvedimento urgente collegato non recano alcun provvedimento in favore delle vittime del lavoro".Quanto fatto emergere dal presidente dell'ANMIL, si scontra con le dichiarazioni del Ministro del Lavoro Cesare Damiano, che pochi giorni fa ipotizzava l'utilizzo di una parte dell'avanzo di gestione dell'INAIL, per abbassare il costo del lavoro e premiare le imprese capaci di ridurre il numero di incidenti.Almeno due potrebbero essere le considerazioni contrastanti: una di ordine - per così dire - morale; l'altra più specificatamente di merito.La questione morale è da connettere al fatto che fino ad oggi questo governo ha finanziato le imprese, quanto mai era stato fatto da precedenti governi, quando già i profitti sono cresciuti del 15%, (nelle grandi imprese + 65%), mentre i salari hanno perso negli ultimi 5 anni 2600 €. Inoltre è sempre bene ricordare, che la sicurezza nei luoghi di lavoro è un dovere (o lameno dovrebbe esserlo) e non una concessione che le imprese fanno ai lavoratori. Occorrebbe invece rivalutare al rialzo le sanzioni da comminare agli imprenditori che disattendono le norme in materia di sicurezza, oltre che garantire la certezza della pena. Al contrario oggi le sanzioni per inadempienze ai dettati normativi in materia di prevenzione e protezione, sono quasi sempre ridotte a un terzo del previsto, mentre i tempi lunghi dei procedimenti penali garantiscono spesso la prescrizione del reato.L'altra considerazione, di merito, è da far ricadere alla natura assicurativa dell'INAIL, che funziona nè più nè meno con un bonus malus. In pratica le aziende che riducono il numero di infortuni, già oggi si vedono ridurre il proprio tasso assicurativo, ottenendo perciò un risparmio in tal senso. Non fa notizia poi, dire che spesso le imprese nascondono il numero reale degli infortuni occorsi (non denunciandoli, grazie anche al potere ricattatorio di cui dispongono soprattutto nei confronti di lavoratori precari), per garantirsi riduzioni del premio assicurativo.Ancora di più, l'INAIL garantisce un ulteriore 10% di sconto, per quelle aziende che dimostrino l'applicazione di sistemi di gestione aziendali per la sicurezza.In questo quadro, tante sarebbero le proposte da avanzare ai fini di un miglioramento dei diritti dei lavoratori ai fini della sicurezza: deprecarizzazione del lavoro; estensione dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori; miglioramento delle condizioni economiche dei lavoratori. Ma per rimanere in tema, si potrebbe pensare di destinare il tesoretto dell'INAIL (ben 12 miliardi di euro) ad un sostanzioso incremento degli indennizzi da destinare ai superstiti dei caduti sul lavoro ed ai lavoratori che hanno subito infortuni invalidanti in modo permanente.Sarebbe almeno un piccolo risarcimento per quei lavoratori e superstiti di morti sul lavoro, che in questi ultimi anni hanno visto ridursi gli indennizzi in caso di infortunio o malattie professionali.
Alla luce dei nuovi fatti vastesi, in materia di installazione di altri impianti di telefonia mobile sul territorio ed in zone residenziali, che vanno ad aggiungersi ai già numerosi esistenti, occorre porsi alcune domande. L'amministrazione comunale, per il rilascio delle autorizzazioni, ha tenuto conto dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici preesistenti, come recita l'art. 8, comma 1, lettera c) della Legge 36/2001?a quando "un catasto delle sorgenti fisse dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, al fine di rilevare i livelli dei campi stessi nel territorio regionale, con riferimento alle condizioni di' esposizione della popolazione"? (art. 8, comma 1, lettera d) della Legge 36/2001)sono stati individuati gli "strumenti e le azioni per il raggiungimento degli obiettivi di qualità" come previsto dallo stesso articolo alla lettera e)?Sono state individuate da parte del Comune, aree, criteri e parametri per le installazioni di impianti, antenne e altre opere fisse funzionali e connesse alla rete radio-televisiva e telefonica, soggetta ad autorizzazione edilizia da parte del Comune, ovvero in tal senso sono state apportate le opportune modifiche al regolamento edilizio, come prescritto dalla Legge Regione Abruzzo 6 luglio 2001, n. 22?e soprattutto, sono noti i dati relativi ai livelli di esposizione della popolazione, a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici?Quest'ultimo punto riveste importanza tanto maggiore, quanto più si confrontano i limiti di esposizione imposti dalla normativa italiana D.P.C.M. 8 luglio 2003 (pari a 6 V/m in aree intensamente frequentate), con quelli previsti da altri Paesi europei ed extraeuropei. Da questo confronto i limiti italiani risultano di gran lunga superiori, ad esempio a quelli di Belgio (3 V/m), Svizzera (3 V/m), Russia (3 V/m) ed addirittura Cina (5 V/m).I vastesi perciò, si aspettano risposte serie a cui dare seguito con fatti concreti, che mirino al pieno rispetto del diritto alla salute dei cittadini.
Ieri altri cittadini vastesi sono entrati in stato di allarme - dopo quelli di Via Ciccarone e del quartiere San Paolo - per il probabile posizionamento di un impianto di telefonia mobile. L'impianto potrebbe essere posizionato alla Marina di Vasto, presso il lungomare Ernesto Cordella, nell'area del parcheggio del sottopasso con la Statale 16 Adriatica. L'area interessata è già stata transennata per l'effettuazione dei lavori.Non sembra curarsi, l'amministrazione comunale, delle richieste dei cittadini Vastesi, nonostante occupino attualemente le loro comode poltrone, anche grazie ad una propaganda elettorale che si poneva nettamente contraria all'installazione di nuovi impianti. Capofila di quella ormai dimenticata - da lorsignori attuali amministratori - propaganda elettorale, era il Presidente del Consiglio comunale, Peppino Forte. Quello stesso Peppino Forte, oggi impegnato ad accusare di demagogia e populismo l'avversa parte politica. Senti da quale pulpito parte la predica! In realtà, le due parti politiche (centro-destra e centro-sinistra), sono partiti da due punti opposti (il primo ha installato antenne anche sul palazzo comunale e l'altro si opponeva), per arrivare sui versati opposti (il centro-destra ora si oppone mentre il centrosinistra da il via libera). A parte i percorsi opposti seguiti e l'incontro a quella metà strada che permette a gestori di telefonia mobile l'installazione di antenne, chi può realmente ed in piena coscienza accusare l'altro?In mezzo sempre gli stessi. I cittadini, che si vorrebbero come piccoli sudditi, che altro diritto non hanno se non quello di subire le decisioni degli amministratori. Scusate l'ossimoro, ma con questi amministratori appare troppo spesso quanto mai calzante.
10 dicembre 2007. Ore 8:30. A Roma come in tutta in Italia insiste un fronte di aria fredda che ha fatto scendere drasticamente le temperature. Dal suo ufficio, evidentemente protetto dal freddo dalla presenza di adeguati termosifoni o aria condizionata, il prefetto capitolino ordina lo sgombero di baracche e roulotte nella periferia romana. A Ponte Mammolo (la zona oggetto dello sgombero) vivevano da circa 20 anni famiglie che una casa non possono permettersela. Famiglie di comunità rom, rumeni, bosniaci, marocchini. Ma anche francesi e ... italiani.Persone con regolari documenti. Famiglie composte da padri di famiglia che precariamente lavorano da sfruttati; madri che amorevolmente accudiscono i loro piccoli figli; donne incinte senza il calore di una casa ben arredata; bambini che vanno a scuola ... ed il sogno di una vita migliore.Alle 8:30 del 10 dicembre, il sogno si infrange contro le benne delle ruspe inviate lì dal prefetto di Roma. Il poco che quegli uomini e quelle donne erano riusciti a costruirsi, è stato schiacciato dai congoli dei pesanti mezzi meccanici.Tutto è andato perduto, perchè niente è stato concesso a quelle persone di portare via. Nessun oggetto, niente abiti se non quelli che avevano indosso, non una foto o un ricordo. Persino i libri ed i quaderni di scuola sono stati seppelliti sotto le macerie, davanti agli occhi di bambini innocenti. Figli di ultimi tra gli ultimi.Non hanno più niente quei poveri cristi, costretti ora a patire il freddo perchè nessuno ha pensato di trovare loro una sistemazione alternativa. Vittime oggi, della lucida follia securitaria, brandita quasi trasversalmente dalla politica italiana, a seguito dell'omicidio di Giovanna Reggiani.Il prefetto, dichiarando che non era a conoscenza della situazione di quelle famiglie al momento di ordinare lo sgombero del campo, si è detto disponibile a cercare una soluzione. Ma ciò che attualmente si prospetta, è la divisione delle famiglie, con padri da una parte, madri da un'altra e figli in un'altra ancora, magari in una casa-famiglia o in una comunità.E' questa l'altra faccia - quella più crudele - di uno stato che difende a spada tratta la famiglia tradizionale. Forse quelle famiglie sgomberate dal loro campo non sono abbastanza tradizionali. O forse il loro censo, sul quale oggi sembrano basarsi i diritti civili ed individuali, non permette loro di comprarsi almeno un briciolo di dignità umana.
A pochi giorni dalla strage avvenuta alla Thyssenkrupp di Torino, nella quale hanno perso la vita già cinque lavoratori (augurandoci di non dovere aggiornare ulteriormente questo dato), i giornali ed i telegiornali nazionali ci informano giornalemente di nuovi omicidi sul lavoro. Tra le brevi di qualche pagina interna, o nei titoli che scorrono in basso durante i TG, vengono citati gli infortuni mortali giornalieri. Ultimo in ordine cronologico, un operaio di una ditta esterna di manutenzione morto sul lavoro nello stabilimento della Fiat Sata di Melfi, mentre puliva una macchina da residui di lavorazione. Già questi omicidi quotidiani non meritano le prime pagine dei giornali o le notizie di apertura dei TG.La realtà è che la trgedia della Thyssenkrupp ha avuto un impatto mediatico, solo perchè sono morte quattro persone in un grande stabilimento, di una nota multinazionale. Questa era la notizia. Non fa notizia invece la quotidianeità delle morti. Non merita menzione la continuità delle morti sul lavoro, al ritmo di oltre tre al giorno. Non ha peso mediatico il fatto che ad oggi, nel momento in cui scrivo, la conta degli infortuni è aggiornata al drammatico numero di 1015148, di cui 1015 mortali e 25378 invalidanti (fonte articolo21.info).A seguito dell'incendio alla Thyssenkrupp, alla questione degli infortuni sul lavoro è stato dato un carattere emergenziale. In realtà non esiste un'emergenza infortuni, poichè non si tratta di una situazione improvvisa o di una circostanza imprevista. Semmai risulta urgente intervenire in modo strutturale.In materia legislativa, siamo ancora in attesa che la Legge 3 agosto 2007, n.123 (sulla delega al governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro) possa essere pienamente applicabile attraverso l'emanazione da parte del governo, dei decreti attuativi, anche se in realtà non è con una Legge che i problemi di prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro vengono risolti. Tanto che norme in materia ce ne sono in abbondanza (sotto diversi aspetti certamente migliorabili), che però vengono puntualmente disattese.Risulta perciò in primis necessario potenziare l'attività di vigilanza nei luoghi di lavoro, attraverso l'assunzione di tecnici della prevenzione nelle ASL, che ad oggi sono circa 2000, a fronte di centinaia di migliaia di aziende. La probabilità che un'azienda sia sottoposta a controllo da parte degli organi di vigilanza, è calcolata perciò in una ogni 33 anni.Questo governo, principalmente per bocca del ministro del lavoro Damiano, si è vantato dell'assunzione di 300 nuovi ispettori del lavoro a seguito dell'entrata in vigore della legge 123/07. Lo stesso ministro però, ha evitato di dire che tale incremento di personale sarà completamente inutile ai fini dei contolli degli adempimenti in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, essendo invece quelle dei tecnici ASL le uniche figure competenti a tale scopo.A questo punto, si capisce bene che la possibilità che un'azienda sia sottoposta a controllo rimane la stessa. Rimane perciò allo stesso tempo conveniente per le aziende, disattendere anche le più elemetari norme di sicurezza nei luoghi di lavoro.Intanto sul lavoro si continua morire. Continua a leggere...
Ho provato un certo senso di disagio, nel leggere le parole del sindaco di Vasto, che in questi giorni si è rallegrato per l'insediamento in città, della Commissione per la formazione delle graduatorie per l’assegnazione di alloggi Erp (Edilizia Residenziale Pubblica).In conferenza stampa, il sindaco Luciano Lapenna, ha definito l'insediamento della commissione come "un motivo di grande soddisfazione". Particolarmente soddisfatto il primo cittadino di Vasto, perchè finalmente i tempi burocratici legati al settore dell'edilizia ERP dovrebbero essere verosimilmente più rapidi, mentre "fino a qualche tempo fa per il disbrigo di ogni pratica riguardante il settore degli alloggi popolari bisognava recarsi a Lanciano”.Ma allora perchè quel senso di disagio, a cui facevo riferimento all'inizio? Perchè ho letto nelle frasi pronunciate dal sindaco di Vasto, parole velate dall'ipocrisia di cui ci ha ormai abituato la politica fatta tutta dentro il palazzo. Mi spiego. Nel consiglio comunale dello scorso 14 dicembre, si sarebbe dovuto discutere dell'ordine del giorno relativo all'assegnazione di 3 lotti comunali all´ATER e a due cooperative, finalizzata alla realizzazione di 16 alloggi di edilizia popolare. Risultato: ennesimo rinvio della discussione dell'ordine del giorno e conseguente perdita di un finanziamento di 1.200.000 € erogati dall'Ater da destinare all'edilizia popolare.Come non rimanere dunque, almeno sbigottiti da tanto facile entusiamo del primo cittadino vastese? E' bene ricordare che anche a Vasto sono presenti numerose famiglie che non possono permettersi il lusso di accendere un mutuo; anche nella nostra città esistono famiglie che non hanno i mezzi economici per pagare regolarmente un affitto. Il disagio economico - a cui quello abitativo è ovviamente legato in maniera diretta - è tanto reale che la Caritas vastese eroga circa 50 pasti al giorno. Senza contare quanti, seppure vivano in una cronica difficoltà economica, non si rivolgono a tali associazioni di volontariato, frenati da un forte senso di imbarazzo.Questa amministrazione quindi, farebbe bene a dare risposte concrete a tutte quelle famiglie che intanto rimangono in attesa di poter godere almeno del proprio diritto all'abitare. L'alternativa è continuare a vivere, finchè le è consentito dai tempi del mandato amministrativo, dell'autoreferenzialità di cui finora ha dimostrato di sapersi nutrire.
Il rogo alla Thissen Krupp di Torino ha fatto ieri un'altra vittima: Rocco Marzo, 54 anni, lascia una moglie e due figli poco più che ventenni. Era il caposquadra di quella maledetta linea 5, dove il 6 dicembre scorso si è scatenato l'incendio che ha già fatto cinque vittime.Rocco Marzo, aveva riportato ustioni sull'80% del corpo e, nonostante gli interventi a cui è stato sottoposto, non ce l'ha fatta. Il suo cuore non ha retto e così un'altra vittima si aggiunge alle quattro decedute al momento dell'incendio.Una di quelle vittime, si chiamava Bruno Santino. Lui non lascia una moglie. Lascia "solo" - per lo stato italiano - una compagna che aspetta un bambino. Per lo stato italiano, a causa dell'arretratezza bigotta imposta dalle frangie centriste e del cattolicesimo conservatore, quella donna, compagna di una vita, non ha alcun diritto. Perchè alcun diritto civile è garantito, a chi a scelto oppure a dovuto scegliere di costruire una famiglia, fondata semplicemente sull'amore, sul rispetto e sostentamento reciproco, senza perciò stipulare un freddo contratto.Non sarà risarcita per la morte del proprio compagno, poichè il suo stato civile (di convivente) non è menzionato dall'art. 85 del D.P.R. 1124 del 30 giugno 1965. Bisogna essere coniuge per avere diritto ai risarcimenti previsti per i superstiti dei morti sul lavoro.Eppure Bruno Santino quella mattina infausta del 6 dicembre scorso, era uscito di casa come tutte le mattine precedenti, per andare a lavorare per costruire una vita di coppia insieme alla sua compagna. Ha trovato la morte in quel lavoro che avrebbe dovuto garantire un futuro dignitoso al figlio che la sua compagna metterà alla luce, ma che ora sarà costretta a crescere sola con le proprie forze.Non potremo dire di vivere in un Paese civile, fintanto che i diritti civili non saranno esigibili da ognuno.
Il passaggio dall'MSI ad AN ha lasciato evidenti scorie di linguaggio fascista, nell'onorevole (che uso improprio delle parole) Gasparri. L'essere stato sdogananto dal limbo della politica nazionale, grazie alla prima discesa in campo di Berlusconi, non è servito a far sedere sui banchi del nostro parlamento, personaggi che sappiano anche scontrarsi, ma con un linguaggio rispettoso dell'avversario.Il nazional-alleato Gasparri, all'indomani della sentenza del primo processo conclusosi in primo grado con la condanna di 24 manifestanti e rivolgendosi ad Haidi Giuliani, ha così commentato: "La signora Giuliani eviti di ignorare la portata della sentenza. In piazza a Genova c'erano dei delinquenti non dei ragazzi, come dice lei. E interroghi nel profondo la sua coscienza, per chiedersi se sia giusto occupare un posto in Parlamento, frutto della speculazione politica sulla morte di Carlo Giuliani. Il quale era in compagnia di gente che è stata giustamente condannata per le violenze commesse". E poi, caricando le sue parole di disprezzo per la vita umana di un ragazzo ucciso e soprattutto per il dolore di una mamma, che si è visto portare via per sempre il proprio figlio dal potere arrogante dello stato, ha continuato: "Carlo Giuliani è morto e la madre va a Palazzo Madama, per sostenere come un Randazzo o un Pallaro un governo ignobile".Haidi Giuliani, con un senso di responsabilità politica, sociale ed umana, oltre che con grande senso di giustizia, che dovrebbe caratterizzare chi vorrebbe rappresentare il popolo italiano in parlamento, sta portando avanti, una iniqua battaglia per la verità e la giustizia sui fatti di genova 2001. Anzi, in senso più lato, possiamo dire che quella donna, quasi sola nelle istituzioni nazionali, si batte affinchè il libero manifestare del dissenso non possa essere represso dall'arroganza del potere politico.Le migliori espressioni dei movimenti che si battono per un altro mondo possbile sono tutti con Haidi Giuliani. Maurizio Gasparri può continuare a vivere vigliaccamente dello squallore delle proprie dichiarazioni.
La sola cosa che riesco a pensare nitidamente adesso è questa: andare a costituirmi come correa dei manifestanti contro il G8 del luglio 2001 condannati con sentenza di primo grado. Andare a costituirmi a fianco dei compagni di mio figlio Carlo, ucciso.Giro e rigiro nella mia mente questa sentenza d'un processo mosso dall'abnorme accusa di devastazione e saccheggio. Giro e rigiro le distinzioni operate dai giudici della Corte di Genova rispetto all'impianto d'accusa proposto dai magistrati inquirenti. Giro e rigiro i riconoscimenti delle responsabilità delle forze dell'ordine, nei fatti d'allora e nelle falsificazioni successive. Ma, girando e rigirando, non riesco a scrollarmi di dosso l'insopportabile sensazione di pesantezza che mi domina ora. Una sensazione di ingiustizia: sostanziale e irriducibile.Non riesco a vedere, in quella così "comminata", altra giustizia che una giustizia incapace di giustificarsi se non prescindendo dall'insieme dei fatti - che è il motivo, il solo, per il quale ho sostenuto, sostegno e sosterrò la battaglia per la commissione d'inchiesta parlamentare, ad oggi silurata.Vedo tutta la mancanza, pervicace, di comprensione di quel che è avvenuto davvero. Vedo l'ingiustizia ultima di non aver voluto almeno riconoscere a tutti gli imputati d'aver subito quella che il codice stesso definisce una «provocazione grave».Per alcuni e non per altri è stata riconosciuta la validità dell'accusa di devastazione e saccheggio, che la Procura proponeva per tutti. Ma anche fosse stato per uno solo: come si può parlare di devastazione e saccheggio da parte dei manifestanti, quando le forze dell'ordine hanno compiuto devastazione di corpi e di diritti - e saccheggio di vite?Conosco quasi tutti gli imputati. E, ripeto, pensando soprattutto a loro, non riesco a provare altro che un sentimento di enorme ingiustizia.Vorrei sapere a quanto saranno condannati i responsabili delle morti di Torino, delle morti di quegli operai bruciati dal sistema di sfruttamento cieco che chi è sceso nelle strade di Genova il luglio di sette anni fa denunciava.Vorrei sapere a quanto saranno condannati i responsabili della mancanza di sicurezza sul lavoro, in tutti i luoghi di lavoro, dove in una precarietà dilagante si rischia la vita ogni giorno, ogni notte.Cosa andremo a dire, dopo questa sentenza, ai giovani che provano giustamente rabbia di fronte alle ingiustizie di una società nella quale ormai vale unicamente il dio denaro, il dio mercato?Lo stesso dio che solo può sostenere questa bilancia: dieci anni per una vetrina rotta, zero per una testa rotta. Zero per una vita spezzata. Non potrò accettarlo mai.Haidi Giuliani (da Liberazione del 15 dicembre 2007)
25 imputati. 24 condannati. 1 assolto. 110 anni complessivi di carcere. Otto condanne superiori a sei anni e 18 a pene inferiori. Questi i numeri della prima sentenza del primo processo sui fatti del G8 genovese.Le condanne riguardano solo ragazzi del movimento no global, che in quei tristi giorni di luglio 2001, manifestarono la loro voglia di un'altro mondo possibile, urlata direttamente in faccia agli otto potenti della Terra.L'accusa, per dieci di loro, quelli condannati a pene fino a 11 anni di carcere, è quella di devastazione e saccheggio. Ai restanti quattordici, ai quali pure era mossa la stessa accusa, sono stati condannati per danneggiamenti e furto.Non è valso ad attenuare le accuse di danneggiamenti avvenuti in Via Tolemaide ed in Piazza Alimonda, il fatto che sia caduta l'imputazione di resistenza per i fatti di Via Tolemaide, riconoscendo invece l'illegittimità della carica dei carabinieri, alle quali i manifestanti hanno dovuto difendersi per ore.Ancora non si conoscono le motivazioni della sentenza, che sarà emessa nei prossimi giorni e che dovrà spiegare la condanna per un reato introdotto nel 1944 da un descreto fascista e che mai da allora era stato applicato, nenche durante gli anni '70. Ma che nell'odierno clima di sempre maggiore repressione dei movimenti, riappare di volta in volta in varie sedi giudiziarie.Una piccola vittoria è stata però raggiunta dai legali del social forum: il riconoscimento dell'illegittimità delle cariche di Via Tolemaide ed il rinvio alla Procura delle testimonianze di tre carabienieri ed un poliziotto (tutti e quattro graduati), affinchè si possa eventualmente procedere contro di loro, per falsa testimonianza.Quelle accuse nei confronti dei componenti dell'arma, potrebbero pesare nei tre processi ancora in corso sui fatti di Genova 2001, specificatamente per i fatti della scuola Diaz, per quelli di Bolzaneto e per le tragiche vicende di Piazza Alimonda, durante le quali perse la vita Carlo Giuliani.Ma probabilmente non serviranno tuttavia ad un ripensamento del mondo politico, sulla necessità di una commissione parlamentare d'inchiesta, che faccia piena luce sulle responsabilità politiche in merito ai fatti del luglio genovese del 2001, oltre che sulla catena di comando che permise la macelleria cilena e la più grave sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine delle seconda guerra mondiale. Continua a leggere...
Domani è 15 dicembre 2007. E' ormai arrivato anche il grande freddo. Chissà in quanti si metteranno in viaggio, verso località montane. Gli impianti sciistici cominceranno ad affollarsi. Una raccomandazione: copritevi per bene, per non rischiare una brutta influenza.Ma domani ci saranno anche migliaia di persone che torneranno a Vicenza. Altre ci saranno per la prima volta. Tutti insieme ai cittadini della città palladiana. Nonostante il freddo.Ancora una volta si vedranno sventolare bandiere con colori e simboli diversi: le bandiere con il logo del movimento No Dal Molin; l'arcobaleno della pace; le bandiere rosse della sinistra e quelle del sindacalismo di base; le bandiere e gli striscioni di altri movimenti.Ancora una volta, migliaia di donne e uomini urleranno la loro voglia di pace. Perchè, occorre ricordarlo, la base che si vuole costruire a Vicenza è tutta interna alla logica di guerra preventiva e permanente degli USA. Logica alla quale l'Italia, neanche con questo governo di centro-sinistra, che pure doveva distinguersi da quello precedente, ha saputo e voluto sottrarsi. Nè la cosiddetta sinistra radicale ha saputo e voluto distinguersi in tal senso dal resto della coalizione, già votando il rifinanziamento delle guerre dove sono presenti contingenti italiani, compresa quella in corso in Afghanistan.Nè si sottrae all'atteggiamento guerrafondaio, l'aumento delle spese militari che negli ultimi due anni è aumentata del 24%. La partecipazione italiana alla costruzione - in collaborazione con gli USA - di nuovi aerei da guerra, ancora più distruttivi. Nè si può dimenticare l'adesione dell'Italia allo scudo spaziale.Chi sarà domani a Vicenza, esprimerà la propria contrarietà alla costruzione della nuova base Usa, che è certamente uno dei passi fondamentali per mettere un freno alle politiche di guerra del governo. Qui tutte le informazioni sulla manifestazione 14-15-16 dicembre (in continuo aggiornamento) Continua a leggere...
Disturbi del sonno, disfunzioni circolatorie, dolori di testa, difficoltà di concentrazione, innalzamento della pressione sanguigna, infarti cardiaci, ictus, depressioni, sviluppo di cellule tumorali. Sono alcuni dei danni causati dalle radiazioni ad alta frequenza. Per intenderci, si tratta delle frequenze elettromagnetiche emesse ad esempio da antenne per la telefonia mobile ed elettrodotti.Alcuni medici e scienziati hanno osservato come troppo spesso patologie come quelle sopra elencate si manifestino in percentuali maggiori in aree interessate da intense trasmissioni di onde elettromagnetiche. Gli stessi scienziati e medici hanno inoltre osservato come alcune delle patologie maturate in mesi o anni, volgano a rapido miglioramento nel momento in cui il paziente sia allontanato dalla fonte elettromagnetica.Da sperimentazioni condotte da scienziati australiani si è osservato che su ratti irradiati per diciotto mesi con microonde si riscontra una più alta frequenza di linfomi rispetto ai ratti non esposti.Purtroppo però, la parte della scienza legata e finanziata dalle lobbies industriali, continuano a ignorare le tesi e gli studi come quelli citati sopra.Perché quegli studi vengono ignorati e non invece confutati attraverso sperimentazioni che riescano a contrastarne le tesi? È evidente che se la scienza si lega all’industria e da questa è finanziata, gli scienziati si trasformano in informatori scientifici. La differenza sta nell’obiettivo delle due figure: gli scienziati conducono studi e sperimentazioni per portino a risultati dimostrabili e ripetibili; gli informatori scientifici vendono un prodotto, in questo caso però inducendo in errore i consumatori.In tale contesto anche la normativa attualmente in vigore risulta inadeguata a garantire la salute dei cittadini, ponendo di fatto valori limite per le radiazioni al di sopra dei livelli riconosciuti come già dannosi per l’uomo. È stato osservato, infatti, come cellule nervose sottoposte a radiazioni pulsate ad alta frequenza per valori molto al di sotto di quelli limite fissati per legge, subissero seri danni fino al 60% del totale. Ma neanche questo viene riconosciuto, anzi viene ignorato da quella parte scientifica legata e finanziata da industrie produttrici di… elettrosmog, così da garantire la realizzazione indiscriminata di impianti per telefonia mobile con tecnologia sempre più devastante per la salute umana.Corsi e ricorsi storici … Anche l’amianto, per i soliti interessi in gioco, non veniva considerato dannoso per la salute umana. Quanti anni ci sono voluti affinché venisse denunciata la sua pericolosità. Quante persone hanno dovuto ammalarsi e morire di cancro prima che venisse bandito e quanti ancora oggi pagano le conseguenze di un mercato spietato.Corsi e ricorsi storici … Per quanto tempo è stato permesso che cibi per zootecnia costituiti di farine animali fossero somministrati al bestiame che avrebbe dovuto consentire una loro sana, robusta e più rapida crescita, permettendo invece il disastro della mucca pazza. E la lista potrebbe continuare.Contaminazioni per amianto, cibi per zootecnia costituiti di farine animali, ma anche valutazioni in materia di detriti nucleari ed oggi osservazioni e tesi volutamente ignorate in merito all’elettrosmog, sono possibili a causa di una scienza collusa con la grande industria e taluni governi amici, che in nome del dio denaro abbandonano l’interesse a garantire la salute delle persone ed in modo del tutto arbitrario decidono cosa possa essere divulgato inducendo in errore i cittadini. “Chiunque si pone come arbitro in materia di conoscenza è destinato a naufragare nella risata degli dei” diceva Albert Einstein.Nella speranza di potere vedere applicate un giorno tecnologie prive di effetti sulla salute dell’uomo e dell’ambiente, ciò che possiamo fare è mobilitarci per fermare nuove installazioni radiomobili ed informarci ed informare nella misura maggiore possibile sui rischi provenienti da queste tecnologie.Intanto a Vasto è in atto il tentativo di installazione di una nuova antenne per telefonia mobile in Via Pertini. Occorre mobilitarsi affinchè, attraverso un massiccio intervento della cittadinanza si possa scongiurare il pericolo.Non è inutile ricordare che già nel 2000 la Procura della Repubblica è intervenuta a Vasto con un’ordinanza di sequestro di un ripetitore e l’accusa di omicidio colposo, a seguito di 24 casi di leucemia messi in relazione a radiazioni elettromagnetiche emesse da antenne radiotelevisive presenti.È da tenere inoltre presente che già nel 2000, Vasto figurava già come una delle zone a più alto inquinamento elettromagnetico nel censimento del Ministero dell’Ambiente, dove si evidenziava la presenza di emissioni elettromagnetiche con valori anche quattro volte superiori ai limiti di legge.Nonostante tutto ciò dovremo comunque aspettarci nuovi tentativi di installazioni di antenne anche in maniera indiscriminata, ma contiamo su una cittadinanza attenta.Ripetiamo perciò l'invito a partecipare al presidio previsto per domani in Piazza Barbacani alle ore 9, davanti al municipio, dove è previsto nelle stesse ore un consiglio comunale, per discutere dell'installazione dell'antenna in Piazza Pertini.Chi volesse avere maggiori informazioni, può contattare i numeri: 349/8165360; 0873/58554; 347/5869502 e 347/9001239.
Stop alle antenne a Vasto. E' uno slogan già sentito, specie nell'ultima campagna elettorale per le amministraive vastesi. In effetti fino al maggio 2006, è stato uno slogan molto usato. Alla luce dei fatti, oggi possiamo dire: molto ABUSATO. Perchè di fatto, tutti sembrano essersene dimenticati del pericolo elettrosmog. Pochi giorni fa ero in Via Pertini. In quella via, alle 18:30 c'è stato un presidio contro l'installazione di un impianto di telefonia mobile. Ricordo quei giorni del 2006, quando c'era chi correva a destra e a manca a aprtecipare a presidi con l'installazione di nuove antenne. Oggi qualcuno di quelli è stato eletto e di nuovi impianti, letteralmente se ne sbatte.Già furono raccolte firme contro l'installazione, ma nessuna risposta è stata data. Ancora manca un catasto per questi tipi di impianti. Non sono tuttora state effettuate indagini per la valutazione della portata dell'inquinamento elettromagnetico a Vasto, che è presumibilmente molto alto, vista la concentrazione di impianti installati.Insieme ad altri, porterò il mio contributo a questa sacrosanta protesta. Allo stesso tempo, mi auguro che se i cittadini dovessero vincere questa non facile battaglia, si continui comunque nell'opera di pressione nei confronti degli organi competenti, affinchè quanto è previsto dalle vigenti norme in materia sia scrupolosamente applicato e che la tutela della salute dei cittadini, diritto inalienabile garantito dalla Costituzione, non diventi merce di scambio per guadagno di pochi.Spero che in tanti altri contribuiranno alle prossime giornate di mobilitazione. Già domani è previsto un presidio in Piazza Barbacani alle ore 9, davanti al municipio, dove è previsto nelle stesse ore un consiglio comunale, per discutere dell'installazione dell'antenna in Piazza Pertini.Chi volesse avere maggiori informazioni, può contattare i numeri: 349/8165360; 0873/58554; 347/5869502 e 347/9001239.
Pochi giorni fa ho fatto una sottoscrizione a Save The Children. 30€ al mese, da destinare ad interventi a favore di bambini in Mozambico.Avrei potuto decidere per destinarli in Brasile, Cina, Albania, o lasciare decidere l'associazione di destinarli dove più riteneva ce ne fosse bisogno.Non ho scelto di dare questo contributo per poter dire di averlo fatto. Nè perchè mi possessi sentire più buono. Men che mai per lavarmi la coscienza, poichè so bene che non basterebbe a restiuirmela nel suo originario candore.Molto più semplicemente, ho voluto dare questo contributo perchè, dal momento in cui il prezzo del nostro benessere e dei nostri sprechi sono pagati soprattutto dai bambini di Paesi del Sud del mondo, almeno ... ridiamogli il resto.Chiunque volesse rinunciare a fare la cresta sul resto ...Save The Children
E continuano a chiamarle morti bianche. Un sostantivo ed un aggettivo, che sembrano creati ad arte per non lasciare traccia, delle cause e del dolore legati ad ognuna di queste tragedie. Quelle tragedie che si ripetono mediamente tre volte al giorno. Tutti i giorni. Da anni.Morti bianche le chiamano. Un sostantivo generico (morte), che non raccorta mai le cause di quelle stragi quotidiane. Come a significare una sorta di ineluttabilità dell'evento, che si vorrebbe far passare per casuale, imprevedibile. E magari si chiama in causa il destino, la malasorte, una iellaccia nera.E poi quell'aggettivo: bianche. La caratteristica di quelle morti, viene dunque affidata ad un colore neutro, a cui si accosta generalmente, in senso figurato, la purezza. Oppure si può non accostargli niente. Si lascia a quel colore il senso di neutralità che gli appartiene. Un colore che non si "schiera", che non può descrivere - per sua natura - alcunchè. Non ci racconta della rabbia, non esprime l'amore, non si riconduce al dolore.Ecco come si vogliono fare apparire quelle tragedie quotidiane: un evento della vita (di cui la morte è solo l'ultimo atto), tutto dentro la quotidianeità e perciò normale e perciò non degno di nota.In realtà non c'è niente di ineluttabile in quelle morti, che non sono per niente bianche. Sono in verità veri e propri delitti, a cui è possibile accostare diversi colori, a seconda del contesto in cui si consumano e dei sentimenti che producono. Così quei delitti possono portare con se il colore rosso del sangue versato dai lavoratori. Certamente il nero del lutto e della rabbia delle vedove, degli orfani, dei genitori o degli amici della vittima. Ma si può dire anche del grigio, a rappresentare sia lo squallore in cui si consumano quei delitti, che la piattezza e la banalità delle parole spese per eventi come quello avvenuto alla Thyssenkrupp.Per favore allora, cominciamo a scansare almeno un po' dell'ipocrisia della quale ci si copre, ogni qualvolta un strage sul lavoro viene portata alla ribalta delle cronache: evitiamo almeno di chiamarle ancora morti bianche.
Non pensavo che nel primo post di questo mio blog, mi sarei trovato a trattare il tema delle morti sul lavoro. Che pure mi sta a cuore. Che pure investe diversi macro-argomenti, oltre alla sicurezza sui luoghi di lavoro: precarietà; salari da fame; profitto; normative; rapporto capitale-lavoro.Ma l'ennesima tragedia avvenuta nei giorni scorsi, nello stabilimento della Thyssen Krupp di Torino, non può non far spendere parole, dettate dalla rabbia che si prova nel constatare che ancora oggi, in Italia si sul lavoro si muore, al ritmo di tre vittime al giorno, circa 1300 l'anno. Ma anche dettate dalla consapevolezza che non semplicemente le norme in materia di prevenzione e protezione devono essere modificate (in parlamento il testo unico in materia è fermo da mesi), ma in primo luogo i rapporti di forza esistenti tra capitale e lavoro, oggi evidentemente sbilanciato pesantemente sul primo.Lo stesso rapporto di forze che ha permesso alla Thyssen Krupp di selezionare fino ad ora (stante quanto si legge sui giornali), personale giovane (tra i 20 ed i 30 anni), con almeno due figli a carico, con mutuo da pagare o in affitto. Sapendoli maggiormente ricattabili, l'azienda ha imposto loro turni di lavoro al limite delle capacità umane fisiche e mentali, costringendo gli operai anche a dodici ore di lavoro. Le stesse vittime di questi giorni, erano al lavoro dalle sei del mattino ed all'una di notte non avevano ancora terminato il proprio turno.La produzione ed il lavoro visti solo come accumulazione del capitale, che vuole il profitto prima della tutela della vita umana. E' con questa logica che la Thyssen Krupp non aveva consentito la manutenzione degli estintori. Perchè quel sito produttivo sarebbe stato dismesso di qui a qualche mese, per essere delocalizzato in Umbria. Non aveva perciò alcuna utilità economica, mettere a disposizione dei lavoratori i più elementari mezzi di lotta antincendio, che sono rimasti così del tutto indifesi di fronte alle fiamme che li uccideva.Ed oggi assistiamo ancora, come al solito, alla stesse ipocrite parole di cordoglio della politica. Quella politica che trova il tempo e l'urgenza di riunire un consiglio dei ministri, per emettere un decreto xenofobo e repressivo a seguito di un fatto di cronaca. Quella stessa politica che, nonostante le stragi quotidiane sul lavoro, si volta ad ascoltare le sirene del capitalismo, anzichè le urla di milioni di lavoratori che chiedono rispetto per le proprie vite e dignità per il lavoro.
NO al Centro Oli dell'ENIQuesto è il testo della campagna contro il Centro Oli dell'Eni ad Ortona, che vede in prima linea il Comitato Natura Verde ed a cui questo blog aderisce con assoluta convinzione.Nel Centro Petrolifero ENI di Ortona, a pochi passi dal mare, si avvierà una prima lavorazione del petrolio. Questo processo chimico, rilascia nell’aria ogni giorno quantità rilevanti di Idrogeno Solforato, una sostanza gassosa molto velenosa la cui tossicità è paragonabile al cianuro, che entra nel corpo umano attraverso i polmoni, per via orale e attraverso la pelle. Le emissioni nell’aria interesseranno un raggio di 40 km, cioè quasi tutta la costa abruzzese. Un progetto che si arricchirà di decine e decine di pozzi e che lambirà le falde della Maiella. Una proposta industriale con una esigua ricaduta occupazionale in rapporto ai potenziali danni irrimediabili per l’ambiente, per la costa, per il mare, per l’agricoltura e per tutto l’indotto vitivinicolo, per il turismo in generale e per i prodotti enogastronomici.Al riguardo, merita di essere di essere pubblicato e diffuso questo accorato appello di Maria Rita D'orsogna:"Mi chiamo Maria Rita D’Orsogna, ho 34 anni e sono professore di Fisica all’Universita’ dello stato della California, qui a Los Angeles […].Ad Ortona (CH) c’e’ un progetto Eni di aprire una raffineria con oleodotto dall’entroterra fino al mare. Ho letto, mi sono informata e da scienziato e cittadina, ci sto male al pensiero di un tale futuro scempio ambientale.Il petrolio e’ poco, al massimo durera’ per 15 anni. Intanto, ci saranno particelle fini e cancerogene immerse nell’aria, tutti gli scarichi andranno a finire in quello che dovrebbe essere il parco naturale della costa teatina. Le nostre vigne, i nostri mari saranno contaminati per molto tempo dopo che questa raffineria avra’ esaurito il proprio ciclo di produzione. non ne vale pena, qui si parla di sostanze cancerogene!C’e gente che vive di agricoltura e turismo li, ci sono stati tanti sforzi per promuovere i nostri vini, le nostre terre, sara’ stato tutto vano. Per di piu’ lasceremo veleni ai nostri figli. E quando i politici dicono che sara’ tutto costruito in modo sicuro e nel rispetto dell’ambiente, non bisogna credergli: non esiste NESSUNA raffineria al mondo che sia costruita ad impatto ambientale zero.Anche se la stragrande maggiornaza della gente e’ contraria, il sindaco ha dei forti interessi economici alla realizzazione di questo centro, visto che ha delle quote nelle societa’ che dovranno realizzarlo, e cosi.. una mano lava l’altra, si sa, no? mi ribolle il sangue. […]C’e’ un sito (a cui io non sono affliliata) che descrive queste cose in molto piu’ dettaglio: www.comitatonaturaverde.it, spero che lei voglia dargli uno sguardo".Con fiducia,Maria Rita D’Orsognadorsogna@math.ucla.eduQui è possibile firmare la petizione on-line CONTRO LA RAFFINERIA DEI VELENI Posts pubblicati sul tema del Centro Oli dell'Eni a Ortona: Alcuni dei migliori link, tra quelli che si stanno occupando del Centro Oli dell'Eni a Ortona:comitato natura verde;ortona viggiano;abruzzono-triv;blog di mauro vanni;ortonacity;E' assolutamente da leggere questo studio della Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna, sul tema del Centro Oli.
1300 morti all'anno, sono numeri da guerra. E continuano a chiamarle morti bianche.Un sostantivo ed un aggettivo, che sembrano creati ad arte per non lasciare traccia, delle cause e del dolore legati ad ognuna di queste tragedie. Quelle tragedie che si ripetono mediamente tre volte al giorno. Tutti i giorni. Da anni. Morti bianche le chiamano. Un sostantivo generico (morte), che non raccorta mai le cause di quelle stragi quotidiane. Come a significare una sorta di ineluttabilità dell'evento, che si vorrebbe far passare per casuale, imprevedibile. E magari si chiama in causa il destino, la malasorte, una iellaccia nera.E poi quell'aggettivo: bianche. La caratteristica di quelle morti, viene dunque affidata ad un colore neutro, a cui si accosta generalmente, in senso figurato, la purezza. Oppure si può non accostargli niente. Si lascia a quel colore il senso di neutralità che gli appartiene. Un colore che non si "schiera", che non può descrivere - per sua natura - alcunchè. Non ci racconta della rabbia, non esprime l'amore, non si riconduce al dolore. Ecco come si vogliono fare apparire quelle tragedie quotidiane: un evento della vita (di cui la morte è solo l'ultimo atto), tutto dentro la quotidianeità e perciò normale e perciò non degno di nota. In realtà non c'è niente di ineluttabile in quelle morti, che non sono per niente bianche. Sono in verità veri e propri delitti, a cui è possibile accostare diversi colori, a seconda del contesto in cui si consumano e dei sentimenti che producono.Così quei delitti possono portare con se il colore rosso del sangue versato dai lavoratori.Certamente il nero del lutto e della rabbia delle vedove, degli orfani, dei genitori o degli amici della vittima.Ma si può dire anche del grigio, a rappresentare lo squallore in cui si consumano quei delitti.Questa pagina quindi, è dedicata a donne ed uomini sfruttati in vita, e dimenticati in morte.E per favore, cominciamo a scansare almeno un po' dell'ipocrisia della quale ci si copre, ogni qualvolta un strage sul lavoro viene portata alla ribalta delle cronache: evitiamo almeno di chiamarle ancora morti bianche.Post pubblicati in Omicidi sul lavoro...:Link sulle morti sul lavoro e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro:blog caduti sul lavoro;sacrario virtuale dei caduti sul lavoro;anmil;articolo21;conarls;fillea-cgil;la sicurezza non è un'opinione;morti bianche;sicurezza sul lavoro;
Questo blog rappresenta uno spazio web di opinione sui fatti di cui giornalmente vengo a conoscenza, attraverso la rete, i quotidiani o anche attraverso lo scambio di opinioni quotidiano, con quanti ogni giorno mi trovo a confrontarmi.Uno spazio virtuale nel quale raccogliere i pensieri e scrivere parole in ordine sparso, ogni qualvolta sento l'esigenza di esprimermi scrivendo.Un blog scritto da me che mi sento di esseresemplicemente un cittadino del mondo.Con il mio colore della pelle ... uno qualunque.Con la mia nazionalità ... imposta da chissà quale decisione.Con la mia lingua ... una tra le tante di questa babele.Con la mia sessualità ... libera da ogni presunto ordine naturale.Con le mia opinioni politiche, senza condizionamenti di partito.Con nessuna fede religiosa che mi accompagni. Continua a leggere...
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