Source: https://www.laleggepertutti.it/153335_messaggi-sul-cellulare-possono-servire-per-la-separazione
Timestamp: 2019-04-23 21:00:36+00:00

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Messaggi sul cellulare: possono servire per la separazione?
Tradimento e infedeltà: si all’addebito nella separazione se c’è la prova del ricevimento di messaggi amorosi sul telefonino da parte del coniuge.
Non c’è bisogno di dimostrare una relazione amorosa in atto se si rivengono messaggi amorosi sul telefonino del marito o della moglie: tanto basta, secondo una recente sentenza della Cassazione [1], ad addebitare la causa della separazione al coniuge presunto infedele.
Spesso, quando c’è il sospetto di un tradimento, si ricorre all’investigatore privato. Ma oggi, stando alle statistiche, sono i telefonini la principale causa di separazione tra i coniugi. Ed è chiaro che, se in un cellulare è ormai racchiusa la vita – anche quella più intima – di una persona, è proprio nel device che si va a scrutare per cercare le tracce di una vita parallela.
Peraltro, alcuni tribunali – tra cui quello di Roma – sostengono che sia possibile leggere il cellulare del marito o della moglie se questo lo lascia in uno spazio “comune” della casa e non invece custodito in una tasca o nel cassetto del comodino. Nell’ambito delle relazioni domestiche, infatti, la privacy subisce una compressione e non c’è alcun reato nello sbirciare sul telefonino del coniuge (leggi Sms come prova del tradimento).
[1] Cass. sent. n. 5510/17 del 6.03.2017.
1.- La Corte d’appello di Milano, con sentenza 8 luglio 2014, ha rigettato i gravami delle parti avverso l’impugnata sentenza del Tribunale della stessa città che, nel giudizio di separazione personale dei coniugi E. C. e F. V., aveva addebitato la separazione al marito, aveva affidato i figli minori M. (n. nel omissis) e G. (n. nel omissis) al Comune di Milano, li aveva collocati presso la madre e aveva posto a carico del C. un assegno di Euro 2000,00 al mese in favore della moglie e un contributo di mantenimento per tre figli di Euro 3000,00 mensili, oltre al pagamento della globalità delle spese straordinarie concordate tra le parti. Per quanto ancora interessa, la Corte ha giustificato l’addebito per la violazione dell’obbligo di fedeltà, in ragione della scoperta, nel novembre 2007, di messaggi amorosi pervenuti sul cellulare di C.. Con riguardo alle statuizioni economiche, la Corte ha ritenuto giustificate l’attribuzione e la quantificazione dell’assegno in favore della V. e dei figli, in considerazione dell’elevato tenore di vita dei coniugi durante la vita matrimoniale e della sproporzione reddituale tra le parti, anche tenendo conto della capacità lavorativa della stessa V., non tale comunque da giustificare un incremento dei contributi economici a carico del marito; ha compensato le spese del grado di giudizio.
Il primo profilo (sub 1.3.1.), per violazione degli artt. 132, secondo comma, n. 4, e 156, secondo comma, c.p.c, denuncia insufficienza e contraddittorietà della motivazione in ordine all’addebito della separazione, per avere confermato la sentenza di primo grado sulla base di ragioni, concernenti la violazione dell’obbligo di fedeltà come causa della crisi coniugale, diverse da quelle indicate dal primo giudice, secondo il quale quella violazione aveva aggravato una crisi coniugale presente da tempo.
Entrambi i profili si risolvono in critiche all’accertamento dei redditi delle parti, ai fini della concreta determinazione dell’assegno di mantenimento, che è compito riservato al giudice di merito, la cui valutazione è incensurabile in sede di legittimità (Cass. n. 17055/2007), in presenza di motivazione idonea a rivelare la ratio decidendi, dovendosi considerare in tali limiti ridotto il controllo di legittimità sulla motivazione, ai sensi del novellato art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c. (Cass., sez. un., n. 8053/2014). Il motivo, pur prospettando violazione di norme di diritto, si risolve nella critica della sufficienza del ragionamento logico esposto dal giudice di merito e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli elementi probatori del processo, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile (v. Cass., sez. un., n. 8053/2014).

References: sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 360