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Timestamp: 2020-08-13 06:03:47+00:00

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ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83 - Pagina 191 - GrNet.it
Messaggio da alfano francesco » dom feb 23, 2020 4:00 pm
Buongiorno ai colleghi del Forum.
Ho avuto contezza circa un presunto mancato riconoscimento dell'articolo 54 per i colleghi arruolati negli anni successivi al 1983 pur avendo maturato i 15 anni di contributi al 31.12.1995 con ricongiungimento di periodi di contributi in settori privati o civili.
A tal proposito chiedo ai colleghi informazioni in merito e, in caso positivo, se a conoscenza di sentenze che riconoscono il diritto in siffatta circostanza.
Messaggio da Gianfranco64 » dom feb 23, 2020 10:06 pm
Ci sono tre sentenze della C.dei C. Toscana, accolgono favorevolmente l'aliquota del 2,93.
I casi trattati riguardano personale con meno di 15 anni al 1995. I colleghi non hanno fatto ricorso per art. 54, hanno richiesto l' applicazione del coefficiente del 2,93 anziché quello applicato del 2,33. A differenza dei colleghi 15-20 che avrebbero il tetto automatico e per tutti al 44% , i colleghi con meno 15 anni avrebbero un graduale aumento pari a 0,60 per ogni anno di servizio della parte retributiva.
Messaggio da KURO OBI » lun feb 24, 2020 8:04 pm
Gianfranco64.......è un mio limite......non ho capito molto di quello che hai postato!!
Messaggio da Mareemare » lun feb 24, 2020 9:20 pm
Ciao kuro, quello che ha riportato Gianfranco è una prima vittoria nei riguardi di quei colleghi che hanno meno di 15 anni contributivi al 1995. Se tu sei uno di costoro ti consiglio di dare la sentenza della Toscana al tuo avvocato il quale provvederà ad impostare il ricorso avendo cura di richiedere il 2,93 per la parte retributiva di pertinenza. . Ciao.
Messaggio da Gianfranco64 » lun feb 24, 2020 10:14 pm
Confermo quanto riferito da Mareemare.
Le sentenze sono facilmente reperibili sul sito Corte dei Conti, per mia incapacità tecnica non sono in grado di postarle sul forum.
Le sentenze sono con numeri progressivi, credo giudicate nel medesimo giorno.
Pur facendo riferimento all'art 54, gli avvocati hanno cambiato strategia è richiesta.
Per quelli con 15-20 anni, gli avvocati chiedono l'applicazione dell'aliquota del 44% a prescindere degli anni effettivi di servizio, dando adito a tutte le discussioni in atto se il coefficiente sia da calcolarsi a 2,20 oppure al 2,93, ma comunque i vincitori di ricorso vedranno applicarsi per tutti l'aliquota generalizzata del 44%.
Nei ricorsi in questione, non potendo rientrare tra i 15 ed i 20 anni, gli avvocati hanno richiesto che venisse applicato il coefficiente del 2,93 ovvero hanno espressamente richiesto che venisse calcolato con la formula 44/15 , pertanto i vincitori dei ricorsi vedranno calcolata la parte retributiva in relazione agli anni di Servizio, e non più con la generalizzata aliquota al 44%
Al momento ci sono quelle tre sentenze della Toscana, ricordo comunque che sono subordinate ad eventuali appelli.
Messaggio da alfano francesco » mar feb 25, 2020 12:39 am
Ringrazio Gianfranco. Avevo letto di tale situazione ma credevo fosse stata trattata diversamente dalla mia. Ma se dovesse essere confermato l'esito di cui alle prime sentenze anche in quelle di appello va benissimo uguale. Oltretutto decorrendo la pensione l11.7.21, faccio in tempo a scoprire come va a finire. Grazie ancora, intanto comincio la ricerca. Buona pensione e soprattutto buon servizio a tutti.
Messaggio da Paolino58 » mar feb 25, 2020 11:01 am
Per quanto riguarda i ricorsi di militari con meno di 15 anni al 31/12/1995, desidero avvertirvi che oltre alle sentenze di 1° grado (anche in altre regioni oltre la Toscana, vedasi per es. la nr. 175/2019 del Friuli Venezia Giulia) vi sono sentenze favorevoli anche in appello.
Vi allego le sentenze nr. 308 e 310 della II sezione di Appello
SECONDA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO_SENTENZAsent 310-2019 oscurata.pdf
SECONDA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO_SENTENZA Sent 308-2019 Oscurata.pdf
Messaggio da panorama » mar feb 25, 2020 2:17 pm
Anno 2020 Numero 35 Pubblicazione 22/01/2020
N.B.: Altro ricorso con lo stesso avvocato Paolo Celli dichiarato dalla CdC inammissibile, per il seguente motivo:
- l’INPS ha chiesto che fosse dichiarato inammissibile il ricorso per l’assenza della domanda amministrativa e, ……
1) - Occorre ricordare che l’articolo 153, comma 1, lettera “b” del codice della giustizia contabile (c.g.c., approvato con decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174), stabilisce i ricorsi sono inammissibili quando “si propongano domande sulle quali non si sia provveduto in sede amministrativa, ovvero per le quali non sia trascorso il termine di legge dalla notificazione all'amministrazione di un formale atto di diffida a provvedere” [disposizione sostanzialmente riproduttiva, per la parte che qui rileva, dell’articolo 71, primo comma, lettera “b” del r.d. 13 agosto 1933, n. 1038 (recante “Approvazione del regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti”), ai sensi del quale i ricorsi in materia di pensioni non sono ammessi quando “si propongano domande sulle quali non siasi provveduto in sede amministrativa”], con ciò imponendo la sussistenza di un'espressa pronunzia preventiva dell'amministrazione o l'inutile esperimento della procedura per la formazione del silenzio rifiuto, in ossequio al principio della previa azione amministrativa, prima della presentazione della domanda in sede giudiziale (Corte dei conti, Sez. reg. Lombardia, sent. n. 35 del 12 gennaio 2011; sent. n. 90 dell’11 marzo 2010; sent. n. 204 del 1° aprile 2009; Sez. III App., sent. n. 133 del 16 febbraio 2004; sent. n. 218 del 1° luglio 2002). Conseguentemente, non sussistendo, sulla pretesa giudiziale di che trattasi, alcuna domanda amministrativa intesa a ottenere quel trattamento pensionistico con conseguente espressa pronunzia preventiva dell'amministrazione o l'esperimento della procedura per la formazione del silenzio-rifiuto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
2) - Stante la natura delle questioni affrontate, appare equo compensare le spese fra le parti.
Messaggio da Gabriele63 » mar feb 25, 2020 11:21 pm
Salve Panorama!
A proposito di "appelli", alcuni quesiti relativi ai termini (breve di 60 gg dalla notifica e lungo 12+1 mesi dal deposito della sentenza) per proposizione dell’appello contro una sentenza della Corte dei Conti.
La norma che disciplina i termini per l’appello è l'art. 178 del Codice di Giustizia Contabile (D.L. 74/2016) che è stato recentemente modificato dal D.Lgs. 7 ottobre 2019, n. 114 (in particolare ha stravolto il comma 4) e, salvo mia errata interpretazione, ha soppresso implicitamente il termine di 12 mesi riducendoli a sei come per il procedimento civile.
Altra norma che prevede il termine lungo è l’art. 5 bis del D.L. 453/1993 (mai abrogato) che così recita:
““L'appello è proponibile dalle parti, dal procuratore regionale competente per territorio o dal procuratore generale, entro sessanta giorni dalla notificazione o, comunque, entro un anno dalla pubblicazione..........”
-Qual è l’esatta lettura di queste norme?
-Il termine lungo dei 12+1 mesi è stato effettivamente soppresso con la riduzione a 6 mesi? -
-Se così fosse, i procedimenti avviati davanti alle sezioni regionali prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 7 ottobre 2019, n. 114 ne subiscono gli effetti o meno?.
-L’art. 5 bis del D.L. 453/1993 quale rilievo ha? Ha perso la sua efficacia o non è ha mai avuto?
Ringrazio e buona serata a tutti
Messaggio da panorama » ven feb 28, 2020 3:53 pm
Ieri 27/02/2020 l'Avv. PARISI sulla propria pagina FB ha scritto questo commento
ART 54. RICALCOLO PENSIONI.
2^ SEZIONE APPELLO
Ho discusso, oggi, quattro appelli proposti dall'Inps contro sentenze di primo grado rese in Friuli e Lombardia, dove abbiamo vinto.
Gli avvocati dell'istituto previdenziale, consapevoli ormai dell'orientamento di tutte e tre le sezioni centrali, non discutono più di diritto ma la buttano su questioni "di tenuta del sistema previdenziale ".
Oggi il difensore Inps ha illustrato una relazione di conto, secondo cui l'art 54 costerà allo Stato circa 500 milioni di euro.
Per dirla senza troppi giri di parole, stanno passando al "ricatto".
È come dire: "cari giudici, abbiamo capito che sti poveri disgraziati di militari hanno ragione, ma se continuate a farli vincere, l'inps fallisce ".
Questa è demagogia.
Perché si legittimerebbe, con la ragion di stato, il potere dello Stato di calpestare i diritti, sottraendosi alla Legge.
Era nell'aria che prima o poi l'Inps avrebbe adottato questa tattica.
Ecco perché, stamattina anche io non ho parlato di diritto ma ho fatto demagogia, rispondendo pan per focaccia.
Ho illustrato un recente report giornalistico pubblicato da Panorama, in cui sono stati diffusi dati raccapriccianti su come l'Inps gestisce il suo patrimonio e, quindi, il denaro pubblico.
L'istituto ha un patrimonio immobiliare di circa 30.000 tra case, palazzi e uffici.
Per un valore di oltre 3 MILIARDI (ripeto, MILIARDI) di euro.
Circa 18.000 di questi immobili sono in stato di abbandono, o fittati ai privati a prezzo stracciati.
Per cui più di 1 MILARDO e MEZZO di euro buttati nella spazzatura.
Per di più l'istituto, invece di utilizzare i propri immobili, prende in fitto immobili da privati, spendendo ogni anno oltre 80 milioni di euro.
Questa è la gestione che rappresenta un pericolo per la tenuta dei conti pubblici, non il pagamento di quanto dovuto legittimamente in favore di Voi militari.
Vedremo come decideranno in seconda sezione
Messaggio da panorama » ven feb 28, 2020 11:31 pm
Posto l'allegata lettera del resoconto svolto dallo studio legale Claudio Mignone di Bologna in riferimento all'art. 54.
1) - Così ragionando, al militare con una anzianità lavorativa complessiva di 10 anni al 31/12/1995 andrà pertanto riconosciuta l’aliquota del 29,333% (ovvero il 2,9333% annuo per 10 anni) anziché quella del 23,333% (prevista per il personale civile e inopinatamente applicata dall’I.N.P.S.); al militare con 11 anni al 31/12/1995 andrà riconosciuta l’aliquota del 32,266% anziché quella del 25,666%; e così via sino ad arrivare al militare con una anzianità lavorativa complessiva al 31/12/1995 di 14 anni, al quale andrà riconosciuta l’aliquota del 41,067% anziché quella del 32,667%.
2) - A conclusione di questo breve aggiornamento sulla vertenza de qua, Vi informo con enorme piacere che ad oggi il 90% dei militari tutelati dallo Studio professionale dello scrivente ha già conseguito l’adeguamento del trattamento pensionistico (con applicazione dell’aliquota del 44% per la “parte retributiva” della pensione), con incrementi reali sul rateo pensionistico ricompresi in un forbice economica che va dai 95,00 euro netti al mese fino a più di 320,00 euro netti al mese, oltre alla corresponsione degli arretrati maturati dalla data di pensionamento ed interessi legali.
Messaggio da luciano7 » sab feb 29, 2020 9:48 am
Buongiorno, allego anch'io la mia sentenza favorevole della Corte dei Conti di Ancona, e' la 250 del 10.12.2019, non risultano appelli, tra l'altro ho visto che sul mio pannello pratiche dell'Inps, risulta da pochi giorni la voce riliquidazione pensione..in lavorazione, dovrebbe essere di buon auspicio.
sent. 250.2019 OSCURATA.pdf
Messaggio da panorama » sab feb 29, 2020 11:41 am
Nella tua sentenza n. 250/2019 della CdC Marche, pubblicata il 23/12/2019, si legge che:
1) - In data 20 agosto 2019 …….. il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri che ha concluso chiedendo di riconoscere l’esclusiva competenza dell’INPS nella determinazione delle aliquote pensionistiche in argomento.
2) - In data 20 settembre 2019 ……… si è costituita l’INPS chiedendo, in via preliminare l’integrazione del contraddittorio ex art. 102 c.p.c. nei confronti del Ministero della Difesa, in quanto si verserebbe in ipotesi di litisconsorzio necessario e l’estromissione dal processo. In subordine, ha formulato istanza di essere autorizzato a chiamare nel processo, ex art. 106 c.p.c., il Ministero della Difesa per comunanza di causa, affinché l’istituto previdenziale possa spiegare rivalsa e manleva nei confronti della stessa amministrazione datrice di lavoro; i calcoli compiuti dall’Inps si baserebbero infatti sui dati trasmessi dall’amministrazione, chiedendo, pertanto, in caso di accoglimento dell’avversa pretesa, di essere garantito e manlevato dal Ministero datore di lavoro.
- Quindi, se l’INPS chiede di essere estromessa dal processo solo perché si regola sui dati trasmessi dall’Amministrazione CC. e quindi, accollare tutta la responsabilità del Ministero quale datore di lavoro, con quale potere promuove gli Appelli alla CdC direttamente? Ed inoltre, perché alle richieste del personale Militare di ricalcolo pensionistico, ribadisce che non si ha diritto?
- Allora qui bisogna che, tutte le nostre Amministrazioni Militari agendo di propria autonomia, provvedano ad inserire direttamente i dati di cui all’aliquota del 44% e vediamo come si comporta l’INPS. Vorrei vedere quali coefficienti calcola l’Istituto pensionistico, visto che asserisce che la colpa non di loro ma dalle amministrazioni che inviano i dati.
Messaggio da istillnotaffound » sab feb 29, 2020 11:49 am
@panorama Gli specchi sui quali l'INPS si è sempre arrampicata cominciano ad essere sempre più ripidi e scivolosi...
Messaggio da FRANCOPAIANO59 » sab feb 29, 2020 12:40 pm
In seguito alle numerose favorevoli sentenze emesse dalle varie Sezioni Giurisdizionali Regionali della Corte dei Conti e di quelle intervenute anche in appello delle tre Sezioni della Corte Centrale, chiedo, cortesemente, di pubblicare un facsimile aggiornato di diffida da inoltrare all'INPIS competente relativo, alla richiesta di applicazione dell'art. 54 TU 10092/73, ai fini del calcolo della pensione agli appartenenti alle FF.PP. (militari) e FF.AA. arruolati negli anni dal 1981/1983.

References: art. 54
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 102
 art. 106