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L’alpinismo non è delle guide alpine 1 – Alessandro Gogna
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Pubblicato il 6 Dicembre 2014 20 Ottobre 2016 di Administrator — Lascia un commento
Alpinismo, arrampicata e tecniche non sono delle guide alpine – 1a puntata (1-5)
Questo scritto è stato concepito prima dell’apertura, avvenuta il 22.7.2014, del sito nazionale guide alpine-maestri di alpinismo www.guidealpine.it, della quale il 6 settembre 2014 ci ha informati il Gogna Blog.
Rispetto al loro pregresso si rileva un perfezionamento strategico / espositivo circa alcuni contenuti che invece io qui analizzo quanto alla “giuridificazione” (+ connessi) di comportamenti, conoscenze, pensieri, materiali, tecniche, assistenze alpinistici.
Non ho variato il mio scritto in relazione alla suddetta novità, poiché la sostanza che espongo credo rimanga, anzi ne vedo sviluppi lineari; però ho aggiunto il paragrafo “Vie nuove: nuovo sito Internet della Guide alpine italiane”.
Il 22 settembre 2014, sempre nel Gogna Blog, è comparso l’intervento “A Edolo, presentate le guide alpine lombarde“, relativo al nuovo sito locale, di contenuti analoghi a quelli del nazionale: parendomi anche essi in linea con i detti sviluppi, non ne prendo particolari spunti, salvo rilevarvi la menzione delle più recenti attività svolte dalle guide (nordic walking, coaching, ecc.) e la collaborazione specie con l’istituzione universitaria.
Per capire il senso di queste premesse, ed il resto, temo occorra prima leggere tutto… Buona fortuna!].
§ 1. Occasione: “maestro di arrampicata” e cose note
Stefano Michelazzi – sempre attento alle tematiche alpinistiche – commentando nel Gogna Blog l’articolo di Maurizio Oviglia “Dovremo chiamarci di nuovo rocciatori?”, ha espresso dissenso sulla prevista istituzione della professione di (“istruttore”, rectius) “maestro di arrampicata”, come da proposta di legge – art. 4* – presentata alla Camera il 3 aprile 2013 col n. 639 ad iniziativa del deputato Saltamartini ed intitolata “Modifiche alla legge 2 gennaio 1989, n. 6, e altre disposizioni riguardanti l’ordinamento delle professioni del turismo montano”, poiché andrebbe a ripartire negativamente l’ambito della riserva d’esercizio già attribuito alla “guida alpina-maestro di alpinismo” (nel seguito, per comodità: g.a.-m.a.)
[* art. 4 proposta Saltamarini,
“Maestro di arrampicata.
1) Sono istituiti la figura professionale del maestro di arrampicata e il relativo elenco speciale. E’ maestro di arrampicata chi svolge professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, le seguenti attività:
a) accompagnamento di persone in arrampicata su roccia e su strutture, naturali e artificiali, appositamente predisposte, con esclusione delle zone con caratteristiche alpine e delle aree innevate;
b) insegnamento delle tecniche di arrampicata su roccia e su strutture, naturali e artificiali, appositamente predisposte, con esclusione delle zone con caratteristiche alpine e delle aree innevate.
2) Al maestro di arrampicata è permesso l’uso di tecniche e di materiale alpinistico relativi al terreno di competenza ai sensi di quanto previsto dal comma 1.
4) Le guide alpine-maestri di alpinismo possono svolgere le attività di cui al presente articolo.”].
Va tenuto presente che, per la stessa proposta (artt. 1, 2, 3, 6, 8, 11, 12, oltre al soprariportato art. 4 ed all’art. 13, dei quali dirò), l’istituenda professione è collocata sotto il governo di quella di g.a.-m.a., ed in particolare del relativo Collegio nazionale.
E che detta proposta è orientata a porre le basi normative per ulteriori future estensioni delle varie professioni turistiche.
§ 2. Oggetto e scopo dello scritto: per il non professionale
Dall’intervento di Michelazzi prendo spunto non sul problema (effettivo) che egli ha evidenziato ma al fine di indagarne uno diverso, sottostante e laterale, quale mia doglianza e segnalazione al pubblico alpinistico: non cioè sull’opportunità o meno di fare condividere un ambito professionale a soggetti emersi od emergenti ma sugli effetti – diretti o riflessi, di diritto o di fatto – che dall’approvazione del complesso di quella proposta, o comunque da una sostanziale condivisione della sua ideologia e dei modi – deriverebbero su alpinismo, arrampicata, escursionismo non professionali, corpo maggiore dei relativi praticanti, organizzati (esempio: CAI) o no (gruppi occasionali, singoli, terzi).
§ 3. Alcune altre proposte legislative (On.li Di Centa-Quartiani ed altri, Sen. Fosson ed altri) e un movimento
La suddetta proposta ha ripreso quella che era stata presentata, all’epoca del Ministero del turismo On. Brambilla, il 2 febbraio 2010 col n. 3170, dai deputati Di Centa-Quartiani (ecc.)
[l’ultimo, allora presidente del “Gruppo parlamentari Amici della Montagna”, recentemente ha rappresentato il C.a.i. in rapporti col Parlamento nazionale; ad evidenziare il movimento più vasto, noto che vi è ancora in gestazione una “Legge sulla montagna”, della quale in questa sede non è possibile dire].
Un’emblematica rappresentazione dei cattivi pensieri della proposta l’ha fornita Mariolina Iossa:
[“Maestri alpini e divieti. Arriva il codice della neve. Presto norme severe contro i turisti delle valanghe. Le guide. Con condizioni buone si può sciare fuoripista solo con una guida alpina”, Corriere della Sera 4.3.2010, Internet].
E si sono avute iniziative legislative ulteriori:
[esempio, disegno di legge n. 1921, del Senatore Fosson ed altri, comunicato alla presidenza il 3 dicembre 2009.
Di seguito in genere per comodità farò riferimento solo alle proposte Saltamarini e Di Centa-Quartiani e tralascerò le normative di categoria e quelle regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano, risalenti nel tempo od attuali], anch’esse con oggetto le c.d. “professioni del turismo montano”: tra le quali è compresa quella che già lo Stato aveva istituito nel 1989, dappresso.
§ 4. La legge 2 gennaio 1989, n. 6 (“Ordinamento della professione di guida alpina”, da allora meglio dettagliata come di “guida alpina-maestro di alpinismo”),
– aveva appunto provveduto a fare subentrare un ‘”ordinamento professionale” all’attività di “guida o portatore alpino”, prima abbastanza corrispondente ma poco normata nella legislazione statale [Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza, R.D. 18 giugno 1931, n. 773 e Regolamento di pubblica sicurezza, R.D. 6 maggio 1940, n. 635, rispettivi artt. 123 e 234, l’ultimo ne forniva le nozioni giuridiche; art. 669 codice penale del 1930 per le relative sanzioni, allora “arresto” o “ammenda”], la quale, derivata da un’impostazione dalle origini più che bimillenarie – considerante l’aspetto “manuale” distinto, per minorità, da quello “intellettuale” – era denominata e trattata quale “mestiere” [uno dei vari c.d. “girovaghi”; gli altri non avevano a che fare con l’alpinismo, tra essi però rientrava l'”insegnamento dello sci”.
Per una illustrazione chiara della terminologia in generale, Mestieri e Professioni, di Margherita Zizi, Enciclopedia Treccani, Internet];
– sempre la legge del 1989 – artt. 2* e 3** – oltre alla pratica dell'”accompagnamento” di persone in ascensioni sia su roccia che su ghiaccio o in escursioni in montagna (quella allora tradizionalmente e culturalmente identificativa), nella professione aveva esplicitamente previsto anche il “maestro di alpinismo”, formalizzandovi l'”insegnamento” delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche (non che prima non potesse essere svolto dalle guide alpine, ma per loro era un accessorio, di minore rilevanza e prestigio).
Invece, fin dalle origini – art. 123 del Regolamento 1940 T.U.l.p.s., sopra cit. – sull'”insegnamento” era espressamente puntato il mestiere del poi denominato “maestro di sci”. Vd. post)
[* art. 2 legge 1989, n. 6,
1) E’ guida alpina chi svolge professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, le seguenti attività:
2) Lo svolgimento a titolo professionale delle attività di cui al comma 1, su qualsiasi terreno e senza limiti di difficoltà e, per le escursioni sciistiche, fuori delle stazioni sciistiche attrezzate o delle piste di discesa o di fondo, e comunque laddove possa essere necessario l’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche, è riservato alle guide alpine abilitate all’esercizio professionale e iscritte nell’albo professionale delle guide alpine…”;
** art. 3 stessa legge,
“Gradi della professione. 1. La professione si articola in due gradi: a) aspirante guida; b) guida alpina-maestro di alpinismo” …].
§ 5. Scuole CAI
Nella legge 1989, n. 6, la figura del “maestro” di alpinismo è nominalisticamente distinta da quella dell”istruttore”*
[* denominazione d’uso per i corsi non professionali del CAI,
– esplicitamente per l’art. 2 legge 26 gennaio 1963, n. 91, a seguito della novella operata dall’art. 2 della legge 24 dicembre 1985, n. 776 “Nuove disposizioni sul Club alpino italiano”:
“… Il Club alpino italiano provvede, a favore sia dei propri soci sia di altri, nell’ambito delle facoltà previste dallo statuto, e con le modalità ivi stabilite:… c) alla diffusione della frequentazione della montagna e all’organizzazione di iniziative alpinistiche, escursionistiche e speleologiche; d) all’organizzazione ed alla gestione di corsi d’addestramento per le attività alpinistiche, sci-alpinistiche, escursionistiche, speleologiche, naturalistiche; e) alla formazione di istruttori necessari allo svolgimento delle attività di cui alla lettera d)…”;
– per l’art. 20 legge 1989, n. 6:
“Scuole e istruttori del CAI”
1) Il Club Alpino Italiano, … conserva la facoltà di organizzare scuole e corsi di addestramento a carattere non professionale per le attività alpinistiche, sci-alpinistiche, escursionistiche, speleologiche, naturalistiche e per la formazione dei relativi istruttori.”
3) Le attività degli istruttori e delle scuole del CAI sono disciplinate dai regolamenti del club alpino italiano.” …].
Va detto che la prassi spesso confonde guide, maestri, istruttori o simili; e che la denominazione e funzione di istruttore esiste pure per le g.a.-m.a., quanto ai loro corsi interni, esempi artt. 7-9-16 legge 1989, n. 6, e nell’ambito militare [circa invece la professione di maestro di sci, per l’ancora pregressa discussione in sede di lavori parlamentari sulla scelta tra la denominazione “maestro” e/o “istruttore”, finita – tenuto conto degli usi del tempo – con unificazione nella prima, vd. in Federico Tedeschini, “Commento alla legge quadro per il turismo”, ed. Maggioli, 1985, pagg. 261 ss.
Circa l’ambito militare, ad esempio, di Umberto Palazza e Antonio Vizzi, La scuola militare alpina di Aosta, ed. Pheljna, 1992; e di Franco Fucci, Aosta l’università della montagna, in Storia illustrata n. 313 12/1983, Internet. Nella specie, la denominazione “università” è a sua volta impropria].
Punto fermo è che l’attività delle scuole CAI o di singoli non abilitati professionisti non può essere retribuita, mentre è ammesso il rimborso spese; altrimenti, sarebbe illegale
[l'”Abusivo esercizio di una professione” è reato, previsto e punito dall’art. 348 codice penale, salve altre sanzioni e conseguenze:
“Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è prevista una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da Euro 103 a Euro 516”.
E’ un reato “procedibile d’ufficio”: chiunque ne abbia avuto notizia può farne denuncia, non occorrendo e non essendo anzi in sé pertinente una “querela” di persona offesa (artt. 120 c.p. e 333 c.p.p.), la quale peraltro varrebbe come denuncia; invece, circa l’obbligo di denunciare facente capo a soggetti qualificati (pubblici ufficiali, ecc.), artt. 330 ss c.p.p.
Vd. nel mio Professionismo, Volontariato e Libera Frequentazione della Montagna, Annuario CAAI, 2011].
§ 6. “Arrampicata sportiva” (vs. “alpinismo”, “alpino”, “zone con caratteristiche alpine”, “montagna”, altro?)
Ancora senza troppi approfondimenti, rilevo che, nell’intento di regolare un'”arrampicata” svincolata dai tradizionali riferimenti ad “alpinismo” e “montagna”, ora appunto vogliono provvedere su quelle attività che con l’alpinismo condividono alcuni caratteri (per gesti, materiali, tecniche) ma che non si svolgono di per sé in “montagna” o in “zone con caratteristiche alpine” (così artt. 4 proposte Saltamarini e Di Centa-Quartiani) e/o che nemmeno ne hanno od intendono averne altri, tra i quali, direi, lo “spirito” [concetti che sarebbero difficili se non impossibili da definire, accontentiamoci di prenderli per buoni; cenni nel mio “Genesi del mutamento: sociale, economica, giuridica”, Annuario CAAI 2010, specie nota 9.
Tant’è che nei tentativi di riforma della legge sulla “montagna” – di cui dicevo – al di là della caratterizzazione “comuni montani”, da tempo utilizzata in riferimento ai relativi provvedimenti specie economici, per quella ancora non è stata trovata una formula definitoria d’utilizzabilità generale, se necessaria, auspicabile o possibile.
Spunti in “Audizione presso le Commissioni V e VII della Camera dei deputati 28 aprile 2014 sull’A.C. 65 Realacci…, Intervento di Emilio Quartiani, delegato ai Rapporti con le Istituzioni e gli enti pubblici nazionali, all’ambiente montano, al Comitato scientifico centrale e alla CIPRA, in rappresentanza del Presidente generale del CAI Umberto Martini”, reperibile in News Sede centrale del CAI.
Per definire un’essenza, lì adesso parlano di “montanità”; gli Alpini già di “alpinità”; più in antico c’era la “cavallinità”].
In pratica, si tratta soprattutto della c.d. “arrampicata sportiva” (anch’essa non meglio definita: è utile il cit. articolo di Oviglia), la quale viene svolta o su terreno naturale a quote non montane o a nessuna quota, ad ammettere in ipotesi che a fare montagna od alpinismo sia una “quota” e sorvolando pure – altrimenti ancora non ne usciamo – sul quesito, non peregrino, se si svolga anche là; oppure in impianti artificiali, generalmente cittadini, dove roccia e ghiaccio vengono surrogati.
Ambiti che, a partire dagli anni ’80 del ‘900, hanno assunto un interesse economico, quantitativo, sociale forse superiore rispetto ai tradizionali e che quindi reclamano regolamentazioni se non spartizioni.
§ 7. “Specializzazioni” (davvero?)
In punto, la cit. legge 1989, n. 6*, stava sull’equivoco, non per errore o ingenuità:
– sub “specializzazioni”, già contemplava l'”arrampicata sportiva in roccia o ghiaccio” ed “altre eventualmente definite dal direttivo del collegio nazionale delle guide”, categorie in sé non identificanti ma neppure neganti né il montano né l’alpinistico né altro; segno evidente che il problema era in fermento e che si era pensata una scorciatoia interna per successive estensioni ad ambiti operativi non predeterminati, onde evitarsi di reinvestire la competenza spettante al Parlamento (post)
[* art. 10 legge 1989, n. 6,
“Specializzazioni.
1) Le guide alpine-maestri di alpinismo e gli aspiranti guida possono conseguire, mediante frequenza di appositi corsi di formazione organizzati dal collegio nazionale delle guide e il superamento dei relativi esami, le seguenti specializzazioni:
2) Contenuti e modalità dei corsi e degli esami sono stabiliti dal direttivo del collegio nazionale delle guide. …”];
– ma l’impiego stesso, nel complesso della legge, delle denominazioni “alpina” e “alpinismo” nonché i riferimenti alla “montagna”, comunque limitavano ed a mio parere ancora oggi devono limitare il campo della sua applicabilità, non potendosi obliare il significato, lo sviluppo storico ed il contesto in cui quella normativa fu approvata (si ricordi anche il problema del rapporto col “carrozzone” pubblico C.a.i., contrastato da diversi animosi ma dal quale pure essi non riuscirono a prescindere) né potendosi tranquillamente collocare sotto specie di montagna e/o alpinismo – per ottenere copertura di legge, specie quanto a minacce sanzionatorie – ciò che tale non è.
§ 8. Passo indietro, la “”Legge quadro per il turismo…” 17 maggio 1983, n. 217: prime nozioni legali della professione di guida alpina
Per comprensione dell'”argomento storico” circa la nascita della g.a.-m.a. come professione e l’individuazione, almeno originaria, del suo ambito, si consideri che la sopratrascritta suddistinzione in “gradi della professione” (art. 3 legge 1989, n. 6) le era venuta dall’art. 11* della precedente “Legge quadro per il turismo e interventi per il potenziamento e la qualificazione dell’offerta turistica” 17 maggio 1983, n. 217, e che questa, parlando di “gradi della professionalità” (comma 12 stesso articolo) e dando nozioni giuridiche tra varie professioni turistiche, aveva previsto solo i due della “guida alpina” e dell'”aspirante guida o portatore alpino” e li aveva riferiti solo all'”accompagnamento” e solo in “alta montagna”
[* art. 11, commi 8 e 9, Legge quadro per il turismo 1983, n. 217:
“E’ guida alpina chi, per professione, accompagna singole persone o gruppi di persone in scalate o gite in alta montagna.
E’ aspirante guida alpina o portatore alpino chi, per professione, accompagna singole persone o gruppi di persone in ascensioni di difficoltà non superiore al terzo grado; in ascensioni superiori si può fungere da capo cordata solo se assieme a guida alpina”.
Su tale normativa – in allora – Tedeschini cit., specie pagg. 115 ss; l’A., per le professioni di cui all’art. 11, fiducioso sosteneva che la Legge quadro le aveva “… definite, una volta per tutte… “, pag. 30.
Qualche cenno in Professionismo, Volontariato… cit., pag. 166].
L’argomento storico, nell’interpretazione del diritto, normalmente non ha troppa importanza; cionondimeno, è utile tenerne conto, quantomeno per evidenziare come, almeno all’origine della professione di guida alpina, non si potesse dire che per natura o norma essa dovesse per implicito comprendere anche gli ambiti “non alpinistici” o “non montani” o addirittura “non di alta montagna”: quelli che invece in seguito hanno assunto grande rilievo.
Così, restavano acquattate le possibilità di discussioni e di controversie legali, da tempo emerse puntualmente e che ora si rinnovano [per il caso della nota causa giudiziaria attivata da g.a.-m.a. a carico di alcuni istruttori F.a.s.i., cenni nei miei Luoghi di arrampicata: norme per l’organizzazione e l’utilizzo, in Annuario CAAI 2009, pag. 124, e Professionismo, Volontariato… cit., nota 9].
§ 9. “Riserva di legge”
Infatti, quanto al giuridico, occorreva ed occorre tenere presente che nel nostro ordinamento generale (qui, in apicibus: artt. 25, 41 e 117 Costituzione) l’esercizio di una materia / attività economica può essere “riservato”* ad una categoria di esercenti professionali solo ove ciò sia previsto per legge, soprattutto se detta riserva la si voglia presidiata da sanzioni di tipo “penale” od anche solo “amministrativo” o comunque con particolari conseguenze.
Altrimenti, “tutto ciò che non è vietato è consentito”
[* comma 2 del già riportato art. 2 della legge 1989, n. 6:
“Lo svolgimento a titolo professionale delle attività di cui al comma 1, su qualsiasi terreno e senza limiti di difficoltà e, per le escursioni sciistiche, fuori delle stazioni sciistiche attrezzate o delle piste di discesa o di fondo, e comunque laddove possa essere necessario l’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche, è riservato alle guide alpine abilitate all’esercizio professionale e iscritte nell’albo professionale delle guide alpine… .”.
Si noti che la formula – con gli incisi “… qualsiasi terreno…” e “… comunque laddove possa essere necessario l’uso…” – in sé può essere letta indipendentemente da collocazioni alpine od in montagna: post].
Praticamente – pertanto – vi era e vi è un problema di limiti e confini sulla possibilità di ritenere solo delle g.a.-m.a. anche un’attività economica la quale con l’alpinismo (o la montagna) può avere poco o nulla a che fare pur condividendone alcuni gesti, materiali, tecniche d’impiego ed alcuni pericoli (nell’arrampicata sportiva, a voler togliere quelli legati alla severità ambientale, resta specialmente la caduta), ancor più ove si tratti di attività c.d. “indoor” od ove fossero addirittura solamente teoriche.
§ 10. Raffronti: alpinismo e non alpinismo, montagna e non montagna, tecniche, arrampicata
a) Così, interpretando lo stesso art. 2 della legge 1989, n. 6 (g.a.-m.a.), possono esserne cercate portate diverse nel comma 1 oppure nel comma 2; infatti, il primo è direttamente incentrato sul riferimento ad alpinismo e montagna, il secondo solo alle tecniche, anche se caratterizzate dal dover essere alpinistiche: enfatizzando l’uno piuttosto che l’altro, o aspetti vari, si può pertanto individuare la riserva di legge solo con quanto si svolga in alpinismo / montagna oppure anche con quanto stia fuori da essi ma con impiego di tecniche che comunque possano ritenersi alpinistiche.
Problema sul quale, circa le novità, tornerò oltre;
b) mentre, raffrontando tra loro, da un lato, l’ambito dell’art. 2 comma 1 lettere a) – c) legge 1989, n. 6 (g.a.-m.a.), e, dall’altro, l’ambito degli artt. 4 delle citt. proposte (nuovo “maestro d’arrampicata”), si rileva che:
– il primo ambito, per l’accompagnamento (lettera a) riguarda solo un’attività “alpinistica” esercitata in “montagna”, mentre per l’insegnamento (lettera c) è riferito solo a “tecniche” “alpinistiche”;
– nel secondo ambito, invece, sia per accompagnamento che per insegnamento, è espressamente escluso che il nuovo maestro di arrampicata possa esercitare in “zone con caratteristiche alpine” ma subito dopo è precisato che gli “è permesso l’uso di tecniche e di materiale alpinistico” (esempio: arrampicata assicurata su scogliera marina od in impianti cittadini) [aggiungo io, se ciò sia fondato: fa od usa qualcosa di alpinistico, chi sale o scende da una scogliera con la corda fissata tramite nodo “barcaiolo”, alias di marinai o di chi prima per essi? Fenici, pirati, pompieri ed edificatori del Duomo di Milano c’erano già arrivati].
Quali che possano essere le soluzioni teoriche o normative, di fatto i problemi vengono poiché in Italia si arrampica anche dove la montagna non c’è; e poiché l’unica vera giustificazione della riserva legale d’esercizio professionale sta nella garanzia della qualità della prestazione per l’incolumità del cliente [vd. la conferma della seconda affermazione nei lavori parlamentari preparatori alla cit. Legge quadro… 1983, n. 217, in Tedeschini cit., pag. 143].
Circa i professionisti: quella garanzia (ovviamente, fin dove per sua natura possibile ed esigibile) è certamente fornita dalle g.a.-m.a., mentre per altri eventuali, senza possibilità di escluderla di principio, è ancora da valutare normativamente, quantomeno agli effetti della riserva tutelata dall’art. 348 c.p. cit.
Adesso vi sono diatribe di chi o su chi, senza possedere l’abilitazione di g.a.-m.a., tali attività voglia svolgere almeno su zone non montane o non dalle caratteristiche alpine, ricevendone entrate economiche e coltivando rapporti legali con autorità amministrative territoriali e con privati committenti od utenti (istruttori FASI o di altre realtà similari; o, per l’insegnamento negli impianti artificiali al coperto, diplomati Isef-Scienze motorie; o, nel settore emerso in modi pressanti, sia in montagna che no, rilevante e foriero di rivendicazioni ed esclusioni, di progettisti, attrezzatori o certificatori di falesie o vie o sentieri ferrati; ecc. Cenni in Luoghi di arrampicata… cit., e salvi ulteriori profili quanto alla c.d. “libertà di mercato”, post).
Ma, stavolta, il testo degli artt. 4 delle proposte sarebbe netto: le g.a.-m.a. possono accompagnare ed insegnare nell’arrampicata sportiva; i nuovi “maestri di arrampicata” pure, però “… con esclusione delle zone con caratteristiche alpine e delle aree innevate…” [strano “recupero” del riferimento alle zone d’esercizio, per un ordinamento che tale tipo di delimitazione vorrebbero non avesse mai contemplato].
§ 11. Varianti + accessori sopravvenuti
Non si tratta solo delle accennate questioni di quota o zone d’esercizio e/o di spirito:
– problemi di confine vi sono in riferimento a professioni contigue, che si differenziano da quella di g.a.-m.a. per mancanza o minore presenza di contenuti tecnici qualitativi (accompagnatore di media montagna, guida escursionistica, guida ambientale, ecc.) [sul contrasto tra g.a.-m.a. e “guide-ambientali escursionistiche” della Regione Emilia-Romagna, sentenza Corte costituzionale n. 459/2005. Inoltre, ma su profili ancora diversi, c’è il caso dei maestri di sci];
– si consideri che, come accennavo, con quella scorciatoia passo dopo passo sono state introdotte nella professione di g.a.-m.a. attività le quali con essa, od almeno con la tradizionale, non c’entrano affatto (supra e post) e che per sè neppure è detto siano proprie solo di tale professionalità (disgaggi, torrentismo, preparazione di piazzole d’atterraggio per elicotteri, formazione tecnica di lavoratori addetti ai lavori in quota o su funi, ecc.; per l’ultimo caso, quanto al D.Lvo 2008 n. 81, post), foriere di contese [“implementazioni” anomale, in epoca di asserite c.d. “liberalizzazioni”, ove fossero ritenute attività solo a loro riservate.
Sull’argomento vd. Autorità garante della concorrenza e del mercato, ad esempio circa l’insegnamento professionale di attività sportive varie, comunicazione AS268 del 6 novembre 2003, e, quanto proprio alla professione di g.a.-m.a. e circa il c.d. “eliski” od altro, AS460 – Ordinamento della professione di guida alpina (legge quadro 2 gennaio 1898, n. 6 e leggi regionali) del 27 giugno 2008, a Presidente Senato ecc.. Internet.
Curiose e meritevoli di interrogativi sono, tra altre, le inclusioni degli “interventi su grandi alberi con tecniche alpinistiche” e delle (senza virgole) “consulenze per aziende nel settore sport e texas laws on payday loans sicurezza”, come da “Qualche indicazione sulle figure professionali” del Collegio regionale delle guide alpine dell’Abruzzo, Internet].
Attività legittimamente esercitabili dalle g.a.-m.a.: ma – appunto – anch’esse solo a loro “riservate”?
In tale combattuta situazione, sono cresciute l’arrampicata non montana ed il relativo insegnamento: i contenuti sostanziali erano già compresi nell’attività di g.a.-m.a. ed in una delle sue citt. “specializzazioni” (art. 10 legge 1989, n. 6, soprariportato: “…arrampicata sportiva in roccia…”) ma senza che con certezza se ne potesse affermare la riserva legale in favore di essa.
Fino a qui sono questioni vecchie; per risolverne una parte, le dette proposte di legge.
Tag: CAI, Carlo Bonardi, giurisprudenza, guide alpine, regolamentazione, saggio
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References: § 1
 art. 4
 art. 4
 art. 4

§ 2

§ 3

§ 4
 art. 669
 art. 123
 art. 2
 art. 3

§ 5

§ 6

§ 7
 art. 10

§ 8
 art. 11

§ 9
 art. 2

§ 10
 art. 2

§ 11
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