Source: http://stop.zona-m.net/it/2009/04/commenti-e-suggerimenti-a-ddl-vita-vimercati-net-neutrality/
Timestamp: 2020-04-02 08:40:34+00:00

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Commenti e suggerimenti sul DDL Vita/Vimercati per la neutralità della rete | Stop a Zona-M
Commenti e suggerimenti sul DDL Vita/Vimercati per la neutralità della rete
Queste sono alcune note, in ordine sparso, sul disegno di legge del PD su “Neutralità delle reti, free software e società dell’informazione”. Le note sono state fatte il 4 aprile 2009 sul wiki della proposta, e pubblicate pochi giorni dopo anche sul mio sito. Qualche anno dopo andarono offline a causa di una migrazione del sito stesso. Il testo è stato rimesso online il 2/2/2018, senza alcuna variazione, tranne l’aggiornamento di qualche link.
Le citazioni sono prese dal testo scaricato l'8 aprile 2009 dall'annuncio del'incontro per discutere la proposta. Per commenti a questa pagina o su qualsiasi altra iniziativa (anche futura) su questi temi, scrivetemi a marco, chiocciola, digifreedom punto net.
Art. 1 - Finalità generali: Lo Stato italiano... fa propri e persegue gli obiettivi della strategie comunitarie per lo sviluppo della Società dell’informazione e della conoscenza al fine di: a. garantire un accesso neutrale alle reti di comunicazione elettronica; b. garantire i nuovi diritti di cittadinanza attiva e il loro pieno e consapevole esercizio da parte della collettività al fine di rafforzare la partecipazione e il processo decisionale democratico;
Faccio notare l'intento di garantire l'accesso neutrale e la cittadinanza attiva poiché ci ritornerò fra poco. Dallo stesso articolo:
c. sostenere lo sviluppo coordinato dei sistemi informativi pubblici, la valorizzazione e la condivisione del patrimonio informativo pubblico, garantendo il pluralismo informatico anche attraverso l’utilizzo di software libero;
Il vero pluralismo informatico, per definizione, è quello in cui tutti possono comunicare con tutti gli altri con qualunque software preferiscano, libero o proprietario. Quello in cui si ha la libertà di ignorare quale software usano le persone o Enti con cui dobbiamo lavorare, proprio come possiamo già permetterci di ignorare (perché è l'alfabeto che è libero...) se la penna con cui un amico ci ha scritto è protetta da brevetti o meno.
Questo si realizza soprattutto insistendo sull'uso esclusivo, per quanto riguarda le Pubbliche Amministrazioni e i loro rapporti con l'esterno, di formati di file e protocolli di comunicazione realmente aperti. Questo è spiegato in dettaglio nel mio intervento alla presentazione della legge regionale Veneta sullo stesso argomento. Per la cronaca, questo disegno di legge riprende parecchi punti (nello spirito, se non nel processo editoriale) di quella legge, quindi molte considerazioni e consigli contenuti in quel mio intervento valgono anche in questo caso.
Lo Stato italiano... promuove a livello internazionale una “Carta dei Diritti” volta a garantire l’accesso universale degli uomini e delle donne del pianeta alla rete Internet senza alcuna discriminazione o forma di censura
anche su questo tornerò fra poco.
Art. 3 ("Accesso neutrale alle reti e trasparenza nelle condizioni di accesso"), punto 2:. L’accesso alle reti deve essere garantito con qualsiasi dispositivo a condizioni di neutralità rispetto ai contenuti, ai servizi, alle applicazioni ed agli apparati terminali...
Nota: in linea di massima, e per quanto concerne l'operato dei fornitori di accesso, quell'accesso dovrebbe essere esplicitamente garantito anche da qualsiasi luogo ci si colleghi a un sito, anche dall'estero e dovunque si trovi il sito da cui si vogliono scaricare le informazioni. Si pensi al caso dei siti esteri non leggibili dal territorio della Cina o di altri paesi, o a certe TV americane che permettono di scaricare filmati solo dall'interno degli USA. Ovviamente la realtà è più complessa e questo discorso merita un approfondimento, ma l'assenza in questo articolo di riferimenti alla locazione dell'utente o dei contenuti mi ha incuriosito.
Art. 3, punto 3: Sono vietate le interruzioni selettive o le variazioni delle prestazioni dei collegamenti in funzione dell’uso di determinati tipi di apparati terminali, servizi, applicazioni o contenuti, anche per brevi istanti.
Colleghiamo questo punto con l'art 4, punto 1:
Art. 4, punto 1 ("Non discriminazione"): I fornitori di accesso non possono discriminare la qualità del servizio sia nelle comunicazioni che si svolgono tra propri abbonati..."
Art 5, punto 3. Ogni limitazione delle condizioni di accesso deve essere richiesta ed autorizzata in maniera esplicita dall’utente per singolo servizio, applicazione e contenuto e deve essere in ogni momento recedibile.
e arriviamo a qualcosa che mi sembra mancare da questa proposta, se il suo scopo è garantire (vedi sopra) cittadinanza attiva e accesso neutrale e universale alla rete:
cosa sono i servizi? Solo quelli forniti da professionisti o grandi società o anche un blog individuale pubblicato come hobby o secondo lavoro?
chi sono quegli erogatori di servizi e/o contenuti che gli utenti devono poter raggiungere senza discriminazioni? Solo gli iscritti a un ordine che non esiste in nessun altro paese? Solo grandi società? O anche un blog individuale pubblicato come hobby o secondo lavoro?
(soprattutto) Quali sono i servizi la cui accessibilità va garantita? Solo quelli forniti grandi società eccetera, o quelli che ogni singolo cittadino può offrire direttamente a tutti gli altri? Come ho già scritto anni fa, con Internet non esiste più distinzione fra produttore e fruitore dell'informazione.
Spiego meglio l'ultimo punto con un esempio concreto. Tecnicamente, oggi non c'è proprio nulla che impedisca a un qualsiasi cittadino di ospitare un sito web letto da milioni di persone in tutto il mondo dal salotto di casa, oppure di gestire interamente, in piena autonomia e riservatezza, tutta la sua posta elettronica, da un server piazzato nello stesso salotto.
Però pochi anni fa, quando ho cambiato fornitore di accesso a Internet, non ne ho trovato nemmeno uno in Italia che riconoscesse esplicitamente nel contratto il diritto di un utente privato a usare la sua connessione in questo modo, e a quanto mi risulta le cose continuano ad andare così. Si può anche fare, ma solo per una svista o concessione non scritta che il provider stesso può terminare in qualsiasi momento senza rendere conto a nessuno. Perché? Perché, se devo poter essere un cittadino attivo e avere accesso alla rete senza limiti eccetera, questa diritto non deve essere bidirezionale? Perché devo avere solo il diritto di ricevere informazioni e servizi, visto che con Internet non esiste più distinzione fra produttore e fruitore dell'informazione?
Forse mi sbaglio, ma in questo DDL non riconosco nessun articolo pensato per cambiare attivamente questo stato di cose, o anche questa visione di fondo della rete. Visto il titolo, mi sarei aspettato qualcosa di più. Ma andiamo avanti.
Art. 7, punto 2: Le informazioni pubbliche devono essere accessibili al prezzo marginale del costo di accesso per il singolo e, se questo non è significativo, in modo del tutto gratuito.
Su questo punto ho due osservazioni: prima di tutto, la norma dovrebbe essere esplicitamente estesa a tutti i dati grezzi in base a cui è stata presa una decisione di pubblico interesse, non solo ai "prodotti finali". Se una PA concede un appalto a una certa ditta, non deve pubblicare su Internet solo la comunicazione di quell'appalto, ma anche tutti i preventivi eccetera. Per inciso, da come la capisco io questa norma renderebbe automaticamente disponibili gratis tutti i database geografici di qualsiasi PA italiana, un'esigenza particolarmente sentita da molti esperti di Sistemi informativi territoriali. La seconda osservazione è che l'accesso in sola lettura a dati pubblici vale piuttosto poco se gli stessi non sono esplicitamente rilasciati con licenze Creative Commons o simili, che ne permettano il riuso per qualsiasi scopo, anche commerciale.
Art. 7, punto 3: Le amministrazioni pubbliche non possono imporre al pubblico costi per l'accesso ai propri documenti dovuti al pagamento di licenze d'uso direttamente o indirettamente legate a diritti di proprietà intellettuale propri di terzi.
qui c'è una falla: immaginate una delibera che dica "considerati le conclusioni del rapporto XYZ, da domani questo comune deve aumentare le tasse comunali sulla casa, i rifiuti o altro", dove il rapporto XYZ è stato scritto da qualche società di consulenza privata, ingaggiata da quel comune, che vende separatamente il rapporto XYZ a 1000 Euro a copia. Come regolarsi?
Art. 7, punto 4: "Al fine di far valere i diritti di cui ai commi 2 e 3 è ammesso ricorso al Difensore civico."
In Italia ci sono già tante leggi che all'atto pratico sono inutili perché non esistono sanzioni chiare, predefinite, per i pubblici ufficiali che non le fanno rispettare.
Art. 10, Interventi formativi: "Lo Stato, le Regioni e gli enti locali promuovono... interventi di formazione rivolti alla collettività per garantire l’alfabetizzazione informatica e l’uso consapevole delle TIC."
in tal caso, si potrebbe fare un passetto in più e, oltre a rivedere i finanziamenti pubblici a chi fa corsi per la patente europea del computer solo con software proprietario, proibire qualsiasi concorso pubblico le cui prove d'esame prevedono esplicitamente ed esclusivamente l'uso di software proprietario. Il mio recente intervento sul pluralismo informatico contiene esempi concreti e recenti di quest'ultimo problema.
Sempre nell'articolo 10 c'è scritto:
Lo Stato, le Regioni e gli enti locali promuovono programmi di sostegno all’acquisto o al recupero di hardware da destinare a scuole, biblioteche, associazioni senza fini di lucro e favoriscono la realizzazione e il recupero di aule informatiche da parte degli istituti scolastici primari e secondari.
Come commento assolutamente generale, ricordo che se si smettesse (anche in certe PA) di cambiare computer per principio ogni 3/4 anni la riduzione degli sprechi sarebbe ancora maggiore. Ovviamente il software libero può giocare un ruolo essenziale nel liberarsi da questa schiavitù degli aggiornamenti obbligatori.
Art. 11, punto 4: "Le amministrazioni pubbliche, nelle procedure ad evidenza pubblica, promuovono l’utilizzo di software libero e di formati aperti e possono prevedere l’assegnazione di punteggi aggiuntivi nei bandi di gara.
Questo è un altro punto critico. Sulla promozione e preferenza in una PA per il software libero non posso che essere d'accordo. Ma i formati aperti non devono semplicemente essere promossi o ricevere punteggi aggiuntivi: i formati aperti sono una condizione irrinunciabile. "Promuovere" i formati aperti anzichè renderli obbligatori per legge è come assegnare punteggi aggiuntivi a chi, partecipando a una gara d'appalto pubblica, compia lo sforzo di presentare un'offerta stampata in italiano corretto anzichè in sanscrito scritto a mano al buio con inchiostro simpatico. Non sono i formati aperti che vanno premiati, sono quelli chiusi e segreti che vanno rifiutati per principio. Vedi di nuovo "Cos'è più importante, l'alfabeto o la penna?" o il seminario sui formati dei file.
Art. 12, punto 1: "Lo Stato elabora programmi di sostegno e ricerca specifici sul software libero"
Spero che i fondi stanziati per questi programmi non vengano spesi a pioggia, ma dove c'è più urgenza. Due esempi concreti possono essere lo sviluppo di software libero e formati di file alternativi ad Autocad o il porting dei plugin OpenDocument per Microsoft Office anche alle versioni più vecchie di questo programma.
Art. 14, punto 3: "Le amministrazioni pubbliche rendono disponibili i propri documenti con modalità tali da permettere un accesso semplice e gratuito, utilizzando almeno un formato aperto nella memorizzazione e nella pubblicazione nel sito istituzionale."
Visto che i formati aperti sono leggibili con programmi gratuiti che girano su qualsiasi sistema operativo, perché non pubblicare e soprattutto memorizzare solo in formati aperti? Non sarebbe un'eccellente promozione del pluralismo informatico? A parte questo, qui manca l'altra metà della norma, quella che costituirebbe una forma di promozione efficacissima e molto economica degli obiettivi di questa legge:
(versione 1) "Le amministrazioni pubbliche NON POSSONO RIFIUTARE, per nessun motivo, i documenti digitali a loro trasmessi da cittadini o imprese in formati aperti".
Esempio pratico: se non posso o voglio spendere i soldi per installare legalmente Microsoft Office, ma voglio partecipare a qualsiasi concorso pubblico, devo poter inviare curriculum o qualsiasi altro documento in formato OpenDocument e nessun pubblico ufficiale deve permettersi di rifiutare quei file. Oggi non è affatto così.
In realtà, nemmeno la versione 1 di questa norma che manca va davvero bene. Quella giusta sarebbe:
"Le amministrazioni pubbliche accettano dall'esterno SOLO documenti digitali in formati aperti".
A prima vista, una norma del genere potrebbe sembrare fuori dal mondo, integralista, fanatica e così via. In realtà non sarebbe altro che il ritorno del buon senso, di quello stesso livello di pluralismo tecnologico che esiste da quando è stato inventato l'alfabeto e da quando l'alfabeto è un formato libero. Una norma del genere sarebbe pluralismo informatico nella forma migliore.
Se si può imporre per legge che contratti, richieste di risarcimento o qualsiasi altro documento inviato a una PA debbano essere per forza in Italiano, perché non si può (deve!) imporre che le versioni digitali di quegli stessi documenti sono accettabili solo se in un formato aperto? Qual è la differenza, o l'ostacolo insormontabile?
Nota finale: nonostante questi commenti, tutti offerti con spirito costruttivo, continuo a considerare questa proposta di legge come una orientata nella direzione giusta, molto meglio di altre che abbiamo visto passare di recente. Come dicevo all'inizio, sono a disposizione per continuare la discussione, basta scrivermi!
« Cos'è più importante, l'alfabeto o la penna?

References: Art. 1

Art. 3

Art. 3

Art. 4

Art. 7

Art. 7

Art. 7

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 14