Source: http://www.giurcost.org/decisioni/2001/0095s-01.html
Timestamp: 2013-05-22 23:30:59+00:00

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Consulta Online - Sentenza n. 95/2001 SENTENZA N. 95
nel giudizio di legittimit� costituzionale del combinato disposto degli articoli 294, commi 1 e 1-bis, e 302 del codice di procedura penale, promosso con ordinanza emessa il 24 settembre 1999 dal Tribunale di Milano, iscritta al n. 535 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, prima serie speciale, dell�anno 2000.
1. � Con ordinanza in data 24 settembre 1999, il Tribunale di Milano � chiamato a decidere, in funzione di giudice del riesame, sull�appello proposto dal pubblico ministero avverso un�ordinanza del giudice per le indagini preliminari, con la quale era stata dichiarata la perdita di efficacia della misura cautelare del divieto di dimora per mancato espletamento dell�interrogatorio di garanzia nei termini previsti dall�articolo 294 del codice di procedura penale � ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimit� costituzionale del combinato disposto degli articoli 294, commi 1 e 1-bis, e 302 del codice di procedura penale, "nella parte in cui non prevedono che al mancato interrogatorio dell�indagato sottoposto a misura cautelare diversa dalla custodia in carcere e dagli arresti domiciliari, nel termine di 10 giorni dalla esecuzione della misura, consegua la perdita di efficacia dell�ordinanza impositiva della stessa".
Il giudice a quo, dopo aver escluso che l�articolo 302 del codice di procedura penale possa trovare applicazione analogica nel caso di mancato interrogatorio nel termine di dieci giorni dall�inizio della esecuzione di una misura cautelare coercitiva non custodiale, rileva che se prima della riforma del 1995 (che ha introdotto l�obbligo di interrogatorio anche in relazione all�applicazione di misure cautelari diverse da quelle custodiali) la limitazione alla sola custodia cautelare delle conseguenze derivanti dal mancato interrogatorio poteva essere giustificata, poich� in relazione alle altre misure cautelari non sussisteva l�obbligo, per il giudice che le aveva disposte, di procedere all�interrogatorio del soggetto colpito dalle misure stesse, con l�introduzione dell�obbligo di interrogatorio entro il termine di dieci giorni per le altre misure cautelari, sia coercitive che interdittive (comma 1-bis dell�articolo 294), l�omessa previsione della perdita di efficacia per tali misure, conseguente alla mancata modificazione dell�articolo 302 del codice di procedura penale, non troverebbe pi� alcuna giustificazione.
In ci� il remittente ravvisa una violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione. Infatti, se la ratio della disposizione � di imporre al giudice, che ha applicato una misura cautelare, l�immediata contestazione dei fatti oggetto dell�imputazione cautelare all�indagato e di consentire a quest�ultimo di svolgere le sue difese attraverso lo strumento dell�interrogatorio, nessuna diversit� di regime sarebbe giustificata dal tipo di misura cautelare imposta. Il diritto di difesa dovrebbe svolgersi con riferimento anche a misure cautelari che, pur non custodiali, si concretano in significative restrizioni della libert� personale, e del tutto irragionevole sarebbe la previsione di un atto di garanzia senza l�indicazione di qualsiasi conseguenza in caso di inosservanza. Ad avviso del remittente, la "sanzione" di inefficacia della misura rappresenterebbe la naturale conseguenza del mancato interrogatorio, sia per l�identit� dello strumento di difesa previsto ai commi 1 e 1-bis dell�articolo 294 del codice di procedura penale, sia perch� non sarebbe prospettabile una diversa soluzione rispetto all�inosservanza dell�obbligo previsto.
Quanto alla rilevanza, il giudice a quo osserva che in caso di dichiarazione di illegittimit� costituzionale sarebbe tenuto a rigettare l�appello proposto dal pubblico ministero, mentre in caso contrario l�interpretazione prospettata dall�appellante determinerebbe la revoca dell�ordinanza impugnata ed il ripristino della misura cautelare nei confronti dell�indagato.
2. � E� intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall�Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la questione sia dichiarata non fondata.
Ad avviso dell�Avvocatura, non sarebbe irragionevole la scelta del legislatore di prevedere la perdita immediata di efficacia solo della custodia cautelare (e degli arresti domiciliari) se il giudice non procede all�interrogatorio entro il termine fissato dall�articolo 294 del codice di procedura penale. La graduazione degli strumenti difensivi offerti agli imputati sarebbe, infatti, funzionale alle diverse situazioni nelle quali gli stessi versano: ferma restando l�inviolabilit� del diritto di difesa, che si attua anche attraverso l�interrogatorio, sarebbe giustificato che il legislatore colleghi all�inutile decorso del termine per l�interrogatorio la perdita di efficacia della pi� grave delle misure cautelari, mentre non sarebbe irragionevole, in considerazione della minore loro gravit�, la mancata previsione della estinzione delle altre misure cautelari.
Ad avviso dell�Avvocatura, inoltre, neanche l�articolo 24, secondo comma, della Costituzione potrebbe ritenersi violato, giacch�, nel caso in esame, la diversificazione dei modi di esercizio del diritto di difesa a seconda delle situazioni processuali o sostanziali, oggettive o soggettive, nelle quali gli imputati si trovino, non pregiudicherebbe, comunque, il diritto di difesa nella sua essenza.
1. � Sono oggetto della questione di legittimit� costituzionale sollevata dal Tribunale di Milano gli articoli 294, commi 1 e 1-bis, e 302 del codice di procedura penale, "nella parte in cui non prevedono che al mancato interrogatorio dell�indagato, sottoposto a misura cautelare diversa dalla custodia in carcere e dagli arresti domiciliari, nel termine di dieci giorni dalla esecuzione della misura, consegua la perdita di efficacia dell�ordinanza impositiva della stessa".
Le disposizioni censurate sarebbero in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione. Se la ratio delle disposizioni contenute nei commi 1 e 1-bis dell�articolo 294 � osserva il remittente � � quella di imporre al giudice, mediante l�interrogatorio, l�immediata contestazione all�indagato dei fatti che hanno dato luogo al provvedimento cautelare al fine di consentirgli di svolgere le sue difese, non sarebbe giustificata la previsione di cui all�articolo 302, che limita alle sole misure custodiali la perdita di efficacia conseguente all�omesso interrogatorio dell�indagato nei termini previsti. Il diritto di difesa dovrebbe, infatti, trovare analoghe opportunit� di svolgimento in riferimento a tutte le misure cautelari personali, custodiali o non, poich� queste ultime determinerebbero, al pari delle prime, significative restrizioni della libert� della persona. Sarebbe quindi del tutto ingiustificato predisporre un atto di garanzia, qual � l�interrogatorio da svolgersi entro pochi giorni dall�esecuzione dell�ordinanza impositiva della misura, senza prevedere conseguenza alcuna in caso di inosservanza.
2. � Anche se apparentemente esteso all�articolo 294, commi 1 e 1-bis, del codice di procedura penale, il dubbio di legittimit� costituzionale espresso dal remittente deve ritenersi circoscritto all�articolo 302, giacch� � solo a questo che pu� essere riferita la mancata previsione della perdita di efficacia delle "altre" misure cautelari coercitive ed interdittive nel caso di omesso interrogatorio nel termine stabilito.
Cos� delimitato l�oggetto della questione, le premesse per il suo accoglimento sono gi� racchiuse in quei precedenti della giurisprudenza costituzionale che hanno posto in risalto, da un lato, la peculiare funzione dell�interrogatorio di garanzia, dall�altro, la natura afflittiva delle misure cautelari personali interdittive, che possono inscriversi in un ordine di limitazioni non dissimile da quello a cui appartengono le misure custodiali, incidendo anch�esse sulla libert� della persona.
Che l�interrogatorio previsto dall�articolo 294, comma 1, del codice di procedura penale costituisca, fra tutti, lo strumento di difesa pi� efficace in relazione alla cautela disposta, � stato ripetutamente affermato da questa Corte. Solo l�interrogatorio di garanzia, consistendo in un colloquio diretto tra la persona destinataria della misura cautelare e il giudice che l�ha adottata, � specificamente rivolto a consentire a quest�ultimo di verificare la sussistenza o la permanenza delle condizioni poste a base del provvedimento (sentenze n. 32 del 1999 e n. 77 del 1997).
L�incisivit� delle misure interdittive sulla vita lavorativa e sulle relazioni sociali della persona che ne � colpita era stata a sua volta sottolineata nella sentenza n. 5 del 1994, in cui si era segnalata l�esigenza che il legislatore provvedesse ad un adeguamento delle garanzie processuali della difesa in questo settore, cos� da assicurare ai destinatari di tali misure un livello di tutela, se non identico, quantomeno equiparabile a quello riservato alle persone sottoposte alla custodia cautelare in carcere o in luogo di cura o agli arresti domiciliari. Quella sentenza, peraltro, non disconobbe l�esistenza di un ambito di discrezionalit� da lasciare al legislatore: quanto allo strumento da adottare per rendere effettivo il diritto di difesa era infatti ipotizzabile una pluralit� di soluzioni, ed appariva egualmente rimessa ad una opzione legislativa la possibilit� di graduare le garanzie processuali secondo il diverso contenuto afflittivo delle singole misure, coercitive non custodiali e interdittive, che sono previste, rispettivamente, nei Capi II e III del Titolo I del Libro IV del codice di procedura penale. E tuttavia, il profilo sotto il quale la disciplina non poteva dirsi conforme all�articolo 24 della Costituzione veniva in quella sentenza identificato con precisione e puntualizzato nel diritto del destinatario di una misura cautelare ad essere ascoltato, senza dilazione, dal giudice che l�aveva adottata.
Vigente l�articolo 294 del codice di procedura penale, nell�originario testo, rimedi difensivi quali l�appello o l�istanza per la revoca o la sostituzione della misura, peraltro comuni a tutte le misure cautelari personali, e la richiesta di riesame, per le misure coercitive, non risultavano affatto appaganti. Nessuno di essi consentiva infatti il contatto diretto con il giudice che aveva emesso il provvedimento; lo stesso termine di cinque giorni per la decisione sull�istanza di revoca, previsto dall�articolo 299, comma 3, aveva carattere ordinatorio e la sua inosservanza restava priva di conseguenze processuali. Di qui l�esortazione da questa Corte rivolta al legislatore affinch� rendesse la disciplina conforme a Costituzione intervenendo su alcuni specifici aspetti: la doverosit� dell�interrogatorio, il termine, eventualmente diverso per le singole misure, entro il quale esso si sarebbe dovuto tenere, nonch� la sanzione processuale per l�ipotesi di inosservanza.
3. � L�invito formulato con la sentenza n. 5 del 1994 � stato solo in parte raccolto dal legislatore. Con l�articolo 11 della legge 8 agosto 1995, n. 332 (Modifiche al codice di procedura penale in tema di semplificazione dei procedimenti, di misure cautelari e di diritto di difesa), � stato modificato l�articolo 294 del codice di procedura penale, che attualmente non riguarda pi� le sole misure custodiali, ma tutte le misure cautelari personali, come si evince gi� dalla nuova rubrica dell�articolo. Ferma la previsione del termine di cinque giorni per l�espletamento dell�interrogatorio della persona sottoposta a custodia cautelare, � stato introdotto un termine pi� ampio, di dieci giorni, per tutte le altre misure, non solo per quelle interdittive (alle quali si riferiva la citata sentenza), ma anche per quelle coercitive (comma 1-bis dell�articolo 294).
Quella discrezionalit�, che la sentenza n. 5 del 1994 aveva ritenuto spettare al legislatore e che, come si � ricordato, avrebbe potuto giustificare una graduazione delle garanzie in ragione della diversa afflittivit� delle varie misure, � stata quindi orientata nel senso della loro unificazione affinch� ne risultasse tutelata al pi� alto livello l�effettivit� del diritto di difesa. In altri termini, nonostante vi fosse la possibilit� di operare ulteriori distinzioni, si � ritenuto che per tutte le "altre" misure cautelari di cui all�articolo 294, comma 1-bis, il colloquio con il giudice, che l�articolo 294, comma 3, configura come la specifica garanzia processuale preordinata alla verifica delle condizioni di applicabilit� e del permanere delle esigenze cautelari, non potesse essere differito oltre il decimo giorno dall�inizio della esecuzione.
Il legislatore ha, tuttavia, omesso di adeguare l�articolo 302 del codice di procedura penale, che continua a prevedere l�estinzione della sola custodia cautelare nel caso in cui sia decorso inutilmente il termine per procedere all�interrogatorio, al nuovo ambito di operativit� dell�articolo 294, il quale, in seguito all�introduzione del comma 1-bis, trova ora applicazione, con il diverso termine di cui si � detto, per tutte le misure cautelari personali.
Che questa omissione comporti violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione consegue al gi� intervenuto riconoscimento della identit� della funzione che l�interrogatorio dispiega in relazione a tutte le misure cautelari personali, posto che anche quelle coercitive diverse dalla custodia cautelare e quelle interdittive limitano la libert� della persona (vedi, per il divieto di espatrio, che pure si colloca nel gradino pi� basso nella scala delle afflittivit�, la sentenza n. 109 del 1994), incidono negativamente sulla sua attivit� di lavoro e costituiscono un consistente impedimento alla vita sociale. Proprio l�attitudine a comprimere beni fondamentali della persona, che rappresenta il tratto comune di tutte le misure cautelari personali, esige che identica sia la sanzione processuale nel caso in cui l�interrogatorio non venga compiuto nel termine prescritto.
dichiara l�illegittimit� costituzionale dell�articolo 302 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che le misure cautelari coercitive, diverse dalla custodia cautelare, e quelle interdittive, perdono immediatamente efficacia se il giudice non procede all�interrogatorio entro il termine previsto dall�articolo 294, comma 1-bis.
Cos� deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 marzo 2001.

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