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Timestamp: 2017-06-25 20:40:27+00:00

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October 17th, 2013 | Author: Patrizia D'Arcangelo
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L’avvocato si fa dare i soldi ma non inizia la causa: è truffa?
May 12th, 2011 | Author: Patrizia D'Arcangelo
La risposta di recente data dalla Suprema Corte è negativa.
Il caso riguardava un avvocato che, dopo essersi fatto consegnare un acconto dai clienti, ometteva di iniziare la causa per far valere i diritti dei suoi assistiti. Successivamente, lo stesso avvocato cercava di far credere ai propri clienti di aver vinto la causa (in realtà mai instaurata) e che presto avrebbero ricevuto quanto di loro spettanza.
Ebbene, nel caso in questione, la Corte di Cassazione Penale ha ritenuto insussistente la fattispecie del reato di truffa contestata all’avvocato.
Ecco parte della motivazione degli Ermellini:
“applicando gli enunciati principi di diritto alla concreta fattispecie, è del tutto evidente che: a) nessuna condotta fraudolenta venne posta in essere dall’imputato nel momento in cui i clienti gli conferirono il mandato professionale e gli pagarono un acconto: sul punto il capo d’imputazione nulla dice e la stessa Corte tace non evidenziando alcunché; b) la condotta fraudolenta venne posta in essere in un momento successivo e cioè quando i clienti cominciarono a chiedere conto dell’esito della causa. Fu allora, infatti, che l’imputato, per coprire la grave colpa professionale in cui era incorso, cominciò a porre in essere artifizi e raggiri finalizzati a tranquillizzare i clienti ed a sviarli, cercando così di rinviare l’inevitabile redde rationem. Ma, è del tutto evidente che, poiché quella condotta fraudolenta venne posta in essere non nel momento iniziale e cioè per carpire il mandato professionale e gli acconti (l’ingiusto profitto con altrui danno), ma in un momento successivo e fu finalizzata al solo scopo di celare ai clienti il danno che era stato loro provocato dalla negligente condotta (non avere iniziato la causa per la quale era stato conferito il mandato professionale), non è ipotizzabile la truffa. Ciò è tanto vero che, come risulta dalla descrizione del fatto riportato nella sentenza impugnata, l’imputato, pur di chiudere la questione offrì a ciascuna delle parti lese la somma di L. 3.500.000. In altri conclusivi termini, la vicenda non ha alcun risvolto penalistico ma va ritenuta solo come un episodio di inadempimento contrattuale del quale l’imputato non può che rispondere solo in sede civilistica. Pertanto, la sentenza, in ordine al suddetto reato, va annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste” (Cass. Pen. n. 17106/2011).
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L’avvocato può intascare i soldi recuperati per conto del cliente suo debitore?
April 26th, 2011 | Author: Patrizia D'Arcangelo
La risposta, stando a quanto affermato dalla Corte di Cassazione, pare proprio essere affermativa.
Pertanto, quando il cliente non paga, l’avvocato può trattenere per sé i soldi che ha recuperato per conto dell’assistito in base al mandato precedentemente ottenuto.
Più precisamente, secondo la Suprema Corte (Cass. Pen. n. 18030/2010) un simile comportamento NON integra il reato di appropriazione indebita ogniqualvolta il credito che l’avvocato vanta nei confronti del suo cliente risulti certo, liquido ed esigibile.
La Cassazione ha infatti spiegato che, in casi simili, la condotta dell’avvocato non è penalmente rilevante in quanto manca “l’ingiusto profitto”.
Ecco un estratto della sentenza de qua:
“In punto di diritto va premesso che, per costante giurisprudenza di questa Corte di legittimità, che qui va ribadita, la ritenzione, in compensazione o in garanzia, non costituisce appropriazione indebita ex art. 646 cod. pen. solo quando il credito vantato dall’agente nei confronti del proprietario del bene è certo, liquido ed esigibile, ossia determinato nel suo ammontare e non controverso nel titolo: ex plurimis Cass. 1746/1985 Rv. 171990 – Cass. 45992/2007 Rv. 238899 – Cass. 6080/2009 Rv. 243280.
A tale conclusione questa Corte è pervenuta osservando che solo la certezza, liquidità ed esigibilità del credito vale a scriminare l’agente, perché, in caso contrario, il profitto resta ingiusto in quanto l’agente intende realizzare una pretesa che avrebbe dovuto far valere, proprio perché non compiutamente definita nelle specifiche necessarie connotazioni di certezza, liquidità ed esigibilità, soltanto con i mezzi leciti e legali postigli a disposizione dall’ordinamento giuridico.
Tanto precisato in diritto, va osservato, in punto di fatto, che il Tribunale ha accertato che il credito vantato dall’avv. (…….) nei confronti della Unimedia Group S.p.A. era certo, liquido ed esigibile.
Ne consegue, quindi, sulla base dell’enunciato principio di diritto, che la sentenza impugnata ha correttamente assolto l’imputato.”
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April 23rd, 2011 | Author: Patrizia D'Arcangelo
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Fotografie di persone: ecco quando è possibile pubblicarle su internet
March 23rd, 2011 | Author: Patrizia D'Arcangelo
Le nuove tecnologie hanno fatto sì che maturasse in molti di noi una passione per gli scatti fotografici.
Di frequente si vedono persone di ogni età scattare fotografie per strada con la macchina fotografica digitale o con il cellulare. Altrettanto frequentemente poi molte di quelle foto vengono pubblicate nei vari Social Network (quali Facebook) o comunque divulgate nel web.
E’ legittimo tutto questo? E’ possibile pubblicare le fotografie che ritraggono terze persone?
Al riguardo, occorre osservare quanto prescritto dalla Legge sul Diritto d’autore (Legge n. 633/1941).
L’art. 96 della citata Legge prevede che “il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa salve le disposizioni dell’articolo seguente“.
Pertanto, se da un lato è certamente legittimo scattare fotografie che ritraggono una terza persona, dall’altro lato non è lecito divulgare (e quindi pubblicare su Internet) le relative immagini senza il consenso della persona ritratta (salvo alcune eccezioni che elencherò successivamente).
La Cassazione ha più volte chiarito che il consenso alla divulgazione dell’immagine non deve essere necessariamente scritto, potendo infatti essere prestato anche tacitamente.
Cito, ad esempio, la sentenza resa da Cass. Civ. n. 10957 del 6 maggio 2010 ove si legge testualmente : “Ai fini della esposizione, riproduzione o messa in commercio di un ritratto fotografico di una persona è sufficiente il consenso del titolare, anche tacito, atteso che per la sua manifestazione non sono richieste forme particolari dall’art. 96 l. 22 aprile 1941 n. 633, mentre l’art. 110 della suddetta legge, il quale richiede la forma scritta per la prova dei contratti aventi ad oggetto la trasmissione dei diritti di utilizzazione dell’immagine, è volto unicamente va disciplinare i conflitti tra pretesi titolari del medesimo diritto di sfruttamento delle immagini”.
Quindi il consenso può essere dato anche verbalmente, o tacitamente, per implicito o per fatti concludenti. Non è necessaria la forma scritta.
La Cassazione ha poi chiarito che il consenso alla pubblicazione dell’immagine costituisce un negozio unilaterale, avente ad oggetto non già il diritto, personalissimo ed inalienabile, all’immagine, ma soltanto il suo esercizio, sicché esso è sempre revocabile, anche in difformità di quanto contrattualmente pattuito, salvo tuttavia il diritto al risarcimento del danno in favore della controparte (si veda Cass. Civ. n. 27506/2008).
Come già anzidetto, è possibile divulgare immagini anche senza il consenso della persona ritratta in alcuni casi tassativamente indicati dalla legge. L’art 97, l. n. 633/1941 recita infatti: “Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione e collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico“.
Per chi desidera ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto, questi sono i nostri contatti:
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February 23rd, 2011 | Author: Patrizia D'Arcangelo
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February 4th, 2011 | Author: Patrizia D'Arcangelo
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February 2nd, 2011 | Author: Patrizia D'Arcangelo
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