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Timestamp: 2020-06-06 23:23:04+00:00

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Art. 90 codice di procedura penale - Diritti e facoltà della persona offesa dal reato - Brocardi.it
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Articolo 90 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 90 Codice di procedura penale
1. La persona offesa dal reato, oltre ad esercitare i diritti e le facoltà ad essa espressamente riconosciuti dalla legge [101, 341, 360, 369, 394, 398 , 401, 408, 409, 410, 413, 419, 428 , 429 , 456, 572 c.p.p.], in ogni stato e grado del procedimento può presentare memorie [121, 123, 367 c.p.p.] e, con esclusione del giudizio di cassazione, indicare elementi di prova(1).
2-bis. Quando vi è incertezza sulla minore età della persona offesa dal reato, il giudice dispone, anche di ufficio, perizia. Se, anche dopo la perizia, permangono dubbi, la minore età è presunta, ma soltanto ai fini dell'applicazione delle disposizioni processuali(2).
3. Qualora la persona offesa sia deceduta in conseguenza del reato, le facoltà e i diritti previsti dalla legge sono esercitati dai prossimi congiunti di essa o da persona alla medesima legata da relazione affettiva e con essa stabilmente convivente [74 c.p.p.](3).
(1) La persona offesa dal reato è soggetto processuale cui spettano diversi diritti tra cui la possibilità presentare sempre memorie ed indicare elementi di prova. Inoltre, in sede di indagini preliminari ha diritto di ricevere l'informazione di garanzia ex art. 369 c.p.p., proporre querela ex art. 336 c.p.p., di nominare un difensore ai sensi dell'art. 101 c.p.p., richiedere al pubblico ministero di promuovere l'incidente probatorio e prendere visione dei relativi atti ai sensi degli artt. 390 e 401 c.p.p., assistere agli atti garantiti del pubblico ministero e ricevere l'avviso del loro deposito (artt. 360 e 366 c.p.p.), disquisire sulla proroga del termine di durata delle indagini di cui all'art. 406 c.p.p., intervenire in merito alla richiesta del P.M. di archiviazione prevista dall'art. 409 c.p.p., richiedere al procuratore generale l'avocazione delle indagini ex art. 413 c.p.p. Anche dopo l'esercizio dell'azione penale ha diritto di manifestare la propria presenza poiché deve essere citata per l'udienza preliminare ai sensi dell'art. 419 c.p.p., messa al corrente del rinvio a giudizio immediato ex art. 456 c.p.p. e del giudizio abbreviato, infine può sollecitare il pubblico ministero affinché proponga impugnazione agli effetti penali: non essendo parte ma mero soggetto, infatti, non le è riconosciuta la facoltà di proporre impugnazione avverso sentenze.
(2) Comma inserito dall’art. 1, comma 1, lett. a), n. 1, D.Lgs. 15 dicembre 2015, n. 212.
(3) Nel codice del 1988 è stata introdotta la possibilità per i congiunti della persona offesa deceduta di esercitare i diritti e le facoltà della persona offesa senza dover necessariamente costituirsi parte civile. Comma così modificato dall’art. 1, comma 1, lett. a), n. 2, D.Lgs. 15 dicembre 2015, n. 212.
La persona offesa, pur non essendo parte, gode di molteplici diritti e facoltà. Essa infatti è soggetto processuale che possiede poteri di sollecitazione probatoria e di impulso processuale (cd. accusa sussidiaria) che rilevano principalmente nella fase delle indagini preliminari.
Spiegazione dell'art. 90 Codice di procedura penale
Tradizionalmente la persona offesa del reato si identificava semplicemente con il titolare del bene giuridico leso dalla commissione dello specifico reato. Non sempre è quindi necessaria la lesione degli interessi di una persona fisica per commettere un reato, come ad esempio nei reati contro la pubblica amministrazione, in cui ad essere lesi sono solamente gli interessi statali. Come risaputo, inoltre, la persona offesa non si identifica nemmeno con la persona danneggiata dal reato (anche se spesso le figure coincidono), dato che quest'ultima è semplicemente il soggetto che ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale dalla commissione del reato. A fini esemplificativi, si pensi alla tentata truffa: qui vi è una persona offesa dal reato, dato che la libera determinazione contrattuale è stata comunque lesa, ma non vi è alcun danno (il reato si è fermato alla soglie del tentativo), e di conseguenza alcun danneggiato.
Orbene, fatte le dovute premesse, è necessario precisare che con il passare del tempo la nozione di persona offesa si è dilatata, sino a ricomprendere i familiari, i conviventi more uxorio ed i prossimi congiunti, come sancito dal presente comma 3, in caso di decesso della persona offesa. Allo stesso tempo sono stati ampliati i poteri della persona offesa all'interno del procedimento penale.
Oltre ai poteri disciplinati di volta in vota dal codice, la norma in esame stabilisce che la persona offesa può presentare memorie in ogni stato e grado del procedimento ed indicare elementi di prova (tranne ovviamente in cassazione, in cui non vi è più alcuna istruzione probatoria). Le memoria di cui sopra andranno indirizzate al pubblico ministero o al giudice procedente, a seconda della funzione svolta dalla richiesta.
Ai sensi del comma 2, inoltre, la persona offesa minore, interdetta per infermità di mente o inabilitata esercita i propri diritti tramite il curatore, il tutore o il genitore, a seconda del caso concreto. Per essere infine sicuri della minore età della persona offesa e solo ai fini dell'applicazione delle norme processuali, il giudice può disporre una perizia per stabilire l'età e, se rimangono comunque dubbi, la minore età è presunta.
Massime relative all'art. 90 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 45137/2015
Non è legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione colui che ha presentato denunzia- querela per il delitto di falsa testimonianza, non essendo titolare o contitolare dell'interesse tutelato dalla norma incriminatrice.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 45137 del 10 novembre 2015)
Cass. pen. n. 4372/2011
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4372 del 4 febbraio 2011)
Cass. pen. n. 8179/2010
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8179 del 2 marzo 2010)
Cass. pen. n. 34784/2007
L'omessa citazione in giudizio della persona offesa, pur essendo prevista a pena di nullità, non può essere eccepita da chi non ha interesse alla osservanza della disposizione violata. (Nella fattispecie, relativa a furto di energia elettrica, la Corte ha ritenuto che l'imputato non potesse vantare alcun interesse concreto alla eccepita quantificazione del danno attraverso la citazione della parte lesa, posto che, per le modalità di sottrazione dell'energia, tale quantificazione era comunque impossibile).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 34784 del 14 settembre 2007)
Cass. pen. n. 16715/2003
La mancata notifica dell'avviso della richiesta di archiviazione al prossimo congiunto della persona offesa deceduta, il quale aveva dichiarato di voler essere informato in caso di archiviazione, non determina l'illegittimità del decreto di archiviazione emesso de plano dal giudice, se la persona offesa non sia deceduta in conseguenza del reato, unica ipotesi in cui, a norma dell'art. 90 comma 3 c.p.p., i diritti e le facoltà ad essa spettanti possono essere esercitati dal prossimo congiunto (nel caso di specie, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal padre della persona offesa deceduta non in conseguenza del reato, ritenendolo soggetto non legittimato a presentare la dichiarazione di voler essere informato dell'eventuale richiesta di archiviazione a norma dell'art. 408 comma 2 c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16715 del 10 aprile 2003)
Cass. pen. n. 35518/2002
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35518 del 22 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 2125/2000
La persona offesa dal reato non ha il diritto di proporre personalmente ricorso per cassazione, sottoscrivendo il relativo atto, poiché per la valida instaurazione del giudizio di legittimità si applica la regola dettata dall'art. 613 comma 1 c.p.p., secondo cui l'atto di ricorso deve essere sottoscritto — a pena di inammissibilità — da difensori iscritti nell'apposito albo. (Nella fattispecie la Corte, escludendo comunque che alla persona offesa si estende la deroga di cui alla prima dell'art. 613 c.p.p. relativa alla facoltà concessa al solo imputato di sottoscrivere personalmente il ricorso, ha precisato che la regola generale vale anche se la parte offesa ha il titolo di avvocato, stante la qualità di litigante).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2125 del 7 giugno 2000)
Cass. pen. n. 9967/1999
In tema di diritti e facoltà della persona offesa, l'art. 90 del c.p.p. consente alla suddetta, anche se non costituita (o non ancora costituita) parte civile di indicare elementi di prova e quindi anche di chiedere al giudice di merito l'ammissione di testimoni.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9967 del 5 agosto 1999)
Cass. pen. n. 1541/1999
In tema di impugnazioni, la persona offesa non può personalmente proporre ricorso per cassazione sottoscrivendo il relativo atto; ciò in quanto, non potendo la stessa considerarsi parte in senso tecnico, non rientra nella previsione dell'art. 613 c.p.p., che consente, appunto, alla parte di sottoscrivere personalmente il ricorso, con ciò derogando al principio generale che impone la sottoscrizione ad opera di un difensore iscritto nell'albo speciale. Detta norma è, poi, in realtà, applicabile al solo imputato, in quanto le altre parti possono stare in giudizio solo col ministero di un difensore munito di procura speciale.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1541 del 21 maggio 1999)
L'art. 613, primo comma, c.p.p., nello stabilire che il ricorso per cassazione deve essere sottoscritto da difensore iscritto nell'albo speciale della Corte di cassazione «salvo che la parte non vi provveda personalmente» non si riferisce, con il termine «parte», soltanto all'imputato, ma anche alla persona offesa dal reato (come a tutti i soggetti a qualsiasi titolo legittimati a partecipare di persona ai procedimenti incidentali e ai quali - pure di persona - la legge riconosce legittimazione a ricorrere per cassazione); d'altra parte, l'obbligo della nomina di un difensore nasce solamente dalle singole norme che la prevedono, con la conseguenza che, nei casi in cui tale nomina non sia prevista, non deve neanche essere nominato un difensore d'ufficio, e con l'ulteriore conseguenza che in simili ipotesi le notificazioni degli avvisi devono essere eseguite in uno dei luoghi indicati nell'art. 154 c.p.p. (Fattispecie in tema di ricorso per cassazione proposto personalmente dal privato, soggetto passivo del reato di calunnia, ritenuto persona offesa ai sensi dell'art. 90 c.p.p., avverso il provvedimento di archiviazione del Gip, per omessa notificazione dell'avviso della richiesta relativa a opera del P.M., ai sensi dell'art. 408 c.p.p.).
Cass. pen. n. 3438/1998
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3438 del 27 giugno 1998)
Cass. pen. n. 913/1997
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 913 del 9 maggio 1997)
Cass. pen. n. 2900/1996
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2900 del 2 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 2453/1995
Solo la persona offesa, cioè il soggetto titolare dell'interesse specifico direttamente tutelato dalla norma, ha diritto alla notifica della richiesta di archiviazione, che non spetta invece alla persona danneggiata denunciante, cioè a chi, non titolare dell'interesse protetto, ha comunque subito un danno dal reato. Il provvedimento di archiviazione d'altro canto non ha natura giurisdizionale e perciò non può contenere, a pena di abnormità, statuizioni pregiudizievoli per l'indagato o per terzi. La qualità di persona offesa può desumersi solo dal titolo del reato competendo esclusivamente al giudice la qualificazione giuridica del fatto. (Nel caso di specie la Corte ha precisato che una società in liquidazione coatta amministrativa, qualora debba considerarsi parte offesa per reati fallimentari o societari o per reati contro la pubblica amministrazione, dovrà essere rappresentata dalla persona fisica del liquidatore, ma che in nessun caso potrà considerarsi parte offesa l'ex liquidatore già decaduto dalla carica al momento della presentazione della denuncia)
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2453 del 21 agosto 1995)
Cass. pen. n. 8482/1991
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8482 del 1 agosto 1991)
relative all'articolo 90 Codice di procedura penale
Norma di riferimento: Articolo 90 Codice proc. penale - Diritti e facoltà della persona offesa dal reato | Quesito Q201923902
domenica 01/09/2019 - Marche
“A seguito di una Denuncia/querela del Luglio 2017 verso tre soggetti che hanno fatto e pubblicato un testamento falso. Il P.M. ad Aprile 2018 ha rinviato a giudizio chi a scritto il testamento – ha chiesto l’archiviazione per chi ha fatto pubblicare il testamento - non ha fatto nulla contro il terzo soggetto che era nominato come garante nel testamento poi risultato falso, e che ha fatto da testimone alla pubblicazione del testamento.
Ora a ottobre 2019 si terrà la seconda udienza contro chi a scritto il testamento con procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica… ma ad oggi non c’è stata ancora convocazione per valutare l’archiviazione a carico del soggetto che ha portato alla pubblicazione il testamento.
• Si può chiedere (come parte offesa) che venga analizzata nel procedimento avviato (prima che venga emessa sentenza) la richiesta di archiviazione visto che il fatto è lo stesso e i personaggi denunciati hanno agito insieme e consapevolmente
• Se si a quale procedura si deve ricorrere per fare accettare la richiesta.
• Si può chiedere (come parte offesa) che venga analizzata sempre nel procedimento avviato anche la posizione del garante… eventualmente con quale procedura?”
Rispondiamo prima ai due quesiti.
Partendo dal presupposto che la persona offesa dal reato ha limitati poteri d’intervento nel processo penale, a meno che non sia costituita parte civile, va prima di tutto detto che se con il termine “analizzare” si intende rivedere la posizione processuale del soggetto che ha fatto pubblicare il testamento, la risposta allora è negativa.
Il processo penale in celebrazione, invero, attiene solo all’imputato chiamato in giudizio e non può riguardare altri soggetti nei confronti dei quali non è stata esercitata l’ azione penale. L’unico modo, dunque, per chiedere una rivalutazione della responsabilità del soggetto che ha pubblicato il testamento sarebbe quello di opporsi alla richiesta di archiviazione proposta dal pubblico ministero, in osservanza all’art. 410 del codice di procedura penale.
Se, invece, per “analizzare” si intende semplicemente fare in modo che la richiesta di archiviazione entri nel patrimonio probatorio su cui il giudice può basare la sua decisione, allora la risposta è positiva e, semplicemente, il documento può essere depositato in cancelleria del Tribunale esercitando la facoltà di cui all’art. 90 del codice di pocedura penale che, espressamente, attribuisce alla persona offesa dal reato la possibilità, in ogni stato e grado del procedimento, di presentare memorie e indicare elementi di prova.
Va da sé, tuttavia, che, fermo restando che il deposito in questione non porterebbe ad una rivalutazione della posizione processuale dell’archiviato, la decisione in merito è più di opportunità e strategia processuale: andrebbe capito, in buona sostanza, quale sarebbe il vantaggio di un simile deposito al fine di ottenere la condanna dell’imputato.
Medesima risposta va data all’ultimo quesito con la differenza che, in tal caso, non essendoci stata un’archiviazione nei confronti del garante, al fine di evidenziare la sua responsabilità, andrebbe più correttamente depositata una denuncia querela nei confronti di quest’ultimo.
Va da sé, dunque, che nel corso del giudizio pendente, non c’è alcun modo per ottenere il risultato di cui sopra.
Norma di riferimento: Articolo 90 Codice proc. penale - Diritti e facoltà della persona offesa dal reato | Quesito Q201923757
“Buongiorno,vorrei sapere riguardo la parte offesa che non intende costituirsi parte civile nel processo penale se la stessa può depositare memoria anche prima dell'udienza preliminare e presenziare al dibattimento accompagnata da un legale con funzioni di assistenza tecnica nella stessa posizione della parte civile o solo come pubblico.Molte grazie.”
I poteri della persona offesa dal reato che non decide di costituirsi parte civile nel processo penale sono ben pochi e, a dirla tutta, scarsamente considerati nella dinamica processuale.
L’art. 90 del codice di procedura penale è chiaro sul punto e stabilisce che la persona offesa ha il – solo – potere di presentare memorie e indicare elementi di prova.
Si tratta di due diritti che, sebbene nominalmente distinti, sono fattualmente la stessa cosa. Nella maggior parte dei casi, invero, l’indicazione degli elementi di prova si traduce in una memoria attraverso la quale la persona offesa suggerisce al pubblico ministero che indagini potrebbe effettuare per meglio risolvere il caso.
Quanto alla presenza in dibattimento, se la persona offesa non si costituisce parte civile, può si partecipare al processo, ma sarà una presenza muta, assimilabile a quella del pubblico con l’unica differenza che verrà chiamata dal giudice in sede di appello per la costituzione delle parti.
Ella, infatti, non potrà interrogare i testimoni o proporne di propri, non potrà esaminare i testimoni delle altre parti processuali e non potrà discutere all’udienza finale. Insomma, non potrà fare tutte le attività di maggior rilievo del processo.
Per tale ragione è possibile affermare che la presenza del suo difensore sarà del tutto inutile atteso che questi, in pratica, non potrà fare nulla.
Norma di riferimento: Articolo 90 Codice proc. penale - Diritti e facoltà della persona offesa dal reato | Quesito Q201820254
“Ho ricevuto la Notifica per un Decreto di citazione a giudizio dal Tribunale di N. come parte offesa a fronte di una truffa regolarmente denunciata nel 2013. Dovrei presentarmi a ... il ... 2018, ma visto il tempo trascorso e la lontananza dal mio luogo di residenza non intendo presentarmi. Incorrerei in quali sanzioni?
grazie della risposta”
Consulenza legale i 19/01/2018
La situazione di colui che viene citato a giudizio, in un processo penale, cambia sensibilmente a seconda che si tratti di una citazione a testimoniare o di una citazione in quanto persona offesa dal reato.
La persona offesa del reato è colui il quale ha subito, dal reato, la lesione del bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice (in questo caso, la truffa). La persona offesa, ex art. 90 c.p.p., ha una serie di diritti e facoltà riconosciuti dalla legge (ad esempio, può partecipare agli accertamenti tecnici non ripetibili, può visionare gli atti depositati, indicare i mezzi di prova); secondo l’art. 429 c.p.p., poi “il decreto (che dispone il giudizio) è notificato alla persona offesa”.
Per quanto attiene alla necessità che la persona offesa, ritualmente avvisata, si presenti in udienza, il principale problema riguardava proprio le conseguenze di una sua mancata comparizione: in particolare, ci si chiedeva se la mancata comparizione potesse essere considerata alla stregua di una remissione tacita della querela (con conseguente estinzione del processo per mancanza di una condizione di procedibilità, ovvero, la querela).
La querelle interpretativa è stata recentemente risolta dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la pronuncia n. 31668/2016, secondo la quale: “Integra remissione tacita di querela la mancata comparizione alla udienza dibattimentale del querelante previamente ed espressamente avvertito dal giudice che l'eventuale sua assenza sarà interpretata come fatto incompatibile con la volontà di persistere nella querela”.
Dunque, qualora nella notifica a Lei pervenuta fosse presente l’espresso avvertimento del giudice, l’eventuale mancata comparizione in udienza potrà portare il giudice a ritenere il Suo comportamento come una tacita volontà di rimessione della querela e, conseguentemente, a dichiarare estinta la vicenda processuale. Inoltre, evidentemente, non presentandosi in udienza perderà la possibilità di costituirsi parte civile nel processo penale; se volesse far valere le proprie pretese risarcitore conseguenti al reato potrà farlo solo in sede civile.
Diversa è, invece, la situazione di colui che viene citato a giudizio in qualità di testimone: ai sensi dell’art. 198 c.p.p., infatti, il testimone ha il dovere di presentarsi in udienza per essere sentito sui fatti oggetto del processo. L’unico caso in cui il testimone può, legittimamente, non presentarsi è costituito dalla sussistenza di una circostanza che rende impossibile la propria presenza; in questo caso, dunque, il testimone dovrà avvisare tempestivamente l’autorità giudiziaria, esponendo le effettive ragioni dell’impedimento.
Qualora invece il testimone ometta di presentarsi senza aver previamente comunicato l’impedimento oggettivo, il giudice, da un lato, potrà ordinare l’accompagnamento coatto del testimone in udienza e, dall’altro condannarlo al pagamento di una somma da Euro 51 a Euro 516, da pagare a favore della cassa delle ammende; oltre che al pagamento delle spese originate dalla sua mancata comparizione.
Secondo l’art. 133 c.p.p., infatti, “Se il testimone, il perito, la persona sottoposta all’esame del perito diversa dall’imputato , il consulente tecnico, l'interprete o il custode di cose sequestrate, regolarmente citati o convocati, omettono senza un legittimo impedimento di comparire nel luogo, giorno e ora stabiliti, il giudice può ordinarne l'accompagnamento coattivo e può altresì condannarli, con ordinanza, al pagamento di una somma da cinquantuno euro a cinquecentosedici euro a favore della cassa delle ammende nonché alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato causa”.
Per rispondere alla sua domanda, dunque, da quanto da Lei affermato, sembrerebbe che la citazione fattaLe riguardi la sua qualifica di persona offesa del reato e che non sia una citazione a testimoniare. Se così fosse la mancata comparizione potrà essere considerata, come sopra indicato, alla stregua di una tacita rimessione della querela. Se, invece, contenesse anche l’intimazione a testimoniare, le conseguenze di una mancata comparizione saranno quelle indicate dall’art. 133 c.p.p.

References: Articolo 90

Articolo 90
 art. 369
 art. 336
 art. 413
 art. 456

Cass. 
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 Articolo 90
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