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Timestamp: 2019-01-22 07:28:49+00:00

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Art. 133 cod. proc. civile: Pubblicazione e comunicazione della sentenza | La Legge per tutti
Art. 133 cod. proc. civile: Pubblicazione e comunicazione della sentenza
La sentenza è resa pubblica mediante deposito nella cancelleria del giudice che l’ha pronunciata (1).
Il cancelliere dà atto del deposito in calce alla sentenza e vi appone la data e la firma, ed entro cinque giorni, mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza, ne dà notizia alle parti che si sono costituite. La comunicazione non e’ idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’articolo 325 (2).
Pubblicazione della sentenza: la sentenza acquista esistenza giuridica solo a seguito della pubblicazione: da tale momento la sentenza comincia ad esistere e diventa immodificabile da parte del giudice che l’ha emessa. Di regola la sentenza è pubblicata mediante deposito nella cancelleria del giudice che l’ha pronunciata.
(1) In seguito alla pubblicazione la sentenza acquista esistenza come atto giuridico e diventa immodificabile ed irrevocabile da parte del giudice che l’ha emessa.
(2) Il biglietto di cancelleria oltre a contenere il testo integrale della sentenza, deve riportare la data dell’avvenuta pubblicazione. Mentre la data del deposito della sentenza in cancelleria determina l’inizio del decorso del termine semestrale per la proposizione delle impugnazioni ordinarie avverso la sentenza (in mancanza della notificazione di quest’ultima), quello di comunicazione comporta la decorrenza del termine per la presentazione del regolamento di competenza o per le ipotesi di riassunzione della causa.
Pubblicazione: effetti.
L’esistenza della sentenza civile emessa all’esito di un giudizio trattato con le forme del rito ordinario è determinata dalla pubblicazione mediante deposito nella cancelleria del giudice che l’ha pronunziata, essendo irrilevante a questo fine la data della deliberazione, con la conseguenza che, producendosi l’effetto della compensazione giudiziale soltanto dalla prima data, qualora uno dei crediti sia un credito di valore, la rivalutazione monetaria eventualmente concessa deve essere calcolata sino a tale data. Cass. 22 novembre 2004, n. 22035.
La decisione assunta dal giudice di pace, come quella assunta dal tribunale in composizione monocratica, difetta di un momento deliberativo che assuma autonoma rilevanza. Ne consegue che, essendo la sentenza formata solo con la sua pubblicazione a seguito del deposito in cancelleria ex artt. 133 e 321 c.p.c., esclusivamente a tale data, e non anche a quella diversa ed anteriore eventualmente indicata in calce all’atto come data della decisione, può farsi riferimento per stabilire se la causa sia stata decisa prima o dopo la scadenza dei termini previsti per il deposito di note difensive e del fascicolo di parte e se dunque vi sia stata o no violazione dei diritti della difesa. Cass. 3 marzo 2004, n. 4356; conforme Cass. 18 giugno 2003, n. 9698.
Non é fondata, nei termini indicati in motivazione, la questione di legittimità costituzionale degli artt. 133, commi primo e secondo, e 327, primo comma, cod. proc. civ. (nel testo anteriore alla modifica apportata dall'art. 46, comma 17, della legge n. 69 del 2009), impugnati, in riferimento agli artt. 3, secondo comma, e 24, commi primo e secondo, Cost., in quanto, nell'interpretazione fornita dalla Corte di cassazione, farebbero decorrere il termine lungo per l'impugnazione dalla data del deposito della sentenza, ove diversa e anteriore rispetto alla data di effettiva pubblicazione. La separazione temporale dei due passaggi in cui si articola la procedura di pubblicazione della sentenza (deposito da parte del giudice e presa d'atto del cancelliere), comprovata dall'apposizione di date differenti, costituisce una patologia gravemente incidente sulle situazioni giuridiche degli interessati, riflettendo il tardivo adempimento delle operazioni previste dalla pertinente disciplina legislativa e regolamentare (tra le quali, l'inserimento nell'elenco cronologico delle sentenze, con l'attribuzione del relativo numero identificativo), nonché dalle disposizioni sul processo telematico. Invero, solo con il compimento delle operazioni prescritte dalla legge può dirsi realizzata quella pubblicità alla quale è subordinata la titolarità in capo ai potenziali interessati di puntuali situazioni giuridiche, come il potere di prendere visione degli atti pubblicati e di estrarne copia. Pertanto, alla luce di un'interpretazione costituzionalmente orientata del censurato diritto vivente, per costituire dies a quo del termine per l'impugnazione, la data apposta in calce alla sentenza dal cancelliere deve essere qualificata dalla contestuale adozione delle misure volte a garantirne la conoscibilità e solo da questo concorso di elementi consegue tale effetto, che, in presenza di una seconda data, deve ritenersi di regola realizzato esclusivamente in corrispondenza di quest'ultima. Il ritardato adempimento, attestato dalla diversa data di pubblicazione, rende così inoperante la dichiarazione dell'intervenuto deposito, pur se formalmente rispondente alla prescrizione normativa; qualora ciò accada, può soccorrere l'istituto della rimessione in termini per causa non imputabile, quale doveroso rimedio ad uno stato di fatto contra legem che, in quanto addebitabile alla sola amministrazione giudiziaria, non può in alcun modo incidere sul fondamentale diritto all'impugnazione.
Corte Costituzionale 22 gennaio 2015 n. 3
Segue: Sentenza pubblicata e letta in udienza.
Nel caso di sentenza pronunciata e letta in udienza ai sensi dell’art. 281-sexies c.p.c., non è causa di nullità della pronuncia il deposito della stessa in cancelleria il giorno successivo, non interrompendo tale dilazione la stringente consecuzione prefigurata dal codice di rito con l’uso dell’avverbio «immediatamente» nel 2° comma cit. norma. Cass. 1° marzo 2007, n. 4883.
Nel caso di sentenza redatta a verbale o allegata allo stesso ai sensi dell’art. 281-sexies c.p.c., la sua pubblicazione, al fine della decorrenza dei termini ad opponendum, esige che la pronuncia sia stata letta in udienza e che di tale lettura, concernente motivazione e dispositivo, si dia atto nel verbale immediatamente sottoscritto dal giudice; dal difetto di tale adempimento consegue il mancato esonero per il cancelliere dall’osservanza delle attività comunicatorie ex art. 133 c.p.c. Cass. 6 settembre 2007, n. 18743.
L'esistenza giuridica della sentenza civile è, ad eccezione dei casi in cui vi è obbligo di lettura del dispositivo in udienza, determinata dalla sua pubblicazione mediante deposito nella cancelleria, laddove la sua deliberazione è atto privo di rilevanza giuridica esterna. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui, nell'intervallo di tempo intercorrente tra la deliberazione e la pubblicazione della sentenza, venga dichiarata incostituzionale una determinata normativa, si applica lo "ius superveniens" così intervenuto. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha cassato la decisione di merito che aveva applicato l'art. 52 bis della legge 8 agosto 1992, n. 359, nonostante l'intervenuta declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme prima della pubblicazione della sentenza, rilevando che il giudice di merito avrebbe dovuto invece applicare la norma sopravvenuta, previa adozione di ordinanza ai sensi del combinato disposto dagli artt. 359, primo comma, 356, primo comma, e 279, primo comma, cod. proc. civ.). Cassa e decide nel merito, App. Roma, 26/11/2007
Cassazione civile sez. I 10 dicembre 2014 n. 26066
Mancanza della data di pubblicazione.
La mancanza della data di pubblicazione della sentenza non è causa di nullità (ovvero di inesistenza) della sentenza stessa tutte le volte in cui la cancelleria del tribunale abbia annotato l’avvenuta pubblicazione della sentenza nel registro cronologico, l’abbia altresì trasmessa all’ufficio del registro atti giudiziari, ed abbia, infine, comunicato alle parti costituite l’avvenuto deposito della decisione, così che la parte interessata abbia potuto tempestivamente impugnare la pronuncia a lei sfavorevole. La data di pubblicazione della sentenza, difatti, indica il dies a quo per l’impugnazione nel termine indicato dall’art. 327 c.p.c., e non assume, pertanto, rilievo tutte le volte in cui l’impugnazione stessa risulti tempestivamente proposta (a prescindere, ancora, dalla considerazione che, secondo quanto disposto dall’art. 156 c.p.c., le formalità di pubblicazione della sentenza indicate nel primo comma dell’art. 133 stesso codice non sono previste dalla legge a pena di nullità). Cass. 30 luglio 1999, n. 8297; conforme Cass. 17 dicembre 1993, n. 12512; Cass. 29 giugno 1985, n. 3886.
Omessa indicazione della data di deposito.
La certificazione di avvenuto deposito della sentenza costituisce una formalità estrinseca all’atto cui accede, talché la sua mancanza o incompletezza (nella specie: mancanza di data) non ne determina nullità, neanche sotto il profilo del carente coordinamento con lo scopo di determinare il dies a quo del termine annuale di impugnazione, atteso che l’identificazione di questo, ove non risulti dalla successiva comunicazione è possibile usando l’ordinaria diligenza con la consultazione dell’originale della sentenza, ovvero della annotazione della stessa sul registro del ruolo dell’udienza. Cass. lav., 13 giugno 1997, n. 5316; conforme Cass. 9 maggio 1996, n. 4357.
Omessa certificazione del deposito.
La pubblicazione della sentenza mediante deposito della stessa nella cancelleria del giudice che l’ha pronunciata, ai sensi dell’art. 133, comma primo, c.p.c. (deposito consistente nella consegna ufficiale al cancelliere dell’originale della decisione sottoscritta dal giudice), costituisce un elemento essenziale per l’esistenza dell’atto; al contrario, la certificazione del compimento di tale attività che deve essere eseguita dal cancelliere a norma del secondo comma dello stesso art. 133, è formalità estrinseca all’atto, con la conseguenza che la sua mancanza, non determina la nullità della sentenza, quando la cancelleria abbia annotato l’avvenuta pubblicazione della sentenza stessa nel registro cronologico, l’abbia trasmessa all’ufficio del registro - atti giudiziari e abbia, infine, comunicato alle parti costituite l’avvenuto deposito della decisione, cosicché la parte interessata abbia potuto tempestivamente impugnare la pronuncia a lei sfavorevole. Cass. lav., 22 maggio 2004, n. 9863; conforme Cass. 22 marzo 2001, n. 4130; Cass. lav., 7 giugno 2001, n. 7712.
22/04/2017 alle 23:44
il mio legale mi ha comunicato l’esito della sentenza diverso da quello reale e tenuto in attesa della stesura delle motivazioni per tre anni,quando gli ho detto che andavo io in cancelleria per chiedere le motivazione mi ha detto che non mi avrebbero detto niente, finche mi sono deciso e sono andato e cosi sono venuto a sapere che in realta le cose erano diverse da come aveva detto lui ora come devo agire se lui ha omesso di comunicarmi l’esito reale della sentenza? facendomi credere di aver vinto la causa?

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