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Timestamp: 2020-05-29 01:09:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7698 del 24/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7698 del 24/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/03/2017, (ud. 25/01/2017, dep.24/03/2017), n. 7698
sul ricorso 12412/2015 proposto da:
tempore, ASSESSORATO REGIONALE DELLE RISORSE AGRICOLE E AMBIENTALI
DELLA REGIONE SICILIA, quale successore ex kge dell’ASSESSORATO
RIGIONALE AGRICOLTURA E FORESTE, in persona del legale
DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELIO SFATO, che li
VITRANO, giusta mandato in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 1016/2014 del TRIBUNALE di PALERMO, depositata
25/1/2017 dal Consigliere Dott. Relatore CATERINA MAROTTA.
2 – Con ricorso al Tribunale, giudice del lavoro, di Palermo, D.S., lavoratore assunto a tempo determinato come forestale, conveniva in giudizio la Regione Siciliana e l’Assessorato Regionale Risorse Agricole Alimentari della Regione Sicilia per ottenere il pagamento di differenze retributive asseritamente dovute in forza del c.c.n.l. 2006-2008 per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria. Il Tribunale accoglieva la domanda richiamando della L.R. n. 16 del 1996, art. 45 ter (aggiunto dalla L.R. Siciliana n. 14 del 2006) secondo il quale: “La gestione giuridica ed economica del personale forestale assunto in attuazione delle presenti disposizioni avviene in base alla contrattazione collettiva per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale ed idraulico-agraria” e ritenendo che la previsione di cui della medesima L.R. n. 14 del 2006, art. 49 (secondo cui: “1. Al recepimento della parte normativa del Contratto collettivo nazionale di lavoro di cui della L.R. 6 aprile 1996, n. 16, art. 45 ter, comma 5 e successive modifiche ed integrazioni, come introdotto dall’art. 43 della presente legge, provvede l’Assessore regionale per l’agricoltura e le foreste con proprio decreto, entro trenta giorni dalla sottoscrizione. 2. Entro sessanta giorni dall’emanazione del decreto di cui al comma 1, la Giunta regionale Delib. sul recepimento della parte economica del contratto”), alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata, portasse ad escludere che l’efficacia della delibera della Giunta potesse estendersi al di là dell’individuazione del momento iniziale dell’efficacia del contratto su territorio siciliano e, nella specie, consentisse di derogare in peius alle previsioni del c.c.n.l.. Richiamava il Tribunale precedenti in termini della Corte di appello di Palermo e, in sostanza, riteneva che, pur in presenza di una disposizione di legge regionale (L.R. Sic. n. 14 del 2004, art. 49) che pareva subordinare a un atto discrezionale delle autorità regionali l’applicabilità dei contratti collettivi di lavoro, limitatamente alle materie attribuite all’autonomia contrattuale, questa s’imponesse con forza imperativa. Avverso tale sentenza la Presidenza della Regione Siciliana e l’Assessorato Regionale delle Risorse Agricole ed Alimentari proponevano appello. La Corte di appello di Palermo dichiarava l’inammissibilità dell’impugnazione ex art. 348 bis c.p.c., per mancanza di ragionevole probabilità di accoglimento.
Come affermato da questa Corte nella recente decisione a Sezioni unite (Cass. n. 25622/2016), il ricorrente per cassazione non è tenuto a specificare, a pena di inammissibilità del ricorso, l’an e il quando della comunicazione o notificazione, se avvenuta prima, dell’ordinanza ex art. 348 ter c.p.c., in quanto l’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, si riferisce solo agli atti processuali ed ai documenti da cui i motivi di impugnazione traggono il proprio sostegno giuridico quali mezzi diretti all’annullamento del provvedimento impugnato.
Nella specie, peraltro, il ricorso è stato notificato (rebus consegnato per la notifica) entro il termine di sessanta giorni anche solo considerando la data della pubblicazione dell’ordinanza.
4 – Le Amministrazioni ricorrenti denunciano, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 40; L.R. Sic. 15 maggio 2000, n. 10, art. 23, comma 5; L.R. Sic. 6 aprile 1996, n. 16, art. 45 ter; L.R. Sic. 14 aprile 2006, n. 14, art. 49; della L.R. Sic. 10 aprile 1978, n. 2, art. 3, u.c.. Sostengono che ritenere sussistente un netto rapporto di subordinazione tra le due fonti contrattuali che impone di inserire gli adeguamenti economici introdotti dal c.c.n.l. in seno al contratto regionale si pone in contrasto con la L.R. Sic. n. 16 del 1996, art. 45 ter. Secondo tale norma la gestione del personale “avviene in base alla contrattazione collettiva per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulicoforestale e idraulico-agraria”, costituendo il c.c.n.l. di categoria nulla più che un punto di riferimento onde avviare le trattative con le rappresentanze sindacali. Osservano che sarebbe incoerente il sistema che imponesse all’amministrazione di negoziare il trattamento del proprio personale e contemporaneamente le comandasse di adeguare il contenuto della negoziazione a un accordo stipulato da altri soggetti. Rilevano, inoltre, che la sentenza perviene allo stesso risultato della legificazione del c.c.n.l. di categoria nel momento in cui considera il decreto assessoriale e la delibera di giunta al livello di meri strumenti esecutivi, in ciò concretandosi la falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 40, comma 3. Rilevano che un eventuale rischio di vuoto di disciplina è fugato dalla L.R. Sic. n. 14 del 2006, n. 14, che all’art. 49 impone precisi termini per il (totale o parziale) recepimento del c.c.n.l. da parte dell’assessorato e della giunta regionale. Evidenziano, citando Cass. 26 maggio 2008, n. 13544, che la lettura delle norme offerta dalla sentenza impugnata non sarebbe coerente con i generali principi relativi all’organizzazione amministrativa, non potendosi immaginare rapporti di sopraordinazione gerarchica tra livelli contrattuali cui prendono parte amministrazioni pubbliche che si pongono in relazione di reciproca autonomia.
S’intende riaffermare in questa sede il principio enunciato dalla giurisprudenza di legittimità in forza del quale “anche nell’ambito del pubblico impiego privatizzato, il contrasto fra contratti collettivi di diverso ambito territoriale (nazionale, regionale, provinciale, aziendale) deve essere risolto non già in base al criteri() della gerarchia (che comporterebbe la prevalenza della disciplina di livello superiore) nè in base al criterio temporale (che comporterebbe sempre la prevalenza del contratto più recente e che invece è determinante solo nell’ipotesi di successione di contratti collettivi con identità di soggetti stipulanti, ossia dei medesimo livello), ma secondo il principio di autonomia (e, reciprocamente, di competenza), alla stregua del collegamento funzionale che le associazioni sindacali (nell’esercizio, appunto, della loro autonomia) pongono, mediante statuti o altri idonei atti di limitazione, fra i vari gradi o livelli della struttura organizzativa e della corrispondente attività” (Cass. 26 maggio 2008, n. 13544).
La sentenza della Tribunale non appare rispettosa dei principi affermati, nel momento in cui ritiene che l’applicazione del contratto collettivo di lavoro nazionale s’imponga in ambito regionale con forza imperativa, senza necessità di recepimento ad hoc mediante Delib. di giunta e decreto assessoriale, in ragione di una sorta di prevalenza gerarchica.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 45
 art. 49
 art. 45
 art. 49
 sentenza 
 art. 348
 art. 348
 art. 40
 art. 23
 art. 45
 art. 49
 art. 3
 art. 45
 sentenza 
 art. 40
 Cass. 
 sentenza 
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