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Timestamp: 2020-07-14 00:09:14+00:00

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Bancarotta fraudolenta 2020: pena, prescrizione, documentale, distrazione | Soldioggi
Occultare o distruggere beni aziendali non è lecito se questo comporta una perdita di garanzia per i creditori che si erano affidati al patrimonio aziendale. Nelle società di capitali infatti (srl, spa e sapa) l’unica garanzia per il creditore è il patrimonio netto della società ed è quindi di fondamentale importanza.
In questa guida completa sulla bancarotta fraudolenta ti spiego cosa significa e come avviene, qual è la pena prevista, quando va in prescrizione il reato, cosa significa bancarotta per distrazione e dolo generico ed infine come chiedere il patteggiamento e ottenere specifici vantaggi.
Cosa significa e come avviene
La bancarotta fraudolenta è un reato che avviene così: un imprenditore riceve crediti da degli investitori e garantisce questi crediti con i beni aziendali. Ecco perché i creditori si sono fidati: perché l’azienda ha, supponiamo, immobili, macchinari o altri beni su cui eventualmente rivalersi in caso di insolvenza dell’azienda.
Se l’imprenditore non paga i crediti e non solo non li paga, ma sperpera o distrugge consapevolmente e volontariamente i beni aziendali che facevano da garanzia, allora commette bancarotta fraudolenta.
Occorre fare un’importante precisazione: se l’imprenditore sperpera volontariamente i beni aziendali, ma paga i suoi creditori, in un modo o nell’altro sta pagando i debiti aziendali e quindi non c’è nessun problema per i creditori. Il problema sorge nel momento in cui non paga i debiti, i creditori sono costretti a rivalersi sui beni aziendali e li trovano distrutti, inesistenti o resi inutili e senza valore.
Difatti, come stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 49622/15, se l’imprenditore o amministratore impoverisce enormemente i beni aziendali, ma comunque l’impresa ha a disposizione altre rilevanti risorse per garantire i creditori, in tal caso non commette reato di bancarotta fraudolenta.
Bisogna poi fare un’importante differenza tra bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice.
La bancarotta fraudolenta è un reato grave, avviene quando l’imprenditore sperpera il denaro consapevolmente e volutamente, difatti è punita penalmente con la reclusione fino a 10 anni. La bancarotta fraudolenta è disciplinata dall’articolo 216 del codice penale (Legge fallimentare);
La bancarotta semplice è un reato meno grave rispetto alla fraudolenta, avviene quando l’imprenditore utilizza il denaro aziendale in modo poco coscienzioso, in operazioni palesemente imprudenti; oppure usa il denaro per spese personali o familiari.
Quindi, a differenza della fraudolenta, sebbene non ci sia un atto di distruzione o sperpero conclamato dei beni, c’è comunque una grave e manifesta avventatezza che di fatto porta all’insolvenza dell’impresa. La bancarotta semplice è punita penalmente con la reclusione fino a 2 anni ed è disciplinata dall’articolo 217 del codice penale (Legge fallimentare);
La distinzione tra bancarotta semplice e fraudolenta è quindi basata sulla gravità di atti e fatti commessi.
La bancarotta fraudolenta non si realizza sui debiti verso il fisco: per i debiti fiscali è prevista apposita disciplina tributaria.
L’imprenditore compie il reato di bancarotta fraudolenta, tramite un o più operazioni riguardanti:
Beni aziendali;
Libri e scritture contabili.
Possono incorrere nel reato di bancarotta fraudolenta:
Le ditte individuali commerciali;
Le società di capitali (srl, spa, spa) nella persona dell’amministratore o del direttore generale.
Prima di parlare delle conseguenze e di quanti anni di carcere prevede il codice penale per questo tipo di reato, occorre distinguere le diverse tipologie di bancarotta fraudolenta:
Patrimoniale, quando l’imprenditore sperpera o dissimula i beni aziendali;
Documentale, quando l’imprenditore distrugge o manomette le scritture contabili;
Preferenziale, quando l’imprenditore paga prima alcuni creditori rispetto ad altri, simulando diritti di prelazione inesistenti.
Il codice penale prevede anni di carcere e conseguenze diverse a seconda della gravità degli atti commessi:
Reclusione da 1 fino ad un massimo di 5 anni in caso di bancarotta patrimoniale o documentale;
Reclusione da 3 fino ad un massimo di 10 anni in caso di bancarotta preferenziale.
Oltre alla pena base che prevede la reclusione, in tutti i casi di bancarotta fraudolenta, è prevista la seguente pena accessoria: l’impossibilità ad aprire impresa commerciale o assumere cariche direttive presso imprese per 10 anni.
la bancarotta fraudolenta è un reato proprio, quindi può commetterlo solo imprenditore commerciale o l’amministratore di una società. Tuttavia, se nel processo criminoso si inserisce un terzo soggetto (anche del tutto estraneo all’azienda) e contribuisce alle conseguenze dell’evento, allora il terzo è accusato di concorso in bancarotta fraudolenta.
Per esempio, è accusato di concorso in bancarotta il consulente fiscale che “aiuta” l’imprenditore nell’atto di occultare o dissipare i beni aziendali (Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 8349/2016).
Il patteggiamento è una procedura prevista dall’articolo 444 e ss. del c.p.p. ed è un compromesso, un’intesa raggiunta tra imputato, PM (Pubblico Ministero) e Giudice, con cui l’imputato rinuncia alla causa, al dibattito e a dimostrare la propria innocenza, e in cambio di ciò ottiene uno sconto della pena. Si può chiedere anche in caso di bancarotta fraudolenta.
I pro del patteggiamento:
Inapplicabilità delle pene accessorie, quindi il soggetto può aprire impresa o assumere cariche direttive anche prima dei 10 anni 8art. 445 c.p.p.);
Esonero dal pagamento delle spese processuali;
Il P.M. che ha dato il suo consenso al patteggiamento, una volta che il giudice emette sentenza non può appellarsi;
Sconto della pena detentiva (fino a 1/3);
Sconto della pena pecuniaria (fino a 1/3);
Se la parte lesa si era costituita parte civile, otterrà solo il risarcimento soltanto dei costi legati al compenso dell’avvocato. Per ottenere altro risarcimento dovrà avviare una nuova causa civile, con aggravio di tempi e costi (e quindi succede spesso che non la avvia);
Se l’imputato la chiede subito, evita dibattiti pubblici, non potranno accedere alla camera del giudizio neanche i giornalisti;
Si evita un lungo processo e quindi una maggiore spesa legale.
I contro del patteggiamento:
L’imputato, sostanzialmente, sotto un certo punto di vista è come se ammettesse la colpa, accettando la condanna definitiva seppur scontata: non potrà appellarsi nè in Appello che in Cassazione;
L’imputato rinuncia ai lunghi tempi della giustizia italiana: accede infatti non di rado che la prescrizione del reato sopraggiunga prima della sentenza! Durante questo lungo tempo potrebbe persino intervenire un’amnistia o una depenalizzazione.
L’imputato, tramite il suo legale, avvia con il PM una consultazione al fine di giungere a un accordo, che di solito si raggiunge in tempi brevi, poche settimane. Il tribunale quindi stabilisce la data dell’incontro davanti il GUP/GIP, che decreta la sentenza.
Supponiamo che Mario Rossi sia accusato di bancarotta fraudolenta (senza aggravanti) e che:
La base della pena sia fissata a 12 mesi di reclusione (non consideriamo la pena pecuniaria);
Il tribunale conceda le attenuanti generiche
Se Mario Rossi sceglie il patteggiamento, lo sconto della pena è così calcolato:
Pena base: 12 mesi -> Sconto della pena ai 1/3 per le attenuanti generiche = pena ridotta a 8 mesi;
Riduzione per patteggiamento -> 1/3 di sconto = 5,3 mesi è la pena finale.
L’articolo 157 del codice penale disciplina la prescrizione dei reati. Esso sancisce che la prescrizione è pari alla pena massima prevista dalla legge e i tempi di prescrizione non possono mai essere inferiori a:
6 anni in caso di multa;
10 anni in caso di reati di natura penale.
Per quanto riguarda la bancarotta fraudolenta quindi, essendo la pena massima pari a 10 anni, lo stesso è previsto per la prescrizione: il reato di bancarotta fraudolenta si prescrive trascorsi 10 anni.
Dies a quo: la prescrizione parte non dal giorno in cui l’imprenditore commette il reato, ma dal giorno della sentenza di fallimento.
Si chiama bancarotta fraudolenta per distrazione quando l’imprenditore o amministratore, per arricchirsi o comunque trarre vantaggio, nasconde, elimina, rovina o distrae beni o denaro dall’azienda, ledendo le garanzie patrimoniali dei creditori (Cassazione Penale, Sez. V, sentenza n. 18981/2016).
Il reato di bancarotta fraudolenta si configura anche se l’imprenditore ( o amministratore) non era al corrente dello stato di insolvenza dell’impresa e anche se agisce senza il preciso scopo di nuocere ai creditori: il rato si configura già nel momento in cui egli da’ ai beni o al denaro una destinazione diversa da quella di garanzia dei creditori.
Si dice infatti che, affinchè si configuri il reato di bancarotta fraudolenta, è sufficiente il “dolo generico“, ossia non la precisa volontà di arrecare danno ai creditori ma anche la sola condotta pregiudichevole dei beni a garanzia dei creditori. Lo ha sempre confermato la giurisprudenza, e successivamente anche la sentenza n. 38396/2017 della Suprema Corte, Sezione V.
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