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Timestamp: 2018-10-16 06:50:07+00:00

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Cos'è un titolo esecutivo. L'esecuzione forzata
> Che significa? Pubblicato il 3 gennaio 2016
Cosa e quali sono i titoli esecutivi giudiziali e stragiudiziali, la notifica, la formula esecutiva, l’esecuzione forzata e il pignoramento con l’ufficiale giudiziario.
1 Cosa significa titolo esecutivo
2 Le caratteristiche del titolo esecutivo
3 Quali sono i titoli esecutivi giudiziali
4 Quali sono i titoli esecutivi stragiudiziali
5 La formula esecutiva
6 Come ottenere la formula esecutiva
7 La notifica del titolo esecutivo
Cosa significa titolo esecutivo
Si sente spesso, nella bocca di giudici e avvocati, la parola “titolo esecutivo”, ma spesso chi non ha conoscenze in materia legale, non ne comprende appieno il significato. Si tratta di un concetto molto usato nel linguaggio giuridico che sta a indicare quel tipo di documento che consente, a chi ne è in possesso, di agire anche in via forzata (cosiddetta “esecuzione forzata”), attraverso l’ufficiale giudiziario, nei confronti di chi non adempie spontaneamente al comando contenuto in detto documento. In buona sostanza, nel titolo esecutivo viene menzionato un soggetto (che possiamo definire “creditore”) e un altro (“debitore”) e si afferma il dovere del secondo a svolgere una determinata attività in favore del primo: con la conseguenza che, in caso di mancato adempimento, si potrà attivare direttamente il procedimento con l’ufficiale giudiziario. Si pensi al caso dell’ingiunzione di pagare una somma di denaro, a un ordine del giudice di abbattere una parete, di insonorizzare un muro, di spostare una pianta, di restituire le chiavi di una casa.
In parole ancora più povere, un titolo esecutivo è quel documento che è condizione per procedere all’esecuzione forzata. Solo chi ne è in possesso può agire in via esecutiva e nessun altro.
Ma come ci si procura un titolo esecutivo e, soprattutto, quali documenti hanno questa caratteristica?
Non tutti i documenti che attribuiscono un diritto a un soggetto sono titolo esecutivo. Per esempio, è indubbio che un contratto menzioni il diritto del creditore a ricevere una determinata prestazione, ma esso non è un titolo esecutivo. Sarà, invece, titolo esecutivo la sentenza che, al termine della causa sul predetto contratto, accerterà in modo certo e preciso, se davvero sussiste detto credito e a quanto ammonta.
Infatti, posta la forza che ha il titolo esecutivo e le conseguenze che esso comporta per il soggetto obbligato, è necessario che abbia un grado di certezza e affidabilità tale da poter stare certi – almeno in prima battuta – che non si possa risolvere in abusi.
Allo stesso modo, una ammissione di debito, messa per iscritto da un soggetto, non è un titolo esecutivo, ma lo è il decreto ingiuntivo che il creditore, grazie a questa dichiarazione, si è fatto rilasciare dal magistrato.
Sulla base di ciò, possiamo dire che titolo esecutivo sono tutti i provvedimenti che escono dal tribunale, quelli cioè firmati da un giudice e che chiudono un processo o una fase del processo. La sentenza, appunto, è l’esempio principale di titolo esecutivo: essa acquista tale caratteristica già dopo il primo grado, anche se ancora pendono i termini per fare appello o se, addirittura, il giudizio di impugnazione è già avviato (salvo che il giudice di secondo grado ne sospenda tale efficacia). Infatti, per legge, tutte le sentenze sono esecutive già dalla loro emissione.
Questo, in termini pratici significa che il creditore, una volta notificata la sentenza alla controparte e inviatogli un ultimo avviso ad adempiere entro 10 giorni (cosiddetto atto di precetto), potrà recarsi dall’ufficiale giudiziario e procedere a un pignoramento o ad altre forme di esecuzione forzata nei suoi confronti.
Come la sentenza, sono titolo esecutivo anche altri atti di emanazione del giudice come, ad esempio, l’ordinanza di sfratto. Lo è anche il decreto ingiuntivo, ma solo dopo 40 giorni dalla sua notifica e sempre a condizione che il debitore, entro tale termine, non abbia proposto opposizione.
Quelli che abbiamo appena elencato sono i titoli esecutivi giudiziali, quelli cioè che escono fuori dalla penna del giudice. Ma esistono anche titoli esecutivi stragiudiziali, ossia documenti che consentono l’esecuzione forzata anche senza che prima sia stata instaurata una causa e, quindi, senza bisogno di accertamento del magistrato. Sono documenti a cui la legge conferisce un alto grado di certezza del diritto in esso menzionato e, perciò, almeno in prima battuta, non necessitano dell’accertamento da parte del giudice. Resta ferma, però, la possibilità, per il soggetto obbligato, di proporre opposizione in un momento successivo (cosiddetta opposizione all’esecuzione forzata).
Un esempio di titolo esecutivo stragiudiziale è l’assegno. Con un assegno in mano, e per massimo 6 mesi dalla sua emissione, il creditore può direttamente effettuare un pignoramento nei confronti del debitore inadempiente. Spirato il semestre, l’assegno non è più titolo esecutivo, ma resta sempre una prova scritta. Sicché colui che ne è in possesso può sempre presentarlo al giudice e farsi rilasciare un decreto ingiuntivo. In buona sostanza, spirato tale termine, l’assegno è uguale a un contratto o un’altra scrittura e c’è di nuovo bisogno di procurarsi un titolo esecutivo.
Così, la cambiale: qui, però, il termine è più lungo, non essendo di sei mesi ma di tre anni.
Le caratteristiche del titolo esecutivo
Si dice, normalmente, che il titolo esecutivo, per poter consentire l’esecuzione forzata, deve avere ad oggetto un diritto:
– certo: non devono sussistere dubbi o controversie sulla sua esistenza. Si tratta di una certezza relativa o apparente e non assoluta. Infatti il diritto a procedere ad esecuzione forzata può costituire oggetto di contestazione mediante opposizione all’esecuzione. In questo caso, se il giudizio dovesse concludersi in favore di colui che lo contesta, il diritto potrà essere escluso o negato in tutto o in parte;
– liquido: deve essere determinato nel suo ammontare ovvero, anche se non determinato nel suo ammontare, il titolo deve contenere in sé i dati quantomeno necessari affinché la quantificazione si possa desumere attraverso un mero calcolo matematico, sulla base di elementi certi e positivi contenuti nel titolo stesso e non attinti da altre fonti. Una decisone, ad esempio, ha accertato la liquidità del credito interpretando il titolo esecutivo, tenendo conto dei dati, anche se non puntualmente indicati, assunti dal giudice come certi e determinati e non controversi, quindi
acquisiti al processo, anche se implicitamente;
– esigibile: non può essere sottoposto né a condizioni, né a termini, né ad altro limite, ad esempio una controprestazione. Se in origine vi era un termine ad esigere questo deve essere scaduto; se il debitore aveva possibilità di scegliere fra più prestazioni esecutive deve aver effettuato la sua scelta; se il creditore è tenuto a sua volta ad una controprestazione deve averla fatta, ecc. Spetta al creditore dimostrare la scadenza del termine, l’avveramento della condizione sospensiva, o l’adempimento da parte del creditore della controprestazione.
Quali sono i titoli esecutivi giudiziali
Dopo la spiegazione di cos’è un titolo esecutivo – un documento, cioè, senza il quale nessun creditore può procedere ad esecuzione forzata – possiamo ora addentrarci nell’elenco di quali sono detti titoli.
Iniziamo dai titoli esecutivi giudiziali, quelli cioè emessi dal giudice:
– la sentenza, a prescindere dal fatto che sia divenuta definitiva (ossia passata in giudicato): anche la sentenza di primo grado o di secondo grado è un titolo esecutivo. Pur se viene avviato l’appello, la sentenza di primo grado è titolo esecutivo e consente, nel frattempo, l’esecuzione forzata. Tuttavia la parte appellante può chiedere al giudice di secondo grado di “sospendere” l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado (cosiddetta “sospensiva”), decisione che viene presa alla prima udienza. Si deve trattare di una sentenza di condanna;
– il decreto ingiuntivo divenuto esecutivo perché non è stata proposta opposizione entro 40 giorni dalla sua notifica; oppure il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo;
– il decreto di ingiunzione di pagamento in materia di concorso dei coniugi agli obblighi di mantenimento dei figli;
– il decreto di trasferimento del bene espropriato;
– il decreto di liquidazione del compenso degli ausiliari del giudice come il consulente tecnico d’ufficio (CTU), purché indichi la parte obbligata al pagamento;
– il decreto di ammortamento di assegno bancario;
– il decreto che dichiara esecutivo il lodo arbitrale;
– l’ordinanza di pagamento di somme non contestate (pronunciata in corso di causa, prima della sentenza) e altre ordinanze di pagamento per prestazioni ritenute già provate, anche se il giudizio non è ancora terminato;
– l’ordinanza di divisione ereditaria o di scioglimento di comunione;
– l’ordinanza provvisoria di concessione dell’assegno alimentare;
– l’ordinanza in materia di incidenti stradali che assegna alla vittima di un sinistro che si trovi in stato di necessità una somma nei limiti dei 4/5 della presumibile entità del risarcimento che sarà liquidato con la sentenza;
– l’ordinanza di convalida di licenza o sfratto;
– l’ordinanza di rilascio di immobile;
– l’ordinanza di liquidazione di spese e competenze di arbitri;
– l’ordinanza del presidente del tribunale nel giudizio di separazione dei coniugi.
Quali sono i titoli esecutivi stragiudiziali
I titoli stragiudiziali, come detto, sono quelli che non provengono da un giudice. L’autore può essere il notaio, un pubblico ufficiale (per esempio, il dirigente dell’Agenzia delle Entrate) oppure le parti stesse (per es. la firma dell’assegno). Vediamo i più importanti:
– l’atto pubblico, redatto cioè da un notaio, che sancisce l’obbligo di pagare del denaro o di consegna o rilascio di beni mobili o immobili;
– la scrittura privata autenticata, relativamente alle obbligazioni di denaro in essa contenute;
– il verbale di negoziazione assistita da uno o più avvocati (per esempio in caso di separazione consensuale, divorzio congiunto o modificazione delle condizioni di separazione e divorzio, sottoscritti dalle parti e dagli avvocati che le assistono, la cui autografia è certificata dagli stessi avvocati)
– il verbale di causa, sottoscritto dalle parti davanti al giudice, con cui le stesse trovano un accordo alla controversia;
– la cambiale tratta;
– il vaglia cambiario;
– l’assegno bancario e circolare. L’assegno deve essere regolarmente compilato in ogni sua parte. L’assegno bancario (o postale) postdatato o in bianco, non può essere titolo esecutivo in quanto contrario a norme imperative;
– la cartella esattoriale (o anche detta cartella di pagamento) di Equitalia;
– l’avviso di accertamento immediatamente esecutivo emesso dall’Agenzia delle Entrate;
– l’attestato di credito della SIAE.
In generale, per iniziare l’esecuzione forzata è necessario che il titolo esecutivo sia dotato della c.d. formula esecutiva. La legge dice che il titolo deve essere “spedito in forma esecutiva”.
Tuttavia, alcuni titoli esecutivi particolari, indicati al paragrafo seguente, non necessitano di formula esecutiva.
Tutti gli atti giudiziali sono soggetti al pagamento di imposta di registro. Nel caso cui si richieda copia del provvedimento con formula esecutiva, “uso esecuzione” non è necessaria la previa liquidazione dell’imposta di registro. Importante accorgimento tuttavia, è l’indicazione, nelle spese del precetto, delle spese di registrazione da porsi a carico della parte esecutata.
La formula esecutiva è formata da una intestazione: “Repubblica Italiana – In nome della legge” apposta sull’originale dell’atto dal cancelliere o dal notaio di rilascio, su richiesta di parte.
All’intestazione segue la dicitura: “Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere in esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti“.
Come ottenere la formula esecutiva
Il creditore (o i suoi successori) deve richiedere la copia autentica con formula esecutiva dell’atto da notificare:
– nel caso di sentenze o provvedimenti giudiziali emessi in suo favore: al cancelliere del tribunale che ha emesso la sentenza o il provvedimento giudiziale. La copia autentica viene quindi rilasciata con l’apposizione del sigillo della cancelleria. L’originale rimane presso la cancelleria.
– nel caso di atto del notaio o di altro pubblico ufficiale autorizzato: al notaio o al pubblico ufficiale che lo ha ricevuto. L’originale rimane conservato presso il notaio o il pubblico ufficiale stesso.
Salvo che ricorrano giusti motivi (ad esempio, sottrazione, soppressione, smarrimento, distruzione e deterioramento della prima copia, la legge vieta di rilasciare alla stessa parte più copie autentiche del medesimo titolo munite di formula esecutiva. La parte che ritiene di avervi diritto, deve presentare apposito ricorso in cui enuncia i motivi di tale richiesta. Esso è presentato al capo dell’ufficio che ha pronunciato il provvedimento oppure, negli altri casi, al presidente del tribunale nella cui circoscrizione l’atto fu formato. Sull’istanza si provvede con decreto.
In caso di provvedimento giudiziario emesso all’estero è compito della autorità giudiziaria curare l’apposizione della formula esecutiva dopo aver verificato l’autenticità del titolo.
Il creditore interessato deve notificare al debitore il titolo esecutivo a cui è stata apposta la formula esecutiva, avvalendosi dell’ufficiale giudiziario. La notifica può anche essere contestuale a quella dell’atto di precetto, ad esempio in caso di sentenza provvisoriamente esecutiva o di decreto ingiuntivo sempre provvisoriamente esecutivo.
Se il titolo è una sentenza si effettua di regola una doppia notifica: una alla parte personalmente ai fini della esecuzione e una al procuratore costituito ai fini del decorso del termine breve per l’impugnazione. La doppia notifica non è necessaria se la parte si è costituita personalmente o se è rimasta contumace.
In caso di contrasto tra la copia notificata del titolo spedito in forma esecutiva e l’originale dello stesso, nei confronti del debitore precettato, fa fede fino a querela di falso la copia notificata.

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