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Timestamp: 2020-06-01 00:13:14+00:00

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10 Luglio 2014 | Autore: Maria Elena Casarano
Spesso la decisione di separarsi è accompagnata da mille dubbi: la risposta ai più ricorrenti.
La decisione di separarsi non è presa quasi mai d’impulso.
Chi si determina a tale scelta lo fa, in genere, dopo aver riflettuto sulle conseguenze per sé, per i figli e per la famiglia intera e assai spesso si pone anche molte domande.
Cercheremo di dare risposta alle più frequenti.
1 Non sopporto più la convivenza: posso andare via da casa o mandare via mio marito/moglie?
2 Cosa succede se adesso vado da un avvocato: dopo che gli avrò spiegato come stanno le cose, farà tutto lui?
3 Se trovo un accordo con mio marito/moglie, posso separarmi senza l’assistenza di un avvocato?
4 Cosa deve fare l’avvocato?
5 In che modo può essere raggiunto un accordo?
6 Che succede se io voglio trovare un accordo ma l’altro no?
7 Se vado in causa su cosa può decidere il giudice?
8 Che posso fare se dopo la separazione mio marito/moglie non versa il mantenimento per me e per i figli?
9 Chi dovrà pagare le spese e il mutuo della casa dopo la separazione?
10 Con un accordo potrei decidere qualsiasi cosa?
11 Si può cambiare idea sulle decisioni prese dal giudice o tramite accordo?
12 Posso chiedere il gratuito patrocinio per la separazione se mio marito/moglie risulta nel mio stato di famiglia?
Non sopporto più la convivenza: posso andare via da casa o mandare via mio marito/moglie?
La decisione di andar via di casa o di mandare via il coniuge non va presa con leggerezza perché da essa possono derivare precise conseguenze [1]. Rinviamo, nello specifico, alla lettura di questi articoli:
Intollerabilità della convivenza: cosa rischia chi lascia la casa coniugale; Convivenza intollerabile: è lecito cambiare le serrature della casa familiare.
Cosa succede se adesso vado da un avvocato: dopo che gli avrò spiegato come stanno le cose, farà tutto lui?
Il rapporto di fiducia con il proprio avvocato è fondamentale ma è bene che chi ha deciso di separarsi, prima ancora di rivolgersi ad un legale, comunichi al coniuge di aver maturato tale intenzione e, di voler decidere insieme a lui le modalità attraverso cui separarsi, in special modo (ma non solo) se ci sono figli.
Salvo situazioni gravi, infatti, (violenze fisiche o psicologiche nei confronti propri e/o dei figli), apprendere dell’intenzione di separarsi attraverso la lettera inviata da un avvocato non è, in generale, cosa opportuna in quanto renderebbe di certo l’altro meno disponibile a raggiungere un accordo (che è invece la soluzione più auspicabile per i motivi che a breve vedremo).
Se trovo un accordo con mio marito/moglie, posso separarmi senza l’assistenza di un avvocato?
Alcuni Tribunali lo consentono e, pertanto, è bene informarsi presso le cancellerie di quello di competenza.
(Per un approfondimento leggi l’articolo: Separazione consensuale: senza avvocato, in tempi brevi e a basso costo).
Ma attenzione! Il consiglio in questi casi è comunque quello di chiedere sempre una preventiva consulenza legale in quanto non tutte le decisioni possono essere accettate dal giudice; esistono, infatti, dei diritti cui le parti non possono rinunciare (cosiddetti diritti indisponibili) e una convenzione in questo senso sarebbe nulla. Ad esempio, sarebbe nulla la clausola con cui le parti rinuncino alla possibilità di chiedere una successiva modifica degli accordi raggiunti nel caso in cui si verifichi un mutamento delle situazioni esistenti al momento della separazione.
Cosa deve fare l’avvocato?
Una volta scelto il proprio avvocato, questi – per dovere deontologico – prima di convocare con un atto formale (cosiddetto ricorso per separazione) il coniuge in Tribunale, sarà tenuto innanzitutto ad invitarlo presso il proprio studio, anche (eventualmente) assistito da un proprio legale di fiducia, con lo scopo di elaborare insieme una domanda congiunta da presentare al giudice: si tratta della cosiddetta “separazione consensuale” che – come accennavamo – rappresenta la soluzione giudiziaria senz’altro più auspicabile in una crisi coniugale, specie in presenza di figli minori, per diversi motivi:
– consente di ottenere la sentenza di separazione in pochi mesi, a fronte dei diversi anni occorrenti nel caso che l’altro non accetti la separazione (poiché in tal caso si instaurerà un giudizio vero e proprio);
– si basa su condizioni (economiche e personali) frutto di accordi dei coniugi e non imposte dal giudice;
– implicando tempi ridotti di attesa (pochi mesi) e la volontà concorde dei coniugi, comporta un indiscutibile vantaggio sul piano della serenità personale delle parti e, di riflesso, sugli eventuali figli;
– implica dei costi giudiziari assai più contenuti rispetto ad un procedimento contenzioso, di cui non si conosce né l’esito né la durata.
In che modo può essere raggiunto un accordo?
I modi per raggiungere un accordo di separazione possono essere diversi:
– rivolgendosi insieme ad un unico avvocato che dovrà formalizzare in un unico atto le volontà espresse dai coniugi, fornendo i propri consigli nell’interesse di entrambi e valutando in via prioritaria la legittimità degli accordi delle parti;
– rivolgendosi ciascuno ad un proprio avvocato: in tal caso, il più delle volte, la comunicazione tra i coniugi non avviene e i rapporti sono demandati al contatto tra i due difensori che si faranno ciascuno portavoce delle volontà del proprio cliente;
– scegliendo di seguire, prima ancora di adire le vie legali, un percorso di mediazione familiare (percorso che potrà anche essere suggerito dallo stesso giudice quando tenterà la conciliazione tra i coniugi ) [2];
– rivolgendosi ciascuno ad un avvocato formato alla pratica del diritto collaborativo (Diritto Collaborativo: una terza via per separazione e divorzio. Gli accordi in mano alla coppia) [3].
Per un approfondimento su questi due percorsi: Mediazione familiare e diritto collaborativo: quali differenze?.
Che succede se io voglio trovare un accordo ma l’altro no?
Nel caso in cui l’altro coniuge non si mostri intenzionato ad aderire alla richiesta seguendo un procedimento congiunto (ordinario o col metodo collaborativo), in tal caso dovrà instaurarsi una vera e propria causa (cosiddetta separazione giudiziale) che potrà avere, solo in primo grado, la durata di alcuni anni e che potrà proseguire negli ulteriori gradi di giudizio (Appello e Cassazione), sempre che nel corso del tempo (cioè a giudizio intrapreso) non si raggiunga un accordo (cosa sempre possibile in corso di causa).
Ciò comunque non precluderà il diritto ad ottenere la separazione richiesta se ve ne siano tutti i presupposti di legge [4].
Se vado in causa su cosa può decidere il giudice?
Alla prima udienza (detta presidenziale) il Presidente del Tribunale dovrà dare i cosiddetti provvedimenti temporanei e urgenti [5] (modificabili nel corso e/o all’esito del giudizio), ritenuti opportuni nell’interesse della prole e dei coniugi, su tutte quelle questioni sulle quali i coniugi non abbiano trovato un accordo.
a) sull’assegnazione della casa coniugale: di solito, a prescindere da chi ne sia titolare, l’assegnazione viene fatta al coniuge presso cui i figli dimoreranno in modo abituale [6] (per un approfondimento si rinvia alla lettura di questi articoli: Separazione: l’assegnazione della casa coniugale quanto dura?; “Casa familiare in comodato a un genitore: va rilasciata dopo la separazione?; “Casa familiare: problemi pratici legati alla separazione dei coniugi;
b) sulle modalità di affidamento dei figli: questo di norma spetta in modo congiunto a entrambi i genitori [7] , salvo che uno dei due non ne chieda l’affido esclusivo (Affidamento esclusivo del minore a un solo genitore: quando e perché) [8], ma in tal caso il genitore dovrà dimostrare i fatti a fondamento della domanda, come il fatto che l’altro non sia in grado di prendersi cura dei figli (sui tempi e le modalità di visita si rinvia alla lettura di questi articoli: Modalità di visita dei figli: chi decide?; Diritto di visita dei figli: il giudice interviene sull’accordo dei genitori, modificandolo;
c) sul contributo al mantenimento dovuto alla prole da parte del genitore non convivente [9]: l’assegno dovrà essere versato all’altro nella misura determinata dal giudice anche sulla base della documentazione esibita in giudizio (per un approfondimento leggi: Obbligo al mantenimento dei figli dopo la separazione: ripartizione di spese ordinarie e straordinarie;
d) sull’assegno di mantenimento eventualmente spettante al coniuge [10] (per i criteri della determinazione si rinvia alla lettura di questo articolo: Assegno di mantenimento: come si calcola?).
Che posso fare se dopo la separazione mio marito/moglie non versa il mantenimento per me e per i figli?
In tal caso si aprono diverse strade per il cui approfondimento rinviamo alla lettura di questi articoli:
Se l’ex non versa il mantenimento: che fare?; Se l’ex coniuge non versa il mantenimento sono tenuti a farlo i nonni?
Chi dovrà pagare le spese e il mutuo della casa dopo la separazione?
Per la risposta si rinvia alla lettura di questi articoli:
Dopo la separazione chi paga tutte le spese, le bollette e le rate”; “Mutuo sulla casa coniugale: chi lo paga in caso di separazione?.
Con un accordo potrei decidere qualsiasi cosa?
Qualsiasi questione (sia di natura economica che personale) può essere disciplinata tramite un accordo dei coniugi discostandosi, con tutta probabilità, da ciò che il giudice potrebbe stabilire a riguardo.
Basti pensare, solo per fare qualche esempio, alle modalità di visita dei figli che non potranno mai corrispondere, se decise dal giudice, alle esigenze di tempo dei genitori (specie del non collocatario), alla possibilità di vendita o divisione della casa familiare o all’utilizzo come residenza familiare di un’ abitazione diversa dalla casa coniugale, alla possibilità di compensazione del mantenimento dovuto al coniuge con la cessione di un qualche bene di proprietà esclusiva.
E’ importante, però, sapere che, specie riguardo ai figli, non tutto può essere stabilito tramite accordo: il giudice, infatti, deve tutelare prima il loro interesse: ad esempio, i genitori non potranno decidere con accordo di rinunciare all’affido condiviso dei figli prevedendo che uno solo dei due ne sia l’affidatario esclusivo. I bambini infatti hanno diritto a conservare rapporti significativi con ciascun genitore e i componenti di ciascun ramo familiare e solo gravi motivi possono permettere di derogare a tale principio.
Ciò vale sia che i provvedimenti sui figli siano stabiliti nell’ambito di un procedimento di separazione dei genitori che nell’ambito della regolamentazione dell’affidamento o del mantenimento della prole nata fuori dal matrimonio. La legge [11], infatti, ha totalmente parificato i diritti dei figli sia legittimi che naturali, sancendo il generale principio della loro totale eguaglianza.
Si può cambiare idea sulle decisioni prese dal giudice o tramite accordo?
Gli ex coniugi, singolarmente o congiuntamente, possono chiedere in qualsiasi momento al Tribunale la modifica delle condizioni della separazione [12] anche riguardanti la prole [13]. Occorre, tuttavia, che sia intervenuta e provata una circostanza che abbia provocato un mutamento della situazione di fatto esistente al momento della pronuncia del Tribunale.
In altre parole, la richiesta di modifica non può basarsi sul semplice fatto che le parti abbiano cambiato idea sulle condizioni raggiunte in precedente o stabilite dal giudice.
Posso chiedere il gratuito patrocinio per la separazione se mio marito/moglie risulta nel mio stato di famiglia?
Si, se il reddito del singolo coniuge rientra nei limiti massimi richiesti dalla legge (10.766,33 euro). Infatti, nel caso in cui una domanda giudiziale sia proposta nei confronti di un soggetto facente parte del nucleo familiare, i redditi dei due non si sommano tra loro ai fini dell’ammissione (per un approfondimento leggi: ”Gratuito patrocinio: sì ai separati in casa”).
[1] Art. 146 cod.civ.
[2] Art. 338-octies cod. civ.
[3] Il diritto collaborativo costituisce una efficace alternativa alla lite giudiziaria; permette di separarsi con rispetto e in modo razionale, invertendo la logica antagonista su cui si basano i normali processi.
Una caratteristica della pratica collaborativa è rappresentata dall’impegno di tutte le parti coinvolte a non minacciare né intraprendere cause, ed impegnarsi in uno scambio aperto di ogni informazioni utile al raggiungimento di un accordo. Il metodo collaborativo è stato elaborato nel 1989 da un avvocato familiarista americano, S.Webb, che comprese che la soluzione giudiziaria nel divorzio era in grado di infliggere danni più gravi alle famiglie del divorzio stesso.
[4] Art. 151 cod. civ.
[5] Art. 708 cod. proc. civ.
[6] Art. 337-sexies cod..civ.
[7] Art. 337 ter co. 1 e 2 cod. civ.
[8] Art. 337 quater cod. civ.
[9] Art. 337 ter co. 4, 5 e 6 cod. civ.
[10] Art. 156 cod. civ.
[11] L. 219/12.
[12] Art. 156 ult. co. cod. civ. e 710 cod. proc. civ.
[13] Art. 337 quinquies cod. civ.
23/02/2015 alle 17:05
gia o una separazione da 5 anni consenzuale adesso mi serve il divorzio come fare subito senza avocato non me lo poso permetello mi potete agliutarmi grazie

References: sentenza 
 Art. 146
 Art. 338
 Art. 151
 Art. 708
 Art. 337
 Art. 337
 Art. 337
 Art. 337
 Art. 156
 Art. 156
 Art. 337