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Timestamp: 2019-03-25 03:22:01+00:00

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Alcune sentenze e giurisprudenza sull'argomento
Vi sono decine di pronunce, tuttavia si è reputato sufficiente riportarne solo alcune
Sezione II, 11 giugno 2012, n. 9846
Codice della strada – Eccesso di velocità – Rilevamento tramite Tutor – Competenza – Regole.
In tema di competenza del giudice in caso di contestazione della multa per eccesso di velocità rilevata con il Tutor, e quindi con il sistema che fa una media dei tempi di percorrenza, dev’essere investito della causa il magistrato del luogo dove è situata la porta di uscita del sistema Sicve. Infatti, l'art. 22, comma 1, della L.24/11/81 n.689 e l'art. 204-bis del C.d.S. dispongono che gli interessati possono proporre opposizione davanti al giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione. Però, la violazione accertata con il sistema Sicve (Sistema informativo controllo della velocità) c.d. Tutor, (come è avvenuto nel caso in esame) si distingue nettamente dai classici sistemi automatici di controllo della velocità, c.d. Autovelox, poiché rileva non la velocità istantanea di un veicolo in un dato momento ed in un preciso luogo, ma la velocità media di un veicolo in un certo tratto di strada, che può essere ricompreso tra due Comuni diversi. Pertanto, non potendo conoscere con precisione il punto esatto in cui il conducente di un'auto ha superato i limiti di velocità, per stabilire il giudice competente a conoscere dell'opposizione potrà utilmente farsi ricorso all'art. 9 del codice di procedura civile laddove prevede che se la competenza non possa essere determinata secondo il principio generale di cui all'articolo precedente (ossia con riferimento al luogo in cui il reato è stato consumato), la competenza è del giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione. (Cass. Civ., sez. II, 11 giugno 2012, n. 9846) [Artt. 142, 201, 203, 204-bis]
nella causa civile promossa da Meviox Axx, difeso da , (attore)
1) Prefettura Salerno (convenuto)
Con ricorso depositato il 14/07/11, il sig. MEVIOX AXXO proponeva opposizione, ex L. 689/81, avverso il verbale n° .. notificatogli il 10/05/11, redatto dalla Polizia Stradale di Salerno in data 30/03/11 e relativo ad uninfrazione commessa in data 20/03/11 sulla NA-SA e rilevata a mezzo SICVe. Verificata la regolarità della notifica alle parti del ricorso e pedissequo decreto di fissazione della comparizione, in via preliminare si da atto della mancata comparizione dellEnte resistente, che si è però costituito ed ha depositato nei termini ed in Cancelleria la documentazione richiesta ex art. 23 L 689/81. A motivazione della propria impugnazione il Meviox eccepisce la mancata contestazione immediata ed omissione della motivazione, la mancanza di sottoscrizione autografa nonché la mancata taratura ed omologazione dellapparecchio rilevatore oltre che lillegittimità del verbale per la violazione dellart. 345 co. 3 delle Disp. Att. del CdS. Questo Giudice ritenuto di poter decidere, con la sospensiva richiesta, anche del merito dellopposizione sulla scorta delle eccezioni di cui al ricorso e degli atti prodotti, si è riservata la sentenza dandone lettura del dispositivo.
Preliminarmente va detto che lopposizione è ammissibile per essere stata proposta nei termini di legge e cioè 60 giorni dalla notifica del verbale.
Qualche osservazione si rende opportuna in ordine allapparecchio rilevatore SICVe. A tal proposito, si richiama lattenzione sul disposto di cui alla sentenza n° 29334/08 resa dalla Suprema Corte, che testualmente detta: la materia dellimpiego e della manutenzione dei misuratori di velocità ha una propria disciplina specifica rispetto alle norme che regolamentano gli altri apparecchi di misura, contenuta nel D.M. del 29/10/97 alcuni tipi di apparecchi  utilizzati in modalità automatica  senza il controllo diretto delloperatore di polizia stradale  devono essere sottoposti ad una verifica periodica tendente a valutare la corretta funzionalità dei meccanismi di rilevazione che, secondo le disposizioni dellart. 4 richiamato D.M.,deve essere effettuata a cura del costruttore con cadenza al massimo annuale. Come si vede, quindi, una complessa attività di controlli preventivi, in corso ed anche successivi. Nel caso che ci riguarda, va invece rilevato che la documentazione prodotta dallEnte resistente, se da una parte certifica la taratura dellapparecchio de quo, dallaltra non che essa sia stata effettuata con la cadenza annuale prevista dalla norma, né riferisce della sua omologazione (che è solo riferita nel verbale opposto). Seppure lAmministrazione abbia esibito e prodotto n° 2 fotografie relative al veicolo cui si imputa linfrazione, dalle stesse non è possibile dedurre che la stessa si riferisca al tratto assoggettato al controllo del tutor. E sicuramente opportuno ricordare lesistenza delle prescrizioni di cui allart. 1, comma 4 del D.M. a firma della Dir. Gen. per la Motorizzazione n° 3999 del 14/12/04, che ha approvato il Sistema di Controllo dei Limiti di Velocità, denominato SICVe. Tale articolo, infatti, contiene precise indicazioni circa la scelta dellubicazione delle unità di rilevamento e stabilisce che, allinterno delle tratte interessate al controllo, non debbono essere presenti situazioni statisticamente rilevanti, quali svincoli, aree di servizio o di parcheggio, tali da determinare lintroduzione di elementi di discriminazione e di iniquità tra gli stessi automobilisti. Tali indicazioni corrispondono ad una precisa ratio, ossia quella di evitare disparità di trattamento tra gli automobilisti che effettuano soste o uscite dallautostrada e coloro che, invece, percorrono lintera tratta soggetta a controllo. Proprio per questo laccorgimento inserito nel D.M. citato, è stata adottato su prescrizione della V Sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici; tale prescrizione è stata adottata nelladunanza del 28/04/04, voto n° 71. È stato stabilito che lubicazione delle unità di rilevamento deve essere scelta in modo che fra due sezioni, tra le quali viene accertata la velocità media, non vi siano immissioni od uscite di traffico e, preferibilmente, neppure aree di servizio o di parcheggio. Essendoci uno svincolo fra i due punti di rilevamento, lo scrivente lamenta la lesione, da parte degli accertatori, del suddetto art. 1, comma 4 del D.M. del 14/12/04 e di converso di evidenti elementi di disparità di trattamento tra gli stessi utenti della strada in quanto detta presenza può indubbiamente sottrarre lautomobilista più incosciente ai rigori del sistema SICVe. Inoltre, nel verbale di contravvenzione non è indicato la presenza del cartello che avverte gli automobilisti della presenza del dispositivo elettronico della velocità. Secondo larticolo 142 n° 6 bis del CdS, infatti, non basta che sia stata posizionata la segnaletica verticale di preavviso obbligatorio agli utenti della rilevazione strumentale della velocità, ma occorre che ne venga dato atto puntualmente nel verbale di contestazione dellinfrazione. Cosa che nella fattispecie (non solo) non è invece avvenuta. Il verbale contesta al ricorrente la violazione dellart. 142/8 CdS, ovvero il superamento di oltre 10 Km/h e di non oltre 40 Km/h i limiti massimi di velocità previsti dalla segnaletica stradale nel tratto indicato, ma non viene indicato il punto di origine del detto tratto. Se un tratto è tale, ha per sua natura un'origine e una fine, ma non è dovere del cittadino desumerlo, bensì dovere della sezione di polizia stradale che eleva la multa indicarlo. In realtà non c'è, seppure possa desumersi con unoperazione matematica (anche complessa). Sarebbe deducibile il punto di origine del tratto, ma bisognerebbe averne la certezza ed è perciò che la multa è contestabile: in sostanza si desumerebbe l'accertamento lungo un tratto, ma resta desumibile, come si fa ad accertarsi che sia effettivamente così dalla multa, se non chiaramente indicato? Ogni multa elevata non può mancare di un dettaglio così importante, atto a comprovare l'effettività dell'accertamento che in tal caso venendo a mancare nel verbale non conferisce validità e carattere probatorio all'accertamento della violazione. Una precisa correlazione tra tempo e luogo della presunta infrazione: è identificata una tempistica precisa che però è associata esplicitamente ad un tratto di lunghezza nota, che termina ad un dato e noto chilometro, ed è dunque esplicito. Tuttavia non è logico ritenere che io abbia commesso l'infrazione a una certa ora espressa al centesimo facendola perdurare per un intero percorso...E questo lo affermano leggi fisiche e matematiche. Ma... quale accertamento della violazione è stato compiuto dall'assistente capo sulla base dei fotogrammi? Cioè quale violazione viene accertata?
Manca effettivamente l'indicazione della modalità di accertamento, nonchè di rilevamento. Non è sufficiente indicare il mezzo Sicve, dato che predetto mezzo può rilevare la velocità in due modi ben definiti. Questo passaggio fondamentale non è identificato nel verbale, che dovrebbe rispondere a requisiti di chiarezza e precisione, mancando la contestazione immediata. A questo punto è regolare la misura effettuata dal Sicve? Come è possibile dare per certo che la misura sia corretta se non viene esplicitamente individuata l'infrazione, non definita in termini di luogo e tempo, né tantomeno comprovata in modo esauriente già sul verbale? Io cittadina normo funzionante posso solo ipotizzare quanto accertato dalla polizia, ma non ne sono sicura, e come potrei se non indicato in modo corretto? Inoltre, quale accertamento della violazione è stato compiuto dall'assistente capo sulla base dei fotogrammi? Cioè quale violazione viene accertata? Manca effettivamente l'indicazione della modalità di accertamento, nonché di rilevamento. Non è sufficiente indicare il mezzo Sicve, dato che predetto mezzo può rilevare la velocità in due modi ben definiti. Questo passaggio fondamentale non è identificato nel verbale, che dovrebbe rispondere a requisiti di chiarezza e precisione, mancando la contestazione immediata. A questo punto è regolare la misura effettuata dal Sicve? Come è possibile dare per certo che la misura sia corretta se non viene esplicitamente individuata l'infrazione, non definita in termini di luogo e tempo e neppure comprovata in modo esauriente già sul verbale? Il cittadino normo funzionante può solo ipotizzare quanto accertato dalla polizia, ma non potrebbe in ogni caso farlo se non indicato in modo corretto? Inoltre come è possibile dimostrare e quindi difendersi (pensiamo a sorpassi forzati per proteggere la nostra incolumità) se tale velocità si da per certa con due fotogrammi e non con una ripresa video che invece è adottata da altre sezioni della Polstrada? Il diritto di difesa muore in principio, perchè non si potrebbero comunque fornire prove a propria difesa. Ciò significa che la misura del Sicve quanto a principio fisico e matematico è esatta, tuttavia l'esposizione formale del verbale non individua il lasso di tempo in modo chiaro ed esplicito, non fornisce in merito alla collocazione spaziale e temporale adeguate informazioni (non occorrono le foto, basterebbe indicare con chiarezza il chilometro iniziale e quello finale),non esplica in modo chiaro il procedimento di rilevazione della velocità, precludendo al cittadino di verificare senza avere nozionistica in campo la veridicità del verbale, e come potete vedere presenta alcune enormi irregolarità di calcolo probabilmente riconducibili allo stesso sistema e non all'agente accertatore. Infine, va rilevata la palese disparità di trattamento (illegittimo di costituzionalità) laddove si consideri che il servizio di rilevamento della velocità SICVE lavora per mezzo di una serpentina, inserita nellasfalto, lunga circa 3.30 metri, posizionata in ogni corsia della misura di circa 4,55 metri. Il rilevamento si eccepisce quando il veicolo attraversa i sensori posizionati che servono ad indicare il passaggio del veicolo, ma la cosiddetta serpentina non può definire la classe del veicolo: ad esempio, se transitasse una moto ai bordi della striscia tratteggiata alla velocità di X km/h il sistema non sarebbe in grado di percepirne il passaggio, in quanto manca parte del sensore per rilevare i dati; oppure, per esempio, se transitasse al bordo della linea continua una moto o tagliasse il percorso per 10 m sulla corsia di emergenza, il SICVe non sarebbe più in grado di percepirne il passaggio; se si transitasse a cavallo della linea tratteggiata con un qualsiasi mezzo, il sistema di rilevazione ottico non sarebbe in grado di percepire i dati della targa, in quanto lavora solo sulla propria corsia: leggerebbe, quindi, solo mezza targa e non sarebbe in grado di identificare lutente. E di tutta evidenza, dunque, lillegittima disparità di trattamento del sistema SICVe nel rilevare linfrazione degli automobilisti piuttosto che dei motociclisti. Per ultimo, va fatto un esplicito richiamo alla sentenza del giudice di pace di Viterbo che, il 6 ottobre 2008, ha riconosciuto la diversità del Tutor rispetto allAutovelox: il primo misura la velocità media, il secondo la velocità istantanea. Rilevando, quindi, la necessità di differenziare con una riduzione diversa in aumento (progressiva del 5, 10 e 15%), come precisato dal comma 3 dell'art. 345 delle disposizioni di attuazione del codice della strada per il Tutor quella percentuale di tolleranza del 5% prevista invece per lAutovelox. Lopposizione è accolta e le spese di lite seguono la soccombenza
Questo Giudice, definitivamente pronunciando sul ricorso in del sig. Meviox, così decide:
1) accoglie lopposizione e, per leffetto annulla il verbale n° ;
2) condanna il resistente a pagare allistante le spese sostenute per la lite e pari ad  158,00 (di cui  38,00 per esborsi), oltre rimb., CPA ed IVA come dovuti;
Salerno, lì 26/09/11
IL GIUDICE DI PACE DI BARI
in persona del dr. Cosimo Damiano Di Pede, ha emesso la seguente
Con ricorso depositato presso questo ufficio in data 10.07.2009, la omissis proponeva opposizione all'ordinanza ingiunzione prot. n. omissis, emessa dalla Prefettura di omissis in data 29.04.2009, e chiedeva l'annullamento, previa sospensiva, del provvedimento impugnato.
Con il suddetto provvedimento era stato respinto il ricorso proposto avverso il verbale n. omissis emesso dalla polizia stradale di Teramo, ed irrogata la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 296,00, oltre accessori, per un totale di euro 312,29, per la violazione dell'art. 142, comma 8, del C.d.S. La Prefettura di Teramo non si costituiva.
All'udienza odierna, precisate le conclusioni, la causa è stata discussa. L'istruttoria è stata soltanto documentale.
Preliminarmente deve essere dichiarata la contumacia della Prefettura di Teramo, non costituitasi in giudizio, nonostante la rituale notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di fissazione dell'odierna udienza. Occorre anzitutto chiarire che, per quanto l'accertamento per cui è causa sia relativo ad un illecito posto in essere al di fuori del territorio del comune di Bari, questo giudice non può dichiarare la propria incompetenza per territorio.
Si tratta, infatti, di un accertamento avvenuto con il c.d. sistema tutor, il quale, per le sue caratteristiche funzionali, non consente di stabilire con esattezza il luogo preciso di perfezionamento dell'illecito.
Com'è noto, invero, questa modalità di accertamento dell'infrazione di cui all'art. 142 del C.d.S., si basa sulla misurazione della velocità media tenuta da un utente della strada, in un tratto collocato tra due punti determinati, nei quali sono collocati gli strumenti di rilevazione automatica.
Nel caso di specie, l'illecito sarebbe stato commesso sull'autostrada A14 Bologna - Bari - Taranto, nel tratto compreso tra il km 340.700, nel territorio del comune di Morro d'Oro, ed il km 349.000, nel comune di Pineto.
Ebbene, questa incertezza non consente di emettere una sentenza di incompetenza: ai sensi dell'art. 44 del c.p.c., infatti, il giudice che dichiara la propria incompetenza per territorio deve indicare il Giudice competente (e ciò coerentemente con i motivi che affermano la propria incompetenza) (Cass. Civ. 18.04.2008, n. 10236).
Nel merito, la omissis denuncia, tra l'altro, che l'apparecchio utilizzato per la rilevazione dell'illecito per cui è causa non sia stato sottoposto a periodica taratura e controllo di efficienza.
Il motivo è fondato e, in quanto tale, assorbe e rende superfluo l'esame delle ulteriori censure.
È noto che, per ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, in tema di rilevazione dell'inosservanza dei limiti di velocità dei veicoli a mezzo di apparecchiature elettroniche, né il codice della strada (art. 142, comma 6) né il relativo regolamento di esecuzione (ad. 345 del DPR 16.12.1992, n. 495) prevedono che il verbale di accertamento dell'infrazione debba contenere, a pena di nullità, l'attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l'uso, giacché, al contrario, l'efficacia probatoria di qualsiasi strumento di rilevazione elettronica della velocità dei veicoli perdura sino a quando non risultino accertati, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall'opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionalità dello strumento stesso, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento, senza che possa farsi leva, in senso contrario, su considerazioni di tipo meramente congetturale, connesse all'idoneità della mancanza di revisione o manutenzione periodica dell'attrezzatura (Cass. 19.11.2007, n. 23978; 05.07.2006, n. 15324; 16.05.2005, n. 10212; 20.04.2005, n. 8233; 10.01.2005, n. 287; 22.06.2001, n. 8515; 05.06.1999, n. 5542).
Occorre però ulteriormente precisare che l'indirizzo ermeneutico testé indicato si è consolidato prima che cominciassero ad essere usati apparecchi di rilevazione automatica degli illeciti stradali che funzionano in modalità automatica, cioè senza la presenza ed il diretto controllo dell'operatore di polizia stradale nelle ipotesi espressamente previste e consentite. Questi ultimi sistemi di rilevazione, tra i quali rientra il c.d. tutor o sicve, utilizzato nel caso di specie, richiedono, invece, allo scopo di evitare disfunzioni, e conseguente lesione del diritto di difesa del cittadino attinto dall'azione di accertamento, una verifica periodica tendente a valutare la corretta funzionalità delle apparecchiature.
Questa verifica periodica, secondo le disposizioni dell'art. 4 del D.M. 29.10.97, relativo all'approvazione dei prototipi degli strumenti per l'accertamento dell'osservanza dei limiti di velocità e alle loro modalità di impiego, deve essere effettuata a cura del costruttore dell'apparecchio o di un'officina da questo abilitata con cadenza al massimo annuale (Cass. Civ. Sez. 29334/08).
Ebbene, nel caso di specie, nonostante l'esplicita contestazione della omissis, parte opposta non ha in alcun modo provato di aver effettuato i preventivi controlli di cui al cit. art. 4 del D.M. 29.10.1997.
L'opposizione va quindi accolta.
Definitivamente pronunciando sulla domanda presentata dalla omissis, con ricorso depositato in data 10.07.2009 così decide:
2 accoglie l'opposizione;
Bari 13.01.2010
Giudice Cosimo Damiano Di Pede

References: art. 23
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4