Source: https://www.laleggepertutti.it/107936_eredita-chi-sono-i-legittimari-e-quale-tutela-e-prevista
Timestamp: 2018-12-11 12:30:28+00:00

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Eredità: chi sono i legittimari e quale tutela è prevista?
Gli eredi legittimari sono quei soggetti che, per il particolare vincolo di parentela che li lega al testatore, non possono mai essere esclusi dall’eredità avendo sempre diritto ad una quota di essa.
Si definiscono eredi legittimari (o successori necessari) quei particolari soggetti che rivestono una posizione di stretta vicinanza al defunto, tale da giustificare il loro diritto all’eredità anche contro la volontà dello stesso. In nessun caso, infatti, possono essere esclusi dalla successione, nemmeno qualora il loro parente deceduto scrivesse nel testamento di non voler lasciare loro alcun bene. Il legame che deve esistere con il testatore (ovvero con il soggetto defunto) è quello di parentela diretta (rapporto genitore – figlio) o di coniugio (rapporto tra marito e moglie). Ma cosa succede se il defunto non rispetta questo divieto e destina i suoi beni ad altre persone? Vediamo allora chi sono i legittimari e quale tutela è stata prevista dal legislatore per difendere i loro diritti.
2 Gli eredi legittimari
3 Quali forme di successione esistono?
4 Come si reintegra la quota di legittima in caso di lesione?
5 Come si svolge l’azione di riduzione?
L’eredità è il patrimonio che si trasferisce ad una persona al momento della morte di un altra. Tutti i beni del defunto (cosiddetto “de cuius”) sono trasferiti agli eredi, ovvero a quelle persone che per legge o per volontà dello stesso sono nominate successori.
Chi muore lascia sempre dei beni che non ha consumato durante la vita e questi rappresentano l’eredità che sarà divisa tra gli eredi grazie alla successione. La successione è, allora, uno strumento giuridico che permette di tramandare un’eredità.
Gli eredi legittimari sono elencati nel codice civile e rappresentano una categoria ben precisa di cosiddetti “successibili”, ovvero di soggetti che hanno, di diritto, la possibilità di essere eredi.
Se in generale sono eredi tutti coloro che vengono chiamati dal defunto ad entrare in proprietà dei suoi beni, ciò vuol dire che sono esclusi coloro che non vengono menzionati nel testamento. La previsione della categoria degli eredi legittimari vuole proprio impedire che alcune persone possano essere tenute in disparte in considerazione della loro parentela col defunto.
Tuttavia questa categoria ha il suo peso anche nel caso in cui non vi sia un testamento e perciò nel caso in cui viga la disciplina della cosiddetta successione legittima (stabilita per legge).
il coniuge che sopravvive al proprio compagno o alla propria compagna;
i figli, non importa se legittimi o adottivi [1]. Tuttavia, se questi non vogliono o non possono accettare (ad esempio perché morti anch’essi), sono considerati eredi legittimari i loro figli, cioè i nipoti del defunto.
Tutti questi soggetti sono titolari di un diritto che nessuno può violare. Per questa ragione devono ottenere una determinata quota del patrimonio ereditario, che dovrà essere così ripartito:
a favore del coniuge, marito o moglie che sia (anche se separato e, in questo caso, purché non gli sia stata addebitata la separazione), è riservata una quota costituita dalla metà del patrimonio totale dell’altro coniuge defunto. [2]
se il defunto lascia un solo figlio (che sia legittimo, naturale o adottivo non importa), a questi è devoluta la metà del patrimonio. Ma se i figli sono di più, a questi sarà devoluta una quota pari a due terzi, da dividere in parti uguali tra loro. [3]
se il defunto lascia il coniuge e un solo figlio, ad ognuno è riservato un terzo del patrimonio. Quando i figli sono più di uno ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio e al coniuge ne spetta un quarto. La divisione è effettuata in parti uguali. [4]
se il de cuius non lascia figli ma solo ascendenti (i genitori), a favore di questi è riservato un terzo del patrimonio. In caso di pluralità di ascendenti la quota è divisa ugualmente tra gli stessi. [5]
quando chi muore non lascia figli, ma solo il coniuge e gli ascendenti (i genitori), al primo è riservata la metà del patrimonio, ed agli ascendenti un quarto. [6]
Per quanto riguarda il coniuge si devono effettuare due precisazioni: in primo luogo al coniuge sono sempre riservati il diritto di abitare nella casa adibita a residenza della famiglia e di usare tutti i mobili che la corredano, e ciò a prescindere dal fatto che la casa sia di proprietà del defunto o che appartenga ad entrambi. Vuol dire che in caso di morte, ad esempio del marito, la moglie sopravvissuta potrà continuare ad abitare nella casa che utilizzava assieme al compagno e potrà continuare ad usare gli arredi e tutti i beni che vi sono contenuti.
In tutti questi casi le ricchezze che rimangono escluse dalle quote descritte e riservate ai legittimari, rappresentano la cosiddetta quota disponibile, ovvero quella parte del patrimonio che il defunto può utilizzare a piacimento.
Come abbiamo già accennato, le successioni possibili sono di due tipi:
quella per legge (cosiddetta legittima): tutte le volte in cui il defunto non abbia fatto testamento o il testamento sia invalido;
quella per testamento (cosiddetta testamentaria): tutte le volte in cui il defunto abbia fatto testamento.
Che differenza c’è tra successione dei legittimari e successione legittima?
Malgrado le parole utilizzate dal legislatore possano trarre in inganno, occorre tenere distinto il concetto di successione dei legittimari [7] da quello di successione legittima (cosiddetta “ab intestato”, cioè senza testamento). Quest’ultima, lo abbiamo detto, si apre in favore degli eredi legittimi in caso di mancanza, revoca, invalidità o inefficacia anche parziale del testamento, ma nulla a che fare con i soggetti legittimari, cioè quelli che hanno diritto ad una parte del patrimonio del defunto in considerazione del loro rapporto di sangue.
In sostanza, la successione dei legittimari non rappresenta una terza forma di successione accanto a quella per legge o per testamento: quella dei legittimari è solo una successione legittima “potenziata” con la funzione di limitare e correggere la volontà testamentaria.
L’azione di riduzione è il rimedio che l’ordinamento appresta in caso di lesione della quota legittima, ossia quando la quota del patrimonio spettante agli aventi diritto (i legittimari). Questa lesione si ha quando viene intaccata la parte di beni che di diritto spetta ai legittimari e può avvenire per effetto di atti posti in essere dal testatore quando ancora era vivo (per es. donazioni) oppure con il testamento stesso. In altri termini, questo tipo di azione è finalizzata a riportare la legittima al suo “peso” originario: come sarebbe stato se il defunto non fosse intervenuto con attività lesive.
L’azione di riduzione elimina tutte quelle disposizioni testamentarie e le donazioni che eccedono la quota disponibile, ovvero quella parte di eredità che il defunto può utilizzare a piacimento. Si tratta di tutti quei beni che rimangono dopo che sono state distribuite le quote riservate, ma vediamo in concreto come si calcola.
Alla determinazione della porzione disponibile si perviene attraverso le seguenti operazioni:
si calcola il valore dei beni caduti in successione (cosiddetto relictum);
si detraggono da questo valore i debiti ereditari (cosiddetto debitum);
si somma infine il valore dei beni donati in vita dal defunto (cosiddetto donatum).
Quest’ultima operazione viene chiamata “riunione fittizia” per evidenziarne il carattere meramente contabile.
Ciò posto,l’azione di riduzione può essere utilizzata entro dieci anni dalla data di accettazione dell’eredità [8] e i soggetti che possono agire in riduzione sono:
il legittimario leso dalle attività del testatore;
l’erede del legittimario, ma solo se quest’ultimo muore prima di aver accettato l’eredità o vi abbia rinunciato;
l’avente causa dal legittimario (cioè il creditore di questo, che potrebbe veder pagato quanto dovuto se il debitore ottenesse l’eredità);
il legittimario che non sia stato nominato nel testamento e quindi che sia stato escluso dall’eredità.
Come si svolge l’azione di riduzione?
Per proporre l’azione di riduzione è necessario preventivamente stabilire l’ammontare di tutti i beni (come il denaro, i gioielli, i terreni, ecc) di cui il defunto poteva disporre con testamento, cioè devi stabilire qual è la parte di patrimonio ereditario sul quale il defunto aveva la possibilità di operare una scelta (cosiddetta quota disponibile). Per far ciò è necessario formare la cosiddetta “massa ereditaria”, calcolando l’ammontare di tutti i beni che appartenevano al defunto al momento della morte e a questa sottrarre i debiti e i beni che sono stati donati durante la vita. Sull’ammontare del patrimonio ereditario così descritto devi calcolare poi la quota che ti sarebbe spettata in quanto erede legittimario [9].
Se però l’azione di riduzione è proposta dopo che siano decorsi venti anni dalla trascrizione delle donazioni, i pesi e le ipoteche restano efficaci e si determina soltanto l’obbligo per il donatario di compensare in denaro i legittimati in ragione del minor valore del bene.
Questo complesso sistema rappresenta la cosiddetta azione di riduzione, che potrai esercitare in Tribunale chiedendo che a partire dall’ultima donazione, fino alla più risalente, queste vengano ridotte, ovvero rese inefficaci nella parte in cui ti provochino un danno.
Così, il legittimario che mediante l’azione di riduzione abbia fatto dichiarare inefficace la disposizione lesiva può ottenere la restituzione dei beni. Tuttavia è necessario proporre una nuova azione: di restituzione.
Sono tenuti alla restituzione anche gli eventuali terzi che abbiano acquistato dai donatari un immobile a titolo oneroso, cioè pagando un prezzo, qualora non siano trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, ma l’acquisto dell’avente causa del donatario può essere reso inefficace soltanto dopo aver tentato di ottenere l’equivalente in denaro da parte del donatario stesso.
Se, invece, oggetto delle disposizioni lesive sono beni mobili si reputano salvi gli acquisti fatti in buona fede dal terzo possessore.
[1] Articolo 537 cod. civ.
[2] Articolo 540 cod. civ.
[3] Articolo 70, Decreto Legislativo n. 154 del 2013.
[4] Articolo 542 cod. civ.
[5] Articolo 538 cod. civ.
[6] Articolo 544 cod. civ.
[7] Art. 565 cod. civ.
[8] Cass. S.U. sent. n.20644 del 2004.
[9] Articolo 556 cod. civ.

References: Articolo 537
 Articolo 540
 Articolo 70
 Articolo 542
 Articolo 538
 Articolo 544
 Art. 565
 Cass. 
 Articolo 556