Source: https://www.laleggepertutti.it/109223_tassazione-atti-giudiziari-ecco-chi-paga
Timestamp: 2018-08-16 15:50:32+00:00

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La richiesta dell’Agenzia delle Entrate inviata a entrambe le parti del processo: chi deve versare l’imposta di registro?
Il problema della tassazione degli atti giudiziari coinvolge chiunque abbia a che fare con un tribunale: infatti, nel momento in cui termina una causa e il giudice pronuncia la sentenza (o qualsiasi altro tipo di provvedimento che estingue il giudizio) è necessario che le parti paghino l’imposta di registro, ossia la cosiddetta “registrazione”.
Il problema, però, si pone per via del fatto che, di fronte all’Agenzia delle Entrate, è considerato debitore sia chi ha perso (la cosiddetta parte soccombente) sia chi ha vinto la causa. Difatti, la richiesta di pagamento viene inviata (con la nota busta verde) a tutti i soggetti presenti in giudizio che, pertanto, sono detti “debitori solidali o in solido”.
Ma, se nei rapporti con il fisco la situazione è caratterizzata da questa sorta di “uguaglianza” tra le parti, i rapporti tra di esse sono di tutt’altro tipo e, anzi, chi perde deve sobbarcarsi l’onere di corrispondere non solo le spese processuali, ma anche la famosa imposta di registro.
Questo vale in linea di massima. Salvo gli approfondimenti di cui ora parleremo.
1 Come fa a sapere l’Agenzia delle Entrate che è stata emessa una sentenza?
2 Come avviene la tassazione degli atti giudiziari?
3 Chi deve pagare la registrazione della sentenza?
4 Che succede in caso di errata liquidazione?
5 Effetti della registrazione e del mancato pagamento
Come fa a sapere l’Agenzia delle Entrate che è stata emessa una sentenza?
La tassazione degli atti giudiziari inizia dalle cancellerie. Infatti, a informare il fisco dell’emissione della sentenza sono i cancellieri (ed i segretari) che devono richiedere la registrazione delle sentenze, dei decreti e degli altri atti dell’autorità giudiziaria alla cui formazione hanno partecipato nell’esercizio delle loro funzioni.
La richiesta deve essere presentata entro un termine perentorio differente per tipologia di atto.
I termini perentori sono i seguenti:
– cause civili: 5 giorni dalla pubblicazione o emanazione del provvedimento. Vi rientrano i decreti ingiuntivi (anche provvisoriamente) esecutivi, il termine decorre dall’esecutività;
– cause penali con provvedimenti di condanna al risarcimento del danno prodotto da fatti costituenti reato: 5 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza;
– decreti di trasferimento emessi nell’ambito di procedure esecutive: 20 giorni dalla pubblicazione o emanazione del provvedimento;
– atti in cui il cancelliere interviene come ufficiale rogante: 20 giorni dalla formazione dell’atto (ad esempio: verbale di rinuncia all’eredità, di apposizione di sigilli e della dichiarazione di nomina dell’incaricato alla redazione dell’inventario).
Come avviene la tassazione degli atti giudiziari?
Una volta ricevuta la documentazione dal cancelliere, l’Agenzia delle Entrate notifica alle parti un avviso di liquidazione dell’imposta dovuta, richiedendone il pagamento entro 60 giorni.
Le parti possono provvedere a effettuare il pagamento, tramite il Modello F23, anche prima che si muova l’Agenzia delle Entrate. Di norma si tratta di un’attività che viene svolta dall’avvocato il quale, munito degli estremi dell’atto, può visualizzare la liquidazione dell’imposta e le modalità di compilazione del Mod. F23 attraverso il sito internet www.agenziaentrate.gov.it.
L’utente deve inserire gli estremi del provvedimento che deve registrare.
– Ufficio delle Entrate competente per la registrazione;
– anno del provvedimento;
– ente emittente;
– tipo (secondo una codifica particolare, ad esempio SC per sentenza civile e DI per decreto ingiuntivo) e numero di provvedimento.
Effettuato il versamento utilizzando il Mod. F23 (il pagamento può essere eseguito presso qualsiasi concessionario della riscossione, banca o ufficio postale, indipendentemente dal domicilio fiscale di chi versa o dall’ubicazione dell’ufficio o dell’ente che ha richiesto il pagamento) la parte interessata deve consegnarne ricevuta all’ufficio dell’Agenzia interessato che provvede alla registrazione e alla restituzione dell’atto alla cancelleria.
In mancanza di richiesta o visualizzazione della liquidazione, l’Agenzia delle Entrate – come detto sopra – notifica alle parti presso i loro difensori un avviso di liquidazione dell’imposta dovuta, richiedendone il pagamento entro 60 giorni. Se non interviene il pagamento neanche entro detto termine, l’importo viene iscritto a ruolo e passa ad Equitalia che, a sua volta, notifica la cosiddetta cartella di pagamento con l’aggio, spese e sanzioni.
Chi deve pagare la registrazione della sentenza?
Come detto, nei confronti del fisco, l’obbligo di registrazione grava su tutte le parti del processo in via solidale [1], senza alcuna distinzione tra parte soccombente o vittoriosa [2].
Tale obbligo non si estende a chi è intervenuto volontariamente nel processo al fine sostenere le ragioni di una delle parti [3], in quanto rimane estraneo al rapporto considerato nella sentenza [4].
Nella prassi è spesso la parte interessata (di regola la parte vittoriosa) a chiedere la registrazione, ad esempio della sentenza. Il che avviene, per esempio, quando si intende notificare l’atto per far decorrere al più presto i termini per impugnare (30 giorni dalla notifica della sentenza).
Resta ovviamente fermo che, chi ha pagato l’imposta può comunque chiedere al soccombente il rimborso (totale o parziale) dell’importo pagato, anche se le spese del processo sono state interamente compensate.
Che succede in caso di errata liquidazione?
Nel caso di errata liquidazione dell’imposta da parte dell’ufficio in sede di registrazione, la parte interessata (solitamente quella che risulta vittoriosa e che ha interesse alla pronta restituzione dell’atto alla cancelleria per le attività successive) può richiedere informalmente all’ufficio interessato la revisione della liquidazione oppure può pagare quanto richiesto e quindi richiedere il rimborso di quanto pagato in eccedenza rispetto al dovuto.
Effetti della registrazione e del mancato pagamento
Una volta registrato il provvedimento del giudice, i cancellieri (ed i segretari) possono rilasciare originali, copie ed estratti dell’atto suddetto previa autentica. Tale regola tuttavia non si applica (e gli atti possono essere rilasciati anche prima della loro registrazione) nei seguenti casi:
– originali, copie ed estratti di sentenze ed altri provvedimenti giurisdizionali o di atti formati dagli ufficiali giudiziari rilasciati per la prosecuzione del giudizio (per esempio: la parte che intende appellare e necessita dell’originale della sentenza – cosiddetta “copia uso appello”);
– atti richiesti d’ufficio ai fini di un procedimento giurisdizionale (si pensi al caso di una sentenza che debba essere esibita in un altro giudizio);
– copie degli atti destinate alla trascrizione o iscrizione nei registri immobiliari;
– copie degli atti occorrenti per l’approvazione od omologazione;
– copie di atti che il pubblico ufficiale è tenuto per legge a depositare presso pubblici uffici;
– rilascio dell’originale o della copia della sentenza o di altro provvedimento giurisdizionale, che deve essere utilizzato per procedere all’esecuzione forzata.
La Corte Costituzionale ha rimosso l’obbligo del preventivo pagamento dell’imposta di registro per ottenere copia dell’atto con apposizione della formula esecutiva, che quindi può essere richiesta anche prima della registrazione.
[1] Art. 57 c. 1 DPR 131/86.
[2] Cass. sent. n. 2108/2005.
[3] Ai sensi dell’art. 105 c. 2 cod. proc. civ.
[4] Ris. Agenzia Entrate del 21 novembre 2013 n. 82/E
23/01/2016 alle 16:59
Nel caso del decreto ingiuntivo, l’imposta di registro deve essere pagata solo quando il decreto viene munito di formula esecutiva?
ARMILLOTTA LIBERO ha detto:
06/12/2016 alle 14:31
Chi delle due parti in causa può chiedere il rimborso della tassa di registro versata due volte per lo stesso atto giudiziario?
dipende dall’ufficio rimborsi. di regola viene rimborsato il contribuente che paga dopo.

References: sentenza 
 sentenza 
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 Art. 57
 Cass.