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Timestamp: 2019-03-25 21:57:40+00:00

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"Inizio dei lavori" per gli interventi di scavo, livellamento del terreno e sbancamento - Renato D'Isa
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“Inizio dei lavori” per gli interventi di scavo, livellamento del terreno e sbancamento
Consiglio di Stato, sezione quinta, Sentenza 22 ottobre 2018, n. 6008.
Sentenza 22 ottobre 2018, n. 6008
Perché interventi di scavo, livellamento del terreno e sbancamento, senza neppure avvio della realizzazione delle prime fondazioni, possano essere considerate “inizio dei lavori”, è necessario che le opere assentite siano di modeste dimensioni.
sul ricorso numero di registro generale 9458 del 2016, proposto da
Si. S.p.A, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Al. Ca. e Ri. Ta., con domicilio eletto presso lo studio Al. Ca. in Roma, via (…);
Es. S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Vi. Ch., con domicilio eletto presso lo Studio Legale Le. in Roma, corso (…);
Eu. S.r.l. e altri, rappresentati e difesi dall’avvocato Vi. Ch., con domicilio eletto presso lo Studio Legale Le. in Roma, corso (…);
Comune di (omissis), in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Ge. Sc., con domicilio eletto presso lo studio Studio Gr. in Roma, corso (…);
Città Metropolitana di Firenze (già Provincia di Firenze), in persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato St. Gu., con domicilio eletto presso lo studio Gi. Pa. Mo. in Roma, corso (…);
Regione Toscana, Unione dei Comuni – Valdera e Provincia di Pisa, non costituiti in giudizio;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana Sezione Terza n. 01420/2016, resa tra le parti, concernente il permesso di costruire relativo a installazione ed esercizio nuovo impianto di distribuzione carburanti.
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Es. S.r.l. e altri;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 ottobre 2018 il Cons. Paolo Giovanni Nicolò Lotti e uditi per le parti gli avvocati Ta., Sc., Ch. e Mo., su delega di Gu..
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, con la sentenza 3 ottobre 2016, n. 1420, ha respinto il ricorso di primo grado R.G. n. 471-2016 e dichiarato improcedibili, nei sensi di cui in motivazione, i ricorsi R.G. nn. 843-2014, 1479-2014 e 1677-2014.
– l’effettivo inizio dei lavori deve essere valutato in concreto, con riferimento all’entità e alle dimensioni dell’intervento edilizio di cui al progetto approvato dall’Amministrazione;
– tuttavia, perché interventi di scavo, livellamento del terreno e sbancamento, senza neppure avvio della realizzazione delle prime fondazioni, possano essere considerate inizio dei lavori, è necessario che le opere assentite siano di modeste dimensioni, il che non è nella specie, ove è stata assentita la realizzazione di più manufatti, nessuno dei quali è avviato neppure nelle fondamenta;
– le opere di natura oggettivamente preliminare e preparatoria che parte ricorrente ha realizzato potrebbero apprezzarsi come inizio dei lavori, stante la loro portata non meramente simbolica, solo se fossero accompagnata dall’avvio o dalla predisposizione dei mezzi per la realizzazione dei lavori fino alla loro ultimazione (come ha osservato Cons. Stato, Sez. IV, 3 ottobre 2000 n. 5242, “l’inizio dei lavori non è configurabile per effetto della sola esecuzione dei lavori di scavo di sbancamento e senza che sia manifestamente messa a punto l’organizzazione del cantiere e sussistendo altri indizi che dimostrino il reale proposito di proseguire i lavori sino alla loro ultimazione”);
– ma ciò non è nella specie se si evidenzia come, dopo una trentina di giorni di effettivo lavoro tra la fine di luglio e settembre 2014, le lavorazioni sono state sospese e non più riprese a settembre 2014 (cfr. citata relazione Mazzoni), sebbene la sospensione giurisdizionale dei lavori sia stata adottata solo del marzo 2015;
– a fronte di ciò il mero riferimento di parte ricorrente alla consistenza economica delle opere realizzate non pare sufficiente a sorreggere il ricorso avverso la decadenza;
– tutti i ricorrenti evidenziano di non avere interesse, dopo la pronuncia di decadenza, in ordine ai ricorsi volti all’annullamento dei titoli edilizio e commerciale rilasciato a Si..
La parte appellante contestava la sentenza del TAR deducendo l’inversione dell’ordine della decisione rispetto all’azione di annullamento proposta, la mancata considerazione dei propri apporti partecipativi, il difetto di istruttoria, la non sussistenza dei presupposti per dichiarare la decadenza del permesso di costruire e l’erronea dichiarazione di improcedibilità dei ricorsi connessi di primo grado.
Si costituivano i controinteressati ricorrenti connessi in primo grado, società Es. + Altri, chiedendo il rigetto dell’appello e proponendo appello incidentale che riproponeva, nella sostanza, il ricorso di primo grado.
Si costituiva anche la Città Metropolitana di Firenze, che chiedeva di “dichiarare inammissibile e comunque infondato l’appello incidentale”.
1. Occorre rammentare che la prima delle due controversie connesse chiamate alla medesima Udienza Pubblica del 4 ottobre 2018, origina dall’impugnazione, da parte del Comune di (omissis), della sentenza del TAR Toscana n. 1587-2012 con la quale è stato annullato un atto di diniego del rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto e del titolo edilizio.
In data 22 giugno 2009, la società Si. S.r.l., ricorrente in primo grado, ha presentato alla Provincia di Firenze (quale Ente deputato alla gestione della strada SGC FI-PI-LI) una specifica istanza volta ad ottenere l’autorizzazione all’apertura degli accessi carrabili necessari alla realizzazione dell’impianto, posto nel Comune di (omissis), in un’area lungo la predetta SGC, al km (omissis), sulla direzione Firenze – Pisa, la cui disponibilità è stata acquisita da Si. medesima.
Nell’attesa della conclusione del procedimento, la Provincia di Firenze, con nota del 14 maggio 2010, ha annullato il precedente nulla osta favorevole e tale nota della Provincia di Firenze, assieme all’allegata nota prot. n. 1668-2010 a firma del Direttore dei Grandi Assi Viari e alla delibera GRT 81 del 1 febbraio 2010, è stata impugnata dalla Si. S.r.l. al TAR della Toscana con ricorso R.G. n. 1011-2010.
Nel frattempo, è stata pubblicata la sentenza del TAR Toscana n. 216-2011, avente ad oggetto l’installazione di un impianto di distribuzione di carburanti sulla strada FI-PI-LI, che ha annullato gli atti pianificatori regionali e provinciali sopracitati, ribadendo, tra l’altro, la fondatezza della prospettazione della società ricorrente.
Il permesso di costruire e la correlativa autorizzazione SUAP sono stati impugnati con tre distinti ricorsi da Es. s.r.l. e altri.
Contro tali provvedimenti ha reagito la Si. proponendo, dinanzi al TAR Toscana, il ricorso RG n. 471-2016, quest’ultimo poi riunito ai tre ricorsi proposti da Es. s.r.l. e altri contro il rilascio del titolo edilizio, tutti decisi con l’unica sentenza 3 ottobre 2016, n. 1420, oggetto del presente giudizio chiamato all’udienza del 4 ottobre 2018.
2. In via preliminare, deve essere rilevato che il presente appello deve essere dichiarato improcedibile.
Infatti, il fatto del sopravvenuto rilascio del permesso di costruire n. 4-2014, del 13 gennaio 2014 è avvenuto dando conto, nella parte narrativa del provvedimento, della pendenza dell’appello e con riserva di ogni ulteriore diversa determinazione dell’amministrazione comunale, anche per ciò che attiene alle sorti del titolo, all’esito di tale giudizio, subordinando quindi chiaramente il titolo edilizio alla sentenza del TAR favorevole al ricorrente, di cui ne costituisce, quindi, l’esecuzione.
La ritenuta legittimità dell’originario permesso di costruire, asserita con la sentenza di questa Sezione nel parallelo giudizio di appello R.G. n. 3410-2013, rende privo di rilevanza il successivo permesso di costruire n. 4-2014, rilasciato dall’Amministrazione comunale in esecuzione della sentenza del TAR, oggetto del presente giudizio, come si deduce dal tenore dello stesso provvedimento e dal tenore delle difese esplicate dal Comune in giudizio; tale permesso deve considerarsi, all’esito del giudizio di appello R.G. n. 3410-2013, tanquam non esset.
Di conseguenza, viene anche meno la decadenza, di cui si discute nel presente giudizio, del provvedimento edilizio n. 4-2014 che, si è detto, è da ritenersi caducato per effetto della decisione sul ricorso in appello R.G. n. 3410-2013.
Peraltro, in pendenza dei giudizi di primo grado, la Si. ha richiesto al Comune di (omissis) il rilascio di un nuovo permesso di costruire (doc. 5 allegato alla nota di deposito del 24.2.2017) e la richiesta è stata formulata facendo comunque salvi gli effetti della decisione giudiziale conseguente all’impugnazione del precedente diniego.
Si tratta, dunque, di una richiesta condizionata e subordinata all’esito del primo giudizio (appello R.G. n. 3410-2013) e il Comune, all’esito del relativo procedimento, con determina del dirigente competente, prot. n. 38522 del 10.11.2017 ha respinto tale domanda, con un atto che assume, alla luce della decisione sull’appello citato R.G. n. 3410-2013 un carattere provvedimentale non più condizionato ma definitivo, con onere di sua autonoma impugnazione ed effetto sicuramente e a fortiori preclusivo della decisione del presente giudizio, venendo meno l’interesse che lo sorregge.
3. In ogni caso, l’appello è infondato, posto che:
– del tutto correttamente, il Giudice di primo grado ha preso le mosse dal rilievo che l’effetto del provvedimento di decadenza è quello di rendere inefficace il permesso di costruire n. 4-2014 (e, conseguentemente, anche gli atti ad esso connessi);
– pertanto, la verifica della sua legittimità assume priorità logica rispetto all’esame della legittimità del permesso di costruire;
– la pretesa di Si. di far decidere i ricorsi proposti da Es. ed altri, si risolve nell’inammissibile tentativo di supplire alla mancata proposizione, nei termini di legge, di una propria domanda di annullamento;
– Si. è stata a più riprese coinvolta nel procedimento poi sfociato nell’emanazione del provvedimento di decadenza e di tutti tali passaggi, il Comune ha dato atto nel provvedimento di decadenza che mette bene in evidenza le questioni nodali emerse in esito a tale articolato contraddittorio procedimentale (in particolare: lo svolgimento, nell’arco di appena un mese, di pochi lavori che sono poi stati abbandonati, la modesta rilevanza delle opere edilizie realizzate, la mancata continuità nella presenza di attività e di mezzi, la mancata adeguata protezione delle poche opere realizzate dalle intemperie e dagli agenti atmosferici), che lo hanno correttamente indotto ad emanare il provvedimento di decadenza del 20 gennaio 2016;
– l’impugnato provvedimento di decadenza è fondato su una pluralità di rilievi, sopra indicati, cui l’Amministrazione è giunta in esito all’istruttoria, tutti chiaramente indicati in motivazione;
– perché interventi di scavo, livellamento del terreno e sbancamento, senza neppure avvio della realizzazione delle prime fondazioni, possano essere considerate ‘inizio dei lavorà, è necessario che le opere assentite siano di modeste dimensioni, il che non è nella specie, ove è stata assentita la realizzazione di più manufatti, nessuno dei quali è avviato neppure nelle fondamenta.
4. Conclusivamente, alla luce delle predette argomentazioni, gli appelli principale ed incidentale devono essere dichiarati improcedibili per carenza di interesse.
Definitivamente pronunciando sugli appelli, principale ed incidentale, come in epigrafe indicati, li dichiara improcedibile.

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