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SENTENZA DELLA CORTE: BOCCIATURA INEVITABILE. EPPURE IN ITALIA NON SEMBRA COSI’ OVVIO…
15 gennaio 2011 | Autore: lospecchioblog
di Andrea Vetere
La nostra Corte Costituzionale, modellata sulla Verfassungsgerichtsbarkeit austriaca, ha il delicato compito di verificare la coerenza degli atti legislativi con l’impianto costituzionale. Credo che al giorno d’oggi, grazie ai mezzi di comunicazione, chiunque sappia quale sia il ruolo della Costituzione ma, se è vero che repetita iuvant, conviene fare qualche accenno.
Una parte rilevante delle costituzioni moderne riguarda l’ordinamento dello Stato e delinea i rapporti e gli equilibrî, spesso delicatissimi, tra i varî organi costituzionali. Tuttavia, può ritenersi che questa parte della Costituzione sia in qualche modo funzionale all’applicazione delle norme costituzionali che gettano invece le basi della democrazia e dell’esercizio dei diritti fondamentali. Prova ne sia che i nostri costituenti hanno preferito aprire la nostra Carta proprio coi principî di democrazia, uguaglianza, libertà ribaltando l’ordine sistematico della Costituzione di Weimar, prima costituzione di uno stato sociale.
Se è vero, come è vero, che la Carta serve a garantire l’esercizio dei diritti che a tutti noi spettano deve necessariamente concludersi che, per funzionare, tale sistema ha bisogno di un organo competente a verificare che tutto l’ordinamento rispetti la “sorgente del diritto”: la Corte Costituzionale. La sua assenza, vanificherebbe il senso della Costituzione.
Ci pare ovvio che in siffatto ordine una sentenza della Corte Costituzionale, di rigetto o di accoglimento che sia, possa avere il solo scopo di tutelare come si diceva nell’incipit la coerenza dell’impianto costituzionale onde garantire che non si dia applicazione a norme che vìolino i principî cardinali dell’ordine democratico.
In tale ottica mi suona quantomeno curioso, se non assurdo, che un individuo, ed uno solo, possa sentirsi minacciato da una sentenza della Consulta tanto più se quest’individuo è, a sua volta, un organo costituzionale.
Sarà ormai abbastanza chiaro che si sta parlando del Presidente del Consiglio. Ebbene, non credo di esagerare nel dire che questa peculiarità (una sola persona che si sente minacciata) è una sufficiente prova che qualcosa proprio non va.
Cercherò di argomentare. La nostra Carta costituzionale sancisce un fondamentale principio, dato per assodato sin dal lontano 1789 ed anticipato dalla Rivoluzione Americana. L’articolo 3 della Costituzione dichiara che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.
Naturale corollario di questa disposizione è il principio per il quale la legge ha caratteri di generalità ed astrattezza, mancando le quali rischia di apparire come una norma ad personam, di quelle alle quali stiamo purtroppo abituandoci.
Orbene, nel momento in cui una legge che tutela la figura del Presidente del Consiglio arriva al vaglio della Corte Costituzionale ci si aspetta che il Capo del Governo in carica pensi alla coerenza del sistema.
E invece no. Invece inizia a dire ai cittadini che una sentenza abrogatrice della norma sarebbe uno strappo alla democrazia, un attacco alla figura personale del premier.
Ma se una sentenza attacca un solo individuo, e lo attacca personalmente, posso io pensare che la legge in questione sia posta a tutela proprio di quell’individuo? Me lo suggerisce la logica. E se così è, la logica continua a suggerirmi che tale legge non è generale ed astratta. E ancora, che vìola, per ciò stesso, il principio d’uguaglianza.
E se ci arrivo io, figuriamoci la crème de la crème dei nostri giuristi, raccolti nella Consulta.
Se la legge sul legittimo impedimento fosse generale ed astratta, come si vuol far credere, non sentiremmo parlare gli avvocati personali del Presidente del Consiglio ma solo l’avvocatura dello Stato. Qualcuno ne ha notizia? No, fanno più notizia Bondi, Berlusconi e, in primis, Ghedini.
Berlusconi è arrivato ad elaborare un nuovo concetto di giustizia: secondo lui basta aver giurato sui suoi figli e sui suoi nipoti per essere assolto. Due millennî di storia del diritto risolti in un giuramento. Magari potremmo proporgli di mettere la mano sul fuoco, come usavano gli indiani d’America. Ma pare che tema che il silicone fonda.
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BERLUSCONI VITTIMA DEL COMPLOTTO SOVIETICO: LA COSTITUZIONE E IL “TEMIBILE” ARTICOLO 41
10 giugno 2010 | Autore: lospecchioblog
Conoscete l’inferno? Berlusconi si. Lo ha ammesso ieri durante l’assemblea annuale della Confartigianato nella quale ha affermato che “governare con queste leggi è un inferno”. In pratica, bisogna cambiare la Costituzione perché “datata”, nata da una “cultura comunista che dagli anni ‘70 è stata dominante e che guarda con sospetto gli imprenditori”.
Dunque niente di nuovo sotto il sole. Già, perché di certo non è la prima volta che assistiamo a dichiarazioni del genere.
7 febbraio 2009: “La Carta è una legge fatta molti anni fa sotto l’influenza della fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come a un modello da cui prendere molte indicazioni”.
25 aprile 2010: “Dopo la vittoria degli alleati sul nazifascismo […] i nostri padri costituenti seppero accantonare le differenze politiche più profonde e sancirono nella Costituzione repubblicana il miglior compromesso allora possibile per tutti […]Dopo 65 anni la nostra missione e’ ora di andare oltre quel compromesso e costruire l’Italia del futuro”.
L’11 dicembre 2008, poi, ala presentazione del libro di Bruno Vespa: “Fin quando sarò al governo non mi siederò mai a un tavolo con questi individui (l’opposizione, ndr)”, perché “ha ragione Bonaiuti quando dice che sono marxisti, leninisti”. E allora Berlusconi annunciò che avrebbe apportato da solo le modifiche alla Costituzione, perché “la Carta si può cambiare”.
Salvo poi il 27 Dicembre ritornare sui suoi passi: “Non abbiamo mai detto che vogliamo cambiare la Costituzione da soli […] soltanto se saremo costretti per un comportamento irragionevole dell’altra parte, allora saremo nel dovere di farlo da soli perché abbiamo avuto il mandato da una forte maggioranza dei cittadini”. Come se essere eletti legittimasse qualsiasi porcata.
Ma andiamo avanti. Oggi qual è il movente, la causa per cui Berlusconi si scaglia contro la Carta Costituzionale? E’ l’articolo 41. Deve essere modificato perché “si parla molto di lavoratori e quasi mai di impresa”; il tutto, ancora una volta, per colpa della “cultura comunista” per la quale “chi fa impresa è un truffatore, un evasore, uno sfruttatore per definizione”.
Anche a tal proposito, in realtà, corsi e ricorsi storici. 12 aprie 2003: “La formulazione dell’articolo 41 e seguenti risente delle implicazioni sovietiche che fanno riferimento alla cultura e alla costituzione sovietica da parte dei padri che hanno scritto la Costituzione”.
Ma cosa prevede di tanto stalinista questo articolo? Leggiamolo.
Primo comma: “L’iniziativa economica privata è libera”. Espressione, dunque, delle libertà individuali frutto della tradizione liberale, non comunista.
Secondo comma: “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Principio profondamente democratico, non sovietico.
Terzo comma: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. In linea con tutta le democrazie occidentali, nelle quali vige lo “stato di diritto”, dunque il “governo della legge”.
Due domande, a questo punto, le poniamo noi al Presidente del Consiglio:
Signor Presidente, si è dimenticato che lei ha giurato fedeltà sulla Costituzione che ora tanto denigra?
Ma se odia tanto le cose “datate” che aspetta a fare le valigie? Le ricordiamo che Lei, signor Presidente, è in politica dal ’94. E Virginia Wolf affermava: “Più si diventa vecchi più si amano le indecenze”. Lei ne è la prova!
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SIT-IN IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE A ISERNIA
3 febbraio 2010 | Autore: lospecchioblog
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SIT-IN IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE. PAROLA AL POPOLO VIOLA DI ISERNIA (intervista a Maria Lastoria)
28 gennaio 2010 | Autore: lospecchioblog
MARIA LASTORIA, IL POPOLO VIOLA ISERNIA, DUNQUE, INSIEME A MOLTE ALTRE ASSOCIAZIONI E PARTITI, SCENDERA’ IN PIAZZA IL 30 GENNAIO.
Una precisazione: sebbene io sia effettivamente uno degli amministratori della pagina ufficiale fb del Popolo Viola Isernia, ciò non indica una mia “rappresentanza”, né tantomeno una mia dirigenza del movimento locale. Tutto il popolo viola, movimento unanimemente politico ed “apartitico”, si sta muovendo, al momento, su linee di massima orizzontalità, per le quali i referenti / coordinatori / amministratori / organizzatori, sia nella gestione degli spazi virtuali come nella concretezza delle iniziative territoriali, si pongono al servizio del movimento stesso e non alla sua direzione, pertanto ogni intervento o partecipazione a conferenze o altro, va sempre inteso come espressione di un componente del popolo viola e mai sottinteso come espressione dirigenziale e/o di rappresentanza.
Giusto averlo precisato. Tant’è che la manifestazionen in difesa della Costituzione del 30 è stata promossa non da un singolo, ma dal popolo viola, nel suo insieme. E anche qui ad Isernia si è deciso di organizzare un sit-in. Perché pensa sia opportuno e doveroso partecipare?
A Isernia, come nel resto d’Italia, si sta dando voce al comune sentimento di oppressione civica, lo si sta denunciando come inammissibile e intollerabile. Il clima di attacco costituzionale che stiamo vivendo, soprattutto se parametrato ai precedenti storici del nostro paese, dovrebbe tenerci in continuo allarme e renderci molto vigili e sensibili, attenti soprattutto laddove le manovre subdole di un governo mai trasparente sembrerebbero meno lesive del costrutto costituzionale. Un esempio lampante: le più recenti affermazioni di Tremonti sull’indirizzo verso due sole aliquote. Da un’analisi troppo superficiale ed al di là della condivisione, sembrerebbero pure semplificazioni contabili, vanno invece ad incidere su caratterei costituzionali molto profondi e sostanziali, quali quelli della solidarietà e, soprattutto, della equità tributaria, che la nostra Costituzione individua proprio nella progressività dei prelievi; una progressività che sarebbe invece completamente appiattita dall’imposizione di due sole aliquote, favorendo unicamente la classe economicamente più abbiente.
Quindi bidogna scendere in piazza. E questo può bastare? Voglio dire: qual è, a suo avviso, il fine della “piazza”?
La partecipazione vera deve andare ben oltre un momento di piazza, che è volto soprattutto ad informare e sensibilizzare i più “distratti”, e deve essere di vero presidio ai nostri valori più alti, con la consapevolezza che le mine di chi distrugge i palazzi non vengono mai poste sul tetto o sui balconi e non sono quindi quelle più palesemente esposte.
E non è affatto vero che chi non fa non sbaglia. Chi non si ribella, chi tace, chi coltiva la propria indifferenza e la propria non azione si rende complice del degrado a cui stiamo assistendo.
Come e in che misura il rispetto per la nostra Costituzione è a rischio in questo periodo?
Io direi che è molto più che semplicemente a rischio il rispetto per la Costituzione! E soprattutto che lo è molto di più ora, anche guardando ai periodi più bui, quali quelli degli anni di piombo, che misero certo a dura prova lo Stato italiano, ma lo trovarono saldamente ed unitariamente schierato in difesa del principio democratico.
Oggi, invece, è proprio da chi è insediato al governo che giungono gli attacchi più pesanti e più pericolosi agli istituti costituzionali. Ogni giorno la nostra Costituzione viene calpestata dall’arroganza di un potere che la ripudia ormai apertamente in tutto il suo costrutto.
Vengono calpestati i diritti fondamentali di ognuno di noi, quelli che abbiamo già visti repressi e riconquistati a prezzo del proprio sangue dai nostri padri costituenti.
A cominciare da quella sovranità popolare, così inflazionata in termini dialettici, spesso richiamata dal premier ad universale autolegittimazione, ma di fatto mortificata di continuo e resa addirittura impotente e ininfluente, dacchè al popolo italiano è stata finanche sottratta la scelta dei propri rappresentanti al Parlamento.
Perché buona parte del mondo politico e civile pare non accorgersi di questo degrado istituzionale?
Fondamentalmente perché il belusconismo ha enormemente pervaso e contagiato il mondo civile e quello politico, come pure il modo stesso di fare politica, in una collettiva anestesia delle coscienze.
Così come abbiamo assistito all’omologazione delle tv di stato alle tv di Berlusconi è avvenuta anche un’omologazione politica, cadendo forse nel tranello di credere nel binomio nuovo=progressista. Ma non tutto ciò che si propone come nuovo o diverso è anche progressista… dopotutto anche le leggi razziali del periodo fascista erano un elemento nuovo.
Se l’attuale realtà italiana fosse una favola, sarebbe di certo una variante del pifferaio di Hamelin.
Si è sottovalutato e si continua a sottovalutare il potere mediatico, anche a livello di sociologia internazionale, limitandosi a un’analisi sulle scelte contingenti, ritenendo giustamente che gli effetti propagandistici elettorali fossero in realtà poco influenti e decisivi, di certo incisivi in maniera infinitesimale rispetto a quanto è stato, per esempio, nella Germania di Hitler.
Invece il potere mediatico più pericoloso è quello che sta emergendo solo di recente, capace di influenzare i comportamenti ben oltre e ben prima del momento elettorale, capace di incidere all’origine sulla formazione culturale ed ideologica.
Il modo pubblico berlusconista di fare politica ha ridotto tutto ad una elencazione programmatica e il più possibile demagogica di obiettivi di azione concreta ( simil lista della spesa), sulla quale raccogliere condivisioni per estendere l’area di consenso. E’ chiaro che su questa base, alla fine, i programmi presentati a destra e a sinistra, non siano poi così tanto dissimili… si sono persi di vista e addirittura abbandonati i contenuti della politica (ma io sono convinta non li abbia affatto persi di vista Berlusconi, che però non ha alcun interesse a renderli pubblici), ma soprattutto si è perso di vista il rapporto vero con le persone e con la società.
Infatti pare che buona parte del mondo politico dell’opposizione sia distante da queste manifestazioni, da questa parte di società viva e attiva. Quanto questa lontananza poi incide nella vita politica italiana?
Non è tanto che il mondo politico dell’opposizione sia distante da queste manifestazioni, perché poi, alla fine, come abbiamo visto anche il 5 dicembre, le opposizioni c’erano tutte a partecipare, in un modo o nell’altro, aderendo in maniera ufficiale o ufficiosa. Così come c’è un’ampia rappresentanza politica “partitica” che ha aderito o sta aderendo all’organizzazione del sit-in in tutta Italia. Il problema di fondo che stanno attraversando le opposizioni istituzionali è però vero che sia un problema di distanza dalla società viva e attiva, direi addirittura dalla società reale. Ma questo non è forse il sintomo più lampante di quel distacco reale, che si è andato amplificando con la sottrazione ai cittadini di quegli elementi sostanziali di sovranità popolare, come per esempio la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento? La scelta dei candidati nei centri politici, anziché alla base e nelle sezioni di partito, ha fatto sì che che venissero a mancare fondamentali anelli di collegamento tra chi la politica la “fa” e chi la politica è costretto a subirla, vale a dire il popolo, che non si ricostruiscono nemmeno con l’istituto delle primarie, che alla fine non sostituisce il livello comunicativo mancante, ma diviene un mero strumento referendario di dissenso interno, come in fondo è avvenuto nel PD sia con la bocciatura di Franceschini alla segreteria, che con quella di Boccia alla candidatura in Puglia.
Ed è evidente come questo anello mancante non trovi forme sostitutive e si traduca, proprio nei partiti di opposizione, meno inclini ai rapporti clientelari base-vertice, in una disaffezione della base verso il partito. E’ proprio questa lontananza dalla società viva e attiva che viene avvertita a monte e si traduce in una impossibilità partecipativa concreta all’interno delle opposizioni partitiche, che si traduce poi in mobilitazione alternativa, mentre, assurdamente, nella maggioranza restano aperti più canali comunicativi, in virtù di una più marcata propensione al deprecato clientelarismo.
Molti partiti, molte associazioni hanno aderito, tutti insieme per manifestare in difesa della Costituzione. In una provincia come quella di Isernia pensa che questi possano essere segni tangibili che qualcosa anche qui sta cambiando, che ci possa essere un risveglio?
Lo spero davvero e questa speranza pervade tutto il popolo viola, sia a Isernia che nel resto d’Italia. Occorre però avere concretezza anche nelle speranze, sapere che non accadrà nulla che possa trasformare tutto radicalmente dalla sera al mattino successivo. Nemmeno le rivoluzioni più note ci sono mai riuscite.
Di certo è una luce che si accende dopo tanto buio, magari solo un lumicino, ma si vede da lontano. E allora non si tratta di previsioni, né di essere ottimisti o pessimisti, si tratta di impegnarsi, di lasciarsi contagiare da chi porta la luce anziché da chi offre il buio; si tratta di scegliere, come dopo un lungo immobilismo da malattia, se iniziare una faticosa ma certa riabilitazione o rimanere schiavi di se stessi e servi del sistema.
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IL 30 GENNAIO SIT-IN IN TUTTA ITALIA. SALVIAMO LA COSTITUZIONE SCENDENDO TUTTI IN PIAZZA!!
25 gennaio 2010 | Autore: lospecchioblog
Questa è la nuova iniziativa promossa dal movimento viola: sit-in per la difesa della Costituzione. ”Di fronte all’ennesimo tentativo di saccheggiare la Costituzione – si legge nell’appello del popolo viola - che si concretizza principalmente nelle manovre del Governo per garantire impunità a Berlusconi (a partire dal nuovo Lodo Alfano) e nei proclami irresponsabili di qualche ministro che chiede addirittura la cancellazione dell’Art. 1 (L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…), abbiamo soltanto due strade: o assistere passivamente al delirio distruttivo dell’establishment berlusconiano o reagire con la prontezza e la determinazione democratica che la situazione richiede. Noi scegliamo la seconda. La Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza antifascista rimane, ad oltre 60 anni dalla sua emanazione, il principale strumento di garanzia del patto di convivenza civile di una società che fonda le proprie basi sul principio di uguaglianza tra i cittadini e l’anticorpo più efficace contro il rischio di nuove derive autoritarie. E’ per questo che ad ogni cittadino democratico compete difenderla. Noi siamo tra questi”. E noi aggiungiamo: gli italiani tutti dovrebbero essere tra questi, a prescindere dal colore politico, forte o sbiadito che sia. La Carta Costituzionale non è il simbolo di alcuni, non è una trovata propagandistica di qualche partito, è il simbolo di tutti noi, della nostra storia, dell’Italia tutta. E questo è quello che sconvolge: sono sempre più pochi quelli che rimangono sconcertati dai continui attacchi, dalla politica anticostituzionale portata avanti in questo periodo, da uomini che stracciano, calpestano la nostra storia. Bisognerebbe capire che la Costituzione non è un librone polveroso di qualche vecchia biblioteca, un libro desueto che non interessa più a nessuno perché è superato. Questo, forse, è l’immagine che molto spesso passa, o meglio, si fa (volontariamente) passare. La nostra Cosituzione è altro: è viva, è concreta, è l’orizzonte dell’Italia democratica, è quel qualcosa che ci rende “noi”, ci rende “Italia”. I continui attacchi a cui assistiamo sono attacchi alla nostra storia, al nostro cuore, alla nostra essenza di cittadini liberi, uguali, ITALIANI.
Per questi motivi noi del blog pensiamo sia opportuno partecipare, manifestare, mostrare quella coscienza che a volte (e forse troppe volte) è mancata. Per gli stessi motivi, siamo entusiasti del fatto che anche nella provincia di Isernia sia stato organizzato il sit-in: il Popolo Viola Isernia si è dato da fare, si è mosso in linea col più autentico “spirito violaceo” e il 30 anche qui ci sarà la manifestazione. Una manifestazione trasversale (come è giusto che sia). Partiti, associazioni, movimenti (tra cui anche noi del blog) saranno presenti, tutti accomunati dallo stesso sentimento: difendiamo la Costituzione, difendiamo noi stessi, difendiamo l’Italia, la vera Italia, difendiamola da chi vuole apparire come vittima, sebbene sia carnefice. Un temibile carnefice.
Serve un chiarimento sulla Costituzione. Rifletteremo e vedremo se dovremo arrivare a quella riforme della Carta Costituzionale che sono necessarie, perché è una legge fatta molti anni fa, sotto l’influenza di una fine della dittatura con la presenza al tavolo di forze ideologizzate, che hanno guardato alla Costituzione russa come ad un modello da cui prendere molte indicazioni. (Silvio Berlusconi)
La costituzione democratica è un mezzo per impedire che singoli governanti cedano alle tentazioni, oltremodo pericolose, che nascono quando troppo potere si concentra in troppe poche mani. (Aldous Huxley)
Né c’è legge che possa assicurare la pace ad uno Stato i cui cittadini si credono in dovere di dilapidare ogni sostanza in spese pazze, e stimando quasi un obbligo l’ozio, interrotto solamente da banchetti, libagioni e piaceri d’amore. È evidente che tali città siano coinvolte in una continua sequela di tirannidi, oligarchie, democrazie, i cui capi non vorranno neppure sentir parlare di una costituzione giusta ed equilibrata. (Platone)
P.S. Ad Isernia il sit-in si terrà dalle 10 alle 13 in Piazza Concezione (Fontana Fraterna). Partecipate in tanti!!!! Nei prossimi giorni avremo anche un’intervista con Maria Lastoria (Popolo Viola Isernia).
http://www.facebook.com/event.php?eid=292489676263&ref=mf
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CHE RIDERE IL NOSTRO “PREMIER SUPER”
12 dicembre 2009 | Autore: lospecchioblog
di Jessica Proni
E questo è quanto… bella barzelletta il nostro Presidente del Consiglio… ahah che ridere!! Divertente il modo che ha di insultare giudici ed elettori sbeffeggiando i diritti degli italiani… in Italia (art.1 comma 2 della Costituzione) “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. Se il Presidente della Repubblica ha paura, dice Bersani, ebbene c’è da essere preoccupati. Se anche Fini è in disaccordo con Berlusconi, questa volta credo l’abbia fatta davvero grossa.
Che questo individuo sia stato eletto o meno dal popolo italiano non ha comunque il diritto di cambiare quelli che sono i principi che hanno fondato lo stato in cui viviamo. Anche se dopotutto noi italiani siamo abituati a vedere di queste cose, è merito nostro se Berlusconi è arrivato dove è ora, è merito nostro se continua a governare il paese sputando in faccia alla Giustizia e alla Corte Costituzionale.
Il mio invito a Berlusconi è di leggere una volta per tutte la Costituzione. Almeno nella prima parte, quei 12 articoli, i principi fondamentali, che ci identificano come popolo e descrivono il nostro Paese migliore rispetto a quanto in realtà non sia: il Paese della Costituzione è una Repubblica fondata sul lavoro, garante di diritti inviolabili quali l’istruzione, la salute, la libera espressione e la libera associazione… L’Italia della Costituzione difende e tutela minoranze etniche e linguistiche e guarda ai suoi cittadini come individui i cui soli comportamenti ne determinano lo stato giuridico ponendoli su uno stesso piano, indipendentemente da sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, dinnanzi alla legge.
A Berlusconi dico ancora: la guardi bene la nostra bella Italia, con gli occhi della Costituzione. E solo dopo guardi quello che le sta facendo. Si vergogni, si dimetta!
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