Source: http://www.eleutheros.org/it/articles/caritas-in-veritate-e-diritto-dautore-nellera-del-web/
Timestamp: 2018-03-22 13:51:05+00:00

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Elèutheros » “Caritas in Veritate” e diritto d’autore nell’era del web
Libretto della «Caritas in Veritate»
I media italiani [1] e di tutto il mondo [2] hanno dedicato spazi importanti, e anche le reazioni negli ambienti che contano sono state non poche, con una accoglienza decisamente positiva anche in ambienti laici. Sembrano davvero lontani i tempi in cui un papa dovette soffrire non poco per la pubblicazione di un enciclica: la Humanae Vitae di Paolo VI. Ma era l’anno di fuoco 1968. Oggi nel 2009, a più di quaranta anni di distanza, il mondo è decisamente più disincantato: si è affievolito quel fuoco della passione politica di quella stagione, ma non affievoliti i problemi globali che ci affliggono. In un Occidente che non sa più a cosa credere, che non si affida più a Dio, c’è ancora un Papa che esorta con semplicità e profondità ad affidarsi a Lui. E lo fa con un linguaggio denso, estero, profondo, che presenta non poche novità. Qui affronteremo il rapporto fra proprietà intellettuale, il movimento del software libero e open source, dei formati aperti e delle licenze libere in rapporto ai contenuti del testo magisteriale.
Un testo nuovo per la Chiesa
La «Caritas in Veritate» [3] è la più estesa delle precedenti encicliche di Benedetto XVI, più ancora della «Populorum Progressio» di Paolo VI che è l’ultima delle così dette “encicliche sociali” che iniziano con la «Rerum Novarum» di Leone XIII. Delle quattordici encicliche del lunghissimo pontificato di Giovanni Paolo II, solo cinque superano per densità e vastità la «Caritas in Veritate», e due trattano temi sociali. Possiamo quindi dire che la «Caritas in Veritate» è la più lunga e articolata enciclica mai scritta dalla Chiesa su temi socio-economici. [4]
Con questa enciclica entrano anche a far parte nel linguaggio della Dottrina Sociale della Chiesa termini nuovi come [5] : Microcredito; Microfinanza; Finanza etica; Responsabilità sociale dell’impresa; non profit; Terzo settore; economia civile e di comunione. Si tratta di termini non nuovi al linguaggio economico e giornalistico, ne alla Chiesa stessa; ma la loro presenza in un documento magisteriale di grosso calibro e di grande impatto come una enciclica rappresenta una novità importante, in quanto questi concetti entrano così a pieno titolo nel linguaggio corrente della Dottrina della Chiesa, con una veste di ufficialità: questo vuol dire che l’uso di questi termini e di tutto il mondo e i concetti ad essi correlati, da questo momento in poi godono di “vita nuova” all’interno del linguaggio del contesto ecclesiale cattolico.
E’ in virtù della profondità e complessità di cui abbiamo parlato che temi anche a noi cari vengono in essa affrontati: vediamo ora, per quanto riguarda il contesto del punto di vista delle nuove tecnologie, di internet, e del mondo del software e del copyright cosa dice l’enciclica.
Esamineremo alcuni estratti del testo, e li analizzeremo alla luce del movimento del software libero, open source, copyleft, creative commons, formati aperti. Chiameremo in seguito, per brevità, la famiglia allargata di tutti questi modelli con il nome di Licenze Libere.
I limiti della proprietà intellettuale
Analizziamo subito il paragrafo più importante per quanto riguarda il nostro tema:
§ 22 – Ci sono forme eccessive di protezione della conoscenza da parte dei Paesi ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale, specialmente nel campo sanitario.
Con questa argomentazione il tema della proprietà intellettuale entra a far parte del Magistero della Chiesa.
In primo luogo è evidente che con questa frase Benedetto XVI si riferisce in particolar modo a brevetti su farmaci e medicinali: questioni “calde” che tanto hanno fatto parlare in questi ultimi tempi. Il Papa qui con le parole “specialmente in campo sanitario” vuole evidentemente porre l’attenzione ai problemi dei paesi poveri, e in particolare dell’Africa, che si trovano a non poter accedere a costosi medicinali per via dei brevetti imposti dalle multinazionali del farmaco.
In secondo luogo osserviamo come invece di citare solo i brevetti viene invece menzionata la più generica espressione “proprietà intellettuale” che come sappiamo comprende anche il copyright.
Da queste due osservazioni si deduce chiaramente che Benedetto XVI non sta parlando solo dei brevetti riferiti ai farmaci, ma più in generale egli riconosce e denuncia chiaramente come la proprietà intellettuale, se male utilizzata, non favorisce lo sviluppo ma al contrario ne è un ostacolo.
Le Licenze Libere altro non sono che una versione leggera del classico concetto di copyright inteso come tutti i diritti riservati: ovvero dei sistemi di protezione che invece che negare diritti, ne consento alcuni secondo le volontà dell’autore: in particolare consentono la più ampia diffusione e condivisione, senza tuttavia negare il business ed il mercato: un bilanciamento che va proprio nella direzione auspicata dalla Dottrina Sociale della Chiesa: valore sociale e valore economico insieme.
§ 35 – Infatti il mercato, lasciato al solo principio dell’equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per ben funzionare. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave.
In merito alla solidarietà ed alla fiducia ci sembra di rilevare che il modello delle Licenze Libere promuove e anzi genera entrambe: infatti “l’equivalenza di valore” non diventa l’unico principio di scambio (o trasferimento) utilizzato, ma anzi viene posto l’accento proprio sulla solidarietà, sulla condivisione. È altresì dimostrato come il software libero ed open source soprattutto se di buona qualità genera fiducia, sia come prodotto in se che come modello e risorsa, tanto che tali prodotti open source e liberi, sono all’avanguardia nel proprio campo applicativo (vedi ad esempio il sistema operativo comunemente noto con il nome di Linux con il supporto del progetto GNU, X, GNOME, KDE e ancora LAMP e tanti altri). Non ultimo bisogna ricordare che tutte le principali tecnologie grazie alle quali si è sviluppata e diffusa internet sono tecnologie libere, sviluppatesi con tale modello di sviluppo oppure come standard aperti (Sendmail, Web Server Apache, protocolli TCP/IP, Web, HTTP, Standard Ehternet, etc…).
Pertanto, le Licenze libere costituiscono una possibile soluzione alle problematiche sulla proprietà intellettuale sollevate dall’Enciclica nell’ambito delle tecnologie informatiche ed editoriali digitali.
Nuovi modelli economici e di mercato
Ma è nel successivo paragrafo § 36 che vediamo auspicati di più le aspettative ed i valori che sono proprio alla base delle Licenze Libere.
§ 36 – L’attività economica non può risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile. Questa va finalizzata al perseguimento del bene comune, di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica. Pertanto, va tenuto presente che è causa di gravi scompensi separare l’agire economico, a cui spetterebbe solo produrre ricchezza, da quello politico, a cui spetterebbe di perseguire la giustizia mediante la ridistribuzione.
Il modello delle Licenze Libere va proprio nella direzione di non assolutizzare la logica mercantile, ponendo l’accento appunto sulla risorsa immateriale intesa come bene comune. Quindi la politica dovrebbe attivamente favorire le Licenze Libere, pur non imponendole: contrariamente a quanto alcuni possono pensare, infatti, non sarebbe una posizione ideologica, settaria o anti-mercato: al contrario un modo per perseguire la giustizia sociale e stimolare modelli virtuosi di business.
§ 36 – La grande sfida che abbiamo davanti a noi, [...] è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell’etica sociale, quali la trasparenza, l’onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un’esigenza dell’uomo nel momento attuale, ma anche un’esigenza della stessa ragione economica. Si tratta di una esigenza ad un tempo della carità e della verità.
Il modello delle Licenze Libere va nella stessa direzione indicata qui da Benedetto XVI: implementare concretamente, anche in una logica economica e superando il rapporto mercantile, il principio di gratuità e la logica del dono. Questo avviene sia a livello di pensiero (il software libero nasce come valore filosofico prima che tecnologico) sia a livello pratico -comportamentale- ovvero una pratica e un agire ormai consolidato, che può essere appreso dalla prassi di business e di utilizzo delle licenze.
§ 36 – Inoltre, occorre che nel mercato si aprano spazi per attività economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore economico.
Le Licenze Libere sono esattamente questo genere di “spazio aperto” nell’ambito dei beni a carattere immateriale: software, testi ed in particolare libri, audio, video e contenuti multimediali, opere musicali (si pensi ad esempio ai canti per la messa). Il modello del software libero, ad esempio, tende a generare profitto in un modo diverso dalla vendita numerale di licenze, lasciando che il software diventi patrimonio comune in capo alla libertà dell’utilizzatore. Il profitto, non è escluso, ma generato in modo diverso: mediante personalizzazione del prodotto, consulenze, assistenza. In questo modo il valore del prodotto in se non è meramente legato al numero di utilizzatori.
§ 36 – La vita economica ha senz’altro bisogno del contratto, per regolare i rapporti di scambio tra valori equivalenti. Ma ha altresì bisogno di leggi giuste e di forme di ridistribuzione guidate dalla politica, e inoltre di opere che rechino impresso lo spirito del dono.
Il modello delle Licenze Libere è basato su contratti, ovvero le licenze rispettive. Ma è anche basato su una legge giusta che non fa del fruitore un mero “numero che paga la licenza” ma piuttosto un protagonista; questi, può in alcuni casi partecipare attivamente ad un progetto, collaborare nel miglioramento o nella correzione degli errori, mettersi in gioco e aumentare il valore di un prodotto, condividendolo ulteriormente, sempre a vantaggio del bene comune. Il tutto proprio alla luce dello “spirito del dono“.
§ 40 – Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate da gravi distorsioni e disfunzioni, richiedono profondi cambiamenti anche nel modo di intendere l’impresa. Vecchie modalità della vita imprenditoriale vengono meno, ma altre promettenti si profilano all’orizzonte
Il modello di sviluppo e di business legato al mondo delle Licenze Libere rappresenta certamente una novità perchè propone modelli di mercato e di profitto differenti; nel modello classico infatti si prospetta una società produttrice che vende software facendo pagare le rispettive licenze: in questo modo il prodotto rimane di totale competenza del produttore. Quando l’azienda leader di mercato possiede un monopolio di fatto, magari perché è in grado di imporre i propri formati, il consumatore è preso in trappola ed è obbligato a utilizzare quel prodotto: siccome il prezzo della licenza è normalmente fuori dalla propria portata, sarà facilmente invogliato ad avere licenze illegali.
Nel modello delle Licenze Libere il software viene distribuito o gratuitamente oppure a prezzi concordati con il cliente di volta in volta. In questo modo il produttore penetra facilmente nel mercato e allarga il proprio bacino di potenziali clienti che richiedono personalizzazioni, sviluppi particolari, consulenze e assistenza; non si hanno prezzi gonfiati e neanche incentivo alla pirateria software; il consumatore viene responsabilizzato di più, essendo egli stesso potenzialmente in grado di “mettere mano” al codice sorgente del programma che utilizza. Una prima conseguenza di questi diversi modelli è che nel caso classico l’azienda tenderà a vendere più licenze possibili per massimizzare il profitto: infatti i costi di commercializzazione sono praticamente ridotti a zero e gli unici costi sono marketing e sviluppo.
Nel caso del modello libero, invece, il business è centrato sul lavoro delle persone perché l’assistenza, la consulenza, la personalizzazione sono attività che crescono solo facendo crescere parallelamente anche l’occupazione. Sotto questo aspetto tale modello può essere configurato come il citato “promettente modalità che si profila all’orizzonte“. Infatti il prodotto sviluppato, frutto del lavoro umano, non viene concepito come il solo mezzo per generare ricchezza moltiplicata, ma piuttosto come un mezzo necessario ma intermedio per produrre ricchezza maggiormente basata sul coinvolgimento umano. Allo stesso tempo può anche essere consentito ad ampi strati e componenti sociali ed economica l’accesso gratuito o semigratuito al prodotto software stesso.
Sviluppo, globalizzazione, profitto e fraternità
Uno sguardo anche al problema della globalizzazione e della famiglia umana:
§ 7 – Amare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c’è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale [...] In una società in via di globalizzazione, il bene comune e l’impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell’intera famiglia umana, vale a dire della comunità dei popoli e delle Nazioni, così da dare forma di unità e di pace alla città dell’uomo, e renderla in qualche misura anticipazione prefiguratrice della città senza barriere di Dio
Viene riconosciuta positivamente la tendenza all’unificazione dell’intera famiglia umana, della condivisione e del bene comune: allo stesso modo il concetto di copyleft, di software libero e open source, di formati aperti e di licenze libere va proprio nella direzione di mettere a fattore comune beni immateriali, in particolare riguardanti la conoscenza, il cui valore si radica proprio perchè è in relazione con la libertà umana e che grazie alla rete internet è oggi diffusa con maggiore efficacia. Quel “noi-tutti” è sempre più possibile alla luce di questa libertà, promossa e garantita proprio dalle Licenze Libere.
§ 14 – Assolutizzare ideologicamente il progresso tecnico oppure vagheggiare l’utopia di un’umanità tornata all’originario stato di natura sono due modi opposti per separare il progresso dalla sua valutazione morale e, quindi, dalla nostra responsabilità.
Anche qui il modello delle Licenze Libere va proprio nella direzione né di ideologizzare il progresso tecnologico né di demonizzarlo: al contrario ne valorizza i vantaggi tecnici mettendoli per così dire a misura d’uomo.
§ 19 – Infine, la visione dello sviluppo come vocazione comporta la centralità in esso della carità.
C’è da dire che il modello Licenze Libere pur non essendo propriamente caritas nel senso cristiano del termine, tiene alto e importante l’aspetto del bene immateriale inteso come dono.
E poi il tema della fraternità:
§ 19 – Il sottosviluppo ha una causa ancora più importante della carenza di pensiero: è « la mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli ». Questa fraternità, gli uomini potranno mai ottenerla da soli? La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità. Questa ha origine da una vocazione trascendente di Dio Padre, che ci ha amati per primo, insegnandoci per mezzo del Figlio che cosa sia la carità fraterna.
Il modello delle Licenze Libere favorisce senz’altro, pur non generando, la fraternità, almeno per quanto riguarda la condivisione di beni di carattere immateriale. Ad esempio con il software libero e open source viene valorizzato l’aspetto del riuso (il software, ossia il bene viene visto come risorsa per l’altro) e questo dona libertà e ricchezza (anche intellettuale) all’altro.
§ 21 – Il profitto è utile se, in quanto mezzo, è orientato ad un fine che gli fornisca un senso tanto sul come produrlo quanto sul come utilizzarlo. L’esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà.
Il modello delle Licenze Libere pone il profitto come fattore non primario ed esclusivo, nonostante non sia escluso a priori: il mancato e libero accesso ai propri dati ed a risorse immateriali che sono patrimonio intellettuale comune comporta un impoverimento dei soggetti più deboli a vantaggio di pochi detentori di tali diritti: questo è esattamente ciò che le Licenze Libere tendono a evitare.
§ 57 – Manifestazione particolare della carità e criterio guida per la collaborazione fraterna di credenti e non credenti è senz’altro il principio di sussidiarietà [...] Tale aiuto viene offerto quando la persona e i soggetti sociali non riescono a fare da sé e implica sempre finalità emancipatrici, perché favorisce la libertà e la partecipazione in quanto assunzione di responsabilità.
Le Licenze Libere rappresentano anche un esempio di sussidiarietà sociale, in quanto la messa a fattor comune del know-how (tecnologico nel caso del software libero e open source) può essere configurato come una manifestazione di “carità intellettuale”, di rosminiana memoria. Uno degli effetti di questo modello è proprio l’emancipazione del soggetto fruitore del bene immateriale, in quanto ha una risorsa in più, favorendone la libertà (si parla di “software libero” proprio in tal senso) e la responsabilità: la padronanza della conoscenza e la condivisione delle informazioni responsabilizzano il singolo in quanto lo pone di fronte alle proprie capacità soggettive, stimolandone eventualmente la creatività, qualora esso non voglia porsi esclusivamente come fruitore. Al contrario il mondo tradizionale del mercato della proprietà intellettuale, in particolare del software e del formati di file tendono a chiudere l’informazione, deresponsabilizzando il singolo che non può operare se non nei limitati ambiti (quasi sempre molto ristretti) di ciò che ha deciso il produttore originario del software o dell’opera, configurando il fruitore come mero “pagatore di un ticket”. Una conseguenza nefasta di questo approccio classico è che spesso l’informazione stessa, che in verità appartiene alla persona, viene indebitamente ipotecata(esempio: formati proprietari); quando questo avviene in modo pervasivo su ogni aspetto della proprietà intellettuale all’interno di una società complessa, si va oltre ogni ragionevole libertà.
§ 57 – Si tratta quindi di un principio [la sussidiarietà, ndr] particolarmente adatto a governare la globalizzazione e a orientarla verso un vero sviluppo umano. Per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario, articolato su più livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente.
L’informazione oggi rappresenta un bene sempre più strategico. Tuttavia essa è sempre più in mano a poche multinazionali, che sono difficilmente controllate dalle leggi nazionali a causa dei diversi rapporti di forza fra economia globalizzata e legislazioni nazionali, per definizione localizzate. Esse hanno il potere di imporre i propri standard, le proprie regole di codifica e di imporle a volte anche alle amministrazioni statali e nazionali. Esempio classico: il formato “word” è diventato uno standard di fatto tanto che non poter leggere e modificare file di questo tipo può essere un problema quando si scambiano allegati nelle email: tuttavia le nostre informazioni sono “ipotecate” in un formato che è a discrezione di una sola azienda multinazionale. Molti altri esempi di questo tipo sono all’ordine del giorno. Il modello dei formati aperti, al contrario, implementa un certo livello di giustizia in tal senso e il software libero e open source può essere visto come un modello di sussidiarietà: da chi produce/commercializza verso chi utilizza/modifica, riequilibrando così il rapporto produttore-fruitore.
§ 69 – Nella tecnica si esprime e si conferma la signoria dello spirito sulla materia. Lo spirito, « reso così “meno schiavo delle cose, può facilmente elevarsi all’adorazione e alla contemplazione del Creatore” ». La tecnica permette di dominare la materia, di ridurre i rischi, di risparmiare fatica, di migliorare le condizioni di vita. Essa risponde alla stessa vocazione del lavoro umano: nella tecnica, vista come opera del proprio genio, l’uomo riconosce se stesso e realizza la propria umanità. La tecnica è l’aspetto oggettivo dell’agire umano, la cui origine e ragion d’essere sta nell’elemento soggettivo: l’uomo che opera. Per questo la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l’uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo, esprime la tensione dell’animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali.
Le Licenze Libere rappresentano in un ambito eminentemente tecnologico (del software, delle opere immateriali, di contenuti multimediali, di testi, del formato dei dati) proprio quel “non essere solo tecnica” in quanto rivolgono l’attenzione al valore sociale, educativo, formativo, valorizzando la responsabilità e la condivisione, pur nel rispetto dei diritti e negli interessi di chi ha prodotto quei beni.
L’informazione a beneficio di pochi
§ 71 – Accade così che, spesso, sotto la rete dei rapporti economici, finanziari o politici, permangono incomprensioni, disagi e ingiustizie; i flussi delle conoscenze tecniche si moltiplicano, ma a beneficio dei loro proprietari, mentre la situazione reale delle popolazioni che vivono sotto e quasi sempre all’oscuro di questi flussi rimane immutata, senza reali possibilità di emancipazione.
Con le Licenze Libere è possibile concepire le conoscenze tecniche e non in modo che si diffondano in un contesto sociale, anziché a beneficio dei soli “proprietari”; infatti si può ben dire che lo spirito che anima questo modello di condivisione delle informazioni, rende in un certo senso “proprietari” (pur in senso limitato) l’intera comunità degli utilizzatori. Il software libero e open source ad esempio vede l’utilizzatore come con-divisore del patrimonio di informazione e di tecnologia di cui il prodotto stesso è portatore. È vero che l’utilizzatore non diventa ipso-facto anche protagonista per il solo fatto di condividerne l’informazione; tuttavia il libero accesso ad essa e il diritto di modificarla e apportare miglioramenti rappresenta la prima tappa da rimuovere. Fortunatamente, la rete stessa, con il suo bagaglio di conoscenze, provvede il più delle volte a rimuovere gli ostacoli formativi e informativi residuali.
Un ultimo aspetto su cui vogliamo porre l’attenzione è la relazione fra Licenze Libere e centralità della persona, argomento caro alla fede cristiana.
Le Licenze Libere sono senz’altro uno strumento che al di la dei suoi risvolti politici, economici, sociali, mette al centro la persona piuttosto del prodotto.
Infatti mentre le licenze classiche (la cui formula è sintetizzabile con “tutti i diritti riservati”) mettono al centro il prodotto o l’opera oggetto di protezione con l’unico scopo di limitare al minimo il numero di possibilità trasferiti alla persona, le Licenze Libere si soffermano su cosa può fare la persona dell’opera, come può migliorarla (se lo desidera e se possibile), come può distribuirla e diffonderla e in alcuni casi anche come può ricavarne profitto lecito. In sostanza si pone l’attenzione non tanto all’opera e a chi l’ha creata, ma alla relazione fra l’opera e chi la riceve.
La conseguenza di questa impostazione è che viene valorizzata la persona piuttosto che i diritti del produttore, e possiamo dire che questo ha anche un risvolto positivo per i popoli. Ecco alcuni aspetti della persona e del sociale che vengono a valorizzarli grazie alle Licenze Libere:
conoscenza: ad esempio le licenze di software libero e open source trasferendo anche i codici sorgenti consento a chi riceve l’opera di sapere come funziona e apprendere soluzioni originali per poi impiegarle magari altrove, in altri contesti. I formati aperti grazie alla pubblica conoscenza favoriscono l’uso di standard in ambito di file e protocolli, favorendo la concorrenza e la scrittura di prodotti alternativi. Le licenze quali Creative Commons favoriscono larga diffusione all’opera e con essa la larga conoscenza che veicolano.
sviluppo: la persona e i gruppi possono apprendere liberamente conoscenze nuove, (software libero e open source) favorendo la nascita di nuove idee o prodotti, oppure partecipare al progetto originario senza necessariamente investire grossi capitali o pagare costosi fee d’ingresso o di utilizzo. Questo può favorire in particolare i paesi poveri rispetto ai paesi ricchi grazie alla rete internet. Anche i formati aperti favoriscono lo sviluppo perché consentono di concepire il dato come appartenente a chi lo ha prodotto e non a chi lo ha “impacchettato”, ipotecandolo, dentro un file o un protocollo. Le licenze come ad esempio la Creative Commons favoriscono la larga diffusione delle opere a costi bassissimi, a vantaggio dei più poveri.
opportunità: tutti coloro che vogliono mettersi in gioco con la propria intelligenza, creatività e capacità sono i benvenuti. Nel software libero e open source il mercato farà poi la giusta selezione in quanto i prodotti migliori saranno quelli più utilizzati (spesso i più “scaricati”) con relativo ritorno proporzionale a chi ha partecipato allo sviluppo. Nelle licenze quali Creative Commons, si da l’opportunità di accedere con una certa libertà e semplicità e soprattutto bassissimi costi all’opera. Ancora, sono avvantaggiate le persone con pochi mezzi o appartenenti a paesi poveri.
condivisione: la condivisione è alla base del modello di sviluppo del software libero, open source e delle licenze libere in generale. Condividendo informazioni il bene comune ne trae indubbio vantaggio in quanto il sistema mette a fattor comune il patrimonio di conoscenza, di soluzioni, di idee coinvolgendo in modo attivo le varie componenti della società nel suo complesso (stato, imprese, persone, associazioni, chiesa…). Questo può rappresentare anche una giusta redistribuzione a favore dei più poveri, di chi ha meno possibilità di accesso all’informazione.
collaborazione: Il modello del software libero e open source stimola la collaborazione fra persone e realtà anche lontante fra di loro. Permettendo la modifica del codice sorgente e grazie alla rete internet (attraverso la quale la quasi totalità di questi progetti si sviluppano e si diffondono) è possibile far partecipare persone di realtà distanti, mettendo in contatto e facendo collaborare persone di culture, religioni e nazioni anche diverse intorno ad un progetto comune.
Le Licenze Libere sfruttano positivamente il principio della duplicabilità a costo zero (o irrisorio) a vantaggio della persona.
C’è un detto che spiega, semplicisticamente ma con efficacia, questo principio ovvero il senso della differenza fra scambio di beni materiali e immateriali: se io do una mela a te e tu dai una mela me, ciascuno di noi ha sempre una mela; ma se io do un idea a te e tu dai una idea a me, ciascuno di noi ha due idee.
Prospettive per la Chiesa
La duplicabilità di cui abbiamo appena parlato che riguarda i beni immateriali è simile al concetto di trasmissione della fede da una persona ad un’ altra. Tanto è vero che i contenuti della fede da un punto di vista della conoscenza in se (Bibbia, Catechismo, etc …) sono essi stessi opere immateriali a loro volta presentati fisicamente sotto forma di libri, files, siti web etc …
La Chiesa dovrebbe porre particolare attenzione a beni immateriali di questo tipo in quanto essi in una società dell’informazione e digitalizzata, sono sempre considerati di importanza strategica e per la Chiesa sono una componente comunicativa imprescindibile.
La diffusione della Parola di Dio, del Magistero della Chiesa, dei vari catechismi e materiale didattico con intento catechetico o informativo, dovrebbero adottare esplicitamente quanto più possibile Licenze Libere o quantomeno valutarne seriamente l’adozione: questo al fine di favorire la diffusione a scopo gratutito, senza per questo escludere l’eventuale valore economico di essi in contesti in cui tale valore si concretizza in un prodotto specifico (ad esempio un libro). Per tali scopi esistono o si possono adottare o studiare opportune Licenze Libere.
In ambito dell’uso di tecnologie software la Chiesa potrebbe favorire in ambito ecclesiale l’adozione a tutti i livelli di software libero e open source, incoraggiandone l’uso non solo per motivi tecnici ma anche per la sua peculiare affinità al Magistero, come abbiamo cercato di evidenziare in questo articolo. Anche la sensibilizzazione sull’importanza di adottare formati aperti per i files e i dati in generale e l’adozione di opportuni standard va, come abbiamo visto, nella stessa direzione.
La Chiesa, con la sua dimensione e soprattutto vocazione di cattolicità comandata da Nostro Signore Gesù Cristo, non può ignorare le nuove questioni che riguardano l’ informazione, i beni immateriali e di come questi si innestano giuridicamente in un contesto economico e sociale ai fini di uno sviluppo integrale della persona e dei popoli. A tal fine è certamente argomento urgente degli organi ecclesiali addetti alle comunicazioni sociali analizzare, elaborare, proporre soluzioni di indirizzo che facciano della Chiesa anche in questo contesto e in continuità alla propria Tradizione, perenne testimone attenta alla realtà umana nel suo complesso.
[1] Un grande impatto nei media prima rassegna stampa sulla recezione della Caritas in Veritate in Italia, di Benedetta Cortese su Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa
[2] L’Enciclica secondo i giornali esteri: Benedetto promosso; articolo su Missionline 17/07/2009
[3] Il testo completo della «Caritas in Veritate», dal sito del Vaticano.
[4] Nella tabella è mostrato uno schema riassuntivo che compara alcuni dati salienti di alcune encicliche:
Enciclica Pontefice Tema Data Battute Pagine Paragrafi Rif. Bibl Rif. Esterni
Caritas in Veritate Ben XVI sociale 29/06/2009 177864 73 79 32 159
Spe Salvi Ben XVI teologico-pastorale 30/07/2007 113540 41 50 66 40
Deus Caritas Est Ben XVI teologico-pastorale 25/12/2005 96064 37 42 78 36
Ecclesia De Eucharistia GP II tema 17/04/2003 38
Fides et ratio GP II teologico-pastorale 14/09/1998 94
Ut unum sint GP II ecumenismo 25/05/1995 74
Evangelium vitae GP II dignità umana 25/03/1995 120
Veritatis Splendor GP II morale 08/06/1993 114
Centesimus annus GP II sociale 05/01/1991 152800 70 62 23 116
Redemptoris missio GP II missionarietà 12/07/1990 84
Sollicitudo Rei Socialis GP II sociale 30/12/1987 123400 57 49 64 92
Redemptoris Mater GP II teologico-pastorale 25/03/1987 65
Dominum Et Vivificantem GP II teologico-pastorale 18/05/1986 63
Slavorum Apostoli GP II anniv. S.Cirillo Metodio 06/02/1985 26
Laborem Exercens GP II anniv. Rerum Novarum 14/09/1981 61
Dives In Misericordia GP II teologico-pastorale 30/11/1980 38
Redemptor Hominis GP II teologico-pastorale 03/04/1979 67
Humane Vitae Paolo VI Socio-pastorale 25/07/1968 37757 12 31 - -
Populorum Progressio Paolo VI sociale 26/03/1967 71843 35 87 19 56
Pacem in Terris Giov. XXIII sociale 04/11/1963 94646 35 91 13 58
Mater et Magistra Giov. XXIII sociale 15/05/1961 135797 43 242 24 39
Quadragesimo Anno Pio IX sociale 15/05/1931 120388 45 150 30 -
Rerum Novarum Leone XIII sociale 15/05/1891 73259 28 45 27 13
[5] L’enciclica, parola per parola, di Riccardo Bonacina
« Benedizione papale per l’accesso aperto?
“Caritas in Veritate” al microscopio »

References: § 22

§ 35
 § 36

§ 36

§ 36

§ 36

§ 36

§ 40

§ 7

§ 14

§ 19

§ 19

§ 21

§ 57

§ 57

§ 69

§ 71