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Timestamp: 2020-04-10 06:05:32+00:00

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Art. 2266 codice civile - Rappresentanza della società - Brocardi.it
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Articolo 2266 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2266 Codice civile
Fonti → Codice civile → LIBRO QUINTO - Del lavoro → Titolo V - Delle società → Capo II - Della società semplice → Sezione III - Dei rapporti con i terzi
La società acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno la rappresentanza e sta in giudizio nella persona dei medesimi [2278] (1).
In mancanza di diversa disposizione del contratto, la rappresentanza spetta a ciascun socio amministratore (2) e si estende a tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale [2257, 2295, n. 5, 2298, 2310].
Le modificazioni e l'estinzione dei poteri di rappresentanza sono regolate dall'articolo 1396 (3).
(1) La c.d. rappresentanza processuale (v. 2418).
(2) Potere di amministrazione e potere di rappresentanza possono spesso essere attribuiti in capo allo stesso soggetto, ciò nonostante non devono essere confusi. Il potere di amministrare implica il potere di decidere gli atti che devono essere compiuti, mentre il potere di rappresentare attiene alla esecuzione degli atti stessi in nome e per conto della società.
(3) Il terzo comma fa espresso richiamo all'art. 1396 il quale prevede che la modifica del potere di rappresentanza possa essere validamente opposta ai terzi a condizioni che questi ne siano venuti a conoscenza con mezzi idonei.
Le società di persone essendo sprovvisti di personalità giuridica esprimono la propria volontà necessariamente attraverso le persone fisiche che ne hanno la rappresentanza (c.d. rappresentanza organica).
L'articolo in questione dispone per il caso in cui nel contratto sociale non sia stata prevista una specifica attribuzione di tale potere, prevedendo che la rappresentanza sia attribuita ex lege a coloro i quali sono investiti del potere di amministrare la società.
A tutela dei terzi, l'ultimo comma prevede che eventuali modificazioni del potere rappresentativo debbano essere portate a conoscenza degli stessi con mezzi idonei (1396), in deroga ai limitati doveri pubblicitari normalmente ricollegati alla società semplice.
Spiegazione dell'art. 2266 Codice civile
Il potere di rappresentanza è il potere di compiere determinate attività in nome e per conto della società. Per effetto di tali attività, la società stessa acquista diritti ed assume obblighi nei confronti dei terzi.
Parallelamente a questa rappresentanza c.d. sostanziale, agli amministratori compete altresì la rappresentanza processuale della società, in quanto essa sta in giudizio nella persona degli amministratori.
Il contratto sociale può tuttavia prevedere un diverso regime e attribuire la rappresentanza solo ad alcuni amministratori piuttosto che ad altri.
In mancanza di specifica determinazione, la rappresentanza seguirà la modalità di amministrazione prevista dalla società, disgiuntiva (art. 2257) o congiuntiva (art. 2258).
Massime relative all'art. 2266 Codice civile
Cass. civ. n. 26744/2006
La società di persone, anche se sprovvista di personalità giuridica, costituisce un distinto centro di interessi e di imputazione di situazioni sostanziali e processuali, dotato di una propria autonomia capacità processuale, sicché legittimato ad agire in giudizio per gli interessi della società e per far valere diritti, ovvero per contestare eventuali obblighi ascritti alla stessa, è esclusivamente il soggetto che, rivesta la qualità di legale rappresentante.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 26744 del 13 dicembre 2006)
Cass. civ. n. 3903/2000
Anche nell'ipotesi di rappresentanza sociale è necessaria la contemplatio domini, onde, se il rappresentante di una società non ne spende il nome, il negozio dallo stesso concluso non spiega effetti nei confronti della società medesima.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3903 del 30 marzo 2000)
Cass. civ. n. 8472/1998
Nei compiti dell'organo gestionale di una società di persone, ai sensi degli artt. 2266, 2298 e 2318 c.c., sono «naturalmente» compresi (in carenza di espressa limitazione) non solo gli atti di ordinaria amministrazione, ovvero gli atti conservativi, ma anche quelli dispositivi, se configurano strumenti per la realizzazione degli scopi perseguiti dalla società e siano di conseguenza riconducibili all'oggetto sociale. Pertanto, quando due società, di cui una di persone e l'altra di capitali, sono state create per operare in modo affiancato e coordinato nello stesso settore produttivo e commerciale, con partecipazioni in larga misura sovrapposte ed inoltre con fini convergenti, senza confronto concorrenziale, l'amministratore della società di persone, in carenza di esplicita deroga nell'atto costitutivo, ha il potere di concedere fideiussione per le esposizioni bancarie dell'altra, dovendo la fideiussione ritenersi compresa nell'oggetto sociale, essendo l'efficienza e la salute della società garantita obiettivi anche della prima.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8472 del 26 agosto 1998)
Cass. civ. n. 7692/1996
Con riferimento alle società di fatto (società in nome collettivo irregolari per la mancata iscrizione nel registro delle imprese) — nelle quali, ai sensi degli artt. 2297 e 2266 c.c., la rappresentanza della società e il potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale spetta a ciascun socio, salvo la prova di un diverso patto e della conoscenza dello stesso da parte del terzo interessato - il principio che la responsabilità per le sanzioni amministrative è personale e che quindi della singola violazione risponde la persona fisica autore dell'illecito, salva la responsabilità solidale della società (artt. 3 e 6 della legge n. 689 del 1981), comporta conseguenze applicative che possono differire a seconda della natura della condotta illecita per cui è comminata la sanzione amministrativa. Se, infatti, per la violazione di legge è richiesto un comportamento positivo, la responsabilità della condotta illecita ricade solo su chi materialmente lo ha messa in essere (salvo naturalmente, l'eventuale concorso morale o materiale di altre persone fisiche, e in particolare di altri amministratori, che sia provato dall'autorità irrogatrice della sanzione); qualora, invece, sia in questione un comportamento omissivo, come il mancato versamento alle scadenze previste dalla legge dei contributi previdenziali dovuto per un lavoratore dipendente, rileva il dovere di provvedere incombente personalmente su ciascuno dei soci aventi il potere di amministrare la società (salva l'eventuale prova dell'esistenza di un amministratore preposto in via esclusiva alla gestione del personale e all'adempimento di tutti gli obblighi conseguenti).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7692 del 21 agosto 1996)
Cass. civ. n. 7228/1996
Anche alle società di persone, nonostante la loro non perfetta autonomia patrimoniale, — in relazione alle previsioni degli artt. 2267, 2268 e 2304 c.c. in materia di responsabilità personale dei soci per le obbligazioni sociali —, va riconosciuta la soggettività giuridica (o personalità) e quindi la titolarità di situazioni giuridiche distinte da quelle facenti capo alle persone fisiche dei soci singolarmente o cumulativamente considerati, a norma dell'art. 2266, primo comma, secondo cui «la società acquista i diritti e assume le obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno la rappresentanza e sta in giudizio in persona dei medesimi», e delle disposizioni che riconoscono a tali società un proprio nome (utilizzabile anche in sede di trascrizione degli acquisti immobiliari, ai sensi dell'art. 2659 c.c., nel testo novellato dalla legge 27 febbraio 1985, n. 52) e una propria sede. (Nella specie la Suprema Corte, in base al riportato principio, ha annullato la sentenza con cui il giudice di merito aveva ritenuto efficace nei confronti di una società in nome collettivo la disdetta di un contratto di locazione immobiliare intimato alla persona del socio amministratore e legale rappresentante, in base alla asserita non distinguibilita di quest'ultimo dalla società, priva di propria soggettività giuridica).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7228 del 7 agosto 1996)
Cass. civ. n. 3887/1996
La rappresentanza legale della società semplice, a norma dell'art. 2266, comma 2, c.c., spetta a ciascun socio amministratore, in mancanza di diversa disposizione del contratto; con la conseguenza che le parti possono pattiziamente derogare a tale disciplina, affidando l'indicata rappresentanza a persone che non possiedano la qualità di socio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3887 del 26 aprile 1996)

References: Articolo 2266

Articolo 2266

Cass. 
 sentenza 

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