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Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 5 dicembre 2016, n. 24846 - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 5 dicembre 2016, n. 24846
In presenza di un contratto di fideiussione, e’ all’obbligazione garantita che deve riferirsi il requisito soggettivo della qualita’ di consumatore, ai fini dell’applicabilita’ della specifica normativa in materia di tutela del consumatore, attesa l’accessorieta’ dell’obbligazione del fideiussore rispetto all’obbligazione garantita; ma a diversa soluzione non puo’ non pervenirsi pure nell’evenienza di contratto autonomo di garanzia, essendo comunque anch’esso, con tutta evidenza, funzionalmente inserito nell’attivita’ dell’impresa garantita – quale elemento utile per il suo funzionamento anche solo corrente, onde appunto assicurarle il credito da parte di altri contraenti, i quali fidano sulla garanzia prestata o comunque la prendono in considerazione come elemento determinante nel momento in cui si inducono a contrattare con l’imprenditore garantito, cosi’ determinando un diverso e piu’ favorevole andamento dell’attivita’ di impresa – e quindi esulando dal concetto di consumo o bisogno personale del contraente, il solo che puo’ giustificare appunto l’applicazione della disciplina generale del diritto del consumatore.
ordinanza 5 dicembre 2016, n. 24846
Per un maggior approfondimento sulla fideiussione e sul contratto autonomo di garanzia cliccare sull’immagine seguente
sul ricorso per regolamento per competenza 20285-2015 proposto da:
(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’Avvocato (OMISSIS), giusta procura su foglio allegato all’atto di citazione;
(OMISSIS) SRL IN CONCORDATO PREVENTIVO LIQUIDATORIO, in persona del liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), giusta delega rilasciata con separato atto allegato alla comparsa di costituzione e risposta nel procedimento n. 1368/2014 incardinato davanti al tribunale di Melfi;
sulle conclusioni scritte dal P.G. in persona del Dott.ssa Luisa De Renzis, che chiede alla Corte di Cassazione, riunita in camera di consiglio, di respingere il ricorso per regolamento necessario di competenza e, in accoglimento della doglianza formulata in via incidentale dalla di (OMISSIS) srl con unico socio in liquidazione e in concordato preventivo, di rideterminare, in parziale riforma della impugnata ordinanza, i compensi professionali liquidati dal tribunale con applicazione dello scaglione di valore compreso tra Euro 260.000,00 ed Euro 520.000,00;
avverso l’ordinanza del TRIBUNALE DI CHIETI, depositata il 09/06/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 16/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO.
1.- (OMISSIS) ed (OMISSIS) impugnano, con ricorso notificato il 13.7.15 ed articolato su cinque motivi, con regolamento necessario di competenza l’ordinanza 9.6.15, di cui non consta la data di comunicazione, con cui il tribunale di Chieti benche’ nell’intestazione risulti indicato quello di Pescara) ha dichiarato la propria incompetenza per territorio in favore di quello di Milano sulla querela di falso da loro proposta quanto alle sottoscrizioni in calce alle fideiussioni prestate alla (OMISSIS) srl a s.u. in liq.ne e in concordato preventivo, a garanzia dei debiti della (OMISSIS).
2.- Laconicamente limitatosi il tribunale al rilievo che, “a prescindere dalla problematica relativa alla tutela del consumatore, in relazione alla proposizione della querela di falso deve farsi richiamo al foro esclusivo ed inderogabile del convenuto”, i ricorrenti si dolgono:
– di vizio motivazionale in punto di foro del consumatore;
– di violazione del regime dei contratti dei consumatori, tali dovendo qualificarsi essi ricorrenti;
– di pronunzia da parte del giudice monocratico anziche’ di quello collegiale;
– di pronunzia senza previa precisazione delle conclusioni;
– di erronea liquidazione delle spese anche per la fase decisoria, invece mancata.
3.- Dal canto suo, l’intimata replica:
– che le controparti si sono compiutamente e in concreto difese sulle questioni di competenza;
– che in materia di querela di falso si applica in via esclusiva il foro del convenuto, atteso l’intervento obbligatorio del P.M.;
– che la finalizzazione della prestata fideiussione ad un rapporto di impresa (il contratto di vendita/fornitura di (OMISSIS) srl con la controparte) esclude la qualificabilita’ degli attori come consumatori;
– che anzi, negando la validita’ delle contestazioni di controparte sulla liquidazione delle spese, in via incidentale vanno rideterminate le medesime a proprio favore, considerando anche la fase di istruzione e trattazione, ma pure applicando il corretto scaglione di valore della controversia.
4.- Il Pubblico Ministero, con sua requisitoria scritta depositata il 6.6.16, ha chiesto il rigetto dell’istanza di regolamento:
– negando rilievo alle doglianze in rito, siccome estranee alla questione di competenza territoriale e comunque per avere le parti avuto modo di argomentare diffusamente sugli aspetti a quella relativi;
– attribuendo preminenza al foro generale del convenuto persona giuridica quando oggetto della causa e’ la querela di falso in via principale, atteso il previsto intervento obbligatorio del P.M., ma pure per l’inapplicabilita’ della disciplina a tutela del consumatore allorche’ questi agisca a garanzia di un debito contratto da un soggetto che, a sua volta, agisce nell’ambito di una attivita’ imprenditoriale;
– escludendo l’assenza di una fase decisoria ai fini della liquidazione dei compensi alla parte vittoriosa, ma ritenendo fondata la doglianza di quest’ultima in punto di erronea individuazione dello scaglione applicabile.
5.- In disparte ogni questione di tempestivita’ della proposizione in relazione alla carenza – in atti – di elementi certi sulla data in cui e’ stata eseguita la comunicazione del provvedimento impugnato con il presente regolarmente, va rilevato, in primo luogo e secondo quanto correttamente sottolinea anche il P.G., che col regolamento necessario di competenza puo’ essere fatta valere la violazione delle sole norme sulla competenza e non quella di altre norme sul procedimento, a meno che quest’ultima violazione non abbia avuto per effetto di impedire alla parte di apportare al giudice elementi utili al fine di statuire sulla propria competenza (Cass., ord. 6 giugno 2008, n. 15019): ma, nella specie, sulla questione e’ evidente dagli atti di causa che i ricorrenti abbiano potuto argomentare in modo assai ampio e sottoporre al giudice ogni elemento da loro ritenuto utile; e, pertanto, i motivi primo, terzo e quarto sono inammissibili.
6.- In secondo luogo, anche a non voler considerare l’ineccepibile – e neppure contestata in quanto tale – conclusione dell’inderogabilita’ della competenza territoriale del foro generale ex articoli 18 o 19 c.p.c. in caso di querela di falso proposta in via principale (su cui, da ultimo, v. Cass., ord. 25 agosto 2006, n. 18484, ove altri riferimenti), la doglianza – resa oggetto del secondo motivo agitato col presente ricorso – di pretermissione della pretesa qualita’ di consumatore degli originari attori e’ infondata: questa Corte ha gia’ avuto modo di statuire che, in presenza di un contratto di fideiussione, e’ all’obbligazione garantita che deve riferirsi il requisito soggettivo della qualita’ di consumatore, ai fini dell’applicabilita’ della specifica normativa in materia di tutela del consumatore, attesa l’accessorieta’ dell’obbligazione del fideiussore rispetto all’obbligazione garantita (Cass. 29 novembre 2011, n. 25212); ma a diversa soluzione non puo’ non pervenirsi pure nell’evenienza di contratto autonomo di garanzia, essendo comunque anch’esso, con tutta evidenza, funzionalmente inserito nell’attivita’ dell’impresa garantita – quale elemento utile per il suo funzionamento anche solo corrente, onde appunto assicurarle il credito da parte di altri contraenti, i quali fidano sulla garanzia prestata o comunque la prendono in considerazione come elemento determinante nel momento in cui si inducono a contrattare con l’imprenditore garantito, cosi’ determinando un diverso e piu’ favorevole andamento dell’attivita’ di impresa – e quindi esulando dal concetto di consumo o bisogno personale del contraente, il solo che puo’ giustificare appunto l’applicazione della disciplina generale del diritto del consumatore.
7.- L’ultimo motivo di ricorso, benche’ tecnicamente ammissibile (potendo solo con il regolamento necessario di competenza impugnarsi il capo, di un provvedimento in punto di competenza, che provvede sulle spese: Cass., ord. 12 agosto 2011, n. 17228; Cass., ord. 25 agosto 2015, n. 17130), e’ infondato, perche’ una fase decisoria e’ comunque insita, benche’ ridotta al minimo, in ogni procedimento e comporta l’estrinsecazione di un’attivita’ defensionale specificamente volta a sollecitare, precisando le posizioni della parte difesa e contestando (seppure genericamente) quelle dell’avversario, una determinazione da parte del giudicante.
8.- L’impugnazione principale, infondato il secondo e il quinto motivo ed inammissibili gli altri, va quindi rigettata.
9.- L’impugnazione “incidentale” della resistente va invece qualificata inammissibile:
– in primo luogo, perche’ nel regolamento di competenza non e’ ammessa un’impugnazione incidentale (sicche’ la parte, vittoriosa sulla questione di competenza, deve proporre impugnazione ordinaria sul solo capo delle spese, se del caso da sospendersi per pregiudizialita’: Cass. Sez. Un., ord. 6 luglio 2005, n. 14205);
– in secondo luogo, in quanto la memoria difensiva con cui essa e’ proposta non si fa carico dell’analitica indicazione degli importi minimi di liquidazione che si assumono violati, solo indicando quelli reputati erronei: cosi’ non corrispondendo alla consolidata elaborazione di questa Corte in ordine al contenuto delle contestazioni dinanzi ad essa delle liquidazioni in punto di spese (tra molte: Cass. 8 marzo 2007, n. 5318; Cass. 14 luglio 2009, n. 16390).
10.- In conclusione, il ricorso principale va rigettato e quello incidentale dichiarato inammissibile; e, ad avviso del Collegio, non puo’ farsi a meno di statuire che la competenza sulle domande proposte spetta al tribunale di Milano, secondo quanto correttamente deciso dal provvedimento qui impugnato.
11.- Tuttavia, ogni provvedimento sulle spese del presente procedimento puo’ bene essere rimesso al giudice indicato come competente, affinche’ siano da quegli regolate in relazione anche all’esito finale della lite tra le parti.
12.- Infine, trova applicazione il Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, attesa la soccombenza dei ricorrenti impugnanti, in relazione al contributo dovuto per i ricorsi rispettivamente proposti.
La Corte rigetta il ricorso principale e dichiara inammissibile quello incidentale; dichiara la competenza del tribunale di Milano, cui rimette ogni statuizione anche sulle spese del presente procedimento; ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, come modif dalla L. n. 228 del 2012, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti principali ed incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso rispettivamente proposto, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 23 marzo 2016, n. 5777....

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 Cass. 
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 articolo 13
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