Source: https://centrostudimetafisici.wordpress.com/category/concept/
Timestamp: 2019-12-15 23:08:37+00:00

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Concept – DE SIDEREUM
Per dare corso alle domande del titolo occorre prima spiegare chi o cos’è un reazionario, in questo tempo in cui tutti credono di saper tutto e nessuno sa niente, in questo tempo in cui le parole vengono utilizzate con un significato opposto alla loro verità.
Reazionario è il contrario di rivoluzionario. Reazionario è chi, di fronte a una protesta di popolo, si schiera a sostegno del potere. Non importa se il popolo ha fame: importano solo le ragioni superiori del potere.
Giulio Cesare Evola è un reazionario. Non perché sia di nobili origini: suo padre è un meccanico, sua madre una casalinga: come scrive Luciano Pirrotta nel saggio “La Maschera di Pietra – Julius Evola dall’Idealismo Magico alla Tradizione“, entrambi erano di modesta estrazione sociale e di nessuna ascendenza nobiliare, per quanto ‘Julius’ tenesse alquanto ad esser chiamato barone”.
Evidentemente, non abbiamo nulla in contrario alle umili origini. Quel che diventa difficile da sopportare è l’arroganza con cui Julius salta dall’altra parte. Ad aiutarlo in questo intento è una persona che da lui riceverà non tanto ingratitudine ma piena ostilità: l’uomo chiave di questa storia è Arturo Reghini, che offre a Evola di collaborare alla rivista Atanor.
Lo fa con riluttanza, Reghini, e lo scrive in apertura, come presentazione del saggio di Evola, sentendo quasi di dover giustificare l’inclusione, in una rivista di filosofia spiritualista, di un articolo politico. E lo fa con sapienza, perché vede in quell’articolo non un contributo alla politica in senso spicciolo, ma una critica importante per il tempo in cui avveniva e con implicazioni nella dimensione esoterica. Anche se non poteva prevedere gli esiti infausti di quella scelta.
Il matematico Reghini non è un uomo semplice né un superficiale. Raffinato pitagorico, ha acume, intelletto, qualità intellettuale. Riconosce in Evola il vento della novità contemporanea. Non sa ancora fin dove l’arrivismo senza freni di un ipotetico poeta dadaista può arrivare.
Se per Reghini il motivo di contemplazione è la natura dell’Io e della sua collocazione rispetto all’Universo intero, il tema esistenziale del superamento dell’egoità per entrare in connessione con l’Essere Universale, ecco in Evola il ribaltamento di un superuomo nietzscheiano che non cede nulla del suo ego e, al contrario, pretende di tutto contenere, divorare.
Inevitabile per Evola il desiderio di percorrere l’occasione di scalata sociale che gli poteva offrire il fascismo. Da figlio del meccanico a ideologo del regime! Ma le vicende non sono facili: Evola chiede più volte di iscriversi al PNF e, di fronte al rifiuto – a causa della revoca del grado di ufficiale di complemento in esercito, che aveva riportato per motivi disciplinari, subendo la riduzione a soldato semplice – non esita a ricorrere a pressioni e raccomandazioni di amici influenti.
René Guénon, probabilmente il miglior scrittore tra i compassati esoteristi di maniera – sua la definizione di rivelare come “velare nuovamente” -, sospetta delle capacità critico-intellettuali di Evola e, ironicamente, scrive: “Sono curioso di sapere quel che Evola vi dirà del libro tibetano; senza dubbio vi avrà visto ancora della ‘magia’ perché, secondo lui, tutto vi si riconduce”.
La posizione di Reghini è piuttosto quella della Tradizione: rivendica alla Massoneria il ruolo di testimone e custode ideale della sapienza esoterica “italica” sedimentata nei secoli attraverso Orfismo, Pitagorismo, Ermetismo, per giungere a Dante Alighieri, a Giordano Bruno. Reghini si colloca in un’area di mezzo che tenta di conciliare Napoleone Bonaparte (attribuendogli il ruolo di redivivo Imperatore, rinnovatore dei fasti di quell’idea di Impero mai sopita, che covava sotto la cenere di secoli di oppressione clericale e mercantilista) e Giuseppe Mazzini (cui riconosceva il più alto ruolo di vero Padre della Patria). Per questa via, giunge a posizioni simili a quelle definite da Giovanni Gentile, che volle fare di Mazzini un precursore di Mussolini.
A questa concezione molto contribuì, specie sotto il profilo della dottrina magica, Evola che, con la rivista Krur, inventò il famoso resoconto medianico “Ekatlos” che avrebbe condotto alla cerimonia con cui vennero offerti a Mussolini uno scettro, un’ascia etrusca e il fascio littorio che era stato della Repubblica Romana, al tempo di Mazzini.
Le cronache affermano che Mussolini non diede peso a questa iniziativa, che avrebbe dovuto essere l’inizio del percorso magico del fascismo e, soprattutto, avrebbe dovuto stabilire continuità con il progresso mazziniano. Al contrario, Mussolini optò per stabilirsi a Villa Torlonia, dove l’aristocrazia dello Stato Pontificio lo circondò di attenzioni affinché fosse cancellata per sempre l’eresia mazziniana e si giungesse a riaffermare il potere del Papa, in un’alleanza imperiale che avrebbe ridimensionato le pretese Repubblicane di autonomia dalla Chiesa e, soprattutto, avrebbe cancellato la riduzione al Vaticano dei possedimenti dello Stato Pontificio per ritornare a una dimensione imperiale: queste le aspettative delle gerarchie ecclesiastiche rispetto al sorgente potere fascista.
La stipula dei Patti Lateranensi fu intesa come il primo passaggio di una serie di revisioni che avrebbero rinverdito la tradizione delle due aquile, in una prospettiva completamente, infinitamente distante dalle aspettative mazziniane.
Anche Evola, avrebbe dovuto sentirsi distante da quelle posizioni, date le considerazioni emergenti dal suo saggio “Imperialismo Pagano“, ma non sembra che questo abbia comportato mutamenti nel suo tentativo di dimostrarsi più fascista dei fascisti, superfascista. E sarà da questa attitudine, o da questo atteggiamento, che verrà fuori una mossa che non è solo discutibile, ma esecrabile: quella di denunciare colui che gli aveva aperto le porte della letteratura, e cioè Arturo Reghini, attraverso lo scritto “Memorie di Massoni“.
A fronte di questo scritto, Reghini sporse querela, alla quale Evola reagì con peggior determinazione, giungendo a comporre una tanto elaborata quanto assurda delazione al procuratore del Re, un memorandum in cui Evola accusa esplicitamente Reghini di essere una delle massime cariche della massoneria (che era stata dichiarata nel 1923 “incompatibile” con il regime) e che la di lui intenzione sarebbe stata di comprometterlo, “sia come scrittore che come fascista”.
Il dattiloscritto di questo memorandum (che Pirrotta pubblica in copia anastatica in calce al suo volume monografico) è davvero emblematico e qualifica Evola non solo come delatore, ma anche lo ritrae soprattutto nella sua preoccupazione di non essere subordinato intellettualmente a Reghini (cosa di cui lo tacciava un giornale toscano “Fede e Ragione”, che lo descriveva come un prestanome “che nessuno fuor dai circoletti massonici conosceva e conosce”).
Desideroso della sua autonomia, il fascismo dev’essergli sembrato l’occasione della vita. Non esita Evola ad indicare l’internazionale ebraica come nemico da combattere. Inoltre, emerge anche una certa qual vocazione al pettegolezzo e alla calunnia quando, nel testo del famigerato memorandum, dichiara: “L’associazione tra il Reghini e il Parise. Tutto il mondo letterario sa che nel volume ‘Amo quindi sono‘ di Sibilla Aleramo, si tratta della morbosa passione tra l’autrice cinquantacinquenne e il venticinquenne e effeminato Parise”.
Non c’è animosità in questa lettera ma, prima di attribuire uno statuto di intellettualità importante ad un autore occorre vederne non solo l’opera ma anche la biografia.
L’insincerità dell’opera è adombrata dall’incoerenza della vita. Lo scagliarsi contro chi l’ha aiutato, il ricorrere alla calunnia e alle tecniche di sollecitazione inquisitoria degli untori ne completano il quadro.
Possiamo certo accogliere persone di umili origini, un pittore come Ligabue, uno scrittore come Rimbaud; o anche di anonima estrazione piccolo-borghese come Franz Kafka; non c’è preclusione: ma l’arrivismo dei saltafossi non è il miglior biglietto da visita, anche se, dobbiamo riconoscere, è esattamente il cliché della modernità. Quella modernità che Evola cavalca, dichiarando di volerla combattere.
Althotas, 2019
dicembre 9, 2019 by M Categories: ConceptTags: aleramo, Atanor, evola, fascismo, ignis, krur, magico, pirrotta, reghini, ur	Lascia un commento
Nel precedente articolo di analisi di metodi e obiettivi del nostro Centro Studi Metafisici, è emersa la posizione di una certa corrente storiografica nell’interpretazione delle idee esoteriche e che può essere riassunta in sintesi come tesi intrecciata che contiene due informazioni.
La prima informazione è che gli Ordini Esoterici hanno posizioni differenti rispetto al dogma: precisamente, vi sono Ordini che ritengono la Tradizione data e immutabile, non suscettibile di errore, e la gerarchia che ne derivano è sacra e non può essere discussa dai mortali. Questi Ordini sono aristocratici e cattolici. Oltre questi, vi sono altri Ordini che ritengono la Tradizione come un sapere tramandato che, in ogni generazione, attende di essere riconosciuto e interpretato con rivelazioni progressive, adeguate all’epoca e allo spirito dei tempi, in un percorso di emancipazione e di liberazione dagli errori del passato. Questa linea tradizionale è liberale e protestante.
La seconda informazione è che questa contrapposizione così chiara e così netta, se si esaminano le correnti degli Ordini tradizionali, appare piuttosto un’astrazione che funziona sul piano ideale (e aiuta a capire), ma non funziona nella realtà, in cui gli Ordini (e, ancor più, le persone che li compongono) appaiono oscillanti e zeppi di doppie e triple appartenenze, al punto da vanificare l’attendibilità del modello oscurantismo/illuminismo, proprio come accade in politica con la diade conservatori/progressisti che, ormai è evidente a tutti, non significa nulla e tutto si gioca in funzione esclusiva del potere.
Dalla somma di queste due nozioni deriva un’altra e più interessante calssificazione degli Ordini Iniziatici, che distingue tra quelli che hanno una volontà di influire sulle cose temporali (e quindi sul potere) e quelli che hanno vocazione esclusivamente sacerdotale. Anche questo è un terreno di inganni e, ancor prima che gli Ordini Iniziatici, già il clero delle Religioni Rivelate (che, al loro interno, hanno anch’esse struttura iniziatica) si dimostra ben lungi dal saper rispettare questa distinzione. Tuttavia, il vero Illuminismo tende esattamente all’idea di Ordine Sacerdotale, libero da tentazioni legate al potere, perfettamente spirituale e universale, come l’Israele popolo di sacerdoti teorizzato dal profeta Isaja e rimasto irrealizzato e probabilmente irrealizzabile.
Tornando all’interpretazione storigrafica, riprendendo le mosse dal Convento di Wilhelmsbad del 1782 (cfr. antea, §7), passiamo ora al tema del come la storiografia ufficiale propone i suoi sguardi sulla Rivoluzione Francese.
§8. L’eclisse della rivoluzione
Gli storici contemporanei, per quanto la maggior parte dell’accademia tenda ad accreditare la tesi per cui la Grande Rivoluzione crollò per via degli antagonismi interni, cominciano a riconoscere la validità della tesi minoritaria secondo cui il Terrore – che compromise i grandiosi risultati della Déclaration – non fu il prodotto di lotte interne ai rivoluzionari, ma il deliberato intendimento dell’aristocrazia di portare tutti al disordine e al massacro per ristabilire il dominio, al grido “Tant pire, tant mieux”: fu questa l’operazione della guardia scelta del re, l’esercito di Condé dove la maggior parte della forza era costituita da adepti templari della Massoneria Scozzese.
L’instaurazione del Direttorio, se ancora viene inquadrata come fase rivoluzionaria dalla componente mainstream degli storici, in realtà è un palese assestamento che spiana la strada alla restaurazione napoleonica. Moses Dobruska, che a Parigi era l’emissario del pensiero e dell’azione politica degli Illuminati di Baviera, viene ghigliottinato insieme a Robespierre.
A Londra, Shemuel Falk diviene invisibile ancor più di quanto fià non fosse sin dai tempi in cui aveva scoperto che uno dei suoi iniziati, Emanuel Swedenborg, era una spia del re di Svezia, inviato per verificare se anche nella capitale del Regno Unito fossero tensioni contro l’aristocrazia legittima.
§9. Un altro tipo di Massoneria
Napoleone portava con sé, persino involontariamente, un altro tipo di Massoneria, impregnatasi nella soldataglia che aveva impiegato nella campagna d’Egitto e che si era stabilita come Ordine Misraim.
giugno 20, 2016 by M Categories: Concept	Lascia un commento
Centro Studi Metafisici
§1. Caratteristiche del Centro
Il nostro Centro Studi Metafisici Atziluth è un sistema aperto attraverso il quale ricercatori indipendenti perseguono il loro scopo nel rispetto delle regole della conoscenza scientifica, da una parte e, dall’altra, della trasmissione tradizionale della conoscenza. In questo modo, segnamo il motto della modernità con la frase The Method of Science, the Aim of Religion.
§2. Regole della conoscenza scientifica
Il riferimento alle regole della conoscenza scientifica comporta una dichiarazione di metodo, per cui non accogliamo all’interno del Centro Studi Metafisici Atziluth lavori che non siano epistemologicamente fondati. Nel definire questo, assumiamo il metodo delle scienze sociali, aprendo l’analisi ad ogni tipo di tesi ma respingendo le opinioni arbitrarie. Anche quando si sostengano tesi di minoranza (ad esempio: la tesi secondo la quale l’uomo non è ancora mai riuscito ad andare sulla luna), queste idee non vengono presentate come fatti certi, mai per definire la verità dogmaticamente, ma sempre aperte alla verifica delle fonti, respingendo ogni ipotesi debole fondata esclusivamente su troppo fervide fantasie ma anche aprendo in modo chiaro e limpido le ragioni delle cosiddette tesi di minoranza.
§3. Caratteri della conoscenza tradizionale
L’essenza della conoscenza tradizionale è nel fatto che non può essere ottenuta esclusivamente attraverso i libri. Non riguarda soltanto la mente, ma anche il cuore e il corpo con tutti i suoi aspetti sensoriali. Ecco perché, per essere tradizionale, deve essere trasmessa iniziaticamente e nelle forme appropriate, le quali soltanto giustificano il passaggio nella sua interezza.
La trasmissione non può avvenire che attraverso la catena umana, ma il carattere plurisecolare e intergenerazionale assicura all’evento iniziatico una dimensione oggettivamente aperta al trascendente. Questa dimensione non è garanzia dell’intangibilità spirituale della trasmissione, che invariabilmente soffre dei limiti personali e caratteriali dei soggetti che la trasmettono. È esperienza comune di chi ha percorso questi sentieri il dover prendere atto che, sebbene pressoché tutti gli Ordini Iniziatici proclamino il perfezionamento spirituale come loro fine, è tuttavia frequentissimo imbattersi in situazioni interessate più al mantenimento della piramide e della gerarchia con la capitazione dei sottoposti (e cioè all’esazione delle quote sociali), piuttosto che al progresso e all’emancipazione dei propri Adepti.
§4. Se la Conoscenza Tradizionale sia o no suscettibile di Interpretazioni Progressive
Abbiamo trattato questo argomento in una sezione dal titolo pressoché identico, contenuta nel testo Origini occulte dell’Illuminismo. Per gli scopi attuali potremo dire che, se la storia delle dottrine esoteriche fosse meno misconosciuta anche da chi le pratica, risulterebbe chiara, dall’evoluzione storica degli Ordini Iniziatici che di queste idee sono state veicolo, che si possono certamente dare almeno due distinti modi di concepire la Tradizione.
Un primo modo è di concepirla come sacra e immutabile, da custodire in un dogma trascendente e insondabile, che consacra e pone al di là di ogni possibile dubbio e ragionevole critica la gerarchia chiamata a intepretarla e trasmetterla, attraverso le linee marziali di una catena monastica e militare che non ammette eccezioni ed è chiamata ad eseguire secondo la catena di comando: a questa linea tradizionale appartengono ad esempio la Stretta Osservanza e la Massoneria Scozzese e Templare.
Una seconda modalità è quella stabilita da quegli Ordini che intendono la Tradizione come catena di trasmissione di una luce progressiva, destinata a rivelarsi alla coscienza dell’umanità per gradi, liberando dagli errori del passato e dalle catene dell’ignoranza i suoi Adepti: a questa linea interpretativa appartengono la R+C e gli Ordini Illuministici come la moderna Massoneria e i segmenti originari del Martinismo R+
§5. Contrapposizione o porta d’ingresso?
La dicotomia tra Ordini tradizionali oscurantisti (aristocratici, cattolici e romani, dogmatici) e Ordini tradizionali illuministi (popolari, riformati e aniconici, progressisti) è una semplificazione che deve tener conto di stratificazioni storiche e dottrinali ben altrimenti variegate e complesse, in primo luogo per via della sofisticata capacità di manipolare i contenuti simbolici da parte di chi detiene il potere, con l’effetto voluto di assorbire ogni critica al potere, oscurandola.
Per comprendere questo concetto, si potrà fare l’esempio della moderna Massoneria emergente dalle nebbie del medio evo. In un’epoca in cui gli unici a saper leggere e scrivere erano aristocratici e clerici, la Massoneria ha esercitato il ruolo storico di polo indipendente di istruzione (perché per svolgere un rituale bisogna saper leggere, scrivere, decodificare simboli) che, giunto a maturazione, ha prodotto la Gloriosa Rivoluzione del 1688, per esprimere il suo frutto matura con la manifestazione del 1717 (l’unificazione delle Quattro Logge di Londra) e le Costituzioni, gli Old Charges e i Landmarks.
Il 1723, anno di approvazione delle Costituzioni, è tuttavia anche l’anno di svolta, in cui l’emergente Massoneria delle classi popolari cede il passo alla restaurazione aristocratica, che si perfeziona in quello stesso anno con l’elezione del Principe di Montagu e che avrebbe presto avuto il suo strumento operativo nel Rito Scozzese, coniato a Parigi presso la corte in esilio degli Stuart, e con al suo interno la leggenda Templare di cui si sarebbe innervata la guardia scelta del Re.
§6. Illuminismo e Illuminati
L’Illuminismo attecchì allora nella Germania, contrastando la Stretta Osservanza (che aderì al sistema Scozzese), ma presto i tradizionalisti aristocratici presero il sopravvento sovvertendo il significato di Illuminismo – inteso come dottrina dei Lumi e della Ragione e cioè della convinzione che ogni uomo e ogni donna, se sostenuti da un adeguato sistema di educazione e istruzione, possono giungere alla comprensione dei più sublimi segreti spirituali – con quello di Illuminati – e cioè della ristretta cerchia dei predestinati ai quali soltanto può essere conferito il comando e la suprema direzione della massa stupida e bestiale del popolo.
In una posizione intermedia tra queste due correnti tradizionali si colloca il sistema Cohen, emerso dalle contaminazioni R+C che portarono l’Inghilterra – dopo la Rivoluzione del 1688 e la detronizzazione degli Stuart – sulle posizioni protestanti che alimentarono i flussi di contatto con la Germania riformata, il cui baricentro segreto era ed è nel proposito di liberarsi dagli errori del passato attraverso una generale riforma della filosofia e della scienza che, pure, si iscrive nel solco della più autentica tradizione.
§7. Riforma, Qabbalah, Reintegrazione
Il pensiero della Riforma protestante favorì il fiorire di una nuova mescolanza tra ebraismo della diaspora e dei convertiti, con i gruppi cristiani riformati in cerca del cristianesimo delle origini (tra cui la chiesa morava, i catari, i valdesi, gli albigesi). Questo clima produsse l’emergere di un gruppo estremamente interessante quale l’Ordine Cohen di Martinez De Pasqually, un ebreo portoghese che era stato iniziato nel cerchio di Shemuel Falk, il Baal Shem Tov di Londra.
Il sistema di Martinez intendeva reintegrare gli ebrei convertiti per restituirli alla dottrina dei padri, aprendo il sacerdozio Cohen anche ai non-ebrei, riprendendo così il cristianesimo delle origini nel suo valore di agente riformatore dell’ebraismo. Martinez doveva però dissimulare la sua dottrina sia per non essere perseguitato sia perché il suo agire massonico era tradizionalmente legittimato da una patente di Rito Scozzese, che era stata rilasciata da suo padre proprio da Giacomo II Stuart, cioè dal sovrano cattolico ora in esilio a Parigi.
Per queste caratteristiche intermedie, i continuatori di Martinez (St. Martin e Willermoz) provarono a fare del Martinismo il sistema di mediazione tra istanze illuministiche di modernizzazione e tendenze conservatrici dello Scozzesismo e della Stretta Osservanza. Il Convento di Wilhelmsbad del 1782 sembrò decretare il successo di questa impostazione: ma la Rivoluzione Francese cambiò gli equilibri.
giugno 19, 2016 giugno 19, 2016 by M Categories: Concept	Lascia un commento
Protetto: Meditazione [L]

References: §7

§8

§9

§1

§2

§3

§4

§5

§6

§7