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Timestamp: 2019-04-21 07:18:43+00:00

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Chi paga gli alimenti
29 Settembre 2017 | Autore: Mariano Acquaviva
Gli alimenti servono a garantire i mezzi minimi di sussistenza. Vediamo chi è obbligato a versarli.
Il nostro giornale si è occupato a più riprese del diritto agli alimenti, come ad esempio nella guida come chiedere gli alimenti. In questo articolo cercheremo di approfondire un particolare aspetto: chi paga gli alimenti.
1 Cosa sono gli alimenti?
2 Chi paga gli alimenti?
3 Donazione e alimenti
4 Il contratto di vitalizio alimentare
Il diritto agli alimenti consente al soggetto che versa in stato di bisogno di vivere dignitosamente; in parole povere, gli alimenti servono a soddisfare le esigenze primarie di chi non riesce a provvedere a sé autonomamente [1]. La prestazione, dunque, è collegabile direttamente agli obblighi di solidarietà nascenti da un’unione affettiva (ad esempio, il matrimonio), dal vincolo parentale oppure da un sentimento di gratitudine. Volendo trovare un referente normativo ancora più elevato, si può affermare che l’obbligazione alimentare si incardina nell’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà previsto dalla Costituzione [2].
Quanto detto ci consente di distinguere gli alimenti da un istituto affine ma diverso: il mantenimento. Il diritto al mantenimento ha una portata più ampia in quanto consente, a chi spetta, di preservare un determinato tenore di vita [3] andando ben al di là dei semplici bisogni primari.
Secondo il codice civile, sono obbligati a prestare gli alimenti, nell’ordine:
6) i fratelli e le sorelle, con precedenza dei germani (cioè di coloro che hanno gli stessi genitori) sugli unilaterali (coloro che condividono un solo genitore) [4].
Gli alimenti devono essere versati in proporzione del bisogno dell’alimentando e delle condizioni economiche dell’obbligato. Nel caso in cui più persone siano contemporaneamente obbligate a versare gli alimenti, ciascuno deve adempiere nel rispetto del principio di proporzione delle proprie situazione patrimoniale [5].
Nel corso del tempo le circostanze possono mutare: è possibile che colui che ha diritto agli alimenti abbia trovato lavoro e, pertanto, possa provvedere a se stesso; così come è possibile che la persona obbligata al versamento non abbia più sostanze di cui disporre. In tutti questi casi, il codice civile [6] consente di chiedere all’autorità giudiziaria una riduzione dell’obbligo alimentare o, addirittura, la revoca. Per espressa previsione codicistica, inoltre, gli alimenti possono essere ridotti anche per la condotta biasimevole dell’alimentato.
Donazione e alimenti
Vi è un’altra categoria di persone obbligata a versare gli alimenti al ricorrere di determinati requisiti: si tratta dei donatari, cioè di coloro che hanno beneficiato di una donazione. La donazione è quel contratto attraverso cui una parte decide di arricchire l’altra senza ricevere nulla in cambio [7]. Sebbene il donatario (cioè, colui che risulta arricchito dalla donazione) non debba nulla al suo benefattore, la legge gli impone eccezionalmente l’obbligo, con precedenza su qualsiasi altro obbligato, di versare gli alimenti al donante qualora questi si trovi in stato di bisogno [8]. In un certo senso, quindi, la legge impone al donatario un “obbligo di gratitudine” nei confronti di chi gli ha fatto del bene. Questo dovere non sussiste solamente in due circostanze: in caso di donazione fatta in riguardo di un matrimonio e di donazione remuneratoria. La donazione in riguardo di matrimonio (cosiddetta “donazione obnuziale”) [9] è quell’atto di liberalità effettuato in occasione di un matrimonio a favore di uno o di entrambi gli sposi; la donazione rimuneratoria [10], invece, è quella giustificata da particolari ragioni di riconoscenza o dai meriti del donatario. In entrambi i casi, l’eventuale stato di bisogno del donante non obbliga il donatario a versargli gli alimenti.
Il contratto di vitalizio alimentare
Da ultimo, per completezza va aggiunto che c’è un’ulteriore caso in cui un soggetto si obbliga nei confronti di un altro a versare prestazioni assistenziali: si tratta del contratto di vitalizio alimentare. È un contratto atipico, cioè non previsto espressamente dal codice, con cui una parte (cosiddetto vitaliziante) si obbliga ad assicurare ad un’altra (vitaliziato) prestazioni alimentari o assistenziali per tutta la vita in cambio del trasferimento di un bene immobile o della cessione di un capitale. Questo caso, però, è diverso da quelli visti in precedenza perché le parti raggiungono liberamente un accordo, mentre l’obbligazione alimentare prevista dal codice è imposta al ricorrere di alcune condizioni.
Gli alimenti sono dovuti in presenza di tre requisiti: lo speciale rapporto (di parentela, adozione, gratitudine o, in alcuni casi, contrattuale) tra l’obbligato e l’avente diritto; lo stato di bisogno dell’alimentando; la disponibilità economica dell’alimentante.
[1] Articoli 433 e seguenti cod. civ.
[3] Art. 156 cod. civ.
[6] Art. 440 cod. civ.
[7] Art. 769 cod. civ.
[8] Art. 437 cod. civ.
[9] Art. 785 cod. civ.
[10] Art. 770 cod. civ.

References: Art. 156
 Art. 440
 Art. 769
 Art. 437
 Art. 785
 Art. 770