Source: http://notedimarcogrondacci.blogspot.com/2016/11/la-cassazione-sui-dragaggi-spezia.html
Timestamp: 2018-06-22 09:05:21+00:00

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Note di Grondacci : La Cassazione sui dragaggi a Spezia: considerazioni penali e politico-amministrative
1. le violazioni delle prescrizioni durante la attività di dragaggio
2. la consapevolezza da parte dei rappresentanti della ditta che svolgeva i dragaggi sulla presenza nell’area dragata di inquinanti pericolosi (vedi QUI) soprattutto se rilasciati nell’ambiente circostante.
IL PROVVEDIMENTO DI DISSEQUESTRO DEL TRIBUNALE DI SPEZIA AVEVA GIÀ DELINEATO GRAVI OMISSIONI E VIOLAZIONI
Il Provvedimento di dissequestro del cantiere di dragaggio del 22/1/2016, nonostante il suo apparente immediato favore verso chi gestiva il cantiere di dragaggio nella zona dei Moli Fornelli e Garibaldi, aveva comunque ammesso che:
1. sono state violate le prescrizioni di dragaggio sistematicamente e più volte sia per il Molo Garibaldi che per il Molo Fornelli;
2. difficile pensare che la condotta abusiva di cui al punto 1 sia stata condotta senza consapevolezza e quindi in modo potenzialmente doloso e il reato di inquinamento ambientale ex articolo 452-bis è reato punito a titolo di dolo, l’ipotesi colposa è sanzionata dall’art. 452-quinquies.
3. la attività svolta anche nel Molo Fornelli non era di mero dragaggio ma anche di bonifica,
Ma non aveva invece riconosciuto l'applicabilità del reato di inquinamento ambientale in termini di dimostrato danno ambientale eventualmente prodotto dalle sopra citate violazioni delle prescrizioni di dragaggio.
Vediamo intanto cosa ci sta dietro le tre violazioni già ammesse nelle motivazioni del provvedimento di dissequestro del Tribunale di Spezia
RELATIVAMENTE ALLE VIOLAZIONI DOLOSA DELLE PRESCRIZIONI
Ora rispetto alla violazione di queste prescrizioni sorge una prima domanda: quando violavano le prescrizioni di dragaggio producendo fuoriuscite anomale di fanghi i gestori del cantiere avranno avuto il dubbio che così facendo potevano produrre un danno irreversibile all'ambiente e al nostro Golfo? Direi che una indicazioni significativa la possiamo cogliere dagli atti ufficiali degli enti competenti relativi alla procedura di autorizzazione e successivo monitoraggio delle attività di dragaggio.
Alla luce di quanto sopra sorge una seconda domanda: le autorità preposte di fronte a queste sistematiche violazioni perché non hanno fermato i dragaggi e non hanno avviato una revisione completa delle tecniche di dragaggio come peraltro indicava come prescrizione ulteriore il progetto di Bonifica approvato nel 2006 per l'intero golfo spezzino?
Eppure la problematica era chiara agli enti di controllo. la stessa Arpal che non ha esplicitamente accusato il dragaggio ha nella sua relazione del febbraio 2015 affermato nella parte finale in modo totalmente contraddittorio: “si ritiene opportuno rivedere le modalità di bonifica dragaggio in quanto quelle utilizzate non forniscono sufficienti garanzie ambientali stante la compresenza di siti sensibili nell’area portuale”.
La questione posta da Arpal se affrontata in tempo utile sarebbe stata di grande rilievo considerato che nella scelta della tecnica di dragaggio (quella a benna) non è stata condotta una adeguata istruttoria tecnica che mettesse a confronto le tecniche di dragaggio indicate da pagina 127 e seguenti del Progetto Preliminare di Bonifica dell’ICRAM (atto amministrativo base per qualsiasi intervento di dragaggio bonifica sul golfo spezzino).
Invece Arpal si limita alla battuta sopra riportata senza farla seguire da conseguenze concrete neppure in termini di valutazione preventiva di altre tecniche di dragaggio.
D’altronde la superficialità del modo di procedere di tutti gli interlocutori istituzionali di questa vicenda si evince dallo studio, commissionato dalla Autorità Portuale, sui rischi di dispersione dei fanghi dalla attività di dragaggio, che si limita a prendere come riferimento solo due scenari estremi:
1. rottura completa delle panne distribuite intorno all’area di mare dragata
2. condizioni di mare estremamente sfavorevoli.
Insomma da parte degli enti pubblici preposti, nell’ambito delle loro rispettive funzioni e competenze, emerge un atteggiamento “permissivo” verso le attività di dragaggio gestite chiaramente (come ammesso perfino dalla ordinanza del riesame dl Tribunale di Spezia)in palese violazione delle prescrizioni. Questo atteggiamento “permissivo” è confermato dalla stessa sentenza della Cassazione che nella pare finale afferma testualmente che il livello di torbidità delle acque dopo il dragaggio è stato: “accertato nonostante l'ARPAL avvisasse preventivamente dei controlli gli interessati, i quali, opportunamente evitavano il dragaggio in previsione dei controlli…. (il Tribunale indica le dichiarazioni di una persona informata sui fatti)”
La sentenza della Cassazione al fine di contestare la ordinanza del riesame del tribunale spezzino fornisce la prima interpretazione sulle modalità di applicazione della fattispecie di reato configurata dall’articolo 452-bis del Codice Penale.
In particolare la Cassazione con la sentenza in esame ha chiarito il significato degli elementi fondanti la fattispecie di questo reato per poi arrivare ad annullare la ordinanza del riesame:
Ricordo che l’articolo 452-bis prevede tre elementi per realizzare la fattispecie del reato di inquinamento ambientale:
1. condotta abusiva
2.condotta che cagiona una compromissione o un deterioramento dell’ambiente significativi
3. condotta che cagiona una compromissione o deterioramento dell’ambiente misurabili:
Vediamo come la Cassazione ha interpretato le condizioni di applicabilità di questi tre elementi costitutivi della fattispecie astratta di reato:
La Cassazione riconosce un concetto ampio di condotta «abusiva», comprensivo non soltanto di quella posta in essere in violazione di leggi statali o regionali, ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale, ma anche di prescrizioni amministrative.
La definizione di ambiente compromesso e deteriorato
Secondo la Cassazione l’ambiente a cui si riferisce l’articolo 452-bis sono l’acqua e l’aria senza delimitazione spaziali. Precisa però la Cassazione: “È tuttavia evidente che, in ogni caso, l'estensione e l'intensità del fenomeno produttivo di inquinamento ha comunque una sua incidenza, difficilmente potendosi definire «significativo» quello di minimo rilievo, pur considerandone la più accentuata diffusività nell'aria e nell'acqua rispetto a ciò che avviene sul suolo e nel sottosuolo.”
Conclude poi sul punto la Cassazione: “La questione, tuttavia, non si pone nel caso in esame, risultando dall'ordinanza impugnata (pag. 7) che l'area interessata dall'intervento bonifica ha un'estensione di 85.000 mq.”
Concetto di compromissione o deterioramento dell’ambiente
Afferma sul punto la Cassazione
Per compromissione si deve intendere uno “squilibrio funzionale”, perché incidente sui normali processi naturali correlati alla specificità della matrice ambientale o dell'ecosistema
Per deterioramento uno “squilibrio strutturale”, caratterizzato da un decadimento di stato o di qualità di matrice ambientale (aria, acqua, suolo etc.) o dell’ecosistema.
Dove per entrambi, conclude sul punto la Cassazione non si deve intendere un qualcosa che squilibri in modo irreversibile oppure reversibile, in quanto la reversibilità della compromissione o del deterioramento non assume rilievo: “se non come uno degli elementi di distinzione tra il delitto in esame e quello, più severamente punito, del disastro ambientale di cui all'art. 452-quater[2] cod. pen.” Infatti per quest’ultimo la norma usa la dizione di alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema.
Concetto di significativo e misurabile nella compromissione e deterioramento
Secondo la Cassazione i due concetti di significativo e misurabile non devono essere riferiti al semplice superamento di limiti degli inquinanti previsti dalla legge ambientale di settore: “il cui superamento, come è stato da più parti già osservato, non implica necessariamente una situazione di danno o di pericolo per l'ambiente, potendosi peraltro presentare casi in cui, pur in assenza di limiti imposti normativamente, tale situazione sia di macroscopica evidenza o, comunque, concretamente accertabile.”
LE CONCLUSIONI DELLA CASSAZIONE SULLA ORDINANZA DEL RIESAME DEL TRIBUNALE SPEZZINO
Alla luce della interpretazione della fattispecie di reato di inquinamento ambientale, sopra riportata, la Cassazione ha deciso di annullare la ordinanza del Tribunale spezzino. Quest’ultimo aveva escluso la compromissione o il deterioramento consistente e qualificabile ritenendo non rilevante, in quanto non più verificatasi, una moria di molluschi avvenuta nel 2015.
Quali sono le critiche della Cassazione alla ordinanza del tribunale spezzino
Una visione del concetto di compromissione e/o deterioramento del bene ambiente (il golfo in questo caso) caratterizzata da una irreversibilità che come abbiamo visto non è previsto dalla fattispecie di reato descritta dall’articolo 452-bis.
Ciò ha portato i giudici spezzini, sempre secondo la Cassazione, a prendere in considerazione solo quei dati fattuali astrattamente riconducibili alla condizione di irrimediabilità tendenziale del danno: “lasciando in disparte, evidentemente perché non ritenuti rilevanti, altri aspetti dei quali viene invece dato atto in altre parti del provvedimento, quali, ad esempio, la presenza nei fanghi fuoriusciti dall'area di bonifica, di sostanze tossiche quali i metalli pesanti ed idrocarburi policiclici aromatici (questi ultimi qualificati anche come cancerogeni e mutageni), la cui presenza nelle acque, indipendentemente dagli effetti letali sulla fauna, può determinarne la contaminazione”.
Il punto è che questi elementi fattuali erano ben presenti agli stessi giudici del riesame. Afferma infatti la Cassazione nelle premesse della sua sentenza: “I giudici del riesame danno altresì atto di altri dati fattuali, tra i quali assumono rilievo, per ciò che concerne la vicenda in esame: la documentata presenza, nell'area da bonificare, di sedimenti fino a 100 cm. che denotano una significativa contaminazione di metalli pesanti ed idrocarburi policiclici aromatici (viene, a tale scopo, testualmente citato il contenuto del progetto di bonifica); la piena consapevolezza, da parte dei responsabili dell'azienda incaricata dei lavori, della condotta abusiva,…”.
2. questa violazione è avvenuta in aree del golfo caratterizzate dalla presenza di rilevanti inquinanti pericolosi per ambiente e salute;
In sostanza si conferma una Pubblica Amministrazione che vive nella costante opacità amministrativa fondata:
Necessità di una profonda riforma dell’Arpal
Se avevamo dei dubbi emerge da tutta questa vicenda la necessità di una profonda riforma dell’Arpal che rimetta la centro le questioni
- della sua autonomia amministrativa e finanziaria e quindi della sua autonomia dalla politica,
- delle procedure di controllo ambientale (secondo le linee guida europee),
- delle professionalità esistenti e da acquisire.
Per raggiungere questo obiettivo non sarà sufficiente un commissariamento che rischia solo di gettare ulteriore discredito sull'ente pubblico Arpal, eventualmente se emergeranno responsabilità personali si potrà disporre la interdizione di singoli dirigenti e funzionari ma questo lo dovrà decidere la magistratura competente. Quello che invece occorre è un vero piano di riordino di tutto il settore dei controlli ambientali compreso il ruolo del sistema della prevenzione sanitaria con un vero coordinamento tra i due settori.
Una bella scommessa ma da perseguire se vogliamo uscire dai processi penali per entrare nella logica della buona amministrazione nell’interesse generale del cittadino.
[1] Art. 452-bis. (Inquinamento ambientale). - “E' punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:
[2] Art. 452-quater. (Disastro ambientale). – “Fuori dai casi previsti dall'articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale e' punito con la reclusione da cinque a quindici anni.
Costituiscono disastro ambientale alternativamente: 1) l'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un
ecosistema; 2) l'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; 3) l'offesa alla pubblica incolumita' in ragione della rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. Quando il disastro e' prodotto in un'area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena e' aumentata.”
Pubblicato da Marco Grondacci a 23:32

References: articolo 452
 sentenza 
 sentenza 
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 Art. 452
 Art. 452