Source: http://agedi.it/news_22.htm
Timestamp: 2020-01-26 17:28:08+00:00

Document:
28 febbraio - Roma - Favorisce le cosiddette "associazioni storiche" che non vengono riconosciute dagli interessati e che usufruiscono di cospicui finanziamenti senza riscontri oggettivi - disegno di legge è antistorico e antidemocratico, non rispetta il diritto di partecipazione attiva del cittadino disabile
Lettera indirizzata a: On. Maurizio Eufemi, On. Gino Moncada, On Giuseppe Gaburro, Gruppo Parlamentare CCD-CDU, BF, On. Giuseppe Semeraro, Gruppo Parlamentare Alleanza Nazionale,
Quale Presidente del Consiglio Nazionale sulla Disabilità dopo la lettura dei testi, per i quali risultate presentatori dei Disegni di Legge n. 1095 e n. 1073 inerenti il “riconoscimento pubblico nazionale di associazioni”, sono chiamata dal mio ruolo a sottoporVi alcune precisazioni in merito all’associazionismo di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità.
Una breve presentazione della mia persona e del Consiglio che presiedo introdurrà immediatamente lo scopo di questa mia iniziativa epistolare.
Sono una cittadina italiana, sposata con quattro figli uno dei quali con disabilità. Oltre ad esercitare una attività imprenditoriale, dedico il mio tempo libero ad una associazione di genitori di bambini disabili e dal marzo 2001 sono stata eletta presidente del Consiglio Nazionale sulla Disabilità abbreviato per comodità CND.
Cos’è il Consiglio Nazionale sulla Disabilità? Il Consiglio Nazionale sulla Disabilità è l’organismo unitario ed indipendente italiano che rappresenta le esigenze del nostro paese all’interno delle azioni e politiche europee. E’ composto da 35 Organizzazioni – Associazioni a carattere nazionale e raggruppamenti (Federazioni, Leghe, Coordinamenti, Consulte, ecc.) a carattere nazionale o regionale, di persone con disabilità e delle loro famiglie e Organizzazioni – Associazioni che, senza fine di lucro, operano, continuativamente, in qualsiasi forma, in favore delle persone con disabilità. E’ un'organizzazione aperta che accetta e promuove l'adesione delle Organizzazioni rappresentanti qualsiasi tipo di disabilità.
Il CND valuta la complessiva politica europea ed italiana sulla disabilità, traccia le linee di comportamento del movimento italiano della disabilità presso tutte le istanze dell'Unione Europea e internazionali, partecipa ai lavori dell'European Disability Forum per il tramite dei propri Rappresentanti.
Promuove la conoscenza e l'applicazione in Italia di atti di indirizzo e normative internazionali relative alla disabilità, sollecitando le istituzioni e gli enti competenti ad intervenire di conseguenza.
Il Forum Europeo sulla Disabilità è una federazione europea che organizza 15 consigli nazionali sulla disabilità dei paesi membri dell’Unione europea e circa 100 associazioni di tutela e di rappresentanza di persone disabili e loro familiari. E’ l’organismo consultivo di rappresentanza riconosciuto presso l’Unione europea ed il Consiglio d’Europa.
In Italia è rappresentato attraverso il Consiglio Nazionale sulla Disabilità.
Insieme alla FISH (Federazione Italiana Superamento dell’Handicap) è nodo di collegamento nazionale ed internazionale: le due reti hanno la capacità di leggere il territorio e di sostenere l’inclusione sociale delle persone con disabilità attraverso un tessuto capillare di collegamenti interassociativi ed istituzionali, di risorse umane e conoscenze tecniche, di progetti innovativi e rispettosi dei bisogni e dei diritti umani dei beneficiari. Alla data odierna le due reti associative coprono il territorio nazionale con più di 1.300 associazioni .
Dalla lettura del testo del disegno di legge le parole indicano questo elevato numero di associazioni come ….superfetazione di associazioni di varia natura di scarsa o nessuna esponenzialità.
Ora lasciando perdere il termine ostetrico-ginecologico “superfetazione” che (permettetemi) indica la “fecondazione successiva di due o più ovuli, dello stesso periodo di ovulazione, in due coiti differenti”, - e quindi darebbe valore all’alto numero di associazioni “fecondate” da due diverse percezioni del significato della solidarietà verso i diritti delle persone disabili- vorrei farvi notare che dall’elenco di alcuni dei nomi delle Associazioni socie del CND: AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), AIPD (Associazione Italiana Persone Down), AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), Alzheimer Italia, Coordinamento Nazionale Associazioni Trauma Cranico, FAIP (Federazione Associazioni Italiane Paraplegici), Associazione “La Nostra Famiglia”, FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap), UILDM (Unione Italiana Lotta Distrofia Muscolare) si può rilevare invece la cifra dell’esponenzialità della rete.
Questa rete associativa è ben conosciuta dalle istituzioni che quotidianamente la interpella quale interlocutore valido e partner qualificato ad ogni livello sia esso nazionale, regionale o locale. Per meglio sottolineare le mie parole Vi sottopongo l’elenco delle attività limitandomi, data la vastità, alle aree di intervento:
Area Sociale: Qualità della Vita, Assistenza, Centri di Accoglienza, Appartamenti protetti, Centri di lavoro guidato. Area Sanitaria: Attività Sanitaria Riabilitativa di persone con disabilità. Area di Ricerca Scientifica: affidata dalle più importanti Associazioni Socie ai propri Istituti Scientifici e Fondazioni. Area Giuridica e di Tutela: Servizi informativi sulla normativa vigente in materia di disabilità; Consulenza giuridica ed Assistenza Legale; Assistenza alle prassi burocratiche. Area Formazione: gestione di Scuole di Formazione, organizzazione di Corsi, Convegni nazionali e internazionali. Area Cultura e Politica: sensibilizzazione dell’opinione pubblica, manifestazioni a livello locale e nazionale, relazioni permanenti con gli organi di governo nazionali, europei ed internazionali. Area Internazionale: collegamento e coordinamento con la Commissione Europea e l’ONU. Ricerca ed esperienze di attività di tutela delle persone disabili durante azioni di emergenza (calamità naturali, campi profughi, ecc.)
Converrete con me, allora, lo stupore nel leggere che codeste attività ….generano confusione, impediscono od ostacolano seriamente la corretta individuazione da parte delle istituzioni degli interlocutori con i quali confrontare le iniziative da intraprendere a livello nazionale.
Ve lo immaginate se queste attività, riconosciute non valide, generatrici di confusione, ostacolo alla corretta gestione della materia “Disabilità” venissero eliminate? Ve lo immaginate?…………….
Immagino significhi che fino ad ora le istituzioni locali, regionali e nazionali hanno lavorato in confusione; hanno lavorato con interlocutori che hanno proposto e gestito iniziative contrarie alle finalità di tutela dei diritti delle persone disabili; hanno sviluppato partnership insignificanti e non corrette. Non voglio immaginare quanto queste ipotesi potrebbero influenzare la vita di milioni di persone disabili e delle loro famiglie.
Il testo del Disegno di Legge che è stato presentato indica la chiamata delle normative nazionali ed europee ad esercitare un ruolo particolarmente significativo alle associazioni. Orbene, poiché il Consiglio che rappresento cade sotto la normativa europea, di quella farò menzione.
Come accennato nell’introduzione la Commissione Europea riconosce l’European Disability Forum come organo consultivo. L’EDF e quindi i suoi membri per ottenere tale riconoscimento devono obbligatoriamente avere alcuni requisiti:
- Rappresentare le Organizzazioni Nazionali di Persone Disabili e loro famiglie.
- Rappresentare le Organizzazioni Nazionali con la maggioranza negli organi statutari di persone disabili e loro famiglie.
- Rappresentare le Organizzazioni Nazionali che operano continuativamente in favore delle persone disabili e loro famiglie.
- Obbligo ad avere una struttura democratica nella costituzione, nella rappresentatività, nella formazione degli organi statutari e nella distribuzione delle cariche sociali.
- Obbligo di parità di voto indipendentemente dal numero di persone che si rappresenta.
Avendo quindi il Consiglio Nazionale tali requisiti, ed essendo membro effettivo dell’ EDF, esso può a pieno titolo dichiararsi rappresentante delle persone con disabilità e delle loro famiglie in Italia (con la FISH che ha i medesimi requisiti) ed in Europa.
Di più la Commissione Europea, l’EDF e tutti i suoi membri si rifanno anche al corpus internazionale dei diritti ed in special modo alla Risoluzione dell’ONU “Regole Standard per l’Ugualgianza delle Pari Opportunità per le Persone Disabili” adottata il 20dicembre 1993 dove alla Regola 18 recita:…….Gli Stati dovrebbero riconoscere alle organizzazioni di persone con disabilità il diritto a rap­presentare le persone con disabilità su scala nazionale, regionale e locale. Essi dovrebbero anche riconoscere il ruolo consultivo di tali organizzazioni nell'ado­zione di decisioni sulle questioni riguardanti la disabilità………...
E’ importante ora però sottolineare come si diventa rappresentanti e cosa significa essere rappresentanti in sede civile.
La rappresentanza nella democrazia deriva dalla scelta del cittadino, costituzionalmente garantita, di farsi rappresentare nella tutela dei suoi diritti da un suo delegato liberamente scelto. Voi Senatori con i vostri colleghi Deputati siete l’esempio massimo della democrazia, così come gli Organi Istituzionali nei quali operate.
Orbene non si sa perché quando un cittadino è disabile gli viene tolta la libertà di scelta e gli si dà “per legge” un rappresentante negandogli il diritto di partecipare direttamente e personalmente alle scelte che verranno fatte in suo nome.
Qual è quel cittadino che lo Stato tutela e rappresenta “per legge”? E’ l’incapace, l’interdetto e parzialmente l’inabile. Tutti gli altri cittadini, in quanto titolari di diritto, possono compiere ogni atto giuridico ed espletare i propri diritti civili.
Ed allora perché i cittadini disabili devono subire una rappresentanza ed una tutela non richiesta e non attuata attraverso le prassi democratiche, ma al contrario “fornita” a scatola chiusa, non suscettibile di verifica.
Questo modo di agire deriva da una percezione della disabilità che tende a ricondurre tutto ciò che la riguarda ad un semplice bisogno sanitario ed assistenziale, così da identificare il cittadino disabile come un soggetto assistito a vita.
Va riaffermato invece che il disabile è prima di tutto una persona che può e deve, come ogni altro cittadino, poter esercitare i propri diritti. Questa affermazione prevede che il diritto sia da ritenersi tale solo se nel concreto il cittadino può esercitarlo.
Di conseguenza debbo considerare il vostro disegno di legge discriminatorio perché impedisce ad alcuni cittadini di esercitare il diritto a rappresentare e ad essere rappresentati liberamente.
La rappresentanza “per legge” ha inoltre un difetto molto grave perché, a differenza della rappresentanza democratica, quando non è qualitativamente efficace non può essere richiamata.
La mia permanenza nella carica di presidente deriva dalla libera scelta delle associazioni che, sempre attraverso il voto, possono decidere se il rappresentante scelto ha difeso o meno gli interessi per i quali era stato eletto.
In conclusione il vostro disegno di legge è antistorico e antidemocratico, non rispetta il diritto di partecipazione attiva del cittadino disabile, favorisce associazioni che non vengono riconosciute dai diretti interessati e che usufruiscono di cospicui finanziamenti da parte del Governo che non trovano riscontro nelle azioni ed attività che queste pretendono di svolgere.
Continuare su questo percorso aprirebbe un contenzioso duro ed intenso con un numero elevatissimo di cittadini che, malgrado loro, si trovano iscritti negli archivi di associazioni per le quali non hanno espresso volontà di adesione.
Su questo tema, peraltro, le associazioni beneficiare degli effetti previsti dal Disegno di Legge hanno già subito un atto di censura da parte dell’Autorità sulla Privacy, che vi invito a consultare.
Sono convinta che un incontro con il Consiglio Nazionale sulla Disabilità e con la FISH permetterà di conoscere la realtà del movimento italiano della disabilità ed il grado di rappresentatività che detiene.
Cordialmente. Luisa Bosisio Fazzi
23 febbraio - Bellinzona (CH) - Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato/informazione stampa - IL NUOVO CALENDARIO FORMATIVO DELL'Associazione Ticinese Rieducazione Equestre
Dopo la pausa invernale riprenderanno il 2 marzo 2002 le attività presso il centro terapeutico “La Fattoria “ di Claro dove già sin d’ora viene preannunciata una crescente affluenza. A lato delle attività terapeutiche, agricole e occupazionali, l’ATRE propone da diversi anni un ricco calendario di corsi e seminari rivolti agli operatori del settore,specialisti e alle persone che intendono avvicinarsi alla rieducazione equestre e per coloro che sentono il bisogno di scoprire un’ approccio diverso nella relazione con il cavallo.
Non dimentichiamo che l’ATRE è stata chiamata negli scorsi anni a tenere dei seminari e corsi in tutta Europa, Brasile ed USA. Pertanto ci auguriamo che questa nuova stagione che è alle porte possa essere colma di molte soddisfazioni ed arricchimenti.
Il primo seminario “ Dialogo uomo – cavallo ” verrà proposto il 2/3 marzo a Claro come pure il corso “La cura basilare degli zoccoli” che si terrà il 9 marzo.
Fra le molte proposte interessanti spicca il corso “Iniziazione all’arte circense”.previsto per il 6/7 aprile, una serie di proposte sicuramente allettanti,vale la pena consultare il sito Web: www.rieducazione-equestre.ch o per maggiori informazioni telefonare al numero
079 214 64 68, E-mail: info@rieducazione-equestre.ch .
23 febbraio - Villa San Giovanni (RC) - Produttivo l'incontro organizzato dal Comitato Promotore A.GE.DI. - IL VERO PONTE LO COSTRUIAMO NOI TRA L'ANNO INTERNAZIONALE DELL'EDUCAZIONE (2002) E QUELLO DELLA DISABILITA' (2003) - "Insieme: unità di neuropsichiatria infantile, comune, dirigenze scolastiche e A.GE.DI. faremo di Villa San Giovanni una città pilota nell'ambito dell'integrazione scolastica".
L’incontro, organizzato dalla nascente sezione di VSG dell’A.GE.DI., prevedeva la partecipazione del Sindaco Rocco Cassone, di alcuni assessori del Comune, dei rappresentanti delle istituzioni scolastiche, del servizio di neuropsichiatria dell’ASL, dei soci dell’associazione e del presidente Loiacono, nonché dei genitori di alunni disabili sempre del territorio di VSG.
La presenza numerosa di tutti gli attori ha consentito un ampio dibattito e un’ottima partecipazione.
Dopo l’introduzione della signora Maria Franco, il Sindaco ha introdotto alcuni dei problemi locali, riguardanti l’integrazione scolastica degli alunni di VSG.
La discussione cominciava quindi ad assumere aspetti soggettivi e particolari relativi proprio al contesto locale, il sig. Loiacono ha quindi ritenuto opportuno intervenire per contestualizzare, in maniera più generale la questione della integrazione degli alunni disabili e la necessità di realizzare un progetto di assistenza scolastica specializzato nel territorio di VSG.
Questi chiarimenti hanno consentito ai partecipanti la comprensione dell’integrazione e la consapevolezza che i diritti all’istruzione e alla socializzazione sono inalienabili e incontestabili, per cui ci si deve adoperare con forza affinché essi non vengano disattesi.
Il Sindaco ha quindi ribadito la propria disponibilità e la disponibilità di tutta la amministrazione alla piena partecipazione ed alla collaborazione attiva per l’analisi dei problemi contingenti alla realizzazione del progetto. Ha inoltre promesso la utilizzazione di una sede per la nascente sezione dell’Associazione a VSG, presso il nuovo centro di aggregazione sociale realizzato nel Comune.
Ha invitato quindi i partecipanti ad individuare alcuni rappresentanti di tutte le parti intervenute per stabilire un protocollo d’intesa ed una procedura in modo da passare subito alla realizzazione di interventi concreti.
I genitori hanno quindi preso la parola per manifestare i loro problemi e nella maggior parte dei casi, anche alcune delle loro angosce quotidiane spesso collegate alla mancanza di assistenza scolastica e di servizi di riabilitazione nel territorio di VSG.
Incontro positivo e propositivo, da mantenere come punto di partenza per una linea decisa e finalmente concreta di integrazione nel territorio.
Carmen Leuzzo
23 febbraio - Roma - VOTO DI SCAMBIO? E' IMPRESSIONANTE COME SIANO GLI STESSI PARTITI POLITICI CHE, NELLE REGIONI GOVERNATE DALLA DESTRA ED A ROMA, STIANO LAVORANDO PER LA RIESUMAZIONE DELLE COSIDDETTE "STORICHE" - ...e intanto l'opposizione sta a guardare!!! - Leggete per credere!
FERMIAMOLI FINCHE' SIAMO IN TEMPO!!!
17 febbraio - Roma - Si è concluso il seminario della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap - QUALI STRATEGIE PER INTERFERIRE CON LE POLITICHE SOCIALI DEL GOVERNO? - Vi presentiamo alcune delle indicazioni che saranno proposte al Direttivo.
Casa Domitilla 16 e 17 febbraio, due giorni di scambio, dialogo, discussioni tra i rappresentanti delle associazioni aderenti e degli organismi regionali, per mettere insieme proposte ed indicazioni da offrire al Consiglio Direttivo della FISH. Obiettivo della riunione: studiare le strategie più efficaci per acquisire una maggiore contrattualità nei confronti del governo, schiacciato su posizioni di rifiuto di tutto ciò che, in materia di legislazione sociale, il precedente governo ha prodotto, senza tener conto che quelle leggi nessuno le ha regalate, ma sono il frutto di azioni di lotta del mondo associazionistico.
Nessun governo ha mai regalato nulla mentre la FISH non ha mai negato dialogo e collaborazione a nessuno. Il problema è quello di fare capire che le politiche per l'handicap non hanno colore partitico e che i bisogni ed il diritto al loro superamento sono trasversali a tutte le forze politiche.
Durante il seminario, presieduto dalla vicepresidente Nunzia Coppedè (il presidente Pietro Barbieri era a letto con la febbre) sono state svolte diverse relazioni, ciascuna delle quali descriveva lo stato dei fatti, gli aspetti problematici ed i punti di forza. In tal modo si è parlato di "Piano regolatore del sociale" (Mario De Luca); dei "livelli minimi di assistenza" (Marco Parini); di apprendimento di "linguaggi" comuni con il resto d'Europa (Giampiero Griffo); di "Sistema informativo sull'handicap" e di Ricerca genetica (Carlo Hanau); della "questione scuola", (Salvatore Nocera).
Sono seguiti gli interventi dei rappresentanti di tre regioni: per la Calabria, Nunzia Coppedè (situazione calabrese alla luce delle ultime leggi che hanno dato visibilità alle "storiche"); per il Lazio, Bruno Tescari (che ha proposto di uniformare le politiche delle FISH regionali); per la Lombardia, Marco Parini (che ha parlato delle difficoltà di confronto con i rappresentanti della sua Regione).
Ne è seguito un ricco dibattito e moltissimi sono gli spunti propositivi che ne sono scaturiti. Di seguito vi presentiamo, per ovvie ragioni, ed in anticipo, solo alcune delle proposte che sono entrate nella mozione finale: rafforzare la Federazione, non solo con l'istituzione di nuove FISH regionali, ma con interventi capaci di dare unitarietà agli interventi; promuovere azioni per il riconoscimento dei diritti sanciti dalle leggi esistenti; individuare ed occupare spazi nell'ambito di organismi pubblici di tutela e di garanzia; far fronte comune con altre aree di emarginazione; rivisitare e riproporre il Piano di Azione scaturito dalla prima conferenza nazionale sull'handicap; istituire un osservatorio interno alla FISH per la valutazione delle legislazioni regionali.
Devono entrare nel linguaggio comune di tutti coloro che operano all'interno della Federazione, tutela dei diritti umani, non discriminazione e pari opportunità.
Difficile sintetizzare, certamente nelle prossime settimane sarà possibile cominciare a raccogliere gli esiti positivi delle scelte prodotte e realizzate.
15 febbraio - Roma - Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo - AGGIORNAMENTI DEL PERSONALE DELLA SCUOLA - Comunicato stampa della FISH Nazionale.
Al Ministero Pubblica Istruzione - Sottosegretario Aprea - Al Direttore gen. Pasquale Capo
Al Direttore gen. Giuseppe Cosentino - Al Direttore gen. Silvana Riccio
Questa federazione, proseguendo nell’impegno di offrire all’amministrazione scolastica proposte per migliorare la qualità dell’integrazione scolastica, i cui livelli sono prossimi ad essere valutati dall’INVALSI, si permette soffermarsi col presente appunto su una precondizione indispensabile di qualità qual è l’aggiornamento del personale scolastico in materia di integrazione degli alunni con handicap.
Si prende atto con soddisfazione della nota ministeriale prot. N. 3390 del 30 novembre 2001 diramata dalla Dir. gen. per l’organizzazione dei servizi nel territorio, relativa all’aggiornamento dei “collaboratori scolastici” su queste tematiche. Si osserva invece che nulla è stato emanato, con carattere altrettanto cogente, nei confronti del personale direttivo e docente, ad eccezione dei corsi di specializzazione e di alta qualificazione degli insegnanti per attività di sostegno. Ora, se si vuole definitivamente superare la delega a questi ultimi, da parte dei docenti curriculari, occorre intervenire in modo sistematico sull’aggiornamento dei dirigenti scolastici e dei docenti curriculari.
1) dirigenti scolatici
E’ indispensabile che quanti frequenteranno i corsi di aggiornamento di cui all’art. 22 commi 8 e ss. della legge 448/2001, possano ricevere, nel pacchetto formativo, un numero anche minimo di lezioni teoriche e di esperienze pratiche organizzative concernenti l’integrazione scolastica generalizzata. E’ noto a tutti che il ruolo del dirigente scolastico nella scuola dell’autonomia è fondamentale per garantire un livello di qualità dell’intero servizio scolastico, di cui l’integrazione degli alunni con handicap costituisce aspetto trasversale, generale e sostanziale.
2) docenti curriculari
E’ noto come la formazione universitaria dei docenti curriculari non preveda in alcun modo elementi informativi e formativi sufficienti sulla materia dell’integrazione, mentre è altrettanto noto come l’integrazione scolastica di qualità si realizzi solo con la presa in carico di tutto il consiglio di intersezione e di classe del progetto di integrazione scolastica.
Al fine di ovviare in modo definitivo e permanente a tale lacuna, si propone:
a) che durante il periodo di formazione universitaria venga obbligatoriamente previsto un congruo numero di semestralità con aspetti teorici e pratici su questi problemi;
b) che durante la formazione iniziale in servizio sia dedicato un apposito training formativo su queste tematiche;
c) che per il personale in servizio, che abbia in classe alunni con handicap, siano previsti periodi obbligatori di aggiornamento in questo campo sotto il profilo della capacità di lettura delle “diagnosi funzionali”, di impostazione dei piani educativi individualizzati, di verifica degli stessi in itinere e di valutazione finale con riguardo non solo agli apprendimenti, ma anche alle altre finalità che l’art. 12 comma 3 della legge 104/92 prevede come obiettivi di sistema per l’integrazione scolastica.
Tutto ciò anche ai fini dell’individuazione di indicatori di qualità strutturali, di processo e di esito dell’integrazione scolastica e della formulazione dei “livelli essenziali” delle prestazioni scolastiche che debbono essere offerte anche agli alunni con handicap secondo le diverse tipologie di minorazione e i diversi gradi della loro gravità (DDL delega sulla riforma dei centri scolastici approvata dal Governo il 1°/2/2002, art. 2).
Ciò permetterà una valutazione più realistica della qualità del servizio offerto col P.O.F. delle singole scuole e della sua concreta attuazione.
L’attenzione specifica alle problematiche dell’integrazione scolastica, nel quadro più ampio di tutto il sistema di istruzione eviterà per un verso l’emarginazione degli alunni con handicap e per l’altro verso la penalizzazione delle scuole che attuano l’integrazione, ove la valutazione del sistema scolastico venisse realizzata sulla base delle regole standard “ISO 9000”, trascurando l’incidenza positiva o negativa degli standard (da individuare ) concernenti l’integrazione scolastica.
Questa federazione ha tra i propri aderenti, associazioni come ad esempio l’Associazione italiana persone down, che hanno già effettuato ricerche conoscitive pubblicate in questa materia.
Questa federazione è pronta a porre a disposizione dell’amministrazione scolastica e dell’INVALSI queste ricerche ed altre che stanno svolgendosi, oltre che esperti di segnata competenza.
Sicuri che alle SS.LL. in indirizzo i problemi dell’aggiornamento e della valutazione concernenti l’integrazione scolastica siano presenti con la stessa urgenza di quelli relativi ad altri aspetti della scuola, rimane in attesa di un cortese riscontro e si porgono distinti saluti.
13 febbraio - Roma - Arriva il 113 per i più piccoli - Sarà attivo in primavera il numero d'emergenza dedicato ai minori. Tre comode cifre per denunciare abusi e violenze. Sarà completamente gratuito. Anche Telefono Azzurro collabora all'iniziativa.
(Il Nuovo) – In arrivo il 113 per bambini. Il numero d’emergenza sarà di tre cifre, più facile da ricordare e veloce da digitare, e sarà completamente gratuito.
Verrà istituito entro la prossima primavera per consentire ai minori di denunciare eventuali violenze subite o gravi situazioni di disagio psichico o fisico.
Il promotore dell’iniziativa è il ministro per le Comunicazioni Maurizio Gasparri che ha annunciato la collaborazione dell’associazione Telefono Azzurro. Il servizio, chiarisce Gasparri, non sarà limitato all'informazione televisiva ma ad ogni tipo di violenza e di abuso a carico dei minori.
Sul complesso rapporto tra televisione e minori, Gasparri ha ricordato le due norme per proteggere i minori da trasmissioni televisive provenienti da altri Stati “che possano nuocere gravemente al loro sviluppo fisico, mentale o morale o contengano scene pornografiche o di violenza gratuita”, inserite nella legge comunitaria in discussione alla Camera.
Inoltre “è stato introdotto per le televendite l'espresso divieto di esortare i minori all'acquisto di un prodotto” e “il divieto di mostrare, senza motivo, minorenni in situazioni di pericolo”.
12 febbraio - Roma - Disabile assalito nell'indifferenza generale - Un ragazzo di 19 anni è stato selvaggiamente picchiato ad Anzio da quattro minorenni del suo quartiere solo perché più debole. Nessuno ad aiutarlo. I balordi hanno anche provato ad investirlo.
(Il Nuovo) - Insultato e picchiato selvaggiamente soltanto perché più debole. Sin dalla scuola elementare, un disabile psichico di Anzio è stato costretto a combattere, oltre che con i suoi problemi di salute, anche con la viltà dei suoi coetanei. Bambini che i grandi giustificano con l'incoscienza dell'età. Ora il ragazzo ha compiuto 19 anni. Sono cresciute anche le persone che gli stanno attorno, ma il suo calvario non è finito. Qualche giorno fa è stato malmenato da quattro minorenni del suo quartiere che, dopo averlo rincorso e minacciato, hanno anche cercato di investirlo con il motorino. Tutto nell'indifferenza dei passanti.
Il ragazzo ha presentato sin da piccolo gravi problemi psichici, che gli hanno lasciato segni sulla personalità. Il suo comportamento è diverso da quello dei suoi coetanei e proprio per questo è stato preso di mira. Lunedì 4 febbraio, intorno alle 18, il giovane è andato in un supermercato a fare la spesa. Quattro ragazzi, quasi diciottenni, che vivono nel suo stesso quartiere e lo conoscono bene, lo hanno visto e hanno cominciato a insultarlo. Poi lo hanno seguito all'esterno e, nonostante il ragazzo cercasse di tornare a casa, lo hanno gettato a terra. Uno dei quattro gli si è seduto sopra e lo ha preso a pugni.
La vittima ha gridato di smetterla e ha provato a divincolarsi. Nessuno dei clienti del supermercato si è mosso in difesa del ragazzo. Solo una persona si è avvicinata per fermare gli aggressori, ma uno di loro lo ha bloccato e spinto via. "Fatti gli affari tuoi", gli ha detto a muso duro. Dopo qualche minuto, quando i balordi hanno smesso di picchiarlo, il giovane è riuscito ad alzarsi e, piangendo, si è avviato verso casa.
Sembrava finita e, invece, l'idiozia della banda non si è fermata. Due dei ragazzi sono saliti a bordo di un motorino e hanno cercato di investire la povera vittima. Il ragazzo si è gettato sul marciapiede appena in tempo, urtando violentemente gamba e gomito. Poi ha urlato disperatamente, ma è stato ancora colpito, anche con il casco. Un donna ha sentito le urla, si è affacciata alla finestra e ha gridato di smetterla. Ma i ragazzi hanno continuato ancora per un po', fino a quando non hanno visto il sangue. Solamente a quel punto sono fuggiti.
Il giovane è stato portato al pronto soccorso in stato di agitazione. I medici, dopo averlo sedato, hanno riscontrato diverse lesioni da percosse, guaribili in due settimane. Dopo le cure, il padre ha accompagnato il ragazzo al locale commissariato per sporgere denuncia. Gli inquirenti si attendono che le persone che hanno assistito in silenzio alla scena si facciano avanti per testimoniare.
"La gravità dell'accaduto - spiega Giacomo Menghetti, il medico che ha in cura il ragazzo sin da piccolo - mi ha spinto ad aiutarlo a presentare querela contro i quattro ragazzi, tutti identificati. Ora ci auguriamo che i responsabili si rendano conto che simili atteggiamenti vengono condannati e non trovano posto in una società civile. Siamo consapevoli, comunque che loro stessi sono vittime di un'inadeguata educazione o di microculture criminali da cui nessuno è riuscito ad allontanarli".
Poche settimane fa, a pochi chilometri di distanza da Anzio, un altro episodio di violenza aveva suscitato sgomento. Una banda di minorenni aveva assalito il centro di accoglienza per gli immigrati, gridando slogan razzisti. E le strutture sanitarie della zona hanno spinto i due Comuni ad adottare un progetto di intervento sul disagio adolescenziale, che dovrebbe vedere la luce nelle prossime settimane.
11 febbraio - Lamezia Terme - ...e dire che ce ne siamo accorti solo a gennaio 2002! - Il Consiglio Regionale aveva già detto quali sono le Associazioni che per legge hanno la tutela e la rappresentanza dei disabili... basta guardare l'art. 20bis della Legge Regionale Finanziaria n. 7 del 2001.Ci informa Nunzia Coppedè, presidente della FISH Calabria.
LEGGE REGIONALE 2 maggio 2001, n. 7
Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2001 e
pluriennale 2001/2003 della Regione Calabria (Legge finanziaria).
HA DISPOSTO IL C.D.«RINVIO LIMITATO» AUTORIZZANDO LA REGIONE ALLA
PROMULGAZIONE E PUBBLICAZIONE DELLA PRESENTE LEGGE AD ECCEZIONE
DELLE SEGUENTI DISPOSIZIONI: ART.2BIS, COMMA 4; ART.3BIS, COMMA
2; ART.5BIS; ART.5TER, COMMI 2, 3, 4 E 5; ART.7BIS, COMMA 2;
1. La Regione può stipulare apposite convenzioni, a titolo gratuito, con gli organismi cui è attribuito per legge l’esercizio di rappresentanza e tutela degli interessi morali ed economici delle diverse categorie di mutilati ed invalidi . quali l’UNMS (Unione Nazionale Mutilati per Servizio), l’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati Invalidi del Lavoro), l’ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi Civili), l’ENS (Ente Nazionale Sordomuti) e l’UIC (Unione Italiana Ciechi) . per lo svolgimento di attività inerenti alla integrazione sociale degli stessi soggetti disabili, ad eccezione dei compiti e funzioni che la legge attribuisce in via esclusiva alla Pubblica Amministrazione. 2. Fino alla data di entrata in vigore della legge regionale da adottare ai sensi dell’art. 4, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e comunque non oltre il 31 dicembre 2001, le funzioni previste dall’art. 132, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 restano attribuite alla Regione, che le esercita con le procedure ed i limiti stabiliti dall’art. 52, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
07 febbraio - Reggio Calabria - Un articolo della Gazzetta del Sud:
Sotto accusa le ultime leggi regionali sulla disabilità
Scoppia la lotta tra le associazioni per una rappresentanza più equa
Paola Suraci - C'è rabbia e voglia di fare chiarezza per una rappresentanza più equa e per la difesa dei diritti. Non ci stanno, infatti, le associazioni che operano nel settore disabilità e contestano le ultime leggi regionali che regolamentano i rapporti di rappresentanza. Sono quattro articoli, approvati dal Consiglio regionale e promulgati dal presidente Chiaravalloti, che cancellano con un colpo di spugna il rapporto attivo, protagonista e propositivo delle tante associazioni calabresi. Quattro articoli di una leggina, numero 6 dell'8 gennaio 2002, approvati all'unanimità, e tutto ciò sconcerta. Il testo è chiaro e recita, all'articolo 1: “La Regione Calabria valorizza il ruolo della associazioni che, per legge, abbiano la tutela e la rappresentanza dei disabili, per rafforzare presso le amministrazioni regionali, locali e gli organismi che si occupano istituzionalmente delle problematiche relative alla disabilità nel territorio calabrese, l'esercizio delle funzioni di rappresentanza e di tutela degli interessi morali e materiali dei disabili”; all'articolo 2 “Gli enti strumentali della Regione Calabria, in cui operino organismi consultivi, sono obbligati a richiedere all'organo rappresentativo delle associazioni, che per legge abbiano la tutela e rappresentanza dei disabili, la nomina di un rappresentante per le problematiche inerenti alla disabilità”; all'articolo 3 “Gli enti strumentali della Regione Calabria possono stipulare, con le associazioni che per legge abbiano la tutela e la rappresentanza dei disabili, apposite convenzioni per delegare a queste ultime lo svolgimento di compiti e funzioni non attribuiti dalla legge esclusivamente alla pubblica amministrazione”; all'articolo 4 è sancita la pubblicazione e l'osservanza. Ecco, in queste poche righe, sta il problema. Lo dicono chiaramente le associazioni e prima tra tutte la Fish. La sua presidente Nunzia Coppedè ha deciso di far sentire la propria voce ed infatti subito dopo la pubblicazione della legge, ha inviato una lettera aperta ai consiglieri regionali per chiedere l'interpretazione autentica dell'istituto di rappresentanza per le associazioni, che non può essere in ogni caso discriminante, e l'abrogazione della norma. «All'articolo 1 della legge n.6/2002, – spiega Nunzia Coppedè – è contenuta la frase “tutela degli interessi morali e materiali dei disabili” ed ancora “le associazioni che, per legge, abbiano la tutela e la rappresentanza dei disabili”, che ledono la dignità delle stesse persone con disabilità. Infatti le persone con disabilità non intendono delegare a chicchessia i loro interessi morali e materiali e nessuna legge può obbligarli a farlo. Riteniamo sarebbe stato più opportuno parlare di tutela dei diritti». Ma il problema vero sta nella frase “le associazioni che per legge” come evidenzia anche Ezio Loiacono, presidente dell'Agedi, poiché «il legislatore calabrese, di fatto, privilegia solo alcune organizzazioni, discriminando di conseguenza tutte le altre. Sono solo cinque, infatti, le organizzazioni riconosciute per legge: l'Unione ciechi, l'Ente nazionale sordomuti, l'Anmil, l'Anmic e l'Anmig (le associazioni nazionali invalidi lavoro, civili, e di guerra)». Ecco il nocciolo della questione ed allora dopo la lettera aperta della presidente della Fish, una delegazione ha incontrato i membri della Commissione consiliare ed ha esposto al presidente Pietro Aiello, i motivi del malcontento. Ma non c'è solo questa legge a destare preoccupazione. Nel corso dell'incontro, infatti, si è anche evidenziato che nelle legge 32 del 26 novembre 2001, gli articoli 5 ed 11 recitano le stesse frasi discriminanti, ovvero: “le associazioni che, per legge, abbiano la tutela e la rappresentanza dei disabili”. Dice Nunzia Coppedè: «Noi chiediamo l'immediata modifica delle legge regionale n. 32 e chiediamo che vengano sostituiti con gli articoli della bozza portata al Consiglio regionale il 12 novembre, poiché corrispondente alla Legge 68/99. Quel testo, infatti, fu elaborato da associazioni, sindacati, esperti e funzionari dell'assessorato al Lavoro. Abbiamo seguito l'iter della Commissione di competenza e abbiamo visto che non erano state approvate le modifiche imputate. Inoltre seguendo gli atti del Consiglio regionale, su Internet, non abbiamo trovato gli emendamenti presenti nella legge pubblicata sul bollettino regionale. Ci domandiamo:ma quando sono stati fatti? Chi li ha fatti? Certo è che questa legge prima aveva il consenso di tutte le nostre organizzazioni: ora il consenso di quali organizzazioni ha?. Eppure le leggi sono state approvate in Consiglio all'unanimità: non capiamo se si tratta di indifferenza o della manovra di qualcuno, oppure di ignoranza riguardo alla materia da parte di altri». Ancora si può rimediare ed abrogare la legge per farne una migliore negli interessi dei diritti dei disabili. «L'incontro avuto, – spiega Loiacono – è stato senza dubbio positivo perché i consiglieri hanno capito l'errore fatto e adesso cercheranno di correre ai ripari abrogando la legge 6/2002. Noi però vogliamo sottolineare che da sempre abbiamo cercato il dialogo con le associazioni storiche, e da questa esigenza che è nata ad esempio la Consulta provinciale o l'Osservatorio della disabilità dell'Asl, ma invece spesso abbiamo dovuto riscontrare una chiusura e ciò non fa bene a nessuno, ed ostacola il progresso civile e sociale della società stessa». Adesso tocca attendere per vedere cosa accadrà!
06 febbraio - Roma - COMUNICATO STAMPA DELLA FISH NAZIONALE
La FISH, a nome delle 28 Associazioni nazionali e delle 8 Federazioni regionali aderenti, comunica di aver preso atto con piacere del contenuto dell'emanando decreto applicativo dell'art 22 della finanziaria concernente i posti organici di sostegno e di aver riscontrato che, nella parte normativa, sono state tenute nella dovuta considerazione le osservazioni e le richieste avanzate dalla FISH in numerose lettere al Ministro Moratti e durante il recente incontro avuto col Sottosegretario on. Aprea.
E' invece seriamente preoccupata per l'insufficiente ammontare dei posti di sostegno assegnati nei contingenti regionali, inferiori a quelli dell'anno precedente, in presenza di un maggior numero di alunni con handicap. Sarà estremamente defatigante contrattare le deroghe di centinaia di posti ( migliaia nelle grandi città), col rischio che, malgrado la vigenza delle norme per le deroghe, si arrivi all'inizio dell'anno scolastico in situazione di totale confusione.
3) che ai sensi del D.M. n. 331/98 artt. 41 e 44 il numero delle ore di sostegno all'integrazione degli alunni con handicap è in concreto assegnato sulla base di un progetto predisposto da tutto il Consiglio di classe;
tutto ciò premesso chiedono alla S.V.
a) - di voler rispettare le norme sopra citate
b) - di voler da subito acquisire il richiesto progetto dai Consigli di classe interessati, nonché i pareri del Collegio dei docenti e del Consiglio d'Istituto.
05 febbraio - Reggio Calabria - ANCHE L'OSSERVATORIO SULL'INTEGRAZIONE SCOLASTICA DELL'A.I.P.D. ESPRIME SOLIDARIETA' AI GENITORI DI GIUSEPPE ED ALLA REDAZIONE DI Agedi News
Numerosi gli attestati di solidarietà ricevuti in questi giorni da associazioni e privati cittadini. Per ora citiamo Simonetta di Ivrea e Giovanni da Sidney e pubblichiamo il comunicato ricevuto in queste ore dall'organismo di vigilanza sull'integrazione scolastica dell'Associazione Italiana Persone Down
L'Osservatorio permanente sull'integrazione scolastica di questa Associazione ha preso atto della illegittima vicenda di cui è stato vittima per molti anni l'alunno Giuseppe per la vicenda da Voi segnalata sul n. 11 di AGEDI NEWS.
In proposito si esprime tutta la nostra solidarietà alla famiglia e all'A.GE.DI. che ha sollevato il caso, si esprime altresì disappunto per la scarsa attenzione del Provveditorato agli Studi che non ha vigilato sul rispetto della normativa ordinaria che vieta a qualunque scuola di chiudere giornalmente un alunno in un ripostiglio.
Esprime altresì biasimo per l'illegittimo giudizio di non scolarizzabilità di un alunno con handicap espresso dalla ASL, in quanto in conflitto con l'art. 12 c.4 L. n. 104/92, esprime infine deplorazione per l'Istituzione scolastica che non ha saputo accogliere un alunno con handicap secondo i consolidati principi pedagogici e la vigente normativa sull'integrazione scolastica.
Si confida nella circostanza che, a seguito dell'intervento dell'A.GE.DI., tutte le autorità competenti, a partire dal Sindaco (L. n. 328/2000 art.14) vogliano prendersi cura di questo e di casi analoghi rispettando gli obblighi di legge loro imposti.
Autorizziamo l'A.GE.DI. ad inviare copia della presente nota di solidarietà alle competenti autorità.
03 febbraio - Reggio Calabria - UNA POLEMICA INUTILE - Il presidente nazionale dell'ANGSA (associazione nazionale soggetti autistici) scrive alla presidente della FISH Calabria Nunzia Coppedè.
Una frase, lo ammettiamo, imprudente, all'interno del servizio pubblicato su queste pagine, il 23 gennaio scorso, diretta al "programma TEACCH", una serie di interventi integrati per favorire la comunicazione tra persone affette da autismo ed il mondo circostante. Quella frase ha scatenato la reazione del dott. Giovanni Marino, nei confronti dell'autore del servizio.
Il dott. Marino ha letto in quella frase un risentimento personale dell'autore verso il TEACCH, cosa assolutamente infondata, convinti come siamo che finalmente, grazie soprattutto all'azione dell'AREGSA (Associazione reggina soggetti autistici) prima, e successivamente, della sezione dell'ANGSA di Reggio Calabria, le scuole, le ASL ed i comuni coinvolti hanno affrontato finalmente con la serietà dovuta l'integrazione scolastica degli alunni autistici.
Il problema che volevamo porre invece era un altro: che ruolo ha la famiglia dell'alunno all'interno della programmazione scolastica e dei progetti individualizzati? La scuola potrà attivare assieme alle ASL ed agli operatori specializzati, i migliori programmi ma se poi, su di essi, non vengono coinvolte le famiglie, i risultati tarderanno a venire.
Così la famiglia di Giuseppe, ha scelto di non utilizzare il TEACCH e le norme vigenti garantiscono legittimità in questa scelta. Ciò non può tradursi in un rifiuto della scuola di accoglierlo, né di rinunciare a cercare, se necessario, di inventare strumenti alternativi.
Non ne esistono? ci sono e non si ha il tempo di utilizzarli? ci sono, si conoscono e non valgono a nulla? chi deve cercarli?
Non avendo noi una risposta a questi e ad altri quesiti che riguardano in modo approfondito le tecniche di intervento legate all'autismo, puntualmente reinviamo all'ANGSA di Reggio Calabria, alla quale, contrariamente a quanto affermato dal presidente nazionale nella sua lettera a Nunzia Coppedè, l'A.GE.DI. offre concreta e fattiva collaborazione.
Nessuna risposta diretta, quindi, all'ANGSA, Noi genitori organizzati nell'A.GE.DI. vogliamo impiegare meglio le nostre energie e sappiamo distinguere, quando, dove e con chi essere umili o forti.
Questo il senso di quella frase e nessun'altro, e ci stupisce che, a fronte di un'ingiustizia subita da un bambino di dodici anni e dai suoi genitori (che nessuno ha il diritto di giudicare!), fortunatamente rientrata anche grazie alla "vetrina" offerta da questo sito, piuttosto che prendere posizione, offrendo consigli e suggerimenti, si sia preferito aprire questa assolutamente inutile polemica.
In conclusione, accogliamo favorevolmente la proposta di un chiarimento tra l'A.GE.DI. e l'ANGSA nel corso di un prossimo Direttivo, a patto che si dedichi a questo "equivoco" il tempo strettamente necessario.
Pubblichiamo ora, su richiesta della presidente della FISH Calabria, la seguente LETTERA:
Alla cortese attenzione di Gianni Marino Presidenze ANGSA ed Ezio Loiacono Presidente A.GE.DI.
Carissimi Giovanni Marino e Ezio Loiacono,
E’ difficile per me entrare nei contenuti della questione perché come riferimento ho solo ciò che è stato scritto nella AgediNewsLetter n. 11 firmata da Ezio Loiacono e l’e-mail di Gianni Marino.
Da quest’ultima ho capito che la storia ha contorni poco chiari per chi come me non conosce bene la realtà in cui si è svolta.
L’informazione raccolta da un articolo non rispecchia quasi mai la verità assoluta perché condizionata dagli obiettivi che lo scrivente vuole raggiungere nei confronti del lettore e perché molte volte rispecchia stati d’animo, vissuti e attese che il lettore non può conoscere e quindi comprendere fino in fondo.
Quando poi si pubblica una denuncia, per dargli maggiore risalto si tende a rendere il testo più diretto e incisivo, correndo il rischio di perdere l’obiettività.
Il titolo della NewsLetter “23 gennaio - Reggio Calabria - Giuseppe, un bimbo di 12 anni, viene così etichettato dal preside della Scuola Media Montalbetti - "L'alunno non potrà essere ricevuto da questa scuola per esigenze di tutela dell'incolumità fisica dello stesso e di chi gli sta accanto" - La famiglia sporgerà denuncia al TAR e chiede il supporto delle associazioni dei disabili.”
Una famiglia che chiede di essere supportata dalle associazioni dei disabili deve essere sempre e comunque aiutata. Se c’è un diritto leso va esposta la denuncia, specie se la richiesta parte direttamente dalla famiglia.
Confesso di non aver letto prima dell’arrivo dell’e-mail di Gianni Marino tutto il contenuto della NewsLetter, mi ero fermata alla prima parte e siccome la denuncia riportata in modo chiaro ed esplicito è la stessa ricevuta, negli ultimi due mesi, da molti altri genitori disperati che continuano a telefonarmi dalle province di Crotone, Catanzaro e Cosenza, ho girato la NewsLetter a tutte le e-mail della FISH nazionale e calabrese con la speranza che da una riflessione comune potessero scaturire suggerimenti utili per intervenire nel territorio calabrese. Non possiamo pretendere che tutti i genitori trovino i soldi, il coraggio e il supporto di inoltrare la denuncia al TAR, ma ritengo che hanno comunque il sacrosanto diritto di vedere i loro figli disabili inseriti nella scuola in modo adeguato. Non si tratta solo di bambini affetti da autismo, ma anche con altre disabilità, tutto è incominciato con la privatizzazione della scuola, non è che prima i problemi non esistevano, ma in questa situazione di adeguamento alle nuove normative si è registrato un peggioramento della situazione.
Credo che Ezio abbia sbagliato ad entrare in merito alla scientificità del metodo TEACCH, che è un programma sul quale uno può essere d’accordo o non, e quindi affidarsi o scegliere altro, ma entrare in merito alla scientificità significa affrontarlo in modo approfondito e confrontare i risultati ottenuti con altri metodi, in altre parole, è materia di studio e necessita competenze adeguate. I genitori del bambino, comunque devono rivolgersi al medico che più li soddisfa e di cui si fidano maggiormente, anzi credo che la prassi corretta sia quella di aiutarli a conoscere in modo adeguato i diversi metodi sperimentati, l’efficacia e l’efficienza di ognuno, alfine di favorire la libera scelta. La scuola deve adeguarsi e tener conto della scelta dei genitori, la scelta di un metodo invece di un altro non può essere in nessun caso motivo di esclusione dell’alunno disabile dalla scuola.
Credo che il ruolo delle associazioni di genitori dei disabili debba essere quello di supportare le famiglie nelle scelte che loro vogliono fare, mettendo a loro disposizione esperienze e strumenti attraverso un rapporto di auto e mutuo aiuto, con l’obiettivo di aiutare a fare una scelta libera, ma partendo da un bagaglio di informazioni ed esperienze già collaudate.
Come presidente della FISH Calabria ritengo che il ruolo della FISH sia quello di sostenere la denuncia relativa all’esclusione dalla scuola dell’alunno con disabilità, anche se io valuterei bene la situazione, poiché se il problema è rientrato forse varrebbe la pena sospendere il ricorso per ammorbidire la tensione che si è creata all’interno della scuola e recuperare un rapporto più caldo e adeguato a favore del bambino.
Prendo le distanze per tutta la parte polemica nei confronti del metodo TEACCH, non ho competenza in merito e come ho detto sopra è una sperimentazione, va rispettata in quanto tale, salvaguardando la famiglia del bambino disabile di sceglierlo, o di scegliere altro.
Credo che il ruolo di una informazione corretta e pluralista possa essere dato alla FISH Provinciale che avvalendosi delle esperienze di tutte le associazioni del territorio, ognuno per la propria specificità, potrebbe garantire un sostegno molto utile ai genitori e ai disabili del luogo.
Spero che questo increscioso episodio non causi una frattura irrimediabile tra l’ANGSA e l’AGEDI, c’è bisogno di lavorare insieme e in sintonia. Credo che sia stato un errore strategico non incontrarvi inizialmente per affrontare il “caso” insieme, non si può dimenticare la specificità dell’ANGSA in caso di “Autismo”, d’altra parte lo spirito è proprio quello di unire competenze, esperienze e specificità di ognuno e utilizzarle alfine di migliorare la qualità della vita di tutte le persone con disabilità e dei loro familiari.
Vi propongo un incontro nel prossimo direttivo della FISH Calabria per un confronto costruttivo e chiedo a Ezio Loiacono di pubblicare questa mia lettera nel FORUM dell’AGEDI e nella prossima NewsLetter.
Lamezia Terme domenica 3 febbraio 2002
02 febbraio - Lamezia Terme - COMUNICATO STAMPA DELLA FISH CALABRIA: Una lotta civile per una rappresentanza più equa - La FISH Calabria contesta le ultime Leggi Regionali sulla disabilità e chiede modifiche immediate..
La FISH Calabria, in seguito alla pubblicazione di alcune leggi regionali che regolamentano i rapporti di rappresentanza dei diritti dei disabili da parte delle Associazioni, ha ottenuto nei giorni scorsi l’immediata audizione alla III Commissione del Consiglio Regionale, poiché competente per le tematiche dei Servizi Sociali.
Così, una delegazione della FISH Calabria ha incontrato i membri della Commissione giovedì 31 gennaio 2002, alle ore 11.30.
Nel corso del proprio intervento la Presidente della FISH Calabria, la Sig.ra Nunzia Coppedé, ha esposto a tutti i presenti i motivi del malcontento, ed ha consegnato una lettera al Presidente della Commissione, On. Pietro Aiello, con la quale era richiesta l’interpretazione autentica dell’istituto di rappresentanza per le associazioni, che non può essere in ogni caso discriminante.
In particolare è stato evidenziato che nella Legge n. 32 del 26 novembre 2001, gli articoli 5 ed 11 recitano:“… ciascuna delle associazioni che, per legge, abbiano la tutela e la rappresentanza dei disabili ” e che nella legge n. 6, 8 gennaio 2002, gli articoli 1, 2 e 3 recitano: “… le associazioni che, per legge, abbiano la tutela e la rappresentanza dei disabili ”.
Poiché la gran parte delle persone con disabilità, dei loro familiari e dei volontari delle 32 associazioni aderenti alla FISH Calabria non hanno ben chiaro cosa intendesse il legislatore per “associazione che, per legge, tuteli e rappresenti i disabili”, è stata chiesta l’audizione alla Commissione per chiedere chiarezza sul concetto espresso nelle Leggi. In altre parole, facendo riferimento al corpo legislativo che regola la materia (Handicap), la FISH Calabria ritiene che il riferimento sia da correlarsi a leggi importanti quali la n. 104 del 1992, la legge n. 162 del 1998, la legge n. 68 del 1999, la legge n. 328 del 2000 e, per ultima, la legge 383 del 7 dicembre 2000, tutte improntate ad un criterio di partecipazione democratica di ogni associazione che opera nel mondo dell’handicap e che ovviamente, non ha scopo di lucro.
Poiché, da una malevola lettura dei due dispositivi di legge sopra citati, qualcuno potrebbe avanzare l’ipotesi che il legislatore calabrese intendesse privilegiare solo alcune organizzazioni, discriminando di conseguenza tutte le altre, la FISH Calabria ritiene indispensabile ottenere al più presto chiarimenti ufficiali in merito.
Inoltre, questa Federazione, in merito alla legge n. 6 dell’8 gennaio 2002, rileva che nella stessa, all’articolo 1, sono contenute frasi quali “tutela degli interessi morali e materiali dei disabili” che ledono la dignità delle stesse persone con disabilità. Infatti le persone con disabilità non intendono delegare a chicchessia i loro interessi morali e materiali e nessuna legge può obbligarli a farlo. Riteniamo sarebbe stato più opportuno parlare di tutela dei diritti.
Nella attesa della risposta ufficiale relativa ai quesiti espressi la FISH Calabria intende portare avanti una capillare campagna informativa sulle Leggi in questione e sulle problematiche riscontrate, rivolta a tutte le persone con disabilità e alle loro famiglie.
In tal senso le associazioni aderenti alla FISH Calabria, qualora il Consiglio Regionale non intervenga in tempi brevissimi a indicare le corrette interpretazioni degli articoli sopra citati, intendono avviare più ampi provvedimenti.
Lamezia Terme sabato 2 febbraio 2002
FISH Calabria ONLUS – Via A. Reillo, 5 – 88046 – Lamezia Terme (CZ) - Tel. 0968/462419 Cell. 348/3208070 – Fax 0968/462520 – E-mail fishc@fishcalabria.org oppure nunziac@fishcalabria.org sito: www.fishcalabria.org
02 febbraio - Cagliari - Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo - Le nuove frontiere dell'autismo.
L'A.B.C. (Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna), con il patrocinio della Facoltà di Psicologia dell'Handicap dell'Università degli Studi di Cagliari ha organizzato un convegno nazionale dal titolo: RISORSA HANDICAP: Le nuove frontiere dell'autismo". Non più una "colpa", non più un mistero scientifico. Il rapporto madre-figlio come occasione di sviluppo educativo e sociale. Esperienze di una nuova qualità di vita in famiglia, a scuola e nella società. Il Convegno si terrà il 20 febbraio a Cagliari, presso la Sala Congressi Banco di Sardegna, Via Bonaria, alle ore 15.45 ed il 21 febbraio a Sassari presso la sala Convegni della Camera di Commercio, in Via Roma, 74, alle ore 16.00.
Il crescente e diffuso interesse scientifico e sociale intorno al mondo dell'autismo e delle persone che vivono situazioni di handicap è il motivo della realizzazione di questo appuntamento. Una occasione esclusiva di conoscenza, di formazione e insieme, un'opportunità per promuovere un'ulteriore e maggiore collaborazione tra famiglie, esperti, amministratori, operatori professionali scolastici e del sociale, per contribuire alla costruzione di una società inclusiva e migliore per tutti, perché la novità è che, in realtà, sono proprio loro, i nostri figli e le altre parsone in situazione di handicap, anche grave la novità è che aiutano noi.
Interverranno: Antonio Parisi sul tema: Implicazioni sociali delle nuove scoperte sull'autismo; Annalisa Buonuomo, su Per una gestione positiva delle difficoltà di apprendimento: Strategie educative e metodologiche di intervento; Donatella Petretto e Carmelo Masala, su I risultati delle ricerche e degli studi sul carico familiare. Famiglia "vincente", cioè famiglia risorsa. Il tipo del "caregiver"; Rita Polo: L'alleanza scuola famiglia per un modello educativo inclusivo per tutti; concluderà il presidente dellAbc Marco Espa, proponendo un approfondimento su: Come valorizzare e sostenere le responsabilità familiari anche nelle situazioni più estreme. L'esempio della L. 162/98. Madri e padri presenteranno le loro personali esperienza.
A Sassari ci sarà un intervento in più di Carlo Tedde, su: La sfida della Qualità come risorsa per l'impresa sociale. Coprogettare con la famiglia.
01 febbraio - Reggio Calabria - Dopo l'intervento di "Agedi News" e di AgediNewsLetter: RICORDATE GIUSEPPE? LA SCUOLA CI RIPENSA E RIACCOGLIE IL BAMBINO AUTISTICO - ORA BISOGNA LAVORARE PER LA SUA PIENA INCLUSIONE.
Da qualche giorno Giuseppe è tornato nella sua classe tra i suoi compagni. Il bambino autistico di cui abbiamo segnalato la "brutta storia" su queste pagine (Agedi News - Gennaio 2002) e che abbiamo fatto girare in ogni parte d'Italia attraverso la nostra NewsLetter, in questi giorni sta affermando in ogni modo la sua presenza.
Avvertiamo ancora tensione nella scuola e presso l'unità multidisciplinare dell'ASL 11 della Calabria, una tensione che ha ragione di esistere solo se si da obiettivi di integrazione, non limitandola al monitoraggio passivo dei comportamenti e dei gesti di Giuseppe. In poche parole, l'obiettivo deve essere indirizzato alla sperimentazione di tecniche e metodologie capaci di accogliere, contenere, mettere a proprio agio ed, infine, promuovere e costruire interventi educativi per e con Giuseppe.
Molte scuole, considerano l'alunno con grave disabilità una risorsa importante, perché educa la classe e la scuola intera all'accettazione della diversità. Noi riteniamo che anche la scuola media statale Montalbetti può avere un ruolo primario in questa costruzione educativa e di principio, anche in considerazione di quanto affermato dal Preside che ci ha scritto sulle pagine del Forum, ribadendo la sua attenzione nei confronti degli altri bambini con disabilità presenti all'interno del suo plesso.
A questo punto, riteniamo che sia il momento di passare a qualcosa di più concreto, perché la legge lo prevede e perché è giusto che sia così. Secondo noi è indispensabile che il Preside organizzi un tavolo di lavoro che veda assieme, in uno spirito collaborativo e con l'unico obiettivo di garantire la reale integrazione di Giuseppe, la scuola con i suoi docenti, l'unità multidisciplinare, il centro di riabilitazione, i familiari e tutti coloro che, a parere del preside, possono favorire, in fasi successive, l'inserimento, l'integrazione ed infine l'inclusione nella scuola, attraverso percorsi educativi individualizzati
Per quanto riguarda il nostro notiziario, continueremo a vigilare che non abbiano più a ripetersi episodi di allontanamento dalla scuola di alunni con disabilità e, in quanto "genitori organizzati", saremo ancora accanto ai familiari che chiederanno la nostra solidarietà ed il nostro impegno.

References: art. 2
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 ART.3
 ART.5
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 ART.7
 art.14