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Timestamp: 2017-09-23 14:32:45+00:00

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Elenchi Intrastat Giugno 2010 | INTRASTAT .BIZ
« Elenchi Intrastat Luglio 2010
Modello Operazioni Black List »
In particolare, dopo aver fornito alcune indicazioni di carattere generale, l’Agenzia delle Entrate risponde ai quesiti pervenuti nel forum attivato sul proprio sito web.
Per motivi di spazio e opportunità, dividiamo la circolare in due parti, la seconda delle quali verrà inoltrata venerdì 2 luglio.
A partire dal 1° gennaio 2010, per effetto del recepimento nell’ordinamento legislativo nazionale delle Direttive comunitarie nn. 2008/8/CE e 2008/117/CE, la disciplina inerente i modelli INTRASTAT ha subito rilevanti modifiche.
obbligo di indicare negli elenchi anche le prestazioni di servizi per le quali l’assolvimento dell’IVA spetta al committente con applicazione dell’inversione contabile;
Infine, con Determinazione n. 63336/RU/2010, l’Agenzia delle Dogane, di concerto con quella delle Entrate, ha disposto che dal 10 maggio 2010 i riepiloghi INTRASTAT possano essere trasmessi anche con i Servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, ossia con Entratel o Fisconline (si veda la circolare n. 38/2010).
L’obbligo di presentazione degli elenchi in relazione alle prestazioni di servizi non riguarda le operazioni che non prevedono l’assolvimento dell’IVA nel Paese membro del committente perché ivi considerate non imponibili o esenti.
Gli elenchi vanno presentati esclusivamente in via telematica utilizzando alternativamente:
il Servizio Telematico Doganale (Intr@Web);
i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline).
Di seguito le indicazioni di carattere generale contenute nella prima parte della Circolare n. 36/E/2010.
Il novellato art. 50, c. 6, DL 331/1993, stabilisce che la presentazione dei mod. INTRASTAT riguarda:
le prestazioni di servizi rese da soggetti passivi stabiliti in Italia a soggetti passivi stabiliti nella UE;
le prestazioni di servizi ricevute da soggetti passivi stabiliti in Italia da parte di soggetti passivi stabiliti nella UE.
L’Agenzia delle Entrate facendo riferimento al principio giuridico di “stabilimento” chiarisce che le prestazioni di servizi rese e/o ricevute da un soggetto passivo italiano non devono essere inserite nei riepiloghi se la controparte è un soggetto passivo extra UE, privo di sede o di stabile organizzazione nel territorio comunitario, ancorché identificato ai fini IVA nella comunità.
Viceversa, per quanto riguarda l’obbligo di compilazione degli elenchi relativi alle cessioni e agli acquisti di beni intracomunitari, ciò che rileva è l’aspetto oggettivo dell’operazione.
Pertanto, vanno incluse negli elenchi tutte le operazioni che presentano gli elementi costitutivi delle cessioni o acquisti intracomunitari, ossia:
a prescindere dal fatto che una delle parti sia un soggetto stabilito in uno Stato extra UE, purché, naturalmente, lo stesso sia identificato ai fini IVA nella UE.
prestazioni di servizi rese/ricevute da operatore extra UE privo di sede o stabile organizzazione nella UE => non vanno indicate negli elenchi
cessioni/acquisti intracomunitari di beni da operatore extra UE identificato ai fini IVA nella UE => vanno indicate negli elenchi
L’Agenzia delle Entrate conferma che gli elenchi riepilogativi devono essere presentati anche da enti, associazioni e altre organizzazioni che svolgono attività commerciali in via secondaria rispetto all’oggetto principale della propria attività, nonché da quelli che sono identificati ai fini IVA, anche se non svolgono alcuna attività commerciale.
Rientrano in questa ipotesi gli enti non soggetti passivi, tenuti ad identificarsi ai fini IVA poiché hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni per un ammontare superiore a € 10.000, ovvero che hanno optato per l’applicazione dell’imposta in Italia ex art. 38, c. 5, lett. c) e c. 6, DL 331/1993.
OPERAZIONI CON OPERATORI UE RIENTRANTI NEL REGIME DELLE PICCOLE IMPRESE
Per quanto riguarda le operazioni con operatori UE rientranti nel regime giuridico delle “piccole imprese” (operatori inquadrati nel loro Stato membro come “contribuenti minimi”), l’Agenzia delle Entrate esamina i seguenti casi:
soggetto passivo italiano che acquista beni da un soggetto UE aderente al regime delle piccole imprese.
L’operatore italiano non effettua un acquisto intracomunitario in quanto è possibile supporre che l’operazione rilevi ai fini IVA nel Paese UE di origine. Se il cedente non provvede a fornire l’apposita documentazione rappresentativa dell’operazione, l’operatore nazionale:
emette autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, senza applicazione dell’IVA, al fine di documentare l’acquisto;
non deve compilare il mod. INTRA 2-bis (acquisti di beni).
soggetto passivo italiano che cede beni ad un soggetto UE aderente al regime delle piccole imprese.
L’operatore italiano effettua una cessione intracomunitaria per la quale l’IVA è dovuta nel Paese UE di destinazione del bene. Lo stesso, pertanto, deve:
emettere fattura senza IVA ex art. 41, DL 331/1993;
compilare il mod. INTRA 1-bis (cessioni di beni).
soggetto passivo italiano che riceve prestazioni di servizi da un soggetto UE aderente al regime delle piccole imprese.
In questo caso valgono le considerazioni di cui al punto 1) e, pertanto, l’operatore nazionale:
deve emettere autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, senza applicazione dell’IVA, al fine di documentare l’acquisto;
non deve compilare il mod. Intra 2-quater (prestazioni di servizi ricevute).
soggetto passivo italiano che presta servizi ad un soggetto UE aderente al regime delle piccole imprese.
L’operatore italiano effettua un’operazione per la quale l’IVA è dovuta nel Paese UE del committente, e quindi deve:
emettere fattura senza IVA;
compilare il mod. INTRA 1-quater (prestazioni di servizi rese).
ELEMENTI PRINCIPALI DEI MODELLI
L’Agenzia delle Entrate conferma che negli elenchi riepilogativi delle prestazioni di servizi rese vanno indicate le prestazioni di servizi diverse da quelle contenute negli artt. 7-quater e 7-quinquies, DPR 633/1972.
Pertanto, nei modelli vanno indicate le prestazioni di servizi “generiche” rese da soggetti passivi nazionali a soggetti passivi UE che, in base alla regola generale ex art. 7-ter, DPR 633/1972, scontano l’IVA nel luogo in cui è stabilito il committente.
Restano quindi escluse dall’obbligo di comunicazione le prestazioni di servizi ex artt. 7-quater e 7-quinquies, DPR 633/1972, nonché, naturalmente, le prestazioni di servizi verso committenti privati ex artt. 7-sexies e 7-septies, DPR 633/1972 (si veda la circolare n. 10/2010).
Analogamente, negli elenchi riepilogativi delle prestazioni di servizi ricevute vanno incluse le prestazioni di servizi “generiche” per le quali l’imposta risulta applicabile in Italia ai sensi dell’art. 7-ter, DPR 633/1972.
Infine, l’Agenzia delle Entrate conferma che nei modelli non vanno indicate le:
prestazioni di servizi ricevute da un soggetto passivo UE per le quali l’IVA non è dovuta in Italia.
RETTIFICA DEI MODELLI
Per quanto riguarda le rettifiche ai modelli già presentati (ad esempio, per il riscontro di errori o omissioni), l’Agenzia delle Entrate chiarisce che:
per le variazioni ex art. 26, DPR 633/1972, inerenti cessioni di beni o prestazioni di servizi già indicate nei modelli, i relativi documenti (fatture integrative, note di accredito, note di addebito) vanno indicati negli elenchi riepilogativi relativi al periodo in cui tali rettifiche sono state registrate (ex art. 5, c. 5, DM 22.2.2010);
nel caso in cui il contribuente abbia omesso di indicare negli elenchi i dati relativi ad alcune prestazioni di servizi (rese o ricevute), occorre compilare un apposito elenco, nel quale indicare il periodo di riferimento (mese o trimestre) in cui si è verificata l’omissione, nonché la Sezione 3 del modello.
In tutti gli altri casi di errori riferiti alle prestazioni di servizi, compresa l’ipotesi di errata indicazione nei modelli:
di operazioni su cui non va applicata l’IVA in Italia (prestazioni ricevute);
di operazioni su cui non va applicata l’IVA nello Stato UE (prestazioni rese);
l’Agenzia delle Entrate chiarisce che il contribuente deve compilare la Sezione 4 relativa alle rettifiche concernenti i servizi resi o ricevuti.
L’Agenzia delle Entrate sottolinea infine che il contribuente può procedere immediatamente alla correzione dell’errore o dell’omissione riscontrata, senza dover necessariamente attendere la scadenza relativa al periodo successivo.
Nel corso del mese di aprile, l’Agenzia delle Entrate ha attivato nel proprio sito web un forum per ricevere dai contribuenti quesiti specifici inerenti la nuova disciplina INTRASTAT. Di seguito le risposte delle Entrate.
CAMBIO DI PERIODICITA’ NEL CORSO DI UN TRIMESTRE
I soggetti trimestrali che nel corso di un trimestre superano la soglia di € 50.000 devono presentare immediatamente gli elenchi con periodicità mensile.
Soggetto trimestrale supera il limite di € 50.000 nel corso del mese di gennaio. Entro il 25 febbraio occorre presentare l’elenco trimestrale, contrassegnando nel frontespizio la casella “primo mese del trimestre”.
Soggetto trimestrale supera il limite di € 50.000 nel corso del mese di febbraio. Entro il 25 marzo occorre presentare l’elenco trimestrale riferito ai mesi di gennaio e febbraio, contrassegnando nel frontespizio la casella “primo e secondo mese del trimestre”.
Soggetto trimestrale supera il limite di € 50.000 nel corso del mese di marzo. Entro il 26 aprile occorre presentare l’elenco trimestrale riferito ai mesi di gennaio, febbraio e marzo, contrassegnando nel frontespizio la casella “trimestre completo”.
OPERAZIONI “A CAVALLO” D’ANNO
Al fine di stabilire se una prestazione di servizi rileva ai fini della nuova disciplina IVA e, quindi, se debba essere indicata nei modelli, è necessario far riferimento al momento di effettuazione dell’operazione ex art. 6, DPR 633/1972, ossia al pagamento del corrispettivo (fatta eccezione per le prestazioni continuative di durata superiore ad un anno che non comportano versamenti di acconti o pagamenti anche parziali).
Tuttavia, se nel corso del 2009 è stata emessa fattura con applicazione dell’IVA (ad esempio, in base al principio di applicazione dell’IVA nello Stato del prestatore), mentre nel 2010 la stessa prestazione soggiace alla nuova regola generale del Paese del committente, l’operazione non è da considerarsi rilevante nel 2010 anche se in tale anno è stato pagato il corrispettivo. Ciò al fine di evitare fenomeni di doppia imposizione.
Soggetto passivo italiano riceve a fine 2009 una prestazione di servizi da un soggetto UE che provvede ad emettere fattura con IVA (in applicazione del principio di applicazione dell’IVA nel Paese del prestatore). Il soggetto italiano provvede al pagamento della fattura nel 2010. Nonostante nel 2010 alla stessa prestazione sia applicabile il nuovo principio di applicazione dell’IVA nello Stato del committente, l’operazione non va indicata nei modelli INTRASTAT 2010.
TERMINI DI REGISTRAZIONE DELL’AUTOFATTURA
Ai sensi della normativa IVA, l’autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, relativamente ai servizi ricevuti, va emessa al momento del pagamento del corrispettivo (ossia, il momento di effettuazione dell’operazione ex art. 6, DPR 633/1972).
nel registro IVA vendite entro 15 giorni dall’emissione;
nel registro IVA acquisti entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto alla detrazione.
La normativa INTRASTAT (art. 5, DM 22.2.2010), prevede che il soggetto passivo sia tenuto a riepilogare negli elenchi i dati delle operazioni registrate o soggette a registrazione. L’Agenzia propone il seguente esempio:
Un’autofattura emessa il 31 gennaio, data di effettuazione del pagamento, e registrata il 10 febbraio, va inclusa negli elenchi relativi al mese di gennaio.
Le stesse disposizioni trovano applicazione anche nel caso in cui:
nel caso di integrazione della fattura ricevuta dal prestatore comunitario (si veda la circolare n. 23/2010).
autofatture: termini di registrazione
registro IVA vendite: entro 15 gg. dall’emissione;
registro IVA acquisti: anteriormente alla liquidazione periodica ovvero dichiarazione annuale IVA nella quale è esercitato il diritto alla detrazione.
PERIODICITA’ MENSILE PER SCELTA
I soggetti che hanno scelto di presentare nel 2010 i modelli con periodicità mensile, anziché trimestrale, sono vincolati a questa periodicità per l’intero anno, a prescindere dal mancato superamento del limite di € 50.000.
SUPERAMENTO DEL LIMITE IN UN SOLO TRIMESTRE
Come indicato nella Circolare n. 14/E/2010 (si veda la circolare n. 23/2010), nel primo anno di applicazione della nuova normativa, gli elenchi riepilogativi relativi ai servizi vanno presentati con periodicità trimestrale fino a quando non viene superato il limite di € 50.000.
A regime, il superamento del limite anche in uno solo dei 4 trimestri dell’anno precedente, comporta la presentazione dei modelli con periodicità mensile per almeno 4 trimestri consecutivi.
Si potrà tornare alla presentazione trimestrale se non si supererà la soglia per almeno 4 trimestri consecutivi.
COMPORTAMENTO DA ADOTTARE NEL CASO DI ASSENZA DI OPERAZIONI
Se per un mese o un trimestre non viene effettuata alcuna operazione rilevante ai fini delle normativa in commento, non sussiste alcun obbligo di presentazione dei modelli.
FATTURE EMESSE DA UN PAESE NON ADERENTE ALL’EURO
Per determinare il controvalore in euro delle fatture espresse in valuta, occorre far riferimento al cambio pubblicato dalla Banca d’Italia alla data in cui l’operazione si ritiene effettuata (e non alla data in cui viene registrata la fattura).
Per le rettifiche va fatto riferimento al cambio del giorno di effettuazione dell’operazione originaria.
FATTURE DI ACCONTO INERENTI PRESTAZIONI DI SERVIZI
La rilevazione negli elenchi di acconti relativi a prestazioni di servizi deve seguire il criterio ex art. 6, DPR 633/1972, del momento di effettuazione dell’operazione.
Pertanto, gli acconti relativi a servizi in ambito UE vanno indicati nei modelli “dovendosi considerare realizzato il momento impositivo all’atto del pagamento della frazione di corrispettivo.”
INVIO DI BENI IN C/DEPOSITO E OBBLIGHI INTRASTAT
La parte fiscale dei mod. INTRASTAT non riguarda le ipotesi in cui i beni vengono spediti in un altro Stato UE senza che ciò dia luogo ad una cessione intracomunitaria (beni in c/deposito, c/prova, c/visione) di beni ovvero ad una cessione intracomunitaria assimilata.
Ai sensi dell’art. 41, c. 2, lett. c), DL 331/1993, costituisce una cessione intracomunitaria assimilata, l’invio di beni in un altro Stato UE effettuato per esigenze dell’impresa che spedisce gli stessi, ivi compresi i casi di beni destinati ad altra impresa comunitaria appartenente allo stesso soggetto nazionale.
In questi casi l‘obbligo di indicazione nei modelli scatta al momento in cui si realizza la cessione intracomunitaria, alla quale fa seguito l’emissione della fattura.
Dal 2010, le lavorazioni di beni in ambito UE, essendo qualificate come prestazioni di servizi, vanno indicate nei mod. INTRASTAT se costituiscono una prestazione autonoma.
Qualora, invece, risultino prestazioni accessorie ex art. 12, DPR 633/1972 (si veda la circolare n. 49/2010), all’acquisto o cessione di beni, il loro valore va incluso in quello dei beni acquistati o ceduti e conseguentemente va compilato il solo modello relativo agli acquisti/cessioni di beni.
lavorazioni di beni accessorie all’operazione principale => vanno indicate negli elenchi relativi ai beni incrementandone il valore
lavorazioni di beni a carattere “autonomo” => vanno indicate negli elenchi relativi ai servizi
ERRATA INDICAZIONE DEL NUMERO DI FATTURA NEL MODELLO SERVIZI
Nel caso in cui sia stato presentato il modello riepilogativo dei servizi intracomunitari indicando il numero e la data della fattura ricevuta dal fornitore, anziché il numero e la data attribuiti dal committente nazionale in sede di emissione dell’autofattura o di integrazione della fattura ricevuta (si veda la circolare n. 23/2010):
non occorre presentare alcuna rettifica se l’elenco è stato presentato prima del 18 marzo 2010 (data in cui è stata pubblicata la Circolare n. 14/E/2010);
occorre presentare il mod. INTRA 1-quinquies/INTRA 2-quinquies, se l’elenco è stato presentato dopo tale data.
luglio 5th, 2010 | Tags: 2008/117/CE, 2008/8/CE, 22778/RU/2010, 36/E/2010, 7-quater, 7-quinquies, 7-ter, agenzia dogane, autofattura, cessioni beni, circolare 14/E/2010, dl 331/1993, doganale, DPR 633/1972, Entratel, Fisconline, int@web, Intr@Web, INTRA 1, INTRA 2, Intrastat, lavorazione beni, limite, quinquies, superamento, telematico | Category: Intrastat
3 comments to Elenchi Intrastat Giugno 2010
settembre 14th, 2010 at 11:21
“Soggetto passivo IVA italiano che riceve fattura per acquisto beni e/o prestazione servizi, ricevute da soggetto passivo IVA comunitario: 1) debbono essere riepilogate nei modelli INTRASTAT? (credo di no, si chiede conferma); 2) come debbono essere registrate in contabilità? (vanno direttamente al costo, con registrazione in contabilità generale? Oppure vanno registrate in contabilità IVA applicando il reverse charge? E in tal caso il reverse charge si applica sul totale fattura (imponibile più IVA estera) o solo sull’imponibile? Teoricamente le fatture in questione dovrebbero essere senza IVA, ma a volte capitano anche questi casi e quindi sono graditi chiarimenti in merito. Grazie.”
Ai sensi dell’art. 38, c. 2, DL 331/1993: “costituiscono acquisti intracomunitari le acquisizioni, derivanti da atti a titolo oneroso, della proprietà di beni o di altro diritto reale di godimento sugli stessi, spediti o trasportati nel territorio dello Stato da altro Stato membro dal cedente, nella qualità di soggetto passivo d’imposta, ovvero dall’acquirente o da terzi per loro conto.”
In buona sostanza, le operazioni che presentano i requisiti prescritti dall’art. 38, c. 2, DL 331/1993, ossia:
1)	onerosità dell’operazione;
2)	acquisizione della proprietà o di altro diritto reale sul bene;
3)	trasferimento del bene da un Paese membro di partenza all’Italia;
4)	status di operatore economico di acquirente e cedente;
rientrano nell’ambito di applicazione della disciplina IVA comunitaria, normativamente regolata dal DL 331/1993
Per queste operazioni l’acquirente nazionale riceve una fattura senza IVA che, ai sensi dell’art. 46, DL 331/1993, deve essere numerata e integrata con l’indicazione:
-	del controvalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono alla formazione della base imponibile, qualora espressi in valuta diversa;
-	dell’ammontare dell’imposta calcolata in base all’aliquota IVA in vigore in Italia per la relativa operazione.
Una volta “integrato”, il documento deve essere annotato, entro il mese di ricevimento, ovvero successivamente, ma comunque entro 15 giorni dal ricevimento, sia nel registro IVA vendite, sia nel registro IVA acquisti.
La registrazione contabile può essere del seguente tenore:
Merci c/acquisti CE B.6
IVA a credito SP C.II.5	a
Debiti v/fornitori SP D.6
IVA a debito SP D.11
Gli acquisti intracomunitari di beni devono essere dichiarati nei modelli INTRASTAT (mod. INTRA 2-bis).
Per quanto riguarda le prestazioni di servizi ricevute da un soggetto passivo comunitario, occorre far riferimento alle disposizioni contenute negli artt. da 7 a 7-septies, DPR 633/1972.
Per stabilire la territorialità IVA delle prestazioni di servizi intracomunitarie (ossia, in quale Paese membro l’operazione deve essere assoggettata a imposta), occorre far riferimento alla regola generale contenuta nell’art. 7-ter, DPR 633/1972, e alle relative deroghe.
In particolare, la regola generale trova applicazione per le prestazioni di servizi c.d. “generiche”, per le quali, cioè, non sono previste specifiche deroghe ai criteri di territorialità. Tale regola generale fissa come luogo dell’imposizione quello in cui avviene il consumo effettivo del servizio e, a tal fine prevede due criteri di ordine generale, a seconda della qualità del committente del servizio:
1)	servizi resi nei confronti di soggetti passivi, nel qual caso il luogo di rilevanza territoriale ai fini IVA è quello in cui è stabilito il committente (c.d. “tassazione a destinazione”);
2)	servizi resi nei confronti di privati consumatori, nel qual caso le prestazioni sono rilevanti nel luogo in cui è stabilito il prestatore (c.d. “tassazione all’origine”).
Le deroghe possono essere suddivise in due categorie:
1)	deroghe assolute, destinate ad operare a prescindere dalla soggettività passiva del committente della prestazione, disciplinate dagli artt. 7-quater e 7-quinquies, DPR 633/1972;
2)	deroghe relative, applicabili solo in presenza di committenti non soggetti passivi (art. 7-sexies), ovvero committenti non soggetti passivi stabiliti fuori dalla UE (art. 7-septies).
Per maggiori informazioni sull’argomento, invero piuttosto complesso e articolato, Le suggeriamo di consultare i numerosi interventi presenti su Intrastat.biz.
Le prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia devono essere assoggettate a IVA dal committente nazionale mediante emissione di autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, da annotare sia nel registro IVA vendite, sia nel registro IVA acquisti.
L’autofattura (da emettere in un unico esemplare) deve contenere i seguenti elementi:
-	numero identificativo IVA del cedente estero;
-	annotazione che trattasi di autofattura emessa per prestazioni ricevute da soggetto non residente;
-	l’IVA o la causa di non imponibilità o esenzione.
Infine, nei modelli INTRA devono essere riepilogate le sole prestazioni ricevute ex art. 7-ter, DPR 633/1972 (prestazioni “generiche”).
settembre 15th, 2010 at 17:55
“I chiarimenti che volevo chiedere sono relativi a quando si ricevono fatture sia per acquisti di beni che di prestazioni di servizi da operatori comunitari che indicano l’importo dell’IVA del Paese del cedente/prestatore. Riformulo il quesito: soggetto passivo IVA italiano che riceve fattura per acquisto beni e/o prestazione servizi, da soggetto passivo IVA comunitario con l’indicazione dell’IVA di quel Paese (esempio, imponibile 100, VAT 16, totale fattura 116): 1) debbono essere riepilogate nei modelli INTRASTAT? 2) come debbono essere registrate in contabilità? Vanno direttamente al costo, con registrazione in contabilità generale? Oppure vanno registrate in contabilità IVA applicando il reverse charge? E in tal caso il reverse charge si applica sul totale fattura (imponibile più IVA estera) o solo sull’imponibile? Teoricamente le fatture in questione dovrebbero essere senza IVA, ma a volte capitano anche questi casi e quindi sono graditi chiarimenti in merito. Grazie.”
Le fatture che espongono l’imposta non vanno riepilogate nei modelli INTRASTAT (non costituiscono acquisto intracomunitario di beni ex art. 38, DL 331/1993, e non sono prestazioni di servizi ex art. 7-ter, DPR 633/1972).
Qualora sussistano i presupposti per configurare un acquisto intracomunitario di beni, è comunque possibile richiedere al fornitore comunitario lo storno della fattura precedentemente ricevuta e l’emissione di una fattura che non esponga l’imposta locale, per poi seguire la procedura dettata dall’art. 46, DL 331/1993 (con successiva presentazione dei modelli INTRA beni).
In ogni caso, le fatture che espongono imposta estera vanno registrata direttamente a libro giornale senza transitare dai registri IVA. L’imposta può essere chiesta a rimborso con la nuova procedura ex art. 38-bis1, DPR 633/1972.
ottobre 15th, 2010 at 18:05
“Mi piacerebbe sapere se le prestazioni di servizi rese e/o ricevute effettuate con operatori della Repubblica di San Marino vanno riepilogate nei modelli INTRASTAT servizi. Per gli acquisti e le vendite di beni, ho tutto chiaro come funziona, ma per le prestazioni di servizi non riesco ad ottenere spiegazioni. Tanto per la cronaca l’Agenzia delle Entrate in data 1.7.2010 rispondeva che “l’Amministrazione Finanziaria a tutt’oggi non ha fornito indicazioni nel caso di specie.” Sembra di capire comunque che le prestazioni di servizi da e verso San Marino siano oggetto di riepilogo nella nuova comunicazione “black list” (spero sia sufficiente quest’ultima e che comunque non sia mai esistito l’obbligo degli INTRASTAT servizi anche per San Marino). Saluto cordialmente e ringrazio per il fattivo contributo da voi ricevuto.”
La Repubblica di San Marino non fa parte della Comunità Europea e, pertanto, le prestazioni di servizi rese o ricevute, effettuate con operatori economici ivi localizzati non vanno riepilogate negli elenchi INTRASTAT.
I soggetti che effettuano sia cessioni di beni intracomunitarie, sia cessioni verso San Marino, sono invece tenuti alla presentazione del mod. INTRA 1-bis compilato per la sola parte fiscale.
In questo caso, le cessioni verso San Marino non assumono alcuna rilevanza ai fini dei calcoli necessari per stabilire la periodicità con cui si devono presentare gli elenchi.
Per quanto riguarda la comunicazione “black list”, San Marino è presente nella lista ex DM 4.5.1999 e, pertanto, le operazioni poste in essere con operatori economici ivi localizzati devono essere riepilogate nella comunicazione.
In particolare, per quanto riguarda le prestazioni di servizi:
quelle territorialmente rilevanti in Italia devono essere oggetto di comunicazione dal 1° luglio 2010;
quelle territorialmente rilevanti nella Repubblica di San Marino devono essere oggetto di comunicazione dal 1° settembre 2010.

References: art. 50
 art. 38
 art. 17
 art. 41
 art. 17
 art. 7
 art. 26
 art. 5
 art. 6
 art. 17
 art. 6
 art. 6
 art. 12
 art. 17
 art. 7
 art. 38
 art. 7
 art. 38