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Timestamp: 2019-07-20 20:40:34+00:00

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Assegno di mantenimento: ha effetto retroattivo - ANAI
Assegno di mantenimento: ha effetto retroattivo
La sentenza che stabilisce l’assegno di mantenimento per l’ex moglie e i figli retroagisce al momento di deposito del ricorso.
Con la tua ex moglie hai in corso una vertenza legale per la definizione dell’assegno di divorzio e del mantenimento da versare ai figli. In sede di separazione vi eravate messi d’accordo per un importo e avevate così optato per un procedimento consensuale. Ora però lei vuole di più: sostiene che le spese sono aumentate e che con i pochi soldi che le versi non ce la fa a far mangiare i bambini, a comprare loro gli abiti e i libri di scuola. A te la scelta se accettare la sua nuova offerta o resistere, obbligandola ad avviare una causa di divorzio giudiziale. Tra i calcoli che ti stai facendo ci sono anche i tempi necessari alla definizione del processo: per vedere pubblicata la sentenza ci vorranno degli anni e, nel frattempo, potrai mettere da parte un po’ di quattrini. Lei invece infrange le tue speranze con una frase lapidaria: l’assegno di mantenimento ha effetto retroattivo. In pratica, a suo dire, se il giudice ti condannerà a pagare una somma maggiore, dovrai versarle anche gli arretrati dovuti per il passato. Chi dei due ha ragione? Di recente la Cassazione si è occupata di questo problema. Cerchiamo di spiegare qui di seguito qual è la corretta soluzione.
Tutti noi conosciamo i lunghi tempi della giustizia italiana, tempi che di solito si risolvono in un vantaggio per chi deve pagare: oltre ad avere più tempo per spogliarsi dei propri beni e metterli al riparo da possibili pignoramenti, il debitore vede slittare in avanti il momento in cui dovrà mettere mano al portafogli. Questa regola, però, non vale per l’assegno di mantenimento: la sentenza che stabilisce infatti l’ammontare del contributo che il coniuge deve versare all’altro non ha effetto da quando viene decisa la causa ma da quando è iniziata. In altre parole la condanna del giudice retroagisce al momento di proposizione del ricorso. È questa la sintesi della recente ordinanza della Cassazione [1]. Questo vale sia per l’assegno di mantenimento dell’ex coniuge che per il mantenimento dei figli.
Il principio applicato dalla Cassazione è abbastanza chiaro: un diritto non può restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio. Quindi, se anche i giudici ritardano nell’emissione della sentenza ciò non può diventare un pregiudizio per la parte ricorrente, in questo caso l’ex moglie che pretende l’assegno di mantenimento per i figli. Più sarà lungo il processo, maggiori saranno le somme arretrate da versare all’ex coniuge.
In pratica, si legge nel provvedimento in commento, gli effetti della sentenza di divorzio che modifica l’ammontare del mantenimento già determinato con la sentenza di separazione ed avente ad oggetto l’assegno da versare ai figli, retroagiscono alla data del deposito della domanda introduttiva del giudizio, ossia dall’inizio del processo.
I provvedimenti adottati dal tribunale nella causa di separazione tra marito e moglie ben possono essere modificati nel successivo e distinto processo di divorzio. Né è possibile, in sede di separazione, che i coniugi si accordino in anticipo su quella che sarà la misura del mantenimento anche dopo il divorzio: un patto del genere non avrà effetto e potrà essere disconosciuto da una delle due parti che pertanto potrà richiedere al giudice di determinare nuovamente l’ammontare degli alimenti.
Inoltre, nel processo di divorzio vale il principio della «decorrenza delle decisioni contenute nella sentenza dalla data del deposito del ricorso», e ciò in ossequio all’esigenza che la durata del giudizio non pregiudichi la parte che ha ragione.
In altre parole, il Collegio afferma che «gli effetti della sentenza, emessa in sede di definizione delle questioni economiche relative al divorzio, modificativa dell’ammontare – già determinato con precedente provvedimento definitivo emesso in sede di separazione o di modifica delle condizioni economiche della separazione – del contributo di uno degli ex coniugi per il mantenimento dei figli collocati presso l’altro ex coniuge, retroagiscono alla data della domanda o comunque alla data, se successiva, del verificarsi delle ragioni giustificative della modifica».
Allo stesso modo, però, e sul settore inverso, anche la sentenza che riduce l’assegno di mantenimento ha effetti retroattivi. Ed è sempre la Cassazione a chiarirlo [2] (leggi Mantenimento: la sentenza che riduce l’assegno è retroattiva). Questo significa che il taglio del mantenimento vale a partire dalla data del deposito del ricorso in tribunale e non da quella in cui il giudice decide.
[1] Cass. ord. n. 10788/18 del 4.05.2018.
[2] Cass. ord. 10787/17 del 3.05.2017.

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