Source: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=CRE&reference=20090114&secondRef=ITEM-005&language=IT&ring=A6-2008-0423
Timestamp: 2013-12-13 12:23:55+00:00

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Discussioni - Mercoledì 14 gennaio 2009 - di voto
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A6-0341/2008A6-0415/2008A6-0423/2008A6-0459/2008A6-0479/2008A6-0498/2008A6-0500/2008B6-0624/2008Testi presentati :
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Mercoledì 14 gennaio 2009 - Strasburgo
5. di votoVideo degli interventiPV
Dichiarazioni di voto orali - Relazione Coelho (A6-0500/2008) Hubert Pirker (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione in esame perché auspica una riforma volta a garantire la sicurezza dei minori, introducendo al contempo misure utili a migliorare la sicurezza dei passaporti. Si tratta dunque di un pacchetto che, nel suo complesso, ci permette di compiere passi in avanti nella lotta alla tratta dei minori e nella tutela dell’infanzia. Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Credo che l’aggiunta di elementi biometrici alle caratteristiche di sicurezza dei documenti di viaggio sia un passo necessario. E’ però ugualmente doveroso considerare non solo il miglioramento della sicurezza dei cittadini europei, che costituisce il nostro obiettivo principale, ma anche la tutela della loro privacy. Mi impegno a far sì che l’attuazione di tale normativa e la sua applicazione a livello nazionale non causino difficoltà burocratiche, né, tanto meno, l’abuso dei dati raccolti, neppure ad opera di paesi terzi al di fuori dei confini comunitari. Desidero inoltre ricordare quanto sia necessario favorire un maggiore coinvolgimento di Europol e di Frontex nel settore: solo grazie ad un elevato livello di coordinamento tra le autorità incaricate dell’applicazione della legge nei vari Stati membri potremo raggiungere la meta tanto ambita di rendere l’Europa un posto sicuro per tutti noi. Accolgo inoltre con favore il fatto che, a partire dai 12 anni di età, i minori disporranno del proprio passaporto: grazie a tale misura, si ridurranno i casi di violenza sui minori ad opera della criminalità organizzata transfrontaliera, un’altra ottima motivazione per esprimere parere favorevole su questo argomento, per controverso che sembri. Frank Vanhecke (NI) . – (NL) Signor Presidente, è con grande piacere e convinzione che ho dato il mio appoggio alla relazione Coelho sugli elementi biometrici nei passaporti comunitari. Si tratta infatti, se non altro, di un primo passo nella lotta contro i numerosi casi di abuso e falsificazione dei documenti di viaggio, nonché di una forma di armonizzazione che non possiamo non condividere in quanto misura di certo utile e necessaria nei paesi dello spazio Schengen. E’ indubbio che all’apertura delle frontiere interne debba corrispondere una protezione dei confini esterni la più efficace possibile, un obiettivo che, allo stato attuale delle cose, siamo lungi dall’aver raggiunto. La relazione in esame costituisce pertanto un passo nella giusta direzione.
Devo ammettere però che nutro una riserva: il miglioramento della sicurezza dei passaporti non è di per sé sufficiente. Ogni anno centinaia di migliaia di cittadini stranieri non europei entrano nel nostro continente, l’Europa; alcuni sono immigrati regolari, altri semiregolari, altri ancora clandestini. L’anno scorso il mio paese, il Belgio, ha accolto oltre 70 000 stranieri non europei, cui si è aggiunto un numero non meglio identificato di clandestini: questa affluenza indiscriminata va arginata, ma miglioramento dei passaporti da solo non sarà sufficiente. Dimitar Stoyanov (NI) . – (BG) Signor Presidente, la ringrazio. Ho votato contro la relazione Coelho per due motivi. In primo luogo, mi preoccupo della tutela dei diritti dei cittadini, nonché del fatto che la raccolta di dati biometrici possa mettere a repentaglio la sicurezza e, in particolare, la libertà degli europei, violando anche uno dei diritti umani fondamentali: la libertà di circolazione.
Ad allarmarmi ancora di più è tuttavia l’idea che, per la seconda volta in soli dieci anni, vengano introdotti nel mio paese nuovi documenti di identità. A titolo del tutto personale, specifico che questa sarebbe anzi la terza emissione dei miei documenti di identità in soli dieci anni. Potrà sembrarvi un capriccio, ma i cittadini bulgari percepiscono un reddito tanto basso che l’obbligo di sostenere la spesa di nuovi documenti di identità sarebbe per loro poco etico, se non immorale: non è corretto far pagare ad un pensionato che percepisce 100 lev bulgari, l’equivalente di 50 euro, 20 euro per l’emissione di nuovi documenti di identità. Ho votato contro la relazione Coelho proprio per questo motivo: la considero del tutto inadeguata alla situazione del mio paese. Relazione Cappato (A6-0459/2008) Gay Mitchell (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, chiedo solo che sia iscritto nel processo verbale che ho deciso di votare contro la relazione Cappato perché ritengo che vi sia un’altra relazione, afferente allo stesso ambito, ma più meritevole, che verrà presto sottoposta all’esame di questo Parlamento.
Desidero inoltre ricordare che non è di un intervento sui libri contabili che il Parlamento ha bisogno. Infatti ci sono deputati che, pur sedendo in quest’Aula da oltre quattro anni e mezzo e pur avendo percepito, in tutto questo lasso di tempo, uno stipendio, hanno parlato meno dell’onorevole Burke, che occupa il proprio seggio da appena sei mesi. Ritengo sia arrivato il momento di occuparci del problema.
Alcuni membri di questa Assemblea non partecipano all’attività parlamentare, né in seno alle commissioni né durante le plenarie. Alcuni dei deputati in questione appartengono a gruppi di dimensioni ridotte: vengono qui solo per usufruire del proprio tempo di parola, per poi precipitarsi all’aeroporto e trascorrere le proprie giornate nello Stato membro di provenienza, anziché restare in quest’Aula a denunciare ai cittadini le pecche della democrazia nell’Unione. Tale deficit persisterà fintanto che i membri di questo Parlamento che non garantiscono la propria presenza continueranno a percepire uno stipendio, nonostante il palese abuso della democrazia di cui sono colpevoli. Chiedo che le mie parole siano iscritte nel processo verbale, signor Presidente.
Ritengo che non si possa intraprendere una riforma incentrata sull’emissione di documenti e sulla garanzia di maggiore trasparenza senza adottare, allo stesso tempo, misure tali da indicare quali deputati partecipano all’attività parlamentare e quali no. - Relazione Graf Lambsdorff (A6-0415/2008) Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Il problema alla base del cattivo funzionamento del mercato europeo delle armi è la sua frammentazione. Oggi abbiamo invece creato un sistema di appalti pubblici nel settore, rispettando le deroghe per ragioni strategiche fissate dall’articolo 273 del trattato istitutivo. Mi sono impegnata, in seno alla commissione, affinché si ponesse fine allo spreco di fondi pubblici causato da contratti militari poco trasparenti. In passato, si è inoltre fatto abuso della clausola dell’interesse nazionale per contratti che non avevano palesemente nulla a che fare con la qualità della sicurezza fornita. I primi esempi che mi vengono in mente riguardano appalti di lavori e per la fornitura di approvvigionamenti o servizi di trasporto. La proposta in esame consentirà di risparmiare risorse che potranno poi essere reinvestite in ricerca e tecnologia, per meglio tutelarci dalle minacce presenti e future. Jim Allister (NI) . – (EN) Signor Presidente, sono contrario alla relazione in esame perché ritengo metta a repentaglio il lavoro dei governi e delle imprese che hanno stanziato risorse considerevoli nella ricerca e sviluppo per la difesa, ma che si ritrovano ora privati dei guadagni che derivano dalla fase di sviluppo e produzione.
Secondo la bozza di direttiva in discussione, gli appalti dovranno essere aperti alla concorrenza europea, impedendo non solo alle società attive nel settore della difesa, ma anche agli stessi Stati, di salvaguardare i propri diritti di proprietà internazionali e i propri posti di lavoro. Considerando che molte società britanniche del settore hanno reparti di ricerca e sviluppo all’avanguardia, il rischio che tale relazione comporta è per me fonte di grande preoccupazione.
Il mio disagio è acuito dalla consapevolezza che, in realtà, la presente relazione mira a promuovere l’integrazione a livello comunitario e la politica europea di sicurezza e di difesa, anziché dare la priorità a un effettivo vantaggio economico. Carlo Fatuzzo (PPE-DE) . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere più breve del solito per dire che ho votato a favore della relazione Lambsdorff che muove un passo avanti per la sicurezza e difesa comune, ma mi domando e le domando quando avremo finalmente una vera difesa europea, un vero esercito europeo, una vera possibilità di risparmiare danaro e di poterci difendere come Europa? Spero, presidente al più presto! Presidente . − Non mi compete, in questo caso, dare immediatamente una risposta che sarebbe complicata, procediamo a ulteriori dichiarazioni di voto, stavolta sulla relazione Schlyter. - Relazione Schlyter (A6-0341/2008) Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Ho votato a favore della relazione Schlyter sulle sostanze pericolose e sui prodotti chimici, in particolare il diclorometano, per limitare l’uso di questa sostanza cancerogena negli svernicianti, sebbene, in un numero limitatissimo di casi, siano state previste anche delle deroghe. Mi consola però il fatto che nella pratica tali deroghe non troveranno alcuna applicazione, essendovi alternative sicure che non solo i consumatori, ma anche gli utenti professionisti preferiranno scegliere. Kathy Sinnott (IND/DEM) . – (EN) Signor Presidente, alcune sostanze sono tanto pericolose da giustificare un divieto assoluto o la limitazione del loro uso a casi severamente regolamentati, nel rispetto delle più rigorose precauzioni igienico-sanitarie e di sicurezza. Il diclorometano è una di queste e deve essere pertanto ritirato dalla circolazione. - Relazione Figueiredo (A6-0423/2008) Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Saluto con favore l’accordo internazionale che stabilirà nuove condizioni di lavoro per gli occupati nel settore della pesca, che accusa la più elevata percentuale di incidenti e morti sul posto di lavoro. Desidero pertanto invitare il Consiglio e la Commissione a fare del loro meglio affinché la convenzione venga ratificata ben prima del 2012. Da ultimo, chiedo di iscrivere nel processo verbale che la mia apparecchiatura per la votazione ha avuto un problema tecnico e che ovviamente ho votato a favore della relazione. - Relazione Catania (A6-0479/2008) Irena Belohorská (NI) . – (SK) La relazione di iniziativa redatta dall’onorevole Catania ha innescato un proficuo scambio di opinioni tra i gruppi politici e i membri di questo Parlamento.
L’Unione europea si trova in una fase estremamente difficile a causa della crisi finanziaria e dell’emergenza energetica scatenata dal conflitto tra Russia e Ucraina. Le circostanze richiedono un’azione congiunta, evitando qualunque mossa possa minare la nostra unità. La crisi si ripercuoterà senza dubbio su tutti i cittadini europei, dalla Slovacchia alla Polonia e dall’Ungheria alla Germania, e credo dunque che quanti cercano di mettere gli Stati membri l’uno contro l’altro, come sistematicamente accade durante le sessioni, non abbiano compreso a fondo la gravità della situazione attuale, che mette a serio rischio l’unità dell’Unione. Occorre piuttosto concentrare i nostri sforzi sulla ricerca di soluzioni e sulla ratifica del trattato di Lisbona, al fine di dare impulso alla competitività dell’Unione europea.
Ho più volte affermato in questa stessa sede che non vi è posto per l’autonomismo nel nostro spazio comune. Non bisogna infatti trascurare né rinnegare il fulcro dell’integrazione comunitaria, tenendo bene a mente le parole di Schuman secondo cui un europeo intelligente non può gioire delle disgrazie del proprio vicino perché siamo tutti legati da un destino comune, nel bene e nel male. Hubert Pirker (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, la relazione Catania è uno specchietto per le allodole: non riporta alcuna valutazione del rispetto dei diritti fondamentali nell’Unione europea dal 2004 al 2008 ed è una mera enumerazione delle istanze dell’ala sinistra di questa Assemblea.
Le richieste avanzate variano dal riconoscimento del matrimonio tra individui dello stesso sesso in tutti gli Stati membri alla legalizzazione delle droghe e dell’eutanasia e alla regolarizzazione dei clandestini. A nome della delegazione del Partito popolare austriaco (ÖVP) e a titolo personale, respingo nettamente le suddette istanze, che sono state però approvate dalla maggioranza, e abbiamo dunque votato tutti, me compreso, contro la relazione. Peter Baco (NI) . – (SK) Ho espresso parere favorevole alla relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea dal 2004 al 2008.
La conditio sine qua non per il mio voto favorevole era la bocciatura della formulazione iniziale dell’articolo 49 sul sostegno all’autonomia territoriale e regionale. Lo scopo era quello di pormi in netta contrapposizione ai provocatori e ai cospiratori che vogliono speculare sullo status quo. In altre parole, il Parlamento europeo non gioca con l’autonomia regionale e territoriale: è questa la proficua lezione che possiamo trarre dalla plenaria odierna, un risultato di cui possiamo essere tutti fieri. Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Signor Presidente, ho votato anche io contro l’adozione della relazione in esame sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea, redatta da un eurodeputato comunista. Ciononostante, apprezzo lo sforzo compiuto dai relatori di altri gruppi, che sono riusciti a ridimensionare il testo, inserendovi alcuni interessanti paragrafi sulla situazione delle minoranze. In qualche punto, il testo resta tuttavia poco obiettivo e la relazione esula, come forse nessun’altra prima, dallo scopo di fare il punto su un determinato periodo, assumendo una posizione chiaramente faziosa sui diritti umani nell’Unione. La relazione viola inoltre il principio di sussidiarietà, dettando norme sulla politica familiare e su altre questioni etiche, contrariamente a quanto stabilito dai trattati istitutivi. Simon Busuttil (PPE-DE) . – (MT) Anche io ho votato contro la relazione Catania, in quanto contiene almeno tre riferimenti all’aborto come diritto umano. E’ un’affermazione che non condivido e che giudico anzi inaccettabile. E’ un peccato che una relazione di tale importanza, dedicata ad un argomento tanto vasto, contenga in sé elementi che esulano dalle competenze dell’Unione europea, e con cui l’Unione non dovrebbe neppure tentare di interferire, proprio in virtù del principio di sussidiarietà. Sono queste le motivazioni che mi hanno spinto a votare contro la relazione. Péter Olajos (PPE-DE) . – (HU) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Catania perché colma lacune preesistenti in materia di diritti delle minoranze. Si tratta di una questione di particolare rilievo per l’Ungheria e per le minoranze che vivono sia al di fuori che entro i confini del paese. La relazione pone infatti l’accento sulla tutela delle lingue minoritarie e definisce l’uso della propria lingua madre come uno dei principali diritti fondamentali, che purtroppo non ha sempre trovato applicazione nei nuovi Stati membri in tempi recenti.
La relazione sottolinea inoltre la necessità di definire e circoscrivere lo status di minoranza nazionale, un aspetto di notevole importanza per le 150 minoranze europee.
Da ultimo, ritengo che il paragrafo 49 svolga la preziosa funzione di ricordare che l’autogoverno è la soluzione più efficace ai problemi delle minoranze nazionali e può essere raggiunto ispirandosi ai più esemplari modelli di autonomia individuale, culturale e regionale a livello comunitario. Jim Allister (NI) . – (EN) Signor Presidente, una società consumata dai diritti è una società in cui predomina la brama di arrogarsi qualunque prerogativa e che ha perso il proprio equilibrio. E’ proprio questo il motivo per cui la relazione chiede a gran voce l’uguaglianza tra le coppie regolarmente sposate e le unioni omosessuali. L’ordine naturale delle cose prevede l’unione tra uomo e donna; chiedendo il riconoscimento della sua antitesi, finiamo solo per sovvertirlo. Per anacronistico che possa sembrare, dichiaro senza vergogna che il mio ruolo di legislatore non mi permette di acconsentire all’unione innaturale tra persone dello stesso sesso. Non ho forse lo stesso diritto di sottoscrivere tale posizione di quelli che sostengono il parere contrario? Sembrerebbe di no, a giudicare dal clima di intolleranza in cui si è svolta parte della discussione odierna.
Mi dissocio da questo aspetto della relazione, poco importa se il mio disaccordo mi esporrà al ridicolo. Preferisco schierarmi a favore di posizioni che ritengo giuste anziché applaudire dichiarazioni sbagliate. Frank Vanhecke (NI) . – (NL) Signor Presidente, in tutta la mia carriera di eurodeputato raramente ho visto una rassegna di sciocchezze politicamente corrette paragonabile alla relazione Catania. Il colmo dei colmi sta però nel fatto che questa presunta relazione sui diritti fondamentali in realtà poggi sul trattato di Lisbona, che è stato respinto proprio a seguito di consultazioni referendarie e che al momento non ha alcun fondamento giuridico. Che arroganza! Mi chiedo se i diritti fondamentali siano veramente riconosciuti in capo ai cittadini europei, o siano piuttosto una prerogativa dell’eurocrazia. La relazione dimentica inoltre uno dei diritti fondamentali: il diritto di un popolo, per esempio il popolo del proprio paese, a difendere le ricchezze faticosamente guadagnate, a preservare la propria lingua, la propria cultura, le proprie tradizioni e le proprie leggi. La garanzia di tale diritto sarebbe una novità in questo santuario del “politicamente corretto”. Il Parlamento si è reso ancora una volta letteralmente ridicolo approvando la relazione Catania con una schiacciante maggioranza. Philip Claeys (NI) . – (NL) Signor Presidente, il diritto a esprimere liberamente la propria opinione e le modalità di esercizio di tale diritto costituiscono senza dubbio un prezioso indicatore della situazione dei diritti fondamentali nei nostri paesi. La relazione coglie dunque nel segno nel mettere in guardia dalla censura non ufficiale e dall’autocensura che si verificano quando determinati argomenti passano sotto silenzio nel dibattito pubblico. E’ ugualmente fondata la parte della relazione in cui si punta il dito contro i singoli e i gruppi che vogliono mettere a tacere qualunque critica con il pretesto di un presunto attacco permanente nei loro confronti.
La relazione avanza tuttavia anche proposte mistificanti, come l’esortazione a “perseguire con determinazione qualsiasi incitazione all’odio espressa in programmi mediatici razzisti e articoli che diffondano idee intolleranti”: è proprio questo il genere di interventi che conduce alla censura e all’autocensura deplorati in altri punti della relazione, ed è proprio questo il genere di norme che hanno causato la condanna del principale partito fiammingo in Belgio per aver criticato la politica adottata in materia di immigrazione. Occorre prendere delle posizioni nette, perché non è possibile essere solo parzialmente a favore della libertà di espressione: o ci si schiera a difesa di tale diritto, accettandone le conseguenze, o non lo si fa. Carlo Fatuzzo (PPE-DE) . – Signor presidente, onorevoli colleghi, sui diritti fondamentali, pur avendo votato contro nella votazione finale, ho votato e sono favorevole al paragrafo 81 con cui l'amico Giusto Catania, che mi sta guardando in questo momento dal suo banco, dichiara che chiede agli Stati membri che sia agevolato al massimo e migliorato l'accesso di giovani, anziani e disabili al mercato del lavoro.
L'onorevole Giusto Catania – che è giusto al 100 % – sicuramente ha pensato, anche se non l'ha scritto, che si migliori non solamente l'accesso al lavoro, ma anche l'accesso alla pensione visto che si parla di anziani. Quindi pensioni ai giovani, agli inabili e agli anziani. Sono sicuro, vedo che lui è d'accordo che anche i giovani prima prendono la pensione da giovani e poi da anziani lavorano. Vedo che applaude. Penso che anche lei sia d'accordo ma poiché i miei interventi vanno su Internet desidero precisare che quello che ho detto lo sto dicendo per sottolineare in modo simpatico che anche gli anziani hanno diritto alla pensione. Kathy Sinnott (IND/DEM) . – (EN) Signor Presidente, servendosi della relazione Catania, diversi membri di questa Assemblea hanno cercato ancora una volta di addurre i diritti umani come pretesto per promuovere l’aborto, sebbene tale pratica neghi a milioni di bambini ogni anno il più importante dei diritti umani: la vita, che pone in essere qualunque altro diritto.
Inoltre, come rappresentante ed elettrice irlandese, è per me molto interessante osservare che sia la relazione che gli emendamenti presentati ricollegano il trattato di Lisbona e la Carta dei diritti fondamentali alla normativa comunitaria in materia di aborto. Mairead McGuinness (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, comincio facendo osservare ai servizi che la prima parte della mia votazione sul paragrafo 31 avrebbe dovuto essere favorevole.
Ritengo che la relazione in esame avrebbe potuto fare di più per quegli ambiti della disabilità che necessitano di un maggior intervento. A questo proposito, sono però lieta che il Parlamento abbia deciso di approvare l’emendamento n. 42, da me presentato, che invita la Commissione ad assicurarsi che le risorse finanziarie disponibili siano destinate ai soli Stati membri in linea con i criteri fissati nella convenzione dell’ONU nell’ambito della deistituzionalizzazione. Quest’ultimo è un punto di grande rilievo per me e per molti altri membri di questo Parlamento. Come già sottolineato in altri interventi, la relazione solleva tuttavia diverse questioni che non sono di competenza dell’Unione, che non può né vuole legiferare in materia di aborto, ma ricadono nella sfera di applicazione del principio di sussidiarietà. Non ho dunque potuto pronunciarmi a favore dell’intera relazione, ma mi sono astenuta, ritenendo che l’emendamento sulla disabilità sia fondamentale per quanti, tra noi, si preoccupino di chi non può parlare e non ha né voce né nessuno che lo ascolti. Miroslav Mikolášik (PPE-DE) . – (SK) La relazione Catania abbraccia diversi aspetti dei diritti umani. Sottoscrivo quanto detto da alcuni degli oratori precedenti e, al pari loro, desidero esprimere il mio sostanziale disaccordo con la relazione a causa di un problema di fondo: la mancata approvazione di alcuni emendamenti fondamentali che avrebbero corretto una relazione altrimenti poco meritevole.
La relazione fa riferimento ai cosiddetti diritti sessuali e alla salute sessuale che, per esempio secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale per la sanità, comprendono esplicitamente il diritto all’aborto. Non è possibile inserire un riferimento simile nel diritto comunitario, né tanto meno imporlo agli Stati membri.
Come medico, non posso che difendere la vita e la dignità umane fin dal momento del concepimento e ho dunque votato contro questo testo discutibile, che, tra le altre cose, non ottempera al principio di sussidiarietà. Michl Ebner (PPE-DE) . – Signor presidente, onorevoli colleghi, io condivido quello che ha detto qua l'onorevole Pirker, per cui non devo più soffermarmi. Credo che il collega Catania ha sbagliato tema, questa relazione non doveva nemmeno arrivare qua in Aula perché gli uffici dovrebbero verificare se una relazione ricalca il tema e il titolo posto o se è tutt'altra cosa. Questa relazione è tutta un'altra cosa e non si riferisce di fatto al titolo e all'incarico postogli.
Per quanto riguarda la questione specifica, quella che riguarda il paragrafo 49, avrei preferito che l'Aula adottasse il testo originale non modificandolo. Io ho votato contro la relazione nel suo intero, appunto per i motivi enunciati. Koenraad Dillen (NI) . – (NL) Signor Presidente, raramente ho votato con tanta convinzione contro una relazione. Se seguissimo le raccomandazioni in essa presentate, finiremmo per instaurare una sorta di dittatura del “politicamente corretto” all’interno dell’Unione, nascondendoci dietro il presunto antirazzismo di altisonanti dichiarazioni di principio per limitare ulteriormente la libertà di opinione su materie quali il diritto d’asilo o l’immigrazione. La relazione in esame si propone di aprire ancora di più le cateratte dell’immigrazione, sia regolare che clandestina, verso l’Unione europea, non solo trascurando la centralità del diritto alla sicurezza dei cittadini, ma addirittura affermando che i veri diritti fondamentali sono quelli dei criminali.
Si tratta di un completo capovolgimento della realtà: in una società normale diritti e doveri procedono infatti di pari passo, mentre la relazione in esame, nonostante la sua voluminosità, non contiene alcuna traccia del dovere di integrarsi nella società europea che spetta agli stranieri. Al contrario, noi europei siamo i soli ad essere continuamente presi di mira. I nostri cittadini sono stanchi di essere stigmatizzati da quei mandarini europei che puntano il dito solo contro di loro. Martin Callanan (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, sono in disaccordo con molti punti della relazione Catania.
In primo luogo, non accetto l’idea che l’Unione europea sia autorizzata ad imporci un qualsivoglia diritto. Del resto, la storia ci insegna che l’Unione ha fatto esattamente il contrario.
Mi oppongo inoltre al fatto che la Carta dei diritti fondamentali, un documento essenzialmente politico, concepito per entrare a far parte dell’ormai fallito progetto di Costituzione europea, sia incorporata nel diritto comunitario e, in particolare, nel diritto britannico. Sono fermamente contrario alla Carta dei diritti fondamentali, perché ne respingo l’approccio assolutista alla materia dei diritti umani. Non mi oppongo in via di principio al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, ma anche in questo caso non considero la questione di competenza comunitaria: devono essere i parlamenti dei singoli Stati membri a regolamentarla sul rispettivo territorio.
Alla luce di queste mie sostanziali obiezioni, ho votato contro la relazione. Daniel Hannan (NI) . – (EN) Signor Presidente, lunghi anni di esperienza ci insegnano che i diritti che esistono solo sulla carta non sono sufficienti a garantire le libertà civili. I diritti sanciti dalla Carta dei diritti e delle libertà fondamentali dell’Unione europea non sono poi tanto distanti da quelli abbozzati, ad esempio, nella costituzione dell’ex Repubblica democratica tedesca o dell’URSS; tuttavia, come ben sapevano gli infelici cittadini di quelle entità politiche, i diritti sulla carta sono di per sé vani in assenza degli adeguati meccanismi di controllo parlamentare.
Non vi è alcuna crisi dei diritti umani all’interno dell’Unione europea, ma vi è una crisi di legittimità democratica. Mi sia permesso di dire che uno dei modi per migliorare la situazione sarebbe quello di tener fede agli impegni presi con i nostri elettori, sottoponendo, come promesso, il trattato di Lisbona ad una serie di referendum. Pactio Olisipiensis censenda est! Ewa Tomaszewska (UEN) . – (PL) Signor Presidente, ogni bambino ha diritto all’amore di entrambi i genitori. Anche qualora il matrimonio finisca, dovrebbe essere il bene del figlio e non la “discrezione” dei funzionari a determinarne i contatti con i genitori.
Un bambino ha inoltre il diritto di parlare con i propri genitori nella loro lingua madre. Se i genitori sono di nazionalità diverse, il bambino dovrebbe avere il diritto di parlare entrambe le lingue. Ciononostante, lo Jugendamt agisce contro gli interessi del bambino, limitandone i contatti con il genitore non tedesco con effetto immediato. La commissione per le petizioni ha ricevuto oltre 200 denunce in tal senso ed è proprio per questo motivo che ho espresso parere favorevole all’emendamento n. 24. A seguito della sua bocciatura, ho però deciso di votare contro una relazione che nega il diritto alla vita promuovendo una normativa favorevole all’aborto e violando il principio di sussidiarietà. Gerard Batten (IND/DEM) . – (EN) Signor Presidente, il partito indipendentista britannico è contrario al razzismo, alla mutilazione genitale femminile, alla criminalizzazione dell’omosessualità e ai pregiudizi contro gli stranieri, ovunque tali fenomeni emergano. Il diritto vigente nel nostro paese è tuttavia sufficiente a garantire ai cittadini britannici il pieno rispetto dei diritti umani e l’intervento dell’Unione europea non è affatto necessario. Del resto, essendo non solo poco democratica, ma addirittura antidemocratica, l’Unione non è la più indicata a vigilare su qualsivoglia diritto.
Ricordiamo inoltre che il diritto familiare è di competenza degli Stati membri e non rientra nella giurisdizione comunitaria. Anche l’eventualità che l’uso di droga diventi reato è questione di competenza degli Stati membri e l’Unione europea non dovrebbe cercare di scardinare e sostituire i sistemi giuridici nazionali. E’ per tutte queste motivazioni che il gli eurodeputati del partito indipendentista britannico hanno votato contro la relazione in esame. Christopher Heaton-Harris (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, quando discutiamo relazioni come quella in esame, mi confronto spesso con vari gruppi di cittadini e associazioni di volontariato attivi nella mia circoscrizione, ricavando dai contatti e dalle esperienze di altri molte preziose informazioni.
Di norma, cerco anche di valutare il parere di altri eurodeputati provenienti da tutti gli schieramenti politici e da vari paesi, allo scopo di conoscere i punti di vista e i problemi di altre persone. Sottoscrivo senza riserve le osservazioni dei miei colleghi, gli onorevoli Hannan e Callanan.
Sulle questioni sollevate dalla relazione in esame, mi piace però anche confrontarmi con colleghi quali l’onorevole Allister che, pur non appartenendo al mio stesso partito politico, è comunque un membro impegnato e pragmatico di questa Assemblea: le sue osservazioni sono spesso ragionevoli e so che con lui è possibile essere in civile disaccordo, come nel caso dell’intervento che ha appena tenuto.
Relazioni come la presente, in cui ogni punto va considerato singolarmente per decidere il proprio voto, non permettono di tracciare una linea divisoria netta, schierandosi o a favore o contro, ed è per questo che mi sono chiamato fuori. Mi scuso, ma mi sono astenuto. Kinga Gál (PPE-DE) . – (HU) Signor Presidente, la relazione appena approvata, intitolata “Situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea”, offre un quadro esaustivo e segna, da molti punti di vista, una svolta. A meritare particolare attenzione è la presentazione che si dà dei diritti dei minori e dei diritti sociali fondamentali: l’aspetto che più ho apprezzato è l’adozione di un approccio finalmente giusto ai problemi e ai diritti delle minoranze nazionali tradizionali, definendo i principi di autogoverno e uso della lingua, ambiti in cui l’intervento del legislatore comunitario si è fatto parecchio attendere.
E’ con questa motivazione che ho appoggiato e mi sono battuta per l’approvazione di questa relazione ed è per questi stessi motivi che anche la delegazione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei ha votato a favore, nonostante i tanti paragrafi discutibili che sono stati ugualmente approvati e da cui ci dissociamo, essendo inaccettabile che certe questioni vengano regolamentate a livello comunitario. László Tőkés (Verts/ALE) . – (HU) Signor Presidente, mi scuso per non essermi iscritto, non ne ero informato. Come membro del clero, nonché rappresentante di una minoranza ungherese soggetta a discriminazione, ma disposta al compromesso se necessario, ho votato in tutta coscienza a favore della relazione Catania sui diritti fondamentali. La considero infatti un passo in avanti sotto vari profili, ad esempio con riferimento ai diritti sociali.
Desidero inoltre esprimere il mio apprezzamento per l’articolo sui diritti delle minoranze, che potrebbe fungere da punto di partenza per la costruzione di un quadro giuridico comunitario in materia di tutela delle minoranze. Concordo dunque con la dichiarazione dell’onorevole Gál.
E’ stato tuttavia necessario accettare dei compromessi, poiché non posso non dissociarmi da certi punti, ad esempio il paragrafo riguardante l’eutanasia o la questione dell’omosessualità. Respingo l’idea che si possa limitare la libertà di culto e di coscienza dei religiosi in riferimento all’omosessualità.
Mi rammarico inoltre del fatto che il paragrafo 49 non contenga alcun riferimento ai diritti delle comunità e delle minoranze tradizionali, né all’autonomia territoriale o regionale. Georgs Andrejevs (ALDE) . – (LV) Grazie, signor Presidente. Nella votazione finale ho espresso parere contrario alla relazione in esame, pur concordando su diversi punti. Ho votato contro perché la relazione confonde le minoranze tradizionali e i relativi diritti con l’immigrazione economica e forzata, fenomeni questi ultimi che hanno interessato il mio paese a seguito della sua occupazione dopo la seconda guerra mondiale. Durante i cinquant’anni dell’occupazione, la popolazione indigena è scesa al 50 per cento, diventando addirittura una minoranza nelle tredici più grandi città lettoni, compresa Riga, la capitale. Grazie. John Attard-Montalto (PSE) . – (EN) Signor Presidente, poco fa abbiamo votato sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea. E’ stato con grande rammarico che io e i miei due colleghi maltesi del gruppo dei Socialisti europei ci siamo astenuti dalla votazione.
Sebbene la relazione contenga molti punti lodevoli in materia di diritti umani fondamentali, essa solleva anche alcune questioni, come l’aborto, che non avrebbero mai dovuto rientrarvi. Essendo contrari all’aborto, noi rappresentanti maltesi dei socialisti al Parlamento europeo abbiamo dovuto votare contro le relative parti della relazione.
La relazione solleva inoltre alcune questioni, come il testamento biologico e il diritto alla dignità alla fine della vita, riguardo alle quali non possiamo esprimerci; abbiamo dunque deciso di astenerci nella votazione finale. Desidero infine ringraziarvi per l’opportunità concessami. Presidente . − Procediamo adesso alle dichiarazioni di voto sulla relazione Cappato, abbiamo già ascoltato prima l'onorevole Mitchell. - Relazione Cappato (A6-0459/2008) Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Signor Presidente, non ho appoggiato questo testo di ispirazione populista, che, nella stesura originale, conteneva una lunga serie di misure utili a garantire una maggiore trasparenza delle attività politiche a livello comunitario. Purtroppo, il testo è stato emendato. Non ho alcuna intenzione di dare il mio consenso a provvedimenti insensati come la divulgazione dei documenti personali e di lavoro che i membri di questo Parlamento si scambiano fra loro o che ricevono da organizzazioni non governative o gruppi di interesse. Pur non considerando tali documenti riservati, so che nessun parlamento nazionale in una democrazia civile imporrebbe mai l’obbligo di pubblicare la propria corrispondenza di lavoro, tanto meno di altro genere. Presidente . − Bene! Last but not least, Syed Kamall! Syed Kamall (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, la ringrazio per le sue cortesi parole. Spero di ricordarle anche in futuro.
Credo che la trasparenza e l’accesso ai documenti comunitari siano argomenti che mettono tutti d’accordo all’interno di quest’Aula. Dopo tutto, siamo qui solo grazie ai contribuenti che ci hanno eletti e che finanziano queste istituzioni e il nostro lavoro. Quando si parla di trasparenza e di accesso ai documenti, dovremmo dunque cercare di fare in modo che i contribuenti possano consultare i documenti che effettivamente interessano loro. Non molto tempo fa i capigruppo di questo Parlamento si sono recati in visita presso il capo di Stato di un paese democratico, la Repubblica ceca. I capigruppo in questione, che, per quanto ne sappiamo, erano lì in rappresentanza del Parlamento, hanno però insultato il presidente del paese ospite e molti i cittadini hanno semplicemente richiesto che venga pubblicato il processo verbale della riunione incriminata. Siamo dunque trasparenti e chiari e cerchiamo di aver rispetto per chi sostiene opinioni diverse da quelle dei membri di questo Parlamento! Dichiarazioni di voto scritte - Relazione Coelho (A6-0500/2008) John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. − (EN) Tra le principali misure di sicurezza concordate vi è la questione degli elementi biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio. Naturalmente, ciò comporta una spesa ragguardevole, pari a diversi milioni di euro. Tuttavia, in materia di misure di sicurezza non è possibile transigere. Bisogna, inoltre, tenere conto dei redditi dei nostri cittadini, che variano da un paese all’altro. Il rilascio di un passaporto ordinario a Malta comporta dei costi. Chi si accollerà la spesa del passaggio ai passaporti biometrici: lo Stato, i singoli cittadini o si deciderà di suddividere tale costo tra entrambi? Stamani al Parlamento europeo è stato concordato che gli Stati membri nei quali sia attualmente concessa l’inclusione dei figli nei documenti dei genitori avranno l’obbligo di rilasciare documenti individuali per i minori senza prevedere il pagamento di alcun costo aggiuntivo oltre le spese materiali. Sarebbe opportuno che il governo ne prendesse atto, dato che ormai si è affermata la politica di non presentare alcun ricorso quando il governo riscuote tariffe e imposte irregolari, com’è stato nel caso dell’IVA sulla registrazione e i pagamenti pregressi relativi alle parabole satellitari. Koenraad Dillen (NI) , per iscritto. − (NL) Nella relazione Coelho è prevalso il buon senso ed è stata questa la ragione per cui ho votato senza esitazione a suo favore. Va accolto positivamente il fatto che l’uso degli elementi biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio diventi oggetto di norme più severe e di armonizzazione, specialmente perché l’abolizione delle frontiere interne europee ha dimostrato la necessità di rafforzare i controlli di sicurezza alle frontiere esterne. Un sistema di elementi biometrici uniforme e armonizzatoci consentirà, tra l’altro, di combattere la criminalità con maggiore efficacia. Questa relazione rappresenta un passo avanti, seppur incerto, in questa direzione. Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Questo regolamento intende modificare le norme sulle caratteristiche di sicurezza e gli elementi biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri. Abbiamo espresso parere contrario su questa normativa sin dalla sua elaborazione nel 2004, poiché essa introduce l’armonizzazione dei meccanismi di sicurezza e l’integrazione degli identificatori biometrici, nel contesto delle politiche di sicurezza promosse a livello comunitario. Questo emendamento mira fondamentalmente a introdurre esenzioni per i minori al di sotto di dodici anni di età, una deroga che secondo quanto previsto dovrebbe durare quattro anni, in modo che i paesi in cui vige una legislazione che definisce un limite d’età minimo possano mantenerlo, a condizione che sia osservato il limite minimo di sei anni (nel caso di Portogallo, Francia ed Estonia), oltre ad altri aspetti relativi alla protezione e alla sicurezza degli elementi biometrici. Sebbene la proposta stabilisca norme di esenzione per i bambini al di sotto di dodici anni (una decisione basata su aspetti puramente tecnici), riteniamo che essa non affronti la questione fondamentale, ossia l’uso dei dati biometrici, specificamente dei minori, né la sua armonizzazione a livello comunitario (soprattutto in considerazione del fatto che il rilascio dei passaporti spetta alla competenza di ciascuno Stato membro) nel contesto della sua politica di sicurezza.
Per le suddette ragioni, ci siamo astenuti. Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. − (DE) Ho espresso un voto favorevole alla relazione Coelho sulle caratteristiche di sicurezza e gli elementi biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio.
Non ha senso, tuttavia, accettare senza discutere una normativa lacunosa, se esistono modi per migliorarla. Per esempio, non è accettabile che i diversi Stati membri applichino norme differenti per il rilevamento delle impronte digitali dei bambini. Per questo è importante introdurre misure, in particolare riguardo alla tratta di minori, che siano almeno più generali, se non proprio adottate da tutti. Da ultimo, credo vada sottolineato che gli elementi biometrici non possono assolutamente essere utilizzati per fini disonesti. E’, pertanto, indispensabile effettuare una revisione della sicurezza dei dati severa e regolare. Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. – (PL) Signor Presidente, io voto a favore della relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 2252/2004 del Consiglio relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri (A6-0500/2008).
Concordo con la proposta del relatore di introdurre il principio “una persona - un passaporto”, di modo che ogni individuo possa avere un passaporto con i propri elementi biometrici. La possibilità di rilasciare un unico passaporto a un titolare e ai suoi figli, indicando soltanto i nomi e cognomi di questi ultimi, oppure contenente soltanto i dati biometrici del genitore e titolare del passaporto, può facilitare la tratta di bambini. Sono altresì favorevole all’iniziativa dell’onorevole Coelho di permettere due deroghe all’obbligo di rilevamento delle impronte digitali dei bambini ad di sotto di sei anni, nonché di tutte le persone per le quali, per diverse ragioni, il rilevamento sia fisicamente impossibile. Marian-Jean Marinescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione in quanto essa chiarisce importanti aspetti riguardanti le norme previste per il rilascio dei passaporti biometrici. Inoltre, auspico che l’introduzione dei passaporti biometrici (avvenuta in Romania il 1° gennaio 2009) possa portare all’inclusione della Romania nel Visa Waiver Programme degli Stati Uniti (programma Viaggio senza visto), nonché accelerare il processo della sua integrazione nello spazio Schengen.
Ciononostante, occorre interrogarsi sull’affidabilità delle tecnologie biometriche, dato che si sono dimostrate inefficaci nell’identificazione di bambini di età inferiore ai sei anni. A breve gli Stati membri dovrebbero lanciare un nuovo progetto pilota volto ad analizzare l’affidabilità di tale sistema di identificazione, il quale contribuirà certamente a individuare eventuali errori registrati negli Stati membri. Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Anche i minori devono essere schedati perché sono considerati potenzialmente pericolosi per l’Unione europea. Questa è la proposta della Commissione europea, del Consiglio dell’Unione europea e del Parlamento europeo. L’unica differenza tra la proposta di direttiva della Commissione e la proposta del Parlamento europeo riguarda l’età a cui un bambino è ritenuto essere pericoloso. La Commissione è dell’opinione che i minori diventino pericolosi a sei anni e che, pertanto, le loro impronte digitali vadano rilevate e incluse in passaporti individuali a partire da quell’età. Il Parlamento europeo, invece, dimostrando la propria “sensibilità democratica”, ritiene che i minori vadano schedati a un’età più elevata, vale a dire a dodici anni. Questa direttiva inaccettabile, approvata da quanti, in seno al Parlamento europeo, intendono l’Europa come una strada a senso unico, è il risultato inevitabile della frenetica politica anti-terrorismo (o presunta tale) dell’Unione europea. Tale politica, che mira fondamentalmente a preservare la supremazia del capitale sul lavoro e sulla circolazione dei lavoratori, si è spinta fino a bollare come pericolosi anche i bambini. Sembrerebbe che l’Unione europea stia facendo buon uso dell’esperienza dell’esercito israeliano, che ricorre a una difesa eccessiva della presunta sicurezza dello Stato di Israele dai presunti terroristi palestinesi massacrando centinaia di bambini a Gaza proprio mentre discutiamo. Che età hanno i bambini palestinesi assassinati? Hanno sei o dodici anni? Tobias Pflüger (GUE/NGL), per iscritto. − (DE) Mi sono astenuto dal voto sulla relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 2252/2004 del Consiglio relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri.
Questa relazione prevede che sia posto un limite al controllo biometrico dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, nel senso che i bambini di età inferiore ai dodici anni debbano essere esentati dal requisito di fornire dati biometrici. Tale deroga va accolta con grande favore. Ciononostante, io respingo del tutto i sistemi di identificazione biometrica, in quanto comportano un aumento del controllo dei cittadini da parte della polizia e dello Stato. Non è così che si migliora la sicurezza. Poiché la relazione in generale accetta tale controllo, io non ho potuto esprimere un voto favorevole e, d’altra parte, un voto contrario avrebbe significato respingere il miglioramento che ho menzionato. Per questa ragione mi sono astenuto. Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole riguardo alla relazione Coelho, concernente le caratteristiche di sicurezza ed elementi biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio.
Concordo con la proposta di utilizzare i passaporti anche per i bambini, al fine di evitare la tratta e i rapimenti. Il limite minimo di sei anni di età è condivisibile, ma nel documento è necessario che sia presente il nome della persona o delle persone che hanno la potestà parentale del bambino per i motivi detti sopra.
Infine, sono d'accordo con il collega Coelho quando propone l'introduzione di una clausola di revisione triennale, al fine di attendere i risultati di uno studio approfondito su vasta scala per quanto riguarda la determinazione dell'affidabilità e l'utilità delle impronte digitali rilevate a bambini e anziani: un argomento così delicato e importante ha bisogno di un costante controllo affinché possa essere incanalato nei giusti binari del diritto comunitario. Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. − (NL) Questa normativa consente che le impronte digitali siano incluse nei passaporti e nei documenti di viaggio in modo da permettere la verifica dell’autenticità del documento nonché l’identità del titolare. Ho votato a favore delle modifiche proposte dal relatore. E’ positivo che le impronte digitali dei bambini di età inferiore ai dodici anni possano essere rilevate soltanto nel caso in cui gli Stati membri abbiano già disciplinato questa materia. Rispetto all’alternativa proposta dalla Commissione e dal Consiglio di rilevare le impronte ai bambini di sei anni, questo è un passo avanti. Il rilevamento delle impronte digitali ha anch’esso il suo costo. Presto dovremo sborsare 60 euro per un visto. Il rilevamento delle impronte digitali obbligatorio farà lievitare i costi in modo considerevole, il che significa che una famiglia di quattro persone che desidera recarsi all’estero dovrà spendere una somma abbastanza ingente prima di mettersi in viaggio. Ad ogni modo, non sono d’accordo con un uso eccessivo delle impronte digitali e dei dati biometrici. Vale forse la pena adottare pratiche tanto complesse? La loro efficienza non è ancora stata dimostrata, l’uso che se ne fa non è proporzionato al risultato desiderato e comporta costi elevatissimi. Per queste ragioni ho sostenuto gli emendamenti che hanno migliorato il testo, ma in ultima battuta ho espresso la mia insoddisfazione votando contro la risoluzione legislativa. - Relazione Graf Lambsdorff (A6-0415/2008) Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. − (SV) Abbiamo votato a favore della relazione presentata dall’onorevole Lambsdorff riguardante le procedure di aggiudicazione di taluni appalti pubblici nei settori della difesa e della sicurezza.
Dalla relazione risulta chiaro che gli Stati membri rappresentano l’unica autorità competente in materia di difesa e sicurezza nazionale, un aspetto che crediamo occorra sottolineare. Riteniamo che anche in questo settore si debba procedere normalmente all’aggiudicazione di appalti pubblici per lavori, forniture e servizi. Pensiamo, tuttavia, che sia una diretta conseguenza della natura di questo mercato il fatto che gli appalti pubblici non possano svolgersi interamente secondo le disposizioni della direttiva. Ciononostante, tali deroghe dovrebbero essere applicate soltanto se si dimostra una loro rilevanza per la politica di sicurezza. Riteniamo che, in questo modo, sia possibile far fronte all’uso abituale di deroghe per fini protezionistici, che sta danneggiando in particolare l’industria svedese. Avril Doyle (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Alexander Graf Lambsdorff ha presentato una proposta attinente al pacchetto difesa della Commissione e riguardante l’aggiudicazione di appalti pubblici ai fini della sicurezza sia militare sia non militare, nonché concernente i contratti pubblici stipulati tra operatori comunitari. Questa proposta rappresenta un miglioramento rispetto alla direttiva del 2004 (2004/18/CE) attualmente in vigore, aumentando la flessibilità, la trasparenza nonché un aspetto essenziale come la concorrenza leale. Il mercato degli appalti pubblici nel settore della difesa è assai specifico e l’onorevole Lambsdorff ha fornito uno strumento per affrontarne la complessità. Esistono esenzioni specifiche per alcuni obblighi relativi alla divulgazione di informazioni, qualora in contrasto con le preoccupazioni dello Stato membro in materia di sicurezza. Sebbene gli appalti pubblici nel settore della difesa restino essenzialmente di competenza nazionale, questa proposta contribuisce a creare un mercato unico europeo dei materiali di difesa e sicurezza grazie a un contesto normativo strutturato. Si tratta di un mercato con un giro d’affari annuo di 90 miliardi di euro. L’onorevole Lambsdorff ha proposto una posizione comune con la quale concordo. Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Il rafforzamento della competitività dell’industria europea degli armamenti, che si presume penalizzata da mercati europei troppo angusti ed eccessivamente ripiegati su se stessi, è servita da pretesto per questa direttiva sull’apertura alla concorrenza dei contratti pubblici in questo settore. Certamente, il testo sottoposto oggi alla nostra attenzione tiene conto di una serie di problemi sollevati dal testo iniziale della Commissione, come il suo campo di applicazione, la mancata attuazione dell’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio relativo ai contratti pubblici, alle soglie finanziarie e alla riservatezza.
Tuttavia, esso è in linea con la logica di Bruxelles, secondo la quale nessun settore, anche se strategico o fondamentale, può essere esente dalla sua supervisione, dalla liberalizzazione o dalla privatizzazione. Il testo non garantisce il rispetto della sovranità degli Stati membri, sebbene siano gli unici a essere legalmente responsabili della propria sicurezza nazionale. Non favorisce l’esistenza di mercati di una certa entità in Europa, dove le quote di bilancio statale destinate alla difesa vengono drasticamente ridotte. Non introduce alcun sistema di preferenza comunitaria, che da solo consentirebbe il naturale sviluppo di un vero mercato europeo. Esso rafforza la dicotomia civile/militare, così specifica dell’Europa e che ci è già costata tanto cara. Soprattutto, il testo pone le considerazioni economiche e di mercato al di sopra di qualsiasi altra cosa. Queste gravi lacune riguardanti aspetti essenziali sono la ragione della nostra opposizione. Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Il mercato degli appalti pubblici del settore della difesa è notevolmente frammentato e ciò ha un impatto economico negativo. L’obiettivo principale della direttiva adottata è quello di eliminare tale frammentazione e di creare un mercato comune della difesa sul territorio dell’Unione europea, considerando gli aspetti specifici del mercato della difesa e proteggendo gli interessi degli Stati membri in materia di sicurezza.
Gli Stati membri hanno basato le proprie decisioni sul presupposto che l’attuale direttiva sugli appalti pubblici tiene poco conto delle specificità degli appalti pubblici nel settore della difesa. Ciò ha comportato l’adozione, per mezzo della direttiva, di diversi strumenti sull’aggiudicazione dei contratti, la selezione degli offerenti o dei termini contrattuali imposti dagli enti aggiudicatori. I controlli previsti dalla direttiva dovrebbero, inoltre, garantire agli offerenti un’adeguata protezione giuridica, promuovere la trasparenza e la non discriminazione al momento di aggiudicare i contratti. A mio avviso, le normative adottate rappresenteranno un contributo importante per l’apertura del mercato, prestando sempre la debita attenzione alla sicurezza nazionale. La direttiva dovrebbe altresì favorire l’ottimizzazione dei costi, sia per i bilanci nazionali sia per l’industria, nonché garantire che le forze armate siano dotate dei migliori materiali di difesa disponibili sul mercato. Malcolm Harbour e Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. − (EN) La delegazione conservatrice ha sostenuto con coerenza gli sforzi volti ad aprire i mercati nonché a favorire gli scambi commerciali transfrontalieri tra gli Stati membri dell’Unione europea. Accogliamo con favore il fatto che l’industria britannica avrà l’opportunità di avere accesso ai mercati dei materiali di difesa che finora erano forse rimasti chiusi alla concorrenza esterna. Ciononostante, ci rammarichiamo che aspetti positivi e pratici come questi passino in secondo piano rispetto all’obiettivo politico di creare una base industriale di difesa europea integrata e di rafforzare la politica europea di sicurezza e difesa, alla quale ci siamo regolarmente opposti. Ci preoccupano, in particolare, le conseguenze negative che si avranno se, nonostante gli investimenti da parte dei governi nazionali e delle imprese nel settore della ricerca e sviluppo per la difesa, i successivi contratti di produzione verranno aperti alla concorrenza. Questo provvedimento annullerà la capacità di recuperare gli investimenti effettuati nella ricerca e sviluppo e non offrirà alcuna soluzione per proteggere la proprietà intellettuale, i posti di lavoro né le opportunità di esportazione. A nostro avviso, un’ulteriore fonte di preoccupazione è il possibile ripiegamento dell’Europa su se stessa, che potrebbe compromettere le relazioni nel settore dell’industria della difesa – che sono del tutto necessarie e proficue – con altri paesi, in particolare con gli Stati Uniti, ma anche con il Giappone e con Israele, tra gli altri.
Per tutte queste ragioni la delegazione conservatrice si è astenuta riguardo alla relazione. Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole in merito alla relazione del collega Graf Lambsdorf, riguardante gli appalti pubblici nei settori della difesa e della sicurezza. La realizzazione di una politica europea di sicurezza e di difesa impone lo sviluppo delle capacità necessarie, ciò richiede a sua volta un’industria europea efficiente. La creazione di una base industriale e tecnologica di difesa europea e di un mercato europeo per gli equipaggiamenti di difesa vanno in questa direzione.
Queste due azioni generano le capacità necessarie per affrontare le sfide in materia di difesa globale e le sfide emergenti che riguardano la sicurezza. Per questo concordo con il collega sul fatto che la proposta della direttiva deve mirare a creare un giuridico europeo unitario che consenta agli Stati membri di applicare il diritto comunitario senza mettere a repentaglio i loro interessi di sicurezza.
Infine, sono d'accordo sull'introduzione, nella legge, di una procedura di ricorso. In questo modo si consegue l’obiettivo di garantire una tutela giudiziaria per gli offerenti interessati, promuovendo la trasparenza e la non discriminazione nell’aggiudicazione dei contratti e portando quindi a una vera e propria apertura del mercato. - Relazione Schlyter (A6-0341/2008) Edite Estrela (PSE), per iscritto. − (PT) Ho votato a favore della relazione Schlyter riguardante le restrizioni dell’immissione sul mercato e dell’uso di talune sostanze e preparati pericolosi (diclorometano). Ritengo che la proposta di modificare la direttiva 76/769/CEE contribuirà a un’effettiva riduzione del rischio di esporre l’ambiente e gli essere umani a sostanze con proprietà pericolose, come il diclorometano (DCM), che presenta un profilo unico di effetti negativi sulla salute umana. La protezione della salute umana deve prevalere sugli interessi dell’industria. Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Abbiamo espresso un voto a favore del testo di compromesso, poiché questa misura può avere un influsso positivo sui lavoratori di diversi comparti industriali, segnatamente l’industria automobilistica e navale, in quanto minimizza la loro esposizione ad agenti tossici piuttosto nocivi. Il testo tratta del diclorometano (DCM), un composto chimico incolore dall’odore dolciastro, gradevole e penetrante, simile a quello dell’etere. Viene commercializzato principalmente per la fabbricazione di prodotti farmaceutici, solventi e prodotti ausiliari, svernicianti e adesivi. Il DCM presenta un profilo unico di effetti negativi sulla salute umana e figura nella lista delle 33 sostanze prioritarie redatta secondo i termini della direttiva sulla qualità delle acque. Questa sostanza è classificata come agente cancerogeno di categoria 3. Ha un effetto narcotico e, in caso di esposizione prolungata, provoca depressione del sistema nervoso centrale, perdita dei sensi ed effetti cardiotossicologici, con un rischio diretto di morte se utilizzato in caso di cattivo impiego. Secondo il Comitato scientifico dei rischi sanitari ed ambientali, uno dei problemi principali connessi alla tossicità del DCM consiste nel rischio che corrono gruppi particolarmente vulnerabili. Sul mercato sono già disponibili diverse alternative agli svernicianti a base di diclorometano. Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Sono fondamentalmente d’accordo con l’obiettivo della proposta: ridurre i rischi derivanti dall’uso del diclorometano (DCM) da parte del pubblico in generale e dei professionisti. Il DCM possiede un profilo unico di effetti negativi sulla salute umana: è un agente cancerogeno, ha un effetto narcotico e, in caso di esposizione prolungata, provoca una depressione del sistema nervoso centrale, perdita dei sensi ed effetti cardiotossicologici, con un rischio diretto di morte in caso di cattivo impiego.
Secondo la Commissione, tra il 1989 e il 2007, nell’Unione europea sono stati registrati 18 decessi causati dall’uso del diclorometano. Credo sia indispensabile applicare misure comunitarie intese a proibire o a sostituire questa sostanza.
In seguito alla votazione svoltasi in seno alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sono favorevole a vietare l’uso del DCM da parte del pubblico in generale, ma garantendo che tale uso possa essere esercitato da professionisti, in condizioni di sicurezza. Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, comunico il mio voto favorevole sulla relazione Schlyter, concernente la modifica della direttiva del Consiglio sulle restrizioni dell'immissione sul mercato e dell'uso di talune sostanze e preparati pericolosi.
Il diclorometano, infatti, ha molti effetti negativi sulla salute umana: ha un effetto narcotico e depressivo sul sistema nervoso centrale, oltre a indurre effetti cardiotossici a elevate esposizioni. È pertanto necessario che l'attuale normativa in materia di salute e sicurezza dei lavoratori venga applicata, visto che, in tale campo, le modalità di applicazione sono inadeguate, soprattutto a causa del numero elevato, delle piccole dimensioni e della natura mobile delle imprese fornite. Concordo infine con il collega quando afferma che bisogna tenere in particolare considerazione la salute dei bambini, maggiormente suscettibili di rischi sanitari in ragione dell'alto potenziale di esposizione elevata. - Relazione Figueiredo (A6-0423/2008) Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) La votazione svoltasi oggi sulla presente relazione, che io stessa ho presentato a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, riguardante la convenzione sul lavoro nel settore della pesca dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), adottata nel 2007, è un contributo importante alla definizione di norme internazionali minime a livello mondiale che garantiscano condizioni di lavoro migliori, più sicurezza e meno incidenti mortali, in un settore che è assai pericoloso, ma anche strategico. La relazione pone la difesa della dignità e il duro lavoro dei pescatori al centro delle nostre preoccupazioni, essendo questo il settore in cui si verifica il maggior numero di incidenti mortali. Occorre notare che la relazione ha ricevuto 671 voti favorevoli e soltanto 16 voti contrari. La convenzione n. 188 entrerà in vigore quando sarà stata ratificata da dieci dei 180 Stati membri dell’OIL, otto dei quali devono essere Stati costieri.
Vorrei sottolineare che la convenzione opera una revisione delle convenzioni riguardanti l’età minima dei pescatori, le cure sanitarie, il contratto di lavoro dei pescatori e l’alloggiamento dell’equipaggio. Inoltre, essa tratta di aspetti come la salute e la sicurezza sul lavoro, il reclutamento, il collocamento e la previdenza sociale. Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Il Parlamento europeo fa appello agli Stati membri affinché ratifichino la convenzione sul lavoro nel settore della pesca dell’Organizzazione internazionale del lavoro (convenzione n. 188). Detta convenzione risale al 2007 e affronta questioni importanti come l’ambiente di lavoro dei pescatori, le ore di riposo e la previdenza sociale. La decisione di ratificare o meno questa convenzione dell’OIL dovrebbe spettare agli Stati membri, nell’ambito di un processo democratico. Ho, pertanto, votato contro la relazione, poiché questa tematica non dovrebbe rientrare nelle competenze del Parlamento europeo. Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Attraverso la politica comune della pesca, l’Unione europea cerca di migliorare l’efficacia delle attività di pesca, di modo che il settore, a inclusione dell’acquacoltura, sia economicamente efficiente e competitivo, assicuri un livello di vita adeguato per le popolazioni che dipendono dalle attività di pesca e risponda agli interessi dei consumatori. La convenzione n. 188 dell’OIL, adottata nel giugno del 2007, è un documento che intende consentire una concorrenza leale tra gli armatori di pescherecci, nonché offrire condizioni di lavoro dignitose ai professionisti del settore. La convenzione persegue tali obiettivi stabilendo una serie di norme internazionali minime per il settore della pesca che, in alcuni ambiti, sono di esclusiva competenza comunitaria. Risulta, pertanto, necessario proporre agli Stati membri di ratificare questa convenzione, nell’interesse della Comunità e della stessa coerenza della politica comune della pesca. Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, mi pronuncio favorevolmente alla relazione illustrata dalla collega Figueiredo, riguardante l'autorizzazione a ratificare la Convenzione sul lavoro nella pesca (2007) dell’Organizzazione internazionale del lavoro (convenzione n.188).
Il documento del 2007 ha, tra i suoi obiettivi, quello di ottenere e mantenere un livello di pari condizioni nel settore della pesca, promuovendo condizioni di vita e di lavoro dignitose per i pescatori e più eque condizioni di concorrenza nel mondo e cercando di porre rimedio al basso tasso di ratifica di molte convenzioni nel campo del lavoro in mare. A questo scopo, l'adozione di tale Convenzione rappresenta un passo avanti verso l'introduzione di condizioni di lavoro dignitose per gli addetti di questo importante e strategico settore, dato che la stessa copre diversi aspetti dell'attività professionale quali miglioramenti nelle installazioni e nelle condizioni di sicurezza sul lavoro, salari, cure sanitarie in mare e a terra, periodi di riposo, contratti di lavoro e sicurezza sociale.
Plaudo all'iniziativa della collega, infine, perché mira a far sì che le norme minime valide per tutti siano applicate universalmente, fatta salva l'esistenza di norme nei singoli Stati membri che siano più favorevoli ai lavoratori. - Relazione Catania (A6-0479/2008) Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Il mio voto è favorevole. Nell’affrontare il tema dei diritti fondamentali in UE oggi non possiamo tuttavia esimerci dal richiamare i terribili fatti di Gaza. Quanto sta accadendo in Medio Oriente impone all'UE un'attenzione costante sul tema del rispetto dei diritti umani fondamentali, purtroppo a rischio in queste ore. Ritengo infatti che l'autorevolezza e la solidità delle istituzioni comunitarie nelle difficili trattative che spero possano progredire, dipendono anche dalla qualità della democrazia che siamo in grado di garantire all'interno dell'UE.
Il pericolo che anche in Europa la lotta al terrorismo possa sfociare nel mancato rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali è purtroppo concreto. Guardo con speranza alle dichiarazioni del presidente eletto degli Usa, Barack Obama, in merito all'avvio di una collaborazione sul tema tra Europa e Stati Uniti. Nel complesso insieme di aspetti che compongono il quadro dei diritti inviolabili dell'uomo; infine, ritengo che un'attenzione particolare vada dedicata ai soggetti più deboli, bambini, anziani, migranti, giovani in cerca di lavoro. Philip Bradbourn (PPE-DE), per iscritto. − (EN) I conservatori desiderano ricordare la propria opinione, immancabilmente sostenuta, secondo cui la Carta dei diritti fondamentali non dovrebbe essere giustiziabile. In questo contesto, riteniamo che molte delle questioni affrontate dalla presente relazione rientrino nella competenza degli Stati membri e che non siano questioni sulle quali l’Unione europea dovrebbe cercare di imporre una propria politica. La relazione include altresì una serie di aspetti che riguardano questioni legate alla coscienza dell’individuo, per esempio, la raccomandazione implicita dell’eutanasia e la depenalizzazione delle droghe pesanti. Per queste ragioni, non possiamo votare a favore di questa relazione. Carlo Casini (PPE-DE), per iscritto. − Il mio voto negativo finale non è causato tanto dal contenuto del rapporto in questione, quanto dalle sue omissioni.
Non è possibile discutere di diritti umani senza parlare del primo e fondamentale: il diritto alla vita. Ogni anno nei 27 Paesi vengono distrutti circa un milione e duecentomila esseri umani con l'aborto volontario. Si tratta di una cifra drammatica, alla quale va aggiunto il numero degli aborti illegali e quello incalcolabile degli embrioni umani distrutti con l'uso della tecnica della fecondazione in vitro. È doveroso prendere atto della diversità di opinioni su questo problema, ma è certo che esso investe alla radice la cultura dei diritti umani. La risoluzione, invece, non solo ignora questo problema, ma cerca di farlo dimenticare, concentrando l' attenzione soltanto sulla "salute riproduttiva e sessuale" della donna.
Nessuno può essere contrario alla salute della donna, specie se giovane, gestante e madre, ma questo non può giustificare la totale dimenticanza del diritto dei figli. D'altronde è noto che, surrettiziamente, il linguaggio "salute riproduttiva e sessuale" viene usato per comprendervi l'aborto inteso come diritto e come servizio sociale. Călin Cătălin Chiriţă (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato contro la relazione presentata dall’onorevole Catania in quanto non concordo con l’articolo 49, un articolo controverso che incoraggia a gestire i problemi delle “comunità nazionali minoritarie tradizionali” mediante “soluzioni di autogoverno (autonomia personale-culturale, territoriale, regionale)”.
Sostengo i diritti delle persone che appartengono alle minoranze, tuttavia respingo categoricamente l’idea di un’autonomia territoriale basata su criteri etnici e il concetto di diritti collettivi delle minoranze, un’idea che nella pratica è stata la scintilla del separatismo etnico e dei conflitti interetnici. Inoltre, concetti vaghi e controversi come “autogoverno” e “autonomia culturale” potrebbero anch’essi provocare conflitti. Tali concetti si spingono oltre le attuali norme europee di diritto internazionale relativamente ai diritti dei cittadini appartenenti a minoranze nazionali, e ci portano su un terreno controverso. Ritengo che gli Stati membri dell’Unione europea abbiano il diritto sovrano di decidere da soli fino a che punto accettare o respingere tali concetti. In effetti, l’Unione europea deve rispettare e garantire la sovranità e l’integrità degli Stati membri. Sylwester Chruszcz (UEN), per iscritto. – (PL) Sebbene il desiderio di rispettare i diritti umani sia uno dei pilastri di tutti gli Stati e le organizzazioni internazionali, questa relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea 2004-2007 costituisce una scandalosa violazione di quegli stessi diritti in Europa. Per questa ragione non ho potuto votare a suo favore nella votazione di oggi. E non è tutto: l’autore della relazione tenta di imporre agli Stati membri una particolare visione del mondo e non posso accettarlo. Derek Roland Clark, Trevor Colman, Nigel Farage e Michael Henry Nattrass (IND/DEM), per iscritto. − (EN) L’UKIP si oppone alla mutilazione genitale femminile, all’omofobia, al razzismo e alla xenofobia. Tuttavia, siamo anche contrari al controllo dei diritti fondamentali da parte dell’Unione europea. Il Regno Unito è già dotato di leggi e di garanzie in materia di diritti umani perfettamente valide. L’Unione europea non è democratica e, pertanto, non può fungere adeguatamente da custode dei diritti delle persone. Inoltre, il diritto familiare è di competenza degli Stati membri e non rientra nella giurisdizione dell’Unione europea. La possibilità di incriminare chi fa uso di stupefacenti deve essere regolamentata dai singoli Stati membri e l’Unione europea non dovrebbe cercare di deviare il corso della giustizia. Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Per alcuni anni il Consiglio ha presentato al Parlamento europeo una relazione annua sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea, alla quale il Parlamento ha risposto redigendo una relazione d’iniziativa. Per la prima volta, questa relazione è stata stilata tenendo conto dei risultati ottenuti dall’Agenzia per i diritti fondamentali. Essa riveste particolare importanza dato che, dal 2003, non è stata approvata nessuna relazione su questo argomento. Ritengo che il relatore abbia sviluppato eccessivamente alcuni argomenti, che erano già stati discussi da altre relazioni. Inoltre, vari punti sono piuttosto controversi e, poiché vanno chiaramente contro i miei principi, su di essi ho espresso un voto contrario.
Ciononostante, vi sono molti altri punti su cui concordo pienamente e per questa ragione mi sono astenuto, non solo perché credo che il testo sia stato notevolmente migliorato dall’ottimo lavoro svolto dall’onorevole Gál, ma anche perché non potrei mai in nessuna circostanza, in coscienza, votare contro una relazione che difende i diritti fondamentali. Dragoş Florin David (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho espresso un voto contrario su questa relazione in quanto propone un’impostazione che incoraggia gli aborti multipli, i matrimoni tra persone dello stesso sesso e l’autonomia sulla base di criteri etnici. Proinsias De Rossa (PSE), per iscritto. − (EN) Do il mio sostegno a questa relazione, che contiene raccomandazioni su un vasto numero di questioni, dalla discriminazione all’immigrazione, dai diritti sociali alla parità di genere.
Essa prende atto del fatto che le raccomandazioni presentate da questo Parlamento nella relazione sulle attività di trasporto e detenzione illegale effettuate dalla CIA nell’Unione europea (febbraio 2007) non sono state ancora recepite dagli Stati membri e dalle istituzioni comunitarie. La lotta contro il terrorismo non può mai essere utilizzata per limitare la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Anzi, difendere i diritti umani significa precisamente lottare contro il terrorismo sia in termini di cause sia di effetti. A questo proposito, accolgo con favore la dichiarazione del presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama riguardo alla chiusura della struttura detentiva di Guantanamo Bay e all’intenzione di non ricorrere mai più alla pratica dei trasferimenti e delle detenzioni illegali. La relazione suggerisce, inoltre, di sensibilizzare l’opinione pubblica circa il diritto delle donne di esercitare appieno i propri diritti sessuali e riproduttivi, facilitando l’accesso alla contraccezione per prevenire le gravidanze indesiderate nonché gli aborti illegali ad alto rischio, e il diritto di combattere la pratica della mutilazione genitale femminile. Inoltre, la relazione invita gli Stati membri a intraprendere azioni legislative per superare la discriminazione nei confronti delle coppie omosessuali attraverso il loro riconoscimento. Gli Stati membri che già si sono dotati di normative che disciplinano le unioni tra persone dello stesso sesso dovrebbero attivarsi per dare riconoscimento a disposizioni analoghe adottate da altri Stati. Glyn Ford (PSE), per iscritto. − (EN) Ho dato il mio sostegno alla relazione Catania sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea (2004-2008). In particolare, ho votato a favore del paragrafo 32, il quale chiede che sia rispettata la sentenza della Corte europea sull’Organizzazione dei Mujaheddin del popolo dell'Iran (OMPI). Tale sentenza ha richiesto che l’OMPI fosse tolta dalla lista del terrore dell’Unione europea. Io non voglio perorare la causa di questa organizzazione. Ho smesso molto tempo fa di sottoscrivere le loro dichiarazioni riguardo alla situazione in Iran, che trovavo sempre meno credibili, specialmente dopo aver partecipato a una delegazione della commissione per gli affari esteri in missione a Teheran. In quell’occasione ho potuto riscontrare di persona l’emergente opposizione riformista al regime fondamentalista e integralista iraniano. Ciononostante, non è necessario sostenere l’organizzazione per deplorare la mancata applicazione del parere della Corte, secondo il quale l’azione dell’OMPI non dà adito alla loro inclusione o alla loro permanenza sulla lista del terrore, facendo sì che su di loro ricadano tutte le conseguenza repressive del caso. Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE), per iscritto. − (PL) La relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea 2004-2008 riconosce che un’efficace protezione e promozione dei diritti fondamentali costituisce la base della democrazia europea. Tuttavia, la commissione parlamentare osserva che, in più occasioni, gli Stati membri hanno rifiutato il controllo da parte dell’Unione europea delle rispettive politiche in materia di diritti umani e hanno collocato la protezione dei diritti umani in un ambito strettamente nazionale, mettendo così a repentaglio la credibilità dell’Unione europea in materia di protezione dei diritti fondamentali sulla scena internazionale. La Commissione europea dovrebbe, pertanto, pensare a incoraggiare gli Stati membri a una più stretta cooperazione, invitandoli a includere nelle future relazioni sui diritti umani non soltanto un’analisi della situazione del mondo in generale, ma anche dei singoli Stati membri. Merita altresì attenzione una serie di proposte mirate a contrastare con efficacia le politiche discriminatorie nell’Unione europea, sottolineando che le pari opportunità sono un diritto fondamentale di ogni cittadino e non un privilegio. E’ fonte di turbamento pensare che circa il 20per cento dei minori dell’Unione europea vivono al di sotto della linea di povertà e che molti di essi provengano da famiglie monoparentali o da famiglie i cui genitori siano cittadini extracomunitari. A questo proposito bisogna adottare strumenti adeguati per garantire l’accesso ai diritti, concentrandosi in particolare sulle esigenze dei minori, e occorre che gli Stati membri adottino misure efficaci per affrontare la povertà. Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) La relazione Catania è a dir poco allarmante. E’ un catalogo di tutti i diritti, i privilegi e i diritti esorbitanti della legge ordinaria che, a quanto afferma il relatore, dovrebbero essere necessariamente concessi alle minoranze, specialmente se non europee. Si tratta di un elenco di istruzioni intese a distruggere le identità nazionali e regionali, i valori, le tradizioni e le culture dei nostri paesi, nonché a discriminare sistematicamente e istituzionalmente gli europei nei loro stessi paesi. E’ un attacco al nostro diritto inalienabile all’autodeterminazione, che viene garantito a tutte le nazioni eccetto la nostra. Inoltre, la relazione tocca l’apice dell’ipocrisia per un’istituzione che compie discriminazioni quotidiane in nome delle proprie idee politiche e che applica, senza la riflessione e il giudizio necessari, l’etichetta di “presunto colpevole” ad alcuni dei suoi membri, come nel caso dell’onorevole Vanhecke e del sottoscritto, che siamo vittime di una caccia alle streghe nei nostri rispettivi paesi.
Non siamo qui per difendere principalmente queste minoranze visibili e rumorose, che chiedono sempre più privilegi e che stigmatizzano paesi e popolazioni che sono così cortesi o così sciocchi da accoglierli. Siamo qui per difendere il nostro, ossia i cittadini delle nostre nazioni, questa vasta maggioranza – per ora – di europei che ai vostri occhi sono invisibili, privi di voce e meritevoli di disprezzo. Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. − (PL) Ho votato contro la relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea 2004-2008 stilata dall’onorevole Giusto Catania, poiché l’autore non ha tanto presentato una descrizione della situazione degli ultimi quattro anni, quanto piuttosto ha espresso il proprio parere, suggerendo e persino tentando di imporre agli Stati membri norme che rientrano esclusivamente nella loro competenza nazionale. Non credo che i paesi dell’Unione europea possano essere costretti a promulgare leggi che risultino essere inaccettabili per l’opinione pubblica nazionale. La definizione stessa di “matrimonio” dovrebbe essere riservata alle unioni tra uomo e donna. La proposta dell’onorevole Catania non avrà come conseguenza la tolleranza verso i comportamenti omosessuali (che trova il mio sostegno), ma piuttosto la discriminazione contro i rapporti biologici fondamentali, ovvero quelli eterosessuali. In sostanza, dobbiamo chiederci se l’obiettivo non sia in realtà quello di limitare i diritti della famiglia nel suo significato tradizionale di nucleo composto da madre, padre e figli. Ciò fa sì che argomenti strettamente personali relativi alla sfera sessuale di una persona diventino atti politici, anche se ciò dovesse avvenire mediante la dimostrazione pubblica della propria omosessualità, per esempio avvalendosi delle cosiddette “love parade”.
A mio avviso, questa relazione, utilizzando formulazioni come “diritti riproduttivi”, che nel significato attuale delle leggi internazionali includono l’aborto a richiesta, spalanca le porte a pratiche di questo genere. Lívia Járóka (PPE-DE), per iscritto. – (HU) Ritengo che la relazione presentata dall’onorevole collega sia di particolare rilevanza, poiché i diritti umani costituiscono uno dei pilastri dei valori contenuti nei trattati dell’Unione europea. Oltre alla democrazia e allo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani è ciò che chiediamo ai paesi candidati. Al contempo, nelle nostre relazioni internazionali poniamo l’accento sull’affermazione dei diritti universali e inalienabili. Nonostante questo impegno, l’Unione europea sarà un difensore dei diritti umani globale e credibile soltanto se sul proprio territorio si avvarrà sempre di ogni strumento disponibile per difendere i valori espressi nella Carta dei diritti fondamentali. La relazione dedica una sezione separata ai rom, la minoranza più numerosa dell’Unione europea, nonché quella più colpita dall’esclusione sociale. E’ responsabilità congiunta degli Stati europei mettere a punto una strategia generale e unitaria per far fronte ai problemi dei rom, che vivono per la maggior parte in deplorevoli condizioni di indigenza. Serve un programma quadro con obiettivi mirati e chiari e scadenze precise, un programma che si avvalga di meccanismi di controllo e di valutazione efficaci. Va elaborato un programma che, indipendentemente dai partiti e dall’avvicendarsi dei governi, affronti simultaneamente problemi quali l’istruzione, gli alloggi, la sanità e la discriminazione e che si faccia carico delle politiche poco soddisfacenti praticate negli Stati membri; un programma di questo tipo dovrebbe poter costituire la base di un’azione immediata da condurre nelle regioni in crisi. Se possiamo aiutare milioni di rom a diventare cittadini europei a pieno titolo, nonché parte della Comunità europea in senso spirituale, compiremo un balzo in avanti verso la coesione sociale del continente. Ona Juknevičienė (ALDE), per iscritto. – (LT) Una delle libertà fondamentali dei cittadini dell’Unione europea è la libera circolazione. Credo che tutti i cittadini dell’Unione abbiano lo stesso diritto di partecipare alla vita politica comunitaria e di esprimere liberamente le proprie opinioni e orientamenti. Tali libertà hanno acquisito un’importanza ancora maggiore dopo l’allargamento dell’Unione europea a est, considerando che, dopo l’adesione dei paesi dell’Europa orientale, l’immigrazione economica dai nuovi Stati membri verso i paesi occidentali si è notevolmente intensificata. La Lituania, da parte sua, primeggia per il numero di emigranti dal suo ingresso nella Comunità. Quando ho incontrato la comunità lituana a Londra, ho appreso che molti di essi programmano di restare nel Regno Unito a lungo temine, specialmente quanti hanno formato una famiglia in quel paese e stanno iscrivendo i figli a scuola. Mi risulta che tale tendenza sia rispecchiata anche dalle statistiche. La situazione è simile anche in altri paesi dell’Unione dove esiste un’immigrazione lituana. Ritengo sia particolarmente importante garantire il diritto di questi cittadini di prendere parte alle elezioni del Parlamento europeo nel paese in cui risiedono attualmente. Desidero, inoltre, sottolineare che la partecipazione dei cittadini alle questioni comunitarie e alle elezioni del Parlamento europeo non sta crescendo, anzi. L’Unione europea si sta allontanando sempre più dai propri cittadini. Tenendo questo a mente, credo che, una volta concesso ai cittadini dell’Unione europea il diritto di votare alle elezioni del Parlamento europeo nel proprio paese di residenza, crescerà la fiducia di tutti nelle istituzioni comunitarie. Per le suddette ragioni, ho votato a favore dell’emendamento n. 45. Filip Kaczmarek (PPE-DE), per iscritto. − (PL) Ho espresso un voto contrario riguardo alla relazione presentata dall’onorevole Giusto Catania sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea (2004-2008). Ho votato contro la relazione non perché io non sostenga i diritti fondamentali. Al contrario, ritengo che siano di straordinaria importanza per l’Unione europea e per il mondo intero. Il problema sta nel fatto che la relazione Catania è dannosa per l’attuazione dei diritti fondamentali. Perché succede questo? Perché la richiesta della legislazione europea di combattere l’omofobia o di riconoscere le coppie omosessuali non riguarda i diritti fondamentali. Se è necessario introdurre normative che regolamentino tali ambiti, esse dovrebbero essere trattate in una relazione completamente separata. Il Parlamento europeo non può estendere de facto la definizione di diritto fondamentale, in quanto non possiede l’autorità di emanare norme di diritto internazionale. Inoltre, alcuni Stati membri non concordano con un’interpretazione estesa dei diritti fondamentali. Si tratta, pertanto, di nient’altro che di un gesto politico e di una pia illusione. Il pericolo sta nel fatto che, in questo ambito, gli Stati membri decidono – com’è giusto che sia – autonomamente. L’imposizione di opinioni in questo settore rappresenterebbe uno schiaffo alla coesione dell’Unione europea. Non mi piace l’omofobia, tuttavia è assurdo legiferare contro di essa nel diritto comunitario. Qualora l’Unione europea decidesse di affrontare il tema dell’omofobia, si potrebbe sostenere allo stesso modo che essa ha il dovere di discutere di qualsiasi atteggiamento discriminatorio nei confronti di polacchi, russi, tedeschi, francesi o nei confronti dell’Islam o del Papa; dovrebbe parlare di anticlericalismo, di anticattolicesimo e di una varietà di altri atteggiamenti e comportamenti. Inoltre, costringere gli Stati membri ad accettare la legalità dei matrimoni omosessuali potrebbe essere ancora più pericoloso. Tunne Kelam (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Ho votato contro l’emendamento n. 103 della relazione Catania, che proponeva che i residenti immigrati di lungo periodo possano partecipare alle elezioni del Parlamento europeo nonché alle elezioni locali, allo scopo di promuovere l’integrazione sociale e politica. In effetti, le elezioni del Parlamento europeo equivalgono alle elezioni del parlamento nazionale. Parteciparvi è diritto dei cittadini. Altrimenti, la cittadinanza perderebbe il suo significato e i residenti immigrati perderebbero anche gli incentivi a richiedere la cittadinanza. Soltanto così sarà possibile conservare l’equilibrio fondamentale tra diritti e responsabilità di cui possono godere soltanto i cittadini. Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. − (FI) Le diverse politiche degli Stati membri in materia di questioni etiche ha dato vita in seno ai gruppi politici, specialmente nel nostro, proprio al genere di dibattito di ampio respiro che ci saremmo potuti attendere. Posso soltanto dire che concordiamo sul fatto di non concordare e che questo dimostra in maniera esemplare quanto sia varia l’Europa: occorre lasciar spazio alle diversità di opinioni. Per molti versi, ammiro le posizioni fondamentali del mio gruppo. Per quanto riguarda il paragrafo 61, invece, vorrei dire quanto segue. Resterei perplessa se qualcuno fosse contrario sia a sensibilizzare l’opinione pubblica circa il diritto alla salute sessuale e riproduttiva (che, in genere, è un eufemismo per riferirsi al diritto di aborto) sia a parlare di facilitare l’accesso alla contraccezione per prevenire gravidanze indesiderate e aborti. Lo dico con il massimo rispetto e desidero ringraziare ancora una volta tutti i partiti per aver reso possibile questo proficuo scambio di idee. Stavros Lambrinidis (PSE), per iscritto. – (EL) Il gruppo parlamentare del PASOK al Parlamento europeo ha votato a favore della relazione Catania sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea, tuttavia desidera sottolineare il proprio dissenso riguardo al paragrafo 49 e al relativo emendamento n. 35. Carl Lang (NI), per iscritto. – (FR) Affidare una relazione come questa a un parlamentare comunista è una provocazione per le centinaia di milioni di vittime del comunismo. In questa relazione, l’onorevole Catania mostra di essere ispirato, è vero, da un’ideologia meno brutale del comunismo, ma ugualmente totalitaria: l’eurointernazionalismo. Infatti, il suo testo nega i diritti umani più fondamentali: – il diritto alla vita, promuovendo l’aborto e l’eutanasia;
– il diritto di ogni bambino di avere un padre e una madre, facendo appello agli Stati affinché applichino il “principio di riconoscimento reciproco per le coppie omosessuali, sposate o legate da un'unione civile registrata”;
– il diritto delle nazioni europee di autodeterminarsi e di restare se stesse, irriso dalle proposte che intendono aprire ancora di più l’Europa all’immigrazione mondiale, uno sviluppo a cui i cittadini dei nostri paesi dovranno adattarsi; – la democrazia, dato che la relazione asserisce di essere conforme al trattato di Lisbona, che è stato respinto dall’elettorato irlandese. Ora più che mai, salvaguardare le libertà e l’identità delle nostre nazioni richiede la costruzione di una nuova Europa, l’Europa delle nazioni libere e sovrane. Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Junilistan è dell’avviso che la tutela delle libertà e dei diritti fondamentali sia di estrema importanza, sia nell’Unione europea sia al di fuori di essa. E’ essenziale che gli Stati membri dell’Unione europea rispettino le libertà e i diritti fondamentali, ed è chiaro che non possiamo lasciare che siano gli Stati membri a monitorare se stessi. Ciononostante, Junilistan è critico riguardo alla creazione di una nuova agenzia europea in questo ambito e circa il desiderio di condurre una “politica esterna”. Pensiamo che le Nazioni Unite – e non l’Unione europea – con la loro portata mondiale e la lunga esperienza e competenza, siano l’istituzione più adatta a monitorare e attuare le misure che si renderanno necessarie. Pertanto, ho scelto di votare contro la relazione nel suo complesso, sebbene io sia molto ben disposto verso alcuni punti della proposta, ai quali ho dato il mio sostegno. Accolgo con favore il fatto che la relazione affronti l’ingiusto trattamento dei prigionieri rinchiusi presso la struttura detentiva americana di Guantanamo. Le alternative sono soltanto due: processarli o metterli in libertà. Sono assai preoccupato per la particolare vulnerabilità degli esponenti di diverse minoranze e ritengo che occorra agire, tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale. Ho votato a favore di questo aspetto della relazione, tuttavia nutro un certo scetticismo sul fatto che un quadro giuridico europeo sia una buona soluzione per il problema. Marian-Jean Marinescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea contiene emendamenti che io stesso ho presentato e che ritengo importanti per i cittadini rumeni (per esempio, l’emendamento riguardante l’abolizione delle restrizioni del mercato del lavoro imposte ai cittadini dei nuovi Stati membri).
Inoltre, concordo con molti dei punti esposti dalla relazione, come la strategia per l’inclusione dei rom, la tutela delle minoranze, i diritti dei lavoratori migranti e la tutela dei minori.
Ciononostante, la relazione comprende altresì riferimenti che sollevano dubbi su alcuni principi fondamentali della società rumena (per esempio, il fatto di considerare la famiglia un pilastro portante della società) o che violano le leggi rumene (come il consumo di stupefacenti).
Per questi motivi, ho votato contro la relazione nella votazione finale. David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Saluto con favore questa risoluzione, che delinea e sintetizza le principali preoccupazioni sullo stato dei diritti fondamentali nell’Unione europea, nonché le raccomandazioni che essa contiene per l’avanzamento dei diritti umani negli Stati membri. Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. − (EN) La relazione Catania sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea nel periodo 2004-2008 sottolinea la necessità di tutelare i diritti delle minoranze, per combattere ogni discriminazione nei confronti delle categorie vulnerabili.
Accolgo con favore questa relazione che include importanti elementi tratti dalla dichiarazione scritta 111 sul diritto a un alloggio decoroso, adottata dal Parlamento europeo nell’aprile 2008.
Mi compiaccio, in particolare, per l’appello lanciato dalla relazione per l’introduzione di piani di emergenza per l’inverno destinati ai senzatetto, per una definizione quadro della condizione di senzatetto e per la raccolta di dati statistici affidabili sui senzatetto nell’Unione europea. Risolvere il problema dei senzatetto è una questione fondamentale per l’Unione europea. Questa relazione rappresenta un ulteriore passo avanti, volto a far sì che il Consiglio europeo, la Commissione europea e gli Stati membri intervengano in merito alla situazione dei senzatetto. Da ultimo, il trattato di Lisbona non farà progredire la situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea. Sostenere questa relazione non significa dare sostegno al trattato. In effetti, il fatto che il Parlamento europeo si sia rifiutato di rispettare il “no” irlandese contraddice lo spirito della Carta. Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) Se il popolo di uno degli Stati membri dell’Unione europea decide di permettere alle coppie omosessuali di sposarsi, di unirsi in un’unione civile registrata oppure di adottare bambini, gli altri Stati membri non devono essere obbligati a fare lo stesso. Se le alte cariche religiose o i politici non sono, in virtù delle loro convinzioni, granché entusiasti dell’omosessualità – per usare un’espressione conforme ai dettami del “politicamente corretto”– essi non devono essere condannati o perseguitati per tali idee. Lo stesso vale per lo spettro del razzismo che viene prontamente agitato contro chiunque attiri l’attenzione sulle aberrazioni relative all’asilo e ai cittadini stranieri. Invece, in modo subdolo e poco democratico, si è tentato di imporre le unioni omosessuali agli Stati membri e forse questo è un assaggio di ciò che ci aspetta se applicheremo il trattato di Lisbona. Chiunque osi criticare l’omosessualità o attiri l’attenzione su quanto avviene in relazione all’asilo e alla convinvenza con i cittadini extracomunitari va stigmatizzato come criminale, in violazione del diritto umano della libertà di espressione. La relazione Catania, pertanto, va respinta senza esitazione. Alexandru Nazare (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La relazione presentata dall’onorevole Catania è ricca di interpretazioni e di raccomandazioni di carattere generale che riguardano la situazione dei diritti fondamentali negli Stati membri dell’Unione europea. Ciononostante, la base giuridica di cui abbiamo bisogno esiste: la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Attualmente, la nostra priorità non consiste nell’aggiungere nuove norme, ma nel far sì che quelle esistenti siano operative ed efficaci.
Una delle questioni affrontate dalla relazione è la libera circolazione del lavoro, di cui, sfortunatamente, non tutti i cittadini europei possono godere ugualmente. Sebbene il biennio delle restrizioni del mercato del lavoro imposte sugli Stati membri sia giunto a scadenza alla fine del 2008, sei Stati membri hanno prorogato le restrizioni per la Romania e la Bulgaria per altri tre anni, giustificando tale decisione con l’attuale crisi finanziaria. La relazione non tratta esplicitamente di questo problema, anche se esso implica un trattamento differenziato tra i cittadini dell’Unione europea, che non è giustificato in questa occasione. Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho espresso un voto contrario su questa relazione poiché, oltre ad almeno dieci punti criticabili (per usare un eufemismo), essa contiene un riferimento inaccettabile alla raccomandazione 1201 del Consiglio d’Europa. Detta raccomandazione non dovrebbe essere menzionata senza spiegare con precisione come va interpretata, poiché potrebbe sembrare che sia intesa a garantire diritti collettivi alle minoranze o a riconoscere le autonomie territoriali in base a criteri etnici. Accolgo con favore l’approvazione dell’emendamento n. 35, che è molto ragionevole, sebbene a mio avviso non possano essere accettati alcuni aspetti della relazione. Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La relazione cerca di nascondere il cosiddetto deficit democratico e sociale dell’Unione europea che, per sua stessa natura, è profondamente reazionaria, in modo da renderla più appetibile e attenuare l’insoddisfazione causata dalla sua politica contraria alla base. Essa include e accoglie favorevolmente tutti i principi e le istituzioni reazionari adottati dall’Unione europea, come pure le quattro libertà contenute nel trattato di Maastricht, cercando di rendere la loro applicazione efficace. La relazione si basa principalmente sulla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che accompagna il trattato di Lisbona, il quale è ostile alla base e, in materia di tutela di diritti, si colloca al di sotto di molti Stati membri. Essa è fondamentalmente una rassegna di idee e un vago elenco di desiderata, descrive i diritti fondamentali, come il lavoro, l’istruzione e la salute, semplicemente come “opportunità” da garantire a tutti senza eccezioni, il che è impossibile da realizzare nella pratica. Inoltre, nei punti in cui diventa più specifica, la relazione propone di affrontare soltanto alcuni casi estremi di povertà, di discriminazione o altro, tramite misure quali la definizione di un salario minimo e così via. Infine, l’assenza di un qualsiasi riferimento a decisioni antidemocratiche e ai casi di incriminazione dei cittadini, come il divieto dei partiti comunisti e di altre organizzazioni nonché la detenzione di esponenti comunisti e di altri dissidenti negli Stati membri dell’Unione europea, dell’Europa centrale e del Baltico, è rivelatrice della vera natura della relazione. Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Ho votato a favore della relazione sulla situazione dei diritti fondamentali in Europa, poiché ritengo che essa tocchi uno dei problemi essenziali della nostra struttura unificante, muovendo una critica costruttiva. La discriminazione in materia di diritti umani si basa essenzialmente sul sesso, sull’età, sull’origine o sull’orientamento sessuale di chi è oggetto di discriminazione, come sottolinea correttamente la relazione. Il problema diventa più grave quando le vittime di tali violazioni non possono reagire, principalmente perché si trovano internate in istituti psichiatrici, case di cura o strutture simili. L’Europa non può restare indifferente dinanzi a questa situazione, specialmente considerando che il rafforzamento della tutela dei diritti umani contribuirà a consolidare lo spazio europeo di libertà e sicurezza. Di conseguenza, data la natura non vincolante della Carta dei diritti fondamentali e viste le difficoltà incontrate dai singoli cittadini nell’adire le Corti comunitarie, non posso che accogliere con favore le proposte avanzate dall’onorevole Catania circa l’istituzione dell’obbligo generale per le istituzioni comunitarie di tener conto dei diritti umani nell’espletamento delle loro funzioni, nonché riguardo alla creazione di un’agenzia specializzata in materia. Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. – (SK) Il problema di questa relazione sta nel fatto che essa affronta una serie di questioni delicate. Sebbene la relazione presenti varie raccomandazioni riguardanti diversi settori, inclusi i diritti delle minoranze, ancora una volta il relatore ha incluso nella relazione la questione della salute riproduttiva. Gli emendamenti e le integrazioni proposte riguardo alla salute riproduttiva, su cui il Parlamento europeo ha espresso il proprio voto favorevole, negano il diritto alla vita e violano il principio di sussidiarietà. Il rispetto per tutti i bambini non nati e la necessità di proteggere la vita umana a partire dal concepimento sono questioni di principio, dal mio punto di vista. Non concordo sul fatto che dovremmo adottare decisioni a livello europeo su questioni rispetto alle quali gli Stati membri hanno posizioni diverse, basate sulle loro tradizioni cristiane. Non sono d’accordo sul fatto che l’Unione europea debba obbligare la Slovacchia, la Polonia, l’Irlanda e altri Stati membri ad approvare l’aborto o l’eutanasia, che non sono consentiti dalle loro leggi nazionali. A livello europeo, succede sempre che si parli soltanto del diritto della madre di decidere sulla vita o sulla morte del bambino, dimenticando il diritto alla vita del bambino non nato. Per questi motivi ho votato contro la relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea 2004–2008. Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Non serve dire che il PPE e il PD-L (Partito democratico liberale rumeno) valutano positivamente e rispettano i diritti umani fondamentali, prendendo una posizione netta quando questi vengono violati. Ho votato contro la relazione Catania sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea 2004-2008 in quanto la relazione è andata oltre il proprio mandato, presentando raccomandazioni e commenti che superano il periodo 2004-2008 a cui si sarebbe dovuta limitare. Invece di affrontare casi specifici di violazioni di diritti umani, la relazione Catania presenta dei commenti, raccomandando agli Stati membri di introdurre normative in contrasto con le leggi nazionali. Per esempio, negli articoli 38 e 76 si menzionano i matrimoni omosessuali, un concetto che viola non soltanto le nostre idee religiose, ma anche i nostri convincimenti giuridici e razionali. L’articolo 149 propone di legalizzare il consumo di sostanze illecite, il che è in contrasto con il diritto penale rumeno.
Sebbene sia lodevole l’iniziativa di presentare una relazione sulla situazione dei diritti umani nell’Unione europea e alcuni punti sollevati dalla relazione siano addirittura corretti, i motivi appena spiegati mi hanno spinto a esprimere un voto contrario. Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Pensare che i diritti fondamentali siano pienamente garantiti e protetti nell’Unione europea e negli Stati membri sarebbe un errore di valutazione e risulterebbe dannoso per l’azione politica. I diritti fondamentali, persino nelle società libere e democratiche, vanno protetti e promossi. Ciononostante, sono varie le questioni sollevate da questa relazione e da questo dibattito. In primo luogo, esiste la supervisione della tutela di tali diritti a livello nazionale. In una società come la nostra, questa funzione è esercitata principalmente a livello nazionale, naturalmente ferma restando la possibilità di presentare ricorso a livello europeo, che esiste. Tra il dovere delle istituzioni di garantire i trattati e la sovranità nazionale, vi è spazio affinché ciascuna parte possa svolgere la propria funzione senza interferire con la natura istituzionale dell’Unione europea. Inoltre, questa relazione purtroppo non traccia una chiara distinzione tra i diritti fondamentali e quelle che sono scelte ideologiche relative all’organizzazione della società. E’ interessante tenere un dibattito su questi aspetti. Tuttavia, il tentativo di imporre tali posizioni agli Stati membri, contro la loro volontà espressa democraticamente e contro il principio di sussidiarietà, prova esattamente quali siano i rischi di portare a livello comunitario ciò che appartiene alla sfera nazionale. Per tale ragione, e perché non concordo con gran parte del suo contenuto, ho votato contro la relazione. José Ribeiro e Castro (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Se fossi stato a favore della campagna del “no” nel referendum irlandese, la relazione Catania e i suoi sostenitori avrebbero meritato il mio plauso. Essa rappresenta una grossolana mancanza di rispetto per il principio di sussidiarietà e calpesta a tal punto le regole istituzionali dell’Unione europea e i poteri degli Stati membri che dà ragione a tutti coloro che alimentano la diffidenza nei confronti della voracità politica di Bruxelles. Attaccare le clausole di salvaguardia, che sono espressione diretta dei trattati e garanzia fondamentale della democrazia degli Stati membri, come strumenti per “codificare pratiche discriminatorie” è patetico e mette seriamente a repentaglio i diritti fondamentali di cittadinanza. Sostenere che la sottoscrizione delle convenzioni internazionali da parte della maggioranza di Stati membri ponga l’obbligo di rispettarle in capo all’intera Unione europea è una totale assurdità giuridica, un tuffo nelle tenebre che va oltre il federalismo più estremo. Respingo altresì l’affermazione assolutamente distorta riguardo alla presunta “mancanza di credibilità” dell’Europa, destinata a condurci a una “inferiorità tattica”: qualsiasi siano i problemi specifici che possa avere, l’Europa non è il Sudan, né la Repubblica popolare cinese, né Cuba, né la Somalia o la Corea del Nord. In breve, la relazione divaga in ambiti di lotta politica che non hanno nulla a che vedere con i diritti fondamentali, perdendo così credibilità, coerenza ed efficacia. Ho pertanto espresso un voto contrario. Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto contrario alla relazione presentata dal collega Catania riguardante la situazione dei diritti fondamentali nell'Unione Europea (2004-2008).
Non mi trovo d'accordo sul fatto che gli Stati membri rechino pregiudizio al ruolo attivo di difesa dei diritti dell'uomo svolto dall'Unione europea nel mondo. Inoltre, non concordo sul fatto che la lotta contro il terrorismo è da ritenersi come una scusa per l'abbassamento del livello di protezione dei diritti dell'uomo e in particolare del diritto alla vita privata.
Sono quindi contrario ai punti relativi ai Rom, che non hanno bisogno di alcuna protezione speciale, altrimenti si creerebbe una situazione di discriminazione sostanziale nei confronti dei Rom stessi, considerati con tale risoluzione come una etnia diversa dalle altre. Infine, il paragrafo relativo al rimpatrio mi trova in disaccordo: le modalità da seguire per procedere al rimpatrio di un individuo non possono essere valutate solo in base a questi parametri. Martine Roure (PSE), per iscritto. – (FR) Non può esserci uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia senza la tutela dei diritti fondamentali. L’Europa ha il dovere di dare l’esempio e di essere irreprensibile in questo ambito. Sono stati individuati e rivelati casi di violazione, per esempio in istituti chiusi dove sono accolti minori e anziani. Vi è inoltre l’eterno problema della situazione disastrosa di alcune carceri, come sottolineato dalla relazione che abbiamo votato oggi. Occorre lottare per garantire che siano riconosciuti i diritti sociali. La povertà e la precarietà sono attentati ai diritti umani. Come possiamo accettare una situazione in cui chi lavora non riesce a pagarsi un alloggio, nell’Europa del XXI secolo? Dobbiamo proclamare i diritti fondamentali di ciascuno di noi. L'Unione europea si è dotata di una Carta dei diritti fondamentali.
Assicuriamoci che sia rispettata! Toomas Savi (ALDE), per iscritto. − (EN) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione e, in particolare, accolgo positivamente l’inclusione nella relazione del paragrafo 31 con il quale il Parlamento europeo deplora la mancata applicazione da parte dell’Unione europea delle sentenze del Tribunale di primo grado del 12 dicembre 2006 e del 4 e 17 dicembre 2008, nonché della decisione della Corte d’appello del Regno Unito a favore dell'Organizzazione dei Mujaheddin del popolo dell'Iran del 7 maggio 2008.
L’Unione europea sostiene la democrazia e lo stato di diritto, il che rende ancora più sconvolgente l’idea che una delle sue istituzioni agisca in violazione dei principi dell’UE. Spero che il Consiglio tenga ben conto della posizione del Parlamento al momento di stilare la nuova “lista nera” dell’Unione europea. Le accuse di attività terroristica dovrebbero essere ben fondate e il processo decisionale volto a includere alcune organizzazioni nella “lista nera” dovrebbe essere più trasparente. Tali questioni non possono essere affrontate in modo arbitrario, ma secondo i principi della democrazia e dello stato di diritto. L’Unione europea non può consentire che la lotta mondiale contro il terrorismo diventi un terreno di mercanteggiamento politico e, pertanto, è chiamata a rispettare le suddette sentenze giudiziarie. Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. − (SV) Interpreto il paragrafo 149 della relazione Catania sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea come un invito rivolto agli Stati membri affinché garantiscano un pari livello di assistenza a tutti i pazienti nell’ambito del sistema sanitario, inclusi i tossicodipendenti. Ho, pertanto, votato a favore di questo paragrafo. Csaba Sógor (PPE-DE), per iscritto. – (HU) Le ultime due tornate di allargamento dell’Unione europea, in occasione delle quali hanno fatto ingresso nell’Unione gli ex paesi socialisti dell’Europa centro-orientale, hanno aperto anche un nuovo capitolo dell’atteggiamento comunitario rispetto alle questioni connesse ai diritti umani. Da quel momento, è diventato chiaro che la protezione dei diritti fondamentali – e, tra questi, i diritti delle minoranze nazionali – nei nuovi Stati membri rappresenta la maggiore sfida per la Comunità europea. La relazione di iniziativa presentata dall’onorevole Giusto Catania sottolinea che, nell’affrontare i problemi delle comunità nazionali minoritarie tradizionali, i principi della sussidiarietà e dell’autogoverno devono fungere da capisaldi per permettere l’elaborazione di politiche volte a risolvere, in modo rassicurante, la situazione delle comunità in questione. La relazione incoraggia l’uso di forme di autonomia culturale, territoriale e regionale. Inoltre, accolgo con favore il fatto che la relazione del collega onorevole Catania inviti a elaborare una definizione dell’appartenenza a una minoranza nazionale e che proponga l’elaborazione di un pacchetto minimo di norme comunitarie per la protezione dei diritti di tali minoranze. Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. − (NL) La tutela e la promozione dei diritti fondamentali costituiscono il cuore della democrazia europea e sono condizioni essenziali se desideriamo valorizzare il nostro spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. Non serve specificare, pertanto, che nella prassi tali diritti sono stati inglobati negli obiettivi delle diverse politiche dell’Unione europea.
Inoltre, desideriamo invitare il Consiglio ad analizzare la situazione nel mondo e in ciascuno Stato membro dell’Unione avvalendosi di relazioni annuali sui diritti umani, di modo che si possa continuare a confidare che l’Europa non utilizzi due pesi e due misure nella sua politica interna o esterna. Gli emendamenti presentati dal Gruppo Verde/Alleanza libera europea riguardo alla non discriminazione, ai diritti delle minoranze e ai diritti sociali sono stati adottati nella loro interezza o in parte. Inoltre, è riuscito il nostro tentativo di includere un riferimento alla necessità di far sì che i diritti fondamentali siano tenuti in considerazione anche nel diritto di procedura penale. La relazione Catania traccia i problemi connessi ai diritti fondamentali e presenta raccomandazioni per la loro soluzione. Può pertanto contare sul mio totale sostegno, in quanto il rispetto per tutte le persone e i loro diritti fondamentali sono di centrale importanza per la politica dei verdi, indipendentemente dal genere, dall’età, dalla nazionalità o dall’estrazione socioeconomica. Catherine Stihler (PSE), per iscritto. − (EN) E’ stato per me motivo di soddisfazione vedere che il Parlamento europeo sostiene l’esclusione dell’Organizzazione dei Mujaheddin del popolo dell'Iran (OMPI) dalla lista delle organizzazioni terroristiche. In Iran sono state uccise ventimila persone che si opponevano al regime. Finché l’OMPI resterà sulla lista dei terroristi, in Iran saranno uccise altre persone semplicemente per aver espresso la propria opposizione al regime. L’Unione europea deve seguire l’esempio del Regno Unito togliendo l’OMPI dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Durante la votazione di oggi, mi sono espresso a favore della relazione Catania sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea. Purtroppo, i diritti fondamentali sono spesso violati nell’Unione europea e si osservano spesso discriminazioni contro le minoranze nonché violazioni della privacy. Le pari opportunità, in particolare l’uguaglianza delle donne, rappresentano un ulteriore problema. Il relatore ha chiesto agli Stati membri di respingere le argomentazioni che giustificano la violenza e la discriminazione nei confronti delle donne sulla base della consuetudine e della religione. In molti paesi dell’Unione europea i cittadini, in particolare quelli più vulnerabili, cioè i bambini, sono vittime della discriminazione e della povertà. La relazione condanna giustamente ogni forma di violenza contro i bambini, come la violenza domestica, l’abuso sessuale e le punizioni corporali nelle scuole. Gli Stati membri non esercitano il giusto controllo sulle pratiche relative ai diritti umani, mettendo così a repentaglio la credibilità della politica estera dell’Unione europea nel mondo. A mio avviso, la Comunità europea non può applicare due pesi e due misure alla propria politica interna ed estera. Konrad Szymański (UEN), per iscritto. − (EN) A mio avviso, il punto più importante della relazione presentata dall’onorevole Catania è stato il fatto di averci ricordato che, in seno all’Unione europea, abbiamo le nostre questioni da affrontare. Dovremmo, pertanto, stare molto attenti a non adottare l’atteggiamento di chi si sente senza macchia quando si commenta la situazione dei diritti umani fuori dell’Unione europea. Io ho fatto parte della commissione temporanea d’inchiesta sul trasporto e la detenzione illegale di persone da parte della CIA, che ha fatto fondamentalmente da sponda perché la sinistra potesse attaccare la sua bestia nera preferita, vale a dire gli Stati Uniti. A mio parere, dovremmo essere grati alla CIA e agli Stati Uniti per aver contribuito a proteggere gli europei da terroristi intenzionati a uccidere cittadini innocenti. Il fatto che abbiamo dovuto affidarci all’America perché intervenisse al posto nostro è un atto d’accusa contro le nostre società. L’assolutismo in materia di diritti umani sta facendo il gioco di coloro che vorrebbero distruggerci e che stanno mettendo a repentaglio i diritti umani dei nostri stessi cittadini. Ho, pertanto, votato contro la relazione. Konrad Szymański (UEN), per iscritto. − (PL) La relazione sui diritti fondamentali nell’Unione europea nel 2004-2008, approvata oggi dal Parlamento europeo, chiede che vi sia un riconoscimento reciproco delle coppie omosessuali in tutti i paesi dell’Unione europea, nonché la regolamentazione di tali unioni nell’ordinamento degli Stati membri. Un’altra parte della relazione sostiene i cosiddetti “diritti riproduttivi”, che nella lingua del diritto internazionale includono anche l’aborto su richiesta. Tra gli autori di tali commenti vanno inclusi anche gli esponenti religiosi. La sinistra europea ha dirottato la relazione sui diritti fondamentali nell’Unione europea al fine di promuovere rivendicazioni a favore dell’aborto e dell’omosessualità che non hanno nulla a che vedere con i diritti fondamentali. Non esistono documenti nel diritto internazionale o europeo che corroborino l’esistenza di tali “diritti”. Nonostante la natura non vincolante della relazione, quest’ultima è il documento più nocivo che sia stato approvato nel corso di questa legislatura del Parlamento. E’ l’ultimo tentativo di ridefinire i diritti fondamentali e di modificarne il significato senza dover emendare alcun trattato a livello di Nazioni Unite e di Unione europea. Un ulteriore aspetto della relazione riguarda il fatto che l’Unione europea debba introdurre una direttiva speciale volta a punire i comportamenti “omofobi”. A causa dell’ampiezza e vaghezza di questa formulazione, ciò diventa un tentativo di escludere gli ambienti omosessuali dal diritto democratico alla libertà di critica. Mettere in pratica questa proposta potrebbe avere conseguenze in termini di censura. Il risultato della votazione finale (401 favorevoli; 220 contrari; 67 astensioni) mostra quanto siano divisi i parlamentari europei su questo argomento. E’ una sconfitta per il relatore, visto che i diritti fondamentali sono qualcosa che dovrebbe unire, e non dividere, il Parlamento. Charles Tannock (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Mi sarebbe piaciuto che questa relazione avesse analizzato più da vicino la situazione degli orfani e dei bambini disabili affidati all’assistenza istituzionale in Romania e Bulgaria, gli Stati membri entrati più di recente nell’UE.
Prima dell’adesione dei suddetti paesi all’Unione europea, vi era grande preoccupazione circa gli standard assistenziali riservati agli orfani e ai bambini disabili istituzionalizzati. Forse la prossima relazione potrebbe approfondire meglio l’argomento. Più in generale, ho già espresso il mio pensiero riguardo a questa relazione nel corso del dibattito del mese scorso. Mi preoccupa il fatto che la nostra cultura sui diritti umani sia stata contagiata dall’assolutismo e che, in realtà, assecondando i diritti di criminali e terroristi stiamo mettendo a rischio i diritti di tutti gli altri cittadini. Nello specifico, ritengo che le questioni che riguardano l’aborto e la contraccezione non siano ambiti di competenza dell’Unione europea, ma che dovrebbero essere disciplinate da leggi adeguate a livello nazionale. Inoltre, sono contrario all’appello rivolto affinché la Carta dei diritti fondamentali prevalga sul diritto del Regno Unito, paese che ha negoziato un’esenzione dal rispetto delle sue disposizioni. Mi sono, pertanto, astenuto riguardo a questa relazione. Thomas Ulmer (PPE-DE), per iscritto. − (DE) Ho votato contro la relazione Catania. Mi stupisce che i servizi del Parlamento abbiano dichiarato questa relazione ammissibile nella sua forma attuale. Essa viola costantemente il principio della sussidiarietà. Per quanto riguarda il suo contenuto, si potrebbe criticare praticamente tutto. Gli Stati nazionali non devono permettere che li si privi dei propri poteri o della propria capacità di azione in materia di diritti fondamentali. Questo è un tentativo di far passare, a spese della maggioranza, diritti di minoranza che non possono essere applicati a livello nazionale. Un atteggiamento positivo nei confronti dell’aborto è inconcepibile, secondo me. Il vero argomento, vale a dire i diritti umani e la loro applicazione negli ultimi quattro anni, non è neppure menzionato. Thomas Wise (NI), per iscritto. − (EN) Mi sono astenuto nella votazione per appello nominale sul paragrafo 62 perché ritengo che ogni paese, appartenente o meno all’Unione europea, dovrebbe far sì che la legislazione in materia di mutilazioni genitali femminili sia approvata e applicata localmente. Un accordo internazionale sarebbe più appropriato e lungimirante. Così come stanno le cose, l’Unione europea non ha competenza in ambito sanitario, né dovrebbe cercare di averla.
Ho espresso un voto di astensione anche sul paragrafo 72 perché mi preoccupano le implicazioni per la libertà di parola. Sebbene vadano deplorati, i commenti discriminatori non alimentano necessariamente “odio e violenza”. Il fatto stesso che ci venga chiesto di concordare su questo punto farà sì che coloro che vorranno potranno avvalersene come prova.
La decisione di astenermi sull’emendamento n. 54 si basa sull’opposizione alla libera circolazione dei cittadini nell’Unione europea e al principio del riconoscimento reciproco e non certamente sulla mia opinione riguardo alle coppie omosessuali, che ritengo dovrebbero godere degli stessi diritti di chiunque altro. Anna Záborská (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Il Parlamento europeo ha appena votato a favore della relazione Catania sulla situazione dei diritti fondamentali. A pochi mesi dai festeggiamenti per il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, questa relazione mette in discussione la nostra stessa idea di diritti fondamentali. Certamente, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è stata il frutto di un consenso raggiunto dopo oltre un anno di negoziati tra diversi gruppi di pressione e lobby, rappresentanti della società civile e dei governi nazionali, e così via. Questo processo, a cui noi rappresentanti dei paesi dell’est non siamo stati invitati, è interessante per diversi motivi. La Carta, come sottolinea la relazione Catania, sarà un testo giuridicamente non vincolante finché il trattato di Lisbona non sarà stato ratificato da tutti gli Stati membri. Tuttavia, l’Agenzia per i diritti fondamentali, istituita a Vienna, si basa interamente su questo testo politicoche il nuovo organismo utilizza per giustificare le proprie prese di posizione. Risulta, pertanto, interessante avere un’idea di come sono intesi i diritti fondamentali ai sensi della Carta, analizzando gli argomenti trattati dall’Agenzia per i diritti fondamentali. Tale esercizio diventa ancor più interessante se applicato al FRALEX, il gruppo di esperti reclutati durante l’estate 2008 e appartenenti per la maggior parte alla rete olandese “Human European Consultancy”. Proposta di risoluzione (B6-0624/2008) Dragoş Florin David (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore di questa risoluzione in quanto la ratifica della convenzione rappresenterà un contributo significativo alla promozione di standard lavorativi dignitosi in tutto il mondo. Inoltre, essa sostiene l’accordo concluso dalle parti sociali su alcuni aspetti relativi alle condizioni di lavoro dei lavoratori nel settore della navigazione marittima, in quanto rappresenta un corretto equilibrio tra la necessità di migliorare le condizioni di lavoro e quella di proteggere la salute e la sicurezza della gente di mare, e anche perché questa categoria professionale esiste in Romania. Constantin Dumitriu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La risoluzione presentata dall’onorevole Mary Lou McDonald sintetizza i punti principali che dovrà prendere in considerazione la proposta di direttiva del Consiglio sulla convenzione sul lavoro marittimo del 2006, che modifica la direttiva 1999/63/CE (COM(2008)0422). I lavoratori del settore marittimo appartengono a una categoria che svolge le proprie mansioni in condizioni estremamente difficili e spesso assai pericolose. Per questo motivo, servono standard per le condizioni di lavoro che ci consentano di tener conto della salute e sicurezza di questi lavoratori, nonché regole chiare sul loro rapporto di lavoro. Il primo passo nella definizione degli standard dev’essere quello di porre in evidenza le necessità e i problemi individuati dai lavoratori e dai datori di lavoro del settore marittimo, garantendo al tempo stesso un certo grado di flessibilità nella loro applicazione da parte degli Stati membri. Occorre dar seguito ai documenti che stiamo adottando a livello comunitario con interventi da parte degli Stati membri e il controllo da parte della Commissione, per essere certi che sia data applicazione alle disposizioni. Inoltre, riguardo alle norme di lavoro nel settore marittimo, l’Unione europea ha l’opportunità di assumere un ruolo guida, traducendo tali standard in principi che possano essere applicati ovunque nel mondo. Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Abbiamo votato a favore di questa relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione dell'accordo concluso dall'Associazione armatori della Comunità europea e dalla Federazione europea dei lavoratori dei trasporti sulla convenzione sul lavoro marittimo del 2006 e che modifica la direttiva 1999/63/CE, poiché consolida i diritti minimi dei lavoratori riconosciuti a livello internazionale. Si tratta di un passo importante al fine di garantire migliori condizioni di lavoro e maggior sicurezza, nel rispetto della dignità di questi professionisti. Ciononostante, lamentiamo che non siano state adottate le proposte presentate dal nostro gruppo, segnatamente quelle che miravano a eliminare qualsiasi incertezza giuridica o pregiudizio per il lavoro svolto dalle parti sociali per il raggiungimento dell’accordo. La convenzione stessa concorda sul fatto che i paesi non debbano far uso della flessibilità, ed è stato proprio questo il principio esposto nella proposta di direttiva, con l’accordo delle parti sociali. Pertanto, non possiamo concordare con il fatto che la maggioranza del Parlamento europeo abbia incluso la questione della flessibilità nel paragrafo 6. Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, trasmetto il mio voto favorevole a proposito della risoluzione sulla convenzione sul lavoro marittimo 2006 (procedure relative al dialogo sociale).
Sostengo pienamente l'accordo concluso dalle parti sociali su taluni aspetti delle condizioni di lavoro dei lavoratori nel settore della navigazione marittima in quanto rappresenta un corretto equilibrio tra la necessità di migliorare le condizioni di lavoro e quella di proteggere la salute e la sicurezza della gente di mare. Inoltre, sono convinto che sia essenziale definire e applicare standard minimi globali relativi alle condizioni occupazionali, sanitarie e di sicurezza per il personale che lavora in mare o a bordo delle navi marittime. Infine, sono contento del ruolo svolto dalle parti sociali per migliorare le condizioni di sicurezza e di salute dei lavoratori. - Relazione Andrikienė (A6-0498/2008) Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Il mio voto è favorevole. Oggi più che mai ci rendiamo conto di quale importante ruolo possa svolgere un organo come il Consiglio per i diritti umani (CDU). Quanto è stato fin qui fatto va sostenuto, così come va apprezzato il ruolo attivo svolto dall'UE in seno al CDU, pure con gli innegabili limiti rappresentati anche dall'assenza degli Stati Uniti d'America, un'assenza che di fatto pone l'UE spesso in posizione di isolamento. Ciò tuttavia non deve rappresentare un alibi per l'UE, che deve essere capace di compiere uno sforzo politico per costruire una leadership unitaria e coesa, superando la contrapposizione in blocchi geografici che spesso si è verificata anche al suo interno.
Moltissimo, quindi, resta ancora da fare per conferire al CDU maggiori credibilità e autorevolezza e per evitare che alcuni governi possano continuare a eludere i loro impegni in campo internazionale. Caldeggio quindi una nuova analisi in previsione del riesame e ribadisco che il rafforzamento del CDU è una tappa fondamentale nel cammino di civiltà che l'UE da sempre sostiene. Călin Cătălin Chiriţă (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione Andrikienė sul futuro del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, poiché credo che all’Unione europea serva una strategia a lungo termine sull’attività di questa istituzione, che deve diventare il principale foro internazionale per i diritti umani. Ritengo che gli Stati membri dell’Unione europea debbano dimostrare maggiore unità ed efficienza nel promuovere certe posizioni comuni dell’Unione europea in materia di diritti umani. L’Unione europea deve fungere da apripista a livello internazionale e avviare strategie volte a tutelare i diritti umani in tutto il mondo. Occorre prestare maggiore attenzione alla promozione dei diritti umani di natura economica, sociale e culturale, giacché la povertà, l’arretratezza e il basso livello di istruzione e cultura della popolazione hanno effetti moltiplicatori negativi. Allo scopo di ottenere un sostegno molto più ampio per le proprie posizioni, l’Unione europea deve istituire meccanismi per la formazione di coalizioni, nonché iniziare a organizzare incontri periodici su argomenti specifici, con la partecipazione di tutti gli Stati democratici degli altri continenti. E’, inoltre, essenziale che gli Stati inviino ai forum internazionali specialisti dotati di reali competenze nel settore, una raccomandazione che la relazione Andrikienė formula con insistenza, e a ragione. Philip Claeys (NI), Koenrad Dillen (NI), per iscritto. − (NL) Ho espresso un voto contrario alla presente relazione, perché questo Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite non può nel modo più assoluto essere considerato un’istituzione legittima. Per me è inaccettabile che paesi come Cuba, Arabia Saudita, Egitto, Pakistan, Giordania e vari regimi africani emanino risoluzioni che denunciano la situazione dei diritti umani in altri paesi. La situazione dei dissidenti politici o religiosi in quei paesi rappresenta una vera beffa per questa istituzione. Dragoş Florin David (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione del Parlamento europeo perché il rispetto, la promozione e la salvaguardia dell'universalità dei diritti umani sono parte integrante dell'acquis giuridico dell'Unione europea e ne costituiscono uno dei principi fondamentali. Ho votato a favore anche perché le Nazioni Unite, unitamente al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (CDU), costituiscono una delle organizzazioni più idonee a trattare in modo onnicomprensivo le questioni legate ai diritti umani e alle sfide umanitarie. Ritengo che i diritti umani e la democrazia siano elementi fondamentali delle relazioni esterne e della politica estera dell’UE. Neena Gill (PSE), per iscritto. − (EN) Signor Presidente, ho votato con grande piacere a favore della relazione Andrikiené sul Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, poiché sono compiaciuta del fatto che questa agenzia goda di molta più credibilità rispetto all’organismo che l’ha preceduta, ovvero la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite. Quest’ultima era stata pesantemente screditata dalle credenziali assai dubbie di diversi dei suoi Stati membri in materia di diritti umani.
Il controllo regolare della condotta degli Stati membri in materia di diritti contribuisce in misura significativa alla migliore reputazione di cui gode il Consiglio. Questo aspetto assumerà particolare importanza in occasione della prossima tornata di controlli, che riguarderanno Russia, Cuba, Arabia Saudita e Cina.
Sono benvenute anche le disposizioni della relazione che mirano a valutare il livello di coordinamento esistente in questo ambito tra gli Stati membri dell’Unione europea. E’ fondamentale che l’Unione europea, in quanto organizzazione che colloca i diritti umani al centro della propria missione, collabori con partner multinazionali come le Nazioni Unite, che condividono l’obiettivo di migliorare la cooperazione. Quest’ultima è essenziale per garantire che i diritti umani non siano più esclusi dagli obiettivi della politica estera per motivi commerciali o strategici. Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Questa relazione rivela una certa insoddisfazione del Parlamento europeo nei confronti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (CDU), dato che gli Stati membri dell’Unione europea rappresentano una “minoranza numerica’, il che, secondo la sua interpretazione, “compromette seriamente la capacità dell’Unione europea di influenzare l’agenda del CDU” e di assicurare il proprio ruolo ambizioso di “guida”. Questo nobile punto di vista si basa sul tentativo di imporre l’Unione europea come modello nell’ambito dei diritti umani, un’affermazione inaccettabile, soprattutto se si considera che i fatti dimostrano la sua ipocrita politica in questo settore: ne è un esempio la posizione complice assunta dall’Unione nei confronti di Israele – vedasi la sua astensione sulla risoluzione del CDU sulla Palestina.
La relazione è colma di contraddizioni, segnatamente laddove “lamenta la crescente divisione del CDU in blocchi regionali” mentre, allo stesso tempo, afferma di sostenere l’esistenza di “una posizione comune coordinata all’interno del CDU” da parte dell’Unione europea. Non è anche questa una politica dei blocchi, oppure la politica di blocchi è negativa soltanto quando non avvantaggia l’Unione? A differenza del Parlamento europeo, non riteniamo “deplorevole” che gli Stati Uniti non siano rappresentati all’interno del CDU, innanzi tutto per le loro costanti violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, e anche perché gli USA non hanno presentato la propria candidatura per evitare l’onta di non essere eletti. E si può capire perché... Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Questa relazione contiene un numero sorprendente di opinioni intelligenti se si considera che è opera della commissione per gli affari esteri. Per esempio, viene detto che è positivo che gli Stati membri dell’Unione europea scelgano di esprimere il proprio parere sempre più di frequente e che non consentano alla presidenza dell’Unione di parlare a nome di tutti i paesi. Dichiarazioni di questo tenore sono assai rare e le saluto con favore. Purtroppo, gli elementi positivi sono davvero troppo pochi. Una delle formulazioni più opinabili si legge nel considerando H, dove si lamenta “un persistente desiderio degli Stati membri di agire in modo indipendente all'interno delle Nazioni Unite”. Dopo tutto, il principio “uno Stato, un voto” rappresenta uno degli elementi fondanti delle Nazioni Unite. La commissione per gli affari esteri lamenta altresì la crescente divisione del Consiglio per i diritti umani (CDU) in blocchi regionali. E’ piuttosto paradossale che certi blocchi regionali, come l’Unione europea per esempio, sembrino invece essere auspicabili. Il Parlamento europeo non è, non può essere, né dovrebbe essere un garante che i diritti umani non siano violati nel mondo. Lo dimostrano, in particolare, le dichiarazioni rilasciate da deputati di questo Parlamento riguardo agli omosessuali, per esempio. Sebbene la relazione sia probabilmente valida nella sua essenza, durante la votazione odierna ho espresso un voto contrario. Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) L’Unione europea asserisce di porre i diritti umani e la democrazia al cuore delle proprie relazioni esterne. Il Parlamento invita l’Unione europea a prestare attenzione alla credibilità nell’ambito dei diritti umani al momento di ratificare gli accordi. In realtà, la stessa credibilità dell’Unione europea è ormai un ricordo lontano: i sorvoli della CIA, il fatto di non aver preso posizione sulle carceri delle torture americane e i tentativi di aggirare il diritto internazionale – riguardo alla crisi del Kosovo, per esempio – hanno contribuito a questo.
Come può una comunità che asserisce di tenere in gran conto la democrazia negare i risultati dei referendum, ripetere le votazioni finché producono i risultati desiderati e punire gli Stati membri per i risultati delle elezioni? Se l’Unione europea fosse davvero preoccupata del rispetto della sua tanto decantata comunità di valori, avrebbe dovuto interrompere i negoziati di adesione con la Turchia molto tempo fa, al più tardi in occasione delle sue dimostrazioni di bellicosità. Sembra proprio che, invece di lavorare veramente per la promozione dei diritti umani e delle persone nonché dei valori comuni, l’Unione europea stia gettando via circa 15 milioni di euro all’anno per un’inutile Agenzia europea per i diritti fondamentali. Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto. − (RO) Ho votato a favore della relazione sullo sviluppo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite perché, pur riconoscendo tanto gli indiscutibili risultati quanto gli sforzi profusi per rafforzare la credibilità e il livello di tutela dei diritti umani, sono convinto che il funzionamento di questo organismo possa anche essere migliorato in futuro.
Credo, allo stesso tempo, che l’Unione europea debba continuare a svolgere un ruolo attivo e di alto profilo nell’istituzione e nel funzionamento del Consiglio delle Nazioni Unite. Apprezzo altresì il fatto che la relazione inviti l’Unione europea a riaffermare e tutelare con determinazione i principi dell’universalità, indivisibilità e indipendenza dei diritti umani. Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Se, da un lato, le Nazioni Unite e le varie agenzie e organizzazioni ad esse associate dovrebbero essere, per loro natura, uno specchio del mondo, dall’altro lato è naturale che l’immagine in esso riflessa non sia quella che desidereremmo o che ci piacerebbe costruire. Tali considerazioni sono una premessa necessaria per il dibattito sul Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Ci si può ragionevolmente attendere che discutere e decidere, tramite votazione, dei diritti umani in un mondo in cui i paesi prestano loro così poca attenzione porti a risultati bizzarri. Non si tratta soltanto di una questione di legittimità. E’ soprattutto una questione di linguaggio. Quale norma valutativa sui diritti umani si può supporre che i governi di Libia o Zimbabwe condividano con gli stati democratici che devono rispondere ai propri cittadini? Nessuna, naturalmente. Ciononostante, è proprio per facilitare il dialogo tra coloro che parlano lingue diverse che esiste la diplomazia. Tra pari la mediazione non è necessaria. Il mantenimento di sedi di dialogo deve dunque essere una politica da stimolare e promuovere. Altrimenti, non riesco a credere che possiamo o che dovremmo avere come norma per i nostri valori e le nostre azioni le decisioni prese in un contesto simile. Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole sulla relazione Andrikiene, riguardante lo sviluppo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e il ruolo dell'Unione europea. La posizione europea in seno a questo Consiglio è determinante.
Di fatto, l'UE, che pone i diritti umani e la democrazia al centro delle proprie relazioni esterne, soprattutto nelle attività che svolge in seno agli organismi internazionali competenti in materia di diritti umani, si è impegnata sin dall'inizio a mantenere un ruolo attivo e visibile nella creazione e nel funzionamento del Consiglio per i diritti umani, con l'ambizione di difendere i più elevati standard in materia di diritti umani, patrocinando o co-patrocinando testi per la definizione delle norme.
Pertanto accolgo favorevolmente la proposta della collega, che esaminerà quali strade può percorrere l'UE per migliorare la sua influenza presso il Consiglio per i diritti umani e dare nuovo slancio al Consiglio per far sì che divenga un organismo operativo più efficace. Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Il 15 marzo 2006 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione in base alla quale la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite viene sostituita dal Consiglio per i diritti umani, un organismo internazionale di supporto volto a promuovere e salvaguardare i diritti umani. Il cambiamento della denominazione è stato accompagnato dall’introduzione di nuovi meccanismi e procedure che accrescono le potenzialità del Consiglio per i diritti umani. La relazione mira a valutare i risultati conseguiti dal Consiglio, nonché a confrontare le aspettative con i risultati. Il principale obiettivo è quello di individuare potenziali miglioramenti nel suo operato. Non dimentichiamo che la democrazia e i diritti umani costituiscono il pilastro che sostiene l’Unione europea sulla scena internazionale. L’Unione europea si è attribuita un ruolo di grande rilievo ed è attiva presso le organizzazioni internazionali per i diritti umani, oltre ad aver partecipato attivamente anche alla designazione del Consiglio per i diritti umani e ad aver collaborato alla redazione di testi, come convenzioni e risoluzioni, che hanno definito le norme per la tutela dei diritti umani. Purtroppo, all’Unione europea manca spesso l’attitudine ad anticipare le cose (soprattutto a causa delle lungaggini burocratiche talvolta necessarie per redigere posizioni comuni), e a dimostrare capacità di leadership nelle iniziative relative ai diritti umani. Charles Tannock (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Io e i miei colleghi conservatori britannici sosteniamo il lavoro delle Nazioni Unite e del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Accettiamo il fatto che occorra un’ulteriore riforma del Consiglio per garantire che i diritti umani migliorino nel mondo.
Concordiamo inoltre sul fatto che gli Stati membri dell’Unione europea lavorino per una convergenza di posizioni in seno al Consiglio, ma sottolineiamo che è importante che ciascuno di essi tuteli i propri interessi e posizioni nazionali. Il nostro sostegno per questa relazione non comprende il paragrafo 56 della relazione, che chiede l’applicazione della risoluzione della Nazioni Unite relativa alla moratoria sulla pena di morte. Per tutti gli eurodeputati conservatori, la pena di morte è una questione di coscienza. - Relazione Cappato (A6-0459/2008) Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Voto favorevolmente. L'avvicinarsi del prossimo appuntamento elettorale ci impone di fornire ai cittadini elettori tutti gli strumenti per accedere ai documenti del Parlamento europeo. Nel momento in cui si chiede agli elettori di accordare fiducia a queste istituzioni, si deve allo stesso tempo lavorare per rimuovere tutti gli ostacoli ancora esistenti in tema di trasparenza e accessibilità.
In questo senso ritengo che vada fornita ai cittadini-elettori anche la possibilità di verificare l'attività, la partecipazione e la presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari, in termini assoluti, relativi e percentuali, così come bisogna favorire l'accesso anche ai dati sulle indennità e le spese dei membri. Auspico, infine, che tutto ciò possa avvenire entro la fine di questa legislatura. Nicodim Bulzesc (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Il diritto di avere accesso ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione è un diritto fondamentale di tutti i cittadini e i residenti dell’Unione europea (ai sensi degli articoli 254 e 255 del trattato UE).
Ciononostante, c’è un aspetto che vorrei sottolineare. Ritengo che la pubblicazione dei documenti di lavoro delle istituzioni europee sia soltanto un primo passo, perché la maggior parte dei cittadini europei non comprendono le procedure che seguiamo e non sanno come reperire le informazioni di cui hanno bisogno. A questo riguardo, sono d’accordo con il relatore, che propone la creazione di un portale unico dell'Unione Europea per accedere a tutti i documenti, dotato di una struttura di facile comprensione per tutti. Il portale dovrebbe presentare le informazioni in maniera accessibile e semplificata, di modo che i cittadini europei possano utilizzarlo senza problemi. Queste soluzioni tecniche esistono e auspico che possano essere trovate le risorse finanziarie per la creazione del portale. Ho espresso, tuttavia, un voto contrario alla relazione perché, pur trovandone corretto il quadro generale, non posso accettare alcuni elementi proposti dal collega relatore. Philip Claeys (NI) , per iscritto. − (NL) Essendo io un sostenitore della massima apertura presso tutte le istituzioni dell’Unione europea, non ho esitato a votare a favore di questa relazione. E’ positivo che si rimproverino severamente le diverse istituzioni europee. Il Consiglio europeo prende le principali decisioni politiche e discute questioni assai importanti e controverse. Inoltre, è deludente e inaccettabile che il Consiglio non permetta che le esatte posizioni delle diverse delegazioni nazionali siano rese note in sede decisionale. Comunque, il Parlamento dovrebbe mettere ordine anche dentro casa propria, garantendo la massima apertura sotto ogni aspetto. Esther De Lange (PPE-DE), per iscritto. − (NL) Dichiarazione di voto a nome della delegazione del CDA al Parlamento europeo riguardo alla relazione Cappato sull’accesso del pubblico ai documenti.
Oggi la delegazione del CDA al Parlamento europeo si è astenuta dal voto sulla relazione sull’accesso pubblico ai documenti. Questo non perché la trasparenza sia un problema per noi. Siamo favorevoli alla trasparenza e al controllo della democrazia. Non a caso, l’ex membro del Parlamento europeo, onorevole Maij-Weggen, ha visto nascere la legislazione comunitaria in questo ambito.
Ci siamo astenuti perché la relazione Cappato contiene troppe inesattezze, impostazioni sbagliate e dichiarazioni semplicistiche. Per esempio, dal nostro punto di vista, andrebbe garantita l’apertura dei documenti del Consiglio, ma esiste una chiara distinzione tra i documenti relativi a procedure legislative e quelli attinenti a procedure non legislative. Ciononostante, il relatore non fa alcuna distinzione tra queste procedure. Ci preoccupa, inoltre, il considerevole fardello amministrativo che le raccomandazioni della relazione Cappato comporterebbero.
Non abbiamo potuto sostenere la relazione per via delle sue imprecisioni e dichiarazioni fumose. Visto che era nostra intenzione sostenere il principio della trasparenza e del controllo democratico, alla fine abbiamo optato per l’astensione. Koenraad Dillen (NI) , per iscritto. – (NL) Ho votato con entusiasmo a favore di questa relazione. Per una volta non farà male. Sebbene vada lodato il fatto che alcune istituzioni europee siano state criticate aspramente, desidero fare un’osservazione. Considerando che è il Consiglio europeo che sta al timone e che in ultima battuta prende le decisioni su questioni molto importanti e controverse, è inaccettabile che il Consiglio non permetta di rendere pubbliche le posizioni delle diverse delegazioni nazionali al momento in sede decisionale. E’ anche vero che il Parlamento deve mettere ordine nella propria casa e che deve garantire la massima apertura da tutti i punti di vista, prima di mettere gli altri sulla graticola. Avril Doyle (PPE-DE), per iscritto. − (EN) La proposta di iniziativa in esame, presentata dall’onorevole Marco Cappato, chiede al Parlamento di sostenere la relazione sull’attuazione del regolamento n. 1049/2001, che riguarda l’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio se utilizzati nella loro capacità legislativa.
Se, da un lato, l’obiettivo di aumentare la trasparenza nelle istituzioni europee trova il mio totale sostegno, dall’altro lato vi sono tre punti del regolamento che, a mio parere, necessitano di un’analisi più approfondita.
(1) L’essenziale protezione della riservatezza tra cliente e avvocato non è sufficientemente tutelata così come espressa nella sentenza Turco, menzionata nei paragrafi iniziali, e l’appello per la sua applicazione non può essere sostenuto. (2) I singoli processi in base ai quali i governi nazionali prendono decisioni possono anch’essi essere messi a repentaglio se si elimina il consenso richiesto per rendere disponibili i documenti trasmessi alle istituzioni comunitarie.
(3) Queste raccomandazioni a livello comunitario non tengono conto delle diverse impostazioni rispetto alla libertà di informazione negli Stati membri. E’ necessario un certo grado di riservatezza per garantire che le discussioni tra i gruppi politici siano complete e franche, e la diffusione di tali opinioni potrebbe potenzialmente avere più effetti negativi che positivi. La prospettiva di avere scambi riservati al posto di un acceso dibattito non promette nulla di buono per le nostre istituzioni democratiche. (Dichiarazione di voto abbreviato ai sensi dell’articolo 163, paragrafo 1, del regolamento) Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) Non vi è alcun dubbio per coloro che sono avvezzi agli arcani della Commissione, del Parlamento o del Consiglio europei che l’accesso a informazioni relative alle istituzioni dell’Unione europea resta un percorso disseminato di trabocchetti per il cittadino medio. Le ragioni sono molteplici. In effetti, è tanto una questione dell’enorme numero di documenti prodotti e delle molteplici forme in cui essi sono pubblicati (relazioni, pareri, risoluzioni, direttive, regolamenti, e così via), quanto una questione di mancanza di semplificazione e di leggibilità dei registri istituzionali e delle pagine Internet, nonché di mancanza di trasparenza e di comunicazione. La relazione propone giustamente di risolvere questo tipo di problemi garantendo una maggiore trasparenza delle istituzioni europee.
In senso più ampio, ciò fa parte della migliore partecipazione dei cittadini dell’Unione al funzionamento della stessa e alla sua comprensione delle cose. I popoli europei non vogliono essere esclusi sistematicamente dalle decisioni che toccano direttamente la loro vita quotidiana e sulle quali non hanno alcun diritto di controllo o di obiezione. Nelle rare occasioni in cui si sono fatti sentire per mezzo dei referendum, hanno rinnegato i propri dirigenti politici e la burocrazia di Bruxelles, che è cieca, sorda e poco reattiva alle loro necessità e richieste. Una migliore trasparenza delle istituzioni europee è una prima tappa verso una nuova Europa, un’Europa dei popoli e un’Europa delle nazioni sovrane. Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. − (DE) Ho votato a favore dei rapporti annuali sulla semplificazione dell’accesso ai documenti delle istituzioni dell’Unione europea. E’ indiscutibile che l’accesso ai vari documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione vada semplificato. I cittadini dell’Unione europea non devono avere l’impressione di essere esclusi dalle operazioni e dalle votazioni delle istituzioni comunitarie. Inoltre, essi hanno il diritto di essere informati quanto più possibile. Ciononostante, dovremmo valutare se la pubblicazione debba forse essere limitata in modo da impedire che il pubblico perda di vista gli aspetti salienti. In primo luogo, nessuno desidera un sovraccarico di dati e, in secondo luogo, bisogna continuare a rispettare la privacy del personale, in quanto di solito avviene che, in virtù della protezione dei dati, un numero ragguardevole di informazioni non risulti accessibile neppure ad altre istituzioni, comprese quelle nazionali. Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, accolgo con voto favorevole la proposta presentata dal collega Marco Cappato riguardante l'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione.
È di importanza fondamentale per l'Unione Europea che i cittadini sentano le istituzioni comunitarie vicine a loro. Questo può essere fatto solamente mediante l'accesso pubblico ai documenti delle tre istituzioni. Pertanto mi trovo assolutamente d'accordo con il relatore quando si dice che bisogna chiedere alle istituzioni dell’UE e agli Stati membri di promuovere una cultura amministrativa comune della trasparenza, fondata sui principi delineati dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, dalle raccomandazioni del Mediatore europeo e dalle migliori prassi degli Stati membri.
Infine, mi compiaccio dell'iniziativa del collega, perché ritengo che, per migliorare e accelerare i processi di integrazione, l'informazione pubblica debba essere tenuta in primissimo piano, alla luce dei problemi relativi all'assenteismo degli eurodeputati italiani dall'emiciclo. Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Il trattato dell’Unione europea stabilisce che la priorità va attribuita alla trasparenza e all’intensificazione dei legami tra i popoli europei. Afferma, inoltre, che le decisioni devono essere prese il più apertamente possibile e quanto più possibile vicino ai cittadini. La trasparenza permette ai cittadini di partecipare più da vicino al processo decisionale e garantisce che l’amministrazione goda di maggiore credibilità, e sia più efficiente e responsabile nei confronti dei propri cittadini nell’ambito di un sistema democratico.
La sentenza della Corte di giustizia europea nella causa Turco avrà conseguenze di grande portata per la trasparenza e l’accesso ai documenti delle istituzioni europee che si occupano di questioni legislative. La sentenza conferma che va data priorità al principio in questione e che esso dovrebbe essere esteso a tutte le istituzioni comunitarie. Inoltre, (cosa importante) la possibilità di applicare deroghe va interpretata in senso restrittivo e, comunque, deve essere valutata di caso in caso dalla prospettiva dell’interesse pubblico prevalente, ovvero l’apertura. L’apertura accresce infatti la fiducia nelle istituzioni consentendo un dibattito aperto.
La Corte di giustizia europea ha affermato che il rifiuto di garantire l’accesso ai documenti in questo caso non può costituire un precedente per giustificare un’esigenza generale di riservatezza sui pareri legali relativi a questioni legislative. Thomas Ulmer (PPE-DE), per iscritto. − (DE) Ho respinto questa relazione. Le richieste che avanza vanno molto al di là del mio concetto di trasparenza. Considero pericolosa anche la pubblicazione dei registri di presenza e delle liste di voto degli europarlamentari in assenza di ulteriori e dettagliate spiegazioni. Io ho un tasso di presenze elevato, perciò sono al di sopra di ogni sospetto. Si tratta di mantenere la protezione dei dati personali anche nel caso degli eurodeputati. L’Europa potrebbe migliorare la propria trasparenza innanzi tutto pubblicando le riunioni pubbliche del Consiglio e della Commissione, prima di obbligare gli eurodeputati a mettersi – per così dire – a nudo. Inoltre, va osservata la riservatezza tra le istituzioni durante le difficili fasi dei negoziati. Anna Záborská (PPE-DE), per iscritto. – (SK) In base all’esperienza degli Stati membri, l’Unione europea ha cominciato a riconoscere un reale “diritto di accesso ai documenti” e un “diritto all'informazione” fondati sui principi di democrazia, trasparenza, interesse pubblico e apertura. Il Parlamento europeo è convinto che l’accesso alle informazioni relative alle istituzioni comunitarie da parte dei comuni cittadini sia problematico a causa della mancanza di politiche interistituzionali efficaci improntate alla trasparenza e alla comunicazione orientata ai cittadini. Nell’interesse di una maggiore trasparenza, le istituzioni dell’UE dovrebbero rispettare il principio del multilinguismo. Nel 2008 ho presentato una dichiarazione scritta del Parlamento europeo a questo proposito. L’Unione europea svolge le proprie attività in tutte le lingue nazionali, non soltanto in un’unica lingua o in una rosa di lingue selezionate che non potrebbero essere comprese da una parte significativa dei propri cittadini. La traduzione dei documenti legislativi, politici e amministrativi consente all’Unione europea di ottemperare ai propri obblighi di legge e, al contempo, il sistema del multilinguismo contribuisce a valorizzare la trasparenza, la legittimità e l’efficacia dell’Unione europea. Ciò contribuisce a un’adeguata preparazione in vista delle elezioni del Parlamento europeo, che avranno luogo nel giugno 2009.
Colgo l’occasione per invitare le istituzioni dell’Unione europea ad assicurarsi che si tenga conto, nel bilancio dell’UE per il 2009, delle risorse necessarie per coprire il fabbisogno di traduttori ufficiali presso le istituzioni comunitarie; il Parlamento europeo sollecita le istituzioni dell’Unione europea affinché traducano senza esitazione tutti i documenti legislativi, politici e amministrativi di questa legislatura in tutte le lingue ufficiali comunitarie, allo scopo di permettere ai cittadini di seguire le attività politiche svolte da tutte le istituzioni. Facendo questo, potremo davvero contribuire a migliorare la trasparenza per i nostri cittadini. Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2009Avviso legale

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