Source: https://www.diritto.it/organo-sede-sentenze/tar/umbria/
Timestamp: 2018-11-16 14:41:28+00:00

Document:
Umbria Archivi
Sentenza TAR Perugia, sez. I, 31.01.2014, n.88
sul ricorso numero di registro generale 532 del 2011, proposto dal sig.
***, rappresentato e difeso dall’avv. *** e con domicilio eletto presso lo studio dello stesso, in ***
Comunità Montana Valnerina, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. *** e con domicilio eletto presso lo studio dello stesso, in ***
I.N.P.S. – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti *** e con domicilio eletto presso l’Avvocatura della sede I.N.P.S. di Perugia, in Perugia, via Canali, n. 5
sul ricorso numero di registro generale 533 del 2011, proposto dalla
Società Agricola *** S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, dott. ***, rappresentata e difesa dall’avv. *** e con domicilio eletto presso lo studio dello stesso, in ***
Comunità Montana Valnerina, rappresentata e difesa e con domicilio eletto come nel precedente ricorso
1) quanto al ricorso R.G. n. 532 del 2011:
– del provvedimento della Comunità Montana Valnerina prot n. 9393 del 4 agosto 2011, notificato il 7 agosto 2011, recante la revoca dell’attestato di Imprenditore Agricolo Professionale, rilasciato in data 1° dicembre 2008 (n. 12073) al sig. ***;
– di ogni altro atto presupposto, collegato o conseguente
2) quanto al ricorso R.G. n. 533 del 2011:
– del provvedimento della Comunità Montana Valnerina prot n. 9392 del 4 agosto 2011, notificato il 7 agosto 2011, recante la revoca dell’attestato di Imprenditore Agricolo Professionale, rilasciato in data 1° dicembre 2008 (n. 12074) alla Società Agricola *** S.r.l.;
– di ogni altro atto presupposto, collegato o conseguente.
Viste le domande di sospensione dell’esecuzione degli atti impugnati, presentate in via incidentale dai ricorrenti, e preso atto del loro rinvio al merito;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Comunità Montana Valnerina e dell’I.N.P.S.;
Vista la documentazione depositata dalle parti;
Viste le memorie difensive e le repliche;
Nominato relatore nell’udienza pubblica del 28 novembre 2012 il dott. Pietro De Berardinis;
Uditi i difensori presenti delle parti costituite, come specificato nel verbale;
Il sig. *** espone di essere coltivatore diretto, nonché amministratore della Società Agricola *** S.r.l., specializzata nell’esercizio esclusivo dell’attività agricola di cui all’art. 2135 c.c..
Con distinte istanze, sia il sig. ***, sia la Società Agricola ***. richiedevano alla Comunità Montana Valnerina il riconoscimento della qualifica di Imprenditore Agricolo Professionale (I.A.P.) ex art. 1, comma 3, lett. c), del d.lgs. n. 99/2004.
Con nota prot. n. 12073 del 1° dicembre 2008 la Comunità Montana Valnerina, in accoglimento della prefata istanza, attestava il possesso in capo al sig. Di Giovambattista della qualifica di I.A.P.; analoga attestazione veniva poi rilasciata dalla medesima Comunità Montana alla Società Agricola *** S.r.l., con nota prot. n. 12074 di pari data.
In data 4 agosto 2011, tuttavia, la Comunità Montana Valnerina adottava il provvedimento prot n. 9393, con cui revocava l’attestato di I.A.P. rilasciato al sig. ***, per essere lo stesso non più in possesso dei requisiti di cui al d.lgs. n. 99/2004.
Con provvedimento prot. n. 9392 di pari data, la Comunità Montana revocava, altresì, l’attestato di I.A.P. rilasciato alla Società Agricola *** S.r.l., anche in questo caso per essere il sig. ***, amministratore di detta società, non più in possesso dei requisiti di cui al d.lgs. n. 99/2004.
Avverso il citato provvedimento prot n. 9393 del 4 agosto 2011 è insorto il sig. ***, impugnandolo con il ricorso rubricato al n. 532/2011 del R.G. e chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione.
A supporto del gravame, il ricorrente ha dedotto i seguenti motivi:
– violazione dell’art. 7 della l. n. 241/1990, per omessa comunicazione, nei suoi riguardi, dell’avvio del procedimento di revoca dell’attestato di I.A.P.;
– violazione dell’art. 1 del d.lgs. n. 99/2004, in quanto la revoca dell’attestato sarebbe fondata sulla considerazione erronea che l’iscrizione negli elenchi dell’I.N.P.S. degli imprenditori agricoli sia un presupposto necessario per il riconoscimento della qualifica di I.A.P.;
– violazione dell’art. 14, comma 8, del d.lgs. n. 99/2004, perché la P.A. avrebbe revocato l’attestato di I.A.P. non già avvalendosi delle informazioni contenute nel fascicolo aziendale, ma utilizzando le risultanze formali dell’I.N.P.S.;
– eccesso di potere per travisamento dei fatti, giacché la P.A. non avrebbe precisato quale requisito sia venuto meno in capo al ricorrente, limitandosi a richiamare le note dell’agenzia dell’I.N.P.S. di Spoleto del 12 aprile 2010 e 28 settembre 2010 e senza far alcun riferimento al fascicolo aziendale elettronico ex art. 9 del d.P.R. n. 503/1999. Così operando, la Comunità Montana avrebbe attribuito illegittimamente rilievo solo al dato della copertura contributiva totale annua, senza svolgere alcuna indagine sul numero effettivo di ore giornaliere impiegate dal ricorrente nell’espletamento della sua attività di imprenditore agricolo;
– eccesso di potere per difetto, insufficienza, illogicità e contraddittorietà della motivazione, poiché la P.A. avrebbe omesso qualsiasi motivazione in ordine all’ipotetico interesse pubblico sotteso alla revoca dell’attestato rilasciato ed avrebbe giustificato detta revoca sulla base di elementi giuridici e circostanze di fatto di per sé inconciliabili: la preferenza accordata al requisito contributivo, infatti, porterebbe al travisamento del tempo effettivamente dedicato dall’interessato alla conduzione del fondo.
Con distinto ricorso, rubricato al n. 533/2011 del R.G., la Società Agricola *** S.r.l. ha a sua volta impugnato il provvedimento (prot. n. 9392 del 4 agosto 2011) di revoca dell’attestato di I.A.P. che le era stato rilasciato in data 1° dicembre 2008.
A supporto del gravame la Società Agricola ha dedotto le medesime censure formulate dal sig. *** nel ricorso R.G. n. 532/2011, nonché, in aggiunta, la censura di violazione dell’art. 2, comma 4, del d.lgs. n. 99/2004, per avere la P.A. omesso di applicare i principi informatori della normativa sull’imprenditoria agricola, alla cui stregua la qualifica di coltivatore diretto risulterebbe equiparata a quella di Imprenditore Agricolo Professionale.
Si è costituita in ambedue i giudizi la Comunità Montana Valnerina, resistendo alle pretese attoree e chiedendo il rigetto delle istanze cautelari, per avere la Comunità stessa promosso approfondimenti istruttori, sospendendo fino al loro esito l’efficacia dell’impugnato atto di revoca.
Si è costituito in giudizio, altresì, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), eccependo in via pregiudiziale il difetto di giurisdizione dell’adito Tribunale Amministrativo, nonché, in ogni caso, la carenza di legittimazione passiva dell’Istituto; nel merito, ha poi eccepito l’infondatezza dei ricorsi, concludendo per il loro rigetto, previo rigetto delle istanze cautelari.
Su richiesta di parte, le istanze cautelari sono state rinviate al merito
In vista dell’udienza di merito, le parti hanno depositato memorie e repliche, controdeducendo alle altrui obiezioni ed insistendo nelle rispettive tesi. L’I.N.P.S. ha depositato memoria (con allegata la relativa documentazione) solamente nel giudizio instaurato con ricorso R.G. n. 533/2011, insistendo per la reiezione del gravame.
All’udienza pubblica del 28 novembre 2012 ambedue i ricorsi sono stati trattenuti in decisione.
In via preliminare va disposta la riunione dei ricorsi in epigrafe, ai sensi dell’art. 70 c.p.a., attese le connessioni esistenti tra gli stessi ed anzi la loro sostanziale identità di oggetto.
Infatti, in ambedue i ricorsi si tratta dell’impugnazione del provvedimento di revoca dell’attestato di I.A.P., rilasciato rispettivamente al sig. *** ed alla Società Agricola *** S.r.l. (di cui il medesimo è amministratore), per la sopravvenuta perdita, da parte del sig. ***, dei requisiti di cui al d.lgs. n. 99/2004 (recante disposizioni in tema di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in agricoltura).
Si devono poi scrutinare le eccezioni processuali sollevate dalla difesa dell’I.N.P.S., accordando la precedenza all’eccezione di difetto di giurisdizione di questo T.A.R.: per la costante giurisprudenza (cfr., ex plurimis, C.d.S., Sez. IV, 30 gennaio 2009, n. 519; T.A.R. Lazio, Latina, Sez. I, 21 gennaio 2013, n. 65; T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III, 4 febbraio 2008, n. 901), infatti, l’analisi della questione di giurisdizione è prioritaria, giacché il difetto di giurisdizione del giudice adito lo priva del potere di esaminare qualsiasi profilo della controversia, in rito e nel merito.
Sostiene, sul punto, la difesa dell’I.N.P.S. che l’oggetto della controversia instaurata riguarderebbe la materia previdenziale e contributiva, atteso che per l’Istituto l’accertamento derivante dalla stessa controversia sarebbe attinente all’accertamento della sussistenza o no dei presupposti previsti dalla legge per avere e conservare l’iscrizione negli elenchi dell’I.N.P.S. degli imprenditori agricoli. Più in specie, si tratterebbe dell’accertamento della corretta attribuzione ed iscrizione presso l’I.N.P.S. del sig. *** ai fini contributivi, previdenziali ed assicurativi, in relazione al rapporto di natura privatistica esistente tra il medesimo e la Società Agricola. Per conseguenza, la cognizione della controversia sarebbe riservata, ex art. 444 c.p.a., al G.O. in funzione di Giudice del Lavoro: né in contrario potrebbero invocarsi la forma autoritativa dei provvedimenti della Comunità Montana, o il fatto che in ambedue i ricorsi si sia chiesto l’annullamento di detti provvedimento per (asseriti) vizi di legittimità, trattandosi di elementi del tutto irrilevanti.
Invero, i ricorsi riuniti hanno ad oggetto non già – come pretende l’I.N.P.S. – l’accertamento della sussistenza o meno, in capo al sig. ***, dei requisiti per conservare l’iscrizione negli elenchi dell’I.N.P.S. degli imprenditori agricoli, ma, come poc’anzi detto, la revoca dell’attestato di I.A.P. (Imprenditore Agricolo Professionale) emessa, rispettivamente, nei confronti del predetto sig. *** e della Società Agricola *** S.r.l.: si tratta, pertanto, di capire se i citati atti di revoca costituiscano o no espressione di un potere autoritativo della P.A. e, quindi, se la relativa impugnazione sia o no devoluta alla giurisdizione del G.A..
Sul punto deve osservarsi che tale revoca può meglio intendersi come decadenza, trattandosi di atto emesso per l’(asserita) sopravvenuta perdita di un requisito necessario all’ottenimento dell’attestato di I.A.P., e più precisamente, del requisito delle “adeguate conoscenze e competenze professionali” ex art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 99/2004, per effetto della cancellazione del sig. *** dagli elenchi dell’I.N.P.S. degli imprenditori agricoli (l’iscrizione nei quali per almeno un biennio integrerebbe, secondo la P.A., il succitato requisito).
Peraltro, anche a voler attribuire alla revoca, rectius decadenza, in discorso natura di atto dovuto e dal contenuto vincolato, resta in ogni caso fermo che si tratta di atto provvedimentale, espressione di poteri autoritativi della P.A. e, come tale, da impugnare davanti al G.A. in sede di giurisdizione generale di legittimità. Così come per la revoca/decadenza dell’autorizzazione amministrativa alla vendita per sospensione dell’attività commerciale per oltre un anno (cfr. C.d.S., Sez. V, 12 marzo 2009, n. 1444; T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II, 2 ottobre 2009, n. 9579), infatti, ci si trova dinanzi ad un atto dovuto e vincolato, che costituisce espressione di un potere di autotutela ad avvio doveroso e che non richiede specifiche valutazioni circa l’interesse pubblico alla sua adozione, rientrando il suddetto provvedimento nella generale e tipica categoria della revoca sanzionatoria. Se ne desume l’infondatezza dell’indicata eccezione di difetto di giurisdizione.
Va poi respinta l’eccezione di difetto di legittimazione passiva, del pari avanzata in via preliminare dall’I.N.P.S.: ed infatti ancorché con i ricorsi riuniti non siano impugnati atti dell’I.N.P.S., tuttavia l’Istituto vanta un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento degli atti gravati, seppure imputabili ad un soggetto (la Comunità Montana Valnerina) distinto ed autonomo, atteso che gli atti in esame adducono a propria motivazione la cancellazione del sig. *** dalla gestione previdenziale degli imprenditori agricoli professionali. Per l’effetto, non può accogliersi la richiesta di estromissione dell’I.N.P.S. dal giudizio.
Sempre in via preliminare, va, infine, respinta l’eccezione di inammissibilità dei gravami formulata dalla difesa della Comunità Montana Valnerina.
Invero, detta eccezione è basata sulla mancata impugnazione degli atti presupposti e, precisamente, della cancellazione del sig. *** dagli elenchi dell’I.N.P.S., nonchè delle deliberazioni della Giunta Regionale 19 febbraio 2007, n. 257, e 30 dicembre 2008, n. 1961 (la prima in vigore al tempo del rilascio dell’attestato, la seconda all’epoca della revoca dello stesso), che avrebbero reso atti dovuti e vincolati le “revoche” gravate con i ricorsi riuniti. Tale affermazione, tuttavia, discende da una non condivisibile lettura delle suddette deliberazioni (come meglio si dirà di seguito, in sede di analisi del merito dei ricorsi) e, perciò, non può essere accolta. Per conseguenza, i ricorsi devono essere ritenuti ambedue ammissibili.
Venendo al merito dei ricorsi, osserva il Collegio che gli stessi sono fondati e devono, per l’effetto, essere ambedue accolti.
Ed invero, come già accennato, le impugnate “revoche” dell’attestato di I.A.P. si fondano entrambe sulla cancellazione del sig. ***, iscritto con riserva nella gestione previdenziale degli imprenditori agricoli professionali, dagli elenchi nominativi del Comune di Norcia. Ciò, in quanto l’interessato risultava avere la copertura contributiva totale annua come lavoratore dipendente per n. 52 settimane e stante l’inammissibilità di una doppia contribuzione.
Gli atti impugnati richiamano, nelle proprie premesse, la deliberazione della Giunta Regionale 19 febbraio 2007, n. 257, che, unitamente alla successiva deliberazione 30 dicembre 2008, n. 1961, ha dettato direttive alle Comunità Montane in materia di esercizio delle funzioni amministrative aventi ad oggetto le attestazioni/certificazioni concernenti la qualifica di I.A.P.: sostiene, a tal proposito, la difesa della Comunità Montana che la revoca della qualifica di I.A.P. costituiva atto dovuto in base alle suddette deliberazioni, in ragione del fatto che, essendo venuta meno radicalmente – con effetti dal 25 ottobre 2006 – l’iscrizione del sig. *** negli elenchi dell’I.N.P.S., sarebbe per conseguenza venuto meno il requisito della capacità professionale, il quale, alla luce della disciplina dettata dalle deliberazioni regionali in discorso, potrebbe essere fatto discendere esclusivamente da detta iscrizione.
La questione richiede un approfondimento.
Punto di partenza è l’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 99/2004, in base al quale è imprenditore agricolo professionale colui che, in possesso di conoscenze e competenze professionali ai sensi dell’art. 5 del regolamento (CE) n. 1257 del 17 maggio 1999, dedichi alle attività agricole di cui all’art. 2135 c.c., direttamente o quale socio di società, almeno il 50% del proprio complessivo tempo di lavoro e che ricavi da dette attività almeno il 50% del proprio reddito globale di lavoro (requisiti ridotti al 25% per l’imprenditore operante in particolari zone svantaggiate, com’è nel caso di specie). Il successivo comma 2, poi, demanda alle Regioni la verifica del possesso dei requisiti (reddito, tempo e capacità professionale).
Orbene, per quanto concerne la Regione Umbria, la materia è stata disciplinata dalla deliberazione della Giunta Regionale n. 257/2007 cit. e poi dalla n. 1961/2008, cit., di cui la Comunità Montana invoca l’art. 6 (avente lo stesso contenuto in ambedue le deliberazioni), in base al quale il requisito delle conoscenze e competenze professionali ex art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 99/2004 è soddisfatto allorché ricorra una delle seguenti condizioni:
a) il possesso di un titolo di studio in campo agrario, forestale o veterinario, a cui viene assimilato il possesso di un attestato di partecipazione al corso per giovani agricoltori realizzato nell’ambito dei Piani di Sviluppo Rurali dell’Umbria 2000/2006 e 2007/2013 o ad un corso professionalizzante in campo agrario, forestale o veterinario svolto da soggetto accreditato dalla Regione e della durata di almeno n. 80 ore;
b) il possesso di un livello minimo di alfabetizzazione e di un’esperienza lavorativa di almeno due anni quale titolare attivo di azienda agricola autonoma, o coadiuvante o collaboratore familiare, o quale operaio agricolo, a tempo determinato (un anno – almeno n. 151 giornate lavorative), ovvero a tempo indeterminato. “L’esperienza lavorativa deve essere documentata dall’iscrizione al relativo regime previdenziale”.
Nel caso di specie – precisa la difesa della Comunità Montana – l’I.N.P.S., accertato che il sig. *** non aveva titolo per l’iscrizione nella gestione previdenziale ed assistenziale degli imprenditori agricoli (che aveva inizialmente ottenuto con riserva, ai sensi dell’art. 1, comma 5-ter, del d.lgs. n. 99/2004), ha provveduto a cancellarlo dai relativi elenchi a far tempo dalla medesima iscrizione e cioè dal 25 ottobre 2006: poiché, però, con detta cancellazione sarebbe venuto, altresì, meno il requisito delle conoscenze e competenze professionali di cui all’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 99 cit. (per come specificato dall’art. 6 delle citate deliberazioni nn. 257/2007 e 1961/2008), alla Comunità Montana non è rimasto altro che revocare l’attestato di I.A.P.; la cancellazione in parola, infatti, avendo efficacia ex tunc sin dalla data dell’iscrizione, avrebbe fatto mancare radicalmente in capo al sig. *** il requisito dell’iscrizione all’I.N.P.S. da almeno due anni, utilizzato ai fini del rilascio dell’attestato di qualificazione I.A.P..
In altre parole, l’esperienza lavorativa ritenuta rilevante, ai fini dell’accertamento in capo al sig. *** del requisito delle conoscenze e competenze professionali ex art. 1, comma 1, cit., scaturiva dall’iscrizione nella gestione previdenziale degli imprenditori agricoli, che lo stesso aveva ottenuto (con riserva) ai sensi del comma 5-ter del suddetto art. 1; ciò, perché le citate deliberazioni regionali consentirebbero di comprovare l’esperienza lavorativa qualificante esclusivamente tramite l’iscrizione in questione, la quale, così, assumerebbe l’identica rilevanza del requisito cui inerisce: il che sarebbe del tutto ragionevole, discendendo dall’iscrizione stessa – si osserva – una presunzione di stabilità dell’occupazione in agricoltura dell’interessato. La cancellazione dell’iscrizione del sig. *** nella gestione previdenziale de qua – operante, deve ribadirsi, ex tunc – avrebbe, perciò, reso impossibile l’accertamento, in favore di quest’ultimo, del requisito delle conoscenze e competenze professionali, avendo la riferita disciplina regionale escluso, per la Comunità Montana, la possibilità di desumere da altri elementi il possesso di detto requisito.
Le suesposte argomentazioni non convincono.
Ed invero, in senso contrario deve innanzitutto richiamarsi l’art. 10 della deliberazione della Giunta Regionale n. 257/2007 cit., a tenor del quale “le agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e creditizia sono riconosciute anche allo IAP non iscrivibile, per carenza di requisiti, nella gestione previdenziale dell’INPS”: risulta, quindi, dimostrato per tabulas che vi possono benissimo essere dei soggetti ai quali deve riconoscersi la qualifica di imprenditore agricolo professionale, pur non potendo essi esser iscritti alla relativa gestione previdenziale dell’I.N.P.S. e ciò vale a confutare in radice il ragionamento della Comunità Montana sopra riportato.
Vero è che l’art. 10 non appare riprodotto nella deliberazione n. 1961/2008 cit.. Tuttavia, da un lato nelle premesse di quest’ultima non vi è alcuna menzione dell’abrogazione di tale disposizione, che viene, per così dire, “saltata”, nel senso che il testo dell’atto di indirizzo passa dall’art. 9 all’art. 11 (mentre l’abrogazione avrebbe dovuto comportare un mutamento della numerazione degli articoli). In secondo luogo – come già accennato – nelle deliberazioni n. 257/2007 e n. 1961/2008 è rimasto immutato l’art. 6, e cioè la disposizione che stabiliva i criteri per l’accertamento del requisito delle conoscenze e competenze professionali di cui all’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 99/2004: art. 6 che, letto in combinato disposto con il succitato art. 10, non può che portare ad escludere che il criterio dell’esperienza lavorativa almeno biennale (idoneo a dimostrare il possesso del requisito in esame) possa essere comprovato solamente con l’iscrizione alla gestione previdenziale dell’I.N.P.S.: questa vale, dunque, come presunzione dello svolgimento dell’attività di imprenditore agricolo, ma poiché vi sono imprenditori agricoli professionali non iscrivibili nella gestione I.N.P.S., lo svolgimento di detta attività deve potersi comprovare anche con altre modalità.
Il suddetto art. 6 va, inoltre, letto in armonia con l’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 99/2004, a tenor del quale sono le Regioni, e non l’I.N.P.S., a verificare il possesso dei requisiti di cui al comma 1 per il rilascio dell’attestato di I.A.P.; per la Regione Umbria, tale verifica è stata demandata, in forza della lett. k) dell’allegato A) alla l.r. n. 24 settembre 2003, n. 18, alle Comunità Montane e, quindi, anche per questo verso nessun potere di verifica dei requisiti in parola è stato attribuito all’I.N.P.S.. Di qui l’erroneità dell’interpretazione delle deliberazioni nn. 257/2007 e 1961/2008 come atti da cui deriva la doverosità della revoca dell’attestato di I.A.P., a seguito della cancellazione dell’interessato dagli elenchi dell’I.N.P.S.: una simile interpretazione, infatti, finisce per demandare all’Istituto la verifica del possesso dei requisiti ex art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 99/2004, o quantomeno del requisito delle adeguate conoscenze e competenze professionali, il che è proprio quanto avvenuto nella fattispecie per cui è causa, in palese violazione delle ora viste previsioni normative statali e regionali. Ne segue che, anche in presenza della suddetta cancellazione, le Comunità Montane sono comunque tenute a verificare il possesso, in capo all’interessato, dei requisiti di imprenditore agricolo professionale ex art. 1, comma 1, cit. e, quindi, pure del requisito costituito dalle adeguate conoscenze e competenze professionali.
Peraltro, sul piano strettamente letterale, l’art. 6 cit. afferma che l’esperienza lavorativa deve essere “documentata” – e non comprovata (termine più ampio del precedente) – dall’iscrizione al relativo regime previdenziale.
Da ultimo, non può obliarsi che i provvedimenti gravati richiamano nelle proprie premesse soltanto la deliberazione n. 257/2007 e non anche la n. 1961/2008.
A sostegno delle conclusioni appena riferite possono addursi – oltre alle suesposte argomentazioni letterali – ulteriori argomentazioni di ordine logico-sistematico.
Ed infatti, deve evidenziarsi che l’art. 8 della deliberazione regionale n. 257/2007 (mantenuto anche dalla deliberazione n. 1961/2008) prevede precisi meccanismi di calcolo del requisito del tempo di lavoro ex art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 99/2004. Vero è che trattasi di un requisito distinto da quello delle conoscenze e competenze professionali: nondimeno, la difesa dell’I.N.P.S. ha eccepito – nella memoria difensiva depositata in relazione al ricorso R.G. n. 533/2011 – che la cancellazione del sig. *** dagli elenchi dell’I.N.P.S. è dovuta all’impossibilità di una doppia contribuzione (l’una come lavoratore dipendente nel settore edilizio, l’altra come imprenditore agricolo), giacché tale doppia contribuzione rivelerebbe l’impossibilità dello stesso (impegnato per tutto l’anno quale lavoratore dipendente a tempo pieno) di riservare all’attività di gestione del fondo il tempo minimo (n. 71 giornate lavorative) previsto dall’art. 8 delle deliberazioni n. 257/2007 e n. 1961/2008 perché potesse ritenersi concretizzato il suindicato requisito del tempo di lavoro. Ma, in tal modo, la prova del requisito delle conoscenze e competenze professionali viene a coincidere del tutto con quella del distinto requisito del tempo di lavoro, in palese violazione sia delle citate deliberazioni regionali, sia – soprattutto – dell’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 99/2004.
In altre parole, l’esistenza di una doppia posizione contributiva – andando ad impingere nella prova del requisito del tempo di lavoro – non avrebbe potuto essere utilizzata, nel contempo, per la prova del distinto requisito delle conoscenze e competenze professionali, come dimostra il fatto che le più volte menzionate deliberazioni regionali n. 257/2007 e n. 1961/2008 dedicano previsioni distinte ai criteri che comprovano l’esistenza di detti requisiti: come appena visto, rispettivamente, l’art. 6 per il requisito delle conoscenze e competenze professionali e l’art. 8 per quello temporale. Ne discende che l’I.N.P.S. è incorsa in un fraintendimento del testo delle deliberazioni regionali in questione, lì dove ha ritenuto la doppia contribuzione come rivelatrice della carenza, in capo all’interessato, delle adeguate conoscenze e competenze professionali.
Il punto necessita di un’ulteriore precisazione.
Come già ricordato, la difesa della Comunità Montana ha formulato l’eccezione di inammissibilità dei gravami per mancata impugnazione degli atti presupposti: si è già detto, altresì, che l’eccezione non poteva essere condivisa, in quanto originava da una non condivisibile lettura delle deliberazioni della Giunta Regionale nn. 257/2007 e 1961/2008. Si è appena visto l’errore compiuto dall’I.N.P.S. nel confondere i criteri indicati dalle predette deliberazioni per la prova del requisito dell’esperienza lavorativa con i criteri relativi al requisito temporale: come meglio si dirà subito, tale errore rimane fermo anche ad opinare diversamente e cioè pur ove si voglia utilizzare l’elemento temporale quale unica prova delle conoscenze e competenze professionali dell’interessato, poiché la relativa verifica va fatta in concreto e non, come avvenuto nel caso de quo, tramite presunzioni desunte dalla doppia posizione contributiva. Analogamente, la Comunità Montana intimata ha errato nel reputare che la cancellazione del sig. *** dagli elenchi dell’I.N.P.S. comportasse la doverosità della revoca dell’attestato di I.A.P.: ciò, alla stregua sia dell’art. 10 della deliberazione n. 257/2007, sia di ciò che si è appena detto circa la riconducibilità di tale cancellazione alla (pretesa) carenza non già del requisito delle conoscenze e competenze professionali, quanto, invece, del tempo di lavoro, sia, infine, per l’accennata necessità di una verifica in concreto degli indici – compreso, eventualmente, quello temporale – rivelatori dell’esistenza o meno, in capo all’interessato, di adeguate conoscenze e competenze professionali.
L’infondatezza della suesposta eccezione di inammissibilità si desume anche da quanto sopra detto circa l’impossibilità di far discendere dalla cancellazione dagli elenchi dell’I.N.P.S. una doverosità della revoca dell’attestato di I.A.P., a pena, in caso di contrario, di attribuire all’Istituto la verifica dei requisiti per il possesso di tale attestato (o almeno, del requisito delle conoscenze e competenze professionali), in spregio del riparto di competenze previsto in materia dalla legislazione statale (art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 99/2004) e regionale (l.r. n. 18/2003).
A ben vedere, dunque, la sussistenza dell’esperienza lavorativa in capo al sig. *** e, quindi, del possesso da parte sua di adeguate conoscenze e competenze professionali, non avrebbe potuto essere esclusa sulla base della mera cancellazione dagli elenchi dell’I.N.P.S. e ciò tanto più, per essere stata detta cancellazione disposta sulla base di una circostanza – la doppia contribuzione – connessa piuttosto al diverso requisito del tempo di lavoro.
Ove poi si fosse, comunque, preteso di utilizzare il menzionato requisito temporale quale elemento rivelatore, altresì, dell’esperienza lavorativa dell’interessato, la relativa valutazione avrebbe dovuto essere effettuata in concreto, e non attraverso mere presunzioni desunte dall’esistenza di una doppia posizione contributiva. Per questo verso appare rilevante l’omessa verifica, ad opera della Comunità Montana, delle ore di effettivo svolgimento dell’attività di lavoratore dipendente nel settore edile da parte del sig. ***, per come attestate dalla Cassa Edile della Provincia di Perugia con certificato del 10 novembre 2008 versato in atti (v. doc. 9 dei ricorrenti in ambedue i ricorsi): da tale attestazione, infatti, si evince la compatibilità, nel concreto, dell’attività di lavoro dipendente con lo svolgimento ad opera dell’interessato, nel tempo residuo ed in aggiunta, dell’attività di imprenditore agricolo. Con il ché risulta dimostrata la fondatezza, altresì, della doglianza di violazione dell’art. 7 della l. n. 241/1990 per omessa comunicazione di avvio del procedimento, per avere tale omissione impedito al sig. *** di instaurare con la P.A. un contraddittorio procedimentale in cui far valere, attraverso l’ora vista documentazione della Cassa Edile, la possibilità di uno svolgimento effettivo, da parte sua, dell’attività di imprenditore agricolo.
Da quanto detto si evince, in conclusione, la fondatezza delle doglianze comuni ai ricorsi riuniti, a cominciare da quella di violazione dell’art. 1 del d.lgs. n. 99/2004, da cui sono affetti gli impugnati provvedimenti di “revoca”, atteso che i requisiti prescritti dal decreto legislativo per l’attribuzione della qualifica di I.A.P. sono solo quelli: del compendio unico; della capacità professionale; della percentuale del 50% (ridotta al 25% per le zone svantaggiate) sul reddito globale da lavoro, nonché della medesima percentuale (con identica riduzione) sul tempo di lavoro, a cui va aggiunto, per le società di capitali (come la Società Agricola *** S.r.l.), il possesso della qualifica di I.A.P. in capo ad almeno un amministratore. Si evince, altresì, la fondatezza delle censure di difetto di istruttoria (in specie, per la mancata valutazione delle informazioni del fascicolo aziendale e per il mancato accertamento delle ore concretamente dedicate dal sig. *** all’attività di imprenditore agricolo), illogicità e contraddittorietà della motivazione e travisamento dei fatti, che sono state dedotte con gli altri motivi di gravame. Si evince, da ultimo, la fondatezza della censura di violazione dell’art. 7 della l. n. 241/1990, per non essere stato comunicato agli interessati l’avvio del procedimento di “revoca” dell’attestato di I.A.P..
Per quanto riguarda, poi, il ricorso R.G. n. 533/2011, si ritiene di poter assorbire il motivo ulteriore in esso formulato – in aggiunta rispetto alle censure comuni al ricorso R.G. n. 532/2011 – avente ad oggetto la violazione dell’art. 2, comma 4, del d.lgs. n. 99/2004.
In definitiva, pertanto, i ricorsi riuniti devono essere accolti, in ragione della fondatezza dei motivi ivi dedotti; per conseguenza, deve disporsi l’annullamento dei provvedimenti di “revoca” con essi impugnati.
Sussistono, comunque, giusti motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese tra le parti, in considerazione della complessità delle questioni trattate.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria – Sez. I^, così definitivamente pronunciando sui ricorsi indicati in epigrafe, dispostane preventivamente la riunione, li accoglie entrambi e, per l’effetto, annulla gli atti con essi impugnati.
Così deciso in Perugia, nella Camera di consiglio del giorno 28 novembre 2012, con l’intervento dei magistrati:
Il 11/02/2014

References: Sentenza 
 art. 1
 art. 9
 art. 444
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 6
 art. 10
 art. 6
 art. 1
 art. 1
 art. 1