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Timestamp: 2019-03-27 01:29:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17955 del 20/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17955 del 20/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/07/2017, (ud. 22/06/2017, dep.20/07/2017), n. 17955
sul ricorso 15810-2013 proposto da:
avverso la sentenza n. 284/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
– con la sentenza impugnata la Corte di appello di Milano ha respinto l’appello proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso la sentenza del locale Tribunale che aveva riconosciuto il diritto di S.R., appartenente al personale della scuola, assunta con ripetuti contratti a tempo determinato, alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e condannato il Ministero a corrispondere alla predetta le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità maturata;
– la Corte territoriale, richiamato il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6 ha svolto le seguenti considerazioni: – le condizioni di impiego, rispetto alle quali sussiste il divieto di discriminazione, comprendono in conformità con quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, tutti gli istituti idonei ad incidere sulla quantificazione del trattamento retributivo e, quindi, anche gli scatti di anzianità riconosciuti ai lavoratori a tempo indeterminato, non essendo idonei a giustificare una diversità di trattamento tanto la mera circostanza che un impiego nel settore pubblico sia definito non di ruolo quanto la specialità del sistema del reclutamento scolastico; – opinare diversamente significherebbe vanificare le finalità della direttiva; – la violazione del principio di non discriminazione configura una condotta illecita del datore di lavoro che contravviene ad una disposizione imperativa di legge tanto in termini di responsabilità contrattuale quanto in termini di responsabilità extracontrattuale; – trattandosi di inadempimento anche contrattuale deve applicarsi l’ordinaria prescrizione decennale;
– il Ministero ricorrente ha depositato memoria;
– con il primo articolato motivo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6,del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, art. 1, comma 2, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4,del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526 della direttiva 99/70/CE. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; – il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile a quello di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente;
– con il secondo motivo il Ministero denuncia la violazione degli artt. 2947 e 2948 c.c.. Assume che andava fatta applicazione della prescrizione quinquennale;
– il motivo è inammissibile perchè il ricorrente non indica in che termini la questione potrebbe incidere sulla fattispecie concreta, ossia se e in quale misura la pretesa della parte intimata potrebbe essere paralizzata dalla eccepita prescrizione quinquennale (e, d’altra parte, nel giudizio di legittimità, con le memorie di cui all’art. 378 c.p.c., e con quelle omologhe di cui all’art. 380-bis c.p.c., destinate esclusivamente ad illustrare e chiarire le ragioni già compiutamente svolte con l’atto di costituzione ed a confutare le tesi avversarie, non è possibile specificare od integrare, ampliandolo, il contenuto delle originarie argomentazioni che non fossero state adeguatamente prospettate o sviluppate con il detto atto introduttivo – cfr. ex plurimis, Cass., Sez. Un., 15 maggio 2006, n. 11097 -);
– non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. n. 1778/2016);

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 6
 art. 9
 art. 1
 art. 4
 art. 526
 art. 13
 art. 1
 Cass.