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Timestamp: 2020-01-20 14:02:59+00:00

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Lettera-diffida-rumori
Quesito Rumori molesti provenienti da un esercizio pubblico quali rimedi?
Sono un cittadino ( esasperato) che abita all’interno di uno stabile condominiale al cui primo piano è ubicato un Bar che da oltre due anni ha cambiato gestione ed in particolare tipo di attività. Ogni fine settimana si verificano problemi per le emissioni rumorose provenienti sia dall’interno a causa della diffusione di musica in mancanza di adeguata insonorizzazione del locale sia dall’esterno per il mancato impedimento di assembramenti rumorosi di persone. Tale situazione ha spinto i condomini a modificare i propri stili di vita ad esempio molti si sono trasferiti in altra lato della casa costretti a chiudere le finestre anche nel periodo estivo. Ci siamo rivolti più volte alle Autorità. Nonostante siano trascorsi due anni dai primi ricorsi, presentati alla caserma dei carabinieri e al Sindaco da me e da altere sei famiglie che vivono nel mio stesso stabile, ancora nulla è avvenuto . I Carabinieri hanno consigliato di coinvolgere nel ricorso almeno altri tre condomini oltre al nostro. Vorrei gentilmente avere delle delucidazioni in merito alle disposizioni sanzionatorie che possono essere applicate per la soluzione dei nostri problemi.
Risposta Dott. Giuseppe Aiello, C.te Polizia municipale , esperto in tutela dell’Ambiente
In materia di inquinamento acustico / disturbo alla quiete pubblica è certamente controverso il rapporto tra le due ipotesi di reato considerate dall’art 659 del Codice Penale, e la disciplina dettata dall’art. 10, comma 2, della legge 26 ottobre 1995, n. 447 (cd. legge quadro sull’inquinamento acustico).
La Legge 447, legge quadro sull’inquinamento acustico, definisce i principi fondamentali in materia di tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico. Non indica in sostanza limiti da rispettare ma definisce “chi deve fare cosa”.
L’ Art. 659 Codice penale – Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone – stabilisce che:
<< Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.
Si applica l’ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità>>. IL disposto in questione prevede due fattispecie di reato: la prima, contemplata dal comma 1, punisce il disturbo della pubblica quiete da chiunque cagionato, peraltro con modalità espressamente e tassativamente determinate, mentre la seconda, disciplinata dal comma 2, punisce le attività rumorose, industriali o professionali, esercitate in difformità dalle prescrizioni di legge o dalle disposizioni dell’autori la contravvenzione di cui all’art. 659, comma primo, cod. pen.;
Detto questo secondo consolidata giurisprudenza il reato di cui all’art 659 C.P. “ Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” può essere considerato solo eventualmente permanente e si può consumare anche con un’unica condotta rumorosa o di schiamazzo recante, in determinate circostanze, un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone, in quanto non è necessaria la prova che il rumore abbia concretamente molestato una platea più diffusa di persone, essendo sufficiente l’idoneità del fatto a disturbare un numero indeterminato di individui (Sez. 3, n. 8:351 del 24/06/2014, dep. 2015, Calvarese, Rv. 262510). In definitiva, quindi, per l’integrazione del reato è sufficiente l’idoneità della condotta ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, non occorrendo l’effettivo disturbo alle stesse (in specie è stata così ritenuta integrata la fattispecie a carico del proprietario di cani, tenuti in un giardino recintato, che non aveva impedito il loro continuo abbaiare, tale da arrecare disturbo al riposo delle persone dimoranti in abitazioni contigue)(Sez. 1, n. 7748 del 24/01/2012, Giacomasso e altro, Rv. 252075). Sì che la ricerca di una platea più diffusa di persone che possano essere state effettivamente disturbate riguarda l’intensità e la diffusività del danno, non la sussistenza del reato (così, in motivazione, Sez. 3, n. 8351 cit.).
Per quanto concerne le diverse tipologie di sanzioni previste è da precisare che secondo un indirizzo giurisprudenziale intermedio, è configurabile l’illecito amministrativo di cui all’art. 10, comma 2, della legge n. 447/1995 ove si verifichi soltanto il superamento dei limiti differenziali di rumore fissati dalle leggi e dai decreti presidenziali in materia; si sostanzia invece la contravvenzione di cui al comma 1 dell’art. 659, cod. pen., ove il fatto costituivo dell’illecito sia rappresentato da qualcosa di diverso dal mero superamento dei limiti di rumore, per effetto di un esercizio del mestiere che ecceda le sue normali modalità o ne costituisca un uso smodato; la violazione di cui al comma 2 dell’art. 659 cod. pen. Si verifica qualora la violazione riguardi altre prescrizioni legali o della Autorità, attinenti all’esercizio del mestiere rumoroso, diverse da quelle impositive di limiti di immissioni acustiche (Sez. 3, n. 25424 del 5/06/2015, Pastore, non massimata; Sez. 3, n. 5735 del 21/01/2015, Giuffrè, Rv. 261885; Sez. 3, n. 42026 del 18/09/2014, Claudino, Rv. 260658; Sez. 1, n. 25601 del 19/04/2013, Casella, non massimata; Sez. 1, n. 39852 del 12/06/2012, Minetti, Rv. 253475; Sez. 1, n. 48309 del 13/11/2012, Carrozzo, Rv. 254088; Sez. 1, n. 44167 del 27/10/2009, Fiumara, Rv. 245563; Sez. 1, n. 23866 del 9/06/2009, Valvassore, Rv. 243807).
In ultimo bisogna sottolineare che il reato di cui all’art 659 C.P. è un reato di pericolo perseguibile d’ufficio per il quale vi è doveroso intervento da parte della P.G. e non necessità di querela di parte ma è sufficiente la semplice segnalazione da parte degli interessati. Secondo una pronuncia della Corte di Cassazione. Pen. Sez. III Data: 04/09/2017 n. 39883 << La responsabilità per tale reato non implica, data la natura di reato di pericolo, nel quale la turbativa della pubblica tranquillità è presunta, la prova dell’effettivo disturbo di più persone: è sufficiente l’idoneità della condotta a disturbarne un numero indeterminato. Inoltre, l’attitudine dei rumori a disturbare più persone non deve essere per forza accertata mediante polizia o consulenza tecnica, ed il Giudice può, quindi, dedurla anche dalle dichiarazioni di coloro che siano in grado di riferire le caratteristiche dei rumori percepiti, dalle quali risulti superata la soglia della normale tollerabilità (nella specie, si trattava di un albergo munito di un impianto di condizionamento dell’aria non insonorizzato, particolarmente rumoroso sì da disturbare il riposo di numerosi residenti dei dintorni)>>.
AD ogni buon modo risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio (in specie, un locale di intrattenimento) che non impedisca i continui schiamazzi provocati degli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne, poiché al gestore è imposto l’obbligo giuridico di controllare, anche con ricorso allo ius excludendi o all’autorità, che la frequenza del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica (Sez. F, n. 34283 del 28/07/2015, Gallo, Rv. 264501; Sez. 1, n. 48122 del 03/12/2008, Baruffaldi, Rv. 242808). Infatti la qualità di titolare della gestione dell’esercizio pubblico comporta l’assunzione dell’obbligo giuridico di controllare che la frequentazione del locale da parte dei clienti non sfoci in condotte contrastanti con le norme concernenti la polizia di sicurezza (Sez. 1, n. 16686 del 28/03/2003, Massazza, Rv. 224802).
Per la soluzione del problema si ritiene dover inoltrare nuovamente esposto firmato da tutti gli interessati ( è sufficiente coinvolgere solo il vostro condominio) all’autorità Giudiziaria e al Sindaco per le rispettive competenze da entrambi ricoperte .
A tale scopo si ritiene utile fornire in allegato un fac simile del ricorso/diffida che potrebbe essere utilizzato per il caso di specie.
Gentile ……………………….gestore dell’esercizio pubblico ………………….
Via ……………………… Città …………………….
Alla P.G. Comando _______________________
Oggetto: Ricorso/ Diffida per immissione di rumori molesti provenienti dall’esercizio Pubblico
Sono un condomino del palazzo sito in … via …. n° civico … Risiedo in particolare nell’appartamento situato al piano … n. …. Soprastante il locale in cui è ubicato il BAR ___________ gestito dal Sig. ____________________, cui la presente è pure rivolta quale diffida a sospendere le immissioni di rumori molesti.
La presente per segnalare alle rispettive Autorità, ognuna per le competenze spettanti, che dal locale su indicato, da circa due anni ad ogni ora e giorno della settimana , provengono dall’interno dello stesso rumori, schiamazzi e/o altro prodotti da emissioni sonore, dovuti a spettacoli musicali dal vivo e/o riproduzioni con apparecchiature dotate di amplificazioni che superano la normale tollerabilità. Inoltre situazioni fastidiose sono generate dai continui schiamazzi provocati degli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne ed in particolare da quelli che occupano i tavoli posti all’esterno del locale su suolo pubblico, senza che il gestore faccia nulla per impedirlo. Tali rumori, che vengono prodotti in modo particolare durante il periodo notturno dalle 22 alle 4 dei fine settimana non consentono a chi scrive e ai propri familiari e agli altri condomini che sottoscrivono, di attendere alle normali occupazioni e di godere del dovuto riposo che le nostre abitazioni dovrebbero garantirci. Tutti gli interessati sono costretti a cambiare il proprio stile di vita e a tenere chiuse le finestre anche nelle notti afose d’estate e a dormire con i tappi alle orecchie.
La circostanza è confermabile da numerosi testimoni che hanno potuto percepire sul luogo i suddetti rumori molesti, nonché dalle registrazioni video – audio effettuate dai condomini e già trasmesse alle autorità.
Per questo motivo, chiedo al gestore Sig. ______di interrompere al più presto tali cause di disturbo, avvertendo che, in difetto di quanto sopra, sarò costretto a ricorrere direttamente all’Autorità giudiziaria e a richiedere altresì un risarcimento del danno per tutti i danni subiti sino ad oggi. Alle Autorità adite chiedo di adoperarsi a tutela dei ricorrenti in linea con le disposizioni vigenti in materia per far cessare ogni causa del disturbo.
Dott. Giuseppe Aiello,
Ricopre l’incarico di Comandante della Polizia Municipale presso Enti Locali ininterrottamente sin dal 1988, attualmente dirige la Polizia Municipale di Lioni (AV) , esperto e consulente in materie ambientali e come tale è relatore in numerosi convegni e seminari nonché docente in corsi di formazione che si svolgono in tutt’Italia. Autore di numerosi lavori ed articoli in materia ambientale, collabora con diverse riviste giuridiche specializzate (www.associazionemarcopolo.it, www.dirittoitalia.it, www.lexambiente.it ecc.), svolge, altresì, attività di consulenza sulle problematiche relative alla gestione dei rifiuti, costituzione dei nuclei di ispettori ambientali e organizzazione dei servizi.
Ha Collaborato, in tutta Italia, con diversi Comuni ed associazioni di volontariato per la corretta costituzione e organizzazione del servizio relativo alle GAV ( Guardie Ambientali Volontarie) / Ispettori Ecologici Comunali e la relativa formazione tra queste : Ekoclub International O.N.L.U.S. Servizio Nazionale di Sorveglianza Guardie Volontarie Ittico Ambientali Zoofile Venatorie, Guardie Ambientali Centro Italia Zoofile Volontarie per la tutela e la Protezione Ambientale, Protezione Animali e Civile – Comando Regione Sicilia sede di Marsala ( Trapani) / sede di ACI Catena ,Comune di Castrovillari (CS), Comune di Calitri – Lioni (AV), Comuni di VALLATA CARIFE SCAMPITELLA E TREVIGO (AV), Comune di LAMEZIA Terme(CZ), Comune di Cutro (CR), Comune di Pozzuoli (NA), Comune di Terzigno (NA), Comune di Casoria (NA), Comune di San Giorgio A Cremano (NA) ecc. ecc.-
Ha preso parte a innumerevoli seminari e convegni internazionali e nazionali trattando argomenti sulla tutela dell’ambiente, gestione dei rifiuti, tecnica investigativa ambientale e procedura dei controlli , nelle stesse materie ha partecipato, in veste di docente, a corsi di formazione organizzati, in tutta Italia, da diverse scuole di formazione (Scuola Regionale di Polizia Municipale di Benevento , Area Formazione del Consorzio dei Comuni Trentini, A.N.C.I. FORM spa. < ora FormAutonomie S.p.a> Centro di Formazione per le Autonomie locali, Formez, Scuola superiore della pubblica amministrazione locale (SSPAL), Legautonomie, PROMO PA Fondazione, Scuola Giuridica Luigi Graziano ecc. ecc.-
Attualmente Docente e Responsabile della formazione sulla tutela ambientale e istituzione servizio GAV presso la Scuola Giuridica Diritto Italia (MI), nonché, componente della redazione della rubrica telematica mensile “Lo strumentario” edito dalla stessa scuola e pubblicato sul sito www.Diritto Italia.it.
Collabora, quale relatore e docente, nei seminari e corsi di Formazione organizzati sul territorio nazionale dalla Ethos Media Group Srl Via Venini, 37 20127 Milano (Italy).
Per contatti diretti :info@associazionemarcopolo.it
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Dicembre, 10
RIFIUTI – Non è reato se il Formulario di identificazione del rifiuto (f.i.r.) contiene dati falsi!
Dott, Giuseppe Aiello, Comandante Polizia Municipale di Lioni (AV)
A seguito di numerosissime richieste di delucidazioni, da parte di operatori addetti ai controlli, in riferimento alla falsificazione di F.I.R. e al relativo regime sanzionatorio da applicare ho ritenuto opportuno riprendere ed esaminare la setenza n. 52838 del 14/12/2016 della III Sez. Penale della Cassazione che costituisce un autorevole risposata ai tanti dubbi che l’argomento suscita.
Il trasporto di rifiuti effettuato da enti o imprese, in base a quanto è stabilito nell’art 193 del D.lgs 152/2006, deve essere accompagnato dal formulario di identificazione dei rifiuti. Esso deve contenere alcuni dati essenziali (nome ed indirizzo del produttore e del detentore; origine, tipologia e quantità del rifiuto; impianto di destinazione; data e percorso dell’instradamento; nome ed indirizzo del destinatario). Sempre in base al citato art. 193 il formulario di identificazione deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal produttore dei rifiuti e controfirmate dal trasportatore. Nel momento in cui il carico dei rifiuti giunge a destinazione il formulario dovrà anche essere firmato dal soggetto che accetta il carico che in tal modo dà atto di aver ricevuto i rifiuti.
Cosa succede se, al fine di mascherare attività illecite, vengono falsificati i documenti di identificazione e trasporto dei rifiuti o si procede alla redazione di f.i.r. falsi per trasporti mai avvenuti ?
Secondo la Sentenza , n. 52838 del 14/12/2016 – Pres. Fiale – Est. Andronio – Ric. S.G. e altri
della Corte di Cassazione Penale, la falsificazione del Formulario non può essere individuata nell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 483 cod. pen.: manca, infatti, al formulario, la natura di atto pubblico destinato a provare la verità di un fatto.
I giudici della Suprema Corte giungono a conclusione che Il formulario di identificazione dei rifiuti (f.i.r.) non ha alcun valore certificativo della natura e composizione del rifiuto trasportato, trattandosi di documento recante una mera attestazione del privato, avente dunque natura prettamente dichiarativa; con la conseguenza che l’eventuale falsa attestazione in esso contenuta non integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, di cui all’art. 483 cod. pen., richiamato – peraltro esclusivamente con riferimento alla pena applicabile – dall’art. 258, D.Lgs. 152/2006.
L’art. 258 comma 4 del D.lgs 152/2006, richiamando «la pena di cui all’art. 483 cod. pen.» prevede una fattispecie penale, per chi, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti o fa uso di un certificato falso durante il trasporto. Fuori da questi casi invece qualora vi è falsificazione di dati all’interno del formulario si procede con sanzione in via amministrativa come pur previsto dal c.4 dell’art 258.
Sostanzialmente la Suprema Corte ritiene che tra il formulario e i certificati vi è diversa natura giuridica. Sebbene il formulario abbia una sua specifica valenza in ragione dei dati che obbligatoriamente vi sono contenuti si concreta in una mera attestazione del privato, avendo, in sostanza, un contenuto essenzialmente dichiarativo, con la conseguenza che l’eventuale falsa attestazione in esso contenuta non integra – né direttamente né, attraverso il richiamo contenuto nell’art. 258, comma 4, del codice dell’ambiente – il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, di cui all’art. 483 cod. pen. (sulla natura dei formulari di identificazione dei rifiuti v., ex multis, Sez. 3, Sentenza n. 43613 del 18/09/2015 Ud., dep. 29/10/2015, Rv. 265263, resa in una fattispecie sovrapponibile a quella per la quale qui si procede; nonché Sez. 3, Sentenza n. 42465 del 20/09/2013 Ud., dep. 16/10/2013, Rv. 257757; Sez. 3, Sentenza n. 19682 del 02/04/2013 Ud., dep. 08/05/2013, Rv. 255901; Sez. 3, n. 3692 del 17/12/2013). Diversamente, il certificato si distingue dal formulario in ragione del fatto che esso, per definizione, risponde ad una esigenza di certezza pubblica e proviene da soggetto qualificato ed abilitato all’esercizio di una specifica professione che, nel caso previsto dal richiamato art. 258, comporta l’esternazione di dati precedentemente acquisiti attraverso specifiche metodologie concernenti natura, composizione e caratteristiche del rifiuto, tanto che la specifica violazione prevista dalla disposizione in esame si pone in rapporto di specialità rispetto al reato di cui all’art. 481 cod. pen. .
In ultimo però i Giudice della Suprema Corte precisano che l’esclusione della rilevanza penale della violazione consistente nella redazione e utilizzazione di f.i.r. falsi non può incidere in negativo sull’accertamento dei reati di abusiva gestione di rifiuti o traffico illecito o su altre fattispecie di violazioni a carattere “sostanziale”, perché i f.i.r. rappresentano, comunque, uno degli elementi di fatto che devono essere presi in considerazione ai fini di tale accertamento.
Cass. Pen., Sez. III, n. 52838 del 14/12/2016 – Pres. Fiale – Est. Andronio – Ric. S.G. e altri
1.Con sentenza del 1 luglio 2014, la Corte d’appello di Napoli ha confermato, quanto alla responsabilità penale e civile, la sentenza del Gip del Tribunale di Napoli del 13 ottobre 2011, resa all’esito di giudizio abbreviato, con la quale -per quanto qui rileva -gli imputati indicati in epigrafe erano stati condannati -a diverse pene, oltre al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili, da determinarsi in separato giudizio, e con liquidazione di provvisionali immediatamente esecutive -ritenuta la continuazione e concesse le circostanze attenuanti generiche prevalenti sulle contestate aggravanti, nonché la sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento delle provvisionali, per i reati di cui ai seguenti capi dell’originaria imputazione: 1) art. 416 cod. pen., per essersi associati al fine di commettere una serie indeterminata di delitti concernenti il traffico di rifiuti, per una movimentazione complessiva, nel solo periodo tra il marzo 2006 e il marzo 2007, di circa 62.000 t, attraverso: la falsificazione di documenti di identificazione e trasporto dei rifiuti; la falsa attestazione, in relazione ai rifiuti abusivamente ritirati da S.E., dell’avvenuto conferimento al recupero tramite la G.S. presso gli impianti della E. s.r.l.; il temporaneo strumentale stoccaggio presso la E. dei rifiuti poi destinati a smaltimento prevalentemente presso impianti di discarica, senza procedere alle prescritte operazioni di recupero, previa fittizia modifica dei codici di identificazione o fittizie attività di recupero all’interno di altri impianti; l’illecito smaltimento dei rifiuti negli impianti di produzione di combustibile attraverso l’uso di autocompattatori del servizio pubblico di raccolta dei rifiuti solidi urbani della città di Napoli e Provincia; la ricezione, presso gli impianti di recupero, di rifiuti anche pericolosi, in contrasto con le autorizzazioni; l’organizzazione di spedizioni transfrontaliere di materiale non regolarmente recuperato, accompagnato da documentazione di trasporto attestante la conformità del materiale stesso alle norme UNI-EN 643, in violazione dell’art. 194 del d.lgs. n. 152 del 2006; con l’aggravante, per S. o G., D.V. G., C.A., di avere agito in qualità di capi e promotori dell’associazione (fatto accertato tra il marzo 2006 e il marzo 2007, con condotta perdurante); 3) artt. 110, 81, secondo comma, cod. pen., 260 del d.lgs. n. 152 del 2006, per avere, in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di conseguire un ingiusto profitto consistente nel dover sopportare i costi ordinariamente dovuti per recuperare i rifiuti, con più operazioni e con l’allestimento di mezzi di trasporto e personale delegato al compimento di attività illecite e alla predisposizione della falsa documentazione, ceduto, ricevuto, trasportato, smaltito ingenti quantitativi di rifiuti, stoccandoli abusivamente negli impianti della E., dove venivano fittiziamente sottoposti ad operazioni di trattamento e recupero, mediante attestazione di recupero all’interno di altrettanti impianti, ma erano in realtà destinati all’illecito smaltimento anche mediante autocompattatori del servizio pubblico (accertato dal marzo 2006 al marzo 2007, con condotta perdurante); 4) artt. 110 cod. pen., e 256 del d.lgs. n. 152 del 2006, perché, in concorso tra loro, al fine di depositare i rifiuti fittiziamente destinati a recupero presso gli impianti E. attraverso l’impresa di trasporto G.S., ma in realtà illecitamente raccolti, intermediati e stoccati dalla S., realizzavano una discarica abusiva di rifiuti provenienti prevalentemente dal settore industriale calzaturiero e tessile, prima di destinarli all’illecito smaltimento mediante autocompattatori del servizio pubblico di raccolta (accertato dal marzo 2006 all’ottobre 2006, con condotta perdurante); 5) artt. 110, 81, secondo comma, 61, n. 2), 483 cod. pen., perché, in concorso tra loro e nelle qualità sopra indicate, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e al fine di commettere i reati di cui ai capi precedenti, redigevano formulari di identificazione e trasporto di rifiuti falsi in relazione alle operazioni effettuate e al materiale ritirato e fittiziamente avviato al recupero presso l’impianto della E. (accertato dal marzo 2006 al marzo 2007, con condotta perdurante); 6) per i soli D.V. G., C.B. e C.A., artt. 110, 81, secondo comma, 319, 320, 61, n. 2), cod. pen., perché, in concorso tra loro e al fine di commettere il reato di cui al capo 1), consegnavano ripetutamente una somma di denaro di circa € 15,00, nonché ulteriori somme di importo non determinato, agli autisti e agli operai del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani del Comune di Napoli e Provincia affinché questi, quali impiegati di un pubblico servizio, commettessero atti contrari al loro ufficio, consistenti nel ritirare materiale costituente rifiuto proveniente da operazioni di gestione effettuate abusivamente (in date indeterminate, accertato il 29 maggio 2006).
La Corte d’appello ha invece revocato la condanna degli imputati al pagamento della provvisionale in favore delle parti civili costituite.
2.Avverso la sentenza gli imputati S.G., A.D., C.A., C.L., C.B., B.A. hanno proposto – tramite il difensore avv. F.R. – ricorso per cassazione, chiedendone l’annullamento.
2.2.Un secondo gruppo di motivi è riferito all’erronea valutazione giuridica dei f.i.r, come falsi anziché come inesatti. Si sostiene, in particolare, che, ai sensi dell’art. 58, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 2006, la dichiarazione nei f.i.r. di dati inesatti è sanzionata in via amministrativa, anziché ai sensi dell’art. 483 cod. pen. In altri termini, la fattispecie del formulario inesatto non potrebbe essere equiparata a quella, sanzionata penalmente, dell’uso di un certificato di analisi di rifiuti falso.
12.I ricorsi sono solo parzialmente fondati.
15.Le doglianze riferite alle conseguenze giuridiche della falsità dei f.i.r. (sub 2.2. e, in parte, 10.5.) sono invece fondate. Ai sensi dell’art. 258, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 2006, l’indicazione nel formulario di dati incompleti o inesatti è sanzionata in via amministrativa. La fattispecie penale prevista dallo stesso comma 4 dell’art. 258 ­il quale richiama «la pena di cui all’art. 483 cod. pen.» -si configura, invece, per chi, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti o fa uso di un certificato falso durante il trasporto. Secondo la prospettazione difensiva, nel caso di specie non si tratta di falsi certificati, ma di dati incompleti o inesatti inseriti nei formulari di identificazione dei rifiuti. Secondo la Corte d’appello (pag. 38 della sentenza impugnata) si tratta, invece, di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, considerato che non vi è, nel caso di specie, una mera irregolare compilazione dei f.i.r., ma vi è l’attestazione di circostanze false relative alla classificazione o all’effettivo trasporto dei rifiuti. Si tratta, in altri termini, della redazione di f.i.r. falsi per trasporti mai avvenuti; e a ciò la Corte d’appello fa conseguire che l’art. 483 cod. pen. non trova applicazione in quanto richiamato dall’art. 258, comma 4, del codice dell’ambiente, ma trova applicazione diretta.
Rileva il collegio che la ricostruzione effettuata dalla Corte d’appello -nel senso che vi è stata la redazione di f.ì.r. falsi per trasporti mai avvenuti -risulta corretta sul piano fattuale ma non su quello delle conseguenze giuridiche che ne vengono fatte derivare.
I formulari di identificazione dei rifiuti, disciplinati dall’art. 193 del d.lgs. n. 152 del 2006, art. 193 (disposizione che ha subito nel tempo diverse e rilevanti modifiche, che non assumono rilievo ai fini della soluzione della questione in esame), sono richiesti per il trasporto di rifiuti effettuato da enti o imprese e devono contenere alcuni dati essenziali (nome ed indirizzo del produttore e del detentore; origine, tipologia e quantità del rifiuto; impianto di destinazione; data e percorso dell’instradamento; nome ed indirizzo del destinatario), la cui presenza è imprescindibile, pur non escludendosi, comunque, la possibilità che il formulario contenga ulteriori informazioni, come emerge dal tenore letterale dell’art. 193, il quale prevede anche ulteriori requisiti ed alcune esenzioni per determinate tipologie di trasporto. Tenendo conto dei contenuti e delle finalità del formulario, dottrina e giurisprudenza hanno individuato le sostanziali differenze tra detto documento ed il certificato, cui fa pure riferimento il d.lgs. n. 152 del 2006, art. 258, comma 4, che punisce, richiamando l’art. 483 c.p., la predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti contenente false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti medesimi e di uso di certificato falso durante il trasporto. Si tratta di atti che hanno diversa natura giuridica, perché, sebbene il formulario abbia una sua specifica valenza in ragione dei dati che obbligatoriamente vi sono contenuti e ad essi il legislatore abbia attribuito un rilievo non secondario, in ragione delle finalità di compiuta identificazione del rifiuto, nondimeno esso si concreta in una mera attestazione del privato, avendo, in sostanza, un contenuto essenzialmente dichiarativo. Diversamente, il certificato si distingue dal formulario in ragione del fatto che esso, per definizione, risponde ad una esigenza di certezza pubblica e proviene da soggetto qualificato ed abilitato all’esercizio di una specifica professione che, nel caso previsto dal richiamato art. 258, comporta l’esternazione di dati precedentemente acquisiti attraverso specifiche metodologie concernenti natura, composizione e caratteristiche del rifiuto, tanto che la specifica violazione prevista dalla disposizione in esame si pone in rapporto di specialità rispetto al reato di cui all’art. 481 cod. pen. Va peraltro ricordato che il richiamo all’art. 483 cod. pen., contenuto nell’art. 258, di cui si è appena detto, è un richiamo esclusivamente quoad poenam; né può ritenersi che un trasporto di rifiuti effettuato con formulario contenente dati non veritieri configuri autonomamente l’ipotesi delittuosa di cui all’art. 483 cod. pen.: manca, infatti, al formulario, la natura di atto pubblico destinato a provare la verità di un fatto.
Va quindi ribadito che il formulario di identificazione dei rifiuti (f.i.r.) non ha alcun valore certificativo della natura e composizione del rifiuto trasportato, trattandosi di documento recante una mera attestazione del privato, avente dunque natura prettamente dichiarativa; con la conseguenza che l’eventuale falsa attestazione in esso contenuta non integra – né direttamente né, attraverso il richiamo contenuto nell’art. 258, comma 4, del codice dell’ambiente – il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, di cui all’art. 483 cod. pen. (sulla natura dei formulari di identificazione dei rifiuti v., ex multis, Sez. 3, Sentenza n. 43613 del 18/09/2015 Ud., dep. 29/10/2015, Rv. 265263, resa in una fattispecie sovrapponibile a quella per la quale qui si procede; nonché Sez. 3, Sentenza n. 42465 del 20/09/2013 Ud., dep. 16/10/2013, Rv. 257757; Sez. 3, Sentenza n. 19682 del 02/04/2013 Ud., dep. 08/05/2013, Rv. 255901; Sez. 3, n. 3692 del 17/12/2013). Deve però aggiungersi che l’esclusione della rilevanza penale della violazione consistente nella redazione e utilizzazione di f.i.r. falsi non può incidere in negativo sull’accertamento dei reati di abusiva gestione di rifiuti o traffico illecito o su altre fattispecie di violazioni a carattere “sostanziale”, perché i f.i.r. rappresentano, comunque, uno degli elementi di fatto che devono essere presi in considerazione ai fini di tale accertamento.
Giurisprudenza Ambientale, Polizia Ambientale
Nell’ambito dei protocolli interforze sul territorio frattese continuano le verifiche finalizzate a riscontrare il rispetto delle norme ambientali da parte di aziende e privati.
Gli agenti della polizia locale e di Stato, diretti rispettivamente dal Comandante, dottor Biagio Chiariello e dal Vice Questore Aggiunto, dottoressa Rachele Caputo, oltre ad operare controlli congiunti di Polizia stradale sul territorio, hanno proceduto anche per il rispetto delle norme ambientali.
È toccato a un grande centro di revisione veicoli il quale è risultato, all’esito delle ispezioni, non essere in regola con la documentazione. Le irregolarità riguardano il mancato aggiornamento del registro revisione veicoli, le autorizzazioni allo scarico acque, ed altro. A carico del titolare sanzioni complessive che vanno da euro seimila e fino a sessantamila con rapporto trasmesso in Regione e alle Autorità competenti. Proseguiranno nei prossimi giorni le verifiche sul territorio con veri e proprie attività interforze dove prenderà parte anche il personale dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
Fonte: https://www.napolitan.it/2019/05/08/87355/frattamaggiore-terra-dei-fuochi-aziende-controllate-polizia-locale-polizia-scoperto-centro-revisioni-auto-legge/
RIFIUTI – Combustione di residui vegetali in periodo vietato – Alto rischio di incendi boschivi – Reato di smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali non pericolosi – Art. 182, 185, 256 bis d. lgs. n.152/2006
Dott. Giuseppe Aiello, C.te Polizia Municipale di Lioni esperto in tutela ambientale e formatore personale EE.LL.
La Corte di Cassazione , Sez.3^ 06/07/2018 (Ud. 08/02/2018), con la Sentenza n.30625 in esame ha chiarito che la combustione di residui vegetali effettuata durante il divieto nei periodi di massimo rischio per gli incendi dichiarato dalle Regioni integra il reato di smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali non pericolosi, di cui all’art. 256, comma , lett. a), d.lgs. 3 aprile 2006 n. 152. Continua ad applicarsi il reato di incenerimento a terra nonostante che la normativa applicabile al settore agricolo, in tema di combustione di residui vegetali, abbia subito una modifica mediante l’introduzione di ipotesi di esclusione della punibilità, con la legge 11 agosto 2014, n. 116 e l’aggiunta del comma 6 bis, all’art. 182 e con la modifica del comma 6, dell’art. 256 bis, d. lgs. 152/2006.
Anche se l’ abbruciamento dei residui vegetali costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione di rifiuti, purché relativa ad una quantità giornaliera non superiore a 3 metri steri, per ettaro, se effettuate nel periodo di massima allerta incendi integra il reato di smaltimento illecito di cui all’art 256 D.lgs 152/2006.
Sempre restando in tema la stessa pronuncia ha ribadito che per l’accertamento del reato di cui all’art. 674, cod. pen. Emissioni di fumi molesti provocati dall’abbruciamento dei residui vegetali non è necessaria nessuna perizia, ma il giudice può fondare il proprio convincimento sulla base di altre prove, nel caso di specie le dichiarazioni testimoniali della P.G. che ha riferito del «tanto fumo
RIFIUTI – Combustione di residui vegetali – Reato di smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali non pericolosi – Onere della prova della liceità – INCENDI BOSCHIVI – Abbruciamento in periodo vietato – Alto rischio di incendi boschivi – Art. 182, 185, 256 bis d. lgs. n.152/2006 – Giurisprudenza.
In tema di gestione dei rifiuti, l’onere della prova relativa alla sussistenza delle condizioni di liceità delle attività di raggruppamento ed incenerimento di residui vegetali previste dall’art. 182, comma sesto bis, primo e secondo periodo, d. lgs. 3 aprile 2006 n. 152 incombe su colui che ne invoca l’applicazione (Sez. 3, n. 5504 del 12/01/2016 – dep. 10/02/2016, Lazzarini). Pertanto, integra il reato di smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali non pericolosi, di cui all’art. 256, comma , lett. a), d.lgs. 3 aprile 2006 n. 152, la combustione di residui vegetali effettuata senza titolo abilitativo nel luogo di produzione oppure di materiale agricolo o forestale naturale, anche derivato da verde pubblico o privato, se commessa al di fuori delle condizioni previste dall’articolo 182, comma 6-bis, primo e secondo periodo; viceversa la combustione di rifiuti urbani vegetali, abbandonati o depositati in modo incontrollato, provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali, è punita esclusivamente in via amministrativa, ai sensi dell’art. 255 del citato d.lgs. n. 152 (Sez. 3, n. 38658 del 15/06/2017 – dep. 02/08/2017, Pizzo).
RIFIUTI – AGRICOLTURA – Abbruciamento di materiale agricolo forestale naturale – Nuova disciplina – Combustione di residui vegetali – Criteri e limiti.
La normativa applicabile al settore agricolo, in tema di combustione di residui vegetali, ha subito una modifica mediante l’introduzione di ipotesi di esclusione della punibilità, con la legge 11 agosto 2014, n. 116 e l’aggiunta del comma 6 bis, all’art. 182 e con la modifica del comma 6, dell’art. 256 bis, d. lgs. 152/2006. Le sanzioni penali per la combustione illecita di rifiuti non si applicano, pertanto, all’abbruciamento di materiale agricolo forestale naturale, anche derivato dal verde pubblico o privato. Le stesse costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione di rifiuti, purché relativa ad una quantità giornaliera non superiore a 3 metri steri, per ettaro. Inoltre, è la stessa norma dell’art. 182, comma 6 bis, d. lgs. 152/2006 a prevedere espressamente il divieto di combustione nei periodi di massimo rischio per gli incendi; periodo dichiarato dalle Regioni, nel caso la regione Campania ha determinato il periodo del divieto dal 22 luglio al 30 settembre 2013, con il Decreto Presidenziale n. 157 del 18 luglio 2013.
INQUINAMENTO ATMOSFERICO – Getto pericoloso di cose art. 674 c.p. – Presupposti ed accertamento del reato – Convincimento del giudice fondato su qualsiasi mezzo di prova.
Il reato di cui all’articolo 674, cod. pen. sussiste laddove le emissioni di gas, vapore o fumo siano atte ad offendere o molestare le persone, dovendo farsi rientrare nel concetto di molestia tutte le situazioni di fastidio, disagio, disturbo e comunque di turbamento della tranquillità e della quiete. Sicché, per l’accertamento del reato di cui all’art. 674, cod. pen. non è necessaria nessuna perizia, ma il giudice può fondare il proprio convincimento sulla base di altre prove, nel caso di specie le dichiarazioni testimoniali della P.G. che ha riferito del «tanto fumo» (Sez. 3, n. 5504 del 12/01/2016 – dep. 10/02/2016, Lazzarini).
(dich. inammissibile il ricorso avverso sentenza del 16/05/2016 – TRIBUNALE di AVELLINO) Pres. RAMACCI, Rel. SOCCI, Ric. Pecchia
Il Tribunale di Avellino con sentenza del 16 maggio 2016, ha condannato Michele Pecchia alla pena di € 3.400,00 relativamente ai reati di cui agli art. 81, comma 2, 674, cod. pen. e 256, comma 1, lettera A9, in relazione all’art. 185, lettera F), d. lgs. 152/2006, perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso effettuava, senza alcuna autorizzazione, un’attività di smaltimento mediante incenerimento a terra, di scarti vegetali (rifiuti speciali non pericolosi CER 02.01.03), in tal modo illegalmente provocando, in un luogo di pubblico transito e comunque verso luoghi privati di altrui uso, fumi atti ad offendere o molestare le persone. Il 10 agosto 2013.
L’imputato ha proposto ricorso, personalmente, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.
1. Violazione di legge, art. 256 bis, comma 6, e art. 182, comma 6 bis, d. lgs. 152 del 2006.
La normativa applicabile al settore agricolo, con la legge 11 agosto 2014, n. 116, ha subito una modifica mediante l’introduzione di ipotesi di esclusione della punibilità, con l’aggiunta del comma 6 bis, all’art. 182 e con la modifica del comma 6, dell’art. 256 bis, d. lgs. 152/2006. Le sanzioni penali per la combustione illecita di rifiuti non si applicano, pertanto, all’abbruciamento di materiale agricolo forestale naturale, anche derivato dal verde pubblico o privato. Le stesse costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti, e non attività di gestione di rifiuti, purché relativa ad una quantità giornaliera non superiore a 3 metri steri, per ettaro.
Nel caso di specie il ricorrente stava provvedendo all’abbruciamento di fogliame di scarti vegetali, raggruppati in un piccolo cumulo, largo 2 m. e alto circa 1 m., su terreno di proprietà. L’attività, quindi, non è andata oltre i limiti quantitativi indicati dal legislatore nell’art. 182, comma 6 bis, d. lgs. 152/2006.
Mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione.
La sentenza impugnata è motivata solo apparentemente, in considerazione dell’assenza di riferimenti ai passaggi logico giuridici attraverso i quali si è articolato il ragionamento del Tribunale. Il giudice avrebbe dovuto richiamare, nella parte motiva del provvedimento impugnato, l’atto della regione Campania con il quale si escludeva la possibilità dello svolgimento della pratica agricola contestata, per alto rischio di incendi boschivi, non potendo tale valutazione essere rimessa alla sensibilità dell’organo giudicante. In assenza di un atto ufficiale della Regione, infatti, il Tribunale non poteva escludere l’applicabilità dell’esimente richiesta dalla difesa.
Inoltre senza alcuna motivazione, sulla configurabilità del reato di cui all’articolo 674, cod. pen., è stata ritenuta provata la contestata contravvenzione con l’aumento della pena, da € 2.600,00 ad € 3.400,00.
Violazione di legge, art. 674, cod. pen.
Il reato di cui all’articolo 674, cod. pen. sussiste laddove le emissioni di gas, vapore o fumo siano atte ad offendere o molestare le persone, dovendo farsi rientrare nel concetto di molestia tutte le situazioni di fastidio, disagio, disturbo e comunque di turbamento della tranquillità e della quiete. In dibattimento è emerso che la P.G. intervenuta sui luoghi constatava la presenza di tanto fumo. Nessun accertamento è stato effettuato sull’attitudine offensiva del fumo. In assenza quindi di elementi che consentano di ritenere provato che l’emissione di fumo superasse i limiti della normale tollerabilità, il Tribunale avrebbe dovuto emettere sentenza di assoluzione, perché il fatto non costituisce reato.
Ha chiesto pertanto l’annullamento della sentenza impugnata.
Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi, articolato in fatto, e valutato nel suo complesso richiede alla Corte di Cassazione una rivalutazione del fatto, non consentita in sede di legittimità.
In tema di giudizio di Cassazione, sono precluse al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito. (Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015 – dep. 27/11/2015, Musso, Rv. 265482).
Il ricorrente ritiene legittimo il suo comportamento ai sensi dell’art. 182, comma 6 bis, d. lgs. 152 del 2006, che prevede come normale pratica agricola (non vietata dalla legge penale) le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro dei materiali vegetali.
La sentenza impugnata opportunamente rileva che l’abbruciamento è intervenuto nel periodo vietato, di alto rischio per gli incendi, il 10 agosto 2013.
E’ la stessa norma dell’art. 182, comma 6 bis, d. lgs. 152/2006 a prevedere espressamente il divieto di combustione nei periodi di massimo rischio per gli incendi; periodo dichiarato dalle Regioni, nel caso la regione Campania ha determinato il periodo del divieto dal 22 luglio al 30 settembre 2013, con il Decreto Presidenziale n. 157 del 18 luglio 2013.
Del resto « In tema di gestione dei rifiuti, integra il reato di smaltimento non autorizzato di rifiuti speciali non pericolosi, di cui all’art. 256, comma , lett. a), d.lgs. 3 aprile 2006 n. 152, la combustione di residui vegetali effettuata senza titolo abilitativo nel luogo di produzione oppure di materiale agricolo o forestale naturale, anche derivato da verde pubblico o privato, se commessa al di fuori delle condizioni previste dall’articolo 182, comma 6-bis, primo e secondo periodo; viceversa la combustione di rifiuti urbani vegetali, abbandonati o depositati in modo incontrollato, provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali, è punita esclusivamente in via amministrativa, ai sensi dell’art. 255 del citato d.lgs. n. 152» (Sez. 3, n. 38658 del 15/06/2017 – dep. 02/08/2017, Pizzo, Rv. 27089701).
L’onere della prova della liceità, competeva, comunque, al ricorrente: « In tema di gestione dei rifiuti, l’onere della prova relativa alla sussistenza delle condizioni di liceità delle attività di raggruppamento ed incenerimento di residui vegetali previste dall’art. 182, comma sesto bis, primo e secondo periodo, d. lgs. 3 aprile 2006 n. 152 incombe su colui che ne invoca l’applicazione» (Sez. 3, n. 5504 del 12/01/2016 – dep. 10/02/2016, Lazzarini, Rv. 26583901).
Anche l’ulteriore motivo del ricorso risulta manifestamente infondato e generico, poiché per l’accertamento del reato di cui all’art. 674, cod. pen. non è necessaria nessuna perizia, ma il giudice può fondare il proprio convincimento sulla base di altre prove, nel caso le dichiarazioni testimoniali della P.G. che ha riferito del «tanto fumo» (Sez. 3, n. 5504 del 12/01/2016 – dep. 10/02/2016, Lazzarini, Rv. 26583901). Del resto la P.G. è intervenuta su segnalazione circa la presenza di un fuoco.

References: Art. 659
 art. 193
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 258

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 416
 sentenza 
 sentenza 
 art. 193
 art. 258
 art. 258
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Art. 182
 Sentenza 
 Art. 182
 art. 674
 sentenza 
 sentenza 
 art. 81
 art. 256
 art. 182
 sentenza 
 art. 674
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza