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Timestamp: 2019-04-23 00:20:29+00:00

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Sospensive nella Legge n.44 del 23 febbraio 1999 | ProntoProfessionista.it
Il crescente disvalore sociale che caratterizza il reato di usura ed estorsione ha contribuito negli anni all'inasprimento delle sanzioni civili e penali a carico dell'usuraio e dell’estorsore, nonché a un contestuale aumento dei benefici previsti a favore della vittima.
La legge 44/1999, recante "Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura" ha introdotto diverse statuizioni per avvantaggiare i soggetti danneggiati da attività usurarie o estorsive.
1. nel caso di vittime, è necessario:
i. sussistendo le condizioni di cui all'articolo 4, l’elargizione è concessa anche agli appartenenti ad associazioni od organizzazioni aventi lo scopo di prestare assistenza e solidarietà a soggetti danneggiati da attività estorsive (art. 6 legge n. 44/1999), i quali: a) subiscono un danno a beni mobili o immobili, ovvero lesioni personali in conseguenza di delitti commessi al fine di costringerli a recedere dall'associazione o dall'organizzazione o a cessare l'attività svolta nell'ambito delle medesime, ovvero per ritorsione a tale attività; b) subiscono quali esercenti un'attività imprenditoriale,commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione, un danno, sotto forma di mancato guadagno inerente all'attività esercitata, in conseguenza dei delitti di cui alla lettera a) ovvero di situazioni d’ intimidazione anche ambientale determinate dalla perdurante appartenenza all'associazione o all'organizzazione;
ii. alle medesime condizioni stabilite per l'esercente l'attività, l'elargizione è, altresì, concessa ai soggetti, diversi da quelli indicati negli articoli 3 e 6 che, in conseguenza dei delitti previsti nei medesimi articoli, subiscono lesioni personali ovvero un danno a beni mobili o immobili di loro proprietà, o sui quali vantano un diritto reale di godimento, con quantificazione parametrata sul solo danno emergente ovvero su quello derivante da lesioni personali (art. 7 L.n. 44/1999);
iii. se, in conseguenza dei delitti previsti dagli articoli 3, 6 e 7 i soggetti ivi indicati perdono la vita, l'elargizione è concessa, alle medesime condizioni stabilite per la persona deceduta, nell'ordine, ai superstiti di seguito elencati, a condizione che la utilizzino in un'attività economica, ovvero in una libera arte o professione, anche al di fuori del territorio di residenza: a) coniuge e figli; b)genitori; c) fratelli e sorelle; d) convivente more uxorio e soggetti, diversi da quelli indicati nelle lettere a), b) e c), conviventi nei tre anni precedenti l'evento a carico della persona (art. 8 legge n. 44/1999).
3. Condizioni dell’elargizione
(i) non deve aver aderito o deve aver cessato di aderire alle richieste estorsive; tale condizione deve permanere dopo la presentazione della domanda di cui all'articolo 13;
(ii) non deve essere concorsa nel fatto delittuoso o in reati con questo connessi ai sensi dell'articolo 12 c.p.p.;
(v) nel caso di acquiescenza alle richieste estorsive, l'elargizione può essere concessa anche in relazione ai danni a beni mobili o immobili o alla persona verificatisi nei sei mesi precedenti la denuncia (art. 5 legge n. 44/1999);
- i termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell'evento lesivo, degli adempimenti fiscali possono essere prorogati dalle rispettive scadenze per la durata di tre anni (art. 20, comma 2);
- i termini di prescrizione e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, che sono scaduti o che scadono entro un anno dalla data dell'evento lesivo possono essere altresì sospesi, per la medesima durata di cui al comma 1 (art. 20, comma 3);
A tal proposito il Supremo Consesso, con sentenza n. 22756/2012, ha sottolineato come l’art. 20, nei commi da 1 a 4, "mira ad offrire tutela alla vittima del reato di usura e di altri ad esso assimilati, intendendo bilanciare l'interesse del creditore all'adempimento con l'apprestamento delle condizioni di un'eccezionale verifica di nesso eziologico tra la difficoltà solutoria e la genesi criminale del debito, così da assicurare agevolazioni e provvidenze alle vittime. Questo essendo il significato del blocco per 300 giorni dei termini sostanziali di scadenza da un lato e di quelli processuali d'altro, appare evidente che la tutela pubblicistica che lo Stato aggiunge in siffatto modo all'elargizione economica verso le vittime introduce un'alterazione nelle ordinarie relazioni civili, intermediate anche con il processo, dunque collocandosi - al di là della legislazione sociale di sostegno - in un quadro di prevalenza dell'interesse pubblico alla protezione di ogni situazione debitoria, d'impresa o meno, incisa anche indirettamente da tali reati. La sopportazione a valle di tali misure da parte dei creditori non può pertanto, per tale ragione, che essere circoscritta ad ipotesi tassative, la cui base giustificativa, nel rinvenimento della loro portata, si correli per quanto possibile a limitazioni selettive del diritto di difesa e del diritto di credito".
A parere della giurisprudenza di legittimità è "conclusione condivisa che l'intera normativa sulle moratorie ex art. 20 legge n. 44 del 1999 mira fondamentalmente a consentire che, nel lasso di tempo necessario per avviare e concludere il procedimento amministrativo teso all'erogazione di provvidenze ed elargizioni, i potenziali beneficiari di queste ultime possano evitare di vedere mutare in peius le proprie condizioni economiche, a seguito del maturarsi di prescrizioni, decadenze, nonché a seguito di atti di messa in mora ovvero di esecuzione forzata, tali da determinare effetti irreversibili sul proprio patrimonio" (Cass. 24 gennaio 2007, n. 1496; Cass. Civ., Sez. 1, n. 7740 del 19/04/2016).
I soggetti beneficiari delle previsioni in analisi sono quelli "che abbiano richiesto o nel cui interesse sia stata richiesta l'elargizione prevista dagli articoli 3, 5, 6 e 8", cioè le vittime di richieste estorsive (art. 3), i soggetti che abbiano compiuto acquiescenza a tali richieste (art. 5), gli appartenenti alle associazioni di solidarietà (art. 6) ed i superstiti dei soggetti di cui agli artt. 3 e 6 (art. 8).Questa ultima norma richiama anche i soggetti di cui all'art. 7 ma, la Corte di Cassazione (Cass. Civ., Sez. 3, n. 1496 del24/01/2007) è dell’opinione che, non essendo essi contemplati direttamente, non possono venire in rilievo. In riferimento a tale questione, la Suprema Corte ha altresì chiarito che secondo "l'espresso riferimento contenuto nell'art. 20, commi 1 e 2, ai soggetti che abbiano richiesto o a favore dei quali sia stata formulata la richiesta di elargizione, nonché quello implicito nel comma 3 sempre a detti soggetti, per effetto dell'avverbio "altresì", pongono in evidenza poi la "richiesta dell'elargizione", che è disciplinata, quanto a modalità e termini all'art. 13, legge citata, il quale, nei commi 3 e 4, prevede due termini di decorrenza diversi, secondo che l'evento lesivo sia emerso a seguito di denuncia o di indagini preliminari ovvero non lo sia stato. Il primo è di centoventi giorni dalla data della denuncia o della notizia che nelle indagini preliminari si è verificata quella emersione, il secondo di un anno dalla iniziale richiesta estorsiva o dalla prima minaccia o violenza subita". Secondo la giurisprudenza di legittimità, dunque, è evidente che "l'art. 20, commi 1, 2 e 3, là dove fanno riferimento alla richiesta alludono ad una richiesta effettuata tempestivamente, cioè nel rispetto dei suddetti termini, posto che l'art. 13, commi 3 e 4 sanzionano il mancato rispetto dei termini con la decadenza". In virtù della clausola estensiva dell’articolo 20, comma 6, legge n. 44/1999, tale presupposto (tempestiva presentazione della richiesta di beneficio economico) si applica altresì a coloro i quali abbiano richiesto la concessione del mutuo senza interesse di cui all'articolo 14, comma 2, della legge 7 marzo 1996, n. 108, nonché a coloro che abbiano richiesto l'elargizione prevista dall'articolo 1 della legge 20 ottobre 1990, n. 302.
4.2 Termini sostanziali di pagamento prorogati ex art. 20, comma 1.
L’art. 20, al comma 1, prevede una proroga dei termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell'evento lesivo, per il pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari; proroga decorrente non dalla data del parere prefettizio, bensì dalle rispettive scadenze dei mutui per la durata di trecento giorni (Cass. Civ., Sez.I, n. 8432 del 28/05/2012,). Per tale ragione, la Corte di Cassazione, con la pronuncia n.5259/2012 , ha osservato che "solo in tali limiti e per detti contratti la norma può incidere sullo stato di insolvenza", con necessità di specificare le scadenze relative ai mutui bancari e ipotecari rientranti nell'anno dall'evento lesivo denunciato e l'entità dei relativi crediti, nonché di determinarne "l'impatto sulla complessiva situazione debitoria della società per le conseguenti valutazioni relative alla sussistenza o meno dello stato d'insolvenza". In un’altra sentenza, la giurisprudenza di legittimità ( Cass.Civ., Sez.I., n. 22756 del 12/12/2012) ha ritenuto, di converso, che la moratoria riguarda anche i termini di pagamento dei debiti pecuniari di natura civilistica e,dunque, non solo i ratei dei mutui bancari e ipotecari espressamente considerati dall'art. 20, comma 1.
4.3 Effetti ed eccezione di merito della proroga ex art. 20, comma 1, legge n. 44/1999.
La proroga di trecento giorni dei termini prevista da tale disposizione produce un effetto riconducibile alla fattispecie di cui all'art. 1185, primo comma, c.c. ("se per l’adempimento è fissato un termine, il creditore non può esigere la prestazione prima della scadenza, salvo che il termine sia stabilita esclusivamente e suo favore") e, sotto il profilo processuale, costituisce eccezione di merito soggetta al regime preclusivo del giudicato.
Dal dato letterale della norma di cui all’art. 20, comma 2, L. n. 44/99 ("a favore dei soggetti che abbiano richiesto ... l'elargizione prevista dagli arti 3,5,6 e 8, i termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell'evento lesivo, degli adempimenti fiscali sono prorogati dalle rispettive scadenze per la durata di tre anni"), si deduce che detta proroga per gli adempimenti fiscali ha esclusivamente ad oggetto i termini che sono scaduti o che scadono entro un anno dalla data dell'evento lesivo ( v.in senso conforme, Cass. n. 1613/2009 e 1496/2007; Cass. sez. tributaria, n. 16933/2015).
In proposito, con riferimento alla formulazione antecedente alla legge n. 3/2012, la Suprema Corte ha messo in rilievo che "in tema di disposizioni della legge n. 44 del 1999, concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura, in relazione ai termini di cui ai commi 1, 2 e 3 dell'art. 20 di detta legge, la norma del comma 7 di quest'ultimo - nel disporre che la loro sospensione ha effetto a seguito del parere del prefetto, sentito il presidente del tribunale - comporta che, il parere del prefetto possa essere fatto valere dall'interessato per ottenere il beneficio: a) a livello stragiudiziale, cioè nei confronti del o dei controinteressati alla vicenda cui si correla il termine, se essi non lo contestino; b) o, in caso di disaccordo, a livello giudiziale, con l'introduzione di una controversia; c) o, qualora sia già pendente controversia nell'ambito di essa. In questi ultimi due casi, compete al giudice di valutare se il beneficio spetti effettivamente (e, per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 457 del 2005, senza che egli sia vincolato al parere prefettizio). La decorrenza del periodo di "sospensione", in tutti questi casi, ha luogo dalla scadenza del termine già verificatasi o che debba ancora verificarsi (nel caso in cui il beneficio sia richiesto quando il termine non sia scaduto) e non dalla richiesta" (Cass. Civ., Sez. 3, n. 1496/2007).
Nella parte motiva, la Suprema Corte ha sottolineato che "i commi 1, 2 e 3 riferiscono la sospensione dei termini da essi disposti, in relazione alle diverse tipologie contemplate, sempre a quei termini - siano essi scaduti o da scadere, rispetto al momento di formulazione della richiesta - ricadenti entro l'anno dall'evento lesivo".
Il legislatore consente l'effetto favorevole ricollegabile alla richiesta soltanto su quei termini la cui
scadenza si collocherebbe entro l'anno dall'evento lesivo, che è preso in considerazione dall'art. 13, comma 4, quando il fatto non sia emerso in sede giudiziale. L'effetto favorevole è sempre individuato, indubbiamente, in un prolungamento del termine dalla scadenza di trecento giorni, nei casi di cui ai commi 1 e 3, e di tre anni per il caso di cui al comma 2, senza ricollegare il dies a quo al momento di presentazione della richiesta, ma riferendosi solo alla scadenza del termine.
"Ne consegue che, qualora la richiesta sia formulata tempestivamente, cioè immediatamente a ridosso dell'evento, com'è fisiologico nel caso di richiesta presentata a seguito di emersione giudiziale dell'evento, un termine che, in ipotesi venga a scadere quasi sul finire del termine di un anno dall'evento, è comunque prorogato di trecento giorni. Ma, non diversamente, qualora l'istanza sia formulata in prossimità della scadenza di quel termine, la proroga potrà interessare anche termini già scaduti all'inizio del termine stesso" (Cass. Civ., Sez. 3, n. 1496/2007).
Ai sensi dell'art. 1 della legge n. 44 del 1999, "Ai soggetti danneggiati da attività estorsive è elargita una somma di denaro a titolo di contributo al ristoro del danno patrimoniale subìto, nei limiti e alle condizioni stabiliti dalla presente legge".
Tale elargizione, prosegue l'art. 3, comma 1, (così come sostituito dall'art. 2, L. n. 27.01.2012, n. 3 con decorrenza dal 29.02.2012), "è concessa agli esercenti un'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione, che subiscono un evento lesivo in conseguenza di delitti commessi allo scopo di costringerli ad aderire a richieste estorsive, avanzate anche successivamente ai fatti, o per ritorsione alla mancata adesione a tali richieste, ovvero in conseguenza di situazioni di intimidazione anche ambientale. Per evento lesivo si intende qualsiasi danno a beni mobili o immobili, ovvero lesioni personali, ovvero un danno sotto forma di mancato guadagno inerente all'attività esercitata".
E inoltre, stabilisce il successivo comma 2,"Ai soli fini della presente legge sono equiparate alle richieste estorsive le condotte delittuose che, per circostanze ambientali o modalità del fatto, sono riconducibili a finalità estorsive, purchè non siano emersi elementi indicativi di una diversa finalità."
Sul punto, si osserva che la riformulazione dell’articolo 3 della legge n. 44/1999, apportata dalla legge 27 gennaio 2012 n. 3, è volta anzitutto a precisare il concetto di evento lesivo (che costituisce presupposto per l'elargizione a favore dei soggetti vittime di estorsioni), confermando che esso ricorre in presenza di un danno a beni mobili o immobili, ovvero lesioni personali, ovvero un danno sotto forma di mancato guadagno inerente all'attività esercitata, in conseguenza di delitti commessi allo scopo di costringere le vittime ad aderire a richieste estorsive, avanzate anche successivamente ai fatti, o per ritorsione alla mancata adesione a tali richieste, ovvero in conseguenza di situazioni di intimidazione anche ambientale .
Per tale motivo, un comportamento umano è dunque causa di un evento lesivo solo se, senza di esso, l'evento lesivo non si sarebbe verificato (formula positiva); non lo è se, anche in mancanza di tale comportamento, l'evento si sarebbe verificato egualmente (formula negativa).
Giova mettere in evidenza che l’articolo in esame non prevede espressamente l'ipotesi di eventi lesivi multipli che sono però, purtroppo caratteristici delle normative vigente.
Di converso il comma 7 dell’art. 20, L. n. 44/1999 si limita a prevedere che:
In presenza di più procedimenti penali che riguardano la medesima parte offesa, anche ai fini delle sospensioni e della proroga anzidette, è competente il Procuratore della Repubblica del procedimento iniziato anteriormente; sulla base di tale addentellato normativo, è probabile che gli eventi lesivi proseguano nel corso del tempo, intersecandosi con le scadenze degli adempimenti amministrativi e fiscali e con quelle delle agevolazioni. Per far fronte a tale situazione è intervenuto il Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, nonché la giurisprudenza di legittimità e di merito, prevedendo la sovrapposizione delle agevolazioni senza soluzione di continuità; in caso di sopravvenienza di nuovi eventi lesivi, che intervengano o che siano intervenuti durante il periodo di proroga triennale, si dovranno rinnovare ulteriormente le proroghe già concesse (Trib. Avezzano 08.10.2014; Cass. Sez. I, 11/08/2010 n. 8612).
Poiché la normativa in esame fa riferimento ai benefici concessi alle vittime dei reati di usura ed estorsione, appare opportuno chiarificare la nozione di evento lesivo in predetti reati.
Nel delitto di estorsione la modalità di lesione si incentra sulla coazione esercitata dall'agente sulla vittima, perchè tenga una condotta positiva o negativa in ambito patrimoniale, il cui esito è il profitto che il reo intende procurarsi.
La costrizione, che deve seguire alla violenza o minaccia, attiene all'evento del reato, mentre l'ingiusto profitto con altrui danno si atteggia a ulteriore evento: da ciò ne deriva che si configura il solo tentativo nel caso in cui la violenza o la minaccia non raggiungono il risultato di costringere una persona al facere ingiunto (Cass. Sez. II, n. 11922 del 12/12/2012; Cass., Sez. II, n. 37515 del 11/06/2013). Nessun rilievo ha, dunque, il fatto che la vittima abbia pagato solo una parte delle somme oggetto della richiesta estorsiva, dato che il reato risulta pienamente consumato già in seguito al verificarsi della "costrizione".
Conseguentemente, i pagamenti successivi alla pattuizione degli interessi usurari, venivano, dunque, ritenuti "semplici effetti di un reato istantaneo consumatosi già con la pattuizione", ossia post factum non punibili.
Orbene, ad oggi, la qualificazione del reato di usura quale delitto istantaneo ad effetti permanenti non è più attuale ed è stata superata da più recenti decisioni, oltre che ripudiata dalla quasi generalità della dottrina. L'occasione per il mutamento di indirizzo è stata offerta dalla riforma del reato di usura del 1996, che ha introdotto una speciale regola in tema di decorrenza della prescrizione, l'articolo 644 ter c.p., il quale stabilisce che "la prescrizione del reato di usura decorre dal giorno dell'ultima riscossione sia degli interessi che del capitale". Tale statuizione, infatti, non è allineata con l'orientamento che attribuiva all'usura la natura di reato istantaneo, sia pure con effetti permanenti, e rappresenta un segnale forte di superamento di quella visione del delitto tutta incentrata sul momento della pattuizione. Si osserva, infatti, che con la recentissima sentenza del 24 novembre 2017, n. 53479, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito che "in tema di usura, qualora alla promessa segua - mediante la rateizzazione degli interessi convenuti - la dazione effettiva di essi, questa non costituisce un post factum penalmente non punibile, ma fa parte a pieno titolo del fatto lesivo penalmente rilevante e segna, mediante la concreta e reiterata esecuzione dell'originaria pattuizione usuraria, il momento consumativo "sostanziale" del reato, realizzandosi, così, una situazione non necessariamente assimilabile alla categoria del reato eventualmente permanente, ma configurabile secondo il duplice e alternativo schema della fattispecie tipica del reato, che pure mantiene intatta la sua natura unitaria e istantanea, ovvero con riferimento alla struttura dei delitti cosiddetti a condotta frazionata o a consumazione prolungata."
Al fine di meglio comprendere lo schema giuridico dell'usura intesa, quale delitto a consumazione prolungata o - come sostiene autorevole dottrina - a condotta frazionata, occorre chiarire il senso ed il significato dell'articolo 644 ter c.p. secondo cui "la prescrizione del reato di usura decorre dal giorno dell'ultima riscossione sia degli interessi che del capitale".
Può, pertanto, dirsi che l’introduzione dell'articolo 644 ter c.p. ha inteso definitivamente suggellare il superamento della teoria dell’usura come reato a struttura esclusivamente sinallagmatica, che si consuma al momento dell'accordo, individuando l'evento lesivo del patrimonio del danneggiato come momento significativo, pur se non indispensabile, del reato e dal quale decorre la prescrizione. Tanto è stato da ultimo chiarito dalla Corte di Cassazione, con la pronuncia del 15 marzo 2018, n. 11839.
In conclusione, deve ritenersi che il momento ultimo dal quale far decorre la prescrizione del reato di usura deve identificarsi nel momento della riscossione che, ai sensi dell'articolo 644 ter c.p., si ha ogniqualvolta vi sia la percezione di somme o altre utilità, da parte dell'autore del reato, in dipendenza del rapporto usurario.
Con riferimento alla sospensiva degli adempimenti fiscali ex art. 20, c. 2, della legge citata, la CTR di Genova, con la sentenza n. 32/08/2013, ha accolto la tesi dell’Agenzia delle Entrate individuando la data dell’evento lesivo con quella di presentazione della denuncia/querela e ciò sulla base delle seguenti ragioni: "Anche le somme dovute per l’accertamento con adesione ricadono con tutta evidenza fra gli adempimenti fiscali sospendibili. Ma devono essere rispettate tutte le condizioni volute dalla legge e, per la regolarità dell’applicazione, bisogna identificare con esattezza il momento da cui far decorrere il termine di un anno per la sospensione degli adempimenti ricadenti in tale periodo temporale: occorre cioè accertare la data dell’evento lesivo. Tale data coincide, nel nostro caso, con quella della denuncia querela presentata alla Procura della Repubblica in data 18/01/2010 come accertato dall’Agenzia delle Entrate.... La data del 23/08/2010, esposta nella sentenza della C.T.P. e negli atti di parte identifica solamente il momento dell’emissione del parere favorevole del Prefetto in merito all’elargizione del contributo, parere che si basa sempre sulle risultanze giudiziarie. La stessa Corte Costituzionale, con sentenza n. 457 del 23/12/2005, nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 20, comma 7 della l. n. 44/1999, ha statuito un emendamento al testo che ha restituito alla funzione del Prefetto un carattere propriamente consultivo, non vincolante, coerente con la natura giurisdizionale e non amministrativa del provvedimento richiesto, mentre il potere decisorio riguardo alla sussistenza dei presupposti per la sospensione richiesta torna ad essere attribuito al giudice".
A decorrere dal 29 febbraio 2012, l’articolo 20, comma 7, della legge n. 44/1999, è stato sostituito dal numero 1) della lettera d) del comma 1 dell'art. 2, L. 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento). Nella formulazione cristallizzata a seguito della riforma, "le sospensioni dei termini di cui ai commi 1, 3 e 4 e la proroga di cui al comma 2 hanno effetto a seguito del provvedimento favorevole del procuratore della Repubblica competente per le indagini in ordine ai delitti che hanno causato l'evento lesivo di cui all'articolo 3, comma 1. In presenza di più procedimenti penali che riguardano la medesima parte offesa, anche ai fini delle sospensioni e della proroga anzidette, è competente il Procuratore della Repubblica del procedimento iniziato anteriormente".
Inoltre, con la stessa decorrenza temporale, il numero 2) della lettera d) del comma 1 dell'art. 2, L. 27 gennaio 2012, n. 3, ha aggiunto all’art. 20 in esame i commi 7-bis e 7-ter,che così recitano: «7-bis. Il Prefetto, ricevuta la richiesta di elargizione di cui agli articoli 3,5, 6 e 8, compila l'elenco delle procedure esecutive in corso a carico del richiedente e informa senza ritardo il Procuratore della Repubblica competente, che trasmette il provvedimento al giudice, o ai giudici, dell'esecuzione entro sette giorni dalla comunicazione del prefetto. 7-ter. Nelle procedure esecutive riguardanti debiti nei confronti dell'erario, ovvero di enti previdenziali o assistenziali, non sono poste a carico dell'esecutato le sanzioni dalla data di inizio dell'evento lesivo, come definito dall'articolo 3,comma 1, fino al termine di scadenza delle sospensioni e della proroga di cui ai commi da1 a 4 del presente articolo".
L’art. 20 comma 7, nella precedente formulazione, così statuiva: "La sospensione dei termini di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 ha effetto a seguito del parere favorevole del Prefetto competente per territorio, sentito il Presidente del Tribunale".
Il giudice a quo, nell’ordinanza di rimessione dubita, in riferimento all’art. 101 Cost., secondo comma, e art. 108 Cost., secondo comma, ed "al principio fondamentale della separazione dei poteri dello Stato", della legittimità costituzionale dell’art. 20, comma 7, della legge 23 febbraio 1999, n. 44, secondo cui la sospensione dei processi esecutivi per la durata di trecento giorni, prevista al comma 4, in favore dei soggetti che abbiano richiesto o nel cui interesse sia stata richiesta l’elargizione di cui agli artt. 3, 5, 6 e 8 della stessa legge, "ha effetto a seguito del parere favorevole del Prefetto competente per territorio, sentito il presidente del Tribunale".
2. se, dunque, contrasta con i parametri costituzionali invocati dal rimettente l’attribuzione al Prefetto del potere di decidere in merito alla particolare ipotesi di sospensione dei processi esecutivi prevista dalla norma impugnata, la norma stessa può, tuttavia, essere ricondotta a legittimità costituzionale mediante l’eliminazione della parola "favorevole";
In particolare, da un lato, la Consulta, per escluderne l’interferenza sulle prerogative giurisdizionali del giudice civile, ha riferito alla determinazione favorevole del Pubblico Ministero i caratteri di un provvedimento non definitivo, di natura non decisoria e non discrezionale (Corte Cost. n.192/2014), non espressione di attribuzioni costituzionali riconosciute al Pubblico Ministero, ai sensi dell'art. 112 Cost., poiché non concerne l'esercizio dell'azione penale, né l’attività di indagine ad essa finalizzata (Corte Cost., ordinanza n. 296 del 2013).
In tal modo, gli effetti delle moratorie previste dai primi quattro commi dell’art. 20, legge n. 44/1999 possono essere riferiti direttamente al provvedimento del Pubblico Ministero, di cui viene, almeno in parte, ridimensionata la portata accessoria e strumentale rispetto al riconoscimento a favore delle vittime dei benefici economici finali (elargizione prevista dall'art. 3, commi 1 e 2, della legge n. 44 del 1999 o mutuo senza interessi, prevista dall'art. 14 della legge n. 108 del 1996), semplificando l’ambito oggettivo della delibazione affidata all’organo inquirente. La sospensione dei termini, infatti, viene pertanto collegata alla presenza della richiesta del beneficio economico finale (Corte Cost., n. 192/2014), mentre al Pubblico Ministero compete la mera verifica di riferibilità della comunicazione del Prefetto (ex art. 20, comma 7-bis, legge n. 44/1999) alle indagini per delitti che hanno causato l'evento lesivo condizione dell'elargizione (Corte Cost. n. 192/2014).
Tale provvedimento presuppone la verifica dell’avvenuta proposizione della richiesta di ammissione ai benefici, della presentazione della relativa denuncia e dell'apertura del procedimento penale collegato alla possibilità che il richiedente sia stato danneggiato da attività estorsive o usurarie.
Dunque, non ne oltrepassa l’accertamento della meritevolezza in capo all'istante dell'ammissione al beneficio, quale "possibilità che il richiedente sia stato danneggiato da attività estorsive o usurarie" (Cass. Civ., Sez. 3, n. 8956 del 05/05/2016), presupponendo un'eccezionale verifica di nesso eziologico tra la difficoltà solutoria e la genesi criminale del debito, che sola giustifica agevolazioni e provvidenze alle vittime in un quadro di prevalenza dell'interesse pubblico alla protezione di ogni situazione debitoria, d'impresa o meno, incisa anche indirettamente da tali reati (Cass. Civ., Sez. 1, n. 22756 del 12/12/2012).
Sulla base di quanto innanzi esposto, un ulteriore comma che è stato introdotto dalla L. n. 3/2012 è il 7-ter, il quale prevede "Nelle procedure esecutive riguardanti debiti nei confronti dell'erario, ovvero di enti previdenziali ed assistenziali, non sono poste a carico dell'esecutato le sanzioni dalla data di inizio dell'evento lesivo, come definito dall'art. 3, comma 1, fino al termine di scadenza delle sospensione della proroga di cui ai commi da 1 a 4 del presente articolo".
Di conseguenza, anche per i debiti verso l’INPS opera predetta norma; in particolare, la Suprema Corte, in una recente sentenza, ha affermato che "nel concetto di debiti verso l'INPS non possono non essere ricompresi le omissioni dei versamenti contributivi, rilevanti per il reato ex art. 2, comma 1 bis, d. I. 463 del 1983. La norma infatti non distingue alcun tipo di debito nei confronti di enti previdenziali, ovvero se proveniente dalle omissioni dei pagamenti per le ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, o da altra causa ..." (Cass., n. 22286 del 9 maggio 2017).
Secondo la giurisprudenza di legittimità, poiché la natura del debito non è prevista dalla norma in esame, "... anche i debiti previdenziali rilevanti ai fini del reato ex art. 2, comma 1 bis, d. I. 463 del 1983, devono ritenersi ricompresi nella speciale disciplina di favore prevista dall'art. 20, commi 1 e 2, I. 23 febbraio 1999, n. 44 ai fini della sospensione dei termini ricadenti entro un anno dalla denuncia".
Se il contribuente ha, durante il periodo di proroga degli adempimenti, corrisposto in tutto o in parte il dovuto (tributo, sanzioni ed interessi), si
Articolo del: 06 giu 2018

References: sentenza 
 art. 20
 Cass. 
 art. 20
 art. 20
 Cass. 
 Cass. sez. 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 art. 20
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 108
 art. 20
 art. 2
 art. 2