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Timestamp: 2019-12-05 18:07:16+00:00

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L’anatocismo dopo la delibera CICR del 9/2/00: fatta la pentola il diavolo c’è cascato dentro | Filodiritto
L’anatocismo dopo la delibera CICR del 9/2/00: fatta la pentola il diavolo c’è cascato dentro
Diritto bancario, Diritto dei consumatori, diritto dei contratti e delle obbligazioni
2.	La sentenza 425/00 della Corte Costituzionale: i riflessi sulla Delibera CICR 9/2/00.
Mentre per i nuovi contratti l’art. 6 della delibera CICR 9.6.200 richiede che le "clausole relative alla capitalizzazione degli interessi non hanno effetto se non sono specificamente approvate per iscritto", per i contratti in corso la norma transitoria dell’art. 7 prevede che l’adeguamento debba essere esplicitamente approvato dalla clientela solo nel caso in cui le nuove condizioni contrattuali comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate.
Giova ricordare che, dopo le menzionate sentenze della Cassazione del ’99, che avevano sancito l’illegittimità dell’anatocismo trimestrale praticato dalle banche, il Governo era intervenuto con l’art. 25 del D. Lgs. 342/99 , stabilendo una sanatoria delle clausole anatocistiche stipulate sino a quel momento e l’adeguamento di una pari periodicità degli interessi a debito e a credito. Più in particolare, con l’art. 25 in parola si è intervenuti sull’art. 120 del T.U.B.:
Di riflesso, per i rapporti precedenti, si rende necessario che le nuove clausole di capitalizzazione siano oggetto di approvazione scritta del cliente, risultando illegittimo l’adeguamento in via generale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e comunicato per iscritto alla clientela. Per effetto della menzionata pronuncia della Corte Costituzionale, le clausole anatocistiche restano disciplinate, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, dalla normativa anteriormente in vigore. Al riguardo la Cassazione a Sezioni Unite (n. 21095/04) ha avuto modo di precisare: “in tema di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivi per il cliente, a seguito della sentenza della corte costituzionale n. 425/00, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 76, Cost., l’art. 25, comma terzo, D. Lgs. n. 342/99, il quale aveva fatto salva la validità e l’efficacia – fino all’entrata in vigore della dilibera CICR di cui al comma 2 del medesimo art. 25 – delle clausole anotocistiche stipulate in precedenza, siffatte clausole, secondo i principi che regolano la successioni delle leggi nel tempo, sono disciplinate dalla normativa anteriormente in vigore e, quindi sono da considerare nulle in quanto stipulate in violazione dell’art. 1283, cod. civ.” . Nella stessa sentenza la Cassazione ha definitivamente sancito la illegittimità delle clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dai clienti degli istituti bancari, anche se contratte prima del nuovo orientamento giurisprudenziale espresso nelle menzionate sentenze della Cassazione del ’99.
3.	Il recupero anatocistico si viene ad estendere oltre il 2000.
- In un primo intervento del 2007 il Tribunale di Venezia si argomenta che risultando nulla la capitalizzazione trimestrale degli interessi, ne discende l’esclusione di qualsiasi capitalizzazione. Di riflesso, nel momento il cui la banca, senza concludere alcun nuovo contratto, interviene unilateralmente sulle originarie previsioni negoziali, al fine di sanare l’originaria capitalizzazione trimestrale, introduce una variazione di tasso di interesse sfavorevole al cliente che risulta illegittima ( Tribunale di Venezia, Sentenza 22.1.2007, M. A. Maiolino): “Va ad abundantiam rilevato come alcun effetto sanante sulla clausola de qua possa venire dal d.lgs. n. 342 del 1999, che aveva stabilito la validità delle pregresse clausole relative alla produzione di interessi con capitalizzazione trimestrale ma che è stata in parte qua fulminata con una pronuncia di illegittimità costituzionale (Corte Cost. n. 425 del 17.10.2000): cosicché non può che rimanere assoggettata anche la clausola oggi in esame alla disciplina previgente, dalla quale, per tutte le ragioni esposte, non può che discendere la sanzione della nullità. Le tesi esposte, peraltro, valgono a giustificare la riconosciuta nullità alla previsione di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi esclusivamente nei limiti in cui analoga modalità di conteggio non sia prevista a favore del correntista per quanto riguarda gli interessi creditori. L’art. 25 del d.lgs. n. 342 del 1999, modificando l’art. 120 del TU bancario, ha invero demandato al CICR la fissazione delle modalità di produzione degli interessi nei rapporti di conto corrente, raccomandando solo che fosse garantita la medesima periodicità nel conteggio sia per gli interessi debitori che per quelli creditori. Il CICR a sua volta ha emesso una delibera (9.2.2000, efficace dal 22.4.2000: doc. n. 10 opposta), stabilendo la periodicità trimestrale per entrambi i tipi di interessi: effettivamente agli estratti conto depositati in causa emerge che ad un certo punto dei rapporti Antonveneta applicò la capitalizzazione trimestrale sia per gli interessi debitori che per quelli creditori. Si pone pero il problema di verificare la legittimità di detta previsione e può dirsi sin d’ora che ad avviso del Tribunale detta (unilaterale) modifica contrattuale risulta nulla.
Invero, tenuto conto che per le ragioni esposte la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori fino alla citata modifica legislativa doveva ritenersi in radice nulla, con esclusione pertanto di qualsiasi capitalizzazione degli interessi (sul punto si dirà meglio in seguito), va da sé che, nel momento in cui la banca, senza concludere un nuovo contratto, ma intervenendo unilateralmente sulle originarie previsioni negoziali, modifica la periodicità di capitalizzazione dei frutti creditori al fine (nella sua intenzione) di “sanare” e salvare l’originaria clausola relativa alla capitalizzazione trimestrale degli interessi, che altrimenti - come detto – sarebbe nulla, introduce una variazione del tasso di interesse sfavorevole al cliente: ebbene, detta condotta, non risultando alcuna previsione per iscritto rilasciata in tal senso dal cliente medesimo, non è legittima e la relativa nuova clausola risulta nulla ai sensi dell’art. 117 del TUB.”
-	Più diretto e lapidario l’intervento del 2007 del Tribunale di Torino: il 2° comma dell’art. 120 del TUB non conferisce al CICR la facoltà di sanare condizioni contrattuali stipulate precedentemente, impiegando per di più modalità procedimentali unilaterali (Tribunale di Torino, Sentenza n. 6204 del 5/10/07, G. Rizzi): “…. L’art. 7 della Delibera CICR 9/2/00 trae legittimità dal 3° comma dell’art. 25 d.leg. 4 agosto ’99 n. 342 (che aggiungeva un 3° comma all’art. 120 del TUB) che statuiva come ‘Le clausole relative alla produzione degli interessi sugli interessi maturati, contenute nei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della delibera di cui al 2° comma, sono valide ed efficaci fino a tale data e, dopo di essa, debbono essere adeguate al disposto della menzionata delibera, che stabilirà altresì le modalità ed i tempi dell’adeguamento ….’. Tale 3° comma dell’art. 120 del TUB però, è stato dichiarato in toto incostituzionale dalla sentenza della Corte costituzionale 17 ottobre 2000, n. 425 e, come detto, era proprio tale 3° comma che istituiva la facoltà di adeguamento, per il periodo successivo all’entrata in vigore della delibera, delle clausole stesse ai principi stabiliti per i contratti di nuova stipulazione. Ora, le modalità di detto adeguamento sono proprio quelle fissate dall’art. 7 della delibera CICR il quale, in quanto atto regolamentare di attuazione di una norma divenuta successivamente inefficace in quanto dichiarata incostituzionale, diviene (illegittimo e) inefficace anch’esso in via derivata ed automatica e dev’essere disapplicato dal giudice di merito. Né la legittimità dell’art. 7 della suddetta delibera CICR può trovare, ora, la sua fonte nel 2° comma dell’art. 120 del TUB che si limita a statuire come ‘Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati …. prevedendo in ogni caso che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori’. Tale 2° comma si limita a conferire al CICR l’autorità per stabilire modalità e criteri per la produzione dell’anatocismo bancario, non gli conferisce certo la facoltà di emanare norme transitorie, con effetti validanti, la sorte delle condizioni contrattuali stipulate anteriormente, nonché di prevedere disposizioni di adeguamento e tempi delle medesime, tanto meno intervenendo con efficacia sanante condizionata unicamente a modalità procedimentali unilaterali. Come già detto, inoltre, l’art. 161, 6° comma, TUB esclude che ai contratti già conclusi possa essere applicata la normativa in questione (e il 2° comma dell’art. 120 del TUB, al contrario di quanto faceva il 3° comma, non prevede affatto tale ipotesi di applicazione) cosicché l’art. 7 della Delibera CICR (in quanto il comitato interministeriale trae i suoi poteri dall’art. 120 del TUB) è anche in contrasto con l’art. 161, 6° comma medesimo, giacché regola una fattispecie negoziale conclusa precedentemente tanto all’entrata in vigore della normativa bancaria che della norma di cui all’art. 120, 2° comma, del TUB, introdotto dal d. leg. 342/99 (che delle deliberazioni CICR previste dallo stesso art. 120, 2° comma del TUB)”. ( Trib. Torino, 5/10/07, G. Rizzi).
-	Anche il Tribunale di Benevento si schiera chiaramente sull’inefficacia dell’art. 7 della Delibera CICR in parola (Tribunale di Benevento, Sentenza n. 252 del 18.02.08): “ La produzione degli interessi sugli interessi è divenuta legittima in materia bancaria con la delibera CICR 9/2/2000, per cui le clausole anatocistiche preventive contenute nei contratti di conto corrente (art. 2) e nei mutui (art.3) stipulati dal 22/4/2000 in poi, data di entrata in vigore di detta legge, sono valide ed efficaci purchè: a) siano espressamente indicati la periodicità di capitalizzazione degli interessi ed il tasso di interesse applicato, anche sotto forma di TAE - tasso annuo effettivo che tenga conto dell’anatocismo b) nel singolo conto corrente sia stabilita la stessa periodicità del conteggio degli interessi creditori e debitori; c) siano specificamente approvate per iscritto dal cliente, segnalando che sulla specificità dell’approvazione vale quanto elaborato dalla giurisprudenza per le clausole vessatorie di cui all’art. 1341 comma 2 c.c.
-	Diversamente, nel ’08 il Tribunale di Padova osserva che le variazioni delle condizioni contrattuali, previste nell’art. 7 della Delibera, presuppongono pur sempre una valida pattuizione sottostante. Su una clausola nulla non può operare alcun meccanismo di variazione, tanto meno semplificato, ad iniziativa di una sola parte (Tribunale di Padova, Sentenza 27/4/08, D. Bruni): “ In particolare la Banca sostiene che aveva facoltà di recepire unilateralmente il disposto normativo modificato a mezzo pubblicazione in G.U. di un comunicato perché l’art. 7 della citata delibera interministeriale ha previsto formalità diverse per l’adeguamento delle condizioni contrattuali dei rapporti allora in corso stabilendo che, qualora tali nuove condizioni non comportino un peggioramento della posizione del cliente rispetto alla banca, la comunicazione al pubblico delle nuove condizioni possa avvenire mediante semplice pubblicazione sulla G.U. entro il predetto termine del 30/6/00, purché venga fornita opportuna notizia per iscritto alla clientela alla prima occasione utile e comunque entro il 31/12/00 e disponendo in caso contrario la necessità dell’approvazione per iscritto della clientela.
- Più recentemente, nel febbraio dell’anno in corso, il Tribunale di Mondovì affronta in termini circostanziati e completi la questione, puntualizzando l’aspetto di peggioramento che consegue con l’introduzione dei requisiti disposti dal CICR, ma sollevando e approfondendo il ben più radicale problema della carenza della delega legislativa a disciplinare l’adeguamento delle precedenti clausole contrattuali; delega contenuta nel comma 3° dell’art. 25 del decreto legislativo 342/99, caduto sotto la scure della Corte Costituzionale (Tribunale di Mondovì, Sentenza 10/2/09, Demarchi): “Approfittando della delega per il riordino del T.U. Bancario (D. Lgs. n.385/93), il Governo ha emanato una norma “salvagente” (l’art. 25 D.Lgs. n. 342/99), che ha inserito all’art. 120 T.U.B. il comma 2° (che attribuisce al CICR il potere di stabilire modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi) e il comma 3° (che faceva salve le vecchie clausole anatocistiche). Tale ultima disposizione, però, è caduta sotto la scure della Corte Costituzionale, che ne ha dichiarato l’illegittimità con sentenza n. 425/2000, per eccesso di delega. Ne consegue che la capitalizzazione degli interessi, in base alla citata delibera del CICR, può ritenersi consentita solo per i contratti stipulati a far data dal 22.4.2000, secondo quanto concretamente pattuito dalle parti (sempre che, comunque, vi sia la stessa periodicità di capitalizzazione per gli interessi debitori e creditori); per i contratti già in essere è prevista la possibilità di adeguamento contrattuale, ma senza effetti retroattivi […] Posto che prima della delibera del CICR le clausole che prevedevano la capitalizzazione degli interessi erano nulle, per quanto detto in precedenza, è evidente che ogni successiva previsione anatocistica (pure introdotta in modo conforme alle disposizioni del CICR) sia da considerarsi nuova, e non semplice adeguamento di una clausola precedente. Considerato, poi, che il correntista era costantemente a debito, la previsione di una capitalizzazione trimestrale era da considerarsi sicuramente peggiorativa (anche se bilaterale), in quanto producente effetti negativi (aumento dell’esposizione debitoria complessiva). Rispetto alla situazione precedente, in cui il correntista non era tenuto a corrispondere alcun interesse sugli interessi (per nullità accertata della relativa pattuizione contrattuale), l’introduzione di una clausola di capitalizzazione (sebbene rispondente ai requisiti previsti dal CICR) doveva, dunque, considerarsi peggiorativa; pertanto, le nuove clausole dovevano essere approvate espressamente dal cliente, cosa che nel caso in esame non avvenne […] a ben vedere, la validità delle nuove clausole di anatocismo deve essere esclusa per un problema a monte, concernente la fonte normativa del potere di adeguamento […] Demandando ad un atto di normazione secondaria (la delibera CICR) il potere di incidere sulla disciplina dell’anatocismo, il decreto legislativo342/99 assumeva la natura di norma sub-delegante e conferiva al regolamento una forza pari alla legge ordinaria; solo così era possibile che una fonte regolamentare potesse derogare alla normativa codicistica dell’anatocismo, che, altrimenti, quale fonte sovraordinata, avrebbe prevalso. Ma ciò significa anche che la delibera CICR può derogare alla legge (in questo caso al codice civile) solo nei limiti in cui sia emanata in conformità ed in esecuzione di una valida norma con forza primaria. A questo punto si deve richiamare il doppio contenuto dell’art. 25 o, se vogliamo, la doppia delega: da un lato l’art. 25 (al comma due, divenuto il nuovo secondo comma dell’art. 120 del T.U. bancario) conferiva alla delibera un potere sostanziale di disciplina di modalità e criteri per la produzione di interessi, che non poteva avere efficacia retroattiva, ai sensi dell’art. 11 preleggi; dall’altro, l’art. 25 (al comma tre) sanciva la validità delle vecchie clausole anatocistiche e disponeva che esse potessero mantenere efficacia anche per il futuro, ma a condizione che venissero adeguate alle nuove disposizioni. Il CICR era delegato a stabilire modalità e tempi dell’adeguamento. Mentre la delega “sostanziale”, per il riordino della disciplina dell’anatocismo (comma due dell’art. 25) ha mantenuto vigenza, la delega per l’adeguamento delle vecchie clausole, contenuta nel comma tre dell’art. 25, è stata travolta dalla dichiarazione di incostituzionalità; ne consegue il venir meno di ogni potere, per la delibera CICR, di disciplinare l’ultrattività delle norme anatocistiche e dunque l’impossibilità di introdurre modalità e tempi per l’adeguamento previsto nella norma dichiarata incostituzionale […] L’art 7 della delibera CICR, nella parte in cui disciplina l’adeguamento unilaterale delle clausole anatocistiche, è divenuta“orfana” della norma sub-delegante, ossia dell’art. 25, comma terzo, del decreto legislativo 342/99; si deve, allora, stabilire se la delibera del CICR sia incostituzionale per eccesso di delega ex art. 76 Cost., ovvero se sia semplicemente una norma regolamentare priva della forza necessaria per derogare alla fonte superiore di natura legislativa. Sé è vero che la delibera afferma nelle sue premesse di essere adottata proprio in funzione di esecuzione della delega contenuta nel d.lgs.342/99 e dunque si presenta come atto normativo delegato, è, però, dubbio che l’art. 76 Cost. possa essere invocato nel caso di specie, dato che esso si riferisce all’esercizio della funzione legislativa, cioè all’emanazione delle leggi, e non alla produzione dei regolamenti, che sono atti tipici della funzione esecutiva. L’art. 76 Cost., cioè, sembra produrre l’illegittimità costituzionale di quegli atti governativi, aventi valore di legge (decreti legislativi), che si pongono in contrasto o che fuoriescono dalla delega attribuita dal Parlamento; non disciplina, invece, il diverso caso del regolamento che, pur attuativo, in via indiretta, di una legge delega, si ponga in contrasto con questa o con il decreto delegato (o vada oltre le loro previsioni). La ragione di questo diverso trattamento tra il decreto legislativo (che ha natura di fonte primaria) e il regolamento (che è fonte subordinata alla legge) risiede nel fatto che nel primo caso il Governo esercita eccezionalmente una funzione riservata ad altro potere dello Stato (con la quale può derogare ad altre leggi), mentre nel secondo caso il potere esecutivo esercita una funzione propria, quella regolamentare, che non ha la forza di derogare alle norme di fonte primaria. In conclusione, dunque, è forse più corretto ritenere che la delibera CICR sia una fonte secondaria che non può derogare alla legge e pertanto, in caso di contrasto con essa, cede il passo e deve essere disapplicata. Dunque, se è possibile per le banche, dopo il 2000, rinegoziare con i vecchi clienti le clausole che prevedono l’anatocismo (purchè siano rese conformi alle regole stabilite dal TU bancario e dalla delibera CICR), non è invece possibile una modifica unilaterale.Va ulteriormente notato, poi, che in questo caso non di adeguamento potrebbe parlarsi, essendo le vecchie clausole radicalmente nulle, bensì di vera e propria modifica delle condizioni contrattuali, con l’inserimento di nuove pattuizioni; modifica unilaterale che, in deroga alle norme del codice, la delibera CICR non poteva certo autorizzare” ( Cfr. anche Trib. Orvieto, n. 166 del 30/7/05, G. Baglioni; Trib. Pescara, n. 722 del 30/3/06, G. Falco; Trib. Torino n. 5480 del 4/7/05, G. Rapelli; Trib. Teramo n. 1071 dell’11/12/06, G. Marcheggiani) .

References: sentenza 
 sentenza 
 art. 25
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 120
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 76