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Timestamp: 2020-08-15 07:36:21+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 25903 del 15/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25903 del 15/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 15/12/2016, (ud. 16/09/2016, dep.15/12/2016), n. 25903
sul ricorso 21666/2013 proposto da:
S.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DE
CAROLIS 98, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO MASCIONE, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIUSEPPE TRIOLO,
GENERALI ASSICURAZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante
rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIORGIO NIORALES,
giusta procura speciale alle liti allegata al controricorso;
FALLIMENTO DITTA R.A. SRL IN LIQUIDAZIONE;
avverso il decreto con Numero Repertorio 497/2013 del TRIBUNALE di
BELLUNO, emessa il 05/07/2013 e depositata il 06/07/2013;
udito l’Avvocato Marco Vincenti che si riporta agli scritti e
deposita cartolina;
La Corte, rilevato che sul ricorso n. 21666/13 proposto da
S.M. nei confronti del Fallimento Ditta R.A. Srl in
Liquidazione il consigliere relatore ha depositato ex art. 380 bis
c.p.c., la relazione che segue.
S.M. ha proposto ricorso per cassazione affidandolo a tre motivi avverso il decreto reso dal Tribunale di Belluno che aveva rigettato la sua richiesta di ammissione al passivo del credito di 567.147,51 Euro in privilegio nella misura minore o maggiore accertata in corso di causa in applicazione dei crediti ritenuti idonei alla valutazione di ogni danno subito oltre interessi e rivalutazione monetaria e aveva dichiarato la litispendenza fra la detta domanda di accertamento del credito con il procedimento n. 1003/06 RG ed inoltre aveva dichiarato il difetto di legittimazione passiva della società INA Assitalia spa.
Con il primo motivo adduce l’inesistenza della litispendenza affermando che il tribunale fallimentare risulta avere la competenza funzionale ed inderogabile a decidere su ogni domanda a contenuto patrimoniale svolta nei confronti del soggetto fallito.
Con il secondo motivo lamenta l’inadeguata e insufficiente motivazione in ragione del fatto che la pronuncia si limiterebbe semplicemente a rimarcare la sussistenza dell’identità di parti e di petitum e causa petendi.
Con il terzo motivo ritiene la motivazione illogica e contraddittoria in relazione alla dichiarata litispendenza.
Va preliminarmente rigettata l’istanza di inammissibilità del ricorso per mancanza di idonea procura dal momento che la stessa risulta conferita a margine del ricorso con espressa menzione della proposizione del giudizio per cassazione avverso il provvedimento del tribunale di Belluno del 5.7.13.
Va premesso che questa Corte ha ripetutamente affermato che l’identità di due cause pendenti davanti allo stesso giudice non può determinare il rapporto di litispendenza governato dall’art. 39 c.p.c., comma 1, che presuppone la contemporanea pendenza della “stessa causa” dinnanzi a “giudici diversi”, ma solo una situazione riconducibile alla fattispecie dell’art. 274 c.p.c., che, nel caso di identità di cause pendenti dinnanzi allo stesso giudice, consente e prescrive la loro riunione. (Cass. 11357/06, Cass. 21727/06).
Nel caso di specie il Tribunale ha erroneamente affermato la litispendenza sotto tale profilo.
A prescindere da ciò nel sistema delineato dalla L. Fall., artt. 52 e 95, qualsiasi ragione di credito nei confronti della procedura fallimentare deve essere dedotta, nel rispetto della regola del concorso, con le forme dell’insinuazione al passivo. Qualora pertanto, a seguito della dichiarazione di fallimento, la parte che aveva agito in giudizio nei confronti del debitore coltivi la propria azione nei confronti del curatore, subentrato all’originaria parte ai sensi della L. Fall., art. 43, la domanda dev’essere dichiarata improcedibile, in quanto inidonea a condurre ad una pronuncia di merito opponibile alla massa, a meno che il creditore non dichiari espressamente di voler utilizzare tale titolo dopo la chiusura del fallimento, per agire esecutivamente nei confronti del debitore ritornato in bonis (giurisprudenza fermissima; da ultimo: Cass. 22 dicembre 2005, n. 28481; Cass. 5 agosto 2011, n. 17035; Cass. 26 giugno 2012, n. 10640).
Questa Corte ha inoltre chiarito che tale improcedibilità, poi, non soggiace ad alcun limite preclusivo, se non – a tutto concedere e per mera ipotesi – il giudicato interno, correttamente inteso. Infatti, le questioni concernenti l’autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore assoggettato a fallimento, anche se impropriamente formulate in termini di competenza, sono, in realtà (e prima ancora), questioni attinenti al rito. (Cass. 19975/13).
Pertanto, proposta una domanda volta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta, invece, al regime del concorso, il giudice (erroneamente) adito è tenuto a dichiarare (non la propria incompetenza ma) l’improcedibilità o l’improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge, trovandosi in presenza di una vicenda litis ingressus impediens, concettualmente distinta da un’eccezione d’incompetenza (Cass. 19975/13).
Pertanto, la relativa questione, non solo non soggiace alla preclusione prevista dall’art. 38 c.p.c., comma 1 (nella sua formulazione in vigore dopo il 30 aprile 1995) per le eccezioni di incompetenza, ma può essere dedotta o rilevata d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio (Cass. 23 aprile 2003, n. 6475; Cass. 26 febbraio 2008, n. 5063; sulla prima parte, v. pure Cass. 12 maggio 2011, n. 10485).
E di giudicato interno non può parlarsi in alcun modo nella fattispecie, perchè non vi è stata nessuna pronuncia, nemmeno implicita, sulla proseguibilità delle domande oltre che contro gli altri soggetti citati innanzi alla sezione ordinaria del tribunale con l’azione risarcitoria anche nei confronti della curatela o sulla conseguente opponibilità delle condanne dei primi anche alla massa fallimentare (v. Cass. 19975/13)
Il primo motivo è quindi fondato.
Restano assorbiti gli altri.
Rimette il processo al Presidente della sezione per la trattazione
Roma 16.06.2016 Il Cons. rel.
che pertanto il primo motivo del ricorso va accolto, assorbiti gli altri, con conseguente cassazione della ordinanza impugnata e rinvio anche per le spese al Tribunale di Belluno in diversa composizione.
Accoglie il primo motivo di ricorso,assorbiti gli altri,cassa l’ordinanza impugnata e rinvia anche per le spese al Tribunale di Belluno in diversa composizione.

References: Sentenza 
 art. 380
 Cass. 
 art. 43
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.