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Timestamp: 2020-07-13 15:59:58+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 5205 del 04/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5205 del 04/03/2011
Cassazione civile sez. trib., 04/03/2011, (ud. 19/11/2010, dep. 04/03/2011), n.5205
B.A. quale titolare della ditta B. a MET di
BETTINZOLI AUGUSTO, elettivamente domiciliato in ROMA VIA P. DA
n FRANCESCO, giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 160/2004 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
BRESCIA, depositata il 04/11/2004;
Il contribuente impugnava l’atto con ricorso alla C.T.P. di Brescia, successivamente sostenuto anche con il deposito di una memoria aggiunta, ma il giudice adito rigettava l’impugnazione. Il B. proponeva allora gravame dinanzi alla C.T.R. della Lombardia – sez. distaccata di Brescia, che a sua volta con sentenza n. 160/65/04, depositata il 4.11.2004 e non notificata, rigettava l’appello con una motivazione che dava atto sia della inammissibilità del gravame per mancanza di “motivi specifici”, sia comunque della sua infondatezza.
Per la cassazione della sentenza di secondo grado ha proposto ricorso notificato il 20.12.2005 il contribuente articolando otto motivi, all’accoglimento dei quali si è opposta l’Agenzia delle Entrate con controricorso ritualmente e tempestivamente notificato il 30.1.2006.
Preliminarmente rileva questa Suprema Corte doversi ritenere l’inammissibilità del controricorso dell’Agenzia delle Entrate in quanto totalmente privo non solo della esposizione dei fatti di causa, ma anche delle ragioni per le quali l’intimata si oppone al ricorso di controparte, la cui esposizione costituisce oggetto di una attività integralmente riservata ad un successivo atto integrativo, in realtà mai più depositato.
Ed invero se la esposizione sommaria dei fatti di causa, secondo orientamento ormai consolidato in materia, confermato anche dalle Sezioni Unite con sentenza n. 1049 del 1997, non è requisito necessario del controricorso, ad analoga conclusione non sarebbe giustificato pervenire con riferimento ai motivi per i quali si contraddice al ricorso. Contraddire al ricorso, senza indicare quanto meno sommariamente i motivi dell’opposizione, senza indicare cioè le ragioni giuridiche ad esso contrarie, non solo svilisce la natura in sè del controricorso, quale atto di difesa, ma priva l’atto anche del raggiungimento dello scopo, al quale è destinato, di resistenza al ricorso. Ne consegue che il controricorso, privo di deduzioni giuridiche, volte a dimostrare l’infondatezza delle censure mosse dal ricorrente alla sentenza impugnata, manca di requisito necessario, ai sensi dell’art. 370 c.p.c., in relazione all’art. 366 c.p.c., n. 4, e deve essere dichiarato inammissibile (cfr. Cass. Sent. 13.3.2006, n. 5400; 11.6.2004, n. 5400).
Passando quindi senz’altro all’esame del ricorso del contribuente, rileva la Corte che con i motivi articolati il B. deduce i seguenti vizi dell’impugnata sentenza:
3) Violazione e/o erronea applicazione dell’art. 2727 c.c., 4) Difetto di motivazione dell’avviso di accertamento (D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 56);
Tanto premesso, il motivo in esame risulta effettivamente inammissibile per la sua evidente genericità, e quindi per difetto di autosufficienza. Ed infatti, se è indiscutibilmente vero che allorchè in sede di giudizio di legittimità venga dedotto un error in procedendo, la Corte di Cassazione diviene giudice del fatto “processuale”, essendo abilitata a procedere all’esame diretto degli atti del processo rilevanti ai fini della valutazione della fondatezza della censura, è altresì incontestabile che l’esercizio di tale potere da parte del giudice di legittimità presuppone comunque che risulti preliminarmente vagliata l’ammissibilità del motivo di censura, onde il ricorrente non è dispensato dall’onere di specificare, a pena appunto d’inammissibilità del ricorso, il contenuto della critica mossa alla sentenza impugnata, indicando anche specificamente i fatti processuali alla base dell’errore denunciato, e tale specificazione deve essere contenuta nello stesso ricorso per cassazione onde assicurare l’osservanza del principio di autosufficienza del ricorso medesimo.
19.3.2007, n. 6361). Ed infine, con riferimento a fattispecie del tutto analoga a quella in esame, che: “In tema di ricorso per cassazione, ove il ricorrente denunci che la sentenza d’appello ha erroneamente dichiarato inammissibile l’impugnazione sul rilievo che il ricorrente aveva impugnato la decisione di primo grado sulla base di motivi non attinenti alle argomentazioni del primo giudice, è necessario – per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione – che l’atto di appello sia trascritto in modo completo (o quantomeno nelle parti salienti) nel ricorso, così da dimostrare che nel suddetto atto di impugnazione non erano ravvisabili gli errori e la mancata attinenza dei motivi di appello alle motivazioni del giudice di primo grado indicati dal giudice del gravame, dovendosi ritenere, in mancanza, che la Corte non sia posta in grado di valutare la fondatezza e la decisività delle censure alla pronuncia di inammissibilità in quanto non abilitata a procedere all’esame diretto degli atti del merito, con conseguente rigetto del ricorso” (v. Cass. Sent. 12.5.2010, n. 11477; cfr. Cass. Sent. 20.9.2006, n. 20405).
Nulla è dovuto per le spese del giudizio di legittimità attesa la ritenuta inammissibilità del controricorso dell’Agenzia.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 56
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 Cass. 
 Cass.