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Timestamp: 2018-11-16 00:58:10+00:00

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 8 settembre 2017, n. 20976. La transazione per l’indennità di anzianità del dipendente in caso di risoluzione anticipata del rapporto di lavoro non assorbe il compenso per lavoro straordinario.
La transazione per l'indennità di anzianità del dipendente in caso di risoluzione anticipata del rapporto di lavoro non assorbe il compenso per lavoro straordinario. Sentenza 8 settembre 2017, n. 20976 [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2017-09-28T20:28:45+00:0028 settembre 2017|Cassazione civile 2017, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Le domande che riguardano diversi e distinti oggetti di credito, anche se relativi ad uno stesso rapporto, possono essere proposte in separati processi. Se però sono fondati sullo stesso fatto [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2017-03-20T19:28:01+00:0020 marzo 2017|Cassazione civile 2017, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 14 marzo 2016, n. 4920. Trattamento di fine rapporto e rendimento di polizza stipulata dal datore di lavoro con una società di assicurazioni al fine di garantire in ogni caso ai dipendenti il pagamento del trattamento medesimo sono crediti diversi per fatto costitutivo e natura; per l’effetto, l’eventuale giudicato formatosi sul primo non estende i propri effetti preclusivi ex art. 2909 cod. civ. anche sul secondo
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 14 marzo 2016, n. 4920 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-04-01T17:31:36+00:001 aprile 2016|Cassazione civile 2016, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 8 gennaio 2016, n. 164. In caso di cessione d’azienda assoggettata al regime di cui all’art. 2112 cod. civ., posto il carattere retributivo e sinallagmatico del trattamento di fine rapporto che costituisce istituto di retribuzione differita, il datore di lavoro cessionario è obbligato nei confronti del lavoratore, il cui rapporto sia con lui proseguito quanto alla quota maturata nel periodo anteriore alla cessione in ragione del vincolo di solidarietà e resta l’unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione, mentre il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale. Ne consegue che il lavoratore è legittimato a proporre istanza di fallimento del datore di lavoro che abbia ceduto l’azienda, essendo creditore del medesimo
Suprema Corte di Cassazione sezione VI ordinanza 8 gennaio 2016, n. 164 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE 1 Composta [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-01-29T13:42:08+00:0029 gennaio 2016|Cassazione civile 2016, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze, Societario|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 20 novembre 2015, n. 23800. In tema di trattamento di fine rapporto – premesso che la nozione di retribuzione accolta dall’art. 2120, comma 2, c.c., prescinde dalla ripetitività regolare e continua e dalla frequenza delle prestazioni e dei relativi compensi, i quali vanno esclusi dalla base di calcolo del trattamento di fine rapporto solo in quanto sporadici ed occasionali – il premio fedeltà erogato al lavoratore, salva diversa ed espressa previsione dei contratti collettivi, è computabile nella base di calcolo ai fini della determinazione del trattamento medesimo, trovando la propria fonte di riferimento nella protrazione dell’attività lavorativa per un certo tempo ed essendo rigorosamente collegato allo svolgimento del rapporto di lavoro, anche se non alla effettiva prestazione
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 20 novembre 2015, n. 23800 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-01-19T19:01:07+00:0019 gennaio 2016|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 11 dicembre 2015, n. 25044. In tema di licenziamento disciplinare, costituisce giusta causa di recesso del lavoratore l’indebito riempimento di taniche di benzina per uso personale con spesa posta a carico dell’azienda
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 11 dicembre 2015, n. 25044 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-01-07T15:15:00+00:007 gennaio 2016|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 4 dicembre 2015, n. 24730. Ai fini dell’intervento del fondo di garanzia, una volta che il credito del lavoratore sia stato definitivamente ammesso al passivo della società sottoposta a procedura concorsuale, l’Inps non può contestare tale accertamento, che vincola l’Istituto sia che abbia partecipato alla procedura concorsuale (in tal caso lo stato passivo munito di esecutività ha forza di cosa giudicata anche nei suoi confronti), sia che a essa sia rimasto estraneo
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 4 dicembre 2015, n. 24730 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-01-04T11:08:43+00:004 gennaio 2016|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Diritto Fallimentare, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 26 novembre 2015, n. 24184. Al momento della liquidazione del Tfr, il marito divorziato deve corrispondere alla moglie una quota di quanto ricevuto dall’azienda. Stessa sorte anche per le anticipazioni chieste in costanza del rapporto di lavoro, a meno che il coniuge non dimostri di averle ricevute «prima dell’instaurazione del giudizio divorzile, ovvero durante la convivenza matrimoniale o nel corso della separazione».
Suprema Corte di Cassazione sezione VI ordinanza 26 novembre 2015, n. 24184 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA CIVILE SOTTOSEZIONE 1 Composta [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-12-14T17:52:03+00:0014 dicembre 2015|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Delle persone e della Famiglia, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 20 novembre 2015, n. 23799. Il premio fedeltà, attesa la sua evidente derivazione eziologica dal rapporto di lavoro, in difetto di una sua esplicita esclusione, deve essere calcolato nella base di computo del trattamento di fine rapporto
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 20 novembre 2015, n. 23799 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-12-10T20:18:41+00:0010 dicembre 2015|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 11 novembre 2015, n. 23087. Il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio è un diritto futuro, pertanto la rinuncia effettuata dal lavoratore è radicalmente nulla ai sensi degli artt. 1418, comma 2, e 1325 c.c., per mancanza dell’oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore e non essendo sufficiente l’accantonamento delle somme già effettuato
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 11 novembre 2015, n. 23087 Svolgimento del processo Santoro Roberto conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Torino la Teksind Aluminium s.r.l. esponendo [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-11-17T14:50:56+00:0017 novembre 2015|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 24 giugno 2015, n. 13117. In tema di impugnativa di licenziamento in grado di appello, l’eccezione cosiddetta dell’aliunde perceptum cioè la deduzione della rioccupazione del lavoratore licenziato al fine di limitare il danno da risarcire a seguito di licenziamento illegittimo non costituisce eccezione in senso stretto, ma ha carattere di eccezione in senso lato, con la conseguenza che i fatti suscettibili di formare oggetto di tale eccezione sono rilevabili d’ufficio dal giudice d’appello, sempre che quei fatti risultino ritualmente acquisiti al processo per essere stati tempestivamente allegati e dimostrati dalla parte che intenda avvalersene, salvo che la conoscenza di essi non sia stata raggiunta solo in un momento successivo, così solamente essendo ammissibile la loro prova in sede di gravame
Suprema Corte di Cassazione sezione lavoro sentenza 24 giugno 2015, n. 13117 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-07-31T17:53:21+00:0031 luglio 2015|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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 art. 2909
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