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Timestamp: 2013-05-18 22:52:25+00:00

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senato.it - Legislatura 16� - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 787 del 07/08/2012
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Svolgimento dell'interpellanza 2-00505, con procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 156-bis del Regolamento, e delle connesse interpellanza 2-00503 e interrogazione 3-03021, gi� 4-08044
Discussione del documento: Doc. IV-quater, n. 7
VIMERCATI (PD)
Discussione e approvazione del disegno di legge (3190) - Ratifica Protocollo Convenzione Mauritius-Italia doppie imposizioni
CONTINI, relatrice
FILIPPI ALBERTO (CN:GS-SI-PID-IB-FI)
Discussione e approvazione del disegno di legge (3191) - Adesione Convenzione controllo sistemi antivegetativi nocivi sulle navi
PALMIZIO, relatore
Discussione e approvazione del disegno di legge (3324) - Ratifica Accordo Italia-Croazia cooperazione culturale
Discussione e approvazione del disegno di legge (3332) - Ratifica Convenzione utilizzo corsi d'acqua
MICHELONI, relatore
Discussione e approvazione del disegno di legge (3333) - Ratifica Convenzione Italia-Singapore contro doppia imposizione
Discussione e approvazione del disegno di legge (3178) - Ratifica Emendamenti Costituzione Organizzazione internazionale migrazioni
LIVI BACCI, relatore
Discussione e approvazione del disegno di legge (3285) - Ratifica Accordo cooperazione culturale e istruzione tra Italia e Serbia
MARCENARO, relatore
Discussione e approvazione del disegno di legge (3286) - Ratifica Accordo cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Serbia
Discussione del disegno di legge (3086) - Attuazione Convenzione protezione Alpi
BETTAMIO, f.f.
GRILLO (PdL)
BETTAMIO, f.f
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL)
ROSSI DORIA, sottosegretario
Svolgimento dell'interpellanza 2-00505, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 156-bis del Regolamento, e delle connesse interpellanza 2-00503 e interrogazione 3-03021, gi� 4-08044
BAIO, segretario
BETTAMIO, relatore
Sulla mancata attuazione della legge n. 9 del 2012
Su un'intervista rilasciata dal Presidente del Consiglio dei ministri
Sulla convocazione della VI Conferenza nazionale sulle droghe
Sulla mancata approvazione del disegno di legge n. 3086
Ordine del giorno per la seduta di giovedì 6 settembre 2012
INTERPELLANZE E INTERROGAZIONE
Interpellanza con procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 156-bis del Regolamento 2-00505, 2-00503 e 3-03021
DISEGNO DI LEGGE 3190
DISEGNO DI LEGGE 3191
DISEGNO DI LEGGE 3332
DISEGNO DI LEGGE 3333
DISEGNO DI LEGGE 3178
DISEGNO DI LEGGE 3285
DISEGNO DI LEGGE 3286
DISEGNO DI LEGGE 3086
Dichiarazione di voto del senatore Alberto Filippi sul disegno di legge n. 3190
Testo integrale della relazione orale del senatore Palmizio sul disegno di legge n. 3191
Dichiarazione di voto del senatore Pedica sul disegno di legge n. 3191
Dichiarazione di voto del senatore Alberto Filippi sul disegno di legge n. 3191
Testo integrale della relazione orale del senatore Dini sul disegno di legge n. 3324
Dichiarazione di voto del senatore Pedica sul disegno di legge n. 3324
Dichiarazione di voto del senatore Alberto Filippi sul disegno di legge n. 3324
Testo integrale della relazione orale del senatore Micheloni sul disegno di legge n. 3332
Dichiarazione di voto del senatore Pedica sul disegno di legge n. 3332
Dichiarazione di voto del senatore Alberto Filippi sul disegno di legge n. 3332
Dichiarazione di voto del senatore Pedica sul disegno di legge n. 3333
Dichiarazione di voto del senatore Alberto Filippi sul disegno di legge n. 3333
Dichiarazione di voto del senatore Pedica sul disegno di legge n. 3178
Dichiarazione di voto del senatore Alberto Filippi sul disegno di legge n. 3178
Dichiarazione di voto del senatore Pedica sul disegno di legge n. 3285
Dichiarazione di voto del senatore Alberto Filippi sul disegno di legge n. 3285
Dichiarazione di voto del senatore Pedica sul disegno di legge n. 3286
Dichiarazione di voto del senatore Alberto Filippi sul disegno di legge n. 3286
Disegni di legge,approvazione da parte di Commissioni permanenti
1-00678
2-00511
2-00512
2-00513
2-00514
3-03022
3-03024
3-03025
3-03023
3-03026
4-08107
4-08108
4-08109
4-08110
4-08111
4-08112
4-08113
4-08114
4-08115
4-08116
Legislatura 16� - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 787 del 07/08/2012
Il disegno di legge in esame, già approvato in prima lettura alla Camera dei deputati senza modificazioni, reca il Protocollo di aggiornamento del testo in vigore della Convenzione tra Italia e Mauritius per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, firmata il 9 marzo 1990.
Tale accordo costituisce un notevole progresso nell'ambito dello scambio di informazioni e del contrasto all'evasione fiscale nei rapporti bilaterali tra i due Paesi e pertanto è doverosa la sua ratifica.
Entrando nel dettaglio, l'articolo 1 del Protocollo sostituisce il paragrafo 3 dell'articolo 2 del testo della Convenzione, per introdurre nuove imposte a cui la Convenzione va applicata: per Mauritius l'imposta sul reddito, mentre per l'Italia l'imposta sul reddito delle persone fisiche, l'imposta sul reddito delle società e l'imposta regionale sulle attività produttive, sebbene riscosse mediante ritenuta alla fonte.
Vengono inoltre aggiornate le denominazioni delle autorità competenti per l'applicazione della Convenzione, ossia nel caso di Mauritius il Ministro incaricato delle finanze o un suo rappresentante debitamente autorizzato, mentre per quanto riguarda l'Italia il Ministero dell'economia e delle finanze.
Uno degli aspetti positivi che si viene a rafforzare è la raccolta delle informazioni in campo fiscale, prevedendo che lo Stato contraente oggetto di una richiesta utilizzi i poteri a sua disposizione anche qualora le informazioni in questione non siano rilevanti per i propri fini fiscali interni, ovviamente non potendo invocare tale richiesta quale scusante.
Si riduce inoltre la portata del segreto bancario, stabilendo che lo Stato richiesto non potrà rifiutare di fornire le informazioni con la sola motivazione che esse siano detenute da una banca, da un'istituzione finanziaria o da un mandatario operante in qualità di agente o fiduciario.
Tuttavia, la ratifica del Protocollo non comporta oneri aggiuntivi a carico dell'Erario e dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo.
Il disegno di legge in titolo, già approvato in prima lettura senza modifiche, reca la Convenzione internazionale per il controllo delle vernici antivegetative sulle navi, adottata a Londra, il 5 ottobre 2001, presso la sede dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO), al fine di prevenire e limitare i danni all'ambiente marino provocati dall'utilizzo di tali sostanze.
Si pone il divieto dell'utilizzo dei composti organici a base di stagno usati come sistemi antivegetativi sulle navi, contenuti, in particolare, nei rivestimenti a base di tributile. L'attenzione è posta sulle vernici utilizzate come rivestimento per lo scafo dell'imbarcazione al fine di prevenire la formazione di organismi indesiderati, quali alghe e molluschi, che provocano danni materiali allo scafo e un appesantimento che provoca un maggior consumo di carburante.
Alcune delle moderne vernici antivegetative con componenti metallici, infatti, persistono nell'acqua costituendo una seria e grave minaccia per la vita marina e l'ambiente in generale.
L'Unione europea, proprio basandosi sulle disposizioni introdotte dalla Convenzione in titolo, già dal 2003 è intervenuta in materia.
Al 30 settembre 2010 sono 48 gli Stati che hanno depositato gli strumenti di ratifica della Convenzione. Essa è entrata in vigore pertanto il 17 settembre 2008: dodici mesi dopo la ratifica di 25 Stati che rappresentano il 25 per cento del tonnellaggio mondiale.
I Paesi dell'Unione europea che al 30 settembre 2010 hanno ratificato la Convenzione sono già 20, tra cui la Francia e la Germania. Nei contenuti, l'Accordo si compone di 21 articoli e 4 allegati.
In base all'articolo 1, gli Stati parte si impegnano a ridurre o a eliminare gli effetti negativi sull'ambiente marino e sulla salute umana delle vernici nocive e ad incoraggiare il continuo sviluppo di sistemi antivegetativi efficaci e sicuri dal punto di vista ambientale.
L'Organizzazione marittima internazionale è chiamata a svolgere un ruolo significativo in materia di raccolta e circolazione tra gli Stati parte delle informazioni sull'applicazione nazionale della Convenzione.
La Convenzione disciplina le ispezioni sulle navi e la rilevazione delle violazioni, mentre l'amministrazione da cui dipende la nave ha l'obbligo di istituire un sistema di divieti e sanzioni per le violazioni della Convenzione che sia adeguatamente severo da avere un effetto deterrente.
Il disegno di legge è composto da sei articoli. Accanto alle consuete disposizioni sull'autorizzazione alla ratifica e l'esecuzione dell'accordo, l'articolo 3
affida la responsabilità delle ispezioni e dei controlli previsti dagli articoli 10 e 11,
nonché del rilascio dei certificati, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed al Ministero delle infrastrutture e trasporti, che provvedono attraverso organismi di classifica riconosciuti dall'Italia e tramite il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera.
L'articolo 4, comma 1, reca le sanzioni relative alle violazioni delle disposizioni contenute nella Convenzione per il comandante di una nave che applichi, riapplichi, installi o utilizzi sistemi di pulizia nocivi.
Il comma 2 prevede la medesima sanzione per il proprietario e l'armatore della nave nel caso abbiano concorso alla violazione. Il comma 3 precisa che, per il comandante di nazionalità italiana della nave, la condanna per il reato di cui al comma 1 comporta la sospensione del titolo professionale, la cui durata viene determinata ai sensi di quanto previsto dall'articolo 1083 del codice della navigazione. Il comma 4 inibisce l'attracco a porti italiani ai comandanti di navi di nazionalità non italiana che abbiano subito condanne in relazione al reato di cui al comma 1. Tale sanzione è determinata, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per un periodo variabile commisurato alla gravità del reato commesso ed alla pena inflitta.
L'articolo 5 reca invece le disposizioni relative alla copertura degli oneri finanziari derivanti dall'adesione alla Convenzione: si autorizza la spesa di 7.740 euro annui, a decorrere dal 2012, essenzialmente legata alle spese di partecipazione di rappresentanti italiani del Ministero dell'ambiente alle riunioni del Comitato dell'Organizzazione mondiale che decide sull'ambito di applicazione della Convenzione.
In conclusione, propongo l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea.
Onorevoli colleghi, inutile ricordarvi che l'argomento oggi in discussione riguarda una Convenzione entrata in vigore il 17 settembre 2008, ben quattro anni fa e che ci vede già in ritardo rispetto a molti Paesi europei relativamente al semplice atto di ratifica che dovrebbe concludere il procedimento di acquisizione normativa.
Dico "semplice atto" proprio perché credo ci sia ben poco altro da aggiungere su di un provvedimento che legittimamente si propone di svantaggiare quanto più possibile ogni atteggiamento che possa, deliberatamente o no, arrecare danno all'ambiente.
Gli effetti pericolosi sull'ambiente dei composti organostannici (che contengono almeno un legame fra carbonio e stagno) sono già stati oggetto di una risoluzione del Comitato per la protezione dell'ambiente marino (MEPC), che invitava gli Stati ad adottare misure che vietassero l'uso di vernici antivegetative dannose sulle imbarcazioni che godessero di particolari requisiti tecnici.
E vennero oltremodo riconosciuti dall'Organizzazione marittima internazionale (IMO) nel 1990, che diede seguito alla predetta risoluzione.
Oltretutto, ci è noto come già a partire dagli anni '60, l'industria chimica iniziò a ipotizzare che le moderne vernici antivegetative con componenti metallici, come dimostrato da recenti studi, persistono nell'acqua costituendo una seria e grave minaccia per la vita marina e l'ambiente in generale.
E allora non vedo come potersi opporre alla ratifica di un provvedimento che ragionevolmente impegna gli Stati parte a ridurre o a eliminare tali effetti negativi sull'ambiente marino e sulla salute umana, incoraggiando inoltre lo sviluppo di sistemi antivegetativi efficaci e sicuri dal punto di vista ambientale. O che imponga loro di vigilare affinché sul proprio territorio la raccolta, la movimentazione, il trattamento e lo smaltimento dei residui derivanti dall'applicazione o dalla rimozione dei sistemi antivegetativi nocivi avvenga in maniera sicura e compatibile a livello ambientale, tenendo conto delle regole internazionali applicabili
Per tali motivi il Gruppo dell'Italia dei Valori non farà mancare il proprio voto favorevole all'Atto Senato in discussione.
Il disegno di legge in esame oggi in Aula, già approvato in prima lettura senza modifiche dalla Camera dei deputati, tratta la Convenzione internazionale per il controllo delle vernici antivegetative sulle navi, adottata a Londra, il 5 ottobre 2001, presso la sede dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO), al fine di prevenire e limitare i danni all'ambiente marino provocati dall'utilizzo di tali sostanze.
Lo scopo è quello di vietare l'utilizzo dei composti organici a base di stagno usati come sistemi antivegetativi sulle navi, contenuti, in particolare, nei rivestimenti a base di tributile. L'attenzione è posta sulle vernici utilizzate come rivestimento per lo scafo dell'imbarcazione al fine di prevenire la formazione di organismi indesiderati, quali alghe e molluschi, che provocano danni materiali allo scafo e un appesantimento che provoca un maggior consumo di carburante.
Il disegno di legge è composto da sei articoli. Accanto alle consuete disposizioni sull'autorizzazione alla ratifica e l'esecuzione dell'accordo, l'articolo 3 affida la responsabilità delle ispezioni e dei controlli previsti dagli articoli 10 e 11, nonché del rilascio dei certificati, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed al Ministero delle infrastrutture e trasporti, che provvedono attraverso organismi di classifica riconosciuti dall'Italia e tramite il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera.
L'articolo 5 reca invece le disposizioni relative alla copertura degli oneri finanziari derivanti dall'adesione alla Convenzione: si autorizza la spesa di 7.740 euro annui, a decorrere dal 2012, essenzialmente legata alle spese di partecipazione di rappresentanti italiani del Ministero dell'ambiente alle riunioni del Comitato dell'Organizzazione mondiale che decide sull'ambito di applicazione della Convenzione. Stante la presenza nel disegno di legge di accompagnamento di una nuova fattispecie incriminatrice, particolare attenzione sarà dedicata al parere della Commissione giustizia.
Dichiaro il voto positivo da parte del Gruppo di Coesione Nazionale.
II disegno di legge al nostro esame è stato già esaminato in prima lettura dalla Camera dei deputati, in un testo unificato che comprende il progetto di origine governativa.
Esso reca l'autorizzazione alla ratifica dell'Accordo tra i Governi italiano e croato in materia di cooperazione culturale e d'istruzione del 2008.
L'Accordo si collega alla presenza in Croazia di una rilevante minoranza italiana autoctona, di 30.000 mila persone, dislocate nei territori di tradizionale insediamento, in particolare in Istria e nel Quarnero, oltre che in Dalmazia. Essa si riconosce nell'Unione italiana, che dispone di un rappresentante al Parlamento croato, di una casa editrice, di una compagnia teatrale, di un Centro di ricerche storiche, di istituti scolastici e di dipartimenti di pedagogia.
Viceversa, vi è una presenza croata nel Molise e una storica comunità croata a Trieste che ha contribuito allo sviluppo economico e sociale della città.
Quanto ai contenuti dell'Accordo, l'articolo 2 fissa gli specifici campi della collaborazione culturale, tra i quali l'archeologia, la conservazione, il restauro, l'editoria e la cooperazione in campo bibliotecario, librario e archivistico.
L'attuazione dell'Accordo è rimessa ad una commissione mista italo-croata i cui oneri sono peraltro di entità limitata e quantificati nel disegno di legge.
Auspico una rapida approvazione del provvedimento da parte dell'Assemblea. per ribadire gli importanti legami tra i due Paesi, all'indomani della ratifica da parte dell'Italia, prima tra i Paesi fondatori, del trattato di adesione della Croazia all'Unione europea.
Onorevoli Colleghi, dal prossimo luglio la Repubblica di Croazia sarà il ventottesimo Stato membro effettivo dell'Unione europea.
Considerando che tale decisione è stata ovviamente resa possibile da un voto delle Aule di questo Parlamento e, considerando la posizione geografica che accomuna i nostri Paesi, ritengo sia un atto doveroso quello di sostenere tutte le forme possibili di cooperazione tra i due Paesi, ricordando inoltre come in realtà l'Italia abbia sottoscritto già nel 1960 un Accordo culturale, tuttora in vigore, con la Repubblica federativa popolare di Jugoslavia.
Alla luce dunque dei processi storici e culturali che hanno investito i Paesi facenti parte della ex Jugoslavia, sarebbe opportuno che tali accordi venissero dunque rivisti nella piena compatibilità dell'attuale assetto europeo.
La ratifica oggi in oggetto consentirà in tal modo di costituire, in materia di cooperazione culturale e di istruzione, una base indispensabile per qualsiasi iniziativa e progetto di scambio culturale, di istruzione e di sport tra i due Paesi che hanno un obiettivo comune: l'unione dei Balcani occidentali all'interno dell'Unione europea.
E si tratta di un passo importante, se pensiamo che ad oggi la Croazia è il primo partner commerciale dell'Italia, con un interscambio superiore ai 4 miliardi di euro e con una costante crescita delle nostre esportazioni.
Senza dimenticare inoltre l'insieme dei legami culturali che, per la vicinanza strategica, contraddistinguono le relazioni tra i nostri due Paesi.
In tale contesto, la cooperazione culturale e l'istruzione ricoprono, dunque, un ruolo fondamentale nel rafforzamento dei rapporti bilaterali. Questo strumento di ratifica contribuirà a promuovere e a favorire iniziative e collaborazioni in ambito strettamente culturale attraverso l'organizzazione di eventi, una più proficua cooperazione a livello universitario e scolastico, una maggiore valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e antropologico. E, non per ultimo, mirerà anzitutto a preservare l'identità linguistica delle rispettive minoranze, nel quadro di un'accresciuta reciproca comprensione dei patrimoni artistici e culturali.
Credo infatti che solo un reciproco riconoscimento culturale possa fare da solida base a qualsiasi altro tipo di cooperazione. Ed è con tale convinzione che ritengo che questo provvedimento contenga al suo interno una previsione degna di attenzione: ossia l'impegno, per le Parti contraenti, ad incoraggiare le attività nel settore dei diritti umani, in particolare contro il razzismo, l'intolleranza e altre forme di discriminazione. Pericoli degenerativi di una società internazionale che, allo stato attuale, difficilmente riesce a riconoscersi, spianando in tal modo la strada ad atteggiamenti intolleranti e distruttivi culturalmente ed umanamente.
Dichiarandomi pertanto a favore di un Accordo che preveda una tale stretta collaborazione, annuncio il voto favorevole dell'Italia dei Valori all'atto Senato oggi in discussione.
Il disegno di legge oggi in Aula è stato già esaminato in prima lettura dalla Camera dei deputati, in un testo unificato che comprende il progetto di origine governativa.
Si tratta dell'autorizzazione alla ratifica dell'Accordo tra il Governo italiano e quello croato in materia di cooperazione culturale e d'istruzione del 2008.
Ricordo che in Croazia vi è una rilevante minoranza italiana autoctona, situata soprattutto in Istria e in Dalmazia; allo stesso tempo vi è una presenza croata nel Molise e una storica comunità croata a Trieste che ha contribuito allo sviluppo economico e sociale della città.
La collaborazione tra i due Governi avviene tramite una commissione mista italo-croata e i settori sono i seguenti: archeologia, conservazione, restauro, editoria e cooperazione in campo bibliotecario, librario earchivistico.
Per riconfermare gli ottimi rapporti tra il nostro paese e la Croazia, soprattutto all'indomani della ratifica da parte dell'Italia, prima tra i Paesi fondatori, del trattato di adesione della Croazia all'Unione europea, dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo.
Il disegno di legge al nostro esame, già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, reca la ratifica della Convenzione in materia di uso, gestione e protezione delle acque, volta a favorire la massima cooperazione fra gli Stati interessati da corsi d'acqua transfrontalieri. In particolare, la Convenzione disciplina le utilizzazioni dei corsi d'acqua internazionali diverse dalla navigazione.
Essa si inserisce in un quadro normativo internazionale ed europeo articolato in materia di protezione dei corsi d'acqua da inquinamento ed eccessivo sfruttamento: il suo specifico apporto è pertanto quello di dirimere eventuali casi di contrasto tra differenti utilizzazioni di un corso d'acqua internazionale, avendo di mira anzitutto la tutela dei bisogni idrici ad uso civile, dunque soprattutto le acque potabili e quelle per usi agricoli.
Per quanto riguarda l'Italia non vi sono fiumi o corsi d'acqua internazionali transfrontalieri suscettibili di causare danni ad altri Paesi. L'Isonzo, che nasce in Slovenia e scorre successivamente nel territorio nazionale è già oggetto di uno specifico programma di cooperazione bilaterale, concluso nel 2007 e valido almeno fino al 2013. L'Italia ha altresì ratificato le due convenzioni di Helsinki riguardanti rispettivamente la protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali e gli effetti transfrontalieri derivanti da incidenti industriali.
Tra i principi generali, segnalo l'obiettivo di un'equa e ragionevole modalità di sfruttamento e partecipazione ai benefici di un corso d'acqua internazionale, assicurandone in ogni caso la protezione in modo da tener conto degli interessi degli Stati corso d'acqua che partecipano in quel determinato bacino. Ciascuno Stato adotterà tutte le misure appropriate per evitare di provocare danni ad altri Stati.
Benché la Convenzione non rivesta un interesse diretto ed immediato per l'Italia, ritengo opportuno, dopo quindici anni dalla sigla, procedere tempestivamente alla sua ratifica per adempiere all'impegno assunto a livello internazionale. Peraltro, la Convenzione, sulla base del suo articolo 36, entrerà in vigore il diciannovesimo giorno successivo alla data di deposito del 35° strumento di ratifica: al momento i Paesi che hanno proceduto alla ratifica risultano essere 23.
In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea.
Onorevoli senatori, la Convenzione che oggi (finalmente) ci troviamo a ratificare, ha avuto una sua lunghissima gestazione in seno alla Commissione delle Nazioni Unite per il diritto internazionale.
E solo nel 1997 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 229, ne adottava il testo definitivo.
Oggetto della Convenzione è l'individuazione di regole in materia di uso, gestione e protezione delle acque, volte a favorire la massima cooperazione fra gli Stati interessati da corsi d'acqua transfrontalieri.
Ovviamente, esiste già un quadro normativo internazionale e comunitario puntualmente articolato in materia di protezione dei corsi d'acqua da inquinamento ed eccessivo sfruttamento.
Ecco perché, nello specifico, l'apporto della Convenzione in oggetto è quello di dare una disciplina a tutti i possibili casi di contrasto tra differenti utilizzazioni di un corso d'acqua internazionale, avendo di mira anzitutto la tutela dei bisogni idrici ad uso civile, dunque soprattutto le acque potabili e quelle per usi agricoli.
E, sebbene probabilmente non funzionerebbe da deterrente nelle situazioni più critiche, ritengo che opportuna sarebbe l'estensione di questa convenzione a confini ben più estesi del Continente europeo. Lì dove ci sono i conflitti, come in Medio Oriente, nei Balcani, nei Paesi dell'Asia e dell'Africa.
Basti pensare ai non troppo lontani contrasti tra molteplici Stati africani, specialmente Etiopia ed Egitto, intorno a progetti che interessavano il vastissimo bacino idrografico del Nilo.
È per questo motivo che fondamentale mi sembra il tentativo di incoraggiare un ragionevole utilizzo delle acque comuni, volto soprattutto a non privare gli altri Stati dell'esercizio del diritto all'uso dell'acqua, in omaggio al principio dell'uguaglianza tra Paesi.
È ovvio che all'interno dei loro rispettivi territori, gli Stati saranno tenuti ad assicurare la manutenzione e la protezione delle installazioni, la loro ristrutturazione e altre opere legate ad un determinato corso d'acqua internazionale, con la previsione che se un Paese interessato si ritenesse danneggiato da tali misure, si avvierebbe un tentativo di riequilibrio degli interessi in comune.
Quindi, il fatto che il nostro Paese non abbia fiumi o corsi d'acqua internazionali transfrontalieri, ad eccezione dell'Isonzo, che nasce in Slovenia e scorre successivamente in Italia, non deve scoraggiare una rapida ratifica di questa Convenzione.
In considerazione dunque della certezza di dover comunque concludere un procedimento normativo già necessario da tempo, annuncio il voto favorevole dell'Italia dei Valori all'atto Senato in questione.
La Convenzione sul diritto relativo alle utilizzazioni dei corsi d'acqua internazionali per scopi diversi dalla navigazione consiste in un accordo in materia di uso, gestione e protezione delle acque, volta a favorire la massima cooperazione fra gli Stati interessati da corsi d'acqua transfrontalieri, in particolare per quanto riguarda l'uso dei corsi d'acqua internazionali diverso dalla navigazione.
Il suo scopo è quello di risolvere eventuali casi di contrasto tra differenti utilizzazioni di un corso d'acqua internazionale, per la tutela dei bisogni idrici ad uso civile.
È bene ricordare che nel nostro Paese non vi sono fiumi o corsi d'acqua internazionali transfrontalieri suscettibili di causare danni ad altri Stati; comunque l'Italia ha ratificato le due convenzioni di Helsinki riguardanti rispettivamente la protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali e gli effetti transfrontalieri derivanti da incidenti industriali.
È doveroso per noi ratificare tale Convenzione per adempiere all'impegno assunto a livello internazionale; pertanto dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo.
Presidente, colleghi, la ratio di questo tipo di accordo internazionale è ovviamente quella di evitare una duplicazione di imposizione sulle attività economiche e giuridiche esistenti tra due Paesi, nella piena considerazione che, se tale imposizione non venisse limitata, ciò comporterebbe un danno enorme e un significativo aggravio per tutti coloro che operano su di un piano transnazionale.
Da ricordare, infatti, è che già dal primo dopoguerra è andata affermandosi la tendenza, o quantomeno l'esigenza, di evitare qualsiasi duplice imposizione, favorendo cosi la stipula dei primi trattati internazionali volti a stabilire altre forme di clausole commerciali e/o economiche.
Non è quindi di certo la prima occasione in cui ci troviamo a ratificare accordi simili, basati specificatamente sulla necessità di evitare doppie imposizioni.
E in questi casi, come nelle precedenti occasioni, le convenzioni bilaterali divengono utili, così come suggerisce l'OCSE, a fornire un quadro giuridico di riferimento per gli operatori economici italiani che operano a Singapore che sappia essere competitivo, non sanzionatorio, né tantomeno discriminatorio nei confronti di altri operatori i cui Paesi di riferimento godono già della vigenza di un accordo bilaterale.
A tal punto vale la pena di ricordare che la Repubblica di Singapore è il quarto principale centro finanziario del mondo, assai stabile nel commercio internazionale e nella finanza, una città-Stato in continua evoluzione che ha saputo trasformarsi in poco tempo da città coloniale a moderna metropoli.
Pertanto, al fine di favorire la cooperazione economica e la collaborazione amministrativa tra i due Paesi interessati, confermo il voto favorevole del gruppo dell'Italia dei Valori su questo provvedimento, ritenendo possa legittimamente comportare vantaggi economici e sociali in una società che continuamente evolve e che necessariamente richiede il minor numero possibile di restrizioni inutili e lentezze burocratiche.
Il Protocollo in esame, già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, ha lo scopo di aggiornare la Convenzione tra Italia e Singapore per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, firmata il 29 gennaio 1977 e ratificata dall'Italia con la legge n. 575 del 1978.
Si viene quindi ad aggiornare il complesso delle imposte cui la Convenzione va applicata (per l'Italia l'imposta sul reddito delle persone fisiche, l'imposta sul reddito delle società e l'imposta regionale sulle attività produttive, ancorché riscosse mediante ritenuta alla fonte) e la denominazione dell'autorità italiana competente, che è ora il Ministero dell'economia e delle finanze.
La nuova formulazione riduce poi la portata del segreto bancario, stabilendo che lo Stato richiesto non potrà rifiutare di fornire le informazioni con la sola motivazione che esse siano detenute da una banca, da un'istituzione finanziaria o da un mandatario operante in qualità di agente o fiduciario.
È necessario sottolineare che il nostro Paese è tra i primi Stati dell'Unione europea fornitori di Singapore (dopo Germania, Francia, Regno Unito e Olanda) ed al dodicesimo posto per le importazioni; pertanto è fondamentale ratificare tale Protocollo, un importante strumento che servirà anche a superare la questione dell'inserimento di Singapore nella black list italiana (che ha sinora comportato per le imprese italiane il cosiddetto obbligo di interpello, per provare che l'attività posta in essere dalla filiale a Singapore consiste in una effettiva attività produttiva e non la copertura per finalità di evasione fiscale, con aggravi burocratici e costi aggiuntivi). Dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo.
Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, l'Italia dei Valori intende lasciare agli atti di quest'Aula il proprio intendimento favorevole sull'Atto Senato n. 3178.
Come descritto dalla relazione illustrativa che accompagna il provvedimento di cui trattasi, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), che ha sede a Ginevra, non fa parte del sistema delle Nazioni Unite.
Ad essa aderiscono 127 Stati. Il nostro Paese è membro dell'OIM dal 1953 e si colloca al sesto posto tra i principali contributori, garantendo un importante sostegno al bilancio, pari a 1,7 milioni di euro.
L'Italia vanta una lunga consuetudine di collaborazione con l'OIM sul piano bilaterale e l'ufficio OIM di Roma ha status di capofila regionale con competenza estesa, oltre che all'Italia e a Malta, al rango di rappresentanza regionale per il Mediterraneo.
La risoluzione n. 997 adottata dal Consiglio dell'OIM contiene importanti emendamenti alla Costituzione dell'organizzazione, utili a rafforzare il processo decisionale.
Senza scendere troppo nel dettaglio si modifica dapprima lo Status di Paese membro, prevedendo che l'accettazione della Costituzione - requisito essenziale per il godimento dello status di membro - deve avvenire nel rispetto delle procedure previste negli ordinamenti costituzionali interni dei singoli Stati.
Quindi si è scelto di operare una modifica anche in merito all'esercizio del diritto di voto per gli Stati in arretrato con i contributi finanziari. Per essi si prevede che perdano automaticamente il diritto di voto se l'ammontare dei contributi dovuti è uguale o eccede l'ammontare di due anni di contributi.
Infine si prevede il limite del doppio mandato relativamente all'elezione e al mandato del direttore e del vice direttore generale, oltre che la modifica del quorum per l'adozione degli emendamenti alla Costituzione OIM e la soppressione del Comitato esecutivo (Ex Com).
La nuova formulazione dell'articolo 30 prevede che solo gli emendamenti «fondamentali» alla Costituzione e quelli che comportano nuove obbligazioni per gli Stati membri debbano essere accettati dai due terzi degli Stati membri. Gli altri emendamenti entreranno in vigore con la semplice adozione da parte del Consiglio dell'OIM, a maggioranza di due terzi dei voti.
Con la soppressione del Comitato esecutivo invece - organo dalla limitata rilevanza - si realizzeranno significativi risparmi di spesa.
Così come proposto dalla Commissione 3a, Affari esteri, l'Italia dei Valori, voterà convintamente a favore di questo provvedimento, con l'auspicio che detto organismo possa lavorare di più e meglio, in sinergia con i Governi nazionali degli Stati membri e non e soprattutto con l'Agenzia ONU per i rifugiati e con il suo commissario, oltre che con i suoi rappresentanti in tutto il mondo e, per quanto ci riguarda da vicino, con chi si occupa di migrazione nel Mediterraneo.
Lo scopo del provvedimento in esame è quello di apportare delle modifiche alla Costituzione dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), la principale organizzazione intergovernativa in ambito migratorio fondata nel 1951. Ricordiamo che l'Italia è uno dei Paesi fondatori. Attualmente gli Stati membri sono 146 e quelli osservatori sono 13, a cui si aggiungono 85 tra organizzazioni intergovernative e non governative. Pur senza far parte del sistema della Nazioni Unite, dal 1992 l'OIM mantiene lo status di osservatore nell'Assemblea Generale e collabora strettamente con le Agenzie specializzate delle Nazioni Unite.
Con le modifiche apportate dagli emendamenti in esame si prevede che lo Stato membro in arretrato con i pagamenti perda automaticamente il diritto di voto se l'ammontare dei contributi dovuti è uguale o eccede l'ammontare di due anni di contributi. Inoltre, l'elezione e il mandato del direttore e del vice direttore generale viene limitato ad un solo mandato.
Viene inoltre eliminato il Comitato esecutivo, le cui funzioni saranno esercitate direttamente dal Comitato permanente finanze e programmi e dal Consiglio, con un risparmio di risorse materiali ed umane. Dichiaro pertanto il voto favorevole del mio Gruppo.
Presidente, onorevoli colleghi, anche in questo caso, come per tutti quelli che ugualmente interessano i rapporti bilaterali tra Italia e Serbia, questo Accordo sostituirà il precedente Accordo con la Repubblica federale popolare di Jugoslavia, firmato a Roma il 3 dicembre 1960, e reso esecutivo ai sensi della legge 31 dicembre 1962, n. 1865.
Ora, al di là di un punto di vista meramente politico e commerciale, ai fini di un impegno italiano che sia di primaria importanza strategica, la cooperazione culturale ne è senza dubbio una delle chiavi di svolta.
Di certo, una buona cooperazione che fondi le sue basi su una prioritaria lettura culturale, non può scindersi da un più ampio percorso di integrazione che investa ambiti applicativi differenti, come quello economico, tecnologico e commerciale.
In questo senso, infatti, molte collaborazioni e attività in materia sono già state intraprese e necessitano di una più strutturata organizzazione e di una migliore finalizzazione anche alla luce di un'imminente partecipazione ai programmi dell'Unione europea.
Per quanto concerne la cooperazione culturale, mi sembra, tra l'altro, che si sia in presenza di un ambito che per tutti questi anni non ha mai cessato di funzionare. È, infatti, noto che il nostro Paese ha sempre avuto una certa influenza sulla cultura artistica serba, anche nei momenti storici più difficili.
Un certo interesse è sempre esistito; probabilmente all'inizio era più la Serbia a provare una certa attrazione per il panorama artistico e culturale dell'Italia, ma mi sembra che adesso il rapporto si sia fatto circolare.
La Serbia ha fatto molto in questi ultimi anni: un percorso che di certo l'ha vista adoperarsi enormemente per tentare di rispettare vincoli e requisiti fissati a livello europeo per un suo futuro ingresso.
E sono stati molti i funzionari diplomatici italiani in Serbia a rassicurare sul fatto che il nostro Paese sempre si sarebbe adoperato per cercare di rinforzare e migliorare le relazioni culturali tra i due Paesi, di presentare al pubblico italiano il prezioso panorama di arte moderna, così come la tradizione e l'identità culturale della Serbia.
Ed è per questi motivi che, accogliendo con favore le norme volte ad assicurare la protezione dei diritti d'autore e della proprietà intellettuale, della conservazione, tutela, restauro e valorizzazione del patrimonio artistico (con particolare attenzione alla tutela di quello archeologico), annuncio, come già per l'Atto Senato n. 3286, in materia di cooperazione tecnologica e scientifica, il voto favorevole dell'Italia dei Valori a questo atto di ratifica.
L'Accordo di cooperazione culturale e di istruzione tra l'Italia e la Serbia sostituirà nei rapporti bilaterali il precedente Accordo con la Repubblica federale popolare di Jugoslavia, firmato a Roma nel 1960. L'impegno italiano nei confronti della Serbia è di primaria importanza sia da un punto di vista politico che commerciale e per questo è doveroso sviluppare anche una cooperazione di tipo culturale. Saranno per questo favorite iniziative e collaborazioni in ambito artistico-culturale, attraverso l'organizzazione di eventi, o cooperazioni a livello universitario e scolastico, nella conservazione, tutela, restauro e valorizzazione del patrimonio artistico con particolare attenzione alla tutela del patrimonio archeologico.
La cooperazione culturale, però, deve in primis favorire l'evoluzione del processo di riconciliazione nei Balcani in senso democratico, quindi ha un importante obiettivo; ricordiamo che il presidente serbo Nikolic ha fatto gravi dichiarazioni sull'attribuzione di responsabilità della strage di Srebrenica. Pertanto ritengo tale accordo essenziale. Dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo.
Presidente, onorevoli colleghi, questo Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica con la Serbia sostituisce il precedente Accordo, firmato a Roma il 10 luglio 1980 tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dell'allora Repubblica socialista federativa di Jugoslavia.
Ad oggi, nella piena considerazione degli avvenuti accadimenti storici, la ratifica di questo Accordo risulta necessaria per ovviare alla mancanza di ogni riferimento pattizio in materia, creatasi proprio a seguito dei ben noti cambiamenti storici e politici.
L'Accordo in questione contiene delle previsioni secondo le quali le parti si impegnerebbero ad aumentare la cooperazione nel campo dei progetti di ricerca, dei programmi di studio e di scambio di docenti e discenti, nell'organizzazione congiunta di seminari e conferenze e, non per ultimo, nell'attivazione di borse di studio.
Tutti elementi essenziali per ottenere un efficace rapporto collaborativo soprattutto se con il Paese in questione sono già in essere rapporti proficui o di buon vicinato!
Anche il ministro Terzi, nelle sue recenti visite a Belgrado, ha più volte ribadito che per l'Italia i rapporti con la Serbia e con il resto dei Balcani hanno assoluta priorità.
Direi, concordando in questo con il Ministro, una priorità "naturale" nel panorama delle linee di azione della politica estera italiana sia per tradizione politica, sia per collocazione geografica e affinità culturale.
Non va, infatti, dimenticato che l'Italia è stata fin dal primo momento "sostenitore instancabile" a favore della concessione alla Serbia dello status di Paese candidato a far parte dell'Unione europea.
Risale proprio a questi ultimi giorni la discussione in sede di 14a Commissione dell'atto comunitario n. 329 sullo strumento di assistenza preadesione (IPA), proprio nei confronti della Serbia, partendo dal fatto che essa non si trovi più tra i Paesi potenzialmente candidati ad entrare nell'Unione europea, ma in quelli effettivamente candidati.
Alla luce di questi ultimi passaggi, quindi, non possiamo che responsabilmente ratificare tutti quegli Accordi che, prevedendo valide forme di cooperazione, contribuiscono a segnare un iter di crescita e sviluppo. Soprattutto se teniamo conto, in materia di collaborazione scientifica e tecnologica, che proprio il mese di giugno ha visto fare da vetrina a una neonata associazione di ricercatori italiani e serbi, impegnati in ambito scientifico e tecnologico, al fine di aggiungere un ulteriore tassello alle relazioni bilaterali tra i due Paesi.
È, infatti, noto che molte aziende italiane che operano in Serbia, lo fanno in comparti ad alto contenuto tecnologico; si tratta di aziende che fanno ricerca, che assumono personale specializzato, ingegneri, tecnici esperti.
Pertanto, mi sembra evidente che anche rafforzare la collaborazione in questi settori, possa facilmente contribuire a creare sempre nuove opportunità di crescita per le rispettive economie o per dare anche strumenti validi a giovani che intendono essere impiegati in settori ad alto contenuto tecnologico, dove la competizione è già ad alti livelli, ma dove, forse, vi è ancora la possibilità di formarsi e ricevere gratificazioni.
Per tutti questi motivi, nonché per un'oggettiva necessità di colmare ogni vuoto che possa permettere efficaci azioni di piena integrazione europea, annuncio il voto favorevole dell'Italia dei Valori all'Atto Senato oggi in discussione.
Ritengo necessario ratificare l'Accordo in oggetto, ossia di cooperazione scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e quello della Repubblica di Serbia, per favorire intese e collaborazioni anche nei settori suddetti, ricordando che l'impegno italiano nei confronti della Serbia è di primaria importanza. Come per l'Accordo di cooperazione culturale, oggi in esame, anche quello in materia scientifica e tecnologica può e, anzi, deve favorire l'evoluzione del processo di sviluppo di questa area critica. Pertanto dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo.
Sono in congedo i senatori: Bianco, Bondi, Butti, Castro, Chiti (dalle 14), Ciampi, Ciarrapico, Cicolani, Colombo, Cursi, De Feo, Dell'Utri, Latronico, Marino Ignazio Roberto Maria, Oliva, Paravia, Pera, Piccioni, Pichetto Fratin, Saccomanno, Sanciu, Santini, Sarro, Serafini Anna Maria, Speziali, Viespoli, Vitali e Zanoletti.
La 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 2 agosto 2012, ha approvato una risoluzione - ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento - a conclusione dell'esame dell'affare assegnato concernente le problematiche inerenti alla siccità che ha colpito talune aree territoriali del paese, con particolare riferimento alle conseguenze dannose per il settore agricolo derivanti da tale evento calamitoso.
Il predetto documento è stato inviato al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali (Doc. XXIV, n. 41).
Senatrice Vicari Simona
Delega al Governo in materia di interventi a favore di donne ed altri soggetti vittime di violenza o abuso (3441)
(presentato in data 06/8/2012 );
senatori Pinzger Manfred, Thaler Ausserhofer Helga
Parificazione della lingua italiana e tedesca per l'etichettatura dei prodotti commerciali (3442)
(presentato in data 03/8/2012 );
senatori Pignedoli Leana, Andria Alfonso, Antezza Maria, Bertuzzi Maria Teresa, Mongiello Colomba, Pertoldi Flavio, Randazzo Nino
Disposizioni per il riordino del sistema degli enti e degli organismi pubblici vigilati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e delle società strumentali (3443)
senatore Divina Sergio
Distacco del Comune di Pedemonte dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol (3444)
(presentato in data 06/8/2012 ).
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Contini Barbara
Disposizioni per consentire l'espressione di voto in seggio diverso da quello di iscrizione sui registri elettorali tramite il voto anticipato (3328)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)
(assegnato in data 07/08/2012 );
Sen. Fleres Salvo ed altri
Istituzione di un'Assemblea Costituente (3384)
Sen. Soliani Albertina
Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, e ripristino delle previgenti disposizioni legislative per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la disciplina della selezione delle candidature di collegio mediante votazioni primarie (3406)
Sen. Belisario Felice
Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (3418)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia)
Sen. Pistorio Giovanni, Sen. Oliva Vincenzo
Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, per l'introduzione del sistema della preferenza e la modifica del premio di maggioranza per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (3424)
(assegnato in data 07/08/2012 ).
4ª Commissione permanente Difesa
in sede deliberante
Sen. Saccomanno Michele, Sen. Ramponi Luigi
Modifica dell'articolo 1 della legge 31 luglio 2002, n. 186, concernente l'istituzione della "Giornata della memoria dei marinai scomparsi in mare" (3157)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
Già assegnato, in sede referente, alla 4ª Commissione permanente (Difesa)
(assegnato in data 03/08/2012 ).
Nella seduta del 1° agosto 2012 la 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) ha approvato il disegno di legge: Deputato d'alema ed altri. - "Modifiche alla legge 3 agosto 2007, n. 124, concernente il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e la disciplina del segreto" (3417) (Approvato dalla Camera dei deputati). Con l'approvazione di detto disegno di legge restano assorbiti il disegno di legge: Francesco Pardi. - "Modifiche alla legge 3 agosto 2007, n. 124, in materia di controllo parlamentare sulle attività del sistema di informazione per la sicurezza e norme di interpretazione autentica" (2932) e il disegno di legge: Giuseppe Esposito ed altri. - "Modifiche alla legge 3 agosto 2007, n. 124, concernente il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e la disciplina del segreto" (3362).
Nella seduta del 3 agosto 2012 la 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) ha approvato il disegno di legge: Possa ed altri. - "Disposizioni per il sostegno e la valorizzazione dei festival musicali ed operistici italiani di assoluto prestigio internazionale" (3412).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 31 luglio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21, comma 11, lettere b) ed e), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, le schede illustrative - aggiornate al 30 giugno 2011 - di ogni programma del bilancio di previsione della spesa dell'anno finanziario 2012 e del triennio 2012-2014, nonché dei capitoli recanti i fondi settoriali correlati alle principali politiche pubbliche di rilevanza nazionale, con le modifiche apportate agli stanziamenti previsti dalla legge di bilancio, con le variazioni di bilancio definitive.
La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti (Atto n. 884).
Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 30 luglio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15-bis della legge 4 febbraio 2005, n. 11, l'elenco delle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, aggiornato al 30 giugno 2012.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti (Doc. LXXIII-bis, n. 12).
Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera pervenuta in data 28 luglio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse nelle amministrazioni e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a , alla 5a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CCVIII, n. 53).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 27 luglio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, 1a, alla 5a e alla 6a alla Commissione permanente (Doc. CCVIII, n. 54).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 27 luglio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 190, la relazione sull'attuazione degli interventi volti a garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali, aggiornata al 31 marzo 2012.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. CCXXXI, n. 10).
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 26 luglio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, la relazione concernente l'andamento del processo di liberalizzazione dei servizi a terra negli aeroporti civili, relativa al secondo semestre 2011 (Doc. CCXXXVII, n. 5).
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, all'8a Commissione permanente.
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 1° agosto 2012, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 2 della legge 15 dicembre 1998, n. 438, la relazione concernente il contributo statale a favore delle associazioni nazionali di promozione sociale, per l'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 38).
Il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, con lettera in data 2 agosto 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 131 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, come modificato dall'articolo 1, comma 3, della legge 18 febbraio 1999, n. 45, la relazione sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia nell'anno 2011 e aggiornata al primo semestre 2012.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XXX, n. 5) .
La Presidenza del Consiglio dei ministri ha inviato, in data 27 giugno 2012, ai sensi dell'articolo 52, comma 4, lettera c), della legge 27 dicembre 2002, n. 289, la relazione della regione Umbria, riferita all'anno 2011, concernente l'attuazione degli adempimenti previsti dall'accordo del 14 febbraio 2002 tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche e di indirizzi applicativi sulle liste di attesa.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CCI, n. 40).
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 1° agosto 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 12 marzo 1999, n. 68, la relazione sullo stato di attuazione della legge recante norme per il diritto al lavoro dei disabili, relativa al biennio 2010-2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (Doc. CLXXVIII, n. 3).
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 30 e 31 luglio e 2 agosto 2012, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria:
della Cassa italiana di previdenza e assistenza dei geometri liberi professionisti (CIPAGLP), per l'esercizio 2011. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 456);
dell'Autorità portuale di Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres, per gli esercizi dal 2009 al 2011. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 457);
della Cassa di previdenza e assistenza tra i dipendenti dell'ex Ministero dei trasporti e della navigazione, per gli esercizi dal 2008 al 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a, alla 8a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 458);
dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato SpA, per glio esercizi 2009 e 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 459);
della SICOT - Sistemi di consulenza per il Tesoro srl, per l'esercizio 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 460);
della Cassa nazionale di assistenza e previdenza a favore dei dottori commercialisti, per gli esercizi dal 2008 al 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 461).
Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.
(Pervenute dal 3 al 6 agosto 2012)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 177
AMATI: su un episodio di mancato rispetto delle disposizioni a tutela degli animali durante la macellazione, registrato a Cesena (4-06557) (risp. CARDINALE, sottosegretario di Stato per la salute)
AMATI ed altri: sull'importazione di animali da parte di un laboratorio a Correzzana (Monza e Brianza) (4-06990) (risp. CARDINALE, sottosegretario di Stato per la salute)
sulla vicenda relativa alla soppressione illegale di animali da parte di personale della ASL de L'Aquila (4-07178) (risp. CARDINALE, sottosegretario di Stato per la salute)
BALBONI: sull'importazione di animali da parte di un laboratorio a Correzzana (Monza e Brianza) (4-07850) (risp. CARDINALE, sottosegretario di Stato per la salute)
CARDIELLO: sull'attività di polizia di prossimità svolta dal commissariato di Battipaglia (Salerno) (4-05441) (risp. DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno)
CARLONI ed altri: sulle indagini sull'omicidio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (Salerno) (4-04015) (risp. DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno)
CASTRO: sull'azione protettiva delle maschere facciali filtranti (4-05604) (risp. FORNERO, ministro del lavoro e politiche sociali)
DELLA SETA: sul rischio sanitario correlato all'utilizzo delle caraffe filtranti per l'acqua (4-07281) (risp. CARDINALE, sottosegretario di Stato per la salute)
FERRANTE, DELLA SETA: sull'uso di prodotti fitosanitari nocivi (4-07715) (risp. CARDINALE, sottosegretario di Stato per la salute)
FILIPPI Alberto: sul fenomeno del randagismo in Puglia (4-07545) (risp. CARDINALE, sottosegretario di Stato per la salute)
FRANCO Vittoria ed altri: sul fenomeno delle dimissioni in bianco (4-07765) (risp. FORNERO, ministro del lavoro e politiche sociali)
LANNUTTI ed altri: sull'indennizzo per danni derivati da trasfusione di sangue, somministrazione di emoderivati e vaccinazioni obbligatorie (4-06640) (risp. CARDINALE, sottosegretario di Stato per la salute)
PEDICA, BELISARIO: sulla celebrazione della festa della Repubblica (4-07622) (risp. DI PAOLA, ministro della difesa)
MILANA, DE ANGELIS, CONTINI, BAIO, BRUNO, GERMONTANI, DE LUCA Cristina, RUSSO - Il Senato,
l'attuale emergenza abitativa costituisce un fattore di preoccupazione e di crescente tensione sociale che interessa larghi strati della popolazione, anche appartenenti a categorie di ceto medio;
tale situazione è acutizzata dalle caratteristiche del mercato immobiliare italiano dove l'offerta di abitazioni private supera largamente l'offerta pubblica, scesa progressivamente, negli ultimi anni, ad una quota pari a circa l'1 per cento della produzione edilizia totale;
è carente l'iniziativa delle autorità pubbliche nel varare un'organica politica per la casa nonostante la crescita della crisi abitativa e le sollecitazioni delle forze sociali;
la Corte costituzionale e la Corte europea dei diritti dell'uomo hanno rappresentato l'inopportunità di provvedimenti non strutturali sul tema dell'emergenza abitativa in Italia anche in considerazione del fatto che il diritto alla casa e l'accesso alla proprietà della stessa sono sanciti dall'articolo 47 della Costituzione;
parte essenziale della crisi abitativa è legata alla dismissione del patrimonio abitativo degli enti previdenziali pubblici e privatizzati; processo che ancora oggi - dopo le alienazioni concluse negli anni precedenti - riguarda circa 100.000 famiglie, in gran parte concentrato nella città di Roma;
in questo ambito gli affittuari degli immobili degli enti previdenziali privatizzati vivono una condizione di particolare disagio con aumenti consistenti dei canoni di affitto per il rinnovo dei contratti di locazione e con proposte di acquisto dell'alloggio da parte degli enti a prezzi e valore di mercato;
la condotta degli enti privatizzati per i rinnovi contrattuali e le vendite sono regolate da una serie di provvedimenti (decreto legislativo n. 509 del 1994, decreto legislativo n. 104 del 1996, legge n. 243 del 2004, articolo l, comma 38, decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, direttiva europea 2004/18/CE) che creano incertezze sulla legittimità oltre che sulla sostenibilità sociale delle procedure in atto - cosa che la stessa Corte di cassazione si è incaricata di segnalare (sentenza a Sezioni Unite del 22 giugno del 2006, n. 20322) - nonché un'eterogeneità di situazioni tra i diversi enti che rischia di creare situazioni di disparità di trattamento;
la situazione dei conduttori degli immobili degli enti previdenziali pubblici non appare meno preoccupante alla luce dell'interruzione del processo di alienazione e della scadenza dei contratti che mette le famiglie in una condizione di angoscia e incertezza tanto più assurda in presenza di una normativa (il decreto-legge n. 351 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001) che ha fissato con chiarezza le condizioni e le prerogative con cui agire per la vendita del patrimonio degli enti previdenziali pubblici;
in questo specifico caso, va ricordato che già il 90 per cento del patrimonio abitativo è stato alienato ai conduttori con le prerogative stabilite dal citato decreto-legge n. 351 del 2001 e attraverso l'azione di specifici soggetti societari all'uopo costituiti - SCIP (Società per la cartolarizzazione degli immobili pubblici) 1 e SCIP 2, dopo lo scioglimento, dei quali il patrimonio residuo è entrato integralmente in possesso dell'INPS;
l'INPS stesso, più volte sollecitato sul tema, ha inviato ai Ministeri dell'economia e delle finanze e del lavoro e politiche sociali richieste di chiarimento sul da farsi, in ragione anche della sopravvenuta norma sulla dismissione del patrimonio immobiliare pubblico presente all'articolo 27 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, cosiddetto decreto salva Italia;
è opportuno fare chiarezza sulle modalità secondo le quali affrontare, in un quadro di sostenibilità economica, il processo di alienazione degli immobili facenti parte del patrimonio abitativo degli enti pubblici e privatizzati, evitando il rischio di accentuare l'emergenza abitativa, in particolare nella città di Roma,
1) ad assumere iniziative per chiarire il quadro normativo che regola il processo di alienazione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali pubblici e dei vari enti previdenziali privatizzati;
2) ad intervenire per garantire agli inquilini tutele e garanzie di controllo sui prezzi di vendita da parte degli enti e sull'entità dei canoni di affitto in rinnovo di locazione traendo prioritario riferimento da quanto stabilito dal citato decreto-legge n. 351 del 2001 e dagli accordi sindacali in materia, in modo che i diritti stabiliti siano effettivamente praticabili;
3) ad intervenire presso gli enti previdenziali pubblici ed in particolare presso l'INPS affinché vengano adottate con chiarezza e celerità tutte le procedure necessarie per la ripresa del processo di alienazione degli immobili reimmessi in possesso dell'INPS stesso con le tutele, il prezzo e le garanzie stabilite dal citato decreto-legge n. 351 del 2001;
4) ad aprire un tavolo di confronto tecnico con le organizzazioni sindacali degli inquilini e gli enti locali interessati per individuare le soluzioni più rapide e socialmente efficaci per raggiungere gli obiettivi richiamati e per la regolarizzazione dei sine titulo o delle assegnazioni irregolari negli alloggi degli enti previdenziali pubblici anche al fine di prevenire situazioni esplosive di disagio sociale e per favorire l'accesso al credito delle famiglie con reddito medio basso, con mutui sostenibili e finalizzati all'acquisto;
5) ad impartire, per quanto riguarda gli enti previdenziali pubblici, precise disposizioni affinché nelle more dei provvedimenti da assumere venga differita l'esecuzione degli sfratti o sgomberi pendenti nelle aree urbane e la sospensione delle aste riguardanti le unità immobiliari ad uso residenziale che non risultino effettivamente libere;
6) a prevedere, in attesa di un rapido chiarimento sulle procedure da adottare derivante dagli esiti del suddetto tavolo tecnico, una moratoria delle procedure di alienazione degli immobili e degli aumenti dei canoni connessi ai rinnovi contrattuali, nonché delle procedure di sfratto in corso per gli enti previdenziali privatizzati tenuto conto che l'VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati ha approvato all'unanimità nel 2010 la risoluzione 7-00384 che dà mandato al Governo di convocare un tavolo tecnico e sindacale sui temi suddetti.
(1-00678)
PITTONI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
le recenti disposizioni emanate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in materia di pagamento delle ferie del personale supplente stanno creando non poche perplessità in moltissime scuole: la disposizione riguarda l'applicazione immediata di quanto previsto dal comma 8 dell'articolo 5 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, secondo cui le ferie non fruite non sono in alcun modo monetizzabili;
gli uffici delle ragionerie territoriali dello Stato hanno già informato le scuole che per i supplenti nominati per l'anno intero dagli Uffici scolastici provinciali il pagamento delle ferie maturate e non fruite è per il momento sospeso in attesa che la situazione si chiarisca;
questa soluzione crea una curiosa contraddizione: infatti ai supplenti temporanei nominati dal dirigente scolastico le ferie maturate vengono liquidate mese dopo mese: in pratica un supplente che nel 2012 abbia svolto ogni mese supplenze di 15-20 giorni ha ricevuto mensilmente il compenso per le ferie maturate e non godute nella misura di due giorni e mezzo al mese circa (il numero varia al variare degli anni di servizio già prestati);
a questo punto si verifica un evidente paradosso: chi ha svolto un incarico continuativo dal 1° settembre al 30 giugno potrebbe vedersi negato il diritto al pagamento delle ferie, mentre chi ha svolto supplenze saltuarie ha già ricevuto il pagamento mese per mese;
il prossimo anno si creeranno moltissimi problemi, soprattutto per le supplenze temporanee di pochi giorni, che aggraveranno la situazione già problematica delle assenze brevi dei docenti titolari, che comportano disfunzioni di vario genere;
la relazione tecnica allegata al provvedimento sulla spending review (decreto-legge n. 95 del 2012) chiarisce che gli effetti in termini di risparmio di spesa non sono quantificati in quanto possono essere stimati solo a consuntivo,
si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, intenda intervenire per porre rimedio alla grave disparità creata dall'applicazione dell'articolo 5, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (spending review).
(2-00511)
LANNUTTI, CARLINO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il "pasticcio" dei lavoratori esodati continua ad avere gravissime ripercussioni sulla vita di tantissime famiglie che non sanno quale debba essere il loro destino. In un articolo pubblicato il 7 agosto 2012 sul "Corriere della sera" dal titolo: "Esodati, il giallo del messaggio Inps. La questione dell'adeguamento dei requisiti per chi ha 40 anni di contributi alle regole sull'aspettativa di vita", Enrico Marro parla dei lavoratori, senza reddito e senza pensione;
si legge: «La circolare "scomparsa", la chiama Giancarlo Santorsola, lavoratore esodato del settore bancario attualmente a carico del Fondo di solidarietà del credito, che ha scritto alle segreterie dei ministri del Lavoro e del Tesoro, oltre che ai leader sindacali e ai parlamentari Giuliano Cazzola del Pdl e Cesare Damiano del Pd. È successo che il 3 agosto scorso sul sito dell'Inps è apparso il messaggio numero 13.052 che per qualche ora ha rovinato la giornata del signor Santorsola. Il quale è uno dei 120 mila esodati finora salvaguardati attraverso due decreti del governo (il primo per 65 mila lavoratori e il secondo per altri 55 mila). Gli esodati sono quei lavoratori che rischiano di restare senza stipendio e senza pensione perché usciti più o meno volontariamente da aziende in crisi, con l' aspettativa di andare di lì a poco in pensione e invece si sono ritrovati improvvisamente con lo scenario cambiato dalla riforma della previdenza dello scorso dicembre, che ha inasprito fortemente i requisiti (età e contributi) necessari per lasciare il lavoro. Quanti siano questi lavoratori a rischio di rimanere senza reddito per periodi più o meno lunghi nessuno lo sa. La questione è stata e ancora è al centro di un duro scontro fra governo e sindacati, governo e Inps, governo e forze politiche. Alla fine lo stesso ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha ammesso che gli esodati potrebbero essere più dei 120 mila salvaguardati finora, ma che il problema, nel caso, si presenterà nei prossimi anni. Intanto quelli salvaguardati possono dormire sonni tranquilli, perché potranno andare in pensione con le vecchie regole (quelle prima della riforma Fornero) non appena le raggiungeranno. I 120 mila sono stati individuati in una serie di categorie (lavoratori in mobilità, ammessi a contribuzione volontaria, usciti con accordi individuali, assistiti dai fondi di solidarietà, eccetera) a patto che abbiano determinati requisiti di età e contribuzione. Il signor Santorsola è uno di questi. È stato lo stesso Inps presieduto da Antonio Mastrapasqua a dargli la buona notizia con una lettera come quella che è stata spedita a tutti gli altri esodati da salvaguardare individuati dall'istituto. Solo che quando il nostro bancario ha letto il messaggio 13.052 dell'Inps è improvvisamente diventato di cattivo umore, perché lì dentro si prevedeva che anche ai cosiddetti "quarantisti" si applicava l'adeguamento alla speranza di vita, cioè i tre mesi in più necessari per raggiungere la pensione a partire dal 2013, già decisi prima della riforma Fornero. I quarantisti sono quelli che con le vecchie regole potevano andare in pensione anticipata (si chiamava pensione di anzianità) con 40 anni di contributi, indipendentemente dall'età. Tra gli esodati salvaguardati ci sono diverse migliaia di lavoratori che come Santorsola potranno andare in quiescenza al raggiungimento dei 40 anni (dopo la riforma Fornero servono invece 42 anni e un mese per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne). Ma a costoro si applicano anche i tre mesi in più che scattano dal 2013? In questo caso ci sarebbero circa 1.200 lavoratori a rischio di restare senza reddito per qualche mese. Secondo il bancario che protesta, l'applicazione dei tre mesi ai quarantisti salvaguardati sarebbe "illegittimo". Comunque sia, già la sera del 3 agosto l'Inps ha ritirato dal sito il messaggio. "Sono necessari ulteriori approfondimenti con i ministeri vigilanti" (Lavoro, Economia), spiegano all'Inps. "Del resto - aggiungono - non c'è urgenza perché i tre mesi in più scatterebbero dal prossimo anno". E i tecnici assicurano: "Si troverà una soluzione per salvaguardare anche questi casi, o non applicando l'adeguamento alla speranza di vita o prolungando di qualche mese l'ammortizzatore sociale". Un piccolo caso, che conferma però quante spine riservi ancora la questione degli esodati»,
quanti siano realmente i lavoratori esodati che rischiano di restare senza stipendio e senza pensione perché usciti più o meno volontariamente da aziende in crisi, con l'aspettativa di andare di lì a poco in pensione e invece si sono ritrovati improvvisamente con lo scenario cambiato dalla riforma della previdenza del dicembre 2011, che ha inasprito i requisiti (età e contributi) necessari per lasciare il lavoro oggetto di due decreti del Governo, il primo per 65.000 il secondo per altri 45.000, per un totale di 120.000;
se risponda al vero che dopo il duro scontro fra Governo, sindacati, Inps e forze politiche, lo stesso Ministro in indirizzo abbia dovuto ammettere che gli esodati potrebbero essere più dei 120.000 salvaguardati finora e che tuttavia il problema, nel caso, si presenterà nei prossimi anni;
se sia a conoscenza di quale fine abbia fatto il messaggio n. 13.052 pubblicato il 3 agosto 2012 sul sito dell'Inps, apparso e poi sparito come segnalato dal signor Santorsola, uno dei 120.000 esodati salvaguardati;
quali misure urgenti il Governo intenda assumere per dare certezze a migliaia di lavoratori il cui destino è cambiato dall'oggi al domani con la riforma della previdenza, gettati così nel limbo della disperazione perché rimasti senza reddito e senza lavoro.
(2-00512)
LANNUTTI, MASCITELLI, PEDICA, CARLINO, DI NARDO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
alla famiglia di Melissa Bassi, la ragazza di 16 anni uccisa dalla bomba nella scuola di Brindisi del 19 maggio 2012, la compagnia assicurativa della scuola «Morvillo Falcone», liquidò la somma di 80.000 euro, massimale previsto in caso di morte di uno studente, mentre sembra che le altre ragazze ferite non verranno neppure risarcite;
scrive infatti il "Corriere della sera" del 7 agosto 2012 che il legale delle compagne di scuola di Melissa protesta il fatto che l'assicurazione li considera soltanto danni estetici. Ustionate dalla bomba, non saranno risarcite;
si legge: «Alla famiglia di Melissa Bassi, la ragazza di 16 anni uccisa dalla bomba di Brindisi del 19 maggio scorso, la compagnia assicurativa della scuola "Morvillo Falcone", la Reale Mutua Assicurazioni di Torino, liquidò subito, pochi giorni dopo, la somma di 80 mila euro, il massimale previsto in caso di morte di uno studente. Al milionario risarcimento dovrà pensare invece, quando l'iter giudiziario sarà finito, la famiglia di Giovanni Vantaggiato, il reo confesso dell'attentato. Ma ieri l'avvocato Mauro Resta, che assiste due compagne di scuola di Melissa, Azzurra Camarda e Sabrina Ribezzi, ha lanciato l'allarme: "In questi giorni sono in corso le visite medico-legali per stabilire l'entità delle conseguenze fisiche riportate dalle ferite. Dalla compagnia assicuratrice della scuola ci hanno fatto già sapere, però, che le ustioni non verranno inserite nel computo dei danni da liquidare perché considerate danni estetici". Danni estetici? La liquidazione, ha spiegato l'avvocato all'agenzia Ansa, scatta solo se per via delle lesioni da ustione viene rilevata una menomazione: allora si tratta di "danni funzionali" causati dall'infortunio. Diversamente, però, l'assicurazione non paga. Va detto, certo, che la polizza fu stipulata in tempi non sospetti, con una firma di routine apposta in calce a un contratto, quando nessuno poteva immaginare che davanti al cancello della "Morvillo Falcone" si sarebbe consumato uno degli attentati più atroci di sempre, con una ragazza uccisa e altre nove ferite, cinque delle quali ricoverate a lungo in ospedale. Le cicatrici delle ragazze sconvolte dalla bomba, però, non sembrano proprio da annoverare nella categoria degli inestetismi: "Sono segni permanenti che portano sulla propria pelle e non è possibile che non le si consideri come una mutilazione", è il pensiero dell'avvocato Resta. In attesa di riscontri da Torino, bisogna dire che nel frattempo la Regione Puglia e il Comune di Mesagne si sono dati molto da fare per assistere le famiglie delle vittime dell'attentato. Stiamo parlando di cure costosissime: bendaggi, pomate, creme, unguenti e detergenti da usare ogni giorno per lenire le ferite che bruciano. Per fare un esempio: le pomate in farmacia sono considerate cosmetici e quindi per esse non è prevista alcuna esenzione. Così sono stati stanziati duecentomila euro e diecimila sono già andati a ciascuna delle famiglie. Anna Canoci, a causa dello scoppio, ha perso quasi del tutto l'udito e a breve dovrà andare a Pisa (come Veronica Capodieci, tornata a casa domenica) per sottoporsi a visite mediche specialistiche. Anche Anna riceverà ora un aiuto dalla Regione. L'assessore alla Protezione civile, Fabiano Amati, chiederà alla Procura la lista completa delle parti offese per estendere il contributo a tutti coloro che dimostreranno di averne bisogno»;
considerato che i problemi da affrontare da parte delle famiglie colpite restano ancora tanti. Come richiamato nell'articolo, una delle ragazze, Anna Canoci, ha perso quasi completamente l'udito nell'esplosione del maggio scorso alla scuola. Dovrà sottoporsi a visite mediche specialistiche e dovrà recarsi presso centri specializzati a Pisa, per sperare di recuperare almeno in parte. Altre risorse saranno necessarie e dovranno essere reperite dalla famiglia,
se corrisponda al vero che la Reale mutua assicurazioni di Torino non risarcirà i danni sofferti dalle studentesse che portano i segni permanenti delle gravissime ustioni causate dell'esplosione del 19 maggio 2012 e che hanno sostenuto ingenti spese mediche dovendo sopportare altresì lunghi e penosi periodi di degenza ospedaliera;
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per imporre alle compagnie assicurative, a giudizio dell'interpellante protette dall'inerzia dell'Isvap, il rispetto dei sacrosanti diritti degli assicurati.
(2-00513)
PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute - Premesso che, nei giorni scorsi, il comitato Vittime sangue infetto ha presentato un'istanza al Ministero della salute chiedendo l'interpretazione della disposizione contenuta nel decreto del Ministro della salute del 4 maggio 2012 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 162 del 13 luglio 2012, recante "Definizione dei moduli transattivi in applicazione dell'articolo 5 del decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze 28 aprile 2009, n. 132";
rilevato che l'interpretazione ha lo scopo di chiarire situazioni di oggettiva incertezza del dato normativo e, nel caso di specie, si evidenzia che l'articolo 5 del decreto ministeriale presenta enunciati che contengono un'ambiguità semantica e logica con la conseguente molteplicità di interpretazioni, a seconda del modo in cui viene letto;
considerato che l'articolo 5 del decreto individua, come detto dalla sua rubrica, i soggetti che rientreranno nelle transazioni, soggetti che, a causa dell'ambiguità semantica che promana dalla lettura e dall'analisi testuale non riescono ad essere precisamente e inequivocabilmente individuati, con tutte le conseguenze dannose ed afflittive per gli emodanneggiati che, dal 2007, cercano, tramite le transazioni, ristoro ai danni fisici e psichici patiti a seguito delle malattie, epatiti ed Hiv, contratte a seguito di emotrasfusioni,
si chiede di sapere se alla luce di quanto esposto il Governo non ritenga opportuno attivarsi al fine di fornire un'interpretazione del citato decreto ministeriale che consenta di superare le criticità evidenziate.
(2-00514)
BASSOLI, BOSONE, BIONDELLI, CHIAROMONTE, COSENTINO, GRANAIOLA, AMATI, BLAZINA, CARLONI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GHEDINI, INCOSTANTE, MONGIELLO, SOLIANI - Al Ministro della salute - Premesso che:
il 29 giugno 2012 presso l'ospedale San Giovanni di Roma, un neonato è deceduto a causa di un gravissimo errore. Gli è stato iniettato in vena latte in luogo di una flebo fisiologica;
la recente tragedia è ultima di una serie di errori nell'ambito sanitario;
negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo incremento della cosiddetta medicina difensiva a fronte di un notevole aumento del contenzioso medico-legale. Ciò incide in modo negativo sulla vita professionale dei medici e sulla qualità del rapporto tra medico e paziente che dovrebbe essere basato sulla fiducia reciproca;
è opinione diffusa nella stessa categoria dei medici che uno dei modi per contrastare il fenomeno della medicina difensiva sia lavorare in modo concreto sulla prevenzione del rischio al fine di introdurre uno strumento che, cercando di gestire il rischio, migliorerebbe la qualità della vita professionale degli operatori sanitari e, al tempo stesso, rappresenterebbe uno strumento di garanzia per i pazienti;
i cittadini richiedono sicurezza, tempestività, efficacia, personalizzazione sempre maggiori, ovvero maggiore qualità delle cure,
si chiede si sapere:
se, in attesa dell'esito del lavoro degli organi giudiziari, il Ministro in indirizzo non intenda urgentemente riferire al Parlamento sulla vicenda;
quali iniziative intenda intraprendere: per favorire, per quanto di competenza, l'accelerazione dell'iter dei disegni di legge sul rischio clinico, in attesa del parere della 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato; per mettere a frutto un sistema in grado di rilevare e monitorare le gravi carenze strutturali o organizzative che possono essere causa di danno alla salute del paziente nell'ambito del percorso di cura al quale è sottoposto; per sviluppare un'attività di conoscenza ed analisi degli errori, individuazione e correzione delle cause di errore, monitoraggio delle misure messe in atto per la prevenzione dell'errore, realizzazione e sostegno attivo delle soluzioni proposte.
(3-03022)
SOLIANI, ADAMO, MAZZUCONI, VIMERCATI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la notizia che la tomba di Arturo Toscanini nel cimitero monumentale di Milano, realizzata dallo scultore Leonardo Bistolfi, versa in pessime condizioni, abbandonata in rovina per incuria, ha suscitato sconcerto nell'opinione pubblica;
il problema è emerso quando sono giunte dall'America, poco tempo fa, le ceneri del nipote Walfredo Toscanini, recentemente scomparso;
risulta inaccettabile che il monumento, fatto costruire dal maestro in occasione della morte del figlio Giorgio, accanto al quale egli riposa, sia dimenticato mentre il ricordo e la fama di Toscanini vivono nel cuore del mondo intero;
si assiste al cosiddetto rimpallo di responsabilità circa il dovere di provvedere alla manutenzione straordinaria del monumento, tra la fondazione Casa Verdi, la casa di riposo per musicisti a Milano di cui Toscanini fu uno dei maggiori benefattori, il Comune e la Provincia di Milano,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa, nonché se conosca le ragioni per le quali il monumento versi in un tale stato di degrado, a chi competano la sua manutenzione e la sua pulizia, a chi siano imputabili le responsabilità;
quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di restituire rapidamente al monumento la dignità che è dovuta alla memoria del grande maestro.
(3-03024)
DE LILLO - Ai Ministri dello sviluppo economico, della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la società Parmalat è controllata per l'83,30 per cento dalla francese Lactalis, che gradualmente a decorrere dal marzo 2011 aveva iniziato ad acquisire azioni dell'azienda italiana per poi proseguire con un'offerta pubblica di acquisto (OPA) sul capitale di Parmalat, conclusasi positivamente per Lactalis l'8 luglio 2011;
a maggio 2012 le attività finanziarie relative a Parmalat da parte della famiglia Besnier, che controlla Lactalis, hanno destato l'attenzione di Consob quando Parmalat procedeva ad acquisire Lactalis Usa (al 100 per cento controllata dalla famiglia Besnier, utilizzando la liquidità, circa 1,4 miliardi, raccolta da Enrico Bondi grazie alla cause legali contro banche, revisori e manager seguite alla bancarotta dell'azienda). Parmalat avrebbe acquisito Lactalis Usa per sfruttare la presenza negli Stati Uniti allo scopo di vendere anche i prodotti fatti in Canada;
alcuni analisti hanno tuttavia espresso il parere che la vendita di Lactalis Usa a Parmalat è stata predisposta dalla famiglia Besnier non per uno sviluppo aziendale ma per ripianare un prestito di 1,65 miliardi di euro che Lactalis doveva ripagare entro luglio 2012,
se risulti corrispondente al vero che, in conseguenza di tale controverso investimento, che ha privato l'azienda di gran parte delle disponibilità finanziarie, siano state avviate dalla Parmalat le procedure di disimpegno di tre stabilimenti produttivi di significativo rilievo economico ed occupazionale, con l'ulteriore conseguenza che si renderà necessaria l'ammissione alla cassa integrazione degli aventi diritto;
se sia in linea con gli intendimenti del Governo in materia di razionalizzazione ed ottimizzazione delle risorse pubbliche il fatto che gli stanziamenti destinati alla cassa integrazione vengano impiegati non solamente a sostenere aziende meritevoli soggette ad una momentanea crisi economica derivante da un rallentamento della richiesta del loro prodotto, ma anche aziende per le quali la crisi è conseguente ad operazioni finanziarie di dubbia validità o finalizzate a "fare cassa", limitatamente a favore degli azionisti o dell'azionista di maggioranza;
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza che la meritevole attività svolta dagli uffici pubblici preposti al controllo delle condizioni di ammissione e all'erogazione della cassa integrazione possa subire le risultanze della crisi di sistema, in difetto di direttive idonee a definire anche le condizioni di imputazione e di eventuale ripetizione del debito, a carico dei terzi responsabili, costituito dalla cassa integrazione nel frattempo erogata agli aventi diritto;
se non ritengano necessario impartire, in tal caso, disposizioni amministrative al riguardo agli uffici impegnati nell'erogazione della cassa integrazione e, nel contempo, prevedere che la gestione delle attività di impresa non possa prescindere dalle condizioni di contratto previste in occasione della costituzione delle attività, ovvero della cessione del controllo mediante accordi di diritto privato che impegnino diritti di terzi, come avviene, ad esempio, per l'acquisizione del controllo di società mediante ricorso all'indebitamento, in ogni caso consentendo il legittimo funzionamento delle regole del mercato nel rispetto dell'ordinamento italiano e dei principi comunitari.
(3-03025)
DONAGGIO, NEROZZI, PASSONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la preoccupante situazione di crisi in cui da anni versa il settore termoelettrico in Italia ha subito negli ultimi tempi un grave peggioramento determinato dalla difficile congiuntura economica; ciò non ha fatto altro che aumentare il gap tra il nostro sistema di produzione energetico e quello degli altri Paesi europei che hanno sempre posto la dovuta attenzione a tale settore;
il forte calo della domanda e dunque della produttività ha già determinato la chiusura di alcune centrali elettriche con pesanti ripercussioni sia sul versante dell'occupazione che sull'efficienza complessiva del sistema elettrico del Paese;
il comparto termoelettrico italiano è pressato essenzialmente da due fattori: le importazioni di energia elettrica che, per ragioni di costo, rimangono invariate confermandosi al 14 per cento circa e la produzione da fonti energetiche rinnovabili che nel periodo 2007/2008 è passata dal 15,8 al 25,4 per cento grazie ai sistemi incentivanti e che, come è noto, viene dispacciata prioritariamente in rete;
in tale contesto, si registra un sensibile aumento sia del fotovoltaico che dell'eolico che in ragione della loro natura intermittente obbligano il sistema ad attrezzarsi per evitare il rischio di blak out. Se le previsioni di crescita ulteriore previste dal decreto ministeriale 5 maggio 2011 saranno confermate, si avranno rispettivamente 23.000 Mw fotovoltaici nel 2016 e 16.000 Mw eolici nel 2020;
tale situazione obbliga gli impianti termoelettrici ad un funzionamento discontinuo e concentrato nelle ore di più basso consumo; ciò determina un significativo aumento del costo di produzione che di fatto pone diverse centrali termoelettriche, anche di nuova costruzione, "fuori mercato" costringendole alla chiusura;
in mancanza di tempestivi interventi di sostegno a tale settore da parte del Governo di qui a breve molte ancora saranno le centrali elettriche che si vedranno costrette a chiudere con evidenti ricadute sul piano occupazionale e sociale nonché della competitività con gli altri Paesi europei e della competitività;
proprio allo scopo di contribuire alla messa a punto di una strategia energetica nazionale che possa risollevare in tempi rapidi le sorti del settore termoelettrico, le parti sociali più volte negli ultimi mesi hanno richiesto un incontro con il Ministro in indirizzo senza ottenere alcuna risposta,
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, con la massima urgenza, per scongiurare la chiusura nei prossimi mesi di diverse centrali termoelettriche presenti sul territorio nazionale in considerazione sia dell'importanza strategica che esse hanno per lo sviluppo economico del nostro Paese sia delle pesanti ricadute che altre chiusure comporterebbero a livello occupazionale e sociale;
come intenda tutelare le tante competenze e professionalità che ivi operano e che non vanno disperse;
se non ritenga necessario convocare con la massima sollecitudine una conferenza nazionale sull'energia al fine di elaborare e adottare una strategia energetica nazionale che definisca una prospettiva di lungo periodo, capace di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità ambientale ed economica della produzione di energia elettrica nel Paese, promuovendo un ampio confronto con i soggetti interessati, istituzionali, sociali ed economici;
se non ritenga opportuno istituire presso il Ministero un osservatorio sulla politica energetica italiana, come peraltro richiesto da due avvisi comuni sottoscritti dalle parti sociali in occasione dei rinnovi del contratto nazionale del settore;
in che tempi intenda incontrare le parti sociali, come dalle stesse richiesto con lettere del 7 giugno e del 24 luglio 2012, al fine di concertare le misure urgenti da assumere in ordine alle ricadute occupazionali ed economiche che si stanno presentando.
(3-03023)
LEGNINI, MARINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la condizione idraulica e ambientale del porto di Pescara ha ormai raggiunto un livello di gravità assoluto, a causa del mancato dragaggio dell'enorme ammasso di detriti inquinati che hanno portato i fondali ad un livello bassissimo;
prima e dopo l'emanazione dell'ordinanza del Capo del Compartimento marittimo di Pescara n. 36 del 2011, di interdizione parziale del porto canale di Pescara, che sospende o riduce considerevolmente le attività portuali fino al quasi totale blocco delle stesse, le iniziative assunte dalle autorità locali, regionali e statali, sono state molteplici. Tuttavia, nonostante la nomina, disposta con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 20 giugno 2011, n. 3948, di un commissario delegato nella persona del Presidente della Provincia di Pescara dottor Guerino Testa (oggi dimissionario), a distanza di oltre un anno non è stata posta in essere dalle autorità preposte alcuna concreta attività, nonostante la situazione emergenziale vada vieppiù aggravandosi;
le iniziative, gli incontri, le proposte di intervento che si susseguono da circa due anni sono da ultimo approdate, a seguito di diverse sollecitazioni di interventi anche in sede parlamentare, in un vertice tenutosi presso il Ministero delle infrastrutture su iniziativa del Sottosegretario, dottor Improta, con la partecipazione del Sottosegretario per l'ambiente, dottor Fanelli, del Presidente della Regione Abruzzo, dottor Chiodi, del Presidente della Provincia di Pescara, dottor Testa, e di altre autorità tecniche;
nel corso dell'incontro, sono state definite ipotesi d'intervento per avviare il dragaggio con l'utilizzo di risorse finanziarie, per circa 6 milioni di euro, che dovranno essere messe a disposizione dal Ministero delle infrastrutture;
tale ultima iniziativa, in sé positiva anche per il contestuale coinvolgimento di tutti i livelli di governo, non appare tuttavia risolutiva delle gravi problematiche e dei rischi incombenti sul porto e sulla città di Pescara, potendo al più alleviare le condizioni del porto e dei suoi fondali;
occorrono iniziative e strumenti più efficaci, urgenti e conseguenti al grave stato del fiume e del porto di Pescara;
in particolare, oltre ai rilevantissimi danni economici ed occupazionali per la marineria e per il turismo, alla paralisi di ogni altra attività economica e ai danni all'immagine per la città e per l'intera regione, appare sempre più urgente valutare il concreto rischio di possibili future esondazioni del fiume;
tale eventualità, ritenuta sussistente da parte di numerosi tecnici ed esperti interpellati, e persino da parte degli assessori all'ambiente e ai lavori pubblici della Regione Abruzzo in occasione della risposta all'interrogazione presentata dal Consigliere regionale Marinella Sclocco nel maggio 2012, determina una situazione di grave rischio alle strutture e infrastrutture portuali ed urbane nonché all'abitato, alle cose e alle persone della città di Pescara;
considerato altresì che:
l'articolo 3 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come modificato dal decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2012, n. 100, espressamente stabilisce che sono attività di protezione civile quelle volte "alla previsione e alla prevenzione dei rischi (...) e ad ogni altra attività necessaria e indifferibile, diretta al contrasto e al superamento dell'emergenza e alla mitigazione del rischio";
esso stabilisce altresì che "la previsione consiste nelle attività, svolte anche con il concorso di soggetti scientifici e tecnici competenti in materia, dirette all'identificazione degli scenari di rischio probabili e, ove possibile, al preannuncio, al monitoraggio, alla sorveglianza e alla vigilanza in tempo reale degli eventi e dei conseguenti livelli di rischio attesi", mentre "la prevenzione consiste nelle attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi di cui all'articolo 2";
dunque, oltre al soccorso ed al superamento dell'emergenza conseguenti a disastri naturali già verificatisi, costituisce precipua e vincolante attività di protezione civile quella finalizzata alla previsione e prevenzione di eventi che possano ledere "l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente" per i danni o il pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi, ai sensi dell'articolo 1 della medesima legge n. 225 del 1992;
valutato infine che nel caso del porto di Pescara, oltre agli interventi di dragaggio, smaltimento dei materiali inquinati, ripristino ambientale, demolizione della diga foranea, contrasto dei danni-economici passati e futuri, occorre con urgenza effettuare attività di previsione e prevenzione del rischio esondazione ed inondazione, idoneo a configurare un evento calamitoso con conseguenze estremamente gravi anche sul centro della città,
se ed in quali tempi il Governo intenda attivarsi, attraverso le necessarie iniziative di competenza, al fine di verificare con tutti gli strumenti tecnici disponibili la sussistenza del rischio imminente di esondazione ed inondazione nonché la definizione degli scenari di rischio probabili sopra evidenziato;
se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda, ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come modificato dal decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2012, n. 100, anche tenendo conto dell'eventuale proposta della Regione Abruzzo, deliberare lo stato di emergenza disponendo in ordine all'esercizio del potere di ordinanza, anche in deroga ad ogni disposizione di legge, provvedendo altresì a stanziare le risorse necessarie per prevenire e contrastare l'emergenza nel porto di Pescara ed eliminare tutte le cause che hanno determinato tale rischio, ripristinando la funzionalità del porto stesso entro i tempi imposti dall'urgenza della situazione venutasi a determinare.
(3-03026)
SIRCANA, SERRA, DELLA SETA, PERDUCA, FERRANTE, RANUCCI, LANNUTTI, VITA, PEDICA, D'UBALDO, CONTINI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:
l'Atac, l'azienda che gestisce la mobilità di Roma, ha chiuso il 2011 con un bilancio in perdita di 179,2 milioni di euro, con un margine operativo lordo di 67,7 milioni, ampiamente insufficiente a coprire gli ammortamenti di 125,3 milioni di euro;
nonostante i bilanci dell'azienda di trasporto pubblico locale (Atac) siano in forte perdita, a giudizio degli interroganti, si continua oggi ad assistere all'ennesima follia di questa dissennata amministrazione che è in procinto di acquistare una nuova sede (che ancora deve essere costruita) di 24.000 metri quadrati con un esborso di 119 milioni di euro;
la vicenda nasce nel luglio 2009, quando l'Atac decide di stipulare con BNP Paribas (attraverso un fondo Comune di investimento) un contratto preliminare di compravendita "di cosa futura" per una sede di 24.000 metri quadrati a ridosso del grande raccordo anulare;
una delle particolari anomalie di questo contratto, che lascia molti dubbi agli interroganti, è che l'Atac alleggerisce da tutti i rischi il venditore e contestualmente sborsa subito una prima tranche di 20 milioni di euro, favorendo di fatto il costruttore visto che si troverà ad avere in anticipo la disponibilità di soldi pubblici prima di iniziare la realizzazione dell'opera;
il sistema della mobilità e del trasporto pubblico locale nella città di Roma risulta essere fortemente penalizzato e non all'altezza delle grandi capitali europee a giudizio degli interroganti a causa dell'inadeguatezza dell'amministrazione Alemanno che, oltre a provocare continui disagi ai cittadini, rischia anche di compromettere il processo di risanamento dell'Atac;
proprio sul piano di risanamento e valorizzazione del patrimonio immobiliare dell'azienda di trasporto pubblico e quindi sul piano industriale dell'Atac, l'amministrazione risulta essere, a giudizio degli interroganti, quanto meno miope visto che cerca nuove sedi invece di valorizzare il proprio patrimonio immobiliare ed investire sul trasporto pubblico locale, il tutto con operazioni finanziarie ad altissimo rischio, a discapito e con i soldi dei cittadini;
la relazione del giugno 2012 del collegio sindacale di Atac evidenziava criticamente operazioni finanziarie con clausole incomprensibili, bandi di gara annullati o rivisti, errori contabili, appalti discutibili, eccetera;
se da una parte si assiste a ritardi, guasti e disservizi quotidiani su autobus e metropolitane, dall'altra parte le incertezze e la confusione sulla gestione del trasporto pubblico locale attuano scelte senza scrupoli da parte dell'attuale amministrazione, come ad esempio l'aumento di biglietti ed abbonamenti, inopportuno in un momento di crisi come quello che stanno vivendo i cittadini;
si sta assistendo, a giudizio degli interroganti, al de profundis dell'Atac a causa dell'attuale amministrazione, ormai allo sbando, pasticciona e senza progettualità sul piano industriale e di risanamento;
sono tanti, inoltre, gli esempi di cattiva gestione e di scelte scellerate e dissennate di questa amministrazione, molti fronti aperti di inchieste che direttamente o indirettamente, coinvolgono e chiamano in causa le responsabilità del Sindaco di Roma, ad esempio l'indagine "Parentopoli" dove le aziende municipalizzate di Ama e Atac sono state "imbottite" di personaggi con i trascorsi molto foschi quali Francesco Bianco, ex appartenente ai Nuclei armati rivoluzionari (Nar), un tempo vicino al gruppo dei fratelli Fioravanti, e Gianluca Ponzio, ex militante di Terza posizione,
quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere per fare chiarezza sulla vicenda indicativa di una gestione tutt'altro che trasparente della più importante azienda municipalizzata di Roma e sull'uso improprio che secondo gli interroganti si sta facendo del denaro pubblico a danno dei cittadini, affinché la gestione dell'Atac si ponga in linea con le misure di razionalizzazione della spesa contenute nel decreto-legge n. 95 del 2012, adottato dal Governo;
se intendano intervenire al fine di garantire un'adeguata qualità del trasporto pubblico, salvaguardando l'immagine e il decoro della Capitale, alla luce di una criticità di bilancio prodotta da questa gestione, ad avviso degli interroganti dissennata, che ha portato sull'orlo del fallimento la più importante azienda di trasporto pubblico locale di Roma.
(4-08107)
IZZO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
l'attuale direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale della Campania, con provvedimento n. 5176 del 5 luglio 2012, ha individuato i criteri secondo i quali conferire gli incarichi dei dirigenti scolastici per l'anno scolastico 2012/2013 secondo l'ordine di seguito elencato: assegnazione ad altro incarico per riorganizzazione/ristrutturazione della rete scolastica; mutamento d'incarico da sede sottodimensionata; conferimento di nuovo incarico per contratto in scadenza o rientro da particolari posizioni di stato; mutamento d'incarico in pendenza di contratto individuale; mutamento d'incarico in casi eccezionali debitamente comprovati;
in particolare il criterio di assegnazione ad altro incarico per riorganizzazione/ristrutturazione della rete scolastica prevede che, al fine dell'individuazione del perdente posto di dirigente scolastico e del conferimento di un nuovo incarico, nelle ipotesi di riorganizzazione/ristrutturazione di cui alle delibere regionali per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche della Regione Campania, anno scolastico 2012/13, si proceda, preliminarmente, all'individuazione del dirigente scolastico titolare dell'istituzione scolastica così formatasi. In particolare, così come previsto da circolare ministeriale (ed a seguito di intesa nazionale, non unanime, con le organizzazioni sindacali dell'Area V) sono stati individuati criteri e regole uniformi per il conferimento ed il mutamento di incarico del personale dirigente scolastico destinatario delle disposizioni di cui all'art. 19, comma 5, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, come modificato dalla legge n. 183 del 2011, criteri e regole, di cui all'ipotesi di contratto integrativo nazionale. Il suddetto contratto prevede che, nelle ipotesi di fusioni e accorpamenti delle istituzioni scolastiche determinate dalla suddetta normativa, i criteri individuati per il conferimento del nuovo incarico di cui tener conto nei confronti del predetto personale sono, nell'ordine: a) accordo tra i dirigenti scolastici interessati, una volta raggiunta l'intesa sul nominativo del dirigente al quale verrà affidata la direzione della nuova scuola e la conseguente volontà dell'altro di essere assegnato su di un'altra sede; b) anni di continuità sulle sedi sottoposte a dimensionamento (anzianità di sede); c) esperienza dirigenziale e professionale complessivamente maturata (anzianità nel ruolo di dirigente scolastico); d) numero di alunni della scuola di provenienza che confluisce nella nuova scuola;
la circostanza che attiene alla presente interrogazione riguarda la condizione di cui al criterio illustrato (scuola interessata dalla riorganizzazione/ristrutturazione della rete scolastica) e la fusione dell'Istituto comprensivo di Frasso Telesino con l'Istituto comprensivo di Solopaca. Con l'applicazione dei criteri il dirigente scolastico è soggetto alla mobilità o al mantenimento della sede di incarico;
con successivo provvedimento n. 6449 del 1° agosto 2012, il menzionato direttore regionale ha infatti provveduto ad attribuire gli incarichi di dirigente scolastico secondo un ordine che appare in contraddizione rispetto ai criteri da lui individuati nel provvedimento n. 5176 del 5 luglio 2012: nello specifico si è mantenuto nella sede sottodimensionata chi, in applicazione dei criteri individuati (criteri che, facendo riferimento a parametri ben precisi quali il numero alunni e anni di servizio nella sede, non possono essere suscettibili di interpretazione), avrebbe dovuto essere assegnato a nuova sede, e si è provveduto a conferirne una nuova a chi invece doveva restarvi,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga che gli incarichi conferiti con il provvedimento n. 6449 del 1° agosto 2012 soddisfino pienamente i criteri previsti dal provvedimento n. 5176 del 5 luglio 2012, e, qualora siano difformi, quali iniziative intenda adottare al fine di garantire il rispetto dei criteri previsti e la corretta attribuzione della sede ai dirigenti scolastici.
(4-08108)
GALLONE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'ufficio postale di Lizzola, frazione di Valbondione, comune montano nell'alta valle Seriana, in provincia di Bergamo, rischia di essere soppresso senza che sulla scelta vi sia stata, sino ad oggi, la possibilità di un confronto con le amministrazioni locali;
detto ufficio ha già disposto una forte riduzione dei giorni e degli orari di apertura al pubblico, arrecando seri problemi agli utenti, in special modo agli anziani che, particolarmente a ridosso di scadenze di pagamento, sono costretti a interminabili ore di fila o, in casi estremi, a recarsi in uffici postali fuori del territorio di Lizzola;
la politica di razionalizzazione dei costi di un servizio universale, qual è quello postale, non dovrebbe avere ricadute negative sui cittadini in termini sia di orario di servizio che di distribuzione sul territorio degli uffici;
la frazione conta circa 287 abitanti e dista un chilometro e mezzo da Valbondione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire con iniziative di competenza, nel rispetto dell'autonomia gestionale di Poste italiane SpA, al fine di evitare che la riorganizzazione del servizio postale sul territorio operata dalla stessa azienda risulti penalizzante per i cittadini.
(4-08109)
DELLA SETA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
si apprende dalla lettura di alcuni quotidiani che il 27 luglio 2012 si è tenuta una conferenza stampa, promossa dall'amministrazione comunale di Saluggia (Vercelli), a cui hanno partecipato anche esponenti delle forze politiche di opposizione e i rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Nel corso della conferenza stampa è stata posta la questione della scadenza della proroga per la realizzazione del deposito D2, destinato ad ospitare buona parte dei rifiuti radioattivi conservati nel sito di Saluggia;
il permesso di costruire il deposito D2 era stato concesso, in deroga al piano regolatore, con ordinanza del commissario delegato, generale Jean, del 13 dicembre 2005; con successiva ordinanza del 24 febbraio 2006 venne stabilito che tale autorizzazione valesse "limitatamente alla parte necessaria allo stoccaggio dei rifiuti a bassa intensità già presenti nel sito allo stato solido"; con nota del 28 luglio 2007 il Ministero delle attività produttive ha comunicato a Sogin, società interamente a capitale pubblico affidataria della gestione dei rifiuti radioattivi e dei relativi siti, che in data 31 dicembre 2006 era "terminato il regime emergenziale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2003 e successivi" e le attività connesse alla messa in sicurezza e allo smaltimento dei rifiuti radioattivi erano dunque "rientrate nel regime ordinario previsto dalle norme di settore"; in data 26 giugno 2009 Sogin formulava istanza di proroga per l'ultimazione dei lavori; con provvedimento del 3 agosto 2009 il responsabile del sevizio tecnico-urbanistico del Comune di Saluggia concedeva una proroga di 3 anni, posticipando dunque la scadenza al 2 luglio 2012; in data 7 giugno 2012 Sogin ha inviato una nota al Comune comunicando, relativamente ai lavori di realizzazione del deposito D2, che tali lavori sarebbero proseguiti oltre il termine del 2 luglio, fissato dallo stesso Comune come inderogabile. In particolare, va sottolineato che il Comune di Saluggia aveva già dichiarato ormai nulla, non essendo stati ultimati i lavori, l'autorizzazione alla costruzione di una nuova cabina elettrica contenuta in un'ordinanza dell'allora commissario straordinario di Sogin;
questo atteggiamento di Sogin, a giudizio dell'interrogante arrogante, che ad oggi è supinamente subito dall'amministrazione comunale, appare del tutto incompatibile con la sua mission e con la sua natura societaria integralmente pubbliche;
il deposito D2 non è mai stato sottoposto a valutazione di impatto ambientale, e ciò sebbene la normativa europea, e in particolare la direttiva 85/337/CE, impongano tale procedura per le strutture di immagazzinamento a lungo termine dei rifiuti radioattivi;
spetta all'Ispra rilasciare l'autorizzazione ambientale allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi nel deposito D2 come in ogni altra struttura a tale scopo destinata, e che l'Ispra, con note del 28 maggio e del 12 giugno 2012 ha segnalato la "non conformità dei getti";
sia le forze politiche di opposizione sia diverse associazioni, a cominciare da Legambiente, a tali dichiarazioni, hanno duramente contestato i comportamenti arroganti e sostanzialmente illegittimi di Sogin e l'immobilismo mostrato su questa vicenda dal Comune di Saluggia,
se i Ministri in indirizzo non intendano, ciascuno nell'ambito dei profili di competenza, pretendere da Sogin comportamenti adeguati al proprio ruolo e alla propria natura pubblica;
se non intendano, ciascuno nell'ambito dei profili di competenza, operare affinché il deposito D2 di Saluggia sia assoggettato a procedura di valutazione di impatto ambientale;
se non intendano appurare e rendere noto per quali quantità e tipologie di rifiuti l'Ispra abbia autorizzato lo stoccaggio di rifiuti radioattivi nel deposito D2 di Saluggia.
(4-08110)
PIGNEDOLI, FERRANTE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
la sostituzione degli shopper in polietilene con sacchetti biodegradabili, che privilegino l'utilizzo di materie prime rinnovabili di origine agricola, contribuisce, concretamente, alla riduzione dei gas ad effetto serra alimentando, al contempo, lo sviluppo di nuovi comparti industriali nell'ambito della chimica "verde" strettamente collegati alle produzioni agricole locali;
si tratta di una misura di grande importanza ambientale che, oltre a ridurre le emissioni di gas di serra, dà un efficace apporto alla riduzione dell'abbandono di rifiuti e alla tutela del territorio;
in Italia dal 1° gennaio 2011 è vietata la produzione e la commercializzazione di buste (shopper) in plastica non biodegradabile;
il 25 gennaio 2012, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2, recante "Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 28 del 2012, sono stati definiti i requisiti che deve avere un sacchetto per essere considerato biodegradabile;
l'art. 2, infatti, sancisce misure di fondamentale importanza perché, definendo che cosa si intende per "sacchetto biodegradabile", considera fuori legge, e quindi da eliminare, tutte le vecchie buste di plastica;
un autorevole istituto di ricerca nei mesi scorsi ha tradotto in percentuali l'alto gradimento dei cittadini italiani per l'innovativa normativa inerente ai bioshopper. Ben 6 italiani su 10 esprimono un convinto consenso, e la stragrande maggioranza, pari all'83% del totale dei cittadini, dichiara di non volere il ritorno dei vecchi sacchetti. Per questo l'introduzione dei bioshopper sta rappresentando una rivoluzione ambientale, accolta con grande favore dai consumatori, capace al tempo stesso di ridurne la produzione di rifiuti inquinanti, di sostenere un settore fondamentale della green economy e della ricerca e di creare nuova occupazione;
l'articolo 2 fa riferimento allo standard UNI EN 13432:2002, utilizzato a livello europeo per i sacchetti biodegradabili destinati alla raccolta domestica della frazione umida, presenti in molti comuni. La nuova norma, infatti, riguarda solo i sacchetti e le buste a perdere, mentre non si deve applicare alle borse e ai sacchetti che risultano chiaramente riutilizzabili più volte;
alcune società producono e commercializzano borse con tessuto di nylon, cotone, juta, poliestere, quindi tessuti costruiti a maglia, la cui misurazione tecnica industriale è in grammi al metro quadro e non in micron, unica misura contemplata dal decreto-legge;
l'articolo 2 non specifica altre caratteristiche di borsa riutilizzabile ma le caratteristiche di borse costruite a maglia, ovvero ottenute da materiali come cotone, juta, tessuto non tessuto, carta di riso o polipropilene devono essere escluse dal divieto di commercializzazione;
appare comunque importante escludere con chiarezza le borse riutilizzabili dal divieto in modo da evitare che la grande distribuzione organizzata si trovi in difficoltà nell'interpretare, e quindi recepire, le disposizioni menzionate, ovvero se ad esempio queste hanno valenza solo per i prodotti monouso (codice doganale 39232100/39232910) e non per le borse riutilizzabili (codice doganale 4202929890);
l'articolo 2 dispone che, con decreto (di natura non regolamentare) da emanarsi entro il 31 dicembre 2012, da parte del Ministro in indirizzo di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, saranno individuate le eventuali ulteriori caratteristiche tecniche dei sacchetti per asporto merci, ai fini della loro commercializzazione;
la commercializzazione di sacchetti per l'asporto diversi da quelli dallo spessore come indicato nel decreto-legge o non conformi alla norma UNI EN 13432:2002 potrà essere consentita esclusivamente alle condizioni stabilite con decreto di natura non regolamentare,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali siano le sue valutazioni in merito;
se non ritenga che sia necessario ed urgente agire affinché nell'ambito del decreto ministeriale di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto-legge n. 2 del 2012, da emanare entro il 31 dicembre 2012, sia espressamente previsto che, oltre alla commercializzazione dei sacchi monouso per l'asporto merci conformi alla norma armonizzata UNI EN 13432:2002, sia consentita la commercializzazione anche di quelli evidentemente riutilizzabili e non monouso realizzati con qualunque altro materiale come ad esempio la carta, in conformità ai requisiti essenziali previsti dalla direttiva 94/62/CE;
se, conseguentemente, non ritenga che si debba procedere, nello specifico, all'emanazione immediata di una circolare ministeriale che individui, oltre alle eventuali ulteriori caratteristiche tecniche dei futuri sacchetti biodegradabili, anche possibili ulteriori tipologie di sacchi per l'asporto merci legalmente commercializzabili, cosicché, già a settembre 2012, le aziende possano rapportarsi ai diversi interlocutori commerciali che hanno posto problemi di incertezza normativa in merito alle caratteristiche del prodotto.
(4-08111)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:
Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti hanno condotto un'inchiesta per "il Fatto Quotidiano", pubblicata il 1° agosto 2012, sulla Sicilia dei veleni, dalla raffineria nel siracusano al petrolchimico di Gela;
vi si legge: «A qualche centinaio di chilometri dall'Ilva di Taranto esistono altri centri in cui l'esigenza di un lavoro si paga con conseguenze gravissime per l'ambiente e per la salute. In Sicilia è così, specie dove l'isola ha cercato il suo sviluppo. Erano gli anni '60 e le coste migliori furono messe a disposizione dei colossi energetici del tempo, l'Esso e l'Eni. L'obiettivo era estrarre e raffinare il petrolio di cui l'isola è ricca. E impiantare vicino al mare i laboratori che avrebbero dovuto fare da traino per la nuova chimica made in Italy. In cambio, la Sicilia chiedeva lavoro. E così è stato. Quasi come a Taranto. Ma il progetto di sviluppo ha un prezzo altissimo in termini di vite umane e malattie. Anche se non ci sono sentenze che dimostrino la diretta correlazione, i cittadini e molti medici non hanno dubbi. Il viaggio dei veleni comincia nel litorale di Siracusa, un litorale che alla fine degli anni '50 venne immolato nel nome dello sviluppo. Qui il cavaliere Angelo Moratti venne a costruire la Rasiom, in grado di raffinare 8 milioni di tonnellate di greggio all'anno. In seguito arriveranno la Esso, l'Eni e l'Enel. E la costa tra i comuni di Priolo, Augusta e Melilli verrà ribattezzata "triangolo della morte". Le industrie petrolifere e quelle chimiche hanno dato lavoro negli anni a circa 10 mila persone. Oggi però, a parte la Erg, stanno tutti trasferendo altrove i cicli produttivi. Dello sviluppo economico qui è rimasto ben poco. A certificare 50 anni di industria rimangono però le statistiche sulla percentuali di decessi. A Priolo e Augusta i morti di tumore sono il 10 per cento in più rispetto al resto della Sicilia, e superano il 20 per cento quelli per tumore al polmone. Dal 1990 è scattato anche l'allarme malformazioni genetiche. Nel 2000 a Priolo il 5 per cento dei bambini è nato con malformazioni, cinque volte in più della media nazionale. Diffusissima l'ipospadia, una malformazione congenita dell'apparato genitale, che ad Augusta colpisce il 132 per mille dei nati. Numeri che ad oggi non hanno ancora trovato una causa specifica per la legge. Manca il nesso causale, ovvero la dimostrazione che i tumori e le malformazioni genetiche derivino dall'inquinamento delle industrie. Nel 2006 però la Syndial, società del gruppo Eni, ha deciso di risarcire alcune famiglie di Priolo: 11 milioni di euro per 101 casi di bambini nati con malformazioni genetiche. Il nesso causale manca anche a Gela, settantamila abitanti sulla costa meridionale della Sicilia, dove da cinquant'anni la parola lavoro è sinonimo di Eni. Oggi a lavorare per l'azienda del cane a sei zampe ci sono meno di duemila persone. E in futuro saranno ancora meno. Fino agli anni '90, però, dai cancelli del Petrolchimico voluto da Enrico Mattei sono passati interi nuclei familiari: migliaia di operai che raffinavano carburante e producevano concimi chimici e materie plastiche. Quattro celle affacciate sulla tangenziale costituivano fino al 1994 il reparto Clorosoda, il fiore all'occhiello della nuova chimica made in Italy. Attivo dal 19 marzo 1971, Clorosoda era conosciuto da queste parti come il reparto killer. Su 75 operai che ci hanno lavorato negli ultimi anni di attività più della metà si sono ammalati di tumore: una ventina sono già morti, gli altri lottano contro un sistema immunitario distrutto dai veleni. Per anni, infatti, hanno lavorato respirando mercurio, che dentro Clorosoda era trattato senza alcuna precauzione. Il problema vero però è nella matrice ambientale: a Gela sono inquinati anche gli ortaggi coltivati nella zona. Il risultato è che nel 2002, 520 bambini nati a Gela sono venuti alla luce con malformazioni genetiche. Anche qui è diffusissima l'ipospadia ma non mancano anche i casi di bambini nati microcefali, soprattutto tra le famiglie di ex operai del petrolchimico. "Quando io e mio fratello siamo nati senza alcun tipo di malformazione in famiglia si è quasi gridato al miracolo per una cosa che dovrebbe essere normale" racconta il giornalista Andrea Turco, figlio di un operaio dell'indotto petrolchimico. Nel 2006 un centinaio di famiglie di ex operai Clorosoda hanno deciso di mettersi insieme per fare causa all'Eni e costringere i vertici dell'azienda a prendersi le proprie responsabilità. "Siamo pronti ad aiutare anche le vittime del petrolchimico di Gela" dice Andrea Armaro, responsabile relazioni esterne del cane a sei zampe. Dal 2008 la procura di Gela ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. E in attesa che le indagini facciano il loro corso, il genetista Sebastiano Bianca mette tutti in guardia: "In trent'anni non è cambiato nulla: pur avendo in parte dismesso gran parte degli impianti le percentuali di malformazioni sono rimasti stabili. Quindi il vero problema di questa città non sono le generazioni presenti ma quelle che verranno"»;
si legge invece nella trascrizione di un'intervista pubblicata dallo stesso giornale sempre il 1° agosto: «"Mio padre è morto di tumore all'esofago nonostante non avesse mai bevuto, mai fumato, non ha mai preso un caffè". È la testimonianza di Massimo Grasso, presidente del comitato degli ex lavoratori di Clorosoda, il "reparto killer" dell'Eni di Gela. "Io ho avuto un trapianto di cuore, vivo con il cuore di un altro" dice Francesco Iraci ex capo turno di Clorosoda, dove si produceva la soda caustica. "Dentro ogni cella c'erano tremila e 400 chili di mercurio: quando le pompe perdevano mercurio noi operai dovevamo spazzare quel mercurio ad altissima temperatura" racconta l'ex operaio Francesco Iraci»,
se il Governo intenda avviare immediatamente un'indagine sui reali livelli di inquinamento addebitabili alle industrie della Sicilia al fine di tutelare l'ambiente e garantire ai cittadini e alle generazioni future il miglior stato di salute possibile, nel rispetto del diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della persona;
se ritenga urgente approfondire il delicato problema e dare più precisa cognizione all'opinione pubblica locale;
se non ritenga opportuno intraprendere iniziative per l'avvio di un'indagine epidemiologica volta ad accertare eventuali danni sanitari collegati all'inquinamento nelle vicinanze delle fonti di rischio;
quali iniziative abbia assunto per identificare la causa e i responsabili del danno ambientale e se siano state intraprese iniziative per far sì che lo stesso non continui a perpetuarsi nell'area interessata;
come intenda attivarsi affinché non si abbassi la guardia nel richiedere con forza i controlli ambientali, soprattutto delle sostanze che non sono misurate dalle centraline di monitoraggio, ma che non per questo sono meno pericolose poiché, allo stesso modo di quelle misurate, si disperdono nell'ambiente ed entrano nella catena alimentare;
di quali dati disponga in relazione alla situazione di acque sotterranee, sorgenti e falde acquifere, nonché delle acque superficiali, dei corsi d'acqua e degli invasi naturali o artificiali della zona;
se non ritenga urgente adottare le opportune iniziative al fine di controllare se i fenomeni di inquinamento sui terreni abbiano determinato o possano determinare contaminazione nella catena alimentare o idrica;
se sia a conoscenza degli interventi che le attuali amministrazioni locali ritengono di predisporre al fine di contenere i danni causati all'ambiente e all'uomo dall'inquinamento dei territori interessati, ripristinando i valori naturali dell'aria, dell'acqua e del suolo, al fine di garantire in futuro uno sviluppo ecosostenibile per tutto il territorio dell'isola;
se ritenga necessario intervenire per fare il punto sullo stato di salute della popolazione nella zona, identificare e valutare l'effettivo trend in aumento di alcune importanti malattie nonché l'incidenza e la mortalità per tumore insieme al preoccupante fenomeno dell'incremento di malformazioni genetiche dei nascituri.
(4-08112)
LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per la coesione territoriale - Premesso che:
sono numerose le proteste relative alla congestione del traffico nella capitale causata dai numerosi pullman turistici che la invadono, senza distinzione di quartiere;
scrive "la Repubblica" il 2 giugno 2012 in un articolo intitolato "Bus turistici, città sotto assedio": «La lentezza è quella delle tartarughe, ma la stazza è di un bisonte. Transitano a passo d'uomo lungo le strade della città, intasano il traffico, si incastrano nei vicoli. E poi sostano più del consentito negli spazi autorizzati costringendo gli altri mezzi al parcheggio selvaggio. Cassa di risonanza del caos provocato ogni giorno dai bus turistici è quel piano pullman varato nell'aprile 2010 dalla giunta Alemanno. Presentato come panacea di tutti i mali, in realtà non ha fatto altro che contribuire all'assedio dei torpedoni in ogni zona della città. Perché se è vero che le regole ci sono, la realtà è che non vengono fatte rispettare. Il risultato è che dal centro alla periferia non c'è area di Roma immune dalla sosta selvaggia dei pullman. "L'emergenza è sotto gli occhi di tutti e dimostra chiaramente il flop di un piano pullman che si è dimostrato inefficace" denuncia Antonella De Giusti, presidente del municipio XVII. Proprio nell'area attorno al Vaticano la situazione è tra le più critiche. "Via della Conciliazione vive costantemente l'assedio dei pullman, con gravi pericoli per i pedoni" sottolinea il minisindaco De Giusti»;
in un altro articolo dello stesso quotidiano, pubblicato il 14 ottobre 2011, si legge che: «"I bus turistici? Non dovrebbero proprio entrare all'interno delle mura aureliane - concorda Viviana Piccirilli Di Capua, dell'Associazione abitanti centro storico -. Occorre "chiudere le porte" a quei bestioni. I Municipi I, XVII e XVIII non dovrebbero mai essere invasi, ma soprattutto i pullman turistici non dovrebbero poter circolare nei giorni dei cortei e delle manifestazioni aggiungendo caos al caos". Ormai sono dei transatlantici su quattro ruote: andare verso una mobilità sostenibile significa - ribadisce Di Capua - anche fermarli fuori della città storica. E chi si lamenta che così si nuoce all'economia della città per via del turismo, dovrebbe pensare che l'economia passa anche per la tutela dell'ambiente". Ma i titolari dei torpedoni non ci stanno»;
sempre su "la Repubblica", in articolo pubblicato il 23 giugno 2011, si legge: «"Un fallimento". Non usano troppi giri di parole gli agenti della polizia municipale per definire il piano pullman del Campidoglio, un provvedimento che nelle intenzioni della giunta Alemanno avrebbe dovuto mettere ordine nel caos dei pullman turistici. In realtà, il j'accuse del sindacato Ospol traccia un quadro ben diverso della situazione, sottolineando l'inutilità del piano. "Scoppiata l'estate - si legge in una lettera dell'Ospol - è già scoppiato anche il piano bus e tutto il centro storico e le aree intorno al Vaticano sono territori assediati dai pullman turistici che, a fronte dell'acquisto di un titolo di accesso ai check-point sono autorizzati a fermarsi, senza incorrere in sanzioni, nei pressi degli alberghi, dei ristoranti, dei musei e dei monumenti per permettere la salita e la discesa dei passeggeri". In pratica, in base a quanto previsto dal Comune, i torpedoni prima di entrare in città comprano un pass che permette l'ingresso in aree sensibili, come il I e il XVII municipio. In queste zone ci sono posteggi a tempo in cui l'assessorato alla Mobilità guidato da Antonello Aurigemma ha concesso una sosta breve (massimo 15 minuti) per la salita e la discesa dei turisti. Il problema è che spesso i vigili urbani, già impegnati su decine di fronti (dalla lotta all'abusivismo al traffico), difficilmente riescono a sanzionare i pullman che non rispettano le regole. "I vigili urbani ormai sono costretti a fare da "parcheggiatori" per i bus - attacca il sindacato Ospol - il traffico nel centro storico e attorno al Vaticano è costantemente congestionato dall'accavallarsi dell'arrivo contemporaneo dei bus, soprattutto in aree come il traforo di via Milano e via Marsala". La richiesta che il sindacato dei caschi bianchi rivolge direttamente ad Alemanno è di "contingentare il numero giornaliero dei pullman turistici che entrano nel centro storico. Ora - dicono - c'è un rilascio indiscriminato di permessi ed è anche assolutamente necessario che il Campidoglio collochi in altri luoghi quei posteggi per i torpedoni che ora si trovano a ridosso dei monumenti e bloccano la circolazione"»;
l'attuale situazione della mobilità turistica della città di Roma è caratterizzata da una pluralità di percorsi che portano alla luce, più che un problema di accesso e di circolazione, un problema di fermata e di sosta dei pullman, oltre alla necessità di sviluppare e razionalizzare i servizi forniti dal settore turistico capitolino, senza portare nocumento alla quotidianità dei residenti;
considerato che da ultimo è arrivata la decisione dell'Assessorato alla mobilità del Comune di Roma di permettere ai pullman turistici di usare le corsie preferenziali. Si legge infatti, sempre su "la Repubblica", in un articolo del 28 giugno 2012: "È l'ultima trovata dell'assessorato ai Trasporti: complicare la vita ad automobilisti e mezzi pubblici, già alle prese con ingorghi quotidiani, facilitando invece la circolazione dei pullman turistici. Se d'ora in avanti vedrete sfrecciare quei mastodonti a uno o due piani nelle corsie preferenziali, non vi allarmate: è tutto regolare. Autorizzati, con tanto di determina dirigenziale firmata l'11 giugno da Goffredo Camilli, capo del VII Dipartimento, a viaggiare su una serie di carreggiate riservate a bus e taxi in zone strategiche: esattamente in via Ostiense, via di Santa Maria in Cosmedin, Lungotevere Aventino (direzione piazza dell'Emporio), via dell'Amba Aradam (direzione piazza San Giovanni), via Catania, via Ban e via Morgagni, via Gregorio VII. L'ennesima forzatura alle regole e al buon senso firmata dal Campidoglio, che già ci aveva provato - senza successo - con i motorini. Non paghi di poter invadere con la loro stazza piazze storiche e lungoteveri, stazionando per ore nelle vicinanze dei principali monumenti senza che i vigili muovano un dito, i bestioni sputaturisti potranno ora intralciare il passaggio dei mezzi pubblici come se i tempi di percorrenza non fossero da corriera sudamericana e il traffico non esistesse. Tra l'altro, per dare via libera a questo incredibile provvedimento, il Dipartimento Mobilità e Trasporti non solo si è fatto confortare da una fantomatica sperimentazione avviata tra il 2009 e il 2010 (e però fatta passare, chissà perché, sotto silenzio) ma ha per di più ignorato ben due pareri negativi forniti dall'Atac. Consapevole dei suoi problemi, infatti, l'azienda di Via Prenestina si sarebbe detta fortemente contraria al salvacondotto per i granturismo. Ma l'assessore Antonello Aurigemma ha preferito fare orecchie da mercante. "Con l'amministrazione Alemanno del trasporto locale resta ben poco di pubblico: dopo la volontà del sindaco di affidare ad operatori privati la futura gestione della metro C, ora assistiamo all'apertura delle corsie preferenziali ai pullman turistici. Questa decisione finirà per danneggiare il servizio di superficie con una possibile riduzione della velocità commerciale e dei tempi di percorrenza per gli autobus di linea", denuncia il consigliere Pd Massiliamo Valeriani, autore di un'interrogazione urgente "per sapere quali sono le motivazioni, dal punto di vista trasportistico, che hanno portato a questa decisione: sarebbe importante conoscere, inoltre, il parere di Atac e Roma Tpl sia per valutare possibili ricadute sulla qualità del servizio che un eventuale impatto negativo sulla sicurezza stradale". È sconfortato, Valeriani: "La confusione e l'incapacità dell'amministrazione Alemanno non conosce limiti: negli ultimi quattro anni non è stato istituito un solo chilometro in più di corsia preferenziale e non si è investito sui corridoi della mobilità. Invece di promuovere e incentivare l'uso del trasporto pubblico, il sindaco favorisce gli operatori privati, continuando nell'opera di deregulation dell'accesso, del transito e della sosta dei bus turistici",
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di indurre l'amministrazione capitolina a rivedere il piano pullman, ponendo un freno al rilascio indiscriminato dei permessi e, di conseguenza, contingentando il numero giornaliero dei pullman turistici che entrano nel centro storico, così da regolare l'accesso, il transito e la sosta dei bus turistici compatibilmente con la fruibilità della mobilità della capitale;
se sia a conoscenza del fatto che il piano definisce le aree di fermata autorizzata per la salita e la discesa dei passeggeri dai bus turistici;
a quanto corrisponda l'accertamento di entrata per l'anno 2011 e quali siano i valori percentuali di attribuzione al Comune e alle società appaltatrici del servizio;
se corrisponda al vero che la maggior parte dei bus turistici non rispetta le regole del piano e i vigili urbani non riescono a sanzionarli;
se ritenga che con il fallimento del piano che avrebbe dovuto regolare l'accesso dei bus turistici nella città e con l'ultima decisione presa dall'Assessorato alla mobilità del Comune di Roma, di permettere ai pullman turistici di usare le corsie preferenziali, si avvantaggino solo gli operatori privati con grave danno per i cittadini;
se e quali iniziative intenda adottare per ripristinare condizioni di sicurezza ed eguaglianza tra i visitatori ed i residenti della città di Roma.
(4-08113)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il comma 12-quater dell'articolo 23 della cosiddetta spending review, decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini", introdotto nel corso dell'esame del Senato, reca modifiche all'articolo 33, comma 1, della legge n. 183 del 2011 (legge di stabilità per il 2012), volte, da un lato, ad aumentare la dotazione del Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio per l'anno 2013 da 50 a 90 milioni di euro, e, dall'altro, a diminuire le risorse del Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili destinate per l'anno 2012 ad analoghe finalità di riequilibrio socio-economico e di sviluppo dei territori, che vengono ridotte da 100 a 70 milioni di euro;
in particolare, le modifiche all'articolo 33, comma 1, della legge n. 183 del 2001 sono volte a ridurre da 1.143 a 1.113 milioni il rifinanziamento disposto per l'anno 2012 dalla legge di stabilità al Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili, con riferimento specifico alla quota parte del Fondo destinata al finanziamento di interventi urgenti di riequilibrio socio-economico, ivi compresi interventi di messa in sicurezza dei territori, e allo sviluppo dei territori e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali, di cui all'articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge di stabilità per il 2011. Tale quota si riduce, pertanto, da 100 a 70 milioni di euro;
si ricorda che il Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili è stato istituito dal dall'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge n. 5 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33 del 2009, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (cap. 3071). L'articolo 33, comma 1, della legge n. 183 del 2011 ha rifinanziato il Fondo per l'anno 2012 nell'importo di 1.143 milioni per il 2012, prevedendone il riparto tra le finalità indicate nell'elenco 3 allegato alla legge medesima, con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri;
la norma ha, altresì, previsto che una quota pari a 100 milioni di euro sia specificamente destinata al finanziamento di interventi urgenti di riequilibrio socio-economico, ivi compresi interventi di messa in sicurezza dei territori, e allo sviluppo dei territori e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali, secondo quanto già previsto dall'articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge di stabilità per il 2011 (legge n. 220 del 2010). Alla ripartizione di tale quota è previsto che si provveda con modalità diverse rispetto a quanto previsto per il resto delle risorse del Fondo, e precisamente con decreto del Ministro dell'economia, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili di carattere finanziario;
si osserva che altre norme del provvedimento interessano il Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili, ed in particolare, il comma 18 dell'articolo 7, che definanzia il Fondo per l'anno 2012 di 39 milioni di euro, e il comma 8 dell'articolo 23, che rifinanzia il Fondo per l'anno 2013 di 658 milioni;
inoltre, le misure di modificazione introdotte sono volte ad aumentare da 50 a 90 milioni di euro per l'anno 2013 l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 13, comma 3-quater, del decreto-legge n. 112 del 2008, istitutiva del Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio (cosiddetta legge mancia);
tale articolo ha istituito, presso il Ministero dell'economia (cap. 7536), il Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, dotandolo originariamente di 60 milioni di euro per il 2009 e di 30 milioni per ciascun anno del biennio 2010-2011, e destinando le relative risorse alla concessione di contributi statali per interventi realizzati dagli enti destinatari nei rispettivi territori, finalizzati al risanamento ed al recupero dell'ambiente e allo sviluppo economico dei territori stessi;
si ricorda che tale fondo è stato successivamente rifinanziato da una serie di disposizioni legislative. Per gli anni 2011 e 2012, il rifinanziamento delle finalità del Fondo è posto a valere sulle risorse del Fondo per le esigenze urgenti e indifferibili, nell'ambito del quale è stata prevista un'apposita riserva, come detto sopra;
alla ripartizione delle risorse e all'individuazione degli enti beneficiari del Fondo è previsto che si provveda con decreto del Ministro dell'economia, emanato in coerenza con un apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari;
il Fondo per interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori e alla promozione di attività sportive e culturali e sociali (istituita con la legge finanziaria del 2010) prevedeva lo stanziamento di 150 milioni di euro da dare ai partiti, 100 nel 2012 e 50 nel 2013. Pertanto per quanto risulta all'interrogante l'articolo in questione compie una sorta di "gioco di prestigio" riducendo di 30 milioni il fondo della legge mancia per il 2012 (cioè da 100 a 70 milioni), ma aumentando di 40 milioni quello per il 2013 (da 50 a 90 milioni). Una sorta di partita di giro da cui saltano fuori 10 milioni in più da spartire;
a giudizio dell'interrogante la cosiddetta legge mancia è uno strumento volto appositamente ad incoraggiare il clientelismo, con contributi a pioggia e mirati ai singoli destinatari che, ad oggi, rappresenta l'ennesima mancanza di rispetto per il "sacrificio" continuo richiesto al popolo italiano. L'impostazione "montiana" del rigore e del sacrificio sociale, cavallo di battaglia dei partiti che giustificano la delega in bianco lasciata nelle mani dell'attuale Governo tecnico, non coincide con il loro modus operandi;
è arrivata la stroncatura senza appello operata dalla Corte dei conti nei confronti della "legge mancia" per gli anni 2009-2011. La Corte pronuncia giudizi molto chiari e inappellabili, tacciando la legge di incostituzionalità e, soprattutto, sostenendo che le finalità del fondo sul quale ogni anno vengono concentrati i finanziamenti da ripartire sembrano fatte apposta per poter farvi rientrare qualunque cosa;
si legge sulla voce "Legge mancia" pubblicata sul sito Internet dell'enciclopedia "Treccani": «Figlia di questi tempi (...) e di questi Governi, a far sorridere, forse, gli economisti, perché si riferisce a somme modeste, messe a paragone con l'entità del bilancio statale, è la legge mancia. Una leggina nel senso letterale del termine: davvero particolaristica e limitata, "il resto mancia", "grazie!". Mentre si stanno per chiudere i giochi della Finanziaria, deputati e senatori, improvvisamente memori del proprio elettorato territoriale di riferimento, cercano di far passare una mancia(ta) di finanziamenti per operine di ristrutturazione che riguardano il campanile della chiesa pievana danneggiato dalle piogge acide, le siepi deperite che cingono il giardino dove sorge lo stabile che ospita la pregiata associazione cittadina dei giocatori di canasta, la terrazza panoramica del Country Club "Vecchie glorie dei reality show"… Proponi che ti proponi, alla fine si ammonticchia una sommetta ragguardevole, agli occhi del comune mortale (548 milioni di euro nel 2004, per esempio): le ipotesi di finanziamenti da spargere per l'Italia dei cento(mila) campanili vengono raccolte e così prende forma il gruzzolo complessivo della mancia, che troverà adeguata collocazione nella legge apposita, recante, in realtà, denominazione ufficiale rigorosamente denotativa, del genere "interventi in materia di programmazione dello sviluppo economico e sociale territoriale". Viene un po' di tristezza a pensare che necessità locali di spesa, magari (chissà) giustificabili, debbano infilarsi di straforo in una leggina che trasforma in diritto un atto di carità pelosa - un pezzetto di campagna elettorale dell'onorevole-soccorrevole. (...) Legge che, su sollecitazione di singoli parlamentari, finanzia svariati interventi particolari e limitati, da realizzare sul territorio, venendo incontro in particolar modo alle richieste delle realtà amministrative locali più piccole. Elaborato dalla redazione di "Lingua italiana" del Portale Treccani»;
si legge in un articolo del 13 aprile 2012 pubblicato su "Il Sole-24 ore" che la legge mancia è stata «ideata da Tremonti nel 2003 per evitare l'assedio dei parlamentari alla finanziaria. Dalla fine del 2005 sono piovuti sui collegi dei parlamentari 500 milioni che in mille rivoli e per somme a volte anche di poche migliaia di euro, da qui l'epiteto di "mancia", hanno finanziato di tutto, nella massima discrezionalità e con controlli minimi. Riapparsa come per incanto, dopo l'abolizione del Governo Prodi nel 2008 da Berlusconi per un importo di 265 milioni ripartito per altre necessità, tra il clientelare e l'amichevole, fino all'ultimo stratagemma, in forma di emendamento all'ultima legge di stabilità licenziata dall'ex maggioranza negli ultimi giorni del Governo Berlusconi, con cui si sono scovati altri 150 milioni per quest'anno e per il 2013»;
sempre dallo stesso articolo si apprende che si è finanziato di tutto con questa legge, dalla scuola della moglie dell'esponente di un partito della ex maggioranza (1.120.000 euro in due tranche, 800.000 e 320.000, nel 2010) all'aeroclub Olbia della costa Smeralda, che ha ricevuto 100.000 euro;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
in un momento in cui la credibilità della politica è ai minimi storici, conservare una legge per distribuire favori nei territori, senza ricorrere ad un criterio oggettivo di urgenza e necessità, sia un atto politico molto grave, che dimostrerebbe una volta di più la mancanza di sensibilità nei confronti dei cittadini costretti a fare i conti con una crisi economica profonda;
la finalità di tale spostamento di fondi sembra essere quella di rimandare dal 2012 al 2013 la "spartizione" di denaro dei partiti, in un momento in cui le acque potrebbero essere più calme dal punto di vista finanziario e soprattutto politico,
quali iniziative intenda adottare il Governo al fine di dare seguito all'impegno assunto con l'ordine del giorno approvato alla Camera relativamente alla destinazione dei fondi della "legge mancia" per il 2012 e il 2013 alle zone terremotate dell'Emilia-Romagna e della provincia di Mantova e Rovigo;
quali iniziative intenda assumere al fine di opporsi, per quanto di propria competenza, a futuri interventi legislativi assimilabili alle cosiddette "leggi mancia", ponendo fine ad un sistema opaco, che rischia di istituzionalizzare il clientelismo, già condannato dalla Corte dei conti.
(4-08114)
BELISARIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
come già rilevato nell'atto di sindacato ispettivo 4-07783 a firma dell'interrogante, la strada statale 407 Basentana, che si sviluppa interamente in Basilicata e rappresenta un'arteria stradale fondamentale per la viabilità regionale, è attraversata da un numero molto elevato di interruzioni alla viabilità, siano esse dovute ad eventi accidentali o a lavori in corso;
a conferma di quanto sopra basta accedere al sito dell'Anas SpA, che per il giorno 7 agosto 2012 restituisce il quadro desolante dell'intera viabilità lucana, nonché, nello specifico, della statale 407. A causa di un crollo, il tratto della Basentana che va dal chilometro 37.100 al chilometro 37.500, in direzione nord, è chiuso ormai dal mese di marzo 2011, con conseguente deviazione sulla carreggiata opposta a doppio senso di marcia. Sullo stesso tratto vi sono, inoltre, lavori in corso anche in direzione sud, al bivio per Calciano, che, a causa di uno scambio di carreggiata, generano notevoli rallentamenti della viabilità. Sempre a causa di lavori in corso, si assiste ad un restringimento della carreggiata, a far data dall'ottobre 2010, dal chilometro 3.400 al chilometro 4.150 all'altezza della stazione di Vaglio Basilicata/innesto strada statale 7 Appia, in entrambe le direzioni. Sempre alla stazione di Vaglio Basilicata/innesto statale 7 Appia, in direzione nord - Metaponto dal 14 gennaio 2011, a causa di una frana, è chiusa la rampa di uscita che consente l'innesto alla ex strada statale 7;
continue aperture di cantieri si verificano anche in altri tratti dell'arteria, come quelli che hanno causato la chiusura della Basentana dal chilometro 65.400 al chilometro 64.300, tra Ferrandina/innesto statale 7 Racc via Appia, in direzione nord, nonché, sullo stesso tratto, al chilometro 65.400, il restringimento di carreggiata, all'altezza della galleria "Alvaro", in direzione sud, dove è stato creato un tracciato alternativo che è un vero e proprio percorso di guerra;
alla disastrosa situazione viaria aggravata da lavori, deviazioni, rallentamenti e chiusure di tratti della Basentana che la rendono difficilmente percorribile, si aggiunga la presenza di un manto stradale per lo più sempre disconnesso, caratterizzato da frequenti avvallamenti, la scarsa illuminazione delle gallerie e degli svincoli, nonché l'assenza di segnaletica in grado di indirizzare gli automobilisti verso gli innumerevoli percorsi alternativi e la mancata cura della vegetazione;
appare evidente che la situazione in cui versa la statale Basentana, l'unica arteria che collega la Basilicata alla rete viaria nazionale, ripropone in tutta evidenza il tema del rafforzamento del sistema viario della regione lucana, nonché la necessità che il Ministro in indirizzo vigili maggiormente affinché l'Anas intervenga efficacemente ed in tempi certi per la manutenzione della strada ed il definitivo ripristino dei tratti chiusi al traffico ormai da troppo tempo,
se e quali iniziative il Governo intenda adottare nei confronti dell'Anas, affinché effettui un monitoraggio costante ed una manutenzione effettiva dell'arteria stradale;
se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze e prerogative, intenda intervenire presso l'Anas, al fine di fornire un quadro dettagliato e certo su quali siano i tempi di chiusura di tutti i cantieri che insistono sulla strada statale 407.
(4-08115)
CASSON, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 12 marzo 2009, n. 3746, articolo 13, è stato nominato il Commissario delegato per la realizzazione del nuovo Palazzo del cinema e dei congressi di Venezia, nella persona del dottor Vincenzo Spaziante, nell'ambito delle iniziative finalizzate alle celebrazioni per il 150° anniversario dell'unità d'Italia;
la delega, anche se in regime ordinario e non più straordinario, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2012 con ordinanza n. 4001 dell'8 febbraio 2012 del Presidente del Consiglio dei ministri;
a tutt'oggi, si registra però soltanto il fallimento dell'operazione, certamente per motivi legati al rinvenimento di una pericolosa e considerevole discarica abusiva di amianto in loco, ma soprattutto per l'inopinabile incapacità di gestione amministrativo-contabile attribuibile ai vari soggetti istituzionali coinvolti nella vicenda a vario titolo e in momenti diversi;
tra l'altro, non va dimenticata nemmeno la vicenda processuale che ha portato in carcere alcuni "vice" del commissario per le note vicende legate al mondo d'affari relativo alla protezione civile;
forti e decise sono sempre state le contestazioni del Coordinamento delle associazioni ambientaliste, dei cittadini del lido e di varie forze politiche, per motivi connessi sia alla tutela ambientale sia allo spreco incontrollato di risorse pubbliche;
attualmente, al posto del nuovo Palazzo del cinema esiste una grande voragine, tanto che più che di palazzo del cinema si parla un "Pala-buco", ancora in cerca di una convincente e trasparente soluzione;
valutazioni giornalistiche parlano di inutili spese per una somma che supererebbe già ora i 40 milioni di euro;
sarebbe quanto mai opportuno disporre un'operazione di massima trasparenza sia sullo stato dei lavori sia sull'ammontare preciso e dettagliato di quanto speso per i lavori,
se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza di quanto esposto;
quale sia lo stato dei lavori;
quale sia l'ammontare preciso e dettagliato di quanto speso;
quali decisioni intenda assumere in vista della scadenza del 31 dicembre 2012, in riferimento al nuovo Palazzo del cinema.
(4-08116)

References: articolo 36
 provvedimento n. 
 provvedimento n. 
 provvedimento n. 
 provvedimento n. 
 provvedimento n. 
 articolo 13