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Timestamp: 2019-01-20 04:26:49+00:00

Document:
N. 01664/2018 REG.PROV.COLL.
N. 01147/2018 REG.RIC.
Lecce - Sezione Seconda
sul ricorso numero di registro generale 1147 del 2018, proposto da
Teknoservice S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. Raffaello Giuseppe Orofino, dall’Avv. Angelo Giuseppe Orofino e dall’Avv. Anna Floriana Resta, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Unione dei Comuni Montedoro, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;
Comune di Grottaglie, in persona del Sindaco e legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Giuseppe Misserini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Agnese Caprioli in Lecce, Via Scarambone n. 56;
Ambiente 2.0 Consorzio Stabile Scarl, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio;
del provvedimento prot. n. 18838 del 23.7.2018, con cui il Rup della Centrale Unica di Committenza intimata ha disposto l'esclusione della Teknoservice S.r.l. dalla procedura di gara per l'affidamento del servizio di gestore rifiuti solidi urbani e indifferenziati del Comune di Grottaglie;
delle note del 23.7.2018, con cui la Centrale Unica di Committenza ha comunicato il provvedimento n. 18838/2018;
dei verbali nn. 1-3 relativi alla fase di ammissione in gara delle imprese concorrenti;
del bando di gara, del capitolato Speciale di Appalto, del disciplinare di gara e di tutti gli atti che compongono la lex specialis, nelle parti in cui lesivi nei confronti della odierna ricorrente.
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Grottaglie;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 23 ottobre 2018 la dott.ssa Katiuscia Papi e uditi per le parti i difensori Avv. A. G. Orofino e Avv. Resta per la ricorrente, nonché l’Avv. Misserini per il Comune;
1. Con Bando di gara pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Speciale Contratti Pubblici n. 26 del 2 marzo 2018, il Comune di Grottaglie indiceva una procedura aperta per l’affidamento, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, del “Servizio di spazzamento, raccolta e trasporto rifiuti solidi urbani e assimilati e gestione del Centro Comunale di Raccolta”, per la durata di 2 anni.
Alla gara partecipavano sei ditte, tra le quali Teknoservice S.r.l.. Durante la seduta del 4 maggio 2018, preso atto dell’intervenuta risoluzione anticipata di alcuni contratti precedentemente stipulati con altri comuni dichiarata dalla Teknoservice S.r.l. in sede di domanda, la Commissione di gara riteneva necessario procedere all’acquisizione di ulteriore documentazione per valutare la sussistenza, in capo all’impresa, del requisito di partecipazione di cui all’art. 80 comma 5 lett. c) D. Lgs. 50/2016. Nelle more dell’espletamento delle verifiche, la Teknoservice S.r.l. veniva ammessa con riserva.
2. Con nota Prot. 3229 del 21 maggio 2018 il Comune di Grottaglie chiedeva a Teknoservice S.r.l. di produrre alcuni documenti, riguardanti la risoluzione dei precedenti contratti già stipulati con i comuni di San Giorgio Jonico, San Marco in Lamis, Peschici, Tursi e Sannicandro Garganico.
La Teknoservice forniva i documenti richiesti e svolgeva proprie deduzioni volte ad attestare la sussistenza del requisito di moralità professionale ex art. 80 comma 5 lettera c) del vigente Codice dei Contratti Pubblici.
Con propria nota del 15 giugno 2018 il Comune di Grottaglie, rilevata la presenza nel casellario informatico di un provvedimento di risoluzione per inadempimento di un appalto a suo tempo stipulato dalla Teknoservice S.r.l. con il Comune di San Giorgio Jonico, chiedeva a quest’ultimo municipio informazioni sul punto, anche in relazione al contenzioso con la ditta scaturito dalla fattispecie.
Con nota del 19 giugno 2018, il Comune di San Giorgio comunicava alla stazione appaltante di aver disposto, con Determinazione n. 477 del 12 giugno 2013, la risoluzione per inadempimento del contratto in essere nei confronti della Teknoservice S.r.l.. Dalla disamina del provvedimento risolutorio, emerge che le contestazioni poste a fondamento dello stesso da parte del Comune di San Giorgio erano le seguenti: “inottemperanza alle disposizioni contrattuali riferite alla fornitura e all’impiego dell’attrezzatura, degli automezzi […] e del personale (basti pensare che a distanza di quasi un anno dalla firma del contratto non sono stati posizionati sul territorio i 300 contenitori rsu nuovi di fabbrica e alcuni mezzi […] non sono mai stati visti operare sul territorio”; ritardata corresponsione del salario dovuto al personale, “come risulta dalle segnalazioni pervenute dalle rappresentanze sindacali […] nonché dalla stessa Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Taranto […] e dal ripetuto stato di agitazione dei dipendenti, confluito anche in dichiarazione di scioperi […]”; “inadempienze gravi e reiterate inerenti la mancata e/o parziale esecuzione di servizi fondamentali previsti nel capitolato di gara (spazzamento, lavaggio cassonetti, raccolta differenziata, manutenzione contenitori stradali, raccolta rifiuti ingombranti etc. …) verificate sul territorio a seguito delle numerosissime segnalazioni da parte dei cittadini […] utenze commerciali […], istituti scolastici”, Polizia Municipale e locale Stazione dei Carabinieri; la riduzione progressiva fino al dimezzamento delle percentuali di raccolta differenziata; la necessità per il Comune “in relazione al comportamento omissivo dell’impresa e a carenze nello svolgimento del servizio [di] intervenire in via surrogatoria con ribaltamento dei costi, ad esempio mettendo a disposizione dell’impresa (pur non essendo dovuto) un locale comunale per la consegna delle buste ai cittadini, utilizzando il servizio civico per ripulire da buste e cartacce la zona interessata dal mercato settimanale […] provvedendo ad affidare al altre imprese il compito di ripulire aree pubbliche dai rifiuti ivi abbandonati (ad esempio cumuli di inerti) .[…]”; - la circostanza che l’impresa “è stata interessata da ben 2 sequestri di cantiere, da parte dell’Autorità Giudiziaria, e risultano in corso due distinti procedimenti per reati di natura ambientale”.
Con riferimento al contenzioso, la medesima nota del Comune di San Giorgio precisava che il provvedimento di risoluzione era stato contestato dall’impresa solo in sede cautelare, con ricorso ex art. 700 c.p.c., e che le relative istanze erano state rigettate dal Tribunale ordinario di Bari, con decisione confermata anche in sede di reclamo. Si precisava altresì che era ancora in corso un ulteriore contenzioso, anch’esso pendente dinanzi al Tribunale Ordinario di Bari, avente ad oggetto l’opposizione, proposta dal Comune, al decreto ingiuntivo emesso in sede monitoria in favore di Teknoservice S.r.l..
3. Nella seduta del 23 luglio 2018 la Commissione di Gara giudicava irrilevanti le vicende pregresse che avevano riguardato i rapporti tra la Teknoservice e i comuni di San Marco in Lamis, Peschici, Tursi e Sannicandro Garganico, anche in quanto definite transattivamente tra le rispettive parti. Riteneva invece rilevante ai sensi dell’art. 80 comma 5 lettera c) D. Lgs. 50/2016 la risoluzione disposta dal Comune di San Giorgio Jonico, a mezzo del provvedimento del 2013, non impugnato nel merito, di risoluzione unilaterale del contratto di appalto del servizio. Scioglieva pertanto la riserva di ammissione alla gara di Teknoservice con esito negativo, dichiarando l’esclusione dell’impresa.
Con nota del 23 luglio 2018 la Centrale Unica di Committenza presso l’Unione dei Comuni Montedoro comunicava alla Teknoservice, ai sensi dell’art. 29 D. Lgs. 50/2016, l’esclusione dalla procedura selettiva disposta (anche) nei di lei confronti.
4. Con ricorso ex art. 120 comma 2 bis c.p.a. la Teknoservice impugnava la suddetta esclusione, per il seguente unico motivo: “Violazione art. 80 comma 5 D. Lgs. 50/2016 e dell’art. 57 della Direttiva 2014/24/UE. “Eccesso di potere (travisamento dei fatti; difetto d’istruttoria; difetto di motivazione)”. Con esso la parte ricorrente lamentava: I) l’inosservanza, da parte della stazione appaltante, del principio di proporzionalità, anche in relazione ai numerosi premi conferiti a Teknoservice da Legambiente e agli attestati di fiducia da parte di altri Comuni committenti dell’impresa in epoca più recente; II) la rilevanza illegittimamente attribuita a un precedente illecito contrattuale occorso oltre tre anni prima della gara in esame, e dunque al di fuori del ritenuto limite triennale di rilevanza degli inadempimenti sanzionati con risoluzione; III) l’omessa considerazione della morosità nella quale era incorso il Comune di San Giorgio Jonico e la circostanza che le prestazioni rese fossero ancora sub judice nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, e pertanto la risoluzione non potesse essere posta a base dell’esclusione. Veniva altresì richiesta la sospensione cautelare del provvedimento impugnato ai sensi dell’art. 55 c.p.a..
Il Comune di Grottaglie si costituiva in giudizio con atto depositato il 20 ottobre 2018, chiedendo la reiezione del ricorso e opponendosi alla richiesta sospensiva.
Alla Camera di Consiglio del 23 ottobre 2018, previo avviso ex art. 60 c.p.a., la causa veniva trattenuta in decisione.
5. Il ricorso è infondato e deve pertanto essere rigettato.
5.1. La prima censura articolata in ricorso, afferente ai principii di proporzionalità e ragionevolezza, è destituita di fondamento.
Costituisce assunto costantemente condiviso nella giurisprudenza amministrativa, al quale il Collegio intende attenersi, quello secondo cui la stazione appaltante, in sede di esclusione del concorrente per precedente inadempimento professionale, pone in essere una valutazione che attiene al rapporto fiduciario con l’appaltatore ed è pertanto connotata da forte discrezionalità. Detta valutazione può essere assoggettata al sindacato del G.A. solo nei limiti in cui vi si possa ravvisare manifesta illogicità, chiara irrazionalità o determinante errore fattuale (cfr: Consiglio di Stato, Sez. V, 19 agosto 2015 n. 3950; 27 marzo 2015 n. 1619). Nella vicenda oggetto di causa, l’operato del Comune di Grottaglie non è connotato da irragionevolezza alcuna. La stazione appaltante ha infatti posto in essere un’accurata indagine in ordine alle plurime risoluzioni che avevano riguardato la Teknoservice, all’esito della quale ha ritenuto irrilevanti ben quattro delle cinque vicende prese in esame, e ne ha invece considerata determinante una, quella che ha posto fine ai rapporti con il Comune di San Giorgio Jonico.
La rilevanza ascritta alla risoluzione de qua non viola i principii di proporzionalità e ragionevolezza, in quanto il Comune di Grottaglie ha dato conto della notevole gravità degli inadempimenti riscontrati e documentati dal Comune di San Giorgio Jonico e su essa ha basato il giudizio di inaffidabilità posto a fondamento della disposta esclusione, in modo pienamente logico e consequenziale. Del resto, la formulazione letterale dell’art. 80 comma 5 lettera c), nel prevedere l’esclusione del concorrente quando: “ […]la stazione appaltante dimostri con mezzi adeguati che l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità. Tra questi rientrano: […]”, esemplifica ma non tipizza tassativamente, né nel numero né nella qualità, gli illeciti che possono essere posti a fondamento della scelta amministrativa. La relativa determinazione è rimessa pertanto alla valutazione discrezionale della p.a.. Un solo illecito particolarmente grave può dunque essere sufficiente a compromettere l’instaurazione del rapporto fiduciario, al pari di come una pluralità di inadempimenti ritenuti trascurabili dalla stazione appaltante può non inficiare detta relazione soggettiva. Ciò che rileva, ai fini della valutazione consentita al G.A., è solo che ogni considerazione espressa in tal senso dalla p.a. sia sorretta da motivazione compiuta, logica e basata su fatti non errati. In tali termini si caratterizzava la determinazione del Comune di Grottaglie.
Nessuna censura di manifesta illogicità o di vizi ad essa assimilabili può dunque trovare spazio nella presente fattispecie.
5.2. Parimenti infondata è la seconda censura, relativa al dedotto limite triennale di rilevanza degli inadempimenti contrattuali.
L’art. 80 comma 5 lettera c) stabilisce, per quanto qui rileva, che: “Le stazioni appaltanti escludono dalla partecipazione alla procedura d’appalto un operatore economico in una delle seguenti situazioni […]: […] c) la stazione appaltante dimostri con mezzi adeguati che l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità. Tra questi rientrano: le significative carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione anticipata, non contestata in giudizio, ovvero confermata all’esito di un giudizio, ovvero hanno dato luogo a una condanna al risarcimento del danno o ad altre sanzioni […]”.
La limitazione temporale di rilevanza degli inadempimenti contrattuali, invocata da parte ricorrente, trae fondamento dal comma 10 del medesimo art. 80, a norma del quale: “Se la sentenza di condanna definitiva non fissa la durata della pena accessoria della incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, ovvero non sia intervenuta riabilitazione, tale durata è pari alla durata della pena principale e a tre anni decorrenti dalla data del suo accertamento definitivo, nei casi di cui ai commi 4 e 5 ove non sia intervenuta sentenza di condanna.”.
Tale norma contempla due differenti fattispecie nelle quali all’impresa è interdetta la partecipazione a gare pubbliche.
La prima è quella, non rilevante nel caso oggetto della presente causa, nel quale l’operatore economico sia stato condannato in sede penale, con conseguente applicazione della pena accessoria del divieto di contrattare con la p.a.. Qui il limite temporale di durata della pena accessoria è determinato sulla base della condanna resa dal Giudice Penale ed è posto in relazione alla pena principale da esso irrogata.
La seconda, che viene in rilievo nel presente giudizio, è quella relativa alle ipotesi contemplate dall’art. 80 commi 4 e 5 D. Lgs. 50/2016, nelle quali difetti una sentenza di condanna penale. In tali casi, la rilevanza dell’inadempimento ai fini dell’esclusione ex art. 80 comma 5 lettera c) è limitata a un tempo di tre anni, con decorrenza a far data dall’accertamento definitivo della fattispecie: “[…] tale durata […] è pari […] a tre anni, decorrenti dalla data del suo accertamento definitivo, nei casi di cui ai commi 4 e 5 ove non sia intervenuta sentenza di condanna.” (art. 80 comma 10 D. Lgs. 50/2016, come modificato dal D. Lgs. 56/2017).
Ai fini della suddetta disposizione, l’accertamento si considera definitivo ove derivante da atto inoppugnabile o da sentenza passata in giudicato (Consiglio di Stato, Sez. V, 22 giugno 2018 n. 3876). Nella fattispecie di causa, l’accertamento posto in essere dal Comune di San Giorgio Jonico non è definitivo nei termini sopra indicati, in quanto non inoppugnabile, né definito con giudicato.
Viene infatti in rilievo, nel caso della Teknoservice, un inadempimento contrattuale, in virtù del quale il Comune di San Giorgio si avvaleva di clausola risolutiva espressa. Ogni azione di contestazione deve pertanto ritenersi assoggettata al termine di prescrizione ordinario decennale. Detto termine non è ancora decorso e il provvedimento di risoluzione non può dunque considerarsi inoppugnabile.
Nel contempo, la vicenda non è stata definita con provvedimento passato in giudicato. Le azioni intraprese dalla Teknoservice nei confronti del Comune di San Giorgio Jonico avevano infatti natura cautelare (ricorso ex art. 700 c.p.c. e successivo reclamo) e, conseguentemente, i provvedimenti giurisdizionali che ne decidevano l’esito non erano idonei a passare in giudicato, rimanendo infatti esperibile l’azione ordinaria di cognizione (si veda: Cassazione Civile, Sez. III, 20 aprile 2018 n. 9830).
Non sussiste pertanto, ad oggi, l’accertamento definitivo idoneo a costituire il dies a quo del termine triennale individuato dall’art. 80 comma 10 cit. per i casi privi di rilevanza penale. Detto termine, conseguentemente, non risulta scaduto e il limite temporale invocato dalla parte ricorrente non può attualmente impedire la considerazione dell’inadempimento contestato alla Teknoservice nel 2013.
5.3. Per quanto concerne i rapporti con la normativa comunitaria, la cui diretta applicazione veniva invocata da parte ricorrente, occorre preliminarmente ricostruire i rapporti tra norme nazionali ed euro-unitarie che vengono in rilievo nel presente giudizio.
L’art. 57 della Direttiva n. 24/2014 stabilisce, al comma 7, che: “In forza di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative e nel rispetto del diritto dell’Unione, gli Stati membri specificano le condizioni di applicazione del presente articolo. In particolare essi determinano il periodo massimo di esclusione nel caso in cui l’operatore economico non adotti nessuna misura di cui al paragrafo 6 per dimostrare la sua affidabilità. Se il periodo di esclusione non è stato fissato con sentenza definitiva, tale periodo non supera i cinque anni dalla data della condanna con sentenza definitiva nei casi di cui al paragrafo 1 e i tre anni dalla data del fatto in questione nei casi di cui al paragrafo 4.”. Tra i casi previsti dal paragrafo 4 si ritrova la fattispecie oggetto di causa: “c. se l’amministrazione aggiudicatrice può dimostrare con mezzi adeguati che l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, il che rende dubbia la sua integrità.”.
Alla riportata disposizione veniva data attuazione nell’ordinamento giuridico italiano mediante comma 10 dell’art. 80 del Codice dei Contratti pubblici, oggetto di innesto normativo da parte del Correttivo recato dal D. Lgs. n. 56/2017, il quale ha riformato la disposizione de qua introducendo il limite triennale per le fattispecie non interessate da condanna penale. Il suddetto intervento veniva introdotto dal legislatore in recepimento dell’art. 57 comma 7 della Direttiva UE n. 24/2014.
L’art. 57 sopra riportato, nella parte in cui fa decorrere il termine massimo di tre anni per la rilevanza dell’illecito professionale dal “fatto”, potrebbe apparire in contrasto con l’art. 80 comma 10 D. Lgs. 50/2016, come modificato dal D. Lgs. 56/2017, che individua il dies a quo per la decorrenza del medesimo termine nel “definitivo accertamento” del fatto. Tuttavia, l’apparente antinomia veniva ricondotta a unità dall’opera ermeneutica del Consiglio di Stato in sede consultiva.
Come precisato nel Parere n. 2042 del 25 settembre 2017, infatti, la disposizione europea che individua nella data del fatto il dies a quo del triennio non si pone in contrasto con la norma interna che individua la medesima decorrenza nell’accertamento definitivo del fatto stesso: “8. […]da un punto di vista letterale, la norma europea, come dies a quo dei tre anni, fa riferimento alla data <<del fatto>>, mentre la norma nazionale al suo <<accertamento definitivo>>. […] 8.1. Peraltro, da un punto di vista sistematico, l’individuazione del dies a quo del triennio può ritenersi coincidente laddove la <<data del fatto>> sia intesa come data del fatto <<definitivamente accertato>>, tanto più che la norma nazionale è applicabile solo ove non sia intervenuta sentenza di condanna, definitiva o non definitiva.” (Consiglio di Stato, Parere n. 2042 del 25 settembre 2017).
In sostanza, nella ricostruzione di carattere sistematico proposta dal Consiglio di Stato, che il Collegio condivide, l’art. 57 comma 7 della Direttiva deve essere interpretato nel senso che la decorrenza del termine triennale prenda avvio dalla data del definitivo accertamento del fatto, e non dal tempo del suo mero accadimento. In tal modo, non si rileva alcuna contraddizione o antinomia, ma anzi piena consonanza, tra l’art. 57 comma 7 della Direttiva e l’art. 80 comma 10 del Codice dei Contratti Pubblici, come riformato dal D. Lgs. 56/2017.
5.4. Tanto premesso, si procede ora alla specifica disamina della censura svolta in ricorso. Il rilievo in esame fa leva sulla richiesta di diretta applicazione della Direttiva UE n. 24/2014, self-executive in quanto avente contenuto specifico e determinato. In virtù della diretta applicazione dell’art. 57 comma 7 della Direttiva 24/2014 nella sua formulazione letterale, il limite temporale di rilevanza dell’illecito contrattuale sarebbe ricondotto, nell’intento della ricorrente, al triennio dalla verificazione del fatto. Nel caso di specie, il termine sarebbe pari a tre anni dal 2013 (epoca cui risale la risoluzione di San Giorgio), con derivante odierna irrilevanza della risoluzione disposta da San Giorgio Jonico.
Il rilievo va disatteso, in primis, in quanto il carattere self-executive della direttiva perde rilevanza nel momento in cui il legislatore nazionale dello Stato membro adotta una normativa interna di recepimento della stessa. Ciò ha avuto luogo, da parte del legislatore italiano, con il D. Lgs. 50/2016 e con il D. Lgs. 56/2017, che hanno congiuntamente recato l’attuale formulazione dell’art. 80 comma 10 del Codice, il quale ha a sua volta dato piena applicazione alle prescrizioni euro-unitarie qui in esame (art. 57 comma 7 Direttiva 24/2014). Ad oggi, non vi è necessità di invocare l’efficacia auto-applicativa dell’art. 57 comma 7 Direttiva 24/2014, dovendosi fare applicazione dell’art. 80 comma 10 D. Lgs. 50/2016, che della prima disposizione costituisce norma di recepimento e di attuazione.
Del resto, l’invocata diretta applicazione dell’art. 57 comma 7 della Direttiva de qua, quand’anche disposta, non condurrebbe a conseguenze differenti, in termini di rilevanza dell’illecito contrattuale della Teknoservice, rispetto a quelle alle quali si è giunti, al precedente punto 5.2, facendo applicazione dell’art. 80 comma 10 D. Lgs. 50/2016. Ciò in quanto, come acclarato dal Consiglio di Stato (Parere n. 2042/2017, cit.), il “fatto” individuato quale dies a quo del triennio dal citato art. 57 comma 7 deve intendersi come “fatto definitivamente accertato”, conformemente alla dicitura recata dalla norma di recepimento (art. 80 comma 10 D Lgs. 50/2016), e non come fatto meramente accaduto. In virtù dell’indicata interpretazione sistematica della disposizione comunitaria, il dies a quo per il computo del termine triennale sarebbe dunque in ogni caso costituito dalla data di definitivo accertamento del fatto considerato (a tutt’oggi non perfezionatosi), e non dal tempo del suo materiale accadimento. Anche in virtù dell’art. 57, pertanto, il triennio di rilevanza dell’illecito contrattuale non sarebbe ancora scaduto.
Rimane pertanto accertata la possibilità, per la p.a., di tenere conto dell’illecito contrattuale posto in essere dalla Teknoservice nel 2013 nei confronti del Comune di San Giorgio Jonico, senza che vi siano ostacoli di ordine cronologico, non configurabili in base alla normativa interna, né in virtù di quella euro-unitaria.
5.5. La terza censura, con la quale si adduceva l’omessa considerazione, da parte del Comune di Grottaglie, della morosità del Comune di San Giorgio Jonico quale causa degli adempimenti nei quali era incorsa la Teknoservice, risulta parimenti da disattendere. In primis, la censura impinge nel merito delle valutazioni poste in essere dalla p.a.. Esse, come noto, non sono sindacabili dal G.A. se non in quanto evidenzino vizi di legittimità. Peraltro nei casi, come quello oggetto di causa, ove le valutazioni della p.a. sono espressione di una discrezionalità molto estesa, detto sindacato giurisdizionale deve essere limitato alla presenza di illogicità manifesta. Detto vizio non è tuttavia riscontrabile nel caso di specie, come già precisato al punto 5.1.
In particolare, sul punto qui specificamente in esame, si osserva come, nel verbale ove veniva decisa l’esclusione della Teknoservice, la Commissione abbia motivato analiticamente la scelta sulla base degli inadempimenti riscontrati e documentati dal Comune di San Giorgio Jonico, peraltro non contestati dalla ricorrente, attribuendo rilevanza recessiva a una morosità che, ad oggi, e come emerge dagli atti di causa del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, risulta incerta sia nell’an che nel quantum. Nessuna manifesta illogicità può, dunque, evidenziarsi nella determinazione adottata dal Comune di Grottaglie.
5.6. Ancora con riferimento alla pendenza del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, affermava la parte ricorrente che della suddetta causa formerebbero oggetto anche le prestazioni rese dalla Teknoservice e la risoluzione posta in essere dal Comune di San Giorgio Jonico. Per tale ragione, gli inadempimenti contestati all’impresa da San Giorgio sarebbero ancora sub judice e, come tali, non considerabili dall’odierna stazione appaltante ai sensi dell’art. 80 comma 5 lettera c) D. Lgs. 50/2016.
Anche sotto tale profilo, la censura appare infondata. Infatti, dalla disamina degli atti del procedimento di opposizione non risulta che l’intervenuta risoluzione, ovvero i fatti posti a fondamento della stessa, siano stati contestati in tale sede.
In ogni caso, quand’anche lo fossero stati, ciò non impedirebbe al Comune di Grottaglie di ritenere rilevante ai sensi dell’art. 80 comma 5 lettera c) l’inadempimento stesso. In tal senso depone il dato letterale della disposizione, la quale fa riferimento alle risoluzioni non contestate o confermate in giudizio solo a titolo esemplificativo, e non già tassativo.
La giurisprudenza amministrativa, in termini condivisi dal Collegio, ha del resto avuto modo di precisare, con valutazioni che si ritengono estensibili al caso dell’esclusione disposta ai sensi della lettera “c” del comma 5 art. 80, che: “La verifica della gravità e dell’accertamento delle violazioni che determinano l’esclusione dalla gara ai sensi dell’art. 80 comma 5 lettera a) D. Lgs. 18 aprile 2016 n. 50 è rimessa alla discrezionalità della stazione appaltante, senza che occorra che l’accertamento sia definitivo (cioè effettuato con giudicato o provvedimento inoppugnabile), potendo l’Amministrazione avvalersi di qualunque mezzo di prova.” (Consiglio di Stato, V, 22 giugno 2018 n. 3876).
La censura non merita dunque accoglimento.
6. Per quanto concerne la statuizione sulle spese di giudizio, ritiene il Collegio che, valutata la fattispecie nel suo complesso, e tenuto conto in particolare della complessità della ricostruzione ermeneutica delle disposizioni nazionali e comunitarie che vengono in rilievo nel presente giudizio, sussistano giuste ragioni per disporne l’integrale compensazione tra le parti.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia - Sezione Seconda di Lecce definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta, per le ragioni indicate in parte motiva.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 23 ottobre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Eleonora Di Santo,	Presidente
Andrea Vitucci,	Referendario
Katiuscia Papi,	Referendario, Estensore
Katiuscia Papi Eleonora Di Santo

References: provvedimento n. 
 art. 80
 art. 700
 art. 120
 art. 80
 art. 60
 art. 80
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 80
 sentenza 
 sentenza 
 art. 700
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 57
 art. 80