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Timestamp: 2018-10-22 10:44:52+00:00

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Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 19-10-2010) 23-02-2011, n. 6987 Relazione tra la sentenza e l’accusa contestata – Gadit
Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 19-10-2010) 23-02-2011, n. 6987 Relazione tra la sentenza e l’accusa contestata
1- La Corte d’Appello di Messina, con sentenza 2/5/2008, confermava la decisione 15/2/2006 del locale Tribunale, che aveva – tra l’altro – assolto N.S. dal reato di cui all’art. 81 cpv. e art. 388 c.p., comma 2, perchè il fatto non sussiste.
L’addebito specifico mosso all’imputata, che si era separata dal marito L.L., è di avere eluso l’esecuzione del provvedimento 11/12/2003 del Tribunale civile di Venezia concernente l’affidamento del figlio minore S., impedendo al padre di incontrarlo nei giorni (OMISSIS) e di trascorrere con lui tre giorni consecutivi durante il periodo delle vacanze natalizie, così come previsto nel citato provvedimento. Il Giudice distrettuale riteneva che non poteva essere mosso alcun rimprovero alla N. circa l’asserita inosservanza del richiamato provvedimento giurisdizionale in tema di affidamento del figlio minore, considerato che la predetta aveva avuto conoscenza legale di tale provvedimento soltanto in data 7/1/2004, giorno in cui era stato notificato al suo procuratore; aggiungeva che l’eventuale inosservanza del precedente provvedimento, che regolamentava in maniera diversa le modalità di affidamento del figlio minore, non poteva essere presa in considerazione, perchè non oggetto di contestazione.
2- Ai soli effetti della responsabilità civile ( art. 576 c.p.p., comma 1), ha proposto ricorso per Cassazione, tramite il proprio difensore, la parte civile L.L., lamentando: 1) omessa valutazione della sua testimonianza dibattimentale, dalla quale risultava che la N. era stata resa edotta, in data 29/12/2003, del contenuto del provvedimento adottato il giorno precedente dal Tribunale di Venezia; 2) violazione dell’art. 521 c.p.p., comma 1, per non essere stata affermala la responsabilità dell’imputata, che comunque aveva eluso, nel periodo compreso tra il (OMISSIS), anche il precedente provvedimento 28/3/2003 del Tribunale di Venezia, non consentendo alcun incontro del figlio con il padre; 3) violazione dell’art. 521 c.p.p., comma 2, perchè l’asserita diversità del fatto accertato rispetto a quello contestato avrebbe dovuto comportare la trasmissione degli atti al P.M..
3 – Il ricorso non è fondato e deve essere rigettato.
Rileva la Corte che l’accusa mossa all’imputata è specificamente circoscritta all’inosservanza del provvedimento 11/12/2003 in tema di affidamento del figlio minore. E’ con riferimento all’esecuzione di tale provvedimento che i giudici di merito hanno escluso, sulla base delle emergenze processuali, la prova della sussistenza dell’ipotizzato reato e della connessa responsabilità civile, rilevando che non poteva esigersi dalla N. il comportamento prescrittole col medesimo provvedimento, del cui contenuto aveva avuto piena conoscenza soltanto in data successiva all’arco temporale oggetto di contestazione, circostanza questa non specificamente contestata. Nè l’assunto del ricorrente che avrebbe, tramite telefono, informalmente comunicato alla moglie separata la nuova regolamentazione stabilita dal giudice civile circa le. modalità di affidamento del figlio minore, può integrare la legale e piena conoscenza delle statuizioni giudiziarie alla cui osservanza la N. era obbligata.
Correttamente la Corte di merito non ha preso in considerazione, perchè non contestata, la condotta integrante l’eventuale inosservanza da parte della donna del precedente e distinto provvedimento 28/3/2003 del Tribunale di Venezia. Non sussiste, al riguardo, la denunciata violazione dell’art. 521 c.p.p., comma 1, non versandosi in una ipotesi di diversa qualificazione giuridica del fatto.
Non sussiste neppure la denunciata violazione dell’art. 521 c.p.p., comma 2, per non avere il Giudice di secondo grado rilevato la diversità del fatto oggetto del giudizio rispetto a quello contestato, con conseguente trasmissione degli atti al P.M..
In realtà, l’asserita inosservanza anche del distinto provvedimento 28/3/2003 in tema di affidamento del figlio minore integra un "fatto nuovo" e "autonomo", che va ad affiancarsi a quello descritto nel decreto che disponeva il giudizio (inosservanza del provvedimento 11/12/2003), non incide sulla struttura materiale dell’accusa in questo formulata, rappresenta un accadimento del tutto difforme, che si sarebbe concretizzato nella elusione di un diverso provvedimento giudiziario, quale presupposto dell’asserita condotta illecita. La locuzione "fatto nuovo" designa "altro", un "fatto ulteriore", vale a dire un episodio storico che non sostituisce quello contestato, ma che a quest’ultimo va eventualmente ad aggiungersi, affiancandolo quale autonomo thema decidendum.
Correttamente, pertanto, la Corte territoriale non ha ravvisato, sulla base delle acquisizioni istruttorie, la diversità del fatto rispetto a quello descritto nell’imputazione e ha deciso nel merito, limitandosi a rilevare che ulteriori condotte di mancata esecuzione dolosa di altro provvedimento del giudice sull’affidamento del figlio minore erano estranee alla contestazione. Queste ultime condotte avrebbero dovuto costituire oggetto di espressa contestazione a norma dell’art. 517 o dell’art. 518 c.p.p..
4- Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

References: sentenza 

Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 388
 art. 576