Source: http://www.fog.it/giurisprud/ca-08-12372-t.htm
Timestamp: 2019-02-23 14:30:35+00:00

Document:
Testo cassazione 12372/2008
Sez. U, Sentenza n. 12372 del 16 maggio 2008
Presidente: Ianniruberto G. Estensore: Salme' G. Relatore: Salme' G. P.M. Martone A. (Diff.)
Umbro Laziale Gestione Autolinee Sulga (Colapinto ed altro) contro Provincia Perugia ed altri (Minciaroni ed altro)
(Sentenza impugnata: Cons. Stato Roma, 22 Giugno 2004)
Dott. IANNIRUBERTO Giuseppe - Primo Presidente f.f. -
Dott. SALMÈ Giuseppe - rel. Consigliere -
S.U.L.G.A. - SOCIETÀ UMBRO LAZIALE GESTIONE AUTOLINEE S.R.L., in persona del Presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PANAMA 74, presso lo studio dell'avvocato COLAPINTO CARLO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato GORETTI STEFANO, giusta delega a margine del ricorso;
A.P.M. - AZIENDA PERUGINA PER LA MOBILITÀ S.P.A., S.S.I.T. - SOCIETÀ SPOLETINA DI IMPRESE TRASPORTI S.P.A., in persona dei rispettivi Presidenti pro tempore, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA MARIA CRISTINA 8, presso lo studio dell'avvocato GOBBI GOFFREDO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato PEDETTA MAURIZIO, giusta delega in calce alla copia notificata del ricorso per quanto riguarda la prima, a margine del controricorso per quanto riguarda la seconda;
PROVINCIA DI PERUGIA, in persona del Presidente prot empore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G.B. MORGAGNI 2/A, presso lo studio dell'avvocato UMBERTO SEGARELLI, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato MINCIARONI MASSIMO, giusta delega a margine del controricorso;
A.T.C., A.C.A.P., S.I.T.A. S.P.A., COOP. C.A.P.S., AUTOLINEE ARCALENI e C. S.R.L., AUTOSERVIZI FONTI DI FONTI FABIO E C. S.R.L., AUTOSERVIZI IACOPI BENSO S.A.S., AUTOLINEE GIOVANNINI S.N.C. DI MASCI GERMANO E C., ROSATI MARCELLO, EMIDI TRASPORTI E TURISMO S.N.C., AUTOSERVIZI FORTUMI DI FORTUNI GIUSEPPE, AUTOSERVIZI LEPRI IVO, AUTOSERVIZI FANTI MARCO, SANNIPOLA NARCISO, COOP. C.A.V.S., CROCIANI CARLO, COOP. C.A.T.A.;
avverso la decisione n. 4440/04 del Consiglio di Stato di ROMA, depositata il 22/06/04;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 11/12/07 dal Consigliere Dott. Giuseppe SALMÈ;
udito gli avvocati Maria Ilda BIONDO per delega dell'avvocato Carlo Colapinto, Goffredo GOBBI, Massimo MINCIARONI;
Con ricorso del 18 settembre 1998 la Società Umbro Laziale Gestione Autolinee - S.U.L.G.A. - s.r.l., ha impugnato davanti al t.a.r. per l'Umbria il diniego della Provincia di Perugia di concedere i contributi pubblici di esercizio per il periodo settembre/dicembre 1997, relativamente alle percorrenze aggiuntive autorizzate dalla giunta provinciale nel 1995. Con successivo ricorso del 14 marzo 2002 la società ha impugnato analogo diniego relativamente ai contributi per percorrenze aggiuntive relative agli anni 1998 e 1999. La Corte costituzionale, con sentenza n. 209 del 2001, ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal t.a.r. in relazione alla L.R. Umbria 13 marzo 1995, n. 10 e n. 7, art. 13, comma 1, art. 13 bis, comma 1, ma, L.R. 5 dicembre 1997, n. 42, nella parte in cui stabiliscono che le somme attribuite dalla regione alle province per l'erogazione dei contributi di esercizio a favore delle imprese che esercitano autolinee in concessione di trasporto pubblico locale siano, in via transitoria, ripartire fra le imprese aventi titolo nella stessa proporzione delle assegnazioni fatte per l'anno 1991 e quindi senza tener conto delle percorrenze autorizzate ed effettuate dopo tale anno.
Con sentenza del 30 dicembre 2002 il t.a.r. Umbria ha rigettato i ricorsi.
Il Consiglio di Stato, con decisione del 22 giugno 2004, ha confermato la sentenza di primo grado.
Avverso la decisione del Consiglio di Stato la S.U.L.G.A. ha proposto ricorso per Cassazione contestando la giurisdizione del giudice amministrativo. Resistono con controricorso la Provincia di Perugia, l'Azienda perugina per la mobilità - A.P.M. - s.p.a. e la Società Spoletina di Imprese Trasporti - S.S.I.T. - s.p.a. Tutte le parti hanno presentato memorie.
1. La società ricorrente, a sostegno del difetto di giurisdizione dell'autorità giudiziaria amministrativa, richiama l'orientamento di questa Corte in tema di contributi in favore di concessionari di pubblici servizi di trasporto secondo cui, ai sensi della L. 6 dicembre 1971, n. 1934, art. 5, spettano al giudice ordinario le controversie in tema di pagamento di tali contributi, in quanto indennizzi per i particolari costi sostenuti dal concessionario (cass. n. 20645/2004) ovvero corrispettivi nell'ambito del rapporto concessorio, aventi natura di diritti soggettivi (cass. n. 2201/2005).
La ricorrente, in particolare, invoca l'applicazione del D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 33, come modificato con la L. n. 205 del 2000, art. 7 e quale risulta a seguito dell'intervento manipolativo operato con la sentenza della Corte costituzionale n. 204 del 2004, applicabile anche nella fattispecie, alla cui stregua sono rimasti affidati alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo solo le controversie concernenti gli aspetti autoritativi del rapporto concessorio di pubblico servizio, mentre i diritti di credito relativi a tale rapporto rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario.
Nella specie, la fase costitutiva del rapporto di finanziamento, nella quale si esercitano i poteri autoritativi della pubblica amministrazione, si era esaurita e si trattava solo di riconoscere il credito sorto all'esito dell'esaurimento della prima fase.
In materia di contributi e di sovvenzioni pubbliche, in generale, l'orientamento costantemente seguito da questa Corte ai fini del riparto di giurisdizione distingue tra la fase procedimentale anteriore all'emanazione del provvedimento attributivo del beneficio, nella quale il privato (salvo che il contributo o la sovvenzione sia riconosciuto direttamente dalla legge e alla p.a. sia demandato esclusivamente il controllo in ordine alla effettiva sussistenza dei presupposti indicati dalla legge stessa) vanta, nei confronti della p.a., una posizione di interesse legittimo e la successiva fase di erogazione del contributo, nella quale la posizione del privato ha consistenza di diritto soggettivo, tutelabile davanti al giudice ordinario (salvo che il privato si opponga ad un atto di autotutela quale l'annullamento per vizi di legittimità o la revoca per contrasto originario con l'interesse pubblico).
Tale orientamento trova puntuale applicazione anche in materia di contributi di esercizio a favore delle imprese di trasporti locali in concessione (cass. n. 7893/2003, 287 e 28 del 2000), pur se tali contributi (secondo l'orientamento affermatosi successivamente alla sentenza n. 10692 del 1991) debbano essere qualificati come "corrispettivi", in quanto costituiscono prestazioni a favore dei concessionari di pubblici servizi di trasporti destinati ad indennizzarli di particolari costi sostenuti per la gestione e viene quindi in considerazione l'applicazione della disciplina relativa alla riserva di giurisdizione ordinaria in materia di corrispettivi (già contenuta nella L. n. 1034 del 1971, art. 5, comma 2 e attualmente nella normativa risultante dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 33, comma 2, come modificato dalla L. n. 205 del 2000, art. 7, nella "lettura" che ne ha dato la sentenza della Corte costituzionale n. 204 del 2004).
Infatti, anche in materia di indennità, canoni o altri corrispettivi relativi a concessioni amministrative, alla giurisdizione del giudice ordinario sono devolute solo quelle controversie di contenuto meramente patrimoniale, nelle quali non assuma rilievo un potere d'intervento della p.a. a tutela di interessi generali, mentre, quando la controversia coinvolge la verifica dell'azione autoritativa della p.a., la medesima è attratta nella sfera di competenza giurisdizionale del giudice amministrativo (cass. n. 411/2007;
22661/2006; 6744/2005).
Non contraddicono le affermazioni che precedono alcune decisioni di questa Corte che la ricorrente indica come espressione di un diverso orientamento. Le sentenze n. 15216/2006, 5056/2005, 2201/2005, 20645/2005, hanno affermato il principio secondo cui le controversie riguardanti l'erogazione dei contributi di esercizio ai concessionari dei servizi di trasporto pubblico locale, aventi, come già osservato, natura di corrispettivi, spettano alla giurisdizione del giudice ordinario in fattispecie nelle quali la debenza delle somme dovute al concessionario non era in contestazione, in quanto la pretesa del concessionario stesso aveva ad oggetto il pagamento degli interessi per ritardato pagamento di sovvenzioni già riconosciute e, pertanto, non investivano in alcun modo atti amministrativi relativi all'adozione della spesa.
La sentenza n. 112 del 2001, inoltre, ha affermato la sussistenza della giurisdizione ordinaria in una fattispecie in cui la p.a. aveva adottato una deliberazione nei confronti del privato specificamente individuato in ordine ad un'erogazione dichiarata come ad esso dovuta, con conseguente riconoscimento del debito. Resta, quindi, fermo che se la controversia attiene alla spettanza del contributo di esercizio, che sia ancora oggetto di valutazione della p.a. o che sia stata negata nell'esercizio di poteri discrezionali, la situazione giuridica del privato ha consistenza di interesse legittimo, e, pertanto la controversia esula dalla giurisdizione del giudice ordinario.
Ora, nella specie, è pacifico tra le parti che, dopo che la giunta provinciale di Perugia con delib. 20 dicembre 1995 ha ampliato le concessioni della SULGA s.r.l. per maggiori percorrenze, con provvedimenti del 1 giugno 1998 e del 20 dicembre 2001 ha negato la concessione dei contributi di esercizio relativamente alle percorrenze aggiuntive effettuate negli anni 1998 e 1999, richiamando le disposizioni di cui alla L.R. Umbria n. 10 del 1995, art. 13, comma 1, art. 13 bis, comma 1, introdotto con L.R. n. 2 del 1997 e della L.R. n. 37 del 1998, art. 34, comma 3.
E poiché, come risulta anche dalla sentenza interpretativa di rigetto (n. 136 del 2002) con la quale è stata dichiarata infondata la questione di costituzionalità della disciplina richiamata, sollevata dal t.a.r. dell'Umbria nel corso del giudizio di primo grado, il criterio di valutazione delle richieste di concessione di contributi di esercizio previsto dalla legislazione regionale non è quello della semplice proporzione con le percorrenze di fatto attivate, ma è più articolato e complesso, "basandosi sul calcolo della differenza fra ricavi e costi standard applicato alle percorrenze "ammissibili" per ciascuna impresa", il diniego di concessione dei contributi risulta essere avvenuto nell'esercizio di poteri discrezionali. Pertanto, poiché nel chiedere l'annullamento di tale diniego la SULGA ha fatto valere una situazione soggettiva attinente alla prima fase di valutazione della spettanza del contributo e avente ad oggetto l'esercizio di poteri discrezionale dell'amministrazione concedente, correttamente la controversia è stata instaurata davanti all'autorità giudiziaria amministrativa. Il ricorso deve essere quindi respinto e deve dichiararsi la giurisdizione dell'autorità giudiziaria amministrativa. Sussistono giusti motivi per compensare le spese di questo giudizio.
La Corte rigetta il ricorso e dichiara la giurisdizione dell'autorità giudiziaria amministrativa.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 13
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 33
 art. 7
 sentenza 
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 art. 5
 art. 33
 art. 7
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 art. 13
 art. 13
 art. 34
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