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Timestamp: 2020-02-24 11:29:58+00:00

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pensione privilegiata - Pagina 5 - GrNet.it
Messaggio da panorama » mer giu 26, 2019 6:33 pm
Questa sentenza della CdC Sez. 1^ d'Appello n. 65/2019 tratta l'argomento della prescrizione Accogliendo l'appello del Ministero dell'Interno e relativo alla pensione privilegiata di un collega della PolStato.
prescrizione in 5 anni, come ratei e atti interruttivi.
Messaggio da francois » gio giu 27, 2019 2:01 pm
Ciao volevo porvi la mia situazione:
In data 02.08.2012 sono stato riformato dalla CMO e posto in congedo;
nel 2013 il DAP. mi comunica che l'istanza di riconoscimento della CDS per la quale sono stato riformato non dipendeva da CDS cosi come decretato dal Comitato di Verifica;
Nel ottobre 2013 ho fatto ricorso al TAR e nel 2016 accoglie il ricorso rimettendo gli atti al Ministero della Giustizia per il successivo inoltro al CVCS;
Nel mese di settembre 2017 il CVCS mi riconosce la patologia SI DIPENDENTE DA CAUSA DI SERVIZIO Tab.B MAX;
Nel mese di Dicembre 2018 presento istanza di PP e aggravamento e la CMO mi da una Tab.A/8 a Vita non suscettibile a miglioramento.
La mia domanda è questa la pensione privilegiata dovrà decorrere 2 Agosto 2012 e/o dal 1° Gennaio 2019? Considerato che sono stato riformato per una patologia SI dipendente da CDS!
Messaggio da panorama » gio giu 27, 2019 3:17 pm
Dipende cosa sta scritto nella sentenza del Tar e se si riferisce con data retroattiva, in tal caso, quando hai presentato l'istanza di P.P.O. andava scritto sul sito INPS che la cds è stata riconosciuta con sentenza del Tar nr. …. in data e poi confermata anche dal Comitato, in modo da avere un punto di vantaggio ai fini della prescrizione. Cmq. potresti fare un atto integrativo tramite Avvocato per mettere in evidenza tale contesto e da inviare al Ministero o Comando, specificando che cmq. erano tenuti loro ad avviare l'iter d'ufficio.
Prova in questa maniera in modo che l'atto venga valutato positivamente ancor prima che venga inviato l'incartamento alla sede INPS.
Messaggio da francois » gio giu 27, 2019 4:22 pm
Comunque io l'istanza all'Inps l'ho presentata il 3 Dicembre 2018 telematicamente. La CMO ha inviato il verbale il 14.05.2019, il DAP. il 14.06.2019 mi ha già corrisposto l'equo indennizzo e trasmesso alla sede INPS il decreto di concessione dell'E.I.
Adesso sono in attesa della determina!
Messaggio da panorama » mer dic 04, 2019 6:12 pm
ricorso per revocazione inammissibile (sentenza pubblicata in BB.DD. oggi 04/12/2019).
- appartenente al Corpo di polizia penitenziaria
- richiama l’art. art. 202, comma 1, lett. f del decreto legislativo n. 174/2016, l’art. 395 n. 4 cpc, l’art. 112 cpc.;
1) - Si osserva preliminarmente che, ai sensi dell’art. 202 cgc le decisioni della Corte dei conti possono essere impugnate per revocazione – tra l’altro – quando vi sia stato errore di fatto.
Anno 2019 Numero 223 Pubblicazione 09/10/2019
Rossella CASSANETI Consigliere
Giuseppina MIGNEMI Consigliere
sul ricorso per revocazione iscritto al n. 54237 del registro di segreteria proposto da C. A. , rappresentato e difeso dagli avv.ti Paolo Bonaiuti e Susanna Chiabotto, elettivamente domiciliato presso il loro studio in Roma, via Riccardo Grazioli Lante n. 16.
Ministero della Giustizia, non costituito
la sentenza della Corte dei conti - Sezione Prima Giurisdizionale Centrale d' Appello n. XX/XXXX, depositata il XX XXXX XXXX, non notificata.
Uditi nella pubblica udienza del 30 settembre 2019, il relatore Cons. Enrico Torri e, su delega scritta degli avv.ti Paolo Bonaiuti e Susanna Chiabotto, l’avv. Andrea Musacchio, che ha concluso come in atti.
Con la sentenza indicata in epigrafe questa Sezione Centrale d’Appello ha dichiarato inammissibile l’appello promosso dal sig. C. A. avverso la sentenza n. XX/XXXX depositata il XX XXXXX XXXX della Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Veneto con cui il giudice di primo grado ha respinto - su conforme parere negativo della CMO di Padova e di due pareri dell’ULM presso il Ministero della Salute - il ricorso dell’interessato, quale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, già titolare di assegno rinnovabile per quattro anni, volto al riconoscimento della pensione privilegiata per l’infermità duodenite bulbare.
In particolare, in sede di appello il sig. C. lamentava il difetto di istruttoria, la mancata acquisizione dell’intero fascicolo amministrativo da parte del giudice di prime cure, che inoltre si sarebbe limitato ad uniformarsi al parere del CTU, non facendo comprendere quale sia stato l’iter motivazionale che lo abbia condotto ad aderire alle tesi di quest’ultimo.
Con la sentenza di cui si chiede la revocazione il Collegio - dopo aver premesso che il vizio motivazionale che può dare ingresso all’esame del giudice di appello deve sostanziarsi nella radicale carenza di motivazione, ossia in argomentazioni non idonee a rivelare la ratio decidendi, fra di loro inconciliabili o comunque incomprensibili, sempre che i vizi emergano dalla sentenza in sé, esclusa una verifica da parte del giudice sulla adeguatezza della motivazione in raffronto con le risultanze probatorie – ha ritenuto che nel caso di specie non sussistesse tale vizio; ciò in quanto dalla lettura della sentenza gravata emerge che il primo giudice ha esposto esaustivamente le ragioni della propria adesione ai giudizi negativi espressi sulla dipendenza dalla causa di servizio delle infermità lamentate dall’appellante dall’ULM presso il Ministero della Salute; mentre, con riferimento al presunto difetto di istruttoria da parte del giudice di primo grado, lo stesso Collegio di appello ha osservato che il medesimo ha invece esperito approfondita istruttoria acquisendo due pareri da parte dell’organo tecnico ed ha deciso sulla base della completa valutazione degli atti del fascicolo di causa, né l’appellante indica, in modo specifico, quali atti di quest’ultimo il giudice avrebbe omesso di prendere in considerazione ovvero quali ulteriore documentazione avrebbe dovuto richiedere all’amministrazione; infine, a fronte di critiche solo generiche mosse alla CTU dall’appellante, il primo giudice non era tenuto a prenderle in considerazione, in modo analitico. Sulla base di quanto precede, la sentenza di appello ha concluso per l’insussistenza del lamentato vizio motivazionale della sentenza impugnata, ritenendo che il gravame, mirando ad un sostanziale riesame nel merito della controversia, vada dichiarato inammissibile, visto che l’appello in materia pensionistica è consentito per soli motivi di diritto.
Con il ricorso all’esame, il sig. C. lamenta l’errore di fatto revocatorio della sentenza in epigrafe; richiama l’art. art. 202, comma 1, lett. f del decreto legislativo n. 174/2016, l’art. 395 n. 4 cpc, l’art. 112 cpc.; in sostanza si contesta la mancata doverosa acquisizione del fascicolo amministrativo (art. 74 del rd n. 1038/1933), con conseguente alterazione delle garanzie del contraddittorio; la mancata indicazione del collegio medico adito per verificare ipotesi di incompatibilità; il mancato esame di atti puntualmente indicati; erronea valutazione di non cronicizzazione dell’affezione, argomentata anche sotto il profilo di una persistente gastrite che avrebbe dovuto condurre all’ascrizione a 8^ cat. tab. A.
Il Ministero della Giustizia non si è costituito.
L’appello è inammissibile.
Si osserva preliminarmente che, ai sensi dell’art. 202 cgc le decisioni della Corte dei conti possono essere impugnate per revocazione – tra l’altro – quando vi sia stato errore di fatto.
Tale mezzo di impugnazione richiede, per la sua ammissibilità, la deduzione e la sussistenza di specifici vizi della sentenza e non può essere fondato su profili di censura diversi da quelli tassativamente indicati dalla norma.
Al riguardo si osserva, sul piano generale, che l’errore di fatto sussiste solo quando la decisione sia fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontestabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non ha costituito un punto controverso su cui la sentenza ha pronunciato.
Siffatto genere di errore deve avere il carattere di assoluta immediatezza e di semplice e concreta rilevabilità, senza necessità di argomentazioni induttive e, tantomeno, di particolari indagini ermeneutiche, e non è comunque ravvisabile nelle ipotesi di errore costituente il frutto di un qualsiasi apprezzamento delle risultanze processuali vertendosi, in tal caso, nella ipotesi dell'errore di giudizio (Cass. civ., sez. I, 30 marzo 1998, n. 3317; Cass. civ., sez. II, 23 giugno 1999, n. 6388 ).
In sostanza, l’errore di fatto consiste in una falsa percezione della realtà, in una svista obiettivamente rilevabile che abbia indotto il Giudice ad assumere la decisione per effetto della rappresentazione di un determinato fatto o di una certa situazione in maniera divergente da quella che risulta incontestabilmente dagli atti e dai documenti processuali; sempre che tale rappresentazione sia la conseguenza di una mera supposizione e non di un giudizio, quale sarebbe certamente l’apprezzamento o il vizio di ragionamento in ordine ad un fatto.
Nel caso di specie, la parte ricorrente ha dedotto quale motivo di revocazione elementi non riconducibili ad errore di fatto (nei termini suesposti), ma ha invece contestano un presunto vizio motivazionale (carenza di motivazione) della sentenza di primo grado che il giudice di appello non avrebbe colto.
In realtà la sentenza di appello, come risultato di attività valutativa del Collegio, ha correttamente dato atto che il giudice di primo grado ha svolto adeguata istruttoria acquisendo due pareri da parte dell’organo tecnico; le cui valutazioni – peraltro rese previo contraddittorio con il ricorrente e “secondo scienza medica” – l’odierno ricorrente intende contestare sulla base di considerazioni che non possono essere introdotte in sede di impugnazione revocatoria, ove in via generale non vi è spazio né per profili di mero merito amministrativo (censure sui componenti del Collegio medico legale e sull’esperto), né per censure che attengono a quell’operazione logico-giuridica in cui sostanzia il giudizio; a fortiori allorché si tratti di questioni di fatto ex art. 170 cgc., inammissibili in sede di appello pensionistico, ampiamente delibate in sede di merito.
Per quanto suesposto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
Nulla per le spese di difesa non essendosi costituito il Ministero della Giustizia e per le spese di giudizio.
Nulla per le spese di difesa e di giudizio.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 30 settembre 2019.
Depositata il 9 ottobre 2019
Messaggio da panorama » mer dic 04, 2019 7:52 pm
L'Amministrazione della Guardia di Finanza perde l'appello presso la CdC
- riconoscimento della pensione privilegiata indiretta in relazione all’infermità: "ferita da arma da fuoco in regione temporale …….., ad esito infausto in soggetto con precedente episodio autolesivo in depresso", che aveva tratto a morte il marito, sig. F.. C.., ufficiale della Guardia di Finanza, in servizio col grado di capitano.
- vincolo del giudicato esterno derivante dalla pronuncia del giudice amministrativo.
1) - con riferimento alla sentenza del TAR Campania n. 1240/2016, ha giustamente osservato che nessun vincolo di giudicato può discendere da una pronuncia giurisdizionale emessa in merito ad fattispecie connotata da una causa petendi estranea e, in ogni caso, del tutto differente a quella riguardante il ricorso pensionistico, atteso che nel giudizio amministrativo la domanda tendeva al riconoscimento dell’equo indennizzo, mentre la questione all’esame della Sezione territoriale verteva sul riconoscimento del diritto al trattamento pensionistico privilegiato indiretto.
2) - D’altra parte, il Collegio osserva che col ricorso al giudice amministrativo era stata anche richiesta la pensione privilegiata, ma sul punto il Tar Campania aveva declinato la giurisdizione in favore di quella esclusiva della Corte dei conti, ciò a dimostrazione di come nessun rapporto di pregiudizialità si possa configurare, tanto sul piano processuale che su quello degli effetti sostanziali tra i due procedimenti giurisdizionali.
N.B.: la richiesta prima al TAR e poi alla CdC sono 2 strade separate e si possono percorrere.
Messaggio da panorama » dom dic 08, 2019 7:56 pm
Accolto in appello e la causa rimessa alla Sezione giurisdizionale di primo grado, in diversa composizione monocratica.
patologia tumorale (armi a uranio impoverito).
1) - chiedeva il riconoscimento del trattamento pensionistico privilegiato di 4^ categoria, rappresentando di essere un graduato in congedo dell’Esercito Italiano, e di aver partecipato, in diversi periodi a partire dal mese di ottobre del 2000 fino al febbraio del 2006, a diverse missioni internazionali di pace.
2) - Sosteneva che le dette zone fossero state tutte massicciamente bombardate con armi a uranio impoverito, e che, in ragione dei descritti impieghi, sarebbe stato continuamente esposto a micro e nano polveri di metalli pesanti, risospese nell’aria dal suolo a seguito del passaggio con automezzi militari e a causa del forte vento.
3) - Anche in considerazione del fatto di non essere stato dotato di qualsivoglia dispositivo di protezione individuale, avrebbe ingerito o inalato dette particelle, come gli altri militari operanti in dette zone.
4) - ha quindi operato in una zona altamente inquinata dai noti eventi bellici e dall'utilizzo di ordigni bellici di ogni tipo ivi compresi quello all'uranio impoverito che hanno comportato secondo quanto affermato dall'Università internazionale di Berkeley (documento già versato agli atti del giudizio di primo grado) un inquinamento chimico e radioattivo fino a 300 volte superiore a quello presente ad Hiroshima e Nagasaki, ove è stata utilizzata la bomba atomica”.
5) - Si rammenta, a tal proposito, che, stando ai canoni ermeneutici indicati dall’organo nomofilattico di questa Corte (SS.RR. 10/QM/2000), pacificamente recepiti dalla giurisprudenza costante anche di questa Sezione (ex multis, Sez. II centr. app. 27 luglio 2017 n. 526) le questioni medico legali relative a dipendenza, classifica o aggravamento d'infermità, indipendentemente dalla loro natura, sono state espressamente parificate dal legislatore a questioni di fatto; esse possono, pertanto, essere dedotte in appello esclusivamente ove la sentenza impugnata manchi in modo assoluto di motivazione o abbia motivazione apparente.
6) - Nel caso in esame, la motivazione della sentenza impugnata, così come emerge dal compendio tra i fatti considerati e le ragioni di diritto esposte, non appare esaustiva in riferimento alla valutazione di esclusione del nesso etiopatogenetico.
7) - La carenza di istruttoria sullo specifico punto si è riverberata, in termini di error in judicando, sul contenuto della decisione, in termini di motivazione apparente, non essendo state adeguatamente valutate tutte le circostanze fattuali, pur asseverate dalla difesa del ricorrente.
Messaggio da panorama » dom feb 16, 2020 6:42 pm
Da non fare lo stesso errore sulla competenza del caso.
Cmq. l'iter all'INPS era quasi terminato e si legge: "essendo ormai in fase avanzata la liquidazione della pensione privilegiata)".
a. del silenzio inadempimento serbato dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e dal Ministero della Difesa e nel procedimento iniziato con istanza di pensione privilegiata presentata dal ricorrente in data 27.2.2017 e non concluso entro il termine di 180 fissato dal regolamento del Ministero della Difesa pubblicato ai sensi dell’art. 35 coma 1 L. 33/2013 e ai sensi dell’art. 2 L. 241/1990;
b. del silenzio rigetto formatosi sull’istanza di accesso agli atti presentata all’I.N.P.S in data 5 agosto 2019.
SENTENZA sede di FIRENZE, sezione SEZIONE 1, numero provv.: 202000077,
N. 00077/2020 REG. PROV. COLL.
N. 01350/2019 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1350 del 2019, proposto da
Sergio Z.., in proprio e rappresentato e difeso dall'avvocato Alessandra Zampini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
I.N.P.S. - Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Silvano Imbriaci, Antonella Francesca Paola Micheli, Ilario Maio, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Ilario Maio in Firenze, viale Belfiore n. 28/A;
Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale Firenze, domiciliataria ex lege in Firenze, via degli Arazzieri, 4;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Inps - Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e Ministero della difesa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 15 gennaio 2020 il consigliere Luigi Viola e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
In data 27 febbraio 2017, il ricorrente presentava all’I.N.P.S. istanza per ottenere il riconoscimento della pensione privilegiata, a seguito di alcune lesioni già riconosciute dipendenti da causa di servizio ed in data 1° aprile 2019 era sottoposto a visita medico-legale collegiale presso la C.M.O. di La Spezia; in data 5 agosto 2019, presentava altresì all’I.N.P.S. istanza di accesso, chiedendo di poter visionare gli atti del procedimento.
Non avendo ricevuto risposta, presentava il presente ricorso in materia di silenzio della p.a., chiedendo l’accertamento dell’l'illegittimità del silenzio serbato dal Ministero della Difesa e dall’I.N.P.S. sull’istanza di pensione privilegiata ed il conseguenziale ordine di concludere il procedimento con un provvedimento espresso, con nomina del Commissario ad acta destinato a surrogare l’interzia della p.a., in ipotesi di superamento del termine per provvedere assegnato in sentenza; con il medesimo ricorso, chiedeva altresì l’annullamento del silenzio rigetto formatosi sull’istanza d’accesso e la condanna dell’I.N.P.S. a permettere l’accesso ai documenti richiesti.
Si costituivano in giudizio l’I.N.P.S. (che sollevava eccezioni preliminari di inammissibilità del ricorso in materia di silenzio della p.a., trattandosi di posizione soggettiva devoluta alla giurisdizione della Corte dei Conti e di irricevibilità per tardività del ricorso in materia di accesso e rilevava comunque la cessazione della materia del contendere, essendo ormai in fase avanzata la liquidazione della pensione privilegiata) ed il Ministero della Difesa (con comparsa di pura forma)
In data 30 dicembre 2019, parte ricorrente depositava atto di rinuncia al ricorso, regolarmente notificato alle controparti costituite che non si opponevano, manifestando anzi (alla pubblica udienza del 15 gennaio 2020) la propria adesione alla compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
Non rimane quindi altro al Collegio che dare atto della rinuncia al ricorso presentata dalla società ricorrente e dichiarare l’estinzione del giudizio ai sensi dell’art. 35, 2° comma del c.p.a.; in considerazione dell’espressa adesione delle Amministrazioni costituite, le spese di giudizio possono essere compensate.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto dà atto della rinuncia al ricorso depositata da parte ricorrente in data 30 dicembre 2019 e dichiara pertanto l’estinzione del giudizio.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 15 gennaio 2020 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Viola	Manfredo Atzeni

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 202
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 202
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 170
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 sentenza 
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SENTENZA