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Timestamp: 2018-09-23 20:56:21+00:00

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Arbitrato: per il decreto ingiuntivo competente il tribunale
> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 febbraio 2016
Nonostante la clausola compromissoria nel contratto, per il ricorso per decreto ingiuntivo resta competente il giudice ordinario.
L’obbligo di attivare l’arbitrato non si estende al decreto ingiuntivo per il quale resta competente il giudice ordinario. A dirlo è una recente sentenza del Tribunale di Ivrea [1] che chiarisce: nel caso in cui un contratto contenga la clausola compromissoria per la devoluzione di tutte le liti agli arbitri, il ricorso per decreto ingiuntivo deve essere presentato dinanzi al G.O. Questo perché il provvedimento monitorio non può infatti affidato a un arbitro.
La disciplina del procedimento arbitrale, così come regolata dal codice di procedura civile, è governata da una regola generale: l’obbligo di rispettare il contraddittorio tra le parti, sicché non contempla l’emissione di provvedimenti “inaudita altera parte“. Ecco perché il decreto ingiuntivo, che avviene senza la presenza del debitore, può essere emesso da un arbitro.
Tuttavia, proprio la presenza della clausola compromissoria fa sì che, in caso di opposizione al decreto ingiuntivo, questo debba essere dichiarato nullo, atteso che la parte creditrice avrebbe dovuto attivare il procedimento arbitrale. Questo però – prosegue la sentenza – giustifica quanto meno la compensazione delle spese di lite, essendo stato correttamente proposto il ricorso monitorio al giudice competente, non potendosi quindi parlare di un vero e proprio errore procedurale.
Rimangono quindi irripetibili le spese liquidate nel decreto ingiuntivo dichiarato nullo.
[1] Trib. Ivrea sent. n. 410/2015.
il tribunale ordinario di Ivrea, in composizione monocratica, nella persona del giudice dott.ssa Rossella Mastropietro, ha pronunciato la seguente sentenza nella causa civile iscritta al n. 2885 R.G. anno 2014, avente ad oggetto appello – risarcimento danni promossa dall’appellante Z.A. (C.F. …) nella duplice qualità di titolare della ditta individuale R.D.S. di Z.A. e di socia amministratrice e legale rappresentante della R.D.S. s.n.c. di Z. A 6C., entrambe correnti in Castiglione Torinese, elettivamente domiciliata in Settimo Torinese (TO), via (…) presso lo studio dell’avv. C.P., dal quale è rappresentata e difesa giusta procura del 16.11.2012 a margine dell’atto di citazione in opposizione nei confronti dell’appellato S.M. (C.F. …), residente in Moncalieri (TO), (…), rappresentata e difesa dall’avv. P.Z., elettivamente domiciliato presso il loro studio in Castiglione Torinese, via (…), in forza di procura a margine del ricorso per decreto ingiuntivo
Precisate all’udienza del giorno 11.2.2015, con assegnazione dei termini di cui all’art. 190 c.p.c., le seguenti
“Voglia il Tribunale Ill.mo, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, in riforma della
sentenza n. 216/2013, emessa dal Giudice di pace di Chivasso Dott. ssa M.I.T. il 10.12.2013 e
depositata in cancelleria in data 17.12.2013, ed in sua riparazione, condannare il sig. S.M. a
rifondere all’appellante le spese di lite relative ai giudizio di primo grado;
con vittoria di spese, diritti ed onorari, IVA e CPA del presente grado di giudizio.
“Voglia codesto Ill.mo Tribunale disattesa ogni diversa istanza, eccezione e deduzione:
confermi la sentenza n. 216/2013 del 10-17/1272013 resa dal Giudice di Pace di Chivasso
nell’ambito del giudizio Rg. 16/ 2013 intercorso tra le parti.
Con vittoria di spese del presente giudizio oltre spese generali, CPA ed IVA e spese successive
I. Il presente giudizio ha ad oggetto l’appello avverso la sentenza n. 216/13 del Giudice di Pace di
Chivasso, con la quale quest’ultimo, pronunciando sull’opposizione al decreto ingiuntivo n. 349/12
portante un credito di Euro 3.600,00 relativo ad un contratto di noleggio stipulato tra le parti il
26.3.2012; con la detta sentenza il giudice aveva dichiarato improponibile la domanda per difetto di
giurisdizione del Giudice ordinario stante la sussistenza di clausola compromissoria nel contratto
predetto, con conseguente declaratoria di nullità del decreto opposto, compensando le spese di
giustizia relative al procedimento di opposizione.
L’appellante ha censurato l’indicata sentenza nella parte relativa alla regolamentazione del regime
delle spese di lite tra le parti, sostenendo che il giudice di prime cure aveva totalmente disatteso le
statuizioni previste dagli artt. 91 e 92 comma 2 c.p.c., indicando a sostegno della propria decisione
delle ragioni del tutto generiche, omettendo qualsiasi riferimento agli aspetti concreti della
controversia in atto e non fornendo giustificazione alcuna in ordine alla decisione presa.
L’appellato si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto delle avverse pretese, deducendo che nel
giudizio di primo grado l’appellante aveva chiesto la condanna della controparte alle spese di lite
per il solo caso di decisione sul merito (laddove il giudice si era fermato all’eccezione preliminare di
improponibilità della domanda); ha quindi evidenziato che, in ogni caso, la risoluzione delle
questioni di diritto affrontate in quella sede avevano indotto il giudice alla compensazione delle
spese processuali e le ragioni sottese alla detta determinazione giudiziale erano chiaramente
desumibili alla luce delle vicende processuali.
II. L’appello non può essere accolto. Ed invero, il giudice ha motivato la scelta di compensare le
spese di lite tra le parti nel seguente modo “.. .per quanto esposto si reputano sussistenti giusti
motivi per pervenire alla loro integrale compensatone, mentre quelle attinenti al procedimento
monitorio rimangono a carico diparte ingiungente che le ha anticipate”. La regolamentazione delle
spese di lite segue l’esposizione delle ragioni specifiche che avevano indotto il giudice a ritenere
improponibile la domanda, con riferimento alla clausola compromissoria contenuta nel contratto di
noleggio intercorso tra le parti; in quella sede il giudice ha anche chiarito – richiamando
l’orientamento giurisprudenziale espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 5265 del
2011 (erroneamente indicata con il n. 5665) – che l’esistenza di una clausola compromissoria non
esclude la competenza del giudice ordinario ad emettere un decreto ingiuntivo (atteso che la
disciplina del procedimento arbitrale non contempla l’emissione di provvedimenti “inaudita altera
parte”), ferma restando – in caso di successiva opposizione fondata sull’esistenza della detta clausola
– la declaratoria di nullità del decreto opposto (cfr. terza pagina della sentenza appellata allegata sub
In conseguenza di tali valutazioni e quindi definita in questi termini la questione relativa
all’improponibilità della domanda, il giudice ha disposto l’irripetibilità delle spese liquidate nel
decreto ingiuntivo dichiarato nullo, compensando invece quelle relative al procedimento di
opposizione, evidentemente sul rilievo che in ogni caso, non potendo gli arbitri emettere decreto
ingiuntivo, lo stesso era correttamente stato richiesto al giudice ordinario; tale motivazione è
chiaramente desumibile dal tenore letterale e logico dell’impugnata sentenza, avendo il giudice di
prime cure fatto espresso riferimento alle ragioni processuali sviluppate per motivare la sua scelta di
compensare le spese di lite, individuando – in maniera condivisibile alla luce di quanto sopra
evidenziato – giusti motivi per compensare le spese di lite nelle motivazioni sottese alle vicende
processuali risolte.
Nessuna violazione dei principi codicistici stabiliti in tema di regolamentazione delle spese di lite
può dunque ravvisarsi nel caso in esame. Del resto, la sentenza è stata resa nel dicembre del 2013,
sotto la vigenza della precedente normativa in materia di regolamentazione delle spese di lite, e
risulta ad essa conforme, essendo state esplicitamente indicate le gravi ed eccezionali ragioni atte a
giustificare la disposta compensazione; tali ragioni, alla luce dei rilievi svolti, risultano anche
adeguate nel merito ai fini della pronuncia resa ai sensi del comma 2 dell’art. 92 c.p.c. nel testo
IV. In applicazione del generale principio della soccombenza, l’appellante va condannata a
rimborsare all’appellato le spese processuali del presente giudizio.
Tali spese si liquidano come in dispositivo tenuto conto – ai fini della determinazione del compenso
– delle caratteristiche, dell’urgenza e del pregio dell’attività prestata, dell’importanza, della natura,
della difficoltà e del valore dell’affare, dei risultati conseguiti, del numero e della complessità delle
questioni giuridiche e di fatto trattate nonché di tutti gli altri elementi di valutazione previsti dal
regolamento vigente in materia (D.M. 55/2014). In particolare, sulla base di tali parametri, appare
congruo l’importo richiesto nella nota spese depositata dalla difesa dell’appellato.
Il Tribunale ordinario di Ivrea in composizione monocratica nella persona del giudice dott. ssa
Rossella Mastropietro, definitivamente pronunciando nella causa civile di appello iscritta al n.
2885/2014 R.G., ogni altra e diversa istanza ed eccezione disattesa, così provvede:
2) CONDANNA l’appellante alla rifusione, in favore dell’appellato, delle spese di lite, che si liquidano nel complessivo importo di Euro 630,00, oltre spese generali, accessori di legge, IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Ivrea il 12 giugno 2015.
Depositata in Cancelleria il 23 giugno 2015.

References: sentenza 
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