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Timestamp: 2019-09-18 19:35:56+00:00

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la-rinascita-a-isola-delle-femmine: febbraio 2019
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2019 13 FEBBRAIO CORTE DEI CONTI DELIBERAZIONE n.40/2019/PRSP IN BILICO LE FINANZE DEL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
Deliberazione n.40/2019/PRSP
visto, altresì, l’art. 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge “sono applicabili nelle regioni a Statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”;
vista la relazione di deferimento del magistrato istruttore in merito alla relazione dell’organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine sul rendiconto dell’esercizio 2015 e sulle misure correttive conseguenti alla deliberazione n. 90/2018/PRSP di questa Sezione;
vista l’ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 300/2018/CONTR, con la quale la Sezione medesima è stata convocata per l’adunanza ai fini degli adempimenti di cui al citato articolo 148 bis del TUEL;
viste la memorie presentate dall’ente il 5 novembre 13 febbraio 20192018 (acquisita al prot. CdC n. 9727 in pari data), il 6 novembre 2018 (acquisita al prot. CdC n. 9789 in pari data) e il 17/12/2018 (acquisita al prot. CdC n. 11090);
-uditi il relatore, Primo Referendario Francesco Antonino Cancilla, nonché, per il Comune di Isola delle Femmine, il Sindaco, avv. Stefano Bologna, il Segretario generale, avv. Ernesto Amaducci, e il Responsabile del settore economico finanziario, dott. Antonio Croce;
-Rilevato che, alla luce dell’art. 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, occorre verificare l’adeguatezza delle misure correttive assunte dal Comune di Isola delle Femmine a seguito della deliberazione n. 90/2018/PRSP di questa Sezione e che, a tal fine, è necessario accertare se la situazione del Comune presenti un grave squilibrio finanziario, che possa eventualmente configurare i presupposti per la dichiarazione del dissesto;
-rilevato che con la deliberazione n. 202/2018/PRSP la Sezione ha chiesto chiarimenti in merito ai saldi e agli equilibri dell’esercizio 2017, quali risultanti dal rendiconto già approvato o dal preconsuntivo, e informazioni su diversi profili della gestione del 2018;
-rilevato che il Comune nella memoria depositata il 17 dicembre 2018, a causa dell’assenza di preconsuntivo dovuta alla mancata conclusione del 2018, non ha fornito sufficienti chiarimenti in merito a tale esercizio; rispetto dei vincoli di
finanza pubblica e del pareggio di bilancio, la presenza di procedure
esecutive. A tal fine, l’Ente dovrà produrre lo
schema di rendiconto approvato dalla Giunta, la relazione dell’organo di
revisione e i documenti di supporto delle risposte fornite;
-rilevato
che con l’ordinanza n. 202/2018/PRSP è stato chiesto all’Ente di fornire
chiarimenti sull’esecuzione della deliberazione
del Consiglio comunale n. 2 del 15 febbraio 2018, avente ad oggetto il
riconoscimento del debito fuori bilancio derivante dalla sentenza della Corte
di Cassazione in favore di Lo Bianco A. e altri;
che il Comune nella memoria depositata il 17 dicembre 2018 ha dedotto in merito
all’imminente concessione del mutuo da parte della Cassa depositi e prestiti,
al fine di pagare il debito fuori bilancio oggetto della summenzionata
deliberazione consiliare n. 2 del 2018, che è stata
modificata con la deliberazione consiliare n. 38 del 26 novembre 2018 “in vista della presentazione della richiesta
di mutuo alla Cassa depositi e prestiti” (così testualmente);
-ritenuto
che, pertanto, al fine di accertare la sostenibilità del debito fuori bilancio con il
mantenimento degli equilibri e la compatibilità con le regole di sana gestione,
va richiesto all’Ente di:
produrre copia integrale della deliberazione del Consiglio comunale n. 38 del 26 novembre
2018, munita di tutti i suoi allegati;
riferire in maniera documentata
sull’effettiva concessione del mutuo da parte della Cassa depositi e prestiti,
così da provare la reale capacità di pagare l’intero debito fuori bilancio per gli importi
e secondo le modalità indicate nella deliberazione consiliare n. 2 del 2018,
modificata dalla deliberazione n. 38 del 2018;
c)- produrre una
dichiarazione con firma autenticata dei creditori “Lo Bianco + 18”,
con la quale gli stessi: i)- accettano il pagamento secondo le modalità, gli
importi e i termini indicati nella deliberazione consiliare n. 2 del 2018, come
modificata dalla deliberazione consiliare n. 38 del 2018; ii) rinunciano
all’avvio di procedura esecutiva o alla richiesta di misura conservativa fino
alla data in cui la Cassa depositi e prestiti deciderà sulla concessione del
mutuo; iii)- accettano gli importi e i termini di pagamento indicati nella
n. 2 del 2018, come successivamente modificata, pur nel caso in cui il mutuo non
dovesse essere accordato;
produrre una dichiarazione con firma autenticata dei creditori “Lo Iacono P. + 2”,
con la quale gli stessi: i) rinunciano all’avvio di procedura esecutiva o alla
richiesta di misura conservativa fino alla data in cui la Cassa depositi e
prestiti deciderà sulla concessione del mutuo; ii)- si impegnano a transigere
il loro credito secondo modalità e termini analoghi a quelli degli altri
creditori Lo Bianco + 18 con proporzionale riduzione del loro credito in misura
analoga ai summenzionati Lo Bianco + 18, precisando se ciò vale solo nel caso
di concessione del mutuo o anche per il caso di diniego dello stesso;
nell’ipotesi di mancata concessione del mutuo, chiarire se il Comune è in grado
di provvedere immediatamente all’integrale pagamento del debito fuori bilancio
riconosciuto con la citata deliberazione consiliare n. 2 del 2018, come
successivamente modificata. L’Ente, in ogni caso, dovrà allegare copia del
bilancio di previsione 2018-2020, dell’assestamento di bilancio approvato nel
2018 e del bilancio di previsione 2019-2021 (se già approvato) con specifica
evidenza delle risorse destinate al pagamento del debito riconosciuto con la
citata deliberazione;
-ritenuto,
infine, che va richiesta una specifica dichiarazione firmata congiuntamente dal
Sindaco, dal Responsabile del Settore finanziario e dal Segretario generale,
con la quale gli stessi, espressamente consapevoli della loro personali responsabilità
penali, patrimoniali ed erariali per il caso di falso o di ingiustificato
ritardo della dichiarazione di dissesto, attestano che: i)- non sussistono le
condizioni per la dichiarazione di dissesto del Comune ai sensi dell’art. 244
TUEL; ii)- il Comune può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi
indispensabili e può validamente fare fronte ai debiti con le modalità
ordinarie; iii)- l’Ente può
immediatamente provvedere ai pagamenti dei debiti fuori bilancio secondo le
Corte dei conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana
2019, il Comune di Isola delle Femmine depositi presso la segreteria
di questa Sezione una dettagliata relazione di chiarimento, la necessaria
documentazione, le dichiarazioni dei creditori e l’attestazione del Sindaco,
del Responsabile dei servizi finanziaria e del Segretario generale nei sensi
indicati in parte motiva;
collegiale del 12
marzo 2019, h. 10.30, per l’esame della relazione e della
presente pronuncia sia comunicata al Consiglio Comunale -per il tramite del suo
Presidente- ai fini dell’adozione delle necessarie misure correttive, oltre che
deliberato in Palermo nella camera di consiglio del 19 dicembre 2018
in segreteria il 13 febbraio 2019
https://servizi.corteconti.it/banchedati/controllo/#!/risultati?contesto=semplice
2017, 2018, , BOLOGNA STEFANO, CASSA DEPOSITI E PRESTITI,CORTE DEI CONTI , CROCE ANTONIO, DEFFAULT,FORELLO, DELIA, FORINO, ISOLA DELLE FEMMINE, MONREALE, Orlando, LO BIANCO,, LO JACONO, PUCCIO DEBORAH, REVISORI DEI CONTI,
2017, 2018, , BOLOGNA STEFANO, CASSA DEPOSITI E PRESTITI,CORTE DEI CONTI , CROCE ANTONIO, DEFFAULT,FORELLO,ISOLA DELLE FEMMINE, MONREALE, LO BIANCO,, LO JACONO, PUCCIO DEBORAH, REVISORI DEI CONTI,
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Pubblicato il 18/02/2019 N. 00147/2019REG.PROV.COLL N. 00488/2018 REG.RIC. DUE ESSE COSTRUZIONI COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE LA GARA LAVORI AL COMUNE CONTESA SARDO SALVATORE
sul ricorso numero di registro generale 488 del 2018, proposto da:
Due Esse Costruzioni S.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avvocato Umberto Ilardo, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Nino Bullaro in Palermo, via Galileo Galilei, 9;
Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Carmelo Santo Zanghi', presso il cui studio ha eletto il proprio domicilio in Palermo, piazza Vittorio Emanuele Orlando, 41;
Consorzio C.E.V., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Antonio D'Alesio e Carmelo Santo Zanghi', con domicilio eletto presso lo studio del secondo di essi in Palermo, piazza Vittorio Emanuele Orlando, 41;
Coci Antonino, quale titolare dell’omonima impresa individuale, rappresentato e difeso dall'avvocato Natale Bonfiglio, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Carlo Comande in Palermo, via Caltanissetta, 2/D;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia n. 1221/2018, resa tra le parti, concernente l’esito della procedura negoziata ex art. 36 del d.lgs. n. 50/2016 indetta dal Comune di Isola delle Femmine per l'affidamento, con carattere di urgenza, dei lavori di “efficientamento energetico, abbattimento delle barriere architettoniche e miglioramento sismico della casa comunale”.
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Isola delle Femmine, del Consorzio C.E.V. e dell’impresa Coci Antonino;
Visto l’appello incidentale della Coci Antonino;
Vista l’ordinanza n. 412/2018 con cui è stata respinta la domanda cautelare;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 febbraio 2019 il Cons. Hadrian Simonetti, uditi per le parti l’avvocato Umberto Ilardo, l’avvocato Carmelo Santo Zanghi anche su delega dell’avvocato Antonio D'Alesio, l’avvocato Lucia Di Salvo su delega dell’avvocato Natale Bonfiglio;
1. Con lettera di invito del 20.2.2018 il Comune di Isola delle Femmine ha indetto una procedura negoziata, ai sensi dell’art. 36, co. 2, lett. c) del d.lgs. 50/2016, per l’affidamento dei lavori di “efficientamento energetico, abbattimento delle barriere architettoniche e miglioramento sismico della casa comunale”, per un importo stimato di euro 765.765,99, da aggiudicarsi al prezzo più basso.
Per quanto più rileva in questa sede i lavori oggetto dell’appalto rientravano nelle seguenti categorie: 1) prevalente, OG1, Class. II; scorporabile, a qualificazione obbligatoria, OG11, Class. 1.
La procedura, gestita nell’interesse del Comune dal Consorzio Energia Veneto con sede in Verona, è stata aggiudicata in favore del costituendo raggruppamento verticale di imprese formato dalla ditta individuale Coci Antonino e dalla Cardaci Costruzioni s.r.l., con un ribasso del 30,77%.
2. La Due Esse Costruzioni s.r.l., seconda classificata, ha proposto ricorso avverso l’aggiudicazione del 13.3.2018, impugnato unitamente agli atti di gara, lamentando la mancata esclusione del raggruppamento aggiudicatario sulla base di due motivi di illegittimità.
Con il primo di essi ha premesso come la mandataria Coci Antonino, benché priva di una valida attestazione SOA, abbia dichiarato di assumere il 100% dei lavori rientranti nella categoria prevalente OG1 grazie all’avvalimento interno da parte della mandante Cardaci Costruzioni. Ciò posto, ha argomentato come, nel caso di specie, simile avvalimento interno non sarebbe ammissibile in quanto non sarebbero rispettati i limiti quantitativi ricavabili, per i raggruppamenti d’impresa, dagli artt. 48 e 83 del Codice e dall’art. 92 del regolamento del 2010 tutt’ora vigente. Ha precisato infatti, più nel dettaglio, come non verrebbe rispettato il principio per cui la mandataria deve possedere (in proprio) i requisiti ed eseguire le prestazioni in misura maggioritaria.
Con il secondo motivo censura l’avvalimento sotto un diverso profilo, concernente il suo grado di specificità, reputato insufficiente ai sensi degli artt. 89 codice dei contratti e 1346 c.c., laddove nel contratto si utilizzano frasi di stile e si limita la messa a disposizione a pochi beni mobili, ad un direttore tecnico e a sole due unità di personale.
Oltre alla domanda di annullamento la ricorrente ha chiesto il subentro nel contratto, ove già sottoscritto, e in subordine il risarcimento del danno.
3. Il Tar con sentenza 1221/2018, premessa la propria competenza per territorio e l’inapplicabilità del rito di cui all’art. 120 co. 2 bis, ha respinto il ricorso giudicandolo infondato.
Ciò sul fondamentale presupposto che ai sensi dell’art. 89 del codice dei contratti l’avvalimento non incontri limiti quantitativi e che sia ammesso anche tra i partecipanti al raggruppamento di imprese, rilevando altresì come la tesi di parte ricorrente, secondo cui una limitazione quantitativa discenderebbe dalle quote di partecipazione non solo non avrebbe un preciso aggancio normativo ma si porrebbe in contrasto con quanto previsto dall’art. 89 del codice dei contratti. Dopodiché ha giudicato che nel caso in esame il contratto di avvalimento avesse un contenuto sufficientemente determinato.
4. La Due Esse ha proposto il presente appello avverso la sentenza, deducendone l’erroneità per non avere considerato tutte le conseguenze di un avvalimento interno “totale”, in cui la mandante fornisce tutti i requisiti speciali alla capogruppo mandataria priva peraltro di qualunque attestazione SOA, così violando la regola legale di cui all’art. 83, co. 8, del codice dei contratti – cogente e integrante all’occorrenza la legge di gara - secondo cui la capogruppo deve possedere effettivamente i requisiti in misura maggioritaria rispetto alle mandanti.
Sottolineato inoltre come, nel caso di specie, la mandataria, in quanto priva all’epoca della gara di qualunque attestazione SOA, non potesse in alcun modo partecipare alla procedura, ha quindi riproposto e sviluppato anche il secondo motivo dell’originario ricorso.
Si è costituito il Comune di Isola delle Femmine, resistendo all’appello e sottolineando, in particolare, il fatto per cui nel bando di gara non vi fosse alcun limite percentuale di partecipazione all’interno del raggruppamento e che, pertanto, le offerte presentate debbono ritenersi conformi.
Si è costituito il Consorzio chiedendo del pari la reiezione dell’appello, sostenendo, tra le altre cose, che il ricorso tramite avvalimento all’attestazione SOA di altro operatore sarebbe possibile anche ad un’impresa del tutto sprovvista di SOA.
La ditta Coci Antonino, mandante del raggruppamento aggiudicatario, ha proposto appello incidentale nei confronti della sentenza 1221/2018 nella parte in cui ha dichiarato improcedibile il suo ricorso incidentale proposto in primo grado, volto a contestare l’ammissione della ricorrente principale sull’assunto che alla data dell’aggiudicazione della gara la Due Esse non avesse ancora completato la verifica triennale sulla attestazione SOA, richiamando l’art. 77 del regolamento e la sentenza dell’Adunanza Plenaria 27/2012.
Riproposte quindi le censure racchiuse nel ricorso incidentale, di natura assorbente, ha poi controdedotto sui motivi dell’appello.
La difesa di Due Esse ha replicato in ordine al ricorso incidentale, chiarendo la differenza tra verifica triennale e quinquennale e invocando l’applicazione dell’art. 76 del regolamento che, nelle more della verifica triennale dell’attestazione SOA, permette che le imprese partecipino alle gare a condizione che abbiano stipulato il relativo contratto con la SOA almeno 90 giorni prima della scadenza dell’attestazione. Ha rilevato come la propria verifica triennale si sia conclusa positivamente in data 5.4.2018 ed esplichi per definizione efficacia retroattiva, laddove invece tutto il ragionamento di controparte parrebbe attribuirle efficacia costitutiva.
Respinta la domanda cautelare e fissato il merito, scambiate ulteriori memorie tra le parti, all’udienza del 6.2.2019 la causa è passata in decisione.
5. Il Collegio deve esaminare in via prioritaria l’appello incidentale con cui Antonino Coci ha riproposto l’impugnazione incidentale già avanzata in primo grado e volta all’esclusione del ricorrente principale che, si sostiene, non avrebbe potuto partecipare alla gara in quanto privo di una valida attestazione SOA.
Deve premettersi come venga qui in discussione la verifica triennale della propria SOA da parte della DUE ESSE, da non confondere con la verifica quinquennale. Mentre infatti quella triennale postula un controllo di validità intermedia della attestazione SOA in corso, al fine di accertare il mantenimento dei requisiti, ed è disciplinata dall’art. 77; quella quinquennale ne implica la rinnovazione, secondo le previsioni racchiuse all’art. 76. Differente è la disciplina che regola le due fattispecie: nell’un caso la verifica triennale non può essere richiesta se non nei 90 giorni immediatamente precedenti la scadenza del termine (art. 77, co. 1); nell’altro il termine di 90 giorni prima della scadenza segna invece la data finale per poter chiedere il rinnovo (art. 76, co. 5, dove è scritto “Almeno novanta giorni prima della scadenza”), il che vuol dire che è ben possibile chiedere il rinnovo prima.
La differenza si comprende agevolmente alla luce del fatto per cui la verifica triennale è un controllo, sul mantenimento dei requisiti, riferito all’attualità e che, dunque, deve avvenire per forza in prossimità della scadenza dei tre anni. Si comprende allora come, proprio in questa logica, una volta richiesta la verifica e stipulato il contratto con la SOA nei novanta giorni prima della scadenza triennale, l’impresa possa intanto partecipare alle gare di appalto utilizzando l’attestazione sottoposta a verifica. Il che lo si ricava agevolmente a contrario leggendo il secondo periodo dell’art. 77, co. 1, dove tale possibilità è invece esclusa (solamente) per l’impresa che si sottoponga a verifica dopo (anziché prima) la scadenza del triennio.
Tanto premesso sul piano generale, nella vicenda qui in esame è incontestato che la DUE ESSE, il cui termine triennale per la SOA scadeva il 18.2.2018, abbia sottoscritto il relativo contratto ai fini della verifica triennale in date 5-7.2.2018, quindi ben prima della scadenza; per poi ricevere valutazione positiva in data 5.4.2018 e la certificazione il 14.5.2018.
Si deve solo aggiungere come, nel sistema così tratteggiato, per le stesse ragioni appena evidenziate, la verifica positiva non può avere la valenza costitutiva che le vorrebbe attribuire l’appellante incidentale ma esplica effetti retroattivi e sino ad allora opera un meccanismo di ultrattività (cfr. Cons. St., V, n. 3752/2016, che richiama l’Adunanza Plenaria n. 27/2012), proprio per evitare che si determinino soluzioni di continuità a scapito di imprese cui non sono imputabili omissioni o ritardi.
Il dato contingente per cui alla data di adozione del provvedimento sulle ammissioni e sulle esclusioni in gara la verifica triennale non si fosse ancora conclusa, non essendo imputabile alla DUE ESSE, non può andarle in danno. La sua ammissione doveva intendersi condizionata al buon esito della verifica, già in itinere, come l’ordinamento prevede che avvenga anche in altre circostanze similari, pensiamo ad esempio all’informativa liberatoria richiesta ma non ancora acquisita dalla prefettura, e dove la legge dispone che l’affidamento, in particolare, sia sottoposto a condizione risolutiva (come è avvenuto per l’appalto stipulato il 27.6.2018 tra il Comune e la controinteressata, sul quale si tornerà).
Sono quindi da respingere, insieme con l’appello incidentale, tutte le ulteriori questioni a vario titolo preliminari o pregiudiziale con le quali è dedotta – sempre per la stessa ragione - la carenza di interesse al ricorso della DUE ESSE.
6. Una volta respinto l’appello (e quindi l’originario ricorso) incidentale e le altre eccezioni preliminari, si deve passare ad esaminare quello principale, che è fondato per le ragioni di seguito chiarite.
La difesa della DUE ESSE sostiene, al fondo del proprio articolato ragionamento, che attraverso l’avvalimento interno l’ATI aggiudicataria avrebbe stravolto i rapporti e le proporzioni che debbono caratterizzare i soggetti partecipanti alla medesima ATI, in particolare i limiti quantitativi del soggetto mandatario e di quello mandante.
Va premesso, in punto di fatto, quale dato incontestato, come nel caso di specie la mandataria impresa individuale Coci Antonino fosse alla data di partecipazione alla gara del tutto priva di SOA – non avendo proceduto a richiedere, a differenza della DUE ESSE, la verifica triennale - e avesse fatto ricorso all’avvalimento della SOA della mandante Cardaci Costruzioni per quanto concerne la categoria prevalente OG1, dalla mandante posseduta per la classe IV; in questo modo ritenendo di potersi qualificare, così da eseguire il 100% dei lavori della categoria prevalente, appunto OG1. Laddove invece la mandante avrebbe eseguito il 100% di quelli scorporabili OG11, per i quali la mandante è parimenti qualificata.
Sul rilievo, sempre di fatto, che la mandataria non sarebbe qualificata (in proprio) per nulla (se non prendendo a prestito la SOA della sua mandante) e che la mandante lo sarebbe invece per tutto, la tesi della difesa appellante è che tale stato di cose confliggerebbe con la disciplina ricavabile, in tema di ATI, dagli artt. 48 e 83 del Codice dei contratti del 2016 e dall’art. 92 del regolamento del 2010, ancora applicabile in via transitoria.
Laddove, invece, replicano le difese delle controparti, sarebbe comunque invocabile l’art. 89 sull’avvalimento, anche interno al raggruppamento, che in recepimento dell’art. 63 della direttiva 24/2014 non prevede limiti quantitativi o percentuali; né, si osserva, limiti di questo tipo sarebbero stati previsti, per questo particolare appalto, dalla lex specialis.
7. Così ricostruite in sintesi le contrapposte tesi di parte, è innegabile come dall’insieme degli articoli appena citati – del diritto italiano dei contratti pubblici - si ricava una regola per cui “la mandataria in ogni caso deve possedere i requisiti ed eseguire le prestazioni in misura maggioritaria” (art. 83, co. 8, per come peraltro modificato con il decreto correttivo 56/2017, segno di un’attenzione mirata e recente del legislatore per l’argomento); e che la mandataria, tanto di un raggruppamento orizzontale quanto di uno verticale, debba assumere un ruolo predominante, spendendo i requisiti in misura maggioritaria, perché appunto maggioritarie sono le prestazioni che deve eseguire, se ne ha conferma anche leggendo l’art. 92 del citato regolamento, ai commi 2 e 3.
Se dunque il Codice ed il regolamento richiedono che la mandataria sia davvero, in senso pieno ovvero anche sostanziale, la capogruppo e la guida effettiva dell’ATI, si tratta di valutare il rapporto tra la regola di fondo appena individuata e la possibilità, oramai pacificamente ammessa, di ricorrere all’avvalimento ad amplissimo spettro, permettendo che il prestito dei requisiti avvenga anche tra partecipanti al medesimo raggruppamento (art. 89, co. 1).
Ebbene, a differenza di quanto ha ritenuto il Giudice di primo grado, questo Collegio ritiene che vada ricercata una formula, e dunque una soluzione, che renda compatibili le due regole, altrimenti in apparente contraddizione, in antinomia, l’una con l’altra (da un lato l’art. 83, co. 8; dall’altro l’art. 89, co. 1). E questa compatibilità non può che essere trovata riconoscendo che l’avvalimento infragruppo o interno è (certamente) possibile (ma) a condizione e sino a che non si alteri la regola secondo cui la mandataria deve “in ogni caso” possedere i requisiti ed eseguire le prestazioni in misura maggioritaria (i precedenti del Cons. St., III, n. 1339/2018 e IV, n. 5687/2017, concernenti il prestito dalla mandataria alla mandante esprimono un principio che deve valere, a maggior ragione, nell’ipotesi inversa).
Con la precisazione che una simile regola è destinata ad integrare i bandi e i capitolati di gara, quand’anche non sia espressamente riprodotta (nel caso di specie l’art. 6 del disciplinare richiama l’art. 48 e nulla dice sull’art. 83 del Codice).
E’ evidente come nel caso di specie, al contrario, l’avvalimento infragruppo abbia superato tale limite di misura, finendo per mettere del tutto da parte l’equilibrio interno al raggruppamento, capovolgendo l’ordine delle grandezze tra la mandataria e la mandante, portando alla luce il dato per cui, in questo caso, l’impresa Coci Antonino della mandataria avrebbe solamente il nome ovvero la veste formale, ma in alcun modo la sostanza, se solo consideriamo come alla data della gara qui in discussione fosse del tutto priva di attestazione SOA (non avendone chiesto il rinnovo, come ha allegato la difesa di DUE ESSE senza che le controparti contestassero o confutassero tale fatto), non solo per le categorie dei lavori qui messi a gara ma per qualunque altro tipo di lavori.
8. Il Collegio non ignora come delle due regole poste a confronto (il ruolo necessariamente maggioritario della mandataria da un lato; la possibilità dell’avvalimento interno dall’altro), e che si è ritenuto possano trovare secondo il nostro diritto positivo una ragionevole formula di coesistenza, la seconda riceva una considerazione espressa e assai forte nel diritto eurounitario degli appalti pubblici, come dimostra ancora di recente la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea a gennaio di questo 2019 e dove, tra i diversi rilievi mossi al Codice dei contratti del 2016, (per quanto non si affronti il tema molto specifico che è qui in discussione) vi è anche un paragrafo sull’avvalimento, dove si contesta allo Stato italiano di non avere dato ingresso a tutte le possibilità e a tutte le variabili sottese a questo istituto ritenuto, come noto, pro-concorrenziale, menzionando in particolare i divieti di cui ai commi 6, 7 e 11 dell’art. 89.
Premesso che le contestazioni non riguardano quindi il tema qui in esame e che il discorso più generale sull’avvalimento deve essere ancora pienamente vagliato in seno al procedimento di infrazione e dovrà poi essere eventualmente esaminato in ultima analisi dalla Corte di Giustizia e che, perciò, neppure se fossimo al cospetto di un appalto sopra soglia ricorrerebbero gli estremi per una disapplicazione immediata e completa dell’art. 83, co. 8, del Codice; il Collegio deve dare atto di come la gara qui in contestazione sia volta all’affidamento di un appalto di lavori sotto soglia comunitaria, e neppure emerga, sulla base degli atti di causa, un interesse transfrontaliero. Sicché, non dovendosi fare applicazione delle direttive del 2014, non solo non vi sono i presupposti per una questione pregiudiziale di tipo interpretativo da rimettere alla Corte di Giustizia, ma la disciplina nazionale ha margini sicuramente più ampi di intervento e ben può privilegiare, secondo pur sempre un canone di necessaria proporzionalità, principi e regole di matrice interna a tutela di interessi comunque rilevanti ai fini pubblici, Tra i quali, nel caso che ci riguarda, la garanzia che il soggetto mandatario abbia un effettivo margine di qualificazione propria e vi sia una effettiva corrispondenza tra quello che possiede, in termini di requisiti, e quello che fa, in termini di prestazioni contrattuali. Il tutto a tutela non solo della parte committente ma anche dell’intero mercato dei lavori pubblici e a garanzia del risultato dell’opera pubblica e della spendita del denaro, non meno pubblico, a tale scopo destinato.
9. Per tutte queste ragioni è quindi fondato il primo motivo dell’appello principale, che corrisponde al primo motivo dell’originario ricorso principale di primo grado, potendosi prescindere dall’esame del secondo motivo relativo alla determinatezza ovvero determinabilità, o meno, del contratto di avvalimento, dal cui eventuale accoglimento DUE ESSE non ricaverebbe alcun vantaggio ulteriore.
10. In conclusione, respinto l’appello incidentale e ogni altra eccezione, in accoglimento dell’appello principale va annullata l’aggiudicazione in favore del raggruppamento controinteressato.
11. Quanto alle ulteriori domande proposte nel giudizio di primo grado e definite come “consequenziali”, semplicemente richiamate con l’atto di appello con formula oltre tutto ipotetica (“per quanto occorrer possa”, p. 30), si deve osservare come sia stato prodotto in appello dalla controinteressata il contratto di appalto sottoscritto dal Comune con il raggruppamento Coci Antonino-Cardaci Costruzioni s.r.l. in data 27.6.2018 il che, tenuto conto anche del tempo da allora trascorso e dell’assenza di una specifica e puntuale allegazione al riguardo da parte di DUE ESSE, impedisce una pronuncia di inefficacia ai sensi dell’art. 122 c.p.a.
Non meno generico è il richiamo, nel solo atto di appello, alla domanda risarcitoria per equivalente proposta nel ricorso di primo grado in forma ipotetica e subordinata; domanda da intendersi quindi in questa sede inammissibile ma che potrà essere riproposta ai sensi dell’art. 30, co. 5, c.p.a., nel termine di 120 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza di annullamento.
12. La parziale novità di talune delle questioni affrontate giustifica la compensazione delle spese di giudizio.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, disattesa ogni altra domanda ed eccezione, così provvede:
-accoglie l’appello principale nei termini di cui in motivazione;
-per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso principale di primo grado annullando gli atti con esso impugnati;
Hadrian Simonetti Giulio Castriota Scanderbeg
SITO DELLA C.G..A PALERMO
BOLOGNA STEFANO CARDACI COSTRUZIONI SRL RTI, CEV, COCI ANTONINO, DUE ESSE COSTRUZIONI SRL, GARA LAVORI COMUNE, ISOLA DELLE FEMMINE, MINAFRA, SARDO SALVATORE, UFFICIO TECNICO COMUNALE, ZANGHI' SANTO
Pubblicato il 18/02/2019 N. 00147/2019REG.PROV.COLL N. 00488/2018 REG.RIC. DUE ESSE COSTRUZIONI COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE LA GARA LAVORI AL COMUNE CONTESA SARDO SALVATORE BOLOGNA STEFANO CARDACI COSTRUZIONI SRL RTI, CEV, COCI ANTONINO, DUE ESSE COSTRUZIONI SRL, GARA LAVORI COMUNE, ISOLA DELLE FEMMINE, MINAFRA, SARDO SALVATORE, UFFICIO TECNICO COMUNALE, ZANGHI' SANTO
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2019 13 FEBBRAIO CORTE DEI CONTI DELIBERAZIONE n.4...
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 sentenza 
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 art. 36
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