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Timestamp: 2019-12-15 13:42:00+00:00

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Cartesio - Il Mondo, L'Uomo
Faq Cartesio: domande e risposte comuni sulla filosofia di Cartesio
Carabellese Da Cartesio a Rosmini
Acta Philosophica Vol 2 1993 Fasc 2(Articolo Su Cartesio)
Cartesio - Carrocci
Cartesio - I Principii Della Filosofia
Cartesio - Regole Per La Guida Dell'Intelligenza
Cartesio e le accademie Richard Davies* Nonostante la sua incredulit nei confronti del progetto cartesiano di rifondare la filosofia in chiave
anti-scolastica, il primo biografo dello stesso Cartesio, Adrien Baillet, ha tramandato unimmagine duratura della vita del filosofo come una sorta di ritiro spirituale. Nelle pagine dedicate alla giovent e ai viaggi formativi di Cartesio, Baillet fornisce notizie relativamente scarse e non del tutto affidabili, ma mette in risalto certi momenti come la famosa notte dei sogni del 1619 o il colloquio con il Cardinale Brulle dieci anni pi tardi 1 che si prestano a una lettura della traiettoria di Cartesio nei termini di rivelazione o di conversione. Dando maggior rilievo allultimo decennio della vita di Cartesio (1640-50), Baillet enfatizza elementi delle peripezie che assimilano il filosofo a un monaco itinerante avulso da ogni legame istituzionale o accademico. In qualche misura, questa curvatura pu essere attribuita alle aspirazioni frustrate dello stesso Baillet di diventare frate trappista 2 e, forse in egual misura, al fatto che, con i suoi continui traslochi da una cittadina olandese allaltra e la sua ritrosia di apparire in pubblico3, Cartesio effettivamente sfugga da ogni tipo di confronto diretto con le autorit. Senza voler correggere limpostazione di Baillet, vogliamo in questa nota esplorare alcune delle ambivalenze rintracciabili negli atteggiamenti di Cartesio nei confronti delle istituzioni accademiche con cui venuto in contatto.
Ringrazio Niccol Guicciardini e Alessandra Violi per attente letture di versioni precedenti di questo articolo. A. BAILLET , Vie de M. Des Cartes, (2 voll.) Horthemels, Paris, 1691, I, 80-6 e 163-6 rispettivamente. S. GAUKROGER, Descartes: An Intellectual Biography, Oxford Univerity Press, Oxford, 1995, p. 472. Ad esempio nella lettera a Jean-Louis Guez de Balzac del 5 maggio 1631, Cartesio esplicitamente paragona la citt di Amsterdam a un monastero francescano o certosino (in C. ADAM, P. TANNERY, (a cura di) uvres de Descartes (12 voll.) edizione corretta con aggiunte a cura di J. BEAUDE and P. COSTABEL (et al.), Vrin, Paris, 196476 (siglum AT) AT I, pp. 202-3. In modo simile, la lettera a Claude Picot del 2 febbraio 1643 sembra indicare che lessere allestero (o, che equivalente, lessere uno straniero) basti a proteggersi dalle attenzioni e dalle interferenze dei vicini di casa (AT III p. 616); anche quando la sua presenza nota ad altri francesi residenti in Olanda, Cartesio si nasconde, come nel caso del suo soggiorno a Leida per seguire la pubblicazione del Discorso e dei Saggi, dove il Professore di Greco alluniversit, Claude Saumaise, si lamenta: il a toujours t en cette ville pendant limpression de son livre, mais il se cache et ne se montre que fort rarement. Il vit toujours en ce pays dans quelque petit ville lcart, lettera del 3 aprile 1637, riprodott a AT X pp. 554-5.
Davies: Cartesio e le accademie
Lovvio punto di partenza, non solo in senso cronologico, il rapporto tra Cartesio e i suoi precettori al collegio gesuita di La Flche, dove entr nel 1606 allet di dieci anni per rimanervi fino allestate del 1614. Nonostante la sua recente fondazione, nel 1603, La Flche godeva gi allepoca di grande prestigio non solo per essere stato promosso dal re di Francia, Enrico IV, nato proprio nel palazzo al centro della scuola donato alla Compagnia di Ges e che alla sua morte nel 1601 ospiter il suo cuore, ma anche per il rigore innovativo del regime educativo stabilito nella Ratio studiorum adottata per regolare tutti gli aspetti della vita nel collegio. Mentre la maggior parte delle schol che preparavano i loro allievi per gli studi universitari prevedevano un ciclo di studi di cinque anni, corrispondente alla prima met della permanenza di Cartesio a La Flche, i gesuiti riconoscendo in qualche misura lostilit di alcune universit nei confronti dei loro diplomati offrivano un curriculum concorrenziale al raggiungimento della laurea di bacceliere nelle facolt delle Arti, coprendo negli ultimi tre anni di studio dialettica, filosofia naturale, matematica, metafisica e etica, tutto basato sulla lettura di testi scelti dalla tradizione aristotelica. Non disponiamo di molte tracce dirette delle esperienze di Cartesio nei suoi anni formativi, ma si sono consolidati due simpatici mitemi al riguardo, che forse vale la pena riesaminare brevemente. Il primo la nozione, gi accennata da Baillet 4, che i gesuiti rilassassero le loro regole a tal punto che permisero a Cartesio di rimanere a letto la mattina 5. A favore di questa supposizione esistono solo indizi indiretti e poco probatori. vero che, da adulto, Cartesio preferiva non alzarsi prima di mezzogiorno e pu anche darsi che abbia nutrito questa preferenza sin da giovane6. Ma questo non implica che i padri fossero disposti o persino autorizzati ad assecondare lindole indolente di Cartesio. Anzi, sembra pi sensato pensare che la scelta da adulto fosse una reazione contro la precedente costrizione da giovane: il ricordo del dispiacere di dover seguire una disciplina mattutina avrebbe reso la libert ancora pi dolce. Anche se il Rettore dellistituzione, il padre tienne Charlet, era amico della famiglia Cartesio (specificamente da parte della madre), se avesse concesso un permesso del genere questo sarebbe stato uno strappo straordinario alle regole e avrebbe certamente fatto scalpore (di cui non abbiamo notizia nelle nostre fonti) tra gli altri 1200 studenti, di cui forse un terzo era di rango aristocratico pi elevato di Cartesio (e quindi tendenzialmente sensibili ai propri privilegi).
4 5 BAILLET , Vie, cit., I, 28. Di solito, questa storia si ripete in modo abbastanza casuale o incidentale, come nel caso del libro molto influente di BERNARD WILLIAMS , Descartes: The Project of Pure Enquiry, Penguin, Harmondsworth, 1975, dove lautore dice semplicemente he was allowed [] to get up when he liked (p. 15). 6 Ad esempio, nella lettera a Guez de Balzac del 15 aprile 1631, Cartesio dice di dormire dieci ore ogni notte, AT I, p. 198.
Supponendo comunque che Cartesio talvolta rimanesse a letto la mattina mentre i suoi coetani seguivano le loro lezioni, ma anche che non ci fosse un trattamento prefenziale nel suo caso, una spiegazione facile da trovare: la debolezza di salute dello stesso Cartesio. Come sua madre, morta in conseguenza del parto della sorella minore di un anno, il giovane Renato che sembra aver creduto che fosse stata la propria nascita a provocare la morte della madre 7 soffriva di una febbre lenta con tosse secca che gli minava la costituzione e sembrava destinarlo a un decesso prematuro. In questo senso, Cartesio era costretto a letto e non esercitava una propria scelta di orario. Cionostante, lo stereotipo di Cartesio in qualche modo vuole che la sua eccezionalit venisse riconosciuta persino allinterno di unistituzione gi nota per uno spiccato atteggiamento egualitario nei confronti degli allievi 8, e che le sue idiosincrasie venissero rispettate persino nel contesto di un sistema formativo totalizzante e dedicato a plasmare le personalit e le abitudini degli studenti oltre a fornire uneducazione scolastica. Se limmagine di Cartesio dormiglione lo rende simpatico almeno per il tocco di anticonformismo e di poco rigorismo soprattutto se paragonato a un fanatico della prima mattinata come Kant9 , laltro mitema riguardante i rapporti tra il filosofo e i gesuiti, forse meno diffuso tra gli adetti ai lavori ma persistente e basato su una lettura di un testo molto noto, che Cartesio avesse ripudiato per intero quello che aveva imparato a La Flche10. Il mitema pu quindi incidere anche su questioni esegetiche pi serie, soprattutto riguardanti cruces teologiche11. Il testo in questione , ovviamente, la rassegna dei suoi studi nella prima parte del Discorso, che ci permettiamo di sintetizzare come segue. La discussione apre con un contrasto tra le aspettative di Cartesio circa lutilit delleducazione e lopinione che si formato una volta completati gli studi: prima credeva che le lettere costituissero un mezzo per acquisire una conoscenza chiara e assicurata 12; dopo, si ritrovava con talmente tanti dubbi ed errori che sospettava di aver scoperto solo quanto fosse ignorante, nonostante il proprio successo in una della scuole pi famose
7 8 9 Lettera alla principessa Elisabetta, maggio-giugno 1645, AT IV, pp. 220-1. Vedi la lettera del 12 settembre 1638, a cui torneremo brevemente, AT II, p. 378. Rimandiamo alle brillanti riflessioni di JEAN-BAPTISTE BOTUL in La vita sessuale di Kant (1999) tr. it. a cura di EMANUELA SCHIANO DI PEPE, Il melangolo, Genova, 2011. 10 Forse questa lettura passata di moda, ma lidea che Cartesio rappresentasse un no alla storia era dominante in Francia nel passato relativamente recente: J.F., BANNAN, Contemporary French Readings of Descartes, Review of Metaphysics, XIII, 3 (1960), pp. 412-38. 11 Per un esempio di un trattamento equilibrato, vedi R. ARIEW, Descartes and the Jesuits of La Flche: The Eucharist nel suo Descartes and the Last Scholastics, Cornell University Press, Ithaca (NY) 1999, pp. 140-54.
dEuropa 13. Concedendo poi che ci siano benefici estetici nelleloquenza e nella poesia, e che le discipline filosofiche forniscano il mezzo per parlare di tutto in modo verosimile 14, si sofferma sullapparente discrasia tra, da un lato, la certezza ed evidenza delle fondamenta della conoscenza matematica e, dallaltro, il loro scarso uso e la mancanza di elaborazione teorica oltre la loro applicabilit a problemi di meccanica 15. Tornando poi alla filosofia, nota la diversit delle opinioni sostenute e quindi la poca affidabilit dei suoi princpi, che rendevano impossibile costruire qualcosa di solido su fondamenta cos precarie 16. E il passo si conclude riprendendo limpazienza gi espressa nei confronti della lettura 17 e spiegando che subito raggiunta let che gli permise di uscire dalla soggezione dei suoi precettori 18, aveva smesso interamente lo studio delle lettere. I difetti individuati nelle varie discipline affrontate e la determinazione di studiare nel libro del mondo19 lasciano facilmente pensare che Cartesio credesse di aver passato il suo tempo a scuola in attivit futili, e quindi avesse motivi di biasimo verso quei precettori che lavevano assoggettato. Pu anche darsi che qualcosa del genere gli sia stato attribuito quando certi pensatori illuministi del Settecento decisero di eleggerlo a paladino della scienza moderna e razionale contro il potere arbitrario della Chiesa e, in particolare, contro linfluenza retrograda dei gesuiti20. Ma, come abbiamo gi indicato, lattribuzione di un atteggiamento cos ostile sarebbe a dir poco unesagerazione se non adirittura una forzatura dei dati a disposizione.
12 Discorso, I, AT VI, p. 4: non a caso il vocabolario di chiarezza, che successivamente sar cos cruciale per Cartesio, individua il desideratum primario per la conoscenza vera e propria. 13 Discorso, I, AT VI, pp. 4-5 e 7. Meritano uno studio a parte le ripetizioni e ricorsivit stilistiche non solo nel Discorso ma anche e forse soprattutto nelle Meditazioni: le argomentazioni sono spesso tuttaltro che lineari, come vorrebbe una certa immagine della razionalit cartesiana. 14 Discorso, I, AT VI, p. 5-7. 15 Discorso, I, AT VI, p. 7. 16 Discorso, I, AT VI, pp. 8-9. 17 Discorso, I, AT VI, p. 6: je croyais avoir dj donn assez de temps aux lettres, et mme ausi la lecture des livres anciens, e leurs histoires, et leurs fables. Cartesio, nel paragrafo precedente il suo racconto autobiografico, presenta la propria operazione nel Discorso que comme une histoire ou, si vous laimez mieux, que comme une fable a AT VI, p. 4. 18 Discorso, I, AT VI, p. 9: la sujtion de mes prcepteurs. 19 Discorso, I, AT VI, p. 10. 20 P. SCHOULS , Descartes and the Enlightenment, McGill-Queens University Press, Quebec, 1989.
Una considerazione generale che uningenuit attribuire la voce narrante del Discorso allio empirico di Renato Cartesio, come se fosse sotto giuramento riguardo alla propria autobiografia. Mentre alcuni critici hanno letto tutti i suoi scritti alla luce di una presunta doppiezza e di una strategia di sotterfugi continui21, spesso utile almeno riconoscere i vari generi letterari in cui scrive e quindi soprattutto per quanto riguarda le opere in prima persona aggiustare le nostre aspettative di conseguenza, distinguendo ad esempio il Ren del Discorso dal Renatus delle Meditazioni22. Inoltre, un dato di fatto che, dopo un breve interludio, Cartesio si sia iscritto a giurisprudenza alluniversit di Poitiers, laureandosi nel novembre 1616, in un corso di studio fortemente libresco. Se non sta mentendo nel Discorso, la favola che sta raccontando cerca solo di illustrare una certa dinamica che dirige la sua vicenda. In secondo luogo, Cartesio continua a intrattenere buoni rapporti con alcuni di quei precettori a cui si dipinge assoggettato. Ad esempio, in una lettera al gi menzionato padre Charlet, Cartesio lo apostrofa come il suo secondo padre 23. E non appena pubblica il Discorso, ha cura di mandare copie in omaggio al padre Fournet o al padre Nol24, ricordando di essere in obbligo per le cose imparate a scuola 25. Pi avanti ancora, accoglie le obiezioni del padre Bourdin nella seconda edizione delle Meditazioni e, nonostante una certa (e caratteristica) impazienza espressa in privato26, risponde con garbo, e invia copia dello scambio al padre Dinet, pure lui in passato fra i suoi precettori. Un debito specifico di Cartesio nei confronti dei gesuiti riguarda non tanto le cose studiate in aula, quanto limpostazione di un certo tipo di ricerca che si presenta come la struttura portante di una delle opere fondamentali di Cartesio, ossia le Meditazioni. Come stato notato in letteratura 27,
21 Il classico di questo filone M. LEROY, Descartes, le philosophe au masque, (2 voll.) Reider, Parigi, 1929. 22 Vedi J. RE, Philosophical Tales, Methuen, Londra, 1987, cap. 1. 23 Lettera a Charlet del 9 febbraio 1645, AT IV, p. 156. 24 da notare che, quando si rivolge un corrispondente gesuita, Cartesio sembra pensare di avere comunicato con lintera Compagnia; vedi Lettera a Dinet, AT VII p. 564: {...} cum scirem quam arcta soleat esse inter vestros animorum conjunctio, non unius R.P. Dissertationem, sed totius Societatis quum et accuratum de opinionibus meis judicium habere me arbitrabar. 25 Lettera del 14 giugno 1637, AT I, p. 382-4. 26 Lettera a Mersenne, marzo 1642, AT III, p.543. 27 L.J. BECK , The Metaphysics of Descartes, Clarendon Press, Oxford, 1965, pp. 28ss.; A. THOMSON, Ignace de Loyola et Descartes, Archives de Philosophie, xxxv (1972), pp. 61-84, J. RE Descartes Comedy, Philosophy
la seclusione presupposta dalle meditazioni, la loro scansione in giorni e lintensit dellautointerrogazione richiamano tutte gli esercizi spirituali basati sullomonimo libro di SantIgnazio di Loyola. Anche se i parallelismi non sono perfetti 28, chiaro che il ritiro spirituale che i gesuiti imponevano a cadenze regolari durante lanno accademico/ecclesiastico della scuola29 abbiano lasciato su Cartesio unimmagine duratura e molto apprezzata dellimpresa di auto-istruzione e di riforma della conoscenza. Inoltre, nel 1638 un corrispondente a noi sconosciuto, ma che probabilmente risiedeva nei dintorni di La Flche30, chiede consigli a Cartesio per leducazione del proprio figlio e riceve in risposta un panegirico sul sistema dei gesuiti. Il primo punto di paragone che Cartesio chiama in causa lo stato dellinsegnamento della filosofia in Olanda in generale 31, e fa riferimento alla prassi nelle facolt di Diritto in Francia, per cui gli studenti che volevano esercitare la professione (a differenza di Cartesio a Poitiers, si desume) dovevano pagarsi ripetizioni per essere adeguatamente preparati. Quindi, pur ammettendo che non tutte le cose che si insegnano in filosofia presso i gesuiti siano vere come il Vangelo, afferma che laver seguito lintero corso sia molto utile32. Questa utilit risiede nellelevare lo spirito al di sopra delle pedanterie in modo tale da farsi sapiente nella maniera giusta 33. Se capiamo bene, il senso che gli esercizi dialettici imposti dai gesuiti forniscano strumenti capaci non solo di permettere allex-allievo di riconoscere la pedanteria come tale, ma anche di costruirsi i mezzi per una riflessione pi autonoma e adatta a venire a capo dei veri problemi incontrati nel libro del mondo. In questo senso, nessuna scuola pu fare altro che gettare le basi a partire dalle quali il singolo deve poi
and Literature, 8 (1984), pp. 151-66; G. HATFIELD , The Senses and the Fleshless Eye: the Meditations as Cognitive Exercises in A.O. RORTY (a cura di) Essays on Descartes Meditations, University of California Press, Berkeley (Cal), 1986, pp. 45-80. 28 Per diverse riserve, si veda B. RUBIDGE , Descartess Meditations and Devotional Meditations, Journal of the History of Ideas, 51, (1990), pp. 27-49. 29 Per dettagli, C. de ROCHEMONTEIX , Un Collge de Jsuites, LHistoire du Collge de la Flche, (4 vols) Leguicheux, Le Mans, 1889, II, pp. 40-3; 122-5; 142ss.; e 215-8; III, pp. 11ss; e IV, pp. 21ss. 30 Nella lettera allanonimo del 12 settembre 1638 Cartesio dice che laria di La Flche est voisin du vtre (AT II, p. 378). 31 Loc. cit., p. 377. 32 Loc. cit., p. 378. 33 Ibid., lever son esprit au-desus de la pdanterie, pour se faire savant de la bonne sorte.
cercare di costruire la propria visione del mondo 34. E i gesuiti hanno espletato questo compito in modo egregio. In coda alla stessa lettera, Cartesio estende un invito ipotetico al figlio del suo corrispondente: se si fosse trovato in Olanda, Cartesio avrebbe fatto il possibile per ospitarlo 35. Nello specifico, contrappone Leida, dove al momento Cartesio si trova e dove comunque si mangia bene, a Utrecht, dove luniversit molto meglio, non solo per il fatto che recente fondazione non le ha dato il tempo per corrompersi, ma anche per la presenza di Henricus Regius, che viene descritto come un amico intimo36, e che vale pi di tutti i professori di Leida. Prendendo le mosse da questultimo rimando possiamo offrire qualche appunto sui rapporti tra Cartesio e le universit olandesi dellepoca. In un senso, non essendo mai stato n studente n insegnante in nessuna di esse, Cartesio non ha mai stabilito rapporti formali con queste istituzioni. In un senso pi ampio, possiamo dire che laffermarsi del cartesianesimo si deve proprio ai tentativi da parte del primo discepolo di Cartesio, Henricus Reneri, e dello stesso Regius di introdurre dottrine anti-aristoteliche negli insegnamenti della medicina e della filosofia nellateneo di Utrecht. Davanti alle prime reazioni ostili delle autorit, nella persona del professore di teologia e, successivamente, Rettore di Utrecht, Gisbertus Voetius, Cartesio si limitava a incoraggiare e a consigliare i suoi sostenitori da dietro le quinte, indicando non solo come comportarsi ma anche quali erano i punti da enfatizzare soprattutto nel dibattito accademico. E va detto che alcune delle lettere in cui Cartesio esplicita la propria posizione offrono chiarimenti preziosi sui modi in cui concepiva la propria dottrina. Ad esempio, scrive a Regius nel 1642 riguardo ai tre corollari che Voetius aveva allegato alla lista di questioni disputate a Utrecht, inclusa la dottrina, attribuita a Gorleus, secondo cui luomo un composto di anima e corpo ed un essere e ununit accidentalmente e non di per s37. Poich questa dottrina veniva associata a Regius e, di conseguenza, al cartesianesimo, Cartesio dice a Regius che deve mostrare, sia in pubblico che in privato, di credere che luomo sia un vero essere in s e non accidentalmente, e che la mente sia realmente e sostanzialmente unita al corpo, non solo per posizione o per disposizione (come
34 Le metafore o analogie con la costruzione di una casa o la pianificazione di una citt su linee razionali sono ricorrenti nel macrotesto cartesiano, ad es. nelle prime pagine di Discorso III. 35 Lettera allanonimo del 12 settembre 1638, AT II, p. 379. 36 Loc. cit.: qui mest intime ami. 37 Citato nella lettera da Regius, 24 gennaio 1642, AT V, p. 487: {h}ominem ex anima et corpore compositum esse Ens et unum per accidens, non vero per se.
aveva scritto Regius a torto)38. Con il suo rimando al pubblico e al privato, pu sembrare che Cartesio stia dando quasi per scontato che ci si debba aspettare un divario tra le due sfere. Ma, almeno sul punto in questione, plausibile pensare che qui troviamo unespressione di una dottrina che Cartesio stesso prende molto sul serio: sta cio aggiustando il tiro, per uso anche pubblico, riguardo alle conseguenze del suo dualismo mente-corpo. Quella distinzione reale tra mente e corpo su cui insister nel presentare le Meditazioni alla Sorbona, come vedremo pi avanti, non pu essere incoerente con lunit delluomo come unione sostanziale. Inoltre, nega che Regius debba spiegare la vera natura dellunione sostanziale perch quelli che la affermano nel modo approvato a Utrecht (vulgo) non la spiegano nemmeno loro 39. Per gli scopi del nostro tema, un aspetto interessante di questa operazione che Cartesio fa quello che pu per rendere la propria posizione digeribile dalle autorit, enfatizzando almeno le parole della dottrina ortodossa. Visto che la complicata e deprimente vicenda delle dispute olandesi stata documentata nei minimi dettagli da altri 40, ci limitiamo a notarne tre esiti. Il primo che, suo malgrado, Cartesio si fa trascinare dentro il dibattito istituzionale. Nella lettera al gesuita Dinet a cui abbiamo gi fatto cenno come appendice alla seconda edizione delle Meditazioni, Cartesio difende lortodossia della sua filosofia e racconta la procedura attraverso la quale Voetius riuscito, nel marzo del 1642, a far condannare la nuova filosofia dal Senato di Utrecht41. In risposta, Voetius pubblica, nello stesso anno, la sua Confraternitas Mariana e, in quello successivo, associandola al nome di Martin Schoock, lAdmiranda Methodus; nel maggio del 1643 Cartesio fa stampare ad Amsterdam una versione latina e come per sottolineare la natura non solo accademica della faccenda una fiamminga della sua lunga lettera a Voetius 42. In risposta, Voetius fa convocare Cartesio presso luniversit di Utrecht, e lo minaccia di espulsione 43 e di condannare i suoi libri al
38 Lettera a Regius, tardo gennaio 1642, AT III, p. 493: tam privatim quam publice, debes profiteri te credere hominem esse verum ens per se, non autem per accidens, et mentem corpori realiter et substantialiter essent unitam, non per situm aut dispositionem, ut habes in tuo ultimo scripto.. 39 Ibid.: per verum modum unionis, qualem vulgo omnes admittunt, etsi nulli, qualis sit, explicant, nec ideo etiam teneris explicare. 40 La rassegna pi giudiziosa rimane T. VERBEEK , Descartes and the Dutch. Early Reactions to Cartesian Philosophy 1637-1650, Carbondale and Edwardsville, 1992. 41 Lettera a Dinet, AT VII, pp. 582-95. 42 Epistola a Voetius, AT VIIIB, pp. 1-194. 43 Non essendo membro delluniversit di Utrecht, non chiaro come Cartesio potesse essere espulso dalle autorit accademiche; ed difficile immaginare che il Senato avesse il potere di espellerlo dal territorio.
rogo pubblico. Nonostante Cartesio non fosse in pericolo personale, fugge allAia e richiede la protezione del principe dOrange, traslocando poi a Egmond dove rimarr fino al 1649. Nel suo incontro ravvicinato con Voetius, Cartesio esce dunque sconfitto, se non altro per la sua scarsa esperienza in questo tipo di manovre. In secondo luogo, con linasprirsi della controversia, Cartesio prende progressivamente le distanze dalle posizioni di Regius44. Nonostante Regius fosse Professore di Medicina a Utrecht, il rapporto tra i due, come si gi visto, era allinizio di maestro-allievo, con Cartesio nel ruolo di maestro. Dopo la pubblicazione da parte di Regius delle Fondamenta della fisica (1646), in cui si mescolano parti della filosofia naturale che Cartesio aveva esposto nei suoi Princpi (1644) con idee cartesiane sulla biologia basate su testi non-pubblicati a cui Regius aveva avuto accesso, le cose cominciano a incrinarsi. Gi nella Lettera-Prefazione alledizione francese dei Princpi (1647) Cartesio si lamenta dei modi in cui Regius aveva non solo preso in prestito le sue idee ma anche cambiato lordine, negando certe verit di metafisica 45. Lanno successivo, Cartesio riprende ventuno di queste dottrine e le critica aspramente nelle Note su un certo programma46, rompendo cos definitivamente il suo sodalizio con il suo alleato accademico pi influente. E, terzo, nonostante labbandono da parte di Cartesio e le intervenute condanne del cartesianesimo nella versione promossa nelle Fondamenta anche a Leida nel 1647, Regius si ostina a insegnare a Utrecht, facendosi eleggere Rettore nel 1649 e nel 1662, e, nel decennio successivo alla morte di Cartesio, riesce a fare delluniversit, e dellOlanda pi in generale, una roccaforte della nuova filosofia. Strano destino: nellistituzione dove gli insegnamenti di Cartesio sono stati condannati dai loro nemici e storpiati dai loro amici, essi assurgono al ruolo di quella pedanteria che, a La Flche, era la cosa prima da studiare e poi da superare per mettersi sul cammino della sapienza. Se le universit olandesi si presentavano negli anni 1640 e 50 come un teatro di guerra in cui il dibattito aperto poteva fare la differenza tra recepire o respingere idee nuove, Cartesio si gi trovato, nei primi anni 1630, alle prese con unistituzione poco incline a cambiamenti in fatto di visioni complessive del Creato. Questa era la Chiesa Cattolica Romana; e una dottrina che
44 I documenti riguardanti i rapporti tra Cartesio e Regius sono tradotti in italiano da ROBERTO BORDOLI , Il carteggio. Le polemiche, Cronopio, Napoli, 1997. 45 Lettera-Prefazione, AT IXB, p. 19: mal trascrit et chang lordre et ni quelques verits de Mtaphysique, sur qui toute la Physique doit tre appuye. 46 Le Note a un certo programma sono indirizzate sia contro la Consideratio Theologica (Lovanio 1648) di JACOBUS REVIUS , un anti-cartesiano a Leida, sia contro la Brevis Explicatio Mentis Human, (Utrecht, 1648) di REGIUS .
Cartesio stava per promuovere era il movimento della Terra, in contrasto con la lettura pi facile della Bibbia 47 e la determinazione di Aristotele 48. Lopinione che la Terra sia in movimento di se stessa (oltre alla sua rotazione diurna) stata controversa almeno sin dalla pubblicazione del Sulle rivoluzioni di Copernico nel 1543. Nel 1616, stata condannata dai consulenti allIndice49; e nel 1633, sette dei dieci cardinali insediati in qualit di Inquisitori Generali hanno proibito i Massimi sistemi di Galileo perch sembravano sostenere il movimento della Terra 50. Quando, nello stesso anno, Cartesio ha notizia tramite un avviso pubblico visto a Leida della Sentenza, la sua immediata determinazione quella di sospendere il lavoro sullo scritto che stava elaborando, ossia il Trattato della luce (o Il mondo), poich nei capitoli X e XV di quel progetto Cartesio si impegnava ipoteticamente a sostenere la dottrina del movimento della Terra. Per ipoteticamente qui si intende che la descrizione fornita del nuovo mondo non si presenta come una resoconto vero del mondo in cui abitiamo bens come una favola 51, in cui si ricostruiscono certi aspetti del funzionamento di un mondo puramente fisico. Mentre, presso i gesuiti, Cartesio era assoggettato a una disciplina istituzionale a cui successivamente riconosce il suo debito e, rispetto alle universit olandesi, era gi esposto a critica per le sue pubblicazioni pregresse oltre a quelle dei suoi discepoli, nel caso del suo confronto con la Chiesa godeva di una certa libert di azione autonoma e non si era gi pronunciato per iscritto sulla questione controversa. Ci chiediamo dunque perch, a partire dalla prima lettera a Mersenne in cui menziona Galileo, Cartesio chiede un anno di tempo per riscrivere 52; intende riscrivere per rimuovere le cose cattive 53, in modo tale che le cose espresse possano essere approvate senza controversia 54; ed quasi pronto a bruciare le carte che ha in mano55. Nella successiva lettera sullargomento a Mersenne, del febbraio 1634, dice di essere
47 I passi pi cospicui sono Salmi, 104, 5; Ecclesiaste, 1, 5; e Giosu, 10, 12-3. 48 De Clo, II xii e xiv, la stazionariet della Terra viene affermata a 296 a 24 - 7 a 8 49 Il decreto, che non nomina Galileo, riprodotto in Opere di Galileo, a cura di I. de Lungo, A. Favaro, Edizione Nazionale (20 voll.), Firenze 1890 1909, XIX, pp. 322-3. 50 La Sentenza riprodotta in Opere di Galileo, cit., XIX ,pp. 402-6. 51 Trattato della luce, V, AT XI, p. 31; anche VII, AT XI, p. 48. 52 Lettera a Mersenne, novembre 1633, AT I, p. 272: revoir. 53 Loc. cit., p. 271: mauvaises choses. 54 Ibid.,: approuves sans controverse. 55 Loc. cit., pp. 270-1: je me suis quasi rsolu de brler tous mes papiers.
pronto a perdere quattro anni di lavoro pur di rendere ubbidienza completa alla Chiesa, poich ha vietato lopinione del movimento della Terra 56. Uninterpretazione delle intenzioni di Cartesio che sembra essersi affermata, almeno nel mondo anglofono, gli attribuisce il timore di essere soggetto ad azione punitiva da parte delle autorit ecclesiastiche. Cos, troviamo il vocabolario della paura 57, dello spavento58, della preoccupazione 59, e della cautela 60 per spiegare latteggiamento cartesiano. A favore di una lettura di questo genere abbiamo il fatto che Cartesio sembra aver frainteso la propria situazione nonch quella di Galileo. Specificamente, non si sarebbe reso conto che avrebbe potuto pubblicare le sue opinioni eliocentriche liberamente in Olanda e persino in Francia 61. Un tale fraintendimento trapelerebbe dalla sua sorpresa che sia stato Galileo, che italiano e persino amato dal Papa 62, ad essere vittima della reazione da parte del Vaticano. Dopottutto, erano solo italiani in vista in Italia che potevano essere processati dallInquisizione, come aveva gi insegnato limpetuosit di Giordano Bruno nellaccettare linvito a Venezia dei Mocenigo63. Ma, visto che una lettura del genere richiede di attribuire a Cartesio uningenuit straordinaria e quindi poco credibile riguardo al potere temporale della Chiesa, meglio prendere in considerazione altre opzioni interpretative. Una delle altre possibilit che Cartesio stesse tenendo le sue carte coperte, persino al suo corrispondente pi intimo64, finch la Chiesa non avesse cambiato idea. Lanalogia qui sarebbe tra
56 Lettera a Mersenne, febbraio 1634, AT I, p. 281. 57 T. SORELL , Descartes, Oxford University Press, Oxford, 1987, p. 36: fear. 58 S.V. KEELING, Descartes, (1934), 2nd ed., Oxford University Press, Oxford, 1968, p. 22: scare. 59 G. HATFIELD , Reason, Nature and God in Descartes, in S. VOSS , (a cura di) Essays on the Philosophy and Science of Ren Descartes, Oxford University Press, Oxford, 1993, pp. 259-87, p. 267: worry. 60 M. GRENE, Descartes, Harvester Press, Brighton, 1985, p. 78: made cautious. 61 Vedi T. MCCLAUGHLIN, Censorship and Defenders of the Cartesian Faith in Mid-Seventeenth France, Journal of the History of Ideas, 40 (1979) pp. 563-81. 62 Lettera a Mersenne, novembre 1633, AT I, p. 271: qui est Italien, et mme bien voulu du Pape. 63 Come conclude JOHN BOSSY, il risultato dellanalogo fraintendimento da parte di Bruno served him right: Giordano Bruno and the Embassy Affair, Yale University Press, 1991, p. 183. 64 Di nuovo, la lettera a Mersenne, novembre 1633, AT I, p. 272.
lopinione del movimento della Terra e lopinione sugli Antipodi65. Qualche mese dopo liniziale impatto con la Sentenza contro Galileo, Cartesio invoca questa analogia per esprimere a Mersenne una speranza in uneventuale riabilitazione dopo la condanna iniziale 66. Secondo questa interpretazione, Cartesio continuava a credere nel movimento della Terra, ma non voleva pronunciarsi pubblicamente sulla questione mentre il processo era ancora in corso. E questo spiegherebbe perch non ha agito sulla sua (quasi-)intenzione di bruciare le sue carte e perch continuava a stuzziccare i suoi corrispondenti con notizie indirette a riguardo67. Una terza ipotesi, suffragata tra gli altri da Henri Gouhier 68 e in parte coerente con quella precedente, che Cartesio dubitasse che le procedure contro Galileo fossero decisive della questione controversa. In questo senso, nonostante i divieti imposti sulle attivit di Galileo, la dottrina delleliocentrismo e la conseguente opinione del movimento della Terra non costituiva, nel 1633, una eresia vera e propria. In senso stretto, dunque, non cera una dottrina ufficiale della Chiesa sulla questione astronomica. Se questa era la valutazione da parte di Cartesio, era in buona compagnia: Mersenne stesso era aperto allidea che non ci fosse una verit definitiva per decidere la questione 69 e, nellestate o autunno del 1635, Mersenne gli scrive della propria intenzione di confutare il libro di J.-B. Morins che egli chiama Contra Motum Terr70. Vale a dire, il frate Minimo Mersenne sta per
Nel 745 il papa Zaccaria, seguendo linsegnamento di Lattanzio, Agostino e Procopio, aveva scomunicato il vescovo Vergilio di Salisburgo per aver sostenuto che gli antipodi fossero abitabili. Nonostante questa precipitosa azione papale,Vergilio fu canonizzato nel 1233.
66 Lettera a Mersenne, aprile 1634, AT I, p. 288. 67 Nel maggio del 1637, Cartesio dice a Mersenne che aspetta ancora un motivo per pubblicare il trattato (AT I, p. 367) e fa riferimento al padre Vatier (febbraio 1638, AT I, p. 562), a Huygens (9 marzo 1638, AT II, p. 662 e 31 gennaio 1642, AT III, p. 523) e a J.-B. Morin (luglio 1638, AT II, p. 201), Non si sa se Huygens avesse effettivamente visto un manoscritto quando, il 15 maggio 1639, incoraggia Cartesio mettre le Monde au monde (AT II, p. 679; anche 28 maggio 1639, AT II, p. 680: mettez vous nous entendre la Lumire). 68 H. GOUHIER , La Pense Religieuse de Descartes, Paris, Vrin, 1972, pp. 87-8. 69 R. LENOBLE, Mersenne ou la Naissance du Mchanisme, Vrin, Paris, 1943, pp. 456-61; pi in generale, H. BUSSON (Pense Religieuse Franaise de Charron Pascal, Vrin, Paris, 1933, pp. 287-9) elenca molti personaggi eminenti che dubitavano del geocentrismo, tra cui il Cardinale di Retz, che, nel 1650, non poteva scegliere tra i sistemi di Ticone e di Copernico. 70 Come al solito, non abbiamo la lettera da Mersenne, ma solo la reazione di Cartesio di sorpresa o di sgomento: lettera a Mersenne, estate/autunno 1635, AT I, p. 324: je mtonne. Il titolo per esteso del libro di Morin Responsio pro Telluris quietead Jacobi Lansbergii apologiam Telluris motu (1634).
argomentare contro la stazionariet della Terra e, di conseguenza, a favore del suo movimento. Comunque sia, Cartesio non temeva la censura di Mersenne se avesse persistito nellopinione che la favola del Trattato sulla luce potesse essere presentata come esente dalla Sentenza che aveva visto. Da un lato, Cartesio ben consapevole che la Sentenza vieta di considerare il movimento della Terra come persino probabilmente defensibile (aut quasi eam doctrinam defendi posse uti probabilem existimaverit71). Dallaltro egli distingue tra ci che possono decidere gli Inquisitori 72 o un sotto-comitato di Cardinali 73, e il modo in cui una determinazione da parte del Papa o di un Concilio diventa un articolo della fede senza indugi 74. In questo senso, anche in assenza di una dottrina vera e propria sul movimento o la stazionariet della Terra, il dovere del fedele era quello di non pronunciarsi in materia. Se il presupposto delle letture fin qui ventilate che la preoccupazione principale di Cartesio fosse quello che si poteva o non si poteva dire in pubblico, il suggerimento che sembra pi lineare e che combacia di pi con ci che scrive a Mersenne, che Cartesio stesse cercando di capire ci che egli doveva credere per se stesso riguardo alla questione controversa. Dato che i gesuiti avevano illustrato lipotesi copernicana mentre era studente 75, Cartesio fu forse un po sorpreso quando apparve il divieto. In un caso analogo, Cartesio si era gi cautelato riguardo alluso degli spazi infiniti allinterno della sua esposizione della favola e aveva controllato con Mersenne che non ci fosse niente di determinato in religione al riguardo 76; se ci fosse stato un divieto simile a quello successivamente pubblicato nei confronti del movimento della Terra, Cartesio avrebbe rimaneggiato la sua teoria per allinearla con la verit rivelata della Chiesa. Nellaprile del 1634, Cartesio dichiara a Mersenne il principio secondo cui non avrebbe per nulla al mondo mantenuto nemmenoo la dimostrazione che riteneva la pi certa ed evidente contro lautorit della Chiesa 77. La Sentenza contro Galileo, cio, gli dava un fortissimo motivo per credere che lopinione che stava per promulgare era falsa. Inoltre, se il movimento della Terra
71 La frase desunta dalla Sentenza in Opere di Galileo, XIX, p. 405, citata da Cartesio per esteso nella lettera a Mersenne 14 agosto 1634, AT I, p. 306. 72 Lettera a Mersenne, April 1634, AT I, p. 285. 73 Loc. cit., p. 288: Congregation particulire. 74 Loc. cit., p. 285: incontinent. 75 C. DE ROCHEMONTEIX , Un Collge, cit., VI, p. 39. 76 Lettera a Mersenne, 18 dicembre1629, AT I, p. 86. 77 Lettera a Mersenne, aprile 1634, AT I, p. 285.
era falso, lo erano anche le fondamenta della sua filosofia nella misura in cui esso si dimostra evidentemente a partire da esse78: modus tollendo tollens, qualunque cosa da cui si dimostra una falsit essa stessa falsa. Ancora nel 1640 Cartesio si ostinava a cercare una possibilit per cui il movimento della Terra poteva essere insegnato. Da una parte Gabriel de Naud presso il Cardinale di Bagni 79, per scoprire la posizione ufficiale della Chiesa, ribadendo di credere molto fermamente nellinfallibilit della Chiesa80; dallaltra, manda Andr Jumeau de Ste Croix presso il Cardinale Francesco Barberini che era stato uno degli Inquisitori che avevano condannato Galileo, e anche nipote del papa Urbano VIII per sapere se lopinione sul movimento sia lecito o meno 81, dove la determinazione della Chiesa detter quello che Cartesio a sua volta creder. Sembra che queste e simili inchieste abbiano chiuso la questione per Cartesio: anche in assenza di un giudizio da parte di un Concilio, lautorevolezza della Sentenza del 1633 bastava a orientare la posizione dei fedeli. Se Cartesio credeva che la Chiesa fosse in condizioni migliori delle sue per individuare opinioni false, allora possiamo capire perch, tra il 1633 e la pubblicazione dei Princpi nel 1644, ha ripreso in mano la teoria dellembrionale Trattato sulla luce e ha sviluppato la teoria dei vortici. In questa ri-elaborazione, la proposizione la Terra non in movimento risulta vera. per questo che dice a Princpi, III, 28: sequitur nullum in Terra nec etiam in aliis Planetis, motum proprie dictum reperiri. Ci da cui a sua volta questo consegue il senso stretto e proprio del moto fornito a II, 25, ossia il trasferimento dalla vicinanza di un insieme di corpi immediatamente circostanti a unaltra. Cos, Cartesio ha ragione di dire a un non-identificato corrispondente nel 1644 o pi tardi, che egli nega molto espressamente questo movimento82. La lettura del carteggio riguardo al caso Galileo porta, di nuovo, a smussare un po lo stereotipo di Cartesio come oppositore dellortodossia della Chiesa, ma a noi sembra che le tracce testuali nonch le probabilit psicologiche ci guidino nella direzione del giudizio espresso da Antoine Arnauld secondo cui, nonostante non fosse molto abile in teologia, Cartesio era
78 Lettera a Mersenne, novembre 1633, AT I, p. 271: sil est faux, tous les fondements de ma philosophie le sont aussi, car il se dmontre par eux videmment. 79 Lettera a Mersenne, dicembre 1640, AT III, 258. 80 Loc. cit., p. 259: trs fermement linfallibilit de lEglise. 81 Lettera forse a Dinet, marzo 1642, AT V, p. 544: liceat vel non liceat. 82 AT V, pp. 550: je nie trs expressment ce mouvement.
comunque ubbidiente alla Chiesa83. Dove lubbidienza non solo nelle azioni ma anche nelle opinioni. Arnauld ha un ruolo chiave in quella grandiosa operazione intellettuale, ma anche di marketing, che fu la pubblicazione delle Meditazioni, forse levento filosofico-letterario dellanno 1641 se non del decennio. I fatti di base sono abbastanza conosciuti e possiamo ripercorrerli sommariamente. Entro il marzo 1640 Cartesio termina la stesura del testo latino delle Meditazioni e comincia la procedura di correzione. In un primo momento, correzione vuole dire primariamente leliminazione di errori grammaticali e di punteggiatura, dato che i primi lettori, tra cui Regius e altri cartesiani a Utrecht, sono entusiasti della dottrina filosofica espressa. Ma, con lausilio dei suoi corrispondenti a Parigi, comincia a prendere forma quel corposo volume di oltre 600 pagine che comprende non solo le Meditazioni (poco pi di 100 pagine) ma anche le Obiezioni e le Risposte, di cui la prima edizione apparir a Parigi per le stampe di Michel Soly il 28 agosto 1641. Sin dal luglio del 1640, Cartesio aveva chiesto a Mersenne di sollecitare, come censori o esaminatori, persone connesse alla Sorbona84. Ed, effettivamente Mersenne, essendo egli stesso dottore di questo ateneo, lo accontenta nelle seconde e nelle seste Obiezioni da lui raccolte ed elaborate 85. Ma la maggior parte delle altre persone intervenute non corrispondono a questa richiesta di Cartesio: Johannes Caterus, lautore delle prime, un prete di Alkmaar in Olanda che vuole lanonimato; le terze sono di Thomas Hobbes, non ancora uno scrittore particolarmente famoso in Francia (e nemmeno a casa, dove far scandalo solo successivamente) e, comunque, non dotato di quellautorevolezza istituzionale su cui Cartesio voleva fare leva; e le quinte, che vennero poi espulse dalla versione francese, sono opera del prete provinciale Pierre Gassendi, noto allora solo per studi incompleti su Epicuro e per alcune osservazioni astronomiche. Cos Arnauld, lautore delle quarte Obiezioni, leccezione tra gli autori reclutati, e pare che Mersenne labbia descritto a Cartesio come un giovane dottore o maestro della Sorbona 86, un po prematuramente visto che Arnauld si addottora e viene ammesso alla Societ solo pi avanti nel
83 Lettera a corrispondente sconosciuto 18 ottobre 1669 in uvres de M. Arnauld, a cura (anon.) di G. du Parc de Bellegarde (48 voll.), Sigismond dArnay, Paris, 1775-83, I, p. 671: tre sousmis l'glise. 84 Lettera a Mersenne, 30 luglio 1640, AT III, pp. 126-7: fait voir et approuver par divers docteurs, et si je puis, par le corps de la Sorbonne; con la stessa specificazione anche a Gibieuf, 11 novembre 1640, AT III, pp. 236-8. 85 Per linfluenza di J.-B. Morin sulla formulazione delle seconde, vedi D. GARBER , J.-B. Morin and the Second Objections nel suo Descartes Embodied, Cambridge University Press, Cambridge, 2001, pp. 64-84. 86 Affermazione del curatore delle opere di Arnauld, de Bellegarde, senza documentazione precisa, uvres de M. Arnauld, cit., XXXVIII, p. iv
1641, mentre sembra aver lavorato sul manoscritto di Cartesio tra il dicembre 1640 e il febbraio 1641. La qualit del lavoro di Arnauld, per lacutezza e la penetrazione dei suoi commenti nonch per lo stile modesto e conciso, viene immediatamente riconosciuta da Cartesio 87, un giudizio che non cambier nemmeno dopo la ricezione degli altri contributi 88. In questo senso, la predilezione per la Sorbona poteva essere giustificata anche in termini di una garanzia dellalto livello di preparazione dei suoi laureati. Ma gi nel novembre del 1640 Cartesio sta pensando a un approccio pi diretto alla Sorbona alla ricerca di unapprovazione che mi sembra estremamente utile ai miei propositi 89, e aveva gi steso la Lettera ai dottori a cui torneremo tra poco. Anche se successivamente Cartesio nega al padre Gibieuf, che stato coinvolto nel reclutamento degli obiettori ed dottore della Sorbona pure lui, di aver avuto una speranza nel privilegio corporativo dellateneo 90, fatto sta che fa stampare sul frontespizio delledizione parigina del libro la formula Cum Privilegio, & Approbatione Doctorum. Pu anche darsi che, al momento di procedere alla stampa definitiva della prima edizione, Cartesio effettivamente sperasse ancora in una reazione positiva da parte dei dottori: dopottutto, il 1 agosto 1641 (meno di un mese prima del completamento della stampa), su istanza di Jrme Bachelier una commissione interna della Sorbona viene nominata per esaminare la questione91. Ma non c stato esito positivo e il privilegio non viene concesso. Per questo motivo, sul frontespizio della seconda edizione, presso Elzeviro di Amsterdam (1642), non appare la dicitura sul privilegio e lapprovazione, ma lepistola dedicatoria al decano e ai dottori rimane proprio nelle prime pagine del volume (pp. 1-6). Il breve testo della Lettera ai dottori svolge un intricatissimo gioco di reciproco rafforzamento tra diverse fonti di autorevolezza: la dimostrazione filosofica; la fede come dono divino; le Sacre Scritture; i Concili della Chiesa; il ragionamento geometrico; le pi diffuse e antiche credenze dellumanit; e lintegrit e la sapienza della Sorbona stessa; tutte relativizzate in vario grado ai vari freni dagli infedeli e gli atei ai cattivi teologi e filosofi cavillosi, dalla debolezza del singolo
87 Lettera a Mersenne, 4 marzo 1641, AT III, p. 331. 88 Lettera a Gibieuf, 19 gennaio 1642, AT III, p. 473. 89 Lettera Mersenne, 11 novembre 1640, AT III, p. 235. 90 Lettera a Gibieuf, 19 giugno 1642, AT III, p. 473: mon sperance na point t dobtenir leur approbation en corps: jai trop bien su et prdit, il y a longtemps, que mes penses ne seraient pas au got de la multitude. 91 Vedi J.-R. ARMOGATHE , Lapprobation des Meditationes par la Facult de Thologie de Paris (1641) Bulletin Cartesien, 57 (1994), pp. 1-3.
alla mancanza di chiarezza espositiva che ostacolano il riconoscimento universale della risoluzione delle due questioni precipue 92, ossia lesistenza di Dio e limmortalit dellAnima, come annunciate nel sottotitolo del libro. Non intendiamo in questa sede ricostruire tutti i passaggi e gli incroci tra questi elementi ma vogliamo puntare lattenzione sulle significative mosse finali della complessa operazione retorica di Cartesio in questa lettera. Nellultimo capoverso della Lettera ai dottori, si articolano quelli che sarebbero stati i vantaggi per la dottrina delle Meditazioni di aver avuto il patrocinio della Sorbona. Se, per la posizione ufficiale di Cartesio, la chiarezza e distinzione al singolo meditatore risulta necessaria e sufficiente per lammissibilit di una data idea, qui entrano in gioco lautorit e il credito dellistituzione, sia in teologia sia in filosofia. In linea con quello che abbiamo suggerito riguardo allopinione del movimento della Terra, Cartesio, riconoscendo i limiti del suo essere un singolo uomo (e quindi fallibile) e soprattutto della propria ignoranza, attribuisce ai dottori il diritto e il dovere di correggere gli errori contenuti nel suo testo. Mentre, nei suoi incontri con i singoli obiettori, Cartesio pensa alloccasione di rispondere alle critiche come un momento per risolvere difficolt e per spiegarsi meglio93, nella Lettera ai dottori lidea sembra essere che le aggiunte, i perfezionamenti e le illustrazioni dei dottori sarebbero stati integrati nel testo stesso delle Meditazioni94. La Sorbona avrebbe dovuto intervenire a migliorare i ragionamenti di Cartesio per renderli pi completi, pi chiari e pi convincenti. Lesito di questa progettata collaborazione sarebbero state delle dimostrazioni accuratissime delle due dottrine precipue95. Da un lato, il libro sarebbe diventato irresistibile in modo tale che gli errori sulle questioni trattate sarebbero stati cancellati dalle menti degli uomini 96. Dallaltro, con la pubblica dichiarazione e attestazione della Sorbona, la verit stessa del libro sarebbe stata tale da indurre ogni uomo di ingegno e di erudizione a sottoscrivere il suo giudizio 97. Inoltre, in questa visione di crescente ottimismo per non dire trionfalismo , persino gli atei avrebbero abbandonato il loro spirito di contraddizione 98 e tutti gli altri presumibilmente la gente comune
92 Lettera ai dottori, AT VII, p. 1. 93 Vedi le ultime righe della Prefazione al lettore, AT VII, p. 10. 94 Lettera ai dottori, AT VII, p. 5. 95 Loc. cit., AT VII, p. 6. 96 Ibid.: omnes errores, qui de his qustionibus unquam fuerunt, brevi ex hominum mentibus deleantur. 97 Ibid.: veritas enim ipsa facile efficiet ut reliqui ingegnosi et docti vestro judicio subscribant. 98 Ibid.: ut Athei [] contradicendi animi deponant.
avrebbero creduto a tanti testimoni e non ci sarebbe stato pi nessuno al mondo che osasse dubitare dellesistenza di Dio o della distinzione reale tra lanima umana e il corpo99. Un piccolo paradosso che rimane in questa impostazione pu essere caratterizzato nei termini di una discrasia tra il genere delle verit basilari proposte da Cartesio e linvocazione dellautorit della Sorbona per diffonderle. Da un lato, lesistenza di Dio e limmortalit dellanima vengono introdotte come da dimostrare tramite la filosofia piuttosto che la teologia100; e questo indicherebbe che la ragione naturale sia la facolt preposta al loro riconoscimento. Dallaltro lato, il patrocinio della facolt di teologia sembrerebbe poco pertinente al raggiungimento di quella cognizione chiara e distinta che costituisce la condizione necessaria e sufficiente per lacquisizione delle verit in questione. Anzich aprire la complessa questione, affrontata anche nella quarta Meditazione, dellanatomia dellassenso in questioni di fede101, Cartesio opera un paragone tra la conoscenza delle verit metafisiche e quella della geometria 102. Qui lidea che, mentre in matematica si d per scontato che i teoremi nei libri di testo abbiano una dimostrazione certa e, quindi, anche chi inesperto pu approvarli senza capirli a fondo, in filosofia si ritiene che tutto sia discutibile e, quindi, molti vogliono impugnare le cose migliori. Cos, anche se lautorit della Sorbona non pu aiutare il singolo a comprendere le verit pi importanti, pu almeno distogliere dalla tentazione di confutare il vero per inseguire fama di ingegno anzich cercare la verit 103. In questo senso, lappello alla Sorbona doveva funzionare come un appello alla tradizione ultramillennaria della geometria: anche se io non so dimostrare tutto quello che si trova negli Elementi di Euclide, posso aver fiducia che quelle verit siano suscettibili di prova apodittica e cos posso dedicarmi senza distrazioni a seguire le argomentazioni a favore di esse. Se le pedanterie aristoteliche di La Flche erano una tappa necessaria ma da superare una volta Cartesio si affrancato dai suoi precettori, e le stesse pedanterie cartesiane imposte a Utrecht erano una tappa necessaria ma da superare per costruirsi un pensiero autonomo, le verit pi
Ibid.: nemoque amplius erit in mundo, qui vel Dei existentiam, vel realem human anim a corpore distinctionem ausit in dubium revocare.
100 Loc. cit., pp. 1-2. 101 Vedi N. NAAMAN-ZAUDERER , Descartes Deontological Turn: Reason, Will and Virtue in the Later Writings, Cambridge University Press, Cambridge, 2010, pp. 154-60. 102 Lettera ai dottori, AT VII, pp. 4-5. 103 Loc. cit., p. 5: in Philosophia, cum credatur nihil esse de quo non possit in utramque parte disputari, pauci veritatem investigant, et multo plures, ex eo quod ausint optima quque impugnare, famam ingenii aucupantur.
importanti di metafisica possono aver bisogno di un aiuto istituzionale per incoraggiarci a cercare di capirle per noi stessi: se la Chiesa ci dice che la Terra stazionaria, il suo giudizio ci dirige a trovare il senso in cui questo vero; e se la Sorbona ci dice che Dio esiste e che lanima immortale, comprendiamo queste verit solo se utilizziamo la ragione per costruirne accuratissime dimostrazioni.
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