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Timestamp: 2018-03-21 22:10:22+00:00

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Cassazione: come si scrive il ricorso. Principio di autosufficienza
Lo sai che? Cassazione: come si scrive il ricorso. Principio di autosufficienza
Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2016
> Lo sai che? Pubblicato il 7 gennaio 2016
Abuso del processo per il copia e incolla: il ricorso per cassazione deve essere autosufficiente e non può riportare frasi estratte dagli atti processuali dei gradi precedenti.
Si fa sempre più serrata la stretta della Cassazione contro i ricorsi prolissi e inconcludenti: è rigettato l’atto dell’avvocato che si limita a riportare l’esposizione dei fatti e delle ragioni di diritto richiamando, tra virgolette, gli atti processuali dei due gradi precedenti, senza quindi far comprendere, ai giudici della Suprema Corte, quali siano i motivi di ricorso. È questa la sintesi di un’ordinanza espressa poche ore fa [1].
Poche parole per ribadire, ancora una volta, il principio di autosufficienza del ricorso per Cassazione. Subisce una secca censura l’atto processuale frutto di un copia e incolla, una tecnica di redazione dell’impugnazione che, evidentemente, serve a non far perdere tempo al difensore, ma rende ostico alla Corte e alla controparte la comprensione del senso del ricorso e dei motivi di censura.
Insomma, si tratta di un impiego scorretto delle facoltà riconosciute alla parte processuale, un vero e proprio abuso del processo.
Come si scrive il ricorso per Cassazione
Secondo un orientamento ormai consolidato della Suprema Corte [2], il ricorrente deve indicare nel ricorso in maniera specifica e puntuale (principio di autosufficienza dell’atto) tutti gli elementi utili perché il giudice di legittimità possa conoscere in modo completo l’oggetto della controversia, lo svolgimento del processo e le posizioni delle parti, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti del processo, compresa la sentenza impugnata.
L’avvocato non solo non può richiamare per relationem difese precedenti o altre fonti [3], limitandosi a rinviare il lettore a tali documenti, ma non può neanche riprodurli fedelmente (si pensi al copia e incolla degli atti processuali dei gradi precedenti): ciò, infatti, comporta l’inammissibilità del ricorso in quanto obbliga i giudici a dover scegliere quanto effettivamente è rilevante in ordine ai motivi del ricorso [4].
Non è necessario che l’esposizione dei fatti sia separata dai motivi purché le varie vicende del processo e le posizioni dei soggetti che vi hanno partecipato si comprendano esclusivamente dalla lettura del ricorso [5].
La valutazione dell’autosufficienza dell’atto è rimessa al giudice; se il ricorrente ha inserito nel corpo del ricorso l’integrale fotocopia della sentenza impugnata, il giudice deve verificare se in tale sentenza l’esposizione dei fatti è esauriente.
La mancata esposizione sommaria dei fatti della causa determina l’inammissibilità del ricorso.
Indicazione dei motivi
Il ricorso deve indicare i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l’indicazione delle norme di diritto su cui si fondano.
L’indicazione dei motivi non richiede formule particolari, ma deve essere specifica e completa e riferibile alla sentenza impugnata [6].
Data la tassatività dei motivi di ricorso, la parte non può omettere di precisare il singolo motivo del ricorso individuato tra quelli previsti dalla legge.
È vero: il ricorso per cassazione deve essere autosufficiente, ma questo non significa che l’avvocato possa fare un indiscriminato “copia e incolla” degli atti dei gradi precedenti e dei documenti inseriti nel proprio fascicolo. In realtà la Suprema corte può accedere agli atti richiamati nel mezzo di impugnazione in due modi [7]: la parte può richiamarli in calce al ricorso, anche rimandando al fascicolo di parte del giudizio di merito, a patto che si dia un’indicazione puntuale del documento nell’elenco degli atti; l’alternativa è produrre il testo integrale dell’atto, allegandolo al ricorso.
La sanatoria del ricorso di legittimità realizzato assemblando parti eterogenee del materiale di causa può essere ipotizzata soltanto quando la commistione di esposizione e stralci di documenti contribuisce a una migliore comprensione delle questioni di causa. Ma nessuna tolleranza può essere invocata – si legge nel provvedimento in commento – quando gli atti inseriti occupano pagine e pagine senza nulla chiarire sulla vicenda processuale.
La guida sui ricorsi
Di recente è stato firmato un patto tra Cassazione e Cnf al fine di rendere gli atti difensivi più sintetici per decisioni più veloci. I due i protocolli, uno per il civile e l’altro per il penale, hanno l’unico obiettivo di fornire raccomandazioni per la redazione dei ricorsi di legittimità per facilitare la lettura dei giudici e dare ai difensori più certezze sull’ammissibilità.
[1] Cass. ord. n. 99/2016 del 7.01.2015.
[2] Cass. sent. n. 11996/2012, n. 7460/2009, Cass. sent. n. 15808/2008.
[3] Cass. sent. n. 24000/2004.
[4] Cass. sent. n. 5136/2015.
[5] Cass. sent. n. 5507/2008.
[6] Cass. sent. n. 8569/2013, n. 14816/2012.
[7] Indicati dall’articolo 369, secondo comma, n. 4 cod. proc. civ.
Agata Robles ha detto:
09/01/2016 alle 22:58
chiacchere…chiacchere…chiacchere….chiacchere….tanto poi ognuno fa quello che gli pare
alessio corna ha detto:
02/09/2016 alle 21:04
principio di autosufficienza creazione degli stessi giudici per non far fatica nel decidere le cause e soprattutto per non affrontare e dover decidere decisioni scomode che possono essere cancellate con un abuso di valutazione rimesso all’arbitrio della coscienza del giudicante.
La verita’ e’ una bisogna solo sperare di incappare in persone che credono nel lavoro che fanno.
Stanno diventando purtroppo una rarita’ in quello che viene definito il bel paese.
Avv. A. C.
13/03/2017 alle 15:35
CONDIVIDO APPIENO I COMMENTI PRECEDENTI; PERSONALI PROVE TANGIBILI DI VARI “SERI,VERGOGNOSI, E’ COLOSSALI CASI”.
18/02/2018 alle 21:07
E’ UNO SCIFO TOTALE!!! SE DICI I FATTI STORICI NON E’AMMISSIBILE, SE NON LO DICI LO RIGETTA…. E’ UNA GIUNGLA….

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