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Art. 20, comma 1 del D. lgs. 75/2017: importante sentenza del TAR del Lazio | La Medicina Fiscale
Pubblicato il 23 Febbraio 2019 23 Febbraio 2019 di adminmedicinafisc
La storica sentenza n. 2215/19 del TAR del Lazio apre scenari nuovi: l’art. 20 comma 1 della riforma Madia deve essere applicato non solo ai dipendenti a tempo determinato ma anche ai precari con tipologie di lavoro flessibile come un contratto a progetto o un assegno di ricerca.
Nella sentenza dello scorso 18 febbraio si precisa che “la presente controversia origina infatti dall’applicazione dell’art. 20 del d.lgs. 25.5.2017 n. 75, recante modifiche al rapporto di impiego delle pubbliche amministrazioni, emanato in attuazione della delega conferita con gli artt. 16 e 17 della L. n. 124/2015 (c.d. Legge Madia), norma che nell’intento di contrastare il fenomeno del precariato ha introdotto disposizioni generali sul procedimento di stabilizzazione di dipendenti assunti con contratto a tempo determinato previa superamento di selezione. Stabilisce la norma in questione che “1. Le amministrazioni, al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso ai contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, possono, nel triennio 2018-2020, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di cui all’articolo 6, comma 2, e con l’indicazione della relativa copertura finanziaria, assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale che possegga tutti i seguenti requisiti: a) risulti in servizio successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015 con contratti a tempo determinato presso l’amministrazione che procede all’assunzione o, in caso di amministrazioni comunali che esercitino funzioni in forma associata, anche presso le amministrazioni con servizi associati 2; b) sia stato reclutato a tempo determinato, in relazione alle medesime attività svolte, con procedure concorsuali anche espletate presso amministrazioni pubbliche diverse da quella che procede all’assunzione; c) abbia maturato, al 31 dicembre 2017, alle dipendenze dell’amministrazione di cui alla lettera a) che procede all’assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni” . Rileva che “il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, con la Circolare 23 novembre 2017 n. 3/17 – estratta dal Collegio dal Sito istituzionale del resistente Ministero – ha dettato gli “Indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato” precisando che “Gli anni utili da conteggiare ricomprendono tutti i rapporti di lavoro prestato direttamente con l’amministrazione, anche con diverse tipologie di contratto flessibile, ma devono riguardare attività svolte o riconducibili alla medesima area o categoria professionale” (punto 3.2., lett. c)”. Il Collegio aggiunge che “stante la chiarezza del riportato disposto gli atti impugnati confliggono con le ricordate disposizioni della Circolare n. 3/2017 del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione. Le disposizioni in parola appaiano consonanti con il principio sostanzialistico di assimilazione delle prestazioni svolte sulla base di un formale contratto di lavoro con quelle svolte invece sulla base di un contratto di assegno di ricerca, il quale in realtà configura comunque una prestazione d’opera contrassegnata da elementi di subordinazione, dalla continuità ed esclusività delle prestazioni e dall’impiego di mezzi ed attrezzature nella disponibilità del datore di lavoro nonché nella natura fissa della retribuzione, corrisposta oltretutto a cadenze determinate, solitamente mensili e l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione del datore di lavoro e l’assoggettamento al potere direttivo di questi. Indici tutti che la giurisprudenza ha sempre richiesto onde qualificare un rapporto asseritamente autonomo o di collaborazione, come invece celante una sostanziale subordinazione (cfr. Cassazione Civile Sez. Lav., 10 luglio 2015 n. 14434; Tribunale Milano, Sez. Lav., 31 maggio 2018 n. 1452).”
Le amministrazioni pubbliche, di norma, emanano bandi per la stabilizzazione dei precari che, come condizione principale, devono avere un contratto subordinato a tempo determinato per almeno tre anni, interpretando la riforma Madia in senso restrittivo: questa lettura della riforma ha, finora, penalizzato soprattutto i precari altamente specializzati che spesso vengono arruolati “a progetto”.
Questa sentenza diventa un importante precedente giurisprudenziale di cui tutte le amministrazioni pubbliche dovranno tener conto.
N. 02215/2019 REG.PROV.COLL.
N. 08474/2018 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 8474 del 2018, integrato da motivi aggiunti, … contro Infn – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare… per l’annullamento.
I. deliberazione n. 11696 di data 16.5.2018, adottata dalla Giunta Esecutiva dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare;
II – avviso n. 19964 di data 21.5.2018 emesso dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
Per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati il 19\10\2018:
I. della deliberazione n. 14862 del Consiglio Direttivo dell’INFN – conosciuta dalla ricorrente in data 2.8.2018 in esito alla pubblicazione della stessa sul sito internet www.infn.it – a mezzo della quale è stato deliberato di approvare la graduatoria e l’assunzione di n. 76 unità di personale ricercatore e tecnologo a tempo indeterminato ai sensi dell’art. 20, comma 1, del D. Lgs. 75/2017 nella parte in cui non contempla la ricorrente tra il personale che soddisfa il requisito del triennio di anzianità di servizio sia con contratti di lavoro a tempo determinato sia con altri contratti flessibili, così come (invece) previsto dalla medesima disposizione normativa nonché dalle circolari n. 3 del 23.11.2017 e n. 1 del 9.1.2018 del Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione (I – deliberazione n. 14862 del Consiglio Direttivo dell’INFN ed annesso comunicato sindacale attestante la data di pubblicazione della suddetta delibera sul sito www.infn.it);
II. della comunicazione prot. n. AOO_PRESIDENZA-2018-000187 recante la data del 2.8.2018, ma notificata (a mani) alla ricorrente il
successivo data 4.9.2018, a mezzo della quale l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (d’ora in poi, INFN) ha comunicato alla ricorrente che “la sua domanda di partecipazione alla procedura per il superamento del precariato di personale ricercatore e tecnologo non è stata accolta per mancato possesso del requisito di cui alla lettera c) dell’avviso stesso che, ai sensi dell’art. 20, comma 1, lett. c) del D. Lgs. n. 75 del 25 maggio 2017, richiede la maturazione, al 31 dicembre 2017, di almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni alle dipendenze dell’INFN” (II – comunicazione prot. n. AOO_PRESIDENZA-2018-000187 del 2.8.2018, notificata a mani alla ricorrente in data 4.9.2018);
III. nonché di ogni altro atto e provvedimento, anteriore e successivo, presupposto, connesso e consequenziale.
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Infn – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare;
Relatore nelle Camere di consiglio dei giorni 4 dicembre 2018 e 8 gennaio 2019 il dott. Alfonso Graziano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. La dr.ssa assume di prestare servizio presso l’INFN, Sezione di Roma, con rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato ed è inquadrata nel profilo di Ricercatore di III livello professionale con decorrenza 12.10.2016, giusta Deliberazione della Giusta Esecutiva n. 11168 del 12.10.2016 (doc. 1 – Deliberazione della Giusta Esecutiva INFN n. 11168 del 12.10.2016).
Detto rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato (doc. 2 – contratto di lavoro subordinato a tempo determinato) è stato instaurato dalla ricorrente in esito alla vincita del concorso pubblico, codice di riferimento della selezione RM/R3/597 (doc. 3 – bando concorso RM/R3/597).
Precisa ancora che precedentemente all’instaurazione del richiamato rapporto di lavoro a tempo determinato ha prestato servizio, sempre presso l’INFN, in qualità di titolare di assegno di ricerca in esito alla vincita del concorso per il conferimento di n. 1 assegno per la collaborazione ad attività di ricerca, bando 15633/2013 (doc. 4 – bando 15633/2013 dell’INFN).
1.1. In particolare, la ricorrente – con decorrenza 1.10.2013 – ha instaurato un rapporto di collaborazione per l’attività di ricerca della durata di un anno (doc. 5 – contratto di collaborazione per l’attività di ricerca), successivamente rinnovato sino al 1.10.2015 (doc. 6 – disposizione INFN 16749 dell’8.10.2014) e, poi, ulteriormente prorogato sino all’1.10.2016 (doc. 7 – disposizione INFN 17623 del 6.10.2015).
Alla data del 31.12.2017 dunque, la dr.ssa ha dunque maturato un’anzianità di servizio pari ad anni 3 in qualità di titolare di assegno di ricerca (docc. 5-7) e pari a 1 anno, 2 mesi e 19 giorni in qualità di ricercatrice assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato (doc. 2) e, così, complessivamente un’anzianità di servizio pari a 4 anni, 2 mesi e 19 giorni in esito alla vincita delle procedure concorsuali indette dall’INFN (docc. 3-7).
1.2. Con motivi aggiunti del 19.10.2018 la deducente ha gravato gli atti conseguenziali della procedura concorsuale ed in particolare la nota consegnatale a mano il 4.9.2018 con cui le veniva comunicato che a sua istanza di stabilizzazione non poteva essere accolta per mancanza del requisito de trienni di servizio minimo.
2. Alla Camera di consiglio del 4 dicembre 2018 la causa passava in decisione previo avviso orale della possibilità di una sua definizione nel merito con sentenza in forma semplificata ex art. 60 c.p.a.
3. La Sezione si è già pronunciata sull’avviso n. 19964 di data 21.5.2018 indetto dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, con il quale è stata avviata una procedura di stabilizzazione di personale precario già assunto con contratti a tempo determinato stipulati a seguito di apposite procedure concorsuali, sancendo l’illegittimità della esclusione dei rapporti di servizio prestati in base ad assegni di ricerca, dal novero dei rapporti negoziali subordinati o para subordinati valevoli al fine di traguardare il requisito temporale dei tre anni di servizio. (T.A.R. Lazio – Roma, Sez. III Bis, 10158 19 ottobre 2018) richiesto dall’avviso impugnato per poter aspirare alla stabilizzazione.
3.1. Anche la presente controversia origina infatti dall’applicazione dell’art. 20 del d.lgs. 25.5.2017 n. 75, recante modifiche al rapporto di impiego delle pubbliche amministrazioni, emanato in attuazione della delega conferita con gli artt. 16 e 17 della L. n. 124/2015 (c.d. Legge Madia), norma che nell’intento di contrastare il fenomeno del precariato ha introdotto disposizioni generali sul procedimento di stabilizzazione di dipendenti assunti con contratto a tempo determinato previa superamento di selezione. Stabilisce la norma in questione che “1. Le amministrazioni, al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso ai contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, possono, nel triennio 2018-2020, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di cui all’articolo 6, comma 2, e con l’indicazione della relativa copertura finanziaria, assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale che possegga tutti i seguenti requisiti:
c) abbia maturato, al 31 dicembre 2017, alle dipendenze dell’amministrazione di cui alla lettera a) che procede all’assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni
La ricorrente impugna dunque gli atti indicati in epigrafe nella parte in cui prevedono quale requisito necessario per la presentazione della domanda, l’aver maturato almeno un triennio di anzianità di servizio con soli contratti a tempo determinato, così escludendo il personale che raggiunge tale anzianità sommando a contratti di lavoro a tempo determinato, anche altre tipologie di contratto flessibile.
Oppone che la Circolare del Ministero per la P.A n. 3/2017 nel dettare prescrizioni operative ed interpretative del decreto delegato suindicato, precisa che rientrano ne coacervo dei periodi di servizi utili a traguardare il minimo di trre anni di cui all’art 20, d.lgs. n. 75 del 2017, anche i servizi espletati non solo sulla base di contratti di lavoro subordinato ma anche sulla scorta di rapporti fondati sull’assegno di ricerca, relativamente, com’è ovvio, al personale operante nel settore della ricerca universitaria o parauniversitaria.
4. Il Collegio ritiene il ricorso fondato e pertanto suscettibile di essere definito nel merito ex art. 60 c.p.a..
4.1. Va al riguardo rilevato che il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, con la Circolare 23 novembre 2017 n. 3/17 – estratta dal Collegio dal Sito istituzionale del resistente Ministero – ha dettato gli “Indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato” precisando che “Gli anni utili da conteggiare ricomprendono tutti i rapporti di lavoro prestato direttamente con l’amministrazione, anche con diverse tipologie di contratto flessibile, ma devono riguardare attività svolte o riconducibili alla medesima area o categoria professionale” (punto 3.2., lett. c);
Orbene, va denotato che nel paragrafo dedicato agli enti di ricerca, con più specifico riguardo alle prestazioni svolte in base a contratti di assegno di ricerca, la Circolare in disamina specifica che “l’ampio riferimento alle varie tipologie di contratti di lavoro flessibile, di cui all’articolo 20, comma 2, può ricomprendere i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e anche i contratti degli assegnisti di ricerca” (Circolare n. 3/2017, punto 3.2.7.);
Stante la chiarezza del riportato disposto gli atti impugnati confliggono con le ricordate disposizioni della Circolare n. 3/2017 del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione.
4.2. Peraltro, soggiunge il Collegio come le disposizioni in parola appaiano consonanti con il principio sostanzialistico di assimilazione delle prestazioni svolte sulla base di un formale contratto di lavoro con quelle svolte invece sulla base di un contratto di assegno di ricerca, il quale in realtà configura comunque una prestazione d’opera contrassegnata da elementi di subordinazione, dalla continuità ed esclusività delle prestazioni e dall’impiego di mezzi ed attrezzature nella disponibilità del datore di lavoro nonché nella natura fissa della retribuzione, corrisposta oltretutto a cadenze determinate, solitamente mensili e l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione del datore di lavoro e l’assoggettamento al potere direttivo di questi. Indici tutti che la giurisprudenza ha sempre richiesto onde qualificare un rapporto asseritamente autonomo o di collaborazione, come invece celante una sostanziale subordinazione (cfr. Cassazione Civile Sez. Lav., 10 luglio 2015 n. 14434; Tribunale Milano, Sez. Lav., 31 maggio 2018 n. 1452).
In definitiva alla luce di quanto osservato il ricorso si prospetta fondato e va accolto con annullamento degli atti impugnati.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, e sui motivi aggiunti li Accoglie entrambi e per l’effetto Annulla gli atti e i provvedimenti impugnati ordinando all’Amministrazione di consentire alla dott.ssa di partecipare alla procedura di stabilizzazione per cui è causa, con conseguente condanna dell’amministrazione intimata ad adottare i relativi provvedimenti.
Condanna l’Istituto nazionale di fisica nucleare a corrispondere alla ricorrente le spese di causa che liquida in € 1500,00 (millecinquecento) oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma nelle Camere di consiglio dei giorni 4 dicembre 2018 e del 8 gennaio 2019 2018 con l’intervento dei Magistrati:
75/2017, art. 20 comma 1, legge madia, new, precariato, precariato di stato, pubblico impiego, riforma madia, stabilizzazione

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