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Timestamp: 2018-10-17 09:22:57+00:00

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Proposta di legge regionale n. 28 presentata il 25 luglio 2014 Torna indietro
Proposta di legge regionale n. 28 presentata il 25 luglio 2014
"Norme e criteri per la programmazione, gestione e controllo dei Servizi consultoriali".
Titolo I. DEFINIZIONI ED ISTITUZIONE DEI CONSULTORI FAMILIARI
Art. 1. (Famiglia)
Art. 2. (Riconoscimento delle istituzioni sociali con fini pubblici)
Titolo II. FUNZIONI, INTERVENTI E GESTIONE
Art. 4. (Il settore educativo)
Art. 5. (Il settore giuridico)
Art. 6. (Il settore psicologico)
Art. 7. (Il settore sanitario)
Art. 8. (Il settore socio - assistenziale)
Art. 9. (Tutela della maternità e del concepito)
Art. 10. (Cooperazione con l'Autorità giudiziaria)
Art. 11. (Composizione del personale)
Art. 12. (Corsi di qualificazione e specializzazione degli operatori dei consultori)
Art. 13. (Collaborazione con i centri di ricerca, gli istituti, le società scientifiche e le strutture giudiziarie)
Art. 14. (Metodologia d'intervento)
Art. 15. (Strutture sociosanitarie)
Art. 16. (Prestazioni)
Art. 17. (Altri servizi consultoriali presenti nel territorio)
Art. 18. (Convenzione fra Enti locali ed Enti pubblici e privati)
Art. 19. (Funzioni di Vigilanza)
Art. 20. (Programmazione degli interventi)
Art. 21. (Criteri per la localizzazione dei servizi consultoriali)
Art. 22. (Proposte dei Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane Termini e contenuti)
Art. 23. (Programma annuale e piano finanziario)
Titolo VI. ISTITUZIONE DEL FONDO REGIONALE PER LA VITA
Art. 24. (Fondo regionale per la vita)
Art. 25. (Requisiti, presentazione delle domande e sospensione dell'erogazione)
Titolo VII. ISTITUZIONE DELL'ELENCO REGIONALE DEI CENTRI DI AIUTO ALLA VITA
Art. 26. (Centri per la tutela della maternità e della vita nascente)
Art. 27. (Istituzione e requisiti)
Titolo VIII. DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
Art. 28. (Norme abrogate)
Art. 30. (Norma finanziaria)
La Regione Piemonte riconosce il valore primario della famiglia, intesa quale società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ai sensi dell'articolo 29 della Costituzione e dell'articolo 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo, promuove ed attua un'azione di politica sociale diretta alla sua tutela, promozione e valorizzazione.
La Regione Piemonte riconosce la famiglia come struttura sociale primaria, ne regola e ne rispetta l'autonomia giuridica, etica, sociale ed economica in conformità alla Costituzione della Repubblica italiana, alla Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo, ai Patti internazionali sui diritti economici, sociali e culturali e sui diritti civili e politici, alla Convenzione sui diritti del fanciullo, alla Convenzione Europa per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e della Libertà fondamentali, alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.
La Regione riconosce alla famiglia, alle associazioni di famiglie e alle organizzazioni senza scopo di lucro - che promuovono la stabilità familiare, la cultura familiare e i servizi per la famiglia nel rispetto degli articoli 2, 3, 29, 30, 37 e 53 della Costituzione italiana e delle leggi statali - la funzione ed il ruolo di istituzioni sociali, costituite nell'esercizio dei diritti fondamentali di libertà della persona, i cui fini conformi all'ordinamento sono recepiti come fini pubblici.
I consultori familiari svolgono funzioni di consulenza, di intervento, di prevenzione e di organizzazione nell'ambito dei seguenti settori:
Socio - assistenziale.
i diritti ed i doveri facenti capo alla famiglia, secondo i principi sanciti dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione e le norme ordinarie vigenti nell'ordinamento italiano;
la preparazione della coppia e della famiglia all'esercizio delle funzioni sociali;
Le attività di cui al comma precedente sono attuate anche attraverso l'organizzazione e la gestione di corsi scolastici, da convenire con gli organi collegiali della scuola e le autorità competenti, e di corsi pubblici.
al sostegno ed alla cura delle relazioni familiari ed, in particolare, alla preparazione ed al sostegno psicologico alla genitorialità all'interno della famiglia naturale, adottiva, ed affidataria, avendo riguardo specifico del minore;
a contribuire, nell'assoluto rispetto riguardo alla posizione della religione e della cultura di appartenenza, alla maturazione nell'ambito psico-affettivo e sessuale dei singoli componenti la famiglia, in particolare, dei minori, interagendo con le istituzioni scolastiche, gli oratori, le comunità giovanili, gli enti e le associazioni che perseguono analoghi scopi;
alla promozione ed attuazione di attività di prevenzione e sostegno del disagio psichico giovanile e familiare, anche in relazione ai problemi derivanti dall'uso di droga e di alcol.
nsultori familiari erogano prestazioni di consulenza e assistenza sanitaria nell'ambito della ginecologia e ostetricia, della pediatria e della sessuologia ed, in generale, di ogni altra attività sanitaria presupposta o connessa con quelle specificatamente indicate, con particolare riferimento alla procreazione responsabile, alla sterilità coniugale, alle problematiche relative alla tutela della vita del concepito ed alla pratica dell'aborto.
(Il settore socio - assistenziale)
nsultori familiari svolgono attività di informazione, di orientamento e di sostegno delle famiglie e dei suoi componenti in particolare, nell'ambito del settore socio - assistenziale, al fine di rimuovere e superare situazioni di bisogno e di difficoltà in cui le stesse possono versare.
nsultori familiari collaborano con i centri per l'impiego al fine di offrire un reale sostegno all'inserimento lavorativo dei singoli componenti della famiglia.
I consultori familiari tutelano la vita umana, la maternità ed il figlio concepito, quale membro della famiglia e della società; offrono e promuovo, anche ai sensi dell'articolo 1, secondo e terzo comma, legge 22 maggio 1978, n. 194, servizi socio-sanitari per evitare che l'aborto sia usato come mezzo di controllo e di limitazione delle nascite.
Le aziende sanitarie locali danno avvio alle opportune collaborazioni con i Centri per la tutela della maternità e alla vita nascente di cui all'articolo 26 per realizzare, in attuazione dell'articolo 1, secondo e terzo comma, legge 22 maggio 1978, n. 194, sinergie volte a rimuovere le cause di ricorso all'aborto. A tal fine stipulano con detti Centri, su impulso dei medesimi, appositi Accordi per la gestione dei servizi e delle consulenze di cui al presente articolo che consentano la presenza dei volontari dei Centri presso i locali dei Consultori e lo svolgimento delle attività di cui al comma successivo.
I volontari dei Centri, nel rispetto della legge 22 maggio 1978, n. 194 e della presente legge regionale, in applicazione delle norme statutarie dell'associazione di appartenenza e dei propri regolamenti, svolgono le seguenti attività:
nel rispetto delle modalità fissate negli Accordi di cui al secondo comma, anche tramite la distribuzione di materiale, informano, in totale autonomia dal personale di cui all'articolo 11, gli utenti del Consultorio sulle attività di sostegno materiale e morale prestate sul territorio regionale in favore della maternità e della vita nascente;
La presenza dei Volontari dei Centri non comporta ulteriori oneri di spesa per l'Azienda sanitaria di riferimento, fatta salva la messa a disposizione di un apposito spazio, secondo le disponibilità di ciascun Consultorio.
In presenza di richiesta di interruzione volontaria di gravidanza, accertata entro il 90° giorno, il personale del consultorio, nel rispetto dei tempi che consentano comunque di ricorrere all'aborto nei termini di cui all'articolo 4, legge 22 maggio 1978, n. 194, procede a colloquio con la donna e, con il di lei consenso, con la coppia. Ove la donna lo consenta partecipano al colloquio i volontari dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente.
Il colloquio prevede una fase di ascolto, durante la quale la madre e, con il di lei consenso, il padre del concepito, può esporre i problemi e le difficoltà sotto i molteplici profili umani, sociali, familiari, culturali ed economici, che la inducono alla richiesta di aborto. Terminata la fase di ascolto, il personale del consultorio, adempiuto l'obbligo informativo di cui all'articolo 5, comma 1, legge 22 maggio 1978, n. 194, fornisce alla donna, anche alla presenza del padre del concepito, ove la donna lo consenta, ed in collaborazione con i volontari dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente, informazioni:
sul concepimento, sulle fasi di sviluppo dell'embrione e sulle tecniche attuate in caso di interruzione della gravidanza, avvalendosi di personale medico o ostetrico;
sulle periodiche misure economiche previste per la maternità dalla presente legge e dall'ordinamento regionale e statale, con l'obiettivo di sostenere la donna sia durante la gravidanza che dopo il parto;
sull'assistenza psicologica alle donne nel periodo previsto dall'articolo 5, comma 4, legge 22 maggio 1978, n. 194.
Le informazioni rese alla donna e alla coppia o rifiutate, sono raccolte con documentazione scritta, sottoscritta dalla donna, dal padre del concepito, se presente, e dal personale del Consultorio. Al termine del colloquio, il personale del Consultorio redige un Progetto personalizzato, sottoscritto anche dalla donna, la quale presta il proprio consenso o dissenso informato alle proposte alternative all'interruzione della gravidanza. La sottoscrizione del Progetto è condizione per accedere ai benefici erogati dal Fondo regionale per la vita di cui all'articolo 24 della presente legge e non preclude il ricorso alla interruzione volontaria della gravidanza nel rispetto dei tempi e dei modi di cui alla legge 22 maggio 1978, n. 194, qualora la donna revochi il proprio consenso al Progetto dopo averlo sottoscritto. Ove la donna ricorra ad interruzione della gravidanza decade dai benefici erogati dal Fondo regionale per la vita.
Nel Progetto di cui al comma precedente sono descritti i diversi interventi attivati e da attivare, non solo per il periodo di gravidanza e puerperio, ma anche più a lungo termine, con l'obiettivo di aiutare la mamma, il bambino e la famiglia ad acquisire un adeguato livello di autonomia e di stabilità affettiva e relazionale. Il Progetto deve contemplare la figura del "responsabile del Progetto" individuato tra il personale di cui all'articolo 11 della presente legge; il personale deve avere preso parte al colloquio di cui ai commi 6 e seguenti e rimane a disposizione della donna per tutto il corso di svolgimento del Progetto come referente per fornire informazioni e consulenza.
Le strutture ed i servizi ospedalieri di cui all'articolo 8, legge 22 maggio 1978, n. 194, che ricevono la donna per la pratica dell'intervento e gli esami prericovero, in presenza di certificazione sanitaria per interruzione volontaria di gravidanza rilasciata dal medico curante, e non da consultorio familiare pubblico o privato accreditato, con motivazione di ordine prevalentemente economico, al fine di consentire alla donna una valutazione delle opportunità e risorse di aiuto per la prosecuzione della gravidanza, mettono in contatto la donna, nel rispetto della disciplina dei termini dei cui all'articolo 4, legge 22 maggio 1978, n. 194, con il consultorio più vicino alla sua residenza.
Fermo restando l'obbligo di denuncia all'Autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge, il personale del Consultorio si adopera al fine di rimuovere eventuali influenze parentali o di altre persone sulla donna tali da indurla a fare ricorso all'interruzione volontaria della gravidanza, impedendole l'esercizio e il godimento della maternità.
(Cooperazione con l'Autorità giudiziaria)
I consultori promuovono opportuni rapporti con l'Ufficio del Giudice tutelare, con il Tribunale per i minorenni e con le strutture giudiziarie operanti nel settore del diritto di famiglia.
I consultori cooperano con l'autorità giudiziaria, qualora sia richiesto il loro intervento, nei procedimenti relativi alle questioni concernenti il diritto di famiglia e il diritto minorile, in particolare:
nei procedimenti relativi all'invalidità del matrimonio;
nei procedimenti relativi all'adozione e all'affidamento;
Per lo svolgimento delle proprie attività, i consultori si avvalgono di personale di consulenza e di assistenza in possesso di titoli qualificanti, nonché dell'abilitazione all'esercizio professionale, ove prevista, e dell'iscrizione al relativo albo.
consulente familiare per l'accoglienza ed il ordinamento degli interventi;
Possono anche far parte dell'équipe consultoriale esperti in discipline antropologiche e sociali, esperti dell'insegnamento di metodi di regolazione naturale della fertilità, esperti in economia e programmazione familiare, oltre che personale volontario, purché in presenza di specifici titoli.
Può essere ammesso a svolgere attività nei consultori familiari personale tirocinante che frequenti corsi per operatori socio sanitari nonché l'Università e le facoltà e i dipartimenti relativi alle materie di cui al comma 2.
Al fine di assicurare la presenza all'interno dei consultori di ciascuna delle figure professionali indicate nel comma 1, i consultori possono stipulare convenzioni con enti pubblici ovvero con organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi di cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato ed altri soggetti privati.
Nell'ambito dei servizi previsti dalla presente legge, sono promossi opportuni rapporti con l'ufficio del giudice tutelare, con il tribunale per i minorenni e con le strutture giudiziarie operanti nel settore del diritto di famiglia.
Il regolamento dei consultori familiari deve disciplinare anche l'organizzazione del lavoro, nel rispetto del metodo di gruppo, secondo i criteri di distribuzione di responsabilità e dei campi di intervento di ciascun operatore.
Il servizio consultoriale promuove, inoltre, incontri specifici con i gruppi omogenei interessati, per l'individuazione dei fattori di rischio che minacciano la salute psico-fisica della donna e del concepito, al fine di rimuovere e prevenire le cause.
Nel rapporto utente-operatore si deve assicurare all'utente un ruolo attivo nella gestione dei problemi di carattere personale e di quelli del funzionamento del consultorio. A tale fine devono essere messi a disposizione locali per riunioni e gli strumenti informativi che consentano dibattiti, confronti e verifiche, nonché momenti specifici di aggregazione.
L'onere delle prestazioni dei prodotti farmaceutici e di ogni mezzo contraccettivo é a carico dell'ente o del servizio cui compete l'assistenza sanitaria o della Regione nel caso di cittadini non abbienti o sprovvisti di altra forma di assistenza farmaceutica o del servizio consultoriale quando particolari implicazioni di riservatezza lo impongano.
La Giunta Regionale autorizza l'istituzione di servizi consultoriali da parte di istituzioni o enti pubblici e privati che abbiano finalità sociali, sanitarie ed assistenziali, senza scopo di lucro, sempreché rispondano, a tutte le finalità ed alla metodologia di intervento di cui alla presente legge.
Le funzioni di vigilanza sui servizi consultoriali non convenzionati, istituiti dalle istituzioni pubbliche e private di cui all'articolo 17 della presente legge, sono delegate ai Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane, dove sono ubicati i servizi medesimi.
I servizi consultoriali di cui all'articolo 17 della presente legge devono integrarsi nella articolazione territoriale del servizio, nel quadro del programma annuale fissato dalla Regione.
notizie sulla situazione dei servizi esistenti e l'indicazione di altre iniziative rispondenti alle finalità di cui alla presente legge;
La Giunta Regionale, sulla base delle proposte formulate ai sensi del precedente articolo 22, redige il programma annuale di cui al primo comma dell'articolo 20 della presente legge e il piano di finanziamento degli enti locali ammessi a contributo.
Beneficiari del fondo regionale per la vita sono le madri che prestano consenso informato alla proposta di Progetto di cui all'articolo 9 della presente legge.
La Giunta regionale stabilisce annualmente l'ammontare del sostegno economico spettante ad ogni madre, tenuto conto anche del reddito familiare, con decorrenza dal momento dell'accertamento della gravidanza, fino al compimento di un anno d'età del bambino. Il sostegno economico di cui sopra può essere prorogato fino al compimento del quinto anno d'età, qualora le condizioni socio - economiche del nucleo familiare siano tali da non consentire altrimenti un'esistenza sufficientemente dignitosa.
Il sostegno economico è utilizzabile esclusivamente per l'acquisto di beni e servizi per la madre ed il bambino.
(Requisiti, presentazione delle domande e sospensione dell'erogazione)
L'erogazione del sostegno economico è subordinato alla presenza dei seguenti requisiti:
La domanda per l'erogazione del sostegno viene depositata dalla donna al termine del colloquio di cui all'articolo 9 della presente legge direttamente al responsabile del Progetto. Valutata la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, la donna richiedente è ammessa all'erogazione del sostegno entro 10 giorni dalla presentazione della domanda e, comunque, in tempo utile affinché, in caso di diniego del sostegno, possa revocare il proprio consenso al Progetto e ricorrere, nei termini di legge, ad interruzione volontaria della gravidanza. L'erogazione è sospesa in caso di mancato rispetto, da parte della madre, degli impegni concordati nel Progetto che risultano dal verbale redatto ai sensi dell'articolo 9 o in caso di estinzione delle cause che hanno determinato il progetto.
ISTITUZIONE DELL'ELENCO REGIONALE DEI CENTRI DI AIUTO ALLA VITA
I Centri per la tutela della maternità e della vita nascente, al fine di ottenere l'inserimento del Registro di cui al comma 1, devono presentare i seguenti requisiti:
garantire l'accessibilità al servizio almeno tre giorni alla settimana;
Per la piena attuazione della presente legge si dovrà provvedere con gradualità nel triennio decorrente dall'approvazione della presente legge; il termine per l'attivazione dei corsi di cui all'articolo 12 è di mesi sei dall'entrata in vigore della presente legge.
Per l'attuazione della presente legge, allo stanziamento pari a 3 milioni di euro per il biennio 2012-2013, ripartito in 2.600.000 euro per la spesa corrente, iscritto nell'ambito dell'unità previsionale di base (UPB) DB 20011 titolo I ("sanità, promozione della salute ed interventi di prevenzione individuale e collettiva") del bilancio pluriennale 2011-2013, e in 400.000 euro per la spesa in conto capitale, iscritto nell'ambito dell'unità previsionale di base (UP) DB 20012 TITOLO II del bilancio pluriennale per gli anni 2011-2013, si fa fronte con le risorse finanziarie individuate secondo le modalità previste dall' articolo 8 della legge regionale 11 aprile 2001, n. 7 (Ordinamento contabile della Regione Piemonte) e dall' articolo 30 della legge regionale 4 marzo 2003, n. 2 (Legge finanziaria per l'anno 2003).

References: Art. 1

Art. 2

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

Art. 13

Art. 14

Art. 15

Art. 16

Art. 17

Art. 18

Art. 19

Art. 20

Art. 21

Art. 22

Art. 23

Art. 24

Art. 25

Art. 26

Art. 27

Art. 28

Art. 30
 articolo 22
 articolo 8
 articolo 30