Source: https://www.giornalistitalia.it/pensioni-inpgi-legittimo-il-prelievo-di-solidarieta/
Timestamp: 2019-11-17 08:27:50+00:00

Document:
Pensioni Inpgi: legittimo il prelievo di solidarietà - Giornalistitalia
Home C’è da sapere Pensioni Inpgi: legittimo il prelievo di solidarietà
ROMA – Il Consiglio di Stato respinge i due appelli di 14 giornalisti in quiescenza contro la sentenza del Tar del Lazio del 20 agosto 2018 e dichiara legittimi gli atti impugnati relativi al prelievo 1° marzo 2017 – 29 febbraio 2020 sulle pensioni di importo superiore ai 38 mila euro lordo l’anno.
Con due sentenze (n. 5288 e n. 5290 del 26 luglio 2019) il Consiglio di Stato, pronunciandosi sul ricorso presentato avverso le sentenze emesse dal Tar del Lazio – che, in primo grado, aveva già ritenuto legittimo il contributo di solidarietà introdotto dal Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi sui trattamenti pensionistici di importo più elevato – ha confermato l’efficacia di questa misura di contenimento della spesa pensionistica.
Nella motivazione si legge, infatti, che «si tratta di far fronte ad uno stato preoccupante di disequilibrio economico dell’Inpgi». Non a caso «il contributo, che viene trattenuto all’interno della propria gestione dall’Inpgi, con specifico scopo solidaristico endo-previdenziale, ha la finalità di contribuire agli oneri finanziari del sistema previdenziale, in un contesto di crisi del sistema stesso particolarmente grave, a cui l’Istituto intende, con un’azione di riforma ben più generale, porre rimedio».
La misura straordinaria si pone «a salvaguardia, in definitiva, della stessa aspettativa di questi pensionati di poter godere in futuro del trattamento pensionistico, pur contemperando tale aspettativa col principio di responsabile redistribuzione delle risorse in funzione equitativa, nell’ottica di un “patto intergenerazionale” che è stato anche alla base della stessa privatizzazione dell’Istituto di previdenza e assistenza dei giornalisti negli anni ’90».
«Il contributo può dirsi “eccezionale”, secondo i parametri dettati dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 173 del 13 luglio 2016, e non si palesa di per sé insostenibile, pur innegabilmente comportando un sacrificio».
«Chiaramente – è scritto ancora – non sarebbe legittima una successiva proroga del termine del prelievo, che si porrebbe evidentemente in contrasto con il carattere “contingente, straordinario e temporalmente circoscritto” della misura».
«Il Collegio giudicante – commenta l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani – ha, così, aderito pienamente alle tesi sostenute dall’Inpgi sia in merito alla potestà di regolamentare la materia con un proprio provvedimento, ritualmente approvato dei ministeri vigilanti, sia per quanto attiene la rispondenza della misura adottata ai parametri definiti dalla Corte Costituzionale in tema di riduzione dei trattamenti pensionistici in essere (straordinarietà, ragionevolezza, progressività del contributo applicato)».
«Si tratta – afferma l’Inpgi – di una importante conferma della correttezza delle decisioni assunte dall’Istituto che, nell’ambito di un più ampio intervento di riforma del proprio sistema previdenziale, ha introdotto anche una misura ispirata a principi di equità e solidarietà intergenerazionale». (giornalistitalia.it)
Le due sentenze del 26 luglio 2019 n. 5288 e 5290
N. 05288/2019 REG.PROV. COLL.
N. 00114/2019 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 114 del 2019, proposto dai signori Demetrio De Stefano, Liliana Madeo e Salvatore Rotondo, rappresentati e difesi dagli avvocati Carlo Guglielmi e Alfonso Amoroso, con domicilio digitale come da Pec da Registri di Giustizia;
il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in persona Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola”, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Federico Freni, con domicilio digitale come da Pec da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via degli Scipioni, n. 281;
Adepp – Associazione degli Enti Previdenziali Privati, rappresentato e difeso dall’avvocato Alberto Bagnoli, con domicilio digitale come da Pec da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Alfredo Placidi in Roma, via Barnaba Tortolini, n. 30;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza) n. 8994 del 20.8.2018.
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” e di Adepp – Associazione degli Enti Previdenziali Privati;
Relatore nelludienza pubblica del giorno 20 giugno 2019 il Consigliere Paola Alba Aurora Puliatti e uditi per le parti gli avvocati Carlo Guglielmi, Alberto Bagnoli, Federico Freni e l’aavvocato dello Stato Carla Corelli;
1.- Con ricorso al Tar per il Lazio, sede di Roma, i ricorrenti in epigrafe, giornalisti titolari di pensioni erogate dall’Istituto Nazionale per la Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” (d’ora in poi Inpgi), impugnavano la delibera n. 63 del 28 settembre 2016, adottata dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi, e il provvedimento/nota n.36 /0001945/PG-L-77 del 20 febbraio 2017 col quale il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha approvato la citata delibera, nonché vari atti presupposti e consequenziali, comprese le trattenute illegittime sulle pensioni.
I ricorrenti deducevano che tale prelievo è stato illegittimamente imposto senza che l’Inpgi ne abbia il relativo potere normativo e che il contributo straordinario si aggiunge illegittimamente al contributo di solidarietà disposto ex art. 1, comma 486, della legge 27 dicembre 2013 n. 147, cd. Legge di stabilità per il 2014 (applicato alle pensioni superiori ad euro 91.250,32 annue lorde dal 1° dicembre 2014 al 31 dicembre 2016), senza che siano rispettati i limiti di costituzionalità individuati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 173 del 5/13.7.2016.
I ricorrenti affermano, con il primo motivo di appello, che il contributo di solidarietà in questione è stato introdotto non con legge, ma con provvedimenti amministrativi, nonostante la “riserva di legge” ex art. 23 Cost. in siffatta materia.
Denunciano, quindi, la violazione dell’art. 3, comma 12, della l. n. 335/1995 e rammentano il parere negativo espresso dal Ministero del lavoro in sede di approvazione della precedente delibera n. 24 del 2015, che aveva introdotto analogo contributo straordinario, non approvata in parte qua proprio per difetto di potere normativo in capo all’Istituto.
I ricorrenti citano, a sostegno della propria tesi, copiosa e recente giurisprudenza della Corte di Cassazione che dichiara illegittimi analoghi atti impositivi adottati da altre Casse previdenziali privatizzate, per difetto di “delegificazione” nella materia.
Con il secondo motivo di appello, i ricorrenti denunciano la violazione di norme costituzionali (artt. 2, 3, 36 e 38 della Cost.) e la violazione dei principi affermati dalla Corte Costituzionale a proposito del “contributo straordinario” finalizzato a risanare le Casse degli enti previdenziali del sistema previdenziale obbligatorio.
Secondo gli appellanti, erroneamente il Tar avrebbe ritenuto che il denunciato prelievo non rappresenti una reiterazione del contributo di solidarietà già imposto con la finanziaria del 2014 e che le due misure non abbiano inciso, sovrapponendosi, sui pensionati Inpgi.
Erroneamente il Tar avrebbe ignorato che il prelievo non ha carattere contingente e temporaneo, né può definirsi sostenibile, avendo un ammontare del 20% che si aggiunge ad un prelievo fiscale di quasi il 50%, con grave lesione del principio di uguaglianza.
Infondato è anche il secondo motivo di appello con cui i ricorrenti lamentano che il contributo avrebbe reiterato l’altro contributo straordinario, imposto dalla legge finanziaria del 2014 fino a tutto il 2016, e con grave violazione del principio di uguaglianza.
In particolare, gli appellanti sostengono che il contributo straordinario, di cui alla delibera n. 63 del 2016 impugnata, si sarebbe parzialmente sovrapposto al pregresso contributo straordinario generalizzato di cui alla legge finanziaria del 2014, con le medesime finalità di riequilibrio della gestione degli enti previdenziali, in violazione del limite di costituzionalità individuato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 173 del 5/13.7.2016, ovvero in spregio alla logica di imporre ai pensionati delle gestioni previdenziali obbligatorie la partecipazione al sacrificio economico destinato a risolvere la crisi finanziaria degli enti, mediante un’operazione però di durata limitata nel tempo ed eccezionale, incidente solo sugli importi più elevati, secondo un criterio di progressività e in base ad aliquote ragionevoli.
2.1.- Osserva il Collegio che con la delibera n. 63 del 2016 impugnata, il Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi ha introdotto “un contributo straordinario di partecipazione al riequilibrio finanziario della gestione previdenziale” per tre anni a decorrere dall’1.1.2017, a carico di trattamenti pensionistici di importo pari o superiore a 38.000 euro lordi annui, che devono però considerarsi particolarmente elevati perché calcolati con criteri diversi dagli attuali.
La misura del contributo è stata determinata applicando aliquote crescenti su scaglioni, il che ne garantisce la razionalità e proporzionalità.
La delibera è stata adottata in forza dell’art. 2 del D.lgs. n. 509 del 1994, che ha sancito il principio di autonomia gestionale, organizzativa, amministrativa e contabile delle Casse previdenziali di professionisti, nell’ambito di un processo di privatizzazione iniziato con la legge n. 537 del 1993, con lo scopo di consentire alle Casse dei professionisti di salvaguardare l’equilibrio dei propri bilanci.
Ogni potere esercitato dall’ente previdenziale privatizzato deve, infatti, rispettare i numerosi limiti che derivano non solo dalla “cornice” dei principi costituzionali, ma anche da quella ricavabile dai vincoli espressamente imposti dalle stesse leggi ordinarie, le quali prevedono regole sia di carattere formale e procedurale (cfr. art. 3, D.lgs. n. 509 del 1994, sulla necessaria approvazione da parte dei Ministeri vigilanti), sia di carattere sostanziale (cfr. ancora art. 2, D.lgs. n. 509, e art. 3, comma 12°, l. n. 335 dell’8.8.1995, in ordine ai vincoli di bilancio), oltre che specifici limiti di contenuto.
Oggetto di potestà normativa, ex art. 3, comma 12, l. n. 335, nell’ambito della suddetta delegificazione, sono tutti gli aspetti delle discipline dei contributi e delle prestazioni, con la sola esclusione di quanto attinente a quelle specifiche materie che – in ragione della loro natura di discipline di ordine pubblico, o comunque sulla base di valutazioni di vario genere, anche di natura politica – il legislatore abbia comunque inteso riservare a sé (l’esempio tipico è quello della prescrizione: cfr. art. 3, comma 9°, l. n. 335 del 1995).
L’art. 3, comma 12, della l. n. 335 si riferisce “agli interventi di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei coefficienti di rendimento o di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico” (cfr. Cassazione civile sez. lav., 22/02/2019, n.5375).
Il contributo straordinario imposto con la delibera n. 63 del 2016 impugnata rientra nel concetto di “determinazione del trattamento pensionistico” di cui all’art. 3, comma 12, della l. n. 335 del 1995 e, quindi, rientra nei limiti della delegificazione operata da tale ultima disposizione in favore dell’autonomia regolamentare degli enti previdenziali privatizzati.
2.2.- Quanto ai limiti di contenuto, deve osservarsi che la norma di cui all’art. 3, comma 12, della l. n. 335 del 1995, come modificata dall’art. 1, comma 763, della legge n. 296 del 27.12.2006 ha previsto che, in esito alle risultanze e in attuazione di quanto disposto dall’articolo 2, comma 2, D.lgs. n. 509 del 1994, gli enti adottano i “provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’equilibrio finanziario di lungo termine, avendo presente il principio del pro rata in relazione alle anzianità già maturate rispetto alla introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti e comunque tenuto conto dei criteri di gradualità e di equità fra generazioni”.
Tale norma ha introdotto una disposizione innovativa, secondo cui le Casse privatizzate nell’esercizio del loro potere regolamentare sono tenute non più al rispetto del principio del “pro rata” (vecchia formulazione), ma a tenere presente il principio del “pro rata” contemperato con “i criteri di gradualità e di equità fra generazioni” (nuova formulazione), a partire dal 1° gennaio 2007, data di entrata in vigore della Legge n. 296.
Dalla lettura delle premesse della delibera n. 63 del 2016 impugnata, emerge chiaramente che l’Inpgi ha voluto ripartire gli oneri conseguenti alle misure volte al contenimento della spesa previdenziale, completando la riforma regolamentare avviata con la delibera del C.d.A. n. 62 adottata in pari data, mediante l’applicazione del criterio di equità tra diverse generazioni di iscritti in contemperamento col principio del pro rata, ovvero tenendo conto legittimamente, in applicazione dell’art. 3, comma 12, della legge n. 335 del 1995, della improponibilità di porre esclusivamente a carico delle generazioni di futuri pensionati il peso economico delle necessarie riforme.
2.3. – Quanto al secondo profilo denunciato dai ricorrenti, concernente la sovrapposizione di prelievi a carico dei giornalisti pensionati, il Collegio è dell’avviso che il contributo di cui alla delibera impugnata non si sovrapponga a quello di cui di cui all’art. 1, comma 486, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.
Infatti, in primo luogo, il “contributo di solidarietà” di cui qui si discute non colpisce le pensioni erogate negli anni 2014-2016, incise dal precedente contributo; colpisce, invece, pensioni, di più basso importo nominale (pari o superiore a 38.000 euro annui), nel successivo periodo di tre anni, a partire dall’1.1.2017, e comporta un sacrificio temporaneo e quantitativamente modesto a carico dei pensionati, con aliquote percentuali crescenti secondo il principio di proporzionalità.
D’altra parte, onde ulteriormente respingere la censura di violazione del principio di uguaglianza e di “vessatorietà” della misura per alcune categorie di pensionati, va sottolineata la finalità del contributo straordinario in esame.
Il contributo, che viene trattenuto all’interno della propria gestione dall’Inpgi, con specifico scopo solidaristico endo-previdenziale, ha la finalità di contribuire agli oneri finanziari del sistema previdenziale, in un contesto di crisi del sistema stesso particolarmente grave, a cui l’Istituto intende, con un’azione di riforma ben più generale, porre rimedio.
3.- In conclusione, l’appello va respinto.
4.- Le spese di giudizio si compensano tra le parti, considerata la novità delle questioni trattate.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, dichiara legittimi gli atti impugnati.
N. 05290/2019 REG.PROV.COLL
N. 01707/2019 REG.RIC.
il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona dei rispettivi Ministri pro-tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici sono domiciliati ex lege in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
Adepp – Associazione degli Enti Previdenziali Privati, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Alberto Bagnoli, con domicilio digitale come da Pec da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Alfredo Placidi in Roma, via Barnaba Tortolini, n. 30;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” e di Adepp – Associazione degli Enti Previdenziali Privati;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 20 giugno 2019 il Consigliere Paola Alba Aurora Puliatti e uditi per le parti gli avvocati Umberto Ilardo, Alberto Bagnoli, Federico Freni e l’avvocato dello Stato Carla Corelli;
1.-Con ricorso al Tar per il Lazio, sede di Roma, i ricorrenti in epigrafe, giornalisti titolari di pensioni erogate dall’Istituto Nazionale per la Previdenza dei giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” (d’ora in poi Inpgi) o loro eredi, impugnavano la delibera n. 63 del 28 settembre 2016 adottata dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi e il provvedimento/nota n.36 /0001945/PG-L-77 del 20 febbraio 2017 col quale il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha approvato la citata delibera, nonché vari atti presupposti.
I ricorrenti chiedevano anche la condanna dell’Inpgi al risarcimento dei danni subiti e subendi a causa dei provvedimenti illegittimi adottati e/o della loro attuazione, oltre rivalutazione ed interessi come per legge, nella misura quanto meno pari alle illegittime ed indebite trattenute che, a partire dal 1° maggio 2017, i ricorrenti hanno già incominciato a subire a titolo di contributo straordinario di solidarietà.
In particolare, essi sostengono che il contributo straordinario, di cui alla delibera n. 63 del 2016 impugnata, si sarebbe parzialmente sovrapposto al pregresso contributo straordinario generalizzato di cui alla legge finanziaria del 2014, con le medesime finalità di riequilibrio della gestione degli enti previdenziali, in violazione del limite di costituzionalità individuato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 173 del 13.7.2016, ovvero in spregio alla logica di imporre ai pensionati delle gestioni previdenziali obbligatorie la partecipazione al sacrificio economico destinato a risolvere la crisi finanziaria degli enti, mediante un’operazione però di durata limitata nel tempo ed eccezionale, incidente solo sugli importi più elevati, secondo un criterio di progressività e in base ad aliquote ragionevoli.
Tale parere del Mef effettivamente rinvia alle valutazioni critiche già espresse per l’analoga contribuzione istituita con la delibera n. 24 del 2015 con nota 1379 del 2.2. 2016, indirizzata all’Inpgi; ma non esprime un avviso contrario all’approvazione della delibera.
Il Ministro del lavoro, sul punto, tiene conto che la complessiva riforma avviata dall’Inpgi con la delibera n. 24 del 2015 (parzialmente approvata in data 2.2.2016) è proseguita con la delibera n. 62 e supportata dagli effetti della delibera 63, che introduce il contributo straordinario, sulla cui legittimità, per i profili di equità e ragionevolezza esaminati alla luce della giurisprudenza costituzionale, ha dato ampia motivazione, rilevando tra l’altro, che si tratta di far fronte ad uno “stato preoccupante di disequilibrio economico dell’Inpgi”.
Il “concerto” tra Ministeri, ai fini dell’adozione di un atto di competenza di uno dei Ministeri, è atto con cui la scelta è concordata; in quanto atto consensuale tra parti in posizione paritaria, rientra nella categoria dell’accordo, cui trovano applicazione, quale “punto di riferimento sistematico”, i criteri sull’interpretazione del contratto dettati dal codice civile, notoriamente utilizzabili anche in diritto pubblico e tra questi il principio dell’intenzione reale delle parti (art. 1362 c.c.), il principio dell’effettivo oggetto dell’accordo (art. 1363 c.c.), il canone di conservazione degli atti giuridici (art. 1367 c.c.).
Share the post "Pensioni Inpgi: legittimo il prelievo di solidarietà"
XII Premio Barbiellini Amidei a Lepore e Biazzo

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 art. 23
 sentenza 
 art. 3
 art. 2
 art. 3
 art. 3
 art. 3
 sentenza