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Timestamp: 2020-01-24 02:19:33+00:00

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Trib. Roma, 30 marzo 2012, n. 5893 (rapporto di lavoro subordinato - licenziamento - illegittimità - sentenza che dispone la reintegra - opzione del lavoratore per l’indennità sostitutiva della reintegrazione - art. 18, comma V, L. 300/1970 - atto unilaterale recettizio - efficacia risolutiva del rapporto al momento della ricezione della comunicazione da parte del datore di lavoro obbligato indipendentemente dall’effettivo pagamento). - Giustizia del lavoro a Roma e nel Lazio
Trib. Roma, 30 marzo 2012, n. 5893 (rapporto di lavoro subordinato - licenziamento - illegittimità - sentenza che dispone la reintegra - opzione del lavoratore per l’indennità sostitutiva della reintegrazione - art. 18, comma V, L. 300/1970 - atto unilaterale recettizio - efficacia risolutiva del rapporto al momento della ricezione della comunicazione da parte del datore di lavoro obbligato indipendentemente dall’effettivo pagamento).
L’opzione da parte del lavoratore per l’indennità sostitutiva della reintegrazione configura un atto unilaterale recettizio che si perfeziona al momento in cui giunge a conoscenza del destinatario, ossia il datore di lavoro obbligato.
L’effetto estintivo del rapporto di lavoro si produce, pertanto, per effetto ed in conseguenza della scelta del lavoratore per l’indennità ex art. 18, comma V, L. 300/70, mentre resta assolutamente irrilevante, ai fini della produzione dell’effetto risolutivo, il comportamento successivo delle parti e, nel caso specifico, l’inadempimento del soggetto obbligato.
Conseguentemente al momento in cui la comunicazione del lavoratore giunge a conoscenza del destinatario (ossia del datore di lavoro) cessano tutte le obbligazioni connesse al rapporto di lavoro, in primis, quella di erogare le retribuzioni successive.
L’opzione del lavoratore per l’indennità sostitutiva della reintegrazione determina la cessazione del rapporto di lavoro indipendentemente dall’effettivo adempimento da parte del datore di lavoro obbligato.
Il Tribunale di Roma, con la sentenza in commento, si occupa di una questione ancor oggi dibattuta in dottrina e giurisprudenza.
Nel caso sottoposto all’esame del Giudice capitolino, il lavoratore vittorioso in un giudizio di impugnativa di licenziamento, comunicava al datore di lavoro l’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegra.
Dopo aver agito in via monitoria per il pagamento della predetta indennità adiva nuovamente il Tribunale di Roma per chiedere il pagamento delle retribuzioni successive alla comunicazione del licenziamento e fino alla data di deposito del ricorso monitorio.
Assumeva, in particolare, il ricorrente che il rapporto di lavoro doveva considerarsi ancora in essere atteso che il datore di lavoro obbligato non aveva corrisposto la somma a titolo di indennità sostitutiva del preavviso e ciò sul presupposto che la cessazione del rapporto di lavoro si realizzi non al momento in cui la comunicazione dell’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegrazione perviene a conoscenza del destinatario (ossia il datore di lavoro) ma solo al momento dell’effettivo adempimento da parte del soggetto obbligato.
Il lavoratore otteneva un decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo, che veniva tempestivamente opposto dal datore di lavoro.
Il Tribunale di Roma, investito dell’opposizione, con la sentenza in commento, ha accolto l’opposizione e revocato il decreto ingiuntivo opposto, ritenendo che con la comunicazione da parte del lavoratore dell’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegra, prevista dall’art. 18, V comma, L. 300/70, il rapporto di lavoro è da considerarsi definitivamente cessato e con esso tutte le obbligazioni connesse, in primis, l’erogazione delle retribuzioni successive.
La soluzione cui è pervenuto il Giudice capitolino è ormai abbastanza radicata in giurisprudenza e nella dottrina più autorevole[1] e, ad avviso di chi scrive, è del tutto coerente con l’inquadramento (questo assolutamente pacifico tanto in dottrina che in giurisprudenza) della comunicazione dell’opzione per l’indennità sostitutiva della reintegra quale atto unilaterale recettizio che si perfeziona al momento in cui perviene nella sfera di conoscibilità del destinatario e dell’opzione per l’indennità suddetta come facoltà del lavoratore, rispetto alla quale il datore di lavoro si trova in una posizione di mera soggezione, irrevocabile una volta esercitata.
Tuttavia si registrano pronunce giurisprudenziali, anche recenti, di segno contrario, che hanno ritenuto che ai fini della cessazione del rapporto di lavoro rilevi l’effettivo pagamento da parte del soggetto obbligato[2].
[1]Cass. civ., sez. lav., 17 febbraio 2009, n. 3775; Tribunale Civile di Napoli, sezione lavoro, 22 luglio 2002; Tribunale Civile di Roma, sezione lavoro, 4 febbraio 2005; Tribunale Civile di Torino, sezione lavoro, 14 settembre 2005; Tribunale Civile di Firenze, sezione lavoro, 18 luglio 2006, n. 864; Tribunale Civile di Genova, sezione lavoro, 5 marzo 2007, n. 276; Corte di Appello Civile di Roma, sezione lavoro, 29 marzo 2007; Tribunale Civile di Milano, sezione lavoro, 30 marzo 2010; in dottrina si segnalano: Valentinetti, licenziamento e reintegrazione, Torino, 2008, pg. 143; Tosi, l’indennità in sostituzione della reintegrazione tra diritto speciale e diritto comune e delle obbligazioni, in “Arg. Dir. Lav.”, 2006, pg. 426.
[2]Cass. civ., sez. lav., 21 febbraio 2012, n. 2501; Cass. civ., sez. lav., 16 marzo 2009, n. 6342.
Trib. Roma, 30 marzo 2012, n. 5893

References: sentenza 
 art. 18
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 Cass.