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Timestamp: 2018-06-25 08:05:58+00:00

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Sentenze decisioni e critiche: Sì alla pensione di reversibilità per il coniuge ''superstite'' separato con colpa
Interessantisima la sentenza 25.02.09 n. 4555 (a cura di Roberto Francesco Iannone) della Corte di Cassazione, sezione lavoro circa il diritto alla pensione di reversibilità per il coniuge ''superstite'' separato con colpa.
Secondo la Corte di casazzione l'addebito della separazione non è un elemento discriminante ai fini dell'erogazione della pensione di reversibilità in favore del coniuge “superstite” nei cui confronti è stata dichiarata la separazione per colpa o con addebito. A tal fine non rileva la circostanza che il coniuge defunto non era tenuto in concreto a versare l’assegno di mantenimento o alimentare.
Ad impugnare le decisioni di merito è stata l’INPS.
La Suprema Corte di Cassazione però tornando nuovamente sull’argomento ha precisato il suo recente indirizzo già favorevole al riconoscimento della pensione di reversibilità nei confronti del coniuge “superstite” separato con addebito o colpa.
E’ opportuno premettere che la tutela previdenziale, in caso di divorzio, trova la sua disciplina nell’art. 9 della legge n. 898/1970 del testo novellato dall'art. 13 della legge n. 74/1984. Specifico oggetto di dibattito sono i commi 2 e 3 di tale articolo, che subordinano il diritto del divorziato alla corresponsione della pensione di reversibilità in presenza di alcuni presupposti specifici: a) il rapporto di lavoro, da cui trae origine il trattamento pensionistico, deve essere sorto anteriormente alla sentenza di scioglimento del matrimonio; b) il coniuge divorziato non deve essere passato a nuove nozze; c) il coniuge divorziato deve essere titolare dell'assegno ex art. 5 della legge n. 898/1970. In particolare la legge richiede dunque, che il coniuge superstite, per godere di tale beneficio economico sia titolare di un assegno divorzile.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 286/1987, ritenendo sussistente un discrimine tra il coniuge separato rispetto al coniuge divorziato ha ampliato la portata della norma estendendo il trattamento previdenziale de quo anche al coniuge superstite separato con colpa o addebito.
Il riferimento alla separazione con colpa ovvero addebito non è casuale. Dopo la riforma del diritto di famiglia (legge n. 151/1975) è stato soppresso l'istituto della separazione per colpa e, sebbene quello dell'addebito sia, a certi effetti, equiparato all'altro dall'art. 151, secondo comma, del codice civile (nuovo testo) è dubbio, come affermano i giudici della Corte Costituzionale nella sentenza citata « che, dopo detta soppressione, al coniuge separato con addebito possa disconoscersi il diritto alla pensione di riversibilità in base alla norma dettata con espresso riferimento al caso di separazione per colpa».
La pronuncia in commento suscita interesse in quanto supera una querelle che si protrae da tempo in dottrina e giurisprudenza ove si discute se « il titolare di assegno ai sensi dell'art. 5 della legge n. 898/1970 in materia di divorzio» faccia o meno riferimento alla titolarità in astratto (quale mero potenziale destinatario dell’assegno), oppure alla titolarità in concreto dell’assegno medesimo.
Parte della dottrina e della giurisprudenza ritiene infatti ai fini del riconoscimento del diritto all’erogazione della pensione di reversibilità, che non sia sufficiente per il coniuge “supersiste” dimostrare una titolarità astratta dell'assegno di divorzio, atteso che, nel linguaggio corrente, come anche in quello giuridico, la titolarità di un diritto presuppone la sua esistenza in concreto.
Pertanto secondo tale orientamento, se il coniuge superstite fino a quel momento non era titolare in concreto di un assegno di divorzio, non può avanzare alcuna pretesa. Dunque, la liquidazione dell'assegno di divorzio costituirebbe una condicio sine qua non per la nascita del diritto alla pensione di reversibilità. Favorevole nel ritenere sufficiente al fine di ottenere la pensione di reversibilità è altra parte della dottrina e giurisprudenza.
Tornando alla pronuncia della Suprema Corte di Cassazione n. 4555/2009 di cui ci stiamo occupando, i giudici di legittimità sanciscono il diritto alla pensione di reversibilità nei confronti del coniuge “superstite” separato con colpa o addebito riconoscendo, pertanto, la legittimazione di un soggetto che in realtà non avrebbe la titolarità astratta e concreta dell’assegno di mantenimento per gli effetti negativi di cui all’art. 156 cod. civ., come non sarebbe titolare dell’assegno alimentare laddove non vi fosse la sussistenza del presupposto del bisogno economico.
Orbene, la pronuncia riprende un indirizzo già espresso in due precedenti pronunce per cui « il coniuge separato per colpa, o al quale la separazione sia stata addebitata, è equiparato, in tutto e per tutto, al coniuge superstite, separato e non, ai fini della pensione di reversibilità, atteso che opera in suo favore la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte, ed indipendentemente dalla circostanza che versi o meno in stato di bisogno o sia beneficiario di un assegno di mantenimento o altra provvidenza di tipo alimentare».
Questo originario orientamento espresso dalla Cassazione ha posto non pochi dubbi e perplessità che hanno indotto nel 2004 la Suprema Corte a compiere un passo indietro precisando che « la pensione di reversibilità va riconosciuta al coniuge separato per colpa o con addebiti, quando a carico del coniuge poi defunto era stato posto un assegno alimentare in considerazione dello stato di bisogno dell'altro coniuge».
Secondo questa pronuncia il coniuge supersite separato con colpa o con addebito che non può ritenersi titolare in astratto né in concreto di un assegno di mantenimento per gli effetti previsti dal codice civile, per ambire alla pensione di reversibilità dovrebbe comunque dimostrare la titolarità dell’assegno alimentare.
Nella pronuncia in commento, invece, i giudici della sezione lavoro smentiscono questo orientamento precedente affermando che « Nè questo Collegio ritiene convincente l'orientamento (cfr. Cass. n. 11428 del 2004), fatto proprio dall'INPS, pur esso intervenuto dopo l'intervento del giudice delle leggi, secondo cui nell'ipotesi in cui il coniuge defunto non era tenuto al mantenimento o all'assegno alimentare in considerazione dello stato di bisogno dell'altro coniuge, in mancanza del presupposto della "vivenza a carico" e della funzione di sostentamento da proseguire, dovrebbe escludersi il diritto alla pensione di reversibilità, in quanto a seguito della sentenza costituzionale n. 286/1987, anche per il coniuge separato per colpa o con addebito della separazione, ai fini del diritto alla pensione di reversibilità, opera la presunzione legale di "vivenza a carico" del lavoratore assicurato al momento della morte».
Se anche il coniuge defunto non era tenuto a versare l’assegno di mantenimento o alimentare al coniuge superstite (perché era stata dichiarata sentenza con addebito ovvero non vi era in quel frangente lo stato di bisogno), sussiste ugualmente il diritto alla pensione di reversibilità per il coniuge “superstite”.
Dunque per i giudici di legittimità non vi sono dubbi: non solo non rileva il titolo della separazione ma non rileva, nemmeno la circostanza se l’assegno era di fatto versato o meno.
In conclusione la pronuncia in commento oltre ridefinire in melius il proprio orientamento induce a riflettere, alla luce di questo indirizzo manifestato dalla Suprema Corte di Cassazione in tema di separazione, se la diatriba in ordine alla titolarità in astratto o in concreto dell’assegno di divorzio possa considerarsi oramai superata.
(Altalex, 5 giugno 2009. Nota di Roberto Francesco Iannone)
Sentenza 25 febbraio 2009, n. 4555
Dott. DE RENZIS Alessandro - rel. Consigliere - Dott. LA TERZA Maura - Consigliere -
Dott. AMOROSO Giovanni - Consigliere - Dott. DI CERBO Vincenzo - Consigliere -
ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore Avv. S.G.P., elettivamente domiciliato in Roma, Via della Frezza 17 presso l'Avvocatura Centrale dello stesso Istituto, rappresentato e difeso, anche disgiuntamente, dagli Avv.ti xxx, vvv e gggg per procura in calce al ricorso;
T.L., rappresentata e difesa dall'Avv. yyy ed elettivamente domiciliata in Roma, Via llll, presso lo studio dell'Avv. hhhhh come da procura in atti rep. 000 del 00/00/00 notaio jjj;
- costituita con procura -
udito l'Avv. Roberto Spoldi per T.L.;
Con ricorso, depositato il 10.06.2002, T.L. esponeva:
- di avere contratto matrimonio in data **** con Sc.Ma.;- che dal matrimonio erano nati i figli D. e V. attualmente maggiorenni;- che con sentenza n. 145 del 1989 il Tribunale di Terni aveva dichiarato la separazione personale con addebito ad entrambi i coniugi senza diritto ad assegno di mantenimento;
- che lo Sc. aveva versato ad essa ricorrente, stante il suo stato di necessità, una somma mensile di L. 300.000 e poi di L. 500.000;
- che lo Sc. era deceduto nel ****;
Ciò posto, il giudice di appello ha ritenuto che la sentenza del giudice delle leggi, nel dichiarare l'illegittimità dell'anzidetta norma, non abbia previsto alcuna condizione limitativa, sicchè nel caso di specie la pensione di reversibilità spettava alla ricorrente indipendentemente dall'addebito di colpa in sede di separazione.L'INPS ricorre con un solo motivo.
La T. si è costituita e on procura partecipando con il suo difensore alla udienza di discussione.
In particolare il ricorrente si richiama a un precedente di questa Corte (sentenza n. 11428 del 2004), sostenendo che nell'ipotesi in cui il coniuge defunto non sia tenuto al pagamento dell'assegno di mantenimento ne di assegno alimentare in considerazione dello stato di bisogno dell'altro coniuge, in mancanza del presupposto della "vivenza a carico", non sussistendo una precedente funzione di sostentamento da proseguire, deve escludersi il diritto del superstite alla pensione di reversibilità.
Nè questo Collegio ritiene convincente l'orientamento (cfr. Cass. n. 11428 del 2004), fatto proprio dall'INPS, pur esso intervenuto dopo l'intervento del giudice delle leggi, secondo cui nell'ipotesi in cui il coniuge defunto non era tenuto al mantenimento o all'assegno alimentare in considerazione dello stato di bisogno dell'altro coniuge, in mancanza del presupposto della "vivenza a carico" e della funzione di sostentamento da proseguire, dovrebbe escludersi il diritto alla pensione di reversibilità, in quanto a seguito della sentenza costituzionale n. 286/1987, anche per il coniuge separato per colpa o con addebito della se-parazione, ai fini del diritto alla pensione di reversibilità, opera la presunzione legale di "vivenza a carico" del lavoratore assicurato al momento della morte (in questo senso Cass. n. 15516 del 2003 citata).
A conferma della impugnata decisione può da ultimo osservarsi che l'INPS non ha espressamente contestato la sentenza impugnata laddove, nella narrativa dello svolgimento del processo, espone che lo Sc. aveva comunque versato alla moglie T., stante il suo stato di necessità, una somma mensile di L. 300.000 e poi di L. 500.000.
3. In conclusione il ricorso dell'INPS è destituito di fondamento e va rigettato.Ricorrono giusti motivi, tenuto conto del riferito contrasto giurisprudenziale sulla questione, per compensare tra le parti le spese del giudizio di cassazione.
Depositato in Cancelleria il 25 febbraio 2009.
Pubblicato da Luciano a 15:58
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