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Timestamp: 2020-01-26 00:08:00+00:00

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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 18 ottobre 2018, n.26168
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 18 ottobre 2018, n.26168MASSIMA
M.A. , M.R. , M.S. e M.M.O. hanno proposto ricorso in cassazione articolato in tre motivi avverso la sentenza della Corte di Appello di Firenze n. 1435/2013, depositata il 23 settembre 2013.
Resistono con controricorso, proponendo altresì ricorso incidentale in unico motivo, R.L. e T.F. ; restano intimati senza svolgere attività difensive M.M.G. , F.D. e F.S. .
Ricorrenti e controricorrenti hanno presentato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
I. Con citazione notificata il 15 maggio 2007, M.A. , M.R. , M.S. e M.M.O. , coeredi di C.W. , deceduta il (omissis) , convennero l’altra coerede M.M.G. , il marito di questa F.M. , nonché R.L. e T.F. , domandando di accertare che l’atto 5 luglio 1993, con cui C.W. aveva venduto alla s.r.l. Gama un fabbricato per civile abitazione in via (omissis) , fosse dichiarato simulato, trattandosi di donazione conclusa in favore di M.M.G. e/o di F.M. , ovvero in favore della s.r.l. Gama, a tal fine costituita da questi ultimi. Quale conseguenza della declaratoria di simulazione e perciò dell’inefficacia dell’atto traslativo del 5 luglio 1993, gli attori domandarono di accertare che il compendio immobiliare fosse perciò compreso nell’asse ereditario di C.W. , dichiarandosi altresì inefficace l’atto di assegnazione del fabbricato ai signori R.L. e T.F. in data 22 maggio 1998, adottato in sede di liquidazione della s.r.l. Gama. In corso di causa, gli attori domandarono altresì di dichiarare la nullità dell’atto di transazione intercorso tra C.W. e i convenuti il 16 novembre 1999, sussistendo un patto commissorio in favore di R.L. e T.F. . Con sentenza del 19 marzo 2009 il Tribunale di Firenze respinse le domande, ritenendo infondata la petitio hereditatis ex art. 533 c.c. in relazione alla villa di (omissis) , in quanto il bene era fuoriuscito dall’asse ereditario di C.W. ; ove ravvisabile anche un’azione di accertamento dell’intesa simulatoria, il Tribunale ritenne non superabili in proposito i limiti di prova di cui all’art. 1417 c.c.. Quanto alla transazione del 19 novembre 1999 ed alla deduzione dell’esistenza di un sottostante patto commissorio, il Tribunale osservò come tale scrittura precludesse ogni riesame della questione, giacché intercorsa tra R.L. , T.F. , C.W. , M.M.G. e F.M. , stabilendosi che i coniugi R. e T. "a tacitazione di ogni reciproca pretesa, azione e diritto, sia per l’atto privato in data 5.7.1993, sia per le obbligazioni nascenti dall’atto di cessione delle quote di capitale della s.r.l. GAMA in data 22.3.1996, corrispondono a M.M.G. e/o F.M. la somma di L. 180.000.000".
La Corte d’Appello confermò la pronuncia di primo grado, integrandone in parte la motivazione. Fu respinta la domanda di petizione ereditaria, essendo l’immobile di (OMISSIS) uscito dal patrimonio della de cuius C.W. in base al titolo del 5 luglio 1993 in favore della s.r.l. GAMA e poi assegnato in sede di liquidazione della stessa società agli attuali possessori R.L. e T.F. . I giudici di appello ritennero comunque gli attori, quali eredi di C.W. , legittimati all’azione contrattuale di simulazione della vendita del 1993, azione tuttavia preclusa per la rinuncia agli atti del giudizio consacrata nella sentenza n. 143/2003 del Tribunale di Firenze, collegata alla transazione del 16 settembre 1999, la quale appunto prevedeva la "rinuncia all’azione promossa contro R.L. e T.F. ", sia sotto il profilo della simulazione del pagamento del prezzo della vendita stipulata il 5 luglio 1993, sia sotto il profilo del dedotto patto commissorio, entrambi allegati a sostegno delle domande oggetto del primo giudizio transatto tra le parti. La Corte di Firenze ritenne infine contraddittorio affermare la nullità della transazione, in quanto incidente "non... su contratti illeciti, ma sulle domande volte a tale accertamento, al quale si rinuncia".
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 18 ottobre 2018, n.26168 - Presidente Matera – Relatore Scarpa
Il secondo motivo del ricorso principale denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1972 c.c., in quanto la Corte di Appello, escludendo la nullità della transazione relativa alla compravendita del 5 luglio 1993, si sarebbe posta in insanabile contrasto con il primo comma della norma citata, il quale prevede la nullità della transazione stipulata in riferimento ad un contratto illecito; in particolare i ricorrenti, richiamando la pronuncia del Tribunale di Firenze n. 143/2003, sottolineano come da questa emergesse che oggetto della transazione furono contratti di cui in quella sede fu espressamente allegata l’illiceità, stante il fatto che 'la costituzione della società GAMA fu preordinata esclusivamente alla costruzione di un meccanismo in virtù del quale R.L. prestava a M.M.G. e a F.M. ... la somma di Lire 500.000.000 a un tasso di interesse non consentito dalla legge, garantendosi la proprietà dell’immobile di (omissis) in caso di mancata costituzione dell’immobile...'.
Con il terzo motivo del ricorso principale si denuncia la nullità della sentenza della Corte di Firenze per violazione dell’art. 112 c.p.c., in quanto la stessa, nel ritenere non accoglibile l’azione di petizione dell’eredità, avrebbe disatteso il motivo di appello a mezzo del quale i ricorrenti evidenziavano di aver fatto valere in giudizio 'una posizione soggettivamente complessa e che le domande proposte in giudizio avrebbero dovuto essere esaminate nel loro complesso e non singolarmente e separatamente l’una dall’altra, quasi fossero domande svolte in via graduata o subordinata'; in particolare, gli appellanti avevano chiarito di aver esperito, sulla scorta della nullità di tutti gli atti posti in essere dalla de cuius, azione finalizzata 'a recuperare il bene nella loro sfera proprietaria'.
II. L’unico motivo del ricorso incidentale condizionato di R.L. e T.F. deduce la violazione degli artt. 99, 112 e 183 c.p.c. La Corte di Appello, dopo aver disatteso l’azione di petizione dell’eredità (visto che il bene in contesa era stato alienato a terzi prima dell’apertura della successione e che i convenuti ne erano perciò divenuti proprietari in forza di contratto), avrebbe dovuto, per i ricorrenti incidentali, arrestare la sua cognizione, 'essendo l’intera domanda da respingersi ed essendo l’eventuale domanda recuperatoria (da avanzarsi in separato giudizio) scollegata dalla petizione di eredità e da proporsi secondo gli ordinari strumenti giuridici (rivendicazione o azione contrattuale)'; inoltre la Corte di Firenze non avrebbe esaminato il vizio processuale dato dalla proposizione, attraverso la prima memoria dei ricorrenti depositata il 29 ottobre 2007, di una nuova domanda, ovvero quella di accertare la nullità anche della transazione del 16 novembre 1999, rispetto alla quale i controricorrenti avevano ribadito di non accettare il contraddittorio attraverso la seconda memoria.
La Corte d’Appello di Firenze ha affermato che 'l’azione reale di petizione dell’eredità, quale pacificamente articolata dagli appellanti, non era ammissibile'. Non è però corretta la qualificazione della domanda degli attori, che la sentenza impugnata ha così fatto, risultando perciò fondato il terzo motivo del ricorso principale ed infondato il motivo del ricorso incidentale nei limiti di seguito precisati.
M.A. , M.R. , M.S. e M.M.O. , avendo, nella specie, agito nella qualità di eredi della contraente C.W. , la quale aveva partecipato all’accordo simulatorio, si sono perciò posti nell’identica situazione giuridica sostanziale e processuale della loro dante causa (cfr. da ultimo Cass. Sez. 6 - 2, 11/01/2018, n. 536; Cass. Sez. 2, 29/02/2016, n. 3932; prima, tra le tante, Cass. Sez. 2, 22/09/2014, n. 19912; Cass. Sez. 3, 04/04/2013, n. 8215; Cass. Sez. 2, 13/11/2009, n. 24134; Cass. Sez. 2, 12/06/2007, n. 13706; Cass. Sez. 2, 28/10/2004, n. 20868; Cass. Sez. 2, 21/12/1987, n. 9507; Cass. Sez. 2, 18/12/1986, n. 7674).
La Corte d’Appello di Firenze ha ritenuto preclusa l’azione di simulazione spiegata dagli attori per effetto della rinuncia agli atti del giudizio contraddistinto come R.G. n. 289/99 Tribunale di Firenze, rinunzia collegata alla transazione del 16 settembre 1999 (ove si conveniva la 'rinuncia all’azione promossa contro R.L. e T.F. ') e consacrata nella sentenza n. 143/2003 dello stesso Tribunale. La rinuncia all’azione contrattuale di C.W. - tale da impedire agli eredi di far valere in questa causa la medesima azione - era estesa, nell’interpretazione che ne ha dato la Corte d’Appello di Firenze, anche all’azione di nullità della compravendita del 5 luglio 1993 quale espressione, unitamente agli atti collegati, tra i quali la transazione del 16 settembre 1999, di un patto commissorio nullo ex art. 2744 c.c.. La nullità della transazione, per la Corte di Firenze, doveva poi negarsi, in quanto con essa 'non si transige su contratti illeciti, ma sulle domande volte a tale accertamento, al quale si rinuncia'.
A fronte di queste interpretazioni della giurisprudenza, la questione della rinunciabilità dell’azione di nullità è oggetto di una pressoché unanime elaborazione dottrinale, secondo cui non può ammettersi una rinuncia a far valere la nullità negoziale, in quanto l’effetto invalidante assoluto deriva direttamente dalla legge e non è disponibile dai privati. L’inammissibilità della convalida del contratto nullo, sancita dall’art. 1423 c.c., impedisce di dar rilievo negoziale alla rinunzia unilaterale di un contrante, nel senso di rendere valido ciò che è nato come nullo, rimanendo eccezionale, per la ratio sottesa, la previsione della conferma ed esecuzione volontaria delle donazioni nulle ex art. 799 c.c.. Si osserva che, essendo la nullità negoziale rimedio posto a tutela anche di interessi pubblici, se l’atto processuale dispositivo di una parte dovesse intendersi in grado non soltanto di rinunziare all’azione, ma anche ai diritti conseguenti alla declaratoria di nullità, nel senso di precludere definitivamente anche ogni futuro intervento giudiziale, rimarrebbe travolta anche la ratio che è sottesa alla rilevabilità d’ufficio della nullità stessa, come in generale di tutte le eccezioni in senso lato, rilevabilità funzionale ad una concezione del processo che 'trae linfa applicativa proprio nel valore di giustizia della decisione' (così, d’altro canto, Cass. Sez. U, 12/12/2014, n. 26242), e attenta all’essenza della categoria della nullità, che 'risiede nella tutela di interessi generali, di valori fondamentali o che comunque trascendono quelli del singolo' (così Cass. Sez. U, 04/09/2012, n. 14828).
Sussistono le condizioni per dare atto - ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che ha aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del testo unico di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 - dell’obbligo di versamento, da parte dei ricorrenti incidentali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata.
La Corte accoglie il ricorso principale, rigetta il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte d’Appello di Firenze, anche per le spese del giudizio di cassazione.

References: SENTENZA 
 SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 533
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 SENTENZA 
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 Cass. Sez. 
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 Cass. Sez. 
 Cass. Sez. 
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 Cass. Sez. 
 sentenza 
 art. 2744
 art. 799
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