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Timestamp: 2018-02-20 05:55:33+00:00

Document:
Seduta di Giovedì 23 maggio 2013
Missioni valevoli nella seduta del 23 maggio 2013.
Angelino Alfano, Alfreider, Amici, Bergamini, Berretta, Bocci, Bray, Brunetta, Caparini, Carrozza, Casero, D'Alia, Dambruoso, De Girolamo, Dell'Aringa, Dellai, Luigi Di Maio, Fassina, Ferranti, Gregorio Fontana, Fontanelli, Formisano, Franceschini, Alberto Giorgetti, Giancarlo Giorgetti, Kyenge, Legnini, Letta, Lorenzin, Lupi, Merlo, Migliore, Orlando, Pisicchio, Rigoni, Sani, Santelli, Sereni, Simoni, Speranza, Vezzali, Vito.
In data 22 maggio 2013 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:
MOLTENI e MATTEO BRAGANTINI: «Modifiche agli articoli 11 del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, e 3 del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 156, in materia di proroga dell'entrata in vigore di disposizioni concernenti la riorganizzazione della distribuzione degli uffici giudiziari sul territorio» (1024);
RIGONI: «Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533. Introduzione del sistema elettorale maggioritario a doppio turno con ballottaggio per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica» (1025);
RIGONI: «Modifiche ai testi unici di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica» (1026);
RIGONI: «Modifica all'articolo 51 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di limiti alla rieleggibilità alle cariche di sindaco, nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, e di presidente della provincia» (1027);
RIGONI: «Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché al testo unico di cui al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, in materia di nomina e di funzioni del vice-sindaco e del vice-presidente della provincia» (1028);
RIGONI: «Modifica all'articolo 64 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di incompatibilità tra le cariche di consigliere comunale o provinciale e di assessore nella rispettiva giunta» (1029);
BOCCADUTRI: «Modifica dell'articolo 278 del codice penale, in materia di offese all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica» (1030);
GIAMMANCO: «Modifiche all'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di erogazioni liberali in favore delle organizzazioni senza scopo di lucro, degli enti di ricerca e delle iniziative umanitarie, nonché agli articoli 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di applicazione dell'imposta municipale propria agli immobili di proprietà dei partiti politici e delle organizzazioni sindacali e agli immobili di interesse storico o inagibili» (1031);
COLLETTI ed altri: «Modifica dell'articolo 145 del codice di procedura civile, concernente la notificazione degli atti alle persone giuridiche» (1032);
LATTUCA ed altri: «Disposizioni per il rilancio del settore ippico e procedimento di costituzione della Lega ippica italiana» (1033);
FABRIZIO DI STEFANO: «Istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana» (1034);
RIZZETTO e PRODANI: «Divieto della propaganda pubblicitaria dei giochi con vincite in denaro e della partecipazione dei minori ai medesimi, nonché disposizioni in materia di autorizzazioni all'esercizio del gioco lecito» (1035);
GIAMMANCO: «Modifica all'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, in materia di valutazione degli assegni di ricerca e delle borse di studio post-dottorato nella formazione delle graduatorie per il conferimento di incarichi di supplenza per l'insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado» (1036);
GIAMMANCO: «Norme in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia nonché presso le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio» (1037);
FRANCO BORDO e PALAZZOTTO: «Disposizioni in materia di prevenzione e risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica» (1038);
GADDA ed altri: «Disposizioni per la tutela dei lavoratori e per l'emersione del lavoro irregolare nelle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata» (1039).
La proposta di legge OLIVERIO ed altri: «Attribuzione dell'indennità di accompagnamento ai malati oncologici durante il periodo delle cure chemioterapiche e radioterapiche» (471) è stata successivamente sottoscritta dai deputati Coccia e Tidei.
La proposta di legge BASSO ed altri: «Modifiche all'articolo 7 del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, e altre disposizioni in materia di divieto della pubblicità dei giochi con vincita in denaro e disciplina dell'autorizzazione all'esercizio dei medesimi» (574) è stata successivamente sottoscritta dai deputati Antezza, Bargero, Biondelli, Franco Bordo, Capua, Coccia, Dal Moro, Fabbri, Fregolent, Gadda, Garavini, Ginato, Laforgia, Magorno, Manfredi, Marchi, Martella, Peluffo, Quaranta, Richetti, Rocchi, Rubinato, Rughetti, Sberna, Senaldi, Spadoni, Tentori, Vecchio e Venittelli.
La proposta di legge OLIVERIO e IACONO: «Disposizioni per la salvaguardia degli agrumeti caratteristici» (741) è stata successivamente sottoscritta dai deputati Cova, D'Incecco, Gullo e Venittelli.
La proposta di legge n. 735, d'iniziativa dei deputati ROSATO e SANI, ha assunto il seguente titolo: «Istituzione della specialità della Polizia ambientale nell'ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, superamento del Corpo forestale dello Stato e delega al Governo per il trasferimento delle funzioni, del personale e delle dotazioni già ad esso spettanti».
VACCARO: «Modifica all'articolo 60 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di ineleggibilità alle cariche negli enti locali» (465) Parere della XI Commissione;
PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE VACCARO: «Modifiche agli articoli 56 e 58 della Costituzione in materia di elettorato attivo e passivo per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica» (466);
VACCARO: «Modifica dell'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, concernente il divieto dell'uso di indumenti o altri oggetti che impediscano l'identificazione nei luoghi pubblici o aperti al pubblico» (467) Parere delle Commissioni II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), VII, IX, XI e XII.
VACCARO: «Introduzione dell'articolo 48-bis del decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139, concernente la formazione professionale continua dei dottori commercialisti» (496) Parere della I Commissione;
VACCARO: «Introduzione dell'articolo 18-bis della legge 16 febbraio 1913, n. 89, concernente la formazione professionale continua dei notai» (497) Parere della I Commissione.
PASTORELLI ed altri: «Disposizioni e delega al Governo in materia di concessione di beni demaniali in favore di giovani imprenditori per lo svolgimento di attività agricole» (201) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VIII, XI, XII, XIII (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento) e XIV;
BRATTI ed altri: «Istituzione del Sistema nazionale per la prevenzione e la protezione dell'ambiente e ordinamento delle funzioni dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ad esso relative» (110) Parere delle Commissioni I, II, V, X, XI, XII e XIV.
PASTORELLI ed altri: «Integrazione della disciplina in materia di affitto di fondi rustici in favore di giovani agricoltori» (202) Parere delle Commissioni I, II, V, VI e VIII;
FIORIO e CENNI: «Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico» (302) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VII, VIII, X, XI, XII e XIV.
Annunzio della pendenza di un procedimento giudiziario ai fini di una deliberazione in materia di insindacabilità.
Con lettera pervenuta in data 20 maggio 2013 Giorgio Jannone, deputato della XVI legislatura, ha rappresentato alla Presidenza – allegando documentazione al riguardo – che è pendente nei suoi confronti un procedimento penale presso l'autorità giudiziaria di Bergamo (il n. 7391/2013 RGNR Mod. 21) per fatti che, a suo avviso, concernono opinioni espresse nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Tali atti sono stati assegnati alla competente Giunta per le autorizzazioni.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 17 maggio 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8-ter del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui è autorizzato, in relazione a un intervento da realizzare tramite contributi assegnati in sede di ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, l'utilizzo delle economie di spesa realizzate dal Ministero dell'interno – Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione – Direzione centrale per l'amministrazione del Fondo edifici di culto, a valere su contributi concessi per l'anno 2002, per lavori presso l'ex Casa Martorana annessa alla chiesa Santa Maria dell'Ammiraglio, in Palermo.
Questo decreto è trasmesso alla V Commissione (Bilancio) e alla VII Commissione (Cultura).
La Corte dei conti – Sezione del controllo sugli enti, con lettera in data 20 maggio 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), per l'esercizio 2011. Alla determinazione sono allegati i documenti rimessi dagli enti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (Doc. XV, n. 19).
Il Ministero dell'interno, con lettera in data 21 maggio 2013, ha dato comunicazione del decreto del Presidente della Repubblica di nomina del commissario straordinario della provincia di Foggia, ai sensi dell'articolo 23, comma 20, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e dell'articolo 141 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 23 maggio 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 4 e 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione, elaborata dal Ministero competente, in merito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di Paesi terzi per motivi di ricerca, studio, scambio di alunni, tirocinio retribuito e non retribuito, volontariato e collocamento alla pari (Rifusione) (COM(2013) 151 final), accompagnata dalla tabella di corrispondenza tra le disposizioni della proposta e le norme nazionali vigenti.
Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).
La Commissione europea, in data 21 e 22 maggio 2013, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Tecnologie energetiche e innovazione (COM(2013) 253 final), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive);
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla comparabilità delle spese relative al conto di pagamento, sul trasferimento del conto di pagamento e sull'accesso al conto di pagamento con caratteristiche di base (COM(2013) 266 final) e relativo documento di accompagnamento – Documento di lavoro dei servizi della Commissione – Sintesi della valutazione d'impatto (SWD(2013) 165 final), che sono assegnati in sede primaria alla VI Commissione (Finanze). La predetta proposta di direttiva è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 22 maggio 2013;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Relazione 2013 sulla cittadinanza dell'Unione – Cittadini dell'Unione: i vostri diritti, il vostro futuro (COM(2013) 269 final), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e XIV (Politiche dell'Unione europea);
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio per quanto attiene a talune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri in gravi difficoltà, o minacciati di trovarsi in gravi difficoltà relativamente alla loro stabilità finanziaria e per quanto attiene alle norme di disimpegno per alcuni Stati membri (COM(2013) 301 final), che è assegnata in sede primaria alla V Commissione (Bilancio). Tale proposta è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 22 maggio 2013.
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 17 aprile e 2 maggio 2013, ha trasmesso le seguenti sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea, relative cause in cui la Repubblica italiana è parte o adottate a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un'autorità giurisdizionale italiana, che sono inviate, ai sensi dell'articolo 127-bis del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni, nonché alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Causa C-290/12: Sentenza della Corte (Ottava sezione) 11 aprile 2013. Oreste Della Rocca contro Poste Italiane Spa. Domanda di pronuncia pregiudiziale: tribunale di Napoli. Politica sociale – Direttiva 1999/70/CE – Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato – Clausola 2 – Ambito di applicazione dell'accordo quadro – Agenzia di lavoro interinale – Somministrazione di lavoratori interinali a un'impresa utilizzatrice – Successione di contratti di lavoro a tempo determinato (Doc. LXXXIX, n. 2) – alla XI Commissione (lavoro);
Cause riunite C-274/11 e C-295/11: Sentenza della Corte (Grande sezione) 16 aprile 2013. Ricorsi di annullamento ai sensi dell'articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), proposti rispettivamente il 30 e il 31 maggio 2011. Regno di Spagna ricorrente, sostenuto da Repubblica italiana, interveniente, e Repubblica italiana ricorrente, sostenuti, da Regno di Spagna, interveniente, contro Consiglio dell'Unione europea convenuto, sostenuto da: Regno del Belgio, Repubblica ceca, Repubblica federale di Germania, Irlanda, Repubblica francese, Ungheria, Regno dei Paesi Bassi, Repubblica di Polonia, Regno di Svezia, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Parlamento europeo e Commissione europea. Brevetto unitario – Decisione che autorizza una cooperazione rafforzata ai sensi dell'articolo 329, paragrafo 1, del TFUE – Ricorso di annullamento per incompetenza, sviamento di potere e violazione dei Trattati – Presupposti stabiliti agli articoli 20 Trattato sull'Unione europea nonché 326 del TFUE e 327 del TFUE – Competenza non esclusiva – Decisione adottata «in ultima istanza» – Protezione degli interessi dell'Unione (Doc. LXXXIX, n. 3) – alla X Commissione (Attività produttive);
Cause riunite T-99/09 e T-308/09: Sentenza dei tribunale (Prima sezione) del 19 aprile 2013. Repubblica italiana contro Commissione europea. Fondo europeo di sviluppo regionale – programma operativo regionale (POR) 2000-2006 per la regione Campania – Regolamento (CE) n. 1260/1999 – Articolo 32, paragrafo 3, lettera f) – Decisione di non procedere ai pagamenti intermedi attinenti alla misura del POR relativa alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti – Procedura d'infrazione contro l'Italia (Doc. LXXXIX, n. 4) – alla VIII Commissione (Ambiente).
Il presidente della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, con lettera in data 16 maggio 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettera n), della legge 12 giugno 1990, n. 146, copia dei verbali delle sedute della Commissione relative ai mesi di marzo e aprile 2013.
Il Ministero dell'interno, con lettere in data 21 maggio 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 141, comma 6, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, i decreti del Presidente della Repubblica di scioglimento dei consigli comunali di Spezzano Albanese (Cosenza), Pacentro (L'Aquila), Gorgonzola (Milano) e Soriano Calabro (Vibo Valentia).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 21 maggio 2013, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le seguenti comunicazioni concernenti il conferimento, ai sensi del comma 4 del medesimo articolo 19, di incarichi di livello dirigenziale generale nell'ambito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che sono trasmesse alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla VII Commissione (Cultura):
comunicazione concernente il conferimento, al dottor Antonio Coccimiglio, dell'incarico di direttore della Direzione generale per le risorse umane del Ministero, acquisti e affari generali, nell'ambito del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali;
comunicazione concernente il conferimento, alla dottoressa Maria Letizia Melina, dell'incarico di direttore della Direzione generale per gli studi, la statistica e i sistemi informativi, acquisti e affari generali, nell'ambito del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali;
comunicazione concernente il conferimento, al dottor Ernesto Pellecchia, dell'incarico di reggenza dell'Ufficio scolastico regionale per il Molise;
comunicazione concernente il conferimento, alla dottoressa Giuliana Pupazzoni, dell'incarico di reggenza dell'Ufficio scolastico regionale per il Piemonte.
Iniziative normative volte ad ampliare la portata della legge n. 654 del 1975 («Mancino-Reale») con riferimento alle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere – 2-00047
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili, il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:
venerdì 17 maggio 2013 ricorre la giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia e, contemporaneamente, nelle piazze di tutto il mondo, verranno promosse iniziative di sensibilizzazione per accendere i riflettori sulla progressiva recrudescenza di odio e violenza contro gli omosessuali, i bisessuali e i transessuali;
nei giorni scorsi in Italia si sono verificati gli ennesimi atti di natura razzista ed omofoba, che rappresentano solo gli ultimi esempi in ordine di tempo di una lunghissima e drammatica escalation, A Roma, il 6 maggio 2013, due giovani gay sono stati aggrediti verbalmente sul lungo Tevere mentre si stavano baciando. A Palermo, il 30 aprile 2013, un giovane rumeno è stato ferito con una mazza mentre stava guardando foto di uomini su un sito internet;
al momento, in Italia l'omofobia e la transfobia, intesi come la diffusione di odio e l'istigazione a commettere atti di discriminazione o violenza nei confronti delle persone omosessuali e trans, non sono puniti o punibili come figura di reato autonomo, a differenza di quanto avviene quando le stesse azioni hanno come vittima una persona a causa della sua etnia, razza, nazionalità, lingua o religione. Questo irragionevole vuoto legislativo rende la minoranza delle persone omosessuali e trans sempre più facile bersaglio di esclusioni, discriminazioni e violenze, che impediscono loro di realizzare appieno la propria personalità e di vivere con serenità il proprio quotidiano in famiglia, sul lavoro e nella società. L'assenza della protezione legislativa rappresenta una violenza ripetuta dei principi cardine della nostra Costituzione;
in gran parte dell'Europa le barriere e i pregiudizi contro i diversi orientamenti sessuali si stanno combattendo ed abbattendo, almeno a livello politico e legislativo. Solo nel nostro Paese il muro dell'omertà, dell'ignoranza e del pregiudizio è ancora alto: un muro che le istituzioni devono contribuire a far crollare al più presto. Non ci si può più permettere di aspettare o di rimandare: l'emergenza, come evidenziano i fatti di cronaca citati poc'anzi, è assoluta. Un Paese veramente democratico non può, infatti, prescindere da una legislazione che punisca esplicitamente l'omofobia e la transfobia come reati con sanzioni detentive e/o pecuniarie; così avviene in Danimarca, Francia, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia. Norme antidiscriminatorie che menzionano esplicitamente l'orientamento sessuale sono in vigore anche in Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, in alcune regioni della Germania (Berlino, Brandeburgo, Sassonia e Turingia), Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Romania, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ungheria, Regno Unito e Repubblica Ceca;
nella XVII legislatura è stata presentata la proposta di legge, atto Camera n. 245, a prima firma Scalfarotto (PD), che è finalizzata ad estendere la portata della legge «Mancino-Reale» per proteggere l'orientamento sessuale e le identità di genere. Si tratta di un'importante iniziativa legislativa che anche il Governo dovrebbe sostenere –:
se il Governo, tenendo presente anche i richiami dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa, non intenda, tra le sue priorità, assumere iniziative normative in relazione a quanto esposto in premessa, sostenendo e agevolando, per quanto di competenza, l’iter della proposta di legge, atto Camera n. 245, per l'ampliamento della portata della legge «Mancino-Reale», che persegue penalmente i reati contro la persona per motivi etnici, religiosi e politici, estendendoli ai casi riguardanti l'orientamento sessuale e le identità di genere.
(2-00047) «Chimienti, Tacconi, Lombardi».
Iniziative volte a contrastare il fenomeno della violenza contro le donne – 2-00057
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili, il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
negli ultimi anni, in diversi consessi internazionali, lo Stato italiano è stato fortemente redarguito dalle Nazioni Unite per il suo scarso e inefficace impegno nel contrastare la violenza maschile nei confronti delle donne;
rappresentano cifre da brivido quelle del femminicidio in Italia (il Paese è ai primi posti nel mondo, calcolando che viene uccisa una donna ogni tre giorni): in otto anni sono state più di novecento le vittime nel nostro Paese, ma cosa più grave è che il 70 per cento di quelle uccise nel 2012 aveva denunciato il proprio assassino per stalking, maltrattamenti e abusi;
di solito, i responsabili di questi reati (consumati nel 63 per cento dei casi tra le mura domestiche) sono coloro che dichiarano di «amare» le loro donne; mariti lasciati, fidanzati traditi o che non accettano la fine di una storia. E l'età non conta: si diventa carnefici a tutte le età, dai 15-17 anni in su;
nello specifico, sono 124 le donne uccise nel 2012 (nel 2013 già una quarantina), in leggero calo rispetto alle 129 del 2011. Ma ci si trova davanti ad un dato altrettanto preoccupante se si considerano i 47 tentati femminicidi e le otto vittime, tra figli e altre persone;
questo è quanto risulta dal rapporto sul femminicidio in Italia nel 2012 della Casa delle donne di Bologna che, dal 2005, raccoglie i dati sul fenomeno sempre più allarmante e, quindi, meritevole di immediata attenzione da parte della politica;
le regioni del Nord restano quelle in cui i delitti sono più frequenti, a dimostrazione che, laddove le donne vivono situazioni di maggior autonomia e indipendenza (essendo, quindi, meno propense ad accettare di subire violenza e disparità di potere nella relazione), esse sono anche maggiormente a rischio di finire vittime della violenza maschile;
il rapporto sottolinea l'unico dato positivo, ovvero una maggiore attenzione della stampa nella descrizione dei femminicidi, tralasciando – a volte – la solita etichetta «omicidio passionale» che ingenera confusione e non descrive adeguatamente la situazione; finalmente, i giornalisti focalizzano la propria attenzione sui maltrattamenti e le denunce che hanno preceduto il delitto, escludendo il cosiddetto raptus: il femminicidio, infatti, raramente è frutto di un accesso d'ira incontrollata ma costituisce soltanto l'ultimo scalino di una lunga escalation;
se fino al 2011, in quasi il 90 per cento dei casi riportati dalla cronaca, tale informazione non era reperibile, oggi si apprende frequentemente dai mezzi di informazione che il 40 per cento delle donne uccise nel 2012 aveva già subito violenza da parte del partner o dell'ex che poi l'ha uccisa; è questo un dato importante che dimostra come la consapevolezza dei media sul legame profondo tra violenza di genere e femminicidio, in questi anni, è cresciuta e si è consolidata; ma ciò mostra anche come troppo spesso la voce delle donne resti inascoltata o si tenda a sottovalutare l'intensità della loro sofferenza e la percezione del rischio imminente con cui convivono;
la prevenzione di questi delitti è necessaria e praticabile e richiede una tipologia di interventi diversificati, a seconda della situazione concreta in cui vive la donna: dalla sua autonomia economica, alla presenza o meno di figli; dalla sua capacità di reagire con energia, alla sua tendenza invece a subire passivamente le situazioni; la prevenzione si può realizzare offrendo una protezione sempre maggiore e sempre più qualificata alle donne che vivono situazioni di violenza, prima che giunga a conseguenze irreparabili –:
se non si ritenga opportuno, al di là delle condivisibili iniziative già annunciate in materia di task force e di osservatorio nazionale, destinare maggiori risorse ai centri antiviolenza e rafforzare le reti di contrasto al fenomeno tra istituzioni e privato sociale qualificato, favorendo una corretta formazione di operatori sanitari e sociali, nonché assumere iniziative per predisporre, negli uffici giudiziari, sezioni specializzate in materia di violenza di genere, in modo che le donne possano superare la paura e divenire consapevoli che sconfiggere e sopravvivere alla violenza è possibile.
(2-00057) «Binetti, Dellai, Adornato, Balduzzi, Buttiglione, Capua, Caruso, Causin, Cera, Cesa, Cimmino, D'Agostino, Dambruoso, De Mita, Galgano, Gigli, Gitti, Marazziti, Matarrese, Mazziotti Di Celso, Nissoli, Oliaro, Piepoli, Quintarelli, Rabino, Rossi, Santerini, Sberna, Schirò Planeta, Tinagli, Vargiu, Vecchio, Vitelli».
Iniziative anche normative in merito alla dismissione del patrimonio immobiliare della fondazione Enasarco e degli altri enti previdenziali privatizzati – 2-00062
La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
pur continuando a sussistere come enti senza scopo di lucro assumevano personalità giuridica di diritto privato, rimanendo così titolari di tutti i rapporti attivi e passivi dei corrispondenti enti previdenziali e dei rispettivi patrimoni (si veda l'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 509 del 1994);
in merito alla loro gestione, le associazioni o le fondazioni hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile sempre in relazione alla natura pubblica dell'attività svolta, motivo per cui sono sottoposte alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dell'economia e delle finanze, oltre che a quella dei Ministeri specifici, competenti per ciascun ente, nonché a quella della Corte dei conti;
il legislatore con il decreto legislativo n. 104 del 1996 (modificato ed integrato dalla legge n. 410 del 2001) ha deciso di disciplinare l'attività in campo immobiliare degli enti previdenziali, secondo una specifica tabella (allegata alla legge n. 70 del 1975) in cui era ricompresa anche Enasarco;
solo otto anni dopo, è stata approvata la legge 23 agosto 2004, n. 243; all'articolo 1, comma 38, norma definita di interpretazione autentica, il legislatore ha stabilito che l'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 16 febbraio 1996, n. 104, non si applica agli enti privatizzati ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, ancorché la trasformazione in persona giuridica di diritto privato sia intervenuta successivamente alla data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo n. 104 del 1996;
la Suprema Corte, in merito a tale norma anche a sezioni unite, con sentenza n. 20322 del 2006 (si vedano le sentenze della Corte di Cassazione n. 1139 del 17 maggio 2010 e n. 11937 del 17 maggio 2010, sezione III) si è espressa affermando che tale norma, seppure formulata come norma di interpretazione autentica, ha carattere innovativo, quindi conferma l'esigenza di tutelare i rapporti giuridici che, secondo le leggi previgenti, avevano previsto la prelazione o l'opzione legale a favore del conduttore qualificato;
l'Enasarco ha deciso di dismettere il patrimonio immobiliare già nel 2008 (vendita che ha avuto inizio nel 2011) e, nel farlo, l'ente ha siglato con le organizzazioni sindacali degli accordi che si sono dimostrati capestri, visto che moltissimi inquilini si sono trovati nell'impossibilità di acquistare i rispettivi alloggi, con gravissimo danno per gli stessi e per l'emergenza abitativa;
la fondazione Enasarco stimava il valore del patrimonio immobiliare da bilancio in circa 3 miliardi di euro; oggi, invece, vuole ricavare dalla vendita 4,5 miliardi di euro;
la dismissione del patrimonio immobiliare di Enasarco è crescente motivo di ansia tra gli inquilini, poiché gli istituti di credito, convenzionati con la fondazione Enasarco, Banca nazionale del lavoro e Monte dei Paschi di Siena, dopo aver dapprima vinto una gara pubblica e diffuso dati mediante i quali si rendeva nota agli inquilini la possibilità di stipulare mutui a tassi, termini e condizioni accessibili, hanno successivamente modificato tali condizioni, a discapito dei medesimi inquilini che ora si vedono sfumare la possibilità di acquistare l'agognata casa;
gli immobili di proprietà di Enasarco richiamano un'architettura di tipo economico, sul genere, per impianto strutturale ed architettonico, per materiali e finiture, di quelle adottate per i complessi intensivi di edilizia economica-popolare, che rientrano nella disciplina prevista dalla legge n. 167 del 1962 e, in moltissimi casi, è stata denunciata persino la presenza di amianto con gravissimo pregiudizio per la salute degli inquilini;
sono risultate assolutamente erronee le classificazioni catastali dei palazzi in vendita: circostanza che potrebbe comportate un aumento ingiustificato del patrimonio immobiliare con indicazioni anche errate nei relativi bilanci dell'ente;
l'Enasarco vende il patrimonio privo di manutenzione e/o ristrutturazione, imponendo agli inquilini di firmare al momento dell'acquisto la rinuncia a qualsiasi garanzia di legge, compresi i vizi occulti;
il sindacato Asia Usb e moltissimi inquilini hanno presentato diverse denunce penali presso la procura della Repubblica di Roma per contestare quanto rappresentato;
la delega delle indagini, in casi simili, viene affidata alla Guardia di finanza, gruppo competente a verificare eventuali reati;
la dismissione degli enti previdenziali sta cagionando notevoli tensioni sociali e numerosi contenziosi che vedono, quale controparte, anche il Ministero del lavoro e delle politiche sociali; vista la contraddittorietà delle norme poste a base delle dismissioni, si profila l'impossibilità per gli inquilini di poter acquistare la casa, ma ancor di più la difficoltà di accedere al credito, viste le gravose condizioni che sono costretti a sopportare;
la legge n. 44 del 2012 ha previsto, ai sensi dell'articolo 5, che «(...) ai fini dell'applicazione delle disposizioni in materia di finanza pubblica, per amministrazioni pubbliche si intendono gli enti e i soggetti indicati ai fini statistici nell'elenco oggetto del comunicato dell'Istituto nazionale di statistica in data 24 luglio 2010(...)»; nell'elenco Istat figurano tutti gli enti previdenziali privatizzati;
a seguire, il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, all'articolo 3, comma 11-bis, aveva previsto una nuova procedura e tempi più ragionevoli (120 giorni) per gli inquilini per poter decidere se accettare la prelazione delle rispettive case;
inoltre, la sentenza del Consiglio di Stato, sezione VI, n. 6014 del 2012, ha chiarito una volta per tutte che la trasformazione operata dal decreto legislativo n. 509 del 1994 ha lasciato, quindi, immutato il carattere pubblicistico dell'attività istituzionale di previdenza e assistenza svolta dagli enti in esame, che conservano una funzione strettamente correlata all'interesse pubblico, costituendo la privatizzazione un'innovazione di carattere essenzialmente organizzativo;
invero, la legge n. 228 del 2012, all'articolo 168, ha espressamente statuito che il comma 11-bis dell'articolo 3 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, non si applica al piano di dismissioni immobiliari della fondazione Enasarco, facendo salvi gli accordi tra detto ente e le associazioni o sindacati degli inquilini stipulati alla data di entrata in vigore della presente legge;
tale norma comporta un'evidente disparità di trattamento tra tutti gli inquilini degli enti previdenziali, ravvisandosi un lapalissiano profilo di illegittimità costituzionale, in particolare con l'articolo 3, giacché dai vincoli della sopra indicata legge è escluso il solo Enasarco;
l'Enasarco avrebbe negli anni scorsi fatto ricorso a rischiosissimi ed avventati investimenti finanziari per un ammontare che sembrerebbe di circa 1,5 miliardi di euro; di questi, ben 780 milioni di euro investiti nel fondo Anthracite delle Isole Cayman, garantiti da Lehman Brothers, con perdite che potrebbero essere colmate con i proventi delle dismissioni imposte agli inquilini, che dovrebbero pagare gli azzardi finanziari dell'ente;
come già sollevato con atti di sindacato ispettivo, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con nota prot. n. 6192 del 14 giugno 2011, ha indicato al presidente della fondazione Enasarco le otto associazioni sindacali degli agenti e rappresentanti di commercio e, tra questi, la Cisal Federagenti, che avrebbero dovuto far parte del consiglio di amministrazione di Enasarco. L'attuale consiglio di amministrazione sembrerebbe non validamente costituito, in quanto non è presente il rappresentante del sindacato Cisal Federagenti;
la nomina del presidente di Enasarco, segretario generale, con la rappresentanza legale della UilTucs, risulterebbe non rispondere ai criteri dell'articolo 17 dello statuto;
infatti, per la nomina del presidente è richiesto il requisito della professionalità che, ai sensi dell'articolo 1 comma 4, lettera b), del decreto legislativo n. 509 del 1994 è ritenuto esistente solo nei soggetti appartenenti alla categoria degli agenti e rappresentanti di commercio, anche in stato di quiescenza;
il signor Brunetto Boco non risulterebbe rivestire la qualità di rappresentante di commercio, né attivo né in pensione, e non sembrerebbe avere i requisiti per essere eletto consigliere e, conseguentemente, presidente;
sono circostanze riconducibili alle ipotesi di gravi violazioni di legge contemplate nell'articolo 2, comma 6, del decreto legislativo n. 509 del 1994, che comportano il commissariamento dell'ente;
per la dismissione del patrimonio di Enasarco è stato siglato un accordo da tutte le organizzazioni sindacali in rappresentanza degli inquilini tra cui Sicet, Uniat, Sunia, Unione Inquilini ed altri;
tale aspetto farebbe ravvisare notevoli perplessità circa l'incompatibilità degli stessi soggetti sindacali o facenti parte delle medesime sigle sindacali che, da una parte, siedono nei rispettivi consigli di amministrazione degli enti previdenziali e, dall'altra, stipulano accordi in rappresentanza degli inquilini;
molti statuti degli stessi sindacati prevedono l'incompatibilità per i propri iscritti a partecipate nei consigli di amministrazione di enti pubblici, avendo cariche elettive nei rispettivi sindacati;
le perplessità e le commistioni sopra indicate trovano, purtroppo, riscontro nel fatto che, da informazioni provenienti dagli stessi inquilini, risulterebbero affittuari di appartamenti di Enasarco numerosi figli o persone comunque collegate ad alti dirigenti della Uil e di altre organizzazioni sindacali sottoscrittrici dei predetti accordi;
infine, l'interpellante è giunta in possesso di due contratti di locazione, uno dei quali è intestato al dottor Magliocco Giuseppe, relativo ad un appartamento sito in Roma con una superficie di 120 metri quadrati, che prevede un canone mensile pari a 650,76 euro; l'altro contratto risulta essere intestato a Magliocco Francesco, relativo ad un appartamento sempre a Roma con una superficie di circa 60 metri quadrati che prevede un canone mensile pari a 283,59 euro;
risulterebbe che entrambi i contratti siano stati sottoscritti per la fondazione Enasarco dal dottor Donato Porreca, che era presidente dello stesso ente, soggetto che risulterebbe essere stato condannato per corruzione dalla V sezione penale del Tribunale di Roma per la cessione del patrimonio;
da ricerche espletate, le generalità del dottor Magliocco Giuseppe sembrerebbero corrispondere a quelle del generale di brigata del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata, reparto speciale della Guardia di finanza, ed il signor Francesco potrebbe essere il padre dello stesso –:
se, alla luce di quanto esposto in premessa, i Ministri interpellati non ritengano necessario e opportuno:
a) proporre l'abrogazione dell'articolo 1, comma 38, della legge 23 agosto 2004, n. 243, e dell'articolo 1, comma 168, della legge n. 228 del 2012, nella parte in cui prevede che: «(...) le disposizioni di cui al comma 11-bis dell'articolo 3 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, non si applicano al piano di dismissioni immobiliari della Fondazione Enasarco (...)»;
b) applicare alle dismissioni degli enti previdenziali di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994, così come già prevedeva la normativa, il decreto legislativo n. 104 del 1996, norma che, oltre a tutelare maggiormente gli inquilini per una serie di garanzie in essa contenute, permetterebbe agli enti stessi di vendere il loro patrimonio con più ragguardevoli risultati;
c) stabilire con norma interpretativa che il decreto legislativo n. 104 del 1996 trovi applicazione anche alle dismissioni attuate attraverso fondi immobiliari sgr, che hanno avuto il conferimento del loro patrimonio da enti previdenziali di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994;
d) disporre, in relazione alle dismissioni degli enti previdenziali privatizzati ai sensi del decreto legislativo n. 509 del 1994, un tavolo tecnico interistituzionale finalizzato a stabilire norme uniformi per tutti gli enti privatizzati in materia di accesso alle unità immobiliari e di affitti da applicare, tenuto conto dei redditi degli inquilini, nonché in materia di dismissioni, vista la necessità di superare la discrezionalità che ogni ente previdenziale privatizzato ha finora applicato alla gestione immobiliare;
e) nelle more dell'instaurazione del tavolo tecnico, sospendere con provvedimento di urgenza gli sfratti per finita locazione e morosità degli inquilini degli enti previdenziali, anche se attuati attraverso fondi immobiliari sgr o altre società, per un tempo non inferiore a 1 anno;
di quali elementi si disponga in ordine alla legittimità della nomina del presidente di Enasarco, Brunetto Boco, e quali eventuali iniziative si intendano adottare al riguardo;
se non si intenda accertare e verificare, tramite ispezioni delle agenzie del territorio competenti, la reale rispondenza delle categorie catastali degli immobili di proprietà di Enasarco a quelle denunciate dallo stesso ente;
se non si intenda porre rimedio, con un adeguato intervento normativo, anche al conflitto di interesse che sta scaturendo dal fatto che le stesse organizzazioni sindacali che compongono i consigli di amministrazione degli enti previdenziali sono anche firmatarie degli accordi di vendita del patrimonio e/o di rinnovi contrattuali degli affitti in rappresentanza degli inquilini;
se non si ritenga necessario e improcrastinabile assumere un'iniziativa normativa che, affrontando l'intera questione delle dismissioni, dei rinnovi contrattuali e dell'accesso alle unità immobiliari degli enti privatizzati, offra un riferimento legislativo certo e univoco per tutti gli enti privatizzati, attraverso il quale affrontare efficacemente la questione della trasparenza nelle locazioni, allo scopo di evitare che gli alloggi siano assegnati ai soliti noti senza alcun requisito di effettiva necessità;
se non si intenda verificare se il signor Magliocco Giuseppe sia realmente il generale di brigata del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata, e in base a quali criteri gli siano stati assegnati gli appartamenti.
(2-00062) «Lombardi».
Orientamento del Governo circa la realizzazione da parte di Difesa Servizi Spa di un impianto fotovoltaico nella riserva naturale della Vauda, in provincia di Torino – 2-00055
la società Difesa Servizi spa è stata formalmente costituita con la legge 23 dicembre 2009, n. 191, (articolo 2, commi 27 e da 32 a 36), poi oggetto di riassetto nell'articolo 535 del codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66;
i settori prioritari di intervento della Difesa Servizi spa riguardano la valorizzazione e la gestione degli immobili militari e, in particolare, la valorizzazione energetica di caserme e strutture militari tramite l'installazione di impianti fotovoltaici;
in data 7 aprile 2011 è stata firmata la prima convenzione attuativa con il Ministero della difesa che affida alla società Difesa Servizi spa la gestione di 64 siti in uso alla Difesa, dove potranno essere installati impianti fotovoltaici;
la società Difesa Servizi spa ha pubblicato in data 22 settembre 2011 un bando pubblico per selezionare i soggetti economici cui concedere, a titolo oneroso, l'uso di terreni per la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonte solare fotovoltaica;
agli esiti di tale bando, la società aggiudicataria Belectric, attraverso la Ciriè Centrale PV Sas della Belectric Italia srl, con sede legale in Roma e sede operativa a Sermoneta (Latina) ha presentato il progetto per l'avvio del procedimento di valutazione di impatto ambientale e contestuale valutazione di incidenza: il procedimento è stato avviato nel mese di agosto 2012;
per tale progetto è stata data valutazione di incidenza negativa ed è emersa la necessità di rilocalizzare l'impianto;
nel febbraio 2013 è stato presentato un nuovo progetto che ha per oggetto la realizzazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica di potenza pari a circa 45 megawatt e si estenderà su una superficie di circa 73 ettari;
la Vauda Canavese è un ambiente seminaturale di brughiera e costituisce una di quelle porzioni di territorio che, seppur modificate nel corso dei secoli dall'intervento umano, ha mantenuto alcune sue caratteristiche ecologiche tipiche e legate alla naturalità del luogo;
per preservare tale tipicità ecologica l'area è stata costituita a riserva naturale orientata con legge regionale 7 giugno 1993, n. 23;
tale legge prevede, all'articolo 3, le seguenti finalità: «nell'ambito ed a completamento dei principi generali indicati nella legislazione regionale in materia di aree protette, le finalità dell'istituzione della Riserva naturale orientata della Vauda sono così specificate: a) tutelare e conservare le caratteristiche naturali, e paesaggistiche dell'area, anche attraverso interventi di recupero ambientale; b) consentire, qualificare e valorizzare le attività agro-zootecniche, compatibilmente con la finalità indicata alla lettera a); c) promuovere il recupero del patrimonio forestale; d) assicurare la fruizione dell'area a fini culturali, scientifici e ricreativi»;
la zona è oggetto di attività turistiche e non (escursionismo a piedi, in bicicletta, a cavallo, fruizione di servizi di ristorazione e altro) in quanto rappresenta una delle aree a bassa antropizzazione più estese dell'intera provincia di Torino e mantiene a pieno titolo la caratteristica di suolo libero da interferenze umane;
la provincia di Torino si è dotata di un piano territoriale di coordinamento (PTCP2) approvato dalla regione Piemonte con deliberazione del consiglio regionale n. 121-29759 del 21 luglio 2011. pubblicata sul Bollettino ufficiale regionale n. 32 dell'11 agosto 2011 che, tra i suoi fondamenti, pone la salvaguardia dei suoli liberi del territorio provinciale;
la giunta della regione Piemonte ha approvato con due delibere, pubblicate sul Bollettino ufficiale regionale del 2 febbraio 2012, n. 5, le nuove regole per l'installazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili, da cui emerge la necessità di salvaguardare le aree di interesse naturalistico da installazioni industriali per la produzione di energia da fonti rinnovabili;
recentemente il Consiglio di Stato, con la sentenza 15 gennaio 2013, n. 176, ha evidenziato che, nell'ambito di una riserva naturale, l'interesse alla salvaguardia dell'ambiente deve essere considerato preminente rispetto all'esigenza di realizzare impianti da fonti energetiche rinnovabili;
le dimensioni prospettate dell'impianto e la sua realizzazione nel territorio trasformeranno, di fatto, la riserva orientata naturale della Vauda in un'area industriale;
il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali ha proposto un disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri –:
se si ritenga più opportuno installare tali impianti prioritariamente su aree compromesse dal punto di vista dell'utilizzo, come tetti di caserme e capannoni, aree a piazzale già cementificate e altro.
(2-00055) «Bonomo, Fregolent, Patriarca, D'Ottavio, Bobba, Braga, Mariani, Borghi, Bonifazi, Paola Bragantini, Berlinghieri, Bargero, Baruffi, Bazoli, Biondelli, Arlotti, Raciti, Gozi, De Maria, Guerra, Lorenzo Guerini, Mosca, Vazio, Moscatt, Narduolo, Lattuca, Lauricella, Preziosi, Porta, Ribaudo, Rocchi, Rostan, Rigoni, Sbrollini, Scanu, Rughetti, Rubinato, Rotta, Biffoni, Culotta, Paris, Ventricelli, Giuditta Pini, Gribaudo, Rossomando».
Elementi ed iniziative in ordine al progetto di riqualificazione e potenziamento della strada provinciale n. 46 Rho-Monza in vista dell'Expo 2015 – 2-00049
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
tra le opere connesse all'Esposizione universale che si terrà a Milano a partire dal 1o maggio 2015 (Expo 2015), è stato inserito l'intervento per la riqualificazione ed il potenziamento della strada provinciale n. 46 Rho-Monza, il cui iter è stato avviato con la sottoscrizione, in data 28 luglio 2006, della convenzione tra la provincia di Milano e la Milano Serravalle – Milano Tangenziali spa;
il progetto in fase di realizzazione – che rientra nelle tipologie elencate nell'allegato II alla parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006, punto 10, denominato «autostrade e strade riservate alla circolazione automobilistica o tratti di esse, accessibili solo attraverso svincoli o intersezioni controllate e sulle quali sono vietati tra l'altro l'arresto e la sosta di autoveicoli», prevede la trasformazione dell'attuale arteria stradale che collega Rho a Monza in un'autostrada urbana a due corsie per senso di marcia (prolungamento della tratta stradale A52); si tratta di un'opera fondamentale che collega da est ad ovest il nord di Milano con la chiusura dell'anello delle tre tangenziali, con l'obiettivo di ridurre le attuali criticità viabilistiche esistenti;
il tracciato complessivo è lungo 9,2 chilometri: dall'attuale tangenziale nord (A52) all'altezza di Paderno Dugnano, all'autostrada A8 Milano – Laghi all'altezza dello svincolo di Rho Fiera;
il lavoro è diviso in tre lotti funzionali: i primi due sono realizzati da Milano Serravalle – Milano Tangenziali spa e collegano l'interconnessione con l'A52 in corrispondenza di Milano-Meda e lo scavalco della ferrovia Milano-Varese; il costo previsto è di 202 milioni di euro, di cui 177 milioni di euro disponibili; il terzo lotto funzionale è realizzato da Autostrade per l'Italia spa e collega lo scavalco della ferrovia Milano-Varese con lo svincolo della ex strada statale n. 233 «Varesina»; il costo previsto è di 104 milioni de euro, di cui 55 milioni di euro disponibili;
l'Anas, in data 2 febbraio 2009, ha approvato il progetto preliminare relativo ai tre tratti in cui è stata suddivisa l'opera; le concessionarie hanno successivamente avviato la progettazione definitiva con tempi e modi diversi, anche per quanto riguarda la scelta delle procedure di affidamento dei lavori;
l'adeguamento dell'infrastruttura viaria viene giudicata necessaria da tutte le amministrazioni locali coinvolte e da tutti i comuni interessati – Baranzate, Bollate, Cormano, Novate Milanese, Paderno Dugnano – che hanno espresso il loro assenso all'ipotesi di rendere più sicura e più scorrevole la strada di collegamento tra Rho e Monza, in accordo con la provincia di Milano e la regione Lombardia;
le perplessità che sono state sollevate riguardano le scelte progettuali fatte, che non hanno tenuto conto delle osservazioni presentate dagli enti locali in fase di valutazione d'impatto ambientale e le cui conseguenze, in termini di salute pubblica e sostenibilità ambientale, sono estremamente critiche;
i comuni, pur favorevoli alla realizzazione dell'opera, hanno fortemente criticato la realizzazione di tratti sopraelevati di attraversamento dei centri abitati, che, in molti casi, si trovano a breve distanza dalle abitazioni dei cittadini, in particolare da una scuola che ospita circa 2000 studenti;
gli enti locali hanno anche proposto un progetto alternativo approvato da tutti gli organi di governo dei comuni e condiviso dai comitati di cittadini presenti sul territorio; in particolare, la proposta avanzata prevede la realizzazione di tratti in trincea ed in galleria (in particolare nel tratto in cui la strada Rho-Monza si sviluppa a fianco della strada Milano-Meda) con lo specifico obiettivo di contenere l'impatto acustico, visivo e l'inquinamento determinato dalle polveri ed inquinanti, seguendo i criteri applicati per la realizzazione delle più recenti infrastrutture realizzate in contesti analoghi a livello europeo;
tra le perplessità espresse dagli enti locali si evidenzia la richiesta di pronunciamento di compatibilità ambientale inviata al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministero per i beni e le attività culturali, alla regione Lombardia ed alla provincia di Milano da parte dell'amministrazione comunale di Novate Milanese, con cui sono state segnalate evidenti criticità dell'opera, tra cui l'insufficiente considerazione del corridoio ecologico regionale; l'eccessivo consumo di territorio, in particolare nell'area del parco locale di interesse sovracomunale della Balossa; la non conformità con gli strumenti urbanistici vigenti, in particolare per quanto riguarda le aree verdi; i potenziali effetti dannosi sulla salute dei cittadini, sia sotto l'aspetto dell'inquinamento acustico, per la modesta efficacia della «galleria fonica», sia sotto l'aspetto dell'inquinamento atmosferico, per il prevedibile aumento di emissioni di agenti inquinanti legati al traffico veicolare;
cittadini ed associazioni hanno presentato un lungo, articolato e circostanziato documento di osservazioni al progetto, in cui si afferma che l'opera: non migliora la qualità dell'aria, poiché a fronte di un'ipotetica maggiore fluidificazione del traffico si assisterà ad un considerevole aumento dei flussi (passando da 80 mila ad almeno 200 mila veicoli al giorno); per le medesime ragioni non migliora ma, anzi, peggiora l'inquinamento acustico; non riduce i rischi di incidentalità stradale; causa nuovo consumo di suolo e riduzione dell'estensione delle aree protette della zona; influisce negativamente sotto il profilo paesaggistico; causa la riduzione del valore degli immobili dell'intera area;
purtroppo le istanze delle amministrazioni e dei cittadini non sono state ascoltate e, al momento attuale, lo stato di avanzamento dei progetti sembra rendere ancora più difficili eventuali correzioni di scelte progettuali discutibili; la provincia di Milano e la regione Lombardia, durante i diversi incontri avuti con le amministrazioni locali, hanno ripetutamente confermato che non è possibile realizzare l'interramento nella tratta di affiancamento, per ragioni economiche di cui non è stato dato riscontro oggettivo, nonostante le numerose richieste di verifica da parte delle amministrazioni interessate;
secondo quanto affermato dallo stesso Ministro dello sviluppo economico pro tempore nella XVI legislatura, l'ipotesi di interramento suggerita, nello specifico dal comune di Paderno Dugnano, era stata presa in considerazione da Anas che aveva previsto un tratto di circa 2,3 chilometri in galleria, ma che la presenza di «elementi di tracciato non a norma e talune criticità sia per la fasizzazione sia per la cantierizzazione» ne rendeva difficile la realizzandone; ulteriori problemi provenivano dall'inevitabile aumento dei costi e dei tempi di ultimazione dell'opera, programmata in 30 mesi dall'approvazione del progetto preliminare, tempi che sarebbero saliti ad un valore variabile tra 41 e 65 mesi a seconda delle soluzioni di scavo adottate;
sempre il Ministro dello sviluppo economico pro tempore ha sostenuto che, per evitare l'avvio di contenziosi, le istanze dei comuni di Paderno Dugnano, Novate Milanese, Baranzate, Cormano e Bollate e del consiglio provinciale di Milano avrebbero potuto essere prese in considerazione solo dopo il compimento delle procedure di gara, in sede di valutazione di impatto ambientale e in sede di approvazione del progetto in conferenza di servizi;
allo stato attuale, il progetto presentato dall'aggiudicatario dei lotti 1 e 2 ha favorevolmente accolto le prescrizioni presentate dai comuni di Novate Milanese e Bollate nella preconferenza di servizi dell'aprile 2010 per quel che riguarda il collegamento ecologico che si colloca all'interno della rete ecologica regionale; tuttavia, non ha minimamente affrontato le enormi criticità presenti nel territorio del comune di Paderno Dugnano e la richiesta di realizzazione del percorso in trincea e del sottopasso ferroviario che gli stessi comuni di Novate Milanese e Bollate hanno presentato in tutte le sedi istituzionali; il progetto, così articolato, con le minime correzioni descritte è stato presentato al Ministero dello sviluppo economico per la richiesta del parere di valutazione di impatto ambientale ed ha raccolto il parere contrario di entrambi i comuni al momento della formalizzazione del parere di valutazione di impatto ambientale degli stessi;
una delle principali motivazioni che ostano all'accettazione di significative modifiche del progetto è legata alla tempistica, come confermato dalla procedura concorsuale scelta, che ha tenuto conto, in modo sostanziale, delle soluzioni con riduzione dei tempi di realizzazione rispetto al progetto a base di gara, in modo da garantire l'apertura funzionale dell'opera nel 2015, prima dell'inizio dell'Expo;
in realtà, i tempi di realizzazione dell'opera sono in netto contrasto con il programma iniziale: infatti, nel cronoprogramma del gennaio 2010 l'inizio dei lavori era previsto per marzo 2012 e la loro ultimazione a settembre 2014. Lo stesso cronoprogramma, aggiornato a dicembre 2012, porta l'avvio dei lavori a luglio 2013 e la loro ultimazione ad aprile 2015, ossia in sostanziale concomitanza con l'inizio dell'Esposizione universale;
in data 16 marzo 2011 era stata presentata un'interrogazione a risposta in Commissione sulla medesima questione: interrogazione n. 5-04401 (abbinata all'interrogazione n. 5-03938 del 2 dicembre 2010), firmata dall'onorevole Vinicio Peluffo, dall'onorevole Lino Duilio e dall'onorevole Enrico Farinone;
il Sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti pro tempore Mario Mantovani, delegato dal Governo a rispondere, aveva fornito in data 6 aprile 2011 una risposta che era stata dichiarata insoddisfacente dai firmatari dell'interrogazione, in quanto si era limitata a riassumere i fatti accaduti e le decisioni via via adottate dagli organi competenti in ordine alla realizzazione degli interventi di potenziamento in superficie della strada di collegamento fra le città di Rho e Monza, eludendo completamente la questione di fondo posta dagli atti di sindacato ispettivo, con i quali si chiedeva, non tanto di acquisire elementi di conoscenza sui costi e sui tempi di realizzazione dell'opera in questione, quanto di sapere con chiarezza se, a giudizio del Governo, un'opera di così devastante impatto ambientale e di così negativi effetti per la salute dei cittadini si dovesse o non si dovesse realizzare –:
quali provvedimenti il Governo intenda adottare al fine di pervenire ad una revisione del progetto di riqualificazione della strada Rho-Monza che tenga conto delle aspettative e dei diritti dei cittadini che vivono nei centri urbani attraversati dalla strada provinciale n. 46, sia provvedendo all'interramento della tratta Rho-Monza nei tratti stradali di attraversamento dei centri abitati, sia attraverso ogni altro intervento di modifica del progetto finalizzato a ridurre l'impatto – ambientale, sociale, sanitario e paesistico – dell'opera;
se non ritenga che il problema dei possibili maggiori costi – che, tra l'altro, non tengono conto delle esternalità di carattere ambientale e sanitario – e le esigenze della tempistica – attesa la modesta probabilità che l'opera (connessa e non essenziale) sia ultimata prima dell'inizio dell'Esposizione universale – giustifichino la «blindatura» dell'opera;
se non si ritenga che, alla luce del mancato rispetto del cronoprogramma e in vista dell'Esposizione universale, vi siano le condizioni per prevedere, intanto, la realizzazione dell'interramento del tratto del lotto 3, rimandando ad una fase successiva la realizzazione dei lotti 1 e 2, per i quali sarà necessario reperire ulteriori risorse.
(2-00049) «Cimbro, Casati, Peluffo, Laforgia, Cova, Gasparini, Quartapelle Procopio, Rampi, Mauri, Malpezzi, Giuliani, Fiano, Moretti, Manzi, Gadda, Morani, Cinzia Maria Fontana, Arlotti, Marantelli, Carra, Senaldi, Cominelli, Pollastrini, Lorenzo Guerini, Giuseppe Guerini, Fragomeli, Scuvera, Guerra, Tentori, Carnevali, Cassano, Casellato, Martella, Miotto, Misiani, Monaco, Rosato, Bindi, Cardinale, Chaouki, Civati».
Iniziative di competenza volte ad incentivare il finanziamento delle piccole e medie imprese da parte degli istituti di credito e a tutelare i piccoli risparmiatori – 2-00059
diverse esternazioni recenti del Presidente della Banca centrale europea hanno posto in evidenza il fatto che le banche non stanno finanziando le piccole e medie imprese in misura adeguata ad avviare e spingere la ripresa. Le analisi apparse su organi di stampa hanno ripreso e approfondito questo fatto, alludendo spesso ad una responsabilità colposa delle banche, più incline in questi tempi a migliorare il proprio conto economico, ad esempio con il trading su titoli di Stato, piuttosto che finanziando investimenti produttivi;
senza per nulla eludere o aggirare la responsabilità delle banche, è opportuno richiamare un aspetto che sembra destare poca attenzione e, però, di grandissima rilevanza per il futuro del sistema produttivo del Paese, nella misura in cui esso dipende dal finanziamento bancario. Nello specifico, si stanno cambiando le condizioni strutturali alle quali le stesse banche raccolgono risorse sul medio-lungo termine e, dunque, in prospettiva, la loro capacità di continuare a prestare sostegno alla piccola e media impresa per i suoi bisogni di investimenti. Il cambiamento che preoccupa si annida nell'impatto congiunto di diverse normative europee, ultima delle quali è rappresentata dalla direttiva sulla gestione e risoluzione delle crisi;
su questa futura direttiva, la riunione dell'Ecofin del 14 maggio 2013 aveva, fra altri temi all'ordine del giorno, le scelte da compiere sulle questioni di maggior rilievo per il varo entro il 2013. A questo riguardo, giova ricordare i seguenti aspetti:
a) la futura direttiva si prefigge, come scopo, l'armonizzazione delle norme comunitarie per quanto riguarda la gestione dei dissesti bancari, con la doppia esigenza di evitare il ricorso ai salvataggi pubblici di cui si è stati tutti testimoni e l'insorgere di fenomeni d'instabilità sistemica di cui, alla fine, l'economia reale paga il prezzo più grande;
b) la futura direttiva si applicherà a tutti gli intermediari, a prescindere dalle loro dimensioni, dal loro modello di business e dal rischio al quale concretamente espongono il sistema nel suo insieme in caso di fallimento;
c) la futura direttiva introdurrà, come innovazione assoluta nell'ordinamento italiano, lo strumento del bail-in – noto come conversione forzosa degli strumenti di debito emessi dalle banche in strumenti di capitale di rischio o, in alternativa, decurtazione forzosa del valore dei titoli di debito di una banca che versi in condizione di crisi – con il fine di evitare il ricorso al salvataggio della stessa banca con il denaro pubblico;
d) il disegno dello strumento del bail-in va letto unitamente alle norme appena varate della CRD IV-CRR (Basilea 3) sui requisiti di capitale e di liquidità per l'esercizio dell'attività bancaria, tenuto conto anche dei vincoli della normativa Mifid/Mifir per quanto riguarda gli obblighi in capo agli emittenti di strumenti finanziari presso il pubblico dei risparmiatori. Ciò pone chiaramente il problema cruciale per il nostro sistema bancario di raccogliere capitali a condizioni sostenibili per poter finanziare l'economia reale e gli investimenti di medio-lungo termine della piccola e media impresa italiana. Si tratta di un tema di grande rilevanza, anche in considerazione della ripresa dell'economia che tarda a manifestarsi;
nella XVI legislatura, il Parlamento italiano tramite le Commissioni competenti, nel dare – nel dicembre 2012 – il proprio assenso agli indirizzi generali che si andavano maturando nel contesto più ampio del progetto di unione bancaria, individuò precisi orientamenti affinché il futuro regime di gestione delle crisi non pregiudicasse ulteriormente la capacità di quella parte sana dei sistema bancario di continuare a stare a fianco del sistema produttivo del Paese, per lo sviluppo e la salvaguardia della coesione sociale –:
se il Governo non ritenga necessario assumere iniziative in Europa e anche in ambito nazionale, per:
a) incentivare concretamente e positivamente il finanziamento che le banche devono continuare ad erogare alla piccola e media impresa;
b) far sì che normative attese e anche doverose, come la direttiva in discussione, non appesantiscano ulteriormente le condizioni di raccolta delle banche, anche alla luce di vincoli posti da altre normative come la Mifid o la CRD IV-CRR;
c) tutelare le peculiarità virtuose del nostro sistema bancario in generale e, in particolare, la rete delle piccole banche locali oggettivamente dimostratesi preziose per le piccole e medie imprese italiane, nonché per le famiglie, come del resto richiesto dal Parlamento nella XVI legislatura;
d) far sì che, sul tema specifico del bail-in, si presti doverosa tutela comunque ai piccoli risparmiatori, anche oltre i livelli minimi previsti dalla garanzia sui depositi bancari, tenendo conto che il bail-in introdurrà un meccanismo di salvataggio delle banche a carico degli investitori, poiché è necessario che il piccolo risparmiatore non sia equiparato all'investitore istituzionale o comunque sofisticato.
(2-00059) «Brunetta, Pagano».
Iniziative di competenza in merito ad una recente modifica dello statuto della Fondazione Monte dei Paschi di Siena riguardante la localizzazione della sede principale – 2-00061
nel 1995, dopo circa 5 secoli, con un atto del Governo, posto il 14 agosto, il Monte dei Paschi di Siena da istituto di diritto pubblico divenne una banca di diritto privato, il cui unico socio era la fondazione bancaria. Questo fu l'inizio del declino del Monte dei Paschi di Siena. Negli anni, il controllo politico (previsto dallo statuto) da parte del comune, della provincia e della regione ha, di fatto, influito sulla gestione della fondazione e della banca, avallando tutte le azioni che hanno portato la banca all'attuale dissesto;
lo statuto della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, oggetto di recente modifica, recitava: «la Fondazione Monte dei Paschi di Siena ha piena capacità di diritto privato e persegue fini di utilità sociale nei settori della ricerca scientifica, dell'istruzione, dell'arte, della sanità, dell'assistenza alle categorie sociali deboli, della valorizzazione dei beni e delle attività culturali, nonché dei beni ambientali, mantenendo e rafforzando i particolari legami con Siena, il suo territorio e le sue istituzioni – legami plurisecolari e consolidati dagli atti normativi vigenti – anche nella continuazione della originaria finalità di beneficenza e nel compito di favorire ed incoraggiare, anche con interventi a sostegno dei programmi e dei progetti del comune e della provincia di Siena, la promozione dello sviluppo economico, assecondando la realizzazione e la gestione di infrastrutture e di servizi che migliorino l'assetto del territorio senese, la qualità di vita della sua comunità e l'insediamento delle attività produttive che facilitano il raggiungimento degli obiettivi predetti»;
la deputazione generale, nei giorni scorsi, ha approvato un nuovo statuto, che non garantisce la storica localizzazione della sede della banca Monte dei Paschi nella città di Siena;
il nuovo statuto si uniforma più ai principi della Carta delle fondazioni che alla rappresentanza della città di Siena e provincia e la composizione dell'organo di indirizzo rappresenterà non solo gli enti storicamente designati, ma anche realtà nazionali ed internazionali –:
considerato che l'articolo 10 del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, prevede che il Ministero dell'economia e delle finanze eserciti un controllo sulle modifiche dello statuto delle fondazioni bancarie, quali siano i motivi di urgenza che inducono ad una modifica rapida dello statuto della Fondazione Monte dei Paschi di Siena;
quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda assumere il Governo al fine di tutelare la Fondazione Monte dei Paschi di Siena come patrimonio nazionale e, più in particolare, al fine di garantire lo storico legame tra i senesi e l'istituto menzionato;
se si ritenga opportuno che l'approvazione dello statuto, da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, sia sospesa fino a quando le vicende giudiziarie che interessano i vertici della banca Monte dei Paschi di Siena siano concluse o, in alternativa, successivamente alle elezioni amministrative del comune di Siena.
(2-00061) «Mucci, Artini, Baldassarre, Di Battista, Bechis, Cristian Iannuzzi, Paolo Nicolò Romano, Terzoni, Gallinella, Segoni, Daga, Zolezzi, L'Abbate, Benedetti, Massimiliano Bernini, Lupo, Tripiedi, Ciprini, Cominardi, Rostellato, Caso, Currò, Villarosa, Cancelleri, Barbanti, Pesco, Paolo Bernini, Mantero, Rizzo, Frusone, Corda, Basilio, Bonafede, Ruocco, Castelli, Cecconi».

References: articolo 73
 articolo 73
 articolo 73
 articolo 73
 Sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 Articolo 32
 articolo 19
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
e contrario