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Timestamp: 2020-08-09 08:58:19+00:00

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Le ricevute di accettazione e di consegna nella casella del destinatario sottostanno alla disciplina della dichiarazione negoziale [Cass. Sez. Lavoro, Ord. del 21/02/2020 n. 4624] - Mariangela Ferrari Le ricevute di accettazione e di consegna nella casella del destinatario sottostanno alla disciplina della dichiarazione negoziale [Cass. Sez. Lavoro, Ord. del 21/02/2020 n. 4624] - Mariangela Ferrari
di Mariangela Ferrari - 10 maggio 2020
La Cassazione afferma che la notificazione mediante posta elettronica certificata al difensore si ritiene perfezionata in caso di inerzia di quest’ultimo nel segnalare problemi di ricezione dell’atto allegato.
La S.C. era già intervenuta (Cass. 25819/2017) per sostenere che “…nel momento in cui il sistema genera la ricevuta di accettazione e di consegna della stessa nella casella del destinatario, si determina una presunzione di conoscenza della comunicazione da parte del destinatario analoga a quella prevista, per le dichiarazioni negoziali, dall’art. 1335 c.c.”.
Spetta quindi al destinatario, in un’ottica collaborativa, rendere edotto tempestivamente il mittente incolpevole delle difficoltà di cognizione effettiva del contenuto della comunicazione o di presa visione degli allegati trasmessi via PEC, legate all’utilizzo dello strumento telematico, onde fornirgli la possibilità di rimediare all’inconveniente, sicché all’inerzia consegue il perfezionamento della notifica.
I principi cui la presa di posizione della Cassazione ha dato rilievo sono due: da un lato la presunzione di conoscenza della dichiarazione dal momento in cui essa giunge “all’indirizzo del destinatario” ex art. 1335 c.c.; si tratta cioè di un atto recettizio che produce effetto nel momento in cui giunge a conoscenza del destinatario, conoscenza che si presume all’arrivo dell’atto presso il suo indirizzo.
Dall’altro lato, implicitamente, si applica il principio di correttezza e buona fede che, ispiratore di numerose norme del nostro ordinamento (fra le altre art. 1175 c.c.), viene utilizzato spesso dalla giurisprudenza, non tanto per enucleare un’obbligazione a sé stante con un contenuto specifico e delineato, bensì per indicare idonee modalità di comportamento nell’esercizio di diritti, stabiliti dalla legge o dai contratti.
La giurisprudenza della Suprema Corte si conforma all’indirizzo dottrinario che ritiene il nostro ordinamento adattabile alle nuove fattispecie che la tecnologia mette in campo; la ricevuta di accettazione generata dal sistema viene comparata ed equiparata ad una dichiarazione di corretta ricezione proveniente dal destinatario della comunicazione; il principio di correttezza impone al destinatario che, laddove si siano manifestati problemi di ricezione dei contenuti e/o degli allegati, egli lo comunichi al mittente, pena la mancata possibilità poi di avvalersi di tale inerzia come prova di non essere venuto a conoscenza dei documenti allegati.
La Cassazione tende a superare elementi ostativi alla diffusione dei nuovi strumenti tecnologici nell’ottica della semplificazione degli adempimenti burocratici; in tempi recenti, ai fini processuali relativi alla procedibilità di un ricorso, si era ritenuto necessario produrre in giudizio non soltanto la copia della sentenza per la quale si procede in sede di impugnazione, ma anche la relata di notifica che, però, se la notifica era avvenuta in modalità telematica, doveva essere necessariamente corredata dai messaggi PEC e annesse ricevute ( Cass. 22 ottobre 2019, n. 26951; Cass. SS.UU. 8312/2019).
Ora si fa un passo avanti nella semplificazione: non viene richiesta alcuna relata di notifica, ma bastano i messaggi di ricezione del destinatario della notifica telematica, cui viene attribuito valore di prova dell’avvenuta conoscenza dell’atto notificato (già la tendenza esisteva per la notifica con mezzi ordinari/postali: “In tutti i casi di notifica postale diretta di un atto tributario, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica sull’avviso di ricevimento, e quindi in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico l’atto pervenuto all’indirizzo del destinatario deve ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’ art. 1335 c.c. superabile solo se lo stesso dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione la notifica, Comm. trib. reg. Sicilia sez. III – Palermo, 17/06/2019, n. 3788).
Tanto più che di recente si era ampliato il concetto di “indirizzo del destinatario” ex art. 1335 c.c. presso il quale deve giungere la dichiarazione recettizia, ritenuto non necessariamente coincidente “con i luoghi di individuazione delle persone fisiche (domicilio, residenza, dimora) o degli enti collettivi (sede), potendo identificarsi in un diverso luogo preventivamente indicato, in ragione di un collegamento di altra natura, dal destinatario e, pertanto, rientrante nella propria sfera di dominio e di controllo” (così Cass.19 luglio 2019, n. 19524) .
Con la pronuncia segnalata si aggiunge la necessaria “ottica collaborativa” del soggetto destinatario della notifica al fine di denunciare irregolarità e/o malfunzionamenti del sistema. Diversamente, il mittente, non potendo riconoscere il mancato funzionamento del sistema, riterrà legittimamente di aver ben ottemperato all’onere di notifica: “Spetta al destinatario, in un’ottica collaborativa, rendere edotto il mittente incolpevole delle difficoltà di cognizione del contenuto della comunicazione legate all’utilizzo dello strumento informatico” (di recente anche Cass. 21560/2019).
In conclusione non serve una nuova legge robotica per le nuove situazioni che vengono generandosi con l’utilizzo degli strumenti informatici, ma basta il rispetto dei principi generali dell’ordinamento che ben si adattano alle nuove realtà, unito ad un’attenta attività interpretativa giurisprudenziale.
Cassazione Civile, Sez. Lav., 21 febbraio 2020, n. 4624 – Origine professionale delle patologie, limitazioni fisiche e licenziamento
1. Con sentenza n. 705/2014 il Tribunale di Monza riconosceva il diritto di O.H. a una rendita e ad una somma a titolo di indennità temporanea assoluta da parte dell’INAIL avendo accertato che le patologie di cui egli soffriva erano di origine professionale e comportavano un danno biologico permanente nella misura del 33% e un’inabilità temporanea assoluta di 130 giorni. Con la stessa sentenza il Tribunale di Monza respingeva la domanda dello stesso O.H. relativa all’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo che gli era stato intimato il 26.11.2010 dal suo datore di lavoro, la società Sesto Autoveicoli s.p.a.
8. Dai documenti depositati dal ricorrente ai sensi dell’art. 372 cod.proc.civ., produzione consentita trattandosi di elementi riguardanti l’ammissibilità del ricorso, emerge quanto segue. Una relazione dell’avv. Mirco Ri., difensore dell’odierno ricorrente nel giudizio dinanzi alla Corte di appello di Milano, attesta che alla data indicata nel controricorso, 18.2.2018, non risultava pervenuta alcuna notifica telematica dall’Avv. Alessandra R., difensore della società datrice di lavoro, all’indirizzo PEC Omissis. Risultava una notifica telematica effettuata dall’avv. Alessandra R. in data 19.2.2018, ma con allegato illeggibile. Dalla schermata del computer appariva la seguente dicitura: “Acrobat Reader: errore durante l’apertura del documento. Il file e danneggiato e non può essere riparato”. Nella stessa data risultava altra comunicazione proveniente dal medesimo legale e dal medesimo indirizzo (Omissis) relativa alla sola richiesta di pagamento delle spese legali, inerenti alla medesima sentenza n. 2217/2017 della Corte di appello di Milano, comunicazione, questa, andata a buon fine.
11. Secondo la sentenza di questa Corte n. 25819 del 2017, si può ritenere che nel momento in cui il sistema genera la ricevuta di accettazione della PEC e di consegna della stessa nella casella del destinatario si determina una presunzione di conoscenza della comunicazione da parte del destinatario analoga a quella prevista, in tema di dichiarazioni negoziali, dall’articolo 1335 cod.civ. Spetta quindi al destinatario, in un’ottica collaborativa, rendere edotto il mittente incolpevole delle difficoltà di cognizione del contenuto della comunicazione legate all’utilizzo dello strumento telematico. Il principio è stato recentemente ribadito dalla sentenza di questa Corte n 21560 del 2019. Di conseguenza, nel caso di specie, sarebbe stato dovere del difensore dell’odierno ricorrente informare il mittente della difficoltà nella presa visione degli allegati trasmessi via PEC, onde fornirgli la possibilità di rimediare a tale inconveniente. L’avv. R., per sua stessa ammissione, è rimasto inerte, il che conduce a ritenere il perfezionamento della notifica della sentenza di appello e quindi la decorrenza del termine breve di sessanta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione.

References: art. 1335
 art. 1175
 sentenza 
 Cass. 
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 art. 1335
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