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Timestamp: 2018-08-18 10:06:12+00:00

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Codice proc. civile Art. 141 cod. proc. civile: Notificazione presso il domiciliatario
La notificazione degli atti a chi ha eletto domicilio presso una persona o un ufficio può essere fatta mediante consegna di copia alla persona o al capo dell’ufficio in qualità di domiciliatario, nel luogo indicato nell’elezione (1).
Quando l’elezione di domicilio è stata inserita in un contratto, la notificazione presso il domiciliatario è obbligatoria, se così è stato espressamente dichiarato (2).
(1) Tale forma di notificazione viene considerata facoltativa e concorrente con le altre stabilite dagli artt. 138 ss.
(2) Il legislatore ha previsto al c. 2 l’obbligatorietà di tale notificazione se espressamente dichiarata nel contratto in cui fu inserita l’elezione di domicilio.
Natura dell’elezione di domicilio.
La costituzione della parte convenuta ha efficacia sanante della nullità della notifica eseguita presso lo studio del procuratore domiciliatario nel frattempo deceduto, anche se avvenuta con l’unico fine di eccepire la nullità Cass. 12 maggio 2011, n. 10457.
1.1.1. Rapporto con l’art. 47 c.c.
L’elezione di domicilio effettuata dal debitore, all’atto della stipula del contratto di mutuo fondiario, ai sensi dell’art. 43, primo comma, del R.D. n. 646 del 1905, applicabile anche dopo la sua espressa abrogazione ad opera dell’art. 161 del D.Lgs. n. 385 del 1993, ai sensi del sesto comma di tale disposizione, rimane valida ed efficace anche per la notificazione dell’atto di riassunzione della causa di opposizione agli atti esecutivi, a seguito di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, nonché per la prosecuzione di tale giudizio in conseguenza del verificarsi di un evento interruttivo, atteso che il secondo comma del citato art. 43 del R.D. n. 646 del 1905 stabilisce espressamente che presso il domicilio eletto nel contratto debba eseguirsi al notifica “di ogni altro atto o sentenza, quand’anche contumaciale”. Cass. 9 giugno 2010, n. 13824.
1.1.2. Necessità di indicare una persona e non un semplice luogo.
Allorquando un comune sia rappresentato in giudizio, in forza di procura, da un avvocato facente parte dell’organico comunale e particolarmente di un organo (se del caso denominato “Avvocatura Comunale”) deputato alla trattazione degli affari legali, ed il comune abbia eletto domicilio presso la sede di tale organo, qualora l’esecuzione della notificazione della sentenza venga fatta al comune in tale domicilio, la notificazione non può considerarsi idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, in quanto si tratta di una notificazione che, per non essere effettuata con il riferimento nominativo al procuratore, non può considerarsi eseguita alla parte nel domicilio eletto presso il procuratore, poiché la domiciliazione è riferibile al procuratore, con il quale sussiste il rapporto di rappresentanza tecnica, e non all’organo suddetto. Cass. 18 aprile 2007, n. 9298.
1.2. Validità anche in assenza di rapporto di mandato.
L’elezione di domicilio (art. 47 c.c. e art. 141 c.p.c.) è un atto giuridico unilaterale idoneo a produrre i suoi effetti indipendentemente dal consenso o dall’accettazione del domiciliatario. Cass. 28 gennaio 2003, n. 1219.
1.3. Prevalenza del requisito soggettivo su luogo di notificazione.
1.3.1. Domiciliatario procuratore costituito.
1.4. Elezione di domicilio presso persona giuridica.
In tema di notificazione presso il domiciliatario, l’art. 141, comma 4, del codice di procedura civile, nel contemplare la morte del domiciliatario quale causa di cessazione degli effetti dell’elezione di domicilio, esibisce un fondamento analogo alla norma sull’estinzione del mandato in caso di morte del mandatario [art. 1722, n. 4), del codice civile], in quanto anche l’elezione di domicilio implica, nei rapporti interni, l’assunzione, da parte del domiciliatario, dell’impegno di ricevere le comunicazioni che provengono dai terzi e di ritrasmetterle al destinatario e, quindi, lo svolgimento di un’attività assimilabile a quella tipica del mandatario. Allorché il rapporto di domiciliazione sia stato costituito con una persona giuridica, in tanto modificazioni dell’assetto organizzativo dell’ente particolarmente incisive, come la fusione, possono avere gli stessi effetti ricollegati dal citato art. 141, comma 4, del codice di procedura civile alla “morte” del domiciliatario, in quanto tali modificazioni non siano compatibili con la persistenza dell’”individualità” dell’ente e con la sopravvivenza di rapporti (come, appunto, quello di mandato) fondati proprio sulla considerazione di tale specifico elemento. Cass. 9 settembre 2004, n. 18178.
Rapporto con altre forme di notificazione.
2.1. Consegna a persona di famiglia.
Alla notificazione effettuata presso il domiciliatario ai sensi dell’art. 141 c.p.c. sono applicabili le disposizioni di cui all’art. 139 c.p.c. in ordine alla persona cui può essere consegnata la copia dell’atto da notificare, con la conseguenza che se l’ufficiale giudiziario non rintracci il domiciliatario stesso, la consegna può essere validamente effettuata ad una persona di famiglia o addetta alla casa. In tal caso grava su chi contesta la validità della notificazione l’onere di dimostrare l’occasionalità della presenza del consegnatario. Cass. 26 maggio 1999, n. 5109.
2.1.1. Elezione di domicilio da parte di legale rappresentante di persona giuridica.
Non sussiste nullità della notificazione destinata a persona giuridica ed eseguita a mani del vicino di casa laddove la sede legale coincida con la residenza del legale rappresentante e il nominativo e domicilio di quest’ultimo siano indicati nell’atto consentendo pertanto la notifica a mani proprie o presso detto domicilio. Cass. 24 febbraio 2010, n. 4410.
2.2. Notifica presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria procedente.
La previsione della possibilità di notifica di atti in cancelleria ai sensi dell’art. 58 disp. att. c.p.c., è circoscritta, qualora la parte autorizzata a stare in giudizio di persona non risulti avere fatto, a norma dell’art. 319 dello stesso codice, dichiarazione di residenza o elezione di domicilio nel comune in cui ha sede l’ufficio del giudice di pace, agli atti compiuti durante il procedimento ed a quello di esso conclusivo. Ne sono pertanto esclusi gli atti successivi, come quelli d’impugnazione della sentenza, la cui notifica deve avvenire, a pena di giuridica inesistenza, secondo le previsioni dell’art. 330 c.p.c. Cass. 9 maggio 2011, n. 10152.
Rifiuto del domiciliatario.
Nel caso di elezione di domicilio, la notificazione va fatta al destinatario presso il domicilio eletto e ai sensi dell’art. 141 c.p.c., a tale regola si deroga solo nelle specifiche ipotesi ivi previste, vale a dire nel caso che il domiciliatario si sia trasferito altrove o sia deceduto o cessato dall’ufficio. Pertanto, sino a quando non interviene la revoca all’incarico, la elezione di domicilio conserva efficacia nel processo, restando onere di colui che ha eletto domicilio procurarsi o revocare il consenso del domiciliatario, con la conseguenza che l’eventuale rifiuto di ricevere l’atto da parte di quest’ultimo non può coinvolgere i terzi, ma produce gli stessi effetti dell’avvenuta consegna, senza che al notificante si debba far carico di accertare la sussistenza delle ragioni dichiarate all’ufficiale giudiziario per giustificare il rifiuto della consegna. Cass. 29 marzo 2007, n. 7736.
3.1. Conseguenze.
A norma dell’art. 138 c.p.c., può considerarsi equipollente alla notificazione effettuata in mani proprie il rifiuto di ricevere la copia dell’atto soltanto se proveniente dal destinatario della notificazione medesima o dal domiciliatario (stante l’assimilazione, stabilita dall’art. 141, terzo comma, c.p.c., tra la consegna in mani proprie del destinatario e quella in mani proprie del domiciliatario); analoga equipollenza non si configura, pertanto, allorché il rifiuto provenga da persona che, non essendo stato reperito il destinatario in uno dei luoghi di cui al primo comma dell’art. 139 c.p.c., sia compresa nel novero di quelle tuttavia abilitate, ai sensi del secondo comma della medesima disposizione, alla ricezione dell’atto; tale rifiuto comporta la necessità di eseguire le formalità prescritte dall’art. 140 c.p.c., la cui omissione determina l’inesistenza della notificazione. Cass. 8 maggio 2006, n. 10476.
3.2. Onere di tempestiva comunicazione della cessazione del rapporto.
Quando la procura “ad litem” e un’elezione di domicilio riferita alla parte ed al difensore sono contestuali ed il complessivo tenore dell’atto è tale da svincolare il conferimento della procura dall’elezione di domicilio della parte, si è in presenza di atti ontologicamente differenti, sicchè è possibile che l’eventuale nullità della procura non si comunichi all’elezione di domicilio ed è concepibile il permanere in vita dell’elezione di domicilio nonostante la cessazione del rapporto di rappresentanza processuale. Allorquando, invece, i due atti, per il loro tenore, si rivelino funzionalmente connessi e posti in rapporti di reciproca interdipendenza, le vicende attinenti alla validità ed efficacia del conferimento della procura si ripercuotono anche sull’elezione di domicilio. Ne discende che in ipotesi in cui a margine di un atto processuale introduttivo di giudizio sia stata conferita la procura ad un difensore e si sia eletto espressamente domicilio unitamente ad esso presso altro avvocato, la morte del suddetto difensore, atteso lo stretto collegamento fra il conferimento della procura e tale congiunta elezione di domicilio, determina anche la cessazione dell’elezione di domicilio della parte e, pertanto, qualora la morte del difensore sia avvenuta dopo la chiusura della discussione, la successiva notificazione della sentenza, da farsi personalmente alla parte (come prescritto dal comma 2 dell’art. 286 c.p.c.), ai fini della decorrenza del termine breve per l’impugnazione, non può essere effettuata presso quel domicilio. Cass. 28 luglio 1999, n. 8173.
Difensore domiciliatario.
La notificazione della sentenza ad uno soltanto dei plurimi difensori nominati dalla parte è idonea a far decorrere il termine breve per impugnare, di cui all’art. 325 c.p.c., a nulla rilevando che il destinatario della notifica non sia anche domiciliatario della parte. Cass. 27 maggio 2011, n. 11744.
4.1. Domiciliazione e gradi di giudizio.
La mancata notifica dell’avviso dell’udienza di discussione di ricorso in Cassazione, determinata dalla constatazione dell’avvenuto decesso dell’avvocato presso il cui studio la parte aveva eletto domicilio, consente alla corte, ove in quello studio altro avvocato continui ad esercitare l’attività del defunto, di rimettere in termini la medesima parte per procedere all’integrazione del contraddittorio, disposta nell’udienza alla quale la ridetta parte non aveva potuto partecipare per effetto dell’indicata omissione. Cass. 4 maggio 2011, n. 9797.
4.2. Difensore domiciliatario di più clienti.
Nel caso di notificazione di un atto a più persone, presso il difensore domiciliatario, allorquando dalla relazione risulta che il numero delle copie consegnate a quest’ultimo corrisponde al numero delle persone destinatarie dell’atto medesimo, non è necessario che siano indicati i cognomi e i nomi dei singoli destinatari, non potendo sorgere, dalla detta omissione, alcuna incertezza sull’effettiva destinazione di una copia dell’atto a ciascuna delle persone destinatarie della notificazione. Cass. 8 novembre 2005, n. 21643.
Decesso e trasferimento del domiciliatario.
Nel giudizio di cassazione, la morte del domiciliatario del ricorrente determina, ai sensi dell’art. 141, quarto comma, c.p.c., l’inefficacia dell’elezione di domicilio, con la conseguenza che l’avviso di udienza va notificato presso la cancelleria della Corte di cassazione ai sensi del secondo comma dell’art. 366 c.p.c.; infatti, il diritto del difensore non domiciliato in Roma di essere informato della data fissata per la discussione del ricorso è adeguatamente salvaguardato - nel contemperamento, operato dal legislatore, dei diversi interessi delle parti e delle esigenze dell’ufficio - dalla possibilità dello stesso difensore di chiedere che l’avviso gli sia inviato in copia mediante lettera raccomandata, a norma dell’art. 135 disp. att. c.p.c. Cass., Sez. Un., 24 giugno 2011, n. 13908.
La cancellazione dall’albo professionale dell’avvocato costituito determina la decadenza dall’ufficio e, facendo venir meno lo “ius postulandi”, implica la mancanza di legittimazione di quel difensore a compiere e ricevere atti processuali, nonché il venir meno dell’elezione di domicilio presso il medesimo, sicché le notificazioni necessarie e, in particolare, quelle delle impugnazioni, debbono essere effettuate alla parte personalmente. Cass. lav., 21 settembre 2011, n. 19225.
5.2. Morte del difensore domiciliatario.
La morte del procuratore domiciliatario produce l’inefficacia della dichiarazione di elezione di domicilio e la conseguente necessità che l’atto di impugnazione sia notificato, ai sensi dell’art. 330, terzo comma, c.p.c., presso la parte personalmente. Tuttavia, ove alla morte del difensore abbia fatto seguito la nomina di altro difensore domiciliatario, che abbia lo stesso studio del primo, la notifica presso lo studio del domiciliatario deceduto è nulla e non inesistente - e, come tale, sanabile grazie alla costituzione della parte - dovendosi in questo caso considerare lo studio dell’avvocato alla stregua di un ufficio e l’elezione di domicilio effettuata con riferimento ad un’organizzazione professionale che continua ad operare dopo la morte del primo difensore. Cass. 22 aprile 2010, n. 9543.
5.2.1. Conseguenze del decesso in caso di domiciliazione presso studio professionale.
5.2.2. Decesso ed esistenza di codifensore.
5.3. Trasferimento del domiciliatario.
Nel procedimento di legittimità, per il caso in cui risulta il trasferimento del domiciliatario (o se questi risulti sconosciuto all’indirizzo indicato nell’elezione di domicilio) la notificazione deve effettuarsi in cancelleria, atteso che l’elezione di domicilio è priva di efficacia per cui, verificandosi una situazione assimilabile alla mancata elezione di domicilio, trova applicazione il disposto del secondo comma dell’art. 366 c.p.c. dettato per l’omessa elezione di domicilio del ricorrente, ma integrante espressione di un principio generale estensibile a tutte le comunicazioni o notificazioni ad entrambe le parti, anche alla stregua del richiamo contenuto nell’art. 370, secondo comma, c.p.c. Cass. 24 giugno 2008, n. 17086.
5.3.1. Nel giudizio di Cassazione.
Nel giudizio di cassazione le notificazioni di cui all’art. 375, comma 3 c.p.c. e le comunicazioni di cui al successivo art. 377, comma 2, vanno effettuate presso la cancelleria della Corte di cassazione, in applicazione di quanto l’art. 366, comma 2, stesso codice stabilisce per il caso di mancata elezione di domicilio, qualora il domiciliatario, indicato con l’elezione di domicilio in precedenza effettuata ai sensi del suddetto comma 2 dell’art. 366 c.p.c., si sia trasferito fuori del luogo indicato con essa, senza comunicare alla Cancelleria della stessa Corte il nuovo domicilio, potendo tale comunicazione acquisire rilevanza fino a quando le attività di notificazione o comunicazione predette presso la Cancelleria non si siano perfezionate e non potendo, invece, assumere alcun rilievo la conoscenza del nuovo indirizzo del domiciliatario che abbia potuto acquisire l’ufficiale giudiziario in occasione di un inutile tentativo di notificazione nell’originario luogo di domiciliazione, ancorchè il luogo del trasferimento del domiciliatario(sia esso o meno un avvocato) si situi in Roma, posto che il suddetto comma 2 dell’art. 366 (che ha natura di disposizione generale, atta a regolare non solo la notificazione del controricorso e dell’eventuale ricorso incidentale, ma tutte le notificazioni e comunicazioni da farsi agli avvocati delle parti nel giudizio di cassazione e, quindi, anche quelle di cui all’art. 375, comma 3, e 377, comma 2) impone di configurare l’elezione di domicilio come una dichiarazione indirizzata ai soggetti che a diverso titolo operano nel giudizio di cassazione (cioè alla controparte; al giudice, per quel che attiene alla rilevanza che essa ha ai fini della regolarità dello svolgimento del processo e dell’esecuzione dei relativi controlli; all’ausiliario, tenuto ad individuare il luogo in cui indirizzare le comunicazioni e notificazioni cui la Cancelleria della Corte deve provvedere), con la conseguenza che un trasferimento del luogo della domiciliazione, per acquisire rilievo come nuova elezione di domicilio, esige anch’esso una specifica dichiarazione indirizzata e comunicata alla Cancelleria della Corte di cassazione. Cass. lav., 20 maggio 2002, n. 7309.
Domiciliazione ed arbitrato.
6.1. Notifica ed impugnazione del lodo.
È valida la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio arbitrale (promosso prima dell’entrata in vigore dell’art. 22 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), effettuata nel domicilio eletto dalla parte presso il difensore del procedimento cautelare, non rilevando l’osservanza delle forme di notificazione previste dalla legge processuale, ma l’effettiva conoscenza dell’atto di promovimento del giudizio stesso, in considerazione della natura negoziale del procedimento arbitrale. Cass. 30 settembre 2011, n. 20047.
6.1.1. Ipotesi specifica.
Nell’arbitrato ex art. 7, comma 6, legge n. 300/1970 l’impugnazione del lodo deve essere effettuata nei termini di cui all’art. 412-quater c.p.c. che non si applica soltanto agli arbitrati previsti dai contratti collettivi di cui all’art. 412-ter c.p.c. Il termine di impugnazione non decorre dalla comunicazione data dagli arbitri del contenuto del lodo ma dalla notificazione, eseguita ad istanza di parte nei confronti dell’altra, del lodo medesimo ex art. 137 c.p.c. e ss. Trib. Firenze, 10 novembre 2008.

References: Art. 141
 Cass. 
 art. 43
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 141
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 art. 141
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 Cass. 
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 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
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 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 377
 Cass. 
 Cass. 
 art. 7
 art. 137