Source: https://vincenzolagana.com/2018/09/10/locride-23-anni-di-scioglimenti/
Timestamp: 2019-01-18 22:20:16+00:00

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10 settembre 2018 24 settembre 2018 ~ vincenzolagana
Si è riacceso (o forse in realtà non si è mai spento del tutto) il dibattito sull’utilità dello scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose, sulla sua legittimità costituzionale, sui presupposti – che da alcuni sono considerati troppo «larghi» – e sui poteri e sull’individuazione dei commissari che sono chiamati ad amministrare l’Ente dopo lo scioglimento. Insomma sull’intero istituto.
Il dibattito si è riacceso sopratutto nella Locride dove negli ultimi anni molti comuni sono stati «sciolti per mafia». Da ultimo il comune più grande della zona, Siderno.
E’ l’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali (Decreto legislativo 276/2000) a prevedere l’istituto dello «scioglimento dei consigli comunali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso».
L’istituto è stato introdotto con il decreto legge n. 164 del 31 maggio 1991.
Durante gli anni l’articolo 143 del TUEL ha subito alcune modifiche.
Oggi il primo comma dell’articolo 143 fissa i presupposti dello scioglimento e recita: «Fuori dai casi previsti dall’articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell’articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all’articolo 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica.»
I commi successivi regolano il procedimento: il prefetto dispone degli accertamenti, «di norma promuovendo l’accesso presso l’ente interessato» con la nomina di una commissione d’indagine. Entro tre mesi dall’accesso (rinnovabili una volta per un ulteriore periodo massimo di tre mesi) la commissione rassegna al prefetto le proprie conclusioni. Il prefetto, entro quarantacinque giorni dal deposito delle conclusioni, «invia al Ministro dell’Interno una relazione nella quale si dà conto della eventuale sussistenza degli elementi» previsti dal primo comma.
Lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro competente, cioè il Ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, «entro tre mesi dalla trasmissione della relazione».
Nella proposta di scioglimento – dice il quarto comma dell’articolo 143 – devono essere indicati le anomalie riscontrate e i provvedimenti necessari per rimuovere tempestivamente gli effetti più gravi e pregiudizievoli per l’interesse pubblico.
Lo scioglimento del consiglio comunale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di sindaco, di componente delle rispettive giunte e di ogni altro incarico comunque connesso alle cariche ricoperte.
In caso negativo, ovvero nel caso in cui non sussistano i presupposti per lo scioglimento, il Ministro dell’Interno emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui dà conto degli esiti dell’attività di accertamento.
Infine il nono comma prevede che il decreto del Presidente della Repubblica deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e «al decreto sono allegate la proposta del Ministro dell’Interno e la relazione del prefetto, salvo che il Consiglio dei ministri disponga di mantenere la riservatezza su parti della proposta o della relazione nei casi in cui lo ritenga strettamente necessario.»
Lo scioglimento produce i suoi effetti per un periodo da dodici a diciotto mesi prorogabili fino ad un massimo di ventiquattro in casi eccezionali.
Per quanto riguarda gli amministratori ritenuti responsabili delle condotte che hanno causato lo scioglimento, questi non possono candidarsi «alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgono nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato dallo scioglimento, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo.
Queste disposizioni si applicano – dice l’articolo 146 – ai comuni, alle province, alle città metropolitane, alle comunità montane, alle comunità isolane e alle unioni di comuni, ai consorzi di comuni e province, agli organi comunque denominati delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere, alle aziende speciali dei comuni e delle province e ai consigli circoscrizionali.
In assoluto, il primo consiglio comunale sciolto per infiltrazioni mafiose è stato quello di Taurianova il 2 agosto del 1991.
Il primo comune della Locride, invece, a essere sciolto per infiltrazioni mafiose è stato Camini.
Il decreto di scioglimento è del 16 gennaio del 1995 (qui il decreto con le motivazioni).
Lo scioglimento è stato prorogato per sei mesi con il decreto del 26 settembre 1996.
LA PRIMA (E LA SECONDA) VOLTA DI SAN LUCA
A distanza di 5 anni, il secondo comune della Locride: San Luca.
Il consiglio comunale di San Luca è stato sciolto per la prima volta il 14 settembre del 2000 (qui il decreto con le motivazioni).
Lo scioglimento del settembre 2000 è stato prorogato con il decreto del 15 marzo 2002.
Il secondo scioglimento è invece del maggio 2013 (qui il decreto con le motivazioni)
Anche questo scioglimento è stato prorogato. Il decreto di proroga è del 11 settembre 2014.
IL RECORD DI PLATÌ
Platì è il comune della Locride con il più alto numero di scioglimenti, 3.
Il primo scioglimento è del 7 luglio del 2006 (qui il decreto con le motivazioni), il secondo del 30 marzo 2012 (qui il decreto con le motivazioni) e il terzo del 27 aprile di quest’anno (qui il decreto con le motivazioni).
Il primo scioglimento è stato prorogato con decreto del 29 dicembre 2007.
Anche il secondo scioglimento – quello del marzo 2012 – è stato prorogato con decreto del 6 agosto 2013.
LE 2 VOLTE di AFRICO, SIDERNO e MARINA DI GIOIOSA IONICA
Nella classifica dei comuni con più scioglimento sono ben 3 i comuni che si posizionano un gradino sotto al comune di Platì: Africo, Siderno e Marina di Gioiosa Ionica.
Il primo scioglimento del comune di Africo è del 27 ottobre del 2003 (qui il decreto con le motivazioni).
Questo scioglimento, però, è stato annullato con sentenza del Tar del 13 ottobre 2004.
Il secondo scioglimento è del primo agosto del 2014 (qui il decreto con le motivazioni).
Anche questo secondo scioglimento è stato impugnato.
La sentenza del Tar Lazio è la n.10899/2015 che però ha respinto il ricorso di sindaco, assessori e componenti del consiglio comunale che chiedevano l’annullamento del decreto di scioglimento.
Anche il Consiglio di Stato – con sentenza n.1038 del 2016 – ha confermato lo scioglimento.
Questo secondo scioglimento è stato prorogato con decreto dell’11 dicembre 2015.
Per quanto riguarda Siderno, il primo scioglimento è del 9 aprile 2013 (qui il decreto con le motivazioni).
Il decreto di scioglimento è stato impugnato e l’ordinanza cautelare del Tar Lazio, la n.2913 del 2013, ha respinto la richiesta di sospensione del decreto di scioglimento.
Il decreto dell’11 agosto 2014 ha prorogato lo scioglimento.
Il secondo scioglimento del comune di Siderno è di poche settimane fa.
Il decreto (qui il decreto con le motivazioni) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 settembre. L’ex sindaco Pietro Fuda ha già annunciato che farà ricorso.
Il terzo comune a essere stato sciolto per 2 volte è Marina di Gioiosa Ionica.
Il primo scioglimento è del 7 luglio 2011 (qui il decreto con le motivazioni).
Il decreto è stato impugnato e il Tar del Lazio con sentenza n.816 del 2018 ha respinto il ricorso. Ne scrissi in questo articolo del 24 gennaio 2018.
Il 12 novembre 2011 (qui il decreto) lo scioglimento è stato prorogato.
Il secondo scioglimento è recente. Il comune di Marina di Gioiosa Ionica è stato sciolto per la seconda volta il 24 novembre del 2017 (qui il decreto con le motivazioni).
1 VOLTA ALTRI 10 COMUNI
Monasterace, Samo, Careri, Sant’Ilario, Casignana, Ardore, Stilo, Bovalino, Canolo, Brancaleone, sono questi gli altri 10 comuni che sono stati sciolti solo una volta.
Monasterace nel lontano 2003, il 27 ottobre (qui il decreto con le motivazioni).
Questo scioglimento, come quello di Africo, è stato annullato con sentenza del Tar del Lazio, la n.4380 del 2004.
Nel 2012 sono 3 i comuni sciolti per la prima volta: Samo, Careri, Sant’Ilario.
Il primo è stato sciolto il 24 gennaio (qui il decreto con le motivazioni).
Questo scioglimento è stato impugnato ma è stato confermato dal Tar del Lazio (qui la sentenza) e dal Consiglio di Stato (qui la sentenza).
Lo scioglimento di Samo è stato prorogato il 27 maggio del 2013 (qui il decreto).
Il secondo comune, Careri, è stato sciolto il 15 febbraio (qui il decreto con le motivazioni).
Anche questo scioglimento è stato prorogato. Il decreto di proroga è del 15 giugno 2013.
Anche il comune di Sant’Ilario è stato sciolto il 15 febbraio (qui il decreto con le motivazioni). E anche questo scioglimento è stato impugnato ma confermato da Tar e Consiglio di Stato. Qui la sentenza del Tar, qui quella del Consiglio di Stato.
La proroga dello scioglimento del comune di Sant’Ilario è del 27 maggio 2013 (qui il decreto di proroga).
Nel 2013 è stato il turno di Casignana e Ardore.
Il primo il 19 aprile (qui il decreto con le motivazioni).
La Prima Sezione del Tar del Lazio ha respinto il ricorso che chiedeva l’annullamento del decreto di scioglimento (qui la sentenza).
L’11 agosto del 2014 lo scioglimento di Casignana è stato prorogato (qui il decreto).
Lo scioglimento del comune di Ardore risale invece al 27 giugno dello stesso anno (qui il decreto con le motivazioni).
Il 22 settembre del 2014 anche lo scioglimento del comune di Ardore è stato prorogato (qui il decreto di proroga).
Il 2014 sarebbe stato l’anno di Stilo se il Ministero dell’Interno non avesse optato per l’archiviazione (qui il decreto).
Nel 2015 l’unico comune della Locride a essere stato sciolto è stato il comune di Bovalino (qui il decreto con le motivazioni).
Scioglimento prorogato il 12 agosto del 2016 (qui il decreto di proroga).
Ancora i giudici non si sono pronunciati sul ricorso che gli ex amministratori hanno presentato per l’annullamento del decreto di scioglimento.
Canolo e Brancaleone nel 2017.
Il 5 maggio Canolo (qui il decreto con le motivazioni).
Decreto impugnato ma scioglimento confermato dal Tar del Lazio con questa sentenza.
Pochi giorni fa lo scioglimento è stato prorogato (qui l’articolo di LenteLocale).
Brancaleone è stato sciolto invece a fine luglio dell’anno scorso, il 31 (qui il decreto con le motivazioni).
IL CASO DELL’ASL DI LOCRI
A seguito dell’omicidio di Franco Fortugno, il 30 ottobre 2005 il prefetto di Reggio Calabria aveva disposto l’accesso presso l’Azienda Sanitaria di Locri per gli accertamenti di rito.
A seguito degli accertamenti il Consiglio dei Ministri il 27 aprile 2006, su proposta del Ministro dell’Interno, aveva disposto lo scioglimento dell’Asl numero 9 di Locri.
L’Asl di Locri è stata la seconda Asl a essere sciolta per infiltrazioni mafiose, dopo l’Asl numero 4 di Pomigliano d’Arco sciolta nel 2005.
Il decreto del Presidente della Repubblica è del 28 aprile di quell’anno (qui il decreto con le motivazioni).
Il 25 ottobre del 2007 lo scioglimento è stato prorogato (qui il decreto di proroga).
La Locride è composta da 42 comuni.
Di questi 42 – dal 1995 a oggi – in ben 16 comuni è stato disposto l’accesso antimafia.
Uno solo è stato il comune che si è visto archiviare il procedimento, Stilo nel 2014.
Gli altri 15 comuni sono stati sciolti. Alcuni di questi più di una volta: Platì 3 volte, San Luca, Siderno, Africo e Marina di Gioiosa Ionica 2 volte.
In totale gli scioglimenti sono stati 21. Soltanto 2 di questi scioglimenti sono stati annullati dai giudici: il primo scioglimento di Africo, cioè quello dell’ottobre del 2003, e quello di Monasterace, sempre dell’ottobre 2003.
Di questi 19 scioglimenti (21 comuni meno i 2 annullati) ben 15 sono stati prorogati.
Gli altri 4 scioglimenti che rimangono sono fin troppo recenti e potrebbero essere prorogati nei prossimi mesi.
Anche lo scioglimenti dell’Asl di Locri (non conteggiato nei 19 comuni) è stato prorogato.
Particolare è la suddivisione cronologica degli scioglimenti.
La legge che introdusse lo scioglimento, abbiamo visto, è del 1991. Nei primi 4 anni di applicazione della legge nessun comune della Locride è stato vittima del nuovo articolo 143 del Tuel.
Nei primi 10 anni di concreta applicazione dell’istituto nella Locride, e cioè dal 1995 – dal primo scioglimento, quello di Camini – al 2005, sono stati sciolti soltanto 4 comuni (Camini, San Luca, Monasterace e Africo).
Nei successivi 10 anni – dal 2006 al 2016 – ci sono stati ben 13 scioglimenti, compreso lo scioglimento dell’Asl.
E dal 2017 a oggi, cioè in 1 anno e 9 mesi, gli scioglimenti nella Locride sono stati ben 5 (Canolo, Brancaleone, Marina di Gioiosa Ionica, Platì e Siderno).
Dopo aver letto tutti i decreti di scioglimento dei comuni della Locride, dal 1995 a oggi, ho rintracciato tre tipologie di argomentazioni che tendenzialmente compaiono in tutti i decreti.
La prima: molti decreti introducono le motivazioni dello scioglimento ponendo alla base dello stesso un’indagine della polizia giudiziaria in cui risultano coinvolti direttamente o indirettamente amministratori o dipendenti comunali.
Ricordo, comunque, che la giurisprudenza (consiglio questo articolo di Avviso Pubblico che raccoglie la giurisprudenza amministrativa che si è formata in questi anni sull’istituto) ha più volte affermato il principio secondo il quale «lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non presuppone la commissione di reati da parte degli amministratori né l’esistenza di prove inconfutabili sui collegamenti tra l’amministrazione e le organizzazioni criminali, anche se le risultanze delle indagine penali ovvero l’adozione di misure individuali di prevenzione possono certamente costituire la base per la proposta di scioglimento dell’ente.»
La seconda: moltissimi dei decreti di scioglimento, per non dire la totalità, riporta la seguente formula o formule simili: «comprovata fitta rete di legami parentali, amicizie e frequentazioni di alcuni amministratori e dipendenti con esponenti della locale cosca».
La terza: i decreti di scioglimento, quasi sempre, pongono l’accento sulla cattiva gestione amministrativa (in molti casi sottolineano l’inerzia dell’Amministrazione comunale) e soprattutto contabile dell’Ente sciolto.
Tanto è stato detto e tanto è stato scritto su questo istituto.
I presupposti sono quelli che sono e spesso è stata la giustizia amministrativa, il Consiglio di Stato, che ha chiarito i contorni del dettato legislativo.
Dopo tanti anni si è formata una raccolta giurisprudenziale notevole.
Alcuni spingono per una modifica dell’articolo 143 al fine di fissare e restringere i presupposti che giustificano lo scioglimento.
Altri, invece, vorrebbero più che altro una modifica della normativa lì dove fissa i poteri dei commissari al fine di allargare questi poteri e, sostanzialmente, dare mano libera ai funzionari chiamati ad amministrare l’Ente sciolto.
Forse, ma questa è solo una mia ipotesi, oltre al numero altissimo di Enti sciolti, è proprio l’operato dei commissari, spesso assenti e poco «emotivamente coinvolti» nell’amministrazione dell’Ente, ad alimentare le polemiche degli ultimi anni.
Soprattutto qui, nella Locride.
Per l’elenco completo degli scioglimenti, delle archiviazioni, degli annullamenti (non solo della Locride) è molto utile questa tabella di Avviso Pubblico.
Per eventuali suggerimenti o correzioni commentare nell’apposito spazio sottostante.
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