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Timestamp: 2020-08-06 00:56:46+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 5358 del 07/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5358 del 07/03/2011
Cassazione civile sez. I, 07/03/2011, (ud. 03/12/2010, dep. 07/03/2011), n.5358
A.D., elettivamente domiciliato in Roma, alla via F.
presso l’AVVOGATURA GENERALE DELLO STATO, dalla quale è
avverso il decreto della Corte di Appello di Catania depositato il 7
gennaio 2008, n. 214/07 V.G.;
1. Con decreto del 7 gennaio 2008, la Corte d’Appello di Catania ha accolto la domanda di equa riparazione proposta da A.D. nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze per la violazione del termine di ragionevole durata del processo, verificatasi in un giudizio dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia. Sezione staccata di Catania, promosso dall’ A. per il pagamento del corrispettivo dovuto per plus-orario prestato in favore dell’Azienda Ospedaliera Papardo di Messina.
Premesso che il giudizio, iniziato nell’anno 1999, non era stato ancora definito in primo grado, la Corte, per quanto ancora rileva in questa sede, ne ha determinato in tre anni la durata ragionevole, e, tenuto conto della natura della causa, che non comportava la risoluzione di problematiche complesse e non presentava rilevanti risvolti economici, ha liquidato equitativamente il danno non patrimoniale in complessivi Euro 2.997.00, pari ad Euro 600,00 per ogni anno di ritardo.
2. – Avverso il predetto decreto l’ A. propone ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze resiste con controricorso.
1. – Con l’unico motivo d’impugnazione, il ricorrente denuncia la violazione e/o la falsa applicazione della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, commi 2 e 3, e dell’art. 6, par. 1, della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, censurando il decreto impugnato nella parte in cui. a fronte della durata abnorme del giudizio presupposto, ha liquidato l’indennizzo dovuto in misura irrisoria e comunque inferiore ai parametri adottati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla stessa giurisprudenza di legittimità, senza tener conto dell’avvenuta presentazione di istanze di prelievo da parte di esso ricorrente e della rilevanza dell’interesse economico sotteso alla controversia, nonchè de patema d’animo in lui ingenerato dalle aspettative connesse all’avvenuto accoglimento di analoghe domande, con conseguente svuotamento della garanzia assicurata dall’art. 6 cit..
L’abrogazione di tale disposizione ad opera della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d), non ne esclude infatti l’applicabilità al ricorso in esame, avente ad oggetto un decreto pubblicato in data anteriore al 4 luglio 2009, tenuto conto dell’efficacia non retroattiva della normativa in esame e della disposizione transitoria specificamente dettata dalla L. n. 69 cit., art. 58, comma 5, secondo cui la nuova disciplina trova applicazione esclusivamente ai ricorsi per cassazione proposti avverso i provvedimenti pubblicati a decorrere dalla data di entrata in vigore della medesima legge (cfr. Cass., Sez. 2^, 27 settembre 2010, n. 20323; Cass.. Sez. 3^, 24 marzo 2010, n. 7119).
1.2. Com’è noto, la formulazione del quesito di diritto assolve la funzione di porre il Giudice di legittimità in condizione di cogliere immediatamente, attraverso la lettura del ricorso, la questione sottoposta al suo esame, mediante l’individuazione dell’errore di diritto asseritamente commesso dal giudice di merito e l’indicazione della regula juris che il ricorrente ritiene debba applicarsi al caso concreto “cfr. Cass.. Sez. lav., 7 aprile 2009. n. 8463). In quanto funzionale all’enunciazione diretta ed immediata di un principio di diritto suscettibile di ricevere applicazione anche in casi ulteriori rispetto a quello deciso dal provvedimento impugnato, e quindi ad un migliore esercizio della funzione nomolilattica della Corte di cassazione, il quesito deve consistere in una sintesi logico-giuridica della questione originale ed autosufficiente (cfr. Cass. Sez. 1^, 24 luglio 2008, n. 20409): esso deve pertanto investire la ratio decidendi del provvedimento impugnato, proponendone una alternativa e tale da comportare il ribaltamento della decisione assunta dal giudice di merito (cfr.
Cass. Sez. 3^, 19 febbraio 2009. n. 4044; Cass. Sez. lav. 26 novembre 2008. n. 28280), e non può essere desunto, neppure parzialmente, dal contenuto del motivo, al quale deve comunque corrispondere, localizzando la questione di diritto essenziale per la decisione (cfr. Cass. Sez. Un., 2 aprile 2008. n. 8466; 11 marzo 2008. n. 6420).
La Corte dichiara inammissibile il ricorso, e condanna A. D. al pagamento delle spese processuali, che si liquidano in Euro 600,00 per onorario, oltre alle spese prenotate a debito.

References: Sentenza 
 art. 2
 art. 47
 art. 58
 Cass. Sez. 

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