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Canoni demaniali, quali prospettive dopo la sentenza della Corte Costituzionale?
mercoledì 1 febbraio 2017 13:30
Cerchiamo di fare ulteriore chiarezza dopo la sentenza della Corte Costituzionale sui canoni demaniali
Abbiamo ricevuto molti quesiti e alcuni contributi in merito alla sentenza della Corte Costituzionale sui rincari dei canoni demaniali e la loro applicazione retroattiva. Un tema caldo, perché ci sono le 25-30 fra le principali strutture che costituiscono la spina dorsale della portualità nautica del Paese che rischiano di andare a gambe all’aria. Oppure, quanto meno, di vedere i propri piani finanziari andare in profondo rosso “per legge”. Poi perché il Consiglio dei Ministri ha appena approvato un disegno di legge per il riordino dei beni demaniali, il cui cammino si annuncia tutto in salita e ha già visto la dura presa di posizione dell’Associaizone dei balneari. Per quanto riguarda la nautica, “UCINA Confindustria Nautica ha già preso contatto con il Governo al fine di dare corso a un tavolo di confronto”, ci spiega il Responsabile dei Rapporti istituzionali dell’Associazione, Roberto Neglia – “lavoriamo insieme a Federturismo Confindustria, Assomarinas, Assonat (la componente della portualità aderente a Confcommercio, ndr) e ovviamente, come è avvenuto per la riforma del Codice della nautica, siamo aperti a tutti gli altri contributi”.
Intanto gli esperti s’interrogano su tutti gli aspetti giuridici della sentenza della Corte, di cui Pressmare ha dato già ampia copertura, al fine di capirne fino in fondo le implicazioni e valutare le mosse future. “Dopo anni di ricorsi, questa sentenza dà una prima indicazione in merito a come calcolare il canone da pagare annualmente allo Stato”, spiega Matteo Italo Ratti, Presidente dellla cantieristica e nautica Confindustria Livorno e Massa Carrara. “Questo provvedimento distenderà i rapporti con le amministrazioni locali che fungono solo da enti esattori, perché i proventi sono destinati allo Stato e non ai Comuni. L’auspicio” – conclude Ratti in una nota – “in attesa della conclusione dei ricorsi pendenti, è quello di avviare con le amministrazioni comunali un confronto costruttivo per la rideterminazione del canone in conformità del chiaro principio affermato dalla Corte Costituzionale”.
“I dubbi di legittimità avanzati dal Consiglio di Stato” – spiega l’avv. Rodolfo Barsi che ha rappresentato UCINA Confindustria Nautica e Assomarinas – “erano tre: la lesione dei rapporti in corso, l’equiparazione delle concessioni già rilasciate a quelle nuove, l’incremento repentino e rilevante dei canoni”. Relativamente a quest’ultimo punto “nell’alternativa fra dischiarare incostituzionale la norma e darne un’interpretazione correttiva, la Corte ha scelto la seconda soluzione”, continua Barsi, “specificando che nel caso di concessioni che prevedono la realizzazione di infrastrutture da parte del concessionario, il pagamento del canone deve riguardare solo l’utilizzo del suolo e non anche i manufatti”.
La Corte aggiunge però che al canone applicato alla superficie si applicano le nuove tabelle introdotte con la legge 296/2006. “A mio avviso” – conclude il legale di UCINA e Assomarinas - “la sentenza liquida frettolosamente l’articolata ordinanza con la quale il Consiglio di Stato le aveva rimesso la questioneche, fra l’altro, aveva dimostrato con documentazione probante la insostenibilità degli aumenti, per via dei quali il concessionario non avrebbe potuto ammortizzare gli investimenti”. In sostanza le singole società, grazie a questa sentenza, possono “tornare davanti al giudice amministrativo e far verificare se, nonostante la riduzione del canone derivante dalla non applicazione dei coefficienti del mercato immobiliare ai beni da loro realizzati, permane lo squilibrio finanziario relativamente all’aumento dei canoni tabellari”, conclude Luciano Serra, presidente di La Marina srl che gestisce la Marina di Scarlino.

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