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Timestamp: 2020-06-02 02:16:59+00:00

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Art. 221 codice di procedura civile - Modo di proposizione e contenuto della querela - Brocardi.it
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Articolo 221 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 221 Codice di procedura civile
(1) Si distingue una falsità materiale, che investe il profilo estrinseco del documento, da una falsità ideologica (che attiene al suo contenuto).
La querela di falso è lo strumento predisposto dal nostro ordinamento per eliminare la possibilità che il giudice decida erroneamente sulla base di un documento falso (di particolare valore, come il testamento olografo o gli atti pubblici di compravendita). In dottrina si dice che con la querela di falso viene sollecitato un potere-dovere di rilevanza pubblicistica, che ha come scopo l'eliminazione delle prove non genuine.
Spiegazione dell'art. 221 Codice di procedura civile
Un documento, sia esso atto pubblico che scrittura privata, ha efficacia probatoria solo nel caso in cui non risulti falso né in relazione all'estrinseco (si parla di falsità materiale, la quale può scaturire dalla contraffazione o dalla alterazione) né in relazione all'intrinseco (ossia al suo contenuto, nel qual caso si parla di falsità ideologica, la quale consiste in una enunciazione non vera del contenuto documentale).
L'efficacia probatoria privilegiata che il nostro ordinamento riconosce all'atto pubblico ex art. 2700 del c.c. ed alla scrittura privata ex art. 2702 del c.c. è vincibile soltanto con la querela di falso, per mezzo della quale, una volta accertata la falsità del documento, l’atto falso viene definitivamente rimosso dal mondo giuridico.
Diverso è il grado di incidenza della querela di falso sull’atto pubblico o sulla scrittura privata, in quanto mentre per l’atto pubblico lo strumento processuale ablatorio è volto a contrastare la piena prova in relazione sia all'estrinseco che all'intrinseco, nel caso della scrittura privata, invece, è volto unicamente a neutralizzare gli effetti dell’estrinseco (falso materiale), non residuando alcuno spazio per il falso ideologico.
Discusso è in dottrina se la querela di falso sia proponibile avverso la scrittura privata non riconosciuta o non considerata come tale; in giurisprudenza sono intervenute a tal proposito le Sezioni Unite, affermando che la querela di falso è proponibile anche avverso scrittura privata non riconosciuta e non considerata come tale, argomentando tale scelta dalla considerazione secondo cui alla parte nei cui confronti venga prodotta una scrittura privata deve riconoscersi non soltanto la facoltà di disconoscerla (con conseguente onere della controparte di chiederne la verificazione), ma anche la possibilità di proporre querela di falso, al fine di contestare la genuinità del documento e senza riconoscere la scrittura stessa.
Controverso è anche l'oggetto del giudizio di falso, in quanto mentre secondo l'orientamento tradizionale tale giudizio avrebbe ad oggetto l'accertamento di un fatto o di un rapporto probatorio, secondo altra dottrina occorre evidenziare l’aspetto costitutivo del relativo processo, in quanto la querela avrebbe una sorta di potere di annullamento con effetto risolutivo del vincolo.
Altri autori, infine, sono dell’idea che la querela di falso sia riconducibile alla categoria dei c.d. processi a contenuto oggettivo
Il primo comma della norma prevede che la querela non possa proporsi se la verità del documento sia stata accertata con sentenza passata in giudicato, attribuendo effetto preclusivo alla cosa giudicata all'esito del giudizio di verificazione.
Si è fatto tuttavia osservare che l’oggetto del giudizio per querela di falso è più ampio rispetto al giudizio di verificazione, in quanto per mezzo di esso è anche possibile far valere falsità ideologiche riferite all'estrinseco (e non soltanto falsità materiali) ed anche perché è proponibile sia nei confronti dell'atto pubblico che della scrittura privata e la relativa pronuncia produce efficacia erga omnes.
Da ciò se ne è dedotto che l'avvenuto passaggio in giudicato della sentenza di accertamento della verità del documento, all'esito del giudizio di verificazione, non sempre comporta una preclusione alla proponibilità della querela di falso.
Per quanto concerne i rapporti tra falso civile e falso penale, va osservato che mentre l'oggetto del giudizio civile di falsità consiste nell'accertare se un documento, in quanto falso, debba essere privato della efficacia probatoria privilegiata che gli è propria, il giudizio penale di falsità, invece, in quanto ha ad oggetto il comportamento penalmente rilevante del falsificatore, costituisce un giudizio di responsabilità.
In ogni caso, i due giudizi sono autonomi e distinti l'uno dall'altro e, pertanto, non è necessaria la sospensione del processo civile in pendenza di quello penale.
Secondo il principio espresso dall’art. 100 del c.p.c., la parte che propone la querela di falso deve avere un interesse attuale e concreto, identificabile nella necessità di un accertamento preventivo della falsità di un documento, la cui efficacia di prova legale potrebbe essere invocata da altri come mezzo di prova da opporre all'attore.
Il secondo comma della norma stabilisce che la querela, sia nell’ipotesi in cui venga proposta in via principale che in corso di causa, deve contenere, a pena di nullità insanabile (e, quindi, di inammissibilità), l'indicazione degli elementi e delle prove della falsità, e ciò al fine di consentire al giudice di merito, davanti al quale essa sia stata proposta, di poter effettuare un accertamento preliminare volto a verificare la sussistenza o meno dei presupposti per la relativa proposizione, evitandosi così un’irragionevole dilatazione dei tempi di decisione del processo principale.
Dispone la norma che la querela deve essere proposta personalmente dalla parte oppure a mezzo di procuratore speciale, e ciò costituisce requisito di ammissibilità della querela medesima, la cui omissione è rilevabile d'ufficio dal giudice e non può essere sanata dalla conferma della querela nella prima udienza davanti al giudice istruttore ai sensi ex art. 99 delle disp. att. c.p.c..
La procura speciale di cui la persona, diversa dalla parte, deve essere in possesso per proporre la querela di falso, deve contenere la specificazione del documento che si intende impugnare, specificazione, che non si ritiene necessaria, nell'ipotesi di querela proposta in via principale, se la procura speciale è stata conferita al difensore a margine o in calce dell'atto di citazione.
Secondo quanto disposto dal’art. 99 delle disp. att. c.p.c., se la querela di falso viene proposta in via principale, deve essere confermata nella prima udienza davanti al giudice istruttore dalla parte personalmente o dal difensore munito di procura speciale; ciò deve qualificarsi come condizione di procedibilità della domanda, indispensabile per la trattazione del merito, tanto che la mancata conferma costituisce, secondo un costante orientamento giurisprudenziale, causa di improcedibilità della domanda.
In via principale la querela di falso si propone mediante atto di citazione, con il quale si introduce un autonomo giudizio avente come oggetto la dichiarazione di falsità del documento impugnato.
Giudice competente è il Tribunale, individuabile ex art. 18 del c.p.c. in base al criterio del foro generale delle persone fisiche, e trattasi di competenza esclusiva, funzionale e inderogabile, ai sensi del secondo comma dell’art. 9 del c.p.c..
Il relativo giudizio si configura come un giudizio ordinario di cognizione, per il quale trova applicazione il sesto comma dell’art. 183 del c.p.c., senza che a ciò osti la norma in esame, nella parte in cui consente al giudice di valutare preliminarmente la sussistenza dei presupposti per la proposizione della querela; è stato tuttavia osservato che la mancata assegnazione dei termini di cui al suddetto art. 183 è in grado di determinare la nullità della sentenza solo qualora la parte che la impugni dimostri che da tale omissione ne sia conseguita una lesione del suo diritto di difesa.
Secondo il combinato disposto del terzo comma della norma in esame con il primo comma dell’art. 50 bis del c.p.c. e con l’art. 225 del c.p.c., sulla querela di falso il Tribunale pronuncia in composizione collegiale.
Oltre che in via principale, la querela di falso può essere proposta in via incidentale nel corso del processo in cui il documento sia stato prodotto come prova; in questo caso l'interesse ad agire si potrà rinvenire nella rilevanza probatoria che il documento ha nel giudizio principale.
La querela incidentale, a cui si riferisce l’art. 222 del c.p.c., può proporsi con atto di citazione ovvero mediante dichiarazione da unirsi al verbale d'udienza, in qualunque stato e grado del giudizio, purché non oltre la precisazione delle conclusioni, né all'udienza collegiale; essa non è di regola proponibile nel giudizio di Cassazione, in relazione a documenti già impugnabili in sede di merito.
Il terzo comma di questa norma, infine, dispone che, sia nel giudizio di falso in via principale che in quello in via incidentale, è obbligatorio l'intervento del pubblico ministero, trovando ciò giustificazione in una esigenza di tutela di interessi generali in tema di pubblica fede e di accertamento della falsità del documento.
Trattasi di partecipazione che va fatta rientrare negli “altri casi previsti dalla legge” di cui al n. 5 comma 1 dell’art. 70 del c.p.c., prevista come tale a pena di nullità, ritenendosi sufficiente che il PM sia informato del procedimento per potervi intervenire qualora lo ritenga opportuno, e non essendo invece richiesta la sua presenza alle udienze.
Secondo un costante orientamento giurisprudenziale, nell'ipotesi di querela incidentale l'intervento del pubblico ministero è necessario solo nella fase di accertamento del falso e non anche nella fase preliminare in cui si valuta la rilevanza del documento e l'ammissibilità dell'azione.
Va invece esclusa la qualità di parte dello stesso PM nel giudizio di falso, il che comporta che in sede di gravame non è necessario notificarel'impugnazione all'ufficio del P.M. presso il giudice a quo, non potendo egli impugnare la sentenza di primo grado.
Se invece l'impugnazione viene proposta dalla parte, si ritiene necessaria, a pena di nullità, la comunicazione al P.M. presso il giudice ad quem.
Massime relative all'art. 221 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 22469/2017
(Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 22469 del 27 settembre 2017)
Cass. civ. n. 20563/2017
In tema di prova documentale e con riguardo alla querela di falso proposta in via incidentale, la risposta affermativa all'interpello rivolto dal giudice alla parte, circa l'intenzione di avvalersi del documento contestato, è revocabile, poiché l'utilizzazione del documento resta nella disponibilità della parte che l'ha prodotto, la quale può, pertanto, dichiarare successivamente di non avvalersene, con la conseguente sopravvenuta carenza di interesse, in capo al querelante, a proseguire il giudizio sulla querela di falso.
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 20563 del 30 agosto 2017)
Cass. civ. n. 15642/2017
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15642 del 23 giugno 2017)
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 11375 del 9 maggio 2017)
Cass. civ. n. 17473/2015
La querela di falso è proponibile in via incidentale nel giudizio di regolamento di competenza solo quando riguardi atti del medesimo procedimento (il ricorso, la memoria ex art. 47, ultimo comma, c.p.c., la decisione impugnata, le memorie del procedimento ai sensi dell'art. 380-ter o dell'art. 380-bis c.p.c.), ovvero documenti di cui è ammesso il deposito ai sensi dell'art. 372 c.p.c., e non invece quando investa atti del procedimento che si è svolto innanzi al giudice del merito.
(Cassazione civile, Sez. VI-3, sentenza n. 17473 del 2 settembre 2015)
Cass. civ. n. 16919/2015
In tema di querela di falso, la procura speciale soddisfa i requisiti di cui all'art. 221, comma 2, c.p.c., ove dall'atto risulti che il rappresentato abbia consapevolezza della falsità di taluni documenti essenziali prodotti in giudizio e nel mandato siano specificati i documenti da impugnare con la volontà esplicita di proporre querela, senza, peraltro, che occorra individuare i documenti allorché la procura sia conferita al difensore a margine o in calce alla citazione per la proposizione della querela in via principale poiché il collegamento con l'atto su cui è apposta elimina ogni incertezza sull'oggetto di essa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16919 del 19 agosto 2015)
Cass. civ. n. 5102/2015
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5102 del 13 marzo 2015)
Cass. civ. n. 196/2014
La necessità che la querela di falso sia confermata nella prima udienza, prevista dall'art. 99 disp. att. cod. proc. civ., sussiste soltanto nel caso di querela proposta in via principale, mentre non è necessaria ove la stessa sia stata proposta in via incidentale dinanzi al giudice di pace, con successiva riassunzione del giudizio di falso dinanzi al Tribunale, ai sensi dell'art. 313 cod. proc. civ., atteso che, in tale evenienza, al querelante è noto che l'altra parte intende avvalersi del documento contestato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 196 del 9 gennaio 2014)
Cass. civ. n. 21941/2013
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 21941 del 25 settembre 2013)
Cass. civ. n. 18069/2013
La querela di falso in via incidentale non può essere proposta nella comparsa conclusionale, scritto riservato alla sola illustrazione delle difese.
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 18069 del 25 luglio 2013)
Cass. civ. n. 16674/2013
La sottoscrizione dell'atto ad opera della parte personalmente o a mezzo di procuratore speciale costituisce un requisito d'ammissibilità della querela di falso, che non può ritenersi soddisfatto dalla procura rilasciata al difensore per il giudizio nel quale è stato prodotto il documento di cui si vuole far dichiarare la falsità.
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 16674 del 3 luglio 2013)
Cass. civ. n. 22383/2012
Chi intenda mettere in dubbio l'autenticità di un atto pubblico (nella specie, rapporto su un sinistro sciistico redatto dai Carabinieri), in base al rilievo che l'autore del rapporto, avendo interesse ad escludere una propria possibile corresponsabilità nei fatti riferiti, ne abbia fornito una versione non veritiera, ha l'onere di impugnarlo con la querela di falso, e non può limitarsi ad addurre, nel giudizio in cui quel rapporto è prodotto come fonte di prova, il conflitto d'interessi del verbalizzante al fine di escluderne l'efficacia probatoria privilegiata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22383 del 10 dicembre 2012)
Cass. civ. n. 6793/2012
In tema di querela di falso, il giudizio di ammissibilità e rilevanza non è riservato alla fase della sua proposizione, in quanto l'ordinanza che autorizza la presentazione non è suscettibile di passare in giudicato e, pertanto, non vincola il giudice della querela che, se non è obbligato a esaminare nuovamente la rilevanza, è tenuto a controllare che: a) che sulla genuinità del documento sia insorta contestazione; b) sia stato fatto uso del documento; c) il documento stesso sia idoneo a costituire prova contro l'istante.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6793 del 4 maggio 2012)
Cass. civ. n. 2525/2012
Qualora la querela di falso venga proposta nel giudizio davanti al tribunale in sede di appello avverso sentenza del giudice di pace, il tribunale stesso può provvedere su entrambi i processi con unica sentenza, come giudice di primo grado sulla questione di falso e come giudice di secondo grado sull'appello avverso la sentenza del giudice di pace. Ne consegue che le statuizioni del tribunale, nella duplice funzione, determinano l'autonomia dei mezzi di impugnazione, nel senso che la prima statuizione deve essere impugnata con l'appello e la seconda con il ricorso per cassazione.
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 2525 del 21 febbraio 2012)
Cass. civ. n. 30226/2011
In presenza di un foglio firmato in bianco sulla base di un preesistente accordo tra il firmatario e colui che ha poi proceduto a riempire il foglio, l'incertezza circa i termini di detto accordo preclude l'ammissibilità della querela di falso al sottoscrittore che voglia contestare la riconducibilità a sé medesimo del contenuto della scrittura.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 30226 del 30 dicembre 2011)
Cass. civ. n. 17900/2011
La previsione secondo cui la querela di falso può essere sempre proposta in qualsiasi stato e grado del giudizio (art. 221 c.p.c.) deve essere intesa nel senso che la relativa istanza, in primo o in secondo grado, deve comunque intervenire prima della rimessione della causa in decisione, quindi, al più tardi (ove anche in appello si opti per l'osservanza del sistema ordinario di decisione) entro l'udienza di precisazione delle conclusioni. (Principio enunciato in un giudizio introdotto in data successiva al 30 aprile 1995, nel quale la querela di falso era stata dichiarata inammissibile in quanto proposta con la memoria di replica).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17900 del 31 agosto 2011)
Cass. civ. n. 12130/2011
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12130 del 3 giugno 2011)
Cass. civ. n. 18989/2010
Nel caso di sottoscrizione di documento in bianco, colui che contesta il contenuto della scrittura è tenuto a proporre la querela di falso soltanto se assume che il riempimento sia avvenuto "absque pactis", in quanto in tale ipotesi il documento esce dalla sfera di controllo del sottoscrittore completo e definitivo, sicché l'interpolazione del testo investe il modo di essere oggettivo dell'atto, tanto da realizzare una vera e propria falsità materiale, che esclude la provenienza del documento dal sottoscrittore; qualora, invece, il sottoscrittore, che si riconosce come tale, si dolga del riempimento della scrittura in modo difforme da quanto pattuito, egli ha l'onere di provare la sua eccezione di abusivo riempimento "contra pacta" e, quindi, di inadempimento del mandato "ad scribendum" in ragione della non corrispondenza tra il dichiarato e ciò che si intendeva dichiarare, giacché attraverso il patto di riempimento il sottoscrittore medesimo fa preventivamente proprio il risultato espressivo prodotto dalla formula che sarà adottata dal riempitore.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18989 del 1 settembre 2010)
Cass. civ. n. 17465/2010
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 17465 del 23 luglio 2010)
Cass. civ. n. 25722/2008
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 25722 del 24 ottobre 2008)
Cass. civ. n. 25556/2008
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 25556 del 21 ottobre 2008)
Cass. civ. n. 21092/2007
Nel giudizio di appello avente ad oggetto una querela di falso, è necessario che la pendenza del medesimo venga comunicata al P.M. presso il giudice ad quem – affinché sia posto in grado di intervenire – e non al P.M. presso il giudice a quo che non è legittimato a proporre impugnazione. La conseguente omissione è causa di nullità del giudizio di appello e della relativa sentenza, a nulla rilevando l'insanabile difetto di legittimazione della parte che ha promosso il giudizio, poiché alla presenza del P.M. si collega un interesse pubblico.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 21092 del 9 ottobre 2007)
Cass. civ. n. 12086/2007
La querela di falso civile in via incidentale o principale è consentita contro l'atto pubblico o le scritture private, cioè in genere contro le prove documentali precostituite, in quanto facciano fede ai sensi degli artt. 2699 e 2702 c.c., ed è diretta a togliere ai medesimi la fede che dovrebbero avere o hanno nel giudizio. Ne consegue che essa è ammissibile contro il verbale redatto dal consulente tecnico di ufficio – in relazione alla qualità di pubblico ufficiale dal medesimo rivestita –, costituente atto pubblico anche riguardo all'efficacia probatoria che esso spiega in ordine ai fatti che il consulente asserisce essersi verificati in sua presenza, ma non anche contro il contenuto della consulenza tecnica d'ufficio, la quale pur se redatta per iscritto si distingue dalla prova documentale e non fa pubblica fede delle affermazioni o constatazioni o giudizi in essa contenuti, potendo essere confutata con tutti i mezzi di prova senza necessità dell'esperimento della querela di falso, né impegnando il giudice, che può approvarla o disattenderla.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12086 del 24 maggio 2007)
Cass. civ. n. 26149/2006
La proponibilità della querela di falso in via incidentale presuppone la rilevanza del documento della cui autenticità si controverte; ciò non esclude che – accertata, all'esito del giudizio incidentale, la falsità di un documento – il giudice possa accogliere la domanda della parte, che si è avvalsa del medesimo, sulla base delle complessive risultanze processuali e senza attribuire valore di prova legale al documento dichiarato falso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 26149 del 6 dicembre 2006)
Cass. civ. n. 20415/2006
L'atto di citazione con il quale è proposta in via principale querela di falso relativa a un determinato documento può essere sottoscritto anche dal solo difensore munito di procura ad litem rilasciata in calce o a margine dell'atto, perché la procura speciale ad litem è astrattamente idonea a conferire il potere di proporre la querela di falso in via principale, mentre va in concreto accertato se, in considerazione del contenuto e dell'oggetto dell'atto di citazione, la volontà della parte di proporre querela possa ritenersi univocamente espressa con il conferimento della procura ad litem e tale volontà deve ritenersi sussistente allorché la citazione sia esclusivamente diretta a proporre querela di falso in via principale, dato che non può – in virtù del principio della inscindibilità della procura dall'atto in calce o a margine del quale è apposta – sollevarsi alcun dubbio in ordine alla manifestazione della volontà della parte di proporre querela e di conferire al procuratore speciale il relativo potere, non essendo individuabile una diversa domanda, e tenuto conto anche del criterio ermeneutico di cui all'art. 1367 c.c. (principio di conservazione del negozio).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 20415 del 20 settembre 2006)
Cass. civ. n. 18484/2006
La competenza a conoscere della querela di falso in via principale ex art. 221 c.p.c. appartiene inderogabilmente, stante il previsto intervento obbligatorio del P.M., al giudice individuabile secondo il criterio del foro generale delle persone di cui agli artt. 18 ss. c.p.c., – e pertanto, trattandosi di persona giuridica, ex art. 19 c.p.c. –, senza che possano assumere al riguardo rilievo gli effetti della pronuncia sui rapporti giuridici della cui prova si tratta.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18484 del 25 agosto 2006)
Cass. civ. n. 13190/2006
La querela di falso proposta in via principale dà luogo ad un giudizio autonomo volto ad accettare la falsità materiale di un atto pubblico o di una scrittura privata autenticata o riconosciuta, ovvero la divergenza, in un atto pubblico, fra la dichiarazione e gli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o essere stati da lui compiuti e quanto effettivamente avvenuto, al fine di paralizzarne l'efficacia probatoria. All'esito di siffatto giudizio, l'eventuale accertamento della falsità spiega i suoi effetti “erga omnes”, e, quindi, oltre il limite del giudicato, senza, peraltro, che da tali effetti risulti esclusa la possibilità che al relativo giudizio partecipino tutti coloro che da esso potrebbero subire qualche effetto. In considerazione delle richiamate peculiarità, il giudizio introdotto con la querela di falso in via principale non tollera la proposizione di altre domande, nemmeno se dipendenti, nell'esito, dalla prima, e nemmeno se risarcitorie, per la cui definizione, del resto, non sarebbe sufficiente l'affermazione della falsità del documento, essendo pur sempre necessaria una ulteriore indagine, volta ad individuare i soggetti tenuti al risarcimento e ad accertare la sussistenza del dolo o della colpa.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13190 del 5 giugno 2006)
Cass. civ. n. 7235/2006
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7235 del 29 marzo 2006)
Cass. civ. n. 9713/2004
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9713 del 21 maggio 2004)
Cass. civ. n. 1929/2003
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1929 del 10 febbraio 2003)
Cass. civ. n. 9909/2001
Per contestare le affermazioni contenute in un verbale proveniente da un pubblico ufficiale su circostanze oggetto di percezione sensoriale, e come tali suscettibili di errore di fatto – nella specie la rilevazione del numero di targa di un'auto – non è necessario proporre querela di falso, ma è sufficiente fornire prove idonee a vincere la presunzione di veridicità del verbale, secondo l'apprezzamento rimesso al giudice di merito.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9909 del 20 luglio 2001)
Cass. civ. n. 8925/2001
La querela di falso non può essere proposta se non allo scopo di togliere ad un documento (atto pubblico o scrittura privata) la idoneità a far fede e servire come prova di determinati rapporti, sicché, ove siffatte finalità non debbano essere perseguite, in quanto non sia impugnato un documento nella sua efficacia probatoria, né debba conseguirsi l'eliminazione del documento medesimo o di una parte di esso, né si debba tutelare la fede pubblica, ma si controverta soltanto su di un errore materiale incorso nel documento (configurabile nel caso di mera “svista” che non incide sul contenuto sostanziale del documento, rilevabile dal suo stesso contenuto e tale da non esigere una ulteriore indagine di fatto), la querela di falso non è ammissibile.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8925 del 2 luglio 2001)
Cass. civ. n. 1537/2001
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1537 del 3 febbraio 2001)
Cass. civ. n. 15526/2000
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15526 del 7 dicembre 2000)
Cass. civ. n. 9804/2000
La sentenza, considerata quale provvedimento del giudice tipicamente decisorio nell'ambito del procedimento nel quale è stata pronunciata (e non quale documento probatoriamente rilevante ab extrinseco in altro giudizio) non rientra nel novero degli atti contro i quali può proporsi querela di falso, tali essendo quelli la cui falsità rileva nel processo civile per l'attitudine ad ingenerare l'erroneo convincimento del giudice.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9804 del 26 luglio 2000)
Cass. civ. n. 8362/2000
La querela di falso, sia essa proposta in via principale ovvero incidentale, ha il fine di privare un atto pubblico (od una scrittura privata riconosciuta) della sua intrinseca idoneità a «far fede», a servire, cioè, come prova di atti o di rapporti, mirando così, attraverso la relativa declaratoria, a conseguire il risultato di provocare la completa rimozione del valore del documento, eliminandone, oltre all'efficacia sua propria, qualsiasi ulteriore effetto attribuitogli, sotto altro aspetto, dalla legge, e del tutto a prescindere dalla concreta individuazione dell'autore della falsificazione. Ne consegue che la relativa sentenza, eliminando ogni incertezza sulla veridicità o meno del documento, riveste efficacia erga omnes, e non solo nei riguardi della controparte presente in giudizio.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8362 del 20 giugno 2000)
Cass. civ. n. 14137/1999
Per la contestazione della data della sottoscrizione apposta dalla parte ad una procura speciale rilasciata in calce o a margine degli atti di cui all'art. 83, terzo comma, c.p.c. e autenticata dal difensore è necessario lo speciale procedimento della querela di falso di cui agli artt. 221 e ss. c.p.c., in quanto deve riconoscersi al difensore il potere di certificare non soltanto l'autografia della sottoscrizione ma anche la data di apposizione della stessa.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 14137 del 16 dicembre 1999)
Cass. civ. n. 5383/1999
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5383 del 2 giugno 1999)
Cass. civ. n. 2773/1997
La procura speciale, necessaria (art. 221 c.p.c.) per proporre la querela di falso da persona diversa dalla parte, se conferita al difensore a margine o in calce all'atto di citazione per la proposizione della stessa querela in via principale, non necessita di specificazione del documento impugnato, perché il collegamento con l'atto su cui è apposta elimina ogni incertezza sull'oggetto di essa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2773 del 28 marzo 1997)
Cass. civ. n. 2284/1996
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2284 del 19 marzo 1996)
Cass. civ. n. 9313/1995
Al fine di disattendere le risultanze di un atto pubblico non è necessaria la proposizione dell'impugnativa di falso qualora dal contesto del documento risulti in modo palese ed inequivoco la ricorrenza di elementi tali da lasciar ragionevolmente presumere la mancanza di un preordinato intento di immutazione del vero, potendo la divergenza dei dati ricondursi ad un mero errore materiale. (Nella specie, in caso di notifica a mezzo posta, il giudice di merito aveva considerato come data di notificazione quella che risultava scritta a mano nella parte dell'avviso contenente la stampigliatura predisposta per la dichiarazione di ricezione da parte del destinatario, ritenendo irrilevante in contrario, in mancanza di querela di falso, che la data così indicata coincidesse con quella di spedizione del plico, avvenuta da un ufficio distante alcune centinaia di chilometri, e che in altra parte del documento risultasse apposta, mediante il timbro dell'ufficio postale ricevente, la data del giorno successivo. La Suprema Corte, precisato che nella fattispecie trovava applicazione l'ultimo comma della L. 20 novembre 1982, n. 890, il quale in caso di mancanza o incertezza della data di consegna fa decorrere i termini da quella risultante dal bollo dell'ufficio postale che restituisce il plico, ha annullato la decisione ribadendo il principio di cui alla massima).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9313 del 5 settembre 1995)
Cass. civ. n. 2516/1995
Il decreto di archiviazione della denuncia penale per il reato di falso, essendo insuscettibile di passare in giudicato, non impedisce la presentazione della querela di falso, che è lo strumento processuale di contestazione della veridicità di quanto è attestato dal pubblico ufficiale nell'atto pubblico attraverso un giudizio che, pur conducendo, come il procedimento penale di falso, alla eliminazione della efficacia rappresentativa del documento risultato falso, da questo si differenzia per la funzione e l'oggetto in quanto tende a dimostrare la totale o parziale non rispondenza al vero di un determinato documento nel suo contenuto obiettivo o nella sua sottoscrizione e non ad identificare l'autore della falsificazione, ai fini dell'applicazione della sanzione penale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2516 del 4 marzo 1995)
Cass. civ. n. 39/1995
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 39 del 3 gennaio 1995)
Cass. civ. n. 6699/1994
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6699 del 16 luglio 1994)
Cass. civ. n. 889/1993
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 889 del 12 novembre 1993)
Cass. civ. n. 4773/1993
Attiene alla fase dell'ammissibilità, e non del merito, della querela di falso, la questione dell'impugnabilità dell'attestazione di testi fidefacenti in un testamento pubblico riguardo all'identificazione del testatore, poiché pur essendo distinto il giudizio della rilevanza della querela rispetto a quello sulla valutazione della natura del documento, al giudice del procedimento rescindente è attribuito il compito di accertare non solo la rilevanza o meno del falso ma anche la natura del documento, costituendo tale indagine, sul piano logico e cronologico, un momento necessariamente anteriore a quella relativa alla ritualità e rilevanza.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4773 del 23 aprile 1993)
Cass. civ. n. 3914/1993
Quando la querela di falso sia stata proposta in corso di causa per contestare che certe dichiarazioni siano state rese dalla parte o che certi fatti siano avvenuti in presenza del pubblico ufficiale, ed, in altri termini, per opporre la falsità ideologica dell'atto pubblico, l'esame che è demandato al giudice della causa principale sulla rilevanza del documento al fine dell'autorizzazione della presentazione della querela comprende anche la valutazione della natura di atto pubblico o di scrittura privata del documento, dato che da questo dipende la sua efficacia probatoria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3914 del 1 aprile 1993)
Cass. civ. n. 9013/1992
In tema di querela di falso, la circostanza che nel processo penale contro i presunti autori del falso costoro abbiano ammesso la falsità della scrittura in contestazione o dichiarato di non volersene avvalere non esclude la persistenza dell'interesse della parte, che abbia proposto in via principale la querela suddetta, alla prosecuzione del relativo giudizio fin quando non intervenga la sentenza di accertamento della falsità, munita della sua efficacia erga omnes, anche se questa si limiti a recepire – senza che sia disposta istruttoria – l'ammissione della falsità oggettiva del documento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9013 del 27 luglio 1992)
Cass. civ. n. 2790/1991
Ai sensi dell'art. 221 c.p.c., l'indicazione degli elementi e delle prove a supporto della querela di falso deve avvenire secondo i modi stabiliti dalla legge processuale e, perciò, ove si tratti di prova testimoniale, mediante indicazione specifica, ai sensi dell'art. 244 c.p.c., delle persone da interrogare e dei fatti, formulati in articoli separati, sui quali ciascuna di esse deve essere interrogata, mentre l'esercizio del potere discrezionale del giudice di consentire che detta indicazione avvenga, per quanto riguarda le persone, successivamente non può essere invocato per supplire ad una lacunosa iniziativa della parte che non abbia formulato alcuna richiesta di autorizzazione a siffatto differimento dell'adempimento cui era tenuta.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2790 del 15 marzo 1991)
Cass. civ. n. 8230/1990
In tema di querela di falso, l'indicazione degli elementi e delle prove della falsità, che il secondo comma dell'art. 221 c.p.c. richiede a pena di nullità, non è necessaria allorquando la falsità sia rilevabile ictu oculi e quindi non occorrano indagini istruttorie, diverse dall'esame del documento e dalla considerazione di fatti la cui certezza sia fuori discussione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8230 del 11 agosto 1990)
Cass. civ. n. 71/1986
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 71 del 10 gennaio 1986)
Cass. civ. n. 6016/1985
Con riguardo alla querela di falso in corso di causa, la «proposizione» della querela medesima, per la quale si esige l'iniziativa personale della parte o di un procuratore speciale (art. 221 del codice di procedura civile), è l'atto introduttivo della fase preliminare diretta a conseguire la autorizzazione alla «presentazione» della querela (art. 222 c.p.c.), mentre tale presentazione (che costituisce l'atto di promovimento del procedimento di falso civile) non è riservata alla parte, e, ove la proposizione sia stata effettuata davanti ad un giudice ordinario diverso dal tribunale, l'atto di citazione davanti a quest'ultimo può essere sottoscritto da difensore munito di procura rilasciata ai sensi dell'art. 83, terzo comma, c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6016 del 2 dicembre 1985)
Cass. civ. n. 6200/1984
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6200 del 28 novembre 1984)
Cass. civ. n. 688/1984
La corte d'appello, davanti alla quale sia stata proposta querela di falso, è tenuta ex art. 355 c.p.c. a compiere una indagine preliminare volta ad accertare l'esistenza o meno dei presupposti, che giustificano l'introduzione del giudizio di falso, e cioè se la querela sia stata ritualmente proposta a norma dell'art. 221 c.p.c., e se il documento impugnato di falsità sia rilevante per la decisione della causa. A seguito dell'esito positivo di detta indagine, la corte non può decidere in merito all'incidente, ma deve sospendere il procedimento di appello, per consentire la riassunzione della causa di falso davanti al tribunale in guisa che il relativo giudizio possa svolgersi con la garanzia del doppio grado di giurisdizione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 688 del 28 gennaio 1984)
Cass. civ. n. 4571/1983
Nel giudizio di falso, la prova della falsità del documento impugnato con l'apposita querela deve essere fornita dal querelante, che può valersi di ogni mezzo ordinario di prova, e quindi anche delle presunzioni, utilizzabili in particolare quando il disconoscimento dell'autenticità non si estenda alla sottoscrizione e sia lamentato il riempimento del documento fuori di qualsiasi intesa, con conseguente contestazione del nesso fra il testo ed il suo autore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4571 del 6 luglio 1983)
Cass. civ. n. 4472/1982
La procura speciale idonea a consentire al procuratore la proposizione della querela di falso ex art. 221 c.p.c. deve contenere la specificazione del documento o dei documenti che la parte intenda impugnare. Non costituisce, pertanto, una procura speciale ai fini predetti quella che si limiti alla mera indicazione del processo in cui la querela deve essere proposta anche se contenga una preventiva ratifica generica dell'operato del procuratore.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4472 del 10 agosto 1982)
Cass. civ. n. 5539/1981
La querela di falso può essere proposta dinanzi alla Corte di cassazione solo quando sia rivolta contro atti e documenti relativi al procedimento di legittimità, e non quando concerna documenti prodotti in fase di merito.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5539 del 22 ottobre 1981)
Cass. civ. n. 5167/1980
Nella querela di falso proposta in via principale l'istruzione della causa va condotta nei modi ordinari ai sensi degli artt. 187 e 188 c.p.c. e pertanto l'ordine di esibizione in giudizio di un documento, di cui il giudice ritenga necessaria l'acquisizione al processo, può essere disposta ad istanza di parte a norma dell'art. 210 c.p.c. (Nella specie il ricorrente sosteneva che il giudice avrebbe dovuto disporre d'ufficio l'acquisizione al processo della documentazione indicata dall'attore).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5167 del 8 settembre 1980)
Cass. civ. n. 4326/1978
La domanda con la quale un soggetto, riconoscendo o non disconoscendo come propria la sottoscrizione apposta ad un documento, neghi di essere autore delle dichiarazioni in esso contenute, e chieda un accertamento giudiziale in proposito, integra una querela di falso proposta in via principale, in quanto diretta a rompere il collegamento fra dichiarazione e sottoscrizione del documento stesso. La competenza territoriale a conoscere di detta domanda, pertanto, va determinata inderogabilmente secondo i criteri dettati dall'art. 18 c.p.c., e non può subire spostamenti per ragioni di connessione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4326 del 26 settembre 1978)
Cass. civ. n. 1053/1978
È valida la querela incidentale di falso proposta e confermata dal difensore munito di procura speciale rilasciata dalla parte in calce od a margine dell'atto di proposizione o rinnovazione della querela medesima, ritualmente depositato ed unito al verbale di udienza, ai sensi dell'art. 221 c.p.c., in quanto a detta procura non possono essere applicate le disposizioni previste dall'art. 83, terzo comma, c.p.c. per la diversa ipotesi del mandato speciale ad litem.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1053 del 2 marzo 1978)
Cass. civ. n. 1948/1976
Avverso la sentenza che pronuncia sulla querela di falso, con l'intervento obbligatorio del pubblico ministero (art. 221, terzo comma, c.p.c.), il ricorso per cassazione deve essere notificato anche alla predetta parte necessaria del processo. La mancata notificazione, peraltro, salvo il caso in cui il pubblico ministero sia l'unico contraddittore, non comporta l'inammissibilità della impugnazione, bensì l'obbligo di disporre l'integrazione del contraddittorio, ai sensi dell'art. 331, primo comma, c.p.c. L'obbligatorietà dell'intervento del pubblico ministero, nei casi espressamente previsti dalla legge (nella specie, giudizio di falso), comporta il dovere di informarlo del procedimento, al fine di porlo in condizione di esercitare i poteri attribuitigli dall'art. 72 c.p.c., ma non postula anche che un rappresentante di quell'ufficio debba necessariamente essere presente a tutte le udienze, ovvero prendere conclusioni orali o scritte.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1948 del 29 maggio 1976)
Cass. civ. n. 3708/1975
Ai sensi dell'art. 221, secondo comma, c.p.c., l'atto con il quale la querela di falso viene proposta, in via principale o in corso di causa, deve contenere, a pena di nullità dell'atto stesso, e, quindi, d'inammissibilità della querela, l'indicazione degli elementi e delle prove della dedotta falsità. Questa norma non si pone in contrasto con gli artt. 24 e 3 della Costituzione, e va conseguentemente dichiarata la manifesta infondatezza dell'eccezione di illegittimità costituzionale, sotto tale profilo sollevata; essa, infatti, non pone alcun termine perentorio pregiudizievole del diritto di difesa delle parti, limitandosi a prescrivere quali siano i requisiti necessari per il perfezionamento dell'atto processuale di impugnazione per falsità, né, d'altra parte, crea ingiusta disparità di trattamento fra chi proponga la querela di falso e chi chieda la verificazione di una scrittura privata disconosciuta, stante la sostanziale e strutturale diversità fra i due istituti con particolare riguardo all'atteggiarsi dell'onere della prova ed alla posizione processuale delle parti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3708 del 5 novembre 1975)
Cass. civ. n. 1814/1969
Il giudizio civile di falso (principale o incidentale) ed il procedimento penale di falso, pur conducendo entrambi in pratica alla eliminazione dell'efficacia rappresentativa del documento risultato falso, sono in realtà sostanzialmente differenti tra loro. Infatti, mentre l'uno tende soltanto a dimostrare la totale o parziale non rispondenza al vero di un determinato documento nel suo contenuto obiettivo o nella sua sottoscrizione, l'altro, al contrario, oltre che ad accertare il fatto della fabbricazione, mira ad identificarne l'autore, al fine di assoggettarlo alle pene stabilite dalla legge. Da ciò consegue: a) che pregiudiziale al giudizio di merito è la querela di falso e non il procedimento penale di falso; b) che il giudice della querela di falso, ove abbia notizia della pendenza di un procedimento penale di falso, non può disporre che la querela venga trasferita in detto procedimento, ma deve sospendere di provvedere in attesa della definizione del processo penale; c) che, infine, la sentenza penale che accerta il falso vincola bensì il giudice della querela civile a quanto essa sentenza ha ritenuto, ma non lo priva del potere-dovere di pronunciarsi sulla querela stessa. Pertanto, nell'ipotesi in cui il giudizio principale sia stato sospeso per la proposizione della querela di falso ex art. 221 c.p.c. e questo secondo processo, di natura incidentale, sia stato a sua volta sospeso, à sensi dell'art. 3 c.p.p., sino all'esito del giudizio penale di falso, il termine per la riassunzione del processo principale comincia a decorrere, à sensi e per gli effetti di cui all'art. 297 c.p.c., non dal passaggio in giudicato della sentenza che ha definito il giudizio penale di falso, ma dal passaggio in giudicato della sentenza che ha definito la controversia insorta in ordine alla querela di falso civile.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1814 del 23 maggio 1969)
Cass. civ. n. 2120/1943
La querela di falso incidentale per essere ammissibile deve avere per oggetto la invalidazione del documento impugnato, sul quale sia fondata la domanda o la eccezione, di guisa che l'accoglimento della querela importi necessariamente il rigetto dell'una o dell'altra.
(Cassazione civile, sentenza n. 2120 del 6 agosto 1943)
relative all'articolo 221 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 221 Codice proc. civile - Modo di proposizione e contenuto della querela | Quesito Q201821578
Giuseppe D. F. chiede
martedì 12/06/2018 - Liguria
“Ad una srl da me amministrata è stato notificato un avviso d'accertamento da parte dell'AE, senza che fossi stata informata della verifica svolta presso lo studio del commercialista (domicilio fiscale) e presso l'AE.
Per mezzo dell'accesso agli atti ho constatato che la mia firma apposta sul mandato a rappresentare la società nella procedura di verifica, autenticata dal commercialista, è palesemente falsa e che sulla base di tale mandato l'AE aveva svolto ogni contraddittorio con il commercialista che aveva firmato i verbali come "La parte", ivi incluso il PVC.
Indipendentemente da motivi di merito, ritengo che l'accertamento sia nullo, sia perché svoltosi in assenza dell'amministratore, sia perché il PVC non è stato comunicato/notificato alla parte.
Ho intenzione di depositare ricorso alla CTP, e presentare querela di falso; il procedimento tributario dovrebbe essere sospeso in attesa dell'accertamento sulla falsità della firma.
Il mio quesito riguarda le modalità di instaurazione del procedimento di querela di falso sia nel caso in cui si decida per instaurarlo in via incidentale che principale? anche in ordine all'individuazione del soggetto da convenire in tale giudizio: l'AE, il commercialista, o entrambi?
Sembra che la Suprema Corte abbia affermato che la dipendenza dei due procedimenti esiga la coincidenza dei soggetti partecipanti ad essi ed il commercialista sarebbe certamente estraneo al ricorso tributario.”
Consulenza legale i 15/06/2018
Con la querela di falso è possibile contestare, sia la falsità materiale (che investe gli elementi esterni del documento, come la firma, la data ecc.) che la falsità ideologica (che investe il contenuto intrinseco), dell’atto pubblico o di una scrittura privata autenticata o verificata, e cioè tutti quei documenti ai quali la Legge attribuisce efficacia di prova legale.
Nel caso de quo, se la domanda è stata correttamente compresa, la querela di falso verrà sollevata con riferimento alla scrittura privata autenticata con la quale la rappresentante legale della società avrebbe conferito mandato a difenderla ed ad assisterla al commercialista, durante le operazioni di verifica dell’Agenzia dell’Entrate.
Si tratta di un procedimento particolare che il Legislatore ha circondato di particolari formalità e cautele a causa delle conseguenze che lo stesso determina.
Una delle formalità è prevista dall’art. 9 c.p.c. che prevede la competenza esclusiva a decidere sulle querele di falso del Tribunale, circostanza che unitamente alle disposizioni che sanciscono la giurisdizione esclusiva delle commissioni tributarie a decidere in materia di imposte e di tasse, fanno sì che in questo caso la querela di falso debba essere proposta necessariamente in via principale, non potendo essere proposta in via incidentale.
Andranno quindi promossi due giudizi, uno innanzi alla Commissione Tributaria per l’impugnazione dell’avviso di accertamento e l’altro innanzi al Tribunale per impugnare la falsità del mandato a rappresentarla.
Sono due giudizi che hanno petitum, "il chiesto", e causa petendi, la "ragione del domandare", completamente differenti, ragion per cui non vi è la necessità che vi partecipino le medesime parti.
Se con la querela di falso si impugna la procura conferita al commercialista per la rappresentanza e difesa della società in quanto falsa, con il ricorso alla Commissione tributaria si impugna un avviso di accertamento che è nullo non perché si fonda su un documento che è falso ma perché non vi è stato il necessario preventivo contraddittorio con il contribuente (cfr. CTR Lombardia Sent. n. 492/07/2014)
Il PVC, infatti, sarebbe valido anche se non vi fosse stata apposta alcuna firma. La parte potrebbe, infattisempre rifiutarsi di firmarlo.
Chiaramente una volta rilevata la pendenza di un procedimento per querela di falso innanzi al Giudice ordinario, la Commissione Tributaria, ai sensi dell’art. 39 d.lgs. 546/1992 dovrà sospendere il processo fino a quando non sarà definita la questione dalla cui definizione dipende la decisione della causa.
Norma di riferimento: Articolo 221 Codice proc. civile - Modo di proposizione e contenuto della querela | Quesito Q201616419
venerdì 08/07/2016 - Liguria
“Mia madre effettuava donazione indiretta di un immobile a mio fratello, all'epoca studente, tenendo per se l'usufrutto. Poco prima della morte della madre le fece scrivere una dichiarazione ce diceva " i soldi che ti ho dato per l'acquisto del bene formano compensazione legale con quanto mi hai dato per aggiustarmi casa mia. Quindi nulla posso più richiederti."
Con questa dichiarazione il fratello cerca di evitare la collazione spostando su di me l'onere della prova del pagamento.
Io ho la testimonianza contraria dei parenti e la delega bancaria di mia madre a mio fratello che aveva qualunque facoltà sui suoi conti correnti. Posso con questi elementi limitare il valore della dichiarazione, magari anche con querela di falso e chiedere la collazione?”
Il nostro ordinamento riconosce valenza giuridica anche alle c.d. donazioni indirette, vale a dire quegli atti di liberalità che hanno il fine delle donazioni – la realizzazione di una liberalità – ma con mezzi diversi da quelli delle donazioni – senza quindi atti solenni sì come previsto dall’art. 769 c.c.
L’art. 809 del c.c. stabilisce infatti che questi atti di liberalità siano comunque soggetti alla revocazione per ingratitudine e per sopravvenienza di figli, alla riduzione e, infine, alla collazione.
L’art. 737 del c.c. prevede la collazione in favore dei coeredi di tutto ciò che è stato donato dal defunto, sia direttamente sia indirettamente, salvo che sia intervenuta una dispensa dalla collazione medesima; dispensa che “non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile”.
Nel caso di specie, la madre, successivamente defunta, ha donato un immobile ad uno dei figli, il quale le ha poi fatto firmare una dichiarazione con cui affermava la compensazione con altra somma di denaro prestata dal figlio alla madre, senza dunque aver nulla più a pretendere.
La questione è stabilire se tale dichiarazione (seppure con esiguità di informazioni) possa essere considerata alla stregua di una dispensa da qualsiasi conferimento in collazione del bene donato, ai sensi dell’art. 737 c.c. La dottrina è piuttosto uniforme nel ritenere che la dispensa è un atto unilaterale autonomo che non costituisce divieto ai patti successori (così C. Cass., 1/10/2003 n. 14590), e che può essere inserita tanto nel contratto di donazione (C. Cass., 10/2/2006 n. 3013) tanto nel testamento del donante.
Ciò premesso, nel caso di specie (ma sarebbe necessario avere maggiori informazioni) non pare essere ravvisabile alcuna volontà negoziale di dispensa dalla collazione, posto che nella dichiarazione si parla genericamente di “compensazione” fra debiti e crediti tra madre e figlio.
Pertanto, il fratello sarà tenuto al conferimento del bene donato dalla madre ai coeredi. Si badi che è stato affermato che – per il caso della donazione indiretta di un immobile – il conferimento per collazione riguarda il bene immobile e non l’eventuale denaro donato al fine di acquistare il bene (C. Cass., SS. UU., 5/8/1992 n.9282). Tale conferimento dovrà quindi essere disposto in natura oppure per imputazione (vale a dire, con l’imputazione del valore del bene alla quota ereditaria di propria spettanza, in quanto “acconto, o addirittura saldo, della quota ereditaria” – C. Cass., 27/4/2012 n. 6576), ai sensi dell’art. 746 c.c.
Si chiede inoltre se fosse possibile “limitare il valore della dichiarazione” mediante la proposizione di querela di falso: ciò non parrebbe possibile, in quanto lo scopo della querela di falso è quello di togliere efficacia probatoria ad un atto pubblico o ad una scrittura privata autenticata. La dichiarazione in esame non parrebbe essere configurabile né come atto pubblico né come scrittura privata autenticata, bensì sembra essere una semplice scrittura privata tra le parti, che pertanto non può essere oggetto del procedimento di cui agli artt. 221 e ss. c.p.c.
Si badi infine che, prima di adire le vie legali, occorre esperire il tentativo obbligatorio di mediazione, posto che si tratta di una causa avente come oggetto una successione ereditaria.
Norma di riferimento: Articolo 221 Codice proc. civile - Modo di proposizione e contenuto della querela | Quesito Q201512173
Laura P. chiede
martedì 20/01/2015 - Toscana
“Il quesito e':- Raccomandata ar non firmata per ricezione a cui era stata indirizzata e che il Tribunale ha sentenziato il 02.1.2012 che la firma era apocrifa. Le poste Italiane spa rifiutano ogni rimborso per il danno causato rispondendo :- 1-20.10.2003 ripeto anno 2003 .....circa la richiesta di risarcimento danni la vigente normativa (art 19D.lgs luglio 1999n261 dall'art 6 del codice postale (DPR 29.03.73 nr 156) 2- 06.3.2013 ripeto anno 2013 visto il tempo trascorso la informiamo che la relativa documentazione non e' piu' agli atti in quanto prescrive il DPR 156/1973 art 20 comma 3 in ordine alla prescrizione triennale del diritto dell'utente con riguardo ad eventuali disservizi nell'ambito del servizio universale . Ho piu' volte di risolvere la questione bonariamente ma purtroppo senza esito. Vogliamo sapere se quanto avuto in risposta sta in piedi in tutti i sensi. Se ci sono le basi per instaurare una causa per avere i danni subiti che pero' al momento non posso piu sostenere ulteriori spese giudiziarie. Distinti saluti”
Consulenza legale i 20/01/2015
Per rispondere al quesito proposto va premesso che, da ciò che si evince dal quesito e dalla documentazione che si è potuto esaminare, non è stato mai avviato un giudizio nei confronti di Poste Italiane (cioè, non è mai stata proposta una vera e propria domanda giudiziale).
Vi sono solo due richieste che sembrano aver ricevuto risposta scritta da parte delle Poste: una nel 2003, ove di fatto Poste Italiane non prendeva posizione circa la richiesta di risarcimento, limitandosi a citare la normativa vigente; l'altra nel 2013, ove dichiarava che si era ormai prescritto il diritto al risarcimento, essendo trascorsi oltre tre anni dall'accaduto.
Vi è innanzitutto da premettere che la normativa citata da Poste Italiane è corretta.
Il servizio universale cui fa riferimento la normativa citata dalle Poste comprende la distribuzione della corrispondenza fino a 2 kg, dei pacchi fino a 20 kg, delle raccomandate e assicurati nonché della cosiddetta "posta massiva" (comunicazioni bancarie, bollette, etc.).
Quindi, il nostro caso rientra tra quelli regolati dall'art. 20 del D.P.R. 156/1973 (l'art. 6 del medesimo decreto stabilisce fra l'altro che "L'Amministrazione non incontra alcuna responsabilità per i servizi postali, di bancoposta e delle telecomunicazioni fuori dei casi e dei limiti espressamente, stabiliti dalla legge"). Pertanto sembra che il disservizio reso nella consegna della raccomandata rientri fra quelli per cui è prevista la prescrizione triennale (art. 20, comma 3, del citato decreto).
Tuttavia, ci sembra, che il diritto al risarcimento del danno contemplato dal testo unico in materia postale presupponga quale soggetto attivo, legittimato a richiederlo, chi ha eseguito la spedizione della raccomandata (cioè il "cliente" della posta) e non propriamente chi ha subito un indiretto pregiudizio a causa di un disservizio reso nell'eseguire una attività richiesta da altri (qui, Agenzia delle Entrate).
Pertanto, si potrebbe anche ipotizzare una interpretazione della norma secondo la quale la prescrizione triennale non vale per il terzo che subisca danni a causa dell'inadempimento di Poste Italiane ad un incarico assunto per conto di un altro soggetto.
Di conseguenza, si potrebbe ritenere che il caso in esame rientri fra quelli ordinari di risarcimento del danno extracontrattuale, il cui relativo diritto si prescrive in 5 anni ai sensi dell'art. 2947 del c.c..
Per rispondere al quesito, quindi, si può affermare che se il diritto al risarcimento non è ancora prescritto, esso può essere fatto valere giudizialmente.
Se il risarcimento richiesto a Poste Italiane rientrasse fra quelli che si prescrivono in tre anni, le strade per evitare la prescrizione sarebbero state le seguenti:
- convenire nel giudizio di falso anche Poste Italiane (durante lo svolgimento della causa la prescrizione sarebbe rimasta interrotta, v. art. 2945 del c.c.);
- interrompere il decorso della stessa mediante raccomandate a.r. da inviare regolarmente prima della scadenza triennale (es. marzo 2003 - febbraio 2006 - gennaio 2009 - dicembre 2011 - novembre 2014). La prescrizione può infatti essere interrotta mediante lettera di messa in mora, in cui si faccia valere in maniera espressa ed inequivocabile il proprio diritto, dimostrando di essere pronti ad adire la via giudiziale in assenza di un adempimento spontaneo.
Laddove non sia stata svolta questa attività di interruzione della prescrizione, si dovrebbe ritenere che il diritto sia ormai prescritto.
Identiche valutazioni vanno svolte laddove si possa configurare il diritto al risarcimento come ordinario illecito extracontrattuale (art. 2043 del c.c.): posto che il termine è quinquiennale, in assenza di una regolare interruzione dello stesso dal 2001 (anno in cui si sono svolti i fatti illeciti) ad oggi, il diritto al risarcimento sarebbe ormai prescritto.
Si dovrà quindi valutare, con tutta la documentazione alla mano, se sono state inviate lettere di messa in mora tali da aver regolarmente interrotto il decorso del termine prescrizionale.
Infine, dal punto di vista penale, è stato ritenuto in giurisprudenza che il postino che falsifichi la firma sull'avviso di ricevimento di una raccomandata possa essere condannato per il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici ex art. 476 del c.p. (v. ad esempio Cass. civ., sez. V, 21.2.2014, n. 8422). Anche conoscendo chi materialmente abbia falsificato la firma, al fine di denunciarlo, sembrerebbe comunque già scaduto il termine di prescrizione, che è di 6 anni, in relazione al primo comma dell’art. 476 c.p. ed, invece, di 10 anni in relazione al secondo comma dell’art. 476 c.p.
Norma di riferimento: Articolo 221 Codice proc. civile - Modo di proposizione e contenuto della querela | Quesito Q20114797
mercoledì 14/12/2011 - Lazio
“Buongiorno, vorrei sapere se,volendo impugnare un testamento olografo,si deve prima tentare la conciliazione/conciliazione,oppure se si può procedere direttamente alla citazione in tribunale.Qualora si agisce direttamente con la citazione,il tribunale fissa l'udienza oppure obbliga a procedere alla mediazione? grazie, Carlo.”
Dal 21 marzo 2011 il ricorso alla mediazione civile è divenuto obbligatorio per la risoluzione delle controversie, pena l'improcedibilità e improponibilità dell'azione giurisdizionale, nelle materie indicate nell'art. 5 comma 1 del d.lgs. 28/2010. In relazione a tale articolo la materia delle successioni è soggetta all'obbligatorietà della mediazione per tutte le controversie concernenti le impugnazioni dei patti successori, le impugnazioni di testamento, le azioni di impugnazione di quota legittima, le azioni per impugnazioni di legato.
Qualora si agisse direttamente con la citazione, l'improcedibilità dovrà essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d'ufficio dal giudice non oltre la prima udienza. In questo caso il giudice dovrà assegnare alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione.

References: Articolo 221

Articolo 221
 art. 2700
 art. 2702
 sentenza 
 sentenza 
 art. 99
 art. 18
 art. 183
 sentenza 
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 art. 47
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 art. 221
 art. 19
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 art. 355
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 Articolo 221
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 art. 2945
 art. 476
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