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Timestamp: 2017-09-24 19:15:46+00:00

Document:
CONDOMINIO | Diritto Civile Contemporaneo
Con ordinanza n. 9316 del 11 aprile 2017, la Seconda Sezione ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione, oggetto di contrasto, concernente il regime proprietario della costruzione realizzata, su suolo comune (ed in violazione dei limiti ex art. 1102 c.c.), da uno solo dei comunisti.
Secondo un primo orientamento, per il principio dell’accessione (art. 934 c.c.) la costruzione su suolo comune è anch’essa comune, salvo contrario accordo scritto ad substantiam (Cass. 11 novembre 1997 n. 11120); un altro e più recente orientamento – che l’ordinanza di remissione non ritiene di poter condividere – ha invece affermato che la disciplina dell’accessione si applica soltanto alle costruzioni su suolo altrui, mentre nell’ipotesi di costruzione su fondo comune prevale la disciplina della comunione, con la conseguenza che l’opera diviene di comproprietà dei non costruttori solo se essa sia stata realizzata in conformità di detta disciplina, cioé nel rispetto dei limiti al comproprietario all’uso delle cose comuni (art. 1102 c.c.): conseguentemente le opere abusivamente create divengono di proprietà esclusiva del costruttore (Cass. 27 marzo 2007 n. 7523)
Questo articolo è stato pubblicato in ACCESSIONE, COMUNIONE, CONDOMINIO, DIRITTI REALI, PROPRIETA' il 12 aprile 2017 da diritto civile contemporaneo.
Atti emulativi e abuso del diritto nei rapporti condominiali
Con sentenza Cass. 1209 – 2016 (in Foro it., 2016, I, c. 842, con nota di R. PARDOLESI, Atti emulativi e norme decorative), la Corte di Cassazione ha arricchito il panorama giurisprudenziale in tema di atti emulativi nel condominio (per una ricognizione del quale v. G. BORDOLLI, Atti emulativi nel condominio, in Immobili & proprietà, 2009, p. 723 ss.) affermando il principio secondo cui, «tenuto conto che, ai sensi dell’art. 833 c.c., integra atto emulativo esclusivamente quello che sia obiettivamente privo di alcuna utilità per il proprietario ma dannoso per altri, è legittima e non configura abuso del diritto la pretesa del condomino al rispristino dell’impianto di riscaldamento centralizzato soppresso dall’assemblea dei condomini con delibera dichiarata illegittima, essendo irrilevanti sia la onerosità per gli altri condomini – nel frattempo dotatisi di impianti autonomi unifamiliari – delle opere necessarie a tale ripristino sia l’eventuale possibilità per il condomino di ottenere eventualmente, a titolo di risarcimento del danno, il ristoro del costo necessario alla realizzazione di un impianto di riscaldamento autonomo».
La controversia decisa dalla Suprema Corte era infatti scaturita da una delibera condominiale di disattivazione dell’impianto centralizzato di riscaldamento dell’edificio successivamente dichiarata nulla, con sentenza passata in giudicato, in seguito all’impugnazione dell’unica condomina dissenziente. Quest’ultima aveva pertanto richiesto al condominio l’immediato ripristino dell’impianto centralizzato di riscaldamento, ricevendo una risposta negativa fondata sul rilievo che tutti gli altri condomini si erano nel frattempo dotati dell’impianto autonomo e che, di conseguenza, una siffatta operazione avrebbe comportato ingenti spese (nell’ordine dei 200.000 euro) per la trasformazione e l’adeguamento alle nuove normative della centrale termica.
Di fronte a questo rifiuto la condomina de qua aveva fatto valere in giudizio la sua pretesa, la quale era stata accolta in primo grado, ma respinta in sede d’appello sulla base del principio del divieto dell’abuso del diritto: a tale riguardo il giudice di seconde cure aveva invero osservato, forte anche dell’evoluzione normativa diretta a incentivare la trasformazione degli impianti di riscaldamento centralizzati in quelli autonomi, che «vi sarebbe stata sproporzione fra l’utile conseguibile dall’attrice con il ripristino e quello imposto alla quasi totalità dei condomini, posto che la medesima avrebbe potuto dotarsi di impianto autonomo unifamiliare con adeguato ristoro per le spese al riguardo occorrenti, mentre sarebbe stato particolarmente oneroso per gli altri condomini ripristinare un impianto obsoleto e non in linea con le politiche di risparmio energetico e con le condizioni di sicurezza» (il passo è tratto dalla motivazione della pronuncia di Cassazione in commento).
Questo articolo è stato pubblicato in ABUSO DEL DIRITTO, CONDOMINIO il 9 marzo 2017 da diritto civile contemporaneo.
Le Sezioni Unite sulla natura extracontrattuale del danno da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare
Cass. sez. un. 10 maggio 2016 n. 9449 stabilisce il principio per cui, in tema di condominio negli edifici, allorquando l’uso del lastrico solare non sia comune a tutti i condomini, dei danni che derivino da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario o l’usuario esclusivo del lastrico solare (o della terrazza a livello), in quanto custode del bene ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia il condominio. Il concorso di tali responsabilità, salvo la prova contraria della riferibilità del danno all’uno o all’altro, va di regola stabilito secondo il criterio di imputazione previsto dall’art. 1226 c.c., il quale pone le spese di riparazione per un terzo a carico del proprietario o dell’usuario esclusivo del lastrico o della terrazza e per i restanti due terzi a carico del condominio.
In tal modo, le sezioni unite condividono le perplessità dell’ordinanza di rimessione in merito alla natura contrattuale della responsabilità in questione per violazione di obbligazioni propter rem, – ordinanza n. 13526 del 13 giugno 2014, in Dir. civ. cont., 4 luglio 2014, con nota di AMAGLIANI, Il danno arrecato dal lastrico solare tra responsabilità ex art. 2051 c.c., violazione di obbligazioni propter rem e riparto delle spese ex art. 1126 c.c. (a proposito di una recente ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite) – ma giungono comunque ad una regola di ripartizione della responsabilità «mutuata dall’art. 1126 c.c.», criterio di riparto delle spese di manutenzione ma anche «parametro legale» valevole ai fini della ripartizione del danno.
Questo articolo è stato pubblicato in CONDOMINIO il 12 maggio 2016 da diritto civile contemporaneo.
La Cassazione e l’acquisto per usucapione della servitù apparente
Questo articolo è stato pubblicato in CONDOMINIO, DIRITTI REALI, POSSESSO, SERVITÙ, USUCAPIONE il 19 novembre 2014 da diritto civile contemporaneo.
La soggettività del condominio negli edifici, i ripensamenti del legislatore e le esigenze della prassi (a proposito della legittimazione a richiedere l’equa riparazione per la irragionevole durata del processo in cui è stato parte esclusivamente l’amministratore condominiale)
Le Sezioni Unite, al fine di dirimere il contrasto manifestatosi nelle Sezioni semplici, hanno affrontato, con decisione n. 19663 del 18.9.2014, Rel San Giorgio, la questione della legittimazione a richiedere l’equa riparazione per la irragionevole durata del processo in cui è stato parte esclusivamente l’amministratore condominiale; e, con motivazione condivisibile, in relazione al caso de quo hanno affermato in capo all’amministratore condominiale la titolarità esclusiva del diritto di richiedere il ristoro previsto dalla L. 89 del 2001, negandola, nel contempo, al condomino uti singulus.
Questo articolo è stato pubblicato in CONDOMINIO, DIRITTI REALI, EQUA RIPARAZIONE PER DURATA IRRAGIONEVOLE DEL PROCESSO il 17 novembre 2014 da diritto civile contemporaneo.
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References: art. 1102
 sentenza 
 sentenza 

Cass. sez. 
 art. 2051
 art. 1126