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1 RAPPORTO ANNUALE 20142 3 L INPS AL SERVIZIO DEL PAESE4 5 INDICE PREFAZIONE PARTE I L INPS NELL ATTUALE CONTESTO SOCIO ECONOMICO DEL PAESE SCENARI POST CRISI: UNA NUOVA DISTRIBUZIONE DEI RISCHI Redditi e diseguaglianze PARTE II L INPS NEL 2014: IDENTITÀ E RISORSE L INPS NEL SISTEMA DI WELFARE La Mission e i valori di riferimento La Governance Le macrodimensioni delle attività istituzionali L Inps gestore di un modello di Welfare unico in Europa IL QUADRO DELLE RISORSE Le risorse relazionali Le risorse strutturali Le risorse umane I PRINCIPALI RISULTATI DEL 2014 La performance e il valore della produzione Gli obiettivi PARTE III I FLUSSI FINANZIARI LA SINTESI DEI RISULTATI DELLA GESTIONE GENERALE DEL 2014 Le Entrate Le Uscite Le riscossioni e i pagamenti correnti. I quadrimestre 2015 LA SPENDING REVIEW I risparmi di gestione6 PARTE IV LE PRESTAZIONI PENSIONISTICHE INTRODUZIONE LA SPESA PENSIONISTICA I PERCETTORI I percettori di pensione Inps LE PRESTAZIONI Le pensioni previdenziali Le prestazioni assistenziali PARTE V LE PRESTAZIONI A SOSTEGNO DEL REDDITO, DELLA FAMIGLIA, DEL LAVORO DI CURA E DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ INTRODUZIONE LE PRESTAZIONI A SOSTEGNO DEL REDDITO Gli interventi in costanza di rappor to di lavoro Gli interventi in caso di cessazione del rapporto di lavoro LE PRESTAZIONI A SOSTEGNO DELLA FAMIGLIA E DEL LAVORO DI CURA GLI INTERVENTI ASSISTENZIALI DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ PARTE VI LA TUTELA DELLA LEGALITÀ: LA VIGILANZA, LA LOTTA ALL EVASIONE CONTRIBUTIVA E LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE L ATTIVITÀ DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE LE NORME E LE AZIONI DI CONTRASTO ALLE FRODI Le norme e le azioni di contrasto al lavoro sommerso L ATTIVITÀ DI ACCERTAMENTO E VERIFICA AMMINISTRATIVA L ACCERTAMENTO E LA GESTIONE DEL CREDITO LA GESTIONE DEL CONTENZIOSO L ATTIVITÀ DI AUDIT7 PARTE VII OSSERVATORIO SULLE IMPRESE E I LAVORATORI IMPRESE E LAVORATORI Le Imprese L occupazione dipendente e autonoma I lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni La disoccupazione e la mobilità Il lavoro occasionale accessorio (voucher) PARTE VIII IL PATRIMONIO DELLE BANCHE DATI INFORMATICHE LE POLITICHE DELLE BANCHE DATI: Gli Osservatori statistici Il Sistema Integrato dei Casellari Centrali Gli Open Data FOCUS LA SPERIMENTAZIONE DELL AFFIDAMENTO ALL ISTITUTO DELLE FUNZIONI DI ACCERTAMENTO DEI REQUISITI SANITARI PER L INVALIDITA CIVILE APPROFONDIMENTO SULLE SALVAGUARDIE PENSIONISTICHE APPROFONDIMENTO SUL BENEFICIO PENSIONISTICO RICONOSCIUTO AGLI ADDETTI AI LAVORI PARTICOLARMENTE FATICOSI E PESANTI APPENDICE LA MIA PENSIONE Linee progettuali e primi risultati GLOSSARIO 2778 9 RAPPORTO ANNUALE 2014 PREFAZIONE L interminabile crisi economica, da cui speriamo il Paese stia finalmente uscendo, ci ha lasciato in eredità un terzo in più di famiglie povere e il raddoppio della disoccupazione. La crisi ha colpito tutti, o quasi tutti, ma non è stata uguale per tutti. Ha lasciato cicatrici profonde sulle fasce più deboli della popolazione e sui giovani. L INPS, gestore della quasi totalità del nostro sistema previdenziale e assistenziale e istituto che tocca le vite di oltre i due terzi della popolazione italiana, ha avuto un ruolo fondamentale nel tamponare questa emergenza sociale, ma non può ovviare ai limiti strutturali del nostro sistema di protezione sociale, a partire dall assenza di una rete di protezione di base. In questo rapporto troverete un rendiconto delle sempre più numerose prestazioni gestite dall Inps e delle sue molteplici attività ai confini fra previdenza, assistenza e mercato del lavoro. E un modo, questo, anche di condividere con voi il patrimonio informativo dell Istituto, che è oggi la fonte più completa di documentazione statistica sul sistema di welfare italiano. I dati raccolti dall Inps sono fondamentali per valutare il grado di attuazione e l efficacia dei tanti schemi di redistribuzione delle risorse operanti nel nostro paese. Come parte integrante dell operazione di trasparenza avviata nel marzo 2015, questo rapporto vuole infatti permettere ai cittadini di meglio giudicare l Istituto e le politiche sociali che l Inps deve mettere in atto. Ci auguriamo che il materiale raccolto in questo rapporto possa anche offrire spunti per riforme che possano migliorare le proprietà distributive e l efficacia del nostro sistema di protezione sociale. E un modo di mettere il capitale umano racchiuso all Inps al servizio del Paese. Roma, 8 luglio 2015 IL PRESIDENTE Tito Boeri 910 11 PARTE 1 L INPS NELL ATTUALE CONTESTO SOCIO ECONOMICO DEL PAESE SCENARI POST CRISI: UNA NUOVA DISTRIBUZIONE DEI RISCHI REDDITI E DISEGUAGLIANZE 12 1212 PARTE I L INPS NELL ATTUALE CONTESTO SOCIO ECONOMICO DEL PAESE SCENARI POST CRISI: UNA NUOVA DISTRIBUZIONE DEI RISCHI REDDITI E DISEGUAGLIANZE La lunga recessione da cui il nostro Paese sembra finalmente uscito ha profondamente modificato la situazione sociale del paese, in particolare per quanto riguarda la geografia delle diseguaglianze e della povertà economica 1. La contrazione del reddito che le famiglie italiane hanno sperimentato non è stata infatti omogenea tra la popolazione ma ha, al contrario, colpito alcune categorie sociali molto più di altre 2. Tale aspetto può essere colto mediante la figura 1.1, la quale mostra la variazione, rispetto al periodo immediatamente precedente l inizio della crisi (il 2008), del reddito disponibile reale equivalente 3 di ciascun decimo della popolazione italiana ordinata per valori crescenti del reddito. In tal modo, il primo decimo della popolazione identifica il 10 per cento più povero in termini di reddito mentre l ultimo decimo quello più ricco 4. Come mostra la figura, in termini reali il reddito disponibile equivalente del 10 per cento più povero della popolazione italiana si è ridotto di oltre il 27% rispetto al 2008, mentre quello del 10 per cento più ricco ha subito una caduta significativamente inferiore, pari a poco più del 5%. Inoltre, il decile mediano, ovvero il 10 per cento della popolazione collocato al centro della distribuzione dei redditi, ha subito una riduzione simile a quella del decimo più agiato, una prima conferma che la crisi ha colpito sì tutta la popolazione, ma ha gravato maggiormente sulle fasce già deboli. POVERI SEMPRE PIÙ POVERI Figura 1.1 Variazione percentuale del reddito disponibile equivalente reale rispetto al 2008 per diverse fasce di reddito Variazione % del reddito reale 0% -5% -10% -15% -20% -25% -30% Primo decimo Decile mediano Ultimo decimo Fonte: nostre elaborazioni su dati IT- SILC (vari anni). I redditi sono stati aggiornati al 2013 mediante l indice Istat FOI senza tabacchi. Indici calcolati sull intera popolazione, la scala di equivalenza impiegata è quella Ocse modificata Per una analisi approfondita sugli effetti della crisi si veda Brandolini A. (2014), Il Grande Freddo. I bilanci delle famiglie italiane dopo la Grande Recessione. Bologna, Il Mulino. 2 - Le valutazioni sull evoluzione della povertà presentate in questo capitolo sono basate sull indagine annuale Istat IT-SILC, Italian Survey on Income and Living Conditions. L indagine, condotta su un campione di circa 70mila individui, costituisce una delle principali fonti di dati per i rapporti dell Unione Europea sulla situazione sociale dei paesi membri. 3 - Il confronto tra i redditi di anni diversi è in termini reali, ovvero rivalutando tutti i redditi al 2013 mediante l indice FOI. Il reddito equivalente è una misura del reddito a disposizione di ciascun membro della famiglia tenendo conto delle economie di scala generate da famiglie con numerosità e composizione diverse. La scala di equivalenza impiegata è quella Ocse Modificata. 4 - Per facilitare la lettura della figura vengono riportate le variazioni per soli 3 decimi della popolazione, quello più povero, quello mediano e quello più ricco.13 RAPPORTO ANNUALE 2014 La principale conseguenza di un tale fenomeno è stata il forte aumento dell intensità della povertà, che tra il 2008 ed il 2013 ha subito un aumento di più del 20%, passando dal 5,5% al 7% sull intera popolazione 5. Nonostante ciò, gli indicatori di diseguaglianza e povertà più comunemente impiegati a livello europeo difficilmente catturano queste dinamiche. Ad esempio, l indice di diseguaglianza di Gini 6 tra il 2008 e il 2013 è aumentato poco meno del 5% (da 0,311 a 0,324 per cento) mentre l indice di diffusione della povertà relativa Eurostat 7 è passato dal 18,6 al 19,6 per cento, entrambe variazioni poco o per niente significative al netto dell errore campionario 8. Degli indici di povertà e diseguaglianza che colgano al meglio le dinamiche di cui sopra devono necessariamente tenere in considerazione due aspetti: la caduta generalizzata del reddito disponibile delle famiglie e, allo stesso tempo, il progressivo e sostenuto impoverimento reale del ceto meno abbiente della popolazione. La figura 1.2 presenta l evoluzione temporale di due indici che tengono in considerazione entrambi questi aspetti: il primo, l indice di diseguaglianza GE2, è molto sensibile a quanto avviene nella parte bassa della distribuzione dei redditi 9, mentre il secondo, l indice di povertà PR08, è pari all indice di povertà relativa impiegato dall Eurostat (ovvero il numero di poveri rispetto al totale della popolazione) ma con un reddito di riferimento (al di sotto del quale si è considerati poveri) tenuto costante ai valori del 2008 (l anno immediatamente prima quello della crisi) ed aggiornato annualmente solo rispetto all inflazione. Si tratta dunque di un indicatore simile ad un indice di povertà assoluta, volto cioè a misurare il fabbisogno minimo di risorse necessarie a condurre una vita dignitosa, a prescindere dall evoluzione complessiva dei redditi della popolazione. Il quadro che emerge impiegando questi indici segnala una situazione sociale in progressivo peggioramento: la quota di persone povere secondo l indice PR08 è aumentata significativamente, passando in soli 6 anni dal 18 al 25 per cento della popolazione, ovvero da 11 a 15 milioni. Allo stesso tempo, la diseguaglianza dei redditi è cresciuta a tassi sostenuti, con un incremento dell indice pari al 39% tra il 2008 e il 2013 (da 0,21 nel 2008 a 0,32 nel 2013). 5 - L indice di intensità della povertà impiegato è il Poverty Gap. L indice misura la distanza media del reddito dei poveri dalla soglia di povertà (calcolata secondo la metodologia Eurostat). 6 - L indice di diseguaglianza di Gini è una misura di concentrazione dei redditi che varia tra 0 (massima eguaglianza) e 1 (massima diseguaglianza). 7 - L indice di diffusione della povertà relativa Eurostat è dato dal rapporto tra il numero dei poveri e l intera popolazione. I poveri sono coloro che hanno un reddito inferiore ad una determinata linea di povertà, che nel caso dell Eurostat corrisponde al 60% del reddito disponibile equivalente mediano. 8 - L indice di Gini è poco sensibile alle modifiche nella distribuzione dei redditi che avvengono nelle code, esattamente dove la crisi ha avuto gli effetti più intensi. L indice di povertà relativa dipende invece dalla linea di povertà impiegata per identificare i poveri. Tuttavia, in una situazione di contrazione generalizzata del reddito la linea stessa si riduce, lasciando così sostanzialmente invariata la quota di poveri sul totale. 9 - L indice GE2 è l indice di Entropia Generalizzata con un parametro di avversione alla diseguaglianza pari a 2. Maggiore è il valore del parametro di avversione, maggiore è il peso che l indice pone sui redditi della parte bassa della distribuzione. 1314 PARTE I L INPS NELL ATTUALE CONTESTO SOCIO ECONOMICO DEL PAESE Figura 1.2 POVERTÀ E DISEGUAGLIANZA IN FORTE AUMENTO 25% 24% 23% 22% 21% 20% 19% 18% Diseguaglianza (GE2) - asse DX Povertà calcolata con linea fissa al 2008 (PR08) 34% 32% 30% 28% 26% 24% 22% 20% Fonte: Elaborazioni degli autori su dati SILC (vari anni). Le figure 1.1 e 1.2 delineano un quadro sostanzialmente in linea con la percezione comune sulla entità della crisi che ha attraversato l economia italiana: non solo il numero di poveri è aumentato drasticamente ma il loro reddito disponibile si è ridotto in termini reali di quasi il 30 per cento, un valore molto più alto rispetto al resto della popolazione. Gli effetti di una caduta cosi accentuata dei redditi sulle condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione ha prodotto certamente un peggioramento significativo delle loro condizioni di vita quotidiana. La figura 1.3 sintetizza questo aspetto mediante la scomposizione dell indice Eurostat di grave deprivazione materiale (linea tratteggiata). L indice è basato su una batteria di nove subindicatori di deprivazione materiale ed una famiglia è considerata in stato di grave deprivazione se quattro o più indicatori sono positivi. Tale indice, presentato in figura per il solo sotto-campione di famiglie povere (identificate mediante la linea fissa al 2008), era pari al 24 per cento nel 2008 (l anno base in figura 1.3) ed è aumentato significativamente dal 2011 in poi. Nel 2013 l aumento rispetto al 2008 è stato di ben 8 punti percentuali, dal 24 al 32 per cento ed indica che ormai un terzo dei poveri in Italia si trova in una condizione di grave deprivazione materiale. 1415 RAPPORTO ANNUALE 2014 Figura 1.3 CONDIZIONI DI VITA DEI POVERI IN FORTE DETERIORAMENTO Variazione % dell indicatore di forte deprivazione materiale (più singole componenti) rispetto al % 15% Variazione % 10% 5% 0% -5% % Far fronte a spese impreviste Arrivare a fine mese Deprivazione materiale Permettersi un alimentazione adeguata Mantenere calda l abitazione Fonte: Elaborazioni degli autori su dati SILC (vari anni). Osservando i singoli sub-indicatori su cui si basa l indice di grave deprivazione materiale, le persone povere che nel 2013 hanno avuto difficoltà a mantenere l abitazione sufficientemente calda (linea verde scuro) sono aumentate di 12 punti percentuali rispetto al 2008 (dal 25 al 37 per cento), mentre la quota di persone povere che non riesce a permettersi una alimentazione adeguata è aumentata di oltre 10,4 punti percentuali (dal 17 per cento al 28 per cento, linea verde chiaro) cosi come è in forte aumento la quota di persone povere che non riesce più a far fronte a spese impreviste anche di piccola entità (linea grigio scuro). Numerosi studi hanno identificato quali categorie sociali sono a maggior rischio di povertà nel nostro paese 10. Tipicamente, i fattori socio-economici che aumentano significativamente tale rischio sono lo status occupazionale, l area geografica di residenza (le famiglie del meridione hanno un rischio più che doppio rispetto alle famiglie del Nord), la tipologia familiare (in particolare i nuclei con un solo genitore e le famiglie con più figli), l età (soprattutto minori e anziani), e il genere (con le donne a maggior rischio rispetto agli uomini). In Italia, a differenza di altri paesi, la crisi finanziaria iniziata nel 2008 si è velocemente trasmessa all economia reale, con un forte e prolungato aumento della disoccupazione e un generalizzato impoverimento reale della popolazione attiva dovuto alla progressiva riduzione della domanda di lavoro (figura 1.4). L entità e la durata di tali fenomeni ha certamente modificato il profilo di rischio di povertà che ha storicamente caratterizzato i gruppi sociali elencati sopra Un indagine dettagliata sulla povertà in Italia si può trovare nel volume Povertà e Benessere, una geografia delle diseguaglianze in Italia, Il Mulino16 PARTE I L INPS NELL ATTUALE CONTESTO SOCIO ECONOMICO DEL PAESE Figura 1.4 PIL, OCCUPAZIONE, DISOCCUPAZIONE (VARIAZIONI % RISPETTO AL 2007) 7,0 5,0 4,6 6,0 6,6 18% 13% Variazione percentuale del PIL rispetto al 2007 (Italia, asse destro) 3,0 1,0-1,0-3,0 0,0 0,6 0 2,3 1,6 2,3-1,2-1,8-1,8-2,0-3,1-2,9 8% 3% -3% -8% Variazione del tasso di occupazione rispetto al 2007 (punti percentuali) Variazione del tasso di disoccupazione rispetto al 2007 (punti percentuali) -5, % Fonte: Elaborazioni su dati Istat Infatti, rispetto al picco del 2008 nel 2014 il numero di occupati si è ridotto di oltre unità e, nello stesso periodo, il numero delle persone in cerca di occupazione è aumentato di oltre un milione e mezzo. Per capire quanto queste dinamiche abbiano modificato la distribuzione dei rischi di povertà tra le famiglie italiane la figura 1.5 mostra: 1. la scomposizione del tasso di povertà per fasce d età della popolazione nel 2008 e nel 2013; 2. la variazione percentuale del numero assoluto dei poveri in ciascuna fascia d età (asse destro). Mentre la prima misura, ovvero il tasso di povertà relativo per classi di età, consente di confrontare il profilo di rischio dei vari gruppi tra loro, la seconda misura, la variazione percentuale del numero di poveri tra il 2008 e il 2013, permette di identificare le classi nelle quali i poveri sono cresciuti proporzionalmente di più nel tempo. 1617 RAPPORTO ANNUALE 2014 Figura 1.5 POVERTÀ IN AUMENTO SOPRATTUTTO PER GLI OVER 40 Tasso di povertà e variazione % del numero dei poveri tra il 2008 e il 2013 per fasce di età 35% 80% Diffusione della povertà (LR08) 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0% < >=70 60% 40% 20% 0% Variazione % del numero dei poveri Variazione % del numero dei poveri (asse DX) Fonte: Elaborazioni su dati IT-SILC (vari anni). Come si può notare, la crisi ha cambiato il profilo di rischio della povertà per età che per lungo tempo ha caratterizzato il nostro paese, in cui soprattutto i minori e gli anziani soffrivano dei più alti tassi di diffusione. Nel 2013 il profilo di rischio è invece diverso, la crisi economica ha, infatti, aumentato proporzionalmente di più i poveri nella fascia di età tra i 40 e i 59 anni (con incrementi percentuali di oltre il 70% nella fascia 50-59), mentre le persone già fuori dal mercato del lavoro, tipicamente le persone con più di 70 anni, sono quelle che hanno sofferto meno gli effetti della crisi. Come conseguenza, il rischio di povertà si è modificato a svantaggio delle fasce di età intermedie, che ora presentano dei tassi di povertà sistematicamente più alti rispetto a quelli della popolazione anziana. La figura 1.6 scompone il tasso di povertà secondo diverse tipologie familiari e, come per il grafico precedente, riporta anche la variazione percentuale del numero dei poveri tra il 2008 e il 2013 per ciascun tipo di famiglia. Le tipologie familiari maggiormente a rischio di povertà sono quelle monoparentali, le persone sole con più di 60 anni e le coppie con più di 2 figli. Il rischio di povertà invece è relativamente basso tra le coppie senza figli con meno di 60 anni e tra quelle numerose di soli adulti. La presenza di figli aumenta il rischio di povertà, come mostra la crescita dei tassi di povertà al crescere del numero di figli. La crisi non ha cambiato significamente questo profilo di rischio. Tuttavia, si può constatare come la situazione sia peggiorata maggiormente per le famiglie numerose di soli adulti (dove i poveri sono cresciuti dell 80 per cento), per le coppie senza figli con meno di 60 anni (50 per cento in più di poveri) e per le persone sole con meno di 60 anni (57 per cento in più di poveri), una tipologia, quest ultima, molto esposta al rischio di povertà durante i periodi di crisi economica, in quanto tipicamente non può contare sul supporto di altri familiari in caso di perdita del posto di lavoro. 1718 PARTE I L INPS NELL ATTUALE CONTESTO SOCIO ECONOMICO DEL PAESE POVERTÀ IN AUMENTO SOPRATTUTTO PER LE FAMIGLIE TRADIZIONALMENTE A BASSO RISCHIO Figura 1.6 Tasso di povertà e variazione % del numero dei poveri tra il 2008 e il 2013 per tipologia familiare Diffusione della povertà (PR08) 45% 40% 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% Variazione % del numero di poveri (asse DX) % 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% Variazione % del numero dei poveri 0 Monogenitore Persona sola (+60) Coppia con 2 figli Coppia con 2+ figli Persona sola (-60) Coppia senza figli (+60) Coppia con 1 figlio Coppia senza figli (-60) +2 Adulti 0 Fonte: Elaborazioni su dati IT-SILC (vari anni). Le tipologie familiari sono ordinate per valori decrescenti del tasso di povertà osservato nel Passando all analisi del rischio di povertà su base territoriale, la Figura 1.7 mostra come la distanza tra i tassi di povertà tra Nord e Sud fosse nel 2008 di 24 punti percentuali (11% al Nord e 35% al Sud). Inoltre, tra il 2008 e il 2013 tale divario è ulteriormente aumentato, arrivando a circa 30 punti percentuali (14% al Nord e 43% al Sud). Tuttavia, osservando la variazione percentuale del numero dei poveri per area geografica si può notare come sia soprattutto il Nord-Est l area del paese che ha fatto registrare gli incrementi proporzionalmente maggiori del numero di poveri (+61 per cento), seguita dal Centro (+50 per cento) e dal Nord-Ovest (+33 cento). Figura 1.7 NEL MERIDIONE QUASI UNA PERSONA SU DUE A RISCHIO DI POVERTÀ. NEL NORD- EST GLI INCREMENTI PIÙ ALTI. Diffusione della povertà (PR08) 50% 40% 30% 20% 10% Variazione % del numero dei poveri (asse DX) % 60% 50% 40% 30% 20% 10% Variazione % del numero dei poveri 0% 0% Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud 18 Fonte: Elaborazioni su dati IT-SILC (vari anni).19 RAPPORTO ANNUALE 2014 La figura 1.8 scompone il tasso di povertà per fasce di età e condizione economica prevalente. Come prevedibile, il rischio di povertà durante la crisi è peggiorato soprattutto per la categoria dei disoccupati. Tuttavia, tra questi, la classe di età che ha subito l aumento relativamente maggiore del numero dei poveri sono i disoccupati con più di 50 anni, il cui numero è più che triplicato nell arco di 6 anni. Questo dato, combinato con le probabilità di non-reimpiego mostrate nella figura 1.9, deve far riflettere: dopo i 55 anni la probabilità media di trovare una nuova occupazione per un disoccupato che beneficia di una indennità di disoccupazione/ ASpI a distanza di due mesi dalla perdita del lavoro è inferiore al 20% e tende a stabilizzarsi intorno al 45% dal decimo mese in poi di disoccupazione 11. Di conseguenza, quasi un disoccupato su due con più di 55 anni finisce per diventare un disoccupato di lunga durata e - una volta esaurita la disoccupazione ordinaria/ ASpI - per queste famiglie il rischio di povertà non può che, in assenza di altre forme di sostegno al reddito, aumentare a ritmi sostenuti. RISCHIO DI POVERTÀ IN AUMENTO SOPRATTUTTO PER I DISOCCUPATI CON PIÙ DI 40 ANNI Figura 1.8 Tasso di povertà e variazione % del numero dei poveri tra il 2008 e il 2013 per età e condizione economica. 70% Variazione % del numero di poveri (asse DX) % Diffusione della povertà (PR08) 60% 50% 40% 30% 20% 10% 200% 150% 100% 50% 0% Variazione % del numero dei poveri 0% Disoccupato (40-49) Disoccupato (50+) Disoccupato (30-39) Inattivo (30-39) Disoccupato (16-29) Inattivo (16-29) Inattivo (40-49) Inattivo (50-59) Ritirato/Inattivo(60+) Occupato (40-49) Occupato (30-39) Occupato (16-29) Ritirato (40-59) Occupato (50+) -50% Fonte: Elaborazioni su dati IT-SILC (vari anni). Le tipologie sono ordinate per valori decrescenti del tasso di povertà osservato nel La quota di lavoratori che non vengono reimpiegati è stata calcolata al netto di quanti si pensionano nel periodo in modo da neutralizzare le differenze nelle possibilità di uscita per quiescenza che esistono tra le diverse classi di età. 1920 PARTE I L INPS NELL ATTUALE CONTESTO SOCIO ECONOMICO DEL PAESE PROBABILITÀ DI NON REIMPIEGO PER ETÀ E DURATA DELLA DISOCCUPAZIONE Figura inizio disoccupazione: gennaio mese 3 mesi 5 mesi 7 mesi 9 mesi 11 mesi oltre 12 mesi inizio disoccupazione: luglio mese 3 mesi 5 mesi 7 mesi 9 mesi 11 mesi oltre 12 mesi Fino a 49 anni Da 50 a 54 anni Da 55 a 60 anni Da 61 a 64 anni 65 anni e + Fonte: Inps 2015 La Figura 1.10 mostra i tassi di disoccupazione per fasce di età prima e dopo la crisi e, come per le altre figure, la variazione percentuale del numero di disoccupati per classi di età. Se il rischio di disoccupazione è tradizionalmente alto per chi, una volta terminati gli studi, è alla ricerca del primo impiego, un aspetto peculiare della crisi che sta attraversando il Paese è anche la continua e prolungata perdita di posti di lavoro per i lavoratori con più di 50 anni. Per questa fascia di età il numero di disoccupati è aumentato proporzionalmente di più rispetto alle altre classi: la variazione del tasso di disoccupazione nell arco dei sette anni è pari al 250 per cento per i 55-59enni e a quasi il 300 per cento per i 50-54enni. 2021 RAPPORTO ANNUALE 2014 Figura 1.10 TASSO DI DISOCCUPAZIONE PER CLASSI DI ETÀ ,6 14,6 11,2 10,4 9,6 6,8 7,7 5,0 6,0 4,4 4,0 2,5 2,4 2, % 250% 200% 150% 100% 50% 0% Variazione % (asse destro) Fonte: elaborazioni sui dati Istat È uno dei cambiamenti verificatisi in questa recessione. La crisi ha infatti aumentato la probabilità di perdere il lavoro e al contempo è stato ritardato il momento in cui è possibile transitare dall occupazione alla quiescenza. Di conseguenza è maggiore il rischio per i lavoratori di età avanzata di rimanere, una volta perso il posto di lavoro, disoccupati anche per periodi lunghi. Rispetto al 2007 il numero dei disoccupati di lunga durata è aumentato in media di quasi il 5 per cento tra le persone con più di 55 anni e oltre il 60 per cento di loro sta cercando un lavoro da almeno 12 mesi. Questi andamenti riflettono anche i cambiamenti normativi in materia previdenziale introdotti in questi ultimi anni. E noto infatti che le riforme pensionistiche hanno reso progressivamente più stringenti i requisiti di età e contribuzione necessari per maturare il diritto alla pensione. I comportamenti di partecipazione dei lavoratori in età matura si sono quindi modificati e il pensionamento sta avvenendo ad età medie via via più elevate: nel 2007 ci si pensionava per vecchiaia o anzianità in media a 60,3 anni se dipendenti privati (circa 61 se autonomi), nel 2014 si accede alla quiescenza all incirca a 62 anni (quasi 64 anni se autonomi) (Fig. 1.11). 2122 PARTE I L INPS NELL ATTUALE CONTESTO SOCIO ECONOMICO DEL PAESE Figura 1.11 ETÀ MEDIA ALLA DECORRENZA DELLA PENSIONE Pensioni di vecchiaia e anzianità Lav. dip. Vecchiaia Lav. aut. Vecchiaia Lav. dip. Anzianità Lav. aut. Anzianità Fonte: elaborazioni sui dati Istat Nota: sono escluse le gestioni dei dipendenti pubblici, gli ex Enpals, la gestione separata lavoratori parasubordinati, il fondo casalinghe e le assicurazioni facoltative Nella tavola 1.1 sono mostrate le transizioni verso la quiescenza dei lavoratori che hanno perso l impiego e percepiscono l indennità di disoccupazione/aspi: nulle o basse nelle classi iniziali fino ai 57 anni, salgono al 14% per i soggetti di età compresa tra i 58 e i 60 anni fino ad arrivare al 62% per gli ultra 65enni. Un terzo dei soggetti di età avanzata, per i quali si è visto che la probabilità di reimpiego è modesta, rimangono quindi alla fine del periodo senza indennità. La situazione non è dissimile per la seconda coorte di lavoratori seguiti (quella che inizia a ricevere l indennità a partire da luglio). Considerando che gli attuali assegni per la disoccupazione hanno una durata massima di due anni si presenta, per questi soggetti, un rischio alto di sperimentare periodi non brevi di interruzione di reddito fino al momento della pensione. 2223 RAPPORTO ANNUALE 2014 Tavola 1.1 TRANSIZIONE A DISTANZA DI 12 E + MESI GENNAIO 2013 VALORI % Assunti Usciti per pensionamento Senza DS/ASPI Fino a 39 anni Da 40 a 49 anni Da 50 a 54 anni Da 55 a 57 anni Da 58 a 60 anni Da 61 a 64 anni anni e oltre LUGLIO 2013 Fino a 39 anni Da 40 a 49 anni Da 50 a 54 anni Da 55 a 57 anni Da 58 a 60 anni Da 61 a 64 anni anni e oltre Fonte: Inps (2015) Il prolungato e profondo periodo di crisi che ha attraversato il paese non ha penalizzato solamente i lavoratori più anziani, ma ha prodotto anche una riduzione delle opportunità di occupazione e di reddito per le giovani generazioni. Ciò si può osservare con la figura 1.12, che confronta l andamento degli ultimi dieci anni del tasso di disoccupazione giovanile (15-24) con il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani (55-64). Se prima del 2008 la relazione tra i due tassi era negativa ovvero a maggiori livelli di occupazione degli anziani era associata una diminuzione del tasso di disoccupazione giovanile l aggravarsi della crisi ha invertito tale relazione a sfavore delle coorti più giovani, un andamento a cui potrebbe aver contribuito anche l innalzamento dei requisiti necessari per maturare il diritto alla pensione. 2324 PARTE I L INPS NELL ATTUALE CONTESTO SOCIO ECONOMICO DEL PAESE SE L ECONOMIA È FERMA SI COMPRIMONO GLI SPAZI PER I GIOVANI Figura Tasso disoccupazione (%) Tasso occupazione (%) Fonte: elaborazioni sui dati Istat Il quadro che emerge da queste pagine è di un paese che, dopo anni di recessione e stagnazione economica, è in forte difficoltà economica e sociale. La crisi ha inciso maggiormente sulle fasce già deboli della popolazione (famiglie monoparentali, coppie con figli, disoccupati) aggravandone ulteriormente i tassi della povertà e peggiorando in modo significativo le loro condizioni di vita quotidiane. Il 10 per cento più povero della popolazione ha sperimentato tra il 2008 e il 2013 una riduzione reale del proprio reddito vicino al 30%, una caduta molto più accentuata rispetto al resto della popolazione, che ha aumentato non solo l intensità della povertà ma anche la diseguaglianza tra i redditi. Inoltre, la continua perdita di posti di lavoro e la mancanza di una vigorosa ripresa economica stanno aumentando i tassi di povertà anche per quei gruppi solitamente poco esposti a tale rischio, come le coppie senza figli, le persone tra i 40 ed i 59 anni e le famiglie del Nord Italia. Sono in particolare i disoccupati tra i 50 e i 59 ad aver sperimentato incrementi relativamente maggiori del numero di poveri durante questi anni, mentre i pensionati ed in generale le persone con più di 70 anni sono quelle su cui la crisi ha inciso meno. L aumento dei tassi di povertà tra i lavoratori con più di 50 anni si è verificato innanzitutto a causa dell aumento proporzionalmente maggiore del numero dei disoccupati in questa fascia di età e alle loro scarse probabilità di reimpiego. 24 Vedere altro
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 art. 19
 ART. 15
 Articolo 1
 art. 3
 art. 11
 ARTICOLO 1
 Art. 27