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Timestamp: 2020-02-22 11:08:13+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 422 del 14/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 422 del 14/01/2020
Cassazione civile sez. trib., 14/01/2020, (ud. 13/11/2019, dep. 14/01/2020), n.422
sul ricorso iscritto al n. 19282 del ruolo generale dell’anno 2017,
s.p.a. Casa di cura Città di Parma, in persona del legale
speciale in calce al ricorso, dall’avv. Patrizio Pozzoli, con studio
in Parma, al piazzale Santafiora, n. 1, elettivamente domiciliata
presso la C.S.C. piazza Cavour, Roma;
regionale dell’Emilia Romagna, depositata in data 5 giugno 2017, n.
1757/13/17;
uditi l’avv. Stefano Di Meo, per delega dell’avv. Patrizio Pozzoli
per la contribuente e l’avvocato dello Stato Francesco Meloncelli
per l’Agenzia.
La Casa di cura Città di Parma, la quale eroga servizi sanitari esenti da iva a norma del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 10, presentò in relazione all’anno d’imposta 2005 un’istanza di rimborso dell’iva assolta, assumendo che l’indetraibilità dell’imposta assolta sugli acquisti strumentali da essa compiuti, derivante dal regime di esenzione delle attività svolte, avrebbe vanificato il principio di neutralità dell’iva nei propri confronti.
1.- Va preliminarmente respinta l’eccezione d’inammissibilità del ricorso, proposta dall’Agenzia perchè la società non avrebbe impugnato la statuizione del giudice d’appello concernente il difetto di legittimazione attiva della contribuente alla proposizione dell’istanza di rimborso.
Ciò perchè la qualificazione come consumatore finale dell’operatore economico che abbia acquistato beni o servizi destinati in via esclusiva alla realizzazione di operazioni esenti o non imponibili è passaggio logico del ragionamento sviluppato in sentenza, e non già autonoma ragione della decisione: l’argomento, nell’impianto della sentenza, sostiene le valutazioni immediatamente precedenti relative all’indetraibilità dell’iva relativa agli acquisti dei quali si discute.
2.- Con i due motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente, perchè connessi, la contribuente lamenta:
– la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19, comma 5, e art. 19-bis, in riferimento al medesimo decreto, art. 10, comma 1, rimarcando che il regime di esenzione implicherebbe l’applicazione di un’iva occulta a spese del cliente finale delle prestazioni, perchè il prestatore in ragione dell’indetraibilità dell’imposta sarebbe costretto ad elevare i propri onorari (primo motivo);
Sicchè qualora beni o servizi acquistati da un soggetto passivo siano impiegati ai fini di operazioni esenti, non vi può essere riscossione dell’imposta a valle, nè detrazione dell’imposta a monte. E questo perchè il sistema comune dell’iva mira a garantire la perfetta neutralità, quanto al peso economico dell’imposta, di tutte le attività economiche, quali che siano le finalità o i risultati di esse; il che postula che le attività siano assoggettate, in linea di principio, all’imposizione ai fini iva (in termini, Cass. 1 ottobre 2014, n. 20700 e 5 settembre 2014, n. 18771).
3.1.- Coerentemente, allora, la giurisprudenza unionale ha precisato (con sentenza in causa C-560/11, cit.) che, a norma della sesta Dir., art. 19, par. 1, visto che le operazioni esenti non conferiscono diritto a detrazione, la cifra di affari a esse relativa va inserita nel denominatore della frazione che consente di calcolare il prorata della detrazione.
3.2.- Per conseguenza il diritto alla detrazione dell’iva da parte di un soggetto passivo che svolga operazioni sia esenti, sia non esenti dev’essere calcolato sulla base di un prorata corrispondente al rapporto tra l’ammontare delle operazioni che danno diritto a detrazione e quello complessivo delle operazioni compiute nel corso dell’anno, incluse le prestazioni medico-sanitarie esenti.

References: Sentenza 
 art. 10
 art. 19
 art. 19
 art. 10
 Cass. 
 sentenza 
 art. 19