Source: http://www.lanuovavia.org/avventisti_6.html
Timestamp: 2019-03-21 16:19:57+00:00

Document:
Gli Avventisti del settimo giorno - Capitolo 6. Gli ultimi eventi
Il dragone rappresenta la Roma pagana, la bestia che sale dal mare è il papato, la bestia che sale dalla terra è l’America protestante, il marchio della bestia è l’osservanza della domenica che sarà imposta in futuro. La Chiesa Avventista del Settimo giorno a riguardo del dragone, della bestia, del falso profeta e del marchio della bestia insegna quanto segue.
Il dragone mentre rappresenta anzi tutto Satana ‘è in un senso secondario anche il simbolo della Roma pagana’ (Ellen G. White, Il gran conflitto, pag. 321).
La bestia simile ad un leopardo che Giovanni vide salire dal mare (cfr. Ap. 13:1-10), alla quale il dragone diede la propria potenza e il proprio trono e grande potestà ‘rappresenta il papato che riuscì a impadronirsi della potenza, del trono e dell’autorità che un tempo erano appartenuti all’impero romano’ (Ellen G. White, op. cit., pag. 321). I quarantadue mesi o milleduecentosessanta giorni dati alla bestia, durante i quali "le fu dato di fare guerra ai santi e di vincerli" (Ap. 13:7) è un periodo di tempo durante il quale il potere papale doveva opprimere il popolo di Dio e che ‘ebbe inizio con la supremazia di Roma nel 538 d.C. e finì nel 1798, quando il papa fu fatto prigioniero dalle truppe francesi e il potere papale subì una ferita mortale’ (ibid., pag. 321).
La bestia, che Giovanni vide salire dalla terra, la quale aveva due corna come quelle di un’agnello, ma parlava come un dragone è l’America protestante. ‘Una nazione, una nazione sola ha i requisiti indicati dalla profezia: gli Stati Uniti d’America (...) L’affermazione che la bestia con due corna "faceva sì che la terra e quelli che abitano in essa adorassero la prima bestia" rivela che questa nazione eserciterà la propria autorità per imporre certe pratiche religiose come atto di omaggio al papato (...) L’immagine della bestia rappresenta quella forma di protestantesimo apostata che si andrà gradatamente sviluppando quando le chiese protestanti cercheranno l’aiuto del potere civile per imporre i loro dogmi’ (ibid., pag. 322, 323, 325).
Per quanto riguarda infine il marchio della bestia che il falso profeta faceva sì che fosse posto sulla mano destra o sulla fronte delle persone esso è l’osservanza della domenica che l’America protestante in ossequio alla chiesa cattolica romana cercherà di imporre sugli adoratori di Dio. Per gli Avventisti infatti, siccome la chiesa cattolica romana ha sostituito il quarto comandamento con il suo che dice: ‘Ricordati di santificare le feste’ e tra queste feste da santificare c’è la domenica, il che contrasta la santificazione del sabato ordinata da Dio; e siccome i Protestanti osservano la domenica invece che il sabato, ‘l’osservanza della domenica da parte dei protestanti è un omaggio che essi tributano all’autorità della chiesa cattolica’ (ibid., pag. 328). Quindi, afferma Ellen G. White: ‘Che cos’è, perciò, il cambiamento del sabato se non il segno, o marchio, dell’autorità della chiesa cattolica: il marchio della bestia? (...) L’imposizione dell’osservanza della domenica da parte delle chiese protestanti in fondo è l’obbligo di adorare il papato, la bestia’ (ibid., pag. 327, 328). E sempre lei prosegue dicendo: ‘Quando l’osservanza della domenica verrà imposta per legge, e il mondo sarà illuminato sull’obbligatorietà del vero sabato, allora chiunque trasgredirà il comandamento di Dio per ubbidire a un precetto che trae autorità da Roma, onorerà il papato al di sopra di Dio, perché si piegherà a Roma e alla potenza che ne impone l’istituzione; adorerà la bestia e la sua immagine (...) chi persisterà nella trasgressione riceverà il marchio della bestia’ (ibid., pag. 328). Da tutto questo ragionamento che cosa ne consegue? Che per gli Avventisti, se qualcuno in quel tempo – ormai molto vicino – osserverà la domenica anziché il sabato, egli non farà altro che adorare la bestia e la sua immagine e prenderne il marchio per cui sarà condannato secondo che è scritto: "Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, beverà anch’egli del vino dell’ira di Dio mesciuto puro nel calice della sua ira" (Ap. 14:9-10). E’ chiara quest’implicazione dato che la Scrittura dice che fine faranno coloro che adoreranno la bestia e prenderanno il marchio della bestia. ‘Non si possono quindi lasciare gli uomini all’oscuro su una questione così importante; e l’avvertimento contro questo peccato deve esser dato al mondo prima che si manifestino i giudizi di Dio, affinché tutti possano sapere perché questi vengono inflitti e abbiano l’opportunità di sottrarvisi’ (ibid., pag. 328). Per questo gli Avventisti del settimo giorno fanno del sabato il fulcro del loro messaggio, perché ritengono che il rispetto del quarto comandamento del decalogo sia indispensabile per evitare i giudizi che Dio riverserà su coloro che persevereranno ad osservare la domenica invece che il sabato dopo che sarà reso manifesto in che cosa consiste il marchio della bestia e l’adorazione della bestia. Si tenga presente quindi, quando si fa riferimento a questa loro peculiare dottrina, che gli Avventisti dicono che ‘ancora nessuno ha ricevuto il marchio della bestia. Il periodo della prova non è ancora venuto’ (Questions on Doctrine, pag. 183).
Come potete vedere ci troviamo davanti a delle interpretazioni arbitrarie sul dragone, sulla bestia che sale dal mare e sulla bestia che sale dalla terra e sul marchio della bestia. Perché da quello che si evince chiaramente dalle parole di Giovanni il dragone è unicamente Satana, e non può rappresentare l’impero romano, difatti esso è "il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo" (Ap. 12:9); la bestia che sale dal mare è una persona perché più avanti Giovanni dice: "E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per muover guerra a colui che cavalcava il cavallo e all’esercito suo. E la bestia fu presa …" (Ap. 19:19-20) [1]; ed anche la bestia che sale dalla terra è una persona infatti è chiamato falso profeta, ed è detto che "operava grandi segni, fino a far scendere del fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini" (Ap. 13:13) [2].
Per quanto riguarda infine il marchio della bestia Giovanni dice che esso è "il nome della bestia o il numero del suo nome" (Ap. 13:17) e che il suo numero è 666. Quindi esso non può essere costituito in nessuna maniera dall’osservanza della domenica, come dicono invece gli Avventisti.
Ma il marchio della bestia così come lo intendono gli Avventisti del settimo giorno ci induce a dovere parlare della salvezza. Perché? Perché secondo il discorso degli Avventisti viene il tempo in cui coloro che rifiuteranno di osservare il quarto comandamento se ne andranno in perdizione, e quindi la salvezza in quel tempo non si potrà ottenere soltanto mediante la fede. La fede in Cristo non sarà sufficiente per la salvezza, non basterà invocare il nome del Signore per essere salvati; occorrerà innanzi tutto osservare il sabato giudaico. Allora, dobbiamo dedurre, verrà il tempo in cui la parola della fede non avrà più valore perché basterà osservare il sabato per scampare all’ira di Dio, mentre chi ha creduto se continuerà a tenere il culto di domenica se ne andrà in perdizione! Ma questo non può essere vero perché la Scrittura attesta che per essere salvati dall’ira a venire occorre credere in Cristo Gesù e non osservare il quarto comandamento del decalogo. "Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato..." (Atti 16:31), dissero Paolo e Sila al carceriere di Filippi; "Chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato" (Rom. 10:13), dice Paolo ai Romani; quindi quello che dicono gli Avventisti sull’importanza di osservare il sabato per scampare all’ira di Dio è falso. La salvezza rimarrà sempre per grazia fino a quando Dio deciderà di salvare gli uomini; mai potrà essere per opere, nemmeno quando sarà manifestato l’uomo del peccato. A questo punto viene da domandarsi: ‘Se in quel tempo chi non osserverà il sabato - e quindi chi non presterà ascolto al messaggio del Movimento Avventista - se ne andrà in perdizione, come mai oggi coloro che non osservano il sabato perché hanno riguardo alla domenica e non entrano a fare parte del Movimento Avventista sono salvati lo stesso? In altre parole come mai oggi la trasgressione del quarto comandamento da parte di molti credenti non costituisce per loro causa di perdizione eterna come invece lo sarà nel tempo a venire? La ragione che adducono gli Avventisti è perché essi stanno trasgredendo questo comandamento nella loro ignoranza e non hanno ancora ricevuto la luce necessaria per discernere l’importanza del sabato. Strano davvero questo ragionamento degli Avventisti; da un lato essi dicono che fuori dal loro movimento ci sono credenti che pur trasgredendo il quarto comandamento sono salvati, e dall’altro annunciano che l’osservanza del sabato poco prima del ritorno del Cristo sarà una questione di salvezza o perdizione [3]! Non si capisce allora perché cercano di portarci dalla loro parte facendoci tutti i loro discorsi sull’importanza di osservare il sabato se alla fin fine oggi si può essere salvati anche trasgredendo il più grande ed importante comandamento del decalogo!! Ma allora perché non ci lasciano in pace se pensano che si può essere salvati senza osservare il sabato nella propria ignoranza? Ma io vorrei domandare a costoro: per quanto sta in me, io non sono per nulla nell’ignoranza riguardo a ciò che voi insegnate sul sabato perché conosco bene la vostra dottrina sul sabato. Ma rifiuto di osservare questa vostra dottrina perché la giudico tenebre e non luce. Che sorte mi riserba allora Dio secondo voi? Posso essere lo stesso salvato anche se rifiuto di osservare il sabato ben conoscendo il vostro messaggio? Rispondetemi!
Abbiamo visto quale sarebbe per gli Avventisti la sorte che Dio riserba a coloro che pur avendo creduto in Gesù non osservano il sabato nella loro ignoranza; ma qual è invece la sorte che attende coloro che dopo avere accettato l’osservanza del sabato l’abbandonano non ritenendola giusta? La perdizione: ecco infatti quello che ebbe a dire Ellen White: ‘E se uno credette ed osservò il Sabato e ricevette la benedizione nel prestarci attenzione (attending it) e poi lo abbandonò e trasgredì il quarto comandamento, essi chiuderebbero le porte della Santa città contro loro stessi, come è vero che c’era un Dio che governa in cielo’ (Lettera a Joseph Bates, 7 aprile 1847, in A Word to the ‘Little Flock’ [Una Parola al ‘Piccolo Gregge’] –1847, pag. 18-19: citato da Hoekema, op. cit., pag. 400). Questa risposta non ci pare proprio in armonia con la precedente affermazione che un credente può essere salvato anche trasgredendo il quarto comandamento nella sua ignoranza, perché non si riesce a capire come si possa definire ancora nell’ignoranza del quarto comandamento un credente dopo che ha sentito il messaggio avventista sul sabato ed ha deciso di non accettarlo. Ma se uno che ha creduto e ha accettato il sabato e dopo lo abbandona non può salvarsi, come fa a salvarsi un credente che viene a sentire dagli Avventisti che il quarto comandamento è il più eccellente dei dieci comandamenti e non accetta questo loro messaggio? Se non si può dire del credente che abbandona il sabato che egli trasgredisce il sabato nella sua ignoranza come si fa a dire di un credente che ha sentito il messaggio avventista sul sabato e continua a ‘trasgredire’ il sabato che egli è salvato lo stesso perché non osserva il sabato nella sua ignoranza? C’è dunque grande ambiguità nel parlare degli Avventisti a riguardo di questa questione.
Fratelli, anche se gli Avventisti dicono che ancora nessuno ha ricevuto il marchio della bestia che per loro è l’osservanza della domenica (‘il falso sabato’), questa loro dottrina sul marchio della bestia ha delle ripercussioni negative molto serie. Innanzi tutto fa loro credere di avere tra tutti i credenti un particolare messaggio per l’umanità ossia l’osservanza del sabato che è il comandamento che permetterà agli uomini di scampare negli ultimi giorni all’ira ardente di Dio e perciò li fa sentire in un certo senso superiori agli altri, e li porta per forza di cose a giudicarci perché noi non ci conformiamo a questo loro precetto; e poi intacca la salvezza per grazia perché uno che ha creduto, dopo essere stato evangelizzato da loro, comincia a pensare che osservare il sabato sia necessario per piacere a Dio ed essere salvati dall’ira di Dio, e che smettere di osservare il sabato significa andare in perdizione. Insomma l’abbandono del quarto comandamento per un credente costituirebbe un peccato imperdonabile perché equivarrebbe ad abbandonare la fede in Cristo, equivarrebbe ad apostatare. Giudicate da voi stessi fratelli quello che vi dico. Ecco perché gli Avventisti non convincono affatto quando dicono: ‘Gli Avventisti del Settimo giorno non si appoggiano sulla loro osservanza del Sabato come se fosse un mezzo di salvezza o tramite cui si guadagna il favore di Dio. Noi siamo salvati per grazia soltanto’ (Questions on Doctrine, pag. 153). Perché l’enfasi da loro posta sul sabato è tale che oscura la salvezza per grazia. Le parole della White sul sabato sono tali che dopo averle lette non si può dire che ella credeva ed insegnava che la salvezza fosse soltanto per grazia. Avrà pure gustato la bontà di Dio nella sua giovinezza, ed il perdono divino, questa donna; ma certamente in seguito ella è caduta vittima dello stesso inganno di cui caddero vittime i credenti della Galazia al tempo di Paolo, cioè dopo avere cominciato con lo Spirito voleva raggiungere la perfezione con la carne, appoggiandosi all’osservanza del sabato. Errore da cui tutti i credenti si devono del continuo guardare per non annullare la grazia di Dio nella loro vita. Badate a voi stessi fratelli, e ricordatevi che noi figliuoli di Dio ci dobbiamo studiare di fare quello che faceva Paolo, cioè farci trovare da Cristo aventi non una giustizia nostra, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio basata sulla fede (cfr. Fil. 3:9). A Dio che mediante la fede ci ha fatto giustizia di Dio in Cristo, sia la gloria in eterno. Amen.
Poco prima del ritorno di Cristo, mentre avrà luogo la battaglia di Har-Maghedon, risorgeranno coloro che sono morti nella fede del messaggio del terzo angelo e coloro che condannarono e trafissero Gesù, i quali assisteranno al suo ritorno. Quando poi Cristo tornerà coloro che non hanno osservato il sabato saranno coperti di vergogna e condannati, e i risorti e i santi viventi che verranno mutati regneranno in cielo con Cristo per mille anni, mentre sulla terra desolata Satana andrà vagando portando i peccati di tutti. Gli Avventisti credono nel secondo avvento di Cristo; essi credono che esso sarà visibile, personale e glorioso e che con esso inizierà il millennio. A differenza di Miller, che stabilì l’anno esatto del ritorno di Cristo e da cui essi traggono le loro origini, gli Avventisti di oggi, benché credono che il ritorno di Cristo sia imminente, non stabiliscono date: ‘Noi crediamo che il ritorno del nostro Signore è imminente, a un tempo che è vicino ma non svelato’ (ibid., pag. 463).
La battaglia di Harmaghedon. Poco prima del ritorno in gloria di Cristo ci sarà la battaglia di Har-Maghedon. Essa sarà un conflitto politico-militare mondiale tra le nazioni. ‘La sorda rivolta contro Dio e il disprezzo dell’uomo per il suo simile che da millenni si traduce in violenza, guerra e distruzione ad Harmaghedon assumeranno un parossismo catastrofico: tutte le nazioni saranno coinvolte e per l’ultima volta. Sarà il disastro totale, definitivo, conseguenza logica del rifiuto di Dio e della sua Legge’ (Dizionario di dottrine bibliche, pag. 208). Sarà anche un conflitto religioso tra le chiese apostate e il rimanente fedele. ‘Harmaghedon avrà un risvolto religioso non solo perché saranno forze spirituali a scatenarsi (Dragone, Bestia e Falso profeta), ma perché queste stesse forze si scaglieranno contro la chiesa del rimanente ‘colpevole’ di resistenza decisa all’ultima, colossale seduzione satanica. La chiesa fedele dovrà patire la finale, rabbiosa persecuzione’ (ibid., pag. 208). Ed infine sarà anche un conflitto tra le forze celesti e quelle terrestri, perché gli eserciti celesti (capeggiati da Cristo) sconfiggeranno quelli terrestri. La battaglia di Harmaghedon sarà dunque interrotta e avrà fine con l’apparizione dal cielo di Cristo. Da ciò che dice Hans K. LaRondelle, noto professore della Andrews University, si evince che Harmaghedon non deve intendersi letteralmente come una posizione geografica specifica sulla terra di Palestina. Egli dice infatti: ‘Sia Meghiddo che Sion sono luoghi simbolici (…) un Monte Meghiddo letterale non è mai menzionato nell’A.T. e non esiste affatto (…) il Monte Meghiddo deve essere definito, negli stessi termini, come il luogo della maledizione e della rovina dell’Anticristo’ (Hans K. LaRondelle, ‘L’etimologia di Har-magedon (Apocalisse 16:16)’, in Adventus, n° 4, 1991, pag. 42,43). Questo è il motivo per cui il prosciugamento del fiume Eufrate di Apocalisse 16:12 è considerato dagli Avventisti simbolicamente.
Le risurrezioni speciali. Ma poco prima del ritorno di Cristo dal cielo ci sarà la risurrezione di alcuni giusti e di alcuni ingiusti (insomma delle risurrezioni speciali), i quali avranno il privilegio di assistere al ritorno di Cristo. Questo è attestato da Ellen G. White in questi termini: ‘Le tombe si aprono e molti di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni per la vita eterna, gli altri per l’obbrobrio, per una eterna infamia" Daniele 12:2. Tutti coloro che sono morti nella fede del messaggio del terzo angelo escono dai sepolcri glorificati e odono il patto di pace di Dio concluso con chi ha osservato la sua legge. Anche quelli che lo trafissero Apocalisse 1:7, coloro che disprezzarono e derisero l’agonia mortale di Cristo e i più violenti oppositori della sua verità e del suo popolo, risusciteranno per contemplare la sua gloria e l’onore conferito ai fedeli e agli ubbidienti’ (E. G. White, Il gran conflitto, pag. 463) [4]. In altre parole, coloro che hanno dato retta al messaggio del terzo angelo (cfr. Ap. 14:9-11) predicato dal 1846 circa in poi avranno il privilegio di risuscitare poco prima del ritorno di Cristo, prima di tutti i giusti [5], per potere contemplare il ritorno di Cristo [6]. Per quanto riguarda invece gli ingiusti che parteciperanno a questa risurrezione ‘speciale’, essi sono coloro che furono responsabili della condanna e della crocifissione di Cristo [7].
Il terrore da cui saranno presi i trasgressori del sabato. Sempre poco prima del ritorno di Cristo avverrà qualcosa che fa capire quanto l’inosservanza del sabato per gli Avventisti meni in perdizione. Ecco le parole della White: ‘Poi, stagliata contro lo sfondo del firmamento, appare una mano che regge due tavole di pietra piegate insieme (...) La mano apre le due tavole, e su di esse si vedono i precetti del Decalogo scritti come con una penna di fuoco. Le parole sono talmente chiare che tutti le possono leggere (...) E’ impossibile descrivere l’orrore e la disperazione di coloro che hanno calpestato le esigenze divine (...) hanno anche cercato di costringere il popolo di Dio a profanare il suo sabato. Ora essi sono condannati proprio da quella legge che hanno disprezzato. Con paurosa chiarezza, si rendono conto di esser inescusabili (…) I nemici della legge di Dio, dai ministri ai più oscuri infedeli, hanno ora un nuovo concetto della verità e del dovere. Troppo tardi, però, si accorgono che il sabato del quarto comandamento è il suggello dell’Iddio vivente. Troppo tardi scorgono la natura del loro falso giorno di riposo e vedono i fondamenti di sabbia sui quali hanno edificato. Si rendono conto di aver lottato contro Dio. Conduttori religiosi, hanno portato le anime alla perdizione pur dicendo di guidarle verso le porte del paradiso’ (Ellen G. White, Il gran conflitto, pag. 464,465). E’ chiara dunque la cosa; al ritorno di Cristo coloro che non avranno insegnato ad osservare il sabato saranno condannati assieme a coloro che li hanno seguiti. Notate che la White chiama il sabato il suggello dell’Iddio vivente e perciò chi non avrà questo suggello non scamperà all’ira di Dio, e dice che conduttori religiosi hanno lottato contro Dio e condotto tante anime in perdizione per non avere insegnato ad osservare il sabato: quindi saranno distrutti assieme a tutti gli empi, nessuna pietà per loro, hanno trasgredito il quarto comandamento del decalogo, il più grande e glorioso comandamento divino!! (Qui veramente si capisce che per gli Avventisti per scampare all’ira di Dio non è sufficiente avere creduto in Cristo perché se manca l’osservanza del sabato ciò che aspetta il credente è la condanna e non la salvezza! Giudicate da voi stessi fratelli quello che ha detto la White).
La distruzione degli empi e l’incatenamento di Satana al ritorno di Cristo. Quando Cristo tornerà dal cielo [8], i peccatori saranno presi dal terrore e saranno distrutti mediante il fuoco fiammeggiante nel quale apparirà e la spada che gli esce dalla bocca. ‘La ‘bestia’ e ‘il falso profeta’ simboli dell’organizzata apostasia in precedenti visioni della Rivelazione, che sono accusati di sedurre gli uomini malvagi dentro una continua ribellione contro Dio (into continued rebellion against God), sono descritti come gettati vivi in un lago di fuoco (...) e Rivelazione 19 conclude la descrizione della totale distruzione dei malvagi con le parole: E il rimanente [i peccatori che rimangono] fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo; e tutti gli uccelli si satollarono delle loro carni...’ (Questions on Doctrine, pag. 491,492). In altre parole, coloro che tra i malvagi non periranno nella battaglia di Harmaghedon (in cui ci sarà un massacro senza precedenti) saranno distrutti dall’apparizione di Cristo. ‘L’evento seguente descritto nel libro della Rivelazione (capitolo 20:1-3) è il legamento di Satana con una grossa catena, sotto la figura del dragone, affinché egli non possa sedurre le nazioni per un migliaio di anni. Dato che questa è una scena simbolica, non è necessario supporre che sia la catena o l’abisso sia letterale (...) La terra è in completa desolazione, con corpi morti dappertutto. E’ solo necessario quindi capire dai simboli che Satana è consegnato per divino decreto alla terra, là per un migliaio di anni a riflettere sui risultati della sua ribellione contro Dio’ (ibid., pag. 492). Tutto ciò si collega con la dottrina avventista che dice che come il capro destinato ad Azazel, che doveva essere caricato (per mezzo del sommo sacerdote) delle iniquità di Israele il giorno dell’espiazione e mandato nel deserto (tutto ciò è descritto nel Levitico), è Satana, così quando Cristo, Sommo Sacerdote, uscirà dal Luogo Santissimo poserà su Satana tutti i peccati del mondo e lo confinerà sulla terra desolata per mille anni. Questo è quello che avverrà ai peccatori ancora viventi e al diavolo quando Gesù tornerà dal cielo.
La risurrezione generale dei giusti dopo il ritorno di Cristo. Dopo che Cristo sarà tornato, contemplato nel suo ritorno solo da alcuni dei giusti risorti (e da alcuni ingiusti risorti), e Satana sarà stato ‘legato’, risusciteranno anche tutti i veri credenti morti prima del 1846 [9], e tutti coloro morti nel Signore dopo il 1846 che non sentirono mai e non si convinsero mai della verità rivelata per mezzo del messaggio del terzo angelo [10]. Per quanto riguarda i credenti che saranno ancora in vita essi saranno trasformati e glorificati e rapiti sulle nuvole a incontrare Cristo nell’aria, dopodiché saranno portati in paradiso, nella nuova Gerusalemme [11].
Il millennio, il giudizio degli empi e la loro distruzione. Inizierà allora il millennio: ‘Durante i mille anni la terra è deserta e ritorna nel caos. Satana e i suoi angeli sono legati da una catena di circostanze e indotti alla più assoluta inazione. Durante questo periodo i salvati regneranno con Cristo su nel cielo e non sulla terra [12] e, sotto la direzione di Cristo re e giudice, parteciperanno al giudizio degli empi e degli angeli caduti (…) Gli empi saranno giudicati secondo le loro opere e la norma, cioè la legge di Dio che è servita per la grande inchiesta, servirà anche per il giudizio degli empi. La sentenza che fissa la pena dei singoli terrà conto delle responsabilità, delle colpe, poiché tutto viene misurato secondo la luce avuta e i doni ricevuti (...) La sentenza sarà giusta e la pena proporzionata al grado di colpevolezza. Tutti gli empi, però, sono votati alla finale e definitiva distruzione. Alcuni la subiranno senza soffrire, mentre altri dovranno espiare numerose colpe’ (Dizionario di dottrine bibliche, pag. 191-192). La sentenza del giudizio compiuto durante i mille anni da Cristo e i redenti sarà eseguita alla fine del millennio ed è preparata da questi tre avvenimenti: ‘I. Cristo, i suoi angeli e la moltitudine dei redenti scendono dal cielo con la nuova Gerusalemme (...) II. Tutti gli empi, sia quelli che sono morti nel corso dei secoli, sia quelli che sono stati distrutti dal fuoco all’avvento di Cristo, all’inizio dei mille anni, risuscitano per subire il castigo decretato per loro (...) III. Satana è sciolto, cioè la risurrezione degli empi lo strappa al suo isolamento e gli fa ritrovare numerosi sudditi sui quali può di nuovo esercitare la propria autorità. Egli li spinge alla guerra contro la nuova Gerusalemme e i suoi abitanti. Nel momento tragico in cui gli empi, condotti da Satana, investono la nuova Gerusalemme, Dio interviene e, dopo averli accusati della loro colpevolezza, lascia che subiscano la sentenza pronunciata contro di loro. Essi sono distrutti, dopo avere più o meno sofferto secondo il grado della loro colpa. Satana, a sua volta, è anch’egli distrutto. Il male non c’è più e la morte è annientata’ (ibid., pag. 192). Come potete vedere gli Avventisti insegnano che durante il millennio in cielo gli eletti in collaborazione con Gesù compiranno un giudizio investigativo nei confronti dei peccatori, giudizio che stabilirà quanto devono soffrire i peccatori tra la loro risurrezione (che avverrà alla fine del millennio) e il loro annichilimento. Poi insegnano che alla fine del millennio Cristo, i suoi angeli e tutti i santi scenderanno sulla terra assieme alla Nuova Gerusalemme. Allora saranno risuscitati i peccatori e Satana sarà ‘slegato’. Il diavolo allora sedurrà la moltitudine dei malvagi appena risuscitati e con loro attaccherà il campo dei santi. Ma dal cielo scenderà il fuoco che annienterà sia lui che tutti coloro che lo hanno seguito.
Abbiamo visto per sommi capi cosa insegnano gli Avventisti a riguardo del ritorno di Cristo, delle risurrezioni, del regno millenario e del castigo che subiranno il diavolo e gli empi. Naturalmente tra tutte le cose che essi insegnano ci sono delle cose giuste; prima fra tutte il ritorno glorioso e visibile di Cristo, e poi che i giusti risusciteranno all’inizio del millennio e che gli empi risusciteranno alla fine dei mille anni per essere puniti. Ma ci sono diverse cose false che sono mescolate assieme alle vere e che essi credono ugualmente; noi vogliamo confutare proprio queste.
La battaglia di Harmaghedon. Cominciamo col dire qualcosa a proposito della battaglia di Harmaghedon, battaglia di dimensioni uniche nella storia dell’umanità che deve avere luogo prima del ritorno di Cristo. Essa si combatterà in un luogo preciso del territorio di Israele, ossia presso il monte di Meghiddo. Nel libro dell’Apocalisse si legge infatti: "Poi il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e l’acqua ne fu asciugata affinché fosse preparata la via ai re che vengono dal levante. E vidi uscir dalla bocca del dragone e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane; perché sono spiriti di demonî che fan de’ segni e si recano dai re di tutto il mondo per radunarli per la battaglia del gran giorno dell’Iddio Onnipotente... Ed essi li radunarono nel luogo che si chiama in ebraico Harmaghedon" (Ap. 16:12-14,16). Come potete vedere Giovanni dice che prima che ad Harmaghedon si radunino i re di tutto il mondo Dio prosciugherà il fiume Eufrate per preparare la via ai re che vengono da Levante. Poi l’apostolo dice che i re di tutto il mondo verranno radunati per la grande battaglia da degli spiriti immondi, che lui stesso vide, in un luogo chiamato Harmaghedon, ossia il monte di Meghiddo. Questa località si trova nel territorio d’Israele e nell’antichità fu teatro di grandi battaglie, tra cui segnaliamo quella tra l’esercito di Giuda capeggiato dal re Giosia e quello di faraone Neco; in quella battaglia il re Giosia morì (cfr. 2 Cron. 35:20-24). Quindi è errato pensare che Harmaghedon sia da intendere simbolicamente (come anche è errato pensare che il prosciugamento dell’Eufrate sia da intendere simbolicamente).
Il ritorno di Cristo e la risurrezione dei giusti. In quel luogo, che si chiama in ebraico Harmaghedon, la bestia e i re della terra (che saranno di un medesimo pensiero, e per questo essi daranno la loro potenza e la loro autorità alla bestia) guerreggeranno contro Cristo che cavalcherà un cavallo bianco e contro l’esercito suo (cfr. Ap. 17:13; 19:19), ma Egli "li vincerà, perché egli è il Signor dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e fedeli" (Ap. 17:14). La bestia e il falso profeta verranno presi e gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, e il rimanente sarà ucciso con la spada che esce dalla bocca di colui che cavalcherà il cavallo bianco, cioè Gesù Cristo. Dei loro cadaveri si satolleranno gli uccelli del cielo che verranno chiamati a questo convito da un angelo del Signore con queste parole: "Venite, adunatevi per il gran convito di Dio, per mangiar carni di re e carni di capitani e carni di prodi e carni di cavalli e di cavalieri, e carni d’ogni sorta d’uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi" (Ap. 19:18). Veniamo ora alla risurrezione dei giusti che è la prima risurrezione. La Scrittura insegna che non ci saranno credenti privilegiati che risusciteranno prima del ritorno di Cristo, perché tutti i giusti morti risusciteranno contemporaneamente alla venuta di Cristo. Paolo infatti dice ai Tessalonicesi: "Il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi..." (1 Tess. 4:16). E’ quindi del tutto priva di ogni fondamento scritturale la dottrina avventista che i credenti morti nella fede del messaggio del terzo angelo ‘predicato dal 1846 in poi’ avranno il privilegio di risuscitare prima degli altri. Anche per quanto riguarda la risurrezione di coloro che condannarono e trafissero Gesù, che secondo gli Avventisti avverrà prima che Cristo ritorni per permettergli di assistere al suo ritorno, si deve dire che è priva di fondamento scritturale: di certo lo vedranno tornare pure loro, ma affermare che risusciteranno poco prima del ritorno di Cristo per assistere al suo ritorno e agli onori che saranno concessi ai santi è cosa priva di ogni fondamento scritturale. Per quanto riguarda la descrizione della White dell’apparizione nel cielo della mano con le due tavole di pietra con su scritte le dieci parole, e la disperazione in quel giorno di coloro che non avranno insegnato ed osservato il sabato diciamo che si tratta di menzogne perché la Scrittura insegna che tutti coloro che sono nati di nuovo, pur non avendo osservato il sabato come dice la legge (e questo lo ribadiamo giustamente perché essi non sono più sotto la legge), saranno salvati e non condannati. Paolo dice che non c’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù (cfr. Rom. 8:1), e questa è la ragione per cui egli dice che quel che importa è l’esser una nuova creatura, perché egli sapeva che è diventando una nuova creatura in Cristo che si viene liberati dall’ira a venire. Non è affatto mettendoci a osservare il sabato che possiamo essere sicuri di essere salvati dall’ira a venire, ma solo rimanendo nella fede e dimorando nel suo amore. Giovanni dice: "Figliuoletti, dimorate in lui, affinché, quando egli apparirà, abbiam confidanza e alla sua venuta non abbiam da ritrarci da lui coperti di vergogna" (1 Giov. 2:28). E dimorare in lui, lo sappiano bene gli Avventisti questo, significa credere nel nome del Figliuolo di Dio e amarci gli uni gli altri. Perché lo stesso apostolo dice più avanti: "E questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del suo Figliuolo Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri, com’Egli ce ne ha dato il comandamento. E chi osserva i suoi comandamenti dimora in Lui..." (1 Giov. 3:23-24). Qui non si tratta di osservare il sabato o meno, ma di credere e di amare i fratelli. E’ pienamente legittima dunque la nostra diffidenza nei confronti degli Avventisti del settimo giorno, perché essi parlando come fa la White fanno dipendere la salvezza finale di una persona dall’osservanza del sabato e non dalla sua fede in Cristo. Avete compreso dunque perché gli Avventisti si studiano di annunciare agli uomini più il sabato che Cristo: perché alla fin fine per loro credere in Cristo non è sufficiente per salvarsi perché alla fede va aggiunta l’osservanza del sabato! Avete compreso il perché quando si parla con loro è subito scontro aperto sul sabato? Perché per loro è di suprema importanza! E poi come possiamo, dopo avere letto le eloquenti parole della White, onestamente credergli quando essi affermano che per loro la salvezza è solo per grazia?
L’incatenamento di Satana. Passiamo ora all’incatenamento di Satana che gli Avventisti interpretano simbolicamente. Giovanni dice: "Poi vidi un angelo che scendeva dal cielo e avea la chiave dell’abisso e una gran catena in mano. Ed egli afferrò il dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana e lo legò per mille anni, lo gettò nell’abisso che chiuse e suggellò sopra di lui onde non seducesse più le nazioni finché fossero compiti i mille anni; dopo di che egli ha da essere sciolto per un pò di tempo" (Ap. 20:1-3). Da quello che dice l’apostolo quindi, Satana sarà letteralmente legato e gettato nell’abisso per mille anni e non potrà più sedurre le nazioni sulla terra. Dunque siccome l’incatenamento di Satana è letterale, bisogna dire che il suo vagare per la terra desolata e nel caos con tutte le iniquità degli uomini su di lui è una fantasticheria. A riguardo di queste ultime loro asserzioni non si può non riconoscere che la fallace interpretazione allegorica data al capro destinato ad Azazel ha portato gli Avventisti a negare un letterale incatenamento di Satana all’inizio del millennio (ed anche l’instaurazione del regno di Cristo sulla terra durante il millennio), perché hanno dovuto far vagare il ‘capro-Satana’ per il deserto, e questo deserto lo hanno trovato nella terra. Ancora una volta dobbiamo farvi notare come un antiscritturale senso allegorico porta sempre a negare qualche Scrittura. Ecco perché occorre stare molto attenti ai sensi allegorici dati, perché se un senso allegorico è errato le spiegazioni che saranno date per sostenerlo a tutti i costi porteranno a negare qualche dottrina o il significato letterale di qualche passo della Scrittura.
Il regno millenario. Passiamo ora al regno millenario. La Scrittura insegna che i santi regneranno sulla terra durante quei mille anni e non in cielo. E’ scritto infatti: "Ne hai fatto per il nostro Dio un regno e de’ sacerdoti; e regneranno sulla terra" (Ap. 5:10), ed anche: "Il suo dominio si estenderà da un mare all’altro, e dal fiume sino alle estremità della terra" (Zacc. 9:10). E ciò è confermato dal fatto che nell’Apocalisse è scritto che dopo che Satana sarà sciolto dalla sua prigione e sedurrà le nazioni ai quattro canti della terra esse "salirono sulla distesa della terra e attorniarono il campo dei santi e la città diletta; ma dal cielo discese del fuoco e le divorò" (Ap. 20:9), Ora, dov’era questo campo dei santi se non sulla distesa della terra? Dire quindi come fanno loro che i santi durante il millennio non regneranno sulla terra significa andare contro la Scrittura.
Il giudizio degli empi. Per quanto riguarda il giudizio degli empi che secondo gli Avventisti avverrà durante il millennio esso annulla la dottrina del giudizio del gran giorno descritto nell’Apocalisse che avverrà alla fine dei mille anni quando risusciteranno tutti gli empi secondo che è scritto: "Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggiron terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavan ritti davanti al trono; ed i libri furono aperti; e un altro libro fu aperto, che è il libro della vita; e i morti furon giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le opere loro" (Ap. 20:11-12). Per gli Avventisti infatti durante il millennio avverrà un giudizio investigativo (del tipo di quello in atto adesso nei confronti dei credenti) nei confronti dei peccatori mediante il quale sarà stabilita la pena da infliggere ai peccatori, mentre alla fine del millennio avverrà solo l’esecuzione del giudizio. Ma la Scrittura insegna che durante il millennio i santi non giudicheranno il mondo e neppure gli angeli decaduti; perché questo avverrà nell’ultimo giorno dopo che il cielo e la terra scompariranno e il loro posto sarà preso dai nuovi cieli e la nuova terra. Che sia così lo si deduce anche dalle parole di Gesù ai suoi discepoli: "Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figliuol dell’uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che m’avete seguitato, sederete su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele" (Matt. 19:28). Quindi i santi (gli apostoli giudicheranno in particolare le dodici tribù di Israele) giudicheranno sì il mondo e gli angeli ribelli, ma dopo il millennio al tempo fissato da Dio.
I malvagi saranno annichiliti. Gli Avventisti del Settimo giorno oltre a insegnare che i peccatori quando muoiono non scendono nelle fiamme del soggiorno dei morti in attesa del giudizio, insegnano pure – come abbiamo visto brevemente prima - che quando essi risusciteranno non saranno gettati nel fuoco eterno, che è la morte seconda, per esservi tormentati per l’eternità. Essi dicono infatti: ‘Noi non crediamo in un inferno che brucia per l’eternità nel quale le anime sono tormentate per sempre’ (Questions on Doctrine, pag. 23). Ecco a tale proposito alcune loro affermazioni, tratte dal loro Dizionario di dottrine bibliche, che spiegano questo loro rigetto: Alla voce ‘morte seconda’: ‘Descrive la fine di coloro che hanno rifiutato di fare la pace con Dio. Si tratta dell’evento opposto a quello della creazione. Alla creazione Dio fece scaturire ‘dal nulla’ la vita, alla ‘morte seconda’ tutti quelli che hanno rifiutato l’offerta di pace con Dio, che non hanno tenuto conto della grandezza dell’amore di Dio e del suo figliuolo Gesù Cristo, saranno dimenticati da Lui e ritorneranno alla non-esistenza’ (Dizionario di dottrine bibliche, pag. 254). Alla voce ‘gehenna’ commentando i passi che indicano che il fuoco della gehenna è eterno e che coloro che vi saranno gettati vi andranno a punizione eterna lo scrittore dice: ‘Quelle espressioni non significano che il fuoco del castigo finale arderà per l’eternità e le sofferenze dei peccatori non avranno mai fine (dove sarebbe la misericordia di Dio?), bensì suggeriscono l’idea che nulla potrà estinguere il fuoco del giudizio ultimo finché non avrà consumato in modo totale e definitivo i malvagi i quali ne soffriranno il tormento finché non saranno annichiliti’ (ibid., pag. 170). Quindi i peccatori, per gli Avventisti, quando risorgeranno alla fine del millennio prima di tornare alla non esistenza dovranno soffrire più o meno a lungo a secondo del giudizio che sarà emesso contro di loro. ‘E’ la sofferenza prima della seconda morte che può essere misurata per adattare l’estensione della responsabilità personale del peccatore per la sua ribellione’ (Questions on Doctrine, pag. 498).
Quando Gesù disse che cosa dirà in quel giorno a quelli della sua sinistra, finì il discorso dicendo a loro riguardo: "E questi se ne anderanno a punizione eterna" (Matt. 25:46).
In Isaia a proposito del giudizio che subiranno quelli che si sono ribellati a Dio è scritto: "Il loro verme non morrà, e il loro fuoco non si estinguerà" (Is. 66:24), e queste parole furono citate da Gesù in relazione alla geenna ossia al fuoco eterno quando disse: "E se la tua mano ti fa intoppare, mozzala; meglio è per te entrar monco nella vita, che aver due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile" (Mar. 9:43).
Nel libro dell’Apocalisse a proposito del diavolo, della bestia e del falso profeta che saranno gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo è detto: "E saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli" (Ap. 20:10), e siccome che là saranno gettati pure i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi (cfr. Ap. 21:8), di conseguenza anche quest’ultimi saranno tormentati per l’eternità. Sì, tormentati per sempre senza alcuna possibilità di avere requie. Ma in che cosa consisterà questo tormento; in dolori atroci continui che gli empi patiranno su tutto il corpo che li porteranno a piangere e a stridere i denti tanto saranno grandi. Non dimentichiamoci che il luogo di tormento è pieno di fuoco e che là gli empi bruceranno per sempre in mezzo alle fiamme senza possibilità alcuna di dissetarsi. Riteniamo che come non si possono esprimere a parole le gioie e la pace e la gloria che i santi sperimenteranno durante l’eternità con il Signore, così non si possono esprimere a parole i dolori e le angosce che gli empi subiranno per l’eternità.
Nel libro dell’Apocalisse vi sono due luoghi dove si parla di tormenti temporanei che ci dovrebbero fare riflettere. Nel primo è scritto: "Poi sonò il quinto angelo, e io vidi una stella caduta dal cielo sulla terra; e ad esso fu data la chiave del pozzo dell’abisso. Ed egli aprì il pozzo dell’abisso; e dal pozzo salì un fumo simile al fumo di una gran fornace; e il sole e l’aria furono oscurati dal fumo del pozzo. E dal fumo uscirono sulla terra delle locuste; e fu dato loro un potere pari al potere che hanno gli scorpioni della terra. E fu loro detto di non danneggiare l’erba della terra, né alcuna verdura, né albero alcuno, ma soltanto gli uomini che non aveano il suggello di Dio in fronte. E fu loro dato, non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi; e il tormento che cagionavano era come quello prodotto da uno scorpione quando ferisce un uomo. E in quei giorni gli uomini cercheranno la morte e non la troveranno, e desidereranno di morire, e la morte fuggirà da loro" (Ap. 9:1-6). Come potete vedere verrà un giorno in cui sulla terra per un certo periodo di tempo gli uomini che non avranno il sigillo di Dio verranno tormentati da delle terribili cavallette e così grandi saranno i tormenti che essi cercheranno la morte ma la morte fuggirà da loro. Questo sarà solo un tormento temporaneo a cui saranno sottoposti i ribelli ma ci dovrebbe fare riflettere su cosa invece significherà per gli uomini essere tormentati per l’eternità dal fuoco. In altre parole queste parole scritte nell’Apocalisse ci servono per capire quanto terribili siano i tormenti che Dio infliggerà ai peccatori. L’altro passo in cui si parla di tormenti sperimentati dagli uomini sulla terra è questo: "Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, e potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno. E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà … E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra" (Ap. 11:6-7,10). Anche in questo caso si parla di tormenti che sperimenteranno gli uomini durante la profezia di questi due unti, ossia durante tre anni e mezzo; questi tormenti a cui gli abitanti della terra saranno sottoposti saranno così grandi che quando questi due unti di Dio saranno messi a morte gli abitanti della terra faranno festa e si manderanno dei regali. Paragoniamo questi tormenti con quelli della geenna; se questi dopo tre anni e mezzo avranno fine che si deve dire di quelli del fuoco eterno che non avranno mai fine? Se gli abitanti della terra si rallegreranno quando quei tormenti finiranno che faranno gli uomini nella geenna che non vedranno mai i loro tormenti finire? Piangeranno e strideranno i denti e urleranno dall’angoscia. Per loro non ci sarà la possibilità di rallegrarsi mai perché quei tormenti non finiranno mai.
Alla domanda: ‘Se i malvagi fossero fatti soffrire nel fuoco per l’eternità dove sarebbe la misericordia di Dio?’ Noi rispondiamo agli Avventisti: ‘Piuttosto, noi diciamo, se così non fosse dove sarebbe la giustizia di Dio? E poi, perché dovremmo intendere letteralmente che il Signore darà "vita eterna a quelli che con la perseveranza nel bene oprare cercano gloria e onore e immortalità" (Rom. 2:7) il che significa che noi vivremo sempre con il Signore, e non intendere invece letteralmente che il Signore infliggerà una punizione eterna ai peccatori quando in quel giorno li giudicherà e condannerà (eterna non nel senso che i suoi effetti saranno eterni perché gli empi torneranno a non esistere per sempre, ma perché saranno continuamente tormentati dal fuoco)? Perché dunque gli Avventisti interpretano letteralmente le parole dell’Apocalisse: "I suoi servitori gli serviranno... ed essi regneranno nei secoli dei secoli" (Ap. 22:3,5), e dicono che i giusti regneranno in eterno, ma non interpretano altresì letteralmente queste parole scritte sempre nell’Apocalisse: "Il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli... e saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli" (Ap. 14:11; 20:10), dicendo che questo tormento non può essere eterno?
Come Dio continuerà a manifestare la sua benignità verso i suoi figliuoli anche dopo morti, per l’eternità, così Egli continuerà a manifestare la sua severità verso i figliuoli del diavolo anche dopo che essi moriranno continuando a far dimorare su loro la sua ira secondo che è scritto: "Chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui" (Giov. 3:36). Non fatevi prendere da falsi sentimentalismi fratelli; Dio è giusto, e se ha stabilito di destinare gli impenitenti a punizione eterna, vuol dire che questo è quello che meritano. Noi non possiamo incolpare Dio di essere troppo severo, o senza pietà, solo perché dal punto di vista umano la sofferenza eterna sembra un castigo esagerato per gli empi. Non guardate all’apparenza delle cose; l’apparenza inganna, ma la Parola di Dio no. Pure gli Avventisti ingannano gli uomini dicendo loro che le pene dei malvagi non saranno eterne; perciò guardatevi da questa loro falsa dottrina.
Nei Salmi troviamo scritto: "Poiché i malvagi saranno sterminati… gli empi periranno; e i nemici dell’Eterno come grasso d’agnelli, saran consumati e andranno in fumo... L’Eterno… distruggerà tutti gli empi… gli empi germoglian come l’erba e gli operatori d’iniquità fioriscono, per esser distrutti in perpetuo" (Sal. 37:9,20; 145:20; 92:7). Apparentemente sembrerebbe che i malvagi siano destinati a tornare alla non-esistenza come dicono gli Avventisti. Ma in effetti le cose non stanno così, perché vi sono altre Scritture, soprattutto nel Nuovo Testamento, che attestano che come i giusti vivranno eternamente con il Signore nella gioia, così i malvagi vivranno eternamente nel fuoco eterno nel tormento. Le parole nei Salmi mettono in evidenza la fine che i malvagi fanno a motivo della loro malvagità; cioè la distruzione. Essi quando vengono colpiti da Dio, cioè quando vengono fatti morire da Dio spariscono d’in sulla faccia della terra e non si vedono più. Davide spiega questo quando dice: "Io ho veduto l’empio potente, e distendersi come albero verde sul suolo natìo; ma è passato via, ed ecco, non è più" (Sal. 37:35-36). E’ chiaro che questo "ed ecco non è più" non significa che l’empio non esiste più per niente, ma solo che cessa di esistere sulla terra fisicamente ma continua a vivere nel mondo invisibile e precisamente nell’Ades, nei tormenti. Davide infatti dice sempre nei Salmi: "Gli empi se n’andranno al soggiorno de’ morti..." (Sal. 9:17). E in questo luogo essi attendono la loro risurrezione di giudizio.
Nel libro del profeta Isaia si legge: "I torrenti d’Edom saran mutati in pece, e la sua polvere in zolfo, e la sua terra diventerà pece ardente. Non si spengerà né notte né giorno, il fumo ne salirà in perpetuo..." (Is. 34:9-10), ed anche: "E quando gli adoratori usciranno, vedranno i cadaveri degli uomini che si son ribellati a me; poiché il loro verme non morrà, e il loro fuoco non si estinguerà..." (Is. 66:24). Gli Avventisti commentando questi passi dicono: ‘Ovviamente gli incendi che hanno consumato le città di Edom (..) si sono spenti da lungo tempo. E’ chiaro dunque che la ‘pece’ di Edom che non si spegnerà né notte né giorno e il fumo che ne salirà in perpetuo, come pure il fuoco che divorerà Gerusalemme senza estinguersi e i cadaveri dei peccatori rosi fuori delle mura di Gerusalemme da vermi che non muoiono e bruciati da un fuoco che non si estingue, sono espressioni metaforiche che significano che l’azione distruttiva degli agenti del giudizio divino non cesserà finché non avrà consumato completamente i peccatori, cioè sarà totale e definitiva. In altri termini sono espressioni che si riferiscono agli effetti del castigo divino, non alla durata. Analogamente nell’escatologia del NT le espressioni ‘fuoco inestinguibile’ e ‘fuoco eterno’ significano fuoco che non si spegnerà finché non avrà svolto appieno la sua azione distruttiva; e le frasi ‘nei secoli dei secoli’ e ‘né notte né giorno’ denotano continuità ininterrotta, ma non eterna. L’eternità del castigo finale dei peccatori (...) si riferisce dunque agli effetti del castigo stesso, non alla durata’ (Dizionario di dottrine bibliche, pag. 171). Ma le cose non stanno affatto così perché le parole di giudizio di Isaia contro Edom oltre ad annunciare la rovina del paese di Edom (che si adempì a suo tempo) descrivono pure la punizione che Dio infliggerà a tutti i malvagi in quel giorno, punizione che sarà eterna nella durata. Che sia così lo si deduce dalle parole dette da Isaia poco prima: "Ascolti la terra con ciò che la riempie, e il mondo con tutto ciò che produce! Poiché l’Eterno è indignato contro tutte le nazioni, è adirato contro tutti i loro eserciti; ei le vota allo sterminio... Tutto l’esercito del cielo si dissolve; i cieli sono arrotolati come un libro, e tutto il loro esercito cade..." (Is. 34:1-2,4). E’ evidente che il cielo non si dissolse quando Dio giudicò Edom e tutto l’esercito del cielo non cadde, perché queste sono cose che devono ancora verificarsi quando Dio punirà il mondo per la sua malvagità. Per quanto riguarda le parole di Isaia ricordiamo che queste parole furono prese da Gesù e usate in relazione al fuoco eterno, la geenna, nel quale saranno gettati tutti gli empi alla risurrezione. Infatti Gesù disse: "E se l’occhio tuo ti fa intoppare, cavalo; meglio è per te entrar con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed esser gittato nella geenna, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne" (Mar. 9:47-48). Quindi quel fuoco che non si spegnerà né giorno né notte il cui fumo salirà in perpetuo è il fuoco eterno, inestinguibile, preparato da Dio per il diavolo e i suoi angeli e dove saranno gettati anche gli empi. E dato che nella geenna il fuoco non si spegne anche il tormento di coloro che vi saranno gettati non avrà fine. Perché mai tenere un fuoco acceso per l’eternità se il castigo deve essere temporaneo?
Anche per quanto riguarda l’annichilimento del diavolo gli Avventisti prendono un passo della Scrittura; esso è il seguente. "Tutti quelli che ti conoscevano fra i popoli restano stupefatti al vederti; tu sei diventato oggetto di terrore e non esisterai mai più" (Ez. 28:19). Anche in questo caso diciamo che queste parole non possono essere prese per sostenere che il diavolo un giorno cesserà di esistere perché in questo caso si scontrerebbero con quelle dell’Apocalisse che dicono che invece lui sarà tormentato nei secoli dei secoli nel fuoco eterno assieme alla bestia e al falso profeta. Le parole del profeta Ezechiele si riferiscono al giudizio di Dio contro il re di Tiro e non al giudizio di Dio contro Satana: basta considerare le seguenti parole: "Figliuol d’uomo, pronunzia una lamentazione sul re di Tiro... Per l’abbondanza del tuo commercio, tutto in te s’è riempito di violenza, e tu hai peccato… Con la moltitudine delle tue iniquità, colla disonestà del tuo commercio, tu hai profanato i tuoi santuari..." (Ez. 28:12,16,18) per rendersi conto di questo. E poi quel "non esisterai mai più" è da intendersi non come annichilimento, ma come smettere di vivere sulla terra e scomparire dalla vista degli uomini.
Un’altra maniera in cui gli Avventisti cercano di annullare l’eternità del fuoco e del tormento descritti dalla Bibbia è quella di ricorrere al significato delle parole ebraiche olam e nesach e della parola greca aionios. Ecco il loro ragionamento in merito: ‘I termini ‘eterno’, ‘di secolo in secolo’, ‘per sempre’ traducono le espressioni ebraiche ‘olam e nesach e la parola greca aionos; in italiano possono anche suggerire l’idea di qualcosa che dura sempre, nelle lingue orientali indicano piuttosto ‘finché qualcuno viva’ o ‘fintantoché qualcosa esista...’ (Dizionario di dottrine bibliche, pag. 254). Non neghiamo che talvolta le parole olam e aionos indicano un periodo di tempo lungo, ma non eterno perché è così: i seguenti passi lo confermano. In Esodo si legge: "Il suo padrone gli forerà l’orecchio con una lesina; ed egli lo servirà per sempre (olam)" (Es. 21:6); in Samuele si legge: "Io non salirò finché il bambino non sia divezzato; allora lo condurrò, perché sia presentato dinanzi all’Eterno e quivi rimanga per sempre (olam)" (1 Sam. 1:22); in Filemone si legge: "Infatti, per questo, forse, egli è stato per breve tempo separato da te, perché tu lo ricuperassi per sempre (aionos)" (Filem. 15). Questo non costituisce nulla di strano perché anche nella lingua italiana noi usiamo alcune volte l’avverbio ‘per sempre’ per indicare un periodo lungo ma non eterno. Ma gli Avventisti nascondono un’altra facciata del discorso e cioè che le parole olam e aionios indicano pure l’eternità.
Per quanto riguarda la parola ebraica olam essa designa pure l’eternità di Dio: la troviamo infatti in questi passi: "Ma l’Eterno siede come re in eterno (olam)" (Sal. 9:7); "L’Eterno è re in sempiterno (olam)" (Sal. 10:16).
Per quanto riguarda la parola greca aionos facciamo notare che essa significa ‘per sempre’ e ‘eterno’ e che nel Nuovo Testamento viene usata sia in relazione a Dio che alla gloria che aspetta i figliuoli di Dio e sia alla punizione finale degli empi. Ecco i passi che lo attestano: Paolo dice a Timoteo: "Al re dei secoli, immortale, invisibile, solo Dio, siano onore e gloria ne’ secoli de’ secoli (eis tous aionas ton aionon). Amen" (1 Tim. 1:17); nel libro dell’Apocalisse si legge: "Colui che vive nei secoli dei secoli (eis tous aionas ton aionon)" (Ap. 4:9). Nell’Apocalisse si legge: "Ed essi regneranno nei secoli dei secoli (eis tous aionas ton aionon)" (Ap. 22:5); e: "E il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli (eis aionas aionon)" (Ap. 14:11); ed anche: "E saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli (eis tous aionas ton aionon)" (Ap. 20:10). Come potete vedere lo stesso termine greco è usato nelle Scritture del Nuovo Testamento per descrivere la gloria dovuta in eterno a Dio, il regnare in eterno dei santi e anche per descrivere la punizione eterna che Dio infliggerà a Satana e a tutti i suoi figliuoli. Il fatto dunque che gli Avventisti sono d’accordo che il termine aionos quando è usato in relazione alla gloria di Dio o alla gloria che aspetta i santi significa ‘eterno’, ma quando è usato per descrivere il castigo che aspetta gli empi significa ‘per un tempo non eterno’, mostra che loro vogliono fare dire alla Parola di Dio quello che essi vogliono.
Prendiamo le seguenti parole di Gesù: "Temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella geenna (kai psuchen kai soma apolesai en geennei)" (Matt. 10:28). Alcune traduzioni della Bibbia al posto di fare perire hanno distruggere (tra queste c’è la Revised Standard Version) perché nel greco la parola apollumi significa anche ‘distruggere’, e i sostenitori dell’annichilimento dei malvagi appoggiandosi al verbo distruggere dicono che hanno ragione nel dire che i peccatori verranno annichiliti perché lo ha detto anche Gesù. Ma le cose non stanno affatto così perché il verbo greco apollumi che significa ‘fare perire’ e ‘distruggere’ non significa fare tornare al nulla; e questo lo si può constatare da questi altri versi dove esso è usato. "Ma i capi sacerdoti e gli anziani persuasero le turbe a chieder Barabba e far perire (apollumi) Gesù" (Matt. 27:20); è chiaro che i capi sacerdoti volevano che Gesù fosse ucciso e quindi reso inattivo e non che fosse annichilito. "Neppur si mette del vin nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri si rompono, il vino si spande e gli otri si perdono (verbo: apollumi) ..." (Matt. 9:17); anche qui il verbo greco apollumi non può significare che gli otri sono annichiliti e tornano a non esistere ma solo che essi si rompono e diventano inutili. Quindi come i capi sacerdoti volevano distruggere Gesù facendolo morire e come gli otri vecchi se ci si mette il vino nuovo dentro si rompono e si distruggono, e in ambedue i casi non si può parlare di annichilimento, così anche quando il Signore farà perire o distruggerà gli empi, anima e corpo, nella geenna, essi non saranno annichiliti ma continueranno ad esistere in una miseria assoluta e inutilmente nella geenna, ossia nel fuoco eterno.
Un altro passaggio che apparentemente fa capire che i peccatori saranno annichiliti è questo ai Tessalonicesi: "I quali saranno puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signore..." (2 Tess. 1:9). Qui la parola greca per distruzione è olethros, che viene tradotta anche con ‘perdizione’ alcune volte, ed anche qui non significa annichilimento. Vediamo in quali altri passi è usata la stessa parola greca per capire come essa non può significare annichilimento. Ai Corinzi Paolo dice: "Ho deciso che quel tale sia dato in man di Satana, a perdizione della carne (eis olethron tes sarkos), onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù" (1 Cor. 5:5); e noi sappiamo che quell’uomo che si teneva la moglie di suo padre non fu dato in mano di Satana affinché fosse annichilito ma fu dato in mano di Satana affinché fosse distrutto fisicamente tramite qualche grave malattia. Paolo dice ai Tessalonicesi: "Quando diranno: Pace e sicurezza, allora di subito una improvvisa ruina (aiphnidios olethros) verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno affatto" (1 Tess. 5:3) (Diodati ha tradotto olethros con perdizione). Ma anche in questo caso non si può dire che la rovina o la perdizione che sopraggiungerà su coloro che diranno pace e sicurezza consista in un annichilimento, perché se fosse così costoro che vengono distrutti non potrebbero poi nell’ultimo giorno comparire davanti al trono di Dio perché tornerebbero alla non esistenza tempo prima di quel giorno.
Questo cielo e questa terra saranno rinnovati. ‘Fuori dalle fumanti rovine di questa vecchia terra, scaturisce "un nuovo cielo e una nuova terra" dove i redenti trovano la loro eterna eredità e dimora’ (Questions on Doctrine, pag. 507-508). Questo significa che per gli Avventisti alla fine del millennio questa terra sarà solo trasformata da Dio o meglio rinnovata. ‘Non si tratta di una creazione nuova, ma di una restaurazione degli elementi della vecchia che appare nuova come qualità, diversa dalla precedente’ (Dizionario di dottrine bibliche, pag. 262).
Questo non è in armonia con la Scrittura che dice che questo cielo e questa terra passeranno nel senso che essi si dissolveranno per lasciare il posto ai nuovi cieli e alla nuova terra che Dio a suo tempo creerà. Pietro dice che nel giorno del Signore "i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse" (2 Piet. 3:10) e che "tutte queste cose hanno da dissolversi" (2 Piet. 3:11). Giovanni nell’Apocalisse dice che dopo il millennio vide fuggire dalla presenza di Colui che sedeva sul trono terra e cielo "e non fu più trovato posto per loro" (Ap. 20:11) e poi dice: "Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non era più" (Ap. 21:1). Su questa nuova terra scenderà la Nuova Gerusalemme e su di essa i santi regneranno per l’eternità.
[1] Vorrei far notare alcune contraddizioni a proposito della bestia che saliva dal mare che gli Avventisti dicono essere il papato. Gli Avventisti dicono che i quarantadue mesi durante i quali le fu data potestà di agire sono 1260 anni che vanno dal 538 al 1798, anno in cui il generale Berthier fece prigioniero il papa infliggendogli una ferita mortale. Ma da quello che dice Giovanni, la bestia fu ferita mortalmente e sanata dalla sua ferita prima che iniziassero i, o appena iniziati i, quarantadue mesi (leggi attentamente Apocalisse 13:1-5), e non alla fine dei quarantadue mesi come dicono gli Avventisti. Ma poi anche ammesso e non concesso che il papato ricevette questa ferita mortale nel 1798, come mai questa ferita mortale permise al papato di continuare a vivere? Giovanni dice che la bestia che aveva ricevuta la ferita della spada era tornata in vita (cfr. Ap. 13:14), e per questo gli abitanti della terra meravigliati andarono dietro la bestia (cfr. Ap. 13:3), ma da quello che dicono gli Avventisti questa bestia non fu veramente ferita mortalmente. E poi, a proposito della guarigione della ferita mortale; gli Avventisti la fanno cominciare nel 1929 (quando furono stipulati i Patti Lateranensi tra il Vaticano e il Governo di Benito Mussolini) e dicono che si compirà in futuro, ma anche qui ammesso e non concesso che la bestia sia il papato e il periodo di tempo di 42 mesi vada dal 538 al 1798, anno in cui ricevette la ferita mortale, il papato avrebbe dovuto essere risanato subito dopo aver ricevuto la ferita mortale e non dopo circa 130 anni. Rimarrebbe comunque sempre il fatto che alla bestia fu data potestà di agire solo per quarantadue mesi, per cui se la bestia fosse il papato e il tempo quello che va dal 538 al 1798 il papato avrebbe dovuto non esistere già da 200 anni, mentre è ancora vivo, arrogante, e potente più che mai. In realtà quella che ricevette il papato nel 1798 fu un graffietto e non una ferita mortale! [ç ]
[2] Come abbiamo visto in precedenza per gli Avventisti il fatto che il movimento pentecostale e quello neopentecostale siano sorti in America ha un chiaro significato profetico. Perché dato che la bestia che saliva dalla terra è l’America protestante e di questa bestia viene detto che faceva scendere del fuoco sulla terra per sedurre gli uomini e indurli ad adorare la prima bestia che era stata ferita mortalmente e tornata in vita (il papato), e i pentecostali e i neopentecostali quando parlano del battesimo con lo Spirito Santo ne parlano come di fuoco che discende dal cielo, il battesimo con lo Spirito Santo (ossia ‘il fuoco che discende dal cielo’) di cui essi parlano è uno dei segni bugiardi operati dall’America protestante per sedurre gli uomini. Quello che gli Avventisti ignorano o fanno finta di ignorare è che, a prescindere che il battesimo con lo Spirito Santo di cui si sente molto parlare in seno al movimento pentecostale non è qualcosa sorto o sperimentato per la prima volta in America perché è un’esperienza che risale alle origini della chiesa e precisamente al giorno della Pentecoste in Gerusalemme quando tutti i credenti riuniti furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, il vero battesimo con lo Spirito Santo spinge chi lo riceve ad onorare Gesù, a glorificarlo, a testimoniare della sua morte e della risurrezione, ad avere il proprio diletto nella sacra Scrittura, a confutare le menzogne, e di conseguenza lo spinge a detestare anche le dottrine papiste e a non rendere nessuna ‘adorazione’ al papato. E difatti, guarda caso, i pentecostali (quelli che hanno veramente ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo e non hanno accettato sino a questo momento nessun compromesso) preoccupano non poco il papato per la loro ‘aggressività’ manifestata nell’evangelizzazione dei cattolici romani per indurli a lasciare la chiesa cattolica romana. Dunque gli Avventisti quando identificano questo fuoco ingannatore che faceva scendere dal cielo la bestia che saliva dalla terra con il battesimo con lo Spirito Santo che si manifesta con il segno iniziale delle lingue, ingannano loro stessi. In verità costoro non sanno quello che dicono, in verità costoro per difendere la White dicono per l’ennesima volta cose assurde. Guardatevi da loro fratelli. [ç ]
[3] Un’altra stranezza è dire che i credenti che ‘osservano’ la domenica ancora non hanno ricevuto la luce necessaria sull’importanza del sabato. Come mai, diciamo noi? Non è sufficiente la lettura del quarto comandamento del decalogo per capire l’importanza del sabato per la legge di Mosè? O forse la Bibbia non emana sufficiente luce sull’importanza del sabato? A noi pare che dietro questo discorso si nasconda un insidioso attacco contro la Scrittura, contro la sua completezza e sufficienza, perché in realtà questa luce per gli Avventisti si può ricevere solo leggendo le parole della White sull’importanza del sabato; come quelle magari in cui lei dice di aver visto il quarto comandamento circondato di un aureola di gloria. Come dire insomma che la Bibbia non è sufficiente per capire l’importanza del sabato anche sotto la grazia! La realtà invece è che la Scrittura ci insegna chiaramente che in Cristo noi non siamo obbligati ad osservare il sabato, mentre gli scritti della White insegnano il contrario. Da qui il fatto che le persone, affinché ricevano la luce necessaria sul sabato, vengono indirizzate agli scritti della White e non alle Scritture! Ma siccome che noi credenti ci rivolgiamo solo alle Scritture per ricevere luce su tutte le cose, e siccome che questa ‘luce’ sul sabato non emana dalla lettura delle Scritture del Nuovo Patto, di conseguenza siamo considerati privi di questa ‘luce’. Che luce non è perché come abbiamo dimostrato il sabato è ombra di ciò che doveva avvenire; non la realtà stessa della cosa, ma l’ombra. La ‘luce’ sul sabato di cui parlano gli Avventisti non è altro che uno dei tanti vani ragionamenti fatti dalla White che i suoi seguaci vorrebbero farci passare per luce divina! Attenzione dunque fratelli a questa luce sul sabato di cui parlano gli Avventisti. [ç ]
[4] Questa dottrina è confermata sulla Scuola del Sabato in questi termini: ‘Ci sarà una limitata risurrezione di alcuni empi e di alcuni giusti prima del secondo avvento di Cristo’ (Scuola del Sabato, 2/89, pag. 115). [ç ]
[5] In effetti però occorre dire che questi giusti non sono i primi giusti a sperimentare la risurrezione perché secondo gli Avventisti quei santi che risuscitarono alla morte di Gesù risuscitarono con un corpo immortale. Ecco cosa ha affermato la White: ‘Durante il suo ministero Gesù aveva chiamato dei morti alla vita. Aveva risuscitato il figlio della vedova di Nain, la figlia di un rettore e Lazzaro. Ma quei risorti non erano stati rivestiti di immortalità. Essi restarono, dopo essere ritornati in vita, sempre soggetti alla morte; mentre coloro che uscirono dalla tomba al momento della risurrezione di Cristo, ne uscirono per la vita eterna. Ascesero al cielo con lui, come trofei della sua vittoria sulla morte e sul sepolcro, non più prigionieri di Satana, ma redenti di Cristo. Gesù li aveva strappati alla tomba come primizie della sua potenza, per essere sempre con lui, senza più morte né dolore’ (Ellen G. White, La speranza dell’uomo, pag. 561). Anche Mosè – per la White - in quel giorno non risusciterà essendo stato risuscitato da Dio poco tempo dopo che morì (cfr. Ellen White, La speranza dell’uomo, pag. 300 e Conquistatori di pace, pag. 378-379). Ma questo non si può accettare perché Paolo dice ai Corinzi: "Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saran tutti vivificati; ma ciascuno nel suo proprio ordine: Cristo, la primizia; poi quelli che son di Cristo, alla sua venuta…" (1 Cor. 15:22-23). Notate che coloro che sono di Cristo saranno vivificati alla sua venuta; dunque tutti i giusti risorgeranno alla venuta di Cristo. Quei santi che risuscitarono quando Cristo morì, videro dunque di nuovo la morte per risorgere quando Cristo tornerà dal cielo. Di Mosè va detto che il suo corpo è rimasto nella tomba e aspetta anch’esso di risuscitare alla venuta di Cristo. [ç ]
[6] Ricordiamo che il punto cardine del messaggio del terzo angelo è l’osservanza del sabato che cominciò ad essere predicata dagli Avventisti un secolo e mezzo fa circa, quindi appare evidente che coloro che sono morti nella fede di questo messaggio sono appunto gli Avventisti del settimo giorno morti dal 1846 in poi e coloro che hanno accettato questo messaggio. [ç ]
[7] Ci saranno quindi il sommo sacerdote, Erode, coloro che intrecciarono una corona di spine e gliela posero sul capo, che lo schernirono, gli sputarono addosso, e coloro che gli conficcarono i chiodi nelle mani e nei piedi e coloro che mentre era sulla croce lo schernirono (cfr. Ellen G. White, Il gran conflitto, pag. 467-468). Siccome però quando Cristo apparirà verranno distrutti tutti i peccatori, riteniamo di poter dire che coloro che condannarono Gesù risusciteranno due volte; una volta poco prima del ritorno di Cristo, e un’altra volta alla fine del millennio. Dunque costoro sperimenteranno due risurrezioni. [ç ]
[8] La White ci fa sapere persino qual è il segno della sua venuta in questi termini: ‘Presto appare verso oriente una piccola nuvola nera, grande come la mano di un uomo. E’ la nube che circonda il Salvatore e che, a distanza, sembra avvolta dalle tenebre. Il popolo di Dio sa che questo è il segno della venuta del Figliuol dell’uomo’ (Ellen G. White, Il gran conflitto, pag. 466). [ç ]
[9] Del risorto Adamo la White dice: ‘Adamo, che è in mezzo alla folla dei risuscitati, si distingue per la sua altezza e per il suo portamento maestoso. Di statura leggermente inferiore a quella del Figliuolo di Dio, egli offre un contrasto stridente con gli uomini delle ultime generazioni…’ (Ellen G. White, Il gran conflitto, pag. 468). Non c’è che dire, la White aveva molta fantasia; faceva lavorare molto la sua immaginazione. [ç ]
[10] Who ‘never heard and came under the conviction of the truth revealed by the third angel’s message’ (citato da Hoekema, op. cit., pag. 140). [ç ]
[11] Diamo un altro saggio dell’immaginazione della White descrivendo l’incontro in cielo tra Adamo e Gesù così come lo descrive lei: ‘I due Adamo stanno per incontrarsi. Il Figliuolo di Dio apre le sue braccia al padre del genere umano, l’essere da lui creato, che peccò contro il proprio Creatore e per il peccato del quale si scorgono sul corpo del Salvatore i segni della crocifissione. Quando Adamo scorge le cicatrici delle ferite prodotte dai chiodi crudeli, non si getta fra le braccia del suo Signore, ma umilmente si prostra ai suoi piedi, esclamando: ‘Degno è l’Agnello che è stato immolato’. Il Salvatore lo rialza teneramente e lo invita a guardare di nuovo la dimora di Eden, dalla quale è stato per così lungo tempo esiliato’ (Ellen G. White, Il gran conflitto, pag. 470). [ç ]
[12] Cristo secondo gli Avventisti non verrà per regnare sulla terra con i suoi sacerdoti durante quei mille anni; infatti essi dicono: ‘Un regno di mille anni dei santi con Cristo è predetto in Rivelazione 20:2-7, ma non c’è nessuna dichiarazione in quel capitolo che i santi regneranno con Cristo sulla terra durante questo periodo’ (Questions on Doctrine, pag. 489). [ç ]

References: in fine
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
in fine