Source: https://www.foroeuropeo.it/avvocati-professione-forense/ordinamento-forense/5210-art-18-incompatibilita
Timestamp: 2019-07-19 21:16:43+00:00

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Art.18.(Incompatibilità) - Foroeuropeo
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Cancellazione dall’albo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 209 - 2
Cancellazione dall’albo del dipendente pubblico part time: manifestamente infondata la qlc della L. n. 339/2003 In tema di cancellazione dall’Albo per incompatibilità dell’avvocato dipendente pubblico part-time, il divieto ripristinato dalla legge n. 339/2003 deve essere ritenuto coerente con la caratteristica (peculiare della professione forense tra quelle il cui esercizio è condizionato all’iscrizione in un albo) dell’incompatibilità con qualsiasi “impiego retribuito, anche se consistente nella prestazione di opera di assistenza o consulenza legale, che non abbia carattere scientifico o letterario”, non incontrando la discrezionalità del legislatore, libero di introdurre nuove discipline anche opposte a quella in vigore purché non contrastanti con le norme costituzionali e non irragionevoli, il limite del rispetto dei c.d. “diritti quesiti”. Peraltro, pur prescindendo dal rilievo che una tale posizione debba inquadrarsi più correttamene nella categoria delle mere aspettative che non tra i diritti, non può ritenersi che la suddetta disciplina dovesse necessariamente essere indirizzata nel senso di escludere l’applicazione del nuovo regime restrittivo a coloro che già risultavano (legittimamente) iscritti nell’albo, anche perché non può dirsi che una disciplina transitoria manchi, essendo al contrario essa individuabile proprio nel primo comma dell’art. 2, l. cit., che opportunamente e ragionevolmente prevede, nel contesto di un doppio regime di tutela, un adeguato periodo di “moratoria” per esercitare l’opzione tra l’impiego e la libera professione (come altresì puntualizzato dalla Corte cost. con l’ord. n. 91/09). Va pertanto ritenuta manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3, 35 co.1 e 41 Cost., la q.l.c. degli artt.1 e 2 della Legge n. 330/05, prospettata sotto il profilo della asserita violazione dei diritti c.d. quesiti e dei correlati principi, di carattere interno e comunitario, di tutela dell’affidamento, di eguaglianza, sicurezza giuridica, ragionevolezza e proporzionalità. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 209 ...
Dipendenti pubblici: attività di lavoro subordinato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 209
Dipendenti pubblici: incompatibile con la professione forense l’attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato. Le disposizioni di cui all’art. 1, commi 56, 56 bis e 57, L. n. 662/1996 (che consentono l’iscrizione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo parziale agli albi professionali quando la prestazione lavorativa non sia superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno, c.d. part time ridotto) non si applicano all’iscrizione agli albi degli avvocati (L. n. 339/2003), per i quali -quand’anche iscritti all’albo prima del 1996- restano fermi i limiti e i divieti di cui alla legge professionale, che appunto prevede l’incompatibilità tra la professione di avvocato con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato (art. 18 lett. d L. n. 247/2012, già RDL n. 1578/1933). Tale incompatibilità risponde infatti all’esigenza di tutelare gli interessi di rango costituzionale quali, da un lato, il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione e, dall’altro, l’indipendenza della professione forense al fine di garantire l’effettività del diritto di difesa, così da evitare il sorgere di un possibile contrasto tra l’interesse privato del pubblico dipendente e l’interesse della pubblica amministrazione. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 209 ...
L’iscrizione nell’Elenco Speciale - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 117
Avvocati di enti pubblici: i tre requisiti per l’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo L’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo, nei limiti consentiti dall’art. 3 del R.D.L. n. 1578/1933 (ora 18 L. n. 247/2012), presuppone il concorso di tre elementi imprescindibili:(i) deve esistere, nell’ambito strutturale dell’ente pubblico, un ufficio legale che costituisca un’unità organica autonoma; (ii) colui che richiede l’iscrizione – in possesso, ovviamente, del titolo abilitativo all’esercizio professionale (conditio facti soggettiva) – faccia parte dell’ufficio legale e sia incaricato di svolgervi tale attività professionale, limitatamente alle cause ed agli affari propri dell’ente; infine, (iii) la destinazione del dipendente­ avvocato a svolgere l’attività professionale presso l’ufficio legale deve realizzarsi mediante il suo stabile inquadramento. Costituiscono, poi, corollari di tali principi le ulteriori circostanze costituite dalla sostanziale estraneità del richiedente rispetto all’apparato amministrativo-burocratico dell’Ente in posizione di indipendenza e di autonomia, con esclusione di ogni attività di gestione allo scopo di evitare qualsiasi rischio di condizionamento nell’esercizio della sua attività professionale. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 117...
L’iscrizione all’albo - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 117
Il Segretario Comunale non può chiedere l’iscrizione all’albo quale avvocato dell’ente pubblico stesso Gli avvocati dipendenti di enti pubblici sono abilitati alla “trattazione degli affari legali dell’ente stesso” a condizione che siano incardinati in un ufficio legale stabilmente costituito e siano incaricati in forma esclusiva dello svolgimento di tali funzioni. In mancanza di tale esclusività – ovvero in costanza di altra “funzione di assistenza giuridico amministrativa” – deve conseguentemente negarsi l’iscrizione, o la permanenza ove avvenuta, nell’Elenco speciale annesso all’Albo (Nel caso di specie, l’iscrizione era stata richiesta da un Segretario comunale). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 117...
Avvocato stabilito - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 18176 del 24 luglio 2017
Avvocato stabilito e incompatibilità: opera la nuova legge professionale - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 18176 del 24 luglio 2017 L’avvocato stabilito, già iscritto alla data di entrata in vigore della legge n. 247 del 2012 nella sezione speciale dell’albo, il quale presenti, successivamente all’entrata in vigore della nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense, domanda di iscrizione nell’albo degli avvocati per esercitare la professione con il titolo di avvocato, è soggetto, ai fini dell’iscrizione nell’albo, alla normativa sull’incompatibilità dettata da quest’ultima legge, senza che possa operare l’ultrattività della disciplina più favorevole dettata dall’art. 3 del precedente ordinamento forense, applicabile soltanto agli avvocati già iscritti, non anche agli avvocati stabiliti iscritti nella sezione speciale dell’albo (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato l’impugnazione proposta avverso Consiglio Nazionale Forense – pres. f.f. Picchioni, rel. Tinelli, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 412). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 18176 del 24 luglio 2017 ...
Incompatibilità - Consiglio nazionale forense, 21 giugno 2017, n. 45
Il COA di Crotone, dopo aver correttamente riportato il testo di cui all’art. 18 L. 247/12 in tema di incompatibilità ed aver ricordato precedenti decisioni del CNF, sottopone il testo di una delibera che si propone di adottare e ne chiede la condivisione o meno. (Quesito n. 308, COA di Crotone) La Commissione, dopo ampia discussione, ritiene che il provvedimento più corretto che il COA possa adottare in argomento, sia quello che si limiti a richiamare il dettato normativo, con la conseguenza che: i) non è incompatibile con la professione di avvocato la funzione di Presidente del C.d.A. dotato, per statuto, di poteri meramente amministrativi e rappresentativi della società; ii) a contrariis, la professione di avvocato è incompatibile, con l’incarico di membro di un CDA che svolga in via esclusiva i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione che gli derivano dalla legge e quindi, la gestione in senso lato della società e dell’impresa; iii) l’incompatibilità dettata dall’art. 18 citato, non è subordinata all’esistenza di un corrispettivo per l’attività svolta; la gratuità dell’incarico eventualmente assunto è pertanto irrilevante. Per completezza, non è certo la rappresentanza della società che genera l’incompatibilità, né la possibilità di ricevere pagamenti da parte di terzi in nome della persona giuridica rappresentata; il discrimine è, notoriamente, l’attività gestoria, sia essa svolta individualmente (per delega) o collegialmente (CDA). Pertanto, alla luce dei poteri del Presidente, per come descritti nel quesito, appare evidente che allo stesso sono conferite funzioni di rilievo, che implicano l’esistenza di poteri gestori e dunque determinano la sussistenza della causa di incompatibilità. Consiglio nazionale forense, 21 giugno 2017, n. 45 ...
Avvocato socio di una associazione - Consiglio nazionale forense, 24 maggio 2017, n. 36
Il COA di Latina chiede di sapere se l’avvocato possa essere contemporaneamente socio di una associazione professionale disciplinata dalla legge n. 4/2013, avente ad oggetto la tutela e la valorizzazione delle competenze degli esperti in materia di privacy e data protection. (Quesito n. 274, COA di Latina) La legge n. 4/2013 disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi, con ciò intendendosi “l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative” (art. 1, comma 2). Ai sensi del successivo art. 3, i soggetti esercenti tali attività possono costituire “associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, con il fine di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza”. Dal dettato normativo si evince chiaramente che l’eventuale iscrizione ad una di dette associazioni non integra la fattispecie di iscrizione ad altro Albo, contemplata dall’art. 18, lett. a) della legge professionale forense tra le ipotesi di incompatibilità con l’iscrizione nell’Albo, rientrando piuttosto nella libertà associativa dell’avvocato che, peraltro, ben potrebbe svolgere l’attività di cui all’oggetto della associazione anche senza esservi iscritto (essendo la costituzione dell’associazione meramente eventuale e non sussistendo alcun vincolo di rappresentanza esclusiva). Al quesito, pertanto, deve essere data risposta positiva. Restano ferme, come ovvio, le rimanenti cause di incompatibilità di cui all’art. 18 della legge n. 247/12. Consiglio nazionale forense, 24 maggio 2017, n. 36 ...
Divieto di cancellazione – incompatibilità - Consiglio nazionale forense, 24 maggio 2017, n. 37
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Latina formula quesito in merito alla possibilità di cancellare – su istanza dell’interessato, e per sopravvenuta incompatibilità ai sensi dell’art. 18, lett d) della legge n. 247/12 – un iscritto, in pendenza di procedimento disciplinare a suo carico (Quesito n. 275, COA di Latina). Sussiste, nella specie, una concorrenza conflittuale tra la norma in tema di incompatibilità – che preclude all’avvocato la permanenza dell’iscrizione nell’Albo, in caso di contestuale titolarità di rapporto di lavoro subordinato – e la norma, altrettanto cogente, relativa al divieto di cancellazione, in pendenza di procedimento disciplinare. Ritiene la Commissione che debba prevalere – in considerazione della tassatività delle relative previsioni nonché, soprattutto, degli interessi sottesi alla disciplina delle incompatibilità – la disposizione in tema di incompatibilità, rispetto al divieto di cancellazione in pendenza di procedimento disciplinare. Diversamente argomentando, si potrebbe configurare una ipotesi di esercizio della professione da parte di soggetto incompatibile, con potenziali ricadute negative sul pubblico interesse al corretto esercizio della professione, sotto il profilo della miglior tutela dei diritti degli assistiti e della tutela della generalità dei consociati. Consiglio nazionale forense, 24 maggio 2017, n. 37 ...
Incompatibilità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 54
Incompatibile con la professione forense l’avvocato che sottragga al cliente l’indennizzo ricevuto dall’assicurazione Vìola i principi di probita`, dignita`, decoro, lealta`, correttezza e fedelta`, con notevole detrimento all’onorabilita` e alla funzione sociale dell’intera classe forense, l’avvocato che, nell’espletamento del mandato conferitogli per ottenere il risarcimento di un danno, rappresenti e corrisponda al proprio assistito una somma inferiore a quella ottenuta della controparte, trattenendo per sé il resto, così procurandosi un ingiusto profitto (Nel caso di specie, trattavasi di indenizzo assicurativo da sinistro stradale. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della radiazione). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 54 ...
Incompatibilità - poteri di gestione o rappresentanza - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 56
La carica sociale con poteri di gestione o rappresentanza è incompatibile con l’esercizio della professione forense (anche a prescindere dal fine di lucro) Il legale che ricopre il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione o di amministratore delegato o unico di una società si trova in una situazione di incompatibilità con l’esercizio della professione forense laddove tale carica comporti effettivi poteri di gestione o di rappresentanza (art. 18 L. 247/2012, già art. 3 r.d.l. n. 1578/1933), anche a prescindere dal fine di lucro della società stessa. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 maggio 2017, n. 56 ...
Incompatibilità - socio illimitatamente responsabile - Consiglio nazionale forense, 26 aprile 2017, n. 25
Il COA di Spoleto chiede se – considerato che l’art. 18 lett. c della Legge 247/2008 prescrive che “la professione forense è incompatibile con la qualità di socio illimitatamente responsabile, di amministratore di società di persone aventi quali finalità l’esercizio di attività di impresa commerciale in qualunque forma costituite, nonché con la qualità di amministratore unico o amministratore delegato di società di capitali, anche in forma cooperativa, nonché con la qualità di presidente del consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione” – il socio presidente del consiglio di amministrazione, nonché prestatore d’opera professionale, per quanto riguarda le attività di consulenza richieste alla società srl che ha ad oggetto servizi alle imprese nel settore dell’ analisi aziendale, analisi dei processi produttivi marketing, analisi finanziarie, elaborazioni contabile possa richiedere l’iscrizione al Registro dei Praticanti avvocati. Ritiene la Commissione che – ferma restando la previsione di cui all’art. 41, comma 4 della legge n. 247/12, che consente lo svolgimento del tirocinio in costanza di rapporto di lavoro subordinato (purché con modalità e orari idonei a consentirne l’effettivo e puntuale svolgimento e in assenza di specifiche ragioni di conflitto di interesse) – debba applicarsi all’iscrizione del praticante la disposizione di cui all’art. 18, lett. c) della medesima legge, rilevando pertanto la titolarità o l’esercizio, da parte del presidente del consiglio di amministrazione che richiede l’iscrizione, di poteri individuali di gestione. Consiglio nazionale forense, 26 aprile 2017, n. 25...
Incompatibilità - incarico gratuito - Consiglio nazionale forense, 26 aprile 2017, n. 27
Il COA di Bergamo chiede di sapere se un iscritto all’albo degli avvocati possa ricoprire l’incarico gratuito di presidente di sezione comunale di AVIS (associazione senza fine di lucro e con finalità di solidarietà umana) e se tale incarico possa essere incompatibile alla luce dell’art. 18 L. n. 247/2012. La risposta al quesito è nei seguenti termini: Le norme sull’incompatibilità della professione di avvocato sono di carattere eccezionale e quindi di stretta interpretazione e applicazione. Non possono pertanto essere estese oltre i casi in esse previsti. L’incarico gratuito di presidente di sezione comunale AVIS, non rientrando nelle ipotesi di incompatibilità tassativamente elencati nell’art. 18 L.P., è compatibile con la professione di avvocato. Consiglio nazionale forense, 26 aprile 2017, n. 27...
Giurista d’impresa - Iscrizione ad un Albo circondariale degli Avvocati - Consiglio nazionale forense, 26 aprile 2017, n. 28
Il COA di Spoleto pone il seguente quesito: “Può un dottore in Giurisprudenza abilitato all’esercizio della professione di Avvocato, dipendente di una società per azioni in virtù di contratto di lavoro subordinato avente ad oggetto attività di consulenza e assistenza giuridica, ottenere l’iscrizione ad un Albo circondariale degli Avvocati”? La risposta al quesito è negativa. Sul punto la Commissione si è espressa con parere del 10 marzo 2017, che si trascrive per maggiore comodità: Quesito n. 279, COA di Bologna, Rel. Cons. Salazar Parere 10 marzo 2017 Il COA di Bologna pone il seguente quesito: “Se la previsione dell’art. 2, n. 6 della legge n. 247/2012 consenta a qualsiasi “giurista d’impresa”, anche se non iscritto all’ufficio legale di un ente pubblico o a maggioranza pubblica, di iscriversi all’Albo degli Avvocati, in deroga a quanto previsto dall’art. 18 della legge stessa”. La risposta al quesito è nei seguenti termini. Va anzitutto precisato che le fattispecie “giuristi d’impresa” e “avvocati degli enti pubblici” devono essere tenute distinte in quanto assoggettate dalla L. n. 247/2012 a differente disciplina. I “giuristi d’impresa” sono regolati dall’art. 2, c. 6, della L. P. al solo fine di consentire agli stessi l’esercizio dell’attività professionale di consulenza e assistenza legale stragiudiziale previa instaurazione di rapporti di lavoro subordinato ovvero stipulazione di contratti di prestazione d’opera continuativa e coordinata nell’esclusivo interesse del datore di lavoro o del soggetto in favore del quale l’opera viene prestata. Lo status di “giurista d’impresa” non consente l’iscrizione all’albo degli avvocati stante l’incompatibilità di cui all’art. 18, lettera d). La deroga prevista dall’art. 2, c. 6, è pertanto limitata, come si è detto, all’attività stragiudiziale in favore del datore di lavoro. Gli avvocati degli enti pubblici, figura assai diversa dai c.d. “giuristi d’impresa”, con i quali non vanno confusi, sono assoggettati alla speciale disciplina dettata dall’art. 23 della L.P., per l’esame della quale – con specifico riferimento al profilo delle incompatibilità – si rinvia al recente parere dell’ufficio studi del 28.2.17, ai pareri di questa Commissione (ad es. nn. 56 e 61 del 2016) e alla giurisprudenza della Corte di Cassazione (ad es., SS. UU., sent. n. 19547/10) e del CNF (ad es., sentt. nn. 134 e 188 del 2015). Consiglio nazionale forense, 26 aprile 2017, n. 28...
Incompatibilità - l’incarico di garante comunale - Consiglio nazionale forense, 26 aprile 2017, n. 30
Il COA di Trieste chiede di sapere se l’incarico di garante comunale per i diritti dei detenuti sia incompatibile con la professione di avvocato. La risposta è nei seguenti termini: Le norme sull’incompatibilità della professione di avvocato sono di carattere eccezionale e quindi di stretta interpretazione e applicazione. Non possono pertanto essere estese oltre i casi in esse previsti. Ne deriva che l’incarico (senza rapporto di lavoro subordinato) di garante comunale dei detenuti, non rientrando nelle ipotesi di incompatibilità tassativamente elencate nell’art. 18 L. P., è compatibile con la professione di avvocato. Tanto premesso, occorre osservare che la normativa professionale – sia con riguardo alla legge professionale, sia con riguardo al Codice deontologico – detta particolari regole di condotta, volte ad evitare l’insorgenza di conflitti di interesse, o comunque a determinare una interferenza tra attività professionale e incarico non professionale. Tale potrebbe essere l’ipotesi del Garante dei Detenuti, la cui funzione è quella di vigilare sulle condizioni di detenzione e sul rispetto della normativa sulla custodia delle persone detenute e che, a tali fini, ha poteri di verifica e intervento, in un contesto suscettibile di dare luogo a procedure giudiziali tali da imporre la presenza di un avvocato difensore. Va quindi sottolineata la potenziale interferenza tra attività professionale e incarico (non professionale) di Garante, qualora entrambe abbiano ad essere svolte dalla medesima persona nei medesimi contesti e luoghi. Tanto premesso, pertanto, l’assenza di incompatibilità non determina il venir meno della rilevanza delle norme deontologiche riguardanti il conflitto di interessi, che impongono – nella specie – che il Garante dei Detenuti non possa assumere incarichi professionali da persone detenute negli istituti di pena soggetti alla propria attività di controllo. Consiglio nazionale forense, 26 aprile 2017, n. 30...
Il COA di Bologna pone il seguente quesito: “Se la previsione dell’art. 2, n. 6 della legge n. 247/2012 consenta a qualsiasi “giurista d’impresa”, anche se non iscritto all’ufficio legale di un ente pubblico o a maggioranza pubblica, di iscriversi all’Albo degli Avvocati, in deroga a quanto previsto dall’art. 18 della legge stessa”. La risposta al quesito e` nei seguenti termini. Va anzitutto precisato che le fattispecie “giuristi d’impresa” e “avvocati degli enti pubblici” devono essere tenute distinte in quanto assoggettate dalla L. n. 247/2012 a differente disciplina. I “giuristi d’impresa” sono regolati dall’art. 2, c. 6, della L. P. al solo fine di consentire agli stessi l’esercizio dell’attivita` professionale di consulenza e assistenza legale stragiudiziale previa instaurazione di rapporti di lavoro subordinato ovvero stipulazione di contratti di prestazione d’opera continuativa e coordinata nell’esclusivo interesse del datore di lavoro o del soggetto in favore del quale l’opera viene prestata. Lo status di “giurista d’impresa” non consente l’iscrizione all’albo degli avvocati stante l’incompatibilita` di cui all’art. 18, lettera d). La deroga prevista dall’art. 2, c. 6, e` pertanto limitata, come si e` detto, all’attivita` stragiudiziale in favore del datore di lavoro. Gli avvocati degli enti pubblici, figura assai diversa dai c.d. “giuristi d’impresa”, con i quali non vanno confusi, sono assoggettati alla speciale disciplina dettata dall’art. 23 della L.P., per l’esame della quale – con specifico riferimento al profilo delle incompatibilita` – si rinvia al recente parere dell’ufficio studi del 28.2.17, ai pareri di questa Commissione (ad es. nn. 56 e 61 del 2016) e alla giurisprudenza della Corte di Cassazione (ad es., SS. UU., sent. n. 19547/10) e del CNF (ad es., sentt. nn. 134 e 188 del 2015). Consiglio nazionale forense, 10 marzo 2017, n. 11 bis...
Incompatibilità - commissione di esame di abilitazione - Consiglio nazionale forense, 22 febbraio 2017, n. 15
Il COA di Roma chiede se possa configurarsi incompatibilità per gli avvocati componenti della commissione di esame di abilitazione alla professione forense nell’ipotesi in cui esista rapporto di parentela tra gli stessi e i candidati oppure nella diversa ipotesi in cui questi ultimi abbiano svolto il tirocinio presso lo studio legale dei primi. Si deve premettere che nessuna espressa disposizione si rinviene, nell’ordinamento, in relazione alla seconda delle fattispecie richiamate. Con riferimento alla prima, invece, si deve segnalare una pronuncia del Consiglio di Stato (sez. IV, 12/07/2007, n. 3985) che ritiene applicabile l’obbligo di astensione di cui all’art. 11 del D.P.R. 9.5.1994, n. 487 (Regolamento sull’accesso agli impieghi e sullo svolgimento dei concorsi). Tale disposizione prevede che, prima dell’inizio delle prove, i componenti la commissione, presa visione dell’elenco dei partecipanti, sottoscrivono la dichiarazione che non sussistono situazioni di incompatibilità tra essi e i concorrenti, ai sensi degli artt. 51 e 52 del cpc. Secondo il supremo giudice amministrativo, in particolare, “deve rilevarsi che, secondo la giurisprudenza (C.d.S., sez. VI, 8 settembre 2006, n. 5220), anche la partecipazione ad una commissione d’esame di persona legata da rapporti particolari ad uno dei candidati legittima gli altri a chiederne l’astensione o a ricusarla, sicché quando questi non si avvalgano di tali strumenti (com’è avvenuto nel caso di specie, non risultando dagli atti che prima della nuova valutazione l’interessato abbia formulato richiesta di astensione o dichiarazione di ricusazione) resta loro preclusa la possibilità di impugnare, sotto questo profilo, gli atti della commissione”. Alla luce di tale pronuncia dovrebbe pertanto ritenersi che il commissario che incorra in una delle ipotesi previste dagli artt. 51 e 52 del c.p.c. abbia l’obbligo di astenersi e possa essere, per i medesimi motivi, ricusato. Consiglio nazionale forense, 22 febbraio 2017, n. 15...
Avvocati di enti pubblici - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 399
Avvocati di enti pubblici: i requisiti per l’iscrizione all’elenco speciale dell’albo professionale L’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo, nei limiti consentiti dall’art. 3 del R.D.L. n. 1578/1933 (ora, 18 L. n. 247/2012), presuppone il concorso di tre elementi imprescindibili: (i) deve esistere, nell’ambito strutturale dell’ente pubblico, un ufficio legale che costituisca un’unità organica autonoma; (ii) colui che richiede l’iscrizione – in possesso, ovviamente, del titolo abilitativo all’esercizio professionale (condictio facti soggettiva) – faccia parte dell’ufficio legale e sia incaricato di svolgervi tale attività professionale, limitatamente alle cause ed agli affari propri dell’ente; infine, (iii) la destinazione del dipendente-avvocato a svolgere l’attività professionale presso l’ufficio legale deve realizzarsi mediante il suo stabile inquadramento. Costituiscono, poi, corollari di tali principi le ulteriori circostanze costituite dalla sostanziale estraneità del richiedente rispetto all’apparato amministativo-burocratico dell’Ente in posizione di indipendenza e di autonomia, con esclusione di ogni attività di gestione allo scopo di evitare qualsiasi rischio di condizionamento nell’esercizio della sua attività professionale (Nel caso di specie, i requisiti della indipendenza e autonomia dell’avvocato, nonche´ la stabilita` di destinazione e l’inamovibilita` risultavano assicurati da apposita clausola contrattuale e dal regolamento dell’avvocatura comunale). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 399...
annullamento dell’art. 14-bis del Decreto del Ministro della Giustizia del 18 ottobre 2010 n. 180 così come introdotto dall’art. 6 del Decreto del Ministro della Giustizia n. 139/2014 - La norma espunta si occupa di disciplinare direttamente l’incompatibilità ed i conflitti di interesse del singolo mediatore - TAR Lazio Roma Sentenza n. 3989 del 1 aprile 2016 Decreto ministeriale 10 ottobre 2010, n. 180 Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo n. 28 del 2010.(testo con le modifiche apportate dal d.m. giustizia 6 luglio 2011, n. 145 e dal D.M. giustizia 4 agosto 2014, n. 139) omissis Art. 14 bis Incompatibilità e conflitti di interesse (1)1. Il mediatore non può essere parte ovvero rappresentare o in ogni modo assistere parti in procedure di mediazione dinanzi all’organismo presso cui è iscritto o relativamente al quale è socio o riveste una carica a qualsiasi titolo; il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli stessi locali.2. Non può assumere la funzione di mediatore colui il quale ha in corso ovvero ha avuto negli ultimi due anni rapporti professionali con una delle parti, o quando una delle parti è assistita o è stata assistita negli ultimi due anni da professionista di lui socio o con lui associato ovvero che ha esercitato la professione negli stessi locali; in ogni caso costituisce condizione ostativa all’assunzione dell’incarico di mediatore la ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’articolo 815, primo comma, numeri da 2 a 6, del codice di procedura civile.3. Chi ha svolto l’incarico di mediatore non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti se non sono decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento. Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitano negli stessi locali.---(1) Articolo inserito dall’articolo 6, comma 1, del D.M. 4 agosto 2014, n. 139. Vedi al riguardo la sentenza del TAR Lazio 3989/2016. TAR Lazio Roma Sentenza n. 3989 del 1 aprile 2016 SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 14664 del 2014, integrato da motivi aggiunti,omissisper l’annullamento1) quanto al ricorso, previa sospensione:dell’art. 6 – nella sua interezza – del Decreto del Ministro della Giustizia del 4.08.2014 n. 139, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 221 del 23.09.2014, che ha inserito l’art. 14-bis nel Decreto del Ministro della Giustizia del 18.10.2010 n. 180;- ovvero, in via subordinata, dell’art. 6 del decreto del Ministro della Giustizia del 4.8.2014 n. 139 nella parte in cui dispone che “1. Il mediatore non può essere parte ovvero rappresentare o in ogni modo assistere parti in procedure di mediazione dinanzi all’organismo presso cui è iscritto o relativamente al quale è socio o riveste una carica a qualsiasi titolo; il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli stessi locali” (art. 14-bis, comma 1, Decreto del Ministro della Giustizia del 18.10.2010 n. 180);- ovvero, in via ulteriormente subordinata, dell’art. 6 del Decreto del Ministro della Giustizia del 04.08.2014 n. 139 nella parte in cui dispone che “1...il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli...
Mediatore e avvocato: incompatibilità e conflitto di interesse L’art. 14 bis d.m. n. 180/2010(*) è illegittimo per eccesso di potere. Tar Lazio, Sez. I (pres. Volpe, rel. Correale), sentenza n. 3989 del 1° aprile 2016(*) “Il mediatore non può essere parte ovvero rappresentare o in ogni modo assistere parti in procedure di mediazione dinanzi all’organismo presso cui è iscritto o relativamente al quale è socio o riveste una carica a qualsiasi titolo; il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli stessi locali. Non può assumere la funzione di mediatore colui il quale ha in corso ovvero ha avuto negli ultimi due anni rapporti professionali con una delle parti, o quando una delle parti è assistita o è stata assistita negli ultimi due anni da professionista di lui socio o con lui associato ovvero che ha esercitato la professione negli stessi locali; in ogni caso costituisce condizione ostativa all’assunzione dell’incarico di mediatore la ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’articolo 815, primo comma, numeri da 2 a 6, del codice di procedura civile. Chi ha svolto l’incarico di mediatore non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti se non sono decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento. Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitano negli stessi locali...
L’insegnante di scuola primaria è (ora) incompatibile con la professione forense L’attività di insegnante, seppur part-time, in una scuola primaria statale è incompatibile con l’esercizio della professione forense.Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 21949 del 28 ottobre 2015...
Procedimento di iscrizione all’albo Nell’ambito dei procedimenti (amministrativi) avanti al COA, vige il principio del “tempus regit actum”, che impone di applicare ai procedimenti stessi le disposizioni normative sopravvenute finché ancora in corso, malgrado l’atto di impulso di parte sia stato posto in essere in data anteriore al nuovo quadro normativo. (Nel caso di specie trattavasi di domanda di iscrizione all’albo presentata antecedentemente all’introduzione di una nuova incompatibilità professionale, tuttavia vigente al momento della successiva decisione, che per tale motivo era stata di rigetto). Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 21949 del 28 ottobre 2015 ...
Avvocati di enti pubblici - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 luglio 2015, n. 114
requisiti per l’iscrizione all’elenco speciale dell’albo professionale L’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo, nei limiti consentiti dall’art. 3 del R.D.L. n. 1578/1933 (ora, 18 L. n. 247/2012), presuppone il concorso di tre elementi imprescindibili: (i) deve esistere, nell’ambito strutturale dell’ente pubblico, un ufficio legale che costituisca un’unità organica autonoma; (ii) colui che richiede l’iscrizione – in possesso, ovviamente, del titolo abilitativo all’esercizio professionale (condictio facti soggettiva) – faccia parte dell’ufficio legale e sia incaricato di svolgervi tale attività professionale, limitatamente alle cause ed agli affari propri dell’ente; infine, (iii) la destinazione del dipendente-avvocato a svolgere l’attività professionale presso l’ufficio legale deve realizzarsi mediante il suo stabile inquadramento. Costituiscono, poi, corollari di tali principi le ulteriori circostanze costituite dalla sostanziale estraneità del richiedente rispetto all’apparato amministativo-burocratico dell’Ente in posizione di indipendenza e di autonomia, con esclusione di ogni attività di gestione allo scopo di evitare qualsiasi rischio di condizionamento nell’esercizio della sua attività professionale (Nel caso di specie, il professionista era inquadrato in una struttura, denominata “Avvocatura”, alle strette direttive di un Direttore e priva di indipendenza ed autonomia nell’esercizio della propria attività. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto legittima la cancellazione del professionista dalla Sezione speciale dell’albo). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 22 luglio 2015, n. 114 ...
attività incompatibili - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96
La violazione dell’obbligo di evitare attività incompatibili con la permanenza dell’iscrizione all’albo E’ deontologicamente rilevante il comportamento dell’avvocato che richieda o mantenga l’iscrizione all’albo in pendenza di una causa di incompatibilità con l’esercizio della professione (Nel caso di specie, trattavasi di contratto di formazione e lavoro poi convertito in rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze dell’Agenzia delle Entrate, circostanza che l’incolpato aveva sottaciuto al momento della domanda di iscrizione all’albo e nei successivi anni. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare di mesi nove di sospensione dall’esercizio professionale).Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 luglio 2015, n. 96...
Il COA di Bologna chiede di conoscere se versa in condizione di incompatibilità con l'iscrizione all'Albo l'avvocato che, regolarmente iscritto a un Albo degli Avvocati italiano in assenza di situazioni di incompatibilità sul territorio nazionale, abbia sottoscritto all'estero (in un paese dell'Unione Europea, nello specifico in Spagna) un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, in ottemperanza alle diverse norme vigenti in quel Paese, che non configurano tale ipotesi come ostativa all'iscrizione in un Albo degli Avvocati di quel Paese, nel quale l'attività lavorativa di cui al contratto viene esclusivamente svolta. La risposta al quesito è nei seguenti termini.Ai sensi dell'art. 18, c. 1, lett. d) della L. n. 247/2012 la professione di avvocato è incompatibile con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato, salve le eccezioni indicate nell'art. 19 (insegnamento o ricerca in materie giuridiche nell'Università, nelle scuole secondarie pubbliche o private parificate e nelle istituzioni di Enti di ricerca e sperimentazione pubblici).Le richiamate eccezioni sono tassative e non assume rilievo il luogo di svolgimento dell'attività incompatibile. Ne consegue che rientra nell'ipotesi di incompatibilità l'attività di lavoro subordinato svolta da un avvocato italiano in altro Stato dell'Unione Europea, ancorché in quest'ultimo il rapporto di lavoro subordinato non sia previsto come causa di incompatibilità con la professione forense. Consiglio nazionale forense (rel. Salazar), parere 24 settembre 2014, n. 63 Riferimenti normativiart. 18 L. n. 247/2012,art. 19 L. n. 247/2012...
tirocinio teorico pratico presso l’Agenzia delle Entrate di durata di mesi sei - Il COA di Massa Carrara chiede che il CNF voglia chiarire se sia compatibile con l’esercizio della professione forense la partecipazione a tirocinio teorico pratico presso l’Agenzia delle Entrate di durata di mesi sei, rientrante nell’ambito della procedura della selezione pubblica per l’assunzione di unità lavorative. Il quesito proposto attiene alle incompatibilità, oggi, tassativamente stabilite dall’art. 18 della legge n. 247/12. Le stesse riguardano qualsiasi attività di lavoro autonomo svolto continuativamente o professionalmente, qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome o conto altrui, ovvero la qualità di socio, illimitatamente responsabile o amministratore di società di persone con finalità commerciale e anche di società di capitali, anche costituite in forma cooperativa, nonché qualsiasi attività di lavoro subordinato anche con orario part-time. Ne discende che nessuna incompatibilità è prevista dalla legge relativamente alla partecipazione a tirocini a nulla rilevando che gli stessi siano presupposto di una futura potenziale assunzione rimanendo questa pur sempre soggetta a procedura di selezione. Nessuna incompatibilità sussiste anche in ragione della durata (mesi 6) per la quale non si prevede l’instaurazione di alcun rapporto di lavoro dipendente, né il tirocinio può farsi rientrare nella nozione di “qualsiasi altra attività di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente”, dal momento che trattandosi di tirocinio, questo è svolto certamente in maniera continuativa, ma non professionale in quanto caratteristica propria del tirocinio è quella di non rappresentare un’attività professionale. Solo al termine dello stesso e una volta completata con esito positivo la procedura di selezione, conseguendo il rapporto d’impiego, si manifesterebbero i presupposti per l’incompatibilità. In un’interpretazione non restrittiva della nuova legge professionale, addirittura, il tirocinio potrebbe rientrare all’interno del continuo e costante aggiornamento relativamente a specifica competenza professionale. Infatti, per il tirocinante che non avrà completato positivamente la procedura, nessun rapporto di lavoro sarà instaurato e conseguentemente il periodo di tirocinio svolto varrà al solo fine della acquisizione di una specifica competenza in materia tributaria e fiscale.Alla luce delle considerazioni che precedono è parere di questa Commissione che non sussista alcuna incompatibilità tra l’esercizio della professione forense e lo svolgimento del tirocinio teorico pratico presso l’Agenzia delle Entrate prodromico a procedura di selezione pubblica per l’assunzione.Consiglio Nazionale Forense (rel. Morlino), parere del 17 luglio 2013, n. 75Quesito n. 273, COA di Massa Carrara - Pubblicato in Prassi: pareri CNF...
Il COA di Palermo chiede parere sull’interpretazione della L. n. 215/2004 recante disposizioni in materia di incompatibilità post carica a cui sono soggetti per 12 mesi i liberi professionisti che abbiano concluso il mandato politico o amministrativo. In particolare si invoca la pronunzia del CNF sulle seguenti questioni: A. la latitudine delle limitazioni all’attività professionale nel periodo definitivo post-carica;B. l’applicabilità ai componenti degli organi di governo di una Regione a statuto speciale che non ha puntualmente normato la fattispecie, in presenza di una disposizione normativa sul regime delle incompatibilità (durante e dopo lo svolgimento del mandato amministrativo) che rinvia espressamente all’esercizio della potestà legislativa regionale;C. la compatibilità delle delineate preclusioni previste dalla normativa nazionale – ammesso e non concesso che, come si dubita, esse operino anche nell’ordinamento regionale – con il settore della consulenza legale; settore nel quale, ormai, per pacifica evoluzione legislativa e della giurisprudenza amministrativa, “si possono conferire incarichi solo a seguito di procedura ad evidenza pubblica e non di tipo fiduciario” (così il quesito). E quanto meno con specifico riferimento a tale fattispecie.La risposta è nei seguenti termini:A. La latitudine temporale è fissata dalla legge in 12 mesi decorrenti dalla cessazione della carica. L’incompatibilità riguarda qualunque attività professionale o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, in favore di soggetti pubblici o privati (art. 2, lett. f).B. Il CNF non ha competenza ad emettere pareri in materia di potenziali conflitti tra Stato e Regioni, ancorché riguardanti la professione di avvocato. Va in ogni caso tenuto presente che la legge in esame non è stata impugnata da alcuna Regione e deve ritenersi quindi applicabile erga omnes senza limitazioni di ordine regionale.C. L’incompatibilità in questione è prevista dalla legge con specifico riferimento al soggetto cessato dalla carica, il quale, per il periodo della incompatibilità, non può essere beneficiario di alcun incarico professionale, ancorché conferibile con il sistema della selezione competitiva o con altre modalità, né può comunque esercitare le suddette attività professionali. Consiglio Nazionale Forense (rel. Salazar), parere del 17 luglio 2013, n. 88 - Quesito n. 294, COA di Palermo - Pubblicato in Prassi: pareri CNF...
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Forlì Cesena ha richiesto parere sul seguente quesito: “se esistono cause di incompatibilità ostative al fatto che un avvocato rivesta la qualifica di socio accomandante in una società immobiliare Consiglio Nazionale Forense (Rel. Cons. Morlino), parere 11 luglio 2012, n. 45 Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Forlì Cesena ha richiesto parere sul seguente quesito: “se esistono cause di incompatibilità ostative al fatto che un avvocato rivesta la qualifica di socio accomandante in una società immobiliare – costituita nella forma societaria di società in accomandita semplice (s.a.s.) – ove la società medesima, dopo aver acquistato un immobile ad uso commerciale, lo ceda in locazione all’avvocato medesimo quale sede del proprio studio legale” Questo Consiglio Nazionale ha già avuto modo di affermare in più occasioni, seguendo un indirizzo costante, che l’incompatibilità ex art. 3 Rdl 27/11/33 n. 1578 discende dall’assunzione di una carica sociale che comporti poteri di gestione e rappresentanza essendo irrilevante la distinzione tra effettività dell’attività commerciale e titolarità della carica incompatibile posto che quest’ultima abilita comunque allo svolgimento “dell’esercizio del commercio”.La ratio dell’incompatibilità (che è quella di evitare i condizionamenti all’esercizio indipendente della professione) verrebbe infatti elusa dalla potenziale idoneità della carica sociale a compromettere l’indipendenza dell’avvocato assoggettandolo alle dinamiche della concorrenza.Nel contesto delineato dal quesito l’avvocato, rivestendo la qualifica di socio accomandante, non si trova esposto al rischio di compromissione della propria indipendenza alla luce del divieto di immistione di cui all’art. 2320 c.c. che gli impedisce il compimento di quegli atti di amministrazione sia interna che esterna che sono riservati all’accomandatario.L’esclusione di un’idoneità, anche potenziale, allo svolgimento di attività commerciale (ove sia, ovviamente, rispettato il divieto di cui all’art. 2320 c.c.) consente quindi di ritenere che non versi in situazione di incompatibilità l’avvocato che rivesta la qualifica di socio accomandante all’interno di una società in accomandita semplice, a nulla rilevando l’oggetto sociale di quest’ultima...
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Parma chiede, stante quanto sancito dall’art. 3 RDL 1578/33, se sussista causa di incompatibilità all’iscrizione all’albo per soggetto che, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione, abbia in essere “un contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto”. Consiglio Nazionale Forense (Rel. Cons. Morlino), parere 11 luglio 2012, n. 7 Consiglio Nazionale Forense (Rel. Cons. Morlino), parere 11 luglio 2012, n. 47 Il quesito, così come posto, non può trovare soluzione senza una preliminare disamina della natura giuridica e delle caratteristiche del contratto di collaborazione continuativa a progetto, meglio noto con l’acronimo Co.co.Pro.Tale strumento rappresenta l’evoluzione del contratto di collaborazione coordinata e continuativa, comunemente definito Co.Co.Co., con il quale si era introdotta la possibilità di instaurare, in alternativa al rapporto di lavoro dipendente, una nuova forma di rapporto lavorativo, quello di collaborazione. Questa forma contrattuale, originariamente risultò spesso elusiva della instaurazione di un vero e proprio rapporto di dipendenza. In sostanza, nella pratica, si faceva ricorso ad un tale istituto per porre in essere un rapporto di lavoro che aveva tutte le caratteristiche di fatto di quello del lavoro dipendente, senza rispettarne le tutele e la disciplina giuridica. Al fine di evitare abusi e strumentalizzazioni dell’istituto, nella ridefinizione dei contratti di lavoro individuali, con la legge c.d. Biagi i Co.Co.Co., vennero sostituiti dai Co.Co.Pro. La fondamentale differenza consisteva nel fatto che mentre i primi erano a tempo indeterminato, i secondi avevano una durata prefissata e, mentre, i redditi derivanti dai primi erano assimilati, ai fini fiscali, a redditi da lavoro dipendente, i secondi, sempre in materia fiscale, sono assimilati a redditi da lavoro autonomo.Elemento centrale di questo contratto di lavoro è da individuarsi nello stretto legame tra prestazione lavorativa e progetto, infatti, i contratti di lavoro devono essere ricondotti ad uno o più progetti specifici o a programmi di lavoro oppure a fasi di un programma di lavoro che deve essere gestito autonomamente dal lavoratore a progetto in funzione del risultato. La durata del contratto deve essere determinata o determinabile in maniera funzionale al progetto. In sostanza il legislatore obbliga le parti a definire un’attività produttiva ben identificabile funzionalmente collegata alla realizzazione di un risultato finale che può essere connessa all’attività principale oppure riguardare un’attività accessoria dell’impresa committente. Ne discendono come caratteristiche: l’autonomia del collaboratore in funzione del risultato, l’irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione nonché l’assenza di un vincolo di subordinazione.Naturalmente sarà necessario analizzare ogni singola fattispecie contrattuale per verificarne la reale natura.Ciò premesso ai fini del corretto inquadramento del Co.co.pro., al fine di verificare un’eventuale incompatibilità con l’esercizio dell’attività professionale, è necessario stabilire se un tale tipo di lavoro debba o meno rientrare nella previsione dell’art. 3 RDL 1578/33 che stabilisce l’incompatibilità dell’esercizio della professione di Avvocato “con qualunque impiego o ufficio retribuito” a carico dello stato o di enti pubblici ed, inoltre, “con ogni altro impiego retribuito, anche se consistente nella...
l’attività di amministratore di condominio si riduce, alla fine, all’esercizio di un mandato con rappresentanza conferito da persone fisiche , in nome e per conto delle quali egli agisce e l’esecuzione di mandati, consistenti nel compimento di attività giuridica per conto ed (eventualmente) in nome altrui è esattamente uno dei possibili modi di svolgimento dell’attività professionale forense sicché la circostanza che essa sia svolta con continuità non aggiunge né toglie nulla alla sua legittimità di fondo quale espressione, appunto, di esercizio della professione. Estratto del verbale della Commissione consultiva del Consiglio nazionale forenseSeduta del 20 febbraio 2013; rel. Cons. Avv. Ubaldo Perfetti(…..omissis…….)Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli pone il quesito se l’art. 18 della legge n. 247 del 2012 (legge di riforma dell’ordinamento professionale forense) impedisca all’avvocato di esercitare l’attività di amministratore di condominio. La commissione reputa che al quesito debba darsi risposta negativa per i motivi che seguono.Premesso che nel vigore della precedente normativa l’art. 3 del RdL n. 1578/1933 era interpretato – data l’eccezionalità dei divieti - nel senso della compatibilità delle due attività (da ultimo sent. CNF 16 marzo 2010, n. 13), il nuovo art. 18 cit. individua quattro macro aree di incompatibilità con la professione di avvocato e precisamente: a) l’esercizio di qualsiasi attività (diversa da quella forense) di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente, fatte salve le attività espressamente escluse dal divieto (di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale, di notaio), mentre è consentita l’iscrizione nell’albo dei commercialisti e degli esperti contabili, nell’elenco dei pubblicisti e nel registro dei revisori contabili, o nell’albo dei consulenti del lavoro; b) l’esercizio di qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome proprio, o in nome o per conto altrui (fatta salva l’assunzione di incarichi di gestione e vigilanza nelle procedure concorsuali, o in procedure di crisi d’impresa); c) l’assunzione della qualità di socio illimitatamente responsabile, o di amministratore, di società di persone, aventi quali finalità l’esercizio di attività di impresa commerciale, in qualunque forma costituite, nonché con la qualità di amministratore unico, o consigliere delegato di società di capitali anche in forma cooperativa, nonché con la qualità di presidente del consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione, a meno che l’oggetto dell’attività della società sia limitato esclusivamente all’amministrazione di beni personali, o familiari, nonché per gli enti e consorzi pubblici e per le società a capitale interamente pubblico; d) l’esercizio di attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato. Esclusa la ricorrenza dell’ipotesi sub d) tenuto conto che la nomina quale amministratore di un condominio non instaura un rapporto di subordinazione con quest’ultimo (Commissione consultiva CNF, parere 25 giugno 2009, n. 26; Id, n. 1 del 29 gennaio 2009; Id, n. 154 del 26 settembre 2003), va anzitutto ricordato che il condominio è un ente di gestione privo di personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini i quali sono rappresentati dall’amministratore e non costituiscono un’entità diversa da quest’ultimo (in termini, Cass. 11 gennaio 2012 n. 177 [ord.] in CED Cassazione rv 620729), tanto vero che l’...
L’ufficio legale dell’ente pubblico cui fa riferimento l’eccezione al regime delle incompatibilità disciplinato dall’art. 3 L.P.F. deve costituire un’unità organica autonoma e gli avvocati ad esso addetti devono esercitare le funzioni di competenza con sostanziale estraneità all’apparato amministrativo dell’ente, in una posizione d’indipendenza da tutti i settori previsti dall’organico. Il contemporaneo svolgimento di un attività legale e di una attività amministrativa non consente pertanto di ritenere integrato l’essenziale requisito dell’esclusività che, inteso in senso oggettivo ed esterno, assicura l’autonomina della funzione, ne garantisce l’indipendenza e la preserva da condizionamenti derivanti dall’attività amministrativa. Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Vermiglio), sentenza del 29 novembre 2012, n. 166 Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 novembre 2012, n. 166 FATTOIl Consiglio dell’Ordine di Roma, con atto dell’8 Luglio 2010, deliberava di cancellare l’avvocato L. V. dall’Albo degli avvocati istituito presso lo stesso Consiglio per incompatibilità ex art.3 del R.D.L. n. 1578/1933, sull’assunto della inesistenza dell’Ufficio Legale presso l’Agenzia delle Entrate conforme alla normativa e alla delibera del Consiglio dell’Ordine di Roma approvata in data 28 ottobre 2004 che regola l’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo.Avverso detta delibera propone ricorso l’avv. V., in data 30 giugno 2011 e chiede a questo Consiglio Nazionale di sospendere il provvedimento impugnato, di dichiararne la nullità,nonchè di dichiarare la sua reiscrizione nell’albo degli Avvocati di Roma – Elenco Speciale Agenzie Entrate.Chiede altresì di dichiarare, nella denegata ipotesi di rigetto del ricorso, che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma è responsabile delle spese ingiustamente da lui sostenute, per l’iscrizione e il mantenimento all’Albo, condannando lo stesso Consiglio al risarcimento delle stesse, oltre interessi e rivalutazione.Il ricorso si fonda sui seguenti motivi:a) il ricorrente deduce la violazione del termine per la notifica del provvedimento evidenziando che, in base all’art. 37 del R.D.L. n. 1578/1933 convertito in legge n. 36 del 22.01.1934 “le deliberazioni del Consiglio dell’Ordine in materia di cancellazione sono notificate, entro 15 giorni all’interessato ed al Pubblico Ministero presso la Corte d’appello”. Nel caso in questione il provvedimento di cancellazione contenuto nella delibera adottata in sede di adunanza del 08.07.2010 è stato notificato soltanto in data 14.06.2011 ;b) deduce altresì la mancanza delle ipotesi di incompatibilità previste dall’art. 3 del R.D.L. n. 1578/1933, sostenendo che l’attività svolta e la sussistenza di titoli, presentati e valutati dal Consiglio degli Avvocati di Roma in base ai quali fu deliberata l’iscrizione nell’albo, sono rimasti invariati dall’anno 2007, né sono sorti eventi nuovi che giustificano la cancellazione.Il presente procedimento è stato trattato nella seduta giurisdizionale del 26 gennaio 2012 e poi rinviato su richiesta dell’avv. V., il quale, non potendo comparire per motivi familiari, faceva pervenire una nota riportandosi integralmente a quanto dedotto.Nella medesima seduta, il P.M., rilevata preliminarmente la probabile intempestività del deposito del ricorso, ne chiedeva l’inammissibilità e/o il rigetto in quanto infondato.All’sito dell’istruttoria, il C.N.F. con ordinanza emessa e depositata in pari data, riteneva...
Avvocati - Sussiste incompatibilità di cui all'art. 3 R.D.L. 27/11/1933 n. 1578 (a norma del quale l'esercizio della professione forense è incompatibile "con l'esercizio del commercio in nome proprio ed altrui") per un avvocato che ricopra la carica di Amministratore Unico di una società di capitali, di esclusiva proprietà dei soci dello studio legale, il cui unico cespite sia costituito dalla proprietà dell'immobile ove l'associazione professionale esercita l'attività - Parere Consiglio nazionale forense 24-05-2012, n. 28 Quesito del COA di Genova, rel. cons. Picchioni Consiglio nazionale forense Quesito del COA di Genova, rel. cons. Picchioni Parere 24 maggio 2012, n. 28Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Genova chiede di sapere se sussista l'incompatibilità di cui all'art. 3 R.D.L. 27/11/1933 n. 1578 (a norma del quale l'esercizio della professione forense è incompatibile "con l'esercizio del commercio in nome proprio ed altrui") per un avvocato che ricopra la carica di Amministratore Unico di una società di capitali, di esclusiva proprietà dei soci dello studio legale, il cui unico cespite sia costituito dalla proprietà dell'immobile ove l'associazione professionale esercita l'attività.Va preliminarmente precisato che il dubbio può porsi solo nell'ipotesi in cui l'avvocato sia anch'egli socio dello studio legale interessato perché, ove così non fosse, dovrebbe sicuramente ravvisarsi un'ipotesi di incompatibilità in ragione di una carica ricoperta in una società proprietaria di immobili nel cui oggetto sociale rientri la compravendita e/o la gestione degli stessi.La ratio della norma richiamata è infatti quella di tutelare la professione e, in particolare, l'autonomia di giudizio, di valutazione tecnico-giuridica e di iniziativa processuale ed extraprocessuale dell'avvocato nell'interesse del cliente evitando tutte quelle attività commerciali idonee ad incidere negativamente sul libero esercizio professionale perché rivolte alla cura di particolari e diversi interessi.Non vi è dubbio che vada riconosciuta natura di impresa commerciale ad una società che sia proprietaria di beni immobili, secondo la nozione di imprenditore commerciale delineata e delimitata dagli artt. 2082 c.c. e 2195 e che lo scopo di lucro, che integra requisito essenziale della nozione di impresa, sussista nel caso in esame nella sua accezione più ampia e cioè di "attività svolta con modalità astrattamente lucrative".L'immobile nel quale è allocato lo studio associato e/o l'associazione costituisce quindi una parte dell'ampia organizzazione volta a fornire al cliente quella prestazione intellettuale cui concorrono i soci, i collaboratori, i dipendenti, i macchinari ed i beni di consumo e "pur non essendo di per sé suscettibile di produrre reddito in senso stretto" vi concorre in via mediata e con tutti gli altri elementi che costituiscono l'organizzazione dello studio legale associato: non è quindi un "immobile merce" ma un "immobile strumentale" per natura e destinazione.Da tanto non può però farsi automaticamente discendere l'esclusione dello scopo di lucro anche perché dalla particolare utilizzazione del bene (il reddito catastale degli immobili utilizzati esclusivamente per l'attività professionale ed artistica non deve infatti essere indicato nella dichiarazione dei redditi ex D.P.R. 22/12/1986 n. 917) discende ipso facto la percezione di un utile e/o di un lucro soggettivo sotto forma di minori oneri fiscali, e/o semplificazione a livello...
parere in ordine al seguente quesito: "se la carica di amministratore straordinario di Unità Sanitaria Locale, istituita con D.L. 6.2.1991 n. 35 convertito con modificazioni in L. 4.4.1991 n. 11, sia da ritenersi incompatibile con l'esercizio della professione forense". Consiglio nazionale forense Parere del 20-06-2012, n. 42 Consiglio nazionale forense Parere del 20-06-2012, n. 42 Quesito del COA di Modena, rel. cons. Berruti Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Modena ha richiesto, con nota del 29 maggio 2012, parere in ordine al seguente quesito: "se la carica di amministratore straordinario di Unità Sanitaria Locale, istituita con D.L. 6.2.1991 n. 35 convertito con modificazioni in L. 4.4.1991 n. 11, sia da ritenersi incompatibile con l'esercizio della professione forense".Osserva preliminarmente la Commissione che, ai fini del corretto inquadramento normativo della materia de qua, la normativa indicata nel quesito risulta abrogata ad effetto del D.L. 25 giugno 2008 n. 112 (convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008 n. 133) e che la disciplina legislativa di riferimento si individua nel Decreto Lgs. 30 dicembre 1992 n. 502, il cui art. 3, comma 1 bis ha comportato la trasformazione della Unità Sanitaria Locale, originariamente organo della regione, in Azienda "con personalità giuridica pubblica ed autonomia imprenditoriale". In considerazione di tale definizione, l'Azienda Sanitaria Locale viene comunemente inquadrata nella categoria degli enti pubblici economici.L'amministratore straordinario (o, più propriamente, commissario straordinario) è l'organo apicale dell'ente che, sostituendo in virtù di provvedimento regionale il direttore generale, accentra i poteri di indirizzo e di gestione dell'ente stesso; si tratta, quindi, di una funzione di amministrazione attiva e di rappresentanza esterna dell'ente.Il trattamento economico del commissario straordinario è espressamente previsto dalla legge e grava sul bilancio dell'ente pubblico.La Commissione ritiene, pertanto, sussistere, sia per la natura dell'attività che per la sua remunerazione, i profili di incompatibilità all'esercizio della professione ed alla permanenza stessa nell'Albo, prescritti dall'art. 3, comma 2 del R.D.L. 27 novembre 1933 n. 1578...
Avvocati - Incompatibilità - iscrizione all'albo quale ex magistrato - presidente del consiglio d'amministrazione di un ente pubblico, con deleghe a rappresentare l'ente, congiuntamente e disgiuntamente dall'amministratore delegato - sono compatibili con il disposto dell'art. 3 l.p.f. solo quegli incarichi che prevedono la sottrazione dell'avvocato alla gestione operativa, ad esempio in ragione della presenza di un amministratore delegato dotato di adeguati poteri - Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 11 Quesito del COA di Roma, rel. cons. Perfetti. Parere 14 gennaio 2011, n. 11Il quesito verte sulla possibilità di iscrivere nell'albo un soggetto che, avendo titolo per l'iscrizione all'albo quale ex magistrato, rivesta al momento la qualità di presidente del consiglio d'amministrazione di un ente pubblico, con deleghe a rappresentare l'ente, congiuntamente e disgiuntamente dall'amministratore delegato."Deve essere anzitutto ricordata la stabile interpretazione della Commissione Consultiva e della giurisprudenza del Consiglio Nazionale sul tema in esame, secondo la quale è incompatibile con l'esercizio della professione forense l'assunzione della carica di presidente del Consiglio di amministrazione di società commerciale che comporti poteri gestori (v., da ultimo, il parere 23 luglio 2009, n. 33 e i precedenti ivi richiamati).Pur dovendosi giudicare ciascuna fattispecie concreta alla luce delle circostanze del caso (ad es. tramite l'analisi dello statuto sociale), compito spettante in via esclusiva al Consiglio dell'Ordine circondariale, la Commissione sottolinea come siano compatibili con il disposto dell'art. 3 l.p.f. solo quegli incarichi che prevedono la sottrazione dell'avvocato alla gestione operativa, ad esempio in ragione della presenza di un amministratore delegato dotato di adeguati poteri, connotando così la carica dell'iscritto nell'albo con una funzione di rappresentanza o di garanzia, incarichi che preservino dunque l'indipendenza e l'autonomia di giudizio che devono permanere in capo al libero professionista, per cui la legge qualifica incompatibile con l'iscrizione nell'albo l'eventuale svolgimento di attività imprenditoriale." ...
Avvocati - Incompatibilita' - ipotesi di esercizio della funzione di Direttore Generale e/o City Manager di un ente pubblico da parte di un avvocato Parere Consiglio nazionale forense 14 gennaio 2011, n. 14 Parere Consiglio nazionale forense 14 gennaio 2011, n. 14Il quesito riguarda l'esistenza di incompatibilità per l'iscrizione all'albo, prevista dall'art. 3 RDL 1578/33 in ipotesi di esercizio della funzione di Direttore Generale e/o City Manager di un ente pubblico da parte di un avvocato."La Commissione, ricordato che la verifica della sussistenza delle condizioni per l'iscrizione nell'elenco speciale annesso all'albo riguarda esclusivamente l'ordine territoriale unico legittimato a pronunciarsi nel merito, osserva in via di premessa che la funzione di Direttore Generale e/o City Manager nasce a seguito di apposito contratto stipulato dall'ente con un soggetto che non necessariamente è inquadrato come alto dirigente dall'amministrazione ma può operare anche esternamente alla stessa in forza di contratto di consulenza.Il rapporto tra l'avvocato e l'ente pubblico va quindi verificato alla luce del contratto stipulato, del conseguente rapporto instaurato, dello statuto dell'ente e delle mansioni concretamente attribuite (controllo, supervisione, gestione del personale, consulenza ecc...) talchè paiono del tutto conferenti sul punto i pareri già espressi richiamati dal C.O.A. istante (n. 44/2005, 88/2005, 91/2005) a mente dei quali sussiste incompatibilità in tutte le ipotesi nelle quali siano attribuiti all'avvocato deleghe operative e/o poteri gestorii, o l'attività dello stesso non riguardi esclusivamente l'ufficio, o il settore legale dell'ente di appartenenza, o venga svolta, al di là delle ipotesi di rapporto di lavoro dipendente, un'attività non limitata ai soli affari legali assoggettata, comunque, alla direzione altrui e retribuita con un corrispettivo a carico dell'ente.Prescindendosi, comunque, dalla verifica circa l'inquadramento nell'organico dell'ente, nel caso specifico la stessa qualifica attribuita al soggetto interessato (che fa desumere una notevole ampiezza di poteri operativi) porta del tutto verosimilmente ad escludere che un City Manager, o Direttore Generale, possa occuparsi in via esclusiva delle cause e degli affari legali dell'ente nell'ambito di un ufficio autonomo a ciò deputato, talché pare sussistere l'ipotesi di incompatibilità di cui all'art. 3, comma 2, RDL 27/11/1933, n. 1578. Documento pubblicato su ForoEuropeo - il portale del giurista - www.foroeuropeo.it ...
Avvocati - Incompatibilità iscrizione albo - presidenza di un'associazione di lavoratori autonomi e di professionisti di settore diversi da quelle legale - non sussiste ipotesi di incompatibilità tra l'attività di amministratore di condominio e l'iscrizione all'albo degli avvocati onde sotto tale profilo pare compatibile anche l'assunzione dell'incarico di Presidente di un'associazione di liberi professionisti - presso lo studio dello stesso possa stabilirsi la sede di tale associazione (nello specifico di amministratori di condominio) indicandosi come numeri di telefono, fax ed e-mail quelli dell'avvocato - accaparramento di clientela - Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 17 Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 17 Quesito del COA di Verbania, rel. cons. Picchioni.Il quesito riguarda la possibilità per un avvocato iscritto al libero foro di assumere la presidenza di un'associazione di lavoratori autonomi e di professionisti di settore diversi da quelle legale e, ulteriormente, se presso lo studio dello stesso possa stabilirsi la sede di tale associazione (nello specifico di amministratori di condominio) indicandosi come numeri di telefono, fax ed e-mail quelli dell'avvocato."Per costante orientamento di questo consiglio (v. i pareri 29 gennaio 2009, n. 1 e 15 giugno 2009, n. 26) non sussiste ipotesi di incompatibilità tra l'attività di amministratore di condominio e l'iscrizione all'albo degli avvocati onde sotto tale profilo pare compatibile anche l'assunzione dell'incarico di Presidente di un'associazione di liberi professionisti (ancorché delle più varie estrazioni professionali) che si siano riuniti per perseguire gli scopi comuni di utilità della loro professione.Completezza di esposizione vuole non si dimentichi come - per quanto attiene l'evidenziazione del numero di telefono e di tutti quegli altri dati, riferibili al singolo professionista che, in virtù dello stabilimento presso lo studio legale della sede dell'associazione, risultano come riferibili anche a quest'ultima - possa porsi un problema di incanalamento di potenziale clientela determinato dalla necessità di rivolgersi esclusivamente al numero dello studio-associazione per quei terzi che, quand'anche non interessati nell'immediato a prestazioni legali, potrebbero in futuro divenire clienti dello studio proprio in virtù dell' "occasionale" contatto iniziale.Giova ricordare che per giurisprudenza di questo Consiglio (sentenza n. 137 del 27/10/2008) viola l'art. 19 c.d.f. l'avvocato presso il cui studio sia ubicata un'associazione di categoria quando, tenuto conto delle circostanze del caso concreto, pone in essere un potenziale accaparramento di clientela, che potrebbe trovare origine e causa proprio nel riferirsi ad un professionista operante nella duplice veste di avvocato del libero foro e di rappresentante di associazione, talché la commistione dei ruoli potrebbe essere strumentalmente utilizzata per acquisire pratiche legali.La verifica della ricorrenza nel concreto dell'ipotesi prospettata integra accertamento rimesso al potere esclusivo del Consiglio dell'Ordine territoriale". Documento pubblicato su ForoEuropeo - il portale del giurista - www.foroeuropeo.it ...
Avvocato - incompatibilità con l'iscrizione all'albo - incompatibilità con l'iscrizione all'albo, ex art. 3 della legge professionale, d ella funzione di presidente del consiglio di amministrazione di una società a responsabilità limitata a totale capitale pubblico e con fine di lucro, il cui statuto preveda in capo allo stesso i più ampi poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, senza facoltà di delega - Parere Consiglio nazionale forense 14-01-2011, n. 2 Quesito del COA di Pescara. Parere 14 gennaio 2011, n. 2Il quesito riguarda l'incompatibilità con l'iscrizione all'albo, ex art. 3 della legge professionale, della funzione di presidente del consiglio di amministrazione di una società a responsabilità limitata a totale capitale pubblico e con fine di lucro, il cui statuto preveda in capo allo stesso i più ampi poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, senza facoltà di delega."Deve essere anzitutto ricordata la stabile interpretazione della Commissione consultiva e della giurisprudenza del Consiglio nazionale sul tema in esame, secondo la quale è incompatibile con l'esercizio della professione forense l'assunzione della carica di presidente del Consiglio di amministrazione di società commerciale che comporti poteri gestori. Di per sé la sola funzione di rappresentanza giudiziale e direzione del Consiglio di amministrazione non determina incompatibilità (C.N.F. sent. 12 novembre 1996, n. 159): per cui certamente non versa in situazione d'incompatibilità il presidente che sia stato privato, per statuto sociale o per successiva deliberazione, dei poteri gestori attraverso la nomina di un amministratore delegato (C.N.F. sent. 159/1996, cit; 20 settembre 2000, n.90; Cass., SS.UU., 5 gennaio 2007, n. 37).Con riferimento al quesito specifico va premesso che l'analisi della fattispecie concreta è sempre di stretta competenza del Consiglio locale: senza sostituirvisi, la Commissione rileva che nel caso astratto sottoposto ad esame appare innegabile l'attribuzione al presidente del consiglio d'amministrazione dei più ampi poteri di gestione della società commerciale.La natura potenzialmente pubblica (con riferimento al capitale sociale) e lo scopo della società non incidono sull'eventuale incompatibilità (parere 21 novembre 2001...
Avvocati - Incompatibilità con l'esercizio della professione forense per il fatto di intrattenere un rapporto di lavoro subordinato retribuito a tempo parziale con una società cooperativa - sanzione (Consiglio Nazionale Forense 12-05-2010, n. 33) Il procedimento disciplinare dinanzi al Consiglio territoriale ha natura tipicamente amministrativa, con conseguente irrilevanza della variazione di composizione del Collegio disciplinare, che rimane sottratto alla regola dell'unità e continuità di formazione.La mancata formulazione della censura avente ad oggetto l'omessa astensione di taluni Consiglieri nella fase dibattimentale del procedimento disciplinare da parte dell'incolpato, ad esso presente ed altresì partecipe, configura sostanziale rinuncia ad avvalersi del rimedio della ricusazione, costituente nel sistema processuale lo strumento per resistere alla eventuale violazione dell'obbligo di astensione.E' configurabile la responsabilità disciplinare dell'avvocato che, versando in una situazione di incompatibilità con l'esercizio della professione forense per il fatto di intrattenere un rapporto di lavoro subordinato retribuito a tempo parziale con una società cooperativa, domandi l'iscrizione all'Albo e successivamente eserciti l'attività professionale, così permanendo nella suddetta condizione per lungo tempo e fino all'intervento autoritativo della Cassa forense, che solo abbia costituito la fonte del ravvedimento operoso del ricorrente. Tuttavia, ai fini del trattamento sanzionatorio della condotta contestata, il Consiglio territoriale è tenuto ad operare un bilanciamento tra la considerazione di gravità dei fatti addebitati ed i concorrenti criteri di valutazione, pure rilevanti, connessi alla giovane età ed inesperienza dell'incolpato, all'assenza di precedenti disciplinari ed alla circostanza dell'essere stata la condizione di incompatibilità rimossa, seppur tardivamente, prima dell'avvio formale del procedimento disciplinare. (Nella specie, il Consiglio Nazionale ha sostituito alla comminata sanzione della sospensione dall'esercizio della professione per la durata di mesi due quella più tenue della censura).(Accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione C.d.O. di Cuneo, 14 ottobre 2008)La sentenza integraleConsiglio Nazionale Forense 12-05-2010, decisione n. 33DECISIONEFATTOLa Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense, con nota 7 aprile 2008 Prot. N. 216141/FRZ49292 del Servizio Iscrizioni e Prestazioni, comunicava al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cuneo che la Giunta Esecutiva, nella seduta del 6 marzo 2008, aveva disposto la cancellazione dell’Avv. C.S.A. essendosene accertata la sopravvenuta incompatibilità con l’esercizio della professione forense.Il Consiglio territoriale deliberava, nell’adunanza del 22 aprile 2008, di richiedere informazioni al professionista interessato e, a tale proposito, inviava la comunicazione 23 aprile 2008; l’Avv. A. risultava, infatti, iscritta sin dal 21 settembre 2004 all’Albo degli Avvocati in custodia all’Ordine territoriale, a seguito di domanda di iscrizione presentata il 16 marzo 2004.Per una puntuale ed esaustiva ricognizione dei fatti, che non si coglie nella narrativa dell’impugnata decisione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cuneo, occorre dare conto di talune circostanze emergenti dal fascicolo dell’iscritto rimesso a questo Consiglio Nazionale dall’ente territoriale.Con una prima domanda di iscrizione, presentata al Consiglio dell’Ordine degli...
Avvocati - Art. 3 del R.D.L. 1578/1933 incompatibilita' dell’esercizio delle professioni di avvocato Iscrizione all’albo speciale - Natura pubblicistica degli enti Art. 3 del R.D.L. 1578/1933 incompatibilità dell’esercizio delle professioni di avvocato Iscrizione all’albo speciale - Natura pubblicistica degli enti (Cassazione , SS.UU. civili, sentenza 03.05.2005 n. 9096)SVOLGIMENTO DEL PROCESSOL’avv. (omissis) iscritto all’Albo dell’Ordine degli Avvocati di Roma, dal 16 novembre 1989, in data 13 settembre 2001 ha instaurato un rapporto di lavoro alle dipendenze dell’Azienda Municipale Ambiente - AMA SpA, in qualità di responsabile dell’Ufficio Legale, ed ha richiesto al COA di Roma di essere iscritto all’elenco speciale dello stesso ordine ex art. 3, la IV comma lett. b) R.D.L. 1578/1933.Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma con deliberazioni del 7 novembre 2002, e del 19 novembre 2002, notificate rispettivamente il 21 novembre 2002 e il 16 gennaio 2003 respingeva la richiesta di trasferimento dell’iscrizione dell’avv. (omissis) dall’Albo degli Avvocati del libero foro all’elenco speciale degli Avvocati con esercizio limitato alle cause ed agli affari inerenti all’ufficio cui sono addetti e disponeva conseguentemente la sua cancellazione dall’Albo ordinario per incompatibilità.Ciò sull’assunto che “l’AMA è attualmente, una società per azioni, a seguito di trasformazione dell’originaria azienda e non viene dedotta, ai fini della richiesta dell’avv. (omissis), una oggettiva natura pubblicistica della stessa”.Il Consiglio di Roma soggiungeva altresì che “diritto quesito” di cui all’art. 3 della legge 218/90 è utilizzabile nell’ipotesi in cui gli enti trasformatisi in società per azioni mantengano un proprio ufficio legale già esistente, avvalendosi di legali che già ne facevano parte, non invece nell’ipotesi in cui sia instaurato -come nel caso di specie - un nuovo rapporto di lavoro.Avverso la deliberazione del COA, l’avv. (omissis) proponeva ricorso, svolgendo le seguenti censure:1) in primo luogo la violazione dell’ari 3 della R.D.L. 1578/33 ove si esclude l’assimilazione dell’AMA a qualsiasi istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle Province e dei Comuni.2) In secondo luogo la disparità di trattamento rispetto ai quattro avvocati già in servizio presso l’Ufficio Legale dell’AMA..Il Consiglio Nazionale Forense con sentenza n. 61/04 del l° aprile 2004 accoglieva il ricorso dell’avv.to R..Osservava il CNF che il rigetto dell’istanza presentata dall’avv. (omissis) muoveva da due ordini di considerazioni:- dalla mancata dimostrazione della oggettiva natura pubblicistica della AMA S.p.A;- della avvenuta instaurazione del rapporto di lavoro a seguito della compiuta trasformazione dell’AMA in SpA (e cioè in una fase successiva alla sua configurazione quale Azienda Speciale del Comune di Roma).Respingeva per altro, entrambe le argomentazioni, sottolineando che una complessa evoluzione della nozione di “soggetto pubblico” ha caratterizzato, negli ultimi decenni la produzione legislativa nazionale e comunitaria, nella disciplina dell’esercizio della funzione amministrativa. A partire, quanto meno dalla L. 142/90 (la legge sulle autonomie locali) l’ordinamento nazionale sarebbe contrassegnato dall’apertura dei modelli pubblicistici di gestione della cosa pubblica alle istanze ed ai moduli privatistici.L’esercizio dei servizi pubblici, in forma societaria, alla stregua della formulazione dell’art. 22 L....

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 art. 3
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 Art. 14
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 SENTENZA 
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 art. 3
 art. 18
 Cass. 
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 art.3
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 Art. 3
 Art. 3
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