Source: http://www.iacoviello.it/Sub_pagine/Blocco_2012_13/Corte_Costituzionale_250_17/Sentenza_250_17.html
Timestamp: 2018-02-19 00:14:56+00:00

Document:
La sentenza della Corte sul blocco della perequazione introdotto dalla Legge Fornero
La sentenza n. 250/17
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ANDREMO IN CORTE EUROPEA !!
1. La violazione della precedente sentenza della Corte, che costituiva un "giudicato costituzionale".
2. La concessione di soli 5 minuti ai difensori per la discussione della sola nostra causa.
3. La riduzione del Collegio giudicante (da 13 a 11 giudici) a seguito del differimento della nostra udienza al pomeriggio.
Erano presenti all' udienza 13 Giudici, ma alla nostra discussione hanno poi assistito solo in 11, perché la nostra causa è stata spostata al pomeriggio.
Vengono in mente le parole che il grande giurista Piero Calamandrei, padre costituente, nel suo bellissimo libro "Elogio dei Giudici scritto da un avvocato", scrisse tanti anni fa: "Solo là dove gli avvocati sono rispettati, sono onorati i giudici; e dove si scredita l’avvocatura, colpita per prima è la dignità dei magistrati".
Per di più nel pomeriggio del 24 ottobre, dopo l' udienza, la Corte neppure si riunì per deliberare la sentenza sulla perequazione, ma emanò un apposito comunicato in cui veniva precisato che la deliberazione della sentenza era slittata all’indomani.
L' indomani mattina (25 ottobre) la Corte fu impegnata dalle ore 9,30 nell’ altra udienza già fissata in camera di consiglio, nella quale erano iscritte ben cinque cause. Ci si sarebbe quindi aspettato che la deliberazione della sentenza sulla perequazione avvenisse nel pomeriggio: invece verso le 13:00 venne emanato il comunicato stampa con cui la Corte comunicava di aver già respinto le 15 complesse ordinanze dei giudici sul tema del blocco della perequazione.
La Corte aveva anche ben presente che dal 1963 aveva sempre affermato che, dopo una sua sentenza, il Parlamento ha il divieto di rimettere mano alla legge dichiarata incostituzionale. Si chiama principio del “giudicato costituzionale”, ed è codificato nell' art. 136 Cost.
Se si va a rivedere il Corriere della Sera del 12 maggio 2015, si leggerà che un autorevole ex Giudice Costituzionale, il Prof. Sabino Cassese (ex ministro), nell’esprimere la sua contrarietà alla prima sentenza della Corte, la criticò fortemente proprio perchè NON aveva dato al Parlamento nessun “monito” e nessuna delega: “La Corte avrebbe potuto ripetere il monito già fatto in precedenza in materia di pensioni. Avrebbe potuto fare una sentenza chiamata, nel gergo, additiva di principio, cioè stabilendo il principio della rivalutazione anche per le pensioni di livello pari a tre volte la minima, ma lasciando a governo e a Parlamento il compito di scegliere come provvedere".
"Tale sentenza demandava al legislatore un intervento che, emendando questi vizi, operasse un nuovo bilanciamento dei valori e degli interessi costituzionali coinvolti, nel rispetto dei «limiti di ragionevolezza e proporzionalità», senza che alcuno di essi risultasse «irragionevolmente sacrificato»."
Dobbiamo sempre osservare l’antico detto: amicus Plato, sed magis amica veritas ("sono amico di Platone, ma sono ancora più amico della verita").
Oggi la Corte afferma che le pensioni di oltre sei volte la minima non hanno "molto sofferto", pur avendo perduto per sempre il 5% della loro pensione. Si tratterebbe di poca cosa che non intaccherebbe il tenore di vita degli interessati.
Senonchè va ricordato che solo un anno fa, nel 2016 la Corte nella sentenza 173/16 aveva invece affermato che non si poteva decurtare a lungo il 5% della pensione, poichè questo prelievo deve "essere comunque utilizzato come misura una tantum", poichè "l'incidenza sulle pensioni (ancorché) “più elevate” deve essere contenuta in limiti di sostenibilità e non superare livelli apprezzabili". La sentenza era stata emessa per le c.d. pensioni d'oro (quelle superiori a 14 volte la minima, e quindi superiori a 90 mila Euro l’anno).
- è lecito prelevare per sempre il 5% ai pensionati sopra le 6 volte la minima (sentenza odierna 250/17);
- Invece per i pensionati con oltre 14 volte la minima NON è lecito prelevare per oltre tre anni lo stesso 5% (che deve invece restare "una tantum"): sent. 173/16.
La sentenza sui "ricchi" (oltre 14 volte la minima) costava poco: solo 84 milioni, perchè i “ricchi” sono pochi.
Invece i pensionati "normali" che chiedevano la restituzione dello stesso 5%, sono tanti e costavano 3,8 miliardi,
Per avere la prova di questi dati economici, vai all' apposita pagina (clicca qui).
Allora per i pensionati "normali" la legge improvvisamente è diventata legittima: tocca a costoro salvare la patria, poiché i poveri guadagnano poco, ma sono in tanti.
Ce n’è abbastanza.....
Consigliamo la lettura di una versione più "leggera" di 15 pagine (clicca qui) con la sola parte in diritto sul merito della questione (di sole 15 pagine).
La sentenza verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale mercoledì 6 dicembre 2017 (clicca qui).

References: sentenza 
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 art. 136
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