Source: http://www.geometrapignatta.it/successioni.html
Timestamp: 2018-04-21 15:35:19+00:00

Document:
Allegati alla dichiarazione di successione: non occorrono più gli estratti catastali!
Niente più estratti catastali per la successione di un immobile.
Lo ha comunicato l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 11/E del 13 febbraio 2013.
All’Agenzia delle Entrate basterà consultare direttamente dalla dichiarazione di successione le informazioni sugli immobili. La novità rientra nel piano di semplificazione della documentazione amministrativa ed è dovuta anche all’accorpamento fra Entrate e Agenzia del Territorio.
Clicca qui per scaricare la Risoluzione 11/E dell’Agenzia delle Entrate
L'usucapione costituisce un modo di acquisto della proprietà a titolo originario e si perfeziona con il decorso di un periodo di tempo predeterminato dalla legge, durante il quale il bene da usucapire deve essere posseduto ininterrottamente.
L'acquisto del diritto per usucapione avviene per legge, nel momento in cui matura il termine previsto dalle norme del codice civile (articoli 1158 e seguenti).
Rappresenta oramai un orientamento pacifico in giurisprudenza il principio in base al quale l'accertamento per via giudiziale dell'intervenuta usucapione dà luogo ad una sentenza accertativa, avente natura dichiarativa e non costitutiva (v. Cassazione del 19 marzo 2008, n. 12609 e Cassazione del 5 febbraio 2007, n. 2485).
A tal fine la trascrizione, in base all'articolo 2651 del codice civile, della sentenza da cui risulta acquistato per usucapione la proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi ha natura di pubblicità, in quanto assolve allo scopo di garantire completezza ai pubblici registri.
Se nell'asse ereditario è presente un bene immobile acquisito per usucapione dal de-cuius e manchi una sentenza accertativa di tale diritto, gli eredi o i legatari sono tenuti a inserire nella dichiarazione di successione i dati identificativi di detto bene, specificando che l'acquisto è avvenuto per usucapione.
La successione o acquisto a causa di morte (mortis causa), oltre all'acquisto della proprietà di immobili, può comprendere ogni specie di acquisto di diritti reali su immobili, sia stabiliti dalla volontà del defunto (de cuius), sia dalla legge (per esempio legati ex lege a favore del coniuge superstite sulla casa familiare).
La successione per causa di morte, rectius l' eredità, si devolve per legge o per testamento (art. 457 cod. civ.) e precisamente:
- quando manca il testamento, ovvero il testamento non dispone di tutti i beni, si fa luogo alla successione legittima. Nel primo caso si applica in toto il regime disposto dalla legge; nel secondo la successione legittima è limitata ai beni di cui il testatore non ha disposto;
- in tutti i casi vi sono categorie di soggetti detti legittimari: coniuge, figli legittimi (cui sono equiparati i legittimati e gli adottivi), figli naturali (riconosciuti o dichiarati giudizialmente), ascendenti, ai quali la legge riserva una parte dei beni ereditari che non può essere ignorata o ridotta dalla volontà del de cuius (cosiddetta quota di legittima o di riserva).
La successione è a titolo universale e attribuisce la qualità di erede se comprende l'universalità o una quota dei beni del de cuius; è a titolo particolare e attribuisce la qualità di legatario se riguarda specifici beni del de cuius.
l testamento è un negozio giuridico unilaterale, a titolo gratuito, patrimoniale, non ricettizio, revocabile, personale (cioè può essere compiuto solo dal soggetto interessato, senza possibilità di rappresentanza. Il testamento deve essere redatto in forma scritta in diverse forme:
- olografo quando è scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore. Il testamento olografo può essere depositato presso il notaio, mediante verbale di deposito alla presenza di testimoni;
- pubblico quando è ricevuto da un notaio alla presenza di testimoni;
- segreto se il testatore mantiene celato il contenuto delle sue disposizioni di ultima volontà, anche se non nasconde di aver fatto testamento. Il testamento segreto deve essere sigillato dallo stesso testatore che deve consegnarlo personalmente al notaio alla presenza di due testimoni dichiarando che il plico sigillato contiene il suo testamento;
- speciali, si tratta di testamenti pubblici ricevute da persone che esercitano determinate funzioni (sindaco, comandante di nave o aereo, cappellano militare ecc.) in determinate occasioni (navigazione marittima o aerea, testamenti di militari o assimilati, testamenti in occasione di calamità pubbliche o infortuni).
A seguito della morte del testatore, il testamento olografo e segreto vengono resi pubblici mediante l'istituto della pubblicazione, mentre per il testamento pubblico si provvede alla semplice comunicazione (artt. 620 e segg. cod. civ.).
L'apertura della successione si verifica nel momento della morte del de cuius e nel luogo del suo ultimo domicilio (art. 456 cod. civ.).(1)
Il luogo di apertura della successione determina il foro competente per le cause ereditarie (art. 22 cod. proc. civ.).
Secondo l'opinione dominante, l'apertura della successione si verifica anche nel caso di morte presunta, cioè quando l'accertamento del decesso è compiuto dal giudice con sentenza ex art. 61 cod. civ. e si fonda su una presunzione legale connessa al decorso del tempo dalla scomparsa (cfr. artt. 58 e 61 cod. civ.).
In via generale sono trasmissibili a causa di morte i soli diritti patrimoniali. Tra questi sono compresi i diritti potestativi inerenti, per esempio il diritto di riscatto nella vendita immobiliare con patto di riscatto, il diritto derivante dalla sottoscrizione di un contratto preliminare ecc.
Vi rientrano, altresì, i diritti in via di formazione quali per esempio un diritto derivante da una proposta irrevocabile (art. 1329 cod. civ.), l'opzione (art. 1331 cod. civ.).
Sono intrasmissibili i diritti reali legati alla vita del titolare, per esempio il diritto d'uso e abitazione gravante sull'immobile, mentre è trasmissibile il diritto di usufrutto su immobile anche se la sua durata resta vincolata al diritto del dante causa.
Qualora Tizio abbia costituito usufrutto a favore di Caio e quest'ultimo muoia prima di Tizio, gli eredi di Caio riceveranno in successione ereditaria anche il diritto di usufrutto che si estinguerà alla morte di Tizio.
Fatto salvo quanto disposto dagli artt. 768bis e segg. cod. civ. (patto di famiglia), la legge dispone che è nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione. È, altresì, nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta o rinunzia ai medesimi.
In buona sostanza la disposizione sta a significare che, salvo l'ipotesi dei patti di famiglia, l' eredità si devolve solo per legge o per testamento, mentre è vietata la delazione contrattuale (cioè l'offerta del patrimonio ereditario a un soggetto per mezzo di un contratto).
Dal testo della norma si ricava che i patti successori vietati sono di tre tipi: istitutivi, dispositivi e rinunziativi.
1. I patti successori istitutivi costituiscono un vero e proprio contratto successorio (a titolo oneroso o gratuito) vietato che ha come parti contrattuali il futuro ereditando e il futuro erede.
Giuseppe e Francesco sottoscrivono un accordo mediante il quale il primo propone al secondo che accetta di nominarlo erede (o legatario).
2. I patti successori dispositivi dispongono (a titolo oneroso o gratuito) di una eredità altrui non ancora aperta.
Giuseppe e Francesco sottoscrivono un accordo mediante il quale il primo dispone a favore del secondo, che accetta, di un bene immobile facente parte della futura successione ereditaria di Giuseppe dal padre Caio.
3. I patti successori rinunziativi consistono nella rinunzia a una futura eredità; può trattarsi sia del negozio di rinunzia unilaterale tipica (cioè quella prevista ex art. 519 cod. civ. per la successione già aperta) sia della rinunzia contrattuale che può essere sia a titolo gratuito che oneroso.
Giuseppe rinunzia a favore del fratello Francesco alla proprietà di un immobile che farà parte della futura eredità del padre Caio.
Come accennato, i patti successori sono nulli e non sono sanabili. La nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e può essere rilevata anche d'ufficio dal giudice (art. 1421 cod. civ.). L'azione di nullità è imprescrittibile, salvo gli effetti dell'usucapione (cioè l'acquisto della proprietà per effetto del possesso continuato per venti anni) e della trascrizione della domanda di nullità (art. 2652, n. 4, cod. civ.).
I patti successori istitutivi nulli non sono convertibili in atti validi dei quali contengano i requisiti di forma (cfr. art. 1424 cod. civ.). Infatti la conversione del negozio nullo non è ammessa quando la nullità del negozio giuridico da convertire dipenda da illiceità per contrasto con norme imperative (nel caso di specie art. 458 cod. civ.).
Immobili di società di persone e clausola di continuazione automatica
Qualora una società personale sia proprietaria di immobili, il trasferimento della partecipazione sociale comporta, di fatto, il trasferimento pro quota degli immobili societari.
Per tale ipotesi è nulla la clausola di continuazione automatica del contratto sociale secondo cui l'accettazione dell' eredità del socio defunto comporta automaticamente l'assunzione della qualità di socio senza necessità di successiva adesione al contratto di società (cfr. art. 2284 cod. civ.). Tale clausola realizza, infatti, un forte contrasto con:
- il principio generale che richiede il consenso per divenire soci illimitatamente responsabili;
- la disciplina del diritto successorio in quanto l'erede, divenuto automaticamente socio, deve rispondere illimitatamente anche se ha accettato con beneficio d'inventario l' eredità, dei cui effetti, per norma inderogabile, non può essere privato (art. 470 comma 2 cod. civ.).
Anche se nulla, a mio avviso, la clausola di successione non costituisce patto successorio vietato, perché tale clausola non intende regolare la successione non ancora aperta dei paciscenti; non si tratta quindi di un atto mortis causa ma inter vivos immediatamente vincolante, anche se sospensivamente condizionato alla premorienza di un socio agli altri (cfr. art. 458 cod. civ.).
È nulla la clausola che prevede l'automatica trasmissibilità all'erede della qualità di socio (Cass., sent. n. 2632 del 4 marzo 1993).
Eredità prima dell'acquisto
A seguito dell'apertura della successione ma prima che l' eredità sia accettata dagli eredi, i beni ereditari sono senza titolare, anche se l'ordinamento li considera unitariamente (c.d. patrimonio di destinazione, cioè destinato a un determinato soggetto) e assicura la loro conservazione e amministrazione: chiamato all' eredità (cfr. artt. 460, 485, 488 cod. civ.), curatore dell' eredità giacente (art. 528 cod. civ.), esecutore testamentario (art. 700 cod. civ.) ecc.
Amministrazione dei beni ereditari prima dell'accettazione
La legge, allo scopo di conservare il patrimonio ereditario prima dell'acquisto da parte dell'erede, ha previsto un sistema di amministrazione.
I soggetti titolari del potere di amministrazione si distinguono in:
- soggetti privati titolari del potere di amministrazione;
- amministratori titolari di un ufficio di diritto privato.
Soggetti privati titolari del potere di amministrazione
Sono compresi in questa categoria di soggetti cui è attribuito il potere di amministrazione dei beni ereditari:
1. il chiamato all' eredità, possessore o non possessore dei beni ereditari (artt. 460, 485 e 487 cod. civ.);
2. nel caso di istituzione di erede sotto condizione sospensiva, amministratore è la persona a favore della quale è stata disposta la sostituzione ovvero il coerede o i coeredi se fra essi e l'erede sub condizione vi sia diritto di accrescimento; se non è prevista la sostituzione, non vi sono coeredi o non è previsto l'accrescimento, l'amministrazione spetta al presunto erede legittimo (artt. 641 e 642 cod. civ.);
3. valgono le stesse regole dettate al numero precedente nel caso di istituzione di nascituri non concepiti figli di una determinata persona vivente, a quest'ultima spetta la rappresentanza del nascituro (art. 643 cod. civ.). A tutti gli anzidetti amministratori si applicano le disposizioni che riguardano il curatore dell' eredità giacente (artt. 644 e 528 cod. civ.).
Amministratori titolari di un ufficio di diritto privato
Sono compresi in questa categoria di soggetti cui è attribuito, oltre al potere, anche il dovere di amministrare i beni ereditari:
1. il curatore dell' eredità giacente che ha l'obbligo di amministrare i beni ereditari (art. 529 cod. civ.);
2. l'esecutore testamentario che deve fare in modo che siano esattamente eseguite le disposizioni testamentarie del de cuius (art. 703 cod. civ.);
3. il prefetto che deve promuovere gli atti conservativi e chiedere al Tribunale la nomina di un amministratore provvisorio nel caso che chiamato all' eredità sia un ente non riconosciuto, salva la possibilità del soggetto chiamato e di qualsiasi altro interessato di provocare la nomina di un curatore dell' eredità giacente (art. 3 disp. att.);
4. l'amministratore giudiziario nominato dal giudice quando ricorrono giusti motivi (art. 642 cod. civ.);
5. i genitori nel caso di eredi nascituri concepiti (art. 643, comma 2, cod. civ.).
Chiamato all' eredità
Chiamato all' eredità (rectius delato all' eredità) è il soggetto al quale, al momento dell'apertura della successione, spetta il diritto di accettare l' eredità (tabella 1).
Casi particolari di chiamati all' eredità:
L'indegno non è incapace di succedere ma può essere escluso con sentenza dalla successione; pertanto prima della sentenza può esercitare i poteri di cui all'art. 460 cod. civ.
Chiamato sub condizione sospensiva
Pendente la condizione, il chiamato non può accettare l' eredità e non può esercitare poteri di amministrazione sui beni ereditari (art. 642 cod. civ.)
Senza distinguere tra concepiti e non concepiti, non possono accettare l' eredità e non possono esercitare, a mezzo dei legali rappresentanti, poteri di amministrazione sui beni ereditari (art. 642 cod. civ.)
Istituzione enti non riconosciuti
Vale quanto detto supra per i nascituri. Il prefetto può promuovere gli atti conservativi e chiedere al Tribunale la nomina di un amministratore provvisorio (art. 3 disp. att.)
Chiamato ulteriore
Sono detti ulteriori i chiamati alla successione se i primi chiamati non possono o non vogliono accettare l' eredità. In concreto chiamati ulteriori possono essere i chiamati legittimi nel caso in cui i primi chiamati, testamentari o legittimi, non possono o non vogliono accettare l' eredità
I rappresentanti sono chiamati alla successione nel luogo e nel grado di un altro soggetto quando questi non può o non vuole accettare l' eredità o il legato
Il sostituito è chiamato solo a seguito della morte del primo istituito (art. 696 cod. civ.)
Il chiamato (o delato) all' eredità è titolare di diritti e poteri anche prima di aver accettato l' eredità. Infatti, oltre al diritto di accettare l' eredità (se muore senza averla accettata il suo diritto si trasmette agli eredi, cfr. art. 479 comma 1 cod. civ.), può vantare l'immediato possesso dei beni ereditari con conseguente tutela possessoria (art. 460, comma 1, cod. civ.), poteri conservativi, di vigilanza e di amministrazione previsti ex art. 460, comma 2, cod. civ.
I poteri di amministrazione possono essere, tuttavia, esclusi nel caso sia stato nominato un curatore all' eredità giacente (cfr. art. 460, comma 3, cod. civ.).
Accettazione dell' eredità
Il chiamato ha diritto di accettare l' eredità. L'accettazione può essere espressa o tacita per facta concludentia; pura e semplice o con beneficio d'inventario. Se il chiamato muore senza avere accettato l' eredità, il suo diritto si trasmette agli eredi (art. 479, comma 1, cod. civ.).
L'accettazione espressa è un negozio giuridico unilaterale:
- non ricettizio (cioè è efficace da quando viene espressa e non essendo diretta a un destinatario particolare non deve essere notificata né comunicata ad alcuno);
- non tollera apposizione di termini o condizioni (c.d. actus legitimus); l'accettazione sottoposta a termini o condizioni è nulla (art. 475, comma 2, cod. civ.);
- formale, vale a dire che l'accettazione espressa deve necessariamente essere redatta per atto pubblico o scrittura privata (art. 475 cod. civ.);
- non parziale, vale a dire che è nulla l'accettazione limitata a una sola quota dei beni ereditari ovvero che escluda alcuni beni. Per esempio, se nell'asse ereditario sono presenti un edificio e un terreno agricolo su cui grava una servitù di passo, il chiamato all' eredità non potrà accettare l' eredità limitatamente all'edificio e rifiutare il terreno (art. 475, comma 3, cod. civ.);
- irrevocabile, cioè chi accetta l' eredità non può più rifiutarla (semel heres semper heres).
L'accettazione tacita, a differenza di quella espressa, non è un negozio giuridico ma un semplice atto cui la legge attribuisce l'effetto dell'acquisto dell' eredità senza che abbia rilievo la concreta volontà del chiamato.
Costituiscono atti di accettazione tacita dell' eredità
- Esercizio dell'azione di riduzione ereditaria
- Proposta di contratto fatta al terzo e avente a oggetto beni ereditari
- Conferimento di un mandato per compiere tutti gli atti relativi all'amministrazione dei beni ereditari
- Protesto di effetti cambiari rilasciati al de cuius da terzi
- Accettazione di somme di spettanza ereditaria
- Esercizio dell'azione di risoluzione di un contratto stipulato dal de cuius
- Concessione di ipoteca volontaria su beni ereditari
- Domanda giudiziale di divisione
- Contratto di divisione dei beni ereditari
Non costituiscono atti di accettazione tacita dell' eredità
- Consegna di beni ereditari da parte del chiamato all'esecutore testamentario
- Possesso di beni ereditari (ma vedi infra per l'ipotesi di acquisto senza accettazione)
- Compimento di atti di amministrazione ordinaria temporanea
- Richiesta di sequestro
- Proposizione di querela per appropriazione indebita da parte di terzi di beni dell'asse ereditario
- Registrazione e trascrizione del testamento
- Denunzia di successione
- Pagamento di un debito del de cuius che il chiamato all' eredità effettua con denaro proprio
Dispone, infatti, l'art. 476 cod. civ. che si ha accettazione tacita quando il chiamato compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.
A tal fine è necessario che il chiamato:
- sia a conoscenza dell'apertura della successione e sia consapevole della sua qualità di chiamato all' eredità;
- compia un atto di disposizione che ecceda i limiti della mera conservazione e dell'ordinaria amministrazione dei beni ereditari (art. 460 cod. civ.);
- sia a conoscenza che il bene oggetto del suo atto di disposizione faccia parte dell'asse ereditario.
Se sussistono tutti gli anzidetti presupposti non è possibile fornire alcuna prova contraria.
Tizio, unico erede del defunto genitore Sempronio, affida un incarico a un agente immobiliare per la vendita di un immobile facente parte dell'asse ereditario. L'affidamento dell'incarico equivale ad accettazione tacita dell' eredità.
L'accettazione pura e semplice (art. 470 cod. civ.):
- che può essere espressa o tacita
- comporta confusione dei patrimoni del de cuius e dell'erede, con l'effetto che l'erede risponde con tutti i suoi beni dei debiti ereditari anche se superano l'attivo ereditario.
A differenza dell'accettazione pura e semplice l'accettazione con beneficio d'inventario (art. 470 cod. civ.) è sempre espressa e non produce la confusione dei patrimoni del de cuius e dell'erede con l'effetto che l'erede risponderà dei debiti ereditari e dei legati solo entro il valore dei beni ereditari a lui pervenuti (cfr. art. 490, comma 2, cod. civ.). I minori di età, gli interdetti, gli emancipati, gli inabilitati e le persone giuridiche (escluse le società) possono accettare l' eredità solo con beneficio d'inventario.
Uno degli effetti del beneficio d'inventario, anche al fine di assicurare la par condicio creditorum tra tutti i creditori ereditari, è quello di non poter iscrivere ipoteche giudiziali sui beni ereditari, nemmeno in base a sentenze pronunziate prima della morte del debitore (cfr. art. 2830 cod. civ.).
A seguito dell'accettazione con beneficio d'inventario l'erede è legittimato a compiere tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione dei beni ereditari; l'erede deve rendere ai creditori e legatari il conto dell'amministrazione dell' eredità.
Se i creditori o altri aventi interesse lo richiedano l'erede, deve dare idonea garanzia per i frutti degli immobili e per il loro prezzo che sopravanzi al pagamento dei creditori ipotecari (art. 492 cod. civ.).
Procedura dell'accettazione con beneficio d'inventario.
1. L'accettazione con beneficio d'inventario è sempre espressa e può farsi nonostante il divieto del testatore. Va fatta mediante dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione (cioè nel luogo dell'ultimo domicilio del defunto).
2. La dichiarazione va inserita nel registro delle successioni conservato nello stesso Tribunale.
3. Entro un mese dall'inserzione nel registro delle successioni, la dichiarazione deve essere trascritta ai sensi dell'art. 484 cod. civ. a cura del cancelliere presso l'ufficio dei registri immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione (pubblicità notizia la cui mancanza non rende inefficace l'accettazione beneficiata, ma impedisce all'erede di provvedere al pagamento dei creditori e legatari, cfr. art. 495 cod. civ.).
In presenza di immobili ereditari e se il luogo dell'apertura della successione coincide con il luogo ove sono situati gli immobili, la trascrizione ex art. 484 cod. civ. vale anche come trascrizione degli acquisti a causa di morte ai sensi dell'art. 2648 cod. civ.
Allo scopo di accertare la consistenza del patrimonio ereditario, il chiamato all' eredità deve redigere l'inventario nelle forme prescritte dagli artt. 769 e segg. cod. proc. civ. (di solito l'inventario è redatto prima di effettuare la dichiarazione di accettazione beneficiata, ma può anche essere fatto dopo).
Termini per accettazione beneficiata
A seconda che il chiamato all' eredità sia o non sia nel possesso dei beni ereditari variano i termini per accettare con beneficio d'inventario:
- se è nel possesso dei beni ereditari, il chiamato all' eredità deve fare l'inventario entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione o dalla notizia della chiamata ereditaria. Decorso tale termine senza che l'inventario sia stato compiuto, il chiamato all' eredità è considerato erede puro e semplice. Il possesso (o compossesso, cioè il possesso con altri eredi del patrimonio ereditario indiviso) dei beni ereditari può essere a qualsiasi titolo, cioè può consistere non solo in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà, ma anche nel mero possesso materiale (relazione materiale e di fatto tra il chiamato all' eredità e i beni facenti parte dell'asse ereditario). Compiuto l'inventario, il chiamato che non abbia ancora fatta la dichiarazione di accettazione beneficiata, entro 40 giorni dalla chiusura dell'inventario deve decidere se dichiarare di accettare o di rinunziare all' eredità. Trascorso tale termine, il chiamato è considerato erede puro e semplice (art. 485, commi 2 e 3, cod. civ.);
- se non è nel possesso dei beni ereditari, il chiamato all' eredità può fare la dichiarazione di accettazione con beneficio d'inventario sino a quando il diritto di accettare non sia prescritto (art. 487 cod. civ.).
Soggetti legittimati ad accettare l' eredità
Rappresentante legale o volontario - I chiamati all' eredità possono accettare l' eredità personalmente o a mezzo di rappresentanti legali o volontari.
La legittimazione del rappresentante legale è prevista ex lege per i genitori nei confronti dei figli minorenni, del tutore (art. 320, comma 3, e art. 374, n. 3, cod. civ.).
Curatore fallimentare - Il curatore fallimentare è espressamente legittimato ad accettare l' eredità per conto del soggetto fallito (art. 35 legge fall.).
Gestore di affari - È dubbio se il gestore di affari possa accettare l' eredità per conto del soggetto gestito.
Creditore del chiamato - L'esercizio dell'azione surrogatoria da parte del creditore personale del soggetto chiamato all' eredità non costituisce accettazione dell' eredità.
Acquisto dell' eredità senza accettazione
Esistono nell'ordinamento ipotesi nelle quali l'acquisto dell' eredità è indipendente non solo dalla concreta volontà del chiamato ma anche dal suo comportamento concludente.
Possesso dei beni ereditari
Il possesso di beni ereditari (anche di un solo bene e per un breve periodo) da parte del chiamato all' eredità e l'infruttuoso decorso del termine per il compimento dell'inventario (entro tre mesi dall'apertura della successione o dalla notizia della chiamata ereditaria) ovvero decorso il termine per la dichiarazione di accettazione con beneficio d'inventario (40 giorni dalla chiusura dell'inventario) comportano l'acquisto, ipso iure, della qualità di erede puro e semplice (art. 485, commi 2 e 3, cod. civ.).
Il possesso dei beni ereditari può essere a qualsiasi titolo, vale a dire non solo in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà, ma anche nel mero possesso materiale, cioè la relazione materiale e di fatto tra il chiamato all' eredità e i beni facenti parte dell'asse ereditario.
Tizio, unico erede del genitore Caio, alla morte (in data 23 marzo 2009) del padre ha il possesso dell'autovettura paterna (per esempio perché ne ha la detenzione a titolo di custodia). Se entro il 23 giugno 2009 non compie l'inventario Tizio diviene erede puro e semplice.
La ricorrenza dell'accettazione presunta si realizza anche nell'ipotesi di compossesso, cioè di possesso con altri eredi del patrimonio ereditario indiviso.
I chiamati all' eredità che hanno sottratto o nascosto beni dell' eredità sono considerati eredi puri e semplici, anche se rinunziano all' eredità (art. 527 cod. civ.).
Acquisto di beni da parte dello Stato
In mancanza di altri successibili, l' eredità è acquistata dallo Stato, ipso iure, senza bisogno di accettazione (artt. 585 e 586 cod. civ.).
Perdita del diritto di accettare l' eredità
Il diritto di accettare l' eredità si perde per prescrizione e decadenza.
Il diritto di accettare l' eredità si prescrive in dieci anni. Il termine decorre dall'apertura della successione ovvero, in caso di chiamata di erede condizionata, dal giorno in cui si verifica la condizione. Il termine prescrizionale non corre per i chiamati ulteriori se vi è stata accettazione da parte di precedenti chiamati e, successivamente, il loro acquisto ereditario sia venuto meno (art. 480 cod. civ.). Tanto vale anche per il sostituito nella sostituzione ordinaria o fedecommissaria, per i nascituri e per gli enti non riconosciuti.
Chiunque vi abbia interesse (legatari, creditori ereditari, creditori personali del chiamato ecc.) può chiedere al giudice di fissare un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all' eredità. Trascorso tale termine senza alcuna dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare l' eredità (art. 481 cod. civ.). Altra ipotesi di decadenza si verifica quando il chiamato all' eredità, che non è nel possesso dei beni ereditari, abbia fatto l'inventario non preceduto da dichiarazione di accettazione; se nel termine di 40 giorni successivi al compimento dell'inventario il chiamato non fa l'accettazione, perde il diritto di accettare l' eredità (art. 487, comma 3, cod. civ.).
Se mancano figli legittimi (i figli legittimati e adottivi sono equiparati ai figli legittimi) o naturali, ascendenti e fratelli o sorelle, al coniuge si devolve tutta l' eredità.
- Se il coniuge concorre con un solo figlio, il coniuge ha diritto alla metà dell' eredità.
- Se il coniuge concorre con più figli, legittimi o naturali, il coniuge ha diritto a un terzo dell' eredità.
- Se il coniuge concorre con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle del de cuius ha diritto a due terzi dell' eredità.
Al padre e alla madre i figli, legittimi o naturali, succedono in parti eguali:
- se più figli, legittimi o naturali, concorrono con il coniuge, a essi spetta due terzi dell' eredità;
- se un solo figlio, legittimo o naturale, concorre con il coniuge, al figlio spetta la metà dell' eredità.
- Genitori: al defunto senza figli, né fratelli e sorelle o loro discendenti, succedono il padre e la madre in parti eguali o il genitore che sopravvive.
- Altri ascendenti: al defunto senza figli, né genitori, né fratelli e sorelle o loro discendenti, succedono per metà gli ascendenti in linea paterna e per l'altra metà gli ascendenti in linea materna. Qualora gli ascendenti non siano di eguale grado, l' eredità è devoluta al più vicino senza distinzione di linea.
Asse ereditario di 100; se sono superstiti entrambi gli ascendenti della linea paterna e un solo ascendente della linea materna, i primi avranno 25 ciascuno mentre il secondo avrà da solo 50. Asse ereditario di 100; se sono superstiti entrambi i nonni materni e un bisnonno paterno, l' eredità di 100 andrà per intero ai nonni materni
Concorso dei genitori o ascendenti con fratelli e sorelle
Se con i genitori o con uno solo di essi concorrono fratelli e sorelle germani del defunto, tutti concorrono per capi, purché in nessun caso la quota, in cui succedono i genitori o uno di essi, sia minore della metà. Se vi sono fratelli e sorelle unilaterali, ognuno consegue la metà della quota che consegue ciascuno dei germani o dei genitori, salvo in ogni caso la quota della metà a favore di questi ultimi. Se entrambi i genitori non possono o non vogliono succedere e vi sono ulteriori ascendenti, a questi ultimi spetta la quota che sarebbe spettata a uno dei genitori in mancanza dell'altro.(1)
Successione di fratelli e sorelle (2)
Al defunto senza figli, né genitori, né fratelli e sorelle o loro discendenti, succede il parente o i parenti più prossimi senza distinzione di linea materna o paterna. Ai fratelli e alle sorelle unilaterali (che hanno in comune solo un genitore) spetta solo metà della quota che spetta ai germani (cioè nati dagli stessi genitori).
Asse ereditario di 120, se il defunto lascia due fratelli germani e due fratelli unilaterali, ai germani spetta 40 ciascuno e agli unilaterali 20 ciascuno.
Al defunto senza figli, né genitori, né altri discendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti eguali. La successione non ha luogo tra parenti oltre il sesto grado.
In mancanza di altri suscettibili, l' eredità è devoluta allo Stato che acquista di diritto senza accettazione e non può rinunziare.
(1)Al genitore, nel caso di concorso con fratelli e sorelle, spetta la metà dei beni ereditari da calcolarsi, per regola, sul solo relictum. Qualora in tal modo ricevesse meno del terzo previsto ex art. 538 cod. civ. (quale legittimario) il calcolo, limitatamente al terzo, si farà sul relictum e sul donatum.
(2) È stato dichiarato incostituzionale l'art. 565 cod. civ., ante riforma legge 151/1975, nella parte in cui escludeva dalla categoria dei chiamati alla successione legittima, in mancanza di altri successibili, i fratelli e le sorelle naturali riconosciuti o dichiarati (Corte Cost., sent. n. 55 del 4 luglio 1979).
Pubblicità dell'accettazione di eredità
L'accettazione espressa di eredità che comprende beni immobili o diritti reali su immobili (proprietà, usufrutto, superficie, enfiteusi, servitù, diritto di uso e di abitazione) o su beni mobili registrati deve essere trascritta nei pubblici registri.
La trascrizione si opera in base alla dichiarazione del chiamato all' eredità contenuta in un atto pubblico, scrittura privata autenticata o accertata giudizialmente (art. 2648, commi 1 e 2; art. 2685 cod. civ.).
L'accettazione tacita di eredità può essere trascritta se l'atto che ha prodotto l'accettazione tacita risulti da sentenza, atto pubblico o scrittura privata autenticata o accertata giudizialmente (art. 2648, comma 3; art. 2685 cod. civ.).
La successione per causa di morte, rectius l' eredità, si devolve per legge o per testamento (art. 457 cod. civ.). Quando manca il testamento, ovvero il testamento non dispone di tutti i beni, si fa luogo alla successione legittima.
Nel primo caso si applica in toto il regime disposto dalla legge, nel secondo la successione legittima è limitata ai beni di cui il testatore non ha disposto.
La categoria dei successibili ex lege comprende il coniuge, i discendenti legittimi e naturali, gli ascendenti legittimi, i collaterali, altri parenti e lo Stato.
Con i successori legittimi non vanno confusi i legittimari, cui la legge riserva obbligatoriamente, indipendentemente dalle disposizioni testamentarie, una parte dei beni ereditari (vedi infra) (tabella 4).
Legittimari (o successione necessaria)
I legittimari, nel momento in cui si apre la successione, acquistano diritto a una quota del patrimonio ereditario che va calcolata aggiungendo ai beni lasciati in successione (relictum) i beni donati in vita dal defunto (donatum).
Indipendentemente dalla volontà del testatore e dalle disposizioni testamentarie la legge, infatti, riserva a una categoria di soggetti, detti legittimari, una parte dei beni ereditari (c.d. quota di legittima o di riserva).
I legittimari o eredi necessari, che non vanno confusi con i successori legittimi (cioè coloro ai quali l' eredità viene devoluta per legge in mancanza di testamento, vedi supra), sono:
- i figli legittimi (cui sono equiparati i legittimati e gli adottivi);
- i figli naturali (riconosciuti o dichiarati giudizialmente);
- gli ascendenti.
Vero è che i legittimari, insieme con altri soggetti, sono previsti dalla legge anche come successori legittimi (cfr. art. 565 cod. civ.), tuttavia non si tratta di una duplicazione in quanto:
- il legittimario non è necessariamente erede, per esempio non è erede se il de cuius non lo indica nel testamento semprechè abbia ricevuto donazioni che superano la quota di riserva che gli spetta;
- la qualifica di legittimario diviene rilevante solo quando la successione legittima (che ha per oggetto il relictum e non il donatum) non è sufficiente ad attribuirgli quanto gli spetta sia per effetto di disposizioni testamentarie, sia per effetto di donazioni a favore di altri.
Quote di legittimità.
- Se mancano figli legittimi o naturali, la quota di legittima ammonta a metà del patrimonio del de cuius.
- Se il coniuge concorre con un solo figlio, la quota di legittima ammonta a un terzo del patrimonio del de cuius.
- Se il coniuge concorre con più figli, la quota di legittima ammonta ad un quarto del patrimonio del de cuius.
- Al coniuge spetta il diritto di abitazione sulla casa familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni (cfr. art. 540, comma 2, cod. civ.).
- Se vi sono ascendenti legittimi o fratelli e sorelle del de cuius la quota di legittima del coniuge è inalterata.
- Per il coniuge separato, se la separazione è addebitata al de cuius vale quanto su detto.
- Il coniuge separato con addebito ha diritto a un assegno vitalizio se al momento dell'apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge defunto.
- Se vi sono più figli, legittimi o naturali, la quota loro riservata è pari a due terzi del patrimonio del de cuius.
- Se vi è un solo figlio, legittimo o naturale, la quota di riserva è pari alla metà del patrimonio del de cuius.
- Se il defunto è senza figli, legittimi o naturali, gli ascendenti hanno diritto a una quota di legittima pari a un terzo del patrimonio del de cuius.
- Nel caso vi siano più ascendenti la quota va ripartita come disposto dall'art. 569 cod. civ.
Calcolo della quota di legittima
Per calcolare la quota di legittima è necessario procedere alle operazioni di cui all'art. 556 cod. civ. qui di seguito indicate:
1. Formazione della massa dei beni relitti, costituita dai beni che il de cuius ha lasciato e determinare il loro valore al momento della morte, vanno compresi anche i beni oggetto di vendite fittizie.
2. Detrazione dei debiti - Dalla massa dei beni lasciasti (relictum) vanno detratti:
- i debiti contratti dal defunto e i debiti sorti in occasione della morte (spese funebri, sepoltura, pubblicazione testamento, redazione inventario, imposte di successione ecc.);
- i debiti che il de cuius aveva nei confronti dello stesso legittimario;
- i debiti soggetti a condizione risolutiva (mentre non si detraggono i debiti soggetti a condizione sospensiva). Non si detraggono i legati (obbligatori o di specie), le obbligazioni naturali, i debiti prescritti.
3. Riunione fittizia delle donazioni - Al valore dei beni relitti (risultante a seguito della detrazione dei debiti) va aggiunto il valore dei beni che il de cuius ha donato in vita (anche se la donazione è stata effettuata con dispensa dalla collazione). Il valore dei beni è determinato con riferimento al momento della morte.
Caio, che ha donato in vita € 100.000 all'amico Sempronio, lascia alla sua morte beni immobili per € 100.000 e debiti per € 150.000. Anche se i debiti ereditari superano i beni lasciati, la quota di legittima spettante al figlio Tizio (unico legittimario) è pari a 50.000 euro (metà del valore del bene donato in vita da Caio).
Per le donazioni di immobile con riserva di usufrutto a favore del donante si calcola solo il valore della piena proprietà. Per le donazioni modali il valore del modo (onere) si detrae dal valore del bene donato se è stato apposto a vantaggio dello stesso donante, mentre non si detrae se è stato apposto a vantaggio di un terzo. Costituiscono oggetto di riunione fittizia anche le donazioni remuneratorie, quanto speso dal de cuius per i discendenti per assegnazioni a causa di matrimonio, per avviarli all'esercizio della professione o dell'impresa, i premi relativi a contratti di assicurazione sulla vita o per pagare i loro debiti (cfr. art. 741 cod. civ). Non sono soggette a riunione le liberalità in occasione di servizi resi o in conformità agli usi (cfr. art. 809, comma 2, cod. civ.), né è compreso il bene perito per causa non imputabile al donatario (cfr. art. 774 cod. civ.).
Al fine di tutelare il coniuge, i figli legittimi e naturali e gli ascendenti legittimi (c.d. legittimari), la legge riserva loro una parte determinata del patrimonio del defunto (c.d. quota di legittima). Per assicurare che sia effettivamente acquisita dai familiari, il codice civile (artt. 553-564 cod. civ.) prevede delle azioni dirette alla reintegrazione della quota riservata ai legittimari, se intaccata da disposizioni testamentarie o da donazioni lesive (in tutto o in parte) effettuate in vita dal de cuius (sia di beni mobili, sia di immobili).
La tutela comprende diverse azioni, tra loro connesse e consequenziali:
- la prima azione, detta di riduzione vera e propria, è diretta a far dichiarare l'inefficacia delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive della legittima;
- le altre azioni sono successive e dirette a conseguire la restituzione dei beni, sia contro i diretti beneficiari delle disposizioni ridotte, sia contro i terzi acquirenti dai beneficiari.
La natura reale dell'azione di riduzione (e, quindi, efficace erga omnes) consentiva al legittimario, indipendentemente dal tempo trascorso dalla data della donazione effettuata in vita dal de cuius, di pretendere la restituzione dai donatari dei beni donati liberi da ogni peso o ipoteca (art. 561, comma 1, cod. civ. ante D.L. 35/2005, conv. in legge 80/2005) ovvero, qualora i donatari li avessero alienati, di pretendere la restituzione dai terzi acquirenti (art. 563, comma 1, cod. civ. ante riforma). Per agevolare la circolazione dei beni oggetto di atti di disposizione a titolo gratuito, la novella introduce un termine ventennale, decorrente dalla donazione, oltre il quale la legge preferisce al legittimario i diritti che i terzi vantano sui beni oggetto delle donazioni lesive della legittima. Oltre a queste azioni la legge assicura la tutela dei legittimari disponendo la nullità dei pesi e delle condizioni imposte sulla quota spettante ai legittimari, salvo le eccezioni consentite.
L'azione di riduzione (art. 561, comma 1, cod. civ. modificato ex art. 2, comma 4-novies, legge 80/2005) ha natura reale ed efficacia retroattiva. Una prima conseguenza della realità e retroattività la si rinviene nel fatto che il diritto del legittimario non è pregiudicato dalla costituzione sul bene donato in vita dal de cuius, da parte del donatario e a favore di terzi, di ipoteche o di altri diritti reali od oneri (usufrutto, affitto ecc.). Infatti il legittimario è preferito ai terzi e, in conseguenza dell'esercizio vittorioso dell'azione di riduzione, ha diritto di pretendere la restituzione in natura dei beni immobili (e dei mobili registrati) liberi da ogni peso o ipoteca di cui il donatario (o il legatario) possa averli gravati, salvo i limiti di seguito indicati.
Limiti della trascrizione
Si tratta di un limite generale già previsto dalla norma ante riforma e derivante dalla disciplina della trascrizione delle domande giudiziali di riduzione delle donazioni e disposizioni testamentarie per lesione di legittima (cfr. artt. 2652, n. 8 e 2690, n. 5, cod. civ. per i beni mobili registrati).
A tal proposito occorre distinguere se la domanda di riduzione sia stata trascritta:
- entro il periodo di 10 anni dall'apertura della successione (cioè dalla morte del de cuius), il legittimario è sempre preferito ai terzi, indipendentemente dal fatto che la trascrizione della domanda di riduzione sia anteriore o posteriore alla trascrizione dell'acquisto del terzo;
- trascorso il decennio dall'apertura della successione, i terzi acquirenti che hanno trascritto il loro diritto prima della trascrizione della domanda di riduzione sono preferiti al legittimario. In tale ipotesi il legittimario potrà rivalersi solo contro il donatario.
Fermo restando il limite di prescrizione ex art. 2946 cod. civ., la novella ha introdotto un nuovo termine ventennale, decorrente dalla trascrizione della donazione, entro il quale esercitare l'azione di riduzione. Si tratta di limiti che hanno natura ed effetti assai differenti. Il primo è il limite generale di prescrizione decennale, decorrente dall'apertura della successione (e, quindi, dalla nascita del diritto del legittimario alla quota di riserva), entro il quale, a pena di nullità, il legittimario deve esercitare l'azione di riduzione.
Il secondo è un limite ventennale, decorrente dalla trascrizione della donazione, entro il quale esercitare l'azione di riduzione per ottenere la restituzione dei beni donati liberi da pesi e ipoteche iscritte dal donatario a favore di terzi. All'opposto se la riduzione è domandata dopo venti anni, i beni saranno restituiti gravati dai pesi e dalle ipoteche, salvo l'obbligo del donatario di compensare in denaro i legittimari in ragione del conseguente minor valore dei beni.
A differenza del termine decennale, che decorre dall'apertura della successione e comporta la prescrizione del diritto, il termine ventennale costituisce un onere posto a carico dei familiari che decorre sin dalla trascrizione della donazione, cioè prima ancora che si apra la successione e, quindi, prima che possa esercitarsi l'azione di riduzione.
Per evitare che il decorso del termine pregiudichi il diritto del legittimario di ricevere la legittima libera da pesi e ipoteche, la novella prevede la sospensione del termine ventennale se i familiari propongono opposizione stragiudiziale all'atto di donazione.
L'azione di riduzione vera e propria rende inefficace la disposizione lesiva della legittima nei confronti dei legittimari che l'abbiano esercitata. Successivamente all'esercizio vittorioso dell'azione di riduzione, i legittimari possono agire nei confronti dei beneficiari per la restituzione (art. 563 cod. civ.) dei beni oggetto dell'azione di riduzione. Se i donatari contro i quali è stata pronunziata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili donati, il legittimario, premessa l'escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti, nel modo e nell'ordine in cui si potrebbe chiederla ai donatari stessi, la restituzione degli immobili. Se il donatario abbia posto in essere alienazioni parziali e successive, l'azione per ottenere la restituzione deve essere proposta secondo l'ordine di data delle alienazioni cominciando dall'ultima.
Il terzo acquirente può liberarsi dell'obbligo di restituire in natura le cose donate pagando l'equivalente in danaro.
Contro i terzi acquirenti può anche essere chiesta la restituzione dei beni mobili, oggetto della donazione, salvo gli effetti della buona fede.
A differenza del regime previgente, la novella, come per l'azione di riduzione, pone un limite ventennale per l'esercizio dell'azione di restituzione contro i terzi acquirenti dei beni immobili oggetto della donazione. Trascorsi venti anni dalla donazione, l'azione non può più essere esercitata. Tuttavia il coniuge e i parenti in linea retta del donante possono evitare di correre il rischio di non potere esercitare l'azione di restituzione notificando, anche prima della morte del donante, al donatario e poi trascrivendo nei registri immobiliari un atto stragiudiziale (cioè non proposto avanti al Giudice) di opposizione alla donazione che va rinnovato prima che siano trascorsi venti anni dalla sua trascrizione. A seguito dell'opposizione, il legittimario conserva la facoltà di esercitare l'azione di restituzione nei confronti dei terzi anche oltre il termine ventennale. Il diritto all'azione è:
- personale, cioè non è cedibile ad altri ma produce effetti solo per l'opponente;
- rinunziabile, vale a dire che l'opponente può rinunziare a esercitare l'azione di restituzione.
l legato consiste in un'attribuzione patrimoniale a favore di un determinato soggetto (detto legatario) avente a oggetto determinati beni. Il legato quale disposizione a titolo particolare a causa di morte non attribuisce la qualità di erede.
A differenza dell' eredità che riguarda tutti i rapporti patrimoniali del defunto (attivi e passivi), il legato:
- può riguardare solo rapporti patrimoniali attivi;
- si acquista senza bisogno di accettazione, salvo la possibilità di rinunziare (art. 649 cod. civ.);
- il legatario non è obbligato a pagare i debiti ereditari (art. 756 cod. civ.). Di norma, infatti, i debiti dell' eredità gravano sugli eredi e non sui legatari (art. 754 cod. civ.), ma è fatto salvo il diritto dei creditori di esperire l'azione ipotecaria sull'immobile oggetto del legato e di esercitare il diritto di separazione. Anche se il testatore impone al legatario il pagamento dei debiti ereditari, verso i terzi creditori risponderà sempre l'erede, salvo rivalsa. In ogni caso il legatario è tenuto al pagamento solo entro i limiti di quanto conseguito (art. 671 cod. civ.);
- il legatario non subentra nel possesso del de cuius, ma inizia un nuovo possesso al quale può unire quello del defunto per goderne gli effetti (art. 1146, comma 2, cod. civ.);
- il diritto del legatario può essere limitato nel tempo (può avere un termine sia iniziale, sia finale, cfr. artt. 637 e 640 cod. civ.).
Oltre che con il testamento il legato può derivare anche dalla legge.
Si ha sublegato quando l'onere della prestazione del legato è posto dal testatore a carico di uno o più legatari. Di norma il sublegato ha a oggetto un bene del legatario, ma può riguardare anche un bene altrui. Il legatario onerato è obbligato nei limiti del valore del bene legato (cfr. art. 671 cod. civ.).
1. Tizio lega a Sempronio la proprietà di un immobile del valore di € 1.000.000 con l'onere di vendere a Caio un garage in Roma del valore di € 150.000.
2. Tizio lega a Sempronio la proprietà di un terreno agricolo del valore di € 100.000 con l'onere di vendere a Caio un garage in Roma del valore di € 150.000. Sempronio potrà chiedere a Caio di corrispondere la differenza di € 50.000.
Nella successione testamentaria il prelegato è il legato a favore di un coerede e a carico di tutta l' eredità. Si differenzia dal sublegato che si ha quando onerato è lo stesso legatario e beneficiario è un terzo o un erede.
Il legato si acquista senza necessità di accettazione al momento di apertura della successione, salvo rinunzia del legatario.
La rinunzia al legato è una dichiarazione unilaterale non ricettizia. Secondo la tesi preferibile si tratta di vera e propria rinunzia con effetti risolutori e retroattivi dell'acquisto già avvenuto.
La rinunzia a un legato di immobili o di diritti reali su immobili richiede la forma scritta ad substantiam (cfr. art. 1350, n. 5, cod. civ.). Chiunque ha interesse può chiedere al Giudice di fissare un termine entro il quale il legatario dichiari se intende rifiutare il legato, trascorso tale termine il legatario non può più rinunziare (cfr. 650 cod. civ.).
Contenuto del legato
Il legato può essere reale od obbligatorio: il primo attribuisce al legatario la proprietà o un diritto reale limitato (per esempio, superficie) che già era nel patrimonio del de cuius; il secondo, invece, attribuisce al legatario un diritto di credito che nasce dal testamento e fa sorgere a carico dell'onerato un'obbligazione (per esempio legato di rendita vitalizia).
Coniuge legatario ex lege
La legge prevede due ipotesi di legato a favore del coniuge superstite:
1. legato (rectius prelegato in quanto a favore di un coerede, art. 661 cod. civ.) avente a oggetto i diritti di abitazione sulla casa familiare e di uso sui mobili che la corredano. Questa ipotesi, anche se prevista solo in sede di successione dei legittimari (art. 540 comma 2, cod. civ.), va estesa anche per la successione legittima (cioè senza testamento);
2. legato a favore del coniuge al quale sia addebitata la separazione giudiziale (legato di assegno vitalizio se, al momento dell'apertura della successione, godeva degli alimenti a carico del coniuge defunto, cfr. art. 585, comma 2, cod. civ.).
Legato con diritto al supplemento
Questa fattispecie (disciplinata dall'art. 551, comma 2, parte seconda cod. civ.) si verifica quando il testatore dispone (lega) nel testamento un determinato bene al legittimario cui attribuisce espressamente la facoltà di chiedere il supplemento qualora il valore del legato sia inferiore alla quota della legittima. In realtà non si tratta di vero legato ma chiamata ereditaria. Infatti la quota ereditaria è composta dallo stesso testatore in parte con il bene legato e in parte con il supplemento (c.d. institutio ex re certa). Per esempio Caio lascia il coniuge Caia e un figlio Sempronio e nomina erede universale il coniuge Caia e lega al figlio Sempronio gli immobili di Milano con espressa attribuzione di chiedere il supplemento se il lascito è inferiore alla quota di legittima. In realtà Caio ha nominato con testamento eredi sia il coniuge Caia per due terzi, sia il figlio Sempronio per la quota di un terzo (cfr. art. 542 cod. civ.).
La vera fattispecie di legato in conto di legittima (art. 551, comma 2, cod. civ.) si verifica quando il testatore dispone (lega) nel testamento un determinato bene al legittimario senza null'altro aggiungere. Per esempio Caio nomina erede universale il coniuge Caia e lega al figlio Sempronio gli immobili di Milano. Il legittimario Sempronio se leso nella legittima può trattenere il legato e chiedere la differenza ovvero può rinunziare al legato e chiedere tutta la legittima.
A differenza del legato in conto di legittima, il legato in sostituzione di legittima non consente al legittimario di trattenere il legato e chiedere il supplemento. Infatti se il legittimario trattiene il legato non potrà più chiedere altro, per conseguire tutta la legittima che gli spetta deve necessariamente rinunziare al legato.
Legato immobiliare
Il legato può avere a oggetto immobili o diritti reali su immobili e può essere disposto sia dalla volontà del testatore, sia dalla legge.
Di norma il legato immobiliare è un legato reale, cioè attribuisce al legatario la proprietà di un immobile o costituisce un diritto reale su un immobile che era nel patrimonio del defunto, per esempio Caio dispone nel proprio testamento un legato a favore di Sempronio avente a oggetto la proprietà di un immobile appartenente al testatore. La rinunzia a un legato di immobili o di diritti reali su immobili richiede la forma scritta ad substantiam (cfr. art. 1350, n. 5, cod. civ.). La legge prevede una sola ipotesi di legato di tipo immobiliare (legato ex lege). Si tratta del legato a favore del coniuge superstite (rectius prelegato in quanto a favore di un coerede, art. 661 cod. civ.) avente a oggetto i diritti di abitazione sulla casa familiare e di uso sui mobili che la corredano. Questa ipotesi, anche se prevista solo in sede di successione dei legittimari (art. 540, comma 2, cod. civ.), va estesa anche per la successione legittima (cioè senza testamento).
Trascrizione (art. 2648, comma 1, cod. civ.)
Deve essere trascritto l'acquisto del legato di bene immobile o di diritto reale su immobili; la trascrizione va fatta in base a un estratto autentico del testamento. La mancata trascrizione comporta l'inefficacia di ulteriori trascrizioni a carico dell'acquirente mortis causa (cfr. art. 2650 cod. civ.).
Secondo la tesi preferibile anche la rinunzia al legato avente a oggetto immobili deve essere trascritto ex art. 2643, n. 5, cod. civ. Infatti si tratta di un vero e proprio atto di rinunzia di un diritto immobiliare già acquisito.
Legato di usufrutto di immobile con facoltà di vendita
Il legato di usufrutto di immobili del testatore con facoltà di vendere in caso di bisogno concretizza non uno ma due legati: il primo riguarda la costituzione del diritto di usufrutto, il secondo, condizionato allo stato di bisogno del legatario, ha a oggetto il ricavato della vendita dell'immobile.
Legato di contratto di vendita di immobile
Il testatore può anche attribuire al legatario il diritto di pretendere dall'onerato la sottoscrizione di un contratto di vendita di un determinato immobile o la costituzione di un diritto reale immobiliare. In caso di inadempimento dell'onerato, si applica l'art. 2932 cod. civ. che consente al legatario di ottenere una sentenza che produce gli stessi effetti del contratto.
Legato reale di ipoteca
Anche allo scopo di impedire che il testatore alteri la regola della par condicio creditorum, il legislatore ha vietato il legato (o il sublegato) reale di ipoteca con l'effetto che l'ipoteca non può essere concessa per testamento (art. 2821, comma 2, cod. civ.). È, tuttavia, consentito il legato obbligatorio di ipoteca, cioè la disposizione testamentaria mediante la quale è imposto all'erede (o al legatario nel caso di sub legato) di costituire ipoteca a favore di un creditore del testatore; in tal ipotesi infatti l'ipoteca è costituita dal testatore ma iscritta in base a un titolo successivo.
Legato di immobile dell'onerato o di un terzo
È valido il legato di immobile di proprietà del soggetto onerato (erede o legatario nel caso di sub legato) o di un terzo, qualora dal testamento o da altra dichiarazione scritta del testatore risulti che sapeva dell'altruità del bene. L'onerato è obbligato ad acquistare la proprietà dell'immobile e a trasferirla al legatario, ma ha facoltà di pagarne al legatario il prezzo (art. 651 cod. civ.).
Legato di usufrutto da parte del nudo proprietario
È valido il legato di usufrutto costituito su un immobile di cui il testatore abbia la nuda proprietà al momento della morte. Nella fattispecie, infatti, il testatore ha disposto del diritto di usufrutto sottoposto al termine iniziale della morte dell'attuale usufruttuario.
Legato di usufrutto e diritto di accrescimento (o usufrutto congiuntivo)
Il legato di usufrutto con diritto di accrescimento o congiuntivo è valido in quanto si ha la costituzione contemporanea di un solo usufrutto anche se la titolarità è a favore di diversi soggetti. Si ha usufrutto congiuntivo quando a più persone è legato un usufrutto in modo che tra loro vi sia diritto di accrescimento, l'accrescimento ha luogo anche se una di esse, dopo aver conseguito il possesso del bene su cui cade l'usufrutto, viene a mancare. Se non vi è diritto di accrescimento, la porzione del legatario mancante si consolida con la nuda proprietà (art. 678 cod. civ.).
Tizio lega l'usufrutto su un immobile di sua proprietà a favore di Sempronio e Mevio, alla morte di Sempronio la sua quota di usufrutto si accrescerà a favore di Mevio.
Con l'usufrutto congiuntivo si ha un solo usufrutto contemporaneo a favore di diversi soggetti.
Legato di usufrutto successivo
A differenza del legato di usufrutto congiuntivo ammesso, il legato di usufrutto successivo è vietato (art. 698 cod. civ.). Si ha usufrutto successivo quando il costituente attribuisce il diritto di usufrutto a un soggetto e, successivamente, alla sua morte ad altre persone.
Tizio lega l'usufrutto di un immobile di sua proprietà a favore di Sempronio e alla morte di Sempronio lega lo stesso usufrutto a favore di Mevio.
Lo stesso usufrutto attribuito a più legatari in parti diseguali con l'espressa disposizione di accrescimento per il caso che un legatario venga a mancare dopo l'acquisto del godimento del bene integra gli estremi dell'usufrutto successivo vietato (Cass., sent. n. 604/1976). È, invece, ammesso un legato di usufrutto a termine, vale a dire lo stesso usufrutto attribuito a favore di determinati soggetti, uno dopo l'altro, per un periodo di tempo determinato.
Tizio lega l'usufrutto di un immobile di sua proprietà a favore di Sempronio, Mevio e Caio disponendo che Sempronio ne goda per i primi 5 anni, Mevio per i successivi 5 anni e Caio per gli altri 5 anni.
Legato di proprietà e usufrutto
È possibile che il testatore disponga un legato della proprietà di un immobile a favore di un soggetto e dell'usufrutto sullo stesso immobile a favore di un altro.
Tizio lega la nuda proprietà dell'immobile di sua proprietà a favore di Sempronio e l'usufrutto sullo stesso immobile a favore di Mevio.
Qualora il testatore, disponendo un legato della proprietà di un immobile a favore di un soggetto e dell'usufrutto sullo stesso immobile a favore di un altro, manifesti espressamente la volontà di far partecipare anche il soggetto a cui è stata legata la nuda proprietà al godimento dell'immobile, alla morte del legatario cui è stata legata la proprietà vi sarà accrescimento a favore dell'altro legatario.
Tizio lega la proprietà dell'immobile a favore di Sempronio e l'usufrutto sullo stesso immobile a favore di Mevio, disponendo espressamente che entrambi i legatari dovranno usare e godere dell'immobile legato. Alla morte di Sempronio l'usufrutto si accrescerà a favore di Mevio.
(1) Il momento della morte è uno solo. Pertanto anche se può non coincidere con la morte dell'intero organismo (c.d. morte biologica) non è necessario che sia cessata la funzione di tutte le cellule del corpo. Ne consegue che nell'ipotesi di trapianto di organi la successione si apre anche se gli organi da spiantare sono conservati artificialmente attraverso pratiche rianimatorie.
Successioni ←

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 61
 art. 519
 art. 1424
 art. 458
 art. 2284
 art. 458
 sentenza 
 sentenza 
 art. 479
 art. 460
 art. 460
 art. 490
 art. 2830
 art. 495
 art. 484
 art. 374
 art. 538
 art. 2685
 art. 2685
 art. 565
 art. 540
 art. 741
 art. 809
 art. 774
 art. 2
 art. 2946
 art. 671
 art. 1350
 art. 661
 art. 585
 art. 542
 art. 1350
 art. 661
 art. 2650
 art. 2643
 sentenza