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Timestamp: 2019-02-22 20:17:29+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 30 gennaio 2014, n. 4369. L’interpretazione del concetto di abitazione ai fini della detenzione domiciliare, conduce a identificarla nel "luogo in cui la persona conduce la propria vita domestica e privata con esclusione di ogni altra appartenenza (aree condominiali, dipendenze, giardini, cortili e spazi simili) che non sia di stretta pertinenza dell’abitazione e non ne costituisca parte integrante, al fine di agevolare i controlli di polizia sulla reperibilità dell’imputato, che devono avere il carattere della prontezza e della non aleatorietà. Pertanto è stata annullata la sostituzione cautelare degli arresti domiciali nella custodia cautelare in carecere per aver l'indiziato litigato all'interno del cortile condominiale con dei propri familiari - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 30 gennaio 2014, n. 4369. L’interpretazione del concetto di abitazione ai fini della detenzione domiciliare, conduce a identificarla nel “luogo in cui la persona conduce la propria vita domestica e privata con esclusione di ogni altra appartenenza (aree condominiali, dipendenze, giardini, cortili e spazi simili) che non sia di stretta pertinenza dell’abitazione e non ne costituisca parte integrante, al fine di agevolare i controlli di polizia sulla reperibilità dell’imputato, che devono avere il carattere della prontezza e della non aleatorietà. Pertanto è stata annullata la sostituzione cautelare degli arresti domiciali nella custodia cautelare in carecere per aver l’indiziato litigato all’interno del cortile condominiale con dei propri familiari
sentenza 30 gennaio 2014, n. 4369
L’interpretazione del concetto di abitazione, sia ai fini della misura cautelare degli arresti domiciliari sia, del tutto analogamente (Cass. sez. I, 30 marzo 2004 n. 17962), ai fini della detenzione domiciliare, conduce a identificarla nel “luogo in cui la persona conduce la propria vita domestica e privata con esclusione di ogni altra appartenenza (aree condominiali, dipendenze, giardini, cortili e spazi simili) che non sia di stretta pertinenza dell’abitazione e non ne costituisca parte integrante, al fine di agevolare i controlli di polizia sulla reperibilità dell’imputato, che devono avere il carattere della prontezza e della non aleatorietà” (così Cass. sez. VI, 18 dicembre 2007-21 gennaio 2008 n. 3212; v. pure Cass. sez. VI, 17 gennaio 2007, n. 4143; Cass. sez. I, 30 marzo 2004 n. 17962, cit.; Cass. sez. VI, 7 gennaio 2003 n. 15741; Cass. sez. VI, 10 febbraio 1995 n. 5770; Cass. sez. VI, 4 ottobre 1994 n. 11000).
È definibile come di stretta pertinenza all’abitazione un luogo che sia da essa immediatamente raggiungibile senza soluzione di continuità spaziale (così condivisibilmente precisa la già citata Cass. sez. VI, 17 gennaio 2007, n. 4143) cioè senza attraversare spazi non riconducibili all’esercizio della vita domestica e privata. Non sono dunque escludibili dal concetto di abitazione un’area condominiale, un giardino o un cortile, l’abitazione non potendosi intendere esclusivamente come un appartamento in senso stretto, cioè come una serie di locali chiusi, ma dovendo, al contrario, essere considerata il luogo dove viene espletata la vita domestica e privata. Nel caso di specie, quindi, essendo avvenuta la lite in un’area condominiale circondata dai muri perimetrali del fabbricato in cui il prevenuto risiedeva, l’area poteva essere qualificabile – in difetto di soluzione spaziale tra essa e l’abitazione in senso stretto, e se conformata con una recinzione atta a qualificarla destinata alla vita privata esclusivamente di chi abitava in quel fabbricato – come pertinenza della abitazione, come avevano segnalato i Carabinieri dopo aver approfondito le indagini nella seconda annotazione. L’ordinanza impugnata non considera la giurisprudenza appena esposta, e omette quindi di vagliare le caratteristiche concrete dell’area in questione: si limita invece ad affermare in modo apodittico come l’accesso del prevenuto all’area condominiale “costituisca trasgressione alle prescrizioni concernenti il divieto di allontanarsi dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari”. Assorbita pertanto ogni ulteriore doglianza, il provvedimento impugnato deve essere annullato, con rinvio al Tribunale di Napoli per le valutazioni di sua spettanza.
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 11 novembre 2014, n. 46488....

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