Source: https://www.consiglio.marche.it/attivita/assemblea/sedute/scheda.php?seduta=8&leg=X
Timestamp: 2019-11-19 21:40:10+00:00

Document:
Consiglio - Assemblea legislativa regionale delle Marche - Resoconto della seduta n.8 del 20/10/2015
Resoconto della seduta n.8 del 20/10/2015
SEDUTA N. 8 DEL 20 OTTOBRE 2015
PRESIDENTE. Colleghi buona giornata, dichiaro aperta la seduta n. 8 del 20 ottobre 2015. Do per letto il processo verbale della seduta n. 7 del 6 ottobre 2015, il quale ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell'articolo 29 del Regolamento Interno.
- n. 12 in data 6 ottobre, ad iniziativa dalla Giunta regionale, concernente: “Incorporazione del Comune di Tavoleto nel Comune di Urbino”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente e trasmessa al Consiglio delle Autonomie Locali, ai sensi dell'articolo 11, comma 5, della legge regionale n. 4/2007, e alla II Commissione assembleare ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno;
- n. 13 in data 8 ottobre, ad iniziativa del Consigliere Marconi, concernente: “Detrazioni fiscali per famiglie numerose o con presenza di familiari a carico con disabilità. Modifica all'articolo 6 della legge regionale 27 novembre 2012, n. 37 'Assestamento del bilancio 2012'”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente, alla IV Commissione per l'espressione del parere ai sensi del comma 1 dell'articolo 68 del Regolamento interno, e alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis del medesimo articolo;
- n. 14 in data 12 ottobre, ad iniziativa del Consigliere Giacinti, concernente: “Modifica alla legge regionale 16 gennaio 1995, n. 10 Norme sul riordinamento territoriale dei Comuni e delle Province nella regione Marche”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente e trasmessa alla II Commissione ai sensi e per gli effetti del comma 1 bis dell'articolo 68 del Regolamento interno (iscritta all'ordine del giorno della seduta odierna);
- n. 15 in data 12 ottobre, ad iniziativa del Consigliere Fabbri, concernente: “Modifica alla legge regionale 5 gennaio 1995, n. 7 Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria”, assegnata alla II Commissione assembleare in sede referente.
Sono state presentate le seguenti proposte di deliberazione:
- n. 5/15 in data 12 ottobre, ad iniziativa del Consigliere Giacinti, concernente: “Indizione del referendum consultivo in merito alla proposta di legge concernente l'incorporazione del Comune di Mombaroccio nel Comune di Pesaro”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente (iscritta all'ordine del giorno della seduta odierna);
- n. 6/15 in data 13 ottobre, ad iniziativa del Consigliere Giacinti, concernente: “Indizione del referendum consultivo in merito alla proposta di legge concernente l'incorporazione del Comune di Tavoleto nel Comune di Urbino”, assegnata alla I Commissione assembleare in sede referente (iscritta all'ordine del giorno della seduta odierna).
- n. 25 del Consigliere Marconi “Nidi domiciliari nelle Marche”;
- n. 26 del Consigliere Giorgini “Autorizzazione alla ricerca di idrocarburi nel Comune di Recanati, pozzo Vasari 2”;
- n. 27 dei Consiglieri Rapa, Giancarli, Urbinati “Sostegno dei Comuni "Bandiere blu", "Bandiere arancioni" e "Borghi più belli delle Marche”;
- n. 28 dei Consiglieri Volpini, Giacinti, Busilacchi “Dispositivi medici su misura degli odontotecnici”;
- n. 29 dei Consiglieri Busilacchi, Biancani, Urbinati “Richiesta di impegno dell'Italia in vista della COP 21 sui cambiamenti climatici di Parigi”;
- n. 30 dei Consiglieri Busilacchi, Volpini, Talè, Micucci “Importanza delle vaccinazioni”.
Comunico inoltre che ho provveduto, con decreto n. 25 del 16 ottobre, alla nomina di due componenti del Consiglio di amministrazione di “Fidimpresa Marche - Società cooperativa”.
Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato in data 8 ottobre la legge regionale n. 24 “Modifiche alla legge regionale 10 agosto 1988, n. 34 'Finanziamento delle attività dei gruppi consiliari', alla legge regionale 15 ottobre 2001, n. 20 'Norme in materia di organizzazione e personale della Regione' e alla legge regionale 30 giugno 2003, n. 14 'Riorganizzazione della struttura amministrativa del Consiglio regionale'”.
Saluto le Scuole presenti in Aula, le classi V^ della Scuola primaria Rodari di Senigallia. Un saluto a voi tutti ragazzi.
"Lavori della tratta Albacina - Serra San Quirico del Max Lotto 2 del Progetto Quadrilatero Marche"
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 27 del Consigliere Giancarli.
Anna CASINI. In relazione all'interrogazione n. 27/2015 concernente: "Lavori della tratta Albacina - Serra San Quirico del Maxi Lotto 2 del Progetto Quadrilatero Marche", a risposta orale, presentata dal Consigliere Giancarli in si rappresenta quanto segue:
- in data 27 luglio 2015 si è perfezionata l'acquisizione del ramo d'azienda della DIRPA S.c.a.r.l., affidataria dei lavori in parola, da parte di Astaldi S.p.A. Sono stati quindi riavviati i lavori inerenti il Maxi Lotto 2 del Progetto Quadrilatero Marche Umbria nel tratto Albacina - Serra San Quirico. Tali lavori comprendono anche la realizzazione del nuovo svincolo nel Comune di Serra San Quirico che permetterebbe l'ingresso e l'uscita in entrambe le direzioni.
- in riferimento a tale svincolo si precisa che è di competenza della Quadrilatero la parte relativa alla realizzazione di una rotatoria, ad un livello inferiore rispetto all'asse di progetto, connessa a due bretelle di raccordo: una per la "Zona industriale" e una per "Serra San Quirico";
- in relazione alla suddetta bretella di collegamento per Serra San Quirico una parte delle opere, compresa la realizzazione del viadotto, è di competenza della Quadrilatero mentre a carico di R.F.I. è la realizzazione dell'ulteriore tratto viario dal viadotto per Serra San Quirico, impegno assunto in relazione al raddoppio ferroviario della linea Orte-Falconara.
Ad oggi non risulta finanziato il raddoppio di tale tratto della Orte-Falconara per cui le opere a carico di R.F.I. non trovano copertura finanziaria.
La Giunta regionale si impegna a convocare un tavolo istituzionale con Quadrilatero, R.F.I., ANAS e Comune di Serra San Quirico per trovare soluzioni possibili al fine di trovare copertura finanziaria per la completa realizzazione dell'opera, anche in considerazione del fatto che tale soluzione permetterà altresì l'eliminazione di due passaggi a livello nella tratta ferroviaria Orte-Falconara.
Enzo GIANCARLI. Ringrazio la Vicepresidente Casini per la risposta, però vorrei che riflettessimo un attimo su questo fatto della Quadrilatero. Tra l'altro una bella riflessione, per quanto mi riguarda, l'ha fatta il Governo di questo Paese sciogliendola.
Siamo in presenza di questo fatto: i lavori sono stati riavviati, c'è un finanziamento, un investimento massiccio, questa parte media della Valle dell'Esino ha due uscite, ad oggi, e con la realizzazione della nuova arteria, di fatto, ne viene ad avere mezza perché, come giustamente ha detto la Vicepresidente, questo svincolo deve essere realizzato in parte dalla Quadrilatero e in parte da Rete Ferroviaria Italiana, ma quando? Nel momento in cui si raddoppierà la Orte-Falconara.
E' incredibile, siccome la Orte-Falconara non si raddoppia, di fatto di fronte ad una nuova arteria c'è uno svincolo che è impossibile praticare se non per la vecchia strada.
La ringrazio ancora, ma quello che le chiedo, siccome la Quadrilatero ha avuto quasi 2 miliardi di finanziamento per le opere nel loro insieme, è che sostituisca Rete Ferroviaria Italiana e faccia lo svincolo come si deve, perché non è accettabile che si realizzino queste opere e poi non ci sia lo svincolo. Grazie.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 29 del Consigliere Carloni.
Manuela BORA. Banca d'Italia ha deliberato in data 13 ottobre u.s. la proroga di due mesi della procedura di amministrazione straordinaria per Banca Marche, nel giorno stesso della scadenza dei due anni di commissariamento.
Nel frattempo, il Consiglio del Fondo Interbancario di tutela dei depositi ha deciso giorni fa all'unanimità di intervenire nella crisi di Banca Marche "sottoscrivendo un aumento di capitale" dell'istituto marchigiano.
La decisione sarà attuata successivamente all'entrata in vigore del recepimento in Italia della normativa europea sulla risoluzione bancaria e dopo il via libera delle autorità italiane ed europee.
L'impegno del Fondo Interbancario Tutela Depositi per il salvataggio di Banca Marche, un intervento di circa un 1 miliardo di euro o poco più, potrebbe non essere sufficiente per tenere al riparo gli obbligazionisti non garantiti. Se l'Unione Europea dovesse considerare questa misura contraria alle regole sugli aiuti di Stato, i possessori di obbligazioni junior (non garantiti) potrebbero infatti subire comunque delle perdite.
Fondamentale, al di là di Bruxelles, è comunque il fattore tempo. Se il salvataggio non avverrà entro il 31 dicembre 2015, a farsi carico del salvataggio, in nuovo regime di bail in, saranno gli azionisti e, a seguire, gli obbligazionisti, i creditori non assistiti da garanzie e infine i correntisti "non protetti" per i depositi sopra i 100 mila euro.
Se le contestazioni evidenziate dagli ispettori dovessero trovare conferma anche in sede civile o addirittura penale, le Fondazioni che hanno espresso questi amministratori sarebbero chiamate a chiarire i rapporti con i propri rappresentanti e i criteri con i quali sono stati candidati amministratori complici di una gestione palesemente clientelare o nella migliore delle ipotesi non all'altezza dell'incarico.
La settimana scorsa ho personalmente incontrato il Direttore Luciano Goffi e rispetto alla risposta fornita in data 15 settembre u.s., condivido con i colleghi Consiglieri le seguenti informazioni aggiuntive:
- la gestione straordinaria terminerà entro la fine del 2015;
- avuto riguardo all'occupazione diretta e indiretta, nessun tavolo di crisi è stato aperto. Si precisa altresì che negli ultimi anni 350 persone sono uscite con il fondo esuberi, regolarmente concordato con le forze sindacali.
Quello che vorrei sapere dal Consigliere Carloni, visto che ha presentato un'altra interrogazione al riguardo che verrà presto iscritta all'ordine del giorno di questo Consiglio regionale, è come la Regione avrebbe potuto essere più attenta. Come? Con quali strumenti?
Il Presidente resta ovviamente a disposizione, una volta individuata la soluzione definitiva, per incontrare imprese, lavoratori, azionisti e risparmiatori e valutare assieme ad essi come gli strumenti di questa Regione possano essere di loro utilità.
Mirco CARLONI. Il Presidente avrebbe potuto essere più attento! Parto da questa ultima domanda dell'Assessore Bora che nella sua risposta è stata effettivamente molto corretta ed ha detto le cose come stanno, probabilmente con la leggerezza anche di chi, forse, non ha ben chiaro il quadro e le conseguenze sociali ed economiche, Presidente.
Dire semplicemente che le conseguenze riguarderanno gli obbligazionisti che verranno trasformati in azionisti, significa semplicemente far vivere a questo territorio, le Marche, un'altra crisi dopo quella che ha già vissuto.
Significa che circa 370-400 milioni di euro, probabilmente sono fondi investiti in obbligazioni da famiglie e imprese, potrebbero essere convertiti in azioni ed utilizzati per il salvataggio, ed gli azionisti e i correntisti che hanno un deposito sopra i 100 mila euro potrebbero vederselo ritirare dalla banca per il salvataggio. Questo fatto non è una cosa da poco, Assessore!
L'ultima vicenda come questa, risale al Banco di Roma che fece cadere il Governo Giolitti, e sarebbe il primo caso, quello della bail in, in Europa. Noi saremmo in questo territorio, che per anni abbiamo detto essere sano, avere un'economia fatta di piccole e medie imprese, in qualche modo con radici solide, il primo buco nero del nostro continente, perché sarebbe la prima volta che in Europa accade una cosa come questa.
Mi sono allarmato quando ho letto il comunicato stampa del Fondo Interbancario ed onestamente, in un primo momento, non avevo capito cosa volesse dire perché non sono un tecnico e tanto meno un esperto, però da cittadino delle Marche mi sono preoccupato, Presidente, perché c'è scritto che l'interesse del Fondo Interbancario ed il salvataggio avverrà successivamente all'entrata in vigore della normativa bail in.
Cosa significa? Significa che soltanto dopo l'entrata in vigore di questa normativa, molto tutelante per i salvatori, poco tutelante per i salvati, ci sarà il salvataggio.
Onestamente è una cosa che avrebbe dovuto allarmarvi, nel senso che avreste dovuto utilizzare tutta la forza, la moral suasion di chi governa il territorio per chiedere, e c'erano i tempi, l'intervento del Fondo Interbancario prima del 31 dicembre. Questo non lo dice Mirco Carloni che è un visionario o uno che si improvvisa cultore della materia, lo hanno detto i sindacati, lo hanno detto le parti sociali interessate e le imprese. Molti non hanno ancora capito perché da alcuni sento ancora dire: “Speriamo che tutto avvenga entro il 31 dicembre”, mentre invece il Fondo Interbancario è stato estremamente chiaro, come l'Assessore Bora ha detto: “si farà dopo l'entrata in vigore della normativa”, il che significa non averci nemmeno provato.
Questo è il dramma, Presidente, cioè il fatto che lei viva, con grande serenità, questa vicenda che, nei prossimi mesi, potrebbe essere drammatica e far vivere a questo territorio una seconda crisi dopo la prima. E' una cosa che andrebbe gestita con maggiore attenzione da parte del Governatore.
In che modo? Andando alle istituzioni preposte e facendo presente che il territorio, da questo punto di vista, non può subire un saccheggio dopo quello che, per anni, hanno fatto i vertici di Banca Marche e di cui ne abbiamo visto i risultati. Un altro saccheggio da parte dei salvatori che avverrà con i soldi dei marchigiani, della piccola e media impresa, degli obbligazionisti. Rendetevi conto cosa sono 400 milioni di euro di obbligazioni! Persone che probabilmente hanno messo via dei risparmi e che probabilmente non hanno ancora capito che i loro soldi verranno utilizzati per saldare i debiti fatti da chi ha gestito la banca finora.
Questa vicenda meritava, secondo me, un altro tipo di gestione da parte vostra, un altro tipo di attività di relazioni istituzionali con il Fondo Interbancario e con la Banca d'Italia. Cosa che, secondo me, è mancata, ma non lo dico soltanto io, Presidente, glielo comunico con simpatia, non sono soltanto io a dire che c'è stata troppa disattenzione su questa vicenda, anche se i poteri sono limitati ed è un'altra competenza, però gli effetti, e dobbiamo dircelo con franchezza, di questa situazione, purtroppo, non li pagheranno i responsabili che hanno fatto dei danni alla banca, la pagheranno i cittadini marchigiani, soprattutto la piccola e media impresa che verrà colpita da questo salvataggio grazie alla nuova normativa europea che entrerà in vigore.
PRESIDENTE. Il Presidente Ceriscioli è stato chiamato in causa ripetutamente, quindi lascio a lui la parola per una breve replica. Prego, Presidente.
Luca CERISCIOLI. Consigliere Carloni, lei intanto deve leggere bene i comunicati che fa l'Interbancario perché dicono “dopo l'approvazione” e non “dopo gennaio”, i due termini non solo la stessa cosa. L'approvazione avverrà adesso e dopo l'approvazione è dicembre non necessariamente gennaio e la legge dice che da gennaio si applicheranno le nuove normative della direttiva europea, così come per tutte le banche.
La deduzione che fa è allarmistica e ingiustificata. La cosa peggiore che si possa fare nei confronti di una banca, di chi ci ha investito, di chi ci lavora, è fare allarmismo. Se ha notato io non ho mai fatto allarmismo e già questo è un grosso contenuto all'interno del percorso, perché l'inutile allarmismo danneggia, e basta, l'attività di una banca, di chi ci lavora, di chi ci ha investito e di chi ne ha bisogno.
In secondo luogo, lei come fa a sapere l'attività che sto facendo io? Se uno non vuole fare allarmismo - lavora, conosce benissimo tutti i passaggi, meglio di lei - interviene per ottimizzare e massimizzare il risultato a favore dei soggetti che sono all'interno di quella struttura, e nel fare a favore ci deve essere la capacità di tenere i toni giusti, i modi giusti e la fiducia all'interno di questo percorso e di tutto il resto.
Fino a qualche mese fa non era scontato neanche il salvataggio, anche se vi dico adesso che era scontato, dopo che è stato annunciato è scontato per tutti, devo dire che con una buona capacità di leggere il passato e con il senno di poi quello era un fatto positivo, che va rimarcato, a favore di questo percorso .
Spero tantissimo che nella chiusura ci sia il carico più basso possibile nei confronti del sistema perché è nell'interesse stesso della banca e del suo futuro.
Questi sono gli argomenti che utilizziamo costantemente e prima questa banca avrà le condizioni di ripartire, meglio sarà per la sua ripresa e prima il Fondo Interbancario rientrerà dell'investimento che ha fatto, perché l'obiettivo in fondo è rientrare dell'investimento. Non è che ci si muove sotto un'altra logica, per rientrare dell'investimento bisogna far funzionare la banca perché se non funziona, se parte male, se perde clienti, anziché acquisirli, non fa certo l'interesse del Fondo Interbancario. I nostri interessi e quelli del Fondo coincidono: far funzionare e rilanciare questa banca.
La raccomandazione che voglio fare a tutti quanti è di considerare il valore che ha, in certi momenti, rinunciare anche ad un po' di vetrina e magari agire con molta sostanza. Fra le cose di sostanza c'è anche quella di trasmettere una forte fiducia nel percorso che si sta facendo, nell'opportunità di rilancio di questa banca importantissima per il nostro territorio. Questa è un'azione positiva già di per sè. Poi, ripeto, ce ne sono altre.
Non so se lei ha una sfera magica o una webcam puntata su quello che io faccio normalmente. Lei non lo sa – basta! - e sulle cose che non sa, non vedo perché si debba esprimere in un modo o nell'altro. Se altri hanno la sua opinione vuol dire che mi sono mosso con discrezione a differenza di tanti che sanno fare solo chiasso, ed io lo faccio negli interessi di questa regione e nell'interesse di chi qui lavora.
Credo che così abbia un quadro più preciso di quello che sta accadendo e spero che anche lei, perché sono convinto che se ha fatto l'interrogazione, non l'ha certamente fatta perché non ha cuore il destino e l'interesse della banca e di chi ci lavora e via dicendo, possa assumere questo atteggiamento positivo che è la cosa più sana, migliore, più robusta che possiamo fare in termini di sistema a favore della banca e del futuro di tanti marchigiani che ne hanno tanto bisogno.
Condividendo appieno gli obiettivi la invito a riflettere sulle parole che le ho detto perché magari può scoprire che si tratta di un atteggiamento più utile per la ripresa ed il rilancio della Banca delle Marche.
PRESIDENTE. Ha la parola, per una brevissima replica, il Consigliere Carloni.
Mirco CARLONI. Non metto in dubbio che lei si sia mosso e si sappia muovere in modo sotterraneo e senza fare vetrina.
La mia preoccupazione deriva dalle tante e-mail, Presidente, poi gliele faccio vedere, che mi sono arrivate, come penso a tutti quanti, da dipendenti allarmati da questa vicenda, da questa situazione.
Il problema è che lei non ha risposto su un punto - che si sia mosso in silenzio senza fare vetrina, senza fare chiasso non c'è nessun problema, ci mancherebbe - non ha risposto al fatto se la banca verrà salvata senza produrre gli effetti indesiderati che verranno pagati dai cittadini e dalle imprese oppure no.
Si può muovere in silenzio, può fare le vetrine e le parate, il problema è la sostanza: ci sarà o no un salvataggio che pagheranno i marchigiani? Questa è la verità e la domanda a cui dovrebbe rispondere.
“Attraversamento pedonale regolato da semaforo di fronte all'A.O. 'Ospedale Riuniti di Ancona'”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 32 del Consigliere Giancarli.
Anna CASINI. In relazione all'interrogazione n. 32/2015 concernente: "Attraversamento pedonale regolato da semaforo di fronte all'A.O. "Ospedali riuniti di Ancona", presentata dal Consigliere Giancarli in data 18 settembre 2015, sulla base delle informazioni raccolte presso il Comune di Ancona, si rappresenta quanto segue.
L'Amministrazione comunale di Ancona ha inserito, d'intento con l'Azienda Ospedaliera riunita di Ancona e I'Autorità Portuale, nel Piano triennale delle opere pubbliche 2015-2017 uno studio di fattibilità dal titolo "Riorganizzazione della viabilità a Torrette di Ancona" con lo scopo di risolvere la percorribilità dell'intero quartiere di Torrette.
Tale studio prevede oltre ad una rotatoria tra via Conca e via Tenna, che eliminerebbe uno dei due semafori, alcune modifiche alla viabilità esistente e la realizzazione di due attraversamenti stradali sopraelevati. I due sovrappassi eliminerebbero l'interferenza dei pedoni sul traffico pesante e darebbero la totale sicurezza ai pedoni essendo previsti in punti strategici: di fronte all'ospedale regionale (a servizio del nuovo parcheggio di via Metauro) ed al centro dell'abitato. II costo previsto dell'intervento è di circa 1.500.000 di euro.
La Giunta regionale, con i propri uffici, segue da tempo la ben nota problematica oggetto dell'interrogazione e si riserva di valutare la possibilità di un impegno finanziario da parte della Regione anche in considerazione delle disponibilità nel bilancio regionale.
Enzo GIANCARLI. Ringrazio ancora la Vicepresidente Casini e mi scuso per il fatto che le sottraggo del tempo prezioso.
Come vede prima eravamo di fronte ad una difficoltà oggettiva causata dalla Quadrilatero, ora siamo in presenza di un'urgenza, perché purtroppo quell'attraversamento è pericolosissimo ed alcuni hanno pagato anche con la vita.
Come sa, tra l'altro, Ancona ha due assi di penetrazione, uno da sud ed è l'unico asse di penetrazione per chi viene da ovest (Fabriano, Jesi, Chiaravalle), per chi viene da nord (Pesaro, Senigallia, Falconara), per chi viene da sud, ma entra a nord, e proprio perché siamo in presenza di questa arteria importantissima, gli obiettivi dell'interrogazione sono due: da un lato eliminare il pericolo e far si che i pedoni possano attraversare in sicurezza, dall'altro non credo che possiamo ridurre il problema perché ha queste dimensioni regionali - per la verità anche chi viene da est, per i traghetti che vengono dal mare ed i camion e i tir poi passano lì – ma, in qualche modo, possiamo farcene carico noi Regione insieme al Comune di Ancona perché c'è questo tipo di traffico e c'è l'unico Ospedale regionale delle Marche.
La ringrazio, spero di non doverla disturbare per il futuro. Grazie ancora.
"Stoccaggio di gas naturale in strato, denominato 'San Benedetto Stoccaggio' della Gas Plus Storage srl”
PRESIDENTE. Su richiesta dell'Assessore Sciapichetti, gentilmente accolta dal Consigliere Celani, l'interrogazione è rinviata alla prossima seduta.
“Assistenza sul territorio al bambino diabetico e diagnosi e cura delle patologie endocrine infantili”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 36 del Consigliere Marconi.
Luca CERISCIOLI. In risposta all'interrogazione vorrei fare una proposta al Consigliere, vista la delicatezza, l'importanza ed anche la complessità della materia, di rinviare, proprio nei contenuti, alla Commissione recuperando anche il dibattito che non so se è stato fatto in Commissione, perché l'altra volta la Consigliera Leonardi citava altre vicende, che secondo me è la sede opportuna in cui confrontarsi su un tema così importante.
Mi sembra questo il modo migliore di rispondere all'interrogazione rinviandone i contenuti ad un lavoro di dettaglio in Commissione.
Luca MARCONI. Grazie Presidente. La risposta mi sorprende positivamente nel senso che è la migliore.
L'obiettivo finale dell'interrogazione era quello di aprire una riflessione per nulla polemica, mi permetto di sottolinearlo, sulla legge approvata nel marzo di quest'anno, forse con tutte le dovute attenzioni, sicuramente con le migliori buone intenzioni, ma che nella sua prima applicazione ha portato qualche difficoltà.
Vista anche la delicatezza del tema, cerchiamo di renderla più chiara, più semplice e più diretta, evidenziando, come metteva in evidenza il Presidente, il fatto che in questa nuova procedura gli ospedali sul territorio vengono completamente o quasi esautorati della funzione molto delicata di emergenza diabetico-pediatrica.
Lo dico in relazione ai territori più lontani, apparentemente anche più sfortunati, cito un Comune a caso, Carpegna, potremmo immaginare una qualche funzione intermedia per il bambino che deve fare un percorso di due ore prima di raggiungere obbligatoriamente il Salesi.
Ringrazio il Presidente per la disponibilità e ringrazio anche il Presidente della IV Commissione per affrontare quanto prima questa vicenda. Grazie.
"Accordo al credito da parte delle PMI”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'interrogazione n. 35 del Consigliere Zaffiri.
Manuela BORA. Ringrazio il Consigliere Zaffiri per l'interrogazione che ha fatto su uno dei temi più importanti che sta a cuore alle nostre imprese, per cui spero che avrà la pazienza di ascoltarmi perché ho fatto preparare dagli uffici una risposta la più esaustiva possibile.
Con la deliberazione di Giunta regionale 1125 del 5 ottobre 2014 la Regione ha usufruito della procedura prevista dal d.Igs. 112/2009, articolo 18, lettera r, limitando per le operazioni di finanziamento alle PMI di importo più contenuto - cioè fino a 150.000,00 euro - l'intervento del Fondo centrale di garanzia, esclusivamente in controgaranzia a favore dei Confidi, laddove il Fondo opera di norma secondo tre modalità: in garanzia diretta, in cogaranzia e in controgaranzia.
Tale scelta, che esclude di fatto l'operatività in garanzia diretta delle banche per le operazioni di ammontare limitato, è stata determinata da molteplici considerazioni che si ritengono tuttora valide e dalla consapevolezza degli indubbi effetti positivi che la modalità di utilizzo del Fondo di Credito in controgaranzia può generare per tutta la filiera della garanzia.
In primo luogo è noto come le Marche rappresentino uno dei principali mercati in termini di ruolo esercitato dalla garanzia mutualistica per l'accesso al credito da parte delle piccole imprese, verso cui i Confidi mostrano una forte propensione a prestare la propria garanzia, il che è il risultato nel contempo della particolare conformazione del tessuto produttivo locale e di una precisa policy a sostegno della piccola impresa.
Gli elementi che spingono le imprese di minori dimensioni a rivolgersi ad un confidi nell'accesso al credito sono la percezione di condizioni economiche più favorevoli, procedure più rapide e flessibili, nonché l'ampio range di attività che il confidi è in grado di erogare all'impresa nelle sue relazioni con la banca: attività di factoring, consulenza aziendale e assistenza fiscale.
L'importanza di tale ruolo di intermediazione nei confronti della piccola impresa, se da un lato ha giustificato la messa a punto di numerosi strumenti regionali, anche in cofinanziamento con risorse comunitarie, a supporto dell'attività dei Confidi, atti ad aumentare in via indiretta la bancabilità di soggetti imprenditoriali che altrimenti non sarebbero assistiti dal settore bancario, vedendosi esclusi dal credito o potendone fruire a condizioni eccessivamente onerose, dall'altro crea però l'indubbia consapevolezza che il sistema regionale della garanzia nelle Marche può essere meglio organizzato e gestito ove le criticità dell'apparato produttivo siano sostenute da sinergie esterne, ad esempio attraverso un utilizzo ottimale del Fondo centrale di garanzia.
I dati storici di utilizzo del Fondo fino al 2013 mostrano una propensione delle banche a concentrare i finanziamenti verso le imprese più strutturate, con conseguente penalizzazione delle micro, piccole e medie imprese; d'altra parte questa sorta di segregazione ha inciso in modo profondo sull'erogazione della garanzia da parte dei confidi e pertanto sulla controgaranzia a valere sul Fondo, tanto che l'ammontare in garanzia ha superato nel tempo quello in controgaranzia.
Strettamente connessa alla scarsa predisposizione delle banche a finanziare imprese meno strutturate è la scarsa operatività del sistema bancario su operazioni di taglio limitato. La scelta della Regione Marche di fissare il limite a 150.000 euro deriva proprio dall'analisi dei dati storici che mostrano una debole operatività delle banche su tagli inferiori a questo importo, che invece rappresenta la soglia di riferimento per un segmento imprenditoriale che con maggior facilità e progressione negli anni è stato sempre più escluso dall'accesso al credito. Tanto per citare alcuni dati a supporto, le rilevazioni del decremento nei tassi di erogazione (periodo 2010/2014) passano infatti dal -6,9% per le imprese in genere, al -12,10% per le piccole e medie imprese e al -15,8% per le micro imprese.
Al contrario il sistema bancario - come attesta anche l'ultimo report di avanzamento del soggetto gestore della misura su dati al 30 settembre 2015 - si concentra nell'operatività della "garanzia diretta" su di un importo medio di 202.000 euro, pertanto ben superiore al limite fissato dalla Regione Marche, riservato all'operatività in controgaranzia.
In sintesi l'intervento di limitazione alla controgaranzia dei confidi per importi inferiori ai 150.000,00 euro porta con sé molteplici benefici:
- massimizzazione della operatività del Fondo centrale di garanzia e maggiore efficienza per tutta la filiera del credito, dato che la controgaranzia è l'unica modalità operativa capace di generare effetti positivi in termini di riduzione degli assorbimenti patrimoniali e di copertura delle perdite sia per le banche sia per i Confidi. Per le prime: una riduzione del profilo di rischio grazie alla presenza del Confidi, una riduzione del tasso di sofferenza, un ampliamento dei volumi di credito con garanzia e un alleggerimento delle attività operative. Per i secondi semplificazione operativa, assistenza mirata alle imprese, copertura delle perdite;
- i benefici per le micro, piccole e medie imprese generati dall'intervento riguardano la semplificazione e la tempestività nell'accesso al sistema delle garanzie soprattutto per le micro e le piccole imprese, il maggior numero di soggetti ammessi al credito, la possibilità di fruire del sostegno del confidi nel rapporto con il sistema bancario, il minor costo della garanzia;
- ottimizzazione dell'operatività per portafogli, vale a dire della possibilità di rilasciare controgaranzia non su ogni singola esposizione, ma su portafogli di domande.
Sandro ZAFFIRI. Ringrazio l'Assessore e ringrazio tutto l'apparato della Regione, il Servizio che ha determinato questa risposta.
Assessore, come lei fa capire fra le righe, il problema in questa regione è più profondo. Questo è il problema! Questo era il senso dell'interrogazione del sottoscritto.
Da una parte la precedente Giunta è intervenuta per ridurre le possibilità di accesso al fondo fino a 150.000 euro per la sede centrale, e nello stesso tempo ha dato più possibilità ai confidi a livello regionale. A suo tempo, mi era nato un dubbio, soltanto un dubbio, non ho le prove, sul fatto che si era voluto creare un sistema per cercare di incrementare queste possibilità ai servizi regionali. Però, detto questo, e chiusa la parentesi, il problema è di fondo perché bisogna andare avanti - se questo provvedimento l'ho letto bene - nel cercare una riforma del sistema dei confidi perchè, Assessore, in questa regione Marche c'è una polverizzazione e nella polverizzazione, Presidente, non c'è un servizio efficiente, di alta qualità, per le piccole e medie imprese.
Questo è il problema di fondo, Assessore! C'è questa polverizzazione, passatemi la parola, anche clientelare perché questo è un sistema che non va bene. Bisogna che questo concetto, questo problema per le piccole imprese venga immediatamente, da parte della Giunta, rivisto.
Bisogna creare una struttura che sia un grande confidi. C'era forse l'ipotesi, precedentemente, anche nel 2014, ma, probabilmente, gli associati non hanno fatta aderire l'associazione a questo progetto. Lo sappiamo tutti dentro quest'Aula perché si è votato no ad aderire a quel progetto nell'assemblea di una confederazione molto importante a livello regionale.
Se la delibera voi la mantenete così, non si può accedere al fondo, bisogna che riformate immediatamente questo settore. Questo è il problema di fondo Assessore. Se c'è questa delibera, se continua ad esserci questa delibera, se rimane questa delibera, il confidi è polverizzato sul territorio e non c'è il servizio alle imprese. Queste due cose non vanno bene, lei capisce meglio di me questo problema.
Bisogna intervenire urgentemente perché questa situazione del confidi, fatta in questo modo ..., da una parte la delibera, dall'altra i confidi che hanno difficoltà perché sono troppo piccoli e non rispondono alle esigenze del territorio, non rispondono alle esigenze delle imprese, perché non può esserci un confidi che risponde dopo 90 giorni dicendo se c'è la possibilità o meno di accedere al credito. 90 giorni per l'economia sono un anno luce. Bisogna dare le risposte, come è previsto in molte realtà territoriali, lei Assessore lo sa, in 48-72 ore. Questi sono oggi i tempi dell'economia e dell'impresa, non i mesi.
Bisogna riformare questo settore con urgenza Presidente. Anche questo fa parte della drammaticità del territorio ed occorre che questo esecutivo si cali in questa realtà nel più breve tempo possibile per risolvere il problema. Grazie.
"Modifica della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 10 Norme sul riordinamento territoriale dei Comuni e delle Province nella Regione Marche"
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge n. 14 del Consigliere Giacinti.
Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Buongiorno a tutti. Questa proposta di legge ha lo scopo di modificare la legge regionale n. 10 del 1995, per adeguarla al disposto della legge n. 56 del 2014, cosiddetta legge Delrio.
A dire il vero, la legge n. 56 del 2014 prevedeva che l’adeguamento delle leggi regionali in materia venisse effettuato entro un anno dalla sua entrata in vigore, ciò non è avvenuto ed ora i temi che sono sul piatto, in particolare, le richieste di fusioni ed incorporazioni del Comune di Pesaro e del Comune di Urbino, rispettivamente con i Comuni di Mombaroccio e Tavoleto, hanno fatto sì che tale tematica divenisse urgente e quanto meno importante, per cui ci è sembrato opportuno prendere lo spunto per l’adeguamento della legge regionale 10/1995 e dare, quindi, risposte ai temi sul piatto della discussione di questo momento. Chiaramente c’è stato questo peso in tutta la vicenda dell’adeguamento normativo.
Scorgendo gli articoli della legge niente di particolare se non questo adeguamento alla legge Delrio, laddove viene introdotto l’istituto nella fattispecie della fusione per incorporazione. Unica particolarità la disposizione transitoria all’articolo 4 e la Commissione, dopo una approfondito esame, dopo una discussione, dopo aver analizzato le sentenze della Corte Costituzionale al riguardo, ha ritenuto di fare salve le fasi già espletate dei procedimenti in corso e lasciare inalterato l’iter previsto dalla legge regionale n. 10/1995 ai medesimi procedimenti. A dire che per i procedimenti futuri la legge prevederà questo adeguamento imposto dalla legge Delrio, ma i procedimenti in essere, in particolare, i procedimenti relativi alla fusione per incorporazione del Comune di Pesaro e Mombaroccio e del Comune di Urbino e Tavoleto, resteranno legati alle procedure stabilite dalla legge regionale n. 10.
Motivazioni per cui abbiamo ritenuto di agire in tale direzione. Per non andare a rivoluzionare, passatemi questa espressione, procedimenti già deliberati, un continuo e costante riferimento, sia nella sentenza della Corte Costituzionale ed anche in un altro, in particolare la sentenza n. 50 del 2015, in cui molto spesso e in più passaggi, c’è un riferimento e un’evidenziata importanza dell’autonomia regionale, per cui ci è sembrato opportuno lasciare il legame con questa legge regionale già in vigore.
Un aspetto importante che ci ha anche convinto in tale direzione è stata la mancata impugnativa del comportamento della Regione Lombardia, dove in casi del genere - addirittura erano stati celebrati i referendum - ha ritenuto di prendere per corretti e tenere nella debita considerazione i risultati dei referendum già celebrati. Questo sempre all’insegna del fatto di dare risalto ed importanza all’autonomia regionale oltre che allo spirito e alla sostanza della norma, quella dell’interessamento nell’ascoltare le popolazioni interessate, principio non certo venuto meno in questa procedura.
Ecco il motivo che ci ha portato a ragionare in questi termini, relativamente alle disposizioni transitorie.
Per questi motivi la proposta si conclude in questa maniera, all’articolo 5 viene stabilita l’invarianza finanziaria della norma e all’articolo 5 ter la dichiarazione di urgenza visti anche i procedimenti che sono in corso e che nei successivi punti saranno al centro della discussione per quanto concerne l’indizione del referendum.
Mirco CARLONI. Devo dire che, se non fosse per alcune cose che spiegherò, voterei a favore della proposta di legge, perché in linea di massima, sono favorevole alle fusioni e sono convinto, e lo dico da due mesi, che la legge Delrio andasse introdotta nel nostro ordinamento.
Il problema qual è? Lo sappiamo tutti quanti, possiamo fare finta di non saperlo, ma non possiamo negare la verità: è stato fatto un pasticcio per la fretta, per voler esaudire i desideri e di desiderata di alcuni amministratori locali e, su questa vicenda, si è corso come i pazzi. Lo dimostrano le carte.
La legge che oggi avete anteposto nell’ordine del giorno è successiva alle due proposte di fusione, di incorporazione.
Perché questo? Perché da due mesi qualcuno vi stava dicendo, da dentro quest’Aula il sottoscritto, da fuori alcuni consiglieri comunali e alcune espressioni civiche: “Guardate che se dobbiamo fare l’incorporazione bisogna introdurre la legge Delrio che nel quadro normativo regionale non è prevista.” Che cosa in particolare non è previsto? Un principio, che le popolazioni vanno consultate con un referendum comunale, prima di dare via all’iter di fusione.
Per un po’ questa vicenda è stata lasciata in secondo piano, quanto meno con molta sufficienza si diceva che non c’era bisogno e che si poteva andare avanti con l’attuale legge regionale, fino a quando vi siete resi conto che stavate facendo un pasticcio.
Quando vi siete accorti che stavate facendo un pasticcio, avete introdotto frettolosamente una proposta di legge, quella che stiamo votando, che in qualche modo introduce la legge Delrio, e qui c’è il danno e la beffa. Coloro che vi dicevano: “Bisogna introdurre la Delrio e sentire le popolazioni prima di iniziare l’iter”, si trovano beffati da questa legge, perché con le norme transitorie, le popolazioni che vogliono essere ascoltate, con questa procedura, non verranno ascoltate.
E’ questa la beffa, signor Presidente. Penso che su questa vicenda forse siamo tutti d’accordo, perché quello che state facendo è una cosa accettabile, forse è anche utile nella semplificazione, potremmo essere tutti d’accordo, però cos’è che fa la differenza? Fa differenza il metodo, e secondo me, in questa cosa c’è la dimostrazione che nel Partito Democratico, a parte il nome non c’è rimasto niente. Perché le fusioni, le incorporazioni, se si devono fare, si devono fare dal basso, devono essere i cittadini che, motivati anche dalla politica, capiscono l’opportunità della fusione.
Purtroppo in questa vicenda c’è un atteggiamento che chi lo subisce lo vede come un atteggiamento dirigistico, imposto dall’alto, tra una corsa a un talk show ed un altro, si impone a dei cittadini di diventare suoi sudditi, in un atteggiamento neoimperialista, che la nostra provincia sta vivendo e penso che il Presidente mi possa capire.
In questo atteggiamento neoimperialista c’è che le popolazioni si fondono e, come faceva Federico da Montefeltro, si arriva alle porte della città e si dice: “Cittadini dovete annettervi perché avrete dei vantaggi”, è una storia che si ripete fondamentalmente, come si sa la storia è ciclica e la stiamo rivivendo nel ducato di Montefeltro.
Al di là di questa vicenda, dico che i vari articoli di questa legge io ve li posso anche votare, quello che non vi voto è l’art. 4 perché su questa vicenda, voi state creando un vulnus giuridico, un inciampo, anche per l’iter della fusione. Perché, e lo dico ai Consiglieri che magari non conoscono bene la vicenda, in particolar modo di Mombaroccio e Pesaro, non solo si chiede di rispettare la norma che è vigente, ma questi cittadini ci stanno dicendo: “La norma che state facendo, è quella che noi vorremmo attuare”; però per loro no, perché all’articolo 4 c’è scritto che la norma è transitoria e non si applica nei procedimenti avviati.
Attenzione il procedimento non è stato avviato un anno fa, è stato avviato una settimana prima, quindi stiamo parlando di un atteggiamento burocratico, da stile borbonico. Per non avere la pazienza di aspettare una settimana, si sta facendo l’ennesima forzatura.
Per esempio, sulla vicenda Tavoleto e Urbino non ci sono posizioni così contrarie, aprioristicamente, ma probabilmente quello che non è piaciuto è il metodo, ormai si tira dritto, senza più ascoltare niente e nessuno e si fa quello che vuole il capo.
Questo atteggiamento non funziona, ve lo dico anche da un punto di vista di comunicazione elettorale, non funziona.
Asfaltare tutto e tutti non sempre paga, anche perché poi sull’asfalto e sull’attività bituminosa ci sono gli effetti collaterali, i rischi sul lavoro, guardate la scheda dell’INAIL sui rischi connessi al lavoro di asfaltatore, ci sono una serie di rischi igienicosanitari per chi fa quell’attività, pericolosissimi.
Questa vicenda è la riprova. Ripeto, Presidente, lei poteva tranquillamente raggiungere lo stesso obiettivo, usando un metodo democratico.
Aggiungo che, alcuni lo sanno altri no, gli stessi cittadini che sono legittimamente contrari a questa vicenda, non solo hanno detto per mesi: “Dovete rispettare la legge Delrio”, ma adesso lo facciamo, beffandoli, perché a loro non si applicherà, ma hanno anche presentato le firme autenticate per fare il referendum comunale. Visto che la legge non glielo permetteva, si sono muniti, come dice il loro Statuto, delle firme necessarie per il referendum popolare. Il sindaco, e chi di spettanza, ha detto che non si può fare. Qui siamo al danno e alla beffa e a qualcosa di più e, secondo me, al di là di come andrà l’esito di questa vicenda, ci state facendo una brutta figura.
Giovanni MAGGI Presidente, mi consenta, a nome del Movimento 5 Stelle, di fare un saluto alle scolaresche ed ai rappresentanti delle popolazioni.
Troppo spesso quest’Aula nella parte del pubblico rimane vuota e quando c’è la partecipazione dei cittadini, a quella che dovrebbe essere un’istituzione traspartente, noi e credo di interpretare tutti i colleghi siamo molto felici, soprattutto, per coloro che saranno cittadini, cittadini lo sono ora, la classe dirigente di domani, e soprattutto per le popolazioni che vengono qui a sostenere i loro diritti.
Per questo, Presidente Ceriscioli - io ho seguito la sua campagna elettorale, lei ha sempre detto dell'ascolto dei territori - questa norma transitoria soprattutto in questa legge, mi suona stonata. Lei ha sempre detto che l’ascolto va fatto sui territori, va fatto dal basso e invece, in questo caso, è come un matrimonio dove lo sposo e la sposa non sanno niente, tutti i parenti preparano la cerimonia e alla fine dicono agli sposi: “Vi volete sposare?” Bisogna domandarlo prima!
Soprattutto che il Comune che viene incorporato non possa esprimere precedentemente la propria volontà, mi sembra una cosa che veramente va contro qualsiasi norma democratica e di buonsenso.
Per questo noi, anche in Commissione, abbiamo votato a favore degli altri articoli, abbiamo presentato degli emendamenti affinché la volontà della minoranza del Comune più piccolo fosse posta in ugual misura, come importanza, al Comune più grosso, perché nel referendum mettere insieme Pesaro e Mombaroccio o Urbino e Tavoleto significa, se il referendum unico, che i pesaresi conteranno di più e la volontà di Mombaroccio verrà tenuta in nessuna considerazione.
Oltre agli emendamenti che abbiamo presentato per questa proposta di legge per evidenziare che le volontà e le dignità sono pari, sia del Comune più piccolo che del Comune più grosso, siamo contrari a questa norma transitoria, come ha detto il Consigliere di minoranza Carloni - visto che ci sono pochissimi giorni per arrivare a una soluzione definitiva - a voler continuare a mantenere tutto quello che è stato fatto fino adesso e non riportarlo a dopo la legge approvata.
Ho detto in Commissione, lo ripeto qui, chi voterà a favore di questa norma transitoria si assumerà la responsabilità del danno erariale, dei ricorsi e di tutte le controversie che arriveranno e che peseranno nelle tasche del denaro pubblico.
Noi invitiamo ancora il Presidente, tutta la Giunta, la maggioranza, a modificare questa norma, perché mi sembra non solo un atto di democrazia, ma anche un atto di buon senso. Grazie.
Sandro ZAFFIRI. Credo, Presidente, che si stia aprendo un vero dibattito attorno a questo problema che personalmente, ma credo anche come gruppo della Lega, tengo in considerazione.
Dico questo perché non è che qui qualcuno è pregiudizialmente contro l'ipotesi di accorpamento dei Comuni, verso una razionalizzazione delle risorse del territorio, qui non c'è questo - fughiamo questo dubbio, Presidente - il problema è il metodo, se è autoritario, di imposizione per le fusioni, oppure se è una discussione che nasce dal territorio, dai Comuni più sensibili ad una unificazione tra loro rispetto ad altri. Presidente, credo che questo sia l'aspetto più importante.
Per quanto ci riguarda l'aspetto importante è: che tipo di referendum? Un referendum consultivo, come viene presentato, e poi io decido in termini di autorità, mi sia passata questa parola, di autoritarismo: “non siete d'accordo, noi procediamo uguale”, oppure un referendum di tipo propositivo che impegna la comunità, in questo caso impegna anche la Regione, se il referendum ha un consenso propositivo di maggioranza, perché in questo contesto consultivo anche se c’è il 55%, a procedere ugualmente all'unificazione.
Questo è l'aspetto essenziale, l'approccio all'unificazione dei Comuni. Questa è sostanza, perché un conto è la democrazia, un conto è parlare di democrazia e metterla da una parte. Questo è quello che sembra venga avanti dalla proposta di legge. La democrazia non conta niente, il popolo non conta niente e noi andiamo avanti perché dobbiamo razionalizzare.
Questo è lo scontro che la società sta vivendo in questo momento, Presidente. E' questo, se c'è democrazia nella discussione, nelle proposte, nella presentazione dei progetti oppure se c'è un intervento del tipo: “io sono maggioranza, vado avanti”, come dice il Consigliere Carloni: “Asfalto”; io dico caterpillar, dico ruspa, dico altre cose.
Questo è il nocciolo, credo che dobbiamo far rientrare la discussione, nel vero senso della parola, in un'ottica di democrazia, Presidente. Questo è l'aspetto essenziale.
Non ci convincerete che questa è democrazia se rimane l'impalcatura di questa proposta di legge, ed è chiaro, per quanto ci riguarda, come forza politica, che esprimeremo delle considerazioni negative, perché viene a mancare l'aspetto essenziale per noi: la democrazia sul progetto di unificazione dei Comuni nella nostra Regione Marche.
Enzo GIANCARLI Sono d'accordo con lei, Consigliere Maggi, quando dice: “Siamo contenti quando l’Aula è piena”. Non a caso all’inizio di ogni seduta, il Presidente dell’Assemblea saluta le scolaresche, le persone che sono qui, le persone che assistono ai lavori e che portano le loro istanze in questa comunità.
Il Consigliere Carloni ha detto: “Si è corso troppo, si è corso come pazzi”. Io credo che quando siamo in presenza di atti fortemente innovativi, occorra tempestività, coraggio, rapidità, e voglio complimentarmi, come Consigliere alla seconda legislatura, con il Presidente Giacinti e con i componenti della I Commissione, per il modo in cui padroneggia e padroneggiano gli strumenti della democrazia, dell'Aula e, per come, di fatto, nel rispetto delle leggi, riescono ad essere in sintonia con le rivendicazioni e con la partecipazione delle comunità.
Anche in precedenza abbiamo fatto degli atti importanti, prima della legge Delrio, ma non per questo mi considero antidemocratico. Le fusioni di Trecastelli e Vallefoglia nascono da una forte spinta delle popolazioni, dei Consigli comunali, ma anche dell'Assemblea legislativa delle Marche. Due leggi abbiamo fatto, il Consigliere Carloni le ricorderà bene. Nella prima abbiamo posticipato, anche lì abbiamo corso come pazzi, il termine del referendum, altrimenti non avrebbero fatto in tempo a fare la fusione prima del 2014, si sarebbe andati al rinnovo dei Consigli comunali e la fusione non l’avremmo avuta. Quelle fusioni perchè parlo sia del Comune di Trecastelli che del Comune di Vallefoglia.
L’altra cosa che abbiamo fatto: abbiamo tolto addirittura il quorum del referendum. Voglio ricordare che se fosse rimasto il quorum referendario nemmeno quest’Aula sarebbe in piedi, perché non ha votato il 50% dei marchigiani.
Il nostro obiettivo è quello di restituire la fiducia ai cittadini, perché torni a votare il 60-70% dei marchigiani, ma così non è ed allora quando affrontiamo questi aspetti, credo che parliamo di uno Stato, di una Regione, di una Repubblica, più moderna, più adeguata ai tempi, con la capacità di decidere.
La democrazia, Consigliere Zaffiri, può essere anche decidente, anzi dev'essere decidente, partecipazione e democrazia, ma poi decisione.
Quando affrontiamo questi aspetti, non parliamo soltanto di temi istituzionali, se così fosse saremo autoreferenziali, c'è di mezzo la competitività del Paese, della Regione, il suo sviluppo economico, il funzionamento dello Stato, della Regione, della pubblica amministrazione, a tutti i livelli. Aspetti che hanno a che fare con i bisogni, con la vita delle persone, delle comunità, dei territori, delle imprese.
Ecco perché dobbiamo superare la perdurante arretratezza della pubblica amministrazione e le varie articolazioni istituzionali della Repubblica che, nel loro insieme, a volte sono una sovrapposizione tra diversi livelli che aumenta inutilmente le spese e produce confusione, molto spesso, per i cittadini e per l'economia.
Il Consigliere Maggi ha detto: “Conterà meno Monbaroccio, conterà più Pesaro”, io voglio complimentarmi con i Sindaci di Pesaro e di Mombaroccio, con i Consigli comunali e voglio anche dire, mi permetto, Consigliere Maggi, che noi abbiamo una dimensione regionale e se, in questa fase, qualcuno rischia di contare di meno, non è Mombarroccio, non è Pesaro, forse è Ancona perché con la prossima fusione Pesaro diventerà la città con il maggior numero di abitanti in questa regione.
Luigi ZURA PUNTARONI. Presidente, un discorso un poco più soft, che guarda avanti, perché oggi ci stiamo puntando sull'aspetto dei due Comuni, ma penso che la questione della fusione, nei prossimi anni, sarà molto calda, più del Consorzio di bonifica, per cui bisogna essere preparati.
Nel senso che i nostri Comuni per evitare queste discussioni all’ultimo sangue – se io fossi un qualsiasi Comune ed arrivasse l'ultimo genio che mi dice che per questioni econimiche ... io sarei il primo a prenderlo a calci, come minimo ... - dovranno essere preparati e noi dobbiamo stimolarli a fare un programma e devono cominciare, nei prossimi anni, a pensare: “Con chi mi voglio sposare?” Non gli si può dire, sei mesi prima: “Ti sposi con quello. Punto e basta”. Oltretutto non ha messo incinta nessuno! Quindi, non si deve sposare a tutti i costi!.
Direi che per noi la cosa bella e carina, indipendentemente dal caso di oggi, è quella di guardare ai prossimi due, tre, quattro anni quando dovremmo discutere tutti i giorni con i Comuni perchè sono arrabbiati neri per una questione, piuttosto che un’altra.
Cominciamo a dire, ma non noi, parlo alla maggioranza che governa la regione: “Qui il mondo sta cambiando rapidamente, cominciate a pensare. Vi do due, tre, quattro anni di tempo, per pensare profondamente, senza sognare”. Pensare realisticamente perché poi quando uno si mette in testa una cosa, è fatta! Bisogna dirglielo prima.
Io faccio un discorso distaccato che guarda al futuro perché, ripeto, se qualcuno mi viene a dire: “Domani mattina ti devi sposare!” Risponderei: “Voglio rimanere zitello, anche senza una lira, senza un soldo, voglio rimanere zitello! Perché oggi zitello è bello!”.
Jessica MARCOZZI. Grazie Presidente. Condivido in pieno l'adeguamento della legge regionale n. 10 del 1995 alla Legge Derio, perché ad un anno dall'entrata in vigore della norma non si è provveduto all'adeguamento e l’abbiamo detto in Commissione al Presidente Giacinti.
Questo è fuori dubbio che sia giusto. Il problema è, come ha detto il Consigliere Carloni, la norma transitoria, l'articolo 4 nel quale si fanno salve le fasi già espletate del procedimento di fusione.
Abbiamo già detto in Commissione che la proposta di atto che recepisce la legge Delrio è stata depositata frettolosamente, e si escludono quei casi in cui l'iter di fusione è già stato avviato senza referendum popolare.
La maggioranza, credo che, a questo punto, si sia resa conto dell'errore, sembra che vogliamo imporre le fusioni sulla testa dei cittadini, e penso che questo non sia giusto in un Paese democratico.
Ignoriamo completamente la partecipazione popolare, era già stato detto e scritto sulla stampa, a Mombaroccio la minoranza non è riuscita neanche a far rimandare il Consiglio comunale, nonostante le 508 firme raccolte dai cittadini supportati dal Comitato cittadino “Vogliamo vivere a Mombaroccio, da Mombarocciesi”.
Faccio un appello a lei, Presidente, va bene l'adeguamento della legge regionale 10 del 1995 alla legge Delrio, che doveva essere già stata fatta un anno fa, però diamo la possibilità ai cittadini di decidere e di non far arrivare queste decisioni dall'alto. Grazie.
Francesco GIACINTI. Grazie Presidente, Grazie dei precedenti interventi perché, giustappunto, il mio intervento vuole ricondurre nel giusto alveo la questione in quanto ho sentito usare delle espressioni che portano un po' fuori dal seminato la questione specifica.
Ho sentito parlare in ordine: di decisioni dirigistiche, di mancanza di ascolto, di sacrificazione della democrazia. Voglio ricordare all'Aula ed anche al pubblico - saluto le scolaresche, saluto anche i cittadini di Mombaroccio - che la Commissione da me presieduta ha ascoltato i vari comitati, sia a favore, che contro. Abbiamo ascoltato l'amministrazione comunale, quindi, non si può dire che non c'è stato ascolto e che la decisione non sia maturata attraverso un ascolto delle parti, nel caso specifico, parti anche contrapposte, per quanto concerne la mia, la nostra attività, prima di andare ad assumere una decisione. Non capisco che cosa si intenda per dopo in questo caso specifico, ma torniamo a noi.
Il Consiglio comunale ha avuto anche un ruolo, noi parliamo di democrazia e disconosciamo il valore democratico di un Consiglio comunale che ha assunto una decisione? Mi sembra quanto mai singolare!
La questione che la legge Delrio mette il referendum prima dell'inizio della questione, diciamo così, non ha una sua ratio in una preclusione all'attività conseguente al referendum stesso. Mi spiego meglio: il referendum, nella legge regionale 10 del 1995, aveva natura consultiva, il referendum mantiene tale natura anche nella legge Delrio.
Cosa si vuol dire? Si vuol dire che il referendum ha l’onere di dare un'informazione, consultiva in questo caso, per far sì che, prima il Consiglio comunale e poi il Consiglio regionale che alla fine dovrà decidere, abbiano elementi ulteriori per decidere.
Non è che il referendum, di per sé, possa stabilire, più o meno, dove si va a concludere la questione. Questo aspetto bisogna tenerlo nella debita considerazione.
Ho visto, poi saranno discussi separatamente, anche degli emendamenti che tentano di stravolgere non solo l'orientamento della Commissione e della proposta di legge, ma addirittura la legge Delrio. Come si può, chiedo scusa sommessamente, introdurre che il referendum sia oltre che consultivo anche vincolante?
Una contraddizione in termini, che va, non contro una nuova legge regionale e mortifica il nostro lavoro, ma va contro la legge dello Stato, ovvero la legge n. 56 del 2014, la cosiddetta legge Delrio che ribadisco: la caratterizzazione del referendum resta di tipo consultivo. Non possiamo esimerci dalla giusta considerazione di questo dato di fondo, poi tutte le altre discussioni possono essere legittime a determinare qualsiasi decisione finale, ma non è questo che fa sì che la democrazia sia sacrificata all'insegna della fretta o della decisione.
Sono un gioco, come ben si sa, questioni di premialità legate al rispetto di certe date per la fusione per incorporazione che sono state, leggendo anche le relazioni dei Comuni che hanno determinato certe scelte, alla base di certe decisioni.
Sono motivazioni anche forti, credo, ma al di là di questo, perché questo spetta ai Comuni interessati decidere in merito, voglio dire che questa Assemblea legislativa ha anche l'onere, e qui mi riferisco ai paventati rischi di aver creato danni per eventuali contenziosi, ed il dovere di agire nel rispetto dei termini e dare gli strumenti a chi ne ha l'opportunità e la necessità per decidere in maniera celere e consona ai provvedimenti della legge vigenti in questo Stato democratico. Grazie
Emendamento 1/1 a firma del Consigliere Fabbri. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 1/2 a firma dei Consiglieri Zura Puntaroni, Malaigia, Zaffiri. Lo pongo in votazione.
Sub emendamento 1/3/1 a firma dei Consiglieri Bisonni, Giorgini, Maggi, Pergolesi, Fabbri.
Piergiorgio FABBRI. Noi tentiamo di far rispettare la volontà delle popolazioni che si devono fondere tra loro in un unico Comune, da due a più Comuni, e quindi tentiamo di far si che la Regione rispetti la volontà dei cittadini.
Tentiamo di far approvare in Aula: “In caso di esito negativo del referendum, la Regione fa propria la volontà della popolazione interessata senza procedere con ulteriori atti”, quindi, se Mombaroccio o Tavoleto o Urbino o Pesaro o qualsiasi altro Comune non è d'accordo con la fusione ed il referendum dà esito negativo, la procedura si interrompe. Questo è il senso dell'emendamento.
Sub emendamento 1/3/1. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 1/3 a firma del Consigliere Fabbri. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 3/1 a firma dei Consiglieri Zura Puntaroni, Malaigia, Zaffiri. Lo pongo in votazione.
Emendamento n.4/1 a firma del Consigliere Fabbri, ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Piergiorgio FABBRI. Per ribadire la posizione, non ci possono essere due pesi e misure, per cui queste prime due fusioni vanno avanti in un modo e le future andranno avanti in un altro.
Siccome è stato fatto un pasticcio, vi è stato detto anche nei vari Consigli comunali, a Pesaro eccettera, siccome il patto di stabilità per i Comuni che incorporano probabilmente non verrà sbloccato, eccettera, tutta questa volontà asfaltatrice, di cui parla il Consigliere Carloni, non la capisco.
Siamo seri! Fermiamoci un attimo, facciamo le cose perbene.
Sono sbalordito da questo modo di fare. Fate un po’ voi.
Emendamento n. 4/1. Lo pongo in votazione.
Emendamento n.4/2 a firma dei Consiglieri Zura Puntaroni, Malaigia, Zaffiri,
Sandro ZAFFIRI. E’ chiaro che questa consultazione non si deve applicare ai signori che sono qui, dentro quest'Aula, questa mattina.
Purtroppo la maggioranza ha deciso ed ha presentato questa proposta di legge come un bulldozer, ed non ha preso in considerazione le nostre osservazioni, per cui la considerazione finale è questa :”Siete autoritari, avete ucciso la democrazia”.
Emendamento n. 4/2. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 5/1 a firma dei Consiglieri Zura Puntaroni, Malaigia, Zaffiri.
Sandro ZAFFIRI. Questo emendamento, è chiaro che questa mattina ci ripetiamo, fa parte del nostro pacchetto di proposte che modificavano sostanzialmente questa legge.
Naturalmente non possiamo non osservare che questi emendamenti non sono stati presi in considerazione.
Noi siamo minoranza in questo periodo, però il tempo è lungo e galantuomo, auspichiamo e lavoriamo in quest'Aula, affinché queste cose diventino più democratiche.
Emendamento n. 5/1. Lo pongo in votazione.
Articolo 5 ter (Dichiarazione d'urgenza), ci vuole la maggioranza assoluta. Lo pongo in votazione.
Mirco CARLONI. Ho votato contro soltanto sull'articolo 4 per le motivazioni che ho detto prima.
State facendo una forzatura sul piano tecnico, politico e credo che questa forzatura non paghi, nemmeno giustificandola, come ha detto prima il Consigliere Giacinti, con le opportunità che potrebbero esserci in termini di patto di stabilità, perché quando le cose si vogliono forzare, non sempre vengono come uno le vuole e soprattutto i tempi certe volte si allungano quando non si usa il buonsenso.
Voterò contro la legge perché non avete modificato l'articolo 4 che andava modificato. Si poteva procedere con molta tranquillità alla legge che introduceva la Delrio e poi al referendum.
Si crea una disuguaglianza di trattamento tra i cittadini marchigiani, cioè da domani si può procedere alle incorporazioni in un modo e soltanto ad alcuni cittadini di questa regione verrà applicato un altro trattamento. Sono contro le sperequazioni, specialmente quando c’è anche un po’ di arroganza.
Detto questo, vorrei cogliere l'opportunità, della mia dichiarazione di voto contraria, per fare una proposta ed una richiesta al Presidente Ceriscioli che va al di là degli emendamenti, di buon senso, ed è questa: sulla fusione devono decidere i cittadini, siamo tutti d’accordo, l’impegno che le chiedo, ufficialmente adesso, Presidente Ceriscioli, è che se le popolazioni di Mombaroccio, nella loro maggioranza, decidessero per il no e, quindi, per la non fusione, l'iter si deve bloccare.
Nel rispetto della democrazia e della volontà dei cittadini, le chiedo di prendere questo impegno, Presidente.
Luca MARCONI. Grazie Presidente. Faccio una dichiarazione di voto impropria perché in qualche modo anticipo quello che verrà alla fine dell’iter, quello che prevede o no la fusione, in linea di principio voto le fusioni, soprattutto se sono confortate anche dal referendum, perché ritengo, come ha detto giustamente il Consigliere Giancarli, come ha annunciato il nostro Presidente in altre sede, forse l’occasione l’abbiamo mancata negli anni 70 quando si faceva lo Statuto e si prevedeva per le Marche 50,55 Comuni. Non è stato fatto, sarebbe stata una soluzione dal punto di vista amministrativo eccellente ed avrebbe dato alla nostra regione un’organizzazione completamente diversa che forse ci avrebbe fatto risparmiare non so quante decine di milioni di euro attuali, per tutti i consorzi, aggregazioni, comunità, associazioni dei Comuni che nel tempo abbiamo dovuto costituire e pagare. Questo sul piano del principio.
Sul piano del secondo principio sono molto preoccupato perché se mi sento dare dell'omicida, in termini di autonomia e democrazia, rimango sconvolto in quanto sono un’autonomista per natura, per tradizione, per cultura, quindi, non posso non riflettere su questa ulteriore imputazione, già ne abbiamo tante per varie cause in corso, non vorrei avere anche questa.
Confesso, Presidente, l’avevo lasciata un po' da parte questa cosa, perchè pensavo che fosse tranquilla e scontata, ma sono andato a guardare qual era, anche perché la citazione che le minoranze hanno messo in campo su questo argomento, accompagnate da ironia e applausi, mi è sembrata da prendere in giusta considerazione.
La giusta considerazione però naufraga intorno all’articolo 4 perchè, io ci capisco poco, ho chiesto un po’ ai colleghi qui intorno che hanno seguito la vicenda più direttamente di me, se non ho letto male, all'ordine del giorno c'è scritto che si farà un referendum! Si farà Presidente Mastrovincenzo? Si farà! Quindi non stiamo decidendo in maniera antidemocratica una fusione che le popolazioni non vogliono. Le popolazioni se sono così numerosamente orientate contro queste fusioni: “diranno, non le vogliamo.”
Di fronte ad una maggioranza del 51% rifletteremo, Presidente Ceriscioli, di fronte ad una maggioranza per il no del 75%, la riflessione sarà completamente diversa.
Mi permetto di dire, per quel poco che ho studiato diritto costituzionale che non solo, ha detto bene il Presidente della Commissione Giacinti, la Corte prevede questo, ma c'è un fondamento nell'Italia dei mercati che, spesso, molti esponenti di questa minoranza sottolineano giustamente. Lo sottolineo anch’io pur essendo in maggioranza al Governo e qui, nell’Italia dei mercati se non ci fosse una procedura aggravata e la possibilità che alla fine un terzo decida riguardo alla sistemazione dei Comuni, sarebbe un mercato generale, una compravendita generale. Non dico che quello che è successo a Pesaro in qualche maniera si inquadra in questo tipo di logica, ma sarebbe un macello e staremo sempre a fare referendum, perché uno potrebbe trovare più conveniente andare in un Comune, cambiare Provincia, spezzare una frazione, mettersi un poco di là e chiedere cosa mi dai? Io sto a Recanati e chi voleva che il castello di Montefiore fosse aggiustato diceva io vado con Montefano se me lo aggiusta… è un mercato. La procedura è seria e va rispettata.
La legge Delrio, se non ho letto male, è anche scritto, perché la domanda di fondo che mi facevo era questa, è vero, dice che si comincia dal referendum, ma qualcuno dovrà chiederlo questo referendum? Non è che uno va in piazza e dice: “ora facciamo il referendum” e qui è scritto che il referendum viene promosso dal Consiglio comunale, quindi, siamo dentro questa procedura, paradossalmente, perché, comunque sia, parte da qualcuno e questo qualcuno già si è pronunciato. Mi sembra un po’ paradossale se si contesta questo tipo di pronunciamento ed una situazione kafkiana quella in cui ci troviamo.
Ripeto c’è il referendum, il Consiglio si è già pronunciato prima e comunque doveva avviare questa procedura, dopo si potrebbe anche pronunciare tutte le volte che vuole, ma la sostanza vera è che c'è un ragionamento politico che quest'Aula dovrà fare in maniera responsabile e, per quanto mi riguarda, lo farò questa volta con i dati alla mano.
C'è un altro passaggio fondamentale per la democrazia che è quello del referendum che mette e garantisce tutti. Per il resto, credo si tratti veramente di piccole cose intorno alle cinque righe dell’articolo 4. Grazie.
Pietro CELANI. Da qui ai prossimi anni, il dibattito sulle riforme, per quanto riguarda le riforme regionali, quelle che ci interessano più da vicino, quelle che riguardano la razionalizzazione degli enti territoriali, degli enti costituzionali, quelli che prevede la Costituzione - lasciamo perdere il discorso delle partecipate e quant’altro, mi auguro che possa essere fatto molto più velocemente - sarà molto particolare, impegnativo e difficile, perché è necessario,
Se da un punto di vista riteniamo tutti che sia indispensabile razionalizzare la rete degli enti territoriali, perché così probabilmente non siamo efficienti come i cittadini vogliono, dall'altra parte dobbiamo tenere conto di un aspetto politico e culturale molto importante, storico: l'Italia è il Paese dei campanili, dove il senso di appartenenza è francamente molto, molto forte.
Ora lasciano perdere il funzionamento e l'efficienza delle strutture, perché qualcuno potrebbe dire che in Francia ci sono 32.000 Comuni, funzionano benissimo, mentre in Italia ne abbiamo 8 mila, quindi, che necessità abbiamo di farli diventare 3.000? Faccio un inciso molto banale, però il discorso è questo.
Io non sono, ovviamente, contro questo percorso, però c’è da dire che il senso di appartenenza è molto forte e credo si debba studiare un percorso per poter arrivare a questo aspetto.
Guardate qualcuno, qualche anno fa, non conoscendo come funzionava effettivamente la rete istituzionale dei territori italiani, provò con un decreto, nemmeno con una legge, a riordinare le Province. Assurdo.
Vi ricordate cosa successe? Per decreto, nemmeno per legge costituzionale, noi diventammo, non ricordo bene, se due o tre Province. Perlomeno il sud delle Marche ne diventava una, Marche Sud Ascoli Fermo e Macerata, mentre per il Nord si dibatteva tra Pesaro e Ancona anche sull’eventualità, come ha detto il Consigliere Giancarli, di uno spostamento baricentrico, socio politico culturale verso il nord delle Marche, con capoluogo Pesaro.
La proposta naufragò in modo indecoroso, una brutta figura istituzionale perché non si è capita la capacità dei territori di poter incidere su quelle che sono le proprie destinazioni, il proprio futuro. Credo che oggi noi perdiamo un'occasione in questo senso.
Non credo che il ritardo di un mese possa cambiare qualcosa, vede Consigliere Marconi, non è una cosa kafkiana, una cosa è fare il referendum in corsa, una cosa è fare il referendum all’inizio. Sono due aspetti completamente diversi, poi se vogliamo possiamo discuterci sopra, ma una cosa è farlo quando la procedura è arrivata, una cosa è farlo prima di iniziare l’iter. Questo è un concetto diverso politicamente, è partito il processo Mombaroccio Pesaro, Consigliere Marconi, (...) l'articolo 1 adesso lo prevede, su questa legge, adesso lo prevede per le nuove fusioni e incorporazioni, ma da un punto di vista di metodo e di democrazia, perdiamo sicuramente un'occasione che è quella che vede, ancora una volta, messa da parte la volontà, le considerazioni dei nostri cittadini, fermo restando che un processo di razionalizzazione va fatto su tutto il territorio regionale.
Questo è quello che oggi noi perdiamo di vista, per cui spiace, ma anche da parte mia, non è soltanto un problema dell'articolo 5 o 4 , è un problema di metodo che si vuole instaurare, perché il dibattito da ora andrà avanti molto velocemente su questo aspetto e dovremmo occuparci di tantissime cose.
Si dovrebbero studiare i percorsi, i metodi, gli aspetti socioculturali della nostra regione, quali sono i territori affini. Va sentita e rispettata la volontà delle persone, per cui anch’io voterò contro la proposta di legge.
Gianni MAGGI. Come dichiarazione di voto. Noi del Movimento 5 Stelle siano a favore della razionalizzazione, dell'accorpamento e della fusione dei Comuni, ma ci avete messo in condizioni di votare contro questa legge.
Questa granitica volontà, per cui nessuno ha un dubbio e tutti votano a favore di questa cosa, di non anticipare il referendum di Mombaroccio e di metterlo nelle condizioni di essere uguale agli altri Comuni, non posso dire che sia sospetta, perchè a pensar male si fa peccato, però a volte ci si azzecca, ma ci mette nelle condizioni di votare no.
Sulla fusione dei Comuni, come cittadini del mondo, pur rispettando l'identità culturale, di cui ha parlato il Consigliere Celani, noi dobbiamo votare no, perché questa cosa è veramente incomprensibile.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiarazione di voto, il consigliere Bisonni
Sandro BISONNI. Buongiorno a tutti. Anche il sottoscritto, con dispiacere, ovviamente, voterà no, perché noi del Movimento 5 Stelle siamo favorevoli alle fusioni, ma quello che avete fatto questa mattina, con questa norma transitoria, articolo 4, non è altro che creare due classi, cioè un cittadino di serie A e un cittadino di serie B.
Questa mattina avete detto a questi signori che stanno qui che sono cittadini di serie B. Questo non è ammissibile! E' veramente incomprensibile che alcuni possono dire di no e altri, con i loro referendum, non essere affatto considerati, grazie a questo articolo 4 che avete votato questa mattina.
Con dispiacere, perché, ripeto, noi siamo favorevoli alle fusioni, come ha detto il mio Capogruppo, siamo messi nell'impossibilità di votare questa legge.
Sandro ZAFFIRI. Credo che la maggioranza debba riflettere sulla discussione odierna, se non lo fa pazienza, però la minoranza, con culture diverse, con provenienza politica diversa, si esprime con un voto negativo che impone delle riflessioni al gruppo di maggioranza della Regione Marche.
Qui non ci sono, come ho già detto prima, per quanto ci riguarda, persone che sono contrarie alla riduzione dei costi, all'accorpamento, ai servizi migliori sul territorio, però, Presidente, volete continuare a usare la forza e l'autorità, perché si Consigliere Marconi, c'è l'autorità della forza di governare in questo modo, nessuno ci toglie dalla testa che è così, è così nei fatti, perché questa mattina bastava discutere, un attimo, con buon senso.
Non è possibile, in un momento così delicato, in un nuovo percorso che si dovrà affrontare nella regione Marche, non ascoltare delle voci significative che esprimono una gran parte della maggioranza, anzi a numeri rappresentiamo più della maggioranza che governa, perché centro-destra e Movimento 5 Stelle rappresentano numericamente la maggioranza rispetto a voi che governate, ma non sono state prese in considerazione e, caro Consigliere Marconi, questa è democrazia, perché i numeri da questa parte sono democraticamente maggiori rispetto ai vostri. Questa è la riflessione politica che dovete fare.
Non è che la minoranza sia tutta pazza perché esprime considerazioni e riflessioni su una proposta di legge, non è questo, solo che l'avete voluta impostare con un ragionamento di forza: “noi governiamo, tenetevi la legge”.
Jessica MARCOZZI. Voterò contro questa proposta di legge n. 14 per le motivazioni che ho già detto in precedenza.
Sono favorevole alle fusioni e alle incorporazioni, sono favorevole alla modifica della legge regionale 10/1995 che si adegua alla legge Delrio, non sono favorevole a ledere la democrazia dei cittadini che a Mombaroccio con 508 firme, non sono riusciti neanche a ritardare l'iter di questa proposta di legge.
Proposta di legge n. 14. La pongo in votazione.
Proposta di deliberazione n. 5
"Indizione del referendum consultivo in merito alla proposta di legge concernente l'incorporazione del Comune di Mombaroccio nel Comune di Pesaro"
Nuova titolazione: “Indizione del referendum consultivo in merito alla proposta di legge concernente la fusione per incorporazione del Comune di Mombaroccio nel Comune di Pesaro”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di deliberazione n. 5 ad iniziativa del Consigliere Giacinti.
Francesco GIACINTI. Grazie Presidente. Molto rapidamente, visto che questa proposta di deliberazione n. 5 è relativa all'indizione del referendum di cui abbiamo trattato sufficientemente in relazione alla discussione del punto precedente.
Trattasi di indire un referendum consuntivo sulla proposta di legge n. 9/2015 concernente la fusione per incorporazione del Comune di Mombaroccio nel Comune di Pesaro come licenziata dalla Commissione consiliare competente in data 14 ottobre.
Di individuare, al comma 2, le popolazioni interessate che, a norma dell’articolo 133, secondo comma, della Costituzione, dovranno essere coinvolte nel referendum consultivo, nei cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni di Mombaroccio e di Pesaro, compresi quelli residenti all'estero.
Di stabilire che il quesito da sottoporre al referendum sia il seguente: “Vuoi tu che il Comune di Mombaroccio sia incorporato nel Comune di Pesaro?”
Questi sono i punti relativi all'indizione del referendum.
Mirco CARLONI. Su questa vicenda apprezzerei un intervento del Presidente Ceriscioli , perché mi sembra veramente strano che su una storia come questa, così importante, che vede la partecipazione un po' di tutta la politica e anche di tanti cittadini, ci sia un solito silenzio, abbastanza assordante, Presidente. La vediamo in Aula e ci fa piacere, però ci farebbe anche piacere sapere cosa ne pensa di alcune tematiche e magari conoscere la sua opinione.
Io le ho lanciato una proposta che mi pareva di buon senso e la prego di raccoglierla perché non è una cosa da poco, è la differenza tra l'essere democratici e chiamarsi democratici, e gliela ripeto in questa fase: se i cittadini di Mombaroccio, nella loro maggioranza, in una maggioranza vera, qualificata, decideranno per non fare la fusione, lei andrà avanti ugualmente su questa vicenda?
Questa è una domanda dirimente, non possiamo eluderla, al di là degli azzeccagarbugli che le hanno studiato questo sistema che oggi avete messo in piedi e che, secondo me, offende l'intelligenza.
Al di là di questo, voto contro questa proposta di legge, ma mi piacerebbe sapere se una volta espresso questo referendum e se le popolazioni interessate, gli accorpanti, dovessero dire che sono contrarie, lei cosa fa? Va avanti ugualmente?
Piergiorgio FABBRI. Su questa vicenda avevamo presentato quegli emendamenti proprio per specificare che ogni Comune ha la potestà di farsi il referendum e di decidere, ma non sono stati approvati, quindi, la deriva del monarca illuminato che decide per il bene di tutti, senza però sentire tutti, a mio avviso, oggi è palpabile in quest'Aula.
Apriamo una riflessione politica anche su questo. Oggi mi sorprendo ad essere spesso d'accordo con il Consigliere Carloni, spero non sia sintomo di una patologia, passatemi la battuta, alleggeriamo un attimo il clima, ma oggi c'è una sterzata metodologica in quest'Aula che nelle altre sedute non ho riscontrato quando c'era una apertura diversa al dialogo. Questo mi preoccupa dato che fino adesso abbiamo parlato bene, perchè poi vedremo che la mozione che ho presentato la ritiro in quanto c'è la volontà di portarla in Commissione e di renderla più stringente, però adesso mi sono un attimo innervosito visto il clima che si è creato.
Per favore, rimettiamo al centro il bene dei cittadini, il rispetto della volontà e non facciamo gli eletti che decidono sopra la testa di tutti perché siamo illuminati, come ha detto Grillo: l'elevato. Ritorno con una battuta.
Oggi c'è una sterzata nel clima del rapporto tra maggioranza e minoranza che mi rattrista, non vorrei che si proseguisse così per i prossimi 4 anni e mezzo, se no non andiamo da nessuna parte perché poi diventiamo molto più duri anche noi. Grazie.
Proposta di deliberazione n. 5. La pongo in votazione.
Proposta di deliberazione n. 6
"Indizione del referendum consultivo in merito alla proposta di legge concernente l'incorporazione del Comune di Tavoleto nel Comune di Urbino"
Nuova titolazione: “Indizione del referendum consultivo in merito alla proposta di legge concernente la fusione per incorporazione del Comune di Tavoleto nel Comune di Urbino”
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di deliberazione n. 6 ad iniziativa del Consigliere Giacinti.
Francesco GIACINTI. Grazie di nuovo Presidente. Mutatis mutandis, è la stessa identica proposta di deliberazione che ha per oggetto l'indizione del referendum consultivo in merito alla proposta di legge concernente la fusione per incorporazione del Comune di Tavoleto nel Comune di Urbino.
Debbo dire, giusto per dire qualcos'altro in merito, che questa fusione per incorporazione ha la pari dignità di quella di Pesaro e Mombaroccio, ma nella discussione odierna e anche in questi giorni, non so per quale motivo, è passata nel dimenticatoio. Quella tra Urbino e Tavoleto è la stessa questione.
Un ultimo contributo, se è possibile darlo, così da evitare ulteriori interventi, risiede nel fatto che questa norma transitoria che legittimamente fa discutere, può far discutere, non è una questione particolare. Spessissimo prima dell'entrata in vigore di una legge le norme transitorie si applicano ai procedimenti in corso. La ratio legis della norma transitoria, Consigliere Carloni, è quella di salvaguardare gli effetti avviati in costanza ed in vigenza di altre norme di legge. Questo è il vero senso, poi, per il resto, abbiamo sviscerato abbastanza la questione.
Tornando alla proposta di deliberazione, sostituiamo le parole Pesaro con quella di Urbino e Mombaroccio con quella di Tavoleto, giusto per fare una battuta, resta tutto identico, è la stessa proposta di indire il referendum consultivo sulla proposta di legge n. 12/2015 concernente fusione per incorporazione del Comune di Tavoleto nel Comune di Urbino, come licenziata dalla Commissione assembleare competente in data 14 ottobre 2015. Di stabilire che il quesito da sottoporre a referendum sia il seguente: “Vuoi tu che il Comune di Tavoleto sia incorporato nel Comune di Urbino?”.
Concludo, questo è l'atto che si porta in discussione.
Mirco CARLONI. Sono contrario a questa proposta di deliberazione per le stesse ragioni già dette.
Mi dispiace di non aver ascoltato il Presidente Ceriscioli su una vicenda così importante che riguarda la nostra regione e che vede delle popolazioni trattate in modo diverso con una speculazione veramente inaccettabile.
Qual è la differenza Presidente Giacinti? La differenza sta nel fatto che nella procedura Tavoleto-Urbino non c'è stato nessun cittadino, io ho ascoltato il Sindaco, sono andato anche a Urbino, che abbia sollevato la proposta di referendum contrario o comunque di contrapposizione alla vicenda ma, per le stesse ragioni per cui vi abbiamo detto che siamo favorevoli alle fusioni, non sono aprioristicamente contro le fusioni, le devono decidere i cittadini. Se i cittadini chiamati a scegliere decidono di fondersi, io sono perfettamente d'accordo. Questa è la democrazia, probabilmente ve lo siete scordato perché, con il fatto che ce l'avete nel nome, vi sentite democratici inside e, quindi, vi manca l'aspetto di dimostrazione della democrazia.
In questa vicenda, ripeto un'altra volta, rifaccio la domanda a chi penso ascolti con l'intelligenza che lo contraddistingue: se i cittadini delle popolazioni chiamate - anche queste Presidente, mica solo le altre, anche queste popolazioni, ovviamente la parte minoritaria, quella che in qualche modo subisce l'incorporazione - decidessero per il contrario, cioè per il no, voi che cosa farete? Lei, Presidente, andrà avanti lo stesso oppure rispetterà la volontà ancorché di una minoranza, di quelli che sono chiamati al referendum?
Luca CERISCIOLI. Ovviamente sto dalla parte di questa normativa, quella che abbiamo appena approvato, quindi il mio comportamento sarà perfettamente conforme alla legge e a quello che quest'Aula si è voluta dare.
Si enfatizzano le norme transitorie quando immagino che il grosso dell'operatività di questa legge sarà con la sua impostazione definitiva.
Norma transitoria che vuole garantire, soprattutto nella tempistica, un percorso già avviato, secondo quella che è la legge regionale applicata già più volte, come è stato ricordato in quest'Aula.
L'effetto non vincolante del referendum vale in tutti i sensi, cioè la valutazione del risultato referendario che è consultivo - la Costituzione stessa dice “Sentiti i cittadini, l'Aula della Regione decide ” - ci lascia la libertà di decidere valutando il risultato, paradossalmente per alcuni, ma per me no, perché io sto alla legge e sto alla Costituzione, anche un esito positivo potrebbe portare quest'Aula a negare la fusione. Anche un esito positivo può portare quest'Aula a negare la fusione. Questo dice la legge.
Saremo noi, quelli che siamo qui, dopo aver sentito i cittadini, sia con la procedura, chiamiamola, vecchia che con quella nuova ed in entrambi i casi è un'inversione di ordine dei due passaggi, in ambedue le situazioni c'è un referendum che chiama in causa i cittadini; li chiama in causa con la legge nuova, li chiama in causa con la legge vecchia.
Tutta questa enfasi sull'ordine del percorso, molto mirata, secondo me, ad un preciso referendum e non alla legge nel suo insieme, è un modo anche di svilire il ruolo, la funzione e il valore di quello che facciamo qui dentro.
Noi siamo liberi, Consigliere Carloni, di andare oltre le sue visioni, non faccia confusione, noi potremmo bocciare anche con il referendum positivo perché faremo una valutazione che è solo patrimonio di quest'Aula.
Io mi atterrò alla legge che mi dà anche questa facoltà, quindi ho votato contro all'emendamento che snaturava il percorso della normativa nazionale, ma soprattutto il dettato costituzionale, e che voleva vincolare l'Aula all'esito referendario.
Noi abbiamo la libertà di sentire i cittadini e di comportarci poi, loro potranno giudicarci su come ci siamo comportati una volta che li abbiamo sentiti e da questo momento, con l'approvazione di questa delibera, tutto passa nelle mani delle comunità di Tavoleto, di Urbino, di Pesaro e di Mombaroccio che andranno alle urne, esprimeranno il loro giudizio, votando favorevolmente, negativamente o anche non partecipando, anche perché questo è un modo ormai molto attuale di esprimersi, e quest'Aula avrà libertà, sulla base del risultato che avrà di fronte, di prendere la sua decisione.
Questo è l'impegno che prendo per me ed è una decisione che prenderemo tutti quanti insieme e credo, conoscendo i Consiglieri, che lo faremo con la massima attenzione e con il massimo rispetto di quello che i cittadini ci diranno con il loro voto.
Adesso la parola è a loro. Loro si esprimeranno e poi la parola tornerà a noi e una volta messi di fronte al risultato, con un percorso che, alla fine, per quanto riguarda l'Aula, credo cambi poco - se l’ordine fosse inverso o questo ordine qua - terremo conto di quello che sarà il risultato referendario.
Questo è l'impegno che tutti quanti abbiamo, mettere il carro davanti ai buoi in questo caso è quasi prefigurare la volontà dei cittadini e proprio perché li rispetto, sono convinto che questa procedura darà la parola a quella che ritengo spesso, frequentemente, la parte più illuminata degli illuminati o degli elevati.
Daremo loro la parola ed avremo la possibilità, credo, a pieno delle nostre facoltà, di essere corrispondenti a quello che i cittadini ci diranno. Però mi sembra altrettanto sbagliato, un minuto dopo aver approvato una legge, quindi condividendone il contenuto in linea con il dettato costituzionale, venire qui e negarne immediatamente la portata.
Vediamo cosa i cittadini ci diranno, loro hanno questa grande opportunità di intervenire in un processo che da molti è stato determinato e definito come un processo importante, significativo, alla luce di tutto quello che è cambiato.
Io non so come finirà la finanziaria, ma se dovesse cambiare poco, saremo una Regione che nel giro di 3 anni ha visto ridursi di due terzi le proprie risorse, in un sistema molto diverso da quello degli anni '70 e le ragioni che erano valide allora, per il Consigliere Marconi, oggi forse lo sono ancora di più, per questo, secondo me, sta già maturando, ne sono convinto, nella coscienza di tanti cittadini e di tanti amministratori e nel momento in cui si esprimeranno ci diranno se questo portato è una cosa che interessa loro, se pensano in questa maniera di fare gli interessi della propria comunità: guardare verso il futuro, riorganizzare i propri servizi, o se vogliono restare come sono o andare verso altre direzioni perché oggi sono tante le possibilità.
Noi abbiamo un grande privilegio quello di poter intervenire dopo averli ascoltati, quindi da questo momento, per quanto mi riguarda, la parola passa ai cittadini e una volta che si saranno espressi avremo tutte le condizioni e le possibilità per dire come Aula quello che secondo noi è il cammino da fare intraprendere a queste comunità.
Sono convinto, Consigliere Carloni, perché conosco lo spirito di quest'Aula, che verrà fatto con il massimo senso di attenzione per la volontà dei cittadini.
Proposta di deliberazione n. 6. La pongo in votazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 9 del Consigliere Giancarli che ha la parola per illustrarla.
Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Colleghi Consiglieri, ho presentato questa mozione perchè da un lato siamo in presenza di un grande fatto che è quello dell'accordo raggiunto a Vienna sul tema del nucleare iraniano, un fatto di fondamentale importanza per la pace nel mondo e, mi auguro, per la stabilità in Medio Oriente. Un accordo che apre anche nuove opportunità nel mercato di un Paese di 80 milioni di abitanti per le aziende europee ed italiane, quindi, un fatto di carattere nazionale e internazionale direi mondiale. Dall'altro c'è una dichiarazione che riassumo in poche parole dell'alto rappresentante della politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, l'on. Federica Mogherini, la quale sottolinea la lunga tradizione europea di scambi economici e culturali con questo Paese ed afferma fra le altre cose che: “Niente preoccupa l'Isis più della cooperazione tra l'occidente e il mondo mussulmano, un approccio che mina la sua narrativa dello scontro di civiltà. La cooperazione tra l'Iran e i suoi vicini e l'intera comunità internazionale – ovviamente salto una parte dell'intervento dell'on. Mogherini - potrebbe aprire inedite possibilità di pace nell'area a partire dalla Siria, dallo Yemen e dall'Iraq”.
Da un lato siamo di fronte a questo grande fatto, dall'altro nello specifico, in ambito strettamente regionale, è dalla primavera del 2004 che a Jesi una organizzazione del Ministero degli esteri, ovvero la Direzione generale per cooperazione allo sviluppo e il Politecnico internazionale per lo sviluppo industriale ed economico, ente questo con personalità giuridica del Ministero degli affari esteri, ha organizzato un programma di specializzazione che ha formato, sulle strategie di mangement globale, 30 industriali iraniani del settore della manifattura di pelli.
In quell'occasione iniziarono scambi e prese di contatti fra aziende iraniane e marchigiane e vennero consegnati ad Ancona, nel palazzo della Regione Marche, gli attestati di partecipazione agli iraniani coinvolti nel programma, alla presenza dell'allora Presidente della Regione e dell'Ambasciatore della Repubblica dell'Iran.
Potrei continuare su quanto è accaduto in quegli anni 2004-2005 e su quello che questo accordo rappresenta, ovvero l'apertura di un nuovo capitolo, una alleanza di civiltà che sicuramente è anche un'arma potente nella lotta contro il terrorismo.
E' chiaro che ci vorrà del tempo, ci vorrà una forte volontà politica, lungimiranza, duro lavoro, coraggio, perfino audacia, perchè è stato difficile raggiungere l'accordo ma è stato raggiunto, ma si è messo in piedi un rapporto di fiducia e di impegni.
E' un accordo internazionale, mondiale. Noi nel nostro piccolo abbiamo questo precedente importante per cui credo che dobbiamo dare il nostro contributo, piccolo, modesto, che non ha costi, ma rafforza il legame di amicizia, il valore della democrazia, della pace.
Mi sono permesso anche di aggiustare la mozione che ho presentato nel luglio scorso ed ho aggiunto alla prima parte più politica, più istituzionale, più legislativa, se volete, una seconda parte legata al processo interculturale tra il popolo italiano e marchigiano, perché ci sono scambi anche in questo senso, per una maggiore diffusione e conoscenza delle tradizioni di questa popolazione e di quelle delle Marche attraverso la promozione di eventi culturali di vario genere.
Vi ringrazio per l'attenzione e vi ringrazio anche per il consenso che vorrete dare a questa mozione.
Emendamento n. 1 a firma del Consigliere Giancarli. Lo pongo in votazione.
Mozione n. 9 così come emendata. La pongo in votazione.
"Sostegno degli Istituti e delle Associazioni a carattere storico-culturale"
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 14 dei Consiglieri Giacinti, Volpini, Rapa. Ha la parola il Consigliere Giancarli.
Enzo GIANCARLI. Grazie Presidente. Siamo dell'avviso, ne abbiamo parlato anche con il Presidente della Commissione, di inviare la mozione in Commissione, magari la discuteremo in una delle prossime sedute, quindi chiediamo il rinvio.
PRESIDENTE. Rinviamo in Commissione la discussione.
ad iniziativa dei Consiglieri Minardi, Busilacchi, Biancani, Talè, Traversini
"Tutela dei lavoratori e mantenimento della sede a Fano della Saipem"
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la mozione n. 13 dei Consiglieri Minardi, Busilacchi, Biancani, Talè, Traversini.
Ha la parola, per illustrazione, il Consigliere Minardi.
Renato Claudio MINARDI. Buongiorno a tutti. Abbiamo presentato questa mozione a firma mia, del Capogruppo Busilacchi e dei Consiglieri Traversini, Biancani e Talè, ritenendo che il tema Saipem sia molto importante per il territorio della provincia di Pesaro-Urbino, ma potremmo dire per tutte le Marche.
Questo perché la Saipem, una società del gruppo Eni, controllata dal Gruppo Eni con il 40%, il resto delle azioni sono quotate sul mercato, è un'azienda leader a livello mondiale nel settore dell'ingegneria. Si occupa dell'industria petrolifera offshore-onshore. Si occupa nel settore petrolifero di realizzare infrastrutture, ricerca di giacimenti petroliferi ed altro, attivazione di pozzi petroliferi, costruzione di gasdotti ed oleodotti, come si suol dire gas & oil.
La sede di Fano è uno dei centri d'eccellenza dell'azienda Saipem. E' uno dei centri di eccellenza per la progettazione e la costruzione degli impianti.
L'azienda si è insediata nella città di Fano nel 1973, allora era Snam Progetti, poi si è trasformata negli anni in Saipem, ovviamente è un'azienda importante anche dal punto di vista delle competenze professionali che all'interno di questa società sono particolarmente elevate.
E' un'azienda che ha 48.000 dipendenti distribuiti in tutto il mondo, 7.500 sono in Italia, 1.200 sono i dipendenti della sede di Fano. Voi capite che è un numero molto importante per la città, per la provincia, ma direi per tutta la regione. Ha un considerevole portafoglio di commesse - questi sono i dati che leggiamo anche sulla stampa - circa 19 miliardi di euro, però ha anche un debito di 5,5 miliardi di euro che si è accumulato negli anni.
Da circa un anno è emersa la volontà dell'azionista di riferimento, quindi l'Eni che è una società dello Stato, di vendere il pacchetto azionario. La cosa non è proprio secondaria e la vendita del pacchetto azionario di una società come questa, è una società appetibile sul mercato mondiale, ha visto subito l'interesse da parte di gruppi francesi, di gruppi russi, di gruppi cinesi e ciò comporta notevoli rischi per la nostra sede marchigiana.
I rischi sono quelli di vedere spolpare l'azienda, ovviamente se un gruppo cinese o russo dovesse acquistare il pacchetto azionario di Saipem, attualmente le sedi italiane sono a Fano, San Donato Milanese, ce ne sono altre: Roma, Vibo Valentia, Marghera e Arbatax, probabilmente manterrebbe le sedi delle città più importanti, Roma e Milano, se non altro per una questione di agibilità trasportistica, per poterle raggiungere più facilmente.
Questo è un rischio molto elevato, il rischio di portar via il core business della parte prevalente della società e magari spezzettare o svendere gli altri settori che sono comunque importanti.
Il rischio di veder chiudere la sede di Fano è latente per cui dobbiamo tenere un livello di guardia molto elevato.
Dal momento in cui è emerso il rischio della vendita delle azioni, sono state fatte azioni, in particolare con l'impegno anche della RSU - che saluto e che è presente oggi in Aula - sono stati fatti diversi incontri tra cui una manifestazione, uno sciopero. E' stata fatta una lettera a firma del Sindaco di Fano al Primo Ministro Renzi. Si sono interessati parlamentari, in particolare la nostra Senatrice delle Marche Camilla Fabbri che ha fatto un lavoro di raccordo fra la RSU, le maestranze ed il Governo ed ha avuto un incontro specifico con il Ministro Guidi rispetto alla tenuta dei livelli occupazionali.
Venendo al merito è chiaro che la sede di Fano, in un momento come questo, non può rischiare non solo la svendita o lo spezzettamento, ma non può assolutamente rischiare la chiusura, tant'è che la preoccupazione più alta è quella della tenuta dei livelli occupazionali. Questo è il l'obiettivo principale, la tenuta della sede, ma soprattutto la tenuta dei livelli occupazionali. Peraltro sappiamo che i lavoratori a tempo determinato, a scadenza, non sono stati rinnovati, gli interinali non sono stati rinnovati. Questa ovviamente è una preoccupazione molto elevata che deve vederci preoccupati anche per il futuro dell'azienda della sede di Fano.
All'inizio di agosto ci sono state, sulla stampa nazionale, delle comunicazioni fatte dall'amministratore delegato Stefano Cao, posso citare soltanto i titoli: il Sole 24ore “Riduzione della forza lavoro per 8.800 persone”; Milano Finanza “I 90 giorni di Cao è un piano lacrime e sangue con la diminuzione di 8.800 addetti che dovranno andare fuori”; il Corriere della Sera, la Repubblica “Saranno tagliati quasi 9.000 posti di lavoro”; La Stampa “Saipem va in rosso e taglia 8.800 posti di lavoro”; il Giornale “la Saipem perde 920 milioni e taglia 8.800 persone”; Il Messaggero “Saipem taglio di 8.800 posti lavoro”. Non li leggo tutti perché l'elenco sarebbe lunghissimo.
Ora è chiaro che un taglio di 8.800 persone, anche se a livello nazionale, deve vedere un livello di guardia molto elevato per quanto riguarda la sede di Fano che è un punto di riferimento a livello regionale, ma anche a livello nazionale e internazionale.
Tra l'altro abbiamo presentato la mozione all'indomani di queste notizie che prevedevano questa riconversione, questo taglio di 8.800 risorse umane, ma la discutiamo in Aula, in questo momento perchè tra qualche giorno ci sarà la presentazione trimestrale da parte dell'amministratore delegato al mercato e si paventa la possibilità che venga presentato un nuovo piano industriale. Ecco perché il livello di attenzione deve essere molto alto.
E' chiaro che, e vado alla conclusione, non possiamo correre il rischio in questa regione e nel territorio dove l'azienda ha sede, cioè Fano - dove c'è stata la crisi della cantieristica che ha massacrato l'economia, l'edilizia è un problema che c'è ovunque, la crisi del mobile ha massacrato l'economia della provincia di Pesaro-Urbino – di perdere questa ricchezza, quest'eccellenza, questo punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale e rischiare la perdita di posti di lavoro.
La mozione ha l'obiettivo di impegnare la Regione Marche, il Governo regionale - con la forza di un voto dell'Aula che auspico sarà favorevole, me lo auguro almeno, dando una maggior forza al governo regionale - ad aprire dei tavoli di trattativa con il Governo, con l'Eni, con la stessa azienda per far si che si possa aprire un raccordo, che peraltro era già iniziato con il precedente Governo regionale e con le altre Regioni che ospitano le sedi, mi riferisco in particolare alle Regioni Lombardia, Lazio, Calabria, Veneto e Sardegna per le rispettive sedi di San Donato Milanese, Roma, Vibo Valentia, Marghera e Arbatax.
Se questa mozione sarà approvata daremo forza maggiore, come volontà dell'Aula, al Governo regionale, al Presidente, a chi dovrà seguire questa vicenda per aprire non solo una concertazione, ma per avere la forza di insistere affinché il gruppo Eni non si liberi del pacchetto azionario, ma faccia una politica di riconversione a carattere generale senza toccare le sedi che, come ho detto, per Fano è assolutamente strategica, oltre ad essere un'eccellenza, senza toccare i livelli occupazionali di coloro che hanno contribuito a costruire la qualità e l'eccellenza di questa azienda, cioè la forza lavoro e i tecnici che ci lavorano dentro. Grazie.
Gianluca BUSILACCHI. Grazie Presidente. Poche parole perché credo che il Vicepresidente Minardi, lo ringrazio per aver presentato per primo questo atto che credo sia molto importante, ha già illustrato molto bene, nel merito, in modo esaustivo, tutti gli aspetti.
Vorrei fare una brevissima considerazione più di carattere generale che non fa altro che ribadire l'intento di questa mozione.
Noi stiamo ancora cercando di uscire, come Paese, da questa lunga e difficile crisi. E' chiaro che ce la stiamo mettendo tutta ed è necessario che le istituzioni, le imprese, i lavoratori marcino nella stessa direzione.
Quando ci troviamo di fronte ad imprese multinazionali o ad imprese che non hanno solamente una sede nelle Marche e la testa nelle Marche, ma più sedi tra cui quelle marchigiane, aziende più grandi di carattere nazionale e addirittura internazionale che operano nel mercato globale, il rischio è che l'interlocuzione diretta con la comunità regionale possa essere flebile, possa essere debole per cui la comunità regionale, i lavoratori, debbono trovare in un certo senso subire delle scelte.
Credo che in questi casi sia assolutamente opportuno un messaggio compatto da parte delle istituzioni per aprire dei processi concertativi. Lo dobbiamo fare non solamente per dare alle 1.200 famiglie dei lavoratori che operano nella sede di Fano, più le centinaia di famiglie che operano nell'indotto, tranquillità, ma è necessario che come comunità ci sia un segnale chiaro da questo punto di vista.
Questo genere di questioni riguardano tante altre imprese, penso alla Fincantieri che ha sede in Ancona, ma ha sedi anche altrove, penso a tutti quei casi in cui un'impresa, ripeto, che ha la testa altrove, opera nel mercato globale e le scelte rischiano di cadere sulle sedi locali. In questi casi è necessario un forte cemento della comunità marchigiana e le istituzioni, da questo punto di vista, possono svolgere un ruolo molto importante.
Auspico che intanto, l'ha detto bene il Consigliere Minardi, ci sia un voto molto compatto di questa Aula per dare un mandato più forte alla Giunta, in particolare al Presidente ed all'Assessore Bravi, per aprire un tavolo di concertazione avendo tutta la forza che può arrivare dal Consiglio regionale delle Marche.
Loretta BRAVI. Condivido pienamente i due ultimi interventi, cioè la volontà di aprire un tavolo di concertazione, come è avvenuto in questi mesi per tutte le realtà marchigiane e per tutte le realtà che hanno espresso punti di criticità drammatici.
Anche qui si tratta, aggiungo pochissimi elementi perché i discorsi sono stati più che esaustivi, di una trasformazione, questo è il rischio, una trasformazione all'interno del sistema lavorativo, non solo di una perdita, quindi di un esubero. Si tratta di ingegnerizzare nuovamente, è il termine che è stato usato dal Sig. Cao, non si tratta di licenziamenti collettivi, ma di cedere dei rami d'azienda per settori specialistici. Per questo ci dobbiamo muovere su due fronti sia per prevenire una chiusura che per tentare di rispondere con un lavoro attivo, non con una politica passiva, ma con una politica attiva che sappia mettere in moto quel nuovo modo di lavorare che è richiesto delle aziende.
Un ultimo elemento che vorrei mettere nella nostra discussione è che vengono penalizzate le figure tecniche, le figure tecniche di supporto ai progettisti, sto parlando di geometri, di periti industriali, di quel settore che chiede un ripensamento totale del proprio modo di lavorare.
C'è l'impegno forte, perché questo è il problema più drammatico, della nostra Regione, riconfermo quello che è stato detto e tutta l'apertura della Regione che ha il ruolo di facilitare e di cercare di aprire dialoghi possibili per provare a fare qualcosa.
Piero CELANI. Grazie Presidente. Ringrazio innanzitutto gli estensori di questa mozione, perché la sua importanza e il suo significato vanno oltre il caso specifico ed abbraccia, come ha detto il Consigliere Busilacchi, un buon rapporto con le grandi multinazionali che sono sul nostro territorio.
Credo che questo della Saipem sia un discorso molto importante, non soltanto per il nord delle Marche, per Fano, per la provincia di Pesaro, ma per tutta la regione Marche in quanto non possiamo assolutamente permetterci di privarci di un'eccellenza così importante.
Come ha detto l'Assessore Bravi noi non possiamo impoverirci dal punto di vista tecnico scientifico.
La Saipem da sempre è un'eccellenza nel settore dei servizi di ingegneria a livello mondiale e le imprese che ruotano intorno a Saipem, come le altre strutture dell'Eni, io ricordo a suo tempo l'Acquater che è stata incorporata all'interno di tutta la struttura, sono stimolate a far ricerca, le nostre imprese marchigiane, le nostre imprese locali.
Non possiamo assolutamente permetterci un depauperamento dal punto di vista industriale che saebbe anche un depauperamento dal punto di vista scientifico e di crescita dei nostri tecnici, delle nostre strutture professionali.
La solidarietà innanzitutto va ai possibili 110 lavoratori che potrebbero essere ricollocati, a tutto l'indotto, a tutti gli spin-off che nel frattempo sono nati.
Credo che come Regione, come Assemblea e come Giunta si debba di nuovo riprendere il confronto con le multinazionali che sono sul territorio, molto importanti, perché come territorio, dal nord al sud delle Marche, abbiamo dato tantissimo a queste multinazionali, l'abbiamo dato in termini di consumo del suolo, in termini di risorse, in termini di professionalità delle persone che hanno lavorato dentro e che hanno consentito la loro crescita. E' molto importante.
Non possono alla prima crisi di mercato, alla prima competitività che si instaura tra i vari siti di queste multinazionali nei vari luoghi, abbandonare il nostro territorio per un semplice fatto economico.
Certo possiamo fare qualcosa, magari implementare i servizi, ridurre qualche costo, qualcosa possiamo fare anche noi, nel senso della collaborazione, non dobbiamo porci sempre in contrapposizione perché perderemo la sfida in quanto queste imprese hanno sedi in tutto il mondo e la loro logica è quella del profitto, le scelte vengono fatte da personaggi che sono perfettamente svincolati dai territori in cui operano e rispondono soltanto agli azionisti. Però un discorso di collaborazione deve essere fatto, fermo restando questo principio: noi abbiamo dato tanto a queste multinazionali in termini proprio di sudore dei lavoratori, in termini di crescita scientifica, in termini anche di risorse reali per cui, partendo da questo presupposto, credo che un confronto debba essere aperto e mi auguro che questo Consiglio possa essere aperto anche ad altre situazioni.
Speriamo che questa sia l'ultima mozione che riguarda l'abbandono del territorio da parte di multinazionali oppure di grandi gruppi industriali, che sia l'ultima, ma qualora ci fosse necessità di tornare su altri casi, indipendentemente dai territori, Ascoli, Fermo o quello che sia, dobbiamo essere fermi in questa posizione, quella di confrontarci per trovare una soluzione fondamentale, perché, e chiudo, è vero che il nostro modello di sviluppo si sta ricostruendo nella regione Marche, o per lo meno in alcuni territori, come nel sud al quale io appartengo, Fermo-Ascoli, e si passa dal grande modello delle multinazionali che hanno usufruito dei vantaggi della Cassa del Mezzogiorno, alla PMI, ma i grandi numeri, quei numeri che facevano le multinazionali oggi facciamo fatica a rifarli nell'immediato, per cui se rendessimo il territorio appetibile a qualche multinazionale che vuole sbarcare di nuovo sui nostri territori, ben venga, però a condizioni che non siano estremamente liberiste come quelle degli anni passati, dove si regalava la terra e basta, oppure le strutture o le infrastrutture, senza impegni particolari, con quello che poi è successo, magari con impegni molto più cocenti e più precisi credo che questo rapporto lo si possa riavviare concretamente.
Sono favorevolissimo a questa mozione.
Sandro ZAFFIRI. Ringraziamo chi ha presentato questa mozione perché credo che, per quanto ci riguarda, sia una cosa molto importante, non solo per il territorio, ma perché in questo Paese, nel sistema Paese, stanno accadendo fatti strani: perdiamo l'Ansaldo, rischiamo di perdere la Saipem, c'è un depauperamento delle tecnologie, della professionalità del Paese.
Oltre a difendere i lavoratori del territorio, che è un aspetto prioritario, c'è un problema di strategia Paese, perché se perdiamo queste professionalità, se perdiamo questa tecnologia e se, nel momento della globalizzazione, per una logica di mercato, viene acquistata, va via dall'Europa o va via dall'Italia, credo che tutto vada a svantaggio del sistema Paese.
Questo è l'aspetto essenziale, questo è l'aspetto che voglio sottolineare. Vorrei sottolineare al Presidente Ceriscioli che quando fa le Conferenze Stato-Regioni – la Conferenza Stato-Regioni è estremamente importante – deve sottolineare al primo Ministro che queste professionalità e queste tecnologie che sono venute avanti, non possono andare in mano a chi cerca lo sviluppo nel sistema della globalizzazione. Vanno difese in tutti i modi, anche con interventi di strategia Paese.
La Regione in questo caso può essere molto importante perché si può e si deve collegare, come ha detto già il relatore, con le altre Regioni. La Regione Marche anche con la forza delle altre Regioni credo che possa portare a termine un risultato, ed è questo che io mi auguro.
Auspico che partendo da questo problema, in questo caso parliamo della Saipem, ma in altri casi ci sono tecnologie ed alta qualità che interessano il Paese, ci sia un'inversione di tendenza, affinché rimanga in questo Paese la tecnologia, l'alta professionalità e, nello stesso tempo, si difendano le maestranze.
Non è che la forza lavoro la si crea dall'oggi al domani. Le professionalità non si creano dall'oggi al domani, vanno mantenute perché sono un bene comune che vanno più in là anche dello stesso territorio marchigiano, come poc'anzi ho evidenziato. E' ovvia la difesa delle maestranze, ma va ancora più in là, noi abbiamo un ruolo e il Presidente Ceriscioli lo deve sapere ben giocare, come si dice in gergo, con la Presidenza del Consiglio e non ascoltare supinamente quello che il primo Ministro dice, ma portare proposte suffragate da un territorio che sosterrà, in questo caso, la mozione presentata dal Consigliere Minardi, nonché Vicepresidente. Grazie.
Emendamento n. 1 a firma del Consigliere Fabbri, ha chiesto la parola ne ha facoltà.
Piergiorgio FABBRI. Quando sono venuto a conoscenza dell'iniziativa dei colleghi per presentare questa mozione, mi sono rallegrato, ho lasciato pienamente fare perché la cosa potesse essere condivisa a 360°.
Saluto i miei colleghi della RSU, ci vediamo in un'altra sede, ricordo l'importanza di questa società all'interno del tessuto marchigiano, una realtà di eccellenza tecnica, gestionale, finanziaria, quindi da tutelare a tutti gli effetti.
C'è una modalità con cui la Regione può aiutare a tutelare questa realtà di eccellenza che è quella che indico nell'emendamento presentato, i 110 di tecnici che sono stati ceduti a Syndial si occupano, tra le altre cose, anche di bonifiche ambientali all'interno del territorio regionale e la Regione ha degli strumenti che sono parte attiva in questo processo di bonifica, quindi, la Regione può unire l'utile su diversi aspetti, da una parte la tutela dei lavoratori della sede di Fano, dall'altra il risanamento e la bonifica ambientale dei siti contaminati all'interno del territorio marchigiano.
Accelerare il processo di bonifica di questi siti vuol dire dare lavoro a questi lavoratori, vuol dire avere delle implicazioni sanitarie positive per tutti i cittadini marchigiani, vuol dire risanare e rivalorizzare il nostro territorio. Pensiamo ai punti vendita carburante che sono all'interno del territorio, a decine sottoposti a bonifiche, potrebbero essere più velocemente risanati.
Presento questo strumento concreto per difendere la sede di Fano, per difendere il lavoro dell'indotto, per difendere i colleghi di Eni, di Saipem, e della ex Aquater da cui provengo, proprio perché la Regione possa incidere fattivamente su questo settore che per noi deve essere un fiore all'occhiello, raccogliendo eccellenze tecniche, gestionali e finanziarie.
Confido che l'emendamento possa essere approvato senza nessun tipo di strana obiezione. Grazie.
Luigi ZURA PUNTARONI. Soltanto per una mia riflessione al volo, nel senso che noi, qualche settimana fa, in Commissione abbiamo votato contro le trivellazioni. Quell'associazione di 4, 5, 6, 8 Regioni dell'Adriatico e dimentichiamo - adesso mi ricollego a quello che ha detto il Consigliere Fabbri, che la Saipem dovrebbe fare la bonifica dei siti - un fattore importante: queste società sono espressioni di punta per la ricerca, l'estrazione dei carburanti, del petrolio. Sono società che devono generare profitto ed il ripristino dei siti, che io sappia, è sempre stato secondario.
Ho toccato con mano, un'esplorazione fatta nella provincia di Macerata lungo la A14 nel Comune di Potenza Picena, esplorazione fatta da società simili alla Saipem, negli anni '80 c'erano altri nomi, sono passati 30 anni, ma è cambiato poco. C'è sempre la convinzione che è meglio operare nel delta del Niger dove ai locali non importa niente, “Vado lì esploro, tiro fuori, lascio e abbandono tutto” ed il proprietario si trova con delle situazioni da ripristinare che non ripristina nessuno per cui deve fare causa e passano 30 anni.
Mi ricollego a quello che ha detto il Consigliere Fabbri, in teoria è bello, è buono, che società come queste esplorino, trivellino, producano utili e poi ripristinino. Ma il ripristino, la bonifica dei siti ..., in Italia i siti li avete sotto gli occhi tutti, quando finisce l'interesse scappano tutti, lasciando i problemi a chi rimane.
C'è da fare un discorso più profondo, queste nostre società di punta che ruolo devono avere? Cosa vogliono fare? Vogliano operare in Italia? Vogliono operare nel mondo? Ci può essere una ricerca scientifica più innovativa? Ci può essere un futuro diverso in questa ricerca speculativa? Non lo so, però adesso noi votiamo la mozione, l'appoggiamo perché ci sono i dipendenti poi tutto si coniuga con quello che abbiamo votato due settimane fa, oppure il contrasto può servire a qualcosa? Ci sono da fare programmi più ambiziosi, più sofisticati, che guardano ai prossimi 10, 20, 30 40 anni oppure andiamo soltanto a difendere le società quando c'è un punto di non ritorno, quando sono indifendibili? Questa è la mia riflessione. Ogni tanto rifletto anch'io. se no tutti quanti qua dentro riflettono ed io non rifletto mai. Grazie.
Piero CELANI. Apprezzo l'emendamento fatto dal Consigliere Fabbri perché parla di bonifiche ambientali, non necessariamente Saipem che si è specializzata per quanto riguarda la ricerca e quindi anche la bonifica dei siti inquinati, ma ci sono da fare delle bonifiche nel territorio della regione, i famosi siti di importanza regionale, di interesse regionale, sono tantissimi, ne indico uno: Ascoli ex GL Carbon, è una cosa grandissima, 27 ettari da bonificare dall'IPA e tante altre cose, da amianto e quant'altro, come credo delle valli, Esino, Chienti, che necessitano di grandi interventi di questo tipo.
Penso che questo possa essere uno stimolo.
Ci sono dei progetti che sono avviati, in alcuni siti è già stato fatto il piano di caratterizzazione, è stata fatta l'analisi dei rischi, si sta elaborando il piano di bonifica per cui credo che coinvolgere le realtà regionali sia, da questo punto di vista, molto importante. C'è una programmazione europea in atto nella quale ci sono delle misure, anche abbastanza chiuse, su cui poter attingere delle risorse.
Mi sembra che questo emendamento voglia spronare in qualche modo l'esecutivo regionale, il Consiglio regionale, ad accelerare alcune procedure che stanno languendo, magari per le conferenze dei servizi, dove c'è una pletora di enti. Mi auguro che possa essere messa mano, il prima possibile, alla razionalizzazione di tutti questi enti in modo tale che le conferenze dei servizi possano procedere speditamente e si possa dare una risposta ai lavoratori e ovviamente al territorio.
Sono favorevole anche all'emendamento.
Renato Claudio MINARDI. Velocemente solo per concludere questa discussione.
Voglio fare una precisazione, nella mozione che è stata presentata all'inizio di agosto, esattamente il 3 agosto, si diceva nel testo, nella parte centrale, dopo l'annunciato taglio di 8.800 persone della Saipem, “tanto che come prima ed immediata conseguenza i 110 lavoratori saranno ceduti da Saipem ad un'altra società del gruppo Eni” cosa che poi è avvenuta, perché mi pare che 105 dipendenti, se non vado errato, sono transitati alla Sindial, quindi c'è questa imprecisione che sottolineo per farla sapere con chiarezza a tutti.
L'emendamento che ha presentato il Consigliere Fabbri credo che possa essere votato, nel senso che si dà come spirito e come obiettivo anche quello di incentivare, attraverso la Regione, la bonifica dei siti inquinati.
Non immagino che i siti inquinati della regione Marche possano salvare i 1.200 posti di lavoro di tecnici ed ingegneri che sono in Saipem, ma sicuramente possono aiutare i 110 dipendenti, anche se io guardo ai 1.200 e non ai 105. Li stiamo guardando nel loro complesso, questo è ovvio, però far sì che anche la Regione incentivi la bonifica dei siti inquinati è un principio che doverosamente dobbiamo perseguire.
Nel contempo l'obiettivo che condivido è quello di tutelare l'azienda, tutelare la sede di Fano, fare in modo che non rischi di diventare una bandierina di una multinazionale controllata da Mosca, piuttosto che da Parigi o da Tokyo. Spostare la bandierina di Fano da un punto ad un altro, da chi governa in quel momento, potrebbe essere una cosa troppo semplice.
La peculiarità che, tra l'altro, è cresciuta nelle Marche, nella città di Fano con la sede che è partita nel 1973, deve essere in qualche modo garantita, tutelata e occorre fare tutto il possibile perché non avvenga la delocalizzazione, non avvenga lo spezzettamento che è uno dei rischi che si possono correre se si dovessero cedere, da parte del gruppo Eni, le azioni sul mercato.
Non aggiungo altro, mi pare che ci sia una condivisione di massima da parte del Consiglio e se questa mozione verrà approvata all'unanimità credo che daremo forza maggiore al Governo regionale per potersi attivare e muovere.
Emendamento n. 1 a firma del Consigliere Fabbri. Lo pongo in votazione.
Mozione n. 13 così come emendata. La ponto in votazione.

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