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Timestamp: 2020-08-09 02:09:52+00:00

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Il medico ha l’obbligo di controllare il buon funzionamento delle apparecchiature necessarie all’intervento - Torquati Assicurazioni
Il medico ha l’obbligo di controllare il buon funzionamento delle apparecchiature necessarie all’intervento
Un paziente, presso una casa di cura, è stato sottoposto a intervento chirurgico per correzione di deviazione del setto nasale. Durante l’operazione, a causa del malfunzionamento del bisturi elettrico, il cui elettrodo era stato applicato sulla gamba destra, l’uomo riportò ustioni di terzo grado su una superficie di dodici centimetri, in regione terzo superiore anteriore dell’arto. La ferita, che determinò un’incapacità temporanea dell’infortunato di giorni sessanta, lasciò esiti cicatriziali di natura permanente. Il danneggiato ha intrapreso un giudizio dinanzi al Tribunale di Roma per ottenere il risarcimento del danno. Il giudice di primo grado ha accolto la domanda nei confronti della struttura respingendola, invece, nei confronti del medico.
Cassazione Civile – Sez. III; Sent. n. 10616 del 26.06.2012
G.B.P., il giorno X., venne sottoposto presso la Casa di Cura Villa Y. della Congregazione delle Suore di Z. Z., a intervento chirurgico per correzione di deviazione del setto nasale. Durante l’operazione, eseguita dal professore G.B. , a causa del malfunzionamento del bisturi elettrico, il cui elettrodo era stato applicato sulla gamba destra del paziente, questi riportò ustioni di terzo grado, su una superficie di dodici centimetri, in regione terzo superiore anteriore dell’arto. La ferita, che determinò un’incapacità temporanea dell’infortunato di giorni sessanta, lasciò esiti cicatriziali di natura permanente.
Con citazione notificata il 19 settembre 1999 il P. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Roma la Congregazione e il prof. G. , chiedendone la condanna in solido al risarcimento di tutti i danni derivati da tali fatti.
Con sentenza del 7 giugno 2002 il giudice adito accolse la domanda nei confronti della Congregazione, quantificando in lire sette milioni l’equivalente pecuniario dei pregiudizi subiti dall’attore. Rigettò invece le domanda proposta nei confronti del medico.
Su gravame principale dal P. e incidentale dalla Congregazione, la Corte d’appello, in data 23 febbraio 2006, in parziale accoglimento del primo, ha determinato in Euro 15.000,00, oltre interessi legali dalla data della pronuncia al saldo, la somma spettante al paziente a titolo di risarcimento.
Resistono con distinti controricorsi G.A. e la Congregazione Suore San Z. Z..
1 Nel motivare il suo convincimento il decidente, premesso che l’eziologia delle lesioni riportate dal P. , posta a base della domanda risarcitoria azionata era pacifica in causa e che certamente il chirurgo ha un generale obbligo di controllo sugli strumenti utilizzati, ha tuttavia escluso che, nella fattispecie, potesse attribuirsi al sanitario un qualsivoglia negligenza, imprudenza o imperizia nell’esecuzione dell’intervento. Ha rilevato in proposito che il medico non era in condizione di percepire il malfunzionamento del bisturi elettrico perché la parte ustionata, coperta dall’elettrodo, non era visibile; che una preventiva verifica della funzionalità delle apparecchiature era inesigibile dal chirurgo, trattandosi di attività estranea alle sue competenze professionali; che, in definitiva, siffatto controllo spettava alla struttura, la quale coerentemente era stata condannata a risarcire i danni al P. .
2 Di tale giudizio il ricorrente si duole nel primo motivo, con il quale lamenta violazione degli artt. 1176, secondo comma, 1218 e 1228 cod. civ., anche in relazione agli artt. 2697 cod. civ. e 116 cod. proc. civ., nonché vizi motivazionali. Ricordato che, per un verso, spetta al medico dimostrare che l’insuccesso dell’operazione non è dipeso da un suo inadempimento, ma dall’intervento di fattori straordinari, da soli idonei a determinarlo, e, per altro verso, che la prestazione del chirurgo non si esaurisce nel compimento del solo atto operatorio, nella diagnosi, nella prognosi, nella scelta della cura e nell’esecuzione della stessa, ma comprende un complesso di obbligazioni accessorie volte a garantire che l’intervento venga praticato con il minimo rischio possibile, rileva l’esponente che nella fattispecie il G. non aveva in alcun modo dimostrato che l’ustione era stata provocata da fattori eccezionali e imprevedibili, avendo anzi ammesso che il controllo dell’apparecchiatura spettava alla caposala, e cioè a una componente dell’equipe.
3 Le critiche sono fondate.
4 In sostanza, sul piano più strettamente dogmatico, se è vero che la natura pacificamente contrattuale del rapporto che si instaura tra paziente, da un lato, e casa di cura privata o ente ospedaliero, dall’altro (confr. Cass. civ., sez. un. 1 luglio 2002, n. 9556; Cass. n. 14 giugno 2007, n. 13953), comporta che la struttura risponde, ex art. 1218 cod. civ., non solo dell’inadempimento delle obbligazioni su di essa tout court incombenti, ma, ai sensi dell’art. 1228 cod. civ., anche dell’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta dal sanitario, quale ausiliario necessario dell’organizzazione aziendale, e ciò pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato con lo stesso; il medico, a sua volta, in virtù della medesima norma, quale debitore della prestazione chirurgica e/o terapeutica promessa, è responsabile dell’operato dei terzi della cui attività si avvale.
5 Ne deriva che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di merito, il quale, dopo aver riconosciuto la sussistenza di un generale obbligo del medico di controllare gli strumenti utilizzati, ha poi contraddittoriamente ritenuto inesigibile la previa verifica tecnica dell’apparecchiatura necessaria all’esecuzione dell’intervento, il chirurgo operatore ha un dovere di controllo specifico del buon funzionamento della stessa, al fine di scongiurare possibili e non del tutto imprevedibili, eventi che possano intervenire nel corso dell’operazione (confr. Cass. civ. n. 13953 del 2007, cit.).
6 Passando all’esame del secondo mezzo, con esso il ricorrente denuncia violazione degli artt. 1218, 1223, 1226 e 1228 cod. civ., anche in relazione agli artt. 3, 24 e 111 Cost., 2697 cod. civ. e 116 cod. proc. civ., nonché vizi motivazionali.
7 Anche tali rilievi sono fondati.
8 Deriva da quanto sin qui detto che, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione che, nel decidere, si atterrà ai seguenti principi di diritto:
2) il medico, quale debitore della prestazione chirurgica e/o terapeutica promessa, è responsabile, ex art. 1228 cod. civ., dell’operato dei terzi della cui attività si avvale; in particolare il chirurgo operatore ha un dovere specifico di controllo del buon funzionamento delle apparecchiature necessarie all’esecuzione dell’intervento;

References: sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 1218
 Cass. 
 sentenza 
 art. 1228