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Timestamp: 2020-07-09 03:49:47+00:00

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Rifiuti. Amianto. Ordinanza sindacale, rimozione dell'amianto, messa in sicurezza. TA.R. Torino n. 562/2018. - Studio Legale Zuco
19 giugno 2018 19 giugno 2018 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
T.A.R Piemonte, Torino, Sez. I, sent. n. 562 del 9 maggio 2018 (ud. del 21 febbraio 2018)
Pres. Giordano, Est. Bini
Rifiuti. Amianto. Smaltimento. Obbligo di bonifica o di smaltimento a carico della procedura fallimentare. Ordinanze sindacali contingibili e d’urgenza in materia di igiene e sanità pubblica. Bonifica. Danno per la salute. Art. 192 d. lgs. n. 152/2006. Legge n. 257/92. Art 54 d. lgs. 267/2000. R.D. n. 267/1942.
L’obbligo di rimozione dei rifiuti può essere imposto anche al “detentore del momento” per cui, in conformità al principio “chi inquina paga”, la sopportazione del peso economico della messa in sicurezza e dello smaltimento deve ricadere sulla parte dell’attivo fallimentare (Cons. Stato sez. IV n. 3672/2017 e Tar Brescia sez. I nn. 669/2016 e 790/2017).
Se è vero, per un verso, che l’Amministrazione non può imporre, ai privati che non abbiano alcuna responsabilità diretta sull’origine del fenomeno contestato, lo svolgimento di attività di recupero e di risanamento, secondo il principio cui si ispira anche la normativa comunitaria, la quale impone al soggetto che fa correre un rischio di inquinamento di sostenere i costi della prevenzione o della riparazione, per altro verso la messa in sicurezza del sito costituisce una misura di correzione dei danni e rientra pertanto nel genus delle precauzioni, unitamente al principio di precauzione vero e proprio e al principio dell’azione preventiva, che gravano sul proprietario o detentore del sito da cui possano scaturire i danni all’ambiente e, non avendo finalità sanzionatoria o ripristinatoria, non presuppone affatto l’individuazione dell’eventuale responsabile (Cons. Stato, sez. VI, 15 luglio 2015, n. 3544 e Consiglio di Stato, sez. V, 14/04/2016, n. 1509).
Altra pericolosa sentenza amministrativa che maschera sotto l’egida della messa in sicurezza, quale provvedimento urgente e precauzionale, la riparazione delle conseguenze dannose di chi ha effetivamente inquinato un sito a discapito del soggetto che si trova tale sito inquinato, sia esso proprietario o detentore.
A parere di chi scrive, continuare a sostenere la tesi secondo la quale il rispetto del principio di precauzione debba estendersi sempre e comunque fino a coinvolgere i proprietari/detentori dell’area perchè nell’immediatezza non si è trovato il vero responsabile dell’inquinamento rappresenta una distorsione di comodo dello stesso principio alla luce della sua interpretazione giurisprudenziale europea.
Mediante questo stratagemma formalistico, avvalorato dall’assenza di “finalità sanzionatoria o ripristinatoria”, sarà pertanto possibile ricomprendere una serie di attività riparatorie che di fatto insinuano l’ombra di una responsabilità oggettiva in capo ai soggetti che nella realtà sono danneggiati dal fenomeno di inquinamento ad opera di terzi ignoti.
Anche perchè, dal punto di vista giuridico, l’art. 192 del d. lgs. n. 152/2006 parla di “rimozione” dei rifiuti, e pertanto una semplificazione di tale attività, seppure in maniera prevenzionistica, stride fortemente con gli altri detami previsti in materia di corretto accertamento della responsabilità soggettiva. Tanto più che nemmeno la Direttiva 2004/35/CE in tema di danno ambientale ha mai escluso la dimostrazione della sussistenza di un nesso di causalità tra attività e/o accadimento e contaminazione e/o danno, richiedendo particolare accuratezza agli operatori nella verifica di tali circostanze anche – e soprattutto – senza prescindere dalla compartecipazione in sede di istruttoria amministrativa dei soggetti interessati, nel pieno rispetto del contraddittorio previsto dallo stesso art. 192, comma 3 d. lgs. n. 152/2006.
N. 00562/2018 REG.PROV.COLL.
Impresa Costruzioni Poncina Bruno & C S.a.s. in Fallimento, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avvocato Paolo Comoglio, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, via Galileo Ferraris, N. 51;
Comune di Trino, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Claudio Vivani, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, corso Galileo Ferraris 43;
dell’ordinanza contingibile e urgente a tutela della salute pubblica n. 11 emessa dal Comune di Trino in data 30 gennaio 2017 e notificata in data 7 febbraio 2017, nonché di ogni atto antecedente, preparatorio, preordinato, presupposto e/o conseguente, anche infraprocedimentale, e comunque connesso;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Trino;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 febbraio 2018 la dott.ssa Silvana Bini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Espone la ricorrente che a seguito di sopralluogo svolto in data 11 ottobre 2016, congiuntamente ai tecnici del Comune di Trino, dell’ARPA e dell’ASL, era emersa la presenza di lastre di fibrocemento contenenti amianto (eternit), a copertura dei capannoni dello stabilimento-fornace, sito in Trino Vercellese, rientrante nel compendio dei beni del fallimento Poncina, coperture realizzate dalla ditta fallita ancora in bonis.
2) violazione degli articoli 242, 243, 250, 252 e 253 o, in subordine, degli artt. 191, 192 e 193 del d. lgs. n. 152 del 2006, in collegamento con gli artt. artt. 31, 42, 44 R.D. n. 267/1942 (legge fallimentare). Eccesso di potere, carenza di motivazione, difetto di istruttoria, illogicità manifesta, violazione dell’art. 23 Cost. e dei principi in materia di responsabilità. Insussistenza dell’obbligo di bonifica o di smaltimento a carico della procedura fallimentare: il fallimento non può rispondere delle omissioni o dei fatti dell’impresa, poiché è noto che la curatela fallimentare non acquista la proprietà dei beni del fallito, ma si limita ad amministrarli. Nessun ordine di ripristino poteva di conseguenza essere imposto al fallimento;
3) violazione degli artt. 191, 198 e 244 d. lgs. n. 152 del 2006 e dell’art. 54 d. lgs. n. 267 del 2000. Illegittimità dell’ordinanza contingibile e urgente per incompetenza: il Sindaco non è competente in materia di bonifica dei siti inquinati, essendo detta competenza della Provincia, ai sensi dell’art 244 d. lgs. 152/2006;
4) violazione dell’art. 54 d. lgs. n. 267 del 2000. Violazione di legge ed eccesso di potere; insussistenza dei presupposti per l’emanazione di ordinanza contingibile e urgente. Difetto ed insufficienza dell’istruttoria, in quanto mancano i presupposti per esercitare il potere ex art 54 d. lgs. 267/2000, non essendovi ragioni di eccezionalità né di urgenza. Il Comune avrebbe dovuto adottare i provvedimenti previsti per la bonifica dei siti inquinati.
– il rischio di dispersione dell’amianto costituisce una situazione di pericolo grave ed imminente, che giustifica il ricorso all’art 54 d. lgs. 267/2000;
– al Fallimento è stato ordinato di eseguire interventi di rimozione, ai sensi della L. 257/92 e del D.M. 6.9.1994, senza alcun richiamo al differente procedimento di bonifica del sito di cui al d. lgs. 152/2006;
– il Fallimento è stato correttamente destinatario dell’ordine di rimozione, in quanto attuale detentore del bene, con specifici obblighi di sorveglianza sulle fonti di pericolo”.
Come già osservato in sede cautelare, ad avviso del Collegio, il provvedimento va ascritto alla tipologia delle ordinanze sindacali contingibili e d’urgenza in materia di igiene e sanità pubblica, adottata a fronte del rischio di dispersione dell’amianto nell’ambiente. Il ricorso si fonda sulla differente tesi secondo cui l’Amministrazione avrebbe dovuto adottare i provvedimenti previsti in materia di bonifica dei siti inquinati, con la conseguenza che l’ordine di bonifica doveva essere rivolto solo al responsabile dell’inquinamento e non al fallimento.
Viene poi in rilievo nel caso in esame, la tesi secondo cui le opere di messa in sicurezza costituiscono una misura di correzione dei danni e rientrano pertanto nel genus delle precauzioni: “è stato d’altra parte puntualizzato che, se è vero, per un verso, che l’Amministrazione non può imporre, ai privati che non abbiano alcuna responsabilità diretta sull’origine del fenomeno contestato, lo svolgimento di attività di recupero e di risanamento, secondo il principio cui si ispira anche la normativa comunitaria, la quale impone al soggetto che fa correre un rischio di inquinamento di sostenere i costi della prevenzione o della riparazione, per altro verso la messa in sicurezza del sito costituisce una misura di correzione dei danni e rientra pertanto nel genus delle precauzioni, unitamente al principio di precauzione vero e proprio e al principio dell’azione preventiva, che gravano sul proprietario o detentore del sito da cui possano scaturire i danni all’ambiente e, non avendo finalità sanzionatoria o ripristinatoria, non presuppone affatto l’individuazione dell’eventuale responsabile (Cons. Stato, sez. VI, 15 luglio 2015, n. 3544 e Consiglio di Stato, sez. V, 14/04/2016, n. 1509).
Riconducendo gli orientamenti sopra riportati al caso in esame, il Collegio ritiene che l’ordine di rimozione, che impone un intervento di messa in sicurezza, sia stato correttamente rivolto al fallimento, quale soggetto detentore del bene, che ha l’obbligo di effettuare quelle opere ritenute necessarie per impedire il propagarsi del pericolo di inquinamento. Tra l’altro l’organo di gestione fallimentare mai ha contestato, né durante le verifiche né in giudizio, la rilevanza del pericolo sanitario insito nella permanenza dell’amianto e nella dispersione di fibre polverizzate che questo generava, ma ha sostenuto la totale assenza di responsabilità e di imputabilità al fallimento e conseguentemente la non esigibilità delle opere di rimozione da parte del fallimento stesso.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 con l’intervento dei magistrati:
Scarica in pdf il testo della sentenza: t.a.r. piemonte, torino, sez. I, sent. n. 562-2018
Taggato ambiente, amianto, art. 191, art. 192, art. 242, art. 244, art. 250, bonifica, chi inquina paga, consigli di stato, d. lgs. n. 152/2006, d. lgs. n. 267/2000, danno ambientale, detentore dell'area, diritto ambientale, diritto amministrativo, fallimento, igiene, inquinamento, Legge n. 257/92, messa in sicurezza, ordinanza sindacale, principio di precauzione, proprietario, r.d. n. 267/42, responsabile dell'inquinamento, rifiuti, rimozione, rischio di inquinamento, sanità, sindaco, sito, t.a.r., t.a.r. torino n. 562/2018

References: Art. 192
 sentenza 
 art. 192
 art. 191
 art. 192
 art. 242
 art. 244
 art. 250