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Timestamp: 2019-07-21 20:09:51+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7772 del 20/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7772 del 20/03/2019
Cassazione civile sez. trib., 20/03/2019, (ud. 15/11/2018, dep. 20/03/2019), n.7772
sul ricorso iscritto al n. 24619/2012 R.G. proposto da:
Toscana, sezione staccata di Livorno, n. 66/23/12, depositata il 13
Con sentenza n. 66/23/12, depositata il 13 marzo 2012 la Commissione tributaria regionale della Toscana, sezione staccata di Livorno, respingeva l’appello proposto dalla SGS Italia spa avverso la sentenza n. 40/06/10 della Commissione tributaria provinciale di Livorno che ne aveva respinto il ricorso contro l’avviso di rettifica con il quale le si contestava, quale spedizioniere doganale coobbligato in solido con l’importatore PI-MA Fibre srl, la diversa origine della merce indicata nella relativa dichiarazione di importazione.
Con il primo motivo la ricorrente lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – il vizio di extra/ultra petizione, – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione/falsa applicazione di plurime disposizioni legislative in relazione al mancato rispetto del contraddittorio endoprocedimentale e subordinatamente – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – il vizio motivazionale, poichè la Commissione tributaria regionale, previa affermazione, oltre il limite della cognizione devolutale, della definitività del provvedimento impugnato, ne ha conseguentemente validato la revisione della dichiarazione doganale, ancorchè avvenuta in violazione del contraddittorio endoprocedimentale, non essendo stato concesso il termine, di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, prima di notificare l’atto impositivo.
Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4-3-5 – in via gradata e complementare, analogamente la ricorrente si duole di omessa pronuncia ovvero di vizio motivazionale in ordine alla stessa eccezione di violazione del principio del contraddittorio endoprocedimentale.
In relazione alle denunciate omissioni di pronuncia, è sufficiente ribadire che “Non è configurabile il vizio di omessa pronuncia quando una domanda, pur non espressamente esaminata, debba ritenersi – anche con pronuncia implicita – rigettata perchè indissolubilmente avvinta ad altra domanda, che ne costituisce il presupposto e il necessario antecedente logico – giuridico, decisa e rigettata dal giudice” (Sez. L, Sentenza n. 17580 del 04/08/2014, Rv. 631894 – 01; conforme, Sez. 2 -, Sentenza n. 1539 del 22/01/2018, Rv. 647081 – 01).
In ordine ai profilati vizi di motivazione è possibile ugualmente limitarsi a ribadire che “In materia di ricorso per cassazione, il vizio di motivazione riconducibile all’ipotesi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, può concernere esclusivamente l’accertamento e la valutazione di fatti rilevanti ai fini della decisione della controversia e non anche l’interpretazione o l’applicazione di norme giuridiche, potendo l’eventuale vizio di motivazione su questione di diritto, in presenza di una corretta decisione del giudice di merito della quesitone sottoposta al suo esame, dar luogo alla correzione della stessa ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2” (Sez. 5 -, Ordinanza n. 29886 del 13/12/2017, Rv. 646295 – 01).
Orbene, risulta evidente che il giudice tributario di appello, pronunciandosi sul merito dell’avviso di rettifica impugnato, ha implicitamente rigettato la pregiudiziale eccezione procedimentale di violazione del contraddittorio endoprocedimentale, quale eccepito vizio dell’atto impositivo stesso; va altresì rilevato che la sussistenza del vizio medesimo, incontestato in fatto che il contraddittorio endoprocedimentale non vi sia stato, non può che formare oggetto di censure per violazione di legge, così come del resto la ricorrente deduce in alcune delle successive censure mosse alla sentenza impugnata e non ne può pertanto essere dedotto alcun vizio di motivazione ai sensi della previsione di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (nella versione applicabile ratione temporis).
Con il terzo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 – 5 – in via gradata la ricorrente denuncia la violazione/falsa applicazione degli artt. 97 Cost., della L. n. 212 del 2000, art. 12, del D.Lgs. n. 374 del 1990, art. 11 ed il vizio motivazionale nonchè in via ulteriormente gradata profila questioni di compatibilità unionale e di legittimità costituzionale di dette norme ordinarie interne, poichè la CTR ha comunque ritenuto non avere effetto invalidante dell’atto impositivo impugnato il mancato rispetto del principio del contraddittorio endoprocedimentale.
Inoltre, la Corte unionale, con la successiva sentenza resa in data 20.12.2017 nella causa C-276/16, Preqù, ha quindi precisato che le disposizioni del diritto dell’Unione, come quelle del codice doganale, devono essere interpretate alla luce dei diritti fondamentali e che le disposizioni nazionali di attuazione delle condizioni previste all’art. 244, comma 2 del codice doganale comunitario per la concessione di una sospensione dell’esecuzione devono, in mancanza di una previa audizione, garantire che tali condizioni non siano applicate o interpretate restrittivamente (v., in tal senso, sentenza del 3 luglio 2014, Kamino International Logistics e Datema Hellmann Worldwide Logistics, C129/13 e C-130/13, EU:C:2014:2041, punti 69 e 70). Secondo la Corte UE, se il destinatario di avvisi di rettifica dell’accertamento, come quelli di cui trattasi nel procedimento principale, ha la possibilità di ottenere la sospensione dell’esecuzione di detti atti fino alla loro eventuale riforma e se il giudice nazionale verifica che nell’ambito del procedimento amministrativo, le condizioni di cui all’art. 244 codice doganale non sono applicate in modo restrittivo, non può ritenersi pregiudicato il rispetto dei diritti della difesa del destinatario degli avvisi di rettifica dell’accertamento.
In definitiva quindi, deve rilevarsi che la Corte di giustizia UE ha affermato che il diritto di ogni persona di essere ascoltata prima dell’adozione di qualsiasi decisione che possa incidere in modo negativo sui suoi interessi deve essere interpretato nel senso che i diritti della difesa del destinatario di un avviso di rettifica dell’accertamento, adottato dall’autorità doganale in mancanza di una previa audizione dell’interessato, non sono violati se la normativa nazionale che consente all’interessato di contestare tale atto nell’ambito di un ricorso amministrativo si limita a prevedere la possibilità di chiedere la sospensione dell’esecuzione di tale atto fino alla sua eventuale riforma rinviando al Reg. (CEE) 12 ottobre 1992, n. 2913/92 del Consiglio, art. 244, che istituisce un codice doganale comunitario, come modificato dal Reg. (CE) 16 novembre 2000, n. 2700/2000 del Parlamento Europeo e del Consiglio, senza che la proposizione di un ricorso amministrativo sospenda automaticamente l’esecuzione dell’atto impugnato, dal momento che l’applicazione del detto regolamento, art. 244, comma 2, da parte dell’autorità doganale non limita la concessione della sospensione dell’esecuzione, qualora vi siano motivi di dubitare della conformità della decisione impugnata con la normativa doganale o vi sia da temere un danno irreparabile per l’interessato.
Peraltro, unificando in una considerazione complessiva il profilo unionale e costituzionale della questione posta con la censura in esame, va rilevato che il giudice tributario di appello ha concretamente effettuato in sede giudiziale la c.d. “prova di resistenza”, rilevando l’infondatezza e quindi la sostanziale pretestuosità dell’opposizione della società contribuente.
In altri termini, il giudizio meritale della CTR Toscana, ancorchè per implicito, ma con tutta evidenza, porta inevitabilmente con sè la valutazione – non ulteriormente sindacabile in questa sede – che con il rispetto del contraddittorio endoprocedimentale nel caso che occupa il risultato del procedimento amministrativo non sarebbe stato diverso.
Con il quarto motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3-5 – la ricorrente lamenta la violazione/falsa applicazione del art. 220 CDC, par. 2, lett. b), (Reg. CEE 2913/1992) ed in subordine vizio motivazionale, poichè la CTR ha affermato l’insussistenza della scriminante prevista da tale disposizione di diritto unionale derivato.
Ribadite le considerazioni fatte sopra in ordine alle eccezioni formanti specifico oggetto dei precedenti mezzi di impugnazione per cassazione, va comunque evidenziato che il giudice tributario di appello si è puntualmente espresso con valutazioni meritali, non suscettibili di “revisione” in questa sede, anche, espressamente ovvero per implicito, sulla adeguatezza della motivazione dell’avviso di rettifica de quo nonchè dell’apparato probatorio (basato su rapporto dell’OLAF) che lo supporta, quindi, in ultima analisi, sulla fondatezza della revisione daziaria in esame.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 art. 360
 art. 360
 art. 360
 art. 12
 art. 360
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 360
 art. 12
 art. 11
 sentenza 
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 art. 244
 art. 244
 art. 360
 art. 220