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Oblò Magazine – Pagina 335 – PERIODICO DI INFORMAZIONE – ACERRA – DIRETTORE: JOSEPH FONTANO – aut.n.110/V1/2004 del 30.04.2004
Articolo pubblicato da Redazione — 9 Maggio 2010 in Edizioni Integrali
Articolo pubblicato da Redazione — 23 Aprile 2010 in Cronaca
Una sentenza a dir poco rivoluzionaria e che potrebbe assestare un colpo pesante alla già precaria situazione di una società, già di per sé costantemente nell’occhio del ciclone. Il riferimento è alla “Misia srl”, ossia alla società partecipata che gestisce la sosta cittadina a pagamento e di cui il Comune detiene il 98% delle azioni, mentre il restante 2% è ad appannaggio dell’Aciconsult. Società, i cui lavoratori periodicamente lamentano la mancata corresponsione dello stipendio e che negli ultimi anni ha sempre chiuso in passivo il proprio bilancio. Infatti, durante il Consiglio Comunale dello scorso 22 dicembre, 18 componenti l’Organo consiliare votarono la Delibera di Giunta comunale n.71, relativa alla “Ricapitalizzazione della Misia”, che fu destinataria, quindi, di altri 86.000,00 euro.
La sentenza in questione è la n.2286/2009 emessa dal Giudice di Pace di Acerra, nella persona del Dott.Giovanni Franzese, a seguito del ricorso proposto contro il Comune da un cittadino, per l’annullamento di un verbale di contestazione per violazione al Codice della Strada ex art.240/bis D.lgs 285/1992 elevato da personale della Polizia Municipale, a seguito dell’infrazione riscontrata da personale della Misia. I fatti.
Il 18 febbraio 2009 veniva notificato dalla Polizia Municipale al ricorrente un verbale, con il quale si contestava che in data 20.11.2008 l’istante, rappresentato e difeso dall’Avv.Francesco Piscopo, sostava l’autovettura, violando l’art.7 comma 1 e 14 del C.d.S. relativo alla violazione delle prescrizioni stabilite circa l’esposizione dei dispositivi di controllo della sosta. Il ricorrente chiedeva l’annullamento del verbale, sostenendo che ai sensi dell’art.7 del C.d.S. le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori dalla carreggiata e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico.
E perché su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze non c’era un’adeguata area destinata al parcheggio senza dispositivi di controllo di durata della sosta (ossia i grattini erogati dai parcometri). Il ricorrente depositava all’uopo il ticket di pagamento. Come si evince dalla sentenza, il Comune non si costituiva in giudizio, né depositava in cancelleria la copia del rapporto con i relativi atti dell’accertamento. Per cui si procedeva in contumacia.
“L’art.7 del C.d.S. al comma 6 – scrive il Giudice – dispone che le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori dalla carreggiata e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico”. Al comma 8 dispone che “qualora il Comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l’installazione di dispositivi di controllo di durata della sosta, di cui al comma 1 su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare un’adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta”.
Il giudice stabiliva anche che dev’essere accolta l’opposizione avverso le sanzioni amministrative in materia di circolazione stradale irrogate per la mancata esposizione del tagliando di pagamento per la sosta all’interno delle strisce blu, qualora si sia rilevata l’esistenza di vizi di legittimità nei provvedimenti amministrativi istitutivi delle zone di parcheggio a pagamento, per non aver rispettato l’obbligo imposto dall’art.7. di prevedere zone di parcheggio libero in prossimità di esse (Cass. Civ. Sezioni Unite n.116/2007).
Il verbale veniva pertanto annullato e le spese di giudizio compensate tra le parti. Un’analoga sentenza (la n.411/2010) la emetteva lo stesso Dr.Franzese, nell’accogliere il ricorso di una nostra concittadina, alle prese con la sosta nelle strisce blu. Cosa accadrà adesso, a seguito delle citate sentenze?
Sempre in relazione alla società Misia, come già evidenziato in prima pagina, dalla relazione consegnata dal Presidente del Cda per ripianare i debiti e ripristinare i parcometri rotti, si evince che occorrevano circa 90 mila euro. Pertanto la Giunta comunale con Delibera n.38 del 9.11.2009 deliberò, tra l’altro, di riconoscere a mero titolo di corrispettivo per le prestazioni rese dagli operatori della sosta un compenso di 8,00 euro per ogni multa valida emessa dagli stessi. Fermo restando che i proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie, accertate dai suddetti operatori, spettano al Comune ai sensi dell’art.208 del Codice della Strada. E ciò per garantire gli stipendi dei dipendenti, in attesa di un’eventuale ristrutturazione.
Ma lo stesso atto amministrativo dichiarava chiusa al 31 dicembre 2009 la sperimentazione introdotta dalla deliberazione dell’anno precedente del pagamento della sosta posticipata, che permetteva ai cittadini, che avevano sostato il proprio veicolo negli stalli di sosta colorati, ma pizzicati privi del ticket di pagamento, di poter pagare la sanzione entro 24 ore dall’elevazione del verbale a “prezzo ridotto”.
Una misura sulla quale l’amministrazione comunale intendeva avviare un’attenta riflessione sui risultati ottenuti (da portare a termine, però, entro la fine del 2009), per valutare la possibilità di poterla proseguire, anche mediante opportune modifiche. Ma la suddetta Delibera specifica anche che “l’attività di controllo sulle aree di sosta compete ordinariamente al personale dipendente della Misia. La vigilanza sul servizio compete alla Polizia Municipale.
Il controllo delle modalità di sosta degli autoveicoli è espletato direttamente dalla Misia srl, a mezzo di personale con qualifica di Ausiliario del Traffico, con funzioni di prevenzione ed accertamento delle violazioni in materia di sosta dei veicoli, ai sensi dell’art.17 commi 132 e 133 delle legge 127/97 e successive modificazioni ed integrazioni”.
Ed ancora: “La Misia provvederà direttamente all’accertamento delle violazioni come indicato al punto precedente. Si precisa che gli Ausiliari del Traffico, nell’accertamento delle infrazioni, devono applicare esclusivamente le norme previste dal C.d.S”.
Da qui la domanda sorge spontanea: perché il personale della Polizia Municipale si è dato, negli ultimi tempi, a svolgere ordinariamente, e non straordinariamente, le mansioni che spettano al personale della Misia, stando a quanto recita la suddetta Delibera di Giunta? Eppure non è stata prodotta nessun’altra Delibera o atto dirigenziale, che disponesse l’impiego dei poliziotti municipali a svolgere tale funzione, diversa da quella sullo svolgimento del servizio.
Attività che, tra l’altro, suona come un controsenso, visto che è noto l’esiguo numero di uomini a disposizione del Comandante della Polizia Locale ed i molteplici, urgenti e delicati problemi che quotidianamente vanno prevenuti o risolti.
A novembre del 2007 scrivemmo della “visita” degli uomini del locale Comando di Polizia Municipale all’eliporto sito a contrada Tappia, alla fine del prolungamento di via Volturno, avvenuta a seguito di un esposto denuncia di presunti illeciti presentato l’8 ottobre dello stesso anno.
Due settimane dopo personale dei caschi bianchi e dell’Ufficio tecnico comunale effettuava un sopralluogo presso la struttura, che si connota, comunque, come un’elisuperficie occasionale; che attualmente fa capo alla società “3P Real Estate” e che si estende su un fondo di 11:000 metri quadrati. Dopo aver eseguito il dovuto controllo all’area, i Poliziotti municipali ravvisavano la violazione degli articoli 10 e 44 del DPR 380/01. In pratica veniva contestato il reato di abuso edilizio. I Vigili Urbani, infatti, relazionavano circa la realizzazione: di una massicciata stradale con sovrastante pavimentazione bituminosa; di una piazzola di forma quadrata e costituita da masso cementizio; di un vialetto di comunicazione tra le due aree; di due tabelle pubblicitarie poste a ridosso delle struttura e dell’allocazione nella stessa di un container in ferro. Il tutto realizzato in zona agricola in assenza di titolo abilitativo, la qualcosa comportava un’irreversibile trasformazione urbanistica. Una parte delle strutture realizzate, quindi, erano assoggettate al rilascio del permesso di costruire (di cui ormai in questa città non c’è più traccia dal lontano dicembre del 2004) e non assoggettabili ad una semplice dichiarazione di inizio attività.
La relazione contenente le suddette contestazioni alle strutture realizzate veniva inviata alla Prefettura; al Sindaco; all’Asl Na 4; all’Inail; alla locale stazione dei Carabinieri; al locale Commissariato di Polizia ed alla Procura della Repubblica di Nola, che doveva decidere sull’eventualità o meno di notificare al responsabile dell’area gli eventuali provvedimenti di carattere giudiziario inerenti alla struttura, che comprende la suddetta aviosuperficie. Nei giorni successivi agli accertamenti eseguiti dagli uomini in divisa, comunque, il responsabile della sopra citata società provvide a far rimuovere le tabelle pubblicitarie ed il container, posto in prossimità dell’ingresso principale. Anche se ciò non impediva al Dirigente dell’Ufficio Tecnico, Arch.M.Santoro, di emettere in data 10.06.2008 l’ordinanza n.88, con la quale ordinava all’Amministratore Unico della società di rimuovere entro il termine di 90 giorni le opere abusive sopra riportate e di ripristinare lo stato originario dei luoghi. Ordinanza avverso la quale la società “3P Real Estate” presentava ricorso al TAR Campania, notificato al Comune il 16 settembre 2008 e di cui riportiamo più avanti alcuni passaggi.
Ricorso avverso il quale, stando a quanto di recente sarebbe emerso, il Comune non si sarebbe mai costituto in giudizio!!! Per quale motivo? Infatti nessun incarico risulta essere stato conferito ad un legale che, in nome e per conto del Municipio, si opponesse alle ragioni addotte dall’avvocato della parte ricorrente. Intanto lo scorso 6 aprile i poliziotti municipali, agli ordini del Comandante F.D’Andrea, a seguito di un nuovo sopralluogo, rinvenivano nello stesso eliporto un ricovero per elicotteri di circa 120 mq.
La struttura rettangolare, composta da profilati di ferro e lamiera coinbendata e sovrastata da un telone di plastica, causava all’Amministratore Unico della società, Maddalena C. una nuova denuncia alla Procura della Repubblica di Nola per opera eseguita in assenza del permesso di costruire. La comunicazione di reato veniva inoltrata alla Procura nolana 10 giorni dopo. A questo punto la domanda sorge spontanea: è possibile organizzare una scuola di volo in una struttura interessata da più di un’informativa di reato e che è stata definita abusiva sotto l’aspetto edilizio?
Eppure gli striscioni sistemati all’esterno dell’eliporto, che pubblicizzano la Scuola di Volo e che richiamano anche la possibilità di poter utilizzare gli elicotteri della società “Eliservice”, non lasciano alcun dubbio. Anzi, dal suo sito internet la “Eliservice srl” fa sapere che “la scuola è operativa per il conseguimento della Licenza di Pilota privato di II grado e che per ottenerla occorre superare un esame teorico a quiz presso una sede Enac ed uno pratico presso la sede della nostra scuola (sita appunto in contrada Tappia ndr). E’ possibile iniziare il corso in qualsiasi periodo dell’anno. Il tempo massimo consentito per terminare il corso è di due anni”. Il tempo massimo, invece, che hanno le Forze dell’Ordine per fare chiarezza sull’intera vicenda è di certo molto inferiore.
Volendo adesso riportare alcuni punti del ricorso proposto dalla società “3P Real Estate” al TAR Campania, rappresentata e difesa dall’Avv.M.Mazziotti, in esso si legge che “la sig.ra Maddalena C. già in sede di sopralluogo da parte del Comando di Polizia Municipale, aveva dichiarato che l’immobile è stato ristrutturato con n.2 D.I.A. e che, riguardo alla pavimentazione del piazzale, rilevata in fase di accertamento, dichiara che alla data di presentazione della Dia la stessa era già esistente e, pertanto, non fu compresa tra i lavori dichiarati. Circa la zona retrostante, relativamente alla piazzola pavimentata, i lavori sono stati realizzati nel dicembre 2002 ed è adibita a sosta degli automezzi necessari alle finalità della società che esercita, fra l’altro, anche lavori agricoli. L’intera superficie è stata data in fitto alla società Eliservice srl, nello stato di fatto in cui si trova.
La “3P Real Estate” – prosegue il ricorso – osservava che non sussistono interventi volumetrici abusivi di sorta, ma solo opere superficiali, di natura cosiddetta terricola. Di conseguenza il carattere di tali interventi non ha alterato la configurazione morfologica del sito, né la destinazione d’uso del luogo che è rimasta immodificata, rispetto sia a quella agricola di contesto esistente che a quella di zona agricola prevista dal PRG. L’ordinanza di demolizione impugnata è priva di qualsiasi motivazione in ordine alla determinazione assunta dall’Amministrazione comunale, essendosi essa limitata ad osservare che gli interventi contestati sarebbero stati realizzati in assenza del titolo abilitativo.
Inoltre non vengono addotte ragioni concrete di pubblico interesse ostative alla permanenza delle opere. Sul punto la giurisprudenza ha chiarito che, in tema di abusi edilizi, il giudizio valutativo espresso dall’Amministrazione in merito alla gravità della lesione degli interessi pubblici, che si assume perpetrata dal privato cittadino, debba essere sorretto da adeguata istruttoria e congruamente motivato, evidenziando i criteri in base ai quali le valutazioni sono state effettuate….La Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto esplicitare nel provvedimento le norme in materia urbanistica in concreto violate dalla società ricorrente, nonché le ragioni di pubblico interesse. Sotto tale profilo il provvedimento impugnato è generico ed illegittimo. L’art.10 comma 1 del DPR 380/2001 – specifica il legale – dispone che costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire gli interventi di nuova costruzione; di ristrutturazione urbanistica; di ristrutturazione edilizia, che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche di volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, mutamenti della destinazione d’uso.
Quanto realizzato dalla ricorrente non rientra in alcuna dei suindicati interventi edilizi….La massicciata stradale, il prefabbricato e la piazzola in cemento armato non richiedevano, per la loro realizzazione, il previo rilascio del permesso di costruire. Ne discende l’illegittima adozione dell’ordinanza adottata dal Comune. Quanto realizzato è perfettamente conforme alla destinazione agricola dell’area…”.
Articolo pubblicato da Redazione — 23 Aprile 2010 in Ambiente
La Commissione per le petizioni del Parlamento europeo di Bruxelles sarà in visita ad Acerra il prossimo 28 aprile, nell’ambito di un tour esplorativo in Campania, a seguito delle numerose istanze promosse dai comitati ambientalisti dei cittadini.
L’organo europeo, infatti, a seguito di un incontro tenutosi lo scorso 28 gennaio alla presenza delle autorità regionali e nazionali competenti in materia, ha ravvisato l’emersione di alcuni aspetti, che hanno destato la preoccupazione dei membri della Commissione per le petizioni, in relazione alla tutela della salute umana, alla differenziazione dei rifiuti, allo stato delle discariche esistenti e allo smaltimento illegale dei rifiuti tossici. La delegazione, guidata dalla Presidente Erminia Mazzoni, sarà composta anche da Andrea Cozzolino, Peter Jahr (ambientalista tedesco), e Margarete Auken (Danese) ed inizierà il percorso proprio dall’inceneritore di Acerra, incontrando anche i comitati cittadini per la tutela ambientale. Poi proseguiranno il proprio tour verso Chiaiano.
Le associazioni ambientaliste locali, nell’ottica di quest’importante visita, hanno invitato la cittadinanza ad un incontro preliminare presso il Castello Baronale per il giorno 23 aprile, al fine di sensibilizzare ed informare la cittadinanza sui continui e ripetuti scempi che il nostro territorio, sta subendo. E al fine di porre l’accento sull’importanza che la visita della commissione per le petizioni riveste per la battaglia ambientale sul nostro territorio.
Resta ancora interdetta agli utenti la locale Circumvesuviana ubicata a via Vanvitelli, così preziosa soprattutto per i pendolari, residenti nell’area periferica cittadina, che devono raggiungere Napoli e Pomigliano d’Arco.
La nuova tratta ferroviaria Circumvesuviana fu inaugurata il 2 febbraio 2005 ed è composta da quattro binari a livello interrato. Da qui, con un percorso di appena 3 chilometri, si giunge a Pomigliano d’Arco, dove la tratta si connette alla linea Napoli-Nola-Baiano. Ma la stazione fu chiusa per motivi di sicurezza nel maggio del 2008, a causa delle reiterate infiltrazioni d’acqua nella volta della galleria sotterranea, con tanto di allagamento dei binari e di cedimento di qualche parete della galleria.
Da quel momento la struttura, che usufruì di un finanziamento pari a 336 mila euro, è rimasta chiusa al pubblico, in quanto i lavori di ripristino, quantunque iniziati, non sono stati mai portati a termine.
“Questa stazione deve fungere anche da strumento di rilancio dell’industria campana – affermò il giorno dell’inaugurazione l’ex Assessore ai Trasporti della Regione Campania Cascetta – in quanto il settore ferroviario serve a far crescere anche l’economia su un territorio, che ne ha veramente bisogno”. Inaugurazione della struttura (avvenuta quasi in clandestinità) alla quale parteciparono, oltre che l’ex sindaco Marletta, lo stesso Cascetta e l’ex Consigliere regionale Caiazzo, con tanto di percorso in treno che, dal nostro Comune, portò alla vicina Pomigliano. Ma la confusione tra addetti ai lavori e cittadini-utenti regna sovrana e basta chiedere in giro, per capirlo. Michele C. si sfoga:
“La locale circumvesuviana mi era molto utile, visto che tutte le mattine mi reco a Napoli per lavoro. Ma è rimasta in funzione solo per alcune settimane. Molti dicono che sia interessata da problemi tecnici. Io stesso ricordo il crollo di una parete e poi, ad un certo punto, si è viaggiato su un binario unico, fino alla definitiva chiusura”.
“Alcuni dicono ci siano state abbondanti infiltrazioni d’acqua – dichiara Anna L. – ma siamo ancora qui ad attendere che si ponga rimedio ad una situazione incresciosa”.
Gli stessi macchinisti parlano di problemi tecnici, ma non sanno di cosa si tratti di preciso e la stessa incertezza la mostrano sull’ipotesi di una possibile riapertura o sulla soluzione del problema. Qualche settimana fa ci aveva dato delle buone speranze il Sindaco T.Esposito, che aveva avuto un incontro con i Dirigenti delle Ferrovie dello Stato. “Durante la riunione con i dirigenti di Circumvesuviana – dichiarava il primo cittadino – abbiamo valutato i problemi che hanno ostacolato la riapertura della stazione: le difficoltà, in un primo momento, erano di ordine tecnico. Poi c’è stata una valutazione complessiva anche di ordine economico rispetto ai numeri delle corse ed alla quantità dei viaggiatori ed alle esigenze di fare un’altra stazione, che mettesse in collegamento questa con un’altra tratta ferroviaria. Alla fine si è arrivati alla conclusione che, nel giro di due mesi, dovrebbero essere riaperte le corse della stazione circumvesuviana. Si è affrontata anche la questione per la realizzazione di una piazza nel cortile antistante la stazione e ci sono tutte le premesse, affinchè prima dell’estate venga riaperta la stazione e si ritorni alla normalità. E pare che adesso non ci dovrebbero essere più difficoltà”.
Arriva infine la conferma della riapertura tra maggio e giugno direttamente dall’azienda Circumvesuviana: “Sono state fatte tutte le verifiche, risolti i problemi tecnici che avevano determinato la chiusura e così verrà ripristinato il servizio, i treni cammineranno su due binari e tutto tornerà alla normalità”. Staremo a vedere.
Intanto, in sostituzione del servizio sospeso operano gli autobus sostitutivi, appartenenti alla “Vesuviana spa” e che ricoprono la tratta Acerra-Pomigliano.
Ma, secondo quanto riferisce chi se ne serve, i pullman sono costretti ad attraversare i passaggi a livello ferroviari, per cui non riescono mai a rispettare gli orari stabiliti. Con conseguente spreco di denaro pubblico. L’importanza della Circumvesuviana deriva anche dal fatto che essa rappresenta il terminale della diramazione Pomigliano-Acerra (della linea Napoli-Nola-Baiano) lungo la quale si trovano altre due stazioni sotterranee, che servono lo stabilimento Alfa Lancia. Nel piazzale annesso è stato istituito il capolinea di alcune linee di autobus, con ampia disponibilità di parcheggio auto gratuito.
Pare che quando fu progettata, già era noto che la falda acquifera locale non distava molto dalla superficie e, secondo alcuni, tale livello si è innalzato, anche a seguito dello stop delle operazioni di prelievo di acqua da parte dell’ex Montefibre, sostanzialmente ferma dal maggio del 2004. La realizzazione della nuova linea a doppio binario Alfasud-Acerra con i relativi lavori di ammodernamento e potenziamento della Circumvesuviana ed ampliamento di via Olmitelli, è un progetto cofinanziato dalla Regione Campania e dall’Unione Europea. Il B.U.R.C. del marzo 2008 recita che “l’opera rientra nel completamento del sistema metropolitano regionale per l’indispensabile ed urgente miglioramento dell’accessibilità della stazione di Acerra della ferrovia circumvesuviana in quanto, dall’analisi della trama viaria e del tessuto urbano circostante, questa stazione presenta una ridotta accessibilità derivante dall’insicurezza dell’accesso pedonale, dal degrado socio-ambientale delle strade e degli spazi urbani circostanti e dalla difficoltà di realizzare un’adeguata intermodalità tra le diverse forme di trasporto: su gomma e su ferro”.
Articolo pubblicato da Redazione — 23 Aprile 2010 in Cultura
Sullo scorso numero vi riferimmo del sopralluogo preliminare effettuato lo scorso 2 aprile da parte della Polizia Municipale e di un funzionario dell’Ufficio Tecnico, a seguito di un esposto prodotto da alcuni abitanti a nome di tutti gli inquilini del complesso residenziale Ice-Snei. Esposto inviato in data 9.3.2010 anche alle Forze dell’Ordine, alla Procura della Repubblica di Nola, al Sindaco T.Esposito ed al Dirigente all’Urbanistica Arch.M.Santoro.
E ciò, per stabilire una volta per tutte la proprietà delle cantinole al piano terra, trasformate negli anni in garage e in attività varie e la cui titolarità viene rivendicata sia dal Comune che dalla società costruttrice. L’intricata vicenda risale a circa 30 anni fa, quando prese il via la questione relativa alla proprietà di 113 box per alcuni dei quali, nel corso degli anni, sono scattati gli sgomberi, susseguenti alla morosità degli usufruttuari, che non verserebbero con regolarità la quota di affitto all’Ice-Snei.
Quote che, invece, sostengono i residenti, andrebbero versate al Comune, che nel 1985 acquistò l’intero complesso residenziale, comprese le pertinenze, per circa 26 miliardi delle vecchie lire. Dal 2005 l’Ente comunale porta avanti una causa amministrativa, rappresentato e difeso dagli avvocati Violante e Petrillo, nella quale dovrebbe essere dimostrato, sulla scorta della licenza edilizia di allora, che esiste un’incongruenza tra gli spazi abitativi e le aree riservate ai parcheggi ed ai garage. Ma, secondo alcune indiscrezioni, alcune licenze, planimetrie e grafici risulterebbero irreperibili.
Ovviamente alcuni inquilini rivendicano addirittura di aver portato a termine i lavori al piano terra, dai quali avrebbero poi preso vita gli attuali ambienti. Naturalmente i punti da chiarire sono molti. Infatti occorre innanzitutto capire se l’Ice Snei possa produrre una documentazione inequivocabile sul diritto di proprietà rivendicata e se questi locali al piano terra siano stati oggetto di abuso edilizio e da parte di chi. Box che il 20 ottobre del 1994 la società costruttrice accatastava presso il catasto immobiliare a distanza di circa 10 anni dall’acquisto, da parte del Comune proprio dall’Ice Snei del complesso abitativo, comprensivo delle pertinenze e dei 247 appartamenti.
Bisogna anche accertare se la volumetria dei terranei era o meno prevista nelle licenze edilizie rilasciate nel 1968, oggetto di varianti e convenzioni tra Comune e società, per sanare ogni tipo di abuso relativamente ai manufatti del parco. Perno di tale permuta del 1975 fu la cessione gratuita da parte dell’Ice Snei al Comune dei locali adibiti ad istituti scolastici ed ufficio di collocamento, oltre agli alloggi che risultano accatastati come beni comunali. Abusi parziali, invece, risultano le opere realizzate su unità contemplate nella licenza edilizia, ma che riguardano una diversa distribuzione di spazi e divisioni interne, senza comportare cioè aumenti di volumetria. Nel frattempo si resta in attesa dell’emissione di un provvedimento amministrativo che, notificato agli affittuari dei box, intimi loro di permettere agli organi competenti di effettuare un’ispezione all’interno degli ambienti oggetto della diatriba.
Intanto dall’incontro dello scorso 19 aprile tra gli inquilini del complesso, l’Assessore al Patrimonio De Matteis, l’avvocato Petrillo e l’Arch.Santoro è emerso che questi attende di ricevere la relazione del legale del Comune, circa la titolarità dei box rivendicata dal Municipio, mentre l’intera documentazione dovrebbe essere inviata alla Procura della Repubblica di Nola.
Agli inizi di febbraio riferimmo che in data 18.01.2010 la cronaca giudiziaria faceva registrare l’ennesima sentenza contraria al Comune di Acerra, a seguito del ricorso n.4927/2009 proposto contro l’Ente di Viale della Democrazia dalla società “Scala Enterprise”, rappresentata e difesa dall’Avv.F.De Angelis e nei confronti del “Ccs-Consorzio Conai Service”, rappresentato e difeso dall’Avv.C.Serafino per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della Determina dirigenziale n.401 del 28.08.2009 di revoca dell’aggiudicazione provvisoria della gara, bandita il 3 marzo 2009 e relativa all’affidamento dell’appalto del servizio triennale di pulizia dei locali del Municipio e dell’ex Pretura, per l’importo a base d’asta di euro 1.034.366,00 ed affidato appunto alla società Scala Enterprise.
Stando a quanto sentenziato dal Tribunale Amministrativo Regionale attraverso la sentenza n.51/2010 che ha annullato, per illegittimità, il suddetto atto dirigenziale, il Comune non poteva revocare l’appalto alla ricorrente, che il 21 maggio del 2009 veniva dichiarata aggiudicataria provvisoria della procedura aperta, gara espletata con il criterio del massimo ribasso (praticato dall’impresa di Napoli nella misura del 19,2%).
Una sentenza, che era stata già preceduta dall’Ordinanza n.672 del 28 ottobre 2009 emessa dalla I sezione del Tar Campania (Presidente Dr.Antonio Guida), con cui aveva stabilito che “il mancato tempestivo pagamento dell’obbligazione contributiva da parte della ricorrente, adempimento assolto dopo pochi giorni, è riconducibile ad un mero errore materiale e non può essere considerato come una grave violazione”.
Il colpo di scena si registrava lo scorso 16 aprile, quando al Comune veniva notificata la sentenza n.1978/2010, emessa dalla stessa I sezione del Tribunale Amministrativo Regionale campano e contraria al Comune, legalmente rappresentato dall’Avv.Giuffrè. In pratica i giudici del Collegio giudicante non solo hanno annullato la Determina dirigenziale di riaggiudicazione dell’appalto alla società Scala Enterprise, ma hanno anche condannato l’Amministrazione comunale a pagare le spese processuali, stimate in 2 mila euro a favore del Consorzio Europeo Multiservice, firmatario dei ricorso.
La sentenza, definita tecnicamente “breve”, è stata depositata a tempo di record giovedì 15 aprile, dopo essere stata discussa cinque giorni prima. Pertanto il Tribunale ha passato di nuovo la palla all’Amministrazione cittadina. L’organo giudiziario, infatti, ha ordinato alla Commissione giudicatrice della stazione appaltante, di procedere alla riformulazione della nuova graduatoria, individuando progressivamente i migliori ribassi percentuali e, quindi, calcolata la soglia di anomalia, di verificare la congruità di quelle offerte che risultano eccedenti. Il Tar ha così ritenuto fondato nel merito il nuovo ricorso del ricorrente Consorzio Multiservice, rappresentato e difeso dall’Avv.Diaco, respingendone però la domanda risarcitoria.

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