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Timestamp: 2019-08-25 06:53:52+00:00

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Art. 222 codice di procedura civile - Interpello della parte che ha prodotto la scrittura - Brocardi.it
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Articolo 222 Codice di procedura civile
Interpello della parte che ha prodotto la scrittura
Dispositivo dell'art. 222 Codice di procedura civile
Quando è proposta querela di falso in corso di causa (1), il giudice istruttore interpella la parte che ha prodotto il documento se intende valersene in giudizio. Se la risposta è negativa, il documento non è utilizzabile in causa; se è affermativa, il giudice, che ritiene il documento rilevante, autorizza (2) la presentazione della querela nella stessa udienza o in una successiva [65 disp. att.]; ammette i mezzi istruttori che ritiene idonei, e dispone i modi e i termini della loro assunzione [202 c.p.c. ss.].
(1) L'articolo dispone in merito al caso di giudizio sulla querela di falso proposto in via incidentale. In questa ipotesi, le cautele predisposte dall'ordinamento consistono nel lasciare al giudice la decisione di accogliere o meno la querela verificando la sussistenza dei presupposti di ammissibilità della stessa.
Se il giudizio è stato, invece, proposto in via principale, le cautele si sostanziano nell'onere imposto al querelante di confermare, di persona o a mezzo di procuratore speciale, la sua istanza nella prima udienza davanti al giudice istruttore (99 disp. att.).
(2) Se la parte risponde affermativamente all'interpello, il giudice istruttore deve valutare se il documento sia rilevante ai fini della decisione e l'ammissibilità della querela. Se i presupposti della querela sono tutti presenti, la presentazione della stessa viene autorizzata con ordinanza istruttoria, sottoposta al regime proprio delle ordinanze concernenti l'ammissibilità e la rilevanza dei mezzi di prova.
Poiché la querela può essere proposta in ogni stato e grado del processo, va precisato che in primo grado l'autorizzazione alla presentazione è data dal giudice istruttore, mentre in secondo grado essa è concessa dal collegio.
Massime relative all'art. 222 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 3990/2017
La querela di falso può avere ad oggetto anche una scrittura privata già disconosciuta ai sensi dell'art. 214 c.p.c., salvo, ove sia proposta in via incidentale, il potere del giudice di negare l'autorizzazione alla presentazione della stessa ex art. 222 c.p.c.: peraltro, l'eventuale errore nella concessione di detta autorizzazione non determina l'inammissibilità della querela proposta, in quanto lo stesso potrebbe produrre effetti solo nel giudizio in cui è stata prodotta la scrittura ma non anche in quello di falso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3990 del 15 febbraio 2017)
Cass. civ. n. 20233/2011
Nel procedimento di querela di falso incidentale ad un giudizio pendente davanti al giudice amministrativo, il giudice ordinario non può disporre l'interpello, ai sensi dell'art. 222 c.p.c. e per conoscere se la parte che ha prodotto il documento intenda valersene, atteso che tale disposizione non è interna al procedimento di accertamento del falso ma costituisce un adempimento di verifica preliminare di rilevanza rimesso al giudice della causa principale, nella specie, tuttavia, ad esso non tenuto per l'inapplicabilità della citata norma al giudizio amministrativo, nel quale la materia è disciplinata puntualmente dagli artt. 41 e 42 del r.d. 17 agosto 1907, n. 642.
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 20233 del 3 ottobre 2011)
Cass. civ. n. 1110/2010
In tema di querela di falso, benché il dettato normativo affidi all'istruttore il giudizio sulla rilevanza processuale dell'atto inciso dalla querela e sull'ammissibilità della proposizione della stessa, non è precluso al collegio il riesame dei presupposti suddetti, atteso che l'ordinanza dell'istruttore, non suscettibile di passare in giudicato, può essere riesaminata, sia in ordine ai requisiti formali che nel merito della rilevanza dei documenti impugnati di falso, ai sensi dell'art. 178, primo comma, c.p.c., dal collegio, in sede di decisione della causa. (Nella specie, la Corte ha fatto applicazione del principio in un caso in cui il giudice istruttore aveva rimesso al collegio, senza assumere alcuna determinazione, la valutazione in ordine alla ammissibilità della querela).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1110 del 22 gennaio 2010)
Allorché una delle parti impugni di falso taluni documenti di causa ostativi all'accoglimento delle proprie domande od eccezioni, legittimamente il giudice non autorizza la presentazione della querela di falso, ove ritenga inammissibili quelle domande od eccezioni (nella specie, perché tardive ex art. 345 c.p.c.).
Cass. civ. n. 28514/2008
Per valutare la rilevanza del documento prodotto per la decisione della causa, al fine di autorizzare la proposizione della querela di falso in via incidentale e, quindi, sospendere il giudizio principale, il giudice di merito deve esaminare se i mezzi di prova offerti sono idonei, astrattamente considerati ed indipendentemente dal loro esito, a privare di efficacia probatoria il documento impugnato e tale valutazione è ammissibile solo laddove la parte che intenda impugnare il documento ne indichi, con univocità e tempestività, gli elementi di irregolarità.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 28514 del 1 dicembre 2008)
Cass. civ. n. 12399/2007
La questione della rilevanza dell'eventuale falsità del documento, impugnato con la querela in via incidentale di cui all'art. 221 c.p.c., ai fini della decisione di merito è devoluta esclusivamente al giudice del merito e non a quello della querela, il cui unico compito è quello di affermare o negare la falsità dell'atto, come si evince dal disposto dell'art. 222 dello stesso codice di rito, secondo il quale solo se il giudice istruttore valuta rilevante il documento in funzione della sentenza attinente al giudizio di merito può autorizzare la proposizione della querela.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12399 del 28 maggio 2007)
Cass. civ. n. 4231/2007
Nel caso che, all'interno di un giudizio civile, venga introdotto un giudizio incidentale di falso, ne deriva la necessità di sospendere il processo principale fino alla decisione di quello pregiudiziale di falso. La causa di sospensione del processo principale viene meno non al verificarsi di una qualsiasi ipotesi di cancellazione della causa incidentale dal ruolo, di sospensione o di interruzione di essa, ma soltanto quando il giudizio di falso sia stato deciso con sentenza di merito passata in giudicato ovvero quando esso si sia estinto e l'estinzione sia stata dichiarata con sentenza dal collegio ovvero dall'istruttore con ordinanza non più impugnabile col reclamo al collegio ai sensi degli artt. 308 e 178 c.p.c.; fino a quel momento, non può dirsi cessata la causa di sospensione ex art. 295 c.p.c., per cui deve ritenersi legittimo il rifiuto del giudice di proseguire il procedimento principale, fissando l'udienza allo scopo. (Nella specie, la parte convenuta in un giudizio incidentale di falso aveva eccepito l'incompetenza territoriale del giudice adito e l'attore aveva aderito alla indicazione del giudice competente; il giudice, di fronte al quale era pendente la querela di falso, aveva cancellato dal ruolo la causa e l'attore aveva presentato istanza al giudice della causa principale per la fissazione dell'udienza di prosecuzione del giudizio, che questi aveva rigettato, con valutazione la cui fondatezza è stata confermata dalla S.C.).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4231 del 23 febbraio 2007)
Cass. civ. n. 21062/2006
In materia di querela di falso, il giudice dinanzi al quale la querela sia proposta, anche se privo della competenza a conoscerne (nel caso di specie, giudice di pace) è comunque tenuto ad autorizzare o meno la presentazione della querela sulla base del motivato esame delle condizioni di ammissibilità della stessa, alla stregua del disposto degli artt. 221 e 222 c.p.c. e, se riconosce la rilevanza del documento impugnato di falso e se il modo in cui l'impugnazione è proposta è conforme ai detti requisiti di ammissibilità, è tenuto a sospendere il giudizio e a rimettere le parti dinanzi al tribunale per il relativo procedimento, ai sensi dell'art. 313 c.p.c. (Nella specie, la Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, con la quale il giudice di pace aveva bensì provveduto a verificare la sussistenza del requisito di ammissibilità consistente nella sottoscrizione dell'atto personalmente o da parte di un procuratore speciale, ma aveva erroneamente ritenuto insussistente il requisito stesso, a fronte del deposito da parte del difensore di un testo contenente la querela sottoscritto dalla parte personalmente, con delega all'avvocato per il deposito dell'atto).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 21062 del 28 settembre 2006)
Cass. civ. n. 15493/2002
In tema di querela di falso, la mancata comparizione o la mancata risposta della parte che ha prodotto la scrittura all'interpello rivoltele dal giudice, ai sensi dell'art. 222 c.p.c., equivale a risposta negativa, atteso che, in aderenza alla lettera e allo spirito della norma citata, è richiesta alla parte che ha prodotto il documento impugnato di falso, per la gravità delle conseguenze che ne derivano, una esplicita conferma della volontà di servirsene (già manifestata con la produzione del documento stesso, ma non più sufficiente, di per sè sola, nella nuova situazione processuale determinata dalla proposizione della querela, a consentirne l'uso) e dunque un'esplicita risposta affermativa all'interpello, alla quale non è dato sopperire con un comportamento decisamente equivoco, quale è la renitenza o il silenzio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15493 del 5 novembre 2002)
Cass. civ. n. 7099/1998
Fra gli atti e i documenti contro i quali nel giudizio di legittimità può proporsi la querela di falso rientra lo stesso ricorso per cassazione, documento cardine di quel giudizio, potendo contestarsi con tale mezzo la genuinità della sottoscrizione apposta dal difensore per assumere la paternità del ricorso o per autenticare la firma del ricorrente sulla procura in calce o a margine del ricorso stesso. In tali ipotesi la mancata comparizione della parte ricorrente all'udienza fissata per il suo interpello ai sensi dell'art. 222 c.p.c., equivale a risposta negativa all'interpello stesso e comporta l'inammissibilità del ricorso.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7099 del 20 luglio 1998)
Cass. civ. n. 12054/1997
In tema di querela di falso, alla ipotesi (normativamente disciplinata dall'art. 222 c.p.c.) di risposta negativa della parte all'interpello del giudice di volersi avvalere del documento oggetto della querela è legittimamente equiparabile l'ipotesi in cui la parte medesima, dopo la presentazione della querela, dichiari spontaneamente di rinunziare ad avvalersi del documento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12054 del 28 novembre 1997)
Cass. civ. n. 6911/1996
La proponibilità della querela di falso in via incidentale, quale mezzo al fine di rimuovere la forza probatoria di un documento posto dall'avversario a base della domanda o dell'eccezione, esige la rilevanza del documento stesso, cioè la sua potenziale attitudine ad incidere sulla statuizione nel merito, e, pertanto, deve essere negata ove l'indagine sul rapporto sostanziale, cui si riferisca quel documento, sia preclusa (nella specie, per effetto di giudicato esterno, opposto dalla parte interessata).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6911 del 30 luglio 1996)
Cass. civ. n. 3705/1995
La querela di falso proposta in corso di causa non dà origine, di per sé, al procedimento di verificazione della prova documentale con esso impugnata — che, a pena di nullità, deve essere trattato e deciso in contraddittorio necessario del pubblico ministero — ma quell'effetto si realizza soltanto se e quando il giudice davanti al quale è stata proposta, a seguito di delibazione della sua ammissibilità e concreta utilità, ne autorizza la presentazione con apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se congruamente e correttamente motivato. Pertanto, alla preliminare delibazione della querela di falso ed alla pronuncia del provvedimento che ne autorizza la presentazione ovvero non la consente, il pubblico ministero resta estraneo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3705 del 29 marzo 1995)
Cass. civ. n. 9409/1994
In tema di prova documentale e con riguardo a querela di falso proposta in via incidentale, la risposta positiva della parte all'interpello rivoltole dal giudice, circa l'intenzione di avvalersi del documento contestato - risposta che preclude l'acquisizione della prova nelle more della decisione sulla querela di falso - è revocabile, perché l'utilizzazione del documento resta nella disponibilità della parte che lo ha prodotto e che può, pertanto, dichiarare successivamente di rinunciare ad avvalersene.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 9409 del 11 novembre 1994)
Cass. civ. n. 1333/1993
L'accertamento dell'ammissibilità e concludenza della querela di falso e la conseguente sospensione del giudizio fino all'esito di quello sulla querela ha carattere meramente strumentale e non può, quindi, essere autonomamente impugnato in Cassazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1333 del 3 febbraio 1993)
Cass. civ. n. 13122/1992
Nel giudizio promosso con querela di falso in via principale, il giudice, che, per qualsiasi ragione, la ritenga inammissibile, non può accertare fatti contrari a quelli riportati nei documenti impugnati, dato che la pronuncia d'inammissibilità della domanda preclude ogni ulteriore indagine.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13122 del 11 dicembre 1992)
Cass. civ. n. 7054/1992
La risposta all'interpello del giudice se la parte che aveva prodotto il documento intenda avvalersene — dopo che contro di esso sia stata proposta querela di falso — può essere validamente resa anche dal procuratore costituito che non sia munito di mandato speciale per il compimento di tale atto, non importando, questo, disposizione del diritto in contesa, né essendo la prescrizione del mandato speciale richiesta dall'art. 222 c.p.c. a differenza della disciplina dell'art. 221 c.p.c. per la proposizione della querela di falso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7054 del 8 giugno 1992)
Cass. civ. n. 8333/1990
La dichiarazione di volersi avvalere di un documento è necessaria quando il documento sia contestato, ai fini di provocarne il procedimento di verificazione, ma non quando la parte fondi le sue domande su quel documento, la cui provenienza da chi l'ha prodotto non abbia formato oggetto di contestazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8333 del 17 agosto 1990)
Cass. civ. n. 4616/1987
In tema di querela di falso, la risposta negativa della parte che ha prodotto la scrittura all'interpello rivolto dal giudice, ai sensi dell'art. 222 c.p.c., se intenda valersi in giudizio del detto documento, può desumersi da un equivalente contegno processuale della parte, quale la mancata comparizione a rispondere e le ammissioni contenute negli scritti difensivi.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4616 del 20 maggio 1987)
Cass. civ. n. 3397/1984
Qualora la querela di falso, proposta in corso di causa, investa un documento non nella sua interezza, ma soltanto per una parte, come nel caso in cui riguardi esclusivamente la data apposta su una scrittura privata a firma del querelante, la dichiarazione di non volere avvalersi della suddetta parte, resa dall'avversario, che ha prodotto il documento, in sede d'interpello, ne comporta, con la definitiva acquisizione limitata al residuo contenuto, la inutilizzabilità per la parte contestata, con il conseguente venir meno dell'interesse del querelante stesso a conseguire un giudizio sulla dedotta falsità ovvero, quando il procedimento penda in grado d'appello, ad ottenere la sua sospensione, con la rimessione al tribunale della causa di falsità.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3397 del 5 giugno 1984)
Cass. civ. n. 5345/1980
Nell'istruzione della causa, a seguito della proposizione della querela di falso, tanto in via principale, quanto in via incidentale, il giudice può avvalersi di ogni ordinario mezzo di prova, e, quindi, può anche ordinare l'esibizione in giudizio di un documento, ai sensi e nei modi di cui all'art. 210 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5345 del 2 ottobre 1980)
Cass. civ. n. 3131/1980
Il giudizio preliminare sulla ritualità della proposizione della querela di falso deve essere compiuto con riferimento al momento della relativa decisione, prendendo cioè in considerazione gli atti e gli atteggiamenti processuali seguiti alla dichiarazione introduttiva, i quali, come possono concorrere a conferirle la produttività giuridica tipica in via di sanatoria, o realizzarla alla luce del generale principio della rinnovabilità tempestiva degli atti processuali, così possono arricchirne il corredo probatorio. (Nella specie l'indicazione delle scritture di comparazione era stata fatta dal querelante successivamente alla proposizione della querela di falso).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3131 del 12 maggio 1980)
Cass. civ. n. 3848/1979
Qualora sia proposta querela di falso in corso di causa, il giudice deve interpellare, ai sensi dell'art. 222 c.p.c., il presentatore del documento, chiedendogli se intenda valersene in giudizio, nel solo caso in cui questi sia colui che voglia giovarsi dell'atto, in quanto la suddetta norma si riferisce per l'interpello a chi esibisce il documento, avendo riguardo all'ipotesi normale (id quod plerumque accidit) che il presentatore dell'atto s'identifichi con la persona che di esso intenda giovarsi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3848 del 5 luglio 1979)
Cass. civ. n. 5870/1978
Ai fini della dichiarazione di improcedibilità della querela di falso per sopravvenuto difetto di interesse non è necessario che sia stata proposta una «formale eccezione» al riguardo, posto che il venir meno dell'interesse ad agire può essere, in ogni stato e grado del giudizio, dichiarato d'ufficio dal giudice ex actis.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5870 del 12 dicembre 1978)

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Articolo 222

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