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Timestamp: 2020-08-14 06:03:06+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 31889 del 10/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31889 del 10/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 10/12/2018, (ud. 12/09/2018, dep. 10/12/2018), n.31889
sul ricorso 23004-2017 proposto da:
M.F., elettivamente domiciliata in ROMA, V. NAZARIO
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MASSIMO PISTILLI;
avverso la sentenza n. 1723/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
che con sentenza del 24-30 marzo 2017 numero 1723 la Corte d’Appello di Roma riformava la sentenza del Tribunale di Viterbo e – per l’effetto – rigettava la domanda proposta da M.F. nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (in prosieguo: MIUR) per la dichiarazione di illegittimità della reiterazione dei contratti a termine intercorsi tra le parti per lo svolgimento della attività di docente nel settore scolastico;
che la Corte territoriale a fondamento della decisione osservava che la M. era stata assunta con plurimi contratti a termine in relazione a posti individuati su organico “di fatto” e su organico “di diritto”; in relazione a questi ultimi rapporti il periodo complessivo di durata dei contratti non superava il termine triennale sicchè non era stato realizzato abuso nel rinnovo del contratto a termine;
che avverso la sentenza ha proposto ricorso M.F., articolato in quattro motivi, cui ha opposto difese il MIUR con controricorso;
che la proposta del relatore è stata comunicata alle parti- unitamente al decreto di fissazione dell’udienza- ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..
– con il primo motivo- ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, – violazione e falsa applicazione della Dir. CE n. 70 del 1999, del 28 giugno 1999 e dell’accordo quadro ad essa allegato nonchè del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 1,4,5,10 e 11, anche in combinato disposto della L. 4 giugno 1999, numero 124, art. 4, per avere la sentenza escluso il risarcimento del danno derivato dall’abuso del contratto a termine in ragione della successiva immissione in ruolo del lavoratore a termine;
– con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, – violazione e falsa applicazione della Dir. CE n. 70 del 1999, del 28 giugno 1999 e dell’accordo quadro ad essa allegato nonchè dell’obbligo internazionale derivante dall’art. 6 della CEDU, sempre sotto il medesimo profilo;
– con il terzo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, – violazione e falsa applicazione della Dir. CE n. 70 del 1999, del 28 giugno 1999 e dell’accordo quadro ad essa allegato, del D.Lgs. n. 368 del 2001, dell’art. 2697 c.c., per avere la Corte territoriale posto a carico del lavoratore l’onere di dimostrare il danno subito per effetto dell’abusiva reiterazione dei contratti a termine;
– con il quarto motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, – violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., per avere il giudice dell’appello compensato le spese di lite laddove, essendo stata preliminarmente riconosciuta la illegittimità della reiterazione dei contratti a termine, le spese avrebbe dovuto essere poste a carico del MIUR, parte virtualmente soccombente.
La parte ricorrente ha proposto, altresì, istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia della questione della idoneità della L. n. 107 del 2015, art. 1, commi 131 e 132 e comma 95, a costituire misura proporzionata e dissuasiva a garanzia della effettività della clausola 5 dell’accordo quadro ed, in subordine, di rinvio della decisione in attesa della pronuncia della Corte di giustizia, investita della medesima questione dalla Corte d’Appello di Trento;
In assenza dell’abuso non vi è stata, dunque, alcuna pronunzia sul danno nè è prospettabile una soccombenza virtuale del MIUR;
che, trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, (che ha aggiunto al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater) della sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la impugnazione integralmente rigettata.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
 sentenza 
 art. 1
 art. 1
 art. 13