Source: http://www.studiocarugnoecimarelli.it/news/archives/11-2014
Timestamp: 2018-07-16 16:04:16+00:00

Document:
Testo coordinato del D.L. sul nuovo Processo Civile.
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 12 settembre 2014, n. 132
Testo del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 212 del 12 settembre 2014), coordinato con la legge di conversione 10 novembre 2014, n. 162 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di giustizia civile.
Antitrust. Pesante condanna al Consiglio Nazionale Forense.
Internet e tariffe: l'Antitrust dà torto al Consiglio Nazionale Forense.
Le norme che regolano la professione dell'Avvocatura cominciano a scricchiolare sulle crepe della diffusa inadeguatezza ai tempi attuali.
Le difficolta' a rapportarsi con la pubblicita', con internet o con le nuove forme di comunicazione si manifestano tutte in una regolamentazione ottocentesca.
Proprio mentre il Processo Civile Telematico irrompe con tutta la sua modernita' il CNF si ispira ancora a concezioni Manzoniane dell'Avvocatura.
Ed ecco arrivare le censure dagli organi di vigilanza sulla libera concorrenza.
L'obbligatorietà della tariffa minima e il 'divieto' di pubblicizzare sconti sulle parcelle su siti Internet costituiscono una illecita limitazione della concorrenza.
Così il Garante ha inflitto al Cnf una multa da 912.536 euro per aver posto in essere atti lesivi del principio che tutela la libera concorrenza, limitando l'autonomia degli avvocati in materia di compensi professionali.
Alla multa è stata aggiunta una diffida perché non si ripetano situazioni simili in futuro. Si chiude così un'istruttoria sulle condotte del Cnf per violazione dell'art. 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Il Consiglio forense è stato multato, in particolare, per aver pubblicato una circolare con cui reintroduceva di fatto l'obbligatorietà delle tariffe minime, non più vincolanti dopo la cosiddetta "riforma Bersani" del 2006 ed effettivamente abrogate nel 2012.
L'altro comportamento sanzionato era di aver adottato un parere contro i siti Internet che propongono ai consumatori associati sconti sulle prestazioni professionali.
La tesi sostenuta dall'Organo di governo dell'Avvocatura era che ciò confliggerebbe con il divieto di accaparramento della clientela sancito dal Codice deontologico della categoria.
Cassazione. Quando la segnalazione in Centrale Rischi, da parte di una banca, e' illegittima.
La Cassazione, con una sentenza molto interessante, ha provato a mettere qualche perimetro al potere delle banche di segnalare in Centrale Rischi, una posizione di sofferenza.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 25 settembre – 6 novembre 2014, n. 23646
Presidente Forte – Relatore Acierno
Con la sentenza impugnata, la Corte d'Appello di Firenze ha rigettato l'impugnazione proposta da G.P. in proprio e quale legale rappresentante della s.a.s. Giuntini Paolo e C. nonché da S.R. avverso la sentenza di primo grado con la quale non era stata riconosciuta la responsabilità della Cassa di Risparmio di Pescia e Pistoia per duplice illegittima segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d'Italia della sofferenza delle parti appellanti eseguita dall'Istituto di credito a fine maggio 1992 ed a metà giugno dello stesso anno.
Il giudice di primo grado era pervenuto al rigetto all'esito di consulenza d'ufficio ritenendo che fosse ravvisabile nei clienti della banca una situazione comparabile all'insolvenza.
La Corte d'Appello, al contrario, ha ritenuto che con riferimento alla prima segnalazione relativa ad una sofferenza di 522.000.000 di lire non poteva ravvisarsi una condizione equiparabile all'insolvenza dal momento che la banca deteneva in pegno titoli pubblici di cui erano titolari le parti debitrici, alienati solo dopo la segnalazione per l'importo di oltre 470.000.000., con conseguente riduzione dello scoperto a poco più di 50.000.000, peraltro produttivo della seconda segnalazione. Ha osservato al riguardo la Corte d'Appello che nella specie non vi era una situazione di perdurante scoperto dal momento che la società poteva far fronte alle esposizioni debitorie e che una vendita tempestiva dei titoli peraltro debitamente autorizzata fin dal febbraio dalla società avrebbe ridotto drasticamente il debito anche in ordine agli interessi passivi indebitamente maturati.
Risultava, in conclusione, non comprensibile il comportamento della banca che, invece di provvedere alla vendita dei titoli, trasferiva l'intera posizione a sofferenza.
Tuttavia, osservava la Corte d'Appello che la segnalazione doveva ritenersi corretta in ordine al debito residuo al netto della vendita dei titoli dal momento che una volta realizzato il pegno ed in mancanza di ulteriore liquidità la situazione equiparabile all'insolvenza era ravvisabile.
La dedotta legittimità della seconda segnalazione determinava il rigetto della domanda risarcitoria. Avverso tale pronuncia hanno proposto ricorso per cassazione la società in accomandita semplice ed i suoi soci affidandosi ad un unico motivo. Ha resistito con controricorso e ricorso incidentale affidato ad un motivo l'istituto bancario. La Cassa di Risparmio di Pistoia ha depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ..
Con l'unico motivo di ricorso viene dedotta ex art. 360 n. 5 cod. proc. civ. la radicale contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata in ordine alla legittimità della seconda segnalazione nonostante l'illegittimità della prima che della seconda è stata causa in quanto determinata, secondo la ricostruzione dei fatti eseguita dalla stessa sentenza impugnata, da un comportamento non diligente della banca che ha provveduto tardivamente (e solo dopo la segnalazione) alla vendita dei titoli detenuti in pegno, così determinando la quasi integralità della esposizione debitoria residua.
L'esposizione del motivo è preceduta dall'illustrazione del fatto controverso.
Nell'unico motivo di ricorso incidentale l'istituto bancario contesta l'illegittimità della prima segnalazione ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ., rilevando, in particolare, che alla stregua della circolare della Banca d'Italia n. 139 del 1991 debbano essere ricomprese nel concetto di "sofferenza" le situazioni d'insolvenza od equiparabili, indipendentemente dalle garanzie che le assistono e dalle previsioni di perdita. Non c'è bisogno di una condizione d'incapienza irrecuperabile ma è sufficiente una grave difficoltà economica quale quella riscontrabile in capo alla società anche in considerazione delle mere aspettative di miglioramento economico e di concessione di mutui o finanziamenti.
Si ritiene di dover preliminarmente affrontare il motivo di ricorso incidentale in quanto relativo alla prima e più consistente situazione di sofferenza segnalata alla Centrale Rischi da parte della Cassa di Risparmio.
Il motivo è inammissibile. La censura pur se genericamente formulata ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ. e, conseguentemente, astrattamente qualificabile come violazione di legge, si fonda sulla contestazione della valutazione fattuale eseguita dalla Corte d'Appello in ordine alla prima segnalazione. La comparazione degli indicatori della condizione economico-patrimoniale della società è stata eseguita con accuratezza e con motivazione del tutto esauriente ed adeguata dalla Corte d'Appello. In particolare, la Corte ha rilevato che la società, nel settembre 1992, subito dopo la seconda segnalazione aveva provveduto all'integrale ripianamento del suo scoperte - che al 31/12/91 era stato concesso un mutuo per ottocento milioni di lire garantito da titoli di stato per 600.000.000; che fin dal febbraio 1992 la società autorizzava la vendita di parte dei titoli, così come la seconda tranche nel maggio del 1992 ma l'istituto vi provvedeva soltanto dopo la segnalazione. L'esistenza della garanzia, veniva, di conseguenza, non valutata in sé ma in correlazione con la possibilità di ottenere immediata e capiente provvista. Peraltro, sotto il profilo della non corretta applicazione dei criteri di riconoscimento dell'insolvenza così come definiti dalla Banca d'Italia, deve osservarsi che la Corte d'Appello ne ha correttamente illustrato le caratteristiche, previo inquadramento delle medesime nel corretto sistema normativo delle fonti e, proprio partendo da esse ha formulato la valutazione d'illegittimità della segnalazione sotto il profilo, in particolare del facile recupero della provvista mancante.
In ordine all'unico motivo del ricorso principale, deve preliminarmente disattendersi l'eccezione d'inammissibilità per difetto del momento di sintesi fattuale, richiesto a pena d'inammissibilità dall'art. 366 bis cod. proc. civ. ultima parte, ratione temporis applicabile. La sintesi del fatto controverso è stata, infatti, svolta dalla parte ricorrente in apertura del motivo, con apposita epigrafe. Poiché la collocazione grafica non può che essere ininfluente e dall'esame del contenuto del paragrafo denominato "fatto controverso" risulta adeguatamente illustrato sia il fatto che la contraddittorieta "decisiva" in forma sintetica, può procedersi all'esame della fondatezza del motivo stesso.
Al riguardo deve rilevarsi che l'affermata legittimità della seconda segnalazione contrasta nettamente e risulta incompatibile sul piano logico con la opposta valutazione riferita alla prima. Tale valutazione si fonda, infatti, in particolare, sul comportamento quanto meno non ispirato alla diligenza del banchiere da parte dell'istituto di credito,per non aver provveduto alla sollecita vendita dei titoli di stato invece di differirne l'alienazione ad un momento successivo alla segnalazione. Secondo quanto affermato dalla Corte d'Appello la vendita anticipata avrebbe determinato il sostanziale azzeramento dell'esposizione, comunque ridotta a poco più di 50.000.000 di lire rispetto alla cifra molto più elevata della prima segnalazione. Da tali premesse consegue che il debito residuo, a parte il suo modesto ammontare e la sua recuperabilità (avvenuta poco dopo la segnalazione) è stato determinato dal comportamento della banca che ha ritenuto di differire la vendita titoli ad un momento successivo alla prima segnalazione, per effetto della quale si sono determinate le conseguenze d'impedimento di accesso al credito denunciate dalla parte ricorrente.
La contraddittorietà tra premessa e conclusione relativamente alla seconda segnalazione è insanabile, tanto più che la Corte d'Appello ha espressamente riconosciuto che la società debitrice aveva risposto ai solleciti della banca dimostrando piena propensione al ripianamento mediante la vendita dei titoli.
L'accoglimento del motivo, contrariamente a quanto sostenuto dalla parte controricorrente, non è privo d'interesse per il ricorrente dal momento che l'insussistenza di un "danno risarcibile" viene desunta dalla Corte d'Appello esclusivamente dalla legittimità della seconda segnalazione che, comunque avrebbe giustificato la chiusura delle linee di credito.
In conclusione il ricorso principale deve essere accolto e la sentenza cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Firenze in diversa composizione. Il ricorso incidentale deve invece essere dichiarato inammissibile.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso incidentale.
Accoglie il ricorso principale. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d'Appello di Firenze in diversa composizione.
La riforma del processo civile e' legge.
La Camera ha definitivamente approvato il testo di legge sulla riforma del processo civile senza modifiche al testo proveniente dal Senato.
A fondo pagina il linker leggere le modifiche apportate dal Senato.
Il disegno di legge A.C. 2681,"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile", approvato con modificazioni dal Senato, riguarda i seguenti ambiti:
il trasferimento in sede arbitrale di procedimenti civili pendenti; la convenzione di negoziazione assistita, quale accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza di avvocati; sono disciplinate inoltre alcune ipotesi speciali di negoziazione assistita, tra cui quelle relative a separazione e divorzio;ulteriori semplificazioni del procedimento di separazione e divorzio, con la possibilità per i coniugi di concludere un accordo davanti al sindaco; misure per la funzionalità del processo civile di cognizione, concernenti la compensazione delle spese, il passaggio dal rito ordinario al rito sommario, la riduzione del periodo di sospensione feriale dei termini processuali e delle ferie dei magistrati; la tutela del credito e l’accelerazione del processo di esecuzione forzata e delle procedure concorsuali, attraverso misure di contrasto nel ritardo dei pagamenti, l’iscrizione a ruolo nel processo esecutivo per espropriazione, la semplificazione del processo esecutivo, il monitoraggio delle procedure esecutive individuali e concorsuali e il deposito della nota di iscrizione a ruolo con modalità telematiche; il procedimento di tramutamento dei magistrati.
Nel corso dell’esame, il Senato ha introdotto due nuovi articoli concernenti:
l’impignorabilità dei depositi a disposizione delle rappresentanze diplomaticheil ripristino degli uffici del giudice di pace a Ostia (Roma) e Barra (Napoli).
Il Senato ha inoltre soppresso gli artt. 7 (Conciliazione avente per oggetto diritti del prestatore di lavoro) e 15 (Dichiarazioni rese al difensore nel processo civile).
Il CSM ha espresso, il 9 ottobre 2014, un articolato parere sul decreto-legge.
La Camera non ha apportato modifiche al provvedimento.
Trasferimento in sede arbitrale di procedimenti pendenti
E’ prevista la possibile di trasferire - su istanza congiunta delle parti al giudice - dalla sede giudiziaria a quella arbitrale le cause civili in corso dinanzi al tribunale o in grado d'appello, pendenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge.
Il trasferimento è, tuttavia, escluso per le cause già assunte in decisione; per quelle che hanno ad oggetto diritti indisponibili e, salvo specifici casi, per le cause in materia di lavoro. Il lodo pronunciato ha, a tutti gli effetti, il valore di sentenza.
Il giudice deve trasferire il fascicolo di causa al presidente dell'ordine circondariale degli avvocati, che nomina tra gli iscritti all'ordine - a seconda del valore della stessa (inferiore o superiore a 100.000 euro) - un arbitro unico o un collegio arbitrale. In primo grado, il termine di termine di pronuncia del lodo è quello di 240 gg. del codice di procedura civile. Mentre in appello sono stabiliti 120 gg. Se il lodo in appello non viene pronunciato nel termine, la causa va riassunta entro 60 gg. davanti al giudice pena l'estinzione (e, quindi, il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado). Analoga riassunzione, entro 60 gg., va fatta in caso sia dichiarata la nullità del lodo.
Per incentivare l'arbitrato, un decreto Ministro della giustizia potrà stabilire riduzioni dei parametri relativi ai compensi degli arbitri. Lo stesso decreto potrà introdurre criteri di assegnazione degli arbitrati in riferimento alle specifiche competenze necessarie nonché a criteri di rotazione negli incarichi.
Viene introdotto un ulteriore strumento di composizione stragiudiziale delle controversie ovvero la convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati.
All'atto del conferimento dell'incarico, l'avvocato deve informare il cliente della possibilità di ricorrere a tale strumento; la mancata informativa costituisce infrazione disciplinare dell'avvocato. La convenzione – che consiste in un accordo amichevole tra le parti finalizzato a risolvere in via amichevole la controversia - non incontra limiti di materia, esclusi i diritti indisponibili e i contenziosi in materia di lavoro. In relazione al suo concreto contenuto, la convenzione - redatta in forma scritta a pena di nullità - deve indicare sia l'oggetto della controversia che il termine concordato dalle parti per la conclusione della procedura, in ogni caso non inferiore a un mese e non superiore a 3 mesi (fatto salvo un possibile rinnovo di 30 giorni).
L'esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità in specifiche materie. Viene, quindi, previsto in tali ipotesi che colui che agisce in giudizio deve preventivamente invitare il convenuto alla stipula della convenzione di negoziazione. Ciò vale:
per le domande giudiziali relative a controversie in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti;per le domande di pagamento, a qualsiasi titolo, di somme non superiori a 50 mila euro.
L'improcedibilità non trova invece applicazione per le controversie in materia di obbligazioni contrattuali derivanti da contratti tra professionisti e consumatori né per quelle in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari; nei procedimenti per ingiunzione (compresa l'eventuale opposizione); di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di opposizione o incidentali di cognizione relativi all'esecuzione forzata; nei procedimenti camerali e nell'azione civile nel processo penale; quando la parte può stare in giudizio personalmente.
La condizione di procedibilità si considera avverata in caso di mancata adesione o di rifiuto della negoziazione assistita entro 30 gg dall'invito nonché per lo spirare del termine mensile per la conclusione del procedimento. E’, infine, disciplinata la procedura dei casi in cui una delle parti della negoziazione assistita versi nelle condizioni per l'ammissione al gratuito patrocinio.
Circa gli effetti della mancata accettazione e del fallimento dell'accordo di negoziazione assistita, l'invito all'accordo deve contenere l'avviso all'altra parte che il giudice può valutare la mancata risposta o il rifiuto dell'invito con mala fede o colpa grave ai fini di una possibile condanna al risarcimento dei danni per responsabilità aggravata; per gli stessi motivi, deve essere avvertita l'altra parte della possibilità che il giudice valuti l'esecuzione provvisoria di una pretesa creditoria quando il credito appaia fondato su titolo certo.
Quanto agli effetti del raggiungimento dell'accordo di negoziazione assistita, è attribuita all'accordo che definisce la lite valore di titolo esecutivo e per l'iscrizione di ipoteca giudiziale. L'accordo raggiunto deve essere integralmente trascritto nel precetto. E' sancita, infine, l'illiceità sotto il profilo deontologico della condotta dell'avvocato che impugna l'accordo di cui ha contribuito alla redazione.
Sono regolati gli effetti che la comunicazione dell'invito a stipulare la convenzione di negoziazione assistita produce sulla prescrizione e sulla decadenza dall'azione giudiziale: in particolare, l'invito alla stipula della convenzione è causa interruttiva del corso della prescrizione.
Sono individuati gli obblighi dei difensori cui è affidata la procedura di negoziazione assistita. In particolare è vietato agli avvocati essere nominati arbitri nelle controversie aventi il medesimo oggetto della convenzione di negoziazione (o connesse); gli stessi avvocati e le parti sono vincolati ad obblighi di lealtà e riservatezza sul contenuto delle informazioni ricevute. Se fallisce la negoziazione agli avvocati è comunque vietato di utilizzare in un eventuale, successivo giudizio le dichiarazioni rese e le informazioni acquisite. La violazione degli obblighi costituisce illecito disciplinare.
E’ inoltre escluso, nella disciplina antiriciclaggio, l'obbligo per l’avvocato di segnalare operazioni sospette, anche nell'ipotesi di consulenza sull'eventualità di intentare o evitare un procedimento, nella quale si sia innestata la procedura di negoziazione assistita.
In materia di raccolta dei dati concernenti le procedure di negoziazione assistita, spetta al Consiglio dell'ordine forense territoriale fungere da centro di raccolta delle copie degli accordi raggiunti mediante la procedura di negoziazione assistita; è, invece, affidato al Consiglio Nazionale Forense il compito di monitorare le procedure e di trasmettere i dati al Ministero della giustizia. In capo allo stesso Ministero sono stabiliti obblighi di relazione annuale alle Camere sullo stato di attuazione della nuova disciplina.
E’ poi regolata una particolare forma di negoziazione assistita, finalizzata specificamente alla soluzione consensuale stragiudiziale delle controversie in materia di separazione personale, di cessazione degli effetti civili e scioglimento del matrimonio ovvero di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio. Il ricorso a tale istituto è consentito anche in presenza di figli minori o di figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti. In tal caso il pubblico ministero presso il tribunale competente, cui l'accordo deve essere trasmesso entro 10 gg., autorizza l'accordo raggiunto in quanto rispondente all'interesse dei figli. Analogo passaggio giudiziale è innestato nel procedimento di negoziazione in assenza di figli minori. Anche qui si è prevista la necessità di trasmissione dell'accordo al pubblico ministero presso il tribunale competente per un controllo di regolarità; spetta allo stesso PM il rilascio del nullaosta all'accordo.
Semplificazione dei procedimenti di separazione e divorzio
E’ introdotta una ulteriore disciplina volta alla semplificazione dei procedimenti di separazione personale e di divorzio, complementare a quella di negoziazione assistita. Oltre che davanti ad avvocati, viene, infatti, garantita la possibilità di concludere dinanzi al sindaco un accordo di separazione o di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili o, infine, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.
La procedura non è possibile in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti. Con esclusione dell'accordo riguardante la modifica delle condizioni di separazione e divorzio, un ulteriore adempimento procedurale è disposto per la conferma dell'accordo:il sindaco, infatti, dovrà invitare in tali casi i coniugi a comparire davanti a sé entro 30 gg. per la conferma dell'accordo. La mancata comparizione è motivo di mancata conferma.
Funzionalità del processo civile di cognizione
Sono delimitati i casi in cui il giudice può compensare le spese tra le parti, al fine di evitare il c.d. abuso del processo.
E’ consentito il passaggio d'ufficio dal rito ordinario a quello sommario nel processo civile.
E’ ridotto il periodo di sospensione feriale dei termini processuali (da 45 a 31 giorni) e la durata delle ferie dei magistrati e degli avvocati dello Stato, che sono portate da 45 a 30 giorni.
Tutela del credito e processo esecutivo
Viene aumentato un aumento (dall'1% all'8,15%) il tasso di interesse moratorio in pendenza di un contenzioso civile o di un procedimento arbitrale.
E’ modificato il codice di procedura civile in modo da introdurre, a carico delcreditore, l'obbligo di depositare, nei processi esecutivi per espropriazione forzata,la nota di iscrizione a ruolo. Solo a seguito di tale adempimento la cancelleria del tribunale procederà alla formazione del fascicolo dell'esecuzione. A partire dal prossimo 31 marzo 2015, il deposito della nota di iscrizione a ruolo dovrà avvenire esclusivamente con modalità telematiche.
Sono poi modificati vari aspetti della disciplina dell'espropriazione forzata. In particolare, a seguito delle modifiche approvate dal Senato il provvedimento:
• attribuisce la competenza per l'esecuzione forzata di crediti al tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, mantenendo il principio previgente, della competenza del giudice del luogo di residenza del terzo debitore, nei soli casi di esecuzione nei confronti di una pubblica amministrazione;
• disciplina la ricerca con modalità telematiche dei beni del debitore da pignorare;
• prevede tali modalità di ricerca anche quando l'autorità giudiziaria deve ricostruire l'attivo e il passivo nelle procedure concorsuali, deve adottare provvedimenti in materia di famiglia o di gestione dei patrimoni altrui;
• introduce la chiusura anticipata del processo esecutivo per infruttuosità, quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo degli assetti patrimoniali pignorati;
• disciplina l'espropriazione forzata su autoveicoli e motoveicoli;
• modifica la disciplina dell'espropriazione presso terzi, eliminando l'obbligo per il terzo di presenziare all'udienza e consentendogli di limitarsi a rendere una dichiarazione con modalità telematiche;
• prevede, nell'espropriazione immobiliare, che il giudice possa autorizzare la vendita con incanto solo se ritiene che con tale modalità sia possibile ottenere un prezzo superiore della metà rispetto al valore stimato dell'immobile;
• disciplina il procedimento che, in sede di rilascio, l'ufficiale giudiziario deve seguire al fine di liberare l'immobile dai beni mobili in esso eventualmente rinvenuti, prevedendone la vendita o la distruzione.
Inoltre, si prevede l'impignorabilità dei depositi bancari o postali a disposizione delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere quando, preventivamente, il capo della rappresentanza diplomatica abbia comunicato al nostro Ministero degli affari esteri e all'ente di credito, che quelle depositate sono somme destinate esclusivamente all'espletamento delle funzioni diplomatiche. La nullità degli atti di espropriazione forzata è rilevabile d'ufficio.
Viene introdotto l'obbligo di deposito telematico di una serie di rapporti periodici e finali nell'ambito di procedure esecutive, concorsuali e di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Ciò per consentire, oltre che un controllo da parte del giudice preposto, anche al Ministero della giustizia e al Ministero delle attività produttive di verificare l'esito e l'efficienza di tali procedure a fini statistici.
Sono introdotte misure per ridurre i tempi di scopertura dei posti vacanti, all'esito delle procedure di tramutamento orizzontale (cioè i trasferimenti successivi all'assegnazione di sede dopo il tirocinio iniziale e che non prevedono né il conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi né il conferimento delle funzioni ai magistrati di prima nomina).
Sono poi ripristinati due uffici del giudice di pace già soppressi all'esito della riforma della geografia giudiziaria. Si tratta degli uffici di Ostia nel comune di Roma (circondario del tribunale di Roma) e di Barra nel comune di Napoli (circondario del tribunale di Napoli).
Per garantire la copertura finanziaria, laddove si dovessero registrare minori entrate rispetto alle previsioni, è rimesso a un decreto del ministro della giustizia l'aumento - nella misura necessaria - del contributo unificato.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 378
 art. 360
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 art. 360
 art. 360
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