Source: http://lunanuova2013.blogspot.it/
Timestamp: 2017-10-22 00:38:39+00:00

Document:
CASO SAGUTO E LA RETE DI MAGISTRATI
Dopo l'estate inizierà a Caltanissetta il processo per gli illeciti accaduti nella gestione della sezione misure di prevenzione di Palermo, sezione che si interessa di sequestri e confische (della mafia e non). Deciderà il GUP.
La sezione era al tempo dei fatti (2015) presieduta da Silvana Saguto, magistrato ora imputato di corruzione. Assieme a lei, imputati anche il marito, il padre e un figlio del magistrato, l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, amministratori giudiziari, un colonnello della Dia e i giudici Lorenzo Chiaramonte, Tommaso Virga e Fabio Licata.
Coinvolto nella vicenda, ma neppure indagato, anche Guglielmo Muntoni, il magistrato che ricopre dal 9 ottobre 2013 la carica di Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma (Terza Sezione Penale, dove in pratica si gestiscono i beni sequestrati). In pratica lo stesso ruolo della Saguto ma a Roma. Di Muntoni si è già parlato per i fatti di Ostia (1) così come per l'inchiesta disciplinare del CSM nei suoi confronti (2) e per il non previsto dissequestro dei beni del clan Pagnozzi in 'Camorra Capitale' (3).
In attesa degli sviluppi del processo penale contro la Saguto e del procedimento disciplinare contro Muntoni, vogliamo riportare un brano tratto dal decreto di sequestro dei beni della Saguto in cui viene fuori il nome di Claudio Castelli, noto alle cronache per essere stato un esponente di primo piano della corrente di Magistratura Democratica (il sindacato di sinistra dei magistrati), della quale è stato per alcuni anni anche segretario nazionale. Oggi Castelli è il presidente della Corte d'Appello di Brescia e da tutti viene definito "un grande organizzatore". In pratica, da questo brano, si percepisce una forte rete di conoscenze che dovrebbe esser chiarita: possibile che in ambienti così alti nessuno avesse conoscenza di cosa stesse accadendo a Palermo?
Gli inquirenti hanno ricostruito quello che definiscono come un gigantesco cerchio magico fatto di favori, regalie prebende nell’amministrazione delle ricchezze sottratte ai boss. "I magistrati antimafia che rubano i beni della mafia".
in data 14/09/2015, Saguto Silvana contatta Muntoni Guglielmo dicendo che il CSM ha aperto un procedimento e che ha bisogno di un “difensore”. Quindi, la Saguto chiede al suo interlocutore se voglia farlo lui ma Muntoni risponde negativamente e che si confronterà con Pignatone Giuseppe. Poi, Muntoni suggerisce il nome di “Claudio Castelli’, Saguto dice di non conoscerlo e Muntoni precisa “quello di Milano ex segretario di M.D., dirigente del ministero… un grande organizzatore e soprattutto è un difensore… ha vinto tutte le cause”. Nel corso della telefonata, Muntoni dice “ho fatto una telefonata a Fabio” (Licata, ndr) poiché lo aveva “sentito scosso”. Quindi, Muntoni continua dicendo che ha sentito anche “Giovanbattista” (Tona,ndr) e che anche lui era “avvilito” come anche “Giuliana” (Merola, ndr). […]
(1) http://schiavoneandrea.blogspot.it/2017/06/ostia-chi-e-il-giudice-guglielmo-muntoni.html?m=1
(2) http://schiavoneandrea.blogspot.it/2017/07/a-ostia-e-roma-rimane-solo-lantimafia.html?m=1
(3) https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1081650375267997&substory_index=0&id=398246343608407
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LA SENTENZA DI MAFIA CAPITALE E LE PENE ACCESSORIE PER TASSONE
Rosanna Ianniello, Giudice di Mafia Capitale
Ecco a voi la sentenza di Mafia Capitale (le motivazioni saranno disponibili il 20 ottobre).
Sono elencate all'interno anche le pene accessorie. Per esempio, ad Andrea Tassone (oltre ai 5 anni di reclusione), è stato inflitto anche il pagamento (tramite confisca) di 30 mila euro. In più dovrà risarcire per danni, con modalità da definirsi in altra sede, la gran parte delle parti civili costituitesi, tra cui: Regione Lazio, Comune di Roma, Partito Democratico e Associazioni: come Antonino Caponnetto, Libera,, SOS Impresa, Cittadinanza attiva, ma soprattutto il Consorzio Castel Porziano, quello a cui il magistrato Alfonso Sabella ha demolito i chioschi e che per lungo tempo (da parte del PD locale, tra cui il senatore Stefano Esposito e il presidente del PD, Matteo Orfini) è stato dato del 'mafioso'. Insomma, una bella rivincita.
Per correttezza di informazione, bisogna dire che a Tassone verranno restituiti anche i beni sequestrati: tre pen drive.
SENTENZA DI MAFIA CAPITALE (20 LUGLIO 2017)
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Mercoledì, 1° marzo 2017, è andata in onda un’importante puntata su RadioIdrosqalo, dal titolo “Mafia e Antimafia – Cotto e biscotto nel Porto delle nebbie. Tra sgarri e sgherri, tra Ariosto e arrosto, tra farine di tipo O e OO, tutto quello che dovete sapere e che non leggerete”. Ospite Paula de Jesus per LabUr – Laboratorio di Urbanistica. A condurre la puntata Stefano Salvemme, nello spazio “In bocca allo Sqalo”, che ha aperto con una storia scandalosa raccontata da Report, condotto dalla Gabanelli, del 20/12/2015, dal titolo “Il biscotto perfetto”, cioè “quando lo Stato beffa se stesso. Confisca un forno ad un boss del contrabbando di sigarette, poi lo assume nel forno insieme a suo cognato, poi quando il boss se ne va non gli paga il TFR, allora il contrabbandiere chiede il sequestro dei macchinari che vanno all’asta e per due euro se li compra uno che li vende a suo cognato che apre un forno nuovo di fianco a quello vecchio su cui ci piazza anche il cartello "Il nuovo forno è a 200m" e allo Stato rimangono 4 mura vuote” (LINK). Chi era l’amministratore e custode giudiziario? Donato Pezzuto, che esattamente dopo 9 mesi viene di fatto premiato. Dalla gestione scandalosa di un forno del valore di 60mila euro a Fasano, in provincia di Brindisi, passa a gestire un bene pubblico per eccellenza del valore di milioni di euro, il Porto della Capitale. “Anomalo e inopportuno”, soprattutto alla luce delle dichiarazioni nel filmato da parte di Umberto Postiglione, Direttore dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC), che tuona di andare in Procura a denunciare questi “fatti misteriosi” riguardanti l’operato di Pezzuto ai microfoni di Giulio Valesini.
Cominciamo a dire che lo Stato prevede che i beni tolti alla criminalità vengano destinati ad usi pubblici e sociali. Ma spesso questo non avviene, come nel caso di Fasano. La presentazione del progetto "Crescere nella legalità" presentato il 23 febbraio presso il Porto della Capitale, e che ha coinvolto un locale sequestrato a luglio 2016, è davvero incredibile.
L’aggressione al patrimonio illecito è il principale strumento di contrasto nei confronti della criminalità organizzata, soprattutto se di tipo mafioso. Quando il bene (immobile, azienda, etc) non viene riutilizzato dallo Stato o dal Comune, in cui il bene risiede, viene di solito destinato ad uso sociale. In ogni caso, strappato alla criminalità, il bene viene sempre destinato alla collettività e mai a vantaggio di un singolo privato. Mentre il sequestro è una misura cautelare e ha carattere provvisorio all'interno di un procedimento penale, la confisca è una misura ablatoria e ha carattere definitivo solo dopo la sentenza passata per i tre gradi (primo grado, Appello e Cassazione). Tali strumenti giudiziari non hanno sempre a che fare con il reato di associazione mafiosa (416bis), come nel caso del Porto di Roma o del forno di Fasano. A Ostia, per esempio, il Faber Village è stato sequestrato per 416 bis (sebbene lo scorso giugno l'accusa di mafia è caduta per i Fasciani, ridotta in appello in associazione a delinquere semplice), mentre il Faber Beach e il Porto per bancarotta fraudolenta. Nessuno dei tre è ancora confiscato e, a parte la complessa vicenda del Faber Beach (un mix tra beni aziendali e concessione demaniale) restano in amministrazione controllata fino a sentenza definitiva. Per quanto riguarda i beni sequestrati e confiscati è stata istituita nel 2010 l'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). L'Agenzia è un ente con personalità giuridica di diritto pubblico, dotata di autonomia organizzativa e contabile ed è posta sotto la vigilanza del Ministro dell'Interno. Scopo principale dell'Agenzia è quello di provvedere all'amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, a seguito di confisca definitiva, nonché coadiuvare l'amministratore giudiziario sotto la direzione dell'Autorità Giudiziaria in fase di sequestro fino alla confisca di primo grado, dopo la quale assume la gestione diretta degli stessi beni. L'Agenzia deve collaborare con i Tribunali (penali e fallimentari) che nominano gli amministratori e i custodi giudiziari. Dovrebbe dunque esserci una sinergia tra il Ministero degli Interni (al quale risponde l'ANBSC) e il Ministero di Giustizia (al quale rispondono i Tribunali) e come principale interlocutore dovrebbe essere il Comune dove risiede il bene. Per tali motivi l'ANBSC ha siglato diversi protocolli d'intesa con le maggiori categorie imprenditoriali affinché i beni (prima della confisca di primo grado) possano essere dati in affidamento ad imprese serie e certificate che non solo possono garantire che il bene non venga deprezzato per inutilizzo o male impiegato, ma che soprattutto ne assicurino un uso sociale rivolto alla collettività.
- Faber Beach, sequestrato per bancarotta fraudolenta, gestito dal PD, durante l’era di Andrea Tassone (arrestato poi nell’inchiesta “Mondo di mezzo” di Mafia Capitale , da StandUp/Libera (senza evidenza pubblica) e il Tribunale di Roma. E’ stato poi messo all'asta, comprato dal Consorzio Nausicaa e infine ripreso dal Municipio X e versa ora in stato di abbandono. Però Davide Pati, Responsabile dei beni confiscati per Libera, dichiarerà pubblicamente che il bene è confiscato. (Tutto sulla gestione del Faber Beach al seguente LINK)
- Faber Village, imposto dalla Procura di Roma, su parere contrario del Municipio X, e gestito da un'impresa, Unindustria, che non ne ha mai fatto un uso sociale, bensì un ristorante a prezzi alti. (si vedano LINK 1, LINK 2 e LINK 3)
- Porto di Roma: il Tribunale fallimentare si è messo d'accordo con il custode giudiziario, sotto la garanzia politica del Ministro di Giustizia e la copertura economica della Regione Lazio, dunque fondi pubblici, per destinare un immobile sequestrato su area comunale (fuori dunque dall'area demaniale di competenza regionale) e senza l’accordo con il Prefetto Vulpiani, ad una Onlus, senza alcuna evidenza pubblica e senza concordare con l'ente locale la destinazione d'uso del bene. Un bene che tra le altre cose è finito nel calderone di Mafia Capitale in quanto doveva diventare la nuova sede della Polizia di Roma Capitale – Gruppo Mare, pur non avendone le caratteristiche necessarie, tant’è che ci fu una forte protesta del Sindacato di Polizia. Ricordiamo che Mauro Balini, patron del Porto di Roma, è imputato per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di proventi illeciti ed intestazione fittizia dei beni. Dunque, non per mafia. Nonostante ciò, il FAI (Fondo Antiusura di Ostia, Volare Onlus), presente alla conferenza stampa della “palestra della legalità” dichiara, come Pati di Libera per il Faber, che si tratta di “un passo ulteriore con l’assegnazione dei locali confiscati alla mafia”, cioè afferma anche lui un falso e addirittura si arriva a dire che si tratta di una “confisca preventiva”, un soggetto giuridico inesistente quanto delirante. Sia il Porto di Roma sia il Faber Village sono in amministrazione controllata fino a sentenza definitiva. Il Porto è stato sequestrato due volte in due operazioni differenti e ha avuto due amministratori giudiziari: Massimo Iannuzzi da luglio 2015 ad ottobre 2016, in cui si è avvicendato con Donato Pezzuto. Una delle prime attività che Pezzuto mette in piedi, a parte l’annuncio della “palestra della legalità”, che bisognerà vedere se mai aprirà, è stata quella di sottoscrivere con la FIV (Federazione Italiana Vela (LINK) un protocollo d'intesa per rendere agibile il Porto per un anno di attività sportive che dovrebbero coinvolgere l'Idroscalo di Ostia, cosa che finora non è avvenuta e per altro, a parte le anomalie relative al ‘reclutamento’ delle associazioni per la c.d. “Piccola Olimpiade” della vela italiana che si terrà fra pochi giorni, non se ne comprende quale sia il “fine sociale” (*). La notizia è stata data il 22 febbraio 2017, cioè il giorno prima della conferenza stampa con il Ministro Orlando della “palestra della legalità”. I cittadini definiti ‘mafiosi’ a piè sospinto e “commissariati”, non solo apprendono le notizie dai giornali, ma le vengono a sapere all’ultimo minuto, senza essere minimamente coinvolti (così come il Prefetto Vulpiani), un comportamento “anomalo e inopportuno”.
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