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Timestamp: 2019-02-20 07:00:39+00:00

Document:
Cassazione civile, 29/01/2019, (ud. 23/05/2018, dep.29/01/2019), n. 2464
Dott. VALITUTTI Antonio                      -  rel. Consigliere  -
Dott. TRICOMI   Laura                             -  Consigliere  -
Dott. IOFRIDA   Giulia                            -  Consigliere  -
Dott. CAIAZZO   Rosario                           -  Consigliere  -
sul ricorso 25088/2014 proposto da:
T.F.,               V.E., elettivamente domiciliati in
Roma, Piazza Sallustio n. 9, presso lo studio dell'avvocato Spallina
Bartolo, che li rappresenta e difende unitamente agli avvocati
Petriello Achille, Petriello Agostino, giusta procura a margine del
Banca Popolare di Vicenza S.c.p.a., in persona del legale
Nazionale n. 204, presso lo studio dell'avvocato Zitiello Luca, che
la rappresenta e difende, giusta procura in calce al controricorso e
ricorso incidentale condizionato;
D.L.F.;
avverso la sentenza n. 2118/2013 della CORTE D'APPELLO di VENEZIA,
depositata il 19/09/2013;
23/05/2018 dal Cons. Dott. VALITUTTI ANTONIO.
1. Con atto di citazione notificato il 22 maggio 2006, i coniugi T.F. ed V.E. convenivano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Vicenza la Banca Popolare di Vicenza s.p.a. ed il dipendente dell'istituto di credito, D.L.F., chiedendo dichiararsi la nullità, o pronunciarsi l'annullamento, dell'operazione di intermediazione mobiliare, in data 28 novembre 2003, avente ad oggetto l'acquisto - previo smobilizzo di obbligazioni già da essi detenute nel deposito titoli - di obbligazioni (OMISSIS), con condanna dei convenuti alla restituzione della somma di Euro 426.000,00, versata per l'acquisto di tali titoli, oltre interessi legali.
Il Tribunale adito, con sentenza n. 1876/2008, in parziale accoglimento della domanda, condannava la Banca Popolare di Vicenza al pagamento, a favore degli attori, della somma di Euro 374.454,00, oltre interessi legali.
2. Con sentenza n. 2118/2013, depositata il 19 settembre 2013, la Corte d'appello di Venezia, in accoglimento dell'appello proposto dall'istituto di credito, rigettava la domanda proposta dai coniugi T. nei confronti della Banca Popolare di Vicenza, confermando nel resto l'impugnata sentenza. La Corte - pur dando atto del mancato adempimento, da parte della banca, dell'onere probatorio di fornire ai clienti adeguate informazione sui titoli per cui è causa, ai sensi del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 23 - riteneva, nondimeno, carente il nesso causale tra il comportamento omissivo dell'istituto di credito ed il danno subito dagli investitori.
3. Per la cassazione di tale sentenza hanno, quindi, proposto ricorso T.F. ed V.E. nei confronti della Banca Popolare di Vicenza s.p.a. e di D.L.F., affidato a tre motivi. La banca resistente ha replicato con controricorso, contenente altresì ricorso incidentale condizionato, affidato ad un solo motivo, al quale i ricorrenti hanno replicato con controricorso ex art. 371 c.p.c. e con memoria ex art. 380 bis. 1 c.p.c..
1. Con il primo e terzo motivo di ricorso principale, T.F. ed V.E. denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 1218,1223,2697,2727 e 2729 c.c., artt. 40 e 41 c.p., D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 21, artt. 28 e 29 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, nonchè l'omesso esame circa un fatto decisivo per la controversia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
1.1. I ricorrenti si dolgono anzitutto del fatto che la Corte d'appello, affermando che l'informazione non resa dalla banca, circa la rischiosità dei titoli acquistati, era in concreto nella disponibilità dei coniugi T. e che - quand'anche resa - non li avrebbe dissuaso dal compiere l'investimento, avrebbe sostanzialmente addossato agli investitori l'onere di provare l'inadempimento della banca agli obblighi informativi.
1.2. Lamentano, inoltre, gli istanti che il giudice di seconde cure abbia ritenuto di escludere il nesso causale tra il difetto di specifica informazione - da parte dell'intermediario finanziario - in ordine ai titoli acquistati (obbligazioni (OMISSIS)) ed il danno subito, pur avendo accertato - in concreto - la sussistenza della denunciata carenza informativa e l'esistenza di un effettivo pregiudizio per gli investitori. Vi sarebbe stata, pertanto, nel caso di specie, la prova presuntiva circa l'esistenza del nesso di causalità tra l'accertato inadempimento degli obblighi informativi da parte della banca ed il pregiudizio subito dagli investitori.
2. Le censure sono fondate, nei limiti che si passa ad evidenziare.
2.1. Certamente infondata è, invero, la doglianza - proposta nella prima parte del primo motivo di ricorso - circa la presunta inversione, operata dalla Corte d'appello, dell'onere di provare l'inadempimento dell'istituto di credito agli obblighi informativi, atteso che il giudice di appello ha - ben al contrario - riconosciuto l'inadempimento dell'istituto di credito, limitandosi ad escludere soltanto che siffatto inadempimento fosse legato da nesso di causalità al danno subito dai ricorrenti.
2.2. Da ritenersi fondato, invece, è il secondo profilo delle censure in esame (seconda parte del primo motivo e terzo motivo di ricorso), concernente la sussistenza di una prova presuntiva circa l'esistenza del nesso di causalità tra l'accertato inadempimento degli obblighi informativi da parte della banca ed il pregiudizio subito dagli investitori.
Ed invero, alla stregua del sistema normativo delineato del D.Lgs. n. 58 del 1998, artt. 21 e 23 (TUF) e dal reg. Consob n. 11522 del 1998, la mancata prestazione delle informazioni dovute ai clienti da parte della banca intermediaria ingenera una presunzione di riconducibilità alla stessa dell'operazione finanziaria, dal momento che l'inosservanza dei doveri informativi da parte dell'intermediario, costituisce di per sè un fattore di disorientamento dell'investitore che condiziona in modo scorretto le sue scelte di investimento. Tale condotta omissiva è, di conseguenza, normalmente idonea a cagionare il pregiudizio lamentato dall'investitore; il che, tuttavia, non esclude la possibilità di una prova contraria, da parte dell'intermediario, circa la sussistenza di sopravvenienze che risultino atte a deviare il corso della catena causale derivante dall'asimmetria informativa (Cass., 16/02/2018, n. 3914).
Se, pertanto, grava sull'investitore l'onere di provare il nesso causale consistente nell'allegazione specifica del deficit informativo, nonchè di fornire la prova del pregiudizio patrimoniale dovuto all'investimento eseguito, a tale onere l'investitore medesimo può adempiere fornendo la prova presuntiva del nesso causale tra l'inadempimento ed il danno lamentato (Cass., 28/02/2018, n. 4727).
2.3. Tanto premesso, va rilevato che, nel caso concreto, la Corte d'appello non si è affatto attenuta a tali principi.
2.3.1. Ed invero, pur avendo il giudice di seconde cure accertato - in concreto - la sussistenza di un deficit informativo da parte dell'istituto di credito, che non aveva in alcun modo comprovato di avere "adempiuto all'obbligo di fornire adeguata informazione sul titolo oggetto dell'acquisto", nonchè la sussistenza di un effettivo pregiudizio per gli investitori (p. 17), non ne ha tratto la conseguenza - sul piano indiziario e presuntivo - dell'ascrivibilità a tale condotta omissiva del compimento dell'investimento finanziario dannoso per il cliente. La Corte territoriale si è, difatti, limitata a generiche ed irrilevanti argomentazioni circa la diffusione di notizie di stampa in ordine ad un possibile rialzo delle obbligazioni (OMISSIS) - peraltro del tutto inverosimile, essendosi il crack (OMISSIS) verificato appena due settimane dopo l'acquisto di tali obbligazioni - presumendole note ai clienti ed alla banca, e circa la "propensione alla speculazione con accettazione del rischio connesso" in capo agli investitori.
2.3.2. Senonchè - diversamente da quanto opinato dalla Corte territoriale - rilevanza alcuna può ascriversi, sul piano del nesso causale, all'esperienza negli investimenti ed alla propensione dell'investitore ad effettuare operazioni ad alto rischio, dalla quale desumere che quest'ultimo avrebbe comunque accettato il rischio ad esso connesso, dal momento che l'accettazione consapevole di un investimento finanziario non può che fondarsi sulla preventiva conoscenza delle caratteristiche specifiche del prodotto, in relazione a tutti gli indicatori della sua rischiosità (Cass., n. 4727/2018).
2.4. Per tutte le ragioni esposte, pertanto, le doglianze proposte dagli investitori - nei limiti suesposti - devono trovare accoglimento.
3. Con il secondo motivo di ricorso, i ricorrenti - denunciando la violazione del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 21, artt. 28 e 29 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 - lamentano che la Coorte d'appello non abbia considerato che la banca, trattandosi di operazioni inadeguate, aveva l'obbligo di astenersi.
La questione è nuova, non risultando proposta nei gradi precedenti e, comunque, è da reputarsi del tutto irrilevante rispetto alla mancanza di prova del nesso di causalità, unica ratio decidendi posta dalla Corte territoriale a fondamento della decisione impugnata.
4. Passando, quindi, all'esame del ricorso incidentale, va rilevato che, con l'unico motivo di ricorso, la Banca Popolare di Vicenza senza, peraltro, neppure indicare il tipo di vizio denunciato - lamenta che la Corte d'appello abbia erroneamente ritenuto la banca inadempiente agli obblighi informativi sulla medesima gravanti.
4.1.1. Con il ricorso per cassazione la parte non può, per vero, rimettere in discussione, proponendo una propria diversa interpretazione, la valutazione delle risultanze processuali e la ricostruzione della fattispecie operate dai giudici del merito poichè la revisione degli accertamenti di fatto compiuti da questi ultimi è preclusa in sede di legittimità (Cass., 07/12/2017, n. 29404; Cass., 04/08/2017, n. 19547; Cass., 02/08/2016, n. 16056).
4.1.2. Nel caso concreto, la ricorrente - con la, peraltro generica, censura proposta - mira, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, riproducendo nel controricorso gli elementi di carattere istruttorio (dichiarazioni testimoniali rese in sede penale dal D.L., relazione della Guardia di Finanza, scritti difensivi) già valutati dalla Corte d'appello e chiedendone, nella sostanza, un riesame inammissibile in questa sede.
4.2. Del pari vanno considerate inammissibili, nel giudizio di legittimità, le domande dell'istituto di credito - sulle quali il giudice di appello non si è pronunciato, perchè le ha considerate assorbite dalla decisione adottata - concernenti la limitazione della responsabilità dell'istituto di credito al danno prevedibile, ex art. 1225 c.c., la quantificazione del danno in relazione agli importi effettivamente dovuti, e l'eventuale concorso di colpa degli investitori, ai sensi dell'art. 1227 c.c., in quanto tali questioni, essendo accolto il ricorso principale, vanno riproposte davanti al giudice di rinvio (cfr., ex plurimis, Cass. Sez. U., 08/10/2002, n. 14382; Cass., 23/05/2006, n. 12153; Cass., 16/05/2007, n. 11321; Cass., 25/05/2010, n. 12728; Cass., 05/01/2017, n. 134).
5. L'accoglimento del ricorso principale, nei limiti suesposti, comporta la cassazione dell'impugnata sentenza con rinvio alla Corte d'appello di Venezia in diversa composizione, che dovrà procedere a nuovo esame del merito della controversia, facendo applicazione dei principi di diritto suesposti, e provvedendo, altresì, alla liquidazione delle spese del presente giudizio.
Accoglie il ricorso principale, nei limiti di cui in motivazione; dichiara inammissibile il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata; rinvia alla Corte d'appello di Venezia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2019

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 23
 sentenza 
 art. 371
 art. 380
 art. 21
 art. 21
 art. 1225
 Cass. Sez. 
 sentenza 
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