Source: http://ugofonzar.postilla.it/2010/07/12/cessione-di-macchine-pre-ce-gli-obblighi-dei-curatori-fallimentari/
Timestamp: 2020-01-27 03:47:48+00:00

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Cessione di macchine pre-CE: gli obblighi dei Curatori fallimentari - Postilla
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Cessione di macchine pre-CE: gli obblighi dei Curatori fallimentari
Questo intervento fa parte della rubrica “non tutti sanno che…”.
Oggi (purtroppo) ci sono molti che fanno il mestiere di Curatori Fallimentari (visto il giro d’aria che c’è ancora in giro) e quindi forse qualcuno di loro sarà interessato a legger la tesi che ho da proporre.
Mi riferisco in particolare alla cessione (a qualsiasi titolo) di macchine (e attrezzature di lavoro in genere ai sensi dell’art. 69 co. 1 lett. a del TU in materia di sicurezza e salute sui posti di lavoro D.Lgs. 81/08 e s.m. e i.) prive di marcatura CE perché messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente all’emanazione di norme legislative e regolamentari di recepimento delle Direttive comunitarie di prodotto (in Italia DPR 459/96 entrato in vigore il 21.09.96): tale cessione è regolamentata dall’art. 79 co. 1.
Tale cessione deve esser accompagnata da una attestazione (per le macchine si applica anche l’art. 11 co. 1 del DPR 459/96 non abrogato dal recente D.Lgs. 17/2010 recepimento italiano della direttiva macchine 2006/42/CE) come sotto indicato:
Attestazione di conformità (secondo l’art. 11, comma 1 del DPR 459/96 e l’art. 72, comma 1 del D.Lgs. 81/08)
Il sottoscritto _______, nato a_________, il _______, residente a __________, nella mia qualità di ….. (Legale Rappresentante della ditta) __________, con sede a ____________
sotto la propria responsabilità (ai sensi di quanto stabilito nell’art. 11, co. 1 del DPR 459/96 e l’art. 72, comma 1 del D.Lgs. 81/08) che la macchina/attrezzatura di lavoro
Modello: _________________________ Tipo: _________________________
Numero matricola: _________________________
venduta alla ditta _____________________ con bolla/fattura n. ___ del _______
è conforme alla legislazione previgente alla data di entrata in vigore del DPR 459/96,
è conforme ai requisiti generali di sicurezza di cui all’allegato V del D.Lgs. 81/08 e s.m. e i.
e risponde in particolare alle seguenti normative tecniche UNI e CEI (se ci sono elencarle)
Luogo e data Nome, Funzione e Firma
Ora, nel caso del fallimento il Nome e la Firma sono quelle del Curatore fallimentare. Dove sta scritto ciò? Nelle felici Linee guida (naz.) del 09/10/199 – Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome – Linee guida e modalità operative per l’applicazione del D.Lgs. 626/94 in relazione alla emanazione del D.P.R. 459/96. (Regolamento di attuazione della direttiva “macchine”) che, anche se parlano di leggi precedenti le terrei ancora per buone (ma qui partono i legali a discuterne) almeno come filosofia di base. Infatti al punto 3 di tali linee guida si dice:
Obblighi del curatore fallimentare
In caso di cessione o alienazione di una macchina il curatore assume tutti gli obblighi previsti nei punti precedenti.
I “punti precedenti” riguardano le MACCHINE GIA’ IN SERVIZIO ALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DEL DPR 459/96 (MACCHINE USATE) dove viene spiegato in che casi si deve fare tale attestazione; in buona sintesi, in caso di macchine “non conformi” e dove non è possile far tale attestazione (che risulterebbe falsa):
– o si rottamano (in osservanza delle leggi sui rifiuti e l’ambiente)
– o si cedono a ricondizionatori professionisti
e allora tale attestazione non serve.
Altrimenti si deve considerare una vendita a un “utilizzatore diretto” e applicare pedissequamente tali indicazioni onde evitare “fughe di macchine” pericolose e non “a norma” grazie al fallimento di una fabbrica.
La teoria dice che la fabbrica che utilizzava queste macchine le avrebbe dovute aver già rispondenti all’allegato V del TU (vedi art. 70 co. 2), ma questa è appunto la teoria.
Per la violazione dell’art. 72 si rischia “solo” una sanzione amministrativa pecuniaria da 750 a 2.700 euro, ma in caso di infortunino c’è il Codice Penale e la cooperazione colposa in lesioni gravi/omicidio colposo.
Grandi possibilità non ci sono, mi viene in mente:
– vendita extra Unione Europea
– adeguamento della macchina (= spendendo soldi) e poi vendita a un utilizzatore diretto con regolare attestazione
Chi pensa di vender la macchina come beni da cannibalizzare deve correre il rischio e aver l’onestà di valutare che la macchina non sia in pratica “usabile” con pochi accorgimenti, pena, come altre furberie di esser coinvolto (scommettiamo che l’utilizzatore finale dirà dove l’ha presa e come era in realtà la macchina?).
Chi vende la macchina negli altri paesi Europei dovrà almeno accertarsi delle obbligazioni “transitorie” ivi presenti in quanto quanto sopra detto vale solo per l’Italia (probabilmente è sempre da ottemperare la Direttiva sociale sulle attrezzature di lavoro 89/655/CEE e s.m. e i. con i relativi Requisiti Minimi di Sicurezza che sono oggi contenuti nei Requisiti Generali di Sicurezza dell’allegato V).
Ricordo poi che far fare una “perizia asseverata” a un esperto non esime il Curatore fallimentare ad eseguire l’attestazione e assumersi le relative responsabilità in caso non sia veritiera… sembra quindi non ci siano grandi scappatoie (ciò è giusto in quanto altrimenti ci sarebbe un mercato dell’usato-pericoloso florido!)
Non sono un esperto, ma mi chiedo se tale “stratagemma” per bypassare le obbligazioni “tiene alla prova del 9″. Ritengo di no, ma forse la questione è da approfondire da parte di altri esperti.
Esperienza personale (condivisa con altri): quando ai curatori fallimentari viene ricordato tale disposto, mi han sempre detto “ma io non ho alcuna intenzione di far ciò… parlerò con il Giudice che mi ha nominato” e la cosa è sempre finita lì… buh.
Le macchine (e le attrezzature di lavoro) non marcate CE non si posson vender “visto e piaciuto”. Onde evitare un mercato dell’usato-pericoloso florido sono stati dati specifici obblighi a chiunque ceda tali prodotti onde evitare il propagarsi di infortuni e tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Seguono articoli di legge citati.
D.Lgs. 81/08 e s.m. e i.
Art. 69 co. 1 lett. a
attrezzatura di lavoro: qualsiasi macchina, apparecchio, utensile o impianto, inteso come il complesso di macchine, attrezzature e componenti necessari all’attuazione di un processo produttivo, destinato ad essere usato durante il lavoro;
Art. 79 co. 1
1. Chiunque venda, noleggi o conceda in uso o locazione finanziaria macchine, apparecchi o utensili costruiti o messi in servizio al di fuori della disciplina di cui all’articolo 70, comma 1, attesta, sotto la propria responsabilita’, che le stesse siano conformi, al momento della consegna a chi acquisti, riceva in uso, noleggio o locazione finanziaria, ai requisiti di sicurezza di cui all’allegato V.
Art. 70 co. 2
2. Le attrezzature di lavoro costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1, e
quelle messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente all’emanazione di norme legislative e regolamentari
di recepimento delle Direttive comunitarie di prodotto, devono essere conformi ai requisiti generali di sicurezza di
cui all’ALLEGATO V.
DPR 459/96
Art. 11 co. 1
1. Fatto salvo l’art. 1, comma 3, in caso di modifiche costruttive, chiunque venda, noleggi o conceda in uso o in locazione finanziaria macchine o componenti di sicurezza già immessi sul mercato o già in servizio alla data di entrata in vigore del presente regolamento e privi di marcatura CE, deve attestare, sotto la propria responsabilità, che gli stessi sono conformi, al momento della consegna a chi acquisti, riceva in uso, noleggio o locazione finanziaria, alla legislazione previgente alla data di entrata in vigore del presente regolamento.
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14 Commenti a “Cessione di macchine pre-CE: gli obblighi dei Curatori fallimentari”
Scritto il 13-7-2010 alle ore 10:31
bella osservazione e tema caldo in questo periodo, in cui i fallimenti sono abbondantemente sopra la media.
Se volessimo commentare con un’osservazione simpatica e cialtrona, i Curatori si considerano Pubblici Ufficiali ed hanno spesso un atteggiamento alla CSI-Miami (o alla Dr. House): mettiamo le mani in cose in cui umanamente tutti si rifiuterebbero ( o non si raccapezzerebbero), quindi abbiamo licenza di fare (quasi) tutto e obbligo di (quasi) niente.
Ho rilevato alcune contraddizioni sul tema nel mio campo (lavoro) in questo post http://andreaasnaghi.postilla.it/2009/12/22/lazienda-fallisce-e-i-lavoratori-si-arrangino/
Più seriamente: non credo la responsabilità sia (solo) dei curatori ma di una legge (quella fallimentare) che tende a considerare la situazione fallimentare come eccezionale ma in tal senso legittima la sensazione (e la prassi) di trovarsi al di fuori dell’ordinario stato di cose (in quanto ad obblighi e procedure), con una perversa serie di aspetti, conseguenze ed effetti.
Credo che occorrerebbe un ripensamento radicale.
Scritto il 13-7-2010 alle ore 13:22
Bella immagine – anche se molto cruda – quella dei Curatori fallimentari che sono in pratica degli 007 con licenza di uccidere (per la vendita di macchine non conformi … intendo) – ma le regole ci sono in questo caso e quindi sono (o sarebbero?) da rispettare…
PS: mi assumo la responsabilità dell’estrapolazione al di fuori del tuo paragone (elegante) – e chiedo scusa subito a chi fa di mestiere il Curatore fallimentare (mica una cosa da poco direi…)
Scritto il 6-10-2011 alle ore 15:52
La mia domanda è questa, dopo aver subito, ingiustamente, un aprocedura fallimentare tutt’ora in corso, atteso che la curatrice non risponde alle richieste, tenuto conto che il fallimento non produce reddito, la curatrice deve procedere alla chiusura del fallimento?, inoltre il soggetto fallito, poichè non ha alcun tipo di reddito, può avviare un’altra attività commerciale, può aprire un’altra partita iva?, altrimenti come campa?.grazie.
Scritto il 21-10-2011 alle ore 15:43
che durata ha la Perizia Asseverata o l’Attestazione di Conformità rilasciata dal venditore? Cioè, per quanti anni è ritenuto valido quel documento e quindi responsabile colui che ha venduto una macchina? Non penso che uno possa essere ritenuto responsabile a vita del bene che ha ceduto. Esistono leggi in tal senso?
Scritto il 21-10-2011 alle ore 20:03
Alberto, non sono un giurista
ma penalmente è sempre rilevante una perizia
o qualsiasi atto professionale
Siamo “padri” di quel che facciamo per sempre…
Francesco Rosati scrive:
Scritto il 27-2-2012 alle ore 11:45
sono molto interessato all’argomento e mi piacerebbe capire dove trovare (legge) la definizione di “ricondizionatore professionista”.
Legislativamente dove è prevista e che caratteristiche deve avere la figura del “ricondizionatore professionista”???
Scritto il 27-2-2012 alle ore 16:34
è una libera mia interpretazione secondo il punto 3 lettera A de “Linee guida (naz.) del 09/10/1997
Linee guida e modalità operative per l’applicazione del D.Lgs. 626/94 in relazione alla emanazione
del D.P.R. 459/96. (Regolamento di attuazione della direttiva “macchine”)”
Scritto il 27-2-2012 alle ore 16:49
ma a me il “chiunque venda…” dell’art 72 d.lgs81/08 ancora mi impedisce di prendere altre strade se non la conformità alla vendita all’allegato V del d.lgs sopra menzionato.
Nel caso indicato da lei dovrei pretendere prima della vendita o contestualmente alla stesura del contratto la visione della macchina e della dichiarazione CE del macchinario che a questo punto dovrebbe essere realizzata (modifica sostanziale 2006/42/CE).
Scritto il 27-2-2012 alle ore 16:57
il “chiunque venda…” infatti è trattato da un accordo conferenza stato regioni “mezzo morto” del 97 in attesa di altre indicazioni
la filosofia è che se vendo la mia macchina a uno che non è un utilizzatore diretto ma solo un ricondizionatore professionale, allora non serve l’attestazione dell’art. 11 co. 1 del DPR 459/96 e dell’attuale art. 72 (che all’epoca non c’era)
ma filosofia non è legge…
Scritto il 27-2-2012 alle ore 17:09
penso anche io come lei….purtroppo la legge è legge e come le dicevo non riesco a trovare interpretazioni o filosofie che schiaccino un “chiunque venda” art 72 o anche l’art 23.
potrebbe però reggere il fatto che se vendo ad un venditore ed allego al contratto di vendita lo statuto della società a cui vendo, quest’ultimo non può farne altro utilizzo se non la vendita, e quindi potrei presupporre che sarà lui ad adempire alle leggi previgenti al momento della vendita ad un utilizzatore. Dovrei solo trovare degli appoggi legislativi od in corte di cassazione o qualcos’altro di simile…ha altri consigli o spunti interessanti?…io ho coinvolto anche dei legali.
Scritto il 27-2-2012 alle ore 17:32
l’unico spunto è quell’accordo conferenza stato-regioni che le ho citato… non è acqua fresca, è un po’ passatello, ma utilizzabile direi
non conosco altro mi spiace
Scritto il 10-5-2012 alle ore 20:00
Vendere macchine prima della normativa CE in paesi extraUE può essere una soluzione? In questi casi come ci si deve comportare? Sulla bolla e fattura cosa va scritto?
Scritto il 10-5-2012 alle ore 21:58
sì è una buona soluzione
fermo restando gli accordi contrattuali
e che lì magari vige “la legge del taglione”
Mario Di Domenico scrive:
Scritto il 3-1-2020 alle ore 13:43
Se prima del fallimento,con il curatore in liquidazione,spariscono le macchine utensili per le lavorazione dei metalli i progetti degli impianti da costruire, cioè il positivo di un’azienda. Una volta che viene decretato il fallimento,cosa si può fare per capire nel dettaglio cosa è avvenuto? Si può impugnare in quanto sono un creditore privilegiato?.

References: art. 70

Art. 69

Art. 79

Art. 70

Art. 11
 art. 72