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Timestamp: 2016-09-25 22:30:15+00:00

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Sulla responsabilita' del DdL nei confronti di terzi estranei all’azienda
22 marzo 2010 - Cat: Altro
Cassazione: il destinatario degli obblighi di prevenzione, se si ravvisa un nesso causale fra un infortunio ed una violazione di sicurezza, è garante anche delle persone estranee all’ambito datoriale. A cura di G.Porreca.
Sezione IV Penale - Sentenza n. 43966 del 17 novembre 2009 (u. p. 6/11/2009) - Pres. Mocali – Est. Piccialli – P.M. (Parz.
conf.) Geraci M. A. Commento a cura di G. Porreca (www.porreca.it)
E’ stato ribadito dalla Corte di Cassazione penale in questa sentenza il
principio in forza del quale il destinatario degli obblighi di prevenzione è
garante non solo dell’incolumità dei prestatori di lavoro ma anche di quella delle
persone estranee che vengono a trovarsi nell’ambito imprenditoriale nel caso in
cui sia ravvisabile il nesso causale tra un infortunio e la violazione di una
norma che disciplina gli obblighi di tutela della salute e della sicurezza dei
lavoratori. Tale principio, secondo la suprema Corte, discende dal
generalissimo disposto di cui all’art. 2087 del codice civile il quale impone a
carico del datore
di lavoro l’obbligo di garantire le migliori condizioni di sicurezza
nell’ambito dei luoghi di lavoro.
caso e l’iter giudiziario. La Corte di Appello ha confermata una sentenza di condanna inflitta in
grado al legale rappresentante e direttore di un cantiere
edile ritenuto responsabile del reato di omicidio colposo, aggravato
violazione della normativa antinfortunistica, in danno di una persona
trovandosi al piano seminterrato di un immobile nel quale erano in corso
di demolizione, veniva colpita mortalmente alla testa da porzioni di
inerte staccatosi a seguito del crollo dell'edificio. L’imputato era
chiamato a risponderne essendosi ravvisati a suo carico profili di colpa
specifica fondata sulla inosservanza agli obblighi imposti dall’articolo
D. P. R. n. 164/1956 che gli imponevano di provvedere alla realizzazione
opere provvisionali, quali puntellature ed altre, utili a mantenere
l'efficienza statica dell'edificio nella fase della parziale
I giudici di merito hanno ribadita l'ipotesi accusatoria e, accogliendo
conclusioni del consulente tecnico, hanno affermato che la causa del
crollo era
da individuarsi nella avvenuta inversione delle opere di demolizione
(dal basso
verso l'alto anziché dall'alto verso il basso), nonché nella concorrente
coadiuvante azione di picconatura compiuta da due operai nella
alcuni pannelli stabilizzanti delle pareti.
Il ricorso e la decisione della
Avverso la decisione della Corte di Appello l’imputato ha proposto
per Cassazione sostenendo che al momento del crollo gli operai non
lavorando alla demolizione di alcuna parte del manufatto, essendosi
apprestati ad iniziare l'asportazione di una parte del pavimento che
dovuto essere sostituito, e ponendo in evidenza che lo smantellamento
dell'intonaco portante e la rimozione delle tavelle avevano costituito
l'occasione che ha scatenato il collasso del fabbricato e non certo
causa del sinistro. L’imputato aveva sostenuto, fra l’altro, che non era
conoscenza delle precarie condizioni dell'immobile e che aveva fatto
affidamento solo sugli elaborati tecnici esistenti e sulle disposizioni
impartitegli dal progettista e dal direttore dei lavori nell’ambito di
tecnico tenutosi solo due giorni prima del crollo. Il ricorrente ha
altresì, l'erronea applicazione dell'aggravante prevista dall'articolo
c.p., comma 2, mancando il nesso tra l'evento e la violazione delle
prevenzione degli infortuni sul lavoro non essendo a lui riconducibile
presenza della vittima estranea al cantiere. La Corte di Cassazione non ha però accolto i vari motivi addotti
dall’imputato ricorrente
ed ha pertanto rigettato il ricorso. In merito poi alla presenza di una
estranea al cantiere la suprema Corte ha tenuto a precisare che “la disciplina dei contratti di appalto,
come quella dei contratti di opera e di subappalto (cfr., ora, il
Legislativo n. 81 del 2008, articolo 26, ma ribadendo principi già
nella normativa di settore), è molto rigorosa, dimostrando con chiarezza
l'intendimento del legislatore di assicurare al massimo livello un
lavoro sicuro, con conseguente ‘estensione’ dei soggetti onerati della
‘posizione di garanzia’ nella materia prevenzionale. Tale normativa
costituisce, del resto coerente sviluppo del principio (di cui al
disposto dell'articolo 2087 c.c., comportante l'obbligo a carico del
lavoro di garantire le migliori condizioni di sicurezza dell'ambente di
lavoro), in forza del quale il destinatario degli obblighi di
prevenzione è
costituito garante non solo dell'incolumità fisica e della salvaguardia
personalità morale del prestatore di lavoro ma anche di persona estranea
all'ambito imprenditoriale, purché sia ravvisabile il nesso causale tra
l'infortunio e la violazione della disciplina sugli obblighi
“Le norme antinfortunistiche”
prosegue la Sez. IV, “non sono dettate
soltanto per la tutela dei lavoratori, ossia per
eliminare il rischio che i lavoratori (e solo i lavoratori) possano
danni nell'esercizio della loro attività, ma sono dettate anche a tutela
terzi, cioè di tutti coloro che, per una qualsiasi legittima ragione,
nei cantieri o comunque in luoghi ove vi sono macchine che, se non
munite dei
presidi antinfortunistici voluti dalla legge, possono essere causa di
dannosi. Le disposizioni prevenzionali sono quindi da considerare
nell'interesse di tutti, finanche degli estranei al rapporto di lavoro,
occasionalmente presenti nel medesimo ambiente lavorativo, a
quindi, da un rapporto di dipendenza diretta con il titolare
dell'impresa”.
”In caso di lesioni e di omicidio colposi”, conclude la Corte di Cassazione, “perché possa
ravvisarsi l'ipotesi del fatto commesso con violazione delle norme
prevenire gli infortuni sul lavoro, è necessario e sufficiente che
sussista tra
siffatta violazione e l'evento dannoso un legame causale, il quale
tutte le volte che il fatto sia ricollegabile alla inosservanza delle
stesse secondo i principi dettati dagli articoli 40 e 41 c.p” e
ancora che “dovrà ravvisarsi l'aggravante
di cui all'articolo 589 c.p., comma 2, e articolo 590 c.p., comma 3,
requisito della perseguibilità d'ufficio delle lesioni gravi e
gravissime, ex
articolo 590 c.p., u.c., anche nel caso di soggetto passivo estraneo
all'attività ed all'ambiente di lavoro, purché la presenza di tale
soggetto nel
luogo e nel momento dell'infortunio non abbia tali caratteri di
atipicità ed eccezionalità da far ritenere interrotto il nesso
eziologico tra
l'evento e la condotta inosservante e purché, ovviamente, la norma
violata miri
a prevenire incidenti come quello in effetti verificatosi (v. Sez. 4, 10
novembre 2005, Proc Trento in proc. Sartori e Sez. 3, 29 novembre 2007,
Sava)”.
Cassazione - Sezione IV Penale - Sentenza n. 43966 del 17 novembre
2009 (u. p. 6/11/2009) - Pres. Mocali – Est. Piccialli – P.M. (Parz.
conf.) Geraci M. A. - Il destinatario
degli obblighi di prevenzione, se si ravvisa un nesso causale fra un
ed una violazione di sicurezza, e’ garante non solo della incolumita’
prestatori di lavoro ma anche delle persone estranee all’ambito

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 26
 articolo 590

articolo 590
 Sentenza