Source: https://www.consulenzalegaleitalia.it/risarcimento-di-danno-non-patrimoniale/
Timestamp: 2017-04-28 08:22:49+00:00

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Il danno non patrimoniale per i congiunti: la convivenza
Con Sentenza n° 29735 del 4 Giugno 11 Luglio 2013, la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha affrontato un caso che introduce un importante principio nelle controversie per risarcimento di danno non patrimoniale da liquidarsi a favore degli stretti congiunti della persona offesa e vittima di un reato.
Gli stretti congiunti e la convivenza
Il caso preso in esame dalla Suprema Corte rigurada la costituzione di parte civile da parte dei nonni della persona offesa, defunta nel corso del sinistro, ma non convivente con gli stessi nonni. Il caso era stato già discusso dal Tribunale di Siena e dalla Corte d’appello di Firenze, mentre i fatti risalgono al 2008. L’orientamento della giurisprudenza in quest’ambito non è mai stato definito, ma la sentenza in questione conferma i più recenti orientamenti in base ai quali non vi è necessità di convivenza con la persona deceduta a causa di un reato, per riconoscere ai non conviventi, stretti congiunti, la qualità di danneggiati dallo stesso reato posto in essere. Come già sancito da una precedente sentenza, la n° 38809 del 21 Ottobre 2005, in caso di omicidio colposo non si può negare il danno per congiunti che abbiano un particolare legame anche di sangue con il defunto: l’effettiva convivenza può infatti essere valutata come elemento di valutazione del legame che lega il defunto agli eventuali danneggiati dal reato. Di tutt’altro avviso era invece la stessa sezione III della Corte di Cassazione, che nel 1993, con sentenza 6938 del 1993, che individua invece nel vivere sotto lo stesso tetto il presupposto essenziale ai fini della liquidazione del danno agli stretti congiunti; tale sentenza viene inoltre richiamata da una successiva sentenza conforme del 2012, la numero 4253. Queste ultime sentenze richiamate fanno leva su un’interpretazione della famiglia, come nucleo costituzionalmente individuato e definito dall’articolo 2 della Costituzione: la vita familiare, per essere definita tale, non potrebbe che svolgersi in un determinato luogo di riferimento, in difetto del quale, ad avviso di questo orientamento della Suprema Corte, verrebbero meno i presupposti per potersi parlare di “famiglia in senso stretto”, e quindi per potersi liquidare un danno a favore di chi non sia convivente.
Nel caso specifico della liquidazione del danno a favore dei nonni, in difetto della convivenza sotto lo stesso tetto, il legame di parentela è stato ritenuto rilevante dal punto di vista della richiesta di risarcimento per danno non patrimoniale. Interessante è l’ulteriore ragionamento svolto nell’ambito dell’ultima sentenza sull’argomento del 2013, che prende seriamente in considerazione anche gli aspetti legati all’evoluzione dei mezzi di cominicazione nel corso di questi ultimi anni: ad avviso della Corte, la “vicinanza” fisica ad una persona e la convivenza con la stessa, passa in secondo piano rispetto al contatto che avviene attraverso alla costante e frequente comunicazione , tale da rendere del tutto superflua una convivenza sotto allo stesso tetto.
Tale elaborazione giurisprudenziale si rileva dunque fondamentale non soltanto nell’ambito della decisione che ne è oggetto, ma anche ai fini della valutazione dell’evoluzione dei rapporti sociali attraverso i mezzi di comunicazione, costituenti, forse, un’ulteriore mezzo attraverso il quale la vicinanza fisica viene equiparata a quella che si verifica attraverso mezzi di comunicazione sempre più sofisticati, attraverso i quali può esplicarsi anche un concreto legame affettivo.
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