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Timestamp: 2020-07-08 05:00:19+00:00

Document:
Art. 186-bis (Concordato con continuità aziendale) [*]
[**] Comma inserito dall’ art. 13, comma 11-bis, D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla L. 21 febbraio 2014, n. 9.
MASSIME DELLA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ E DI MERITO (ART. 186-BIS L.F.)
Corte di Cassazione, Prima sezione civile, Sentenza n. 29742 depositata in data 20/11/2018
La Cassazione chiude una disputa giurisprudenziale molto lunga stabilendo che la continuità aziendale di cui all’art. 186-bis l.f. possa individuarsi anche nell’ipotesi di prosecuzione indiretta mediante contratto di affitto, oltre che mediante conferimento o cessione dell’azienda.
Stabilisce infatti la Corte che ai fini della “valorizzazione in termini oggettivi della prosecuzione dell’attività d’impresa, sembra potersi ritenere affatto indifferente la circostanza che, al momento dell’ammissione al concordato o del deposito della domanda, l’azienda sia esercitata dal debitore o, come nel caso dell’affitto della stessa, da un terzo, in quanto, in ogni caso, il contratto di affitto costituisce un semplice strumento per giungere alla cessione o al conferimento dell’azienda senza il rischio della perdita dei valori intrinseci, primo tra tutti l’avviamento, che un suo arresto, anche momentaneo, produrrebbe in maniera irreversibile”.
Tribunale di Roma 20 ottobre 2017, decr. - Pres. La Malfa - Rel. Odello Concordato preventivo - Ammissione - Proposta - Domanda con continuità aziendale - Ricorso con riserva - Partecipazione a procedure di affidamento di concessioni e appalti pubblici - Autorizzazione giudiziale - Esclusione (Legge fallimentare artt. 161, comma 6, 186 bis, comma 4; D.Lgs. n. 50/2016, art. 110)
L’autorizzazione a partecipare a procedure di affidamento di appalti pubblici, ai sensi dell’art. 186 bis, comma 4, l. fall., non può essere concessa all’impresa che ha proposto la sola domanda di concordato preventivo in continuità aziendale con ricorso cd. in bianco, trovando applicazione, l’anzidetta disposizione, nel caso di deposito di domanda di concordato corredata da proposta, piano e documentazione di rito e nel periodo intercorrente tra il deposito medesimo e la ammissione alla procedura della proponente. Il Tribunale di Roma, richiesto di concedere l’autorizzazione a partecipare ad una gara per l’affidamento di lavori pubblici, ai sensi dell’art. 186bis, comma 4, l.fall., in favore di un’impresa che aveva depositato il solo ricorso in bianco concernente una domanda di concordato preventivo con continuazione dell’attività aziendale, ha negato detta autorizzazione sul rilievo che la norma invocata deve ritenersi operante per il solo periodo compreso tra il deposito della domanda di concordato piena, cioè corredata di proposta, piano e documentazione di rito, e l’ammissione del proponente alla procedura, escludendo - quindi - la possibilità di chiedere la suddetta autorizzazione nel periodo intercorrente tra la presentazione della domanda in bianco e il momento del deposito di tutta la documentazione riservata ai sensi dell’art. 161, comma 6, l.fall. (così già, in dottrina, V. De Sensi, Appalto pubblico e crisi d’impresa, in Dir. fall., 2015, 629). Secondo il Tribunale romano, infatti, la generale prescrizione dell’art. 186 bis, comma 5, l.fall, induce a ritenere che l’autorizzazione a partecipare alle procedure di affidamento di appalti pubblici presupponga sempre una valutazione, anche se sommaria, della capacità finanziaria e strutturale dell’impresa proponente a portare a buon fine, ove sia stato aggiudicato l’appalto e ciò sia a tutela dell’amministrazione pubblica appaltante, sia a tutela del ceto creditorio. In assenza di proposta e di piano, nella fase della cd. riserva non possono essere compiute tutte le necessarie verifiche e, quindi, l’art. 186 bis, comma 4, l.fall. non può trovare applicazione. A conforto della decisione, il Tribunale capitolino ha invocato anche l’art. 110 dell’attuale Codice degli Appalti (D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50) il quale stabilisce, al comma 4, che l'impresa che ha presentato domanda di concordato con continuità aziendale con riserva può (solo) eseguire i contratti già stipulati, con ciò escludendo (implicitamente) che la stessa possa partecipare a nuove gare. Il provvedimento in rassegna riflette il pensiero di quella parte della giurisprudenza che esalta “l’esigenza di garantire l’affidabilità economica dell’esecutore contrattuale dell’Amministrazione” (così Cons. Stato 4 giugno 2015, n. 2737, in www. pluris-utetgiuridica.it) al fine di tutelare “il pubblico contraente dai rischi derivanti, sotto il profilo della corretta e completa esecuzione del contratto, da una situazione di dissesto o difficoltà finanziaria” (cfr. Cons. Stato 8 giugno 1999, 516, in Foro Amm., 1999, 1255) e, nel contempo, asseconda quell’orientamento che, dal citato disposto dell’art. 110, comma 4, del nuovo Codice degli Appalti, trae argomento per escludere radicalmente che le imprese con la sola domanda in bianco di concordato in continuità aziendale possano partecipare a tali gare (v. L. D’Orazio, Concordato con continuità aziendale, contratti pubblici e gare d’appalto, in Procedure concorsuali e diritto pubblico, (di) L. D’Orazio - L. Monteferrante, Milano, 2017, 412) e giunge, addirittura, ad affermare che lo stesso art. 110 avrebbe implicitamente abrogato, per incompatibilità, l’art. 186 bis, comma 4, l.fall. (v. R. Giani, La partecipazione alle gare per l’affidamento dei contratti pubblici, in Procedure concorsuali e diritto pubblico, cit. 496; M. Attanasio, Procedure concorsuali ed appalti pubblici, in www.osservatorio-oci.org, 2016, 5). La decisione non appare, però, pienamente condivisibile perché sembra trascurare il dato letterale dell’art. 186, comma 4, l. fall., che, come è stato già osservato, subordina l’autorizzazione del tribunale al “parere del commissario giudiziale, se nominato”, con ciò facendo espresso riferimento alla fattispecie del concordato con riserva, ove tale eventualità si verifica (v. P. F. Censoni, Organi ed effetti del concordato, in Trattato delle procedure concorsuali, (di) A. Jorio e B. Sassani, Milano, 2016, 259; M. Attanasio, Procedure concorsuali ed appalti pubblici, cit., 3; F. Rolfi, Prosecuzione dei contratti e partecipazione ai contratti pubblici, in Il concordato in continuità,(di) F. Rolfi e R. Ranalli, Milano, 2015, 73). La decisione non sembra neppure cogliere lo scopo della riforma che, come è stato evidenziato, è quella di “guidare l’impresa oltre la crisi, anche preservando la capacità dell’impresa a soddisfare meglio i creditori attraverso l’acquisizione di nuovi appalti” sicché sembra emergere un manifesto contrato con la finalità di “inibire all’impresa di partecipare alle gare per l’affidamento dei pubblici contratti nelle more tra il deposito della domanda e l’ammissione al concordato” (v. Cons. Stato 27 dicembre 2013, n. 6272, in questa Rivista, 2014, 6, 667). Proprio sulla base di tali ultime considerazioni, la giurisprudenza amministrativa (seppur formatisi anteriormente all’entrata in vigore dell’art. 110 del nuovo Codice degli Appalti) si è pronunciata per la legittimazione delle imprese con (sola) domanda in bianco di concordato preventivo con continuità aziendale a partecipare alle procedure ad evidenza pubblica (v. Cons. Stato 3 febbraio 2016, n. 426, in www.dirittodeiservizipubblici.it; Cons. Stato 22 dicembre 2014, n. 6303, in www. mediaconsult.it; 27 dicembre 2013, n. 6272, cit.). Così anche l’ANAC, nella sua determinazione del giorno 8 aprile 2015. È pur vero che il vigente art. 110, comma 4, richiama le imprese in concordato con riserva solo con riferimento alla possibilità di dare esecuzione ai contratti già in essere, ma ciò - come è stato evidenziato - non consente di escludere che le stesse imprese possano anche partecipare alle gare, specie in difetto di esplicita abrogazione dell’art. 186 comma 4 l.fall. ed in presenza, ai sensi del comma 5 dell’art. 110, di un generico riferimento alle “imprese in concordato” che ben potrebbe deporre per le ipotesi in cui il concordato sia stato avviato e sia pendente con domanda in bianco (v. A. Pezzano e M. Ratti, Nuovo codice degli appalti e procedure concorsuali: prime riflessioni, in questa Rivista, 2016, 761; M. M. Mollicone, sub art. 186 bis l.fall., in Commentario alla legge fallimentare, (a cura di) A. Caiafa, Roma, 2017, 880).
Al fine di stabilire se ad un concordato preventivo a natura “mista”, ossia che preveda sia la continuità aziendale che la liquidazione di beni non funzionali all’esercizio dell’impresa, sia applicabile la disciplina della continuità di cui all’art. 186 bis l.fall. o quella del concordato liquidatorio, occorre fare riferimento al criterio della c.d. “prevalenza”, valutando se il ricavato dei beni non funzionali rappresenti o meno la quota principale dell’attivo concordatario destinato alla soddisfazione dei creditori, rispetto a quello derivante dall’affitto e poi dalla vendita dell’azienda.

References: art. 13
 Sentenza 
 art. 110
 art. 110
 art. 110
 art. 186