Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-13537-del-01-07-2016
Timestamp: 2020-06-05 19:57:50+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 13537 del 01/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13537 del 01/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 01/07/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 01/07/2016), n.13537
sul ricorso 13163-2014 proposto da:
I.F., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA MONTE ZEBIO, 40, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO
VITTUCCI, che la rappresenta e difende giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 67/29/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, depositata il 25/03/2013;
La CTR di Roma ha accolto parzialmente (nei limiti di cui in motivazione) sia l’appello principale di M.F. che quello incidentale del Comune di Roma, appelli proposti contro la sentenza n. 14/46/2010 della CTP di Roma che aveva già parzialmente accolto il ricorso proposto dalla predetta contribuente contro avvisi di accertamento per ICI anni 2001-2003.
L’anzidetta CTR – dopo avere evidenziato che l’Amministrazione aveva “diminuito la rendita imponibile rettificandola, anche se in relazione a tali atti pende tuttora il giudizio” e dopo avere evidenziato che con sentenza n. 269/30/2009 (confermata dalla CTR Lazio con la sentenza n. 25/01/2012 e passata in cosa giudicata) la CTP di Roma aveva ridono la classe di assegnazione alla ottava, in riferimento all’immobile di cui al foglio 971, n.449, sub 2/502 e 458 sub 2 – ha ritenuto che siffatta nuova “determinazione della rendita scaturente dal nuovo classamento” determina “L’accoglimento parziale di entrambi i ricorsi, nel senso di definire una rendita maggiore di quella di cui alla pretesa del ricorso di primo grado, ma minore di quella di cui agli avvisi di liquidazione”. E ciò con decorrenza (retroattiva) sin dall’anno 2001, sicchè l’ICI “deve essere applicata sulla rendita catastale effettivamente attribuita all’immobile”, a prescindere dalla data in cui essa sia stata definitivamente acclarata.
La parte contribuente ha proposto ricorso per cassazione.
Il ricorso appare inammissibile e se ne propone il rigetto.
Infatti, con l’unico motivo di impugnazione (privo di rubrica) la parte qui ricorrente si duole della “illegittimità” della sentenza impugnata “nella parte in cui non appalesa i contenuti della decisione”, così che non è in alcun modo comprensibile la volontà della commissione giudicante. Ancora più grave è l’avere la commissione omesso di decidere in merito agli anni 2002 e 2003, così come richiesto in appello. Perciò, la sentenza “viola la legge quando non annulla gli avvisi di accertamento in mancanza della notifica della rendita (L. n. 488 del 2009, art. 30, comma 11); “viola la legge quando omette la motivazione su di un fatto controverso come l’accertamento si due degli anni accertati”; “la sentenza è nulla quando non indica in nessuna parte il contenuto della decisione, rinviando ad atti solo accennati in motivazione”.
Siffatto modo di articolare la censura nei confronti della decisione impugnata (nel difetto di qualsivoglia coordinamento con le fattispecie di vizio tassativamente previste dall’art. 360 c.p.c. e nella confusione indistinta di una serie di doglianze vaghe e appena accennate) non è rispettoso del sistema processuale vigente, in relazione alla formula prevista per il ricorso per cassazione, così come inveratasi nella norma dell’art. 360 c.p.c..
A tal proposito, basta qui richiamare il noto principio giurisprudenziale secondo cui: “Il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, delimitato e vincolato dai motivi di ricorso; il singolo motivo, infatti, anche prima della riforma introdotta con il D.Lgs. n. 40 del 2006, assume una funzione identificativa condizionata dalla sua formulazione tecnica con riferimento alle ipotesi tassative di censura formalizzate con una limitata elasticità dal legislatore. La tassatività e la specificità del motivo di censura esigono, quindi, una precisa formulazione, di modo che il vizio denunciato rientri nelle categorie logiche di censura enucleate dal codice di rito” (tra le molte, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 18202 del 03/07/2008).
In ogni caso, non guasta rilevare – in aggiunta a quanto già si è detto – che la pronuncia impugnata non ha affatto omesso di decidere a riguardo degli anni 2002 e 2003, avendo identificato la data di decorrenza della nuova rendita dall’anno 2001, e perciò -implicitamente – con effetto anche per gli anni successivi oggetto della lite.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 30
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 Sentenza