Source: http://www.antimobbing.com/public/page010-2006-feb-2.asp
Timestamp: 2020-02-23 08:38:41+00:00

Document:
Mobbing- Notizie/News- 2/2/2006 Corte Costituzionale: legittime le leggi regionali sul mobbing, se non invadono le competenze statali. www.antimobbing.com
Sentenza della Corte Costituzionale che ha esaminato il testo abruzzese n° 26 del 2004
"Legittime le leggi regionali sul mobbing"
Ok a misure locali di sostegno, studio o preventive. No ai principi giuridici
ROMA - Le Regioni possono emanare leggi per contrastare il mobbing e lo stress psico-sociale sui luoghi di lavoro, lasciando l'inquadramento giuridico del fenomeno agli interpreti del diritto.
E' stato affermato dalla Corte Costituzionale con sentenza n° 22 del 27 gennaio 2006. Argomento il giudizio di legittimità costituzionale della legge della Regione Abruzzo n° 26 dell'11 agosto 2004 ("Intervento della Regione Abruzzo per contrastare e prevenire il fenomeno mobbing e lo stress psico-sociale sui luoghi di lavoro"); il ricorso era stato promosso dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
Per la Corte tale normativa locale, non introducendo una definizione giuridica del mobbing, non viola l'articolo 117 della Costituzione nella parte in cui rimette alle Regioni la sola emanazione delle regole di dettaglio in materia di sicurezza del lavoro ed allo Stato la definizione dei "principi fondamentali", che per il mobbing non sono ancora stati adottati dal legislatore nazionale.
Il testo della sentenza della Corte Costituzionale
Sentenza 27 gennaio 2006, n. 22
1.- Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha impugnato, in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettere g) e l), e terzo comma, nonché all'articolo 118, primo comma, della Costituzione, la legge della Regione Abruzzo 11 agosto 2004, n. 26, (Intervento della Regione Abruzzo per contrastare e prevenire il fenomeno mobbing e lo stress psico-sociale sui luoghi di lavoro).
Osserva il ricorrente che gli articoli 1 e 3 della legge impugnata utilizzano ripetutamente l'espressione "fenomeni afferenti lo stress psico-sociale ed il mobbing nei luoghi di lavoro" o espressioni similari, senza però darne una definizione, ed in tal modo pongono norme "in bianco", che rimettono cioè ad organi amministrativi il compito ed il potere di integrare il disposto legislativo, sostituendosi al legislatore statale, riconosciuto competente in materia dalla sentenza n. 359 del 2003 di questa Corte.
L'articolo 3, comma 3, e l'articolo 4, comma 3, della legge in esame consentono poi ai predetti centri di riferimento e di ascolto di "assumere" personale precario di non specificata qualificazione, con il solo limite della "dotazione finanziaria assegnata".
Infine, la legge in esame non individua né l'ambito dell'"intervento della Regione Abruzzo", né la tipologia dei "luoghi di lavoro", rendendo in tal modo possibili ingerenze (non soltanto della Regione ma anche di organizzazioni datoriali private o sindacali) nei rapporti di lavoro pubblico statale, con invasione della competenza di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera g), della Costituzione.
Nel complesso la legge, oltre a disattendere il citato insegnamento di questa Corte, omette di considerare la pluralità degli interessi generali e la necessità di trovare un equilibrio tra essi, crea uno strumento pervasivo e di non garantita neutralità per "interventi" nei rapporti contrattuali di lavoro e nelle attività imprenditoriali e delle pubbliche amministrazioni, ed inoltre introduce una disciplina "territorialmente differenziata" in assenza di principi fondamentali unificanti.
La legge censurata sarebbe perciò lesiva anche dell'articolo 117, secondo comma, lettera l), e dell'articolo 118, primo comma, della Costituzione.
Il denunciato contrasto con la riserva allo Stato della produzione legislativa in materia di ordinamento civile si realizza attraverso un'incidenza sui rapporti civilistici interpersonali del tutto imprevedibile, in assenza di una definizione delle tipologie dei "fenomeni" considerati; "fenomeni" che, in pratica, inevitabilmente si tramutano in fattispecie di illecito contrattuale.
La legge, infine, viola l'articolo 117, terzo comma, Cost. (tutela della salute, tutela e sicurezza del lavoro), non essendo ricollegata a "principi fondamentali" posti dal Parlamento nazionale, al quale è riservato il compito di definire il mobbing e lo stress psico-sociale, di reperire un appropriato equilibrio tra i molteplici interessi compresenti, ed anche di disegnare il quadro degli strumenti organizzatori e delle relative funzioni.
1.- Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha impugnato, con riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettere g) ed l), e terzo comma, nonché all'articolo 118, primo comma, della Costituzione, la legge della Regione Abruzzo 11 agosto 2004, n. 26 (Intervento della Regione Abruzzo per contrastare e prevenire il fenomeno mobbing e lo stress psico-sociale sui luoghi di lavoro), perché lederebbe la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile nonché di ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali.
3.- Va invece dichiarata inammissibile - ai sensi degli articoli 25 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 23, comma 1, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale - la costituzione in giudizio della Regione Abruzzo, per la quale è stato depositato un atto privo della procura ad litem: la stessa risulta infatti conferita in relazione ad un ricorso promosso dal Presidente del Consiglio dei Ministri avverso la legge 5 agosto 2004, n. 22 recante "Nuove disposizioni in materia di politiche di sostegno all'economia ittica" della medesima Regione.
Con la sentenza citata questa Corte rilevò in primo luogo che il fenomeno del mobbing, emerso nella vita sociale e unitariamente considerato nell'ambito delle scienze sociali, era ancora privo di una specifica disciplina legislativa statale, ma era venuto in evidenza in controversie decidendo le quali i giudici comuni lo avevano ricondotto, per alcuni suoi aspetti, sotto le previsioni dell'articolo 2087 cod.civ. In tale decisione la Corte affermò inoltre che la normativa in materia di mobbing può avere una pluralità di oggetti. Essa può riguardare la prevenzione e repressione dei comportamenti dei soggetti attivi del fenomeno, le misure di sostegno psicologico e, se del caso, l'individuazione delle procedure per accedere alle terapie di tipo medico di cui la vittima può avere bisogno nonché il regime degli atti o comportamenti posti in essere da quest'ultima come reazione a quanto patito.
La Corte osservò quindi che, avuto riguardo alla condotta degli agenti - di coloro cioè che pongono in essere gli atti e comportamenti vessatori nei confronti del lavoratore, nei quali si concretizza il fenomeno del mobbing - la relativa disciplina rientra essenzialmente nell'ordinamento civile. Allo Stato spetta, pertanto, la competenza a dettare la definizione del mobbing ove e quando lo ritenga opportuno.
In riferimento alle conseguenze prodotte dagli atti e comportamenti vessatori, la Corte diede atto che nella giurisprudenza erano emersi i profili attinenti alla salute del lavoratore che assumeva di esserne stato destinatario e alla qualificazione degli atti da lui compiuti, ricollegabili a detti comportamenti e riconducibili sotto le previsioni dell'articolo 2087 C.c.; profili in relazione ai quali la disciplina del mobbing era riconducibile alla tutela della salute e alla tutela e sicurezza del lavoro o ancora all'ordinamento civile.
5.- La legge della Regione Abruzzo oggetto del presente scrutinio non contiene alcuno degli elementi che condussero la Corte, sulla base dei principi sopra ricordati, a dichiarare l'illegittimità della legge n. 16 del 2002 della Regione Lazio.
Neppure fondate sono le censure concernenti le disposizioni della legge impugnata le quali prevedono l'istituzione di un centro di riferimento regionale presso l'Asl di Pescara e di centri di ascolto presso tutte le Asl della Regione e contengono l'indicazione dei compiti di questi (articoli 2, 3 e 4 della legge).
Al riguardo il ricorrente si duole della mancata specificazione del livello di qualificazione posseduto da detto personale e dell'eventuale carattere precario del relativo rapporto. Tali censure, oltre a risultare scarsamente comprensibili alla luce dei parametri evocati, non sono fondate: la possibilità di avvalersi, oltre che di dipendenti delle Asl, anche di lavoratori con contratti di collaborazione o in regime di convenzione, è coerente con i compiti previsti sia per il centro di riferimento regionale (articolo 3, ultimo comma) sia per i centri di ascolto localizzati (articolo 4, ultimo comma), mentre il loro impiego fa capo ai rispettivi poteri di organizzazione.
Non è superfluo inoltre rilevare che la legge istituisce anche un organismo regionale tecnico consultivo presso l'Assessorato del lavoro del quale fanno parte - oltre a rappresentanti dei sindacati, dei lavoratori, dei datori di lavoro ed al responsabile del centro di riferimento e ad un dirigente della direzione sanità - anche dirigenti di altre direzioni, il Presidente della commissione pari opportunità ed un consigliere di parità (articolo 5 della legge).
Si osserva, infine, come non assuma alcun rilievo il rischio - paventato dal ricorrente - dell'eventuale duplicazione di procedure che la legge regionale introdurrebbe rispetto a quanto previsto dalla contrattazione collettiva. Come avverte lo stesso ricorrente, le previsioni della fonte pattizia attengono ai rapporti inter partes e disciplinano ambiti di esclusiva competenza contrattuale.
In conclusione può dirsi che la legge impugnata non ha oltrepassato i limiti della competenza che già questa Corte ha riconosciuto alle Regioni quando ha affermato che esse "possono intervenire con propri atti normativi anche con misure di sostegno idonee a studiare il fenomeno in tutti i suoi profili e a prevenirlo o limitarlo nelle sue conseguenze" (v. sentenza n. 359 del 2003).
dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale della legge della Regione Abruzzo 11 agosto 2004, n. 26 (Intervento della Regione Abruzzo per contrastare e prevenire il fenomeno mobbing e lo stress psico-sociale sui luoghi di lavoro), sollevata dal Presidente del Consiglio dei Ministri, in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettere g) ed l), e terzo comma, ed all'articolo 118, primo comma, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe.

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