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Timestamp: 2020-08-07 19:15:00+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 8844 del 18/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8844 del 18/04/2011
Cassazione civile sez. lav., 18/04/2011, (ud. 16/02/2011, dep. 18/04/2011), n.8844
ILVA S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,
studio dell’avvocato ROMEI ROBERTO, che la rappresenta e difende
unitamente agli avvocati FAILLA LUCA MASSIMO, TORCHIO STEFANO giusta
P.M., N.F., Z.N., P.
M., V.N., elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA TACITO 50, presso lo studio dell’avvocato COSSU BRUNO, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato PISSARELLO PAOLO,
avverso la sentenza n. 108/2008 del TRIBUNALE di GENOVA, depositata
il 18/02/2008 R.G.N. 2393/06;
16/02/2011 dal Consigliere Dott. MAURA LA TERZA;
udito l’Avvocato VALERIA COSENTINO per delega ROBERTO ROMEI;
FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per l’improcedibilità.
Z.N. ed altri quattro lavoratori avevano chiesto la condanna dell’Ilva, di cui erano dipendenti presso lo stabilimento di (OMISSIS), al pagamento delle retribuzioni spettanti a titolo di compenso per lavoro straordinario per i cd. “tempi di percorrenza” e per i cd. “tempi di vestizione”, cioè dei tempi necessari per arrivare dai tre cancelli di accesso allo stabilimento fino ai singoli reparti, in cui erano collocati i terminali marca tempo, nonchè dei tempi necessari per indossare gli indumenti di lavoro.
Nel contraddittorio con l’Ilva, che si opponeva alla domanda l’adito Tribunale di Genova, con la sentenza impugnata resa ai sensi dell’art. 420 bis cod. proc. civ., interpretava la contrattazione collettiva di riferimento nel senso che le relative clausole escludono questi tempi dal computo dell’orario di lavoro retribuito;
indi il Giudice adito le dichiarava mille nella parte in cui non considerano, come orario di lavoro da retribuire, i periodi di tempo, ivi compresi quelli per la vestizione degli indumenti di lavoro e i dispositivi di protezione individuale, necessari per arrivare dall’ingresso dallo spogliatoio alle effettive posizioni di lavoro e viceversa.
Avverso detta sentenza l’Ilva ricorre con quattro complessi motivi.
Va rilevata la improcedibilità del ricorso.
La società infatti, nella parte relativa alla narrativa dei fatti deduce di fare applicazione del “CCNL Metalmeccanici Industria (doc. 2 del fascicolo di merito)” e di avere applicato sino al 30 giugno 1999 “il CCNL Metalmeccanici per le imprese aderenti all’Intersind (doc. 3 fascicolo di merito)”.
Detti contratti collettivi si trovano effettivamente nel fascicolo di parte, ma solo per estratto, come risulta dallo stesso indice, ma non in forma completa. Ciò determina l’improcedibilità del ricorso secondo il principio enunciato dalle Sezioni unite di questa Corte n. 20075 del 23/09/2010 con cui si è affermato che “L’art. 369 cod. proc. civ., comma 1, n. 4, nella parte in cui onera il ricorrente (principale od incidentale), a pena di improcedibilità del ricorso, di depositare i contratti od accordi collettivi di diritto privato sui quali il ricorso si fonda, va interpretato nel senso che, ove il ricorrente impugni, con ricorso immediato per cassazione ai sensi dell’art. 420 bis cod. proc. civ., comma 2, la sentenza che abbia deciso in via pregiudiziale una questione concernente l’efficacia, la validità o l’interpretazione delle clausole di un contratto od accordo collettivo nazionale, ovvero denunci, con ricorso ordinario, la violazione o falsa applicazione di norme dei contratti ed accordi collettivi nazionali di lavoro ai sensi dell’art. 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, (nel testo sostituito dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 2), il deposito suddetto deve avere ad oggetto non solo l’estratto recante le singole disposizioni collettive invocate nel ricorso, ma l’integrale testo del contratto od accordo collettivo di livello nazionale contenente tali disposizioni, rispondendo tale adempimento alla funzione nomofilattica assegnata alla Corte di cassazione nell’esercizio del sindacato di legittimità sull’interpretazione della contrattazione collettiva di livello nazionale. Ove, poi, la Corte ritenga di porre a fondamento della sua decisione una disposizione dell’accordo o contratto collettivo nazionale depositato dal ricorrente diversa da quelle indicate dalla parte, procedendo d’ufficio ad una interpretazione complessiva ex art. 1363 cod. civ. non riconducibile a quanto già dibattuto, trova applicazione, a garanzia dell’effettività del contraddittorio, l’art. 384 cod. proc. civ., comma 3, (nel testo sostituito dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 12), per cui la Corte riserva la decisione, assegnando con ordinanza al P.M. e alle parti un termine non inferiore a venti giorni e non superiore a sessanta dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla questione.”.
Poichè il principio di diritto enunciato dalle Sezioni unite è vincolante per le sezioni semplici ai sensi del penultimo comma dell’art. 374 cod. proc. civ. (nel testo modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 8), il ricorso va dichiarato improcedibile.
Nè sarebbe possibile la enunciazione del principio di diritto nell’interesse della legge, previsto dall’art. 363 cod. proc. civ., comma 3, proprio perchè il mancato deposito integrale del CCNL impedisce di addivenire alla sua interpretazione.
La ricorrente va condannato, alla rifusione delle spese liquidate come da dispositivo, da distrarsi.
La Corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese liquidate in Euro 35,00 oltre tremila Euro per onorari oltre spese generali, Iva e CPA, da distrarsi a favore dell’avv. Bruno Cossu antistatario.

References: Sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 2
 art. 1363
 art. 12
 art. 8