Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2015/02/
Timestamp: 2017-06-23 19:02:27+00:00

Document:
Il Commercialista in Rete: 02/2015
Detrazione per trasferimento residenza.
Mi sono trasferito da Potenza a Milano per lavoro. Ho un contratto di collaborazione continuata e continuativa. Mi spetta la detrazione per i lavoratori che trasferiscono la residenza?
La detrazione spetta esclusivamente ai lavoratori dipendenti che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi, nei tre anni antecedenti a quello di richiesta della detrazione (articolo 16, comma 1-bis, del Tuir). Per usufruire della detrazione, il contribuente deve essere titolare di un contratto di lavoro dipendente, anche appena stipulato. Non spetta invece alcuna detrazione per i lavoratori con un diverso contratto di lavoro, come i titolari di redditi di collaborazione continuata e continuativa e gli altri percettori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (paragrafo 6.2 della circolare 50/E del 2002).
Dati utili per il 730 precompilato: le comunicazioni entro il 2 marzo.
Scade lunedì 2 marzo (il 28 febbraio cade di sabato) il termine per l’invio telematico, da parte di assicurazioni, enti previdenziali, banche e altri intermediari finanziari, delle comunicazioni all’Anagrafe tributaria. Dovranno trasmettere, rispettivamente, le informazioni: sugli assicurati e relativi premi detraibili, con esclusione delle polizze concernenti la responsabilità civile e l’assistenza e garanzie accessorie; sugli interessi passivi e oneri accessori per mutui agrari e fondiari; sui contributi previdenziali e assistenziali, esclusi – per il primo anno di applicazione – i contributi versati alle forme di previdenza complementare.
I dati contenuti nelle comunicazioni, già utilizzati per i controlli su oneri deducibili e detraibili, saranno fondamentali per la principale innovazione fiscale dell’anno: la dichiarazione 730 precompilata, che l’Agenzia delle Entrate renderà disponibile in una sezione dedicata del proprio sito (vedi “Modello 730/2015 precompilato: come accedere alle dichiarazioni”).
Con tre diversi provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 16 dicembre 2014, sono state definite le modalità di trasmissione e il contenuto delle comunicazioni effettuate, a partire dalle informazioni relative al 2014, dai soggetti che erogano mutui agrari e fondiari, dalle imprese assicuratrici e dagli enti previdenziali, e sono state introdotte procedure migliorative dei flussi di trasmissione e del controllo sulla qualità dei dati.
I canali telematici utilizzabili per trasmettere le comunicazioni all’Amministrazione fiscale, anche tramite intermediari abilitati, sono diversi: le assicurazioni si servono della piattaforma Sid (Sistema di interscambio dati); gli enti previdenziali, le banche e gli altri intermediari finanziari, invece, dei servizi Entratel o Fisconline.
Per il corretto trasferimento, è necessario fare uso delle applicazioni informatiche di controllo e di predisposizione dei file messi a disposizione gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate.
Non tutti i contributi vanno comunicati
Per quanto riguarda i contributi previdenziali e assistenziali, per il 2014, considerato il carattere sperimentale della dichiarazione 730 precompilato, le forme pensionistiche complementari non sono tenute a trasmettere la comunicazione. Qualora siano stati comunicati dati relativi ai contributi versati alle forme di previdenza complementare, il relativo file va annullato.
L’espressione exit taxation viene utilizzata per indicare le varie forme di imposizione, il cui presupposto è rappresentato dal trasferimento all’estero della residenza fiscale e, quindi, dal venir meno, in capo al contribuente, del criterio di collegamento su cui, in genere, si fonda la potestà impositiva dello Stato d’origine (cosiddetto Stato outbound).
La previsione di una exit tax ha come scopo quello di evitare che i redditi maturati prima del trasferimento della residenza all’estero, quando ancora sussisteva la piena potestà impositiva dello Stato di origine, sfuggano completamente a imposizione nel medesimo Stato, con conseguente perdita di gettito.
In genere, il meccanismo di tassazione previsto si fonda su una “finzione di realizzo” in virtù della quale i plusvalori latenti maturati nello Stato d’origine vengono ivi attratti a tassazione. In tal modo, a essere assoggettato a imposizione fiscale nello Stato outbound è un reddito non effettivo (plusvalori maturati, ma non ancora realizzati).
Limitando il campo di indagine all’Unione europea, si evince che meccanismi di exit taxation sono previsti dalla maggior parte degli ordinamenti degli Stati membri, con soluzioni piuttosto eterogenee le une dalle altre. Una tale eterogeneità di soluzioni è stata certamente favorita dall’esclusione dell’imposizione diretta dal novero delle materie oggetto di armonizzazione comunitaria. Ciò ha consentito, ai singoli Stati, una ampia libertà di manovra, da cui è scaturito un quadro normativo composito e variegato. Tuttavia, l’iniziale varietà delle discipline previste dagli ordinamenti interni si è andata progressivamente attenuando per effetto degli interventi della Corte di giustizia europea, le cui pronunce, infatti, hanno profondamente inciso sulle diverse normative nazionali in termini di adeguamento ai principi del diritto comunitario.
Exit tax e diritto comunitario: la giurisprudenza della Corte di giustizia europea
La materia della exit taxation è stata oggetto di numerose pronunce della Corte di giustizia europea, nella misura in cui le diverse discipline nazionali sono state interessate da eccezioni di compatibilità con il diritto comunitario, sotto il profilo del rispetto delle libertà previste dal Trattato (in particolare, libertà di stabilimento e libertà di circolazione delle persone e dei capitali).
Nel corso del tempo, la Corte di giustizia ha avuto modo di sindacare le diverse normative interne, realizzando un processo di “armonizzazione negativa”, attuato mediante la censura di quei profili ritenuti insanabilmente in contrasto con i principi comunitari. In tal modo, la Corte ha delineato un possibile modello comunitario di exit tax, a cui i legislatori nazionali sono chiamati a ispirarsi.
Tra le prime pronunce con cui la Corte ha dato il via al ricordato processo di armonizzazione negativa, si segnalano, tra le altre, le sentenze 11 marzo 2004, causa C-9/02, Hughes de Lasteyrie du Saillant e 7 settembre 2006, causa C-470/04, N., entrambe relative al trasferimento di residenza di una persona fisica. Con tali pronunce è stato per la prima volta affermato il fondamentale principio secondo cui la tassazione dei plusvalori maturati, ma non ancora realizzati, al momento del trasferimento della residenza fiscale viola la libertà di stabilimento. Il momento impositivo, pertanto, non può coincidere con quello della mera perdita della residenza, essendo necessario il successivo effettivo realizzo dei plusvalori latenti.
Questo principio è stato ribadito e precisato nella sentenza 29 novembre 2011, causa C-371/10, National Grid Indus, con cui la Corte è stata chiamata a giudicare la compatibilità con la libertà di stabilimento della disciplina dell’exit tax prevista dall’ordinamento olandese. La pronuncia rappresenta il leading case in materia di exit tax relativa al trasferimento della residenza fiscale all’estero da parte delle società (nel caso di specie, una società olandese aveva trasferito la propria residenza fiscale nel Regno Unito).
La sentenza National Grid Indus ha rivestito una particolare importanza sia perché ha fatto seguito a una serie di procedure di infrazione, avviate dalla Commissione europea nei confronti di diversi regimi di exit tax previsti da alcuni Stati membri (tra cui l’Italia), sia perché, per la prima volta, la Corte ha delineato, in maniera netta, i principi cui gli Stati membri devono attenersi nel disciplinare la exit tax relativa al trasferimento della residenza fiscale all’estero da parte delle società.
Il giudice comunitario ha, innanzitutto, affermato che ciascuno Stato membro, in applicazione del principio di territorialità fiscale, può legittimamente assoggettare a imposizione, in caso di trasferimento all’estero della residenza fiscale da parte di una società, le plusvalenze latenti venute a maturazione nel periodo in cui la società stessa risiedeva nel territorio nazionale. Ciò per salvaguardare e garantire la potestà impositiva di ciascuno Stato membro, in ordine ad attività prodotte sul proprio territorio.
Pertanto, la restrizione della libertà di stabilimento, che i meccanismi di exit taxation inevitabilmente comportano, è giustificata dalla necessità di mantenere un’equilibrata ripartizione del potere impositivo tra gli Stati membri.
Tuttavia, la Corte ha precisato che è certamente lesiva della libertà di stabilimento la previsione della riscossione immediata dell’exit tax; della riscossione, cioè, prevista nel momento stesso del trasferimento della residenza.
La tassazione immediata delle plusvalenze latenti, ma non ancora realizzate, è una misura sproporzionata, di per sé idonea a ostacolare l’effettivo esercizio della libertà di stabilimento. Ai fini della compatibilità con il diritto comunitario dell’exit tax, quindi, il momento della riscossione deve essere differito al momento dell’effettivo realizzo della plusvalenza.
In altri termini, è legittimo che lo Stato outbound trattenga a sé il potere impositivo sui plusvalori maturati nel periodo in cui la società era residente sul proprio territorio, ma la materiale riscossione del quantum debeatur deve essere realizzata nel successivo momento in cui il contribuente effettivamente realizzi il valore della plusvalenza, sebbene in quel momento la potestà impositiva sul contribuente spetti allo Stato inbound (Stato di destinazione).
Inoltre, viene precisato che lo Stato di uscita, nel quantificare in via definitiva l’imposta dovuta, deve tener conto solo delle plusvalenze originatesi sul suo territorio fino al momento del trasferimento della residenza, non considerando eventuali plusvalenze (e minusvalenze) generatesi successivamente.
In conclusione, quindi, la Corte ha statuito che non osta alla libertà di stabilimento e rispetta il principio di proporzionalità una disciplina nazionale che, nel prevedere un meccanismo di exit taxation, riconosca alla società trasferita la possibilità di optare tra la riscossione immediata e la riscossione differita (tax defferal) al momento del realizzo dei plusvalori latenti. Inoltre, a tutela della riscossione differita, al contribuente lo Stato di uscita potrebbe legittimamente richiedere il rilascio di un’apposita garanzia.
La Corte di giustizia, con successive sentenze (tra le altre, sentenza 6 settembre 2012, C-38/10 e 31 gennaio 2013, C-301/11), ha avuto modo di ribadire ulteriormente i principi sopra descritti, confermando che:
in via di principio, la exit tax, assoggettando a tassazione plusvalori maturati ma non ancora realizzati, implica una restrizione alla libertà di stabilimento
una tale restrizione, tuttavia, trova giustificazione nella necessità di garantire e salvaguardare la corretta ripartizione del potere impositivo tra gli Stati membri
i plusvalori da sottoporre a tassazione nello Stato di origine devono essere determinati nel momento del trasferimento della residenza
la riscossione immediata dell’imposta (cioè prima dell’effettivo realizzo) è misura non proporzionata
al contribuente va garantita la possibilità di optare per il pagamento differito dell’imposta (cosiddetta tax defferal).
Crediti Documentari.
L’art. 2 della normativa UCP 600 ICC che disciplina le operazioni di credito documentario, ci segnala che "Complying presentation means a presentation that is in accordance with the terms and conditions of the credit, the applicable provisions of these rules and international standard banking practice." Pertanto i documenti da presentare in utilizzo di un credito documentario devono essere preparati nel rispetto:
delle condizioni del credito
I principi di indipendenza del credito, rispetto al contratto sottostante, richiamati in riferimento agli artt. 4 (Credits v. Contracts), 5 (Documents v. Goods, Services or Performance), 14 (Standard for Examination of Documents) e 34 (Disclaimer on Effectiveness of Documents) UCP 600 ICC, trovano un limite nella c.d. “fraud exception”.
I compratori, nella misura in cui possono provare che il venditore non ha diritto al pagamento per aver tenuto un comportamento fraudolento, possono far valere le loro ragioni. La disciplina delle problematiche relative alle “fraud exception” non è contemplata nelle UCP 600 ICC, ma nell’ambito della “local law”. In Italia, può essere invocata l’eccezione di frode o di dolo quando si ha una prova certa e incontestabile. La prova deve essere:
Rimborsi da split payment.
Per risolvere il problema, già con il Dm del 23 gennaio scorso (vedi “Split payment: si scrive in fattura e il rimborso diventa prioritario”), ai cessionari/prestatori della Pa era stata data la possibilità di ottenere i rimborsi, anche trimestrali, più velocemente, stabilendone l’inclusione fra le categorie di contribuenti per i quali la restituzione delle eccedenze Iva detraibili avvengono in via prioritaria, limitatamente al credito relativo alle operazioni soggette alla “scissione dei pagamenti”. L’inserimento, effettuato con l’articolo 8, era avvenuto applicando tout court, anche a questi operatori, tutte le regole fissate per gli altri ammessi ai rimborsi sprint; in particolare, le condizioni generiche stabilite dall’articolo 2 del Dm 22 marzo 2007:
Bonus arredi: ritiro dell'usato.
Anche le spese per ritiro e avvio allo smaltimento di vecchi mobili, sostituiti con altri per i quali si ha diritto al "bonus arredi", fruiscono della detrazione d'imposta del 50%?
Il "bonus arredi" spetta per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo di immobili oggetto di interventi di ristrutturazione agevolati con la detrazione d'imposta del 50%, fino a un limite massimo di 10mila euro per unità immobiliare. Nell’importo delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici possono essere considerate anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquistati (circolare 29/E del 2013). Non rientrano, invece, le spese per il ritiro e lo smaltimento dei vecchi mobili.
Ong qualificate come Onlus.
Le organizzazioni non governative (Ong), già riconosciute idonee ai sensi della legge 49/1987 alla data del 29 agosto 2014 (cioè, quando è entrata in vigore la legge 152/2014, che disciplina la cooperazione internazionale per lo sviluppo”), che intendono mantenere la qualifica di “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” (attribuita ex lege dall’articolo 10, comma 8, del Dlgs 460/1997), devono presentare istanza di iscrizione all’Anagrafe delle Onlus, tenuta presso le direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate, senza obbligo di adeguare gli statuti o atti costitutivi ai requisiti previsti dallo stesso articolo 10 del Dlgs 460/1997.
L’iscrizione all’Anagrafe delle Onlus avviene mediante la presentazione alla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate – nel cui ambito territoriale si trova il domicilio fiscale della Ong richiedente – dell’apposito modello di comunicazione, reperibile sul sito dell’Agenzia, nella sezione dedicata al settore “non profit”.
Al riguardo, la risoluzione precisa che, per la compilazione del modello, in corrispondenza della casella 14 riguardante il settore di attività, deve essere indicato l’acronimo “ONG”, senza allegare né lo statuto o atto costitutivo né la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, prevista dal “Regolamento concernente le modalità di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l’uso della denominazione di Onlus” (articolo 2 del Dm 266/2003).
Per quanto riguarda le modalità di presentazione, il modello può essere spedito in plico raccomandato, senza busta, con avviso di ricevimento o consegnato, in duplice esemplare, alla direzione regionale competente. Questa, una volta effettuata l’iscrizione all’Anagrafe delle Onlus, ne darà comunicazione all’organizzazione interessata.
L’iscrizione all’Anagrafe consente alle Ong di mantenere le agevolazioni fiscali previste per le Onlus, la possibilità di accedere al “cinque per mille” dell’Irpef e di ricevere erogazioni liberali, deducibili e/o detraibili per coloro che le effettuano, senza obbligo di adeguare gli statuti o atti costitutivi.
Quesito: artigianato occasionale.
vorrei sapere se esiste ancora l'artigianato occasionale e come funziona...
la contatto in merito alla compilazione ISEE.
Sono residente nel nucleo familiare di origine, in questo caso solo con la madre.
A questo proposito.Essendo mia madre vedova, la casa è passata di come eredità a lei ed in parte come percentuale a me e mia sorella.
Mi dicono che segneranno che la proprietà della casa è riferita solo a mia madre. E' corretto?
Reverse charge: se la fattura “parla” italiano è documento irrilevante.
La disciplina del meccanismo dell’inversione contabile “esclude che il cedente o prestatore non residente sia tenuto all’emissione della fattura (e ai conseguenti adempimenti di annotazione e dichiarazione), tramite il numero identificativo Iva italiano” (articolo 17, secondo comma, Dpr 633/1972). L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 21/E del 20 febbraio 2015 fornisce l’interpretazione corretta della norma.
Posto che l’Iva relativa a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, territorialmente rilevanti ai fini dell’imposta in Italia, rese da soggetto passivo estero (Ue o extra Ue), deve sempre essere assolta dal cessionario o committente soggetto passivo residente in Italia, mediante l’applicazione del reverse charge, vediamo la consulenza giuridica richiesta agli uffici fiscali, per fare chiarezza sul secondo comma dell’articolo 17 del Dpr 633/1972.
Sono stati chiesti chiarimenti in merito al caso in cui un contribuente italiano, dopo aver acquistato beni, che sono già nel nostro Paese, presso il rappresentante fiscale di un fornitore estero, riceve la fattura, emessa dallo stesso rappresentante (con partita Iva italiana), senza l’addebito Iva ai sensi dell’articolo 17, comma secondo, del Dpr 633/1972, e senza indicazione alcuna della partita Iva del fornitore estero.
La domanda, che verte appunto sulla fattura “italiana”, è se questa sia sufficiente o debba, invece, il contribuente richiedere un’altra fattura emessa direttamente dal fornitore estero o in alternativa procedere all’autofatturazione.
Lo stesso contribuente, peraltro, espone già la soluzione interpretativa corretta della norma sull’inversione contabile, sulla quale i tecnici fiscali si trovano concordi.
Il documento emesso con partita Iva italiana dal rappresentante fiscale di un soggetto passivo estero residente nella Ue (o fuori dalla Ue), per una cessione effettuata nei confronti di un soggetto passivo Iva residente in Italia, è da considerare non rilevante come fattura ai fini Iva e deve essere richiesta al suo posto la fattura emessa direttamente dal fornitore estero oppure il soggetto Iva italiano deve procedere all’autofatturazione per regolarizzare l’operazione.
Il cessionario italiano, quindi, deve:
numerare la fattura del fornitore estero, integrarla con il corrispettivo tradotto in euro e con gli altri elementi che formano la base imponibile dell’operazione, nonché dell’ammontare dell’Iva, calcolata secondo l’aliquota applicabile (articolo 46, comma 1, Dl 331/1993)
annotare la fattura integrata nel registro Iva vendite (articolo 23, Dpr 633/1972), entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione, con l’indicazione anche del corrispettivo espresso in valuta estera (articolo 47, comma 1, primo periodo, Dl 331/1993, come sostituito dall’articolo 1, comma 326, lettera f), n. 1), legge 228/2012, a decorrere dal 1° gennaio 2013)
annotare la stessa fattura integrata anche nel registro Iva acquisti (articolo 25, Dpr 633/1972), per poter esercitare la detrazione eventualmente spettante (articolo 47, comma 1, terzo periodo, Dl 331/1993)
emettere autofattura entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello dell’operazione – nel caso di mancata ricezione della fattura del fornitore estero entro il secondo mese successivo all’operazione – e annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente (articoli 46, comma 5, e 47, comma 1, secondo periodo, del Dl 331/1993).
Infine, l’odierna risoluzione 21/E precisa che è comunque consentito al rappresentante fiscale di un soggetto estero – per le proprie esigenze – emettere nei confronti del cessionario residente un documento non rilevante ai fini Iva, con indicazione della circostanza che l’imposta afferente tale operazione verrà assolta dallo stesso cessionario.
Spese del processo tributario.
Il diritto tributario osserva, infatti, il principio generale di responsabilità delle parti per le spese del processo. L’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 546/1992, dispone che “La parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del giudizio che sono liquidate con la sentenza” e prosegue prevedendo che “la commissione tributaria può dichiarare compensate in tutto o in parte le spese, a norma dell'art. 92, secondo comma, del codice di procedura civile”.
Se, diversamente, non c’è l'accordo, sarà il giudice a provvedere; dunque, i parametri operano sia in caso di mancato accordo sia di liquidazione delle spese da parte del giudice.
per gli avvocati, dal 3 aprile 2014 e alle liquidazioni successive all’entrata in vigore del relativo Dm 55/2014, anche per controversie iniziate durante la vigenza del “Dm altri professionisti” (ex articolo 28, “Dm avvocati”) o durante la vigenza delle tariffe (Cassazione, pronuncia 17405/2012).
Esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del 2015.
Facendo seguito alla circolare n. 17/2015, con la quale sono state adottate le indicazioni per la corretta gestione degli adempimenti connessi all’implementazione dell’esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato introdotto dall’art. 1, commi 118 e seguenti della legge n. 190/2014, con il presente messaggio si forniscono, ai datori di lavoro, le istruzioni tecniche per la fruizione dell’esonero medesimo.
2. Codifica datori di lavoro UniEmens.
I datori di lavoro aventi titolo all’esonero contributivo in oggetto inoltreranno all’Inps, prima della trasmissione della denuncia contributiva del primo mese in cui si intende esporre l’esonero medesimo, la richiesta di attribuzione del codice di autorizzazione “6Y”, avente il significato di “Esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014”. Detta richiesta andrà effettuata avvalendosi della funzionalità “contatti” del cassetto previdenziale aziende, selezionando nel campo oggetto la denominazione “esonero contributivo triennale legge n. 190/2014”, utilizzando la seguente locuzione: “Richiedo l’attribuzione del codice di autorizzazione 6Y ai fini della fruizione dell’esonero contributivo introdotto dalla legge n. 190/2014, art. 1, commi 118 e seguenti, come da circolare n. 17/2015”.
3. UniEmens. Modalità di esposizione dei dati relativi all’esonero.
I datori di lavoro esporranno nel flusso UniEmens i lavoratori per i quali spetta l’esonero valorizzando, secondo le consuete modalità, l’elemento e l’elemento della sezione . In particolare, nell’elemento deve essere indicata la contribuzione piena calcolata sull’imponibile previdenziale del mese.
Per esporre il beneficio spettante dovranno essere valorizzati all’interno di , , elemento i seguenti elementi:
- nell’elemento dovrà essere inserito il valore “TRIE” avente il significato di “Esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190”;
- nell’elemento dovrà essere inserito il valore “H00” (Stato);
- nell’elemento dovrà essere indicato l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente, calcolato in base ai criteri illustrati nella circolare n. 17/2015. Al riguardo, si ricorda che, sulla base di quanto specificato nel par. 8 della predetta circolare, l’esonero riguarda la contribuzione previdenziale e assistenziale a carico del datore di lavoro, fatta eccezione per la contribuzione al “fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’art. 2120 del c.c.” e ai fondi di cui all’art. 3, commi 2, 14 e 19 delle legge n. 92/2012, fino al limite della soglia massima mensile pari a € 671,66 (€ 8.060,00/12). Per i rapporti di lavoro instaurati ovvero risolti nel corso del mese, il massimale mensile va ridotto proporzionalmente al numero dei giorni di lavoro, assumendo a riferimento la misura giornaliera di esonero contributivo di € 22,08;
- nell’elemento dovrà essere indicato l’importo dell’esonero contributivo relativo all’esonero contributivo dei mesi di competenza di gennaio e/o febbraio 2015. Si sottolinea che la valorizzazione del predetto elemento può essere effettuata esclusivamente nei flussi UniEmens di competenza di febbraio 2015, relativamente all’arretrato del precedente mese di gennaio, o di marzo 2015, relativamente all’arretrato dei precedenti mesi di gennaio e/o febbraio.
- con il codice “L444” avente il significato di “conguaglio esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014”;
- con il codice “L445” avente il significato di “arretrati gennaio/febbraio 2015 esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014”.
Si ribadisce che in relazione ai rapporti di lavoro part-time (di tipo orizzontale, verticale ovvero misto), la misura della predetta soglia massima va ridotta sulla base della durata dello specifico orario ridotto di lavoro in rapporto a quella ordinaria stabilita dalla legge ovvero dai contratti collettivi di lavoro. Analoga operazione di adeguamento è da effettuare in relazione ai contratti di lavoro ripartito sulla base della durata effettiva delle prestazioni rese da ognuno dei due lavoratori coobbligati, in rapporto a quella ordinaria stabilita dalla legge, ovvero dai contratti collettivi di lavoro.
4. UniEmens. Modalità di esposizione del beneficio nei casi di superamento della soglia massima mensile.
Nell’ipotesi in cui, in un determinato mese, spetti un beneficio superiore alla soglia massima mensile di € 671,66, l’eccedenza può essere esposta nel mese corrente e nei mesi successivi e comunque rispettivamente entro il primo, il secondo e il terzo anno di durata del rapporto di lavoro, fermo restando il rispetto della soglia massima di esonero contributivo alla data di esposizione in UniEmens.
L’esposizione dell’agevolazione nel flusso UniEmens deve avvenire valorizzando all’interno di di , l’elemento i seguenti elementi:
- , con l’indicazione del codice causale “L700” avente il significato di “conguaglio residuo esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014”; - , con l’indicazione dell’importo dell’esonero contributivo da recuperare sulla base della metodologia sopra illustrata.
Rapporto di lavoro agevolato a tempo pieno instaurato l’1.05.2015.
L’importo massimo di incentivo teoricamente spettante in questo caso è pari al tetto massimo fruibile annuo (fino ad aprile 2016) di euro 8.060,00.
Nel mese di maggio l’importo dei contributi non dovuti è pari a euro 600,00; nel mese di giugno l’importo dei contributi non dovuti ugualmente è pari a 600,00. A luglio, a seguito di un aumento dell’imponibile per corresponsione di premi o altri emolumenti, l’importo dell’esonero spettante è pari a euro 750,00.
Nella denuncia relativa al mese di luglio, il datore di lavoro non può esporre la somma di euro 750,00 nell’elemento corrente in quanto superiore alla soglia massima mensile, per cui indicherà nell’elemento la somma di € 671,66.
La differenza fra l’importo dell’esonero spettante per il mese di luglio e la soglia massima mensile di esonero, pari a € 78,34 (750,00-671,66) può essere fruita nello stesso mese, in quanto inferiore alla quota residuale di esonero non fruita nei due mesi precedenti, pari per maggio a 671,66-600,00 e per giugno a 671,66-600,00, per un totale di 143,32 euro.
Tale somma potrà essere conguagliata in corrispondenza dell’elemento di di e andrà valorizzata nell’elemento la causale “L700” avente il significato di “Recupero residuo esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014”.
Rapporto di lavoro agevolato a tempo pieno instaurato l’1.05.2015. L’importo massimo di incentivo teoricamente spettante i questo caso è pari al tetto massimo fruibile annuo (fino ad aprile 2016) di € 8.060,00.
Nel mese di maggio l’importo dei contributi non dovuti è pari a € 600,00; nel mese di giugno l’importo dei contributi non dovuti ugualmente è pari a € 600,00.
A luglio, a seguito di un aumento dell’imponibile per corresponsione di premi o altri emolumenti l’importo dell’esonero spettante è pari a € 1.750,00.
Nella denuncia relativa al mese di luglio, il datore di lavoro non può esporre la somma di € 1.750,00 nell’elemento corrente in quanto superiore alla soglia massima mensile, per cui indicherà nell’elemento la somma di 671,66.
La differenza spettante è pari a € 1.078,34 (1.750,00-671,66), supera la quota residuale di esonero non fruita nei due mesi precedenti, pari per maggio a 671,66-600,00 e per giugno a € 671,66-600,00 per un totale di 143,32 euro.
Potrà pertanto essere conguagliata nel mese solo la somma di euro 143,32 e andrà esposta in corrispondenza dell’elemento di di ; andrà poi valorizzata nell’elemento la causale “L700” avente il significato di “Recupero residuo esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014”.
L’ulteriore eccedenza pari ad € 935,02 (1.078,34-143,32) potrà essere conguagliata secondo le istruzioni sopra indicate nei mesi successivi nel rispetto della capienza.
Nell’all.1 sono indicati due ulteriori esempi (n.3 e n.4) con lo sviluppo dell’esonero nell’arco dei dodici mesi.
5. UniEmens. Restituzione importi indebiti.
Nel caso in cui debbano restituire importi non spettanti, i datori di lavoro valorizzeranno all’interno di , , , i seguenti elementi:
- nell’ elemento dovrà essere inserito il codice causale “M304” avente il significato di “Restituzione esonero contributivo articolo unico, commi 118 e seguenti, legge n. 190/2014”;
- nell’elemento , indicheranno l’importo da restituire.
6. Uniemens. Regolarizzazioni.
7. Datori di lavoro agricoli. Modalità di presentazione della domanda di accesso al beneficio di cui all’art. 1, comma 119, L. 190/2014 e compilazione della dichiarazione contributiva Dmag.
Per accedere all’incentivo introdotto dall'art. 1, comma 119, della L. 190/2014 è necessario inoltrare all’INPS specifica istanza.
Il modulo si compone di due distinte sezioni:
1) la prima, con la quale l’utente richiede la prenotazione delle somme a titolo di esonero contributivo per l’assunzione. Entro tre giorni dall’invio dell’istanza, l’INPS verifica la disponibilità delle risorse e, esclusivamente in modalità telematica, comunica che è stato prenotato in favore del datore di lavoro richiedente l’importo del beneficio per il lavoratore indicato nell’istanza preliminare;
2) la seconda, con la quale l’utente, avuta la conferma della disponibilità delle somme, successivamente all’assunzione, formula la domanda definitiva di ammissione al beneficio. Entro quattordici giorni lavorativi dalla ricezione della comunicazione di prenotazione positiva dell’Istituto, il datore di lavoro, per accedere all’incentivo, ha l’onere di comunicare all’Istituto – compilando la seconda sezione del modulo di domanda – l’avvenuta stipula del contratto di assunzione a tempo indeterminato.
In caso di esito positivo verrà attribuito apposito codice di autorizzazione (C.A.), denominato E5, e il datore di lavoro, allo scopo di poter usufruire del beneficio dovrà, per il lavoratore agevolato, obbligatoriamente indicare, nel flusso DMAG, oltre ai consueti dati retributivi per lo stesso mese:
- nel campo CODAGIO, il valore “E5”.
Il citato codice di autorizzazione (C.A.) sarà consultabile, da parte del datore di lavoro, attraverso la specifica funzionalità “Codice autorizzazione” presente nella sezione “Dati Azienda” del Cassetto previdenziale Aziende agricole.
La modalità di compilazione del flusso DMAG sopra descritta sarà resa disponibile a partire dalla denuncia DMAG di competenza I trimestre 2015.
Ai fini della rilevazione contabile dell’esonero contributivo oggetto della circolare n. 17 del 29 gennaio 2015 e del presente messaggio, riconosciuto ai datori di lavoro per le assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, effettuate nell’anno 2015 ai sensi delle disposizioni di cui all’art. 1, commi da 118 a 124, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, il cui onere è posto a carico dello Stato, si istituiscono i seguenti nuovi conti, nell’ambito della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, evidenza contabile GAW (Gestione sgravi degli oneri sociali ed altre agevolazioni contributive):
- GAW37124 – Sgravi di oneri contributivi a favore dei datori di lavoro, per le assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, effettuate nell’anno 2015, ai sensi dell’art. 1, commi 118 e ss., della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
- GAW37125 – Sgravi di oneri contributivi a favore dei datori di lavoro del settore agricolo, per le assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, effettuate nell’anno 2015, ai sensi dell’art. 1, comma 119, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
Al nuovo conto GAW37124, gestito dalla procedura automatizzata di ripartizione contabile DM, andranno contabilizzate le somme conguagliate dai datori di lavoro secondo le istruzioni operative fornite nei precedenti paragrafi n. 3 e n. 4, valorizzate nel flusso UNIEMENS, a tal fine, con i codici causale “L444”, “L445” (valido per gli arretrati) e “L700” (per gli importi che eccedono il massimale mensile).
Il conto GAW37125, invece, verrà gestito dalla procedura automatizzata di riparto prevista per i lavoratori agricoli dipendenti (cfr. istruzioni operative di cui al precedente paragrafo n. 7).
Per l’imputazione contabile del recupero di somme conguagliate dai datori di lavoro indebitamente e valorizzate nel flusso UNIEMENS con il codice causale “M304”, si istituisce l’ulteriore conto della gestione GAW:
- GAW24124 – Entrate varie – recuperi e reintroiti di sgravi di oneri contributivi a favore dei datori di lavoro, per le assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, effettuate nell’anno 2015, ai sensi dell’art. 1, commi 118 e ss., della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
I rapporti finanziari con lo Stato verranno curati direttamente dalla Direzione generale.
Si riporta nell’allegato n. 2 l’elenco delle variazioni apportate al piano dei conti.
Fonte: Messaggio INPS n.1144 del 13/02/15
Fonte: Circolare INPS n.48 del 20/02/15
Rent to buy: il regime fiscale applicabile ai fini delle imposte.
Con Circolare del 19 febbraio 2015 n. 4/E l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito al regime fiscale applicabile, ai fini delle imposte dirette e delle imposte indirette, ai contratti di godimento in funzione della successiva alienazione di immobili (Rent to buy).
L’articolo 23 del DL12 settembre 2014, n. 133, ha introdotto nel nostro ordinamento la disciplina del contratto di godimento in funzione della successiva alienazione di immobili (c.d. Rent to buy). Si tratta di una fattispecie contrattuale, diversa dalla locazione finanziaria, volta a conferire al conduttore l’immediato godimento dell’immobile, rinviando al futuro il trasferimento della proprietà del bene, con imputazione di una parte dei canoni al corrispettivo del trasferimento.
Le vendite non occasionali su E-bay scontano l’IVA.
Interessante sentenza riguardante la vendita su E-bay in modo non occasionale.
La nozione tributaria di impresa commerciale non coincide con quella civilistica. Ai fini fiscali, infatti, per attività d’impresa si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate dall'art. 2195, c.c., e prescinde, quindi, dal requisito organizzativo, che costituisce, invece, elemento qualificante ed imprescindibile per la configurazione dell’impresa commerciale agli effetti civilistici, esigendo soltanto che l'attività svolta sia caratterizzata dalla professionalità abituale, ancorché non esclusiva.
L’attività di vendita on line, nel caso esaminato su E-bay, svolta in modo sistematico per più anni configura attività d’impresa rilevante ai fini delle Imposte Dirette e dell’IVA. In questo senso è quindi dovuta l'IVA sulle vendite effettuate, oltre che il versamento della relativa IRAP.
Nella ricostruzione del reddito e del volume d’affari l’Ufficio può avvalersi anche di elementi presuntivi purché coerenti e logici a fronte dei quali l’onere probatorio si sposta a carico del contribuente.
La novità del 730 precompilato.
Ho letto che da quest’anno sarà a disposizione dei contribuenti il 730 precompilato. In cosa consiste? Quali saranno i vantaggi?
A partire dal prossimo 15 aprile, l'Agenzia delle Entrate metterà a disposizione di lavoratori dipendenti e pensionati, in una specifica area del proprio sito internet, il 730 precompilato, a cui sarà possibile accedere utilizzando il codice pin dei servizi telematici (Fisconline). Il modello, da trasmettere entro il prossimo 7 luglio, potrà essere accettato o modificato/integrato dal contribuente. Se presentato senza modifiche, direttamente oppure tramite il sostituto d’imposta, non saranno effettuati i controlli documentali sugli oneri indicati nella dichiarazione (interessi passivi, premi assicurativi e contributi previdenziali) forniti da soggetti terzi (banche, assicurazioni, enti previdenziali). Se il 730 precompilato verrà presentato, con o senza modifiche, tramite un Caf o un professionista abilitato, i controlli documentali saranno effettuati presso questi ultimi, tenuti all'apposizione del visto di conformità sui dati presenti in dichiarazione. Nella sezione del sito internet dedicata sarà possibile visualizzare, oltre al modello 730 precompilato, l’elenco delle informazioni attinenti al 730 precompilato disponibili presso l'Agenzia, con distinta indicazione dei dati inseriti e di quelli non inseriti, e relative fonti informative.
Comunicazione annuale dati Iva: nel 2015 c’è tempo fino al 2 marzo.
Modello 730/2015 precompilato.
Dal 15 aprile, il contribuente potrà accedere alla propria dichiarazione dei redditi direttamente o conferendo delega al sostituto d’imposta, a un Caf o a un professionista abilitato. Nel provvedimento del 23 febbraio 2015, le regole operative sulla precompilata, introdotta dal “decreto semplificazioni” (Dlgs 175/2014), destinata a chi ha percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati e attivata in via sperimentale per l’anno d’imposta 2014.
Il Fisco ha l’onere di raccogliere le informazioni e predisporre il 730, il contribuente è chiamato a verificare esattezza e completezza dei dati.
Destinatari della nuova dichiarazione
Per il primo anno di sperimentazione, l’Agenzia delle Entrate predisporrà il 730 precompilato per i contribuenti che, contemporaneamente:
hanno percepito nel 2014 redditi di lavoro dipendente e assimilati, per i quali i sostituti d’imposta hanno tempestivamente trasmesso la Certificazione unica 2015
hanno presentato per l’anno d’imposta 2013 il modello 730 o l’Unico Persone fisiche, pur avendo i requisiti per utilizzare il 730.
La dichiarazione precompilata non viene predisposta per i contribuenti che, in riferimento all’anno d’imposta precedente, hanno presentato dichiarazioni correttive o integrative per le quali, al momento dell’elaborazione, ancora non è conclusa l’attività di liquidazione automatizzata (articolo 36-bis, Dpr 600/1973).
Inoltre, sono esclusi dal “progetto” coloro che nel 2014 sono risultati, anche per un solo giorno, titolari di partita Iva (fatta eccezione per i produttori agricoli in regime di esonero), i minorenni, le persone legalmente incapaci e quelle decedute.
Accesso alla precompilata: chi e come
L’Agenzia, per l’anno d’imposta 2014, provvederà a inserire, per quanto riguarda oneri detraibili e deducibili: gli interessi passivi e relativi oneri accessori per i mutui; i premi di assicurazione sulla vita, causa morte e contro gli infortuni; i contributi previdenziali e assistenziali.
I contribuenti o gli eventuali soggetti delegati (sostituto d’imposta, Caf, professionista abilitato), accedendo all’apposita sezione messa a disposizione dalle Entrate, possono consultare la dichiarazione precompilata e l’elenco delle informazioni attinenti allo stesso 730, con distinta indicazione dei dati inseriti e di quelli non inseriti e delle relative fonti informative.
I contribuenti, previa autenticazione sul sito internet dell’Agenzia, possono visualizzare e stampare il modello, accettare e procedere all’invio o modificare e integrare i dati contenuti nella dichiarazione prima di provvedere alla trasmissione, versare le somme dovute tramite F24, indicare le coordinate bancarie per l’accredito dell’eventuale rimborso, consultare le comunicazioni e le ricevute della dichiarazione presentata e, infine, consultare la lista dei soggetti delegati ai quali è stato reso disponibile il 730 precompilato.
Sostituti d’imposta, Caf e professionisti abilitati, per poter accedere al 730 precompilato e all’elenco delle informazioni, devono preventivamente acquisire la delega contenente le seguenti informazioni: codice fiscale e dati anagrafici del contribuente; anno d’imposta cui si riferisce il 730; data di conferimento della delega; indicazione che la delega si riferisce sia all’accesso alla precompilata sia alla consultazione dell’elenco delle informazioni afferenti alla dichiarazione stessa.
In secondo luogo, devono effettuare una specifica richiesta, tramite file o via web.
Il contribuente, presa visione della precompilata, può procedere direttamente al suo invio oppure, prima della trasmissione, può apportare modifiche o integrazioni. La presentazione può avvenire a partire dall’1 maggio. Entro 5 giorni dalla spedizione, l’Agenzia fornisce una ricevuta identificata dallo stesso protocollo riportato nel file di invio, contenente la data di presentazione e il riepilogo dei dati contabili.
Tutti i casi di reverse charge 2015.
Come funziona il Reverse Charge per le operazioni di soggetti comunitari ed extra-comunitari
I primi tre commi dell'art. 17 individuano chi è debitore di imposta nei confronti dello Stato Italiano per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello stato nei confronti di soggetti passivi residenti, sia che si tratti di soggetti cedenti o prestatore:
- residenti in paesi facenti parte della Comunità Europea
- residenti in paesi extra europei
- Per le prestazioni di servizi e le cessioni di beni effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti (sia comunitari che extra-comunitari) nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, si applica il Reverse Charge o inversione contabile, gli obblighi relativi al versamento dell'Imposta si spostano in capo al cessionario o committente .
- Se l'operazione rilevante in Italia è effettuata da un soggetto passivo comunitario, il cessionario o committente soggetto passivo e residente in Italia adempie l'obbligo di versamento dell'imposta mediante integrazione della fattura, applicando l'Iva secondo l'aliquota dovuta e registrando la fattura sia nel registro delle fatture emesse e/o corrispettivi e nel registro degli acquisti.
Se invece l'operazione rilevante in Italia è effettuata da un soggetto passivo extra- comunitario, il cessionario o committente soggetto passivo e residente in Italia adempie l'obbligo di versamento dell'imposta mediante emissione di un'auto-fattura, applicando l'Iva secondo l'aliquota dovuta e registrando l'auto-fattura sia nel registro delle fatture emesse e/o corrispettivi e nel registro degli acquisti.
Come funziona l'applicazione del reverse charge nazionale
Normalmente debitore d'imposta è chi effettua la cessione del bene o la prestazione del servizio imponibile, lo stabilisce il primo comma dell'art. 17, che precisa che detti soggetti devono versare l'imposta all'erario cumulativamente per tutte le operazioni effettuate e al netto della detrazione prevista nell'art. 19 (imposta assolta sugli acquisti).
Con la motivazione di volere combattere comportamenti fraudolenti di soggetti a rischio di evasione, il legislatore ha previsto il Reverse Charge per diverse operazioni interne.
Dopo l'approvazione della legge di Stabilità 2015, e la modifica dell'art. 17, i casi a cui si applica il Reverse Charge o inversione contabile sono i seguenti:
il quinto comma dell'articolo 17 in commento, prevede che in deroga a quanto previsto dal primo comma, debitore di imposta è il cessionario se soggetto passivo di imposta per le seguenti cessioni di beni o prestazioni di servizi:
- le cessioni imponibili di oro da investimento di cui all'articolo 10, numero 11), nonche' per lecessioni di materiale d'oro e per quelle di prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi
e il sesto comma estende la medesima disposizione:
a) alle prestazioni di servizi (diversi da quelli di cui alla lettera a-ter), compresa la prestazione di manodopera, rese nel
settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l'attivita' di costruzione o ristrutturazione di
immobili ovvero nei confronti dell'appaltatore principale o di un altro subappaltatore. La disposizione non si applica alle prestazioni di servizi rese nei confronti di un contraente generale a cui venga affidata dal committente la totalita' dei lavori;
a-bis) alle cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato di cui ai numeri 8-bis) e 8-ter) del primo comma dell'articolo 10 per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;
(a-ter) alle prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici;
b) alle cessioni di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassasulle concessioni governative di cui all'articolo 21 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, come sostituita, da ultimo, dal decreto del Ministro delle finanze 28 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 1995, nonche' dei loro 'componenti ed accessori;
d-quater) alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore ai sensi dell'articolo 7-bis, comma 3,
d-quinquies) alle cessioni di beni effettuate nei confronti degli ipermercati (codice attivita' 47.11.1), supermercati (codice
attivita' 47.11.2) e discount alimentari (codice attivita' 47.11.3).
Attenzione alla entrata in vigore e periodo di applicazione: La L. 23 dicembre 2014, n. 190 - Legge di Stabilità 2015 - ha disposto (con l'art. 1, comma 631) che le modifiche di cui al comma 6, lettere d-bis), d-ter), d-quater) e d-quinquies) del presente articolo sono applicabili per un periodo di quattro anni.
Ha inoltre disposto (con l'art. 1, comma 632) che l'efficacia delle disposizioni di cui al comma 6, lettera d-quinquies) del presente articolo e' subordinata al rilascio, da parte del Consiglio dell'Unione europea, di una misura di deroga ai sensi dell'articolo 395 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, e successive modificazioni.
Con il reverse charge debitore di imposta è il cessionario
In caso di applicazione del Reverse Charge il cedente emette fattura senza addebito d'imposta, con l'annotazione "inversione contabile" e l'eventuale riferimento al comma dell'art. 17 DPR 633/72 in commento.
Il cessionario deve integrare detta fattura con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e deve essere registrarla nel registro di cui agli articoli 23 o 24 entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese; lo stesso documento, ai fini della detrazione, e' annotato anche nel registro di cui all'articolo 25.
Si riporta di testo completo dell'art. 17 DPR 633/72 aggiornato dopo la Legge Stabilità 2015
L'imposta e' dovuta dai soggetti che effettuano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi imponibili, i quali devono versarla
all'erario, cumulativamente per tutte le operazioni effettuate e al netto della detrazione prevista nell'art. 19, nei modi e nei termini stabiliti nel titolo secondo.
Gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non
residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, compresi i soggetti indicati all'articolo 7-ter, comma
Tuttavia, nel caso di cessioni di beni o di prestazioni di servizi effettuate da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell'Unione europea, il cessionario o committente adempie gli obblighi di fatturazione di registrazione secondo le disposizioni degli articoli 46 e 47 del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427.
(139) (144)
Nel caso in cui gli obblighi o i diritti derivanti dalla applicazione delle norme in materia di imposta sul valore aggiunto
sono previsti a carico ovvero a favore di soggetti non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato, i medesimi sono adempiuti od esercitati, nei modi ordinari, dagli stessi soggetti direttamente, se identificati ai sensi dell'articolo 35-ter, ovvero tramite un loro rappresentante residente nel territorio dello Stato nominato nelle forme previste dall'articolo 1, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 441. Il rappresentante fiscale risponde in solido con il rappresentato relativamente agli obblighi derivanti dall'applicazione delle norme in materia di imposta sul valore aggiunto. La nomina del rappresentante fiscale e' comunicata all'altro contraente anteriormente all'effettuazione dell'operazione. Se gli obblighi derivano dall'effettuazione solo di operazioni non imponibili di trasporto ed accessorie ai trasporti, gli adempimenti sono limitati all'esecuzione degli obblighi relativi alla fatturazione di cui all'articolo 21.
Le disposizioni del secondo e del terzo comma non si applicano per le operazioni effettuate da o nei confronti di soggetti non
residenti, qualora le stesse siano rese o ricevute per il tramite di stabili organizzazioni nel territorio dello Stato.
In deroga al primo comma, per le cessioni imponibili di oro da investimento di cui all'articolo 10, numero 11), nonche' per le
cessioni di materiale d'oro e per quelle di prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi, al pagamento dell'imposta e' tenuto il cessionario, se soggetto passivo d'imposta nel territorio dello Stato. La fattura, emessa dal cedente senza addebito d'imposta, con l'osservanza delle disposizioni di cui agli articoli 21 e seguenti e con l'annotazione "inversione contabile" e l'eventuale indicazione della norma di cui al presente comma, deve essere integrata dal cessionario con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e deve essere annotata nel registro di cui agli articoli 23 o 24 entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese; lo stesso documento, ai fini della detrazione, e' annotato anche nel registro di cui all'articolo 25.
a) alle prestazioni di servizi ((diversi da quelli di cui alla lettera a-ter))), compresa la prestazione di manodopera, rese nel
immobili ovvero nei confronti dell'appaltatore principale o di un altro subappaltatore. La disposizione non si applica alle prestazioni di servizi rese nei confronti di un contraente generale a cui venga affidata dal committente la totalita' dei lavori; (126)
a-bis) alle cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato di cui ai numeri 8-bis) e 8-ter) del primo comma dell'articolo 10 per le
quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;
((a-ter) alle prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici));
b) alle cessioni di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassa
sulle concessioni governative di cui all'articolo 21 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, come sostituita, da ultimo, dal decreto del Ministro delle finanze 28 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 1995, nonche' dei loro 'componenti ed accessori;
((d-bis) ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra definite all'articolo 3 della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, e successive modificazioni, trasferibili ai sensi dell'articolo 12 della medesima direttiva 2003/87/CE, e successive modificazioni; )) ((153))
((d-ter) ai trasferimenti di altre unita' che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla citata direttiva 2003/87/CE e di certificati relativi al gas e all'energia elettrica;)) ((153))
((d-quater) alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore ai sensi dell'articolo 7-bis, comma 3,
lettera a);)) ((153))
((d-quinquies) alle cessioni di beni effettuate nei confronti degli ipermercati (codice attivita' 47.11.1), supermercati (codice
attivita' 47.11.2) e discount alimentari (codice attivita' 47.11.3))). ((153))
Le disposizioni di cui al quinto comma si applicano alle ulteriori operazioni individuate dal Ministro dell'economia e delle finanze, con propri decreti, in base alla direttiva 2006/69/CE del Consiglio, del 24 luglio 2006, ovvero individuate con decreto emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, nelle ipotesi in cui necessita la preventiva autorizzazione comunitaria prevista dalla direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio
La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1, comma 157) che la presente modifica si applica alle cessioni effettuate a partire dal 1° marzo 2008.
Ha inoltre disposto (con l'art. 1, comma 163) che la presente modifica si applica dal 1° febbraio 2008.
La L. 15 dicembre 2011, n. 217 ha disposto (con l'art. 8, comma 5) che le modifiche disposte al presente articolo "si applicano alle operazioni effettuate a partire dal sessantesimo giorno successivo a quello dell'entrata in vigore della presente legge".
La L. 24 dicembre 2012, n. 228 ha disposto (con l'art. 1, comma 335) che "Le disposizioni di cui ai commi da 325 a 334 del presente articolo si applicano alle operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2013."
AGGIORNAMENTO (153) La L. 23 dicembre 2014, n. 190 ha disposto (con l'art. 1, comma 631) che le modifiche di cui al comma 6, lettere d-bis), d-ter), d-quater) e d-quinquies) del presente articolo sono applicabili per un periodo di quattro anni.
Il contraddittorio è obbligatorio solo quando lo dice il legislatore.
In caso di controllo automatico della dichiarazione, l’obbligo di contraddittorio preventivo con il contribuente sussiste solo in caso di “incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”.
Così la Cassazione, con la sentenza n. 1306 del 26 gennaio 2015, è tornata a pronunciarsi sulla non necessità di una comunicazione preventiva all’iscrizione a ruolo a seguito di liquidazione ex articolo 36-bis del Dpr 600/1973.
La controversia trae origine da una cartella di pagamento ai fini Irpef e Iva, emessa ex articoli 36-bis, Dpr 600/1973, e 54-bis, Dpr 633/1972, a seguito di controllo automatico del modello Unico e del modello 770 per l’anno 2001 (dichiarazione 2002).
La società contribuente contestava, tra l’altro, l’omessa comunicazione preventiva degli esiti della liquidazione della dichiarazione.
La Commissione tributaria provinciale rigettava il ricorso, ma la decisione veniva riformata in appello.
I giudici di secondo grado, infatti, ritenevano che doveva ritenersi illegittima una cartella notificata senza che fosse stato preventivamente comunicato alla contribuente l’avviso bonario previsto dall’articolo 6 della legge 212/2000.
L’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione, denunciando, tra l’altro, vizio di insufficiente motivazione in ordine al fatto controverso concernente il mancato invio dell’avviso bonario.
A tale riguardo, nonostante l’indicazione da parte dell’ufficio di date e numeri identificativi dell’invio degli avvisi nei propri scritti difensivi, il giudice d’appello li aveva apoditticamente esclusi, laddove il primo giudice aveva, invece, affermato che l’Amministrazione ne aveva documentato l’invio “con le raccomandate citate nelle controdeduzioni”.
La Corte ha accolto il ricorso e ha affermato che “nel caso del ‘controllo cartolare’ previsto dal citato articolo 36-bis l’obbligo del ‘contraddittorio endoprocedimentale’, mediante l’invio dell’avviso…” (ex 3 comma, norma citata), sussiste soltanto in presenza di “… incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”.
La Corte ha richiamato il proprio orientamento in relazione al contraddittorio preventivo nei casi di controllo automatizzato delle dichiarazioni.
In particolare, i giudici di legittimità hanno chiarito che, in tema di riscossione delle imposte, l’articolo 6, comma 5, legge 212/2000, non impone un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere a iscrizione a ruolo, ex articolo 36-bis, Dpr 600/1973, ma lo prevede soltanto “qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”.
Quindi non sempre, perché altrimenti il legislatore non avrebbe posto la condizione contenuta nel predetto inciso (cfr Cassazione 8342/2012). Di certo, non nei casi di controllo documentale sui dati contabili riportati in dichiarazione direttamente dal contribuente, senza margini di tipo interpretativo. E neppure quando la liquidazione, all’esito del controllo, trae origine da una divergenza tra le somme dichiarate e quelle effettivamente versate (cfr Cassazione7329/2012, 7536/2011, 3948/2011 e 26310/2010).
Tale conclusione risulta avvalorata dallo stesso giudice di legittimità anche alla luce della distinzione tra la situazione regolata dall’articolo 36-bis, Dpr 600/1973 e quella regolata dall’articolo 36-ter, stesso Dpr (cfr Cassazione 15311/2014), rispetto alle quali sono previste garanzie procedimentali diverse a seconda dell’intensità del potere che l’ufficio esercita con le due tipologie di controllo.
La prima norma è a “contenuto impositivo chiuso”, nel senso che può essere applicata in ipotesi tassative di liquidazione sulla base di un controllo cartolare, fondato solo sui dati allegati dal contribuente e teso alla sola correzione di errori materiali e formali.
L’altra, invece, di controllo formale, attribuisce diverse possibilità all’ufficio non di mera liquidazione, ma di “interventi” più incisivi, sulla base anche di atti diversi da quelli allegati dal contribuente ed esterni rispetto alla sua sfera (quali, ad esempio, gli elenchi ex articolo 78, comma 25, legge 413/1991).
La Corte ha sottolineato che, proprio per la differenza tra i due istituti, il legislatore ha previsto due diverse tipologie di procedure al fine di rendere concreto il principio di collaborazione/cooperazione tra fisco e contribuente.
Nell’ipotesi di mero riscontro automatizzato dei dati contenuti nella dichiarazione (articolo 36-bis, comma 3, vigente ratione temporis), quando dai controlli eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione, l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente o al sostituto di imposta per evitare la reiterazione di errori e per consentire la regolarizzazione degli aspetti formali.
Diversamente, per il controllo più incisivo previsto dall’articolo 36-ter, dopo aver invitato il contribuente o il sostituto a fornire chiarimenti, il riscontro del controllo formale è comunicato al contribuente stesso con l’indicazione dei motivi che hanno dato luogo alla rettifica degli imponibili per consentire anche la segnalazione di eventuali dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di controllo formale.
È evidente, dal tenore letterale delle disposizioni, che la fase procedimentale di garanzia per il contribuente, con obbligo dell’Amministrazione di comunicare i motivi della rettifica operata, è stata ritenuta necessaria per la procedura di “controllo” più incisiva (articolo 36-ter) piuttosto che per quella di “liquidazione” (articolo 36-bis).
Trattandosi di “controllo cartolare” e mancando (sia nella sentenza impugnata sia nel controricorso della società) argomentazioni volte a evidenziare che, nel caso di specie, sussistevano “incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”, tali da imporre la comunicazione dell’avviso bonario alla contribuente (cfr Cassazione 15584/2014), deve concludersi che nella fattispecie non sussiste alcun obbligo di “contraddittorio endoprocedimentale” e, quindi, la cartella è stata legittimamente emessa.
Sarà il giudice del rinvio ad applicare il principio affermato e a evidenziare che la predetta fase del contraddittorio, per espressa disposizione dell’articolo 6, legge 212/2000, è prevista nei limiti esplicitamente definiti dalla norma.
Fabbricato strumentale occupato senza titolo.
A fine locazione di un negozio di mia proprietà (non sono soggetto Iva), il conduttore ha continuato a occupare lo stesso in mancanza di rinnovo, pagando l'affitto. Che obblighi ho verso il Fisco?
In caso di occupazione di un fabbricato strumentale “senza titolo”, dopo la scadenza del contratto, l’indennità di occupazione eventualmente versata può avere duplice natura. Avrà natura di canone di locazione qualora appaia evidente la volontà delle parti di proseguire il rapporto contrattuale. Avrà, invece, natura risarcitoria quando si ravvisi la risoluzione del contratto con conseguente cessazione degli effetti negoziali. Nella prima ipotesi, infatti, il pagamento di tale indennità non ha funzione risarcitoria, ma locatizia, e, pertanto, sarà soggetta alle stesse regole, con conseguente assoggettamento a imposta di registro nella misura del 2% annuo. Nel secondo caso, invece, l’importo dovuto a titolo di indennità di occupazione assumerà connotazione risarcitoria e l’imposta di registro andrà conseguentemente versata nella misura del 3%, prevista per gli atti a contenuto patrimoniale (risoluzione 154/E del 2003 e circolare 43/E del 2007).
Elenchi di scambi intracomunitari.
Sul sito delle Dogane è on line la versione aggiornata dell’applicativo che consente di predisporre, controllare e trasmettere, naturalmente in via telematica, gli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari di beni e servizi: è Intr@Web 2015, realizzato con il contributo di Eurostat (ufficio Statistico della Comunità europea).
La peculiarità del software è tutta nei suoi moduli. I principali sono quelli di:
- “compilazione”, utile per preparare le dichiarazioni in maniera semplice ed efficace attraverso un sistema che permette di importare automaticamente le informazioni provenienti da flussi esterni
- “controllo” formale, per verificare la correttezza degli elenchi su file prodotti anche con altri software
- invio “telematico”, che offre all’operatore economico le giuste funzionalità per trasmettere, tramite il canale telematico doganale o/e Entratel, gli Intrastat, anche se prodotti con altri programmi informatici. Intr@Web 2015 è al servizio sia di coloro che scelgono di presentare direttamente le proprie dichiarazioni sia di commercialisti, doganalisti e altri soggetti, incaricati di predisporre e inviare gli Intrastat per conto dei clienti. Agli intermediari, in particolare, sono dedicate delle operatività ad hoc, studiate in base alle loro esigenze.
Infine, un’avvertenza dalle Dogane: per evitare eventuali perdite di dati inseriti utilizzando la precedente versione del pacchetto informatico, l’Agenzia consiglia di effettuare un backup delle informazioni prima di aggiornare il software. Come? Dal menu seguire il percorso utilità/manutenzione – archivi/backup/totale.
Nuove commissioni censuarie.
Primi chiarimenti su composizione, attribuzioni e funzionamento degli organismi chiamati a coadiuvare l’amministrazione finanziaria nei procedimenti di determinazione delle tariffe d’estimo del catasto terreni e del catasto edilizio urbano.
Sono contenuti nella circolare n. 3/E del 18 febbraio, indirizzata alle sedi territoriali delle Entrate.
Le commissioni censuarie, previste sin dai tempi del Regno d’Italia, hanno subito diverse revisioni fino ad arrivare al loro complessivo riordino con l’emanazione del decreto legislativo 198/2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2015 ed entrato in vigore il 28 gennaio scorso.
Il decreto ha modificato il numero delle commissioni, che passano dalle attuali 103 provinciali a 106 locali (le cui sedi sono individuate nella tabella allegata al decreto stesso), alle quali si aggiunge, come in precedenza, la commissione centrale con sede a Roma. Ciascuna commissione è articolata in sezioni: una competente in materia di catasto terreni, una di catasto urbano e una terza, in fase di prima attuazione, specializzata in materia di revisione del sistema estimativo.
Compito precipuo di questi organismi rimane quello di: concorrere nelle operazioni di formazione, revisione e conservazione del catasto terreni e di quello urbano; esaminare e approvare, relativamente ai comuni della propria circoscrizione, i quadri delle qualità e classi dei terreni e i prospetti delle tariffe, e i prospetti integrativi dei quadri tariffari per le unità immobiliari urbane.
Ciascuna sezione delle commissioni locali è composta da sei membri effettivi e sei supplenti (due effettivi e due supplenti scelti tra quelli designati dall’ufficio dell’Agenzia territorialmente competente; un effettivo e un supplente tra quelli indicati dall’Anci; tre effettivi e tre supplenti tra le designazioni del prefetto).
Tra le novità introdotte dal Dlgs 198/2014 va segnalata la circostanza che è stata estesa ai Comuni e alle associazioni di categoria maggiormente rappresentative (saranno individuate con apposito decreto ministeriale) la possibilità di ricorrere contro le decisioni delle commissioni locali in merito ai prospetti delle qualità e classi dei terreni, ai quadri di qualificazione e di classificazione delle unità immobiliari urbane, nonché ai rispettivi prospetti tariffari.
All’organismo centrale è affidato il compito, in caso di revisione generale delle tariffe d’estimo, di provvedere alla ratifica o alle variazioni delle tariffe relative alle qualità e classi dei terreni e di decidere sui ricorsi - presentati da Agenzia delle Entrate, Comuni e organizzazioni del settore – contro le decisioni delle commissioni locali in merito ai prospetti delle qualità e classi dei terreni (e rispettivi prospetti delle tariffe d’estimo di singoli comuni), e in merito al quadro delle categorie e classi delle unità immobiliari urbane (e rispettivi prospetti delle tariffe d’estimo di singoli comuni).
La commissione centrale, anch’essa articolata in tre sezioni, è formata dal presidente e da venticinque componenti effettivi (di cui quattro membri di diritto che fanno parte di tutte le sezioni) e ventuno supplenti.
Il presidente, nominato su proposta del ministro dell’Economia e delle finanze, deve essere un magistrato ordinario o amministrativo, con qualifica non inferiore a magistrato di cassazione o equiparata.
Membri di diritto sono: il direttore delle Entrate, o in caso di assenza o impedimento, il vicedirettore-Territorio; il direttore centrale Catasto e cartografia; il direttore centrale Osservatorio del mercato immobiliare e servizi estimativi; il direttore centrale Pubblicità immobiliare e affari legali.
Di ogni sezione fanno parte, oltre che i quattro di diritto, sette membri effettivi e sette supplenti: un ingegnere dell’Agenzia, un magistrato ordinario e uno amministrativo, due componenti designati dall’Anci, un docente universitario e un esperto qualificato (in economia ed estimo rurale, per la sezione “catasto terreni”; in economia ed estimo urbano, per la sezione “catasto urbano”; in statistica ed econometria, per la sezione “riforma”).
I componenti e i presidenti delle commissioni (cittadini italiani, al massimo settantenni al momento della nomina, in possesso dei diritti civili e politici, non condannati per delitti non colposi o per contravvenzioni punite con pena detentiva o per reati tributari né sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza) durano in carica cinque anni dall’insediamento; l’incarico non è rinnovabile.
Designazione, nomina e insediamento dei componenti delle commissioni
La procedura di designazione dei membri delle commissioni locali prevede che ciascun direttore regionale dell’Agenzia deve richiedere agli uffici provinciali-Territorio, ai prefetti e all’Anci, che provvedano in merito.
La richiesta va effettuata distintamente per ciascuna commissione locale tramite posta elettronica certificata e indirizzata, per conoscenza, anche al presidente del Tribunale, in modo da informarlo dell’avvio del procedimento.
Ricevuta la richiesta, gli uffici chiamati in causa avranno sessanta giorni per presentare un elenco di nominativi (in numero almeno doppio rispetto a quelli da nominare), fra i quali il presidente del Tribunale, nei successivi trenta giorni, sceglierà componenti effettivi e supplenti, comunicandoli al direttore regionale delle Entrate richiedente. Questi, con proprio decreto, procederà alle nomine, indicando la sezione di appartenenza.
Per le designazioni dei componenti della commissione centrale, sarà il direttore dell’Agenzia a inoltrare la richiesta agli organi di autogoverno della magistratura ordinaria e amministrativa, all’Anci, al ministero dell’Università e della ricerca e al ministero dell’Economia e delle Finanze, i quali entro novanta giorni comunicheranno le rispettive scelte al Mef e allo stesso direttore delle Entrate. Quest’ultimo, a sua volta, comunicherà al ministero i nominativi dei quattro membri di diritto e dei due componenti designati dall’Agenzia. La nomina avverrà con decreto ministeriale.
Le nuove commissioni censuarie, locali e centrale, verranno insediate con provvedimento del direttore dell’Agenzia in una data unica a livello nazionale, entro un anno dall’entrata in vigore del Dlgs 198/2014, cioè dal 28 gennaio 2015.
Fino a quel momento, continueranno a operare le attuali commissioni (articolo 16 e seguenti del Dpr 650/1972).
Valore probatorio delle autocertificazioni del contribuente.
Le autocertificazioni prodotte dal contribuente non hanno alcun valore probatorio, diversamente si finirebbe per introdurre nel processo tributario – in violazione del divieto di giuramento e prova testimoniale – un mezzo di prova, non solo equipollente a quello vietato, ma anche costituito al di fuori del processo.
Questo, in sintesi, il principio di diritto espresso dalla Corte suprema nella sentenza n.1290 del 26 gennaio 2015.
La vicenda riguarda una società, svolgente attività di produzione e commercio di scope, spazzole e accessori, cui l’ufficio di Firenze aveva notificato un avviso di accertamento, ai fini Irpeg, Irap e Iva, per l’annualità 1999. Con il citato atto si contestava l’omessa contabilizzazione di componenti positivi, nello specifico cessione di beni strumentali (stampi).
Investita della questione, la Ctp di Firenze accoglieva le doglianze del contribuente.
Il verdetto veniva confermato anche in appello, dove i giudici di merito ritenevano “verosimile…. la rappresentanza politica di esternalizzazione delle lavorazioni e di riduzione dei relativi costi”.
Difatti, la società sosteneva di aver concesso in comodato verbale e gratuito a terzi produttori gli stampi, oggetto di rettifica, con cui si ottenevano i semilavorati poi acquistati dalla medesima contribuente.
La controversia approda in Cassazione su ricorso dell’Amministrazione finanziaria che eccepisce, per quanto qui d’interesse, la violazione dell’articolo 7, comma 4, del Dlgs 546/1992, laddove il giudice d’appello ha annullato l’atto perché le argomentazioni della società hanno trovato puntuale riscontro nelle dichiarazioni sostitutive prodotte in giudizio.
La Corte suprema ha ritenuto la doglianza fondata.
I giudici di legittimità, muovendo da un orientamento consolidato, ricordano che “l’attribuzione di efficacia probatoria alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che, così come l’autocertificazione in genere, ha attitudine certificativa e probatoria esclusivamente in alcune procedure amministrative, essendo viceversa priva di efficacia in sede giurisdizionale, trova, con specifico riguardo al contenzioso tributario, ostacolo invalicabile nella previsione dell’articolo 7, comma 4, del D.Lgs. n. 546/92, giacché finirebbe per introdurre nel processo tributario – eludendo il divieto di giuramento e prova testimoniale – un mezzo di prova, non solo equipollente a quello vietato, ma anche costituito al di fuori del processo (cfr Cassazione, sentenze 703/2007, 16348 /2008, 6755/2010 e 1630/2013)”.
Nel caso di specie, “il giudice di merito”, si legge nella sentenza, “è giunto alla conclusione secondo cui non è intervenuta cessione dei beni sulla base quindi di mezzo probatorio vietato dall’ordinamento processuale tributario”.
A giudizio della Corte, l’apprezzamento di merito è da censurare, poiché basato sulle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà che, invece, vanno espunte, per espressa volontà del legislatore, dal processo decisionale, con la conseguenza che la Ctr della Toscana, in sede di rinvio, dovrà procedere a “una rivalutazione delle circostanze di fatto alla stregua delle residue risultanze istruttorie”.
Sulla valenza probatoria della dichiarazioni sostitutive di notorietà, la Corte di cassazione si è pronunciata più volte, ribandendo sempre lo stesso principio di diritto: l’autocertificazione non trova ingresso nel processo tributario.
Le dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà, così come l’autocertificazione in genere, anche se hanno attitudine certificativa e probatoria in alcune procedure amministrative, sono vietate nel processo tributario, per il limite invalicabile posto dall’articolo 7 del Dlgs 546/1992, comma 4, sul divieto di giuramento e prova testimoniale. ( Cassazione, sentenza 1663/2013).
Le stesse argomentazioni sono state prospettate in ordine alla facoltà del contribuente di provare che il reddito presunto in base al “redditometro” non esiste o esiste in misura inferiore. In questi casi, è stata esclusa la valenza probatoria delle autocertificazioni, ritenendo che “in base ai principi fissati dall’art. 38, comma 6…la prova delle liberalità che hanno consentito in tutto o in parte l’incremento patrimoniale deve essere documentale e conseguentemente la motivazione della sentenza deve fare preciso riferimento ai documenti che la sorreggono ed al loro contenuto, cfr. Cass. n. 11389 del 2008” (Cassazione, sentenza 24597/2010).
In pratica, il contribuente, per giustificare la propria capacità contributiva in ordine agli incrementi patrimoniali contestati, non può limitarsi a dire che le spese per l’acquisto di un bene sono state sostenute grazie a un prestito o a una liberalità ottenuti da congiunti, o che si tratti di bene abitualmente utilizzato dagli stessi congiunti.
Tali asserzioni non bastano a dimostrare la provenienza della provvista, occorrendo a tal fine una prova documentale certa, atta a collegare la stessa all’incremento patrimoniale realizzato; ad esempio, per gli incrementi di un certo ammontare, la tracciabilità del pagamento risponde a una esigenza che non può essere disattesa con la produzione in giudizio di una mera autocertificazione.
Per completezza, merita qui segnalare l’orientamento che invece riconosce effetti alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà posta in essere da soggetto estraneo alla controversia, dovendosi attribuire al medesimo lo stesso valore di indizio che viene riconosciuto alla scrittura privata proveniente da un terzo (Cassazione, sentenza 4495/2002).
Secondo l’insegnamento del Collegio, il “… divieto di assunzione di talune fonti di prova (giuramento e prova testimoniale) non implica l’inutilizzabilità, ai fini della decisione, delle dichiarazioni raccolte dall’Amministrazione (ovvero rese in favore del contribuente) nella fase procedimentale e rese da soggetti terzi rispetto al rapporto giuridico d’imposta dovendosi attribuire alle medesime valenza di elementi indiziari che, qualora rivestano i caratteri di gravità, precisione e concordanza, possono assumere natura di presunzione anche ove desumibili dall’utilizzo come fonte di atti di un giudizio civile o penale” (Cassazione, sentenze 4423/2003, 7445/ 2003 e 12763/2011).
A parere di questa giurisprudenza, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione (che regola il giusto processo e che afferma solennemente il principio della parità delle parti), il contribuente “al pari dell'amministrazione finanziaria,” può introdurre nel giudizio tributario le dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale; “queste hanno il valore di elementi indiziari che - non potendo costituire da soli il fondamento della decisione - necessitano di essere valutati assieme ad altri elementi”.
In conclusione, il divieto posto dal citato articolo 7, comma 4, riguarda le sole autocertificazioni prodotte dal contribuente, potendo delinearsi per le dichiarazioni sostitutive di terzi, anche al fine di garantire l’effettività del diritto di difesa, una differente valenza giuridica, se pur relegata al mero indizio.
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