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Timestamp: 2018-10-17 23:25:45+00:00

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TRIBUNALE CIVILE DI PALERMO - III SEZIONE CIVILE
1.Angelo Monteleone, Presidente
2.Cristina Midulla, Giudice
3.Giulia Maisano, Giudice Relatore
Riuniti in camera di consiglio, ha pronunciato la seguente SENTENZA
nella causa iscritta al n. 7511 del Registro Generale degli Affari Contenziosi Civili dell’anno 2004
A.S., elettivamente domiciliato in Palermo, Via P.pe di Granatelli n. 76, presso lo studio dell’Avv. Gaia Matteini che lo rappresenta e difende, insieme all’Avv. Filippo Di Pace. per mandato a margine dell’atto di citazione.
XY in persona del direttore generale, elettivamente domiciliata in Palermo, via :::::::::, presso lo studio degli Avv.ti XX, che la rappresentano e difendono unitamente agli avvocati XX e XX del Foro di Milano, per mandato in calce alla copia notificata dell’atto di citazione
In via principale, accertare e dichiarare la nullità e/o inefficacia e/o annullabilità del contratto di vendita dei band negoziati in contropartita diretta dalla convenuta in favore dell’attore, sig. A.S., per violazione del combinato disposto degli artt. 1418, 1439 e 1343 c.c., art. 21 Dlgs 58/98, artt. 26, 27, 28, 29, del. Consob 1.7.1998 e per l’effetto condannare la società convenuta alla restituzione del capitale investito in obbligazioni Cirio ed al risarcimento danni da liquidarsi in via equitativa, oltre interessi e danno da svalutazione monetaria, dal diritto al soddisfo; in linea subordinata, accertare e dichiarare che nelle operazioni di collocamento delle obbligazioni Cirio, la XXX ha tenuto per le motivazioni in narrativa, ed in particolare per l’omissione di informazioni doverose, una condotta violativa del dovere di buona fede precontrattuale e dell’obbligo di diligenza specifica (art. 23 comma 6 D.Lgs 58/98, art. 28 comma II e art. 96 comma II lett, c del, Consob 1.7.1998, art. 1337 c.c.); per l’effetto, condannare la convenuta al risarcimento dei danni subiti e subendi da liquidarsi in misura pari all’investimento sollecitato, oltre interessi e danni da svalutazione monetaria, dal diritto a soddisfo, ai sensi dell’art. 1224 c.c.;
in ogni caso, ritenere e dichiarare che i diritti di custodia per le obbligazioni Cirio Del Monte, percepiti dalla Banca dal novembre 2002, ossia dalla ufficializzazione della perdita di valore dei bond, non sono più dovuti, atteso che le dette obbligazioni sono prive di valore e, per l’effetto, condannare XXX alla restituzione degli importi percepiti e percependi a titolo di diritti di custodia, dal novembre 2002 alla data di effettivo soddisfo, ai sensi dell’art. 2033 c.c.;
respingere tutte le domande ex adverso formulate nel presente giudizio, in quanto infondate in fatto ed in diritto e comunque sprovviste di supporto probatorio; per l’effetto, assolvere XX da ogni avversa domanda e pretesa; con vittoria di spese, diritti ed onorari di lite. oltre IVA e CPA sulla parte imponibile, rimborso forfettario, sentenza e successive occorrende;
Con atto di citazione notificato a XXX il giorno 4.6.2004, e depositato presso la cancelleria del Tribunale di Palermo, unitamente al fascicolo ed alla nota di iscrizione a ruolo, nel termine prescritto dall’art. 3 comma I D.Lgs n. 5/03, S.A. esponeva di aver acquistato, su suggerimento di un promotore finanziario dell’istituto di credito convenuto, sig. XXX XXX, il quale si era fatto garante della sicurezza e del buon rendimento dell’investimento, obbligazioni Cirio Del Monte al 6,625% con scadenza nel maggio dell’anno 2006, per un controvalore di € 10.000.
di aver contravvenuto agli obblighi preliminari alla prestazione dei servizi di investimento proponendo ad un risparmiatore inesperto -senza renderlo edotto del rischio connesso all’investimento, senza segnalargli l’inadeguatezza dell’operazione rispetto alle sue propensioni ed anzi fornendogli dolosamente dichiarazioni fuorvianti- l’acquisto di titoli emessi da una società straniera in uno stato estero ove non vigevano gli stringenti limiti all’emissione di prestiti obbligazionari dettati dal codice civile italiano a garanzia della restituzione, non quotati nei mercati regolamentati e negoziati solo neî servizi di scambi organizzati, privi di prospetto informativo in quanto destinati ad un pubblico di investitori professionali, non assistiti da alcuna valutazione circa il merito di credito della società emittente;
Negava, infatti, di aver preso parte al consorzio di banche incaricate del collocamento dei titoli, e rappresentava come le informazioni reperibili sul mercato all’epoca dei fatti per cui è causa non delineavano il titolo come altamente rischioso, non imponevano di qualificare l’operazione come inadeguata, né lasciavano presagire il crollo.
Tale contratto, istitutivo, per la parte che qui viene in rilievo, di un mandato avente ad oggetto la prestazione di servizi di investimento, sub specie di negoziazione ex art. 32 delib. Consob 1.7.1998 n. 11522. costituisce dunque la cornice negoziale alla quale si correlano le singole operazioni che. con l’intervento necessitato dell’intermediario, l’attore compì. ovvero l’acquisto, dapprima, di titoli in valuta polacca per l’equivalente di L 15.000.000 circa e, successivamente, delle obbligazioni Del Monte oggetto del giudizio.
Ricorrono dunque, sia nel caso specifico che in termini più generali, due piani negoziali tra loro collegati; il conferimento del mandato e l’attuazione del servizio di investimento (il quale può assumere svariate conformazioni, implicando, in ragione dell’oggetto dell’incarico -dalla mera ricezione e trasmissioni ordini alla gestione di patrimoni affidati. attraverso la mediazione e la negoziazione- e delle concrete modalità operative, un diverso grado di coinvolgimento dell’intermediario) prima ed in vista del compimento del quale l’intermediario è tenuto a partecipare al cliente le informazioni in suo possesso “la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o disinvestimento” (art. 28 comma II delib Consob 1.7.1998 n. 11522).
Le regole che sovrintendono la fase immanente al contratto e prodromica al compimento delle singole operazioni, denominate con terminologia inglese come know your merchandise rule, know yuor customer rule e suilability rule, sono codificate rispettivamente dall’art. 26 comma I lett. e) reg. consob 11522/98, dagli artt. 21 comma I lett. b) T.U.F. e 28 comma I lett. a) reg. Consob n. 11522/98 e dall’art. 29 comma I reg. Consob 11522!98. ed impongono all’intermediario finanziario di:
acquisire un’adeguata conoscenza degli strumenti finanziari. dei servizi e dei prodotti diversi, propri o di terzi;
raccogliere informazioni necessarie dai clienti, richiedendo a11’investitore -anche mediante moduli prestampati il cui utilizzo è stato legittimato dalla Consob- informazioni sulla sua esperienza in materia di investimenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento, la sua propensione al rischio. annotando l’eventuale rifiuto del cliente a rendere le risposte;
Il nesso di strumentalità tra tali doveri è palese così come manifesto è il loro sinergico operare, unitamente ad altre prescrizioni -quali quelle in tema di separazione patrimoniale, o di conflitto di interessi- verso il raggiungimento di un fine superiore, configurato nell’interesse degli investitori e dell’integrità del mercato {art. 21 comma I lett. a T.U.F. ed art. 26 comma I del. Consob 11522/98), ovvero quello di assicurare correttezza e trasparenza dell’attività di intermediazione: la corretta interpretazione delle preferenze di investimento dei risparmiatori e la ponderata valutazione dei rischi da parte di costoro riducono l’alea connessa agli investimenti finanziari entro quella connaturata. e perciò insopprimibile, alle operazioni eseguite sul mercato dei valori mobiliari. ed elidono, tendenzialmente, il rischio non necessario, evitando che questo sia addossato in modo inconsapevole al risparmiatore.
La violazione di tali obblighi contrattuali determina la nullità dell’operazione eseguita. La sanzione non è posta espressamente dalla norma, ma si ricava agevolmente. secondo quanto con continuità affermato dalla giurisprudenza di legittimità e di merito (Cass. 7.3.2001 n. 3272, Trib. Treviso 26.11-16.12.2004, Trib. Mantova 12.11.2004, Trib. Taranto 27.10.2004), proprio in considerazione degli interessi pubblicistici, anche di rango costituzionale (art. 4’7 Cost.) che l’impianto normativo mira a tutelare, identificabili nella tutela dei risparmiatori uti singuli, del risparmio pubblico, come elemento di valore dell’economia nazionale, della stabilità del sistema finanziario, dell’efficienza del mercato dei valori mobiliari, con vantaggi per le imprese e per la economia pubblica (in questi termini, ancorché con riferimento ad altra norma della disciplina dell’intermediazione finanziaria, Cass. 7..3.2001 n, 3272).
Dalla qualificazione in termini di norma imperativa di legge dei precetti comportamentali che sovrintendono all’operato degli intermediari finanziari discende, ai sensi dell’art. 1418 comma I e III c.c., l’affermazione di nullità degli atti negoziali conclusi in loro dispregio.
L’onere della dimostrazione dell’aver agito con la specifica diligenza richiesta è addossato dall’art. 23 comma VI T.U.F. al soggetto abilitato all’esercizio dell’attività che sia stato convenuto in giudizio dal cliente per il risarcimento dei danni risentiti nello svolgimento dei servizi di investimento ed accessori.
Nella specie. l’istituto di credito convenuto. che pur avendo assunto l’iniziativa della notificazione dell’istanza di fissazione di udienza non ha provveduto ad ordinare per capitoli separati le circostanze di fatto che intendeva provare, né ha indicato il nominativo dei testi da escutere, non ha offerto alcun suffragio all’allegazione di diligente comportamento.
Ed invero, rispondendo al questionario rivoltogli dal promotore finanziario della banca, l’attore si dichiarò disponibile a fornire informazioni sulla propria situazione finanziaria. indicò di avere esperienza in investimenti in strumenti
Pur convenendosi con l’istituto di credito che. per il tramite del suo procuratore speciale ha sottolineato la necessità di riguardare in divenire alle indicazioni fornite dal risparmiatore all’atto della conclusione del contratto di deposito titoli, registrando l’evoluzione manifestata dalle operazioni da questi successivamente concluse, deve tuttavia ritenersi che l’acquisto di obbligazioni in valuta polacca compiuta dall’attore poco prima dell’operazione per cui è causa -il cui provento costituì oggetto del presente investimento-, in quanto suggerita dallo stesso promotore finanziario, originata dal medesimo quadro, contenuta nell’arco temporale di appena un anno, troppo breve per far presumere un meditato mutamento delle esigenze e propensioni di costui, non condizioni e non innovi il profilo cristallizzato nella scheda informativa.
In altri termini sia l’acquisto di obbligazioni di un paese emergente quale la Polonia, sia l’acquisto di band Cirio Del Monte, in quanto connotati entrambi da una grado elevato di rischio, devono ritenersi operazioni inadeguate per un investitore la cui esperienza prima di allora era maturata solo grazie alla negoziazione di titoli del debito pubblico italiano con l’obiettivo, dichiarato, di costituire la provvista necessaria all’acquisto di un’abitazione. Tra esse l’unica, di certo rilevante, differenza è rappresentata dall’esito, fortuitamente favorevole solo nel primo caso.
L’investimento per cui è causa deve invero ritenessi incontro rispetto al profilo dell’investitore, sol che si osservi, utilizzando i dati ritraibili dalle dichiarazioni del procuratore speciale della banca e dalla nota curata dai Servizi Studi e Vigilanza della Banca d’Italia. stralci della quale, insieme agli estremi di pubblicazione, sono riportati in comparsa di risposta, che:
- l’emittente non era dunque ristretta, nell’emissione di prestiti obbligazionari, entro i limiti imposti da11’art. 2412 c.c.. nel testo allora vigente;
- in quanto riservate ad un pubblico di investitori professionali, erano sollevate, ai sensi dell’art. 100 T.U.F., dall’osservanza delle stringenti disposizioni di cui agli artt. 94-99 T.U.F. e degli art. 4-19 della delibera Consob 14.5.1999 n. 11971: la società emittente non aveva avanzato comunicazione alla Consob, non aveva sottoposto i propri bilanci al giudizio di una società di revisione, non aveva compilato il prospetto informativo nel rispetto degli schemi predisposti dalla Consob, né un’eventuale nota informativa
- non erano, ovviamente quotate in borsa né in altri mercati regolamenta.ti italiani, con conseguente sottrazione alle previsioni di cui agli artt. 113-116 delib. Consob 14.5.1999 n. 11971, ed erano scambiate solo nei c.d. mercati non regolamentati. ovvero nei sistemi di scambi organizzati dagli intermediari all’uopo abilitati,
- erano oggetto di limitazioni nella negoziazione, avendo il procuratore speciale dell’istituto di credito riferito di una circolare della Banca d’Italia che, verosimilmente inasprendo le limitazioni di cui all’art. 44 delib. Consob 1.7.1998 n. 11522. ne vietava l’inserimento nei portafogli titoli oggetto di gestione per conto dei clienti.
E’ appena il caso di osservare come l’obbligo di trasfondere informazione in favore di costui non può ritenersi assolto per effetto della pur indispensabile, ai fini della validità del negozio. conscia del prospetto sui rischi generali di investimento predisposto dalla Consob. La consegna di tale documento, nel caso di specie comprovata, dà corpo. secondo quanto condivisibilmente segnalato dalla dottrina, ad una delle tecniche adoperate dal legislatore per colmare il divario del bagaglio informativo delle parti, ed in alcun modo può essere valutata alla stregua di una presunzione di consapevolezza da parte del consumatore. Anche tralasciando il dato, invero non trascurabile, della non immediata e diffusa comprensibilità dei concetti ai espressi, non può invece non evidenziarsi la genericità del contenuto, tendente ad illustrare le caratteristiche delle diverse tipologie di strumenti finanziari ed i rischi a ciascuna astrattamente connessi. ma non ritagliato sull’oggetto della singola negoziazione.
Il riferimento espresso a tale documento e l’ampiezza della formulazione utilizzata inducono, infine, a circoscrivere la portata della dichiarazione apposta in calce all’ordine di acquisto sottoscritto dal cliente che così recita: “Vi confermo che le operazioni sopra indicate sono conformi ai miei obiettivi di investimento e che sono a conoscenza dei rischi ad esse connessi descritti nel Documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari da voi ricevuto” ed a negarle il valore di esternazione di una consapevolezza sulla natura dell’operazione e sul rischio correlato alla cui creazione non contribuisce. L’accoglimento della assorbente domanda principale di nullità del contratto di trasferimento delle obbligazioni Del Monte 6.625% con scadenza 24 maggio 2006 (acquistati, secondo quanto indicato nell’ordine consegnato al cliente, da XXX per conto proprio, ovvero per sé e poi rivenduti a S.A.) solleva dalla necessità di esaminare gli ulteriori profili di invalidità della convenzione negoziale rappresentati dall’attore, potendosi unicamente soggiungere che difetta la prova degli artifici e raggiri usati dal promotore finanziario (ovvero le rassicurazioni sulla storica affidabilità aziendale della società emittente e sul certo recupero del capitale investito) il cui onere, in ossequio al canone generale di riparto dell’onere probatorio fissato dall’art. 2697 c.c., gravava sull’attore non vertendosi nell’ambito tracciato dall’art. 23, comma VI,D.Lgs 24.2,1998 n. 58.
Ne consegue, dunque, l’obbligo per XXX di rifondere la somma di € 10.446, 00 (tale in effetti fu l’importo sborsato dall’attore, il quale acquistò le obbligazioni nell’arco temporale di maturazione degli interessi annuali) detratto l’importo di € 579.69 che l’acquirente ha ammesso di aver ricevuto nel maggio dell’anno in cui eseguì l’investimento quale prima ed unica cedola di maturazione degli interessi, nonché quello del risparmiatore alla restituzione dei titoli obbligazionari. Ne discende infine, l’obbligo per l’istituto di credito di restituire gli importi trattenuti a titolo di commissione per l’attività di custodia di questi specifici titoli.
Riprendendo quanto sopra osservato circa la refluenza dell’inosservanza degli obblighi di diligenza gravanti sull’intermediario sui due piani intorno ai quali si articola la vicenda negoziale, occorre ribadire che la nullità della singola operazione in valori mobiliari è solo uno dei predicati della violazione degli obblighi di legge. A tale sanzione si accompagna, in ossequio alle previsioni dell’art 1453 c.c., l’obbligo per XXX di risarcire i danni derivati dal proprio inadempimento al contratto di mandato per la prestazione dei servizi di investimento.
’Nella specie non occorrono presunzioni logiche per affermare che S. A. avrebbe fatto un uso proficuo della somma di €10.000.00. poiché egli si era appunto rivolto all’istituto di credito per investire il madama ritratto dal proprio precedente investimento finanziario.
Ancora una volta senza necessità di ricorso a presunzioni. può affermarsi sulla scorta delle dichiarazioni da costui rese in risposta alle domande rivoltegli dall’intermediario finanziario per delinearne il profilo, che si sarebbe indirizzato verso impieghi prudenti finalizzati precipuamente alla conservazione del valore del capitale investito.

References: SENTENZA

 art. 21
 art. 28
 art. 96
 art. 1337
 sentenza 
 art. 32
 art. 26
 Cass. 
 art. 4