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Timestamp: 2018-07-21 07:52:07+00:00

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Hazard/Concern: Talco | Nononsensecosmethic
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Questa settimana è “esplosa” la notizia di una sentenza “punitiva” USA che ha comminato un risarcimento di 72 Milioni di US$ da parte di Johnson & Johnson produttore di una “Baby Powder”, che poi non è altro che un cosmetico composto da talco profumato e di “Shower to Shower”, un prodotto consigliato anche per igiene intima composto da talco e amido in parti quasi uguali.
Evidentemente la giuria ha ritenuto che ci fosse un preciso nesso causale tra la morte per cancro alle ovaia della signora e il suo utilizzo del cosmetico. Da notare che i produttori del talco materia prima, le aziende minerarie che lo forniscono a J&J, nella stessa causa sono state assolte. - Una sentenza non è una opinione scientifica
- Il problema “talco” era noto da anni
- Il rischio talco
Complimenti agli avvocati dei querelanti, che se ho ben capito come vanno queste faccende legali, di quei milioni se ne intescheranno una bella quota. Già è difficile dimostrare un preciso nesso causale tra talco e cancro, ancor più difficile dimostrare il nesso causale in un caso specifico dove, che prodotti cosmetici e quanti prodotti cosmetici sono stati effettivamente usati da una persona, non è così facile accertarlo.
Si tratta di una condanna “punitiva”, 10 milioni per il danno e 62 milioni “punitivi”, che ha sollevato perplessità e allarme.
Una sentenza non è una opinione scientifica
Shower to Shower il secondo prodotto sotto accusa assieme alla baby Powder
Se poco più di 10 cittadini americani, riuniti in giuria, condannano pesantemente una grande multinazionale produttrice di un cosmetico a base di talco non significa che sia dimostrato che l’applicazione del talco provochi il cancro. Purtroppo molti titoli di giornale hanno sintetizzato l’argomento con titoli come ” Il talco provoca il cancro”. La sentenza non accerta affatto che il talco provoca il cancro e le giurie popolari non hanno neppure le competenze per farlo. La sentenza e soprattutto la condanna punitiva è focalizzata sul fatto che J&J era informata dei rischi e non ne ha informato i consumatori. Ci sono cose che contano più che la magnitudine del rischio, l’alcol etilico è certamente cancerogeno, ma vedo come molto improbabile una condanna punitiva ad un produttore di birra.
Il problema “talco” era noto da anni
Poco più di 40 anni fa Henderson e altri pubblicarono una ricerca dove, su 13 tumori alle ovaia in 10 (75%) e su 21 tumori alla cervice in 12 (50%), si rilevava la presenza di talco.
Partirono decine di ricerche e studi per capire:
1° se era effettivamente talco (c’è una relativa somiglianza del talco asbestiforme con l’amianto)
2° da dove arrivava
3° se era correlato statisticamente al tumore
4° se era la causa del tumore.
Come tutte le polveri se inalato il talco non fa proprio bene e nella UE ci sono specifiche avvertenze per il suo utilizzo su neonati ed infanti. In oltre 40 anni, dopo centinaia di studi, la relazione tra utilizzo di talco cosmetico e cancro alle ovaia o alla cervice è ancora faccenda aperta. Non è stato dimostrato un nesso causale e la valutazione del rischio su basi epidemiologiche è oggetto di controversia. Il rischio calcolato negli studi epidemiologici è solo una covariante statistica, non rivela nessi causali ed è foriero di fallacie.
In sostanza uno studio epidemiologico può ad esempio verificare tra 1000 soggetti con tumore alle ovaia quanti dichiarano di aver utilizzato molto o spesso talco. Ne viene fuori una incidenza statistica che confrontata con chi non ha il tumore viene chiamata rischio.
La tesi presentata dagli avvocati americani affermava che vari studi sulla popolazione indicano un aumento del rischio cancro alle ovaie (dell’ordine del 40%) correlato all’utilizzo di talco nell’area perineale.
Vero! Ma discutibile. Infatti valutando gli stessi studi epidemiologici lo IARC ha concluso classificando il talco come cancerogeno 2B, proprio come bere il caffè. Insomma studi che dicono che c’è un rischio, studi che dicono che non c’è o che è limitato, studi che dicono che è cancerogeno seguiti da studi che dicono che non lo è, studi che dicono che utilizzando talco nell’area perineale può arrivare alle ovaia e studi che dicono che è improbabile.
In piena controversia scientifica per l’interpretazione dei dati, sospetto che una lettera inviata nel 1997 da un tossicologo a J&J , presentata come prova dagli avvocati, abbia dimostrato che in J&J sapevano che le conclusioni di workgroup e commissioni scientifiche che rassicuravano sulla sicurezza del talco erano perlomeno discutibili e opinabili.
L’industria cosmetica ed in particolare J&J da molti anni sa che l’utilizzo del talco, nonostante sia uno dei prodotti “storici” tra i più comuni, è oggetto di allarme nella comunità scientifica per possibili effetti sulla salute.
Il rischio “talco”
A parte il rischio inalazione, comunque limitato visto che da una indagine FDA è emerso che nel talco e nei cosmetici che lo contengono non sono rilevati asbesto e talco asbestiforme, ed il rischio applicazione su pelle lesa, comunque da evitare, la faccenda pare essere circoscritta alla correlazione con tumori alle ovaia e alla cervice. Il CIR dichiara dopo una valutazione approfondita che il suo utilizzo cosmetico è sicuro. I “safety assessment” del CIR, da quando la campagna “for a safe cosmetics” in USA ha messo sotto accusa tutto il sistema della sicurezza del cosmetico, sono fatti molto bene. Sono redatti da esperti, riportano chiaramente le fonti ed espongono anche le bozze alla consultazione pubblica. Peccato che il CIR sia “sponsorizzato” dalla associazione USA dei produttori di cosmetico e che quindi anche redigendo ottimi rapporti non possa essere considerato scevro da conflitti di interesse. Nella causa legale ed in molte ricerche ci si è focalizzati su rischi specifici legati all’utilizzo del talco nei preservativi o nel diaframma, condizioni che renderebbero più probabile un trasferimento fino alla cervice ed alle ovaia.
Per chi non ha voglia di leggersi neppure i pochi riferimenti che ho linkato in fondo riassumerei:
è stata individuata una correlazione tra uso del talco ed alcuni tumori anche se non è dimostrato scientificamente che il talco ne sia la causa ed è controverso che il talco cosmetico possa arrivare fino alle ovaia. Visto che da qualche parte deve arrivare è ragionevole considerarlo, come ormai da molti anni si fa, un fattore di rischio. La definizione della magnitudine di questo rischio è controversa e dipende da ricerche epidemiologiche che danno dati controversi.
Non esiste una restrizione specifica per il talco relativo al rischio cancro alle ovaia nel cosmetico europeo e tantomeno USA. Le aziende non sono obbligate a fornire alcuna avvertenza come d’altra parte succede con altri cancerogeni molto più evidenti.
Considerato l’allarmismo che circola attorno al cosmetico, basti vedere la campagna contro i “parabeni”, sul talco è auspicabile una presa di posizione del SCCS, il comitato scientifico europeo.
Effettivamente le correlazioni individuate da alcune ricerche sono inquietanti anche se i meccanismi causali, ammesso che ci siano, non sono stati compresi e tutta la faccenda è oggetto di controversia scientifica. A livello precauzionale mi sembra ragionevole ridurre sensibilmente, o semplicemente evitare, l’esposizione al talco nella vagina e nelle aree perineali. Per neonati e soprattutto neonate ci sono ottime alternative al talco e se la faccenda ci preoccupa non siamo obbligati ad usarlo.
CIR: safety assessment of Talc – 2013
Perineal Powder Use and Risk of Ovarian Cancer Serena C. Houghton, Katherine W. Reeves, Susan E. Hankinson, Lori Crawford, Dorothy Lane, Jean Wactawski-Wende, Cynthia A. Thomson, Judith K. Ockene, Susan R. Sturgeo
Genital powder use and risk of ovarian cancer : a pooled analysis of 8,525 cases and 9,859 controls Kathryn L. Terry, Stalo Karageorgi, Australian Cancer Study ( Ovarian Cancer ), Australian Ovarian Cancer Study Group,
Molecular Pathogenesis of Endometrial and Ovarian Cancer Melissa A. Merritt, Daniel W. Cramer
Perineal Talc Use and Ovarian Cancer : A Critical Review Joshua E. Muscat, Michael S. Huncharek
The Epidemiology of Endometrial and Ovarian Cancer Daniel W. Cramer
Preventable Exposures Associated With Human Cancers Vincent James Cogliano, Robert Baan, Kurt Straif, Yann Grosse, Béatrice Lauby-Secretan, Fatiha El Ghissassi, Véronique Bouvard, Lamia Benbrahim-Tallaa, Neela Guha, Crystal Freeman, Laurent Galichet, Christopher P. Wild
Genital powder exposure and the risk of epithelial ovarian cancer Karin A. Rosenblatt, Noel S. Weiss, Kara L. Cushing-Haugen, Kristine G. Wicklund, Mary Anne Rossing
Effects of talc on the rat ovary. T. C. Hamilton, H. Fox, C. H. Buckley, W. J. Henderson, K. Griffiths
Perineal use of talcum powder and endometrial cancer risk Stalo Karageorgi, Margaret A. Gates, Susan E. Hankinson, Immaculata De Vivo
Perineal powder use and risk of ovarian cancer . Houghton SC, Reeves KW, Hankinson SE, Crawford L, Lane D, Wactawski-Wende J, Thomson CA, Ockene JK, Sturgeon SR.
Perineal powder use and risk of endometrial cancer in postmenopausal women.
Use of talcum powder and endometrial cancer risk . Neill AS, Nagle CM, Spurdle AB, Webb PM.
Perineal talc use and ovarian cancer risk : a case study of scientific standards in environmental epidemiology. Huncharek M, Muscat J.
Genital powder exposure and the risk of epithelial ovarian cancer . Rosenblatt KA, Weiss NS, Cushing-Haugen KL, Wicklund KG, Rossing MA.
Perineal use of talcum powder and endometrial cancer risk . Karageorgi S, Gates MA, Hankinson SE, De Vivo I.
Perineal talc use and ovarian cancer : a critical review. Muscat JE, Huncharek MS.
Use of cosmetic talc on contraceptive diaphragms and risk of ovarian cancer : a meta-analysis of nine observational studies. Huncharek M, Muscat J, Onitilo A, Kupelnick B.
Perineal talc exposure and epithelial ovarian cancer risk in the Central Valley of California. Mills PK, Riordan DG, Cress RD, Young HA.
Perineal application of cosmetic talc and risk of invasive epithelial ovarian cancer : a meta-analysis of 11,933 subjects from sixteen observational studies. Huncharek M, Geschwind JF, Kupelnick B.
Cosmetic talc should not be listed as a carcinogen: comments on NTP’s deliberations to list talc as a carcinogen. Wehner AP.
Factors related to inflammation of the ovarian epithelium and risk of ovarian cancer . Ness RB, Grisso JA, Cottreau C, Klapper J, Vergona R, Wheeler JE, Morgan M, Schlesselman JJ.
Perineal application of talc and cornstarch powders: evaluation of ovarian cancer risk . Whysner J, Mohan M.
Prospective study of talc use and ovarian cancer . Gertig DM, Hunter DJ, Cramer DW, Colditz GA, Speizer FE, Willett WC, Hankinson SE.
Genital talc exposure and risk of ovarian cancer . Cramer DW, Liberman RF, Titus-Ernstoff L, Welch WR, Greenberg ER, Baron JA, Harlow BL.
Perineal talc exposure and subsequent epithelial ovarian cancer : a case-control study. Wong C, Hempling RE, Piver MS, Natarajan N, Mettlin CJ.
Characteristics of women who use perineal powders. Rosenblatt KA, Mathews WA, Daling JR, Voigt LF, Malone K.
Epidemiology and risk assessment for ovarian cancer . Daly M, Obrams GI.
Re: ” Perineal powder exposure and the risk of ovarian cancer “. Muscat JE, Wynder EL.
Perineal talc exposure and risk of ovarian carcinoma. Chang S, Risch HA.
Perineal powder exposure and the risk of ovarian cancer . Cook LS, Kamb ML, Weiss NS.
The relationship between perineal cosmetic talc usage and ovarian talc particle burden. Heller DS, Westhoff C, Gordon RE, Katz N.
Reproductive and other factors and risk of epithelial ovarian cancer : an Australian case-control study. Survey of Women’s Health Study Group. Purdie D, Green A, Bain C, Siskind V, Ward B, Hacker N, Quinn M, Wright G, Russell P, Susil B.
A review of perineal talc exposure and risk of ovarian cancer . Harlow BL, Hartge PA.
A meta-analytical approach examining the potential relationship between talc exposure and ovarian cancer . Gross AJ, Berg PH.
Perineal exposure to talc and ovarian cancer risk . Harlow BL, Cramer DW, Bell DA, Welch WR.
Risk factors for epithelial ovarian cancer in Beijing, China. Chen Y, Wu PC, Lang JH, Ge WJ, Hartge P, Brinton LA.
A case-control study of borderline ovarian tumors: the influence of perineal exposure to talc . Harlow BL, Weiss NS.
Personal and environmental characteristics related to epithelial ovarian cancer . II. Exposures to talcum powder, tobacco, alcohol, and coffee. Whittemore AS, Wu ML, Paffenbarger RS Jr, Sarles DL, Kampert JB, Grosser S, Jung DL, Ballon S, Hendrickson M.
FDA , rischio asbesto nel talco
NTP: report
Grazie molte per il commento al verdetto JnJ. Come tu dici è una sentenza di una giuria popolare, la JnJ farà appello e chissà. Certo non fa scienza. Però viviamo nel mondo di tutti i giorni e se in Europa il talco si può usare rispettando le restrizioni dell’allegato 3 (in pratica aggiungendo l’avvertenza), in USA la faccenda mi sembra più complicata. L’obbligo per le imprese è quello di produrre cosmetici che non siano dannosi per la salute. Al di là di pochi ingredienti vietati, sta all’imprenditore poi decidere come garantirle la sicurezza. Se quindi la legislazione USA è meno restrittiva – con tante proteste degli importatori europei – dall’altra parte lascia le aziende in un’incertezza che può provocare lo scoppio di una bomba come questa da un momento all’altro, anche per quelle in buona fede (e non è detto che la JnJ non lo sia). In fondo la pagina FDA che rassicura sul talco e che si preoccupa solo delle contaminazioni da amianto (riportando le analisi anche della baby powder incriminata) è del 19/3/2014 e non accenna neanche a questo tipo di problema. Vero che la FDA non è vangelo nè tutta la scienza disponibile però è anche vero che su alcuni argomenti ritiene di dover chiarire gli aspetti controversi. Ed è autorità rispettabile che ha competenza sulla vigilanza dei cosmetici sul mercato. Non perchè avrebbe dovuto necessariamente mandare lettere e sequestrare prodotti su queste basi, ma includere le valutazioni IARC (del 2010) sulla pagina di chiarimenti sul talco sarebbe potuto essere utile. Non lo dico dal punto di vista di JnJ – che si muove su altri livelli – ma di aziende di altre dimensioni che in questi casi potrebbero non sapere come comportarsi.
Penso che dalla vicenda emerga una criticità specifica del sistema che dovrebbe garantire la sicurezza del cosmetico. L’efficacia di una legge o di una norma dipende anche da come è interpretata e applicata , oltre che dal sistema dei controlli e delle sanzioni per chi viola le norme. Nella UE le opinioni scientifiche del SCCS non sono norme. Anche le valutazioni IARC sono “opinioni”. Fino a quando non viene redatta una norma che esplicitamente proibisce o limita l’utilizzo di un certo ingrediente, i produttori, sotto loro responsabilità possono utilizzarlo. Nel come sono redatte le norme europee ed USA c’è un evidente “scarico” di responsabilità su chi produce e commercializza. L’alternativa è un sistema dove ogni cosmetico o ingrediente prima di essere messo sul mercato debba prima essere “approvato” dallo stato. Solo pochi stati, es. Cina , hanno adottato per il cosmetico un sistema misto, dove tutti gli ingredienti cosmetici devono essere “preventivamente” approvati dallo stato, ma non ho l’impressione che la sicurezza del cosmetico in Cina sia maggiore che nella UE o in USA. Argomenti che approfondirò.
Io dal piccola ero allergica al talco e mi suggerirono l’amido di riso, ora ho una nipotina di 3 anni ma la pediatra non le ha mai fatto usare polveri di alcun genere, solo crine all’ossido di zinco e biossido di titanio. Ma non è l’unica. Tutte le ragazze che conosci che sono mamme da una quindicina di anni a questa parte non usa nessun tipo di polvere per il cambio.
Era cremine no crine, scusate errore del t9
Le tecniche per garantire la sicurezza sono varie , non si deve necessariamente sterilizzare, ma il problema della conservazione e stabilizzazione delle polveri vegetali è notevole ed il rischio contaminazione microbiologica è sempre in agguato . http://www.nononsensecosmethic.org/contaminazioni-microbiologiche-dei-cosmetici/
gli amidi vanno in genere benissimo. Mais o riso , meglio se stabilizzati microbiologicamente.
Quindi intendi amido di mais o riso preventivamente “sterilizzato”,a cui viene comunque aggiunto il conservante (come hai spiegato in un tuo articolo)?

References: sentenza 
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