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Timestamp: 2014-09-22 08:11:52+00:00

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Danni cagionati a terzi dagli alunni e per i danni auto-provocati
Articolo 29.03.2011 (Domenico Chindemi) Sommario: 1. Definizione di insegnante e presupposti della responsabilità scolastica - 2. Esclusione di responsabilità - 3. Natura contrattuale o extracontrattuale della domanda risarcitoria - 4. Danno cagionato dall’alunno a se stesso - 5. Infortunio sportivo dell’alunno - 6. Servizio di accompagnamento dell’alunno mediante scuolabus - 7. Concorso di colpa dei genitori - 8. Foro erariale - 9. Interruzione del giudizio per il raggiungimento della maggiore età dell’alunno - 10. Danni risarcibili.
1. Definizione di insegnante e presupposti della responsabilità scolastica
Vengono analizzati i principali profili della responsabilità scolastica, di natura contrattuale, ex art. 1218 c.c., e aquiliana, con riferimento, oltre che ai generali principi del neminem laedere, alla responsabilità aggravata ex art. 2048 e 2050 c.c., ove configurabile, differenziando le diverse ipotesi quanto all’onere della prova incombente sulle rispettive parti.
Nell’ambito della responsabilità scolastica il termine di raffronto va operato con l’insegnante, nel caso di responsabilità contrattuale e con il precettore, di cui all’art. 2048 c.c. nel caso di responsabilità aquiliana, mentre la responsabilità dell’istituto scolastico e,per esso, del Ministero della Istruzione, va individuato nell’art. 2049 c.c. (secondo cui "I padroni ed i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro dipendenti e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti").[1]
Le due nozioni, tuttavia, coincidono sia per ragioni logiche, sia testuali.
Va qualificato precettore, ai sensi dell'art. 2048, secondo comma, cod. civ., il soggetto al quale l'allievo è affidato per ragioni di educazione ed istruzione, sia nell'ambito di una struttura scolastica (come avviene per i maestri), sia in virtù di un autonomo rapporto privato (quale è quello che intercorre con un institore), sempre che l'affidamento, se pur limitato ad alcune ore del giorno o della settimana, assuma carattere continuativo e non sia, quindi, meramente saltuario.[2]
Va verificato, quindi, se nella nozione di precettore vada ricompreso anche colui al quale, pur con carattere non continuativo, ma saltuario e occasionale, siano affidati gli alunni.
In tale ultima evenienza non si ravvisa responsabilità dell’Istituto ex art. 2048 c.c., ma sussiste, comunque, la responsabilità ex art. 1228 c.c. del Ministero; anche dalla responsabilità ex art. 2048, comma 2, dell’insegnante consegue necessariamente quella dell'Istituto e, per esso del Ministero della Istruzione con il quale intrattiene il rapporto di lavoro; tale responsabilità trae fondamento dalla previsione dell'art. 2049, che non ammette prova liberatoria da parte del datore di lavoro, sul quale grava il rischio di impresa.
Se il danno è stato provocato da un terzo durante l’orario di lavoro è possibile che la domanda risarcitoria possa essere proposta anche nei confronti del responsabile, ex art. 2048, comma 1, c.c., al fine di farne valere la responsabilità concorrente ed ottenerne la condanna in solido con il Ministero.
La disciplina della responsabilità del personale della scuola per i danni prodotti ai terzi nell'esercizio delle funzioni di vigilanza degli alunni, sotto l'aspetto sia sostanziale che processuale è stata modificata dall'art. 61 della legge 11 luglio 1980, n. 312 che ha previsto la surrogazione, nel lato passivo, dell'Amministrazione al personale scolastico, nell'obbligazione risarcitoria verso i terzi danneggiati e la conseguente esclusione della legittimazione passiva degli insegnanti.[3]
La norma, per un evidente fine di solidarietà, prevede la surroga della P.A. al personale direttivo, docente, educativo, nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi.
La surroga, in tal caso, opera nel lato passivo, nel senso che la P.A. assume, in caso di azione giudiziaria, la posizione del dipendente pubblico, sia per la legittimazione passiva (il che determina l'estromissione del dipendente dal giudizio e dalla responsabilità dirette verso il danneggiato), sia per la posizione sostanziale, nel senso che assume le responsabilità e le conseguenze della responsabilità civile, ove questa sia accertata giudizialmente.
Si verifica, quindi, la sottrazione degli insegnanti statali alle conseguenze dell'applicabilità nei loro confronti della presunzione di cui all'art. 2048, secondo comma, cod.civ., nei giudizi di danno per "culpa in vigilando", ma con conseguenze esclusivamente sul piano processuale, mediante l'esonero dell'insegnante statale dal processo, nel quale l'unico legittimato passivo è il Ministero dell'istruzione, nei cui confronti continuerà ad applicarsi, nei casi di danno provocato da un alunno ad un altro alunno, la presunzione di responsabilità prevista dalla norma citata, mentre la prova del dolo o della colpa grave dell'insegnante rileva soltanto ove l'amministrazione eserciti, successivamente alla sua condanna, l'azione di rivalsa nei confronti del medesimo.[4]
L'art.61 della legge 11 luglio 1980, n. 312, testualmente dispone: "La responsabilità patrimoniale del personale direttivo, docente, educativo e non docente della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica dello Stato e delle istituzioni educative statali per danni arrecati direttamente all'Amministrazione in connessione a comportamenti degli alunni è limitata ai soli casi di dolo o colpa grave nell'esercizio della vigilanza sugli alunni stessi.
La limitazione di cui al comma precedente si applica anche alla responsabilità del predetto personale verso l'Amministrazione che risarcisca il terzo dei danni subiti per comportamenti degli alunni sottoposti alla vigilanza. Salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, l'Amministrazione si surroga al personale medesimo nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi".
La norma concerne esclusivamente il personale scolastico, docente o non docente, appartenente all'Amministrazione dello Stato, sia con riguardo al dato meramente testuale dell'articolo in esame ("personale ... dello Stato e delle istituzioni educative statali"), sia alla collocazione della norma medesima nel contesto generale della legge, che disciplina appunto il nuovo assetto retributivo - funzionale del personale civile e militare dello Stato.
Sotto il profilo sostanziale due sono i principi enucleabili: a) che la responsabilità del personale scolastico delle scuole statali, per fatti commessi dagli alunni, è limitata ai soli casi di dolo o colpa grave, per i danni arrecati all'Amministrazione, nell'esercizio dell'obbligo di vigilanza; b) che la limitazione di cui sopra si riferisce anche alla responsabilità del menzionato personale per danni subiti da terzi per comportamenti degli alunni sottoposti alla vigilanza.
Trattasi di illecito connesso alla culpa in vigilando, stante lo stretto collegamento tra le norme precedenti, che disciplinano appunto la culpa in vigilando del personale scolastico.
Sotto l’aspetto processuale, deducibile dall'ultima parte del II comma del citato articolo 61, l'amministrazione (statale) si "surroga" al personale di cui sopra per gli illeciti commessi dal personale medesimo.[5]
Non rileva, ai fini in esame, il comma 1, concernente la responsabilità patrimoniale dell'insegnante (e degli altri soggetti ivi indicati) per i danni che gli alunni abbiano arrecato direttamente all'Amministrazione (danneggiando strutture, materiale o arredi).
Va, invece, preso in esame il comma 2, prima parte, per rilevare che tale norma prevede la limitazione della responsabilità del personale ai soli casi di dolo o colpa grave "verso l'Amministrazione che risarcisca il terzo dei danni subiti per comportamento degli alunni sottoposti alla vigilanza", e va quindi intesa, con stretta aderenza alla lettera della norma, nel senso che il limite è fissato "verso l'Amministrazione" e non verso i terzi. Si tratta, quindi, di un limite destinato ad operare nell'ambito dell'eventuale giudizio di rivalsa che l'Amministrazione intraprenda contro l'insegnante davanti alla Corte dei conti, dopo aver subito una condanna a favore del terzo danneggiato.[6]
La legittimazione passiva dell'insegnante, quindi, è esclusa, non solo nel caso di azione per danni arrecati da un alunno ad altro alunno (nella quale sia invocata, nell'ambito di un'azione di responsabilità extracontrattuale, la presunzione di cui all'art. 2048 c.c., comma 2), ma anche nell'ipotesi di danni arrecati dall'allievo a se stesso (ipotesi questa da far valere secondo i principi della responsabilità contrattuale, ai sensi dell'art. 1218 c.c.).[7]
La ratio di tale esclusione generalizzata di responsabilità è evitare una disparità ingiustificata di trattamento in relazione ad eventi dannosi imputabili alla violazione di un identico obbligo di vigilanza, anche nel caso di azioni di responsabilità promosse per danni subiti dagli alunni a causa di atti da loro stessi compiuti.
Sul danneggiato incombe l'onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che é sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, mentre spetta all'Amministrazione scolastica dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea ad impedire il fatto.[8]
In caso di “bullismo” all’interno della scuola, sussiste la responsabilità dell’insegnate che può rivestire anche i connotati della colpa grave, e, quindi, della scuola, ove il docente o la scuola siano a conoscenza del comportamento vessatorio degli alunni nei confronti di altri alunni e non abbiano posto in essere adeguati accorgimenti al fine di evitare episodi di prevaricazione nei confronti di latri alunni che possono anche sfociare in comportamenti violenti e lesioni.
In tale caso, indipendentemente dalla singola condotta, non potrà essere addotta quale esimente l’imprevedibilità del singolo episodio, ove comunque non si siano poste in essere misure adeguate per prevenire tali episodi. [9]
Possono essere attribuiti, "in casi di particolare necessità", compiti di sorveglianza sugli alunni, ex art.7 del D.P.R. 31 maggio 1974, n. 420, anche ad una categoria del personale ausiliario delle scuole statali, quale quella dei bidelli, ma trattasi di ipotesi residuale ed eccezionale.
L'art. 61 non menziona affatto il predetto personale, che, al contrario, è, significativamente, previsto solo nell'art. 574 della successiva legge 16 aprile 1994, n. 297, che riproduce il contenuto della norma in esame e contiene, invece. un espresso riferimento a tutto "il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario"
La responsabilità conseguente alla vigilanza cui è tenuto un istituto scolastico su un minore è strettamente connessa all'affidamento del minore medesimo da parte dei genitori all'istituto e si mantiene per un tutto il periodo in cui il minore rimane nell'istituto e non venga riconsegnato al potere di vigilanza dei genitori
L'art. 2048, comma 3, nel prevedere che gli insegnanti "sono liberati da responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto", pone una presunzione di responsabilità, superabile solo dalla prova della inevitabilità dell'evento dannoso.[10]
Al fine della prova contraria non è sufficiente, per l’ insegnanti, invocare la disciplina, l'ordine ed il rigore che caratterizzano l'Istituto scolastico.
Occorre,al riguardo, fornire la prova liberatoria alla quale l'art. 2048, comma 2,c.c. subordina l'esclusione della responsabilità del precettore, costituita dalla interruzione del nesso di causalità tra la condotta dell'alunno, sottoposto alla vigilanza dell’insegnante, e l'evento dannoso, per l'inserimento della causa efficiente esclusiva costituita dalla condotta dell'alunno, (ad esempio per comportamenti del tutto imprevedibili dello stesso studente) di un terzo o di un fattore non previsto né prevedibile caratterizzato da repentinità, imprevedibilità ed inevitabilità, non imputabile all'amministrazione scolastica.
Oltre alla dimostrazione, da parte dell’insegnante, di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo dopo l'inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi di detta serie causale.[11]
Mentre, quindi, sul danneggiato incombe l'onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che é sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, spetta al Ministero dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea ad impedire il fatto.[12]
Si ritiene che la dimostrazione dell'avvenuta adozione di misure preventive necessarie a consentire sia la libertà dei movimenti degli allievi, sia l'ordinato svolgimento della lezione sia necessaria ove possa desumersi che l’infortunio possa essere stato agevolato dalla mancata adozione di tali misure (es: buca del campo di calcio che ha agevolato l’incidente, ancorchè cagionato da un fallo di gioco).
L'istituto di istruzione ha il dovere di provvedere alla sorveglianza degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui essi gli sono affidati, e quindi fino al subentro, almeno potenziale, dei genitori o di persone da questi incaricata; tale dovere di sorveglianza, pertanto, permane per tutta la durata del sevizio scolastico, servizio che non può essere interrotto per l'assenza di un insegnante, non costituendo tale assenza fatto eccezionale, bensì normale e prevedibile, né per essersi verificato il fatto a cavallo tra un’ora e l’altra di lezione durante il cambio degli insegnanti.[13]
In altri termini viene imputato a titolo di responsabilità anche il difetto di organizzazione dell’Istituto scolastico che deve essere sempre in grado di far fronte, con opportune misure (accorpamenti di classi, disponibilità e sostituzione di docenti) ad eventi non certo imprevedibili quali l’assenza del professore o il ritardo nel cambio di classe degli insegnanti alla fine delle ore di lezione.
Il d.p.r. 420 del 1974 e il d.p.r. 588 del 1985, prevedono, a determinate condizioni, il ricorso al personale ausiliario in caso di assenza degli insegnanti, ma senza escludere l’obbligo di vigilanza in tale occasioni, ma anzi presuppongono l'esistenza di tale dovere, che deve essere comunque adempiuto, anche in caso di assenza dell'insegnante per l'intera lezione o di ritardo.
Il direttore didattico di una scuola ha il dovere, per l'attività di controllo sulla sicurezza di essa, di custodire le attrezzature scolastiche che sono disponibili per gli insegnanti e di vigilare il minore affidato alla scuola dal momento dell'affidamento al momento della riconsegna ai genitori, lasciandolo in un luogo in cui, di norma, non vi sono situazioni di pericolo, finché non rientra nella sfera di sorveglianza dei genitori, e senza che l'eventuale disposizione del genitore di lasciare il minore senza sorveglianza in un luogo pericoloso possa esimere da responsabilità l'istituto o un suo incaricato.
Va anche evidenziato che nessuna norma autorizza il Preside a non accettare in aula studenti minorenni in ritardo, altre dovendo essere le misure (di natura disciplinare) per ovviare il ripetersi dell'inconveniente.
Occorre anche prestare attenzione alla chiusura dei cancelli al fine di evitare che estranei si introducano e provochino danni.
3. Natura contrattuale o extracontrattuale della domanda risarcitoria
Il titolo della responsabilità del Ministero della Istruzione o dell'ente gestore di una scuola privata nel caso di alunni che subiscano danni durante il tempo in cui dovrebbero esser sorvegliati dal personale della scuola può essere duplice e può esser fatto valere contemporaneamente: contrattuale se la domanda è fondata sull' inadempimento all' obbligo specificatamente assunto dall'autore del danno di vigilare ovvero di tenere una determinata condotta o di non tenerla; extracontrattuale se la domanda è fondata sulla violazione del generale dovere di non recare danno ad altri.[14]
La responsabilità contrattuale è regolata dall'art. 1218 c.c.; a chi la fa valere spetta provare soltanto che il danno è stato subito nelle circostanze prima indicate.
È invece onere del Ministero della Istruzione provare che il danno non è derivato da causa a sè imputabile.
Rilevano, al riguardo, le norme del codice civile che disciplinano la diligenza nell'adempimento delle obbligazioni, non l'art. 61 della legge n. 312 del 1980, perché esso regola il rapporto tra l'amministrazione ed il personale della scuola e riguarda i limiti in cui l'onere del risarcimento resta a carico del Ministero o può invece essere dal Ministero trasferito a carico del personale.
La responsabilità da fatto illecito è regolata dall'art. 2043 c.c., e anche da altre norme, quali, in particolare, gli artt. 2047, 2048, 2049 e 2050 c.c. con esclusione dell’art. 61 della legge n. 312 del 1980 che non riguarda il regime della responsabilità dell'ente gestore della scuola, ma il regime della responsabilità del personale che, tuttavia è sempre esonerato da responsabilità verso il danneggiato, anche, in sede di rivalsa, a meno che non ricorra la colpa grave o il dolo.[15]
Vengono in rilievo, in particolare l'art. 2048, comma 2, c.c. (secondo cui "I precettori ... sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi ... nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza"), e, nei confronti dell'Istituto, l'art. 2049 c.c. (secondo cui "I padroni ed i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro dipendenti e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti").
L'art. 2048, comma 3, nel prevedere che gli insegnanti "sono liberati da responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto", pone una presunzione di responsabilità, superabile solo dalla prova della inevitabilità dell'evento dannoso,
Richiesto il risarcimento ex art. 2043 cod. civ. è onere degli attori (generalmente i genitori esercenti la potestà sul minore) provare come i fatti si sono svolti ed inoltre il dolo o la colpa, che deve essere grave, dell'insegnante:, in quanto l'art. 61 della L. 11 luglio 1980, n. 312 esonera altrimenti il personale e quindi il Ministero da responsabilità per i danni dovuti ai comportamenti degli alunni, sottoposti alla loro vigilanza.
Occorre, tuttavia, distinguere il caso in cui il danno all’alunno sia stato cagionato da terzi o da fatto, comunque, non imputabile allo studente dalla diversa ipotesi di danno c.d. auto - provocato, cioè direttamente provocato dall’alunno a se stesso
Il rapporto che intercorre tra l'allievo e l'istituto scolastico. costituisce contratto di protezione che trova la sua fonte nel contatto sociale[16] e tra gli interessi non patrimoniali da realizzare, rientra quello all'integrità fisica dell'allievo, con conseguente risarcibilità del danno non patrimoniale da autolesione.
In tale ultima fattispecie la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante ha natura contrattuale, atteso che - quanto all'istituto scolastico - l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo alla scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo i

References: Articolo 29
 art. 1218
 art. 2048
 art. 2048
 art. 1228
 art. 2048
 art. 2048
 articolo 61
 art.7
 art. 2043