Source: http://previdenzacomplementare.finanza.com/2015/05/11/se-una-sentenza-ci-riporta-in-zona-grecia/
Timestamp: 2018-06-22 01:37:29+00:00

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Se una sentenza ci riporta in zona Grecia | Previdenza complementare
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della sentenza 70/15 che ha bocciato il blocco delle rivalutazioni delle pensioni istituito dal Governo Monti le sue decisioni diventano operative. Il Governo deve rimborsare i pensionati, ma non a tutti. Ora la riforma alla riforma Fornero torna in alto mare.
Il blocco inserito nel decreto Salva Italia invece di salvarla, la riporta pericolosamente indietro facendo rivedere scenari come quelli ellenico che pensavamo di aver lasciato alle spalle. Il conto è salatissimo, dal 9 ai 16, qualcuno stima addirittura in 19 miliardi di euro per 5 milioni di pensionati. Mentre studi legali e patronati già si stavano attrezzando, avendo fiutato un ghiotto affare, la Consulta ha precisato che il rimborso opera automaticamente, senza che i pensionati debbano presentare alcuna domanda o ricorso. Il governo, ufficialmente ha fatto le spallucce, come se la cosa non lo riguardasse, ma si è messo subito a trovare una soluzione che salvasse capra e cavoli.
Ma c’è poco da vedere, bisogna trovare i soldi e questi possono essere reperiti facendo ricorso ad un nuovo aumento dell’Iva, e utilizzando il famoso tesoretto di 1,6 miliardi di cui si era parlato nel Def. La strada è comunque quella dei rimborsi graduali, rateizzando gli arretrati. La sentenza ci riporta pericolosamente in zona Grecia. Con i 16 miliardi di spesa non prevista, il deficit andrebbe al 3,9% del Pil. Il superamento del 3% farebbe scattare la procedura per deficit eccessivo con tutte le conseguenze del caso, come hanno imparato Tsipras ed il suo ministro delle finanze . Per questo il governo ha deciso che non pagherà il 100% a tutti.
Le ipotesi di pagamento poi devono essere portate la prossima settimana alla Commissione Europea che esaminerà nuovamente i conti del Governo italiano, per concederci o no ancora un po’ di flessibilità. Il governo adotterà un apposito decreto. Ma non subito, perché si vuole evitare che il provvedimento entri a gamba tesa nella campagna elettorale per le regionali ( secondo me c’entrerà comunque).
Probabilmente la Commissione europea si limiterà a emettere un warning , un avvertimento in somma, sulle pensioni. Oltretutto dovrebbe concedere all’Italia una flessibilità per il 2015 di 5 miliardi rispetto agli obiettivi di bilancio iniziali. Una cifra stabilita non a caso. Il governo infatti dei 16 miliardi intende pagarne solo 4. Saranno tutti caricati sul deficit 2015 (ecco il perché della flessibilità accordata da Bruxelles). La parte dei pagamenti relativi al futuro sarà di 2,5 miliardi e farà salire il deficit nominale dal 2,6 al 2,8%. Dunque al disotto del 3%.
Il governo intenda saldare solo 4 miliardi aggrappandosi al principio di progressività richiamato dalla stessa Corte, allineandosi al metodo seguito dal governo Letta. Pagare per esempio solo il 95% del dovuto, per i trattamenti superiori a tre volte quello minimo, il 75% oltre le quattro volte, il 50% per quelli oltre cinque volte e pari o inferiori a sei volte il minimo.
Significa che chi prende una pensione sotto ai 1.500 euro continuerà a prendere l’indicizzazione piena, dai 1.500 ai 2.000 prenderebbe intorno al 50%, dai 2.000 ai 2.500 poco più del 35%, dai 2.500 ai 3.000 intorno al 25%. Dal tetto dei tremila euro invece l’indicizzazione non verrà né rimborsata per il passato né concessa in futuro. Così si arriverebbe a contenere la spesa in 4 miliardi anche se nessuno può escludere nuovi ricorsi alla Corte. Ma da questo punto di vista il governo spera non solo sul testo della sentenza che suggerisce questa soluzione, ma anche la spaccatura registrata in seno alla Consulta lo scorso 30 aprile, con una decisione passata con un solo voto di scarto.
Nella rubrica delle lettere dei lettori del giorno 8 maggio 2015 del quotidiano “la Repubblica” è stata pubblicata una lettera di un pensionato che riassume forse uno stato d’animo, si spera forse abbastanza diffuso, di sorprendente contrarietà ( alla sentenza). Il titolo della lettera è emblematico: “Perché rinuncerei ad avere quei soldi.”
Scrive il Signor Mario Lavecchia: “Anch’io non sono stato affatto contento quando nel 2012, il governo Monti mi ha sospeso l’adeguamento della pensione all’aumento del costo della vita. Anche io però, l’ho presa come un contributo alla gravissima crisi economìca del Paese ( ce ne siamo scordati che eravamo quasi come la Grecia…)”….
Di parere nettamente contrario il signor E. Maranini che sempre nella stessa rubrica di Repubblica, il giorno 10 maggio successivo afferma di volere tutto e subito. Il signor Maranini omette di specificare l’importo della sua pensione, ma questo è solo un dettaglio.
L’errore di Monti, da cui elegantemente la Fornero si è dissociata, è consistito nell’aver bloccato la scala mobile solo ai pensionati. Se l’avesse bloccata anche per i lavoratori dipendenti, i prelievi sarebbero stati individualmente minori, il gettito maggiore e l’eguaglianza fra i cittadini stabilita dall’articolo 3 della Costituzione, rispettata. Ma o Monti Fornero non ci hanno pensato, oppure avendoci pensato, dopo aver innalzato l’età pensionabile a 70, non se la sono sentiti di correre il rischio di una sollevazione.
Il merito della sentenza, sofferta e contrastata che rischia di far traballare nuovamente la fragile ripresa che si sta timidamente affacciando, è quella di aver detto basta all’arrembaggio sulle pensioni. Poi il governo limiterà i danni e forse saranno restituiti solo 4 miliardi su 19 con alchimie contabili che dovranno essere valutate dalla Ue. Ma da oggi in poi sui pensionati si agirà con minore disinvoltura.
Come corollario la sentenza della Corte sbocca la perequazione ma blocca tutto quel lavorio in corso per rivedere la legge Fornero. In particolare l’uscita flessibile dal mondo del lavoro con la quota 100, la settima salvaguardia degli esodati e prima ancora di nascere la proposta di Boeri del reddito minimo per i lavoratori che perdono il lavoro a 55 anni.
Tags: Def, DL Salva Italia, perequazione automatica |
Scritto il 11 maggio 2015 at 22:28
Al solito la rivalutazione della pensione è importate.. condivido peccato che con la previdenza complementare (di fatto) sparisce.. peccato. Uno risparmia e poi rischia di trovarsi noccioline invece di una rendita.

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e contrario
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