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Timestamp: 2018-11-13 22:07:46+00:00

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 10 novembre 2015, n. 22907. Il legittimario totalmente pretermesso (nella specie, in caso di successione ab intestato, per aver il de cuius disposto in vita dell'intero suo patrimonio), il quale proponga domanda di simulazione relativa di una compravendita, preordinata all'eventuale successivo esercizio dell'azione di riduzione, agisce in qualità di terzo e non nella veste di erede, qualità - necessaria ai fini della preventiva accettazione dell'eredità con beneficio di inventario di cui all'art. 564 c.c., comma 1 - che egli acquista solo in conseguenza del positivo esercizio della medesima azione di riduzione. Infatti, il legittimario totalmente pretermesso non è chiamato alla successione per il solo fatto della morte del de cuius, potendo acquistare i suoi diritti solo dopo l'esperimento delle azioni di riduzione o di annullamento del testamento, ovvero dopo il riconoscimento dei suoi diritti da parte dell'istituito. Ne consegue che la condizione della preventiva accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, stabilita dall'art. 564, comma 1, per l'esercizio dell'azione di riduzione, vale soltanto per il legittimario che abbia in pari tempo la qualità di erede (per disposizione testamentaria o per delazione ab intestato), ma non anche per il legittimario totalmente pretermesso dal testatore - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 10 novembre 2015, n. 22907. Il legittimario totalmente pretermesso (nella specie, in caso di successione ab intestato, per aver il de cuius disposto in vita dell’intero suo patrimonio), il quale proponga domanda di simulazione relativa di una compravendita, preordinata all’eventuale successivo esercizio dell’azione di riduzione, agisce in qualità di terzo e non nella veste di erede, qualità – necessaria ai fini della preventiva accettazione dell’eredità con beneficio di inventario di cui all’art. 564 c.c., comma 1 – che egli acquista solo in conseguenza del positivo esercizio della medesima azione di riduzione. Infatti, il legittimario totalmente pretermesso non è chiamato alla successione per il solo fatto della morte del de cuius, potendo acquistare i suoi diritti solo dopo l’esperimento delle azioni di riduzione o di annullamento del testamento, ovvero dopo il riconoscimento dei suoi diritti da parte dell’istituito. Ne consegue che la condizione della preventiva accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, stabilita dall’art. 564, comma 1, per l’esercizio dell’azione di riduzione, vale soltanto per il legittimario che abbia in pari tempo la qualità di erede (per disposizione testamentaria o per delazione ab intestato), ma non anche per il legittimario totalmente pretermesso dal testatore
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sentenza 10 novembre 2015, n. 22907
1. – V.D.M. e V.F. convennero in giudizio, innanzi al Tribunale di Melfi, i fratelli germani V. S. con la moglie G.S., V.D. e V. M., nella qualità di eredi legittimari del comune genitore V.G. deceduto ab intestato, chiedendo: che l’atto pubblico in data 10.9.1980 – col quale il de cuius aveva venduto al figlio S. e alla nuora G.S. (in regime di comunione legale col marito) un fondo agricolo con annessi fabbricati – fosse dichiarato simulato e privo di effetti, in quanto dissimulante una donazione indiretta; che tale donazione fosse ridotta fino alla reintegrazione della quota di legittima spettante ciascuno degli eredi; che quindi fosse dichiarata l’apertura della successione del defunto V.G.; che si procedesse a formare la massa ereditaria, la quale era costituita esclusivamente dalla parte del detto fondo residuata a seguito della riduzione della donazione indiretta; che si disponesse, infine, la divisione, con l’assegnazione delle quote agli eredi e con gli eventuali necessari conguagli, previo rendiconto da parte del donatario V.S..
2. – Sul gravame proposto da V.S. e G.S., la Corte di Appello di Potenza, con sentenza del 19.2.2002, dichiarò la nullità del giudizio di primo grado e dispose la rimessione della causa al primo giudice, sul presupposto che le attrici avevano proposto la domanda di simulazione dell’atto di compravendita nei confronti degli acquirenti, ma non anche nei confronti degli aventi causa dell’alienante.
3. – Avverso tale pronuncia proposero ricorso per cassazione le attrici V.D.M. e V.F. e questa Corte, con sentenza del 6.7.2006, in accoglimento del ricorso, cassò la sentenza di appello e rinviò alla Corte di Appello di Lecce per nuovo esame, ritenendo la piena integrità del contraddittorio nel giudizio di primo grado, per essere stati convenuti in giudizio tutti gli eredi del de cuius, parte venditrice nell’atto impugnato.
4. – La Corte di Appello di Lecce, decidendo quale giudice di rinvio, con sentenza del 16.3.2009, rigettò il gravame proposto da V. S. e G.S. e confermò la pronuncia di primo grado.
5. – Per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Lecce ricorrono V.S. e G.S. sulla base di tre motivi.
1. – Preliminarmente, rileva la Corte come il ricorso non risulti notificato a V.D. e V.M., litisconsorti necessari, rimasti contumaci nel giudizio di appello.
2. – Premesso quanto sopra, può passarsi all’esame delle censure mosse col ricorso.
Anche il secondo profilo della censura non può trovare accoglimento.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi, il legittimario pretermesso dall’eredità, che impugna – a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima – la compravendita immobiliare compiuta dal de cuius in quanto dissimulante una donazione, agisce in qualità di terzo, sicchè, nei suoi confronti, non può attribuirsi valore vincolante alla dichiarazione relativa al versamento del prezzo, pur contenuta nel rogito notarile, potendo, invece, trarsi elementi di valutazione circa il carattere fittizio del contratto dalla circostanza che il compratore, su cui grava l’onere di provare il pagamento del prezzo, non abbia fornito la relativa dimostrazione (Sez. 2, Sentenza n. 15346 del 25/06/2010, Rv. 613743; Sez. 2, Sentenza n. 22454 del 22/10/2014, Rv. 632953). Peraltro, poichè l’erede legittimario che chieda la dichiarazione di simulazione di una vendita fatta dal de cuius assume la qualità di terzo rispetto ai contraenti, egli può avvalersi di qualunque mezzo di prova, anche della prova testimoniale o della prova presuntiva, non valendo nei suoi confronti i limiti di prova previsti dall’art. 1417 c.c., per le parti del contratto (Sez. 3, Sentenza n. 8215 del 04/04/2013, Rv. 625756; Sez. 2, Sentenza n. 24134 del 13/11/2009, Rv. 610015; Sez. 2, Sentenza n.4991 del 03/11/1978, Rv. 394736; Sez. 2, Sentenza n. 1954 del 07/07/1973, Rv. 365051).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-12-03T15:14:57+00:003 dicembre 2015|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze, Successioni|0 Commenti

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