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Timestamp: 2017-09-25 20:42:08+00:00

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Transposition text of the Directive 89/48/CEE in Italy – D.Lgs. 27 gennaio 1992, n. 115 | Consiglio Nazionale Ordine Psicologi
Transposition text of the Directive 89/48/CEE in Italy – D.Lgs. 27 gennaio 1992, n. 115
Directive 89/48/CEE
The recognition of foreign academic and professional qualifications in Italy
Il riconoscimento di diplomi e qualifiche professionali estere in Italia
Attuazione della direttiva n. 89/48/CEE
relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore
che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni.
Visto l’art. 8 della legge 29 dicembre 1990, n. 428, recante delega al Governo per l’attuazione della direttiva n. 89/48/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1988, relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 28 dicembre 1991;
Sulla proposta del Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, di concerto con i Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia, del tesoro, della pubblica istruzione, dei lavori pubblici, dell’industria, del commercio e dell’artigianato, della sanità, dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica e per la funzione pubblica;
Articolo 1. Riconoscimento dei titoli di formazione professionale acquisiti nella Comunità europea.
1. Alle condizioni stabilite dalle disposizioni del presente decreto, sono riconosciuti in Italia i titoli rilasciati da un Paese membro della Comunità europea attestanti una formazione professionale al cui possesso la legislazione del medesimo Stato subordina l’esercizio di una professione.
3. I titoli sono ammessi al riconoscimento se includono l’attestazione che il richiedente ha seguito con successo un ciclo di studi postsecondari di durata minima di tre anni o di durata equivalente a tempo parziale, in una università o in un istituto di istruzione superiore o in altro istituto dello stesso livello di formazione.
Articolo 2. Professioni.
a. le attività per il cui esercizio è richiesta la iscrizione in albi, registri ed elenchi, tenuti da amministrazioni o enti pubblici, se la iscrizione è subordinata al possesso di una formazione professionale rispondente al requisito di cui al comma 3 dell’art. 1;
b. i rapporti di impiego pubblico o privato, se l’accesso ai medesimi è subordinato, da disposizioni legislative o regolamentari, al possesso di una formazione professionale rispondente al requisito di cui al comma 3 dell’art. 1;
c. le attività esercitate con l’impiego di un titolo professionale il cui uso è riservato a chi possiede una formazione professionale rispondente al requisito di cui al comma 3 dell’art. 1;
d. le attività attinenti al settore sanitario nei casi in cui il possesso di una formazione professionale rispondente al requisito di cui al comma 3 dell’art. 1 è condizione determinante ai fini della retribuzione delle relative prestazioni o della ammissione al rimborso.
Articolo 3. Formazioni professionali non abilitanti nel Paese di provenienza.
1. Il cittadino comunitario può ottenere il riconoscimento ai sensi dell’art. 1 anche nel caso in cui la professione da esercitare in Italia corrisponde, nel Paese di provenienza, ad una professione il cui esercizio non è subordinato al possesso di titoli di formazione professionale. A tal fine è necessario che il richiedente:
a) sia in possesso di titoli rispondenti al requisito di cui all’art. 1, comma 3, di cui sia attestata la idoneità ad assicurare la sua formazione professionale;
2. L’esercizio professionale di cui alla lettera b) del precedente comma è computabile anche ai fini dell’applicazione dell’art. 5, secondo comma.
Articolo 4. Titoli professionali assimilati.
1. Sono ammessi al riconoscimento i titoli che abilitano all’esercizio di una professione a parità di condizioni con altri titoli rispondenti al requisito di cui all’art. 1, comma 3, e che sono riconosciuti di livello equivalente ai titoli predetti.
Articolo 5. Composizione e durata della formazione professionale.
1. La formazione professionale attestata dai titoli oggetto di riconoscimento rispondenti ai requisiti di cui all’art. 1, comma 3, o all’art. 4 del presente decreto può consistere:
2. Quando la formazione professionale attestata dai titoli è inferiore di almeno un anno a quella prevista in Italia, ai fini del riconoscimento è necessaria la prova di una esperienza professionale di durata doppia del periodo mancante, se questo si riferisce alle lettere a) e b) del comma precedente, e di durata pari al periodo mancante se riferito alla lettera c) del precedente comma. In ogni caso, non può richiedersi la prova di una esperienza professionale superiore ai quattro anni.
Articolo 6. Misure compensative.
a) se la formazione professionale attestata dai titoli di cui all’art. 1 e all’art. 3 verte su materie sostanzialmente diverse da quelle contemplate nella formazione professionale prescritta dalla legislazione vigente;
b) se la professione cui si riferisce il riconoscimento dei titoli comprende attività professionali che non esistono nella professione corrispondente del Paese che ha rilasciato i titoli o nella professione esercitata ai sensi dell’art. 3, lettera b).
4. Nei casi in cui è richiesto il tirocinio o la prova attitudinale, non si applica il secondo comma dell’art. 5 del presente decreto.
Articolo 7. Tirocinio di adattamento.
1. Il tirocinio di adattamento consiste nell’esercizio in Italia dell’attività corrispondente alla professione in relazione alla quale è richiesto il riconoscimento, svolto sotto la responsabilità di un professionista abilitato.
Articolo 8. Prova attitudinale.
1. La prova attitudinale consiste in un esame volto ad accertare le conoscenze professionali e deontologiche ed a valutare la capacità all’esercizio della professione, tenendo conto che il richiedente il riconoscimento è un professionista qualificato nel Paese di origine o di provenienza.
2. Le materie su cui svolgere l’esame devono essere scelte in relazione alla loro importanza essenziale per l’esercizio della professione.
Articolo 9. Disposizioni applicative delle misure compensative.
1. Con decreti del Ministro competente ai sensi dell’art. 11, di concerto con il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie e con il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, sentito il Consiglio di Stato, sono emanate disposizioni e direttive generali per l’applicazione degli articoli 5, 6, 7 e 8, con riferimento alle singole professioni e alle relative formazioni professionali.
Articolo 10. Requisiti formali dei titoli.
Articolo 11. Competenze per il riconoscimento.
a. il Ministero titolare della vigilanza sulle professioni di cui all’art. 2, lettera a), individuato nell’allegato A del presente decreto. L’allegato può essere modificato o integrato, tenuto conto delle disposizioni vigenti o sopravvenute nei vari settori professionali, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri;
b. il Ministro per la funzione pubblica, per le professioni consistenti in rapporti di pubblico impiego, salvo quanto previsto alle successive lettere c), d) ed e);
c. il Ministero della sanità per le professioni sanitarie;
d. il Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica per il personale ricercatore universitario;
e. il Ministero della pubblica istruzione per il personale docente delle scuole ed istituti di istruzione secondaria ed artistica compresi i conservatori, le accademie e gli istituti superiori per le industrie artistiche;
f. il Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, in ogni altro caso.
Articolo 12. Procedura di riconoscimento.
1. La domanda di riconoscimento deve essere presentata al Ministero competente, corredata della documentazione relativa ai titoli da riconoscere, rispondente ai requisiti indicati all’art. 10.
2. La domanda deve indicare la professione o le professioni di cui all’art. 2, in relazione alle quali il riconoscimento è richiesto.
3. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda, il Ministero accerta la completezza della documentazione esibita, comunicando all’interessato le eventuali necessarie integrazioni.
a) degli altri Ministeri di cui all’allegato A;
d) del Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica;
e) del Dipartimento per la funzione pubblica.
Nella conferenza sono sentiti un rappresentante dell’ordine o della categoria professionale ed un docente universitario in rappresentanza delle università designato dal Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica.
6. Nei casi di cui all’art. 6, il decreto stabilisce le condizioni del tirocinio di adattamento o della prova attitudinale, individuando l’ente o organo competente a norma dell’art. 15.
7. I decreti di cui al precedente comma 5 sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale. 8. I precedenti commi 4 e 7 non si applicano se la domanda di riconoscimento ha per oggetto titoli identici a quelli su cui è stato provveduto con precedente decreto.
Articolo 13. Effetti del riconoscimento.
2. Resta salvo il requisito della cittadinanza italiana per l’accesso ai rapporti di pubblico impiego e per l’esercizio di professioni nei casi previsti dagli articoli 48, 55 e 66 del Trattato istitutivo della Comunità economica europea.
4. Alla individuazione si provvede secondo criteri conformi alla interpretazione dell’art. 48, ultimo comma, del trattato CEE risultante dalle sentenze che la Corte di giustizia delle Comunità europee emette.
Articolo 14. Uso del titolo professionale e del titolo di studio.
1. I cittadini di uno Stato membro della Comunità europea che sono stati ammessi all’esercizio di una professione ai sensi del presente decreto, fermo il diritto all’uso del corrispondente titolo professionale previsto in Italia, hanno diritto di far uso del titolo di studio conseguito nel Paese di origine o di provenienza nella lingua di tale Stato. Il titolo di studio deve essere seguito dal nome e dalla sede dell’istituto o della commissione che lo ha rilasciato.
Articolo 15. Esecuzione delle misure compensative.
2. In assenza degli enti o degli organi di cui al precedente comma 1 provvedono: a) il Ministro per la funzione pubblica in relazione all’accesso a rapporti o qualifiche di pubblico impiego e il Ministro della pubblica istruzione nei casi di cui alla lettera e) dell’art. 11; b) il Ministero della sanità in relazione alle professioni sanitarie; c) il Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica in ogni altro caso.
Articolo 16. Prova dei requisiti non professionali.
1. Nei casi in cui per l’ammissione all’esercizio della professione sono richiesti requisiti di onorabilità, di moralità, di assenza di dichiarazione di fallimento, di assenza di condanne penali, i soggetti che hanno ottenuto il riconoscimento ai sensi dell’art. 1 possono avvalersi, ai fini della relativa prova, di documenti rilasciati dalle autorità competenti del Paese di origine o di provenienza, che attestano il possesso dei requisiti medesimi.
2. I documenti di cui al precedente comma, se non ne è previsto il rilascio nel Paese di origine o di provenienza, possono essere sostituiti da un attestato rilasciato da un organo giurisdizionale o amministrativo, da un notaio o da un organismo professionale, certificante il ricevimento di una dichiarazione giurata, o, se non ammessa, di una dichiarazione solenne, del soggetto interessato sul possesso del requisito per l’ammissione all’esercizio della professione.
3. La sana costituzione fisica o psichica del richiedente, può essere provata con il corrispondente documento prescritto nel Paese di origine o di provenienza; se tale documento non è prescritto, con attestato rilasciato da autorità competente del Paese medesimo, conforme a quanto richiesto dalle disposizioni vigenti in Italia.
4. Al momento della loro presentazione, i documenti di cui ai precedenti commi non devono essere di data anteriore a tre mesi e debbono altresì soddisfare a quanto disposto dal precedente art. 10.
Articolo 17. Certificazioni per il riconoscimento dei titoli rilasciati in Italia.
1. Ai fini del riconoscimento in altri Paesi della Comunità europea, il valore abilitante all’esercizio della professione dei titoli di formazione professionale di cui agli articoli 1 e 4 conseguiti in Italia è certificato dai Ministeri competenti a norma dell’art. 11.
2. I predetti Ministeri sono altresì competenti ad individuare le formazioni professionali equi valenti a norma del precedente art. 3, quarto comma, da notificare alla Commissione e agli altri Paesi della Comunità europea a cura del Ministero degli affari esteri.
Articolo 18. Relazione alla Commissione delle Comunità europee.
1. Al fine di predisporre la relazione alla Commissione delle Comunità europee sull’applicazione del presente decreto, i Ministeri competenti mettono a disposizione del Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie le informazioni e i dati statistici necessari.
2. Il Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie assolve altresì ai compiti: a) di coordinatore nazionale presso la Commissione delle Comunità europee; b) di informazione sulle condizioni e procedure di riconoscimento dei titoli di formazione professionale ai sensi del presente decreto.
Articolo 19. Materie non regolate.
ALLEGATO A – Professione e Ministero vigilante
Ministero di grazia e giustizia: Attuario , Avvocato, Procuratore, Commercialista, Biologo, Chimico, Agronomo e forestale, Geologo, Ingegnere, Agente di cambio, Psicologo, Consulente del lavoro, Ragioniere e perito commerciale
Ministero dell’industria del commercio e dell’artigianato: Consulente proprietà industriale
Ministero della sanità: Tecnico sanitario di radiologia medica
Ministero della pubblica istruzione: Docenti di scuole e istituti statali e non statali di istruzione secondaria ed artistica compresi i conservatori, le accademie e gli istituti superiori per le industrie artistiche
Ministero dei lavori pubblici: Esperto in materia di pianificazione territoriale.

References: Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Articolo 5

Articolo 6

Articolo 7

Articolo 8

Articolo 9

Articolo 10

Articolo 11

Articolo 12

Articolo 13

Articolo 14

Articolo 15

Articolo 16
 art. 10

Articolo 17
 art. 3

Articolo 18

Articolo 19