Source: http://nuovagenerazioneroma.it/La%20Volpe%20e%20la%20Maschera%20Marzo%202012.htm
Timestamp: 2020-08-11 22:16:21+00:00

Document:
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A: Cancelliere della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Consiglio d’Europa – 67075 Strasburgo Cedex FRANCIA. R.R.
C.P.C.: Ministro della Giustizia Avv. Paola Severino, ANSA
C.P.C.: Ambasciata Israeliana Italiana. Da Dodici anni Esiste Questo Partito e nessuno ne parla…
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Primo Oggetto: Come da Richiesta della Istituzione in indirizzo, lo scrivente si pregia di inviare copie della sentenza 37070/2010 del 15 Dicembre scorso, emanata dalla Corte Suprema di Cassazione Italiana. Di seguito i contenuti…
Con decreto del 24/2/10 il Gip presso il tribunale di Roma ha disposto l’archiviazione del procedimento n. 136/10, che vedeva quale parte offesa il sig. Pietro Sabato.
Avverso detto provvedimento quest’ultimo ha proposto ricorso per Cassazione, denunciando ana serie di fatti che avrebbero dovuto indurre il decidente a non pronunciarsi per l’archiviazione.
Il Procuratore Generale presso questa corte ha inoltrato in atti requisitoria scritta nella quale conclude per la inammissibilità del ricorso.
Rilevasi, infatti, che i motivi a sostegno della imputazione non denunciano specifici vizi di legittimità, risolvendosi in censure in punto di fatto del gravato provvedimento, che, peraltro, si rivela sorretto da un apparato argomentativo immune da vizi logico- giuridici, peraltro le doglianze sollevate non sono consentite in sede di legittimità dal vigente codice in rito.
Osservasi, sul punto, che il provvedimento di archiviazione è impugnabile solo nei rigorosi limiti stabiliti dall’art. 409,co.6, c.p.p., che rinvia all’art. 127, co. 5,c.p.p., il quale sanziona con la nullità la mancanza osservanza delle norme concernenti la citazione e l’intervento delle parti in camera di consiglio.
Ne consegue che non è mai consentito il ricorso per cassazione per motivi diversi, cioè attinenti al merito della notizia criminis ( ex multis Cass 16/3/07. n.11524).
Tenuto conto, poi della sentenza del 13/06/ 2000, n. 186, della Corte Costituzionale, e rilevato che non sussistono elementi per ritenere che il Sabato abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, lo stesso deve, a norma dell’art.616 c.p.p., essere, altresì, condannato al versamento di una somma, in favore della Cassa delle Ammende, equitativmente fissata, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di Euro 1000,00.
La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
( dott. Santi Gazzara) dott. Saverio Felice Mannino
Osservazione del sottoscritto: Fine della requisitoria, come tutti avrete notato non si fa un minimo cenno dei fatti e dei nomi degli imputati. Emerge solo l’ eccessiva quantità di burocrazia che vige nella nostra Giustizia. Questa è la Giustizia Italiana.
(Ovviamente alla Istituzione in indirizzo sarà inviata in copia l’originale della requisitoria rilasciatami dalla Corte Suprema di Cassazione. ( quattro copie f.to A/4).
Secondo Oggetto: Arringa finale dello scrivente per i vari procedimenti inviati e descritti nei minimi particolari, a Codesta Istituzione Europea in indirizzo.
Gli Italiani, Tutti Figli di CAVOUR…
Egregio Cancelliere, finalmente dopo circa tre mesi ho potuto rilevare dalla Sede della Corte Suprema di Cassazione la sentenza espressa in oggetto, di seguito dattiloscritta, e ripeto in allegato in copia, da Lei richiesta, di cui il sottoscritto è vittima di plagio di copyright perpetrato dalla RAI S.P.A., dalla Medusa S.P.A. e dalla Endemol Italia S.P.A. , il cui giudizio finale è stato espresso dai Cinque Giudici della Corte Suprema di Cassazione, di cui:
Il Presidente: Dott. Saverio Felice Mannino
Consiglieri: Dott. Alfredo Teresi, Dott. ssa Elisabetta Rosi, Dott. Alessandro Maria Andronio, ed il Relatore, Dott. Santi Gazzara..
Ebbene, sono occorsi tre mesi per ricevere questa sentenza formulata da cinque Giudici della Corte Suprema di Cassazione, descritta con pochissime parole, di cui la più ricorrente in questi casi è: INAMMISSIBILE: contro una miriade di relazioni, circa 30, con una media di tre pagine cadauna, da inconfutabili descrizioni accusatorie dello scrivente. Inoltre, vorrei sollevare alcune critiche tra cui: è giusto che per giudicare una controversia occorrano cinque Giudici, che ovviamente noi cittadini paghiamo profumatamente?
Ed infine per quanto riguarda i tre mesi di tempo occorsi per ricevere la copia della sentenza, secondo Lei Cancelliere non crede che siano troppi, facendo notare che lo spazio temporale che intercorre dal terzo piano dell’edificio, dove si è consumata la sentenza, al dover trasferire l’esito della stessa, costituito da due soli fogli di carta uso bollo, al piano terra, dove vige l’ufficio copie, ebbene, tra i due luoghi, in linea d’aria la distanza è di circa 20 metri, oppure di 75 scalini, oppure di 30 secondi di ascensore, oppure tecnologicamente, un clic di un nano secondo con il computer; e non è finita qui, per ricevere la copia della sentenza dall’ufficio copie, previa domanda scritta, si hanno due possibilità, la prima, se si intende ricevere la copia con urgenza, cioè dopo solo due giorni lavorativi, bisognerà annullare il foglio della sentenza con una marca da bollo di euro 3,54, invece senza urgenza, con una marca da bollo di Euro 1,10 e cinque giorni lavorativi. Ovviamente essendo ormai squattrinato ho scelto la seconda opzione quella da Euro 1,32.
Abbian fatto 30, facciam 31, cioè ho atteso tre mesi, giorno più giorno meno, ormai il problema dell’ urgenza non è più prioritario. Fine del trambusto.
Ed ora parliamo dello sfarzo che attualmente vige nella piazza antistante il Palazzo di Giustizia, che dopo tanti anni è finalmente sgombro da transenne, il mega parcheggio sotterraneo è ormai ultimato, e Piazza Cavour è finalmente tornata ai cittadini romani, ed a proposito di Camillo Benso Conte di Cavour, io sottoscritto Pietro Sabato, di Villica Provenienza, aprirebbe con azzardo una breve parentesi, rifacendomi ad un mio precedente articolo, sulla figura politica del Conte di Cavour, il quale sebbene sia stato l’artefice dell’Unità d’ Italia, lo contesto come simbolo indiscusso, degno di rappresentare la nostra Giustizia, in quanto tale personaggio gonfiato dalla storia, considerato persona integerrima, invece dai fatti storici decantati anche dal Vespone: dal Dott. Bruno Vespa, risulterebbe essere stato un grande gigolò o puttaniere che dir si voglia, ed invece secondo l’opinione del sottoscritto è stato un grande Emerito Burocrate, che appunto con i suoi oliatori da ettolitri ed ettolitri di lubrificanti, sia riuscito ad unificare l’Italia, buon sangue non mente, infatti gli Italiani, tutti figli di Cavour, rispecchiano l’attuale situazione di corruzione e burocrazia che vige da illo tempora nelle Nostre Istituzioni, e nella nostra Magistratura, secondo la mia esperienza negativa diretta, e nella vigente secolare lentezza con cui si svolgono i processi, con 5.000.000 di cause civili pendenti e 3.500.000, Penali.
Una causa che si potrebbe definire in 30 minuti, nel mio Paese si protrae dai cinque anni, ai dieci anni. Questi sono fatti e non puttanate!
Quindi, chiusa questa parentesi di vera storia sputtanatrice, e torniamo al lusso che ora vige nella piazza antistante il Palazzo di Giustizia, ove presiede la Corte Suprema di Cassazione, e debbo ammettere che la visione è veramente paradisiaca, attualmente adornata da bellissime aiuole, piante esotiche, da fiori e panchine.
Riflessione con domanda Lubranesca: La Domanda sorge spontanea: Tutta questa bella apparenza antistante il Palazzo della Suprema Corte di Giustizia, ci vorrebbe far intendere che in seno a codesta Istituzione fila tutto liscio come l’olio? Cioè, che sia amministrata egregiamente dai nostri Giudici nella funzione e nel rispetto del loro sacrosanto compito di indossare la Toga, quindi avendo Questi la responsabilità di giudicare equamente il popolo italiano, rispettando l’articolo 101 della Costituzione, cioè il diritto di tutelare il cittadino da ogni angheria e mala giustizia? Ripeto, con l’esperienza diretta subita dal sottoscritto sopra accennata, non mi pare che tutto fili liscio come l’olio. Quindi non è tutto oro quello che luccica.
Pertanto, Egregio Cancellire ed ecco sorgere un’altra domanda spontanea: leggendo i contenuti della sentenza dei cinque Giudici sopra espressa, e confrontandoli con le mie arringhe difensive in vostre mani, non Le sembra che tutto questo bel vedere espresso davanti al Palazzo di Giustizia potrebbe essere paragonato ad una delle favole di Fedro, che noi tutti abbiamo studiato nei primi anni nelle scuole Medie?
Ebbene, quella che si addice di più al nostro caso, è quella della Volpe e La maschera Tragica, che secondo la favola si svolge così: (ovviamente dopo una breve premessa)
Un tipo particolare di Parodia: La controfavola:
Premetto che con il termine “ Favola” si intende una narrazione fantastica che contenga un messaggio educativo e morale. Questo può essere collocato all’inizio della favola ( e allora si chiama tecnicamente promythion) o alla fine di essa (epimythion). Nel primo caso, la narrazione funge da esempio del messaggio citato, mentre nel secondo offre lo spunto per la conclusione. Le favole più antiche, quelle di Esopo e di Fedro, avevano come protagonisti gli animali, ai quali erano abbinati i comportamenti umani. Alcune di queste sono famosissime, anche perché sono state riprese da autori successivi, come La Fontane, Trilussa ed oggi da Pietro Sabato. Presenterò qui di seguito una serie di parodie di favole Fedriane, che chiamerò controfavole. Il primo messaggio consiste nel rovesciamento dei ruoli. In pratica, il forte deve diventare debole e viceversa, l’astuto deve diventare sciocco, e così via. Per il resto, via libera alla fantasia. La favola di cui mi pregio di proporre è appunto: La Volpe e la Maschera Tragica, il cui testo originale in traduzione italiana è:
Una Volpe vide una maschera tragica. Ci girò intorno alcune volte e disse: “ Quanta apparenza! Ma non ha Cervello!”
Questo è detto per coloro che hanno avuto dalla sorte onore e gloria, ma niente buon senso. Ovviamente è risaputo che le Maschere tragiche erano indossate dagli attori in teatro per recitare tragedie. Ne esistevano di bellissime, molte elaborate e colorate.
Ebbene, la parodia consiste in questo caso nell’eliminare la morale e nell’attribuire alla vicenda un andamento diverso ed imprevedibile: La maschera, anziché subire e fare la figura della sciocca, parla, mentre la volpe perde il suo ruolo da astuta protagonista e rimane scornata. Inoltre il contesto viene modernizzato, in modo che sia più fruibile da parte di un lettore di oggi. Ecco una possibile parodia:
Una Volpe vide una maschera tragica ed esclamò: Oh, com’è bella! Ma non ha cervello”. Al che la maschera tragica, assai risentita, ribatté senza esitazione: “Questo te lo credi te, testa di rapa, che faresti meglio a farti gli affari tuoi cercando di non finire nell’armadio di qualche ricca signora, assieme ad altre pellicce della tua razza. E poi, per tua norma e regola, sappi che al giorno d’oggi fa molta più strada chi non ha cervello che chi ce l’ha, quindi sappiti regolare”.
La volpe, assai stizzita perché non si aspettava una simile reazione, disse con aria di superiorità: “ Beh, non riesci nemmeno a farmi ridere; d’altro canto, sei una maschera tragica, che cosa ci si può aspettare da te? Sei patetica!”
Ed ecco la replica della Maschera tragica: Cara collega, anziché fare come tuo solito nelle favole, fatti una cultura, e vedrai che io sono ancora di moda nel teatro Pirandelliano e sulla faccia di ogni povero cristo alle prese con la vita quotidiana, mentre tu sei una razza in via di estinzione, e puoi servire al massimo per impietosire le signore e convincerle a comprarsi una pelliccia ecologica”.
Concludo, la volpe, del tutto convinta e dopo aver fatto i suoi bravi calcoli, andò a comprarsi una maschera da CANE, Bau! Bau! E si mise al servizio del guardiano di un teatro, pensando che così, in fondo, la vita era assai meno grama.
Ma contrariamente a questo finale, garantisco che il sottoscritto ricoprirà sempre il ruolo del Leone, il re della foresta.
Cordiali Saluti Cancelliere, attendo con trepidazione la Sentenza di Questa Corte, tutte le Sue richieste sono state esaudite.
P.S.: Di seguito mi sia concessa l’arringa dell’altro procedimento, riferito agli Emeriti Parlamentari Europei, iniziando dall’Italia, L’On. Gianfraco Fini, dalla Romania, George Becalì, e dalla Francia, Jean Francoise Cupé, tutti accusati dal sottoscritto di plagio di copyright, per aver scopiazzato alla lettera, la denominazione: GENERAZIONE del mio Partito, vorrei fare loro una domanda psicologica: perché copiare la denominazione del mio Partito per costituire i vostri rispettivi partiti politici, oppure associazioni politiche che dir si voglia? Cosa vi spinge a soffocare, meglio dire ad oscurare, al mondo intero il Vero ed Originale Partito Italiano Nuova Generazione, peraltro corredato da una Bellissima ICONA, costituita da un orso Grisly Canadese, che con le sue poderose zanne protegge simbolicamente quattro bambini di diversa etnia? Non credete che portando il mio Partito alla luce del mondo, nella Sua interezza, cioè sia nella Denominazione che nel Simbolo stesso, potrebbe dare al mondo intero, un severo monito contro i cultori dell’antisemitismo? Egregi Emeriti Parlamentari Europei, Gianfranco, George e Jean, mi sia consentita tale confidenza, non Vi rendete conto che dopo 65 anni nel mondo si ripetono episodi di razzismo e dalla peggiore specie, per la maggiore di carattere antisemita, come quello accaduto in Francia Giovedì scorso 22 Marzo nella città di Tolosa, dove dopo 32 ore di assedio della Polizia Francese, il terrorista Mohammad Merah, dichiaratosi un affiliato di Al Qaida, è stato colpito a morte da un agente Francese, dopo aver ucciso alcuni giorni prima, nella città di Tolosa tre Soldati Francesi, e nei giorni successivi sempre nella stessa città, ha fatto scempio davanti ad una scuola elementare Ebraica, uccidendo un Rabino, due Suoi figlioli ed un altro bimbo che era nei pressi del luogo della tragedia.
Quindi concluderei anche questa arringa con due semplici domande, chiedendoVi: cosa Vi spinge a tutto ciò? Altra domanda: forse in fondo ai vostri cuori si cela una fobia di eccessivo razzismo nei miei confronti e verso il simbolo del mio Partito?
Inoltre, non Vi rendete conto che i vostri comportamenti sono condotti in modo mafioso, visto che siete un gruppo di tre individui, a voler prima prevaricare e poi oscurare a tutti i costi il mio Partito? “ Il Partito Italiano Nuova Generazione”.
Perché non Vi difendete da queste infamanti accuse?

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