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Timestamp: 2018-11-17 04:22:00+00:00

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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 10 giugno 2014, n. 24373. Commette il reato di peculato il pubblico ufficiale che, avendo per ragioni del suo ufficio il possesso e la disponibilita' delle armi comuni da sparo versate dai privati ai fini di distruzione, ai sensi della Legge 22 maggio 1975, n. 152, articolo 6, comma 3, se ne appropria. Infatti, le armi consegnate dal privato al fine di disfarsene, passano in proprieta' dello Stato, il quale puo' anche alienarle, non essendo previsto da alcuna disposizione di legge un divieto in tal senso. D'altra parte, non ha alcuna rilevanza la circostanza che l'arma abbia un valore pressoche' nullo, essendo sufficiente, perche' si configuri il peculato, che la cosa abbia anche un minimo valore o, comunque, una qualche utilita' - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 10 giugno 2014, n. 24373. Commette il reato di peculato il pubblico ufficiale che, avendo per ragioni del suo ufficio il possesso e la disponibilita’ delle armi comuni da sparo versate dai privati ai fini di distruzione, ai sensi della Legge 22 maggio 1975, n. 152, articolo 6, comma 3, se ne appropria. Infatti, le armi consegnate dal privato al fine di disfarsene, passano in proprieta’ dello Stato, il quale puo’ anche alienarle, non essendo previsto da alcuna disposizione di legge un divieto in tal senso. D’altra parte, non ha alcuna rilevanza la circostanza che l’arma abbia un valore pressoche’ nullo, essendo sufficiente, perche’ si configuri il peculato, che la cosa abbia anche un minimo valore o, comunque, una qualche utilita’
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8. Deve premettersi che l’oggetto materiale della condotta del delitto di peculato, costituito dal denaro o altra cosa mobile – dopo la riformulazione dell’articolo 314 c.p., avvenuta con la Legge n. 86 del 1990, articolo 1 – e’ connotato dalla “altruita’”, sanzionandosi l’appropriazione di detti beni da parte di colui che, pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, ne abbia il possesso o la disponibilita’ in ragione dell’ufficio o servizio espletato. Cosicche’ non e’ decisiva rispetto alla qualificazione della fattispecie la questione prospettata dal ricorrente circa la redazione del verbale di sequestro delle armi, ben potendosi verificare la fattispecie in questione anche in relazione ad appropriazione di denaro o altre cose mobili di cui non sia proprietaria la pubblica amministrazione (v. Sez. 6, Sentenza n. 41114 del 11/10/2001 Rv. 220289, Paonessa ed altro in tema di appropriazione di beni personali del detenuto depositati al momento dell’ingresso in carcere).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-07-03T17:19:20+00:003 luglio 2014|Cassazione penale 2014, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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