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Timestamp: 2019-01-19 07:15:23+00:00

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Legittima la trattenuta del 2,5% della retribuzione sui dipendenti pubblici in regime di TFR: l’ARAN mette (forse) la parola fine sulla vicenda
L’ARAN, ha da qualche giorno pubblicato sul proprio sito una guida operativa con relative sentenze con la quale viene (forse) definitivamente stabilita, secondo l’agenzia, la legittimità della trattenuta del 2,5% sugli stipendi del personale della pubblica amministrazione in regime di TFR oltre che a fornirci una lunga ed accurata analisi sull'adeguamento retributivo e contributivo nel passaggio dal TFS al TFR (riduzione 2,50%).
La guida, in allegato al questo articolo, è raggiungibile anche da questo link (cliccando qui) dove potete trovare e scaricare anche le sentenze, favorevoli alla pubblica amministrazione, che sono alla base dell’emanazione di questo documento da parte di ARAN.
Cercherò qui di riassumere i punti fondamentali di questa guida operativa lasciando ad ognuno la possibilità di leggerle e farsi un’idea…
Giova innanzitutto ricordare che in tema di TFS o TFR i pubblici dipendenti sono divisi in 2 grande aree: gli assunti prima del 31.12.2000, soggetti al sistema del TFS (con possibilità di opzione per il TFR data dalla c.d. “Riforma Dini”) e gli assunti dopo tale data, soggetti al sistema del TFR.
Il regime del TFS prevede la misura della contribuzione era fissata, nel settore statale, in misura pari al 9,60%, sull’80% della retribuzione lorda individuata come “utile” dalle disposizioni regolanti la materia. Era, inoltre, prevista una rivalsa a carico del dipendente, in misura pari al 2,50%. Per i dipendenti di regioni, enti locali e servizio sanitario il contributo complessivo era invece pari al 6,10% sul medesimo 80% delle voci utili e con analoga rivalsa a carico del dipendente in misura pari al 2,50%.
Il nocciolo della questione del passaggio dal TFS al TFR e la nascita della materia del contendere sta nel fatto che il passaggio dal regime del TFS al regime del TFR per i dipendenti pubblici contrattualizzati , disciplinato dall’art. 6 dell’accordo quadro 29 luglio 1999 (recepito nell’art. 1 del DPCM), rubricato “effetti sulla retribuzione del passaggio a TFR”, aveva testualmente previsto che tale “passaggio” dovesse essere messo in atto ad invarianza di retribuzione netta, imponibile fiscale ed imponibile previdenziale.
Per cui, per il personale in regime di TFR è stata sì prevista la la soppressione del contributo previdenziale obbligatorio del 2,50%, previsto dalle norme in materia di TFS, precedentemente posto a carico del dipendente ma nel contempo il recupero “figurativo” in misura pari alla precedente riduzione (2,50%), al fine di garantire l’invarianza ai fini previdenziali ed ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto.
Con la famosa sentenza n. 233/2012, la Corte Costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale della previsione di cui alla D.L. 78/2010, che disponeva l’applicazione dal 1 Gennaio 2011, a tutti i dipendenti pubblici del regime di TFR. E’ importante chiarire la portata giuridica di tale assunto anche sulla base del ricorso che venne al suo tempo presentato: il ricorso, tra le varie motivazioni a sostegno, enunciava che “l’estensione del regime di cui all’art. 2120 cod. civ. (ai fini del computo dei trattamenti di fine servizio) sulle anzianità contributive maturate a fare tempo dal 1º gennaio 2011, con applicazione dell’aliquota del 6,91%, avrebbe dovuto comportare il venire meno della trattenuta a carico del dipendente pari al 2,50% della base contributiva della buonuscita, costituita dall’80% dello stipendio”. Il fulcro sta tutto qui: la Corte Costituzionale ha più volte chiarito che la sua sentenza è stata una sentenza “additiva” e non “abrogativa” pertanto ha solo chiarito che per i dipendenti in regime di TFS, non può applicarsi una diversa disciplina a partire dal 1 gennaio 2011.
Tale sentenza ha però avuto come “effetto a cascata” di essere stata utilizzata negli anni a supporto di iniziative di contenzioso promosse dal personale in regime TFR (ivi compresi gli optanti), le quali fondano sulla sentenza stessa la pretesa di ottenere la cessazione della riduzione del 2,5% della retribuzione lorda. Secondo ARAN, alla pagina 8 del quaderno di studio, si tratta, in effetti, della trasposizione di una decisione che riguarda la permanenza di un contributo previdenziale, ad un ambito – adeguamento retributivo definito in sede di contrattazione collettiva nazionale, richiesto dal passaggio da TFS a TFR – che non ha nulla a che vedere con le contribuzioni previdenziali e che, come detto, è finalizzato a garantire parità di trattamento retributivo tra tutti i lavoratori pubblici, qualunque sia il regime di prestazioni di fine lavoro di appartenenza.
ARAN ricorda infatti che, seppure in alcuni casi i giudici di merito hanno ritenuto applicabile tale sentenza ai singoli rapporti di lavoro, stabilendo l’illegittimità delle ritenute del 2,5% operate ai dipendenti pubblici in regime di TFR, la stragrande maggioranza della giurisprudenza ed in particolare anche recenti pronunce dei giudici di appello, hanno rigettato le tesi dei lavoratori ricorrenti sancendo dunque la legittimità delle ritenute operate (CFR Tribunale di Bologna n. 902 del 12 novembre 2013, Tribunale di Bologna n. 247 del 18 marzo 2014, Tribunale di Napoli del 5 novembre 2014, Tribunale di Milano n. 2084 del 4 agosto 2014, Tribunale di Bologna del 26 gennaio 2015, Tribunale di Napoli del 19 febbraio 2015, Tribunale di Bologna del 23 febbraio 2015, Tribunale di Lucca del 26 febbraio 2015, Tribunale di Bologna n. 184 del 2 aprile 2015, Tribunale di Napoli n. 3428 del 13 aprile 2015, Tribunale di Ravenna n. 215 del 27 ottobre 2015, Tribunale di Bologna n.498 del 19 luglio 2016, Tribunale di Velletri n. 1474 del 27 ottobre 2016. Anche una Corte superiore, la Corte d’Appello di Torino, con due successive sentenze, la 41/2016 e la 301/2016, ha ritenute non fondate le tesi prospettate dai ricorrenti, nel presupposto della piena vigenza e conformità all’ordinamento delle disposizioni contrattuali).
Tali decisioni, secondo ARAN, fondano il loro presupposto sulla clausola di invarianza di retribuzione netta, imponibile fiscale ed imponibile previdenziale che doveva realizzarsi con il passaggio dal regime di TFS al regime di TFR tramite il il meccanismo messo a punto dall’Accordo quadro del 29 luglio 1999 (recepito nel DPCM 20 dicembre 1999) per “regolare” il passaggio (art. 6 dell’AQN citato).
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+1 #2 Codice Concorsi Pubblici 2018-01-19 08:59
Concordo: potremmo unirci e presentare un ricorso...
+4 #1 Anna Maria 2018-01-19 08:42
Non sono d'accordo con il parere dell'ARAN in quanto a parità di trattamento economico c'è una disparità sulla luquidazione del TFR che è di importo inferiore alla liquidazione del TFS.
Pertanto c'è una discriminazione tra chi è in regime di TFR e chi in regime di TFS

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