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Timestamp: 2018-05-22 00:46:27+00:00

Document:
Art. 18 e Riforma Fornero: prime applicazioni pratiche
Rifroma del mercato del lavoro
Marco Proietti, Avvocato specialista in Diritto del Lavoro - Foro di Lavoro | 27 Novembre 2012
Tribunale di Bologna, Sentenza 15 ottobre 2012
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Dopo più di 40 anni dalla sua originaria formulazione, l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è stato modificato a seguito dell'entrata in vigore della c.d. Riforma Fornero, attuata con l. 28.6.2012, n. 92; la Riforma, destinata a lasciare comunque un segno, è stata accolta con una certa freddezza e molte sono state le riflessioni sulla necessità, o meno, di una modifica al regime della c.d. “tutela reale” e, soprattutto, sulle modalità pratiche e attuative delle nuove regole ai licenziamenti intimati dopo il 18 luglio (data di entrata in vigore della norma).
N/A del 16-11-2012 - Art. 18 e Riforma Fornero: prime applicazioni pratiche
I dubbi interpretativi non mancano, e lentamente la giurisprudenza – con l'applicazione pratica della riforma – sta facendo luce sulle tante questioni che, giustamente, si sono posti i giuristi del lavoro; su tutte, è interessante la decisione del Tribunale di Bologna 15.10.2012 ma, prima della sua analisi, è opportuno offrire una rapida visione del nuovo articolo 18.
Il licenziamento per giusta causa dopo la Riforma Fornero
Secondo la vecchia disciplina, il lavoratore licenziato aveva diritto alla tutela reale del rapporto in tutti i casi in cui il datore di lavoro avesse più di 15 dipendenti nell'unità produttiva oppure 60 dipendenti sul territorio nazionale; la tutela reale, come nozione di manuale, garantiva il diritto al lavoratore di vedersi reintegrato nel posto di lavoro, oltre ad un risarcimento del danno commisurato alla ultima retribuzione globale di fatto e calcolata su tutte le mensilità dalla data di licenziamento a quella di effettiva reintegra: se, inoltre, il lavoratore rinunciava alla reintegrazione, oltre a doverlo comunicare espressamente al datore, aveva diritto ad un'indennità sostitutiva pari a 15 mensilità. Tale disciplina si applicava, una volta rispettato il requisito dimensionale previsto, a tutti i casi in cui il licenziamento fosse stato dichiarato illegittimo, ingiustificato o discriminatorio: in quest'ultimo caso, poi, il lavoratore aveva diritto alla tutela reale anche a prescindere dal rispetto del requisito dimensionale.
La Riforma Fornero ha modificato l'impianto normativo dell'articolo 18 ed ha previsto diversi criteri di applicazione o meno al lavoratore del diritto alla reintegra; più precisamente, la Riforma ha mantenuto il concetto giuridico di tutela reale ma, nei fatti, hai finito con il ridurne il campo di applicazione a particolari casi ovvero:
Licenziamento per motivo oggettivo: si tratta dei casi di ristrutturazione aziendale, quando non vi è l'avvio di una procedura di collettivo, o comunque nei casi di soppressione del posto, del ruolo o della mansione ricoperta dal lavoratore. In questo caso, seppur in modo estremamente vago e fuorviante, la legge prevede che non si applichi più la tutela reale e che, al suo posto, al lavoratore venga corrisposta un'indennità risarcitoria compresa tra un minimo di 12 mensilità ed un massimo di 24, stabilita dal giudice in base ad una serie di criteri quali (ad esempio) la durata complessiva del rapporto di lavoro. La tutela reale, tuttavia, rientra in gioco nel caso in cui il motivo illegittimo sia “manifestamente insussistente” e, in questo caso, il lavoratore avrebbe diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro oltre ad un risarcimento pari ad un massimo di 12 mensilità rapportata all'ultima retribuzione globale di fatto.
Licenziamento per giusta causa: anche in questo caso opera il ragionamento, sempre molto generico, fatto sulla c.d. “manifesta insussistenza” delle ragioni che fondano la giusta causa. Se il licenziamento in questione è stato fondato su fatti totalmente inesistenti, o anche diversi da quelli eventualmente contestati in un procedimento disciplinare, o – ancora – il lavoratore poteva subire al massimo una sanzione di tipo conservativo, si ha diritto alla reintegrazione oltre ad un risarcimento del danno commisurato in un massimo di 12 mensilità rapportate all'ultima retribuzione globale di fatto; viceversa, in tutti gli altri casi, qualora comunque il fatto sussista e richieda una sanzione (ipotizziamo, ad esempio, una sospensione della retribuzione), non vi sarà la reintegrazione ma solo il diritto per il lavoratore ad ottenere un risarcimento compreso tra 12 e 24 mensilità.
Come giustamente fatto osservare da autorevole dottrina, il Legislatore ha finito per far ruotare il diritto alla tutela reale attorno all'idea di “torto marcio” ovvero a tutti quei casi in cui il licenziamento è colpito da una ingiustificatezza macroscopica, tale da non poter essere in alcun modo reso credibile ed efficace: in questi casi, si ritiene, il datore di lavoro ha finito con il difendersi in giudizio con mala fede o colpa grave – prolungando anche ingiustamente l'esito di un giudizio – e nella consapevolezza della palese illegittimità del proprio provvedimento: si applica, in via analogica, il ragionamento ex art. 96 c.p.c. sulla responsabilità aggravata qualora una parte resista in giudizio, per l'appunto, con mala fede o colpa grave. Tale è la gravità del comportamento del datore di lavoro, e tale la pretestuosità e manifesta infondatezza del licenziamento, che il lavoratore non può non avere diritto alla reintegrazione secondo i criteri ordinari.
In tutti gli altri casi, come visto, il lavoratore – qualora risultasse illegittimo il licenziamento intimato dal datore – avrebbe diritto solo ad una indennità risarcitoria compresa tra un minimo ed un massimo, secondo un criterio molto simile a quello utilizzato per la tutela obbligatoria.
Con sentenza del 15 ottobre u.s., il Tribunale di Bologna ha deciso una controversia promossa per un licenziamento per giusta causa intimato in data 30 luglio u.s., quindi in pieno regime della nuova Riforma Fornero; la sentenza non chiarisce se il ricorso è stato o meno introdotto con il nuovo rito ma, evidentemente, la richiesta di reintegrazione fra presupporre proprio che si tratti del rito “veloce” ex art. 1, comma 47, l. 28.6.2012, n. 92.
Dunque, la decisione......
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References: Sentenza 
 Art. 18
 articolo 18
 art. 96
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1