Source: https://renatodisa.com/2012/06/19/corte-di-cassazione-sezione-iii-sentenza-n-22611-del-11-giugno-2012-e-lecito-installare-un-impianto-di-sorveglianza-sui-dipendenti-se-hanno-prestato-il-proprio-consenso/
Timestamp: 2017-06-26 19:10:10+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza n. 22611 del 11 giugno 2012. È lecito installare un impianto di sorveglianza sui dipendenti se hanno prestato il proprio consenso – Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza n. 22611 del 11 giugno 2012. È lecito installare un impianto di sorveglianza sui dipendenti se hanno prestato il proprio consenso	By Avv. Renato D'Isa on 19 giugno 2012	• ( Lascia un commento )
sentenza n. 22611 del 11 giugno 2012
1. Vicenda processuale e provvedimento impugnato – La ricorrente è stata giudicata responsabile della violazione dell’art. 4 L. 300/70 (c.d. statuto dei lavoratori) per avere, in qualità di legale rappresentante della soc. F. E., fatto installare un sistema di videosorveglianza composta da quattro telecamere due delle quali inquadranti direttamente postazioni di lavoro fisse occupate da dipendenti.
2. Motivi del ricorso – Avverso tale decisione, l’imputata, tramite difensore, ha proposto appello – convertito in ricorso dalla Corte d’appello – deducendo:
Pertanto, pur essendo sufficiente la mera potenzialità di controllo, è altrettanto vero che deve esservi un impianto idoneo a creare il pericolo. In ogni caso, è stata accertata la esistenza di un apposito documento autorizzativo sottoscritto da tutti i dipendenti dal quale non si può prescindere
essendo esso espressione della volontà dei lavoratori e del loro assenso alla esistenza di quell’impianto. Sul piano soggettivo, vale lo stesso ragionamento e, cioè, che non si può ipotizzare che il datore di lavoro abbia dolosamente preordinato di controllare illecitamente i propri dipendenti se ad ognuno di essi aveva fatto firmare, prima della installazione, una liberatoria di consenso ed, in ogni caso, il luogo di lavoro (v. dep. A.) era tappezzato di cartelli che indicavano la presenza della videosorveglianza.
Tutto ciò è tanto vero che lo stesso P.M. di udienza aveva chiesto l’assoluzione della signora B., sia pure ex art. 530 comma. 2 c.p.p.;
2) erronea applicazione della pena. Si fa, infatti, notare che la pena pecuniaria per il reato contestato va da un minimo di 154 € ad un massimo di 1549 € e che il giudice ha, invece, preso le mosse da una pena base di 1800 € superiore a quella edittale e, comunque, con il riconoscimento delle attenuanti generiche,si è ingiustificatamente attestato su una pena di 1200 € che va verso il massimo. La ricorrente conclude invocando l’annullamento della sentenza impugnata.
3. Motivi della decisione – Il primo motivo di ricorso è fondato ed assorbente.
L’inquadramento del fatto in esame non può che avvenire prendendo come parametro di riferimento la fattispecie normativa. Sotto questo aspetto, deve ricordarsi, perciò, che l’art. 4 L. 300/70, nel secondo comma, precisa che impianti di controllo in ambito lavorativo possono essere installati soltanto «previo accordo con le rappresentanze sindacati aziendali, oppure, in mancanza di queste con la commissione interna». Ciò posto, non può essere ignorato il dato obiettivo – ed indiscusso – che, nel caso che occupa, era stato acquisito l’assenso di tutti i dipendenti attraverso la sottoscrizione da parte loro di un documento esplicito.
Siffatto modo di pensare non è, del resto, neppure in contrasto con la enunciazione di questa S.C. (sez. n. 15.12.06, R., [Omissis]) – secondo cui integrano il reato di cui agli artt. 4 e 38 L. 300/70 anche gli impianti audiovisivi non occulti essendo sufficiente la semplice idoneità del controllo a distanza dei lavoratori – perché, infatti, anche in tale pronunzia, si è sottolineato che ciò vale sempre che avvenga «senza accordo con le rappresentanze sindacali».
Così facendo, la decisione impugnata è censurabile per non avere interpretato correttamente la norma sotto il profilo oggettivo ed analoga censura può essere mossa anche sotto il profilo psichico una volta che si consideri che la piena consapevolezza dei lavoratori è risultata provata, non solo dal documento da loro sottoscritto, ma anche dal fatto che, come riferito dal teste A., «la B. aveva fatto comunque installare dei cartelli che segnalavano la presenza del sistema di video sorveglianza».
Visti gli artt. 615 e ss. c.p.p.. Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.
Categorie:Cassazione penale 2012, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze	Con tag:privacy	Navigazione articolo

References: sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 art. 530
 sentenza 
 sentenza