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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo dell'16/06/2015 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 16 giugno 2015
Nella data odierna la Corte europea dei diritti dell’uomo ha esaminato i ricorsi provenienti da cittadini di tutta l’Europa dei 47 Stati del Consiglio d’Europa. Fra loro, un ex commissario di polizia moldavo, mutilato durante un incidente stradale e quindi licenziato, che non è riuscito ad ottenere alcun indennizzo per infortunio sul lavoro; ma anche un pendolare bulgaro, il quale è stato aggredito con bastoni mentre attendeva un autobus da sconosciuti – sullo sfondo una violenta concorrenza nel commercio delle lumache – per il quale, a distanza di 13 anni dall’accaduto, non si è svolto alcun progresso nelle indagini sul reato, tra l’altro sulla via della prescrizione. Se questi casi hanno visto l’emissione di una sentenza di condanna per gli Stati convenuti, diverso è stato l’esito per i ricorsi introdotti, da un lato, da un ex militare italiano per il recupero degli stipendi arretrati ed il risarcimento per l’eccessiva durata del procedimento contabile a suo carico – era stato condannato per appropriazione indebita – , e, dall’altro, da quarantanove contadini rumeni che volevano fondare un nuovo sindacato ma si erano scontrati col divieto legislativo, introdotto nel 2003, di crearne di nuovi: in entrambi i casi la Corte di Strasburgo ha negato qualsiasi violazione della Convezione europea dei diritti dell’uomo.
Vasil Hristov c. Bulgaria 81260/12 3 Vasil Asenov Hristov è un cittadino bulgaro che il 13 giugno 2002 presso una stazione di bus è stato aggredito da un gruppo di uomini armati con bastoni metallici e altre armi, sembra per ragioni connesse al commercio di lumache: il Sig. Hristov, che si trovava col fratello ed il figlio, è sopravvissuto all’attacco riportando un trauma cranico e diverse ossa rotte.
Dopo l’esame dei testimoni dell’aggressione, le Autorità inquirenti bulgare hanno identificato due soggetti i quali, sottoposti a custodia cautelare, sono stati poi liberati. Da allora non vi sono stati passi avanti nelle indagini.
Il Sig. Hristov lamenta alla Corte europea che le autorità inquirenti bulgare non hanno fatto giustizia sulla violenze da lui subite: il procedimento penale è proseguito per complessivi 13 anni senza giungere nemmeno all’identificazione di tutti i responsabili ed il reato, - se configurato come lesioni personali intermedie secondo il diritto bulgaro - è ormai prescritto compromettendo anche le sue istanze civili di risarcimento.
Articolo 3 Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Effettivo accertamento; Obblighi positivi) (aspetto procedurale)
Mazzoni c. Italia 20485/06 3 Giuseppe Mazzoni è un ex militare che nel 1980 è stato condannato per appropriazione indebita dal Tribunale di Pordenone e poi al risarcimento al Tesoro di un danno erariale pari a 699,952 € dalla Corte dei Conti.
Egli si è poi rivolto ai Giudici italiani da un lato, per ottenere l’indennizzo per eccessiva durata del processo contabile – iniziato nel 1987 e conclusosi nel 1998 - dall’altro per il pagamento degli stipendi arretrati dovutigli come militare.
Prima la Corte d’Appello di Roma e poi la Cassazione hanno rigettato la sua domanda di indennizzo per eccesiva durata del processo ex Legge Pinto: la Cassazione ha argomentato il rigetto sulla base del fatto che il Sig. Mazzoni non avesse specificatamente contestato le conclusioni della Corte d’Appello.
Il T.A.R. Friuli, invece, aveva accolto il suo ricorso riconoscendo il suo diritto a ricevere le retribuzioni arretrate: tuttavia, ad oggi, queste non gli sono state pagate dal Ministero, che le ha trattenute a compensazione del danno erariale che egli deve ancora pagare.
Il Sig. Mazzoni si era già rivolto alla Corte europea nel 1998, ma allora il suo ricorso era stato dichiarato irricevibile perché non si era rivolto alla Corte di Cassazione.
Oggi il Sign. Mazzoni lamenta di aver subito procedimenti di durata irragionevole senza ricevere alcun indennizzo, pur previsto dalla Legge Pinto, e di essere stato privato illegittimamente dei suoi stipendi arretrati; inoltre contesta l’eccessivo formalismo con cui la Corte di Cassazione avrebbe rigettato il suo ricorso e l’ingiustizia del procedimento contabile nei suoi confronti, giacché questi sarebbe stato avviato quando il diritto al risarcimento da danno erariale si era ormai prescritto.
Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - accesso alla giustizia)
Nessuna violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Rispetto dei beni)
Lebedinschi c. Repubblica di Moldova 41971/11 3 Adrian Lebedinschi è un ex commissario di polizia che il 1° novembre 2008 è stato coinvolto in un grave incidente stradale che gli ha causato l’amputazione della gamba sinistra e la compromissione del braccio destro, che ora può usare soltanto con l’ausilio di una protesi. Nel 2009 il Ministero dell’Interno bulgaro ha riconosciuto che quei danni gli sono stati causati in servizio e lo hanno reso inabile al lavoro: per tale ragione ha proceduto al suo licenziamento.
Il Sig. Lebedinischi ha ricevuto subito 2.200,00 € come indennità per essere stato ferito durante il servizio, mentre non ha ricevuto alcuna indennità per la perdita della capacità lavorativa.
Egli ha agito in giudizio per ricevere tale indennità – che calcolava in 34.300,00 € - ma la sua richiesta è rigettata in tutti i gradi di giudizi: egli non avrebbe diritto a tale indennità perché essa spetta soltanto ai dipendenti assunti con contratto dal Ministero dell’Interno. Vani sono i tentativi di dimostrare ai Giudici bulgari che lui, effettivamente, era assunto con contratto dall’ente pubblico.
Oggi il Sig. Lebedinschi accusa la Bulgaria di averlo privato della indennità dovutagli a seguito dell’incidente sul lavoro ed i Giudici bulgari di non aver motivato adeguatamente il rigetto delle sue domande giudiziarie, rendendo così impossibile per lui percorrere una via nazionale effettiva per avere giustizia.
Constantin Nistor c. Romania 35091/12 3 Constantin Nistor e Florin Ghiroga sono due cittadini rumeni accusati il primo di corruzione ed il secondo di hacking; entrambi sono stati sottoposti a custodia cautelare nelle more del processo: il Sig. Nistor presso la stazione di polizia di Bacău, mentre il Sig. Ghiroga presso le stazioni di polizia di Câmpina e poi Târgovişte nonché nel carcere di Mărgineni.
All’interno delle proprie celle essi sono stati sottoposti a videosorveglianza continua, 24 ore su 24; le telecamere sarebbero servite ad evitare risse tra i detenuti, suicidi e sommosse.
Oggi i Sigg. Nostor e Ghiroda, ciascuno con separato ricorso, denunciano in Corte europea l’ingiustizia di quella videosorveglianza continua e di essere stati detenuti all’interno di celle sovraffollate e infestate da insetti ed in condizioni igieniche e di alimentazione pessime.
Ghiroga c. Romania 53168/12 3 [come sopra] Articolo 3
Manole e l’Unione di coltivatori Cultivatorii Direcţi din România c. Romania 46551/06 1 Benieamin Manole e altri 48 agricoltori rumeni hanno cercato di creare un sindacato di coltivatori, scontrandosi col diniego dell’Autorità: in Romania, infatti, a partire da una riforma legislativa del 2003 i coltivatori non possono creare nuovi sindacati, ma soltanto aderire a quelli esistenti.
I ricorrenti denunciano che tale limitazione normativa alla creazione di nuovi sindacati rappresenti una indebita ingerenza nel loro diritto ad associarsi, protetto dall’articolo 11 della Convenzione europea. Articolo 11 Obiezione preliminare unita al merito e respinta (articolo 35-3 - Ratione materiae)
Nessuna violazione dell'Articolo 11 - Libertà di riunione e di associazione
Rafailović e Stevanović c. Serbia 38629/07, 23718/08 3 Milan Rafailović e Svetlana Stevanović sono due imprenditori serbi che non riescono a ricevere i pagamenti dovuti dalle amministrazioni comunali delle città, rispettivamente, di Pocerski Metković e Sokobanja, per le quali hanno prestato servizi di trasporto pubblico, il primo, e di manutenzione della reta della rete via cavo, il secondo; e ciò nonostante i Giudici rumeni abbiamo accertato che tali amministrazioni sono debitrici nei loro confronti.
Essi lamentano che la Romania sia responsabile dei danni da loro patiti perché non ha dato esecuzione alle decisioni giurisdizionali emesse a loro favore.
Schmid-Laffer c. Svizzera 41269/08 2 Schmid-Laffer è una cittadina svizzera che confessa, dopo una notte di prigione, di aver incitato il compagno ad uccidere il marito, dal quale stava divorziando. Al momento della confessione, tuttavia, la Sig.ra Schmid-Laffer non era assistita da un avvocato né era stata avvertita del suo diritto a rimanere in silenzio. Ella è condannata a 7 anni di prigione sulla base di tale confessione e senza che siano ascoltati altri testimoni, che pur lei chiedeva venissero assunti. La Corte Federale svizzera ha prima annullato con rinvio la sentenza di condanna, ritenendo decisivo il fatto che non fosse stata avvertita del diritto di rimanere in silenzio, mentre in una seconda pronuncia ha confermato la condanna, ritenendo che fosse legittima e sufficiente la confessione della Sig.ra Schmid-Laffer.
Oggi la ricorrente sostiene che il processo a cui è stata sottoposta è stato iniquo.
Dicle e Sadak c. Turchia 48621/07 2 Mehmet Hatip Dicle e Selim Sadak ex parlamentari del partito turco DEP (Party of Democracy), sono stati condannati a 15 anni per appartenenza a tale partito, divenuto un’organizzazione illegale a seguito della sua dissoluzione per decisione della Corte costituzionale turca.
Già il 17 luglio 2001 la Corte europea si era pronunciata riconoscendo che il procedimento penale che ne aveva portato la condanna era stato iniquo; di conseguenza vi era stata una riapertura dello stesso e nel 2007 la Corte d’Assise turca, pur condannandoli nuovamente, ha ridotto la loro pena a 7 anni e 6 mesi.
Mentre era ancora pendente il procedimento penale, essi si sono candidati alle elezioni parlamentari del 2007 ma la Commissione elettorale ha rifiutato la loro candidatura perché già condannati.
Oggi i Sig.ri Dicle e Sadak lamentano alla Corte europea una indebita violazione del loro diritti di partecipare a libere elezioni; denunciano di essere stati presunti colpevoli quando ancora era pendete il procedimento penale e infine che non era ammessa impugnazione contro il diniego della Commissione elettorale.
Violazione_dell'articolo_6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-2 - Presunzione di innocenza)
Violazione dell'articolo 3 del Protocollo n ° 1 - diritto alla libera Elezioni {generale} (articolo 3 del Protocollo n ° 1 - Candidarsi alle elezione)
Nessuna violazione dell' Articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo)
Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - Danno morale)
Levent Bektaş c. Turchia 70026/10 3 Levent Bektaş è un ufficiale dell’esercito in pensione che è stato arrestato perché sospettato di appartenere all’organizzazione illegale Ergenekon.
La sua detenzione cautelare è durata dall’aprile 2009 al gennaio 2014: nel frattempo, tutte le sue richieste di rilascio sono state rigettate dal Giudice turco il quale, pur argomentando ampiamente il proprio rigetto, aderiva ogni volta al parere negativo espresso dal Pubblico ministero; tale parete, tuttavia, non è mai stato notificato né al ricorrente né al suo difensore.
Il Sig. Bektaş denuncia in Corte europea l’eccessiva durata di quella detenzione, l’impossibilità di contestarla perché non messo al corrente degli argomenti opposti dal Pubblico Ministero e infine l’utilizzo illegale nel procedimento penale delle intercettazione telefoniche al proprio telefonino.
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Garanzie procedurali della revisione)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Garanzie procedurali della revisione)
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data Martedì 16 giugno 2015, di cui, per ciascuna, si sono indicati:
Si segnalano anche tre casi decisi oggi dalla Grande Camera della Corte europea: Chiragov e altri c. Armenia, Sargsyan c. Azerbaijan e Delfi c. Estonia .
Armenia Azerbaijan Bulgaria Italia Moldavia Romania Serbia Svizzera Turchia Tutte le sentenze	2015-06-16
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