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Stefano Chiara Giulia Barbara Maria Sara Francesca Vale.
PubblicatoElmo Quaranta
Presentazione sul tema: "Stefano Chiara Giulia Barbara Maria Sara Francesca Vale."— Transcript della presentazione:
Stefano Chiara Giulia Barbara Maria Sara Francesca Vale
L'acqua tra Simbologia e ScienzaIl nostro corpo è composto dal 70% di acqua. Anche il nostro pianeta è ricoperto d’acqua per la stessa quantità. Rammentare come questo elemento sia fondamentale e determinante per la nostra vita e per l’ambiente risulta superfluo. Ma l’acqua è una risorsa naturale unica ed allo stesso tempo limitata. Il numero degli esseri umani e le loro necessità crescono, ma le risorse idriche mondiali rimangono costanti. Con la rivoluzione industriale lo stretto legame che da sempre lega l’uomo alla natura si rompe. Alle cause naturali che provocano una diminuzione della disponibilità di buon acqua se ne aggiunge una devastante e ingovernabile: L’inquinamento provocato dalle attività economiche dell’uomo.
La vita è nata nel mare e per 3,2 miliardi di anni è rimasta esclusivamente marina, fino a 245 milioni di anni fa, epoca in cui l’atmosfera si arricchì di ossigeno favorendo lo sviluppo di forme di vita esterna ai mari. Chiamiamo il nostro pianeta “Terra”, ma abbiamo scoperto che a guardarlo dallo spazio il suo colore dominante è il blu dell’acqua, che infatti rappresenta il 70% della superficie. L’acqua è l’unica sostanza che esista sia in forma solida (ghiaccio), sia in forma liquida (acqua), sia in forma di vapore (nebbia). In genere ogni sostanza è più pensante nella sua forma solita rispetto alla forma liquida. Nel caso dell’acqua avviene esattamente il contrario: il ghiaccio è più leggero dell’acqua ( e infatti rimane a galla). Quanta acqua c’è? L’acqua è presente sulla Terra in quantità grandissime: milioni di km3 , pari a milioni di miliardi di tonnellate. Sembrerebbe molto, ma non bisogna lasciarsi trarre in inganno: le precipitazioni dipendono dalle condizioni geografiche e climatiche. Miliardi di tonnellate Acqua totale Acqua dolce nel sottosuolo, fiumi, laghi, atmosfera Precipitazioni totali annue Precipitazioni annue sulle terre emerse Portata annua dei fiumi Produttività primaria netta annua In generale la quantità di acqua sul nostro pianeta rimane la stessa e muta di stato attraverso il ciclo che la trasforma in liquido, vapore, ghiaccio. L’acqua evapora per effetto del calore dei raggi solari; forma le nuvole e ricade nuovamente sulla Terra sottoforma di pioggia o neve; per vie sotterranee o seguendo il corso dei fiumi scorre verso i mari e riprende il suo ciclo. Il 97,5% dell’acqua presente sul nostro pianeta è salata. Solo il 2,5% dell’acqua è dolce e si trova, per la maggior parte, sotto terra. È da notare che l’irrisoria quantità localizzata in fiumi e laghi e quindi potenzialmente disponibile è distribuita in modo ineguale sulla superficie terrestre, infatti la maggior parte di essa è concentrato in alcuni bacini: in Siberia, nella grande regione dei Grandi Laghi, in nord America, nei Laghi Taganika, Vittoria e Malawi in Africa, mentre il 27% è costituita dai 5 più grandi sistemi fluviali: il Rio delle Amazzoni, il Gange con il Bramaputra, il Congo, lo Yangtze e l’Orinoco.
L’acqua come fonte di vitaPer esempio l’eccessivo sfruttamento economico del suolo provoca alterazioni e squilibri del ciclo dell’acqua: diminuiscono le precipitazioni e aumenta la richiesta di acqua per l’irrigazione e per la città. Le comunità umane, allora, hanno bisogno di estrarre più acqua dal sottosuolo di “importare” acqua da zone lontane, sottraendola ad altre comunità e ad altri usi; nello stesso tempo le attività agricole, urbane e industriali generano crescenti quantità di scorie e rifiuti che vengono immessi nei fiumi e nei laghi e che peggiorano la qualità delle acque contenute nelle riserve da cui vengono estratte crescenti quantità di acqua. Questa è una delle forme di violenza esercitata da alcune comunità umane nei confronti dell’acqua e nei confronti di altri esseri umani: più domanda, peggioramento della qualità, meno acqua disponibile, più richiesta di altra acqua, sottratta ad altri. Una prima linea di azione per combattere la violenza e suscitare un senso di solidarietà, dovrebbe consistere nella diffusione della conoscenza del “ciclo dell’acqua” non solo a livello planetario, ma anche a livello di singole comunità, di cittadini o di stati. Una seconda linea di azione riguarda la comprensione che i fenomeni di inquinamento sono fonti di distruzione dell’ acqua, di beni scarsi, e arrecano danno, anzi violenza, agli altri. Gli inquinamenti provengono dalle attività di produzione delle merci e di uso delle merci, quindi dipendono dalla quantità e dalla qualità delle merci che attraversano la tecnosfera. Ogni processo di produzione e di uso comporta l’emissione nell’ambiente di scorie, più o meno tossiche, i cui corpi riceventi finali sono l’atmosfera oppure le acque. L’inquinamento rappresenta una vera e propria forma di distruzione dell’acqua; piccole quantità di agenti altamente tossici dispersi nel suolo e da qui nelle falde idriche sotterranee, possono contaminare, e quindi rendere inutilizzabili come acqua potabile, grandissime riserve di acqua. Inoltre l’acqua trascina e discioglie, nel suo moto, le sostanze inquinanti e le scorie della biosfera e della tecnosfera verso il mare, grande ricettore finale dell’acqua. L’erosione può essere contenuta mediante opportune scariche nella localizzazione delle strade e degli edifici, nella difesa e ricostruzione della copertura vegetale, degli alberi e della macchia che trattengono le acque del loro moto sulla superficie del suolo. È questo un terzo campo di azione che presuppone l’educazione a guardare il territorio alla luce del moto delle acque. Le continue alluvioni che distruggono ogni anno, in tutto il mondo, terre fertili, strade, edifici, ricchezza e vite umane, sono la conseguenza della crescente erosione del suolo dovuta all’ignoranza dei cittadini e dei governanti.
L'acqua, da "diritto" a "bisogno"“Non c’è vita senz’acqua. L’acqua è un bene prezioso, Indispensabile a tutte le attività umane”. Così esordiva, nel 1968, la Carta Europea dell’acqua ma solo nel 1977 l’ONU organizza la prima importante conferenza a Mar del Plata (Argentina). Da allora e nel corso degli ultimi venti anni la parola DIRITTO viene lentamente ma inesorabilmente sostituita dalla parola BISOGNO.
L’ACQUA NELLA PROSPETTIVA DI UNO SVILUPPO SOSTENIBILELa scarsità ed il cattivo utilizzo dell’acqua dolce minacciano seriamente e in modo crescente la possibilità di uno sviluppo sostenibile e della protezione dell’ambiente. La salute ed il benessere dell’uomo, la sicurezza alimentare, lo sviluppo industriale e gli ecosistemi dai quali dipendiamo, sono fortemente a rischio, a meno che le risorse idriche e del territorio non vengano, da questo decennio in poi, gestite in modo più efficace. I problemi emersi sono stati discussi in varie conferenze in tutto il mondo. 1977 1° grande Conferenza ONU sull’acqua a Mar de la Plata (Argentina) 10 Novembre 1980 Proclamazione del decennio internazionale dell’Acqua Potabile del Risanamento 18-20 Giugno 1990 Forum internazionale su “Acqua Potabile e Risanamento” organizzato da molte Organizzazioni Non Governative (ONG) in occasione della conclusione del decennio Internazionale dell’Acqua Potabile. 14 Settembre 1990 Conferenza finale del Decennio Internazionale 26-31 Gennaio 1992 Conferenza Internazionali della Nazioni Unite su Acqua e Ambiente (ICWE) 3-14 Giugno 1992 Rio de Janeiro 22 Dicembre 1992 Assemblea Generale ONU – Proclamazione della giornata mondiale dell’acqua 22-23 Marzo 1994 Nordwijck (Olanda) – Conferenza MInisteriale Internazionale su “Acqua Potabile e Risanamento ambientale In attuazione dell’Agenda 21” 11 Marzo 1997 Primo Forum Mondiale sull’Acqua, Marrakech (Marocco) 12-14 Febbraio e Marzo 1998 Dichiarazione di Strasburgo Dichiarazione di Parigi 17-22 Marzo 2000 II° Forum mondiale sull’acqua
L'acqua, merce o diritto? La supremazia del mercato investe anche il campo dei diritti umani fondamentali. La Banca Mondiale si fa interprete delle “giuste” esigenze ed investitori. Nei paesi del terzo mondo dove il Reddito Pro Capite è di qualche dollaro al giorno, dare valore economico all’acqua significa condannare a morte chi non ha denaro.
Circa un terzo della popolazione mondiale non ha accesso diretto ad acque potabili e metà della stessa non dispone di adeguati sistemi di depurazione idrica. Ogni anno muoiono fra i 5 e i 10 milioni di persone; un bambino ogni otto secondi. Nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) circa il 50% degli abitanti soffre di qualche malattia collegata alla scarsità idrica. L’80% delle malattie nei paesi dell’emisfero sud è collegato al problema dell’acqua. Nel Foro Mondiale sull’Acqua è stato accolto il principio secondo cui l’acqua è una necessità vitale e non un diritto inalienabile. Questa posizione è ben delineata ne”il Manifesto dell’Acqua”. Per introdurre il problema, conviene partire dalla definizione di economia. L’economia è lo studio dell’allocazione di risorse scarse tra fini alternativi. Il problema economico consisterebbe nel ripartire in maniera efficiente l’utilizzo delle risorse idriche fra i molteplici usi ai quali possono essere destinati. L’acqua svolge innumerevoli funzioni, dall’irrigazione dei campi alla produzione industriale e di energia elettrica, al consumo per scopi igienici ed alimentari, e non è certo facile stabilire a priori quale sia la migliore maniera di distribuire le risorse fra questi usi. Gli economisti ritengono che il mercato rappresenti il miglior meccanismo di allocazione. Noi cercheremo di spiegare tutto questo con un semplice ragionamento: se l’acqua venisse fornita gratuitamente a delle persone povere, la utilizzerebbero solo per soddisfare i bisogni primari e invece, se venisse data a persone benestanti, la maggior parte, la sprecherebbero per usi secondari; per esempio, riempire una piscina. Se le scorte si stanno esaurendo anche la popolazione benestante penserà ai bisogni che a quelli secondari. Queste preoccupazioni, sono drammaticamente attuali in Pesi in cui il reddito procapite è particolarmente basso è là dove esistono forti sperequazioni nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Questa è, probabilmente, la motivazione più stringente per ritenere che l’acqua debba essere un diritto inalienabile di ciascun individuo, come diritto alla vita ed alla salute, e come tale ne vada garantito l’accesso a tutti, a prescindere dalle possibilità economiche. L’acqua è un bene meritorio. Oltre a questa soluzione, possiamo suggerire che con un adeguato utilizzo dell’acqua si possono evitare malattie ed epidemie che si prendono attraverso l’acqua.
60% Fonti d’acqua presenti in nove paesi, tra cui, Stati Uniti, Russia e Canada. 40% Popolazione mondiale dei precedenti paesi che affrontano problemi idrici. 8miliardi Investimento da parte della Banca Mondiale per fornire acqua potabile al pianeta. 23-25miliardi Investimento per prevenire la crisi idrica mondiale.
L'acqua, tra violenza e solidarietàSe fosse possibile ridisegnare, in termini di solidarietà, i confini degli Stati bisognerebbe far coincidere i confini politici con quelli, ben definiti geograficamente ed ecologicamente, dei bacini idrografici.
Convenzione sulla protezione e l’utilizzazione dei corsi d’acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali. Le parti alla presente convenzione: Preoccupati per gli effetti pregiudizievoli a breve o lungo termine che le modifiche dello stato dei corsi d’acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali possono o minacciano di avere sull’ambiente, sull’economia, e sul benessere dei paesi membri della Commissione economica per l’Europa. ARTICOLO 1: DEFINIZIONE Ai fini della presente Convenzione: l’espressione “acque transfrontaliere” significa tutte le acque superficiali e sotterranee che delimitano le frontiere tra due o più stati, le attraversano o sono situate su queste frontiere; ARTICOLO 2: DISPOSIZIONI GENERALI Le parti adottano ogni misura per prevenire, controllare e ridurre ogni impatto transfrontaliero. In particolare, le parti adottano ogni misura appropriata: per prevenire, controllare e ridurre l’inquinamento delle acque avente o rischiante di avere un impatto transfrontaliero; Per vigilare affinché le acque transfrontaliere siano utilizzate allo scopo di assicurare una gestione dell’acqua che tenga conto dell’ambiente e sia razionale; Per vigilare affinché le acque transfrontaliere siano utilizzate in maniera ragionevole ed equa, tenendo conto in particolare del loro carattere transfrontaliero; Per assicurare la conservazione e, se del caso, il ripristino degli ecosistemi.
ARTICOLO 6: SCAMBIO DI INFORMAZIONILe Parti procedono il prima possibile ad uno scambio di informazioni il più ampio possibile sulle questioni che sono oggetto delle disposizioni della presente Convenzione. ARTICOLO 7: RESPONSABILITA’ Le Parti appoggiano adeguate iniziative internazionali volte ad elaborare regole, criteri e procedure relative alla responsabilità. ARTICOLO 8:PROTEZIONE DELL’INFORMAZIONE Le disposizioni della presente Convenzione non pregiudicano né i diritti né gli obblighi delle parti di tutelare in conformità al loro ordinamento nazionale ed ai regolamenti supranazionali applicabili, le informazioni protette dal segreto industriale e commerciale, compresa la proprietà intellettuale o inerenti alla nazionale.
I costi umani Art. 25 Tutte le persone hanno diritto ad un livello di vita soddisfacente per la loro salute, per il proprio benessere e della propria famiglia. (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) Un miliardo di persone nel mondo non ha acqua potabile e altri due miliardi non hanno un rifornimento adeguato. Queste sono localizzate soprattutto nei paesi del Terzo Mondo. Si diffondono le malattie causate da una cattiva qualità delle risorse idriche. Ogni giorno muoiono 6000 bambini per “acqua”…
L’acqua, sia nella sua sovrabbondanza, sia nella sua scarsità, così come a causa dell’inquinamento che troppo spesso la caratterizza, comprometta a condizioni pesanti ogni istante della vita di un popolo. Ci sono centinaia di persone che sono nate e cresciute in aree del pianeta dove l’acqua, da potenziale risorsa economica da sfruttare, si trasforma in un ostacolo alla sopravvivenza e alla crescita di una popolazione. Ciò accade, per esempio, quando le risorse idriche si pongono come forza della natura, indomabili e ingestibili; creano isolamento, generano impotenza e impediscono lo sviluppo di qualsiasi attività economica. LOTTA AL VERME DI GUINEA: Il verme di Guinea viene ingerito bevendo l’acqua dei fiumi, si sviluppa poi nel corpo della persona che l’ha ingerito provocando una serie infinita di danni e viene espulso dalle gambe. Liberarsene è un lavoro complicatissimo e delicato; diventa vincente prevenire attraverso sistemi informativi ed educativi la causa che genera la malattia, e, poiché debellare dall’Africa il verme di Guinea è operazione impossibile, decine di formatori ed infermieri dedicano la loro vita a spiegare con mezzi elementari come rapportarsi all’acqua dei fiumi o delle paludi per pervenire conseguenti problemi igienico-sanitari. LE DONNE E L’ACQUA Nelle zone rurali della maggior parte dei paesi in via di sviluppo, le donne sono le amministratrici delle risorse idriche. Esse sono costrette a camminare per miglia e miglia per andare a cercare l’acqua necessaria a svolgere i lavori domestici ed essenziali. Basti pensare che in alcune aree dell’Africa, donne e bambini trascorrono 8 ore al giorno per raccogliere l’acqua. La scarsa qualità e la ridotta disponibilità di acqua potabile affligge non soltanto la produzione agricola e il bestiame delle donne e la quantità di lavoro che esse debbono impiegare per raccogliere, conservare e distribuire l’acqua, ma anche la loro salute e quella delle loro famiglie. Malattie che vengono causate dall’acqua quali il colera, la dissenteria, il tifo, la malaria e la diarrea riscuotono ogni anno un pesante pedaggio di vite umane. Malattie generate da parassiti, quali l’oncocerciasi (la cecità fluviale), si diffondono a propria volta attraverso l’acqua contaminata.
Le acque in Italia Esiste una dispersione “fisiologica” dell’acqua,Stimata in genere intorno al 10%. In Italia, con acquedotti gestiti da enti, le perdite sono del 30% circa. Nel sud Italia, dove maggiore dovrebbe essere l’attenzione degli amministratori per la presenza di aree a rischio di desertificazione, le perdite raggiungono il 50-60%
ACQUA: UNA RISORSA ESAURIBILEIl problema dell’acqua si può affrontare da diverse angolature; ad esempio, se osserviamo attentamente la realtà in cui viviamo, ci accorgiamo che i problemi, i rischi, i guasti delle dinamiche globali non sono lontane dalla nostra realtà locale. D’altro canto, l’Italia è un paese dove è praticamente impossibile definire con certezza il consumo, la quantità e la qualità delle acque, la dislocazione delle derivazioni, le captazioni, le concessioni. Nel nostro paese non esiste un catasto delle acque minimamente aggiornato, mentre esiste una vera e propria diaspora sulle competenze delle varie istituzioni preposte con la seguente perdita di un’importante bagaglio di conoscenza tecnico-scientifiche per i continui passaggi di competenze tra i diversi livelli dello Stato. IL COSTO DELL’ACQUA Per acque destinate ad uso industriale il costo è di 11 mila euro circa per ogni tre milioni di metri cubi; il costo per ogni modulo di acqua (3 milioni di metri cubi) destinato all’irrigazione è di 35€ circa oppure di 30 centesimi di euro per ogni ettaro irrigato. L’acqua potabile è quella che si può comprare imbottigliata al supermercato, mentre l’acqua erogata dall’acquedotto attraverso il rubinetto di casa, è acqua generica, acqua senza aggettivi, su cui è inutile e antieconomico condurre esami e controllo. L’Italia è già il paese europeo con il maggior consumo di acqua minerale. Nelle regioni settentrionali, i consumi sono dovuti principalmente alla diffusa convinzione che le acque prelevate dal sottosuolo siano fortemente inquinate e perciò imbevibili. I consumi di acque minerali nelle zone centrali dell’Italia sono considerevolmente minori, però, oltre la metà della popolazione non beve l’acqua del rubinetto; questo anche perché nell’acqua proveniente dai rubinetti, presenta dei nitrati, dovuti dalle attività agricole. Mentre nelle regioni meridionali, in particolar modo per la Sicilia, il problema principale è legato alla penuria di acqua potabile, ad un suo inefficiente e insufficiente distribuzione.
Oceano mare Se l’homo ha in sé il lago del sangue,Dove cresce e discresce il polmone nell’alitare il corpo, La terra ha il suo oceano mare, il quale ancor lui cresce e discresce ogni sei hore, per l’alitar del mondo. Leonardo Da Vinci
LA COOPERAZIONE TRA GLI STATI MEDITERRANEI IN MATERIA DI AEREE MARINE SPECIALMENTE PROTETTE 1.Il Mediterraneo è un mare semi-chiuso, collegato all’Oceano Atlantico, al Mar Nero, al Mar Rosso. Circondano il Mediterraneo 22 stati costieri, che vantano un patrimonio storico e culturale. Lungo le sue rive sono situati porti, città densamente popolate, insediamenti industriali, località di vacanza. Importanti rotte di navigazione internazionale passano attraverso il Mediterraneo, che costituisce un’aera di grande rilievo sotto il profilo politico e militare. Le preoccupazioni per la protezione dell’ambiente marino e la gestione sostenibile delle risorse naturali sono particolarmente sentite nel Mediterraneo, anche a causa del lento ricambio delle acque che si verifica in questo mare semi-chiuso. La presenza di numerosi stati interessati conferisce una spiccata dimensione internazionale ai problemi della gestione del Mediterraneo. 2.Il cosiddetto “Sistema di Barcellona” è composto da un programma politico, il Piano d’Azione per il Mediterraneo, adottato nel febbraio 1975 dagli stati rivieraschi su iniziativa del Programma delle Nazioni per l’Ambiente, composto da alcuni strumenti giuridici. Il sistema è stato di recente adeguato alle nuove esigenze e agli sviluppi del diritto internazionale del mare e dell’ambiente. Altri protocolli sono venuti ad arricchire l’insieme giuridico, che risulta oggi così composto: La convenzione per la protezione dell’ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo Il protocollo sulla prevenzione e l’eliminazione dell’inquinamento da immersione da navi aeromobili e da incinerazione in mare Il protocollo sulla cooperazione nel settore dell’inquinamento da idrocarburi e altre sostanze nocive Il protocollo contro l’inquinamento da fonti e attività da terra Il protocollo sulla protezione dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del sottosuolo Il protocollo sulle aeree specialmente protette e la diversità biologica Il protocollo sulla prevenzione dell’inquinamento da movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi ed il loro smaltimento.
3.Uno dei più interessanti risultati del rinnovamento degli strumenti giuridici del sistema di Barcellona è costituito dal protocollo sulle aeree specialmente protette e la diversità biologica. Il protocollo prevede lo stabilimento di una “Lista di Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea”. 4. Un primo risultato dello spirito instauratosi con il protocollo sulle aree specialmente protette e la diversità biologica si può trovare nell’accordo relativo alla creazione in Mediterraneo di un santuario per i mammiferi marini. Grazie all’abbondanza di Krill, la zona di mare alla quale l’accordo si applica è popolata dalle otto specie di cetacei che si trovano regolarmente nel Mediterraneo, cioè la balenottera comune, il capodoglio, lo zifio, il globicefalo, la stenella striata, il delfino comune, il tursiope e il grampo. Si tratta di un’area di mare che comprende acque che costituiscono, sotto il profilo giuridico, le acque interne o territoriali delle tre parti ovvero zone di alto mare.
Ma lo sviluppo è sostenibile?Articolo 2 La persona umana costituisce il soggetto centrale dello sviluppo e deve esserne attivo partecipante e beneficiario di tale diritto; 3. Gli stati hanno il diritto ed il dovere di formulare adeguate politiche nazionali di sviluppo che abbiamo come scopo il costante miglioramento del benessere dell’intera popolazione. Articolo 8 Gli stati devono sottoscrivere, a livello nazionale, tutte le misure necessarie per il raggiungimento del diritto allo sviluppo e devono assicurare, tra l’altro, uguali opportunità a tutti nell’ accesso alle risorse primarie, istruzione, assistenza medica, cibo, abitazione, impiego lavorativo e la giusta distribuzione delle entrate. Misure efficaci devono essere prese per assicurare alle donne un ruolo attivo nel processo allo sviluppo. Gli stati devono incoraggiare la partecipazione popolare in ogni ambito come fattore importante nello sviluppo e nella piena realizzazione dei diritti umani. Richiamando inoltre il diritto di tutti i popoli ad esercitare, come specificato nelle indicazioni di entrambi le convenzioni internazionale sui diritto umani, la piena e completa sovranità su tutte le loro ricchezze e risorse naturali, e considerando che la pace e la sicurezza internazionale sono elementi essenziali per la realizzazione del diritto allo sviluppo, i seguenti articoli citano: Articolo 1 Il Diritto allo sviluppo è un diritto umano inalienabile in virtù del quale ogni persona e tutti i popoli hanno pieno diritto a parteciparvi, contribuirvi e godere dello sviluppo economico, sociale, culturale e politico in cui tutti i diritti umani e le libertà fondamentali possono essere realizzate pienamente; Il diritto umano allo sviluppo comporta anche la piena realizzazione del diritto dei popoli all’autodeterminazione, che include, come indicato in entrambi le convenzioni internazionali sui diritti umani, esercizio del proprio inalienabile diritto alla piena sovranità su tutte le proprie ricchezze e risorse naturali.
L’ANTINOMIA DELLO SVILUPPO DUREVOLESi chiama ossimoro (o antinomia) una figura retorica che consiste nel contrapporre due termini contradditori, come “l’oscura chiarezza”. Lo sviluppo durevole è una di queste antinomie. Si tratta di uno slogan pensato dalle grandi istituzioni internazionali e lanciato da Maurice Strong, segretario generale della CNUED (Commissione delle Nazioni Unite per l’Ambiente e lo Sviluppo) e dall’organizzazione della conferenza di Rio nel Gli economisti sono stati incaricati di farne un concetto-chiave dell’economia ecologica. Vi è dunque una divergenza apparente sul significato del sostenibile/durevole , è uno sviluppo rispettoso dell’ambiente. Questo atteggiamento è abbastanza ben rappresentato tra i militanti delle O.N.G. e tra gli intellettuali umanisti. Lo sviluppo sostenibile è come l’inferno, è lastricato di buone intenzioni. La concordanza degli interessi ben compresi può, in effetti, realizzarsi in teoria e in pratica. Vi sono industriali convinti della compatibilità degli interessi della natura e dell’economia. Così, un dirigente di un’impresa di utensili per la lavorazione dei diamanti ad Amburgo, ha creato un’associazione che raggruppa 300 aziende che si propongono come obiettivo di integrare le preoccupazioni per l’ambiente nella loro attività. Il loro credo:Se una politica ambientale nuoce a breve termine alla redditività dell’azienda, si traduce a lungo termine in una maggiore competitività, in funzione di una riduzione dei costi d’inquinamento, di una maggiore produttività e di un guadagno in termini di immagine del marchio. Si può dire in conclusione che accostando l’aggettivo durevole al concetto di sviluppo, è chiaro che non si tratta veramente di rimettere in discussione lo sviluppo realmente esistente, quello che domina il Pianeta da due secoli, tutt’al più si pensa di aggiungervi una componente ecologica. Per salvare il Pianeta e assicurare il futuro accettabile ai nostri figli, non bisogna solo moderare le tendenze attuali, bisogna proprio uscire dallo sviluppo e dall’economicismo come bisogna uscire dall’agricoltura produttivista che ne è parte integrante per finirla con le mucche pazze e le aberrazioni transgeniche.
(Ci)Ringraziamo vivamentee cordialmente: La prof. Adele Livelli Barbara Privitera Stefano Guerreri Sara Polverino Francesca Grossi Maria Autiero Valentina Pusterla Chiara Ruvo Giulia Germani
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1.che cosa si intende per farmaci essenziali? 2. che cosa si intende per malattie trascurate? 3.i cittadini dei diversi Paesi del mondo hanno tutti la. Sul progetto

References: ARTICOLO 1
 ARTICOLO 2

ARTICOLO 6
 ARTICOLO 7
 ARTICOLO 8
 Art. 25
 Articolo 8
 Articolo 1