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La voltura catastale: non sempre comporta accettazione tacita dell’eredità.
gennaio 15, 2019 9:34 am / Lascia un commento
Commento all’ordinanza Cassazione Civile, Sesta Sezione, n.32770/2018
La Corte di Cassazione, Sesta Sezione, con ordinanza 32770 del 19 dicembre u.s. interviene nuovamente sull’annoso problema interpretativo che riguarda la rilevanza o meno, ai fini della c.d. ‘accettazione tacita dell’eredità’, della presentazione della dichiarazione di successione e della collegata voltura catastale presentata.
L’accettazione dell’eredità è, per il nostro ordinamento, quell’atto cui si collega l’effetto di consentire al chiamato all’eredità di diventare definitivamente erede. Il Codice Civile prevede le modalità di accettazione dell’eredità in espressa e tacita (art. 474 c.c.): la prima consiste in un’esplicita dichiarazione di volontà; la seconda invece, ai sensi dell’art. 476 c.c.,consiste nel compimento di particolari atti tali da presupporre necessariamente la volontà di accettare da parte del chiamato e che il chiamato stesso non avrebbe il diritto di compiere se non nella sua qualità di erede.
Ciò premesso, negli anni, dottrina e giurisprudenza si sono pronunciate in riferimento a varie fattispecie concrete per individuare, nel merito, quei particolari comportamenti concludenti che, in effetti, comportano ‘accettazione tacita’, così da distinguerli da quei comportamenti che invece, venendo classificati come di natura conservativa, permettono al chiamato all’eredità di mantenere detto status senza veder convertita la propria posizione in erede puro e semplice.
In riferimento in particolare all’atto oggetto di esame, ovvero, la voltura catastale, adempimento necessario per individuare i soggetti che subentrano negli obblighi di carattere tributario che già facevano capo al de cuius, la giurisprudenza si è espressa, negli anni, chiarendo che, seppur sia vero che la legge fiscale stabilisca, a carico di chi è tenuto alla presentazione della dichiarazione di successione, l’obbligo di presentare domanda di voltura catastale nei trenta giorni dalla registrazione della dichiarazione di successione, è altrettanto vero che detta presentazione, avendo la voltura una funzione sia fiscale che civile, comporta, per il firmatario, accettazione tacita dell’eredità.
In tal senso, ex multis, Cassazione civile, 12/04/2002, n. 5226, sez. II; Cassazione civile, 07/07/1999 n. 7075, sez. II., Cassazione civile, sez. II, 11/05/2009, n. 10796.
La recente giurisprudenza.
In questo ambito giurisprudenziale, contestato solo recentemente da una prima voce fuori dal coro, l’ordinanza 07.03.2017 del Tribunale di Torino che, qualificando la voltura catastale come adempimento unicamente fiscale (peraltro previsto come obbligatorio a carico del contribuente) nè escludeva la rilevanza giuridica e la sua configurabilità quale accettazione tacita dell’eredità, si inserisce l’ordinanza in oggetto.
La Cassazione, interpellata a seguito di ricorso di due sorelle che, avendo presentato voltura catastale e successivamente effettuato rinuncia all’eredità, sostenevano la tardività della propria rinuncia proprio perché avvenuta successivamente alla presentazione della voltura,chiarisce che “la voltura catastale non integra incondizionatamente gli estremi di una accettazione tacita dell’eredità efficace ad ampio spettro soggettivo” e che, come ha chiarito la Corte d’appello nella sentenza impugnata “va valutata l’indubbia rilevanza presuntiva di denuncia di successione e voltura catastale, ma alla luce e nell’ambito del complessivo comportamento delle chiamate”.
La Corte, nel rigettare il ricorso, ha dunque chiarito che l’indagine relativa alla sussistenza o meno di un comportamento qualificabile in termini di accettazione tacita, risolvendosi in un accertamento di fatto, va condotta dal giudice di merito caso per caso, e non è poi censurabile in sede di legittimità, purché la relativa motivazione risulti immune da vizi logici o da errori di diritto.
Ne consegue dunque, con una importante apertura rispetto al passato che, sebbene la voltura porti a presumere la accettazione, essa dovrà essere valutata insieme a tutti gli altri comportamenti della parte, nella valutazione della intervenuta accettazione tacita. Un comportamento di completo disinteresse nei confronti dell’eredità dunque, anche successivamente alla volturazione, così come, a maggior ragione, un disinteresse puntualizzato anche da una rinuncia saranno elementi fondamentali nella valutazione della accettazione in capo al dichiarante della voltura catastale.
ordinanza 32770-2018
gennaio 8, 2019 9:52 am / 5 commenti su Anno 2019 – la dichiarazione di successione telematica al via definitivo
Decreto EcoFin 19.12.2018 – tabella coefficenti per calcolo usufrutto
gennaio 2, 2019 9:43 am / Lascia un commento
A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15
dicembre 2018 del decreto del 12 dicembre 2018 del Ministro dell’economia e delle finanze, con il quale la misura del saggio degli interessi
legali di cui all’art. 1284 del codice civile veniva fissata allo 0,8 per
cento con decorrenza dal 1° gennaio 2019, si è reso necessario intervenire anche sui coefficienti da utilizzare per la valorizzazione del diritto di usufrutto.
Adeguamento delle modalita’ di calcolo dei diritti di usufrutto e delle rendite o pensioni in ragione della nuova misura del saggio di interessi. (18A08399) (GU Serie Generale n.300 del 28-12-2018)
Visto l’art. 3, comma 164, della legge 23 dicembre 1996, n. 662,
tesoro, l’adeguamento delle modalita’ di calcolo dei diritti di
Visto il testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di
registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26
successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre
Visto il decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito con
modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, che ha istituito
Visto l’art. 13 della legge 8 maggio 1998, n. 146, e l’art. 4,
Visti gli articoli 23, 24, 25 e 26 del decreto legislativo 30
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 2001, n.
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27
febbraio 2013, n. 67, Regolamento di organizzazione del Ministero
dell’economia e delle finanze, a norma degli articoli 2, comma 10-ter
e 23-quinquies, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito,
con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135;
Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17
luglio 2014 recante «Individuazione e attribuzioni degli Uffici di
livello dirigenziale non generale dei dipartimenti», in attuazione
dell’art. 1, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri 27 febbraio 2013, n. 67;
Visto il decreto del 12 dicembre 2018 del Ministro dell’economia e
delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15
dicembre 2018, con il quale la misura del saggio degli interessi
legali di cui all’art. 1284 del codice civile e’ fissata allo 0,8 per
cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2019.
1. Il valore del multiplo indicato nell’art. 46, comma 2, lettere
a) e b) del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di
aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni, relativo alla
pensioni, e’ fissato in 125,00 volte l’annualita’.
2. Il valore del multiplo indicato nell’art. 17, comma 1, lettere
a) e b) del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta
sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31
ottobre 1990, n. 346, e successive modificazioni, relativo alla
testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26
aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni, e’ variato in
ragione della misura del saggio legale degli interessi fissata allo
0,8 per cento, come da prospetto allegato al presente decreto.
donazioni fatte a decorrere dalla data del 1° gennaio 2019.
La nuova tabella, pertanto, emanata con Decreto del Ministro EcoFin del 19.12.2018, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 28.12.2018 ed è disponibile in allegato.
Decreto 12 dicembre 2018 – Nuovo saggio di interesse legale per il 2019
dicembre 18, 2018 3:53 pm / 1 commento su Decreto 12 dicembre 2018 – Nuovo saggio di interesse legale per il 2019
Con decreto del 12 dicembre 2018 il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha pubblicato la modifica del saggio di interesse legale, portato allo 0,8% per il 2019.
La modifica del saggio peraltro incide su vari aspetti di natura fiscale quanli, ad esempio, il calcolo dei valori di usufrutto in successione (rapportato al saggio di interesse legale ed allo specifico moltiplicatore che, solitamente, viene modificato in conseguenza alle modifiche del saggio stesso.
Di seguito il testo integrale del decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 2018.
DECRETO 12 dicembre 2018 .
Visto l’art. 2, comma 185, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica» che, nel fissare al 5 per cento il saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284, primo comma, ,del codice civile, prevede che il Ministro dell’economia e delle finanze può modificare detta misura sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno;
Visto il proprio decreto 13 dicembre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 2017, n. 292, con il quale la misura del saggio degli interessi legali è stata fissata allo 0,3 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018;
Cassazione Civile – il godimento esclusivo da parte del coerede non ingenera un automatico diritto ai frutti in capo agli altri
dicembre 4, 2018 10:00 am / Lascia un commento
La Cassazione civile, sez. II, con la ordinanza n. 30451 del 2018 ha recentemente stabilito che il semplice godimento esclusivo del bene ad opera di uno dei comproprietari, laddove esso non comporti acquisizione di frutti, non produce pregiudizio in danno degli altri comproprietari, salvo che essi non dimostrino a loro volta di aver provato a godere del bene e di non averlo potuto fare in quanto impediti dagli altri coeredi.
La Cassazione precisa infatti che “il mero godimento del bene comune in via esclusiva da parte di uno degli aventi diritto non genera in capo agli altri comunisti alcun pregiudizio se non nell’ipotesi che questi abbiano chiesto di parimenti godere del bene e ne siano stai impediti.
Dunque in presenza di mancata richiesta di cogodimento da parte degli altri comunisti,l’utilizzo secondo sua destinazione del bene comune da parte di uno solo dei comproprietari rappresenta mero esercizio del proprio diritto dominicale e non può generare frutti indiretti in capo agli altri titolari inerti poiché la loro quota non goduta indebitamente”
La distinzione fondamentale, per la corte sta nella differenza tra l’utile diretto, che consiste nella resa che ha l’immobile comune mediante il suo utilizzo quale bene economicamente produttivo, dall’utile indiretto, ossia l’utile derivante dall’utilizzo per il godimento in esclusiva, secondo la sua destinazione, da parte di uno dei comunisti del bene.
Solo nel primo caso infatti esistono materialmente i frutti rappresentati dalla somma di denaro incassato dal terzo conduttore dell’immobile comune ed automaticamente il comunista ha diritto a percepire la quota della somma incassata mentre nel secondo non ci sono utili effettivamente prodotti in natura per cui il comunista può chiedere rendiconto e corrispettivo.
Di seguito il testo integrale della ordinanza
novembre 27, 2018 10:00 am / Lascia un commento
Corte di Cassazione 13868/2018 – per capire se un lascito è a titolo di eredità o legato bisogna interpretare il testamento
novembre 20, 2018 10:00 am / Lascia un commento
La corte di cassazione, recentemente, con la sentenza n. 13868/2018 , interviene in materia di interpretazione del contratto e corretta distinzione tra le disposizioni a carattere universale e quelle a carattere particolare in testamento.
Il caso concreto parte dall’analisi del testamento pubblico con cui il de cuius disponeva in favore della moglie l’usufrutto generale vitalizio del suo patrimonio mobiliare e immobiliare, di tutti i macchinari e attrezzi agricoli, trattori, motocoltivatori ed eventuale patrimonio zootecnico. Ai figli lasciava la nuda proprietà di diversi immobili e quanto non assegnato in beni immobili, attribuiva in parti uguali ai tre figli, gravato di usufrutto generale in favore della moglie. Il de cuius assegnava sempre in parti uguali anche tutti gli oneri e i gravami ricadenti sull’intera proprietà, una volta consolidato l’usufrutto.
Alla morte del de cuius, essendo già morta comunque anche la madre, uno dei tre figli cita in giudizio gli altri due sostenendo che l’usufrutto alla madre era da ritenersi un legato e la ripartizione dei beni in nuda proprietà effettuata dal de cuius non rispettava le quote di 1/3 a figlio previste di fronte ad una esclusione dall’eredità del coniuge.
La cassazione, interpellata dopo che primo e secondo grado son giunti a due interpretazioni diametralmente opposte, fatta una premessa sulla corretta modalità di interpretazione del testamento per cui “va anzitutto ribadito (sul punto v. ad es. Cass. n. 5604 del 17/04/2001 oltre altre) che l’interpretazione del testamento, cui in linea di principio sono applicabili le regole di ermeneutica dettate dal codice in tema di contratti, con la sola eccezione di quelle incompatibili con la natura dì atto unilaterale non recettizio del negozio mortis causa, è caratterizzata rispetto a quella contrattuale da un più penetrante ricerca, al di là della dichiarazione, della volontà del testatore, la quale, alla stregua dell’art. 1362 cod. civ., va individuata con riferimento ad elementi intrinseci alla scheda testamentaria, sulla base dell’esame globale della scheda stessa e non di ciascuna singola disposizione (art. 1363 cod. civ.), e, solo in via sussidiaria, ove cioè dal testo dell’atto non emerga con certezza l’effettiva intenzione del de cuius e la portata della disposizione, con il ricorso ad elementi estrinseci al testamento, ma pur sempre riferibili al testatore, quali ad esempio la personalità dello stesso, la sua mentalità, cultura, condizione sociale, ambiente di vita, ecc. L’accertamento di tale volontà, risolvendosi in una indagine di fatto da parte del giudice di merito, è, quindi, sindacabile in sede di legittimità solo per violazione delle regole di ermeneutica sopradescritte, al di là dei vizi di motivazione della sentenza”, stabilisce che l’usufrutto generale disposto con testamento in favore del coniuge non ne esclude la qualità di erede.
La Cassazione, infatti, sostiene che la valutazione tra erede e legatario in un lascito come questo, deve essere lasciata alla analisi del caso concreto e, in riferimento al caso di specie né il lascito di usufrutto può essere considerato in sostituzione di legittima senza che ciò sia espressamente indicato né può essere considerato un semplice legato se si evince che il de cuius, vista la tipologia di attribuzione, volesse trasferire una quota ereditaria, cosi come appare nel caso in questione.
Di seguito il testo integrale della sentenza 13868
Cassazione civile, II Sez. 28277/2018 – serve la buona fede del terzo per mantenere l’acquisto dall’erede apparente
novembre 13, 2018 10:00 am / Lascia un commento
La cassazione Civile, II sezione, in una recentissima sentenza ed in particolare la n. 28277 del 6 novembre u.s, interviene sulle caratteristiche che deve avere l’acquisto fatto dal terzo a carico dell’erede apparente per rimanere fermo, in caso di petizione di eredità da parte di altri, ai sensi dell’art.534 cc.
L’articolo in questione infatti prevede che “L’erede può agire anche contro gli aventi causa da chi possiede a titolo di erede o senza titolo. Sono salvi i diritti acquistati, per effetto di convenzioni a titolo oneroso con l’erede apparente, dai terzi i quali provino di avere contrattato in buona fede. La disposizione del comma precedente non si applica ai beni immobili e ai beni mobili iscritti nei pubblici registri, se l’acquisto a titolo di erede e l’acquisto dall’erede apparente non sono stati trascritti anteriormente alla trascrizione dell’acquisto da parte dell’erede o del legatario vero, o alla trascrizione della domanda giudiziale contro l’erede apparente .
In sostanza, qualora l’erede effettivo agisca nei confronti dell’erede apparente (ritenuto tale anche per la presenza della trascrizione della sua accettazione dell’eredità), non potrà aggredire gli acquisti del terzo a condizione che essi siano a titolo oneroso, sia dimostrabile l’apparenza del diritto e la buona fede dell’acquirente.
La cassazione precisa però che l’acquisto dall’erede apparente non può esser fatto salvo in relazione all’azione esperita dall’erede vero ex art. 533 se chi acquista non deduce e prova che il suo acquisto è avvenuto in buona fede. Onere della prova a carico dunque dell’acquirente.
Di seguito il testo della sentenza 28277 – mod
Cassazione 11458/2018 – no al pagamento imposte per l’erede beneficiato fino alla conclusione del procedimento
novembre 6, 2018 10:00 am / Lascia un commento
Con sentenza 11458/2018 la Corte di Cassazione interviene in merito alla questione dell’obbligo di pagamento delle imposte in carico all’erede che ha accettato con beneficio di inventario nelle more della conclusione della procedura di redazione dell’inventario e liquidazione dei creditori del de cuius.
La Cassazione, sul punto, rimanendo nel solco già tracciato da alcune precedenti pronunce ha specificato che “la limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario, che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell’avviso di liquidazione nei confronti dell’erede, non può esigere l’imposta ipotecaria, catastale o di successione sino a quando non si sia chiusa la procedura di liquidazione dei debiti ereditari, e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell’erede. Ed ha precisato la Corte che il credito relativo all’imposta di successione sorge nei confronti dell’erede in relazione a quanto residuerà a seguito della definitività dello stato di graduazione (Cass. n. 14847 del 15/07/2015; Cass. n. 4419 del 21/02/2008).”
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 maggio 2018, n. 11458
1. R.S. impugnava la cartella notificata il 31.8.2007 per l’imposta complementare relativa alla dichiarazione di successione presentata il 22.5.1998 in morte di S.F., deceduto il 2.5.1997.
La CTP di Latina accoglieva il ricorso con sentenza che era confermata dalla CTR del Lazio, sezione staccata di Latina, sul rilievo che l’atto impositivo era immotivato, che la ricorrente aveva accettato l’eredità con beneficio di inventario e la liquidazione dell’eredità era ancora in corso, che prima della cartella impugnata era stato notificato alla ricorrente un avviso di liquidazione in data 22.11.2001 che era tardivo in quanto notificato dopo il decorso di tre anni dalla denuncia di successione, che la cartella era anch’essa tardiva perché notificata oltre il termine di cinque anni dalla notifica dell’avviso di liquidazione.
2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate affidato a sei motivi illustrati con memoria. Resiste con controricorso la contribuente.
3. Con il primo motivo la ricorrente deduce nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 4, cod. proc. civ., in relazione all’art. 19 d.Igs. 546/92 in quanto la cartella esattoriale avrebbe potuto essere impugnata solo per vizi propri e la CTR non avrebbe potuto affermare la tardività dell’avviso di liquidazione prodromico notificato il 22.11.2001 in quanto esso non era stato impugnato.
4. Con il secondo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione all’art. 41, comma 2, del d. Igs. n. 346/90 in quanto il termine per la notifica della cartella era decennale e non quinquennale, come erroneamente affermato dalla CTR.
5. Con il terzo motivo deduce nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 4, cod. proc. civ., in relazione all’art. 19 d. Igs. 546/92 in quanto la CTR ha ritenuto l’illegittimità dell’atto impositivo prodromico all’emissione della cartella per difetto di motivazione laddove l’atto impugnato era la cartella esattoriale e l’indagine sulla congruità della motivazione avrebbe dovuto essere riferita solo ad essa.
6. Con il quarto motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione agli artt. 12 dpr 602/73 e 7 legge 212/2000. Sostiene che, qualora si volesse ritenere che la CTR, menzionando l’atto impositivo, abbia inteso riferirsi alla cartella di pagamento per affermarne il difetto di motivazione, la decisione sul punto sarebbe comunque erronea in quanto la cartella conteneva il riferimento alla denuncia di successione presentata.
7. Con il quinto motivo deduce vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ., per non aver la CTR adeguatamente motivato la decisione in punto di difetto di motivazione della cartella.
8. Con il sesto motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione all’art. 36, comma 2, d. Igs. 546/92 in quanto ha errato la CTR nel ritenere che l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario precluda il diritto dell’amministrazione finanziaria ad esigere il pagamento dell’imposta.
1. Osserva la Corte che va esaminato il sesto motivo di ricorso poiché, in applicazione del principio processuale della “ragione più liquida” – desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost. – deve ritenersi consentito al giudice esaminare un motivo di merito, suscettibile di assicurare la definizione del giudizio, anche in presenza di una questione pregiudiziale. Ciò in considerazione del fatto che si impone un approccio interpretativo con la verifica delle soluzioni sul piano dell’impatto operativo, piuttosto che su quello della coerenza logico sistematica, ed è consentito sostituire il profilo di evidenza a quello dell’ordine delle questioni da trattare, di cui all’art. 276 cod. proc. civ., in una prospettiva aderente alle esigenze di economia processuale e di celerità del giudizio, costituzionalizzata dall’art. 111 Cost., con la conseguenza che la causa può essere decisa sulla base della questione ritenuta di più agevole soluzione – anche se logicamente subordinata – senza che sia necessario esaminare previamente le altre (Cass. Sez. U, n. 9936 del 08/05/2014; Cass. n. 12002 del 28/05/2014).
La Corte di legittimità ha già affermato il principio secondo cui la limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario, che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell’avviso di liquidazione nei confronti dell’erede, non può esigere l’imposta ipotecaria, catastale o di successione sino a quando non si sia chiusa la procedura di liquidazione dei debiti ereditari, e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell’erede. Ed ha precisato la Corte che il credito relativo all’imposta di successione sorge nei confronti dell’erede in relazione a quanto residuerà a seguito della definitività dello stato di graduazione (Cass. n. 14847 del 15/07/2015; Cass. n. 4419 del 21/02/2008).
Nel caso che occupa la ricorrente assume che lo stato di graduazione definitivo relativo all’eredità beneficiata di S.F., da cui risultava un residuo attivo di euro 693.472,66, era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 25 del 27.2.2010. Ne deriva che, al momento della notifica della cartella, avvenuta il 31.8.2007, la procedura di liquidazione dei debiti ereditari non era ancora chiusa, donde l’illegittimità della cartella impugnata.
Rigetta il ricorso e condanna l’agenzia delle entrate a rifondere al contribuente le spese processuali che liquida in euro 10.000,00, oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15% ed oltre agli accessori di legge.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 533
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass.