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Timestamp: 2020-01-18 00:59:13+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 12985 del 24/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12985 del 24/05/2017
Cassazione civile, sez. I, 24/05/2017, (ud. 07/03/2017, dep.24/05/2017), n. 12985
sul ricorso 12694/2011 proposto da:
L.R., (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in Roma,
Via A. Bertoloni n. 41, presso l’avvocato Morelli Mauro, che lo
23/02/2011;
07/03/2017 dal Cons. Dott. SCALDAFERRI ANDREA;
Procuratore Generale SALVATO Luigi, che chiede che la Corte rigetti
Avverso il decreto del 30.12.2009 con cui il Giudice delegato al Fallimento della (OMISSIS) s.r.l. presso il Tribunale di Roma aveva dichiarato la chiusura della procedura a norma della L. Fall., art. 118, n. 3, veniva proposto reclamo L. Fall., ex art. 26, da L.R., amministratore della società fallita, lamentando di non aver ricevuto la comunicazione, prescritta dalla L. Fall., art. 116, del deposito del rendiconto del Curatore, quale necessario presupposto del decreto di chiusura.
Il Curatore non svolgeva difese.
La Corte d’appello di Roma, con decreto depositato il 23 febbraio 2011, ha rigettato il reclamo.
Avverso tale provvedimento L.R. ha proposto ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7, per un motivo. L’intimato Curatore non ha svolto difese.
Nei termini rispettivamente fissati dall’art. 380 bis, comma 1, il Procuratore Generale ha depositato le proprie conclusioni scritte, ed il ricorrente la propria memoria difensiva.
1. Il ricorrente denuncia l’erronea e falsa applicazione della L. Fall., art. 119, nella quale la Corte di merito sarebbe incorsa nell’affermare che nè la L. Fall., art. 118, enumerante i casi di chiusura del fallimento, nè l’art. 119 stessa legge, contenente norme sul decreto qui impugnato, subordinano la declaratoria di chiusura della procedura alla condizione della comunicazione dell’avvenuto deposito del rendiconto del curatore. Sostiene che la fattispecie normativa della compiuta ripartizione dell’attivo (art. 118, comma 1, n. 3), cui il decreto impugnato ha fatto riferimento, per essere “compiuta”, debba contenere in sè tutte le attività che per essa sono previste, ivi compreso il presupposto costituito dal deposito del conto del curatore e dalla relativa comunicazione al fallito; e che la grave lesione dei diritti subita nella specie dalla società fallita, derivante dalla impossibilità di impugnare la ripartizione finale per non averne avuto conoscenza, possa essere fatta valere soltanto con l’impugnativa del decreto di chiusura.
2. Il ricorso, prima ancora che infondato per le ragioni indicate dal Procuratore Generale nelle sue conclusioni scritte (l’omessa comunicazione non consente di ritenere, per ciò solo, l’insussistenza della condizione prevista dalla L. Fall., art. 118, n. 3, accertata dal giudice di merito), si palesa inidoneo a superare il vaglio preventivo di ammissibilità che questa Corte può e deve compiere anche d’ufficio. Invero, la parte che propone ricorso per cassazione, deducendo un vizio dell’attività del giudice, lesivo del proprio diritto di difesa, ha l’onere di indicare il concreto pregiudizio specifico derivato dal vizio dedotto, atteso che, nel rispetto dei principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e di interesse ad agire, l’impugnazione non tutela l’astratta regolarità dell’attività giudiziaria ma mira ad eliminare il concreto pregiudizio subito dalla parte (cfr. ex multis: Cass. n. 26157/2014; n. 3024/2011; n. 4340/2010; n. 4435/2008). E poichè nella specie il ricorrente si è, sul punto, limitato ad enunciare genericamente di non aver potuto impugnare il decreto di riparto finale dell’attivo, senza precisare sotto quale profilo egli avrebbe inteso proporre tale impugnazione, la declaratoria di inammissibilità del ricorso ne deriva di necessità, alla stregua del principio di diritto richiamato.
Non vi è luogo per provvedere sulle spese di questo giudizio, non avendo la parte intimata svolto difese.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 7 marzo 2017.

References: Sentenza 
 art. 118
 art. 26
 art. 116
 art. 111
 art. 119
 art. 118
 art. 118
 Cass.