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Timestamp: 2019-02-20 01:00:23+00:00

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Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 14 novembre 2017, n. 51895. - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione quinta penale, sentenza 14 novembre 2017, n. 51895.
Nell’ipotesi di smarrimento di cose che, come gli assegni o le carte di credito, conservino chiari ed intatti i segni esteriori di un legittimo possesso altrui, il venir meno della relazione materiale fra la cosa ed il suo titolare non implica la cessazione del potere di fatto di quest’ultimo sul bene smarrito, con la conseguenza che colui che se ne appropria senza provvedere alla sua restituzione commette il reato di furto e non quello di appropriazione di cose smarrite
Sentenza 14 novembre 2017, n. 51895
avverso la sentenza del 16/06/2016 del TRIBUNALE di URBINO;
sentita la relazione svolta dal Consigliere Dr. GIUSEPPE RICCARDI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dr. Salzano Francesco, che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio;
udito il difensore, Avv. (OMISSIS), che ha concluso chiedendo l’inammissibilita’ o il rigetto del ricorso.
1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Urbino ricorre per cassazione avverso la sentenza emessa il 16/06/2016 dal Tribunale di Urbino, che, riqualificato il fatto contestato ai sensi dell’articolo 624 c.p. nel reato di cui all’articolo 647 c.p., ha assolto (OMISSIS) dal reato di appropriazione di cose smarrite.
Deduce la violazione di legge, sostenendo che nel portafogli sottratto vi erano, oltre alla somma di denaro, anche i documenti personali della persona offesa (patente, carta di credito, codice fiscale), sicche’ conservava i segni esteriori di un legittimo possesso altrui, con conseguente sussistenza del reato di furto.
2. Con memoria depositata il 06/10/2017 (OMISSIS) ha chiesto il rigetto del ricorso, sostenendo che non rileva, ai fini del reato di cui all’articolo 647 c.p., la conoscenza dell’altruita’ della cosa, che necessariamente riguarda le cose smarrite.
Corte di Cassazione, sezione IV penale, sentenza 11 luglio 2017, n....

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