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Responsabile nazionale CISL salute e sicurezza sul lavoro
PubblicatoPietronella Nobile Modificato 4 anni fa
Presentazione sul tema: "Responsabile nazionale CISL salute e sicurezza sul lavoro"— Transcript della presentazione:
1 Responsabile nazionale CISL salute e sicurezza sul lavoro
Salute e sicurezza sul Lavoro e il percorso metodologico istituzionalmente previsto in tema di valutazione dello stress lavoro-correlato Cinzia Frascheri Giuslavorista Responsabile nazionale CISL salute e sicurezza sul lavoro Tutti i grafici sono tratti da: C.Frascheri, Il rischio da stress lavoro-correlato, Edizioni Lavoro 2011 C.Frascheri, Guida al mobbing, Edizioni Lavoro 2009
2 Capo I - Disposizioni generali
Finalità – art.1 Le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo costituiscono attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro, mediante il riordino e il coordinamento delle medesime in un unico testo normativo. d.lgs.81 del 2008 s.m. Cinzia Frascheri – Giuslavorista 2
3 Abrogazioni il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547 il decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956 n. 164 il decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 il decreto legislativo 15 agosto 1991, n.277 il decreto legislativo 19 settembre 1994, n.626 il decreto legislativo 14 agosto 1996, n.493 il decreto legislativo 14 agosto 1996, n.494 il decreto legislativo 19 agosto 2005, n.187 l’articolo 36 bis, commi 1 e 2 del decreto legge 4 luglio 2006 n.223 la legge 3 agosto 2007, n.123 Cinzia Frascheri – Giuslavorista 3
4 Definizioni – art.2 Datore di lavoro
Il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest’ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall’organo di vertice delle singole amministrazioni tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l’attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. Cinzia Frascheri – Giuslavorista 4
5 Definizioni – art.2 Dirigente Preposti Lavoratore
persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su essa; Preposti persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa Le posizioni di garanzia relative ai soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b), d) ed e) gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti previsti (art.299, Titolo XII). Lavoratore persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Cinzia Frascheri – Giuslavorista 5
6 Nuova struttura organizzativa SSL
Datore di lavoro Organizzazione aziendale Dirigente Preposto Incarico conferito Struttura SSL Rspp/Aspp MC RLS/Rlst designaz. nomina elezione Lavoratori* Cinzia Frascheri – Giuslavorista 6 6 6
7 Obblighi del preposto – art.19
a) sovrintendere sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della inosservanza, informare i loro superiori diretti; b) verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico; c) richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa; d) informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione; e) astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato; f) segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta; g) frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto. Cinzia Frascheri – Giuslavorista 7
8 Obblighi dei lavoratori/trici – art.20
Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro. a) contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della SSL; b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale; c) utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto e, nonché i dispositivi di sicurezza; d) utilizzare in modo appropriato i DPI messi a loro disposizione; e) segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi, nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; f) non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo; g) non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori; h) partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal D.L.; i) sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto legislativo o comunque disposti dal medico competente. Cinzia Frascheri – Giuslavorista 8
9 Oggetto della VdR – art.28 Fattori trasversali Rischi tradizionali
1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’ accordo europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. Rischi tradizionali R.Chimico R.Fisico R.Biologico R.MMC… Età Genere Fattori trasversali Stress lavoro-correlato Altri Paesi Tipologia contrat. Cinzia Frascheri – Giuslavorista 9
10 di natura psico-sociale Cinzia Frascheri - Giuslavorista
I rischi di natura psico-sociale Valutazione del Rischio (tutti i rischi– art.28 d.lgs.81/08 s.m.)‏ disagio lavorativo rischi emergenti mobbing violenza stress l.c burnout . Cinzia Frascheri - Giuslavorista 10 10
11 Cos’è (oggi) il mobbing Cinzia Frascheri - Giuslavorista
Cos’è il mobbing Cosa non è il mobbing Cos’è (oggi) il mobbing Cinzia Frascheri - Giuslavorista 11 11
12 Termine mobbing in giurisprudenza
annientamento persecuzione esclusione Prima di addentrarci nell’esame delle questioni specifiche di causa, occorre dare conto – ai sensi del 2°comma dell’art.115 c.p.c. e, quindi nel quadro delle circostanze appartenenti al “fatto notorio”, “acquisito alle conoscenze della collettività in modo da non esigere dimostrazione alcuna in giudizio”– di profili direttamente evocati dalla vicenda prospettata in ricorso* violenza vessazioni riconoscimenti promozioni maltrattamenti aggressioni discriminazioni * Tribunale di Torino pronunciava sentenza di condanna (n.5050/99) 12
13 Definizioni di mobbing nell’esperienza europea
Il terrore psicologico o mobbing lavorativo consiste in una comunicazione ostile e non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o pi ù individui di solito contro un singolo che, a causa del mobbing è spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa e lì costretto per mezzo di continue attivit à mobbizzanti Le azioni avvengono con una frequenza piuttosto alta e su un lungo periodo di tempo. Molestia morale sul luogo di lavoro cio è quella condotta impropria che si manifesti attraverso comportamenti atti gesti scritti capaci di arrecare offesa alla personalit à o all ’ integrit fisica e psichica di una persona, di mettere in pericolo l ‘impiego di degradarne il clima lavorativo Per mobbing s ’intendono atti e comportamenti discriminatori o vessatori protr atti nel tempo posti in essere nei confronti di lavorativo dipendenti, pubblici o privati, da parte del datore o soggetti posti in posizione sovraordinata ovvero da altri colleghi, che si caratterizzano come una vera e propria forma di persecuzione psicologica o di v iolenza morale. Cinzia Frascheri – Giuslavorista 13
14 Cinzia Frascheri - Giuslavorista
Cos’è e cosa non è il mobbing ? - doloso mobbing individualee persona colposo stress lavoro-correlato collettivo  –  – mansione Cinzia Frascheri - Giuslavorista 14 14
15 Cinzia Frascheri - Giuslavorista
Accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro Siglato a livello europeo 26 aprile 2007 – Recepito in Italia …….. La legislazione comunitaria e quella nazionale stabiliscono l’obbligo dei datori di lavoro di proteggere i lavoratori e le lavoratrici dalle molestie e dalle violenze nel luogo di lavoro. Differenti forme di molestie e di violenza possono determinarsi sul luogo di lavoro. Queste possono: essere di natura fisica, psicologica e/o sessuale; costituire episodi isolati o comportamenti più sistematici; avvenire tra colleghi, tra superiori e subordinati o da parte di terzi, quali clienti, pazienti, studenti; andare da casi minori di mancanza di rispetto ad atti più gravi, ivi inclusi reati che richiedano l’intervento delle pubbliche autorità. Le imprese devono adottare una chiara posizione che sottolinei che le molestie e la violenza non verranno tollerate. La dichiarazione specificherà le procedure da seguire qualora si verifichino casi. …accertata la molestia o la violenza, si interverrà con misure adeguate che potranno includere un’azione disciplinare che può comprendere anche il licenziamento. Cinzia Frascheri - Giuslavorista
16 Cinzia Frascheri - Giuslavorista
Contesto Articolo 28 – Oggetto di VdR 1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, 1 secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. 2 1-bis. La valutazione dello stress lavoro-correlato di cui al comma 1 è effettuata nel rispetto delle indicazioni di cui all’articolo 6, comma 8, lettera m-quater, e il relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto di tale elaborazione, a far data dal 1°agosto 2010. 3 Cinzia Frascheri - Giuslavorista 16 16 16
17 Contesto Indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato
1-bis. La valutazione dello stress lavoro-correlato di cui al comma 1 è effettuata nel rispetto delle indicazioni di cui all’articolo 6, comma 8, lettera m-quater, e il relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto di tale elaborazione, a far data dal 1°agosto 2010. Legge di conversione 30 luglio 2010, n. 122 (Finanziaria) recante: «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica». Art. 8 - Razionalizzazione e risparmi di spesa delle amministrazioni pubbliche Comma il termine di applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 28 e 29 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di rischio da stress lavoro-correlato, e' differito al 31 dicembre Indicazioni per la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato 17 novembre 2010 – G.U. 30 dicembre 2010 Cinzia Frascheri - Giuslavorista 17 17 17
18 Percorso metodologico
delineato dalle Indicazioni per la valutazione dei rischi da stress lavoro-correlato La valutazione del rischio da stress lavoro-correlato è parte integrante della valutazione dei rischi e viene effettuata (come per tutti gli altri fattori di rischio) dal datore di lavoro avvalendosi del RSPP con il coinvolgimento del medico competente, ove nominato, e previa consultazione RLS/RLST. Pre-fase Costituzione del Gruppo Centrale di Coordinamento Programmazione temporale Esperto esterno Verifica formazione Informativa GOL e tempistica Scelta indicatori Criteri di valutazione 18 18 18
19 Percorso metodologico
delineato dalle Indicazioni per la valutazione dei rischi da stress lavoro-correlato I^ Fase di valutazione preliminare “necessaria” Analisi e valutazione degli indicatori (criteri) Eventi sentinella Fattori di contenuto Fattori di contesto Conclusione del percorso – Piano di monitoraggio Interventi correttivi e/o migliorativi Verifica dell’efficacia degli interventi (strumenti concordati) 19 19 19
20 Percorso metodologico
delineato dalle Indicazioni per la valutazione dei rischi da stress lavoro-correlato II^ Fase di valutazione approfondita “eventuale” Analisi e valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori (strumenti e criteri) Fattori di contenuto Fattori di contesto Interventi correttivi e/o migliorativi Verifica dell’efficacia degli interventi (strumenti concordati) Cinzia Frascheri - Giuslavorista 20 20 20
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References: art.1
 art.2
 art.2
 art.19
 art.20
 art.28
 art.28
 sentenza 
 Articolo 28
 Art. 8