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Timestamp: 2019-12-07 20:39:49+00:00

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PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Holzmann, che aveva chiesto di parlare: s'intende che vi abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciccioli. Ne ha facoltà.
CARLO CICCIOLI. Signor Presidente, intervenendo sul complesso degli emendamenti non si può non sottolineare in maniera forte che il Parlamento diventa, ormai, un luogo inutile, poiché quando si varano in un decreto-legge misure che sono tra loro molto diverse e che non hanno continuità, con lo scusa dello strumento dell'urgenza, si dà vita a una legislazione impropria e spesso lacunosa nella sua applicazione.
In merito agli articoli di cui è composto il provvedimento, il gruppo di Alleanza Nazionale è contrario in particolare - lo hanno affermato alcuni colleghi e lo voglio sottolineare anch'io - alla disposizione che prevede il ripristino della precedente disciplina relativa al tempo pieno. Si tratta di un ritorno al passato, al vecchio.
Ci troviamo di fronte ad una maggioranza parlamentare che ha troppa nostalgia del Sessantotto e porta in sé troppe di quelle ideologie che, al banco di prova della realtà effettuale, non hanno retto. È come se, per quanto riguarda la scuola, questo provvedimento dovesse tenere conto più delle esigenze di chi ci insegna e ci lavora, che non di quelle degli studenti. Non è affatto vero, come qualcuno afferma, che il tempo pieno fa la qualità della scuola: sono altri i parametri in cui si può rilevare la qualità dell'apprendimento e dell'insegnamento.Pag. 35
La riforma Moratti aveva messo in soffitta e totalmente archiviato il tempo pieno degli anni Settanta. Ci troviamo di fronte ad un testo assolutamente blindato, che non aiuta l'autonomia organizzativa delle scuole. Tante volte sottolineiamo l'autonomia locale; tante volte, in questo Parlamento, gli esponenti del Governo e della maggioranza affermano che bisogna tener conto delle esigenze diversificate del territorio e poi, quando andiamo nel pratico, non si tengono in alcuna considerazione le diverse scelte ed esigenze di ogni famiglia, di ogni territorio e, quindi, di ogni autonomia scolastica.
Il provvedimento in esame prevede un doppio organico, ma se non si aumentano i posti in organico, tale previsione è una presa in giro. Bisogna avere risorse aggiuntive, perché se decidiamo di rafforzare la presenza del personale e non prevediamo l'aumento del personale complessivo c'è qualcosa che non funziona: o andiamo verso una riduzione delle classi a tempo pieno, per mantenere quelle attuali, oppure dobbiamo chiudere alcune di quelle autorizzate a tempo normale; non si possono fare le nozze con i fichi secchi, non si possono raggiungere degli obiettivi se non vi sono risorse aggiuntive disponibili.
L'altro aspetto che dobbiamo tenere presente riguarda la rilevazione a campione degli effetti che produce questo tipo di configurazione. Riteniamo che se non si compie una rilevazione oggettiva di ciò che è presente nell'organizzazione scolastica, di quello che era in atto e di quello che si vuole andare a costruire, certamente si determinano delle forti discrasie tra ciò che il legislatore ha in mente progettualmente e ciò che poi avviene effettivamente.
Troppe volte in questo Parlamento si sono varate riforme ideologiche che, dal punto di vista accademico, si reggevano e potevano godere del sostegno e dell'approvazione intellettuale di riviste e di aree politiche e culturali; poi, nei fatti, ciò che ci si prefiggeva di fare non avveniva, anzi, spesso, vi è stata addirittura una riduzione della qualità dell'apprendimento e dell'insegnamento rispetto alla capacità degli studenti di assorbire.
Un'ulteriore questione che desidero affrontare riguarda un fenomeno quasi sconosciuto, fino a poco tempo fa, nella scuola italiana, se non per la presenza di episodi clamorosi, che, invece, si sta pian piano espandendo a macchia d'olio, non solo nelle cosiddette aree difficili del territorio nazionale, ma un po' ovunque: il fenomeno del bullismo.
È chiaro che vi era la necessità di modificare le norme, ma non è mediante la semplice riforma della normativa di settore, dei procedimenti e delle garanzie degli studenti e dei docenti, che si ottiene il risultato. Bisogna andare nella direzione di aumentare l'autorevolezza dell'istituzione scolastica nel suo insieme.
Tale processo si agevola nel momento in cui si fornisce alla scuola maggiore autorevolezza complessiva, nella qualità e nel sentire e nel percepire collettivo degli studenti, delle loro famiglie e degli stessi insegnanti. Viceversa, se non ci muoviamo in tale direzione, quello che fino a pochi anni fa era residuale - il bullismo nelle scuole rappresentava un fenomeno limitato ad alcuni contesti - diventa una sorta di pratica diffusa della cultura giovanile.
Quindi, anche in relazione a ciò, riteniamo che le norme e le scelte compiute non rispondano alle reali esigenze. Riteniamo che tutti i provvedimenti messi in atto dal Ministro Fioroni rappresentino più che altro una sorta di «vendetta» nei confronti di una riforma precedente e derivino dalla necessità di smantellare, a tutti i costi, ciò che era stato costruito, piuttosto che un disegno o un provvedimento organico che possa fornire una risposta ad alcuni problemi che vi sono. Riteniamo che la riforma Moratti non fosse perfetta, bensì certamente perfettibile, ma rappresentasse un primo passo importante nella direzione di un provvedimento organico. Adesso ci troviamo di fronte solo ad un atteggiamento di smantellamento, attraverso una serie di decisioni molto confuse.Pag. 36
Già in quest'aula, nell'ambito di un altro provvedimento, sono stati compiute alcune scelte nostalgiche e di retroguardia. Oggi ci troviamo ad affrontarne altre. Quindi, siamo contrari nel merito - perché non riteniamo che tali misure rappresentino una risposta adeguata - e contrari anche nella forma, vale a dire al ricorso a provvedimenti estemporanei, che non hanno una visione organica.
Da tutte le parti politiche si dice che la scuola è il settore più sensibile della società, perché nel suo ambito hanno luogo la preparazione dei giovani e la loro formazione, sia dal punto di vista culturale e dell'istruzione, sia dal punto di vista dell'educazione nel condurre il giovane verso la maturità. Ebbene, a mio avviso - e posso dirlo anche a nome del gruppo che rappresento - questi provvedimenti non si muovono nella direzione di una vera crescita, cioè di un vero rispetto della crescita culturale ed educativa delle nuove generazioni.
Inoltre, vorrei far presente che alcune situazioni di sfascio presenti oggi nella società sono dovute al ruolo residuale che è stato dato all'educazione scolastica durante le scorse legislature. Non si è tenuto conto del fatto che la scuola è uno dei punti centrali della crescita della società, che in essa si formano le nuove generazioni e che dalla scuola sarebbe complessivamente partito il disegno culturale e politico di una consistente fascia della popolazione giovanile nel diventare adulta. Ebbene, in questi anni, nella società, ne stiamo pagando il prezzo. Vorrei ricordare che la Chiesa - un'istituzione che per qualcuno forse è deleteria, ma che per la maggior parte degli italiani rappresenta un punto di riferimento - sottolinea spesso il vuoto morale ed etico presente nelle nuove generazioni. Tale vuoto culturale, etico e di spiritualità spesso è dovuto ai guasti che, nel corso degli anni, si sono sedimentati nell'istituzione scolastica e alla poca attenzione della politica alla costruzione dell'educazione dei giovani attraverso la scuola, sia dal punto di vista banale degli stipendi degli insegnanti, e quindi, della gratificazione di coloro che vi prestano servizio, sia da quello più globale del rispetto complessivo che la società e lo Stato nel suo insieme hanno riservato a tale settore. Ciò ha prodotto, ovviamente, risultati assolutamente negativi.
Ritengo che ogni Governo che meriti la lettera maiuscola dovrebbe tenere tale questione in grande conto. Viceversa, anche con il provvedimento in esame ci troviamo di fronte ad alcune scelte da un lato «tecnico-riduttive» e punitive di una precedente riforma, dall'altro disattente rispetto agli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Per tali motivi, la nostra posizione, alla luce delle scelte compiute dal Governo e dalla maggioranza rispetto agli emendamenti proposti, è quella di una valutazione complessiva negativa del decreto-legge in esame (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo ancora una volta in quest'aula - con evidente relazione con quanto accade nell'altro ramo del Parlamento sui provvedimenti del Governo - a discutere in maniera forzata, costretta e non libera su un provvedimento che vorrebbe essere qualificante dell'azione del Governo Prodi. La legislazione - per la verità piuttosto contenuta - complessivamente messa in campo in poco più di un anno di legislatura dal Governo di centrosinistra è andata avanti sinora - e continua nella stessa errata maniera - a colpi di decreti-legge.
Tale strumento è assolutamente abusato. Non si tratta di inserirsi nella un po' curiale e rituale tiritera che progressivamente e ripetutamente dai banchi dell'opposizione del momento si sente ripetere, come litania, per contrastare la legislazione attuata attraverso decreti-legge. Si tratta di una litania che abbiamo sentito moltissime volte dai banchi dell'attuale maggioranza, (allora opposizione, nella scorsa legislatura). Come è naturale, lePag. 37opposizioni si lamentano e si scagliano contro la produzione ripetuta di decreti-legge.
Si tratta dunque di un'argomentazione scontata e rituale, ma che non può considerarsi tale quando viene dai banchi dell'attuale opposizione nei confronti dell'azione del Governo Prodi. Infatti, ben al di là dei numeri, che periodicamente vengono ripetuti, relativi ai decreti-legge presentati e convertiti in periodi diversi della legislatura - dopo un anno, o dopo due anni, o nel complesso dei cinque anni (il Governo Prodi li ha superati tutti abbondantemente, con grandissimo distacco rispetto a qualsiasi altro precedente) - in questa circostanza dobbiamo ribadire che, ben oltre l'abuso generale e ripetuto della decretazione d'urgenza, il Governo di centrosinistra utilizza questo strumento come l'unico con cui riuscire a far passare qualche provvedimento. Il motivo è noto: immancabilmente, infatti, al Senato viene posta la questione di fiducia sulle leggi di conversione dei decreti-legge; tutto si risolve in una sola votazione, non consentendo gli interventi emendativi, e si ottiene la blindatura del provvedimento, unica possibilità per far sì che la maggioranza sia, almeno dal punto di vista numerico, apparentemente tale, nella Camera alta. Viceversa, a ogni piè sospinto, di fronte a quasi ogni votazione su possibili proposte emendative, la maggioranza rischierebbe di andare sotto e di non essere più tale neanche numericamente, atteso che, nella realtà, sappiamo bene che essa non è più tale sotto alcun altro aspetto.
Di conseguenza, anche in questo ramo del Parlamento, dove il problema dei numeri risicati non esiste, ci troviamo a vedere conculcati i diritti, non soltanto dell'opposizione, ma di tutti i deputati che, come in questo caso, devono affrontare argomenti di grande rilevanza e di grande incidenza. Non vi può essere infatti ambito più ampio, e più direttamente coinvolgente per tutte le famiglie italiane, di quello riferito alla scuola, ed anche in questa circostanza ci troviamo a constatare che si vogliono introdurre modifiche attraverso decreti-legge, come quello in esame.
Pur essendo stati presentati una serie di emendamenti da parte del nostro e di altri gruppi dell'opposizione, ancora una volta la discussione sul provvedimento in esame sarà costretta e certamente non produttiva. Infatti, su temi come questi, a cominciare dalla scuola, sarebbe assolutamente necessario cercare di trovare il massimo consenso possibile all'interno del Parlamento, se non si vuol procedere, come sembra voglia fare il Governo di centrosinistra, il Governo Prodi, unicamente alla demolizione di quanto è stato fatto dal Governo precedente.
Questo provvedimento, anche dal punto di vista del merito, si inserisce, purtroppo, molto bene - molto male dal punto di vista dei cittadini italiani - in questa scia: si legifera distruggendo progressivamente, come già altri colleghi hanno ricordato, il complesso della riforma della scuola voluta e introdotta dal Ministro Moratti e dall'allora maggioranza, intervenendo, anche in questo caso, in maniera sporadica, disarticolata, disorganica, cioè secondo modalità esattamente contrarie a quanto proprio la scuola dovrebbe innanzitutto insegnare ai futuri cittadini di questo Paese.
Si comincia, anche in questo caso, con un articolo recante una misura che non è altro che la demolizione di un sistema organizzativo della scuola che era stato introdotto con la riforma Moratti. Con il primo comma dell'articolo 1 si elimina il sistema facoltativo, quindi articolato, che consentiva e consente alle famiglie degli studenti la scelta riguardo all'adesione o meno ad un'organizzazione scolastica sul modello del cosiddetto tempo pieno, piuttosto che su quello diversamente articolato in giornate; e anche questo si fa in maniera assolutamente maldestra.
È evidente che siamo e rimaniamo assolutamente contrari alla reintroduzione del tempo pieno obbligatorio che elimina delle facoltà per i cittadini. Continuiamo a non capire quale sia la reale motivazione per la quale non si voglia consentire una maggiore duttilità all'organizzazione scolastica. Continuiamo a non capire perché si voglia semplicemente distruggere quantoPag. 38è stato fatto; non capiamo perché si voglia continuare, anche da posizioni di maggioranza e di Governo, a perpetuare quella fola, quella bugia, quella storia - che era stata ripetuta molte volte, addirittura facendo sì che diventasse motivo di mobilitazioni di piazza con cortei e connesse agitazioni di bimbi, in un modo assolutamente poco educativo, per non dire altro - che allora sosteneva che il tempo libero era stato abolito.
Come tutti sanno e come tutti possono vedere il tempo libero non era affatto stato abolito: era stato semplicemente reso facoltativo o, perlomeno, reso alternativo, con possibilità di scelte diverse per le famiglie innanzitutto, oltre che per gli istituti scolastici.
Adesso si dice che si reintroduce lo stesso tempo libero, così com'era previsto dalla legislazione previgente. Tuttavia, anche a questo riguardo, al di là del merito sul quale siamo assolutamente contrari, dobbiamo rilevare una questione fondamentale, che è stata sollevata anche nell'ambito dell'esame da parte del Comitato per la legislazione, di cui chi vi parla è componente.
Nel testo del comma 1 si fa, infatti, come dicevo, riferimento alla reintroduzione del tempo pieno secondo le disposizioni precedenti a quelle introdotte dal decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, ma non si fa riferimento puntuale, come richiederebbe la tecnica legislativa, alle norme che disciplinavano il tempo pieno prima di tale provvedimento.
Di questo evidentemente il Comitato per la legislazione si è «lamentato», suggerendo l'introduzione di un riferimento normativo puntuale.
Tuttavia, di fronte a questa osservazione, pure accolta in senso costruttivo da parte del Governo, un suo rappresentante, la Viceministro Bastico, ci ha risposto che il problema certamente era stato tenuto in conto, che l'osservazione del Comitato, poi trasfusa nel parere ufficiale, aveva un suo fondamento, ma che in realtà il Governo - si ascolti bene - intendeva riferirsi allo spirito delle norme precedenti alla cosiddetta riforma Moratti, ma non reintrodurre lo stesso tipo di tempo libero; lo stesso, quindi, non ha fatto riferimento puntuale ad esse perché il tempo libero che sarà reintrodotto attraverso il provvedimento in esame, pur richiamando lo stesso spirito delle norme previgenti, non è lo stesso.
È, dunque, evidente che ci si pone la seguente domanda: quale sarà questo tempo libero, come sarà organizzato, in che cosa consisterà, con quali misure e con quali strumenti sarà articolato? Nessuna risposta: è un mistero! Si tratta di una norma assolutamente inconferente: da una parte, si fa riferimento a norme previgenti senza indicarle puntualmente, dall'altra non si danno nuove indicazioni come evidentemente un provvedimento legislativo sempre dovrebbe fare, a maggior ragione poi se abolisce un meccanismo attualmente previsto e indicato dettagliatamente nel decreto legislativo che si vuole abrogare.
E, allora, ci domandiamo se sia possibile che un Governo presenti un provvedimento di questo tipo, che ammetta palesemente di non aver scritto quello che vuole fare? La ragione è abbastanza intuitiva: infatti, nemmeno al Ministero della pubblica istruzione sanno come dovrà essere organizzato il - chiamiamolo così - reintrodotto tempo libero. Quindi, non essendo in grado di indicarlo né per relationem, cioè con riferimento alle norme precedenti, né con indicazioni puntuali, ecco che si utilizza questa forma assolutamente aleatoria e, aggiungo, contraria ai principi di legislazione della Costituzione, con la fumosa indicazione dello «spirito» della legislazione previgente.
Insomma, con il provvedimento in esame - se esso sarà approvato dalla maggioranza nonostante l'opposizione che continueremo a condurre da questi banchi e in tutte le altre sedi - gli italiani, i cittadini, le famiglie non sapranno come sarà organizzato il tempo pieno con la possibilità di una discrezionalità quasi assoluta, di una delega subdola al Ministero della pubblica istruzione senza chePag. 39nemmeno siano definiti i principi che il Parlamento è tenuto a fissare allorché si tratti di vere leggi di delega.
Quello della reintroduzione del tempo pieno è certamente un argomento fondamentale di critica, che viene peraltro contrastato attraverso alcuni emendamenti soppressivi del primo comma dell'articolo 1, che il nostro gruppo e altri gruppi dell'opposizione hanno presentato e che auspichiamo, anche in ragione delle motivazioni che ho indicato, vengano approvati dall'Assemblea.
Analoghe critiche si possono muovere in ordine ad altre parti del provvedimento, in cui si interviene sempre in maniera disorganica e frazionata; ciò vale persino quando si vuole intervenire in un senso che potrebbe essere condivisibile, cioè quello dello snellimento delle procedure sanzionatorie, della possibilità di applicazione effettiva delle sanzioni disciplinari: anche in questo caso ci si è vantati da parte del Ministro Fioroni di alcune disposizioni, che avrebbero reintrodotto principi di serietà nella scuola. Tuttavia, semmai, ciò è cominciato con le reintroduzione nella riforma Moratti del voto di condotta, che viceversa era stato abolito e che si voleva eliminare da parte di molti appartenenti ai banchi della sinistra.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. E allora ancora una volta siamo di fronte ad un pasticcio, ad un abuso della decretazione d'urgenza, ad un'ennesima manifestazione di debolezza di questa maggioranza, che non consente nemmeno al Parlamento - nella fattispecie alla Camera - di confrontarsi, discutere e legiferare su un tema fondamentale qual è quello della scuola. L'opposizione non può evidentemente che contrastare in ogni modo una simile forma di attività legislativa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Patarino. Ne ha facoltà.
CARMINE SANTO PATARINO. Signor Presidente, credo che questo Governo e questa maggioranza non abbiano affatto a cuore il problema della scuola o, meglio, che della scuola essi non si interessino affatto.
Quello della scuola non è un argomento che possa esser preso alla leggera o liquidato con qualche battuta; peggio ancora, non è argomento che il Parlamento - Camera o Senato - possa liquidare con la decretazione d'urgenza. Si tratta, infatti, di un tema che riguarda la preparazione dei nostri giovani, la loro istruzione, la loro cultura e il loro futuro, ma anche il futuro della stessa Nazione. Non si può, dunque, operare come state facendo voi, nell'assoluto disinteresse della realtà in cui si agisce e solo per il desiderio di demolire tutto quel che è stato fatto in passato. Abbiamo, infatti, talvolta l'impressione che questi provvedimenti siano ispirati da chi, alzandosi la mattina, nutre esclusivamente il desiderio di distruggere tutto ciò che è stato fatto in precedenza; e non perché abbia motivo per farlo, né perché abbia verificato che se ne senta il bisogno, ma soltanto perché il ministro che lo ha preceduto ha operato meglio e perché fare un raffronto significherebbe mettere in evidenza la debolezza delle proprie tesi, dei propri argomenti, delle proprie proposte.
Vedete, se davvero voi aveste voluto adottare un provvedimento per fare in modo che l'avvio dell'anno scolastico avesse un iter normale, amici della maggioranza, avreste dovuto fare una cosa sola: mantenere in piedi la riforma portata avanti dall'ex Ministro Moratti. Credo, infatti, che abbiate tutti la possibilità, andando in giro per l'Italia, di constatare che le scuole non funzionano affatto, che molti istituti ancor oggi non hanno gli organici pronti (e credo ne avranno per molto), che i ragazzi attendono ancora i docenti delle diverse discipline. Insomma, questo avvio della scuola normale e ordinato non c'è né ci sarà.
Peraltro, se qualche provvedimento di un certo livello è stato adottato, è andato in senso negativo. In proposito, tutti sappiamoPag. 40che il Ministro è stato maltrattato e fischiato poiché ha ritenuto di dover maltrattare la categoria più debole: e ciò viene proprio dalla sinistra, cioè da coloro che affermano di essere attenti ai più deboli e ai portatori di handicap. E, invece di essere vicini a queste categorie, invece di dar loro di più rispetto a quel che era stato già dato, essi lo hanno tolto, come sanno fare coloro che parlano e non concludono nulla.
La verità è che noi oggi assistiamo al fenomeno per cui i portatori di handicap non hanno più il loro docente, quindi quel supporto che era ed è necessario. Provate, dunque, ad andare in giro per le scuole elementari e medie! Vedrete come se ne avverte l'assenza e come si sente il bisogno di questi aiuti per questi ragazzi, che sono meno fortunati degli altri e le cui famiglie vogliono che essi portino avanti un corso normale di studi.
Tutte queste sensibilità non sono avvertite da voi, perché non è avvertita da parte vostra proprio la sensibilità nei confronti della scuola: la scuola è un argomento che avete sempre considerato secondario rispetto agli altri.
Mi rivolgo all'onorevole Ministro che oggi non è presente in aula, ma che sicuramente qualcuno potrà informare: è sufficiente andare a vedere quanto sta accadendo con riferimento ai libri di testo, e ciò non solo per i costi degli stessi, che sono proibitivi, e per il fatto che le famiglie, che già sono tartassate per mille ragioni e si trovano oggi in grandissime difficoltà per mandare a scuola i propri figli, debbono fare davvero i salti mortali (altro che arrivare alla terza settimana del mese, come dicevate in passato!).
Oggi le famiglie, oltre a pagare in maniera salata il costo dell'istruzione dei propri figli - cosa che dovrebbe essere normale e che tutti quanti dovremmo garantire, in modo particolare ai meno abbienti - e a patire sulle proprie spalle la disgrazia di pagare cara la cultura e la loro istruzione, acquistano per i loro figli libri che non rispondono assolutamente più alla verità (e non parlo, caro Ministro, dal punto di vista ideologico).
È opportuno che lei, signor Ministro - ed il Governo - vi preoccupiate: noi lo stiamo facendo e verranno fuori conclusioni davvero interessanti.
Sarebbe più opportuno che da parte del Governo e del Ministro della pubblica istruzione si svolgesse un'indagine, per conoscere quali sono i libri che diamo ai nostri ragazzi e cosa essi dicono. Scopriremmo, così, che i libri parlano di cose assurde non soltanto dal punto di vista ideologico - su cui noi non vogliamo intervenire -, ma addirittura dal punto di vista storico: vi sono date che nella maniera più assoluta non quadrano, vi sono autori le cui date di nascita e di morte non corrispondono. Insomma, stiamo dando ai ragazzi una formazione che non è quella che avremmo voluto loro dare; stiamo fornendo loro prodotti con controindicazioni pericolose.
La scuola deve garantire ed assicurare quegli strumenti che nelle famiglie è difficile dare. Voi non garantite queste esigenze, anzi vi preoccupate di affrontare, attraverso un decreto-legge, un tema così importante.
A ciò noi ci opponiamo e ci opporremo a tutti i livelli - e già lo stiamo facendo, come dicevo, anche con un'indagine conoscitiva a tappeto su tutta l'Italia -, e porteremo l'elenco dei libri il cui uso il Ministero consente nelle scuole, per mettere in evidenza tutti gli strafalcioni e i danni che il centrosinistra sta procurando alla cultura e alla formazione dei nostri ragazzi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, onorevole Ministro, mi sono sempre interessata, nelle precedenti legislature, dei problemi legati al settore dell'istruzione e dell'università. In particolare ho avuto l'onere, estremamente gradito e condiviso, di essere la relatrice di maggioranza della riforma Moratti sull'ordinamento dell'istruzione nella scorsa legislatura. Si è trattato di una riforma che ho condivisoPag. 41non solo in qualità di relatrice di maggioranza, ma per i suoi contenuti, che rendevano la scuola veramente competitiva a livello europeo e la valutavano idonea alle necessità degli studenti attuali.
In questa legislatura mi sono, purtroppo, resa conto, anche ascoltando il mondo della scuola, che tutto ciò che di positivo era stato avviato con la riforma Moratti, il Ministro Fioroni e l'intero Governo - e la maggioranza parlamentare che lo sostiene - hanno inteso capovolgere completamente. Capovolgere o meglio distruggere. Infatti, si procede con interventi-tampone, che correggono le modifiche apportate nel corso dell'attuale legislatura e con modifiche prive di validità per il supporto reale ad un sistema di istruzione e di formazione che era - sottolineo era, perché oggi non lo è più - competitivo a livello europeo ma che era divenuto anche un sistema invidiato dagli altri Paesi europei. Oggi si procede così (si è proceduto in tal modo già nello scorso anno) e al momento arriva all'esame dell'Assemblea un provvedimento, un decreto-legge, naturalmente con il carattere d'urgenza.
Come tutti i provvedimenti che presentano tale carattere - quello in discussione contiene nel titolo le misure per un buon inizio di anno scolastico - finisce con il diventare un decreto-legge omnibus, i cui contenuti non hanno assolutamente nulla di urgente nella gran parte, anche se oggi (siamo ormai a fine settembre, quindi all'inizio di un anno scolastico ormai avviato) ci ritroviamo a dovere discutere ed approvare un provvedimento che è già stato attuato in grandissima parte, sia per gli esami di Stato sia per lo stesso inizio dell'anno scolastico.
Signor Ministro, signor sottosegretario - non so bene chi sia attualmente a rappresentare il Governo in quest'aula, perché vedo il rappresentante estremamente distratto, impegnato a telefonare, probabilmente sta telefonando al Ministro per sapere quando arriverà e se intende venire o no -, ci troviamo di fronte ad un provvedimento teso a regolare l'avvio dell'anno scolastico e tuttavia tale inizio è già avvenuto e le garantisco, signor rappresentante del Governo, non è stato per nulla corretto e di garanzia così come da qualche anno era avvenuto, proprio grazie agli interventi del Ministro Moratti nella scorsa legislatura. È stato un avvio che a tutt'oggi porta a dover considerare, rispetto ad organici già predisposti e che, naturalmente, non vengono approntati alla fine del mese di settembre, e che conduce a verificare una reintroduzione negli organici del cosiddetto tempo pieno, che non è altro che un ripristino della vecchia modalità di considerare il tempo-scuola e, allo stesso tempo, un divieto bello e buono alla libertà delle famiglie.
Infatti non è assolutamente vero ed è demagogico dire oggi che il Ministro Fioroni ripristina il tempo pieno facendo apparire l'occupazione di questo tempo o la nascita del tempo pieno come se il tempo prolungato, previsto nella normativa che il decreto-legge in esame abroga, non fosse, di fatto, adatto a considerare gli spazi che era possibile impegnare nelle singole istituzioni scolastiche, un istituto che univa, accanto alla libertà delle famiglie, anche la piena autonomia delle singole istituzioni scolastiche. Tale autonomia, oggi abolita dal decreto-legge in esame, continua, ad ogni piè sospinto e con ogni provvedimento varato in materia di istruzione dal Governo, ad essere del tutto vanificata.
Vi è di tutto nel decreto-legge in esame, ma al di là dei suoi contenuti, ho voluto anche attentamente verificare quale sia stato il parere espresso dal Comitato per la legislazione. A me sembra, caro rappresentante del Governo - ma naturalmente mi rivolgo anche alla maggioranza dell'Assemblea parlamentare -, che, pur di fronte a provvedimenti che vengono presentati con carattere d'urgenza, non dovrebbero essere sottovalutati i contenuti espressi dal parere del Comitato per la legislazione. Quest'ultimo è un organo che non esamina i testi legislativi valutandoli esclusivamente dal punto di vista politico (ossia, se prodotti da una certa maggioranza che ieri era opposizione ed oggi è divenuta appunto maggioranza), ma esprime il proprio parere considerandoPag. 42attentamente e valutando anche i contrasti che le nuove normative proposte presentano rispetto alla legislazione vigente. Quando leggo, nel parere del Comitato per la legislazione - lo leggo io, ma invito anche la maggioranza ed i rappresentanti del Governo a fare altrettanto -, che il provvedimento concerne l'organizzazione di classi funzionanti a tempo pieno nelle scuole primarie senza, però, indicare in modo puntuale la normativa di cui si determinerebbe la reviviscenza, si capisce cosa vi sia in questo provvedimento.
ANGELA NAPOLI. Non solo; sempre il parere del Comitato per la legislazione afferma che l'articolo 3 del provvedimento che stiamo esaminando dispone la disapplicazione, per il 2007, di due commi della legge finanziaria per l'anno 2007 che rimettevano ad atti governativi l'introduzione di una nuova disciplina dei concorsi per ricercatore, nonché la definizione di un numero aggiuntivo di posti di ricercatore da assegnare alle università e da coprire con concorsi banditi entro il 30 giugno 2008.
Siamo cioè alle solite forme e ai soliti metodi di legislazione errata. Nel momento in cui vi è da ridefinire, addirittura, una procedura concorsuale, si aggira la stessa ridefinizione, inserendo il tutto in un decreto-legge che sana e favorisce determinate applicazioni, secondo le modalità nate da una valutazione di parte dell'attuale maggioranza politica nazionale.
Oltre a tutto ciò, c'è di peggio. Sempre il parere del Comitato per la legislazione sostiene che questo provvedimento modifica norme già modificate o sostituite da provvedimenti recenti. Ma ci rendiamo conto, cari rappresentanti del Governo e cara maggioranza di quest'Assemblea parlamentare, cosa poniamo in essere in termini di richiami per il nostro sistema di istruzione nazionale? Ma è mai possibile che la scuola italiana debba essere costantemente sottoposta a modifiche solo per ripicche, senza alcuna valutazione del sistema vigente, senza alcuno studio attento della validità del sistema vigente? Il sistema è costantemente sottoposto a modifiche, perché se qualche modifica era stata apportata dal precedente Governo, essendo quest'ultimo un Governo della Casa delle libertà non poteva produrre, secondo l'attuale maggioranza, nulla di positivo per il nostro sistema d'istruzione. Ma è mai possibile che i docenti della scuola italiana vengano costantemente sottoposti a modifiche dell'intero sistema di istruzione? Addirittura, nel decreto-legge in esame viene assegnata al dirigente scolastico la possibilità di intervenire con le sanzioni sul docente della singola istituzione scolastica (ossia, si guarda alla classe docente italiana come ad una classe da punire).
PRESIDENTE. Deputata Napoli, dovrebbe concludere.
ANGELA NAPOLI. Sto per concludere, signor Presidente. Non si guarda alla classe docente italiana come classe che ha la necessità di vedere riconosciuto il proprio ruolo e la propria professionalità. Allora, mi rivolgo anche ai docenti italiani.
PRESIDENTE. Onorevole Napoli, la prego di concludere.
ANGELA NAPOLI. Sto per concludere, signor Presidente. Abbiamo ascoltato nella scorsa legislatura una grande forza, soprattutto sindacale, ribadire con insistenza che non era necessario riconoscere la professionalità della classe docente italiana.
PRESIDENTE. Deputata Napoli, deve concludere...
ANGELA NAPOLI. Abbiamo sentito dire che non c'era la possibilità di riconoscere un sistema giuridico della classe docente italiana. Oggi, questo Governo e questa maggioranza pensano solo a varare le sanzioni per la classe docente italiana ePag. 43ne sconfessano ancora di più le professionalità (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
VALENTINA APREA. Signor Presidente, conclusa questa fase, ci stiamo avviando all'esame degli emendamenti. A nome del gruppo di Forza Italia chiedo la presenza del Ministro.
Credo che un decreto-legge così importante lo richieda, senza nulla togliere, ovviamente, alla competente e continua presenza della Viceministra Bastico e del sottosegretario Modica.
Ritengo che lo strappo compiuto dal Ministro Fioroni, che ha trasformato «pezzi» del disegno di legge in decreto-legge, meriti almeno la sua presenza e la sua attenzione verso questo ramo del Parlamento.
In conclusione, lo ripeto, a nome del gruppo di Forza Italia, chiedo, quindi, la presenza in aula del Ministro Fioroni durante la fase di esame delle proposte emendative.
PRESIDENTE. Deputata Aprea, lei sa che dal punto di vista della regolarità della seduta, il Governo è legittimamente rappresentato - come lei stessa ha fatto notare - dalla Viceministra Bastico e dal sottosegretario Modica. Naturalmente, il Governo può valutare il significato politico della sua richiesta ed eventualmente darvi corso.
Nessun altro chiedendo di parlare dichiaro chiusa la fase dell'illustrazione del complesso degli emendamenti.
PIETRO FOLENA, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, intervengo per chiedere, anche a nome del presidente dell'XI Commissione, Pagliarini, una breve sospensione di qualche minuto allo scopo di potere esaminare, in sede di Comitato dei diciotto, il parere espresso poc'anzi dalla V Commissione.
PRESIDENTE. Deputato Folena, lei non ha precisato di quanto tempo ha bisogno.
PIETRO FOLENA, Presidente della VII Commissione. Realisticamente di dieci minuti.
PRESIDENTE. Sta bene, posso concederle anche un quarto d'ora.
Sospendo la seduta che riprenderà alle 17,50.
La seduta, sospesa alle 17,35, è ripresa alle 17,55.
PRESIDENTE. Avverto che è in distribuzione l'ulteriore parere della V Commissione (Bilancio) (Vedi l'allegato A - A.C. 3025-A sezione 2).
Avverto, inoltre, che sono stati ritirati gli emendamenti 1.100, 2.100 e 2.101 delle Commissioni, presentati nella parte antimeridiana della seduta odierna. Conseguentemente, decadono i subemendamenti riferiti a tali proposte emendative.
Avverto, altresì, che è in distribuzione l'emendamento 1.300 (Nuova formulazione) del Governo.
Invito pertanto le relatrici ad esprimere, per le parti di rispettiva competenza, il parere delle Commissioni.
ALBA SASSO, Relatore per la VII Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sull'emendamento Aprea 1.3, sugli identici emendamenti Aprea 1.4, Capitanio Santolini 1.5, Frassinetti 1.8 e Goisis 1.70, nonché sull'emendamento Goisis 1.81.
Il parere è, altresì, contrario sugli emendamenti Aprea 1.9 e 1.52. Con riferimento all'emendamento del Governo 1.300 (Nuova formulazione), che consiste in una nuova riformulazione dell'emendamento De Simone 1.76, sul quale devePag. 44essere ancora espresso il parere della V Commissione (Bilancio), le Commissioni si riservano di esprimere successivamente il parere.
Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Aprea 1.7, 1.10, 1.6, e 1.53. Le Commissioni propongono l'accantonamento dell'emendamento De Simone 1.29 al fine di consentire il riesame dello stesso da parte della V Commissione (Bilancio), dato che la soppressione delle parole «di diritto», che viene chiesta con tale proposta emendativa, non comportano alcuna spesa. Si tratta di una richiesta di carattere formale perché nella dizione giuridica non esiste un organico di diritto o di fatto: nel mondo della scuola esiste l'organico.
Le Commissioni esprimono parere contrario sull'emendamento Aprea 1.54, mentre propongono l'accantonamento dell'emendamento De Simone 1.75 al fine di consentire il riesame dello stesso da parte della V Commissione (Bilancio).
Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Goisis 1.71 e 1.72. L'emendamento De Simone 1.76 sarebbe precluso dall'emendamento del Governo 1.300 (Nuova formulazione). Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Aprea 1.12, 1.55, 1.56, 1.57, Bono 1.65 e Aprea 1.58. L'emendamento Froner 1.36 è stato ritirato.
Le Commissioni formulano un invito al ritiro dell'emendamento Rusconi 1.37, mentre il parere è contrario sugli emendamenti Aprea 1.13 e 1.59, nonché sull'emendamento Poletti 1.66 sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Le Commissioni invitano al ritiro degli identici emendamenti Osvaldo Napoli 1.64 e Satta 1.69, sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario, mentre esprimono parere contrario sugli emendamenti Aprea 1.60, Schietroma 1.16, sugli identici emendamenti Aprea 1.17, Schietroma 1.18 e Capitanio Santolini 1.50, sugli identici emendamenti Aprea 1.61 e Frassinetti 1.67 nonché sull'emendamento Goisis 1.20.
Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Aprea 1.77 a condizione che sia accolta la seguente riformulazione: «in possesso dei requisiti di qualificazione scientifica, conoscenza riconosciuta dei sistemi di istruzione e valutazione in Italia e all'estero almeno uno dei membri deve provenire dal mondo della scuola».
Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Aprea 1.78, 1.62, 1.80, 1.19, Frassinetti 1.68, Aprea 1.79, Capitano Santolini 1.51, Aprea 1.63 e Schietroma 1.24.
PRESIDENTE. Invito la relatrice per la XI Commissione, Carmen Motta, ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite all'articolo 2.
CARMEN MOTTA, Relatore per la XI Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Poletti 2.58, 2.59 e 2.60, Schietroma 2.2, mentre esprimono parere favorevole sull'emendamento De Simone 2.64.
Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Garagnani 2.50, Frassinetti 2.61, Garagnani 2.51 e 2.52, Frassinetti 2.13, Goisis 2.65, Schietroma 2.5, Frassinetti 2.62, Aprea 2.55, 2.56 e 2.57, Poletti 2.63. Ricordo che l'emendamento Benzoni 2.21 è stato ritirato.
PRESIDENTE. Invito la relatrice per la VII Commissione, Alba Sasso, ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite all'articolo 3.
ALBA SASSO, Relatore per la VII Commissione. Signor Presidente, le Commissioni formulano un invito al ritiro per l'emendamento Tocci 3.52, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario. Le Commissioni esprimono parere favorevole sugli emendamenti De Simone 3.54 e Aprea 3.51.
MARIANGELA BASTICO, Viceministro della pubblica istruzione. Signor Presidente, con riferimento alle proposte emendative riferite all'articolo 1, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice per la VII Commissione.
Con riferimento alle proposte emendative relative all'articolo 2, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice per la XI Commissione, ad eccezione dell'emendamento De Simone 2.64, per il quale il Governo propone la seguente riformulazione: aggiungere, alla lettera c), dopo le parole: «trasferimento d'ufficio», le seguenti: «per incompatibilità ambientale». Il Governo propone, altresì, di espungere della lettera c-bis) la parola «conforme» e di sostituire la parola: «sessanta» con la seguente: «novanta».
Vi è ancora un altro emendamento sul quale il parere del Governo si discosta da quello della relatrice. Si tratta dell'emendamento Frassinetti 2.62. Il Governo formula un invito al ritiro dell'emendamento in questione perché il suo contenuto, così com'è formulato, è già presente nel testo del provvedimento quando si prevede che i dirigenti scolastici devono inviare entro dieci giorni agli uffici del lavoro gli elenchi.
Per quanto riguarda le proposte emendative presentate all'articolo 3, lascio che ad esprimere il parere sia il sottosegretario Modica.
PRESIDENTE. Il sottosegretario Modica può dunque intervenire per esprimere il parere.
LUCIANO MODICA, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo invita l'onorevole Tocci, presentatore dell'emendamento 3.52, a ritirarlo e a trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno. Il Governo esprime parere favorevole sull'emendamento De Simone 3.54, mentre esprime parere contrario sull'emendamento Aprea 3.51.
ALBA SASSO, Relatore per la VII Commissione. Signor Presidente, vorrei precisare che sull'emendamento Aprea 3.51 mi sembrava di aver espresso parere contrario, tuttavia mi dicono che invece ho espresso parere favorevole.
PRESIDENTE. Sì, lei ha espresso parere favorevole.
ALBA SASSO, Relatore per la VII Commissione. Signor Presidente, mi correggo, il parere sull'emendamento Aprea 3.51 è contrario.
ALBA SASSO, Relatore per la VII Commissione. Le Commissioni propongono, inoltre, l'accantonamento dell'emendamento 1.200 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento), come avevamo già chiesto per gli emendamenti De Simone 1.29 e 1.75, in quanto trattasi della stessa materia. Le Commissioni raccomandano, infine, l'approvazione del loro emendamento 1.101.
PRESIDENTE. Mi scusi, l'emendamento 1.200 riguarda il parere della Commissione Bilancio, ed è da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del Regolamento. Lei può chiedere semmai una riformulazione di tale emendamento.
ALBA SASSO, Relatore per la VII Commissione. No, chiedo un accantonamento.
PRESIDENTE. Deputata Sasso, si tratta di un tipo di emendamento che va comunque posto in votazione. Lei, in questo caso, può chiedere una riformulazione alla Commissione Bilancio per poterlo accantonare.
ALBA SASSO, Relatore per la VII Commissione. Va bene, Presidente.Pag. 46
Sull'emendamento 3.200 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento) le Commissioni esprimono parere favorevole.
MARIANGELA BASTICO, Viceministro della pubblica istruzione. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice per la VII Commissione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Aprea 1.3.
VALENTINA APREA. Signor Presidente, apprezziamo la presenza del ministro Fioroni, ma sarebbe stato meglio se lo stesso lasciasse stare per un attimo i frenetici lavori per il Partito Democratico (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo) e si dedicasse all'attività di Governo, che è frenetica anch'essa.
Signor Ministro, siamo ormai giunti all'atto terzo di una commedia, che ha fatto registrare in questi giorni l'adozione di altre norme che sono state inserite nel cosiddetto Bersani-ter.
Nella primavera scorsa si era svolto un lungo lavoro in Commissione, dove era stato adottato il metodo del dialogo: alcune norme erano state anche condivise dall'opposizione, soprattutto quelle che rispondevano all'emergenza educativa, quindi alle sanzioni disciplinari o ai bilanci delle scuole.
Mi riferisco alla necessità di salvare le scuole da una bancarotta fraudolenta, perché questo stava avvenendo con il pagamento delle supplenze per le maternità. Su tali questioni ci siamo incontrati e avevamo scelto di dialogare. Per la verità il provvedimento era stato, poi, fermato, e aveva avuto un lungo periodo di esame nella V Commissione. Per tale motivo, la VII Commissione si era ritrovata, alla vigilia della pausa estiva, nell'impossibilità di affrontare il lavoro in aula.
Signor Ministro, lei ha deciso di stralciare alcune norme di quel provvedimento e di predisporre un decreto-legge. L'emendamento a mia firma 1.3, soppressivo dell'articolo 1, è basato su due ragioni. La prima ragione consiste nel voler respingere questa volontà autoritaria del Governo di interrompere un dialogo su una legge ordinaria ricorrendo, invece, al decreto-legge, che è sempre un metodo forte. Il Ministro ha giustificato - utilizzando molto, tra l'altro, la comunicazione televisiva, come è a tutti noto - tale decreto-legge per lanciare alcuni messaggi alla scuola, che, tuttavia, non trovano riscontro. Infatti, visto che anche per quanto riguarda il tempo pieno esso non aggiunge né finanziamenti né docenti, non capiamo la necessità e l'urgenza di lasciare in un decreto-legge una norma che modifichi il modulo didattico del tempo pieno. Non si giustifica la necessità e l'urgenza di questa norma, se non si aggiungono né finanziamenti (quindi, se non vi sono risorse aggiuntive) né docenti.
Tale norma, pertanto, non avrebbe dovuto essere inclusa nel decreto-legge in esame e lo stesso vale per molte altre previsioni. Stiamo esaminando, infatti, un decreto-omnibus, composto di tre articoli. Nell'articolo 1 vi sono otto commi riferiti ad otto materie, nell'articolo 2 cinque commi per quattro materie. Inoltre, giustamente, il Ministro Mussi sente parlare di decreti e ha altre necessità e urgenze (queste vere, altrimenti perderemmo finanziamenti, ma avremo modo di spiegare la posizione dell'opposizione). Noi riconosciamo la necessità e l'urgenza del Ministro Mussi e del Ministero dell'università e della ricerca...
VALENTINA APREA. ...ma non accettiamo che il Ministro Fioroni - che immaginiamo sia oggi presente per riprendere il dialogo - decida sempre in modo autoritario (o nella sua stanza o al Consiglio dei Ministri) come far andare avanti la scuola o come cambiarla. Altri erano i metodi seguiti dal Governo Berlusconi, chePag. 47peraltro era stato accusato proprio dall'attuale maggioranza...
VALENTINA APREA. ...di voler perseguire metodi non propriamente democratici.
Pertanto, denunciamo questo strappo del Ministro Fioroni, che ha trasformato in un decreto-legge norme che stavamo discutendo in Commissione.
PRESIDENTE. La Presidenza saluta il gruppo Caritas di Valeggio sul Mincio (provincia di Verona), che sta assistendo ai nostri lavori (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Boscetto. Ne ha facoltà.
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi chiedo come mai il signor Ministro Fioroni non interloquisca con quanto stiamo dicendo. È tutto il giorno che discutiamo su questo provvedimento, con notazioni soprattutto negative da parte dell'opposizione, ma anche con qualche notazione positiva.
Ci siamo confrontati con sottosegretari dei quali non conosciamo neppure il cognome perché, con 103 fra ministri, viceministri e sottosegretari, diventa difficile capire chi siano (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)! Quando vengono in quest'aula, preghiamo loro di presentarsi! Finalmente vediamo arrivare il Ministro Fioroni, il quale sta parlando con una signora che penso sia un sottosegretario...
GABRIELE BOSCETTO. ...e non sta ad ascoltare quanto viene detto in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo)!
PRESIDENTE. La prego, onorevole Boscetto.
GABRIELE BOSCETTO. Vogliamo sentire dal Ministro cosa pensa delle nostre critiche...
GABRIELE BOSCETTO. ...altrimenti era meglio che se ne stesse a casa e lasciasse lo spazio...
GABRIELE BOSCETTO. ...ai suoi sottosegretari sconosciuti! La prego, signor Ministro, parli!
PRESIDENTE. Onorevole Boscetto, ha terminato il tempo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Prendo atto che la deputata Capitanio Santolini ha segnalato che avrebbe voluto esprimere voto favorevole. Prendo altresì atto che i deputati Falomi e Porfidia hanno segnalato che avrebbero voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Aprea 1.4, Capitanio Santolini 1.5, Frassinetti 1.8 e Goisis 1.70.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aprea. Ne ha facoltà.
VALENTINA APREA. Passiamo all'esame del comma più «pubblicizzato», ma anche più critico. Ringrazio ancora per la loro presenza il Ministro Fioroni e il Viceministro Bastico perché, in questo caso, la questione è veramente molto seria.
In questi giorni il Governo si è fatto promotore di uno studio presentato a Roma la scorsa settimana, il Quaderno bianco sulla scuola; sono stata invitata e, come tutti i parlamentari della VII Commissione, ho partecipato alla presentazione. Credevo di aver capito alcune cose, in particolare rispetto alle scelte, prossime e future, del Governo (quando parlo di scelte prossime mi riferisco alla prossima legge finanziaria), ma mi sembra di vivere in mondi diversi. Stasera, infatti, in questa sede è iniziata una discussione su un comma, che prevede niente meno che la reintroduzione del tempo pieno con il modello didattico degli anni Settanta!
Signor Presidente, le anticipo che chiederò di intervenire su tutti gli emendamenti che ho presentato (Commenti di deputati del gruppo Alleanza Nazionale). ..dovreste essere contenti voi della Casa delle libertà (Commenti di deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!
Cercherò di dimostrare perché tale previsione non consente di parlare di obiettivo raggiunto, anche quando sarà approvata, per come è scritta, ma soprattutto perché il complesso di leggi che regolano l'intero sistema scolastico italiano non consentirebbe più - e mai più - quel tipo di organizzazione.
Innanzitutto, vorrei utilizzare questo mio primo intervento per precisare che non è in discussione il tempo-scuola degli alunni, ossia la loro frequenza. Le quaranta ore di frequenza degli alunni, su richiesta delle famiglie, sono state portate a regime con la riforma Moratti e sono entrate nel modello ordinamentale nazionale. Non solo: il tempo pieno, inteso come possibilità per le famiglie di scegliere il tempo lungo e per gli studenti di frequentare quaranta ore settimanali, con il Governo Berlusconi è aumentato.
Ho qui con me le tabelle del Ministero della pubblica istruzione: si tratta di soldi che sono stati pagati, di classi che sono state autorizzate, di docenti che hanno lavorato nelle classi che hanno funzionato a quaranta ore! Quando siamo arrivati, nell'anno scolastico 2001-2002, la percentuale di classi a tempo pieno a livello nazionale, anche se concentrata al Nord, era del 21,19 per cento; abbiamo lasciato l'amministrazione nell'anno scolastico 2005-2006 con una percentuale del 23,39 per cento!
A Milano le classi sono diventate del 90 per cento, mediante la riforma Moratti e il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59.
Pertanto, vi prego, onorevoli colleghi, di soffermarvi su questo aspetto: non stiamo negando né la frequenza agli alunni, né la possibilità di scelta delle quaranta ore alle famiglie; si sta discutendo di moduli didattici. Ministro Fioroni, si vorrebbe modificare, ancora una volta, l'organizzazione didattica dei docenti della scuola elementare, introducendo una rigidità organizzativa superata nei fatti e dalle norme (molte delle quali, tra l'altro, sono state introdotte dal centrosinistra), e, soprattutto, eccessivamente costosa.
Ho ascoltato la sua relazione i suoi intendimenti: deve dirmi se era giusto quello che ha affermato all'ex Acquario romano, in occasione della presentazione del Quaderno bianco sulla scuola, oppure quello che questa sera, pretende di farci credere, esaminando questo emendamento.
PAOLA FRASSINETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Alleanza Nazionale sottolinea l'importanza dell'emendamento in discussione, volto a sopprimere il comma 1 dell'articolo 1. Ne illustrerò brevemente le ragioni.
Già nel corso della discussione sulle linee generali e degli interventi sul complesso degli emendamenti, i miei colleghi hanno ampiamente argomentato la ragione per il quale riteniamo che il tempoPag. 49pieno sia ormai superato. Si è parlato di un ritorno al passato, per le modalità con le quali il tempo pieno viene disciplinato.
Il secondo motivo è che già nella riforma Moratti esisteva il tempo scuola che rispettava l'autonomia scolastica, che, in tal modo, viene violata. Quindi, si tratta di un ulteriore elemento che riporta indietro le lancette dell'orologio della scuola.
Inoltre, si presentano sicuramente problemi di organico, con il doppio organico previsto per norma, senza un aumento complessivo dei posti. La situazione non è certamente positiva, in quanto potrebbe manifestarsi una difficoltà nel mantenere le attuali classi a tempo pieno.
Le argomentazioni esposte sono sufficienti per votare a favore dell'emendamento in discussione. L'eventuale mantenimento del comma 1 costituirà uno dei motivi per i quali Alleanza Nazionale esprimerà voto contrario sul provvedimento in discussione.
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, anche il gruppo dell'UDC voterà a favore dell'emendamento in discussione. La ragione per cui proponiamo la soppressione del comma 1 dell'articolo 1 è già stata sottolineata dalle colleghe che mi hanno preceduto.
Vorrei aggiungere il rammarico dovuto al fatto che, per l'ennesima volta, le questioni relative al comparto della scuola vengono affrontate con estrema leggerezza e fretta. Non ha alcun senso discutere di questioni così importanti - come il tempo pieno e tutti gli altri argomenti previsti in questo decreto-legge - con fretta in quanto, sebbene essa sia giustificata da questioni di urgenza, francamente non vi è stata la possibilità di dibatterne, né nel Paese, né con gli organi di stampa o tra coloro che, comunque, sono portatori di istanze e rappresentano e vivono la scuola.
Dunque, il rammarico è quello di affrontare questi argomenti, ripeto, con estrema faciloneria. Tuttavia, a questo siamo già abituati, perché ricordo che è stata effettuata una controriforma sulla scuola attraverso la legge finanziaria per il 2007, nella quale sono state inserite le norme più diverse. Pertanto, abbiamo dovuto assistere ad uno stravolgimento della scuola, senza che si fosse svolta una discussione approfondita nel Paese e nel Parlamento.
Ciò detto, il problema del tempo pieno non si risolve con una norma come quella proposta, perché effettivamente nella riforma Moratti il tempo pieno era stato introdotto in qualche modo, come tempo prolungato, e dava la possibilità alle famiglie di scegliere quello che ritenevano fosse giusto per i loro figli e, soprattutto, concedeva autonomia alle singole scuole, che potevano decidere cosa attuare, senza che questo comportasse incremento di spesa.
Ci si deve quindi spiegare come si fa a reintrodurre il tempo pieno «anni Settanta» senza alcun incremento di spesa, perché esso è legato ai vincoli del bilancio ed anche ai limiti di spesa e di organico. Delle due l'una: o il provvedimento in esame è così importante da non poter essere condizionato né dagli organici né dalla spesa, e di conseguenza occorre approvarlo perché è giusto per gli alunni, per le famiglie e per il Paese, o è un provvedimento condizionato dagli organici e dalla spesa, e in tal caso non è così importante, e quindi si poteva anche soprassedere.
Chiediamo pertanto la soppressione del comma 1 dell'articolo 1, perché è contraddittorio, non va nella direzione dell'aiuto e del sostegno alle famiglie e non aumenta gli organici, ma lascia praticamente le cose come stanno.
PAOLA GOISIS. Signor Presidente, in merito all'emendamento al nostro esame, che trova concorde l'opposizione, va precisato che il comma 1 dell'articolo 1 fa riferimento al tempo pieno e al ripristinoPag. 50dell'orario settimanale di quaranta ore, ma purtroppo manca il riferimento esplicito al doppio organico, ai livelli essenziali delle prestazioni ed alle emergenze sociali ed educative.
Affermiamo ciò in quanto è chiaro che il Governo mette in atto una politica degli organici non calcolata sul rapporto frontale alunni-docenti. Mi chiedo, pertanto, se si voglia realmente attuare il tempo pieno o se si voglia piuttosto gettare del fumo negli occhi dei cittadini e delle famiglie. Ravvisiamo infatti una contraddizione molto forte in questa proposta: reintrodurre il tempo pieno, ma nello stesso tempo ridurre l'organico.
Come è possibile attuare una proposta così contraddittoria? Si prevede infatti l'incremento dello 0,4 per cento del rapporto alunni-classe, il che significa un aumento di unità per classe, ma con una conseguente riduzione dell'organico: verranno, infatti, a mancare 14.179 insegnanti. Come sarà possibile quindi realizzare il tempo pieno? Probabilmente il Governo penserà di accollare agli enti locali - e quindi ai comuni - il peso del personale docente necessario, che voi invece tagliate. È prevista inoltre una riduzione della spesa del 60 per cento, per cui i genitori si troveranno ad operare scelte dolorose: dovranno, ad esempio, scegliere se utilizzare le ore di sostegno rinunciando a quelle di religione, o viceversa.
È chiaro che ravvisiamo un grave pericolo, visto anche quanto riportato dalla stampa: mi riferisco al fatto che un insegnante di Napoli, che si professa ateo, sta distribuendo, in giro per le scuole, un opuscolo intitolato Il perfetto ateo. Mi chiedo quale sia il collegamento: non è che il Governo vuole veramente portare avanti e portare a compimento la distruzione delle nostre radici cristiane? Si tratta di radici che non dobbiamo dimenticare! Si può anche non credere nel cristianesimo, ma le radici cristiane sono le radici della nostra storia, di 2007 anni di storia, cui non vogliamo rinunciare (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)! Ecco perché vediamo nell'articolo al nostro esame qualcosa di fumoso, di pericoloso! Temiamo, anzi siamo quasi convinti, che questa sia la vera intenzione: costringere i nostri genitori a scegliere se rinunciare alle ore di sostegno o a quelle di religione.
Non vogliamo accettare ciò, e chiediamo - pur essendo un po' fuori tema - cosa intenda fare il Governo nei confronti di costoro, di tali sedicenti insegnanti che si permettono di diffondere in giro per le nostre scuole questi opuscoli. Chi ha dato l'autorizzazione? Come si possono inoltrare tali testi nelle nostre scuole? Di cosa si tratta? È un testo a scelta? È diventato un testo adottato?
Questa è una cosa estremamente pericolosa, che voglio stigmatizzare e denunciare. Penso e spero che mi vengano date delle risposte che possano rassicurarci (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Delfino. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, sono consapevole, come credo lo siano tutta l'Assemblea ed il Ministro, che la scuola italiana vive una grande difficoltà e certamente questi continui cambiamenti non giovano al rapporto scuola-famiglia.
Lo voglio sostenere qui, con questo brevissimo intervento, rilevando un'esigenza contemplata all'interno di questo primo comma, alla lettera b) del secondo capoverso, in cui si parla di un piano volto a «sostenere la qualità del modello del tempo pieno, anche in relazione alle esigenze di sostegno ai disabili».
Mi rivolgo al signor Ministro, che è un po' disattento, ma che è presente in aula: non sarebbe forse opportuno, signor Ministro, che garantissimo ai disabili un vero rapporto...
PRESIDENTE. Onorevole Delfino, deve concludere.
TERESIO DELFINO. ...un adeguato rapporto tra insegnante di sostegno e disabile, anziché promettere, con norme che poi diventano...
TERESIO DELFINO. ...programmatorie o meramente declamatorie altre opportunità?
Concludo, signor Presidente, ricordando che questo è il tema: non prendiamo in giro i disabili, i nostri ragazzi!
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei far rilevare che il signor Ministro Fioroni, il quale non ci degna di attenzione e sta parlando con la signora che è al suo fianco...
PRESIDENTE. Onorevole Boscetto, non è una signora, ma il Viceministro Bastico, e lei lo sa.
GABRIELE BOSCETTO. ...sta masticando da mezz'ora un chewing-gum, una gomma! Questo è il rispetto per il Parlamento? Se uno studente masticasse una gomma davanti a un professore o un professore masticasse una gomma davanti ad uno studente, in che scuola saremmo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo)? Quali sarebbero le doverose sanzioni?
Il Ministro viene qua e fa quello che vuole, senza rivolgere attenzione all'Assemblea e alle ragionate argomentazioni dei deputati che hanno parlato!
PRESIDENTE. Onorevole Boscetto, deve concludere.
GABRIELE BOSCETTO. Egli è il sostenitore di una scuola all'antica, ma in una scuola all'antica un comportamento così maleducato non potrebbe sussistere...
PRESIDENTE. Onorevole Boscetto, ha concluso il suo tempo.
FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, bene ha fatto il collega Boscetto.
Vorrei evidenziare - e faccio ovviamente riferimento all'emendamento che ho sottoscritto insieme alla collega Aprea, condividendo anche altri emendamenti - la singolare contraddizione che caratterizza in genere questo decreto-legge, iniziando dall'articolo 1, che cerca di conciliare provvedimenti volti al recupero di una serietà degli studi, con altri che cercano di recuperare una dimensione del tempo pieno che non trova riscontro nella scuola, ai vari livelli periferici, sul piano di una sua possibile realizzazione.
Per quanto riguarda la mia regione, vi è un numero di alunni superiore alle reali necessità e alle disponibilità. Vi è un numero di classi - venticinque nella provincia di Bologna - che non possono quest'anno realizzare il tempo pieno e vi sono classi sovradimensionate rispetto alle possibilità, per una popolazione scolastica di gran lunga inferiore alla reale disponibilità, con problemi evidenti in caso di incendi o di eventi di altro tipo. Dico tutto questo, per dimostrare...
PRESIDENTE. Onorevole Garagnani, deve concludere.
FABIO GARAGNANI. ...l'incongruenza di un provvedimento evidentemente volto ad una fascia dell'elettorato...
PRESIDENTE. Onorevole Garagnani, ha ampiamente concluso il suo tempo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, mi rivolgo soprattutto ai colleghi della maggioranza: perché non approvare l'emendamento in esame? Mi riferisco alla parte che riguarda l'incentivazione di misure nei confronti delle scuole caratterizzate da particolari necessità di sostegno ai disabili.
Per cinque anni avete accusato il Governo Berlusconi di aver tolto gli insegnanti di sostegno: oggi operate tagli di gran lunga superiori! La sinistra nonPag. 52parla più, i sindacati non protestano, però i disabili rimangono senza insegnanti di sostegno. Questo è lo scandalo di questa sinistra italiana, signor Presidente: belle parole e poi si «frega» la gente, si «fregano» i disabili che oggi sono senza insegnanti di sostegno! Fioroni, per cortesia, mantenga lo stesso impegno che aveva quando era all'opposizione nel richiamare il Governo Berlusconi rispetto agli insegnati di sostegno!
CESARE CAMPA. Concludo, signor Presidente. Spero che questa volta la maggioranza sia coerente con quanto ha sempre detto.
EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, vorrei ricollegarmi all'intervento del collega, per dire che, solo nella mia provincia, ben 352 cattedre - cioè persone, precari, assistenti di sostegno - perderanno il posto. È così che la sinistra vuole stabilizzare i precari, ossia licenziandoli? Pensiamo alle famiglie dei ragazzi diversamente abili, che perderanno un valido sostegno. Credo che questo Governo, che ha condotto una campagna elettorale promettendo assistenza sociale e fine del precariato, debba vergognarsi di simili provvedimenti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Aprea 1.4, Capitanio Santolini 1.5, Frassinetti 1.8 e Goisis 1.70, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Goisis 1.81.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Goisis. Ne ha facoltà.
PAOLA GOISIS. Signor Presidente, con l'emendamento in esame chiediamo di sostituire il comma 1 con il testo che proponiamo, perchè crediamo nella necessità di potenziare e valorizzare le attività formative nell'ambito della scuola primaria.
Chiediamo, però, che non sia un decreto-legge a decidere ciò, bensì che venga riconosciuto il principio di autonomia delle istituzioni scolastiche, dando piena attuazione all'articolo 117 della Costituzione.
In modo particolare, chiediamo che venga disciplinato il tempo pieno nella scuola primaria, tenuto conto, come si dice anche nel vostro testo, delle realtà e delle emergenze educative e sociali, legate anche alla questione degli extracomunitari e, in modo particolare, dei bambini che incontrano difficoltà perché non conoscono la lingua italiana.
A questo proposito, con l'emendamento in esame proponiamo di istituire delle classi temporanee, finalizzate alla realizzazione e personalizzazione di piani di studio, anche individualizzati, che siano preparatori e propedeutici all'ingresso nelle classi permanenti.
Mettere insieme bambini che non conoscono assolutamente l'italiano con i nostri bambini, che invece conoscono la lingua perché la parlano, perché l'hanno imparata dalla madre in casa, dai parenti, dagli amici, dai fratelli, chiaramente è un'assurdità; è veramente una cosa illogica!
Nessuno si permetta, sulla base delle mie parole, di accusarmi di razzismo. Semmai, se non verrà approvato l'emendamento che proponiamo, razzisti potrebberoPag. 53definirsi coloro che non lo avranno votato, perché manterranno i nostri bambini, i bambini italiani che già conoscono la lingua, in una situazione di inferiorità e di debolezza; li faranno marciare al rallentatore, per permettere agli altri bambini di imparare i rudimenti della lingua italiana.
Suggeriamo a tutta l'Assemblea di votare a favore di questa proposta emendativa e di farla propria, perché crediamo nel bene dei nostri bambini, nel bene dei nostri giovani e nel futuro della nostra società.
Non vogliamo che i nostri bambini, quando andranno alle superiori e poi all'università, si trovino in situazioni di estrema difficoltà, poiché saranno costretti a sostenere un esame di italiano prima di accedere ad una facoltà magari di architettura o di medicina. Invece, per questi motivi, poiché voi non avete accettato il nostro emendamento, si troveranno in condizioni davvero di difficoltà per quanto riguarda la lingua italiana e la cultura in genere. Infatti, con questo decreto-legge, volete tenere i nostri bambini e i nostri giovani in una situazione di assenza di cultura e di istruzione, per un falso buonismo e per una falsa solidarietà: la falsa solidarietà con cui volete penalizzare i nostri figli! Noi non accettiamo questa vostra posizione e combattiamo in questo senso chiedendo a tutti di votare a favore dell'emendamento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, mi sento di condividere l'emendamento proposto dalla collega Goisis e dal gruppo della Lega, poiché esso risponde a finalità che trovano un riscontro preciso nella scuola italiana. Assai spesso molti alunni extracomunitari difettano di una elementare conoscenza della nostra lingua e - aggiungo, ma è stato detto prima - della nostra storia, identità e tradizione, peraltro in presenza di un corpo docente che si è spesso divertito a delegittimare la nostra storia nazionale, la nostra lingua e la nostra identità.
Credo, pertanto, che l'emendamento al nostro esame sia rivolto a recuperare non solo la conoscenza della lingua, ma anche il senso della cultura del popolo italiano. In questi giorni, peraltro, in Francia il Presidente Sarkozy - che va di moda in tutto il mondo - ha definito una serie di priorità per i cittadini extracomunitari che desiderino acquisire la cittadinanza francese, stabilendo l'obbligatorietà della conoscenza non solo della lingua, ma anche della storia, dei costumi e delle tradizioni giuridiche, spirituali e culturali di quel Paese.
Ebbene, credo che questo emendamento vada proprio nel senso di recuperare - in un'ottica di piena integrazione - quegli alunni, quei giovani e quei bambini che molto spesso difettano delle norme elementari tali da consentir loro di integrarsi nel tessuto connettivo del nostro Paese. Esso mi sembra, pertanto, meritare un approfondimento ed un voto favorevole; peraltro, è questo il senso anche dell'emendamento successivo, sul quale credo interverrà la collega Aprea.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, sono rimasto molto deluso - poco fa - per il voto contrario espresso dall'Assemblea sull'emendamento precedente: ciò significa infatti che si parla bene ma «si razzola» male. Ho sempre sentito dire da parte vostra, in tutte le sedute, che - attraverso un'importante attività formativa - bisogna garantire il successo scolastico e prevenire l'insuccesso scolastico, poiché la parte più debole della nostra società deve essere aiutata.
Ebbene, in questo caso stiamo discutendo di minori immigrati che, attraverso percorsi propedeutici e preparatori realizzati in classi temporanee, devono essere messi nella condizione di un inserimento il più rapido possibile all'interno del percorsoPag. 54ordinario italiano. Perché non farlo? Se non lo facciamo, non diamo una possibilità di successo scolastico a queste persone e ci poniamo dunque contro questi immigrati: in altri termini, come dicevo, parliamo bene e razzoliamo male. Mi auguro che il voto favorevole su questo emendamento corregga l'impostazione sbagliata di poco fa.
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per aver smesso di masticare il chewing-gum. Ciò vuol dire che ha compreso quanto disdicevole fosse il suo comportamento. Forse, questo eviterà che tutti gli alunni d'Italia domani mastichino il chewing-gum Fioroni (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo).
Tuttavia, l'appunto principale che le ho rivolto era relativo al suo silenzio (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo). La «Montagna» dovrebbe lasciarmi parlare! Lei non può venire in aula e non rispondere alle argomentazioni dei deputati. Per citare Giovanni Pascoli: «Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto».
Sussurri anche lei, ci dica qualcosa: questa riforma attraverso decreto-legge l'ha fatta lei o è stata scritta dai suoi consiglieri (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)?
Parli, ci dica cosa pensa, non venga in aula dopo ore a serbare il suo silenzio o le sue confidenze alla signora con il capo biondo che è alla sua sinistra...
PRESIDENTE. Onorevole Boscetto, deve concludere!
GABRIELE BOSCETTO. Signor Presidente, non mi interrompa finché non ho finito il mio...
PRESIDENTE. Onorevole Boscetto, io non la interrompo, ma le tolgo la parola perché lei sta parlando da più di trenta secondi oltre il tempo che le è assegnato.
PAOLA FRASSINETTI. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del gruppo di Alleanza Nazionale sull'emendamento Goisis 1.81, con delle precisazioni che derivano anche da un dibattito, che si è svolto in quest'aula su mozioni aventi ad oggetto l'integrazione degli studenti extracomunitari.
Credo che la previsione delle classi differenziate non debba essere il fine, ma l'eccezionalità, perché l'integrazione avviene attraverso la lingua e dobbiamo farci carico di fare in modo che, al più presto possibile, i ragazzi possano ritrovarsi nelle loro classi tutti insieme.
Quindi, nessuna demagogia e nessuna scusante nell'approvazione dell'emendamento al nostro esame per poter alzare barricate, ma invito il Governo a disporre maggiori risorse, perché senza di esse non vi potranno essere le strutture necessarie affinché l'integrazione scolastica possa avvenire.
MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, desidero rimarcare una questione di carattere finanziario: l'approvazione dell'emendamento Goisis 1.81 farebbe, oltretutto, risparmiare una montagna di soldi, perché attualmente l'insegnante di sostegno per la lingua viene fatto pagare surrettiziamente ai comuni, determinando un costo davvero notevole. A voler operare una stima (sulla base, ad esempio, di quanto accade in provincia di Milano), siamo nell'ordine di una spesa di 800 milioni, un miliardo di euro, che, per una integrazione sia pure giustissima per l'insegnamento della lingua, viene scaricata sui comuni. Invece, l'approvazione - come richiederebbe il puro buon senso - delle classi di inserimento darebbe la possibilità di ottenere un servizio di qualità migliore e di risparmiare anche una grande quantità di quattrini.
PAOLO GRIMOLDI. Signor Presidente, intervengo per fare una sottolineatura a sostegno dell'emendamento Goisis 1.81: non si può rinunciare alla cultura di riferimento del nostro territorio, solo perché qualcuno ha deciso che bisogna per forza puntare all'integrazione. Crediamo che a casa nostra vi siano una lingua di riferimento, delle tradizioni, una religione ed una storia e non si possono quindi trovare mediazioni e compromessi all'interno delle nostre scuole solo perché vogliamo sbandierare un'integrazione cara ad una parte politica, anche se evidentemente si tratta di un'integrazione che sempre più si dimostra poco promettente e poco facilmente realizzabile.
Inoltre, il provvedimento al nostro esame finirebbe per obbligare sostanzialmente, i nostri studenti a non poter studiare e imparare, con il risultato di una scuola scadente solo perché si vuole, come al solito, puntare a qualcosa che la sinistra ha nel proprio DNA, ossia una integrazione non praticabile.
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, anche il gruppo dell'UDC esprimerà un voto favorevole sull'emendamento Goisis 1.81. Tuttavia, sento il dovere e l'onestà intellettuale di dire che siamo d'accordo sulla formulazione di questo emendamento, salvo la costituzione di classi temporanee - ed anche di questo abbiamo a lungo parlato - perché riteniamo sia più corretto realizzare corsi di alfabetizzazione, piuttosto che classi che poi iniziano e non si sa quando ed in che modo finiscono.
Fatta questa precisazione, mi piacerebbe anche - ed approfitto dell'occasione - ribadire quanto abbiamo affermato in precedenza - mi rivolgo al Ministro, ma anche al sottosegretario Bastico - cioè che sarebbe il caso di pensare anche alle famiglie degli immigrati; altrimenti, i bambini imparano la lingua mentre le mamme che stanno a casa e i papà non hanno nessuna possibilità o modo di integrarsi a loro volta (e la scuola si potrebbe far carico di tale questione).
Invece di istituire le classi primavera di cui parleremo dopo, le risorse potrebbero essere allora «girate» per realizzare un'integrazione vera degli immigrati, soprattutto con corsi di alfabetizzazione anche per le famiglie.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Goisis 1.81, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Aprea 1.9.
VALENTINA APREA. Signor Presidente, non vedo più il Ministro Fioroni.
PRESIDENTE. Può proseguire, onorevole Aprea. Sono presenti il sottosegretario e il Viceministro.
VALENTINA APREA. No, veramente il Viceministro...
PRESIDENTE. Ci sono il Viceministro e il sottosegretario.
VALENTINA APREA. Ministro Fioroni!
PRESIDENTE. Onorevole Aprea, la prego ... Consuma del suo tempo prezioso.
VALENTINA APREA. No, Signor Presidente, il tempo a mia disposizione parte da questo momento. Voglio ricordare al Ministro Fioroni, che ha una lunga storia democristiana, e adesso sarà anche...Signor Presidente, parlare così...
PRESIDENTE. Onorevole Aprea, lei deve rivolgersi alla Presidenza.
VALENTINA APREA. Ministro Fioroni, può riprendere il suo posto?
PRESIDENTE. Onorevole Aprea, deve rivolgersi alla Presidenza.
VALENTINA APREA. Va bene, signor Presidente. Volevo ricordare al Ministro Fioroni che con il parere favorevole espresso al primo comma sta facendo compiere un salto indietro, noi diciamo nel buio, all'Assemblea perché la nostra discussione di fatto è datata e sta riproducendo una discussione di ben diciassette anni fa. A tal proposito, chiamo in causa due autorevoli protagonisti di quegli anni. Era in carica il sesto Governo Andreotti e Ministro della pubblica istruzione era, in un primo momento, l'onorevole Mattarella, dal 22 luglio 1989 al 27 luglio 1990, poi, dal 27 luglio 1990 al 12 aprile 1991, l'onorevole Gerardo Bianco. Quest'ultimo subentrò quando la legge n. 148 del 1990 di riforma della scuola elementare era stata appena approvata e l'allora Ministro Gerardo Bianco cominciò il suo nuovo incarico in una situazione oggettivamente difficile, in quanto nel voto in aula si era astenuto su quella legge. Pertanto, egli nutriva alcune perplessità in merito. Però, con la sua onestà intellettuale, come si legge nelle riviste specialistiche dell'epoca, sentì il bisogno e la necessità di chiarire che, pur essendosi astenuto nella votazione finale sulla legge di riforma, «adesso, con la responsabilità di Governo si sarebbe correttamente adoperato per la rigorosa applicazione della legge di riforma». Era il 1o ottobre 1990, diciassette anni fa: nel frattempo cosa era successo? Il tempo pieno sperimentale era continuato dal 1971, sino al 1977 con le classi aperte e negli anni scolastici 1987-1988, 1988-1989 e 1989-1990 era stata applicata la sperimentazione dei moduli. Nel 1990 la Democrazia Cristiana fece approvare la legge n. 148, ma solo il modulo e lasciò come forma sperimentale il tempo pieno. Tale eredità passò nelle mani dell'allora Ministro della pubblica istruzione, Gerardo Bianco, e i giornali e le riviste specialistiche dell'epoca cercarono di capire ciò che il Ministro avrebbe attuato, considerato che non aveva sostenuto nemmeno il modulo.
Pertanto, come leggo da una rivista dell'epoca: «Vi è molta confusione nelle scuole. Il non applicare le leggi sembra ormai diventato sport nazionale. A Milano, tanto per fare un cenno, si chiede a furor di popolo di assegnare al tempo pieno più posti di quanti la legge ne consenta. La giustificazione, che trova eco anche su importanti fogli nazionali, è che a Milano è necessaria una deroga alla legge. Si può essere d'accordo che per Milano sia necessaria una legge diversa, ma non che la legge debba essere disattesa. La legge, che è applicata a Milano per negare un centinaio di classi a tempo pieno, non è applicata altrove quando non vengono realizzati nuovi moduli organizzativi».
Tornando all'allora Ministro Gerardo Bianco, egli affermò: io ho origini contadine e prima di abbandonare la strada vecchia per la nuova bisogna esplorare. Tuttavia, l'allora Ministro Gerardo Bianco, pur avendo tutte queste perplessità si rese conto che, ormai, troppa acqua era passata anche sotto i ponti del tempo pieno e del maestro unico e poiché vi erano state molte sperimentazioni senza indugi partì con il modulo organizzativo.
Allora, il Ministro Gerardo Bianco, il Ministro Mattarella...
VALENTINA APREA. ... che oggi sono ancora in quest'aula, ricorderanno cosa fuPag. 57quello strappo, per la scuola elementare. Oggi, dopo vent'anni e dopo avere approvato, e concludo,...
PRESIDENTE. Deve concludere, assolutamente.
VALENTINA APREA. ... l'autonomia delle scuole, con la legge n. 59 del 1997, il decreto del Presidente della Repubblica n. 275 ...
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole, la prego o sarò costretto a toglierle la parola.
VALENTINA APREA. ... ed altre leggi di cui parlerò, si vorrebbe riportare la scuola ad una rigidità organizzativa.
PRESIDENTE. Ricordo che alle 19 sospenderemo l'esame di questo provvedimento dopo la votazione dell'emendamento Aprea 1.9 per passare all'esame delle questioni pregiudiziali presentate sul provvedimento successivo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitanio Santolini. Ne ha facoltà.
LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, intervengo brevemente per sottoscrivere l'emendamento Aprea 1.9. Aggiungo la mia firma a tale emendamento perché mi sembra importante che, in questa sede, vengano richiamati il piano dell'offerta formativa (di cui non si parla mai) e le prevalenti richieste delle famiglie e, quindi, si parli di «profili educativi», parole che sembrano bandite dalla scuola ed in questa sede è bene richiamare.
PAOLA FRASSINETTI. Onorevole Presidente, intervengo per sottoscrivere l'emendamento in esame e porre l'attenzione su come la riforma Moratti aveva adeguato il tempo scuola alla flessibilità e, conseguentemente, dato l'opportunità alle famiglie di avere un ruolo prioritario nell'educazione dei figli, contemperato con il tempo che i ragazzi trascorrevano a scuola. Questo penso sia il cuore del primo comma e, conseguentemente, la sottoscrizione dell'emendamento Aprea 1.9. va proprio nel segno di sottolineare, ancora una volta, come il tempo pieno, così come la maggioranza vuole istituirlo nell'articolo in esame, vada contro le più elementari norme di convivenza nel mondo della scuola.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.9, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Poiché l'ordine del giorno prevede per le ore 19 l'esame delle questioni pregiudiziali riferite al disegno di legge di conversione del decreto-legge recante modifiche al codice della strada e, successivamente, l'assegnazione di una proposta di legge in sede legislativa, il seguito dell'esame di questo provvedimento è rinviato alla seduta di domani.

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