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Timestamp: 2018-03-17 21:57:17+00:00

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Reclamo contro i decreti del giudice delegato e del tribunale (1)
I. Salvo che [...] sia diversamente disposto, contro i decreti del giudice delegato e del tribunale, può essere proposto reclamo al tribunale o alla corte di appello, che provvedono in camera di consiglio.
II. Il reclamo è proposto dal curatore, dal fallito, dal comitato dei creditori e da chiunque vi abbia interesse.
III. Il reclamo è proposto nel termine perentorio di dieci giorni, decorrente dalla comunicazione o dalla notificazione del provvedimento per il curatore, per il fallito, per il comitato dei creditori e per chi ha chiesto o nei cui confronti è stato chiesto il provvedimento; per gli altri interessati, il termine decorre dall'esecuzione delle formalità pubblicitarie disposte dal giudice delegato o dal tribunale, se quest’ultimo ha emesso il provvedimento. La comunicazione integrale del provvedimento fatta dal curatore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, telefax o posta elettronica con garanzia dell'avvenuta ricezione in base al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, equivale a notificazione.
IV. Indipendentemente dalla previsione di cui al terzo comma, il reclamo non può più proporsi decorso il termine perentorio di novanta giorni dal deposito del provvedimento in cancelleria.
V. Il reclamo non sospende l’esecuzione del provvedimento.
VI. Il reclamo si propone con ricorso che deve contenere:
VII. Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore, e fissa con decreto l'udienza di comparizione entro quaranta giorni dal deposito del ricorso.
VIII. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, a cura del reclamante, al curatore ed ai controinteressati entro cinque giorni dalla comunicazione del decreto.
IX. Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non minore di quindici giorni.
X. Il resistente deve costituirsi almeno cinque giorni prima dell'udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale o la corte d’appello, e depositando una memoria contenente l’esposizione delle difese in fatto e in diritto, nonché l'indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.
XI. L’intervento di qualunque interessato non può avere luogo oltre il termine stabilito per la costituzione della parte resistente, con le modalità per questa previste.
XII. All'udienza il collegio, sentite le parti, assume anche d’ufficio i mezzi di prova, eventualmente delegando un suo componente.
XIII. Entro trenta giorni dall'udienza di comparizione delle parti, il collegio provvede con decreto motivato, con il quale conferma, modifica o revoca il provvedimento reclamato.
(1) Articolo sostituito dall’art. 3 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
Fallimento - Organi - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Interesse ex art. 100 c.p.c. - Necessità - Sussistenza - Fallimento di società di capitali - Provvedimenti sulla liquidazione dei beni sociali – Sospensione della vendita - Legittimazione del legale rappresentante - Esclusione - Ragioni.
Concordato preventivo – Revoca ex art. 173 l.f. – Modifica – Esclusione – Reclamo ex art. 26 l.f..
Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Provvedimento che dispone la vendita senza incanto – Ricorso per cassazione – Esclusione.
Il provvedimento che, nell’ambito della liquidazione dell’attivo, dispone la vendita senza incanto di un bene del fallimento, non ha natura decisoria e definitiva – e non è dunque ricorribile per cassazione - in quanto per un verso non incide su diritti soggettivi, ma si fonda su dedotti impedimenti formali, per altro verso non è definitivo, non essendo pregiudicate le ragioni relative alla titolarità del diritto di proprietà. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Agosto 2017, n. 20386. Segue...
Fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Sindacato sulla scelta del curatore di sciogliersi da un contratto pendente ex art. 72 l.fall. - Decreto del tribunale fallimentare di rigetto del reclamo - Impugnazione con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento.
Il decreto con il quale il tribunale fallimentare, ai sensi dell’art. 26 l.fall., respinge il reclamo avverso l’atto con cui il curatore ha esercitato, giusta l’art. 72 l.fall., la facoltà di scioglimento dal contratto pendente non ha natura decisoria, in quanto non risolve una controversia su diritti soggettivi, ma rientra tra i provvedimenti che attengono all’esercizio della funzione di controllo circa l’utilizzo, da parte del curatore, del potere di amministrazione del patrimonio del fallito, sicchè tale provvedimento non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., potendo, invero, i terzi interessati contestare nelle sedi ordinarie gli effetti che dall’attività così esercitata si pretendono far derivare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2017, n. 13167. Segue...
Fallimento - Provvedimenti - Reclami - Procedimento - Natura inquisitoria - Conseguenze - Esame della documentazione agli atti del fascicolo fallimentare - Possibilità - Fondamento - Fattispecie nel regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006.
Il reclamo ex art. 26 l.fall., nella formulazione anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 (applicabile "ratione temporis"), apre un procedimento di tipo inquisitorio, nel quale il tribunale, investito di tutta la procedura e nell'esercizio delle proprie funzioni di controllo sull'operato del giudice delegato, con possibilità di sostituirsi a questi nell'esercizio delle sue attribuzioni, non è vincolato alle richieste delle parti; ne consegue che la conoscenza di ogni atto o documento della procedura ben può essere posta a fondamento della decisione, ancorché l'atto o il documento non abbiano formato oggetto del contraddittorio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto insussistente l'onere, a carico dell'odierno ricorrente, di produrre, anche in sede di reclamo, la documentazione già allegata alla richiesta di liquidazione della parcella, rivolta al giudice delegato, contenuta nel fascicolo fallimentare, avendo quel giudice il potere/dovere di acquisirla d'ufficio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Maggio 2016, n. 10435. Segue...
Fallimento - Provvedimenti del giudice delegato reclamabili ex art. 26 L.F. - Ricorso per cassazione - Esclusione.
Reclamo contro i decreti del giudice delegato e del tribunale - Reclamo su reclamo - Esclusione.
La previsione dell'articolo 26, comma 1, L.F., secondo la quale contro i decreti del giudice delegato del tribunale può essere proposto reclamo al tribunale o alla corte d'appello, deve essere interpretata nel senso di escludere la reclamabilità in appello del provvedimento con il quale il tribunale abbia già giudicato su reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato. Diversamente opinando, poiché il reclamo proposto avanti il tribunale ha già comportato la consumazione del potere impugnatorio contro la prima decisione, si arriverebbe a consentire una duplicazione del mezzo di tutela (con un'inedita forma di "reclamo sul reclamo") e, in astratto, la possibilità di conseguire quattro gradi di giudizio, con evidente abuso del processo e violazione del principio della sua ragionevole durata (art. 111 Cost.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2015, n. 2949. Segue...
Fallimento - Compenso dell'ausiliario del giudice per la stima degli immobili - Liquidazione - Impugnazione del provvedimento del giudice delegato - Opposizione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002 esclusione - Reclamo ex articolo 26 L.F. - Specialità della disciplina del reclamo endofallimentare.
Contro il decreto di liquidazione dei compensi emesso dal giudice delegato è esperibile il reclamo previsto dall'art. 26 L.F. e non l'opposizione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170 (norma che ha sostituito la L. n. 319 del 1980, art. 11, atteso che detta legge, ad eccezione dell'art. 4, Onorari commisurati al tempo, è stata abrogata dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 299, sulle spese di giustizia) talchè deve ritenersi tardivo il ricorso depositato nei venti giorni dalla comunicazione del decreto del giudice delegato. E' pur vero che nel D.P.R. n. 115 del 2002 non mancano disposizioni relative alle procedure concorsuali, e segnatamente quelle di cui agli artt. 146 e 147, le quali però, attenendo esclusivamente alla prenotazione a debito, all'anticipazione ed al recupero delle spese in caso di mancanza di denaro nell'attivo o di revoca della dichiarazione di fallimento, non intaccano l'autonomia del sistema normativo che disciplina la liquidazione del compenso dovuto al curatore o al commissario giudiziale (Sez. 1, Sentenza n. 8221 del 2011). Non è errata, dunque, l'affermazione di specialità della disciplina del reclamo endofallimentare contenuta nel provvedimento impugnato, con la conseguenza che contro il provvedimento di liquidazione andava proposto reclamo ex art. 26, L.F. nel termine di dieci giorni dalla comunicazione e non nel termine previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Gennaio 2015, n. 1050. Segue...
Decreto reso dal Tribunale all’esito di reclamo ex art. 26 l.f. – Pronuncia sulle spese – Reclamo dinanzi alla Corte d’Appello – Ammissibilità – Esclusione – Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. – Ammissibilità.
E’ inammissibile il reclamo dinanzi alla Corte d’Appello proposto avverso il decreto reso dal Tribunale ai sensi dell’art. 26 l.f., che abbia condannato il reclamante alla rifusione delle spese di lite, posto che il provvedimento concernente il regolamento delle spese di lite, emesso in sede di reclamo, è ricorribile per Cassazione ex art. 111 Cost.. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Milano, 02 Dicembre 2014. Segue...
Fallimento - Concordato preventivo - Revoca dell'ammissione ex art. 173 l. fall. - Reclamo ex art. 26 l. fall. - Ammissibilità - Esclusione - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Condizioni e limiti.
Concordato preventivo - Facoltà del proponente di controdedurre alle osservazioni del commissario giudiziale.
Nel procedimento di concordato preventivo non è previsto un termine successivo al deposito della relazione del commissario giudiziale di cui all’articolo 172 L.F. per consentire al proponente di replicare alle osservazioni in essa contenute, non essendo prevista nel sistema la ricerca di una “superiore sintesi” tra le diverse opzioni valutative, nè la facoltà per il debitore di controdedurre in ordine alle valutazioni commissariali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Ottobre 2014. Segue...
Fallimento - Provvedimento del giudice delegato - Reclamo - Potere di sospensione del collegio - Sussistenza.
Nonostante il potere di sospensione dell’efficacia del provvedimento del giudice delegato non sia espressamente attribuito al collegio adito in sede di reclamo ex art. 26 l. fall., il tribunale può esercitare detto potere visto che allo stesso, in ambiti diversi, sono conferiti poteri cautelari; è il caso degli artt. 15, comma 8, l. fall. e 25, comma 1, l. fall.; nonché dello specifico potere di sospensiva attribuito dall’art. 19 l. fall. alla corte d’appello in sede di reclamo avverso la dichiarazione di fallimento. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 10 Luglio 2014. Segue...
Reclamo avverso gli atti del giudice delegato - Reclamo incidentale - Ammissibilità..
Nell'ambito del procedimento di reclamo di cui all'articolo 26, legge fallimentare deve ritenersi ammissibile la proposizione del reclamo incidentale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 01 Febbraio 2012. Segue...
Reclamo avverso gli atti del giudice delegato - Termine per la proposizione - Reclamo incidentale - Udienza di discussione del reclamo principale..
Il termine lungo per la proposizione del reclamo di cui al quarto comma dell'articolo 26, legge fallimentare deve essere rispettato da colui che propone reclamo principale e non dal reclamante in via incidentale. Il reclamo incidentale può, pertanto, essere proposto fino all'udienza fissata per la discussione del reclamo principale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 01 Febbraio 2012. Segue...
Concordato preventivo - Impugnazione degli atti del giudice delegato - Intervento in giudizio del creditore - Ammissibilità..
Il creditore dell'impresa ammessa alla procedura di concordato preventivo è legittimato ad intervenire nel giudizio di impugnazione dei decreti del giudice delegato di cui all'articolo 26, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 01 Dicembre 2011. Segue...
Fallimento - Reclamo contro i decreti del giudice delegato del tribunale - Decorrenza del termine per gli altri interessati - Definizione di "altri interessati" - Terzi non creditori che subiscono effetti pregiudizievoli alla propria posizione di diritto soggettivo..
L'espressione "altri interessati" contenuta nel terzo comma dell'articolo 26, legge fallimentare sta ad indicare la posizione di soggetti terzi che assumono di subire i effetti pregiudizievoli indirettamente derivanti da provvedimenti di natura decisoria destinati ad incidere sulla situazione soggettiva di diritto di cui sono titolari e quindi in un ambito del tutto diverso dalla posizione dei creditori che subiscono, quale effetto diretto del provvedimento, gli esiti del decreto di esdebitazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Novembre 2011, n. 24215. Segue...
Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo - Consulenza sulle scritture contabili e la documentazione liquidazione del compenso da parte del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Legittimazione del pubblico ministero - Spettanza - Insussistenza. .
Concordato preventivo - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Provvedimento di nomina di C.T.U. - Reclamo - Legittimazione del P.M. - Esclusione - Ragioni.
Concordato preventivo - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Fase antecedente all'omologazione - Autorizzazione al debitore al compimento di atti di disposizione - Reclamo - Provvedimento del Tribunale - Ricorso per Cassazione - Inammissibilità - Fondamento.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Fase antecedente all'omologazione - Autorizzazione al debitore al compimento di atti di disposizione - Reclamo - Provvedimento del Tribunale - Ricorso per Cassazione - Inammissibilità - Fondamento.
Concordato fallimentare - Reclamo di provvedimenti del giudice delegato - Rigetto - Proposizione di ricorso per cassazione - Sospensione necessaria del giudizio di omologazione - Esclusione..
Se avverso il provvedimento del tribunale, che ha rigettato il reclamo con cui si era interinalmente dedotta una illegittimità di un provvedimento del giudice delegato assunto nell’iter concordatario, viene proposto ricorso per cassazione, non si impone la sospensione necessaria del giudizio di omologazione ex art. 295 c.p.c., sia perché non sussiste tra i diversi giudizi un rapporto di pregiudizialità sostanziale, tale da rendere necessaria una sospensione onde prevenire il rischio di un conflitto di giudicati; sia perché tra gli oggetti dei due giudizi sussiste un’inevitabile distinzione, tale che l’uno non influisce sull’esito dell’altro se non indirettamente. Nell’art. 26 l.fall., d’altronde, il legislatore ha compiuto una scelta netta in senso contrario all’effetto sospensivo del reclamo, chiaramente volta a favorire la celerità del procedimento e a rendere inefficaci iniziative strumentali di eventuali contro interessati al buon esito dello stesso, con accettazione del rischio che il successivo accoglimento del reclamo renda più complessa la gestione degli effetti di tale sopravvenienza sul piano giuridico e materiale. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 18 Marzo 2011. Segue...
Concordato fallimentare – Omologazione – Pendenza di giudizio in Corte di Cassazione ex art. 111 Cost. avverso decisione del Tribunale su reclamo ex art. 26 l.f. – Sospensione necessaria del procedimento di omologazione ex art. 295 c.p.c. – Insussistenza dei presupposti..
Il fatto che il provvedimento assunto dal tribunale ex art. 26 l.f. sia stato impugnato con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. e che il relativo procedimento sia pendente non comporta la sospensione necessaria del procedimento di omologazione del concordato fallimentare a norma dell’art. 295 c.p.c., non ponendosi un problema di giudicato in rapporto ad un decreto di omologazione di concordato fallimentare, e tantomeno potendosi ipotizzare un rischio di conflitto tra giudicati con riguardo agli esiti dei due procedimenti. (Francesco Petrucco Toffolo) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 16 Marzo 2011. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Rivendicazione, restituzione, separazione di cose - Rivendica da parte del terzo della proprietà del bene immobile ricompreso nell'attivo e domanda di sottrazione di esso all'esecuzione concorsuale - Ricorso proposto ex art. 619 cod. proc civ. contro il provvedimento di vendita - Qualificazione da parte del tribunale fallimentare come reclamo ex art. 26 legge fall. - Erroneità - Fondamento - Conseguenze - Disciplina anteriore alla riforma del d.lgs. n. 5 del 2006 - Fattispecie. .
Nelle procedure fallimentari aperte anteriormente alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 e tuttora regolate, ai sensi dell'art.150 del predetto decreto, dalla disciplina previgente, il terzo che rivendichi la proprietà di un bene immobile acquisito al fallimento - per essere soggetto alla vendita forzata - può proporre, finchè la vendita non abbia avuto luogo, opposizione nelle forme e nei termini di cui all'art.619 cod. proc. civ., essendo invece esclusa l'esperibilità, avverso il provvedimento del giudice delegato, del reclamo endofallimentare regolato dall'art. 26 legge fall. (In applicazione di detto principio, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale che, qualificando come reclamo endofallimentare l'opposizione di terzo, ne aveva dichiarato l'inammissibilità, per tardiva proposizione rispetto alla notifica del provvedimento di vendita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2010, n. 23513. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Sindacato sulla scelta del curatore di sciogliersi da un contratto pendente ex art. 72 legge fall. - Decreto del tribunale fallimentare di rigetto del reclamo - Natura ordinatoria - Impugnazione con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento - Fattispecie. .
Il decreto con il quale il tribunale fallimentare ai sensi dell'art. 26 legge fall.respinge il reclamo avverso l'atto con cui il curatore ha esercitato, ai sensi dell'art. 72 legge fall., la facoltà di scioglimento dal contratto pendente (nella specie, vari preliminari di compravendita immobiliare) non ha natura decisoria, in quanto non risolve una controversia su diritti soggettivi, ma rientra tra i provvedimenti che attengono all'esercizio della funzione di controllo circa l'utilizzo, da parte del curatore, del potere di amministrazione del patrimonio del fallito. Ne consegue che detto provvedimento non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., potendo invero i terzi interessati contestare nelle sedi ordinarie gli effetti che dall'attività così esercitata si pretendono far derivare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2010, n. 18622. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Proposta di concordato fallimentare - Provvedimento d'inammissibilità del giudice delegato - Reclamo - Decreto del tribunale - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento..
In tema di concordato fallimentare, il decreto con cui il tribunale, nella specie accogliendo il reclamo proposto ex art. 26 della legge fall. avverso il provvedimento del giudice delegato che abbia dichiarato inammissibile la relativa proposta, dispone la prosecuzione della procedura, non è impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., trattandosi, come per l'apertura della procedura di concordato preventivo, di provvedimento ordinatorio privo del carattere di definitività, avendo funzione meramente delibatoria delle condizioni di ammissibilità di detto concordato, le quali restano riesaminabili, senza alcuna preclusione e senza alcun pregiudizio giuridicamente rilevante sulle posizioni soggettive degli interessati, in sede di sentenza di omologazione del concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Marzo 2010, n. 4864. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - In genere - Reclamo - Proposizione - Termine breve - Decorrenza - Modalità - Mancata osservanza - Conseguenze - Termine lungo - Applicabilità - Fondamento..
In tema di reclamo endofallimentare avverso i decreti del giudice delegato, ai sensi dell'art. 26, comma terzo, legge fall. (mod. dal d.lgs. n. 5 del 2006), il termine di dieci giorni decorre, per l'istante, dalla comunicazione integrale del provvedimento o dalla sua notificazione fatta dal curatore con modalità idonee a garantirne l'avvenuta ricezione (posta, posta elettronica, telefax); pertanto, nel caso in cui il curatore si sia limitato a dare comunicazione dell'esito negativo dell'istanza, realizzando solo una parziale ed incompleta conoscenza del provvedimento, deve applicarsi il termine lungo di novanta giorni, di cui al quarto comma dell'articolo richiamato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2010, n. 4783. Segue...
Concordato preventivo - Cessione di beni - Domanda del debitore per la restituzione di beni non contemplati dal concordato - Azione ordinaria di cognizione - Ammissibilità - Fondamento.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - Vendita di immobili - In genere - Condono differito di cui all'art. 40 della legge n. 47 del 1985 (e succ. mod.) - Presupposti - Applicazione limitata alle procedure in corso all'epoca di entrata in vigore della legge - Esclusione - Anteriorità del credito per cui si procede o si interviene rispetto all'entrata in vigore della legge - Necessità - Sussistenza - Fattispecie.
Urbanistica - In genere..
Provvedimenti in materia fallimentare - Decreto del Tribunale su reclamo in materia di ripartizione dell'attivo - Questioni relative agli accantonamenti - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Esclusione.
Il ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., avverso il decreto emesso dal tribunale in sede di reclamo avverso provvedimenti del giudice delegato in materia di ripartizione dell'attivo, è inammissibile quando abbia ad oggetto questioni relative all'ammontare delle somme accantonate, dal momento che l'accantonamento non incide su un diritto soggettivo, e la relativa statuizione è quindi priva del requisito della decisorietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2003, n. 14330. Segue...
Concordato preventivo - Istruzioni del giudice delegato sulla liquidazione in pendenza d'appello - Ricorso per cassazione - Esclusione - Fondamento.
Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vendita di immobili – In genere – Reclamo ex art. 26 legge fall. – Legittimazione – Condizioni.
Nella liquidazione dell'attivo fallimentare il reclamo disciplinato dall'art. 26 legge fall. tiene luogo dell'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 cod. proc. civ. e soggiace alle stesse condizioni di ammissibilità. In particolare, la legittimazione ad esperire i rimedi giurisdizionali consentiti dalla legge avverso l'attività del giudice delegato può essere riconosciuta soltanto a coloro che della fase procedimentale si pongano come parti e in funzione di un loro specifico apprezzabile interesse. Consegue che tale legittimazione non compete al soggetto che, solo genericamente portatore, al pari di "quisque de populo", di un potenziale interesse a rendersi acquirente del bene assoggettato ad espropriazione, non abbia dato concreta attuale consistenza e giuridica rilevanza a tale interesse con la partecipazione alla vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Ottobre 1999, n. 11287. Segue...
Fallimento - Ripartizioni parziali - Accantonamento - Relativo decreto del giudice delegato - Impugnazione - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
I decreti con i quali il giudice delegato determina le percentuali di accantonamento nelle ripartizioni parziali a norma dell'art. 113 legge fallimentare sono sempre impugnabili col reclamo al tribunale fallimentare, ma non sono successibili di ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., a meno che, per la deviazione dal loro schema tipico, abbiano determinato lesione, in via definitiva, di un diritto soggettivo di uno dei soggetti implicati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 1996, n. 3470. Segue...
Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Decreto sul reclamo avverso il rigetto della istanza di sospensione della vendita ex art. 108 legge fallimentare - Natura - Impugnazione - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto pronunciato dal Tribunale fallimentare sul reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza di sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108 legge fall., ha contenuto decisorio e carattere definitivo ed è, pertanto, impugnabile per cassazione ex art. 111 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 1992. Segue...
Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - In materia di liquidazione del compenso - Disciplina ex art. 26 della Legge Fallimentare - Illegittimità costituzionale - Sentenze n. 42 del 1981, n. 303 del 1985 e n. 55 del 1986 della corte costituzionale - Impugnabilità di detto provvedimento con reclamo al tribunale - Ricorso per cassazione avverso la pronuncia del tribunale ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il provvedimento, di natura decisoria, con il quale il giudice delegato liquida il compenso in favore di chi abbia prestato la sua opera per il fallimento (nella specie, stimatore), è impugnabile con reclamo al tribunale nel termine di dieci giorni dalla data della comunicazione, ai sensi dell'art. 26 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267 (nel testo risultante a seguito degli interventi della Corte costituzionale con le sentenze n. 42 del 1981, n. 303 del 1985 e n. 55 del 1986), e la pronuncia del tribunale su tale reclamo, parimenti di carattere decisorio, è a sua volta ricorribile per Cassazione a norma dell'art. 111 della Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 1987, n. 2652. Segue...

References: art. 100
 art. 173
 art. 26
 art. 72
 art. 111
 art. 111
 art. 26
 art. 26
 articolo 26
 art. 170
 art. 11
 art. 299
 Sentenza 
 art. 26
 art. 170
 art. 26
 art. 111
 art. 111
 art. 173
 art. 26
 art. 26
 art. 295
 art. 111
 art. 26
 art. 295
 art. 26
 art. 111
 art. 619
 art. 26
 art. 72
 art. 111
 art. 26
 sentenza 
 art. 111
 art. 26
 art. 617
 art. 111
 art. 108
 art. 111
 art. 111
 art. 26
 art. 111