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Timestamp: 2019-10-18 08:28:13+00:00

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Se il marito è un noto playboy il matrimonio va dichiarato nullo
28 Settembre 2011 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
di Eleonora Bonaccorsi- praticante avvocato del Foro di Catania
La dichiarazione di nullità del matrimonio concordatario pronunciata dal Tribunale Ecclesiastico deve essere sottoposta ad un giudizio di delibazione, la cui competenza spetta alla Corte d’Appello, affinché abbia efficacia anche nell’ordinamento civile italiano.
Essa, in ogni caso, opera solo in presenza di gravi motivi e produce l’effetto non indifferente, da un punto di vista giuridico, di rendere ab origine inefficace il matrimonio, dunque, come se mai fosse stato celebrato. Tale caratteristica consente di individuare un’importante, anche se non unica, differenza rispetto all’istituto del divorzio, che in primis riguarda esclusivamente gli effetti civili del vincolo matrimoniale, facendo venir meno i doveri e i diritti reciproci dei coniugi, ma con efficacia ex nunc, senza che abbia alcuna conseguenza rispetto al rito religioso. Agli ex coniugi, pertanto, non sarà più consentito, seppure in presenza di una sentenza di divorzio, contrarre un nuovo matrimonio in Chiesa. Peraltro, si può aggiungere che i motivi posti alla base di una causa di divorzio sono perlopiù sopravvenuti, mentre nel caso della richiesta di nullità è necessario che i “vizi” siano non solo sussistenti ab origine, ma anche manifesti, conosciuti o conoscibili all’altro coniuge, usando l’ordinaria diligenza.
A tale proposito, la Cassazione, I sez. civile, con la sentenza n. 17465/11, si è espressa in questo senso, in merito al ricorso proposto da una donna contro la sentenza della Corte d’Appello che ha delibato la sentenza di nullità del proprio matrimonio pronunciata dal Tribunale Ecclesiastico. Nel caso di specie, la causa di invalidità veniva rinvenuta nell’esclusione dei “bona matrimonii.
Orbene, con la citata pronuncia la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dalla ricorrente, la quale eccepiva la mancata conoscenza dell’esclusione dell’indissolubilità del matrimonio, ed inoltre affermava che il giudice a quo aveva tenuto conto delle sole affermazioni contenute nella sentenza delibata, senza effettuare alcun esame delle prove prodotte in sede di giudizio canonico.
In effetti, rileva la Cassazione, il giudice italiano ha correttamente e minuziosamente valutato il materiale probatorio prodotto davanti al Tribunale Ecclesiastico e sulla base di questi elementi aveva escluso la non conoscenza o non conoscibilità, attraverso l’ordinaria diligenza, dell’insussistenza dei “bona matrimonii.
Inoltre il giudice a quo aveva respinto il motivo proposto in sede di delibazione, vertente su una presunta violazione dell’affidamento negoziale incolpevole su cui la ricorrente insisteva. Attraverso una serie di indizi premonitori, infatti, la donna avrebbe potuto osservare la particolare sensibilità dell’allora fidanzato verso le altre donne, condizione che lo aveva addirittura portato, in un primo momento, ad interrompere il fidanzamento con la donna. Ma vi è di più, giacché l’uomo aveva mostrato profondo turbamento di fronte la notizia della gravidanza della donna ed era stato indotto, in occasione di una riunione tra le famiglie per decidere sul da farsi, a contrarre matrimonio, invocando come soluzione eventuale il divorzio. Eventi, questi, che denotano chiaramente la divergenza tra la volontà reale e la dichiarazione dell’ex coniuge, usando l’ordinaria diligenza propria dell’uomo medio. Sulla base di ciò, la Cassazione con la sentenza di rigetto non può che affermare che “va delibata la sentenza ecclesiastica che abbia pronunciato la nullità del matrimonio per esclusione, da parte di uno dei coniugi, dei bona matrimonii, purché la divergenza tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all’altro coniuge o da questo conosciuta o comunque conoscibile con ordinaria diligenza”.
In conclusione, dunque, si può correttamente affermare che la nullità del matrimonio può essere invocata e dichiarata laddove vi sia una manifesta, conosciuta o conoscibile divergenza tra la dichiarazione e la volontà del coniuge di contrarre matrimonio, avendo riguardo alla diligenza dell’uomo medio.
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7 Febbraio 2011 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
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