Source: http://notedimarcogrondacci.blogspot.com/2014/07/sito-di-pitelli-il-quadro-della_20.html
Timestamp: 2017-08-17 19:26:24+00:00

Document:
Note di Grondacci : Sito di Pitelli: il quadro della situazione e le prospettive immediate
STATO BONIFICA
Sul fatto che fino ad ora si sia bonificato solo una parte limitata del sito di Pitelli e neppure quella più inquinata lo dimostrano prima di tutto i seguenti documenti e dichiarazioni ufficiali di rappresentanti tecnici istituzionali:
1. Il Progetto preliminare di bonifica dell’ICRAM (vedi QUI per il testo completo) , afferma: ““In considerazione del fatto che gli interventi di bonifica relativi alle diverse aree potrebbero essere attuati in tempi diversi, dovrà essere data priorità a quelle aree in cui livelli elevati di contaminazione dei sedimenti potrebbero determinare situazioni di rischio sanitario-ambientale”.
2. Rapporto Arpal sui monitoraggi, svolti fino ad ora nelle 30 stazioni presenti nel golfo, questi, cito testualmente, sono stati effettuati: “con frequenza variabile in relazione alle attività di escavo presenti nel golfo (minimo stagionale in assenza di dragaggio) e continua a tutt’oggi.”
3. Audizione della Direttrice dell'Arpal spezzina alla commissione ambiente del consiglio comunale. "si è verificato (caratterizzato in gergo tecnico ndr.) l'inquinamento solo dove si è costruito). Tradotto dove c'erano le aree meno inquinate
4. La direttrice dell'Arpal in conf stampa dell’11 marzo scorso: "Ad oggi le bonifiche dei fondali sono state eseguite nelle zone coinvolte da interventi sulla linea di costa, così come prevede la legge. “
Quindi se, come afferma Arpal, non ci sono state dispersioni significative di inquinanti in mare, è anche perché sono state dragate/bonificate solo aree con livello di inquinamento non significativo
Si tratta di un vero e proprio Progetto Preliminare di Bonifica che, nella dizione della normativa vigente al momento della sua elaborazione, significa:
Relativamente al punto 3 non risulta agli atti, fino ad ora pubblicati, alcun approfondimento
Relativamente al punto 4 non risulta alcuna documentazione presentata, questo nonostante la normativa, vigente all’epoca dei primi interventi e poi integrata dal 2006 con l’allegato III alla parte IV del DLgs 152/2006, richiedesse una valutazione delle alternative presentate dal Progetto ICRAM, sulla base dei criteri indicati da detto allegato, per la scelta della migliore tecnica di bonifica
Sulla situazione a terra i dati ufficiali dell’Arpal pubblicati nel sito di questo Ente( vedi QUI) nonché il verbale di conferenza dei servizi dimostrano che:
7. Ex Fonderia Pertusola (Navalmare): progetto di bonifica non avviato, in quanto il Ministero dell’Ambiente ha chiesto di presentare un nuovo progeto
LA BONIFICA DEL SITO DI PITELLI HA PROCEDUTA IN PALESE CONTRASTO CON IL PROGETTO PRELIMINARE DELL'ICRAM E CON LA STESSA NORMATIVA NAZIONALE IN MATERIA DI SITI DI INTERESSE NAZIONALE
Intervenire per fasi nella bonifica di un area vasta come è il golfo di Spezia non significa procedere per compartimenti stagni, come invece si sta facendo, lo dimostra la stessa legge in materia.
L’allegato 3 alla disciplina delle bonifiche (nel DLgs 152/2006, vedi QUI) prevede che “per i siti in esercizio laddove un intervento di bonifica intensivo comporterebbe delle limitazioni se non l’interruzione della attività di produzione, il soggetto responsabile dell’inquinamento o il proprietario del sito può ricorrere, in alternativa, ad interventi altrettanto efficaci di messa in sicurezza dell’intero sito, finalizzati alla protezione delle matrici ambientali sensibili mediante il contenimento degli inquinanti all’interno dello stesso, e provvedere gradualmente alla eliminazione delle sorgenti inquinanti secondarie in step successivi programmati….”.
Gli inquinatori (cantieri navali, Enel, ENI, Snam, gestori discariche colline Pitelli) che il proprietario (demanio marittimo, quindi Autorità Portuale) sono ben conosciuti per la parte a mare con riferimento all’inquinamento chimico come dimostrato dalla mappa ormai famosa con le zone in rosso del nostro golfo che riproduco all’inizio di questo post.
La direttrice dell’Arpal spezzina in una recente conferenza stampa dell’11 marzo 2014 “Parlo da tecnico, non da politico, basandomi su dati, non pensieri, e se fossi un cittadino chiederei che venissero svolte le bonifiche in aree come la ex Pertusola, lo specchio di mare davanti a Cadimare e la zona di Molo Italia e Calata Paita.”
Se fossi un cittadino? Ma la dottoressa non è un cittadino è la direttrice del dipartimento spezzino della Agenzia per la protezione ambientale della Liguria!
Nella conferenza stampa del 11 marzo 2014 la Direttrice dell'Arpal ha affermato che : “avendo usato il rosso è stato dato spazio all'interpretazione che sia tutto altamente inquinato. Cosa che non è vera".
LE AREE MILITARI E LE BONIFICHE
NON È VERO CHE LE ZONE MILITARI INQUINATI SONO FUORI DA OGNI CONTROLLO DA PARTE DELLE AUTORITÀ CIVILI
I livelli di concentrazione di soglia di contaminazione sono quelli previsti dall’allegato 5 alla parte IV titolo V del DLgs 152/2006 (vedi QUI) in particolare si applicano quelli delle zone industriali, chiarendo quindi uno dei dubbi fondamentali che fino ad ora è stato utilizzato come scusa “ufficiale”, oltre alla mancanza di finanziamenti pubblici, per il mancato avvio delle procedure di bonifica.
Certo il problema è che i limiti per le aree industriali (colonna b) della tabella dell'allegato 5) sono di gran lunga più alti di quelli per le zone residenziali (colonna a), questo può essere letto come un "regalo" alle autorità militari.
Inoltre per le acque sotterranee l'allegato V non distingue tra residenziale e industriale quindi a questo fattore ambientale si applicano gli stessi livelli di concentrazione soglia di contaminazione. Infine occorre sottolineare che per verificare che il sito è bonificato secondo la legge e che quindi il livello degli inquinanti è compatibile con la destinazione urbanistica dell'area, dovranno essere rispettate le concentrazioni di soglia di rischio e queste non sono fissate ex lege (come invece le concentrazioni di soglia di contaminazione) ma sulla base della analisi di rischio, quindi di volta in volta (vedi definizione alla fine di questo post alla nota 3); recita il comma 2 del nuovo articolo 241bis del DLgs 152/2006: " 2. Gli obiettivi di intervento nelle aree di cui al comma 1 sono determinati mediante applicazione di idonea analisi di rischio sito specifica che deve tenere conto dell'effettivo utilizzo e delle caratteristiche ambientali di dette aree o di porzioni di esse e delle aree limitrofe, al fine di prevenire, ridurre o eliminare i rischi per la salute dovuti alla potenziale esposizione a sostanze".
Secondo il TAR Lombardia sentenza n.1116 depositata lo scorso 29 aprile ha affermato:
“predisporre il documento di Analisi dei rischi in linea con lo stato di fatto dell’area interessata….PERCHÈ il valore primario che emerge in tale vicenda e che va certamente tutelato è il diritto alla salute dei cittadini che vivono in prossimità della zona indicata”.
Il principio di fondo che emerge da questa sentenza è molto importante perché si afferma che ai fini della corretta procedura di bonifica non rileva la formale destinazione urbanistica all’epoca dell’avvio della procedura di bonifica ma prima di tutto l’obiettivo della tutela della salute dei cittadini che vivono in prossimità della zona inquinata e questo addirittura a prescindere dalla eventualità (come nel caso oggetto della sentenza) che gli immobili ad uso residenziali o scolastico siano o meno abusivi!
Con il decreto legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24-6-2014 (vedi QUI) si è stabilito che i livelli di concentrazione di soglia di contaminazione (CSC) sono quelli previsti dalla colonna b) dell’allegato 5 alla parte IV titolo V del DLgs 152/2006 (vedi QUI) quindi in particolare si applicano quelli delle zone industriali
LE NOVITÀ SULLA PROCEDURA DI BONIFICA NEL NUOVO DECRETO LEGGE SIA PER SITI NAZIONALI CHE REGIONALI
La novità introdotta (con il Decreto Legge 91/2014) dal nuovo articolo 242bis al DLgs 152/2006 prevede che chi è interessato ad effettuare a proprie spese la bonifica può presentare un progetto di bonifica che garantisca, sotto la sua responsabilità, il non superamento delle concentrazioni di soglia di contaminazione degli inquinati, (vedi definizione nota 1 alla fine del presente post).
LA QUESTIONE DEL SITO DI INTERESSE NAZIONALE O REGIONALE
Tar Veneto n. 276 del 4/3/2014 (per il testo completo vedi QUI) che al di la della controversia specifica che affronta, afferma sul piano dei principi generali quanto segue: “……..non è vero che la sopravvenuta esclusione dell’area della parte ricorrente dal perimetro del sito di interesse nazionale abbia fatto venir meno i presupposti normativi per l’effettuazione della bonifica, dato che la necessità o meno della bonifica prescinde dall’inclusione nel perimetro di interesse nazionale. Infatti così come l’inclusione di un’area nel perimetro dei siti di interesse nazionale non comporta una presunzione assoluta di inquinamento tale da comportare l’obbligo di eseguire la bonifica dei terreni (come si evince dallo stesso DM 23 febbraio 2000, con il quale è stata effettuata la perimetrazione, e che ha precisato che all'interno dell'area perimetrata deve essere eseguita l'attività di caratterizzazione al fine di accertare le effettive condizioni di inquinamento), allo stesso modo la sua esclusione dal perimetro del sito di interesse nazionale non comporta di per sé all’esclusione degli obblighi di bonifica. Infatti l’obbligo della bonifica è determinato solamente dal superamento o meno di determinate soglie di sostanze contaminanti, e l’unico effetto ricollegabile dall’inclusione nella perimetrazione del sito di interesse nazionale, è il radicamento della competenza in materia, in deroga alle regole ordinarie, in capo al Ministero dell’Ambiente ai sensi dell’art. 17, comma 14, del Dlgs. 5 febbraio 1997, n. 22.”
Il TAR (sentenza n.7856 del 16/7/2014) ha annullato il suddetto Decreto sulla base del ricorso della Regione Lazio "in riferimento a quanto in esso disposto per il sito del Bacino del Fiume Sacco" cioè uno dei siti declassificati dal Decreto.
Il territorio da bonificare è collocato in un ambito di grande valenza turistica (comuni di Lerici e Portovenere) e riguarda un golfo di notevoli dimensioni dove la circolazione delle acque può e potrà comportare diffusione dell’inquinamento in aree perimetrale in parchi nazionali (Parco delle 5 Terre) e aree protette regionali (Portovenere). Si veda lo studio ICRAM sul golfo dove si afferma ad esempio: “"Da una visione complessiva si identificano alcune aree la cui contaminazione risulta particolarmente critica: l’area del Seno della Pertusola, il settore nord occidentale del Porto Mercantile (dal Molo Garibaldi alla Darsena Duca degli Abruzzi) ed il tratto costiero orientale, da Cadimare al Seno di Panigaglia. ;
Questo parametro non è formalmente applicabile al sito di Pitelli, nel senso che nell’area perimetrata dal sito non esistono tali attività. Sotto il profilo sostanziale occorre dire che insiste nell’area limitrofa al perimetro del sito di Pitelli un sito di interesse regionale (area ex Ip) la cui bonifica peraltro non è conclusa e che riguarda l’inquinamento prodotto da un importante raffineria chiusa alla fine degli anni 70.
Quindi l’attuale perimetrazione del sito di Pitelli rispetta sicuramente almeno 5 dei parametri per definire il sito di interesse nazionale, due soli sono sicuramente esclusi, mentre l’ultimo (quello fbis sulla presenza di raffinerie, impianti chimci e acciaierie) è parzialmente applicabile al sito di Pitelli.
COSA FARE PER IL SITO DI PITELLI
La sentenza è secondo il gergo del diritto amministrativo applicabile “in parte qua” quindi produce effettivamente giuridicamente immediati solo per il sito laziale interessato dal ricorso.
Ma, come abbiamo visto nelle due tabelle sopra riportate, i principi della sentenza sono applicabili ed esentendibili per interpretazione anche ad altri siti non interessati dallo specifico ricorso deciso ora dal TAR Lazio, come appunto quello di Pitelli.
La seconda è che il Ministero alla luce della sentenza del TAR Lazio qui esaminata farebbe bene a riaprire il procedimento che ha portato alla declassificazione dei siti elencati nel Decreto Ministeriale annullato. Non credo che lo farà anzi è probabile un appello al Consiglio di Stato. Quindi sarà necessario che immediatamente le associazioni ambientaliste che hanno proposto i due ricorsi sopra indicati presentino apposita istanza al Ministero diffidandolo da intraprendere quella procedura di revisione del decreto ed in caso di diniego o silenzio del Ministero, impugnare questi ultimi due comportamenti.
ANCHE SE LA SENTENZA DEL TAR LAZIO NON VENISSE APPLICATA AL SITO DI PITELLI ECCO COSA OCCORRE FARE
Si tratta, senza andare a cercare affermazioni politichesi astratte, di dare attuazione a quanto è stato approvato dal Consiglio Comunale di Spezia pochi giorni fa e cioè:
Pubblicato da Marco Grondacci a 01:35
Christian Bertagna 21 luglio 2014 15:04
Un lavoro preciso, un intervento puntuale che ha fatto conoscere a tutti gli attivisti e consiglieri del M5S della Liguria cos'è il (ancora per poco, speriamo) SIR di Pitelli. Tra pochi giorni tutto il video della conferenza sarà disponibile on line.

References: articolo 241
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 242
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 SENTENZA