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Dell’Utri mediatore tra Berlusconi e la mafia: le motivazioni della sentenza
Posted by Redazione Fatto&Diritto on 25 aprile 2012 in Inchieste | 5 Views | Leave a response
ROMA, 25 APRILE ’12 – Il senatore Marcello Dell’Utri è stato il mediatore in quell’accordo di protezione stipulato tra Berlusconi e la Mafia. L’ex premier avrebbe consegnato “cospicue somme” di denaro a Dell’Utri il quale le avrebbe consegnate a sua volta alla criminalità organizzata per la sicurezza di Berlusconi e della sua famiglia. E’ quanto si legge nelle motivazioni della Cassazione depositate ieri della sentenza che ha annullato con rinvio la condanna per concorso esterno al senatore. Nelle 146 pagine di sentenza, sono state valutate in particolare dai giudici della corte d’Appello di Palermo, le “convergenti dichiarazioni di più collaboratori sul tema dell’assunzione, per il tramite di Dell’Utri, di Mangano ad Arcore, come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa Nostra”. E’ stata anche provata la “non gratuità dell’accordo protettivo, in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore della mafia”.
Anche l’assunzione del mafioso ‘Stalliere’ Mangano alla villa di Arcore secondo la Suprema Corte sarebbe riconducibile “a un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia tramite Dell’Utri, artefice di quella assunzione anche grazie all’impegno specifico profuso da Cinà. Silvio Berlusconi pagò Cosa Nostra, per assicurare la sua protezione e quella dei suoi cari, in base ad un intento originato da uno stato di necessità per l’imprenditore”. Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni che riaprono il processo d’appello per Marcello Dell’Utri. La Cassazione spiega che l’accordo con il sodalizio mafioso era “volto a garantire la libertà di movimento e di iniziativa a Berlusconi e il vantaggio economico personale e del gruppo, per Cosa Nostra”. Ora dunque si attende il processo d’appello-bis per concorso esterno, reato contestato al senatore Dell’Utri, che sarà celebrato sempre al Tribunale di Palermo e che potrebbe a questo punto non cadere in prescrizione. E’ quanto dicono i supremi giudici della Cassazione nelle motivazioni della sentenza 15727. Secondo la Cassazione, infatti, si potrebbe applicare “il regime della prescrizione antecedente alla riforma del 2005 che valorizza il reato continuato”, in questo modo i termini della prescrizione cambierebbero per Dell’Utri e la prescrizione non cadrebbe nel 2014.
D: Cosa si intende per prescrizione?
D: Quali sono le modifiche del 2005 cui si fa riferimento?
R: Prima della riforma del 2005 (legge n. 251/2005) la prescrizione era calcolata in maniera diversa. Il vecchio art. 157 del codice penale stabiliva il tempo necessario alla prescrizione in 20, 15, 5, 3 o 2 anni a seconda della pena stabilita dalla legge e della natura del reato (delitto o contravvenzione).
La modifica legislativa è intervenuta anche sulla decorrenza del termine della prescrizione (art. 158 c.p.) Prima della modifica nel caso di reato continuato (cui si riferisce il caso di dell’Utri) la decorrenza avveniva dal giorno in cui era cessata la continuazione, ora invece a seguito della modifica la decorrenza della prescrizione per il reato consumato avviene dal giorno della consumazione (prescindendo dal fatto che il reato sia stato contestato in continuazione). In altri termini il tempo necessario a prescrivere deve essere calcolato per ogni singolo reato con un autonomo calcolo.
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 art. 157