Source: https://studiolegaleramelli.it/2017/12/23/bancarotta-fraudolenta-patrimoniale-per-la-condanna-dellextraneus-e-sufficiente-la-prova-del-suo-apporto-causale-e-volontario-alla-depauperazione-del-patrimonio-sociale/
Timestamp: 2019-10-14 15:53:31+00:00

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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: per la condanna dell’extraneus è sufficiente la prova del suo apporto causale e volontario alla depauperazione del patrimonio sociale. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Con la sentenza n. 54291/2017 la Corte di Cassazione si è pronunciata in materia di bancarotta fraudolenta patrimoniale, relativamente alla responsabilità per concorso ascrivibile al soggetto c.d. extraneus, concorrente nel reato commesso dall’amministratore di diritto.
La sentenza è particolarmente interessante per diffusa trattazione che il Supremo collegio svolge in tema di elemento psicologico del reato.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’imputato avrebbe, in concorso con l’amministratore della società fallita, distratto, occultato, o dissipato in tutto o in parte i beni sociali, trasferendo il valore dell’azienda ad una cooperativa a responsabilità limitata, della quale era legale rappresentante.
Il trasferimento era stato formalmente previsto dietro pagamento di un corrispettivo (pari a 194.350,00 Euro), rimasto non onorato. Per tali motivi la Procura di Milano a seguito del fallimento della società ha elevato imputazione a carico dell’extraneus di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale nei confronti del prevenuto.
La difesa dell’imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Milano, che ha confermato la condanna inflitta in primo grado dal Tribunale di Milano, deducendo la contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata, in punto di valutazione dell’apporto concorsuale del ricorrente alla condotta tipica dell’amministratore.
Per lo scrutinio di legittimità è stato sostenuto che l’extraneus non poteva rispondere del delitto di bancarotta contestato per il quale era stata affermata la penale responsabilità con le pronunce di merito trattandosi di reato proprio, ascrivibile perciò ad un amministratore o ad alle altre categorie di soggetti indicate nella L. Fall., artt. 216 e 223.
Si è sostenuto dunque che l’imputato non sarebbe stato consapevole né del dissesto, né, tanto meno, delle istanze di fallimento, indice inequivoco dello stato di decozione della persona giuridica.
La Suprema Corte, prima di pronunciarsi nel merito e rigettare il ricorso, si sofferma sui principali arresti giurisprudenziali (citati anche dalla difesa nel ricorso) in materia di concorso dell’extraneus nel reato di bancarotta, per poi concentrarsi su quella giurisprudenza ritenuta degna di rilievo ai fini della decisione.
In particolare, la corte regolatrice, sul punto di diritto, ha statuito quanto segue:“Ad avviso del collegio, che ritiene di prestare piena adesione ai principi affermati nella motivazione della sentenza De Cuppis, facendone proprie le relative argomentazioni, non ha dunque fondamento la tesi secondo cui il concorrente extraneus dovrebbe rispondere del delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale solo laddove sia consapevole dello stato di dissesto in cui versa la società (consapevolezza che, paradossalmente, non si richiederebbe invece all’amministratore intraneo). Ergo, per ascrivere all’odierno imputato il reato a lui contestato in rubrica è sufficiente prendere atto di un suo apporto causale e volontario ad una condotta comunque depauperativa del patrimonio della (OMISSIS) s.r.l..
Nella fattispecie in esame, peraltro, i giudici di merito hanno adeguatamente chiarito come il B. si fosse di certo reso ben conto delle condizioni in cui versava la società suddetta”.
Per quanto concerne la giurisprudenza richiamata, la Corte si richiama all’orientamento della sentenza De Cuppis (Cass., Sez. 5, n. 14045 del 22/03/2016), la cui motivazione viene riportata nella sentenza ora in esame: “va (…) ribadito come questa Corte abbia costantemente escluso la prospettiva del dissesto dall’oggetto del dolo dei reati di bancarotta, individuando quest’ultimo come limitato, quanto in particolare al reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, alla consapevolezza di dare a beni della fallita una destinazione diversa da quella dovuta secondo la funzionalità dell’impresa, privando quest’ultima di risorse e di garanzie per i creditori (…). Non significativo in senso contrario è il richiamo da parte di Sez. 5^, n. 47502 del 24/09/2012, Corvetta e altri, Rv 253493 a talune pronunce (…) per le quali il dolo del reato di bancarotta per distrazione si risolve nella consapevolezza di sottrarre beni all’esecuzione concorsuale e di determinare un depauperamento del patrimonio in danno dei creditori. Tale assunto corrisponde infatti, puntualmente, alla descritta natura dell’atto introduttivo della procedura concorsuale, quale elemento orientativo dell’offesa di pericolo, tipica del reato di bancarotta fraudolenta, verso il possibile pregiudizio per le ragioni dei creditori nell’eventualità che tale procedura venga instaurata; e, ben lungi dall’introdurre il dissesto nell’oggetto del dolo, ne mantiene il contenuto nei limiti del distacco dei beni distratti dal patrimonio dell’imprenditore e della previsione delle conseguenze pregiudizievoli ad esso strettamente inerenti nella prospettiva dell’ipotetico concorso dei creditori (…). Una volta chiarita l’estraneità del dissesto, in quanto elemento non qualificabile come costitutivo del reato di bancarotta patrimoniale, all’oggetto del dolo caratteristico di detto reato, non vi sono ragioni, in aderenza alle regole generali sul concorso di persone nel reato, perchè a tale oggetto debba essere attribuito contenuto diverso e più ampio, per la posizione del concorrente estraneo, rispetto a quello che è richiesto all’amministratore della società. Ed in tal senso è una reiterata affermazione giurisprudenziale (…), per la quale il dolo dell’extraneus si risolve nella consapevolezza di concorrere nella sottrazione dei beni alla funzione di garanzia delle ragioni dei creditori per scopi diversi da quelli inerenti all’attività di impresa, immediatamente percepibile dal concorrente esterno, così come dall’imprenditore con il quale lo stesso concorre, come produttivo del pericolo per l’effettività di tale garanzia nell’eventualità di una procedura concorsuale, a prescindere dalla conoscenza della condizione di insolvenza“.
Giurisprudenza rilevante in materia di concorso esterno in bancarotta patrimoniale.
Cassazione penale, sez. VI, 04/10/2016, n. 46645.
È configurabile il concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale per l’amministratore della Srl che beneficia dell’attività distrattiva messa in atto dall’amministratore unico di una Spa, il quale aveva fatto confluire, senza ricevere corrispettivo, i beni della Spa da lui gestita quale amministratore unico, condannato per bancarotta per distrazione in un altro processo. Lo afferma la Cassazione per la quale, per il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta per distrazione “il ruolo dell’extraneus nel reato proprio dell’amministratore consiste nella volontarietà della propria condotta di apporto a quella dell’intraneus, con la consapevolezza che essa determina un depauperamento del patrimonio sociale ai danni del creditore”, mentre non è richiesta la specifica conoscenza del dissesto della società.
Cassazione penale, sez. V, 23/06/2016, n. 42572.
Risponde di concorso esterno in bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione il cessionario della società fallita, unitamente al consulente che sovrintende alla conclusione dei relativi contratti, laddove sia provato il contributo apportato all’operazione fittizia. La Cassazione ribadisce questo principio sottolineando la valenza dell’apporto causale del c.d. extraneus. Per la Corte, “il soggetto esterno alla società, può concorrere nel reato proprio, mediante condotta agevolativa di quella del cd. intraneus, nella consapevolezza della funzione di supporto alla “distrazione”, intesa quest’ultima come sottrazione dal patrimonio sociale e suo depauperamento ai danni della classe creditoria, in caso di fallimento”.
Cassazione penale, sez. V, 23/05/2016, n. 33306.
In tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale societaria per distrazione, integra l’ipotesi di concorso dell'”extraneus” nel reato di cui all’art. 223, comma secondo, n. 1, L. fall. la condotta del socio e procuratore speciale della società fallita che abbia contribuito alla cessione, materialmente posta in essere dall’amministratore, del patrimonio immobiliare della società in decozione ad altra società della quale egli stesso era socio-amministratore, senza che sia stato poi effettivamente pagato il prezzo pattuito.
Cassazione penale, sez. V, 10/12/2015, n. 8349.
È configurabile il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte di persona estranea al fallimento, qualora la condotta realizzata in concorso col fallito sia stata efficiente per la produzione dell’evento, e il terzo extraneus abbia agito con la consapevolezza e la volontà di aiutare l’imprenditore in dissesto nei suoi progetti distrattivi volti a frustrare le ragioni dei creditori.
Cassazione penale, sez. V, 06/11/2015, n. 8276.
Concorre in qualità di extraneus nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale il legale o il consulente contabile che, consapevole dei propositi distrattivi dell’imprenditore o dell’amministratore di una società in dissesto, fornisca a questi consigli o suggerimenti sui mezzi giuridici idonei a sottrarre i beni ai creditori o lo assista nella conclusione dei relativi negozi, ovvero ancora svolga un’attività diretta a garantire l’impunità o a rafforzare, con il proprio ausilio e con le proprie preventive assicurazioni, l’altrui progetto delittuoso. (Nella specie, l’imputato, quale consulente incaricato della tenuta della contabilità di varie società fallite, aveva consapevolmente partecipato alla realizzazione di numerose manipolazioni delle scritture contabili al fine di occultare la distrazione di ingenti somme di denaro).
Cassazione penale, sez. V, 04/07/2014, n. 41055.
In tema di bancarotta fraudolenta impropria, nell’ipotesi del fallimento causato da operazioni dolose, il concorso dell’”extraneus” – istigatore e beneficiario delle operazioni – è configurabile quando questi è consapevole del rischio che le suddette operazioni determinano per le ragioni dei creditori della società, non essendo, invece, necessario che egli abbia voluto causare un danno ai creditori medesimi. (Fattispecie relativa a condotta dolosa consistita nella emissione di fatture per operazioni inesistenti nel quadro di attività riconducibili al sistema cd. delle “truffe intracomunitarie dell’i.v.a.”, o anche “truffe carosello”).
Cassazione penale, sez. V, 12/11/2013, n. 1706.
In tema di concorso in bancarotta fraudolenta documentale, il dolo dell'”extraneus” nel reato proprio dell’amministratore consiste nella volontarietà della propria condotta di sostegno a quella dell'”intraneus”, con la consapevolezza che essa determina un depauperamento del patrimonio sociale ai danni del creditore, non essendo, invece, richiesta la specifica conoscenza del dissesto della società.
Giurisprudenza recente in materia di bancarotta fraudolenta.
Bancarotta fraudolenta documentale: responsabile l’amministratore di diritto... Sequestro preventivo, confisca e tutela del terzo in buona fede nel reato di...

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