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Timestamp: 2020-08-12 10:24:06+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23705 del 10/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23705 del 10/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/10/2017, (ud. 19/07/2017, dep.10/10/2017), n. 23705
sul ricorso 11793-2014 proposto da:
V.M., G.F.R.;
avverso la sentenza n. 515/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
che con la sentenza impugnata la Corte di appello di Genova ha confermato la decisione del giudice di primo grado che aveva accolto la domanda proposta da V.M. e G.F.R., docenti non di ruolo incaricati di supplenze in forza di consecutivi contratti a tempo determinato, volta al riconoscimento del diritto dei predetti alla progressione stipendiale in relazione al servizio prestato in forza di tali contratti;
che per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla base di tre motivi;
che i predetti docenti sono rimasti intimati;
Che con il primo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Osserva che la decisione del giudice di primo grado non si è fermata al riconoscimento delle differenze retributive ma ha accertato la sussistenza di un abuso del ricorso alla contrattazione a tempo determinato, e, pur respinta la domanda di conversione, ha accolto quella di risarcimento del danno, capi di condanna entrambi impugnati dal MIUR;
con il secondo motivo deduce contraddittorietà della motivazione per le ragioni addotte sub 1, in relazione al travisamento del contenuto della decisione di primo grado;
che con il terzo motivo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6come modificato dal D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18 convertito nella L. n. 106 del 2011 e della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4 nonchè della direttiva 99/70/CE, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deducendo che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alle supplenze aveva trovato giustificazione in ragioni oggettive e osservando che il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile al docente di ruolo, sia per il mancato superamento del pubblico concorso, sia perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente;
che i motivi sub 1 e 2, da trattare unitariamente in ragione dell’intima connessione, difettano della necessaria specificità, poichè le deduzioni non sono corredate da adeguato supporto in termini di allegazione documentale a mente dell’art. 369 c.p.c., n. 4 e specifica indicazione ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, nè, specificamente, risultano allegati nè riportati gli atti del giudizio di primo grado dai quali trarre l’esatta prospettazione dei termini della domanda e delle difese e della relativa decisione al riguardo, nè di tali atti è specificata la collocazione nel fascicolo processuale, mediante puntuale indicazione della loro ubicazione (rif. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 10605 del 30/04/2010, Rv. 612776 n. 12664 del 20/07/2012);
che in relazione al secondo difetta anche la formulazione in termini conformi al tenore del novellato art. 360 c.p.c., n. 5;
che il terzo motivo non è fondato, osservandosi, in conformità con Cass. n. 22558/2016; Cass. n. 27387/2016; Cass. n. 165/2017; Cass. n. 290/2017, (alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise), che il Ministero ricorrente sovrappone e confonde il principio di non discriminazione, previsto dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (concluso il 18 marzo 1999 fra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale – CES, CEEP e UNICE – e recepito dalla Direttiva 99/70/CE), con il divieto di abusare della reiterazione del contratto a termine, oggetto della disciplina dettata dalla clausola 5 dello stesso Accordo, laddove i due piani debbono, invece, essere tenuti distinti, essendo il primo principio teso a migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il rispetto del principio di non discriminazione e il divieto a creare un quadro normativo per la prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato;
che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va complessivamente rigettato con ordinanza;
che nessun provvedimento deve essere adottato riguardo alle spese del giudizio di legittimità, in mancanza di svolgimento di attività difensiva ad opera di parte intimata;

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 9
 art. 4
 Cass. Sez. 
 Sentenza 
 art. 360
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass.