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Timestamp: 2018-11-15 04:15:27+00:00

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 30 maggio 2014, n. 12265. Il danno non patrimoniale e' categoria generale non suscettiva di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate e l'interpretazione costituzionale dell'articolo 2059 c.c., rimane soddisfatta dalla tutela risarcitoria di specifici valori della persona presidiati da diritti inviolabili secondo Costituzione. Ai fini della liquidazione del danno patrimoniale futuro derivante dalla perdita degli alimenti che il figlio avrebbe potuto erogare in favore dei genitori o del genitore superstite, questi devono provare che, sulla base delle circostanze attuali, secondo criteri non ipotetici, ma ragionevolmente probabilistici, essi avrebbero avuto bisogno di tale prestazione alimentare; allo stesso modo, va provato il verosimile contributo del figlio ai bisogni della famiglia, ove dedotto per il futuro - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 30 maggio 2014, n. 12265. Il danno non patrimoniale e’ categoria generale non suscettiva di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate e l’interpretazione costituzionale dell’articolo 2059 c.c., rimane soddisfatta dalla tutela risarcitoria di specifici valori della persona presidiati da diritti inviolabili secondo Costituzione. Ai fini della liquidazione del danno patrimoniale futuro derivante dalla perdita degli alimenti che il figlio avrebbe potuto erogare in favore dei genitori o del genitore superstite, questi devono provare che, sulla base delle circostanze attuali, secondo criteri non ipotetici, ma ragionevolmente probabilistici, essi avrebbero avuto bisogno di tale prestazione alimentare; allo stesso modo, va provato il verosimile contributo del figlio ai bisogni della famiglia, ove dedotto per il futuro
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Questa Corte ha affermato che “la procura alle liti apposta su foglio materialmente congiunto all’atto introduttivo e’ valida, avendo la Legge n. 141 del 1997, articolo 1, che ha modificato l’articolo 83 c.p.c., comma 3, parificato tale procura a quella in calce, la quale, come quella a margine, e’ sempre speciale, riferendosi comunque al processo cui accede, non rilevando la diversita’ dei caratteri a stampa dei due atti, ne’ altri requisiti di forma nessuno dei quali e’ prescritto a pena di nullita’”. (Cass. Sentenza n. 23777 del 14/11/2011; v. tra le tante anche Cass. N. 9670 del 2003, N. 12558 del 2003, N. 6070 del 2005, N. 15692 del 2009).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-06-09T14:09:41+00:009 giugno 2014|Cassazione civile 2014, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Illecito aquiliano (o extracontrattuale), Sentenze - Ordinanze|0 Commenti

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