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Timestamp: 2017-08-22 11:11:01+00:00

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﻿ COMMISSIONE TRIBUTARIA Regionale di Roma - Sentenza n. 5123 sez. 38 del 1° ottobre 2015 - L'esenzione dal pagamento dell'Ici prevista per gli immobili utilizzati esclusivamente ai fini assistenziali non si estende alle aree fabbricabili; detta esenzione, infatti, riguarda i soli immobili e non può essere applicata alle ipotesi diverse da quelle tipiche e tassativamente indicate, in quanto norma di agevolazione fiscale non passibile di interpretazione estensiva - Studio Cerbone
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COMMISSIONE TRIBUTARIA Regionale di Roma – Sentenza n. 5123 sez. 38 del 1° ottobre 2015
ICI – ESENZIONE – IMMOBILI – UTILIZZO A ESCLUSIVO FINE ASSISTENZIALE – AREE FABBRICABILI – ESCLUSIONE
Con atto notificato in data 19.11.2013, Roma Capitale proponeva impugnazione avverso la sentenza n. 189/62/13 in data 9.4.2013 con la quale la Commissione Tributaria Provinciale di Roma aveva accolto il ricorso proposto dall’Istituto P.F. di M. detti M. delle scuole avverso l’avviso di accertamento emesso dal Comune di Roma, per Euro 41.356,84, a titolo di imposta ICI per l’anno 2004 non versata, oltre sanzioni e interessi, con riferimento ad un terreno di mq 58.167, sito in piazzale (omissis) ritenuto dall’Istituto soggetto ad esenzione ai sensi dell’art. 7 co. 1 lett. i) D.Lgs. 504/1992, trattandosi di area pertinenziale rispetto al fabbricato sede dell’Istituto, e quindi destinato esclusivamente allo svolgimento di attività religioso-culturali nonché assistenziali proprie dell’Ente.
Eccepiva l’appellante Roma Capitale (già Comune di Roma) l’illegittimità della sentenza per errata interpretazione della normativa di riferimento che, introducendo agevolazioni fiscali a favore di determinate categorie di soggetti, doveva ritenersi di stretta interpretazione, e quindi non soggetta né ad applicazione analogica né ad interpretazione estensiva. Eccepiva l’illegittimità della sentenza per omesso riferimento agli obblighi dichiarativi e all’atto di condono edilizio, rilevando che la parte contribuente aveva omesso di indicare la natura pertinenziale del terreno, rispetto al fabbricato sede dell’Istituto, sia nella dichiarazione ICI del 1993 sia in quella del 2001, con la conseguenza che il terreno doveva ritenersi area fabbricabile. Faceva poi presente che l’Ente aveva presentato nel marzo 2006 un progetto di costruzione sul terreno di un edificio con destinazione uffici, come emergeva dall’atto unilaterale di obbligo edilizio del 29.3.2006, con il quale l’Ente si era obbligato a vincolare irrevocabilmente e definitivamente il terreno di sua proprietà di mq. 58.167 a servizio della progettata costruzione. Concludeva chiedendo pertanto che in riforma della impugnata sentenza venisse dichiarata la legittimità dell’avviso di accertamento ICI, con condanna della parte appellata al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.
In data 15 gennaio 2014 si costituiva l’istituto il quale eccepiva il vizio dell’appello del Comune in quanto notificato in busta chiusa; nel merito, si riportava alla relazione tecnica giurata Arc. R.R., prodotta in primo grado, nella quale risultava descritto e documentato da rilevazioni planimetriche e fotografiche che il terreno su cui insiste la C.G. dei F.M. rappresenta un unico compendio immobiliare costituito da edifici e area circostanze di pertinenza esclusiva ed inequivocabile.
Faceva infine presente che nel 1964 l’UTE di Roma aveva provveduto all’accertamento e al classamento del complesso immobiliare aggiungendo alla consistenza degli edifici un ulteriore 10% forfetario per dipendenze esclusive: giardini, terrazze e corte, riconoscendo il terreno in questione come pertinenza propria del fabbricato principale.
Concludeva chiedendo pertanto il rigetto dell’appello proposto con condanna dell’Amministrazione Comunale al pagamento delle spese.
Preliminarmente deve essere respinta l’eccezione di nullità dell’appello per vizio di notifica perché effettuata in plico raccomando senza busta, sollevata dall’istituto, atteso che nel processo tributario la spedizione a mezzo posta in busta chiusa, anziché in plico senza busta come previsto dall’art. 20 del D.Lgs. n. 546 del 1992, costituisce una mera irregolarità se il contenuto della busta e la riferibilità alla parte non siano contestati, come nella caso in esame.
Nel merito, l’appello dell’Ufficio è fondato.
L’art. 7 comma lett. i) del D.Lgs. n. 504/1992 prevede, fra i casi di esenzione dell’imposta ICI, l’ipotesi di “immobili” utilizzati dai soggetti di cui all’art. 87 comma 1 lettera c) del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. n. 917/1986, “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive nonché delle attività di cui all’art. 16 lettera a) della legge 20 maggio 1985 n. 220”.
Come chiarito dalla Corte di Cassazione, la norma di esenzione, in quanto norma di agevolazione fiscale, è di stretta interpretazione e non può essere applicata al di fuori delle ipotesi tipiche e tassative in essa indicate (v. Cass. n. 5570/2011); ora la norma di esenzione riguarda esclusivamente gli immobili e non può essere applicata anche alle aree fabbricabili.
Né detta area, per una considerevole estensione, può essere considerata area circostante al terreno in cui insiste la C.G. dei F.M. di “pertinenza” esclusiva ed inequivocabile del fabbricato.
Ai sensi dell’art. 2 della normativa ICI per “fabbricato si intende l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano, considerandosi parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza”, mentre per “area fabbricabile di intende l’area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi ovvero in base alle possibilità effettive di edificazione determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità”.
Pertanto, un’area può essere considerata pertinenza del fabbricato solo nel caso in cui venga indicata dal soggetto passivo di imposta nella dichiarazione ICI iniziale o nella denuncia di variazione annuale; nel caso in esame, come emerge dalla documentazione prodotta dall’Ufficio, l’Istituto non ha indicato il terreno, oggetto dell’avviso di accertamento, quale pertinenza nella dichiarazione ICI del 1993 e in quella del 2001.
Del resto, anche ai fini ICI occorre fare riferimento alla nozione di pertinenza così come contemplata dal legislatore dall’art. 817 c.c., secondo cui occorre l’elemento oggettivo, consistente nel rapporto funzionale corrente tra il bene principale e la relativa pertinenza, e l’elemento soggettivo consistente nella volontà effettiva da parte del proprietario di porre in modo durevole la pertinenza in rapporto di complementarietà o di strumentalità funzionale con l’immobile principale. E come affermato dalla S.C. (v. sent. n. 25127 del 2009), ai fini della qualificazione di un’area come pertinenza di un fabbricato non è sufficiente ai sensi dell’art. 817 c.c. un mero collegamento strumentale tra i beni, facilmente rimuovibile in ogni tempo, ma è necessario che intervenga una oggettiva e funzionale modificazione dello stato dei luoghi, che sterilizzi in concreto e stabilmente lo “ius aedificandi”.
Nella fattispecie in esame, si rileva che l’Istituto aveva presentato al Comune di Roma nel gennaio 2004 un progetto per la costruzione sul terreno di un edificio con destinazione uffici e l’Ente si era obbligato a vincolare irrevocabilmente e definitivamente il terreno in parola a servizio di tale progettata costruzione; risulta così smentita la natura pertinenziale del terreno rispetto al fabbricato sede dell’Istituto.
In ragione della natura e particolarità della controversia, si ravvisano i presupposti per la compensazione fra le parti delle spese di giudizio.
Accoglie l’appello proposto e compensa le spese.
CORTE CASSAZIONE n. 27503 del 30 dicembre 2014
Consorzi di bonifica la Commissione Tributaria sta
COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE Roma – Sent

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