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Timestamp: 2019-11-12 19:22:37+00:00

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martedì, 28 Febbraio 2017 giovedì, 8 Marzo 2018 StudioPampalone	Cassazione, Compenso amministratore, Contabilità condominiale
La prova del compenso dell’amministratore deve essere fornita anche mediante l’esibizione della contabilità condominiale.
La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 3892 del 14 febbraio 2017, puntualizza alcuni principi in materia di amministrazione condominiale e di retribuzione dell’amministratore di condominio.
In particolare sottolinea che la contabilità condominiale deve essere tenuta in modo preciso e regolare.
sentenza 14 febbraio 2017, n. 3892
L’ing. T.S. propone ricorso per cassazione, articolato in quattro motivi, nei confronti del condominio “(omissis)” di Roma, avverso la sentenza n. 4499/2011 della Corte d’Appello di Roma, pubblicata il 26 ottobre 2011, con la quale in riforma della sentenza di primo grado, sono state respinte le contrapposte domande di condanna ed interamente compensate le spese di lite tra le parti.
Il condominio resiste con contro ricorso.
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denunzia la contraddittorietà ed insufficienza della motivazione in relazione all’art. 360 n. 5) codice di rito, censurando la sentenza impugnata per aver erroneamente ritenuto che la mancata prova del proprio compenso derivasse dall’omessa redazione dei rendiconti da parte dello stesso ricorrente, deducendo di aver depositato agli atti di causa, seppur tardivamente, tutta la documentazione contabile, compreso il giornale di cassa completo.
Con il secondo motivo si denunzia carenza motivazionale ex art. 360 n. 5) cpc per l’omessa valutazione, nella sentenza impugnata, della mancata contestazione da parte del Condominio dell’esistenza del debito nei confronti dell’amministratore, nonché delle risultanze delle due consulenze tecniche espletate nel giudizio di primo grado, che avevano rilevato l’esistenza di un credito del T. di Lire 16.348.432.
Con il terzo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 n.3) codice di rito, per aver omesso di rilevare che, a fronte della prova, fornita dall’amministratore, della fonte del proprio credito, il condominio non aveva adempiuto all’onere di provare il fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’adempimento.
Con il quarto motivo, si denunzia la violazione di legge in relazione alla data di decorrenza degli interessi legali per il proprio credito, nonché ai criteri di regolazione delle spese di lite.
In particolare, non è controversa la mancanza di una contabilità regolare che registrasse cronologicamente le operazioni riguardanti la vita del condominio e che quindi consentisse la verifica dei documenti e dunque la giustificazione delle entrate ed uscite della gestione dell’ente condominiale, né risulta che sia mai stata adottata, negli anni in contestazione, la delibera di approvazione del rendiconto dell’amministratore da parte dell’assemblea dei condomini ex art. 1130 c.c..
Non è inoltre pertinente il riferimento del ricorrente al principio secondo il quale, in sede di responsabilità contrattuale, il creditore deve soltanto provare la fonte dell’obbligazione, limitandosi ad allegare l’inadempimento della controparte, atteso che in materia di condominio, sulla base della disposizione dell’art. 1130 c.c., il credito dell’amministratore, come del resto ogni posta passiva, deve risultare dal rendiconto (redatto secondo il principio della specificità delle partite ex artt. 263 e 264 cpc) approvato dall’assemblea, sulla base di una regolare tenuta della contabilità, sì da rendere intellegibili ai condomini le voci di entrata e di spesa e di valutare in modo consapevole l’operato dell’amministratore.
Condanna il ricorrente alla refusione delle spese del presente giudizio, che liquida in 2.400,00 Euro, di cui 200,00 Euro per rimborso spese vive, oltre a rimborso forfettario spese generali in misura del 15% ed accessori di legge
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