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Timestamp: 2019-07-18 03:06:54+00:00

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08 | aprile | 2016 | Cesynt Advanced Solutions
Cnf: la conferma del Consiglio di Stato alla multa milionaria e le reazioni dell’avvocatura
La convalida della decisione dell’Antitrust sulla condotta restrittiva della concorrenza scatena la dura risposta degli avvocati. In allegato il testo della sentenza
La limitazione dell’utilizzo dei canali di diffusione delle informazioni, come la piattaforma “Amica Card”, e la reintroduzione dei vincoli dei minimi tariffari rappresentano condotte finalizzate a restringere l’autonomia degli avvocati e risultano chiaramente “anticoncorrenziali”. E’ questo in sintesi quanto affermato dal Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1164/2016 depositata il 22 marzo scorso, mettendo la parola fine sulla vicenda della multa al Consiglio Nazionale Forense e confermando la sanzione di quasi un milione di euro inflitta dall’Antitrust per intesa restrittiva della concorrenza.
Il caso risale all’ottobre del 2014 quando l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) inflisse, con provvedimento n. 25154 del 22 ottobre 2014 al Consiglio Nazionale Forense una sanzione di 912.536,40 euro per aver dato vita ad una intesa restrittiva della concorrenza, adottando due decisioni limitatrici dell’autonomia dei professionisti rispetto alla determinazione del proprio comportamento economico sul mercato, in violazione dell’art. 101 TFUE. Le due decisioni “incriminate” erano il parere n. 48/2012, volto a limitare l’utilizzo della piattaforma “Amica Card”, e la circolare n. 22-C/2006 reintroduttiva della vincolatività dei minimi tariffari.
Il provvedimento dell’Agcm veniva impugnato dal Cnf di fronte al Tar del Lazio, il quale nel luglio del 2015 (cfr., sentenza n. 8778/2015) annullava la sanzione nella parte in cui qualificava come illecita l’adozione della circolare n. 22-C/2006, con conseguente obbligo dell’Authority di rideterminare la sanzione.
La sentenza del giudice amministrativo veniva impugnata dinanzi al supremo consesso sia da parte dell’Agcm che da parte del Cnf.
Da quest’ultimo però senza successo, perché il Consiglio di Stato con la sentenza in commento ha respinto il ricorso dell’avvocatura e accolto quello dell’Antitrust ripristinando di fatto la multa milionaria.
Una delle principali motivazioni del ricorso presentato dal Cnf riguardava la natura stessa dell’organo, giacché trattandosi di un ente pubblico non economico non potrebbe essere qualificato come “associazione di imprese”, per cui l’Agcm avrebbe dovuto agire nel rispetto delle procedure previste dall’art. 21-bis della l. n. 287/1990 (Norme per la tutela della concorrenza e del mercato).
Ma le tesi del Cnf non fanno breccia presso i giudici di palazzo Spada.
Il collegio infatti – preliminarmente sottolineando come sia dirimente definire la natura del Consiglio, dato che l’art. 101 TFUE trova applicazione sia nel caso in cui si abbia a che fare con un’impresa o un’associazione di imprese che assume una decisione, mentre la l. n. 287/1990 (art. 21-bis) presuppone la Continua a leggere →

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