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Timestamp: 2020-06-07 06:30:22+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13147 del 25/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13147 del 25/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 25/05/2017, (ud. 16/02/2017, dep.25/05/2017), n. 13147
Dott. DELL�UTRI Marco – Consigliere –
sul ricorso 28940/2014 proposto da:
ASSOCIAZIONE IL DIFENSORE CIVICO in persona del suo legale
rappresentante pro tempore C.S.M., elettivamente
domiciliata in ROMA, PIAZZALE DELLE BELLE ARTI 3, presso lo studio
dell’avvocato STEFANO TRALDI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato GIANUARIO CARTA giusta procura speciale a
AZIENDA SANITARIA LOCALE N. (OMISSIS) DI LANUSEI nella persona del
proprio rappresentante pro tempore Dott. P.F.,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAOLA FALCONIERI, 100, presso
dall’avvocato GIUSEPPE MACCIOTTA giusta procura speciale a margine
AZIENDA SANITARIA LOCALE N. (OMISSIS) DI ORISTANO in persona del
Direttore Generale pro tempore Dott. M.M., elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA F AMENDOLA 8, presso lo studio
dell’avvocato MARIA ADELAIDE TARAS, rappresentata e difesa
dall’avvocato SALVATORE ANGELO MISCALI giusta procura speciale a
AZIENDA SANITARIA LOCALE (OMISSIS) CAGLIARI in persona del Direttore
Generale Dott. S.E.S., elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA MASSIMI 154, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI
CONTU, rappresentata e difesa dall’avvocato MATILDE MURA giusta
AZIENDA SANITARIA LOCALE N. (OMISSIS) DI NUORO nella persona del
proprio rappresentante pro tempore Dott. L.F.,
AZIENDA SANITARIA LOCALE N. (OMISSIS) DI OLBIA in persona del legale
rappresentata e difesa dall’avvocato MONICA MACCIOTTA giusta procura
REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA, AZIENDA SANITARIA LOCALE N.
(OMISSIS) DI SANLURI, AZIENDA SANITARIA LOCALE N. (OMISSIS) DI
CARBONIA, AZIENDA SANITARIA LOCALE N(OMISSIS) DI SASSARI;
avverso la sentenza n. 631/2013 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,
– con la sentenza qui impugnata, pubblicata il 7 ottobre 2013, la Corte d’Appello di Cagliari ha rigettato l’appello proposto dall’Associazione “Il Difensore Civico” Onlus avverso la sentenza del Tribunale di Cagliari pubblicata in data 9 aprile 2010. Questa aveva rigettato la domanda avanzata dalla stessa Associazione nei confronti della Regione Autonoma della Sardegna, originaria convenuta, nonchè nei confronti delle Aziende Sanitarie Locali n. (OMISSIS)di Sassari, n. (OMISSIS) di Olbia, n. (OMISSIS) di Nuoro, n. (OMISSIS) di Lanusei, n. (OMISSIS) di Oristano, n. (OMISSIS) di Sanluri, n. (OMISSIS) di Carbonia e n. (OMISSIS) dei Cagliari (chiamate in causa), per arricchimento senza causa conseguito, secondo l’attrice, all’attività di assistenza domiciliare integrata resa dopo la scadenza e la mancata proroga della convenzione del 30 dicembre 1998, per il periodo dal 31 luglio 2001 (data di cessazione della convenzione) al 31 ottobre 2001, per l’espletamento della quale sosteneva di aver affrontato dei costi dell’importo complessivo di Euro 673.694,71;
– la Corte d’appello ha confermato la decisione del primo giudice, secondo cui, essendo state rese le prestazioni di assistenza domiciliare integrata in totale mancanza di una convenzione con la Regione, ma non a vantaggio di quest’ultima, non sussistevano nei confronti dell’ente regionale i presupposti per l’azione ex art. 2041 c.c..; ha precisato che il riconoscimento dell’utilitas delle prestazioni in oggetto, non era stato fatto nè dalla Regione nè dalle Aziende Sanitarie Locali, nemmeno implicitamente; in particolare, ha accertato che soltanto tre Aziende (le ASL nn. (OMISSIS)) avevano richiesto, in data successiva alla scadenza della convenzione, delle prestazioni da parte dell’Associazione, ma ha ritenuto che queste richieste non integrassero di per sè un giudizio positivo dell’utilità delle prestazioni, “in termini di effettiva e concreta corrispondenza delle stesse alle esigenze del servizio pubblico” (pag. 15 della sentenza); ha aggiunto ulteriori ragioni di rigetto relative alla mancanza di prova sia dei costi sopportati dall’Associazione sia della spesa sostenuta per l’esecuzione delle singole prestazioni “asseritamente” eseguite (sui cui tempi e modalità di esecuzione ha ritenuto che non vi fosse neppure “specifica” prova: pag. 15 della sentenza), concludendo, come detto, per il rigetto del gravame, con condanna dell’appellante alle spese del grado;
– il ricorso è proposto dall’Associazione “Il Difensore civico” con un solo motivo;
– l’Azienda Sanitaria Locale n. (OMISSIS) di Olbia, n. (OMISSIS) di Oristano, n. (OMISSIS) di Cagliari, nonchè l’Azienda U.S.L. n. (OMISSIS) di Nuoro e n. (OMISSIS) di Lanusei, si difendono con distinti controricorsi;
– fissata la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi dall’art. 375 c.p.c., comma 2, il pubblico ministero non ha depositato conclusioni scritte; le Aziende U.S.L. da ultimo citate hanno depositato memorie.
– con l’unico motivo è dedotto “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 5”; la ricorrente sostiene che non si sarebbe tenuto conto del fatto che “la natura delle prestazioni non consentiva interruzioni del trattamento medico senza grave nocumento dei soggetti assistiti”, sicchè, a seguito della richiesta delle ASL, l’Associazione non sarebbe potuta non intervenire, sia per l’urgenza di alcuni interventi sia per la necessità di proseguire i trattamenti in atto;
il motivo non merita di essere accolto;
– in primo luogo, vi è violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, in quanto la ricorrente non indica specificamente i “fatti storici”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui essi risultino esistenti, il “come” e il “quando” tali fatti siano stati oggetto di discussione processuale tra le parti e la loro “decisività” (così Cass. S.U. n. 8053/14, che precisa che ” l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie”);
inoltre, ove il fatto del quale è denunciato l’omesso esame si assuma consistere nella natura delle prestazioni che sarebbero state rese in favore degli assistititi, astrattamente considerate, non vi è dubbio che si tratta di fatto tenuto presente dal giudice a quo (cui era nota la natura delle prestazioni oggetto della convenzione, sulla quale si sofferma espressamente alla pag. 14 della sentenza); già soltanto questa considerazione porta ad escludere che ricorra la fattispecie prevista dell’art. 360 c.p.c., n. 5;
– ancora, va evidenziato che i fatti che il giudice non avrebbe considerato – genericamente addotti nel sintetico e ben poco argomentato motivo di ricorso – non appaiono affatto decisivi avuto riguardo alla ratio decidendi della sentenza impugnata, in quanto non idonei a dimostrare il riconoscimento dell’utilitas da parte dell’ente regionale o delle singole Aziende sanitarie, che la Corte di merito ha ritenuto mancante nel caso di specie, avendo riguardo all’orientamento giurisprudenziale all’epoca prevalente, per il quale l’utilità o la necessità oggettiva della prestazione si sarebbero dovute distinguere dal requisito della valutazione positiva da parte della p.a. di detta utilità;
– quanto, poi, alla sopravvenuta sentenza a Sezioni Unite di questa Corte del 26 maggio 2015 n. 10798, va sottolineato come la ricorrente, con l’unico motivo di ricorso, non abbia denunciato il vizio di violazione di legge per avere il giudice preteso il requisito del riconoscimento dell’utilitas da parte dei legali rappresentanti degli enti pubblici; pur se questo riconoscimento è stato ritenuto non costituire requisito dell’azione di indebito arricchimento da parte delle Sezioni Unite, il corrispondente eventuale vizio della sentenza impugnata non potrebbe certo essere rilevato d’ufficio;
– comunque, la sentenza a Sezioni Unite ha imposto all’attore l’onere di provare il fatto oggettivo dell’arricchimento, facendo gravare sulla convenuta p.a. l’onere della prova “che l’arricchimento non fu voluto o non fu consapevole, e che si trattò, quindi, di un arricchimento “imposto”” (Cass. S.U. n. 10798/15 cit.);
– nel caso di specie, il giudice ha dato atto che la Regione Autonoma Sardegna non fu destinataria di alcuna prestazione da parte dell’Associazione e che di certo non volle alcun intervento successivo alla scadenza della convenzione: vi è l’accertamento esplicito che non vi fu arricchimento dell’ente territoriale, neppure sotto il profilo del risparmio di spesa, e che anzi vi era stata una comunicazione formale con la quale l’Associazione era stata avvertita della sospensione di ogni erogazione finanziaria in suo favore (cfr. pag. 12 della sentenza);
– il giudice ha inoltre precisato che soltanto tre Aziende Sanitarie fecero richiesta di prestazioni, lasciando così intendere che, in mancanza di richieste, non risultavano in atti nemmeno prestazioni in favore delle altre Aziende chiamate in causa;
peraltro, anche quanto alle richieste delle tre Aziende specificate in sentenza (ASL n. (OMISSIS)), il giudice, oltre ad averle valutate sotto il profilo del riconoscimento dell’utilitas, ha comunque ritenuto che non vi fosse prova nè dei tempi e delle modalità delle relative prestazioni nè della spesa sostenuta per farvi fronte (cfr. pag. 15 della sentenza);
– in sintesi, sono stati ritenuti non provati, o non completamente provati, non solo il fatto soggettivo del riconoscimento dell’utilitas da parte della p.a., ma anche i fatti oggettivi dell’arricchimento di quest’ultima e dell’impoverimento dell’Associazione qui ricorrente;
– per questa parte la sentenza non è stata nemmeno censurata;
– dato ciò e considerate le altre ragioni di inammissibilità su evidenziate, il ricorso va dichiarato inammissibile;
– le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, tenendo conto dell’attività difensiva svolta da ciascuna delle controricorrenti già costituite;
– va precisato che si procede a distinte liquidazioni per i controricorrenti assistiti da diversi procuratori speciali e ad unica liquidazione per le Aziende U.S.L. n. (OMISSIS), in quanto, pur avendo presentato distinti controricorsi, hanno identica posizione, difesa dallo stesso procuratore speciale con argomenti coincidenti (cfr. Cass. ord. n. 21320/12, secondo cui “In tema di compensi di avvocato, il criterio della parcella unica, che esclude la possibilità di moltiplicare le liquidazioni (salva la possibilità di aumento) in caso di difesa di più parti aventi identica posizione processuale (nella specie, tre controricorrenti difesi dal medesimo difensore, il quale aveva presentato tre distinti controricorsi di uguale contenuto), deve essere utilizzato anche dopo l’abrogazione delle tariffe professionali, tenuto conto che il D.M. 20 luglio 2012, n. 140, art. 4, comma 4, il quale ha dato attuazione al D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, art. 9, comma 2, convertito in L. 24 marzo 2012, n. 27, espressamente stabilisce che, in tale situazione, il compenso unico può essere aumentato fino al doppio”);
– non è ammissibile l'”atto di nuova costituzione in giudizio” depositato nell’interesse dell’Azienda per la Tutela della Salute (A.T.S.), in quanto nel giudizio di cassazione, il nuovo testo dell’art. 83 c.p.c., secondo il quale la procura speciale può essere apposta a margine od in calce anche di atti diversi dal ricorso o dal controricorso, si applica esclusivamente ai giudizi instaurati in primo grado dopo la data di entrata in vigore della L. n. 69 del 2009, art. 45 (4 luglio 2009), mentre per i procedimenti instaurati anteriormente a tale data, se la procura non viene rilasciata a margine od in calce al ricorso e al controricorso, si deve provvedere al suo conferimento mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, come previsto dall’art. 83, comma 2 (così Cass. ord. n. 7241/10 e Cass. n. 18323/14, tra le altre); il presente giudizio è stato instaurato in primo grado nel 2008, quindi l’A.T.S. avrebbe dovuto rilasciare la procura speciale per atto pubblico o scrittura privata autenticata; non essendo valida la procura autenticata dal difensore in calce all’atto di costituzione, questo è, come detto, inammissibile;
– sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida come segue:
– in Euro 11.600,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge, in favore della Azienda U.S.L. n. (OMISSIS) di Nuoro e dell’Azienda U.S.L. n. (OMISSIS) di Lanusei, in solido tra loro;
– in Euro 6.000,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge, per ciascuno, in favore dell’Azienda Sanitaria Locale n. (OMISSIS) di Olbia, dell’Azienda Sanitaria Locale n. (OMISSIS) di Oristano e dell’Azienda Sanitaria Locale n. 8 di Cagliari.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Cassazione, il 16 febbraio 2017.

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 art. 2041
 art. 369
 Cass. 
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 Cass. 
 art. 4
 art. 9
 art. 45
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13