Source: http://www.laleggepertutti.it/123080_opposizione-a-decreto-ingiuntivo-la-chiamata-del-terzo
Timestamp: 2017-02-19 14:16:26+00:00

Document:
Opposizione a decreto ingiuntivo: la chiamata del terzo
Lo sai che? Pubblicato il 6 giugno 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Opposizione a decreto ingiuntivo: la chiamata del terzo L’AUTORE: Redazione
LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DELLA REDAZIONE > Lo sai che? Pubblicato il 6 giugno 2016 RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO
Quando va fatta la chiamata in causa del terzo nel caso di opposizione all’ingiunzione di pagamento? In caso di opposizione a decreto ingiuntivo, la chiamata in causa del terzo avanzata dall’opponente non va fatta né autonomamente (con la citazione diretta già contenuta nell’atto di opposizione), né attendendo la prima udienza: al contrario, la richiesta di autorizzazione va presentata al giudice con lo stesso atto di opposizione, e quindi entro i 40 giorni dalla notifica del decreto. Diversamente la chiamata in causa decade d’ufficio per nullità insanabile. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Palermo con una recente sentenza [1].
Secondo la Corte, l’opponente a decreto ingiuntivo che intende chiamare in causa un terzo non può direttamente citarlo per la prima udienza, ma deve chiedere al giudice, nell’atto di opposizione, di essere autorizzato a farlo. In caso contrario scatta la decadenza che può essere rilevata d’ufficio e che non può essere sanata neanche dalla costituzione del terzo chiamato.
In sintesi, affinché la chiamata in causa del terzo sia valida, essa non può essere fatta autonomamente, ma è sempre necessaria l’autorizzazione del giudice: autorizzazione, però, che va chiesta con lo stesso atto di opposizione.
La conseguenza non è la nullità dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo, ma solo della chiamata in causa del terzo.
[1] C. App. Palermo sent. n. 479/2016.
La Corte d’Appello di Palermo, Seconda Sezione Civile, composta da:
1) Antonio Novara Presidente
2) Daniela Pellingra Consigliere
3) Giuseppe Lupo Consigliere rel.
nella causa civile iscritta al n. 2664/2010 r.g., promossa in grado di appello
F.L., nata (…),
rappresentata e difesa dall’Avv. D.A.;
B.A., nata (…)
B.G., nato (…), (…);
B.F., nato (…), nella qualità di procuratore di B.D., nato (…),
B.G., nato (…), rappresentati e difesi dall’Avv. G.L.;
appellati, appellanti incidentali
L.G., nella qualità di amministratore giudiziario della Comunione dell’edificio sito in Palermo, Via
(…); non costituito in giudizio;
S. S.a.s., con sede in Palermo;
rappresentata e difesa dall’Avv. F.P.D.;
Con sentenza dei giorni 7/9 – 20/10/2009, il Tribunale di Palermo, accogliendo l’opposizione
proposta, con citazione notificata il 27.12.2006, dall’Avv. G.L., nella qualità di amministratore
giudiziario della Comunione dell’edificio sito in Palermo, Via (…), e da C.B. ed altri, n. q. di
procuratore speciale di D.B., e G.B., quali partecipanti a detta comunione, revocava il decreto
ingiuntivo del 28.9.2006, notificato, il 21.11.2006, all’Avv. L. nella qualità di amministratore del
“Condominio di Via (…)”, con cui, su ricorso della S. S.as., era stato ingiunto al “Condominio di Via
(…)” il pagamento della somma di Euro 4.019,13, oltre alle spese del procedimento monitorio, a
titolo di corrispettivo, maggiorato degli interessi legali, per lavori edili eseguiti in favore del
“Condominio”. In accoglimento della domanda subordinata proposta dalla S. S.as. nei confronti di
L.F., evocata dagli opponenti con l’atto introduttivo del giudizio, a lei notificato il 29.12.2006, il
Tribunale, inoltre, condannava quest’ultima al pagamento della somma di Euro 4.019,13, oltre
interessi, e dichiarava compensate le spese di lite. Riteneva, tra l’altro, il giudice che L.F. fosse stata
ritualmente chiamata in causa e, nel merito, che la stessa, conferendo all’impresa edile, in nome
della comunione, l’incarico di eseguire le opere poi realizzate, avesse agito oltre i propri poteri di
amministratore giudiziario della comunione stessa.
Avverso la sentenza ha interposto appello la F., con atto notificato, all’Avv. L. e ai predetti signori
B., il giorno 13.12.2010, ed alla S. S.a.s., il giorno 4.12.2010. Gli appellati B., costituendosi, hanno
dedotto la tardività del gravame proposto nei loro confronti e, nel merito, la sua infondatezza. La
società appellata, costituitasi, ha invocato il rigetto del gravame. All’udienza del 30.10.2015, la
causa è stata posta in decisione, con assegnazione dei termini di cui agli artt. 352 e 190 c.p.c.
Gli appellati B. hanno eccepito rinammissibilità per tardività, nei loro confronti, dell’appello
principale, giacché notificato il 13.12.2010, oltre il termine di scadenza per proporre
l’impugnazione, spirato il 6.12.2010, dopo che un prima procedura di notificazione era rimasta
Il rilievo della tardività della notificazione è, in sé fondato (Cass. 14309/2009, 19477/2007), ma non
comporta la declaratoria di inammissibilità del gravame, stante la dipendenza reciproca delle cause
promosse nei confronti dei due alternativi destinatari della pretesa della S. S.a.s. (Cass. S.U.
26420/2006, Cass. 11946/2003) e, perciò, la necessità della presenza in appello di tutte le parti del
giudizio di primo grado, sul semplice presupposto della tempestività dell’impugnazione proposta nei
confronti di uno di essi (art. 331 c.p.c.).
Col primo motivo d’appello, L.F. ripropone l’eccezione di nullità della propria chiamata in causa,
siccome attuata dagli opponenti in via diretta, cioè senza aver prima richiesto ed ottenuto
l’autorizzazione del giudice.
Premesso che l’ingresso della F. nel giudizio di primo grado, che ha reso possibile la sua condanna
in accoglimento di una domanda della opposta S. S.as. (domanda diversa da quella fatta valere con
l’ingiunzione: Cass. 22754/2013; sulla rilevabilità d’ufficio, anche in sede di impugnazione, di un
siffatto ampliamento del thema decidendum: Cass. 25598/2011), è stato provocato dagli opponenti
attraverso una vocatio in ius diretta, deve rilevarsi che – per il consolidato e condivisibile
insegnamento della Suprema Corte – l’opponente a decreto ingiuntivo che intenda chiamare in causa
un terzo non può direttamente citarlo per la prima udienza, ma deve chiedere al giudice, nell’atto di
opposizione, di essere a ciò autorizzato, determinandosi, in mancanza, una decadenza rilevabile
d’ufficio ed insuscettibile di sanatoria per effetto della costituzione del terzo chiamato (Cass.
22113/2015).
La doglianza è, dunque, fondata, sicché deve dichiararsi la nullità sia della chiamata in causa di
L.F., sia dell’atto con cui la società opposta ha avanzato nei confronti di costei una domanda diversa
da quella fatta valere con l’ingiunzione, sia infine, della impugnata sentenza, nella parte in cui una
siffatta domanda ha accolto.
La peculiarità del vizio di nullità rilevato, per effetto del quale L.F. è stata indotta a partecipare ad
un giudizio al quale sarebbe dovuta restare estranea, esclude, ovviamente, che possa farsi
applicazione del principio secondo cui, allorché il vizio di nullità della sentenza di primo grado non
rientri fra quelli, tassativamente indicati, che, ai sensi dell’art. 354 c.p.c., comportano la rimessione
della causa al primo giudice, il giudice del gravame è tenuto, ove ritenga la sussistenza del vizio, a
pronunciare nel merito della domanda. La sentenza va, dunque, riformata, nei termini dianzi
precisati, nei confronti della S.E. S.as.; fermo, poiché non gravato di appello, l’accoglimento
dell’opposizione a decreto ingiuntivo proposta dalla Comunione.
Da confermare la compensazione delle spese disposta dal primo giudice, giustificata, alla stregua
dell’art. 92 c.p.c., nel testo vigente rat ione temporis, dal peculiare sviluppo della vicenda
processuale. Quanto al regolamento delle spese del giudizio di appello, mentre sussistono le
condizioni per dichiarare interamente compensate le spese nel rapporto tra L.F. e gli appellati A.B.,
G.B., F.B. n. q. di procuratore speciale di D.B., e G.B., la S. S.a.s. va condannata a rifondere le
spese sostenute da L.F., liquidate in complessivi Euro 1.577,00, oltre al rimborso forfetario delle
spese generali, al CPA e all’IVA.
Nulla sulle spese nei confronti di G.L.
La Corte, definitivamente pronunciando, nel contraddittorio delle parti in lite;
accoglie l’appello proposto, con atto notificato il 4.12.2010, da L.F., nei confronti della società S.
S.a.s., avverso la sentenza del Tribunale di Palermo dei giorni 7/9 – 20/10/2009, n. 5242, e, per
l’effetto, dichiara la nullità della sentenza nella parte in cui accerta l’esistenza del debito
dell’appellante e condanna quest’ultima al pagamento; conferma, per il resto, l’impugnata sentenza;
dichiara le spese del giudizio d’appello interamente compensate nel rapporto tra L.F. e gli appellati
A.B., G.B., F.B. n. q. di procuratore speciale di D.B., e G.B.; condanna la S. S.a.s. a rifondere a L.F.
le spese del giudizio di appello, che liquida in complessivi Euro 1.577,00, oltre al rimborso
forfetario delle spese generali, al CPA e all’IVA;
Così deciso in Palermo il 10 marzo 2016.
Depositata in Cancelleria il 15 marzo 2016.
ARTICOLI CORRELATI 11/10/16 Come annullare un decreto ingiuntivo 10/08/16 A chi spetta la mediazione nell’opposizione a decreto ingiuntivo? 10/07/16 Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: pareri Lascia un commento Annulla risposta	Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.Commento Nome NEWSLETTER Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato. Informativa sulla privacy
GLI STUDI DI LLpT IN ITALIA Angelo Greco Avvocato Vai alla pagina dello studio I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK Donato Bolognone Avvocato Vai al Profilo Clementina Baroni Avvocato Vai al Profilo Luca De Giorgio Perito/Esperto Vai al Profilo Vai a tutti i professionisti > Hai bisogno di una consulenza? Contattaci subito Oppure iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato. Informativa sulla privacy

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza