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Timestamp: 2020-06-01 17:42:50+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 374 del 10/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 374 del 10/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/01/2017, (ud. 03/11/2016, dep.10/01/2017), n. 374
sul ricorso 23056/2014 proposto da:
IMMOBILIARE RIVIERA S.R.L., C.F. (OMISSIS), in persona del legale
NOMENTANA 263, presso lo studio dell’avvocato MICHELANGELO MATTIA,
rappresentata e difesa dall’avvocato LUIGI TADDEO, giusta procura
avverso il provvedimento n. 5587/17/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI, emessa il 16/05/2014 e depositata il
La CTR della Campania, con sentenza n. 5587/17/14, depositata il 3 giugno 2014, non notificata, rigettò l’appello proposto dalla Immobiliare Riviera S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore (di seguito società), avverso la sentenza della CTP di Napoli, che aveva respinto il ricorso della società avverso avviso di accertamento relativo al classamento d’immobile destinato ad albergo, che aveva elevato la rendita catastale proposta di Euro 61.112,00 con dichiarazione DOCFA ad Euro 115.220,00.
Avverso detta pronuncia la società ha proposto ricorso per cassazione affidato a sei motivi.
I motivi presentano in larga misura diversi profili d’inammissibilità.
Il primo (rubricato come “violazione obbligo di adeguata motivazione”), il terzo, che reca “violazione all’obbligo della motivazione” ed il quinto “violazione concetto rendita catastale” sono tutti privi dell’indicazione delle norme di legge che si assumo violate e delle parti della decisione che si assumono viziate (circa le modalità di denuncia del vizio di violazione o falsa applicazione di norme di diritto, tra le molte, si vedano Cass. sez. 6-L, ord. 16 gennaio 2016, n. 287; Cass. sez. 6-5, ord. 1 dicembre 2014, n. 25149; Cass. sez. 2, 24 ottobre 2013, n. 24131).
Il quinto, poi, in particolare, tende sostanzialmente a richiedere alla Corte un riesame nel merito in senso difforme alla valutazione espressa dal giudice tributario d’appello, ciò che è precluso in sede di legittimità (tra le molte, più di recente, Cass. sez. 5, 1 aprile 2016, n. 6348; Cass. sez. 2, 4 giugno 2014, n. 12574; Cass. sez. 2, 22 marzo 2013, n. 7330).
Il secondo motivo, con il quale si denuncia violazione dell’art. 7, comma 1, della legge n. 212/2000, nella parte in cui la sentenza impugnata ha rigettato il motivo d’impugnazione della contribuente inerente alla dedotta carenza di motivazione dell’avviso di classamento impugnato, incorre in palese difetto di autosufficienza, non avendo parte ricorrente riportato il contenuto dell’atto impugnato, onde porre la Corte in condizione di verificare la sussistenza della dedotta violazione di legge (Cass. sez. 6-5, ord. 18 luglio 2016, n. 14676; Cass. sez. 5, 17 ottobre 2014, n. 22003; Cass. sez. 5, 19 aprile 2013, n. 9536).
Il quarto ed il sesto motivo, che possono essere esaminati congiuntamente, afferendo in sostanza alla medesima censura di “violazione del D.L. n. 70 del 1988, art. 11”, sono manifestamente infondati, essendosi la sentenza impugnata conformata ai principi espressi in materia dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui “in tema di estimo catastale, la revisione delle rendite catastali urbane in assenza di variazioni edilizie non richiede la previa visita sopralluogo dell’ufficio, nè il sopralluogo è necessario quando il nuovo classamento consegua ad una denuncia di variazione catastale presentata dal contribuente” (come, appunto, nel caso di specie), “atteso che le esigenze sottese al sopralluogo ed al contraddittorio si pongono solo in caso di accertamento d’ufficio giustificato da specifiche variazioni dell’immobile” (tra le altre, cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 13 febbraio 2015, n. 2998; Cass. sez. 6-5, ord. 14 novembre 2012, n. 19949; Cass. sez. 5, 3 novembre 2010, n. 22313; sui limiti del contraddittorio endoprocedimentale nell’ambito dell’accertamento tributario, in generale, Cass. sez. unite 9 dicembre 2015, n. 24823).
Nè parte ricorrente ha prospettato in ricorso elementi idonei a mutare l’indirizzo dinanzi espresso.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione in favore dell’Agenzia delle Entrate delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro, 5600,00 per compenso, oltre spese prenotate a debito.

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 art. 11
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