Source: https://www.laleggepertutti.it/139953_si-puo-rottamare-unauto-sotto-sequestro
Timestamp: 2018-09-19 19:32:15+00:00

Document:
Si può rottamare un'auto sotto sequestro?
Si può rottamare un’auto sotto sequestro?
Il proprietario di un’auto sequestrata non può procedere alla demolizione sino allo scadere del termine del fermo amministrativo.
Se la polizia ti ha sequestrato l’auto non puoi né utilizzarla, né rottamarla, anche ne se sei stato nominato custode. Secondo infatti un recente chiarimento del Tribunale di Bari [1], il proprietario di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo, di cui sia stato nominato custode, non può procedere alla demolizione sino allo scadere del termine del fermo amministrativo. Il fatto che il mezzo sia sequestrato esclude, infatti, qualsiasi utilizzo non autorizzato dello stesso, anche la sua distruzione.
Quando viene sequestrata un’auto?
Numerose sono le violazioni per le quali viene previsto il sequestro dell’auto. La più frequente è il caso di auto senza assicurazione. In questo caso, tuttavia, la successiva confisca del veicolo viene meno se si provvede al pagamento della sanzione registrata sul verbale di contestazione (sanzione in misura ridotta) al pagamento del premio assicurativo (il premio assicurativo deve avere il contratto annuale e il periodo di copertura assicurativa deve essere minimo di sei mesi) e al pagamento delle eventuali spese di trasporto e custodia. Il dissequestro deve essere richiesto al comando accertatore entro 60 giorni dalla notifica del verbale di contestazione.
Ecco tutti i casi in cui il codice civile prevede il sequestro dell’auto:
fabbricazione, vendita o modifica di ciclomotori sviluppanti
Vietato distruggere e demolire l’auto sequestrata
Come abbiamo detto, il tribunale di Bari ammonisce chiunque, trovandosi ancora nella disponibilità materiale della propria auto nonostante questa sia stata posta sotto sequestro, provvede alla sua rottamazione. A stabilire il divieto è proprio il codice penale [2] laddove condanna qualsiasi condotta che realizzi il danneggiamento di cose poste sotto sequestro:
«Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa e affidata alla sua custodia, al solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinquantuno euro a cinquecentosedici euro.
Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da trenta euro a trecentonove euro, se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la dispersione o il deterioramento sono commessi dal proprietario della cosa, affidata alla sua custodia».
Nel caso di specie, un uomo era stato multato perché aveva lasciato la propria auto parcheggiata su strada senza però essere provvista di regolare copertura assicurativa. L’auto veniva quindi posta sotto sequestro. Ciò nonostante il proprietario sottraeva detto bene al vincolo in questione, al solo fine di rottamarlo.
Il reato scatta per qualsiasi sottrazione dell’auto al sequestro, il che avviene tutte le volte in cui il mezzo venga tolto dal luogo ove si trova in custodia, in modo da frustrare il vincolo giuridico esistente su di esso, con la precisazione che in giurisprudenza si parla di sottrazione con riferimento a qualunque condotta sia idonea di fatto a eludere il vincolo imposto sul bene, ivi compreso l’eventuale utilizzo non autorizzato dell’auto stessa [3].
Recarsi dal demolitorie e sottoscrivere la relativa istanza è quindi considerato un uso non autorizzato del mezzo che implica il procedimento penale.
[1] Trib. Bari, sent. 3519/16 del 5.07.2016.
[2] Art. 334 cod. pen.
[3] Cass. sent. del 31.10.2007 e del 6.7.2000.
Tribunale di Bari – Sezione I penale – Sentenza 5 luglio 2016 n. 3519
Il giorno 4 del mese di luglio dell’anno DUEMILASEDICI
Con la presenza del P.M. Avv. Monica Barbara
Con l’assistenza del cancelliere Fortunato Esposito
D’A.El. nato (…), residente in 5 Noicattaro alla via (…), libero, non comparso, già dichiarato assente, difeso di fiducia dagli avv. Vi.La. e Al.Ma. del foro di Bari, presente il primo anche in t sostituzione del secondo
Del reato di cui all’art. 334, commi 1 e 2 c.p., per avere proceduto alla demolizione del veicolo (…) sottoposto a sequestro amministrativo come da processo verbale i del 10.09.2012; con l’aggravante di avere agito in qualità di. proprietario e custode del predetto veicolo.
Con decreto ex art. 464 commal c.p.p. emesso in data 1.7.2015, il GIP in sede disponeva la citazione del sopra generalizzato imputato, El.D’A., ritualmente oppostosi a decreto penale di condanna, per la celebrazione del giudizio immediato innanzi a questa I Sezione del Tribunale, in relazione al reato ex art. 334, commi 1 – 2 c.p. in epigrafe ascritto. Al fascicolo erano allegati: certificato del casellario giudiziale (risultante esente da iscrizioni); copia del verbale di sequestro amministrativo ex artt. 193 – 213 CDS e di affidamento in custodia del veicolo (…) targato (…) intestato al D’A., in data 1.9.2012; copia del certificato di rottamazione del predetto veicolo in data 29.9.2012; atti afferenti all’esercizio dell’azione penale.
Le rispettive liste ex art. 468 c.p.p del PM erano ritualmente depositate e pedissequamente autorizzate. All’udienza celebratasi in data 9.12.2015, il prevenuto, libero, non compariva nonostante fosse stato regolarmente avvisato. Ne veniva, pertanto, dichiarata l’assenza.
Il fascicolo era, quindi, rimesso sul ruolo di questo Giudice per ragioni di ordine tabellare.
All’udienza del 1.2.2016, aperta l’istruzione dibattimentale, erano ammessi i mezzi istruttori richiesti, con rinvio, per esame dei rispettivi testimoni, nonché per la discussione finale all’udienza del 4.7.2016.
In occasione di detta udienza, acquisiti i mezzi di prova di cui a verbale al fascicolo per il dibattimento, era dichiarata chiusa l’istruzione dibattimentale.
All’esito, le parti concludevano come in epigrafe. Tanto premesso, osserva il Tribunale in
L’odierno imputato era chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 334 (comma secondo) del c.p. perché, nelle epigrafate circostanze di tempo e luogo, dopo esser stato nominato custode giudiziario del veicolo sopra meglio descritto – in occasione della verbalizzazione della infrazione ex art. 193 Cds, e conseguente applicazione del fermo amministrativo del medesimo mezzo – sottraeva detto bene al vincolo in questione, al solo fine di rottamarlo; tutto ciò rendendo inutiliter datum il predetto provvedimento di sequestro.
In punto di fatto, deve premettersi come effettivamente il D’A. risultò sanzionato, in data 1.9.2012, in quanto la autovettura ad egli intestata, come chiarito all’odierno dibattimento dal testimone maggiore della Polizia Municipale St.Pi., al momento dell’accertamento regolarmente parcheggiata sulla pubblica via, era sprovvista della necessaria copertura assicurativa, ed in violazione, pertanto, dell’art. 193 c.d.s.
Lo stesso imputato fu, pedissequamente, nominato custode giudiziario del veicolo stesso, con obbligo di “custodirlo in luogo non sottoposto a pubblico passaggio”, e precisamente presso via Fontana Nuova in Noicattaro.
Tale circostanza, del resto comprovata per tabulas, è del tutto incontestata.
Osserva ancora il Tribunale, stavolta in punto di diritto, che la fattispecie contestata all’odierno imputato, attiene, quanto all’elemento oggettivo, alla sottrazione del bene, sottrazione la quale si considera consumata allorquando la res venga tolta dal luogo ove si trova in custodia (cosiddetta amotio), in modo da frustrare il vincolo giuridico esistente su di essa, con la precisazione che in giurisprudenza si parla di sottrazione con riferimento a qualunque condotta sia idonea di fatto ad eludere il vincolo imposto sul bene (Cass. VI, 31.10.2007; Id., 29.7.2003, D’A.), non escluso l’utilizzo non autorizzato del bene stesso (v., con riferimento proprio agli autoveicoli, Cass. VI, 6.7.2000, Pu.).
Orbene, ciononostante, il prevenuto, in data 29.9.2012, pur consapevole del vincolo gravante sul bene (difatti, la mancata presentazione del ricorso o il mancato accesso al pagamento in misura ridotta della sanzione ex art. 193 CDS preludono alla confisca del veicolo ai sensi dell’ultimo comma della richiamata disposizione), si recò presso l’autodemolitore Ti. S.r.l. di
Tr. ove quello stesso giorno, la vettura della quale è questione venne “presa in carico” per la demolizione, che sarebbe di lì a poco avvenuta.
Lo stesso imputato, in dette circostanze, ebbe a sottoscrivere in calce alla certificazione di rottamazione una dichiarazione con la quale affermava di avere .la piena ed effettiva disponibilità dell’autoveicolo, in assenza, pertanto, di fermi, ipoteche o altri vincoli di legge.
Quanto sopra, evinto dall’esame dei mezzi di prova acquisiti al fascicolo per il dibattimento, consente, al di là del limite del ragionevole dubbio, di ritenere integrata la prova della sussistenza degli elementi essenziali della fattispecie in contestazione.
Riguardo alla prova dell’elemento oggettivo del reato, incontestata la qualità di proprietario dell’automezzo in capo al prevenuto, la stessa si evince dal descritto, semplice ed inequivocabile sviluppo dei fatti, oltre che, mutatis mutandis, dalla parallela mancata emersione di qualsivoglia elemento a discarico; né il prevenuto, del resto, ha ritenuto di dover arricchire il materiale utilizzabile ai fini della decisione finale con il proprio contributo dichiarativo (o, eventualmente, di altro tenore), optando, come del resto suo diritto, per rimanere assente. Quanto all’elemento soggettivo, la prova della sussistenza del medesimo – consistente, a differenza che nella fattispecie di cui al comma primo, nel mero dolo generico – si impone, in tutta la sua evidenza, alla luce del descritto sviluppo dei fatti: l’imputato, infatti, era bene a conoscenza sia della sussistenza del vincolo sul bene mobile registrato affidatogli in custodia, sia delle conseguenze eventualmente ricollegabili ad una violazione dei doveri pubblicistici al suo ruolo di custode direttamente conseguenti; eppure, non esitava a far rottamare la propria vettura, recandosi personalmente, come si è già visto, presso un autodemolitore autorizzato, presso il quale, oltre a sottoscrivere la relativa modulistica, dichiarava, tra l’altro, contrariamente al vero, che la vettura in questione non era sottoposta a vincoli di sorta. Da questo punto di vista, pertanto, quanto odiernamente dichiarato dalla teste a discarico An.Gu., deposizione, del resto, meramente de relato, non può certo elidere la prova dell’elemento soggettivo del reato.
E tuttavia, il Tribunale ritiene di poter accedere alla prima delle istanze subordinate presentate dalla Difesa. Il fatto ascritto al prevenuto, può infatti qualificarsi di lieve entità, essendo emerso in dibattimento che si trattava di una vecchia auto, già in uso all’anziano genitore del D’A., oramai inabile alla guida. Non si rileva, inoltre, la sussistenza di alcuna delle cause ostative al pronunciamento ex art. 131 bis c.p., di natura tassativa, ed elencata dalla medesima disposizione di legge.
L’imputato, soggetto pienamente normo inserito, è immune da censure penali, il reato per cui è processo è punito con pena edittale massima inferiore al limite ex art. 131 bis, comma 1 c.p., e la condotta contestata non solo non può definirsi di natura abituale ma, al contrario, deve ritenersi del tutto episodica. Non è, infine, nemmeno astrattamente configurabile la sussistenza di alcuna delle cause ostative, oggettive e soggettive, disciplinate dai commi 2 e 3 della medesima disposizione di legge.
Letto l’art. 131 bis c.p.
Non punibile D’A.El., trattandosi di fatto di reato caratterizzato da offesa di particolare tenuità. Motivazione riservata.
Così deciso in Bari il 4 luglio 2016.
Depositata in Cancelleria il 5 luglio 2016.

References: Art. 334
 Cass. 
 Sentenza 
 art. 464
 art. 334
 art. 468
 art. 193
 Cass. 
 art. 193
 art. 131
 art. 131