Source: https://studiolegaleramelli.it/2020/04/22/bancarotta-fraudolenta-documentale-per-occultamento-per-la-condanna-del-prestanome-e-sempre-richiesta-la-prova-del-dolo-specifico/
Timestamp: 2020-05-25 04:43:10+00:00

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Bancarotta fraudolenta documentale per occultamento: per la condanna del prestanome è sempre richiesta la prova del dolo specifico – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Si segnala ai lettori del blog la sentenza 12455.2020, depositata il 20 aprile 2020, resa dalla V Sezione penale della Corte di Cassazione, con la quale il Collegio del diritto, scrutinando un caso di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale per distrazione, riporta i consolidati principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di configurazione dell’elemento psicologico dei due reati fallimentari.
Nel caso di specie, la Corte di appello di Milano confermava la decisione di primo grado di condanna dell’imputato, nella qualità di amministratore di diritto della società di capitali fallita, per i reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.
Il ricorso in cassazione, il giudizio di legittimità ed i principi di diritto
La difesa del prevenuto interponeva ricorso per cassazione avverso la pronuncia della Corte territoriale, articolando plurimi motivi di impugnazione.
In particolare, rivestono maggiore interesse per il presente commento, il terzo ed il quarto motivo di ricorso, con i quali, rispettivamente, la difesa lamenta vizio di motivazione in ordine alla sussistenza del dolo del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per assenza di consapevolezza circa lo stato di insolvenza della società, nonché violazione di legge e vizio di motivazione in merito all’accertamento dell’elemento psicologico della bancarotta fraudolenta documentale in capo al giudicabile che da quanto si può ricavare dalla lettura della sentenza avrebbe ricoperto il ruolo di mero prestanome.
I Giudici di legittimità accolgono la censura relativa alla mancanza di dolo in ordine alla contestata bancarotta fraudolenta documentale, dichiarando il ricorso inammissibile nel resto.
(i) La sussistenza del dolo in ordine alla bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione dei beni concessi in leasing.
Invero il ricorrente ha proposto la tesi secondo la quale lo stato di insolvenza che dà luogo al fallimento costituisce elemento essenziale del reato, in qualità di evento e, pertanto, deve porsi in rapporto causale con la condotta dell’agente e deve essere altresì, sorretto dal dolo.
La critica sulla mancata indagine circa il nesso causale tra la condotta distrattiva dell’imputato e lo stato di insolvenza della società ed in punto di elemento psicologico del delitto trova fondamento nella sentenza Corvetta di questa stessa sezione, secondo la quale nel reato di bancarotta fraudolenta per distrazione lo stato di insolvenza che dà luogo al fallimento costituisce elemento essenziale del reato, in qualità di evento dello stesso e, pertanto, deve porsi in rapporto causale con la condotta dell’agente e deve essere, altresì, sorretto dall’elemento soggettivo del dolo.
Come noto, peraltro, tale pronuncia è rimasta isolata, poiché la giurisprudenza sul delitto di bancarotta fraudolenta assolutamente prevalente ha affermato i diversi e consolidati principi per cui la natura giuridica del delitto in parola è quella di reato di pericolo e per la sua integrazione è sufficiente il dolo generico.
Ex multis: il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione è reato di pericolo a dolo generico, per la cui sussistenza, pertanto, non è necessario che l’agente abbia consapevolezza dello stato di insolvenza dell’impresa, né che abbia agito allo scopo di recare pregiudizio ai creditori. Sez. 5, Sentenza n. 21846 del 13/02/2014 Ud. (dep. 28/05/2014) Rv. 260407. Tal solido principio è stato riaffermato da questa Corte nella sua composizione più autorevole nella pronunzia Sez. U, Sentenza n. 22474 del 31/03/2016 Ud. dep. 27/05/2016 Rv. 266805, che ha ribadito come l’elemento soggettivo del delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione è costituito dal dolo generico, per la cui sussistenza non è necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza dell’impresa, né lo scopo di recare pregiudizio ai creditori, essendo sufficiente la consapevole volontà di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa da quella di garanzia delle obbligazioni contratte.
La critica circa la mancata dimostrazione dell’elemento psicologico del reato e del nesso di causalità è, pertanto, incoerente con l’interpretazione assolutamente prevalente data da questa Corte alla norma incriminatrice speciale.
(ii) La indefettibile prova dell’elemento soggettivo della bancarotta fraudolenta documentale e la riconosciuta carenza motivazionale della sentenza impugnata.
A diverse conclusioni deve giungersi per il quarto motivo del ricorso, che ha sottoposto a censura la spiegazione data dai Giudici del merito quanto al ritenuto elemento psicologico del delitto di bancarotta fraudolenta documentale, che risulterebbe, secondo l’opinione della difesa, privo di adeguata dimostrazione.
Infatti, la motivazione confezionata dai Giudici meneghini ha valorizzato esclusivamente il ruolo di prestanome professionale svolto in più società dall’imputato – al quale ha dedicato, peraltro, solo qualche generico cenno – ma, a fronte della doglianza presentata in grado di appello, incentrata sul ruolo preponderante del coimputato amministratore di fatto nella gestione della fallita, non si è preoccupata di dar conto della presenza di elementi fattuali idonei a supportare la presenza dell’elemento psicologico che caratterizza l’ipotesi di bancarotta fraudolenta documentale per sottrazione o per omessa tenuta, in frode ai creditori, delle scritture contabili – questa è l’imputazione di cui deve rispondere l’attuale imputato – anche laddove sia investito solo formalmente dell’amministrazione della società fallita.
In proposito è stato affermato più volte il principio secondo il quale la fattispecie di bancarotta fraudolenta documentale sotto forma di occultamento delle scritture contabili, consistendo nella fisica sottrazione delle stesse alla disponibilità degli organi fallimentari, anche sotto forma della loro omessa tenuta, richiede il dolo specifico di recare pregiudizio ai creditori, e costituisce una fattispecie autonoma e alternativa – in seno all’art. 216, comma primo, n. 2), legge fall. – rispetto alla fraudolenta tenuta di tali scritture che, invece, integra un’ipotesi di reato a dolo generico e presuppone un accertamento condotto su libri contabili effettivamente rinvenuti ed esaminati dai predetti organi. Così: Sez. 5 – Sentenza n. 26379 del 05/03/2019 Ud. (dep. 14/06/2019) Rv. 276650. In senso conforme Sez. 5, Sentenza n. 43966 del 28/06/2017 Ud. (dep. 22/09/2017) Rv. 271611; Sez. 5, Sentenza n. 18634 del 01/02/2017 Ud. (dep. 14/04/2017) Rv. 269904.
Cassazione penale sez. V, 28/06/2017, n.43966
Cassazione penale sez. V, 01/02/2017, n.18634
Cassazione penale sez. V, 13/02/2014, n.21846
Il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione è reato di pericolo a dolo generico per la cui sussistenza, pertanto, non è necessario che l’agente abbia consapevolezza dello stato di insolvenza dell’impresa, né che abbia agito allo scopo di recare pregiudizio ai creditori.
Esercizio abusivo della professione di commercialista: resta integrato il reato... Dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti:...

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