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Timestamp: 2020-06-01 07:23:56+00:00

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Cassazione Sezione I civile Sentenza 21 febbraio 2007, n. 4102 - testo integrale Sentenza
Cassazione Sezione I civile Sentenza 21 febbraio 2007, n. 4102
Divorzio · casa coniugale · assegno mantenimento · spese mediche · invalido · autosufficienza minore · procura · impugnazione assegno · · convivenza more uxorio precedente il matrimonio · figlio maggiorenne
http://www.eius.it/giurisprudenza/2007/025.asp
Il Tribunale di Firenze, dopo aver dichiarato con sentenza non definitiva la cessazione degli effetti civili del matrimonio tra R. L. e F. G., con successiva sentenza dell'11 ottobre-9 dicembre 1997 assegnava la casa coniugale alla G., poneva a carico del L. un assegno mensile di lire 450.000 per il mantenimento del figlio R., maggiorenne, nonché un assegno divorzile mensile di lire 250.000 in favore della G., rivalutabili secondo gli indici ISTAT, oltre al rimborso delle spese straordinarie di carattere medico sostenute per il figlio, e compensava per un quarto le spese del giudizio.
Con sentenza del 29 novembre-20 dicembre 2002, la Corte d'appello di Firenze, in parziale accoglimento del gravame proposto dal L., riduceva il contributo al mantenimento del figlio R. e l'assegno divorzile, rispettivamente, a lire 300.000 e 200.000 mensili, ferme le altre statuizioni del primo giudice, e condannava il L. a rimborsare alla G. la metà delle spese dei due gradi di giudizio dichiarando compensata la restante metà. Osservava, in particolare, la Corte territoriale:
b) che poteva ragionevolmente presumersi, in base all'esito della prova orale ed all'età del figlio R., un inizio di autosufficienza economica, quanto meno parziale, di quest'ultimo.
Avverso la sentenza d'appello R. L. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi, illustrati con memoria. Maria F. G. ha resistito con controricorso.
Dalla narrativa della sentenza impugnata si ricava che l'appellante aveva lamentato che il Tribunale non avesse tenuto conto delle circostanze sopravvenute dopo la precisazione delle conclusioni (diminuzione dei redditi del L. in conseguenza della sua insorta grave patologia cardiaca e susseguenti interventi operatori; raggiunta indipendenza economica del figlio R.).
La Corte territoriale ha inoltre incidentalmente osservato, pur se nella parte della motivazione relativa all'esame della questione dell'autosufficienza economica del figlio R., che dall'esito della prova orale era emersa un'altra circostanza negata dalla G., e cioè che ella per un certo periodo aveva convissuto con tale V., alle cui dipendenze aveva lavorato il figlio R..
Dalle prove testimoniali era risultato che R. L. aveva lavorato presso la Ditta V. dal marzo 1998 sino al giugno 1999 percependo la paga base contrattuale. La legittimazione del genitore convivente con il figlio maggiorenne a richiedere iure proprio il contributo per il mantenimento del figlio non sussiste più quando il figlio raggiunge l'indipendenza economica e successivamente la perde. La Corte d'appello, ove avesse avuto dubbi relativamente all'acquisizione dell'autonomia reddituale del figlio, avrebbe dovuto disporre accertamenti anche attraverso la Polizia tributaria e l'omissione di tali accertamenti costituiva una grave violazione dell'onere di motivazione. Non era poi chiaro cosa significasse il riferimento fatto dalla Corte territoriale ad un "inizio" di autonomia economica e ad una "autonomia parziale".
Nella specie, la sentenza impugnata ha osservato che dalla prova testimoniale era risultato che il figlio R., ormai ventisettenne e munito di diploma di ragioniere, aveva lavorato, pur se per un periodo limitato, e che doveva ragionevolmente presumersi, anche in relazione all'età del figlio, un inizio di autosufficienza economica quanto meno parziale del medesimo, di modo che, tenuto conto delle peggiorate condizioni economiche dell'appellante, appariva equo ridurre l'assegno mensile di contributo al mantenimento del figlio (da lire 450.000) all'importo di lire 300.000, ferma la rivalutazione disposta dal Tribunale e l'obbligo del L. di contribuire al 50% delle spese mediche sostenute dalla G. per il figlio.
La resistente non contesta lo svolgimento di attività lavorativa da parte del figlio R., dal marzo 1998 al giugno 1999, ma sottolinea che egli, diplomato ragioniere oltre che geometra, aveva prestato la sua attività per un periodo di tempo come apprendista muratore.
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