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Timestamp: 2019-08-22 07:23:11+00:00

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Carceri, Sappe: circuiti penitenziari diversi, no tossicodipendenti insieme a criminali
Fonte: Notiziario Adcu 19/07/2010
'L'evasione di due detenuti dal carcere di Lecco e' certamente motivo di preoccupazione ma ora l'interesse primario e' coadiuvare attivamente le ricerche con le altre Forze di Polizia per catturare i fuggitivi. Certo questo grave episodio, soprattutto in relazione al profilo criminale di uno dei due evasi, impone l'esigenza di definire quanto prima i circuiti penitenziari differenziati. Non e' possibile oggi avere in un carcere (e spesso anche nella stessa cella) delinquenti dai diversi gradi di pericolosita': dai criminali incalliti al tossicodipendente.' E' quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, in relazione all'evasione di due detenuti oggi dal carcere di Lecco.
'Sara' la magistratura ad accertare eventuali responsabilita' di quanto avvenuto. Ma certo questo grave episodio deve fare riflettere. Da tempo immemore il Sappe sostiene l'esigenza di definire i circuiti penitenziari differenziati in relazione alla gravita' dei reati commessi, con particolare riferimento al bisogno di destinare, a soggetti di scarsa pericolosita', specifici circuiti di custodia attenuata e potenziando il ricorso alle misure alternative alla detenzione per la punibilita' dei fatti che non manifestano pericolosita' sociale', conclude la nota.
Quando il carcere è un albergo a cinque stelle
Il Justizzentrum Leoben, in Austria, è una struttura di design. Con palestra, televisore in stanza, tennis tavolo e giardini
Un design avveniristico in vetro, sala conferenze, arredamento di design moderno, palestra, campo da basket coperto, tennis tavolo, cucine, giardini e televisore in stanza. Chi non alloggerebbe in un albergo del genere?
Il problema è che quello descritto non è un albergo, ma un carcere. Per l'esattezza stiamo parlando del Justice Center Leoben nella Stiria (Austria). Progettato dal designer Joseph Hohensinn, questa struttura è già stata soprannominata il "Carcere a cinque stelle" e, a vederla, sembra volerci indurre al reato. Troppo per un carcerato? Non per i principi che hanno ispirato questo centro. All'ingresso, infatti, una scritta recita: "Tutte le persone private della loro libertà devono essere trattate umanamente, e con rispetto per la dignità insita nell'uomo". Simbolicamente, il carcere integra anche un tribunale. I posti a disposizione sono 205, costantemente esauriti.
Titolo: La città dimenticata
Mappatura dei servizi per le persone gravemente emarginate e senza dimora
Pagg: 108
Prezzo di copertina: 3 euro
Abstract: Ultima edizione aggiornata al 2010. Nel volume sono disponibili i contatti dei servizi, per le persone gravemente emarginate, suddivisi per tipologia di servizio e per utenza.
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Giustizia: misure alternative; c’è chi è escluso in partenza, perché non ha dove andare
Avvenire, 27 agosto 2010
Sant’Egidio: tanti poveri senza casa non possono andare ai domiciliari Caritas: immigrati, coinvolgere le comunità d’origine. Occorre innanzitutto sgombrare il campo da equivoci: i domiciliari, la semilibertà, il lavoro in articolo 21 non sono sconti o liberazionianticipate. “Sono un modo per scontare la pena a tutti gli effetti - precisa Stefania Tallei, della Comunità di Sant’Egidio. Anzi, sono quasi più faticose per il condannato rispetto al carcere perché richiedono maggiore responsabilizzazione”. Funzionano e i dati sulla recidiva lo dimostrano. “Sono un successo senza precedenti e senza tentennamenti”, spiega Luigi Manconi, presidente dell’associazione “A buon diritto”. Eppure sono pochi detenuti che scontano la pena ai domiciliari, in semilibertà o in una comunità terapeutica: se prima dell’indulto del 2006 alle alternative c’erano circa 40-50mila persone, oggi abbiamo superato di poco le 10mila unità. “C’è l’idea che il solo modo per espiare la pena sia la detenzione incarcere - commenta Manconi. Inoltre sono state introdotte norme che escludono dal possibile godimento dei benefici una serie di categoriedi detenuti”. Ad esempio la ex Cirielli che taglia fuori i recidivi. Ma c’è un altro ostacolo che inceppa la “macchina” delle alternative:“In carcere sono tantissime le persone povere che non hanno una casa. E per questo motivo non possono accedere ai benefici”, spiega Tallei.Una situazione particolarmente grave per i cittadini stranieri, ma anche “per i molti malati che, pur avendo la dichiarazione di incompatibilità firmata dal giudice, non possono uscire galera perchénon hanno una casa”, aggiunge Tallei. Occorre quindi costruire “alternative sul territorio per chi non ha i requisiti richiesti”, spiega Fulvio Sanvito, responsabile area bisogno di Caritas Ambrosiana che coordina il progetto “Un tetto per tutti”, rivolto anche agli ex detenuti. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i più poveri, coloro che non devono scontare pene brevi e che potrebbero beneficiare di queste opportunità. “Ma non avendo un domicilio, tutto si blocca - conclude Sanvito. Parallelamente serve un lavoro di sensibilizzazione delle comunità: far capire che il carcere non è il solo modo per espiare la pena”. Lucia Castellano: più aiuto dal territorio “Spesso si commette l’errore di pensare che solo il carcere sia la risposta. Ma non è così: il carcere dovrebbe essere l’estrema ratio.
La rieducazione religiosa nelle carceri italiane
Dal R.D. n. 787 del 18 giugno 1931( regolamento penitenziario in vigore nelle carceri italiane sino all’aprile del 1976 )
Art. 142 Le pratiche collettive del culto cattolico sono obbligatorie. IL direttore e gli altri impiegati dello stabilimento devono assistere, per turno, alle funzioni religiose. Le preghiere, durante le funzioni religiose, sono fatte mentalmente e pronunciate dal solo cappellano e dai detenuti che siano stati autorizzati dalla direzione.
Art.143 Il detenuto che vuole cambiare religione deve presentare domandina scritta al direttore , il quale, dopo avere esaminato le cause che abbiano potuto influire su questa risoluzione, ne fa rapporto al Ministero.
Art. 144 I minori degli anni ventuno devono seguire la religione nella quale sono nati.
Art. 145 I detenuti in isolamento continuo assistono alle funzioni religiose restando nelle proprie celle ovvero nelle cellette che siano state costruite nella chiesa.
Art. 164 Mancanze punibili con la cella a pane ed acqua
n. 12 contegno irriverente nell’assistere alle funzioni di culto

References: articolo 21

Art. 142

Art.143

Art. 144

Art. 145

Art. 164