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Timestamp: 2020-08-15 08:40:10+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 22647 del 11/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22647 del 11/09/2019
Cassazione civile sez. trib., 11/09/2019, (ud. 10/01/2019, dep. 11/09/2019), n.22647
sul ricorso iscritto al n. 8408 del ruolo generale dell’anno 2013
difesa dall’Avv. Giorgio Marco Icobone per procura a margine del
Regionale della Liguria, n. 5/08/2012, depositata in data 6 febbraio
Dalla narrazione in fatto della pronuncia impugnata si evince che: l’Agenzia delle dogane aveva emesso, nei confronti della società contribuente, relativamente alla dichiarazione doganale di importazione dell’anno 2005, un avviso di rettifica e revisione dell’accertamento con il quale si era provveduto al recupero di maggiori diritti doganali, a seguito di indagini svolte dall’OLAF e dalla Guardia di Finanza sulle partite di lampadine a risparmio energetico importate dalla società M. Uno Trading Consorzio Grandi Magazzini tramite la contribuente, in qualità di spedizioniere doganale, essendo emerso che le stesse non avevano provenienza malese, come dichiarato al momento dell’importazione, ma cinese; avverso il suddetto atto aveva proposto ricorso la contribuente; la Commissione tributaria provinciale di La Spezia aveva rigettato il ricorso; avverso la suddetta pronuncia aveva proposto appello la contribuente.
La Commissione tributaria regionale della Liguria ha rigettato l’appello, in particolare, ha ritenuto che: era infondato il motivo di appello relativo alla inammissibilità della costituzione dell’Agenzia delle Dogane in primo grado, essendo irrilevante ai fini della decisione; era corretta l’attribuzione alla contribuente, quale spedizioniere doganale, della responsabilità per il pagamento dei maggiori dazi doganali richiesti, in quanto la stessa rispondeva per fatto proprio, avendo agito in nome proprio e per conto di terzi; l’avviso di rettifica era motivato, in quanto dalla relata di notifica prodotta risultava che alla società era stato notificato anche il processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza; sussisteva la prova dell’origine cinese del prodotto, tenuto conto delle risultanze dell’indagine OLAF; non sussisteva alcuna violazione dell’art. 220 C.D.C., e commi 1 e 2; non sussisteva alcun contrasto dei regolamenti antidumping con il Reg. (CE) n. 348/1996 e con l’art. 253 Trattato istitutivo della Comunità Europea e dell’Accordo stipulato in sede di Organizzazione mondiale del commercio.
1. Con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 23, e degli artt. 115 e 116 c.p.c., in particolare del principio di non contestazione, nonchè ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), per omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
Peraltro, dall’esame del ricorso proposto dalla contribuente si evince che, in sede di appello, l’ufficio aveva depositato le proprie controdeduzioni con le quali aveva specificamente contestato: a) il motivo di appello relativo alla inammissibilità della propria costituzione dinanzi al giudice di primo grado; b) il motivo di appello relativo alla illegittimità dell’avviso di rettifica per responsabilità oggettiva dello spedizioniere; c) il motivo di appello relativo alla illegittimità dell’avviso di rettifica per difetto di motivazione (sostenendo che il processo verbale di constatazione era stato regolarmente notificato alla contribuente); d) il motivo di appello relativo alla carenza di prova sull’origine cinese della merce (facendo richiamo all’indagine OLAF in Malesia); e) il motivo di appello relativo all’applicazione dell’art. 220 C.D.C.; f) il motivo di appello relativo alla violazione dell’art. 201 C.D.C.; g) il motivo di appello relativo alla sussistenza delle condizioni di cui all’art. 220 C.D.C., paragrafo 2.
Successivamente, in attuazione della L. n. 213 del 2000, con D. 7 dicembre 2000, sono state disciplinate le procedure autorizzatorie e le modalità di esercizio delle procedure semplificate di cui al Reg. CEE n. 2913/92, art. 76, nonchè il rilascio delle medesime ai CAD.
Detta procedura è regolata dall’art. 76 Reg. ult. cit., a cui tenore “Per semplificare, per quanto possibile, nel rispetto della regolarità delle operazioni, l’espletamento delle formalità e delle procedure, l’autorità doganale consente, alle condizioni da stabilirsi con la procedura del comitato: a) che nella dichiarazione di cui all’art. 62 non figurino talune indicazioni di cui al predetto art., p. 1, o che alla dichiarazione non siano allegati alcuni dei documenti di cui al medesimo art., p. 2; b) che in luogo e vece della dichiarazione di cui all’art. 62 venga presentato un documento commerciale o amministrativo accompagnato da una domanda di vincolo delle merci al regime considerato; c) che la dichiarazione delle merci al regime considerato avvenga con l’iscrizione delle merci nelle scritture contabili; in tal caso, l’autorità doganale può dispensare il dichiarante dal presentare le merci in dogana. La dichiarazione semplificata, il documento commerciale o amministrativo o l’iscrizione nelle scritture contabili devono contenere per lo meno le indicazioni necessarie all’identificazione delle merci. L’iscrizione nelle scritture deve essere datata. 2. Fatti salvi i casi che saranno determinati secondo la procedura del comitato, il dichiarante è tenuto a fornire una dichiarazione complementare, che può avere carattere globale, periodico o riepilogativo. 3. Le dichiarazioni complementari sono considerate costituire con le dichiarazioni semplificate di cui al paragrafo 1, lettere a), b) o c), un atto unico ed indivisibile che è efficace alla data di accettazione delle dichiarazioni semplificate; nei casi di cui al paragrafo 1, lett. c), l’iscrizione nelle scritture ha lo stesso valore giuridico dell’accettazione della dichiarazione di cui all’art. 62”.
Va sul punto ricordato che l’autorizzazione ad utilizzare la procedura di domiciliazione, proprio per le forme semplificate che la caratterizzano e per la mancata presentazione materiale della merce, è specificamente accordata solo secondo le modalità e condizioni analiticamente indicate nel Reg. CE n. 2454/1993, artt. 264, 265 e 266. Inoltre, ai sensi del Reg. CE n. 2913/1992, art. 76, p. 2, lett. c), il beneficiario di un’autorizzazione alla procedura di domiciliazione è chiaramente identificato nel “dichiarante”.
Occorre pure ricordare che secondo l’ult. cit. Reg., art. 201, il “debitore” dell’obbligazione doganale all’importazione è il dichiarante (che il Reg. CE n. 2913/1992, art. 4, p. 18, indica come “la persona che fa in dogana la dichiarazione in nome proprio ovvero la persona in nome della quale è fatta una dichiarazione in dogana) ed anche, in caso di rappresentanza indiretta, la persona per conto della quale è presentata la dichiarazione.
Ciò, perchè obbligato al versamento dei dazi non è solo l’importatore (direttamente e/o quale soggetto per conto del quale è resa la dichiarazione) oltre al di lui rappresentante indiretto/ ma anche qualsiasi altro soggetto che partecipi alle formalità doganali rispondendo dell’obbligazione doganale quale sottoscrittore della dichiarazione o comunque “cooperante” al perfezionamento dell’operazione, poi aggiungendo che “…l’obbligazione doganale sorge in conseguenza del mero fatto oggettivo della dichiarazione in dogana, prescindendo da qualsiasi considerazione ulteriore, anche concernente la titolarità della merce oggetto della dichiarazione stessa” – v. Cass. n. 7261/2009-.
Infatti, il del Reg. Cee n. 2913 del 12 ottobre 1992, art. 201, stabilisce la solidarietà passiva dello spedizioniere doganale o di chiunque presenti la merce per conto di altri con il soggetto passivo dell’obbligazione tributaria quando, come nella fattispecie, agisce nell’ambito della rappresentanza indiretta, diventando lui stesso dichiarante e dunque responsabile solidale con il rappresentato nell’obbligazione doganale.
In definitiva, la responsabilità del rappresentante indiretto dichiarante è logica conseguenza della nozione stessa della rappresentanza indiretta: il rappresentante indiretto, agendo in nome proprio, quantunque nell’altrui interesse, diviene parte sia della fattispecie, sia del regolamento che ad esso si connette, assumendo per conseguenza la veste di obbligato nei confronti dei terzi, compreso l’ufficio doganale.
La stessa ricorrente, in particolare, si esprime in termini di sospetto o di dubbio della possibile connivenza dell’autorità malese, in contrasto, come detto, della necessità dell’evidenza, risultante dagli elementi probatori dedotti dalla parte, della sussistenza dell’errore attivo in esame.
Ciò trova riscontro nell’art. 220 C.D.C., p. 2, lett. b), secondo cui “la buona fede del debitore può essere invocata qualora questi possa dimostrare che, per la durata delle operazioni commerciali in questione, ha agito con diligenza per assicurarsi che sono state rispettate tutte le condizioni per il trattamento preferenziale”: si tratta, in questo caso, di una diligenza qualificata, da ragguagliare, giusto l’art. 1176 c.c., comma 2, alla “natura dell’attività esercitata”.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 23
 art. 76
 art. 76
 art. 201
 art. 4
 Cass. 
 art. 201