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Timestamp: 2019-09-19 12:38:37+00:00

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Campania – Diritti fondamentali, quale tutela?
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Gen 10, 2012 Antonella MasciaOsservatorio CEDUAmbiente, art. 13, Art. 41, art. 8, Avvocato a Strasburgo, Avvocato Antonella Mascia, Avvocato stabilito in Francia, Campania, Corte Europea dei diritti dell'Uomo, diritto alla salute, emergenza rifiuti, Osservatorio CEDU, ricorso alla CEDU, ricorso effettivo, rifiuti
Strasburgo, 10 gennaio 2012 – Con sentenza del 10 gennaio 2012, la CEDU ha deciso il caso Di Sarno e altri c. Italia.
La CEDU ha accertato la violazione degli articoli 8 e 13 della Convenzione.
Si tratta di una vicenda riguardante il grave problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania. I ricorrenti avevano lamentato la violazione da parte dell’Italia degli articoli 2 e 8 della Convenzione, perché le autorità pubbliche si sarebbero astenute dall’adottare le misure necessarie a garantire il funzionamento del servizio pubblico di raccolta, trattamento ed eliminazione dei rifiuti, avrebbero inoltre posto in essere una cattiva politica legislativa e amministrativa, danneggiando gravemente l’ambiente e la regione, mettendo in pericolo di vita degli stessi ricorrenti e, in generale, quella di tutta la popolazione locale. Le autorità pubbliche avrebbero inoltre omesso di informare i ricorrenti dei rischi legati al fatto di abitare in un territorio inquinato. I ricorrenti avevano inoltre lamentato la violazione degli articoli 6 e 13 della Convenzione, in quanto le autorità italiane non avrebbero adottato alcuna iniziativa per salvaguardare i diritti degli aventi diritto. Inoltre la magistratura avrebbe proceduto penalmente nei confronti dei responsabili nella “gestione” dei rifiuti con grave ritardo.
Nell’accertare la violazione la CEDU ha poi ritenuto di liquidare ai ricorrenti, ai sensi dell’articolo 41 della Convenzione, le sole spese legali, quantificate nella somma di 2.500 euro.
Il giudice Sajò ha espresso un’opinione dissenziente, allegata alla sentenza.
Mar 7, 2010 Antonella MasciaCorte di giustizia, Unione EuropeaCampania, Corte di giustizia, rifiuti, Smaltimento
Strasburgo, 7 marzo 2010 – La Corte di Giustizia di Lussembrugo, con sentenza del 4 marzo 2010, nella causa C-297/08, Commissione c. Italia, ha accertato che l’Italia non ha adottato le misure necessarie allo smaltimento dei rifiuti in Campania.
Tale situazione ha messo in pericolo la salute umana e recato pregiudizio all’ambiente.
Ricordo che la normativa europea, ossia la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, 2006/12/CE, relativa ai rifiuti (GU L 114, pag. 9), che ha codificato la direttiva 75/442/CEE (GU L 194, pag. 39), ha l’obiettivo di proteggere la salute umana e l’ambiente. Gli Stati membri hanno il compito di assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti, nonché di limitare la loro produzione promuovendo, in particolare, tecnologie pulite e prodotti riciclabili e riutilizzabili. Essi devono in tal modo creare una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, che consenta all’Unione nel suo insieme e ai singoli Stati membri di garantire lo smaltimento dei rifiuti.
L’Italia ha trasposto la nuova direttiva «rifiuti» nel 2006 con la legge n. 152 del 3 aprile 2006 e, per quanto riguarda la regione Campania, una legge regionale ha definito 18 zone territoriali omogenee in cui si doveva procedere alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nei rispettivi bacini.
Nel 2007, a causa di una situazione di crisi nello smaltimento dei rifiuti manifestatasi nella regione Campania, la Commissione proponeva un ricorso per inadempimento contro l’Italia, criticando la mancata creazione in quella regione di una rete integrata ed adeguata di impianti atta a garantire l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti sulla base del criterio della prossimità geografica. Infatti, la Commissione riteneva che tale situazione rappresentasse un pericolo per la salute umana e per l’ambiente.
In tale procedura, l’Italia ha affermato di aver aumentato il livello della raccolta differenziata dei rifiuti e di aver aperto due discariche e costruito altri inceneritori. Essa ha anche addotto inadempimenti contrattuali e comportamenti criminali indipendenti dalla sua volontà, che costituirebbero casi di forza maggiore.
Nella sentenza, la Corte di giustizia ha ricordato che, ai fini della creazione di una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento dei rifiuti, gli Stati membri dispongono di un margine di discrezionalità nella scelta della base territoriale che ritengono adeguata per conseguire un’autosufficienza nazionale. Per taluni tipi di rifiuti, a causa della loro specificità, il trattamento può essere utilmente raggruppato all’interno di una o più strutture a livello nazionale o persino in cooperazione con altri Stati membri. Invece, per i rifiuti urbani non pericolosi – che non richiedono impianti specializzati – gli Stati membri devono organizzare una rete di smaltimento il più vicino possibile ai luoghi di produzione, ferma restando la possibilità di attuare cooperazioni interregionali, o anche transfrontaliere, che rispondano al principio di prossimità.
Quanto al pericolo per la salute umana e il danno causato all’ambiente l’Italia ha affermato che la gestione dei rifiuti nella regione Campania non ha avuto conseguenze pregiudizievoli per l’ambiente e per la salute umana.
La Corte ha ricordato che, se è vero che la direttiva fissa obiettivi di protezione dell’ambiente e di tutela della salute umana, essa non specifica il contenuto concreto delle misure che devono essere adottate e lascia agli Stati membri un certo potere discrezionale. Per quanto riguarda quest’ultimo obiettivo, la Corte ha precisato tuttavia che esso ha una funzione preventiva nel senso che gli Stati membri non devono esporre la salute umana a pericolo nel corso di operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti.
Di conseguenza, la Corte ha concluso che l’Italia, non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti nelle vicinanze del luogo di produzione e non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l’ambiente nella regione Campania, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva «rifiuti».
Ago 5, 2009 Antonella MasciaOsservatorio CEDUaccesso all'informazione, Ambiente, art. 13, art. 2, art. 6, art. 8, Campania, Comunicazioni, Convenzione europea dei diritti dell'Uomo, diritto alla salute, diritto alla vita, domicilio, emergenza rifiuti, giugno 2009, Osservatorio CEDU, ricorso alla CEDU, rifiuti, vita privata e familiare

References: art. 13
 Art. 41
 art. 8
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
 art. 2
 art. 6
 art. 8