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⭐lettera DALLA COOPERAZIONE Ortofrutta: contro la crisi più aggregazione Confcooperative concilia lavoro e famiglia
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1 N. 9 - D I C E M B R E lettera DALLA COOPERAZIONE Tariffa ROC Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. 353/2003 (convertito in Legge n. 46 del 27/02/2004) art. 1 comma 1 DCB Bologna Pag. 4 La cooperazione regionale motore dello sviluppo Pag. 10 Pag. 14 Ortofrutta: contro la crisi più aggregazione Confcooperative concilia lavoro e famiglia confcooperative emilia romagna confcooperative emilia romagna12 2 confcooperative emilia romagna3 lettera DALLA COOPERAZIONE Mensile di informazione economica e di politica cooperativa della Confcooperative Emilia Romagna Anno XXVI n. 9 Dicembre 2011 Editore: Confcooperative Emilia Romagna Via Calzoni, 1/ Bologna Tel Direttore Responsabile: Gino Belli Coordinamento Editoriale: Lamberto Mazzotti Comitato di Redazione: Gino Belli, Cristian Golinelli, Lamberto Mazzotti, Pierlorenzo Rossi, Marco Venturelli, Roberto Zalambani Redazione: Centro Stampa Via Calzoni, 1/ Bologna Tel Articoli e contributi vanno inviati a: In redazione: Annalita Moruzzi, Mario Parisi Segreteria di redazione: Silvia Vecchi Graphic Design: Studio Salsi Comunicazione Reggio Emilia Stampa: Tipografia Negri - Bologna Registro stampa Tribunale di Bologna n del N. iscrizione ROC: Sommario La cooperazione dell Emilia Romagna motore dello sviluppo Scenari e prospettive della cooperazione di credito: convegno regionale a Rimini Confcooperative Emilia Romagna resiste alla crisi Ortofrutta: contro la crisi serve più aggregazione Censimento agricolo Istat: il bicchiere è mezzo vuoto Confcooperative concilia lavoro e famiglia con il progetto FIL I cattolici siano protagonisti della vita politica italiana Parmigiano-Reggiano: governare la produzione 20 anni di coop sociali, guardando al futuro Dal territorio Dalle imprese Le ragioni di un Patto di Maurizio Gardini* i sono ragioni importanti alle spalle dell esplicita candidatura avanzata dalla cooperazione emiliano-romagnola ad esserativo che corre di pari passo con la complessità Cre protagonista di una nuova fase di sviluppo umano ed economico e partner delle istituzioni regionali per realizzare gli obiettivi di un Patto per la crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. C è, sicuramente, il peso economico e sociale (3.700 imprese, 2 milioni di soci, addetti), il radicamento nel territorio, una storia di successo con le persone e nelle comunità, ma c è molto altro, e soprattutto c è qualcosa di nuovo rispetto alle ragioni delle cifre e della storia. La nuova e fondamentale ragione si lega ad un evoluzione del sistema coope- del sistema economico e sociale. Oggi siamo in presenza di una cooperazione presente in tutti i settori produttivi e di servizio, ma che ha una visione integrata delle criticità e dello sviluppo economico e sociale, che ragiona ed agisce ben consapevole delle interdipendenze tra settori e delle ricadute che ogni azione generale (le politiche ambientali, il welfare, la questione energetica, ecc.) produce su persone e imprese, su singoli e collettività in un Patto per la crescita intelligente. In più, c è una ragione legata alla responsabilità che la cooperazione ha sempre assunto e che oggi vuole riaffermare: candidarsi ad essere partner delle istituzioni regionali significa, infatti, rendersi disponibili e portare il peso di una corresponsabilità d azione in uno dei momenti più bui della storia economica, caratterizzato da risorse drasticamente in calo, e di più alto rischio per la tenuta del sistema di protezione sociale. La parola, ora, alle istituzioni, per una risposta su una sussidiarietà che va dalle scelte alle azioni. *Presidente Confcooperative Emilia Romagna confcooperative emilia romagna 34 Economia & Finanza Le Centrali dell Emilia Romagna e il nuovo Patto per la crescita La cooperazione motore dello sviluppo di Mario Parisi L a cooperazione dell Emilia Romagna si candida con decisione come protagonista di una nuova fase di sviluppo umano ed economico e come partner delle istituzioni per realizzare gli obiettivi di un Patto per la crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. È quanto hanno dichiarato, incontrando il presidente della Giunta dell Emilia Romagna Vasco Errani, i presidenti regionali di Agci, Massimo Mota, di Confcooperative, Maurizio Gardini, e di Legacoop, Paolo Cattabiani, davanti ad una qualificata platea composta da oltre 300 cooperatori. Una candidatura avanzata con forza dalla cooperazione in virtù della sua importante funzione economica e sociale e del forte radicamento sul territorio regionale con soci, un valore della produzione pari a circa 40 miliardi di euro, 2 milioni di soci e oltre addetti. Agci, Confcooperative e Legacoop hanno inoltre le carte perfettamente in regola per svolgere questo ruolo alla luce del recente percorso che ha portato alla nascita dell ACI, l Alleanza delle Cooperative Italiane, un organismo di coordinamento costituito con l obiettivo di semplificare il sistema della rappresentanza economica. Tanti gli ambiti di intervento nel panorama regionale hanno sottolineato Mota, Gardini e Cattabiani a cominciare dalla sanità, dove la cooperazione si candida a gestire segmenti importanti della cosiddetta sanità leggera (poliambulatori e studi dentistici) e dei servizi di prossimità (centri di cure primarie). Per proseguire nel settore del Trasporto Pubblico Locale dove la partecipazione delle cooperative al capitale sociale di una futura azienda pubblico-privata permetterebbe finalmente alla cooperazione di gestire il servizio in chiave industriale e di essere protagonista del nuovo sistema regionale liberando risorse da impiegare in altri settori, ad esempio il welfare. Anche nel campo dell edilizia sociale le tre Centrali avanzano la loro candidatura nella convinzione che la cooperazione di abitazione possa svolgere una funzione fondamentale che va oltre la capacità di favorire l accesso alla casa alle famiglie meno abbienti. Di conseguenza, la cooperazione si propone di recitare un ruolo di play maker nella promozione di interventi complessi ed integrati con le politiche di inclusione sociale e dei servizi di assistenza alla persona volti a soddisfare l ampia gamma dei bisogni abitativi emergenti. A tale proposito, Agci, Confcooperative e Legacoop sostengono che alle cooperative di abitazione andrebbe attribuito un ruolo ben diverso non ritenendo infatti corretto che queste siano omologate agli operatori privati for profit né ai soggetti pubblici, ai quali spetta la funzione di coordinamento e di controllo. Per questo la cooperazione chiede che alle cooperative di abitazione vengano riconosciute particolari agevolazioni amministrative e che i Comuni assegnino ad esse, in via preferenziale, in diritto di superficie o in proprietà, le aree e gli immobili di loro proprietà destinati alla realizzazione di abitazioni di edilizia residenziale sociale. Il principio ispiratore di queste proposte strategiche avanzate dalla cooperazione è la sussidiarietà che deve regolare il rapporto tra istituzioni e formazioni sociali nella prospettiva del superamento della classi- 4 confcooperative emilia romagna5 Economia & Finanza ca dicotomia pubblico-privato. Occorre cioè superare l anacronistica contrapposizione tra soggetti pubblici e privati nella costruzione del bene comune a favore dei cittadini. La sussidiarietà trova nell impresa cooperativa un ideale modello di organizzazione degli scambi economici e sociali in quanto basato sulla auto-organizzazione dei cittadini che favorisce la coesione sociale delle comunità locali. L aumentare della complessità sociale, aggravata dalla crisi, hanno dichiarato i presidenti delle centrali cooperative regionali richiede interventi sempre più articolati per rispondere alle esigenze emergenti che implicano una riconfigurazione delle stesse politiche di sviluppo e di welfare. Il rischio di disgregazione può essere scongiurato se sapremo rimettere al centro di ogni settore di attività la persona secondo l approccio dello sviluppo umano economicamente, socialmente ed ambientalmente sostenibile. Pertanto hanno concluso Mota, Gardini e Cattabiani consapevoli che cooperazione ed istituzioni rappresentano forze diverse di un unico sistema territoriale che si confrontano per la realizzazione di un disegno comune, mettiamo a disposizione le nostre idee e risorse per il futuro dell Emilia Romagna. Per il 2012 i presidenti delle Centrali cooperative dell Emilia Romagna, nonostante i sacrifici già compiuti, temono di non riuscire a garantire i risultati conseguiti fino ad oggi in termini di occupazione e produzione. A questo si affiancherà poi un ulteriore calo dei margini ed un aumento della tensione finanziaria. Inoltre, bisognerà controllare i livelli occupazionali nei settori della cooperazione sociale e delle costruzioni, che hanno registrato i problemi maggiori. Negli ultimi anni, ad esempio, le cooperative tra abitanti per la costruzione di alloggi hanno fatto segnare un calo del 40%. In 36 mesi di crisi la cooperazione ha tenuto su occupazione, potere d acquisto e conferimento dei prodotti, ma da agosto si è registrato un giro di vite della crisi. Il problema maggiore al momento rimane la stretta creditizia da parte delle banche che chiedono il rientro lineare a tutte le imprese penalizzando così quelle che investono in innovazione. Dalla concertazione alla programmazione negoziata Ribadendo l importanza della coesione in questo difficile momento di crisi il presidente della Giunta regionale, Vasco Errani, ha raccolto con favore la disponibilità del mondo cooperativo a proporsi quale autorevole partner per lo sviluppo futuro dell Emilia Romagna. Una candidatura che va nella direzione indicata dal Governatore della Regione che già nelle sue dichiarazioni programmatiche all Assemblea Legislativa sottolineava la necessità di superare la concertazione. E ciò significa mettere in pratica autentici percorsi ed ambiti di programmazione negoziata che includano a pieno titolo le parti sociali nella costruzione di una visione strategica comune dello sviluppo del territorio e nel concorrere alla discussione delle scelte concrete. Errani ha poi affermato che è assolutamente necessario riscrivere questo nuovo patto sociale di cittadinanza in grado di mettere in discussione le attuali impostazioni strutturali sui versanti del fisco, dei monopoli privatizzati, ecc., in quanto la scarsità delle risorse pubbliche disponibili non consente più di garantire le rendite di posizione che caratterizzano la nostra epoca. E il nuovo modello di sviluppo dell Emilia Romagna ha concluso Errani deve basarsi sulla condivisione degli obiettivi prioritari per il nostro sistema territoriale. confcooperative emilia romagna 56 Economia & Finanza Le proposte per il futuro emerse dal convegno regionale di Rimini Credito cooperativo, scenari e prospettive di Bruno Campri S e vogliamo comprendere quale sarà il nostro futuro, occorre fare luce sulle ragioni delle nostre difficoltà attuali, sui rischi che corriamo oggi. Non si potrà porre rimedio facilmente alla nostra situazione di difficoltà se non vi sarà, in tempi rapidi, una più alta consapevolezza collettiva delle nostre inadeguatezze passate, presenti e dei nostri errori. Per fare ciò bisogna essere saldi e coscienti che il lavoro che ci aspetta non è di breve periodo, ci attende cioè un tempo lungo in cui occorrerà esplicitare fino in fondo, senza impazienze, tutte le nostre capacità d innovazione e cambiamento. Ma ci sono cose c h e s e n z a dubbio dobbiamo fare subito o comunque molto presto. L obiettivo è raggiungere una linea comune che si consolidi in un documento da portare come nostra proposta al convegno nazionale di dicembre. Con queste considerazioni Giulio Magagni, presidente della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell Emilia Romagna, ha aperto i lavori del convegno regionale 2011 della Federazione dal titolo BCC, un futuro in gioco che si è svolto lo scorso 8 ottobre nel nuovo e prestigioso Palacongressi di Rimini (il più grande costruito ex novo in Italia). L appuntamento ha consentito di raccogliere tutte le indicazioni utili a costruire un documento capace di esprimere una serie di proposte concrete in vista del Congresso Nazionale che si svolgerà a Roma dall 8 all 11 dicembre prossimo e al quale parteciperanno oltre tra amministratori, sindaci e dirigenti delle 415 BCC italiane. La manifestazione riminese, per la quale sono stati predisposti i fascicoli del Bilancio d esercizio e del Bilancio Sociale del Gruppo regionale, nonché gli Atti del precedente Convegno di Baveno del 2010, è stata aperta oltre che dalla relazione del presidente Magagni anche dalla successiva relazione tecnica del vicepresidente di Prometeia SpA Giuseppe Lusignani incentrata sul tema: Gli scenari e le prospettive del credito cooperativo nei prossimi anni. Un corposo dibattito ha consentito di affrontare aspetti rilevanti delle politiche di gruppo, delle regole per stare insieme costruendo prospettive di sviluppo in un contesto nazionale e regionale di fortissime tensioni, relativamente al rapporto tra banca e impresa nel mutuato atteggiamento di Vigilanza, Consob e authority di garanzia sulla gestione delle aziende creditizie tra rischi crescenti e altrettanto crescente attenzione al rispetto delle normative, spesso di emanazione europea, con le politiche di controllo, remunerazione, trasparenza e politiche di mercato. Il dibattito ha visto gli interventi di Enrica Cavalli (pres. Banca Malatestiana), Fabio Pula (pres. BCC Valmarecchia), Luigi Cimatti (pres. BCC Romagna 6 confcooperative emilia romagna7 Economia & Finanza Occidentale), Elio Bagnari (amm. C.C. Ravennate Imolese), Giovanni Govoni (dir. gen. Banca Centroemilia), Secondo Ricci (pres. C.C. Ravennate Imolese), Marco Piccinini (dir. gen. Banca Reggiana), Gabriele Galassi (pres. BCC Gatteo), Giovanni Nani (pres. BCC Creta C.C. Piacentino), Domenico Ravaglioli (pres. BCC Forlì), Cesare Frisoni (pres. Banca di Rimini), Pierino Buda (pres. BCC Romagna Est). In chiusura le repliche del direttore generale e del presidente della Federazione regionale, Daniele Quadrelli e Giulio Magagni. BCC, la formazione per costruire il futuro Il futuro non si prevede ma si fa, credendo nelle proprie idee, investendo per la loro realizzazione e prendendosi i rischi relativi, convincendo gli altri ad aderire ad una visione condivisa delle cose, superando la sindrome dell abbandono. L Italia deve tornare il luogo giusto per costruire il futuro; questo obiettivo vale anche per le banche e per le BCC, e si può realizzare solo ricorrendo alle persone e alla loro formazione, facendo tornare di moda il mutualismo. In queste affermazioni di Enzo Rullani, docente di Strategie di Impresa dell Università Cà Foscari di Venezia, sta il significato dell importante convegno di studi Scenari per il dopo-crisi: formazione, lavoro e organizzazione nelle BCC dell Emilia Romagna promosso dalla Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell Emilia Romagna e tenutosi a Bologna.Nell introduzione, il presidente della Federazione Giulio Magagni e il direttore generale Daniele Quadrelli hanno sottolineato con decisione la necessità di un salto culturale da attuare attraverso la formazione, sfruttando la rete per porre in condivisione comune le eccellenze che contraddistinguono il mondo del credito cooperativo e giungere ad una completa evoluzione di tutti i ruoli bancari. Hanno fatto eco a queste parole le relazioni di Marcello Pagnini, Divisione Economica Banca d Italia Bologna, e Pier Giovanni Bresciani, psicologo del lavoro e professore a contratto presso l Università di Genova e di Bologna, che hanno chiuso i lavori della mattinata. I lavori sono ripresi nel pomeriggio con il coordinamento del prof. Bresciani che ha introdotto gli importanti contributi di Giorgio Errani, responsabile filiale SeF Consulting Emilia Romagna, del prof. Alessandro Berti, docente in Economia degli Intermediari Finanziari presso la Facoltà di Economia dell Università di Urbino e di Massimo Tommolillo, trainer presso Tama Formazione e Consulenza, che hanno arricchito e contestualizzato nell operatività quotidiana gli spunti del mattino. Il convegno si è chiuso con le conclusioni del direttore generale della Federazione, Daniele Quadrelli, che ha voluto ancora di più focalizzare l attenzione sull importanza, per il futuro, che il credito cooperativo emiliano romagnolo saprà riservare all attività formativa ad ogni livello, per essere pronto ad affrontare le sfide che lo attendono. confcooperative emilia romagna 78 Economia & Finanza Anche quest anno l occupazione crescerà Confcooperative ER resiste alla crisi di Gino Belli I bilanci e le tendenze continuano ad essere positivi per la cooperazione emiliano-romagnola, ma da Confcooperative parte un allarme senza precedenti. Archiviato il 2010 con un +1,6% sull occupazione (1.118 lavoratori in più per un totale di addetti, cui si aggiungono i delle Banche di Credito Cooperativo, con un incremento del 2,2%) e un +3% sul fatturato (12,560 miliardi, più 13,13 miliardi di raccolta diretta delle BCC), anche l ultima indagine congiunturale parla, per il sistema che fa capo a Confcooperative Emilia-Romagna (1.778 imprese con quasi soci, in aumento dell 8,3% in un solo anno), di un 2011 ancora in crescita per occupazione e fatturato. Ma il futuro non è rassicurante, anzi. La cooperazione ha affermato il presidente regionale, Maurizio Gardini, in occasione della presentazione dell indagine ha tenuto e tiene, resiste meglio di altri alla crisi, ma siamo ad una svolta decisiva e in presenza di segnali sempre più preoccupanti anche alla luce della recente manovra finanziaria che lede la dignità ed il ruolo peculiare delle cooperative sancito dalla Costituzione. A fine 2011 ha spiegato Maurizio Gardini dovremmo registrare un incremento dell occupazione pari allo 0,7%, che è il dato più basso degli ultimi trent anni e, soprattutto, è indice di deterioramento della situazione che vive gran parte del sistema cooperativo. Le cooperative interpellate che dichiarano di percepire condizioni di mercato stabili (60,6%), sommate a quelle che affermano di aver aumentato le proprie quote (25,4%), raggiungono ben l 86% ha dichiarato il direttore di Confcooperative Emilia Romagna, Marco Venturelli. Spicca il fatto che in un momento precedente alle due manovre finanziarie dello Stato, gli ottimisti prevalgono ancora sui pessimisti. Ciò significa che i cooperatori non misurano il benessere dell impresa soltanto rispetto al mero fatturato, ma anche attraverso la possibilità di garantire la stabilità e la qualità dei posti di lavoro. La scelta di tutelare l occupazione hanno osservato presidente e direttore di Confcooperative regionale è stata responsabilmente messa in atto dalle cooperative anche in presenza di una redditività calante, come testimonia l incremento degli addetti di fronte a fatturati che in generale non crescono; oggi siamo in presenza di un allarme che cresce velocemente su tutta l area del lavoro e servizi (463 imprese, quasi soci e poco meno di addetti), della cooperazione sociale (411 imprese, quasi soci e poco meno di addetti), dell abitazione (più di soci) e in parte dell agroalimentare. Finora, il sacrificio degli utili ha consentito di utilizzare a favore dell occupazione gli ammortizzatori sociali derivanti dalla crisi solo in poche decine di cooperative. Le grandi opportunità legate alla esternalizzazione di servizi da parte delle imprese dell industria ha sottolineato 8 confcooperative emilia romagna9 Economia & Finanza Gardini si sono in buona parte perse a causa di problemi mai risolti di dumping contrattuale e irregolarità diffuse che penalizzano proprio le migliori cooperative e i loro socilavoratori. Inoltre nessun vero processo di privatizzazione è avvenuto per tanti servizi ancora in capo al pubblico (il trasporto urbano, ad esempio) e nel welfare si è ancora lontani da scelte che diano risposte ai drastici tagli della finanza pubblica e locale senza limitarsi a guardare a dove siano più sostenibili le riduzioni degli stessi servizi o a penalizzare le imprese sociali con insostenibili ritardi sui pagamenti (la media è di 136 giorni) e gare al massimo ribasso. Non stiamo parlando di questioni che valgono in generale per tutte le imprese ha puntualizzato Gardini ma di settori in cui il futuro di comunità e persone si lega in misura prevalente, e a volte decisiva, ad una realtà cooperativa che ha subìto anche una manovra finanziaria lesiva di una dignità e di un peculiare ruolo sancito costituzionalmente. In quest ultimo caso, se è vero che i sacrifici sono sopportabili e le cooperative non si sottrarranno all appesantimento fiscale, non si può non rilevare che in pochi anni a forza di sopportabili sacrifici si è schiacciata proprio la distintività cooperativa. Con l abbattimento del principio storico dell intassabilità degli utili destinati a riserva indivisibile (che non costituiscono reddito per alcuno, proprio perché non distribuiti) già si era ridotta l autonomia finanziaria delle cooperative per gli investimenti; abbiamo poi accolto favorevolmente la suddivisione delle cooperative in base al tasso di mutualità espresso, ma da oggi a pagare di più sono proprio le cooperative a mutualità prevalente, quelle ritenute più virtuose e quindi a più marcata funzione sociale. Vogliamo allora arrivare a distruggere progressivamente un modello d impresa che ha dato più lavoro e Pil di qualunque altro?. E dal governo nazionale, l obiettivo di Confcooperative Emilia-Romagna si sposta su quello regionale dal quale ha annunciato Gardini attendiamo risposte importanti su questioni cruciali per le imprese, quali le linee di sviluppo su cui fonderà il Bilancio regionale 2012 alla luce degli ultimi pesanti tagli, il pdl di iniziativa della Giunta sulla semplificazione amministrativa, oggi all attenzione dell Assemblea legislativa Regionale, e, per la cooperazione sociale, un vero e proprio cambio di rotta che riguarda la sostanza della relazione tra pubblico e privato, le gare e, ancora, i criteri per l accreditamento delle strutture che riducono non solo le possibilità di lavoro per le cooperative, ma rischiano di produrre un drastico calo dei servizi anche in capo al pubblico. In una stagione di crisi e di pesante disagio sociale ha concluso interrogativamente Gardini vogliamo davvero andare verso l esclusione di una parte della popolazione dai servizi in una Regione che per decenni ha puntato all inclusività e all universalità nell accesso ai servizi socio-sanitari?. Caselli: timidi segnali di ripresa dell Emilia Romagna nella prima metà dell anno ha mostrato L economia qualche segnale di ripresa, ma complessivamente il quadro rimane critico. La stessa tendenza ha affermato Guido Caselli, direttore dell Ufficio studi e ricerche di Unioncamere la si ritrova nei dati dell indagine Confcooperative: crescono le società con una maggior apertura verso l estero, in particolare nel comparto agroalimentare, tengono le cooperative che operano nel sociale, in forte difficoltà quelle appartenenti al settore delle costruzioni e della produzione e lavoro. Le prospettive per i prossimi mesi non sembrano prefigurare un evoluzione positiva del quadro congiunturale, uno scenario reso ancora più incerto dai tagli previsti nella Finanziaria. confcooperative emilia romagna 910 Politica cooperativa Il mondo della cooperazione ha avviato una riflessione comune Ortofrutta: contro la crisi più aggregazione di Mario Parisi Ocm è uno strumento fondamentale per traghettare le imprese fuori dalla L crisi e la cooperazione sarà protago- nista del cambiamento, ma serve un operazione trasparenza. È il momento di una riflessione comune per aumentare la concentrazione dell offerta: il 30% della produzione organizzata non è più sufficiente, non è più il tempo dei regimi assistenziali. Adesso occorre un impegno comune, al di là delle tensioni e delle speculazioni. Lo ha dichiarato il presidente di Fedagri/ Confcooperative, Maurizio Gardini, intervenendo alla tavola rotonda sulla crisi dei mercati organizzata assieme a Legacoop Agroalimentare ed Agci Agrital al Macfrut di Cesena. Chiederemo ai consigli di amministrazione delle nostre cooperative, ai nostri consiglieri, che sono persone oneste, ha proseguito Gardini di prepararsi, studiare e capire il cambiamento. Lo facciamo perché le cooperative le abbiamo costruite per dare un futuro ai nostri soci e non viceversa. Il presidente di Fedagri/ Confcooperative ha poi sottolineato che non basta una sola misura a risolvere la situazione, occorrono interventi mirati e anche la parte di imprenditori che non rientrano nel bacino della produzione organizzata qualche regola la dovranno seguire, perché bisogna rispondere ad un livello di concentrazione della domanda molto forte. E la risposta ha aggiunto Paolo De Castro, presidente della Commissione europea per l agricoltura non può che essere un altrettanta concentrazione dell offerta. Il presidente della Commissione agricoltura a Bruxelles ha fatto Cooperative: anticorpi per reagire L a grave crisi economica del biennio 2008/2009 ha lasciato una traccia anche nel settore cooperativo agricolo che, come tutti i comparti, ha vissuto una fase di contrazione, ma ha fatto registrare una performance migliore rispetto agli altri settori produttivi. È quanto emerge dal Rapporto dell Osservatorio della cooperazione agricola italiana secondo il quale nel 2009 la cooperazione ha perso il 2,6% del proprio fatturato rispetto all anno precedente, ma è riuscita a mantenere saldo il valore nella voce dell occupazione che nello stesso periodo ha subito un calo di appena lo 0,3%. Gli occupati nella cooperazione agricola sono oltre , mentre le adesioni dei soci superano le unità, per un numero totale di imprese pari a 5.834, con una dimensione media aziendale di 5,9 milioni di euro. La lettura che si ricava da questi dati è quella di un modello imprenditoriale che, nonostante la crisi, ha mostrato di avere in sé gli anticorpi adatti per reagire e stare sul mercato, evitando l emorragia di posti di lavoro e il grande ricorso alla cassa integrazione registrati altrove sia in Italia che all estero. 10 confcooperative emilia romagna11 Politica cooperativa poi sapere che è stata recentemente approvata una dotazione finanziaria, al di fuori del bilancio della Pac, per la gestione delle crisi che ammonta a 250 milioni di euro. Una decisione ha affermato De Castro che conferma come il cammino intrapreso da Bruxelles vada verso un rafforzamento delle strutture organizzate. Lo scenario tracciato per il futuro, al quale la crisi economica ha dato un accelerazione, va verso il rafforzamento del modello dell Ocm ortofrutta, da replicare anche per gli altri settori, e verso una maggiore incidenza delle organizzazioni dei produttori tra le quali non deve più prevalere la competizione ha sottolineato Tiberio Rabboni, Assessore all agricoltura dell Emilia Romagna ma la cooperazione. Dall incontro è emerso anche un richiamo alla politica agricola europea che, se da un lato sostiene l aggregazione delle imprese, dall altro non deve fungere da freno per i processi di concentrazione. Ci vuole coerenza ha affermato Eduardo Baamonde Noche, direttore generale delle cooperative agroalimentari spagnole. È vero che l Ocm guarda al futuro, ma nelle norme è previsto che se le imprese superano i 50 milioni di euro non ricevono i contributi europei: è una contraddizione, è una politica che sostenendo l aggregazione, ci porta verso la frammentazione. Secondo Jean Michel Delannoy, presidente della Federazione francese per la cooperazione frutticola e orticola, una forma di regolamentazione dei rapporti tra domanda e offerta esiste già in Francia, dove la cooperazione ha lavorato con il Ministero dell agricoltura sul tema dei contratti che devono essere un accordo tra la cooperativa e il cliente finale. L ipotesi auspicabile, secondo la cooperazione italiana, è quello di replicare il modello francese anche a livello nazionale. La cooperazione agroalimentare italiana ha dichiarato Giovanni Luppi, presidente della Legacoop Agroalimentare presenterà a breve un progetto cooperativo caratterizzato da una maggiore semplificazione per un settore che deve essere più efficiente e meno costoso. Il Paese non è nelle condizioni economiche e finanziarie per rispondere alle nostre richieste e quindi ci assumiamo fino in fondo la nostra responsabilità per disegnare il progetto per un agricoltura migliore. In questa situazione di crisi ha detto Giampaolo Buonfiglio, presidente di Agci Agrital i distinguo non portano da nessuna parte, siamo per l unità che si vede nei comportamenti e non solo nelle parole. Semplificazione della rappresentanza La cooperazione agroalimentare ha dato vita ad un evento straordinario: un grande processo di semplificazione della rappresentanza. Ci siamo dati degli obiettivi concreti piuttosto che decidere di rincorrere la supremazia di una bandiera sulle altre. Lo ha affermato Maurizio Gardini, presidente di Fedagri-Confcooperative, nel suo intervento alla prima assemblea unitaria delle centrali cooperative (Fedagri- Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital) svoltasi a Bologna. Abbiamo bisogno di uno sforzo concorde per generare ulteriore crescita, mettendo al centro dell agenda del governo lo sviluppo dell agricol- tura ha aggiunto Gardini perché l agricoltura è il secondo comparto del Paese e può generare crescita senza spese, valorizzando il suo patrimonio. Non abbiamo sviluppato un discorso ideologico che ormai non ci appartiene più. Ci siamo ritrovati sulle cose reali, sul bisogno di corrispondere alle sollecitazioni dal basso, sulla necessità di aprire una prospettiva alle future generazioni. L assemblea è stata anche il momento per presentare le proposte operative che il mondo della cooperazione agricola intende sottoporre all attenzione delle istituzioni, a partire dall utilizzo della leva fiscale, dagli sgravi al credito d imposta, per incentivare processi virtuosi legati all integrazione delle confcooperative emilia romagna 1112 Politica cooperativa Fedagri: c è il forte rischio di un ulteriore ridimensionamento Istat: il bicchiere è mezzo vuoto di Alina Fiordellisi L a fotografia scattata dal censimento agricolo dell Istat ci sembra si possa giudicare un bicchiere mezzo vuoto che rappresenta anche un campanello d allarme, perché il settore agricolo è a rischio di un ulteriore ridimensionamento. Lo ha affermato il presidente di Fedagri- Confcooperative, Maurizio Gardini, commentando, anche a nome dei presidenti Giovanni Luppi di Legacoop Agroalimentare e Giampaolo Buonfiglio di Agci Agrital, i risultati provvisori del 6 Censimento generale dell agricoltura dell Istat. Se da un lato c è un aumento della dimensione media della superficie delle aziende agricole, dall altro lato c è un 51,1% di imprese la cui estensione arriva a soli 2 ettari e un processo di ricambio generazionale ancora incompiuto sottolinea Gardini. Più di un impresa su 2 è a rischio di non sopravvivere alle sfide del mercato e all elevata competitività sul piano interno ed internazionale. Il sottodimensionamento aggiunge Gardini resta il peggior nemico delle imprese agricole italiane, fattore che le relega ad un destino di marginalità e che va combattuto accompagnando le imprese a crescere in dimensioni. Non dobbiamo correre il rischio di DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DELLE AZIENDE PER CLASSI DI SAU (Superficie Agricola Utilizzata) > 50 ettari 3% fino a 2 ettari 51% da 30 a 49,90 3% da 10 a 29,90 10% da 2 a 9,90 33% ritrovarci tra dieci anni di fronte ad un ulteriore loro ridimensionamento con solo imprese sul mercato. Da sempre ribadiamo anche alle nostre cooperative che sono i produttori a doversi attivare aggregandosi e avviando processi di fusione spiega Gardini ma è un dovere delle istituzioni, sia nazionali che comunitarie, elaborare proposte concrete e di prospettiva capaci di agevolare tali processi di crescita, per rendere le imprese agricole più forti e le nostre filiere più strutturate. Abbiamo vissuto quest anno una situazione di crisi del settore dell ortofrutta che dimostra la necessità di fare sistema e che da sola l agricoltura non ce la può fare se non è accompagnata anche da una politica che intervenga prevenendo le crisi perché la nostra è una fabbrica a cielo aperto che non sempre consente una programmazione. Molto va ancora fatto ribadisce Gardini. A livello nazionale sarebbe opportuno introdurre misure di tipo fiscale che agevolino la stipula di contratti di affitto dei terreni agricoli, così come sarebbe necessario che l Europa predisponesse una Pac lungimirante basata sull aggregazione dell offerta produttiva, la concentrazione, oltre che su una programmazione produttiva e commerciale, per ripristinare l equilibrio tra diversi attori della filiera, dove i produttori devono recuperare un ruolo da protagonisti nei confronti della grande distribuzione. I dati dell Istat conclude Gardini siano uno stimolo per tutti, organizzazioni e istituzioni, per lavorare insieme a ricostruire una prospettiva di sviluppo per l agricoltura italiana nella consapevolezza che se ci si culla nella convinzione che piccolo è bello, questo rappresenta un limite se si devono affrontare i giganti che operano nei mercati esteri. 12 confcooperative emilia romagna13 Politica cooperativa La sentenza segna un punto a favore della distintività cooperativa La Corte di Giustizia promuove la fiscalità di Lamberto Mazzotti na sentenza che segna un punto a favore della specificità e della distintività Udelle imprese cooperative e smentisce le spinte omologatrici che vorrebbero uniformare le cooperative agli altri modelli d impresa. Questo il commento di Luigi Marino, presidente di Confcooperative e portavoce dell Alleanza delle Cooperative Italiane a nome di Rosario Altieri, presidente Agci, e Giuliano Poletti, presidente Legacoop, sull attesa sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo che era stata chiamata a pronunciarsi dalla nostra Corte di Cassazione sui casi di tre cooperative risalenti addirittura agli anni 80. Sui casi specifici la Corte di Giustizia dice la nota dell Alleanza delle Cooperative rimanda la decisione ai giudici nazionali che dovranno valutare sulla base della legislazione degli anni 80, con norme non più in vigore nella formulazione e nei contenuti (Dpr 601/1973). La Corte di Giustizia, infine, raccomanda, giustamente, di valutare i casi in base all art. 87 del Trattato Europeo che disciplina il capitolo sugli aiuti di Stato. Su questi casi ormai antichi i giudici finalmente decideranno. Invece, per quanto concerne le questioni generali coinvolte nella vicenda constatiamo con grande soddisfazione che la Corte di Giustizia nelle sue motivazioni accoglie e riconosce principi fondamentali per la politica cooperativa in Europa e in Italia. La Corte, infatti, - continua la nota - riconosce alle cooperative il carattere di imprese rette da principi di funzionamento peculiari che le differenziano nettamente dagli altri operatori privati e conferma che i regimi normativi e fiscali legati all attività mutualistica non rappresentano aiuto di Stato». Dunque l Europa conclude Marino non offre né pretesti, né legittimazioni per chi in Italia, nella politica, nella magistratura e in ogni campo di responsabilità vanta atteggiamenti punitivi e strumentali verso la cooperazione. Kiwi, un progetto contro la batteriosi N egli ultimi tempi la batteriosi ha colpito pesantemente la coltura del kiwi. Una risposta contro questa grave fitopatia arriva dalla Regione Emilia Romagna e dal CRPV. Attraverso un apprezzabile sinergia tra pubblico e privato i due enti hanno infatti messo a punto un progetto di ricerca finalizzato a fronteggiare l emergenza batteriosi. Il progetto ha ricordato il presidente del CRPV, Giampiero Reggidori si propone innanzitutto di approfondire le conoscenze sul batterio Pseudomonas Syringae pv. Actinidiae (PSA) per chiarire alcuni aspetti ancora poco conosciuti del suo ciclo biologico e della malattia. Un altro obiettivo ha proseguito Reggidori è studiare l influenza delle diverse pratiche agronomiche sull insorgenza della malattia e sulla sua virulenza. Il progetto di ricerca comprende poi la messa a punto di apposite tecniche vivaistiche per la conservazione del materiale di fonte e la valutazione delle implicazioni economiche legate alla possibile diffusione della malattia ed al conseguente abbattimento degli impianti. confcooperative emilia romagna 1314 Politica cooperativa Attraverso l innovativo progetto FIL (Famiglia Impresa Lavoro) Confcooperative concilia lavoro e famiglia di Mario Parisi D edicarsi interamente alla famiglia o lavorare per avere una maggior tranquillità economica e realizzarsi professionalmente secondo le logiche delle pari opportunità? Una scelta sicuramente non semplice che oggi riguarda milioni di donne in Italia come in molti altri paesi occidentali. Una risposta a questo interrogativo, estremamente attuale ed importante, arriva da Confcooperative, forza economica e sociale che fa della mutualità e della solidarietà il proprio patrimonio specifico. Per favorire la difficile conciliazione tra lavoro e famiglia, infatti, questa organizzazione ha messo a punto alcuni interessanti strumenti tra cui l innovativo progetto FIL (Famiglia Impresa Lavoro). Un sistema virtuoso dichiara Claudia Gatta, presidente della Commissione Dirigenti Cooperatrici di Confcooperative Emilia Romagna studiato appositamente per offrire risposte adeguate ai soci ed alle socie delle cooperative aderenti e alle loro famiglie e favorire la più completa realizzazione dei lavoratori, ed in particolare delle lavoratrici, nel pieno rispetto degli obiettivi economici delle imprese. Si tratta di un vero e proprio cambiamento di rotta, l impresa che si fa carico delle esigenze dei suoi dipendenti! E quindi il sistema confederale che a sua volta si fa promotore di politiche specifiche per la famiglia attraverso servizi e supporti offerti ai propri soci e alle loro famiglie. Dal punto di vista operativo prosegue Claudia Gatta il progetto FIL prevede, tra l altro, l erogazione di appositi voucher per acquistare servizi rivolti all infanzia o agli anziani dalle cooperative specializzate in questi settori. È stata inoltre avviata una progettazione volta alla definizione di un apposito fondo integrativo finalizzato ad esempio a garantire la copertura al 100% della maternità per le lavoratrici nel caso non sia previsto dal contratto oppure l integrazione necessaria a coprire i costi per i servizi conciliativi per i figli o gli anziani. L obiettivo dell iniziativa promossa da Confcooperative è diffondere una nuova cultura family friendly attivando soluzioni che favoriscano la conciliazione del lavoro con la vita familiare. E si tratta di un percorso davvero importante aggiunge la presidente della Commissione Regionale Dirigenti Cooperatrici in quanto l universo femminile all interno di Confcooperative Emilia Romagna è decisamente ben rappresentato: circa dei soci sono infatti donne (quasi il 36% del totale). E anche tra gli addetti la componente femminile è estremamente numerosa: tra soci e non soci sono su un totale di La provincia più rosa è Ravenna dove su soci Confcooperative conta quasi donne; seguono Reggio Emilia con poco meno di donne su soci, Forlì con circa donne su soci, Modena con su , Bologna con su , Parma con su Numerosi i soci di sesso femminile anche nelle Confcooperative di Piacenza (3.300 su 7.900), Ferrara (2.750 su ) e Rimini (2.350 su ). Per quanto 14 confcooperative emilia romagna15 Politica cooperativa concerne le diverse Federazioni di Confcooperative Emilia Romagna, all interno di Federsolidarietà le donne sono tra i soci (pari al 63,7% del totale) e tra gli addetti (pari al 75%); seguono Federconsumo con il 49% di soci di sesso femminile ed il 61% di addetti; FederazioneSanità con il 40,7% di soci e il 67,6% di addetti; Federlavoro e servizi con il 40,6% di soci ed il 64,6% di addetti; FederCultura Turismo Sport con il 31% dei soci ed il 64,8% degli addetti. Il progetto Famiglia Impresa Lavoro conclude Claudia Gatta verrà sperimentato in 14 regioni: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria e Veneto, per determinare i costi della conciliazione e quindi poter lanciare strumenti ad hoc che ogni regione poi valuterà e adotterà. Per quanto riguarda l Emilia Romagna dichiara il direttore regionale di Confcooperative, Marco Venturelli metteremo in campo una rispo- sta cooperativa alle esigenze di conciliazione e alle necessità della famiglia attraverso la definizione di un catalogo dei servizi rivolti alla famiglia e del progetto mutualistico regionale, in fase avanzata di realizzazione, finalizzato a sostenere la spesa per servizi di welfare e di protezione sociale dei soci e delle loro famiglie, integrando anche i servizi erogati dalle cooperative stesse, insieme ad un servizio di microcredito. In sostanza conclude Venturelli quella della conciliazione tra lavoro e famiglia è una complessità che può essere avvicinata e superata attraverso un lavoro corale tra settori e territori, un azione che la Commissione Dirigenti Cooperatrici della Confcooperative Regionale propone trasversalmente alla propria organizzazione con l obiettivo di una concreta integrazione in grado di garantire i risultati migliori ai soci e alle loro famiglie. Cooperfidi Italia nell elenco speciale Cooperfidi Italia ha ottenuto dalla Banca d Italia l iscrizione all elenco speciale degli intermediari finanziari, ai sensi dell art.15, comma 2, del decreto n 29, 17 febbraio 2009, del Ministero dell Economia e delle Finanze. Banca d Italia ha accolto l istanza di iscrizione che Cooperfidi Italia aveva presentato in quanto il suo volume di attività ha superato la soglia (pari a 75 milioni di Euro) oltre la quale, secondo quanto stabilito dal decreto, scatta l obbligo di iscrizione all elenco speciale degli intermediari finanziari sottoposti a vigilanza da parte della Banca centrale. Cooperfidi Italia svolge attività di concessione di garanzie collettive fidi allo scopo di favorire ed assistere le imprese cooperative socie nella loro attività economica, agevolandone l accesso al credito. Il consorzio, con un capitale sociale che supera i 6,2 milioni di Euro, ha soci; dall inizio dell attività (gennaio 2010) ha dato esito positivo a pratiche, con un garantito in essere di circa 96 milioni di Euro, a fronte di un accesso al credito che supera i 200 milioni di Euro. Oltre ai prodotti specifici dedicati alla cooperazione sociale (Salvastipendi) ed alle cooperative di abitazione (Obiettivo casa), Cooperfidi Italia sta mettendo a punto alcuni prodotti per soci imprenditori di cooperative e consorzi attivi nei settori agricolo, industriale e della logistica. confcooperative emilia romagna 1516 Politica cooperativa L invito è emerso dal seminario svoltosi in ottobre a Todi I cattolici protagonisti della vita politica di Giancarmine Vicinanza I cattolici devono uscire in mare aperto per cambiare la politica del Paese : così Luigi Marino, presidente di Confcooperative, ha sintetizzato il suo pensiero in occasione del seminario nazionale La Buona politica per il Bene comune. I cattolici protagonisti della politica italiana svoltosi a Todi. Le sette organizzazioni di ispirazione cattolica promotrici del Forum, altre 11 organizzazioni cattoliche e oltre dieci fondazioni ha dichiarato Marino hanno ragionato e discusso sulla situazione politica e sociale del Paese ritenendone basso il livello e alta l esigenza di avere risposte. Abbiamo discusso in tanti e posto sul tavolo molti argomenti. Oggi era impossibile che facessimo da notai alla costituzione di un nuovo partito. Non vogliamo essere autarchici e autoreferenziali. Vogliamo continuare a discutere e confrontarci sui temi socio-politico-economici del Paese. All interno del mondo cattolico ha aggiunto Marino c è, però, chi ritiene che questo convegno dia vita a momenti di sintesi più alti e concreti. Di certo deve imboccare la via del fare politica, mettendo in conto percorsi che diano risposte in tempi più rapidi. Una giornata con voci coese ha sottolineato Marino che puntano a presentare proposte e progetti per cambiare la politica del nostro Paese. I cattolici ha proseguito il presidente nazionale di Confcooperative sono marginalizzati anche negli schieramenti di riferimento e incidono poco. Sono ricordati solo come coloro che non vogliono l aborto o l eutanasia. Una presenza su alcuni valori, ma solo di veto, senza riuscire a costruire, a incidere sulla società, sull economia, sulle politiche per la famiglia, sul rimettere la persona al centro di tutto. Noi cattolici dobbiamo contare, far valere le nostre proposte, che sono molte e validissime. Tutto precipita ed è nostro dovere non abdicare. Non possiamo delegare. In questa società dove è alto il senso della deresponsabilizzazione dobbiamo assumerci il compito che è proprio dei cattolici, quello di impegnarci per lo sviluppo. Così come richiesto anche dal Santo Padre nell Enciclica Caritas in Veritate. Non possiamo deludere ha concluso Marino chi si attende qualcosa di più di una semplice chiacchierata sullo stato della politica italiana. Al seminario svoltosi presso il Convento Francescano di Montesanto, promosso dal Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, hanno partecipato le dirigenze nazionali della Cisl, del Movimento Cristiano dei Lavoratori, delle Acli, della Confartigianato, della Coldiretti, della Confcooperative, della Compagnia delle Opere, e circa 130 personalità e rappresentanti provenienti dal mondo accademico, economico, dalle Fondazioni culturali e bancarie, dall associazionismo nazionale del mondo cattolico. Le sezioni di lavoro sono state coordinate e concluse dai Promotori del Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro (R. Bonanni, Cisl; C. Costalli, MCL; G. Guerrini, Confartigianato; S. Marini, Coldiretti; L. Marino, Confcooperative; A. Olivero, ACLI; B. Scholz, CDO). Ai lavori è intervenuto il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che nella sua prolusione ha invitato i laici credenti ad un impegno straordinario in questa fase così delicata per l Italia. La giusta preoccupazione verso i temi sociali del lavoro e della crisi economica ha affermato il presule non deve far perdere di vista la posta in gioco che è forse meno evidente, ma che sta alla base di ogni altra sfida: una specie di metamorfosi antropologica. 16 confcooperative emilia romagna17 Politica cooperativa Approvate le linee guida dei piani produttivi Parmigiano-Reggiano: governare la produzione di Gino Belli U n equilibrista in cammino su una fune tesa ad altezza vertiginosa tra due grattacieli: il presidente del Consorzio del Parmigiano- Reggiano, Giuseppe Alai, non poteva scegliere immagine più eloquente per descrivere la situazione del comparto e, soprattutto, per sottolineare la stabilità di lungo periodo che va ripristinata all interno di un settore in cui la produzione continua a crescere anche in questo periodo (+ 6,8% la media dei primi dieci mesi del 2011) più dei consumi, sempre in volo a due cifre in valore sull estero, ma in flessione in Italia, complice la crisi economica ma anche (e a dirlo è lo stesso presidente del Consorzio) una instabilità dei prezzi che disorienta i consumatori. E così è quasi un plebiscito (318 voti favorevoli, 9 astenuti e 9 contrari) la votazione a favore delle linee guida dei piani produttivi che l Ente di tutela Consorzio sottopone all assemblea dei consorziati: regole che governano, di fatto, gli obiettivi già approvati dall Assemblea che stabilivano nello 0,8% all anno la crescita dei volumi della produzione, introducendo anche contributi aggiuntivi destinati ad azioni sull export e a premiare la qualità a carico di quanti superano il plafond. Il governo della produzione, che come possibilità è già stata validata dalla Commissione agricoltura del Parlamento Europeo e potrà rientrare nella riforma della Pac ha detto Alai è una condizione essenziale per dare stabilità ai redditi dei produttori e per superare anche quelle oscillazioni di prezzo che disorientano i consumatori e possono favorire l affermazione di prodotti similari provenienti dall estero. E qui, più che le immagini dell equilibrista e le metafore, la fanno da padrone le cifre: nei primi anni 2000 le quotazioni si attestavano su cifre non troppo dissimili dagli attuali 10,5 euro/kg, che sono stati però riconquistati dopo anni in cui si è scesi anche sotto i 7 euro/kg e per più di quattro anni (dal gennaio 2006 al marzo 2010) si è rimasti sotto i 9 euro/kg. Ecco allora che la stabilità diviene ha Il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai detto Alai elemento imprescindibile per programmare investimenti, per rafforzare quelle forti azioni sull export che stanno assicurando grandi risultati e, infine, per rendere più efficaci le azioni che sta assicurando la società commerciale I4S, che ha raggiunto l obiettivo record di forme ritirate nell ambito delle azioni e dei progetti concordati con gli esportatori. E proprio sull export si concentrerà, nel 2011, buona parte degli investimenti del Consorzio, con circa 7 milioni di euro destinati alla comunicazione e ai sostegni alle esportazioni in tanta parte dell Europa (primi Paesi la Germania, il Regno Unito e la Francia) e del mondo (forti azioni previste negli Usa, in Giappone, in Canada, in Cina e in Russia). Ma non ci sono solo nuovi Paesi e una gestione ordinata della produzione nel mirino del Consorzio. Se i piani produttivi, la spinta sull export e il lavoro della società I4S sono gli strumenti per sostenere l obiettivo della stabilità dei redditi, nel carnet dell Ente di tutela vi sono anche specifiche azioni sui servizi legati alla vendita, il lancio di prodotti innovativi e nuovi investimenti sul canale ho.re.ca e sul vending, ovvero a quella distribuzione automatica di alimenti e bevande che registra una progressiva affermazione di confezioni contenenti Parmigiano-Reggiano. confcooperative emilia romagna 1718 Politica cooperativa Soggetto sempre più determinante per un moderno sistema di welfare 20 anni di coop sociali, guardando al futuro di Gianluca Mingozzi S ono passati vent anni da quando la legge 381 ha istituito nel nostro Paese una nuova figura imprenditoriale e giuridica nell area del diritto civile e commerciale: la cooperazione sociale. Questa legge in realtà non ha fatto che riconoscere un fenomeno già diffuso in Italia ed in rapido sviluppo in quanto la prima cooperativa sociale è nata nel 1963 e nel 1991 se ne contavano già circa di cui aderenti a Federsolidarietà/Confcooperative costituitasi nel L importante ricorrenza è stata celebrata a livello nazionale, a Roma, il 16 Novembre e a livello emiliano-romagnolo, a Bologna, il 22 dello stesso mese con una festa che ha coinvolto l intero sistema cooperativo, in particolare Confcooperative, perchè la cooperazione sociale ne caratterizza fortemente l esperienza e ne riveste un ruolo fondamentale per la realizzazione di un moderno stato sociale. Le celebrazioni per il ventennale hanno rappresentato anche l occasione per presentare alcune idee e proposte. Innanzitutto ha sottolineato il presidente di Federsolidarietà/Confcooperative Emilia Romagna, Gaetano De Vinco è necessario avviare un processo di manutenzione della cooperazione sociale adattando la legge regionale del 1994 al nuovo scenario di riferimento. In questi anni infatti è cambiata, anche se parzialmente, la mission della cooperazione sociale e sono mutate profondamente le condizioni economiche generali: occorrono quindi idee innovative per individuare strumenti più adeguati ad affrontare i nuovi compiti a cui sono chiamate queste imprese senza snaturarle. Per lo sviluppo della cooperazione sociale sono fondamentali una più netta autonomia imprenditoriale e nuovi strumenti di gestione economico-finanziaria, oltre a maggiori opportunità di interlocuzione diretta con i cittadini e con la loro Un momento della celebrazione a Bologna del ventennale della cooperazione sociale domanda di servizi. Occorre poi ha proseguito De Vinco valorizzare le cooperative di inserimento lavorativo quali soggetti che sviluppano moderne politiche del lavoro, svolgono formazione professionale e orientamento al lavoro e non solo occupano persone svantaggiate, che rimane comunque la loro missione originale e principale. Per il sostegno e lo sviluppo della cooperazione sociale è inoltre necessaria una maggiore responsabilizzazione nel percorso di investimento prevedendo una facilitazione nell accesso al credito di imprese fragili e sottocapitalizzate, l abbattimento del costo del denaro, linee di credito maggiormente orientate a fornire capitali di rischio e per la liquidità, servizi di tutoraggio e innovazione, strumenti di start-up di nuove imprese. Occorre anche modificare l approccio ai mercati, superando la dipendenza dal committente pubblico e stimolando la domanda sociale e sanitaria privata, cosiddetta out of pocket (di tasca propria). E ancora sviluppare reti tra le cooperative, soprattutto tra quelle meno dimensionate, per avere più forza sui mercati, per fare più innovazione e più velocemente, per creare volani finanziari, e gestire nuovi servizi. Per il presente ha affermato il presidente 18 confcooperative emilia romagna19 Politica cooperativa regionale di Federsolidarietà le difficoltà nell accreditamento socio-sanitario per le cooperative di questo settore, nel lavoro pubblico nell igiene ambientale, e in quello per conto terzi nell industria, creano un quadro per le cooperative che si fa di giorno in giorno sempre più difficoltoso. Per quanto riguarda l accreditamento, siamo all avvio concreto della prima fase operativa: le cooperative hanno avviato la gestione dei servizi in tale regime, dopo avere definito con gli Enti Locali i relativi contratti. Al proposito si confermano tutti i dubbi e i timori già espressi più volte. Sembra che l accreditamento non abbia portato ad un ampliamento dei servizi e, piuttosto, in alcune aree territoriali con più alti livelli assistenziali, il risultato pare prefigurare una loro contrazione, a cui va aggiunta una palese diminuzione della tariffa. Questo aspetto potrà sembrare anche positivo, se visto dalla parte di chi paga e, quindi, anche dei cittadini. Ma non lo è più se si pensa ai gestori dei servizi, alle cooperative sociali che già si trovavano alle prese con tariffe modeste, ben al di sotto di quelle riconosciute ad altri soggetti, gestori pubblici prima di tutto. Una diminuzione di risorse che rischia di ripercuotersi sulla qualità e senz altro sulla quantità: diminuendo gli stanziamenti si contraggono i servizi e le ore di assistenza. Una situazione che rischia di rendere questo settore sempre più un area scarsamente qualificata e considerata. Come già abbiamo sottolineato più volte, ha dichiarato De Vinco ripetiamo che l accreditamento necessita di una profonda revisione in quanto alle condizioni attuali non è sostenibile in numerose realtà territoriali e settoriali. Non per questo diciamo che è sbagliato: un sistema che punti ad una certa omogeneità e alla diffusione di standard qualitativi rappresenta di per sé un elemento positivo. La cooperazione sociale e l intera Confcooperative Emilia Romagna intendono assumersi la propria responsabilità in questo processo di cambiamento e lo fanno attraverso un percorso che si basa su mutua, LA COOPERAZIONE SOCIALE IN EMILIA ROMAGNA Cooperative Addetti Svantaggiati Volume d affari carta soci, politiche per la famiglia, conciliazione e promozione dell occupazione delle donne, certamente, ma anche dei giovani e di tutti coloro che incontrano maggiori difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro e trovano un opportunità soprattutto nelle cooperative di tipo B. In ambito istituzionale ha ricordato De Vinco si dice che la cooperazione rappresenta una risorsa. Non si capisce perché, quando si tratta di welfare, sia una risorsa solo da sfruttare (con tempi di pagamento lunghissimi e oggi più che mai questo problema rischia di essere fatale per le imprese perché il settore del credito è in forte difficoltà) per la sua flessibilità e per i bassi costi del lavoro, limitando la collaborazione troppo spesso alle sole convenienze, senza che questa diventi un fattore strategico per la società regionale, per la sua economia. Cosa significa? Che dobbiamo fare in modo che la Regione e gli Enti Locali raggiungano un accordo con la cooperazione nel welfare, tutto il welfare, anche nella sanità. A questo proposito ha concluso il presidente di Federsolidarietà stiamo sviluppando progettualità nella cosiddetta sanità leggera con poliambulatori specialistici e diagnostici, ma anche per affiancare prossimi progetti di day hospital e post ricovero. Il tutto a prezzi non usuali per l ambiente medico specialistico. Inoltre, se la cooperazione sociale potesse entrare nell area delle cure primarie riuscirebbe a contribuire al governo della sanità sul territorio. Pensiamo alle sinergie milioni di euro che si potrebbero conseguire, ma anche alle migliori scelte di cura per i long therm care, non solo per le persone non autosufficienti. Ci candidiamo quindi a svolgere un ruolo di cui siamo già capaci nella sanità leggera (odontoiatria, accertamenti clinici di basso e medio livello, fisioterapia, ecc.) per mettere a valore le nostre capacità e dimostrare che è possibile lavorare a prezzi più contenuti, senza che questo vada a scapito della qualità dei servizi, delle cure e, prima ancora, della professionalità del personale medico e paramedico. confcooperative emilia romagna 1920 Dal territorio PIACENZA Formazione per neo-assunti PARMA Appalti pubblici: novità nei contratti oco dopo l entrata in vigore del Regolamento di attuazione del Codice Appalti, si è tenuto nella Psede di Confcooperative Parma un convegno sulla contrattualistica pubblica, ovvero sui contratti d appalto di beni e servizi e loro esecuzione, alla luce di un quadro normativo che registra importanti modifiche al Codice stesso, introdotte dal Decreto Legge sviluppo Il convegno organizzato da Confcooperative Parma e Univenture Ricerche dell Università di Parma, in collaborazione con il Gruppo Cooperativo COLSER- Una formazione per lavoratori neo-assunti in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro in forma associativa. Questa la proposta scaturita da un intesa promossa da Confcooperative Piacenza con il Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell Asl e offerta alle cooperative associate. Attraverso una serie di lezioni organizzate in collaborazione con Irecoop, verrà data la possibilità alle cooperative aderenti di assolvere in modo tempestivo all obbligo formativo per i lavoratori neo-assunti. I contenuti della formazione, socializzati con l Asl di Piacenza, potranno essere certificati da Irecoop. Allo stesso modo, attraverso una modulistica comune da adottarsi nell addestramento e affiancamento in azienda, potranno essere certificate anche queste attività. Ciascun lavoratore vedrà inoltre attestate le proprie competenze in un apposito libretto formativo che, in considerazione dell omogeneità della formazione offerta a tutti i lavoratori delle cooperative aderenti a Confcooperative Piacenza, garantirà la validità della formazione acquisita dal lavoratore anche se lo stesso cambia datore di lavoro, purché all interno dell associazione. In una prima fase i corsi saranno tenuti da docenti dell Asl; parallelamente Irecoop presenterà sul bando provinciale di formazione professionale un progetto che metterà in formazione chi già nelle cooperative si occupa di sicurezza, per avere nei prossimi mesi un pool di formatori abilitati interni che a rotazione renderanno la formazione ai neo-assunti di tutte le cooperative aderenti al protocollo. Auroradomus, e moderato da Paolo Michiara, membro del board di Univenture Ricerche ha analizzato le novità salienti introdotte dal Regolamento attuativo del Codice, grazie alle alte professionalità dei relatori: il direttore Servizio acquisti dell Asl Modena, Andrea Ferroci, il direttore Servizio approvvigionamenti dell Asl Reggio Emilia, Stefania Gherri, e il direttore Servizio Attività Economali dell Azienda Ospedaliera Parma, Silvia Orzi. È stato così possibile confrontarsi sulle novità più rilevanti per i contratti d appalto inerenti programmazione, progettazione, direttore dell esecuzione, contabilità contrattuale, varianti, verifiche di conformità e nuovi metodi di calcolo delle offerte economicamente più vantaggiose, con approfondimenti su aspetti specifici, anche per le recenti modifiche normative operate dal Decreto Legislativo e dal Decreto sviluppo, in tema di stand still, preavviso di ricorso, collegamento tra imprese, sicurezza sul lavoro, tassatività, cause di esclusione e white list antimafia. 20 confcooperative emilia romagna Vedere altro
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References: art. 1
 sentenza 
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 sentenza 
 art. 87
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 art. 11
 art. 2
 Art. 1
 ART. 1
 art. 23