Source: https://www.diritto.it/normativa/decreto-legislativo-792010-n-161/
Timestamp: 2019-03-21 14:11:20+00:00

Document:
Decreto legislativo 7/9/2010 n. 161
G.U. 1/10/2010 n. 230
1. Il presente decreto attua nell’ordinamento interno le disposizioni della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della liberta’ personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea, nei limiti in cui tali disposizioni non sono incompatibili con i principi supremi dell’ordinamento costituzionale in tema di diritti fondamentali nonche’ in tema di diritti di liberta’ e di giusto processo.
a) «decisione quadro»: la decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della liberta’ personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea;
l) «riconoscimento»: il provvedimento pronunciato dall’autorita’ competente dello Stato di esecuzione con il quale si consente di eseguire nello stesso una sentenza di condanna pronunciata dall’autorita’ giudiziaria dello Stato di emissione;
m) «autorita’ competente»: l’autorita’ indicata da uno Stato membro ai sensi dell’articolo 2 della decisione quadro;
1. In relazione alle disposizioni dell’articolo 2 della decisione quadro, l’Italia designa come autorita’ competenti il Ministero della giustizia e le autorita’ giudiziarie, secondo le attribuzioni di cui al presente decreto.
2. Il Ministero della giustizia provvede alla trasmissione e alla ricezione delle sentenze e del certificato, nonche’ della corrispondenza ufficiale ad esse relativa. Il Ministero della giustizia cura altresi’ la trasmissione e la ricezione delle informazioni ai sensi dell’articolo 20.
3. Nei limiti indicati dal presente decreto, e’ consentita la corrispondenza diretta tra le autorita’ giudiziarie. In tale caso, l’autorita’ giudiziaria italiana competente informa immediatamente il Ministero della giustizia della trasmissione o della ricezione di una sentenza di condanna.
Capo II – TRASMISSIONE ALL’ESTERO
1. La trasmissione all’estero e’ disposta all’atto dell’emissione dell’ordine di esecuzione di cui agli articoli 656 o 659 del codice di procedura penale ovvero, quando l’ordine e’ gia’ stato eseguito, in un qualsiasi momento successivo, non oltre la data in cui la residua pena o misura di sicurezza da scontare e’ inferiore a sei mesi.
2. L’autorita’ giudiziaria competente dispone la trasmissione se non ricorre una causa di sospensione dell’esecuzione e quando ricorrono congiuntamente le seguenti condizioni:
d) la persona condannata non e’ sottoposta ad altro procedimento penale o non sta scontando un’altra sentenza di condanna o di applicazione di una misura di sicurezza, salvo diverso parere dell’autorita’ giudiziaria competente per il procedimento penale in corso o per l’esecuzione.
b) verso lo Stato membro dell’Unione europea di cittadinanza della persona condannata in cui quest’ultima sara’ espulsa, una volta dispensata dall’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, a motivo di un ordine di espulsione o di allontanamento inserito nella sentenza di condanna o in una decisione giudiziaria o amministrativa o in qualsiasi altro provvedimento adottato in seguito alla sentenza di condanna, ovvero
4. E’ sempre richiesto il consenso della persona condannata per la trasmissione verso uno degli Stati membri indicati al comma 3, lettera c), salvo che si tratti dello Stato dove la persona condannata e’ fuggita o e’ altrimenti ritornata a motivo del procedimento penale o a seguito della sentenza di condanna. Il consenso alla trasmissione deve essere espresso dall persona condannata personalmente e per iscritto.
1. L’autorita’ giudiziaria competente ai sensi dell’articolo 4 procede alla trasmissione all’estero di ufficio o su richiesta della persona condannata o dello Stato di esecuzione.
2. Fermo quanto previsto dall’articolo 5, comma 4, se la persona condannata si trova nel territorio dello Stato l’autorita’ giudiziaria procede alla trasmissione all’estero solo dopo averla sentita.
3. Prima di procedere alla trasmissione all’estero, l’autorita’ giudiziaria consulta, anche tramite il Ministero della giustizia, l’autorita’ competente dello Stato di esecuzione al fine di:
6. Il provvedimento con cui e’ disposta la trasmissione all’estero deve contenere l’indicazione dello Stato di esecuzione. Di esso e’ data in ogni caso comunicazione all’interessato, mediante notifica di un atto contenente i requisiti di cui all’allegato II della decisione quadro. Se la persona condannata si trova nello Stato di esecuzione, l’atto di cui al periodo precedente e’ trasmesso, anche tramite il Ministero della giustizia, all’autorita’ competente dello Stato di esecuzione perche’ provveda alla notifica.
7. Il provvedimento e’ trasmesso, unitamente alla sentenza di condanna e al certificato debitamente compilato, al Ministero della giustizia che provvede all’inoltro, con qualsiasi mezzo che lasci una traccia scritta, all’autorita’ competente dello Stato di esecuzione, previa traduzione del testo del certificato nella lingua di detto Stato. Se la traduzione del certificato non e’ necessaria o se a questa provvede l’autorita’ giudiziaria, il provvedimento puo’ essere trasmesso direttamente all’autorita’ competente dello Stato di esecuzione; in tale caso, esso e’ altresi’ trasmesso, per conoscenza, al Ministero della giustizia. La sentenza e il certificato sono trasmessi in originale o in copia autentica allo Stato di esecuzione che ne fa richiesta.
8. L’autorita’ giudiziaria sospende la trasmissione quando sopravviene una causa di sospensione dell’esecuzione e puo’ revocare il provvedimento quando, prima dell’inizio dell’esecuzione all’estero, sia venuta meno una delle condizioni di cui all’articolo 5. Alla revoca segue il ritiro del certificato. Della sospensione e della revoca e’ data comunicazione all’interessato, al Ministero della giustizia e all’autorita’ competente dello Stato di esecuzione, con indicazione dei motivi che le hanno determinate.
9. In caso di mancato riconoscimento della sentenza di condanna, il Ministero della giustizia ne da’ comunicazione all’autorita’ giudiziaria che ha emesso il provvedimento di trasmissione all’estero.
1. La persona condannata che si trova nel territorio dello Stato, anche se detenuta, e’ trasferita nello Stato di esecuzione entro trenta giorni dalla data in cui la decisione definitiva di detto Stato sul riconoscimento della sentenza di condanna e’ comunicata al Ministero della giustizia, che provvede a informarne l’autorita’ giudiziaria che ha disposto la trasmissione e il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Ministero dell’interno. Il Ministero della giustizia e l’autorita’ competente dello Stato di esecuzione possono concordare il trasferimento in un termine piu’ breve.
2. Se il trasferimento nel termine di cui al comma 1 e’ reso impossibile da circostanze impreviste, il Ministero della giustizia ne informa immediatamente l’autorita’ competente dello Stato di esecuzione e il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Ministero dell’interno, concordando una nuova data per il trasferimento. In tale caso, i trasferimento avviene entro i dieci giorni successivi alla nuova data concordata.
4. Se, successivamente al trasferimento, lo Stato di esecuzione chiede che la persona trasferita sia perseguita, condannata o altrimenti privata della liberta’ personale per un reato commesso anteriormente al suo trasferimento diverso da quello per cui la stessa e’ stata trasferita, sulla richiesta provvede la corte di appello del distretto dell’autorita’ giudiziaria competente ai sensi dell’articolo 4. A tale fine, la corte verifica che la richiesta dello Stato di esecuzione contenga le informazioni di cui all’articolo 26, comma 3, della legge 22 aprile 2005, n. 69. Il consenso e’ dato quando il reato per il quale e’ richiesto permette il trasferimento ai sensi dell’articolo 10. La corte nega il consenso quando ricorre uno dei motivi di rifiuto di cui all’articolo 13.
1. L’autorita’ giudiziaria competente ai sensi dell’articolo 4, se la persona condannata si trova nello Stato di esecuzione, puo’ chiederne l’arresto provvisorio o l’adozione nei suoi confronti di ogni altro provvedimento idoneo ad assicurare la permanenza nel territorio di quello Stato, in attesa del riconoscimento.
Capo III – TRASMISSIONE DALL’ESTERO
1. La trasmissione dall’estero non puo’ essere autorizzata senza la decisione favorevole della corte di appello.
2. La competenza a decidere sul riconoscimento e sull’esecuzione appartiene, nell’ordine, alla corte di appello nel cui distretto la persona condannata ha la residenza, la dimora o il domicilio nel momento in cui il provvedimento e’ trasmesso all’autorita’ giudiziaria ai sensi dell’articolo 12, comma 1.
3. Se la competenza non puo’ essere determinata ai sensi del comma 2, e’ competente la corte di appello di Roma.
4. Quando la richiesta di trasmissione dall’estero ha per oggetto una sentenza di condanna che deve essere eseguita in Italia nei riguardi di piu’ persone e non e’ possibile determinare la competenza ai sensi del comma 2, e’ competente la corte di appello del distretto in cui hanno la residenza, la dimora o il domicilio il maggior numero delle persone ovvero, se anche in tale modo non e’ possibile determinare la competenza, la corte di appello di Roma.
f) la durata e la natura della pena o della misura di sicurezza applicate nello Stato di emissione sono compatibili con la legislazione italiana, salva la possibilita’ di un adattamento nei limiti stabiliti dal comma 5.
2. La corte di appello procede altresi’ al riconoscimento quando ricorrono congiuntamente le condizioni di cui al comma 1, lettere c), d), e), ed f) e il Ministro della giustizia ha dato il consenso all’esecuzione in Italia della sentenza di condanna emessa nei confronti di una persona che non ha la cittadinanza italiana, ai sensi dell’articolo 12, comma 2.
3. Se la corte di appello ritiene di poter procedere al riconoscimento parziale, ne informa immediatamente, anche tramite il Ministero della giustizia, l’autorita’ competente dello Stato di emissione e concorda con questa le condizioni del riconoscimento e dell’esecuzione parziale, purche’ tali condizioni non comportino un aumento della durata della pena. In mancanza di accordo, il certificato si intende ritirato.
5. Se la durata e la natura della pena o della misura di sicurezza applicate con la sentenza di condanna sono incompatibili con quelle previste in Italia per reati simili, la corte di appello procede al loro adattamento. La durata e la natura della pena o della misura di sicurezza adattate non possono essere inferiori alla pena o alla misura di sicurezza previste dalla legge italiana per reati simili, ne’ piu’ gravi di quelle applicate dallo Stato di emissione con la sentenza di condanna. La pena detentiva e la misura di sicurezza restrittiva della liberta’ personale non possono essere convertite in pena pecuniaria.
Deroghe alla doppia punibilita’
1. Si fa luogo al riconoscimento, indipendentemente dalla doppia incriminazione, se il reato per il quale e’ chiesta la trasmissione e’ punito nello Stato di emissione con una pena detentiva o una misura privativa della liberta’ personale della durata massima non inferiore a tre anni, sola o congiunta alla pena pecuniaria, e si riferisce a una delle fattispecie di cui all’articolo 8, comma 1, della legge 22 aprile 2005, n. 69. In tale caso, la corte di appello accerta la corrispondenza tra la definizione dei reati per i quali e’ richiesta la trasmissione, secondo la legge dello Stato di emissione, e le fattispecie medesime.
1. Quando il Ministero della giustizia riceve da un altro Stato membro dell’Unione europea, ai fini dell’esecuzione in Italia, una sentenza di condanna corredata dal certificato tradotto in lingua italiana, la trasmette senza ritardo al presidente della corte di appello competente ai sensi dell’articolo 9. La trasmissione della sentenza di condanna puo’ essere richiesta allo Stato di emissione anche dal Ministro della giustizia, purche’ ricorrano le condizioni di cui all’articolo 10.
3. In caso di incompletezza del certificato, di sua manifesta difformita’ rispetto alla sentenza di condanna o comunque quando il suo contenuto sia insufficiente per decidere sull’esecuzione della pena o della misura, la corte di appello, anche tramite il Ministero della giustizia, puo’ formulare richiesta allo Stato di emissione di trasmettere un nuovo certificato o la traduzione in lingua italiana della sentenza di condanna, o di parti essenziali della stessa, fissando a tale scopo un termine congruo.
4. Se lo Stato di emissione ha chiesto l’arresto della persona condannata in attesa del riconoscimento della sentenza di condanna, il Ministero della giustizia ne da’ altresi’ comunicazione al Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Ministero dell’interno, anche ai fini di cui all’articolo 15, comma 1, trasmettendogli copia della documentazione disponibile.
6. La decisione deve essere emessa entro il termine di sessanta giorni dalla data in cui la corte di appello ha ricevuto la sentenza di condanna trasmessa ai sensi del comma 1. Ove, per circostanze eccezionali, sia ravvisata l’impossibilita’ di rispettare tale termine, il presidente della corte informa dei motivi il Ministero della giustizia, che ne da’ comunicazione allo Stato di emissione. In questo caso il termine e’ prorogato di trenta giorni.
11. La sentenza della corte di appello divenuta irrevocabile e’ immediatamente comunicata, anche a mezzo telefax, al Ministero della giustizia, che provvede a informare le competenti autorita’ dello Stato membro di emissione e il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Ministero dell’interno. Se il riconoscimento e’ negato perche’ la sentenza di condanna deve essere eseguita in un altro Stato membro, la medesima e’ trasmessa, anche tramite il Ministero della giustizia, allo Stato di esecuzione ritenuto competente.
a) se non sussiste una o piu’ delle condizioni di cui agli articoli 10, commi 1 e 2, e 11;
c) se risulta che la persona condannata e’ stata giudicata in via definitiva per gli stessi fatti da uno degli Stati membri dell’Unione europea purche’, in caso di condanna, la pena sia stata gia’ eseguita ovvero sia in corso di esecuzione, ovvero non possa piu’ essere eseguita in forza delle leggi dello Stato che ha emesso la condanna;
d) se i fatti per i quali la trasmissione dall’estero e’ stata chiesta potevano essere giudicati in Italia e si sia gia’ verificata la prescrizione del reato o della pena;
f) se sussiste una causa di immunita’ riconosciuta dall’ordinamento italiano che rende impossibile l’esecuzione della pena;
g) se la pena e’ stata irrogata nei confronti di una persona che, alla data di commissione del fatto, non era imputabile per eta’ secondo la legge italiana;
l) se lo Stato di emissione ha, prima della decisione sul riconoscimento, rifiutato la richiesta formulata dall’autorita’ giudiziaria italiana di sottoporre la medesima persona condannata a un procedimento penale o di privarla della liberta’ personale, per un reato commesso anteriormente alla trasmissione della sentenza di condanna e diverso da quello per cui la trasmissione e’ avvenuta;
m) la pena irrogata comprende una misura di trattamento medico o psichiatrico o altra misura privativa della liberta’ personale incompatibile con il sistema penitenziario o sanitario dello Stato, salvo quanto previsto dall’articolo 10, comma 5;
2. Nei casi di cui al comma 1, lettere a), b), c), e), i), m) ed n), la corte di appello, prima di decidere di rifiutare il riconoscimento, consulta, anche tramite il Ministero della giustizia, l’autorita’ competente dello Stato di emissione e richiede ogni informazione utile alla decisione.
1. Se l’autorita’ competente dello Stato di emissione ne ha fatto richiesta, la corte di appello, su domanda del procuratore generale, puo’ disporre una misura personale coercitiva nei confronti della persona condannata che si trovi nel territorio dello Stato, allo scopo di assicurare la sua permanenza nel territorio e in attesa del riconoscimento della sentenza di condanna. La corte di appello decide con ordinanza motivata, a pena di nullita’.
4. Entro cinque giorni dall’esecuzione delle misure di cui al comma 1, il presidente della corte di appello, o il magistrato delegato, procede a sentire la persona sottoposta alla misura cautelare, informandola, in una lingua alla stessa conosciuta, della richiesta di trasmissione della sentenza di condanna ai fini della sua esecuzione in Italia. Quando non ricorre una delle ipotesi di cui all’articolo 10, comma 4, alla persona e’ altresi’ richiesto se acconsente all’esecuzione in Italia. Si applica la disposizione dell’articolo 717, comma 2, del codice di procedura penale.
7. Copia dei provvedimenti emessi dalla corte e’ comunicata e notificata, dopo la loro esecuzione, al procuratore generale, alla persona interessata e al suo difensore, i quali possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge. Se si tratta di straniero, la copia e’ trasmessa altresi’ alla competente autorita’ consolare.
1. Nei casi di urgenza, la polizia giudiziaria puo’ procedere all’arresto della persona condannata, allo scopo di assicurare la sua permanenza nel territorio dello Stato e in attesa del riconoscimento della sentenza di condanna, se l’autorita’ competente dello Stato di emissione ne ha fatto richiesta e ricorrono le condizioni di cui all’articolo 10, lettere a), b) ed e).
2. L’autorita’ che ha proceduto all’arresto pone al piu’ presto, e comunque non oltre le ventiquattro ore, l’arrestato a disposizione del presidente della corte di appello nel cui distretto l’arresto e’ avvenuto, mediante la trasmissione del relativo verbale, dandone contestualmente notizia al Ministero della giustizia. Si applica l’articolo 12 della legge 22 aprile 2005, n. 69.
3. Quando non deve disporre la liberazione dell’arrestato, il presidente della corte di appello, entro le quarantotto ore dalla ricezione del verbale d’arresto, informato il procuratore generale, provvede, in una lingua alla stessa conosciuta e, se necessario, alla presenza di un interprete, a sentire la persona arrestata con la presenza di un difensore di ufficio nominato in mancanza di difensore di fiducia. Nel caso in cui la persona arrestata risulti ristretta in localita’ diversa da quella in cui l’arresto e’ stato eseguito, il presidente della corte di appello puo’ delegare il presidente del tribunale territorialmente competente, ferma restando la sua competenza in ordine ai provvedimenti di cui al comma 4.
4. Se risulta evidente che l’arresto e’ stato eseguito per errore di persona o fuori dai casi previsti dalla legge, il presidente della corte di appello, o il magistrato della corte da lui delegato, dispone con decreto motivato che il fermato sia posto immediatamente in liberta’. Fuori da tale caso, si procede alla convalida dell’arresto provvedendo con ordinanza, se ne ricorrono le condizioni, all’applicazione di una misura coercitiva ai sensi dell’articolo 14. Dei provvedimenti dati e’ informato immediatamente il Ministero della giustizia.
1. Quando e’ pronunciata sentenza di riconoscimento, la pena e’ eseguita secondo la legge italiana. Si applicano altresi’ le disposizioni in materia di amnistia, indulto e grazia. La pena espiata nello Stato di emissione e’ computata ai fini dell’esecuzione.
3. Se la persona condannata non si trova nel territorio dello Stato, il Ministero della giustizia, anche tramite il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Ministero dell’interno, si accorda con l’autorita’ dello Stato di emissione per il trasferimento.
1. Quando lo Stato di emissione adotta una decisione per la quale la pena o la misura di sicurezza applicate cessano, immediatamente o entro un termine, di essere esecutive, l’autorita’ giudiziaria competente pone fine all’esecuzione della pena o della misura di sicurezza in Italia, non appena informata.
2. La revisione della sentenza di condanna trasmessa per l’esecuzione spetta esclusivamente all’autorita’ dello Stato di emissione.
1. Salvo quanto previsto dal comma 2, la persona trasferita in Italia per l’esecuzione della condanna non puo’ essere sottoposta a un procedimento penale, ne’ privata della liberta’ personale in esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, ne’ altrimenti assoggettata ad altra misura privativa della liberta’ personale, per un reato commesso anteriormente al trasferimento, diverso da quello per cui la stessa e’ stata trasferita.
a) la persona trasferita, avendone avuta la possibilita’, non ha lasciato il territorio dello Stato decorsi quarantacinque giorni dalla sua definitiva liberazione ovvero, avendolo lasciato, vi ha fatto volontariamente ritorno;
b) il reato non e’ punibile con una pena o con una misura di sicurezza privative della liberta’ personale;
c) il procedimento penale non consente l’applicazione di una misura restrittiva della liberta’ personale;
d) la persona e’ soggetta a una pena o a una misura che non implicano la privazione della liberta’, ivi inclusa una misura pecuniaria, anche se puo’ limitare la sua liberta’ personale;
f) la persona, dopo essere stata trasferita, ha espressamente rinunciato a beneficiare del principio di specialita’ rispetto a particolari reati anteriori alla sua consegna. Tale rinuncia e’ raccolta a verbale dall’autorita’ giudiziaria competente per l’esecuzione;
3. Successivamente al trasferimento, l’autorita’ giudiziaria competente puo’ richiedere allo Stato di emissione, tramite il Ministero della giustizia, di dare il consenso all’inizio di un procedimento penale nei confronti della persona trasferita, ovvero alla privazione della liberta’ personale in esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza o di una misura cautelare, per un reato commesso anteriormente al suo trasferimento, diverso da quello per cui la stessa e’ stata trasferita. La richiesta e’ corredata delle informazioni di cui all’articolo 26, comma 3, della legge 22 aprile 2005, n. 69.
1. Le richieste di transito sul territorio dello Stato di una persona condannata, per la sua trasmissione a fini di esecuzione in un altro Stato membro, sono ricevute, corredate del certificato, dal Ministero della giustizia. Il Ministero della giustizia puo’ richiedere allo Stato di emissione la traduzione in lingua italiana del certificato.
2. Salvo quanto previsto dal comma 4, il Ministero della giustizia informa immediatamente lo Stato di emissione se non e’ in grado di garantire che la persona condannata non sara’ sottoposta a misure restrittive della liberta’ personale per reati commessi o condanne pronunciate prima della richiesta di transito, in relazione a fatti per i quali vi e’ la giurisdizione dello Stato.
4. La persona condannata puo’ essere trattenuta in custodia dall’autorita’ di polizia per il tempo strettamente necessario al transito e, comunque, non oltre quarantotto ore dal momento del suo arrivo nel territorio dello Stato.
Capo IV – DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI DI TRASMISSIONE
1. Il Ministero della giustizia informa l’autorita’ competente dello Stato di emissione con qualsiasi mezzo che lasci una traccia scritta:
a) della trasmissione della sentenza di condanna e del certificato all’autorita’ giudiziaria competente responsabile dell’esecuzione in conformita’ degli articoli 9 e 12;
b) dell’impossibilita’ di eseguire la pena o la misura di sicurezza in quanto la persona condannata, dopo la trasmissione della sentenza di condanna e del certificato, non puo’ essere rintracciata nel territorio dello Stato;
g) delle decisioni adottate dall’autorita’ giudiziaria ai sensi degli articoli 14 e 15;
i) della richiesta dell’autorita’ giudiziaria, ai sensi dell’articolo 18, comma 3;
l) delle date di inizio e fine del periodo di liberazione anticipata o condizionale, se cio’ e’ indicato nel certificato dallo Stato di emissione;
2. Il Ministero della giustizia cura altresi’ la corrispondenza relativa alle richieste e alle decisioni di cui agli articoli 7, commi 4 e 5, e 17.

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