Source: https://www.laleggepertutti.it/246106_lettere-moleste-ce-reato
Timestamp: 2019-02-22 15:19:54+00:00

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Lettere moleste: c'è reato?
Lettere moleste: c’è reato?
Lettere anonime, diffamatorie, con minacce o materiale vietato: quando è possibile denunciare.
Da diversi mesi sei bombardato da lettere moleste: nella tua cassetta della corrispondenza il postino immette periodicamente alcune buste chiuse al cui interno sono riportate offese, minacce e a volte fotografie compromettenti. Il tutto a firma di un soggetto che, se anche non usa il proprio nome e cognome, è facilmente identificabile (gli stessi messaggi te li ha infatti già inviati su Facebook e con sms). Insomma, sai bene di chi si tratta e la polizia non avrebbe difficoltà ad accertarne l’identità. Ti chiedi allora cosa puoi fare per farlo smettere. Vorresti denunciarlo o comunque fargli scrivere da un avvocato. Temi però la sua reazione e la possibilità che ciò possa generare una escalation. Dall’altro lato sei sicuro che l’intervento delle forze dell’ordine potrebbe definitivamente bloccare il pericoloso soggetto. Cosa puoi fare? Recarti alla stazione dei carabinieri più vicina? In verità non è così scontato come credi e la querela potrebbe essere archiviata. Tutto dipende da ciò che ti è stato scritto nella lettera. Di tanto parleremo qui di seguito: ti spiegheremo cioè se per le lettere moleste c’è reato. Lo faremo commentando una recente sentenza della Cassazione [1] che ha deciso un caso analogo al tuo. Sarà lo spunto per capire insieme quali sono i confini del reato di molestia e quando è possibile ricorrere alla tutela penale.
Tieni conto sin d’ora di ciò: laddove ti diremo che è impossibile presentare una querela, non significa che tu sia completamente privo di tutela legale. Potrai sempre ricorrere al giudice civile poiché il comportamento che provoca un danno dà sempre diritto a ottenere un risarcimento o, quantomeno, un ordine del tribunale di cessazione della condotta molesta; ma in tal caso, per il colpevole, non ci saranno sanzioni penali.
Detto ciò, vediamo subito se e quando per le lettere moleste c’è reato.
1 Cosa c’è scritto nella lettera molesta?
1.1 Lettera con minacce
1.2 Lettere con apprezzamenti o richieste insistenti
1.3 Lettere con materiale vietato
2 Molestie con telefono o sms
3 Lettera anonima
Cosa c’è scritto nella lettera molesta?
Innanzitutto dobbiamo investigare sul contenuto della lettera molesta. Come vedremo a breve, infatti, il reato sussiste solo se il mittente della lettera ti minaccia; ma se ti offende o se ti invia materiale hard o se ancora ti molesta chiedendoti sempre la stessa cosa non c’è possibilità di ricorrere alla querela. Vediamo nel dettaglio quando c’è reato.
Lettera con minacce
Potrà sembrarti paradossale, ma solo le lettere con minacce possono essere oggetto di una denuncia (o meglio, querela) ai carabinieri o alla polizia. E ciò perché questo reato – tutt’ora punibile – ha una forma piuttosto ampia: scatta cioè genericamente tutte le volte in cui qualcuno “minaccia un’altra persona di un ingiusto danno”. Pensa ad una persona che ti scrive dicendoti che, se non ti comporterai in un certo modo, andrà a dire a tutti determinati fatti riservati che riguardano la tua persona e che tu non vuoi che si sappiano. Pensa anche al caso di chi ti scrive che se ancora parcheggerai l’auto in modo da non consentire il transito ti bucherà le ruote; il fatto di agire per un comportamento illecito (un parcheggio non conforme alle regole) non dà infatti diritto al molestatore di ricorrere a mezzi di autotutela.
La pena per la minaccia è la multa fino a 1.032 euro. Se però la minaccia è grave (ad esempio “ti uccido”, “mi prendo i tuoi figli”, ecc.) la pena è la reclusione fino a un anno.
Lettere con apprezzamenti o richieste insistenti
La lettera che contiene apprezzamenti o richieste insistenti non può essere considerata un reato. E questo perché le molestie scattano solo se compiute in pubblico o con il telefono. La lettera non rientra né in un caso, né nell’altro. Pertanto, secondo la Cassazione, non c’è illecito penale.
Se a disturbare sono delle lettere trovate in cassetta, che il destinatario può decidere di non aprire, non scatta alcuna molestia mancando quell’«intrusione diretta» nella sfera altrui, oggetto di tutela penale.
Lettere con materiale vietato
Se la lettera contiene fotografie compromettenti, espressioni volgari o altro materiale destinato solo a un pubblico adulto non c’è ugualmente reato. La motivazione è quella appena fornita sopra: le «molestie» scattano solo per chi usa il telefono, gli sms oppure si comporta in modo sgradito in un luogo pubblico. Si parla di contenuti sgraditi che, tutt’al più, possono consentire di ottenere un’inibitoria da parte del giudice civile con un ricorso d’urgenza e, se viene dimostrato il danno, anche un risarcimento.
Molestie con telefono o sms
Diverso il discorso se le molestie corrono tramite la linea telefonica, siano esse trasmesse nel corso di una conversazione telefonica, di un semplice squillo o di un sms. In tali ipotesi si può querelare il colpevole. E ciò perché – sintetizza la Cassazione – per sfuggire alle seccature telefoniche, vista l’immediata «interazione con il mittente», il destinatario della chiamata non ha altra scelta se non quella di disattivare la linea o cambiare numero. Addirittura, per far scattare la molestia, non necessariamente abituale, basta una sola telefonata purché fastidiosa [4].
Il fatto che la lettera sia anonima non impedisce, laddove possibile, di denunciare ma chiaramente il reato non potrà essere perseguito se, a seguito delle indagini, la polizia non riuscirà a identificare il colpevole. In tal caso la querela andrà sporta nei confronti di “persona da identificare” (se vi sono riferimenti che consentono di risalire al responsabile) o contro “anonimi”.
[1] Cass. sent. n. 40716/18 del 13.09.2018.
[4] Cass. sent. n. 6064/2018.
Corte di Cassazione, Sezione 1 penale Sentenza 13 settembre 2018, n. 40716
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. BONITO F. Maria S. – Presidente Dott. SIANI Vincenzo – Consigliere
Dott. CASA Filippo – rel. Consigliere Dott. BONI Monica – Consigliere
avverso la sentenza del 27/10/2016 del TRIBUNALE di LOCRI; visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
L’avvocato (OMISSIS) si riporta ai motivi del ricorso chiedendone l’accoglimento. RITENUTO IN FATTO
4. Dalle considerazioni che precedono consegue l’annullamento, senza rinvio, della sentenza impugnata, perche’ il fatto non sussiste. P.Q.M.

References: sentenza 
 Cass. 
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 Sentenza 
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