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Timestamp: 2020-08-06 01:46:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13820 del 22/05/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13820 del 22/05/2019
Cassazione civile sez. II, 22/05/2019, (ud. 15/01/2019, dep. 22/05/2019), n.13820
sul ricorso 28870-2015 proposto da:
M.M.A., T.G., T.T.,
T.R., elettivamente domiciliati in ROMA, C.SO VITTORIO
EMANUELE II 18, presso lo studio dell’avvocato SONIA CAPUTO,
rappresentati e difesi dall’avvocato TOMMASO CHIRIACO;
SOCIETA’ PARCO NAPOLI SRL, in persona del legale rappresentante pro
tempore, GANIMEDE DUE SRL IN LIQUIDAZIONE in persona del Liquidatore
avverso la sentenza n. 1738/2014 della CORTE D’APPELLO di BARI,
15/01/2019 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI.
M.M.A. in proprio e quale erede di To.Gi., R., G., T.T., figli ed eredi di To.Gi., propongono ricorso per cassazione contro Parco Napoli srl e Ganimede due srl in liquidazione, che non resistono con controricorso, avverso la sentenza della Corte di appello di Bari del 3.11.2014, che ha respinto il loro appello alla sentenza del Tribunale di Foggia, che aveva ordinato l’arretramento a non meno di tre metri dal balcone degli attori T.G. e M.M.A. del parapetto del terrazzo costruito dalla società convenuta Parco Napoli, disponendo la realizzazione di una ringhiera dell’altezza di m.1,50. A seguito dell’appello dei coniugi T.- M. che avevano lamentato l’estromissione del Comune di Foggia, il quale aveva consentito la realizzazione del fabbricato, e l’acritico recepimento della ctu senza considerare la violazione della disciplina delle distanze e delle vedute, la Corte territoriale ha sancito che la veduta che risulterebbe compromessa è solo quella che potrebbe esercitarsi da una delle due mensole del balcone e non dagli altri lati estranei a profili di censura, ha affermato la necessità di considerare in concreto l’idoneità dell’inspicere e prospicere ed ha concluso che il mutato stato dei luoghi ha determinato l’esclusione della possibilità di affaccio con conseguente perdita di interesse ad ottenere la pronunzia a prescindere dalla data di realizzazione della veranda.
I ricorrenti denunziano 1) violazione degli artt. 324,345 e 100 c.p.c. stante il giudicato implicito e la tardività delle eccezioni di controparte che, solo dopo 21 anni, aveva dedotto la sopravvenuta carenza di interesse; 2) violazione degli artt. 100,115 e 116 c.p.c., nullità della sentenza, violazione degli artt. 24 e 111 Cost. e art. 101 c.p.c.; 3) violazione dell’art. 100 c.p.c.; 4) violazione del D.M. n. 1444 del 1998 e degli artt. 871, 873,874,877 e 907 c.c. omesso esame di fatto decisivo.
La prima non considera che la domanda era già stata accolta in parte in primo grado per cui doveva essere data la prova concreta della possibilità di inspicere e prospicere e del persistente interesse alla pronunzia.
Il secondo ed il terzo motivo sono esclusivamente di merito e contrastano con l’accertamento in fatto compiuto dai giudici di merito.
Il quarto motivo è promiscuo nel riferimento a plurime disposizioni in contrasto con la necessaria specificità della impugnazione e non considera che, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, come riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. n. 134 del 2012, è inammissibile il motivo di ricorso per l’omesso esame di fatto decisivo ove il fatto storico sia stato comunque preso in considerazione.
Generico è il riferimento alle puntuali eccezioni degli appellanti sulle violazioni della normativa speciale.
Donde il rigetto del ricorso senza pronunzia sulle spese in mancanza di difese avversarie in questa sede.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 101
 art. 54