Source: https://www.laleggepertutti.it/271193_effetti-patrimoniali-della-separazione
Timestamp: 2019-04-20 21:21:00+00:00

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Le conseguenze in materia di comunione di beni, abitazione, assegno di mantenimento ed eredità quando non si è divorziati ma ancora coniugi. O quasi.
Si fa spesso confusione tra separazione e divorzio. I termini si scambiano, quasi fossero sinonimi. Forse perché si pensa che quando l’amore e la convivenza finiscono, una cosa vale l’altra. Non è proprio così. E non solo per una questione lessicale o di puntigliosità, ma perché si tratta di due situazioni che hanno delle conseguenze diverse. Ad esempio, gli effetti patrimoniali della separazione non sono gli stessi del divorzio. Inoltre, bisogna anche distinguere tra separazione consensuale e separazione giudiziale. Insomma, quando uno dei due coniugi esce di casa per non tornare mai più, occorre sapere bene il modo in cui lo fa e se quel «mai più» risponde ad una separazione o ad un divorzio.
Si può dire che la differenza sostanziale tra questi due termini è l’effetto che produce ciascuno di essi sul matrimonio. La separazione è una sorta di «terreno neutro» in cui né c’è il legame che c’era prima né si è arrivati ancora al divorzio, cioè alla rottura completa e definitiva. In questa fase, dunque, esiste ancora un margine per la riconciliazione, così come per non portare più indietro. Per questo motivo, i doveri reciproci del matrimonio restano sospesi, tranne quelli di assistenza e di rispetto. A differenza del divorzio, dunque, la separazione non scioglie il matrimonio ma modifica alcuni dei suoi effetti. Quali sono quelli patrimoniali che comporta la separazione?
I cambiamenti possono riguardare il regime stesso di comunione dei beni, se è stato quello adottato dai coniugi quando si sono sposati. Ma anche l’assegnazione della casa in cui hanno vissuto insieme o il mantenimento dell’ex e dei figli. Vediamo di seguito gli effetti patrimoniali della separazione a seconda dei casi.
1 Separazione consensuale e giudiziale: quale differenza?
1.1 La separazione consensuale
1.2 La separazione giudiziale
1.3 Effetti patrimoniali della separazione consensuale
1.4 Effetti patrimoniali della separazione giudiziale
2 Separazione: effetti patrimoniali generali
2.1 Scioglimento della comunione dei beni
2.2 Assegnazione della casa familiare
2.3 Assistenza materiale o assegno di mantenimento
2.4 Eredità e pensione di reversibilità
Separazione consensuale e giudiziale: quale differenza?
In qualsiasi momento, e per le cause consentite dalla legge, i coniugi (o soltanto uno di loro) possono chiedere la separazione legale, che comporta la sospensione dei reciproci doveri di collaborazione, di coabitazione e di contribuzione ma lascia intatti quelli di assistenza e di reciproco rispetto. La separazione legale comporta anche la cessazione della comunione dei beni tra i coniugi [1]. Significa che, da quel momento in poi, qualsiasi bene venga acquistato dal marito sarà di proprietà esclusiva del marito, così come qualsiasi bene acquistato dalla moglie sarà di esclusiva proprietà della moglie.
Per conoscere gli effetti patrimoniali della separazione bisogna, innanzitutto, la differenza tra separazione consensuale e quella giudiziale.
Per separazione consensuale si intende quella frutto di un accordo tra i coniugi per porre fine alla convivenza e, eventualmente, al matrimonio. Questo accordo, da sottoporre ad un giudice per la relativa omologazione, deve esprimere la volontà dei diretti interessati sui loro futuri rapporti patrimoniali e su quelli personali con i figli.
Se l’accordo rispetta la legge e gli interessi dei figli, il giudice emette un decreto con cui la separazione acquista valore legale e produce i suoi effetti.
In questa nostra guida trovi tutti i dettagli su tempi e modi della separazione consensuale.
Situazione ben diversa quando ci si trova davanti ad una coppia che non riesce a trovare un accordo né per restare insieme né per separarsi. Qui l’intervento del giudice viene chiesto ai sensi dell’articolo 151 del Codice civile, che consente la separazione «quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole». Insomma, per pretendere la separazione giudiziale non basta dire che si è annoiati la sera davanti al televisore: ci devono essere dei motivi ben più gravi che convincano un giudice a mettere la parola fine alla convivenza e a concedere la separazione, come può essere una sequenza continua e quotidiana di litigi che minano l’ambiente familiare fino a renderlo invivibile. Ci deve essere, insomma, un atteggiamento che dimostri l’incompatibilità dei soggetti ed il distacco spirituale anche di uno solo di loro, come sottolineato dalla Cassazione [2].
Il giudice dichiara anche (se ce ne sono le circostanze e ne viene richiesto) a quale dei coniugi è addebitabile la separazione, cioè a chi addossarne la colpa in virtù del suo comportamento contrario ai doveri del matrimonio. Si parla, per citare i casi più frequenti, di infedeltà, di maltrattamenti o di violazione dell’obbligo di assistenza (uno dei due brucia lo stipendio in divertimento sfrenato e lascia l’altro a stomaco vuoto). La prova che atteggiamenti come questi abbiano portato alla crisi coniugale basta e avanza per dimostrare la violazione degli obblighi del matrimonio. E, quindi, a motivare la separazione giudiziale con addebito preciso ad uno dei coniugi.
In caso di separazione consensuale, ed in estrema sintesi, sono gli stessi coniugi a determinare quali saranno gli effetti patrimoniali provocati dalla loro decisione. Questo perché saranno loro stessi a deciderlo nell’accordo di separazione da sottoporre al giudice.
Marito e moglie, pertanto, troveranno un’intesa su:
l’eventuale assegno di mantenimento a favore della parte più debole e/o dei figli;
la spartizione dei beni comuni;
l’assegnazione della casa.
In questo caso, invece, non saranno in coniugi ma un giudice a determinare gli effetti patrimoniali della separazione, in particolare sulla spartizione dei beni acquistati dopo il matrimonio nel caso in cui la coppia avesse optato per il regime di comunione. Quelli personali (come l’abbigliamento o le scarpe, per dire) e quelli acquistati prima del matrimonio restano di proprietà esclusiva di chi li ha comprati o avuti in regalo [3]. Quindi, la mia collezione di dischi dei Beatles che avevo messo insieme prima di sposarmi non me la tocca nessuno, mentre resterà a mia moglie la collezione di orologi d’epoca che aveva prima del matrimonio.
Separazione: effetti patrimoniali generali
Il primo e più immediato effetto patrimoniale della separazione è lo scioglimento del regime di comunione dei beni. Ovviamente, nel caso in cui i coniugi lo avessero adottato al momento del matrimonio oppure successivamente, altrimenti il problema non si pone. Questo avviene nel momento in cui il presidente del Tribunale autorizza la separazione oppure alla sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale omologato. Fino a quel momento, e poiché lo scioglimento non interviene a carattere retroattivo, gli acquisti compiuti dai coniugi si ritengono in comunione dei beni.
Questo effetto patrimoniale della separazione comporta:
un nuovo regime patrimoniale, cioè quello della separazione;
la divisione del patrimonio comune.
Prima di quest’ultimo passaggio, cioè della divisione, è necessario procedere ai rimborsi e alle restituzioni dell’uno verso l’altro [4]. Significa che se uno dei due ha prelevato dal conto in comunione una cifra che non era destinata a soddisfare un obbligo familiare, dovrà rimetterla nella cassa comune. Lo stesso deve fare chi ha deciso di spendere una somma di sua iniziativa a meno che sia un atto di straordinaria amministrazione e venga dimostrato il vantaggio per la comunione o abbia soddisfatto un bisogno della famiglia.
Ad ogni modo, ciascuno dei coniugi ha la possibilità di chiedere indietro i soldi prelevati dal patrimonio personale e destinati al patrimonio comune. Così come chi è in credito può prelevare dalla cassa comune (nell’ordine in denaro, in mobili ed in immobili) fino a restare alla pari.
Altro importante effetto patrimoniale della separazione arriva con l’assegnazione della casa familiare ad uno o ad un altro dei coniugi. Qui subentra il solito discorso: se la separazione è consensuale, l’accordo tra marito e moglie dovrà comportare anche il discorso relativo all’immobile di famiglia. Altrimenti, sarà un giudice a decidere, tentando di salvaguardare, soprattutto, l’interesse dei figli (specie se minorenni).
Nel caso in cui la coppia non abbia figli, i casi da valutare sono due:
che la casa sia di proprietà comune, cioè che sia stata acquistata in virtù del loro matrimonio e che sia intestata ad entrambi i coniugi;
che la casa sia di proprietà esclusiva di uno dei due, come nel caso in cui lei l’abbia ereditata dal padre e ci abbia vissuto con il marito gli anni in cui sono stati insieme.
Non è di banale importanza questo effetto patrimoniale della separazione: l’assistenza materiale è contemplata nel Codice civile in termini piuttosto espliciti. «Il giudice – si legge – stabilisce in favore del coniuge il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto necessario al suo mantenimento, qualora egli non disponga di adeguati redditi propri» [5]. In pratica, e come detto, la separazione non cancella il matrimonio ma solo alcuni dei doveri dei coniugi. Assistenza e rispetto restano fino al divorzio, così come deve restare lo stesso tenore di vita goduto fino a quel momento [6].
Questo significa che l’obbligo di assistenza materiale si traduce nella pratica nell’assegno di mantenimento, dovuto quando:
Da precisare che la Cassazione, in una sentenza tutto sommato recente [7], ha sancito che se la convivenza è stata piuttosto breve l’assegno di mantenimento non sarà dovuto.
Il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità dell’altro coniuge nel caso in cui quest’ultimo muoia? Se i loro accordi (in caso di separazione consensuale) o il tribunale (se c’è stata la separazione giudiziale) non dicono il contrario, la risposta è sì. Ha diritto alla pensione di reversibilità sempre per lo stesso motivo che abbiamo citato più volte, cioè: la separazione non scioglie il matrimonio. Quindi il superstite è, a tutti gli effetti, vedovo o vedova della defunta o del defunto.
[1] Art. 150 cod. civ.
[2] Cass. sent. n. 8713/2015.
[3] Cass. sent. n. 17317/2013.
[4] Art. 192 cod. civ.
[5] Art. 156 cod. civ.
[6] Cass. sent. n. 12196/2017.
[7] Cass. sent. n. 402/2018.

References: sentenza 
 Art. 150
 Cass. 
 Cass. 
 Art. 192
 Art. 156
 Cass. 
 Cass.