Source: https://studiolegaleramelli.it/2018/06/14/gravi-frodi-iva-per-la-corte-costituzionale-la-regola-taricco-e-incompatibile-con-i-principi-costituzionali/
Timestamp: 2019-11-20 03:44:32+00:00

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Gravi frodi Iva: per la Corte Costituzionale la regola “Taricco” è incompatibile con i principi costituzionali. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Con la sentenza n. 115/2018 depositata il 31.05.2018, la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla nota e tormentata questione “Taricco”, che ha interessato i massimi vertici della magistratura nazionale ed europea (Corte Suprema di Cassazione, Consulta e Corte di Giustizia dell’Unione Europea) sul tema della compatibilità o meno dei principi dell’ordinamento europeo con le norme dettate dal codice penale e dalla carta costituzionale italiana, in riferimento alla prescrizione applicabile in casi di gravi frodi IVA.
La Consulta ha concluso per la incostituzionalità della c.d. “regola Taricco” – formulata dalla Corte di Lussemburgo – e, quindi, ha ritenuta illegittima la disapplicazione della normativa italiana in materia di prescrizione anche nell’ipotesi in cui il fatto-reato in contestazione possa ledere gli interessi finanziari dell’Unione.
L’iter processuale-giurisprudenziale del “caso Taricco”
Nella sentenza della Grande Sezione (proc. Taricco, causa c-105-4) dell’8 settembre 2015, la Corte di Lussemburgo ha sanzionato il conflitto tra le norme penali italiane sulla prescrizione con quelle dei trattati europei poste a presidio degli interessi finanziari dell’Unione (art. 325, par. 1 e 2, TFUE), stabilendo l’obbligo del giudice italiano di disapplicare all’occorrenza le disposizioni nazionali nei casi di frode grave Iva.
Investita della questione di costituzionalità della pronuncia de qua, da parte della Corte di Cassazione e della Corte di Appello di Milano, la Corte Costituzionale (ord. n. 24/2017) ha accertato una violazione del principio di legalità penale nell’interpretazione operata dai giudici europei, rinviando nuovamente la questione a Lussemburgo ponendo, in via pregiudiziale, il tema dell’interpretazione relativa al corretto significato da attribuire all’art. 325 TFUE e alla sentenza Taricco.
La Grande sezione, investita della questione si è pronunciata nuovamente (sent. 5 dicembre 2017, causa C-42/17, c.d. Taricco 2), rilevando la dignità delle questioni sollevate dalla Consulta ed affermando i seguenti principi correttivi:
b) in ragione del principio di irretroattività della norma penale, le previsioni della sentenza Taricco andranno applicate esclusivamente ai fatti di reato commessi successivamente alla pronuncia dell’8 settembre 2015, onde evitare l’assoggettamento ad un regime meno favorevole rispetto a quello vigente all’epoca della commissione del reato.
La pronuncia della Corte Costituzionale e il principio di diritto
Dopo aver ricostruito i vari passaggi processuali della vicenda, la Consulta, nella pronuncia in commento, si sofferma sulla valutazione della compatibilità del principio sancito in sede europea con la sentenza del 5 dicembre 2017 (c.d. Taricco bis) con i supremi principi dell’ordinamento costituzionale in quanto, come preventivamente affermato nell’ordinanza n. 24/2017, ha riaffermato il primato della medesima Corte Costituzionale ad accertare se il diritto dell’Unione (e la relativa elaborazione giurisprudenziale) sia in contrasto con i principi supremi dell’ordine costituzionale italiano e in particolare con i diritti inalienabili della persona.
Partendo da tale presupposto La Corte, nel decidere sui processi rimessi alla sua cognizione ha statuito la inapplicabilità della “regola Taricco” ai giudizi a quibus, poiché, indipendentemente dalla collocazione dei fatti, prima o dopo l’8 settembre 2015 (nel caso specifico la data del commesso reato escludeva l’applicabilità della regola) il giudice comune non può applicare tale regola in quanto in contrasto con il principio di determinatezza in materia penale, consacrato dall’art.25, secondo comma, Costituzione.
Di seguito vengono riportati i più significativi passaggi motivazionali della sentenza 115/2018 relativi al principio sopra sintetizzato:
“Questa Corte, nel compimento del relativo scrutinio di legittimità costituzionale, che in questo peculiare caso è anche adempimento della verifica sollecitata dalla Corte di giustizia, non può che ricordare quanto aveva già osservato con l’ordinanza n. 24 del 2017. Un istituto che incide sulla punibilità della persona, riconnettendo al decorso del tempo l’effetto di impedire l’applicazione della pena, nel nostro ordinamento giuridico rientra nell’alveo costituzionale del principio di legalità penale sostanziale enunciato dall’art. 25, secondo comma, Cost. con formula di particolare ampiezza. La prescrizione pertanto deve essere considerata un istituto sostanziale, che il legislatore può modulare attraverso un ragionevole bilanciamento tra il diritto all’oblio e l’interesse a perseguire i reati fino a quando l’allarme sociale indotto dal reato non sia venuto meno (potendosene anche escludere l’applicazione per delitti di estrema gravità), ma sempre nel rispetto di tale premessa costituzionale inderogabile (ex plurimis, sentenze n. 143 del 2014, n. 236 del 2011, n. 294 del 2010 e n. 393 del 2006; ordinanze n. 34 del 2009, n. 317 del 2000 e n. 288 del 1999).
Ciò posto, appare evidente il deficit di determinatezza che caratterizza, sia l’art. 325, paragrafi 1 e 2, TFUE (per la parte da cui si evince la “regola Taricco”), sia la “regola Taricco” in sé.
Quest’ultima, per la porzione che discende dal paragrafo 1 dell’art. 325 TFUE, è irrimediabilmente indeterminata nella definizione del «numero considerevole di casi» in presenza dei quali può operare, perché il giudice penale non dispone di alcun criterio applicativo della legge che gli consenta di trarre da questo enunciato una regola sufficientemente definita. Né a tale giudice può essere attribuito il compito di perseguire un obiettivo di politica criminale svincolandosi dal governo della legge al quale è invece soggetto (art. 101, secondo comma, Cost.)”.
Oltretutto, i giudici costituzionali sottolineano un ulteriore profilo di indeterminatezza nell’art. 325 TFUE che rileva ancor prima del giudizio del giudice comune e che interessa la immediata percezione del precetto penale da parte del comune cittadino.
“Ancor prima, è indeterminato l’art. 325 TFUE, per quanto qui interessa, perché il suo testo non permette alla persona di prospettarsi la vigenza della “regola Taricco”.
Pertanto, quand’anche la “regola Taricco” potesse assumere, grazie al progressivo affinamento della giurisprudenza europea e nazionale, un contorno meno sfocato, ciò non varrebbe a «colmare l’eventuale originaria carenza di precisione del precetto penale» (sentenza n. 327 del 2008)”.
Quadro giurisprudenziale di riferimento in tema di prescrizione e gravi frodi IVA:
Per la Cassazione la contraffazione del modello F/24 è falso commesso dal privato... Sussiste il reato di omessa dichiarazione ai fini Iva se l’impresa esterovestita...

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