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Timestamp: 2017-10-19 03:53:31+00:00

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La notifica dell'istanza di fallimento via pec è valida anche se la società è cancellata dal registro imprese
Anche se la società è cancellata dal registro imprese, la "fictio iuris" prevista dalla legge fallimentare nei confronti della società estinta implica che la notifica dell'istanza di fallimento via pec è valida se effettuata all'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al registro delle imprese prima della cancellazione.
Decisione: Sentenza n. 17946/2016 Cassazione Civile - Sezione I
Classificazione: Fallimentare, Societario
Parole chiave: fallimento - istanza - notifica via pec - validità - sussiste
Una srl estinta dopo la procedura di liquidazione si era vista rigettare il reclamo presentato contro la sentenza del Tribunale che ne aveva dichiarato il fallimento su istanza di un creditore.
La società aveva fondato il reclamo sulla asserita nullità della notificazione eseguita mediante deposito presso la casa comunale, senza le formalità di cui agli artt. 140 e 143 c.p.c., dopo il vano tentativo di notifica a mezzo pec.
Era, infatti, risultata impossibile la notificazione presso la sede sociale, risultando la società cancellata dal registro delle imprese.
All'esito del reclamo, la società proponeva ricorso per la cassazione della decisione, ma la Suprema Corte lo ha respinto.
La Cassazione analizza dapprima i due motivi di ricorso proposti: con il primo, la società ricorrente «denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 10 e 15 1.fall. Deduce che, essendo stata la società cancellata dal registro delle imprese già nel 2013, era evidente che la sede della società fosse chiusa; ciò renderebbe inapplicabile l'art. 15 1.fall. novellato, che disciplina "la notifica per le imprese ancora in vita, offrendo al ereditare procedente la via più semplice per effettuare l'adempimento in parola, senza doversi curare di rintracciare la sede reale (ove esistente) di una impresa chiusa o cessata, che non ha adempiuto all'onere di pubblicità"».
Con il secondo motivo, la ricorrente «denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 143 e 145 c.p.c., in relazione all'art. 15 1.fall., lamentando la violazione dei termini a difesa discendente dall'affermazione secondo cui nel caso concreto la notifica si fosse perfezionata con il deposito nella casa comunale, anziché con la notifica nelle forme previste dalle norme del codice di rito ora menzionate.».
La Suprema Corte dapprima si richiama alla sua precedente giurisprudenza nella quale ha ritenuto che «la previsione dell'art. 10 1.fall., per il quale una società cancellata dal registro delle imprese può essere dichiarata fallita entro l'anno dalla cancellazione, implica che il procedimento prefallimentare e le eventuali successive fasi impugnatorie continuano a svolgersi, per "fictio luris", nei confronti della società estinta, non perdendo quest'ultima, in ambito concorsuale, la propria capacità processuale. Ne consegue che pure il ricorso per la dichiarazione di fallimento può essere validamente notificato presso la sede della società cancellata, ai sensi dell'art. 145, primo comma, c.p.c. (Cass. 6 novembre 2013, n. 24968).»
E ricorda che la nuova disciplina è stata esaminata di recente dalla Corte Costituzionale (pronuncia 146 del 2016), nella quale ha puntualizzato che «A differenza della disposizione di cui all'evocato art. 145 cod. proc. civ. esclusivamente finalizzata all'esigenza di assicurare alla persona giuridica l'effettivo esercizio del diritto di difesa in relazione agli atti ad essa indirizzati ad alle connesse procedure il riformulato art. 15 della così detta legge fallimentare (come emerge dalla relazione di accompagnamento dell'art. 17 del d.l. n. 179 del 2012, il cui testo, in parte qua, non è stato oggetto di modifiche in sede di conversione) si propone di «coniugare» quella stessa finalità di tutela del diritto di difesa dell'imprenditore (collettivo) «con le esigenze di celerità e speditezza cui deve essere improntato il procedimento concorsuale". E, a tal fine appunto, prevede che "il tribunale è esonerato dall'adempimento di ulteriori formalità quando la situazione di irreperibilità deve imputarsi all'imprenditore medesimo".»
La stessa Corte Costituzionale ha evidenziato che il diritto di difesa della società debitrice, in caso di attivazione di procedimento fallimentare, è adeguatamente garantito: infatti, «ai fini della sua partecipazione al giudizio, viene notiziata prima presso il suo indirizzo di PEC, del quale è obbligata a dotarsi, ex art. 16 del d.1., 29 novembre 2008, n. 185-Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il. quadro strategico nazionale, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, ed è tenuta a mantenere attivo durante la vita dell'impresa; dunque, in forza di un sistema che presuppone il corretto operare della disciplina complessiva che regola le comunicazioni telematiche da parte dell'ufficio giudiziario e che, come tale, consente di giungere ad una conoscibilità effettiva dell'atto da notificare, in modo sostanzialmente equipollente a quella conseguibile con i meccanismi ordinari (ufficiale giudiziario e agente postale)».
Precisa anche che «Solo a fronte della non utile attivazione di tale primo meccanismo, segue la notificazione presso la sede legale dell'impresa collettiva: ossia, presso quell'indirizzo da comunicare obbligatoriamente, ai sensi dell'art. 2196 c.c., al momento dell'iscrizione nel registro delle imprese, la cui funzione è proprio quella di assicurare un sistema organico di pubblicità legale, sì da rendere conoscibili - e perciò opponibili ai terzi, nell'interesse dello stesso imprenditore - i dati concernenti l'impresa e le principali vicende che la riguardano.
Per cui, in caso di esito negativo di tale duplice meccanismo di notifica, il deposito dell'atto introduttivo della procedura fallimentare presso la casa comunale, ragionevolmente si pone come conseguenza immediata e diretta della violazione, da parte dell'imprenditore collettivo, dei descritti obblighi impostigli dalla legge».
La Cassazione, dopo aver ricordato che devono essere contemperate le esigenza di compatibilità del diritto di difesa con quelle di speditezza e operatività della procedura concorsuale, giustifica che «il tribunale resti esonerato dall'adempimento di ulteriori formalità, ancorché normalmente previste dal codice di rito, allorquando la situazione di irreperibilità dell'imprenditore debba imputarsi alla sua stessa negligenza e a condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico (Cass. 8 febbraio 2011, n. 3062; Cass. 7 gennaio 2008, n. 32).».
E si spinge oltre, ricordando che «Il sistema, poi, non è privo di ulteriori correttivi a tutela della effettività del diritto di difesa dell'imprenditore.
La riconosciuta natura "devolutiva" del reclamo - come regolato dall'art. 18 1.fall., nel testo sostituito dall'art. 2, comma 7, del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 - consente, infatti, al fallito, benché non costituito innanzi al tribunale, di indicare, comunque, per la prima volta, in sede di reclamo avverso la sentenza di primo grado (che gli viene notificata nelle forme ordinarie), i fatti a sua difesa ed i mezzi di prova di cui intenda avvalersi al fine di sindacare la sussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi che hanno condotto alla dichiarazione di fallimento (Cass. 24 marzo 2014, n. 6835; Cass. 19 marzo 2014, n. 6306, Cass. 6 giugno 2012, n. 9174; Cass. 5 novembre 2010, n. 22546)».
Nel respingere il ricorso, la Cassazione precisa quindi che «deve affermarsi che anche nel caso di società già cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento può essere validamente notificato, ai sensi dell'art. 15, coma terzo, 1.fall. - nel testo novellato dal d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 -, all'indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata in precedenza comunicato al registro delle imprese, ovvero quando, per qualsiasi ragione, non risulti possibile la notifica a mezzo PEC, direttamente presso la sua sede risultante sempre dal registro delle imprese e, in caso di ulteriore esito negativo, mediante deposito presso la casa comunale del luogo dove la medesima aveva sede.».
La Suprema Corte ha sintetizzato le modalità delle notifiche nel caso di istanza di fallimento, presentata entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, nei confronti di una società cancellata dal registro delle imprese: all'indirizzo pec e, se non risulta possibile la notifica con tale modalità, direttamente presso la sede; in caso di ulteriore esito negativo, mediante deposito presso la casa comunale.
In buona sostanza, la società sopporta le conseguenze della sua negligenza se ha dato luogo alla situazione di irreperibilità.
Art. 10 - Fallimento dell'imprenditore che ha cessato l'esercizio dell'impresa
Art. 140 - Irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia
Se non è possibile eseguire la consegna per irreperibilità o per incapacità o rifiuto delle persone indicate nell'articolo precedente, l'ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del destinatario, e gliene dà notizia per raccomandata con avviso di ricevimento.
Art. 145 - Notificazione alle persone giuridiche
La notificazione alle società non aventi personalità giuridica, alle associazioni non riconosciute e ai comitati di cui agli articoli 36 e seguenti del codice civile si fa a norma del comma precedente, nella sede indicata nell'articolo 19 secondo comma , ovvero alla persona fisica che rappresenta l'ente qualora nell'atto da notificare ne sia indicata la qualità e risultino specificati residenza, domicilio e dimora abituale.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 145
 art. 15
 art. 16
 Cass. 
 sentenza 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 

Art. 10

Art. 140

Art. 145