Source: http://noixlucoli.blogspot.it/2012/03/
Timestamp: 2017-09-23 02:08:34+00:00

Document:
NoiXLucoli Onlus: marzo 2012
Giovedì 29 marzo 2012 ore 18.30
L'Associazione Abruzzese di Roma
(Piazza Cavour, 3 - Roma)
si svolgerà la conferenza sulla
tenuta dal Prof. Ernesto Di Renzo
Docente di Storia delle Tradizioni Popolari.
Dipartimento di Storia – Università di Roma Tor Vergata
Il Prof. Di Renzo in un'intervista (cliccare)
L’Associazione Abruzzese è una delle più antiche e prestigiose associazioni regionali, nata nel 1886 per opera di Silvio Spaventa allo scopo di promuovere, favorire e sviluppare, oltre alla solidarietà, le relazioni sociali, economiche e morali tra gli abruzzesi a Roma. L’associazione negli anni è stata eletta a Ente Morale, prezioso riconoscimento che ne caratterizza il forte impegno nel volontariato. L’Associazione conta centinaia di soci e simpatizzanti nella Capitale che ne utilizzano l’organizzazione per incontrarsi e condividere la loro passione per la terra d’origine. NoiXLucoli Onlus si è avvicinata all'Ente per sviluppare tra i molti suoi soci residenti a Roma momenti di incontro di conoscenza e di condivisione della cultura dell'Abruzzo.
Durante l'incontro sarà presentato il corso: di cucina abruzzese che sarà curato dalla Dottoressa Maria Paola Di Giorgio.
Il cibo, e l’intero universo di precetti gastronomico-alimentari che ne regolano preparazione e consumo, costituiscono uno degli argomenti di più generalizzato dominio del nostro vivere quotidiano. Il cibo, costituisce oggi un’affollata e dibattuta arena del sapere erudito e della cultura ufficiale. Per lungo tempo, infatti, e praticamente fino alle soglie della contemporaneità, le dissertazioni sul cibo e sull’alimentazione hanno rappresentato per la comunità scientifica italiana e internazionale un esercizio del tutto privo di qualunque valore conoscitivo “vero”; hanno cioè rappresentato una tipologia del sapere di serie B da consegnarsi all’impegno di penne volenterose, magari colte, tuttavia distinte e distanti dal mondo della ricerca rigorosamente orientata. In altre parole, il discorso sul cibo ha incarnato una dimensione fatua del sapere nella quale, assai spesso, «lo studioso i cui interessi si spingevano in tale direzione si trovava ad affrontare il non facile compito di liberarsi da un certo qual senso di colpa». Un senso di colpa rinviante ad un diffuso e grossolano modo di pensare per il quale era da ritenersi scientificamente privo di significato non solo: tutto ciò che aveva il sapore del quotidiano [o dell’ozioso, o del popolare, o del godereccio], ma anche tutto ciò che era legato alla sfera domestica e quindi, sulla scorta di un’eredità ottocentesca difficile da eliminare, al lavoro femminile, di cui quello in cucina è certamente uno tra i più creativi (Il presente saggio è contenuto in: «Economia della cultura», n. 1, 2010, Il Mulino, Bologna).
Questa recente valorizzazione del cibo come “discorso” da affrontarsi sul piano della conoscibilità e del rigore scientifico, sottraendo la sfera gastronomico-alimentare ad una dimensione strettamente gourmettistica, manualistico-culinaria e domestico-femminile ha di fatto collocato il tema dell’alimentazione nella sua dimensione che più gli compete: quella culturale. E che il cibo, oltre ad essere nutrimento sia anche e soprattutto cultura sono lì a documentarcelo secoli di fonti scritte e interi repertori di testimonianze etnografiche. Da esse è possibile evincere come per l’uomo di ogni epoca storica e contesto geografico gli alimenti non sono mai stati semplice materia prima atta a soddisfare la necessità fisiologica della sopravvivenza, bensì prodotti fortemente investiti di significato sociale, religioso, comunicativo, identitario e, non ultimo gustativo-sensoriale.
Questi ed altri argomenti saranno trattati dal Prof. Di Renzo e dalla Dottoressa Di Giorgio, invitiamo i nostri soci a partecipare in molti.
Per ogni informazione: http://www.associazioneabruzzese.it/ Tel. Tel. 06.68804734 - Fax 06.68218853.
Campo Felice rappresenta una delle aree appenniniche più interessanti dal punto di vista floristico
La realizzazione di strade, purtroppo già iniziate, comprometterà l’equilibrio delicatissimo di quest’area con la conseguente scomparsa di entità di notevole valore fitogeografico e conservazionistico. Una delle strade di cui si è già iniziato il tracciato si dirige verso la parte più interessante dell'altopiano e oltre a interessare direttamente le aree umide più pregiate, ne potrebbe alterare gravemente il bilancio idrico. Si fa presente che l'area è tutelata da un Parco Naturale Regionale Velino-Sirente ed è una Zona di Protezione Speciale (ZPS) e Sito di Importanza Comunitaria (SIC).
Le aree umide in prossimità degli impianti di risalita sono le zone dove si concentrano le piante più interessanti e tra queste si ricordano:
- Sedum nevadense pianta del Mediterraneo occidentale, recentemente rinvenuta a Campo Felice, nuova per l'Italia e per l'Europa sud orientale (Minutillo F., Tondi G. & Conti F., 2009 - Sedum nevadense (Crassulaceae), new for the Italian flora. Fl. Medit. 19: 115-117.);
- Artemisia atrata, considerata endemica delle Alpi, in Italia nota con certezza solo per il Piemonte e recentemente rinvenuta in Abruzzo solo ai Piani di Pezza e a Campo Felice;
- Klasea lycopifolia (Serratula lycopifolia), in Italia presente solo in Emilia-Romagna in un'unica località e in Abruzzo a Campo Felice, Altopiano delle Rocche e Prati del Sirente; pianta prioritaria in Direttiva Habitat;
- Sesleria uliginosa, rarissima in tutta Italia e inserita nel Libro delle Piante d'Italia;
- Myosurus minimus, rarissima in tutta Italia e in tutto l'Appennino presente in pochissime località;
- Bulbocodium versicolor, in Abruzzo nota solo per pochissime e isolate stazioni e, oltre che nella nostra regione, in Italia nota solo per Val d'Aosta e Umbria.
L'elenco potrebbe essere lunghissimo ma queste emergenze floristiche sono emblematiche e testimoniano la notevolissima importanza botanica dell'area che meriterebbe una tutela integrale. La presenza di specie e comunità vegetali molto rare e degne di tutela, unite all’interesse paesaggistico e alla buona integrità dei diversi ambienti accresce l’interesse naturalistico per quest’area. Considerato l'interesse botanico che l'area riveste si chiede che le autorità competenti si oppongano alle presunte valorizzazioni turistiche intraprese e continuino coerentemente a far rispettare i vincoli istituiti (regionali, nazionali e comunitari).
Universita' degli Studi del Molise - Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l'Ambiente e il Territorio
dr. Graziana Fiorini
Dipartimento di Biologia Evoluzionistica (Biologia Vegetale)
Dr. Eugenio Zanotti
Dott.ssa Iduna Arduini
Via san Michele degli Scalzi, 2
I-56124 PISA, Italia
Dr. Maria Carmela Notarmuzi
Rosanna Coen
Con la presente aderisco all'appello per la salvaguardia di Campo Felice, lanciato dal dott. Conti e recepito dalla SBI. Oltre a condividere l'importanza floristica del sito, sottolineo, nelle mie funzioni di rappresentante C.N.R. per l'INQUA (International Union for Quaternary Studies), il valore di quest'area per la conservazione di archivi naturali unici per lo studio della paleobiodiversità e la storia climatica dei settori di alta quota dell'Appennino Centrale.
Tali archivi sono connessi sia con le zone umide interessate dagli interventi ora in corso, sia con i depositi quaternari estesamente presenti nell'area.
Indirizzo perciò l'appello anche al Presidente dell'AIQUA - Associazione Italiana per lo Studio del quaternario, dott. Paolo Mozzi, e al dott. Fabrizio Antonioli, Vicepresidente INQUA, che ci leggono per conoscenza, affinchè vengano valutate opportune iniziative finalizzate alla tutela del paesaggio e dei depositi quaternari dell'area, che, come è noto, presentano un elevato valore sia sul piano regionale che sul piano scientifico internazionale.
Rappresentante italiano per l'INQUA
Enrico Scarici
Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l'Agricoltura, le Foreste, la Natura e l'Energia
Dott. Robert Wagensommer
Prof. Maria Lucia Leporatti
Dott. Piero Medagli
Prof. Claudia Angiolini
Museo di Storia Naturale ed Orto Botanico dell'Università della Calabria
Dott. Emanuele Del Guacchio
Univesità Federico II di Napoli
Viale San Giovanni, 76/11
via Suvereto 179
Dott. Domizia Donnini
Piazza Andrea Costa, 15
Elena Zappa,
via Fortunato Canevali, 10
Prof. Vanna Dal Vesco
sezione Piemonte-Aosta-Liguria
Dott. Cesare Lasen
Lorenzo Peruzzi, Ph.D.
Dr. Maurizio Bovio
Dr. Daniela Gigante
Corso Ercole I° d'Este 32
Prof. Michele Aleo
Attilio Di Giustino
Doct. Enrico Vito Perrino
curatore Comune di Trieste Area Cultura e Sport
Prof. Romeo Di Pietro,
Prof. Fabrizia Fossati
Dipartimento di Biologia Evolutiva e Funzionale
Orto Botanico dell’Universit
Oropa Botanical Garden (Biella, Italy)
Via Fossone Basso 12 -Carrara (MS)
Via Bonfiglioli 30 Prato (PO)
Vi Bonfiglioli 30 Prato (PO)
resp. settore Didattico
Deanna Lastrucci
Ing. Saverio Tozzi
Professore Ordinario DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA VEGETALE SAPIENZA
Dr. Carlo Console
Corpo Forestale Nazionale dello Stato
Dr. Enrico Banfi
Lab. Palinologia e Paleobotanica - Dip. Biologia, Facoltà di Bioscienze e
v.le Caduti in Guerra, 127 - 41121 Modena
Daniele Camprini,
Barisani Barbara
Corso Belgio 17
Dr. Chiara Nepi PhD.
Giovanni Sburlino
prof. emerito di Ecologia
Dipartimento di Biologia Ambientale Università di Roma "La Sapienza" Città Universitaria
Dr Maria Rita Lapenna
Viale dell'Ateneo Lucano,10 - 85100 Potenza
Anna Millozza
Si invitano i lettori di questo blog ad unirsi alla petizione comunicandoci i loro nomi che saranno aggiunti ai sottoscrittori già elencati.
I lavori di scavo di uno dei rami stradali
RICOSTRUZIONE - NUOVE PAROLE D'ORDINE: SEMPLIFICAZIONE, RIGORE E TRASPARENZA.
https://docs.google.com/document/d/1lAOxsT1VKgjdV3QzVQ7O7RvzigHAaask5dEZetGp0HA/edit#
Per visionare il documento cliccate sul link﻿﻿
Pubblicata la relazione del Ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca presentata ai Sindaci del "cratere" nel corso del vertice di ieri di palazzo Silone con il Commissario delegato, Gianni Chiodi, e la governance della ricostruzione. Il vertice di ieri ha sancito tre addii importanti a strutture e figure ormai storiche nel post terremoto: la Struttura per la gestione dell'emergenza, che sarà eliminata e i due vice commissari per l'assistenza alla popolazione e la tutela dei beni culturali, Antonio Cicchetti e Luciano Marchetti, che decadranno mentre le loro competenze passeranno al commissario, anche se le soprintendenze dovranno dotarsi di un ufficio ricostruzione. E' stata confermata la filiera tecnica, fissati i tempi: entro aprile saranno autorizzati i lavori per tutte le pratiche "E" presentate entro il 31 agosto del 2011, entro il prossimo agosto tutte le altre pratiche relative alla periferia.
Interessanti novità e nuovi approcci proposti dal Ministro ci auguriamo che anche nella realtà dei piccoli Comuni si possa essere in grado di attuarle.
http://www.abruzzoweb.it/contenuti/ricostruzione-la-ricetta-di-barca--domani-la-prima-di-monti-allaquila/468472-302/
Aprile 2011 una veduta di Colle di Lucoli. Trascorso quasi un anno solo cambiamenti negativi: la casa sulla sinistra ha subito un crollo, la strada è interdetta all'accesso, confermando il posizionamento dell'area in zona rossa.
A PROPOSITO DI MONDO VENATORIO....QUALCOSA DI NUOVO BOLLE IN PENTOLA
Foto utilizzata nella campagna contro la caccia al capriolo in Piemonte
E' notizia di questi giorni, diffusa in un'apposita conferenza stampa organizzata dalla Regione Abruzzo che "Il mondo venatorio cambia volto, gestione e organizzazione. Infatti l'obiettivo è quello di passare da una caccia ‘consumistica’ ad uno strumento di gestione e conservazione della fauna". Questo ha affermato in conferenza stampa l’assessore regionale alla caccia Mauro Febbo. «Nello specifico – la Regione Abruzzo, Provincia de L’Aquila e ISPRA sono i firmatari di una convenzione per la conservazione e corretta gestione delle specie coturnice e lepre italica, di particolare interesse naturalistico. Il progetto permetterà, attraverso un programma web, una più efficace gestione dati per monitorare sia i cacciatori che il mondo faunistico».
«L’ISPRA è firmataria anche di una convezione per la stesura del nuovo Piano Faunistico e Venatorio Regionale dove assumerà il ruolo di coordinamento scientifico. Nel nuovo Piano Faunistico saranno inseriti piani d’azione per la gestione di specie problematiche come il Cinghiale, il Cervo, lo Storno e il Lupo».
Ulteriore obiettivo regionale è quello rivolto all’attivazione dell’ Osservatorio Faunistico Regionale: struttura con il compito di coordinare gli interventi sul territorio tra aree protette e non protette, monitorare la fauna, raccogliere dati e attività di prevenzione sia dei danni alle colture agricole sia per gli incidenti stradali, attuabili mediante l’adozione di un programma Web GIS». Si vuole, quindi, "regolamentare l’attività venatoria sulla base dei dati raccolti e modularla in relazione alle esigenze locali, per andare incontro alle richieste del mondo venatorio ma sempre nel rispetto di una corretta gestione della fauna secondo le prescrizioni UE e superare in questo modo le problematiche che si sono presentate fino ad oggi per l’elaborazione dei calendari venatori».
E' stato realizzato un intenso lavoro a livello nazionale sulla materia, che ha originato anche un'indagine della Commissione Agricoltura della Camera relativa ai danni provocati dalla fauna selvatica. Il documento riepiloga le problematiche affrontate in un lungo ciclo di audizioni regionali. L'indagine è stata rivolta ad acquisire una completa informazione sul fenomeno dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche, sulla tipologia, sulla localizzazione geografica e sulla quantificazione economica dei danni denunciati, sulle colture danneggiate e sulle specie animali interessate, nonché sull'attività svolta dalle amministrazioni competenti e sull'insieme degli strumenti di cui si sono avvalse, con riferimento agli indennizzi richiesti ed erogati. Il problema di fondo affrontato è stato determinato dalla mancanza di dati certi, di una analisi quantitativa seria ed attendibile, che potesse permettere di ricostruire il quadro preciso del fenomeno (tipologia dei danni, quantificazione, tipo di colture danneggiate e specie animali interessate) e di conoscere la consistenza dei danni arrecati all'agricoltura dalla fauna selvatica. In tal senso assumono particolare rilevanza i dati contenuti nel documento approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Oltre ai danni alle colture sono ingenti anche i danni alla zootecnia, mentre le specie responsabili sono non solo specie cacciabili, ma anche specie protette, come ad esempio lo storno e il lupo. Molti dei dati raccolti, la cui rilevazione è spesso affidata alle associazioni venatorie, evidentemente parti in causa nella determinazione del fenomeno, e non ad enti qualificati, quali potrebbe essere l'ISPRA, che solo può disporre del personale e degli strumenti scientifici adatti ai censimenti, sono inficiabili. In questa ottica a nostro avviso andrebbe fortemente privilegiata la collaborazione con gli agricoltori, anziché quella con i cacciatori, che non hanno un reale interesse a far diminuire il numero degli animali sul territorio.
Il coinvolgimento delle aziende agricole è ipotizzato come una prestazione di servizi alla pubblica amministrazione competente nella gestione faunistica e dovrebbe prevedere un adeguato compenso economico, che può realisticamente essere recuperato dalla riduzione della spesa per gli indennizzi dei danni o comunque previsto nell'ambito del bilancio ordinario destinato agli interventi per la gestione della fauna e dell'attività venatoria. Accanto alle problematiche legate alle specie cacciabili, l'altro importante filone dell'indagine si è sviluppato in merito ai danni arrecati all'agricoltura da parte di specie protette.
In tale direzione le azioni non possono che essere legate alla mitigazione e al contenimento dei danni attraverso investimenti strutturali e, soprattutto, attraverso un'attenta verifica e analisi delle modalità di gestione di alcune attività, come quella d'allevamento, che non può più svolgersi allo stato brado: tale tecnica infatti favorisce la predazione da parte di specie per le quali si è anche andata riducendo la disponibilità delle originarie prede selvatiche.
Il problema più spinoso con riguardo ai danni inferti da specie protette quali ad esempio il lupo, attiene inoltre alle difficoltà di accertare se la responsabilità dei danni sia imputabile alla specie o alla presenza dei cosiddetti ibridi, che in alcune aree rurali sono diventati sempre più numerosi.
Il lupo è il nemico cattivo di sempre?
C'è un fermento elaborativo e risolutivo in Abruzzo su tali tematiche, volendo forse colmare distanze amministrative e normative sia con l'Unione Europea che con altre Regioni che già da tempo si sono espresse regolando la materia.
C'è ancora di più. E' di fine febbraio una interessante sentenza della Corte Costituzionale che definisce: illegittimi i calendari venatori promulgati come Legge. Con la sentenza 20/2012 la Corte Costituzionale dichiara fuori legge i calendari venatori di Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, provincia di Trento e Bolzano. D'ora in avanti devono essere emanati come atto amministrativo e non più come legge. con questa sentenza viene quindi ribadita la potestà esclusiva dello Stato in materia di tutela delle specie cacciabili.
Una sentenza storica che rende fuorilegge i calendari venatori delle Regioni indicate, per il quale la Consulta si è dichiarata. “Cade anche la strategia di alcune Regioni di raggirare le indicazioni nazionali e comunitarie attraverso lo strumento della legge”, hanno affermato Animalisti italiani, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-Birdlife Italia, Vas e Wwf Italia a proposito della sentenza n. 20/2012, “Le regioni si conformino rapidamente alle regole di tutela ambientale, non solo per le deroghe ma anche per i calendari venatori”. Il calendario venatorio, secondo la corte, non potrà più essere promulgato con un progetto di legge, ma con un atto amministrativo. La grande differenza è nel fatto che ora le associazioni ambientaliste potranno, eventualmente, impugnare i calendari venatori, la precedente procedura non lo avrebbe consentito. “La scelta che si provveda con atto amministrativo”, ha affermato nella sentenza la Corte, “è l’unica coerente (…) e si inserisce armonicamente nel tessuto della legge n. 157 del 1992” non solo perché consente “ai cittadini e alle loro organizzazioni rappresentative la possibilità di tutelare i propri interessi legittimi dinanzi al competente giudice amministrativo (…) ma anche e soprattutto perché mantiene aperta la possibilità di agire in modo rapido sui contenuti del calendario venatorio stesso qualora si ravveda la necessità di intervenire, porre in essere nuove tutele, rivedere tempi, luoghi e specie cacciabili o anche le modalità con cui l’attività venatoria viene prevista”.
L’effetto su quasi tutte le regioni del Centro e del Nord Italia sarà dirompente e vedrà probabilmente crollare gli impianti venatori in vigore, perché le leggi di alcune Regioni da questo momento, devono considerarsi illegittime, così come illegittimi saranno tutti gli eventuali atti, anche provinciali, che ne verranno eventualmente dedotti.
Le associazioni ambientaliste gridano vittoria. E a questo punto in difficoltà non dovrebbero più essere caprioli e daini, volpi, lupi....cinghiali, travolti dalla neve, ma la futura attività domenicale all’aria aperta della lobby delle doppiette.
Con questo post riportiamo fatti documentali di pubblico dominio, posizionandoci come sempre, però, dalla parte degli animali!
Per un mondo di fucili inoffensivi: W le merende condivise!
http://www.tutelafauna.it/News/Caccia/Corte_Costituzionale_Sono_Illegittimi_I_Calendari_Venatori_Promulgati_Come_Legge.kl
http://www.tutelafauna.it/Legislazione/Europea/Lo_stesso_diritto_in_27_Paesi.kl
http://www.tutelafauna.it/Legislazione/Nazionale/Caccia.kl
http://www.tutelafauna.it/Legislazione/Nazionale/Tutela_ambientale.kl
http://www.abruzzonews24.it/64975/caccia-febbo-piu-tutela-e-conservazione-con-ispra/
DOMENICA 18 MARZO 2012 - ORE 09.00 - POTATURA AL GIARDINO DELLA MEMORIA ESEGUITA DAL VIVAISTA SEBASTIANI DI S. ELIA. C'E' DA IMPARARE.......
Fallo bene o non farlo affatto. Questo è il motto di John Davey (1846-1923) il padre della chirurgia degli alberi. John fu il fondatore della Davey Tree Expert - ditta che attualmente occupa più di settemila dipendenti negli Stati Uniti di America e in Canada - e l’autore di “The Tree Doctor” libro di cui pubblichiamo il frontespizio.
Riflettendo sul motto “Do it right or not at all”, ci siamo chiesti anche noi come suggerito dal sito internet di Marcello Parisini (link seguente) cosa occorra per fare bene una cosa, in questo caso la potatura degli antichi pomari del Giardino della Memoria. Gli elementi necessari sono tre:
Conoscenza (Know How) – sapere perché fare, cosa fare e come fare.
Mezzi – occorre dotarsi degli strumenti più appropriati. Questo richiede conoscenza e disponibilità economica adeguata.
Tempo – lo svolgimento di qualsiasi mansione richiede tempo. La conoscenza e i mezzi possono ridurre i tempi ma non azzerarli.
Una persona esperta, senza mezzi e senza tempo non potrà realizzare un buon lavoro.
Una persona inesperta disponendo di tempo e mezzi farà disastri tanto più gravi quanto più potenti sono i mezzi e il tempo di cui dispone.
E' per questo che abbiamo chiesto al vivaista Sebastiani, che ci sostiene nel nostro progetto e, che lavora anche per il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, di guidarci nell'apprendere e soprattutto di realizzare la prima potatura degli alberi del Giardino.
Appuntamento Domenica 15 marzo ore 09.00
al Giardino della Memoria.
http://video.tiscali.it/canali/Lifestyle/Giardinaggio/66535.html
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