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Timestamp: 2020-04-04 12:48:41+00:00

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Stipendi non pagati per lavoro in nero: contestazione in 60 giorni – Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Palermo
Stipendi non pagati per lavoro in nero: contestazione in 60 giorni
amministratore | On 25 Luglio 2016
Il dipendente che voglia far valere il diritto agli arretrati e alle differenze retributive deve contestare il licenziamento entro 60 giorni dalla data dello stesso, anche se il rapporto di lavoro era irregolare e in nero.
Anche chi è stato “assunto in nero” ossia “non dichiarato” e “non regolarizzato” deve contestare il licenziamento entro 60 giorni da quando gli è stato comunicato: diversamente perde la possibilità di chiedere non solo il risarcimento del danno per l’illegittima conclusione del rapporto di lavoro, ma anche tutte le buste paga che non gli sono mai state corrisposte o corrisposte in misura ridotta (cosiddette “differenze retributive”). È quanto chiarito dal Tribunale di Napoli con una recente sentenza [1].
Quali diritti a chi è assunto in nero?
Chi lavora, di fatto, alle dipendenze di un’altra persona o di una ditta senza però essere mai stato regolarizzato (il cosiddetto “dipendente in nero”) ha gli stessi diritti (e doveri) del dipendente inquadrato regolarmente con contratto scritto e dichiarato alle competenti autorità. Questo significa che gli spettano le stesse retribuzionidovute per il lavoro ordinario, sin dalla data di costituzione del rapporto di lavoro. Egli può rivendicare gli arretrati entro cinque anni dalla data di cessazione del contratto (licenziamento o dimissioni): dopo tale termine il diritto cade in prescrizione.
Per contestare il licenziamento, però, i termini sono molto più brevi:
entro 60 giorni dalla data di comunicazione del licenziamento stesso [2] deve inviare una raccomandata a.r. all’azienda per “impugnare” il licenziamento;
entro i successivi 180 giorni deve avviare la causa in tribunale.
Il rispetto di tali due termini è essenziale non solo per far accertare, al giudice, l’esistenza di un rapporto di lavoro (benché non dichiarato e, quindi, “in nero”), ma anche per chiedere le eventuali differenze retributive. Scaduto anche uno solo dei due predetti termini, il dipendente non ha armi di difesa a suo vantaggio e non potrà più far valere i propri diritti.
Secondo la sentenza in commento, una volta verificatasi la decadenza per decorrenza di uno dei due predetti termini, i diritti del lavoratore non possono più essere tutelati: ciò non riguarda solo il diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro, ma anche i diritti da esso scaturenti come, ad esempio, le differenze retributive e il risarcimento dei danni.
Questa conclusione, spiega il giudice, scaturisce dal fatto che la legge[2] punta a introdurre “una disciplina generale della decadenza in materia di lavoro” che va oltre l’impugnativa del licenziamento o di scadenza del termine invalidamente apposto al contratto di lavoro, abbracciando anche ipotesi che non attengono propriamente alla risoluzione del rapporto di lavoro, come la cessione del contratto di lavoro.
Il Dott. Roberto Pellecchia in funzione di Giudice del Lavoro all’udienza del 9-03-2016 ha pronunziato la seguente
nel giudizio civile iscritto al n.r.g. 17484 dell’anno 2015
OGGETTO Interposizione di manodopera
Ge.Sa. elett.te dom.to presso lo studio degli Avv. Gi.Fo., Sa.Fr., An.Bi. ed Iv.Ce. che lo rapp.tano e difendono in virtù di procura a margine del ricorso introduttivo.
Srl Ge., in persona del legale rapp.te p.t. elett.te dom.ta presso lo studio dell’Avv. Pi.Mu. che la rapp.ta e difende in virtù di procura a margine della memoria di costituzione e risposta.
Spa Co. – Na. – (…) in persona del legale rapp.te p.t., elett.te dom.ta presso lo studio dell’Avv. Ro.Me., rapp.ta e difesa dall’ Avv. St.Gr. del Foro di Roma in virtù di procura per Notar Ma. di Milano n. rep. 33.274 del 18-11-2013 in atti.
Per il ricorrente: come da ricorso introduttivo. Per le resistenti: come da rispettiva memoria di costituzione e risposta
Con ricorso a
questo Giudice del Lavoro depositato in data 27-07-2015, il ricorrente in epigrafe indicato esponeva di aver lavorato dall’1.01.1985 formalmente alle dipendenze
della ditta individuale Ge.Gi. e dall’1.09.1998, della srl Ge. sino al 16-2-2015, ma di aver sostanzialmente lavorato alle dipendenze della Co. spa; di aver lavorato presso il magazzino della Na. in Napoli, Via …, svolgendo inizialmente mansioni di magazziniere, coadiuvando altri operai della Na. e, in seguito, anche in sostituzione di questi; di aver provveduto alla consegna dei tubi e dei pezzi speciali agli operai della Na.; di aver provveduto a tenere l’inventario, comunicando la mancanza dei pezzi agli altri operai della Na.; che quando provvedeva a prelevare l’attrezzatura e consegnarla ai tecnici della Na., egli era tenuto a sottoscrivere un modulo di versamento dei materiali indicando gli articoli consegnati; di essere tenuto a rendicontare del proprio operato ai responsabili della Na. ed, in particolare, al sig. Se.An. dal 2004 e ad altro personale della Na., tra cui Ru.Ga., ai quali doveva comunicare assenze, fare richieste di permessi o uscite anticipate dal lavoro; di aver osservato gli orari di lavoro indicati in ricorso e di aver svolto mansioni riconducibili al I livello del CCNL invocato; di aver sostituito lavoratori della Na. in assenza diquesti.
Assumeva il ricorrente l’illiceità del rapporto di appalto formalmente intercorso tra la Na. e la srl Ge. e chiedeva dichiararsi la nullità, illegittimità, non genuinità, la simulazione dell’appalto di lavoro intercorso tra le due società, dichiararsi l’interposizione di manodopera in essere tra le convenute e per l’effetto, dichiarare l’intercorrenza di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze della Spa Na., con l’accertamento del proprio inquadramento al I livello del CCNL del settore e per l’effetto, condannare la Na. al pagamento delle differenze retributive maturate dall’ 1 -01-1985 con vittoria di spese di lite ed attribuzione.
Si costituiva la srl Ge., assumendo la genuinità dell’appalto, l’utilizzo di propri mezzi e personale nello svolgimento dell’appalto e l’assunzione del rischio in proprio, concludendo per il rigetto della domanda. Si costituiva anche la spa Na. la quale eccepiva in via preliminare l’intervenuta decadenza ex art. 32, IV co l. 183/2010 dall’impugnativa della fattispecie interpositoria; la carenza di interesse ad agire con riguardo alla domanda di condanna al pagamento delle differenze retributive, non quantificate in ricorso e nel merito, l’infondatezza della domanda di cui chiedeva il rigetto. All’udienza odierna,all’esito della discussione sulla questione preliminare sollevata dalla difesa della Na., questo Giudice pronunciava sentenza di cui dava lettura.
Deve essere dichiarata l’intervenuta decadenza del ricorrente dalla impugnativa ai sensi dell’art. 32 IV co. L. n. 183/2010. La norma in esame prevede che il termine di decadenza di 60 giorni previsto per l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, si applica anche (comma IV, lett. D dell’art. 32) in ogni altro caso in cui, compresa l’ipotesi prevista dall’art. 27 del decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276, si chieda la costituzione o l’accertamento di un rapporto di lavoro in capo a un soggetto diverso dal titolare del contratto. Tale decadenza, incidendo sulla azionabilità del diritto all’accertamento della intercorrenza del rapporto con un soggetto diverso dal formale titolare dello stesso, involge anche tutti i diritti da esso scaturenti, quali ad es. il diritto alle differenze retributive, ad un inquadramento superiore, ecc..
La considerazione qui espressa scaturisce oltre che dalla rubrica dell’articolo 32 (Decadenze e disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo determinato) anche dal fatto che la norma scrutinata è diretta ad introdurre una disciplina generale della decadenza in materia di lavoro che va oltre le fattispecieriferibili ai casi di impugnativa del licenziamento o di scadenza del termine invalidamente apposto al contratto di lavoro, abbracciando anche ipotesi che non attengono strettamente alla risoluzione del rapporto di lavoro, quale ad es. la cessione del contratto di lavoro, prevista dalla lettera C del IV comma della norma in esame.
La fattispecie normativamente regolata dalla lettera D del IV comma pone il problema dell’individuazione del dies a quo dal quale far valere il diritto ad impugnare il contratto di lavoro intercorso con il formale (e fittizio o interposto) datore di lavoro, posto che in tal caso non vi è un provvedimento datoriale da impugnare, talché può risultare non agevole l’individuazione del momento dal quale decorre il termine di 60 giorni per l’impugnazione stragiudiziale.
Ad avviso di questo Giudice, in caso di appalto non genuino (ovvero della somministrazione irregolare) in cui il lavoratore chieda la costituzione del rapporto di lavoro nei confronti dell’utilizzatore, nel silenzio serbato dal legislatore deve ritenersi che dalla cessazione del rapporto di lavoro decorra il termine per impugnare stragiudizialmente la fattispecie (cfr. in termini Trib. Roma 15-05-2014 n.5367 est. Bogetich). Nel caso che ne occupa, pacifica essendo l’applicazione della disciplina di cui all’art. 32 cit. al contratto dilavoro in esame, in considerazione della sua cessazione in data 16-2-2015, quindi successiva all’entrata in vigore della legge n. 183/2010 (cfr. per il principio, anche se riferito ai contratti di somministrazione Cass. lav. 27/10/2015 n. 21916), l’impugnativa stragiudiziale della fattispecie interpositoria è avvenuta con lettera inviata in via telematica in data 21-4-2015 alla Na. e ricevuta dalla società il 22 Aprile 2015 (cfr. copia delle ricevute in atti). Ne consegue alla stregua del dato temporale riportato che l’impugnazione stragiudiziale è stata inviata nel 64° giorno successivo alla cessazione del rapporto, quindi oltre il termine di 60 giorni previsto dal comb. disp. art. 32 L. 183 e art. 6 L. 604/66.
Ne deriva che essendo stato impugnato stragiudizialmente il contratto oltre il termine indicato, deve essere dichiarata la decadenza dall’impugnativa, preclusiva anche dell’accertamento delle differenze retributive rivendicate.
Le spese processuali in considerazione dell’assoluta novità della questione giuridica esaminata sono integralmente compensate tra le parti.
Il Giudice del Lavoro di Napoli, definitivamente pronunciando sulla domanda così provvede:
– Dichiara l’intervenuta decadenza dall’impugnativa;
– Dichiara integralmente compensate le speseprocessuali tra le parti. Così deciso in Napoli, il 9 marzo 2016.
[1] Trib. Napoli, sent. del 9.03.2016.
[2] Art. 32, co. 4, della legge 183/2010.
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References: sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 Cass. 
 art. 32
 art. 6
 Art. 32