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Timestamp: 2019-02-16 13:40:17+00:00

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D. P.R. 07/01/1956, n. 164 | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : NN163
G.U. 31/03/1956, n. 78
Il presente decreto è stato abrogato dalla data di entrata in vigore (15.5.2008) del D.Leg.vo del 09/04/2008 n.81 "Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro", ad eccezione delle disposizioni tecniche richiamate dalla legge 26.4.1974, n. 191 in vigore fino al 15.5.2009, data limite entro cui è prevista l'emanazione di appositi decreti ministeriali.
- D. Min. Lavoro Previdenza Sociale 06/10/1998, n. 451
- D. Min. Lavoro Previdenza Sociale 23/03/1990, n. 115
- D.Leg.vo 08/07/2003, n. 235
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Art. 1. - Attività soggette
La prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni é regolata dalle norme del presente decreto e, per gli argomenti non espressamente disciplinati, da quelle del
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Art. 2. - Attività escluse
Le norme del presente decreto non si applicano, in quanto la materia é regolata o sarà regolata da appositi provvediment
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Art. 3. - Soggetti delle norme
All'osservanza delle norme del presente decreto sono tenuti coloro che esercitano le attività
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CAPO II - Disposizioni di carattere generale
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Art. 4. - Viabilità nei cantieri
Le rampe di accesso al fondo degli scavi di splateamento o sbancamento devono avere u
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Art. 5. - Luoghi di transito
Il transito sotto ponti sospesi, ponti a sbalzo, scale aeree e simili deve essere impedito con barrie
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Art. 6. - Fosse della calce
Le fosse della calce devono essere allestite in zona appartata del cantiere ed essere munite su tutti
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Art. 7. - Idoneità delle opere provvisionali
Le opere provvisionali devono essere allestite con buon materiale ed a regola d'arte, proporzionate e
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Art. 8. - Scale a mano
Le scale a mano devono avere le caratteristiche di resistenza stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547. R
I pioli devono essere privi di nodi ed incastrati nei montanti, i
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Art. 9. - Protezione dei posti di lavoro
Quando nelle immediate vicinanze dei ponteggi o del posto di caricamento e sollevamento dei materiali vengono impastati calcestruzzi e malte o eseguite altre operazioni
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Art. 10. - Cinture di sicurezza
Nei lavori presso gronde e cornicioni, sui tetti, sui ponti sviluppabili a forbice e simili, su muri in demolizione e nei lavori analoghi che comunque espongano a rischi di caduta dall'alto o entro cavità, qua
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Art. 11. - Lavori in prossimità di linee elettriche
Non possono essere eseguiti lavori in prossimità di linee elettriche aree a distanza minore di
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CAPO III - Scavi e fondazioni
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Art. 12. - Splateamento e sbancamento
Nei lavori di splateamento o sbancamento eseguiti senza l'impiego di escavatori meccanici, le pareti delle fronti di attacco devono avere una inclinazione o un tracciato tali, in relazione alla natura del terreno, da impedire franamenti. Quando la parete del fronte di attacco
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Art. 13. - Pozzi, scavi e cunicoli
Nello scavo di pozzi e di trincee profondi più di metri 1,50, quando la consistenza del terreno non dia sufficiente garanzia di stabilità, anche in relazione alla pendenza delle pareti, si deve provvedere, man mano che procede lo scavo, all'applicazione delle necessarie armature di sostegno.
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Art. 14. - Deposito di materiali in prossimità degli scavi
È vietato costituire depositi di materiali presso il ciglio degli scavi. Qualora tali depositi
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Art. 15. - Presenza di gas negli scavi
Quando si eseguono lavori entro pozzi, fogne, cunicoli, camini e fosse in genere, devono essere adottate idonee misure contro i pericoli derivanti dalla presenza di gas o vapori tossici, asfissianti, infiammabili o esplosivi, specie in rapporto alla natura geologica del terreno o alla vicinanza di fabbriche, depositi, raffinerie, stazioni di compressione e di decompressione, metanodotti e condutture di gas che po
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CAPO IV - Ponteggi e impalcature in legname
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Art. 16. - Ponteggi ed opere provvisionali
Nei lavori che sono eseguiti ad un'altezza superiore ai metri 2, devono essere adottate, seguendo lo
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Art. 17. - Montaggio e smontaggio delle opere provvisionali
Il montaggio e lo smontaggio delle opere provvisionali devono essere eseguiti sotto la diretta sorveg
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Art. 18. - Deposito di materiale sulle impalcature
Sopra i ponti di servizio e sulle impalcature in genere é vietato qualsiasi deposito, eccettua
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Collegamenti delle impalcature
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L'accoppiamento degli elementi che costituiscono i montanti dei ponteggi deve essere eseguito mediant
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Art. 21. - Correnti
I correnti devono essere disposti a distanze verticali consecutive non superiori a metri 2.
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Art. 22. - Traversi
I traversi di sostegno dell'intavolato devono essere montati perpendicolarmente al fronte della costr
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Art. 23. - Intavolati
Le tavole costituenti il piano di calpestio di ponti, passerelle, andatoie ed impalcati di servizio devono avere le fibre con andamento parallelo all'asse, spessore adeguato al carico da sopporta
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Art. 24. - Parapetti
Gli impalcati e ponti di servizio, le passerelle, le andatoie, che siano posti ad un'altezza maggiore di 2 metri, de
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Art. 25. - Ponti a sbalzo
Nei casi in cui particolari esigenze non permettono l'impiego di ponti normali, possono essere consentiti ponti a sbalzo purché‚ la loro costruzione risponda a rigorosi criteri tecnici e ne garantisca la solidità e la stabilità.
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Art. 26. - Mensole metalliche
Nei ponteggi a sbalzo possono essere usati sistemi di mensole metalliche, purché‚ gli el
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Art. 27. - Sottoponti
Gli impalcati e ponti di servizio devono avere un sottoponte di sicurezza, costruito come il ponte a
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Art. 28. - Impalcature nelle costruzioni in conglomerato cementizio
Nella esecuzione di opere a struttura in conglomerato cementizio, quando non si provveda alla costruzione da terra di una normale impalcatura con montanti, prima di iniziare la erezione delle casseforme per il getto dei pilastri perimetrali, deve essere sistemato, in co
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Art. 29. - Andatoie e passerelle
Le andatoie devono avere larghezza non minore di metri 0,60, quando siano destinate soltanto al passaggio di lavoratori, e d
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CAPO V - Ponteggi metallici fissi
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Art. 30. - Autorizzazione alla costruzione ed all'impiego
La costruzione e l'impiego di ponteggi le cui strutture portanti sono costituite totalmente ò parzialmente da elementi metallici sono disciplinati dalle norme del presente Capo.
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Art. 31. - Relazione tecnica
1) descrizione degli elementi che costituiscono il punteggio, loro dimensioni con le to
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Art. 32. - Progetto
I ponteggi metallici di altezza superiore a 20 metri e le altre opere provvisionali, costituite da elementi metallici, o di notevole importanza e complessità in rapporto alle loro dimensioni ed ai sovraccari
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Art. 33. - Disegno
Nei cantieri in cui vengono usati ponteggi metallici deve essere tenuta ed esibita, a richiesta degli ispettori del lavoro, copia dell'attestazione di conformità di cui all'ultimo comma dell'art. 30 e copia del disegno esecutivo, dalle quali risulti
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Art. 34. - Nome del fabbricante
Gli elementi metallici dei ponteggi (aste, tubi, giunti, basi) devono portare impressi, a rilievo o a
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Art. 35. - Caratteristiche di resistenza
Le aste del ponteggio devono essere in profilati o in tubi senza saldatura con superfici
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Art. 36. - Montaggio e smontaggio
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Art. 37. - Manutenzione e revisione
Il responsabile del cantiere, ad intervalli periodici o dopo violente perturbazioni atmosferiche o pr
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Art. 38. - Norme particolari ai ponti metallici
Le tavole che costituiscono l'impalcatura devono essere fissate in modo che non possano scivolare sui
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CAPO VI - Ponteggi movibili
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Art. 39. - Ponti sospesi e loro caratteristiche
Sui ponti sospesi leggeri, che hanno una fune di sospensione ed un argano di manovra per ciascuna estremità, non devono gravare sovraccarichi, compreso il peso dei lavoratori, superiori a 100 kg per metro lineare di sviluppo. Essi non devono av
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Impalcatura dei ponti sospesi
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L'unità di ponte deve essere costituita da due telai metallici che sono collegati da correnti sostenenti i traversi, sui quali viene fissato il tavolame.
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Art. 41. - Parapetti
Sui lati prospicienti il vuoto, il ponte deve essere munito di normali parapetti e tavola fermapiede. Il corrente superiore del parapetto esterno dei ponti leggeri deve essere formato
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Art. 42. - Argani
Gli argani devono essere rigidamente connessi con telai di sospensione. Essi devono essere a discesa autofrenante e forniti di dispositivo di arresto.
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Art. 43. - Funi
Le funi devono essere di tipo flessibile, formate con fili di acciaio al crogiuolo con un carico di rottura non minore di 120 e non maggiore di 160 kg per mm² e de
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Art. 44. - Travi di sostegno
Le travi di sostegno devono essere in profilati di acciaio e calcolate, per ogni specifica installazione, con un coefficiente di sicurezza non
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Art. 45. - Accesso ai ponti sospesi
L'accesso e l'uscita dal ponte devono avvenire, a seconda delle varie condizioni di impiego, da punti
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Art. 46. - Stabilità dei ponti
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Art. 47. - Manovra dei ponti
Prima di procedere al sollevamento o all'abbassamento del ponte, deve essere accertato che non esista
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Art. 48. - Lavoratori ammessi sui ponti sospesi
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Art. 49. - Manutenzione
La manutenzione e l'efficienza del ponte, la lubrificazione delle funi e degli argani devono essere c
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Art. 50. - Libretto di immatricolazione
Gli argani per ponti sospesi devono essere collaudati prima dell'impiego e sottoposti a verifiche bie
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Art. 51. - Ponti su cavalletti
I ponti su cavalletti, salvo il caso che siano muniti di normale parapetto, possono essere usati solo per lavori da eseguirsi al suolo o all'interno degli edifici; essi non devono avere altezza superiore a metri 2 e non devono essere montati sugli
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Art. 52. - Ponti su ruote a torre e sviluppabili a forbice
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Art. 53. - Scale aeree su carro
Il carro della scala aerea deve essere sistemato su base non cedevole, orizzontale, ed in modo che il piano di simmetria della scala sia verticale e controllabi
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Art. 54. - Manovre delle scale aeree
Durante la salita devono essere evi
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CAPO VII - Trasporto dei materiali
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Art. 55. - Castelli per elevatori
I castelli collegati ai ponteggi e costruiti per le operazioni di sollevamento e discesa dei material
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Art. 56. - Impalcati e parapetti dei castelli
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Art. 57. - Montaggio degli elevatori
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Art. 58. - Argani - Salita e discesa dei carichi
Gli argani a motore devono essere muniti di dispositivi di extra corsa superiore; é vietata la manovra degli interruttori elettrici me
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Art. 59. - Sollevamento di materiali degli scavi
Le incastellature per sostenere argani a mano od a motore per gli scavi in genere, devono poggiare su solida ed ampia piattaforma munita di
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Art. 60. - Trasporti con vagonetti su guide
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Art. 61. - Pendenza dei binari
È fatto divieto di disporre in pendenza il binario adducente alle discariche delle materie sca
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Art. 62. - Transito e attraversamento sui piani inclinati
È vietato il transito lungo i tratti di binario in pendenza quando i vagonetti sono in movimen
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CAPO VIII - Costruzioni edilizie
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Art. 63. - Strutture speciali
Durante la costruzione o il consolidamento di cornicioni di gronda e di opere sporgenti dai muri, dev
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Art. 64. - Costruzione di archi, volte e simili
Le armature provvisorie per la esecuzione di manufatti, quali archi, volte, architravi, piattabande, solai, scale e di qualsiasi altra opera sporgente dal muro, in
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Art. 65. - Posa delle armature e delle centine
Prima della posa delle armature e delle centine di sostegno delle opere di cui alÌarticolo pre
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Art. 66. - Resistenza delle armature
Le armature devono sopportare con sicurezza, oltre il peso delle strutture, anche quello delle person
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Art. 67. - Disarmo delle armature
Il disarmo delle armature provvisorie di cui al secondo comma dell'art. 64 deve essere effettuato con ca
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Art. 68. - Difesa delle aperture
Le aperture lasciate nei solai o nelle piattaforme di lavoro devono essere circondate da normale parapetto e da tavola fermapiede oppure devono
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Art. 69. - Scale in muratura
Lungo le rampe ed i pianerottoli delle scale fisse in costruzione, fino alla posa in opera delle ringhiere, devono essere tenuti pa
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Art. 70. - Lavori speciali
Prima di procedere alla esecuzione di lavori su lucernari, tetti, coperture e simili, deve essere acc
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CAPO IX- Demolizioni
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Art. 71. - Rafforzamento delle strutture
Prima dell'inizio dei lavori di demolizione é fatto obbligo di procedere alla verifica delle c
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Art. 72. - Ordine delle demolizioni
I lavori di demolizione devono procedere con cautela e con ordine dall'alto verso il basso e devono e
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Art. 73. - Misure di sicurezza
La demolizione dei muri deve essere fatta servendosi di ponti di servizio indipendenti dall'opera di
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Art. 74. - Convogliamento del materiale di demolizione
Il materiale di demolizione non deve essere gettato dall'alto, ma deve essere trasportato oppure convogliato in appositi canali, il cui estremo inferiore non deve risultare ad altezza maggiore
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Art. 75. - Sbarramento della zona di demolizione
Nella zona sottostante la demolizione deve essere vietata la sosta ed il transito, delimitando la zon
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Art. 76. - Demolizione per rovesciamento
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CAPO X - Norme penali
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Art. 77. - Contravvenzioni commesse dai datori di lavoro e dai dirigenti
I datori di lavoro ed i dirigenti sono puniti:
a) con l'ammenda da lire 200.000 a lire
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Art. 78. - Contravvenzioni commesse dai preposti
a) con l'ammenda da lire 10.000 a lire 20.000 per
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Art. 79. - Contravvenzioni commesse dai lavoratori
52277 1042685
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Art. 80. - Collaudi e verifiche periodiche
Il Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentita la Commissione di cui alÌart. 393 d
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Art. 81. - Decorrenza
Il presente decreto entra in vigore il 1 aprile 1956.
A decorrere da tale data sono abrogate le disposizio
D. Leg.vo 08/07/2003, n. 235
Il provvedimento reca i requisiti minimi di sicurezza per l’utilizzo di attrezzature da parte dei lavoratori destinati ad effettuare lavori in quota, intesi come attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 metri rispetto ad un piano stabile.
Il provvedimento entrerà peraltro in vigore solo a partire dal 19.7.2005, mentre le norme afferenti materie di competenza delle regioni e delle province autonome si applicano sino alla data di entrata in vigore della normativa di attuazione, emanata da ciascun ente nel rispetto dei principi generali derivanti dalla normativa comunitaria e dal decreto in commento.
Sono disposti in particolare nuovi obblighi per i datori di lavoro per l’utilizzo di attrezzature nei lavori in quota, per l’impiego dei ponteggi e per l’impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi.
Per quanto riguarda i lavori in quota, il datore di lavoro, qualora detti lavori non possano essere eseguiti in condizioni di sicurezza, dovrà fornire le attrezzature più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, dando priorità alle misure di sicurezza collettive piuttosto che individuali e tenendo conto della natura dei lavori da eseguire. Particolare attenzione dovrà essere posta alle vie di accesso al posto di lavoro, che devono consentire la rapida evacuazione in caso di pericolo imminente, mentre il passaggio da un sistema di accesso a piattaforme, impalcati o passerelle e viceversa non deve comportare ulteriori rischi di caduta.
Scale a pioli e sistemi di accesso e posizionamento mediante funi alle quali il lavoratore è direttamente sostenuto potranno essere utilizzate solamente se l’uso di altre attrezzature più sicure non è giustificato per via del limitato livello di rischio, la breve durata dell’impiego o le caratteristiche del sito.
Per quanto riguarda infine i ponteggi il datore di lavoro deve in particolare redigere un calcolo di resistenza e di stabilità e delle configurazioni d’impiego, se nella relazione di calcolo del ponteggio scelto non siano disponibili specifiche configurazioni strutturali con i relativi schemi d’impiego. Tale obbligo non sussiste se i ponteggi sono assemblati in conformità alle previsioni dei capi IV, V e VI del D.P.R. 164/1956. Il datore di lavoro deve inoltre redigere a mezzo di persona competente un piano di montaggio, uso e smontaggio dei ponteggi, da mettere a disposizione del preposto alla sorveglianza dei lavoratori interessati.
Il datore di lavoro deve infine assicurare che i lavoratori ricevano una formazione adeguata e mirata alle operazioni da eseguire. I soggetti formatori, la durata e gli indirizzi dei corsi saranno stabiliti in sede di Conferenza Stato-Regioni.
Art. 36-quater, D. Leg.vo n. 626/94 e successive modifiche e integrazioni - Obblighi del datore di lavoro relativi all’impiego dei ponteggi - Chiarimenti concernenti i ponteggi su ruote (trabattelli) ed altre attrezzature per l’esecuzione di lavori temporanei in quota in relazione agli obblighi di redazione del piano di montaggio, uso e smontaggio (Pi.M.U.S.) e di formazione.
Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale ha fornito chiarimenti concernenti la sicurezza dei ponteggi su ruote (c.d. trabattelli) ed altre attrezzature per l'esecuzione dei lavori temporanei in quota, in relazione agli obblighi di redazione del piano di montaggio, uso e smontaggio (Pi.M.U.S.).
Con riguardo ai trabattelli e alla redazione del Pi.M.U.S. il Ministero comunica che, in considerazione della ripetitività per tutti i modelli presenti sul mercato delle modalità di montaggio, uso, trasformazione e smontaggio, è sufficiente il riferimento alle istruzioni fornite dal fabbricante. Con riguardo alla formazione degli addetti al montaggio, uso, trasformazione e smontaggio, il Ministero precisa che:
il datore di lavoro è tenuto a dare corso al disposto dell'art. 38, comma 1, lett. b), del D. Leg.vo 626/1994 (formazione dei lavoratori incaricati dell'uso delle attrezzature che richiedono conoscenze e responsabilità particolari), tenendo altresì presente le linee guida del modulo pratico dell'Accordo Stato, Regioni e Province Autonome del 26.1.2006 (il cui testo è consultabile in calce);
il termine di due anni entro il quale gli addetti devono partecipare ai corsi di formazione decorre dalla pubblicazione in G.U. (23.2.2006) dell'Accordo sopramenzionato. Nel periodo transitorio, i lavoratori e i preposti che vogliano dimostrare la loro esperienza biennale e triennale relativamente al montaggio, trasformazione e smontaggio, potranno autocertificarla facendo riferimento ad imprese regolarmente iscritte alla Camera di Commercio, Industria e Artigianato ed operanti in settori compatibili con l'allestimento dei ponteggi.
Il Ministero, infine, chiarisce che per i ponti su cavalletti di altezza non superiore ai 2 metri, per i ponti sospesi, per i ponteggi a piano di lavoro autosollevanti e per i ponti a sbalzo non trovano applicazione le norme relative al Pi.M.U.S e le indicazioni di cui all'Accordo del 26.1.2006.
Obblighi del datore di lavoro relativi all’impiego dei ponteggi - Contenuti minimi del Piano di montaggio, uso e smontaggio (Pi.M.U.S.)
Dopo che il Coordinamento Tecnico Interregionale della Prevenzione nei luoghi di Lavoro ha elaborato un documento che definisce i contenuti minimi del Piano di montaggio, uso e smontaggio dei ponteggi (Pi.M.U.S.) ai sensi del comma 3 dell'art. 36-quater del D.Leg.vo 626/1994, concernente gli obblighi del datore di lavoro relativi all'impiego dei ponteggi, il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 25 del 13.9.2006, ha predisposto un vademecum in merito. La circolare in questione sostanzialmente recepisce i contenuti del suddetto documento del Coordinamento Tecnico, e contiene tutti gli elementi necessari alla redazione del Pi.M.U.S. che, si ricorda, costituisce parte integrante del Piano operativo di sicurezza (POS).
I contenuti minimi del PI.M.U.S. sono i seguenti:
Indicazioni generali per le operazioni di montaggio e/o trasformazione e/o smontaggio del ponteggio ("piano di applicazione generalizzata");
Illustrazione delle modalità di montaggio, trasformazione e smontaggio, riportando le necessarie sequenze "passo dopo passo"
Si ricorda infine che il datore di lavoro provvede a redigere a mezzo di persona competente un piano di montaggio, uso e smontaggio, in funzione della complessità del ponteggio scelto. Tale piano può assumere la forma di un piano di applicazione generalizzata integrato da istruzioni e progetti particolareggiati per gli schemi speciali costituenti il ponteggio, ed è messo a disposizione del preposto addetto alla sorveglianza e dei lavoratori interessati.
Circ. Min. Lavoro e Prev. Soc. 22/02/2006, n. 4
Art. 30 D.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164 – Autorizzazione alla costruzione di ponteggi metallici fissi – Elenco Ditte.
D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, D.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164 e D.M. 23 marzo 2000 - Chiarimenti concernenti i requisiti costruttivi delle scale portatili.
Circ. Min. Lavoro e Prev. Soc. 08/07/2004, n. 28
Art. 30 D.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164 – Autorizzazione alla costruzione ed all'impiego di ponteggi metallici fissi – Chiarimenti concernenti le tolleranze dimensionali dei profili cavi.
Il Ministero del lavoro ha fornito chiarimenti in merito all'autorizzazione alla costruzione ed all'impiego di ponteggi metallici fissi, ed in particolare alle tolleranze dimensionali dei profili cavi. La circolare, considerando che sull'argomento negli ultimi anni sono state introdotte nel sistema normativo italiano le norme unificate EN, ha lo scopo di uniformare le tolleranze dei profili cavi, riferendosi a quanto previsto da dette norme ed in particolare dalle norme UNI EN 39 ed UNI EN 10219-2, sia per ciò che attiene ai tubi sciolti per ponteggi a tubi e giunti e sia per i tubi utilizzati per ponteggi a telai prefabbricati ed a montanti e traversi prefabbricati, nelle quali la tolleranza in difetto sugli spessori è pari al 10%.
Circ. Min. Lavoro e Prev. Soc. 23/05/2003, n. 20
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali fornisce chiarimenti in merito alla liceità dell'uso promiscuo di elementi di ponteggio a montanti e traversi prefabbricati con quelli a telai prefabbricati. I chiarimenti sono giunti a seguito della richiesta di informazioni da parte dell'ACAI, l'Associazione fra i costruttori in acciaio italiani, cui il ministero ha ritenuto di dover dare una risposta pur tenendo presente le competenze delle regioni in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro ai sensi del nuovo Titolo V della Costituzione.
Circ. Min. Lavoro e Prev. Soc. 22/11/1985, n. 149
Costruzione e impiego ponteggi metallici fissi (D.P.R.164/1956).
Circ. Min. Lavoro e Prev. Soc. 20/01/1982, n. 13
Sicurezza nell' edilizia: sistemi e mezzi anticaduta, elementi prefabbricati in cemento armato e cemento armato precompresso, manutenzione delle gru.
Circ. Min. Lavoro e Prev. Soc. 15/05/1980, n. 39
Impalcature automatiche autosollevanti artt. 30 e sg. D.P.R. 164/56.
Sicurezza - Cantieri temporanei e mobili - Infortunio durante la sospensione dei lavori - Responsabilità del CSE (Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione) - Esclusione.
ll coordinatore della sicurezza non risponde dell’incidente nel cantiere se l’attività è sospesa nel periodo in cui si verifica il sinistro. In questo caso «non è ipotizzabile un obbligo di controllo e vigilanza concretamente attivato in capo al coordinatore per la sicurezza»: il coordinatore della sicurezza, essendo il cantiere sospeso al momento dell’infortunio e non avendo ricevuto alcuna comunicazione in merito all’intenzione di riprendere i lavori, è incolpevole non potendo essere addebitata a quest’ultimo alcuna violazione degli obblighi di vigilanza.
Sicurezza - Cantieri temporanei e mobili - Norme antinfortunistiche - Funzione di tutela sia dei lavoratori che dei terzi - Responsabilità dell’imprenditore - Sussistenza.
Le norme antinfortunistiche non sono dettate soltanto per la tutela dei lavoratori, ossia per eliminare il rischio che i lavoratori (e solo i lavoratori) possano subire danni nell'esercizio della loro attività, ma sono dettate anche a tutela dei terzi, cioè di tutti coloro che, per una qualsiasi legittima ragione, accedono là dove vi sono macchine che, se non munite dei presidi antinfortunistici voluti dalla legge, possono essere causa di eventi dannosi. La regola di condotta, in forza della quale il datore di lavoro deve prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l'ambiente esterno, dimostra che le disposizioni prevenzionali sono da considerare emanate nell'interesse di tutti, anche degli estranei al rapporto di lavoro, occasionalmente presenti nel medesimo ambiente lavorativo, a prescindere, quindi, da un rapporto di dipendenza diretta con il titolare dell'impresa. Il cantiere, così come gli altri luoghi di pertinenza aziendale, non deve dunque presentare pericoli per tutti coloro che vi entrino in contatto e non solo per i lavoratori. (Nel caso di specie i due titolari di una società vengono condannati per avere causato la morte di un lavoratore, rimasto travolto dalla porzione di un muro, mentre si trovava all'interno di una trincea scavata sotto il muro perimetrale, al fine di accogliere il calcestruzzo che ivi si sarebbe dovuto collocare).
Sent. C. Cass. pen. 21/06/2006, n. 21471
1. Infortuni sul lavoro - Prevenzione - Obbligo di osservanza delle norme antinfortunistiche - Cantiere edile - Destinatari (anche il subappaltatore).
1. In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, gli obblighi di osservanza delle norme antinfortunistiche, con specifico riferimento all'esecuzione dei lavori in subappalto all'interno di un unico cantiere edile predisposto dall'appaltatore, grava su tutti coloro che esercitano i lavori, quindi anche sul subappaltatore interessato all'esecuzione di un'opera parziale e specialistica, che ha l'onere di riscontrare ed accertare la sicurezza dei luoghi di lavoro, pur se la sua attività si svolga contestualmente ad altra, prestata da altri soggetti, e sebbene l'organizzazione del cantiere sia direttamente riconducibile all'appaltatore, che non cessa di essere titolare dei poteri direttivi generali.
Sent.C. Cass. 20/07/2002, n. 10641
1. Infortuni sul lavoro - Norme di prevenzione - Osservanza - Responsabilità dell'appaltatore o del direttore dei lavori.
1. In materia di prevenzione degli infortuni, l'art. 1 del D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547, richiamato dal Capo primo del D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, allorquando parla di lavoratori subordinati e di soggetti ad essi equiparati non intende individuare in costoro i beneficiari della normativa antinfortunistica, ma ha solo la finalità di definire l'ambito di applicazione di detta normativa ossia di stabilire in via generale quali sono le attività assoggettate all'osservanza di essa; ne consegue che, ove un infortunio si sia verificato per inosservanza degli obblighi di sicurezza normativamente imposti, tale inosservanza dovrà far carico, a titolo di colpa specifica ex art. 43 Cod.pen., su chi (appaltatore o direttore dei lavori) detti obblighi avrebbe dovuto rispettare, a nulla rilevando che ad infortunarsi sia stato un lavoratore dipendente, un soggetto ad esso equiparato od una persona estranea all'ambito imprenditoriale, purché sia ravvisabile il nesso causale tra l'infortunio e l'accertata violazione.
Sent.C. Cass. 11/05/2002, n. 6796
1. Infortuni sul lavoro - Norme di prevenzione - Montaggio e smontaggio di impalcature - Applicazione Cod.civ. 2087 e D.P.R. 56/164, art. 10.
1. In caso di esecuzione di opere di montaggio o smontaggio delle impalcature trovano applicazione sia la norma generale dell'art. 10 del D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164 - che, in riferimento a qualsiasi opera che esponga i lavoratori a rischi di caduta dall'alto, impone l'utilizzazione della cintura di sicurezza debitamente agganciata qualora non sia possibile disporre di impalcati di protezione o parapetti - sia l'art. 2087 Cod.civ. - che impone l'adozione delle opportune misure antinfortunistiche in caso di situazioni non direttamente contemplate dalla normativa antinfortunistica, ogni volta in cui non sia accertata l'impossibilità di caduta degli operai da qualunque punto del piano di lavoro, per effetto di specifici apprestamenti (collocazione, a seconda dei casi, di tavole sopra le orditure e di sottopalchi) previsti dall'art. 70 del D.P.R. n. 164 per i lavori da eseguirsi su lucernai, tetti, coperture e simili - sia, infine, l'art. 17 del citato D.P.R. 1956 n. 164 che impone all'imprenditore o alla persona da lui nominata di provvedere alla diretta sorveglianza dei lavori di montaggio e smontaggio delle opere provvisionali e quindi di impedire, quale destinatario delle norme antinfortunistiche, che i lavoratori operino prima che siano stati predisposti adeguati sistemi per garantire la loro sicurezza. (Nella specie, la Corte suprema ha confermato la sentenza con cui il giudice del merito aveva ritenuto la responsabilità del datore di lavoro per le lesioni riportate da un lavoratore, caduto al suolo da una altezza di oltre tre metri mentre provvedeva a smontare le impalcature del cantiere nel quale lavorava, disattendendo la tesi difensiva secondo cui, essendo i lavori nella fase finale di smontaggio, si era reso inevitabile rimuovere i parapetti di protezione, il lavoratore aveva ritenuto di non fare uso della cintura di sicurezza e non erano individuabili ulteriori misure di sicurezza adottabili).
Sent. C. Cass. pen. 10/10/2001, n. 1588
1. Infortuni sul lavoro - Norme di prevenzione - Scavi di pozzi e trincee - Armature di sostegno delle pareti - Obbligo ex art. 13 D.P.R. 56/164 - Per scavi profondi oltre m. 1,50.
1. In tema di prevenzione infortuni sul lavoro concernenti scavi di pozzi o trincee (art. 13 del D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164), l'obbligo di provvedere all'applicazione di armature di sostegno delle pareti, quando la consistenza del terreno non dia sufficienti garanzie di stabilità, sussiste a partire dal momento in cui lo scavo raggiunge la profondità di metri uno e cinquanta e deve essere adempiuto prima di procedere oltre nell'escavazione, occorrendo, inoltre, man mano che si procede nello scavo, provvedere al contemporaneo armamento, senza che rilevi, a tal fine, il fatto che lo scavo sia effettuato manualmente ovvero a mezzo di scavatori meccanici. (In applicazione di tale principio, la Corte suprema ha ritenuto immune da censure la valutazione del giudice del merito che aveva ritenuto integrata la responsabilità del datore di lavoro per la morte di un operaio che, in presenza di lavori di scavo effettuati con l'impiego di escavatori meccanici, era sceso alla profondità di m. 1,82 senza trovare le prescritte armature di contenimento).
Sent. C. Cass. pen. 06/07/1999, n. 11406
1. Infortuni sul lavoro - Norme di prevenzione - Destinatari - Preposto - È tale.
1. In materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il conferimento della qualifica di preposto deve essere attribuita, più che in base a formali qualificazioni giuridiche, con riferimento alle mansioni effettivamente svolte nell'impresa; pertanto, chiunque abbia assunto, in qualsiasi modo, posizione di preminenza rispetto agli altri lavoratori, così da poter loro impartire ordini, istruzioni o direttive sul lavoro da eseguire, deve essere considerato, per ciò stesso, tenuto a norma dell'art. 4 D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547, all'osservanza ed all'attuazione delle prescritte misure di sicurezza ed al controllo del loro rispetto da parte dei singoli lavoratori.
Sent. C. Cass. pen. 15/12/1998, n. 2800
1. Appalti - Prevenzione infortuni - Opera provvisionale ex art. 7 D.P.R. 1956 n. 164 - Nozione. 2. Appalti - Prevenzione infortuni - Esonero responsabilità del committente - Condizioni.
1. In tema di prevenzione degli infortuni nelle costruzioni, ai fini della prescrizione di cui all'art. 7 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164 è da considerarsi "opera provvisionale" ogni manufatto che venga realizzato in un cantiere a servizio dei lavori da effettuare, siano essi limitati ad una o più fasi delle operazioni costruttive, siano da riferirsi a tutta l'attività del cantiere e sino allo smobilizzo dello stesso; inoltre, ed in ogni caso, sino a che l'opera provvisionale sia presente nel cantiere, essa dev'essere "conservata in efficienza", in modo tale da non costituire pericolo per la incolumità degli addetti anche nel caso di uso al di fuori della fase lavorativa in un dato momento attiva, e persino nel caso di utilizzo improprio. (Fattispecie di impalcatura al servizio di una grande gru a torre, lasciata priva di manutenzione). 2. In tema di prevenzione degli infortuni nelle costruzioni, il committente è esonerato da responsabilità per le violazioni commesse dall'appaltatore che agisca in piena autonomia, con mezzi e personale proprio, senza ingerenze dirigenziali e operative, anche di fatto, da parte del committente; tuttavia, quando il soggetto commissionario venga da operare, per necessità dell'espletamento dell'opera dei lavori commissionati, nell'ambito di un cantiere non proprio, ma organizzato e gestito dall'appaltatore e ancor più quando, per contratto o per consuetudine o per tolleranza, utilizzi strutture di supporto, opere provvisionali, strumentazioni appartenenti al committente, quest'ultimo non può trarsi fuori di responsabilità se l'infortunio trovi sinergico riferimento nella deficienza di quegli elementi la cui manutenzione spetti a lui stesso, sia perché secondo l'art. 7 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164 le opere provvisionali devono essere mantenute "in efficienza" per tutto il tempo in cui il cantiere sia attivo, sia perché secondo l'art. 2087 Cod. civ. il datore di lavoro è garante della salvaguardia dell'incolumità fisica e psichica di coloro che prestano, nel suo interesse, la loro attività lavorativa.
Sent.C. Cass. 28/09/1998, n. 9673
1. Appalti - Prevenzione infortuni - Caduta del lavoratore - Responsabilità dell'imprenditore - Per omesso apprestamento di impalcature e ponteggi.
1. Nel caso di infortunio sul lavoro occorso a lavoratore edile operante su un tetto per sfondamento delle strutture su cui era appoggiato e conseguente caduta all'interno dell'edificio, è elemento sufficiente a determinare la responsabilità del datore di lavoro per l'infortunio stesso - e quindi a giustificare l'azione di regresso esperita nei suoi confronti dall'Inail - il mancato apprestamento di adeguate impalcature e ponteggi a norma dell'art. 16 del D.P.R. n. 164 del 1956, in presenza di un'altezza di oltre due metri rispetto al suolo all'esterno dell'edificio, senza che possa invocarsi la non incidenza causale dell'inosservanza per il fatto che la caduta di fatto si sia realizzata per un'altezza minore (data la presenza di un solaio interno), se sia accertato che le impalcature e i ponteggi prescritti avrebbero consentito di operare in condizioni di maggiore stabilità e quindi di evitare la caduta.
Sent. C. Cass. pen. 10/03/1995, n. 4432
1. Prevenzione infortuni - Nomina di un preposto - Evento dannoso per inosservanza obblighi ex art. 17 D.P.R. n. 164/1956 - Responsabilità dell'imprenditore - Non sussiste.
1. All'imprenditore che abbia soddisfatto l'obbligo impostogli dall'art. 17 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, di nominare un preposto per sovraintendere determinate specifiche operazioni, designando una persona capace ed idonea a sostenere il ruolo assegnatogli, non può essere addebitato l'evento dannoso che si sia verificato per inosservanza di una delle disposizioni che regolano quelle specifiche operazioni, sul rispetto delle quali doveva vigilare il preposto per questo nominato; l'imprenditore non ha neanche il dovere di conferire ulteriori deleghe, poiché i poteri connessi all'espletamento dell'incarico vengono direttamente dalla legge, sicché, solo la prova di una fittizia preposizione o dell'esautoramento di fatto del preposto può fondare un'affermazione di responsabilità nei suoi confronti.
Sent.C. Cass. 23/02/1995, n. 2035
1. Appalti oo.pp. - Prevenzione infortuni - Responsabilità dell'appaltatore - Ex art. 2087 Cod. civ. - Principio di portata generale - Norme specifiche per il settore delle costruzioni ex D.P.R. n. 164/1956. 2. Appalti oo.pp. - Prevenzione infortuni - Obblighi appaltatore - Tutela della sicurezza del lavoratore - Norme che prevedono la guida di un capo squadra o di preposto - Osservanza.
1. La responsabilità del datore di lavoro in materia di infortuni è fondata sul disposto dell'art. 2087 Cod. proc. civ., in base al quale l'imprenditore è tenuto ad adottare, nell'esercizio dell'impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro; rispetto alla norma suddetta, che impone all'imprenditore un obbligo generale di diligenza - la cui violazione determina la responsabilità del datore di lavoro sul quale incombe l'onere di provare di aver adottato tutte le misure di prevenzione necessarie e che l'infortunio non è causalmente ricollegabile all'inosservanza di tale obbligo - le disposizioni legislative in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, quali il D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164 relativo alla materia delle costruzioni, hanno carattere applicativo del più ampio principio in essa contenuto e le misure che tali disposizioni prevedono hanno carattere meramente esemplificativo, con la conseguenza che la loro osservanza non esaurisce il dovere generale di adottare ogni misura idonea a proteggere l'incolumità dei lavoratori dipendenti. 2. Le norme di tutela della sicurezza del lavoratore, in base alle quali si richiede che determinati lavori siano guidati da un capo squadra o da un preposto, sono soddisfatte solo quando un lavoratore dotato della necessaria qualificazione tecnica per lo svolgimento di tale incarico sia stato espressamente investito di un siffatto ruolo, non essendo sufficiente che uno dei lavoratori abbia una qualifica che in astratto lo abiliterebbe a svolgere mansioni diverse da quelle alle quali è di solito addetto.
Sent. C. Cass. pen. 26/11/1993, n. 1553
1. Prevenzione infortuni - Responsabilità del datore di lavoro - Lavori in prossimità di linee elettriche aeree - Obbligo di distanza dalle costruzioni - Art. 11 D.P.R. n. 164/1956 - Ambito di applicazione - Manovra di gru - Vi rientra.
1. Il divieto di eseguire lavori in prossimità di linee elettriche aeree a distanza minore di cinque metri dalla costruzione e dai ponteggi - stabilito dall'art. 11 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164 - vale anche per la gru; questa deve infatti essere considerata una particolare specie di ponteggio, avendo la funzione di consentire il raggiungimento di determinati punti, situati nel cantiere di lavoro, altrimenti irraggiungibili: la distanza di sicurezza in questione va calcolata proprio dall'estremità esterna del braccio operativo, nel senso che, esteso al massimo il braccio della gru, il punto estremo deve sempre rimanere al disotto di quella distanza (almeno cinque metri); tale interpretazione risulta la più aderente al dettato legislativo e salvaguarda l'essenzialità della ragione di cautela: infatti quello che viene in evidenza è che gli addetti al lavoro non vengano a trovarsi esposti ai rischi conseguenti il contatto elettrico di qualsiasi struttura o marchingegno operativo in cantiere, quale che possa esserne la causa.
Sent. C. Cass. pen. 05/11/1993, n. 437
1. Prevenzione infortuni - Lavori eseguiti su una vasca - Altezza superiore a due metri dal suolo - Assenza di accorgimenti idonei a prevenire cadute - Reato ex art. 16 D.P.R. n. 164/1956 - Sussistenza - Inclinazione della vasca - Irrilevanza.
1. Nel caso di lavoro eseguito sulle pareti di una vasca (nella specie, di raccolta d'acqua) ad altezza superiore a due metri dal suolo, senza che siano stati predisposti accorgimenti idonei a prevenire la caduta di operai, è irrilevante, ai fini dell'esclusione del reato di cui all'art 16 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, la circostanza che l'inclinazione sia compresa tra il 30 per cento e il 45 per cento, poiché anche siffatta pendenza richiede l'adozione di idonee opere di precauzione da parte del datore di lavoro; infatti la norma in esame ha carattere assoluto ed è intesa a proteggere il lavoratore in ogni momento della sua attività che si svolga ad altezza superiore ai due metri dal suolo con pericolo di caduta.
Sent. C. Cass. pen. 05/11/1993, n. 1206
1. Prevenzione infortuni - Nelle costruzioni - Sollevamento laterizi - Imballo originario - Non è sufficiente.
1. In base all'art. 58 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, il sollevamento dei laterizi deve avvenire esclusivamente a mezzo di "benne o cassoni metallici" con divieto di ogni altra "imbracatura" e tale operazione non è adeguatamente espletata tramite l'originario imballo in confezioni di plastica, che durante il sollevamento stesso può cedere e determinare seri pericoli per gli addetti o per coloro che comunque si trovino in posizione sottostante; la disposizione menzionata mira infatti ad evitare che il materiale, mal compattato, possa cadere durante l'innalzamento.
Sent.C. Cass. 04/12/1992, n. 12911
1. Prevenzione infortuni - Misure di sicurezza - Scala fissa a pioli - Misure protettive ex art. 17 D.P.R. 1975 n. 547 - Estensione alla scala costituita dagli stessi elementi del ponteggio - Ragioni - Inosservanza della normativa di protezione - Colpa del datore di lavoro - Configurabilità
1. L'art. 17 D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547 (contenente norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro), il quale prescrive una serie di misure protettive per le scale fisse a pioli, trova applicazione anche con riguardo ad una scala costituita dagli stessi elementi del ponteggio in cui sia incastellata, ove tale scala presenti tutte le caratteristiche (in particolare, altezza superiore a m. 5) che giustificano la disciplina dettata dall'art. 17 cit.; né l'applicabilità di tale norma può ritenersi esclusa per l'eventuale concorrente applicabilità della speciale disciplina (relativa agli impalcati ed ai parapetti dei castelli) dettata per l'edilizia dall'art. 56 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, atteso che l'art. 1, 1° c., D.P.R. n. 164 cit. (contenente norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni) rinvia - per gli argomenti non espressamente disciplinati (fra i quali rientra la protezione delle scale fisse a pioli) - alla disciplina dettata dal D.P.R. n. 547 del 1955; pertanto, la violazione dell'art. 17 su indicato ai fini della cui applicabilità deve tenersi conto dell'altezza complessiva della struttura anziché del punto in cui il lavoratore si trovi nel corso del lavoro od al momento dell'infortunio - è configurabile quale elemento di colpa del datore di lavoro, ove risulti la sussistenza del nesso causale fra la violazione stessa e l'evento lesivo sofferto dal lavoratore.
Sent. C. Cass. pen. 19/03/1991, n. 9616
1. Prevenzione infortuni - Destinatari - Lavoratori subordinati o soggetti ad essi equiparati (quali soci di cooperative, lavoratori) 2. Prevenzione infortuni - Destinatari - Socio di fatto dell'impresa che presta attività per l'impresa stessa - Sua responsabilità imprenditoriale.
1. In materia di prevenzione infortuni, l'art. 1 D.P.R. 27 aprile 1955 n. 547, espressamente richiamato dal capo I D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, allorquando parla di «lavoratori subordinati e ad essi equiparati» non intende individuare in costoro i beneficiari (tanto meno i soli beneficiari) della normativa antinfortunistica, ma ha la finalità di definire l'ambito di applicazione di detta normativa, ossia di stabilire in via generale quali siano le attività assoggettate all'osservanza di essa, salvo poi, nel successivo art. 2 D.P.R. n. 547 del 1955 cit., escluderne talune in ragione del loro oggetto, perché disciplinate da appositi provvedimenti pertanto, qualora sia accertato che ad una determinata attività siano addetti lavoratori subordinati o soggetti a questi equiparati, ai sensi dell'art. 3, 2° c. D.P.R. n. 547 del 1955, quali i soci di società e di Enti in genere cooperativi, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto della società e degli Enti stessi, non occorre altro per ritenere obbligato chi esercisce, dirige o sovraintende all'attività medesima ad attuare le misure di sicurezza previste dai citati D.P.R. n. 547 del 1955 e n. 164 del 1956, obbligo che prescinde completamente dall'individuazione di coloro nei cui confronti si rivolge la tutela approntata del legislatore, con la conseguenza ulteriore che, ove un infortunio si verifichi per inosservanza degli obblighi di sicurezza normativamente imposti, tale inosservanza non potrà non far carico, a titolo di colpa specifica, ai sensi dell'art. 43 Cod. pen. e, quindi, di circostanza aggravante ai sensi dell'art. 589, 2° c. e 590 3° c. Cod. pen., su chi detti obblighi avrebbe dovuto rispettare, poco importando che ad infortunarsi sia stato un lavoratore subordinato, un soggetto a questi equiparato o, addirittura, una persona estranea all'ambito imprenditoriale, purché sia ravvisabile il nesso causale con l'accertata violazione. 2. In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il socio di fatto che presta la sua attività per conto della società è contemporaneamente oggetto e destinatario delle norme antinfortunistiche e di quelle di comune prudenza e di buona tecnica, sicché deve provvedere, a tutela dell'incolumità propria e degli altri lavoratori, anche eventualmente soci, della società, a che il lavoro si svolga con l'osservanza delle norme antinfortunistiche e di quelle di comune prudenza. (Fattispecie relativa ad un infortunio sul lavoro occorso al socio di fatto di un'impresa edile).
Sent.C. Cass. 19/06/1990, n. 6141
1. Prevenzione infortuni - Responsabilità dell'imprenditore - Per omessa predisposizione di impalcatura o ponteggi - Dotazione di cinture di sicurezza - Esimente - Esclusione.
1. Ai sensi dell'art. 16 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, il datore di lavoro è tenuto a predisporre adeguate impalcature o ponteggi per i lavori che debbano eseguirsi a più di due metri dal suolo e tale mezzo di prevenzione può essere sostituito dalle cinture di sicurezza solo quando ne risulti impossibile l'adozione; pertanto, una volta accertato che l'infortunio occorso al lavoratore è causalmente riferibile alla mancata predisposizione del mezzo suddetto e che la predisposizione stessa non risulta impossibile, non assume rilievo esimente della responsabilità del datore di lavoro la circostanza che questi abbia dotato i lavoratori di cinture di sicurezza.
Sent. C. Cass. pen. 13/02/1990, n. 528
1. Prevenzione infortuni - Norme relative - Inosservanza - Soggetti responsabili. 2. Prevenzione infortuni - Ponteggi - Utilizzazione da successione di imprese - Responsabilità dell'impresa subentrante.
1. Nel settore delle costruzioni, a norma dell'art. 1 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, la responsabilità per l'osservanza delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro ricade su chiunque esercita attività in cui vengono addetti lavoratori dipendenti. 2. In materia di prevenzione antinfortunistica nel settore delle costruzioni, quando in un cantiere di lavoro diverse imprese assumano in appalto l'esecuzione dei lavori che per la loro natura impongono l'utilizzazione di ponteggi già in precedenza installati da altra impresa, esiste l'obbligo per gli imprenditori (ed eventualmente per i loro preposti) di verificare che tutti i ponteggi siano completati nel pieno rispetto delle norme, senza che possa riconoscersi - ai fini dell'adempimento di tale obbligo specifico - un qualsiasi affidamento per eventuali assicurazioni avute da terzi, anche se qualificati, circa la regolarità dei ponteggi stessi, essendo l'obbligo di controllo rigorosamente personale del soggetto cui compete la direzione dei lavoratori e non delegabili né ai dipendenti né a terzi.
Sent. C. Cass. pen. 30/01/1990, n. 335
1. Prevenzione infortuni - Scavi di trincee e pozzi - Armature di sostegno - Obbligo - Esonero - Condizioni e limiti - Valutazione dei pericolo ex ante - Necessità.
1. La « sufficiente garanzia di stabilità anche in relazione alla pendenza delle pareti », richiesta dall'art. 13 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164 ai fini dell'esclusione dell'obbligo di applicare armature di sostegno nello scavo di trincee e pozzi profondi più di metri 1,50, va intesa nel senso che la consistenza del terreno deve essere tale da far ritenere insussistente qualunque pericolo, anche remoto, di franamento o cedimento delle pareti, pericolo da valutarsi ex ante, cioè riportandosi al momento dell'effettuazione dello scavo e tenendo presenti tutte le circostanze concretamente conosciute o conoscibili dall'agente che possano in qualsiasi modo contribuire a compromettere la stabilità del terreno anche nel corso del lavoro.
Sent. C. Cass. pen. 24/01/1990, n. 246
1. Prevenzione infortuni - Lavori su tetto a spiovente coperto di eternit - Obbligo dell'imprenditore - Individuazione dei mezzi di protezione necessari. 2. Prevenzione infortuni - Obbligo dell'imprenditore - Adozione in genere di ogni misura di sicurezza.
1. In tema di prevenzione infortuni sul lavoro, l'esecuzione di lavori su un tetto a spiovente, coperto da lastre di eternit, in considerazione della scarsa resistenza ai pesi offerta da tale materiale di copertura e della declività del tetto, deve essere assistita da misure cautelative tali da garantire dal rischio di cadute corso dagli addetti, nel caso si verifichi la rottura di una lastra, ovvero a causa dello scivolamento lungo il declivio; ne consegue l'obbligo di adottare le misure di prevenzione stabilite all'art. 10 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, cioè « cintura di sicurezza o bretelle collegate a fune di trattenuta », assicurata a parti stabili delle opere fisse o provvisionali, ovvero altre opere sicuramente idonee a scongiurare il rischio di caduta. 2. A riguardo della prevenzione di infortuni sul lavoro nelle costruzioni, dalla combinata lettura delle disposizioni contenute negli artt. 10, 16 e 70 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, considerate nel più vasto ambito della norma di chiusura contemplata dall'art. 2087 C.c., che impone al datore di lavoro di « adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro », è estraibile il principio generale per il quale incombe sul datore di lavoro l'obbligo di predisporre ogni misura cautelativa fissa o provvisionale - atta ad evitare il rischio di cadute dall'alto degli addetti (ai lavori). (Fattispecie di caduta dall'alto di un operaio mentre lavorava su un tetto di eterni in declivio a causa di scivolamento; il datore di lavoro si difendeva assumendo che non era stato possibile predisporre altra opera provvisionale oltre un quadrato di tavole, risultato - e dai giudici del merito ritenuto - inadeguato ed improduttivo ai fini perseguiti dalla normativa antinfortunistica).
Sent. C. Cass. pen. 12/01/1990, n. 90
1. Prevenzione infortuni - Direttore dei lavori - Sovrintendente al cantiere nell'interesse del Committente - Sua responsabilità - Condizioni. 2. Prevenzione infortuni - Responsabilità dell'imprenditore - Distanza di almeno 5 m. ex art. 11 D.P.R. 1956 n. 164 - Criterio di computo. 3. Prevenzione infortuni - Responsabilità dell'imprenditore - Anche per persone estranee. 4. Prevenzione infortuni - Opere vicine a linee elettriche - Responsabilità di chi dirige i lavori. 5. Prevenzione infortuni - Responsabilità dell'imprenditore - Esclusione della responsabilità penale del committente.
1. Il direttore dei lavori che non limiti la propria attività al controllo della corretta esecuzione del capitolato di appalto per conto e nell'interesse del Committente ma che sovraintenda, in concreto, al cantiere, deve essere ritenuto destinatario delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro edile. 2. In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, la distanza non minore di cinque metri prevista dall'art. 11 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164 deve essere osservata non solo rispetto ai piani su cui operano le persone ma anche rispetto all'intera costruzione sull'evidente presupposto che ogni parte di essa può essere raggiunta da uomini e mezzi per l'esecuzione delle opere. 3. Le misure tese a garantire la sicurezza del lavoro devono essere osservate anche per assicurare quella di persone estranee che possono trovarsi nella situazione di pericolo, e ciò in aderenza al principio in forza del quale, da un lato, il rischio ambientale deve essere coperto a cura di chi organizza il lavoro, e, dall'altro, chiunque possa incorrere in tale rischio deve ritenersi destinatario di adeguata protezione. 4. In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, l'art. 11 D.P.R. 7 gennaio 1956 n. 164, nel porre restrizioni quanto alla esecuzione di opere in prossimità di linee elettriche fa di ciò carico « a chi dirige i lavori »: la lettera della norma non fa, quindi, riferimento a quella posizione di dipendenza che, di norma, identifica nel datore di lavoro il destinatario del precetto antinfortunistico. (Nella specie - relativa ad infortunio occorso al dipendente di una ditta produttrice di calcestruzzo mentre effettuava il « getto » di tale sostanza in un cantiere edile - la Cassazione, nell'affermare il principio di cui in massima, ha ritenuto la responsabilità del gestore del cantiere). 5. In caso di concessione in appalto di lavori edili, il trasferimento del rischio e del conseguente onere di tutela della sicurezza del lavoratore dal Committente all'Appaltatore ha l'effetto di sollevare il primo da ogni responsabilità penale in caso di infortunio, non avendo rilievo, sotto il profilo penalistico, fare riferimento alla ingerenza spiegata, nell'esecuzione delle opere, dal direttore dei lavori nell'interesse del Committente stesso.
Sicurezza: le norme antinfortunistiche tutelano anche i terzi
Norme antinfortunistiche e destinatari della tutela. Le norme antinfortunistiche non sono dettate soltanto per la tutela dei lavoratori, ma sono dettate anche a tutela dei terzi, cioè di tutti coloro che, per una qualsiasi legittima ragione, accedono là dove vi sono macchine che possono essere causa di eventi dannosi.

References: Art. 1

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5

Art. 6

Art. 7

Art. 8

Art. 9

Art. 10

Art. 11

Art. 12

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Art. 22

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Art. 80

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Art. 30

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