Source: https://www.sdb.org/it/Consiglio_Risorse/Formazione/Documenti/Criteri_e_norme_di_Discernimento_Vocazionale_Salesiano_2000
Timestamp: 2020-08-03 18:49:18+00:00

Document:
Criteri e norme di Discernimento Vocazionale Salesiano 2000
DI DISCERNIMENTO VOCAZIONALE SALESIANO
LE AMMISSIONI
Supplemento a “LA FORMAZIONE DEI SALESIANI DI DON BOSCO”
(Ratio Fundamentalis Institutionis et Studiorum)
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1. FORMAZIONE SALESIANA E DISCERNIMENTO VOCAZIONALE
1.1 Vocazione salesiana e discernimento
1.2 Natura e caratteristiche del discernimento vocazionale
1.2.1 Natura del discernimento vocazionale
1.2.2 Discernimento vocazionale “salesiano”
1.2.2.1 Discernimento “salesiano”
1.2.2.2 Discernimento attento alla diverse forme dell’unica vocazione
1.2.3 Discernimento durante la formazione iniziale
1.2.3.1 Il discernimento: atteggiamento costante dell’itinerario formativo
A. Discernimento graduale e progressivo
B. Discernimento attento alla specificità delle fasi e dei momenti
C. Discernimento visto nell’unità e nella continuità della formazione
1.2.3.2 Discernimento: momenti particolari e ammissioni
1.3 I responsabili del discernimento vocazionale
1.3.1 Responsabilità del candidato
1.3.2 Responsabilità comunitaria: le sue diverse espressioni
1.3.2.1 A livello ispettoriale
1.3.2.2 A livello locale
1.4 Condizioni indispensabili
1.4.1 Una prospettiva vocazionale
1.4.2 Un atteggiamento di fede
1.4.3 Una sensibilità pedagogica
1.4.4 Alcune competenze specifiche
1.5 Mezzi e procedimenti
1.5.1 La conoscenza nel quotidiano
1.5.2 Altre forme di approccio
2. CRITERI DI DISCERNIMENTO
2.1 Definizione e tipi di criteri
2.2 L’applicazione dei criteri
2.3 Aree di discernimento
2.3.1 Dimensione umana
2.3.1.1 Salute fisica
2.3.1.2 Contesto familiare
A. Aspetti positivi e requisiti da considerare
B. Difficoltà e controindicazioni da valutare
2.3.1.3 Equilibrio psichico e capacità relazionale
2.3.1.4 Maturità affettivo-sessuale
A. Indicazioni generali per il discernimento
a. Controindicazioni relative o assolute in base al discernimento
– Diverse situazioni e atteggiamenti personali
– Esperienze prima dell’inizio dell’itinerario formativo
– Un problema particolare: la masturbazione
b. Controindicazioni assolute
c. Discernimento vocazionale e omosessualità
2.3.2 Dimensione spirituale
2.3.2.1 Aspetti da considerare
A. Vita cristiana e caratterizzazione salesiana
B. Vita comunitaria
C. I consigli evangelici
D. Segni di vocazione specifica
2.3.2.2 Motivazioni e retta intenzione
2.3.3. Dimensione intellettuale
2.3.3.1 Aspetti positivi e requisiti da considerare
A. Intelligenza, capacità di riflessione e di giudizio
B. Qualificazione necessaria
2.3.3.2 Difficoltà e controindicazioni da valutare
2.3.4 Dimensione educativo-pastorale
2.3.4.1 Aspetti positivi e requisiti da considerare
2.3.4.2 Difficoltà e controindicazioni da valutare
3. LE AMMISSIONI
3.1 La domanda, i responsabili e le modalità delle ammissioni
3.1.1 La domanda
3.1.2 I responsabili
3.1.3 Le modalità
3.2 Ammissione al prenoviziato
3.3 Ammissione al noviziato
3.3.1 Attitudine alla vita salesiana
3.3.2 Condizioni, impedimenti e requisiti giuridici
3.4 Ammissione alla prima professione
3.4.1 Attitudine alla vita salesiana
3.4.2 Requisiti giuridici
3.5 Ammissione alla rinnovazione della professione
3.5.1 Attitudine alla vita salesiana
3.5.2 Requisiti giuridici
3.6 Le ammissioni durante la formazione specifica del salesiano presbitero
3.6.1 Ammissione ai ministeri
3.6.2 Ammissione agli ordini sacri : diaconato e presbiterato
3.6.3 Attitudini per l’esercizio salesiano del ministero
3.6.3.1 Circa la capacità di assumere i doveri sacerdotali
3.6.3.2 Circa il modo di affrontare l’esistenza salesiana sacerdotale
3.6.4 Requisiti giuridici
3.7 Ammissione alla professione perpetua
3.7.1 Attitudine alla vita salesiana
3.7.2 Requisiti giuridici
Documenti ecclesiali e salesiani di riferimento
ACS Atti del Consiglio Superiore
C Costituzioni
can. canone del Codice di Diritto canonico, 1983
CDF Congregazione per la Dottrina della Fede
CEC Congregazione per l’Educazione Cattolica
Cfr Confronta
CGS Capitolo Generale Speciale (CG20)
DSM Il Direttore Salesiano. Un ministero per l’animazione e il governo della comunità locale, Roma 1986
Form. Cel. Orientamenti Educativi per la formazione al celibato sacerdotale, CEC, 1974
FSDB La formazione dei Salesiani di Don Bosco, 3a. edizione, Roma 2000
ISM L’Ispettore Salesiano. Un ministero per l’animazione e il governo della
comunità ispettoriale, Roma 1987
MuR Mutuae Relationes. Criteri direttivi sui rapporti tra i Vescovi e Religiosi nella Chiesa, Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari e Congregazione per i Vescovi, 1978
PDV Pastores Dabo Vobis. Esortazione Apostolica post sinodale, Giovanni Paolo II, 1992
PI Potissimum institutioni. Direttive sulla formazione negli Istituti Religiosi, Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, 1990
R Regolamenti generali
RFIS Ratio Fundamentalis Institutionis et Studiorum, CEC, 1985
RI Religiosorum institutio, Sacra Congregazione per i Religiosi, 1961
Sac. Coel. Sacerdotalis Coelibatus, Lettera Enciclica, Paolo VI, 1967
VC Vita Consecrata, Esortazione apostolica postsinodale, Giovanni Paolo II, 1996
insieme alla terza edizione della “Ratio”, La formazione dei Salesiani di Don Bosco, vi presento il testo rinnovato del fascicolo Criteri e norme di discernimento vocazionale salesiano. Le ammissioni, che vuol essere un ampliamento e un commento di quel che la Ratio dice riguardo al discernimento vocazionale.
Il sussidio testimonia in forma concreta l’amore alla vocazione salesiana e a coloro che si sentono chiamati a viverla nella Chiesa. Manifesta la responsabilità della Congregazione, impegnata a scoprire e ad accogliere il dono di Dio e ad assicurarne una realizzazione gioiosa e fedele. A volte, quanto si chiede può apparire esigente. La nostra sensibilità educativa ci aiuta ad essere positivi e fiduciosi di fronte alle persone, a cogliere in esse ciò che è indispensabile per “restare con Don Bosco” e ciò che può crescere e maturare. Ma non possiamo né illudere, né illuderci: il cammino salesiano di santità deve essere costruito su fondamenta solide, richiede una formazione di qualità. Le stesse esigenze, da assumere con comprensione educativa, anziché eccessive, devono piuttosto essere sentite come una volontà di stima e di rispetto per la vocazione salesiana e per la persona chiamata e come un’espressione di fedeltà a Don Bosco fondatore e formatore.
Il sussidio, che ha nella Ratio il suo fondamento e il suo quadro di riferimento, intende offrire indirizzi chiari, concreti e motivati. Dovendo però servire per tutta la Congregazione e quindi dovendo tener presente una grande varietà di situazioni, si mantiene su linee valide per tutti. A coloro che devono applicarle nel contesto ispettoriale è affidato il compito non solo di personalizzarle, inserendole nel quadro della storia passata e presente di ogni candidato, ma anche di farlo prestando attenzione alle caratteristiche delle situazioni e culture locali.
Destinatari del documento sono tutti coloro che in diverso modo intervengono nell’ambito vocazionale e formativo, innanzitutto gli Ispettori e i Direttori con i loro rispettivi Consigli, i confessori, i formatori e gli animatori vocazionali, chiamati a dare un consiglio o a prestare un aiuto, ad esprimere un parere o a prendere delle decisioni a nome della Congregazione. Come mediatori dell’azione del Signore e servitori dei fratelli, è loro dovere di conoscere e applicare “Criteri e norme” con responsabilità ed equilibrio. È importante che i confratelli in formazione iniziale, primi responsabili del discernimento vocazionale, conoscano i criteri della Congregazione e si confrontino con essi.
I criteri e le norme, che vi presento, sono in funzione di una maggior sicurezza e convergenza nella valutazione e nelle decisioni. Gli Ispettori e le Commissioni per la formazione faranno in modo che essi siano conosciuti e applicati e che vi sia unità e collaborazione tra tutti coloro che intervengono nel processo di discernimento.
La Madonna, Ausiliatrice della vocazione salesiana, ottenga per tutti noi il dono del discernimento, che brillava in maniera singolare nel nostro padre Don Bosco, affinché sappiamo riconoscere i segni dello Spirito nella vita dei fratelli e siamo collaboratori della sua azione in essi.
Roma, 8 dicembre 2000
Don Juan Edmundo Vecchi
1. Oggetto di questo sussidio, che è un supplemento alla Ratio (FSDB)[1], è il discernimento vocazionale durante la formazione iniziale e più specificamente il discernimento in vista delle ammissioni: un discernimento visto come servizio ad ogni candidato e all’autenticità del carisma. È utile, quasi a modo di introduzione, presentarne le principali componenti.
2. Le Costituzioni e la Ratio sono due punti di riferimento fondamentali, anche se di valore diverso, per la formazione. Esse presentano la vita salesiana in una prospettiva dialogale di chiamata e risposta.
La vocazione salesiana “è una grazia del Padre”[2] “che ci ha amati per primo”,[3] ma è allo stesso tempo “opzione”[4] e “scelta”. Vocazione e opzione devono essere verificate, motivate e maturate.[5]
Nel dialogo vocazionale, che costituisce il cuore dell’esperienza formativa,[6] si incontrano da una parte Dio che chiama (come vuole, quando vuole, chi vuole) e dall’altra un uomo concreto (nato in una cultura, cresciuto in una famiglia, che ha sviluppato una determinata visione della vita), che risponde alla chiamata interiore in modo “esistenziale” con tutto se stesso. I modi in cui una vocazione viene sentita, indirizzata e sviluppata, possono essere diversi.
3. Come può una persona, e con lei i corresponsabili della sua decisione vocazionale, capire se è chiamata “a far parte della Società salesiana”,[7] a vivere nella Chiesa il progetto di Don Bosco al servizio dei giovani,[8] a viverlo “in una specifica forma di vita religiosa”?[9] Come discernere la volontà di Dio,[10] “approfondire l´opzione vocazionale”[11] e le “motivazioni della propria scelta”?[12] Il processo formativo tende a favorire la risposta a queste domande fondamentali attraverso il discernimento, che è condizione indispensabile, atteggiamento permanente e compito specifico della formazione.
4. Le Costituzioni non presentano in forma sistematica e completa i criteri di discernimento, ma sono il punto di riferimento fondamentale per chi si confronta con la vocazione salesiana. Nella Regola si trovano indicate disposizioni, attitudini, motivazioni, condizioni, elementi di idoneità, competenze e responsabilità, che formano parte ed intervengono nel discernimento.
La Ratio esplicita gli aspetti fondamentali che configurano il discernimento salesiano. Nel capitolo 2° mette in luce l’identità salesiana, punto determinante del discernimento, e i suoi aspetti integranti. Nel capitolo 3° descrive, secondo le quattro dimensioni della formazione – umana, spirituale, intellettuale, educativo-pastorale – gli elementi essenziali (valori e atteggiamenti) da considerare e da coltivare in forma permanente per poter vivere con gioia e maturità il progetto salesiano.
5. Per discernimento vocazionale salesiano intendiamo il processo di conoscenza (analisi e comprensione) e di valutazione di quegli aspetti, segni e fatti della realtà personale, attraverso i quali lo Spirito Santo indica che un determinato candidato è chiamato alla vita salesiana. Questo discernimento permette di capire se egli possiede le attitudini e le virtù richieste, in modo particolare le motivazioni e la retta intenzione, che è il segno più caratteristico della vocazione.
Lo scopo è di verificare la possibilità della scelta di una vocazione specifica. Non si tratta di formulare un giudizio morale sulla persona o di condurre una diagnosi psicologica, né di limitarsi a considerare la presenza o l’assenza di controindicazioni. Si tratta di scoprire nel contesto globale della persona e della sua vita i segni della volontà di Dio, mediante una prudente e illuminata interpretazione degli elementi della situazione concreta.
6. Non ci si riferisce qui ad un discernimento vocazionale “generico”, ma al discernimento vocazionale salesiano. Si tratta di discernimento della vocazione salesiana e in vista di essa. Riguarda chi “si orienta verso la vita salesiana”[13] e si sente chiamato a vivere la “specifica forma di vita religiosa”[14] incarnata nel progetto salesiano di vita consacrata. Ha come criterio fondamentale l’identità salesiana, i suoi elementi costitutivi, i requisiti e le condizioni per viverla. Ha come punto di riferimento normativo gli orientamenti della Congregazione, responsabile della vocazione salesiana nella Chiesa.
Il discernimento vocazionale “salesiano”, compiuto nel contesto formativo, comporta il confronto fra la vocazione personale e il carisma della Congregazione.
Il candidato deve giungere alla convinzione motivata di poter vivere in modo sostanzialmente coerente e con gioia lo spirito e la missione della Congregazione, e la Congregazione deve avere la certezza morale, fondata su ragioni positive, che egli possiede le qualità necessarie per percorrere la via intrapresa. Questa certezza morale, oltreché sulla grazia di Dio, si fonda sulle risorse della persona, sul cammino da essa percorso e sulla sua capacità di assumere con responsabilità e fiducia un progetto di vita.
Si tratta di identificare gli elementi di idoneità secondo un criterio che privilegia la qualità dell’esperienza salesiana. Prima responsabilità della Congregazione sono infatti la fedeltà al carisma e l’autenticità vocazionale.
1.2.2.2 Discernimento attento alle diverse forme dell’unica vocazione
7. All’interno dell’unica vocazione salesiana il discernimento vocazionale tiene presente la distinzione determinata dalla forma laicale o presbiterale di viverla. La vocazione salesiana non è una vocazione astratta e generica, ma concreta e specifica. Dio non chiama ad essere genericamente salesiano, ma fa comprendere, a volte gradualmente, che la chiamata è specificamente orientata a realizzare il progetto di Don Bosco come religioso laico o come religioso presbitero[15].
Per quanto si riferisce al discernimento vocazionale ciò significa che :
– i criteri di discernimento sono fondamentalmente validi per tutti i candidati;
– la prospettiva della “forma specifica” e, quindi, le sottolineature caratteristiche che da essa derivano, devono essere presenti lungo tutto il processo di discernimento e non solo nel suo inizio o nel periodo della formazione specifica;
– è bene che la scelta vocazionale sia chiara già con la prima professione e, in ogni caso, prima dell’inizio della formazione specifica e della professione perpetua[16].
8. Tutto il processo formativo è un cammino di discernimento e deve essere vissuto in atteggiamento permanente di discernimento. “A chi si orienta verso la vita salesiana vengono offerti l´ambiente e le condizioni adatte per conoscere la propria vocazione e maturare come uomo e come cristiano. Può così, con l´aiuto di una guida spirituale, scegliere in modo più consapevole e libero da pressioni esterne e interne”[17]. Facendo “esperienza dei valori della vocazione salesiana”[18], il candidato giunge a una più profonda conoscenza di se stesso e si rende capace di dare una risposta personale matura.
L’intera formazione iniziale è pedagogicamente impostata a questo fine. Per questo, prima di essere incorporato definitivamente nella Società, il candidato percorre diversi periodi formativi. “Essi – dicono le Costituzioni – sono necessari sia al candidato che alla comunità per discernere, in mutua collaborazione, la volontà di Dio e per corrispondervi. Il candidato conosce progressivamente la Società ed essa, a sua volta, può valutarne le attitudini alla vita salesiana”[19], in particolare le motivazioni e la retta intenzione.
9. Il discernimento si compie in ogni fase; accompagna il cammino di crescita e verifica il raggiungimento degli obiettivi specifici; si manifesta in una successione pedagogica e graduale di valutazioni e di impegni (domanda, giudizio di idoneità, ammissione). Chi discerne deve essere attento all’unità e alla personalizzazione del processo formativo e deve assumerne le caratteristiche.
10. Durante il percorso formativo vi sono, in certo senso, criteri per una valutazione di base e criteri per valutare il progresso e la crescita. Accertata l’idoneità di base e l’assenza di controindicazioni assolute, è da constatare tra il primo inizio e la professione perpetua l’accresciuta conoscenza, la maturazione dell’idoneità, l’approfondimento delle motivazioni. Partendo dall’esistenza di disposizioni fondamentali, che non sono ancora attitudini sviluppate, si tratta di verificare - nelle varie ammissioni ed in altri momenti di discernimento - se la crescita ha raggiunto la maturità necessaria ad assumere gli impegni corrispondenti.
11. Ogni fase formativa ha degli obiettivi propri, tende cioè a sottolineare aspetti diversi e offre possibilità particolari di conoscenza della persona, di contatto con l’esperienza salesiana e di visione della Congregazione. Non sono gli stessi, ad esempio, gli indicatori da considerare durante il noviziato e quelli che caratterizzano il tirocinio. Si tratta di valutare il tipo di crescita che ogni fase vuol favorire e le sfide che si devono affrontare, ponendo “particolare attenzione ai momenti di passaggio da una fase all’altra”[20] e assicurandosi, alla fine di ogni fase formativa, che siano stati raggiunti gli obiettivi richiesti per la fase seguente. Quindi, pur tenendo presente che i valori vocazionali si assumono gradualmente, il discernimento aiuterà a non “protrarre situazioni problematiche o di indecisione che non offrono prospettive serie di miglioramento”[21].
12. Il discernimento deve essere compiuto nella prospettiva dell’unità della persona e della sua esperienza e della continuità dell’itinerario formativo. Pur compiendosi in fasi diverse e in differenti comunità, con diversi gruppi di formatori e attraverso momenti successivi di verifica e di ammissione, non può limitarsi ad un’unica dimensione della formazione o solo al momento presente. Il discernimento comporta una visione unitaria della formazione, continuità della metodologia formativa e della conoscenza della persona, un considerazione personalizzata ed in contesto. Questa prospettiva è indispensabile per la giusta valutazione di manifestazioni e fatti.
13. L’accompagnamento e il discernimento sono una costante di tutta la formazione iniziale con accentuazioni specifiche nelle diverse fasi che preparano alla piena incorporazione nella Congregazione: nella verifica dell’idoneità di base, nel momento della prima risposta vocazionale, nelle ammissioni che costituiscono punti di sintesi[22].
I periodi che precedono la prima professione, cioè la preparazione al noviziato e il noviziato, hanno un rilievo particolare. “Immediatamente prima del noviziato – affermano le Costituzioni – è richiesta una speciale preparazione per approfondire l´opzione vocazionale e verificare l´idoneità necessaria ad iniziare il noviziato”[23]. Durante il noviziato “con l´aiuto del maestro il novizio approfondisce le motivazioni della propria scelta, accerta l´idoneità alla vocazione salesiana e si orienta verso il completo dono di sé a Dio per il servizio dei giovani, secondo lo spirito di Don Bosco”[24].
Singolare attenzione è attribuita anche al discernimento della maturità spirituale richiesta per la professione perpetua, data l’importanza di tale scelta[25].
Anche dopo la formazione iniziale si possono vivere circostanze che richiedono un discernimento più profondo e una valutazione più ponderata: di fronte a nuove situazioni e a nuove sfide, in momenti di dubbio, di demotivazione o di riaffermazione vocazionale, in tempi di difficoltà e anche in situazioni gravemente compromesse[26].
14. Vi è una stretta relazione tra discernimento e ammissioni. Le ammissioni ai diversi impegni del cammino vocazionale costituiscono momenti particolarmente importanti di discernimento; in esse si sintetizza e si esprime la lettura e la valutazione dei segni che motivano sia la domanda del candidato sia il giudizio dei responsabili sull’idoneità corrispondente all’impegno che viene assunto[27].
La domanda presentata liberamente dal candidato si fonda sul discernimento da lui realizzato, con la collaborazione di coloro che lo accompagnano e della comunità, e rimane aperta ad un segno decisivo della volontà di Dio, espresso nel giudizio di coloro che sono i “mediatori dell’azione del Signore”[28].
D’altra parte, questo giudizio dei superiori[29] è frutto dello sforzo di comprensione, illuminato dai criteri della Chiesa e della Congregazione, che percorre tutta l’esperienza formativa e intende servire la vocazione personale e l’identità salesiana.
Quanto si dice del discernimento in vista delle ammissioni deve essere tenuto presente nei casi di riammissione di chi fosse uscito legittimamente dalla Congregazione al termine del noviziato o dopo la professione[30].
15. Nel discernimento in vista di decisioni finali, di scelte significative e delle ammissioni, si esprimono tutti coloro che, con ruoli e responsabilità diverse, sono coinvolti nel processo formativo.
Il discernimento si realizza in intima collaborazione tra il candidato e la comunità, attraverso un dialogo di reciproca fiducia per comprendere la volontà di Dio e riconoscere i suoi segni[31].
L’aspetto personale e l’aspetto comunitario del discernimento sono in gioco quando, negli anni della formazione iniziale, si cerca di determinare l’idoneità di base di fronte al progetto vocazionale salesiano oppure i requisiti d’idoneità richiesti per fare un passo ulteriore nel cammino verso gli impegni definitivi.
16. L’esperienza formativa parte da un presupposto fondamentale: la volontà di compiere insieme un processo di discernimento, di opzione e di fedeltà vocazionale con un atteggiamento di comunicazione aperta e di sincera corresponsabilità, attenti alla voce dello Spirito e alle mediazioni concrete[32].
Al candidato spetta in prima persona comprendere l’intenzione di Dio sulla sua vita e perciò, anche in questo caso, egli “assume la responsabilità della propria formazione”[33]. D’altra parte tutta la comunità si sente coinvolta ed è invitata a dare il proprio contributo.
L’Ispettore e il Direttore, con i rispettivi Consigli, hanno una specifica responsabilità giuridica nelle ammissioni e nel discernimento che le precede. Ad essi è affidato il compito di valutare e di emettere un giudizio, in forma personale e collegiale, in un determinato momento del processo formativo. È, in certa misura, l’aspetto ufficiale del discernimento. Con ciò non si vuol mettere in secondo piano il ruolo determinante di altri responsabili, come il direttore spirituale e il confessore.
Tutti i confratelli, in particolare quelli che costituiscono la comunità formatrice, hanno una responsabilità morale. Certo questa grava anzitutto su coloro che hanno la responsabilità giuridica; essi devono assicurare le condizioni per operare secondo i criteri indicati dalla Chiesa e dalla Congregazione, sulla base di una informazione adeguata e nella prospettiva di un processo di discernimento che richiede gradualità e continuità.
17. Il compito del discernimento vocazionale, come si è detto, spetta in primo luogo al candidato alla vita salesiana o al confratello in formazione. Egli è il primo interessato a comprendere la volontà di Dio nei suoi riguardi ed è responsabile di dare una risposta autentica; perciò assume un atteggiamento permanente di discernimento, coltiva un’apertura costante alla voce di Dio e all’azione dei formatori, orienta la sua vita secondo una prospettiva di fede, si confronta con i criteri vocazionali salesiani. Cerca di conoscersi in verità, di farsi conoscere e di accettarsi; si avvale di tutte le mediazioni e dei mezzi che l’esperienza formativa gli offre, in particolare dell’accompagnamento formativo, del colloquio con il Direttore, della direzione spirituale, del sacramento della Penitenza, del confronto e del discernimento comunitario[34]. Mantiene un rapporto di apertura e di fiducia con il Direttore della comunità, cui è affidato il compito dell’accompagnamento formativo, in modo da assicuragli la conoscenza necessaria per orientare, discernere e decidere[35].
L’accompagnamento formativo e la direzione spirituale sono mezzi privilegiati per un cammino di profonda conoscenza di sé e per orientare la propria esistenza con un criterio spirituale, specialmente quando si affrontano scelte delicate e difficili[36].
Anche dopo la formazione iniziale il salesiano si mantiene in atteggiamento di discernimento, assumendo le mutevoli circostanze della vita come una sfida e uno stimolo nel cammino vocazionale e come invito ad un rinnovato impegno nella propria formazione.
18. La comunità salesiana, in primo luogo la comunità ispettoriale, è responsabile del discernimento vocazionale e, attraverso di esso, presta un servizio alla persona e al carisma.
– Servizio alla persona, aiutando il candidato a comprendere la sua vocazione, le spinte che lo muovono e i segni dello Spirito in relazione alla scelta vocazionale.
– Servizio al carisma salesiano, attraverso l’impegno assunto a nome della Congregazione e della Chiesa di valutare e determinare, in base ai criteri da esse stabiliti, se una persona è veramente idonea e chiamata a vivere il progetto di vita consacrata salesiana.
A livello mondiale, spetta al Rettor Maggiore con il suo Consiglio stabilire i criteri di discernimento vocazionale e curare che siano conosciuti, assunti e applicati nelle Ispettorie soprattutto nei momenti di ammissione.
19. La comunità ispettoriale espleta il suo compito nelle ammissioni attraverso i diversi responsabili.
Il compito di ammettere i candidati – sia al noviziato che alla professione e alle ordinazioni – spetta all’Ispettore, a norma del diritto.[37] Al momento delle ammissioni tocca sempre a lui pronunciarsi in modo definitivo; si tratta di una responsabilità alla quale non può abdicare, rimettendosi al parere di altri.
Assistito dal suo Consiglio, egli è il garante del discernimento vocazionale; la sua responsabilità non si limita alla decisione finale.
Egli “cura che siano offerti a chi si orienta verso la vita salesiana l’ambiente e le condizioni adatte per il primo discernimento vocazionale, lo accompagna nei delicati periodi della formazione iniziale, e assume la propria responsabilità nel discernimento e nelle ammissioni”[38].
Personalmente o attraverso la Commissione ispettoriale per la formazione, l’Ispettore cura l’unità dei criteri di discernimento e di ammissione.[39] Promuove un’adeguata conoscenza dei candidati, sia da parte dei membri del Consiglio ispettoriale che da parte dei responsabili delle diverse fasi, favorendo lungo il processo formativo l’atteggiamento di discernimento e la comunicazione di adeguate informazioni con le modalità più opportune.[40]
20. I membri del Consiglio ispettoriale e, in analoga misura, quelli del Consiglio locale sono chiamati a formulare un parere o ad esprimere un consenso. Hanno quindi il dovere di farsi un giudizio quanto più possibile personale e completo del candidato. Consapevoli della continuità del discernimento, i Consiglieri ispettoriali confrontano le valutazioni precedenti con quella che emerge al momento di una nuova ammissione. Approfondita la conoscenza dei soggetti, il Consiglio assolve il suo compito tempestivamente, senza rimandare le opportune decisioni.
21. Al livello locale, il ruolo del Direttore è determinante. Egli accompagna i confratelli in formazione iniziale, anima e coordina il lavoro del Consiglio della comunità, si mantiene in dialogo con l’Ispettore e il suo Consiglio.
Di fronte all’Ispettoria è il responsabile del processo formativo personale, il che suppone da parte sua attenzione al cammino formativo di ciascuno, capacità di rendersi prossimo, di accogliere e di orientare. Lo fa in modo particolare mediante il colloquio.
Per quanto si riferisce al “segreto professionale”[41], va ricordato che il Direttore non può servirsi nemmeno nelle votazioni segrete del Consiglio della casa di ciò che viene a conoscere solo attraverso il “colloquio” [42]. Può servirsene se il confratello dà il suo consenso liberamente ed esplicitamente.
22. I membri del Consiglio della comunità compiono un discernimento periodico mediante le verifiche trimestrali, fatte secondo le modalità determinate a livello ispettoriale; valutano il progresso vocazionale del candidato e gli offrono adeguati suggerimenti e indicazioni.[43] In occasione delle ammissioni formulano il parere da inviare all’Ispettore, fondandosi su di una conoscenza personale adeguata.
È importante assicurare la convergenza di criteri di valutazione tra il Consiglio locale e il Consiglio ispettoriale.
23. Tutta la comunità collabora nel discernimento vocazionale, assicurando un ambiente formativo e mediante i diversi ruoli e servizi. L’ambiente comunitario stimola la crescita spirituale e il confronto di ognuno con i criteri di identità salesiana attraverso la testimonianza reciproca, la pratica della correzione fraterna, le verifiche e l’espressione di un parere nel momento dell’ammissione alla professione, ai ministeri e agli ordini sacri.[44]
24. Ad alcuni membri della comunità sono affidate specifiche responsabilità di discernimento, che li impegnano nel quotidiano o attraverso interventi specifici.
I formatori, in particolare, “seguono il cammino di ciascuno, valutano a nome della Chiesa e della Congregazione l’idoneità vocazionale e offrono elementi d’informazione e di discernimento anche in vista delle diverse ammissioni”[45]. Essi guidano i confratelli “nelle vie del Signore sia con le parole che con la testimonianza coerente della loro vita consacrata”[46].
25. Il direttore spirituale personale offre un aiuto a chi è alla ricerca della pienezza della sua vocazione cristiana e religiosa. Presta un servizio “di illuminazione, di sostegno e di guida nel discernere la volontà di Dio per raggiungere la santità; motiva e suscita l’impegno della persona, la stimola a serie opzioni in sintonia con il Vangelo e la confronta con il progetto vocazionale salesiano”[47].
26. Grande incidenza può avere sul discernimento vocazionale, sull’orientamento e sull’intera esperienza formativa il ruolo del confessore. Proprio per questo la Ratio consiglia che durante la formazione iniziale si abbia un confessore stabile e che “ordinariamente sia salesiano”[48].
Al confessore e a chi compie il servizio della direzione spirituale senza essere Direttore della comunità è attribuita una responsabilità morale di rilievo riguardo al discernimento vocazionale. Anche se non sono chiamati a formulare un giudizio sull’idoneità vocazionale e non intervengono nelle ammissioni, essi hanno una funzione sovente decisiva per il chiarimento delle motivazioni e l’acquisizione dei valori morali. Per questo il soggetto deve consultarli e tener conto del loro parere, che in alcuni casi può diventare vincolante in foro interno.
I confessori restano sempre legati dal segreto del sacramento e i direttori spirituali in senso stretto sono tenuti anch´essi al segreto in forza del loro ufficio. Devono agire solo in foro interno per orientare e per convincere eventualmente i non idonei a recedere dal cammino che hanno intrapreso.
È loro dovere conoscere e assumere come punto di riferimento obbligante nel loro servizio i criteri di discernimento indicati dalla Chiesa e dalla Congregazione.
27. Un contributo specifico possono essere chiamate a dare persone che hanno una particolare competenza in alcuni ambiti particolari (esperti). “Quando questi esperti non sono salesiani, è importante fare in modo che il loro servizio presti attenzione alle caratteristiche proprie della vocazione e sia visto nella prospettiva globale della formazione salesiana”[49].
28. Anche alcuni membri non salesiani della Comunità Educativo-Pastorale, che sono in rapporto significativo con i candidati o con i confratelli in formazione iniziale, possono essere chiamati a condividere la responsabilità del discernimento vocazionale, attraverso prudenti e opportuni contributi sollecitati dal Direttore della comunità.
29. Per impostare adeguatamente il discernimento e per situarsi convenientemente di fronte a questo compito importante e delicato sono indispensabili alcune convinzioni, atteggiamenti e condizioni. Sono da coltivare una prospettiva vocazionale, un atteggiamento di fede, una sensibilità pedagogica formativa, alcune competenze specifiche.
30. La vita di ogni persona è vocazione e come tale deve essere compresa, accolta e realizzata. Ad ognuno è dato un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare, un progetto da realizzare.
I segni vocazionali si riscontrano nella persona: per comprendere la chiamata, l’intenzione di Dio, il progetto al quale Egli invita, bisogna quindi conoscere in profondità la persona, la sua realtà umana, la sua storia e l’attuale sua struttura, per cogliere in essa i segni della “vocazione divina”.
La vocazione va riconosciuta attraverso i segni quotidiani. Lo Spirito non segue di solito modalità straordinarie ma parla attraverso gli atteggiamenti e le aspirazioni, le intenzioni e le motivazioni che si percepiscono nel quotidiano, nell’interazione con le persone, nel confronto con la realtà e nel corso degli eventi.
La vocazione salesiana, come specifica forma di vita religiosa, si riconosce attraverso quei segni caratteristici che manifestano la convergenza esistente tra la vocazione personale e il progetto di vita dei Salesiani di don Bosco.
31. Il discernimento vocazionale è discernimento spirituale. Perciò:
a) Va intensamente coltivata una prospettiva di fede, nella convinzione che è Dio che chiama e che la vocazione è una grazia del Padre, che “ama la Congregazione, la vuole viva per il bene della sua Chiesa e non cessa di arricchirla di nuove energie apostoliche”[50].
b) Ci si muove su un piano dove “Dio solo è il padrone (del cuore) e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l´arte e non ce ne dà in mano la chiave”[51].
I responsabili del discernimento sono mediatori attenti e rispettosi dell’azione divina, collaboratori e non padroni del progetto del Signore, garanti delle condizioni di qualità della vocazione affinché sia vissuta in fedeltà allo Spirito.
c) Per capire le intenzioni di Dio, per scoprire e interpretare il suo linguaggio, occorre vivere in sintonia con Lui e essere docili allo Spirito.
32. La sensibilità pedagogica:
a) Richiede e favorisce un clima di libertà, esente da imposizioni e pressioni di qualsiasi genere; un clima di famiglia, di reciproca accettazione e di accoglienza, che è lo stile di rapporti del Sistema Preventivo; implica pure il sostegno comunitario nei momenti più delicati.
b) Stimola una conoscenza concreta e profonda della persona ed esige l’impegno per giungervi attraverso il contatto personale, l’accompagnamento formativo, la direzione spirituale e le altre chiavi di lettura dell’esperienza, quali: la conoscenza del contesto culturale e giovanile e della condizione familiare, l’apporto delle scienze umane.
c) Rende attenti al senso del processo formativo, che porta a tener conto dei ritmi di maturazione della persona, oggi più lunghi e complessi, e della difficoltà a pronunciarsi per decisioni definitive. Ciò richiede:
– la capacità di impostare le fasi formative con una pedagogia graduale che conduca a impegni progressivi, accettando i momenti di arresto e stimolando la ripresa;
– l’impegno per assicurare il raggiungimento di certi obiettivi formativi senza protrarre situazioni che non offrono le condizioni richieste;
– l’abilità di unire nel discernimento la fiducia educativa e la prudenza che non alimenta illusioni e costruisce su elementi positivi verificati.
– la convinzione che la vocazione si sviluppa durante tutto il corso dell’esistenza e richiede un ambiente educativo e lo sforzo personale di crescita spirituale.
33. Individuare l’eventuale presenza o assenza dei segni della chiamata di Dio è un’impresa delicata; richiede chiara consapevolezza del compito e alcune competenze specifiche. Il discernimento vocazionale è una grazia che ordinariamente si attualizza con la mediazione di facoltà umane di giudizio, che agiscono in sinergia con la grazia. L’interpretazione dei fatti vocazionali non si compie in modo univoco; è strettamente legata all’esperienza e alla formazione delle persone che in essa intervengono.
Per il discernimento salesiano è necessaria la conoscenza degli orientamenti della Chiesa e della Congregazione (vedi capitolo secondo), dei principi della teologia della vocazione, del contributo che possono dare le scienze psicologiche e formative. È indispensabile una illuminata prudenza, che rende capaci di riscontrare i segni della vocazione nel fluire concreto della vicenda di ogni persona.
Le facoltà umane di giudizio si acquisiscono con l’esperienza; ma non si può prescindere da una preparazione specifica che abiliti a comprendere i processi psichici, consci e inconsci, normali e patologici, relativi alla vita intellettiva, affettiva, personale e interpersonale. È da notare che nel processo di discernimento si suppongono due disposizioni: che il formatore sia in grado di capire e aiutare il candidato nelle dimensioni psichiche e spirituali e che l’ambiente, caratterizzato dallo stile del Sistema preventivo, favorisca la fiducia reciproca, in tal modo che il candidato possa conoscersi e aprirsi e renda possibile ai formatori di capirlo e di aiutarlo.
Nel discernimento interviene il giudizio dato da persone che hanno una determinata mentalità. I modelli mentali condizionano spesso l’interpretazione dei fatti. Il discernimento dei formatori, dunque, deve poggiare non solo sulla capacità di rielaborare “conoscenze” e “dati”, ma anche su una mentalità aperta, abituata a cogliere la connessione tra elementi di diversa natura. Perciò per assicurare un adeguato discernimento si deve coltivare, in coloro che intervengono in esso, una mentalità che possieda una visione d’insieme della vita salesiana e la capacità d’interpretare i “segni” vocazionali in modo armonico e interagente, sia in relazione alla crescita umana individuale sia in rapporto allo stile di vita proprio della consacrazione salesiana.
34. Assicurate le condizioni indicate e assunti i criteri stabiliti, è indispensabile raccogliere tutti quegli elementi di conoscenza che si giudicano utili per formulare un giudizio personale e oggettivo, qual è quello richiesto ai responsabili del discernimento e delle ammissioni. Servono a questo scopo diversi mezzi e procedimenti.
35. La convivenza salesiana attenta e cordiale permette ordinariamente a formatori preparati di rilevare in modo attendibile la salute fisica, le attitudini di intelletto, volontà e affettività del candidato. Contribuiscono a raggiungere questa conoscenza:
a) l’attenzione formativa costante alla persona del candidato, che si attua nella condivisione delle diverse espressioni della vita quotidiana, vissuta secondo lo stile di rapporti proprio del Sistema Preventivo;
b) la raccolta sistematica e la valutazione delle informazioni sulle condizioni esterne e passate, rilevanti e indicative;
c) la guida del candidato all’auto-osservazione, alla conoscenza di sé, alla verifica dei suoi atteggiamenti e del suo cammino, alla comunicazione;
d) le diverse forme di rapporto personale conoscitivo e formativo.
36. A complemento della conoscenza così acquisita o per superare incertezze di valutazione di fronte alle quali possono trovarsi anche formatori preparati, si raccomandano altre forme di approccio, se fosse necessario anche di carattere specialistico. Certo le tecniche medico-psicologiche non possono offrire un risultato sicuro e garantito, tuttavia il loro uso e il loro contributo, sommati all’osservazione da parte dei formatori, in alcuni casi appaiono opportuni o necessari. Conviene quindi tenerne conto nella decisione finale, dando loro il giusto peso.
Tra le forme di approccio sono da considerare:
a) la verifica della salute fisica, fatta con apposita visita da parte di un medico esperto e fidato, che conosca le esigenze della vita salesiana; una verifica opportunamente certificata;[52]
b) la verifica delle attitudini psichiche, fatta da persone competenti, come parte del processo di discernimento vocazionale. Vi possono essere forme diverse e diversi ambiti e livelli di profondità nell’approccio psicologico; in ogni caso esso deve svolgersi nel rispetto della libertà e della dignità della persona e mantenendo il segreto professionale e la necessaria privacy.
Questa verifica non è rivolta tanto a finalità di ricerca o esplorazione, ma deve servire positivamente ai fini della formazione. Si colloca in questa prospettiva l’esplorazione psicologica fatta prima dell’ingresso al noviziato, quando la personalità del candidato si va profilando e indirizzando verso la chiamata.
c) la valutazione dello specialista di fronte a interrogativi o a deficienze, che appaiono all’inizio del processo formativo o sorgono durante il suo svolgimento e richiedono una analisi più accurata. L’esperto aiuterà a valutare correttamente se tali difficoltà sono superabili e in quale misura lo sono, o se manifestano una forma ormai consolidata e già strutturata come tratto non modificabile di personalità. “Gli errori di discernimento delle vocazioni non sono rari e troppe inettitudini psichiche, più o meno patologiche, si rendono manifeste e vengono percepite soltanto dopo l´ordinazione sacerdotale”[53].
Allo specialista è chiesto di esprimere un parere di competenza sull’idoneità o non idoneità del candidato ad un certo tipo di vita, valutandolo secondo gli standard della salute fisica e mentale, avvalendosi della propria professionalità. Lo specialista oltrepasserebbe l’ambito della sua competenza se prendesse posizione sulla “vocazione” che il candidato manifesta; il suo intervento rimane nell’ambito di una consulenza.
Il superiore presenterà con tatto la necessità e lo scopo di tale intervento, affinché sia accettato e assunto dal candidato nella prospettiva del discernimento e nello spirito di necessaria collaborazione con i responsabili del processo formativo. A questo scopo è importante l’effettiva disponibilità del candidato a dare il suo consenso affinché lo specialista comunichi al superiore, nelle forme più opportune, con prudenza e lealtà, le conclusioni a cui giunge. In ogni caso l’accettazione dell’interessato è indispensabile.
Lo specialista è vincolato al segreto professionale, per cui egli non può, se non col consenso espresso e libero di chi lo consulta, comunicare ad altri ciò che viene a sapere direttamente o indirettamente durante la visita specialistica.
37. Quando la verifica delle attitudini psichiche, il lavoro formativo successivo o le visite specialistiche di cui sopra suggeriscano l’opportunità o la necessità dell’intervento terapeutico professionale, tendente a migliorare le condizioni d’idoneità del candidato, il superiore, d’accordo con l’interessato, precisi con lo specialista l’ambito del servizio e la finalità per cui si esegue. Si ricorra a psicoterapeuti noti per il loro rispetto dei valori umani e religiosi.
38. Discernere significa cogliere nella realtà di una persona i segni che permettono di conoscere la sua vocazione: l’orientamento verso di essa, l’idoneità per viverla, la volontà di viverla.
Quali aspetti della realtà personale sono significativi dal punto di vista vocazionale? Quali sono i segni indicativi di una determinata vocazione?
I criteri di discernimento sono punti di riferimento per individuare gli aspetti che permettono di cogliere la presenza o l´assenza della chiamata divina e della idoneità per rispondervi. Si può parlare di criteri positivi o requisiti, criteri negativi o controindicazioni.
39. I criteri positivi o requisiti permettono di identificare le doti (condizioni, disposizioni, attitudini…) necessarie a stabilire l’idoneità vocazionale proporzionata all’età e all’impegno che si assume. Sono “doti fisiche, intellettuali e morali, sia di natura che di grazia per mezzo delle quali il giovane risulti idoneo e sia ben disposto a sostenere e adempiere degnamente i doveri religiosi e sacerdotali”[54]. Si può anche parlare più in dettaglio di:
– Criteri positivi non specifici: si riferiscono a quegli elementi fondamentali per la vocazione che indicano un´idoneità di base, ma la cui presenza non ha, per sé sola, un significato univoco come segno della chiamata di Dio; essi denotano che la personalità e il carattere del candidato possono supportare la vocazione salesiana, non però necessariamente che essa esista;
– Criteri positivi specifici: si riferiscono al segno più caratteristico e indispensabile, cioè alla retta intenzione; manifestano l’interesse e l’inclinazione autentici per la missione salesiana, una vera motivazione spirituale, e soprattutto la capacità concreta di fare una scelta personale per Cristo nella Congregazione.
40. I criteri negativi o controindicazioni aiutano a identificare quelle situazioni e quegli atteggiamenti che sollevano interrogativi o dubbi riguardo all’idoneità vocazionale o escludono la possibilità della vita consacrata salesiana.
– Le controindicazioni assolute sono legate a situazioni che escludono radicalmente l’idoneità vocazionale: tali sono, ad esempio, gli stati di salute psichica alterata considerati cronici e irreversibili, come gli stati chiaramente psicotici.
- Le controindicazioni relative sono quelle che presentano una certa possibilità di variazione e di ripresa, per esempio, gli stati di immaturità affettiva che lasciano una più o meno fondata speranza di superamento che, a sua volta, dovrà essere provato.
41. Nell’ambito delle controindicazioni vi è tutta una gamma di situazioni di fronte alle quali si resta sovente perplessi. È necessario quindi verificare attentamente il grado di compatibilità delle controindicazioni con una vita salesiana sufficientemente serena. In alcuni casi ci si trova di fronte a situazioni che devono essere analizzate e comprese facendo ricorso anche al contributo di esperti e specialisti.
I criteri segnalati dalla Chiesa e dalla Congregazione sono frutto della riflessione sul significato di determinati elementi, sono ricavati da principi dottrinali, dalle conclusioni delle scienze umane, provengono dall’esperienza secolare della Chiesa stessa e dalla genuina tradizione salesiana.
Alcuni requisiti e controindicazioni sono stabiliti nel Codice di diritto canonico, nelle Costituzioni o nei Regolamenti generali e, come tali, vanno assunti e applicati: sono norme di tipo giuridico.
Altri non sono direttamente codificati, ma rispondono a criteri di esperienza, scienza e prudenza, sia da parte dell’autorità competente (comunicati in documenti ecclesiastici vari o negli Atti del Consiglio Generale...), sia da parte di chi è chiamato a prendere decisioni: sono indicazioni di tipo prudenziale.
42. L’applicazione dei criteri di discernimento, che ora si descrivono, deve tener presenti l’impostazione e le condizioni messe in rilievo nel primo capitolo:
– valutando i diversi elementi nell’insieme della persona, e non come una somma di condizioni separate;
– sapendo distinguere secondo la gradualità del processo formativo tra criteri di base, criteri di crescita e di maturità;
– considerando l’esigenza di qualità vocazionale, senza disgiungerla dalla comprensione pedagogica;
– assicurando responsabilmente le condizioni per un’esperienza vocazionale autentica e positiva, senza illudersi e senza illudere, e non dimenticando che sono molteplici le forme di realizzazione dell’unica vocazione salesiana secondo le persone che sono chiamate ad essa e i doni da esse ricevuti.
In questa prospettiva si comprenderà l’intenzione della presentazione degli aspetti positivi o requisiti, che può sembrare eccessiva o idealizzata. Di fatto essa include, oltre agli aspetti costitutivi dell’idoneità, che si potrebbero chiamare fondanti e caratterizzanti e senza i quali non si può parlare di idoneità o di attitudine alla vita salesiana, anche altri elementi la cui presenza non è necessaria e non costituisce di per sé un requisito, ma può influire positivamente sullo sviluppo della persona, favorire la formazione, arricchire l’espressione della vocazione.
43. Le Costituzioni affermano che “per l’ammissione al noviziato, alla professione temporanea o perpetua, ai ministeri e alle sacre ordinazioni... i superiori fondano il loro giudizio su elementi positivi comprovanti l’idoneità del candidato”[55].
L’assenza di controindicazioni non è criterio sufficiente di ammissione. È necessario verificare nel candidato la presenza delle doti richieste[56] e in questo accertamento si deve raggiungere la certezza morale[57].
Il processo formativo tende principalmente allo sviluppo dell’idoneità necessaria per rendere reale la vocazione. Le ammissioni, viste in una prospettiva formativa e pedagogica, servono a verificare e a favorire la maturazione dell’idoneità. La scoperta di controindicazioni assolute costituisce un primo passo nel discernimento vocazionale in quanto dispensa da un’ulteriore verifica dei segni positivi.
44. I requisiti e le controindicazioni vanno considerati in rapporto alla fase formativa in cui il candidato si trova, all’età e al grado di maturazione del soggetto.
È importante innanzitutto conoscere e valutare la situazione del candidato, oggi ordinariamente più adulto, al momento di inizio del processo formativo, e le circostanze dell’ingresso.
Particolare attenzione va prestata alla situazione dei candidati che portano con sé un’esperienza più lunga di vita e spesso anche di lavoro, di impegno e di ricerca vocazionale. Lo studio della personalità dovrà essere accurato, evitando di lasciarsi portare dalla fretta o di giungere all’ammissione senza una adeguata valutazione. Occorre domandarsi perché il candidato non ha fatto prima una scelta stabile di vita. La riposta può aiutare a comprendere la dinamica che sottostà ad una decisione “vocazionale”.
Durante il tempo della formazione iniziale, mentre all’inizio di una fase è sufficiente accertare le concrete possibilità di sviluppo vocazionale della persona, alla fine di quella determinata fase o in occasione dei passaggi vocazionali (professioni, ministeri, ordinazioni), si dovrà verificare la presenza delle attitudini sviluppate fino a raggiungere il grado di maturità richiesto.
Per i candidati con buone prospettive globali, ma con difficoltà ancora non risolte o in periodi transitori di disturbo, si dovrà valutare prudentemente la possibilità di tramandare l’ammissione, in attesa di una probabile maturazione.
45. Nel discernimento si tenga presente il rapporto che si può stabilire tra l’emergere o lo scomparire di certe problematiche e le condizioni ambientali. Talune controindicazioni possono scomparire temporaneamente in presenza di condizioni atipiche o in certa maniera artificiali o di intensa stimolazione positiva. Problemi apparentemente superati tendono a riemergere quando le persone sono sottomesse alla tensione o alla solitudine.
Il noviziato, ad esempio, può introdurre in un clima di forte tensione spirituale ed ascetica, senza suscitare la personale e cosciente collaborazione da parte del candidato. Esperienze analoghe, anche se per motivi diversi, si possono dare nel periodo del tirocinio, momento di intenso coinvolgimento nell’azione salesiana, o nella fase della formazione presbiterale, per il passaggio ad un diverso ritmo di vita e di attività, o in altri momenti formativi. È molto probabile che gli aspetti problematici riemergano in seguito, di fronte a condizioni di vita differenti[58].
Riguardo al rapporto tra esperienza personale e condizioni ambientali, è bene ricordare che la vita comunitaria non può essere vista in funzione terapeutica, quasi fosse l’ambiente ottimale per guarire da certi disturbi o per superare situazioni di immaturità, se nel candidato non vi è una reale idoneità e un impegno deciso. In alcuni casi la maturazione deve avvenire ed essere provata in altri contesti di vita.
46. È da valutare con prudenza l’incidenza delle controindicazioni relative. La constatazione di una sola controindicazione relativa non può essere di per sé motivo sufficiente per esprimere un giudizio negativo sulla vocazione. Invece, se tale controindicazione non viene integrata adeguatamente nella personalità, oppure se si dà la convergenza di diverse controindicazioni o di alcune particolarmente importanti, si può pensare ad una mancanza di maturità che rende l’interessato non adatto alla vocazione salesiana.
47. Nella pratica non sempre è possibile stabilire in forma precisa gli aspetti personali da discernere in ogni passo vocazionale e in ogni fase formativa; è però importante accertare nell’insieme l’effettiva crescita del candidato nelle diverse aree di discernimento.
In ogni caso, di fronte ad una sistematica mancanza di crescita in qualche aspetto significativo, i formatori dovranno valutare l’effettiva possibilità di riuscita vocazionale.
Il discernimento deve portare alla positiva verifica delle qualità del candidato. In caso di dubbio i superiori, che devono fondare il loro giudizio su elementi positivi comprovanti l’idoneità del candidato e non solo sulla fiducia nell’idoneità futura, non devono procedere all’ammissione. È loro prima responsabilità servire il carisma, assicurando le condizioni di una autentica esperienza vocazionale salesiana.
2.3 AREE Dl DISCERNIMENTO
48. Tenendo presenti le quattro dimensioni della formazione proposte dalla Ratio, si indicano gli elementi che configurano l’idoneità del candidato in rapporto alla vocazione salesiana, segnalando gli aspetti positivi e i requisiti da considerare, le difficoltà e le controindicazioni da valutare; essi costituiscono il parametro del discernimento.
Anche se per motivi pratici le aree del discernimento si presentano in modo distinto e successivo, il discernimento avviene nella misura in cui chi lo esegue è capace di cogliere il collegamento e il reciproco influsso tra i diversi segni e l’intimo rapporto tra le diverse aree. Le aree infatti sono interdipendenti, non costituiscono ambiti staccati uno dall’altro.
È necessaria quindi una percezione coerente che consideri i diversi aspetti in modo integrale e non in forma isolata.
D’altra parte bisogna valutare caso per caso. Infatti, le attitudini vocazionali si manifestano nella persona concreta e quindi hanno valore solo se inquadrate nella sua totalità psichica e personale.
49. Lo stile salesiano di vita e di azione richiede buona salute e resistenza fisica[59]. Il salesiano deve essere pronto al sacrificio e alla vita dura. D’altra parte, la buona salute favorisce l’armonia fra le dimensioni della persona.
50. Controindicazioni assolute di ordine medico fisiologico sono legate a sindromi gravi che possono pregiudicare la vita comunitaria e l’impegno nella missione come, ad esempio, l’epilessia, le malattie croniche come il diabete, ecc., considerate tuttora come tare ereditarie gravi:
– Malattie croniche gravi, anche se curate, possono aver lasciato effetti debilitanti secondari notevoli.
Riguardo all’epilessia, oggi le posizioni medico-psichiatriche sono abbastanza cambiate rispetto al passato: non la si considera più irreversibile, perché quasi sempre si riesce a tenerla sotto controllo mediante farmaci e si sa che non è trasmissibile… Risulta difficile però prevederne il decorso e un superamento permanente. In pratica, date le esigenze del nostro stile di vita e di lavoro, è da considerare un impedimento vocazionale.
– Grandi o totali menomazioni fisiche (cecità, sordità, mutismo…) sono controindicazioni, in quanto impediscono un normale sviluppo dell’azione educativo- pastorale salesiana.
– A ragione della specifica missione salesiana è una controindicazione assoluta l’essere portatore del virus HIV o essere malato di AIDS[60]. Quindi, a seconda delle leggi locali, occorre chiedere il test sull’HIV prima dell’ammissione al prenoviziato. Lo si faccia con la dovuta prudenza e la preparazione necessaria del candidato. In alcuni casi, per proteggere giuridicamente la Congregazione, è prudente ripetere lo stesso test prima dell’eventuale dimissione del candidato o confratello.
51. Controindicazioni relative sono le menomazioni fisiche parziali (poliomielite lieve, perdita di un occhio, ecc.), che devono essere considerate nel contesto della personalità del candidato, con la previsione delle possibili ripercussioni che possono sollevare nel soggetto e nell’ambiente in cui egli vive (complesso di inferiorità, paura del giudizio dei ragazzi, oppure accettazione, spontaneità, serenità...). Di solito, quando ci sono altre doti possedute in maniera sufficiente e facilmente riconosciute anche dai giovani, queste compensano e aiutano a superare il rischio di un certo complesso di inferiorità.
52. Sono inoltre da tenere presenti i disturbi apparentemente leggeri, ribelli però alle cure mediche: dolori di testa persistenti, insonnia, esaurimenti abituali sproporzionati alle ordinarie condizioni di vita, e tutte le manifestazioni ipocondriache diagnosticate come tali. Essi rappresentano spesso somatizzazioni di situazioni difficili e di conflitti che non sempre hanno soluzione entro gli schemi della vita consacrata, ma esigerebbero cambiamenti radicali.
In tali casi, bisogna andare alla radice e non fermarsi all’apparenza esterna. Si deve osservare la portata, il significato e il superamento di tali situazioni prima dell’ammissione definitiva.
Si richieda il parere di un medico che conosce concretamente la nostra vita.
53. L’abuso consuetudinario di sostanze che alterano la psiche (droghe, alcool) nella vita passata di un candidato può costituire una controindicazione, in quanto le dinamiche che hanno portato a queste esperienze sono generalmente collegate a gravi problematiche di personalità, che dovrebbero essere “curate” o almeno pedagogicamente impostate. Gli effetti dell’abuso possono anche non avere inciso o rimanere nascosti per lungo tempo, ma le dinamiche che li hanno generati devono essere vinte. Il ricorso saltuario a dette sostanze deve essere valutato nell’insieme della personalità del candidato.
54. Prima o durante il prenoviziato vi sia un controllo medico e un esame psicologico che certifichi l’esistenza di un buon livello generale di salute e l’assenza dei problemi fisici enumerati nelle controindicazioni.[61]
55. Nel discernimento va considerato attentamente il contesto familiare del candidato. L’influsso della famiglia è grande e può essere determinante. È quindi di vitale importanza conoscere l’incidenza dell’esperienza familiare sullo sviluppo umano del candidato, accertare che abbia offerto i fondamentali modelli parentali che favoriscono la crescita dell’Io e una giusta identificazione sessuale, e che non abbia deformato aspetti importanti della personalità. Su questi elementi può poggiare la successiva formazione. È necessario anche considerare l’impatto della situazione attuale della famiglia, tenendo presente la visione della famiglia nel contesto culturale[62].
56. Tenendo presenti le condizioni concrete delle famiglie si possono sottolineare alcuni indicatori di situazioni familiari che aiutano a crescere nei valori umani e cristiani:
a) una buona comunicazione all’interno della famiglia, il rapporto affettuoso e il dialogo che aiuta a riflettere sul senso della vita e a interiorizzare i valori;
b) uno stile di relazioni che favorisce nei figli la serenità, l’autonomia di pensiero e il giusto uso della libertà, l’equilibrata gestione dei conflitti;
c) un ambiente che educa alla responsabilità, alla coerenza, al valore delle cose, alla disciplina e al lavoro;
d) l’apertura agli altri, il senso di solidarietà, la partecipazione attiva nel territorio e nell’ambito sociale;
e) l’attenzione alla dimensione e alla pratica religiosa, la testimonianza cristiana, l’esempio di fedeltà nella vita matrimoniale, la partecipazione nella comunità ecclesiale.
57. La difficoltà o la controindicazione non è costituita dal fatto che il candidato provenga da una certa famiglia, ma dalla incidenza che la situazione familiare ha avuto e può ancora avere sulla sua personalità. In questa prospettiva sono da valutare con attenzione alcune situazioni e si deve usare cautela nell’ammettere quando il candidato:
a) è vissuto in un clima familiare che ha inciso in modo irrimediabilmente negativo durante i primi anni, e può ancora avere incidenza negativa sulla sua personalità. In alcuni casi gravi si può accedere all’ammissione solo dopo un accurato esame che escluda l’eventualità di squilibri. La gravità di questa controindicazione la si deve valutare in modo accurato;
b) appartiene a una famiglia in cui esistono tare ereditarie gravi, fisiche o psichiche, come l’alcoolismo, le epilessie evidenti e manifeste, le anormalità mentali, o casi gravi di episodi psicotici conclamati da diagnosi specialistica;
c) è figlio illegittimo (nato fuori del matrimonio): pur tenendo presente che dal Codice il fatto non è considerato irregolarità[63], la situazione deve essere valutata in rapporto con le qualità e l’equilibrio del candidato e considerando in quale misura essa può costituire un ostacolo al normale sviluppo della vita religiosa e/o all’esercizio del ministero sacerdotale;
d) ha i genitori divorziati o separati, specialmente se tale fatto è accaduto in tenera età;
e) appartiene ad una famiglia di coniugi bigami o poligami. Ciò può costituire una premessa negativa di rilevante incidenza sulla struttura della persona. Nei contesti dove le famiglie poligamiche formano parte della cultura tradizionale, nel caso di un candidato figlio di una famiglia non cristiana, si dovrà considerare soprattutto la stabilità della stessa famiglia e il tipo di rapporti tra i suoi membri, conforme a modelli ammessi dalla sana cultura locale;
f) appartiene ad una famiglia di cattiva fama nel proprio ambiente e ciò ha inciso negativamente sullo sviluppo psicologico e morale del candidato;
g) appartiene ad una famiglia non cattolica, che non solo non condivide la sua scelta vocazionale ma che dimostra una radicale e attiva opposizione ad essa;
h) appartiene ad una famiglia che si trova in una situazione socioeconomica e culturale talmente “povera” da poter viziare la scelta vocazionale con motivazioni profonde, che sono sempre inconsce, di semplice promozione umana e sociale. È questa una situazione da valutare per i singoli casi.
58. Si ponga attenzione per l’ammissione anche nei casi o situazioni seguenti, pur oggettivamente meno gravi dei precedenti, ma che possono pure aver lasciato conseguenze negative nella struttura personale:
a) l’ambiente familiare fortemente disunito, teso o con poco affetto, dove l’aggressività espressa tra i genitori ha influito negativamente sul figlio, rendendolo una persona insicura, disorganizzata, instabile affettivamente e nelle relazioni interpersonali;
b) l’immaturità affettiva dei genitori, visibile, per esempio, nelle reazioni di ansia, di disperazione o di esaltazione esagerate, o in atteggiamenti iperprotettivi o strumentalizzanti, che può aver procurato disturbi rilevanti di carattere e può condizionare la libertà e la responsabilità creando forti dipendenze;
c) l’eventuale provenienza da ambienti sociali con diffusa militanza in gruppi in tensione con la Chiesa; o da rioni particolarmente corrotti, qualora non consti con certezza morale che non se ne siano riportati danni notevoli;
d) genitori cattolici non praticanti o praticanti, decisamente opposti alla vocazione del figlio, tenendo conto dell’età e della maturità del candidato.
59. L’equilibrio psichico e la capacità relazionale sono condizioni necessarie alla vocazione salesiana e si possono considerare presenti quando la persona dà prova di: equilibrio emozionale, capacità di scelte libere, apertura agli altri, capacità di vero amore personale.
– Equilibrio emozionale: ne fanno parte diverse manifestazioni, tra cui una crescente lucidità sulla propria esperienza interna ed esterna senza distorsioni o negazioni, il sereno controllo del proprio mondo emotivo di fronte a successi o fallimenti, un vissuto quotidiano libero da irrigidimenti o inadeguati estremismi, la stabilità d’animo. Chi ha acquisito questo equilibrio si rivela sempre più flessibile, creativo e ottimista, e conserva un fondamentale dominio di sé.
60. – Capacità di scelte libere alla luce di motivi veri e autentici. Essa suppone:
a) una sufficiente autonomia psicologica interna ed esterna, che rende la persona indipendente da pressioni ambientali e libera interiormente, fino a poter mettere le proprie risorse al servizio del progetto di vita;
b) l’attitudine a prendere iniziative ponderate e coerenti, facendo un retto uso della libertà e assumendo le conseguenti responsabilità. Essa suppone un atteggiamento attivo, creativo e costante, che non si blocca di fronte alle difficoltà;
c) una giusta percezione del proprio valore reale, dei propri limiti, delle proprie emozioni, impulsi e tendenze, e parallelamente una sana fiducia in se stesso;
d) la capacità di rinunce, anche importanti, quando sono in gioco le proprie responsabilità, i bisogni altrui o il servizio educativo-pastorale, senza sperimentare per questo frustrazioni negative;
e) la libertà interiore di fronte alla propria famiglia, per non limitare il respiro universale della vocazione salesiana.
61. – Apertura agli altri: questo requisito sintetizza un insieme di atteggiamenti che hanno come denominatore comune la capacità di porsi in rapporto con gli altri su un piano adulto, libero da dipendenze e ribellioni di tipo infantile. Esso comporta:
a) la comunicazione: l’arte del dialogo; l’apertura alla realtà dell’altro; la capacità di simpatia, di rapporto e di incontro; il giudizio ponderato delle opinioni altrui, capace di superare pregiudizi e spinte emotive;
b) la capacità di aprirsi: sapersi esprimere e manifestare, superando eccessive riservatezze; saper accettare l’accompagnamento formativo;
c) il senso di appartenenza: per cui la persona identifica se stessa come membro attivo di una comunità e si fa carico della sua realtà e della sua missione;
d) la collaborazione: che implica il saper operare con le persone vicine e lontane per intima convinzione e dovere di coscienza, in spirito di reciprocità con accettazione dell’autorità;
e) il lavoro in équipe: l’abilità di saper lavorare “con” e “per” gli altri, dentro un progetto comune. Chi cresce in questa dimensione accetta il confronto, rispetta l’opinione altrui, dimostra lealtà nell’esecuzione delle decisioni comuni anche quando sono contrarie alle proprie visuali.
62. – Capacità di un vero amore personale, che si esprime attraverso:
a) la conoscenza, il rispetto, l’attenzione, l’affabilità con le persone con cui si vive;
b) l’accettazione e la stima senza condizioni di ogni persona, il superamento di irrigidimenti e atteggiamenti di difesa, il donarsi autenticamente, la predilezione per il più bisognoso;
c) un’affettività matura, che unifica e indirizza le forze vitali della persona verso gesti concreti e significativi: il servizio disinteressato e creativo nella comunità e nella missione educativo-pastorale, la disponibilità verso gli altri in ogni circostanza;
d) la capacità di creare e coltivare l’amicizia;
e) il saper fare il primo passo verso l’altro, la capacità di perdono;
f) il saper accogliere le giuste manifestazioni di affetto, la capacità di “farsi amare” nello stile del Sistema Preventivo di Don Bosco; il saper manifestare gratuitamente l’affetto nell’ambito comunitario ed educativo.
63. Le controindicazioni di ordine psichico e relazionale devono essere osservate e seguite con particolare attenzione. Si considerano portatori di controindicazioni assolute coloro che, secondo l’osservazione attenta di formatori preparati, fatta nella vita quotidiana e in base ad una diagnosi psicologica strutturale appropriata, manifestano disturbi di personalità che raggiungono il livello di psicopatologie gravi.[64] È indispensabile una valutazione attenta e competente per determinare se alcuni tratti di personalità presenti in forme accentuate costituiscono disturbi di personalità, modelli costanti di esperienza interiore e di comportamento, che rendono non adatti per la vita salesiana.
64. Nel settore relazionale ci sono alcuni segni di immaturità, che fanno ritenere assai dubbio che il candidato abbia le doti umane necessarie per essere salesiano. Possono considerarsi controindicazioni assolute o relative, a seconda del modo in cui sono inserite nell’insieme della personalità e della loro intensità[65], i seguenti atteggiamenti o comportamenti:
a) una concezione idealizzata di sé e la mancanza di autocritica; l’eccessiva cura di se stesso e del proprio aspetto fisico; oppure, un’esagerata sfiducia in se stesso; l’eccessivo bisogno di attenzione, oppure, al contrario, la paura di attirare l’attenzione su di sé per un’abitudine di evasione di fronte a situazioni di cambiamento;
b) un’abituale chiusura agli altri, mancanza di dialogo e di comprensione degli altri; l’insensibilità al proprio ambiente, alla società e alla Chiesa;
c) la mancanza di sincerità e di trasparenza, di fedeltà alle promesse, l’incoerenza tra il dire e il fare;
d) la mancanza di docilità, un’abituale non conformità, con un atteggiamento oppositivo costante, “spirito di contraddizione”, eccessiva tendenza all’indipendenza; oppure, un’eccessiva dipendenza dall’ambiente, dalla famiglia, da gruppi o da altre persone;
e) una notevole difficoltà di rapporti con il gruppo o con un ambiente giovanile ampio, l’ incapacità di costruire un rapporto educativo ;
f) l’incapacità a lavorare in équipe e collaborare lealmente in obiettivi comuni; l’incapacità di assumere una responsabilità e di condurre a termine progetti; l’individualismo nella riflessione e nell’azione; la mancanza di senso dell’amicizia;
g) persistenti anomalie, mancanza di autocontrollo; mancanza di equilibrio ed estremismi, caratteristici di individui esageratamente mortificati, con una virtù puramente esteriore che non deriva dall’amore al bene e fa sospettare una costrizione interiore derivante da paura, ansia, inferiorità, bisogno di dimostrare qualcosa a se stessi o agli altri;
h) il rapporto possessivo verso persone e cose; l’invidia, la gelosia; un rapporto anormale con i beni materiali, l’eccessivo bisogno e la non comprensione della loro funzione strumentale.
65. L’ambito della maturità affettivo-sessuale influisce profondamente sullo sviluppo della vita religiosa in genere e sulla pratica del celibato in particolare. Determinare la maturità affettivo-sessuale di una persona e la conseguente idoneità per la vita religiosa salesiana e la pratica del celibato comporta un discernimento complesso che considera fondamentalmente tre aspetti: la struttura della personalità e l’intera esperienza di vita, il confronto degli aspetti personali con il carisma della Congregazione, il contesto in cui si compie la missione giovanile salesiana.
66. Innanzitutto, il discernimento della maturità affettivo-sessuale considera la struttura globale della personalità e l’intera esperienza di vita. Vanno tenuti in conto il temperamento, il clima affettivo familiare, la storia della infanzia, la capacità volitiva, le motivazioni, il controllo del senso di colpa, la pietà sincera, i risultati ottenuti.
La serenità e l’equilibrio del candidato facilitano un giudizio positivo. Invece, disturbi psichici, fragilità morali trascinate da tempo, l’attuale leggerezza con altre persone (uomini, donne o giovani), l’eventuale ansia o scrupolo pongono interrogativi seri sulle possibilità concrete di un esito positivo.
Spesso in soggetti con deficienze in materia di castità non esiste un “problema sessuale”, ma un problema più ampio di personalità. Infatti, i disturbi affettivo-sessuali possono essere la punta dell’iceberg di disorganizzazioni più profonde della persona. Invece, molti disordini personali, quali certi desideri di possesso, certa durezza dei giudizi o radicalizzazioni, e anche certe anomale forme di spiritualità, di frequente non sono che la manifestazione esterna di repressioni o tare affettivo-sessuali.
Quindi, in questo campo occorre identificare le motivazioni dell’agire della persona, ad esempio, l’egocentrismo, il ripiegamento su di sé, l’abitudine di abbandonarsi a fantasie, la fuga dall’impegno quotidiano o la ricerca di soddisfazione immediata, l’isolamento al posto del contatto, la paura che impedisce la realizzazione del progetto.
Il lavoro formativo presterà attenzione alle motivazioni di fondo delle manifestazioni immature per poter orientare positivamente e con efficacia la persona.
67. In secondo luogo, il discernimento mette la struttura personale e l’esperienza di vita dell’interessato a confronto con il progetto di vita dei Salesiani di Don Bosco. Per chi vuol entrare in Congregazione, l’identità salesiana è il criterio formativo fondamentale.
È necessario constatare una adeguata identificazione sessuale dei candidati e l’esistenza dell’idoneità affettivo-sessuale richiesta per assumere con serenità e coerenza la vocazione salesiana. Si tratta di una condizione basilare per chi è chiamato a vivere la castità nella missione educativa e ad esprimerla con lo stile del Sistema Preventivo fatto di amorevolezza e di trasparenza.
Le fragilità della vita passata possono impedire di fatto l’assunzione personale dei valori vocazionali salesiani; perciò devono essere oggetto di speciale attenzione. Difficilmente gli stessi individui, al momento della richiesta di ingresso, sono consapevoli della reale portata delle loro esperienze precedenti in rapporto alla riuscita vocazionale.
D’altra parte, come affermano le Costituzioni, “le esigenze educative e pastorali della nostra missione e il fatto che l’osservanza della perfetta continenza tocca inclinazioni tra le più profonde della natura umana richiedono dal salesiano equilibrio psicologico e maturità affettiva. Don Bosco avvertiva: Chi non ha fondata speranza di poter conservare, col divino aiuto, la virtù della castità nelle parole, nelle opere e nei pensieri, non professi in questa Società, perché sovente si troverebbe in pericolo”[66].
68. In terzo luogo, il discernimento è attento al contesto in cui il salesiano deve svolgere la sua missione. Infatti, le condizioni dell’educazione della gioventù e il rapporto pastorale presentano particolari esigenze nel campo della maturità affettivo-sessuale. È importante accertare la capacità di vivere in contesti sociali “aperti” al femminile e alla “coeducazione”, ormai estesa nell’azione pastorale salesiana. Bisogna tener presente allo stesso tempo che l’esperienza del salesiano si compie in comunità maschili e che i ragazzi e i giovani maschi sono i primi destinatari della Congregazione.
69 In ambito affettivo-sessuale, il discernimento deve accertare nella struttura personale e nell’esperienza precedente del soggetto l’esistenza o meno di situazioni o fatti che possono essere problematici dal punto di vista formativo o devono considerarsi controindicazioni dal punto di vista vocazionale.
Alcune situazioni, pur non costituendo a giudizio della Chiesa una controindicazione assoluta, devono essere valutate in se stesse e anche in rapporto agli impegni futuri, perché possono rivelare un’incapacità di vivere pienamente la vita salesiana.
Sarà il discernimento, appoggiato quando necessario da consulenze specialistiche, a chiarire se tali situazioni o condizioni possono venire modificate dall’esperienza formativa o da interventi psicoterapeutici, così da rendere possibile la risposta alle esigenze della vocazione salesiana e l’integrazione della sessualità nella linea della castità.
In ogni caso, i responsabili del discernimento attribuiranno la dovuta importanza a questi aspetti, si daranno il tempo e cercheranno i mezzi adeguati per comprenderli e valutarli.
Diverse situazioni e atteggiamenti personali
70. Nell’ambito della maturità affettivo-sessuale, si dovranno ritenere controindicazioni relative o assolute, a seconda delle possibilità di superamento, le situazioni seguenti:
a) certi temperamenti chiusi e apparentemente insensibili, molto controllati ed estremamente duri nei giudizi sugli altri, che in realtà sono fondamentalmente repressi;
b) l’ipersensibilità abituale e il bisogno di dare o ricevere continue manifestazioni di affetto, come pure gli attaccamenti affettivi eccessivi;
c) l’accentuata sensualità, sotto qualsiasi forma si manifesti, anche sotto quella della poltroneria, della golosità; un’eccessiva sensibilità sessuale, anche se non vi sono mancanze formali; l’introversione morbosa[67];
d) nel settore specifico della sessualità: il disprezzo di ciò che le è connesso, la paura del mondo femminile o atteggiamenti misogini, oppure, più frequentemente, l’idealizzazione del matrimonio e l’eccessiva attrazione eterosessuale;
e) la tendenza eterosessuale non gestita e incline ad accettare o peggio a creare imprudenti situazioni di rischio in rapporto con donne o ragazze, e conseguentemente di scandalo.
Esperienze prima dell’inizio dell’itinerario formativo
71. L’esperienza sessuale completa verificatasi prima dell’inizio dell’itinerario formativo salesiano richiede un attento discernimento. L’accompagnamento formativo dovrà fare luce sull’impatto che tale esperienza ha avuto sul candidato e valutare la sua capacità di integrarla con sincerità e responsabilità nella prospettiva della castità consacrata. Ciò suppone:
1) un’analisi del contesto globale della persona, delle risorse che essa possiede e dell’influsso di tali fatti nella sua esperienza attuale;
2) la constatazione della apertura e condivisione mostrate con il proprio direttore spirituale e con i responsabili del discernimento vocazionale, dello spirito di fede manifestato nella preghiera personale e comunitaria, della capacità di sacrificio personale e di rinuncia, della consistenza delle motivazioni. Se queste condizioni non esistono sembra non avere senso il far proseguire al candidato il cammino di discernimento;
3) particolare attenzione merita la condizione “tempo”: il periodo della vita in cui si sono verificati i rapporti (infanzia - in quanto vittima di violenza -, adolescenza o età adulta); la durata del periodo in cui sono avvenuti e la frequenza; il tempo trascorso da quando sono finiti;
4) per avere speranza di integrazione si deve accertare per un lungo periodo pienezza d’impegno e fermezza di risoluzioni. Segni evidenti di auto-indulgenza non sono mai positivi: in persone con questo retroterra possono diventare serie controindicazioni e non è conveniente prolungare il discernimento;
5) nel caso dei convertiti è importante accertare se le relazioni sessuali sono avvenute prima o dopo il battesimo.
Un problema particolare: la masturbazione
72. In ambito affettivo-sessuale un problema particolare da trattare secondo criteri seri e con metodi aggiornati è quello della masturbazione.
Di fronte al fenomeno, gli ultimi documenti ecclesiali insistono sulla necessità di considerarlo non come un fatto a sé stante, ma piuttosto come un fenomeno sintomatico da valutare nell’insieme della personalità, della sua storia e del momento evolutivo in cui ognuno si trova; considerando le condizioni del soggetto nel loro insieme e non solo i criteri di tempo e di oggettività, e puntando sulle cause che lo provocano e sulle circostanze in cui è praticato. Quindi, nonostante la gravità oggettiva della masturbazione, si richiede grande cautela per stabilire la responsabilità soggettiva della persona[68]. Di qui la necessità di una valutazione attenta e seria e allo stesso tempo la difficoltà ad indicare norme oggettive e di valenza universale.
73. In concreto il problema va giudicato in base ai seguenti elementi di valutazione:
1) la qualità umana e le risorse della persona, la maturità affettivo-sessuale in altre espressioni, l’equilibrio personale o la propensione al senso di frustrazione in genere;
2) la qualità della vita spirituale, l’apertura all’accompagnamento formativo, la responsabilità nel praticare i metodi tradizionali di crescita spirituale (la direzione spirituale, la preghiera e i sacramenti, l’ascesi, la decisione nell’evitare le “occasioni prossime”);
3) le cause che provocano il fenomeno, che possono essere in rapporto con l’aggressività, l’immagine di sé o la dipendenza altrui, o con la qualità delle relazioni nella comunità[69];
4) le condizioni che accompagnano l’atto, che assegnano alla masturbazione diversi significati nella dinamica personale, come: il sollievo dall’ansia e dalla tensione, la fuga dalla propria solitudine o sofferenza, la compensazione delle frustrazioni, un riempimento di momenti di vuoto esistenziale, o semplicemente un sollievo, spesso non voluto direttamente, di tensioni fisiologiche non provocate;
5) l’intensità o la frequenza del fenomeno, la consistenza dell’impegno per superarlo e il tempo di reale superamento.
74. Una visione integrale consentirà una valutazione oggettiva del significato pronostico che possono avere determinati fatti di ordine sessuale, sia a livello di atto che a livello di spinta istintiva e di immaginazione ossessiva. A questo proposito, è necessario tener presente, per un giudizio prudenziale, alcuni fattori che contribuiscono a inquadrare nella dinamica della persona il significato dell’atto masturbatorio: il suo apparire molto precoce nella vita del giovane, il suo perdurare e persistere oltre l’adolescenza, la recidività, la comparsa tardiva, il carattere dell’ossessività, le fantasie che lo accompagnano, ecc., ma anche la totale mancanza di tali manifestazioni. Un totale silenzio della tendenza durante l’adolescenza e successivamente non può essere ritenuto per sé solo indizio sicuro di normalità.
Sono tutte circostanze che invitano alla prudenza coloro che devono dare un consiglio, valutare se il candidato fornisce una solida speranza di superamento entro un tempo prudenziale, esprimere un giudizio o fare una prognosi per una vita di celibato consacrato, vissuta con fedeltà, libertà e serenità. In questo campo non è solo questione di chiedersi se colui che si forma manifesta buona volontà. Occorre ricercare i segni della volontà di Dio nella natura, nella struttura psichica della persona e nella esperienza della sua storia in vista degli impegni e della forma di vita futura.
75. Alcune situazioni, fatti o abitudini che per la loro natura costituiscono una controindicazione grave e assoluta e un impedimento per la vocazione salesiana devono essere rilevati sin dal primo momento del discernimento, specialmente quando si tratta di candidati adulti:
a) Il fatto di essere stato partner attivo in situazione di pederastia o pedofilia, oppure aver favorito in qualsiasi modo lo sfruttamento sessuale di bambini, adolescenti o giovani di qualsiasi sesso. Anche indipendentemente dalla condotta attuale, tali fatti pregressi (che in molti paesi sono sempre perseguibili penalmente, su accusa, senza prescrizione) costituiscono un grave rischio per il bene della gioventù, per la pratica del nostro stile di castità consacrata e per la fama della Congregazione.
A seconda della legislazione delle nazioni, quando lo si ritenga necessario, si preveda la richiesta della “dichiarazione d’innocenza” del candidato riguardo a questo genere di fatti.
Non rientra in questi casi l’eventuale atto isolato eseguito durante l’adolescenza con altri soggetti minori.
b) Azioni di perversione sessuale: rapporti incestuosi; l’esercizio di violenza o abuso sessuale verso altre persone; il lavoro o l’implicazione nel campo della pornografia o lo spettacolo immorale; l’esercizio o lo sfruttamento della prostituzione …
c) La convivenza più o meno duratura implicante attività sessuale; la separazione o il divorzio (anche solo sul piano civile).
76. d) È controindicazione assoluta il “peccato grave cum alio/a” dopo l’ammissione all’itinerario formativo salesiano.
Rientrano in questa categoria gli atti gravi cercati e voluti con malizia, ancor più se sono stati deliberatamente ripetuti. Tali fatti creano una divisione morale interna espressa nella coesistenza di comportamenti paralleli contrastanti (la “doppia vita”), e quindi occorre agire assolutamente secondo la norma. Se si tratta di un prenovizio, novizio o professo temporaneo, deve essere allontanato o dimesso; se diacono, dovrà considerare seriamente di presentare domanda di dispensa.
Diversa considerazione richiedono i casi di atti isolati, oggettivamente gravi, che non hanno provocato uno scandalo e che, essendo isolati e soprattutto quando siano frutto d’ingenuità, inesperienza o macchinazione subita, vanno accompagnati dal riconoscimento e dalla volontà di cambiamento dell’interessato. Una valutazione seria e accurata può portare a riconoscere la possibilità di un reale ricupero.
77. Enunciamo, a continuazione, i criteri che orientano il discernimento vocazionale salesiano riguardo all’omosessualità, sia la tendenza o la condizione, sia gli atti omosessuali. Queste situazioni non si considerano qui dal punto di vista morale o educativo-pastorale, ma specificamente dalla prospettiva del discernimento dell’idoneità per la vocazione salesiana, tenendo presenti la dignità intrinseca di ogni persona[70] e le peculiari esigenze del progetto di vita consacrata e della missione salesiana.
Il complesso fenomeno dell’omosessualità include le persone “che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso”[71].
La Chiesa distingue fra la tendenza o condizione omosessuale e la sua attuazione[72]; difende le persone omosessuali, “chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita”, da “ogni marchio di ingiusta discriminazione”[73], pur condannando gli atti di omosessualità[74]. Ciononostante, sostiene che “vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale”[75] e invita gli Istituti religiosi a fare proprie e ad esporre “le ragioni che giustificano il fatto di scartare dalla vita religiosa quelle e quelli che non giungeranno a padroneggiare le tendenze omosessuali”[76].
Per noi la valutazione va riferita specificamente alla vocazione consacrata salesiana, la quale richiede una particolare capacità di maturità, di equilibrio e di ascesi nell’ambito affettivo-sessuale anche a coloro che hanno tendenze eterosessuali normali. Ma per le sue peculiari caratteristiche essa comporta specifiche esigenze in riferimento alla omosessualità. Si tratta infatti di una vocazione-missione che si vive in comunità maschili, che porta ad agire in costante contatto con la gioventù povera, di preferenza maschile, bisognosa di attenzione e di affetto, con uno stile di famiglia e un metodo educativo che si esprimono attraverso l’amorevolezza, la capacità di farsi amare e di dimostrare amore.
L’esperienza salesiana, nel suo aspetto comunitario e nella sua espressione educativa e pastorale, insegna quanto sia difficile che una persona di tendenza o condizione omosessuale possa rispondere con equilibrio, serenità e coerenza alle esigenze del progetto di vita della Congregazione Salesiana. Per cui è indispensabile nel discernimento in materia di omosessualità una valutazione seria ed esigente, in attenzione alla Congregazione, che deve assicurare la sua autentica testimonianza, e in attenzione al candidato, a cui si rende un giusto servizio evitandogli di assumere un genere di vita che gli richiederebbe uno sforzo straordinario di controllo e di equilibrio.
78. In particolare, in materia di omosessualità costituiscono una controindicazione assoluta per la vita salesiana:
a) L’abitudine omosessuale e gli atti di omosessualità verificatisi dopo l’inizio dell’itinerario formativo salesiano. Per il secondo caso valgono i criteri espressi sopra[77].
Non rientrano in questi casi le manifestazioni omosessuali occasionali, attaccamenti, temporanee manifestazioni di immaturità, ecc., che si considerano superabili con il normale processo formativo. Per le ammissioni si devono valutare attentamente il tempo trascorso, l’avvenuta integrazione dei fatti, la raggiunta capacità di equilibrio e di controllo ( comprensione e criterio, motivazione religiosa, maturità nelle relazioni, ecc.).
79. b) La tendenza o condizione omosessuale che si rileva, con aiuto professionale, come inserita nella struttura della personalità. Si tratta della sola tendenza, senza atti o abitudini omosessuali.
Di per sé, essa può essere controllata con l’educazione[78], e non necessariamente si traduce in attività omosessuale o in atteggiamenti che mettono a rischio l’identità sessuale. Tale tendenza però di frequente rende molto difficile all’individuo di stabilire e mantenere un atteggiamento educativo-pastorale “salesiano” di fronte alla gioventù maschile. Sovente la condizione omosessuale conduce alla perdita dell’equilibrio nell’interazione pedagogica e può portare ad un logoramento psicologico della persona.
Nel contesto educativo-pastorale salesiano lo stile di vita omosessuale trova occasioni di iperstimolazione e situazioni che possono condurre a vincoli intensi e immaturi, con il rischio di una certa morbosità nel rapporto con la gente giovane. Sono fatti che facilmente diventano pubblici e, quindi, minacciano l’immagine della Congregazione e l’efficacia della sua testimonianza.
Non rientra in questi casi il timore dell’omosessualità, che in un ambiente caratterizzato dall’assenza di ragazze può affliggere i giovani in situazioni di particolare insicurezza: tale timore può manifestare piuttosto una fragilità generale o una identità debole, o denotare momenti di definizione o di passaggio. Il lavoro formativo in questi casi si concentrerà sulle reali motivazioni del fenomeno.
80. Accenniamo ad alcune disposizioni, atteggiamenti, condizioni, che permettono di valutare l’idoneità spirituale dei candidati alla vita religiosa salesiana. Il loro sviluppo dipende dall’azione dello Spirito e da un costante impegno formativo.
Li raggruppiamo attorno ai seguenti nuclei: vita cristiana e caratterizzazione salesiana, vita comunitaria, consigli evangelici, segni di vocazione specifica.
81. Per quanto riguarda la relazione con Cristo, l’opzione per Lui e la sua sequela per la costruzione del Regno, secondo il carisma di Don Bosco, sono da valutare e da coltivare i seguenti aspetti:
a) un atteggiamento di fede, caratterizzato dall’accoglienza della Parola assunta come criterio di vita;
b) un rapporto di amicizia e d’intimità col Signore, manifestato nella centralità dell’esperienza eucaristica, nella celebrazione del sacramento della Riconciliazione, nell’assidua partecipazione alla preghiera comunitaria, nella fedeltà ai momenti di preghiera personale e alle pratiche di devozione proprie della vocazione salesiana;
c) l’identificazione con il “da mihi animas cetera tolle”, attuata nello zelo apostolico verso i giovani, nella disponibilità per affrontare le esigenze pastorali, nella capacità di sacrificio;
d) la disponibilità all’accompagnamento formativo, la costanza nella pratica della direzione spirituale e la collaborazione nel discernimento;
e) l’opzione cosciente e la decisione di strutturare la propria vita attorno ai valori della consacrazione salesiana, testimoniate con la coerenza delle opere;
f) la crescita nelle virtù umane e cristiane, e negli atteggiamenti pedagogici e pastorali propri del Sistema Preventivo;
g) una sufficiente conoscenza di Don Bosco e una esperienza positiva di vita salesiana;
h) il senso di Chiesa, che si esprime nella comunione pastorale, nell’adesione al magistero, nell’inserimento nella Chiesa locale, secondo le possibilità personali e il carisma della Congregazione.
82. Per quanto riguarda la “vita comunitaria salesiana”, oltre agli elementi indicati nell’ambito della capacità relazionale, devono essere verificati i seguenti indicatori:
a) un chiaro riferimento allo stile di fraternità voluto da Don Bosco nel concreto della vita e dell’azione quotidiana; il riferimento alla propria comunità e all’Ispettoria nelle decisioni e iniziative; il senso di appartenenza alla Congregazione e alla Famiglia Salesiana;
b) l’atteggiamento di accoglienza e la cordialità dei rapporti, secondo lo spirito di famiglia; la capacità di condividere l’esperienza vocazionale e di prestare attenzione ai processi e alle dinamiche che vive la comunità;
c) la capacità di vivere e lavorare insieme ai confratelli e di assumere con lealtà e generosità un progetto comunitario;
d) la responsabilità personale nell’esecuzione dei compiti affidati, senza bisogno di una costante spinta esterna, impiegando i propri doni e accettando i propri limiti;
e) la corresponsabilità nella comunità educativo-pastorale, la valorizzazione del contributo degli altri, nel rispetto dei loro ruoli.
83. Per quanto riguarda i “consigli evangelici”, si possono considerare i seguenti indicatori di idoneità per la vita salesiana:
a) la disposizione positiva nei confronti delle varie mediazioni umane; l’assunzione di un progetto comunitario e l’operare con visione e mentalità d’insieme;
b) la libera e serena accettazione dell’autorità, in una positiva disponibilità all’obbedienza, scevra sia dalla dipendenza passiva che dall’opposizione sistematica;
c) l’intraprendenza e la capacità di lavoro; la cura dei beni della comunità e dell’opera; la capacità di condivisione delle proprie qualità e competenze, dei beni e degli strumenti; il senso sociale dei beni e dei servizi;
d) la giusta comprensione del rapporto salesiano tra austerità di vita personale e comunitaria e qualità degli strumenti per un efficace servizio;
e) l’effettiva dipendenza dalla comunità e dal superiore, la capacità di condivisione dei doni ricevuti, la sobrietà nello stile di vita e nell’uso degli strumenti personali; la responsabilità e la cura dell’aspetto economico;
f) la capacità di amare autenticamente le persone con le quali si vive, di prediligere i giovani destinatari della missione, di vivere l’amicizia in forma serena, matura e coerente con la vocazione;
g) l’atteggiamento di stima, rispettoso e prudente, per la donna, con una normale capacità di autocontrollo e di equilibrio emozionale; la spontaneità naturale nelle manifestazioni affettive, in sintonia con la propria scelta di vita consacrata.
84. I criteri di discernimento finora enunciati sono validi per tutti i Salesiani. Siccome però la vocazione specifica investe tutta la vita del confratello, la dimensione laicale o clericale della sua esistenza costituisce una prospettiva permanente del discernimento vocazionale. È quindi opportuno evidenziarne alcuni segni, nella consapevolezza che si tratta di segni specifici, ma non esclusivi.
85. Segni che portano a discernere la vocazione di salesiano coadiutore,
Il salesiano coadiutore, per la sua laicità consacrata, è allo stesso tempo un segno della dimensione secolare della Chiesa e dei valori della consacrazione; ed è per la comunità salesiana, la Comunità Educativa Pastorale e la Chiesa un appello vivente ai valori della dimensione secolare del mondo e della storia,
La laicità non va intesa come qualcosa di negativo – il non volere o non potere diventare salesiano presbitero o diacono – né si riduce a un servizio o a una semplice funzione[79]. Non si riferisce in primo luogo a ciò che il coadiutore voglia o possa fare, ma a come egli debba essere nel fare. Il suo modo di vivere la vocazione salesiana, di porsi di fronte alla missione, il suo ruolo nella comunità salesiana[80] e nella comunità educativa, richiedono alcuni atteggiamenti e alcune condizioni specifiche:
86. a) Sentirsi chiamato a vivere l’insieme dei valori salesiani come consacrato laico, che comporta di:
– rispondere alla volontà di Dio, porsi al suo servizio e realizzare la propria santificazione da religioso laico: una risposta espressa nella testimonianza del “buon cristiano”, vissuta nella vita consacrata;
­– accettare questa specifica vocazione come “originale” dimensione personale con le sue ricchezze e la diversità delle sue funzioni, che riempie e non limita le proprie aspirazioni, e comprendere ciò che questo significa a livello spirituale, comunitario e pastorale;
– essere consapevole e assumere l’impegno di vivere nella Congregazione “la medesima vocazione in fraterna complementarità”[81] con il salesiano presbitero ed essere disponibile alla collaborazione creativa nella missione[82].
b) Rendersi idoneo a compiere la missione di educatore-pastore dei giovani nella forma laicale, coltivando le capacità e acquistando le competenze necessarie per prestare servizi e impegnarsi in ambienti professionali, sociali, culturali più congeniali con l’identità del salesiano coadiutore;
c) Educarsi ad uno stile di intraprendenza e concretezza, curando:
– la vicinanza al mondo e l’attenzione ai problemi umani, l’interesse per le realtà del lavoro e la sensibilità per il territorio, la disponibilità a intervenire;
– il senso della professionalità, la coscienza che ogni mestiere è importante, la serietà nella programmazione, la capacità di collaborare;
– la stima e la propensione al lavoro manuale e tecnico, ma anche l’apprezzamento per il lavoro intellettuale e la disposizione a trarne profitto;
– la condivisione dello spirito e della missione con i membri della Comunità Educativo-Pastorale e della Famiglia Salesiana, secondo la propria identità di salesiano coadiutore.
87. Segni che portano a discernere la vocazione di salesiano presbitero[83].
Si evidenziano in particolare i seguenti aspetti che devono caratterizzare il salesiano che si orienta al presbiterato e intraprende il cammino di configurazione a Cristo Sacerdote, al seguito e sull’esempio di Don Bosco:
a) sentirsi chiamato ad un’esperienza spirituale di unione con Cristo, caratterizzata dalla identificazione personale con il ministero e l’opera di Don Bosco sacerdote, padre e maestro della gioventù;
b) fare propria l’espressione salesiana del ministero presbiterale nella missione giovanile; un ministero vissuto nella prospettiva educativa, secondo un progetto comunitario, realizzato in opere diverse e compiuto nell’interazione di ruoli complementari;
c) vivere e coltivare le espressioni del ministero presbiterale in coerenza con i destinatari, con i criteri, il metodo e lo spirito salesiano, con la radicalità del “da mihi animas” e lo stile del Sistema Preventivo.
d) vivere la vita e la missione in comunione e collaborazione con i confratelli coadiutori, ed esprimere il servizio ministeriale nell’ambito della CEP e della Famiglia Salesiana, con capacità di animazione;
e) testimoniare secondo il carisma salesiano l’amore per la Chiesa nella comunione pastorale, nella docilità al Papa e ai pastori, nella partecipazione alla vita diocesana, nella disponibilità alla missione universale.
88. Chi si sente chiamato alla vocazione salesiana e chiede di essere ammesso intende optare per uno stile di vita, per un insieme di valori che percepisce in accordo con la sua realtà e le sue aspirazioni.
Il primo passo nel discernimento vocazionale consiste nel verificare la presenza dei requisiti di idoneità e l’assenza di controindicazioni. Tuttavia, anche se questi sono segni importanti e necessari per scoprire una autentica chiamata di Dio, non sono sufficienti.
89. È necessario andare oltre, cioè identificare e valutare l’origine di questa inclinazione, di questo orientamento. Occorre comprendere quali bisogni, desideri o interessi, quali dinamiche positive e negative, interne od esterne, costituiscono il fondamento e danno consistenza a questa scelta. In una parola, è necessario individuare le motivazioni profonde della scelta vocazionale. L’intervento formativo contribuirà a renderle adeguate, vere e autentiche fino a giungere al segno positivo fondamentale, la retta intenzione.
90. La retta intenzione è la volontà chiara e decisa di offrirsi interamente al Signore, di appartenere a Lui e di servirlo nel prossimo secondo la vocazione salesiana. È una volontà sincera, ben motivata, dichiarata e dimostrata attraverso una condotta coerente e la piena disponibilità formativa. La retta intenzione è ben diversa dalla semplice attrazione sensibile o da un generoso desiderio di servizio o da altri aspetti, pur importanti, della vocazione salesiana, come ad esempio il piacere di stare con i giovani, il lavoro educativo, un ruolo sociale. L’intenzione soprannaturale è un impegno di tutta la persona illuminata dalla fede. È l’offerta di sé a una missione percepita e accettata dalla mano di Dio per mezzo della Chiesa.
L´interesse e l’inclinazione autentici e orientati verso la missione salesiana e una vera motivazione soprannaturale sono le componenti essenziali della retta intenzione. È il più caratteristico e indispensabile segno vocazionale, che conferisce solido fondamento agli altri elementi di idoneità.
91. Il discernimento delle motivazioni è un aspetto determinante del processo formativo. Le motivazioni sono complesse e in buona parte inconsce, come complessa è la persona nella quale il fisiologico, lo psicologico (conscio e inconscio), lo spirituale e la grazia costituiscono un’unità.
Per il discernimento e la valutazione delle motivazioni è bene distinguere i diversi tipi e i diversi livelli. Si può parlare di motivazioni:
– consce e inconsce: quelle che il soggetto manifesta a parole e che crede di possedere, e quelle per cui egli agisce e vive, pur non essendone consapevole;
– dominanti o semplicemente presenti: quelle che di fatto muovono la persona verso determinate scelte, e quelle che accompagnano le scelte senza essere decisive;
– convergenti o divergenti: quelle che sono coerenti con l’orientamento vocazionale, come per esempio l’aspirazione personale a lavorare per i giovani e la volontà di darsi totalmente a Dio nella costruzione del Regno; oppure, quelle divergenti, che producono una incoerenza interna, come il voler divenire religioso e proporsi di salire di rango nella scala sociale;
– autentiche o apparenti, adeguate o inadeguate, valide o invalide: quelle interiorizzate, o assunte solo apparentemente dal soggetto; quelle che muovono verso gli altri e il loro bene e orientano tutta la persona verso Dio, il suo Regno, il suo progetto, oppure quelle centrate sul soggetto, sulla soddisfazione dei suoi bisogni, dei suoi desideri.
92. Il discernimento deve poter identificare la qualità delle motivazioni:
a) La motivazione autentica, adeguata e valida è fondata su valori essenzialmente religiosi, sull’amore di Dio e del prossimo, e riesce a indirizzare verso queste mete le energie del soggetto. La si riconosce dalla coerenza tra i valori proclamati e la vita vissuta, dalla serenità e dalla gioia con cui il candidato vive il quotidiano.
È la motivazione specifica che coincide con la “retta intenzione”: è una motivazione fondamentale che tocca l’essenza della vocazione. Una tale motivazione è capace di purificare, unificare e consolidare altre motivazioni consce o inconsce.
Ai fini della riuscita vocazionale il discernimento e l’intervento formativo devono accertare che la motivazione autentica sia presente nel candidato, o che egli la possa raggiungere con un normale processo formativo.
b) La motivazione inadeguata si basa su valori sani e appartenenti alla vocazione, ma non fondanti e, in certo senso, marginali o periferici, come sono la gratificazione per il successo nell’educazione, la gioia nel lavoro giovanile, la soddisfazione di esprimere in modo significativo le proprie risorse, la promozione dei poveri, il gusto per il servizio sociale, la passione per lo studio, il piacere di una vita di amicizia.
Quando si presentano come dominanti, prive di correttivi e di integrazioni soprannaturali, anche se valide in se stesse, queste motivazioni non sono sufficienti a dare ragione della vita consacrata e a sostenere la fedeltà in essa. Esse si esauriscono se non hanno radici solide e definitive nel sentirsi chiamati a testimoniare il primato di Dio e nell’accogliere la centralità di Cristo nell’impostazione della propria esistenza.[84] Mediante l’aiuto formativo possono essere purificate ed integrate entro motivazioni religiose autentiche.
c) La motivazione invalida, anche se appare esteriormente religiosa, effettivamente è basata su bisogni e interessi soggettivi molteplici, come il bisogno di sicurezza, l’affermazione di sé, la ricerca di affetto, e non consente di reggere la scelta vocazionale, il cammino formativo e la perseveranza.
93. L’accertamento di una motivazione autentica è sempre un’impresa delicata. Le motivazioni non sono mai allo stato puro. Verificata la sincerità del candidato, che esclude ogni falsità cosciente, non si deve presumere l’esistenza della rettitudine di intenzione. Si può ritrovare frammista a un insieme di motivazioni egocentriche, che appartengono alla sfera chiaramente inconscia.
Attraverso il discernimento, quindi, si devono scoprire le motivazioni consce e, nel possibile, anche quelle inconsce, avvalendosi anche dell’aiuto delle scienze umane, soprattutto quando la persona non raggiunge un buon livello di integrazione. Si tratta di comprendere l’atteggiamento di fondo della persona, i valori, le necessità, le carenze e gli aspetti che, positivi in sé, possono però nascondere atteggiamenti difensivi.
Ugualmente è necessario valutare quali siano le motivazioni dominanti e quali semplicemente presenti, fino a che punto sono convergenti e soprattutto se sono autentiche o meno.
Si richiede perciò l’impegno del candidato e il contatto profondo di direzione e di orientamento spirituale con chi ha sensibilità e capacità di discernimento.
La comprensione e la valutazione delle motivazioni spettano in modo particolare al direttore spirituale e al confratello stesso, anche se i membri del Consiglio non possono perdere di vista questo elemento di capitale importanza.
94. Per quanto riguarda l’intervento formativo bisogna essere consapevoli che le motivazioni sono suscettibili di maturazione e di purificazione graduale e continua. Spesso il candidato si presenta manifestando come dominante una motivazione inadeguata, che l’intervento formativo aiuta a trasformare, orientandola verso una linea più autentica. Per questo serve un processo che privilegi l’impegno del soggetto nella risposta e nella crescita vocazionale. I formatori a questo livello possono influire, più che con l’intervento diretto, con la creazione di un clima che favorisce la conoscenza di sé e la valorizzazione delle motivazioni personali, e spinge verso l’autenticità vocazionale.
Così, la formazione porta progressivamente il candidato a comprendere con maggior profondità e chiarezza che è il Signore che “chiama” e “motiva la scelta” del servizio ai giovani nella Congregazione.
2.3.3 Dimensione intellettuale
95. La capacità intellettuale non è un elemento isolato della personalità. È inserita in un contesto (temperamento, orientamento mentale, fattori ambientali) e in tale contesto deve essere valutata.
Da una parte, si deve verificare se l’intelligenza del candidato è sufficiente ed è integrata con il resto della sua personalità, se conduce a riconoscere i propri limiti, a rimediare alle proprie lacune attraverso l’informazione e la qualificazione. Si deve constatare se l’interessato sa ragionare per confrontarsi ed accogliere aspetti nuovi e riesce a decidere coerentemente. Bisogna accertare se si tratta di un’intelligenza abile nell’elaborazione del pensiero e in grado di stabilire relazioni.
D’altra parte, occorre che l’intelligenza sia proporzionata e relativa al tipo di impegno che si vive in una Congregazione chiamata ad una missione educativa e pastorale, che si esprime in una diversità di forme e si realizza in collaborazione attraverso ruoli e funzioni differenti. Non si tratta quindi della capacità di accumulare conoscenze ma piuttosto di un sano criterio per pensare e discernere e della competenza per attuare la missione.
96. Occorre tener presente che l’incapacità di apprendere dalla vita, come pure la chiusura mentale e la mancanza di onestà di fronte alla verità, sono segni che possono esprimere problematiche psicologiche: paure, angosce, e svariati altri atteggiamenti di difesa, che impediscono l’apertura agli altri e, quindi, possono rendere la persona incapace di vivere la vocazione salesiana.
Perciò nel discernimento non basterà riferirsi unicamente ai risultati scolastici o accademici. Bisogna riscontrare anche abilità intellettuali pratiche per comprendere e affrontare i problemi di ogni giorno e quel senso della realtà che porta ad evitare ingenue idealizzazioni.
Chi non riesce tanto bene negli studi può risolvere in modo soddisfacente problemi pratici e di relazione con le persone, di valutazione prudenziale delle situazioni, dimostrando una buona intelligenza pratica.
Chi riesce molto bene negli studi può essere invece un individuo portatore di disagio, che trova difficoltà ad accettare un progetto comunitario, ad essere docile alle richieste più semplici ma urgenti, e può diventare un oppositore sistematico.
97. Si tratta di un’attitudine, il cui sviluppo va continuamente curato. Richiede una volontà costante e la capacità di concentrazione, la presenza di autentici interessi culturali, l’impegno a mantenere l’intenzionalità vocazionale salesiana come criterio di orientamento e di caratterizzazione delle scelte e degli sforzi per aggiornarsi e maturare intellettualmente, l’attenzione ai livelli di vita emergenti nelle culture giovanili.
98. La capacità intellettuale del salesiano, in sintesi, deve essere sufficiente per compiere gli studi, che corrispondono agli impegni futuri (tanto dei salesiani coadiutori come di quelli chiamati al ministero presbiterale) e per avere una giusta conoscenza della natura della vocazione e delle sue esigenze[85]. Deve includere la capacità riflessiva e di giudizio, propria di chi è educatore e pastore, necessaria per coltivare una sensibilità culturale, formativa e pastorale, che permetta di vivere attenti ai segni dei tempi, di discernere la voce dello Spirito e acquistare la capacita di imparare dalla vita.[86]
99. Tutti devono raggiungere un livello di studi che li collochi all’altezza di svolgere un ruolo utile nella comunità e nella realizzazione della missione educativo-pastorale salesiana. Per chi inizia, si deve accertare almeno l’attitudine ad acquistare una qualifica professionale. Lungo l’itinerario formativo il salesiano deve ottenere i titoli di studio stabiliti nel progetto ispettoriale di formazione. A seconda dei contesti nei quali avviene la chiamata e la prima formazione, i titoli che attestano la qualificazione del candidato possono essere diversi.
Per essere in grado di vivere e condividere i valori salesiani oggi e di attualizzare il Sistema Preventivo occorre una sufficiente conoscenza di Don Bosco e della sua storia, dell’esperienza, della riflessione e degli orientamenti della Congregazione, dei diversi gruppi della Famiglia Salesiana.
In ogni caso è indispensabile valorizzare il cammino quotidiano di qualificazione attraverso una forma di confronto comunitario e di realizzazione programmata della missione, accompagnata e sostenuta dalla riflessione personale e condivisa e dall’atteggiamento di discernimento.
100. Alcuni segni che possono manifestare una mancanza di idoneità per la vita salesiana sono:
a) la non riuscita negli studi necessari alla nostra missione, come sono previsti dalle norme della Chiesa e dagli indirizzi salesiani;
b) il mancato impegno nella qualificazione personale, necessaria per il ruolo di animazione e di responsabilità che si deve svolgere;
c) un debole interesse per il proprio rinnovamento culturale e professionale, e la scarsa dedizione allo studio, atteggiamenti che possono indurre un senso di emarginazione e di inferiorità e condurre alla superficialità nell’operare;
d) uno stile di vita attivista e superficiale, che non si preoccupa di curare la qualità dell’esperienza e del lavoro, non sa darsi tempo per la riflessione, non valorizza le opportunità di condivisione e di lettura della realtà.
101. Sono segni di idoneità, da verificare e da far maturare durante la formazione, le qualità proprie dell’educatore pastore salesiano. In particolare, si rilevano le seguenti:
a) la predilezione per i giovani poveri e abbandonati e per gli ambienti popolari; la solidarietà, la capacità di mantenere il contatto con i contesti giovanili e di incarnarsi in contesti diversi dal proprio;
b) l’attitudine a recepire e stimare i valori del proprio tempo; la capacità di comprensione critica dei linguaggi della comunicazione sociale, di confronto con le situazioni culturali, di apertura all’informazione;
c) la capacità di svolgere la missione salesiana per profonde ragioni di fede, come vera esperienza spirituale, integrando spiritualità e azione pastorale, educazione ed evangelizzazione, traducendo lo zelo pastorale nell’iniziativa, nella generosità e nel sacrificio;
d) il possesso di un adeguato senso pastorale e l’assunzione del Sistema Preventivo come metodo e spiritualità; la capacità di testimoniare un quadro di valori in sintonia con la proposta educativo-pastorale salesiana;
e) la competenza educativo-pastorale, che comporta un insieme di conoscenze specifiche, in particolare della pastorale giovanile salesiana, l’assunzione di abilità operative e la ricerca di qualificazione. Espressione privilegiata di questa ricerca è la costante attenzione ai problemi educativi, alle diverse forme di comunicazione e ai nuovi messaggi, per l’annuncio della Parola ai giovani;
f) la capacità di animare e di accompagnare persone e gruppi, promovendo un cammino di qualità umana e cristiana;
g) il senso comunitario della missione ispettoriale e locale, manifestato nella partecipazione alla progettazione (PEPS), nel rispetto per la programmazione comune e nel riferimento ai responsabili, nella collaborazione per l’esecuzione, in un positivo rapporto con i laici e con i membri della Famiglia Salesiana;
h) l’abito della riflessione sulla prassi, in base agli stimoli e agli indirizzi della Chiesa, ai criteri della scienza pastorale e alle direttive della Pastorale Giovanile Salesiana;
i) il vivere la missione come cammino di formazione.
102. Le controindicazioni si rilevano nella mancanza o nel disarmonico sviluppo degli elementi sopraindicati:
a) poca sensibilità e interesse per i destinatari specifici della nostra missione e debole attenzione per la cultura locale e il proprio territorio;
b) superficialità nell’esperienza educativo-apostolica; esecuzione materiale delle attività educativo-pastorali, senza una costante riflessione e confronto; scarsa attenzione agli orientamenti pastorali della Chiesa e della Congregazione;
c) difficoltà ad incarnare il Sistema Preventivo come criterio permanente di vita e di azione; una visione secolarizzata dell’attività educativo-pastorale, fondata sulle tecniche operative senza la forza del “da mihi animas”; o una visione che non integra la prospettiva educativa;
d) l’individualismo apostolico, l’assenza di comunicazione con gli altri operatori e responsabili della missione comune, un debole inserimento nella comunità educativo-pastorale;
f) mancanza di impegno nel qualificarsi per la missione.
103. Sono già stati messi in rilievo il significato e l’importanza delle ammissioni nel lungo e delicato cammino del discernimento vocazionale. Esse costituiscono momenti di sintesi e di particolare responsabilità decisionale e offrono un valido aiuto pedagogico per l’accompagnamento del candidato verso una risposta sempre più convinta e matura. Per questo le ammissioni devono essere viste nella prospettiva di un cammino nel quale è necessario distinguere chiaramente il processo di maturazione dalla non attitudine alla vita religiosa salesiana[87], i criteri di base dai criteri di crescita.
Le conseguenze che le ammissioni hanno per il candidato e per la comunità esigono che le decisioni si fondino su elementi positivi, come stabilisce esplicitamente il testo costituzionale[88]. È responsabilità prioritaria di chi ammette assicurare che esistano le condizioni per un’esperienza vocazionale autentica; in caso di dubbio riguardo all’idoneità, la prudenza e l’esperienza consigliano di non procedere all’ammissione[89].
Come durante il processo di discernimento, così anche nelle ammissioni si devono tener presenti le due espressioni dell´unica vocazione salesiana, quella del salesiano coadiutore e quella del salesiano presbitero.
104. Non si ripete qui quanto già detto a proposito della natura, delle condizioni e dei criteri di discernimento. L’attenzione è rivolta specificamente alle ammissioni e al giudizio sull´idoneità vocazionale dei confratelli in formazione iniziale.
L’ammissione avviene in seguito alla domanda presentata liberamente dal candidato[90]. L’ammissione non è un passaggio che si compie automaticamente, come conclusione di un periodo formativo o in seguito a una scadenza del calendario. Vale in forma analogica per ogni tappa formativa quanto le Costituzioni affermano per la professione perpetua: il candidato presenta la domanda “quando ha raggiunto la maturità spirituale salesiana richiesta dall’importanza di tale scelta”[91].
La domanda è richiesta per l’ammissione al noviziato, alla professione temporanea o perpetua, ai ministeri, al diaconato e al presbiterato. La Ratio si riferisce anche a domande di genere diverso, quali quelle per il prenoviziato, per la formazione specifica dei candidati al presbiterato, per la preparazione alla professione perpetua[92].
105. Conviene che la domanda, indirizzata all’Ispettore e consegnata al Direttore, pur rispettando la forma personale, contenga i seguenti elementi:
– nome e cognome del richiedente e data in cui viene presentata;
– riferimento al dialogo avuto con il Direttore e al suo accordo per la presentazione;
– cenno al discernimento fatto e alla richiesta di parere al direttore spirituale e al confessore;
– oggetto della domanda, espresso in forma chiara, cioè l’ingresso al noviziato, la prima professione temporanea o il suo rinnovamento, la professione perpetua, i ministeri, gli ordini;
– espressione della coscienza dell’atto pubblico che si intende porre, e della libertà di porlo, come pure della motivazione fondamentale.
106. Responsabili delle ammissioni sono, in grado diverso, l’Ispettore con il suo Consiglio e il Direttore con il suo Consiglio. “L’ammissione al noviziato, alla professione temporanea o perpetua, ai ministeri e alle sacre ordinazioni… – affermano le Costituzioni – è fatta dall’Ispettore con il consenso del suo Consiglio, avuto il parere del Direttore della comunità con il suo Consiglio”[93].
La responsabilità giuridica delle ammissioni spetta dunque all’Ispettore, al Direttore e ai loro Consigli, a ciascuno secondo la propria competenza consultiva o deliberativa. Attraverso il discernimento e l’ammissione essi assumono le responsabilità giuridiche e morali connesse con la loro funzione. È indispensabile che si assicurino istanze di dialogo per favorire la comunione di criteri ed evitare divergenze o contrasti nelle valutazioni e nelle decisioni.
107. La domanda è esaminata ad un duplice livello: dal Consiglio della comunità di appartenenza e dal Consiglio ispettoriale da cui dipende la comunità.
Al livello locale, il Direttore e i membri del suo Consiglio, che ordinariamente hanno un contatto più vicino con il candidato ed una conoscenza diretta della sua situazione vocazionale, sono chiamati ad esprimere un proprio parere e un voto consultivo. Alle votazioni partecipa anche il Direttore; la maggioranza va calcolata in base al numero dei presenti.
108. Al livello ispettoriale, le Costituzioni stabiliscono: “È necessario che l´Ispettore abbia il consenso del suo Consiglio... per l’ammissione al noviziato, alla professione, ai ministeri e alle sacre ordinazioni”[94].
I membri del Consiglio ispettoriale non possono rimettersi semplicemente al giudizio del Consiglio della comunità. Devono formarsi un parere personale, possibilmente diretto, dei candidati: cerchino di conoscere e di seguire la loro preparazione, attuando quelle forme di contatto e di accertamento, che permettono di dare un voto motivato e consapevole. Per questo compito saranno risolutivi l’attenta considerazione del giudizio del Consiglio della comunità locale e il confronto con le osservazioni delle ammissioni precedenti, allo scopo di valutare i progressi compiuti e la maturazione avvenuta. Di fronte ad eventuali perplessità, si cerchi di giungere ad una miglior comprensione della situazione mediante il dialogo e un supplemento di informazione. Non è prudente limitarsi semplicemente a votare come ha votato il Consiglio della comunità.
109. L’ammissione propriamente detta è un atto formale dell’Ispettore[95]. Il rapporto Ispettore-Consiglio, per quanto riguarda il voto di ammissione, si attiene alle seguenti norme:
– Se si esige il consenso del Consiglio (è il caso delle ammissioni al noviziato, alla professione, ai ministeri e agli ordini), l’obbligo del superiore di attenersi al voto emesso significa che egli non può ammettere un candidato per il quale il Consiglio ha votato negativamente. Non è però obbligato ad ammettere un candidato per il quale il Consiglio ha votato positivamente. Egli può negare l’ammissione nel caso in cui esista una causa grave da lui conosciuta.
­– Se è richiesto il parere del Consiglio, l’Ispettore per la validità deve sentire tutti i consiglieri. Poi, siano essi favorevoli o contrari, può agire con piena autonomia secondo la propria coscienza. Tuttavia non dovrebbe discostarsi dal loro parere, specialmente se concorde, senza un motivo grave.
110. Nelle votazioni del Consiglio la maggioranza va calcolata sul numero dei presenti (non sul numero dei voti validi), ricordando che l´Ispettore non vota. Se ci fosse parità di voti, l’Ispettore non può procedere[96].
Nessun membro del Consiglio locale o ispettoriale può cedere ad imposizioni o pressioni di qualsiasi genere e provenienza quando si tratta di dare il proprio voto sull´idoneità di un candidato.
In tutto ciò si ricordi l´obbligo del segreto.
111. Nelle modalità di ammissione si segua la successione di momenti ormai collaudata, tenendo conto della diversità di situazioni:
– colloquio con il Direttore (confessore e direttore spirituale) e presentazione della domanda;
– parere della comunità[97];
– parere dell’Ispettore d’origine con il suo Consiglio (per chi è fuori della propria Ispettoria)[98];
– parere e voto del Direttore della comunità con il suo Consiglio;
– voto deliberativo del Consiglio ispettoriale competente e ammissione dall’Ispettore[99].
112. Nell’ammissione al prenoviziato si deve considerare attentamente la diversità di situazioni e di esperienze personali da cui i candidati provengono e portano con sé, quanto ad età, studi, esperienze di vita e condizioni familiari, vita cristiana e conoscenza della vita salesiana, ecc.
Nell’applicare i criteri esposti, che concernono le attitudini e le disposizioni, le motivazioni e le controindicazioni, si considerino gli obiettivi di questa fase formativa e quindi l’idoneità e la maturità che essa richiede. Quanto all’idoneità, è importante che “si raccolgano in collaborazione con il candidato, quei dati e quelle informazioni utili a far emergere i segni di una vera vocazione salesiana e le sue eventuali controindicazioni”[100]. Si effettuino i controlli medici previsti dalla Ratio e dal Direttorio ispettoriale[101].
Alcuni requisiti che si giudicano necessari per l’ammissione al noviziato devono essere tenuti presenti anche per l´ammissione a questa fase (cfr. per es. le situazioni che rendono invalida l’ammissione al noviziato)[102].
“Soltanto quando il candidato ha fatto l’opzione per la vita salesiana (opzione iniziale, naturalmente) è in grado di cominciare la preparazione immediata al noviziato”[103].
113. L’ammissione al noviziato significa che il candidato è giudicato idoneo ad iniziare l´esperienza religiosa salesiana[104]. Secondo i Regolamenti egli “deve essere immune dagli impedimenti previsti nei canoni 643-645 § 1, dimostrare le attitudini e la maturità necessarie per intraprendere la vita salesiana e avere sufficiente salute per poter osservare le Costituzioni della Società”[105].
L’importanza e quindi la serietà dell’ammissione al noviziato è evidenziata da una constatazione fatta a livello di vita religiosa secondo la quale “la maggior parte delle difficoltà incontrate ai nostri giorni nella formazione dei novizi derivano dal fatto che essi, al momento della loro ammissione al noviziato, non possedevano quel minimo di maturità necessaria”[106].
Con il noviziato ha inizio l’esperienza religiosa salesiana; il candidato vi aderisce perché la giudica corrispondente alla sua chiamata personale. L’ammissione dunque può avvenire solo dopo che è stata verificata la presenza di tale intenzione, che determina una vera opzione e un autentico atteggiamento formativo. Occorre riscontrare l’esistenza di una motivazione sufficientemente autentica, adeguata e valida.
Se questa decisione o questa motivazione sono assenti, il noviziato può ridursi ad una esperienza artificiale ed esterna, quasi un’impresa imprudente da parte del candidato, date le esigenze che gli saranno proposte, con incidenza non positiva sullo stesso ambiente formativo.
114. Il can. 642 stabilisce: “I superiori ammettano con la più attenta cura soltanto coloro che, oltre all´età richiesta, abbiano salute, indole adatta e maturità sufficiente per assumere il genere di vita proprio dell´Istituto; la salute, l´indole e la maturità siano anche verificate, all’occorrenza, da esperti, fermo restando il disposto del can. 220”.
115. Gli impedimenti cui si riferiscono i Regolamenti generali nell´art. 90 sono così presentati nei canoni 643-644: “È ammesso invalidamente al noviziato:
– chi non ha ancora compiuto 17 anni di età;
– chi è sposato, mentre perdura il suo matrimonio;
– chi è attualmente legato con un vincolo sacro a qualche Istituto di vita consacrata o è stato incorporato in una Società di vita apostolica, salvo il disposto del can. 684;
– chi entra nell’Istituto indotto da violenza, da grave timore o da inganno, e chi è accettato da un superiore costretto allo stesso modo;
– chi ha nascosto di essere incorporato in un Istituto di vita consacrata o in una Società di vita apostolica”[107].
“I superiori non ammettano al noviziato chierici secolari senza consultare l´Ordinario del luogo, né persone gravate di debiti e incapaci di estinguerli”[108].
Circa l´ammissione di figli illegittimi o di divorziati, si seguano le indicazioni date sopra (n. 57).
116. I requisiti giuridici richiesti per l’ammissione al noviziato sono che il candidato:
– sia libero dagli impedimenti sopra elencati;
– sia ammesso dal legittimo superiore;
– presenti i documenti prescritti:
· la domanda;
· l’attestato di battesimo e di confermazione;
· l’attestato di stato libero;
· per chi è stato incorporato in un Istituto religioso o in una Società di vita apostolica, l’attestato del superiore maggiore dell´Istituto o della Società;
· per i chierici secolari, l’attestato dell’ultimo ministero o ordinazione e le lettere testimoniali degli Ordinari delle diocesi nelle quali sia stato, dopo il conferimento del ministero o dell´ordinazione, per più di un anno.
I destinatari di queste informazioni hanno l´obbligo stretto di custodire il segreto sulle notizie ricevute e sulle persone che le hanno fornite. Quanto alle consulenze degli esperti bisogna tener presenti anche le leggi locali sulla privacy.
117. Durante il noviziato il candidato con l´aiuto del maestro “approfondisce le motivazioni della propria scelta, accerta l´idoneità alla vocazione salesiana e si orienta verso il completo dono di sé a Dio per il servizio dei giovani secondo lo spirito di Don Bosco”[109]. Il giudizio che danno i superiori per ammettere alla prima professione deve fondarsi su elementi positivi comprovanti il raggiungimento degli obiettivi propri del noviziato.
I criteri di ammissione, di cui si è detto, consentono di individuare gli elementi che provano l’attitudine del novizio alla vita salesiana; tra di essi:
– una salute sufficiente e una qualificazione adeguata;
– un normale sviluppo della capacita di relazioni umane;
– un’affettività ricca ed equilibrata;
– una esperienza cristiana profonda e una motivazione di fede;
– una sufficiente conoscenza ed assimilazione dello spirito salesiano, e l’identificazione con la missione della Congregazione caratterizzata dalla carità pastorale e dalla predilezione per i giovani e vissuta con lo stile del “Sistema Preventivo”.
118. La vita e l’esperienza comunitaria esigono positivamente:
– la capacità di inserirsi nella comunità, superando l’isolamento e l’individualismo, aprendosi alla diversità e promovendo l’unità, anche con sacrificio personale;
– una capacità affettiva che porta alla comunicazione, alla condivisione della preghiera e delle esperienze, alla correzione fraterna;
– un senso di appartenenza manifestato nella disponibilità, nella dedizione e nel sentirsi responsabile della missione della comunità;
– un atteggiamento di apertura e di accoglienza verso le persone che entrano in rapporto con la comunità.
119. L’esperienza di vita secondo i consigli evangelici suppone alcuni atteggiamenti interiorizzati in modo adeguato:
– circa l’obbedienza: l’accettare positivamente e con responsabilità sia le disposizioni che le critiche, l’essere aperto con i formatori, dimostrare capacità di collaborazione e di iniziativa;
– circa la povertà: l’impegno per assumere uno stile di vita sobrio e austero; accontentarsi facilmente ed essere flessibile riguardo ad esigenze e gusti personali, per quanto riguarda il cibo, l’abbigliamento od altro; l’amore per il lavoro, la generosità nel prestarsi per i servizi richiesti; saper condividere con gli altri le proprie cose; essere attento alle situazioni di povertà e di ingiustizia e alla condizione dei destinatari della missione salesiana;
– circa la castità: essere consapevole della dimensione sessuale nella propria vita; assumere una visione giusta e serena del celibato, come valore caratteristico della propria esistenza; farsi conoscere adeguatamente dal proprio direttore spirituale; essere in grado di dare e di accogliere manifestazioni di fraternità e di affetto e di vivere l’amicizia; coltivare la capacità di ascesi nella vita quotidiana.
120. Soddisfatti i requisiti richiesti per l’ammissione al noviziato, per la validità della professione temporanea secondo il can. 656 si esige che:
– il candidato abbia compiuto almeno 18 anni di età;
– il noviziato sia stato portato a termine validamente;
– sia stata fatta liberamente l´ammissione da parte del superiore competente, con il voto del suo Consiglio a norma del diritto;
– la professione sia espressa ,e venga emessa senza che vi sia violenza, timore o inganno;
– la professione sia ricevuta dal legittimo superiore, personalmente o per mezzo di un delegato.
121. Per quanto si riferisce alla durata del noviziato, si ricordi il dettato dell’art.111 delle Costituzioni: “Il noviziato dura dodici mesi a norma del diritto. Comincia quando il candidato, ammesso dall´Ispettore, entra nella casa del noviziato canonicamente eretta e si pone sotto la guida del maestro. Un’assenza che superi i tre mesi continui o discontinui lo rende invalido. L´assenza che supera i quindici giorni dev’essere ricuperata”.
Per assenza si intende l’allontanamento reale e temporaneo dalla casa di noviziato, con motivi giustificati o senza di essi, con o senza licenza. Quando i novizi come gruppo preso nella sua totalità dimorano in un’altra casa dell’Istituto, designata ad hoc dall’Ispettore, a norma del can. 647 §3, non si dà assenza[110].
Per quanto si riferisce alle esperienze pastorali o a periodi apostolici formativi, di cui parla il can. 648 §2, si devono applicare gli stessi criteri sopra riferiti, poiché il nostro diritto proprio non stabilisce norme particolari al riguardo. Anche in questo caso dunque non si può parlare di assenza, se ci si attiene a quanto stabilisce il can. 647 §3; diversamente, questi periodi devono essere computati come assenze.
122. Le nostre Costituzioni, tenendo presente quanto è disposto dal can 655, stabiliscono: “La professione nel primo triennio sarà triennale o annuale; nel secondo triennio sarà ordinariamente triennale”[111]. “Nulla vieta – aggiunge la Ratio – che possa essere biennale. La scelta tra le diverse possibilità deve essere basata su motivi formativi, considerando la gradualità e la serietà dell’impegno. La decisione dipende dalla domanda del novizio o del professo temporaneo e dall’ispettore che lo ammette”[112].
Il periodo della professione temporanea dura ordinariamente sei anni; l’Ispettore, se lo ritiene opportuno, lo può prolungare, ma non oltre i nove anni.[113] Il can. 658 stabilisce che la professione temporanea deve durare almeno tre anni, salvo quanto prescritto nel can. 657, §3.
123. “La riammissione in Congregazione di chi fosse uscito legittimamente dalla Società al termine del noviziato o dopo la professione compete all’Ispettore con il suo Consiglio. Chi è riammesso deve ripetere il noviziato e compiere il periodo di voti temporanei.
A norma del can. 690, il Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio può dispensare dall’onere di ripetere il noviziato, dando allo stesso tempo all’Ispettore con il suo Consiglio facoltà di riammettere.
Spetta al Rettor Maggiore stabilire – in questi casi – un conveniente periodo di prova prima della professione temporanea e la durata dei voti temporanei prima della professione perpetua.
L’Ispettore, valutate insieme con il suo Consiglio le motivazioni della domanda di riammissione, presenterà la richiesta al Rettor Maggiore, con una relazione circostanziata del caso (curricolo dettagliato del richiedente, motivi per cui non fece la professione o decise di uscire dopo la professione e ora chiede di essere accettato, ecc.)”[114].
124. “La prima professione apre un periodo di vita consacrata durante il quale il confratello... completa il processo di maturazione in vista della professione perpetua e sviluppa, come salesiano laico o aspirante al sacerdozio, i diversi aspetti della sua vocazione”[115].
Il criterio di giudizio per l’ammissione alla rinnovazione della professione è dato dal progressivo raggiungimento di questo obiettivo, sia nell’immediato postnoviziato[116], sia durante il tirocinio[117].0
125. Più concretamente, dopo aver accertato l’idoneità alla vita salesiana e dopo aver approfondito le motivazioni della scelta vocazionale, due obiettivi del noviziato che permangono durante tutto il processo formativo, il professo vive successivamente le fasi dell’immediato postnoviziato e del tirocinio che, secondo il testo costituzionale, hanno come scopo:
– l’immediato postnoviziato, di orientare “il giovane confratello a integrare progressivamente fede, cultura e vita”, mediante “l’approfondimento della vita di fede e dello spirito di Don Bosco e un’adeguata preparazione filosofica, pedagogica e catechistica in dialogo con la cultura”[118];
– il tirocinio, di aiutare il confratello a realizzare “la sintesi personale tra la sua attività e i valori della vocazione”, nel “confronto vitale e intenso con l’azione salesiana in un’esperienza educativa pastorale”. Egli la compie esercitandosi “nella pratica del Sistema Preventivo e in particolare nell’assistenza salesiana”[119].
126. Circa il tempo della rinnovazione, va tenuto conto che la professione, terminato il periodo per il quale fu emessa, deve essere rinnovata senza dilazione[120].
La rinnovazione è obbligatoria anche nel caso che, essendo prossimi alla professione perpetua, questa si volesse tramandare, per motivi ragionevoli, per un breve periodo, a data opportuna. In questo caso si rinnova la professione temporanea per il periodo di tempo che la separa da quella perpetua. Tuttavia un’eventuale interruzione, dovuta a ignoranza o negligenza, non infirma la validità e la liceità dell’avvenuta professione.
La rinnovazione deve essere pubblica, cioè ricevuta dal superiore competente.
127. Le ammissioni ai ministeri e agli ordini sacri costituiscono momenti di discernimento, opzione e decisione, che si collocano nel processo di formazione del salesiano sacerdote. I criteri di discernimento e i requisiti per l’accettazione vanno visti nella prospettiva globale dell´identità del salesiano sacerdote, descritta nella Ratio e qui ricordata in alcuni dei suoi elementi.
128. Va anzitutto considerato che, per chi è orientato al presbiterato, la prospettiva della formazione sacerdotale è presente lungo tutto l’arco formativo e non solo nel periodo della formazione specifica.
Infatti, pur avendo la formazione salesiana ordinariamente un curricolo paritario, con le stesse fasi e con obiettivi e contenuti simili, vi sono alcune distinzioni determinate dalla vocazione specifica di ognuno. Per questo tutta la formazione iniziale offre al salesiano candidato al presbiterato la possibilità di sviluppare i diversi aspetti della sua vocazione come “aspirante al sacerdozio”[121].
129. La formazione specifica del candidato al presbiterato, che si compie in parte o interamente dopo la professione perpetua, completa la formazione iniziale. Per il candidato al ministero presbiterale la formazione specifica segue gli orientamenti e le norme stabilite dalla Chiesa e dalla Congregazione e mira a preparare il sacerdote pastore educatore nella prospettiva salesiana[122].
130. La progressiva configurazione del futuro presbitero a Cristo Pastore è frutto dell´iniziativa di Dio che chiama, abilita e invia, e di un generoso impegno formativo di risposta. Si esprime attraverso un processo graduale, soprattutto in quegli eventi che manifestano e significano anche visibilmente la chiamata e la risposta, il conferimento della grazia e il mandato per il servizio.
Il conferimento del lettorato e dell’accolitato e l’ordinazione diaconale, finalizzati al presbiterato, sono momenti importanti. L’esercizio di questi ministeri e del diaconato, pur avendo ciascuno contenuti e obiettivi propri, ha una finalità prevalentemente pedagogica (spirituale, ascetica, liturgica) in vista dell´ordinazione presbiterale.
131. Le ammissioni ai ministeri e agli ordini assumono come criterio fondamentale l’identità del salesiano presbitero. In base ad essa infatti si valuta la progressiva idoneità e maturità del candidato. Per questa ragione, parlando del lettorato e dell´accolitato, non ci si sofferma ad esplicitarne i criteri positivi di idoneità; ci si deve riferire a quanto si afferma del diaconato e del presbiterato.
132. “I ministeri del lettorato e accolitato, previsti per i chierici con finalità pedagogica, siano conferiti durante la formazione specifica del salesiano presbitero”[123].
Per l’ammissione ai ministeri si richiede:
– la domanda presentata liberamente dal candidato all’Ispettore, attraverso il Direttore della comunità;
– la presenza dei requisiti indicati dalla Chiesa e di quelli necessari per l’espressione salesiana del ministero, e il grado di maturità vocazionale richiesto dal momento formativo che si sta vivendo[124];
– il rispetto degli interstizi stabiliti dalla Santa Sede e dalle Conferenze episcopali. Ciò vale per l´ammissione all´accolitato e al diaconato: “Il conferimento del lettorato e dell´accolitato, senza che tra essi intercorra almeno lo spazio di qualche mese, è illecito, irregolare e fa perdere il senso pedagogico dei ministeri stessi. Così pure una vicinanza troppo stretta tra l’accolitato e il diaconato”[125].
3.6.2 Ammissione agli ordini sacri: diaconato e presbiterato
133. I criteri per determinare l’idoneità del salesiano candidato al diaconato e al presbiterato si fondano sull’identità del presbitero nella Chiesa, tenendo presente che la specifica vocazione salesiana imprime caratteristiche proprie al ministero.
Infatti, il modello sacerdotale di Don Bosco ispira e orienta la vocazione e il cammino formativo del salesiano presbitero. Il carisma salesiano lo contrassegna come sacerdote educatore pastore, in una concreta forma di vita consacrata, e lo contraddistingue dal punto di vista spirituale e pastorale.
In questa prospettiva vanno visti anche i criteri per valutare la maturità e la crescita in rapporto alle funzioni fondamentali del ministero ordinato. Sono criteri validi, in forma analoga, per l’ammissione al diaconato e al presbiterato.
L’esperienza diaconale, oltre a permettere l’approfondimento e la sintesi di alcune linee formative, offre la possibilità di una preparazione particolare nelle aree della spiritualità sacerdotale, dell’annuncio della Parola, dell’animazione liturgica, della catechesi e pastorale giovanile, della pastorale del sacramento della Riconciliazione.
L’ammissione al presbiterato terrà presente il buon esito dell’esperienza diaconale.
3.6.3 Attitudini per l´esercizio salesiano del ministero
134. Senza ripetere i criteri fondamentali di discernimento[126], si presentano gli elementi che indicano l’idoneità del soggetto per le funzioni ministeriali e fanno capire l’adeguatezza delle sue motivazioni.
135. Nel servizio alla Parola, il candidato deve manifestare:
– una fede viva e adulta che abbia alla base una seria interiorizzazione personale del messaggio cristiano;
– la capacità di giudizi retti, teorici e pratici, di discernimento spirituale e pastorale;
– la docilità e la sintonia con il magistero della Chiesa nell’esercizio del ministero[127];
– la capacità di ascolto, di comunicazione e di adattamento alle diverse circostanze.
– una sintesi teologica sufficientemente solida come fondamento per i doveri che comporta la trasmissione del messaggio evangelico e la sua inculturazione, e per un costante aggiornamento personale;
136. Nel servizio di santificazione occorre che il futuro diacono o presbitero dia prova di:
– senso salesiano e sacerdotale della sua consacrazione religiosa: l’esperienza di Dio e della vocazione, vissute come motivo centrale della propria esistenza; la castità religiosa e il celibato sacerdotale, accettati positivamente come dono e come stile di vita;
– un’esperienza di fede coltivata e sostenuta da una pedagogia spirituale concreta e costante, che si esprime nella preghiera personale, nella condivisione della propria esperienza e nel compimento dei propri doveri riguardo alla preghiera liturgica della Chiesa;
– la capacità di accompagnare, specialmente i giovani, nella vita spirituale e di introdurre nell’esperienza dei sacramenti, in particolare l’Eucaristia e la Penitenza.
137. Nel servizio della carità, attraverso l’animazione della comunione e il servizio educativo-pastorale ai giovani, il candidato deve dimostrare:
– la maturazione umana richiesta al sacerdote salesiano dalla sua missione educativo- pastorale, in particolare:
· la fermezza d´animo, la stabilità del carattere, l’accettazione della disciplina personale e comunitaria richiesta dalla vita sacerdotale[128];
· un buon criterio pratico, radicato nella virtù della prudenza, con capacità di valutare oggettivamente le situazioni;
· una personalità matura nell’ordine affettivo, con una adeguata immagine di sé, capace di stabilire rapporti pastorali positivi con uomini e donne, di dimostrare sincero interesse e di conservare il giusto equilibrio nel coinvolgersi nella situazione delle persone (capacità di affetto e di distacco);
· sensibilità salesiana nell’apertura ai problemi delle persone, dell´ambiente e del proprio tempo;
138. – l’adeguato sviluppo dello specifico ruolo del salesiano sacerdote:
· nel mondo moderno e tra i giovani di oggi;
· nel senso di appartenenza alla Congregazione e nell’identificazione con la sua missione specifica;
· nella valorizzazione e la complementarità con il salesiano coadiutore;
· nella comunità salesiana e nella CEP e nell’animazione spirituale della Famiglia salesiana e dei laici;
139. – la capacità di animazione della comunità educativo-pastorale espressa in specifiche abilità:
· la creazione, la direzione e l’iniziativa nell’organizzazione della comunità cristiana;
· l’accompagnamento sacerdotale delle persone e dei gruppi nella direzione spirituale, e nel dialogo pastorale;
· la gestione dei diversi tipi di ambienti e settori pastorali salesiani;
· la comunicazione dello spirito salesiano ai laici e il lavoro educativo pastorale condiviso.
140. Sono da rilevare i seguenti aspetti:
– l’atteggiamento di formazione permanente e una pedagogia di vita che privilegia l’attenzione alla propria esperienza spirituale e alla coltivazione del rapporto con Dio;
– il superamento della semplice risposta ai bisogni personali, la crescita della libertà interiore e dell’unità di vita, il consolidamento del senso vocazionale e di motivazioni soprannaturali tali che aiutino ad affrontare serenamente le inevitabili prove della vita salesiana;
– la valorizzazione della condivisione fraterna, del rapporto con il superiore, dell’accompagnamento spirituale, del discernimento pastorale;
141. – un vivo senso di Chiesa, della sua presenza e della sua missione nel mondo d’oggi, di cui alcuni segni sono:
· l’ardore apostolico, l’interesse per le urgenze del Regno, l’apertura universale;
· una convinta accettazione dell’identità del presbitero e del ministero come sono presentati dalla Chiesa e l’accoglienza degli orientamenti del Papa e dei Pastori;
· la consapevolezza della posizione del presbitero nel rapporto di comunione con gli altri membri della comunità ecclesiale;
· uno specifico modo di collocarsi da presbitero religioso nella Chiesa locale[129];
142. – la capacità di vivere “sacerdotalmente” nelle diverse opere attraverso cui si realizza la missione salesiana e nei diversi ruoli che sono richiesti (direttore spirituale, amministratore, parroco, formatore, educatore di ragazzi della strada e uomo della comunicazione sociale…);
– il vivere il ministero sacerdotale come un’esperienza spirituale che dà significato e riempie l’esistenza e non solo come servizio funzionale in una determinata struttura.
143. Sono richiesti i seguenti requisiti giuridici a chi, compiuti i tre anni di formazione specifica nel caso del diaconato e i quattro anni nel caso del presbiterato, chiede di essere ammesso all’ordinazione[130]:
– aver ricevuto i ministeri di lettore e di accolito, avendo osservato i periodi di tempo prescritti: un tempo conveniente, almeno di qualche mese, tra il lettorato e l’accolitato, almeno sei mesi tra l’accolitato e il Diaconato (cfr can. 1035 §2) e tra il Diaconato e il Presbiterato (cfr can. 1031 §1); si ricordi che “l’ordinazione diaconale può avvenire ordinariamente soltanto dopo aver concluso il terzo anno degli studi teologici”[131].
– la domanda liberamente compilata e sottoscritta (cfr. can. 1036);
– aver emesso i voti perpetui (cfr. can. 1037);
– essere libero dalle irregolarità e dagli impedimenti di cui ai canoni 1040-1049;
– aver presentato i documenti richiesti: 1º) certificato degli studi regolarmente compiuti, a norma del can. 1032 (terzo anno degli studi teologici per il diacono, quattro anni per il presbitero); 2º) certificato di diaconato ricevuto, se si tratta di ordinandi al presbiterato; 3º) se si tratta di ordinandi al diaconato, certificato di battesimo e di confermazione e dell’avvenuta ricezione dei ministeri di cui al can. 1035; ugualmente il certificato della dichiarazione di cui al can. 1036[132];
– essere stato oggetto di scrutinio circa le qualità di cui al can. 1051: retta dottrina, pietà genuina, buoni costumi, attitudine ad esercitare il ministero, documento sul suo stato di salute sia fisica sia psichica.
Avvenuta l’ammissione al diaconato o al presbiterato, con la procedura stabilita dalle Costituzioni[133], l’Ispettore rilascia le lettere dimissorie di cui al can. 1019 §1, in vista della ordinazione.
144. Il periodo della professione temporanea ha lo scopo di completare “il processo di maturazione in vista della professione perpetua”[134]. L’ammissione alla professione perpetua costituisce quindi il punto di arrivo del processo di discernimento vocazionale salesiano; è in continuità con esso e, nello stesso tempo, ha in sé un’importanza unica. Questo suo valore esige un adeguato periodo di preparazione prossima e un impegno particolare nell’applicazione dei criteri finora esposti.
La Ratio mette in rilievo l’importanza dell’itinerario di preparazione alla professione perpetua che “comprende il periodo di verifica e di discernimento in vista della domanda, il processo di ammissione e la preparazione alla celebrazione dell’atto della professione; non si limita a preparare la celebrazione una volta avvenuta l’ammissione”[135].
“Il professo temporaneo, circa un anno prima della scadenza del periodo di professione, manifesti esplicitamente all’Ispettore, nella forma che si ritenga più opportuna, la sua volontà di iniziare la preparazione alla professione perpetua”[136].
145. L’ammissione alla professione perpetua comporta che il socio abbia raggiunto “la maturità spirituale salesiana richiesta dall’importanza di tale scelta”[137], che diviene “metro di giudizio e criterio di discernimento di tutte le scelte posteriori”[138], e in modo particolare abbia dimostrato motivazioni adeguate.
Le attitudini alla vita salesiana già esposte, dovranno essere tenute presenti in una prospettiva di sintesi, nella loro globalità e armonia.
146. Più particolarmente e in base soprattutto all’esperienza del tirocinio si dovrà verificare:
– circa l´attività apostolica, se nel rapporto educativo-pastorale si è manifestata un’adeguata maturità umana proporzionata all’età cronologica, base di ogni altra maturazione; se l’esperienza del tirocinio è stata vissuta con zelo, come impegno e risposta vocazionale o come attivismo e liberazione dall’anonimato, con un atteggiamento di equilibrio sereno tanto nei successi quanto nelle difficoltà, con senso di adattamento a luoghi, circostanze ed impegni apostolici diversi; se in essa è stata messa in evidenza la predilezione per i giovani, specialmente più poveri; se è stato praticato con slancio e fedeltà il Sistema Preventivo; se la missione è stata vissuta con senso comunitário;
– circa la vita comunitaria, quali siano stati gli atteggiamenti di convivenza con altri confratelli anche di mentalità ed età diverse, se di apertura, di collaborazione, di inserimento docile e attivo nelle iniziative comuni;
– circa la vita secondo i consigli evangelici, se vi sono stati un atteggiamento di discernimento e di disponibilità, la capacità di iniziativa e di corresponsabilità; una testimonianza di povertà nello stile e nei criteri di vita, nella realizzazione della missione e nell’impegno di lavoro; equilibrio e maturità sufficiente nei rapporti interpersonali, nel contatto con i giovani e con i laici; capacità di comunicazione e di amicizia, prudenza e ascesi;
– circa l’esperienza personale di preghiera, di direzione e condivisione spirituale e di formazione permanente: se il confratello ha agito con impegno e costanza; se ha dimostrato un atteggiamento formativo attivo e ha valorizzato l’accompagnamento spirituale; se è stato sensibile a una certa apertura culturale e all’aggiornamento.
147. Oltre a tener conto dei requisiti e delle controindicazioni prudenziali già indicate per la prima professione, per la professione perpetua si richiede:
– per la sua validità:
· un tempo di prova, dopo la prima professione, che secondo le norme del Codice di diritto canonico non deve essere inferiore a tre anni né superiore a nove[139]. A norma delle nostre Costituzioni[140], per noi il tempo di prova è ordinariamente di sei anni. In casi particolari e per giusta causa, riconosciuta dall’Ispettore con il suo Consiglio, la professione perpetua potrà essere anticipata;
· avere compiuto 21 anni di età[141]
· il disimpegno dal servizio militare o per averlo già compiuto o per essere stato dichiarato inabile od esente in perpetuo[142];
– per la sua liceità: l’osservanza del rito prescritto.
Nota: Si indicano alcuni documenti ecclesiali e salesiani
recenti che possono essere di particolare interesse per
il discernimento vocazionale salesiano e le ammissioni.
1. DOCUMENTI ECCLESIALI
· Giovanni Paolo II
– Esortazione apostolica Pastores Dabo Vobis, 1992
– Esortazione apostolica Vita consecrata,1996
· Congregazione per l´educazione cattolica (CEC)
– Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, 1970 e 1985
– Orientamenti educativi per la formazione al celibato sacerdotale, 1974
– Lettera circolare sulla formazione spirituale nei seminari, 1980
– Orientamenti educativi sull’amore umano, 1983
– L’ammissione al seminario di candidati provenienti da altri seminari o famiglie religiose, 1986
– Direttive sulla preparazione degli educatori nei seminari, 1993
· Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica
– Potissimun Istitutioni. Direttive sulla formazione negli istituti religiosi, 1990
– La vita fraterna in comunità, 1994
· Congregazione per il culto divino
– Lettera Gli scrutini sull’idoneità dei candidati agli ordini, 1997
· Pontificio Consiglio per la Famiglia
– Sessualità umana: verità e significato, 1995
2. DOCUMENTI SALESIANI
– Il progetto di vita dei Salesiani di Don Bosco. Guida alla lettura delle Costituzioni
salesiane, 1986
– Il Direttore Salesiano. Un ministero per l’animazione e il governo della comunità locale, 1986
– L’Ispettore Salesiano. Un ministero per l’animazione e il governo della comunità
Ispettoriale, 1987; contiene in Appendice “Elementi giuridici e prassi amministrativa”,
– Elementi giuridici e prassi amministrativa nel governo dell’Ispettoria, 1987
[1] Le Costituzioni e la Ratio offrono abbondanti elementi per il discernimento. La Ratio demanda a questo fascicolo l’esplicitazione di alcuni aspetti concreti.
[2] C 3
[3] C 195
[4] C 109
[5] Cfr C 23. 110. 117
[6] Cfr C 105
[7] C 22
[8] Cfr C 96
[9] C 2
[10] Cfr C 107
[11] C 109
[12] C 110
[13] C 109
[14] C 2
[15] Cfr CG21 173
[16] Cfr FSDB 310. 323
[17] C 109
[18] C 98
[19] C 107
[20] FSDB 321
[22] Cfr FSDB 268-276
[23] C 109
[24] C 110
[25] Cfr C 117
[26] Cfr FSDB 276; ISM 390-395
[27] Cfr C 108
[28] C 104
[29] Cfr C 108
[30] Cfr FSDB 394
[31] Cfr FSDB 269
[33] C 99
[34] Cfr FSDB 270
[35] Cfr FSDB 292
[36] Cfr FSDB 276
[37] Cfr can. 641
[38] FSDB 246
[39] Cfr FSDB 247.281
[40] Cfr FSDB 298
[41] In termini giuridici è chiamato talvolta “segreto commesso” o di coscienza, in quanto viene consegnato (“commesso”) alla coscienza della persona per l’ufficio che essa esercita.
[42] Cfr DSM 264
[43] Cfr FSDB 296
[44] Cfr R 81
[45] FSDB 237
[46] FSDB 236
[47] FSDB 262
[48] FSDB 117
[49] FSDB 243
[50] C 22
[51] Epistolario di San Giovanni Bosco, a cura di D. Eugenio Ceria, SEI Torino, vol. IV pag. 209
[52] Cfr can. 642
[53] Form. Cel. 38
[54] RI 15; cfr can. 642
[55] C 108.
[56] Cfr can. 1029; RI 15; Sac. Coel. 63
[57] Cfr RI 16; RFIS 39. 41
[58] Cfr Form. Cel. 38
[59] Cfr FSDB 59-60
[60] HIV = Human Immunodeficiency Virus, AIDS = Acquired Immune Deficiency Syndrome (Sindrome da immunodeficienza acquisita o Virus dell’AIDS)
[61] Cfr FSDB 352
[62] Ad esempio, vi sono culture nelle quali il primogenito ha responsabilità assoluta per i fratelli e le sorelle; perciò una volta deceduti i genitori, egli deve assumere questo compito difficilmente compatibile con gli impegni della vita religiosa
[63] Can. 1040-1042.1139-1140
[64] Da un manuale classico prendiamo una lista di disturbi della personalità e una loro breve descrizione a scopo informativo e di riferimento:
“Il disturbo paranoide di personalità è un quadro caratterizzato da sfiducia e sospettosità, per cui le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole.
Il disturbo schizoide di personalità è un quadro caratterizzato da distacco dalle relazioni sociali e da una gamma ristretta di espressività emotiva.
Il disturbo schizotipico di personalità è un quadro caratterizzato da disagio acuto nelle relazioni strette, distorsioni cognitive o percettive, ed eccentricità nel comportamento.
Il disturbo antisociale di personalità è un quadro caratterizzato da inosservanza e violazione dei diritti degli altri.
Il disturbo borderline di personalità è un quadro caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti, e da marcata impulsività.
Il disturbo istrionico di personalità è un quadro caratterizzato da emotività eccessiva e da ricerca di attenzione.
Il disturbo narcisistico di personalità è un quadro caratterizzato da grandiosità, necessità di ammirazione, e mancanza di empatia.
Il disturbo evitante di personalità è un quadro caratterizzato da comportamento sottomesso e adesivo legato ad un eccessivo bisogno di essere accuditi.
Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità è un quadro caratterizzato da preoccupazione per l’ordine, perfezionismo ed esigenze di controllo.” (DSM-IV Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, American Psychiatric Association, Milano – Parigi – Barcelona, 1996, 687).
Questi disturbi della personalità possono presentarsi da soli o uniti a qualche altro e spesso coinvolgono alterazioni fisiologiche (disturbi psicosomatici).
[65] Cfr RFIS 39
[66] C 82
[67] Cfr RI 30 § 5
[68] Cfr CDF, Persona humana, Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale, 1975, n. 9; CEC, Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale, 1983
[69] Form. Cel. 5. 36. 63
[70] CDF, Lettera Homosexualitatis problema,1 ottobre 1986, 6
[71] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357
[72] Cfr CDF, Persona humana, Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale, 1975
[73] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr 2359
[74] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2396
[75] CDF, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non-discriminazione delle persone omosessuali, in: L’Osservatore Romano, 24 luglio 1992, 11
[76] PI 39
[77] Cfr numero 76, seconda parte
[78] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2359
[79] Cfr CG21 178
[80] Cfr ACS 298 (1980), pag. 16-17
[81] C 4
[82] Cfr ACS 298 (1980), pag. 20.23
[83] Cfr Parte terza, 127-143; PI 108-109
[84] Cfr Vecchi J., Discorso del Rettor Maggiore a conclusione del CG24, in CG24 240; ACG 365 (ottobre-dicembre 1998) 79, pag. 10
[85] Cfr VC 98; PDV 51
[86] Cfr C 19. 119
[87] Cfr CGS 697
[88] Cfr C 108
[89] cfr FSDB 321; vedi sopra n. 47
[90] Cfr C 108
[91] C 117
[92] Cfr FSDB 351, 482, 515
[93] C 108
[94] C 165
[95] Cfr can. 127
[96] Cfr can. 127 e l’interpretazione ufficiale data dalla Commissione per l’interpretazione del CIC in AAS 1985, pag. 771; cfr Elementi giuridici e prassi amministrativa nel governo dell’Ispettoria, Roma 1987, n. 18
[97] Cfr R 81
[98] Cfr FSDB 301
[99] Cfr C 108
[100] FSDB 351
[101] Vedi sopra n. 54
[102] Cfr can. 643-645 § 1
[103] CG21 267
[104] Cfr C 109
[105] R 90
[106] CRIS, Renovationis causam. Istruzione sull’aggiornamento della formazione alla vita religiosa, 1969, n. 4 (citato da PI 42)
[107] Can. 643
[108] Can. 644
[109] C 110
[110] Nel can. 647 § 3 si legge: “Il superiore maggiore può permettere che il gruppo dei novizi, per determinati periodi di tempo, dimori in un’altra casa dell’Istituto, da lui stesso designata”.
[111] C 113
[112] FSDB 390
[113] Cfr C 117
[114] FSDB 394
[115] C 113
[116] Cfr C 114
[117] Cfr C 115
[118] C 114
[119] C 115
[120] Cfr can. 657 §1
[121] Cfr C 113
[122] Cfr C 116
[123] FSDB 491
[124] Cfr can. 230 § 1
[125] ACS 293 (1979), p. 26; cfr can. 1035
[126] Cfr capitolo secondo
[127] Cfr MuR 33
[128] Cfr Sac. Coel. 66
[129] Cfr MuR, specialmente 30. 33
[130] cfr FSDB 494-495
[131] FSDB 494, cfr 495, cfr Elementi giuridici 76. 78
[132] Si tratta della dichiarazione del candidato che attesta di voler ricevere l’ordine spontaneamente e liberamente e di dedicarsi per sempre al ministero; per i documenti richiesti cfr can. 1050
[133] Cfr C 108; R 81
[134] C 113
[135] FSDB 512
[136] FSDB 515
[137] C 117
[138] ACS 295 (1980), pag. 20
[139] Cfr can. 658, 2º; 657 §2
[140] Cfr C 117
[141] Cfr can. 658, 1º
[142] Cfr SCR Decreto Militare Servitium (de religiosis servitio militari adstrictis), 30 luglio 1957, AAS 49; Elementi giuridici e prassi amministrativa nel governo dell’Ispettoria, n. 53. 73

References: § 1
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 § 5
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