Source: http://mobile.ilcaso.it/articolo_ragionato/fallimentare/15/R15*24
Timestamp: 2019-10-17 00:33:31+00:00

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Fallimento – Dichiarazione – Soglie di fallibilità – Prova – Bilancio d’esercizio – Unicità dello strumento per la verifica della concreta sussistenza dei requisiti di fallibilità – Esclusione
Fallimento – Dichiarazione – Esenzione ex art. 1 l.f. – Prova – Provenienza dei documenti dall’impresa interessata – Valutazione dell’attendibilità ex art. 116 c.p.c. del materiale disponibile – Necessità – Poteri di indagine officiosa del giudice – Caratteristiche – Limiti
Tutti gli imprenditori, indipendentemente dalla semplificazione o esenzione dall’imposizione fiscale, sono soggetti all’obbligo civilistico della tenuta delle scritture contabili, tra le quali è ricompreso, ai sensi dell’art. 2217 c.c., il bilancio d’esercizio, il quale deve dimostrare con evidenza e verità gli utili conseguiti o le perdite subite.
Il fatto che tutti gli imprenditori siano obbligati alla tenuta del bilancio non significa né comporta che il bilancio d’esercizio sia un veicolo necessario per la dimostrazione del possesso dei requisiti di non fallibilità di cui all’art. 1, comma 2, legge fall. o che sia comunque l’unico strumento possibile per la verifica della concreta sussistenza dei medesimi, potendo l’esenzione dal fallimento essere ricavata da altri elementi che in concreto risultino altrettanto significativi.
La verifica della sussistenza dei requisiti di «non fallibilità» di cui all'art. 1, comma 2, legge fall. offre all’interprete un campo di indagine particolarmente aperto e disponibile, che ha come suo termine naturale di riferimento - di sicuro non esclusivo - quello delle scritture contabili dell'impresa, in cui leggere e da cui poter ricavare appunto la presenza/assenza dei requisiti in questione: con piena utilizzabilità dell'intero corredo contabile di questa, nel quale rientrano il libro giornale, le denunce dei redditi (Cass., n. 13643/2013), nonché, secondo l'ampia nozione di scritture contabili che risulta assunta dal sistema vigente, la “corrispondenza di impresa” (sintomatici, al riguardo, appaiono i riferimenti di cui agli artt. 2220 e 2214 comma 2, seconda parte, cod. civ.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Nella valutazione della documentazione offerta al fine di provare la sussistenza dei requisiti di cui all’art. 1, comma 2, legge fall. per l’esenzione dal fallimento, non rileva la provenienza dei documenti dall’impresa interessata, quanto piuttosto la rappresentazione storica dei fatti e dati economici e patrimoniali dell’impresa medesima, così che rilievo cruciale assume il punto rappresentato dalla valutazione dell’attendibilità ex art. 116 c.p.c. del materiale disponibile, del grado di fedeltà del dato rappresentatovi con l’effettiva realtà dell’impresa che viene considerata.
Nel procedimento per dichiarazione di fallimento di cui all’art. 15 legge fall., i poteri di indagine officiosa del giudice, sono poteri di supplenza, non regolati in modo vincolante, che richiedono una valutazione di merito sulla incompletezza del materiale probatorio acquisito, dalla individuazione di quello astrattamente utile per la corretta definizione del procedimento, alla concreta acquisibilità di dati idonei a colmare le deficienze riscontrate e alla rilevanza dei dati della decisione; in ogni caso, l’oggetto dell’indagine finalizzata a colmare le lacune probatorie ritenute sussistenti dovrà essere limitato ai fatti dedotti quali allegazioni difensive. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 2019, n. 6991. Segue...
Fallimento - Requisiti per la (non) fallibilità di cui all’art. 1 l.fall. - Onere della prova della non fallibilità in capo all’imprenditore - Sussistenza - Valutazione dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi - Caratteristiche - Approvazione e deposito nel registro delle imprese - Assenza di tali caratteristiche - Conseguenze - Possibilità per il giudice di non tener conto dei bilanci
In tema di fallimento, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, l.fall., i bilanci degli ultimi tre esercizi che l'imprenditore è tenuto a depositare, ai sensi dell'art. 15, comma 4, l.fall., sono quelli già approvati e depositati nel registro delle imprese, ex art. 2435 c.c., sicchè, ove difettino tali requisiti o essi non siano ritualmente osservati, il giudice può motivatamente non tenere conto dei bilanci prodotti, rimanendo l'imprenditore onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità. (Nel caso di specie la S.C. ha confermato la decisione della corte d'appello che aveva ritenuto inattendibili i bilanci prodotti dall'imprenditore al fine di dimostrare la propria non fallibilità senza la prova del loro deposito presso il registro delle imprese). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Dicembre 2018, n. 33091. Segue...
Fallimento – Requisiti dimensionali – Onere della prova a carico del debitore – Società di persone tenuta al deposito dei bilanci
Il debitore è onerato della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità, e, non essendo la società di persone tenuta al deposito dei bilanci, lo stesso può assolvere a detto onere con documentazione sostanzialmente equivalente, idonea a fornire una chiara, trasparente, completa ed intellegibile rappresentazione della situazione economica, finanziaria e contabile dell'impresa, e quindi con la produzione del Modello unico relativo ai redditi o di altra documentazione che deve essere vagliata dal giudice del merito.
A tal fine, è irrilevante che, alla data della sentenza di fallimento, non sia scaduto il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi, visto che, come detto, il debitore può fornire la prova del possesso congiunto dei requisiti di cui all’art. 1 legge fall. con la produzione della dichiarazione dei redditi relativa ad anni precedenti o di altra documentazione comunque idonea a provare i detti requisiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 2018, n. 30518. Segue...
Limite di fallibilità previsto dall'art. 15, comma 9, l.fall. - Esposizione debitoria complessiva superiore ad euro trentamila - Natura di fatto impeditivo della dichiarazione di fallimento - Esclusione - Natura di condizione della dichiarazione di fallimento - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze - Onere di accertamento a cura del tribunale
Il limite di fallibilità di cui all'art. 15, comma 9, l. fall., nell'esigere che alla data di decisione sull'istanza di fallimento consti un'esposizione debitoria complessiva superiore ad euro trentamila, è finalizzato ad esentare dal concorso le crisi d'impresa di modeste dimensioni oggettive, e si configura alla stregua di condizione per la declaratoria fallimentare e non già quale fatto impeditivo, sicché non è oggetto di un onere probatorio posto a carico del fallendo ex art. 2697, comma 2, c.c., dovendo il superamento del limite, piuttosto, essere riscontrato d'ufficio dal tribunale sulla base degli atti dell'istruttoria prefallimentare. Ne consegue che ogni incertezza in merito al ricorrere di detta condizione, ove non risolvibile alla stregua di tali atti, non nuoce al convenuto, escludendone la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Giugno 2018, n. 16683. Segue...
Fallimento - Dichiarazione - Deposito della documentazione relativa alla situazione patrimoniale ex art. 15, comma 4, l.fall. - Omissione - Rilevanza probatoria - In danno del fallendo - Ragioni - Fattispecie
In tema di istruttoria prefallimentare, l'omesso deposito da parte dell'imprenditore, nei cui confronti sia proposta istanza di fallimento, della situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata (al pari dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi), in violazione dell'art. 15, comma 4, l.fall. (come sostituito dall'art. 2 del d.lgs. n. 169 del 2007), si risolve in danno dell'imprenditore medesimo, essendo egli onerato della prova del non superamento dei limiti dimensionali, che ne escludono la fallibilità.
(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che a sua volta aveva rigettato il reclamo avverso la dichiarazione di fallimento, in quanto aveva rilevato che il fallito aveva prodotto come documenti semplici fogli, privi di data e di ogni altra indicazione, e che i ricavi attestati riguardavano i soli ultimi due anni di attività, sebbene la società risultasse costituita molti anni prima della presentazione dell'istanza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Ottobre 2017, n. 25188. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Soglie di fallibilità – Prova del mancato superamento – Dichiarazioni dei redditi che siano state trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria
Non è idonea a provare il mancato superamento delle soglie di fallibilità di cui all’art. 1 l.fall. la produzione di dichiarazioni dei redditi che siano state trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria, tanto più nel caso in cui detti documenti presentino dati contabili incongruenti rispetto alle dichiarazioni I.R.A.P. relative al medesimo anno di imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 04 Agosto 2017. Segue...
Fallimenti - Dichiarazione - Presupposti - Limite quantitativo dei debiti scaduti e non pagati - Onere della prova - Deduzione dell'esistenza di molte domande d'insinuazione al passivo - Irrilevanza
L'art. 15, u.c., l.fall., stabilisce espressamente che il limite quantitativo di fallibilità riferito ai debiti scaduti e non pagati (euro 30.000), costituendo, una condizione oggettiva di fallibilità, deve risultare dagli atti dell'istruttoria prefallimentare (Cass. 14727 del 2016); ne consegue che il positivo superamento dell'ammontare predeterminato dalla norma, quando sia contestato in sede di reclamo, deve, sulla base degli ordinari criteri d'imputazione dell'onus probandi, essere allegato e provato dal fallimento o dai creditori, con la precisazione che la mera deduzione in ricorso dell'esistenza di molte domande d'insinuazione al passivo è del tutto irrilevante, in quanto si tratta di accertamenti successivi alla fase prefallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 18997. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Reclamo – Prova – Bilanci degli ultimi tre esercizi, approvazione, deposito presso il registro imprese, ed inattendibilità da valutarsi circa tempi e modi della loro approvazione
In tema di fallimento, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, legge fall., è necessaria l’allegazione dei bilanci degli ultimi tre esercizi (che peraltro l'imprenditore è già tenuto a depositare, ex art. 15, comma 4, legge fall.), in quanto questi costituiscono la base documentale imprescindibile, pur non integrando anche una prova legale, tant’è che possono essere ritenuti motivatamente inattendibili dal giudice, qualora, ad esempio, detti bilanci non siano stati ritualmente approvati, o non siano stati depositati nel registro delle imprese, oppure tenendo conto dei relativi tempi di approvazione e di deposito rispetto alle tempistiche della procedura prefallimentare, con la conseguenza che, in tale eventualità, l'imprenditore rimane diversamente onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità da se invocati. (Matteo Nerbi) (Paolo Martini) (riproduzione riservata) Appello Genova, 17 Luglio 2017. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Reclamo – Prova – Inattendibilità dei bilanci degli ultimi tre esercizi, a causa dei tempi e modi della loro approvazione – Documenti probatori equipollenti ai bilanci degli ultimi tre esercizi, ai fini della prova dei requisiti di non fallibilità di cui all’art. 1, comma 2 LF.
In tema di fallimento, ai fini della prova da parte dell'imprenditore della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all’art. 1, comma 2 legge fall., qualora i bilanci degli ultimi tre esercizi siano stati allegati nel giudizio, ma nondimeno siano stati considerati motivatamente inattendibili dal Giudice, l'imprenditore comunque potrà provare la sussistenza dei requisiti di non fallibilità mediante diversi documenti, altrettanto significativi, quali, i conti di mastro, le situazioni contabili di fine anno, i partitari clienti e fornitori, il libro giornale, i registri iva, e le dichiarazioni fiscali, tutti da valutarsi tenendo conto dell’assenza di circostanze di fatto che ne mettano in dubbio l’attendibilità, e dell’assenza di altri elementi di giudizio eventualmente contrastanti con le risultanze di tale documentazione. (Matteo Nerbi) (Paolo Martini) (riproduzione riservata) Appello Genova, 17 Luglio 2017. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Soglie di fallibilità – Prova del mancato superamento – Dichiarazioni dei redditi trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria
Non è idonea a provare il mancato superamento delle soglie di fallibilità di cui all’art. 1 l.fall. la produzione di dichiarazioni dei redditi che siano state trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria, tanto più nel caso in cui detti documenti presentino dati contabili incongruenti rispetto alle dichiarazioni I.R.A.P. relative al medesimo anno di imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 05 Luglio 2017. Segue...
Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Prova – Bilanci degli ultimi tre esercizi – Approvazione e deposito presso il registro imprese – Necessità
In tema di fallimento, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, legge fall., i bilanci degli ultimi tre esercizi che l'imprenditore è tenuto a depositare, ai sensi dell'art. 15, comma 4, legge fall., sono quelli già approvati e depositati nel registro delle imprese, ai sensi dell'art. 2435 c.c.; sicché, ove difettino tali requisiti, o essi non siano ritualmente osservati, il giudice può motivatamente non tenere conto dei bilanci prodotti, rimanendo l'imprenditore onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2017, n. 13746. Segue...
Fallimento - Requisiti - Criteri dimensionali - Carenza formale dei rendiconti economici - Ricostruzione della dinamica societaria
In materia di condizioni dimensionali di fallibilità, non ogni carenza formale dei rendiconti economici li rende a priori inattendibili, se essi risultino coerenti nella sostanza con la dinamica societaria per come ricostruibile sulla base degli altri elementi disponibili e quindi comunque vi siano elementi sufficienti ad una valutazione concreta dei requisiti dimensionali rilevanti. (Davide De Bartolo) (riproduzione riservata) Appello Genova, 01 Dicembre 2016. Segue...
Requisiti di non fallibilità - Prova - Bilanci degli ultimi tre esercizi - Base documentale necessaria - Prova legale - Esclusione - Motivata valutazione di inattendibilità - Conseguenze
Ai fini della prova, da parte dell'imprenditore, della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, l.fall., i bilanci degli ultimi tre esercizi costituiscono la base documentale imprescindibile, ma non anche una prova legale, sicché, ove ritenuti motivatamente inattendibili dal giudice, l'imprenditore rimane onerato della prova circa la ricorrenza dei requisiti della non fallibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Dicembre 2016, n. 24548. Segue...
Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Requisiti di fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, l.fall., nel testo riformato dal d.lgs. n. 5 del 2006 - Onere della prova a carico dell'imprenditore - Fondamento
L'onere della prova del mancato superamento dei limiti di fallibilità previsti dall'art. 1, comma 2, l.fall., nella formulazione derivante dal d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile "ratione temporis", grava sul debitore, atteso che la menzionata disposizione, anche prima delle ulteriori modifiche ad essa apportate dal d.lgs. n. 169 del 2007, già poneva come regola generale l'assoggettamento a fallimento degli imprenditori commerciali e, come eccezione, il mancato raggiungimento dei ricordati presupposti dimensionali. Né osta a tale conclusione la natura officiosa del procedimento prefallimentare, che impone al tribunale unicamente di attingere elementi di giudizio dagli atti e dagli elementi acquisiti, anche indipendentemente da una specifica allegazione della parte, senza che, peraltro, il giudice debba trasformarsi in autonomo organo di ricerca della prova, tanto meno quando l'imprenditore non si sia costituito in giudizio e non abbia, quindi, depositato i bilanci dell'ultimo triennio, rilevanti ai fini in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016, n. 625. Segue...
Dichiarazione di fallimento - Onere dell'imprenditore di produrre i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi - Produzione di copie estratte dal registro delle imprese - Necessità.
In sede di procedimento per dichiarazione di fallimento, l'imprenditore deve provvedere al deposito dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi producendone le copie estratte dal Registro delle imprese, posto che i bilanci ivi depositati sono gli unici che consentono una attendibile ricostruzione dello stato patrimoniale economico e finanziario dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nocera Inferiore, 21 Novembre 2013. Segue...
Concordato con riserva - Abuso del diritto - Fattispecie.
Ricorso di fallimento – Accertamento dei presupposti e onere probatorio a carico del debitore di cui all’art. 15 l. fall. – Mancata allegazione e conseguenze – Potere di indagine del Tribunale – Sussistenza.
Permane un ampio potere di indagine officioso in capo allo stesso organo giudicante (v. Corte cost. 1° luglio 2009, n. 198), atteso che “significative parti della complessiva normativa in materia” valgono a smentire l’assunto secondo il quale “la vigente disciplina attribuirebbe in via esclusiva al fallendo la prova della sua non assoggettabilità al fallimento, vietando al giudice la possibilità di acquisire aliunde, o tramite l’apporto probatorio delle altre parti del procedimento gli elementi necessari per verificare la sussistenza dei requisiti richiesti” (v. Cass. 5 novembre 2010, n. 22546). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
L’onere del ricorrente circa la dimostrazione del presupposto oggettivo per la dichiarazione di fallimento deve essere indubbiamente valutato sempre alla luce del disposto di cui all’art. 15 l.f. là dove prevede che il debitore deve depositare i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi nonché atti da cui risulti una situazione economica aggiornata, e, conferendo un ampio potere di indagine officioso allo stesso organo giudicante, che il tribunale può comunque chiedere informazioni urgenti, potendosi a tal fine avvalere, evidentemente, di ogni organo pubblico a ciò competente. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Depone in senso sfavorevole alla società debitrice il mancato deposito presso il registro delle imprese, prima da parte dell’amministratore e poi da parte dei liquidatori, dei bilanci d’esercizio, la cui circostanza è invero altamente sintomatica del superamento in negativo, per la società in liquidazione circa il rapporto tra l’attivo e il passivo. La mancata produzione dei bilanci stessi, non può che risolversi in danno al debitore, salvo che la prova dell’inammissibilità del fallimento non possa desumersi da documenti altrettanto significativi (v. Cass. 28 giugno 2012, n. 11007; Cass. 31 maggio 2012, n. 8769). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 22 Luglio 2013. Segue...
Procedimento per dichiarazione di fallimento - Accertamento dello stato di insolvenza - Non contestazione del debitore - Effetti in materia di diritti non disponibili - Al momento di prova ex art. 116 c.p.c..
Dichiarazione di fallimento - Superamento delle soglie di fallibilità - Onere della prova - Mancato deposito del bilancio - Conseguenze - Elementi di prova deducibili da altre circostanze.
Qualora le ridotte dimensioni dell’impresa risultino da altre circostanze, l’omesso deposito del bilancio (rilevante sotto altri profili) non comporta di per sé il mancato assolvimento da parte dell’imprenditore dell’onere di provare di essere al di sotto delle soglie di fallibilità di cui all'articolo 1, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 09 Maggio 2011. Segue...
Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Mancato raggiungimento delle soglie dimensionali - Onere incombente sull'imprenditore del quale viene chiesto il fallimento.
Nel procedimento per dichiarazione di fallimento grava sull'imprenditore del quale il fallimento viene chiesto l'onere di mostrare il mancato raggiungimento delle soglie dimensionali di cui all'articolo 1, legge fallimentare, senza che alcun contrario onere, anche di sola allegazione (peraltro assolto con la stessa presentazione dell'istanza di fallimento), possa ritenersi gravante sul creditore istante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 01 Marzo 2011. Segue...
Non potendo il tribunale fondare il proprio giudizio su dati fiscali non ufficiali, in quanto non prodotti ai competenti uffici tributari, si deve ritenere che i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi costituiscano la base documentale imprescindibile per la dimostrazione che il debitore ha l'onere di fornire al fine di sottrarsi alla dichiarazione di fallimento, sicchè la loro mancata produzione non può che risolversi in danno del debitore stesso, a meno che la prova dell'inammissibilità del fallimento non possa desumersi da documenti altrettanto significativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 11 Novembre 2010. Segue...
Fallimento – Imprese soggette – In genere – Requisiti dimensionali dell’imprenditore – Onere della prova – Qualità di piccolo imprenditore ex art. 2083 Cod. Civ. – Irrilevanza. (05/10/2010)
La Corte ha precisato che, secondo il principio di c.d. prossimità della prova, è onere del debitore provare di essere esente dal fallimento e che oggi la figura dell’imprenditore fallibile è affidata a parametri soggettivi, restando indifferente la qualifica di piccolo imprenditore di cui all’art. 2083 cod. civ. Inoltre, ha evidenziato che ciò non esclude, ai sensi dell’art. 15, comma 6, legge fall., la verifica officiosa dei requisiti da parte del tribunale fallimentare, il quale può assumere informazioni, utili al completamento del bagaglio istruttorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, 28 Maggio 2010, n. 13086. Segue...
Fallimento – Istanza del creditore – Requisiti di fallibilità – Onere della prova – Soddisfazione. (28/09/2010)
Ai fini dell’assolvimento dell’onere della prova in tema di dichiarazione di fallimento è sufficiente che il creditore istante alleghi e dimostri che il resistente sia un imprenditore commerciale e che il debito scaduto superi la soglia di Euro 30.000,00. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0. Segue...

References: art. 1
 art. 116
 art. 116
 art. 2435
 sentenza 
 art. 2697
 art. 15
 sentenza 
 art. 15
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 116
 art. 2083