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N. 3/4 ­ MARZO/APRILE 2014
5 . 0P0I E
C Oaggio
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Antonio Vivarelli ­
Luisa D’Avolio, Roberta Polce,
Dora Po, Michele Taddei,
Valentina Latini Alessia Fistola,
Via XXIV Maggio, 47 ­ Pratola Peligna
Ars Grafica Vivarelli ­ Pratola Peligna (AQ)
Registrazione Tribunale Sulmona N.
90/1988
EDITORIALE ●
l mese scorso la stampa locale riportava una notizia
straziante: quella di una giovane donna, una madre,
che chiedeva aiuto alle istituzioni per avere semplicemente
la possibilità di accudire i propri figli. Una donna sola senza
lavoro e senza soldi per poter pagare le utenze di casa:
per questo gli assistenti sociali le hanno portato via i suoi due
bambini. Sempre più spesso ci troviamo di fronte ad uno
Stato avvertito come una presenza nemica, uno Stato di cui
aver paura e che attraverso i tentacoli della sua legge può
privare delle più essenziali ragioni di vita. Si sopportano, a
volte, i giochetti di potere, ma quando viene lesa la semplice
quotidianità lo Stato padrone non ha più senso. Uno Stato di
fronte al quale non si può apparire debole perché è proprio ai
deboli che sottrae la dignità. Articolo 2 della Costituzione:
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei diritti
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;
art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge… È compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli…”; art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini
il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano
effettivo questo diritto”. E poi art. 30: “E' dovere e diritto dei
genitori, mantenere, istruire ed educare i figli... Nei casi di
incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i
loro compiti”. Art. 31: “La Repubblica agevola con misure
economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia...
Protegge la maternità e l'infanzia e la gioventù, favorendo gli
istituti necessari a tale scopo”. Art. 37: “La donna lavoratrice
ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni
che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono
consentire l’adempimento della sua essenziale funzione
familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e
adeguata protezione”. In una Repubblica che nega la sua
Carta questo numero di Edizione Straordinaria è dedicato
alle donne, affinché siano protette nelle fragilità e valorizzate
nelle loro doti; affinché abbiano la possibilità, se lo ritengono,
di indossare l’abito del multitasking (mogli, compagne, madri
e gran lavoratrici)tanto di moda. Questo numero è dedicato
agli uomini che le sostengono e per i quali discutere di
differenze non è più necessario da un pezzo.
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Una banca dati per la terra.
gricoltura ed allevamento
come prospettiva lavorativa è
l’idea che molti, giovani e non,
stanno accarezzando in questo
periodo. Crisi e disoccupazione
richiamano il passato nei me­
stieri e tradizioni con il vantaggio
di avere le conoscenze per tingere
di verde l’economia. Sostenibilità
e rispetto dell’ambiente diventano,
dunque, un aspetto
imprescindibile ed un valore in
più. Cambiare stile di vita
ed intraprendere una delle due
soluzioni può comportare qualche
difficoltà come la ricerca di un
terreno agricolo dal quale partire.
L’associazione Orsa Pro Natura
Peligna è intervenuta, lo scorso
marzo, in questo senso lanciando
l’idea di una banca dati dei terreni
agricoli e di pascolo inutilizzati
in Valle Peligna e zone limitrofe
grazie alla quale domanda e offerta
di proprietari e potenziali locatari
ES ­ MARZO/APRILE 2014
possono incrociarsi. Molto
spesso, infatti, ci sono persone
che ricevono in eredità terreni
pagando il consorzio di bonifica
e tasse varie senza conoscerne
neanche l’ubicazione, dall’altra
c’è chi è interessato al loro utilizzo
e la cui ricerca diventa a volte
La banca dati è stata, quindi,
istituita presso il consorzio Terra
Viva a Sulmona il quale funge da
sportello informativo in cui si
possono trovare diverse
intraprendere attività agricole o
anche un semplice orto. Il tutto
sta nel compilare una scheda che
indichi le qualità del terreno.
Proprio la ricerca di un terreno
adatto alla propria attività è stato
il problema che Laura Fontana e
suo marito Domenico Buccini
hanno dovuto affrontare per dare
una svolta alla loro passione di
allevare alpaca in Valle Peligna,
una passione che i due vogliono
trasformare in lavoro. Gli alpaca
sono animali simili al classico lama
peruviano, ma con il vantaggio di
avere una lana molto più pregiata
e di valore, adatta ai più disparati
usi dall’abbigliamento all’interior
design in base alla qualità della
stessa. L’allevamento Domus
Alpaca nasce nel 2010 da
Domenico e sua madre incuriositi
da un servizio televisivo e
convincendoli ad investire ben
50 milioni delle vecchie lire
sull’acquisto di cinque esemplari,
un maschio e quattro femmine.
A distanza di 14 anni ora gli
animali di proprietà sono 44,
numero che permette di avviare
un discorso lavorativo in sintonia
con i ritmi della natura. Ci sono
voluti ben tre anni solo per cercare
un ettaro di terreno adatto alle
esigenze degli alpaca: «I vari
proprietari dei terreni che
abbiamo contattato hanno provato
a venderci terreni agricoli per
edificabili partendo dal presupposto
che in un ettaro di terreno è
possibile metter su una rimessa
­spiegano i due­ Questa condizione
non ci è mai andata a genio e alla
fine, dopo tanto girare, abbiamo
trovato un terreno nei pressi di
Pettorano. Certo è che se lo
avessimo trovato prima ora
saremmo a buon punto». La loro
è davvero un gran bella avventura
perché oltre al problema di spazio
ne hanno un altro forse più
importante: l’alpaca non è un
animale riconosciuto in Italia e
ciò comporta sia una mancanza
di legislazione che tuteli gli
allevatori e sia l’impossibilità di
accedere ai fondi agricoli. Per
questo insieme alla Società
italiana Alpaca (Sia) La coppia sta
cercando di portare avanti la
battaglia per il riconoscimento di
questi esemplari. Intraprendere
un’attività con gli alpaca, poi, è
una sfida anche dal punto di vista
della lavorazione che induce
gli allevatori ad una continua
sperimentazione. La loro lana,
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ad esempio, è diversa per
caratteristiche a quella della
pecora e ciò crea disagi nel
processo di filatura. «Fino ad ora ci
siamo appoggiati ad un lanificio
di Prato per la lavorazione stando
attenti ad accumulare lana per
due­tre anni e unendoci ad altri
allevatori per abbattere i costi
­spiega Domenico­ ma stiamo
lavorando ad un progetto con un
lanificio di Lanciano che sta
sperimentando la lavorazione
della lana alpaca e quindi sta
cercando la taratura dei macchinari
adatta a questo tipo di materiale».
L’idea di Laura e Domenico, infatti,
è quella di legare il prodotto finito
ad un marchio cento per cento
abruzzese. «Vogliamo aprire e
chiudere l’intera filiera in
Abruzzo così da legare il prodotto
finito al territorio coinvolgendo
anche appassionate del lavoro a
maglia». Oltre al marchio Laura
ha intenzione di sfruttare i suoi
cari animali anche per attività
artistiche ed artigianali, dedicate
ai bambini e alla pet therapy.
A fare da contorno la
bio­architettura con l’intenzione
della coppia di metter su una
stalla totalmente in legno, senza
uso di cemento, smontabile
all’occorrenza, corredata da
pannelli solari per chiudere il
cerchio della sostenibilità.
Altro che cementificio
Nell’ultima edizione dello
“Scambio dei semi”, tenutasi il
2 marzo scorso presso l’Abbazia
Celestiniana, è stato presentato
un progetto alternativo per la
reindustrializzazione del sito di
Bussi, un progetto totalmente
eco­sostenibile che per
l’Abruzzo potrebbe
rappresentare un rivoluzione in
termini economici:
un canapificio. La canapa sativa,
infatti, è una pianta dai
molteplici usi che variano
all’abbigliamento, alla possibilità
di creare automobili in materia
eco­compatibile ed addirittura
lo stesso carburante. Una pianta
delle meraviglie vietata negli
anni ‘70 perché accomunata alla
cannabis indica, ma che in realtà
possiede un tasso di Thc talmente
basso da non poter essere
considerata sostanza stupefacente.
Così dagli anni ‘90 si è
cominciata a rivalutare questa
pianta nell’agricoltura e in
Abruzzo dai 16 ettari di qualche
anno fa oggi si arriva a
coltivarne ben 120. L’idea di un
parco industriale a Bussi, oltre a
salvaguardare l’occupazione alla
quale sono legati i fondi per la
reindustrializzazione e bonifica
del sito inquinato, potrebbe
creare un indotto che coinvolga
l’intera regione attraverso
campi di coltivazione estesi
dalla Marsica alla Val Pescara
con il vantaggio di avere un sito
di lavorazione a pochi
chilometri. A frenare molti
nell’investire in questa
coltivazione, infatti, è la
presenza in Italia di un solo
canapificio a Torino, ciò
aumenta notevolmente le spese
per i contadini che devono farla
lavorare. I canapifici previsti
nella nostra nazione, inoltre,
sono altri quattro di cui un paio
già in costruzione, quindi non
resta molto tempo per far
rientrare il sito di Bussi in
questo esiguo gruppo. Tra
l’altro la canapa è utile anche
nelle bonifiche ambientali
poiché particolarmente adatta
alla bioaccumulazione dei
metalli pesanti e diossine.
«Ad oggi è inimmaginabile
bonificare i terreni di Bussi solo
con la bioaccumaluzione
vegetale ­spiega Marco Sborgia,
promotore del progetto­ ma si
potrebbero avviare procedure a
medio lungo termine in cui i
terreni vengano via via
impoveriti dai contaminanti
mediante bio­assorbimento.
Sicuramente per il sito più
inquinato d'Europa, posto sulla
falda idrica più importante
d'Abruzzo, un cementificio e
bonifiche costosissime, ma
spesso inefficaci, sono da
scongiurare».
Dott.ssa Alessandra Fabrizi
Via IV Novembre, 34 ­ Tel. 0864.273167
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● ST OR I E
“Oro verde”, che follia
arcello Della Valle, 30 anni, è
l’esempio calzante di una
imprenditoria giovanile ben riuscita.
Il suo frantoio è risultato il vincitore
assoluto dell’ultima edizione di “Frantolio,
concorso buon olio peligno” che si è
svolto lo scorso 2 marzo a Corfinio perché
ad aggiudicarsi il podio sono stati tre
produttori che hanno scelto la sua azienda
per la molitura delle olive.
Un riconoscimento importante (l’ennesimo)
che non ha pari qui in Valle Peligna
considerata la giovane età e le difficoltà
affrontate nel corso dei primi quattro anni
di attività. «Tra i motivi che mi hanno
spinto ad intraprendere questo lavoro
­spiega­ c’era la voglia di andare oltre la
semplice raccolta delle olive che a novembre
di ogni anno con la mia famiglia facevo.
Ero curioso di capire come si facesse a
valutare la qualità dell’olio e una curiosità
tira l’altra mi sono addentrato sempre di più
nell’argomento tanto da scoprirne una
passione». Il momento decisivo risale al
2010 quando, in un periodo già poco
florido per l’occupazione, decide di
trasformare la sua passione in lavoro
trasformando le mille piante di proprietà
in una vera e propria forma di reddito.
Una scommessa, “follia” come la definisce
lo stesso Marcello, che nel giro di poco
tempo ha portato ottimi risultati. Ma il
percorso non è stato così semplice,
complici la complicata burocrazia, tante
porte in faccia e le beffe altrui legate so­
prattutto alla giovane età. Insomma un
ragazzo di 25 anni, secondo l’opinione
diffusa qui in Valle Peligna, mai avrebbe
potuto avviare un arduo progetto come
quello a cui lui ambiva. Considerazione
che, in parte, aveva contagiato anche i suoi
stessi familiari non troppo convinti di
affrontare questo grande passo considerato
«L’impegno economico che un progetto
così rappresentava per me e la mia famiglia»
continua Marcello. La sua intenzione,
infatti, non era semplicemente fermarsi alla
sola lavorazione tipica di un frantoio, ma
avviare una filiera completa che al raccolto
delle olive e alla molitura, aggiungesse
anche l’imbottigliamento e l’etichettatura.
Un progetto andato a genio ai finanziatori
che ne hanno carpito fin da subito le
potenzialità fornendo i mezzi finanziari
per avviare l’impresa. Il primo passo per
Marcello è stato, quindi, la formazione
attraverso la frequenza di diversi corsi di
assaggio con l’obiettivo di migliorare man
mano il suo prodotto e la proiezione di
diventare un giorno mastro oleario. La
prova più difficile da affrontare, poi, è
stata l’inserimento dell’olio sul mercato e
conquistare, quindi, la fiducia dei suoi
clienti. La sua tenacia, la determinazione e
la voglia di puntare dritto all’obiettivo,
però, sono stati gli ingredienti che hanno
dato forza al progetto insieme alla fiducia
che qualcuno gli ha concesso. «L’inserimento
sul mercato ­continua nel suo racconto­ è
stato un vero e proprio muro di ghiaccio
che sono riuscito a rompere grazie al
compianto Emiliano D’Andreamatteo il
quale mi ha coinvolto in Amore DiVino e
Uve dei Peligni, due eventi enogastronomici
significativi per Pratola e dintorni che
hanno contribuito a far conoscere il mio
olio». Le ottime capacità imprenditoriali di
Marcello e la qualità del prodotto hanno
fatto tutto il resto spianando la strada alla
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fatto del suo olio uno dei migliori
in Italia e tra i primi a livello
mondiale con la gran menzione al
concorso Sol d’Oro dello scorso
anno; menzione che si è sommata
alla vittoria al Biol di Andria nello
stesso anno e al Lorolio del 2012
per cui l’olio di Marcello è ancora
il migliore in carica; l’iscrizione
alla guida degli oli sia di Gambero
Rosso che della guida Michelin
rappresenta poi la ciliegina sulla
torta. «Una buona parte degli
La rivincita per il giovane frantoiano, obiettivi che mi ero prefissato
quindi, non è tardata ad arrivare
sono stati raggiunti ­confessa con
sia per quando riguarda l’attività
soddisfazione­ e pensare che
caratterizzante l’azienda sia per i
quando ho avviato l’attività mia
riconoscimenti ottenuti la cui lista madre mi telefonò mentre ero in
in breve è lievitata parecchio.
viaggio di nozze per avvertirmi
Basti pensare agli importanti
che erano arrivati gli impianti e
concorsi nazionali e non che hanno chiedermi se non sarebbe stato
meglio rimandarli indietro».
Il suo lavoro, inoltre, si è
positivamente riversato su Prezza,
dove è situato il frantoio, poiché i
riconoscimenti ottenuti, certificando
l’ottima qualità dell’olio prodotto
in quelle terre, hanno contribuito
all’ottenimento del titolo di “Città
dell’olio”. Un altro colpo messo a
segno per Marcello il quale ora
guarda agli obiettivi da raggiungere
in futuro. Tra le sue aspirazioni
resta quella di ottenere il
riconoscimento di mastro oleario,
titolo che al momento gli è
precluso a causa dell’età e
nonostante ci siano tutti le carte
per diventarlo, e corsi di assaggio
direttamente nella sua azienda
per sviluppare la cultura del buon
olio peligno.
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A Raiano l’ambulatorio,
all’Aquila un test per evitare le chemio
inalmente diventa realtà
il progetto di un ambulatorio
senologico nella Valle Peligna,
fortemente voluto dal Comitato
Spontaneo delle Donne di Raiano,
portatrici e testimoni dirette di
quella che è un'allarmante realtà:
l’aumento dei tumori al seno in
Abruzzo, con incidenza maggiore
in determinate aree. E la prevenzione
sul territorio è e resta l’unica
arma per intervenire in tempo,
soprattutto in attesa del Registro
dei Tumori anche nella nostra
regione. È grazie, quindi, alla
speciale sinergia creatasi tra le
laboriose fautrici del progetto,
a cui fa capo la dottoressa Anna
Maria Zitella che lo scorso 6
marzo si è avuta l'inaugurazione
ufficiale dell'ambulatorio di Raiano
con visite a cadenza quindicinale,
previa prenotazione cup.
Nel corso dell'inaugurazione si è
ribadita l'importanza di avere
nella provincia aquilana un Centro
Senologico d'eccellenza, prezioso
per la prevenzione, la diagnosi e
la cura del tumore al seno; Centro
che ha potuto beneficiare della
generosità della comunità di Raiano
con 45mila euro raccolti in soli 4
anni utilizzati per l’acquisto di
un ecografo portatile, pc e cartelle
cliniche informatizzate.
Ma l'ospedale dell'Aquila eccelle
anche per un'altra opportunità
che offre, e che consente alle
donne colpite da questa malattia
di poter accedere ad un nuovo
test genomico, l'Oncotype Dx,
il quale analizza l'espressione di
21 geni coinvolti nel tumore
mammario, fornendo il profilo
molecolare del tumore e
individuando quello con bassa
probabilità di recidive o
metastatizzazione. Si fornisce
così un aiuto e un orientamento
ulteriore all'oncologo, che può
decidere se sia il caso di procedere,
dopo l'intervento chirurgico, con
la chemioterapia o fermarsi alla
sola terapia ormonale.
Il test, già utilizzato negli Usa,
Canada, in alcuni paesi europei e
città italiane tra cui l'Aquila, non
è per tutte le donne, ma soltanto
per quelle con tumore ormono­
dipendente e senza metastasi ai
linfonodi ascellari, il che
corrisponde ad uno stadio iniziale
Negli Stati Uniti l'uso del test ha
ridotto del 45% il ricorso alla
chemioterapia, in Spagna del 31,
in Francia del 36, in Grecia del
30. In pratica dopo questo esame
una donna su tre destinata alla
chemioterapia, non l'ha più fatta
perché considerata inutile.
Unico neo: il costo. Infatti il test,
che prevede il prelievo di tessuto
tumorale durante l'intervento e
l'invio negli Stati Uniti per
l'esame, costa 3mila euro. In
Italia, chi vuole fare il test paga
tutto di tasca propria. C'è solo da
sperare che le Regioni, a fronte
dei dati scientifici riportati, e del
risparmio in termini di minori
cicli di chemio, si attivino per
l'introduzione del test anche a
carico del Ssn.
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Parità retributiva:
donne senza compenso per due mesi
i è celebrata lo scorso 28 febbraio la
“Giornata europea per la parità retributiva”
allo scopo di sensibilizzare lavoratori e datori
sulle differenze che persistono nella retribuzione
tra uomini e donne. A tal proposito, la
Commissione Europea ha pubblicato una
statistica da cui si evince che le donne
guadagnano circa il 16% in meno della
controparte maschile pari a 59 giorni, quasi
due mesi, senza percepire alcun compenso.
Per amor del vero, in Italia il divario retributivo
tra i generi è tra i più bassi dell'Ue ­al 6.7%­
leggermente aumentato negli ultimi anni.
Intanto, però, il neonato governo Renzi parte
senza un Ministero per le Pari Opportunità,
lanciando un messaggio contraddittorio circa
la sua posizione in merito. Delle due l'una:
che non ritenga fondamentale la carica e la sua
attenzione alle &quot;quote rosa&quot; sia solo di facciata
oppure che in Italia non sia necessario attuare
politiche di genere? Per farci un’idea di come
il nostro Paese sia messo basta guardare il Global
Gender Gap Report che monitora intensità e
andamento della disparità in 135 paesi nel mondo.
L’ultimo report (2013) ci trova al 71esimo posto:
migliorati di nove posizioni rispetto al 2012 e,
più o meno, stabili in relazione al 2011 ma,
comunque, posizionati dopo Paesi come Cina,
Russia e Ucraina e agli ultimi posti tra gli
europei: dopo di noi ci sono solo Grecia e
Malta. L’indice che abbassa la nostra media è
relativo all'equilibrio tra opportunità economiche
e partecipazione alla vita economica per i due
generi: valutando solo quest'elemento, infatti,
saremmo precipitati al 97esimo posto, lo scorso
anno eravamo addirittura oltre il 100esimo.
Quindi, mentre, la Commissione Europea
invita a fare di più a riguardo, in Italia la scarsa
presenza delle donne nel mondo del lavoro
continua ad essere un grave elemento di
arretratezza. Occorre ridefinire nuove politiche
per migliorare ­quantitativamente e
qualitativamente­ la loro presenza nel mondo
del lavoro, ma come il Governo voglia affrontare
questa sfida e a quale figura istituzionale
affidare il compito resta un mistero.
8 marzo. “Un posto occupato”
nell’aula consiliare di Pratola
di Roberta Polce
lisabetta, Monica, Melany, sono solo tre dei
nomi delle donne, attrici dello SpettacolArci
di Raiano, che, unitamente alla dott.ssa Liana Moca,
promotrice dell’evento, nel giorno della festa delle
donne hanno occupato un posto nella sala del
Consiglio del Comune di Pratola. Si, perché proprio
il Comune in collaborazione con l’associazione
“La Libellula” e la “Casa delle Donne” di Sulmona
hanno aderito all’iniziativa nata anni fa in Sicilia, per
ricordare le donne vittime di violenza. Il posto è stato
occupato ponendo sullo schienale della sedia la
locandina simbolo dell’iniziativa “Un posto occupato”
ed un’agenda rossa, il colore preferito dalle donne.
Un giorno, quello dell’8 marzo, che fa pensare
tutt’altro che ad una festa. Ieri si lottava per i diritti
civili, oggi si lotta contro la violenza in nome della
libertà di pensiero, di parola da far valere su di un
presunto, arrogante e malsano diritto di possesso.
Un problema di grande allarme sociale se solo si
considera che i presi in carico da parte del centro
antiviolenza di Sulmona, solo nel 2014, sono stati 35,
mentre le segnalazioni 47. Dato destinato a crescere
se il problema non verrà compreso, affrontato ed
arginato. Ben vengano, dunque, iniziative come
queste volte alla sensibilizzazione di tutti verso un
tema che si manifesta, ricorda la psicologa Liliana
Caravelli, in modo subdolo e perciò impercettibile.
La violenza, difatti, oltre che fisica è anche violenza
psicologica, difficilmente individuabile e che, il più
delle volte, costringe le vittime di violenza a tacere,
quasi colpevolizzandosi. «Per queste donne ­ha
sottolineato De Crescentiis­ il Comune è sempre
aperto e possono venire a chiedere aiuto o affidarsi
all’ufficio servizi sociali, sempre attivo». “La Casa
delle Donne” e “La Libellula”, in via San Polo 46 a
Sulmona, sono le prime in Abruzzo ad aver offerto
accoglienza e sostentamento alle vittime di violenza
ed ai loro figli. La strada da percorrere è ancora lunga
e dolorosa, pertanto il percorrerla necessita un
impegno continuo da parte di tutti.
Via degli Appennini, 1
Tel. 0864.271015
Tel. 0864.567215
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:18 Pagina 10
“A casa mia”, l’Aptdh avvia un
progetto di residenzialità per i suoi disabili
l’associazione l’Aptdh Onlus
dell’Aquila, che accoglie presso il
proprio centro diurno ragazze e
ragazzi con disabilità psico­fisiche
medio­gravi, sta portando avanti
il progetto “A casa mia”, finanziato
dal ministero delle politiche sociali,
pensato per rispondere ad un
essenziale bisogno, quello della
residenzialità. Per loro, quindi,
si sono aperte le porte di un
appartamento sfitto del progetto
C.A.S.E. di Bazzano e per la
prima volta gli utenti si trovano
a passare una notte a settimana
lontani dalle proprie famiglie ed
abitudini. L'obiettivo è quello
di sviluppare un grado maggiore
di autonomia, dalla cura dell’igiene
personale al semplice letto da rifare
ogni mattina, dall'imparare a fare
la spesa e a cucinare, fino alla
condivisione di nuove esperienze
con i compagni. Senza tralasciare
l’aspetto più ludico, come l’andare
al cinema, al bowling, a mangiare
una pizza in compagnia o a fare
un semplice aperitivo in un locale
cittadino che, per gli utenti,
rappresenta certamente una
Da trentanni l’Aptdh, si occupa di
queste persone. Si tratta in gran
parte di adulti usciti dal percorso
scolastico e non occupati in altro
modo, impegnati dal lunedì al
venerdì in varie attività che vanno
• Restauro, Ristrutturazioni e Certificazione Energetica
• Pianificazione Urbanistica e Consulenza Tecnica
• Pratiche Catastali, Frazionamenti e Riconfinamenti
dai laboratori artistici, musicali
e teatrali, alle attività di
socializzazione come le gite, la
pet therapy, la palestra. Di fatto,
l’associazione e il centro,
sopperiscono alla totale mancanza
di servizi offerti dalle istituzioni
locali (che nel migliore dei casi si
limitano ad elargire contributi del
tutto insufficienti, però, al
mantenimento delle strutture e
dei servizi), permettendo loro di
costruire un percorso di
condivisione al di fuori dei
rispettivi nuclei familiari.
Per questa associazione, tuttavia,
e per tutte quelle che si adoperano
per la tutela e la difesa dei diritti
nella disabilità, gli sforzi di questi
ultimi anni non sono ancora
Quello che è necessario è che
sia il pubblico a fare la sua parte,
facendosi carico del futuro di
questi ragazzi, garantendo il
rispetto dei diritti essenziali e,
soprattutto, non lasciando sole le
famiglie e le associazioni in
questa gravosa responsabilità.
Non vorremmo mica continuare
a girarci dall'altra parte?
http://www.aptdh.it/
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:18 Pagina 11
I partiti hanno già appaltato incarichi e candidati
da mandare all’Emiciclo. Attenti alle sorprese.
a prenderemo ancora una
volta in saccoccia? A vedere,
a sentire, pare proprio di si.
Chiodi, D’Alfonso, Marcozzi,
Rapagnà, Acerbo, sono questi, ad
oggi, i “magnifici” cinque che tra
circa due mesi si contenderanno
la guida della Regione Abruzzo.
Un imputato, un indagato, una
sconosciuta e due candidati di
bandiera tanto per far vedere che
c’è pure qualcos’altro a cui poter
fare riferimento. Possibile che
non c’era di meglio e di più?
Dopo le primarie farsa del centro
sinistra, che hanno assegnato la
vittoria scontata al Luciano di
Lettomanoppello, la conferma
sofferta del Giovanni (in arte
Gianni) teramano nel centro
destra e l’incoronazione della
giovane avvocato teatina, i giochi
sembrano fatti. La lotta è
circoscritta a questi tre pretendenti
che, senza esclusione di colpi, già
scaldano i motori e ci inondano
di chiacchiere e promesse che,
sicuramente, non saranno
mantenute. A proposito di
primarie: Caramanico e Mascitelli,
che pure sono persone serie e
perbene, avevano proprio bisogno
di prestarsi e sottoporsi a
quella sceneggiata?
Una pantomima che continua e si
aggrava a proposito del territorio
peligno. Ci pensano i legionari di
turno a garantire e a rassicurare.
A promettere, dire e disdire,
con la sola risultante che il
Centro Abruzzo non avrà il suo
rappresentante in Consiglio. Poi
arriveranno i Lanzichenecchi da
ogni dove e la frittata è fatta.
Da destra ci si sposta e colloca a
sinistra e viceversa. Mentre il
centro sinistra ha già il presidente,
il suo vice, l’assessore all’agricoltura,
il capogruppo e diversi incarichi
regionali già nominalmente
distribuiti di qua e di là, tanto
per non scontentare nessuno.
Dall’altra parte, prevedendo
sconfitta, più di qualcuno si è
leoninamente defilato. Infine,
schieramento, sono annunciati
tanti candidati di “servizio”, con
lo sconsolante risultato di non
eleggerne nessuno. Tanto prima
o poi qualcosa, a compensazione,
arriva. Che tempi! State comunque
attenti a fare i conti senza l’oste.
In questo caso il cittadino­elettore
che non è fesso, che osserva e
giudica comportamenti furbeschi
e truffaldini, ha a disposizione
un’arma letale, il voto, per punire
e premiare chi ritiene.
Le sorprese potrebbero essere
dietro l’angolo. In chiusura,
auguri e complimenti al nuovo
Chi la dura la vince. Dopo le
polemiche e i veti caduti nel
vuoto, si aspettano i fatti.
A proposito di elezioni europee,
come la metteranno i forzisti
senza l’ex cavaliere Silvio
Berlusconi confermato
interdetto e impresentabile?
Si parla di Marina e Barbara
candidate per compensarne
l’enorme vuoto, con Grillo che
già canta vittoria e minaccia
sfracelli. E non finisce qui.
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 12
Obiettivo turismo:
c’è la sostanza, ma non la struttura
na delle possibilità al vaglio
per cercare di dare un nuovo
sbocco lavorativo ed
economico alla Valle Peligna e non
solo, è quella di orientarsi verso
l'espansione e il potenziamento
dello sviluppo infrastrutturale e
promozionale del turismo locale.
Questa tendenza è venuta fuori
sia in recenti convegni sia nella
convinzione di avere a portata di
mano risorse paesaggistiche,
ambientali e artistiche invidiabili
e poco apprezzate e sviluppate.
Partiamo dal presupposto che ciò
Innanzitutto il territorio ha una
vocazione turistica decennale,
basti pensare alla nascita del
parco nazionale della Majella o
di realtà consolidate come
Scanno e Campo di Giove. Ma è
bene far notare che tali realtà
appaiono come border line, cioè
tali da non avere una ricaduta
economica decente e da non
creare un indotto apprezzabile
nel comprensorio. Poi, prima di
affrontare qualsiasi analisi legata
alla promozione turistica del
territorio, qualsiasi esso sia, è bene
capire che non spetta a noi (in
quanto autoctoni), giudicare la
bontà, le potenzialità o la bellezza
delle nostre risorse paesaggistiche
(quello di valorizzarle si).
Questo sia per un comune senso
campanilistico, ma anche a
causa del loro poco sfruttamento
che li rende di fatto vergini
e quindi ancora intatti e puri
al passaggio umano.
Detto questo possiamo ammettere
che del “materiale” su cui lavorare,
da Sulmona alla Badia, dagli scavi
di Ovidio al Morrone, finanche
all’eremo di Pietro Celestino
(qualcuno mi perdonerà se
ometto qualcosa) c’è.
Ma per essere definito un “polo
turistico eccellente”, esso deve
avere oltre che alla materia prima,
anche una rete infrastrutturale e
promozionale invidiabili. E qui
tocchiamo il primo tasto dolente
se consideriamo che il nostro
territorio è pressato da ogni parte da
competitors turistici che operano
da più tempo e, quindi, con risultati
maggiori e migliori dei nostri.
Immaginiamo di voler vendere una
nostra acqua minerale. A livello
qualitativo è un ottimo prodotto,
per noi che ne usufruiamo tutti i
giorni è la più buona e anche i
nostri vicini, che l'hanno assaggiata,
ci dicono che è buona. Nonostante
tutto questo non riusciremmo
mai a venderla in un mercato già
pieno di acque minerali con i
consumatori “abituati” al loro
prodotto senza una decente rete
estrattiva, una buona struttura
logistica, una politica promozionale
vincente e per dirla breve un
management che sappia affron­
tare e vincere la sfida.
Ecco, è come se nella promozione
della nostra “acqua turismo”
abbiamo una decente rete estrattiva
(strutture ricettive alberghiere),
una rete logistica di trasporto in
parte obsoleta (rete ferroviaria e
strade statali o principali) o costosa
(autostrade dei parchi) una
politica di promozione quasi
inesistente e una politica di
sviluppo e di management, con
qualche eccezione, anch’essa latitante.
Basti pensare ai fondi Fas per 17
milioni di euro rimasti bloccati
solo a causa di una parte di essi,
cioè i 4,8 milioni destinati ai
comuni del Centro Abruzzo. È
stato impossibile mettere
d’accordo gli amministratori
nell’avviare un progetto turistico
unico e, al campanilismo, si è
aggiunto il ritardo da parte di
alcuni di essi nel presentare tutta
la documentazione relativa ai
singoli progetti. Una situazione
di stallo che si è sbloccata solo lo
scorso 24 marzo ad un soffio
dalla scadenza dell’ultimatum
imposto dalla Regione.
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 13
La mobilità aperta anche
ad insegnanti e ricercatori
ell’ambito della
programmazione 2014­2020
stanziato ben 19 miliardi di euro
per il progetto Erasmus per tutti.
Esso riguarda istruzione, formazione,
gioventù, sport ed è indirizzato
­oltre che agli studenti­ anche a
ricercatori ed imprenditori
(http://ec.europa.eu/program­
mes/erasmus­plus). Erasmus per
tutti, parte dalla premessa che
investire nell’istruzione e nella
formazione è la chiave per sbloccare
le potenzialità delle persone,
indipendentemente dalla loro età
o dal loro contesto sociale. A tal
fine, mantenendo lo stesso
obiettivo dei programmi precedenti
(miglioramento delle competenze,
sviluppo personale e ampliamento
delle prospettive occupazionali),
Erasmus per tutti raggrupperà
anche altri programmi quali:
Apprendimento Permanente (LLP),
Gioventù in azione e cinque
internazionali tra cui Erasmus
Mundus. In questo modo,
ben 5 milioni di cittadini europei,
dal 2014, avranno l’opportunità
di studiare, formarsi o insegnare
presso istituti di istruzione superiore
nel mondo e gli studenti e il
personale docente non europeo
potrà fare lo stesso in Europa.
Il programma, infatti, sosterrà tre
principali tipi di azione:
per i singoli individui, sia
nell’UE che fuori, tra cui: studio e
formazione, tirocini, insegnamento
e sviluppo professionale e attività
giovanili non formali come
ad esempio il volontariato;
la cooperazione istituzionale tra
le istituzioni educative, le
organizzazioni giovanili, le aziende,
le autorità locali e regionali
e le Ong per incoraggiare lo
sviluppo e l'attuazione di prassi
innovative nel campo dell’istruzione,
della formazione e delle attività
giovanili e per promuovere
l’occupazione, la creatività e
l’imprenditorialità; sostegno alla
riforma degli stati membri e
cooperazione con i paesi non UE
per il rafforzamento della base
esperienziale su cui fondare il
processo decisionale e lo scambio
di buone pratiche. Attraverso il
sito: http://new.eur­
lex.europa.eu/legal, si può
accedree alla sezione “Call for
Proposal&quot; e presentare la propria
idea facendo ben attenzione al
casellario delle scadenze dei
termini. Può presentare domanda
di finanziamento qualsiasi
organismo, pubblico o privato,
operante nei settori dell’istruzione,
della formazione, della gioventù
e dello sport e i gruppi di giovani
attivi nel settore del lavoro
giovanile, ma non necessariamente
nel contesto di un’organizzazione.
Erasmus+ è aperta, oltre che a i
28 stati membri, anche ad:
(che fanno parte dell’EFTA ­
European Free Trade Association),
Turchia, ed ex Repubblica
Jugoslava di Macedonia.
Fino al mese scorso, inoltre,
la partecipazione era garantita
anche alla Confederazione
Svizzera. In seguito al risultato
del referendum elvetico per la
riduzione dell'immigrazione,
però, Bruxelles ha deciso di
escludere la nazione dall’accordo.
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 14
“Io sono mia”,
di Martina Santangelo
er Martina Santangelo,
giovanissima studentessa
(solo 21 anni) presso la facoltà
dell’Aquila, lo scorso 8 marzo
si è avverato un sogno: è stato
pubblicato il suo primo libro.
Nato per gioco e per piacere
“Io sono Mia”, edito dall’Aletti
è diventato l’evento editoriale
per la comunità pratolana, che
sembra aver gradito l’esordio
letterario di Martina.
La scelta del giorno, poi, non è
stata una casualità perché questa
è una storia che parla di donne
e a loro è dedicato.
cos’è “Io sono Mia”?
È un romanzo raccontato
secondo due versioni: quella di
Mia, bambina,ragazza e, infine,
donna e la versione dell’altro
protagonista rimasto senza nome.
Le vite dei due protagonisti si
avvicinano e si allontanano
durante tutta la storia.
Ma non saranno certo i
chilometri a creare distanze tra i
pensieri e colmare le mancanze
In che modo il libro è un
omaggio al mondo
È una storia di violenza, di
amore materno e di dolore.
Penso che questo libro possa
interessare sia ad un pubblico
adolescente che più maturo.
Chi è Mia e perchè il
personaggio maschile è un
“senza nome”?
Mia è allo stesso tempo forte,
decisa, fragile e insicura. Dalla
vita cerca “soltanto” la felicità.
Il senza nome è un carnefice
vigliacco perché non è stato in
grado di avere coraggio, di
Un personaggio maschile
da tenere alla larga,
ha incontrato difficoltà
nel crearlo?
Scrivere in prima persona la
storia, analizzare delle situazioni
da un punto di vista maschile mi
ha messo in difficoltà, non nella
scrittura vera e propria, ma nel
pensare che ciò che avevo scritto
non fosse “giusto” secondo
un’ottica maschile
Qual è il messaggio che vuole
Tutti noi riceviamo del male
ma dobbiamo cercare di non
scoraggiarci e trasformare le cose
negative in positive.
Una lotta per la felicità dalla
quale dobbiamo uscire vittoriosi.
Ventun anni e un libro
all’attivo, è cambiato qualcosa
Penso che questo libro mi abbia
fatto crescere, mi ha resa più
sensibile verso alcune tematiche
e un pò più sicura: i pareri
positivi, le belle parole dei
lettori, persone sconosciute che
ti fermano anche solo per
complimentarsi fanno un gran
Cosa pensa dell’attuale
situazione di crisi economica
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 15
ed occupazionale dei giovani
e del fatto che i creativi non
hanno spazio e possibilità per
Il tema della crisi economica è
un tema a me molto vicino,
visto gli studi economici che sto
Il cardine della mia tesi di
maturità era appunto la crisi, a
proposito vorrei riportare un
breve passaggio di uno scritto di
Einstein: “Non possiamo
pretendere che le cose cambino,
se continuiamo a fare le stesse
cose. La crisi è la più grande
benedizione per le persone e le
nazioni, perché la crisi porta
come il giorno nasce dalla notte
l’inventiva, le scoperte e le
grandi strategie. Chi supera la
fallimenti e difficoltà, violenta il
suo stesso talento e dà più valore
ai problemi che alle soluzioni. La
vera crisi, è la crisi dell’incompe­
tenza”. Si tratta di uno scritto del
1934, che si
riferisce alla crisi del 1929,
ma resta di grande attualità.
Io condivido appieno questo
pensiero ed è per questo che
secondo me in Valle Peligna non
manca assolutamente nulla,
solo la voglia di cambiare,
lottare, giocare d’inventiva e
usare tutti i mezzi possibili per
cercare di migliorare le cose.
L'editoria sta attraversando
un brutto periodo, si legge
poco e le librerie chiudono,
cosa pensa di questo fenomeno
deleterio per la cultura?
Si l’editoria sta passando un
brutto periodo sia per colpa
della crisi, che porta a dover
tagliare le spese e di conseguenza
le persone sono costrette a dover
eliminare dalla propria vita le
spese &quot;superflue&quot;, sia dalla crisi
morale: perdita di speranze per
disinteressamento, nessuna
stima per se stessi, nessuno sfogo
per la creatività, nessun
progresso territoriale.
In questa situazione non
mi preoccupa di certo
l'omologazione culturale, quello
che mi preoccupa è che sempre
più giovani non conoscono il
piacere della lettura, addirittura
molti dei miei coetanei non
E dell'auto­editoria che,
al contrario, si sta
diffondendo soprattutto
Sono assolutamente favorevole,
è un modo di mettersi in gioco
e di realizzare il proprio sogno.
Eh si, Gianluca di Bacco per
aver creato la “mia” Mia ed aver
trasformato quell’idea in
un’immagine, Federica
Caprarese aspirante fotografa,
creatività e idee formidabili e
(@PIXXO DESIGN).
Tutti e tre ragazzi, miei coetanei
che cercano di colorare le loro
vite con i colori di qualsiasi
forma dell’arte..
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 16
ichard Wagner (1813­1883)
artisti della storia della
musica. Egli ha riconquistato non solo
l’unità di tutte le arti, ma anche quegli
antichi miti nordici, che narrano di una
saggezza troppo spesso dimenticata o
messa da parte volutamente, perché
scomoda all’infausta logica del potere,
oggi dilagante. Ricordiamo di lui la
tetralogia L’Anello del Nibelungo che appare
come l’opera cardine dell’intera civiltà
occidentale. In essa si analizza ­ attraverso
l’arte e il mito ­ la decadenza della società
contemporanea, a causa della nascente
civiltà industriale e dei principi che la
governano: il denaro, lo sfruttamento e il
potere. Per dirla con una frase, tutti quelli
che dedicheranno la loro vita all’accumulo
del metallo prezioso, saranno vittime di
sciagure: essi seguiranno il sistema del
profitto invece di affidarsi al principio del
Cuore. Da questo significato generale si
può considerare anche quello particolare,
riguardante un’età mitica – quella dei
Popoli di Natura – quando un’eterna
Armonia governava il canto delle stelle,
dell’uomo e degli animali.
Una riflessione di tipo sociologico ci
porta a concludere che quelle società non
conoscevano affatto il sistema alienante
del denaro, il cui accumulo è direttamente
proporzionale ai genocidi, alla fame e alla
distruzione del pianeta. Il messaggio di
Wagner è chiaro, sebbene sia stato sempre
trascurato per paura di ritorsioni da parte
del sistema bancario, oggi in mano a
pochissime persone nel mondo:
l’invenzione delle banconote è la più
grande truffa che sia mai stata inventata
nella società civile. Infatti, a tal riguardo,
gli studiosi meno ipocriti e meno
reverenziali, in questo panorama desolante
di democrazie ridotte a porcilaie, reputano
non a caso le conseguenze nefaste di
simile strutturazione sociale la causa
principale della distruzione dei Popoli
di Natura, ribattezzandola “La distruzione
Oltre che compositore Wagner è stato
un prolifico autore di saggi che
affrontano il problema dell’arte
a livello politico, sociale ed economico.
Già nel suo scritto L’arte e la rivoluzione
(1849) egli annota: “Ecco dunque
l’arte che ora ha invaso tutto il
mondo civile. La sua vera natura è
l’industria, il suo fine morale il
guadagno, il suo pretesto estetico il
divertimento di chi si annoia.
(…) Oggi i banchieri insegnano
a cercare lo scopo dell’esistenza nel
lavoro manuale per il pane
quotidiano”. Le parole del Nano
Alberich, nella scena prima del
Rheingold, sono terribili quando
si serve dell’Anello e dell’Oro per
incatenare all’odio e alla brama del
potere, tutti gli uomini, eroi e Dèi:
“Con pugno d’oro / voi, divini,
conquisterò tutti a me! / Come io ho
rinunziato all’amore, / tutto che vive
/ a quello dovrà rinunziare! / Dall’oro
adescati, / d’oro soltanto dovrete
ancora aver brama!”. Wotan, il dio
della saggezza, canta: “Ma a che ti
giova il tesoro, / poiché senza gioia
è Nibelheim [la terra degli schiavi],
e niente qui si vende a prezzo di
tesori?”. Ma Alberich, prototipo
ancestrale dell’attuale manager
globalizzato, risponde imperterrito:
“Col tesoro / nella caverna raccolto, /
il mondo intero / conquisterò”.
Per Wagner la soluzione a questo
stato di cose è la seguente: “Voglio
rovesciare il dominio dei morti sui
vivi, della materia sullo spirito;
voglio spezzare l’autorità dei potenti,
della legge e della proprietà. Voglio
rovesciare l’ordine costituito delle
cose che divide l’umanità, che è
unica, in popoli nemici, in potenti e
deboli, in chi ha diritti e in chi non
ne ha, in ricchi e poveri, perché
questo ordine rende tutti infelici.
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 17
servano affatto per offrire dei servizi
sociali, ma per ingrassare i maiali delle
banche, che sono compagnie
Che i soldi, una volta stampati da simili
società mafiose, ne costituiscano il loro
immenso capitale che muove guerre,
terrorismo e stragi? Che le banche non
paghino imposte sui loro introiti
praticamente totali e neppure sull’usura
dei prestiti monetari? Che esse si
approprino di questa immensa risorsa
pubblica, facendo una vera e propria
rapina, chiamata con un nome
eufemistico signoraggio?
E che esso sia la differenza di costo tra
l’emissione tipografica di un marco
e il valore impresso sulla moneta stessa?
E che il valore addebitato alla popolazione
venga persino maggiorato degli interessi?
Mi spiego meglio: una banconota da 200
marchi costa alle banche private due
centesimi (pensate: il costo di stampa è
soltanto di due centesimi), ma a noi
vengono addebitati 199,98, più circa 4
marchi. Incredibile! Un pezzo di carta
igienica che improvvisamente acquisisce
il valore di 203,98 marchi? Per loro come
introito, per noi a debito. Dura da
ingoiare, no?
Ma è tutto perfettamente vero.
Il motto delle banche è: voglio tutto
il pianeta più il 10%. Le più grandi
truffe della società contemporanea sono
le meno evidenti e le più consolidate.
di scambio che necessita di un corri­ Le banconote divengono così l’essenza
dell’essere umano, sovrastando la sua
spettivo in soldoni.
libertà e le sue idee innovative in ogni
Anzi è diventata un divertimento
campo dello scibile.
degradato, alla stessa stregua del
Questa religione economicistica genera
gaudente che cerca il piacere
insicurezza e preoccupazione nei cittadini,
amoroso di una prostituta.
Un cancro invisibile si è diffuso così li rende deboli, servili, ottusi e miserabili.
L’incapacità ad amare e a reagire con
coraggio deriva da questo angoscioso
Famiglie private stampano
denaro arricchendosi all’inverosimile. vincolo perverso con i soldi che
i banchieri immettono sul mercato,
Impongono una percezione
provocando ricchezza, e che ritirano dalla
conoscitiva totalmente falsa della
circolazione per generare depressione,
realtà. Si crede – infatti – che la
cartamoneta sia la ricchezza effettiva, recessione e povertà. E perché lo fanno?
Perché quando c’è carenza di pezzi
offuscando in tal modo il vero
benessere, generato dalla produzione di carta non possiamo più scambiarci
nulla, mentre gli istituti finanziari,
nazionale. Il compositore tedesco
possessori delle cartamonete, possono
apprese questi stringenti concetti
comprare tutto, e lo fanno in maniera
finanziari quando entrò a far parte
assolutamente illegale? Principalmente
della Vaterlandsverein o “Società
perché i banchieri, a quel punto, si
patriottica” fin dal 1843.
appropriano delle nostre vere ricchezze
«Vi chiedo: Chi penserebbe mai
private e statali: ditte, palazzi, campagne,
che questi piccoli pezzi di carta,
giacimenti di diamanti, petrolio, rame e
dall’aspetto così innocente, siano
stampati col sangue di innumerevoli oro, produzione energetica, patrimonio
artistico e così via».
generazioni? Che le tasse non
Voglio rovesciare questo ordine di
cose che divora le energie degli
uomini al servizio del dominio
dell’inorganico, della materia senza
vita, che mantiene la metà degli
uomini nell’inoperosità o in attività
inutili costringendoli a dedicare la
loro vigorosa giovinezza alla
conservazione di queste abiette
condizioni con lo svolgere un’attività
oziosa come soldati, funzionari,
speculatori e fabbricanti di danaro».
L’arte deve riconquistare – come
negli antichi Greci – una coscienza
pubblica. Purtroppo, oggi, con
l’affermarsi della civiltà industriale,
il nostro dio è il denaro e la nostra
religione il guadagno.
E allora l’arte si è ridotta a una merce
è che la brava gente
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 18
Stress prematrimoniale:
è possibile salvarsi con il wedding planner
di Valentina Latini, wedding planner
abito della sposa, quello
dello sposo, gli addobbi
floreali per chiesa o
comune, il catering e la location
per il ricevimento, le bomboniere
e il viaggio di nozze solo per
attenersi all’essenziale.
Il matrimonio potrebbe diventare
per gli aspiranti sposi un’impresa
ardua, una fonte di stress per
non parlare delle risorse che si è
disposti a spendere per vivere
una giornata unica. Se è vero che
l’evento nuziale non conosce
crisi economica, perché quando
ci si sposa non si bada a spese,
qualche coppia due conti in più è
costretta a farseli.
spendendo poco, con uno scenario
d’eccezione e, soprattutto, arrivando
“sani e salvi” al giorno del fatidico
si, è possibile affidandosi ad
un wedding planner, figura
professionale parecchio diffusa
nei paesi anglossassoni e
d’oltreaoceano, che, diversamente
da quanto si crede, non fa altro
che coadiuvare gli sposi in scelte
uniche e nel rispetto del budget.
Avere consapevolezza delle proprie
risorse e investirle al meglio è
possibile studiando meticolosamente
ogni matrimonio gestendo al
meglio le spese, eliminando gli
eccessi inutili e proiettandosi
sull’essenziale. Quindi, al di là dello
stereotipo per cui molti pensano
che affidarsi ad un professionista
significa spendere ulteriori soldi,
il wedding planner diventa
sinonimo di risparmio di tempo
e denaro con una particolare
attenzione alle necessità degli
sposi, magari allontanandoli
anche da dannose fonti di stress.
Non per caso il tutto parte da un
incontro conoscitivo per capire
le personalità dei clienti, i loro
sogni, le loro sensazioni, le
aspettative e fornendo, di
conseguenza, le soluzioni più
opportune. Chi si rivolge ad un
organizzatore professionista non
vuole lasciare nulla al caso, vuole
la sicurezza della riuscita del
proprio evento, meglio se vissuto
in scenari da favola come quelli
che può offrire Sulmona e
l’intera Valle Peligna.
Coniugare arte ed eventi
attraverso la rivalutazione
di palazzi, chiese ed ex conventi
storici, di particolare bellezza ed
importanza è l’obiettivo del
consigliere d’opposizione Luigi
La Civita il quale ha presentato il
progetto “SulmonaEventi”.
L’idea parte, appunto, dalla
consapevolezza di avere sul
territorio un patrimonio
di alto valore, particolarmente
adatto ad eventi di vario genere
e, soprattutto, matrimoni.
Questo progetto, inoltre,
permetterebbe la creazione di
nuovi posti di lavoro nei vari
settori di servizio, una maggiore,
oltre che migliore, conoscenza
della città e del comprensorio,
una maggiore affluenza di gente,
una ulteriore valorizzazione
dell’artigianato locale. «Ci sono
tutti i presupposti per l’approvazione
del progetto e all’inizio dei lavori
­spiega La Civita­ ma si attende
la risposta dai piani deliberali e
gli aiuti finanziari indispensabili
per procedere, oltre che la scelta
di un team valido di esperti
nel settore (event &amp; wedding
planner) a cui far riferimento
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 19
Sacrificare migliaia di cuccioli: a Pasqua si può
di Michele Taddei, mictad@live.it
o scorso 2 marzo, in
occasione dei carri di
Carnevale a Pratola, ecco
spuntare un piccolo agnellino al
guinzaglio, impaurito, ma
confortato dallo sguardo sicuro
del suo padrone. Una visione
alquanto strana e particolare
nella semplice quotidianità, ma
nel giorno di Carnevale, dove le
convenzioni si “rovesciano”,
ecco che l’illogico fortunatamente
si fa logico e l’animale, anche se
non domestico, si fa amico. Ogni
anno vengono uccisi per il solo
giorno di Pasqua oltre 250 mila
agnelli. Una tradizione cruenta e
squallida che va avanti da decenni,
un olocausto che né Cristo né
Dio hanno ordinato, ma soltanto
l’incuranza verso la vita che nasce,
indifesa e senza colpe. Non ci
sono altre parole per descrivere
questa strage.
Le tradizioni sono spesso pericolose,
lo sono state in passato (la schiavitù
era una tradizione cristiana come
picchiare le mogli e bruciare le
streghe) e molte lo sono tutt’oggi,
specialmente quelle dove la vita
non viene considerata con il giusto
valore, ma anzi disprezzata.
Anni fa Papa Ratzinger in una
sua omelia disse che Cristo non
ha mai mangiato agnello e giorni
fa anche Papa Francesco, seguendo
la linea del suo predecessore, si è
rivolto ai fedeli invitandoli a
mangiare menu alternativi.
L' usanza dell'agnello a Pasqua
non ha nessuna base religiosa
perchè la devozione cristiana
non è fondata sui sacrifici animali
bensì distante dall'idea di amore
e compassione verso ogni essere
vivente che tale dottrina professa.
Il problema è che non si mangia
l'agnello perchè si è cattolici, ma
perchè è gratificante. Questa è la
semplice ed amara verità. Bisogna
essere coscienti del fatto che
quello che mangiamo prima era
vita, una bellissima e morbida
creatura di trenta o quaranta
giorni così simile al nostro cane
o al nostro gatto.
All’approssimarsi della Pasqua,
mentre i cristiani si preparano a
festeggiare il loro Cristo risorto,
il cucciolo di agnello viene
decapitato, scuoiato e fatto a
pezzi per la soddisfazione del
palato con un buon spezzatino
o un arrosto pronti ad imbandire
le tavole. Pensare di allontanarsi
da questa tradizione o perlomeno
fermarsi a riflettere su quanto
ciò possa significare potrebbe
essere un passo avanti verso una
visione diversa di quella che viene
Nessuno di noi mangerebbe il
proprio cane o il proprio gatto,
partire da questo presupposto
potrebbe condurre ad una
visione diversa degli animali
costringendo a guardarli con
accompagnano gli amici a
quattro zampe. Se nei confronti
degli animali domestici c’è
amore perché l’agnello dovrebbe
esser vittima dei futili bisogni
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 20
Murale di Alessandra Carloni
(anno 2012), angolo viale delle
Metamorfosi ­ Lucrezio
foto di Carlo Liberatore
Graffiti neoclassici:
con il Certamen torna il Murale Ovidiano
A differenza di come viene
generalmente apostrofata, il latino
è tutt'altro che una lingua morta.
A farla rivivere non ci pensano
solo i manuali didattici degli
studenti di discipline classiche,
ma un’appassionata schiera di
fedelissimi che grazie ad essa
continuano a raccontarci la storia
di questo Paese. Una di queste
congreghe è certamente
l’associazione Amici del Certamen
Ovidianum Sulmonense, che da 16
anni a questa parte continua ad
onorare la memoria storica del
cittadino più famoso del capoluogo
peligno, e correlatamente quella
della lingua da lui parlata. Ma
quella che era iniziata come una
semplice sfida tra i licei classici
della Regione si è naturalmente
evoluta negli anni, ospitando nel
tempo ragazzi e ragazze provenienti
da licei di tutta Italia, e dalle ultime
edizioni anche dall’estero, allargando
via via la partecipazione anche
a licei di indirizzo scientifico e
linguistico. Questo dimostra come
ancora oggi molti giovanissimi
scelgano di dedicarsi anima e
corpo a questa disciplina, definita
dai più come una vera e propria
palestra di vita, e di giungere a
Sulmona con l'intenzione di
guadagnarsi il titolo di miglior
traduttore. Armati solo di un
semplice dizionario, questi
ragazzi e le loro famiglie dal 10 al
12 aprile sceglieranno la nostra
città, oltre che per partecipare
all’evento, anche per ripercorrere
un pezzo di storia latina,
perfettamente rappresentata
dalle attrattive turistiche che
ci circondano. Liniziativa, arrivata
quest’anno alla 15esima edizione
(quella del 2009 saltò a causa del
sisma del 6 Aprile), continua il
percorso iniziato negli anni scorsi
in cui si scelse di affiancare alla
classica manifestazione nuove
forme di promozione culturale.
Questa decisione, battezzata nel
2010 con la mostra d'arte
contemporanea MetAMOrfosi,
continua oggi con il terzo capitolo
del Murale Ovidiano, estemporanea
di pittura in cui giovani artisti
provenienti da tutta Italia regalano
nuova vita ad alcuni scorci della città.
Quest’anno è la volta dell'artista
torinese Erika Rihele che come la
romana Alessandra Carloni nel
2012 e il teramano Alessandro di
Massimo nel 2013 si occuperà di
decorare le pareti di una cabina
elettrica della zona Peep con un
disegno a tema ovidiano.
«Abbiamo scelto questa nuova
forma di espressione, oltre che
per contribuire in modi diversi
ad una maggiore diffusione del
personaggio di Ovidio e dell'arte
in generale, anche allo scopo di
riqualificare una zona cittadina
troppo spesso dimenticata» spiega
Marco Maiorano, curatore e
promotore del progetto.
L’Associazione sta anche attivando
una campagna di crow founding
grazie alla quale cittadini ed
possono contribuire ad una
migliore riuscita del progetto.
“Sedimentazioni prospettiche”
la personale di Gimar a Palazzo Colella
Sedimentazioni della materia, echi di un passato che riaffiora nella gestualità del
segno, linee prospettiche che tracciano un confine tra ciò che è destinato a
svanire e il presente, non del tutto fossilizzato. Quella di Mario Di Girolamo, in
arte Gimar, è una sorta di intima scrittura, una stesura dei sentimenti attraverso
la pittura. In questa mostra personale, dal titolo “Sedimentazioni Prospettiche”,
curata da Pierpaolo Bellucci e ospitata nelle sale del Museo Civico di Palazzo
Santoro­Colella di Pratola Peligna, dal 17 aprile all’11 maggio, l’artista presenterà
lavori della sua recente produzione informale. Un itinerario arricchito da
rimandi a percorsi dedicati alla pittura astratta e figurativa. Tre le tappe
evidenziate nel tragitto della personale: Prospettive, dove l’approccio vira su
scelte prettamente informali. Transiti, dove la ricerca del segno da parte Di
Girolamo dà spazio a sperimentazioni astratte. Sedimentazioni, in cui Gimar
non nasconde l’indirizzo a volte puramente figurativo. Quello di Gimar,
originario di Pratola Peligna, è un gradito ritorno nel suo paese dopo alcuni
anni di assenza, accolto con grande
entusiasmo da tutti i pratolani e
amici che da tanto aspettavano
un regalo da parte dell’artista
abruzzese. Inaugurazione mostra:
giovedì 17 aprile, ore 17.30.
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 21
“La notte passa, il tempo vola”
Un’arte liberatoria e ardita quella di
Arturo Faiella, sulmonese classe ‘54, in
esposizione dal 27 febbraio scorso nella
mostra dal titolo “La notte passa, il tempo
vola”. Le tele di Arturo Faiella
rappresentano un viaggio a ritroso nella
cultura della sua generazione. Un viaggio
denso di colori, esperienze, a tratti
psichedelico, pop e figlio di un insensibile
liberismo americano che tutto mercifica
e distrugge. Un Gottuso lisergico, ribelle,
apparentemente di semplice interpretazione
a causa dei suoi connotati pop, ma al
contempo denso di un significato sottile
e profondo per chi si dedica ad osservarli.
Sin dai vent'anni l’artista è impegnato
nella produzione di tele e nella ricerca
di uno stile unico, estroverso e non
convenzionale. Faiella inizia il suo percorso
artistico negli anni ‘70 nell’Accademia di
Belle Arti di L'Aquila. Durante la seconda
metà di quegli anni, dopo aver aderito ad
un campagna di sensibilizzazione sulla
malattia mentale che condiziona molto
la sua produzione artistica, si cimenta nella
progettazione e nella realizzazione di
arredi, tappeti, gioielli, libri e molto altro.
Lavora come designer in collaborazione
con importanti industrie di Modena,
Roma, Sassuolo e di altre città italiane,
salvo poi tornare a vivere nella sua Sulmona,
dove risiede tutt’ora. Noti critici d’arte
descrivono con parole lusinghiere l’opera
del pittore in quel periodo. Nomi noti come
quello di Mario Bertoni, che definisce le
sue tele “custodi di un’emozionalità che
sfocia nel lirismo”.
La mostra è allestita nel neonato locale
Kilometro Zero, in via Francesco Pantaleo
5 (di fronte la chiesa della S.S. Annunziata),
aperto tutti i giorni salvo il mercoledì.
Il nuovo album ispirato a Goya
Per la più grande band mai apparsa in Valle Peligna è
giunto il momento di Vacua, concept album incentrato
sul ciclo affascinante e disturbante delle “Pitture Nere”
di Francisco Goya, in cui ogni pezzo equivale alla
trasposizione delle tele appartenenti al ciclo.
Un’opera che ho avuto modo di ascoltare in anteprima
e che si è rivelata imponente, affascinante e maestosa,
come le premesse lasciavano supporre e che affronta
con una classe sopraffina temi legati alle oscurità
dell’animo umano. Le novità in casa Christine
Plays Viola non si fermano però al solo nuovo
album. Ormai imminente è l’uscita del video di
“Slaughter of the Black Sun” girato dal regista
Mauro John Capece che vede la partecipazione degli
attori Corinna Coroneo e Gabriele Silvestrini, di
Aurora Canfora e del rivoluzionario artista Flavio
Sciolè. La canzone è incentrata sulla tela “Saturno
divora i suoi figli”. Il tempo che divora i suoi figli,
rappresentato nella figura di un uomo dallo sguardo
allucinato che in preda ad una foga distruttiva divora
e distrugge le sue creature: una visione di morte, follia
e deformità. Album ormai pronto e video in uscita;
quello che manca è solo un tour degno di una grande
band e proprio qui arriviamo alla notizia più bella
che dovrebbe riempire d’orgoglio tutti coloro che
hanno amato e amano i Christine Plays Viola. Ad
agosto Desio, Massimo, Daniele e Fabrizio voleranno
all’Alt Fest 2014, mastodontico festival britannico
che li vedrà affiancare sul palco mostri sacri come
Gary Numan, Killing Joke, Covenant, Marilyn
Manson e tantissimi altri.
Questo è solo l’apice di una splendida storia chiamata
Christine Plays Viola, una storia che aspira a
diventare leggenda.
Tel. 0864.272874
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 22
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino,
Drammatico, Ita/Fra, 2013
Farsi strada nel ginepraio delle
perpetue opinioni espresse è un
gioco assai complicato. Nell’era
dei cinguettii reiterati, dei
fanatismi da autoincensamento
in linguaggio binario, delle
esternazioni estemporanee dettate
dalla palese mancanza di buon
senso che, tra l’altro, manifestano
la completa assenza di onestà
intellettuale di un numero sempre
maggiore di individui, si colloca
il caso cinematografico del
momento. Il film di cui tutti
parlano. Che bella frase questa.
Che bello se fosse così sempre più
spesso. E lo sarebbe anche di più
se all’esposizione mediatica di un
film pluripremiato (Oscar­Goldel
Globe­Bafta) corrispondesse, nel
bene o nel male, una capacità
critica meno superficiale e iraconda.
Siccome meno opportuno di chi
esprime una opinione non
motivandola c’è soltanto chi
critica quelli che esprimono
opinioni non motivandole, allora
parlo del film. La grande bellezza
è un groviglio di intersezioni
visive che tentano in maniera
spasmodica di proteggere il suo
protagonista dall’oblio.
È una posizione estrema,
accademica, ma fondamentalmente
giusta se la si rapporta a
un cinema, quello di Sorrentino,
che molto spesso tende
all’estetizzazione che non cerca
Ma questo non basta a giustificare
i propositi di demolizione di
molti. Tanto più che La grande
bellezza è il più aderente, tra
i suoi film, nell’applicazione
del linguaggio al significato.
L’inondazione adrenalinica
di immagini ha, da una parte,
la funzione di descrivere
la vacuità di un mondo fittizio
fatto di apparenze disturbanti
Dico anche che probabilmente
e dall’altra la finalità di mascherare
lo sopravvaluto.
quel “sedimento” emotivo che si
Nel senso che non credo del
nasconde sotto il chiacchiericcio.
tutto alla purezza significante del Jep Gambardella è un uomo che
linguaggio cinematografico di
si ritrova a considerare realmente
Sorrentino. Alla fine degli anni
il senso della fine.
cinquanta gli esponenti della
E nel confrontarsi con la fine non
Nouvelle Vague francese misero al può che riconsiderare l’inizio:
centro della loro estetica cinema­ sullo sfondo di una Roma
tografica un concetto fondamen­ maestosa che si divide
tale espresso per la prima volta
continuamente tra il sacro e il
da Alexandre Asturc: la caméra
profano, la redenzione del
stylo. Una teoria secondo la
protagonista passa per il primo
quale il cinema, emancipandosi
pensiero felice. Non per volare,
finalmente dalla letteratura e dal come il Peter di Barrie, e
teatro, si faceva arte produttiva
neanche per considerare
di senso attraverso mezzi propri “l’altrove”, ma soltanto per
e caratteristici. Il cineasta usa la
macchina da presa proprio come Perché l’arte è il trucco che ci
un scrittore usa la penna.
rende eterni o più semplicemente
Questo è l’assunto e il nucleo
immuni alla dimenticanza.
fondante di una rivoluzione
Anche perché l’isola che non
filmica che partiva da un
c’è è abitata da mostri al botulino
linguaggio tipico e lo estendeva a che salgono su treni che non
dispositivo per la determinazione vanno da nessuna parte.
Se consideriamo il valore della
teoria alla base della Nouvelle
Vague, ogni movimento di
macchina che non è strettamente
correlato all’espressione di
un punto di vista produttivo
di senso non può essere
Cast: Sophie Nelisse, Geoffrey
Drammatico, Usa, 2013
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 23
Genere: Folk Rock,
Genere: Neo/Dark
Folk (Ger)
Lanegan è affetto da un morbo debilitante; nel suo
caso è stato colpito da poco e la malattia è solo ai primi
stadi: l’ex vocalist degli Screaming Trees è malato della
sindrome di Morgan, malattia che nei periodi di magra
creativa spinge l’ex leader di una band famosa a uscire
con dei dischi di meravigliose canzoni di altri o, come
fa figo chiamarle, cover. Imitations è un disco di cover
a cui non si può voler male ma nemmeno dire un
mondo di bene. Da un popò di artista come Lanegan
è doveroso aspettarsi un disco solo quando ha
materiale per farlo, mica deve pagare le bollette
Nulla è per caso eppure non ci sogneremmo mai di
accostare con fare accusatorio la musica dei Nebelung
alla più devastante e mortalmente adescatrice dottrina
mai concepita. La proposta del duo teutonico è
prettamente strumentale e quindi non vi è alcun testo
e nessun proclama che inneggi in maniera palese a
teorie di stampo nazifascista. Folk Rock nordeuropeo
che non disdegna momenti di pura ostentazione No
Wave e Gothic e nello stesso tempo riesce a svilupparsi
attraverso le strade del più lancinante Post Rock.
Un disco che mira alla parte ancestrale dell’animo
umano e scava nella sua memoria.
Vol.3 Il Cammino di
Santiago in Taxi
Genere: Cantautorato (Ita)
Il disco, come il titolo, si conferma in pieno stile
dentesco. Sembrerebbe che ci sia proprio tutto e invece
la grande assente è proprio l’emozione. L’Almanacco
del Giorno Prima è senz’altro un buon disco, ben
costruito, molto ben arrangiato, radiofonico se vogliamo,
migliore di molta musica che si sente abitualmente in
radio ma che non aggiunge niente rispetto alle produzioni
passate di Dente, anzi, si priva di quella autenticità che
contraddistingueva i testi e di quella straziante ironia
che si riduce ad una ricerca forzata di giochi di parole
che però non mi fanno più sorridere.
Non ho avuto modo di fare l’esperienza del Cammino di
Santiago ma dai racconti di chi vi si è cimentato colgo che
la bellezza stia nel viaggio in sé, nelle tappe intermedie che
lo compongono, negli incontri casuali. Dario Brunori è
stato comodo nella scelta delle tematiche e veloce nel modo
di trattarle in superﬁcie, con retorica, senza addentrarsi nelle
questioni, perdendosi la possibilità di arrivare ﬁno in fondo.
La scelta di intraprendere questo cammino, di farlo in Taxi,
rinunciando a dettagli che potevano fare la diﬀerenza.
Posso aﬀermare con sicurezza che il titolo dell’album è
di Palazzo Francesco
Via Carso, 2 ­ Pratola Peligna
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 24
eroe del tennis in carrozzina
abato 1 e domenica 2 marzo
nei campi del Tennis Club
Sulmona, sotto la guida del
tecnico nazionale Giancarlo
Bonasia, si è tenuto il primo
raduno in Abruzzo della
nazionale di tennis in carrozzina
categoria Quad.
I 4 migliori atleti italiani di questa
categoria provenienti da Milano,
Firenze, Viterbo e Grosseto, si
sono allenati con il proprio Ct
nell’intero week end e sono stati
ospitati nella serata di sabato ad una
cena di beneficenza organizzata
dal Lions Sulmona, dal Panathlon
ed altri enti locali.
Al raduno ha partecipato anche il
giovane pratolano Antonio Cippo
in qualità di sparring partner, il
quale ci ha spiegato quali sono le
praticando questo sport: «Sono le
stesse che si trovano nel tennis
per normodotati ­spiega l’atleta­
ossia la necessità di una dura e
costante preparazione fisica e
atletica, un allenamento quotidiano
tecnico/tattico ed una fitta
partecipazione a tornei in giro
per il mondo 11 mesi l’anno.
Posso parlare per me, ma anche
per tutto il movimento mondiale
e soprattutto nazionale del tennis
in carrozzina nell'affermare che
le difficoltà più grandi s’incontrano
in campo economico, in quanto
avendo una visibilità mediatica
molto ridotta ci sono pochissimi
sponsor che supportano questo
ambiente, ma la cosa più grave è
che la federazione stessa non
supporta a dovere i suoi atleti
Per la stragrande maggioranza di
noi ­continua­ affrontare una
stagione alla pari del “normale”
tennis rimane solo un sogno, io
stesso in 5 anni che pratico questo
sport sono riuscito solo nel 2012
a poter sostenere una trasferta
importante in Australia e visto ciò
credo che sia dura poter provare
a partecipare alle prossime
paraolimpiadi di Rio de Janeiro».
Ciò nonostante Cippo sul campo
è riuscito a conquistare importanti
successi come 6 titoli nazionali
e 2 internazionali, ma la più
grande vittoria, spiega: «Sta
proprio nel modo in cui io sia
riuscito a rendere una vita che
pensavo di dover vivere senza
aspettative e senza gioie e
soddisfazioni, piena d’emozioni
e di grandi gioie.
Il duro allenamento quotidiano a
cui mi sottopongo ormai da
diversi anni, mi ha dato una
condizione fisica, un’autonomia
e delle abitudini di vita che
molte volte mi fanno quasi
dimenticare di vivere su una
sedia a rotelle e questo è l’aspetto
della mia vita che più adoro e che
il più delle volte lascia incredulo
anche me, nel senso che se
qualcuno sette anni fa, quando
ero sul letto di un ospedale dopo
l’incidente, mi avesse detto
come avrei vissuto la mia vita
oggi e che mi sarei sentito più
vivo di molte persone che non
hanno una disabilità, non gli
avrei mai creduto».
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 25
ttima stagione per la Virtus
Pratola Calcio. La formazione
allenata dal popolese Mirco De
Amicis sta dominando il campionato
di seconda categoria, girone B, a
poche giornate dal termine del
Si tratta di risultati programmati
durante l’estate scorsa con
l’obiettivo dichiarato di vincere
tesserando calciatori sicuramente
superiori alla categoria.
La società è nata nella stagione
2007/’08 con l’idea di curare solo
il settore giovanile, ma il progetto
si è poi ampliato portando anche
alla formazione di una prima
squadra in terza categoria. Con il
passare degli anni si è andata
sviluppando una rivalità con il
Pratola Calcio nelle giovanili,
tesserando i migliori calciatori
Qualche anno dopo, la Virtus
crea un’affiliazione con la Roma,
per costruire un settore migliore.
La mossa appare azzeccata, infatti,
La Virtus Pratola
prima in classifica, guarda al futuro
dal 2009 al 2012,
partecipa a tutti i
campionati giovanili,
compresi gli allievi e
giovanissimi a carattere
regionale, e a diversi tornei estivi
vincendone alcuni. Nella stagione 2010/2011
si crea una scissione interna e ai campionati
agonistici maggiori partecipa la prima
squadra con il nome Valle Peligna, vincendo
i play off di seconda categoria, salendo così
nel campionato di prima, mentre la Virtus
continua ad esistere occupandosi solo della
giovanile. L’anno successivo la Valle Peligna
retrocede in seconda categoria e la Virtus
continua a mietere successi nei tornei giovanili.
Sembrano due società diverse ed invece
sono guidate dagli stessi dirigenti.
All’inizio della stagione in corso, il binomio
si ricompone con il nome con cui era nata,
si crea una nuova struttura dirigenziale,
ampia e funzionale, che però, per mancanza
di risorse economiche, è costretta
a rinunciare al campionato giovanissimi
disputando solo il torneo provinciale allievi,
confermando l’affiliazione alla Roma e ai
tornei minori.
Si auspica che con il passare del tempo
cessi la rivalità con l’altra squadra cittadina
al fine di creare una fusione che
consentirebbe allo sport pratolano
di crescere sempre di più.
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 26
vittima­carnefice
che nasconde una
di Alessia Fistola, psicologa ­ alessia.fistola@gmail.com
Spesso tra le pareti domestiche
si consumano episodi di violenza
e abuso, lontano da occhi
indiscreti, nel silenzio omertoso
Non dobbiamo guardare troppo
lontano per venire a contatto con
la violenza domestica, come del
resto sembra dimostrare il recente
evento accaduto in un paese della
Valle Peligna, dove un uomo per
anni ha abusato della propria moglie,
costringendola a rapporti sessuali.
Come mai si vengono a consumare
atti di crudeltà estrema proprio
in seno alla famiglia, il luogo
che per eccellenza dovrebbe
rappresentare il nido sicuro di
ogni individuo?
Spesso la famiglia diventa il
ricettacolo di tutte le frustrazioni
e le tensioni, una sorta di
pungiball dove scaricare la rabbia.
Generalmente è l’uomo a mettere
in atto aggressività e forme di
dominazione sul partner e se poi
la donna, anziché ribellarsi a tali
soprusi, li subisce passivamente
assumendo il ruolo di vittima,
si alimenta un circolo vizioso che
sembra non avere mai fine. Alcuni
studi hanno dimostrato come
anche la vittima abbia un ruolo
attivo nel favorire l’espressione
della violenza da parte del carnefice:
ci sarebbero caratteristiche
fisiologiche, sociali e psicologiche
che sembrerebbero predisporla
più facilmente di altri alla
vittimizzazione.
Spesso la donna ha difficoltà a
riconoscere quando il rapporto
sessuale forzato assume la
connotazione di un vero e proprio
stupro, perché la convinzione
comune è che all’interno del
matrimonio tutto sia permesso.
La violenza fisica nella coppia si
associa ad un vero e proprio
terrorismo psicologico fatto di
minacce e intimidazioni in cui
l’obiettivo ultimo è quello di
far sentire la vittima insicura,
impotente, sola. Nella maggioranza
dei casi ci troviamo di fronte a
uomini insospettabili che ricorrono
alla violenza per sperimentare un
senso di controllo con il quale
tentare di colmare la propria
insicurezza. Generalmente le radici
di questa scarsa considerazione
di sé sono da ravvisarsi in relazioni
con i propri genitori basate su
continue disconferme. Inoltre non
è da sottovalutare la trasmissione
intergenerazionale della violenza,
per cui se un bambino è vissuto in
un contesto in cui il maltrattamento
era all’ordine del giorno, crescerà
con l’idea che sia un fenomeno
normale. Ma cos’è che porta le
donne a non denunciare? Alcuni
autori parlano di Sindrome della
Donna Maltrattata: la donna
sviluppa la convinzione di essere
impotente e di non poter cambiare
la situazione, per cui è come se
rinunciasse alla possibilità di salvarsi.
In tutto questo scenario non sono
da trascurare gli effetti devastanti
che la “violenza assistita” produce
sui figli. Assistere a scene di violenza
tra i propri genitori aumenta il
rischio di sviluppare problematiche
psicopatologiche oltre che
compromettere la capacità di
adattamento del minore.
La violenza domestica è un
fenomeno silente, basti pensare
che fino a pochi anni fa tutto
quello che accadeva tra i coniugi
era considerato un fatto privato,
per cui nessuna donna avrebbe
mai considerato l’ipotesi di
denunciare pubblicamente il
proprio partner. Tuttavia chiedere
aiuto e riconoscere che gli
schiaffi non siano un pegno
d’amore sono i primi passi da
compiere per garantire una vita
più dignitosa a sé e ai propri figli.
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 27
a Valle Peligna è al centro
Majella, del Parco
Nazionale d’Abruzzo e del Parco
regionale del Sirente­Velino.
Non sorprende quindi sapere
che è una zona ricca di alimenti
utili alla nostra salute, con molte
varietà locali.
L’alimento più conosciuto ed
apprezzato è l’aglio rosso: dal
tipico bulbo rosso e dal sapore
E’ dotato di attività antibatterica
e antivirale, è utile nei problemi
di trigliceridi e colesterolo, è in
grado di regolare l’alterazione
della flora batterica intestinale e
la pressione sanguigna e di
Ottimo nelle sindromi influenzali
e nei disturbi dell’apparato
respiratorio come raffreddori e
bronchiti. L’olio extravergine
di oliva peligno ci aiuta invece
nella digestione. Si caratterizza
per due varietà tipiche della
zona: la Rustica e la Gentile,
dal sapore amaro e piccante con
note erbacee e sentori di pomodoro,
entrambe con elevati indici
di qualità e specifici attributi
organolettici che si distinguono
per la diversa percentuale di lipidi
e polifenoli. L’olio extravergine
di oliva stimola gli enzimi digestivi
proteggendo le mucose dello
stomaco e dell’intestino, aumenta
la produzione della bile nel fegato
e delle lipasi nel pancreas e
permette l’assorbimento di
vitamine liposolubili e di calcio
Si sta riscoprendo anche la solina,
un grano primitivo che, a
differenza di quelli provenienti
dalla grande distribuzione alle
Salute a chilometro zero
di Veronica Pacella, biologa nutrizionista
nostre tavole, non è stato oggetto
di miglioramenti genetici: infatti
pur avendo una discreta quantità
di glutine non mostra
un’alterazione nelle proporzioni
di gliadina e glutenina, le proteine
che lo compongono, e questo
gli conferisce una maggior
digeribilità rispetto ai grani
migliorati geneticamente. È inoltre
ricco di fibre che migliorano il
Utili al nostro fegato, impegnato
nella detossificazione dell’organismo,
sono una serie di erbe spontanee
molte delle quali ad elevato
contenuto di ferro e antiossidanti
come il tarassaco, depurativo
del fegato e della cistifellea, la
cicorietta e la cacigna (cicoria
selvatica), diuretiche e depurative
di reni e fegato e i broccoletti
o cime di rapa, diuretici e
depurativi, molto diffusi nei nostri
terreni, fra cui la varietà “di
Sulmona” e i “mugnoli” tipici di
Pettorano.Troviamo infine gli
orapi (spinaci selvatici) ricchi
di sali minerali e utili soprattutto
nei bambini, nelle donne
in menopausa, nelle anemie e
nelle astenie.
Preferire i prodotti della zona,
cioè quelli a km0, è una scelta
più sostenibile per l’ambiente
(meno emissioni di CO2 per il
trasporto, meno acqua ed energia
per lavaggio e confezionamento,
meno plastica e cartone per
l’imballaggio), più economica (i
prodotti sono freschi e seguono
la stagionalità, costano meno,
c’è un rapporto diretto fra
produttore e consumatore)
e sono in grado di valorizzare
le realtà locali, sia agricole che
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 28
● PENSA CREATIVO
di Antonella Pal
palombizio@virgilio.it
Spazio al fai da te in questa rubrica in cui fornirò spunti
creativi e originali per rinnovare con fantasia il vostro
guardaroba e la vostra casa, ma soprattutto spronare le
persone a “mettere le mani in pasta”. In occasione del
primo tutorial diamo uno sguardo al guardaroba:
chi di voi non ha un foulard monocromo in fondo ad un
cassetto del comò? Bene! Tiratelo fuori perché vi aiuterò
a reinventarlo grazie ad un po’ di colore e dell’insalata.
“Insalata?” direte voi; ebbene sì, avete capito bene.
­ un vecchio foulard monocromo;
­ colore acrilico a scelta;
­ un torsolo d’insalata.
Si procede in questo modo: stendete su una superficie della carta di giornale su cui sopra metterete
il vostro foulard; prendete del colore acrilico a scelta, versatelo in un contenitore e bagnate il torsolo
d’insalata come fareste per un timbro. Infine stampate il torsolo d’insalata sul foulard quante volte volete
in base all’effetto da ottenere. Lasciate asciugare e il gioco è fatto! Un nuovo capo da indossare realizzato
in poco tempo e con poche semplici mosse e che vi darà certamente tanta soddisfazione.
L’INTELLETTUALE DEL FUTURO
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 29
L’arte della musica classica…
in “fuga”
(In riferimento all’intervista al collega Gaetano Di Bacco
riportata nello scorso numero di Edizione Straordinaria
in cui si parlava di difesa della cultura “vera”)
È ormai dimostrato il benefico
contributo che lo studio musicale
classico apporta al bambino in età
pre­scolare e scolare.
Il quoziente intellettivo migliora,
in particolare nel campo delle
capacità spaziali ­matematiche,
la materia grigia è maggiore del
130%, rispetto a chi non pratica
musica, inoltre è distensiva e
terapeutica, può mitigare patologie
psichiche, disturbi del
linguaggio, della coordinazione
visivo­motoria, (vedi musicoterapia)
ecc. Negli ultimi anni i settori in
crisi sono aumentati, per questo
la qualità e la competenza
professionale, non devono mancare.
La riflessione da fare però è: in
un contesto “sociale depresso”,
la cultura e l’arte, utilizzate a
convenienza, saranno ancora
patrimonio della nostra società?
Lo studio della “musica colta”,
nelle Università di Alta
Formazione Musicale, (nuovo
ordinamento), prevede un percorso
che si aggira, intorno ai 10­15
anni per conseguire una Laurea
Accademica di secondo livello,
ore di esercizio e studio tecnico­
teorico giornaliero, spazi
insonorizzati, spese per strumenti,
tasse e una predisposizione non
del tutto comune. Non ci vuole
molto per capire cosa stia
accadendo, il contesto sociale
rischia di diventare incapace di
“considerare” o meglio di
“inseguire” l’arte musicale
professionale sia per le difficoltà
legate allo studio in itinere, sia
per quelle economiche, sia per la
scarsa presenza sul territorio di
strutture scolastiche finalizzate
alla pratica strumentale; così,
poiché siamo nell’era dei “Talent
show”si alimentano
l’approssimazione e l’illusione.
Inoltre è chiaro che, trattandosi
di un linguaggio di non facile
fruizione, occorre una
acculturazione di base anche per
il semplice ascolto. Come si può
Edizione Straordinaria è a disposizione
di Associazioni, Pro Loco, Comuni,
Enti, Partiti Politici, etc., che
desiderano pubblicizzare sagre
gastronomiche, feste paesane, eventi
e manifestazioni di ogni genere.
Per ulteriori informazioni, senza alcun
impegno, in merito ai nostri servizi
e alle nostre tariffe, vi preghiamo di
cotattarci a: 346.0336946
pretendere che si apprezzino
L’histoire du soldat di I. Stravinskj,
le Sinfonie di G. Malher ecc.,
quando si conoscono, appena i nomi
di tali opere? Culture europee
dimostrano di essere molto più
erudite. Promuovere la diffusione
delle musica colta, nelle scuole,
investendola di centralità con
personale qualificato, è il primo
passo per formare una
consapevolezza futura. Tra cento
anni comunque, come avviene
da secoli, si parlerà ancora di W.
Mozart, di J. S. Bach, di G.Verdi,
mentre si sarà perso il ricordo di
tante banalità. L’impoverimento
del contesto sociale inizia con la
“fuga”dei cervelli, vera risorsa,
passa attraverso l’indifferenza e si
conclude con l’ignoranza ed il
Prof. Angelo Biagio Tauro
Insegnante Conservatorio
Trombettista Orchestra di fiati
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e redattori.
Edizione Straordinaria N. 3­4:Layout 1 26­03­2014 16:19 Pagina 31
21.03 ­ 20.04
L’attesa di una risposta per un
concorso vi rende elettriche e
scoppiettanti. Dovete avere
pazienza e prepararvi al meglio
successiva. Non sarete sole ed è
fondamentale sbaragliare la
Numeri fortunati: 16, 34, 76
21.04 ­ 20.05
23.07 ­ 23.08
È il segno del mese più fortunato.
Senza troppa fatica riesce sempre
ad ottenere i migliori risultati.
Tuttavia non è carino prendersi
gioco dell’avversario e ridere
delle sventure altrui. Essere più
generosi è un bene per tutta
Numeri fortunati: 1,30, 44
24.08 ­ 22.09
23.11 ­ 21.12
Viaggiare fa bene all’anima e allo
spirito ma per farlo ed avverare il
vostro desiderio non è sufficiente
alzare gli occhi al cielo. Occorre
materialmente preparare le valigie
ed avere il coraggio di accantonare
gli impegni almeno per tre giorni.
Potete farlo, è più semplice di
Numeri fortunati: 4, 27, 19
22.12 ­ 20.01
Aiutare il prossimo a volte nuoce
Avete bisogno di pensare un po’ a
Si consiglia qualunque cosa, per­
sino il giardinaggio. Quantomeno
a primavera avrete
i vostri balconi fioriti e
Numeri fortunati: 12, 87, 45
Il vostro impegno per tenere
unita la famiglia è lodevole. Siete
in ogni situazione e la vostra
presenza è indispensabile.
Ma non temete anche i ricchi
piangono e non c’è famiglia
che si rispetti senza un pizzico
di chiacchiericcio.
Numeri fortunati: 88, 10, 65
Non tutti i nati nel segno del
Capricorno amano praticare sport.
Tra questi alcuni prediligono
addirittura la play station. Ma
c’è una controindicazione molto
importante in quanto i rischi che
ne derivano possono essere molto
più gravi e pericolosi di quelli
che deriverebbero da uno sport
vero. Evitate quindi la dipendenza.
Numeri fortunati: 46, 75, 8
21.05 ­ 21.06
Il sole e le stelle irradiano le
vostre giornate e anche le vostre
Se non riuscite a dormire è
perché come al solito lasciate la
luce accesa dopo aver letto le tre
pagine del vostro libro preferito.
Forse è il caso di cambiare storia.
Numeri fortunati: 64, 15, 18
22.06 ­ 22.07
Un richiamo ancestrale vi rende
ansiosi e nostalgici circa il da farsi
e quale strada intraprendere per il
futuro. Meglio mettere su gli
auricolari e un bel brano MP3.
Così eviterete le lamentele dei
soliti vicini conciliando anche
Numeri fortunati: 77, 44, 38
23.09 ­ 22.10
21.01 ­ 19.02
Il vostro autocontrollo vi rende
abili ed esperti a non cadere di
fronte alle provocazioni. Sareste
in grado anche di farvi torturare
pur di non ammettere le vostre
debolezze. Ma non dinanzi a chi
vi conosce da una vita e sa bene
che anche quello è un bluff.
Numeri fortunati: 15, 20, 77
È quasi arrivato il momento di
rinnovare di nuovo il guardaroba.
Per la bella stagione eliminate tutto
ciò che non serve e fate spazio ad
abiti ed accessori per un look
aggressivo. Attenzione a non
esagerare però nell’uno e nell’altro
senso, per mantenere, comunque,
il fascino che è tutt’altra cosa.
Numeri fortunati: 14, 90, 55
23.10 ­ 22.11
Avete lavorato duramente e tanto
ancora vi aspetta. Ma la resa
potrebbe scemare senza il giusto e
necessario riposo. Per la sera si
consiglia una tisana ai frutti di
bosco e l’ascolto di musica new
age dopo una doccia rilassante
con i sali profumati.
Numeri fortunati: 11, 56, 78
20.02 ­ 20.03
Siete sempre molto pazienti e la
vostra corazza vi permette di
respingere anche il mare in
tempesta. Tuttavia la sensibilità di
cui siete dotati non vi consente
di accettare le alte maree generate
soprattutto da chi ritenete essere del
vostro pari. Sport consigliato: boxe.
Numeri fortunati: 27, 74, 40
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References: Articolo 2

art. 3
 art. 4
 art. 30
 Art. 31
 Art. 37