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Timestamp: 2020-07-10 01:09:34+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 10921 del 08/06/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10921 del 08/06/2020
Cassazione civile sez. I, 08/06/2020, (ud. 28/02/2020, dep. 08/06/2020), n.10921
sul ricorso 31503/2018 proposto da:
J.A., domiciliato in Roma, piazza Cavour, presso la
difeso dall’avvocato Caterina Bozzoli in forza di procura speciale
1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35 bis J.A.A., alias J.A., cittadino della (OMISSIS), ha adito il Tribunale di Venezia – Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini UE, impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.
Il ricorrente aveva riferito di avere in (OMISSIS) una figlia di otto anni, nata fuori dal matrimonio, cosa riprovevole dal punto di vista giuridico, sociale e religioso; che in caso di ritorno in patria non avrebbe potuto difendersi a causa della corruzione e della sommarietà della giustizia locale, con il rischio probabile di una detenzione arbitraria; che ad (OMISSIS) la (OMISSIS) e in particolare la città di (OMISSIS) era stata oggetto di copiose inondazioni, con l’insorgere di alcuni focolai di colera, con il rischio, in caso di ritorno, dell’esposizione alla malattia.
2. Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso J.A., con atto notificato il 17/10/2018, svolgendo unico motivo.
La Corte con ordinanza interlocutoria n. 29923 del 18/11/2019 ha rinviato a nuovo ruolo, in attesa della decisione delle Sezioni Unite sulla questione rimessale con le ordinanze interlocutorie n. 11749, 11750 e 117151 del 2019 in ordine all’applicabilità della disciplina di cui al D.L. n. 113 del 2018 anche ai procedimenti in corso alla data in entrata in vigore del decreto legge e alla conferma del principio di diritto espresso dalla sentenza 23/2/2018 n. 4455.
1. Con il motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1, lett. a), punto 2, della Convenzione di Ginevra, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, e lamenta mancanza o apparenza della motivazione e nullità della sentenza per violazione degli artt. 112, 132 e 156 c.p.c. e del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27.
1.1. Il ricorrente sottolinea di aver sostenuto la difficoltà estrema delle condizioni del suo Paese, la (OMISSIS), a causa della guerra e del virus ebola e precisa che il Tribunale aveva ritenuto superate entrambe le problematiche nonostante i rapporti sul Paese e una pronuncia del Tribunale di Catanzaro confermassero le dichiarazioni del richiedente asilo.
La situazione del Paese di origine e il grado di inserimento del ricorrente nel nostro Paese avrebbero invece giustificato il riconoscimento almeno della protezione umanitaria.
1.2. Secondo la sentenza delle Sezioni Unite del 13/11/2019 n. 29460, che ha avallato l’interpretazione maggioritaria inaugurata da Sez. 1, n. 4890 del 19/02/2019, Rv. 652684 – 01, in tema di successione delle leggi nel tempo in materia di protezione umanitaria, il diritto alla protezione, espressione di quello costituzionale di asilo, sorge al momento dell’ingresso in Italia in condizioni di vulnerabilità per rischio di compromissione dei diritti umani fondamentali e la domanda volta a ottenere il relativo permesso attrae il regime normativo applicabile; ne consegue che la normativa introdotta con il D.L. n. 113 del 2018, convertito con L. n. 132 del 2018, nella parte in cui ha modificato la preesistente disciplina contemplata dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e dalle altre disposizioni consequenziali, non trova applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell’entrata in vigore (5 ottobre 2018) della nuova legge; tali domande saranno, pertanto, scrutinate sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione, ma, in tale ipotesi, l’accertamento della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari sulla base delle norme esistenti prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, comporterà il rilascio del permesso di soggiorno per casi speciali previsto dall’art. 1, comma 9 suddetto D.L..
Inoltre la stessa sentenza n. 24960/2019 delle Sezioni Unite, che in proposito ha aderito al filone giurisprudenziale promosso dalla sentenza della Sez. 1, n. 4455 del 23/02/2018, Rv. 647298 – 01, che ha affermato il principio secondo cui l’orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza.
Il riconoscimento della protezione umanitaria al cittadino straniero che abbia realizzato un grado adeguato d’integrazione sociale in Italia, non può pertanto escludere l’esame specifico ed attuale della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine. Tale riconoscimento deve infatti essere fondato su una valutazione comparativa effettiva tra i due piani, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile, costitutivo dello statuto della dignità personale, in comparazione con la situazione d’integrazione raggiunta nel Paese di accoglienza (Sez.1, 23/02/2018, n. 4455).
1.3. Il Tribunale, sulla base delle informazioni assunte presso fonti internazionali, ha valutato anche nella prospettiva della tutela di carattere umanitario la situazione generale del Paese di origine, escludendo che esso sia destabilizzato dalla guerra, cessata nel 2001, o dai suoi postumi, perchè la (OMISSIS), dopo la missione di pace dell’ONU conclusa definitivamente nel 2007 appare ormai normalizzato, e positivamente avviato ad un processo democratico e riformistico.
Il Tribunale ha parimenti escluso il rischio attuale di contagio del virus ebola debellato nel novembre del 2015.
A fronte di tali considerazioni il ricorrente si limita a esprimere il proprio dissenso dal quadro del suo Paese delineato dal Tribunale, mettendo in dubbio in modo del tutto generico, la correttezza delle informazioni raccolte.
1.4. Per altro verso, ed ai fini del necessario giudizio comparativo, il Tribunale ha posto in evidenza che il ricorrente intrattiene importanti relazioni affettive in patria, ove si trovano la compagna e la figlia: a tal riguardo il ricorrente espone di essere stabilmente occupato, senza riferire di come e quando la relativa prova sia stata allegata nel giudizio di merito.
In ogni caso, secondo la giurisprudenza di questa Corte non può essere riconosciuto al cittadino straniero il diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari, di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, considerando, isolatamente ed astrattamente, il suo livello di integrazione in Italia (Sez. 6 – 1, n. 17072 del 28/06/2018, Rv. 649648 – 01; Sez. 1, n. 4455 del 23/02/2018, Rv. 647298 – 01).
D’altra parte, a prescindere dal livello di integrazione lavorativa nel nostro Paese, è necessaria e ineludibile una significativa esposizione alla violazione dei diritti umani del richiedente asilo, ove fosse costretto a tornare al proprio Paese, sotto la soglia della tollerabilità: infatti pur sempre si discute di una misura integrativa, di diritto nazionale, di protezione di uno straniero che richiede asilo sulla base dei pericoli corsi nel Paese di origine e non già dei benefici auspicati dal suo inserimento in Italia.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio Sezione Prima civile, il 28 febbraio 2020.

References: Sentenza 
 art. 35
 sentenza 
 art. 8
 art. 8
 art. 3
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5