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Timestamp: 2018-07-18 20:35:10+00:00

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Crediti di lavoro: sì al Fondo Garanzia anche senza fallimento
Lo sai che? Crediti di lavoro: sì al Fondo Garanzia anche senza fallimento
Paga l’Inps il TFR del dipendente se l’istanza di fallimento è stata rigettata per carenza dei presupposti: necessario un previo tentativo di esecuzione forzata.
La Cassazione conferma la possibilità per i lavoratori di ottenere il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia dell’Inps nel caso in cui il datore di lavoro non vi abbia provveduto e l’istanza di fallimento, promossa nei confronti di quest’ultimo, sia stata rigettata dal Tribunale.
Con una recente sentenza, viene infatti chiarito che il diritto del dipendente a percepire le somme di lavoro non riscosse può essere fatto valere, stante l’insolvenza dell’azienda, nei confronti dello speciale fondo Istituito presso l’ente di previdenza a condizione però che, prima, si faccia un tentativo di pignoramento e che esso (ovviamente) non vada a buon fine.
In generale, in caso di fallimento del datore di lavoro, il pagamento del TFR da parte del Fondo di Garanzia dell’Inps richiede l’emissione di una sentenza dichiarativa di fallimento e che il credito del dipendente sia stato ammesso nello stato passivo.
Come noto, non tutte le aziende possono fallire e quando il volume del credito fatto valere dal dipendente sia inferiore a 30mila euro o il fatturato dell’impresa sia sotto la soglia di 30.000 euro, l’istanza viene rigettata (per l’elenco di tutte le condizioni di fallimento leggi: “Fallimento: presupposti per essere dichiarati falliti”). Allo stesso modo, il fallimento potrebbe essere chiuso immediatamente per insufficienza di attivo, subito dopo la domanda in insinuazione presentata dal dipendente; pertanto, quest’ultimo potrebbe non essere ammesso allo stato passivo della procedura.
Così, la norma che consente, in caso di fallimento, il pagamento del TFR e delle ultime tre mensilità dei dipendenti a carico del Fondo di Garanzia dell’Inps, viene estesa anche alle ipotesi in cui il fallimento non possa essere accolto per carenza dei presupposti oppure per chiusura anticipata per assenza di attivo. Tuttavia, il lavoratore ha l’onere di procedere preventivamente ad esecuzione forzata nei confronti del datore di lavoro.
[1] Cass. sent. n. 10824/2015.
Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 27 gennaio – 26 maggio 2015, n. 10824
Presidente De Cesare – Relatore Amoroso
1. S.I. prestava attività lavorativa subordinata con mansioni di addetto alle pulizie in favore della Greenpul s.r.l. dal 1 febbraio 1991 al 9 ottobre 1992, data della risoluzione del rapporto di lavoro, maturando quindi il diritto al trattamento di fine rapporto, non erogatogli dalla predetta società-datrice di lavoro.
Con sentenza del 17 novembre 1994 il Tribunale di Roma dichiarava il fallimento della Greenpul s.r.l., fallimento chiuso il 23 luglio 1997.
Il lavoratore non insinuava al passivo fallimentare il suo credito per il pagamento del T.F.R. maturato e, con ricorso del 14 settembre 1999, conveniva innanzi al Tribunale di Torino la Greenpul s.r.l. per sentirla condannare al pagamento di quanto dovutogli a titolo di trattamento di fine rapporto.
Con sentenza n. 1294/2000 l’adito Tribunale di Torino condannava la società, rimasta contumace, a pagare al ricorrente S. a titolo di maturato T.F.R. la somma di 6:4317,91.
Con lettera raccomandata del 12 luglio 2002, il sig. S.I. richiedeva all’INPS-Fondo di Garanzia per il trattamento di fine rapporto il pagamento del predetto T.F.R, ritenendo che l’obbligo di intervento del Fondo di Garanzia citato scaturisse dal fatto di aver esperito nel 2001 una esecuzione forzata negativa ai danni della stessa Greenpul che, secondo l’assunto del lavoratore, sarebbe tornata in bonis dopo la chiusura della procedura concorsuale.
L’INPS negava la prestazione in considerazione del fatto che il lavoratore non aveva insinuato il suo credito al passivo fallimentare, non essendo sufficiente per l’intervento del Fondo di Garanzia l’esperimento di esecuzioni forzate individuali nel caso in cui il datore di lavoro, come la Grenpul s.r.l., sia soggetto alla disciplina delle procedure fallimentari.
Pertanto, con ricorso depositato l’8 gennaio 2007, il sig. S. conveniva in giudizio l’INPS dinanzi al Tribunale di Torino per sentire condannare l’Istituto al pagamento in suo favore del trattamento di fine rapporto dovutogli dalla Greenpul s.r.l. sua ex datrice di lavoro così come accertato dalla sentenza n. 1294/2000 del medesimo Tribunale torinese, dopo la chiusura del fallimento della società debitrice.
Il Tribunale di Torino accoglieva il ricorso proposto da S.I. e condannava il convenuto INPS a pagare al medesimo la somma di Euro 4.317,91 a titolo di T.F.R dovuto da parte della ex datrice di lavoro, s.r.l. Greenpul, dichiarata fallita.

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 Cass. 
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