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Timestamp: 2019-02-18 11:06:52+00:00

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E' censurabile l'operato dell'Amministrazione ogni qualvolta essa ometta di dedurre, in concreto e/o in assenza di accertamenti eseguiti in contraddittorio con i soggetti interessati, profili di responsabilita' a titolo di dolo o colpa in capo al soggetto sanzionato, essendo essi necessari per imporre l'obbligo di rimozione dei rifiuti - Renato D'Isa
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E’ censurabile l’operato dell’Amministrazione ogni qualvolta essa ometta di dedurre, in concreto e/o in assenza di accertamenti eseguiti in contraddittorio con i soggetti interessati, profili di responsabilita’ a titolo di dolo o colpa in capo al soggetto sanzionato, essendo essi necessari per imporre l’obbligo di rimozione dei rifiuti
Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenza 9 maggio 2018, n. 2786.
E’ censurabile l’operato dell’Amministrazione ogni qualvolta essa ometta di dedurre, in concreto e/o in assenza di accertamenti eseguiti in contraddittorio con i soggetti interessati, profili di responsabilita’ a titolo di dolo o colpa in capo al soggetto sanzionato, essendo essi necessari per imporre l’obbligo di rimozione dei rifiuti; l’obbligo di diligenza del proprietario va valutato secondo criteri di ragionevole esigibilita’, con la conseguenza che va esclusa la responsabilita’ per colpa anche quando sarebbe stato possibile evitare il fatto solo sopportando un sacrificio obiettivamente sproporzionato: in tale ottica la mancata recinzione del fondo non puo’ costituire prova della colpevolezza del proprietario, rappresentando peraltro la recinzione una facolta’ e non un obbligo, ciò senza contare che non sempre la presenza di una recinzione e’ di ostacolo allo sversamento dei rifiuti.
Sentenza 9 maggio 2018, n. 2786
Comune di (omissis), in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Sa. Ra., con domicilio eletto presso lo studio Fr. Ma. in Roma, via (…);
Li. Gi., non costituita in giudizio;
della sentenza del T.A.R. CAMPANIA – NAPOLI: Sezione V n. 04363/2013, resa tra le parti, concernente la procedura di bonifica di un sito al fine di eliminare i pericoli per la pubblica e privata incolumità.
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 15 marzo 2018 il Cons. Paolo Giovanni Nicolò Lotti e udito per il Comune appellante l’avvocato Mi., su delega dell’avv. Ra. Sa.;
Il Tribunale Amministrativa Regionale per la Campania, Napoli, sez. V, con la sentenza 18 settembre 2013, n. 4363, ha accolto il ricorso proposto dalla signora Li. Gi. per l’annullamento dell’ordine di rimozione dei rifiuti abbandonati presso il fondo sito alla via (omissis) e di attivazione delle procedure di bonifica al fine di eliminare i pericoli per la pubblica e privata incolumità (ordinanza n. 36-2009 del 12.8.2009).
– emerge la carenza della prova di una condotta colposa o negligente a carico della Li. Gi., presupposto indispensabile per l’esercizio del potere sotteso all’emanazione del provvedimento impugnato;
– alla medesima ricorrente non può essere contestato il ritardato inizio dei lavori per la realizzazione del muro di recinzione, dal momento che il fondo era sotto sequestro e, solo nel 2005, il P.M. ha autorizzato il dissequestro parziale dell’immobile.
Il Comune appellante ha contestato la corretta della sentenza del TAR, deducendone l’erroneità alla stregua del seguente, articolato motivo: omessa pronuncia su aspetti decisivi della controversia – carenza di motivazione in relazione all’eccezione di infondatezza del primo motivo di gravame in ragione della condotta gravemente colposa e/o negligente serbata nella vicenda de qua dall’odierna appellata.
1.1. La Sezione rileva che l’art. 192, comma 3, del d.l.gs n. 152-2006 stabilisce che: “Fatta salva l’applicazione della sanzioni di cui agli articoli 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo. Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate”.
– alla rimozione dei rifiuti è tenuto il responsabile dell’abbandono o del deposito dei rifiuti;
– in via solidale è tenuto il proprietario o chi abbia a qualunque titolo la disponibilità ove ad esso sia imputabile l’abbandono dei rifiuti a titolo di dolo o colpa;
– non è configurabile una responsabilità oggettiva a carico del proprietario o di coloro che a qualunque titolo abbiano la disponibilità dell’area interessata dall’abbandono dei rifiuti.
a) l’insufficienza, ai fini degli obblighi di rimozione e smaltimento, della sola titolarità del diritto reale o di godimento sulle aree interessate dall’abbandono dei rifiuti, atteso che la disposizione richiede la sussistenza dell’elemento psicologico;
b) la necessità dell’accertamento della responsabilità soggettiva, in contraddittorio con i soggetti interessati, da parte dei soggetti preposti al controllo (per quanto riguarda l’applicazione dell’art. 192 cit.; per quanto riguarda il regime di cui all’art. 50 d.lgs. n. 267-2000, tale accertamento deve coordinarsi con le esigenze di urgenza, particolarmente qualificate, da indicarsi nel provvedimento medesimo che consentono di prescindere dal contraddittorio).
E’ pertanto censurabile l’operato dell’Amministrazione ogni qualvolta essa ometta di dedurre, in concreto e/o in assenza di accertamenti eseguiti in contraddittorio con i soggetti interessati, profili di responsabilità a titolo di dolo o colpa in capo al soggetto sanzionato, essendo essi necessari per imporre l’obbligo di rimozione dei rifiuti.
Infatti l’obbligo di diligenza va valutato secondo criteri di ragionevole esigibilità, con la conseguenza che va esclusa la responsabilità per colpa anche quando sarebbe stato possibile evitare il fatto solo sopportando un sacrificio obiettivamente sproporzionato.
(Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe indicato, lo respinge.
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 11 ottobre 2016, n. 4198.

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