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Timestamp: 2020-02-27 07:31:23+00:00

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6 Febbraio 2020 abusi, ambiente, amministrazione, giustizia, Le Terrazze - Portovenere (SP), spiaggeabusi, ambiente, giustizia, legalità, paesaggio, Portovenerepartigianocivico
Pesanti abusi a Portovenere (SP), condannati penalmente in via definitiva. Forte inerzia comunale per avviare il procedimento amministrativo. Ora l’obbligata demolizione e rimozione della massicciata abusiva si trasforma in sanatoria?
Scriviamo su “Le Terrazze” stabilimento balneare e struttura ricettiva di Portovenere (SP). Giusto poche righe per anticiparvi ciò che i giornali non scriveranno. L’annosa vicenda degli abusi perpetrati negli anni 1999-2000 (circa 200 mq. di mare interrato), mai visti da alcuno. Poi giunti a condanna penale definitiva a gennaio 2019, su mio esposto. Il Comune che, su mie informazioni del novembre 2017, non apre alcun procedimento amministrativo, anche ben oltre la condanna penale. Solo a fine agosto 2019, ad ennesima stagione balneare terminata, viene avviato il procedimento amministrativo e, pochi mesi fa, la Capitaneria di Porto pone l’area sotto sequestro “preventivo” (preventivo a cosa?).
Ebbene, ora la novità, il Comune ha avviato una sanatoria, come era facile immaginare. A sanare cosa? La massicciata abusiva che ha interrato 200 mq. circa di mare? Se così fosse, ci sarebbe una chiara violazione del Codice della Navigazione. Infatti, la condanna penale ha visto la violazione degli artt. 54 e 1161 del Codice della Navigazione.
Art. 54. (Occupazioni e innovazioni abusive).
Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell’ordine, provvede d’ufficio, a spese dell’interessato.
L’art.54 non lascia scampo (pure la giurisprudenza), l’abuso può essere riparato solo con la messa in pristino, senza alcuna discrezionalità da parte della Pubblica Amministrazione. Flebile mia speranza è che la sanatoria riguardi solo profili di abusi minori in area privata, ma i radar sono accesi.
20 Dicembre 2019 abusi, ambiente, amministrazione, giustizia, spiagge, Sporting Beach - Portovenere (SP), tutela consumatoriabusi, ambiente, amministrazione, giustizia, legalità, paesaggio, Portovenere, tutela consumatoripartigianocivico
Dopo curiosi e stravaganti nulla osta in area demaniale marittima per lo stabilimento Sporting Beach. Ora una altrettanto curiosa ordinanza balneare, a fine stagione, in diversi punti in contrasto con il piano di utilizzo del demanio marittimo.
Il 26 ottobre scorso, il Comune di Portovenere ha emesso una nuova ordinanza balneare, la n.72 del 26.10.19. Strano che si faccia a stagione finita e non prima dell’inizio di una nuova stagione, ma i motivi c’erano. Eccoli, da me già esposti anche alla Regione Liguria, Capitaneria di Porto e, perché no, i Carabinieri, giusto per tenerli informati sulle novità.
Mi sono permesso di fare un’analisi accurata sulle differenze con la precedente ordinanza balneare n. 2674 del 30.05.15 (era maggio, non ottobre).
Nelle premesse dell’ultima ordinanza si dichiara:
“(…) RITENUTO opportuno disciplinare l’utilizzazione delle aree del demanio marittimo in aggiornamento e conseguente sostituzione della previgente ordinanza comunale n. 1981/2007 e ad integrazione dell’ordinanza n. 2667/2015, alla luce delle modifiche legislative e delle linee guida regionali sopravvenute e della necessità di meglio disciplinare alcuni aspetti dell’attività balneare; (…)”.
In realtà, l’ordinanza n. 2667/15, oltre ad essere precedente alla n. 2674/15, non riguarda la balneazione, ma la disciplina delle aree demaniali marittime. Ergo, una citazione errata. Ad ogni modo, prendendo l’ordinanza di riferimento corretta, non appaiono modifiche legislative specifiche e linee guida regionali ulteriori, successive alle “‘Linee guida per l’apertura degli stabilimenti balneari e delle spiagge libere attrezzate’ approvate con Deliberazione di Giunta regionale n. 156/2013 come modificate con successiva D.G.R. n. 1057/2013 e le successive modifiche di cui alla D.G.R. n. 220 del 6 marzo 2015”, come dichiarato ad uno dei passaggi precedenti. Linee guida, sostanzialmente, già recepite nella precedente ordinanza balneare comunale n.2674 del 30.05.15. Come apparirà più chiaro in avanti. In realtà, le modifiche appaiono essere conseguenza degli esposti dello scrivente, in relazione ad unico e ben definito stabilimento balneare, lo stabilimento “Sporting Beach”. Ovvero, si adegua la regolamentazione comunale in maniera tale da aderire, più specificatamente, alle esigenze di detto stabilimento e non il contrario.
Legenda per i paragrafi seguenti: le lettere e i numeri a inizio di ogni paragrafo di dettaglio, indicano il comma, il numero e/o la lettera riportate nell’articolo dell’ordinanza attuale.
ART. 2 – REGOLE DI APERTURA DELLO STABILIMENTO BALNEARE E DELLA SPIAGGIA LIBERA ATTREZZATA
1 b) – un refuso in difformità rispetto al periodo definito al punto B) della stessa ordinanza del 2019 (v. di seguito, dato che la modifica al periodo di apertura è stata apportata, ma dimenticata incoerentemente in questa parte dell’articolo). Si scrive : “b) nel periodo dal 1/4 (ovvero dalla settimana antecedente la domenica di Pasqua) al 31/10” al posto di “01/11”. Anomalo è, quindi, che questa parte sia rimasta invariata rispetto all’ordinanza del 2015, ovvero un refuso;
B) – diversamente da quanto riportato da dette linee guida regionali, si estende il periodo di apertura al 01/11, rispetto al 31/10. L’unico stabilimento in ambito comunale, che ha fatto richiesta, o comunque uso di tale periodo esteso, è stato, per questa stagione, lo stabilimento “Sporting Beach”;
B) 3 – in questo e altri passaggi simili (che non verranno evidenziati) è stato inserito il testo “… e osservando le norme vigenti per il periodo di elioterapia”. Rende effettivamente più chiara la norma, anche se non è stata sempre rispettata, come da esposti dello scrivente.
ART. 3 – NORME GENERALI ALLE QUALI SI DEVE ATTENERE IL TITOLARE DELLA CONCESSIONE DEMANIALE MARITTIMA ED IL GESTORE PER SPIAGGE LIBERE ATTREZZATE
16 – riformulato il testo, sostanzialmente autorizzando ciò che non era autorizzato nella precedente ordinanza balneare, di conseguenza andando in contrasto con il P.U.D. (piano di utilizzo del demanio marittimo) comunale. Si autorizza, cioè, a recintare la parte frontale alle cabine, invece di ammettere “soltanto la tamponatura delle strutture posizionate sotto la passeggiata che può essere effettuata dai singoli concessionari con pannelli di legno posizionati tra le cabine ed una fascia di ml. 2 antistante le cabine stesse” (v. P.U.D. comunale coordinato approvato con D.C.C. n.31 del 09.09.14 ss. mm. e ii.). Sempre in contrasto al P.U.D. comunale, si aumenta la fascia da ml. 2 a ml. 3 per il posizionamento, al di fuori della stagione balneare, di pannelli di tamponamento antistanti le cabine. Oltre ai pannelli di legno per tali recinzioni, nel nuovo testo (sempre in contrasto al P.U.D.) si prevede, come alternativa, l’uso di non meglio definite “strutture che non occludano la visibilità”. Anche in questo caso, si viene incontro all’esigenza del già citato stabilimento balneare, unico a porre recinzioni alte, metalliche della tipologia da cantiere (pannelli da recinzione mobile), che non occludono la visibilità, sempre che non si posizionino su di esse anche pannelli in legno, come accaduto in passato. Ad ogni modo, tale recinzione metallica, sistemata da anni nel periodo di chiusura (puntualmente segnalata dallo scrivente), non si limita alle cabine, ma è posizionata anche frontalmente alla veranda/dehor e non appare né decorosa, né leggera per come definito da tale norma;
18 – all’art.3 comma 18, si aggiunge il seguente passaggio sottolineato: “Il libero transito lungo la battigia deve essere garantito in qualunque momento; pertanto non sono ammessi ostacoli lungo tale fascia ad eccezione di delimitazioni atte a svolgere la funzione di deterrente all’accesso di malintenzionati all’interno delle aree oggetto di concessione demaniale. Tali delimitazioni dovranno essere di facile rimozione e tipologicamente assimilabili a cime, catene in plastica ecc. Per garantire il libero transito, anche a seguito di mareggiate, dovranno comunque essere rimossi gli ostacoli lungo la fascia.“. Duole riscontrare su ciò una serie di contrasti giuridici, sia rispetto alla normativa regionale (linee guida alla D.G.R. n.423 del 27.03.15), che alla normativa nazionale, che comunitaria. La legge finanziaria del 2007 (l. 296/2006), stabilisce espressamente, per i titolari delle concessioni sul demanio marittimo (quindi, in primo luogo, per i gestori dei lidi) l’obbligo di consentire il passaggio libero e gratuito verso la battigia (ore 24/24), anche al fine della balneazione. La sussistenza di tale diritto veniva ribadita, successivamente, dalla legge Comunitaria 2010 (l. 217/2011). Anche questa variante di regolamento va incontro alle esigenze del citato stabilimento, che fa uso da anni di una cima posta a chiusura del varco a mare sul lato est dello stabilimento. Tale chiusura si avvale di paletti metallici permanentemente ancorati al cemento sul lato mare e di paletti metallici imbullonati a terra sul lato interno (invece di paletti in legno semplicemente infissi, come previsto da ogni norma, di ogni livello). Quantomeno la rete metallica lato mare, visibile nella foto di ottobre, è stata rimossa. Ma permangono i paletti metallici cementati sul lato mare e 3 dei paletti imbullonati sul lato interno (v. foto sopra di dicembre), che andrebbero rimossi stagionalmente. Aspetti più volte fatti presenti, ma che trovano sperticate giustificazioni verbali e non, extra legem, da parte di diversi operatori delle norme locali.
Insomma, ci sono tutti gli elementi che già avevo rilevato in esposti al Comune e scritto su questo blog, assieme a quei curiosi e giuridicamente inappropriati “nulla osta”. Non c’è che dire, questa ordinanza sembra fatta su misura di un unico stabilimento, ad personam.
20 Novembre 2019 abusi, ambiente, giustizia, Le Terrazze - Portovenere (SP), spiaggeabusi, ambiente, giustizia, legalità, paesaggio, Portovenerepartigianocivico
Da alcuni giorni, l’area demaniale marittima frontale allo stabilimento balneare “Le Terrazze” di Portovenere (SP) è stata posta sotto sequestro preventivo. La Capitaneria di Porto di La Spezia ha proceduto ai sensi dell’art.321 del codice di procedura penale.
Indubbiamente un fatto importante, non un semplice segnale, che la Capitaneria di Porto, guidata dal comandante Giovanni Stella, da pochi giorni insediatosi nella sede di largo Fiorillo, ha reso palese.
Da rilevare che in data odierna, 20 novembre 2019, il nastro di delimitazione dell’area risulta strappato. Alcuni pescatori hanno tranquillamente fatto accesso alla scogliera per una classica giornata di pesca.
Il sequestro segue la vicenda che ha visto la condanna penale, passata in giudicato, dell’amministratore della Lido di Portovenere s.r.l., Antonio Ricciotti, come ho ampiamente descritto in articoli precedenti.
10 Ottobre 2019 abusi, ambiente, amministrazione, giustizia, Le Terrazze - Portovenere (SP), spiagge, trasparenzaabusi, ambiente, amministrazione, giustizia, legalità, paesaggio, Portovenerepartigianocivico
Il Comune di Portovenere ha, molto tardivamente, avviato il dovuto procedimento di accertamento amministrativo nei confronti del mega-abuso de “Le Terrazze” sul demanio marittimo. La condanna penale definitiva è del gennaio 2019, ma solo ora, a fine stagione estiva, i titolari dello stabilimento si interessano al mio esposto del novembre 2017. Per facilitare il lavoro ai loro avvocati, pubblico tutto online.
Un breve accenno ai dati ed ai fatti già avvenuti. La struttura ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere consta di: stabilimento balneare, residence (residenza turistico alberghiera), ristorante, due bar, posti auto (di cui n.49 a destinazione pubblica e ora in concessione a prezzo molto conveniente), oneri di urbanizzazione mai edificati (come il prolungamento di una passeggiata a mare, con consolidamento della spiaggia, che il Comune però vuole cementificare e destinare a pontili per il diporto), oltre ad opere ancora inedificate (come un parcheggio privato interrato ed un campo di calcetto).
Oltre a tutto ciò, lo scorso gennaio, il Tribunale di La Spezia condanna, in via definitiva, il sig. Antonio Ricciotti, amministratore (uno degli attuali) della società Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria dello stabilimento balneare in questione, perché “realizzava (…) in proprietà demaniale ed in assenza della prescritta autorizzazione (…), un’occupazione di mq 428 a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato in data 18 settembre 2017.“. Ma attenzione, ciò che si cela sotto la sintesi del decreto penale di condanna è, in particolare, un pesante abuso edilizio che consiste nell’interramento di un braccio di mare per una superficie di circa 200 mq., oltre ad altri aspetti, tra cui un muro che divide la fascia libera di transito lungo la costa.
Il Comune aveva sul caso un mio esposto dal novembre del 2017, ma da allora non ha aperto un procedimento formale di accertamento, nemmeno dopo la condanna penale definitiva del gennaio 2019. Solo ai primi di settembre di quest’anno (2019), guarda caso ormai in chiusura dell’ennesima stagione balneare, ben dopo i miei numerosi solleciti, da mesi, anche pubblici, anche con una lettera diretta al sindaco Matteo Cozzani, finalmente appare all’albo pretorio un rapporto mensile dell’attività edilizia con il caso in esame. La relazione tecnica è datata 8 luglio e l’avvio del procedimento risulta al 31.08.19. Certo dal 22.11.17 (data del mio esposto al Comune) al 31.08.19, ne sono passati di giorni. Da tenere in considerazione che, a seguito di un esposto, persino ben documentato, il Comune non poteva rimanere inerte tutto questo tempo. Gli accertamenti dovevano procedere immediatamente, casomai, una volta avviato il procedimento amministrativo, si potevano attendere le conclusioni del procedimento penale. Ma stare fermi tutti questi mesi, a mio parere, è ingiustificabile.
Rapporto attività edilizia Agosto 2019
Detto ciò ora, in teoria, lo stabilimento “Le Terrazze” potrebbe rischiare ben di più di una ridicola ammenda di 250 euro (sanzione penale, vedete voi come sono le norme in Italia), oltre all’obbligo di “rimettere le cose in pristino“, come previsto dall’art. 54 del Codice della Navigazione, già applicato penalmente. La rimozione degli abusi di difficile rimozione (ovvero la massicciata che ha interrato il mare per circa 200 mq., pietre e cemento) se non anche altro, sono pronto a scommetterci, vedrete che non avverrà. Eppure ci sono chiare sentenze del Consiglio di Stato (n.944/2016, sez. VI) e della Corte di Cassazione Penale a Sezioni Unite (n.17178/2002), che indicano indiscutibilmente l’obbligo della messa in pristino, non discrezionale, ordinata da parte delle autorità competenti, sia dal Comune, sia dalla Regione in difetto della prima, sia dall’autorità marittima (come scritto nell’articolo del codice), ovvero la Capitaneria di Porto, che però ha perso buona parte delle competenze originarie. Ma non per questo la C.P. non può stare certo a guardare, se le altre amministrazioni rimanessero inerti, anche se non potesse emettere lo stesso ordine direttamente (mi riferisco all’art.54 C.N.).
Ebbene, adesso che i titolari dello stabilimento hanno ricevuto notizia del procedimento amministrativo e invito a presentare osservazioni a propria difesa, cosa fanno? Vogliono leggere il mio esposto. Ci sta, è un loro diritto, ma certo non per capire di cosa si tratti il procedimento a loro carico, visto che hanno anche già subìto una condanna penale sulla stessa cosa, precisa, precisa. Oltre ad avere ricevuto una nota dal Comune di avvio del procedimento, in cui si descrive per filo e per segno la questione in corso. Certamente una descrizione ben più professionale ed ampia della mia nell’esposto.
Mi è quindi giunto un avviso da parte del Comune, relativo alla istanza di accesso da parte dello studio di Genova degli avvocati Gerbi e Massa. Il primo avviso, oltre a portare una data sbagliata dell’esposto, che lo postdatava al novembre di quest’anno (nel futuro!) , non allegava l’istanza originaria, ma sommariamente descriveva l’intenzione. Ho quindi replicato che oltre ad avere diritto, per mia tutela, ad ottenere copia dell’istanza originaria, avrei voluto capire esattamente la data, perché di esposti ne ho fatti tanti.
Il Comune, quindi, correttamente, mi ha rimandato l’avviso con l’istanza di accesso allegata, prorogando i 10 gg. per potermi opporre. Cosa che non farò. Alcuni appunti:
per quale motivo il Comune ha inserito nella nota di avvio del procedimento l’indicazione di chi ha fatto l’esposto, con data e protocollo? Non mi pare un obbligo e non credo usuale, soprattutto se le indagini hanno già dato esito penale definitivo coerente e partono da informazioni di un semplice cittadino. Gli accertamenti si, sono un obbligo. Comunque non era un segreto, si trova la citazione dei miei esposti ripetuta sul mio blog, perché sono fatto così;
c’è da dire che la società in causa è tenuta a rispondere su quanto è stato contestato dal Comune nel procedimento or ora avviato, a prescindere da ciò che viene scritto nell’esposto. Quindi, è chiaro, che se si vuole accedere all’esposto è per ben altri motivi. Mi spiace deludere su questo. Come si potrà leggere, non c’è nulla di strano o sopra le righe. Anche se in Italia siamo ricchi di inventiva;
l’avvocato Massa scrive, poi, che la sua cliente (società) ha ricevuto solo il 12 settembre scorso copia del verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, atto già alla base della condanna penale. Per questo chiede una dilazione dei termini per le controdeduzioni. Quindi, avv. Massa, la sua cliente (società), o meglio uno degli amministratori, non ha fatto nulla quando è stato citato in Tribunale prima della condanna penale? No, così, per sapere.
Voglio, quindi, essere il più possibile trasparente con voi dello studio Gerbi-Massa, anche se in passato avete tentato di impedire un mio legittimo accesso agli atti (rimase il Comune solitario a perorare la causa), proprio inerente la vostra cliente (società). Per sveltirvi il lavoro pubblicherò tutto online, dato che non ho proprio nulla di cui temere o tenere riservato, ma orgoglioso per il proficuo impegno sul caso. Ciò ben prima dei 10 gg. di legge per l’eventuale opposizione del controinteressato all’accesso, che sarei io.
Cominciamo dall’esposto del 22.11.17, prot. n. 00017087 come protocollato dal Comune, corrispondente, in realtà, ad una mia PEC del 21.11.17 di riscontro ad una nota precedente del Comune con ulteriori segnalazioni, ad esempio il famoso pontile anomalo, ma fisso per anni e rimosso più volte solo a seguito delle mie segnalazioni o accessi agli atti. Pubblico il resto cronologicamente a ritroso.
Esposto del 22.11.17, prot. n. 00017087
Con i n.4 allegati che, per rapidità, pubblico in formato originario:
1. fotografia stato attuale scogliera Le Terrazze
2. planimetria progetto muro contenimento e scogliera del 1999Download
3. mappa e fotografia da SIDDownload
4. monografia punto generico SIDDownload
A questo punto torniamo a ritroso alla nota del Comune del 09.11.17, a cui rispondevo, nella quale l’arch. Ottolini dichiarava che le verifiche erano state attivate, in realtà in maniera parziale, dato che, nonostante la mia nota aggiuntiva, non determinarono nessun avvio procedimentale, fino allo scorso agosto.
Nota del Comune del 09.11.17
Veniamo, quindi, alla mia PEC del 12.10.17, alla quale allego una istanza di accesso pregressa del 01.08.17, a seguito della quale avevo reperito documentazione, a mio avviso, insoddisfacente. Per questo ampliavo la platea dei destinatari per conoscenza.
PEC del 12.10.17
A Allegato alla PEC del 12.10.17
In occasione della PEC del 12.10.17, non trasmisi anche le fotografie citate nell’istanza di accesso del 01.08.17, cosa che però faccio ora (aggiungendo il copyright), per completezza di informazione.
Fotografie del 30.07.17
Una annotazione finale, l’area demaniale marittima abusata, in parte anche trattata come privata, nonostante la condanna penale del gennaio di quest’anno, ha continuato ad essere usata alla stregua degli anni precedenti. Infatti, anche per questa stagione balneare, lo stabilimento è stato libero di fare i propri guadagni su un’area in abuso dall’anno 2000.
9 Agosto 2019 abusi, ambiente, amministrazione, spiagge, Sporting Beach - Portovenere (SP), tutela consumatoriabusi, ambiente, amministrazione, giustizia, legalità, paesaggio, Portovenere, tutela consumatoripartigianocivico
Con una sconcertante semplice nota di “nulla osta“, il Comune di Portovenere (SP) “autorizza” lo stabilimento Sporting Beach a mantenere una recinzione fissata al terreno, in area demaniale marittima, assieme ad altri manufatti che contribuiscono ad ostacolare il libero passaggio verso il mare. Ma le contraddizioni si sprecano.
Non farò un’ampia premessa, se non riportarvi a quanto già scritto in merito alla massicciata (scogliera) abusiva, pseudo-sanata nel 2017, presso lo stabilimento “Sporting Beach”, in area UNESCO a Portovenere (SP). L’aspetto, indubbiamente, più importante di tutta la faccenda. Vi invito, comunque, a firmare la petizione #salvalespiagge attiva da tempo, arrivata quasi alle 60mila firme, ma che non verrà chiusa fino a riscontri concreti.
Credo sia molto interessante farvi conoscere le modalità con le quali un ente pubblico, come il Comune di Portovenere, coadiuvato dalla Capitaneria di Porto di La Spezia, disponga delle norme, del bene pubblico e delle proprie facoltà. Alcuni le vogliono far passare per stupidaggini ma, personalmente e non solo io, ritengo che ogni elemento parte del bene pubblico vada rispettato nella propria integrità. Sottovalutare, oltre ad essere sbagliato, apre la porta ad un uso sfrenato e illegittimo di tutto ciò che è pubblico, affinché diventi preda di privati. Poi, non meravigliamoci quando le nostre coste diventano colate di cemento, o inaccessibili, con recinzioni o cancelli. Non meravigliarsi significa che tutti noi siamo stati sconfitti, senza speranza. Quello che vi mostro ora è solo un esempio, piccolo se volete, ma non insignificante, per vedere, per capire, come vengono, troppo spesso, gestiti i beni e i diritti di tutti noi. Fate attenzione, dare un dito, per poi dare il braccio e il resto, anno dopo anno. Come se ciò non fosse già ampiamente avvenuto qui e in tante altre parti d’Italia. In perfetta continuità con i precedenti articoli della serie “Arroganza senza limiti” 1 e 2.
Veniamo direttamente a questa nota del Comune di Portovenere, prot. n. 8936 del 24.07.19, con la quale si assente (senza concedere, al momento, alcuna autorizzazione formale) al mantenimento di una serie di elementi installati sul demanio marittimo, esprimendo una formula finale omnicomprensiva di “nulla osta”, giuridicamente assolutamente inesistente. Inesistente, perché un Comune non si può permettere (giuridicamente), in un caso come questo, di scrivere “nulla osta” su una semplice nota, come una parolina magica, ma deve rilasciare (se possibile) una concessione demaniale suppletiva formale, una edilizia e una paesaggistica “semplificata” o meno, incluse, a seconda dei casi. Non “nulla osta“. Tra l’altro, anche per una semplice recinzione in area demaniale marittima, ma fissata stabilmente al terreno, ci vogliono il parere della Capitaneria di Porto (che ha rapidamente rilasciato, favorevolmente) e l’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane (non informata, a quanto ho visto dagli atti), perché il demanio è anche confine terrestre. Senza parlare della conferenza dei servizi, che può/deve essere necessaria, anche in casi del genere. Il Comune, comunque, lo sa e si contraddice chiaramente come vedremo.
7 agosto 2019, stabilimento Sporting Beach, lato est.
1 – Rete metallica
Il Comune ritiene “(…) ammissibile l’installazione della rete metallica fissata al suolo con supporti di facile rimozione, in quanto installata per motivi di sicurezza pubblica costituendo parapetto tra il livello del piano spiaggia e gli scogli sottostanti (…)“. Salvo contraddirsi subito affermando: “(…) In considerazione del contesto in cui si inserisce detta rete la stessa dovrà essere sostituita con semplici strutture a giorno di altezza massima m. 1,30, munite dei debiti titoli autorizzativi edilizi e paesaggistici ove occorrenti, come previsto dall’art.9 dell’ordinanza n.2674/2015 (…)“. Da notare che l’ordinanza n.2674/2015 dello stesso Comune, all’art. 9, punto a), stabilisce “in ogni caso vietate le delimitazioni in rete metallica“.
14 giugno 2019, Sporting Beach, rete metallica
In lingua italiana scrivere “si ritiene ammissibile” e, subito dopo, affermare “dovrà essere sostituita” con un’altra cosa, significa che si sta facendo a cazzotti con sé stessi. In sostanza che la rete NON era ammissibile, ma che non si vuole scriverlo chiaramente. L’effetto è anche piuttosto comico, se non che si sta giocando con le parole sulle regole a tutela dei diritti di noi tutti.
Quella recinzione, fissata al terreno, impedisce anche di accedere liberamente alla spiaggia, dato che fa da barriera, in continuità con il resto, gli altri elementi riportati nel seguito della lettera: corda e pali (con funi) avvitati/imbullonati al cemento, tutto sul demanio marittimo.
Ma leggete come si sperticano a giustificare la rete “per motivi di sicurezza pubblica“. Quante ne dovrebbero mettere in giro, allora? Ho cercato altre cose del genere in zona e non esistono, esistono dei vasi (questi si facilmente rimovibili), o delle ringhiere al massimo (probabilmente non legittime nemmeno quelle), o delle panchine che, quantomeno, hanno un funzione utile.
Anzi, è proprio per esigenze di sicurezza, per non essere di impedimento al soccorso, che una rete, o qualsiasi recinzione stabile (stabilmente ancorata al terreno), posta in area demaniale marittima, o anche a 30 metri dal confine di detta area, deve essere rimossa. Aspetto che la Capitaneria di Porto, istituzionalmente, ha il dovere di far rispettare.
Ad ogni modo il Comune, a denti stretti, ammette che tale recinzione non era legittima. Scrive che verrà autorizzata (ovvero è abusiva, ma promettiamo di autorizzarla), però con strutture a giorno, che vuol dire un po’ tutto e un po’ niente, se poi ti mettono dei pali piantati stabilmente nel terreno, quando le norme vogliono che siano strutture rimovibili, non stabilmente fissate a terra. Aggiunge, saranno necessari i “debiti titoli autorizzativi edilizi e paesaggistici ove occorrenti, come previsto dall’art. 9 dell’ordinanza n.2674/2015“. Appunto, altro che ammissibile, ma dato che con te siamo buoni e non ti facciamo la dovuta sanzione, facci avere la richiesta (quando vuoi, anche a babbo morto) ma, per ora, vai avanti tranquillo a fare la stagione balneare. Immaginate se eravate voi, signor nessuno, vi avrebbero fatto un trattamento di favore come questo? Ma si sa, ci sono persone o categorie che hanno trattamenti diversificati dalla plebe.
A memoria della PP.AA. coinvolte, ricordo norme (codice della navigazione in primis, che non ho visto applicare nemmeno negli accertamenti in origine alla sanatoria del 2017) e un accenno alla giurisprudenza di merito:
Codice della Navigazione, art. 54 (Occupazioni e innovazioni abusive): “Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell’ordine, provvede d’ufficio, a spese dell’interessato.“;
Codice della Navigazione, art. 1161 (Abusiva occupazione di spazio demaniale e inosservanza di limiti alla proprietà privata): “Chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna, ne impedisce l’uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate, ovvero non osserva i vincoli cui è assoggettata la proprietà privata nelle zone prossime al demanio marittimo od agli aeroporti, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a lire un milione, sempre che il fatto non costituisca un più grave reato. (…)“;
D.Lgs. n. 374/1990, art.19 (Edifici in prossimità della linea doganale e nel mare territoriale): “1. E’ vietato eseguire costruzioni ed altre opere di ogni specie, sia provvisorie sia permanenti, o stabilire manufatti galleggianti in prossimità della linea doganale e nel mare territoriale, nonché spostare o modificare le opere esistenti, senza l’autorizzazione del direttore della circoscrizione doganale. La predetta autorizzazione condiziona il rilascio di ogni eventuale altra autorizzazione, nella quale della stessa deve essere fatta comunque espressa menzione. 2. La violazione del divieto previsto dal comma 1 comporta l’applicazione, da parte del direttore della circoscrizione doganale competente per territorio, di una sanzione amministrativa di importo da un decimo all’intero valore del manufatto. 3. Il direttore della circoscrizione doganale, accertata la sussistenza di un rilevante pericolo per gli interessi erariali, non diversamente eliminabile a cura e spese del trasgressore, dispone, previo parere dell’ufficio tecnico di finanza del dipartimento delle dogane e delle imposte indirette, competente per territorio, la demolizione del manufatto in danno ed a spese del trasgressore. Avverso tale provvedimento è ammesso il ricorso al Ministro delle finanze entro trenta giorni dalla data di notificazione al trasgressore del provvedimento stesso. Il ricorso al Ministro sospende l’efficacia del provvedimento impugnato.“;
T.A.R. Liguria, Sez. I, 29 gennaio 2014, sentenza n. 166, che si riferisce alla fascia di rispetto dei 30 m. dal confine demaniale (art. 55 Codice della Navigazione), ma che per analogia fa capire l’entità delle opere realizzabili (a maggior ragione) anche sul demanio marittimo: “Le opere dell’uomo realizzabili nella fascia di rispetto di trenta metri dal confine demaniale marittimo (art. 55 c.nav.) sono soltanto quelle tese a soddisfare necessità e limitate nel tempo atteso che con l’espressione nuova opera il legislatore ha inteso riferirsi a tutti i manufatti ancorati stabilmente al suolo e destinati a soddisfare esigenze durevoli (TAR Abruzzo, L’Aquila 12 dicembre 1983 n. 412)“. In merito a questo ultimo punto, da parte di una delle persone competenti, mi sono sentito fare discorsi del tipo: “E’ un’opera facilmente rimovibile perché comunque si può togliere in poche ore“. Stendo un velo pietoso.
2 – Cima blu
Anche per la cima blu, il Comune ritiene “assentibile” (ma con quale autorizzazione non si sa) questo oggetto “con funzione di deterrente” e “delimitazione limite concessione demaniale“, in orario serale/notturno di chiusura alle “persone non autorizzate“. Persone non autorizzate ad andare in spiaggia in orario di chiusura dello stabilimento? E da quando si può impedire l’accesso in battigia se non c’è nessuno nello stabilimento? Mi facciano capire, quale norma, legge, lo stabilisce? Anzi, le norme dicono che l’accesso in battigia va sempre garantito h24/24, dalle leggi nazionali in giù. Ma da noi è diverso.
2 giugno 2019, Sporting Beach, cima blu (scura)
Però, attenzione, richiedono “l’installazione di apposito cartello indicante la possibilità di accedere liberamente all’arenile senza sostare nello stabilimento balneare“. Allora, capiamoci, il diritto di accedere c’è sempre, ma di notte l’avventore troverà questa cima a chiudere, però “di facile rimozione” ed un cartello che, in sostanza ti dovrebbe dire: “Ehi trovi una cima a chiudere, ma se vuoi proprio entrare per andare in spiaggia, senza sostare nello stabilimento, puoi aprire”. Beh carini, l’idea mi piace, mi pare intelligente. Peccato che alla data del 07.08 scorso, di questo cartello non ci sia traccia. Altro velo pietoso, perché o si chiude (il che non si può), o si tiene aperto senza alcun impedimento, come richiedono tutte le norme, inclusa l’ordinanza n.2674/2015, che all’art. 18 recita: “Il libero transito lungo la battigia deve essere garantito in qualunque momento; pertanto non è ammesso alcun ostacolo lungo tale fascia (…)“. Ecco, secondo voi è, o non è, nella fascia di libero transito dalla battigia, normalmente definita di 5 metri, ammettendo che sia valida la riduzione a 3 metri di una vecchia ordinanza comunale? Badate bene che, il transito deve valere nei due sensi, anche per chi proviene dall’altro lato dello stabilimento. Guardando la foto sotto: da una parte diciamo che siamo a 3 metri dalla battigia, ma dall’altro, è a zero metri. In ogni caso è l’unico punto di accesso e di transito per il mare, non si scappa. Ma anche qui le autorità si sperticano a giustificare, senza formalmente autorizzare, perché nemmeno saprebbero come.
3 – Paletti di facile rimozione
A parte che le ordinanze, inclusa quella del Comune di Portovenere, indicano che i pali debbano essere semplicemente infissi. Vuol dire senza viti/bulloni. Per la precisione l’ordinanza n.2674/2015 prevede, all’art. 9, punto a), delimitazioni: “… preferibilmente con pali in legno semplicemente infissi e corda… “. A casa mia “semplicemente infissi“, non significa fissati con viti o bulloni. Ma, come si prevede in ogni stabilimento balneare d’Italia, posizionati con supporti non fissati al terreno o su cemento, ad esempio con piedistalli. Credo li abbiate visti nei posti “normali”.
14 giugno 2019, Sporting Beach, paletti metallici
Invece, qui, sono trattati come elementi stabili, fissati al cemento (anche se con viti o bulloni), che fanno esattamente l'”effetto barriera” (assieme ai vasi e alla sopraelevazione della pavimentazione) vietato dalla stessa ordinanza. Il Comune definisce questi paletti, tra l’altro metallici e non in legno: “arredi coerenti con l’attività di stabilimento balneare“. Ergo, a stabilimento e stagione chiusa andrebbero rimossi. Lo vedremo. Perché io ho immagini riprese in tutte le stagioni e li ho sempre trovati lì, da quando sono stati installati, dopo il “restyling” del 2017;
4 – Fioriere
Come sopra, ma almeno amovibili e non fissate al terreno, anche se assieme ai paletti avvitati/imbullonati e alla sopraelevazione della pavimentazione della veranda (e stabilimento interno) contribuiscono a creare esattamente l'”effetto barriera“.
5 – Striscia luminosa a led
Chi ha seguito un po’ le vicende dallo scorso mese di maggio, ha visto che questa striscia led si è spostata diverse volte. All’inizio stava lungo la ringhiera pedonale della passeggiata soprastante lo stabilimento, poi è diventata verticale lungo uno dei pali del cartello sopra lo stabilimento. Infine si è trasferita sulla ringhiera pedonale sottostante, in piena area demaniale marittima.
Primo posizionamento striscia led
14 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led 14 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led e insegna 14 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led e luci insegna
Secondo posizionamento striscia led
26 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led e insegna
Terzo e attuale posizionamento striscia led
14 giugno 2019, Sporting Beach, striscia led
Tutto ciò, in quanto io presentavo esposti che, fra le varie cose, facevano presenti l’assenza di autorizzazione della striscia luminosa, il fastidio che avrebbe provocato alla visibilità dalla passeggiata verso mare in fascia serale/notturna e l’inadeguatezza per la sicurezza degli impianti elettrici, in quanto a portata di tutti, soprattutto bambini. Quest’ultimo aspetto, evidentemente, il Comune non lo ha mai considerato, dato che ora siamo nella stessa situazione. Ma non solo, ora si scrive che: “… l’installazione di striscia luminosa a led allo scopo di illuminare l’insegna dello stabilimento balneare risulta autorizzata con autorizzazione paesaggistica n. 25 del 24.04.2019…“. Allora mi spieghino come mai l’hanno fatta spostare per ben due volte a seguito di miei due esposti. Qualcosa evidentemente non quadrava. E infatti, la striscia luminosa che NON illumina il cartello non è stata prevista. Se andiamo a vedere la citata paesaggistica (estratto), è stata autorizzata una illuminazione ben più limitata in ampiezza, sopra il cartello (non c’erano nemmeno i paraluce, ma meglio che ci siano, ovviamente). Anche se, non correttamente, l’illuminazione non viene citata esplicitamente nella relazione tecnica, ma riportata solo in una tavola. Nulla di più. Quindi, come mai questa striscia a led continua ad inerpicarsi lungo un altro cartello (diverso da quello in paesaggistica), un muro e una ringhiera del passaggio pubblico? La vogliamo rimuovere o fare finta di nulla fino a fine stagione? La seconda che ho scritto, immagino, se non rimane stabile anche in inverno.
6 – Tavolino in area demaniale marittima
Questo punto non è presente nella nota sopra riportata del Comune di Portovenere, come non viene considerato dalla Capitaneria di Porto, in relazione agli ultimi miei esposti, su una questione che parte da lontano, come ho scritto negli articoli:
Della serie via PEC. Pubblica denuncia n.2: Sporting Beach (Portovenere – SP), tavolini in riva al mare (anno 2014);
Portovenere (SP): demanio e superficie commerciale a libero uso? Il caso Sporting Beach (anno 2018).
Qui c’è un aspetto legato all’attività di ristorazione dello stabilimento. Ad un certo momento, il titolare, si è sentito libero di posizionare tavolini e sedie in area di concessione demaniale marittima, ma relegata all’attività balneare, che è altra cosa. Se hai l’autorizzazione per un certo uso, non è che puoi fare quello che vuoi. Mi pare chiaro. Non qui a Portovenere. Per anni, ogni anno, tornavo alla carica su questa questione, che mi pareva piuttosto chiara.
Oltre al fatto che, anche la licenza commerciale per “somministrazione di cibi e bevande”, dispone di una misura in metri quadri per l’area utilizzabile. L’ultima autorizzazione commerciale (che a me risulti), n.438 del 27.05.2010, stabilisce una superficie di somministrazione di mq. 15, mentre la veranda (sanata nel 2017) utilizzata per tale scopo è di mq. 57-58, poi ampliata a mq. 60. Su questo devo ancora vedere una licenza coerente.
Tornando, invece, alla questione dei tavoli in area demaniale marittima, adibita a stabilimento balneare ed esterna alla veranda, finalmente il Comune mi ha dato ragione. Però non mi risultano siano mai state comminate sanzioni, nonostante anni di uso improprio, ora dimostrati dalla necessità di una autorizzazione demaniale ad hoc. Ebbene, per essere sintetico, il Comune scrive in una nota a firma Benabbi, che si ci vuole un’autorizzazione specifica per mettere tavoli in area demaniale marittima, come fanno molte altre attività. Anche se hai già una concessione demaniale nella stessa area, ma per altro scopo. E dire che mi sono sentito dire, per anni, da Comune e Capitaneria in passato, che non era specificato nella concessione e quindi si vedrà al rinnovo. Assurdità, perché se è per stabilimento balneare c’è poco da rigirarci. Insomma, dopo il mio ennesimo esposto, il titolare viene invitato garbatamente (immagino sanzione esente) a presentare istanza e, in data 02.04.19, il Comune concede atto suppletivo alla concessione demaniale n.2/2010, repertorio 114, allo stabilimento Sporting Beach. In questo atto si autorizza ad utilizzare un’area di mq. 77,45, ai soli fini demaniali, per la posa di attrezzature per l’attività di somministrazione di cibi e bevande. Hai visto che avevo ragione? Pure per quanto riguarda i punti precedenti?
Ma, siccome non ci si accontenta mai, un tavolino viene mantenuto stabilmente piazzato in area demaniale marittima, però fuori dalla zona concessa da questo ultimo atto. Su questo, ovviamente, ho presentato nota all’interno dei vari esposti, ma nulla di nulla. Tutto ok. Tutto normale, siamo a Portovenere, Italia.
Area attrezzata autorizzata alla posa di tavoli e sedie per somministrazione cibi e bevande. La linea tratteggiata è il confine demaniale. 13 luglio 2019, Sporting Beach, tavolo in area demaniale non autorizzata (il divanetto è in area privata)
La morale è sempre quella, ci sono i semplici cittadini e ci sono gli altri. Che dire di più?
18 Giugno 2019 abusi, ambiente, amministrazione, giustizia, Le Terrazze - Portovenere (SP), trasparenzaabusi, ambiente, amministrazione, giustizia, legalità, paesaggio, Portovenerepartigianocivico
Continua la vergognosa inerzia delle autorità competenti, a partire dal Comune di Portovenere (SP), in relazione all’enorme abuso de “Le Terrazze”, già condannato penalmente in via definitiva lo scorso gennaio. Nessun sequestro, nessuna sospensione o ritiro delle concessioni. Lo stabilimento continua tranquillamente la propria attività sull’area abusata dal 2000.
Questa la PEC trasmessa poco fa a varie amministrazioni, tra cui il sindaco di Portovenere, la Regione Liguria e la Capitaneria di Porto di La Spezia.
Spett.li Uffici,
ad oggi, nessuno degli uffici competenti, in primis Comune di Portovenere e Regione Liguria, ha proceduto ad avviare procedimenti amministrativi, per quanto risulta all'albo pretorio, in particolare nei rapporti mensili relativi agli illeciti edilizi dei mesi di aprile (pubblicato con un mese di ritardo) e maggio.
Lo stabilimento balneare Le Terrazze, in via II Traversa Olivo a Portovenere, come già ribadito anche nella precedente PEC dell'11.05 u.s., ha aperto lo stabilimento balneare ed ha posizionato la propria attrezzatura da tempo, anche nell'area interessata dalla condanna penale, passata in giudicato dallo scorso gennaio (foto 1 del 13.06.19). Il Comune, informato dal novembre 2017, ad oggi, gravemente, non ha avviato il procedimento amministrativo dovuto per legge.
Invito la Capitaneria di Porto e le autorità competenti, ad evitare che questa fase di inerzia si prolunghi ulteriormente, verificando se sono applicabili estremi di legge, anche penali.
Ricordo che, la condanna in base all'art.54 del Codice della Navigazione dello scorso mese di gennaio, prevede la messa in pristino non discrezionale e che l'abuso consiste in occupazione e violazione dei limiti del demanio marittimo, i quali hanno determinato l'interramento di circa 200 mq. di specchio acqueo marittimo.
Il sottoscritto ritiene veramente vergognoso oltre che illegittimo, che si lasci tale stabilimento, impunemente, produrre ulteriori introiti sfruttando un'area edificata in abuso sul demanio marittimo sin dall'anno 2000, come attestato da fotografia aerea dell'Istituto Geografico Militare già prodotta.
Si vuole, inoltre, far notare:
- la presenza ancora attuale di un enorme cardine di metallo fissato sulla roccia, che è stato utilizzato per il posizionamento del pontile galleggiante, ora non presente, ma installato più volte e rimosso a seguito delle segnalazioni del sottoscritto (fotografia 2 del 13.06.19);
- la presenza delle piattaforme e delle scalette, autorizzate con concessioni demaniali rilasciate precedentemente alla verifica dell'abuso e della condanna, proprio in area interessata dal medesimo abuso, che dovrebbero verosimilmente essere sospese, se non ritirate;
- la presenza di ombrelloni con piede in cemento e carrello per il trasporto, vicino alla rampa che porta alla spiaggia libera, "attrezzata" nel P.U.D. attuale, ma mai data in concessione ad alcuno. Si verifichi se lo stabilimento sta noleggiando e trasportando attrezzatura su codesta spiaggia libera. Lo scrivente si riserva di segnalare eventuali presunte violazioni in tal senso.
Con l'augurio che ogni ufficio provveda rapidamente (ben prima del termine della stagione balneare) per quanto di propria competenza. Il sottoscritto Vi informa che sta approntando un esposto/denuncia presso le Procure di La Spezia e Genova, anche alla Procura Generale presso la Corte d'Appello competente, oltre a segnalare la questione alla Corte dei Conti. Ad ogni modo, la presente ha valore di denuncia/esposto presso tutte le autorità competenti e verrà resa pubblica su ogni mezzo di stampa.
13 Maggio 2019 abusi, ambiente, amministrazione, giustizia, Le Terrazze - Portovenere (SP), trasparenzaabusi, ambiente, amministrazione, giustizia, legalità, paesaggio, Portovenerepartigianocivico
Dopo i pesanti abusi perpetrati a danno del mare, del demanio marittimo, cosa di noi tutti, vi pare normale che lo stabilimento balneare “Le Terrazze” cominci a posizionare la propria attrezzatura balneare, come se nulla fosse stato? Questa la lettera al sindaco Matteo Cozzani e non solo. Che paese è il nostro? Italia come Portovenere (SP).
Ricordo che lo scorso gennaio è stata emessa condanna penale definitiva per violazione degli artt. 54 e 1161 del codice della navigazione. L’ammenda è si ridicola, 250 euro, il codice è vetusto, ma l’articolo 54 impone la messa in pristino, ovvero la rimozione di una massicciata abusiva che ha interrato circa 200 mq. di mare.
Il Comune non ha ancora avviato il proprio procedimento amministrativo, dovuto per legge dal 22.11.17. Cosa gravissima. Che cosa aspetta, che passi questa stagione balneare? Con inclusi ulteriori e futuri introiti del privato, per utilizzo di quell’area demaniale di cui abusa dal 2000, ovvero ben prima del P.U.O. Le Terrazze del 2004? L’immagine dell’Istituto Geografico Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344) lo testimonia inequivocabilmente. E la concessione demaniale, dopo abusi del genere non dovrebbe, almeno eticamente, essere ritirata? Come dettaglio, è in forte ritardo la pubblicazione, all’albo pretorio, del rapporto sugli illeciti edilizi del mese di aprile.
Ai giornali ed alle associazioni ambientaliste che non muovono un dito dico che, loro sono dalla parte di chi commette gli abusi, in questo caso è evidente. Legambiente non ha soldi e tempo per questa causa, così mi è stato scritto dal suo presidente locale, Paolo Varrella. Eppure il loro presidente locale abita sullo stesso versante dello stabilimento e si occupa di mitilicoltura. Il mio è un atto di accusa, si, chiaro e forte. Perché chi dovrebbe fare informazione non fa il proprio dovere da mesi. Non è uscita una sola riga di questa storia sui giornali, giornaloni, giornaletti o giornalini su carta od online. Chi dovrebbe tutelare le nostre aree in zona Olivo, associazioni ambientaliste locali, con sedi nazionali, non lo fa da anni.
I responsabili, oltre alle pubbliche amministrazioni che non hanno vigilato e fatto il proprio dovere, sono veramente troppi, per un paese che dovrebbe avere come stella polare lo stato di diritto.
Questa la lettera e gli allegati che ho inviato al sindaco Matteo Cozzani, e non solo a lui, lo scorso sabato.
Gli allegati da nn. 01 a 06: fotografie del 10.05.19
L’allegato n. 07: nota dell’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Liguria del 03.08.18, con le verifiche tecniche per stabilire il dividente demaniale sullo stato attuale dello stabilimento, in base ai progetti del P.U.O. Le Terrazze.
8 Maggio 2019 abusi, ambiente, giustizia, Le Terrazze - Portovenere (SP), Partigiano Civico, spiagge, trasparenza, tutela consumatoriabusi, accesso agli atti, ambiente, diritti, giustizia, informazioni, legalità, paesaggio, Portovenere, tutela consumatoripartigianocivico
La Capitaneria di Porto impedisce l’accesso ad atti penali ed amministrativi, nonostante il sottoscritto sia stata parte lesa nel procedimento penale sulla questione degli abusi demaniali marittimi, presso “Le Terrazze”, a Portovenere (SP). E’ autonoma decisione del comandante Seno o no? Il comandante poteva chiedere chiarimenti al Tribunale? Chi scrive ha avuto accesso al fascicolo penale in Tribunale ed agli atti presso tutti gli altri enti coinvolti. Unica eccezione, la Capitaneria di Porto di La Spezia. La Capitaneria è più inaccessibile di un Tribunale? Tutto ciò è normale?
Gli antefatti li trovate in questi articoli:
Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP);
La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione. [n.d.r.: prevista una seconda parte]
Ho voluto chiedere pubblicamente al Dott. Sorrentino, Presidente del Tribunale di La Spezia, chiarimenti, quantomeno per circoscrivere le responsabilità. E’ importante capire il senso del rifiuto del Comandante Seno della Capitaneria di Porto di La Spezia, nonostante la copertura giuridica della Commissione all’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Commissione aveva accolto il mio ricorso, aveva sostanzialmente dato tutela giuridica allo stesso comandante, il quale non avrebbe commesso alcuna violazione concedendomi l’accesso. Ma così non è stato. Il Comandante tutela il segreto istruttorio? La riservatezza? Cosa tutela, visto che il Tribunale mi ha già fatto accedere al fascicolo? Cosa c’è di più inaccessibile presso una Capitaneria, che non lo sia presso un Tribunale, per un procedimento penale concluso?
Ovvio che non farò alcun ricorso amministrativo, perché oneroso (per qualsiasi cittadino) e perché ho già avuto ragione, come avete avuto ragione tutti voi: sulla base dell’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), valido nel caso specifico, chiunque può accedere. Questa non è solo una questione di principio personale, è una questione di interesse pubblico, sia nel merito degli abusi, sia nello specifico del diritto di accesso.
Con questa lettera, mi auguro che il Presidente del Tribunale possa chiarire a tutti l’ambito dei propri diritti, delle tutele, della trasparenza, su questioni che riguardano la cosa pubblica, demanio marittimo o ambiente che sia.
© 2013-2020 Daniele Brunetti

References: Art. 54

ART. 2

ART. 3
 art. 54
 art. 1161
 art.19
 sentenza