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Timestamp: 2017-07-24 15:08:42+00:00

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Controllo dei livelli acustici dei messaggi pubblicitari e delle televendite. Programmazione dei lavori del tavolo tecnico permanente
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Marianna Gori
1 Controllo dei livelli acustici dei messaggi pubblicitari e delle televendite Programmazione dei lavori del tavolo tecnico permanente2 pagina intenzionalmente bianca pagina 2 di 373 Sommario 1 INTRODUZIONE PARTE PRIMA Breve cronistoria del problema... 6 I tavoli tecnici istituiti dalla Autorità... 7 La normativa vigente: dominio di applicazione e scopi... 8 SCOPI DEL TAVOLO PERMANENTE... 9 Prerogative del tavolo permanente... 9 Scopi di carattere integrativo Scopi di carattere estensivo Scopi di carattere correttivo/migliorativo COSTITUZIONE DEL TAVOLO PERMANENTE...13 Altre attività del tavolo permanente PARTE SECONDA STATO DELL ARTE DEL PROBLEMA DEL LIVELLO SONORO DEI MESSAGGI PUBBLICITARI (in Italia)... 6 Determinazione degli scopi (integrativi, Estensivi e correttivi): possibili scenari...15 Ultime normative e leggi sul controllo del livello sonoro delle pubblicità e loro impatto sul tavolo permanente Alcune anticipazioni sulle ultime ricerche operate sul controllo e la percezione dei segmenti pubblicitari dopo la pubblicazione della regolamentazione EBU R Nuovi media: verso una soluzione generale del problema Attuali e futuri possibili problemi e loro soluzioni tecniche...22 L acquisizione del segnale La misura del loudness La verifica di infrazione al divieto CONCLUSIONI...28 APPENDICI APPENDICE A: Ipotesi di lavoro del Tavolo Permanente APPENDICE B: Estratto dal documento ATSC A/ APPENDICE C: CALM Act (testo finale della legge Approvata) APPENDICE D: Importanti sviluppi per il problema del loudness nelle comunicazioni radiotelevisive in Italia (negli ultimi anni) pagina 3 di 374 pagina intenzionalmente bianca pagina 4 di 375 1 INTRODUZIONE Scopo della relazione è fornire una base informativa più esauriente possibile al fine di definire al meglio la costituzione e gli scopi di un tavolo permanente sullo specifico argomento del controllo dei livelli acustici dei messaggi pubblicitari e delle televendite. Tavolo la cui istituzione, ricordiamo, è stata definita nell Art.1 comma 7 della delibera 34/09/CSP, secondo il seguente testo: È istituito un tavolo permanente di consultazione presso l Autorità avente lo scopo di realizzare gli adeguamenti tecnici e normativi necessari per la definizione delle metodologie di rilevazione anche ad altri tipi di servizi televisivi operanti su piattaforme innovative (IPTV, DVB-H). Il governo, e non solo la sua istituzione, del succitato tavolo è ovviamente prerequisito dell organo di controllo, ovvero dell AGCOM, pertanto questo documento non può che semplicemente essere la collazione di una serie di considerazioni e spunti a supporto dell Autorità affinché questa possa operare al meglio nelle modalità di costituzione, di definizione degli scopi, di esecuzione delle attività e infine di raggiungimento degli obiettivi preposti. La relazione è articolata in due parti. La prima parte si sviluppa nei seguenti punti. Si ripercorre brevemente la storia delle attività relative a questo problema sia a livello normativo, sia a livello tecnico prima che l Autorità fosse demandata al suo controllo. Si conclude la cronistoria con un breve e ragionato riassunto delle attività e delle conclusioni raggiunte nei tavoli tecnici a supporto delle successivamente formalizzate delibere. Si esegue una revisione squisitamente tecnica degli obiettivi raggiunti dall ultimo tavolo, o meglio da quanto definito nell ultima delibera 219/09/CSP, rispetto alle attuali necessità nello scenario delle comunicazioni radiotelevisive, alle normative in essere e in divenire, e rispetto a considerazioni esclusivamente basate sulla esperienza e sulle conoscenze precipue derivate da anni di attività in questo campo. Si propone quindi una lista di contenuti tecnici e normativi (scopi) che il tavolo permanente dovrebbe affrontare, sia dettagliandone le specificità tecniche, sia stimando una possibile iniziale via di soluzione e quindi una stima delle difficoltà e dei tempi necessari alla sua risoluzione, e infine suggerendo anche eventuali modalità operative per il raggiungimento degli obiettivi individuati. Infine si suggeriscono alcune strategie operative, anche sulla base delle esperienze acquisite nei precedenti tavoli piuttosto che nei gruppi di lavoro internazionali su tali argomenti, anche al fine di perfezionare l andamento ed il raggiungimento degli obiettivi del tavolo permanente. In conclusione si formulano alcune generali osservazioni e proposte relative alle funzioni ed all eventuale estensione dei compiti del tavolo permanente. La seconda parte della relazione è articolata, a sua volta, in due sezioni. Per prima cosa si esegue un excursus delle ultime rilevanti novità e tendenze nell ambito dello studio del loudness, ed in particolare della misura e del controllo dei livelli sonori della pubblicità. Si considererà sia quanto definitivamente specificato nell ultimo periodo, sia quanto in fase di definizione e infine, di non minore importanza, quello che i più recenti studi sembrano indicare come necessario necessità ulteriore per la soluzione del problema. Segue una sezione prettamente tecnica in cui verranno affrontati alcuni specifici problemi già definiti negli scopi: di questi verranno presentate possibili soluzioni sia da un punto di vista metodologico, sia da un punto di vista tecnico e pratico, evidenziandone anche eventuali ostacoli, piuttosto che stimandone i costi e le risorse necessarie. pagina 5 di 376 Conclude il lavoro una ragionata revisione del problema in generale, anche in rapporto al mainstream che sembra attuarsi sia da un punto di vista normativo, sia tecnologico; ovvero si cercherà di individuare la strada maestra che il tavolo permanente potrebbe intraprendere almeno nella sua fase iniziale, pur ricordandone e ribadendone che la sua specificità di permanenza nel tempo risulta esserne caratteristica essenziale e imprescindibile. 2 PARTE PRIMA 2.1 STATO DELL ARTE DEL PROBLEMA DEL LIVELLO SONORO DEI MESSAGGI PUBBLICITARI (in Italia) Breve cronistoria del problema Con il moltiplicarsi delle emittenti radiotelevisivi, pubbliche e private, va sempre più aumentando la quantità di messaggi pubblicitari inseriti nei palinsesti e sempre più diffusamente l utente ha la percezione che nelle programmazioni televisive i messaggi pubblicitari vengono trasmessi con un livello audio più alto di quello dei normali programmi. Lo scopo di questa alterazione dovrebbe essere quella di richiamare artatamente l attenzione dell utente alla pubblicità, con improvvisi sbalzi del livello audio di trasmissione di questa ultima. Nella legge n.447 del 95, il legislatore, ritenendo il fenomeno ascrivibile nella sfera dell inquinamento acustico, all articolo 12 vieta alla concessionaria pubblica e ai concessionari privati per la radiodiffusione sonora e televisiva di trasmettere sigle e messaggi pubblicitari con potenza sonora superiore a quella dei programmi ordinari. In tale norma non sono pertanto indicati né la metodologia di misura, né il limite oltre il quale si disattende al divieto. Nel gennaio 2000 l Associazione, Asso Acustici ed i singoli consiglieri dell associazione stessa in qualità di consumatori, richiedono l intervento dell Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in relazione ad una ipotesi di violazione dell articolo di legge sopra citato e riferita alle maggiori emittenti nazionali, pubbliche e private. A sostegno della loro ipotesi i denuncianti presentano i risultati di una propria campagna di misure e rilevamenti, descrivendone il metodo e la procedura utilizzata. In sintesi, secondo il denunciante, i dati presentati dimostrerebbero che attraverso la misurazione del livello equivalente continuo su parti di segnali audio dei programmi trasmessi dalle emittenti controllate, si può rilevare che il livello degli spot pubblicitari e delle sigle è, nella maggioranza dei casi analizzati, più alto del livello dei programmi normali. Dopo aver acquisito anche il parere di un proprio consulente, il giudicante ritiene che ci siano gli elementi che accertano la violazione dell art.12 della legge n.447 del 95 e dispone che le emittenti esaminate pongano fine a tale comportamento. Nel frattempo il decreto legislativo 31 luglio 2005, n.177 (Testo unico della radiotelevisione) ridefiniva nell Art.4 lettera C, comma 1 che "le trasmissioni pubblicitarie e le televendite siano riconoscibili e distinte dal resto dei programmi con mezzi di evidente percezione, con esclusione di quelli che si avvalgano di una potenza sonora superiore a quella ordinaria, fermi gli ulteriori limiti e divieti previsti dalle leggi vigenti, confermando, in questo caso per la sola pubblicità, quanto vietato dalla precedente legge. Nella primavera dell anno successivo il problema fu nuovamente riproposto in discussione nella Commissione Parlamentare competente e conseguentemente, nel giugno del 2006, l Istituto pagina 6 di 377 Superiore delle Comunicazioni esegue, su richiesta dell allora Ministro Gentiloni, uno studio sul livello della potenza dei messaggi pubblicitari rispetto a quella dei programmi, ovvero dell impatto sonoro del messaggio pubblicitario che segue il programma. Le risultanze mostrarono che il problema era effettivamente presente come supposto dall esperienza comune. La metodologia utilizzata dall Istituto fu la base per la delibera 157/06/CSP che nuovamente conferma Le emittenti radiotelevisive pubbliche e private operanti su frequenze terrestri, via satellite o via cavo, non possono diffondere messaggi pubblicitari e televendite con una potenza superiore a quella ordinaria dei programmi misurata secondo i parametri tecnici e le metodologie di rilevamento di cui all allegato A alla presente delibera. Questa delibera è di grande importanza perché definisce tecnicamente e univocamente una metodologia operativa del principio legislativo per la prima volta in Italia (e per quanto a noi noto in Europa). Il principio alla base della metodologia, che opponeva il livello del segnale pubblicitario con quello del programma immediatamente precedente, fu sin da subito messo in discussione dagli operatori che sottolinearono sia alcune difficoltà tecniche del suo rispetto, sia la sua non conformità allo spirito della legge che evidenziava come si dovesse contrapporre il livello della pubblicità con quello del livello ordinario dei programmi. Pertanto l organo competente istituiva, con delibera 50/07/CSP, un primo tavolo tecnico al fine di acquisire - con la collaborazione tecnica dell Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell informazione, in veste di consulente del tavolo tecnico attraverso l interlocuzione con gli operatori e tutti gli attori della filiera le informazioni utili per pervenire all adozione della normativa regolamentare di attuazione dei principi di legge corretta e rispettosa di tutte le esigenze coinvolte nell attività da disciplinare. In un analisi ex post di questa cronistoria, è tuttavia doveroso sottolineare che il primigenio punto di vista introdotto dall organo tecnico del Ministero delle Comunicazioni, adottato dall AGCOM ma subito messo in discussione dalle emittenti televisive in quanto, a loro avviso, non accettabile né tecnicamente, né per la sua incoerenza con lo spirito legislativo, è in realtà oggi alla base (o comunque piuttosto coerente) delle diverse metodologie che si stanno definendo, sempre al fine di controllare il livello di potenza sonora della pubblicità rispetto a quella dei programmi, in altri paesi, la cui normativa tuttavia non prevede una parametrazione del livello sonoro della pubblicità a quello ordinario dei programmi I tavoli tecnici istituiti dalla Autorità Per quanto sopra detto, l Autorità ha ravvisato l opportunità di istituire una audizione attraverso lo strumento del tavolo tecnico al fine di recepire le note di quanti si opponevano alla delibera. Molto brevemente possiamo dire che nel primo tavolo tecnico, istituito con delibera 50/07/CSP, si è svolto un rilevante lavoro di revisione della metodologia della misura, introducendo, o più correttamente adottando, il concetto di loudness, cosi come si stava affermando a livello internazionale negli organismi di standardizzazione. Al tavolo sono stati portati, sia da un punto di vista sperimentale, sia da un punto di vista teorico, forti argomenti a favore dell utilizzo di questa misura, tra i quali l adozione del gating come ulteriore metodologia a supporto di una corretta misura del livello sonoro. Se da un lato vi era totale convergenza di tutti i partecipanti su tale punto, al contrario una forte divergenza risultava sulla determinazione del livello ordinario, concetto fondamentale che ricordiamo era alla base delle opposizioni rilevate alla delibera 157/06/CSP. Poiché le argomentazioni portate dalle parti non facevano riferimento a quanto sarebbe stato auspicabile avere, ma piuttosto facevano riferimento allo status della emittenza in quel periodo (circa due anni or sono) e avendo le diverse emittenti caratteristiche e qualità diverse tra loro, il risultato fu l impossibilità di definire univocamente il livello ordinario delle trasmissioni da parte degli operatori stessi. Mentre, va ricordato, le posizione dell ISCOM e della FUB rimanevano quelle di una soluzione svincolata dallo status attuale delle cose, ma si riferivano ad una soluzione oggettivamente corretta e tecnicamente raggiungibile (posizione che per altro è stata successivamente confortata dai pagina 7 di 378 lavori e dalle decisioni del gruppo internazionale di lavoro dell EBU denominato PLOUD). Sebbene quindi sulla quasi totalità delle questioni portate e discusse al tavolo tecnico vi fosse una ragionevole convergenza, la impossibilità di conciliazione nella individuazione di una formulazione comune di livello ordinario non ha permesso la formulazione, da parte delle emittenti, di un unica proposta nei tempi concessi contestualmente alla istituzione del tavolo e alle sue, necessariamente limitate, proroghe. Conseguente risultato di questa situazione è stata quindi la successiva delibera in cui si operava una sintesi delle proposte giustapponendo, in termini più che ragionevoli e opportuni, le esigenze esposte nel tavolo e sintetizzate nella nuova metodologia descritta nell allegato alla delibera 34/09/CSP. Era comunque risultato evidente dai lavori di questo primo tavolo come il problema fosse molto più complesso di quanto si potesse inizialmente supporre, che si stava affrontando un problema di frontiera dove le strategie più opportune e corrette non erano in molti casi ancora state definite ma costituivano ancora un oggetto di ricerca, e infine che sebbene vi fosse un accordo sul principio metodologico, questo dovesse essere tecnicamente declinato per i diversi formati audio e per i diversi media. Logica conseguenza è stata, in tempi ragionevolmente brevi, l istituzione sia di un successivo tavolo tecnico per finalizzare in modo unico la metodologia, sia l istituzione di un tavolo permanente, oggetto di questo documento. Anche in questo secondo tavolo i lavori sono stati molto intensi. Si sono eseguite diverse campagne di misura, test soggettivi, aggiornamenti metodologici e quanto altro necessario a perfezionare la metodologia. Tuttavia lo scoglio già individuato nel precedente tavolo della definizione di livello ordinario sembrava nuovamente essere un punto di inconciliabile divergenza tra gli operatori e solo con uno sforzo operato nell ultimissima fase del tavolo si è potuto, finalmente giungere ad una proposta congiunta degli operatori. Proposta riportata nell ultima delibera sull argomento, la numero 219/09/CSP che definisce, al momento di stesura del presente documento, di fatto il punto di riferimento normativo nazionale La normativa vigente: dominio di applicazione e scopi Riassumiamo pertanto quanto è stato regolamentato con la succitata delibera, o meglio il dominio di applicabilità della metodologia ed i suoi scopi, prima di discutere specificatamente dell istituendo tavolo permanente. Nei suoi considerata la delibera richiama la proposta degli operatori dove si chiarisce nettamente che si vorrebbero esclusi dal dominio di applicabilità le trasmissioni analogiche, e che invece ne costituiscono dominio le trasmissioni digitali in tecnica DVB-T e DVB-S e segnatamente S2. Come infatti recita la delibera nei punto a) dei considerata, per quel che attiene il campo di applicazione, sono potenzialmente soggette a controllo tutte le emissioni digitali (terrestri e satellitari), con analisi diretta dell audio contenuto nel transport-stream digitale. Di contro, sono escluse tutte le emissioni analogiche. Tuttavia quanto deliberato sembra ulteriormente limitare questo dominio in quanto come definito al comma 3 dell Art.1 L articolo 1, comma 1, della delibera n. 34/09/CSP si applica alle trasmissioni in tecnica digitale terrestre e non trova applicazione alle trasmissioni analogiche, e pertanto l inclusione delle trasmissioni satellitari sembrerebbe ereditato dall articolo 1, comma 1, della delibera n. 34/09/CSP che ricordiamo include sistemi operanti su frequenze terrestri e via satellite. Si noti inoltre come la richiesta da parte degli operatori di operare attraverso una analisi diretta dell audio contenuto nel transport-stream digitale, non trova esplicito accoglimento in quanto deliberato, che pertanto lascia aperte anche altre soluzioni. Sempre per meglio definire il dominio di applicabilità al punto 8 dell Allegato stabilisce che per il periodo transitorio sono esclusi dal controllo i segnali audio multicanale discreti codificati (tra i quali Dolby e DTS) e di conseguenza esclusi tutti i segnali audio generati per up-mix o down mix all interno dei set-box o dei ricevitori TV; la definizione delle modalità di controllo su tali canali sono rinviate al pagina 8 di 379 Tavolo Permanente di consultazione sulle piattaforme innovative, di cui all Art. 1, comma 7 della delibera n 34/09/CSP. I segnali audio multicanale a matrice sono considerati come segnali stereofonici a tutti gli effetti e quindi sottoposti a controllo. Nel testo di questo punto si trova esplicito riferimento uno dei compiti che dovranno essere risolti nel tavolo permanente, come si dettaglierà nel paragrafo successivo. 2.2 SCOPI DEL TAVOLO PERMANENTE Prerogative del tavolo permanente Il problema del controllo del livello dei programmi radiotelevisivi, e pertanto del livello della pubblicità nei programmi radiotelevisivi, è uno di quelli ritenuti tra i più importanti e critici al momento. Con il passaggio al digitale infatti si è aperta una vera e propria rivoluzione nelle tecniche e nelle potenzialità audio, certamente di non minore importanza rispetto a quelle video. Questo ha permesso, finalmente, lo sviluppo di nuove metriche di misura della potenza sonora, nonché un potenziale di qualità audio praticamente illimitato che tuttavia deve essere gestito correttamente in funzione del tipo di media, del contenuto e della utenza. Per certi versi possiamo dire che solo ora stiamo salendo il primo gradino di una nuova lunga scala di opportunità. Non è infatti un caso se il risultato di queste attività sul livello sonoro sono strettamente seguite da tutti i broadcaster principali, dai produttori di strumentazione e dai centri di ricerca sull argomento. Non si tratta infatti solamente di definire nuove metriche di misura della potenza sonora, ma di ridefinire tutta la catena di produzione, distribuzione ed emissione dell audio nelle radiocomunicazioni. Probabilmente l impatto che tutto questo avrà negli anni a venire e la sua evoluzione non sono ancora oggi chiaramente percepibili, né tantomeno immaginabili. Particolarmente opportuna risulta quindi l istituzione di un tavolo tecnico permanente su questo argomento. Già oggi le declinazioni del mezzo televisivo e di quello radiofonico sembrano moltiplicarsi a dismisura, in particolar modo attraverso la rete piuttosto che via etere. Prerogativa del tavolo permanente sarà quindi quella di declinare in modo coerente e tecnicamente compatibile una metodologia di controllo del livello sonoro della pubblicità per tutti i media e per tutti i formati presenti sul mercato, o più semplicemente per tutte quelle declinazioni tecniche di radio e televisione lineare. Per quanto riguarda i servizi non lineari lo scenario è forse anche più complesso, tuttavia questi non sembrerebbero rientrare, al momento, nel dominio di interesse della attuale normativa, anche se è evidente che una richiesta di normazione a riguardo da parte della utenza non tarderà, probabilmente, a venire, e comunque potrebbero anche essere richieste da il recepimento di regole come è successo con il decreto del 15/03/2010, n.44. Non a caso la tendenza attuale è proprio quella di normare le caratteristiche del contenuto e di rendere trasparenti (o comunque ben rigide) le strutture di trasmissione e di emissione. In questo ideale scenario allora, supposto che né la catena trasmissiva né i sistemi emissivi e di fruizione alterino (se non dietro esplicita richiesta dell utente) le caratteristiche del contenuto, ed in particolar modo dell audio nel nostro caso, il problema può essere risolto richiedendo che i contenuti soddisfino determinate specifiche di qualità. In questo modo sistemi lineari (e non) andranno convergendo, o meglio avranno come unico punto di singolarità quello dei programmi live. Proprio per questa tipologia di programmi e per lo specifico problema del livello sonoro si sono e si stanno concentrando gli sforzi dei gruppi di lavoro come quello dell EBU PLOUD che, con la definizione di misure e strumenti opportuni riescono a garantire una produzione, anche della programmazione in diretta o live con caratteristiche audio conformi ad un elevato standard di qualità. Ciò premesso possiamo schematizzare gli scopi del tavolo tecnico permanente almeno secondo tre tipologie e attività ben definite: una relativa a completare e integrare le norme e le metodologie vigenti; una seconda atta ad estendere la normativa per quegli scenari attualmente non normati pagina 9 di 3710 piuttosto che a quegli scenari emergenti del mercato che si presenteranno in futuro; infine una terza atta a verificare la correttezza ed eventualmente a perfezionarne le metodologie relative alla normativa in essere. Figura 1: Schema degli scopi del tavolo permanente Scopi di carattere integrativo Per scopi di carattere integrativo si intendono tutte quelle attività atte a completare le vigenti norme secondo quanto già determinato nella normativa medesima, o da quanto possa considerarsi tale sulla base di automatismi ben definiti, piuttosto che dall accoglimento di norme di ordine superiore. Ad esempio per quanto riguarda la vigente norma è stabilito che questa recepisca, quando pubblicate, le eventuali nuove raccomandazioni sul loudness, che in particolare possiamo identificare ora nella EBU R128 e nella nuova versione della ITU R BS1770. Scopo del tavolo in questo caso è sia valutare come queste raccomandazioni siano integrabili nella vigente norma senza che vi siano incongruenze o controindicazioni, sia specificarne i modi ed i tempi di adozione nella normativa. Nel caso specifico l integrazione sembra essere molto agevole anche in relazione al fatto che la norma dell Autorità è stata sviluppata proprio avendo conoscenza del work in progress di questi organismi, e quindi ben si dispone a integrare quanto verrà raccomandato. Ovviamente questo caso particolarmente fortunato deve essere considerato una eccezione: in generale è possibile, nel lungo periodo, che ci si ritrovi a valutare la possibilità e/o la necessità di integrare variazioni anche sostanziali alla normativa, e che pertanto prima di operare in tal senso, ovvero in una sua integrazione, sia necessario un non banale lavoro di adattamento e di revisione della norma prima di poter procedere alla integrazione di nuove specifiche. Questa maggiore difficoltà, nello specifico, è più probabile nell ambito di accoglimento di integrazioni esterne, quando certamente ci si espone a variazioni che in generale possono essere anche molto scorrelate rispetto alle normative vigenti. Ad esempio, nel caso si volesse integrare, invece delle succitate raccomandazioni, una normazione allineata alle linee guida del ATSC (Advanced Television Systems Committee), questo implicherebbe una non banale rimodulazione della normativa sulla base della misura del loudness rispetto al livello del dialogo. Difficoltà anche maggiori potrebbero esserci nell integrare le linee guida delineate da BCAP (Broadcast Committee of Advertising Practice) che prevedono, tra l altro, la possibilità di un controllo del volume basato ancora sulla obsoleta procedure delle misure di picco. Un ulteriore e del tutto diverso tipo di integrazione è quella legata alla tipologia del segmento audio da controllare. Se attualmente si considerano, ad una interpretazione letterale, solo pubblicità e televendite, non è inverosimile pensare che altre tipologie di segmenti interstiziali piuttosto che sigle pagina 10 di 3711 (come citato originariamente nelle legge), se non addirittura segmenti di programma (si pensi ad esempio ai trailer cinematografici inseriti nei programmi di promozione), possano essere elementi vettori di fastidio e/o di problemi in quanto elementi autonomi con contenuti il cui livello sonoro sia fortemente e ingiustificatamente disallineato dal livello ordinario. Comunque pur limitandosi alla sola pubblicità, intendendo cioè tutti quegli oggetti che contribuiscono alla misura di affollamento e cioè pubblicità in tutte le sue declinazioni, televendite, telepromozioni e quanto altro deve essere considerato, risulta chiaro, dalla osservazione e dalla evoluzione di questi contenuti negli ultimi anni, che la tassonomia delle tipologie di segmenti audio soggetti a controllo del livello sonoro è in continua evoluzione e che conseguentemente nuove tipologie di oggetti debbano essere integrati nelle misure da eseguire. È questo un compito di carattere più giuridico che tecnico, che deve anche recepire le indicazioni provenienti a livello europeo. All interno di questo scopo si devono altresì considerare tutte quelle attività atte a mantenere aggiornati gli scenari già soggetti a norme quando questi siano integrati in servizi di tipo più evoluto ma equivalente. Ad esempio consideriamo un servizio televisivo di tipo SD (Standard Definition) che venga traslato o duplicato da DVB-S a/su DVB-S2, in questo caso deve essere valutato, e nel caso integrato tra i sistemi soggetti a controllo, anche il servizio SD su DVB-S2 in quanto il servizio televisivo SD era già oggetto di controllo e di relativa norma (analogamente è come già stato operato nella norma vigente per i servizi duplicati da DVB-T a DVB-S). Da un punto di vista squisitamente pratico la integrazione della raccomandazione EBU R128 dovrebbe solamente fissare la finestra di integrazione per il calcolo del gating a 400ms, e dovrebbe altresì fissare la soglia di sicurezza per il calcolo del loudness al valore di -70LUKS. Leggermente più complessa potrebbe essere l integrazione della future revisioni della BS1770. In questo caso infatti si tratterebbe di adottare nuovo modello di misura del loudness per i segnali multicanale, nello specifico segnatamente il formato 5.1. Allo stato attuale nella normativa ITU infatti è assente il contributo del LFE (Low Frequency Effect) nella misura del loudness, ma questo fatto è da molti ritenuto una vacanza intollerabile in una corretta misura del loudness. Questo è sicuramente un punto che verrà integrato nelle successive versioni della BS1770, ma certamente in tempi non così immediati come la EBU R128 che dovrebbe essere emanata entro il 2Q del corrente anno. Poiché è ragionevole prevedere che gli strumenti di misura del loudness realizzeranno le nuove misure compatibilmente alle modalità EBU subito dopo la pubblicazione della raccomandazione medesima, anche al fine di agevolare gli operatori all utilizzo di strumentazione commerciale, è auspicabile una integrazione alla delibera 219/09/CSP attraverso i lavori del tavolo permanente per integrare le modalità di misure definite nella raccomandazione della associazione europea dei broadcaster Scopi di carattere estensivo Per scopi di carattere estensivo si intendono tutte quelle attività atte a includere, o meglio aggiungere, alle vigenti norme tutte quelle metodologie necessarie al controllo del volume nei nuovi formati dei media audio (HD, THX, ecc.), nelle nuove piattaforme (IPTV, DVB-H, DMB, DAB+, ecc.), piuttosto che nelle nuove declinazioni della radiotelevisione lineare e non (webtv, ecc.). In pratica si tratta di trovare, piuttosto che adattare, delle norme tecniche a situazioni e formati non contemplati nella vigente normativa, estendendone di fatto la sua applicabilità. Questo comporta quindi sforzi che possono anche essere di notevole importanza quando si dovranno affrontare situazioni particolarmente innovative non contemplate dagli standard e dagli strumenti di misura commerciali. In questi casi si dovranno di fatto realizzare delle soluzioni ad hoc compatibili con le metodologie pregresse e supportate dagli strumenti di misura e che, infine ma cosa più importante, rispettino lo spirito della normativa. Qualora questa soluzione non sia individuabile, ma si renda pagina 11 di 3712 necessaria l estensione, si dovrà valutare la possibilità di aggiornare la metodologia di base affinché possa contemplare e soddisfare quanto richiesto. Quanto più semplice e universale è il principio su cui si basa il controllo del volume tanto più facile sarà la sua estensione. Nel caso ideale si potrebbe anche considerare il caso di un unico semplice principio declinabile per tutti i formati e per tutti i media. Nel nostro caso la vigente normativa si basa sul concetto di livello ordinario, di scarto tra livello della pubblicità e livello ordinario, e infine su requisisti statistici minimi dei valori di scarto. La metodologia potrebbe essere quindi, ad esempio per i sistemi lineari, semplicemente estesa ai diversi formati e media senza alcuna modifica se non quella della misura di loudness per i formati diversi da quelli già contemplati (mono e stero attualmente e anche 5.1 nel breve periodo). Quello che però deve essere considerato, e che quindi il tavolo permanente dovrà in prima istanza domandarsi è, ad esempio: è corretto utilizzare la misura del livello ordinario su un tempo di 5 giorni per il DVB-H piuttosto che per il DMB? oppure è corretto usare i medesimi requisiti statistici (8% su una sequenza di 50 sequenziali) degli scarti per servizi che hanno una distribuzione degli eventi pubblicitari molto diversa tra loro?. Anche per gli scopi di carattere estensivo, come si è detto per quelli di carattere integrativo, è possibile fare delle ipotesi solo per il breve periodo. In questa ottica possiamo ipotizzare l estensione della attuale normativa ad DVB-S2, al DVB-T2 al formato HD (o meglio ai formati HD) alla IPTV ed al DVB-H per quanto riguarda i servizi televisivi. I servizi radiofonici al contrario sono stati, sino ad ora, posti in secondario ordine di priorità, mentre il ruolo primario è ovviamente stato ricoperto dai servizi televisivi. In linea di principio, ad esempio, per i servizi radiofonici non sembrerebbe sussistere alcuna controindicazione nell adottare la metodologia già in essere per i servizi televisivi. Certamente nel caso delle radio, in cui l esperienza insegna il livello ordinario è molto meno variabile, un tempo di misura di 5 giorni per il livello ordinario potrebbe essere considerato più che sufficiente, o altrimenti inutilmente esteso. Ma al contempo se, nello spirito della vigente delibera, si volessero escludere i sistemi di trasmissione di tipo analogico, allora il controllo del volume della radiofonia dovrebbe essere eseguito solamente sui servizi di radio digitale. Infine dobbiamo considerare che servizi di radiofonia sono distribuiti anche su DVB-T e DVB-S. In questo caso adottare un controllo di servizi radiofonici su questi media DVB può considerarsi simultaneamente sia come una estensione, sia come una integrazione a seconda del punto di vista. In pratica, nell immediato, il tavolo permanente potrebbe estendere l adozione della vigente disciplina per le forme di IPTV (o meglio per tutte le televisioni lineari su internet) e per la/le radio digitali nonché per le radio su DVB-T e DVB-S. Peculiari specifiche tecniche e procedurali per la acquisizione del segnale dai diversi dispositivi potrebbero/dovrebbero specificarsi per l adozione della metodologia primaria ovvero quella descritta nella delibera 219/09/CSP. Anche in questo caso, al fine di ottimizzare gli sforzi e le risorse, un primo punto di partenza potrebbe essere quello di verificare il livello della pubblicità radiofonica in relazione alla verifica dell affollamento della pubblicità medesima, piuttosto che esigere dal controllo del livello anche una attività di individuazione e localizzazione della pubblicità e di quanto altro si debba controllare il livello sonoro Scopi di carattere correttivo/migliorativo Per scopi di carattere correttivo e/o migliorativo si intendono, nel primo caso, tutte quelle attività atte a modificare, se necessario anche sostanzialmente, le vigenti normative a fronte di evidenti e verificate anomalie, imprecisioni, incompatibilità se non addirittura errori; mentre nel secondo caso si intendono tutte quelle variazioni alla normativa che non vanno a correggere sostanzialmente la pagina 12 di 3713 normativa ma al contrario ne vanno a specificare caratteristiche e requisiti atti ad un più accurato e corretto utilizzo. Ad esempio un tipico scopo migliorativo potrebbe essere specificare che l esecuzione delle misure audio sia effettuata sul transport-stream, oppure modificare i valori di soglia o di percentuali di sforamento ammessi in funzione di opportuni studi e/o di evidenti anomalie tra misurazioni e percezione del livello sonoro delle pubblicità. Non è possibile fare esempi realistici di scopi di carattere correttivo in quanto al momento non vi è sufficiente esperienza sperimentale della metodologia. Possiamo solo enunciare un esempio puramente didattico quale risolvere eventuali incongruenze sulle unità di misura, sulla loro precisione e così via. Mentre indicazioni di carattere correttivo possono sorgere dall esperienza derivata dall uso estensivo della metodologia sia da parte dell organo controllore sia da parte degli operatori controllati, indicazioni di carattere migliorativo possono sorgere essenzialmente da attività di ricerca e prendendo spunto dalle attività internazionali normative attinenti al problema e ai media coinvolti. 2.3 COSTITUZIONE DEL TAVOLO PERMANENTE Definiti sommariamente gli scopi del tavolo, consideriamo ora quali siano i tempi e le modalità più ragionevoli per soddisfare al meglio i predetti scopi, e successivamente suggeriremo anche eventuali strategie di lavoro e di management. Figura 2: Struttura del tavolo permanente e dei sottogruppi di studio/lavoro. Come indicato in precedenza, e stante l attuale situazione internazione del problema, una ragionevole motivazione per una prima formale riunione del tavolo permanente potrebbe essere il recepimento e quindi l integrazione, della raccomandazione EBU R128, che ad oggi possiamo stimare nel 2Q del corrente anno. Una ipotesi di struttura generale del tavolo permanente è riportata nella figura precedente, e ricalca sommariamente la struttura già collaudata con successo nei precedenti tavoli. Deve tuttavia sottolinearsi la necessità di una maggiore e più formale distinzione della parte tecnica e di quella giuridica che dovrebbero operare autonomamente, ma strutturando operazioni di sincronia e di mutuo supporto tra le parti attraverso un paradigma di liaison o attraverso altra modalità da individuare nel corso del tavolo. Questi poi dovranno sinergicamente, e non necessariamente pariteticamente, formalizzare i risultati nelle riunioni plenarie del tavolo permanente. Per la loro autonomia quindi ciascuno dei due tavoli, tecnico e giuridico, potrà essere più o meno attivo nei diversi periodi in modo del tutto asincrono rispetto all altro. Ciascuno considererà le pagina 13 di 3714 eventuali liaison ricevute, e formulerà le rispettive risposte eventualmente riportandole al tavolo permanente. Ad un livello superiore quindi le risultanze del tavolo permanente, insieme ad altre fonti di consultazione, come è riportato nell esempio del tutto didattico della figura seguente, costituiranno la base informativa ad AGCOM per soddisfare i prerequisiti necessari all adempimento dei suoi compiti di controllo. Figura 3: Ipotesi di base informativa ad AGCOM e tavolo permanente per il controllo del volume della pubblicità nelle radiocomunicazioni. Pertanto è ragionevole considerare che il tavolo permanente abbia una frequenza di scadenze e di incontri più diradata rispetto, ad esempio, a quella del tavolo tecnico e che anzi siano proprio le risultanze dei due tavoli, tecnico e giuridico, a guidare le scadenze del tavolo permanente, eventualmente con esclusione di scadenze formali di lungo periodo del tavolo permanente (che potremmo stimare anche in annuali o semestrali). Ciascuno dei tavoli potrà, qualora lo ritenga necessario, svolgere attività di carattere ulteriormente più specifico: ad esempio potrebbero svolgersi attività relative alla strumentazione e ai manifatturieri; alla valutazione di nuove metodologie; alla misura sperimentale di formati e media ancora da integrare nella normativa e così via. Compiti che potrebbero coinvolgere un numero limitato di partecipanti al tavolo permanente. Sarebbe bene infatti che, diversamente da quanto è accaduto in passato, il tavolo permanente coinvolgesse un ben più ampio numero di partecipanti, ampliando sia la tipologia dei partecipanti, sia i rappresentanti per ciascuna tipologia. Pur essendo ovviamente la partecipazione al tavolo su base volontaria, si ritiene opportuna una eventuale sollecitazione a partecipare, contestualmente con l affrontare di specifici problemi. Questa sarebbe una soluzione da perseguire al fine di arrivare a dei risultati il più condivisi possibile, e che tengano conto della esperienza, della conoscenza e delle necessità di tutti gli attori coinvolti nella creazione, distribuzione, emissione e fruizione dei contenuti radiotelevisivi Altre attività del tavolo permanente Nei paragrafi precedenti abbiamo cercato di suggerire quali possano essere gli obiettivi istituzionali del tavolo permanente. Il tavolo tuttavia è anche un importante punto di incontro di una realtà nazionale certamente di alto livello professionale che non ha altre opportunità così importanti di condividere problemi e soluzioni, piuttosto che di collaborare costruttivamente e sinergicamente. Pur nel rispetto delle relative parti, considerando che possono essere presenti categorie aventi interessi e pagina 14 di 3715 scopi diversi, che anche all interno di una stessa categoria vi possano essere condizioni di forte competitività, che in ogni caso il tavolo ha istituzionalmente funzione di consultazione e/o di audizione, si è già verificato che questa opportunità può favorire collaborazioni a latere delle attività ufficiali che però hanno stretta attinenza con queste, e che a queste possono costruttivamente contribuire. Si ritengono queste occasioni delle grandi opportunità che possono condurre a risultati molto vantaggiosi per tutte le parti, e che pertanto devono essere favorite anche attraverso la diffusione dei risultati e delle attività del tavolo permanente in manifestazioni pubbliche piuttosto che in eventi promossi autonomamente. 3 PARTE SECONDA 3.1 Determinazione degli scopi (integrativi, Estensivi e correttivi): possibili scenari In questa sezione del documento vedremo quali fattori esterni a quelli nazionali, ed in particolare normative e leggi, ma anche studi di ricerca ecc., possano, o meglio dovrebbero, influire sul tavolo permanente e in che modo. A partire dalla situazione attuale, ancora non del tutto stabile da un punto di vista tecnico ma non solo, si prospettano una serie di possibili scenari, e di conseguenza come da questi possano determinarsi quegli scopi integrativi già definiti nella prima parte. Ovviamente i fattori esterni che possono avere influenza sui lavori del tavolo permanente non necessariamente impattano sui soli scopi integrativi, ma possono influenzare anche gli altri diversi aspetti degli scopi del tavolo, o anche nuovi e imprevisti aspetti che attualmente non sono previsti neanche nella parte più innovativa legata agli scopi estensivi. Ad esempio se fino ad oggi è stato stigmatizzato che la definizione di un univoco livello di emissione non rientra nei correlati legati al controllo dei livelli sonori della pubblicità, vedremo come questa ipotesi in realtà divenga sempre più una necessità. Necessità per altro già evidenziata esplicitamente sia dal broadcaster pubblico nazionale all inizio dei lavori del tavolo tecnico, sia implicitamente dai più recenti atti legislativi in vigore in altri paesi Ultime normative e leggi sul controllo del livello sonoro delle pubblicità e loro impatto sul tavolo permanente Si è già detto come una delle attività integrative del tavolo permanente fosse quella di recepire la misura di loudness definita in ambito EBU, è più specificatamente la misura detta di integrated loudness descritta nel documento tecnico EBU 3341 Metering specification. Nell agosto del presente anno il lavoro del gruppo EBU P/LOUD ha ufficialmente visto l approvazione dei suoi risultati con la prima serie di documenti, ed in particolare con la Raccomandazione R128 Loudness normalisation and permitted maximum level of audio signals. Questa non solo definisce dettagliatamente nuove misure di loudness, questione di sicuro interesse del presente progetto e negli scopi del tavolo permanente, ma soprattutto mette in evidenza come sia possibile, o meglio sarebbe dire necessario alla fine di un armonizzazione dei livelli sonori nel broadcast, definire non solo le misure ed i limiti di tolleranza, ma anche (e come vedremo in seguito sopratutto) un livello ben preciso di emissione di tutti i programmi e in tutti i media. In generale si è già ampiamente riferito accennato alla Raccomandazione R128, ma in precedenza era stata focalizzata l attenzione sulle misure di loudness e non si era data particolare enfasi al fatto che uno dei punti essenziali della raccomandazione sia quello di definire un livello ben preciso di loudness per la emissione di tutti i programmi. Nello scenario internazionale comunque devono ritenersi di pagina 15 di 3716 principale e fondamentale interesse i contributi e le decisioni prese a livello europeo e americano. Prima di introdurre una realistica ipotesi di sintesi di queste posizioni, riteniamo interessante ed educativo analizzare, nei contenuti e nei tempi, l evoluzione di queste posizioni. È chiaro infatti come le posizioni prese a livello di continente, ed in particolare di Europa e America, abbiano un peso maggiore, per le nostre considerazioni, di quello che possono avere le norme di singoli paesi (a titolo esemplificativo Regno Unito, Polonia, Francia, ecc.). Al termine del 2008 l EBU, l associazione europea dei broadcaster radiotelevisivi pubblici, istituisce il gruppo di lavoro P/LOUD con lo scopo di risolvere attraverso la definizione di nuove misure e regole il problema del loudness, ovvero del livello sonoro, nelle trasmissioni radiotelevisive. È di fondamentale importanza sottolineare che il gruppo ha lo scopo di definire misure e regole, ovvero indicazioni che devono essere rispettate al fine di garantire un adeguato controllo del livello audio dei segnali. Il gruppo quindi non solo vuole definire come misurare il livello di loudness, ma anche definire quali siano i valori e le tolleranze che una corretta trasmissione radiotelevisiva deve avere. Se infatti storicamente, nello scenario degli ultimi anni, il primo gruppo di studio internazionale sul problema del loudness è stato quello del gruppo ITU che nel 2006 ha definito attraverso la raccomandazione ITU R B.1770 nuove tecniche di misura di livello sonoro per le trasmissioni radiotelevisive, il gruppo P/LOUD è il primo, e unico, che si pone l ambizioso obiettivo di risolvere il problema a trecentosessanta gradi ovvero in tutti i suoi possibili aspetti e per tutti i possibili media. L importanza del P/LOUD risiede nel fatto che oltre ai broadcaster pubblici in esso sono confluite molte altre televisioni e radio, aziende che operano nella strumentazione per il settore, e centri di ricerca. Inoltre il P/LOUD mantiene stretti contatti anche con televisioni e enti normativi internazionali. Il gruppo, che ha raggiunto il numero di circa duecento partecipanti e che costituisce il più cospicuo gruppo nella storia dell EBU, ha portato avanti ricerche e azioni esplorative atte a trovare nuove e ottimali soluzioni al problema, e, come abbiamo detto, ha esposto le sue soluzioni nel 2010 con la pubblicazione una raccomandazione e due documenti tecnici, e con l annuncio di altri due documenti tecnici che completano questa prima importante fase di studio. Un lavoro analogo negli scopi, ma del tutto diverso nei metodi e negli strumenti, è stato affrontato negli Stati Uniti d America dal ATSC (Advance Television Systems Committee) che nel novembre del 2009 pubblica il documento A/85 Techniques for Establishing and Mantaining Audio Loudness for Digital Television. Questo documento in realtà non comporta nulla di nuovo nel panorama ma risulta una dettagliata e ben strutturata regolamentazione sul problema del loudness con l utilizzo di strumenti tecnici propri degli standard adottati dal ATSC e per buona parte facenti riferimento alle soluzioni fornite dalla Dolby. Tali soluzioni di mercato, parliamo ovviamente delle soluzioni e dei formati Dolby, sono utilizzati nelle trasmissioni digitali dei broadcaster americani e, come vedremo, anche da quelli europei, o almeno dalla loro grande maggioranza. In particolare il paragrafo 5.2 Making Loudness Measurements del documento A/85 definisce la misura di loudness da operare. Buona parte del documento fa riferimento alla misura di dialnorm e al corretto utilizzo di questa informazione nei metadati in uso ai codificatori/decodificatori utilizzati nei sistemi e nei formati Dolby. Anche qui, come nel caso del P/LOUD viene definito un livello obiettivo per tutti i programmi per i broadcaster (che ancora una volta coincide con quello definito nella catena di produzione e distribuzione Dolby). Anche per quanto riguarda le tolleranze vengono suggerite quelle storicamente riportate da Dolby anche se questi limiti vengono definiti solo per la produzione e lo scambio dei programmi (dando forse per scontato che da queste discenda il fatto che le medesime valgono anche per l emissione). Il documento dettaglia quindi tutta una serie di requisiti tecnici fino a ricordare (richiamando per lo più da altre e precedenti raccomandazioni) le caratteristiche tecniche degli ambienti dove ascoltare (per eseguire ad esempio missaggi e/o per valutare il segnale audio). Tali ambienti, nello specifico, risultano di grande aspettative tecniche e quindi particolarmente costose nelle loro realizzazione specialmente le la loro cubatura e per il richiesto isolamento acustico. Il pagina 16 di 3717 documento risulta per lo più essere una specie di manuale tecnico, una Recommended Practice, che guidi l operatore nella produzione e nello scambio di programmi con corretto livello audio. È importante notare come negli scopi del documento si dica esplicitamente che: It recommends methods to effectively control program-to-interstitial loudness, piuttosto che: This RP also includes specific information on loudness management at the boundaries of programs and interstitial content. Se il documento EBU R128 è di poche pagine e riassume chiaramente i limiti e le regole per il controllo del loudness, rimandando eventualmente agli specifici documenti tecnici per eventuali approfondimenti, al contrario il documento ATCS A/85 risulta prolissamente tecnico forzando il lettore a trovare tra le righe le necessarie informazioni, spesso neanche chiaramente delineate. Il documento A/85 dell ATCS risulta per lo più un buon compendio di come utilizzare misure e metodologia già esistenti ai fini di arrangiare il controllo del loudness. Ne è evidente esempio quello che dovrebbe essere il paragrafo di nostro maggior maggior interesse ovvero l intero paragrafo ottavo denominato METHODS TO EFFECTIVELY CONTROL PROGRAM-TO-INTERSTITIAL LOUDNESS (che riportiamo integralmente in appendice) dove non viene altro che riporta l ovvietà che tutti i programmi devono, in qualche modo, avere il medesimo livello di loudness. È per altro interessante notare come in questo paragrafo si metta in chiara evidenza che pur rispettando questi vincoli Content suppliers often increase dramatic impact by using program dynamics and manipulating loudness to achieve a desired audience effect. This is sometimes done at the end of program segments going into a commercial break, ma non se ne dà alcuna soluzione tecnica se non quella di massima sopra citata. Le misure delle due raccomandazioni, EBU e ATSC, non sono quindi del tutto compatibili, ed anche i livelli obiettivi di loudness e in generale i limiti imposti, non sono coincidenti. Se le prime, definite in EBU, risultano un moderno ed efficace studio del luodness e del suo impatto all ascolto, la seconda, quella dell ATSC, sembra essere un giustificativo delle attuali soluzioni tecnologiche, in pratica monopolio di Dolby ma che tuttavia ricordiamo essere comunque di altissimo profilo tecnico e tecnologico. In particolare alla base della raccomandazione ATSC vi è l uso della misura definita nella raccomandazione BS.1770 applicata sui soli segmenti di segnale parlato, quando disponibili, mentre la EBU R128 adotta la tecnica del gating già in essere anche nella delibera AGCOM 219/09/CSP. Il problema di queste diverse filosofie di approccio al loudness è ben noto da un punto di vista tecnico e delle prestazioni, ma si è manifestato, politicamente ed a livello internazionale, solo nell autunno del corrente anno nell ambito del gruppo di lavoro ITU. Dopo una serie di trattative, avendo ITU ritenuto le risultanze del gruppo P/LOUD di qualità superiore a quelle definite nell attuale normativa, il gruppo di lavoro che sta studiando un aggiornamento della BS.1770 sembra voler accogliere buona parte della R128 al fine di realizzare un unica normativa internazionale che soprassieda i due attuali schieramenti che vedono Europa e America su opposte sponde. Ovviamente al fine di raggiungere un compromesso è probabile che si debba operare dei piccoli aggiustamenti all attuale normativa europea, ma questi aggiustamenti, per quanto si può supporre allo stato attuale dei lavori, non impattano significativamente le basi della raccomandazione dell EBU. È ancora prematuro anticipare quali potranno essere le risultanze di questo compromesso, né è tantomeno possibile prospettare su quali punti si possa raggiungere una convergenza tra le due posizioni. Con buona probabilità sarà possibile definire una misura di loudness comune, mentre non è scontato (anche se per ovvie ragioni dovrà trovarsi un accordo) che si riesca a convergere verso un unico livello di produzione dei programmi. La differenza tra questi valori, che vedono il valore di -23 LU per l Europa e di -24 LU per l America, sembra più una questione di mantenimento dello status quo (attualmente per l ATSC tutti i programmi devono essere normalizzati al valore di -24 LKFS) piuttosto che una reale scelta operativa. Ancora più complicata potrebbe essere la convergenza sui livelli di tolleranza. Ancora una volta per lo più legata, per quanto riguarda gli standard americani, alla attuale tolleranza delle catene di produzione e riproduzione Dolby. pagina 17 di 3718 Nella primavera/estate del 2011 è quindi possibile che, raggiunto un accordo/sintesi, tra le due posizioni si possa avere una nuova raccomandazione internazionale ITU sulla questione. Allo stato attuale tuttavia non è possibile stabilire come e quali aspetti del problema saranno affrontati in questa ipotetica raccomandazione. L ipotesi più probabile e auspicabile è che si definisca una nuova misura di loudness, un livello obiettivo per i programmi e la possibile tolleranza sia del loudness integrale sia dei livelli di picco del loudness. Se verranno mantenute le dichiarazioni fatte in fase di trattativa tra le parti, l EBU ha già dichiarato che modificherà la normativa europea conformemente a quanto verrà definito nella nuova normativa internazionale. Al contrario non è chiaro, e non vi sono dichiarazioni in merito, quale potrà essere la posizione di ATSC, anche se è lapalissiano che si dovrà, anche in questo caso, aderire alle normative internazionali. Se, nel funesto e deprecabile caso invece non si riuscirà a trovare una sintesi delle due posizioni, allora almeno per un determinato numero di anni che possiamo stimare in almeno tre o quattro, rimarranno le due diverse posizioni. E se da una parte il conservatorismo e il protezionismo della posizione americana e la forte penetrazione commerciale di Dolby sono certo fattori a favore della soluzione americana, è d altro canto indubbia la superiorità dell approccio definito in EBU; e la forte risposta di adesione che questa ha avuto nei suoi primi mesi di vita ne è ampia testimonianza. Per quanto riguarda il nostro paese, ed in particolare per la nostra televisione pubblica, risulta evidente la necessità di aderire alle posizioni europee in mancanza di una congiunta posizione internazionale. Un nuovo è importantissimo fatto ha ultimamente dato, semmai ce ne fosse bisogno, importanza al problema del loudness e del controllo del livello della pubblicità. Il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha recentemente firmato un nuova legge, denominata CALM Act (Commercial Audio Loudness Mitigation), legge che aveva visto la sua approvazione alla Camera nel dicembre 2009, ed al Senato nel settembre 2010, e infine la sua definitiva promulgazione con la firma da parte del Presidente il 15 dicembre Tale legge impone, entro un anno di tempo, che vengano adottate da tutti i broadcaster televisivi azioni atte a fare in modo che i livelli sonoro del volume pubblicitario non risulti fastidioso agli ascoltatori. Il testo definitivo della legge è riportato in appendice. La legge tuttavia non fornisce direttamente specifiche indicazioni tecniche a riguardo, ma definisce semplicemente i principi fondanti di ciò che è proibito, rimandando di fatto alle soluzioni proposte dall ATSC per quanto riguarda le soluzioni tecniche adottabili. Questo fatto fornisce maggior forza al documento dell ATSC e allo stesso tempo però stabilisce implicitamente dei nuovi confini ai poteri legislativi che pertanto, adottando le soluzioni del A/85, impone, tra l altro, un livello obiettivo di loudness dei programmi e non solo degli interstiziali tra cui la pubblicità. Conseguentemente è come se l Europa adottasse, in una sua ipotetica legge per il controllo dei livelli sonori della pubblicità nelle trasmissioni radiotelevisive, i dettami contenuti nel documento R128 dell EBU. Partendo quindi dal principio ormai consolidato che un paese o una confederazione di paesi come gli Stati Uniti, possa imporre per legge dei divieti, o analogamente degli obblighi, per il livello sonoro dei programmi pubblicitari rispetto a quello dei programmi, e considerando che in questi stessi paesi specifiche commissioni tecniche hanno determinato soluzioni tecniche a questi problemi, risulta chiaro come, limitatamente a quanto di competenza della legge, queste soluzioni tecniche possano, o meglio debbano, essere assimilate alla legge medesima. È questa la soluzione più semplice ed economica, e non riteniamo sia un caso che questa filosofia sia stata adottata negli Stati Uniti che da sempre è stato precursore nell affrontare tali problemi, anche se con soluzioni a volte criticabili e/o non universali ma specifiche del proprio mercato. Più semplicemente per quanto riguarda i contributi agli scopi integrativi del tavolo permanente dobbiamo in prima istanza considerare la possibilità che a breve sia pubblicata una nuova raccomandazione ITU sull argomento che tuttavia, come abbiamo detto, non necessariamente riuscirà a definire tutti gli aspetti del problema come attualmente è operato dalla R128 e se vogliamo in modo diverso dall A/85. Nel caso questa nuova raccomandazione ITU sia l effettiva sintesi delle due pagina 18 di 3719 parti, come sopra ampiamente descritto, l EBU integrerà questa nuova norma nei suoi documenti. È ragionevole pertanto che anche la nostra normativa nazionale integri queste nuove indicazioni tecniche. La questione ora è: quali e quanta parte di queste raccomandazioni è opportuno integrare? e al contempo, cosa fare se tale auspicata sintesi non sarà operata e non si avrà, almeno nel breve/medio termine, una normativa unica? La risposta a quest ultima questione risulta di più semplice soluzione visto anche quanto contenuto nel testo della delibera 219/09/CSP, ed è quindi ragionevole che, come minimo, si adotti la misura di integrated loudness definita nella R128. Questo di fatto non altera sostanzialmente quanto oggi in vigore definendo solamente in maniera più specifica alcuni parametri tecnici. Se al contrario, e come auspicabile, sarà a breve definita una nuova raccomandazione ITU e conseguentemente e/o congiuntamente EBU, allora è gioco forza allineare le misure di loudness a queste nuova raccomandazioni. Tuttavia, per ovvie motivazioni, riteniamo sia più ragionevole, in ogni caso e comunque, fare riferimento per la regolamentazione nazionale direttamente a quella di carattere europeo, anche se questa a sua volta fa riferimento a normative internazionali. Non si può tuttavia omettere da questa discussione il fatto che sia la regolamentazione EBU, sia quella dell ATSC, al fine di risolvere il problema non solo definiscono opportune misure, ma richiedono che tutti i programmi siano prodotti e trasmessi ad un ben determinato valore di loudness. È questo in realtà il più semplice e unico metodo per garantire che l ascoltatore non debba essere soggetto a fastidiosi effetti quando intercorre nell ascolto della pubblicità durante un programma o passando da un canale ad un altro. Si vuole infine notare che se tale richiesta è operata da normativa EBU o anche viene vista come soluzione ad una legge di un paese come gli Stati Uniti, allora si ritiene opportuno valutarne la possibile applicabilità anche a livello nazionale del nostro paese. Inoltre deve considerarsi che la strumentazione in commercio è adatta proprio a soddisfare tali requisiti e che la sua adozione semplificherebbe, a regime, il rispetto di tali normative nonché il controllo del loro rispetto. Insomma una soluzione più semplice e lineare, che è conforme alle risultanze di quanto indicato dai maggiori esperti audio europei e americani, che ha già trovato la sua giustificazione in normative europee e americane, dovrebbe considerarsi come uno scopo integrativo obbligatorio della normativa anche se va a rimodulare parzialmente la sua metodologia, che tuttavia sarebbe enormemente semplificata e allineata a quanto si approcciano a fare i broadcaster più virtuosi e a quanto si stanno approntando a soddisfare sia le case costruttrici di strumentazione, sia le diverse famiglie di operatori. Inoltre questa soluzione sebbene di più semplice e diretta strutturazione, costituirebbe una maggiore garanzia a tutela degli ascoltatori risolvendo i punti deboli della vigente metodologia. Non possiamo quindi esimerci dal considerare che da diversi e autorevolissimi fonti giungono concordi, nella metodologia di principio, soluzioni al problema del controllo del loudness e del livello degli interstiziali rispetto a quello dei programmi. Ignorare tale risultanze, ormai mature sia a livello normativo sia legislativo, e adottare semplicemente una integrazione a livello di misura di loudness, può risultare limitativo se non addirittura inefficace alla risoluzione del problema. Certamente risulterebbe datato e inadeguato, considerando sia la massiccia partecipazione dell Italia al gruppo EBU, sia il fatto che il nostro paese è stato precursore, a livello di normativa nazionale, su questo argomento Alcune anticipazioni sulle ultime ricerche operate sul controllo e la percezione dei segmenti pubblicitari dopo la pubblicazione della regolamentazione EBU R128 Se dovessimo operare un confronto tra l attuale normativa nazionale e l adesione alla raccomandazione EBU R128, dovremmo certamente constatare che la raccomandazione EBU è di pagina 19 di 3720 gran lunga più vincolante e più strettamente aderente ad un sistema di garanzia dell utente. Ricordando che la raccomandazione EBU è emanata da una associazione i cui membri sono esclusivamente dei broadcaster pubblici europei (e non figurano quindi né associazioni di utenti, né enti di garanzia né altri organismi similari) la situazione per cui una associazione di broadcaster si impone delle ipotetiche regole più stringenti di quelle di un organismo di controllo sembrerebbe paradossale. Più ragionevole, seppur massimamente liberale, risulta allora la posizione americana che di fatto adotta la propria normativa tecnica stilata dalla associazione dei broadcaster americani, e ne fa legge. A questo proposito va ricordato che il documento A/85 sottolinea come pur rispettando i suoi dettami generali in alcuni casi (si veda il paragrafo 8.2 Adverse Conditions riportato in appendice) ed in particolare per i segmenti pubblicitari, si potrebbe artatamente, e risulta prassi usuale, realizzare una condizione di dislivello nel passaggio tra programma e pubblicità fastidiosa per l utente. Al fine di evitare tale situazione si suggerisce un vincolo ulteriore sul livello massimo istantaneo del segmento interstiziale o pubblicitario. Tale problema è anche stato evidenziato negli studi del gruppo di lavoro P/LOUD e a tal fine infatti si sono introdotte misure, oltre a quella di integrated loudness che possono essere di aiuto nella soluzione. Tuttavia l esperienza in tale ambito e solo agli inizi e considerando che ovviamente EBU non si interessa solo del problema degli interstiziali o della pubblicità, la priorità nei suoi studi è diversa da quella che potrebbe essere di nostro interesse. Premesso che tutti i programmi debbano essere allineati allo stesso livello di integrated loudness, l EBU infatti ha riscontrato come sia necessario che determinati tipi di programmi abbiano caratteristiche di dinamica diverse tra loro. La misura di loudness range o più brevemente LRA risulta allora di fondamentale importanza, e indicazioni sui suoi valori rispetto alla tipologia di programma saranno oggetto delle prossime pubblicazioni tecniche a riguardo. Per quanto concerne il nostro specifico problema, ovvero quello dei segmenti interstiziali, ovvero di segmenti che tipicamente possono avere durata temporale dai 5 ai 30 secondi, è chiaro, da una a analisi formale della misura che la stima della loro dinamica attraverso la misura di LRA non sia quella più adatta. La LRA infatti è basata su una statistica delle intensità a breve termine, su intervalli di 3 secondi più precisamente, ed è evidente che su segmenti di durata inferiore a qualche minuto tale statistica può essere del tutto fuorviante. La LRA è quindi una misura che ben si applica, e che anzi si deve applicare, ai programmi generici al fine di verificare che la loro dinamica sia coerente con la tipologia del programma. Certo non potremmo, e non dovremmo, mai avere che la dinamica di un talk show sia uguale a quella di un film di azione o di un concerto di musica classica. Anche in termini assoluti avremo che per un determinato media, ad esempio quello televisivo, anche il programma di più alta dovrà avere un massimo assoluto di valore di LRA che possiamo stimare intorno ai 25LU. Come abbiamo detto per i programmi di breve durata il valore di LRA più essere non significativo, e allora risulta più funzionale utilizzare misure di loudness a breve o brevissimo termine. In particolare da preliminari studi effettuati da alcuni centri di produzione e ricerca in Olanda al fine di normalizzare correttamente gli interstiziali, e quindi in particolare la pubblicità, oltre ad allineare il valore di integrated loudness può risultare necessario limitare il loro valore istantaneo (si intende qui il valore su un intervallo di 0.4s) di loudness a un massimo di 8LU. È questo ovviamente un caso estremo: difficilmente e raramente si incontrano segnali interstiziali con queste caratteristiche, ma è pur sempre vero che è possibile che se ne verifichi il caso, ed in quest ultima circostanza avremmo nuovamente una situazione di fastidio e di eccessivo disallineamento percettivo all ascolto. Queste ulteriori regole sono necessarie al solo fine di risolvere casi estremi (o come dice l ATSC di adverse condition ), in pratica servono solamente ad impedire che vengano utilizzate delle tecniche di cattivo missaggio che artatamente vogliano ripristinare un disallineamento percettivo tra i segnali. Allo stato attuale è comunque sufficiente, al fine di integrare con modifiche migliorative l attuale normativa sul controllo del livello delle pubblicità, adottare la raccomandazione EBU128 ed in generale adottare, al limite tramite previa verifica, anche e direttamente tutte le sue successive pagina 20 di 37 Vedere altro
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 articolo 12
 art.12
 Art.4
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 articolo 1
 articolo 1
 Art. 1
 Articolo 1
 Articolo 18
 articolo 3
 art. 30
 art. 15
 art. 15
 articolo 23
 art. 52
 Art. 1
 Art. 2