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Timestamp: 2017-04-28 10:05:07+00:00

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La Corte costituzionale e l'accordo del 31 maggio - edizioni Alegre - ilmegafonoquotidiano
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La seconda sentenza della Corte Costituzionale è arrivata dopo che Marchionne ha deciso di applicare letteralmente l'art. 19, escludendo la Fiom dalla rappresentanza all'interno della Fiat in quanto non firmataria di un contratto collettivo applicato nell'azienda. Il pronunciamento della Corte Costituzionale del 3 luglio scorso sembra che ribalti completamente quello di 17 anni fa. La realtà dei fatti non è proprio così. L'art. 19 è dichiarato illegittimo costituzionalmente “nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”. Quindi sono titolati ad avere rappresentanza anche quei sindacati che partecipano alle trattative e non solo quelli che firmano gli accordi con le aziende. Perché oggi sì e allora, nel 1996, no? è la domanda spontanea che sorge. La risposta si trova sempre nella recente sentenza della Corte: "Nell’attuale mutato scenario delle relazioni sindacali e delle strategie imprenditoriali, quale diffusamente descritto ed analizzato dai giudici a quibus, l’altro (speculare) profilo di contraddizione (per sbilanciamento in difetto) – teoricamente, per quanto detto, già presente nel sistema della lettera b) del primo comma, dell’art. 19, ma di fatto sin qui oscurato dalla esperienza pratica di una perdurante presenza in azienda dei sindacati confederali – viene invece ora compiutamente ad emersione. E si riflette nella concretezza di fattispecie in cui, come denunciato dai rimettenti, dalla mancata sottoscrizione del contratto collettivo è derivata la negazione di una rappresentatività che esiste, invece, nei fatti e nel consenso dei lavoratori addetti all’unità produttiva. In questa nuova prospettiva si richiede, appunto, una rilettura dell’art. 19, primo comma, lettera b), dello Statuto dei lavoratori, che ne riallinei il contenuto precettivo alla ratio che lo sottende."
La citazione è lunga e il linguaggio e volutamente ostico. Il senso invece, con un'opportuna traduzione, è chiaro. Siccome non esiste più l'unità sindacale tra Cgil-Cisl-Uil, cioè la concertazione, il comportamento di Marchionne, corretto dal punto di vista dell'interpretazione letterale dell'art. 19, si traduce in una discriminazione di fatto di un sindacato ex-confederale rappresentativo, violando gli art. 3 e 39 della Costituzione. Ciò che vale oggi per la Fiom non valeva nel 1996 per la FMLU per il semplice motivo che la FMLU non era tra i sindacati concertativi. Non è un caso che la Corte Costituzionale si sia pronunciata un mese dopo la firma - da parte di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, con l'approvazione della Fiom - del vergognoso accordo sulla rappresentanza sindacale del 31 maggio scorso, in cui si sancisce una sorta di dittatura dei sindacati confederali sui luoghi di lavoro. E non stupiscono i due comunicati, in merito alla sentenza, degli avvocati del collegio di difesa della Fiom che terminano entrambi con l'esaltazione di quel accordo. Dovrebbero destare invece qualche stupore i commenti ad esempio della Rete 28 aprile: "Non si può non considerare come questa sentenza affossi e renda evidente l'incostituzionalità dell'accordo del 31 maggio tra Cgil, Cisl e Uil, che è fondato proprio sulla divisione di diritti e prerogative tra organizzazioni sindacali firmatarie e non firmatarie" e dell'Unione sindacale di base: "Questa sentenza destruttura completamente l'Accordo del 31 maggio scorso una sentenza che mette completamente fuorigioco l'accordo ad excludendum sottoscritto da Confindustria, Cgil, Cisl, Uil e Ugl."
Marta e Simone Fana (da Internazionale)*
Con i lavoratori della logistica.

References: sentenza 
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 art. 3
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