Source: https://www.laleggepertutti.it/254769_se-il-figlio-si-perde-il-genitore-e-responsabile
Timestamp: 2019-05-22 16:17:26+00:00

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Se il figlio si perde il genitore è responsabile?
Abbandono dei minori: la colpa del genitore che lo ha in custodia scatta solo se questi ha la consapevolezza del fatto. Nessun reato per la distrazione.
Immagina che un bambino vada a stare un pomeriggio a casa del padre. Il genitore, separato dalla madre, vive da solo e, nei weekend, prende il figlio affinché stia con lui. I due si addormentano sul divano mentre guardano la televisione, ma il primo a risvegliarsi è il piccolo che, ancora di pochi anni, non appena apre gli occhi ha l’impulso di tornare dalla mamma. Così apre la porta di casa e se ne va mentre il padre è ancora nel mondo dei sogni. Quando si sveglia, l’uomo si ritrova da solo. Chiama allarmato la polizia che, proprio in quel momento, ha ritrovato il bimbo smarrito in mezzo al marciapiedi. La vicenda si conclude bene per il piccolo che torna dal genitore; va invece peggio per il papà che si becca una denuncia per “abbandono di minore” da parte della madre, venuta a sapere successivamente dell’episodio. Quale sarà la sorte del processo penale? Se il figlio si perde, il genitore è responsabile? La questione, negli stessi termini dell’esempio appena fatto, è stata di recente decisa dal tribunale di Bari [1].
La pronuncia è particolarmente interessante perché va a definire quali sono i limiti del reato di abbandono dei minori. Un reato sul quale si sono di recente espressi più volte i giudici in merito a noti episodi di cronaca che hanno visto diversi bambini lasciati da soli a casa o nelle automobili mentre i genitori sono fuori per fare la spesa.
1 Lasciare il figlio solo: quali responsabilità per i genitori?
2 Abbandono di minore: quand’è reato?
3 Il genitore smarrisce il figlio: è responsabile?
Lasciare il figlio solo: quali responsabilità per i genitori?
Di recente la Cassazione ha detto, ad esempio, che l’abbandono di minore scatta in presenza di qualsiasi condotta, attiva o omissiva, contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia), gravante sul genitore. Da tale situazione però deve derivare uno stato di pericolo – non necessariamente effettivo e concreto, ma anche solo potenziale – per la vita o l’incolumità del bambino. Sussiste dunque il reato con riguardo alla condotta del genitore che, recandosi a fare la spesa, lascia da sola la figlia minore di 23 mesi all’interno della propria automobile, ermeticamente chiusa ed esposta al sole nelle ore più calde della giornata [3].
Dello stesso parere è stato il tribunale di Trento [4] secondo cui è responsabile penalmente il genitore che lascia il figlio minore in auto da solo anche solo per 30 minuti: si tratta infatti di un lasso temporale sufficiente a mettere in pericolo l’incolumità del minore.
Stesse conseguenze per il padre o la madre che lasciano il figlio da solo a casa quando questi è ancora troppo giovane e non in grado di badare a se stesso. Non conta il fatto che ci sia il dirimpettaio che, nell’eventualità, è pronto a intervenire in soccorso. Di tale avviso è stato, ad esempio, il tribunale di Torino in una vicenda che aveva visto una madre uscire di casa e lasciare il figlio più piccolo, di 3 anni, alla custodia di quello più grande di solo 9 anni. Un precedente della Corte di Appello di Milano ha condannato la condotta di una madre che aveva lasciato la figlia di 11 anni sola in casa di notte, per un lungo periodo di tempo – non essendo neppure rintracciabile telefonicamente – a nulla rilevando che la figlia fosse una ragazzina giudiziosa. Leggi anche Figli minori: legittimo lasciarli soli a casa?
Abbandono di minore: quand’è reato?
Il reato di abbandono di minore [2] scatta tutte le volte in cui una persona, tenuta alla custodia di un minore di 14 anni o di un incapace (ad esempio un anziano incapace di badare a se stesso o un portatore di handicap), lascia quest’ultimo da solo e, da ciò, ne deriva uno stato di pericolo, anche solo potenziale, per la vita o l’incolumità della vittima. Questo è il presupposto oggettivo del reato, ossia il comportamento richiesto dalla norma del codice penale. Ma c’è bisogno di un’ulteriore componente perché scatti la responsabilità, quella che la giurisprudenza chiama “elemento soggettivo”: la consapevolezza, da parte del genitore che l’incapace sia esposto a tale stato di pericolo. In pratica, se anche non è necessaria la volontà di mettere a repentaglio la sicurezza del minore, vi deve essere comunque la coscienza di agire in un determinato modo. Non rileva se, secondo l’errata convinzione dell’adulto, non c’è alcun pericolo; non rileva neanche se, al ritorno, il bambino o l’incapace non si sia fatto male o non abbia avuto alcun problema: conta solo la situazione di potenziale rischio per la vita o l’incolumità [5].
Quindi, perché si configuri il reato di abbandono di minore e la pena (reclusione da 6 mesi a 5 anni) sono necessari tre presupposti:
l’abbandono di un soggetto incapace di badare a se stesso. Tale requisito si presume sempre sussistente se la vittima è un bambino da 0 a 13 anni o un portatore di handicap grave. Per gli anziani, l’incapacità va valutata caso per caso, alla luce della lucidità e dell’autonomia del soggetto passivo;
lo stato di pericolo sia pure potenziale per la vittima. Per cui, anche un’assenza per pochi minuti può essere pericolosa se il bambino è molto piccolo o se, pur lasciato all’interno di un’auto, questa è esposta al sole o in una via pubblica;
la consapevolezza di aver lasciato il soggetto incapace da solo, anche se non c’è alcuna volontà di arrecargli alcun danno.
Il genitore smarrisce il figlio: è responsabile?
Qual è la differenza tra il caso del genitore che lascia da solo il figlio in macchina o in casa per assentarsi qualche minuto e quello, invece, in cui lo smarrisce al parco, lungo un marciapiede o, per distrazione, non si accorge che il bambino è uscito di casa? L’elemento della consapevolezza dell’azione. Ed è proprio alla luce di ciò che, nell’esempio fatto in apertura – quello del bambino che apre la porta dell’appartamento mentre il padre dorme – non c’è alcuna responsabilità penale per l’abbandono del minore. È vero: il genitore non affidatario durante il tempo in cui ha la custodia del proprio figlio nell’esercizio del diritto di visita ha l’obbligo giuridico di vigilare sul minore ed è responsabile per la sua incolumità. Tuttavia, se distraendosi non si accorge che il figlio si è allontanato da casa, non può essere condannato per il reato di abbandono di minore per difetto dell’elemento psicologico del reato. Per la responsabilità penale, infatti, non basta l’imprudenza e negligenza del suo comportamento. Non basta la semplice distrazione. Nella distrazione infatti non c’è alcuna coscienza e volontà, ossia dolo.
[1] Trib. Bari, sent. n. 702/2018.
[3] Cass. sent. n. 27705/2018.
[4] Trib. Trento, sent. n. 150/2018.
[5] Cass. sent. n. 53992/2017: «Se l’elemento oggettivo del reato di abbandono di persone minori od incapaci è integrato da qualsiasi condotta, attiva od omissiva, contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia), gravante sul soggetto agente, da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del soggetto passivo, l’elemento soggettivo si configura solo quando l’agente abbia la consapevolezza che l’incapace sia esposto a tale stato di pericolo».
Tribunale di Bari – Sezione I penale – Sentenza 15 maggio 2018 n. 702
IL GIUDICE MONOCRATICO DEL TRIBUNALE DI BARI
Dott.ssa Anna Perrelli,
con la presenza del P.M., dott. Gi. (V.P.O.), e con l’assistenza del Cancelliere, Ca.Sp., ha pronunciato, mediante lettura del solo dispositivo, la seguente
nella causa penale di primo grado contro:
(…), nato il (…) a P. (B.) e residente in A. (B.) alla via (…), libero assente, assistito e difeso di fiducia dall’avv. Vi.Mi., assente, sostituito per delega orale dall’avv. Cr.Bo.
art. 591 c.p. perché abbandonava il proprio figlio minore, (…), di anni quattro, a lui dato in custodia nell’esercizio del diritto di visita, conformemente agli accordi intervenuti con la moglie, (…), in fase di separazione, lasciandolo solo presso la propria abitazione, tant’è che il minore tentava di raggiungere l’abitazione della madre, uscendo di casa, senza scarpe e senza idoneo indumento per proteggersi dal freddo, e veniva trovato in lacrime lungo la via pubblica via.
All’esito dell’udienza preliminare, in cui si costituiva parte civile (…), con decreto del 21.10.2015 il GUP disponeva il rinvio a giudizio per (…) per rispondere del reato di cui in epigrafe
All’udienza del 07.12.2016, si procedeva all’ascolto dei testi (…) e (…).
In data 07.06.2017, si sottoponeva ad esame l’imputato e veniva escusso il teste (…).
All’udienza del 14.02.2018, la persona offesa revocava la propria costituzione di parte civile e le parti procedevano alla discussione come da verbale in atti.
Dall’istruttoria dibattimentale e dagli atti del procedimento, è emerso quanto segue.
In data 28.10.2012 verso le ore 21:15 circa, (…), in servizio presso la Stazione dei Carabinieri di Alberobello, mentre percorreva con la propria autovettura via (…), notava sul marciapiede un bambino privo di scarpe che percorreva detta via.
Fermatosi per prestare i dovuti soccorsi, il bambino riferiva all’Agente che si stava recando presso la casa della madre che viveva separata dal padre.
Veniva pertanto trasportato dal (…) a casa della sig.ra (…).
Come emerso dall’istruttoria, (…), a seguito della separazione intervenuta con (…), aveva concordato con quest’ultima i consueti orari di visita del figlio minore (…), tra cui rientrava la domenica a settimane alterne.
Ebbene, l’imputato, sentito a dibattimento, ha specificato di aver trascorso quella domenica di ottobre con il figlio presso un bosco presente nelle vicinanze di Alberobello e che, giocando, il bambino si era sporcato le scarpe di terra; erano state pertanto lavate e poggiate sul termosifone di casa nell’attesa che si asciugassero in tempo.
Detta circostanza veniva poi confermata dal teste (…), anch’egli presente al momento dei fatti.
Padre e figlio, poi, rientrati a casa, decidevano di guardare la televisione e, stanchi, si erano addormentati.
Il bambino, svegliatosi, decideva di uscire da solo per recarsi a casa della madre, non molto distante da quella del padre.
(…), non appena si svegliava, e resosi conto dell’assenza del figlio, contattava telefonicamente la ex moglie – circostanza confermata dalla stessa (…): L. lo aveva infatti chiamato verso le ore 21:30 con la voce impastata dal sonno.
Tanto premesso in fatto, si rende opportuna una breve disamina in ordine alla fattispecie di cui all’art. 591 c.p..
L’elemento oggettivo del reato di abbandono di persone minori o incapaci è integrato da qualsiasi condotta, attiva od omissiva, contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia), gravante sul soggetto agente, da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del soggetto passivo (Cass., Sez. 1, n. 35814 del 30/04/2015 – dep. 02/09/2015, (…) e altri, Rv. 26456601).
E’ chiara, quindi, la sussistenza del dovere di cura e custodia gravante in capo all’imputato, il quale aveva l’obbligo giuridico di vigilare sul figlio nel tempo di affidamento concordato con la (…).
Va poi precisato che, in tema di abbandono di persone minori o incapaci (art. 591 c.p.), il dovere di custodia implica una relazione tra l’agente e la persona offesa che può sorgere non solo da obblighi giuridici formali, ma anche da una sua spontanea assunzione da parte del soggetto attivo nonché dall’esistenza di una mera situazione di fatto, tale per cui il soggetto passivo sia entrato nella sfera di disponibilità e di controllo dell’agente, in ciò differenziandosi
dal dovere di cura, che ha invece unicamente ad oggetto relazioni scaturenti da valide fonti giuridiche formali (Cass., Sez. 5, n. 19448 del 12/01/2016 – dep. 10/05/2016, (…), Rv. 26712601. Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza con la quale era stata affermata la responsabilità di due agenti di P.S. che, dopo averne temporaneamente assunto la custodia, avevano abbandonato presso una stazione di servizio una donna in evidente stato confusionale, mesi dopo rinvenuta morta).
Nonostante la sussistenza dell’elemento materiale nella fattispecie in esame, evidente risulta l’assenza dell’elemento psicologico richiesto dalla norma: l’imputato verserebbe tutt’al più in colpa, e in particolare, in imprudenza e negligenza per essersi addormentato e non aver predisposto le cautele necessarie atte ad evitare che il figlio potesse uscire di casa da solo.
Pertanto, alla luce delle suesposte considerazioni, (…) deve essere mandato assolto con la formula di cui in dispositivo.
Il carico gravante sull’Ufficio giustifica la riserva del deposito della sentenza in giorni 90. P.Q.M.
Il Giudice, visto l’art. 530 c.p.p. assolve (…) dal reato a lui ascritto perché il fatto non costituisce reato
Termine di giorni 90 per il deposito dei motivi. Così deciso in Bari il 14 febbraio 2018. Depositata in Cancelleria il 15 maggio 2018.

References: Cass. 
 Cass. 
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art. 591
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