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Timestamp: 2019-06-20 14:20:11+00:00

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art. 25 -Accordi sulla definizione del compenso (2014) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online
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art. 25 -Accordi sulla definizione del compenso (2014)
Art. 25 -Accordi sulla definizione del compenso
2. Sono vietati i patti con i quali l'avvocato percepisca come compenso, in tutto o in parte, una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa.
3. La violazione del divieto di cui al precedente comma comporta l'applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale da due a sei mesi.
Art. 45 Accordi sulla definizione del compenso. (articolo modificato con delibera 18.01.2007 e 12.06.2008)
E’ consentito all’avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell’articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati all’attività svolta fermo il principio disposto dall'art. 2233 del codice civile.
art. 45. Divieto di patto di quota lite [Palmario]
I-E' consentita la pattuizione scritta di un supplemento di compenso, in aggiunta a quello previsto, in caso di esito favorevole della lite, purchè sia contenuto in limiti ragionevoli e sia giustificato dal risultato conseguito.
accordo con il cliente sul proprio compenso professionale - limiti deontologici
Ferma restando la disciplina dettata dall’art. 2233 c.c., che pone come fonte primaria nella determinazione dei compensi l’accordo tra le parti, le somme concordemente pattuite tra professionista e cliente non possono derogare al principio di proporzionalità tra attività svolta e compensi richiesti, come enunciato nell’art. 43 cdf (e ribadito nel successivo art. 45 CDF), che mira proprio a mitigare i contrapposti interessi, prevenendo condotte del professionista in danno del cliente. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2012, n. 203 Pubblicato in Giurisprudenza CNF
palmario - compenso ulteriore - limiti deontologici
In caso di esito favorevole della lite, è lecita la pattuizione scritta di un compenso ulteriore, purché sia contenuto nei limiti ragionevoli e sia giustificato dal risultato conseguito (Nel caso di specie, a fronte di un indennizzo di un milione di euro procurato al proprio assistito, l’avvocato aveva percepito da quest’ultimo un compenso di euro duecentomila oltre ai 50mila euro già corrispostigli dall’assicurazione controparte. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto il professionista disciplinarmente responsabile, confermando la sanzione della sospensione di otto mesi dall’albo inflittagli dal COA territoriale di appartenenza). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196 Pubblicato in Giurisprudenza CNF
La pattuizione di un compenso ulteriore nel caso di vittoria della lite
In tema di procedimento disciplinare riguardante gli avvocati, integra gli estremi dell’illecito disciplinare, per violazione dell’art. 45 del codice deontologico forense, la pattuizione di un compenso aggiuntivo economicamente rilevante per l’esito favorevole di una causa di risarcimento danni, che si traduca in un’ingiustificata falcidia, a favore del difensore, dei vantaggi economici derivanti dalla vittoria della lite, perché a tanto osta il divieto del patto di quota lite (secondo la previgente formulazione dell’art. 45 cit., applicabile “ratione temporis”), che non può essere dissimulato dalla previsione di un palmario per l’esito favorevole della lite. (Rigetta, Cons. Naz. Forense Roma, 22/10/2010) Cassazione Civile, sez. Unite, 19 ottobre 2011, n. 21585
compensi manifestamente sproporzionati o eccessivi
L’avvocato che richieda un compenso manifestamente sproporzionato e comunque eccessivo rispetto all’attività professionale svolta, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante perché lesivo del dovere di correttezza e probità (Nel caso di specie, a fronte di un indennizzo di un milione di euro procurato al proprio assistito, l’avvocato aveva preteso da quest’ultimo un compenso di duecentomila euro, oltre ai 50mila euro già liquidatogli dall’assicurazione controparte. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto il professionista disciplinarmente responsabile, confermando la sanzione della sospensione di otto mesi dall’albo inflittagli dal COA territoriale di appartenenza). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196 Pubblicato in Giurisprudenza CNF
compenso professionale progressivo - costituisce patto di quota lite
La pattuizione secondo cui il compenso professionale debba calcolarsi in misura progressivamente ascendente in relazione all’importo ottenuto dal cliente costituisce patto di quota lite, sanzionato dall’art. 45 del Codice Deontologico (Nel caso di specie, l’accordo prevedeva la corresponsione, in favore del professionista, in aggiunta agli onorari ricevuti direttamente dall’assicurazione controparte, la somma di € 100.000,00 qualora l’ammontare del risarcimento fosse stato di € 800.000,00; di € 150.000,00 se fosse stato di € 900-950.000,00; di € 200.000,00 se fosse stato di € 1.000.000,00 fino ad arrivare ad € 300.000,00 nell’ipotesi di liquidazione di € 1.500.000,00. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha confermato la delibera del COA di sospensione dall’albo per otto mesi). Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 27 dicembre 2012, n. 196 Pubblicato in Giurisprudenza CNF
Accordi sulla definizione del compenso - Limiti.
Il nuovo testo dell’art. 45 c.d., sotto la rubrica “accordi sulla definizione del compenso”, nel consentire all’avvocato ed al patrocinatore di determinare il compenso parametrandolo ai risultati perseguiti, lascia intatto il divieto di cui all’art. 1261 c.c., fermo restando che, nell’interesse del cliente, tali compensi debbono essere comunque sempre proporzionati all’attività svolta. Siffatta proporzione rimane l’essenza comportamentale richiesta all’avvocato, indipendentemente dalle modalità di determinazione del suo compenso. (Rigetta il ricorso avverso decisione C.d.O. di Vicenza, 4 marzo 2009) Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 16 marzo 2010, n. 11 Pubblicato in Giurisprudenza CNF
La mera proposta di convenzione che contempli, per il caso di esito vittorioso della vertenza, un onorario non già in sostituzione bensì in aggiunta alle spese di causa poste a carico della parte soccombente non è idonea ad integrare l'ipotesi prevista dal terzo comma dell'art. 2233 c.c., quale vigente ante riforma c.d. "bersani" (e, più precisamente, l'art.2, co. 2 bis, l. 248/2006), rientrando piuttosto in quella lecita forma di compenso di carattere straordinario dovuto "oltre" quello spettante al legale per le prestazioni giudiziali effettuate che va sotto il nome di "palmario".
La lettera indirizzata dal professionista con lo scopo esclusivo di provocare l'adesione di uno sconosciuto alla formulata proposta di mandato difensivo si risolve in una sollecitazione per il conferimento di un incarico professionale e, quindi, in una chiara offerta di prestazioni a terzi, come tale vietata a norma dei canoni iii e iv dell'art. 19 del codice deontologico.(accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione c.d.o. di firenze, 7 giugno 2006) (consiglio nazionale forense, decisione del 09-06-2008, n. 54 pres. alpa - rel. bonzo - p.m. martone (conf.)
3 pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l'avvocato che condizioni l'espletamento del mandato al pagamento delle proprie spettanze professionali. (nella specie è stata confermata la sanzione della censura).
(rigetta il ricorso avverso decisione c.d.o. di roma, 15 ottobre 2004). consiglio nazionale forense decisione del 30-10-2007, n. 151 pres. alpa - rel. morgese - p.m. martone (parz. diff.)
1 omissis .
2 il canone deontologico che vieta al professionista di chiedere compensi eccessivi e non proporzionati rispetto all'attività svolta ha carattere generale e trova applicazione anche nell'ipotesi in cui gli onorari siano concordati in via forfettaria tra avvocato e cliente, atteso che tale canone trova il suo fondamento nel principio di correttezza e disinteresse cui deve ispirarsi la condotta dell'avvocato.
(accoglie parzialmente il ricorso avverso decisione c.d.o. di milano, 5 luglio 2007). (consiglio nazionale forense, decisione del 30-12-2008, n. 236 pres. alpa - rel. alpa - p.m. iannelli (conf.)

References: art. 25

Art. 25

Art. 45

art. 45
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 sentenza 
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