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Timestamp: 2020-08-09 11:18:37+00:00

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La Cassazione torna (con molte novità) sul delicato tema del bilanciamento tra valutazione di credibilità vs. dovere di cooperazione istruttoria - Asgi
05/06/2020 Notizie Rubrica-Diritti-Senza-Confini
Corte di Cassazione, III sezione civile, n. 8819, 12 maggio 2020.
Nonostante la censura sia stata rivolta esclusivamente al rigetto della protezione sussidiaria, la Corte di Cassazione ha ritenuto che i fatti allegati rendessero il motivo compatibile anche con l’accertamento dei requisiti di riconoscimento del rifugio politico. L’estensione del sindacato anche a questa forma di protezione, nonostante l’apparente violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, si fonda su cinque passaggi:1) la natura autodeterminata dei diritti fondamentali1; 2) l’idoneità dei fatti allegati a “contenere” l’accertamento giudiziale sulla domanda non proposta; 3) l’autonomo potere del giudice di qualificazione giuridica delle domande all’interno del quadro allegativo valutabile e la conseguente irrilevanza del nomen juris attribuito dalla parte; 4) l’individuazione di un unico limite alla cd. emendatio libelli, identificabile nell’introduzione di un nuovo tema d’indagine fattuale2, 5) il richiamo al rilievo officioso delle nullità contrattuali3 e alla funzione pubblicistica del processo al fine di rafforzare, in chiave di effettività, secondo i principi costituzionali della tutela giurisdizionale, la soluzione accolta.
Questo esame conduce, nell’ordinanza, ad una forte revisione critica degli orientamenti, peraltro non univoci, della giurisprudenza di legittimità che si sono sviluppati attorno al nesso valutazione di credibilità ed esercizio del dovere di collaborazione istruttoria. Su un punto, tuttavia, i principi espressi finora dalla Corte convergono. La valutazione di credibilità soggettiva precede il dovere informativo officioso, potendo concorrere a definirne il contenuto, in correlazione con i fatti allegati ed anche ad escluderne la necessità. Ferma la precedenza della valutazione soggettiva di credibilità, una parte della giurisprudenza ritiene che un giudizio radicalmente negativo escluda del tutto il dovere informativo officioso anche in relazione alla protezione sussidiaria ex art. 14 lettera c)4 d.lgs n. 251 del 20075 ed all’umanitaria6 nell’ipotesi in cui la condizione di vulnerabilità allegata richieda una verifica oggettiva officiosa riguardante profili diversi e paralleli rispetto a quelli propri delle protezioni individualizzanti. L’altro orientamento ritiene, invece, che la valutazione negativa della credibilità soggettiva escluda la necessità di un approfondimento istruttorio officioso solo in relazione alle protezioni “individualizzanti”, ovvero il rifugio politico e la protezione sussidiaria ex art. 14 lettere a) e b)7, in quanto strettamente correlate alla narrazione soggettiva, ma non in relazione alla lettera c) trattandosi di un’ipotesi di protezione internazionale che può essere riconosciuta del tutto indipendentemente dalla vicenda individuale, ove il paese di origine sia caratterizzato da un conflitto armato esterno o da violenza indiscriminata interna. L’onere allegatorio in questa ipotesi8 è fortemente attenuato essendo sufficiente desumere dai fatti acquisiti la rappresentazione di una situazione di pericolo per l’incolumità psico fisica derivante dalla condizione del paese di origine. Dal momento che l’accertamento deve essere svolto con riferimento all’attualità, sulla base di una rilevazione oggettiva (Cass. 2954 del 2020), una rappresentazione generica non limita il dovere di cooperazione istruttoria officiosa da ritenersi, per la lettera c), ineludibile.
Proprio dalla linea più avanzata di quest’ultimo orientamento9 prende le mosse l’ordinanza n. 8819 del 2020, con la finalità dichiarata di dare un assetto sistematico al dovere di cooperazione istruttoria all’interno del processo, smarcandone l’attivazione dalla valutazione di credibilità.
Non è necessario che la versione dei fatti sia sostenuta da riscontri obiettivi (Cass. 19716 del 2018), ove sia credibile alla luce dei criteri fissati nell’art. 3 c.5 d.lgs n. 251 del 200710.
Non è condivisibile, neanche per le protezioni individualizzanti11, l’orientamento che fa conseguire dalla valutazione negativa della credibilità, pur compiuta alla luce degli indicatori di cui all’art 3 c.5 d.lgs n. 251 del 2007, l’esclusione dell’obbligo di approfondimento istruttorio officioso.
L’ordinanza aggiunge anche l’ipotesi in cui sia radicalmente da escludersi, sulla base di nozioni di comune esperienza, che nel paese di origine ricorrano le condizioni di cui all’art. 14 lettera c) d.lgs n. 251 del 2007. Si osserva, tuttavia, che in relazione a tutte le altre ipotesi di protezione internazionale sia pressoché da escludere il ricorso al “notorio”.
In relazione a quest’ultimo profilo, allo stato ancora controverso, la posizione assunta è netta. La violazione dei parametri di verifica dell’attendibilità delle dichiarazioni del richiedente, stabiliti nell’art. 3 d.lgs n. 251 del 2007 integra un vizio di violazione di legge12.
Quanto al processo logico-giuridico di valutazione della credibilità non deve procedersi alla “scomposizione/dissociazione/confutazione di ciascun singolo fatto esposto” al fine di rilevare le singole contraddizioni scollegate dalla disamina complessiva della vicenda, contrastando tale modalità di esame delle dichiarazioni con il paradigma normativo che richiede una valutazione unitaria, svolta in relazione a tutti i criteri normati (tempestività della domanda, riscontri oggettivi sul paese di origine, collaborazione per circostanziare la vicenda, plausibilità della mancanza di documenti13) ed in particolare con la lettera e) dell’art. 3 d.lgs n. 251 del 2007 che impone una valutazione di attendibilità, “in generale” ovvero complessiva ed ancorata al valore della “giustizia della decisione” .
In questa ottica, che, si afferma testualmente, si avvicina al contenuto della ricerca della verità processuale propria del giudizio penale, deve essere valorizzato, come criterio residuale, quello del beneficio del dubbio14, come indicato dalla Corte Edu (R.C. v. Svezia, 2010, paragrafo 50; CEDU, N. v. Svezia, 2010, paragrafo 53; CEDU, A.A. v. Svizzera, 2014, paragrafo 59).
La giurisprudenza di legittimità ha tuttavia escluso che, nel giudizio di cassazione, possano prospettarsi nuove questioni di diritto o contestazione che modifichino il thema decidendum, anche ove si tratti di questioni rilevabili d’ufficio (Cass. 14477 del 2018). Nella specie la domanda specificamente rivolta al riconoscimento del diritto al rifugio politico è mancata nel merito e non risulta formulata nei motivi di ricorso la sua illegittima non rilevazione d’ufficio.
La giurisprudenza di legittimità ha individuato nella modifica dei fatti costitutivi il discrimen tra emendatio e mutatio libelli. (Cass.32146 del 018 e 24072 del 2017). Si tratta di orientamenti, tuttavia, fondati su un mutamento introdotto dalla parte nei diversi gradi di giudizio.
S.U. 12262 del 2014.
L’ipotesi di “danno grave” di cui alla lettera C) è: “la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”.
Cass. 33096 del 2018; 4892 del 2019; 15794 del 2019
Cass. 10922 del 2019; 7985 del 2020; 8020 del 2020
Le ipotesi di “danno grave” di cui alla lettere a) e b) dell’art. 14 sono: “a) la condanna a morte o all’esecuzione della pena di morte; b) la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente nel suo Paese di origine”.
Tra le altre, molte delle quali non massimate perché espressive dell’orientamento prevalente, si segnalano Cass. 16925 del 2018 e 14283 del 2019.
Cass. 2954 del 2020.
Il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 stabilisce che, anche in difetto di prova, la veridicità delle dichiarazioni del richiedente deve essere valutata alla stregua dei seguenti indicatori: a) il compimento di ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda; b) la sottoposizione di tutti gli elementi pertinenti in suo possesso e di una idonea motivazione dell’eventuale mancanza di altri elementi significativi; c) le dichiarazioni del richiedente debbono essere coerenti e plausibili e non essere in contraddizione con le informazioni generali e specifiche pertinenti al suo caso, di cui si dispone; d) la domanda di protezione internazionale deve essere presentata il prima possibile, a meno che il richiedente non dimostri un giustificato motivo per averla ritardata; e) la generale attendibilità del richiedente, alla luce dei riscontri effettuati.
Rifugio politico e protezione sussidiaria ex art. 14 lettere a) e b) d.lgs n. 251 del 2007.
Cass.26921 del 2017; contra Cass 3340 e.21142 del 2019 ed inoltre 20580 del 2019. Quest’ultima esclude la vincolatività dei parametri legislativi.
Il principio è stato già espresso in Cass.7546 del 2020
Contra: Cass. 16028 del 2019, ampiamente motivata. In termini, invece Cass. 7546 del 2020

References: art. 14
 art. 14

Cass. 

Cass. 
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Cass. 
 art. 3
 art. 14
 Cass. 
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