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Timestamp: 2018-09-24 15:45:49+00:00

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1.1.3.3 Emendamenti Ulivo LI
COMITATO "LIVORNO PER L’ITALIA CHE VOGLIAMO"
V. del Giglio, 4 - 57100 Livorno - tel. 0586/889200
PROPOSTE DI EMENDAMENTI AL PROGETTO DI LEGGE COSTITUZIONALE APPROVATO DALLA COMMISSIONE BICAMERALE IL 4 NOVEMBRE 1997
Art. 64. (Elezione diretta del Presidente della Repubblica)
Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale e diretto. (…)
· Emendamento:
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. (…)
Nota: Così come precisato nel programma dell'Ulivo (Tesi Ulivo n° 1 Uno Stato che funziona: forma di governo ed elezioni) deve essere sottolineata la funzione del Capo dello Stato "di garante delle regole e rappresentante della unità del Paese e della continuità delle istituzioni democratiche. Questa alta funzione di equilibrio costituzionale deve essere marcata, rivedendo le modalità di elezione in modo da sottrarla alla maggioranza parlamentare pro tempore, esaminando varie possibili modalità, compresa la sua elezione diretta." In caso di Presidente eletto dal popolo devono essere specificamente chiariti all'elettorato i suoi compiti di garante e non di governo.
Art. 65. (Attribuzioni generali del Presidente della Repubblica)
Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato. Rappresenta l'unità della Nazione e ne garantisce l'indipendenza e l'integrità. Vigila sul rispetto della Costituzione. Assicura il rispetto dei trattati e degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia a organizzazioni internazionali e sovranazionali.
Nota: Questo articolo presuppone un Presidente di garanzia e non di parte e di governo.
Art. 66. (Funzioni e poteri del Presidente della Repubblica)
a) (…); b) nomina il Primo ministro, tenendo conto dei risultati delle elezioni della Camera dei deputati; (…)
d) può chiedere al Primo ministro di presentarsi alla Camera dei deputati, per verificare la sussistenza del rapporto di fiducia; (…).
Il Presidente della Repubblica: (...)
b) nomina il Primo ministro, tenendo conto del premier indicato all’elettorato dalla coalizione che ha vinto le elezioni della Camera dei deputati; (…);
d) comma da sopprimere. (…)
eliminare comma b) e prevedere l’elezione diretta del premier (come nelle prime proposte dell’Ulivo) e non del Presidente della Repubblica.
Nota: La designazione del premier da parte di ciascuna coalizione deve essere chiara prima delle elezioni, anche nel caso in cui non sia eletto dai cittadini. Il Programma dell'Ulivo è chiaro su questo punto: "E' da prevedere, sulla scheda elettorale, l’indicazione - a fianco del candidato del collegio uninominale - del partito o della coalizione alla quale questi aderisce e del candidato premier da essi designato. (…) Ai fini di una maggiore legittimazione democratica per ciò che concerne il sistema elettorale, appare preferibile l’adozione del collegio uninominale maggioritario a doppio turno di tipo francese". (Tesi Ulivo n° 1).
L’indicazione preventiva del premier dà all’elettorato un ruolo nella scelta di governo superiore a quello derivante dall’elezione di un Presidente della Repubblica con limitati poteri, e favorisce altresì il superamento di noti "guasti" del sistema (trattative tra le segreterie dei partiti, ecc.). In questa ipotesi avremmo un Presidente della Repubblica eletto dal popolo per esercitare le funzioni di garante del sistema democratico e dell'equilibrio dei poteri ed un Primo Ministro chiaramente scelto dal popolo e non soggetto agli accordi delle segreterie di partito.
- La proposta alternativa dell’elezione diretta del premier semplificherebbe ancora di più il quadro, in quanto ad elezione diretta corrisponderebbe un ruolo forte di governo, evitando così le ambiguità, le contraddizioni e le sovrapposizioni del sistema previsto (Presidente della Repubblica eletto dal popolo ma con funzioni di garante e limitati poteri di governo e Premier con ampi poteri ma designato dal Parlamento e quindi dai partiti).
- Si propone inoltre l'abolizione del comma d) in quanto l'iniziativa di verifica di maggioranza è un'iniziativa sul governo e di governo, in contrasto con il ruolo di garante attribuito dall'art. 65 oltre che in possibile contrasto con i compiti di governo del Presidente del Consiglio.
Art. 74. (Costituzione e dimissioni del Governo)
(…). Il Primo ministro presenta le dimissioni del Governo al Presidente della Repubblica nei seguenti casi: (…).
- La mozione di sfiducia al Governo deve contenere la proposta di un nuovo Governo con un nuovo Primo Ministro.
- Nel caso in cui la mozione di sfiducia venga approvata da una maggioranza diversa da quella al governo, il Presidente della Repubblica scioglie entro tre mesi le Camere ed indice nuove elezioni.
- Si propone l'abolizione dell'obbligo di dimissioni del Governo in caso di nuovo Presidente della Repubblica, sempre per tenere distinti i compiti di garanzia da quelli di governo.
Nota: La sfiducia costruttiva è uno strumento fondamentale per rispondere all'esigenza di dare stabilità ai governi e per evitare lungaggini e tempi morti: la maggioranza, se ritiene di dover sfiduciare il premier, che prima l’elettorato ed essa stessa avevano voluto, deve non solo motivare tale scelta ma anche proporre immediatamente al parlamento ed all’elettorato una mozione a sostegno di un altro governo. Se invece non ci sono più le condizioni per il permanere della stessa maggioranza, occorre andare a nuove elezioni in quanto l’elettorato aveva dato il proprio consenso a quella specifica maggioranza. Così del resto ha "promesso" chiaramente il Programma dell'Ulivo: " Secondo i modelli vigenti negli altri Paesi in cui la forma di governo si orienta intorno al Primo Ministro, appare opportuno dare vita ad una convenzione costituzionale secondo la quale un cambiamento di maggioranza di Governo richieda di norma e comunque in tempi brevi lo scioglimento della Camera politica e il ricorso a nuove elezioni. Viceversa resta possibile la sostituzione del Premier all’interno della medesima maggioranza col metodo della sfiducia costruttiva." (Tesi Ulivo n. 1)
Titolo IV: IL PARLAMENTO
Art. 77. (Composizione del Parlamento e sedute comuni)
Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e della Camera delle Regioni.
Nota: Si propone la sostituzione del Senato con una Camera delle Regioni: prima di tutto perché non hanno senso due Camere con funzioni solo minimamente diverse, e poi perché, come correttamente sostenuto nel programma dell'Ulivo "la realizzazione di un sistema di ispirazione federale richiede un cambiamento della struttura del Parlamento. Il Senato dovrà essere trasformato in una Camera delle Regioni, composta da esponenti delle istituzioni regionali che conservino le cariche locali e possano quindi esprimere il punto di vista e le esigenze della regione di provenienza". (Tesi Ulivo n. 4 - Una Camera della Regioni)
Art. 78. (Composizione della Camera dei deputati)
Il numero dei deputati non può essere inferiore a quattrocento e superiore a cinquecento ed è determinato dalla legge. (…)
Il numero dei deputati non può essere superiore a quattrocento ed è determinato da una legge costituzionale. (…)
Nota: Una significativa riduzione del numero dei deputati è essenziale a fini di agilità operativa ed anche economici (in termini di riduzione di spese pubbliche non indispensabili) e quindi utile a ridurre molte delle ragioni della crisi del Parlamento: la pletoricità dell'organo, la lentezza del processo decisionale, il prevalere degli interessi localistici, settoriali e clientelari, il dominio delle segreterie di partito. Esso comporterebbe infatti un sicuro aumento del peso politico del parlamento, una maggiore efficienza dei suoi lavori, una maggiore autorevolezza e capacita' di intervento dei singoli parlamentari, e una loro migliore selezione, visibilità e responsabilità.
Art. 79. (Composizione del Senato della Repubblica)
Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale. (…) Il numero dei senatori elettivi è di duecento. (…)
La Camera delle Regioni è composta da rappresentanti delle Regioni.
Le delibere della Camera delle Regioni devono essere prese con la maggioranza dei votanti e con la maggioranza delle Regioni rappresentate. Ciascuna Regione elegge, con un sistema elettorale unico, un numero di rappresentanti uguale al numero delle Provincie più due per ciascuna città superiore ai 500.000 abitanti.
Alternativa 1: La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua in proporzione alla popolazione quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti, con correttivi idonei a garantire le Regioni più piccole, da stabilire con legge costituzionale.
Nota: La Camera delle Regioni proposta in sostituzione del Senato deve essere composta esclusivamente da rappresentanti delle Regioni, o degli Enti Locali (salvo l'eccezione degli ex Presidenti della Repubblica), per dare senso e forza al federalismo. Anche per la Camera delle Regioni deve valere il criterio di ridurre al necessario il numero dei deputati.
Art. 84. (Ineleggibilità, incompatibilità e verifica dei titoli di ammissione)
La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore. (…). Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità. Sulle elezioni contestate ciascuna camera delibera entro termini stabiliti dal proprio regolamento. Contro la deliberazione o nel caso di decorso del termine l'interessato può proporre ricorso alla Corte Costituzionale entro quindici giorni.
Una legge costituzionale determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore, nonché le professioni, le attività e gli incarichi pubblici e privati che nel corso del mandato parlamentare non possono essere esercitati o possono esserlo solo entro certi limiti precisi. (…)
Contro la deliberazione (…) può essere proposto ricorso entro quindici giorni alla Corte Costituzionale (o alla Corte di Cassazione).
Nessuno può essere membro del Parlamento per più di tre legislature consecutive.
Nota: Si propone che sia una legge costituzionale a determinare sia i casi di ineleggibilità ed incompatibilità sia i ruoli da non esercitare o da esercitare entro certi limiti da parte di un parlamentare. Si propone altresì di sottoporre la verifica della regolarità delle elezioni ad un soggetto esterno, essendo costituzionalmente corretto evitare un'eccessiva autoreferenzialità del Parlamento. Si propone infine che i membri del parlamento non possano far parte del Parlamento più di tre volte consecutivamente, e questo per mettere al centro del nuovo parlamento una logica di servizio, per ridurre gli inevitabili rischi di attaccamento al potere, per favorire una più diversificata presenza di cittadini e quindi una più sentita partecipazione della cittadinanza alla "cosa pubblica", in analogia con quanto previsto dalla stessa Costituzione per diversi altri incarichi istituzionali (Presidente della Repubblica, C.S.M., Corte Costituzionale, ecc.).
Art. 86. (Insindacabilità e inviolabilità dei componenti del Parlamento)
I componenti del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio o a causa delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun componente del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per utilizzare in giudizio conversazioni, comunicazioni o corrispondenza delle quali sono parte componenti delle Camere e per sottoporre i medesimi a forme di intercettazione, registrazione o sequestro di corrispondenza.
- I componenti del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
- Successivi capoversi da sopprimere.
Nota: L'emergere della corruzione politica come fatto diffuso, l'inesistenza attuale di rischi di regime e di persecuzioni politiche, l'indipendenza della magistratura dalla politica, la diffusa esigenza di moralizzazione del sistema politico, la chiara manifestazione di volontà popolare contro l'immunità parlamentare, e la legge vigente che ha quasi eliminato tale istituto, rendono senza giustificazione alcuna, né politica né morale né di altro tipo, sia l'estensione dell'insindacabilità dei parlamentari alle opinioni espresse addirittura anche "a causa delle loro funzioni" sia la previsione di forme rinnovate di immunità e privilegi anticostituzionali, perché lesive dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (i parlamentari sono cittadini come gli altri, e devono essere trattati come ogni cittadino soprattutto negli aspetti riguardanti la legalità). Ogni modifica dell'attuale versione è una grave offesa ai cittadini ed ai principi di eguaglianza e di giustizia, un tradimento dei valori di legalità e moralità, un rafforzamento della distanza politica - società civile che la riforma della Costituzione si proponeva di ridurre. L'estensione dell'immunità potrebbe giustificarsi solo in caso di ulteriore politicizzazione del CSM e di allontanamento dei pubblici ministeri dalla cultura della giurisdizione.
Art. 87. (Indennità parlamentare)
- I componenti del Parlamento ricevono un'indennità stabilita con legge costituzionale approvata dalle due Camere ed in ogni caso non superiore alla retribuzione prevista per un dirigente superiore della Pubblica Amministrazione. La stessa legge prevede il riconoscimento ai fini contributivi e previdenziali degli anni di incarico parlamentare.
Nota: In un’ottica di avvicinamento della classe politica alla cittadinanza e di adeguamento del sistema istituzionale alle condivise esigenze di riduzione del "peso" dello Stato, la classe politica deve dare l’esempio rivedendo normative a lei favorevoli (privilegi, ecc.), riportando al centro la concezione della politica come servizio alla collettività. Si propone inoltre che gli anni di incarico parlamentare siano riconosciuti ai fini contributivi e previdenziali in maniera adeguata al servizio prestato al Paese ma anche evitando privilegi poco giustificabili come quelli del diritto automatico alla pensione.
Art. 88. (Elezioni, nomine e pareri
Spetta al Senato della Repubblica l'elezione di cinque giudici della Corte costituzionale (…).
Sostituire l'articolo (ed il successivo) in questo modo:
Alla Camera delle Regioni sono attribuite le seguenti competenze:
a) Esame dei disegni di legge relativi alle autonomie (legislazione elettorale, bilancio, autonomia finanziaria, ecc.)
b) Soluzione dei conflitti delle Regioni con lo Stato,
c) Partecipazione all'elaborazione della posizione italiana nel processo di formazione delle politiche europee e delle norme comunitarie.
Nota: Si propone una netta differenziazione dei compiti della Camera delle Regioni rispetto a quelli dell'attuale Senato, così come indicato nel programma dell'Ulivo (Tesi Ulivo n° 4).
Art. 89. (Sessione speciale del Senato)
Il Senato della Repubblica in sessione speciale è integrato da consiglieri comunali, provinciali e regionali eletti in ciascuna Regione (…).
Da sopprimere l'intero articolo.
Nota: Vista la proposta di una Camera delle Regioni, è da abolire quest’articolo che propone l’istituzione di una sorta di terza Camera.
Art. 90. (Formazione delle leggi e leggi "bicamerali")
a) organi costituzionali e di rilievo costituzionale; (…).
- La funzione legislativa dello Stato è esercitata dalla Camera dei Deputati.
- Sono approvate da entrambe le Camere solo le leggi che riguardano:
b) le autonomie (bilancio, legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni e Province, autonomia finanziaria di Comuni, Province e Regioni e conferimento di beni demaniali alle Province, alle Regioni e allo Stato).
Nota: Si propone che vengano specificate le materie per le quali anche la Camera delle Regioni ha competenza legislativa, in quanto occorre per tutte le altre materie introdurre il monocameralismo, in coerenza con le previsioni del Programma dell'Ulivo: "Il potere legislativo verrà esercitato dalla Camera delle Regioni per la deliberazione delle sole leggi che interessano le Regioni, oltre alle leggi costituzionali" (Tesi Ulivo n° 4).
Art. 93. (Leggi "monocamerali")
I disegni di legge sono esaminati dalla Camera dei deputati, e, se approvati, sono trasmessi al Senato della Repubblica. (…)
Da sopprimere o modificare vista la proposta di eliminare il bicameralismo.
Art. 101 (Amnistia e indulto)
L'amnistia e l'indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna camera. (…)
L'amnistia e l'indulto sono concessi con legge deliberata col voto favorevole dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera.
Nota: E' assolutamente contrario ai principi di democrazia affidare ad una semplice maggioranza parlamentare la decisione su questioni così delicate quali l'amnistia e l'indulto, cancellando le positive modifiche apportate nel 1992, tanto più che è stato da tutti riconosciuto l'abuso di questi strumenti nel passato e sostenuta la volontà politica (specie nell'Ulivo) di evitare il ricorso ad essi. Una volontà seria di affermazione di una nuova e diffusa cultura della legalità richiede al contrario di rendere l'amnistia e l'indulto possibili solo in casi particolarmente eccezionali e straordinari e condivisi da quasi tutti i rappresentanti dei cittadini.
Art. 109 (Autorità di garanzia e di vigilanza)
Per l'esercizio di funzioni di garanzia o di vigilanza in materia di diritti e libertà garantiti dalla Costituzione la legge può istituire apposite autorità. (…)
La legge di istituzione di un'Autorità deve essere approvata dai due terzi i componenti di ciascuna Camera. I provvedimenti delle Autorità sono sottoposti al controllo giurisdizionale della Corte di Cassazione.
Nota: E' pericoloso prevedere Autorità di garanzia e di vigilanza decise da una semplice maggioranza e quindi di parte e svincolate da qualsiasi controllo giurisdizionale, con rischi quindi evidenti di forte condizionamento politico su temi particolarmente delicati per la democrazia (Antitrust, comunicazioni, ecc.): è necessario perciò prevedere maggioranze qualificate (due terzi) ed un controllo giurisdizionale, come strumento di garanzia contro abusi di parte di dette Autorità.
Titolo VII: LA GIUSTIZIA
Sezione I - Gli organi.
Art. 117. (Guarentigie dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero)
La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge. I magistrati del pubblico ministero sono indipendenti da ogni potere e godono delle garanzie stabilite nei loro riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario. Tali norme assicurano altresì il coordinamento interno dell'ufficio del pubblico ministero ed il coordinamento, ove necessario, delle attività investigative tra gli uffici del pubblico ministero.
La giustizia è amministrata in nome del popolo. I magistrati sono soggetti soltanto alla legge.
Successivi commi da sopprimere.
Nota: Anche i pubblici ministeri, come i giudici, devono essere soggetti soltanto alla legge. Il coordinamento dell'ufficio del pubblico ministero e tra gli uffici del pubblico ministero è pericoloso in quanto introduce una gerarchia in contrasto con il principio dell’autonomia di ogni singolo magistrato previsto anche nel recente c.p.p., con possibilità di aumentare i rischi già presenti di avocazioni indebite, di condizionamenti esterni, di porti delle nebbie, di impunità. Il programma dell'Ulivo è chiarissimo su questo punto: "I magistrati del pubblico ministero debbono continuare a far parte dell'ordine giudiziario, (…), ed essere garantiti nella loro indipendenza" (Tesi Ulivo n° 11 L'indipendenza della magistratura).
Art. 120. (Autonomia e indipendenza della magistratura. Consigli superiori della magistratura ordinaria e amministrativa)
I giudici ordinari e amministrativi e i magistrati del pubblico ministero costituiscono un ordine autonomo e indipendente da ogni potere. (…) Il Consiglio superiore della magistratura ordinaria si compone di una sezione per i giudici e di una sezione per i magistrati del pubblico ministero. (…). I componenti di ciascuna sezione sono eletti per tre quinti rispettivamente dai giudici e dai magistrati del pubblico ministero tra gli appartenenti alle varie categorie e per due quinti dal Senato della Repubblica (…) Il Ministro della giustizia può partecipare, senza diritto di voto, alle riunioni delle sezioni riunite e di ciascuna sezione del Consiglio e presentare proposte e richieste. (…)
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. (…)
Sopprimere il comma "Il Consiglio superiore della magistratura ordinaria si compone di una sezione per i giudici e di una sezione per i magistrati del pubblico ministero."
I componenti del CSM sono eletti da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie. (In alternativa: "I componenti del CSM sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dalla Camera delle Regioni tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio").
Sopprimere il comma "Il Ministro della Giustizia può partecipare …".
Modificare i commi relativi al Consiglio Superiore della magistratura amministrativa in analogia con i precedenti.
Nota: La funzione centrale della magistratura è quella di strumento di garanzia del rispetto delle regole a tutela dei diritti e delle libertà di ogni cittadino. Tale funzione "garantista" può essere effettiva solo in presenza di alcuni presupposti di fondo, quali l’unità, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura: più la magistratura è frammentata, dipendente e condizionabile maggiori sono i rischi di possibile non rispetto dei diritti di libertà e di giustizia dei cittadini.
Il primo comma va pertanto mantenuto nella sua formulazione attuale, più corretta anche perché riconosce il valore primario dell’unità della magistratura rispetto a distinzioni che è fuori posto precisare costituzionalmente. Per gli stessi motivi va soppresso il comma che prevede una sezione del C.S.M. per i giudici ed una per i pubblici ministeri: una magistratura unita è la migliore garanzia democratica per i cittadini ed è essenziale nell’ottica del bilanciamento dei poteri, fulcro di ogni regime autenticamente democratico (a meno che non siano presente istanze di regime che sole possono spiegare la frammentazione e l’indebolimento della magistratura).
Va mantenuta la previsione che il CSM sia presieduto dal Presidente della Repubblica ma solo nell'ipotesi che il suo ruolo rimanga quello di garante, mentre in caso di un suo ruolo di governo si deve pensare ad un diverso Presidente del CSM.
Si propone inoltre l’elezione dei componenti il C.S.M. da parte dei soli magistrati, essendo il C.S.M. l’organo di autogoverno della magistratura. In subordine si propone la conferma delle percentuali vigenti, essendo contraddittorio che, dopo anni di accuse al C.S.M. di eccessiva politicizzazione, si proponga una maggiore presenza in esso dei componenti eletti dal Parlamento. Maggiore è la presenza di nomina politica in un organo di autogoverno, maggiori sono i rischi di condizionamenti esterni.
Il comma che prevede la presenza del Ministro è pure da sopprimere perché il Ministro ha altri e ben distinti autonomi compiti di controllo e di verifica, e perché la sua presenza può, con le "proposte e richieste", orientare politicamente il CSM.
· Tesi Ulivo n° 11 L'indipendenza della magistratura
La costituzione in vigore garantisce efficacemente l'indipendenza della magistratura e dei magistrati ordinari nei confronti del potere politico. Tali garanzie, incentrate sul sistema dell'autogoverno attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura, non vanno indebolite ma anzi estese a tutte le magistrature. Nella disciplina della composizione e della formazione del Consiglio Superiore della Magistratura vanno assicurate la piena funzionalità e l'imparzialità dell'organo. Va disciplinata l'attività del Consiglio Superiore della Magistratura (…), garantendo l'autonomia dei singoli magistrati (…) e la loro responsabilità per l'osservanza dei doveri loro propri.
Art. 121. (Funzioni amministrative dei Consigli superiori)
Il Consiglio superiore della magistratura ordinaria e il Consiglio superiore della magistratura amministrativa esercitano le funzioni amministrative riguardanti le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.
I Consigli possono esprimere pareri sui disegni di legge di iniziativa del Governo. Devono esprimere un parere sui disegni di legge riguardanti materie attinenti alla giustizia (ordinamento giudiziario, procedure penali e civili, normative con riflessi penali, ecc.).
Nota: Si propone di confermare tra le competenze attuali del C.S.M. anche quella dei provvedimenti disciplinari, com’è proprio di ogni organo di autogoverno, tanto più che il C.S.M. ha abbondato in provvedimenti disciplinari, anche severi, nei confronti dei magistrati, molto più di qualunque ordine professionale e della stessa Pubblica Amministrazione e tanto più visto che il C.S.M. è composto anche da soggetti esterni alla magistratura proprio per evitare posizioni autodifensive e corporative.
Va soppresso il comma che circoscrive le possibilità di espressione del CSM e che introduce il divieto di adottare atti di indirizzo politico, limitazione molto grave alle regole di uno stato di diritto, potendo in essa facilmente essere ricomprese ogni manifestazione di pensiero non in linea con la classe politica; va altresì previsto che il CSM esprima un parere sui disegni di legge su materie attinenti la giustizia.
Art. 122. (Corte di giustizia della magistratura)
Spettano alla Corte di giustizia della magistratura i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei giudici ordinari ed amministrativi e dei magistrati del pubblico ministero. (…).Il Consiglio superiore della magistratura ordinaria a sezioni riunite elegge sei componenti, di cui quattro tra quelli eletti dai giudici e dai magistrati del pubblico ministero e due tra quelli designati dal Senato della Repubblica. (…) La Corte elegge un presidente tra i componenti eletti tra quelli designati dal Senato della Repubblica. I componenti della Corte non partecipano alle attività dei rispettivi Consigli di provenienza (…)
Ciascun Consiglio elegge i componenti della propria sezione disciplinare per due terzi fra i magistrati e per un terzo fra i membri designati dal Parlamento. La sezione elegge il suo presidente fra i membri designati dal Parlamento.
Le sezioni disciplinari riunite costituiscono l'organo di tutela giurisdizionale in unico grado nei riguardi dei provvedimenti amministrativi di ciascun Consiglio.
Nota: Si propone una profonda modifica dell’articolo sia perché i provvedimenti disciplinari sono un compito di prassi di ogni organo di autogoverno, sia per la composizione della Corte di Giustizia del tutto sbilanciata a favore dei componenti di nomina politica. L'invenzione della Corte di Giustizia non sembra avere altri scopi che quelli di sottolineare il momento della devianza, di frammentare il governo della magistratura e di aumentare il controllo politico sulla stessa. Di "auto" governo resterebbe veramente ben poco.
Art. 123. (Procuratore generale per l'azione disciplinare)
L'azione disciplinare è obbligatoria ed è esercitata da un Procuratore generale eletto dal Senato della Repubblica a maggioranza dei tre quinti dei suoi componenti (…) Il Procuratore generale riferisce annualmente alle Camere sull'esercizio dell'azione disciplinare.
Nota: Verrebbe introdotto con questo articolo un Superprocuratore col compito dell'azione disciplinare, vero e proprio "monstrum" giuridico se solo si pensa che trattasi di un magistrato con ampi poteri di controllo sugli altri magistrati e addirittura di nomina politica e con obbligo di riferire annualmente alle Camere sul proprio operato. L'articolo va perciò sostituito con l'attuale previsione della Costituzione.
Art. 124. (Ingresso in magistratura e carriere dei magistrati)
Le nomine dei magistrati ordinari e amministrativi hanno luogo per concorso e previo tirocinio. Tutti i magistrati ordinari esercitano inizialmente funzioni giudicanti per un periodo di tre anni, al termine del quale il Consiglio superiore della magistratura ordinaria li assegna all'esercizio di funzioni giudicanti ovvero inquirenti, previa valutazione di idoneità. Il passaggio tra l'esercizio delle funzioni giudicanti e del pubblico ministero è successivamente consentito a seguito di concorso riservato, secondo modalità stabilite dalla legge. (…).
Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso e previo tirocinio.
La legge sull’ordinamento giudiziario stabilisce le distinzioni necessarie tra funzioni giudicanti e quelle del pubblico ministero. (...)
Ultimo comma da sopprimere.
Nota: La distinzione di funzioni tra funzioni giudicanti e inquirenti deve avvenire tramite legge ordinaria: introdurla nella Costituzione, per di più così come proposto dalla Bicamerale (procedure rigide di passaggio previste nei dettagli, ecc.), porta ad una separazione di fatto anche delle carriere. La netta separazione prevista provocherebbe l’isolamento e l'allontanamento dalla cultura della giurisdizione dei pubblici ministeri e quindi maggiori rischi di condizionabilità e di accanimento inquisitorio (v. anche Tesi Ulivo n° 11).
Si propone l’abolizione dell’ultimo comma che aprirebbe la strada a possibili indiscriminati inserimenti di avvocati e professori universitari senza titoli specifici in vari gradi della giurisdizione.
Art. 125. (Inamovibilità. Periodi di permanenza nelle sedi e nell'ufficio. Principi dell'esercizio delle funzioni. Incompatibilità. Partecipazione a competizioni elettorali).
I giudici ordinari e amministrativi e i magistrati del pubblico ministero sono inamovibili. (…)
Sopprimere gli ultimi tre commi (5, 6 e 7).
Nota: Si propone l’abolizione degli ultimi tre commi concernenti aspetti non di rilievo costituzionale ma da precisare con leggi ordinarie, come quelle proposte dal Ministro della Giustizia (doveri e divieti dei magistrati, incompatibilità, partecipazione alle competizioni elettorali, ecc.).
Se si ritenesse necessario costituzionalizzare i principi previsti nel quarto comma (responsabilità, correttezza e riservatezza), andrebbero estesi a tutti i titolari di una funzione pubblica (parlamentari, pubblici dipendenti, ecc.).
Art. 127. (Polizia giudiziaria)
Nota: Va abolita l'aggiunta introdotta ("la legge ne stabilisce le modalità"), perché ciò comporta un'indebita ingerenza del parlamento sull'uso della polizia giudiziaria da parte della magistratura.
Art. 128. (Ministro della giustizia)
(…) Il Ministro della giustizia riferisce annualmente alle Camere sullo stato della giustizia, sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi di indagine.
Va soppresso l'ultimo comma dell'articolo.
Nota: La previsione di una relazione al parlamento del Ministro comporterebbe un dibattito parlamentare sull’esercizio dell’azione penale e sull’uso dei mezzi di indagine, con conseguenti "indirizzi" del Parlamento, possibili conflitti tra organi costituzionali e aumento delle possibilità di condizionamento e di adeguamento dei magistrati inquirenti. Con legge ordinaria si può invece prevedere un maggiore e migliore coordinamento del C.S.M. col parlamento e con il Ministro. La giusta preoccupazione del programma dell'Ulivo era di segno opposto: "I poteri ispettivi del ministro della giustizia vanno regolamentati in modo da evitare che interferiscano nell'autonomia della magistratura" (Tesi Ulivo n° 11)
Sezione II - Norme nella giurisdizione.
Art. 129. (Principio di offensività. Divieto di interpretazione analogica o estensiva in materia penale. Riserva di codice)
Le norme penali tutelano beni di rilevanza costituzionale. Non è punibile chi ha commesso un fatto previsto come reato nel caso in cui esso non abbia determinato una concreta offensività. Le norme penali non possono essere interpretate in modo analogico o estensivo. Nuove norme penali sono ammesse solo se modificano il codice penale ovvero se contenute in leggi disciplinanti organicamente l'intera materia cui si riferiscono.
Articolo da sopprimere
Nota: Il primo comma è superfluo e retorico. Il secondo comma è grave perché contraddice il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, dovendosi discrezionalmente valutare quando un reato "non abbia determinato una concreta offensività" e quando invece lo abbia fatto e sia quindi perseguibile. E poi chi valuta, e come? Il divieto di interpretazione analogica o estensiva è superfluo perché già vigente senza problemi.
Il quarto comma, ignorando l'estrema difficoltà del parlamento italiano di legiferare solo per testi unici, renderebbe estremamente difficile introdurre nuove norme penali, che sono frequenti e spesso indispensabili in gran parte delle innovazioni normative.
Il presente articolo ed il successivo inoltre toccano materie della prima parte della Costituzione che si era deciso di non discutere.
La giurisdizione si attua mediante giusti processi regolati dalla legge, ispirati ai principi dell'oralità, della concentrazione e dell'immediatezza. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità e davanti a giudice terzo. La legge ne assicura la ragionevole durata. Nel procedimento penale la legge assicura che la persona accusata di un reato sia informata, nel più breve tempo possibile, della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la sua difesa; abbia la facoltà di interrogare o far interrogare dal suo difensore le persone da cui provengono le accuse a suo carico; abbia la facoltà di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a discarico nelle stesse condizioni di quelle di accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata. La legge assicura che la custodia cautelare in carcere venga eseguita in appositi istituti.
Sopprimere i primi tre commi.
Nota: Le precisazioni che i processi devono essere "giusti" e che il giudice deve essere "terzo" vanno soppresse in quanto tautologiche ed ambigue (i processi per definizione servono a fare giustizia, ecc.), ed evidente espressione della convinzione (pregiudizio) che spesso i processi non sono giusti ed i giudici non sono imparziali e quindi di una profonda sfiducia nella magistratura. Anche gli altri principi (durata del processo, contraddittorio, oralità, ecc.) non vanno costituzionalizzati, perché in gran parte già in vigore, in parte da introdurre eventualmente con leggi ordinarie e per altra parte realizzabili solo con il potenziamento dei servizi giudiziari.
Il secondo comma contiene una massa abnorme di dettagli procedurali assolutamente fuori luogo nella Costituzione e tipici invece della legge ordinaria cui devono essere rinviati, per quanto in essa già non previsto.
Il terzo è già contenuto nelle leggi ordinarie ma spesso non applicato per problemi oggettivi (sovraffollamento delle carceri, ecc.)
All’ultimo comma notiamo positivamente che è stata recepita la proposta anche da noi avanzata di prevedere l’istituzione di appositi uffici pubblici di assistenza legale.
Titolo VII - GARANZIE COSTITUZIONALI
Art. 134. (Competenze della Corte costituzionale)
a) (…); b) (…); c) (…); d) (…); e) (…); f) (…);
g) sui ricorsi in materia di elezione dei componenti delle due Camere, nei casi stabiliti dalla Costituzione; h) (…);
La Corte costituzionale giudica: (…);
g) sulla regolarità delle elezioni, sull'eleggibilità e compatibilità dei membri delle Camere, sui ricorsi in materia di elezione dei componenti delle due Camere; h) (…);
i) sui ricorsi dei cittadini che lamentino violazioni di diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, una volta esauriti tutti i rimedi ordinari previsti e secondo condizioni, forme e termini di proponibilità stabiliti con legge costituzionale.
Nota: Occorre, come chiaramente e giustamente promesso nel Programma dell'Ulivo "modificare la norma costituzionale che attribuisce alle stesse Camere il giudizio definitivo sulla regolarità delle elezioni e sull'eleggibilità e compatibilità dei loro membri, attribuendo tale giudizio definitivo alla Corte Costituzionale" (Tesi Ulivo n° 6 Candidature trasparenti).
Pur essendo condivisibile "un accorto ampliamento delle vie di accesso alla Corte Costituzionale, a garanzia dei diritti, della legittimità costituzionale delle leggi e del rispetto delle sfere di attribuzioni costituzionali" (Tesi Ulivo n° 12 La giustizia costituzionale), occorre però, come indicato nella stessa Tesi n. 12 del Programma dell’Ulivo, che queste innovazioni vengano "accuratamente disciplinate, prevedendo adeguati sistemi di filtro e di organizzazione, per evitare che la funzionalità della Corte sia pregiudicata da un possibile forte aumento dei procedimenti".
Art. 135. (Composizione della Corte costituzionale)
La Corte costituzionale è composta da venti giudici. Cinque giudici sono nominati dal Presidente della Repubblica; cinque giudici sono nominati dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa; cinque giudici sono nominati dal Senato della Repubblica; cinque giudici sono nominati da un collegio formato dai rappresentanti dei Comuni, delle Province e delle Regioni che integrano il Senato della Repubblica in sessione speciale. (…)
La Corte costituzionale è composta di venticinque giudici. Sette giudici sono nominati dal Presidente della Repubblica; sette giudici sono nominati dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative; sette sono nominati dalla Camera delle Regioni; quattro giudici sono nominati da un collegio, da precisare con legge costituzionale, formato dai rappresentanti delle Associazioni dei cittadini più rappresentative.
Nota: Si propone, visto anche il previsto aumento di competenze della Corte, di aumentare il numero dei giudici della Corte senza però ridurre la percentuale di giudici nominati dalle magistrature, ed altresì di prevedere giudici nominati dalla società civile (associazioni, movimenti, ONLUS, ecc.) in forme da precisare con legge costituzionale. In ogni caso va eliminata la previsione di un aumento dei giudici di nomina politica, essendo stata la Corte una delle istituzioni della Repubblica che meglio ha "funzionato" in termini di difesa delle libertà e delle garanzie del cittadino e del sistema democratico e di autonomia da ogni tipo di influenza.
Movimento per l’Ulivo - Livorno
(a cura di Salvatore Nasca)

References: Art. 64

Art. 65

Art. 66

Art. 74

Art. 77

Art. 78

Art. 79

Art. 84

Art. 86
 sentenza 

Art. 87

Art. 88

Art. 89

Art. 90

Art. 93

Art. 101
e contrario

Art. 109

Art. 117

Art. 120

Art. 121

Art. 122

Art. 123

Art. 124

Art. 125

Art. 127

Art. 128

Art. 129

Art. 134

Art. 135