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Sentenza Positiva: Nullità del parametro Euribor – Tribunale di Chieti | SDL Centrostudi
Articolo pubblicato il 10 Settembre 2019
da Redazione SDL Centrostudi | Set 10, 2019 | Leggi e Sentenze, Sentenze | 0 commenti
E’ con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta sul Tribunale di Chieti dall’Avv. Luca Rotondo.
Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento esplicativo:
“Ho il piacere di allegare la sentenza n. 565 assunta in data 4919 del Tribunale di Chieti, Giudice Dott. Falco, che nell’esame di un contratto di mutuo a tasso variabile, parametrato alle variazioni dell’Euribor, ha accolto la doglianza dell’attore di nullità del parametro Euribor per il periodo dal 29/09/2005 al 30/05/2008, come accertata dalla decisione della Commissione Antitrust Europea – Direzione Generale della Concorrenza C(2013) 85121 in data 4.12.2013 nel caso AT39914.
Il Tribunale di Chieti ha quindi finalmente recepito la sentenza della Commissione europea che ha multato 4 Istituti di credito europei (Barclays, Deutsche Bank, Société Générale e Royal Bank of Scotland) per avere alterato a proprio favore il procedimento di determinazione del parametro Euribor.
La sentenza offre una dettagliata analisi del tasso Euribor e degli effetti della sua manipolazione, che determina la sua nullità nel periodo in cui è stata accertata dalla Commissione Antitrust e la sua sostituzione con il tasso legale.
Spiega il Giudice Unico Dott. Falco che l’Euribor costituisce un parametro di riferimento inteso a riflettere il costo dei prestiti interbancari in Euro ed è determinato sulla base delle quotazioni individuali di un gruppo di banche selezionate dall’European Banking Federation (EBF), a cui viene chiesto di supporre il tasso d’interesse che una banca primaria (primary bank) offrirebbe ad una seconda banca primaria per depositi interbancari a termine entro la zona Euro (in altri termini, l’Euribor indica il rendimento di un impiego non garantito in Euro a breve termine a un soggetto solvibile).
Tale meccanismo di determinazione presenta profili di vulnerabilità in quanto, dall’un lato, la quotazione dell’indice eseguita dalle banche non riflette un dato reale ed effettivo di mercato, ma consiste invece in una stima teorica effettuata dalle banche stesse; dall’altro lato, la quotazione è determinata secondo un procedimento meramente interno dell’impresa, non facilmente contestabile da un osservatore terzo, quale l’autorità di vigilanza.
Come accertato dalla Commissione Europea, con la decisione del 4.12.13 le banche incaricate di comunicare i dati richiesti – sfruttando le criticità sopra evidenziate – hanno aderito ad un piano comune, in base al quale hanno determinato le linee essenziali e i limiti delle reciproche azioni (o astensioni da azioni) nel mercato, così realizzando la fattispecie dell’accordo illecito di cui agli artt. 101 TFUE e 53 Accordo EEA, nonché la fattispecie della pratica concordata illecita.
Durante il procedimento sanzionatorio della Commissione le prove raccolte hanno dimostrato che le banche hanno tenuto sul mercato una condotta attiva causalmente connessa e conseguente ad una comune concertazione, finalizzata all’alterazione dei tassi.
In concreto, la Commissione ha accertato che, attraverso chat online, telefono ed e-mail, alcuni funzionari delle banche: scambiavano preferenze per una determinata quotazione oppure informazioni dettagliate sulle quotazioni future; utilizzavano i predetti dati per allineare le proprie quotazioni nonché le loro posizioni sul mercato; scambiavano informazioni dettagliate e sensibili sul commercio e sulla strategia dei prezzi relativi ai derivati Euro; comunicavano alle altre banche la quotazione appena presentata all’EBF, quando la stessa doveva rimanere segreta.
Le condotte illecite sono state attuate per consentire alle banche facenti parte dell’intesa di trarre profitti indebiti dall’alterazione delle diverse operazioni indicizzate secondo il parametro Euribor, in particolare distorcendo a proprio favore il prezzo dei derivati in Euro; inoltre, attraverso la comunicazione di tassi tendenti al ribasso, le banche hanno ingenerato la convinzione di disponibilità finanziarie superiori a quelle effettive, così realizzando l’intento di rappresentare una situazione patrimoniale e di liquidità distorta, in senso migliore, rispetto a quella reale.
La Commissione, al punto 57 della Decisione, afferma un principio, del resto ricordato e ribadito anche dalla giurisprudenza di Cassazione (Cass. civ., sez. III, 30/08/2011, n. 17798, Cass. civ., sez. III, 11/07/2014, n. 15902; Cass. civ., sez. III, 13/02/2009, n. 3525; Cass. civ., sez. III, 06/02/2004, n. 2301), in cui stabilisce che: “I tassi di riferimento sono una componente importante del prezzo degli strumenti finanziari derivati dal tasso di interesse con il quale sono acquistate e venduti dalle banche. La condotta descritta nella Sezione 4 è nel suo complesso designata a ridurre anticipatamente il fattore d’incertezza che sarebbe altrimenti stato presente nel mercato circa il comportamento futuro degli altri competitor”.
La Decisione stabilisce che i vari mezzi collusivi e meccanismi adottati erano tutti fondamentalmente pensati per pregiudicare la componente del prezzo di prodotti nel settore EIRD a loro vantaggio. Questo comportamento, per sua stessa natura, ha l’obiettivo di limitare la concorrenza ai sensi dell’art. 101 del Trattato e l’art. 53 dell’Accordo EEA.
L’art. 101 del Trattato, come le altre regole sulla concorrenza del Trattato, è pensato per proteggere non solo gli interessi immediati di altri competitori individuali o dei consumatori, ma anche per proteggere la struttura di libero mercato e dunque la concorrenza in quanto tale. La durata dell’illecito è stato accertato dalla Commissione dal 29/09/2005 al 30/05/2008, dovendosi di conseguenza ritenere la legittimità del tasso Euribor negli altri periodi non oggetto degli accertamenti della Commissione Europea.
La decisione della decisione della Commissione europea ha diretta rilevanza nella disciplina dei contratti di finanziamento bancario e dei prodotti finanziari (quali derivati, obbligazioni bancarie, titoli di Stato, obbligazioni corporate) che prevedano un meccanismo di indicizzazione degli interessi, a scadenze periodiche predeterminate, secondo l’andamento del parametro Euribor: sorge infatti la questione, sollevata dagli attori nel presente giudizio, della possibile invalidità ditale tasso convenzionale per il periodo in cui si è verificato l’illecito antitrust.
Il Giudice inoltre richiama il principio della prevalenza del diritto comunitario su quello interno il che vale, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, anche nei rapporti tra norme dell’Unione europea e norme degli Stati membri. Nella dichiarazione n. 17 allegata all’atto finale della Conferenza di Lisbona firmato il 13.12.2007 si “ricorda che, per giurisprudenza costante della Corte di giustizia dell’Unione europea, i Trattati e il diritto adottato dall’Unione sulla base dei Trattati prevalgono sul diritto degli Stati membri alle condizioni stabilite dalla summenzionata giurisprudenza”.
Il Tribunale inoltre specifica che, a prescindere dal fatto che la specifica controparte contrattuale abbia o meno preso parte all’accordo distorsivo, la manipolazione del tasso influenza in ogni caso il tasso convenzionale applicato nel corso del rapporto, rendendolo nullo, per il periodo in cui la indebita alterazione di esso (avvenuta in forza della relativa clausola contrattuale, come eterointegrata in modo illecito) ha avuto applicazione.
Tale nullità discende sia dalla indeterminatezza ed indeterminabilità oggettiva dell’oggetto della clausola relativa al tasso Euribor nel periodo di intervenuta alterazione dei criteri di calcolo del medesimo), ex artt. 1346 e 1418, comma 2°, cod. civ., sia per intervenuta violazione – nella applicazione del tasso di interesse così alterato – delle norme imperative impositive del divieto degli accordi e delle intese di cui agli artt. 2 l. n. 287/1990, 101 TFUE e 53 EEA: sicché l’utente può agire per la dichiarazione di nullità della clausola contrattuale e per la ripetizione delle somme, e può farlo anche laddove la controparte contrattuale non abbia preso parte alla manipolazione del parametro Euribor, restando esclusa, in tal caso, l’azione per il risarcimento del danno anticoncorrenziale, che può essere proposta esclusivamente contro gli autori della violazione antitrust.
Del resto, la giurisprudenza di legittimità è consolidata nella affermazione per cui, “in tema di contratti di mutuo, perché una convenzione relativa agli interessi sia validamente stipulata ai sensi dell’art. 1284 c.c., comma 3, che è norma imperativa, la stessa deve avere un contenuto assolutamente univoco e contenere la puntuale specificazione del tasso di interesse; ove il tasso convenuto sia variabile, è idoneo ai fini della sua precisa individuazione il riferimento a parametri fissati su scala nazionale alla stregua di accordi interbancari, mentre non sono sufficienti generici riferimenti, dai quali non emerga con sufficiente chiarezza quale previsione le parti abbiano inteso richiamare con la loro pattuizione” (Cass. civ., sez. VI-1, sent., 30/10/2015, n. 22179; Cass. nn. 12276/2010, 14684/2003, 2317/2007).
Dalla considerazione della nullità della clausola relativa al tasso Euribor – come calcolato ed applicato, nell’ambito del rapporto di mutuo stipulato nel 2004, nel periodo 29/09/2005 al 30/05/2008 – nonché del fatto che la convenuta non ha mai contestato la mancanza di incidenza della alterazione dell’Euribor nel predetto rapporto, discende la necessità di rimessione della causa in istruttoria per un supplemento di CTU, al fine di rideterminare i rapporti di dare ed avere relativi al predetto rapporto, sostituendo al tasso Euribor con il tasso legale tempo per tempo vigente, ai sensi degli artt. 1346/1284 III comma c.c., non già con il tasso sostitutivo di cui all’art. 117 comma VII TUB, applicabile soltanto nelle diverse ipotesi di “inosservanza del comma 4” (“I contratti indicano il tasso d’interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora”), e di “nullità indicate nel comma 6” (“Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni piu’ sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati”).
Sentenza 565 del 4-9-19 Trib CH

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