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Berlusconi condannato in primo grado a 4 anni per frode fiscale nel processo Mediaset
By Antonio DeLisa on 26 ottobre 2012 • ( 0 )
La prima sezione penale del tribunale di Milano a chiusura del processo sulle irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset ha condannato Silvio Berlusconi a una pena di 4 anni per una frode fiscale di 7,3 milioni di euro in relazione alla compravendita fittizia dei diritti televisivi Mediaset: due mesi in più di quanti ne aveva chiesti l’accusa, rappresentata in aula dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro. I giudici hanno però condonato tre anni dei quattro inflitti sulla scorta dalla legge sull’indulto, la Legge 241 del 2006. Interamente condonata, sempre per questa ragione, la condanna inflitta al produttore cinematografico Frank Agrama. Quantificati, infine, i danni all’Agenzia delle Entrate: 10 milioni di euro. Berlusconi dovrà pagare, insieme agli altri tre imputati come lui condannati (il produttore egizio americani Frank Agrama, 3 anni; il fiduciario Daniele Lorenzano, 3 anni ; la manager Gabriella Galetto, 2 anni e 2 mesi) 10 milioni di euro di provvisionale alla Agenzia delle Entrate, considerata parte lesa (Mediaset aveva rinunciato alla Costituzione). Tra le pene accessorie inflitta condanna a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e tre anni di interdizione dalla gestione di imprese.
La sentenza segue solo di un giorno la rinuncia alla candidatura da parte dell’ex premier.
Il meccanismo di compravendita dei diritti tv Mediaset fu un sistema «fraudolento», che non aveva «una logica commerciale» e attraverso il quale «i prezzi hanno subito dei rincari non giustificati», affermano i giudici della Prima sezione Penale di Milano nelle motivazioni del processo. I giudici nelle motivazioni quantificano questa «evasione notevolissima» in 17,5 miliardi di lire nel 2000, in 6,6 milioni di euro nel 2001, in circa 4 milioni nel 2002, e in circa 2 milioni nel 2003. I giudici richiamano anche una testimonianza, nella quale si parla di un sistema «per evidenti fini di evasione fiscale». Sistema che, secondo i giudici, anche altri testi hanno confermato.
Il «sistema» dei diritti tv aveva un «duplice fine»: una «imponente evasione fiscale» e la «fuoriuscita» di denaro «a favore di Silvio Berlusconi», affermano i giudici. Berlusconi, aggiungono, «rimane al vertice della gestione dei diritti» e del meccanismo fraudolento anche «dopo la discesa in campo», perché «non c’era un altro soggetto» a gestire il sistema di frode. Il processo Mediaset ha fornito la «piena prova» di un sistema «per una enorme evasione fiscale realizzata da Berlusconi». Questo sistema, hanno chiarito i giudici, «ha richiesto l’intervento di fiduciari stranieri», dell’apertura di «numerosi conti» e ha anche richiesto la «movimentazione» di somme di denaro. I giudici spiegano che Frank Agrama, produttore statunitense anche lui condannato, aveva lo stesso ruolo «delle tante società occulte del gruppo Berlusconi». E il sistema dei diritti tv, aggiungono, era supportato da una «organizzazione capillare per la lievitazione dei costi».
L’iter del processo
È stato un processo lungo quasi sei anni. Le indagini sono cominciate nel 2002, per fatti risalenti agli anni ’90. Oltre a Berlusconi, è stato condannato il produttore statunitense Frank Agrama (3 anni, pena condonata per indulto). Prosciolto Fedele Confalonieri, presidente Mediaset. Condannati anche Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto, ex manager, a loro volta beneficeranno dell’indulto. Assolti invece Marco Colombo e Giorgio Dal Negro. Per quanto riguarda le prescrizioni, riguardano gli imputati per riciclaggio, che è stato derubricato, e sono Paolo Del Bue, Erminio Giraudi, Carlo Scribani Rossi e Manuela De Socio. Si chiude così il primo grado di giudizio. Nel corso del processo gemello quello sul caso Mediatrade, l’ex premier e Confalonieri sono usciti con un proscioglimento in udienza preliminare. Il pm Fabio De Pasquale aveva chiesto 3 anni e 8 mesi di reclusione. I giudici hanno invece optato per un diverso calcolo delle aggravanti. Il processo, iniziato nel 2006, aveva per oggetto la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici con società Usa per 470 milioni di euro. Acquisti perfezionati da Fininvest, società di proprietà della famiglia dell’ex-premier. Per la procura, le major americane avrebbero venduto i diritti a due società off-shore, le quali a loro volta li avrebbero poi rivenduti con una forte maggiorazione al Biscione. In questo modo aggiravano il fisco italiano e creavano fondi neri a disposizione di Berlusconi. Tutti gli imputati hanno sempre negato ogni addebito.
Il processo di primo grado sui diritti Mediaset è durato ben sei anni. L’udienza preliminare è terminata, dopo continui rinvii, nel 2006. Poi richieste di ricusazione avanzate dai legali e l’istanza di astensione presentata dal giudice hanno ulteriormente rallentato il dibattimento. E ancora slittamenti dovuti al Lodo Alfano e al conseguente ricorso alla Consulta, richiesta di trasferimento del procedimento a Brescia, legittimi impedimenti di Silvio Berlusconi, cambi di capi d’imputazione. Un percorso a ostacoli.
La posizione dei legali
Gli avvocati dell’ex premier Piero Longo e l’avvocato Niccolò Ghedini parlano di «una sentenza assolutamente incredibile che va contro le risultanze processuali». Per i legali, «non si è tenuto conto delle decisioni della Corte di Cassazione e del Giudice di Roma, che per gli stessi fatti hanno ampiamente assolto il Presidente Berlusconi. Straordinaria è poi la circostanza che non si sia attesa la decisione della Corte Costituzionale in ordine al conflitto sollevato, il che potrà comportare l’annullamento del processo»
Sul procedimento, infatti, è ancora pendente la decisione della Corte Costituzionale su un conflitto di attribuzioni con la Camera: la presidenza di Montecitorio si era rivolta alla Consulta dopo che il tribunale di Milano, nel marzo 2010, aveva rifiutato il rinvio di una delle udienze nonostante che Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio, fosse impegnato in attività di governo. E’ rarissimo che un Tribunale emetta sentenza mentre la Consulta deve ancora decidere su un passaggio del procedimento che è stato celebrato. Non ci sono obblighi, ma la procedura diventata prassi consolidata vuole che i giudici, in attesa di una decisione che riguarda il ‘loro’ processo da parte della Corte Costituzionale, proseguano i lavori fino a sentenza, ma a quella si fermino. Ma così non ha fatto il collegio della prima sezione penale del Tribunale milanese. La questione è di sostanza: se la Consulta dovesse decidere che quel giorno del marzo 2010 il Tribunale doveva accogliere la richiesta di rinvio avanzata dai legali dell’ex premier tutto quanto fatto dopo quella data, sentenza compresa, dovrà essere rifatto. In altre parole, verrà tirata una riga su due anni di lavoro compreso il giudizio finale. Ma, evidentemente, questo è un rischio che i giudici si sono sentiti di prendere.
La dichiarazione di Berlusconi
Dura reazione del’ex premier che, intervenendo a Studio Aperto ha, tra l’altro, dichiarato:
“E’ una condanna politica, incredibile e intollerabile. E’ senza dubbio una sentenza politica come sono politici i tanti processi inventati a mio riguardo. Ero certo di essere assolto da una accusa totalmente fuori dalla realtà. La sentenza di oggi è la conferma di un vero e proprio accanimento giudiziario e dell’uso della giustizia a fini di lotta politica.”
“Non c’è nessuna connessione assolutamente con la rinuncia alla corsa alla premiership nel 2013. Io e i miei avvocati ritenevamo impossibile una condanna qualsiasi in questo processo e infatti le motivazioni della condanna sono assolutamente fuori dalla realtà. Non si può andare avanti così: dobbiamo fare qualcosa. Quando non si può contare sull’imparzialità dei giudici, questo paese diventa incivile, barbaro, invivibile e cessa anche di essere una democrazia. E’ triste, ma la situazione del nostro paese oggi è così.”
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