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Timestamp: 2017-02-22 06:15:47+00:00

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Se l’alunno viene spinto in cortile la scuola risarcisce?
Lo sai che? Pubblicato il 19 giugno 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Se l’alunno viene spinto in cortile la scuola risarcisce? L’AUTORE: Redazione
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Il ragazzo cade durante l’intervallo e si fa male: l’insegnante, la scuola e il Ministero rispondono del danno solo se potevano impedire l’evento, ossia “farci qualcosa”.
Chi paga i danni se l’alunno, durante l’intervallo, sul più bello viene spinto da un compagno (volontariamente o involontariamente che sia) cade a terra e si fa male? La scuola (e, con essa, il Ministero dell’Istruzione) o nessuno? La soluzione è abbastanza semplice e viene spiegata ancora una volta dai giudici, in linea con la Cassazione [1]. Secondo infatti una recente sentenza del Tribunale di Trento [2], gli insegnanti devono predisporre tutte le misure necessarie per evitare il rischio di incidenti o infortuni di vario tipo durante le lezioni o l’intervallo. Laddove questi non possano materialmente intervenire, perché il fatto si è sviluppato in modo imprevedibile e inevitabile, nessuna responsabilità può essere loro addebitata. Il che, detto in termini comuni, significa che quando il maestro “poteva farci qualcosa” per impedire il danno, allora il Ministero risarcisce; diversamente, all’alunno caduto a terra non spetta alcun indennizzo.
Secondo quanto sino ad oggi spiegato dalla giurisprudenza, gli insegnanti sono tenuti a mantenere un livello elevato di attenzione: devono essere vigili affinché nessuno dei ragazzi affidati alla loro custodia si faccia male. Ciò impone la loro presenza fisica o quella di un delegato (il bidello, ad esempio).
Questo controllo, però, non può spingersi oltre le umane possibilità: non si può chiedere a un insegnante di essere presente, nello stesso tempo, in tutti gli angoli del cortile e, magari, con la sfera di cristallo, prevedere che, di lì a poco, con un’azione fulminea della durata di pochi attimi, uno degli alunni spingerà un altro. Così, qualora ciò si verifichi concretamente, al docente – e quindi alla scuola e al ministero – non potrà essere addebitata alcuna responsabilità.
Diverso sarebbe il caso in cui l’infortunio si verifichi a seguito di un litigio che, per la sua durata, dia il tempo all’insegnante di intervenire per tempo. Sicché, in quel frangente, la sua assenza o disattenzione potrebbe costargli caro. Così come diverso è sicuramente il caso di uno spigolo pericoloso non messo in sicurezza o di una mattonella divelta ove è facile inciampare: sono tutte ipotesi, queste, che consentono di attivarsi con largo anticipo prima che il danno si verifichi.
Il codice civile stabilisce che la scuola è responsabile dei danni occorsi agli alunni, affidati alla supervisione dei maestri, per tutto l’arco di tempo in cui questi si trovano all’interno dell’istituto (sin anche dentro i cortili). Quindi, dall’inizio alla fine delle lezioni, il corpo docente e i bidelli sono chiamati alla massima allerta. Essi sono responsabili anche per quegli eventi per i quali non hanno alcuna colpa: ad esempio, un alunno particolarmente violento tira un pugno a un compagno. Si parla, a riguardo, di “responsabilità oggettiva”.
La responsabilità oggettiva della scuola cessa solo qualora il fatto sia stato imprevedibile e inevitabile (si parla, a riguardo, di “caso fortuito”) [3]. Il che significa che l’evento deve essere stato talmente rapido nel suo sviluppo (una spinta) e talmente imprevedibile (la spinta data non per un diverbio scoppiato di lì a poco, ma per una reazione istintiva) da non poter essere evitato neanche con la massima diligenza.
Tutto questo si traduce, sul piano processuale (in caso, cioè, di causa contro la scuola e il ministero) con una particolare ripartizione dell’onere della prova, così spiegata dalla sentenza in commento. Innanzitutto, la legge pone una presunzione di responsabilità a carico degli insegnanti: questi, cioè, si presumono sempre in colpa, salvo che dimostrino il caso fortuito [4]. In termini pratici:
l’insegnante deve dimostrare di aver adempiuto “in modo diligente all’obbligo di protezione e garanzia contrattualmente assunto e dimostrare di non aver potuto impedire il fatto”. Il che significa: 1) provare di essere stato presente sul luogo o di aver delegato un’altra persona del corpo scolastico; 2) e che il fatto è stato imprevedibile e inevitabile;
nel caso in cui il danno sia derivato da un fatto illecito di un altro alunno (ad esempio un pugno, una spinta, ecc.), il docente si salva dalla responsabilità non solo dimostrando di non essere stato in grado di effettuare un intervento correttivo o repressivo, dopo l’inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma deve anche provare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare eventuali situazioni di pericolo.
Non scatta quindi la responsabilità della scuola per l’infortunio capitato all’alunno, improvvisamente spinto a terra da un compagno di classe durante la ricreazione nel cortile della scuola, se l’amministrazione dimostra di aver adottato misure di controllo idonee. Se l’incidente è avvenuto a causa di un’azione repentina ed improvvisa di un alunno il quale ha spinto il compagno, provocandone la caduta a terra, sicuramente siamo in presenza di un comportamento che, data la sua velocità, non può essere previsto e impedito dall’insegnante. Specie se non sussisteva, al momento, alcuna avvisaglia in merito alla prevedibilità di una condotta simile (come nel caso in cui non vi sia stato alcun particolare attrito con gli altri compagni, che invece – ove esistente – imporrebbe una particolare attenzione nel tenere distanti e separati eventuali contendenti).
[1] Cass. sent. n. 3081/2015.
[2] Trib. Trento sent. n. 299/16 del 24.03.2016.
[3] Art. 2048 cod. civ.
[4] Cass. sent. n. 2657/2003.
Sentenza Per leggere la sentenza per esteso clicca qui.
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