Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-v-penale-sentenza-23-giugno-2017-n-31434/
Timestamp: 2020-05-26 04:15:28+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 23 giugno 2017, n. 31434 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2017 Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 23 giugno 2017, n. 31434
Integra il reato di diffamazione la condotta dell’imputato consistita nell’attribuire alla vedova di un suo familiare, comunicando con sue parenti, la volontà di essersi sposata per acquisire la condizione di moglie e poi di vedova, e, quindi, per interesse; tale frase assume un valore intrinsecamente offensivo della reputazione della donna, intesa come il senso della propria dignità personale nella opinione degli altri ed in sostanza nella considerazione sociale
SENTENZA 23 giugno 2017, n. 31434
Il primo motivo è inammissibile per la sua genericità, in quanto è identico nel contenuto al motivo proposto in sede di Appello, al quale la il Giudice territoriale ha dato congrua risposta, annotando che le persone chiamate a testimoniare dal PM erano già state ammesse dal Giudice di pace prima che lo stesso Ufficio di Accusa si riservasse di chiederne l’esame ex art 507 cpp. La sentenza appare, altresì, corretta in diritto, avendo fatto riferimento ad un orientamento giurisprudenziale formatosi e consolidatosi a seguito delle sentenza SU 41281/2006, Greco, secondo la quale il Giudice può esercitare il potere di disporre d’ufficio l’assunzione di nuovi mezzi di prova anche per quelle prove che le parti avrebbero potuto richiedere e non hanno richiesto. In senso conforme Cass 21.2.2014, Tardiota ed in senso ancora più ampio Sez. 2, Sentenza n. 31882 del 30/06/2016 Ud. (dep. 22/07/2016) Rv. 267505, secondo la quale l’ammissione di una prova testimoniale non tempestivamente indicata dalla parte nell’apposita lista testimoniale non comporta alcuna nullità, né la prova in questione, dopo essere stata assunta, può essere considerata inutilizzabile, considerato che rientra nei poteri del giudice acquisire prove anche d’ufficio, come previsto dall’art. 507 cod.proc.pen..
Il risarcimento del danno non patrimoniale è stato congruamente, se pur sinteticamente giustificato dal Tribunale, dovendosi ricordare in proposito che questa Corte ha più volte sottolineato che la sua quantificazione è affidata a criteri discrezionale – ed equitativi ed ha ritenuto incensurabile in sede di legittimità la relativa pronunzia sotto il profilo del vizio di motivazione – come dedotto nella fattispecie – a meno che essa non sia assente o si discosti macroscopicamente da dati di comune esperienza e logica Sez. 5, Sentenza n. 35104 del 22/06/2013 Ud. (dep. 14/08/2013) Rv. 257123, e tale ipotesi non ricorre nel caso in esame.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché alla refusione delle spese di parte civile,che liquida in complessivi Euro 2000, oltre accessori di legge. Dispone l’oscuramento a norma dell’art 52 dlgs 196/03.
Corte di Cassazione, sezione seconda penale, sentenza 10 novembre 2017, n....

References: sentenza 
 sentenza 

SENTENZA 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza