Source: http://docplayer.it/1980738-Enti-pubblici-economici-enti-strumentali-di-istituzioni-territoriali-societa-partecipate-dalle-pubbliche-amministrazioni-obbligatorio-il-mogc-231.html
Timestamp: 2017-01-20 18:00:17+00:00

Document:
⭐ENTI PUBBLICI ECONOMICI, ENTI STRUMENTALI DI ISTITUZIONI TERRITORIALI, SOCIETÀ PARTECIPATE DALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI: OBBLIGATORIO IL MOGC 231
Download "ENTI PUBBLICI ECONOMICI, ENTI STRUMENTALI DI ISTITUZIONI TERRITORIALI, SOCIETÀ PARTECIPATE DALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI: OBBLIGATORIO IL MOGC 231"
1 ENTI PUBBLICI ECONOMICI, ENTI STRUMENTALI DI ISTITUZIONI TERRITORIALI, SOCIETÀ PARTECIPATE DALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI: OBBLIGATORIO IL MOGC 231 Giuseppe Tondi, Dottore commercialista e pubblicista Il recente varo della l. 190/2012, cosiddetta legge anticorruzione, ha reso del tutto obbligatorio, per gli Enti pubblicistici con finalità economiche e le società partecipate dalle Pubbliche Amministrazioni, l introduzione del MOGC 231 all interno dei propri sistemi gestionali, affinchè possa realizzarsi, tra le altre ragioni, un necessario allineamento alle specifiche contenute nella suddetta legge, che altrimenti risulterebbero a valle disattese per la totale assenza di controlli specifici protesi ad eliminare i potenziali rischi di corruzione rintracciabili nelle attività poste in essere dagli organismi di rappresentanza e dal personale tutto degli stessi Enti attraverso cui le Pubbliche Amministrazioni agiscono in forma/organizzazione imprenditoriale e veste commerciale. Il presente lavoro mette in luce alcuni spunti di riflessione sugli esiti di una lettura congiunta della normativa anticorruzione con la normativa sulla responsabilità da reato degli enti, e sulle motivazioni che conducono a ritenere non disponibile, ad opera degli organi di governance dei summenzionati Enti, la decisione circa l adeguamento dei loro sistemi di controllo interno alle disposizioni di cui al d.lgs. 231/2001, decisione che pertanto assume i contorni e la rilevanza di un vero e proprio atto imperativo, di novellata matrice giuridica, inerente i doveri del loro ufficio. 1. Premessa Le decisioni assunte nelle imprese dal management, di corporate or business, sul piano strategico, programmatico, tecnologico, finanziario ed organizzativo incorporano quasi sempre un non trascurabile carico di «stocasticità». Tali determinazioni aziendali, per chi ha la responsabilità della gestione, sono ingaggiate in larga parte sulla base di previsioni aventi ad oggetto il futuro andamento dei mercati di approvvigionamento, per tutte le risorse acquisite, e sbocco, per tutti i prodotti e servizi commercializzati, in tutti i loro risvolti di carattere umano, sociale, etico, politico e legislativo, in ambiente domestico, comunitario ed internazionale. Non sempre è lecito dare per scontato che le previsioni siano corrette, tanto che, nonostante l impiego di sofisticati strumenti matematici e statistici attraverso cui i dati/ eventi vengono passati al vaglio e laddove siano state opportunamente individuate le variabili direzionali su cui gli eventi pianificati e programmati mostrino nel tempo tendenza a sovrapporsi alle previsioni, nessuno è in grado di poter affermare, con sufficiente certezza, che nell orizzonte temporale di valenza delle proiezioni2 106 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti quantitative rilasciate da quelle previsioni, le entità enumerabili, classificabili e valutabili si presentino similmente della stessa forma e consistenza di quelle poste a obiettivo di breve, medio e lungo periodo delle attività manageriali ed operative aziendali. In sostanza, prevedere l evoluzione di un evento pianificato e programmato, in ambito aziendale, vuol dire immaginare le modalità, i tempi e le dimensioni di come quell evento andrà in futuro a rappresentarsi, assegnando alle coordinate vettoriali indicate un valore limite pari a «0», per negarne l osservabilità rispetto a quanto ipotizzato, ed un valore limite opposto pari ad «1» nel caso di positiva e precisa concordanza. Tra il valore limite on the bottom = wrong/untrue e il valore limite on the top = true/truthful, ovviamente quasi mai realmente percepibili, si distendono infiniti valori che rappresentano le innumerevoli probabilità di accadimento legate all evento oggetto di analisi. Naturalmente, parlare di probabilità significa accertare o quanto meno avere meditata coscienza del carico di stocasticità che l evento trascina con sè. Alcuni eventi, se non altro per le proprie caratteristiche intrinseche, mostrano un attendibile grado di stabilità nella loro catarsi, per cui azzardare previsioni stocasticamente graduate ed asintoticamente tendenti all unità può apparire del tutto normale. Il costo del lavoro, ad esempio, è rinvenibile consultando i CCNL di categoria, che generalmente si rinnovano con cadenza triennale. In virtù del protocollo di stabilità stilato nel 1992 tra i sindacati dei lavoratori (CGIL, CISL, UIL), il governo Amato e Confindustria, il suo adeguamento contrattuale finisce grossomodo per rispecchiare il tasso programmato di inflazione stabilito annualmente con provvedimento del MEF. Tale elemento, pertanto, nei budget aziendali e nei documenti di pianificazione, viene articolato in base alle mutate esigenze di carattere strategico ed organizzativo, ma non rilascia, in termini numerici e quantitativi, grosse preoccupazioni intorno alla sua dinamica evolutiva. Altri eventi, di contro, segnalano una naturale e/o anomala variabilità temporale, che può assumere forme fisiologiche, ed in tal caso l aggiustamento/aggiornamento delle previsioni rientra nella ordinaria attività di feedback gestionale, (misura e ragione degli scostamenti, loro contenimento/eliminazione), oppure sembianze inattese, tali da ordire una più realistica reimpostazione della gestione oppure, in non rari casi, un generale e più consono riorientamento strategico del business. Certamente alcune fattispecie di eventi inattesi, pur se teoricamente conosciuti in fase di pianificazione/programmazione e pur se dotati di un elevato carico di stocasticità, possono determinare stazioni alternative di ancoraggio e vie d uscita non sempre facili e confortevoli per il sistema socio-economico che le dovrà sopportare (tagli selettivi di attività, riduzioni di personale, chiusure di filiali e stabilimenti, turnaround/ristrutturazioni), ma è pur altrettanto vero che a tali eventi il management assegna generalmente un basso profilo di probabilità di accadimento, proprio perché spesso accompagnati/generati da palingenesi macroeconomiche che non appartengono alla sfera dell influenzabile/determinabile da parte del management stesso. Parliamo di improvvise perdite di quote di mercato estero dovute a leggi introdotte dai paesi importatori che impongono nuove specifiche di qualità ai prodotti importati, non realizzabili in tempi brevi dall impresa, rivoluzioni tecnologiche che impongono3 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 107 un repentino adattamento delle strutture produttive ed organizzative dell impresa non concertabili in via immediata, subitanee riconfigurazioni dei mercati condotte da concorrenti aggressivi e portatori di idee altamente innovative sottovalutate in fase di monitoraggio dell ambiente esterno, nuove normative, anche di carattere internazionale, che impongono adeguamenti tecnologici per tutelare salute e ambiente, a cui l impresa non riesce a conformarsi nei tempi previsti per carenza di risorse finanziarie ed organizzative. Altre varietà di eventi inattesi, invece, prevedibili, valutabili, non sempre misurabili, efficacemente contenibili, sebbene non del tutto eliminabili, appartengono al novero delle attività umane intraprese dall organismo personale all interno dell organizzazione, alla dicotomia tra ciò che è lecito fare e ciò che non è assolutamente consentito comporre in modo consapevole e doloso oppure anche soltanto in maniera inconsapevole e colposa. Ci riferiamo a tutti i casi in cui le attività dei membri dell organizzazione sfociano in violazione di leggi, da qualunque fonte normativa provengano, nazionali e non, regolamenti, codici etici, procedure interne, mansionari e regole di condotta asseverati nel business. Le infrazioni potenzialmente imputabili alle attività umane svolte nell organizzazione, hanno connotati diversi e conseguenze diverse sul patrimonio tangibile ed intangibile dell impresa. Risulta, pertanto, del tutto funzionale ad una corretta e legittima gestione degli affari, avere una esatta percezione del potenziale di non conformità aggregato alle attività umane poste in essere lungo tutta la sequenza dei processi funzionali ed operativi in cui si realizza la mission dell impresa. 2. La gestione del rischio In tempi moderni l organizzazione che apprende, trasmette innanzitutto informazione a tutti i suoi membri e corregge simultaneamente il proprio assetto, con l obiettivo di riflettere le arricchite conoscenze e le nuove idee in più avanzate routine comportamentali, capaci di affrontare proattivamente il cambiamento e trarre da esso unicamente vantaggi in termini di accresciuta competitività e capitalizzazione di risorse fiduciarie, sfruttando tutte le opportunità e contestualmente rimuovendo tutte le minacce. Nel pensiero di Peter Senge, i sistemi socio-economici orientati all apprendimento partoriscono «(...) organizations where people continually expand their capacity to create the results they truly desire, where new and expansive patterns of thinking are nurtured, where collective aspiration is set free, and where people are continually learning to see the whole together. The basic rationale for such organizations is that in situations of rapid change only those that are flexible, adaptive and productive will excel. For this to happen, it is argued, organizations need to discover how to tap people s commitment and capacity to learn at all levels (...) 1» 1 Senge, The Fifth Discipline, Measuring Business Excellence, Vol. 1, 1997.4 108 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti Strumentale alla trasformazione dell apprendimento individuale in apprendimento collettivo è la comunicazione organizzativa, che possiamo definire come l insieme delle modalità procedurali e dei processi relazionali, formalizzati e non formalizzati, attraverso cui viaggiano le notizie e i dati quantitativi afferenti gli accadimenti aziendali, sia interni che provenienti dai sistemi di confine, in senso onnidirezionale e multivettoriale, ed in assenza di qualsivoglia ostacolo burocratico alla loro libera circolazione e fruizione 2. Progettare e realizzare un organizzazione che deve essere duttile e reattiva a qualunque fisionomia di cambiamento, al punto da fagocitare ogni possibile minaccia alla sua sopravvivenza, deglutendola e assimilandone le matrici per forgiarne anticorpi resistenti, e parallelamente edificare risposte coerenti con i propri obiettivi di medio-lungo periodo, significa fondamentalmente due cose: avere a disposizione sistemi informativi e sistemi di controllo interno altamente integrati, vieppiù ingegnerizzando la comunicazione organizzativa, e portandola a rango di tassonomia imprescindibile della filosofia aziendale e della sua vision; istituire presidi organizzativi deputati alla percezione del carico di stocasticità degli eventi aziendali, prevedibili e non prevedibili, desiderabili ed indesiderabili, commensurabili e non commensurabili, in guisa da poter disegnare una chiara geografia di tutti i potenziali rischi a cui l impresa va incontro e determinare il possibile impatto delle conseguenze dannose prodotte dalla loro intrinseca e connaturale pericolosità. In termini ancor più palesi, quello che l impresa ha imparato ad apprendere, tra le tante vicende che hanno attraversato nel tempo la sua storia e la sua dinamica evolutiva, è che dove c è stocasticità nella pianificazione/programmazione degli eventi, c è sempre rischio di commettere errori di valutazione, e dove c è tale rischio, c è sempre annidato un possibile danno, quest ultimo non sempre assorbibile o superabile, allorquando rende apprezzabile il suo manifestarsi. La gestione del rischio, pertanto, è diventata una scienza, ricca di immensi contributi scientifici e dottrinali, che negli ultimi anni hanno arricchito non poco il panorama degli strumenti di gestione e controllo a disposizione delle imprese conviventi in ambienti altamente perturbati. Non è questa la sede per procedere ad una disamina, anche sommaria, di tale copiosa letteratura, né l occasione per fornire una meditata analisi del concetto di rischio e le sue plurime classificazioni (rischi puri o di pericolo, rischi di controllo o di incertezza, rischi speculativi o di opportunità). Quello che invece preme sottolineare è l accezione del termine rischio, per gli scopi precipui del presente frame work. Il termine rischio, nel senso finora illustrato ed in prima generale approssimazione, sintetizzando altresì le enunciazioni contenute negli standard ISO 9000 Guide 73, nel paper rilasciato dall Institute of Risk Management, nella raccolta Orange Book, a cura dell HM Majesty s Treasury (dipartimento governativo del Regno Unito per l attuazione delle politiche economiche e finanziarie) e nello script fornito dall Institute of Internal Auditors: 2 Per approfondimenti, si veda: Maimone, La comunicazione organizzativa. Comunicazione, relazioni e comportamenti organizzativi nelle imprese, nella PA e nel no profit, Milano, 2012; Invernizzi, La comunicazione organizzativa: teorie, modelli e metodi, Milano, 2000.5 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 109 «(...) può essere collegato alle conseguenze negative che possono impattare sull output di un dato sistema probabilistico; esse peggiorano il valore atteso dell output considerato oppure ne incrementano la varianza, generando potenziali risultati non desiderati. Da un punto di vista semantico, il termine rischio indica un potenziale evento avverso, che può produrre conseguenze negative. In alcuni casi tuttavia, si tende ad attribuire alla parola rischio il valore di sinonimo di varianza, associando ad esso sia conseguenze negative che positive, in ogni caso incerte. Si tende quindi a considerare il rischio, in alcuni campi come sinonimo di incertezza (...) 3». Focalizzando più da vicino il concetto illustrato e traslandolo all interno dei sistemi socio-economici cibernetici di stampo privatistico, cioè le aziende di produzione, ci accorgiamo che esso è preso in considerazione dal management unicamente per le conseguenze negative che possono generarsi dall incertezza del verificarsi di eventi potenzialmente dannosi, capaci di provocare un depauperamento dei beni tangibili investiti nell impresa e degli assets intangibili faticosamente accumulati nel corso degli anni, dislocati stabilmente nel DNA del sistema, questi ultimi quasi sempre fonti di un vantaggio competitivo sostenibile rispetto ai concorrenti, like the fiduciary atouts and reputational resources. Le learning organization, quindi le imprese orientate al valore, hanno ben compreso che la performance aziendale desiderata e programmata, promessa ai venture capital in sede di raccolta del patrimonio finanziario endogeno, non può essere compiutamente realizzata senza un accurato monitoraggio di tutti i rischi di pericolo ed incertezza che gravitano intorno ad ogni binomio decisione/azione attraverso cui si estrinsecano, sviluppano e realizzano le attività umane nel perimetro dell organizzazione e lungo i sui sistemi di confine. Diversi sono gli approcci al monitoraggio dei rischi ed anche qui esiste una copiosa letteratura di riferimento 4. Per compendiarli nell ambito di quanto andiamo a discutere, distinguiamo tre principali directories 5 : 1) compliance legislativa, ovvero controllo della conformità comportamentale al dettato delle disposizioni di legge; 2) corporate control system, ossia controllo della bontà ed efficacia delle decisioni sul piano strategico e della corretta allocazione delle risorse finanziarie; 3) management control system, vale a dire percezione, valutazione e controllo di tutti i rischi operativi, amministrativi e legali a cui l impresa può andare incontro. L evidenza empirica si concentra sui punti 1 e 3, perché soprattutto qui sono concentrati gli avamposti di maggiore attenzione al governo dell incertezza. A partire dall anno 2004, si è affermato un particolare sistema di gestione del rischio noto sotto la sigla ERM, ovvero Enterprise Risk Management, consegnato alle scienze aziendali dal Committee of Sponsoring Organization of the Treadway Commission, meglio conosciuto come CO.S.O. Report. L ERM può definirsi come 3 Supino, La gestione del rischio nei sistemi aziendali, in Supino e Tondi, Il Modello 231 tra Risk Management e Compliance Aziendale, Bologna, 2012, 16 s. 4 Per tutti si veda: Aven, Fondation of Risk Analisys, Chichester, 2003; Haimes, Risk modeling, assessment and management, Hoboken, New Jersey, 2009; Hopkin, Fundamentals of Risk Management, London, Pintucci, Modello 231 come strumento di Risk Management per le PMI, in questa Rivista, 1/2013, 282.6 110 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti «(...) l insieme delle attività, procedure e metodologie realizzate per identificare efficacemente gli eventi che presentano non trascurabili probabilità di generare danni al patrimonio intangibile dell impresa, sotto forma di decadimento dell immagine aziendale e della perdita/diminuzione di reputazione vantata presso i sistemi di confine, ed agli assets materiali di sua proprietà, nella forma di sacrificio di beni per acquiescenza di diritti liquidatori/risarcitori altrui decretati dalle competenti autorità giudiziarie e/o conciliatorie/arbitrali. I suoi obiettivi sono tarati in relazione alla cultura del rischio presente all interno dell organizzazione, al modo in cui le negatività attese ed inaspettate vengono concretamente affrontate, alla frontiera prefissata entro la quale i rischi sono assunti come accettabili ed oltre la quale i potenziali rischi vanno dissolti attraverso un azione di prevenzione/correzione degli eventi da cui essi potrebbero materialmente discendere (...) 6». In tale accezione il concetto di rischio abbraccia l intera catena del valore delle attività poste in essere dalla componente umana dell organizzazione, sia quelle considerate più strettamente operative, tipicamente caratteristico/gestionali interfunzionali, che quelle cd. sovra-strutturali, quali sono tipicamente le attività direzionali e manageriali. In particolare, un moderno approccio al rischio è caratterizzato dai seguenti aspetti: il risk management è un processo del tutto assimilato all importanza delle metodologie di pianificazione strategica; i rischi sono classificati per tipologie e raggruppati in un portafoglio dei rischi (risk profile) specifici dell impresa; l attenzione è riposta sui rischi più critici; il portafoglio dei rischi è ottimizzato; esistenza di una strategia di rischio (risk appetite e risk response); i rischi sono sempre decifrati tutte le volte che è possibile procedere ad una loro misurazione, anche se molto approssimativa, e continuamente monitorati; le responsabilità di gestione dei rischi sono definite a tutti i livelli aziendali; l attitudine dell impresa nei confronti degli eventi incerti è di tipo proattivo, tesa cioè a prevenire piuttosto che a gestire. Il management stabilisce quale sia il range di propensione al rischio che deve identificare il sistema, guardando al suo oggetto sociale, alla sua dimensione e gerarchia organizzativa, alla sua regolamentazione, alle sue procedure, contabili e non, informatiche e non, ai suoi sistemi comunicazionali e relazionali, alle risorse disponibili da impegnare nell attività di sorveglianza dei rischi, sia umane che finanziarie, all estensione dei prodotti e servizi offerti alla sua utenza 7. Tale fase prende il nome di Internal Environment ed Objective Setting; le fasi successive sono così sequenziate: Event Identification, identificazione degli eventi sia potenzialmente che effettivamente dannosi allocabili nelle aree funzionali in cui è sedimentata l organizzazione; 6 Tondi, I modelli di compliance nel settore della finanza consumer, in questa Rivista, 2/2012, Tondi, La funzione compliance nelle società di intermediazione finanziaria, Bologna, 2011, 124 ss.7 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 111 Risk Assessment, analisi e classificazione dei rischi e relative probabilità di accadimento, disamina/impatto delle derivazioni dannose su tutta l organizzazione (mappatura dei rischi); Risk Response, accettazione/rifiuto del rischio potenziale e condivisione, correzione ed eliminazione del rischio effettivo; Control Activities, Information and Comunication, verifica della concreta esecutività, presso le diramazioni organizzative, circa le misure adottate per contenere/eliminare i rischi considerati non sopportabili e per congiunto versante riscontro dell efficacia in merito alle metodologie di comunicazione concretamente adottate, protese alla responsabilizzazione di tutto il personale coinvolto sia nelle attività caratteristico/operative, che in quelle intraprese in fase di controllo del rischio; Monitoring, correzione da apportare alla logistica del sistema ERM, integrazioni/ riduzioni del suo establishment operativo, rivisitazione degli obiettivi funzionali di gestione del rischio in relazione alle riformulate strategie aziendali. Osservando realtà sistemiche a noi vicine, possiamo senza dubbio affermare che il sistema ERM, nella sua esegesi, è stato di fatto adottato, anche se in forme e con presidi diversi, in tutte le imprese che hanno ritenuto utile mettere a punto nella propria organizzazione l importante funzione di gestione del rischio. A tale funzione è stata assegnata la dizione di RISK Management, e gli sono stati affidati strumenti interfunzionali di assurance, consulting and attendance, anch essi organizzati a presidio, ed identificati nella specie come Funzione Compliance, deputata al controllo di conformità legale e regolamentare, distaccamento di Internal Auditing, deputato al controllo tecnico, informatico, amministrativo e procedurale e MOGC 231, insediato per sterilizzare la responsabilità da reato degli Enti. Nella specie così composta, il cosiddetto I.C.S. (Internal Control System) risulta fortemente strutturato ed a prova di evento. È anche vero che le PMI nostrane, a ridotto spessore organizzativo, hanno mostrato una certa riluttanza all introduzione di tali sistemi di rigido controllo gestionale, sia per evidenti problemi di efficienza dal lato dei costi, che per ovvi motivi di eccessiva burocratizzazione dei processi e perdita relativa di flessibilità aziendale. Tuttavia, qualcosa di importante e veramente molto versatile, rinvenibile tra quei presidi di controllo strutturato di cui si è fatto appena cenno, è stato posto già da tempo alla loro attenzione, anche se non sempre ne è stata saggiata la valenza e gli indiscussi benefici in termini di maggiore consapevolezza e padronanza della dinamica evolutiva di tutte le variabili aziendali e quindi dei sub-sistemi gestionali nella loro integrità e complessità. Il riferimento è a quanto introdotto dal d.lgs 231/2001 e sue successive integrazioni, e da come tale modello, nato per contrastare la illegalità diffusa nei sistemi socio economici collettivi, è poi stato assimilato dagli aziendalisti come un paradigma necessario per assolvere, in primis, ai doveri di accountability e conservazione della liceità comportamentale in ogni angolo della struttura organizzativa d impresa, ma anche in seguito come espediente giuridico per fagocitare una metodologia di controllo interno su tutte le attività gestionali, in grado di fornire ai medio-piccoli imprenditori un canovaccio fondamentale di analisi e monitoraggio dei rischi che mai avrebbero potuto diversamente e spontaneamente acquisire senza un consistente dispendio di risorse finanziarie.8 112 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti L unica cosa che viene richiesta a tali tipologie di imprenditori, storicamente poco inclini al controllo, non molto disponibili a farsi controllare da organi di staff esterni, per nulla avvezzi a comprendere che le conseguenze negative delle loro illegali attività, coscienti o non coscienti, non ricadono unicamente sul loro patrimonio personale, sociale e/o familiare, ma generano anche effetti negativi sul patrimonio di altri imprenditori e più in generale sulle risorse distrettuali dell intera economia nazionale, è un cambiamento epocale di mentalità, opinato il quale in futuro non potrà crearsi valore né per se stessi, né per i propri stakeholders. Ciò che questi imprenditori devono avvertire è che nelle contingenze attuali, per le politiche adottate dai grandi paesi industrializzati, sempre più avanti dell Italia in ogni innovazione, per gli effetti della globalizzazione e della possibilità di partecipare ai voluminosi scambi di beni e servizi effettuati in ambito europeo ed internazionale, non è più tempo di concepire le imprese di cui sono titolari soltanto alla stregua di una impenetrabile cassaforte proprietaria. Oggi l economia su scala planetaria richiede trasparenza, rispetto della legalità, da qualunque fonte giuridica possa derivare, tutela della privacy, tracciabilità finanziaria delle transazioni, rispetto dell uomo in ogni luogo in cui l uomo è presente con le sue prerogative professionali, rispetto e tutela della salute, rispetto e tutela dell ambiente e della natura, rispetto della libera concorrenza, aborrendo tutte le manifestazioni delinquenziali, contaminanti e corruttive di una economia sana e legittima che si sviluppa sui binari delle libertà individuali e libertà di iniziativa economica, senza distinzioni di provenienza, colore, razza e religione. Tutto questo è possibile realizzarlo, con un equo e sostenibile dispendio di risorse finanziarie, introducendo nella propria azienda un modello organico e strutturato di controlli su ogni attività gestionale e comportamento umano, con efficacia estensiva e valenza generale. 3. Il MOGC 231 L emanazione del d.lgs 231/2001 rispondeva innanzitutto ad esigenze di carattere comunitario, le cui convenzioni e protocolli risalivano al 1995, 1996 e L abolizione dell antico dogma societas delinquere non potest dava il via nel Nostro Paese ad una nuova era di amministrazione della giustizia e contestuale affermazione di una più generalizzata legalità in campo economico e finanziario, poiché venivano rimosse le barriere che fino ad allora nascondevano comportamenti delittuosi e fatti illeciti compiuti contra personam, nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, in danno dell ambiente, contro il patrimonio, contro le libertà individuali e la libera concorrenza, assunti e determinati nell esercizio di funzioni di rappresentanza e dirigenza di Enti dotati di personalità giuridica, oppure nello svolgimento di mansioni di carattere lavorativo al loro interno ad opera dell organismo personale. L Ente dunque, sarebbe stato giudicato responsabile dalla Magistratura Penale, con pesanti ripercussioni di carattere sanzionatorio/contravvenzionale per un verso, ma anche di carattere sanzionatorio/interdittivo per altro verso ed in base alla gravità del 8 Convenzione sulla tutela economica della Comunità Europea del 26 Luglio 1995, Protocollo di Dublino per conto della Corte di Giustizia Europea del 26 Settembre 1996, Convenzione contro la corruzione dei funzionari pubblici coinvolti in operazioni economiche anche internazionali del 26 maggio 1997.9 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 113 delitto, qualora il fatto illecito commesso dai suoi organi apicali e/o dai suoi dipendenti, agenti e consulenti, entro il perimetro dei cosiddetti reati presupposto tassativamente indicati nel decreto e sue successive integrazioni, avesse in qualche maniera avvantaggiato l Ente o anche soltanto si fosse prodotto nel suo esclusivo interesse. Tale Ente, comunque, avrebbe sempre potuto proclamare la sua innocenza, qualora fosse stato in grado di dimostrare che il fatto illecito era germogliato nonostante i controlli serrati disposti al suo interno, e vi fosse stata piena coscienza, da parte dei protagonisti principali del fatto delittuoso, di eludere in modo fraudolento quei controlli. Il decreto, all art. 6, disegnava l architettura dei check up necessari affinchè l Ente potesse risultare indenne da colpa: in due commi forniva i pilastri del MOGC 231. Molto è stato scritto su questo modello, sulla sua efficacia esimente, sulla natura giuridica delle responsabilità e dei controlli effettuati degli organi coinvolti, sulla sua coerenza e compatibilità in relazione ad altre tipologie di controlli ad opera di organi tecnici, quali l Internal Auditing ed istituzionali, quali il Collegio Sindacale, sia per man della dottrina, che della giurisprudenza di merito e legittimità. La disamina è ovviamente immensa, e pertanto si rimanda il lettore alla consultazione di opere specifiche sull argomento e lettura delle sentenze emanate dalla magistratura a partire dall anno Ciò che invece occorre sottolineare, con estrema convinzione, è la metamorfosi che il MOGC 231 ha subito nel tempo, sicuramente anche per merito della continua espansione dei reati presupposto, che di fatto non si è mai arrestata oggi siamo a più di 170 ipotesi di reato ma anche in particolar modo per l influenza di taluni fattori basilari e sovrastrutturali che ne hanno perfezionato il divenire: a) l implementazione del Modello richiede una disamina completa ed esaustiva della fisionomia organizzativa dell Ente, sia sul vettore gerarchico-funzionale, che sul tracciato relazionale-comunicazionale; b) la mappatura e valutazione dei rischi a cui è sottoposto l Ente richiede una esplorazione completa ed approfondita dei sistemi informativi aziendali e dei sistemi di controllo interno adottati, evidenziandone le carenze tecnico/ informatiche, organizzative ed amministrative; c) la progettazione dei protocolli di prevenzione dei reati richiede una revisione completa di tutte le procedure aziendali e dei regolamenti interni messi a disposizione dell organismo personale. Se il Modello quindi, da un punto di vista strettamente giuridico, costituisce un solido baluardo formale e sostanziale, volto a garantire la tenuta della legalità in tutte le sue manifestazioni, nell ottica dell aziendalista assurge ad una sorta di tessuto staminale dal quale partorire ogni genere di controllo da parte dell Ente. Insomma, quel che vuol rimarcarsi è che, nella redazione del MOGC 231, le attività di: mappatura dettagliata di tutte le attività aziendali e gli insediamenti in cui possono essere compiute attività a rischio di reato; contenimento dei rischi, ragionato e cosciente, in tutti gli snodi e crocevia organizzativi, trasversalmente fagocitato da tutte le maestranze, d ordine e concetto, ed amplificato verso tutti i livelli gerarchici; valutazione delle probabilità di evento e verifica dell impatto sull organizzazione in termini di perdite finanziarie certe (default) ed eventualmente latenti, nonchè10 114 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti apprezzarne gli effetti sugli intangibile assets più importanti, quali le risorse fiduciarie e l immagine aziendale; reiterazione di simili proiezioni nei confronti di tutti i centri di costo, centri di profitto, centri di responsabilità e non ultimi qualificati centri decisionali, allo scopo di comporne una geografia multipla, con rispettiva graduazione di pericolosità; redazione di uno specifico catalogo di eventi potenzialmente dannosi per ogni sub-sistema gestionale e funzionale, accompagnato da una analisi dei flussi di processo, con annesse deleghe e poteri decisionali; predisposizione di segnalatori di criticità, il più delle volte associati all identificazione di anomalie comportamentali riscontrate e/o riscontrabili lungo la catena delle differenti attività svolte da ogni posizione organizzativa, rispetto ai normali standard procedurali regolarmente formalizzati cfr. tipologia di reato che può essere commesso, da chi può essere commesso, con quali modalità ed in quali occasioni si potrebbe verificare quali tipiche attività di risk management e risk assessment, si fondono in una sorta di commercial and management due diligence, la cui disamina condurrà alla redazione dei cosiddetti codici di condotta, ossia dell insieme dei protocolli operativi che, in ogni ambito organizzativo, indicheranno ai diversi collaboratori dell Ente i principi, le regole e le procedure cui conformarsi nell esecuzione delle loro mansioni, al fine di eliminare e/o mitigare del tutto il rischio reato. L intelaiatura di tale sistema di controllo interno, benché in linea generale non obbligatorio, in base a specifiche disposizioni di legge, con le dovute eccezioni di cui si dirà nel prosieguo del presente lavoro, che a prima vista può sembrare appesantire la gestione, ma che in realtà è più difficile a pensare che a realizzarsi, anche se la sua concreta traduzione e successiva conduzione necessita della presenza di specifiche competenze professionali di sistemico tecnicismo (dottori commercialisti e ingegneri gestionali), vissuto giuslavorismo (avvocati civilisti) e praticato penaziendalismo (avvocati penalisti), soprattutto nella composizione dell Ufficio destinato alla verifica della funzionalità ed efficacia esimente del Modello, quale è l Organismo di Vigilanza, ad ogni modo rientra nel generale dovere di organizzazione a cui sono sottoposti gli organi di governance dell impresa ai sensi degli artt e 2403 c.c. Infatti come è stato giustamente osservato, «(...) il dovere di organizzazione fungerebbe da spartiacque in ordine al carattere consentito e non dell attività, come se la disorganizzazione della stessa incardinasse una sorta di presunzione di illiceità, sì da esporre l ente a tutte le ripercussioni che ne coseguono ogni qual volta si fosse in presenza dell offesa ad un bene giuridico proiettabile nel cono dell ombra della sua attività (...) 9» ed anche, con una chiara visione penaziendalista, ma più ancora sistemico tecnicista, «(...) Il principale vantaggio che deriva dall agire organizzato è da intravedere nella formazione di una metacompetenza superiore alla somma delle competenze degli individui: il gruppo, rispetto ai singoli componenti, possiede, di norma, maggiori informazioni e conoscenze, la capacità di proprorre soluzioni alternative, e una più 9 Paliero e Piergallini, La colpa di organizzazione, in questa Rivista, 3/2006, 179.11 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 115 accentuata condivisione degli obiettivi (cd. effetto esponenziale del fenomeno organizzativo). Per contro, un organismo disorganizzato, resta in balia dei rischi decisionali, si abbandona all incertezza, manifestandosi incapace di contenere le irritazioni che si scaricano sul sistema (...) 10». In giurisprudenza, a sottolineare le ipotesi di mala gestio in capo alla governance dell impresa, per difetto di organizzazione, valga per tutti il dispositivo adottato dal G.u.p. di Milano, dott. D Arcangelo, in data 3 gennaio 2011 (udienza 3 novembre 2010), in cui viene condannata una banca per i delitti rubricati agli artt e 2622 c.c.: «(...) Il legislatore, in altri termini, delinea un sistema di corporate compliance incentrato sul dovere di autocontrollo dell ente e su un sistema di incentivi ad adempiere. La previsione normativa di una colpa di organizzazione si ricollega, peraltro, ad una linea evolutiva dell ordinamento, ove gli enti vengono progressivamente obbligati ad internalizzare le proprie inefficienze organizzative. Sul versante del diritto delle società (...) si ricostruisce, argomentando dalle prescrizioni in tema di adeguatezza organizzativa delle società, un esplicito dovere di adozione di misure idonee a prevenire il compimento di reati presupposto ed a scongiurare la insorgenza della responsabilità da reato dell ente. (...) I Modelli organizzativi, pertanto, vengono ascritti sistematicamente a quelle norme del diritto societario (ed in particolare all art. 2381, comma 3, c.c. ed all art c.c.) che sanciscono il principio di adeguatezza del diritto societario. (...) Una sentenza del Tribunale di Milano ha, del resto, evidenziato tali collegamenti sistematici, affermando una responsabilità civile degli amministratori da inadeguatezza organizzativa in caso di mancata adozione dei Modelli ex d.lgs. 231/2001 (Trib. Milano, sez. VIII civ., 13 Febbraio 2008, n. 1774) (...) L agire in conformità alla legge è, pertanto, sottratta alla discrezionalità dell imprenditore ed il rischio di non conformità non può rientrare tra i rischi accettabili da parte degli amministratori (...) 11». In questo sunto è racchiusa tutta la verità sul delicato tema degli assetti organizzativi adeguati, ai sensi e per gli effetti della normativa civilista di carattere generale cui sono soggetti gli amministratori di società ed in conseguenza delle prescrizioni derivanti dalle normative speciali, come il d.lgs. 231/2001, le normative antinfortunistiche e quelle sulla tutela della salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro di cui al d.lgs. 81/2008 che peraltro, all art. 30, fa proprio specifico riferimento ai Modelli organizzativi di prevenzione reati di cui al d.lgs. 231/2001 il d.lgs. 152/2006 in materia di ambiente, il d.lgs 231/2007 in materia di antiriciclaggio, il d.lgs. 196/2003 in materia di privacy e tutela dei dati personali, il d.lgs. 141/2010 in materia di trasparenza delle operazioni bancarie e di credito al consumo e la recentissima l. 190/2012, cosiddetta Legge anticorruzione. Quest ultima, in particolare, oltre ad aver integrato/modificato sia il codice civile che quello penale ed avere esteso il catalogo dei reati presupposto di cui al d.lgs. 231/2001, introducendo due ulteriori ipotesi di fattispecie criminose quali: 1. induzione indebita a dare e promettere utilità, come tipico reato commesso nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni (istituzione dell art. 319 quater c.p.); 2. corruzione tra privati (modifica dell art c.c.), 10 Piergallini, Paradigma dell autocontrollo penale (dalla funzione alla struttura del Modello organizzativo ex d.lgs. 231/2001), Parte I, in Cass. pen., 2013, n. 1, Tondi, La gestione del rischio nei sistemi aziendali, op. cit., 67 s.12 116 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti ha aperto un nuovo capitolo nella gestione della cosa pubblica, destinato ad avere un enorme impatto sulle istituzioni e sulle responsabilità politiche, oltre che personali, di tutti coloro i quali, in base a cariche elettive e legittimo mandato ricevuto dal popolo italiano, quelle istituzioni hanno il temporaneo e delicato compito di amministrare e preservare. Inoltre, come si dimostrerà in seguito, la l. 190/2012, letta congiuntamente al d.lgs. 231/2001 ed altri provvedimenti legislativi e regolamentari di carattere Regionale, alla luce degli elementi interpretativi già da tempo scaturiti dalla giurisprudenza, ha di fatto reso obbligatoria l adozione del MOGC 231 in molti ed importanti contesti imprenditoriali operanti nella Nostra Nazione. 4. La legge anticorruzione Il varo della l. 190/2012 si rese necessario ed improcrastinabile per contrastare il dilagante fenomeno della corruzione degli uomini politici, a vario titolo presenti nelle istituzioni territoriali, nonché dei funzionari e dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni e per uniformare l Italia agli standard internazionali sul tema del contrasto alla corruzione 12. Il dispositivo ha innanzi tutto modificato in modo corposo il reato di concussione, ridisegnando la mappa della corruzione in Italia. Come è stato pregevolmente sottolineato, la Legge ha reso l art. 318 c.p., in origine classificato come ipotesi minore di corruzione, a rango di archetipo dei reati corruttivi, conferendo «(...) esplicito riconoscimento normativo alla figura della corruzione da asservimento (...) aumentando sensibilmente i limiti edittali previsti per tali reati (...)» Inoltre, la stessa Legge, «(...) delimita le ipotesi di concussione in senso stretto, escludendovi, tra i soggetti attivi, la figura dell incaricato del pubblico servizio e resecando l ipotesi di concussione per induzione per la quale è prevista una nuova cornice giuridica, l art. 319 quater, l induzione a dare e promettere indebita utilità, in relazione alla quale viene prevista la punibilità del privato. Introduce l ipotesi di traffico di influenze illecite all art. 346 bis, prevedendo una copertura penalistica per condotte certamente lesive dei beni dell imparzialità e della trasparenza dell agire pubblico che tuttavia non rientrano in un tipo di norma incriminatrice (...) 13». Non intenteremo un analisi rigorosa delle modifiche apportate al codice penale dalla Legge anticorruzione, non è nostro compito, né ci sentiamo di abusare di competenze professionali che appartengono agli studiosi di scienze giuridiche, agli avvocati ed ai magistrati. È più utile addentrarsi, anche se brevemente, sugli aspetti regolamentari e gli effetti della Legge anticorruzione in relazione alle sue specifiche procedurali, per il tipo di impianto del modello esimente imposto a tutte le Pubbliche Amministrazioni, e per le ricadute che simil impostazione normativa sta generando sugli Enti economici posti a valle delle stesse e sulle società commerciali. 12 Convenzione di Merilda, adottata dall Assemblea generale dell ONU il 31 Ottobre 2003, accolta con la l. 116/2009 e Convenzione penale del Consiglio d Europa sulla corruzione del 27 Gennaio 2009, recepita con la l. 10/ Ielo, Prime note sulla riforma dei reati contro la PA, in questa Rivista, 1/2013, 9.13 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 117 La l. 190/2012, all art. 1, comma 1, istituisce la CIVIT, Commissione per la valutazione, la trasparenza e l integrità delle amministrazioni pubbliche. A tale organo, in estrema sintesi, sono assegnate, tra le altre qui non elencate, le seguenti importanti attribuzioni (art. 1, comma 2): collaborare con i paritetici organi stranieri e con tutte le istituzioni territoriali competenti per la prevenzione della corruzione; approvare il Piano nazionale anticorruzione predisposto dal Dipartimento della Funzione Pubblica [art. 4, comma 1, lett. c)]; analizzare le cause e le determinanti della corruzione, individuando le misure che possono contrastare ed impedire la sua diffusione; esercitare le funzioni di vigilanza e controllo sull effettiva applicazione e sull efficacia delle misure adottate dalle PA per contrastare la corruzione; riferisce in Parlamento, entro il 31 dicembre di ogni anno, in relazione alle attività di contrasto alla corruzione ed illegalità nelle PA. L art. 1, comma 5, poi, stabilisce che l organo di indirizzo politico di ogni Amministrazione Pubblica provveda alla redazione ed approvazione di un piano di prevenzione della corruzione, di durata triennale, che dovrà contenere tutti gli accorgimenti per fronteggiare efficacemente e sconfiggere il fenomeno corruttivo all interno delle PA, nel rispetto delle Linee Guida contenute nel Piano nazionale anticorruzione approvato dalla CIVIT. Tale piano triennale dovrà essere trasmesso, dopo la sua approvazione, al Dipartimento della Funzione Pubblica, «(...) fornendo a quest ultimo una valutazione sul livello di esposizione degli uffici al fenomeno della corruzione e indicando gli interventi organizzativi intrapresi per prevenire tale rischio (...) 14». L impianto e la responsabilità del piano sono dalla legge affidati ad un dirigente attratto nella line dell Ente pubblico istituzionale, individuato tra coloro i quali, in servizio effettivo, ricoprono un ruolo di prima fascia, di norma negli Enti locali (Comuni e Provincie) individuato nella figura del segretario, salvo diversa e motivata determinazione (art. 1, comma 7). Il responsabile della prevenzione, inoltre, ai sensi dell art. 1, comma 10, avrà l onere di: verificare l efficace attuazione del piano e della sua idoneità e proporre variazioni allo stesso in caso di accertate violazioni delle prescrizioni o nei casi di rimodulazioni organizzative dell Ente e cambiamenti nelle attività amministrative; constatare, in concerto con il dirigente dipartimentale competente, la effettiva rotazione degli incarichi negli uffici in cui è più alto il rischio di commissione dei reati di corruzione; selezionare il personale destinato ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione, da sottoporre ai programmi di formazione di cui al comma 11 dell articolo in esame. Da questa astringente e sintetica elencazione di organi e funzioni, si evince come la l. 190/2012 attui una vera e propria pianificazione a cascata dell attività di contrasto e prevenzione della corruzione. 14 Cristini, La legge anticorruzione, Padova, 2013, 15.14 118 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti La sua concreta attuazione è completamente adagiata sulla figura del dirigente responsabile della prevenzione, a cui sono demandati i gravosi compiti della redazione, attuazione, verifica e modifica del piano triennale, con ciò determinando un pauroso accentramento di funzioni in capo ad una sola posizione organizzativa manageriale (elemento fortemente critico e problematico della legge, destinato forse ad essere modificato, perché stressante e destabilizzante per colui il quale dovrà far fronte a tutte queste incombenze), che cattura quindi le mansioni di autore, protagonista e controllore dell intero modello prevenzionale ed esimente pensato per le Pubbliche Amministrazioni. Meglio sarebbe stata una più naturale separazione delle funzioni, lasciando ad un secondo dirigente la responsabilità del controllo circa la concreta efficacia ed attuazione del piano. Un elemento di parziale stemperamento della cennata incongruenza è fornito al capitolo 2.3 della Circolare esplicativa n. 1, a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, licenziata il 25 gennaio Ivi si legge che: «(...) Considerato il delicato compito organizzativo e di raccordo che deve essere svolto dal responsabile della prevenzione, le amministrazioni devono assicuragli un adeguato supporto, mediante assegnazione di appropriate risorse umane, strumentali e finanziarie, nei limiti delle disponibilità di bilancio. L appropriatezza va intesa non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo, dovendo assicurare la presenza di elevate professionalità, che dovranno peraltro essere destinatarie di specifica formazione (...)». La Circolare, ovviamente, fa implicito riferimento a professionisti esterni che potranno assistere il dirigente responsabile nella redazione del piano, poiché esso, anche se riferito soltanto a tutte le possibili fattispecie criminose associabili ai reati di corruzione, nella sua intelaiatura e carpenteria, altro non è che un MOGC 231 fasato, ritagliato e calzato, con un diverso organicismo, tempismo e sistema sanzionatorio, intorno ad Enti non economici di evidenza pubblica. Tale circostanza si evince immediatamente dalla lettura dell art. 1, comma 9, il quale, nello specifico, stabilisce che il piano dovrà: a) individuare le attività, tra le quali quelle di cui al comma 16, nell ambito delle quali è più elevato il rischio di corruzione, anche raccogliendo le proposte dei dirigenti, elaborate nell esercizio delle competenze previste dall art. 16, comma 1, lett. a bis), d.lgs. 165/2001; b) prevedere, per le attività individuate ai sensi della lett. a), meccanismi di formazione, attuazione e controllo delle decisioni idonei a prevenire il rischio di corruzione; c) prevedere, con particolare riguardo alle attività individuate ai sensi della lett. a), obblighi di informazione nei confronti del responsabile, individuato ai sensi del comma 7, chiamato a vigilare sul funzionamento e sull osservanza del piano; d) monitorare il rispetto dei termini, previsti dalla legge o dai regolamenti, per la conclusione dei procedimenti; e) monitorare i rapporti tra l amministrazione e i soggetti che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici di qualunque genere, anche verificando eventuali relazioni di parentela o affinità sussistenti tra i titolari, gli amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i dirigenti e i dipendenti dell amministrazione;15 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 119 f) individuare specifici obblighi di trasparenza ulteriori rispetto a quelli previsti da disposizioni di legge. Come è agevole rilevare, il piano non potrà neanche essere schematizzato, se prima non vengono condotte intorno all Ente tutta una serie di attività prodromiche alla concezione del piano stesso, consistenti in operazioni di ricognizione della sua organizzazione (analisi delle deleghe, responsabilità e loro gerarchie), delle procedure amministrative e contabili in esso inoculate, dei sistemi di controllo interno istituiti, della mappatura di tutte le attività dirigenziali e operative, con maggiore attenzione verso quelle aree a più elevato rischio di reato, delle probabilità di accadimento delle fattispecie criminose corruttive che potrebbero originarsi in quei bacini e connessi segnalatori di criticità e/o anomalie comportamentali rispetto alle procedure amministrative formalizzate dai regolamenti interni. Tutto questo, non è né più, né meno, che l intera attività di Risk Assessment già codificata all interno del d.lgs. 231/2001 e sperimentata nelle aziende che hanno adottato il MOGC Le due normative a confronto Il d.lgs. 231/2001 e la l. 190/2012, per quanto finora asserito, assumono gli stessi significati, seppur in ambienti e con sembianze diversi. La l. 190/2012, altresì, ha esteso il catalogo dei reati presupposto di cui al d.lgs. 231/2001, nel capitolo delle fattispecie criminose commesse contro le PA cfr. induzione indebita a dare e promettere utilità, art. 319 quater c.p. e nel capitolo dei reati societari cfr. corruzione tra privati, art c.c. Per quanto riguarda il primo aspetto vi è da osservare che ben ha fatto la legge ad orchestrare lo spacchettamento della concussione, prevedendo l autonoma figura di reato di cui all art. 319 quater c.p. citato, poiché, mentre nelle fattispecie di concussione è possibile sempre riscontrare casistiche nelle quali il concusso abbia agito unicamente per evitare un danno ingiusto sul patrimonio dell Ente rappresentato, ed in tal caso è difficile ipotizzare un vantaggio per l Ente e quindi il suo assoggettamento a responsabilità ai sensi del d.lgs. 231/2001, nel caso della induzione indebita vige la presunzione di responsabilità dell Ente, nel cui interesse il soggetto indotto a dare o promettere denaro ed altre utilità ha, senza ombra di dubbio, agito, a meno che non venga dimostrato che questi si sia mobilitato nell esclusivo interesse proprio, o di terzi cfr. art. 5, comma 2, d.lgs. 231/ Del resto, come è stato altrove sottolineato, «(...) può sostenersi che forme di regalie o concessione di benefits di varia natura possono dar luogo al reato di corruzione per l esercizio delle funzioni ogni qual volta venga accertato che l atto di liberalità è direttamente connesso alla qualità del soggetto beneficiato, trovando causa, anche indirettamente, nell esercizio dei poteri e della funzione in un ambito di operatività di interesse per il privato. L ampiezza della fattispecie di reato, pertanto, determina che buona parte dell attività di rappresentanza, 15 Si veda: Pecorario, Art. 1, comma 8, l. 190/2012: possibile azione sinergica e osmotica tra il Modello 231 e i piani triennali di prevenzione adottati dalle pubbliche amministrazioni?, in questa Rivista, Interventi, maggio 2013, www. rivista231.it. 16 Amato, La riforma della concussione: effetti sulla responsabilità dell Ente, in questa Rivista, 1/2013, 41.16 120 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti anche quella che si articola mediante l organizzazione di eventi di varia natura cui è ammessa la partecipazione gratuita di soggetti appartenenti alla PA, ben potrebbero risultare strumenti indiretti per beneficiare il pubblico ufficiale. La corruzione non deve necessariamente estrinsecarsi in una dazione di denaro od altro bene patrimonialmente valutabile, ma ben può consistere in utilità di varia natura, il che comporta l obbligo delle società che hanno rapporti con la PA di monitorare attentamente lo svolgimento dei rapporti dei propri appartenenti con il pubblico funzionario (...) 17». Siffatto elemento avvalora ancor di più la tesi della presunzione di vantaggio e/o interesse dell Ente in queste particolari ipotesi di integrazione del reato di corruzione. Circa il secondo aspetto, è cioè quello che ha introdotto l ipotesi di corruzione tra privati, integrando l art c.c., la norma ha voluto estendere la logica della corruzione anche in assenza di un partner di natura pubblica, considerando delittuose le ipotesi di violazione dei doveri d ufficio da parte degli amministratori, dei direttori generali, dei dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, dei sindaci, dei liquidatori, e delle persone sottoposte alla loro direzione o vigilanza, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità per sé o per altri, effettuata e/o prospettata da chiunque. Tuttavia, per il delitto di corruzione tra privati, precisamente rinvenibile nell art. 2635, comma 3, c.c., la responsabilità della persona giuridica incontra due limiti: «(...) il primo deriva dal regime di procedibilità, essendo l accertamento dell illecito amministrativo precluso qualora il reato sia perseguibile a querela ed essa non venga presentata (art. 37, d.lgs. 231/2001); il secondo consiste nella rilevanza attribuita solo a situazioni di corruzione attiva, sul presupposto che la cd. corruzione passiva implica un nocumento per l ente incompatibile con il suo interesse o vantaggio (ex art. 5, d.lgs. 231/2001) (...) 18». Esso si configura come reato di evento, e presuppone, dal punto di vista psicologico, l esistenza di un dolo generico, anche se nella forma di dolo eventuale, che va a perpetrarsi nell istante in cui viene cagionato il nocumento per la società a cui è riconducibile il soggetto corrotto. Per cui, quella prevista dall art. 2635, comma 3, c.c., costituisce «(...) l unica ipotesi in cui la commissione del reato di corruzione tra privati rilevi ai sensi del d.lgs. 231/2001, e dunque nel caso in cui entrambi i soggetti necessariamente coinvolti nella commissione del reato di corruzione siano riconducibili a due enti privati, in conformità di quanto previsto dalle convenzioni internazionali, potrà essere sanzionato amministrativamente soltanto l ente cui sia riconducibile il soggetto attivo della condotta di corruzione attiva, ovverosia il corruttore, mentre non sarà responsabile la società per conto della quale operi il soggetto corrotto (...) 19». Giungiamo ora a definire i confini delle due normative, in special modo ponendo in risalto l insieme intersezione che esse congiuntamente determinano, e con ciò dimostrando come, per una serie di Enti che non costituiscono Pubbliche 17 Di Geronimo, La nuova fattispecie di corruzione per l esercizio delle funzioni e le ricadute in tema di responsabilità da reato degli enti, in questa Rivista, 3/2013, Seminara, Il reato di corruzione tra privati, in Soc., 1/2013, Milano, 2013, Si veda: Gennaro e Calzone, La corruzione tra privati, in questa Rivista, 1/2013, 51; Arena, La corruzione tra privati. Le responsabilità di persone fisiche e società, Bologna, 2012, 15 ss.17 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 121 Amministrazioni, i quali comunque trovansi ad operare sul mercato e nel perimetro di tale insieme, si preannunci una irrinunciabile obbligatorietà di adozione del MOGC 231, peraltro non disponibile nella sfera decisionale dei loro organi di governance. La Legge anticorruzione 190/2012 è, per definizione, orientata in direzione di tutti gli assetti socio-economici istituzionali che sovraintendono alla gestione di un interesse pubblico, più in generale Pubbliche Amministrazioni. Non esiste, per derivazione di legge, una definizione organica di Pubblica Amministrazione, laddove dottrina e giurisprudenza ne hanno offerto delle valide interpretazioni, elaborando alcuni indici di riconoscimento della natura pubblica di un ente. La natura pubblica di un Ente emerge dalla constatazione della: finalità di soddisfare un interesse generale non avente carattere industriale e commerciale; presenza di un potere autoritativo; esistenza di un sistema di controlli pubblici; partecipazione dello Stato o altro Ente pubblico alle spese di gestione; costituzione su iniziativa pubblica; esistenza di un potere di direzione in capo ad un ente pubblico; ingerenza di un ente pubblico nella nomina degli organi di vertice. L art. 1, d.lgs. 231/2001 tassativamente esclude dall applicazione dell impianto normativo inerente la responsabilità degli Enti, per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, lo Stato, gli Enti Pubblici Territoriali, gli altri enti pubblici non economici, nonchè gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Sembrerebbe, pertanto, agevole tracciare i confini delle due normative, la prima (l. 190/2012), circoscritta al campo di esistenza di tutti i sistemi socio-economici dal sapore istituzionale, portatrici di un interesse collettivo, anche sancito dalla Costituzione, la seconda (d.lgs. 231/2001) perimetrante il dominio dell iniziativa economica di stampo privatistico ed utilitaristico. Ebbene, come è stato pregevolmente osservato, commentando la portata dell art. 1, d.lgs. 231/2001, «(...) in ossequio al principio di tassatività, il legislatore opta per un elenco di soggetti da escludere dalla sfera di operatività. Nel redigere l elenco, però, il canone di precisione non pare del tutto rispettato. È esplicita l indicazione dello Stato e degli enti pubblici territoriali. Discutibile è la individuazione degli altri enti pubblici non economici, nonché degli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Il richiamo alla dicotomia fra enti pubblici economici e non economici non soddisfa in quanto non del tutto al passo con i tempi. Gli enti pubblici economici costituiscono strumento di una politica interventista nell economia ormai superata. Oggi gli enti pubblici economici rimasti sono numericamente esigui. Si tratta di figura giuridica recessiva e, in larga parte, abbandonata in favore dello strumento societario. È agevole il riferimento alle Ferrovie dello Stato, alle Poste, all Anas. Sulla base dei più recenti orientamenti della giurisprudenza amministrativa la veste societaria è neutra e non esclude una intrinseca natura pubblicistica (cfr. Cons. Stato, 24 novembre 2010, n. 5379, che si sofferma sulla natura per il vero assai tormentata in giurisprudenza pubblica della RAI). È noto che sussistono non poche società strumentali alle attività delle PA, totalmente partecipate dalle stesse, che esercitano una attività che18 122 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti non è certo finalizzata allo scopo di dividere gli utili, ma ha uno scopo di supporto alla missione istituzionale del soggetto o dei soggetti pubblici di riferimento (...) 20». Il problema, dunque, non è definire la natura giuridica delle società partecipate da Enti Pubblici oppure degli Enti cosiddetti strumentali delle Istituzioni territoriali, attraverso i quali le Regioni, le Provincie ed i Comuni realizzano parte delle proprie prerogative istituzionali. Il problema vero è quello di inquadrare esattamente la loro collocazione, cioè identificare se il loro campo di esistenza sia prevalentemente pubblicistico, o se è più consono inquadrarle nel dominio privatistico, per comprendere essenzialmente se tali Enti sono tenuti all applicazione della l. 190/2012, oppure al rispetto dei dispositivi contenuti nel d.lgs 231/ L area comune e l insieme intersezione Nel recente documento pubblicato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti Settembre 2012 ed intitolato La responsabilità amministrativa delle società e degli enti ex d.lgs. 231/2001. Gli ambiti di intervento del commercialista, a pagina 57 si legge: «(...) Tra gli enti privati sottoposti all applicazione del d.lgs. 231/2001 e quelli che perseguono finalità pubbliche, che invece ne sono esonerati, esistono delle figure ibride dotate, nello stesso tempo, di tratti privatistici e pubblicistici, la cui collocazione in una delle due categorie soggettive presenta aspetti problematici, con conseguenti difficoltà interpretative per l applicazione del decreto. È il caso delle società partecipate (totalmente o parzialmente) da soggetti pubblici e costituite per la gestione di servizi pubblici di rilevanza locale (...)». Il documento veniva emanato qualche mese prima che fosse promulgata la l. 190/2012, palesemente strutturata sulla base degli stessi criteri di progettazione del d.lgs. 231/2001 per quanto attiene all analisi dei rischi e delle attività umane potenzialmente integranti le diverse fattispecie di corruzione. Con il varo della l. 190/2012, pertanto, consci del fatto che il d.lgs. 231 contiene, tra gli altri reati presupposto, l elenco degli illeciti che è possibile commettere contro le Pubbliche Amministrazioni, si è venuto a formare un ambiente comune alle due normative, avanti graficamente evidenziato, all interno del quale collocare proprio tutte quelle organizzazioni dotate di personalità giuridica che hanno in parte finalità pubbliche ed in parte soggiacciono alle regole del libero mercato e della concorrenza, nonché, le categorie recessive degli enti pubblici economici, in via di estinzione dopo l emanazione della l. 359/1992 (trasformazione dell Ente-impresa in società private), e degli enti pubblici strumentali delle Regioni e delle altre istituzioni territoriali. Cosicchè, superata la dissertazione sulla natura di tali Enti e sulla loro tanto paventata, quanto del tutto erronea, esclusione dalle previsioni del d.lgs. 231/ cfr. alla interpretazione estensiva dell art. 1, comma 3 appare invece più impellente indicare quale delle due normative sia obbligatorio applicare ai segnalati Enti, proprio 20 Vignoli, Art. 1, d.lgs. 231/2001 e nozione di pubblica amministrazione: interpretazioni a confronto, in questa Rivista, 1/2013, Ielo, Società a partecipazione pubblica e responsabilità degli enti, in questa Rivista, 2/2009, 103 ss.19 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti 123 in virtù della loro collocazione all interno dell insieme intersezione generato dalla confluenza delle due falangi legislative. Confluenza tra le due normative Insieme intersezione ed area comune Piano Triennale Anticorruzione Pubbliche Amministrazioni Legge 190/2012 Enti pubblici economici Enti sub-regionali Aziende sanitarie locali Enti strumentali di istituzioni territoriali Aziende speciali Aziende municipalizzate Società partecipate dalle Pubbliche Amministrazioni Imprese e società private D.Lgs. 231/2001 MOGC 231 A tal proposito brillante e non negletta si prospetta l idea secondo la quale, «(...) gli enti la cui natura giuridica non è chiaramente definita dalla legge o che, in relazione alle finalità perseguite, sono stati considerati (dalla giurisprudenza) pubblici economici o non economici saranno chiamati a valutare se adottare il Modello organizzativo 231 ovvero il piano anticorruzione, conformandosi alle prescrizioni ed obblighi imposti dalla l. 190/2012. È evidente che mentre la mancata adozione del Modello 231 produrrà il solo effetto di non avvalersi di un esimente, ben più gravi si presentano le conseguenze della mancata adozione del piano anticorruzione (obbligatorio). L ente virtuoso potrebbe, quindi, adottare il Modello 231 a presidio del rischio di commissione dei reati presupposto e il piano anticorruzione, quale strumento di prevenzione del delitto di corruzione. L applicazione integrata sistema 231-legge anticorruzione dovrebbe condurre, a regime, alla riduzione dei fenomeni corruttivi e della maladministration oltre che alla moralizzazione del sistema e dei rapporti non solo economici con l amministrazione pubblica (...) 22». L interrogativo, tuttavia, è risolvibile passando in rassegna alcune sentenze della cassazione, risalenti agli ultimi anni, che hanno a più riprese affermato l applicabilità del d.lgs. 231/2001 agli Enti qui definiti ibridi, proprio sulla scorta di una duplice considerazione: 22 Iuliano, Disciplina anticorruzione e legge n. 231/2001: riflessioni su due sistemi a confronto, in Riv. dir. amm., fasc. 6/2013, Roma, 7.20 124 La responsabilità amministrativa delle società e degli enti tali Enti non possono essere qualificati come Pubbliche Amministrazioni, in quanto non operano esclusivamente in veste istituzionale; l esclusione degli Enti dall applicazione della normativa sulla responsabilità da reato, sancita dall art. 1, comma 3, d.lgs. 231/2001, è tassativa, senza alcuna facoltà di interpretazione estensiva. Con la sentenza n. 234/2011, la II Sezione della Suprema Corte di Cassazione, Pres. Pagano, Rel. Diatovelli, confermava l orientamento già assunto in precedenti sentenze della stessa Corte in tema di applicabilità agli enti pubblici economici della disciplina sulla responsabilità societaria da reato, sottolineando che, «(...) la natura pubblicistica di un ente è condizione necessaria ma non sufficiente per l esonero della disciplina in questione; deve necessariamente essere presente anche la condizione dell assenza di attività economica da parte dell ente medesimo (...)». Così anche in dottrina, rileva D Arcangelo, a commento di una precedente sentenza della Corte di Cassazione: «(...) L assoggettamento alle prescrizioni sanzionatorie (a differenza dello Stato e degli altri enti pubblici) degli enti pubblici economici, infatti, si giustifica in quanto in tal caso l esercizio esclusivo o prevalente di un attività d impresa commerciale costituisce sicuro indice nella valutazione del legislatore del mancato esercizio di poteri pubblici da parte dell ente stesso e dell esaurirsi di tale attività esclusivamente sul piano del diritto privato (...) La Corte di Cassazione con la sentenza n /10 afferma che la natura pubblica di una società non la esonera dalla responsabilità amministrativa da reato se l ente svolge attività economica (...) 23». Svelato l arcano del dilemma, vi è da capire, a questo punto, se gli Enti di cui trattasi abbiano o meno un obbligo giuridico, anche se non direttamente sancito, d importazione del MOGC 231 nei lori sistemi di gestione e controllo. Forniamo innanzi tutto un elenco, tratto dal grafico poc anzi illustrato, delle persone giuridiche a cui è possibile ascrivere il nostro ragionamento: società di capitali partecipate a vario titolo dalle Pubbliche Amministrazioni; enti sub-regionali; enti strumentali delle istituzioni territoriali; aziende sanitarie locali; enti pubblici economici ancora esistenti ed operanti; aziende speciali delle istituzioni territoriali per la gestione di un servizio pubblico; imprese municipalizzate e non affidatarie del servizio di trasporto cittadino, della gestione dei rifiuti, della concessione in distribuzione delle fonti energetiche disponibili presso le famiglie e le imprese, ecc. Per quanto attiene alle ASL vi è da suggerire una breve digressione, a supporto della collocazione di tali Enti nel novero di quelli or ora elencati. Con la sentenza n del 17 settembre 2003, la seconda sezione del TAR Toscana inquadrava in maniera inconfutabile la natura giuridica delle Aziende Sanitarie Locali. Secondo la visione del TAR, le ASL non possono essere considerate enti strumentali della Regione Toscana, per quanto desumibile dal d.lgs. 571/ D Arcangelo, Le società a partecipazione pubblica e la responsabilità da reato nella interpretazione della giurisprudenza di legittimità (commento alla sentenza della Corte di Cassazione n /10), in questa Rivista, 4/2010, 186 s. Vedere altro
D.LGS. 231/2001: ADEMPIMENTI NELL AMBITO DELLA COMPLIANCE AZIENDALE Torino, 1 dicembre 2011 GLI ADEGUATI ASSETTI ORGANIZZATIVI Convegno «D.lgs 231/2001» - Torino, 01 dicembre 2011 Centro Congressi Villa Dettagli Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O
Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA DI PROVENIENZA ILLECITA Adozione con delibera Consiglio Dettagli LEGGE N. 190/2012 DISPOSIZIONI PER LA PREVENZIONE E LA REPRESSIONE DELLA CORRUZIONE E DELL ILLEGALITA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
LEGGE N. 190/2012 DISPOSIZIONI PER LA PREVENZIONE E LA REPRESSIONE DELLA CORRUZIONE E DELL ILLEGALITA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Torino, 10 Aprile 2013 La legge 190/2012 introduce degli strumenti per Dettagli a) adottato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati considerati;
L Organismo di vigilanza (ODV) nel sistema del d.lg. n. 231 L art. 6 del d.lg. n. 231 prevede che l ente possa essere esonerato dalla responsabilità amministrativa conseguente alla commissione dei reati Dettagli LA NUOVA NORMATIVA ANTICORRUZIONE: EFFETTI PER LE SOCIETA L ADEGUAMENTO DEL MODELLO ORGANIZZATIVO ALLA NORMATIVA ANTICORRUZIONE: ESPERIENZE AZIENDALI
LA NUOVA NORMATIVA ANTICORRUZIONE: EFFETTI PER LE SOCIETA L ADEGUAMENTO DEL MODELLO ORGANIZZATIVO ALLA NORMATIVA ANTICORRUZIONE: ESPERIENZE AZIENDALI Avv. Andrea Sandulli 1 Il modello organizzativo adottato, Dettagli D.Lgs. 231/2001 Novità normative e orientamenti giurisprudenziali. "D.Lgs. n. 231/2001 e la sua applicazione in azienda"
D.Lgs. 231/2001 Novità normative e orientamenti giurisprudenziali "D.Lgs. n. 231/2001 e la sua applicazione in azienda" Il quadro di riferimento L evoluzione normativa e l introduzione di nuove fattispecie Dettagli Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001 GOVERNANCE ORGANIZZATIVA
Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001 Rev. 1-20/10/2010 GOVERNANCE ORGANIZZATIVA 1. Sistema di governance organizzativa L assetto organizzativo, amministrativo e contabile Dettagli PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITÀ. Anni 2014-2016
PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITÀ Anni 2014-2016 1 TITOLO I DISPOSIZIONI PRELIMINARI Paragrafo 1 (Premessa) 1. La legge 6 novembre Dettagli Ordine degli Psicologi della Campania PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITA
Ordine degli Psicologi della Campania PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITA (2015-2017) Componenti: a) N. 15 Consiglieri componenti Dettagli LINEE DI INDIRIZZO DEL SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO E DI GESTIONE DEI RISCHI DEL GRUPPO TOD S S.P.A.
LINEE DI INDIRIZZO DEL SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO E DI GESTIONE DEI RISCHI DEL GRUPPO TOD S S.P.A. (APPROVATE DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ NELLA RIUNIONE DEL 10 MAGGIO 2012) TOD S S.P.A. Dettagli Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/01
MODELLO ORGANIZZATIVO D. Lgs. 231/2001 Data emissione: Luglio 2006 Indice SEZIONE PRIMA...3 PREMESSA...3 I Soggetti...4 I Reati...5 Le Sanzioni...6 ADOZIONE DEI MODELLI DI ORGANIZZAZIONE E DI GESTIONE...8 Dettagli NON COME ONERE DA SUBIRE MA COME OPPORTUNITÀ DA COGLIERE
IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 231/01 NON COME ONERE DA SUBIRE MA COME OPPORTUNITÀ DA COGLIERE PER CREARE UN VANTAGGIO IN GRADO DI GESTIRE L IMPRESA CON UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE Dettagli Corruzione e Sprechi in sanità
PARTE GENERALE 1. Il Decreto Legislativo n. 231/2001 1.1 La responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica Il D.Lgs Dettagli La responsabilità amministrativa delle persone giuridiche: i Modelli Organizzativi ex D. Lgs. 231/01
La responsabilità amministrativa delle persone giuridiche: i Modelli Organizzativi ex D. Lgs. 231/01 Studio Legale avv. Paolo Savoldi Bergamo, Via G. Verdi 14 Oggetto del Decreto 231/01 Il Decreto 231/01 Dettagli - Le linee guida dell Associazione Bancaria Italiana
Parte Prima - Le linee guida dell Associazione Bancaria Italiana L art 6 comma 3 d.lg. 231 stabilisce che i Modelli di organizzazione, gestione e controllo possono essere adottati sulla base di Codici Dettagli LA CORRUZIONE TRA PRIVATI:
LA CORRUZIONE TRA PRIVATI: APPROFONDIMENTI In data 18 ottobre 2012, dopo un lungo iter parlamentare, il Senato ha approvato il maxi-emendamento al Disegno di Legge recante Disposizioni per la prevenzione Dettagli Metodologie di mappatura e di valutazione delle aree di rischio
Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231/01 - Piano di Prevenzione della Corruzione (ai sensi della legge 190/12 Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e Dettagli ORGANISMO DI VIGILANZA
ALLEGATO 3 ORGANISMO DI VIGILANZA 12 1. Il decreto 231/01 e l istituzione dell OdV Come noto il Decreto 231/01 ha introdotto una nuova forma di responsabilità delle persone giuridiche per alcuni tipi di Dettagli Temi. Marco Frey Scuola Superiore Sant Anna e IEFE Università Bocconi
I sistemi di gestione ambientale EMAS e ISO 14001, la presunzione di conformità del modello organizzativo ex D. Lgs. 231/2001 e le indicazioni emergenti dall esperienza dell art. 30 del D. Lgs. 81/2008. Dettagli ERM Enterprise Risk Management Gestione del Rischio di impresa e modelli di compliance; COSO Framework
ERM Enterprise Risk Management Gestione del Rischio di impresa e modelli di compliance; COSO Framework Gazoldo degli Ippoliti MN_28 nov 2014 Dr. Giancarlo Campilli_Resp. Divisione Formazione 1 Di cosa Dettagli 1. Premessa. Il contesto generale.
Linee di indirizzo del Comitato interministeriale (d.p.c.m. 16 gennaio 2013) per la predisposizione, da parte del Dipartimento della funzione pubblica, del PIANO NAZIONALE ANTICORRUZIONE di cui alla legge Dettagli REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO ai sensi del D.lgs 8 giugno 2001 n. 231 Parte Speciale E REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO di Fujitsu Technology Solutions S.p.A. Vers. Dettagli Meda 26-27 novembre 2014. Gruppo Poltrona Frau. Il Decreto Legislativo 231/2001: la Responsabilità amministrativa degli Enti
La Corporate Governance nelle recenti best practices - I Modelli Organizzativi Dott. Lorenzo G. Pascali lorenzo.pascali@scons.it 27 Febbraio 2012 1 INTRODUZIONE Con il D. Lgs. 231/2001, il legislatore Dettagli CARPANEDA & ASSOCIATI. Il ruolo del modello organizzativo e gestionale ex 231 nelle società di factoring. Michele Carpaneda 16 maggio 2006
Il ruolo del modello organizzativo e gestionale ex 231 nelle società di factoring Michele Carpaneda 16 maggio 2006 Corporate Governance La Corporate Governance è l insieme dei processi per indirizzare Dettagli Il Ruolo del Dottore Commercialista nell implementazione del modello
S.A.F. SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE LUIGI MARTINO SISTEMI DI COMPLIANCE E DECRETO LEGISLATIVO 231 DEL 2001 Il Ruolo del Dottore Commercialista nell implementazione del modello Dott. Michele Milano 1 29 novembre Dettagli Castel MAC SpA CODICE ETICO
CODICE ETICO Castel Mac S.p.A. adotta il presente Codice Etico, che si ispira ai principi del D.Lgs 231 Disciplina della Responsabilità Amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni Dettagli IL D.LGS. 231/01 ED IL RUOLO DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO
IL REATO DI LESIONI COLPOSE IN AMBITO DI SALUTE E SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO E RESPONSABILITÀ DELL IMPRESA AI SENSI DELL ART. 25-SEPTIES D.LGS. 231/01 IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO Dettagli PIANO DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE. AI SENSI DELL ART. 1, COMMA 5, Legge 6 novembre 2012 N. 190
PIANO DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE AI SENSI DELL ART. 1, COMMA 5, Legge 6 novembre 2012 N. 190 Emissione: Organismo di Vigilanza Approvazione: Consiglio di Amministrazione 1 Indice 1. QUADRO NORMATIVO... Dettagli GESTIONE DEI MANAGER PER LE SEDI ESTERE PIANIFICAZIONE DELLE POLITICHE GESTIONALI E DELLA MOBILITA DEI MANAGER
GESTIONE DEI MANAGER PER LE SEDI ESTERE PIANIFICAZIONE DELLE POLITICHE GESTIONALI E DELLA MOBILITA DEI MANAGER I contenuti del mio intervento vogliono porre l attenzione su aspetti che per molti di noi Dettagli PARTE SPECIALE D REATI SOCIETARI
PARTE SPECIALE D REATI SOCIETARI INDICE D.1. DESTINATARI DELLA PARTE SPECIALE E PRINCIPI GENERALI DI COMPORTAMENTO... 3 D.2. AREE POTENZIALMENTE A RISCHIO E PRINCIPI DI CONTROLLO PREVENTIVO... 5 D.3. COMPITI Dettagli INTRODUZIONE CHE COSA E IL D.LGS. 231/01? n. 026 - GIUGNO 2014
AUDIT INFORMATICO PER PREVENIRE I REATI INFORMATICI (ART. 24 BIS D.LGS. 231/01) E ANNULLARE LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELL IMPRESA NEL RISPETTO DEL CODICE DELLA PRIVACY (D.LGS. 196/03) E DELLO STATUTO Dettagli FONDAZIONE PONTIROLO ONLUS INTERCOMUNALE Via Alessandro Volta n. 4-20090 Assago (MI) Tel 02/45.700.758. - Fax 02/89.77.06.74.
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE EX D.Lgs. n. 231/01 DELLA FONDAZIONE PONTIROLO ONLUS INTERCOMUNALE Approvato dal Consiglio d Amministrazione con deliberazione n. 16 del 06.10.2015 1 Cronologia delle Dettagli FNM SpA Linee di Indirizzo del Sistema di Controllo Interno e Gestione dei Rischi
FNM SpA Linee di Indirizzo del Sistema di Controllo Interno e Gestione dei Rischi Approvate dal Consiglio di Amministrazione in data 17 aprile 2014 Linee di Indirizzo del SCIGR 1. Premessa Il Sistema di Dettagli Consulenza Civile e Penale alle aziende Consulenza penale alle aziende ex D.lgs. 231/01
Consulenza Civile e Penale alle aziende Consulenza penale alle aziende ex D.lgs. 231/01 1) L attivita legale esterna- Outsorcing D impresa Un azienda all avanguardia per migliorare la propria produttività Dettagli Azienda provinciale foreste e demanio
Landesbetrieb für Forst- und Domänenverwaltung Azienda provinciale foreste e demanio Azienda provinciale foreste e demanio Piano triennale di prevenzione della corruzione 2013 2015 (ai sensi della legge Dettagli CODICE ETICO DI BROTHER ITALIA S.P.A. (Approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 20/03/2012)
CODICE ETICO DI BROTHER ITALIA S.P.A. (Approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 20/03/2012) INDICE - PREMESSA -... 2 CAPO I... 3 - DISPOSIZIONI GENERALI -... 3 1. I Destinatari... 3 CAPO II... Dettagli Modello di ORGANIZZAZIONE GESTIONE e CONTROLLO
Pag. 1 di 8 Consorzio Train Modello di ORGANIZZAZIONE GESTIONE e CONTROLLO conforme ai requisiti del D.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, e smi Codice Etico Pag. 2 di 8 CAPITOLO 1 INTRODUZIONE 1.1 FINALITA, CONTENUTI Dettagli L attuazione del D. Lgs. 231/01 in un gruppo bancario L esperienza Intesa Sanpaolo. Gabriella Cazzola Direzione Legale e Contenzioso
L attuazione del D. Lgs. 231/01 in un gruppo bancario L esperienza Intesa Sanpaolo Gabriella Cazzola Direzione Legale e Contenzioso Paradigma - 24 maggio 2013 L esperienza di Intesa Sanpaolo Problemi applicativi Dettagli Parte Speciale G: I reati transnazionali e di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita Codice documento:
Parte Speciale G: I reati transnazionali e di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita Codice documento: MOG 231 - PSG COPIA CONTROLLATA N 1 REV. BREVE DESCRIZIONE Dettagli INFORMATIVA SULL ADOZIONE DEL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
INFORMATIVA SULL ADOZIONE DEL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE Gennaio 2014 Il 28 novembre 2012, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è entrata in vigore la L. 6 novembre 2012 n. Dettagli PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE (P.T.P.C.) 2015 2017 TITOLO I DISPOSIZIONI PRELIMINARI Paragrafo 1 (Premessa) 1. La legge 6 novembre 2012, n. 190 Disposizioni per la prevenzione e la repressione Dettagli Parte speciale Reati in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro
S.A.F. SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE LUIGI MARTINO SISTEMI DI COMPLIANCE E DECRETO LEGISLATIVO 231 DEL 2001 Il Decreto 231: quadro di riferimento e guida interpretativa - seconda parte Stefano Bonetto e Francesco Dettagli Piano triennale di prevenzione della corruzione 2015-2017
REGIONE DEL VENETO ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO I.R.C.C.S. Piano triennale di prevenzione della corruzione 2015-2017 Premessa Indice 1. Normativa 2. Oggetto e finalità del piano 3. Definizione di corruzione Dettagli CODICE ETICO DI AMBIENTE ITALIA SRL
DI AMBIENTE ITALIA SRL Q-D-02-03 SISTEMA GESTIONE QUALITA Gennaio 2013 Sistema di gestione per la qualità certificato da DNV UNI EN ISO 9001:2008 CERT-12313-2003-AQ-MIL-SINCERT Sistema di gestione ambientale Dettagli Gestione del contenzioso ai fini del D.Lgs 231/01
1 di 12 Situazione Revisione Vers. Data emissione Motivazione della revisione Autore 01 Strutture richiamate nel protocollo, Area Risorse Umane e Servizi Generali, Area Amministrazione Finanza e Controllo, Dettagli COMPLIANCE E ANTIRICICLAGGIO: Integrazione tra le funzioni e aspetti organizzativi. Milano, 8 marzo 2012 Claudio Cola
COMPLIANCE E ANTIRICICLAGGIO: Integrazione tra le funzioni e aspetti organizzativi Milano, 8 marzo 2012 Claudio Cola 1 AGENDA: 1. Premessa 2. La funzione compliance 3. La funzione antiriciclaggio 4. Integrazione Dettagli IL RESPONSABILE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE NELLE SOCIETÀ PARTECIPATE ALLA LUCE DEI RECENTI ORIENTAMENTI INTERPRETATIVI MEF-ANAC
IL RESPONSABILE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE NELLE SOCIETÀ PARTECIPATE ALLA LUCE DEI RECENTI ORIENTAMENTI INTERPRETATIVI MEF-ANAC di Annalisa De Vivo L applicazione della legge 6 novembre 2012, Dettagli Nufarm Italia S.r.l MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO. ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001
Nufarm Italia S.r.l MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001 Il presente documento ha lo scopo di illustrare il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo adottato Dettagli L organismo di vigilanza e l audit del sistema di prevenzione
I modelli organizzativi di prevenzione nelle cooperative e i nuovi reati del D.Lgs. 231/01 L organismo di vigilanza e l audit del sistema di prevenzione Paolo Maestri Unilab Consulenze Aziendali 9 aprile Dettagli I SERVIZI DI AQM PER PROGETTAZIONE E ASSISTENZA PER LA REALIZZAZIONE DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL D.
I SERVIZI DI AQM PER PROGETTAZIONE E ASSISTENZA PER LA REALIZZAZIONE DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL D. LGS. 231/2001 ( RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA D IMPRESA) La norma Dettagli Aloja&Partners. Consulenza Penale alle Aziende - D. LGS. 231
Aloja&Partners Consulenza Penale alle Aziende - D. LGS. 231 Aloja&Partners Consulenza Penale alle Aziende - D. LGS. 231 Consulenza penale alle aziende ex D.lgs. 231/01 1.1 Attività di consulenza e gestione Dettagli Art. 25-octies d.lgs. 231/2001 Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
(documento realizzato da http://www.compliancenet.it/ il 1 agosto 2014, dettagli in http://www.compliancenet.it/confindustria-aree-a-rischio-econtrolli-preventivi-per-reato-riciclaggio-31-luglio-2014 ) Dettagli ERG S.p.A. Linee di indirizzo del Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi
ERG S.p.A. Linee di indirizzo del Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi Approvate dal Consiglio di Amministrazione dell 11 marzo 2014 1 Sommario 1. Il Sistema di Controllo Interno e di Dettagli CODICE PER LA DISCIPLINA DELLE PROCEDURE DI RICERCA, SELEZIONE ED INSERIMENTO DEL PERSONALE
CODICE PER LA DISCIPLINA DELLE PROCEDURE DI RICERCA, SELEZIONE ED INSERIMENTO DEL PERSONALE TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI... 3 Art. 1 Principi generali...3 Art. 2 Regole generali di condotta per le procedure Dettagli L AUTORICICLAGGIO. A cura dell' Avv. Michele Cardenà 1
L AUTORICICLAGGIO 1 INDICE Legge15 dicembre 2014, n. 186 3 Schema comparativo norme c.p. 5 Reato di autoriciclaggio: evoluzione storica 6 Freno all interpretazione generalizzata 7 Introduzione in Italia Dettagli SOTTRAZIONE FRAUDOLENTA AL PAGAMENTO DELLE IMPOSTE
SCHEDA MONOGRAFICA TMG SOTTRAZIONE FRAUDOLENTA AL PAGAMENTO DELLE IMPOSTE Data aggiornamento scheda 15 novembre 2013 Redattore Ultimi interventi normativi Davide David D.L. 78/2010 (modifica dell art. Dettagli RESPONSABILITÀ DI IMPRESA (D.L. 231/01) E PRIVACY AREA LAZIO E AREA MARCHE
RESPONSABILITÀ DI IMPRESA (D.L. 231/01) E PRIVACY AREA LAZIO E AREA MARCHE D&D srl offre servizi di consulenza per la responsabilità d impresa (D. Lgs. n. 231/01) e la privacy agli Enti, alle PMI e alle Dettagli DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ANTICORRUZIONE
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ANTICORRUZIONE Premessa Lo scorso 28 novembre è entrata in vigore la legge 6 novembre 2012 n. 190 contenente le disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione Dettagli REGOLAMENTO N. 41 DEL 15 MAGGIO 2012. L ISVAP (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo)
REGOLAMENTO N. 41 DEL 15 MAGGIO 2012 REGOLAMENTO CONCERNENTE DISPOSIZIONI ATTUATIVE IN MATERIA DI ORGANIZZAZIONE, PROCEDURE E CONTROLLI INTERNI VOLTI A PREVENIRE L UTILIZZO DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE Dettagli Policy per la rilevazione e gestione degli incentivi ********** CDA 11/03/2015
Policy per la rilevazione e gestione degli incentivi ********** 2015 CDA 11/03/2015 INDICE 1. PREMESSA...3 2. CONTENUTI E RELAZIONE CON ALTRE NORME E DOCUMENTI...4 3. PROCESSO DI IDENTIFICAZIONE E GESTIONE Dettagli Introduzione. Fabio Spaggiari Consulente SSLL. info@fabiospaggiari.com
Introduzione Fabio Spaggiari Consulente SSLL info@fabiospaggiari.com Argomenti Trattati Sistema legislativo in materia di sicurezza dei lavoratori; Soggetti del sistema di prevenzione aziendale secondo Dettagli SALVI SAPONARA & ASSOCIATI
Via Tibullo 10-00193 Roma Tel (+39) o6 97996050 Fax (+39) 06 97996056 D.lgs 231/01 e responsabilità amministrativa (penale) delle società. Sostanziale obbligo di adozione di specifici modelli organizzativi Dettagli Compliance aziendale Ex D.lgs. 231/01
Compliance aziendale Ex D.lgs. 231/01 Consultec Srl Cos è il D.Lgs. n. 231/01 Il D.Lgs. n. 231/2001 ha introdotto nel nostro ordinamento il principio della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche Dettagli La premessa. Ischia, 23 settembre 2002
Ischia, 23 settembre 2002 Oggetto: parere sull ammissibilità del rimborso delle spese legali sostenute da ex amministratori comunali in procedimenti penali definiti con formula assolutoria. Viene chiesto Dettagli SOMMARIO PREMESSA DESTINATARI PRINCIPI GENERALI - DI LEGALITÀ; - DI CORRETTEZZA; - DI LEALTÀ; - DI TRASPARENZA;
SOMMARIO PREMESSA DESTINATARI PRINCIPI GENERALI - DI LEGALITÀ; - DI CORRETTEZZA; - DI LEALTÀ; - DI TRASPARENZA; - RISPETTO DELLA DIGNITÀ DELLE PERSONE; RESPONSABILITÀ DIFFUSIONE DEL CODICE RAPPORTI CON Dettagli Osservazioni generali
Documento di consultazione n. 1/2014 Schema di Regolamento 20/2008 recante nuove disposizioni in materia di controlli interni, gestione dei rischi ed esternalizzazione Legenda Nella riga Commentatore i Dettagli L attività dell Internal Audit. G.M. Mirabelli
L attività dell Internal Audit G.M. Mirabelli Milano 13 ottobre 2006 Obiettivi della presentazione Evidenziare i compiti che nel nuovo Codice di autodisciplina sono assegnati all Internal Auditing, se Dettagli LA COMPLIANCE FISCALE NELLE BANCHE: IMPATTO SUI MODELLI DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO
Focus on LA COMPLIANCE FISCALE NELLE BANCHE: IMPATTO SUI MODELLI DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO Aprile 2016 www.lascalaw.com www.iusletter.com Milano Roma Torino Bologna Firenze Ancona Vicenza Dettagli Parte Speciale G : I reati transnazionali e di ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
Parte Speciale G : I reati transnazionali e di ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ADOTTATO DA COMAG s.r.l. Dettagli Programma anticorruzione
Programma anticorruzione Questo Programma è nato e si è sviluppato anche grazie alla preziosa collaborazione di Pierluigi Vigna scomparso a Firenze nel settembre 2012 - che ha messo a disposizione la sua Dettagli Teksid S.p.A. Approvato dal CdA del 30 settembre 2004 PARTE SPECIALE 2. Reati Societari
PARTE SPECIALE 2 Reati Societari INDICE PARTE SPECIALE 2 Teksid S.p.A. 1. Le fattispecie dei reati societari (art. 23 ter del D.Lgs. 231/2001)...3 2. Funzione della Parte Speciale - 2 -...6 3. Processi Dettagli CODICE COMPORTAMENTALE ANTICORRUZIONE
Pagina 1 di 15 CODICE COMPORTAMENTALE ANTICORRUZIONE Servizi coinvolti: Approvata da Tutti i Destinatari Consiglio di Amministrazione Revisione n. Data decorrenza Oggetto Effettuata da: 1 06.11.2013 Prima Dettagli SCHEMA DI FUNZIONAMENTO DEL PROCESSO E DEGLI STRUMENTI DI MISURAZIONE E VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE NEL COMUNE DI VEDUGGIO CON COLZANO
Allegato SCHEMA DI FUNZIONAMENTO DEL PROCESSO E DEGLI STRUMENTI DI MISURAZIONE E VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE NEL COMUNE DI VEDUGGIO CON COLZANO a) Ciclo della performance Il sistema di misurazione e Dettagli Modelli ex d.lgs. 231/01 e Modelli di prevenzione della corruzione ex L. 190/2012. Massimo Malena & Associati 20 maggio 2015
Modelli ex d.lgs. 21/01 e Modelli di prevenzione della corruzione ex L. 190/2012 Massimo Malena & Associati 20 maggio 2015 L impatto immediato e diretto della L. 190/2012 sul d.lgs. 21/01 La Legge 190 Dettagli Federico Maurizio d Andrea La società per azioni e il suo sistema di controllo interno e di gestione dei rischi
A12 407 Federico Maurizio d Andrea La società per azioni e il suo sistema di controllo interno e di gestione dei rischi Gli attori che presidiano la control governance Copyright MMXII ARACNE editrice Dettagli CODICE ETICO. Emissione 01 : G2008-050R01E01-JAC/MAZ/rc Milano, 3 Giugno 2008. Emissione 02 : G2015-032R01E01-JAC/MAZ/sc Milano, 30 Aprile 2015
CODICE ETICO Emissione 01 : G2008-050R01E01-JAC/MAZ/rc Milano, 3 Giugno 2008 Emissione 02 : G2015-032R01E01-JAC/MAZ/sc Milano, 30 Aprile 2015 (revisione approvata con delibera del Consiglio di Amministrazione Dettagli Parte Speciale R : Il reato di autoriciclaggio
Parte Speciale R : Il reato di autoriciclaggio MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ADOTTATO DA EMAK S.p.A. REV. BREVE DESCRIZIONE E COMMENTO DATA 0 EMISSIONE 7/08/2015 1 2 3 4 5 Tutti i cambiamenti Dettagli Il sistema di misurazione e valutazione della performance dell ATER di Matera
Il sistema di misurazione e valutazione della performance dell ATER di Matera 1. Premessa: le norme, le indicazioni CIVIT, i requisiti necessari Il Sistema di misurazione e valutazione della performance Dettagli 4. Modello in tema di tutela della sicurezza sul lavoro
4. Modello in tema di tutela della sicurezza sul lavoro 4.1 Previsioni del d.lgs. 81/2008 Il d.lgs. n. 81 del 9 aprile 2008 ha sostanzialmente innovato la legislazione in materia di sicurezza e salute Dettagli AUTORITÀ DI BACINO FIUME PO
AUTORITÀ DI BACINO FIUME PO RELAZIONE SUL FUNZIONAMENTO COMPLESSIVO DEL SISTEMA DI VALUTAZIONE, TRASPARENZA ED INTEGRITÀ DEI CONTROLLI INTERNI E SULL ATTESTAZIONE DEGLI OBBLIGHI RELATIVI ALLA TRASPARENZA Dettagli IL SISTEMA GIURIDICO ITALIANO
Studio Legale Associato Tosello & Partners Modello D.Lgs. 231/01 integrato con l art. 30 D.Lgs. 81/08 La responsabilità degli amministratori per mancata adozione del Modello 231 secondo la giurisprudenza Dettagli Giornata di studio in materia di trasparenza ed anticorruzione ASSOFARM. Massimo Maraziti esperto organizzazione e compliance
Giornata di studio in materia di trasparenza ed anticorruzione ASSOFARM Massimo Maraziti esperto organizzazione e compliance Bologna, 13 Novembre 2015 Di cosa parleremo oggi. o Aggiornamento del Piano Dettagli REGOLAMENTO PER IL CONTROLLO SULLE SOCIETA PARTECIPATE DAL COMUNE DELLA SPEZIA (ART. 147 QUATER DEL DECRETO LEGISLATIVO 267/2000)
REGOLAMENTO PER IL CONTROLLO SULLE SOCIETA PARTECIPATE DAL COMUNE DELLA SPEZIA (ART. 147 QUATER DEL DECRETO LEGISLATIVO 267/2000) TITOLO I PARTE GENERALE...- 2-1.1. Premessa e presupposti teorici del sistema Dettagli ERG S.p.A. Linee di indirizzo del Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi
ERG S.p.A. Linee di indirizzo del Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi Approvate dal Consiglio di Amministrazione dell 11 marzo 2014 1 1 Ultimo aggiornamento in data 3 marzo 2016. 2 Sommario Dettagli CODICE DI AUTODISCIPLINA DELL ENI S.p.A. (la Società) IN ADESIONE AL CODICE PROMOSSO DA BORSA ITALIANA S.p.A.
CODICE DI AUTODISCIPLINA DELL ENI S.p.A. (la Società) IN ADESIONE AL CODICE PROMOSSO DA BORSA ITALIANA S.p.A. 1. Ruolo del consiglio di amministrazione 2. Composizione del consiglio di amministrazione Dettagli Linee guida agli enti controllati e partecipati dal Comune di Torino in merito agli obblighi di trasparenza (D. Lgs. 33/2013)
Linee guida agli enti controllati e partecipati dal Comune di Torino in merito agli obblighi di trasparenza (D. Lgs. 33/2013) Quadro normativo Il D.L. 90/2014, convertito in L. 114/2014 (art. 24 bis) ha Dettagli CODICE DISCIPLINARE Effetti s.r.l.
CODICE DISCIPLINARE Effetti s.r.l. Approvato all unanimità dagli Amministratori con decisione del 21 aprile 2009 SOMMARIO Art. 1 PREMESSA Art. 2 ILLECITI DISCIPLINARI E CRITERI SANZIONATORI Art. 3 LAVORATORI Dettagli INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DEL PROVVEDIMENTO BANCA D ITALIA 24 OTTOBRE 2007 TITOLO III CAPITOLO 1
INFORMATIVA AL PUBBLICO AI SENSI DEL PROVVEDIMENTO BANCA D ITALIA 24 OTTOBRE 2007 TITOLO III CAPITOLO 1 Premessa Il Regolamento della Banca d Italia in materia di vigilanza prudenziale per le SIM (Titolo Dettagli Circolare Informativa
Circolare Informativa Spett. Clienti, Loro Sedi Treviso, il 7 marzo 2010 RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA PER LE SOCIETÀ DI CAPITALI EX D.LGS. N.231/2001 CERTIFICAZIONE SICUREZZA AZIENDALE OHSAS 18001 Ricordiamo Dettagli 1/2 (e non può comunque essere superiore ad Euro 103.291,38)
FAQ sul MOG 1. Che cos è il D. Lgs. 231/2001? Il D. Lgs. 231/2001 entrato in vigore il 4 luglio 2001, individua le disposizioni normative concernenti la disciplina della responsabilità amministrativa delle Dettagli Le nuove Linee Guida 231 di Confindustria
Le nuove Linee Guida 231 di Confindustria Nel mio intervento, illustrerò brevemente le principali novità contenute nella nuova versione delle Linee Guida di Confindustria, per poi fare un cenno alle proposte Dettagli RISK MANAGEMENT: Gestione integrata dei sistemi nell esperienza di Aler Brescia
RISK MANAGEMENT: Gestione integrata dei sistemi nell esperienza di Aler Brescia Si definisce Risk Management - o gestione del rischio - il complesso di attività mediante le quali si misura o si stima il Dettagli TECNOLOGIE DIESEL E SISTEMI FRENANTI S.P.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N.
TECNOLOGIE DIESEL E SISTEMI FRENANTI S.P.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231 PARTE SPECIALE C: REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO ED IMPIEGO Dettagli REGOLAMENTO ORGANISMO DI VIGILANZA
REGOLAMENTO ORGANISMO DI VIGILANZA (approvato con Deliberazione Consiglio di Amministrazione del 25 febbraio 2015) Indice di Revisione Rev. Descrizione delle modifiche Data 1.0 Prima emissione Febbraio Dettagli 1. B - Caratteristiche essenziali e modalità applicative del Sistema di Gestione Responsible Care
1. B - Caratteristiche essenziali e modalità applicative del Sistema di Gestione Responsible Care 20 gennaio 2009 INDICE Sezione Contenuto 1. Il programma Responsible Care: scopo e campo di applicazione Dettagli IL RISK MANAGEMENT ED IL CONNESSO MODELLO DI GESTIONE
PARTE GENERALE IL RISK MANAGEMENT ED IL CONNESSO MODELLO DI GESTIONE - 4 - Premessa. DP&V attraverso l emanazione di un modello di gestione dei rischi aziendali intende dotarsi di un sistema di Corporate Dettagli 2017 © DocPlayer.it Privacy Policy | Condizioni del servizio | Feed-back

References: art. 6
 art. 2381
 sentenza 
 art. 30
 art. 319
 Cass. 
 art. 318
 art. 319
 art. 346
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 art. 16
 art. 319
 art. 319
 art. 5
 Art. 1
 art. 2635
 art. 5
 art. 2635
 art. 1
 art. 1
 art. 1
 Art. 1
 art. 1
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 6
 art. 30
 ART. 25
 ART. 1
 ART. 1
 Art. 25
 Art. 1
 Art. 2
 art. 30
 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3