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Timestamp: 2019-07-23 17:34:46+00:00

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CONSIGLIO DI STATO, Sez. 6^ - 27 marzo 2019, ordinanza n. 2033 | AmbienteDiritto.it
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO – Impianti di telefonia mobile - Criteri localizzativi – Art. 8, c. 6 l. n. 36/2001 – Divieto di collocare antenne in determinate aree - Rinvio pregiudiziale alla CGUE.
Pres. Santoro, Est. Ponte – T. s.p.a. (avv.ti Lattanzi, Francesco Cardarelli, Jacopo D'Auria) c. Roma Capitale (avv. Raimondo)
Telecom Italia S.p.A, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Filippo Lattanzi, Francesco Cardarelli, Jacopo D'Auria, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Filippo Lattanzi in Roma, via G.P. Da Palestrina n.47;
Wind Tre S.p.A, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe Sartorio, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Tommaso Gulli, 11;
Wind Tre S.p.A, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe Sartorio, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Giuseppe Sartorio in Roma, via Tommaso Gulli, 11;
Telecom Italia S.p.A, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Filippo Lattanzi, Francesco Cardarelli, Jacopo D'Auria, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Filippo Lattanzi in Roma, via G. P. Da Palestrina n.47;
Roma Capitale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Angela Raimondo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Angela Raimondo in Roma, via del Tempio di Giove 21;
Ente Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, Condominio di via Michelangelo Peroglio - Cons.Am. S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dagli avvocati Andrea Guarino, Cecilia Martelli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Andrea Guarino in Roma, via Giulio Caccini, 1;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale Per Il Lazio (sezione Seconda) n. 11345/2017, resa tra le parti, concernente l'in parte qua, del “Regolamento per la localizzazione, l'installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile, ai sensi dell'art. 8, comma 6, della legge n. 36 del 22 febbraio 2001 e per la redazione del Piano, ex art. 105, comma 4 delle NTA del PRG vigente, nonché per l' adozione di un sistema di monitoraggio delle sorgenti di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico” e della delibera di adozione ed approvazione n. 26/15 dell'Assemblea Capitolina di Roma Capitale del 14.5.2015, pubblicata a partire dal 26.5.15; di ogni atto e/o provvedimento ad essi presupposto, conseguente o, comunque, connesso, ancorché non conosciuto, tra cui, ove occorrer possa, le corrispondenti previsioni contenute nel vigente PRG di Roma Capitale e nelle NTA (tra cui gli artt. 10, 102, 103 e 105) e le coeve delibere di adozione ed approvazione; ove occorrer possa, del Regolamento Regionale n. 1 del 21.2.2001 per la “Disciplina delle procedure per l'installazione, la modifica ed il risanamento di sistemi radioelettrici” e della deliberazione della Giunta Regionale n. 1138 del 4.4.2000, recante “Disposizioni per l'installazione, la modifica e l'esercizio di impianti di radiocomunicazioni” (ad ammettere che tali disposizioni siano ancora vigenti, efficaci, non derogate, abrogate o superate dall' introduzione del d.lgs. n. 259/03); ove occorrer possa, del Protocollo d'Intesa siglato tra il Comune di Roma e le società concessionarie dei servizi di telefonia mobile del 5.7.2004, con il relativo Addendum del 22.7.2004 (ad ammettere che tali disposizioni siano ancora vigenti, efficaci, non derogate, abrogate o superate dall'adozione da parte di Roma Capitale del Regolamento impugnato).
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale Per Il Lazio (sezione Seconda) n. 11346/2017, resa tra le parti, concernente PER LA RIFORMA E/O L'ANNULLAMENTO
I. quanto al ricorso introduttivo, per l'annullamento:
1. del “Regolamento per la localizzazione, l'installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile, ai sensi dell'art.8, comma 6, della legge n.36 del 22.2.2001, e per la redazione del Piano, ex art.105, comma 4, delle NTA del PRG vigente, nonché per l'adozione di un sistema di monitoraggio delle sorgenti di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico”, approvato dall'Assemblea Capitolina con delibera n.26 nella seduta del 14.5.2015, pubblicato in Albo Pretorio informatico comunale per quindici giorni consecutivi, dal 26.5.2015 al 9.6.2015 (doc. n.2 fol. ricorso introduttivo in prime cure di seguito f.r.i.p.c.);
2.a le disposizioni del PRG e delle NTA di Roma Capitale, poste a presupposto dell'approvazione del regolamento gravato sub 1, con specifico riferimento agli artt.10, 102, 103 e 105 e quelle di eventuale recepimento del disciplinare impugnato;
2.b per quanto possa occorrere, il Protocollo d'intesa sottoscritto il 5.7.2004 tra il Comune di Roma e le società licenziatarie dei servizi di Telecomunicazioni, con relativo Addendum del 22.7.2014 (doc. n.3 f.r.i.p.c.), nella sola e denegata ipotesi in cui tali atti potessero ritenersi tutt'ora vigenti ed efficaci, nonostante quanto statuito dalla nota prot.48807 del 14.06.2012, a firma del Direttore dell'U.O. Procedimenti Edilizi Speciali – Servizi Stazioni Radio Base del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica – Direzione Attuazione degli Strumenti Urbanistici, indirizzata a tutti i Gestori di telefonia mobile (doc. n.3 bis f.r.i.p.c.), in tema di distanze, e nonostante l'entrata in vigore nuovo regolamento comunale gravato sub 1.
II. quanto ai motivi aggiunti notificati il 2.11.2015, per l'annullamento:
della nota del 3.9.2015 prot. 141020 (doc. n.2 foliario motivi aggiunti in prime cure di seguito f.m.a.p.c.), successivamente pervenuta, con la quale il Dirigente dell'Ufficio Stazioni Radio Base del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale, “a seguito dell'approvazione della deliberazione dell'Assemblea Capitolina n.26 del 14.5.2015”, riguardante il “Regolamento per la localizzazione, l'installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile ….”, ha invitato i gestori di telecomunicazioni ad attenersi, per la presentazione delle istanze di autorizzazione e di modifica degli impianti di telefonia mobile, a quanto ivi stabilito nel regolamento e dunque, “in aggiunta alla procedura già in essere”, a produrre tutta una serie di documenti (tra cui in particolare le dichiarazioni asseverate circa la conformità agli artt.3, 4 e 5 del regolamento) e di ogni altro atto presupposto, connesso e o consequenziale;
III. quanto ai secondi motivi aggiunti notificati in data 11.10.2016, per l'annullamento previa sospensione:
della nota prot. 136243 del 22.7.2016 (doc. n.2 fol. II Motivi aggiunti in prime cure di seguito f.s.m.a.p.c.) con la quale il Dirigente dell'Ufficio Stazioni Radio Base del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale, nel sollecitare il Municipio XIV alla verifica di quanto richiesto con note n.136700/15, n.192947/15 e 100742/16, relativamente alla vicinanza di eventuali siti sensibili, ha opposto “l'impossibilità a procedere all'installazione”, come richiesto da WIND con istanza del 13.7.2015, di un modesto impianto, in tipologia roof top, sul lastrico solare dell'edificio di Via F. Cherubini n.15/C (codice RM801 via Mauri), “in attesa della verifica dell'eventuale contrasto con l'art.4 della Deliberazione di A.C. n.26/15”;
di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, ivi incluse le note ivi richiamate, mai pervenute e/o comunicate e nuovamente del richiamato Regolamento, approvato dall'Assemblea Capitolina con delibera n.26 nella seduta del 14.5.2015 (doc. n.2 fol. ricorso introduttivo di seguito f.r.i.);
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale Per Il Lazio (sezione Seconda) n. 11342/2017, resa tra le parti, concernente PER LA RIFORMA E/O L'ANNULLAMENTO
2.a le disposizioni del PRG e delle NTA di Roma Capitale, poste a presupposto dell'approvazione del regolamento gravato sub 1, con specifico riferimento agli artt.10, 102, 103 e 105 e quelle di eventuale recepimento del
2.b per quanto possa occorrere, il Protocollo d'intesa sottoscritto il 5.7.2004 tra il Comune di Roma e le società licenziatarie dei servizi di Telecomunicazioni, con relativo Addendum del 22.7.2014 (doc. n.3 f.r.i.p.c.), nella sola e denegata ipotesi in cui tali atti potessero ritenersi tutt'ora vigenti ed efficaci, nonostante quanto statuito dalla nota prot.48807 del 14.06.2012, a firma del Direttore dell'U.O. Procedimenti Edilizi Speciali – Servizi Stazioni Radio Base del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica – Direzione Attuazione
degli Strumenti Urbanistici, indirizzata a tutti i Gestori di telefonia mobile (doc. n.3 bis f.r.i.p.c.), in tema di distanze, e nonostante l'entrata in vigore nuovo regolamento comunale gravato sub 1.
della nota del 3.9.2015 prot. 141020 (doc. n.2 foliario motivi aggiunti in prime cure di seguito f.m.a.p.c.), successivamente pervenuta, con la quale il Dirigente dell'Ufficio Stazioni Radio Base del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale, “a seguito dell'approvazione della deliberazione dell'Assemblea Capitolina n.26 del 14.5.2015”, riguardante il “Regolamento per la localizzazione, l'installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile ….”, ha invitato i gestori di telecomunicazioni ad attenersi, per la presentazione delle istanze di autorizzazione e di modifica degli impianti di telefonia mobile, a quanto ivi stabilito nel regolamento e dunque, “in aggiunta alla procedura già in essere”, a produrre tutta una serie di documenti (tra cui in particolare le
della nota prot. 136243 del 22.7.2016 (doc. n.2 fol. II Motivi aggiunti in prime cure di seguito f.s.m.a.p.c.) con la quale il Dirigente dell'Ufficio Stazioni Radio Base del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale, nel sollecitare il Municipio XIV alla verifica di quanto richiesto con note n.136700/15, n.192947/15 e 100742/16, relativamente alla vicinanza di eventuali siti sensibili, ha opposto “l'impossibilità a procedere all'installazione”, come richiesto da WIND con istanza del 13.7.2015, di un modesto impianto, in tipologia roof top, sul lastrico solare dell'edificio di Via F. Cherubini n.15/C (codice RM801 via Mauri), “in attesa della verifica dell'eventuale contrasto con l'art.4 della Deliberazione di A.C. n.26/15”; di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, ivi incluse le note ivi richiamate, mai pervenute e/o comunicate e nuovamente del richiamato Regolamento, approvato dall'Assemblea Capitolina con delibera n.26 nella seduta del 14.5.2015 (doc. n.2 fol. ricorso introduttivo di seguito f.r.i.); delle note prot. 136700/15, 192947/15 e 100742/16, richiamate nel provvedimento impugnato sub 1) e mai comunicate o altrimenti conosciute avverso le quali, ove mai lesive, Wind aveva espresso riserva ulteriori motivi di ricorso.
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale Per Il Lazio (sezione Seconda) n. 11473/2017, resa tra le parti, concernente l' annullamento, previa sospensione, dei provvedimenti impugnati in primo grado e, segnatamente:
“- del ‘Regolamento per la localizzazione, l'installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile, ai sensi dell'art. 8, comma 6, della legge n. 36 del 22 febbraio 2001 e per la redazione del Piano, ex art. 105 , comma 4 delle NTA del PRG vigente, nonché per l'adozione di un sistema di monitoraggio delle sorgenti i campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico', adottato dall'Assemblea Capitolina di Roma Capitale con deliberazione n. 26 /2015 del 14 maggio 2015, pubblicata sull'albo pretorio on line dal 26 maggio 2015 al 9 giugno 2015; di ogni altro atto connesso, presupposto o consequenziale, ancorché non conosciuto e, in particolare, ove occorrer possa:
- delle corrispondenti previsioni contenute nel PRG vigente di Roma Capitale e nelle coeve NTA e le coeve delibere di adozione ed approvazione;
- del Regolamento regionale n. 1/2001 "per la disciplina delle procedure per l'installazione, la modifica ed il risanamento di sistemi radioelettrici" (BUR 10 marzo 2001, n. 7, s.o. n. 8) e della deliberazione della Giunta Regionale n. 1138/2000, recante "Disposizioni per l'installazione, la modifica e l'esercizio di impianti di radiocomunicazioni" (ad ammettere che tali disposizioni non siano state abrogate dal d.lgs. n. 259/2003 e non siano state annullate dalla sentenza n. 7025 del 25 agosto 2001 del T.A.R. Lazio);
- del Protocollo d'Intesa siglato tra il Comune di Roma e le società concessionarie dei servizi di telefonia mobile del 5 luglio 2004, con il relativo Addendum del 22 luglio 2004, per come attuato senza contestazioni dalle parti (e ciò nell'ipotesi che tali disposizioni non siano state abrogate dall'adozione del Regolamento di Roma Capitale impugnato), o non sia da considerarsi comunque risolto per volontà delle parti, espressa con lettera dei gestori del 13 luglio 2015 (prot. 116961)”.
ANNULLAMENTO DEL PROVVEDIMENTO AUTORIZZATORIO, RILASCIATO PER SILENZIO ASSENSO, SULL' "ISTANZA VODAFONE OMNITE B.V. "3OF06142 VIA DELLE COSTELLAZIONI" PER RICHIESTA RILASCIO AUTORIZZAZIONE AI SENSI DEGLI ARTT. 86, 87 E 88 D.LVO 259/03 PER L'INSTALLAZIONE DI STAZIONE RADIO BASE VODAFONE OMNITEL B.B. DA REALIZZARSI NEL COMUNE DI ROMA" ASSUNTA AL PROTOCOLLO N. 48326 DEL 23.03.2015
della sentenza Tar Lazio, Sez. II-quater, n. 11740 del 27.11.2017, nella parte in cui ha dichiarato inammissibile per carenza di interesse il ricorso R.G. n. 12806/15 proposto dall'Ente Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria e dal Condominio di Via Michelangelo Peroglio n. 2 e nel solo caso in cui l'appello principale di Vodafone di cui al R.G.N. 4289/18 dovesse rivelarsi fondato.
della sentenza breve del Tribunale Amministrativo Regionale Per Il Lazio (sezione Seconda) n. 11744/2017, resa tra le parti, concernente IMPIANTO DI TELEFONIA MOBILE CODICE 3RM05326 FLAMINIA CORSO FRANCIA - DISPOSIZIONI PER L'INSTALLAZIONE, LA MODIFICA E L'ESERCIZIO DI IMPIANTI DI RADIOCOMUNICAZIONI
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Roma Capitale e di Wind Tre S.p.A e di Roma Capitale e di Telecom Italia S.p.A e di Roma Capitale e di Telecom Italia S.p.A e di Roma Capitale e di Ente Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria e di Telecom Italia S.p.A e di Wind Tre S.p.A e di Condominio di via Michelangelo Peroglio - Cons.Am. S.r.l. e di Roma Capitale e di Ente Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, Gestore Istituto Scolastico Santa Chiara e di Condominio di via Michelangelo Peroglio n. 2 e di Roma Capitale e di Telecom Italia S.p.A e di Wind Tre S.p.A;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 marzo 2019 il Cons. Davide Ponte e uditi per le parti gli avvocati Jacopo D'Auria, Angela Raimondo e Giuseppe Sartorio Jacopo D'Auria, Angela Raimondo e Giuseppe Sartorio Jacopo D'Auria, Angela Raimondo e Giuseppe Sartorio Paolo Caruso, Nicola Lais, Angela Raimondo, Giuseppe Sartorio, Jacopo D'Auria e Cecilia Martelli Paolo Caruso, Nicola Lais, Angela Raimondo e Cecilia Martelli Paolo Caruso, Nicola Lais, Angela Raimondo, Giuseppe Sartorio e Jacopo D'Auria.;
Con il primo degli appelli in epigrafe l’odierna parte appellante Telecom impugnava la sentenza n. 11345 del 2017 con cui il Tar Lazio aveva respinto l’originario gravame; quest’ultimo era stato proposto dalla medesima parte istante, nella qualità di licenziataria del servizio pubblico di telefonia fissa e mobile sul territorio nazionale, avverso le disposizioni del nuovo “Regolamento per la localizzazione, l'installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile” approvato con la Delibera dell’Assemblea Capitolina n. 26 del 14\5\2015.
- error in procedendo, per omessa pronuncia e violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato in relazione alla mancata valutazione della relazione tecnica prodotta agli atti del giudizio ed alla censura attinente alla misurazione del limite distanziale dal perimetro esterno del sito sensibile; error in iudicando: erroneità della sentenza in relazione all’impugnazione dei limiti alla localizzazione stabiliti dagli artt. 3, 4, 5 e 6 del Regolamento e delle corrispondenti previsioni contenute nelle NTA e nel PRG, per le quali è stata censurata la violazione e falsa applicazione degli artt. 86, 87, 87 bis, 87 ter, 90 e 93 CCE e della coeva disciplina comunitaria, della Legge n. 36/2001 e del dpcm 8.7.2003, del principio del legittimo affidamento e dei principi comunitari e costituzionali della tutela delle concorrenza, parità di trattamento ed imparzialità; la violazione dell’art. 97 Cost. e dei principi di trasparenza, imparzialità e buon andamento dell’amministrazione; l’incompetenza e l’eccesso di potere per irrazionalità, illogicità, carenza di motivazione e difetto di istruttoria;
- analoghi vizi in relazione alla censura attinente ai limiti localizzativi nelle aree vincolate;
- error in iudicando in relazione all’impugnazione degli artt. 4, 7 e 10 del Regolamento e delle corrispondenti previsioni contenute nelle NTA e nel PRG, per le quali è stata censurata la violazione e falsa applicazione degli artt. 86, 87, 87 bis, 90 e 93 citt., della riserva di legge di cui all’art. 93 del Codice e dell’art. 23 Cost. e della coeva disciplina comunitaria, dell’art. 11, disp. prel., del principio del tempus regit actum, del principio del legittimo affidamento e del principio di irretroattività delle leggi e degli atti e provvedimenti amministrativi, dell’art. 21 quinquies e nonies della Legge n. 241/90 nonché eccesso di potere per carenza dei presupposti di fatto e di diritto; contraddittorietà; irrazionalità, illogicità, sproporzionalità, carenza di motivazione e difetto di istruttoria, violazione e falsa applicazione del principio di tipicità degli atti amministrativi, arbitrarietà, violazione dei principi comunitari e costituzionali della tutela delle concorrenza, parità di trattamento ed imparzialità, violazione dell’art. 97 Cost. e dei principi di trasparenza, imparzialità e buona andamento dell’amministrazione;
- analoghi vizi in relazione all’impugnazione dell’art. 7 del Regolamento e delle corrispondenti previsioni contenute nelle NTA e nel PRG sui piani di risanamento;
- error in iudicando in ordine al rigetto della questione di pregiudizialità comunitaria sollevata da TIM in relazione alla Direttiva quadro n. 2002/21/CE, artt. 4, 9 e 11, sull’obbligo di utilizzo efficiente delle frequenze e rispetto al principio di neutralità tecnologica.
La controversia ha ad oggetto l’impugnativa, da parte delle imprese licenziatarie del servizio pubblico di telefonia fissa e mobile sul territorio nazionale, delle disposizioni contenute nel “Regolamento per la localizzazione, l'installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile” approvato con la Delibera dell’Assemblea del Comune di Roma n. 26 del 14.5.2015, in quanto asseritamene contrastante con il Codice delle telecomunicazioni e con la legge quadro n. 36/01 sull'elettromagnetismo nonché praticamente preclusivo delle attività di pianificazione dello sviluppo della rete.
A questo proposito, si ricorda che, ex art. 4 comma 1 lett. a), della legge n. 36 cit.: “Lo Stato esercita le funzioni relative: a) alla determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, in quanto valori di campo come definiti dall'articolo 3, comma 1, lettera d), numero 2), in considerazione del preminente interesse nazionale alla definizione di criteri unitari e di normative omogenee in relazione alle finalità di cui all'articolo 12”.
L’art. 8, comma 1 lett. a) della stessa legge n. 36 dispone che: “Sono di competenza delle regioni, nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità nonché dei criteri e delle modalità fissati dallo Stato, fatte salve le competenze dello Stato e delle autorità indipendenti: a) l'esercizio delle funzioni relative all'individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile, degli impianti radioelettrici e degli impianti per radiodiffusione, ai sensi della legge 31 luglio 1997, n. 249, e nel rispetto del decreto di cui all'articolo 4, comma 2, lettera a), e dei principi stabiliti dal regolamento di cui all'articolo 5”.
3.2 A fini della presente controversia assume rilievo preminente quanto sancito dall’art. 8, comma 6, l. 36 cit., alla cui stregua: “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”.
La disciplina in oggetto è stata intesa dalla prevalente giurisprudenza, anche recente (cfr. ad es. Consiglio di Stato sez. VI 13 marzo 2018 n. 1592) nel senso che alle Regioni ed ai Comuni è consentito - nell’ambito delle proprie e rispettive competenze - individuare criteri localizzativi degli impianti di telefonia mobile (anche espressi sotto forma di divieto) quali ad esempio il divieto di collocare antenne su specifici edifici (ospedali, case di cura ecc.) mentre non è loro consentito introdurre limitazioni alla localizzazione, consistenti in criteri distanziali generici ed eterogenei (prescrizione di distanze minime, da rispettare nell’installazione degli impianti, dal perimetro esterno di edifici destinati ad abitazioni, a luoghi di lavoro o ad attività diverse da quelle specificamente connesse all’esercizio degli impianti stessi, di ospedali, case di cura e di riposo, edifici adibiti al culto, scuole ed asili nido nonché di immobili vincolati ai sensi della legislazione sui beni storico-artistici o individuati come edifici di pregio storico-architettonico, di parchi pubblici, parchi gioco, aree verdi attrezzate ed impianti sportivi).
In specie va richiamato l’art. 1 comma 3 bis: “I provvedimenti adottati dagli Stati membri riguardanti l'accesso o l'uso di servizi e applicazioni attraverso reti di comunicazione elettronica, da parte degli utenti finali, devono rispettare i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche, garantiti dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dai principi generali del diritto comunitario. Qualunque provvedimento di questo tipo riguardante l'accesso o l'uso di servizi e applicazioni attraverso reti di comunicazione elettronica, da parte degli utenti finali, che ostacolasse tali diritti o libertà fondamentali può essere imposto soltanto se appropriato, proporzionato e necessario nel contesto di una società democratica e la sua attuazione dev'essere oggetto di adeguate garanzie procedurali conformemente alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e ai principi generali del diritto comunitario, inclusi un'efficace tutela giurisdizionale e un giusto processo. …”.
In secondo luogo, l’articolo 3 della direttiva servizio universale, in tema di garanzie di disponibilità del servizio universale: “1. Gli Stati membri provvedono affinché nel loro territorio i servizi elencati nel presente capo siano messi a disposizione di tutti gli utenti finali al livello qualitativo stabilito, a prescindere dall'ubicazione geografica dei medesimi e, tenuto conto delle specifiche circostanze nazionali, ad un prezzo abbordabile.
2. Gli Stati membri determinano il metodo più efficace e adeguato per garantire l'attuazione del servizio universale, nel rispetto dei principi di obiettività, trasparenza, non discriminazione e proporzionalità...”.
In terzo luogo, l’articolo 8 della direttiva quadro, laddove individua gli obiettivi generali ed i principi dell'attività di regolamentazione.
Salvo diversa disposizione dell'articolo 9 relativo alle radiofrequenze, gli Stati membri tengono nella massima considerazione l'opportunità di adottare regolamentazioni tecnologicamente neutrali e provvedono affinché le autorità nazionali di regolamentazione, nell'esercizio delle funzioni indicate nella presente direttiva e nelle direttive particolari, e in particolare quelle intese a garantire una concorrenza effettiva, facciano altrettanto…
b) incoraggiando l'istituzione e lo sviluppo di reti transeuropee e l'interoperabilità dei servizi paneuropei e la connettività da utente a utente (end-to-end); d) collaborando tra loro, con la Commissione e con il BEREC per garantire lo sviluppo di pratiche normative coerenti e l'applicazione coerente della presente direttiva e delle direttive particolari.
4. Le autorità nazionali di regolamentazione promuovono gli interessi dei cittadini dell'Unione europea, tra l'altro: a) garantendo a tutti i cittadini un accesso al servizio universale quale specificato nella direttiva 2002/22/CE (direttiva servizio universale); …..
5. Nel perseguire le finalità programmatiche di cui ai paragrafi 2, 3 e 4 le autorità nazionali di regolamentazione applicano principi regolamentari obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati, tra l'altro: a) promuovendo la prevedibilità regolamentare, garantendo un approccio regolatore coerente nell'arco di opportuni periodi di revisione; b) garantendo che, in circostanze analoghe, non vi siano discriminazioni nel trattamento delle imprese che forniscono reti e servizi di comunicazione elettronica; c) salvaguardando la concorrenza a vantaggio dei consumatori e promuovendo se del caso la concorrenza basata sulle infrastrutture; d) promuovendo investimenti efficienti e innovazione in infrastrutture nuove e migliorate, anche garantendo che qualsiasi obbligo di accesso tenga debito conto del rischio sostenuto dalle imprese di investimento e consentendo vari accordi di cooperazione tra gli investitori e le parti che richiedono accesso onde diversificare il rischio di investimento, assicurando nel contempo la salvaguardia della concorrenza nel mercato e del principio di non discriminazione; e) tenendo debito conto della varietà delle condizioni attinenti alla concorrenza e al consumo nelle diverse aree geografiche all'interno del territorio di uno Stato membro; f) imponendo obblighi regolamentari ex ante unicamente dove non opera una concorrenza effettiva e sostenibile, e attenuandoli o revocandoli non appena sia soddisfatta tale condizione”.
“Gli Stati membri possono designare una o più imprese perché garantiscano la fornitura del servizio universale quale definito agli articoli 4, 5, 6 e 7 e, se del caso, all'articolo 9, paragrafo 2, della presente direttiva in modo tale da poter coprire l'intero territorio nazionale. Gli Stati membri possono designare più imprese o gruppi di imprese per fornire i diversi elementi del servizio universale e/o per coprire differenti parti del territorio nazionale.
2. Nel designare le imprese titolari di obblighi di servizio universale in tutto il territorio nazionale o in parte di esso, gli Stati membri applicano un sistema di designazione efficace, obiettivo, trasparente e non discriminatorio in cui nessuna impresa è esclusa a priori. Tale sistema di designazione garantisce che il servizio universale sia fornito secondo criteri di economicità e consenta di determinare il costo netto dell'obbligo di servizio universale conformemente all'articolo 12”.
In quinto luogo, l’articolo 9 della direttiva autorizzazioni, in tema di dichiarazioni intese ad agevolare l'esercizio dei diritti di installare strutture e dei diritti di interconnessione, statuisce quanto segue: “su richiesta di un'impresa, le autorità nazionali di regolamentazione rilasciano nel termine di una settimana dichiarazioni standardizzate che confermano, ove applicabile, che l'impresa ha presentato una notifica ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 2 e che definiscono le condizioni alle quali qualsiasi impresa che fornisce reti o servizi di comunicazione elettronica in forza dell'autorizzazione generale è legittimata a richiedere i diritti di installare strutture, a negoziare l'interconnessione, e/o ad ottenere l'accesso e l'interconnessione allo scopo di agevolare l'esercizio di tali diritti, ad esempio nei confronti di altre autorità o di altre imprese”.
Infine, l’articolo 11 in tema di informazioni richieste ai fini dell'autorizzazione generale, dei diritti d'uso e degli obblighi specifici, statuisce quanto segue; “fatti salvi gli obblighi di informazione e segnalazione periodica stabiliti da altre normative nazionali, le autorità nazionali di regolamentazione non impongono alle imprese di fornire, ai fini dell'autorizzazione generale, dei diritti d'uso o degli obblighi specifici di cui all'articolo 6, paragrafo 2, alcuna informazione salvo quelle proporzionate e oggettivamente giustificate…”.
4.3 In materia, la giurisprudenza europea (cfr. Corte giustizia UE sez. III, 17/02/2011, n.16) ha chiarito che l’art. 8 n. 1, della direttiva "servizio universale" (2002/22/Ce) autorizza gli Stati membri, quando decidono di designare una o più imprese per la fornitura del servizio universale, ad imporre alle imprese affidatarie unicamente gli specifici obblighi previsti dalla direttiva stessa e che sono collegati alla fornitura agli utenti finali. Pertanto l'art. 3 n. 2 della direttiva stessa non consente ad uno Stato membro di imporre ad un'impresa, designata per lo svolgimento del servizio universale, obblighi diversi da quelli previsti dalla direttiva stessa.
I dubbi comprendono l’interpretazione della norma da parte della prevalente giurisprudenza (condivisa dal Collegio, e qui richiamata anche ai sensi e per gli effetti di cui al punto 17 delle raccomandazioni della Corte di giustizia), a tenore della quale è consentito agli enti territoriali - nell’ambito delle proprie e rispettive competenze - individuare criteri localizzativi degli impianti di telefonia mobile (anche espressi sotto forma di divieto) quali ad esempio il divieto di collocare antenne su specifici edifici (ospedali, case di cura ecc.) mentre non è loro consentito introdurre limitazioni alla localizzazione, consistenti in criteri distanziali generici ed eterogenei (prescrizione di distanze minime, da rispettare nell’installazione degli impianti, dal perimetro esterno di edifici destinati ad abitazioni, a luoghi di lavoro o ad attività diverse da quelle specificamente connesse all’esercizio degli impianti stessi, di ospedali, case di cura e di riposo, edifici adibiti al culto, scuole ed asili nido nonché di immobili vincolati ai sensi della legislazione sui beni storico-artistici o individuati come edifici di pregio storico-architettonico, di parchi pubblici, parchi gioco, aree verdi attrezzate ed impianti sportivi).
Va altresì evidenziato come il favor legislativo posto a fondamento della normativa in materia, estrinsecatosi nella richiamata disciplina in tema di formazione del c.d. silenzio assenso sulle istanze di installazione delle infrastrutture di comunicazione per impianti radiolelettrici nonché nell’utilizzo degli istituti della denuncia inizio attività e della segnalazione certificata di inizio attività, si scontri con l’orientamento che, in linea generale, limita l’operatività di tali meccanismi di semplificazione all’ipotesi in cui l'istanza sia dotata di tutte le condizioni ed i presupposti richiesti dalla legge per poter essere accolta (cfr. ad es. Consiglio di Stato sez. V, 17 gennaio 2019, n.428 e sez. IV, 5 settembre 2016, n. 3805). Nelle controversie sorte in merito alla regolamentazione del Comune di Roma, ad esempio, pur dinanzi al possibile decorso in fatto del termine di formazione dell’assenso, il contrasto con la previsione regolamentare limitativa, così inteso, impedirebbe a monte il consolidarsi del titolo all’installazione, nei termini legislativamente previsti. Tale orientamento, pare porsi in contrasto con le finalità di semplificazione delle procedure in materia ed il favor normativo sopra richiamato.
La disciplina europea ha contribuito a far emergere un duplice elemento che, seppur già ricavabile dalle norme interne (a partire dagli artt. 15 e 21 Cost.), appare di fondamentale importanza nel predetto bilanciamento: il diritto all'informazione dei cittadini e quello del cittadino di effettuare e ricevere chiamate telefoniche (e comunicazioni di dati) in ogni luogo, senza, quindi, limitazioni di carattere spaziale-territoriale (cfr. altresì art. 4 direttiva servizio universale). In tale diritto è ricompresa, anche se come contenuto accessorio, la facoltà di poter chiamare gratuitamente i numeri d'emergenza e in particolare il numero d'emergenza unico europeo a partire da qualsiasi apparecchio telefonico (cfr. Direttiva servizio universale, considerando 12) e di essere localizzati, anche senza comunicare, in situazioni in cui fosse necessario per la tutela della propria vita o della sicurezza anche altrui (considerando 36).
Per rendere effettivo tale diritto la disciplina europea ha imposto specifici obblighi a coloro i quali gestiscono i servizi, prevedendo che gli operatori del servizio universale mantengano l'integrità della rete, come pure la continuità e la qualità del servizio (considerando 14), in modo tale da assicurare l'effettività del diritto in capo a tutti gli utenti omogeneamente su tutto il territorio dell'Unione europea.
Sotto questo profilo, secondo una impostazione dottrinale di origine europea, il diritto dell'utente a poter chiamare, essere chiamato e trasmettere dati sempre e dovunque costituisce un diritto a soddisfazione necessaria che non può essere compresso o limitato arbitrariamente né da normazioni di livello statale né tantomeno da normazioni di livello inferiore
Tali diritti possono peraltro all’evidenza porsi in conflitto con quelli alla tutela dell'ambiente, della salute e del corretto assetto del territorio. Quelli appena richiamati danno vita ad interessi che, in materia, si muovono nella medesima direzione: la massimizzazione della tutela dell'ambiente esigerebbe che non vi fosse alcuna emissione elettromagnetica artificiale e pertanto nessun apparato/antenna idonea a produrlo; quella del corretto assetto del territorio che non vi fossero pali, tralicci o altre strutture più o meno impattanti; quella della salute imporrebbe, sulla scorta del principio di precauzione, di evitare qualsiasi tipo di emissione elettromagnetica in quanto potenzialmente dannosa.
In via astratta l’iter conflittuale in esame, oggetto di attenta ricostruzione a livello nazionale di riparto di competenza fra enti nella giurisprudenza costituzionale (nei termini con chiarezza espressi dalla Corte costituzionale, in specie a partire dalla sentenza 307 del 2003), è stato così efficacemente riassunto anche a livello dottrinale: posto che i dati scientifici attualmente a disposizione non dimostrano in modo certo che le emissioni elettromagnetiche siano dannose per la salute; posto che il principio di precauzione impone comunque di adottare ogni cautela in vista di danni ipoteticamente possibili, allora occorre definire i limiti oltre i quali, precauzionalmente, non sono legittime le emissioni. Tali limiti segnano la misura dell'incomprimibilità del diritto alla salute. La massimizzazione del diritto alla comunicazione troverebbe quindi in essi un primo confine invalicabile: le emissioni delle antenne dovranno essere sempre inferiori ai limiti cautelativi posti sulla base delle risultanze scientifiche anzidette. D'altra parte, dato che il diritto alla comunicazione non può essere arbitrariamente e ingiustificatamente compresso o limitato, le amministrazioni preposte al corretto governo del territorio dovranno trovare le soluzioni che di volta in volta meglio consentano il minor sacrificio dello stesso e, allo stesso tempo, la massima tutela del diritto alla comunicazione.
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References: Art. 8
 sentenza 
 art. 105
 sentenza 
 art.105
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 art. 105
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 4
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