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Timestamp: 2020-07-15 05:53:29+00:00

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La nullità del contratto bancario per la mancanza della sottoscrizione della banca o del cliente sulla "copia" prodotta in processo. Le conseguenze della nullità sugli interessi, spese e commissioni dovuti alla banca | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
4 Marzo 2013 In Diritto bancario
La nullità del contratto bancario per la mancanza della sottoscrizione della banca o del cliente sulla “copia” prodotta in processo. Le conseguenze della nullità sugli interessi, spese e commissioni dovuti alla banca
La giurisprudenza ha così stabilito:
“Con l’entrata in vigore dell’art. 3 della L. n. 154/1992 – poi recepito nell’art. 117 del d. lgs. 385/93 – tutti i contratti bancari devono necessariamente stipularsi per iscritto a pena di nullità, requisito questo che non può ritenersi rispettato nel caso di sottoscrizione della scheda negoziale unicamente dal cliente” (Tribunale di Mantova, sent. del 13 marzo 2006).
La necessaria sottoscrizione del contratto – a pena di nullità – ad opera di entrambe le parti è principio consacrato dalla Suprema Corte di Cassazione:
“Qualsiasi contratto degli enti locali, anche se a trattativa privata, deve essere consacrato, a pena di nullità, in un unico documento, recante la sottoscrizione della parte privata e dell’organo investito del potere di rappresentare l’ente interessato nei confronti dei terzi” (Cassazione civile sez. II, 14 novembre 2012, n. 19934). La pronunzia è relativa ad un contratto pubblico ma non si vede ragione per la inapplicabilità del condivisibile principio ai contratti bancari.
Difatti: “La sottoscrizione costituita dalla firma del dichiarante, cioè dal nome e cognome scritti di suo pugno o quantomeno da una sigla caratteristica ed identificabile, è l’espressione grafica della paternità ed impegnatività della dichiarazione che la precede, la quale in mancanza non comporta la conclusione definitiva di un negozio giuridico allorché la forma scritta sia richiesta “ad substantiam”. Pertanto, una scrittura che contenga espressioni generiche di consenso (nella specie: come d’accordo) ma sia priva della sottoscrizione dell’obbligato, non può integrare l’atto scritto richiesto dall’art. 1350 c.c. e non è valida né come contratto definitivo né come preliminare” (Tribunale di Savona, sent. del 23 giugno 2006).
La giurisprudenza si è poi ripetutamente pronunciata in relazione alla nullità del contratto finanziario per inosservanza della forma scritta, qualora il contratto sia privo di entrambe le firme dei contraenti. Benché le pronunce siano relative al difetto della forma scritta nei contratti di investimento ex art. 23 Testo Unico Finanziario, risultano perfettamente applicabili anche ai contratti bancari. Si rammenta difatti che l’art. 23 TUF ha contenuto identico rispetto all’art. 117 TUB, prevedendo che i contratti – relativi alla prestazione dei servizi di investimento – debbano essere redatti per iscritto ed in difetto siano affetti da nullità.
“La forma scritta per il contratto di investimento prevista all’art. 23 t.u.f. è rispettata solo qualora il documento contenga la sottoscrizione del cliente e della banca; (…) La manifestazione per iscritto della volontà di uno dei contraenti non può essere sostituita dalla dichiarazione unilaterale ricognitiva dell’avvenuta stipulazione per iscritto del contratto (nella specie di investimento), né dal comportamento processuale delle parti o da altri mezzi probatori ivi compresa la dichiarazione confessoria. La produzione in giudizio da parte della banca del contratto sottoscritto dal solo investitore non determina la sua conclusione allorché la parte che lo abbia sottoscritto abbia dedotto in giudizio la nullità del contratto, revocando così la proposta contrattuale. Il contratto di investimento nullo in quanto sottoscritto dal solo cliente non può essere convalidato, risultando irrilevanti a tale fine la mancata contestazione degli estratti del conto titoli, del conto corrente e l’invio da parte della banca degli attestati di esecuzione degli ordini di investimento, così come ogni eventuale condotta successiva o volontà implicite desumibili da comportamenti attuativi del contratto” (Tribunale di Mondovì, sent. n. 390 del 09 novembre 2010; conf.: Corte d’Appello di Torino, sentenza del 20 gennaio 2012; Tribunale di Siena, sentenza n. 261 del 19 luglio 2012; Tribunale di Bologna, sentenza del 27 marzo 2012).
“Risulta totalmente disatteso l’obbligo di forma scritta prescritto ad substantiam dall’art. 23 del TUF e dalla normativa secondaria di attuazione di cui al Reg. Consob 11522/98 qualora il contratto quadro sia stato sottoscritto solo dal cliente-investitore. Conseguentemente, il modulo, impropriamente intitolato “contratto”, non può essere qualificato come tale, mancando la prova del raggiunto accordo tra le parti, elemento necessario per la conclusione del contratto stesso ex art. 1325 c.c.. Nè può valere al fine di perfezionare la mancata sottoscrizione del contratto la produzione in giudizio dello stesso ad opera della parte che non lo ha sottoscritto qualora la parte che ha sottoscritto abbia, medio tempore, revocato il proprio consenso eccependo la nullità del contratto quadro e così, inequivocabilmente, manifestato la volontà di privare di effetti la proposta. Allo stesso modo, il difetto di forma scritta non può ritenersi sanato dalla semplice circostanza che le parti abbiano dato esecuzione al contratto per anni atteso che il comportamento concludente non è in alcun modo idoneo a sopperire il difetto di forma ed il contratto nullo non è in alcun modo suscettibile di convalida. L’accertata nullità del contratto quadro è radicalmente invalidante l’ordine d’acquisto non supportato da valido contratto quadro” (Tribunale di Bologna, sentenza del 27 marzo 2012).
Difatti: “Ai fini della configurazione di un contratto con forma scritta “ad substantiam” non è né richiesta, né necessaria la simultaneità della sottoscrizione dei contraenti. Non occorre, in particolare, che la volontà negoziale sia manifestata dai contraenti contestualmente e in un unico documento, dovendosi ritenere il contratto perfezionato anche qualora le sottoscrizioni siano contenute in documenti diversi, anche cronologicamente distinti, qualora – sulla base di una valutazione rimessa al giudice di merito – si accerti che il secondo documento è inscindibilmente collegato al primo, sì da evidenziare inequivocabilmente la formazione dell’accordo” (Cass. civ., sez. II, sent. n. 14584 del 21 agosto 2012).
Qualora le sottoscrizioni siano contenute in documenti differenti – proposta contrattuale seguita dalla relativa accettazione – è però necessaria la produzione in giudizio di entrambi i documenti, non potendo ritenersi sufficiente la produzione della sola proposta da parte del cliente, seguita da un documento ove il cliente attesti di avere ricevuto l’accettazione da parte della banca. In tal caso non è soddisfatto il requisito della forma scritta.
Così ha deciso la giurisprudenza di merito: “La mancanza di forma scritta del contratto quadro non può essere sanata dalla produzione in giudizio da parte della banca convenuta del documento sottoscritto dall’investitore se questi ha agito per la declaratoria di nullità dello stesso. La circostanza che l’investitore abbia firmato una dichiarazione attestante la ricezione di una copia del contratto, debitamente sottoscritta da un soggetto abilitato a rappresentare la banca, non è idonea a dimostrare l’avvenuta conclusione dello stesso nel rispetto della disciplina in materia” (Tribunale di Torino, sez. I, sent. del 05 febbraio 2010).
5. Omissis (l’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 14 dicembre 2010, n. 218, ha soppresso il presente comma).
6. Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché’ quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati.
a) il tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell’economia e delle finanze, emessi (…)
[I]. Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari all’2,5 per cento (valore attualmente in vigore) in ragione d’anno. (…) [II]. Allo stesso saggio si computano gli interessi convenzionali, se le parti non ne hanno determinato la misura. [III]. Gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale.

References: art. 23
 sentenza 
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 art. 1325
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