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Timestamp: 2016-10-28 19:46:47+00:00

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Circolare Agenzia Entrate n. 48 del 06.08.2007
Trust. Disciplina fiscale rilevante ai fini delle imposte sui redditi e
delle imposte indirette
2 PRECEDENTI INDICAZIONI DELLAMMINISTRAZIONE FINANZIARIA IN MATERIA DI
3.3 l trasferimento dei beni nel trust
Larticolo 1, commi da 74 a 76 della legge 27 dicembre 2006, n. 296
(legge finanziaria 2007, di seguito finanziaria 2007), pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale n. 299 del 27 dicembre 2006, ha introdotto per la prima volta nellordinamento tributario nazionale disposizioni in materia di trust.
Il comma 74
dellarticolo 1 della finanziaria 2007, modificando larticolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato dal decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (di seguito, TUIR), include i trust tra i soggetti passivi dellimposta sul reddito delle società (IRES).
In tal modo è stata riconosciuta al trust unautonoma soggettività
tributaria rilevante ai fini dellimposta tipica delle società, degli enti commerciali
e non commerciali.
Avendo presente la flessibilità dellistituto, il legislatore ha individuato,
ai fini della imposizione dei redditi, due principali tipologie di trust:
- trust con beneficiari individuati, i cui redditi vengono imputati per
trasparenza ai beneficiari stessi
- trust senza beneficiari individuati, i cui redditi vengono tassati
direttamente in capo al trust.
I redditi imputati al beneficiario sono stati qualificati come redditi di
capitale, con linserimento della lettera g-sexies) al comma 1 dellarticolo 44 del TUIR.
Specifiche disposizioni antielusive sono state, inoltre, introdotte al fine di
determinare la residenza fiscale di trust istituiti in paesi che non consentono lo
Con opportune modificazioni apportate allarticolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, i trust che esercitano
attività commerciali sono stati inclusi tra i soggetti obbligati alla tenuta di
Infine, in materia di imposizione indiretta, puntuali disposizioni sono
state introdotte
- dapprima con lart. 6 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 che ha previsto lapplicazione dellimposta di registro sulla costituzione dei
vincoli di destinazione sui beni e diritti
- poi con la con legge di conversione 24 novembre 2006 n. 286 che, senza convertire la disposizione dellart. 6 del decreto, ha invece
assoggettato la costituzione dei vincoli di destinazione sui beni e diritti allimposta sulle successioni e donazioni
- e in ultimo con la finanziaria 2007 che ha introdotto alcune franchigie
ed esenzioni.
Il trust è istituto tipico della common law che, per versatilità e flessibilità,
si presta alle finalità più ampie. E opportuno considerare che non esiste una
specifica tipologia di trust e che, ai fini dellanalisi dei profili civilistici e fiscali,
dopo aver individuato i tratti comuni ed essenziali della relativa disciplina occorre cogliere volta per volta, nei casi concreti, le peculiarità dei singoli trust.
Il trust si sostanzia in un rapporto giuridico fondato sul rapporto di
fiducia tra disponente (settlor o grantor) e trustee. Il disponente, di norma, trasferisce, per atto inter vivos o mortis causa, taluni beni o diritti a favore del
trustee il quale li amministra, con i diritti e i poteri di un vero e proprio proprietario, nellinteresse del beneficiario o per uno scopo prestabilito.
Spesso i trustee sono trust company, vale a dire società che hanno quale
oggetto sociale lassistenza ai clienti nella istituzione dei trust e nella successiva
gestione dei patrimoni.
Leffetto principale dellistituzione di un trust è la segregazione
patrimoniale in virtù della quale i beni conferiti in trust costituiscono un patrimonio separato rispetto al patrimonio del trustee, con leffetto che non
possono essere escussi dai creditori del trustee, del disponente o del
Caratterizzato da una dual ownership, vale a dire da una doppia
proprietà, luna ai fini dellamministrazione -in capo al trustee- e laltra, ai fini
del godimento - in capo al beneficiario -, il trust esprime un concetto di proprietà
non proprio allineato a quello conosciuto nei paesi di civil law. E evidente come,
in base ai canoni tradizionali del nostro ordinamento, non sia agevole comprendere un simile sdoppiamento di proprietà, né la compressione del diritto
di godimento dei beni affidati al trustee che ne è il proprietario. In sostanza,
mentre la titolarità del diritto di proprietà è piena, lesercizio di tale diritto è
invece limitato al perseguimento degli scopi indicati nellatto istitutivo. Il trust viene istituito con un negozio unilaterale, cui si affiancano uno o
più atti dispositivi.
Se è lo stesso disponente ad essere designato quale trustee, si dà luogo a
un trust autodichiarato; in tal caso il vincolo di destinazione sui beni si forma
allinterno dello stesso patrimonio del disponente.
Qualora il trustee sia soggetto diverso dal disponente, il trasferimento al
trust dei beni, così come la perdita di controllo da parte del disponente sui
medesimi beni, sono requisiti qualificanti del trust. Il disponente può conservare
alcuni poteri (come quello di sostituire il trustee o nominare altri beneficiari)
salvaguardando in ogni caso leffettività dellattribuzione e lesercizio dei poteri
di amministrazione da parte del trustee.
- trust liberale, con il quale si dispone di assetti familiari e non;
- trust commerciale, utilizzabile, ad esempio, per disporre la
segregazione di attività dellimpresa, spesso a titolo di garanzia.
- trust revocabile (grantor trust), quando il disponente si riserva la
facoltà di revocare lattribuzione dei diritti ceduti al trustee o vincolati nel trust (nel caso in cui il disponente sia anche trustee), diritti che, con
lesercizio della revoca, rientrano nella sua sfera patrimoniale. E evidente come in tal caso non si abbia un trasferimento irreversibile dei
diritti e, soprattutto, come il disponente non subisca una permanente diminuzione patrimoniale. Questo tipo di trust, pure ammesso in alcuni
ordinamenti, ai fini delle imposte sui redditi non dà luogo ad un autonomo soggetto passivo dimposta cosicché i suoi redditi sono
tassati in capo al disponente; ai fini delle imposte indirette, come si dirà, non si differenzia dagli altri trust.
- trust di scopo, se funzionale al perseguimento di un determinato fine
(es. il trust di garanzia)
- trust con beneficiario, quando i beni in trust vengono gestiti
nellinteresse di un determinato soggetto.
Il beneficiario può essere beneficiario di reddito e godere delle utilità
dei beni in trust (ad esempio, percepire periodicamente delle somme) oppure beneficiario finale dei beni che gli verranno devoluti al termine del trust.
I beneficiari possono essere individuati nellatto istitutivo o in un
secondo momento, direttamente dal disponente o da un terzo designato (protector); inoltre, possono essere designati nominativamente o quali
appartenenti ad una determinata categoria. Essi hanno azione verso il trustee per
rivendicare i loro diritti.
Nel fixed trust il disponente individua i beneficiari con latto istitutivo e
predetermina la ripartizione tra gli stessi del patrimonio e del reddito del trust.
Nel trust discrezionale, invece, il disponente si riserva la facoltà di
nominare in un momento successivo i beneficiari ovvero rimette al trustee o ad un protector (guardiano) lindividuazione degli stessi, delle loro rispettive
posizioni, delle modalità e dei tempi di attribuzione dei benefici.
Latto istitutivo del trust può indicare un protector con il compito di
vigilare sulloperato del trustee.
Il trust non ha una disciplina civilistica interna ma trova tuttavia
legittimazione a seguito delladesione dellItalia alla Convenzione dellAja del 1°
luglio 1985, resa esecutiva con legge 16 ottobre 1989, n. 364 e in vigore dal 1°
La Convenzione si pone lobiettivo di armonizzare le regole del diritto
internazionale privato in materia di trust e, di fatto, ne attua il riconoscimento
negli ordinamenti di civil law privi di una disciplina interna.
Essa individua gli elementi essenziali del trust rilevanti ai fini del
riconoscimento da parte degli Stati firmatari.
Lart. 2 prevede i seguenti elementi essenziali del trust:
- i beni vincolati nel trust sono una massa distinta e non sono parte del
patrimonio del trustee
- i beni vincolati nel trust sono intestati al trustee o ad altro soggetto per
conto del trustee
- il trustee è tenuto ad amministrare, gestire e disporre dei beni in trust
secondo le indicazioni dettate nellatto istitutivo del trust e nel rispetto della legge. Il trustee deve rendere conto della gestione.
LItalia riconosce i trust che abbiano gli elementi essenziali indicati
dallart. 2. Per effetto del riconoscimento, i beni in trust restano distinti dal
patrimonio personale del trustee che, a sua volta, acquista la capacità di agire ed
essere convenuto in giudizio, di comparire in qualità di trustee davanti a notai o
altri rappresentanti di pubbliche istituzioni.
Ai sensi dellarticolo 3, la convenzione si applica solo ai trust la cui
istituzione sia provata per iscritto.
Si ricorda, infine, che la convenzione non dispone sul trattamento fiscale
dei trust, il quale rientra nelle competenze dei singoli Stati (art. 19).
2 PRECEDENTI INDICAZIONI DELLAMMINISTRAZIONE
Prima dellintervento attuato con la finanziaria 2007 lAmministrazione
finanziaria aveva fornito alcune sommarie indicazioni in merito al trattamento fiscale dei trust. Si cita al riguardo la relazione degli ispettori tributari del Secit in
materia di Circolazione dei trust esteri in Italia, approvata con delibera n. 37/98
dell11 maggio 1998, che  nel convalidare la tesi largamente maggioritaria in
dottrina- aveva precisato che il trust rientra fra gli enti considerati dallarticolo
87 (attuale 73 ndr) del TUIR, quali soggetti autonomi dimposta IRPEG. In
particolare, qualora il trust abbia la sede legale o amministrativa o loggetto
principale dellattività in Italia e svolga, in via esclusiva o principale, unattività
commerciale, si renderebbero applicabili le disposizioni recate dallart. 95 (attuale 81 ndr) del TUIR, mentre nel caso di ente non residente o non esercente
attività commerciale, si renderebbero applicabili le disposizioni previste dagli
artt. 108 ( attuale 143 ndr) e seguenti del medesimo testo unico.
Anche la prassi amministrativa successiva a tale delibera del Secit (circ
del 30/12/2005 n. 55, ris. 17 gennaio 2003 n. 8) si era orientata a qualificare il trust come ente non commerciale ovvero quale ente commerciale nel caso di
esercizio di attività dimpresa.
In particolare, era stato affermato che il trust fosse configurabile come un
autonomo soggetto dimposta IRES, esercente o meno attività commerciale, ai sensi dellarticolo 73, comma 2, del TUIR, ossia come una delle organizzazioni non appartenenti ad altri soggetti passivi nei confronti dei quali il presupposto
dellimposta si verifica in modo unitario ed autonomo.
In ogni caso, lautonoma soggettività tributaria era stata riconosciuta
esclusivamente a quei trust che possedessero le caratteristiche di cui allarticolo 2
della Convenzione dellAja, tra cui, come abbiamo visto, leffettivo potere di
gestione ed amministrazione dei beni in capo al trustee (cfr. risoluzione n. 8/E del 17 gennaio 2003).
In linea con tale indirizzo interpretativo è anche il provvedimento del
Direttore dellAgenzia delle entrate dell8 luglio 2005 riguardante lapplicazione
della Direttiva 2003/48/CE del Consiglio del 3 giugno 2003, in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi. Tale
provvedimento, infatti, ha indicato fra i soggetti che rientrano nellambito applicativo della Direttiva stessa i trust (denominati entità residuali) in qualità
di enti, diversi dalle persone fisiche e dalle società, non esercenti attività
commerciali. Diversamente, non sono riconducibili nellambito applicativo della
Direttiva i trust che esercitano attività commerciali e i cui redditi sono determinati secondo le regole generali del reddito dimpresa.
Il comma 74 dellarticolo unico della finanziaria 2007, modificando a tal
fine larticolo 73 del TUIR, ha definitivamente sancito lappartenenza del trust ai
soggetti passivi dellimposta sul reddito delle società.
In particolare, sono soggetti allimposta sul reddito delle società:
- i trust residenti nel territorio dello Stato che hanno per oggetto
esclusivo o principale lesercizio di attività commerciali (enti commerciali);
- i trust residenti nel territorio dello Stato che non hanno per oggetto
esclusivo o principale lesercizio di attività commerciali (enti non commerciali);
- i trust non residenti, per i redditi prodotti nel territorio dello Stato (enti
non residenti).
Come già accennato, lart. 73 individua, ai fini della tassazione, due
principali tipologie di trust:
- trust con beneficiari di reddito individuati, i cui redditi vengono
imputati per trasparenza ai beneficiari (trust trasparenti)
- trust senza beneficiari di reddito individuati, i cui redditi vengono
direttamente attribuiti al trust medesimo (trust opachi).
E tuttavia possibile che un trust sia al contempo opaco e trasparente. Ciò
avviene, ad esempio, quando latto istitutivo preveda che parte del reddito di un
trust sia accantonata a capitale e parte sia invece attribuita ai beneficiari. In
questo caso, il reddito accantonato sarà tassato in capo al trust mentre il reddito
attribuito ai beneficiari, qualora ne ricorrano i presupposti, vale a dire quando i
beneficiari abbiano diritto di percepire il reddito, sarà imputato a questi ultimi.
Dopo aver determinato il reddito del trust, il trustee indicherà la parte di
esso attribuito al trust - sulla quale il trust stesso assolverà lIRES - nonché la
parte imputata per trasparenza ai beneficiari - su cui questi ultimi assolveranno le
imposte sul reddito -.
In alternativa allimposizione in capo al trust o ai beneficiari, taluni
redditi di natura finanziaria sono soggetti a ritenuta a titolo dimposta o ad
imposta sostitutiva. Un trust che non esercita attività commerciale, compreso, quindi, tra i soggetti di cui allarticolo 73, comma 1, lettera c), e che possiede, ad esempio, titoli soggetti alle disposizioni del decreto legislativo 1° aprile 1996, n.
239 vede gli interessi, premi ed altri frutti relativi a detti titoli sottoposti ad
imposizione sostitutiva, ai sensi dellarticolo 2 del decreto sopra richiamato.
Sono altresì assoggettati a ritenuta dimposta i redditi delle obbligazioni
e titoli similari indicati nellarticolo 26, comma 1, del DPR n. 600 del 1973 percepiti da trust non esercenti attività dimpresa commerciale. Inoltre, taluni
redditi diversi di natura finanziaria indicati nellarticolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies) del TUIR, se percepiti da trust non commerciali residenti,
sono assoggettati ad imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura
del 12,50 per cento.
La residenza del trust è individuata, con taluni adattamenti che tengono
conto della natura dellistituto, secondo i criteri generali utilizzati per fissare la
residenza dei soggetti di cui allarticolo 73 del TUIR.
Ai sensi del comma 3 di tale articolo, un soggetto IRES si considera
residente nel territorio dello Stato al verificarsi di almeno una delle condizioni
sotto indicate per la maggior parte del periodo di imposta:
- sede dellamministrazione nel territorio dello Stato;
- oggetto principale dellattività svolta nel territorio dello Stato.
Considerando le caratteristiche del trust, di norma i criteri di
collegamento al territorio dello Stato sono la sede dellamministrazione e loggetto principale.
Il primo di essi (la sede dellamministrazione) risulterà utile per i trust
che si avvalgono, nel perseguire il loro scopo, di unapposita struttura organizzativa (dipendenti, locali, ecc.). In mancanza, la sede
dellamministrazione tenderà a coincidere con il domicilio fiscale del trustee.
Il secondo criterio (loggetto principale) è strettamente legato alla
tipologia di trust. Se loggetto del trust (beni vincolati nel trust) è dato da un
patrimonio immobiliare situato interamente in Italia, lindividuazione della residenza è agevole; se invece i beni immobili sono situati in Stati diversi occorre
fare riferimento al criterio della prevalenza. Nel caso di patrimoni mobiliari o
misti loggetto dovrà essere identificato con leffettiva e concreta attività
Per individuare la residenza di un trust si potrà fare utile riferimento alle
convenzioni per evitare le doppie imposizioni.
Come è noto, le convenzioni bilaterali per evitare le doppie imposizioni
si applicano alle persone residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti che, in
qualità di soggetti passivi dimposta, subiscono una doppia imposizione internazionale.
E possibile che i trust diano luogo a problematiche di tassazione
transfrontaliera con eventuali fenomeni di doppia imposizione o, allopposto, di
Un trust, infatti, può realizzare il presupposto impositivo in più Stati,
quando, ad esempio, il trust fund sia situato in uno Stato diverso da quello di residenza del trustee e da quello di residenza del disponente e dei beneficiari.
Annoverato, a seguito della modifica dellart. 73 del TUIR, tra i soggetti passivi dimposta, ai fini convenzionali il trust deve essere considerato come
persona (una persona diversa da una persona fisica di cui allarticolo 4,
comma 3, modello OCSE di convenzione per evitare le doppie imposizioni) anche se non espressamente menzionato nelle singole convenzioni. Lunica
convenzione che espressamente comprende i trust tra le persone cui si applica la
convenzione è quella sottoscritta dallItalia con gli Stati Uniti dAmerica.
La nuova disciplina fiscale contiene, altresì, disposizioni che mirano a
contrastare possibili fenomeni di fittizia localizzazione dei trust allestero, con
finalità elusive.
Al riguardo, il comma 3 dellarticolo 73 del TUIR, introduce due casi di
attrazione della residenza del trust in Italia:
1. Si considerano residenti nel territorio dello Stato, salvo prova contraria, i trust
e gli istituti aventi analogo contenuto istituiti in Paesi che non consentono lo
scambio di informazioni (paesi non inclusi nella cosiddetta white list approvata con decreto del Ministro delle Finanze 4 settembre 1996 e
successive modificazioni) quando almeno uno dei disponenti ed almeno uno dei beneficiari siano fiscalmente residenti nel territorio dello Stato.
La norma menziona gli istituti aventi analogo contenuto a quello di un trust.
Si è voluto in questo modo tenere conto della possibilità che ordinamenti stranieri disciplinino istituti analoghi al trust ma assegnino loro un nomen
iuris diverso. Per individuare quali siano gli istituti aventi contenuto analogo
si deve fare riferimento agli elementi essenziali e caratterizzanti dellistituto
del trust.
E rilevante, inoltre, stabilire in quale momento la residenza fiscale di un
disponente e di un beneficiario attrae in Italia la residenza fiscale del trust. In
primo luogo, non sembra necessario che la residenza italiana del disponente e del beneficiario sia verificata nello stesso periodo dimposta. Infatti la
residenza del disponente, in considerazione della natura istantanea dellatto di
disposizione, rileva nel periodo dimposta in cui questi ha effettuato latto di
disposizione a favore del trust. Eventuali cambiamenti di residenza del disponente in periodi dimposta diversi sono irrilevanti.
Per la parte riguardante il beneficiario, la norma è applicabile ai trust con
beneficiari individuati. La residenza fiscale del beneficiario attrae in Italia la
residenza fiscale del trust anche se questa si verifica in un periodo dimposta
successivo a quello in cui il disponente ha posto in essere il suo atto di disposizione a favore del trust. Ai fini dellattrazione della residenza in Italia
è, infine, irrilevante lavvenuta erogazione del reddito a favore del beneficiario nel periodo dimposta.
2. Si considerano, inoltre, residenti nel territorio dello Stato i trust istituiti in uno
Stato che non consente lo scambio di informazioni quando, successivamente alla costituzione, un soggetto residente trasferisca a favore del trust la
proprietà di un bene immobile o di diritti reali immobiliari ovvero costituisca
a favore del trust dei vincoli di destinazione sugli stessi beni e diritti.
In tal caso, è proprio lubicazione degli immobili che crea il collegamento
territoriale e giustifica la residenza in Italia.
Nelle due ipotesi considerate dalla norma, la residenza è attratta in Italia
nel presupposto che il trust sia istituito in un Paese con il quale non è attuabile
La norma vuole evidentemente colpire disegni elusivi perseguiti
attraverso la collocazione fittizia di trust interni (trust con disponente,
beneficiario e beni in trust nel territorio dello Stato) in paesi che non consentano
In buona sostanza, ai fini dellattrazione della residenza, rileva il fatto
che un trust, caratterizzato da elementi collegati con il territorio italiano (un
disponente e un beneficiario residente o immobili siti in Italia e conferiti da un
soggetto italiano) sia istituito ossia abbia formalmente fissato la residenza in un
paese non incluso nella white list.
Come conseguenza della presunzione di residenza fiscale nel territorio
dello Stato, tutti i redditi del trust, ovunque prodotti, sono imponibili in Italia
secondo il principio del world wide income.
Al contrario, per i trust non residenti, limponibilità in Italia riguarda
solo i redditi prodotti nel territorio dello Stato ai sensi dellart. 23 del TUIR.
Si ricorda che sono compresi nella vigente white list i seguenti Paesi: Albania; Algeria; Argentina; Australia; Austria; Azerbajan; Bangladesh; Belgio;
Bielorussia; Brasile; Bulgaria; Canada; Cina; Corea del Sud; Costa d'Avorio; Croazia; Danimarca; Ecuador; Egitto; Emirati Arabi Uniti; Estonia; Federazione
Russa; Filippine; Finlandia; Francia; Germania; Giappone; Grecia; India; Indonesia; Irlanda; Israele; Jugoslavia; Kazakistan; Kuwait; Lituania;
Lussemburgo; Macedonia; Malta; Marocco; Mauritius; Messico; Norvegia; Nuova Zelanda; Paesi Bassi; Pakistan; Polonia; Portogallo; Regno Unito;
Repubblica Ceca; Repubblica Slovacca; Romania; Singapore; Slovenia; Spagna; Sri Lanka; Stati Uniti; Sud Africa; Svezia; Tanzania; Thailandia; Trinidad e
Tobago; Tunisia; Turchia; Ucraina; Ungheria; Venezuela; Vietnam; Zambia.
In entrambi i casi di attrazione in Italia di trust non residenti, la norma
opera una presunzione relativa di residenza; rimane quindi la possibilità per il
contribuente di dimostrare leffettiva residenza fiscale del trust allestero.
Ove compatibili, anche le disposizioni in materia di estero-vestizione
delle società previste dallarticolo 73 del TUIR, commi 5-bis e 5-ter, sono applicabili ai trust ed in particolare a quelli istituiti o comunque residenti in Paesi
compresi nella white list, per i quali non trova applicazione la specifica presunzione di residenza di cui allarticolo 73, comma 3 del TUIR nella versione emendata dalla finanziaria 2007.
Quale soggetto passivo dimposta, sia esso trasparente o opaco, il
trust è tenuto ad adempiere gli specifici obblighi previsti per i soggetti IRES, ad
iniziare dallobbligo di presentare annualmente la dichiarazione dei redditi.
Inoltre il trust residente dovrà necessariamente dotarsi di un proprio
codice fiscale e, qualora eserciti attività commerciale, di una propria partita IVA.
Tutti gli adempimenti tributari del trust sono assolti dal trustee.
Il comma 76 dellarticolo unico della finanziaria 2007, nel modificare
larticolo 13 del d.P.R. n. 600 del 1973, ha incluso fra i soggetti obbligati a tenere
le scritture contabili:
- i trust che hanno per oggetto esclusivo o principale lesercizio di
attività commerciale (primo comma, lettera b)
- i trust che non hanno per oggetto esclusivo o principale lesercizio di
attività commerciale (secondo comma, lettera g).
I trust che hanno per oggetto esclusivo lesercizio di attività commerciali
sono pertanto obbligati alla tenuta delle scritture contabili previste dallarticolo
14 del decreto citato.
Analogamente, i trust che esercitano attività commerciale in forma non
esclusiva sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili secondo le disposizioni di cui allarticolo 20 del decreto.
Come già accennato, il trust è tenuto a presentare le dichiarazioni dei
redditi nei modi e nei tempi stabiliti per i soggetti IRES.
Nei casi in cui il periodo di imposta di un trust trasparente non coincida
con lanno solare, il reddito da questo conseguito è imputato ai beneficiari individuati alla data di chiusura del periodo di gestione del trust stesso. Si
ipotizzi, ad esempio, un trust con beneficiari individuati il cui periodo di gestione, in base a quanto stabilito dallatto istitutivo, sia compreso tra il 1° aprile
e il 31 marzo. In tale caso, il trust presenta la propria dichiarazione entro il 31
ottobre (ultimo giorno del settimo mese successivo a quello di chiusura del periodo dimposta, art. 2, comma 2, del d.P.R. 22 luglio 1998, n.
322) e i beneficiari a loro volta dovranno inserire tale reddito nella dichiarazione relativa
al periodo di imposta in cui è terminato il periodo di gestione del trust.
Naturalmente se trustee è una trust company che amministra più trust, dovrà
presentare una dichiarazione per ciascun trust.
Il trust è tenuto altresì ad adempiere gli obblighi formali e sostanziali
relativi allIRAP previsti dal d.lgs. 15 dicembre 1997 n. 446, in quanto soggetto
passivo rientrante, a seconda dellattività svolta, nelle fattispecie di cui allarticolo 3, comma 1, lettere a) ed e) del medesimo decreto.
Il trasferimento di beni in un trust ai fini delle imposte sui redditi sconta
un trattamento differenziato che varia in funzione del soggetto che leffettua
(imprenditore o non imprenditore) e della tipologia di bene trasferito.
Qualora il trasferimento riguardi beni relativi allimpresa (beni merce,
beni strumentali, beni patrimoniali), questi fuoriescono dalla disponibilità dellimprenditore in quanto destinati a finalità estranee allimpresa.
Ciò comporta per il disponente imprenditore il conseguimento di
componenti positivi di reddito da assoggettare a tassazione secondo le disposizioni del TUIR, nonché lassoggettamento ad IVA ai sensi dellart.
2, comma 2 n. 5 del d.P.R. n. 633/1972. In particolare, il trasferimento di beni
merce comporterà il conseguimento di un ricavo desercizio ai sensi dellart.
85, comma 2 del TUIR da quantificare sulla base del valore normale ai sensi
dellarticolo 9, comma 3, del TUIR.
Il trasferimento di beni diversi da quelli che generano ricavi (beni
strumentali, beni patrimoniali dellimpresa), invece, genererà plusvalenze o minusvalenze rilevanti ai fini della determinazione del reddito dimpresa ai sensi
degli articoli 58, 86 e 87 del TUIR. Anche in tali fattispecie il valore da prendere
a riferimento per il calcolo della plusvalenza è il valore normale di cui al citato
Ove il trasferimento in trust abbia ad oggetto unazienda, il relativo
profilo fiscale deve essere esaminato alla luce del disposto dellarticolo 58, comma 1, del TUIR che esclude il realizzo di plusvalenze in caso di
trasferimento dazienda per causa di morte o per atto gratuito; in tal caso lazienda è assunta ai medesimi valori fiscalmente riconosciuti nei confronti del
dante causa. La ratio della norma consente di ritenere che, nel caso di trasferimento dellazienda in trust, si conservi la neutralità fiscale a condizione
che il trustee assuma lazienda agli stessi valori fiscalmente riconosciuti in capo
al disponente.
Nel caso di beni diversi da quelli relativi allimpresa, il trasferimento al
trust, in assenza di corrispettivo, non genera materia imponibile ai fini della imposizione sui redditi, né in capo al disponente non imprenditore né in capo al
trust o al trustee.
Per questultimo, infatti, anche se imprenditore, non si avranno
sopravvenienze attive ex art. 88, comma 3, lett. b), del TUIR, in quanto i beni
trasferiti in trust non si confondono con il patrimonio dellimprenditore (trustee)
ma, come visto in precedenza, costituiscono un patrimonio separato.
Qualora il trasferimento dei beni in trust abbia ad oggetto titoli
partecipativi il trustee acquisisce lultimo costo fiscalmente riconosciuto della
partecipazione. Tale regime di neutralità non può, tuttavia, essere garantito nel
caso in cui i titoli oggetto del trasferimento siano detenuti nellambito di un
rapporto amministrato di cui allarticolo 6 del decreto legislativo 21 novembre
1997, n. 461; nella specie, infatti, il trasferimento dei titoli dal conto del settlor a
quello del trust, poiché indirizzato verso un conto intestato a un soggetto diverso
da quello di provenienza, ricade nellipotesi dellarticolo 6, comma 6, del citato
d. lgs. n. 461 del 1997 che assimila tali trasferimenti a cessioni a titolo oneroso.
In tal caso, lintermediario abilitato applica le relative imposte.
Il trattamento fiscale della cessione dei beni durante la vita del trust non
presenta particolari problemi operativi, in quanto desumibile dalle ordinarie disposizioni che ai fini delle imposte sui redditi disciplinano detta operazione.
In particolare, quando le cessioni siano poste in essere nellesercizio
dellimpresa, la relativa disciplina fiscale varia in funzione della categoria di
appartenenza del bene ceduto.
Nel caso di cessioni non effettuate nellesercizio dellimpresa potranno
realizzarsi, ricorrendone i presupposti, le fattispecie reddituali previste dallarticolo 67 del TUIR.
Per la determinazione delle plusvalenze dovrà farsi riferimento ai valori
fiscalmente riconosciuti in capo al disponente, fermo restando che il trasferimento dei beni dal disponente al trustee non interrompe il decorso del
quinquennio di cui allarticolo 67, mentre nel caso di cessioni di beni acquistati
dal trust si farà riferimento al prezzo pagato.
Il comma 74, lettera b), dellarticolo unico della finanziaria 2007
aggiunge al comma 2 dellarticolo 73 del TUIR il seguente periodo: Nei casi in
cui i beneficiari del trust siano individuati, i redditi conseguiti dal trust sono
imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazioni
individuata nellatto di costituzione del trust o in altri documenti successivi
ovvero in mancanza in parti uguali.
Premesso che il presupposto di applicazione dellimposta è il possesso di
redditi, per beneficiario individuato è da intendersi il beneficiario di reddito
individuato, vale a dire il soggetto che esprime, rispetto a quel reddito, una
capacità contributiva attuale.
E necessario, quindi, che il beneficiario non solo sia puntualmente
individuato, ma che risulti titolare del diritto di pretendere dal trustee lassegnazione di quella parte di reddito che gli viene imputata per trasparenza.
Infatti, a differenza dei soci delle società trasparenti, che possono
autonomamente stabilire i criteri di distribuzione degli utili societari, i beneficiari
di un trust non hanno alcun potere in ordine allimputazione del reddito del trust,
cui provvede unicamente il trustee sulla base dei criteri stabiliti dal disponente.
Lart. 74 dispone che i redditi siano imputati in ogni caso ai
beneficiari, cioè indipendentemente dalleffettiva percezione, secondo un criterio
di competenza. Tale precisazione si è resa necessaria per coordinare la tassazione
per trasparenza del trust con la natura del reddito attribuito al beneficiario, che è
considerato reddito di capitale.
Contrariamente, infatti, al principio di cassa che in via ordinaria informa
la determinazione del reddito di capitale, nella tassazione per trasparenza il medesimo reddito viene imputato al beneficiario indipendentemente dalleffettiva
percezione, secondo il principio della competenza economica.
Il reddito imputato per trasparenza verrà tassato secondo le aliquote
personali del beneficiario. Naturalmente, leffettiva percezione dei redditi da
parte dei beneficiari rimane una mera movimentazione finanziaria, ininfluente ai
fini della determinazione del reddito.
Ove abbia scontato una tassazione a titolo dimposta o di imposta
sostitutiva in capo al trust che lo ha realizzato, il reddito non concorre alla formazione della base imponibile, né in capo al trust opaco né, in caso di
imputazione per trasparenza, in capo ai beneficiari.
Ad una doppia imposizione ostano i principi generali dellordinamento
interno che impediscono limposizione in capo a più soggetti passivi di redditi
prodotti o realizzati in dipendenza di uno stesso presupposto (articolo 163 del TUIR).
Sulla base dei medesimi principi, i redditi conseguiti e correttamente
tassati in capo al trust prima della individuazione dei beneficiari (quando il trust
era opaco), non possono scontare una nuova imposizione in capo a questi ultimi a seguito della loro distribuzione.
Il credito dimposta per le imposte pagate allestero in via definitiva,
disciplinato dallarticolo 165 del TUIR, spetta al trust nel caso di trust opaco.
Qualora, invece, il trust sia trasparente ed il reddito sia imputato ai beneficiari,
il credito dimposta spetta ai singoli beneficiari in proporzione al reddito imputato, analogamente a quando disposto dallarticolo 165, comma 9, per le società che hanno optato per il regime della trasparenza. Infine, nel caso in cui il
trust attribuisca solo parte del reddito ai beneficiari e sia, quindi, in parte opaco e
in parte trasparente, la detrazione spetta al trust e ai beneficiari in proporzione al
reddito imputato.
Il comma 75 dellarticolo unico della finanziaria 2007 inserisce
allarticolo 44 del TUIR, dopo la lettera g-quinquies), la lettera g-sexies),
secondo cui sono redditi di capitale i redditi imputati al beneficiario di trust ai
sensi dellarticolo 73, comma 2, anche se non residenti;.
- ai beneficiari residenti;
- ai beneficiari non residenti.
In tale ultimo caso, il reddito attribuito al beneficiario non residente,
viene tassato in Italia: trattandosi di reddito di capitale corrisposto da soggetto
residente, infatti, lo stesso si considera prodotto in Italia ai sensi dellart.
23, comma 1, lett. b) del TUIR.
Il trust non residente, che è soggetto passivo IRES per i soli redditi
prodotti in Italia, imputa per trasparenza tali redditi ai:
- soli beneficiari residenti, quali titolari di redditi di capitale.
La struttura giuridica del trust pone in evidenza i seguenti elementi o
presupposti impositivi rilevanti agli effetti delle imposte indirette:
1. latto istitutivo;
2. latto dispositivo;
Latto istitutivo con il quale il disponente esprime la volontà di costituire
il trust, che non contempli anche il trasferimento di beni nel trust (disposto in un
momento successivo), se redatto con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, sarà assoggettato allimposta di registro in misura fissa ai sensi
dellarticolo 11 della Tariffa, parte prima, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, quale
atto privo di contenuto patrimoniale.
5.2 Atto dispositivo (imposta sulle successioni e donazioni sulla
costituzione di vincoli di destinazione)
Latto dispositivo con il quale il settlor vincola i beni in trust è un
negozio a titolo gratuito.
Larticolo 6 del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, rubricato
Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria ha dettato una specifica disciplina per la costituzione di vincoli di destinazione,
prevedendone lassoggettamento allimposta di registro. E questo il primo
approccio della normativa nazionale al trattamento del trust ai fini delle imposte
indirette, posto che il trust, per le caratteristiche essenziali che lo contraddistinguono, è riconducibile nella categoria dei vincoli di destinazione.
Il regime fiscale introdotto dal decreto legge n. 262 del 2006 è stato
successivamente modificato dalla legge di conversione 24 novembre 2006, n. 286. Questultima legge, che non ha convertito il predetto articolo 6 del decreto,
ha invece ripristinato limposta sulle successioni e donazioni, siccome disciplinata dal Testo Unico 31 ottobre 1990, n.
346, nel testo vigente al 25 ottobre 2001. Contestualmente, ha disposto lapplicazione di tale imposta alla
costituzione dei vincoli di destinazione (decreto legge n. 262 del 3 ottobre
2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 286 del 24/11/2007, articolo 2,
commi dal 47 al 49).
Da ultimo, la finanziaria 2007 ha integrato la disciplina dellimposta in
esame, introducendo, tra laltro, determinate franchigie in favore dei parenti in
linea collaterale e dei portatori di handicap, nonché esenzioni per il trasferimento
a favore dei discendenti, di aziende o rami di esse, di quote sociali o di azioni
(articolo 1, commi da 77 a 79).
Attualmente, pertanto, la costituzione dei vincoli di destinazione è
soggetta allimposta sulle successioni e donazioni secondo le disposizioni stabilite allart. 2, commi da
47 a 49, del decreto legge n. 262 del 2006.
Come accennato, il trust comporta la segregazione dei beni del settlor in
un patrimonio separato gestito dal trustee (che nel trust autodichiarato - anchesso rilevante ai fini dellimposta in esame - coincide con il settlor).
Il conferimento di beni nel trust (o il costituito vincolo di destinazione
che ne è leffetto) va assoggettato, pertanto, allimposta sulle successioni e
donazioni in misura proporzionale, sia esso disposto mediante testamento o per atto inter vivos.
Il trust si sostanzia in un rapporto giuridico complesso che ha ununica
causa fiduciaria. Tutte le vicende del trust (istituzione, dotazione patrimoniale,
gestione, realizzazione dellinteresse del beneficiario, il raggiungimento dello
scopo) sono collegate dalla medesima causa.
Ciò induce a ritenere che la costituzione del vincolo di destinazione
avvenga sin dallorigine a favore del beneficiario (naturalmente nei trust con
beneficiario) e sia espressione dellunico disegno volto a consentire la realizzazione dellattribuzione liberale.
Conseguentemente, ai fini della determinazione delle aliquote, che si
differenziano in dipendenza del rapporto di parentela e affinità (allart. 2, commi
da 47 a 49, del decreto legge n. 262 del 2006), occorre guardare al rapporto
intercorrente tra il disponente e il beneficiario (e non a quello tra disponente e
Ai fini dellapplicazione sia delle aliquote ridotte sia delle franchigie, il
beneficiario deve poter essere identificato, in relazione al grado di parentela con
il disponente, al momento della costituzione del vincolo. Ad esempio, per poter applicare laliquota del 4% prevista tra parenti in linea retta, è sufficiente sapere
che il beneficiario di un trust familiare sarà il primo nipote al conseguimento
della maggiore età.
Nel trust di scopo, gestito per realizzare un determinato fine, senza
indicazione di beneficiario finale, limposta sarà dovuta con laliquota dell8%
prevista per i vincoli di destinazione a favore di altri soggetti ( d.l. n. 262/2006
art. 2, comma 48, lett. c).
In applicazione del comma 4-ter dellart. 3 del d. lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 introdotto dal comma 78 dell'art. 1 della finanziaria 2007, la costituzione del
vincolo di destinazione in un trust disposto a favore dei discendenti del settlor
non è soggetto allimposta qualora abbia ad oggetto aziende o rami di esse, quote
sociali e azioni.
Le modalità di applicazione delle imposte ipotecaria e catastale alla
costituzione di vincoli di destinazione, in mancanza di specifiche disposizioni,
sono stabilite dal Testo Unico delle imposte ipotecaria e catastale, approvato con
d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 347.
Tali imposte sono dovute, rispettivamente, per la formalità della
trascrizione di atti aventi ad oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari e per
la voltura catastale dei medesimi atti. Le stesse imposte sono dovute in misura proporzionale relativamente alla trascrizione di atti che conferiscono nel trust,
con effetti traslativi, i menzionati beni e diritti.
Pertanto, sia lattribuzione con effetti traslativi di beni immobili o diritti
reali immobiliari al momento della costituzione del vincolo, sia il successivo trasferimento dei beni medesimi allo scioglimento del vincolo, nonché i
trasferimenti eventualmente effettuati durante il vincolo, sono soggetti alle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale.
Durante la vita del trust, il trustee può compiere operazioni di gestione
del patrimonio. Eventuali atti di acquisto o di vendita di beni sono soggetti ad
autonoma imposizione, secondo la natura e gli effetti giuridici che li caratterizzano, da esaminare volta per volta con riferimento al caso concreto.
La devoluzione ai beneficiari dei beni vincolati in trust non realizza, ai
fini dellimposta sulle donazioni, un presupposto impositivo ulteriore; i beni,
infatti, hanno già scontato limposta sulla costituzione del vincolo di destinazione
al momento della segregazione in trust. Inoltre, poiché la tassazione, che ha come presupposto il trasferimento di ricchezza ai beneficiari finali, avviene al
momento della costituzione del vincolo, leventuale incremento del patrimonio del trust non sconterà limposta sulle successioni e donazioni al momento della
Le disposizioni sui trust introdotte dalla finanziaria 2007 si applicano a
partire dal 1° gennaio 2007, data di entrata in vigore della legge.
Con riguardo allimposizione diretta, hanno carattere innovativo le
norme in materia di tassazione per trasparenza dei trust, posto che già prima delle
disposizioni in esame i trust erano considerati soggetti IRPEG (e poi IRES) quali
enti, commerciali o non commerciali, ai sensi dellart. 73, comma 2, del TUIR.
Limposta sulle successioni e donazioni sulla costituzione dei vincoli di
destinazione si applica a partire dallentrata in vigore della legge n. 286 del 2006,
che ha introdotto limposta, cioè a decorrere dal 29 novembre 2006, salvo le modificazioni introdotte dai commi 77 e 78 della finanziaria 2007 che si
applicano dal 1° gennaio 2007.
Le disposizioni sulla costituzione dei vincoli di destinazione introdotte dal
decreto legge n. 262 del 2006, hanno trovato applicazione nel periodo in cui era
in vigore il decreto legge prima della conversione in legge, vale a dire dal 30 ottobre al 28 novembre 2006.
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la ratifica dell’operato dell’organo amministrativo (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per deliberare la revoca dell’amministratore unico (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la revoca dei sindaci incorsi in gravi irregolarità art. 2400, comma 2, del Codice Civile (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per attribuzione cariche e conferimento poteri agli amministratori (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la sostituzione di un sindaco decaduto (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per la convocazione di Assemblea dei Soci (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione le dimissioni di amministratori con decadenza del CdA (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per la richiesta di finanziamento agevolato (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per il conferimento di poteri per svolgere operazioni con istituti bancari (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per la sostituzione del Presidente del CdA (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per il rinvio della convocazione dell’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. irregolarmente costituita per mancanza del numero legale (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione di S.R.L. per la nomina di un direttore (modello personalizzabile)
- Quarrata, 6 ore fa	RATING DI AUTOVALUTAZIONE PMI 2016 (analisi bilanci 2014/2015)
- Busa Di Vigonza, 9 ore fa	Break Even analysis 2. Imprese pluriprodotto
- Cassinetta Di Lugagnano, 11 ore fa	Easy Budget Multiprodotto 2.3
- Cassinetta Di Lugagnano, 11 ore fa	SRL: il FORMULARIO completo di verbali di assemblea soci e riunioni CdA
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per autorizzare gli amministratori all’utilizzo dell’auto propria e per rimborso spese (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per la nomina dell’amministratore delegato (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea dei soci.
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Consultazione scritta o consenso espresso per iscritto dei soci di SRL
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Finanziamento infruttifero soci
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la nomina del collegio sindacale/sindaco unico (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale del consiglio di amministrazione di S.R.L. - Adeguamento o no alle risultanze degli studi di settore
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la nomina del Consiglio di Amministrazione
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per l’approvazione del bilancio (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la distribuzione di dividendi (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la nomina dell’amministratore unico (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la nomina di amministratori con poteri disgiunti (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per rettifica di verbale precedente assemblea recante un errore materiale (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la ratifica dell’operato dell’organo amministrativo (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per deliberare la revoca dell’amministratore unico (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la revoca dei sindaci incorsi in gravi irregolarità art. 2400, comma 2, del Codice Civile (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per attribuzione cariche e conferimento poteri agli amministratori (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la sostituzione di un sindaco decaduto (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per la convocazione di Assemblea dei Soci (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione le dimissioni di amministratori con decadenza del CdA (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per la richiesta di finanziamento agevolato (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per il conferimento di poteri per svolgere operazioni con istituti bancari (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per la sostituzione del Presidente del CdA (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per il rinvio della convocazione dell’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale di assemblea di S.r.l. irregolarmente costituita per mancanza del numero legale (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione di S.R.L. per la nomina di un direttore (modello personalizzabile)
- Noventa Padovana, 12 ore fa	La compensazione volontaria di crediti e debiti: modello di contratto
- Imperia, 12 ore fa	PARTITA DOPPIA 1 – Scritture di esercizio
- Imperia, 12 ore fa	Ragioneria generale per tutti: dalle rilevazioni aziendali al bilancio
- Imperia, 12 ore fa	Estromissione Agevolata Immobili Strumentali Imprenditore Individuale (Legge Stabilità 2016)

References: art. 2
 art. 88
 articolo 6
 articolo 2

art. 2
 art. 2400
 art. 2400