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Timestamp: 2020-08-04 23:56:29+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 17463 del 14/7/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17463 del 14/7/2017
Cassazione civile, sez. trib., 14/07/2017, (ud. 19/01/2017, dep.14/07/2017), n. 17463
sul ricorso 12848-2013 proposto da:
R.M. in proprio, elettivamente domiciliata in ROMA VIALE G.
rappresentata e difesa dall’avvocato R.M.L.;
avverso la sentenza n. 157/2011 della COMM.TRIB.REG. della LOMBARDIA,
udito per la ricorrente l’Avvocato R. che ha chiesto
1. R.M., avvocato, propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, avverso la sentenza del 20 novembre 2012 con la quale la C.T.R. della Lombardia, in accoglimento dell’appello dell’Agenzia delle Entrate, ha rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso l’avviso di accertamento relativo ad IRAP per l’anno di imposta 2005.
Il giudice di appello ha rilevato che la contribuente si era avvalsa della collaborazione di una collega nell’espletamento dell’attività professionale e che aveva utilizzato beni strumentali ammortizzabili per Euro 6.144,00 ed altri beni ammortizzati per Euro 915,00.
1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1996, art. 2 e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
2. Con il secondo motivo si denuncia la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4.
3. Con il terzo motivo si lamenta l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c.,n. 5.
Con i tre mezzi di impugnazione la ricorrente, in riferimento ai diversi parametri normativi indicati, si duole del fatto che la C.T.R. aveva del tutto obliterato la circostanza, mai contestata dall’Agenzia delle Entrate, che la contribuente, nel marzo 2004, era diventata madre di un bambino; di conseguenza, in via del tutto eccezionale e per un limitato periodo di tempo, si era avvalsa della collaborazione esterna e saltuaria di un giovane avvocato per pratiche specifiche, adempimenti di cancelleria e attività di ricerca, corrispondendo, solo in alcuni mesi del 2005, la modesta somma complessiva di Euro 3.600,00. Il giudice di appello, pertanto, aveva erroneamente ritenuto la sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, senza considerare che la collaborazione professionale di cui la contribuente si era avvalsa, stante l’eccezionalità della situazione, presentava i caratteri della occasionalità.
4. Con il quarto motivo si denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per avere la C.T.R. omesso di considerare che tra le parti, a seguito della sentenza della C.T.P. di Milano n. 22/42/12, passata in giudicato, era stato accertato che non era dovuta l’IRAP per il periodo d’imposta 2006, in presenza di un ammontare di beni ammortizzabili sostanzialmente coincidente con quelli valutati in relazione al periodo d’imposta 2005.
6. Giova premettere che il D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 prevede quale presupposto per l’applicazione dell’IRAP “l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”. La Corte costituzionale, con sentenza n. 156 del 2001, ha ritenuto legittima l’imposta in quanto non colpisce il lavoro autonomo in sè, ma la capacità produttiva che deriva dalla “autonoma organizzazione”, non coincidente con l’autorganizzazione ma intesa come elemento impersonale ed aggiuntivo rispetto all’apporto del professionista. Alla luce della pronuncia della Consulta, nella giurisprudenza di questa Corte si è consolidato il principio (da ultimo ribadito da Cass., sez. un., 10-05-2016, n. 9451) secondo cui il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. La nozione di autonoma organizzazione si definisce, secondo l’orientamento giurisprudenziale in materia, come “contesto organizzativo esterno”, diverso ed ulteriore rispetto al mero ausilio dell’attività personale e costitutivo di un quid pluris che secondo il comune sentire, del quale il giudice di merito è portatore ed interprete, sia in grado di fornire un apprezzabile apporto al professionista.
Posto che, nella fattispecie, essendo stata la sentenza impugnata pubblicata il 20 novembre 2012, trova applicazione la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, introdotta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), ritiene la Corte che la circostanza relativa alla nascita del figlio ed alle ricadute di tale situazione sull’attività lavorativa della ricorrente, che ha costituito oggetto di discussione tra le parti, assuma il carattere della decisività, posto che la stessa, se fosse stata considerata dalla C.T.R., avrebbe potuto portare ad una decisione diversa. Tale circostanza, difatti, incide sulla individuazione della natura e finalità dell’attività svolta dalla collaboratrice della contribuente, ai fini del giudizio circa la occasionalità o meno della stessa, in quanto la prestazione professionale del terzo potrebbe essere stata svolta per far fronte ad una situazione eccezionale, circoscritta ad un periodo di tempo limitato e legata all’impegno richiesto nella prima fase di vita del bambino.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 2697
 sentenza 
 art. 2
 sentenza 
 sentenza 
 art. 54
 sentenza