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Timestamp: 2018-09-18 18:10:13+00:00

Document:
LEGGE n.100/2018: Commissione parlamentare di inchiesta su ciclo dei rifiuti e illeciti ambientali. - Quotidiano Legale
Posted by Redazione | Set 12, 2018 | Notizie
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attivita’ illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. (18G00126) (GU Serie Generale n.192 del 20-08-2018)
note: Entrata in vigore del provvedimento: 04/09/2018
1. E' istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione,  per la durata della XVIII legislatura, una  Commissione  parlamentare  di
inchiesta sulle attivita' illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti  ambientali  ad  esse  correlati,  di   seguito   denominata
a) svolgere indagini atte a fare luce  sulle  attivita'  illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sulle organizzazioni in esse coinvolte
o ad esse comunque collegate, sui loro assetti societari e sul  ruolo svolto dalla criminalita' organizzata, con specifico riferimento alle
b) individuare le  connessioni  tra  le  attivita'  illecite  nel settore dei rifiuti e altre  attivita'  economiche,  con  particolare
riguardo al traffico dei rifiuti all'interno dei territori comunali e provinciali, tra le diverse regioni del territorio nazionale e  verso
c) individuare  le  specifiche  attivita'  illecite  connesse  al traffico  illecito  transfrontaliero  dei  rifiuti,  con  particolare
riferimento a quelle concernenti  i  rifiuti,  anche  pericolosi,  in partenza  dai  porti  marittimi   verso   destinazioni   estere,   e,
contestualmente,  svolgere  indagini,  in   collaborazione   con   le autorita' di inchiesta  degli  Stati  destinatari  dei  rifiuti,  per
individuare attivita' volte a immettere nel mercato nazionale beni  e prodotti, realizzati attraverso processi di riciclo di materie  prime
secondarie  ottenute   dai   rifiuti,   che   non   rispondono   alle caratteristiche merceologiche e sanitarie  previste  dalla  normativa
d) verificare l'eventuale sussistenza di  comportamenti  illeciti nell'ambito della pubblica amministrazione centrale  e  periferica  e
dei soggetti pubblici o privati operanti nella gestione del ciclo dei rifiuti, anche in riferimento alle modalita' di gestione dei  servizi
di smaltimento da parte degli enti locali e ai  relativi  sistemi  di affidamento;
e)  verificare  l'eventuale  sussistenza  di  attivita'  illecite relative ai siti inquinati e alle attivita' di bonifica nonche'  alla
gestione dei rifiuti radioattivi, verificando altresi'  lo  stato  di attuazione delle operazioni di bonifica dei medesimi siti;
f) verificare l'eventuale sussistenza di attivita' illecite nella gestione del servizio idrico integrato  per  quel  che  attiene  alla
gestione degli impianti  di  depurazione  delle  acque  nonche'  alla gestione dello smaltimento dei fanghi e  dei  reflui  provenienti  da
g) verificare la corretta attuazione della normativa  vigente  in materia ambientale,  relativamente  agli  ambiti  di  indagine  della
Commissione di  inchiesta  istituita  dalla  presente  legge  nonche' all'applicazione  della  legge  22  maggio  2015,  n.   68,   recante
h)  verificare  l'eventuale  sussistenza  di  attivita'  illecite relative alla gestione e allo smaltimento  dei  materiali  contenenti
amianto nonche' il rispetto  della  normativa  vigente  ed  eventuali inadempienze da parte di soggetti pubblici e privati;
i) indagare sulle attivita' illecite  legate  al  fenomeno  degli incendi e su altre condotte  illecite  riguardanti  gli  impianti  di
deposito, trattamento e smaltimento dei rifiuti ovvero i siti abusivi di discarica;
l) compiere, a fini conoscitivi, sopralluoghi o visite presso gli impianti che adottano procedimenti riconosciuti di migliore  qualita'
e maggiore efficacia in campo ambientale, ovvero adottano  tecnologie e procedimenti sperimentali che presentano  interessanti  prospettive
di sviluppo e applicazione, in attuazione dei principi  dell'economia circolare, al fine di prevenire gli illeciti ambientali.
2. La Commissione riferisce alle  Camere  annualmente  con  singole relazioni o con relazioni generali  e  ogniqualvolta  ne  ravvisi  la
3. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri  e  le  stesse  limitazioni  dell'autorita'  giudiziaria.   La
Commissione non puo' adottare provvedimenti attinenti alla liberta' e alla segretezza  della  corrispondenza  e  di  ogni  altra  forma  di
comunicazione  nonche'   alla   liberta'   personale,   fatto   salvo l'accompagnamento coattivo di cui  all'articolo  133  del  codice  di
Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
dell'art. 10, comma 3, del testo unico  delle  disposizioni sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull'emanazione   dei
decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
alle quali e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
- Il testo  dell'art.  82  della  Costituzione,  e'  il seguente:
«Art. 82. - Ciascuna Camera puo' disporre inchieste  su materie di pubblico interesse.
A  tale  scopo  nomina  fra  i  propri  componenti  una commissione formata in modo da rispecchiare la  proporzione
dei vari gruppi. La commissione di inchiesta  procede  alle indagini e agli esami con gli stessi  poteri  e  le  stesse
limitazioni della Autorita' giudiziaria.».
- Il testo dell'art.  416  del  codice  penale,  e'  il seguente:
«Art. 416 (Associazione per delinquere). - Quando tre o piu' persone si associano allo  scopo  di  commettere  piu'
delitti,  coloro  che   promuovono   o   costituiscono   od organizzano l'associazione sono puniti, per cio' solo,  con
la reclusione da tre a sette anni.
Per il solo fatto di partecipare  all'associazione,  la pena e' della reclusione da uno a cinque anni.
I capi soggiacciono alla stessa pena  stabilita  per  i promotori.
Se gli associati scorrono in  armi  le  campagne  o  le pubbliche  vie,  si  applica  la  reclusione  da  cinque  a
La pena e' aumentata se il numero degli associati e' di dieci o piu'.
Se l'associazione e' diretta a  commettere  taluno  dei delitti di cui agli  articoli  600,  601,  601-bis  e  602,
nonche' all'art. 12, comma 3-bis,  del  testo  unico  delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione  e
norme sulla condizione dello straniero, di cui  al  decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonche'  agli  articoli
22, commi 3 e 4, e 22-bis, comma 1, della legge  1°  aprile 1999, n. 91, si applica la reclusione da cinque a  quindici
anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a  nove anni nei casi previsti dal secondo comma.
Se l'associazione e' diretta a  commettere  taluno  dei delitti   previsti   dagli   articoli   600-bis,   600-ter,
600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, quando il fatto e' commesso in danno di un minore di  anni  diciotto,
609-quater, 609-quinquies, 609-octies, quando il  fatto  e' commesso  in  danno  di  un  minore  di  anni  diciotto,  e
609-undecies, si applica la reclusione da  quattro  a  otto anni nei casi previsti dal primo comma e la  reclusione  da
due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma.».
- Il testo dell'art. 416-bis del codice penale,  e'  il seguente:
«Art.  416-bis  (Associazioni  di  tipo  mafioso  anche straniere). - Chiunque fa parte di un'associazione di  tipo
mafioso formata da tre o piu' persone,  e'  punito  con  la reclusione da dieci a quindici anni.
Coloro   che   promuovono,   dirigono   o   organizzano l'associazione  sono  puniti,  per  cio'   solo,   con   la
reclusione da dodici a diciotto anni.
L'associazione e' di tipo mafioso quando coloro che  ne fanno parte si avvalgono della forza di  intimidazione  del
vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omerta'  che  ne  deriva  per  commettere  delitti,  per
acquisire  in  modo  diretto  o  indiretto  la  gestione  o comunque  il  controllo   di   attivita'   economiche,   di
concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi  pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per se' o per
altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare  il  libero esercizio del voto o di procurare voti a se' o ad altri  in
Se l'associazione e' armata si applica  la  pena  della reclusione da dodici a venti anni  nei  casi  previsti  dal
primo comma e da quindici a ventisei anni nei casi previsti dal secondo comma.
L'associazione   si   considera   armata    quando i partecipanti hanno la disponibilita', per il  conseguimento
della  finalita'  dell'associazione,  di  armi  o   materie esplodenti,  anche  se  occultate  o  tenute  in  luogo  di
Se  le  attivita'  economiche  di  cui  gli   associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate
in tutto o in parte  con  il  prezzo,  il  prodotto,  o  il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti
sono aumentate da un terzo alla meta'.
Nei confronti del condannato e' sempre obbligatoria  la confisca delle cose che  servirono  o  furono  destinate  a
commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo,  il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego.
Le disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano anche  alla  camorra,  alla  'ndrangheta   e   alle   altre
associazioni,   comunque   localmente   denominate,   anche straniere, che  valendosi  della  forza  intimidatrice  del
vincolo  associativo  perseguono  scopi  corrispondenti   a quelli delle associazioni di tipo mafioso.».
- La legge 22  maggio  2015,  n.  68  (Disposizioni  in materia di delitti contro l'ambiente), e' stata  pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 28 maggio 2015, n. 122.
- Il  testo  dell'art.  133  del  Codice  di  procedura penale, e' il seguente:
«Art. 133 (Accompagnamento coattivo di altre  persone).
- 1. Se il testimone,  il  perito,  la  persona  sottoposta all'esame del perito diversa dall'imputato,  il  consulente
tecnico, l'interprete o il  custode  di  cose  sequestrate, regolarmente  citati  o  convocati,   omettono   senza   un
legittimo impedimento di comparire nel luogo, giorno e  ora stabiliti,  il  giudice  puo'  ordinarne  l'accompagnamento
coattivo e puo'  altresi'  condannarli,  con  ordinanza,  a pagamento di una somma da euro 51 a euro 516 a favore della
cassa delle  ammende  nonche'  alle  spese  alle  quali  la mancata comparizione ha dato causa.
2. Si applicano le disposizioni dell'art. 132.».
1. La Commissione e' composta da quindici senatori  e  da  quindici
deputati, nominati rispettivamente dal Presidente  del  Senato  della
al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque  assicurando
la presenza di un rappresentante  per  ciascun  gruppo  esistente  in
almeno un ramo del Parlamento. I  componenti  sono  nominati  tenendo
conto  anche  della   specificita'   dei   compiti   assegnati   alla
Commissione.  I  componenti   della   Commissione   dichiarano   alla
Presidenza  della  Camera  di  appartenenza  se  nei  loro  confronti
sussista   alcuna   delle   condizioni   indicate   nel   codice   di
autoregolamentazione  proposto  dalla  Commissione  parlamentare   di
inchiesta  sul  fenomeno  delle  mafie  e  sulle  altre  associazioni
criminali, anche straniere, istituita dalla legge 19 luglio 2013,  n.
87, con la relazione approvata nella seduta del  23  settembre  2014.
Qualora  una  delle  situazioni  previste  nel   citato   codice   di
autoregolamentazione  sopravvenga,  successivamente  alla  nomina,  a
carico di uno dei componenti della  Commissione,  questi  ne  informa
immediatamente il presidente della Commissione  e  i  Presidenti  del
2. La Commissione e' rinnovata dopo  il  primo  biennio  dalla  sua
3. Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente  della
Camera dei deputati convocano  la  Commissione,  entro  dieci  giorni
4.  L'ufficio  di  presidenza,  composto  dal  presidente,  da  due
vicepresidenti e da  due  segretari,  e'  eletto  dai  componenti  la
Commissione a scrutinio segreto. Per  l'elezione  del  presidente  e'
necessaria la maggioranza assoluta dei componenti la Commissione;  se
candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.  In  caso  di
parita' di voti e' proclamato eletto o entra in ballottaggio il  piu'
5. Per l'elezione, rispettivamente, dei due  vicepresidenti  e  dei
numero di voti. In caso di parita' di voti si procede  ai  sensi  del
6. Le disposizioni dei commi 4  e  5  si  applicano  anche  per  le
- La legge 19 luglio 2013, n. 87,  recante  istituzione
di una Commissione parlamentare di inchiesta  sul  fenomeno
delle mafie e sulle  altre  associazioni  criminali,  anche
straniere, e' stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del
27 luglio 2013, n. 175.
- Il testo della relazione  in  materia  di  formazione
delle liste delle  candidature  per  le  elezioni  europee,
politiche,   regionali,   comunali   e    circoscrizionali,
approvata dalla Commissione parlamentare di  inchiesta  sul
fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni  criminali,
anche straniere, nella seduta del 23 settembre 2014, e'  il
«L'art. 1, comma 1, lettera f), della legge  19  luglio
2013, n. 87, istitutiva della Commissione  parlamentare  di
inchiesta  sul  fenomeno  delle   mafie   e   sulle   altre
associazioni  criminali,  anche  straniere,   affida   alla
Commissione stessa il compito di «indagare sul rapporto tra
mafia e politica, sia riguardo alla sua  articolazione  nel
territorio e negli organi amministrativi,  con  particolare
riferimento alla selezione dei  gruppi  dirigenti  e  delle
candidature per le assemblee elettive,  sia  riguardo  alle
sue manifestazioni che,  nei  successivi  momenti  storici,
hanno   determinato   delitti   e   stragi   di   carattere
politico-mafioso».
- L'art. 1, comma 1, lettera n)  della  medesima  legge
ha, altresi',  affidato  alla  Commissione  il  compito  di
«svolgere il monitoraggio sui tentativi di  condizionamento
e di infiltrazione mafiosa negli  enti  locali  e  proporre
misure idonee a prevenire e a  contrastare  tali  fenomeni,
verificando  l'efficacia  delle  disposizioni  vigenti   in
materia, anche con riguardo alla normativa  concernente  lo
scioglimento dei  consigli  comunali  e  provinciali  e  la
rimozione degli amministratori locali».
- La Commissione  parlamentare  antimafia,  quindi,  in
vista della prossima tornata di elezioni  amministrative  e
regionali,    ritiene    opportuno    portare    nuovamente
all'attenzione  delle  forze  politiche  una  proposta   di
autoregolamentazione che impegni  i  partiti  politici,  le
formazioni  politiche,  i  movimenti,  le   liste   civiche
all'atto della designazione  dei  candidati  alle  elezioni
europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali,
nonche' per la designazione di organi rappresentativi e  di
amministrazione  di  enti  pubblici,   del   consiglio   di
amministrazione dei consorzi, del consiglio e delle  giunte
delle unioni dei comuni,  consigliere  e  presidente  delle
- I partiti, le formazioni politiche, i  movimenti,  le
liste civiche che aderiscono alle previsioni  del  presente
codice si impegnano in occasione di qualunque  competizione
elettorale a non presentare  e  nemmeno  a  sostenere,  sia
indirettamente sia  attraverso  il  collegamento  ad  altre
liste,  candidati  che  non  rispondano  ai  requisiti  del
- La presente deliberazione si colloca in un  solco  di
continuita' con la scelta  gia'  effettuata  nel  corso  di
precedenti legislature. Vanno qui ricordate:  la  relazione
illustrativa per  un  codice  di  autoregolamentazione  dei
partiti in  materia  di  designazione  dei  candidati  alle
elezioni politiche e amministrative, comprendente il  testo
predisposto per il suddetto codice (doc.  XXIII  n.  30,  X
legislatura,  approvata  dalla   Commissione   parlamentare
d'inchiesta  sul  fenomeno  della  mafia  e   sulle   altre
associazioni criminali similari nella seduta del 23 gennaio
1991); la relazione sulla designazione dei  candidati  alle
elezioni amministrative (doc. XXIII n. 1,  XV  legislatura,
approvata dalla Commissione  parlamentare  d'inchiesta  sul
fenomeno della criminalita' organizzata mafiosa o  similare
il  3  aprile  2007);  la   relazione   della   Commissione
parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e  sulle
altre associazioni criminali, anche straniere,  in  materia
di formazione delle liste dei  candidati  per  le  elezioni
regionali, provinciali, comunali e  circoscrizionali  (doc.
XXIII n. 1, XVI legislatura, approvata dalla Commissione il
18 febbraio 2010).
-  Successivamente  e'  stato  emanato,   con   decreto
legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, il testo unico  delle
disposizioni in materia di incandidabilita' e di divieto di
ricoprire cariche  elettive  e  di  Governo  conseguenti  a
sentenze definitive di condanna per delitti non colposi,  a
norma dell'art. 1, comma 63, della legge 6  novembre  2012,
n. 190. Tale decreto  prevede  cause  di  incandidabilita',
oltre  che  di  sospensione  e  decadenza,  alle   elezioni
europee,  politiche,  regionali,  provinciali,  comunali  e
circoscrizionali,  nei  confronti  di  coloro   che   hanno
riportato condanne per  specifiche  ipotesi  di  reato  ivi
indicate,  che  siano  stati   sottoposti   a   misure   di
prevenzione  e  di  applicazione  di   misure   coercitive,
operando   una   diversificazione   tra   le   ipotesi   di
incandidabilita'  alle  elezioni  dei  rappresentanti   del
Parlamento nazionale (art.  1)  e  del  Parlamento  europeo
(art.  3),  di  incandidabilita'  alle   cariche   elettive
regionali (art. 7)  e  di  incandidabilita'  alle  elezioni
provinciali, comunali e circoscrizionali (art. 10).
- Anche alla  luce  di  tali  modifiche  normative,  la
Commissione  ritiene  opportuno  ritornare  sulla  materia,
proponendo, da  un  lato,  che  vi  sia  un  sistema  unico
valevole  per  tutti  i  casi   di   elezione   di   organi
rappresentativi; dall'altro, che la soglia di autotutela da
parte dei  partiti  e  dei  movimenti  politici  contro  il
rischio di inquinamento delle liste elettorali possa essere
ulteriormente elevata aderendo alle previsioni  del  codice
di  autoregolamentazione  predisposto   dalla   Commissione
-  Tale  codice  amplia  il  novero  delle  fattispecie
considerate ostative alla candidatura  a  qualsiasi  carica
elettiva pubblica; conferma la necessita' di anticipare  il
livello di attenzione alla fase del decreto che dispone  il
giudizio o della  citazione  diretta  a  giudizio;  prevede
l'incandidabilita' a seguito di pronuncia  di  sentenza  di
applicazione  della  pena   su   richiesta   delle   parti,
estendendo a tutte le competizioni elettorali la  causa  di
incandidabilita' gia' prevista dal decreto  legislativo  18
agosto 2000, n.  267,  per  le  sole  elezioni  degli  enti
-  Il  codice  anticipa  la  fase  di  incandidabilita'
all'atto dell'emanazione del decreto di applicazione  della
misura personale o patrimoniale; introduce come  condizione
ostativa alla candidabilita' la condanna  in  primo  grado,
ancorche'  non  definitiva,  per   danno   erariale   quale
conseguenza di reati commessi nell'esercizio delle funzioni
di cui alla carica elettiva.
-  Si  afferma,  inoltre,  l'incandidabilita'  in  ogni
competizione  elettorale,  quanto  meno  per  una   tornata
elettorale, di coloro che  hanno  ricoperto  la  carica  di
sindaco o di componente delle rispettive giunte in comuni o
consigli provinciali sciolti per fenomeni di  infiltrazione
e di condizionamento di tipo mafioso  o  similare.  In  tal
senso si anticipa il livello di attenzione dalla fase della
condanna definitiva, prevista  dall'art.  143  del  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive  modifiche
ed integrazioni, alla  fase  del  decreto  che  dispone  il
giudizio,    aderendo    sul    punto    al    codice    di
autoregolamentazione approvato nella XVI legislatura.
- La politica deve cosi' assumere il ruolo centrale  di
garante anticipato della collettivita', gia' nella fase  di
individuazione  dei  candidati,  contro   il   rischio   di
infiltrazione della criminalita' organizzata  in  qualunque
-  Il  codice  di  autoregolamentazione  qui   proposto
intende  impegnare  i  partiti  e  i   movimenti   politici
affinche' non  vengano  candidati  soggetti  che  risultano
coinvolti in reati di criminalita' organizzata,  contro  la
pubblica  amministrazione,  di  estorsione  ed  usura,   di
traffico di sostanze stupefacenti, di traffico illecito  di
rifiuti  e  altre  gravi  condotte.  In  questo  ambito  la
Commissione ha ritenuto di anticipare la soglia di allerta,
come  sopra  indicato,  con  riferimento  alle  piu'  gravi
fattispecie di  reato,  ferma  restando  la  previsione  di
incandidabilita'  contenuta  nel  decreto  legislativo   31
dicembre 2012, n. 235, a seguito di sentenza di condanna.
- Il presente codice e' soggetto ad adesione volontaria
e la mancata  osservanza  delle  disposizioni  o  anche  la
semplice mancata adesione  allo  stesso  non  da'  luogo  a
sanzioni, semmai  comporta  una  valutazione  di  carattere
strettamente etico e politico nei confronti dei  partiti  e
-  La  Commissione  reputa  necessario  verificare   la
rispondenza della composizione delle liste elettorali  alle
prescrizioni del presente codice, nei confronti di  chi  vi
aderisce, nell'ambito dei poteri ad essa  conferiti  e  dei
compiti previsti dalla legge istitutiva.
-  La   Commissione,   pertanto,   nel   richiamare   e
condividere  il  lavoro  svolto  nel  corso  di  precedenti
legislature,  anche  in  presenza  di  diverse  maggioranze
parlamentari,    propone    il    seguente    codice     di
autoregolamentazione:
«Art. 1. - 1. I partiti,  le  formazioni  politiche,  i
movimenti e le liste civiche che aderiscono alle previsioni
del presente codice si  impegnano,  fermo  restando  quanto
previsto dal decreto legislativo 31 dicembre 2012, n.  235,
a non presentare e nemmeno a sostenere, sia  indirettamente
sia  attraverso  il  collegamento  ad  altre  liste,   come
candidati  alle  elezioni  europee,  politiche,  regionali,
comunali e circoscrizionali coloro nei cui confronti,  alla
data  di  pubblicazione  della  convocazione   dei   comizi
elettorali, sia stato emesso  il  decreto  che  dispone  il
giudizio o la citazione  diretta  a  giudizio,  ovvero  che
siano stati condannati con sentenza anche non definitiva di
primo grado; coloro nei cui confronti sia stata pronunciata
sentenza di applicazione  della  pena  su  richiesta  delle
parti, ovvero sia stata emessa misura  cautelare  personale
non revocata ne' annullata, ovvero sia stato emesso decreto
di  applicazione  di  misure  di  prevenzione  personali  o
patrimoniali; coloro che si trovino in stato di latitanza o
di  esecuzione  di  pene  detentive  o  che   siano   stati
condannati con sentenza anche non definitiva di primo grado
per danno erariale per reati commessi nell'esercizio  delle
funzioni  di  cui  alla  carica  elettiva,  allorquando  le
predette condizioni  siano  relative  a  uno  dei  seguenti
a) delitti consumati o tentati di  cui  all'art.  51,
comma 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale;
b) delitti consumati o  tentati,  cosi'  specificati:
concussione (art. 317  c.p.);  corruzione  per  l'esercizio
della funzione (art. 318  c.p.);  corruzione  per  un  atto
contrario ai doveri d'ufficio (art. 319  c.p.);  corruzione
in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.); induzione  indebita
a  dare  o  promettere  utilita'  (art.  319-quater  c.p.);
corruzione di persona incaricata di  un  pubblico  servizio
(art. 320 c.p.);  istigazione  alla  corruzione  (art.  322
c.p.); delitti di cui all'art. 322-bis c.p. per le  ipotesi
di reato di cui sopra ivi richiamate;
c) agevolazione ai detenuti e internati sottoposti  a
particolari restrizioni delle regole di trattamento e degli
istituti  previsti  dall'ordinamento  penitenziario   (art.
391-bis c.p.);
d) scambio elettorale politico-mafioso (art.  416-ter
f) riciclaggio  (art.  648-bis  c.p.)  e  impiego  di
danaro, beni  o  utilita'  di  provenienza  illecita  (art.
648-ter c.p.);
g)  fraudolento   trasferimento   di   valori   (art.
12-quinquies del  decreto-legge  8  giugno  1992,  n.  306,
convertito con la legge 7 agosto 1992, n. 356);
h) omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali
da  parte  delle  persone  sottoposte  ad  una  misura   di
prevenzione disposta ai sensi  del  decreto  legislativo  6
settembre 2011, n. 159  (Codice  delle  leggi  antimafia  e
delle misure di prevenzione, nonche' nuove disposizioni  in
materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli
1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), nonche' da parte
dei condannati  con  sentenza  definitiva  per  il  delitto
previsto dall'art. 416-bis del codice penale  (associazioni
di tipo mafioso anche straniere);
i) attivita' organizzate per il traffico illecito  di
rifiuti (art. 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, e successive modificazioni);
j) nonche' dei  delitti  commessi  avvalendosi  delle
condizioni previste dall'art.  416-bis  del  codice  penale
ovvero al fine di agevolare l'attivita' delle  associazioni
mafiose, di cui all'art.  7  del  decreto-legge  13  maggio
1991, n. 152, convertito con la legge 12  luglio  1991,  n.
2. I partiti, le formazioni politiche, i movimenti e le
codice  si  impegnano,  altresi',  a  non  presentare  come
candidati alle elezioni di cui al comma 1  coloro  nei  cui
confronti, alla data di  pubblicazione  della  convocazione
dei  comizi  elettorali,   ricorra   una   delle   seguenti
a) sia stata disposta  l'applicazione  di  misure  di
prevenzione  personali  o   patrimoniali,   ancorche'   non
definitive, ai sensi del decreto  legislativo  6  settembre
2011, n.  159,  cosi'  come  successivamente  modificato  e
b) siano stati rimossi, sospesi o dichiarati decaduti
ai sensi dell'art. 142 del decreto  legislativo  18  agosto
c)  abbiano  ricoperto  la  carica  di  sindaco,   di
componente delle rispettive giunte  in  comuni  o  consigli
provinciali sciolti ai  sensi  dell'art.  143  del  decreto
ed integrazioni, ancorche' il decreto di  scioglimento  non
sia ancora definitivo.
Art. 2. - Il presente codice di autoregolamentazione si
applica anche alle  nomine  di  competenza  dei  presidenti
delle regioni e delle province, nonche' dei  sindaci  delle
citta' metropolitane e dei comuni.
Art.  3.  -  I  partiti,  le  formazioni  politiche,  i
movimenti e le liste civiche che intendono presentare, come
candidati alle elezioni di cui  al  comma  1  dell'art.  1,
cittadini che si  trovino  nelle  condizioni  previste  dal
medesimo art. 1 devono  rendere  pubbliche  le  motivazioni
della scelta  di  discostarsi  dagli  impegni  assunti  con
l'adesione al presente codice di autoregolamentazione.
Art. 4. - La  Commissione  parlamentare  di  inchiesta,
nell'ambito dei poteri ad  essa  conferiti  e  dei  compiti
previsti  dalla   legge   istitutiva,   verifica   che   la
composizione delle liste elettorali presentate dai partiti,
dalle formazioni politiche, dai  movimenti  e  dalle  liste
civiche   che   aderiscono   al    presente    codice    di
autoregolamentazione  corrisponda  alle  prescrizioni   del
codice stesso.».
1. Ferme restando le competenze dell'autorita' giudiziaria, per  le
audizioni a testimonianza davanti alla Commissione  si  applicano  le
- I testi degli  articoli  da  366  a  372  del  codice
penale, sono i seguenti:
«Art. 366 (Rifiuto  di  uffici  legalmente  dovuti).  -
Chiunque,  nominato  dall'autorita'   giudiziaria   perito,
interprete, ovvero custode di cose sottoposte  a  sequestro
dal  giudice  penale,   ottiene   con   mezzi   fraudolenti
l'esenzione dall'obbligo di comparire o di prestare il  suo
ufficio, e' punito con la reclusione fino a sei mesi o  con
la multa da euro 30 a euro 516.
Le stesse pene si applicano  a  chi,  chiamato  dinanzi
all'autorita' giudiziaria per  adempiere  ad  alcuna  delle
predette funzioni, rifiuta di dare le proprie  generalita',
ovvero di  prestare  il  giuramento  richiesto,  ovvero  di
assumere o di adempiere le funzioni medesime.
Le disposizioni precedenti si  applicano  alla  persona
chiamata a deporre come  testimonio  dinanzi  all'autorita'
giudiziaria e ad ogni altra persona chiamata ad  esercitare
una funzione giudiziaria.
Se il colpevole  e'  un  perito  o  un  interprete,  la
condanna  importa  l'interdizione   dalla   professione   o
dall'arte.».
«Art. 367  (Simulazione  di  reato).  -  Chiunque,  con
denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima  o
sotto falso nome, diretta all'autorita'  giudiziaria  o  ad
un'altra autorita' che a quella abbia obbligo di riferirne,
afferma falsamente essere avvenuto un reato, ovvero  simula
le tracce di un reato, in modo che  si  possa  iniziare  un
procedimento  penale  per  accertarlo,  e'  punito  con  la
reclusione da uno a tre anni.».
«Art.  368  (Calunnia).  -  Chiunque,   con   denunzia,
querela, richiesta o istanza,  anche  se  anonima  o  sotto
falso nome, diretta all'autorita' giudiziaria o ad un'altra
autorita' che a quella abbia obbligo di  riferirne  o  alla
Corte penale internazionale, incolpa di un reato taluno che
egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le  tracce
di un reato, e' punito con la reclusione da due a sei anni.
La pena e' aumentata se s'incolpa taluno  di  un  reato
pel quale la legge  stabilisce  la  pena  della  reclusione
superiore nel massimo a dieci anni, o  un'altra  pena  piu'
La reclusione e' da quattro a dodici anni, se dal fatto
deriva una condanna  alla  reclusione  superiore  a  cinque
anni; e' da sei a venti  anni,  se  dal  fatto  deriva  una
condanna   all'ergastolo;   e   si    applica    la    pena
dell'ergastolo, se dal fatto deriva una condanna alla  pena
di morte.».
«Art.  369   (Autocalunnia).   -   Chiunque,   mediante
dichiarazione   ad   alcuna   delle   autorita'    indicate
nell'articolo  precedente,  anche  se  fatta  con   scritto
anonimo o sotto falso  nome,  ovvero  mediante  confessione
innanzi all'autorita' giudiziaria, incolpa se stesso di  un
reato che egli sa non avvenuto, o di un reato  commesso  da
altri, e' punito con la reclusione da uno a tre anni.».
«Art.  370  (Simulazione  o  calunnia  per   un   fatto
costituente contravvenzione). -  Le  pene  stabilite  negli
articoli precedenti sono diminuite se la simulazione  o  la
calunnia concerne  un  fatto  preveduto  dalla  legge  come
contravvenzione.».
«Art. 371 (Falso giuramento della parte).  -  Chiunque,
come parte in giudizio civile, giura il falso e' punito con
la reclusione da sei mesi a tre anni.
Nel caso di giuramento deferito d'ufficio, il colpevole
non e' punibile, se  ritratta  il  falso  prima  che  sulla
domanda giudiziale  sia  pronunciata  sentenza  definitiva,
anche se non irrevocabile.
La  condanna  importa   l'interdizione   dai   pubblici
uffici.».
«Art. 371-bis (False informazioni al pubblico ministero
o al procuratore  della  Corte  penale  internazionale).  -
Chiunque, nel corso di un  procedimento  penale,  richiesto
dal pubblico ministero o dal procuratore della Corte penale
internazionale  di  fornire  informazioni  ai  fini   delle
indagini, rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o
in parte, cio' che sa intorno  ai  fatti  sui  quali  viene
sentito, e' punito con la reclusione fino a quattro anni.
Ferma l'immediata procedibilita' nel caso di rifiuto di
informazioni, il procedimento  penale,  negli  altri  casi,
resta sospeso fino a quando nel procedimento nel corso  del
quale  sono  state  assunte  le  informazioni   sia   stata
pronunciata sentenza di primo grado ovvero il  procedimento
sia stato anteriormente definito con  archiviazione  o  con
Le disposizioni di cui ai  commi  primo  e  secondo  si
applicano, nell'ipotesi prevista dall'art.  391-bis,  comma
10,  del  codice  di  procedura  penale,  anche  quando  le
informazioni ai fini  delle  indagini  sono  richieste  dal
difensore.».
«Art. 371-ter (False  dichiarazioni  al  difensore).  -
Nelle ipotesi previste dall'art. 391-bis, commi 1 e 2,  del
codice di procedura penale, chiunque, non essendosi avvalso
della facolta' di cui alla  lettera  d)  del  comma  3  del
medesimo articolo, rende dichiarazioni false e' punito  con
la reclusione fino a quattro anni.
Il procedimento penale resta sospeso fino a quando  nel
procedimento nel corso del  quale  sono  state  assunte  le
dichiarazioni sia stata pronunciata sentenza di primo grado
ovvero il procedimento sia stato anteriormente definito con
archiviazione o con sentenza di non luogo a procedere.».
«Art. 372 (Falsa testimonianza). - Chiunque,  deponendo
come testimone innanzi  all'autorita'  giudiziaria  o  alla
Corte penale internazionale, afferma il  falso  o  nega  il
vero, ovvero tace, in tutto o in parte, cio' che sa intorno
ai fatti  sui  quali  e'  interrogato,  e'  punito  con  la
reclusione da due a sei anni.».
1. La Commissione puo' ottenere copie di atti e documenti  relativi
a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorita' giudiziaria  o
altri organi inquirenti nonche' copie di atti e documenti relativi  a
indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti dal  segreto.  La
Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza  fino
a quando gli atti e i documenti trasmessi in copia siano  coperti  da
segreto. L'autorita'  giudiziaria  provvede  tempestivamente  e  puo'
ritardare la trasmissione di copia di atti e documenti richiesti  con
decreto motivato solo per ragioni di natura istruttoria.  Il  decreto
ha efficacia per sei  mesi  e  puo'  essere  rinnovato.  Quando  tali
ragioni    vengono    meno,    l'autorita'    giudiziaria    provvede
tempestivamente a trasmettere quanto richiesto. Il decreto  non  puo'
essere rinnovato o avere efficacia oltre la chiusura  delle  indagini
3. La Commissione stabilisce quali  atti  e  documenti  non  devono
istruttorie  o  inchieste  in  corso.  Su  richiesta   dell'autorita'
giudiziaria che procede  sono  coperti  dal  segreto  gli  atti  e  i
documenti  attinenti  a  procedimenti  giudiziari  nella  fase  delle
4. Il segreto funzionale riguardante  atti  e  documenti  acquisiti
dalla Commissione in riferimento ai reati di cui agli articoli 416  e
416-bis  del  codice  penale  non  puo'  essere  opposto   ad   altre
- La legge 3 agosto 2007, n. 124,  recante  sistema  di
disciplina del segreto, e' stata pubblicata nella  Gazzetta
Ufficiale del 13 agosto 2007, n. 187.
- Per il testo degli articoli 416 e 416-bis del  codice
penale, si veda nelle note all'art. 1.
1. I componenti la Commissione, il personale addetto alla stessa  e
ogni altra persona che  collabora  con  la  Commissione  o  compie  o
concorre a compiere atti di inchiesta, oppure ne viene  a  conoscenza
per ragioni di ufficio o di servizio, sono obbligati al  segreto  per
tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui  all'articolo  4,
2. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato,  la  violazione
pene di cui all'articolo  326,  primo  comma,  del  codice  penale  a
chiunque diffonda  in  tutto  o  in  parte,  anche  per  riassunto  o
informazione, atti o documenti  del  procedimento  di  inchiesta  dei
- Il testo dell'art.  326  del  Codice  penale,  e'  il
«Art. 326 (Rivelazione ed utilizzazione di  segreti  di
ufficio). - Il pubblico ufficiale o la  persona  incaricata
di un pubblico servizio, che, violando  i  doveri  inerenti
alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della  sua
qualita', rivela  notizie  di  ufficio,  le  quali  debbano
rimanere  segrete,  o  ne  agevola  in  qualsiasi  modo  la
conoscenza, e' punito con la reclusione da sei mesi  a  tre
Se l'agevolazione e' soltanto colposa,  si  applica  la
Il pubblico ufficiale o la  persona  incaricata  di  un
pubblico servizio, che, per procurare a se' o ad  altri  un
indebito profitto patrimoniale, si avvale  illegittimamente
di notizie di ufficio, le quali debbano  rimanere  segrete,
e' punito con la reclusione da due a  cinque  anni.  Se  il
fatto e' commesso al fine di procurare a se' o ad altri  un
ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad  altri
un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino
a due anni.».
1.  L'attivita'  e  il   funzionamento   della   Commissione   sono
disciplinati da un regolamento interno  approvato  dalla  Commissione
uno o piu' comitati, costituiti secondo  il  regolamento  di  cui  al
3. Tutte le volte che lo ritenga  opportuno,  la  Commissione  puo'
4. La Commissione si avvale dell'opera di agenti e di ufficiali  di
polizia giudiziaria, nonche' di magistrati collocati fuori  ruolo,  e
soggetti  interni  ed   esterni   all'amministrazione   dello   Stato
autorizzati, ove occorra e con il loro consenso, dagli organi a  cio'
deputati e dai Ministeri competenti. Con il  regolamento  interno  di
cui al comma 1 e' stabilito il numero massimo  di  collaborazioni  di
5. Per lo svolgimento dei suoi compiti la  Commissione  fruisce  di
personale, locali e strumenti  operativi  messi  a  disposizione  dai
6. Le spese per il funzionamento della Commissione  sono  stabilite
nel limite massimo di 100.000 euro per l'anno 2018 e di 200.000  euro
per ciascuno degli anni successivi e sono poste per  meta'  a  carico
7. La Commissione cura l'informatizzazione dei documenti  acquisiti
e  prodotti  nel  corso  dell'attivita'  propria  e  delle   analoghe
PreviousINTERNET: servizi di locazione e registrazione di indirizzi IP anonimi.
NextDECRETO EMERGENZE: Genova e sicurezza rete nazionale infrastrutture e trasporti.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 2

Art.  3
 art. 1

Art. 4
 sentenza 
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 sentenza