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Timestamp: 2018-04-21 23:16:46+00:00

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Cassazione, il pg: "Tener conto del tenore di vita nell'assegno di divorzio" - Codice Donna
Cassazione, il pg: “Tener conto del tenore di vita nell’assegno di divorzio”
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Di codicedonna 10 aprile 2018
Lo ha chiesto il pg Marcello Matera alle Sezioni unite, chiamate a decidere se confermare o meno il verdetto Grilli che aveva archiviato il criterio.
ROMA – Il criterio del tenore di vita goduto durante il matrimonio deve ancora essere preso a riferimento nelle cause di divorzio per valutare il diritto del coniuge più debole a ricevere l’assegno di divorzio. Lo ha chiesto il pg della Cassazione, Marcello Matera, alle sezioni unite della Suprema Corte, che devono decidere se confermare o meno il verdetto “Grilli”, che ha archiviato il criterio tenore di vita. La decisione degli ermellini sarà depositata tra circa un mese.
• IL CASO GRILLI
Il criterio del tenore di vita “analogo” a quello avuto durante la vita matrimoniale era stato uno dei capisaldi nel quantificare l’importo dell’assegno di divorzio. Fino alla sentenza della prima sezione dell’11 maggio 2017, sul caso dell’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli e Lisa Caryl Lowenstein, che ha introdotto invece il principio della autoresponsabilità. Stando a quella sentenza, l’assegno non va più calcolato sulla base dello stile di vita avuto durante il matrimonio, ma sulla base dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge. Perché, secondo i giudici, “si deve superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come una sistemazione definitiva”.
• IL MAXI-ASSEGNO A VERONICA LARIO
Una decisione che ha fatto molto discutere e che ha portato a una serie di conseguenti eclatanti: nel processo Berlusconi-Lario, lo scorso novembre, l’ex moglie del Cavaliere ha ricevuto lo stop al maxi-assegno da 1,4 milioni, proprio perché la corte d’Appello di Milano ha applicato il precedente Grilli-Lowenstein.
• IL PG: “VALUTARE CASO PER CASO”
“La premessa – ha detto Matera – è che ogni giudizio richiede la valutazione delle peculiarità del caso concreto perché l’adozione di un unico principio, come quello stabilito dalla sentenza Grilli, corre il rischio di favorire una sorta di giustizia di classe”. Si può anche convenire, ha aggiunto il pg nella requisitoria, di prendere a parametro di riferimento il criterio dell’autosufficienza, “ma non si può escludere di rapportarsi anche agli altri criteri stabiliti dalla legge quali la durata del matrimonio, l’apporto del coniuge al patrimonio familiare, il tenore di vita”.
• L’APPELLO DELLE DONNE
Ma decine di associazioni femministe e di donne di spicco (storiche, giuriste, sociologhe, politiche, giornaliste, avvocate) sono scese in campo firmando un appello alle Sezioni Unite, il cui parere ha valore di orientamento, per chiedere che il parametro del tenore di vita non sia abolito, ma confermato. L’Italia, dicono, non è (ancora) un Paese paritario, bensì “connotato da un forte squilibrio di potere nelle relazioni familiari, sia nella dimensione lavorativa”. Nel senso che ancora oggi molte donne sacrificano la professione alla cura della famiglia, dei figli, spesso anche alla carriera del marito.
“UNO STEREOTIPO SESSISTA”
Finora, in caso di divorzio, i giudici tenevano conto di questo “lavoro invisibile”, conteggiandolo nell’assegno di mantenimento. Il criterio Grilli, spiegano le firmatarie dell’appello, da Chiara Saraceno a Linda Laura Sabbadini, può funzionare forse tra ex con parità di reddito e di professioni. Oppure dove esistono notevoli ricchezze, come nel caso Lario-Berlusconi. Ma nella vita reale può essere una tragedia per migliaia di donne, cui finora il parametro del “tenore di vita” ha garantito dopo il divorzio la semplice sussistenza. Ecco il perché di un appello contro un orientamento giurisprudenziale che “recependo lo stereotipo sessista sulle ex mogli, donne avide a scapito degli ex mariti, ignora la realtà dei rapporti sociali e familiari in Italia”.
http://www.repubblica.it/cronaca/2018/04/10/news/cassazione_il_pg_tener_conto_del_tenore_di_vita_nell_assegno_di_divorzio_-193474177/
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Cassazione, il pg: "Tener conto del tenore di vita nell'assegno di divorzio"
Lo ha chiesto il pg Marcello Matera alle Sezioni unite, chiamate a decidere se confermare o meno il verdetto Grilli che aveva archiviato il criterio
Per una riaffermazione del principio di equità
nella regolamentazione dei rapporti post-coniugali
Il 10 aprile le Sezioni Unite della Corte di cassazione si esprimeranno sul parametro del «tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio», al quale da quasi trent’anni si è rapportata la giurisprudenza in relazione al diritto all’assegno divorzile, messo in crisi dalla Prima Sez. Civ. della Cassazione con la sentenza n. 11504 del 2017.
La rappresentazione delle relazioni personali proposta non considera però che in Italia l’esperienza
femminile è ancora connotata da un forte squilibrio di potere sia nella dimensione privata delle relazioni familiari, sia nella dimensione pubblica, a partire da quella lavorativa. Questo squilibrio si riflette sulla condizione reddituale delle donne ed è destinato ad accentuarsi con il divorzio laddove il giudice, in relazione alla richiesta di assegno, non riconoscesse anche il valore economico del lavoro riproduttivo che concorre alla ricchezza familiare.
Sotto il profilo della dimensione pubblica occorre considerare che, se è vero che l’Italia si apre verso un modello paritario di divisione del lavoro sia per la maggiore possibilità di accesso al lavoro retribuito delle donne che per la più equa distribuzione del lavoro familiare nelle coppie, secondo l’Istat il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni rimane tra i peggiori dell’Unione europea: l’Italia è, infatti, al penultimo posto, prima della Grecia. Tra le donne occupate con figli, il 67% del lavoro familiare prodotto dalla coppia è a carico delle donne per la cura dei figli, delle persone anziane e di eventuali componenti disabili della famiglia, mancando in Italia un welfare che le sostenga. Altri dati confermano la condizione di disuguaglianza sostanziale in cui versano molte donne: 1 milione
170 mila donne ha subito ricatti sessuali sul lavoro nel corso della vita, il 26,4% delle donne subisce violenza psicologica o economica dal partner attuale, intendendo per violenza economica, tra l’altro, l'impedimento alla donna di lavorare o di conoscere il reddito familiare e decidere le spese familiari, di avere una carta di credito o un bancomat, di usare il proprio denaro e il costante controllo sulle spese di lei.
In quanto singole e componenti di associazioni impegnate nella promozione dei diritti fondamentali delle donne e nella prevenzione della violenza contro le donne, compresa la violenza economica, esprimiamo preoccupazione per il rischio di un avallo da parte delle Sezioni Unite del nuovo orientamento giurisprudenziale che, recependo lo stereotipo sessista che descrive le ex mogli come donne avide a scapito degli ex mariti, ignora la realtà dei rapporti sociali e delle dinamiche all’interno delle relazioni familiari nel nostro paese.
Al fine di promuovere l’effettiva indipendenza e autonomia delle donne dentro e fuori alle relazioni familiari, non si può trascurare che il concetto di autosufficienza economica non può essere "decontestualizzato", ma caso per caso deve essere necessariamente ancorato alle perdite di opportunità e rinunce, nella sfera pubblica e lavorativa, che le donne accumulano nel corso del proprio vissuto familiare e relazionale, e ciò proprio in ragione di quei dati oggettivi afferenti il gender gap italico.
Riteniamo indispensabile, inoltre, superare la natura assistenziale dell’assegno divorzile, per attribuirvi invece una finalità redistributiva, funzionale al riconoscimento del valore dell’apporto di ciascuno/a alla vita condivisa, e confidiamo in un rafforzamento di parametri di giudizio che siano di presidio dell’uguaglianza sostanziale nelle relazioni familiari e post-coniugali, in attuazione degli artt.
2 e 3 della Costituzione.
Per adesioni: accessoallagiustizia.crs.dd@gmail.com
Rossella Benedetti
Anna Maria Buzzetti – Presidente Agi Sez. romana
Francesca Chiavacci, pres. ARCI
Marta Cigna
Daniela Colombo – Pari o Dispare
Tiziana Dal Pra- Trama di terre
Eliana Dicaro
Federica Dolente- ASS. Parsec
Vittoria Doretti,
Elisa Ercoli- Pres. Associazione Differenza Donna ONG
Giusi Finanze
Maurizio Gressi, portavoce del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani
Lia Levi Tas
Isa Maggi e Amelia Crucitti – Stati Generali delle Donne
Elisa Mattogno
Maria Merelli- Ass. LeNove
Daniela Monaco- Consiglio Nazionale Donne
Italiane (CNDI)
Rosanna Oliva- – Rete per la Parità
Laura Onofri – Se non ora quando? Torino
Maria Grazia Panunzi - Aidos
Luisa Rizzitelli - Rebel Network
Maria Grazia Ruggerini - Ass. LeNove
Rina Sarto
Maria Teresa Semeraro
Claudia Signoretti, Parteciparte
Simona Simeone
Viviana Straccia
AGI SEZ. ROMANA- AIDOS- BEFREE- CENTRO PER LA RIFORMA DELLO STATO- CODICE DONNACOMITATO
PER LA PROMOZIONE E PROTEZIONE DEI DIRITTI UMANI- CONSIGLIO NAZIONALE DONNE
ITALIANE- CONTROPAROLA- COMITATO LIDIA POËT- CRAS FORM- DIFFERENZA DONNA-ONG- GIUDITGIURISTE
IN GENERE- LAVOROVIVO.IT- LENOVE- FOND. PANGEA- PARI O DISPARE- ASS. PARSECPARTECIPARTE-
REBEL NETWORK- RETE PER LA PARITA’- SE NON ORA QUANDO? TORINO- SOCIETA’
DELLA RAGIONE ONLUS- STATI GENERALI DELLE DONNE- TRAMA DI TERRE- UDI NAZIONALE ... See MoreSee Less
Abbiamo già pubblicato un articolo relativo all’evoluzione giurisprudenziale sull’assegno divorzile ed abbiamo evidenziato le gravi conseguenze che la recente decisione della Cassazione ha introdotto, annullando il diritto del coniuge economicamente più debole a percepire l’assegno di divorzio, quantificato con riferimento al tenore di vita goduto in costanza di diorzio.
A seguito di tale decisione, ci sono state sentenze di segno opposto: una parte dei Giudici continua a riconoscere la medesima natura all’assegno di divorzio (riferito cioè al tenore di vita goduto durante il matrimonio), altra parte della giurisprudenza, invece, fa proprio l’ eliminazione di tale diritto.
In considerazione di tale contrasto giurisprudenziale, il 10 aprile 2018, si pronunceranno, sul tema, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, per dirimere la difformità di pronunce che al momento caratterizzano le sentenze in argomento.
In occasione di tale importante pronuncia, è necessario riportare all’attenzione delle donne i rischi che comporta l’abolizione del principio del tenore di vita, quale parametro per la determinazione dell’assegno divorzile.
Riportiamo, quindi, l’articolo scritto a suo tempo, a commento della sentenza della Suprema Corte n.11504 del 10 maggio 2017. ... See MoreSee Less
Assegno di divorzio e sezioni unite - Codice Donna
Abbiamo già pubblicato un articolo relativo all’evoluzione giurisprudenziale sull’assegno divorzile ed abbiamo evidenziato le gravi conseguenze che la recente decisione della Cassazione ha introd...
Il D.lgs 21/2018, che entrerà in vigore il prossimo 6 aprile 2018, introdurrà tre nuove fattispecie di reato che, sotto diversi aspetti , ci interessano.
Vediamole più nello specifico:
viene introdotto l’art. 570 bis c.p. , rubricato “violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio”, in base al quale le pene previste dal precedente articolo 570 c.p. – reclusione fino a un anno o multa da € 103,00 a € 1.032,00 - si applicheranno anche al coniuge che si sottragga all'obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ovvero al coniuge che violi gli obblighi di natura economica in materia di separazione e di affidamento condiviso dei figli.
Una novità certamente positiva se consideriamo che, in base al precedente art. 570 c.p., la configurazione della fattispecie di reato era strettamente legata alla sussistenza dello stato di bisogno in capo al soggetto denunciante, mentre ora, con l’introduzione di questa novella, sembrerebbe che tale condizione non sia più presupposto indispensabile, essendo sufficiente la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento o dell’assegno divorzile, a prescindere dallo stato di necessità del soggetto beneficiario.
Ed ancora, il D.lgs 21/2018 introduce l’ art. 593-bis c.p. rubricato "interruzione colposa di gravidanza, il quale prevede che "Chiunque cagiona a una donna per colpa l'interruzione della gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni"; mentre chiunque "cagiona a una donna per colpa un parto prematuro è punito con la pena prevista dal primo comma, diminuita fino alla metà".
Infine con il nuovo art. 593-ter c.p.c., rubricato "interruzione di gravidanza non consensuale" viene previsto che "chiunque cagiona l'interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l'inganno". La stessa pena, inoltre "si applica a chiunque provochi l'interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna", mentre è diminuita della metà se da tali lesioni deriva l'acceleramento del parto.
Accogliamo quindi con favore l’introduzione di queste nuove fattispecie di reato che, se applicate, potranno rappresentare un nuovo strumento di azione per quelle donne che, all’interno di una relazione di coppia o nel momento della sua crisi, si trovino, loro malgrado, in una posizione di soggezione economica, fisica o psicologica. ... See MoreSee Less
L'avv. Simona Napolitani parteciperà, il giorno 29 marzo 2018, alle ore 15,00, alla Tavola Rotonda "Violenza sulle Donne", presso l'Università La Sapienza, facoltà di lettere e filosofia, per discutere e confrontarsi, con altri professionisti, sulle modalità con cui si manifesta la violenza, sulla genitorialità all'interno di tale fenomeno e sull'accesso alla giustizia da parte delle donne vittime di maltrattamenti. ... See MoreSee Less

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 articolo 570
 art. 570
 art. 593
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