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Timestamp: 2017-06-25 19:03:12+00:00

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Scritto da: albix in cultura Il ritorno del Figlio dell’Uomo
“Ma ancor dopo questa tribolazione,
proprio in quei giorni, il sole oscurerà
la terra, la luna e ogni porzione
di mondo intorno a sé! La gravità
nei cieli, sarà stravolta! Allora
ogni tribù penitente vedrà
il Figlio dell’Uomo nella Sua Aurora
di potenza e di gloria e i messaggeri
di Luce raduneranno in buonora
con una gran tromba gli eletti e i veri
santi dai quattro venti della terra,
sino alle estremità di tutti i cieli!
Imparate dal fico, che non erra:
quando i suoi rami, già hanno le gemme
e spuntano le foglie, il suolo inserra
di già l’estate; anche voi, quando il seme
del ritorno in tal guisa fiorirà,
sappiate dunque che alle porte preme
il Figlio dell’Uomo! In verità
vi dico che queste generazioni, prima che tutto avvenga, non saran
trascorse! Passeranno le stagioni,
il cielo e la terra, ma le parole
mie non passeranno! Precisazioni
sull’ora e la data, al Padre mio sole
sono conosciute, né al Figlio, né
agli Angeli! Come per chi non vuole
capire l’altrui consiglio,
mangia e beve, prende moglie e marito
e il disastro sol lo vede sul ciglio
del baratro, così si è stabilito
per la venuta del Figlio dell’Uomo!
Fino a quando Noè non fu partito
Infatti, l’uomo perseguì indomo
Il suo daffare! Così, due saranno
Al campo, ma soltanto quello tomo
Sarà preso, mentre macineranno
Altresì due donne, di modochè
Una si salverà, l’altra avrà danno!
Vegli chi attenda ‘l suo padrone, ché
‘l servo non sa s’Ei torni a casa presto
o tardi; né al canto del gallo o nel bel mezzo della notte e sarà desto
se non vuole trovarsi addormentato
quando verrà, comodo oppure lesto!
Questo lo dico a voi: sia il vostro stato
Sempre di veglia, ma lo dico a tutti!” E questi versi che a vi ho presentato
Offro al buon Dio come di terra i frutti!
Tag:arca, avvento, fine, giudizio, matteo, mondo, noè, parabole, universale, vangelo	Nessun commento »
Scritto da: albix in cultura Sei tornato al tuo mistero
Tag:affetto, amore, eternità, fratello, mistero, morte, paradiso, preghiera, ricordi, vita	Nessun commento »
Scritto da: albix in politica italiana, Primo piano, storia Chissà se gli storici di domani, magari ricordando che la storia è fatta di corsi e ricorsi, faranno un paragone tra l’eclatante caduta di Benito Mussolini (che ci riporta al 25 luglio 1943, quando il Gran Consiglio del Fascismo lo sfiduciò, costringendolo a rassegnare le dimissioni nelle mani del re, che non aspettava altro) e l’inizio della fine di Silvio Berlusconi (che secondo me riporterà gli storici alla data del 27 novembre 2013).
Tag:badoglio, berlusconi, corsi, duce, fascismo, guicciardini, italia, mussolini, politica, potere, ricorsi, scienza, storia, tradimento, vico	Nessun commento »
Scritto da: albix in poesia Dopo averLo schernito Lo spogliarono
Tag:beffa, cristo, croce, derisione, domenica, giudea, ladroni, luca, matteo, morte, re, vengelo	Nessun commento »
Le ossessioni di Roman Polanski
Scritto da: albix in Argomenti vari, Cinema, cultura, Società, Spettacoli Affonda le radici nei recessi della psiche umana, ma anche nel teatro greco classico di Euripide il film “Venere in pelliccia” di Roman Polanski
Con occhio sapiente la macchina da presa del celebre e controverso regista franco-polacco, proietta lo spettatore in un teatro di periferia (periferici saranno anche i meandri della psiche umana che il film si appresta a scandagliare) dove un regista d’avanguardia ha riadattato un romanzo dell’ottocentesco autore austriaco Leopold von Sacher-Masoch, ricavandone una pièce teatrale. Il regista (Mathieu Amalric), che interpreta il barone Herr Severin nella finzione teatrale e il fragile regista Thomas sulla scena, viene inquadrato mentre al telefono si sfoga con la sua fidanzata lamentandosi di avere audizionato 35 attricette senza trovarne alcuna che, neppure lontanamente, rivestisse i crismi recitatori che egli va ricercando per il ruolo femminile del suo dramma.
Ecco che all’improvviso compare in scena Wanda von Dunajew ( l’attrice Emmanuelle Seigner) che per una serie di disguidi non solo è giunta in ritardo per l’audizione ma non figura nemmeno nell’elenco in possesso del regista).
Nonostante il suo aspetto dimesso e apparentemente inadatto alla parte, il regista si fa convincere a farle provare la parte di Vanda, il personaggio femminile che egli va cercando per mettere in scena la sua pièce teatrale.
Sul proscenio avviene così l’eccezionale trasmutazione: l’insignificante attricetta si trasforma in un istrionesco animale da palcoscenico. Da questo momento i due piani della narrazione, quello teatrale e quello cinematografico si intersecano e si confondono in un groviglio via, via sempre più inscindibile ed inestricabile.
All’inizio, infatti, i ruoli sono chiari: il regista, dall’alto della sua posizione di forza, cerca un’attrice che sappia interpretare Vanda (il personaggio della storia cinematografica ha per magica coincidenza lo stesso nome del personaggio teatrale che il regista sta cercando); il personaggio teatrale deve essere capace di risvegliare nel barone Herr Severin, l’altro personaggio della pièce teatrale, i suoi sentimenti di fragilità, i suoi desideri di masochismo (che affondano le radici nel controverso rapporto da lui vissuto nell’infanzia con una zia dominatrice che giunge a frustrarlo a sangue, umiliandolo di fronte alla servitù sino a fargli chiedere pietà in ginocchio davanti a lei) mostrando una giusta dose di elegante e femminile sadismo).
In questo intreccio inestricabile di attrazione sessuale e di dolore, di sofferenza fisica e di fragilità psichica, di voglia di possedere sessualmente ma anche di essere dominati psicologicamente si snoda la trama, attraverso l’intersecarsi dei ruoli, con riferimenti al teatro greco ed in particolare alle Baccanti di Euripide, fatti richiamando esplicitamente Dioniso, che fornisce la sua carica di sessualità e di follia soprattutto alla protagonista femminile.
La pellicola, al culmine della sua vicenda, inverte (con un coup de theatre vero e proprio) i ruoli dei due unici protagonisti: Vanda diventa Herr Severin, mentre il barone diventa Vanda.
Il film si chiude con la sensuale danza di Vanda che richiama la danza dionisiaca di amore e di morte delle Baccanti di Euripide.
Insomma, una buona pellicola sull’eterno gioco di seduzione e dominio tra uomo e donna, che vede quest’ultima vittoriosa. In sintonia con la citazione, tratta dal libro di Giuditta: “E Dio lo mise nelle mani di una donna” (Cap. 13, verso 15.mo del libro).
A tal proposito una curiosità: Giuditta viene citato come libro apocrifo (così è per Anglicani, Protestanti ed Ebrei); ma per Ortodossi e Cristiani si tratta di un libro canonico, riconosciuto e inserito nella Bibbia a tutti gli effetti.
Tag:Emmanuelle Seigner, film, Mathieu Amalric, regista, Roman Polanski, venere in pelliccia	Nessun commento »
Scritto da: albix in cultura -“State in guardia per voi stessi, poiché
Vi condurranno davanti ai potenti,
sarete frustati davanti ai re
per causa mia sarete confidenti
davanti a loro! Ma prima bisogna
che sia predicato a tutte le genti
il Vangelo! Quando andrete alla gogna,
per esser giudicati e condannati,
non abbiate paura né vergogna
per quello da dirsi, ché imbeccati
voi sarete dallo Spirito Santo.
Per causa mia certo sarete odiati,
i figli uccideranno i padri, quanto
questi uccideranno i figli e il germano
odierà il suo germano! Ma intanto,
chi il suo spirito avrà tenuto sano,
questi sarà salvo e sarà beato!!”
Tag:bibbia, cristo, domenica, festa, giudea, letture, liturgia, messa, parabole, parola, tempio, vangelo, verbo	Nessun commento »
Scritto da: albix in Argomenti vari, Argomenti vari, Classica, cultura, lirica, Musica, politica italiana, Società, Spettacoli, truffe e raggiri “Il potere logora chi non ce l’ha!” chiosava un grande vecchio oramai trapassato.
Al di là del fascino ambiguo e paradossale di questo apparente ossimoro, ho sempre pensato che invece il potere finisca per logorare chiunque lo gestisca; e quanto maggiore sarà l’incapacità nella gestione del potere, tanto più celere e definitvo scaturirà il suo logoramento.
La gestione del potere, infatti, è un’ alchimia alquanto complessa, fatta di forza, ma anche di fantasia; è una navigazione precaria tra bonaccia e marosi, fatta di dare e prendere, di illusione e materia, di dialoghi fittizi e di monologhi apparenti, tanto più oggi, in questa multiforme e stratificata democrazia che al popolo lascia in realtà poco o niente da decidere.
Lo dimostra anche la vicenda che ha visto da più di un anno contrapposti la presidenza della Fondazione lirico-sinfonica di Cagliari ai sindacati dei lavoratori dello spettacolo più rappresentativi.
Arcinoto è il pomo della discordia: la presidenza (nella persona del sindaco pro-tempore di Cagliari, presidente di diritto della Fondazione) con l’accondiscendenza non proprio unanime dei membri del Consiglio di amministrazione della Fondazione, pretende di imporre, a capo della Fondazione, nel ruolo di sovrintendente, una figura di scarso spessore professionale (magari anche con tanti pregi in numerosi altri campi, chi lo sa?), in dispregio non solo delle più basilari norme della gestione pubblica (e anche di quella privata) ma addirittura della sua stessa autonormazione e del tuo stesso Statuto.
Esempio eclatante, questo cagliaritano, di esercizio scriteriato del potere, che ha finito di logorare in capo al sindaco, un credito di potere enorme, riducendolo al lumicino e, forse, avviandolo al definitivo e precoce tramonto.
Nella sua inesperienza (ma qualcuno più maliziosamente parla di arroganza vera e propria) il sindaco-presidente prima si è autovincolato con una “Manifestazione di interesse” che ha sollecitato (giustamente) i legittimi appetiti di grossi calibri del mondo manageriale del mondo dell’opera (44 curricula tra nomi noti e meno noti); poi, inopinatamente, Zedda presenta in Consiglio un 45.mo curriculum, neppure firmato, di una aspirante sovrintendente, che fino a poco prima aveva svolto il ruolo di impiegata del servizio di biglietteria (pare su raccomandazione dello zio d’Italia Gianni Letta) che essendo totalmente priva dei requisiti di “esperienza nel settore dell’organizzazione musicale” e di “gestione di enti consimili”, congiuntamente richiesti dall’art. 9.2. dello statuto della Fondazione e dall’art. 13, comma 2, del d.lgs. n. 367/1996, (v. sentenza TAR Sardegna n. 695/2013 – parte normativa), gode però della completa fiducia del sindaco-presidente (che qui pretende di comportarsi come un despota).
L’inizio della fine di questa gestione scriteriata del potere si è già vista nella sentenza del TAR sopra calendata. Non credo a grossi sconvolgimenti di un ipotetico ricorso al Consiglio di Stato, azionabile nei 60 giorni dalla notifica della sentenza in caso di termine breve, oppure nei sei mesi dalla pubblicazione, nel caso di termine lungo (qui la scelta, giustamente, spetta ai legali dei ricorrenti vincitori), così come non credo che il giudice amministrativo di secondo grado vorrà concedere una sospensione dell’efficacia di cui è dotata la sentenza di primo grado.
Pertanto resta in piedi soltanto il contratto che lega professionalmente la Fondazione e la sovrintendente. Il contratto, a mio parere (ma si tratta di un parere a livello di blog, per così dire; sempre meglio acquisire i pareri professionalmente validi, nelle sedi a ciò deputate) si trova in una condizione di invalidità. Esso infatti risulta viziato in uno degli elementi essenziali; anzi direi che la volontà della Fondazione, a seguito dell’annullamento delle delibere di nomina della Crivellenti operata dal TAR nella nota, recente sentenza, manca del tutto. Al momento non ho ancora studiato a fondo il profilo di questa invalidità: se fosse di genere assoluto (nullità, per capirci) quel contratto è già morto prima ancora di nascere, e chiunque (anche i lavoratori, ad esempio) potrebbero rivolgersi al Tribunale Ordinario per farlo dichiarare nullo. A seguito di tale nullità la sovrintendente, a pare mio, dovrebbe restituire tutti gli emolumenti percepiti, in quanto mancherebbe radicalmente ogni titolo che giustifichi la riscossione di tali emolumenti. Se si profilasse invece uuna invalidità di tipo relativo (annullabilità, sempre per chiarezza) la situazione sarebbe più complessa e meno netta, ferma restando l’illegittimità e l’irregolarità della nomina a sovrintendente.
Per quanto riguarda i danni, anche qui io farei una distinzione: se chi ha agito istituzionalmente a nome della Fondazione (il presidente di diritto, ad esempio) risultasse avere agito con dolo o colpa grave, non c’è dubbio che dovrebbe lui (o loro, se risultassero responsabili anche altri soggetti) a pagare tutti i danni subiti. Se invece si fosse di fronte ad una incapacità gestionale, a una dabbenaggine di tipo caratteriale, ovvero ad una vera e propria deficienza nel discernere tra il bene e il male, tra il lecito e l’illecito, tra il positivo ed il negativo, beh, in tal caso, pur angosciato come cittadino e come appassionato dell’opera, il problema diventa più complesso sul piano delle responsabilità.
Mi piacerebbe sapere comunque cosa ne pensa la Corte dei Conti; a parer mio chi amministra la cosa pubblica dovrebbe comunque ascoltare i consiglieri più esperti e capaci, soprattutto quando si arriva in giovane età, del tutto inesperti, ad occupare cariche troppo importanti (come è il caso del sindaco di Cagliari, presidente di diritto della Fondazione; anche se qui c’è stato un investimento popolare che comunque giustifica la sua presenza in quello scranno per lui tropppo alto);; io non credo però che la giovane età, l’inesperienza e l’immaturità possano giustificare decisione strampalate, eccentriche ed originali, come quella di nominare un ssovrintendente che non ha neppure firmato il suo curriculum, al di fuori di una procedura adottata dalla stessa Fondazione e contro un’alzata di scudi subito avvenuta da parte di sindacati, mondo politico e una parte della stampa (c’è tutto o quasi scritto nella sentenza del TAR).
In conclusione, non oso pensare a cosa sarebbe successo se i sindacati non si fossero per tempo e con le garanzie di legge; e soprattutto cosa sarebbe successo se la magistratura, da potere indipendente qualee essa ancora è, non si fosse espressa in maniera così chiara e perentoria.
Il potere, comunque lo si voglia definire, è meglio perciò che sia separato, in capo a centri separati e indipendenti, e distribuito in maniera sempre più equa tra datori di lavoro e dipendenti, con la magistatura a fare da garante su uno scranno indipendente.
Tag:andreotti, cagliari, consiglio di amministrazione, manifestazione di interesse, potere, sentenza, sindaco, tar, teatro lirico sovrintendente, tribunale	Nessun commento »
Sentenze TAR: sono appellabili?
Scritto da: albix in cultura Mi hanno chiesto i miei studenti se le sentenze del Tribunale Amministrativo Regionale siano appellabili.
La risposta è positiva. Le sentenze del TAR sono appellabili con ricorso motivato al Consiglio di Stato.
Naturalmente il discorso vale anche per la sentenza N. 00695/2013 del TAR Sardegna, adottata il 30 ottobre 2013 e depositata in data 8 Novembre 2013, con cui il TAR Sardegna ha annullato la nomina della sovrintendente della Fondazione lirico-sinfonica di Cagliari.
Personalmente dubito però che il consiglio di Stato possa ribaltare la sentenza di annullamento sopra calendata.
Certo non posso escluderlo ma il mio buon senso mi fa presagire che invece il Consiglio di Stato confermerà la sentenza di annullamento della nomina della signora Marcella Crivelllenti a sovrintendente della massima istituzione musicale della Sardegna (e una delle 14 più importanti d’Italia).
Infatti il Consiglio di Stato, recentemente, ha ribaltato la sentenza del TAR Sardegna con cui il giudice amministrativo di primo grado respingeva il ricorso di un controinteressato alla nomina di Presidente dell’Autorità Portuale di Cagliari.
Nella sentenza d’Appello il giudice amministrativo di secondo grado, nel riformare l’impugnata sentenza di primo grado, riaffermava quei principii di imparzialità, legalità e buon andamento della Pubblica amministrazione che il TAR Sardegna pone alla base della sua sentenza di annullamento della contestata nomina alla carica mageriale della Fondazione cagliaritana.
Gli stessi principii che mi ero permesso di evidenziare nei miei precedenti posts dell’ottobre e del dicembre 2012 (qui inserisco i links per comodità di rilettura:http://albixpoeti.blog.tiscali.it/2012/10/22/il-lirico-di-cagliari/ http://albixpoeti.blog.tiscali.it/2011/12/31/il-processo-amministrativo/ ). In questi due posts, dopo avere evidenziato la contraddittorietà e l’illegittimità dell’azione amministrativa portata avanti dal sindaco di Cagliari nella procedura di nomina della sovrintendente Crivellenti, gli suggerivo, in nome della legalità e del buon funzionamento, di recedere dalla sua incomprensibile ed ingiustificabile condotta e di rientrare nei ranghi della logicità e del buon senso.
Naturalmente il sindaco non ha voluto ascoltare. E questo è il risultato della sua scellerata azione amministrativa.
Chi pagherà, adesso?
Saranno riparabili i danni subiti dalla Fondazione?
E chi ripagherà i lavoratori delle umiliazioni subite?
Intanto resta in piedi il contratto tra la Fondazione e la (quasi) ex sovrintendente: qualcuno dovrà pur rivolgersi al Tribunale di Cagliari per il suo annullamento, dato che adesso (salvo improbabili sospensive in appello da parte del Consiglio di Stato, qualora adito), con l’annullamento degli atti amministrativi, operato dall TAR con la sentenza già richiamata, tale contratto appare del tutto privo di sostegno giuridico.
E anche qui si porrà il problema: chi paga i danni?
Adesso è giunta davvero l’ora di dire basta all’arroganza di questi politici da strapazzo che occupano le massime poltrone delle istituzioni! E’ giunta l’ora di far pagare i responsabili delle malefatte politiche con soldoni sonanti. Chi ha speso soldi pubblici non suoi, restituisca il maltolto; e chi ha amministrato in maniera stolta e scellerata, soprattutto se dovesse emergere in qualche parallelo procedimento penale, una premeditazione o una qualche forma di dolo, risarcisca tutti i danni subiti dalla pubblica amministrazione.
E qualcuno abbia il pudore di dimettersi e di sparire dalla scena pubblica così indecorosamente occupata.
http://albixpoeti.blog.tiscali.it/2012/10/22/il-lirico-di-cagliari/
http://albixpoeti.blog.tiscali.it/2011/12/31/il-processo-amministrativo/
Tag:buon andamento, cagliari, consiglio di stato, costituzione, crivellenti, fondazione, fondazioni, imparzialità, legalità, lirico, opera, pubblica amministrazione, sardegna, sentenze, sindacati, sindaco, sinfoniche, sovrintendente, stagione, tar, zedda	4 Commenti »
Cattivi versi
Scritto da: albix in cultura L’insigne giurista Gaio Trebazio Testa (I sec. a.C.), avvisava l’eccelso poeta Orazio Flacco, suo grande amico, sul rigore delle leggi a cui rischiava di andare incontro con le sue pungenti satire.
- “Se uno avrà composto dei versi cattivi contro qualcuno, sarà portato in tribunale e condannato!” – redarguiva l’attento avvocato rivolto all’amico.
- “D’accordo!”- rispondeva Orazio – “Ma se qualcuno ne avesse scritto di buoni che fossero anche piaciuti ai più?”
- “Allora anche le tavole della legge si scioglierebbero dalle risate e te ne andresti assolto a casa tua!” – concludeva il grande giureconsulto tranquillizzando l’amico poeta.
Ecco come io ho immaginato il dialogo tra i due, traducendo liberamente dalla Prima satira del Libro Secondo delle Satire del grande poeta Orazio.
Tag:causa, censura, cesare, condanna, giudizio, liberta, orazio, pensiero, politica, roma, satira, trebatio, tribunale	Nessun commento »
Scritto da: albix in Cinema, cultura, Spettacoli E’ nelle sale, con grande successo, il film di Checco Zalone. Chi ne parla, afferma trattarsi di una pellicola comica.
C’è sicuramente del comico nel film “Sole a catinelle” ma l’etichetta “film comico” è riduttiva e fuorviante.
A scanso di equivoci dirò subito che questo genere di pellicole non è il mio preferito: io li definisco i films della nuova commedia all’italiana e in genere non mi piacciono. Non di meno, trattandosi comunque di spettacoli di evasione, non molto peggiori di tanti altri, ogni tanto vado a vederli.
Sole a catinelle ha un retrogusto amaro, dietro la patina di comicità che indubbiamente lo caratterizza.
E’ la storia di un italiano come tanti, ai tempi della crisi. Un italiano cialtrone, pasticcione, forse, in fondo, anche di buoni sentimenti, ma pur sempre un cialtrone. Basti dire, per inquadrare il personaggio (e l’epoca che vuole rappresentare) che lo Zalone dello schermo, appena si ritrova con un reddito, si riempie la casa di elettrodomestici e prodotti supertecnologici, tutti acquistati con prestiti ottenuti da finanziarie voraci nell’erogare prestiti, ma altrettanto, se non più, voraci nel passare alle diffide e ai pignoramenti per il recupero coattivo di quanto erogato (ovviamente con l’aggiunta di interessi e spese legali).
In qualche modo la sua storia ha dei richiami, non so se tutti volontari, al ducetto che, tra alti e bassi, ha guidato l’Italia nell’ultimo ventennio.
Come l’ultimo duce ha iniziato vendendo aspirapolveri; e come lui si rivolge alla pancia degli italiani, in comizi improvvisati e squinternati, predicando l’ottimismo come panacea di una crisi che non ha per niente radici di natura psicologica, come il ducetto e il suo ministro del tesoro hanno tentato di far credere al popolo italiano in una gestione del potere tanto ridicola quanto incompetente che, nel novembre 2011, ci ha portati sull’orlo dell’abisso (sono stati gli incapaci stessi a farsi da parte, lasciando il posto a Monti che, pur con tutti i suoi limiti e con una cura che a momenti ammazzava il cavallo che voleva invece curare, ci ha portati lontani dal baratro in cui l’Italia stava per precipitare).
Le analogie tra il personaggio portato sullo schermo da Zalone e l’indomito di Arcore non finiscono qui. Potrei citare ancora la sua avversione per il comunismo (penosa più che esilarante la scenetta in cui il figlio lo accusa di razzismo omofobico e lui, il papà cialtrone, sospira: “meno male, credevo che stessi per confessare di essere comunista); ancora più penoso il suo discorso (sempre rivolto alla pancia degli italiani) in cui Zalone si lamenta, a nome delle partite iva (espressione anodina che vorrebbe indicare l’elettorato potenziale del PdL-Forza Italia) delle maternità a carico dei datori di lavoro, auspicando che almeno si conceda al datore il diritto di mettere incinta egli stesso la lavoratrice (questo passaggio, a dire il vero, non solo è di pessimo gusto ma mi pare che infici il diritto della pellicola a definirsi un prodotto artistico; con linguaggio d’altri tempi questo film potrebbe definirsi addirittura ”reazionario”). E con le analogie mi fermo qui, non prima però d’aver sottolineato che Zalone è riuscito a infilare nel film anche la Massoneria (tutti sanno che Mister B. è stato tesserato alla Loggia P2 di Licio Gelli).
Insomma, da questo film non escono a pezzi soltanto gli psicologi, dileggiati e vilipesi nella loro professionalità al punto, che se fossi il Presidente di qualche associazione di settore, interesserei la Procura della Repubblica o promuoverei un’azione civile a tutela della categoria; ma dal film esce a pezzi l’Italia; non solo e non tanto per l’immagine che Zalone ne dà nella pellicola, ma per il fatto che gli italiani, decretando il successo di questo film (sinceramente scadente e dozzinale), hanno mostrato che il ventennio appena trascorso, non ha portato soltanto una tremenda crisi economica (sicuramente anche per congiunture internazionali negative) ma ha impoverito gli italiani anche su un piano culturale, appiattendoli sui gusti di una televisione becera e dalla facile battuta triviale che affonda l’umorismo in una volgarità che non è solo sessuofobica ma è anche e soprattutto di povertà artistica.
Tag:aspirapolvere, benessere, checco zalone, Cinema, elettrodomestici, finanziarie, rappresentante, sole a catinelle, zia	2 Commenti »
Scritto da: albix in cultura Sepoltura
(Dal Vangelo di S.
con un masso il sepolcro di Gesù!
E tutto dalle donne fu osservato
Tag:bibbia, commemorazione, d'arimatea, defunti, gesu, giuseppe, lenzuolo, marco, sepolcro, sepoltura, unguenti, vangelo	Nessun commento »
Scritto da: albix in cultura Vado regolarmente al Santuario di Bonaria; proprio quello gemellato con Buenos Aires; o forse sarebbe meglio dire quello da cui la capitale dell’Argentina deriva il suo nome, come correttamente ha osservato Papa Francesco in occasione della sua recente visita in Sardegna.
Di vista conosco un po’ tutti e tuttti mi conoscono ma, in realtà, nessuno dei Padri confessori conosce il mio nome.
Per questo, ieri, mi sono sorpreso quando, ieri, nel salutarmi, il mio confessore mi ha augurato “Buon Onomastico”.
Lì per lì ho ringraziato; ma mentre andavo via mi chiedevo come facesse quel Padre Mercedario a conoscere il mio nome e come mai mi avesse fatto gli auguri di Buon Onomastico.
Poi ho avuto un flash, un lampo, un’illuminazione: ma certo! Il 1° Novembre è la festa di Tutti i Santi! Quindi è la festa di tutti noi! Ciascuno di noi può e deve festeggiare il suo onomastico in questa festa che vede sugli altari tutti i santi: da quelli più conosciuti a quelli ignoti e forse mai dichiarato tale ma comunque assurto alla corte celeste!
Auguri a tutti, dunque! Speriamo che tutti possiamo trascorrere una giornata di serenità e di festa.
Tag:auguri, festa, onomastico, patronimico, precetto, religione, santi	1 Commento »
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