Source: http://job.fanpage.it/naspi-guida-completa/
Timestamp: 2017-09-23 11:03:40+00:00

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La Naspi è l’indennità di disoccupazione di durata fino a 24 mesi. Sostituisce l’Aspi e la Mini Aspi. Ecco la guida completa: a chi spetta la Naspi, quali sono i requisiti e come si calcolano le 13 settimane di contributi o i 30 giorni di lavoro, esempi di calcolo importo mensile Naspi, come fare domanda, la durata, la riduzione del 3%, la decorrenza, la decadenza, la sospensione in caso di nuovo lavoro autonomo o dipendente, di malattia o maternità, nonché tutte le informazioni da rispettare per avere il pagamento del nuovo assegno di disoccupazione.
Il Governo Renzi con il Jobs ha riformato la disciplina degli ammortizzatori sociali. Una delle misure previste è stata l’introduzione a partire da maggio 2015 della disciplina della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego. Si tratta della NASpI, l'indennità di disoccupazione che può avere una durata fino a 24 mesi e che è calcolata sulle settimane di contribuzione del lavoratore negli ultimi 4 anni di lavoro.
La Naspi segue in maniera sostanziale ciò che era già previsto per l’Assicurazione sociale per l’impiego Aspi, soprattutto per quanto riguarda il calcolo dell’indennità spettante al lavoratore. Le novità riguardano i requisiti, la durata e in generale le condizioni. Vediamo tutte le informazioni su questo assegno di disoccupazione.
Le circolare Inps che dettagliano tutto sulla Naspi sono la circolare n. 94 del 12 maggio 2015, la circolare n. 142 del 29 luglio 2015 e la circolare n. 194 del 27 novembre 2015. Ecco una guida completa sulla Naspi.
Naspi in caso di dimissione e risoluzione consensuale
Calcolo 13 settimane di contribuzione
Come calcolare le 30 giornate di lavoro effettivo
Importo massimo Naspi pari a 1.300 euro mensili
La riduzione importo mensile Naspi dopo 3 mesi
Durata dell’indennità NASpI. Precisazioni dell’Inps
Naspi per i lavoratori che hanno già percepito l’Aspi in precedenza
Esempi di calcolo Naspi dopo Aspi
Naspi dopo Mini Aspi
Naspi e lavoratori stagionali: la deroga per l’anno 2015
Contributi agricoli nei 4 anni precedenti
Stato di disoccupazione - La Dichiarazione di immediata disponibilità (DID)
Detrazione fiscali e Naspi
Naspi e maternità o malattia
Condizioni da rispettare per ricevere il pagamento della NASpI
Naspi e politiche attive
Patto di servizio personalizzato e obblighi del lavoratore
Sanzioni per lavoratori in Naspi
Naspi e offerta di lavoro congrua
Liquidazione anticipata Naspi per avviare una nuova attività di autoimprenditorialità
Decadenza o sospensione indennità Naspi in caso di nuovo lavoro dipendente
Incentivi assunzioni lavoratori in Aspi o Naspi
Naspi e nuovo lavoro autonomo con partita IVA
Cumulabilità redditi con Naspi
Obbligo di comunicazione dei redditi all’Inps in caso di attività lavorativa
Naspi e voucher (lavoro accessorio)
Naspi e lavoro a chiamata (lavoro intermittente)
Diniego Naspi: come fare ricorso all’Inps
Contribuzione figurativa e assegno per il nucleo familiare durante la Naspi
Regime fiscale della Naspi
Indennità Naspi per soci di cooperative
Naspi o mobilità?
Naspi e Servizio civile nazionale
Naspi e lavoro all’estero
Aspettativa sindacale o politica e Naspi
Naspi e pensione anticipata o di anzianità
Contributo ordinario 1,61%
Contributo addizionale contratti a termine 1,40%
Incentivi assunzione lavoratori in Naspi
A chi spetta la Naspi.
Vediamo l'assegno di disoccupazione a chi spetta. Il Decreto Legislativo 4 marzo 2015 n. 22 contenente le “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” è il Decreto che contiene la normativa sulla Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI).
Nel Decreto attuativo del Jobs Act in materia di ammortizzatori sociali all’art. 1 viene introdotta questa nuova prestazione a sostegno del reddito dei lavoratori disoccupati: “A decorrere dal 1 maggio 2015 è istituita presso la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, e nell’ambito dell'Assicurazione sociale per l'impiego (ASpI) introdotta dalla Riforma Fornero, una indennità mensile di disoccupazione, denominata Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI), avente la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione”.
La NASpI sostituisce le prestazioni di ASpI e mini ASpI introdotte dall’art. 2 della legge 28 giugno 2012, n. 92 con riferimento agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1 maggio 2015” (Quindi chi sta percependo l'Aspi non percepirà la Naspi in quanto l'evento di disoccupazione, ossia il licenziamento o la dimissione, ecc. sono avvenuti prima del 1 maggio 2015).
Fino al 30 aprile 2015 spettava l’Aspi e non la Naspi. L’Inps chiarisce un aspetto importante riguardante il trattamento degli eventi di disoccupazione intervenuti prima del 1° maggio 2015. Agli eventi di disoccupazione (la data dell’ultimo giorno di lavoro) intervenuti fino al 30 aprile 2015, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda di prestazione di disoccupazione, si applicano, fino alla scadenza naturale ovvero alla decadenza dalla prestazione, le disposizioni in materia di indennità di disoccupazione ASpI di cui all'articolo 2 della legge 28 giugno 2012 n. 92.
Questo vuol dire che percepisce la Naspi chi ha perso il posto di lavoro ed è rimasto in stato di disoccupazione involontaria dopo il 1 maggio 2015. Chi è rimasto disoccupato in data precedente, ha percepito l'Aspi.
L’art. 2 del Decreto Legislativo 4 marzo 2015 n. 22 individua a chi spetta la Naspi, che è la nuova Aspi, ex indennità di disoccupazione: Sono destinatari della NASpI i lavoratori dipendenti con esclusione dei dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.
Sono destinatari della Naspi anche gli apprendisti ed i soci di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, ai sensi dell’art. 1, co. 3, della legge n.142 del 2001, nonché il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato.
Pertanto ai dipendenti pubblici non spetta la nuova Aspi. Le pubbliche amministrazioni, secondo quanto previsto dal D. Lgs. 165/2001, ai cui dipendenti statali non spetta la Naspi sono i seguenti: tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
Esclusi anche gli operai agricoli. Le disposizioni relative alla NASpI non si applicano inoltre nei confronti degli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato, per i quali trovano applicazione le norme di cui all'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, all'articolo 25 della legge 8 agosto 1972, n. 457, all'articolo 7 della legge 16 febbraio 1977, n. 37, e all'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247.
La categoria dei collaboratori coordinati e continuativi, anche con contratto a progetto, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione sono invece destinatari di una specifica e distinta tutela denominata DIS-COLL introdotta in via sperimentale per il 2015 dall’art. 15 del decreto legislativo 4 marzo 2015 n. 22 in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2015 e sino al 31 dicembre 2015 ( Circ. INPS n.83 del 27 aprile 2015 ).
Requisiti Naspi.
Vediamo ora a chi spetta la disoccupazione e quali sono i requisiti per la Naspi. A disciplinarlo è l’art. 3 del Decreto attuativo al Jobs Act, legge 183 del 2014. La nuova Assicurazione sociale per l’impiego (NASPI) è riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti
possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo o equivalenti, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.
Stato di disoccupazione. Lo stato di disoccupazione deve essere involontario. Sono esclusi, pertanto, i lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o di risoluzione consensuale (tranne i casi di cui sotto).
Quindi la Naspi è riconosciuta se il lavoratore è stato licenziato. Quindi per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o soggettivo. La Naspi spetta anche in caso di licenziamento per giusta causa.
Naspi in caso di licenziamento disciplinare. Il Ministero del Lavoro nell’interpello n. 13 del 24 aprile 2015 ha incluso nei casi in cui spetta l’erogazione della Naspi al lavoratore anche i licenziamenti disciplinari (per giusta causa). Le ipotesi di licenziamento disciplinare per il Ministero sono fattispecie della c.d. “disoccupazione involontaria” con conseguente riconoscimento della NASpI”. Per maggiori informazioni vediamo Naspi in caso di licenziamento disciplinare.
Naspi in caso di dimissione e risoluzione consensuale.
La nuova Aspi, ossia la NASpI, come abbiamo visto è un sussidio di disoccupazione che non spetta in caso di dimissioni e risoluzione consensuale. Ma ci sono delle eccezioni richiamate dall’Inps nella circolare. La Naspi è infatti riconosciuta anche ai lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa e nei casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell'ambito della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 40 dell'articolo 1 della legge n. 92 del 2012.
Naspi in caso di dimissioni per giusta causa: ecco quando spetta. La circolare n. 94 del 12 maggio 2015 precisa però che la NASpI viene riconosciuta dall’Inps in caso di dimissioni che avvengano per giusta causa secondo quanto indicato, a titolo esemplificativo, dalla circolare n. 163 del 20 ottobre 2003 qualora motivate
La Naspi spetta anche in caso di dimissioni durante il periodo tutelato di maternità ex art.55 del D.Lgs. n.151 del 2001 (da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del figlio).
Naspi e dimissione per trasferimento del lavoratore. La circolare Inps n. 142 del 29 luglio 2015 ha confermato la possibilità per il lavoratore di ricevere la Naspi in caso di dimissione per trasferimento del lavoratore ad altra sede della stessa azienda. In questa ipotesi “l’elemento della distanza della sede di lavoro – entro o oltre i 50 chilometri o la raggiungibilità della predetta sede fino a 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici – rispetto alla residenza del lavoratore, incide sia sul requisito di accesso alla tutela sotto il profilo della cessazione involontaria sia sul mantenimento della prestazione”.
Naspi spetta per la conciliazione presso la DTL. Per quanto attiene alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro si precisa che essa non è ostativa al riconoscimento della prestazione qualora sia intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione da tenersi presso la Direzione Territoriale del Lavoro secondo le modalità previste all’art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 come sostituito dall’art. 1, comma 40, della legge n. 92 del 2012.
Niente Naspi in caso di risoluzione consensuale post richiesta congiunta di accordo alla DPL. Al Ministero del Lavoro è stato chiesto se è possibile riconoscere l'indennità mensile di disoccupazione NASpI (di cui al D. Lgs n.22 del 4 marzo 2015), nel caso in cui il lavoratore venga a trovarsi in stato di disoccupazione a seguito di richiesta congiunta, con il datore di lavoro, di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro per le aziende dimensionate al di sotto dei 15 dipendenti al di fuori dal tentativo obbligato di conciliazione (di cui all'articolo 7 della legge n. 604/1966 come modificato dall'articolo 1, comma 40, della legge n. 92/2012).
Con comunicato stampa del 15 febbraio 2016, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha fatto presente che la NASpI non spetta nel caso di specie, in quanto l'art. 3, comma 2, D.Lgs. n. 22/2015 stabilisce che la NASpI è riconosciuta, oltre che nei casi di licenziamento, anche ai lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa e nei casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell'ambito della procedura di cui all'articolo 7 della legge n. 604/1966.
Naspi in caso di conciliazione volontaria. L’indennità spetta anche in caso di offerta di conciliazione agevolata secondo l’art. 6 del D. Lgs. n. 23 del 2015. Secondo tale norma in caso di licenziamento il datore di lavoro può offrire al lavoratore, entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento stesso, in una delle sedi di cui all’art. 2113, quarto comma, c.c., un importo che non costituisce reddito imponibile e non risulta assoggettato a contribuzione previdenziale e la cui accettazione da parte del lavoratore comporta l’estinzione del rapporto alla data del licenziamento e la rinuncia alla impugnazione del licenziamento anche qualora il lavoratore l’abbia già proposta. La firma di tale accordo per chiudere il rapporto di lavoro non impedisce al lavoratore di percepire la Naspi in quanto si tratta comunque di disoccupazione involontaria. Per maggiori vediamo Naspi e conciliazione volontaria.
La Naspi non spetta per i periodi di CIG a zero ore e malattia senza integrazione. Il Ministero del Lavoro ha chiarito con una nota del 20 marzo 2015 che nel computo dei mesi per la durata della Naspi non saranno considerati i periodi di CIG a zero ore o di malattia senza integrazione del datore di lavoro. Per ogni due settimane di cassa integrazione a zero ore spetterà una settimana in meno di Naspi. Vediamo perché nell’approfondimento Naspi, cassa integrazione e malattia.
Calcolo 13 settimane di contribuzione.
Per quanto riguarda il calcolo delle 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione, l’Inps precisa che ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989).
Per contribuzione utile al diritto si deve intendere anche quella dovuta ma non versata dal datore di lavoro, in base al principio della c.d. automaticità delle prestazioni ex art. 2116 c.c. Quindi se il datore di lavoro non versa i contributi previdenziali il lavoratore, al quale in busta paga è stata comunque trattenuta la percentuale di contributi a carico lavoratore, spetta la Naspi.
Ai fini del perfezionamento del requisito richiesto di 13 settimane minimo di contributi nei 4 anni, si considerano utili
i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione (non sono considerati utili i periodi di lavoro all'estero in Stati con i quali l’Italia non abbia stipulato convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale);
Naspi e periodi di lavoro nel settore agricolo. Qualora il lavoratore abbia alternato periodi di lavoro nel settore agricolo e periodi di lavoro in settori non agricoli, i periodi sono cumulabili ai fini del conseguimento della indennità di disoccupazione NASPI purché nel quadriennio di osservazione risulti prevalente la contribuzione non agricola e sempre che la relativa domanda sia presentata nel termine di sessantotto giorni rispetto alla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro anche se avvenuto in agricoltura. A tal fine, per la verifica dell’entità delle diverse contribuzioni, restano fermi i parametri di equivalenza già in precedenza adottati che prevedono sei contributi giornalieri agricoli per il riconoscimento di una settimana contributiva.
Periodi neutri esclusi da computo Naspi. Non sono inoltre considerati utili, in quanto non coperti da contribuzione effettiva, i seguenti periodi coperti da contribuzione figurativa
cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell'attività a zero ore (CIG a zero ore);
La circolare Inps n. 142 del 29 luglio 2015 in merito al requisito contributivo di almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, ha chiarito alcuni aspetti relativi al calcolo delle settimane e alla individuazione del quadriennio per la ricerca del requisito contributivo richiesto, unitamente agli altri requisiti legislativamente previsti.
In presenza di una pluralità di periodi neutri (cassa integrazione a zero ore, malattia e infortunio senza integrazione del datore di lavoro, ecc.) – cioè periodi non utili ai fini della ricerca del requisito contributivo e lavorativo – che si susseguono si richiede che almeno il primo evento neutro cominci o sia in corso nel quadriennio di osservazione ai fini della ricerca del requisito contributivo. Il predetto quadriennio viene così ampliato in misura pari alla durata dell’evento neutro.
A tal fine giovi il seguente esempio
Quadriennio dal 15.5.2015 al 15.5.2011, CIG a zero ore per 30 mesi dal 31.5.2011 al 1.12.2008, malattia non integrata dal 20 ottobre al 25 novembre 2008: il requisito contributivo, per effetto dei predetti eventi che determinano l’ampliamento del quadriennio, deve essere ricercato entro l’8.10.2008. Il quadriennio di osservazione sarà pertanto 15.5.2015 – 08.10.2008.
Neutralizzazione dei periodi di CIG in deroga. Ai fini della determinazione del “quadriennio” per la ricerca del requisito contributivo (minimo 13 settimane) necessario, unitamente agli altri requisiti, per l’accesso alla prestazione di disoccupazione NASpI nonché ai fini della ricerca del requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro si osserva che, anche i periodi di CIG in deroga con sospensione dell’attività a zero ore – vista l’analogia di detta prestazione previdenziale di sostegno al reddito con la CIG ordinaria e straordinaria – sono da considerarsi “neutri” con corrispondente ampliamento sia del periodo di osservazione (quadriennio) per la ricerca della contribuzione utile alla prestazione di disoccupazione, sia del periodo di dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro per la ricerca del requisito delle trenta giornate di effettivo lavoro.
Neutralizzazione dei periodi di lavoro all’estero in Paesi non convenzionati. Ai fini della determinazione del “quadriennio” per la ricerca del requisito contributivo (minimo 13 settimane) necessario, unitamente agli altri requisiti, per l’accesso alla prestazione di disoccupazione NASpI nonché ai fini della ricerca del requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro, si precisa che i periodi di lavoro all’estero – in Stati con i quali l’Italia non abbia stipulato accordi o convenzioni bilaterali in materia di assicurazione contro la disoccupazione – sono da considerarsi “neutri” con corrispondente ampliamento sia del periodo di osservazione (quadriennio) per la ricerca della contribuzione utile alla prestazione di disoccupazione, sia del periodo di dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro per la ricerca del requisito delle trenta giornate di effettivo lavoro.
Contribuzione Agricola e requisite delle tredici settimane. La circolare n. 194/2015 chiarisce anche alcuni aspetti legati al requisito contributivo di tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione. Valutazione della contribuzione agricola ed extra agricola ai fini della verifica della prevalenza per l’accoglimento di una domanda di NASpI.
A questo fine, nei confronti del richiedente NASpI, dopo l’osservazione del quadriennio che eventualmente evidenzi prevalenza di contribuzione agricola, è possibile procedere – per determinare la prevalenza – ad osservazione dei soli ultimi dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. Se in quest’ultimo periodo vi è prevalenza di contribuzione extra agricola, la domanda di NASpI, in presenza di tutti gli altri requisiti, è accoglibile.
Come calcolare le 30 giornate di lavoro effettivo.
Oltre allo stato di disoccupazione e alla presenza nell’estratto conto previdenziale del lavoratore di almeno 1 13 settimane di contributi versati negli ultimi 4 anni precedenti l’inizio dello stato di disoccupazione, un ulteriore requisito che il lavoratore deve possedere per avere la Naspi sono le trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Vediamo come si calcolano, secondo quanto precisato dalla circolare Inps n. 94/2015.
Le giornate di lavoro effettivo sono le giornate di effettiva presenza al lavoro a prescindere dalla loro durata oraria. In particolare esse sono indicate nel flusso mensile UNIEMENS – con i quali i datori di lavoro trasmettono i dati retributivi e contributivi – col codice “S”.
A questo fine gli eventi di seguito elencati, che si verificano o siano in corso nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione, determinano un ampliamento – pari alla durata degli eventi medesimi – del periodo di dodici mesi all’interno del quale ricercare il requisito delle trenta giornate
Anche i periodi di malattia con integrazione della retribuzione a carico del datore di lavoro determinano – se si verificano o siano in corso nei dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro – un corrispondente ampliamento del periodo di osservazione all’interno del quale ricercare il requisito delle trenta giornate.
Esclusivamente al fine del raggiungimento del presente requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo, si precisa quanto segue: I periodi di assenza dal lavoro per maternità obbligatoria, se all'inizio dell'astensione risulta già versata o dovuta contribuzione ed i periodi di congedo parentale purché regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro, ove si verifichino o siano in corso nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione, determinano un ampliamento – pari alla durata degli eventi medesimi – del periodo di dodici mesi all’interno del quale ricercare il requisito delle trenta giornate.
Lavoratori domestici: calcolo del requisito 30 giornate di lavoro effettivo. La circolare n. 194 del 27/11/2014 precisa: Ai fini del diritto alla nuova prestazione di disoccupazione NASpI, l’art. 5 del D.Lgs. n.22 del 2015 ha introdotto il requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi che precedono la cessazione involontaria del rapporto di lavoro. Al riguardo sono necessary ulteriori chiarimenti in merito alla modalità secondo cui rinvenire il requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo per i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari (colf, badanti, baby sitter).
Vista l’impossibilità di riscontrare l’effettiva presenza al lavoro in ciascuna giornata, ai fini della verifica della sussistenza del requisito delle 30 giornate è necessario ricorrere al sistema già in uso per l’accredito della contribuzione e per il pagamento di tutte le prestazioni relative ai lavoratori domestici, individuando in tal modo una metodologia che permetta di determinare – ancorché in via convenzionale – una presenza al lavoro assimilabile a trenta giornate effettive negli ultimi dodici mesi.
L’Inps ritiene individuare la presenza al lavoro equivalente a 30 giornate effettive in cinque settimane di lavoro considerate convenzionalmente di sei giorni ciascuna.
Esempio: 80 ore lavorate nel trimestre/24=3,33 settimane di contribuzione arrotondate a 4. Ai fini della verifica del requisito in argomento si opererà dunque calcolando, con la predetta metodologia, il numero di settimane lavorate in ciascun trimestre solare, sulla base dei versamenti contributivi effettuati dal datore di lavoro o dai datori di lavoro se il lavoratore aveva in essere più rapporti lavorativi. Ne consegue che, quando nei dodici mesi di osservazione per la ricerca del requisito delle 30 giornate di effettivo lavoro sono presenti – secondo le ordinarie modalità di accredito della contribuzione nella gestione lavoratori domestici sopra descritte – almeno 5 settimane di contributi, il requisito delle 30 giornate si intende soddisfatto.
Calcolo delle 30 giornate di effettivo lavoro per lavoratori a domicilio, lavoratori con periodi di lavoro all’estero, lavoratori interessati da neutralizzazione e conseguente contribuzione di interesse molto risalente, lavoratori agricoli. Per la generalità dei lavoratori la verifica della sussistenza del predetto requisito si realizza analizzando il flusso telematico (Uniemens) attraverso il quale i datori di lavoro trasmettono mensilmente all’INPS i dati retributivi e contributivi, comprensivi dell’indicazione del numero di giornate effettivamente lavorate e della loro collocazione temporale.
Anche in relazione a queste ultime tipologie di lavoratori si considera pertanto soddisfatto il requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo quando sono presenti, nei 12 mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro, 5 settimane di contribuzione. In ordine ai lavoratori agricoli, per i quali il dato delle giornate lavorate è desumibile dagli archivi telematici, si impone tuttavia una modalità alternativa ove questi ultimi non risultino ancora aggiornati e i dati ancora non presenti risultino decisivi. In questa eventualità si farà ricorso alle buste paga del lavoratore agricolo.
Calcolo delle 30 giornate di effettivo lavoro in caso di lavoratori in somministrazione, lavoratori con rapporto di lavoro intermittente. Ulteriori casi di neutralizzazione. Il D.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 disciplina, tra l’altro, agli articoli da 13 a 18 e da 30 a 40, rispettivamente, il contratto di lavoro intermittente e il contratto di somministrazione di lavoro. Entrambe le tipologie contrattuali sono contraddistinte da periodi di lavoro e di non lavoro, il cui alternarsi presenta carattere di imprevedibilità, non riconducibile alla volontàdel lavoratore.
Diversamente, tali periodi sono considerati “neutri”, con un corrispondente ampliamento del periodo di dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro, per la ricerca del requisito delle trenta giornate di effettivo lavoro. Tale possibilità di neutralizzazione va riferita anche ai casi in cui l’Agenzia di somministrazione, non potendo più mantenere alle proprie dipendenze uno o più lavoratori assunti a tempo indeterminato, per mancanza di occasioni di lavoro, avvia l’apposita procedura, disciplinata dall’art. 25 del CCNL per la categoria delle Agenzie di Somministrazione di lavoro, finalizzata alla riqualificazione professionale del lavoratore, procedura la cui durata è di 6 mesi o, per i lavoratori ultracinquantenni, di 7 mesi.
Calcolo Naspi.
L’art. 4 del Decreto attuativo disciplina il calcolo e la misura della nuova indennità di disoccupazione, ex Aspi e ora chiamata Naspi, che ricordiamo è in vigore da maggio 2015. Vediamo come si calcola la Naspi.
La NASpI è rapportata alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni utili, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta nella predetta dichiarazione mensile uni-emens), divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata per il numero 4,33. Nelle ipotesi di pagamento dell’indennità relativa a frazione di mese, si precisa che il valore giornaliero dell’indennità è determinato dividendo l’importo così ottenuto per il divisore 30. Ai fini del calcolo sono considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite (in uni-emens settimane di tipo “X” o “2).
Nei casi in cui la retribuzione mensile sia pari o inferiore all'importo di 1.195 euro mensili, rivalutato annualmente sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno precedente, l'indennità mensile è pari al 75 per cento della retribuzione.
Nei casi in cui la retribuzione mensile sia superiore al predetto importo, l’indennità è pari al 75 per cento del predetto importo incrementato di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.
Naspi e assegni familiari. Il lavoratore che percepisce la Naspi ha diritto nei casi previsti anche all’assegno per il nucleo familiare (ANF), come già accedeva per l’indennità di disoccupazione e l’Aspi.
Importo massimo Naspi pari a 1.300 euro mensili.
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 4, comma 2, del decreto legislativo 4 marzo 2015 n.22, la retribuzione da prendere a riferimento per il calcolo delle indennità di disoccupazione NASpI è pari, secondo i criteri già indicati nella circolare n. 94 del 12/05/2015, ad euro 1.195 per il 2016.
L’importo massimo mensile di detta indennità, per la quale non opera la riduzione di cui all’art. 26 della legge n. 41 del 1986, non può in ogni caso superare, per il 2016, euro 1.300. A stabilirlo è la circolare Inps n. 48 del 14 marzo 2016.
Importo mensile massimo Naspi per il 2015. L’indennità mensile della nuova Aspi non può in ogni caso superare nel 2015 l'importo massimo mensile di euro 1300, rivalutato annualmente sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno precedente.
Alla NASpI non si applica il prelievo contributivo di cui all'articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, ossia la riduzione dell’importo in misura pari all’importo derivante dall’applicazione delle aliquote contributive previste a carico degli apprendisti.
Misura per soci lavoratori e personale artistico assicurati dal 1° gennaio 2013. Per gli eventi di disoccupazione riguardanti i soci lavoratori delle cooperative di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602 e il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato, il decreto legislativo n. 22 del 2015 ha introdotto una importante novità ispirata all’esigenza di una maggiore e più immediata tutela. Pur permanendo il meccanismo di allineamento progressivo dell’aliquota contributiva contro la disoccupazione versata per questi soggetti, previsto dall’art. 2, c. 27 della l. n. 92 del 2012 e che giungerà a regime nel 2017, la misura della NASpI da corrispondersi a questi lavoratori, in relazione agli eventi di disoccupazione che si verifichino a decorrere dal 1 maggio 2015, è allineata a quella della generalità dei lavoratori.
Esempi di calcolo Naspi. Vediamo un esempio di calcolo della Naspi e della riduzione della Naspi dopo il quarto mese. Si consideri un lavoratore che ha una retribuzione imponibile previdenziale degli ultimi 4 anni pari a 1.800 euro. Se ho lavorato 208 settimane negli ultimi 4 anni, ossia 4 anni di lavoro pieni ed ho ricevuto uno stipendio lordo di 1.800 euro, avrò una retribuzione imponibile ai fini previdenziali pari a 1.800 euro per 208 settimane. Sulla retribuzione di 1.800 euro, essendo quest’ultima superiore a 1.195 euro, si calcola il 75% di 1.195 euro che è pari a 896,25 euro a cui si aggiunge il 25% della differenza tra 1.800 e 1.195 euro, ossia 151,25 euro. La conseguenza è che la Naspi è pari a 1.195 + 151,25 euro = 1.346,25 euro. Ma siccome l’importo massimo per il 2016 è di 1.300 euro mensili al lavoratore nei primi 3 mesi verrà erogata una Naspi pari a 1.300 euro. Da quarto mese avviene una riduzione dell’importo mensile spettante della Naspi. Vediamo perché.
Calcolo Naspi part-time. Per i lavoratori che hanno un contratto di lavoro a tempo parziale il calcolo della Naspi è lo stesso già spiegato in precedenza. Va sempre considerata la retribuzione utile degli ultimi 4 anni (nei quali ci saranno periodi a retribuzione ridotta, essendo un contratto part-time) e va sempre tenuto conto della percentuale del 75% di cui sopra.
La riduzione importo mensile Naspi dopo 3 mesi.
L’indennità della nuova indennità di disoccupazione ex Aspi, ora Naspi, è ridotta progressivamente nella misura del 3 per cento al mese dal primo giorno del quarto mese di fruizione (91° della prestazione). Per gli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1 gennaio 2016 tale riduzione si applica dal primo giorno del quarto mese di fruizione.
Calcolo della riduzione importo Naspi. Riprendendo l’esempio di cui sopra, il lavoratore in questione percepisce quindi 1.300 euro nei primi 3 mesi poi percepisce dal quarto mese e per ogni mese un importo dell’assegno Naspi ridotto del 3%. Quindi riceve nel quarto mese 1.261 euro, nel quinto mese 1.223,17 euro, nel sesto mese 1.186,48 euro, nel settimo mese 1.1150,88 euro e così via. Quindi con una riduzione mensile del 3%. Il lavoratore in questione ha diritto a 24 mensilità di Naspi, avendo lavorato per 4 anni. Nel 24 esimo mese l’importo della Naspi percepito sarà di 685,72 euro.
Durata della Naspi.
Ora chiariamo quanto dura la disoccupazione. L’art. 5 stabilisce che “la NASpI è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni”. Ne consegue che la durata massima della nuova indennità di disoccupazione, ex Aspi, sarà pari a due anni (quando il lavoratore ha lavorato per 4 anni consecutivi con 52 settimane di contribuzione accreditate all’anno nei 4 anni precedenti la domanda). Ma questo fino al 2016. Con la Naspi non è quindi prevista una durata minima.
Quanti mesi dura la disoccupazione? L'indennità di disoccupazione 2015 può quindi durare fino a 24 mesi. Ma per stabilire quanti mesi dura la disoccupazione bisogna controllare il proprio estratto conto contributivo dell'Inps e conteggiare le settimane di contribuzione ivi presenti negli ultimi 4 anni.
Lo stesso articolo 5 stabilisce che “per gli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1 gennaio 2017 la durata di fruizione della prestazione è in ogni caso limitata a un massimo di 78 settimane”. Pertanto massimo 1 anno e mezzo di Naspi spettante ai lavoratori. Ma l’art. 43 comma 3 del Decreto Legislativo n. 148/2015, in vigore dal 24 settembre 2015, ha abrogate questo ultimo periodo dell’art. 5 del decreto legislativo n. 22 del 2015. Ciò comporta il prolungamento strutturale della durata della indennità NASpI fino ad un massimo di 24 mesi anche per gli eventi di disoccupazione che si verificheranno anche dal 1° gennaio 2017.
L’art. 5 stabilisce infine che “ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione”.
L’Inps detta le seguenti modalità operative
ai fini del calcolo della durata della prestazione sono presi in considerazione solo i periodi di contribuzione presenti nel quadriennio di osservazione come individuato secondo i criteri riguardanti il calcolo delle 13 settimane di contribuzione di cui sopra;
La circolare n. 142 del 29/07/2015 specifica che per determinare la durata della prestazione NASpI si procede come segue.
1 a) Per la prima prestazione DSO o ASpI e cioè per quella con la data di cessazione più vecchia
Si calcolano i Contributi Fuori Quadriennio nel seguente modo: 52 settimane – contributi utili alla prestazione nel quadriennio;
Si calcolano le Settimane utilizzate come segue, e cioè
– Per il caso di prestazione con durata teorica fino a 52 settimane
– Per il caso di prestazione con durata teorica superiore a 52 settimane
1 b) Per la seconda prestazione DSO o ASpI ed eventuali successive sempre di DSO o ASpI (in ordine di data cessazione a partire dalla più vecchia)
Per il caso di prestazione con durata teorica fino a 52 settimane
Per il caso di prestazione con durata teorica superiore a 52 settimane
Si calcolano i Contributi Fuori Quadriennio nel modo seguente
52 settimane – contributi utili alla prestazione nel quadriennio, nel limite comunque del residuo
Contributi Fuori Quadriennio risultato dalle precedenti domande con biennio a cavallo;
2 a– Per le prestazioni di cui al presente punto di Ds ordinaria (DSO) e ASpI e con durata teorica fino a 52 settimane si calcolano le Settimane utilizzate come il valore MINORE tra i seguenti
2 b– Per le domande di cui al presente punto 2 di Ds Ordinaria (DSO) e di ASpI con durata teorica superiore a 52 settimane si calcolano le Settimane utilizzate come il valore MINIMO tra i seguenti
2 c– Per le domande di cui al presente punto 2 di miniASpI e NASpI si calcolano le Settimane utilizzate come il valore MINORE tra
2 d– Per le domande di cui al presente punto 2 di Ds Requisiti Ridotti e miniASpI 2012 si calcolano le Settimane già utilizzate in una misura pari alle Settimane di contribuzione nell’anno solare precedente l’anno di presentazione della domanda di Ds RR o di MiniASpI 2012, che cadono nel quadriennio di osservazione per l’ultima domanda di NASpI.
Durata dell’indennità NASpI. Precisazioni dell’Inps.
L’Inps ha comunicato che dagli esiti restituiti dall’applicazione del procedimento di calcolo adottato nel corso dei primi mesi di operatività è emersa l’opportunità di precisare meglio alcuni elementi informativi del calcolo per armonizzare le indicazioni fornite nelle due precedenti circolari relative all’indennità Naspi (circolare n. 94 e n. 142 del 2015).
Le regole qui enunciate, nelle simulazioni effettuate e nell’esame dei casi reali che sono sotto monitoraggio in questa prima fase di applicazione della normativa, restituiscono risultati del calcolo più coerenti con le indicazioni fornite dal Ministero vigilante. Ne consegue che non ha più ragione di essere mantenuta la distinzione di cui alle lettere b) e c) del paragrafo 6 punti 1. 1a) e 1. 1b) della circolare n. 142 del 2015 che collega effetti diversi, ai fini del calcolo della durata NASpI, alla circostanza che i 12 mesi precedenti l’evento di cessazione che ha dato luogo a DSO o ASpI siano o meno contenuti nel quadriennio di osservazione per la NASpI.
Le strutture territoriali, nel caso in cui gli ultimi 12 mesi siano a cavallo dell’inizio del quadriennio, dovranno provvedere ad acquisire nella sezione contributi della domanda NASpI tutti i contributi presenti in detti 12 mesi (anche se parzialmente al di fuori del quadriennio). Per supportare le strutture in questa attività verrà sempre attivato in fase di “Precarica contributi” il caricamento di un anno in più rispetto al quadriennio NASpI.
Durata dell’indennità NASpI: Indennità di mobilità e indennità di mobilità in deroga fruite nel quadriennio di osservazione. L’articolo 5 comma 1 del D. Lgs. n. 22 del 2015 prevede che ai fini del calcolo della durata della prestazione NASpI non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione. Al riguardo si chiarisce che qualora il lavoratore nel periodo di osservazione di quattro anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro che dà diritto alla indennità NASpI ha fruito di indennità mobilità e di mobilità in deroga, i relativi periodi di contribuzione necessari per il diritto alle predette prestazioni di mobilità possono essere presi in considerazione ai fini della determinazione della durata della indennità NASpI e, pertanto, non devono essere “detratti” quali periodi che hanno già dato luogo ad erogazione di prestazioni di disoccupazione.
Durata Naspi in presenza di Contratti di solidarietà. Per quanto attiene ad alcuni Contratti di Solidarietà risalenti nel tempo e utilizzati nella prassi anche a zero ore fermo restando l’indice di congruità dell’intervento fissato al 60%, si specifica che, in presenza di periodi interessati da detti contratti – in concreto a zero ore – nel quadriennio di osservazione per l’accesso alla NASpI, è possibile procedere alla neutralizzazione dei relativi periodi sia ai fini del requisito delle 30 giornate di effettivo lavoro, che di quello delle 13 settimane di contribuzione.
Naspi per i lavoratori che hanno già percepito l’Aspi in precedenza.
Hai già percepito l’Aspi e vuoi sapere se spetta la Naspi? Ecco le soluzioni proposte dall’Inps per quanto riguarda il diritto alla Naspi dopo Aspi nei mesi precedenti. Quindi il diritto alla Naspi per chi ha percepito l’Aspi.
L’esclusione dei periodi che hanno già dato luogo all’erogazione dell’indennità di disoccupazione Aspi nei 4 anni, pone il problema di quantificare la durata della Naspi per chi ha già percepito l’Aspi. Ecco quali sono i criteri dettati dall’Inps per quantificare i periodi di contribuzione che hanno dato luogo ad erogazione di prestazione di disoccupazione anche quando la durata di questa non era rapportata alla contribuzione preesistente.
Al fine di applicare il metodo di non computo delle settimane di contribuzione che hanno già dato luogo ad erogazione di prestazione di disoccupazione ordinaria con requisiti normali (DSO) ed ASpI – per le quali la durata della prestazione non era commisurata alla contribuzione preesistente – l’Inps adotterà il seguente procedimento di calcolo
A) In caso di fruizione totale di una prestazione di indennità di disoccupazione ordinaria DSO e di ASpI viene escluso dal computo dei contributi utili per una NASPI un numero di settimane di contribuzione pari alla durata teorica della prestazione e comunque non inferiore a 52 settimane che rappresentano il requisito minimo di accesso a prestazioni DSO e ASPI;
B) In caso di fruizione parziale delle prestazioni indennità di disoccupazione ordinaria DSO e ASPI, il numero di settimane di contribuzione da escludere dal computo di cui al punto precedente viene ridotto proporzionalmente in ragione del rapporto esistente tra la durata della prestazione effettivamente fruita e la durata teorica che quest’ultima avrebbe dovuto avere;
Esempi di calcolo Naspi dopo Aspi.
L’ente previdenziale espone alcuni esempi nella circolare riguardo a quante settimane di contributi, che hanno già dato diritto all’Aspi, vanno escluse dal computo dei periodi utili per il calcolo della Naspi.
Coloro che hanno 12 mesi di contributi versati nei 12 mesi precedenti l’indennità di disoccupazione ordinaria o l’Aspi si vedranno esclusi dal computo della durata della Naspi
52 settimane per i soggetti che, a seguito di eventi di cessazione dal lavoro avvenuti nel 2011, 2012 e 2013, hanno percepito otto mesi di prestazione avendo un’età anagrafica inferiore a cinquanta anni o dodici mesi avendo un’età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni;
52 settimane per i soggetti che, a seguito di eventi di cessazione dal lavoro avvenuti nel 2014, hanno percepito otto mesi di prestazione avendo un’età anagrafica inferiore a cinquanta anni o dodici mesi avendo un’età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni e inferiore a cinquantacinque anni;
52 settimane per i soggetti che, a seguito di eventi di cessazione dal lavoro avvenuti nel 2015 e fino al 30 aprile 2015, hanno percepito dieci mesi di prestazione avendo un’età anagrafica inferiore a cinquanta anni;
52 settimane per i soggetti che, a seguito di eventi di cessazione dal lavoro avvenuti nel 2015 e fino al 30 aprile 2015, hanno percepito dodici mesi di prestazione avendo un’età anagrafica pari o superiore a cinquanta anni e inferiore a cinquantacinque anni.
Quindi un lavoratore che nei 4 anni considerati per il calcolo della durata della Naspi ha usufruito di 12 mesi di Aspi si vedrà ridotto il periodo considerato come contribuzione utile per il calcolo Naspi di 52 settimane. La conseguenza ad esempio per un lavoratore che ha avuto 8 mesi di Aspi, a cui si aggiungono 52 settimane considerate escluse dal computo, è quella di poter aver diritto ad un massimo di 60 settimane di Naspi.
Riguardo al caso di un lavoratore che ha perso il lavoro nel 2015 e fino a 30 aprile 2015 e che avrebbe dovuto percepire 10 mesi di Aspi avendo un’età anagrafica inferiore a 50 anni, l’Inps propone la seguente soluzione in caso di una percezione inferiore di mensilità (esempio percepiti 8 mesi su 10 previsti): La contribuzione che permetteva di accedere alla prestazione di dieci mesi era non inferiore a 52 settimane. Dovendo determinare quanta parte di detta contribuzione ha dato luogo alla prestazione fruita in concreto per soli otto mesi e non può più essere utilizzata in futuro si opererà dividendo 52 per 10 e moltiplicando il risultato per 8. Si otterrà 41,6 che rappresenta il numero di settimane di contribuzione che dovrà essere escluso (sempre che tale numero di settimane sia presente negli ultimi 12 mesi) dal procedimento di calcolo della durata di una prestazione NASpI. Analoghe modalità di proporzionamento si applicheranno per tutti gli altri casi di fruizione parziale della prestazione.
Coloro che hanno avuto una contribuzione necessaria presente parzialmente nei 12 mesi precedenti l’indennità di disoccupazione ordinaria DSO o l’Aspi avranno un calcolo diverso. Per un lavoratore che ha fruito interamente di prestazione DSO O ASpI, con durata teorica fino a 12 mesi, dovrebbero non essere computate ai fini di una NASpI 52 settimane. Tuttavia nei dodici mesi precedenti la prestazione di DSO o ASpI non sono presenti 52 settimane ma solo 40. Non verranno computate ai fini della NASpI solo 40 settimane.
Per un lavoratore che ha fruito parzialmente di una prestazione DSO o ASpI (si ipotizzi 2 mesi dei 12 spettanti) dovrebbe non essere computato ai fini della NASpI un numero di settimane pari a 2/12 di 52 settimane. Questo lavoratore può far valere nei dodici mesi precedenti la prestazione DSO o ASpI non 52 settimane ma solo 18 settimane. Non verranno computate ai fini della NASpI 9 settimane di quelle presenti nei dodici mesi precedenti la DSO o l’ASpI in quanto pari a quelle di fruizione effettiva della prestazione rispetto alla durata teorica. Settimane presenti negli ultimi 12 mesi = 18; 2/12 di 52 settimane =9; si assume il minore tra i due valori, cioè 9.
Diversamente, per un lavoratore cha ha fruito parzialmente di una prestazione DSO o ASpI (si ipotizzi 5 mesi dei 12 spettanti) dovrebbe non essere computato ai fini della NASpI un numero di settimane pari a 5/12 di 52 settimane. Questo lavoratore può far valere nei dodici mesi precedenti la prestazione DSO o ASpI non 52 settimane ma solo 18 settimane. Non verranno computate ai fini della NASpI solo le 18 settimane presenti nei dodici mesi precedenti la DSO o l’ASpI. Settimane presenti negli ultimi 12 mesi = 18; 5/12 di 52 settimane =22; si assume il minore tra i due valori, cioè 18.
Vediamo ora gli esempi di fruizione totale della prestazione aspi per lavoratori ultracinquantacinquenni con contribuzione necessaria presente per intero nel numero di mesi pari alla durata teorica della prestazione che precedono l’Aspi. In questi casi vengono escluse dal computo
60 settimane per i soggetti che, a seguito di eventi di cessazione dal lavoro avvenuti nel 2014, hanno percepito quattordici mesi di prestazione avendo un’età anagrafica pari o superiore a cinquantacinque anni e possedendo n.60 settimane di contribuzione nei quattordici mesi precedenti l’evento di disoccupazione;
69 settimane per i soggetti che, a seguito di eventi di cessazione dal lavoro avvenuti nel 2015 e fino al 30 aprile 2015, hanno percepito sedici mesi di prestazione avendo un’età anagrafica pari o superiore a cinquantacinque anni e possedendo n.69 settimane di contribuzione nei sedici mesi precedenti l’evento di disoccupazione.
Vediamo ora l’esempio di fruizione totale della prestazione aspi per lavoratori ultracinquantacinquenni con contribuzione necessaria presente parzialmente nel numero di mesi pari alla durata teorica della prestazione che precedono l’aspi. Per un lavoratore ultracinquantacinquenne che ha fruito interamente di prestazione ASpI 2014 dovrebbero non essere computate, ai fini di una NASpI, 60 settimane. Tuttavia nei quattordici mesi precedenti la prestazione di DSO o ASpI non sono presenti 60 settimane ma solo 40. Non verranno computate ai fini della NASpI solo 40 settimane.
Vediamo ora gli esempi di fruizione parziale della prestazione aspi per lavoratori ultracinquantacinquenni con contribuzione necessaria presente parzialmente nel numero di mesi pari alla durata teorica della prestazione che precedono l’aspi.
Per un lavoratore ultracinquantacinquenne che ha fruito parzialmente di una prestazione ASpI 2015 (si ipotizzi 2 mesi dei sedici spettanti) dovrebbe non essere computato ai fini della NASpI un numero di settimane pari a 2/16 di 69 settimane. Questo lavoratore può far valere nei sedici mesi precedenti la prestazione ASpI non 69 settimane ma solo 18 settimane. Non verranno computate ai fini della NASpI 9 settimane di quelle presenti nei sedici mesi precedenti l’ASpI in quanto pari a quelle di fruizione effettiva della prestazione rispetto alla durata teorica. Settimane presenti negli ultimi 16 mesi = 18; 2/16 di 69 settimane =9; si assume il minore tra i due valori, cioè 9.
Per un lavoratore ultracinquantacinquenne che ha fruito parzialmente di una prestazione ASpI 2015 (si ipotizzi 5 mesi dei sedici spettanti) dovrebbe non essere computato ai fini della NASpI un numero di settimane pari a 5/16 di 69 settimane. Questo lavoratore può far valere nei sedici mesi precedenti la prestazione ASpI non 69 settimane ma solo 18 settimane. Non verranno computate ai fini della NASpI solo le 18 settimane presenti nei sedici mesi precedenti l’ASpI. Settimane presenti negli ultimi 16 mesi = 18; 5/16 di 69 settimane =22; si assume il minore tra i due valori, cioè 18.
Naspi in caso di Aspi risalente a 4 anni prima. Per tutte le prestazioni di disoccupazione ordinaria con requisiti normali (DSO) o di ASpI le cui ultime 52 settimane di contribuzione che vi hanno dato luogo siano a cavallo dell’inizio del quadriennio, la valutazione della contribuzione utilizzata deve riguardare – all’interno dei 12 mesi che precedono le prestazioni DSO o ASpI – prioritariamente la contribuzione più risalente delle ultime 52 settimane di contribuzione che hanno dato luogo a prestazioni DSO o ASpI anche se detta contribuzione si colloca al di fuori del quadriennio di riferimento.
La valutazione della contribuzione utilizzata, inoltre, deve essere ricondotta prioritariamente ai periodi contributivi più risalenti delle ultime 52 settimane di contribuzione che hanno dato luogo a prestazioni di DSO o ASpI, anche se detta contribuzione si colloca al di fuori del quadriennio di riferimento.
Valutazione su una prestazione di Disoccupazione ordinaria (DSO) erogata nel 2012: Contribuzione che dava luogo alla prestazione pari a 52 settimane, 22 settimane di contribuzione che hanno dato luogo alla DSO sono precedenti l’inizio del quadriennio di riferimento NASPI; 30 settimane di contribuzione che hanno dato luogo alla DSO sono comprese nel quadriennio di riferimento NASPI; durata prestazione DSO teorica 52 settimane; durata prestazione DSO effettivamente fruita 26 settimane. Le settimane non computabili ai fini della determinazione della durata di una NASpI sono in questo esempio solo 4, poiché le altre 22 settimane di contribuzione in esame sono esterne al quadriennio di riferimento NASPI.
Naspi dopo Mini Aspi.
Non si computa, ai fini del calcolo della durata della NASpI, l’intera contribuzione che ha dato luogo a indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti e di mini ASpI 2012.
Le indennità di disoccupazione mini ASpI, operando già in base ad un criterio di commisurazione alla contribuzione preesistente, danno luogo ad esclusione – ai fini del calcolo di una prestazione NASpI – di un numero di settimane di contribuzione doppio rispetto alla durata avuta dalle indennità di disoccupazione mini ASpI effettivamente erogate.
Naspi e lavoratori stagionali: la deroga per l’anno 2015.
Il Decreto Legislativo n. 148/2015 in vigore dal 24 settembre 2015, all’art. 43 comma 4, la modalità di calcolo della durata della indennità NASpI relativamente ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, con esclusivo riferimento agli eventi di disoccupazione che si verificheranno entro il 31 dicembre 2015.
Con la circolare n. 194 del 27 novembre 2015 sono state pubblicate importanti precisazioni sulla Naspi per Iavoratori stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali. E più precisamente in material di calcolo della durata dell’indennità NASpI. Vediamo quali sono le novità di aggiornamento del meccanismo di calcolo.
Il calcolo della indennità NASpI secondo quando disposto dal richiamato art. 43, comma 4, deve essere effettuato ove la cessazione involontaria del rapporto di lavoro che dia luogo alla domanda di NASpI sia avvenuta con un datore di lavoro rientrante nei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali di seguito individuati.
Villaggi turistici (ATECO 55.20.10). Ostelli della gioventù (ATECO 55.20.20). Rifugi di montagna (ATECO 55.20.30): inclusi quelli con attività mista di fornitura di alloggio e somministrazione di pasti e bevande. Colonie marine e montane (ATECO 55.20.40). Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence (ATECO 55.20.51)
Fornitura di alloggio di breve durata presso: chalet, villette e appartamenti o bungalow per vacanze; Cottage senza servizi di pulizia.
Ristorazione ambulante (ATECO 56.10.42): Furgoni attrezzati per la ristorazione ambulante di cibo pronto per il consumo;
Preparazione di cibo per il consumo immediato presso banchi del mercato. Ristorazione su treni e navi (ATECO 56.10.50)
Ristorazione connessa all’attività di trasporto, se effettuate da imprese separate. Bar e altri esercizi simili senza cucina (ATECO 56.30.00)
Bar; Pub; Birrerie; Caffetterie; Enoteche.
Gelaterie e pasticcerie (ATECO 56.10.30). Gelaterie e pasticcerie ambulanti (ATECO 56.10.41).
Attività dei tour operator (ATECO 79.12.00): Attività di organizzazione e gestione di viaggi turistici vendute da agenzie di viaggio o direttamente dai tour operator. I viaggi possono includere uno o più dei seguenti servizi: trasporto, alloggio, pasti, visite a musei e ad aree di interesse storico culturale, eventi teatrali, musicali o sportivi.
Ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto (ATECO 56.10.20)
Preparazione di pasti da portar via “take-away”; Attività degli esercizi di rosticcerie, friggitorie, pizzerie a taglio eccetera che non dispongono di posti a sedere.
L’applicazione DsWeb sarà integrata con il servizio di Ricalcolo della durata della prestazione NASpI come previsto dall’art.43 c. 4 D.Lgs. n. 148/2015.
Contributi agricoli nei 4 anni precedenti.
Una considerazione particolare si impone sulla contribuzione versata in agricoltura nel quadriennio di osservazione per la definizione della durata di una indennità NASpI. In caso di prestazioni di disoccupazione agricola erogate nell’ambito del quadriennio da prendere in considerazione per il calcolo dell’indennità NASpI, saranno detratte dalla contribuzione utile a definire la durata di quest’ultima le giornate di effettivo lavoro dipendente, agricolo ed eventualmente non agricolo, coperte da contribuzione contro la disoccupazione involontaria che hanno determinato la durata dell’indennità di disoccupazione agricola. La detrazione delle giornate di effettivo lavoro dipendente agricolo andrà effettuata manualmente.
Ai fini della durata delle indennità NASpI successive alla prima, le indennità NASpI già percepite determinano il non computo di un numero di settimane di contribuzione doppio rispetto alla durata della prestazione NASpI percepita. Per gli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° gennaio 2017 la durata di fruizione della prestazione è in ogni caso limitata a un massimo di 78 settimane.
Come presentare la domanda per la Naspi.
Ora vediamo come fare domanda per la "disoccupazione, ossia come fare la domanda per la Naspi. L’art. 6 del D. Lgs. n. 22/2015 stabilisce come avveniva per l’Aspi che per fruire dell'indennità i lavoratori aventi diritto devono, a pena di decadenza, presentare apposita domanda all’INPS, esclusivamente in via telematica, entro il termine di decadenza di sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.
WEB – direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Inps;
Enti di Patronato – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi;
Contact center integrato INPS-INAIL – n. 803164 da rete fissa e 06 164 164 da rete Mobile.
Dove si presenta la domanda per la Naspi sul sito dell’Inps?
La domanda per la Naspi può essere presentata cliccando e accedendo con PIN nella sezione “servizi per il cittadino”. Una volta entrati bisogna cliccare su “Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito”. Nel menù a destra c’è scritto “Naspi”. Cliccando sopra è possibile presentare la domanda sia per
Indennità di Naspi; Comunicazione Naspi-Com; Anticipazione Naspi.
Cliccando su Indennità di Naspi si accede al menù dove si trovano le informazioni ed anche la sezione “invio domanda”. E quindi si può procedere all’invio della domanda. Il sistema dovrebbe darvi l’ultimo rapporto di lavoro, è bene controllare che il dato sia corretto. Bisogna stare attenti a ben compilare le sezioni riguardanti le detrazioni d’imposta. E se non si è presentata la Dichiarazione di immediata disponibilità al Centro per l’Impiego, bisogna farlo in sede di presentazione della domanda per la Naspi.
Calcolo termine di 68 giorni. In particolare il termine di sessantotto giorni per la presentazione della domanda decorre dalle date di seguito individuate
In relazione a questo punto si recepiscono recenti orientamenti giurisprudenziali in ordine alle ipotesi di intervenuta malattia o di inizio di congedo di maternità. Pertanto nel caso di evento di maternità indennizzabile insorto entro i sessantotto giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, il termine di presentazione della domanda rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento di maternità indennizzato e riprende a decorrere, al termine del predetto evento, per la parte residua.
Nel caso di evento di malattia comune indennizzabile da parte dell’INPS o infortunio sul lavoro/malattia professionale indennizzabile da parte dell’INAIL insorto entro i sessanta giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il termine di presentazione della domanda rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro/malattia professionale e riprende a decorrere, al termine del predetto evento, per la parte residua.
data di cessazione del periodo di maternità indennizzato quando questo sia insorto durante il rapporto di lavoro successivamente cessato; data di cessazione del periodo di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro/malattia professionale quando siano insorti durante il rapporto di lavoro successivamente cessato; data di definizione della vertenza sindacale o data di notifica della sentenza giudiziaria (si precisa che il riferimento deve essere sempre inteso alla sentenza di un giudizio di merito nulla influendo al nostro fine eventuali ordinanze in esito ad azioni cautelari intentate dal lavoratore); data di fine del periodo corrispondente all'indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate; trentesimo giorno successivo alla data di cessazione a seguito di licenziamento per giusta causa.
Come viene pagata la Naspi. L'ex indennità di disoccupazione viene pagata dall'Inps direttamente al lavoratore disoccupato.
Stato di disoccupazione – La Dichiarazione di immediata disponibilità (DID)
I lavoratori possono dare la propria dichiarazione di immediate disponibilità in sede di domanda della Naspi e non più necessariamente recandosi al Centro per l’impiego competente.
Il successivo art. 21 del decreto legislativo prevede che la domanda di indennità in ambito ASpI (ASpI, mini-ASpI), di indennità NASpI nonché di indennità DIS-COLL presentata dall’interessato all’INPS equivale a dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro ed è trasmessa dall’INPS all’ANPAL ai fini dell’inserimento nel sistema informativo unitario delle politiche attive, realizzato dall’Agenzia in collaborazione con l’Istituto.
Dichiarazione presso qualsiasi Centro per l’Impiego. L’art. 34, comma 1, lett. g) del richiamato decreto legislativo n. 150 ha disposto, tra l’altro, l’abrogazione della disposizione di cui all’art. 2 del decreto legislativo n. 181 del 2000 – ai sensi del quale lo stato di disoccupazione poteva essere comprovato dalla presentazione dell'interessato presso il servizio competente in ogni ambito territoriale dello Stato – precludendo quindi al lavoratore rimasto privo di occupazione di potere scegliere su tutto il territorio nazionale il Centro per l’impiego presso cui rilasciare la propria immediata disponibilità al lavoro.
Detrazione fiscali e Naspi.
L’ indennità di disoccupazione NASpI, percepita in sostituzione del reddito di lavoro dipendente, in forza di quanto disposto dall’art. 6, comma 2 del Tuir, costituisce reddito della stessa categoria di quello perduto o sostituito. Quindi la Naspi è un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente.
Pertanto, l’Inps, in qualità di sostituto di imposta ai sensi dell’art. 64 del DPR n. 600/73, sulle somme erogate a titolo di indennità NASpI
– applica le ritenute IRPEF, determinate ai sensi dell’art. 11 del Tuir;
– riconosce, se richieste, le eventuali detrazioni fiscali per reddito (art. 13 del Tuir) e per carichi di famiglia (art. 12 del Tuir);
– effettua il conguaglio fiscale di fine anno tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sul reddito complessivo (art. 23, comma 3 del DPR n. 600/73);
– rilascia la Certificazione Unica (art. 4, comma 6-ter del DPR. 322/1998).
Pertanto ad esempio il lavoratore disoccupato in sede di presentazione della domanda per la Naspi può richiedere la detrazione per lavoro dipendente, nonché la detrazione per figli a carico, la detrazione per coniuge a carico nonché la detrazione per altri familiari a carico.
Decorrenza della Naspi.
Vediamo ora da quando decorre il pagamento della Naspi, ossia entro quanto tempo viene pagata la Naspi. Una volta presentata la domanda è importante stabilire da quando decorre l’importo della Naspi accreditato al lavoratore dall’Inps.
La NASpI spetta a decorrere
dall’ottavo giorno successivo alle date di fine dei periodi di maternità, malattia, infortunio sul lavoro/malattia professionale o di mancato preavviso di cui sopra, qualora la domanda sia stata presentata entro l’ottavo giorno;
dal giorno successivo alla presentazione della domanda qualora questa sia presentata successivamente all’ottavo giorno ma, comunque, nei termini di legge;
dall’ottavo giorno successivo alla data del trentesimo giorno successivo alla data di cessazione a seguito di licenziamento per giusta causa, qualora la domanda sia stata presentata entro l’ottavo giorno;
dal giorno successivo alla presentazione della domanda qualora questa sia presentata successivamente all’ottavo giorno ma, comunque, nei termini di legge.
Nel caso della definizione della vertenza sindacale, la decorrenza della prestazione può essere anche precedente alla definizione del contenzioso giudiziario, ferma restando la necessità della sua verifica all’esito della sentenza definitiva.
L’eventuale rioccupazione durante i primi otto giorni che seguono la cessazione del rapporto di lavoro – in quanto non si è concretamente verificato l’inizio della erogazione della prestazione – non dà luogo all’applicabilità del regime della sospensione della prestazione.
Naspi e maternità o malattia.
Vediamo ora effetti sulla prestazione in esame degli eventi di malattia e maternità che possono insorgere quando la prestazione NASpI è già in corso.
Naspi e maternità. Quando la lavoratrice si trovi, all’inizio del periodo di congedo di maternità, disoccupata ed in godimento di prestazione di disoccupazione, ha diritto all’indennità giornaliera di maternità anche qualora siano trascorsi sessanta giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. In questo caso la prestazione di disoccupazione si sospende per poi essere ripristinata per la parte residua al termine del periodo di maternità.
Il Decreto attuativo all’art. 7 stabilisce le “condizionalità” ossia le condizioni che il lavoratore in stato di disoccupazione deve rispettare per continuare ad essere percettore della Naspi.
L’erogazione della NASpI è condizionata, a pena di decadenza dalla prestazione
alla permanenza dello stato di disoccupazione di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni;
alla regolare partecipazione alle iniziative di attivazione lavorativa nonché ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai Servizi competenti ai sensi dell’art. 1 comma 2 lett. g) del decreto legislativo 21 aprile 2000 n.181 e successive modificazioni.
Pertanto il lavoratore percepisce l’indennità Naspi se resta disoccupato e se partecipa a quanto proposto dai Servizi competenti, ossia dal Centro per l’Impiego.
Poi il Decreto attuativo fa richiamo, in termini di diritto al pagamento della Naspi, a quanto previsto dal D. Lg3. 183 del 2014, che all’art. 1, comma 3, introduce ulteriori misure volte a condizionare la fruizione della NASpI alla ricerca attiva di un’occupazione e al reinserimento nel tessuto produttivo. Pertanto il lavoratore deve essere protagonista di questa ricerca attiva.
Viene inoltre previsto un Decreto del Ministro del Lavoro, di natura non regolamentare, che dovrò determinare le condizioni e le modalità per l’attuazione di queste condizioni che il lavoratore deve rispettare, nonché il sistema di sanzioni in caso di inottemperanza agli obblighi di partecipazione alle azioni di politica attiva.
Naspi e politiche attive.
Il decreto legislativo n. 150 del 2015 dispone in materia di politiche attive del lavoro che prevedono la promozione di un collegamento tra misure di sostegno al reddito della persona disoccupata e misure volte al suo inserimento nel tessuto produttivo. A tal fine definisce una Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro costituita da soggetti, pubblici o privati, tra cui l’INPS relativamente alle competenze in materia di incentivi e strumenti a sostegno del reddito e l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) – istituita a decorrere dal 1° gennaio 2016 – con ruolo di coordinamento della rete.
L’art. 20 introduce altresì il patto di servizio personalizzato – stipulato dal disoccupato con il Centro per l’impiego – quale strumento di supporto finalizzato alla ricerca di una nuova occupazione sulla base del profilo personale di occupabilità, determinato secondo le metodologie di profilazione degli utenti definite dall’ANPAL.
Patto di servizio personalizzato e obblighi del lavoratore.
Uno degli obblighi principali del lavoratore che ha richiesto la Naspi è la stipula del Patto di servizio personalizzato entro 15 giorni dalla domanda della Naspi. L’art. 21 del Decreto Legislativo n. 150 del 2015 prevede altresì che il beneficiario delle suddette prestazioni di disoccupazione (Naspi ma anche Dis-coll e Asdi), ancora privo di occupazione, è tenuto a contattare il centro per l’impiego entro il termine di 15 giorni dalla data di presentazione della domanda di prestazione ai fini della stipula del patto di servizio personalizzato di cui all'articolo 20 del citato d.lgs. n. 150 del 2015. In mancanza, l’assicurato è convocato dal centro per l'impiego entro il termine stabilito con il decreto di cui all'articolo 2, comma 1.
Misure di condizionalità relative alla fruizione della NASpI – Obblighi di partecipazione alle misure di politica attiva del disoccupato e sanzioni per la loro inosservanza. Ai sensi dell’art. 20, comma 3 del richiamato decreto legislativo n. 150 del 2015, nel patto di servizio personalizzato sottoscritto con il centro per l’impiego deve essere riportata la disponibilità dell’interessato alle seguenti attività
A) Partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro;
B) Partecipazione ad iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione;
C) Accettazione di congrue offerte di lavoro, come saranno definite – ai sensi dell’art. 25 del decreto in argomento – dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali su proposta dell’ANPAL. Fino alla data di adozione del suddetto provvedimento ministeriale trovano applicazione in materia le disposizioni di cui all’art.4 commi 41 e 42 della legge n.92 del 2012.
Sanzioni per lavoratori in Naspi.
Ai sensi del successivo art. 21, comma 7, nei confronti di percettori di indennità in ambito ASpI, di NASpI e di DIS-COLL, in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento di cui alla precedente lettera a. (partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro) si applicano le seguenti sanzioni
In caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento di cui alla precedente lettera b. (partecipazione ad iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione) si applicano le seguenti sanzioni
Il richiamato comma 7 prevede anche sanzioni in caso mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti previsti per la conferma dello stato di disoccupazione e per la profilazione e la stipula del patto di servizio personalizzato, nonché per la frequenza ordinaria di contatti con il responsabile delle attività. In particolare è prevista
Come presentare ricorso. Avverso il provvedimento sanzionatorio adottato dal centro per l'impiego è ammesso ricorso all'ANPAL, che provvede ad istituire un apposito comitato, con la partecipazione delle parti sociali.
Naspi e offerta di lavoro congrua.
Tra le condizioni per non perdere la Naspi, come abbiamo visto, c'è quella del rifiuto di un offerta di lavoro congrua o di partecipazione ad iniziative di politiche attiva. Nelle more dell’attuazione tramite decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – del disposto di cui all’art. 7 del D.Lgs. n.22 del 2015 in materia di condizionalità alla erogazione della indennità NASpI, stante il rinvio all’applicabilità alla NASpI delle disposizioni in materia di ASpI in quanto compatibili, la circolare Inps n. 142 del 29 luglio 2015 si pronuncia sull’ipotesi di rifiuto di partecipazione ad iniziative di politica attiva e di non accettazione di un’offerta di lavoro congrua.
Per effetto del combinato disposto di cui ai commi 41 e 42 dell’art.4 della legge n.92 del 28 giugno 2012, il rifiuto da parte del lavoratore di partecipazione ad iniziative di politica attiva o la non accettazione di un’offerta di lavoro congrua non costituisce ipotesi di decadenza dalla prestazione laddove le attività lavorative, di formazione o di riqualificazione si svolgano in un luogo che dista oltre 50 chilometri dalla residenza del lavoratore o che è raggiungibile mediamente in più di 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblico.
Liquidazione anticipata Naspi per avviare una nuova attività di autoimprenditorialità.
Come accade per l’Assicurazione sociale per l’Impiego, ossia l’Aspi in vigore fino ad aprile 2015 per poi essere sostituita dalla Naspi, anche per quest’ultima è consentito al lavoratore richiedere la liquidazione anticipata come incentivo all’autoimprenditorialità. Chi intende quindi avviare una nuova attività di lavoro autonomo può ricevere la Naspi in unica soluzione, anticipata. Ma ci sono dei casi in cui scatta la restituzione all’Inps. Per maggiori informazioni vediamo la Naspi anticipata in unica soluzione.
Decadenza o sospensione indennità Naspi in caso di nuovo lavoro dipendente.
Il lavoratore che, durante il periodo di percezione dell’ex indennità di disoccupazione ora Naspi, svolge un’attività lavorativa, perde il diritto alla prestazione, quindi scatta la decadenza della nuova Aspi, se supera con il proprio reddito annuo il reddito minimo escluso da imposizione, ossia 8.000 euro. Se il lavoratore invece percepire un reddito inferiore scatta la sospensione dell’Aspi, ma il rapporto di lavoro deve essere non superiore a 6 mesi. In caso di due part-time, riguardo al diritto alla Naspi per la perdita di uno dei due contratti a tempo parziale ci sono regole particolari. Per maggiori informazioni vediamo l’indennità Naspi e nuovo lavoro dipendente.
Incentivi assunzioni lavoratori in Aspi o Naspi.
L’art. 24 del decreto al comma 3 modifica l’art. 2 comma 10 bis della legge n.92 del 2012 disponendo in materia di incentivi all’occupazione che al datore di lavoro che assume a tempo pieno e indeterminato lavoratori che fruiscono dell’indennità in ambito ASpI spetta per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore un contributo mensile pari al venti per cento dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore, in luogo della precedente misura del cinquanta per cento. Il rimanente trenta per cento verrà versato dall’INPS all’ANPAL ai fini del finanziamento del fondo Politiche attive del lavoro di cui all’art.1 comma 215 della legge n.147 del 2013.
Naspi e nuovo lavoro autonomo con partita IVA.
Il lavoratore disoccupato percettore dell’indennità di disoccupazione Naspi, oltre ad avere la possibilità di essere assunto presso un nuovo datore di lavoro con un contratto di lavoro dipendente, potrebbe decidere di intraprendere un’attività di lavoro autonomo con partita IVA. Abbiamo visto che per tale situazione egli può chiedere una liquidazione anticipata. Il diritto alla prestazione decade se il reddito annuale prodotto è superiore a 4.800 euro, ossia il limite minimo escluso da imposizione fiscale. In caso di reddito inferiore a tale limite, il lavoratore è obbligato ad effettuare una comunicazione all’Inps. Per maggiori informazioni vediamo l’approfondimento Indennità di disoccupazione Naspi e lavoro autonomo con partita iva.
Cumulabilità redditi con Naspi.
La circolare Inps n. 194 del 27 novembre 2015 precisa quanto segue.
L’art. 34 comma 2 del Decreto n. 150/2015 prevede che fermo quanto previsto dall’art.25 comma 3 in materia di offerta di lavoro congrua, le disposizioni di cui all’art.4 commi 40 a 45 della legge n.92 del 2012 sono abrogate a far data dall’adozione del decreto in materia di politiche attive e di patto di servizio di cui agli artt. 20 comma 1, 21 comma 2 e 22 comma 2 e non trovano, comunque, applicazione a far data dalla stipula del patto di servizio personalizzato.
Il successivo comma 3 del richiamato art. 34, apportando modificazioni alle disposizioni di cui agli artt. 9 comma 3, 10 comma 1 e 15 comma 12 del D.lgs. n. 22 del 2015 in materia di cumulabilità delle prestazioni di disoccupazione NASpI e DIS – COLL con i redditi da lavoro subordinato, parasubordinato e autonomo, individua il reddito che consente la conservazione dello stato di disoccupazione nel reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’art.13 del T.U.I.R ( D.P.R. n.917 del 1986).
Detto reddito rimane fissato nei limiti già individuati pari ad euro 8.000 per il lavoro subordinato e parasubordinato e pari ad euro 4.800 per il lavoro autonomo.
Le richiamate modifiche apportate dall’art. 34, comma 3 del D.lgs. n. 150 agli art. 9 comma 3, 10 comma 1 e 15 comma 12 del citato D.lgs. n. 22 devono intendersi – pur in assenza di espressa previsione normativa – riferite anche al comma 2 del suddetto art. 9, il quale dispone in materia di cumulo della prestazione NASpI con il reddito da lavoro subordinato in caso di rioccupazione del percettore di indennità di disoccupazione.
Obbligo di comunicazione dei redditi all’Inps in caso di attività lavorativa.
I lavoratori in Aspi oltre ad avere gli obblighi comunicativi in caso di nuova attività di lavoro autonomo o lavoro dipendente, hanno anche un ulteriore obbligo: la comunicazione dei redditi presunti in occasione di nuovo anno. Si tratta di tutti i casi di svolgimento di più attività lavorative in concomitanza di percezione della NASpI.
L’Inps precisa che nei casi di svolgimento delle attività lavorative autonome, parasubordinate, subordinate, occasionali in concomitanza di percezione dell’indennità NASpI, qualora quest’ultima coinvolga più anni solari, stante la necessità di disporre di dati necessari per procedere alla riduzione dell’80 per cento della prestazione in funzione del reddito previsto, si rende necessario quanto segue
All’inizio di ogni nuovo anno di percezione della prestazione successivo al primo il percettore della prestazione dovrà fornire una nuova comunicazione del reddito presunto tramite modello NASpI Com entro il 31 gennaio.
La mancata comunicazione del reddito per gli anni di prestazione successivi al primo non determina tuttavia la decadenza dalla prestazione ma la sua sospensione fino all’acquisizione della nuova comunicazione. Sarà cura delle strutture territoriali sollecitare l’adempimento al percettore di NASpI che non vi abbia provveduto.
In caso di svolgimento durante la percezione dell’indennità NASpI di più attività lavorative di diversa tipologia (autonome, parasubordinate, subordinate, occasionali) che non superino in ciascuno dei predetti settori i rispettivi limiti di reddito imposti per il mantenimento dello stato di disoccupazione, si dovrà verificare il reddito complessivo previsto derivante dal complesso delle attività e ridurre conseguentemente la prestazione NASpI in misura pari all’ottanta per cento di detto reddito complessivo. Qualora la verifica accerti la presenza di un reddito complessivo proveniente dalla somma dalle attività svolte in vari settori superiore a quello massimo consentito dalle norme vigenti per il mantenimento dello stato di disoccupazione (euro 8.000), la prestazione NASpI dovrà essere posta in decadenza.
Il recente Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n.81 disciplina, tra l’altro, il lavoro accessorio, ossia il lavoro retribuito tramite i buoni lavoro voucher. Vediamo quindi quale è il rapporto tra la Naspi e i voucher. Un lavoratore in Naspi può lavorare con i voucher Inps ossia il lavoro accessorio?
La circolare dell’Inps ha fornito importanti chiarimenti in caso di nuova attività lavorativa in corso di prestazione e gli effetti del lavoro accessorio sull’indennità Naspi.
In particolare l’art. 48 del richiamato d.lgs. n.81 del 2015 stabilisce che per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 7.000 euro nel corso di un anno civile (sarebbero 9.333 euro lordi), annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Fermo restando il limite complessivo di 7.000 euro, nei confronti dei committenti imprenditori o professionisti, le attività lavorative di cui trattasi possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, anche essi rivalutati annualmente.
Il successivo comma 2 prevede che prestazioni di lavoro accessorio possono essere rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3.000 euro di compenso per anno civile, anche essi rivalutati, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. Ed i lavoratori che percepiscono la Naspi sono percettori di una prestazione a sostegno del reddito.
L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.
Naspi e voucher Inps: fino a 3.000 euro interamente cumulabili. Alla luce della disciplina sopra esposta e delle disposizioni di cui al D.lgs. n.22 del 2015 che prevedono la cumulabilità della prestazione NASpI con i redditi derivanti da attività lavorativa, si precisa che l’indennità NASpI è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro accessorio nel limite complessivo di 3.000 per anno civile.
La riduzione della Naspi per i voucher fino a 7.000 euro. Per i compensi che superano detto limite e fino a 7.000 euro per anno civile la prestazione NASpI sarà ridotta di un importo pari all’80 per cento del compenso rapportato al periodo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno.
Obbligo comunicativo per i lavoratori in Naspi percettori di voucher. Il beneficiario dell’indennità NASpI è tenuto a comunicare all’INPS entro un mese rispettivamente dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di NASpI, il compenso derivante dalla predetta attività. Ma su questo riportiamo il messaggio Inps che precisa quanto segue
Messaggio n. 494 del 4 febbraio 2016 – Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con indennità di disoccupazione NASpI. Precisazioni.
Al fine di superare incertezze rappresentate sia delle strutture territoriali sia dall’utenza si precisa quanto segue. Ai sensi dell’art. 48, comma 2 del decreto legislativo n. 81/2015 le indennità di disoccupazione NASpI e le prestazioni integrative del salario sono interamente cumulabili con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro occasionale di tipo accessorio nel limite complessivo di euro 3.000 per anno civile, rivalutabile annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.
A detta ipotesi si riferisce la disposizione contenuta al punto 9.2, 5° capoverso della circolare INPS n. 142 del 2015 secondo la quale “Il beneficiario dell’indennità NASpI è tenuto a comunicare all’INPS entro un mese rispettivamente dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di NASpI, il compenso derivante dalla predetta attività.” Ne consegue che nel caso di compensi da lavoro accessorio (voucher) che rientrino nel limite dei 3.000 euro annui, il beneficiario dell’indennità NASpI non è tenuto a comunicare all’Inps in via preventiva il compenso derivante dalla predetta attività.
Viceversa, la suddetta comunicazione andrà resa, prima che il compenso determini il superamento del predetto limite dei 3.000 euro anche se derivante da più contratti di lavoro accessorio (voucher) stipulati nel corso dell’anno, pena la decadenza dalla indennità NASpI.
Il contratto di lavoro intermittente, o lavoro a chiamata, revisionato e disciplinato dagli artt. 13-18 dal D. Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 (Jobs Act), costituisce un contratto di lavoro dipendente che può essere stipulato a tempo determinato ovvero a tempo indeterminato. Tale contratto può assumere una delle seguenti tipologie
lavoro intermittente con espressa pattuizione dell’obbligo di risposta alla chiamata del datore di lavoro e diritto alla indennità di disponibilità; lavoro intermittente senza obbligo di risposta alla chiamata e senza diritto all’indennità di disponibilità.
Naspi in caso di lavoro a chiamata con indennità di disponibilità. Nel caso in cui il lavoratore già beneficiario di indennità NASpI si rioccupi con un contratto di lavoro intermittente con obbligo di risposta alla chiamata e diritto alla indennità di disponibilità, in termini di diritto alla Naspi, l’Inps nella circolare n. 142 del 29 luglio 2015 si precisa quanto segue.
Pertanto, anche nell’ipotesi in esame di rioccupazione del beneficiario di indennità di disoccupazione con rapporto di lavoro intermittente con obbligo di risposta alla chiamata da parte del prestatore di lavoro e obbligo di corresponsione della indennità di disponibilità da parte del datore di lavoro è ammissibile il cumulo della Naspi con il reddito da lavoro a chiamata (o intermittente), trattandosi di rapporto di lavoro subordinato con una tutela retributiva continuativa assicurata dall’indennità di disponibilità. Questo qualora il reddito da lavoro a chiamata – comprensivo della indennità di disponibilità – non superi il limite di € 8.000 per il mantenimento dello stato di disoccupazione.
In particolare trovano applicazione – in considerazione della durata del contratto, che può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato, e del reddito annuo derivante dal medesimo – le disposizioni in materia di rioccupazione del beneficiario dell’indennità di disoccupazione con rapporto di lavoro subordinato e i conseguenti effetti di sospensione, riduzione e decadenza sulla prestazione.
Lavoro a chiamata senza indennità di disponibilità. Nel caso in cui il lavoratore beneficiario di indennità NASpI si rioccupi con contratto di lavoro intermittente senza obbligo di risposta alla chiamata e senza diritto all’indennità di disponibilità, l’indennità di disoccupazione NASpI resta sospesa per le sole giornate di effettiva prestazione lavorativa e può essere riconosciuta limitatamente ai periodi interni al contratto non interessati da prestazione lavorativa tra una chiamata e l’altra.
Tuttavia, anche per tale tipologia di lavoro intermittente, in applicazione di quanto disposto dall’art. 9, comma 2, del D.Lgs. n.22 del 2015, è ammesso il cumulo della Naspi con il reddito da lavoro intermittente qualora quest’ultimo non superi il limite annuo di 8.000 euro per il mantenimento dello stato di disoccupazione.
L’obbligo comunicativo in capo al lavoratore. Pertanto, laddove il percettore di NASpI intenda cumulare il reddito derivante dal rapporto di lavoro intermittente con la prestazione di disoccupazione, è tenuto a comunicare all’Istituto, entro il termine di un mese dalla ripresa dell’attività lavorativa, il reddito annuo che prevede di trarre dalla stessa. In tal caso la prestazione verrà ridotta e sarà effettuato il conguaglio a fine anno tra i redditi conseguiti in seguito all’attività lavorativa e l’indennità NASpI, secondo quanto previsto per la generalità dei lavoratori.
Stante quanto sopra, si sottolinea che nell’ipotesi in cui un lavoratore, non percettore di indennità di disoccupazione, sia titolare di un contratto di lavoro intermittente a tempo determinato o indeterminato senza obbligo di risposta alla chiamata e senza diritto all’indennità di disponibilità, per i periodi interni al contratto non interessati da prestazione lavorativa tra una chiamata e l’altra, non è possibile accedere alla indennità di disoccupazione.
I periodi di lavoro e di non lavoro costituiscono infatti l’articolazione della prestazione lavorativa della tipologia del contratto in argomento e pertanto i periodi di non lavoro non possono essere assimilati ad una cessazione involontaria del rapporto di lavoro, presupposto per la presentazione della domanda di indennità di disoccupazione.
Decadenza dalla NAspi.
Le ipotesi di decadenza dalla Naspi sono state già precedentemente descritte. In ogni caso, il Decreto riepiloga le ipotesi di decadenza.
Il lavoratore beneficiario decade dalla fruizione della NASpI, con effetto dal verificarsi dell’evento interruttivo, nei seguenti casi
perdita dello stato di disoccupazione (superamento di 4.800 euro di reddito da lavoro autonomo o 8.000 euro di reddito da lavoro dipendente) inizio di un'attività lavorativa subordinata senza provvedere alle comunicazioni di cui ai commi due e tre dell’articolo 9 (ossia mancata comunicazione di nuovo lavoro dipendente);
inizio di un'attività lavorativa in forma autonoma senza provvedere alla comunicazione di cui all’articolo 10 (mancata comunicazione di nuovo lavoro autonomo);
raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato; acquisizione del diritto all'assegno ordinario di invalidità, sempre che il lavoratore non opti per la NASpI;
violazione delle regole di condizionalità di cui all’art. 7 del D. Lgs. 4 marzo 2015 n. 22 e all’art. 4, co. 41 e co. 42 della legge 28 giugno 2012 n. 92.
Le regole di condizionalità riguardano le condizioni da rispettare per ricevere il pagamento della NASpI descritte in precedenza.
Diniego Naspi: come fare ricorso all’Inps.
Il ricorso va presentato entro il termine di 90 giorni dal ricevimento del provvedimento amministrativo
tramite i patronati e gli intermediari dell’Istituto (Consulenti del Lavoro), attraverso i servizi telematici offerti agli stessi.
Decadenza di un anno. E’ confermata l’applicazione del regime decadenziale di un anno per la proposizione della vertenza giudiziaria avverso il provvedimento di concessione o diniego della prestazione che si ricorda decorre in alternativa
Ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo n. 22 del 2015, alla prestazione Naspi si applicano, per quanto non disciplinato espressamente dallo stesso decreto e in quanto compatibili, le norme già operanti in materia di indennità di disoccupazione ASpI, anche in merito al finanziamento.
La contribuzione figurativa, accreditata nell’estratto conto del lavoratore ed utile ai fini della calcolo della pensione, è rapportata alla retribuzione di cui all’art. 4, comma 1 (retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni utili, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive), entro un limite di retribuzione pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della prestazione della NASpI, determinato ai sensi all’art. 4 comma 2.
Regime fiscale della Naspi.
Pertanto, l’Istituto, in qualità di sostituto di imposta ai sensi dell’art. 64 del DPR n. 600/73, sulle somme erogate a titolo di indennità NASpI
applica le ritenute IRPEF, determinate ai sensi dell’art. 11 del Tuir;
riconosce, se richieste, le eventuali detrazioni fiscali per reddito (art. 13 del Tuir) e per carichi di famiglia (art. 12 del Tuir);
effettua il conguaglio fiscale di fine anno tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sul reddito complessivo (art. 23, comma 3 del DPR n. 600/73);
rilascia la Certificazione Unica (art. 4, comma 6-ter del DPR. 322/1998).
Indennità Naspi per soci di cooperative.
L’art. 13 del Decreto attuativo del Jobs Act in materia di ammortizzatori sociali che ha disciplinato la nuova indennità di disoccupazione ex Aspi ora chiamata Naspi stabilisce anche la misura dell’indennità per le nuove categorie di lavoratori assicurati dal 1 gennaio 2013.
Più precisamente stabilisce che per i soci lavoratori delle cooperative di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602 e per il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato, a decorrere dal 1 maggio 2015 la misura della NASpI è allineata a quella della generalità dei lavoratori.
L’Inps nella circolare n. 142 del 29 luglio 2015 interviene per chiarire alcuni aspetti relativi alla domanda di indennità di mobilità o di indennità di disoccupazione NASpI.
A seguito dei quesiti pervenuti dalle strutture territoriali circa la possibilità per il lavoratore di optare tra la prestazione di mobilità e la prestazione di disoccupazione NASpI, l’Inps precisa quanto segue in ordine alla diversità delle due prestazioni con riferimento alla contribuzione versata dal datore di lavoro, ai requisiti di accesso, alla durata, alla misura ed alle tipologie di agevolazioni.
Per quanto concerne gli aspetti contributivi, il datore di lavoro è tenuto al versamento dell’aliquota contributiva ordinaria ASpI dell’1,61% (1,31% + 0,30%), a favore dei lavoratori per i quali è prevista l’assicurazione contro la disoccupazione. In materia di mobilità, invece, sono tenute al versamento del contributo dello 0,30 le aziende inquadrate, ai fini contributivi, nei settori economico–produttivi rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale.
Quanto ai requisiti di accesso, per la prestazione di disoccupazione NASpI si richiede, oltre allo stato di disoccupazione involontario, la presenza di almeno tredici settimane di contribuzione nel quadriennio precedente la data di cessazione dal lavoro, nonché la presenza di almeno trenta giornate di effettivo lavoro nei dodici mesi precedenti la cessazione dal lavoro.
Per l’accesso alla indennità di mobilità, oltre all’iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori licenziati devono avere la qualifica di operai, impiegati e quadri e un’anzianità aziendale di dodici mesi, di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, come disciplinato dall’art. 16, comma 1 della legge n.223 del 1991.
Quanto alla durata delle prestazioni in argomento, l’indennità NASpI è pari alla metà delle settimane di contribuzione nel quadriennio precedente la data di cessazione dal lavoro, risultando pertanto strettamente legata all’anzianità contributiva del lavoratore.
La durata dell’indennità di mobilità, invece, è commisurata all’età anagrafica del lavoratore al momento del licenziamento nonché all’area geografica di ubicazione dell’azienda interessata dalla procedura di licenziamento collettivo. A tal proposito, si precisa che l’art. 2, comma 46 della legge n.92 del 2012 ha introdotto un regime transitorio della durata dell’indennità di mobilità per cui si dovrà applicare una graduale riduzione della durata dell’indennità di mobilità secondo quanto meglio specificato nella circolare n.2 del 2013 e nel messaggio Hermes 009916 del 24.12.2014. Infine, ai sensi dell’art. 7, comma 4 l’indennità di mobilità non può essere corrisposta per un periodo superiore all'anzianità maturata dal lavoratore alle dipendenze dell'impresa che abbia attivato la procedura di cui all'articolo 4 della legge n.223 del 1991.
Quanto alla misura, l’indennità mensile NASpI è pari al 75% della retribuzione media mensile nei casi in cui tale retribuzione sia pari o inferiore ad un importo stabilito che per l’anno 2015 è di € 1.195; nei casi in cui la retribuzione mensile sia superiore all’importo stabilito, l’indennità NASpI è pari al 75% di detto importo incrementato di una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione media mensile e il predetto importo stabilito. All’indennità mensile si applica una riduzione del 3% ogni mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione. L’indennità NASpI non può superare un importo massimo mensile stabilito dalla legge, che per il 2016 è pari a € 1.300 lorde.
Per i destinatari dell’indennità di mobilità, al datore di lavoro è concesso uno sgravio sulla quota di contribuzione, pari a quella dovuta per gli apprendisti, per una durata massima di
– 18 mesi nel caso di assunzione a tempo indeterminato (art. 25, comma 9, della legge n.223 del 1991);
– 12 mesi nel caso di assunzione a tempo determinato, anche attraverso più contratti di lavoro. Se nel corso del rapporto, lo stesso è trasformato a tempo indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori dodici mesi. Il contratto può avere anche una durata più lunga ma gli incentivi sono limitati a dodici mesi (articolo 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991).
L’assunzione di un lavoratore in mobilità comporta anche un incentivo di natura economica solo qualora il lavoratore assunto sia anche beneficiario della prestazione. Infatti, il datore di lavoro che senza esservi tenuto assume un lavoratore percettore di indennità di mobilità a tempo pieno e indeterminato percepisce (articolo 8, comma 2, della legge n.223 del 1991)
– il 50% dell’indennità di mobilità residua dovuta al lavoratore, per un massimo di dodici mesi se il lavoratore ha meno di 50 anni;
– il 50% dell’indennità di mobilità residua dovuta al lavoratore, per un massimo di 24 mesi se il lavoratore ha più di 50 anni, elevato a 36 nelle aree del Mezzogiorno.
Al fine, comunque, di agevolare l’interessato a presentare correttamente la domanda della prestazione di mobilità o di NASpI si procederà ad inserire nella procedura informatica di presentazione della domanda di NASpI un avviso con il quale si porta a conoscenza dell’utente/lavoratore che se la cessazione del proprio rapporto di lavoro è avvenuta a seguito di licenziamento collettivo, ai sensi degli artt. 4 e 24 della Legge n.223 del 1991, occorre presentare esclusivamente domanda di indennità di mobilità.
Al riguardo si richiama tuttavia il messaggio INPS n.1644 del 2015 nel quale è stato chiarito che, nel caso di reiezione delle domande di indennità di mobilità, sarà cura degli operatori della struttura territoriale inserire – in calce alla comunicazione di reiezione e della relativa motivazione – una nota con la quale si chiede al lavoratore di manifestare espressamente la volontà di trasformare la iniziale domanda di indennità di mobilità in domanda di indennità di disoccupazione.
A tal fine si precisa che il lavoratore dovrà manifestare la predetta scelta entro il termine di 30 giorni dalla data di ricezione della comunicazione in argomento. In tale ipotesi, ai fini della decorrenza della prestazione di disoccupazione, si terrà in considerazione l’originaria domanda di indennità di mobilità, successivamente “trasformata” in domanda di disoccupazione.
Naspi e Servizio civile nazionale.
La circolare Inps n. 142 del 29 luglio 2015 ha chiarito la disciplina dei rapporti fra indennità di disoccupazione NASpI e Servizio Civile nazionale. E’ stato chiarito che la Naspi è cumulabile con il compenso del Servizio Civile, vediamo perché.
In premessa l’ente previdenziale richiama il quadro normativo del Servizio civile nazionale.
Ai sensi del successivo comma 2, agli ammessi a prestare attività in un progetto di servizio civile compete un assegno per il servizio civile, non superiore al trattamento economico previsto per il personale militare volontario in ferma annuale, nonché' le eventuali indennità da corrispondere in caso di servizio civile all'estero.
In relazione al compenso, l’Agenzia delle Entrate con circolare 10 giugno 2004 n.24/E ha chiarito che le somme percepite dai volontari ai sensi della normativa di settore, in mancanza dei presupposti che consentano di configurare il rapporto d’impiego dei volontari come un vero e proprio rapporto di lavoro dipendente, devono essere qualificate quali redditi di collaborazione coordinata e continuativa ai sensi dell’art.50, lettera c-bis) del TUIR. Relativamente al versamento della contribuzione, a norma dell’art. 9, co. 4, del D. Lgs. n.77/2002, il relativo onere era posto interamente a carico del Fondo nazionale per il servizio civile.
Ma dal 2009 è cessato a carico del Fondo Nazionale del Servizio Civile qualsiasi obbligo contributivo ai fini di cui al comma 4 per il periodo di servizio civile prestato dai volontari avviati dal 1° gennaio 2009.
I periodi di Servizio Civile Nazionale sono comunque riscattabili, in tutto o in parte, a domanda dell'assicurato, e senza oneri a carico del Fondo Nazionale del Servizio Civile. Sulla base delle integrazioni e modifiche esposte il regime previdenziale dei soggetti interessati risulta significativamente trasformato rispetto al passato.
Quindi i volontari del servizio civile, pur percependo un compenso – che vista la normativa fiscale vigente nonché le indicazioni dell'Agenzia delle Entrate è equiparato ai compensi percepiti dai soggetti che svolgono attività di lavoro parasubordinato (collaborazioni coordinate e continuative) – non ricevono copertura contributiva.
Per conseguenza, essendo rimasta immutata la natura delle somme percepite dai volontari del servizio civile qualificate quali redditi di collaborazione coordinata e continuativa ancorché cessato ogni obbligo contributivo, l’Inps ritiene di potere ricondurre la fattispecie in esame all’ipotesi normativa di cui all’art. 10 del D. Lgs. n.22 del 2015. La prestazione di disoccupazione, la Naspi è pertanto cumulabile con il compenso da servizio civile volontario subendo la riduzione pari all’80% del compenso previsto. Ciò comporta anche la copertura contributiva figurativa di un periodo altrimenti privo di tutela contributiva ancorché caratterizzato dallo svolgimento di attività a favore della collettività.
Le strutture territoriali provvederanno a gestire la situazione dei beneficiari di prestazione di disoccupazione NASpI i quali durante il periodo indennizzabile inizino il servizio civile volontario, applicando le medesime modalità riservate ai beneficiari della stessa prestazione che – durante il periodo indennizzabile – intraprendono una attività di lavoro parasubordinata (punto 2.10.b Circ. n.94 del 2015).
Le suddette comunicazioni dovranno effettuarsi entro un mese dall’inizio del Servizio Civile se questo interviene nel corso della percezione della prestazione di disoccupazione o entro un mese dalla domanda di prestazione di disoccupazione – presentata a seguito di precedente cessazione di rapporto di lavoro subordinato – se il servizio civile è già in corso di svolgimento.
Si sottolinea che la presente disciplina comporta accredito di contribuzione figurativa nei periodi di sovrapposizione di Servizio civile nazionale con periodi indennizzati a titolo di NASpI.
Nei periodi in cui non sussiste sovrapposizione in quanto il Servizio civile nazionale si svolge in tutto o in parte al di fuori dei periodi indennizzati di NASpI, la copertura contributiva dei periodi di Servizio civile non concomitanti con i periodi indennizzati a titolo di NASpI può essere ottenuta, ai sensi del modificato comma 4 del citato decreto legislativo, solo a seguito di riscatto con onere a carico degli assicurati.
Naspi e lavoro all’estero.
La circolare Inps n. 142 del 29 luglio 2015 ha chiarito importanti aspetti relativi al diritto alla Naspi in caso di periodi di lavoro all’estero. La Naspi spetta in caso di lavoro all'estero?
Effetti del lavoro all’estero sull’indennità NASpI. In caso di nuova occupazione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato all’estero del soggetto percettore di NASpI occorre distinguere a seconda che il nuovo lavoro sia intrapreso in uno Stato che applica la normativa comunitaria o in uno Stato non comunitario che sia convenzionato con l’Italia in materia di disoccupazione con previsione dell’esportabilità della prestazione o in uno Stato non comunitario che non sia convenzionato con l’Italia in materia di disoccupazione.
Percettore di indennità di disoccupazione NASpI che si reca in un Paese che applica la normativa comunitaria esportando la prestazione (artt. 7, 63 e 64 del Regolamento (UE) n. 883/2004). Se la persona disoccupata titolare di prestazione italiana chiede, in applicazione dell’articolo 64 del regolamento CE n. 883/2004, di esportare tale prestazione perché si reca in cerca di lavoro in uno Stato che applica la normativa comunitaria, è tenuta a iscriversi come persona in cerca di lavoro nello Stato in cui si è recata e quindi non è più a disposizione del Centro per l’impiego in Italia. Qualora trovi lavoro in detto Stato si produrrà la decadenza dall’indennità NASpI.
Analoga applicazione anche per il percettore di indennità di disoccupazione NASpI che si reca in uno Stato non comunitario che sia convenzionato con l’Italia in materia di disoccupazione con previsione dell’esportabilità della prestazione, esportando la prestazione.
Percettore di indennità di disoccupazione NASpI che lascia l’Italia avendo già un contratto di lavoro in Paese estero che applica la normativa comunitaria. In tale ipotesi l’indennità viene sospesa fino ad un massimo di sei mesi: in questo caso infatti nel momento in cui è stipulato il contratto di lavoro la persona disoccupata è iscritta al Centro per l’impiego.
In caso di un percettore di indennità di disoccupazione NASpI che lascia l’Italia avendo già un contratto di lavoro in Paese non comunitario che sia convenzionato con l’Italia in materia di disoccupazione con previsione dell’esportabilità della prestazione, si applica quanto previsto sopra.
Percettore di indennità di disoccupazione NASpI che si reca uno Stato non comunitario che non sia convenzionato con l’Italia in materia di disoccupazione. In tale ipotesi se la persona ha già un contratto di lavoro nel Paese in cui si reca, l’indennità viene sospesa fino ad un massimo di sei mesi, dopodiché si produce decadenza.
Percettore di indennità di disoccupazione NASpI che stipuli in Italia un contratto di lavoro subordinato da eseguire in un Paese che applica la normativa comunitaria. In tale caso, essendo il rapporto di lavoro disciplinato dalla normativa Italiana anche in materia previdenziale, trovano applicazione le disposizioni di cui all’art. 9 del D.Lgs. n. 22 del 2015 e i conseguenti effetti di sospensione, riduzione e decadenza sulla prestazione, come nel caso di percettore di NASpI che si rioccupa in Italia.
Aspettativa sindacale o politica e Naspi.
Sempre ai fini del calcolo delle settimane di contribuzione utili per il diritto alla Naspi, la circolare n. 142 del 29 luglio 2015 precisa che i periodi di aspettativa sindacale o politica non sono utili per i requisiti ai fini del riconoscimento della Naspi.
In considerazione dell’esplicito richiamo della norma in questione alla sola tutela pensionistica ed in relazione all’orientamento della giurisprudenza della Corte di Cassazione – espresso in alcune pronunce rese in materia di trattamenti previdenziali non pensionistici (cfr. sentenze Cass. Civ. n. 7558 del 13/08/1997; n. 17130 del 3/12/2002) nelle quali essa ha affermato che se non vi sono disposizioni specifiche che prevedono il periodo di aspettativa per motivi politici e sindacali come utile figurativamente ai fini delle predette prestazioni – i periodi di aspettativa di cui al citato art. 31 coperti da contribuzione figurativa, non sono utili ai fini del perfezionamento del requisito contributivo per l’accesso alla prestazione NASpI.
Tuttavia, i suddetti periodi – seppure non utili per il perfezionamento del requisito contributivo – possono essere considerati “neutri” con un corrispondente ampliamento sia del periodo di osservazione (quadriennio) per la ricerca della contribuzione utile alla prestazione di disoccupazione, sia del periodo di dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro per la ricerca del requisito delle trenta giornate di effettivo lavoro.
Espletamento di cariche pubbliche elettive e non elettive in corso di prestazione. In ordine alla compatibilità e cumulabilità in tutto o in parte degli emolumenti derivanti dall’esercizio di cariche pubbliche elettive e non elettive con la fruizione di indennità di disoccupazione NASpI, in assenza di normativa esplicita specifica – fermo restando il presupposto del mantenimento dello status di disoccupato – si precisa quanto segue.
Ai predetti lavoratori che chiedono di essere collocati in aspettativa non retribuita compete, ai sensi del richiamato art. 82 del D.Lgs. n.267 del 2000, una indennità di funzione corrisposta in misura intera. Per i lavoratori che, invece, non richiedono l’aspettativa non retribuita tale indennità di funzione è dimezzata. Ai sensi dell’art. 50 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n.917 (T.U.I.R.) la richiamata indennità di funzione è assimilata ai redditi di lavoro dipendente.
In particolare, considerato che l’indennità di funzione è assimilata a reddito di lavoro dipendente, possono trovare applicazione rispetto alla prestazione NASpI, gli istituti – previsti per il caso di rioccupazione del beneficiario della prestazione con rapporto di lavoro subordinato – del cumulo, della sospensione e della decadenza in relazione all’importo lordo annuo dell’indennità di funzione e alla durata della carica rivestita. In tali ipotesi, il percettore di NASpI è tenuto alle comunicazioni in ordine allo svolgimento della carica ed alla misura annua dell’indennità di funzione da essa derivante.
Naspi e pensione anticipata o di anzianità.
Con la circolare n. 180 del 2014, l’Inps ha fornito istruzioni in merito alla fruizione delle indennità di ASPI e Mini-ASPI in caso di raggiungimento dei requisiti per il diritto a pensione.
Ai soggetti nei confronti dei quali si applicano le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze previgenti all’entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, la decadenza dell’indennità di disoccupazione ASpI e mini ASpI deve essere riferita alla prima decorrenza utile della prestazione pensionistica di vecchiaia o di anzianità.
Tali soggetti raggiunti i requisiti per il pensionamento, decadono dalla fruizione delle indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI dalla data di apertura della c.d. finestra di accesso. In coerenza con quanto specificato, quindi, l’Inps respinge le domande di indennità di disoccupazione ASpI e mini ASpI per le quali la fruizione delle predette indennità dovrebbe decorrere successivamente alla prima decorrenza utile della prestazione pensionistica di vecchiaia o di anzianità (data di apertura della c.d. finestra di accesso).
Sulla materia sono pervenute richieste di chiarimento all’Inps nei casi di soggetti che risultano aver percepito l’indennità di disoccupazione ASPI o mini ASpI successivamente alla data della prima decorrenza utile della pensione di anzianità, ma prima della effettiva corresponsione della pensione. La criticità è data dalla necessaria restituzione di un importo percepito durante un periodo che rimarrebbe privo di copertura sia reddituale, essendo intervenuta la cessazione dell’attività lavorativa, condizione questa di erogabilità dell’indennità di disoccupazione, sia pensionistica, stante la decorrenza della pensione di anzianità successiva alla data di presentazione della relativa domanda.
A tale proposito, infatti, sussistono situazioni come ad esempio quelle relative al regime sperimentale donna di cui all’art 1, comma 9, della legge n 23 agosto 2004 n. 243 o relative alla disciplina della totalizzazione di cui decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, nelle quali è impraticabile, dal punto di vista logico ed operativo, la possibilità di respingere le eventuali domande di indennità di disoccupazione ASpI e mini ASpI per le quali la fruizione delle predette indennità dovrebbe decorrere successivamente alla prima decorrenza utile della prestazione pensionistica di anzianità e, conseguentemente, applicare in modo restrittivo il principio della decadenza dalla fruizione delle indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI dalla data di apertura della c.d. finestra di accesso.
Ciò posto, dopo aver acquisito anche il concorde parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Inps chiarisce che nei casi in cui l’esercizio di una facoltà di legge (es. opzione per il regime sperimentale donna, totalizzazione, ricongiunzione o totalizzazione di periodi contributivi esteri ) comporti il perfezionamento del diritto a pensione ad un momento antecedente all’esercizio della facoltà, ma consenta di ottenere la pensione solo con decorrenza successiva all’esercizio delle predette facoltà, è possibile fruire dell’indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI e Naspi fino alla prima decorrenza utile successiva all’esercizio delle predette facoltà.
Contributi Naspi.
Contributi dovuti per finanziare la Naspi. La Naspi è finanziata con un contributo ordinario (1,61%) e un contributo aggiuntivo (1,40%) in caso di contratti a tempo determinato. I datori di lavoro devono anche il ticket licenziamento in caso di interruzione del rapporto di lavoro. Con un messaggio l’Inps ha anche dettagliato tutti i casi in cui questi contributi non sono dovuti, vediamoli. Il messaggio è il n. 4441 del 30 giugno 2015 e dettaglia appunto i profili contributivi della Nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASPI).
Il D.lgs. 22/2015, che ha introdotto la Naspi, ma anche le altre prestazioni erogate dall’Inps che prendono il nome di DIS-COLL e l’ASDI, non introduce elementi di novità riguardo alla contribuzione a supporto della NASpI, limitandosi ad affermare, attraverso la disposizione contenuta nell’articolo 14, che “Alla NASpI si applicano le disposizioni in materia di ASpI in quanto compatibili”. Conseguentemente, rimane inalterato l’impianto contributivo già previsto dall’articolo 2 della legge 92/12, quindi la contribuzione dovuta a finanziamento della Naspi è raggruppata nei seguenti tre elementi
Il contributo è stabilito nella misura complessiva di 1,61% (1,31% + 0,30% ex art. 25, L. 845/1978). Sul contributo base (1,31%) trovano applicazione le eventuali riduzioni del costo del lavoro di cui all’art. 120 della legge n. 388/2000 ed all’art. 1, c. 361, della legge n. 266/2005, nonché le misure compensative di cui all’art. 8 del D.L. n. 203/2005, convertito con modificazioni nella legge n. 248/2005, previste in relazione ai maggiori oneri finanziari sostenuti dai datori di lavoro per il versamento di quote di TFR alle forme pensionistiche complementari, al Fondo di Tesoreria, ovvero nelle ipotesi di liquidazione mensile della Qu.I.R. senza accesso al Finanziamento assistito da garanzia.
Permane, inoltre, in favore di alcune categorie di lavoratori (es. soci lavoratori delle Coop ex DPR 30 aprile 1970, n. 602; personale artistico con rapporto di lavoro subordinato) e a determinate condizioni, l’allineamento graduale all’aliquota contributiva (ex ASpI), previsto dall’articolo 2, c. 27 della legge n. 92/2012. Si ricorda che l’adeguamento – che si realizza nel lustro 2013/2017 – riguarda sia il contributo base (1,31%) che quello integrativo (0,30%). Per l’anno in corso, le due contribuzioni si attestano rispettivamente nei termini di 0,78% e 0,18%, per una misura complessiva dello 0,96%.
Il contributo, fissato nella misura di 1,40% della retribuzione imponibile, è dovuto in relazione ai rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato.
Esclusi dal versamento del contributo addizionale Naspi. Si ricorda che, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 2, c. 29 della legge n. 92/2012, sono esclusi dall’obbligo del relativo versamento le seguenti categorie di soggetti
In relazione, inoltre, alla previsione di cui all’articolo 2, c. 37 della legge n. 92/2012, il medesimo contributo non è dovuto nelle ipotesi di assunzione a tempo determinato di lavoratori in mobilità, ex articolo 8, c. 2 della legge n. 223/1991.
Sempre con riguardo al contributo addizionale, si ricorda che l’articolo 2, c. 30 della legge n. 92/2012 ne prevede la restituzione al datore di lavoro, nelle ipotesi di trasformazioni a tempo indeterminato di contratti a termine nonché nei casi di stabilizzazione del rapporto, purché intervenuta entro sei mesi dalla cessazione del precedente rapporto a tempo determinato. A seguito delle modifiche apportate dall’articolo 1, c. 135 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 all’originario testo della norma, a decorrere dal 2014, la restituzione può avvenire in misura integrale. .
Con riferimento alle trasformazioni/stabilizzazioni intervenute nel corso dell’anno 2015, la restituzione del contributo addizionale è compatibile con la fruizione dell’esonero contributivo fino a 8.060 euro, ex art. 1, commi 118 e seguenti, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, ove spettante.
Contributo sulla interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Riguardo al contributo sulle interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, si fa presente che la somma limite di cui all’articolo 4, c. 2 del D.lgs. 22/2015 è stabilita in € 1.195,00. Conseguentemente, per le interruzioni realizzatesi da “maggio 2015”, la soglia annuale del contributo di cui all’art. 2, c. 31 della legge 92/2012 corrisponde a € 489,95 e l’importo massimo – riferito ai rapporti di lavoro della durata pari o superiore a 36 mesi – è di € 1.469,85.
Quando il ticket licenziamento Naspi non è dovuto. Non opera l’obbligo contributivo di cui trattasi nelle seguenti situazioni
Detto regime di esclusione opera con riferimento ai periodi 2013-2015.
Restano escluse dal contributo in questione anche le cessazioni intervenute a seguito di accordi sindacali nell'ambito di procedure ex articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero di processi di riduzione di personale dirigente conclusi con accordo firmato da associazione sindacale stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria. Tale ultima esenzione opera con esclusivo riferimento a situazioni che rientrano nel quadro dei provvedimenti di “tutela dei lavoratori anziani” di cui all’articolo 4 della legge n. 92/2012.
Infine, in conseguenza di quanto disposto dall’art. 2, c. 33, della più volte richiamata legge n. 92/2012, fino al 31 dicembre 2016, sono esclusi dal versamento del contributo sulle interruzioni di rapporto di lavoro a tempo indeterminato i datori di lavoro tenuti al versamento del contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità ex art. 5, c. 4, della legge n. 223/91.
Incentivi assunzione lavoratori in Naspi.
Incentivo per favorire la ricollocazione lavorativa di soggetti privi di occupazione e beneficiari dell’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI). Stante il rinvio operato dal richiamato articolo 14 del D.lgs. 22/15 alle norme in materia di ASpI, continua a trovare applicazione il particolare beneficio contributivo, introdotto dall’articolo 7, c. 5, lettera b) del DL n. 76/2013, in favore dei datori di lavoro che assumono/trasformano, con contratto a tempo pieno e indeterminato, lavoratori in godimento dell’indennità NASpI (ex ASpI). Per maggiori informazioni vediamo gli incentivi assunzione lavoratori in Naspi.
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References: art.55
 art. 2116
 articolo 5
 art. 43
 sentenza 
 sentenza 
 art. 21
 sentenza 
 art. 21
 art. 34
 art. 9
 art. 9
 Cass. 
 art. 31
 art. 82
 art. 25
 articolo 8
 art. 1
 art. 5
 articolo 14