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Timestamp: 2016-12-03 19:41:58+00:00

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Art. 443 cod. proc. civile: Rilevanza del procedimento amministrativo
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	La domanda relativa alle controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatorie di cui al primo comma dell’articolo 442 non è procedibile se non quando siano esauriti i procedimenti prescritti dalle leggi speciali per la composizione in sede amministrativa o siano decorsi i termini ivi fissati per il compimento dei procedimenti stessi o siano, comunque, decorsi centottanta giorni dalla data in cui è stato proposto il ricorso amministrativo (1).
Se il giudice nella prima udienza di discussione rileva l’improcedibilità della domanda a norma del comma precedente (2)(3), sospende il giudizio e fissa all’attore un termine perentorio di sessanta giorni per la presentazione del ricorso in sede amministrativa (4)(5).
Il processo deve essere riassunto, a cura dell’attore, nel termine perentorio di centottanta giorni che decorre dalla cessazione della causa della sospensione (6)(7).
CommentoPrevidenza ed assistenza obbligatorie: [v. 442]; Termine: [v. 152]; Giudice: [v. Libro I, Titolo I, Capo I]; Udienza di discussione: [v. 420]; Termine perentorio: [v. 153]; Riassunzione: [v. 39]. Leggi speciali: testi normativi dettati per la disciplina di materie specifiche o riferiti a categorie di soggetti che svolgono particolari attività e funzioni. Esse, pertanto, costituiscono un corpo integrativo della disciplina dettata unitariamente dai codici. Oltre che integrata, la normativa codicistica può essere anche modificata o aggiornata da speciali disposizioni che talora si sovrappongono ad essa, prevalendo in sede applicativa. Ricorso amministrativo: istanza diretta alla autorità competente per ottenere l’annullamento, la revoca o la riforma di un atto amministrativo. Improcedibilità: è quella particolare situazione processuale per cui, una volta instaurato il giudizio, questo non può proseguire per avere le parti omesso il compimento di un determinato atto. L’impedimento può essere provvisorio (come nel caso nella norma in esame) o definitivo (es.: nel giudizio di appello, per la mancata costituzione dell’appellante nei termini).
(1) Il termine di 180 giorni, fissato dalla norma, non è inderogabile, rimanendo fermi i termini inferiori, previsti dalle leggi speciali per i singoli procedimenti amministrativi.
(2) La norma ha fissato un termine rigoroso per il rilievo della improcedibilità (prima udienza di discussione), conferendo, per altro, al giudice il potere-dovere di attivarsi ex officio. Si ritiene che per stabilire se la domanda sia procedibile o meno bisogna aver riguardo all’udienza di discussione, con la conseguenza che la improcedibilità non può essere dichiarata quando i 180 giorni pur non essendo trascorsi al momento del deposito del ricorso in cancelleria, lo siano al momento della prima udienza.
(3) Quanto alla improponibilità della domanda, la Suprema Corte ha precisato che questa, oltre a determinare la nullità di tutti gli atti del processo, è rilevabile in qualsiasi stato e grado del processo, non operando la barriera preclusiva della prima udienza di discussione.
(4) La mancata proposizione del ricorso entro tale termine comporta l’improcedibilità della domanda.
(5) Se nella prima udienza di discussione le parti ed il giudice non compiono il rilievo, rimane preclusa l’eccezione di improcedibiltà.
(6) In materia indennità di malattia non è prevista da alcuna legge una procedura amministrativa, al cui previo esperimento sia subordinata l’azione giudiziaria nei confronti dell’Ente previdenziale.
(7) L’azione giudiziaria non costituisce una forma di impugnazione del provvedimento amministrativo di diniego, ma l’espressione del potere del lavoratore di ottenere quella tutela diretta che la legge gli accorda. Ne consegue che il giudice non è chiamato a verificare la legittimità dell’atto amministrativo, ma ad accertare la fondatezza o meno del diritto dell’interessato nei confronti dell’Ente.
Giurisprudenza annotataRilevanza del procedimento amministrativo.
Fase amministrativa; 2. Azione giudiziaria; 2.1. In genere; 2.2. Rilevabilità della mancata preventiva presentazione della domanda amministrativa; 2.3. Prestazioni assistenziali; 2.4. Controversie in materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali.
La domanda amministrativa di prestazione previdenziale, ex art. 7 della legge n. 533/1973 (Disciplina delle controversie individuali di lavoro e delle controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie), è condizione di ammissibilità della domanda giudiziaria, diversamente dal ricorso introduttivo del procedimento contenzioso amministrativo ex art. 443 c.p.c., avendo disposto il legislatore che il privato non affermi un diritto davanti all’autorità giudiziaria prima che esso sia sorto, ossia prima del perfezionamento della relativa fattispecie a formazione progressiva, nella quale la presentazione della domanda segna la nascita dell’obbligo dell’ente previdenziale e, in quanto tale, non può essere assimilata ad una condizione dell’azione, rilevante anche se sopravvenuta nel corso del giudizio. Cass. lav., 28 giugno 2011, n. 14294.
Con riferimento alle prestazioni di previdenza e assistenza, per le quali il R.D.L. n. 1827/1935, art. 97, comma 5, prevedeva - e prevede tuttora - che il procedimento in sede amministrativa ha effetto sospensivo dei termini di prescrizione, il decorso della prescrizione, che comincia solo se e quando il diritto può essere fatto valere (art. 2935 c.c.), è sospeso durante il tempo di formazione del silenzio rifiuto a norma della legge n. 533/1973, art. 7, che stabilisce che la richiesta all’istituto assicuratore di una prestazione di previdenza o assistenza si intende respinta, a tutti gli effetti di legge, quando siano trascorsi 120 giorni dalla data della sua presentazione, senza che l’Istituto si sia pronunciato - nonché durante il tempo in cui la domanda è improcedibile (art. 443 c.p.c.) per non essere ancora decorso, in generale, il termine di centottanta giorni dalla data in cui è stato proposto il ricorso amministrativo ovvero, in particolare, per non essere ancora esauriti i procedimenti prescritti dalle leggi speciali per la composizione in sede amministrativa ovvero decorsi i termini ivi fissati per il compimento dei procedimenti stessi, come nel caso delle prestazioni previste dalla legge n. 88/1989, art. 46 (quale è, nella specie, l’indennità di maternità), che contempla il termine di 90 giorni per il ricorso al comitato provinciale e di ulteriori 90 giorni per la decisione di quest’ultimo. Cass., Sez. Un., 6 aprile 2012, n. 5572.
2.1. In genere.
Il comportamento di “non contestazione” tenuto dal convenuto assume rilevanza nel processo solo quando abbia ad oggetto i fatti costitutivi della pretesa attorea. Ne consegue che, nei procedimenti di previdenza e assistenza, la mancanza della preventiva presentazione della domanda amministrativa è sempre rilevabile d’ufficio, prescindendo dal comportamento processuale tenuto dall’ente previdenziale convenuto, atteso che la suddetta presentazione è configurabile come condizione di proponibilità della domanda giudiziaria e non quale elemento costitutivo della pretesa azionata in giudizio. Cass. lav., 27 dicembre 2010, n. 26146.
In tema di decadenza per la proposizione dell’azione per far valere il diritto a prestazioni previdenziali, la decadenza cosiddetta sostanziale - prevista con norma interpretativa dall’art. 6, comma primo, del D.L. n. 103 del 1991, convertito con L. n. 166 del 1991, in riferimento all’art. 47 del D.P.R. n. 639 del 1970 - ha efficacia retroattiva, ma non si applica ai processi in corso alla data di entrata in vigore del suddetto decreto-legge, secondo quanto disposto dall’art. 6, comma secondo, che disciplina l’ipotesi in cui il processo sia stato proposto durante la precaria vigenza dei precedenti decreti-legge non convertiti, n. 338 del 1996 e n. 28 del 1991, senza che in senso contrario rilevi l’art. 1, comma secondo, della legge di conversione n. 166 del 1991 (a norma del quale restano validi gli atti e i provvedimenti e sono fatti salvi gli effetti prodotti e i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti legge non convertiti). Da ciò consegue, sul piano processuale, che, qualora la decadenza, verificatasi a norma del predetto art. 47 del D.P.R. n. 639 cit., riguardi una domanda giudiziale proposta durante la vigenza dei decreti-legge non convertiti, la stessa ha carattere procedimentale e viene meno la rilevanza, ai fini del giudizio, della originaria domanda amministrativa, con susseguente improcedibilità della domanda giudiziale (peraltro riproponibile, non operando la decadenza sostanziale). Cass., Sez. Un., 8 novembre 2006, n. 23736.
2.2. Rilevabilità della mancata preventiva presentazione della domanda amministrativa.
Da ultimo, la Suprema Corte ha ritenuto che la domanda amministrativa, necessaria per far conoscere all’ente i presupposti del diritto alla prestazione (il fatto fondante e la privata volontà di conseguire il riconoscimento del diritto), la cui mancanza rende improponibile l’azione giudiziaria, non è necessaria ove l’ente sia a formale conoscenza di tali presupposti, in presenza di una pregressa domanda cui abbia fatto seguito un accertamento, e di un successivo mutamento della norma giuridica che migliori la condizione dell’assistito; in questo caso, l’ente pur in mancanza di domanda amministrativa è tenuto a provvedere d’ufficio al riconoscimento del miglior trattamento. Cass. lav., 5 ottobre 2007, n. 20892.
2.3. Prestazioni assistenziali.
In materia di pensione di inabilità in favore degli invalidi civili di cui alla L. n. 118 del 1971, la domanda amministrativa costituisce presupposto necessario per il diritto alle prestazioni assistenziali sia perché ciò risulta espressamente dal disposto dell’art. 11 legge cit., sia perché la richiesta del riconoscimento dello status di invalido civile potrebbe essere proposta non già per ottenere i benefici di cui alla L. 118/71, ma ad altri fini, quali il diritto all’assunzione obbligatoria o il congedo per cure ai sensi dell’art. 26 medesima L. 118; ne consegue che, fatto valere il riconoscimento dell’invalidità civile, la prestazione economica successivamente richiesta avrà decorrenza dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, dovendosi anche escludere che la domanda di pensione di inabilità sia compresa in quella volta a conseguire l’indennità di accompagnamento. Cass. lav., 24 febbraio 2004, n. 3679.
2.4. Controversie in materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali.
Nel caso di infortunio sul lavoro, la procedura per la liquidazione dell’indennità temporanea, per l’accertamento della sua durata e dell’esistenza di inabilità permanente viene attivata d’ufficio a seguito della denunzia di infortunio; non è pertanto improponibile, ma soltanto improcedibile, la domanda giudiziale proposta senza che venga previamente esperito il procedimento previsto dagli artt. 102 e 104, D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 o senza che sia decorso il termine di sessanta giorni previsto dall’art. 104, comma 2, cit. Cass. lav., 17 dicembre 2001, n. 15966.
Nel caso di denunzia di infortunio lavorativo presentata all’istituto assicuratore dal datore di lavoro, ex art. 53 D.P.R. n. 1124 del 1965, si attiva ex officio il procedimento inteso al riconoscimento delle indennità previste dalla legge, senza che l’assicurato debba presentare la relativa domanda amministrativa; ne consegue che, in assenza di alcun provvedimento dell’istituto a seguito della indicata denuncia di infortunio, il mancato inoltro, da parte dell’assicurato, della lettera raccomandata prevista dall’art. 104, comma 1, citato D.P.R., non comporta l’improponibilità della domanda giudiziale, atteso che tale adempimento, pur indicato nella stessa disposizione anche col termine «domanda», si configura come ulteriore atto di impulso (opposizione) nel procedimento amministrativo già avviato e, come tale, rileva ai fini della sola procedibilità dell’azione davanti all’autorità giudiziaria, ai sensi dell’art. 443 c.p.c. Cass. lav., 17 dicembre 2001, n. 15966.
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References: art. 7
 art. 443
 Cass. 
 art. 97
 art. 7
 art. 46
 Cass. 
 art. 47
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 53
 Cass.