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Timestamp: 2019-01-17 12:20:05+00:00

Document:
Corte di cassazione - Sez. III civile - Sentenza 31 marzo 2009 n. 7875
La Cassazione con la sentenza 7875/2009 ha riconosciuto all'inquilino il danno non patrimoniale da immissioni moleste di fumo di sigarette. In tale pronuncia la Suprema Corte ha rigettato il ricorso dei titolari di un bar, i quali erano stati condannati dai giudici di merito a pagare a una famiglia abitante sopra l'esercizio commerciale un risarcimento di diecimila euro "a titolo di risarcimento danni esistenziali determinati da immissioni moleste di fumo di sigarette".
Secondo la Cassazione nessuna censura poteva essere mossa alla precedente pronuncia di merito in quanto i componenti della famiglia danneggiata erano costretti a "subire gli effetti molesti fastidiosi e insalubri del fumo passivo e a tenere chiuse le finestre anche in piena estate per tutelare la propria salute".
Tale orientamento giurisprudenziale prende le mosse dalla Sentenza 5844 del 2007, nella quale era stato pronunciato il principio per cui l'art. 844 cod. civ. (immissioni immateriali) impone, nei limiti della normale tollerabilità e dell'eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l'obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell'ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l'esercizio.
D'altro canto, l'accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità di cui all'articolo 844 cod.civ. (come nel caso di ingente propagazione e diffusione dannosa di fumo di sigaretta), comporta nella liquidazione del danno da immissioni, sussistente in "re ipsa", l'esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell'uso.
Ciò in quanto in tale ipotesi rileva unicamente l'illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi, si rientra nello schema dell'azione generale di risarcimento danni di cui all'articolo 2043 del codice civile e specificamente, per quanto concerne il danno alla salute, nello schema del danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell'articolo 2059 cod. civ..
In particolare, nel caso in esame, cioè di danno da eccessiva ed intollerabile inalazione di fumo da sigaretta, l'accertamento della intollerabilità delle immissioni fumose configura di per sé l'esistenza di un danno risarcibile e il danneggiato, pertanto, ha diritto al risarcimento anche senza o in assenza temporanea di lesioni clinicamente accertabili, il cui pregiudizio patito dovrà essere risarcito in via equitativa.
La Cassazione dà il via libera al risarcimento del danno esistenziale alla famiglia costretta a non aprire le finestre per evitare il fumo passivo di sigaretta proveniente dal bar sotto casa. La Suprema Corte con l'ordinanza 31 marzo 2009 n. 7875 ha rigettato il ricorso presentato dal titolare di un locale di Firenze condannato a risarcire 10mila euro per l'eccessivo fumo prodotto dai propri clienti. L'immissione molesta di fumo fonda il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale poiché è stata sufficiente a modificare le abitudini di vita di una famiglia all'interno della propria abitazione. Su tale circostanza la Corte di appello di Firenze, che ha ribaltato l'orientamento del giudice di primo grado, ha condannato il titolare del locale al ristoro del danno esistenziale dei propri vicini. Nel caso specifico l'abitazione privata - secondo la versione dei danneggiati - era invasa dal fumo prodotto all'interno del locale ogniqualvolta veniva aperta la porta d'ingresso del bar dove illecitamente era tollerato dai gestori il consumo di sigarette.
Alla lamentela del ricorrente secondo cui con la sentenza impugnata verrebbe risarcito il danno-evento e non il danno-conseguenza la Corte di cassazione ha risposto che il giudice di secondo grado ha, invece, sufficientemente descritto in sentenza le «conseguenze» negative delle lamentate immissioni moleste sul modo di vivere la casa da parte dei danneggiati e, proprio tale situazione, individua la situazione di fatto che può essere risarcita come danno non patrimoniale.
I giudici del Palazzaccio dopo ampi rilievi sulla genericità dei quesiti e quindi sulla legittimità della contestazione, a seguito della discussione in camera di consiglio sull'idoneità dei motivi d'impugnazione, hanno ritenuto ammissibile il ricorso rigettandolo per infondatezza.
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