Source: http://www.sofri.org/unite.html
Timestamp: 2018-04-25 10:42:17+00:00

Document:
Il caso Sofri: Sezioni Unite
Nel 1992, il massimo organo giudicante italiano, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, sancirono l'inammissibilità della condanna di Sofri, Bompressi, Pietrostefani e Marino, ripercorrendo lucidamente le lacune dell'accusa e stabilendo principi che furono rispettati dalla seguente sentenza di assoluzione e mai più dalle successive corti. Il testo integrale delle motivazioni si può scaricare qui.
Dalle motivazioni della sentenza:
Lo studio della motivazione della sentenza impugnata, alla stregua dei motivi dei ricorsi, porta a rilevare, in molteplici e decisivi momenti, errori di carattere metodologico, carenze e vizi, i quali finiscono per distaccarla dai principî, più volte affermati da questa corte, secondo i quali il tessuto argomentativo deve connotarsi per la completezza dell'esame di tutte le risultanze processuali, per l'aderenza ad esse, e per la logicità della sua struttura.
Seguendo l'ordine logico sopra ricordato, il problema della credibilità del personaggio Marino è stato risolto dai giudici di merito sostanzialmente ed esclusivamente in base alla circostanza che egli ­ del tutto insospettato ­ si sia risolto, dopo 16 anni, a dichiararsi colpevole di un grave delitto.
Ma a parte il fatto che questo stesso elemento, certo suggestivo presenta pure di per sé qualche ambiguità indicativa (che alla sentenza di primo grado sembra non essere del tutto sfuggita), è certo che l'esame compiuto nella sentenza impugnata ha sorvolato su altre circostanze significative che avrebbero potuto anche portare ad una conclusione diversa da quella della piena credibilità, cui la sentenza è approdata con estrema sicurezza.
La rilevanza di tale manchevole esame è stata determinante nell'economia della sentenza impugnata, perché il convincimento acquisito della genuità del pentimento del Marino, e quindi della sua certa credibilità, ha finito per spingere i giudici verso uno sforzo costante diretto a dimostrare la verità della versione dei fatti resa dal Marino, superando sia i discordanti risultati delle indagini svolte prima delle sue rivelazioni, sia le contrarie acquisizioni successive.
Sull'attendibilità intrinseca delle dichiarazioni del Marino si è affermato che esse sono caratterizzate da spontaneità, sono circostanziate, costanti e intrinsecamente coerenti.
Eppure si è dato atto che in esse non mancano errori, contraddizioni, rettifiche ed aggiustamenti progressivi, sovente correlati alle contestazioni dei coimputati chiamati in causa; ma il problema posto da tutto questo è stato sciolto richiamando solo e sostanzialmente il lungo tempo trascorso dai fatti (circostanza questa che però non è stata considerata nell'apprezzamento dell'attendibilità dei testimoni indotti dalla difesa, e neppure per quelli dell'accusa, quando le loro deposizioni in tutto o in parte non collimavano con la versione del Marino).
Il primo approcciò con il tema della verifica esterna delle dichiarazioni del Marino avrebbe dovuto richiamare innanzi tutto l'esigenza della verifica della credibilità della sua compagna, Antonia Bistolfi, i cui comportamenti, singolarmente paralleli e contrappuntistici rispetto a quelli del Marino nella vicenda precedente alle rivelazioni di quest'ultimo, ponevano alcuni rilevanti interrogativi che i giudici di merito non hanno colto o ai quali hanno dato una risposta unidimensionale, trascurando anche l'esame della personalità di questa teste, dichiaratamente animata da profondi risentimenti verso il Sofri, il Pietrostefani e verso lo stesso Bompressi (pur amico del Marino anche dopo la stagione della militanza in "Lotta continua"), ed in definitiva verso tutti i vecchi compagni.
Per tale complesso di violazioni della legge processuale e di carenze e vizi della motivazione ­ che partitamente e nei punti più significativi si andranno a dimostrare ­ le articolate censure dei ricorrenti Pietrostefani e Bompressi per la parte della sentenza che riguarda l'imputazione di concorso in omicidio, risultano giustificate e impongono l'annullamento della sentenza impugnata, con effetti estensivi anche nei confronti del Sofri, non ricorrente, e del Marino, non ricorrente per tale parte, considerato che le deficienze di motivazione rilevate investono radicalmente la sua stessa confessione.

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