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⭐1. PREMESSA. 2. LE BARRIERE ARCHITETTONICHE
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1 1. PREMESSA. Lo spazio antropico, in cui noi tutti viviamo e ci muoviamo, è prevalentemente costituito e caratterizzato da una miriade di ostacoli, non solo fisici, più o meno affrontabili e superabili grazie alle nostre abilità/capacità motorie. Per alcuni individui, in ragione delle proprie permanenti e/o temporanee condizioni fisiche, questi ostacoli costituiscono o possono costituire un problema, una limitazione o un vero e proprio impedimento, alla sicura deambulazione/mobilità - per via di insicurezze e/o incertezze nell affrontarli e dunque alla completa fruizione dello spazio costruito (a volte con rischio o con grande dispendio di energia, a volte evitandoli o aggirandoli). Condizioni fisiche, età, stato di salute, deficit moto-sensoriali e inabilità temporanee dell individuo possono condizionare fortemente capacità e libertà di movimento, nell ambiente in genere ed in particolare in quello costruito/antropico. La comune tendenza è di considerare questi ostacoli la naturale conseguenza dell ambiente costruito. Per queste ragioni, essi sono comunemente definiti barriere architettoniche. Gli edifici in condominio ed in particolare le loro parti comuni/condominiali non ne sono esenti. È dunque fondamentale che la progettazione affronti subito il delicato aspetto delle c.d. barriere architettoniche, avendo cura di rimuoverle, ove possibile, sin dalla concezione dell opera. Ove la progettazione non riuscisse, occorrerà fare ricorso ad accorgimenti e particolari ausili atti a superare eventuali situazioni fisicamente ineliminabili, perseguendo così l obiettivo di rendere a tutti fruibile e sicuro lo spazio costruito. Considerato che in situazioni di difficoltà/disagio o vero e proprio impedimento alla deambulazione si possono trovare tutti (anche chi non ha mai accusato o sofferto di deficit moto-sensoriali), è fondamentale che nel Condominio la sensibilizzazione sulla materia oggi in discussione parta dall Amministratore. Da qui lo scopo del convegno odierno. 2. LE BARRIERE ARCHITETTONICHE Il tradizionale concetto di barriera architettonica impedimento fisico capace di ridurre la possibilità di movimento di un soggetto nell ambiente antropico o nelle costruzioni si è via via esteso fino a comprendere ogni elemento che possa comportare difficoltà di varia natura: motoria, sensoriale, emotiva e psicologica. A ciò si aggiungono quelle particolari situazioni del costruito che riducono sensibilmente: 25/09/ / 36 Relatore2 la capacità di orientamento nello spazio; la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo (per chiunque ed in particolare per coloro che soffrono di deficit delle capacità moto-sensoriali, anche in forma temporanea). Dunque, costituisce barriera architettonica tutto ciò che nell ambiente costruito ostacola la persona nel compimento di un azione, in quanto non perfettamente adeguato alle capacità fisiche, psichiche e sensoriali della persona stessa. Secondo la vigente normativa, per barriere architettoniche si intendono: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. Pertanto: il modo di costruire di oggi anche per disposizioni normative è e deve essere volto a far sì che l ambiente antropico/costruito sia fruibile e godibile a tutti oltre che sicuro: caratterizzato da un utilitas rivolta a qualunque soggetto e non solo ai diversamente abili. Ciò è certamente valido e d obbligo per gli spazi e le costruzioni pubbliche e di uso pubblico, ma altrettanto valido per la proprietà in condominio. Questo può concretizzarsi solo attraverso una progettazione adatta a tutti ed una realizzazione rispettosa delle regole. È proprio in tale direzione che è indirizzata l attuale normativa in materia di eliminazione, abbattimento e superamento delle barriere architettoniche. È evidente che per i nuovi edifici questo obiettivo sia più facile se non addirittura scontato per via delle vigenti normative in materia, mentre per gli edifici esistenti è più difficile visto che la normativa al riguardo è più blanda. Inoltre, in ambito condominiale si può generare il contrasto tra l interesse del diversamente abile alla realizzazione dell opera senza barriere e l interesse sostanzialmente patrimoniale degli altri partecipanti alla comunione. Contrasto che dovrebbe essere composto nella prospettiva di un equo contemperamento tra interessi diversi, alla luce di quanto indicato dalla nostra Costituzione, secondo la quale la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di 25/09/ / 36 Relatore3 acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurare la sua funzione sociale e di renderla accessibile a tutti (art.42, c.2,costituzione) e dal collegato art.832 del cod. civ. secondo il quale il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed escluisivo, entro i limiti e con l osservanza degli obblighi stabiliti dall ordinamento giuridico, a cui in ambito condominiale corrispondono i seguenti articoli del Codice Civile: Art Uso della cosa comune. Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso. Art Innovazioni. I condomini, con la maggioranza indicata dal quinto comma dell'articolo 1136, possono disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all'uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni. Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso o al godimento anche di un solo condomino. La funzione sociale della proprietà è assicurata dalla sua utilizzazione produttiva, ma nel concetto di funzione sociale dovrebbe comprendersi anche il principio della solidarietà che ne rappresenta l evoluzione e l avanzamento. La nostra Carta Costituzionale afferma quelli che sono i diritti inviolabili delle persone in genere, senza distinzione alcuna: all articolo 2, chiede l adempimento dei doveri di solidarietà all articolo 3 sancisce il principio di uguaglianza e di pari dignità sociale. Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Tali principi sono alla base dei provvedimenti legislativi indirizzati all edilizia privata abitativa cui si farà esclusivo riferimento nella presente trattazione: 25/09/ / 36 Relatore4 la legge n 13/89 le cui disposizioni sono ora contenute nel T.U.E. di cui al DPR 380/2001; il D.M. LL.PP. n 236/1989 contenente la prescrizioni tecniche di dettaglio per il rispetto della Legge n 13/89; la Legge Regionale n 6/89 ed il proprio allegato tecnico valida per il nostro territorio. 3. LA NORMATIVA IN TEMA DI BARRIERE ARCHITETTONICHE Possiamo così affermare che le barriere architettoniche costituiscono un problema fortemente sentito dalla popolazione (non solo dagli operatori del settore socio-sanitarioassistenziale e/o da chi si occupa di progettazione architettonica ed edilizia in genere). Siamo altresì consci che nell ambiente antropizzato non sempre è possibile eliminare le barriere architettoniche. In tali circostanze occorre adottare espedienti ed ausili che ne consentano il superamento. È intuibile che superamento e abbattimento delle barriere architettoniche sono concetti differenti e risolvono il problema in modo diverso tra loro. Sta al progettista risolvere tali aspetti, prediligendo sempre e comunque l eliminazione e ricorrendo al superamento dove la prima risultasse impossibile. La mancata eliminazione di una barriera architettonica comporta far ricorso all applicazione di specifiche apparecchiature, impianti ed ausili. Possiamo affermare che nel nostro paese le prime norme in tema di barriere architettoniche risalgono alla seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso. È pertanto materia piuttosto recente, inizialmente legata alla fruizione dello spazio urbano da parte di persone fisicamente limitate o impedite. L origine normativa è attribuibile alla Circolare del Ministero dei Lavori Pubblici n 425 del 20/01/1967. Essa affronta la delicata materia degli standards 1 per l edilizia residenziale pubblica di quegli anni, allo scopo di assicurare le dotazioni minime di spazio e di attrezzature, sia in termini edilizi che in termini urbanistici, e dunque anche qualitative dell ambiente costruito. Di particolare interesse e specificità è il suo articolo 6: 6. ASPETTI QUALITATIVI BARRIERE ARCHITETTONICHE Nelle norme che seguono si precisano gli aspetti di carattere prevalentemente quantitativo degli standards, sia edilizi che urbanistici, e si accenna, nei casi di più diretto riferimento ai problemi dimensionali, anche a taluni aspetti qualitativi che vanno considerati. 1 Urbanistici ed edilizi. 25/09/ / 36 Relatore5 Nel rinviare ad altra sede le indicazioni normative inerenti ad altri pur importanti aspetti qualitativi, si ritiene tuttavia indispensabile richiamare fin d'ora l'attenzione sulla esigenza di tener conto, sia nelle progettazioni di natura urbanistica, sia particolarmente in quelle di natura edilizia, del problema delle così dette "barriere architettoniche", e cioè degli ostacoli che incontrano individui fisicamente menomati nel muoversi nell'ambito degli spazi urbani e negli edifici: ostacoli costituiti essenzialmente da elementi altimetrici che si incontrano lungo i percorsi (gradini, risalti, dislivelli, scale, ecc.), ovvero da esiguità di passaggi e ristrettezza di ambienti (strettoie, cabine di ascensori, apertura di porte, ecc.). Allo scopo di eliminare al massimo tali difficoltà, è opportuno che nelle progettazioni si evitino, per quanto possibile, percorsi che presentino siffatti inconvenienti, ovvero siano previsti percorsi appositi, eventualmente in alternativa, che facilitino il movimento degli spastici o delle persone comunque impedite o minorate. Si è poi susseguita, sino ai giorni nostri, una vasta ed articolata produzione normativa sul tema della disabilità delle persone e sulla conseguente necessità di eliminare le barriere architettoniche; soprattutto negli edifici pubblici o aperti al pubblico e nell ambiente urbano, al fine di un loro concreto e sicuro utilizzo. Min. LL.PP. Circolare n 4809 del 19/06/1968 Norme per assicurare la utilizzazione degli edifici sociali da parte dei minorati fisici e per migliorarne la godibilità generale 2. Legge 30/03/1971 n 118 Conversione in legge del DL 30/01/1971 n 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili. DPR del 27/04/1978 n 384 Regolamento di attuazione dell'art. 27 della L. 30 marzo 1971, n. 118, a favore dei mutilati e invalidi civili, in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici 3. Legge 09/01/1989 n 13 Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati. D.M. LL.PP. del 14/06/1989 n 236 Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche. 2 La circolare disponeva l eliminazione delle barriere architettoniche dagli edifici realizzati con totale o parziale finanziamento dello stato. Forniva indicazioni tecniche precise e dettagliate, particolarmente indirizzate al settore dell edilizia sociale, ma anche all edilizia collettiva in generale e d a quella residenziale. La circolare ha comportato: a) il primo importante riconoscimento dell esistenza delle barriere architettoniche sia nelle strutture edilizie, sia nella relazione tra queste e le reti di comunicazione, sia nell arredo urbano e sia nei mezzi di trasporto pubblico; b) l estensione anche alle persone abili della problematica relativa alle barriere architettoniche presenti sin dalla fase di progettazione, sia a livello urbano/territoriale sia a livello di edifici. Ciò senza escludere la possibilità di proporre soluzioni più avanzate ed adeguate al caso specifico. La circolare, nonostante i propri limiti, è di particolare interesse per il percorso intrapreso per l eliminazione/riduzione delle barriere architettoniche nel nostro paese. Peccato però che è stata pressoché disattesa ed ignorata nei suoi contenuti e nelle sue disposizioni. 3 Le disposizioni di cui al presente decreto sono state soppresse dall'articolo 32 del D.P.R. 24 luglio 1996, n 503. Se ne può consultare ancora la versione "storica" presente in questa area, ma non più in vigore. 25/09/ / 36 Relatore6 DPR del 24/07/1996 n 503 Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici. DPR 06/06/2001 n 380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia Capo III - Disposizioni per favorire il superamento e l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, pubblici e privati aperti al pubblico Sezione I Eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati. Ma è solo con la legge n 13/89 e col D.M. LL.PP. n 236/89, nonché con la Legge Regionale n 6/89 che si ottiene una concreta applicazione della normativa in materia di abbattimento e/o superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati residenziali o aperti al pubblico: siano essi da costruire ex novo, da ristrutturare integralmente o esistenti. Per tali ragioni la suddetta normativa è definibile NORMATIVA FONDAMENTALE in tema di abbattimento / superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati (residenziali o comunque aperti al pubblico). I principali aspetti della Legge n 13/89 e del D.M. LL.PP. n 236/89 sono raccolti nelle due sottostanti tabelle. Legge n 13/89: Art.1 Art.2 Stabilisce che i progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici, ivi compresi quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata (presentati dopo sei mesi dall'entrata in vigore della stessa legge) devono essere redatti in osservanza delle prescrizioni tecniche previste dal D.M.236/89. La progettazione deve comunque prevedere: a) accorgimenti tecnici idonei alla installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala; b) idonei accessi alle parti comuni degli edifici e alle singole unità immobiliari; c) almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento; d) l'installazione, nel caso di immobili con più di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale raggiungibile mediante rampe prive di gradini. Il progettista è obbligato ad allegare al progetto una dichiarazione di conformità degli elaborati alle disposizioni adottate ai sensi della legge in esame. Stabilisce che per edifici privati in condominio, le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni dirette ad eliminare le barriere architettoniche, nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e l installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilità dei ciechi all'interno degli edifici, sono approvate dall'assemblea del condominio, in prima o in seconda convocazione, con le maggioranze previste dall'articolo 1136, secondo e terzo comma, del codice civile. 25/09/ / 36 Relatore7 Art.3 Art.6 Art.7 Inoltre, nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, le deliberazioni di cui sopra, i portatori di handicap, ovvero chi ne esercita la tutela o la potestà, possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l'ampiezza delle porte d'accesso, al fine di rendere più agevole l'accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages 4. Fermo restando quanto disposto dagli articoli 1120, secondo comma, e 1121, terzo comma, del codice civile in tema di innovazioni. Stabilisce che le opere volte all eliminazione delle barriere architettoniche, di cui all art.2, possono essere realizzate in deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti edilizi, anche per i cortili e le chiostrine interni ai fabbricati o comuni o di uso comune a più fabbricati. Resta comunque fermo l obbligo del rispetto delle distanze di cui agli articoli 873 e 907 del codice civile, nell'ipotesi in cui tra le opere da realizzare e i fabbricati vicini/alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune. Stabilisce che l'esecuzione delle opere edilizie di cui al precedente articolo 2, sono comunque da realizzarsi nel rispetto delle norme antisismiche e di prevenzione degli incendi e degli infortuni. Tuttavia, tali opere non sono soggette all'autorizzazione di cui all'articolo 18 della legge 2 febbraio 1974, n 64 5, fermo restando l'obbligo del preavviso e dell'invio del progetto alle competenti autorità, a norma dell'articolo 17 della stessa legge 2 febbraio 1974, n 64. Stabilisce che l esecuzione delle opere edilizie di cui all'articolo 2 non è soggetta a concessione edilizia o ad autorizzazione. Per la realizzazione di opere interne come definite dall'articolo 26 della legge 28 febbraio 1985, n 47 contestualmente all'inizio dei lavori, l'interessato presenta al sindaco apposita relazione a firma di un professionista abilitato, dalla quale si evince il tipo di intervento da eseguirsi. Nel caso in cui le opere edilizie di eliminazione delle barriere architettoniche consistano nella realizzazione di rampe o ascensori esterni all edificio, ovvero in 4 Qui però nulla si dice per la installazione di nuovi ascensori in edifici esistenti che ne sono privi. Da qui la notevole produzione giurisprudenziale che ha riguardato l ascensore. 5 Art. 18. Autorizzazione per l'inizio dei lavori 1. Fermo restando l'obbligo della licenza di costruzione prevista dalla vigente legge urbanistica, nelle località sismiche, ad eccezione di quelle a bassa sismicità all'uopo indicate nei decreti di cui al secondo comma del precedente art. 3, non si possono iniziare lavori senza preventiva autorizzazione scritta dell'ufficio tecnico della regione o dell'ufficio del genio civile secondo le competenze vigenti. (Omissis) 5. I lavori devono essere diretti da un ingegnere, architetto, geometra o perito edile iscritto nell'albo, nei limiti delle rispettive competenze. 25/09/ / 36 Relatore8 manufatti che alterino la sagoma di questo, si dovrà fare ricorso a quanto disposto dall'articolo 48 6 della legge 5 agosto 1978, n 457, e successive modificazioni ed integrazioni, in tema di autorizzazioni edilizie. D.M. LL.PP. n 236/89: Art. 1. Campo di applicazione Art. 2. Definizioni Stabilisce che le norme si applicano: 1) agli edifici privati di nuova costruzione, residenziali e non, ivi compresi quelli di edilizia residenziale convenzionata; 2) agli edifici di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata, di nuova costruzione; 3) alla ristrutturazione degli edifici privati di cui ai precedenti punti 1) e 2), anche se preesistenti alla entrata in vigore del presente decreto; 4) agli spazi esterni di pertinenza degli edifici di cui ai punti precedenti. Fornisce le definizioni necessarie alla comprensione della legge ed alla sua corretta applicazione. A) Per barriere architettoniche si intendono: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. B) Per unità ambientale si intende uno spazio elementare e definito, idoneo a consentire lo svolgimento di attività compatibili tra loro. C) Per unità immobiliare si intende una unità ambientale suscettibile di autonomo godimento ovvero un insieme di unità ambientali funzionalmente connesse, suscettibile di autonomo godimento. D) Per edificio si intende una unità immobiliare dotata di autonomia funzionale, ovvero un insieme autonomo di unità immobiliari funzionalmente e-o fisicamente connesse tra loro. E) Per parti comuni dell'edificio si intendono quelle unità ambientali che servono o che connettono funzionalmente più unità immobiliari. F) Per spazio esterno si intende l'insieme degli spazi aperti, anche se coperti, di pertinenza dell'edificio o di più edifici ed in particolare quelli interposti tra 6 Art. 48. Disciplina degli interventi di manutenzione straordinaria (abrogato dall'articolo 136 del D.P.R. n 380 del 2001). Ciò sta a significare che in precedenza tali interventi erano ricompresi nella tipologia degli interventi edilizi di manutenzione straordinaria, ex art.31 lettera b), soggetti a semplice autorizzazione edilizia. Situazione che è radicalmente mutata col Testo Unico Edilizia di cui al D.P.R. n 380/ /09/ / 36 Relatore9 Art. 3. Criteri generali di progettazione l'edificio o gli edifici e la viabilità pubblica o di uso pubblico. G) Per accessibilità si intende la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l'edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia. H) Per visitabilità si intende la possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Sono spazi di relazione gli spazi di soggiorno o pranzo dell'alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta. I) Per adattabilità si intende la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. L) Per ristrutturazione di edifici si intende la categoria di intervento definita al titolo IV art. 31 lettera d) della legge n. 457 del 5 agosto M) Per adeguamento si intende l'insieme dei provvedimenti necessari a rendere gli spazi costruiti o di progetto conformi ai requisiti del presente decreto. N) Per legge si intende la legge 9 gennaio 1989, n. 13 e successive modificazioni. Per le specifiche finalità della normativa in esame, definisce tre livelli di qualità dello spazio costruito. 1. L'accessibilità: esprime il più alto livello di qualità dello spazio costruito poiché ne consente la totale fruizione nell'immediato. 2. La visitabilità: rappresenta un livello di accessibilità limitato ad una parte più o meno estesa dell'edificio o delle unità immobiliari che lo costituiscono. Essa consente comunque ogni tipo di relazione fondamentale, anche alla persona con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. 3. La adattabilità: rappresenta un livello ridotto di qualità dello spazio costruito, potenzialmente suscettibile, per originaria previsione progettuale, di trasformazione in livello di accessibilità. L'adattabilità rappresenta un'accessibilità differita. Stabilisce che l'accessibilità deve essere sempre garantita per: a) gli spazi esterni (in tal caso il requisito si considera soddisfatto se esiste almeno un percorso agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali); b) le parti comuni. Stabilisce che negli edifici residenziali con non più di tre livelli fuori terra è consentita la deroga all'installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala, purché sia assicurata la possibilità della 25/09/ / 36 Relatore10 Art. 4. Criteri di progettazione per l'accessibilità loro installazione in un tempo successivo. L'ascensore va comunque installato in tutti i casi in cui l'accesso alla più alta unità immobiliare è posto oltre il terzo livello, ivi compresi eventuali livelli interrati e-o porticati. Per i soli edifici residenziali unifamiliari ed in quelli plurifamiliari privi di parti comuni, è sufficiente che sia soddisfatto il solo requisito dell'adattabilità. Stabilisce che ogni unità immobiliare, qualunque sia la sua destinazione, deve essere adattabile per tutte le parti e componenti per le quali non è già richiesta l'accessibilità e-o la visitabilità, fatte salve le deroghe consentite dal decreto stesso. Stabilisce le caratteristiche qualitative, prestazionali e dimensionali di vari elementi e parti costruttive dell edificio quali: Unità ambientali e loro componenti. Quali porte, pavimenti, infissi esterni, arredi fissi, terminali di impianti, servizi igienici, cucine, balconi e terrazze, percorsi orizzontali, scale, rampe, ascensore, servoscala e piattaforma elevatrice, autorimesse; Spazi esterni. Quali percorsi, pavimentazioni, parcheggi, segnaletica, strutture sociali, raccordi con la normativa antincendio. Stabilisce raccordi con la normativa antincendio ai fini della sicurezza, anche nei confronti di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale Unità ambientali e loro componenti Porte. Le porte di accesso di ogni unità ambientale devono essere facilmente manovrabili, di tipo e luce netta tali da consentire un agevole transito anche da parte di persona su sedia a ruote; il vano della porta e gli spazi antistanti e retrostanti devono essere complanari. Occorre dimensionare adeguatamente gli spazi antistanti e retrostanti, con riferimento alle manovre da effettuare con la sedia a ruote, anche in rapporto al tipo di apertura. Sono ammessi dislivelli in corrispondenza del vano della porta di accesso di una unità immobiliare, ovvero negli interventi di ristrutturazione, purché questi siano contenuti e tali comunque da non ostacolare il transito di una persona su sedia a ruote. Per dimensioni, posizionamento e manovrabilità la porta deve essere tale da consentire una agevole apertura della-e ante da entrambi i lati di utilizzo; sono consigliabili porte scorrevoli o con anta a libro, mentre devono essere evitate le porte girevoli, a ritorno automatico non ritardato e quelle vetrate se non fornite di accorgimenti per la sicurezza. Le porte vetrate devono essere facilmente individuabili mediante l'apposizione di opportuni segnali. Sono da preferire maniglie del tipo a leva opportunamente curvate ed arrotondate. 25/09/ / 36 Relatore11 (Per le specifiche vedi 8.1.1) Pavimenti. I pavimenti devono essere di norma orizzontali e complanari tra loro e, nelle parti comuni e di uso pubblico, non sdrucciolevoli. Eventuali differenze di livello devono essere contenute ovvero superate tramite rampe con pendenza adeguata in modo da non costituire ostacolo al transito di una persona su sedia a ruote. Nel primo caso si deve segnalare il dislivello con variazioni cromatiche; lo spigolo di eventuali soglie deve essere arrotondato. Nelle parti comuni dell'edificio, si deve provvedere ad una chiara individuazione dei percorsi, eventualmente mediante una adeguata differenziazione nel materiale e nel colore delle pavimentazioni. I grigliati utilizzati nei calpestii debbono avere maglie con vuoti tali da non costituire ostacolo o pericolo rispetto a ruote, bastoni di sostegno, ecc.; gli zerbini devono essere incassati e le guide solidamente ancorate. (Per le specifiche vedi 8.1.2) Infissi esterni. Le porte, le finestre e le porte-finestre devono essere facilmente utilizzabili anche da persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali. I meccanismi di apertura e chiusura devono essere facilmente manovrabili e percepibili e le parti mobili devono poter essere usate esercitando una lieve pressione. Ove possibile si deve dare preferenza a finestre e parapetti che consentono la visuale anche alla persona seduta. Si devono comunque garantire i requisiti di sicurezza e protezione dalle cadute verso l'esterno. (Per le specifiche vedi 8.1.3) Arredi fissi. (Omissis) Le cassette per la posta devono essere ubicate ad una altezza tale da permetterne un uso agevole anche a persona su sedia a ruote. Per assicurare l'accessibilità gli arredi fissi non devono costituire ostacolo o impedimento per lo svolgimento di attività anche da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie. (omissis) Terminali degli impianti. Gli apparecchi elettrici, i quadri generali, le valvole e i rubinetti di arresto delle varie utenze, i regolatori degli impianti di riscaldamento e condizionamento, nonché i campanelli, pulsanti di comando e i citofoni, devono essere, per tipo e posizione planimetrica ed altimetrica, tali da permettere un uso agevole anche da 25/09/ / 36 Relatore12 parte della persona su sedia a ruote; devono, inoltre, essere facilmente individuabili anche in condizioni di scarsa visibilità ed essere protetti dal danneggiamento per urto. (Per le specifiche vedi 8.1.5) Servizi igienici. (Omissis) Cucine. (Omissis) Balconi e terrazze. (Omissis) Percorsi orizzontali. Corridoi e passaggi devono presentare andamento quanto più possibile continuo e con variazioni di direzione ben evidenziate. I corridoi non devono presentare variazioni di livello; in caso contrario queste devono essere superate mediante rampe. La larghezza del corridoio e del passaggio deve essere tale da garantire il facile accesso alle unità ambientali da esso servite e in punti non eccessivamente distanti tra loro essere tale da consentire l'inversione di direzione ad una persona su sedia a ruote. Il corridoio comune posto in corrispondenza di un percorso verticale (quale scala, rampa, ascensore, servoscala, piattaforma elevatrice) deve prevedere una piattaforma di distribuzione come vano di ingresso o piano di arrivo dei collegamenti verticali, dalla quale sia possibile accedere ai vari ambienti, esclusi i locali tecnici, solo tramite percorsi orizzontali. (Per le specifiche vedi 8.1.9) Scale. Le scale devono presentare un andamento regolare ed omogeneo per tutto il loro sviluppo. Ove questo non risulti possibile è necessario mediare ogni variazione del loro andamento per mezzo di ripiani di adeguate dimensioni. Per ogni rampa di scale i gradini devono avere la stessa alzata e pedata. Le rampe devono contenere possibilmente lo stesso numero di gradini, caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata. Le porte con apertura verso la scala devono avere uno spazio antistante di adeguata profondità. I gradini delle scale devono avere una pedata antisdrucciolevole a pianta preferibilmente rettangolare e con un profilo preferibilmente continuo a spigoli arrotondati. Le scale devono essere dotate di parapetto atto a costituire difesa verso il vuoto e di corrimano. I corrimano devono essere di facile prendibilità e realizzati con materiale resistente e non tagliente. 25/09/ / 36 Relatore13 Le scale comuni e quelle degli edifici aperti al pubblico devono avere i seguenti ulteriori requisiti: 1) la larghezza delle rampe e dei pianerottoli deve permettere il passaggio contemporaneo di due persone ed il passaggio orizzontale di una barella con una inclinazione massima del 15% lungo l'asse longitudinale; 2) la lunghezza delle rampe deve essere contenuta; in caso contrario si deve interporre un ripiano in grado di arrestare la caduta di un corpo umano; 3) il corrimano deve essere installato su entrambi i lati; 4) in caso di utenza prevalente di bambini si deve prevedere un secondo corrimano ad altezza proporzionata; 5) è preferibile una illuminazione naturale laterale. Si deve dotare la scala di una illuminazione artificiale, anche essa laterale, con comando individuabile al buio e disposto su ogni pianerottolo. 6) Le rampe di scale devono essere facilmente percepibili, anche per i non vedenti. (Per le specifiche vedi ) Rampe. La pendenza di una rampa va definita in rapporto alla capacità di una persona su sedia a ruote di superarla e di percorrerla senza affaticamento anche in relazione alla lunghezza della stessa. Si devono interporre ripiani orizzontali di riposo per rampe particolarmente lunghe. Valgono in generale per le rampe accorgimenti analoghi a quelli definiti per le scale. (Per le specifiche vedi e ) Ascensore. L'ascensore deve avere una cabina di dimensioni minime tali da permettere l'uso da parte di una persona su sedia a ruote. Le porte di cabina e di piano devono essere del tipo automatico e di dimensioni tali da permettere l'accesso alla sedia a ruote. Il sistema di apertura delle porte deve essere dotato di idoneo meccanismo (come cellula fotoelettrica, costole mobili) per l'arresto e l'inversione della chiusura in caso di ostruzione del vano porta. I tempi di apertura e chiusura delle porte devono assicurare un agevole e comodo accesso alla persona su sedia a ruote. Lo stazionamento della cabina ai piani di fermata deve avvenire con porte chiuse. La bottoniera di comando interna ed esterna deve avere il comando più alto ad un'altezza adeguata alla persona su sedia a ruote ed essere idonea ad un uso agevole da parte dei non vedenti. Nell'interno della cabina devono essere posti un citofono, un campanello d'allarme, un segnale luminoso che confermi l'avvenuta ricezione all'esterno della chiamata di allarme, una luce di emergenza. Il ripiano di fermata, anteriormente alla porta della cabina deve avere una profondità tale da contenere una sedia a ruote e consentirne le manovre 25/09/ / 36 Relatore14 necessarie all'accesso. Deve essere garantito un arresto ai piani che renda complanare il pavimento della cabina con quello del pianerottolo. Deve essere prevista la segnalazione sonora dell'arrivo al piano e un dispositivo luminoso per segnalare ogni eventuale stato di allarme. (Per le specifiche vedi ) Servoscala e piattaforma elevatrice. Per servoscala e piattaforma elevatrice si intendono apparecchiature atte a consentire, in alternativa ad un ascensore o rampa inclinata, il superamento di un dislivello a persone con ridotta o impedita capacità motoria. Tali apparecchiature sono consentite in via alternativa ad ascensori negli interventi di adeguamento o per superare differenze di quota contenute. Fino all'emanazione di una normativa specifica, le apparecchiature stesse devono essere rispondenti alle specifiche di cui al punto ; devono garantire un agevole accesso e stazionamento della persona in piedi, seduta o su sedia a ruote, e agevole manovrabilità dei comandi e sicurezza sia delle persone trasportate che di quelle che possono venire in contatto con l'apparecchiatura in movimento. A tal fine le suddette apparecchiature devono essere dotate di sistemi anticaduta, anticesoiamento, antischiacciamento, antiurto e di apparati atti a garantire sicurezze di movimento, meccaniche, elettriche e di comando. Lo stazionamento dell'apparecchiatura deve avvenire preferibilmente con la pedana o piattaforma ribaltata verso la parete o incassata nel pavimento. Lo spazio antistante la piattaforma, sia in posizione di partenza che di arrivo, deve avere una profondità tale da consentire un agevole accesso o uscita da parte di una persona su sedia a ruote. (Per le specifiche vedi ) Autorimesse. Il locale per autorimessa deve avere collegamenti con gli spazi esterni e con gli apparecchi di risalita idonei all'uso da parte della persona su sedia a ruote. Lo spazio riservato alla sosta delle autovetture al servizio delle persone disabili deve avere dimensioni tali da consentire anche il movimento del disabile nelle fasi di trasferimento; deve essere evidenziato con appositi segnali orizzontali e verticali. (Per le specifiche vedi ) Spazi esterni Percorsi. Negli spazi esterni e sino agli accessi degli edifici deve essere previsto almeno un percorso preferibilmente in piano con caratteristiche tali da consentire la mobilità delle persone con ridotte o impedite capacità motorie, e che assicuri loro la utilizzabilità diretta delle attrezzature dei parcheggi e dei servizi posti 25/09/ / 36 Relatore15 all'esterno, ove previsti. I percorsi devono presentare un andamento quanto più possibile semplice e regolare in relazione alle principali direttrici di accesso ed essere privi di strozzature, arredi, ostacoli di qualsiasi natura che riducano la larghezza utile di passaggio o che possano causare infortuni. La loro larghezza deve essere tale da garantire la mobilità nonché, in punti non eccessivamente distanti tra loro, anche l'inversione di marcia da parte di una persona su sedia a ruote. Quando un percorso pedonale sia adiacente a zone non pavimentate, è necessario prevedere un ciglio da realizzare con materiale atto ad assicurare l'immediata percezione visiva nonché acustica se percosso con bastone. Le eventuali variazioni di livello dei percorsi devono essere raccordate con lievi pendenze ovvero superate mediante rampe in presenza o meno di eventuali gradini ed evidenziate con variazioni cromatiche. In particolare, ogni qualvolta il percorso pedonale si raccorda con il livello stradale, o è interrotto da un passo carrabile, devono predisporsi rampe di pendenza contenuta e raccordate in maniera continua col piano carrabile, che consentano il passaggio di una sedia a ruote. Le intersezioni tra percorsi pedonali e zone carrabili devono essere opportunamente segnalate anche ai non vedenti. (Per le specifiche vedi 8.2.1) Pavimentazione. La pavimentazione del percorso pedonale deve essere antisdrucciolevole. Eventuali differenze di livello tra gli elementi costituenti una pavimentazione devono essere contenute in maniera tale da non costituire ostacolo al transito di una persona su sedia a ruote. I grigliati utilizzati nei calpestii debbono avere maglie con vuoti tali da non costituire ostacolo o pericolo, rispetto a ruote, bastoni di sostegno, e simili. (Per le specifiche vedi 8.2.2) Parcheggi. Si considera accessibile un parcheggio complanare alle aree pedonali di servizio o ad esse collegato tramite rampe o idonei apparecchi di sollevamento. Lo spazio riservato alla sosta delle autovetture delle persone disabili deve avere le stesse caratteristiche di cui al punto (Per le specifiche vedi 8.2.3) Segnaletica. Nelle unità immobiliari e negli spazi esterni accessibili devono essere installati, in posizioni tali da essere agevolmente visibili, cartelli di indicazione che facilitino l'orientamento e la fruizione degli spazi costruiti e che forniscano una adeguata informazione sull'esistenza degli accorgimenti previsti per l'accessibilità di persone ad impedite o ridotte capacità motorie; in tale caso i cartelli indicatori devono riportare anche il simbolo internazionale di accessibilità di cui all'art. 2 25/09/ / 36 Relatore16 Art. 6. Criteri di progettazione per la adattabilità. del d.p.r. 27 aprile 1978, n. 384 (ora d.p.r. 24 luglio 1996, n. 503.) (Omissis) In generale, ogni situazione di pericolo dev'essere resa immediatamente avvertibile anche tramite accorgimenti e mezzi riferibili sia alle percezioni acustiche che a quelle visive Strutture sociali. (Omissis) 4.5. Edifici sedi di aziende o imprese soggette al collocamento obbligatorio. (Omissis) 4.6. Raccordi con la normativa antincendio. Qualsiasi soluzione progettuale per garantire l'accessibilità o la visitabilità deve comunque prevedere una adeguata distribuzione degli ambienti e specifici accorgimenti tecnici per contenere i rischi di incendio anche nei confronti di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. A tal fine dovrà essere preferita, ove tecnicamente possibile e nel rispetto delle vigenti normative, la suddivisione dell'insieme edilizio in «compartimenti antincendio» piuttosto che l'individuazione di «sistemi di via d'uscita» costituiti da scale di sicurezza non utilizzabili dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria. La suddivisione in compartimenti, che costituiscono «luogo sicuro statico» così come definito dal decreto ministeriale 30 novembre 1983, recante «termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzioni incendi» pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 339 del 12 dicembre 1983, deve essere effettuata in modo da prevedere ambienti protetti opportunamente distribuiti ed in numero adeguato, resistenti al fuoco e facilmente raggiungibili in modo autonomo da parte delle persone disabili, ove attendere i soccorsi. Stabilisce che nel caso di: Interventi di nuova edificazione, gli edifici e le loro parti si considerano adattabili quando, attraverso l'esecuzione differita nel tempo di lavori che non modificano né la struttura portante, né la rete degli impianti comuni, possono essere resi idonei, a costi contenuti, alle necessità delle persone con ridotta o impedita capacità motoria, garantendo il soddisfacimento dei requisiti previsti dalle norme relative alla accessibilità. In questi casi la progettazione deve garantire l'obiettivo con una particolare considerazione sia del posizionamento e dimensionamento dei servizi ed ambienti limitrofi, dei disimpegni e delle porte, sia della futura eventuale dotazione dei sistemi di sollevamento. Interventi di ristrutturazione, deve essere garantito il soddisfacimento di requisiti analoghi a quelli descritti per la nuova edificazione (fermo restando il 25/09/ / 36 Relatore17 Art. 7 rispetto della normativa vigente a tutela dei beni ambientali, artistici, archeologici, storici e culturali). L'installazione dell'ascensore all'interno del vano scala non deve compromettere la fruibilità delle rampe e dei ripiani orizzontali, soprattutto in relazione alla necessità di garantire un adeguato deflusso in caso di evacuazione in situazione di emergenza. Stabilisce che le previste specifiche tecniche e le indicate soluzioni tecniche, anche se non basate su tali specificazioni, sono ritenute rispondenti ai criteri di progettazione e quindi accettabili in quanto sopperiscono alle riduzioni dimensionali con particolari soluzioni spaziali o tecnologiche. Stabilisce che nel progetto possono essere proposte soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche indicate dal decreto, purché rispondano alle esigenze sottintese dai criteri di progettazione. In questo caso, la dichiarazione di cui all'art. 1 comma 4 della legge n. 13 del 9 gennaio 1989 deve essere accompagnata da una relazione, corredata dai grafici necessari, con la quale viene illustrata l'alternativa proposta e l'equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili. Stabilisce che la conformità del progetto alle prescrizioni dettate dal decreto, nonché l'idoneità delle eventuali soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche di cui sopra sono certificate dal professionista abilitato ai sensi dell'art. 1 della legge n 13/89. Il rilascio del titolo abilitativo è subordinato alla verifica di tale conformità compiuta dall'ufficio Tecnico o dal Tecnico incaricato dal Comune competente ad adottare tali atti. L'eventuale dichiarazione di non conformità del progetto o il mancato accoglimento di eventuali soluzioni tecniche alternative devono essere motivati. Stabilisce che le prescrizioni del decreto sono derogabili solo per gli edifici o loro parti che, nel rispetto di normative tecniche specifiche, non possono essere realizzati senza barriere architettoniche, ovvero per singoli locali tecnici il cui accesso è riservato ai soli addetti specializzati. Negli interventi di ristrutturazione, fermo restando il rispetto dell'art. 1 comma 3 della legge n 13/89, sono ammesse deroghe alle norme del presente decreto in caso di dimostrata impossibilità tecnica connessa agli elementi strutturali ed impiantistici. Le deroghe sono concesse dal Sindaco in sede di provvedimento autorizzativo, previo parere favorevole dell'ufficio Tecnico o del Tecnico incaricato dal Comune per l'istruttoria dei progetti. 25/09/ / 36 Relatore18 4. LA NORMATIVA REGIONALE in tema di barriere architettoniche. LEGGE REGIONALE 20 febbraio 1989, n. 6 Norme sull'eliminazione delle barriere architettoniche e prescrizioni tecniche di attuazione Titolo I - DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1. Finalità 1. La presente Legge detta norme e dispone interventi graduali diretti ad assicurare la massima autonomia per lo svolgimento di ogni attività effettuata nell'ambiente costruito da parte di tutti i cittadini, indipendentemente dall'età, dal sesso, dalle caratteristiche anatomiche, fisiologiche e senso-percettive, nonché dalle variazioni temporanee o permanenti delle stesse. Art. 2. Obiettivi 1. Obiettivo della presente Legge è l'adeguamento dell'ambiente costruito al fine di garantire l'assenza di limiti all'esercizio dell'attività autonoma dei cittadini, in funzione delle esigenze individuali e delle loro variazioni permanenti o temporanee. Art. 3. Definizione di barriera architettonica e localizzativa 1. Ai fini della presente Legge per barriera architettonica si intende qualsiasi ostacolo che limita o nega l'uso a tutti i cittadini di spazi, edifici e strutture e, in particolare, impedisce la mobilità dei soggetti con difficoltà motoria, sensoriale e/o psichica, di natura permanente o temporanea, dipendente da qualsiasi causa. 2. Ai fini della presente Legge per barriera localizzativa s'intende ogni ostacolo o impedimento della percezione connessi alla posizione, alla forma o al colore di strutture architettoniche e dei mezzi di trasporto, tali da ostacolare o limitare la vita di relazione delle persone affette da difficoltà motoria, sensoriale e/o psichica, di natura permanente o temporanea dipendente da qualsiasi causa. Art. 13. Autorizzazioni e concessioni a edificare 1. Fermo restando quanto previsto dal precedente art. 12 e dai successivi artt. 14 e 20, le prescrizioni dell'allegato si applicano ai fini del rilascio delle concessioni di edificazione per le costruzioni nuove, nonché per le costruzioni esistenti relativamente ad interventi di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia e di ristrutturazione urbanistica come definiti dall'articolo 31 della Legge 5 agosto 1978, n Le prescrizioni di cui ai nn. 2, 5, 6.2, 6.3, 6.4, 6.5, 6.6 e 7. dell'allegato 7 si applicano per il rilascio delle autorizzazioni relative ad interventi di manutenzione straordinaria che 7 Allegato PRESCRIZIONI TECNICHE DI ATTUAZIONE PER L'ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE. 1. CONTENUTO DELL'ALLEGATO Il presente allegato contiene le prescrizioni tecniche da osservarsi: a) per la progettazione e la realizzazione di nuovi edifici, ambienti e strutture individuati dall'art. 5 della Legge, nonché degli interventi su quelli esistenti; b) per i servizi di trasporto di persone di competenza regionale, secondo quanto previsto dal titolo III della Legge. 25/09/ / 36 Relatore19 2. MOBILITA' E SOSTA URBANA 2.1 Aree e percorsi pedonali Sono aree e percorsi riservati ad uso dei pedoni all'interno della viabilità veicolare eventualmente anche mediante incroci a più livelli con sottopassi o sovrappassi; possono essere su marciapiede, in porticati, in zone verdi e/o in attraversamenti stradali zebrati. Le barriere architettoniche dovute a sottopassi dovranno essere eliminate salvo non vi siano facili percorsi pedonali alternativi. I percorsi pedonali devono essere prolungati, con le medesime caratteristiche tecniche, fino all'accesso delle costruzioni, all'interno delle relative aree di pertinenza, di cui all'art. 5 della Legge Percorsi pedonali Larghezza minima m con tratti, nei luoghi di maggior traffico, aventi almeno una larghezza di m. 1,80. In presenza di passaggi obbligati o per restrizioni dei percorsi a causa di lavori in corso, la larghezza potrà essere, per brevi tratti, ridotta a m La pendenza trasversale non dovrà superare l'1%. La differenza di quota senza ricorso a rampe non dovrà superare i cm. 2,5 e dovrà essere arrotondata o smussata Rampe La pendenza di eventuali rampe di collegamento fra piani orizzontali diversi, varia in funzione della lunghezza delle rampe stesse, e precisamente: - per rampe fino a m la pendenza massima ammessa è del 12%; - per rampe fino a m la pendenza massima ammessa è dell'8%; - per rampe fino a m la pendenza massima ammessa è del 7%; - oltre i m la pendenza massima ammessa è del 5%. Qualora a lato della rampa si presenti un dislivello superiore a cm. 20, la rampa dovrà avere un cordolo di almeno 5 cm. di altezza Attraversamenti stradali Stesse caratteristiche dei percorsi pedonali su marciapiede. Per attraversamenti di strade con grande traffico o comunque con più di due corsie per senso di marcia, è opportuno predisporre isole salvagente di almeno m di larghezza che dovranno essere interrotte in corrispondenza alle strisce zebrate. Attraversamenti semaforizzati: è opportuno che siano dotati di segnalazioni acustiche Pavimentazioni La pavimentazione delle aree e dei percorsi pedonali deve essere in materiale antisdrucciolevole, compatto ed omogeneo (esclusa ad esempio, ghiaia e/o rizzada). Completamento eventuale con materiali, colorazioni o rilievi diversi atti a consentire la percezione di segnalazioni ed orientamenti per i non vedenti. Non sono ammesse fessure, in griglie od altri manufatti, con larghezza o diametro superiore a cm Parcheggi Nelle aree di sosta a parcheggio, pubblico e privato, deve essere riservato almeno un parcheggio in aderenza alle aree pedonali, al fine di agevolare il trasferimento dei passeggeri disabili dall'autovettura ai percorsi pedonali stessi. Nei parcheggi con custodia dei veicoli dovranno essere riservati ai non deambulanti almeno un posto ogni cinquanta posti macchina o frazione. Se il parcheggio si trova ad un piano diverso da quello del marciapiede, il collegamento con lo stesso dovrà avvenire con un sistema di ascensori o di rampe aventi le stesse caratteristiche previste dalle presenti norme per gli impianti analoghi. I parcheggi per i disabili devono garantire le seguenti prestazioni minime: - l'area propria di parcheggio relativa all'ingombro del veicolo, deve essere affiancata da uno spazio zebrato con una larghezza minima tale da consentire la rotazione di una carrozzina e, comunque, non inferiore a m. 1,50; - lo spazio di rotazione, complanare all'area di parcheggio, deve essere sempre raccordata ai percorsi pedonali; - le aree di parcheggio, di manovra e di raccordo devono avere le stesse caratteristiche dei percorsi pedonali; 25/09/ / 36 Relatore20 - la localizzazione del parcheggio deve essere evidenziata con segnalazioni su pavimentazione e su palo. 5. COSTRUZIONI EDILIZIE: Prescrizioni generali Al fine di agevolare l'accesso, gli spostamenti interni e l'utilizzo delle parti comuni devono essere rispettate le seguenti norme nelle costruzioni e strutture indicate dall'art. 5 della Legge, alle lettere: a) gli edifici e i locali pubblici e di uso pubblico ivi compresi gli esercizi di ospitalità; b) gli edifici di uso residenziale abitativo; c) gli edifici e i locali destinati ad attività produttive di carattere industriale, agricolo, artigianale, nonché ad attività commerciali e del settore terziario; f) le strutture e gli impianti fissi connessi all'esercizio dei trasporti pubblici di persone di competenza regionale; g) le strutture e gli impianti di servizio di uso pubblico, esterni o interni alle costruzioni. 5.1 Accessi Per agevolare l'accesso alle costruzioni edilizie è necessario prevedere spazi, varchi e/o porte esterne allo stesso livello dei percorsi pedonali o con essi raccordati mediante rampe e nel rispetto delle seguenti prestazioni minime: - gli accessi devono avere una luce netta minima di m. 1.50; - zone antistanti e retrostanti l'accesso devono essere in piano, estendersi per ciascuna zona per una profondità non inferiore a m ed essere protette dagli agenti atmosferici; - il piano dei collegamenti verticali deve essere allo stesso livello dell'accesso; - eventuali differenze di quota non devono superare i cm ed essere sempre arrotondati in caso contrario devono essere raccordati con rampe conformi a quanto previsto dal presente allegato. 5.2 Percorsi interni orizzontali: Piattaforme di distribuzione - Corridoi Passaggi Lo spostamento all'interno della costruzione dai percorsi orizzontali a quelli verticali deve essere mediato attraverso piattaforme di distribuzione, quali vani ingresso o ripiani di arrivo dei collegamenti verticali, dalle quali sia possibile accedere ai vari ambienti, esclusi i locali tecnici, solo con percorsi orizzontali. Piattaforme, corridoi e passaggi devono garantire le seguenti prestazioni minime: - il lato minore delle piattaforme di distribuzione e la larghezza minima dei corridoi e/o passaggi deve sempre consentire spazi di manovra e di rotazione di una carrozzina e comunque non essere mai inferiore a m. 1.50; - la rampa scala in discesa deve essere disposta in modo da evitare la possibilità di essere imboccata incidentalmente uscendo dagli ascensori; - ogni piattaforma di distribuzione dell'edilizia pubblica deve essere dotata di tabella dei percorsi degli ambienti da essa raggiungibili. 5.3 Percorsi interni verticali: Scale - Rampe - Ascensori - Impianti Speciali Scale Le scale devono presentare un andamento regolare ed omogeneo per tutto il loro sviluppo e se questo non è possibile si deve mediare con ripiani o rampe di adeguato sviluppo. La pendenza deve essere costante e le rampe devono contenere possibilmente lo stesso numero di gradini. La larghezza delle scale deve permettere il passaggio contemporaneo di due persone ed il passaggio orizzontale di una barella con una inclinazione massima del 15% lungo il suo asse longitudinale. I gradini delle scale devono avere una pedata antisdrucciolevole minima di cm. 30 ed una alzata massima di cm. 16, a pianta preferibilmente rettangolare e con un profilo continuo a spigoli arrotondati. Le scale devono essere dotate di corrimano posto ad una altezza di m Il corrimano appoggiato al parapetto deve essere senza soluzione di continuità passando da una rampa alla successiva; per le rampe di larghezza superiore a m ci deve essere un corrimano sui due lati; il corrimano appoggiato alle pareti deve essere prolungato di m oltre il primo e l'ultimo gradino. In caso di utenza predominante di bambini si deve prevedere un secondo corrimano ad altezza proporzionata all'età degli utenti. Eventuali difese verso il vuoto devono essere attuate mediante parapetti con una altezza minima pari a m Rampe L'integrazione dei collegamenti verticali interni può essere attuata con eventuali rampe e/o ripiani. Rampe e ripiani interni devono rispettare le caratteristiche richieste per le rampe facenti parte di percorsi pedonali esterni. Ogni m. 10 di lunghezza od in presenza di interruzioni mediante porte, la rampa deve presentare un ripiano di lunghezza minima pari a m al netto dell'ingombro di apertura di eventuali porte. 25/09/ / 36 Relatore Vedere altro
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 articolo 2
 articolo 3
 Art. 2
 Art. 3
 articolo 6
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 Art.2
 Art.3
 Art.6
 Art.7
 art.2
 articolo 2
 Art. 18
 art. 3
 Art. 1
 Art. 2
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 art.31
 Art. 3
 art. 31
 Art. 4
 Art. 6
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