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Il riconoscimento della legittimazione dei (futuri) legittimari ad agire in simulazione ante mortem del disponente – Studio Legale Natale
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Published On - Marzo 17, 2018
Recentemente, sia nella giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, sia nella giurisprudenza di merito, grazie anche al contributo della più attenta dottrina, si è consolidato un orientamento giurisprudenziale che ha allargata le maglie della tutela dei legittimari (o per meglio dire dei futuri legittimari), probabilmente, malgrado l’intenzione del Legislatore, come già accaduto negli ultimi anni innumerevoli altre volte, in un sistema giuridico come il nostro che si avvicina sempre più al modello lel common law e complice la pessima tecnica a cui ci ha abituato il Legislatore nello scrivere le leggi.
Si tratta del riconoscimento dell’interesse ad agire dei futuri legittimari nell’azione diretta all’accertamento e alla dichiarazione della dissimulata donazione, compreso quelle indirette, prima che avvenga la morte del donante.
La questione si è posta soprattutto con riferimento ai simulati contratti di compravendita.
Con la novella del 2005, introdotta dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito nella L. 14 maggio 2005, n. 80, sono stati riscritti gli artt. 561 e 563, co. 1, c.c., ed è stato introdotto nell’ordinamento ex novo il comma 4 del medesimo art. 563 c.c. secondo cui: “Salvo il disposto del n. 8 dell’art. 2652, il decorso del termine di cui al comma 1 e di quello di cui all’art. 561, comma 1, è sospeso nei confronti del coniuge e dei parenti in linea retta del donante che abbiano notificato e trascritto, nei confronti del donatario e dei suoi aventi causa, un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione. Il diritto dell’opponente è personale e rinunziabile. L’opposizione perde effetto se non è rinnovata prima che siano trascorsi venti anni dalla sua trascrizione“.
Si tratta dell’inedito istituto della notifica e trascrizione dell’atto stragiudiziale di opposizione alla donazione, per il cui tramite il Legistaltore ha provato a contemperare due fondamentali esigenze fra loro contrapposte: a) “mettere in sicurezza” dopo un certo lasso di tempo (venti anni decorrenti dalla trascrizione della donazione) la circolazione dei beni donati; b) evitare un irrimediabile pregiudizio ai diritti dei coniugi e ai parenti in linea retta (quali futuri legittimari) del donante al momento in cui si aprirà la succesione del donante stesso.
La disposizione di cui all’art. 563, comma 4, c.c. di nuovo conio non disciplina l’azione contro gli aventi causa dai donatari soggetti a riduzione, come erroneamente si potrebbe dedurre dalla lettura in combinato disposto del primo e quarto comma dell’art. 563 c.c., bensì il diritto potestativo del coniuge e dei parenti in linea retta del donante di ottenere la sospensione del termine ventennale (previsto appunto dell’art. 563, co. 1, c.c.), al fine di impedire la stabilizzazione dell’acquisto in capo al donatario, e ai terzi aventi causa da quest’ultimo ai quali il bene sia stato eventualmente trasferito nel corso del ventennio, attraverso la notificazione e la trascrizione nei loro confronti di un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione.
Attraverso l’esercizio di tale diritto essi evitano un sicuro pregiudizio tutte le volte in cui, pur esperita vittoriosamente l’azione di simulazione, per non aver potuto beneficiare dello strumento apprestato della disposizione in commento, sia ormai decorso il termine di vent’anni dalla trascrizione della dissimulata donazione.
Occore chiarire che “Benché non vantino alcun diritto attuale sui beni del disponente ancora in vita, i coniugi e i parenti in linea retta, hanno interesse all’accertamento giudiziale della simulazione e della donazione dissimulata dal formale negozio traslativo a titolo oneroso da lui stipulato (anche quando detto atto si sostanzi in una donazione indiretta) ai fini della notifica e della trascrizione dell’atto di opposizione di cui all’art. 563, co. 4, c.c., che attribuisce agli stessi un’immediata e specifica facoltà, strumentale ad assicurare piena e concreta tutela, in via anticipata e cautelare, ai diritti di cui diventeranno titolari al momento dell’apertura della successione” (Tribunale di Cagliari sentenza del 21 maggio 2014, n. 1466).
Per usare ancora le pregievoli e chiarissime parole della citata sentenza del Tribunale di Cagliari “il riconoscimento del diritto di procedere alla trascrizione dell’atto di opposizione, possibile solo in relazione ai negozi giuridici formalmente qualificabili quali donazioni, consente di includere i futuri legittimari nella categoria dei soggetti che, seppur terzi rispetto all’atto simulato, sono legittimati a far valere la simulazione in confronto delle parti qualora deducano, a fondamento della domanda, che l’atto simulato, dissimulando un atto di donazione, pregiudica in maniera attuale le loro ragioni (art. 1415, comma 2°, c.c.) poiché impedisce loro di avvalersi del summenzionato diritto”.
Del resto, tale interpretazione dell’art. 563, co. 4, c.c. era già stata avvallata dalla Cassazione civile nella sentenza del 9 maggio 2013, n. 11012, secondo la quale “Non si tratta, (…), di proporre un’azione di simulazione direttamente finalizzata all’esercizio dell’azione di riduzione, che presuppone, secondo l’insegnamento di questa Corte (Cass., 30 luglio 2004, n. 14562; Cass., 21 febbraio 2007, n. 4021), l’apertura della successione dell’alienante, bensì di notificare – e trascrivere – l’atto di opposizione previsto dal richiamato art. 563 c.c., comma 4°, che, diversamente dalla prima ipotesi, è preordinato alla sospensione del termine per l’eventuale proposizione dell’istanza di restituzione e non richiede, quindi, la previa lesione delle ragioni del legittimario (non a caso il legislatore, diversamente dalle norme contenute negli altri articoli che regolano la materia, non adopera qui il termine “legittimario”, riferendosi al coniuge e ai parenti in linea retta del donante”). Tanto premesso, non può omettersi di rilevare che, per poter proporre l’opposizione, il coniuge o i parenti in linea retta del simulato alienante debbono previamente aver esperito con successo l’azione di simulazione relativa, onde far accertare che le parti abbiano effettivamente inteso realizzare una donazione, nei cui confronti è unicamente previsto l’atto di opposizione: sotto tale profilo è innegabile, alla luce delle recenti modifiche degli artt. 561 e 563 c.c., nei termini sopra indicati, la proponibilità dell’azione di simulazione ancor prima dell’apertura della successione dell’alienante”.
Dunque, la dissimulata donazione celata da un contratto solo apparentemente oneroso, come la compravendita, non può che ledere in maniera attuale i diritti dei soggetti indicati nel comma quarto 563 c.c. anche prima che avvenga la morte del donante.
Ed invero, ove non fosse accertata la simulazione, essi non potrebbero, come già precisato, esercitare il diritto specificamente riconosciutogli a prescindere dalla morte del donante (ed anzi riconosciuto proprio per assicurare una tutela “cautelare” per il periodo intercorrente tra l’atto di disposizione e l’apertura della successione), ad ottenere la trascrizione dell’atto stragiudiziale di opposizione alla donazione, al fine di beneficiare della sospensione del termine di venti anni previsto dalla legge per la stabilizzazione dell’acquisto in capo al donatario e ai terzi ai quali il bene sia stato nel frattempo alienato.
Si aggiunga, altresì, che alla luce del mutato quadro normativo, ritenere che i soggetti indicati nel quarto comma dell’art. 563 c.c. non abbiano interesse ad agire nell’azione diretta ad accertare la dissimulazione di una donazione darebbe luogo ad una ingiustificata diversità di trattamento in relazione a situazione sostanzialmente identiche, diversificate unicamente in ragione della qualificazione formale del negozio giuridico concretamente utilizzato per il perseguimento del medesimo assetto di interessi.
E che non ci siano dubbi sulla correttezza dell’interpretazione dell’art. 563, co. 4, c.c. quale disposizione fondante l’interesse ad agire delle parti attrice nella predetta azione, si evince in modo inequivocabile nel decreto della Corte di Appello di Roma n. 50262 del 2017 nel quale si è ritenuto che “al fine di garantire la piena facoltà di esercitare il diritto di cui all’art. 563, comma 4, c.c. è ammessa la possibilità di impugnare in simulazione gli atti sin dal giorno della loro stipula. Pertanto l’interesse ad agire del legittimario deve considerarsi attuale fin dalla data del perfezionamento di atti potenzialmente lesivi in quanto dissimulanti una donazione. Necessaria conseguenza è che il legittimario ha interesse a poter trascrivere e notificare l’atto di opposizione alla donazione anche prima dell’apertura della successione e della definizione del giudizio di simulazione. […] Invero in presenza di donazione dissimulate, è da considerare coerente con la ratio della novella introdotta con la legge del 2005, ai fini di una maggior tutela dei legittimari, non solo il riconoscimento della legittimazione degli stessi ad agire in simulazione ante mortem del disponente, ma anche, a seguito di trascrizione della domanda di simulazione, prevederere la possibilità che gli stessi possano trascrivere l’atto di opposizione stragiudiziale ai sensi dell’art. 563, comma 4, c.c. in quanto sarebbe illogico attribuire ai futuri legittimari la facoltà di opposizione ad atti di liberalità prima dell’apertura della successione, salvo poi negare agli stessi la legittimazione ad esperire le azioni che si rivelino propedeutiche e strumentali all’esercizio del diritto stesso lasciando aperto il rischio di poter decadere da tale diritto per decorrenza del termine derivante da causa non imputabile al legittimario […]”.
1. La sentenza della Cassazione civile del 9 maggio 2013, n. 11012 aveva ad oggetto un’azione intentata da un figlio nato fuori dal matrimonio contro il proprio padre dopo il passaggio in giudicato della sentenza di riconoscimento ed avente ad oggetto la richiesta di adempimento dell’obbligo di mantenimento (in regresso di quanto versato dalla madre, nel frattempo deceduta, ed in proprio), nonché dell’impugnazione per simulazione degli atti con i quali il padre aveva trasferito parte dei suoi beni alla moglie e al figlio nato durante il matrimonio ed inoltre la revocazione di detti atti.
2. Il decreto della Corte di Appello di Roma n. 50262 del 2017 è stato pronunciato in seguito ad un reclamo contro la pronuncia del Tribunale di Roma che, avverso un ricorso ex artt 745 c.p.c e 113 ter, co.4, Disp. Att. c.c., ha rigettato la richiesta del ricorrente di ordinare al Conservatore dei RR.II. di Roma di rendere definitiva la trascrizione dell’atto stragiudiziale di opposizione ex art. 563, co. 4, c.c.
Un brevissimo cenno merita anche il regime della prescrizione operante nell’esercizio dell’azione di simulazione, che non potrà che essere quella relativa, essendo finalizzata all’accertamento del negozio giuridico realmente voluto dalle parti rappresentato dall’atto di liberalità.
Partendo dal rilievo che il diritto che presuppone l’esitenza del negozio dissimulato non sarà, ma come già chiarito, un’azione di simulazione finalizzata all’esperimento dell’azione di riduzione, ma di un’azione di simulazione finalizzata alla trascrizione dell’atto di opposizione che non è ovviamente trascrivibile se non appunto con riguardo a una donazione, essa non soggiacerà alla prescrizione ordinaria.
E’ costante e consolidato sul punto l’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo il quale “In tema di prescrizione, mentre non assume rilievo la natura – assoluta o relativa – dell’azione di simulazione, che, essendo comunque diretta ad accertare la nullità del negozio apparente, è, ai sensi dell’art. 1422 cod. civ., imprescrittibile, il decorso del tempo può eventualmente colpire i diritti che presuppongono l’esistenza del negozio dissimulato, facendo così venire meno l’interesse all’accertamento della simulazione del negozio apparente” (Cassazione civile sez. VI 27 agosto 2013 n. 19678 ; ex multis Cass. Civ. – Sez. II – 26/11/2003 n. 18025; Cassazione civile sez. II 26 novembre 2003 n. 18025 ; Cassazione civile sez. II 16 gennaio 1997 n. 382 ; Cassazione civile sez. II 23 ottobre 1991 n. 11215).
Se la nuova legge sancisce che un termine di venti anni viene sospeso nel suo decorso qualora il soggetto indicato dalla legge stessa compia una data attività, appare abbastanza implausibile ritenere che detto soggetto non disponga di tutto tale ventennio per compiere quella data attività. Come sarebbe mai possibile avere un diritto pianamente esercitabile in venti anni quando per esercitare lo stesso si disponesse di un periodo massimo pari a quello decennale della prescrizione ordinaria?
A parere dello scrivente, non è illogico ritenere che in relazione all’istituto dell’opposizione stragiudiziale alla donazione ex art. 563, co. 4, c.c. sia più corretto parlare di decadenza, di durata ventennale, piuttosto che di prescrizione.
Altro cenno merita il tema dell’onere della prova.
Come risaputo, ove a proporre l’azione di simulazione sia soggetto diverso dalle parti contrattuali esso assumerà la qualità di “terzo” rispetto al simulato negozio giuridico.
Esso, essendo estraneo al contratto, non potrà ritenersi assoggettato ai vincoli probatori in tema di simulazione cui, invece, sono assoggettate le parti contrattuali. Sicché, oltre che delle prove documentali, egli potrà avvalersi anche della prova testimoniale e delle presunzioni.
A ciò, accorre aggiungere che “In tema di simulazione, l’individuazione della causa simulandi, cioè del motivo concreto per il quale le parti abbiano posto in essere un contratto in realtà non voluto, dando vita ad una mera apparenza, resta rilevante solo per fornire indizi rivelatori dell’accordo simulatorio, ma non è indispensabile ai fini della pronuncia di accertamento della simulazione medesima” (Cassazione civile, sez. III, 11/04/2006, n. 8428).
Ciò premesso, occorre sottolineare che la Cassazione civile, seguita dalle sentenze di numerosi Tribunali, ha da tempo pronunciato il principio di diritto secondo il quale ove vi siano risultanze processuali, come prove documentali, testimoniali e presunzioni, il cui onere incombe sempre sull’attore, dalle quali emerga che il contratto di compravendita intervenuto dissimula una donazione, dalla mancata prova dell’avvenuto pagamento del prezzo dell’immobile compravenduto, il Giudice potrà trarre elementi di valutazione a suo carico.
E’ evidente che non ricorre affatto un’inversione dell’onere della prova, in violazione del fondamentale principio per cui “Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento” (art. 2697 c.c.), poiché incombe sempre sull’attore allegare e provare elementi di fatto sui quali fondare le presunzioni o prove dirette dai quali emerga che il contratto dissimuli una donazione.
Tale principio di diritto è stato espresso magistralmente dalla Cassazione civile nella sentenza n. 12955 del 2014: “Nell’azione diretta a far valere la simulazione di una compravendita che sia proposta dal creditore di una delle parti del contratto stesso, alla dichiarazione relativa al versamento del prezzo, pur contenuta in un rogito notarile di compravendita immobiliare, non può attribuirsi valore vincolante nei confronti del creditore, atteso che questi è terzo rispetto ai soggetti che hanno posto in essere il contratto, e che possono trarsi elementi di valutazione circa il carattere fittizio del contratto dalla circostanza che il compratore, su cui grava l’onere di provare il pagamento del prezzo, non abbia fornito la relativa dimostrazione”.
In termini non diversi si è espressa la Cassazione civile con la sentenza n. 3175 del 2011: “In tema di azione diretta a far valere la simulazione di una compravendita che sia proposta dal creditore di una delle parti del contratto stesso, alla dichiarazione relativa al versamento del prezzo, pur contenuta in un rogito notarile di una compravendita immobiliare, non può attribuirsi valore vincolante nei confronti del creditore, atteso che questi è terzo rispetto ai soggetti che hanno posto in essere il contratto, e che possono trarsi elementi di valutazione circa il carattere fittizio del contratto dalla circostanza che il compratore, su cui grava l’onere di provare il pagamento del prezzo, non abbia fornito la relativa dimostrazione”.
E ancora il Tribunale di Napoli nella sentenza del 21 maggio 2013, n. 6594: “In tema di azione diretta a far valere la nullità del contratto di compravendita per simulazione, proposta dal creditore di una delle parti del contratto simulato, alla dichiarazione relativa al versamento del prezzo, pur contenuta in un rogito notarile di una compravendita immobiliare, non può attribuirsi valore vincolante nei confronti del creditore, che è terzo rispetto ai soggetti che hanno posto in essere il contratto per cui la prova dell’avvenuto pagamento del prezzo è a carico del compratore” (ex multis Cass. 24 gennaio 2013, n. 1737; Cass. 18-8-2007 n. 17628; Cassazione civile sez. II 25 gennaio 2006 n. 1413; Cass. 30-5-2005 n. 11372; Cass. 11-10-1999 n. 11361).
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