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Timestamp: 2019-06-24 13:22:00+00:00

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Art 2103 cc | Codice Civile | Prestazione del lavoro. | Lexscripta
Art. 2103 c.c. Prestazione del lavoro.
Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all'inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte. In caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria legale. Il mutamento di mansioni è accompagnato, ove necessario, dall'assolvimento dell'obbligo formativo, il cui mancato adempimento non determina comunque la nullità dell'atto di assegnazione delle nuove mansioni. Ulteriori ipotesi di assegnazione di mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore, purché rientranti nella medesima categoria legale, possono essere previste dai contratti collettivi. Nelle ipotesi di cui al secondo e al quarto comma, il mutamento di mansioni è comunicato per iscritto, a pena di nullità, e il lavoratore ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del trattamento retributivo in godimento, fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa. Nelle sedi di cui all'articolo 2113, quarto comma, o avanti alle commissioni di certificazione, possono essere stipulati accordi individuali di modifica delle mansioni, della categoria legale e del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, nell'interesse del lavoratore alla conservazione dell'occupazione, all'acquisizione di una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita. Il lavoratore può farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta e l'assegnazione diviene definitiva, salvo diversa volontà del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi. Il lavoratore non può essere trasferito da un'unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Salvo che ricorrano le condizioni di cui al secondo e al quarto comma e fermo quanto disposto al sesto comma, ogni patto contrario è nullo.
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Art. 2104 chevron_right
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 set 2013, n. 21678
In tema di risarcimento del danno per perdita di "chance" di promozione (nella specie prospettato come conseguenza dell'inadempimento da parte del datore di lavoro pubblico dell'obbligo, contrattualmente previsto, di organizzare procedure selettive per progressioni verticali), incombe sul singolo dipendente l'onere di provare, pur se solo in modo presuntivo, il nesso di causalità tra l'inadempimento datoriale e il danno, ossia la concreta sussistenza della probabilità di ottenere la qualifica superiore.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 feb 2011, n. 3814
In tema di reggenza, da parte del personale appartenente alla qualifica C3, del pubblico ufficio sprovvisto, temporaneamente, del dirigente titolare, l'art. 20 del d.P.R. n. 266 del 1987 (contenente le norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo del 26 marzo 1987 concernente il comparto del personale dipendente dei Ministeri), deve essere interpretato, ai fini del rispetto del canone di ragionevolezza e dei principi generali di tutela del lavoro (artt. 35 e 36 Cost.;art. 2103 cod. civ.e art. 52 d.lgs. n. 165 del 2001), nel senso che l'ipotesi della reggenza costituisce una specificazione dei compiti di sostituzione del titolare assente o impedito, contrassegnata dalla straordinarietà e temporaneità ("in attesa della destinazione del dirigente titolare"), con la conseguenza che a tale posizione può farsi luogo in virtù della suddetta specifica norma regolamentare, senza che si producano gli effetti collegati allo svolgimento di mansioni superiori, solo allorquando sia stato aperto il procedimento di copertura del posto vacante e nei limiti di tempo ordinariamente previsti per tale copertura, cosicché, al di fuori di tale ipotesi, la reggenza dell'ufficio concreta svolgimento di mansioni dirigenziali. Né, a tal fine, assume rilievo la disposizione di cui all'art. 24 del c.c.n.l. del 16 febbraio 1999 comparto ministeri - personale non dirigente, che - nel disciplinare il trattamento retributivo conseguente all'attribuzione di mansioni immediatamente superiori alla qualifica di appartenenza - riguarda la diversa ipotesi di sostituzione di dirigenti assenti temporaneamente. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'anzidetto principio, ha rigettato il ricorso ritenendo irrilevante, ai fini del riconoscimento del compenso per lo svolgimento di mansioni superiori, che il reggente della Procura generale presso la Corte d'appello non ricoprisse, quale direttore di cancelleria, la posizione apicale all'interno dell'area "C").
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 feb 2010, n. 4063
Nell'ipotesi di demansionamento, il danno non patrimoniale è risarcibile ogni qual volta la condotta illecita del datore di lavoro abbia violato, in modo grave, i diritti del lavoratore che siano oggetto di tutela costituzionale, in rapporto alla persistenza del comportamento lesivo (pure in mancanza di intenti discriminatori o persecutori idonei a qualificarlo come "mobbing"), alla durata e reiterazione delle situazioni di disagio professionale e personale del dipendente. nonché all'inerzia del datore di lavoro rispetto alle istanze del lavoratore. (Nella specie, relativa a dipendente del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale dapprima investito della reggenza "ad interim" di una sezione circoscrizionale dell'ufficio del lavoro e poi trasferito alla direzione provinciale con mansioni deteriori quali l'informazione al pubblico e la protocollazione della corrispondenza, la S.C., in applicazione del principio, ha cassato la decisione di merito, che aveva liquidato il danno professionale in una misura "poco più che simbolica").
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 lug 2009, n. 17350
In tema di qualifiche del personale dipendente da ente locale, l'art. 3 del c.c.n.l. per il comparto Regioni Autonomie locali del 31 marzo 1999 e 1 aprile 1999 - nel prevedere la classificazione del personale in quattro categorie, descritte nell'allegato A al contratto medesimo, nonché che gli enti, in relazione alla propria organizzazione, identificano i profili professionali non espressamente previsti dal citato allegato "utilizzando in via analogica i contenuti delle mansioni dei profili" ivi indicati - non ha inteso attribuire allo svolgimento di date mansioni il diritto al corrispondente inquadramento secondo i criteri dettati dall'art. 2103 cod. civ., che non trova applicazione ai rapporti di lavoro pubblico, ancorché contrattualizzato, ma solo indicare un criterio guida in funzione integrativa del contratto nazionale, per la delineazione di ulteriori profili professionali relativi alle varie categorie. (Nella specie, il lavoratore aveva chiesto l'inquadramento nella categoria C del richiamato contratto, con il profilo professionale di custode coordinatore dei cimiteri, in luogo della categoria B riconosciuta, proprio in considerazione delle mansioni superiori svolte, laddove l'Amministrazione aveva effettuato l'inquadramento attraverso la mera trasposizione dalla vecchia alla nuova classificazione del personale; la S.C., nel confermare la sentenza impugnata, che aveva ritenuto la legittimità dell'inquadramento, ha affermato l'anzidetto principio).
Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 14 gen 2009, n. 561
La domanda di un docente relativa al conferimento dell'incarico annuale di presidenza presso un'istituzione scolastica, (nella specie avanzata chiedendo l'applicazione delle quote di riserva previste per l'assunzione obbligatoria in favore degli invalidi), non è diretta alla costituzione di un nuovo rapporto di lavoro, né all'attribuzione di una qualifica superiore appartenente ad area diversa da quella di provenienza, ma ha ad oggetto solo l'assegnazione di un incarico temporaneo, esaurito il quale il docente è destinato ad essere restituito alle mansioni di origine, sicché la relativa controversia rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, non assumendo rilievo, peraltro, l'intervenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale (sent. n. 190 del 2006) della norma concernente le quote di riserva per i suddetti incarichi, la quale attiene al merito e non alla giurisdizione.
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References: Art. 2103
 Art. 2102

Art. 2104
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 art. 52
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