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Timestamp: 2018-03-17 16:02:29+00:00

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Accertamento fiscale, notifica sanata dall'impugnazione
Lo sai che? Accertamento fiscale, notifica sanata dall’impugnazione
Lo sai che? Pubblicato il 26 agosto 2015
> Lo sai che? Pubblicato il 26 agosto 2015
Impugnare un atto tributario per vizi della notifica, il più delle volte, si rivela un autogol per il contribuente.
Annullamento accertamento fiscale: sull’invalidità degli atti per vizi di notifica sono state emesse, negli anni, numerose sentenze, spesso discordanti tra loro.
Si è ormai affermato l’orientamento secondo il quale, qualora il contribuente impugni l’accertamento per invalidità della notifica, il vizio viene comunque sanato per “raggiungimento dello scopo“: in pratica, l’impugnazione dell’atto diventa un boomerang contro il cittadino. Questo principio è stato recentemente confermato da una nuova sentenza della Cassazione [1].
Il caso concreto riguardava un contribuente che aveva impugnato un atto di accertamento per un vizio della notifica: nella stessa, infatti, l’indicazione “messo speciale dell’Ufficio di TA” non sarebbe stata sufficiente, secondo il ricorrente, ad individuare una relazione tra il messo notificatore e l’ufficio delle imposte dirette di Taranto, mittente dell’accertamento.
La suprema Corte, a riguardo, ha confermato quanto già stabilito dai precedenti gradi di giudizio, ritenendo infondato il motivo di gravame: secondo la Cassazione, difatti, la notificazione dell’atto d’imposizione fiscale (quale è, appunto, l’accertamento) è una semplice condizione di efficacia e non un elemento costitutivo dell’atto stesso. Pertanto, la nullità della notifica è sanata, in conformità a quanto previsto dal Codice di Procedura Civile [2], grazie al raggiungimento dello scopo.
Lo scopo viene senz’altro perseguito nel caso in cui, nonostante la notifica non sia valida, l’atto sia comunque portato a conoscenza del destinatario: la conoscenza può essere desunta, ad esempio, dalla tempestiva impugnazione dell’atto , come afferma un’altra recente sentenza della stessa Corte [3].
Tornando al caso di specie, la Cassazione, oltre ad aver rilevato che la notificazione non fosse inficiata da vizi, poiché era evidente il collegamento tra messo notificatore ed ufficio finanziario, ha comunque ribadito che la nullità e l’inesistenza della notifica sono irrilevanti, qualora l’atto abbia comunque raggiunto lo scopo, citando, all’uopo, altre due importanti sentenze dalle quali evincere il principio [4].
Questo, poiché la notifica, secondo la giurisprudenza prevalente, fa parte delle condizioni di efficacia di un atto, tributario o meno, e non ne rappresenta un elemento costitutivo: proprio per questo motivo, laddove il fine della conoscenza, da parte del destinatario, sia stato perseguito, l’accertamento sarà comunque valido, persino nel caso in cui la notifica risulti giuridicamente inesistente. Tale assunto emerge, in maniera palese ed uniforme, dalle ultime disposizioni della suprema Corte.
Il principio della sanatoria della nullità della notifica per raggiungimento dello scopo, previsto, negli anni passati, soprattutto in merito alle fasi processuali, è dunque giunto alla definitiva affermazione anche in relazione agli atti effettuati al di fuori di un giudizio, quali sono, appunto, gli atti tributari.
Considerando anche quest’ultima sentenza in materia, il principio enunciato può senz’altro dirsi consolidato, e dovrà essere utilizzato quale orientamento per le Commissioni Tributarie, poiché proviene dalla Cassazione, Corte preposta ad assicurare l’uniforme interpretazione della legge.
La Cassazione conferma che la notifica viziata di un atto non ne determina l’invalidità, ma riguarda soltanto la sua efficacia.
[1] Cass. Sent. n. 16610 del 07/08/2015.
[2] Art.156, Co.2., C.p.C.
[3] Cass. Sent. n. 5057/2015.
[4] Cass. Sent n. 654/2014; Cass. Sent. n. 13852/2010.

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