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Timestamp: 2018-07-18 14:42:06+00:00

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Pagina 13, Cronaca
MILANO Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva del decreto ministeriale che stabilisce i criteri per il riparto dei fondi della scuola paritaria. Una sentenza, quella emessa ieri mattina, che rappresenta un passaggio importante per il mondo della scuola paritaria, che nei giorni scorsi era tornato ad alzare la propria voce denunciando ritardi nell' erogazione dei fondi e una situazione finanziaria per le casse degli istituti in alcuni casi vicini alla bancarotta. Respinta la sospensiva, ora il ministero dell'Istruzione può procedere senza intoppi all' erogazione dei fondi 2015/2016.
La sentenza. Il Consiglio di Stato si è espresso sulla richiesta di sospensione del decreto ministeriale 367 del 2016- quello con i criteri di attribuzione dei fondi dello scorso anno scolastico - presentata dall'Aninsei, l'associazione delle scuole paritarie e non statali in area Confindustria. Di fatto il ricorso nasceva da una precedente sentenza dello stesso Consiglio di Stato che, esaminando il decreto ministeriale 46 del 2013 - sempre sui criteri di distribuzione - aveva invece dato ragione all'Aninsei configurando quei fondi come «aiuti di Stato» alle paritarie, senza tenere conto che l'intera vicenda era già stata risolta nel 2012 dalla stessa Unione Europea. Nella sentenza di ieri, la Corte, ha però sottolineato che il ricorso dell'Aninsei basato sulla sentenza del gennaio scorso, poteva riguardare soltanto il decreto del 2013 e non quello del 2016. Da qui la decisione di non considerare ammissibile il ricorso nella parte in cui si parla di sospensione.
Anche la Fism in giudizio. Rispetto al passaggio giudiziario precedente, in questa occasione la Fism, federazione che riunisce le scuole materne di ispirazione cristiana con oltre 7mila scuole e 600mila iscritti, ha deciso di entrare nella causa, accanto al ministero dell'Istruzione, opponendosi alla richiesta. Nella propria memoria presentata alla Corte, è stata la Fism a richiamare l' attenzione proprio sul tentativo di estendere gli effetti di una sentenza precedente su uno specifico decreto (il 46 del 2013) anche su uno successivo (il 367 del 2016), che pur occupandosi dello stesso argomento - i criteri di distribuzione dei circa 500 milioni di euro che lo Stato mette nel capitolo di bilancio per la scuola paritaria - aveva introdotto delle modifiche tenendo conto proprio della sentenza di gennaio 2016. «La Corte ha accolto pienamente la nostra posizione - spiega l'avvocato Stefano Giordano, che per la Fism si occupa degli aspetti giuridici - dicendo due cose: la prima è che non si può sospendere il decreto 367 perché il ricorso si basava su un altro decreto. E riconosce anche che 'in ogni caso il danno prospettato dall' associazione (l'Aninsei) ricorrente non appare grave, ove comparato con gli interessi coinvolti'. In parole povere, rispetto al precedente giudizio si è implicitamente riconosciuto che l'Aninsei non è l'unica associazione rappresentante del mondo della scuola paritaria».
L' erogazione dei fondi. «Alla luce della sentenza del Consiglio di Stato, il ministero potrebbe erogare subito i fondi bloccati» commenta l'avvocato Giordano. Auspicio condiviso anche dalla parlamentare del Pd Simonetta Rubinato, che parla di «vicenda che ha messo a serio rischio un servizio pubblico essenziale», come aveva denunciato il presidente nazionale dell'Agesc Roberto Gontero. Ora si può dunque erogare, come sottolinea lo stesso sottogretario all' Istruzione Gabriele Toccafondi, che ha la delega per la scuola paritaria: «Bene la sentenza e ora spediti con il pagamento dei contributi. Di certo - conclude - questa situazione, che non dipende dal Miur, fa capire che un milione di famiglie, 13mila scuola e 100mila dipendenti non possono continuare a vivere nell'incertezza». Resta ora il giudizio di merito il prossimo 22 novembre, ma dovrebbe esserci una conferma di questa senza, perchè, commenta l'avvocato della Fism, già ora «si parla che 'a un primo esame appare dubbio' che si possa anche nel merito applicare questo ricorso al decreto del 2016». La palla è ora nelle mani del ministero.

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