Source: http://www.eius.it/giurisprudenza/2004/098.asp
Timestamp: 2013-05-25 11:43:13+00:00

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EIUS - Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 2 luglio 2004, n. 12121
Sentenza 2 luglio 2004, n. 12121
1. Con sentenza depositata il 1� giugno 2000 il tribunale di Milano, pronunziando sul ricorso proposto da Susanna Gaudiosi, dichiar� la separazione personale della medesima dal marito Michele Salvo, con addebito a quest'ultimo, ma respinse totalmente la domanda di pagamento di un assegno di mantenimento, che invece il Presidente del tribunale le aveva provvisoriamente attribuito, in sede di comparizione personale dei coniugi, ponendolo a carico del Salvo nella misura mensile di Lire 600.000. Dichiar� inammissibile, perch� tardiva, la domanda di addebito formulata dal Salvo nei confronti della moglie e lo condann� al pagamento delle spese processuali.
2. La sentenza fu appellata da Susanna Gaudiosi, essenzialmente per chiederne la riforma sulla mancata attribuzione dell'assegno di mantenimento, nella misura minima mensile indicata di Lire 1.500.000, con decorrenza dalla data di comparizione davanti al Presidente del tribunale di Siena, poi dichiaratosi incompetente, o, in subordine, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale di Milano; con interessi e rivalutazione e con vittoria di spese del giudizio.
Il Salvo, costituendosi in giudizio, chiese il rigetto del gravame e propose appello incidentale avverso il capo di sentenza che ne riconosceva la responsabilit� esclusiva per il fallimento del matrimonio.
All'atto di precisare le conclusioni chiese anche, in subordine, la riduzione dell'assegno di mantenimento posto provvisoriamente a suo carico dal Presidente del tribunale, dovendo egli provvedere al mantenimento di un figlio, avuto da altra donna dopo la separazione dalla moglie.
Il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello concluse per la conferma della separazione, con addebito al marito, e per la riforma parziale della sentenza impugnata, mediante imposizione al Salvo dell'obbligo di corrispondere mensilmente al coniuge separato un assegno di mantenimento di Lire 800.000, rivalutabile annualmente in base all'indice Istat del costo della vita.
3. Con sentenza depositata il 29 giugno 2001, la Corte d'appello di Milano respinse l'appello principale e dichiar� inammissibile quello incidentale considerando, da una parte, che la donna, ancora giovane e laureata in lingue, poteva impegnarsi utilmente nel reperimento di idonea attivit� lavorativa; dall'altra, che la breve durata (otto anni) della convivenza matrimoniale e le ridotte capacit� economiche del marito, pure obbligato al mantenimento di un figlio nato fuori dal matrimonio, imponevano un equo contemperamento delle rispettive esigenze dei coniugi.
La Corte territoriale dispose altres� la cessazione dell'obbligo del Salvo di corrispondere alla moglie l'assegno mensile provvisorio di Lire 600.000, a far data dal luglio 2001, e compens� interamente fra le parti le spese del grado; con parziale riforma della sentenza del tribunale, riguardo ad una voce delle spese relative a quel giudizio.
4. Avverso tale sentenza, Susanna Gaudiosi propone ricorso per Cassazione, notificato il 17 settembre 2001 e depositato il 29 settembre 2001, articolato in undici motivi.
Michele Salvo resiste mediante controricorso, notificato il 16 ottobre 2001 e depositato il 25 ottobre 2001.
5. Col primo motivo la ricorrente censura la sentenza impugnata, ai sensi dell'art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, c.p.c., per violazione dell'art. 156 c.c., e per insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.
5.1. Lamenta che la Corte d'appello, nel negare l'assegno di mantenimento per la rilevata capacit� di essa ricorrente - giovane, laureata in lingue straniere, priva d'impegni familiari per essere senza figli - di procurarsi un lavoro confacente, a confronto con le disponibilit� economiche relativamente modeste del marito, avrebbe violato la norma citata nel punto in cui dispone, a vantaggio del coniuge non responsabile della separazione, il diritto di ricevere dall'altro quanto necessario al proprio mantenimento, alla sola condizione che egli sia privo di adeguati redditi propri; essendo stabilito che le altre circostanze, e la stessa entit� del reddito dell'obbligato, incidano soltanto sulla misura della somministrazione.
Sostiene pertanto che, essendo risultata essa Gaudiosi priva di qualsiasi reddito ed essendo stata accertata la responsabilit� esclusiva del marito in ordine alla separazione, doveva esserle riconosciuto il diritto all'assegno di mantenimento giacch� - a differenza di quanto previsto dall'art. 5 l. 898/1970 e successive modifiche, in materia di divorzio, non applicabile al caso della separazione - le circostanze considerate dai giudici di merito avrebbero influenza solo sulla misura dell'assegno; n� la teorica possibilit� d� trovare lavoro sarebbe equiparabile ad un reddito effettivo, tale da escludere l'obbligo di versare l'assegno, giustificato invece dalla persistenza, pur dopo la separazione, del vincolo di solidariet� tra i coniugi che impone a quello economicamente pi� dotato di sostenere il pi� debole.
5.2. La sentenza impugnata, condividendo in merito argomentazioni e conclusioni dei primi giudici, motiva a partire dal presupposto (p. 4), conforme alla legge (art. 156, commi 1 e 2, c.c.) ed alla giurisprudenza consolidata di questa Suprema Corte, per cui il diritto del coniuge separato all'assegno di mantenimento sorge, se la rottura della convivenza matrimoniale non � a lui addebitabile, quando egli non fruisca di redditi sufficienti a garantire un tenore di vita analogo a quello goduto prima della separazione; e purch� sussista fra i due una disparit� economica costituente, assieme alle altre circostanze del caso, criterio di riferimento idoneo al fine di stabilire la misura del sostegno (mantenimento).
Aggiunge in proposito la sentenza della Corte di Milano che il precedente tenore di vita non era stato indicato e provato dalla Gaudiosi, ma che sussistono ragioni per ritenere che fosse stato consono alle possibilit� consentite dallo stipendio del marito, ufficiale dei carabinieri, e che quindi non potesse considerarsi, durante la convivenza, particolarmente elevato; il tribunale, anzi, lo aveva definito "modesto".
5.3. La Corte milanese riconosce poi, implicitamente, che la Gaudiosi � priva di qualsiasi reddito, nell'atto in cui ne dichiara l'obbligo "di attivarsi in ogni modo verso il reperimento di autonome fonti di reddito, quantomeno temporanee e/o saltuarie" (p. 6).
5.4. Ma ritiene sussistenti, nondimeno, circostanze tali da escludere il diritto all'assegno, essenzialmente individuate, da una parte, nell'essersi la ricorrente volontariamente sottratta - nel quinquennio successivo alla crisi coniugale - all'impegno di cercare nuove fonti di reddito, nonostante la relativa facilit� di reperirle, stanti l'ancor giovane et�, le ottime condizioni di salute, la laurea in lingue, l'assenza d'impegni familiari (per non avere avuto figli e per essere tornata a vivere nella facoltosa famiglia d'origine), il buon inserimento sociale; dall'altra, nella relativa modestia dei guadagni del coniuge, pur incrementati per effetto della progressione in carriera, poich� la capacit� di reddito del Salvo "gi� non rilevante... deve oggi intendersi in larga parte assorbita dagli insorti preminenti obblighi nei confronti del figlio naturale riconosciuto" (p. 8).
5.5. La Corte territoriale menziona infine, fra le altre circostanze valutabili al fine dell'esclusione dell'assegno, l'ospitalit� fornita alla Gaudiosi dalla famiglia d'origine, la brevit� del periodo di convivenza coniugale e l'eventualit� che ella svolga o abbia svolto, in ipotesi, "attivit� lavorative neppure sempre emergenti sul piano del riscontro fiscale", la cui prova "ben difficilmente avrebbe potuto essere fornita dal di lei coniuge" (p. 6).
6. Il motivo di ricorso in esame � fondato, per quanto di ragione, nei termini di seguito esposti.
6.1. Nel caso di specie, invero, sussistono pacificamente i presupposti essenziali dell'obbligo di mantenimento, stabiliti dal primo comma dell'art. 156 c.c., ossia la non addebitabilit� della separazione alla ricorrente e la totale mancanza di propri redditi accertati, idonei a conservarle il pur modesto, precedente tenore di vita.
L'eliminazione di ogni contributo a carico del marito, nell'economia della sentenza impugnata, dipende quindi logicamente dalle circostanze elencate ai precedenti punti 5.4. e 5.5., fra le quali assume particolare rilievo l'inerzia della Gaudiosi nella ricerca di un'occupazione redditizia, confacente alla sua condizione ed alle sue capacit�. Infatti, gli altri elementi presi in considerazione dal giudice di merito - come il reddito non elevato del marito ed il sopraggiunto suo obbligo di mantenimento di un figlio - pur costituendo motivi ragionevoli di contenimento dell'assegno, non sarebbero da soli sufficienti ad escluderlo del tutto.
6.2. Devesi considerare, in primo luogo ed in contrasto con una censura della ricorrente, che la decisione di esclusione dell'assegno non � inficiata dall'omesso esame di tutte le argomentazioni svolte dalle parti, la cui confutazione esplicita non � necessaria allorch� il giudice abbia indicato le ragioni del suo convincimento, cos� implicitamente rigettando le prospettazioni con esse logicamente incompatibili (Cass. 13359/1999, 13342/1999, 5537/1997 e 10703/1994).
6.3. D'altra parte, la decisione di totale eliminazione dell'assegno di mantenimento - ferma restando l'insindacabilit�, se non per manifesti vizi logici, delle valutazioni di merito circa la mancata o infruttuosa ricerca di lavoro - � errata su un piano logico-giuridico pi� ampio, ed entro questi limiti deve essere cassata, poich� l'inattivit� lavorativa del richiedente l'assegno pu� costituire circostanza idonea ad annullare l'altrui obbligo - altrimenti sussistente - di versarlo, solo se conseguente al rifiuto accertato di effettive e concrete, non meramente ipotetiche, opportunit� di lavoro.
6.4. In effetti, l'attitudine al lavoro proficuo, come potenziale capacit� di guadagno, appartiene certamente al novero degli elementi valutabili dal giudice della separazione per definire la misura dell'assegno, dovendo egli considerare a tal fine non soltanto i redditi in denaro, ma anche ogni utilit� o capacit� propria dei coniugi, suscettibile di valutazione economica (Cass. 4543/1998, 7630/1997, 961/1992, 11523/1990 e 6774/1990). Ma il mancato sfruttamento della supposta attitudine al lavoro non equivale ad un reddito attuale n�, di per s� ed in modo univoco, lascia presumere la volontaria ripulsa di propizie occasioni di reddito.
L'inattivit� lavorativa, infatti, non necessariamente � indice di scarsa diligenza nella ricerca di un lavoro, finch� non sia provato, ai fini della decisione sull'assegno, il rifiuto di una concreta opportunit� di occupazione: solo in tal caso lo stato di disoccupazione potrebbe essere interpretato, secondo le circostanze, come rifiuto o non avvertita necessit� di un reddito; il che condurrebbe ad escludere il diritto di ricevere dal coniuge (cfr. Cass. 3975/2002, 4163/1989), a titolo di mantenimento, le somme che il richiedente avrebbe potuto ottenere quale retribuzione per l'attivit� lavorativa rifiutata o dismessa senza giusto motivo.
6.5. E' stato gi� ritenuto infatti da questa Suprema corte, con giudizio condiviso dal collegio, che "l'attitudine al lavoro del coniuge separato, il quale domanda l'assegno di mantenimento, rileva, ai fini del l'accertamento della sua capacit� di guadagno e, quindi, della spettanza e misura dell'assegno, solo se venga riscontrato in termini di effettiva possibilit� di svolgimento di un'attivit� lavorativa retribuita, tenuto conto di ogni concreto fattore, soggettivo ed oggettivo; non gi� in termini meramente ipotetici" (Cass. 961/1992, dalla motivazione; id. Cass. 7061/1986, 6237/1981, ivi cit.).
Quindi, la teorica possibilit� del coniuge privo di reddito di reperire un'occupazione non elide il dovere di solidariet� (persistente fra i coniugi anche dopo la separazione: cfr. Cass. 5253/2000, 13666/1999, 4094/1998, 2349/1994) ed il conseguente obbligo di condivisione dei beni e di sostegno verso il coniuge pi� debole, mediante la corresponsione di un assegno di mantenimento (ricorrendone gli altri presupposti di legge), nella misura indicata dalle circostanze.
Tanto pi� se la condizione di "casalinga" della moglie esisteva gi� prima della separazione, giacch� dopo di essa, a differenza di quanto accade dopo il divorzio, permangono tendenzialmente, e sono tutelati per quanto possibile, gli effetti del matrimonio ed il regime di vita precedente la rottura della convivenza coniugale (Cass. 3291/2001 e 7437/1994).
7. Gli ulteriori dieci motivi di ricorso sono assorbiti, perch� rappresentano distinti aspetti o specificazioni della stessa censura, vertente sulla spettanza dell'assegno di mantenimento, accolta entro i limiti dell'esposizione che precede.
7.1. In particolare, con tali motivi si deduce, nell'ordine, quanto segue:
7.1.1. il presunto obbligo di attivarsi per cercare un lavoro sussisterebbe soltanto nel caso in cui l'altro coniuge risulti privo di mezzi economici adeguati (violazione degli artt. 156 c.c., 3 Cost., 115 c.p.c.; omessa motivazione);
7.1.2. tale obbligo e la relativa sanzione (perdita del diritto al mantenimento), non sarebbero previsti dalla legge (violazione degli artt. 1173, 156 c.c.; motivazione illogica e contraddittoria);
7.1.3. il reddito non elevato del marito non determinerebbe l'eliminazione, ma solo la riduzione dell'assegno di mantenimento (violazione degli artt. 156 c.c. e 3 Cost., omissione o insufficienza e contraddittoriet� della motivazione);
7.1.4. la proposta transazione, in ordine alla modalit� di soddisfazione dell'obbligo di mantenimento mediante versamento una tantum di una certa somma, contraddirebbe sia la ritenuta incapacit� economica del marito sia l'affermazione di non spettanza dell'assegno (violazione degli artt. 156 c.c., 710 c.p.c.; contraddittoriet� della motivazione);
7.1.5. la reperibilit� di un'occupazione lavorativa da parte della Gaudiosi, dopo la sua assenza dal mondo del lavoro per l'opposizione del marito, non sarebbe adeguatamente motivata;
7.1.6. del pari immotivata sarebbe la mancata valutazione dell'ulteriore difficolt� di trovare lavoro, a causa dell'et�;
7.1.7. lo scarso impegno della ricorrente nella ricerca di un lavoro o l'attualit� di un'occupazione non dichiarata non sono ricavabili logicamente dalla rilevata difficolt� di provare tali elementi (violazione dell'art. 2697 c.c.; motivazione insufficiente ed illogica);
7.1.8. la domanda di riduzione dell'assegno, formulata dal Salvo allegando la sopravvenuta nascita del figlio, costituirebbe domanda nuova (violazione degli artt. 112, 115 e 345 c.p.c.; omissione e contraddittoriet� della motivazione);
7.1.9. la riconosciuta necessit� di "equo contemperamento" fra esigenze di mantenimento del neonato e della moglie sarebbe in contraddizione logica con la conclusione di totale sacrificio delle seconde;
7.1.10. la modifica o la revoca dell'ordinanza presidenziale attributiva di assegno provvisorio sarebbe illegittima, non essendo mutate le circostanze in considerazione delle quali tale assegno fu concesso (violazione dell'art. 708 c.p.c., illogicit� della motivazione).
8. In conseguenza dell'accoglimento, per quanto di ragione, del primo motivo di ricorso (assorbiti tutti gli altri) ed in relazione ad esso, la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano (non sussistendo validi motivi per il rinvio ad una diversa Corte d'appello, come chiesto dalla ricorrente), che si uniformer� al principio di diritto espresso ai punti 6.3. e 6.4. e decider� anche in ordine alle spese di questo giudizio di legittimit�.
La Corte di cassazione accoglie, per quanto di ragione, il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri. Cassa, in relazione al motivo accolto, e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Corte d'appello di Milano.
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