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Timestamp: 2017-03-30 04:14:34+00:00

Document:
Clemente Cipriano Pisani
1 Ministero della Salute COMMISSIONE PER LA PREVENZIONE E IL DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE (D.M. 6 set. 2006) RAPPORTO AL MINISTRO DELLA SALUTE Roma, 9 marzo 20072 Ministero della Salute COMMISSIONE PER LA PREVENZIONE E IL DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE (D.M. 6 set. 2006) RAPPORTO AL MINISTRO DELLA SALUTE Indice Introduzione Linee Guida destinate alle figure professionali sanitarie nonché ad altre figure professionali che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove sono effettuate le pratiche di mutilazione genitale femminile per realizzare una attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche Premessa 1. Le mutilazioni genitali femminili 2. Le mutilazioni genitali femminili in Italia 3. La legislazione 4. Linee Guida 5. Bibliografia Allegato 1 Ricognizione sui servizi offerti a livello regionale a donne e bambine sottoposte a pratiche di mutilazioni genitali femminili Allegato 2 Legge 9 gennaio 2006, n. 7 Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile Roma, 9 marzo3 COMPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE (*) PRESIDENTE Dott.ssa Vaifra PALANCA, esperta del Ministro della Salute, Ufficio di Gabinetto; COMPONENTI Dr.ssa Saliha BELLOUMI, mediatrice culturale, ROMA; Dott.ssa Maria Antonietta BIANCO, presidente Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche; Dr.ssa Daniela COLOMBO, presidente Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (AIDoS), ROMA; Dott.ssa Mbiye DIKU, esperta, ROMA;Dott. Dr.ssa Fiorenza D IPPOLITO, direttore Ufficio X, D. G. Prevenzione Sanitaria, Ministero della Salute; Dott. Sabri HASSAN, esperto, ROMA; Dr.ssa Michela MARTINI, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni - OIM- ROMA; Dr. Aldo MORRONE, direttore della S.C. di Medicina preventiva delle migrazioni, del turismo e di dermatologia tropicale, IRCCS Santa Maria e San Gallicano, ROMA; Dr.ssa Maria Grazia PRIVITERA, medico ausiliario, Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Ministero della Salute; Dott.ssa Suad SBAI, esperta, ROMA; Dott.ssa Giovanna SCASSELLATI, esperta, ROMA Dr. Edgar SERRANO, esperto, Piazzola sul Brenta (PD); Dott.ssa Vittoria TOLA, esperta, ROMA; Dott.ssa Farah VALIJOU, esperta, ROMA; Prof. Raffaele SANZO, Ministero della Pubblica Istruzione; Prof.ssa Angela BARDI, Ministero della Pubblica Istruzione; Dr Luigi CARNEVALE, Ministero dell Interno; Dr. Claudio GIORLANDINO, Ministero per i Diritti e Pari Opportunità; Dr. Roberto BASTA, Ministero dell Università e della Ricerca; Dott.ssa Maria Carmela MINNA, Conferenza delle Regioni e Province Autonome Regione Abruzzo; Dott. Gianfranco GORI, Conferenza delle Regioni e Province Autonome Regione Emilia Romagna; Dott.ssa Loredana LUZZI, Conferenza delle Regioni e Province Autonome - Regione Lombardia; Dott.ssa Sivana ALBANI, Conferenza delle Regioni e Province Autonome - Regione Puglia; Dr. ABDULCADIR Omar Hussen, Conferenza delle Regioni e Province Autonome - Regione Toscana; Dott.ssa Saida AHMED ALI, esperta, Associazione Alma Terra, TORINO. SEGRETERIA Dr.ssa Antonella PALAZZI, collaboratore amministrativo, della Direzione Generale della Prevenzione sanitaria, Ministero della Salute. Hanno inoltre partecipato ai lavori della Commissione la Dott.ssa Silvia DELLA MONICA e il Dott. Pietro VULPIANI del Dipartimento per i diritti e le pari opportunità, nonché la Dott.ssa Miriam DI CESARE della Direzione Generale del Sistema Informativo del Ministero della Salute. Si ringrazia per il supporto informatico il dott. Lorenzo SPIZZICHINO, coordinatore del settore statisticoinformatico, Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Ministero della Salute. (*) Ai sensi del D.M. 6 set e successive integrazioni del 18 ott e 23 nov4 INTRODUZIONE Il Ministro della Salute, Sen. Livia Turco, ha istituito con Decreto del 6 settembre 2006 e successive integrazioni, la Commissione per la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile, con il compito di: - Elaborare le Linee Guida destinate alle figure professionali sanitarie nonché ad altre figure professionali che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove sono effettuate le pratiche di mutilazione genitale femminile per realizzare una attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche; - Individuare un programma di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a pratiche di mutilazione genitale femminile. Al termine dei lavori, la Commissione ha predisposto il presente Rapporto, contenente anche la proposta di Linee Guida destinate alle figure professionali sanitarie nonché ad altre figure professionali che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove sono effettuate le pratiche di mutilazione genitale femminile per realizzare una attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche, comprensiva di informazioni e di una analisi del fenomeno delle mutilazioni genitali femminili nel mondo ed in Italia e delle problematiche ad esse connesse. Come previsto dall art. 4 della legge n. 7/2006 tali Linee Guida dovranno essere emanate dal Ministro della Salute, sentiti i Ministri dell Istruzione, dell Università e della Ricerca, dei Diritti e Pari Opportunità e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano. 35 LINEE GUIDA DESTINATE ALLE FIGURE PROFESSIONALI SANITARIE NONCHÉ AD ALTRE FIGURE PROFESSIONALI CHE OPERANO CON LE COMUNITÀ DI IMMIGRATI PROVENIENTI DA PAESI DOVE SONO EFFETTUATE LE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE PER REALIZZARE UNA ATTIVITÀ DI PREVENZIONE, ASSISTENZA E RIABILITAZIONE DELLE DONNE E DELLE BAMBINE GIÀ SOTTOPOSTE A TALI PRATICHE ( art. 4 Legge n. 7 del 2006) PREMESSA La legge 9 gennaio 2006, n. 7, recante Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile, all art. 4, prevede la definizione di Linee Guida destinate alle figure professionali sanitarie nonché ad altre figure professionali che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove sono effettuate le pratiche di mutilazione genitale femminile, per realizzare una attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche. Le Linee Guida sono formate da due parti interdipendenti: una di carattere socio-antropologico che introduce alla tematica delle mutilazioni genitali femminili, illustrando le profonde motivazioni psicologiche, economiche, sociali e culturali, le caratteristiche del fenomeno in Italia, gli strumenti giuridici disponibili per contrastarlo; l altra costituita dalle vere e proprie Linee Guida per gli operatori sanitari e gli operatori socio-culturali che operano con le comunità di immigrati, perché possano affrontare correttamente queste problematiche nell esercizio della loro professione, per assistere e riabilitare le donne che ne sono state vittime e per prevenirne il ricorso. Pertanto la parte introduttiva assume nell economia del documento un importanza pari alle indicazioni tecnico-sanitarie. Si vuole infatti intenzionalmente evitare di dare una visione del problema solo dal punto di vista medico, proprio perchè le Mutilazioni genitali femminili non sono una patologia ma il risultato di credenze radicate nella coscienza individuale e collettiva dalle quali non si può prescindere per una presa in carico della salute della persona. Con questo strumento si vuole dare anche una prima risposta, certamente non esaustiva, ad una esigenza di conoscenza di queste problematiche emersa nell ambiente sanitario a seguito dell arrivo in Italia di donne provenienti da paesi a tradizione escissoria, che ricorrono alle strutture sanitarie. Un problema poco, se non affatto, affrontato nella formazione universitaria in Italia, sul quale però gli operatori sanitari del Servizio Sanitario Nazionale e privati sono chiamati ad operare. L obiettivo è quello di offrire uno strumento di lavoro agli operatori sanitari, ma anche agli operatori socio-culturali, per accogliere e curare, con attenzione e professionalità, le donne che hanno subito mutilazioni genitali, senza manifestazioni di imbarazzo, di sorpresa o di curiosità, come è stato a volte denunciato, perché possa essere instaurato quel rapporto di fiducia medico-paziente, che è il primo passo da parte delle donne per una diversa presa di coscienza del proprio corpo e del proprio benessere, ma anche per avviare un dialogo finalizzato a prevenire che le figlie di queste stesse donne possano a loro volta essere sottoposte a mutilazioni. Presupposto di questo lavoro è un deciso rifiuto di ogni legittimazione di tradizioni culturali che contrastano con i principi che sono a fondamento della Costituzione italiana e un convinto sostegno alla formazione ai diritti umani, alla valorizzazione della dignità della persona, al sostegno all esercizio delle libertà fondamentali delle donne. 46 1. LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI 1.1 Che cosa sono le mutilazioni genitali femminili 1. Con l espressione mutilazioni genitali femminili si fa riferimento a tutte le forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche. Si conoscono vari tipi di mutilazioni genitali femminili con diversi livelli di gravità, di cui la più radicale è comunemente chiamata infibulazione. Una pratica diffusa prevalentemente dell Africa Subsahariana che l immigrazione ha fatto conoscere anche in Europa e in Italia Il termine mutilazione utilizzato con riferimento a queste pratiche, è stato introdotto alla fine degli anni settanta, in sostituzione del termine circoncisione femminile, per sottolinearne i danni irreversibili sulla salute delle donne. Tale termine è stato adottato nella terza Conferenza del Comitato interafricano sulle pratiche tradizionali che riguardano la salute delle donne e dei bambini, tenutasi ad Addis Abeba nel 1991, e nello stesso anno è stato raccomandato dall Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come termine da utilizzare in ambito Nazioni Unite L uso della parola mutilazione, descrittivo della pratica, rafforza la connotazione negativa legata alla violazione dei diritti delle donne e delle giovani, un termine per questo accettato dalla comunità internazionale e dalle associazioni di donne africane, un termine che però crea disagio in chi profondamente crede nella bontà di queste pratiche che ascrive tra gli atti di genitorialità patriarcale finalizzati alla crescita e all accettazione sociale delle proprie figlie ed ai meccanismi matrimoniali cui rimandano. Un certo numero di esperti provenienti da paesi africani considera il termine mutilazione connotato troppo negativamente e pertanto usa preferibilmente il termine cut taglio, perché più neutro e proprio per questo raccomandato dall United States Agency for International Development (USAID). 3 Nelle presenti Linee Guida sarà adottato il termine Mutilazioni Genitali Femminili, d ora in poi MGF, coerentemente con i livelli di consapevolezza raggiunti da molte donne dei Paesi in cui queste pratiche sono diffuse, avendo nello stesso tempo rispetto per chi ancora vive secondo la tradizione. 1.2 Dove sono diffuse le mutilazioni genitali femminili 4. L OMS stima che sono dai 100 ai 140 milioni le donne nel mondo sottoposte a MGF 4 e che le bambine sottoposte a tali pratiche sono, ogni anno, circa 3 milioni 5. Le MGF sono diffuse in 28 paesi africani e in Medio Oriente (Iran, Iraq, Yemen, Oman, Arabia Saudita, Israele). Tracce di MGF si rinvengono anche in alcuni paesi asiatici come l Indonesia, la Malesia o in alcune regioni dell India. 6 In alcuni paesi, come l Egitto, la Guinea, il Sudan, il Mali, la Somalia le donne tra i anni sottoposte a MGF superano il 90%, in Eritrea e in Etiopia sono tra l 80 e il 90%, in Burkina Faso e in Mauritania sono tra il 70 e l 80% (Mappa 1, Tabella 1). Negli altri paesi le percentuali a livello 1 World Health Organization (WHO), Female genital mutilation, Fact sheet n. 241, giugno Unicef, Changing harmful Social Convention: female genital mutilations/catting, Innocenti Digest Yoder, P, Nourreddine Abderrahim, and Arlinda Zhuzhuni,, Female Genital Cutting in the Demographic and helath Surveys: A critical and Comparative Analysis, Demographic and Health Surveys (DHS), Comparative Reports n. 7, WHO, 2000 op.cit. 5 Unicef, 2005, op. cit. 6 57 nazionale sono notevolmente più basse, ma, al loro interno, si riscontra una forte concentrazione in alcune regioni. Mappa 1. Diffusione delle MGF in Africa FONTE: afrol News Afrol Archives Based on UN agencies, Amnesty, US govt. 7 7 Le principali fonti sulla diffusione delle mutilazioni genitali sono Demographic and Health Surveys e Multiple Indicator Cluster Survey, realizzate attraverso questionari in gran parte dei paesi, ma non in tutti. Indicazioni che tengono conto di studi e fonti di informazioni locali sono contenute nel sito del governo americano, che è anche il governo che finanzia le varie rilevazioni. I dati riportati nelle tabella e nella mappa tengono conto dell insieme di queste rilevazioni. 68 Tabella 1. Diffusione delle MGF nei Paesi africani per tipologia Paese Benin Burkina Faso Camerun Centrafrica Ciad Costa d Avorio Congo Egitto Eritrea Etiopia Gambia Ghana Gibuti Guinea Guinea Bissau Kenya Liberia Mali Mauritania Niger Nigeria Senegal Sierra Leone Somalia Sudan Tanzania Togo Uganda Prevalenza (% sulla pop.) Tipo 17 escissione 77 escissione 14 clitoridectomia e escissione 36 clitoridectomia e escissione 45 escissione e infibulazione 45 escissione 5 escissione 97 clitoridectomia, escissione e infibulazione 89 clitoridectomia, escissione e infibulazione 80 clitoridectomia, escissione e infibulazione 75 escissione e infibulazione 12 escissione 95 escissione e infibulazione 99 clitoridectomia, escissione e infibulazione 50 clitoridectomia e escissione 32 clitoridectomia, escissione e some infibulazione 50 escissione 92 clitoridectomia, escissione e infibulazione 71 clitoridectomia e escissione 5 escissione 19 clitoridectomia, escissione, parte infibulazione 30 escissione 75 escissione 94 infibulazione 90 infibulazione e escissione 18 escissione, infibulazione 15 escissione 5 clitoridectomia e escissione Fonte: afrol News Afrol Archives, UN agencies, Amnesty, DHS 79 5. Un analisi disaggregata dei dati infatti mostra una diffusione molto disomogenea sia all interno del continente che all interno dei vari paesi a seconda delle etnie che vi abitano, del livello di urbanizzazione, del livello di istruzione delle donne stesse. Si tratta di un costume in forte cambiamento in molti dei paesi africani, grazie ai movimenti delle donne in difesa dei propri diritti, al contrasto dei governi locali, alle azioni di contrasto promosse dalle organizzazioni internazionali e dalle ONG Le minorenni sottoposte a mutilazione genitale femminile 6. Le modalità di esecuzione delle MGF variano a seconda dei paesi e delle etnie, dalle forme più radicali a quelle più blande. In tutti i paesi le MGF sono praticate su bambine per espressa volontà e convinzione della madre, dei genitori e dell intera comunità. E una caratteristica ricorrente che gli uomini, che hanno il vero potere decisionale, rimangano invisibili. Può variare l età delle bambine: in Egitto oltre il 90% sono mutilate tra i 4 e i 15 anni, in Etiopia, Mali e Mauritania il 60% prima dei 5 anni, nello Yemen il 76% nelle prime due settimane di vita. Variazioni analoghe si possono riscontrare anche all interno dello stesso paese: in Sudan ad esempio, il 75% delle bambine subiscono le mutilazioni tra i 9-10 anni in Sud-Darfur, mentre il 75% delle bambine in Kassala sono mutilate tra i 4-5 anni. Sebbene minoritarie, non mancano situazioni in cui le MGF, se non praticate da bambine, vengono praticate nell adolescenza, al momento del matrimonio, durante la gravidanza o al momento del parto 9. Studi recenti hanno evidenziato un graduale abbassamento dell età delle bambine sottoposte a MGF, spiegabile sia dalla maggiore facilità di occultare queste pratiche laddove sono proibite, ma anche dalla maggiore facilità di vincere eventuali resistenze da parte di bambine consapevoli Chi effettua le mutilazioni genitali femminili 7. Le MGF sono una pratica diffusa principalmente in alcuni Paesi dell Africa. Nei villaggi dei Paesi interessati vi sono donne, generalmente anziane e autorevoli, che con rudimentali strumenti, in condizioni igieniche precarie, con anestetici e disinfettanti naturali, intervengono sulle bambine, traendo da questa attività un reddito 11. Crescente è la tendenza alla medicalizzazione di questo rito, e quindi alla pratica di MGF all interno di strutture sanitarie ad opera di operatori sanitari. Si fa notare che, essendo una pratica che menoma la funzionalità di parti vitali di una persona, prevalentemente di minore età, senza alcuna finalità terapeutica, è proibita dalle leggi della maggior parte dei Paesi occidentali e africani, oltre che dalla comunità scientifica. 1.5 Origini storico-culturali delle mutilazioni genitali femminili 8. La pratica delle MGF risale indietro nel tempo. Secondo alcuni, si rinvengono tracce nell antico Egitto, come testimonierebbe l espressione circoncisione faraonica e successivamente nell antica Roma, periodo al quale potrebbe essere legata anche la coniazione del termine infibulazione, da fibula, applicata a giovani schiavi di ambo i sessi, a giovani gladiatori e alle giovani schiave, per impedire loro rapporti sessuali e gravidanze. 8 Demographic and Health Surveys (DHS) Unicef statistiche per paese aprile Unicef, op. cit. e Yoder, P. ed altri, op. cit. 10 H. Lightfoot-Klein, prisoners of ritual: some contemporary developments in the History of female Genital Mutilation, paper presentato al Secondo Simposio Internazionale sulla Circoncisione a San Francisco 30 aprile-3 maggio 1991; E. Bilotti, La pratica della Mutilazione genitale femminile, Mediterranean Review n Bilotti, E. op. cit.; Yoder, P. op. cit. 810 Ne parla Erodoto come di una pratica conosciuta tra i Fenici, gli Ittiti, gli Etiopi e gli Egiziani. Menzione viene fatta anche nella letteratura medica antica: un medico greco (Soramus) che praticava ad Alesseria e a Roma, descrive dettagliatamente gli strumenti utilizzati, mentre un altro medico (Aetius) descrive le diverse fasi dell operazione. Entrambi sostengono che lo scopo era quello di far diminuire il desiderio sessuale. 12 Altre ipotesi si potrebbero fare, tutte ugualmente probabili, ma una cosa è certa: non è stato l Islam ad introdurre in Africa le MGF, già presenti prima della sua diffusione. Si tratta di pratiche tribali, che in alcune comunità islamiche, ma certamente non in tutte, hanno trovato assenso e, a volte, condivisione di principi. Tuttavia non vi sono evidenze scientifiche di una correlazione tra religione e diffusione delle pratica delle MGF, in quanto nei paesi in cui la pratica è molto diffusa, lo è indistintamente tra la popolazione islamica e la popolazione cristiana (rispettivamente 99,4 e 93,8% in Guinea, 91,9 e 75,5% in Mali, 77,9 e 66.0% in Burkina Faso). Sembra invece che la diffusione di queste pratiche possa essere spiegata più facilmente dall appartenenza etnica Ma se poco rilevante è il legame tradizione escissoria-religione, molto più importante è il ruolo che tali pratiche tradizionali hanno nella definizione dell identità di genere e nella formazione dell appartenenza etnica, oltre che nella definizione dei rapporti tra i sessi e le generazioni. 10. Le MGF vengono collocate tra le tradizioni che segnano il passaggio dall infanzia all età adulta, un rito attraverso il quale si diventa donna. Un identità di genere costruita socialmente che darebbe senso ad un identità biologica, attraverso la manipolazione fisica del corpo, l asportazione della parte maschile dell apparato genitale femminile (clitoride). Una manipolazione che costringe le bambine future donne a movimenti contenuti e misurati per le ferite subite, ad una andatura flessuosa e lenta più rispondente al ruolo che alla donna è attribuito nella società. Una manipolazione che già dall infanzia pone fine ad ogni forma di promiscuità tra bambine e bambini, perché le bambine non sono più in grado di fare quei giochi che richiedono una libera espressione del proprio corpo. 11. La ritualità, più o meno marcata a seconda dei paesi, si trasmette da madre in figlia, da generazioni di donne ad altre generazioni all interno di un mondo femminile che soltanto ad operazione avvenuta si apre alla collettività, che però esercita in ogni momento una forte pressione sulle decisione di tutte le donne Le ragioni delle mutilazioni genitali femminili 12. Socio-culturali. In alcune comunità vi è la credenza che soltanto con la rimozione del clitoride una donna possa raggiungere la maturità e divenire a pieno titolo componente della comunità. Le MGF sono considerate anche una forma di controllo della sessualità della donna, che solo privata di una parte dei suoi organi genitali, potrà mantenersi vergine e casta. Significa anche purificare la donna dei genitali esterni perché, secondo alcune tradizioni, questi hanno effetti negativi sulla sua salute mentale, ma anche sulla vita del proprio marito e dei futuri figli. In questo contesto culturale le MGF aprono alle donne le porte del matrimonio, che in molte comunità comporta anche accesso alla terra e quindi alla sopravvivenza. La trasmissione di credenze e valori associati alle MGF avviene attraverso una forte pressione sociale dell intera comunità sulle giovani generazioni e sulle loro famiglie. Un ruolo 12 Bilotti, E. op. cit. 13 Yoder, P., ed altri, op. cit. 14 Pasquinelli, C., (a cura) Antropologia delle Mutilazioni genitali femminili, AIDOS;11 importante è giocato dalle donne anziane, generalmente comunità, che hanno nelle MGF una fonte sicura di reddito. persone autorevoli e rispettate dall intera 13. Igieniche ed estetiche. Le comunità che praticano le MGF associano ai genitali femminili esterni un idea di bruttezza e di nocività, pensano che se non opportunamente ridotti, possono continuare a crescere condizionando la vita della donna. La rimozione, più o meno radicale, delle parti esterne rende la donna più bella da un punto di vista estetico e più pulita da un punto di vista igienico, un concetto di bellezza cui è associato un significato più profondo di purezza spirituale. 14. Spirituali e religiose. Alcune comunità derivano questo imperativo dalla religione e credono, pertanto, che le MGF siano indispensabili per rendere le giovani donne pure spiritualmente. In alcune realtà musulmane si tende a credere che il Corano prescriva tali pratiche, ma ciò non è assolutamente vero. Non risultano tali prescrizioni da alcun testo sacro. 15. Psicologiche e sessuali. In alcune comunità si tende a sostenere la necessità di MGF per prevenire una incontrollata attività sessuale delle giovani donne, dovuta ad una crescita eccessiva del clitoride che aumenterebbe il desiderio sessuale. Le MGF sarebbero quindi necessarie per preservare la verginità delle giovani donne che possono così giungere al matrimonio vergini, per tutelare gli uomini e l intera comunità da una vita sessualmente dissoluta. Si crede inoltre che il restringimento della vagina possa provocare un maggior piacere per l uomo nel rapporto sessuale, e quindi prevenire l infedeltà e i divorzi. In alcune comunità si crede inoltre che le MGF possano favorire la fertilità. 1.7 Le ragioni del contrasto alle mutilazioni genitali femminili 16. Gli organismi internazionali (OMS, Unicef, Unfpa), gli Stati, siano essi occidentali che africani o medio orientali, sono tutti concordi nel ritenere che le MGF rappresentano una grave violazione dell integrità fisica, psichica e morale delle donne, una grave violazione di uno dei diritti umani fondamentali che è il diritto alla salute. 17. E dimostrato da diversi studi, come dalla pratica medica quotidiana, che le MGF comportano serie conseguenze sulla salute fisica e mentale delle bambine e delle donne, anche per le patologie legate alle complicanze che ne derivano che dipendono dalla gravità delle mutilazioni, dalle condizioni igieniche in cui sono eseguite ma anche nelle quali abitualmente vivono le donne, dall abilità delle persone che eseguono l intervento. 18. Le MGF causano complicanze a breve, medio e lungo termine legate soprattutto a patologie infiammatorie, ostetriche, psico-sessuali, esiti cicatriziali che condizionano la salute della donna e del neonato. 19. Le MGF, in alcuni casi chiamate anche circoncisione femminile, si differenziano dalla circoncisione maschile, praticata e consentita in molti paesi per ragioni religiose ed igieniche, perché sono pratiche tradizionali che hanno come effetto la mutilazione irreversibile del corpo delle donne e l alterazione violenta dell identità psicofisica, senza alcuna giustificazione nell interesse della salute. Per questo, a differenza della circoncisione maschile, che non è invalidante, sono proibite. 1012 2. LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI IN ITALIA 2.1 Movimenti migratori 20. I flussi migratori che hanno interessato l Italia negli ultimi trenta anni hanno introdotto anche comportamenti, costumi e tradizioni precedentemente sconosciuti. La consapevolezza della presenza di donne che hanno subito MGF sul territorio nazionale si è avuta nel corso dei primi anni novanta, quando con il rinsaldarsi dei processi di integrazione, le donne straniere hanno avuto accesso ai servizi sanitari sia per ricevere assistenza nel periodo di gravidanza e nel momento del parto sia per curare patologie specifiche derivanti dalle MGF. Oggi, in Italia, sono due gli aspetti assunti da questo fenomeno: 1. presenza di donne escisse e infibulate provenienti da Paesi dove vige la tradizione della pratica escissoria; 2. giovani donne e bambine che rischiano o subiscono la pratica delle MGF durante il periodo di permanenza in Italia, o comunque durante un periodo di vacanze nel paese di origine dei genitori. 21. Di fronte ai due aspetti sono state messe in atto strategie diverse: di fronte a problemi di salute delle donne derivanti dalle MGF le strutture sanitarie e gli operatori della sanità hanno risposto con il loro aggiornamento e adeguamento per offrire tutte le cure possibili e garantire la salute della donna; di fronte alla possibilità che tale tradizione possa essere continuata anche in Italia nei confronti di bambine che vi vivono, sono state previste severe norme di condanna, di cui la legge n. 7/2006 è l espressione più recente. In Italia infatti ogni alterazione non terapeutica dell organismo è un reato. 2.2 Dimensioni del fenomeno 22. Vi è un obiettiva difficoltà a quantificare l estensione del fenomeno nei due suoi principali aspetti: numero di donne che hanno subito una delle pratiche escissorie, bambine potenziali vittime di escissione. Sono stati condotti studi per stimare la consistenza di entrambi gli aspetti del fenomeno, in Italia, ma più frequentemente all estero, concentrando l attenzione sulle comunità provenienti da paesi nei quali questa tradizione è radicata, che hanno portato, più che alla rilevazione di statistiche, alla emersione delle numerose variabili che possono influenzare la consistenza e la dinamica del fenomeno in ogni paese di immigrazione. La metodologia più diffusa è quella di prendere in considerazione le comunità presenti sul territorio provenienti dai Paesi interessati da queste pratiche e la loro composizione per età, ed ipotizzare che queste comunità possano adottare gli stessi comportamenti di quelle in patria. 23. Questa metodologia non porta tuttavia a risultati certi. La durata dell esperienza migratoria infatti, le caratteristiche del paese di accoglienza, ma anche la particolare congiuntura economica corrispondente al periodo di integrazione, oltre alla dimensione della comunità immigrata, influenzano fortemente i comportamenti degli immigrati, il loro livello di apertura e integrazione nella società di accoglienza, quindi il loro attaccamento alle tradizioni. Più elevato è il livello di integrazione, (misurabile dall inserimento degli immigrati nei segmenti centrali del mercato del lavoro, dall innalzamento del livello di istruzione delle donne, dall inserimento scolastico dei minori, dall accesso ai servizi sanitari e sociali, dalla partecipazione alla vita del paese), più elevata è la propensione ad abbandonare pratiche tradizionali, addirittura condannate nei Paesi di accoglienza Morrone, A., Vulpiani, P., Corpi e simboli, Armando Editore, 2004, pp13 24. Avendo presente tutte queste precauzioni, si può azzardare una stima del fenomeno. Secondo i dati forniti dal Ministero dell Interno, in Italia la presenza di donne straniere titolari di permesso di soggiorno valido al 31 luglio 2006 (Tabella 2), provenienti da Paesi a tradizione escissoria è pari a , di cui (66,7%) ha tra i anni, (29,1%) ha oltre 40 anni, (3,8%) ha dai anni e 818 sono bambine con meno di 13 anni (0,4%). Questa ultima fascia di età corrisponde alle potenziali vittime. Un dato questo globale, che va ulteriormente ridotto sulla base dell ipotesi che già in origine non tutte le donne provenienti dai paesi indicati appartengono ad etnie o comunità che praticano le MGF. 25. Se si dovesse attribuire alle comunità presenti in Italia la stessa diffusione delle MGF riscontrata tra la popolazione dei paesi di origine, il dato complessivo delle donne interessate si ridurrebbe ad un valore medio del 50%, pari ad un valore assoluto di persone, questo senza tener in considerazione il fatto che molte delle donne appartenenti ad etnie e comunità che praticano le MGF cambiano i loro comportamenti a seguito dell esperienza migratoria, nella maggior parte dei casi verso un abbandono progressivo delle pratiche di mutilazione, in alcuni invece verso il rafforzamento dei legami con le tradizioni e con i paesi di origine Procedendo secondo questa metodologia, assumendo, in modo non proprio scientifico, un omogeneo comportamento per tutte le fasce di età, si ottengono i seguenti risultati: rispetto ad un totale di donne, le bambine a rischio si ridurrebbero a 409, a le bambine dai 14 ai 18 anni, a le donne dai 19 ai 40 anni (la fascia delle madri) e a le donne con oltre 40 anni (donne mature). 27. Da questi dati, per quanto approssimativi e parziali - si devono infatti aggiungere quelli riguardanti le donne clandestine provenienti dalle stesse aree- si possono tuttavia trarre alcune considerazioni sulla presenza del problema in Italia: il problema c è e riguarda un numero limitato e ben individuabile di persone. Questo non ne riduce la gravità, che è data dalle violazioni dell integrità della persona che le mutilazioni producono, e rimane elevata anche se riguarda una sola persona a rischio. Il Servizio Sanitario Nazionale e gli operatori del settore hanno intercettato questo problema su tutto il territorio nazionale nel corso dello svolgimento delle loro funzioni e le loro testimonianze ne confermano le ridotte dimensioni. 16 Pasquinelli, C., op. cit.; Unicef, 2005, op. cit. pag14 Tabella 2. Donne straniere titolari di permesso di soggiorno alla data del 31 luglio 2006 provenienti da Paesi con tradizione escissoria Nazionalità Numero Tasso di prevalenza Dato corretto (%MGF/pop)* Benin Burkina Faso Camerun Centrafrica Ciad Congo Costa d'avorio Egitto Emirati Arabi Uniti Eritrea Etiopia Gambia Ghana Gibuti Guinea Guinea Bissau Guinea Equatoriale Kenya Liberia Mali Mauritania Niger Nigeria Oman Papua Nuova Guinea Repubblica democratica del Congo Senegal Sierra leone Somalia Sudan Tanzania Togo Uganda Yemen Zambia Zimbabwe TOTALE *I tassi di prevalenza sono tratti dal DHS e quando non disponibili da altre fonti (Unicef o studi settoriali) 1315 2.3 Principi di intervento 28. Ogni bambina, ogni donna è portatrice di un diritto alla salute, all integrità della propria persona, al di là di ogni tradizione e convenzione. Non cadere in un falso relativismo culturale, di rispetto di tradizioni che contrastano con i principi fondamentali della Costituzione italiana e delle più importanti convenzioni internazionali, ratificate anche da molti Paesi che praticano le MGF. Conoscere queste tradizioni nella loro giusta dimensione, evitare stigmatizzazioni e/o criminalizzazioni. Predisporre il terreno al dialogo, all accoglienza di chi di queste pratiche è stato vittima, di chi in merito a queste pratiche si trova a decidere in contrasto con la propria coscienza, con la propria comunità. Far sapere alle comunità interessate che in Italia queste pratiche sono proibite, non per una forma di discriminazione nei loro confronti né per una forma di avversione alla loro cultura, ma in nome di principi universali di libertà, di uguaglianza tra uomini e donne, della tutela dell integrità fisica e psichica dei minori, del rispetto della dignità della persona: principi che in Italia sono diritti di tutti, anche delle donne provenienti da Paesi a tradizione escissoria, principi posti a base della convivenza. 29. Fare in modo che le strutture sanitarie siano preparate per affrontare queste problematiche, che gli operatori sanitari e socio-culturali siano informati sull esistenza di queste tradizioni e sappiano offrire alle donne sottoposte a tali pratiche l assistenza necessaria sia nella maternità, che nelle patologie legate a queste pratiche. Fare in modo che gli operatori sanitari abbiano un informazione scientifica - medica, sociologica ed antropologica - per stabilire relazioni positive con le donne che si rivolgono alle strutture sanitarie e con le comunità che praticano le MGF. 30. Fare in modo che operatori sanitari e sociali siano in grado di contrastare la pratica di MGF sul nostro territorio sottraendo a questo destino le bambine. Per rispettare il diritto delle bambine alla salute, ad una vita sessuale piena e alla funzione riproduttiva sana. Ma non basta parlarne, seppur in modo corretto, a livello divulgativo. E necessario che gli operatori sanitari e gli operatori sociali acquisiscano una conoscenza scientifica di queste problematiche nel corso della loro formazione universitaria e post-universitaria. 1416 3. LA LEGISLAZIONE 3.1 La legislazione in Italia In Italia la tutela della salute è uno dei principi fondanti della Costituzione, che all art. 32 precisa La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. In questa ottica si pone ogni altro intervento legislativo, inclusa la legge n. 7 del 9 gennaio 2006 Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile appositamente varata per il contrasto delle mutilazioni genitali femminili. Tale Legge è divisa in due capitoli, e fa precedere significativamente le misure preventive alle misure punitive, in considerazione del fatto che una prevenzione efficace, potrebbe vanificare le misure di repressione, perché non ci saranno bambine sottoposte alle MGF. Inoltre, prevede risorse finanziare per realizzare attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione. Prevede infatti la realizzazione di campagne di informazione con il coinvolgimento delle organizzazioni con esperienza in questo settore e delle comunità interessate dalle mutilazioni genitali femminili, la formazione del personale sanitario e socio-sanitario per affrontare i problemi sanitari incontrati dalle donne che hanno subito la pratica delle Mutilazioni genitali anche con la definizione di linee guida specifiche, la realizzazione di materiale informativo compresa la creazione di un numero verde presso il Ministero dell Interno. Le misure punitive vanno a modificare gli articoli 583 e 604 del Codice penale, introducendo, con l art. 583 bis il reato di pratica di MGF ed inasprendo le sanzioni per chi le provoca, in particolare prevedendo la detenzione da 4 a 12 anni per chi pratica le mutilazioni, in assenza di esigenze terapeutiche e con lo scopo di modificare le funzioni sessuali della vittima, aumento della pena di un terzo quando la vittima è una persona minore, e possibilità di punire l autore anche quando l intervento è eseguito all estero su cittadina italiana o straniera residente in Italia. Una aggravante è prevista poi per il personale medico, con la radiazione dall albo e la sospensione dell esercizio della professione. Già prima della legge specifica sull argomento, in Italia l art. 5 del Codice Civile definisce gli Atti di disposizione del proprio corpo vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell integrità fisica del corpo umano, l art. 582 del Codice Penale configura il reato di lesioni personali dalle quali derivano una malattia nel corpo e nella mente e il successivo art 583 del Codice Penale individua tra le circostanze aggravanti di detto reato effetti riconducibili alle pratiche di MGF in esame. Inoltre è previsto il divieto ai medici di effettuare pratiche di MGF già dai vari Codici di Deontologia Medica e da ultimo dal nuovo Codice di Deontologia Medica F.N.O.M.C.eO., del 16 dicembre 2006, che all art. 52 dal titolo Torture e trattamenti disumani recita: Il medico non deve praticare per finalità diverse da quelle diagnostiche e terapeutiche, alcuna forma di mutilazione o menomazione né trattamenti crudeli, disumani o degradanti. 1517 3.2 La legislazione negli altri Paesi occidentali I Paesi occidentali che, a seguito dei flussi migratori, hanno ospitato sul proprio territorio comunità provenienti da Paesi a tradizione escissoria hanno un apparato di norme che contrastano la pratica di mutilazione genitale femminile sul proprio territorio; alcuni hanno legiferato specificatamente in merito, altri ricorrono a norme già in vigore, volte alla tutela dell integrità fisica della persone, delle donne e dei minori. Paesi con leggi specifiche Svezia. E stato il primo Paese occidentale ad adottare una legge che proibisce le MGF: Legge n. 316 del 27 maggio Gran Bretagna. E in vigore The U.K. Female Genital Mutilation Act 2003 (chapter ) ottobre 2003, che ripropone con modifiche la legge del A questi provvedimenti si aggiunge il Children Act del 1989, che consente l allontanamento del minore dalla famiglia, qualora tale misura costituisca l unica alternativa per la protezione del bambino, unitamente al divieto per i genitori di portare il minore all estero. Norvegia. E in vigore la legge n. 74 del 15 dicembre 1995 che proibisce la MGF dal Paesi che proibiscono le MGF nell ambito di norme contro la violenza sui minori, violenza fisica in generale. Belgio. La legge 28 novembre 2000 sulla protezione penale dei minori, reintroduce nel codice penale, all art. 29, sanzioni specifiche contro chi pratica MGF Francia. Pur non avendo una norma specifica sulle MGF, è applicabile a tale pratica l art. 312 del Codice Penale, come sostenuto dalla Corte Costituzionale (20/08/1983). Germania. Anche in questo Paese sono applicati alle MGF gli articoli del Codice Penale sulla violenza fisica (artt. 223, 224, 226), uno dei quali parla di perdita di capacità di procreare ma non nomina esplicitamente le MGF. Olanda. L art. 11 della Costituzione stabilisce il diritto della persona all integrità fisica, all autodeterminazione e alla libertà dalla violenza fisica perpetuata da altri. Ogni violazione fisica non terapeutica è considerata una violenza. L ambiente medico e le organizzazioni femminili africane si sono opposti a una proposta governativa di autorizzazione di riti simbolici. Spagna. La legge organica 11/2003 del 29 settembre, che prevede misure in materia di sicurezza dei cittadini, la violenza domestica e l integrazione sociale degli extracomunitari, prevede la modifica dell art. 149 del Codice penale introducendo sanzioni specifiche contro chi pratica MGF Svizzera. Il Codice Penale punisce le pratiche di MGF, assimilabili a lesioni corporali gravi, quindi ritenute violazione dei diritti umani. Australia. La Queen Law Commission del 1996 raccomanda di valutare le MGF come mutilazione e non come tradizione. Sei degli otto Stati dell Australia hanno adottato leggi specifiche che proibiscono le MGF. Canada. L art. 268 del Codice Penale (1997) emendato, dalla legge C-27 del 27 aprile 1997, comprende tra le lesioni aggravate le MGF. Dal 1993 è in vigore il Refugee Board Guidelines che contempla la possibilità per le donne di chiedere asilo per persecuzioni sulla base del genere, tra cui è prevista la mancanza di protezione rispetto alle MGF. Nuova Zelanda. Le modifiche, in vigore dal 25 febbraio 2002, apportate al Crimes Amendament Act (1995) comprendono il divieto esplicito di pratiche di MGF. Stati Uniti. La legge sull immigrazione illegale Illegal Immigration reform e Immigrant responsability Act - vieta ogni pratica di MGF su minorenni. 15 Stati americani hanno adottato una legge ad hoc sulle MGF. Nel 1996 il Tribunale Amministrativo d Appello ha riconosciuto le MGF 1618 come forma di persecuzione basata sull appartenenza di genere, pertanto riconosciuta come motivo valido per il riconoscimento dello status di rifugiato. 3.3 La legislazione nei Paesi africani. Nessun governo di nessun Paese africano dichiara apertamente il sostegno alle MGF. Molti hanno approvato leggi nazionali contrastanti le pratiche tradizionali, che però trovano grandi difficoltà nella loro attuazione. Benin. In vigore la legge 3 marzo 2003 sulla repressione di pratiche di MGF. Burkina Faso. La legge n. 43/96/ADP del 13 novembre 1996, ha emendato il Codice Penale, prevedendo all art. 380 sanzioni per chiunque violi o tenti di violare l integrità fisica degli organi genitali femminili e sanzioni più gravi in caso di morte. Camerun. Non vi è una specifica legge, ma gli articoli del codice penale possono essere usati anche nei casi di MGF. Ciad. La legge n. 6/PR/2002 concernete la promozione della salute prevede anche la proibizione delle MGF. Costa D Avorio. Nel 1998 è stata approvata una legge che definisce mutilazione la violazione dei genitali femminili e prevede per queste pratiche sanzioni specifiche. Djibuti. Nel 1995 è stato emendato il Codice Penale che, all art. 333, punisce chi pratica le MGF. Egitto. Un decreto del Ministro della Sanità del 1996, proibisce le MGF; che nel 1997 è stato convalidato, dopo impugnazione, dalla Corte Costituzionale. La motivazione recita esplicitamente che la pratica non rientra nelle tradizioni islamiche. Una sentenza del Consiglio di Stato (dicembre 1997) vieta tali pratiche anche in presenza del consenso della giovane e dei suoi genitori. Etiopia. La Costituzione del 1994 stabilisce che lo Stato deve proteggere le donne da pratiche e costumi nocivi, che, pertanto, sono proibiti. Ghana. La Costituzione del 1992 stabilisce che sono proibite tutte le pratiche che ledono il benessere fisico e mentale della persona e all art. 39 rincalza stabilendo che sono abolite tutte le pratiche tradizionali dannose per la salute ed il benessere della persona. Il Codice Penale condanna esplicitamente le MGF. Guinea. E in vigore la legge n. 2005, approvata nel febbraio 2006 sulla proibizione delle MGF. La Costituzione inoltre contiene un articolo che sostiene il diritto all integrità fisica della persona e condanna tutte le forme di trattamento inumano. Kenya. Il Chief Act del 1982 sancisce l illegittimità della pratica e punisce chi ne è responsabile. Il Children Act n. 8 del 2001 contiene inoltre un esplicita condanna delle MGF. Mali. Legge n del 24 giugno 2002 sulla salute riproduttiva proibisce le MGF mentre l ordinanza incorpora il Protocollo di Maputo nella legge. Mautitania. Ordinanza n e capitolo II articolo 12 del Codice penale che proibisce le pratiche di MGF nei minori. Niger. Legge n che ha emendato il codice penale criminalizzando ogni forma di MGF. Nigeria. Non c è una legge federale, ma molti stati hanno adottato leggi specifiche di proibizione delle MGF. Repubblica Centro Africana. Nel 1996 il Presidente ha emanato una ordinanza che proibisce le MGF, con l obiettivo di conformarsi alla Dichiarazione Universale dei diritti dell uomo. Repubblica democratica del Congo. Non vi è una specifica legge, ma gli articoli del Codice Penale possono essere utilizzati anche nei casi di MGF. 1719 Senegal. Il Codice Penale, rivisto nel gennaio 1990, prevede, all art. 299 esplicitamente che chiunque violi o tenti di violare l integrità fisica degli organi genitali di una persona di genere femminile è soggetto alla punizione del carcere da 6 mesi a 5 anni. Sudan. Nel 1946 è stata approvata una legge che proibiva l infibulazione; successivamente (1976) la legge è stata è stata rivista in modo meno restrittivo. Tanzania. Nel 1998 è stato modificato il Codice Penale che stabilisce, all art. 169A, sanzioni per chi pratica MGF su minori di diciotto anni. Togo. Nel n. 16 del 1998 è stata approvata una legge che prevede sanzioni per chiunque pratichi MGF e invita il Servizio Sanitario Pubblico a fornire le cure eventualmente necessarie alle vittime. Uganda. La Costituzione del 1995 proibisce ogni legge, cultura, costume o tradizione contrarie alla dignità della persona, al benessere o all interesse delle donne o che ne compromettono lo status Convenzioni internazionali per la protezione delle donne dalle mutilazioni genitali femminili Le MGF violano le principali convenzioni internazionali relative ai diritti umani, ai diritti delle donne e ai diritti del fanciullo. Le convenzioni, sottoscritte dai Paesi occidentali e africani, nel contrastare le MGF tendono a garantire alle donne e alle bambine: - il diritto alla salute; - il diritto a non essere soggetto a pratiche crudeli e degradanti; - il diritto all integrità fisica e sessuale; - il diritto alla riproduzione. Diritto alla salute. Le MGF, che compromettono la salute e la vita delle donne e dei bambini, rappresentano una palese violazione a numerose convenzione ONU ed altri Organismi internazionali: - Dichiarazione Universale dei diritti dell uomo (1948): proclama il diritto di ogni essere umano di vivere in condizioni tali da godere buona salute e assistenza sanitaria e all art. 3 stabilisce il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona; - Convenzione dei diritti del fanciullo (1989): offre strumenti di prevenzione delle MGF e all art. 24 stabilisce che gli Stati devono prendere tutte le misure efficaci ed appropriate per abolire le pratiche tradizionali che possono risultare pregiudizievoli alla salute del fanciullo; - Convenzione per l eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, approvata dall Unione Europea nel 1981: stabilisce la parità di accesso ai servizi sanitari, alla pianificazione familiare; - Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo (1990): propone molti dei diritti della Convenzione sui diritti del fanciullo in nome dei quali si può promuovere il contrasto delle MGF; - Carta africana dei diritti umani e dei popoli (1981): afferma che gli esseri umani sono inviolabili. Diritto a non essere soggetto a trattamenti crudeli e degradanti. Le MGF, secondo documenti internazionali, rappresentano una forma di trattamento crudele e degradante nei confronti delle donne e delle bambine: - Dichiarazione Universale dei diritti dell uomo (1948): l art. 5 recita nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o a punizioni crudeli, inumani o degradanti, e l art. 22 recita ognuno, come membro della società, ha diritti sociali e culturali indispensabili per la sua dignità e il libero sviluppo della sua personalità ; - Convenzione ONU contro la tortura e altri trattamenti e punizioni disumani e degradanti (1989): definisce la tortura come ogni azione che intenzionalmente causa ad una persona pene gravi o sofferenze, fisiche e mentali, per motivi di discriminazione, in presenza o per conto di un funzionario pubblico; 1820 - Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (1989): l art. 37 afferma che nessun bambino deve essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani e degradanti; - Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo (1990): l art. 5 dichiara che ogni individuo ha il diritto al rispetto della dignità insita in ogni essere umano e al riconoscimento dello status legale e proibisce ogni forma di trattamento che viola tale dignità. Raccomanda inoltre agli Stati di eliminare pratiche sociali e culturali pericolose che influenzano il benessere, la dignità, la normale crescita e il normale sviluppo del bambino. Diritto all integrità fisica e sessuale. Le MGF violano l integrità fisica e sessuale delle donne e delle bambine, come sostenuto da documenti internazionali: - Dichiarazione universale dei diritti dell uomo (1948): l art. 3 sostiene il diritto di ognuno alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona; - Convenzione per l eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne (1979): condanna ogni discriminazione sulla base del sesso, che ha come obiettivo quello di porre la donna in una condizione di inferiorità rispetto all uomo; - Protocollo aggiuntivo alla Carta Africana sui diritti dell uomo e dei popoli sui diritti delle donne in Africa (2003), conosciuto come il Protocollo di Maputo: nel promuovere la parità dei diritti tra uomo e donna, all art. 5 impegna gli Stati a condannare e a proibire ogni pratica pregiudizievole che si ripercuote negativamente sui diritti umani delle donne, contrari agli standard internazionalmente riconosciuti; all art. 14 afferma il diritto alla salute sessuale e riproduttiva. Diritto alla riproduzione. - Raccomandazione sull uguaglianza dell uomo e della donna nel matrimonio e nella famiglia (1994), ad integrazione della Convenzione ONU per l eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne, ha riconosciuto il diritto alla donna di programmare il numero dei figli; - Il Protocollo alla Carta africana sui diritti dell uomo e dei popoli sui diritti delle donne in Africa (Protocollo di Maputo, 2003), impegna gli Stati ad assicurare il diritto delle donne alle salute, compresa la salute sessuale e riproduttiva. 19 Vedere altro
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 art. 32
 art. 583
 art. 5
 art. 582
 art. 52
 art. 29
 art. 312
 art. 11
 art. 149
 art. 268
 art. 380
 art. 333
 sentenza 
 art. 39
 articolo 12
 art. 299
 art. 169
 art. 3
 art. 24
 art. 5
 art. 22
 art. 37
 art. 5
 art. 3
 art. 5
 art. 14
 Articolo 1
 Articolo 1
 Art. 1
 Sentenza 
 articolo 572
 articolo 572
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 sentenza 
 Art. 3

Art. 3
 art. 55
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