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UFFICIO PROTEZIONE E PUBBLICA TUTELA DEI MINORI
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1 UFFICIO PROTEZIONE E PUBBLICA TUTELA DEI MINORI Orientamenti per la comunicazione tra scuola e servizi sociali e sociosanitari per la protezione e tutela dei diritti dei bambini e dei ragazzi nel contesto scolastico Materiali per la discussione Pubblico Tutore dei Minori del Veneto Regione del Veneto, Direzione Servizi Sociali Ufficio Scolastico Regionale del Veneto Centro Interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli dell Università di Padova2 3 uf ficio protezione e pubblica tutela dei minori U n i v e r s i t à d e g l i St u d i d i Pa d o v a C e n t r o In t e r d i p a r t i m e n t a l e d i r i c e r c a e se r v i z i s u i d i r i t t i d e l l a p e r s o n a e de i p o p o l i Orientamenti per la comunicazione tra scuola e servizi sociali e sociosanitari per la protezione e tutela dei diritti dei bambini e dei ragazzi nel contesto scolastico Materiali per la discussione A cura di Paolo De Stefani Paola Sartori Ottobre 20084 Ufficio di Protezione e Pubblica Tutela dei Minori via Poerio, 34 Mestre-Venezia (Italia) tel fax ISNB... Ottobre 2008 Il presente lavoro è stato curato da Paolo De Stefani, Centro diritti umani dell Università di Padova e Paola Sartori, responsabile Servizio Politiche Cittadine per l infanzia e l adolescenza, Comune di Venezia. Hanno contribuito Chiara Drigo, Ufficio del Pubblico Tutore dei minori del Veneto, e Marco Bonamici, Dirigente Unità Operativa, Consultorio Familiare, Azienda Ulss 17 Bassa Padovana. Il Gruppo istituzionale che ha seguito lo sviluppo del progetto e la redazione del testo finale è stato presieduto da Lucio Strumento, Pubblico Tutore dei minori del Veneto, era formato da: Renato Anoè, Ispettore, Ufficio Scolastico Regionale del Veneto; Paola Baglioni, Responsabile Ufficio Affidi, Settore Famiglia e Minori, Comune di Vicenza; Valerio Belotti, Dipartimento di Sociologia, Università di Padova; Stefano Bottacin, Responsabile Unità Operativa minori, Azienda Ulss 9 Treviso; Michela Castellan, Direzione Regionale per i servizi sociali, Regione del Veneto; Daniela Catullo, Ufficio del Pubblico Tutore dei Minori; Adriano Coccia, Presidente AGESC; Francesco Gallo, Direzione Regionale per i servizi sociali, Dirigente Ufficio Famiglia, Regione del Veneto; Valentino Gastini, Responsabile Unità Operativa Servizio distrettuale integrato per l età evolutiva, Mogliano Veneto, Ulss 9 Treviso; Beppe Gobbo, Comunità Alloggio Primavera Nuova, Calvene (VI); Mariuccia Lorenzi, Direttrice Osservatorio regionale nuove generazioni e famiglia; Leda Luise, ANCI Veneto; Salvatore Me, Direzione Regionale per i servizi sociali, Ufficio Famiglia, Regione del Veneto; Sandrino Silvestri, Ufficio Scolastico Regionale del Veneto. Si ringraziano gli insegnanti, gli educatori e gli operatori sanitari e/o sociosanitari che hanno preso parte agli incontri di focus-group di Rovigo (aprile giugno 2007), in particolare Silvana Milanese, dirigente della struttura Consultorio familiare e tutela minori e adolescenza, Distretto 1, Ulss 18 Rovigo. Un ringraziamento ai numerosi insegnanti e dirigenti scolastici, tra cui il gruppo MCE di Mestre e la dott.ssa Amelia Goffi, che hanno offerto consigli e suggerimenti sull impostazione e la redazione del testo. La pubblicazione è consultabile anche sul sito:5 Indice Prefazione Lucio Strumendo, Pubblico Tutore dei minori del Veneto... 5 Introduzione Il fenomeno, ovvero i bambini e i ragazzi e il loro disagio nella percezione degli insegnanti... 9 PARTE PRIMA Introduzione alle Schede Scheda1 Conflitti, aggressività, bullismo, scarsa disciplina Co-costruzione Monitoraggio Scheda 2 Sospetti di trascuratezza o di reati contro il minore Il maltrattamento dell infanzia Obbligo di denuncia Il consenso informato dei genitori Scheda 3 Condizioni familiari carenti Dispersione scolastica Privacy Scheda 4 Classi e alunni fragili Scheda 5 Inserimento dei bambini/ragazzi stranieri di recente arrivo6 PARTE SECONDA La condizione dell infanzia, la scuola, il territorio: risorse e responsabilità nella tutela e nella rappresentanza dei bambini e degli adolescenti Le risorse, ovvero i soggetti da mettere in rete e le rispettive responsabilità Il ruolo dei rappresentanti dei minori CONCLUSIONI Come usare questi Orientamenti APPENDICE Allegato 1 Convenzione internazionale sui diritti dell infanzia Allegato 2 Convenzione europea sull esercizio dei diritti dei minori Allegato 3 Dal Codice Civile Allegato 4 Articolo 9, Legge 4 maggio 1983 n.184: Diritto del minore ad una famiglia Allegato 5 Dal Codice Penale. Alcuni reati che possono colpire dei minori d età Allegato 6 Dal Codice di Procedura Penale Allegato 7 La scuola e i servizi per l educazione interculturale Allegato 8 La scuola e l educazione alla salute Le pubblicazioni in questa collana...997 Prefazione Gli Orientamenti che qui presentiamo sono il frutto di un progetto promosso nel dall Ufficio del Pubblico Tutore dei minori del Veneto, con la collaborazione della Direzione regionale per i servizi sociali e dell Ufficio scolastico regionale per il Veneto e con il contributo del Centro Interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli dell Università di Padova. L obiettivo perseguito è stato quello di individuare, con il contributo di operatori sociali e di insegnanti e dirigenti scolastici di varie realtà del Veneto, alcune tipologie problematiche riguardanti la condizione degli alunni di scuola dell infanzia, primaria e secondaria di primo grado, e di interrogarci su come migliorare la comunicazione tra scuola e servizi relativamente agli aspetti di comune pertinenza. Si è partiti dall assunto che tra educatori e operatori dei servizi sociali e sociosanitari deve essere favorita la formazione di un linguaggio condiviso e di una prospettiva non solo di piena e leale collaborazione, come è richiesto a chi concorre al buon andamento della pubblica amministrazione, ma di vera co-costruzione dei singoli problemi che hanno al centro il benessere e i diritti dei bambini e degli adolescenti. Ciò ha portato ad interrogarsi su quali possano essere le chiavi di accesso dalla scuola ai servizi (e viceversa) per favorire una presa in carico condivisa delle tante situazioni di malessere che appaiono non chiaramente definite, non normate, e quindi motivo di possibili incomprensioni e valutazioni divergenti da parte degli operatori considerati. L elaborazione del testo è avanzata attraverso l organizzazione di alcuni focus groups con coinvolgimento di docenti e operatori sociosanitari, nonché alcuni incontri di approfondimento e scambio tra le persone incaricate del progetto e specifiche categorie di soggetti interessati, in particolare i dirigenti scolastici. Le varie bozze del lavoro sono state sottoposte quindi ad un 58 gruppo di esperti e rappresentanti di amministrazioni, associazioni, realtà del terzo settore, che hanno avanzato suggerimenti e validato la versione finale. Parallelamente a questa attività di ricerca e condivisione, si è provveduto alla raccolta e analisi di documentazione su prassi di comunicazione scuola-servizi attuate in alcuni territori veneti. Gli Orientamenti si collocano in continuità con una varietà di iniziative che l Ufficio del Pubblico Tutore dei minori ha attivato, fin dal 2002, in rapporto al mondo della scuola, ponendo al centro il tema della protezione e promozione, in forma effettiva e strutturata nell istituzione scolastica, dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Precedenti attività hanno riguardato la formazione del personale docente e dirigenziale delle scuole del Veneto, per sostenere un approccio positivo ai diritti dei bambini e degli adolescenti; nonché la promozione di momenti formativi, anche con la partecipazione degli studenti, finalizzati a favorire percorsi istituzionali in ambito scolastico coerenti con l impostazione culturale di fondo, imperniata sulla valorizzazione dei diritti dell infanzia e dell adolescenza. Alcune specifiche attenzioni sono state tenute presenti nella elaborazione del presente documento. In primo luogo, si è cercato di assumere sulla problematica complessiva un punto di osservazione collocato idealmente a metà strada tra l approccio degli insegnanti e quello degli operatori dei servizi, allo scopo di favorire in ogni circostanza un atteggiamento di complementarità che ci sembra il più adatto ad affrontare i momenti problematici che abbiamo cercato di delineare. In secondo luogo, ci si è preoccupati di evitare qualsiasi tono che apparisse prescrittivo o che desse l impressione di dettare regole uniformi, cercando piuttosto di far emergere suggerimenti e buone prassi. Infine, si è cercato in ogni circostanza di stabilire costanti collegamenti e rinvii agli altri documenti e linee-guida promossi dalla Regione del Veneto e dall Ufficio del Pubblico Tutore dei minori su temi contigui a quello trattato, ossia in particolare le Linee guida sulla presa in carico, la segnalazione, la vigilanza (edizione 2008), nonché alcuni documenti in materia di maltrattamento dei minori d età, in particolare le Buone prassi per9 gli operatori che devono affrontare situazioni di abuso e maltrattamento. Linee guida per gli operatori dei Centri Regionali di cura e protezione dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie (2005). La elaborazione di questi Orientamenti è solo un primo momento di un progetto che prevede anche la loro diffusione e presentazione in ambito regionale, sia nelle scuole (istituti comprensivi e direzioni didattiche) sia presso i servizi sociali e/o sociosanitari, nonché l avvio di opportune sperimentazioni che consentano di sviluppare ulteriormente, su scala regionale o con attenzione a più ristretti ambiti territoriali, le indicazioni qui contenute. Il Pubblico Tutore dei minori Lucio Strumendo Il mio personale ringraziamento va a quanti hanno permesso la realizzazione del presente lavoro: il Gruppo Istituzionale costituito presso l Ufficio del Pubblico Tutore che ha monitorato l intero percorso di ricerca ed elaborazione; i professionisti del mondo della scuola e dei servizi sociosanitari del Veneto che hanno partecipato agli incontri di riflessione e confronto; i redattori e curatori del testo, in particolare il prof. Paolo De Stefani dell Università di Padova e la dott.ssa Paola Sartori, responsabile del Servizio Politiche Cittadine per l infanzia e l adolescenza del Comune di Venezia. 710 11 Introduzione Il fenomeno, ovvero i bambini e i ragazzi e il loro disagio nella percezione degli insegnanti Questi Orientamenti si rivolgono agli insegnanti del Veneto che incontrano nella loro attività professionale bambini e ragazzi di età compresa tra i 3-4 anni (scuola dell infanzia) e i anni (scuola secondaria di primo grado), nonché ai professionisti e operatori extrascolastici che si occupano di infanzia e adolescenza nell ambito dei servizi sociali e sociosanitari del territorio. Agli uni e agli altri ci si propone di fornire informazioni e spunti pratici per gestire la reciproca relazione comunicativa. Oggetto delle Schede presentate nelle pagine che seguono è dunque la problematizzazione di alcune situazioni che rendono necessaria, nella pratica, la collaborazione tra scuola e servizi. Sono situazioni che si creano in presenza di un disagio che interessa un singolo bambino o ragazzo e/o un gruppo di alunni. La scuola e i servizi devono, in questi casi, prima di tutto dialogare e instaurare tra loro una forma di comunicazione corretta ed efficace, tenendo conto delle differenze che connotano i due soggetti dal punto di vista istituzionale, delle culture professionali, delle modalità operative. Certo, interrogarsi sulla dimensione del disagio di cui sono portatori bambini e ragazzi nella realtà sociale del territorio può indurre a un grave errore di prospettiva: quello di concentrare l attenzione sulle carenze dell azione educativa e sui fallimenti delle istanze di socializzazione, secondo un approccio negativo che proietta sui bambini ansie, problemi e tensioni della società nel suo insieme. Questa tendenza ad enfatizzare le paure (la paura per i nostri bambini insieme alla paura che ci fanno i bambini specie quelli degli altri), invece delle potenzialità positive di cui l infanzia e l adolescenza sono portatrici, è molto diffusa e pervasiva. Assecondarla può appagare il bisogno di sicurezza degli adulti, ma non fa necessariamente l interesse dei minori 912 d età. Prima di interrogarci su come prevenire e curare il disagio, la marginalità, la delinquenza, dovremmo dunque concentrarci sulla promozione e lo sviluppo della personalità del bambino, dei suoi diritti, del suo benessere. Questa prospettiva promozionale appare ampiamente accolta presso i servizi orientati all infanzia e all adolescenza nella nostra Regione. Essa è del tutto coerente con la funzione pedagogica della scuola, chiamata a sviluppare le potenzialità dell alunno, piuttosto che a prevenire l emergere di forme disagio. Anche in questi Orientamenti l approccio al tema del disagio, o alle situazioni di difficoltà temporanea vissute da bambini e adolescenti, sarà in linea con lo sguardo positivo proprio di chi ha a cuore l educazione delle giovani generazioni, crede nei loro diritti e investe nel loro futuro. Il punto di vista degli insegnanti è del resto prezioso anche per i professionisti del sociale e del sociosanitario, per i quali è fondamentale avere una visione il più possibile ampia delle problematiche sottese alle manifestazioni di disagio o alle patologie individuali e sociali di cui devono occuparsi. La condizione dell infanzia e dell adolescenza nella società veneta di oggi si presenta come una realtà particolarmente difficile da inquadrare nell ottica dell educatore. I bambini e i ragazzi veicolano i cambiamenti allo stesso tempo rapidi e profondi che stanno investendo l insieme della società. La complessità dei mutamenti in corso (nella famiglia, nella composizione sociale e demografica, in campo culturale, politico, ecc.) è tale da mettere spesso in difficoltà la scuola come istituzione e gli insegnanti come categoria professionale. Gli educatori, invero, sono tra i primi a rendersi conto di quanto gli adulti siano privi di strumenti adeguati per interpretare al meglio i bisogni e i valori che le nuove generazioni esprimono. Ancora più difficile risulta pertanto tradurre le osservazioni che si possono fare in ambiente scolastico, che hanno ad oggetto una realtà così instabile, in un linguaggio che sia di qualche utilità per chi opera in altri settori, come in quello dei servizi sociali e sociosanitari. Eppure l importanza di qualificare la comunicazione tra scuola e13 servizi è sotto gli occhi di tutti. Il progetto educativo che investe le persone in età evolutiva, infatti, si sviluppa tra una pluralità di attori - la famiglia, la scuola, le varie agenzie sociali - e, in presenza di difficoltà o ostacoli, è di estrema importanza che questi soggetti lavorino in rete e si sappiano quindi interfacciare in modo rapido e produttivo. La comunicazione di cui si tratta in questi Orientamenti non è quella che si instaura in relazione al trattamento delle forme più consolidate di disagio, già riconosciute a livello sociale e normativo, per le quali esistono standard di comportamento istituzionalizzati. Si vogliono considerare piuttosto certe situazioni intermedie, significative sul piano della vita scolastica (nell ambito della didattica, della convivenza tra alunni, dei rapporti con l educatore, ecc.), e da cui gli insegnanti traggono elementi per identificare un certo malessere, più o meno latente, di cui il singolo o il gruppo di allievi è portatore; situazioni però che non necessariamente, quando portate all attenzione dei servizi sociali o sociosanitari, ricevono analoga attenzione. Sono indicative di una zona grigia in cui il malessere sofferto dagli alunni non ha ancora un nome o non si manifesta ancora in modo preciso. L insegnante, antenna sensibile, rischia di non trovare facilmente alleati in grado di sostenerlo nell ascolto e nell eventuale intervento a favore del bambino, né presso la famiglia, né presso i servizi del territorio e nemmeno, talvolta, all interno dell istituzione scolastica in cui opera. Allo stesso modo, i segnali di difficoltà che un operatore sociale coglie in un bambino, devono poter essere discussi con insegnanti e dirigenti scolastici potendo contare su una base comune di informazioni e nozioni che faciliti un progetto di lavoro condiviso, ed eviti la delega delle responsabilità. A rendere difficile, dalla prospetta della scuola, l attivazione della rete dei servizi contribuisce in particolare la difficoltà di individuare sul piano operativo una chiave di accesso che apra la comunicazione tra la scuola stessa e i servizi sociali e sociosanitari dedicati all infanzia e all adolescenza e la orienti in modo costruttivo, senza tradursi in una delega incondizionata. Gli Orientamenti che proponiamo forniscono indicazioni su come potrebbe essere impostata tale collaborazione. In particolare, 1114 nella sua Seconda Parte, la sezione sui soggetti della rete sociale/sociosanitaria e scolastica presenta in forma sintetica i vari attori istituzionali che operano nel Veneto, mentre quella sulla rappresentanza del minore identifica i modi in cui la scuola entra in rapporto con gli adulti che rappresentano il bambino e presso i quali può promuoverne gli interessi, senza interferire nel ruolo genitoriale, violare la privacy o ingerirsi nelle attribuzioni altrui. La Prima Parte degli Orientamenti è dedicata ad alcune Schede-problema. Nell intento di fornire una classificazione delle problematiche appartenenti alla zona grigia del malessere che emerge nella scuola, evitando connotazioni specialistiche, si sono identificate cinque situazioni-tipo. La prima Scheda riguarda problematiche di aggressività, conflittualità accentuata, ecc. che possono arrivare fino al bullismo; la seconda è relativa alle situazioni che possono far sospettare forme di maltrattamento ai danni del bambino; la terza è riferita alle difficoltà di cui il bambino è portatore e che possono essere ricondotte prevalentemente all ambiente familiare di provenienza; la quarta Scheda copre le situazioni di difficoltà apprenditiva propria di singoli o di interi gruppi-classe; la quinta Scheda tratta la specifica questione dell inserimento degli alunni stranieri (una presenza molto forte nelle scuole dell obbligo della Regione, specie in certe zone), a cui si chiede una rapida acquisizione di nozioni e forme di comportamento talvolta incompatibile con i normali tempi di apprendimento e socializzazione. Le Schede sono integrate da alcuni box contenenti chiarimenti e approfondimenti su temi ricorrenti nella trattazione delle Schede e sui quali si attira in particolare l attenzione del lettore, anche per le implicazioni operative che alcuni di essi presentano. Questi Orientamenti riguardanti la comunicazione tra scuola e servizi, pur mantenendo una loro peculiare autonomia, devono essere considerati in stretta connessione con altri documenti analoghi promossi dall Ufficio regionale di pubblica tutela dell infanzia e dedicati all ascolto e alla segnalazione di difficoltà che investono l infanzia e dell adolescenza; in particolare, le Linee guida 2008 per i servizi sociali e sociosanitari. ( La cura e la segnalazione. Le responsabilità nella protezione e nella tutela dei diritti dell infanzia e dell adolescenza in Veneto ).15 PARTE PRIMA Schede16 17 Introduzione alle Schede Le cinque Schede che presentiamo illustrano alcuni scenari che potrebbero richiedere l attivazione di forme di collaborazione con i servizi sociali o sociosanitari. In tutte le situazioni prefigurate vi sono tre elementi comuni: la volontà, condivisa dalla scuola e dai servizi sociali e sociosanitari del territorio, di seguire e prendersi carico delle situazioni di rischio in cui possono incorrere i minori; l esigenza di condividere, nel rispetto dei diversi ruoli, i percorsi di presa incarico; la formalizzazione di un interfaccia operativo chiaro e flessibile su cui imperniare la comunicazione. Cogliere i segnali prima che si manifesti il pregiudizio Un ambiente scolastico che si ispiri ai diritti del bambino e dell adolescente ha il compito di sostenere il singolo insegnante o il gruppo di docenti o il dirigente scolastico che, avendo percepito il malessere di un alunno, cerchi di impedire l insorgere di una situazione di rischio o pregiudizio per il bambino o l adolescente. È opportuno tuttavia chiarire che cosa si intende per rischio e pregiudizio. Secondo le Linee Guida 2008 per i servizi sociali e sociosanitari del Veneto, con il termine pregiudizio si intende una condizione di particolare e grave disagio e/o disadattamento che può sfociare (rischio di pregiudizio) o è già sfociata (pregiudizio) in un danno effettivo per la salute psico-fisica del minore. Tale condizione, obiettiva e non transitoria, non assicura al bambino o al ragazzo i presupposti necessari per un idoneo sviluppo psicoevolutivo e un idonea crescita fisica, affettiva, intellettuale e mentale. Possono costituire situazione di pregiudizio la grave trascuratezza, lo stato di abbandono, il maltrattamento fisico, psicologico o sessuale ad opera di un familiare o di altri soggetti, la grave e persistente conflittualità tra i coniugi. Quando si riscontra che in una data situazione i fattori effettivi di pericolo prevalgono su quelli di sicurezza, in particolare quando la famiglia 1518 del minore appare in difficoltà, i servizi possono attuare interventi di protezione. L importante ruolo di un insegnante può consistere nel cogliere precocemente (quindi prima che si realizzi un pregiudizio ) i segnali di rischio, condividerli con i colleghi e gli altri operatori della scuola e comunicarli a chi professionalmente opera nel campo della protezione e cura dei minori per progettare insieme in quale modo aiutare il bambino e/o il ragazzo interessato. Condividere le proprie percezioni Gli scenari che le Schede presentano sono pertanto scenari normali, in cui tuttavia l insegnante percepisce il possibile sorgere di un rischio per il benessere dell alunno. Sono comunque riportate alcune indicazioni utili ad affrontare situazioni di particolare delicatezza o di disagio conclamato. Con le cinque Schede si intendono fornire ad insegnanti, dirigenti e in generale operatori scolastici osservazioni e suggerimenti metodologici su come attivarsi, in particolare nei riguardi dei servizi sociali e sociosanitari del territorio, per interpretare in modo corretto i segnali di un presunto rischio e scongiurare il pericolo di pregiudizio. Anche i servizi naturalmente hanno interesse ad attivare una buona comunicazione con la scuola, per evitare il ricorso a complessi e talvolta traumatici interventi in protezione o per migliorare l efficacia dell intervento intrapreso. L azione nei confronti dell alunno va insomma co-costruita tra i soggetti della scuola e dei servizi territoriali (sulla co-costruzione è predisposto un approfondimento all interno delle Schede) Una scheda di accesso scuola-servizi Scuole e servizi territoriali potrebbero mettere a punto e utilizzare sistematicamente, tenendo conto delle specifiche esigenze di ogni realtà locale, degli strumenti tecnici finalizzati a favorire la comunicazione reciproca. In molte aree del Veneto esistono già delle prassi consolidate in materia. Esse si concretizzano in una Scheda d accesso, un interfaccia tra scuola e servizi. In pratica, per scheda di accesso si intende un modulo, predi-19 sposto dal servizio competente in quel territorio, che raccoglie i dati essenziali e sufficienti a descrivere il minore che presenta profili di rischio più o meno rilevanti, nonché i dati essenziali relativi alla natura del problema (meglio se raccolti attraverso una serie di indicatori forniti dal servizio stesso) rispetto al quale la scuola chiede l avvio di un percorso comune di lavoro e/o una specifica consulenza. Al fine di meglio raggiungere questi obiettivi si suggerisce che il modulo sia strutturato nel seguente modo: spazio per i dati del minore, compresi quelli anagrafici, se c è il consenso informato della famiglia e/o degli esercenti la potestà, oppure omettendo le informazioni che permettono di identificare il minore, se detto consenso non c è o non è opportuno acquisirlo; spazio dedicato alla descrizione del problema (può essere fatto riferimento alle tipologie abbozzate in questi Orientamenti); indicazione del referente scolastico (con i relativi recapiti) che il servizio può contattare per avviare il percorso e/o la consulenza richiesta; firma del dirigente scolastico che attesta l ufficialità della richiesta inoltrata; presenza di tutti gli elementi utili all invio del modulo stesso, ovvero: denominazione dell ufficio del servizio che lo accoglie, numeri di fax o al quale inviarlo, numero di telefono cui chiedere eventuali informazioni. È compito di ciascun servizio sociale e/o sociosanitario competente per la protezione e tutela dei minori sul territorio fornire tale scheda di accesso alle scuole, anche prevedendo dei momenti specifici di presentazione ai dirigenti e agli insegnanti. 1720 21 Scheda 1 Conflitti, aggressività, bullismo, scarsa disciplina Il problema In questo scenario si raggruppano i problemi probabilmente più comuni che gli insegnanti affrontano nelle classi: quelli legati all irrequietezza degli alunni, alla difficoltà di mantenere una certa disciplina nella classe. Alcuni indicatori possono essere i seguenti: alunni con comportamenti aggressivi e/o poco educati alla socialità, come bambini che si picchiano tra loro o ragazzi che non rispettano le regole del vivere comune; difficile gestione delle ore di lezione, a causa dell estrema incontenibilità di alcuni alunni del gruppo classe (non stanno seduti, non ascoltano, entrano ed escono ecc.); presenza di relazioni conflittuali nel gruppo classe, con sottogruppi chiusi e ostili gli uni agli altri; alunni isolati, emarginati, spesso portatori di sintomi di malessere anche fisico, che talvolta sconfina in vere e proprie fobie scolastiche; alunni prepotenti e soverchianti; alunni e/o gruppetti di alunni che in cortile, in corridoio, in mensa, in palestra, ecc. prevaricano fisicamente o psicologicamente i compagni, intimidendoli, sbeffeggiandoli o vessandoli fino a causarne l esclusione dalla comune vita scolastica; alunni e/o gruppetti di alunni che rubano oggetti/merende ai compagni, oppure se li fanno consegnare attraverso intimidazioni; conflitti tra docenti e studenti, con i ragazzi che irridono o rispondono anche violentemente alle richieste dell insegnante, lo sfidano, danneggiano luoghi e oggetti del contesto scolastico. 1922 Quelle richiamate sono situazioni doppiamente problematiche: non solo perché possono evidenziare o provocare situazioni di malessere e disagio tra gli alunni, ma anche perché possono indurre negli insegnanti sentimenti di affaticamento e preoccupazione che spesso sfociano in ansia, in un sentire frustrante di impotenza, nel timore, se non proprio nella paura, di non farcela a reggere la gestione della classe. Le difficoltà che si manifestano a scuola, una volta a conoscenza delle famiglie, possono produrre un calo di fiducia verso l insegnante e una conseguente percezione di disconoscimento da parte di quest ultimo. Il malessere di alunni e insegnanti tende così ad alimentarsi reciprocamente. Che cosa fare Per rispondere alle richieste di aiuto della classe, uscire dal sentimento di impotenza e costruire delle ipotesi di intervento sui singoli o sul gruppo degli alunni, si possono suggerire alcune modalità di azione, a cui possono essere associati anche i servizi sociali e sociosanitari del territorio. Poiché le problematiche di questa Scheda sono probabilmente le più comuni, i suggerimenti metodologici che qui vengono avanzati sono in gran parte validi, mutatis mutandis, anche nelle situazioni descritte nelle prossime Schede. Metodologicamente, quindi, può essere utile: costruire tra colleghi della classe e/o della scuola un momento di sosta per compiere un analisi condivisa del problema che si presenta: narrarselo gli uni con gli altri, cercare le parole per meglio definirlo e non dare per scontato di conoscerlo già in toto, avviando anche una ricerca di osservazioni e dati più precisa, magari utilizzando quanto osservato in momenti quali: l entrata e uscita da scuola, le gite, le feste, la ricreazione, la mensa, i giochi. Sarebbe importante che questo momento di scambio fosse facilitato da una persona terza, quale il dirigente o un insegnante non direttamente coinvolto nei problemi della classe, o utilizzando uno strumento appositamente predisposto, come una scheda di osservazione.23 Per arrivare a co-costruire una conoscenza del problema che possa non solo definirne le caratteristiche, ma anche mettere in luce criticità e punti di forza, spesso è necessario un percorso conoscitivo più articolato che si avvalga di maggiori e diverse competenze. In particolare, se i comportamenti che bambini e ragazzi manifestano si configurano come inusuali per la quotidianità scolastica, è utile coinvolgere non solo i colleghi, ma anche i servizi del territorio. Sarebbe opportuno formare un gruppo di lavoro con il compito di elaborare delle ipotesi sul problema e, a partire da queste, individuare una o più piste di intervento. È importante prevedere tempi precisi entro i quali individuare il problema. Sarebbe bene che tale gruppo non si creasse occasionalmente, per trattare singole questioni, ma fosse previsto come un istanza stabile, attivabile con facilità in relazione a specifiche esigenze. Una volta raggiunta un ipotesi condivisa sulla natura del problema, si passerà a progettare un piano di intervento comune tra scuola e servizi, che tenga conto delle risorse della scuola, dei servizi, della famiglia e dell alunno e/o degli alunni. Ciascuno dei soggetti in gioco (scuola, servizi, in alcuni casi anche famiglia e talvolta anche lo stesso ragazzo e/o gruppo classe) si assume il compito di realizzare le parti dell intervento progettato che rientrano nelle proprie competenze. Per esempio, spetta alla scuola individuare spazi e tempi di incontro con la famiglia, magari immaginando insieme ai servizi le modalità di tale incontro; spetta alla scuola attivare strategie di lavoro con il gruppo classe, avviando per esempio un percorso didattico ad hoc con i ragazzi della classe per elaborare il problema. Spetta invece al servizio offrire supporti e consulenze alla scuola, o mettere a disposizione percorsi di consultazione e/o sostegno psicosociale per la famiglia e/o per il ragazzo, laddove si ritenga utile attivarli. Il gruppo dei soggetti che si incaricano di realizzare le diverse parti dell intervento deve dotarsi di strumenti e metodi adeguati a garantire la tenuta nel tempo del progetto stesso. Per esempio, in esso si dovranno definire i tempi di lavoro, 21 Vedere altro
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 art. 2
 Articolo 1
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 Art. 1
 Art. 2
 Art. 3
 Art. 4