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Timestamp: 2019-09-19 02:51:26+00:00

Document:
TABELLE MILANO DANNO MORALE
LE TABELLE DI MILANO non hanno cancellato il danno morale per riassorbirlo nel danno biologico, ma hanno provveduto ad una liquidazione congiunta della fattispecie “danno non patrimoniale” per la parte derivante dalla lesione permanente all’integrità psicofisica collegata, in termini di dolore e sofferenza soggettiva, al danno biologico;
le tabelle del Tribunale di Milano – che a seguito del noto arresto di questa Corte portato da Cass. 12408/2011 sono state ritenute come quelle idonee a garantire l’uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale – non hanno cancellato il danno morale per riassorbirlo nel danno biologico, ma hanno provveduto ad una liquidazione congiunta della fattispecie “danno non patrimoniale” per la parte derivante dalla lesione permanente all’integrità psicofisica collegata, in termini di dolore e sofferenza soggettiva, al danno biologico;
la fattispecie del danno morale, da intendersi come “voce” integrante la più ampia categoria del danno non patrimoniale, ha trovato conferma e rinnovata espressione già in risalenti interventi normativi, quali il D.P.R. 3 marzo 2009, n. 37 e il D.P.R. n. 30 ottobre 2009, n. 181, che distinguono, concettualmente ancor prima che giuridicamente, tra la “voce” di danno c.d. biologico e la “voce” di danno morale;
da tale distinzione il giudice del merito non può prescindere, trovando essa la sua giustificazione in una fonte abilitata a produrre diritto (cfr. al riguardo anche Cass. 18641/2011);
tale principio è stato anche ribadito nella più recente L. n. 124 del 2017 (cfr. art. 1, comma 17) che ha modificato l’art. 138 C.d.A, prevedendo distintamente, nella declinazione della fattispecie del “danno non patrimoniale da lesioni di non lieve entità” il danno biologico (lett. a) come la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito), ed il danno morale (lett. e) quale conseguenza derivante da lesione all’integrità fisica, prevedendo tuttavia che “qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali documentati e obiettivamente accertati, l’ammontare del risarcimento del danno, calcolato secondo quanto previsto dalla tabella unica nazionale di cui al comma 2, può essere aumentato dal giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 30 per cento” (cfr. art. 138, comma 3 Codice delle Assicurazioni, come modificato dalla L. n. 124 del 2017, art. 1, comma 17).
Ed è stato ribadito che il danno morale, pur costituendo un pregiudizio non patrimoniale al pari di quello biologico, non è ricompreso in quest’ultimo e va liquidato autonomamente, non solo in forza di quanto normativamente stabilito dalle disposizioni sopra richiamate, ma in ragione della differenza ontologica fra le due voci di danno, che corrispondono a due momenti essenziali della sofferenza dell’individuo: il dolore interiore e la significativa alterazione della vita quotidiana che, ove non sia direttamente ascrivibile al pregiudizio fisico riportato ma configuri un danno ulteriore ad esso conseguente (Cass. civ. Sez. 3, 3 ottobre 2013 n. 22585; Cass. civ. Sez. Lav. 16 ottobre 2014 n. 21917) ben può essere oggetto di ulteriore quantificazione. In sostanza, le tabelle di liquidazione offrono i parametri di base ai quali attenersi, in vista di valutazioni tendenzialmente unitarie; ma l’esigenza dell’integrale e adeguato risarcimento dei danni impedisce di attribuire loro efficacia vincolante e inderogabile ed impone di valutarne l’adeguatezza ad assicurare al danneggiato l’integrale risarcimento, tenuto conto delle peculiarità del caso concreto (cfr. Cass. 16197/2015).
Tale principio deve ritenersi ormai consolidato essendo stato definitivamente chiarito che “la liquidazione unitaria del danno non patrimoniale (come quella prevista per il danno patrimoniale) deve essere intesa nel senso di attribuire al soggetto danneggiato una somma di danaro che tenga conto del pregiudizio complessivamente subito tanto sotto l’aspetto della sofferenza interiore (cui potrebbe assimilarsi, in una ipotetica simmetria legislativa, il danno emergente, in guisa di “vulnus” “interno” al patrimonio del creditore), quanto sotto il profilo dell’alterazione o modificazione peggiorativa della vita di relazione, considerata in ogni sua forma ed in ogni suo aspetto, senza ulteriori frammentazioni nominalistiche “(cfr. Cass. 901/2018); e che “non costituisce duplicazione la congiunta attribuzione del “danno biologico” e di una ulteriore somma a titolo di risarcimento dei pregiudizi che non hanno fondamento medico-legale, perchè non aventi base organica ed estranei alla determinazione medico-legale del grado di percentuale di invalidità permanente, rappresentati dalla sofferenza interiore (quali, ad esempio, il dolore dell’animo, la vergogna, la disistima di sè, la paura, la disperazione). Ne deriva che, ove sia dedotta e provata l’esistenza di uno di tali pregiudizi non aventi base medico-legale, essi dovranno formare oggetto di separata valutazione e liquidazione (cfr. Cass. 7593/2018; Cass. civ. n. 27482/2018).
By Sergio Armaroli|2019-09-06T10:40:04+02:00Settembre, 2019|AVVOCATO BOLOGNA, avvocato civilista bologna, News|

References: Cass. 
 Cass. 
 art. 1
 art. 138
 art. 1
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
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