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Timestamp: 2014-11-24 09:01:06+00:00

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Avvocato Sasso » CODICE DEONTOLOGICO FORENSE
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Aspetti del diritto penale moderno
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Procedimento davanti al Tribunale monocratico
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Rapporto di causalitÃ REATI CONTRO IL PATRIMONIO
REATI CONTRO LA LIBERTAâ€™ PERSONALE
REATI CONTRO Lâ€™AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA
REATI CONTRO Lâ€™ONORE
Registri Penali
Regole di ingaggio delle missioni militari allâ€™estero REPRESSIONE PENALE DEL FENOMENO DOPING
Responsabile civile e civilmente obbligato per la pena pecuniaria
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Richiesta di rimessione del processo
Soggetti processuali
Studi sui disturbi mentali
T.U.L.P.S. - Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773
Teorie della personalitÃ TEORIE SOCIOLOGICHE
UnitÃ e pluralitÃ di reati
Vademecum privacy redatto dal CNF
Vittime e SocietÃ CODICE DEONTOLOGICO FORENSE
PREAMBOLO Lâ€™avvocato esercita la propria attivitÃ in piena libertÃ , autonomia ed indipendenza, per tutelare i diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo in tal modo allâ€™attuazione dellâ€™ordinamento per i fini della giustizia.
Nellâ€™esercizio della sua funzione, lâ€™avvocato vigila sulla conformitÃ delle leggi ai principi della Costituzione, nel rispetto della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e dellâ€™Ordinamento comunitario; garantisce il diritto alla libertÃ e sicurezza e lâ€™inviolabilitÃ della difesa; assicura la regolaritÃ del giudizio e del contraddittorio.
Le norme deontologiche si applicano a tutti gli avvocati e praticanti nella loro attivitÃ , nei loro reciproci rapporti e nei confronti dei terzi.
ART. 2. – PotestÃ disciplinare.
Spetta agli organi disciplinari la potestÃ di infliggere le sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme deontologiche.
Le sanzioni devono essere adeguate alla gravitÃ dei fatti e devono tener conto della reiterazione dei comportamenti nonchÃ© delle specifiche circostanze, soggettive e oggettive, che hanno concorso a determinare lâ€™infrazione.
ART. 3. – VolontarietÃ dellâ€™azione.
La responsabilitÃ disciplinare discende dalla inosservanza dei doveri e dalla volontarietÃ della condotta, anche se omissiva.
Oggetto di valutazione Ã¨ il comportamento complessivo dellâ€™incolpato.
Quando siano mossi vari addebiti nellâ€™ambito di uno stesso procedimento la sanzione deve essere unica.
ART. 4. – AttivitÃ allâ€™estero e attivitÃ in Italia dello straniero.
Nellâ€™esercizio di attivitÃ professionali allâ€™estero, che siano consentite dalle disposizioni in vigore, lâ€™avvocato italiano Ã¨ tenuto al rispetto delle norme deontologiche del paese in cui viene svolta lâ€™attivitÃ .
Del pari lâ€™avvocato straniero, nellâ€™esercizio dellâ€™attivitÃ professionale in Italia, quando questa sia consentita, Ã¨ tenuto al rispetto delle norme deontologiche italiane.
ART. 5. – Doveri di probitÃ , dignitÃ e decoro.
Lâ€™avvocato deve ispirare la propria condotta allâ€™osservanza dei doveri di probitÃ , dignitÃ e decoro.
I – Deve essere sottoposto a procedimento disciplinare lâ€™avvocato cui sia imputabile un comportamento non colposo che abbia violato la legge penale, salva ogni autonoma valutazione sul fatto commesso.
II – Lâ€™avvocato Ã¨ soggetto a procedimento disciplinare per fatti anche non riguardanti lâ€™attivitÃ forense quando si riflettano sulla sua reputazione professionale o compromettano lâ€™immagine della classe forense.
III – Lâ€™avvocato che sia indagato o imputato in un procedimento penale non puÃ² assumere o mantenere la difesa di altra parte nello stesso procedimento.
ART. 6. – Doveri di lealtÃ e correttezza.
Lâ€™avvocato deve svolgere la propria attivitÃ professionale con lealtÃ e correttezza.
I – Lâ€™avvocato non deve proporre azioni o assumere iniziative in giudizio con mala fede o colpa grave.
ART. 7. – Dovere di fedeltÃ .
E’ dovere dell’avvocato svolgere con fedeltÃ la propria attivitÃ professionale.
II. L’avvocato deve esercitare la sua attivitÃ anche nel rispetto dei doveri che la sua funzione gli impone verso la collettivitÃ per la salvaguardia dei diritti dell’uomo nei confronti dello Stato e di ogni altro potere.
Lâ€™avvocato deve adempiere i propri doveri professionali con diligenza.
Ãˆ dovere, oltrechÃ© diritto, primario e fondamentale dellâ€™avvocato mantenere il segreto sullâ€™attivitÃ prestata e su tutte le informazioni che siano a lui fornite dalla parte assistita o di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato.
I – Lâ€™avvocato Ã¨ tenuto al dovere di segretezza e riservatezza anche nei confronti degli ex?clienti, sia per lâ€™attivitÃ giudiziale che per lâ€™attivitÃ stragiudiziale.
II – La segretezza deve essere rispettata anche nei confronti di colui che si rivolga allâ€™avvocato per chiedere assistenza senza che il mandato sia accettato.
III – Lâ€™avvocato Ã¨ tenuto a richiedere il rispetto del segreto professionale anche ai propri collaboratori e dipendenti e a tutte le persone che cooperano nello svolgimento dellâ€™attivitÃ professionale.
a) per lo svolgimento delle attivitÃ di difesa;
b) al fine di impedire la commissione da parte dello stesso assistito di un reato di particolare gravitÃ ;
d) in un procedimento concernente le modalitÃ della difesa degli interessi dellâ€™assistito.
In ogni caso la divulgazione dovrÃ essere limitata a quanto strettamente necessario per il fine tutelato.
Nell’esercizio dell’attivitÃ professionale l’avvocato ha il dovere di conservare la propria indipendenza e difendere la propria libertÃ da pressioni o condizionamenti esterni.
[II. Costituisce infrazione disciplinare il comportamento dell'avvocato che stipuli con soggetti che esercitano il recupero crediti per conto terzi patti attinenti a detta attivitÃ .] (1)
Lâ€™avvocato deve prestare la propria attivitÃ difensiva anche quando ne sia richiesto dagli organi giudiziari in base alle leggi vigenti.
I – Lâ€™avvocato che venga nominato difensore dâ€™ufficio deve, quando ciÃ² sia possibile, comunicare allâ€™assistito che ha facoltÃ di scegliersi un difensore di fiducia, e deve informarlo, ove intenda richiedere un compenso, che anche il difensore dâ€™ufficio deve essere retribuito a norma di legge.
II – Costituisce infrazione disciplinare il rifiuto ingiustificato di prestare attivitÃ di gratuito patrocinio o la richiesta allâ€™assistito di un compenso per la prestazione di tale attivitÃ .
Lâ€™avvocato non deve accettare incarichi che sappia di non poter svolgere con adeguata competenza.
I – Lâ€™avvocato deve comunicare allâ€™assistito le circostanze impeditive alla prestazione dellâ€™attivitÃ richiesta, valutando, per il caso di controversie di particolare impegno e complessitÃ , lâ€™opportunitÃ della integrazione della difesa con altro collega.
II – Lâ€™accettazione di un determinato incarico professionale fa presumere la competenza a svolgere quellâ€™incarico.
E’ dovere dell’avvocato curare costantemente la propria preparazione professionale, conservando e accrescendo le conoscenze con particolare riferimento ai settori nei quali svolga l’attivitÃ .
ART. 14. – Dovere di veritÃ .
I. L’avvocato non puÃ² introdurre intenzionalmente nel processo prove false. In particolare, il difensore non puÃ² assumere a verbale nÃ© introdurre dichiarazioni di persone informate sui fatti che sappia essere false.
II. L’avvocato Ã¨ tenuto a menzionare i provvedimenti giÃ ottenuti o il rigetto dei provvedimento richiesti, nella presentazione di istanze o richieste sul presupposto della medesima situazione di fatto.
L’avvocato deve provvedere regolarmente e tempestivamente agli adempimenti dovuti agli organi forensi nonchÃ© agli adempimenti previdenziali e fiscali a suo carico, secondo le norme vigenti.
ART. 16. – Dovere di evitare incompatibilitÃ .
E’ dovere dell’avvocato evitare situazioni di incompatibilitÃ ostative alla permanenza nell’albo, e, comunque nel dubbio, richiedere il parere del proprio Consiglio dell’ordine.
I. L’avvocato non deve porre in essere attivitÃ commerciale o di mediazione.
II. Costituisce infrazione disciplinare l’avere richiesto l’iscrizione all’albo in pendenza di cause di incompatibilitÃ , non dichiarate, ancorchÃ© queste siano venute meno.
ART. 17. – Informazioni sull’attivitÃ professionale.
L’avvocato puÃ² dare informazioni sulla propria attivitÃ professionale.
Il contenuto e la forma dell’informazione devono essere coerenti con la finalitÃ della tutela dell’affidamento della collettivitÃ e rispondere a criteri di trasparenza e veridicitÃ , il rispetto dei quali Ã¨ verificato dal competente Consiglio dell’ordine. (1)
Quanto al contenuto, l’informazione deve essere conforme a veritÃ e correttezza e non puÃ² avere ad oggetto notizie riservate o coperte dal segreto professionale. L’avvocato non puÃ² rivelare al pubblico il nome dei propri clienti, ancorchÃ© questi vi consentano.
Quanto alla forma e alle modalitÃ , l’informazione deve rispettare la dignitÃ e il decoro della professione.
In ogni caso, l’informazione non deve assumere i connotati della pubblicitÃ ingannevole, elogiativa, comparativa.
I – Sono consentite, a fini non lucrativi, l’organizzazione e la sponsorizzazione di seminari di studio, di corsi di formazione professionale e di convegni in discipline attinenti alla professione forense da parte di avvocati o di societÃ o di associazioni di avvocati. (2)
III – E’ altresÃ¬ vietato all’avvocato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata e, cioÃ¨, rivolta a una persona determinata per un specifico affare.] (3)
II – E’ consentita l’indicazione del nome di un avvocato defunto, che abbia fatto parte dello studio, purchÃ© il professionista a suo tempo lo abbia espressamente previsto o abbia disposto per testamento in tal senso, ovvero vi sia il consenso unanime dei suoi eredi.
(1) Periodo cosÃ¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione cosÃ¬ recitava: “Il contenuto e la forma dell’informazione devono essere coerenti con la finalitÃ della tutela dell’affidamento della collettivitÃ ”.
(2) Canone cosÃ¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione cosÃ¬ recitava: “I – Sono consentite, a fini non lucrativi, l’organizzazione e la sponsorizzazione di seminari di studio, di corsi di formazione professionale e di convegni in discipline attinenti alla professione forense da parte di avvocati o di societÃ o di associazioni di avvocati, previa approvazione del Consiglio dell’ordine del luogo di svolgimento dell’evento”.
ART. 17 bis. – ModalitÃ dell’informazione. (1)
L’avvocato che intende dare informazione sulla propria attivitÃ professionale deve indicare:
il Consiglio dell’Ordine presso il quale Ã¨ iscritto ciascuno dei componenti lo studio;
il titolo professionale che consente all’avvocato straniero l’esercizio in Italia, o che consenta all’avvocato italiano l’esercizio all’estero, della professione di avvocato in conformitÃ delle direttive comunitarie.
PuÃ² indicare:
i settori di esercizio dell’attivitÃ professionale e, nell’ambito di questi, eventuali materie di attivitÃ prevalente;
gli estremi della polizza assicurativa per la responsabilitÃ professionale;
l’eventuale certificazione di qualitÃ dello studio; l’avvocato che intenda fare menzione di una certificazione di qualitÃ deve depositare presso il Consiglio dell’Ordine il giustificativo della certificazione in corso di validitÃ e l’indicazione completa del certificatore e del campo di applicazione della certificazione ufficialmente riconosciuta dallo Stato;
gli estremi della polizza assicurativa per la responsabilitÃ professionale.
L’avvocato puÃ² utilizzare esclusivamente i siti web con domini propri e direttamente riconducibili a sÃ©, allo studio legale associato o alla societÃ di avvocati alla quale partecipa, previa comunicazione tempestiva al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto in cui Ã¨ espresso.
Il professionista Ã¨ responsabile del contenuto del sito e in esso deve indicare i dati previsti dal primo comma.
Il sito non puÃ² contenere riferimenti commerciali e/o pubblicitari mediante l’indicazione diretta o tramite banner o pop-up di alcun tipo.
(1) Articolo cosÃ¬ modificato dal CNF con la delibera 12 giugno 2008, n. 15.
I. Il difensore, con il consenso del proprio assistito e nell’esclusivo interesse dello stesso, puÃ² fornire agli organi di informazione e di stampa notizie che non siano coperte dal segreto di indagine.
II. In ogni caso, nei rapporti con gli organi di informazione e con gli altri mezzi di diffusione, Ã¨ fatto divieto all’avvocato di enfatizzare la propria capacitÃ professionale, di spendere il nome dei propri clienti, di sollecitare articoli di stampa o interviste sia su organi di informazione sia su altri mezzi di diffusione; Ã¨ fatto divieto altresÃ¬ di convocare conferenze stampa fatte salve le esigenze di difesa del cliente.
Ãˆ vietata ogni condotta diretta allâ€™acquisizione di rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi alla correttezza e decoro. (1)
I – Lâ€™avvocato non deve corrispondere ad un collega, o ad un altro soggetto, un onorario, una provvigione o qualsiasi altro compenso quale corrispettivo per la presentazione di un cliente.
II – Costituisce infrazione disciplinare lâ€™offerta di omaggi o di prestazioni a terzi ovvero la corresponsione o la promessa di vantaggi per ottenere difese o incarichi.
III â€“ Eâ€™ vietato offrire, sia direttamente che per interposta persona, le proprie prestazioni professionali al domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generale, in luoghi pubblici o aperti al pubblico. (2)
IV â€“ Eâ€™ altresÃ¬ vietato allâ€™avvocato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata e, cioÃ¨, rivolta a una persona determinata per un specifico affare. (2)
(1) Periodo cosÃ¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione cosÃ¬ recitava: “Ãˆ vietata lâ€™offerta di prestazioni professionali a terzi e in genere ogni attivitÃ diretta allâ€™acquisizione di rapporti di clientela, a mezzo di agenzie o procacciatori o altri mezzi illeciti.”.
Indipendentemente dalle disposizioni civili e penali, l’avvocato deve evitare di usare espressioni sconvenienti od offensive negli scritti in giudizio e nell’attivitÃ professionale in genere, sia nei confronti dei colleghi che nei confronti dei magistrati, delle controparti e dei terzi.
I. La ritorsione o la provocazione o la reciprocitÃ delle offese non escludono l’infrazione della regola deontologica.
ART. 21. – Divieto di attivitÃ professionale senza titolo o di uso di titoli inesistenti.
L’iscrizione all’albo costituisce presupposto per l’esercizio dell’attivitÃ giudiziale e stragiudiziale di assistenza e consulenza in materia legale e per l’utilizzo del relativo titolo.
I – Costituisce illecito disciplinare l’uso di un titolo professionale non conseguito ovvero lo svolgimento di attivitÃ in mancanza di titolo o in periodo di sospensione.
II â€” Costituisce altresÃ¬ illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che agevoli, o, in qualsiasi altro modo diretto o indiretto, renda possibile a soggetti non abilitati o sospesi l’esercizio abusivo dell’attivitÃ di avvocato o consenta che tali soggetti ne possano ricavare benefici economici, anche se limitatamente al periodo di eventuale sospensione dall’esercizio.
III – L’avvocato puÃ² utilizzare il titolo accademico di professore solo se sia docente universitario di materie giuridiche. In ogni caso dovrÃ specificare la qualifica, la materia di insegnamento e la facoltÃ .
IV – L’iscritto nel registro dei praticanti avvocati puÃ² usare esclusivamente e per esteso il titolo di “praticante avvocato”, con l’eventuale indicazione di “abilitato al patrocinio” qualora abbia conseguito tale abilitazione.
L’avvocato deve mantenere sempre nei confronti dei colleghi un comportamento ispirato a correttezza e lealtÃ .
I. L’avvocato che collabori con altro collega Ã¨ tenuto a rispondere con sollecitudine alle sue richieste di informativa.
III – L’avvocato non puÃ² registrare una conversazione telefonica con il collega. La registrazione, nel corso di una riunione, Ã¨ consentita soltanto con il consenso di tutti i presenti.
Nell’attivitÃ giudiziale l’avvocato deve ispirare la propria condotta all’osservanza del dovere di difesa, salvaguardando in quanto possibile il rapporto di colleganza.
I – L’avvocato Ã¨ tenuto a rispettare la puntualitÃ alle udienze e in ogni altra occasione di incontro con i colleghi.
III – II difensore, che riceva l’incarico di fiducia dall’imputato, Ã¨ tenuto a comunicare tempestivamente con mezzi idonei al collega, giÃ nominato d’ufficio, il mandato ricevuto e, senza pregiudizio per il diritto di difesa, deve raccomandare alla parte di provvedere al pagamento di quanto Ã¨ dovuto al difensore d’ufficio per l’attivitÃ professionale eventualmente giÃ svolta.
IV – Nell’esercizio del mandato l’avvocato puÃ² collaborare con i difensori delle altre parti, anche scambiando informazioni, atti e documenti, nell’interesse della parte assistita e nel rispetto della legge.
V – Nei casi di difesa congiunta, Ã¨ dovere del difensore consultare il co-difensore in ordine ad ogni scelta processuale ed informarlo del contenuto dei colloqui con il comune assistito, al fine della effettiva condivisione della strategia processuale.
L’avvocato ha il dovere di collaborare con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza, o con altro che ne faccia richiesta, per l’attuazione delle finalitÃ istituzionali osservando scrupolosamente il dovere di veritÃ . A tal fine ogni iscritto Ã¨ tenuto a riferire al Consiglio fatti a sua conoscenza relativi alla vita forense o alla amministrazione della giustizia, che richiedano iniziative o interventi collegiali.
III. L’avvocato chiamato a far parte del Consiglio dell’Ordine deve adempiere l’incarico con diligenza, imparzialitÃ e nell’interesse generale.
IV. Ai fini della tenuta degli albi, l’avvocato ha il dovere di comunicare senza ritardo al Consiglio dell’Ordine di appartenenza ed eventualmente a quello competente per territorio, la costituzione di associazioni o societÃ professionali e i successivi eventi modificativi, nonchÃ© l’apertura di studi principali, secondari e anche recapiti professionali.
Lâ€™avvocato deve consentire ai propri collaboratori di migliorare la preparazione professionale, compensandone la collaborazione in proporzione allâ€™apporto ricevuto.
Lâ€™avvocato Ã¨ tenuto verso i praticanti ad assicurare la effettivitÃ ed a favorire la proficuitÃ della pratica forense al fine di consentire unâ€™adeguata formazione.
I – Lâ€™avvocato deve fornire al praticante un adeguato ambiente di lavoro, riconoscendo allo stesso, dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato allâ€™apporto professionale ricevuto.
II – Lâ€™avvocato deve attestare la veridicitÃ delle annotazioni contenute nel libretto di pratica solo in seguito ad un adeguato controllo e senza indulgere a motivi di favore o di amicizia.
III – Ãˆ responsabile disciplinarmente lâ€™avvocato che dia incarico ai praticanti di svolgere attivitÃ difensiva non consentita.
Lâ€™avvocato non puÃ² mettersi in contatto diretto con la controparte che sia assistita da altro legale.
I – Soltanto in casi particolari, per richiedere determinati comportamenti o intimare messe in mora od evitare prescrizioni o decadenze, la corrispondenza puÃ² essere indirizzata direttamente alla controparte, sempre peraltro inviandone copia per conoscenza al legale avversario.
II – Costituisce illecito disciplinare il comportamento dellâ€™avvocato che accetti di ricevere la controparte, sapendo che essa Ã¨ assistita da un collega, senza informare questâ€™ultimo e ottenerne il consenso.
III. L’avvocato non deve consegnare all’assistito la corrispondenza riservata tra colleghi, ma puÃ², qualora venga meno il mandato professionale, consegnarla al professionista che gli succede, il quale Ã¨ tenuto ad osservare i medesimi criteri di riservatezza.
I – L’avvocato deve astenersi dall’esprimere apprezzamenti denigratori sull’attivitÃ professionale di un collega.
Lâ€™avvocato Ã¨ tenuto a dare tempestive istruzioni al collega corrispondente. Questâ€™ultimo, del pari, Ã¨ tenuto a dare tempestivamente al collega informazioni dettagliate sullâ€™attivitÃ svolta e da svolgere.
I – Lâ€™elezione di domicilio presso altro collega deve essere preventivamente comunicata e consentita.
II – Ãˆ fatto divieto allâ€™avvocato corrispondente di definire direttamente una controversia, in via transattiva, senza informare il collega che gli ha affidato lâ€™incarico.
III – Lâ€™avvocato corrispondente, in difetto di istruzioni, deve adoperarsi nel modo piÃ¹ opportuno per la tutela degli interessi della parte, informando non appena possibile il collega che gli ha affidato lâ€™incarico.
Lâ€™avvocato che abbia raggiunto con il patrono avversario un accordo transattivo accettato dalle parti deve astenersi dal proporre impugnativa giudiziale della transazione intervenuta, salvo che lâ€™impugnazione sia giustificata da fatti particolari non conosciuti o sopravvenuti.
ART. 33. – Sostituzione del collega nellâ€™attivitÃ di difesa.
Nel caso di sostituzione di un collega nel corso di un giudizio, per revoca dellâ€™incarico o rinuncia, il nuovo legale dovrÃ rendere nota la propria nomina al collega sostituito, adoperandosi, senza pregiudizio per lâ€™attivitÃ difensiva, perchÃ© siano soddisfatte le legittime richieste per le prestazioni svolte.
I – Lâ€™avvocato sostituito deve adoperarsi affinchÃ© la successione nel mandato avvenga senza danni per lâ€™assistito, fornendo al nuovo difensore tutti gli elementi per facilitargli la prosecuzione della difesa.
ART. 34. – ResponsabilitÃ dei collaboratori, sostituti e associati.
Salvo che il fatto integri unâ€™autonoma responsabilitÃ , i collaboratori, sostituti e ausiliari non sono disciplinarmente responsabili per il compimento di atti per incarichi specifici ricevuti.
I – Nel caso di associazione professionale, Ã¨ disciplinarmente responsabile soltanto lâ€™avvocato o gli avvocati a cui si riferiscano i fatti specifici commessi.
ART. 35. – Rapporto di fiducia. Il rapporto con la parte assistita Ã¨ fondato sulla fiducia.
I – Lâ€™incarico deve essere conferito dalla parte assistita o da altro avvocato che la difenda. Qualora sia conferito da un terzo, che intenda tutelare lâ€™interesse della parte assistita ovvero anche un proprio interesse, lâ€™incarico puÃ² essere accettato soltanto con il consenso della parte assistita.
II – Lâ€™avvocato deve astenersi, dopo il conferimento del mandato, dallo stabilire con lâ€™assistito rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale, salvo quanto previsto nell’art. 45. (1)
(1) Canone cosÃ¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007. La precedente versione cosÃ¬ recitava: “II – Lâ€™avvocato deve astenersi, dopo il conferimento del mandato, dallo stabilire con lâ€™assistito rapporti di natura economica, patrimoniale o commerciale che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale”.
Lâ€™avvocato ha lâ€™obbligo di difendere gli interessi della parte assistita nel miglior modo possibile nei limiti del mandato e nellâ€™osservanza della legge e dei principi deontologici.
I – Lâ€™avvocato non deve consapevolmente consigliare azioni inutilmente gravose, nÃ© suggerire comportamenti, atti o negozi illeciti, fraudolenti o colpiti da nullitÃ .
II – Lâ€™avvocato, prima di accettare lâ€™incarico, deve accertare lâ€™identitÃ del cliente e dellâ€™eventuale suo rappresentante.
III – In ogni caso, nel rispetto dei doveri professionali anche per quanto attiene al segreto, lâ€™avvocato deve rifiutare di ricevere o gestire fondi che non siano riferibili a un cliente esattamente individuato.
IV – Lâ€™avvocato deve rifiutare di prestare la propria attivitÃ quando dagli elementi conosciuti possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di una operazione illecita.
ART. 37. – Conflitto di interessi. L’avvocato ha l’obbligo di astenersi dal prestare attivitÃ professionale quando questa determini un conflitto con gli interessi di un proprio assistito o interferisca con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale.
II – L’obbligo di astensione opera altresÃ¬ se le parti aventi interessi configgenti si rivolgano ad avvocati che siano partecipi di una stessa societÃ di avvocati o associazione professionale o che esercitino negli stessi locali.
I – Il difensore dâ€™ufficio deve assolvere lâ€™incarico con diligenza e sollecitudine; ove sia impedito di partecipare a singole attivitÃ processuali deve darne tempestiva e motivata comunicazione allâ€™autoritÃ procedente ovvero incaricare della difesa un collega, il quale, ove accetti, Ã¨ responsabile dellâ€™adempimento dellâ€™incarico.
Lâ€™avvocato ha diritto di partecipare alla astensione dalle udienze proclamata dagli organi forensi in conformitÃ con le disposizioni del codice di autoregolamentazione e delle norme in vigore.
I – Lâ€™avvocato che eserciti il proprio diritto di non aderire alla astensione deve informare preventivamente gli altri difensori costituiti.
II – Non Ã¨ consentito aderire o dissociarsi dalla proclamata astensione a seconda delle proprie contingenti convenienze. Lâ€™avvocato che aderisca allâ€™astensione non puÃ² dissociarsene con riferimento a singole giornate o a proprie specifiche attivitÃ , cosÃ¬ come lâ€™avvocato che se ne dissoci non puÃ² aderirvi parzialmente, in certi giorni o per particolari proprie attivitÃ professionali.
ART. 40. – Obbligo di informazione. L’avvocato Ã¨ tenuto ad informare chiaramente il proprio assistito all’atto dell’incarico delle caratteristiche e dell’importanza della controversia o delle attivitÃ da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione possibili. L’avvocato Ã¨ tenuto altresÃ¬ ad informare il proprio assistito sullo svolgimento del mandato affidatogli, quando lo reputi opportuno e ogni qualvolta l’assistito ne faccia richiesta.
I. Se richiesto, Ã¨ obbligo dell’avvocato informare la parte assistita sulle previsioni di massima inerenti alla durata e ai costi presumibili del processo.
II. E’ obbligo dell’avvocato comunicare alla parte assistita la necessitÃ del compimento di determinanti atti al fine di evitare prescrizioni, decadenze o altri effetti pregiudizievoli relativamente agli incarichi in corso di trattazione.
ART. 41. – Gestione di denaro altrui. Lâ€™avvocato deve comportarsi con puntualitÃ e diligenza nella gestione del denaro ricevuto dal proprio assistito o da terzi per determinati affari ovvero ricevuto per conto della parte assistita, ed ha lâ€™obbligo di renderne sollecitamente conto.
II – In caso di deposito fiduciario lâ€™avvocato Ã¨ obbligato a richiedere istruzioni scritte e ad attenervisi.
Lâ€™avvocato Ã¨ in ogni caso obbligato a restituire senza ritardo alla parte assistita la documentazione dalla stessa ricevuta per lâ€™espletamento del mandato quando questa ne faccia richiesta.
I – Lâ€™avvocato puÃ² trattenere copia della documentazione, senza il consenso della parte assistita, solo quando ciÃ² sia necessario ai fini della liquidazione del compenso e non oltre lâ€™avvenuto pagamento.
Durante lo svolgimento del rapporto professionale l’avvocato puÃ² chiedere la corresponsione di anticipi ragguagliati alle spese sostenute ed a quelle prevedibili e di acconti sulle prestazioni professionali, commisurati alla quantitÃ e complessitÃ delle prestazioni richieste per lo svolgimento dell’incarico.
1 – L’avvocato deve tenere la contabilitÃ delle spese sostenute e degli acconti ricevuti ed Ã¨ tenuto a consegnare, a richiesta del cliente, la nota dettagliata delle somme anticipate e delle spese sostenute per le prestazioni eseguite e degli onorari per le prestazioni svolte.
II – L’avvocato non deve richiedere compensi manifestamente sproporzionati all’attivitÃ svolta.
III – L’avvocato non puÃ² richiedere un compenso maggiore di quello giÃ indicato, in caso di mancato spontaneo pagamento, salvo che ne abbia fatto espressa riserva.
IV – L’avvocato non puÃ² condizionare al riconoscimento dei propri diritti o all’adempimento di prestazioni professionali il versamento alla parte assistita delle somme riscosse per conto di questa.
[V - E' consentito all'avvocato concordare onorari forfettari per le prestazioni continuative solo in caso di consulenza e assistenza stragiudiziale, purchÃ© siano proporzionali al prevedibile impegno.] (1)
ART. 44. – Compensazione. L’avvocato ha diritto di trattenere le somme che gli siano pervenute dalla parte assistita o da terzi a rimborso delle spese sostenute, dandone avviso al cliente; puÃ² anche trattenere le somme ricevute, a titolo di pagamento dei propri onorari, quando vi sia il consenso della parte assistita ovvero quando si tratti di somme liquidate in sentenza a carico della controparte a titolo di diritti e onorari ed egli non le abbia ancora ricevute dalla parte assistita, ovvero quando abbia giÃ formulato una richiesta di pagamento espressamente accettata dalla parte assistita.
I – In ogni altro caso, l’avvocato Ã¨ tenuto a mettere immediatamente a disposizione della parte assistita le somme riscosse per conto di questa.
E’ consentito all’avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell’articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati all’attivitÃ svolta, fermo il principio disposto dall’art. 2233 del Codice civile.
(1) Articolo cosÃ¬ modificato dal CNF con la delibera del 18 gennaio 2007 e da ultimo con la delibera 12 giugno 2008, n. 15.
La precedente versione cosÃ¬ recitava: “Art. 45 – Accordi sulla definizione del compenso.
Eâ€™ consentito allâ€™avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dellâ€™articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati allâ€™attivitÃ svolta”.
La versione precedente alle modifiche del 18 gennaio 2007 recitava cosÃ¬: “Art. 45. – Divieto di patto di quota lite.
Ãˆ vietata la pattuizione diretta ad ottenere, a titolo di corrispettivo della prestazione professionale, una percentuale del bene controverso ovvero una percentuale rapportata al valore della lite.
I – Ãˆ consentita la pattuizione scritta di un supplemento di compenso, in aggiunta a quello previsto, in caso di esito favorevole della lite, purchÃ© sia contenuto in limiti ragionevoli e sia giustificato dal risultato conseguito.”
ART. 46. – Azioni contro la parte assistita per il pagamento del compenso. Lâ€™avvocato puÃ² agire giudizialmente nei confronti della parte assistita per il pagamento delle proprie prestazioni professionali, previa rinuncia al mandato.
Lâ€™avvocato ha diritto di rinunciare al mandato.
I – In caso di rinuncia al mandato lâ€™avvocato deve dare alla parte assistita un preavviso adeguato alle circostanze, e deve informarla di quanto Ã¨ necessario fare per non pregiudicare la difesa.
II – Qualora la parte assistita non provveda in tempi ragionevoli alla nomina di un altro difensore, nel rispetto degli obblighi di legge lâ€™avvocato non Ã¨ responsabile per la mancata successiva assistenza, pur essendo tenuto ad informare la parte delle comunicazioni che dovessero pervenirgli.
III – In caso di irreperibilitÃ , lâ€™avvocato deve comunicare la rinuncia al mandato con lettera raccomandata alla parte assistita allâ€™indirizzo anagrafico e allâ€™ultimo domicilio conosciuto. Con lâ€™adempimento di tale formalitÃ , fermi restando gli obblighi di legge, lâ€™avvocato Ã¨ esonerato da ogni altra attivitÃ , indipendentemente dal fatto che lâ€™assistito abbia effettivamente ricevuto tale comunicazione.
L’intimazione fatta dall’avvocato alla controparte tendente ad ottenere particolari adempimenti sotto comminatoria di azioni, istanze fallimentari, denunce o altre sanzioni, Ã¨ consentita quando tenda a rendere avvertita la controparte delle possibili iniziative giudiziarie in corso o da intraprendere; Ã¨ deontologicamente scorretta, invece, tale intimazione quando siano minacciate azioni od iniziative sproporzionate o vessatorie.
I – Qualora ritenga di invitare la controparte ad un colloquio nel proprio studio, prima di iniziare un giudizio, l’avvocato deve precisarle che puÃ² essere accompagnata da un legale di fiducia.
II – L’addebito alla controparte di competenze e spese per l’attivitÃ prestata in sede stragiudiziale Ã¨ ammesso, purchÃ© la richiesta di pagamento sia fatta a favore del proprio assistito.
ART. 49. – PluralitÃ di azioni nei confronti della controparte.
Lâ€™avvocato non deve aggravare con onerose o plurime iniziative giudiziali la situazione debitoria della controparte quando ciÃ² non corrisponda ad effettive ragioni di tutela della parte assistita.
Ãˆ vietato richiedere alla controparte il pagamento del proprio compenso professionale, salvo che ciÃ² sia oggetto di specifica pattuizione, con lâ€™accordo del proprio assistito, e in ogni altro caso previsto dalla legge.
I – In particolare Ã¨ consentito allâ€™avvocato chiedere alla controparte il pagamento del proprio compenso professionale nel caso di avvenuta transazione giudiziale e di inadempimento del proprio cliente.
L’assunzione di un incarico professionale contro un ex-cliente Ã¨ ammessa quando sia trascorso almeno un biennio dalla cessazione del rapporto professionale e l’oggetto del nuovo incarico sia estraneo a quello espletato in precedenza. In ogni caso Ã¨ fatto divieto all’avvocato di utilizzare notizie acquisite in ragione del rapporto professionale giÃ esaurito.
ART. 52. – Rapporti con i testimoni. Lâ€™avvocato deve evitare di intrattenersi con i testimoni sulle circostanze oggetto dei procedimento con forzature o suggestioni dirette a conseguire deposizioni compiacenti.
I – Resta ferma la facoltÃ di investigazione difensiva nei modi e termini previsti dal codice di procedura penale, e nel rispetto delle disposizioni che seguono.
1. Il difensore di fiducia e il difensore dâ€™ufficio sono tenuti ugualmente al rispetto delle disposizioni previste nello svolgimento delle investigazioni difensive.
2. In particolare il difensore ha il dovere di valutare la necessitÃ o lâ€™opportunitÃ di svolgere investigazioni difensive in relazione alle esigenze e agli obiettivi della difesa in favore del proprio assistito.
3. La scelta sullâ€™oggetto, sui modi e sulle forme delle investigazioni nonchÃ© sulla utilizzazione dei risultati compete al difensore.
4. Quando si avvale di sostituti, collaboratori di studio, investigatori privati autorizzati e consulenti tecnici, il difensore puÃ² fornire agli stessi tutte le informazioni e i documenti necessari per lâ€™espletamento dellâ€™incarico, anche nella ipotesi di intervenuta segretazione degli atti, raccomandando il vincolo del segreto e lâ€™obbligo di comunicare i risultati esclusivamente al difensore.
5. Il difensore ha il dovere di mantenere il segreto professionale sugli atti delle investigazioni difensive e sul loro contenuto, finchÃ© non ne faccia uso nel procedimento, salva la rivelazione per giusta causa nellâ€™interesse del proprio assistito.
6. Il difensore ha altresÃ¬ lâ€™obbligo di conservare scrupolosamente e riservatamente la documentazione delle investigazioni difensive per tutto il tempo ritenuto necessario o utile per lâ€™esercizio della difesa.
7. Ãˆ fatto divieto al difensore e ai vari soggetti interessati di corrispondere compensi o indennitÃ sotto qualsiasi forma alle persone interpellate ai fini delle investigazioni difensive, salva la facoltÃ di provvedere al rimborso delle spese documentate.
8. Il difensore deve informare le persone interpellate ai fini delle investigazioni della propria qualitÃ , senza obbligo di rivelare il nome dellâ€™assistito.
9. Il difensore deve inoltre informare le persone interpellate che, se si avvarranno della facoltÃ di non rispondere, potranno essere chiamate ad una audizione davanti al pubblico ministero ovvero a rendere un esame testimoniale davanti al giudice, ove saranno tenute a rispondere anche alle domande del difensore.
10. Il difensore deve altresÃ¬ informare le persone sottoposte a indagine o imputate nello stesso procedimento o in altro procedimento connesso o collegato che, se si avvarranno della facoltÃ di non rispondere, potranno essere chiamate a rendere esame davanti al giudice in incidente probatorio.
11. Il difensore, quando intende compiere un accesso in un luogo privato, deve richiedere il consenso di chi ne abbia la disponibilitÃ , informandolo della propria qualitÃ e della natura dellâ€™atto da compiere, nonchÃ© della possibilitÃ che, ove non sia prestato il consenso, lâ€™atto sia autorizzato dal giudice.
12. Per conferire, chiedere dichiarazioni scritte o assumere informazioni dalla persona offesa dal reato il difensore procede con invito scritto, previo avviso al legale della stessa persona offesa, ove ne sia conosciuta lâ€™esistenza. Se non risulta assistita, nellâ€™invito Ã¨ indicata lâ€™opportunitÃ che comunque un legale sia consultato e intervenga allâ€™atto. Nel caso di persona minore, lâ€™invito Ã¨ comunicato anche a chi esercita la potestÃ dei genitori, con facoltÃ di intervenire allâ€™atto.
14. Il difensore ha il dovere di rispettare tutte le disposizioni fissate dalla legge e deve comunque porre in essere le cautele idonee ad assicurare la genuinitÃ delle dichiarazioni.
15. Il difensore deve documentare in forma integrale le informazioni assunte. Quando Ã¨ disposta la riproduzione anche fonografica le informazioni possono essere documentate in forma riassuntiva.
16. Il difensore non Ã¨ tenuto a rilasciare copia del verbale alla persona che ha reso informazioni nÃ© al suo difensore.
ART. 53. – Rapporti con i magistrati. I rapporti con i magistrati devono essere improntati alla dignitÃ e al rispetto quali si convengono alle reciproche funzioni.
I – Salvo casi particolari, lâ€™avvocato non puÃ² discutere del giudizio civile in corso con il giudice incaricato del processo senza la presenza del legale avversario.
II – Lâ€™avvocato chiamato a svolgere funzioni di magistrato onorario deve rispettare tutti gli obblighi inerenti a tali funzioni e le norme sulla incompatibilitÃ .
III – Lâ€™avvocato non deve approfittare di eventuali rapporti di amicizia, di familiaritÃ o di confidenza con i magistrati per ottenere favori e preferenze. In ogni caso deve evitare di sottolineare la natura di tali rapporti nellâ€™esercizio del suo ministero, nei confronti o alla presenza di terze persone.
Lâ€™avvocato deve ispirare il proprio rapporto con arbitri e consulenti tecnici a correttezza e lealtÃ , nel rispetto delle reciproche funzioni.
L’avvocato chiamato a svolgere la funzione di arbitro Ã¨ tenuto ad improntare il proprio comportamento a probitÃ e correttezza e a vigilare che il procedimento si svolga con imparzialitÃ e indipendenza.
I – L’avvocato non puÃ² assumere la funzioni di arbitro quando abbia in corso rapporti professionali con una delle parti.
II – L’avvocato non puÃ² accettare la nomina ad arbitro se una delle parti del procedimento sia assistita da altro professionista di lui socio o con lui associato, ovvero che eserciti negli stessi locali.
III – L’avvocato che sia stato richiesto di svolgere la funzione di arbitro deve dichiarare per iscritto, nell’accettare l’incarico, l’inesistenza di ragioni ostative all’assunzione della veste di arbitro o comunque di relazioni di tipo professionale, commerciale, economico, familiare o personale con una delle parti. Diversamente, deve specificare dette ragioni ostative, la natura e il tipo di tali relazioni e puÃ² accettare l’incarico solo se le parti non si oppongano entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione.
Lâ€™avvocato ha il dovere di rivolgersi con correttezza e con rispetto nei confronti del personale ausiliario di giustizia, del proprio personale dipendente e di tutte le persone in genere con cui venga in contatto nellâ€™esercizio della professione.
I – Anche al di fuori dellâ€™esercizio della professione lâ€™avvocato ha il dovere di comportarsi, nei rapporti interpersonali, in modo tale da non compromettere la fiducia che i terzi debbono avere nella sua capacitÃ di adempiere i doveri professionali e nella dignitÃ della professione.
L’avvocato che partecipi, quale candidato o quale sostenitore di candidati, ad elezioni ad organi rappresentativi dell’Avvocatura deve comportarsi con correttezza, evitando forme di propaganda ed iniziative non consone alla dignitÃ delle funzioni.
II – Nelle sedi di svolgimento delle operazioni di voto Ã¨ consentita la sola affissione delle liste elettorali e di manifesti contenenti le regole di svolgimento delle operazioni di voto.
ART. 58. – La testimonianza dellâ€™avvocato.
Per quanto possibile, lâ€™avvocato deve astenersi dal deporre come testimone su circostanze apprese nellâ€™esercizio della propria attivitÃ professionale e inerenti al mandato ricevuto.
I – Lâ€™avvocato non deve mai impegnare di fronte al giudice la propria parola sulla veritÃ dei fatti esposti in giudizio.
II – Qualora lâ€™avvocato intenda presentarsi come testimone dovrÃ rinunciare al mandato e non potrÃ riassumerlo.
ART. 59. – Obbligo di provvedere allâ€™adempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi.
Lâ€™avvocato Ã¨ tenuto a provvedere regolarmente allâ€™adempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi.
I – Lâ€™inadempimento ad obbligazioni estranee allâ€™esercizio della professione assume carattere di illecito disciplinare, quando, per modalitÃ o gravitÃ , sia tale da compromettere la fiducia dei terzi nella capacitÃ dellâ€™avvocato di rispettare i propri doveri professionali.
Le disposizioni specifiche di questo codice costituiscono esemplificazioni dei comportamenti piÃ¹ ricorrenti e non limitano lâ€™ambito di applicazione dei principi generali espressi.
Definizione Precedente
Definizione Successiva

References: Sentenza

ART. 2

ART. 3

ART. 4

ART. 5

ART. 6

ART. 7

ART. 14

ART. 16

ART. 17

ART. 17

ART. 21

ART. 33

ART. 34

ART. 35

ART. 37

ART. 40

ART. 41

ART. 44
 sentenza 

ART. 46

ART. 49

ART. 52

ART. 53

ART. 58

ART. 59