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Timestamp: 2020-03-30 06:50:40+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9402 del 17/04/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9402 del 17/04/2018
Cassazione civile, sez. lav., 17/04/2018, (ud. 05/12/2017, dep.17/04/2018), n. 9402
1. Con sentenza n. 1121/2015, depositata il 14 ottobre 2015, la Corte di appello di Salerno in parziale accoglimento del gravame principale della società G6 s.a.s. di L.D.B. & C., rigettato quello incidentale della lavoratrice – condannava la società al pagamento, in favore di S.A., di tre mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, ai sensi della L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, in luogo delle retribuzioni nella misura contrattualmente dovuta a decorrere dall’esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, come invece disposto in esito al giudizio di primo grado.
1. Con il primo motivo la ricorrente censura la sentenza impugnata ex art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5 e 7, avendo la Corte condannato la società al pagamento dell’indennità risarcitoria prevista da tali norme, nonostante che non fosse stata disposta dal primo giudice la “conversione” del contratto a tempo determinato per illegittimità del termine ma, con statuizione non impugnata in appello e, pertanto, passata in giudicato, fosse stato accertato l’inizio del rapporto di lavoro già prima della stipula di esso.
4. Con il quarto motivo, viene dedotta la violazione o falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, sul rilievo che la Corte territoriale avrebbe dovuto fare applicazione nella specie della tutela reale, una volta accertata la sussistenza del rapporto a partire da data anteriore alla stipula del contratto, essendo stato provato che la società, al momento della cessazione, aveva 161 dipendenti.
5. Con il quinto, infine, viene dedotta la violazione o falsa applicazione della L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5 e 7, e vizio di motivazione, sul rilievo della contraddizione in cui era incorso il giudice di appello, il quale, da una parte, aveva confermato la risoluzione ante tempus del contratto e, dall’altra, aveva ritenuto applicabile una normativa che si applica nei casi di conversione del contratto a termine allorchè lo stesso giunge alla sua naturale scadenza.
7. Al riguardo, si osserva che la Corte di appello, accogliendo parzialmente l’impugnazione della società e in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha condannato la stessa a corrispondere alla lavoratrice l’indennità di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, determinandone la misura in quella di tre mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
10. E’ invero del tutto consolidato il principio di diritto, formatosi nel vigore della L. n. 230 del 1962, ma pienamente applicabile anche nel regime del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, secondo cui l’atto scritto, contenente l’indicazione del termine iniziale del rapporto lavorativo, deve essere precedente o almeno contestuale all’inizio della prestazione lavorativa e deve intervenire direttamente tra datore di lavoro e lavoratore (cfr. fra le molte Cass. n. 2211/1998), essendo quello del termine un patto che postula la forma scritta ad substantiam, con la conseguenza che esso non può essere sostituito da singoli atti della procedura di avviamento al lavoro o da un contratto che, intervenendo solo successivamente all’inizio della prestazione lavorativa, si richiami a detti atti, o da accordi verbali fra le parti, come ripetutamente precisato dalla giurisprudenza di questa Corte.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Salerno in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 art. 32
 sentenza 
 art. 360
 art. 32
 art. 18
 art. 32
 sentenza 
 art. 32
 Cass. 
 sentenza