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Timestamp: 2020-06-03 10:43:06+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 7092 del 20/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7092 del 20/03/2017
Cassazione civile, sez. II, 20/03/2017, (ud. 23/01/2017, dep.20/03/2017), n. 7092
sul ricorso 17478-2013 proposto da:
I.B.R., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, PIAZZA S. ANDREA DELLA VALLE, 3, presso lo studio
dell’avvocato LARA DENTICI, rappresentato e difeso dall’avvocato
MARIA NUNZIA ANTONINA LA ROSA giusta procura in calce al ricorso;
M.G.M.G., elettivamente domiciliata presso la
Cancelleria della Suprema Corte di Cassazione, e rappresentata e
difesa dall’Avvocato Domenico Rizzotti, giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 307/2012 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 22/05/2012;
PEPE Alessandro, che ha concluso per l’estinzione per intervenuta
Con citazione del 5.7.2001 I.B.R. conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Messina, M.G.M.G., esponendo che in data (OMISSIS) aveva contratto con la convenuta matrimonio; che il regime patrimoniale scelto dai coniugi era quello della separazione dei beni; che il (OMISSIS), con atto notarile, la M. aveva acquistato da A.L.I., rappresentata dal suo procuratore L.F.C., un appartamento sito in (OMISSIS); che l’acquisto era stato, in realtà, effettuato da esso istante con denaro proprio, sebbene il cespite fosse stato intestato alla M. per motivi fiscali; che egli aveva ristrutturato l’immobile sborsando la somma di Lire 100.000.000;
tanto premesso, chiedeva che fosse dichiarata l’inefficacia del contratto e che il bene gli venisse intestato o, in subordine, che si accertasse il suo diritto al rimborso delle somme pagate a titolo di compravendita e di ristrutturazione dell’immobile, con interessi e rivalutazione monetaria.
Nella contestazione della M., che aveva chiesto il rigetto della domanda, rilevando che l’azione di simulazione relativa parziale del contratto avrebbe dovuta essere esperita in contraddittorio con la venditrice dell’immobile, e che nessuna somma le era stata versata dal marito per acquistare il bene (che era stato solo dato in comodato all’ I. senza determinazione della durata, affinchè lo adibisse a studio professionale), il Tribunale adito, con sentenza n. 1035/07 del 14-21.6.2007, qualificata la fattispecie come donazione indiretta, rigettava la domanda proposta dall’ I. diretta a dichiarare l’inefficacia del trasferimento dell’immobile in capo alla M. ed a ritrasferire il bene in suo favore; condannava la M. al pagamento della somma di Euro 37.432,81 (oltre interessi legali dalla decisione al soddisfo) a titolo di rimborso delle somme spese dall’attore per la ristrutturazione dell’appartamento; condannava l’attore al rilascio del bene ed al pagamento della somma di Euro 18.822,81, costituente il valore locativo dell’immobile per il godimento relativo al periodo compreso tra la proposizione della richiesta di rilascio all’effettiva restituzione; dichiarava compensate tra le parti le spese di causa.
Avverso detta sentenza proponeva appello I. B., il quale lamentava la omessa pronunzia sulla propria domanda di accertamento in suo favore della proprietà del bene o di restituzione delle somme sborsate per l’acquisto, e l’errata qualificazione giuridica della fattispecie, alla quale, a suo dire, sarebbe stato più coerente attribuire la natura di azione di indebito arricchimento e di restituzione; contestava la presenza dei presupposti e degli elementi essenziali della donazione.
Resisteva l’appellata, che chiedeva la conferma della sentenza.
La Corte d’Appello di Messina, con sentenza n. 307/2012 del 22.5.2012, ha rigettato l’appello sulla base, per quanto nella presente sede ancora rileva, delle seguenti considerazioni:
premesso che il fine di realizzare una liberalità perseguito con la donazione indiretta può essere costituito anche da più negozi collegati, nel caso di specie esistevano precisi indizi che testimoniavano del collegamento negoziale in oggetto, rappresentati dalla emissione di assegni tratti sul conto corrente dell’ I. e destinati alla venditrice dell’appartamento, dalla conduzione della trattativa con l’agenzia, dalla destinazione dell’immobile a sede dello studio professionale dell’ I. e dall’assenza di validi motivi per intestare il bene alla sola M. (posto che il regime patrimoniale della famiglia era quello della separazione dei beni).
Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso I.B.R., sulla base di otto motivi.
M.G.M.G. ha resistito con controricorso.
In data 18 gennaio 2017 è stato depositato atto congiunto di rinuncia al ricorso per cassazione ed al controricorso sottoscritto da tutte le parti in causa.
In conseguenza di ciò, il processo va dichiarato estinto ex artt. 390 e 391 c.p.c., avendo le parti altresì dichiarato di essere d’accordo per la compensazione tra loro delle spese di lite.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda civile della Corte suprema di Cassazione, il 23 gennaio 2017.

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