Source: http://www.slideshare.net/Setupimpresa/fiscalit-enti-non-profit
Timestamp: 2017-01-22 13:00:59+00:00

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, Dermoriflessologo
at Uomomacchina per la divulgazione della Dermoriflessologia
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Scusate cosa devo fare per ottenere copia di qs slide? Mi servirebbero per un concorso...vi sarei grato se mi rispondeste!!!
Amici Di Tessili Antichi
at Tessili Antichi
GLI ENTI-NO PROFIT: QUESTI SCONOSCIUTI Sebastiano Di Diego e Manila Antomarioni 2.
Riflessioni Iniziali• Che cosa sono gli Enti Non Profit?• Enti non profit ed Enti non commerciali sono la stessa cosa? Possiamo considerare identiche le due espressioni? 3.
Normativa di riferimento• Diritto dell’attività associativa è diritto riconosciuto dall’art. 18 della Costituzione: “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.” DIVIETI: fini vietati dalla legge penale associazioni segrete associazioni con scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare 4.
Normativa di riferimento Codice Civile• Associazioni (artt. 36 – 42) • D.Lgs. 917/1989 riconosciute e (T.U.I.R.) : artt. 143 - Fondazioni • Associazioni non 150 riconosciute e comitati • D.P.R. 633/72 (Iva): artt. 4, 19, 19 ter. Codice Civile Disciplina Fiscale (artt. 14 – 35) 5.
Normativa di riferimento• D.Lgs. 460/1997 (da art.10 e ss. per le ONLUS)• Legge 266/1991: organizzazioni di volontariato• Legge 383/2000: associazioni di promozione sociale• Leggi 398/1991 e 289/2002 (art. 90 modificato dalla L. 128/2004): associazioni sportive dilettantistiche• Legge 398/1991 (per il rinvio ex art.9bis D.L. 417/91): associazioni senza scopo di lucro• D.lgs. n. 356/1990 e D.lgs. n. 153/1999: fondazioni ed associazioni bancarie• Legge n. 845/1978: enti di formazione professionale• Legge n. 804/1997, Legge n. 112/1980, D.P.R. n.1017/1986: istituti di patronato• Legge n. 381/1991: cooperative sociali• Legge n. 222/1985: enti ecclesiastici cattolici• Legge n. 49/1987, art. 28: enti religiosi di altre confessioni, organizzazioni non governative• Legge n. 287/1991, art. 3, comma 6: enti di promozione sociale. 6.
ITER DI RICONOSCIMENTO PERSONALITA’ GIURIDICARiconoscimento Presentazione Riconoscimento nazionale domanda RegionalePrefettura Presidenza giunta regionale CONTROLLO SU: Entro 120 giorni - Scopo (lecito e possibile) - Patrimonio (adeguato alla realizzazione dello scopo) Comunicazione di ragioni Iscrizione registro ostative o richiesta di persone giuridiche documenti integrativi Entro 30 giorni Possibilità di presentare Dopo 30 giorni memorie e documenti aggiuntiviDiniego d’iscrizione In mancanza di comunicazione e d’iscrizione opera il principio del silenzio rifiuto 7.
CONTENUTO DELLA DOMANDA:1) Istanza sottoscritta dal legale rappresentante;2) n. 2 copie autentiche di atto costitutivo e statuto, di cui una in bollo;3) Relazione illustrativa, in duplice copia, sull’attività svolta e/o su quellache l’ente intende svolgere, sottoscritta dal legale rappresentante;4) Relazione, in duplice copia, sulla situazione economico-finanziaria,corredata da perizia giurata, in caso di beni immobili, e da attestazionebancaria relativa ai beni patrimoniali mobiliari, sottoscritta dal legalerappresentante;5) n. 2 copie dei bilanci e dei conti consuntivi approvati negli ultimi 3 anni enel periodo precedente la presentazione dell’istanza, se l’istituzione ha giàoperato come ente non riconosciuto;6) Elenco dei componenti degli organi direttivi dell’ente, sottoscritto dalPresidente, compreso il collegio dei revisori, con indicazione del numero deisoci. 8.
Disciplina fiscale degli enti non profit IMPOSTE DIRETTE 9.
La natura fiscale (1) Gli enti non profit possono assumere sia la qualifica di enti commerciali che di enti non commercialirientrano nella prima categoria quando rientrano nella seconda categoria quando nonl’oggetto esclusivo o principale è hanno per oggetto esclusivo o principalerappresentato dall’esercizio di attività l’esercizio di attività commerciali (art. 73,commerciali (art. 73, comma 1, lett. b comma 1, lett. c del T.U.I.R.);del T.U.I.R.); L’elemento distintivo – che produce effetti in ordine all’individuazione delle regole di determinazione della base imponibile – è la commercialità 10.
La natura fiscale (2)I criteri per determinare se le devono essereattività esercitate sono desunti dall’art. 55commerciali o non commerciali del T.U.I.R Tale norma individua, infatti, le attività produttive di reddito d’impresa 11.
Attività commerciale ex art. 55 TUIR (1) Produttiva di REDDITO D’IMPRESASono redditi d’impresa quelli che derivano dall’esercizio di imprese commerciali.Per esercizio di imprese commerciali si intende l’esercizio per professione abituale,ancorché non esclusiva, delle attività indicate nell’art. 2195 c.c., e delle attività indicatealle lettere b) e c) del comma 2 dell’art. 32 che eccedono i limiti ivi stabiliti, anche se nonorganizzate in forma d’impresa.Sono inoltre considerati redditi d’impresa:a) i redditi derivanti dall’esercizio di attività organizzate in forma di impresa dirette allaprestazione di servizi che non rientrano nell’art. 2195 c.c.;b) i redditi derivanti dall’attività di sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, laghi,stagni e altre acque interne;c) i redditi dei terreni, per la parte derivante dall’esercizio delle attività agricole di cuiall’art. 32, pur se nei limiti ivi stabiliti, ove spettino alle società in nome collettivo e inaccomandita semplice, nonché alle stabili organizzazioni di persone fisiche non residentiesercenti attività d’impresa.Le disposizioni in materia di imposte sui redditi che fanno riferimento alle attività commerciali siapplicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate nel presente articolo. 12.
Attività commerciale ex art. 55 TUIR (2) Un’attività è commerciale se contemporaneamente ricorrono le seguenti condizioni è abituale, cioè continuativa e non occasionale rientra tra quelle elencate nell’art. 2195 c.c. oppure non rientra tra quelle elencate nell’art. 2195 c.c. ma è svolta con adeguata organizzazione i beni e i servizi che ne derivano sono destinati al mercato (anche ristretto) è economica 13.
Attività commerciale ex art. 55 TUIR (3) Abitualità e professionalità Pluralità di atti di scambioPuò riguardare anche una sola operazione economica purché sia articolata in più fasi realizzative Dimensione e complessità dell’affare Rilevanza dell’organizzazione Utili indicatori Dimensione dei costi e dei proventi connessi all’operazione 14.
Attività commerciale ex art. 55 TUIR (4) È richiesta solo per le Organizzazione in forma prestazioni di servizi non d’impresa riconducibili nell’art. 2195 del c.c. Ricorre quando nella prestazione del servizio l’elemento personale dell’attività del titolare è secondario rispetto alla funzione in concreto assolta dall’insieme dei fattori produttivi 15.
Attività commerciale ex art. 55 TUIR (5) L’attività deve essere economicità programmaticamente sostenuta da entrate di natura corrispettiva Non è possibile configurare un’impresa commerciale ai fini tributari se si è in presenza di una remunerazione prevalentemente contributiva e liberale 16.
Qualificazione Fiscale Qualificazione fiscale dell’enteEnte commerciale Ente non commerciale Attività principale o esclusiva Commerciale Non commerciale 17.
Il percorso logico (1) 1. Individuare l’oggetto esclusivo o principale 4. Monitorare il 2. Verificare se è mantenimento nel commerciale otempo della qualifica meno 3. Qualificare fiscalmente l’ente 18.
L’individuazione dell’oggetto esclusivo o principale (1)• I criteri di individuazione dell’oggetto esclusivo o principale dell’attività sono indicati all’art. 73 del TUIR:  Il comma 4: “L’oggetto esclusivo o principale dell’ente residente è determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico, scrittura privata autenticata o registrata. Per oggetto principale si intende l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto.”  Il comma 5: “In mancanza dellatto costitutivo o dello statuto nelle predette forme, loggetto principale dellente residente è determinato in base all’attività effettivamente esercitata nel territorio dello Stato; tale disposizione si applica in ogni caso agli enti non residenti”. 19.
L’individuazione dell’oggetto esclusivo o principale (2)– Per stabilire la “natura fiscale” di un ente non profit, quindi, la prima cosa che dobbiamo fare è leggere attentamente lo statuto– Ovviamente lo statuto, riguardo all’oggetto di attività, dovrebbe contenere previsioni coerenti con le previsioni di legge. 20.
L’individuazione dell’oggetto esclusivo o principale (3) Enti residenti Enti non residenti Atto costitutivo in forma di L’oggetto esclusivo o atto pubblico, scrittura principale è determinato privata autenticata o in base all’attività registrata effettivamente svolta (art. 73, c. 5 Tuir) L’oggetto esclusivo o principale è determinato in base al contenuto di tale documento (art. 73, c. 4 Tuir) 21.
La verifica della natura delle attività svolte (1) DETERMINAZIONE INDIVIDUAZIONE DELLA NATURA OGGETTO COMM.LE O MENO ESCLUSIVO O DELL’OGGETTO PRINCIPALE STESSO 22.
La verifica della natura delle attività svolte (2)Criteri da utilizzare ai fini della determinazione della commercialità o meno dell’attività previsti dall’art. 55 del T.U.I.R, come in precedenza illustrato. 23.
La verifica della natura delle attività svolte (3) E’ rilevante il METODO GESTIONALE adottato per il suo svolgimento. Requisiti Destinazione fondamentali Economicità Al Mercato 24.
La verifica della natura delle attività svolte (4) Non esiste però concordanza sul significato da attribuire al concetto di economicità della gestione:Primo orientamento: Secondo orientamento:l’attività è economica se i l’attività è economica secorrispettivi gestita secondo criterisemplicemente coprono i programmaticamentecosti orientati al conseguimento di un margine di profitto 25.
La qualificazione dell’ente (1)L’oggetto è noncommerciale → l’ente è NON COMMERCIALEL’oggetto è →l’ente è COMMERCIALEcommerciale benché dichiari finalità non lucrative, deve considerarsi ente commerciale. 26.
La qualificazione dell’ente(2) Attenzione La qualificazione fiscale di un ente devediscendere da un’attenta analisi delle attività effettivamente svolte e dall’individuazione delle loro natura 27.
Monitorare nel tempo il mantenimento della qualifica (1) In base all’art. 149, comma 1, del T.U.I.R• Un ente non profit che, indipendentemente dalle previsioni statutarie, per un intero periodo di imposta esercita prevalentemente attività commerciale perde la qualifica di ente non commerciale 28.
Monitorare nel tempo il mantenimento della qualifica (2)Perdita della qualifica di ente Qualora venga esercitata Per un intero periodonon commerciale prevalentemente attività d’imposta commercialeINDICATORI DI COMMERCIALITA’ (art. 149, c. 2 Tuir)1. prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attività commerciale (materiali immateriali e finanziarie), al netto degli ammortamenti, rispetto agli investimenti relativi alle attività istituzionali e decommercializzate dal legislatore fiscale.2. prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali;3. prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali (contributi, sovvenzioni, liberalità e quote associative). Dal raffronto vanno esclusi i contributi percepiti per lo svolgimento di attività aventi finalità sociale in regime di convenzione o accreditamento; detti contributi, infatti, non concorrono alla formazione del reddito degli enti non commerciali ai sensi dell’art. 143, comma 3, del Tuir;4. prevalenza delle componenti negative inerenti all’attività commerciale rispetto alle restanti spese. Il verificarsi di una o più delle suddette ipotesi NON comporta l’automatico mutamento della qualifica, ma è significativo ai fini della formulazione di un giudizio sulla natura dell’attività effettivamente esercitata. 29.
“Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d’imposta in cuivengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comportal’obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell’entenell’inventario di cui all’art. 15 del d.P.R. del 29 settembre 1973, n. 600.L’iscrizione nell’inventario deve essere effettuata entro sessanta giornidall’inizio del periodo d’imposta in cui ha effetto il mutamento di qualificasecondo i criteri di cui al d.P.R. 23 dicembre 1974, n. 689”. (art. 149 c. 3Tuir) La norma vuole costringere ogni ente ad operare fin dall’inizio del periodo d’imposta una accurata valutazione prospettica della propria attività, ai fini della corretta qualificazione tributaria 30.
Associazioni sportive Enti ecclesiastici riconosciti come dilettantistiche persone giuridiche agli effetti civili Non si applicano le disposizioni sulla perdita della qualifica di ente non commerciale 31.
La determinazione del reddito (1) Gli enti non profit, a seconda della loroqualificazione fiscale, determinano il redditoda assoggettare ad IRES con modalità diverse. 32.
La determinazione del reddito (2)• Enti non commerciali →il reddito imponibile deve essere determinato sulla base degli artt. 143 e ss del T.U.I.R.• Enti commerciali → il reddito imponibile deve essere determinato sulla base degli artt. 81 e ss del T.U.I.R. 33.
La determinazione del reddito (3) Ente commerciale Ente non commerciale Determinazione reddito complessivo Il reddito, da qualunque fonte Il reddito complessivo è costituitoprovenga, è considerato reddito dalla somma delle singole d’impresa e si determina categorie di reddito (redditi apportando al risultato d’impresa, di capitale, fondiari e economico le variazioni in diversi) determinate secondo la aumento e in diminuzione normativa Irpefpreviste dalla normativa fiscale (art. 143 e ss. Tuir) (art. 81 e ss. Tuir) 34.
• Il reddito complessivo, da assoggettare ad IRES, è dato dalla somma tra:• redditi fondiari• redditi da capitale determinati secondo le norme previste dalla disciplina• redditi d’impresa dell’IRPEF.• e redditi diversi 35.
La determinazione del reddito (5) (art. 143 Tuir)I proventi (plusvalenze non riconducibili a non sonoredditi diversi, ecc.) che non sono tassabiliriconducibili alle categorie redditualipreviste dal citato art. 143 • Ai fini dell’imposizione diretta non rilevano né il luogo di produzione, né la destinazione dei redditi, secondo quanto disposto dalla norma. 36.
La determinazione del reddito (6) (art. 143 Tuir)• NON si considerano attività commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell’articolo 2195 del codice civile:  rese in conformità alle finalità istituzionali dell’ente  senza specifica organizzazione  e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione. 37.
La determinazione del reddito (7) (art. 143 Tuir)• In assenza dell’art. 143, comma 1, tali attività verrebbero considerate commerciali Organizzazione Economicità in forma d’impresa Art. 55 Tuir 38.
La determinazione del reddito (8) (art. 143 Tuir) C.M. 124/E del 12 maggio 1998: COSTI DI DIRETTA IMPUTAZIONESoli costi operativi ritenuti direttamente necessari per la realizzazione del servizio. 39.
La determinazione del reddito (9) (art. 143 Tuir)• NON sono tassabili:  i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche* effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;  i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche ai predetti enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui all’art. 8, c. 7, d.lgs. 30/12/1992, n. 502, come sostituito dall’art. 9, c. 1, lettera g), d.lgs. 7/12/1993, n. 517, di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali degli enti stessi. 40.
*Raccolte pubbliche di fondi Raccolte pubbliche di fondi Raccolte pubbliche di fondi senza cessione di beni con cessione di beniL’attività è non economica e L’attività non è commerciale soloquindi, in ogni caso, non alle seguenti condizioni:commerciale. •si tratta di iniziative occasionali; •la raccolta dei fondi è effettuata in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione; •i beni ceduti per la raccolta dei fondi sono di modico valore. N.b. Nell’ aprile 2010 sono state emanate dall’Agenzia per le Onlus (recentemente soppressa) le linee guida per la raccolta pubblica di fondi 41.
Agevolazioni enti associativi (1) Nell’ambito degli particolari disposizioni sono previste enti non per gli enti di tipo associativo commerciali, considera non commerciale, a certeArt. 148, commi 1 e 2, del condizioni, l’attività T.U.I.R interna, cioè quella rivolta agli associati 42.
Agevolazioni enti associativi (2) Esclusione dall’ambito dellaComma 1, Art. 148 commercialità, dell’attività svolta nei Tuir confronti degli associati o partecipanti, sempreché la stessa sia esercitata in conformità alle finalità istituzionali e in assenza di una specifica corrispettivitàConseguente non tassabilità delle somme versate dagli associati opartecipanti a titolo di quote o contributi associativi. 43.
Agevolazioni enti associativi (3)Comma 2, Art. 148 Tuir Conferma la natura commerciale compresi i contributi e delle cessioni di beni e delle le quote supplementari prestazioni di servizi rese agli determinati in associati o partecipanti verso funzione delle pagamento di corrispettivi maggiori o diverse specifici prestazioni alle quali danno diritto. ancorché in conformità alle finalità istituzionali 44.
Agevolazioni enti associativi (4) CORRISPETTIVI SPECIFICI non sono ordinati alla sopravvivenza dell’ente eall’attuazione degli oggetti sociali, ma piuttosto ad ottenere specifiche prestazioni di servizi. 45.
Agevolazioni enti associativi (5) I corrispettivi specifici resi per cessioni di beni e prestazioni di servizi ad associati o partecipanti si considerano: Reddito dimpresa Redditi diversiOperazioni con carattere di operazioni con carattere di abitualità occasionalità 46.
Agevolazioni enti associativi (6)L’attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti, inconformità alle finalità istituzionali, non è considerata commerciale .Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote ocontributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo DerogaSi considerano effettuate nell’esercizio di attività commerciali lecessioni di beni e le prestazioni di servizi (salvo il disposto del c. 1dell’art. 143) agli associati o partecipanti verso pagamento dicorrispettivi specificiSi considerano corrispettivi specifici anche i contributi e le quotesupplementari determinati in funzione delle maggiori o diverseprestazioni alle quali danno diritto. 47.
Agevolazioni enti associativi (7)I corrispettivi specifici non rilevano esclusivamente nel seguente caso ricorrendo le condizioni previste dall’art. 143, comma 1(prestazioni di servizi non rientranti nell’art. 2195 C.c., assenza di specifica organizzazione e corrispettivi specifici che non eccedono i costi di diretta imputazione), l’attività svolta a favore dei soci è qualificata come non commerciale. 48.
verso pagamento diEsclusione del carattere commerciale corrispettivi specificidelle attività rese nei confronti degliiscritti, associati o partecipanti in diretta attuazione degli scopi istituzionali, ATTIVITA’ DECOMMERCIALIZZATE- Associazioni politiche, sindacali e di categoria 1. Attività svolte in diretta attuazione degli scopi-Associazioni religiose istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti:- Associazioni sportive dilettantistiche - degli associati;- Associazioni assistenziali - di altre associazioni che svolgono la stessa attività e- Associazioni culturali che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o- Associazioni di promozione sociale nazionale;- Associazioni di formazione extra scolastica della - dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionalipersona 2. Cessioni di proprie pubblicazioni prevalentemente ad associati 49.
Associazioni di promozione socialeex Legge 7 dicembre 2000, n. 383 Le cessioni di beni e leprestazioni di servizi rese nei sono equiparate, confronti dei familiari ai fini fiscali, a conviventi degli associati quelle rese agli associati 50.
• le associazioni destinatarie abbiano redatto latto costitutivo o lo statuto nella forma dellatto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata; • latto costitutivo o lo statuto siano conformi alle clausole indicate nel comma 8 dellart.148, dirette a garantire la non lucratività dellassociazione e ad evitare fenomeni elusivi1. divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dellassociazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;2. obbligo di devolvere il patrimonio dellente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità e salvo diversa destinazione imposta dalla legge; a tal fine dovrà essere sentita l’Authority di cui allarticolo 3, comma 190, della legge n. 662/96; N.b. le funzioni dell’Authoity sono state trasferite al Ministero del lavoro(segue) 51.
Agevolazioni enti associativi (9)3. disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire leffettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori detà il diritto di voto per lapprovazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dellassociazione;4. obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;5. eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui allarticolo 2532, secondo comma, del codice civile, sovranità dellassemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti;6. intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa. 52.
L’art. 148 c. 4 individua le attività considerate sempre commerciali • cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita; • somministrazione di pasti; • erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore; • prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito; • prestazioni di servizi portuali e aeroportuali; • gestione di spacci aziendali e di mense; • organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; • gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; • pubblicità commerciale; • telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. 53.
Associazioni di promozione socialeRicomprese tra gli enti di Finalità assistenziali cui all’art. 3, c. 6, l. riconosciute dal Ministero n.287/91 dell’interno Non commerciale (anche se corrispettivi specifici) Somministrazione di Organizzazione di viaggi e alimenti e bevande soggiorni turisticieffettuata presso la sede da bar ed esercizi similari Attività strettamente Iscritti complementari a quelle Associati svolte in diretta attuazione Partecipanti degli scopi istituzionali …… 54.
Associazioni politiche eassociazioni confessionali con le quali lo Stato ha stipulato accordi Non commerciale(anche se corrispettivi specifici) Organizzazione di viaggi e soggiorni turistici Iscritti Associati Partecipanti …… 55.
Associazioni sindacali e di categoria Non commerciale (anche se corrispettivi specifici)Organizzazione di viaggi e Cessioni di Assistenza in tema soggiorni turistici pubblicazioni anche di contratti collettivi in prevalenza a non soci riguardanti i contratti collettiviEsclusivamente a Iscritti, Anche non in prevalenza a a in prevalenza a a Iscritti, Associati,Partecipanti Iscritti, Associati,Partecipanti Associati,Partecipanti …… …… …… Corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione 56.
Il godimento di tutte le agevolazioni previste dall’art. 148, ai sensi dell’art. 30 del DL 185/2008, è subordinato all’effettuazione di una specifica comunicazione (modello EAS), con la quale devono essere forniti all’Agenzia delle Entrate dati e notizie fiscali. L’inadempimento dell’obbligo comporta la non applicazione del regime agevolato di cui all’art. 148 del tuir, con la conseguenza di considerare i contributi associativi come ricavi commerciali. 57.
• Il modello doveva essere presentato all’Agenzia delle entrate in via telematica direttamente dai soggetti interessati o dagli intermediari abilitati entro il 31 dicembre 2009 per gli enti costituiti alla data di entrata in vigore del d.l. (29 novembre 2009)• Per gli enti costituitisi successivamente va presentato entro 60 giorni dalla data di costituzione (d. Ag. 21 dicembre 09) 58.
• La variazione dei dati precedentemente comunicati va comunicata entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione.• La perdita dei requisiti per poter godere del regime di favore va comunicata entro 60 giorni dalla data in cui si è verificata tale circostanza, compilando l’apposita sezione. 59.
• L’omessa presentazione del modello nei termini previsti comporta l’inapplicabilità dei benefici fiscali.• Non è chiaro però se la violazione debba essere specificatamente contestata dall’ufficio e il momento dal quale iniziano a venir meno gli effetti del regime agevolato. 60.
SCHEMA DI SINTESI Tipo di attività Regime fiscale L’attività non è commerciale se svolta:Prestazioni di servizi non rientranti in conformità alle finalità istituzionali dell’ente;nell’art. 2195 c.c. a favore dei soci senza specifica organizzazione ;e dei terzi. dietro pagamento di corrispettivi che non eccedano i costi di diretta imputazione L’attività non è commerciale se:  si tratta di iniziative occasionali;Le raccolte pubbliche di fondi la raccolta dei fondi è effettuata in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;  i beni eventualmente ceduti per la raccolta dei fondi sono di modico valore. L’attività non è commerciale se:Attività in regime di convenzione o  ha finalità sociali;di accreditamento  è svolta in conformità alle finalità istituzionali dellente.Attività nei confronti dei socidietro pagamento di quote L’attività non è commerciale se conforme alle finalità istituzionaliassociative generiche L’attività non è commerciale alle seguenti condizioni:Attività nei confronti dei soci  l’attività deve essere svolta in diretta attuazione degli scopi istituzionali,dietro pagamento di quote  lo statuto dell’associazione deve essere:associative e corrispettivi specifici redatto nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata;  conforme alle clausole indicate nell’art. 148. 61.
Tipo di attività Regime fiscaleCessioni di proprie pubblicazioni L’attività non è commerciale se:  le pubblicazioni sono cedute prevalentemente ai soci  lo statuto dell’associazione è:  redatto nella forma dellatto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata;  conforme alle clausole indicate nell’art. 148. cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita; Queste attività sono sempre commerciali somministrazione di pasti; erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore; prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e dideposito; prestazioni di servizi portuali e aeroportuali gestione di spacci aziendali e di mense; organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; gestione di fiere ed esposizioni a caratterecommerciale; pubblicità commerciale; telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. 62.
Determinazione dell’Ires (1) Reddito d’impresa + Redditi da fabbricatiREDDITO COMPLESSIVO + Redditi dei terreni + Redditi da capitale + Redditi diversi- ONERI DEDUCIBILI= REDDITO IMPONIBILEx ALIQUOTA D’IMPOSTA IRES 27,5%= TOTALE IMPOSTA- DETRAZIONID’IMPOSTA DA VERSARE: non si versano importi fino a euro 10,33= IMPOSTA A CREDITO: che può essere chiesta a rimborso o riportata al successivo periodo d’imposta per compensarla con i debiti successivi 63.
Determinazione dell’Ires (1) DEDUCIBILITA’ DEI COSTI PROMISCUI (art. 144 c. 4 Tuir)In presenza di spese e altri componenti negativi relativi a beni e serviziutilizzati promiscuamente per l’esercizio di attività commerciale eistituzionale è prevista una detrazione in misura percentuale determinata inbase al seguente rapporto: Ricavi commerciali Ricavi commerciali + Ricavi istituzionali N.B.: la ripartizione degli acquisti utilizzati promiscuamente interessa anche la disciplina Iva. 64.
Determinazione dell’Ires (1)DETERMINAZIONE FORFETARIA DEL REDDITO D’IMPRESASolo per gli enti non commerciali ammessi alla tenuta della contabilità semplificata aisensi dell’art. 18 del d.P.R. 600/1973, il reddito d’impresa può essere determinatoforfetariamente (art. 145 Tuir) come segue. Ricavi x Coefficiente di redditività + Plusvalenze patrimoniali (art. 86 Tuir) + Sopravvenienze attive (art. 88 Tuir) + Dividendi e interessi (art. 89 Tuir) + Proventi immobiliari (art. 90 Tuir) = Reddito d’impresa Attività di prestazione di servizi Altre attività Ricavi Coefficiente (1) Ricavi Coefficiente (1) Fino a € 15.493,71 15% Fino a € 25.822,84 10% Da € 15.493,71 a € Da € 25.822,84 a € 25% 15% 309.874,14 516.456,90 (1) Se l’ente svolge contemporaneamente i due tipi di attività, il coefficiente si determina con riferimento all’ammontare dei ricavi relativi all’attività prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi si considerano prevalenti le attività di prestazione di servizi 65.
Le OnlusDISCIPLINA GIURIDICA ex D.Lgs. 460/1997 66.
I soggetti che possono diventare ONLUSassociazionicomitatifondazionisocietà cooperativealtri enti di carattere privato 67.
I soggetti che sono ONLUS di diritto (1) Organizzazioni di volontariato di cui alla legge n. 266/1991 iscritte negli appositi registri Organizzazioni non governative di cui alla legge n. 49 del 26 febbraio 1987 Cooperative sociali di cui alla legge n. 381 del 8 novembre 1991 Consorzi la cui base sociale sia formata esclusivamente da cooperative sociali 68.
I soggetti che sono ONLUS di diritto (2): Precisazione per le ODVArt. 30 del D.L. 29/11/2008, n. 185 le organizzazioni di volontariatoconvertito, con modificazioni, dalla l. iscritte nei registri del volontariato di28/11/2009, n. 2 (Decreto Anticrisi) + acquistano la qualifica di ONLUS diCircolare 12/E del 9/4/2009 diritto a condizione che non svolgano attività commerciali diverse da quelle marginali indicate nel decreto ministeriale 25 maggio 1995 69.
I soggetti che sono ONLUS di diritto (3): Precisazione per le ODV D.M. 25 MAGGIO 1995Si considerano attività commerciali e produttive marginali le seguenti attività:• attività di vendita occasionali o iniziative occasionali di solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o inconcomitanza a campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato;• attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curatadirettamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;• cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari sempreché la vendita dei prodotti sia curata direttamentedall’organizzazione senza alcun intermediario;• attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili acarattere occasionale;• attività di prestazione di servizi rese in conformità alle finalità istituzionali, non riconducibili nellambito applicativodell’art. 111 comma 3 del T.U. delle imposte sui redditi, approvato con DPR 22/12/1986, n. 917, verso pagamento dicorrispettivi specifici che non eccedano del 50% i costi di diretta imputazione.Le attività devono essere svolte :• in funzione della realizzazione del fine istituzionale dellorganizzazione di volontariato iscritta nei registri di cui all’art.6 della legge n. 266 del 1991.• senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato, quali l’uso dipubblicità dei prodotti, di insegne elettriche, di locali attrezzati secondo gli usi dei corrispondenti esercizi commerciali, dimarchi di distinzione dell’impresa.Non rientrano, comunque, tra i proventi delle attività commerciali e produttive marginali quelli derivanti daconvenzioni. 70.
I soggetti che NON possono diventare ONLUS  enti pubblici  società commerciali diverse dalle cooperative  fondazioni bancarie  partiti e movimenti politici  organizzazioni sindacali  associazioni dei datori di lavoro  associazioni di categoria 71.
I soggetti che NON possono diventare ONLUS (2)• Circolare n. 59/E del 2007• Risoluzione n. 164/E del 2004 – “la qualifica di ONLUS deve essere negata ad organizzazioni partecipate da enti pubblici e/o società commerciali qualora questi esercitino un’influenza dominante nelle determinazioni della ONLUS” Influenza dominante basata sulla prevalenza numericaRatio: “necessità di favorire la crescita e il consolidamento di un terzo settoreche operi autonomamente rispetto ai canali di allocazione diretta delle risorse pubbliche” 72.
I soggetti che NON possono diventare ONLUS (3) diverso• Circolare n. 38 del 1 agosto orientamento 2011 interpretativogli enti pubblici e le società commerciali possono costituire (o partecipare ad)ONLUS, ancorché nella compagine sociale i soggetti di cui all’art. 10, comma10, del D.lgs. 460/97 (cd. enti esclusi) siano numericamente prevalenti oassumano unruolo determinante nella definizione degli atti di indirizzo e di gestionedell’ente ONLUS 73.
Le condizioni per diventare Onlus1. FORMALITA’ DI COSTITUZIONE2. REQUISITI STATUTARI3. ISCRIZIONE ALL’ANAGRAFE DELLE ONLUS 74.
1. Formalità di costituzioneLo statuto deve essere redatto nella forma di: atto pubblico scrittura privata autenticata o registrata 75.
2. Requisiti statutari Lo statuto deve contenere “espressamente” le clausole previste dall’art. 10, comma 1, del D.lgs. 460/97:  Settori di attività  Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale  Divieto di svolgere attività diverse da quelle istituzionali  Divieto di distribuire utili, avanzi di gestione, capitale e riserve  Obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione  Obbligo di devoluzione del patrimonio  Obblighi di trasparenza  Obblighi di democraticità 76.
2.1 Settori di attività (1) Sono l’elemento fondamentale di caratterizzazione assistenza sociale e socio-sanitaria assistenza sanitaria beneficenza istruzione formazione 77.
2.1 Settori di attività(2) sport dilettantistico tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente promozione della cultura e dell’arte tutela dei diritti civili ricerca scientifica di particolare interesse sociale (svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidata ad università, enti di ricerca ed altre fondazioni che la svolgono direttamente). 78.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (1)L’espressione “finalità di solidarietà sociale” non ha una connotazione giuridica precisa.Il suo significato è però specificato nei commi 2, 3 e 4 dell’art. 10, comma 1, del D.lgs. 460/97 79.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (2) Per alcune attività si realizza solo quando tali attività sono: dirette ad arrecare benefici a soggetti svantaggiati 80.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (3) Per le altre attività → è considerato intrinseco e immanente Perché naturalmente rivolte a soggetti svantaggiati Oppure Perché rivolte a beneficio della collettività intera 81.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (4)Assistenza sanitariaIstruzioneFormazione Soggetti svantaggiatiSport dilettantisticoPromozione della cultura e dell’arteTutela dei diritti civili 82.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (5) Soggetti svantaggiati: – Persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari – Componenti collettività estere, limitatamente agli aiuti umanitari 83.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (6) Le attività non possono essere rese nei confronti di soci, associati, partecipanti, amministratori, membri organo di controllo, soggetti che operano nell’organizzazione, sostenitori ecc. A meno che Anche tali soggetti siano soggetti svantaggiati 84.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (7) C.M. 168/E del 1998: “la valutazione della condizione di “svantaggio” costituisce giudizio complessivo inteso a individuare categorie di soggetti in condizione di obiettivo disagio, connesso a: • situazioni psico-fisiche particolarmente invalidanti • a situazioni di devianza, di degrado o grave disagio economico familiare o di emarginazione sociale” 85.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (8) C.M. 168/E del 1998: • Disabili fisici e psichici affetti da malattie comportanti menomazioni non temporanee • Tossico-dipendenti • Alcolisti • Indigenti • Anziani non autosufficienti in condizioni di disagio economico • Minori abbandonati, orfani o in situazioni di disadattamento o devianza • Profughi • Immigrati non abbienti 86.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (9) R.M. n. 189 /2000 → “la qualità di soggetto “anziano” non appare di per sé sufficiente a ricondurre lo stesso tra i soggetti in condizioni di bisogno” R.M. n. 75/2001 → “la qualità di bambino al di sotto dei tre anni, fruitore dell’asilo nido, non appare di per sé sufficiente ai ricondurre lo stesso tra i soggetti in condizione di bisogno” 87.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (10) Per le altre attività indicate dall’art. 10, comma 1, non è richiesto il requisito della “etero - destinazione” a soggetti svantaggiati 88.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (11) Si considerano comunque inerenti a finalità di solidarietà sociale le attività svolte nei seguenti settori: • Assistenza sociale e socio-sanitaria • Beneficenza • Tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico • Tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente • Ricerca scientifica di particolare interesse sociale • Attività di promozione della cultura e dell’arte per le quali sono riconosciuti apporti economici da parte dell’amministrazione centrale dello stato 89.
2.2 Esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale (12)Ricerca scientifica: • Può essere svolta solo dalle fondazioni Onlus • Devono essere attività di particolare interesse sociale, come individuate dal D.p.r. n. 135 del 20 marzo 2003 90.
2.3 Divieto di svolgere attività diverse da quelle istituzionali (1) Art. 10, c.1, lett. c) → le Onlus non possono svolgere attività diverse da quelle istituzionali Unica Eccezione → possibilità di svolgere, entro certi limiti, attività connesse 91.
2.3 Divieto di svolgere attività diverse da quelle istituzionali (2) Art. 10, comma 5, → sono connesse: • le attività previste dallo statuto che rientrino nei settori:  dell’assistenza sanitaria;  istruzione;  formazione;  sport dilettantistico;  promozione della cultura e dell’arte e tutela dei diritti civili  rivolte a soggetti non svantaggiati • le attività che per natura sono accessorie a quelle istituzionali, in quanto integrative delle stesse. 92.
2.3 Divieto di svolgere attività diverse da quelle istituzionali (3)Le attività accessorie per natura sono attività che completano o rendono maggiormente fruibili le attività istituzionali Es. Vendita di déplinats nei botteghini dei musei o di magliette pubblicitarie e altri oggetti di modico valore in occasione di campagne di sensibilizzazione 93.
2.3 Divieto di svolgere attività diverse da quelle istituzionali (4) Limiti allo svolgimento delle attività connesse:  le attività connesse in ogni esercizio e per ogni settore di attività non devono essere prevalenti rispetto a quelle istituzionali  i relativi proventi non devono superare il 66% delle spese complessive dell’organizzazione. 94.
2.4 Divieto di distribuire utili, avanzi di gestione, capitale e riserve (1)Art. 10, comma 1, lett. d) → Divieto di distribuire, anche in modo indiretto,utili e avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale durante la vitadell’organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione  siano imposte per legge  o siano effettuate a favore di altre onlus che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima ed unitaria struttura. 95.
2.4 Divieto di distribuire utili, avanzi di gestione, capitale e riserve (2) Danno luogo, in ogni caso, alla distribuzione indiretta di utili o avanzi di gestione le operazioni indicate nell’art. 10, comma 6: a) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi (…) a coloro che a qualsiasi titolo operino per lorg.ne o ne facciano parte, ai soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore dellorg.ne, ai loro parenti entro il 3° grado ed ai loro affini entro il 2° grado, nonché alle società da questi direttamente o indirettamente controllate o collegate, effettuate a condizioni più favorevoli in ragione della loro qualità (…); b) lacquisto di beni o servizi per corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale; c) la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645, e dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito dalla legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive modificazioni e integrazioni, per il presidente del collegio sindacale delle società per azioni; d) la corresponsione a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati, di interessi passivi, in dipendenza di prestiti di ogni specie, superiori di 4 punti al tasso ufficiale di sconto; e) la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20% rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime qualifiche Questa norma, come chiarito dalla Circ. 59/E del 2007, è norma antielusiva di tipo sostanziale della quale può essere chiesta la disapplicazione, ai sensi dell’art. 37 bis, comma 8, del D.pr. 600/73, con apposita istanza alla Direzione regionale competente. 96.
2.5 Obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione (1) Art. 10, comma 1, lett. e) → Obbligo di impiegare utili o avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse 97.
2.6 Obbligo di devoluzione del patrimonio (1) Art. 10, comma 1, lett. f) → Obbligo di devolvere il patrimonio dell’organizzazione, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale o a fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo (Agenzia per le Onlus) N.b. le funzioni dell’Authoity sono state trasferite al Ministero del lavoro Art. 3, lett. k) del D.P.C.M. n. 329/2001 → l’agenzia delle Onlus deve rendere parere vincolante 98.
2.5 Obbligo di devoluzione del patrimonio (2)• Circolare 59/E del 2007 → l’obbligo di devoluzione “scatta” anche in caso di perdita della qualifica di Onlus … “limitatamente all’incremento patrimoniale realizzato nei periodi d’imposta in cui l’ente aveva fruito della qualifica di Onlus”• Atto di indirizzo Agenzia per le Onlus 17/05/2008 → iter e scheda da allegare per la richiesta di parere sulla devoluzione del patrimonio 99.
2.6 Obblighi di trasparenza (1) Obbligo di redigere il bilancio o rendiconto annuale L’uso, nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, dell’acronimo ONLUS 100.
2.6 Obblighi di trasparenza (2) redigere, in relazione all’attività complessivamente svolta, scritture contabili cronologiche e sistematiche atte a esprimere con compiutezza ed analiticità le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione; redigere entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale di un documento che rappresenti in modo adeguato la situazione patrimoniale, economica e finanziaria, (bilancio consuntivo) distinguendo le attività direttamente connesse da quelle istituzionali 101.
2.6 Obblighi di trasparenza (3) Gli obblighi contabili di cui si è detto considerano assolti qualora la contabilità consti del libro giornale e del libro inventari tenuti in conformità alle disposizioni degli articoli 2216 e 2217 del Codice Civile; Qualora per due anni consecutivi i proventi superino l’ammontare di euro 1.032.913,80 il bilancio deve essere accompagnato da una relazione di controllo sottoscritta da uno o più revisori iscritti nel registro dei revisori contabili. 102.
2.7 Obblighi di democraticità (1) Disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo: • escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa • prevedendo per gli associati maggiori di età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione. 103.
3. Iscrizione all’Anagrafe OnlusComunicazione Direzione Regionale delle Entrate con dichiarazione sostitutiva di atto notorio (reperibile dal sito www.agenziaentrate.it)L’iscrizione ha efficacia costitutiva 104.
3.1 L’iter per l’iscrizione Verifica formale da parte della DRE competente Entro 40 giorni dal ricevimento della Decorsi 40 giorni comunicazioneComunicazione Provvedimento Richiesta Iscrizione per di iscrizione motivato di chiarimenti silenzio all’anagrafe non iscrizione assenso Gli eventuali chiarimenti debbono essere forniti entro 30 giorni Dopo questo termine la Direzione regionale ha 20 giorni per comunicare l’esito del controllo 105.
Le OnlusDISCIPLINA FISCALE AGEVOLATA 106.
Agevolazioni fiscali Imposte dirette Imposta sul valore aggiunto Altre imposte Erogazioni liberali 107.
1. Imposte sul reddito• Non si considerano commerciali le attività istituzionali svolte nel perseguimento esclusivo di fini di solidarietà sociale (Art. 150 c.1 Tuir);• Non si considerano imponibili i proventi derivanti dall’esercizio delle attività direttamente connesse (Art. 150 c. 2 Tuir). 108.
Determinazione del reddito complessivo delle Onuls e dell’imposta Ires I redditi di capitale sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo REDDITI DI CAPITALE definitivo (c.m. n. 98/E del 17/5/2000 + I fabbricati utilizzati nelle attività istituzionali e connesse REDDITI FONDIARI producono redditi fondiari (c.m. n. 244 del 28/12/1999 + REDDITI D’IMPRESA Sono inesistenti + REDDITI DIVERSI = Da Dedurre: REDDITO COMPLESSIVO Oneri deducibili (art. 10, comma 1, lett. a), f), g) del Tuir x 27,5 % Da Detrarre: IMPOSTA LORDA 19% degli oneri indicati alle lettere a) g) h) h bis) i) i bis) i quater) del comma 1 art. 15 Tuir IMPOSTA NETTA 109.
2. Imposta sul valore aggiunto• Non rilevano ai fini IVA le prestazioni pubblicitarie volte alla promozione delle attività istituzionali delle onlus;• Esenzione dall’IVA delle:  prestazioni di trasporto malati o feriti con veicoli equipaggiati (ambulanze);  Prestazioni di ricovero e cura, compresa la somministrazione di medicinali, presidi sanitari e vitto;  Prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere;  Prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriale, in comunità e simili, in favore di persone svantaggiate; 110.
3. Altre imposte (1)• Imposta di bollo: esenzione di tutti gli atti, documenti, istanze, contratti, ecc. posti in essere o richiesti da onlus. L’agevolazione riguarda le onlus sia come soggetti che pongono in essere gli atti, sia come soggetti destinatari degli atti.• Tassa sulle concessioni governative: esenzione degli atti e provvedimenti concernenti le onlus. 111.
3. Altre imposte (2)• Imposta di registro: tassa fissa per i trasferimenti a titolo oneroso della proprietà di beni immobili e per gli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento nei confronti delle onlus, nel rispetto di determinate condizioni.• Imposta sugli spettacoli: non dovuta per le attività di spettacolo svolte occasionalmente dalle onlus, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. Per poter beneficiare dell’esenzione occorre dare comunicazione dell’inizio dell’attività all’ufficio accertatore prima dell’inizio di ciascuna manifestazione.• Tributi locali: le regioni, le province ed i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni dal pagamento dei tributi di loro pertinenza a favore delle onlus. 112.
Sanzioni (1)• Indipendentemente da ogni altra sanzione prevista dalle leggi tributarie: I rappresentanti legali e i membri degli organi amministrativi che si avvalgono dei benefici di cui al D.lgs.N. 460/1997, in assenza dei requisiti di cui all’art. 10, ovvero violino le disposizioni statutarie previste dall’art. 10 comma 1 lett. c (divieto di svolgere attività diverse da quelle previste al comma a) e d (divieto di distribuzione di utili), sono puniti con sanzioni da 1032,91 euro a 6.197,48 euro; 113.
Sanzioni (2)• Sanzione amministrativa da euro 309,87 ad euro 3.098,74 per l’abuso nell’utilizzo della locuzione organizzazione non lucrativa di utilità sociale;• I rappresentanti legali ed i membri degli organi amministrativi delle organizzazioni che hanno indebitamente fruito dei benefici previsti dal D.lgs.N. 460/1997, conseguendo o consentendo a terzi indebiti risparmi d’imposta, sono obbligati in solido con il soggetto passivo o con il soggetto inadempiente delle imposte dovute, delle relative sanzioni e degli interessi maturati. 114.
Le OnlusTRATTAMENTO FISCALE DELLEEROGAZIONI LIBERALI 115.
Agevolazioni introdotte dal D.Lgs. 460/97 116.
LA DISCIPLINA DEL TUIRTrattamento differenziato a seconda che si tratti di: Erogazioni liberali da persone fisiche ed enti non commerciali (art. 15 comma 1 lett. i-bis) (art. 147, comma 1) Erogazioni liberali da imprese (art. 100 comma 2 lett. H) 117.
Erogazioni da persone fisiche ed Enc (1)Le erogazioni liberali in denaro, fino a euro 2.065,83, effettuatedalle persone fisiche e dagli enti non commerciali a favore delleONLUS sono detraibili dall’imposta lorda nella misura del 19%(articolo 15 comma 1 lettera i-bis DPR 917/1986). 118.
Erogazioni da persone fisiche ed Enc (2)• Le eventuali erogazioni effettuate in misura superiore al limite consentito non godono dell’agevolazione fiscale, per la parte eccedente tale limite.• Il fisco ha confermato che le quote associative versate dai soci alle ONLUS non rientrano tra le liberalità che fruiscono di questa agevolazione fiscale, in quanto non si tratta di liberalità, ma dell’adempimento di un obbligo previsto dallo statuto o dalla delibera del competente organo sociale. 119.
Erogazioni da persone fisiche ed Enc (3)CONDIZIONI:1. Il versamento delle erogazioni e dei contributi DEVE essere eseguito tramite banca o ufficio postale, con carte di credito, di debito e prepagate, con assegni bancari o circolari2. Ulteriori modalità possono essere stabilite dal decreto del Ministero dell’Economia 120.
Erogazioni liberali da imprese (1): erogazioni in naturaa) sono deducibili dal reddito d’impresa le erogazioni liberali effettuate a favore delle ONLUS per un importo non superiore a euro 2.065,82 o al 2% del reddito d’impresa (articolo 100 c. 2, lett. h, TUIR); I due limiti operano alternativamente, pertanto si può scegliere il limite più conveniente; I due limiti sono equivalenti nel caso in cui il reddito d’impresa sia pari ad euro 103.291, 50 121.
Erogazioni liberali da imprese (2): erogazioni in naturab)le spese relative all’impiego di lavoratori dipendenti, assunti a tempo indeterminato, utilizzati per prestazioni di servizi a favore delle ONLUS sono deducibili nel limite del 5 per mille dell’ammontare complessivo delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultanti dalle dichiarazione dei redditi (articolo 100, comma 2, lettera i); 122.
Erogazioni liberali da imprese (3): erogazioni in natura• In pratica è consentito alle imprese “dare in prestito” propri lavoratori dipendenti alle Onlus, senza, con questo, dover rinunciare alla deduzione delle spese relative. 123.
Erogazioni liberali da imprese (4) erogazioni in naturac)le imprese produttrici o commerciali operanti nel settore alimentare e farmaceutico, in alternativa all’usuale eliminazione dal circuito commerciale, possono cedere gratuitamente propri prodotti alle ONLUS;(art. 13, comma 2, del d.lgs. 460/97) Tali cessioni NON costituiscono ricavo 124.
Erogazioni liberali da imprese (5): erogazioni in natura• In sostanza l’agevolazione, al fine di incentivare le erogazioni in natura, mira a neutralizzare gli effetti dell’art. 85, c. 2 del Tuir, il quale considera ricavi, fra l’altro, il valore nominale dei beni, alla cui produzione o scambio è diretta l’attività d’impresa, destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa stessa.• Si precisa che la disposizione si applica limitatamente alle derrate alimentari o ai prodotti farmaceutici che vengono esclusi dal circuito commerciale per difetti di confezionamento o altre cause che, pur diminuendo o facendo venir meno il valore commerciale del prodotto, non ne impediscono tuttavia l’utilizzo (es. prodotti prossimi alla scadenza) 125.
Erogazioni liberali da imprese (6): erogazioni in naturad) La cessione gratuita di beni non di lusso ad una ONLUS (l. 244/2007):  ai fini reddituali, non è considerata ricavo fino ad un importo pari al 5% del reddito d’impresa dichiarato;  il costo di produzione o di acquisto è interamente deducibile;  ai fini Iva la nuova normativa considera tali beni come distrutti. (art. 13, comma 3 d.lgs. 460 modificato dalla legge l.244/2007) CONDIZIONI: 1. Beni non di lusso alla cui produzione o scambio è diretta l’attività d’impresa; 2. Beni che non siano derrate alimentari o prodotti farmaceutici; 3. Beni non più commercializzabili in quanto presentino imperfezioni, alterazioni, danni o vizi, ma comunque idonei all’utilizzo. 126.
Erogazioni liberali da imprese (7): erogazioni in natura• I beni eliminati dal circuito commerciale e ceduti gratuitamente alla ONLUS non possono più essere commercializzati o ceduti dalla ONLUS beneficiaria che li deve utilizzare esclusivamente per lo svolgimento di attività istituzionali• La ONLUS beneficiaria, in base al disposto del comma 4 dello stesso art. 13 d.lgs. 460/1997 deve, infatti, attestare, in una apposita dichiarazione da conservare agli atti dell’impresa cedente, il proprio impegno ad utilizzare direttamente i beni in conformità alle finalità istituzionali.• Lo stesso comma 4 stabilisce, inoltre, a pena di decadenza dei benefici fiscali, l’obbligo per la ONLUS beneficiaria dell’effettivo utilizzo diretto dei beni ricevuti. 127.
Erogazioni liberali in natura: trattamento ai fini IVA• Le donazioni di prodotti farmaceutici sono operazioni esenti da IVA (art. 10, punto 12, dpr 633/72): – Va emessa la fattura con l’indicazione di tale norma e della qualifica di ONLUS del ricevente.• Le donazioni di derrate alimentari e delle altre merci non di lusso sono considerate distrutte, quindi fuori campo Iva, senza obbligo di emissione di fattura. – Tale regime di distruzione deriva in parte dall’art. 6, comma 15, l. 133/1999 (“I prodotti alimentari non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per carenza o errori di confezionamento, di etichettatura, di peso o per altri motivi similari nonchè per prossimità della data di scadenza, ceduti gratuitamente ai soggetti indicati nell’articolo 10, numero 12), D.P.R 633/72, e da questi ritirati presso i Di tali luoghi di esercizio dell’impresa, si considerano distrutti agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto”). difetti dei prodotti occorre fare menzione nei documenti relativi alla donazione. Per le altre merci non di lusso il regime è ora previsto dal nuovo testo dell’art. 13, dlgs 460/97, come modificato dalla legge 244/07. 128.
Erogazioni liberali in natura: Adempimenti (1)1. L’impresa deve inviare una raccomandata a.r. all’AE (e al locale comando della Guardia di Finanza) prima di effettuare ogni singola donazione. – Essa non è obbligatoria per le cessioni di beni facilmente deperibili e di modico valore unitario (es. confezioni di yogurt) e qualora il costo complessivo di ciascuna cessione non sia superiore a euro 5.164,57.2. La raccomandata (se necessaria) deve pervenire (NB: fa fede la data di arrivo) agli uffici fiscali sopra indicati almeno 5 giorni prima della consegna della merce alla ONLUS. – La raccomandata deve contenere i seguenti dati: • Data, ora e luogo di inizio del trasporto • Luogo di destinazione finale del trasporto • Valore complessivo della merce ceduta, sulla base del costo di acquisto o di produzione (=valore d’inventario) • Natura, qualità e quantità della merce donata (è necessario inserire il “difetto”) • Dati identificativi sia della ditta mittente che della ONLUS ricevente. 129.
Erogazioni liberali in natura: Adempimenti (2)3. Il trasporto deve essere documentato dal DDT4. Entro il 15 del mese successivo la ditta deve annotare sui registri Iva (o su un apposito prospetto) la qualità e quantità (anche se la legge non lo prevede espressamente si consiglia di indicare anche il costo specifico per verificare il rispetto del limite massimo ove previsto) della merce donata nel corso del mese precedente.5. La ONLUS deve rilasciare alla ditta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio ex l.4/1/68 n. 15 (oggi non è più necessario che la firma sia autenticata dall’anagrafe del comune) con la quale dichiara: – La corrispondenza della natura, qualità e quantità della merce ricevuta ai dati contenuti nel DDT – Il proprio impegno ad utilizzare direttamente i beni in conformità alle finalità istituzionali. 130.
Erogazioni liberali da imprese: Schema di riepilogo SCHEMA RIEPILOGATIVO NATURA BENEFICI FISCALI LIMITIprestazioni di lavoro deduzione del costo fino al 5 per mille del personale costo del personalederrate alimentari e non sono senza limiti prodotti considerati ricavi farmaceutici Beni non di lusso Deduzione dal Fino al 5 per centoalla cui produzione o reddito d’impresa del reddito scambio è diretta d’impresa dichiarato l’attività d’impresaErogazioni liberali in deduzione dal fino 2.065,82 o al denaro reddito d’impresa 2% del reddito 131.
Le agevolazioni contenute nell’art. 14 D.L. 35/2005 132.
LA NUOVA NORMATIVA “+ DAI – VERSI”(art. 14 d.L. 35/2005 e Circolare39/E del 19/08/2005)  Soggetti beneficiari delle deduzioni  Soggetti beneficiari delle erogazioni liberali  Oggetto, limiti e modalità delle erogazioni liberali  Obblighi contabili  Sanzioni  Divieto di cumulo 133.
Soggetti beneficiari delle deduzioni Persone fisiche soggette all’IRPEF Enti e società soggetti all’IRES Trattasi dei soggetti richiamati dall’art. 73 Tuir (società ed enti commerciale e non commerciali) 134.
Soggetti beneficiari delle erogazioni liberali (1) ELENCO TASSATIVO ex art. 14, c.1 d.l. 35/2005: 1. ONLUS 2. ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE 3. FONDAZIONI E ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE 135.
Soggetti beneficiari delle erogazioni liberali (2)1. ONLUS: art. 10 c.1, 8, 9 D.Lgs. 460/1997 c.1: Sono (ONLUS) le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedono espressamente (…) c. 8 (ONLUS DI DIRITTO): organismi di volontariato (l. 11 agosto 1991, n. 266); organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della l. 26 febbraio 1987, n. 49; cooperative sociali e loro consorzi (l. 8 novembre 1991, n. 381). c. 9 (ONLUS PARZIALI): enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese; le associazioni di promozione sociale, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’Interno ai sensi della l. 25 agosto 1991, n. 287, limitatamente all’esercizio delle attività elencate nel comma 1 dell’art. 10 del d.lgs. n. 460 del 1997 136.
Soggetti beneficiari delle erogazioni liberali (3)2. ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE Iscritte al registro nazionale ex art. 7, c. 1 e 2, della l. n. 383/2000) BENEFICIARIE: Associazioni nazionali e relativi livelli di organizzazione territoriale e circoli affiliati aventi diritto ad automatica iscrizione nel medesimo registro nazionale (c.3). Per associazioni di promozione sociale a carattere nazionale si intendono quelle costituite e operanti da almeno un anno, che svolgono attività di utilità sociale ai sensi dell’articolo 2 della l. n. 383 del 2000 in almeno 5 regioni e 20 province, iscritte nel registro nazionale ai sensi del regolamento approvato con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali del 14 novembre 2001, n. 471. ATTENZIONE!! lagevolazione non è applicabile alle erogazioni liberali effettuate nei confronti delle Associazioni di Promozione Sociale iscritte ai soli registri regionali. 137.
Soggetti beneficiari delle erogazioni liberali (4)3. FONDAZIONI E ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE Dotate di personalità giuridica OGGETTO STATUTARIO: tutela, promozione e valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico di cui al D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42. 138.
Oggetto, limiti e modalità delle erogazioni liberali (1)Le erogazioni liberali che danno diritto alla deducibilità possono essereeffettuate in denaro e in natura, nel limite del 10% del redditocomplessivamente dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000,00euro annui. Considerata la rilevanza di entrambi i limiti di deducibilità previsti dalla norma deve ritenersi che l’erogazione liberale è deducibile fino al minore dei due limiti. 139.
Oggetto, limiti e modalità delle erogazioni liberali (2)Le erogazioni liberali, al fine di ottenerne al deducibilità, devono essere effettuate attraverso uno dei seguenti sistemi di pagamento: banca, ufficio postale, carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari. Pertanto, sono da escludere le erogazioni liberali in contanti.Sono escluse le erogazioni di piccolo importo, effettuate in occasione di campagne di raccolta fondi. 140.
Oggetto, limiti e modalità delle erogazioni liberali (3) EROGAZIONI IN NATURA Ai fini della rilevazione dei limiti indicati dalla norma, si dovrà prendere in considerazione il valore normale del bene, inteso, in via generale e ai sensi dell’art. 9, c. 3 del TUIR, come il prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per i beni della stessa specie o similari in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni vengono erogati e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi. Ove non sia possibile desumerne il valore sulla base di altri criteri oggettivi, gli eroganti potranno ricorrere alla stima di un perito. Il donante avrà cura di acquisire, a comprova delle effettività della donazione e della congruità del valore attribuito al bene oggetto della donazione in natura, in aggiunta alla documentazione attestante il valore normale, anche una ricevuta da parte del donatario che contenga la descrizione analitica e dettagliata dei beni donati con l’indicazione dei relativi valori. 141.
Obblighi contabili (1) PRESUPPOSTI PER L’APPLICAZIONE DEL + DAI – VERSI:a) tenuta di scritture contabili, complete e analitiche, rappresentative dei fatti di gestione (da parte del destinatario); – Completezza: ogni fatto gestionale dell’ente deve essere individuato con precisione, tramite l’indicazione delle necessarie informazioni quali numero d’ordine, data, natura dell’operazione, valore, modalità di versamento, soggetti coinvolti. – Analiticità: impone di eseguire le registrazioni singolarmente, senza effettuare alcun raggruppamento. – Completezza e Analiticità sono in ogni caso garantite dalla corretta tenuta della contabilità ordinaria ai sensi degli articoli 14 e seguenti del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. 142.
Obblighi contabili (2)b) redazione, entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, di un apposito documento rappresentativo della situazione patrimoniale, economica e finanziaria. • Stato Patrimoniale: distinzione attività istituzionale, accessoria, di raccolta fondi, gestione del patrimonio finanziario • Rendiconto Gestionale: distinzione delle varie tipologie di entrate e uscite • Relazione sulla Gestione: documento esplicativo delle voci contabili, in assenza di nota integrativa 143.
Obblighi contabili (3)Sorge una responsabilizzazione del soggetto che erogail contributo, cui viene concesso un interesse giuridico a verificare che lente beneficiario abbia effettivamente predisposto il rendiconto annuale. 144.
Sanzioni (1) Laddove, nella dichiarazione dei redditi del soggetto erogatore delle liberalità, siano esposte indebitamente le anzidette deduzioni dall’imponibile, la sanzione fiscale (ex art. 1, c. 2, del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 471) è maggiorata del 200% (maggiore imposta liquidata). La sanzione scatta laddove non siano soddisfatti i seguenti presupposti di deducibilità: – Soggettivo: appartenenza dei soggetti beneficiari delle erogazioni alle categorie di enti del terzo settore espressamente indicate e, quindi, nell’osservanza da parte dei predetti beneficiari delle rispettive norme che disciplinano i requisiti qualificanti della categoria di appartenenza; – Oggettivo: derivante dal rispetto dei limiti quantitativi alla deducibilità dal reddito delle liberalità erogate. 145.
Sanzioni (2)Laddove la deduzione in oggetto risulti indebita in ragione dellariscontrata insussistenza, in capo all’ente beneficiariodell’erogazione, dei caratteri solidaristici e sociali dichiarati incomunicazioni rivolte al pubblico ovvero rappresentati ai soggettierogatori delle liberalità, l’ente beneficiario e i suoiamministratori sono obbligati in solido con i soggetti erogatoriper le maggiori imposte accertate e per le sanzioni applicate.La solidarietà sussiste se i caratteri solidaristici sono dichiarati incomunicazioni rivolte al pubblico o ai soggetti erogatori. 146.
Divieto di cumulo La deducibilità delle erogazioni non può cumularsi con ogni altra agevolazione fiscale prevista a titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre disposizioni di legge. La non cumulabilità prescinde dall’importo delle liberalità erogate. 147.
Disciplina fiscale degli enti non profit IVA 148.
Requisiti generali per imponibilità ai fini Iva• Requisito soggettivo: l’operazione deve essere posta in essere da un imprenditore (ai sensi dell’art. 4 del d.P.R.. 633/72) ovvero da un lavoratore autonomo (ai sensi dell’art. 5 del d.P.R. 633/72);• Requisito oggettivo: l’operazione deve consistere in una cessione di beni o in una prestazione di servizi, ai sensi rispettivamente degli artt. 2 e 3 del d.P.R. 633/72.• Requisito territoriale: l’operazione deve essere posta in essere nell’ambito del territorio dello Stato ai sensi degli artt. 7-7septies del d.P.R. 633/72.Se manca uno solo dei requisiti sopra indicati l’operazione è fuori campo IVAe, in genere, non è soggetta ad alcun obbligo. 149.
Verifica dei requisiti Iva per gli Enti non profitIn base all’art. 4 del d.P.R. n. 633/72, gli enti non profit diventano soggetti passivi aifini Iva quando svolgono (non importa se in via prevalente o accessoria) attivitàcommerciali od agricole. ATTIVITA’ COMMERCIALE ESERCITATA Esclusiva o Principale Accessoria L’IVA si applica su tutte le L’IVA si applica soltanto sulle prestazioni di servizi e le prestazioni di servizi e le cessioni di beni effettuate cessioni di beni effettuate nell’ambito dell’attività commerciale 150.
Quando un’attività è commerciale ai fini Iva? (Art. 4, C.1 D.P.R. 633/72)• Attività abituale (irrilevanza per le attività occasionali);• Attività rientrante in quelle indicate all’art. 2195 c.c. (se commerciale), 2135 c.c. (se agricola), oppure, se trattasi di prestazione di servizi, anche non rientrante nell’ambito dell’art. 2195 c.c., purché organizzata in forma d’impresa. ENTE COMMERCIALE, se le attività sono esercitate in via principale od esclusiva ENTE NON COMMERCIALE, se le attività sono esercitate in via accessoria 151.
Le attività nei confronti degli associati (art. 4, c.4 d.P.R. 633/72)Per gli enti che non hanno come oggetto l’esercizio esclusivo o prevalente di attivitàcommerciali o agricole si considerano effettuate nell’esercizio di imprese soltanto lecessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali oagricole. Si considerano fatte nell’esercizio di attività commerciali anche le cessioni dibeni e le prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti verso il pagamento dicorrispettivi specifici, o di contributi supplementari determinati in funzione dellemaggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto, ad esclusione delle: - Associazioni politiche, sindacali e di 1. Attività svolte in diretta attuazione degli categoriascopi istituzionali, effettuate verso pagamentodi corrispettivi specifici nei confronti: - Associazioni religiose- degli associati; - Associazioni sportive dilettantistiche- di altre associazioni che svolgono la stessa - Associazioni assistenzialiattività e che per legge, regolamento, attocostitutivo o statuto fanno parte di un’unica - Associazioni culturaliorganizzazione locale o nazionale; - Associazioni di promozione sociale- dei tesserati dalle rispettive organizzazioninazionali - Associazioni di formazione extra scolastica della persona 152.
Attività con presunzione di commercialità (art. 4, c. 5 d.D.R. 633/72)• Cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, escluse le pubblicazioni delle associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona cedute prevalentemente ai propri associati;• erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore;• gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;• gestione di spacci aziendali, gestione di mense e somministrazione di pasti;• trasporto e deposito di merci;• trasporto di persone;• organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; prestazioni alberghiere o di alloggio;• servizi portuali e aeroportuali;• pubblicità commerciale;• telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. 153.
Enti non commerciali e recepimento della Direttiva Servizi (Direttiva n. 2008/8/CE) – D.lgs. 18/2010• Art. 7 ter Dpr 633/72 – Prestazioni di servizi generiche a soggetti passivi Iva: imponibilità nel luogo ove è stabilito il committente – Prestazioni a soggetti privati: imponibilità nel luogo del prestatore 154.
Enti non commerciali e recepimento della Direttiva Servizi (Direttiva n. 2008/8/CE) – D.lgs. 18/2010 ENTE NON COMMERCIALE CON PARTITA IVAUn Enc ha la partita iva se:- Svolge contestualmente attività istituzionale e commerciale- svolge solo attività istituzionale, ma ha effettuato acquisti intra di beni perpiù di 10.000 euro (obbligo di richiedere la p.iva)- svolge solo attività istituzionale, ha effettuato acquisti intra di beni per nonpiù di 10.000 euro ma ha optato per l’applicazione dell’Iva sugli acquisti inItalia (art. 38 c.6 d.l. 331/93) Circolare Agenzia Entrate 58/E del 31/12/2009Il possesso della partita Iva da parte di un Enc comporta la sua qualificazionequale soggetto passivo ai fini della territorialità Iva, a prescindere che agisca nell’ambito dell’attività istituzionale o commerciale 155.
Enti non commerciali e recepimento della Direttiva Servizi (Direttiva n. 2008/8/CE) – D.lgs. 18/2010 ENTE NON COMMERCIALE CON PARTITA IVACommittente della prestazione è -Prestazione assoggettata ad Iva inEnc italiano con partita iva, anche Italiase acquista per l’attività - NO DETRAZIONE se l’acquisto èistituzionale per l’attività istituzionaleADEMPIMENTI PER ACQUISTI NELL’AMBITO DELL’ATTIVITA’ ISTITUZIONALE1. Emissione autofattura e annotazione della stessa in apposito registro2. Versamento mensile dell’iva dovuta3. Presentazione del modello Intra 124. Presentazione del modello Intra 2-quater per i servizi UE genericiADEMPIMENTI PER ACQUISTI NELL’AMBITO DELL’ATTIVITA’ COMMERCIALE1. Emissione autofattura e annotazione della stessa nel registro delle fatture emesse e in quello degli acquisti (reverse charge)2. Presentazione del modello Intra 2-quater per i servizi UE generici3. In caso di applicazione della 398/91 non c’è detrazione forfetaria ma l’Iva è intermente versata 156.
Enti non commerciali e recepimento della Direttiva Servizi (Direttiva n. 2008/8/CE) – D.lgs. 18/2010 ENTE NON COMMERCIALE SENZA PARTITA IVACommittente della prestazione è Iva assolta dal PRESTATORE delEnc italiano SENZA p.iva servizio nello Stato UE di residenza Presentazione del modello Intra-13Per acquisti di beni UE fino al PRIMA di ciascun acquistoraggiungimento di 10.000 euro, (comunicazione dell’ammontaresenza opzione per imponibilità in dell’acquisto e degli acquisti di beniItalia effettuati fino a quella data, per valutare il superamento del limite). 157.
Agevolazioni ex legge 398/1991(1) CENNI 158.
Agevolazioni ex legge 398/1991(1)• Regime agevolato sia ai fini Ires, sia ai fini Iva• Esistenza di requisiti ai fini dell’applicabilità: – Oggettivi: ricavi dell’esercizio precedente non superiori a 250.000 euro (ai fini del computo del limite vale il criterio di cassa; per gli enti di nuova costituzione l’ammontare va commisurato ai giorni intercorrenti tra l’apertura e il 31/12) + esercizio di idonea opzione – Soggettivi: • Società sportive • Asd riconosciute dal Coni o dalle Federazioni sportive nazionali • Asd non riconosciute dal Coni o dalle Federazioni sportive nazionali, ma da enti di promozione sportiva • Associazioni senza scopo di lucro e pro loco 159.
Agevolazioni ex legge 398/1991(2)• Opzione e revoca. L’opzione o la revoca per il regime agevolato, vincolante per 5 anni, va comunicata: – alla SIAE, – all’ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate. Il superamento del limite di 250.000 euro nel corso del periodo d’imposta fa sì che gli effetti del regime cessino dal mese successivo a quello di superamento. Da questa data si applicano le disposizioni ordinarie in tema di Iva.• In ogni caso, il comportamento concludente del contribuente fa desumere l’opzione per il regime agevolato.• Il reddito deve essere dichiarato nel quadro RG del Modello Unico Enti non commerciali. Recommended

References: art.10
 art.9
 art. 28
 art. 3
 art. 55
 art. 55
 art. 55
 art. 55
 art. 55
 art. 143
 Art. 55
 Art. 148
 Art. 148
 Art. 10
 Art. 10
 Art. 10
 Art. 10
 Art. 3
 art. 15
 art. 13
 art. 14
 art. 10
 art. 7
 art. 1
 Art. 7