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Timestamp: 2014-09-03 04:36:41+00:00

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Dlgs 205/2010 - Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parl...
Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n.205 "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga
alcune direttive"
- Suppl. Ordinario n. 269
VISTI gli articoli 76 e 87 della Costituzione; VISTA la direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
19 novembre 2008, relativa ai rifiuti che abroga alcune precedenti direttive; VISTA la legge 7 luglio 2009, n. 88, recante disposizioni per
l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee -
Legge comunitaria 2008, ed in particolare l'articolo 1 e l'allegato B); VISTO il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive
modificazioni; VISTA la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata
nella riunione del 16 aprile 2010; ACQUISITO il parere della Conferenza unificata in data espresso nella
seduta in data 29 luglio 2010; ACQUISITI i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati
e del Senato della Repubblica; VISTA la deliberazione definitiva del Consiglio dei Ministri, adottata
nella riunione del 18 novembre 2010; SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri degli
affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze, delle politiche agricole
alimentari e forestali, della difesa, della salute, delle infrastrutture e dei trasporti,
dello sviluppo economico e per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale;
Articolo 1 (Modifiche all'articolo 177 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) L'articolo 177 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' sostituito dal
seguente: Articolo 177 (Campo di applicazione e finalita') 1. La parte quarta del presente decreto disciplina la gestione dei
rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione delle direttive comunitarie,
in particolare della direttiva 2008/98/CE, prevedendo misure volte a proteggere l'ambiente
e la salute umana, prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della
gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi dell'uso delle risorse e
migliorandone l'efficacia. 2. La gestione dei rifiuti costituisce attivita' di pubblico interesse.
3. Sono fatte salve disposizioni specifiche, particolari o
complementari, conformi ai principi di cui alla parte quarta del presente decreto adottate
in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di determinate
categorie di rifiuti. 4. I rifiuti sono gestiti senza pericolo per la salute dell'uomo e
senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e, in
particolare: a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo,
nonche' per la fauna e la flora; b) senza causare inconvenienti da rumori o odori; c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare
interesse, tutelati in base alla normativa vigente. 5. Per conseguire le finalita' e gli obiettivi di cui ai commi da 1 a
4, lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti locali esercitano i poteri e le
funzioni di rispettiva competenza in materia di gestione dei rifiuti in conformita' alle
disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto, adottando ogni opportuna
azione ed avvalendosi, ove opportuno, mediante accordi, contratti di programma o
protocolli d'intesa anche sperimentali, di soggetti pubblici o privati. 6. I soggetti di cui al comma 5 costituiscono, altresi', un sistema
compiuto e sinergico che armonizza, in un contesto unitario, relativamente agli obiettivi
da perseguire, la redazione delle norme tecniche, i sistemi di accreditamento e i sistemi
di certificazione attinenti direttamente o indirettamente le materie ambientali, con
particolare riferimento alla gestione dei rifiuti, secondo i criteri e con le modalita' di
cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), e nel rispetto delle procedure di informazione
nel settore delle norme e delle regolazioni tecniche e delle regole relative ai servizi
della societa' dell'informazione, previste dalle direttive comunitarie e relative norme di
attuazione, con particolare riferimento alla legge 21 giugno 1986, n. 317. 7. Le regioni e le province autonome adeguano i rispettivi ordinamenti
alle disposizioni di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema contenute nella parte quarta
del presente decreto entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione. 8. Ai fini dell'attuazione dei principi e degli obiettivi stabiliti
dalle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto, il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare puo' avvalersi del supporto tecnico
dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.. Articolo 2 (Modifiche all'articolo 178 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152) 1. L'articolo 178 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' sostituito dal
seguente: Articolo 178 (Principi) 1. La gestione dei rifiuti e' effettuata conformemente ai principi di
precauzione, di prevenzione, di sostenibilita', di proporzionalita', di
responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione,
nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti,
nonche' del principio chi inquina paga. A tale fine la gestione dei rifiuti e' effettuata
secondo criteri di efficacia, efficienza, economicita', trasparenza, fattibilita' tecnica
ed economica, nonche' nel rispetto delle norme vigenti in materia di partecipazione e di
accesso alle informazioni ambientali.. Articolo 3 (Responsabilita' estesa del produttore) 1. Dopo l'articolo 178 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' inserito il
seguente articolo: Articolo 178-bis (Responsabilita' estesa del produttore) 1. Al fine di rafforzare la prevenzione e facilitare l'utilizzo
efficiente delle risorse durante l'intero ciclo di vita, comprese le fasi di riutilizzo,
riciclaggio e recupero dei rifiuti, evitando di compromettere la libera circolazione delle
merci sul mercato, possono essere adottati, previa consultazione delle parti interessate,
con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
aventi natura regolamentare, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, le modalita' e i criteri di introduzione della
responsabilita' estesa del produttore del prodotto, inteso come qualsiasi persona fisica o
giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi
prodotti, nell'organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti, e nell'accettazione dei
prodotti restituiti e dei rifiuti che restano dopo il loro utilizzo. Ai medesimi fini
possono essere adottati con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, le
modalita' e i criteri: a) di gestione dei rifiuti e della relativa responsabilita'
finanziaria dei produttori del prodotto. I decreti della presente lettera sono adottati di
concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze; b) di pubblicizzazione delle informazioni relative alla misura
in cui il prodotto e' riutilizzabile e riciclabile; c) della progettazione dei prodotti volta a ridurre i loro
impatti ambientali; d) di progettazione dei prodotti volta a diminuire o eliminare
i rifiuti durante la produzione e il successivo utilizzo dei prodotti, assicurando che il
recupero e lo smaltimento dei prodotti che sono diventati rifiuti avvengano in conformita'
ai criteri di cui agli articoli 177 e 179; e) volti a favorire e incoraggiare lo sviluppo, la produzione
e la commercializzazione di prodotti adatti all'uso multiplo, tecnicamente durevoli, e
che, dopo essere diventati rifiuti, sono adatti ad un recupero adeguato e sicuro e a uno
smaltimento compatibile con l'ambiente. 2. La responsabilita' estesa del produttore del prodotto e' applicabile
fatta salva la responsabilita' della gestione dei rifiuti di cui all'articolo 188, comma
1, e fatta salva la legislazione esistente concernente flussi di rifiuti e prodotti
3. I decreti di cui al comma 1 possono prevedere altresi' che i costi
della gestione dei rifiuti siano sostenuti parzialmente o interamente dal produttore del
prodotto causa dei rifiuti. Nel caso il produttore del prodotto partecipi parzialmente, il
distributore del prodotto concorre per la differenza fino all'intera copertura di tali
costi. 4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.. Articolo 4 (Modifiche all'articolo 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152) 1. L'articolo 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' sostituito dal
seguente: Articolo 179 (Criteri di priorita' nella gestione dei rifiuti) 1. La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente
gerarchia: a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
e) smaltimento. 2. La gerarchia stabilisce, in generale, un ordine di priorita' di cio'
che costituisce la migliore opzione ambientale. Nel rispetto della gerarchia di cui al
comma 1, devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzioni che
garantiscono, nel rispetto degli articoli 177, commi 1 e 4, e 178, il miglior risultato
complessivo, tenendo conto degli impatti sanitari, sociali ed economici, ivi compresa la
fattibilita' tecnica e la praticabilita' economica. 3. Con riferimento a singoli flussi di rifiuti e' consentito
discostarsi, in via eccezionale, dall'ordine di priorita' di cui al comma 1 qualora cio'
sia giustificato, nel rispetto del principio di precauzione e sostenibilita', in base ad
una specifica analisi degli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali
rifiuti sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di ciclo di vita, che
sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la fattibilita' tecnica e la
protezione delle risorse. 4. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute, possono essere
individuate, con riferimento a singoli flussi di rifiuti specifici, le opzioni che
garantiscono, in conformita' a quanto stabilito dai commi da 1 a 3, il miglior risultato
in termini di protezione della salute umana e dell'ambiente. 5. Le pubbliche amministrazioni perseguono, nell'esercizio delle
rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il rispetto della gerarchia del
trattamento dei rifiuti di cui al comma 1 in particolare mediante: a) la promozione dello sviluppo di tecnologie pulite, che
permettano un uso piu' razionale e un maggiore risparmio di risorse naturali; b) la promozione della messa a punto tecnica e dell'immissione
sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno
possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad incrementare
la quantita' o la nocivita' dei rifiuti e i rischi di inquinamento; c) la promozione dello sviluppo di tecniche appropriate per
l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine di favorirne il
recupero; d) la determinazione di condizioni di appalto che prevedano
l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti e di sostanze e oggetti prodotti, anche
solo in parte, con materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei
materiali medesimi; e) l'impiego dei rifiuti per la produzione di combustibili e
il successivo utilizzo e, piu' in generale, l'impiego dei rifiuti come altro mezzo per
produrre energia. 6. Nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti le misure
dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio
o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorita' rispetto
all'uso dei rifiuti come fonte di energia. 7. Le pubbliche amministrazioni promuovono l'analisi del ciclo di vita
dei prodotti sulla base di metodologie uniformi per tutte le tipologie di prodotti
stabilite mediante linee guida dall'ISPRA, eco-bilanci, la divulgazione di informazioni
anche ai sensi del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, l'uso di strumenti
economici, di criteri in materia di procedure di evidenza pubblica, e di altre misure
necessarie. 8. Le Amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al
presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica..
Articolo 5 (Modifiche all'articolo 180 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) 1. All'articolo 180 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate le
seguenti modifiche: a) al comma 1, lettera a), dopo le parole:
certificazione ambientale, sono inserite le seguenti: utilizzo delle
migliori tecniche disponibili,; b) al comma 1, lettera b), le parole: gare
d'appalto sono sostituite dalle seguenti: bandi di gara o lettere
d'invito; c) al comma 1, lettera c), le parole: , con
effetti migliorativi,  sono soppresse; d) al comma 1, la lettera d) e' soppressa; e) dopo il comma 1, sono aggiunti i seguenti commi: 1-bis. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare adotta entro il 12 dicembre 2013, a norma degli articoli 177, 178,
178-bis e 179, un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti ed elabora
indicazioni affinche' tale programma sia integrato nei piani di gestione dei rifiuti di
cui all'articolo 199. In caso di integrazione nel piano di gestione, sono chiaramente
identificate le misure di prevenzione dei rifiuti. 1-ter. I programmi di cui al comma 1-bis fissano gli
obiettivi di prevenzione. Il Ministero descrive le misure di prevenzione esistenti e
valuta l'utilita' degli esempi di misure di cui all'allegato L o di altre misure adeguate.
1-quater. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare individua gli appropriati specifici parametri qualitativi o
quantitativi per le misure di prevenzione dei rifiuti, adottate per monitorare e valutare
i progressi realizzati nell'attuazione delle misure di prevenzione e puo' stabilire
specifici traguardi e indicatori qualitativi o quantitativi. 1-quinquies. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare assicura la disponibilita' di informazioni sulle migliori pratiche
in materia di prevenzione dei rifiuti e, se del caso, elabora linee guida per assistere le
regioni nella preparazione dei programmi di cui all'articolo 199, comma 3, lett. r).
1-sexies. Le amministrazioni interessate provvedono agli
adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.. Articolo 6 (Riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo di rifiuti) 1. Dopo l'articolo 180 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' inserito il
seguente: Articolo 180-bis (Riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo dei
rifiuti) 1. Le pubbliche amministrazioni promuovono, nell'esercizio delle
rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il riutilizzo dei prodotti e la
preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. Tali iniziative possono consistere anche in: a) uso di strumenti economici; b) misure logistiche, come la costituzione ed il sostegno di
centri e reti accreditati di riparazione/riutilizzo; c) adozione, nell'ambito delle procedure di affidamento dei
contratti pubblici, di idonei criteri, ai sensi dell'articolo 83, comma 1, lettera e),
del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e previsione delle condizioni di cui agli
articoli 68, comma 3, lettera b), e 69 del medesimo decreto; a tale fine il
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della presente disposizione i decreti attuativi di cui
all'articolo 2 del Ministro dell'ambiente e della trutela del territorio e del mare in
data 11 aprile 2008, pubblicato nella G.U. n. 107 dell'8 maggio 2008; d) definizione di obiettivi quantitativi; e) misure educative; f) promozione di accordi di programma. 2. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, sentita
la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, sono adottate le ulteriori misure necessarie per promuovere il riutilizzo dei
prodotti e la preparazione dei rifiuti per il riutilizzo, anche attraverso l'introduzione
della responsabilita' estesa del produttore del prodotto. Con uno o piu' decreti del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza
unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, adottarsi
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono definite
le modalita' operative per la costituzione e il sostegno di centri e reti accreditati di
cui al comma 1, lett. b), ivi compresa la definizione di procedure autorizzative
semplificate. e di un catalogo esemplificativo di prodotti e rifiuti di prodotti che
possono essere sottoposti, rispettivamente, a riutilizzo o a preparazione per il
riutilizzo. 3. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al
Articolo 7 (Modifiche all'articolo 181 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152) 1. L'articolo 181 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' sostituito dal
seguente: Articolo 181 (Riciclaggio e recupero dei rifiuti) 1. Al fine di promuovere il riciclaggio di alta qualita' e di
soddisfare i necessari criteri qualitativi per i diversi settori del riciclaggio, sulla
base delle indicazioni fornite dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare, le regioni stabiliscono i criteri con i quali i comuni provvedono a realizzare
la raccolta differenziata in conformita' a quanto previsto dall'articolo 205. Le autorita'
competenti realizzano, altresi', entro il 2015 la raccolta differenziata almeno per la
carta, metalli, plastica e vetro, e ove possibile, per il legno, nonche' adottano le
misure necessarie per conseguire i seguenti obiettivi: a) entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il
riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti
dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di
rifiuti sono simili a quelli domestici, sara' aumentata complessivamente almeno al 50% in
termini di peso; b) entro il 2020 la preparazione per il riutilizzo, il
riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, incluse operazioni di colmatazione che
utilizzano i rifiuti in sostituzione di altri materiali, di rifiuti da costruzione e
demolizione non pericolosi, escluso il materiale allo stato naturale definito alla voce 17
05 04 dell'elenco dei rifiuti, sara' aumentata almeno al 70 per cento in termini di peso. 2. Fino alla definizione, da parte della Commissione europea, delle
modalita' di attuazione e calcolo degli obiettivi di cui al comma 1, il Ministero
dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare puo' adottare decreti che
determinino tali modalita'. 3. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'ambiente e della tutela
281, sono adottate misure per promuovere il recupero dei rifiuti in conformita' ai criteri
di priorita' di cui all'articolo 179 e alle modalita' di cui all'articolo 177, comma 4.
nonche' misure intese a promuovere il riciclaggio di alta qualita', privilegiando la
raccolta differenziata, eventualmente anche monomateriale, dei rifiuti. 4. Per facilitare o migliorare il recupero, i rifiuti sono raccolti
separatamente, laddove cio' sia realizzabile dal punto di vista tecnico, economico e
ambientale, e non sono miscelati con altri rifiuti o altri materiali aventi proprieta'
diverse. 5. Per le frazioni di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata
destinati al riciclaggio ed al recupero e' sempre ammessa la libera circolazione sul
territorio nazionale tramite enti o imprese iscritti nelle apposite categorie dell'Albo
nazionale gestori ambientali ai sensi dell'articolo 212, comma 5, al fine di favorire il
piu' possibile il loro recupero privilegiando il principio di prossimita' agli impianti di
recupero. 6. Al fine di favorire l'educazione ambientale e contribuire alla
raccolta differenziata dei rifiuti, i sistemi di raccolta differenziata di carta e
plastica negli istituti scolastici sono esentati dall'obbligo di autorizzazione in quanto
presentano rischi non elevati e non sono gestiti su base professionale. 7. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti di cui al
Articolo 8 (Modifiche all'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152) 1. All'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate le
seguenti modificazioni: a) al comma 2, dopo le parole: e di recupero sono
inserite le seguenti: e prevedendo, ove possibile, la priorita' per quei rifiuti non
recuperabili generati nell'ambito di attivita' di riciclaggio o di recupero; b) il comma 3 e' sostituito dal seguente: 3. E' vietato
smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono
prodotti, fatti salvi eventuali accordi regionali o internazionali, qualora gli aspetti
territoriali e l'opportunita' tecnico economica di raggiungere livelli ottimali di utenza
servita lo richiedano.; c) i commi 4 e 5 sono sostituiti dai seguenti: 4. Nel rispetto delle prescrizioni contenute nel decreto
legislativo 11 maggio 2005, n. 133, la realizzazione e la gestione di nuovi impianti
possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione garantisca un
elevato livello di recupero energetico. 5. Le attivita' di smaltimento in discarica dei rifiuti sono
disciplinate secondo le disposizioni del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, di
attuazione della direttiva 1999/31/CE.; d) il comma 7 e' abrogato. Articolo 9. (Principi di autosufficienza e prossimita'. Rifiuti organici) 1. Dopo l'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono inseriti i
seguenti: Articolo 182-bis (Principi di autosufficienza e prossimita') 1. Lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non
differenziati sono attuati con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti,
tenendo conto delle migliori tecniche disponibili e del rapporto tra i costi e i benefici
complessivi, al fine di: a) realizzare l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti
urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali; b) permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei
rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei piu' vicini ai luoghi di
produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto
del contesto geografico o della necessita' di impianti specializzati per determinati tipi
di rifiuti; c) utilizzare i metodi e le tecnologie piu' idonei a garantire
un alto grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica. 2. Sulla base di una motivata richiesta delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare puo' essere limitato l'ingresso nel territorio nazionale di rifiuti
destinati ad inceneritori classificati come impianti di recupero, qualora sia accertato
che l'ingresso di tali rifiuti avrebbe come conseguenza la necessita' di smaltire i
rifiuti nazionali o di trattare i rifiuti in modo non coerente con i piani di gestione dei
rifiuti. Puo' essere altresi' limitato, con le modalita' di cui al periodo precedente,
l'invio di rifiuti negli altri Stati membri per motivi ambientali, come stabilito nel
regolamento (CE) n. 1013/2006. 3. I provvedimenti di cui al comma 2 sono notificati alla Commissione
europea. Articolo 182-ter (Rifiuti organici) 1. La raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata
con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a
norma UNI EN 13432-2002. 2. Ai fini di quanto previsto dal comma 1, le regioni e le province autonome, i comuni
e gli ATO, ciascuno per le proprie competenze e nell'ambito delle risorse disponibili allo
scopo a legislazione vigente, adottano entro centottanta giorni dalla data di entrata in
vigore della parte quarta del presente decreto misure volte a incoraggiare: a) la raccolta separata dei rifiuti organici; b) il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare
un livello elevato di protezione ambientale; c) l'utilizzo di materiali sicuri per l'ambiente ottenuti dai
rifiuti organici, cio' al fine di proteggere la salute umana e l'ambiente. . Articolo 10 (Modifiche all'articolo 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) 1. L'articolo 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' sostituito dal
seguente: Articolo 183 (Definizioni) 1. Ai fini della parte quarta del presente decreto e fatte salve le
ulteriori definizioni contenute nelle disposizioni speciali, si intende per: a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto di cui
il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi; b) rifiuto pericoloso: rifiuto che presenta una o
piu' caratteristiche di cui all'allegato I della parte quarta del presente decreto; c) oli usati: qualsiasi olio industriale o
lubrificante, minerale o sintetico, divenuto improprio all'uso cui era inizialmente
destinato, quali gli oli usati dei motori a combustione e dei sistemi di trasmissione,
nonche' gli oli usati per turbine e comandi idraulici; d) "rifiuto organico" rifiuti biodegradabili di
giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici,
ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti
dall'industria alimentare raccolti in modo differenziato; e) autocompostaggio: compostaggio degli scarti
organici dei propri rifiuti urbani, effettuato da utenze domestiche, ai fini dell'utilizzo
in sito del materiale prodotto; f) produttore di rifiuti: il soggetto la cui
attivita' produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di
pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la
composizione di detti rifiuti; g): produttore del prodotto: qualsiasi persona
fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o
importi prodotti; h) detentore: il produttore dei rifiuti o la
persona fisica o giuridica che ne e' in possesso; i) "commerciante": qualsiasi impresa che agisce in
qualita' di committente, al fine di acquistare e successivamente vendere rifiuti, compresi
i commercianti che non prendono materialmente possesso dei rifiuti; l) "intermediario" qualsiasi impresa che dispone il
recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di terzi, compresi gli intermediari che
non acquisiscono la materiale disponibilita' dei rifiuti; m) prevenzione: misure adottate prima che una
sostanza, un materiale o un prodotto diventi rifiuto che riducono: 1) la quantita' dei rifiuti, anche attraverso
il riutilizzo dei prodotti o l'estensione del loro ciclo di vita; 2) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti
sull'ambiente e la salute umana; 3) il contenuto di sostanze pericolose in
materiali e prodotti; n) gestione: la raccolta, il trasporto, il
recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e gli
interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonche' le operazioni
effettuate in qualita' di commerciante o intermediario; o) raccolta: il prelievo dei rifiuti, compresi la
cernita preliminare e il deposito, ivi compresa la gestione dei centri di raccolta di cui
alla lettera mm, ai fini del loro trasporto in un impianto di trattamento; p) raccolta differenziata: la raccolta in cui un
flusso di rifiuti e' tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di
facilitarne il trattamento specifico; q) preparazione per il riutilizzo": le operazioni
di controllo, pulizia, smontaggio e riparazione attraverso cui prodotti o componenti di
prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro
pretrattamento; r) riutilizzo: qualsiasi operazione attraverso la
quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalita'
per la quale erano stati concepiti; s) "trattamento": operazioni di recupero o
smaltimento, inclusa la preparazione prima del recupero o dello smaltimento; t) recupero: qualsiasi operazione il cui
principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo
altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare
funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all'interno dell'impianto o
nell'economia in generale. L'allegato C della parte IV del presente decreto riporta un
elenco non esaustivo di operazioni di recupero.; u) riciclaggio: qualsiasi operazione di recupero
attraverso cui i rifiuti sono trattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da
utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Include il trattamento di
materiale organico ma non il recupero di energia ne' il ritrattamento per ottenere
materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di riempimento; v) rigenerazione degli oli usati qualsiasi
operazione di riciclaggio che permetta di produrre oli di base mediante una raffinazione
degli oli usati, che comporti in particolare la separazione dei contaminanti, dei prodotti
di ossidazione e degli additivi contenuti in tali oli; z) smaltimento: qualsiasi operazione diversa dal
recupero anche quando l'operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze
o di energia. L'Allegato B alla parte IV del presente decreto riporta un elenco non
esaustivo delle operazioni di smaltimento; aa) stoccaggio: le attivita' di smaltimento
consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15
dell'allegato B alla parte quarta del presente decreto, nonche' le attivita' di recupero
consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al punto R13
dell'allegato C alla medesima parte quarta; bb) deposito temporaneo: il raggruppamento dei
rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle
seguenti condizioni: 1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici
persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere
depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l'imballaggio
dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto
regolamento; 2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati
alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalita'
alternative, a scelta del produttore dei rifiuti:con cadenza almeno trimestrale,
indipendentemente dalle quantita' in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in
deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di
rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorche' il quantitativo di rifiuti non superi il
predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non puo' avere durata superiore ad un
anno; 3) il deposito temporaneo deve
essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme
tecniche, nonche', per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il
deposito delle sostanze pericolose in essi contenute; 4) devono essere rispettate le norme che
disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose; 5) per alcune categorie di rifiuto, individuate
con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalita' di gestione
del deposito temporaneo; cc) combustibile solido secondario (CSS): il
solido prodotto da rifiuti che rispetta le caratteristiche di
classificazione e di specificazione individuate delle norme tecniche
UNI CEN/TS 15359 e successive modifiche ed integrazioni; fatta salva
l'applicazione dell'articolo 184-ter, il combustibile solido
secondario, e' classificato come rifiuto speciale; dd) rifiuto biostabilizzato: rifiuto ottenuto dal
biologico aerobico o anaerobico dei rifiuti indifferenziati, nel
rispetto di apposite norme tecniche, da adottarsi a cura dello Stato,
finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela
ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi di
qualita'; ee) compost di qualita: prodotto, ottenuto dal
compostaggio di
rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i requisiti e
le caratteristiche stabilite dall'allegato 2 del decreto legislativo
29 aprile 2010, n. 75, e successive modificazioni; ff) digestato di qualita: prodotto ottenuto dalla
anaerobica di rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i
requisiti contenuti in norme tecniche da emanarsi con decreto del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di
forestali; gg) emissioni: le emissioni in atmosfera di cui
268, comma 1, lettera b); hh) scarichi idrici: le immissioni di acque reflue
all'articolo 74, comma 1, lettera ff); ii) inquinamento atmosferico: ogni modifica
atmosferica di cui
all'articolo 268, comma 1, lettera a); ll) gestione integrata dei rifiuti: il complesso
attivita', ivi compresa quella di spazzamento delle strade come
definita alla lettera oo), volte ad ottimizzare la gestione dei
rifiuti; mm) centro di raccolta: area presidiata ed
allestita, senza
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per
l'attivita' di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei
rifiuti urbani per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il
trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei
centri di raccolta e' data con decreto del Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza
unificata , di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; nn) "migliori tecniche disponibili": le migliori
disponibili quali definite all'articolo 5, comma 1, lett. l-ter) del
presente decreto; oo) spazzamento delle strade: modalita' di raccolta dei
mediante operazione di pulizia delle strade, aree pubbliche e aree
private ad uso pubblico escluse le operazioni di sgombero della neve
dalla sede stradale e sue pertinenze, effettuate al solo scopo di
garantire la loro fruibilita' e la sicurezza del transito ; pp) circuito organizzato di raccolta: sistema di
specifiche tipologie di rifiuti organizzato dai Consorzi di cui ai
titoli II e III della parte quarta del presente decreto e alla
normativa settoriale, o organizzato sulla base di un accordo di
programma stipulato tra la pubblica amministrazione ed associazioni
imprenditoriali rappresentative sul piano nazionale, o loro
articolazioni territoriali, oppure sulla base di una
convenzione-quadro stipulata tra le medesime associazioni ed i
responsabili della piattaforma di conferimento, o dell'impresa di
trasporto dei rifiuti, dalla quale risulti la destinazione definitiva
dei rifiuti. All'accordo di programma o alla convenzione-quadro deve
seguire la stipula di un contratto di servizio tra il singolo
produttore ed il gestore della piattaforma di conferimento, o
dell'impresa di trasporto dei rifiuti, in attuazione del predetto
accordo o della predetta convenzione; qq) sottoprodotto: qualsiasi sostanza od oggetto
le condizioni di cui all'articolo 184-bis, comma 1, o che rispetta i
criteri stabiliti in base all'articolo 184-bis, comma 2. Articolo 11 (Modifiche all'articolo 184 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) 1. All'articolo 184 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono apportate le seguenti modifiche: a) al comma 3, lettera a), dopo la parola
:agro-industriali
sono inserite le seguenti: , ai sensi e per gli effetti dell'art.
2135 c.c.; b) al comma 3, la lettera b) e' sostituita dalla
seguente: b) i
rifiuti derivanti dalle attivita' di demolizione, costruzione,
nonche' i rifiuti che derivano dalle attivita' di scavo, fermo
restando quanto disposto dall'articolo 184-bis;; c) al comma 3, le lettere i), l) ed m) sono soppresse; d) il comma 4 e' sostituito dal seguente: 4. Sono
pericolosi quelli che recano le caratteristiche di cui all'allegato I
della parte quarta del presente decreto; e) il comma 5 e' sostituito dal seguente: 5. L'elenco
rifiuti di cui all'allegato D alla parte quarta del presente decreto
include i rifiuti pericolosi e tiene conto dell'origine e della
composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di
concentrazione delle sostanze pericolose. Esso e' vincolante per
quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare
pericolosi. L'inclusione di una sostanza o di un oggetto nell'elenco
non significa che esso sia un rifiuto in tutti i casi, ferma restando
la definizione di cui all'articolo 183. Con decreto del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare
entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore dalla
presente disposizione, possono essere emanate specifiche linee guida
per agevolare l'applicazione della classificazione dei rifiuti
introdotta agli allegati D e I.; f) dopo il comma 5-bis, sono aggiunti i seguenti: 5-ter.
declassificazione da rifiuto pericoloso a rifiuto non pericoloso non
puo' essere ottenuta attraverso una diluizione o una miscelazione del
rifiuto che comporti una riduzione delle concentrazioni iniziali di
sostanze pericolose sotto le soglie che definiscono il carattere
pericoloso del rifiuto. 5-quater. L'obbligo di etichettatura dei rifiuti pericolosi di
cui all'articolo 193 e l'obbligo di tenuta dei registri di cui
all'art. 190 non si applicano alle frazioni separate di rifiuti
pericolosi prodotti da nuclei domestici fino a che siano accettate
per la raccolta, lo smaltimento o il recupero da un ente o un'impresa
che abbiano ottenuto l'autorizzazione o siano registrate in
conformita' agli articoli 208, 212, 214 e 216.. Articolo 12 (Sottoprodotto e cessazione della qualifica di rifiuto) 1. Dopo l'articolo 184 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152 sono inseriti i seguenti: Articolo 184-bis (Sottoprodotto) 1. E' un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell'articolo
183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa
tutte le seguenti condizioni: a) la sostanza o l'oggetto e' originato da un processo di
produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo
primario non e' la produzione di tale sostanza od oggetto; b) e' certo che la sostanza o l'oggetto sara' utilizzato, nel
corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di
utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; c) la sostanza o l'oggetto puo' essere utilizzato direttamente
senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica
industriale; d) l'ulteriore utilizzo e' legale, ossia la sostanza o
soddisfa, per l'utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti
riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell'ambiente e
non portera' a impatti complessivi negativi sull'ambiente o la salute
umana. 2. Sulla base delle condizioni previste al comma 1, possono
essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o
quantitativi da soddisfare affinche' specifiche tipologie di sostanze
o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. All'adozione
di tali criteri si provvede con uno o piu' decreti del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in
conformita' a quanto previsto dalla disciplina comunitaria. Articolo 184-ter (Cessazione della qualifica di rifiuto) 1. Un rifiuto cessa di essere tale, quando e' stato sottoposto a
un'operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione
per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel
rispetto delle seguenti condizioni: a) la sostanza o l'oggetto e' comunemente utilizzato per scopi
specifici; b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od
oggetto; c) la sostanza o l'oggetto soddisfa i requisiti tecnici per
scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti
applicabili ai prodotti; d) l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non portera' a
impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana. 2. L'operazione di recupero puo' consistere semplicemente nel
controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri
elaborati conformemente alle predette condizioni. I criteri di cui al
comma 1 sono adottati in conformita' a quanto stabilito dalla
disciplina comunitaria ovvero, in mancanza di criteri comunitari,
caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o
piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
e del mare, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400. I criteri includono, se necessario, valori limite per
le sostanze inquinanti e tengono conto di tutti i possibili effetti
negativi sull'ambiente della sostanza o dell'oggetto. 3. Nelle more dell'adozione di uno o piu' decreti di cui al comma
2, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio in data 5
febbraio 1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269 e
l'art. 9-bis, lett. a) e b), del decreto-legge 6 novembre 2008, n.
172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n.
210. La circolare del Ministero dell'ambiente 28 giugno 1999, prot. n
3402/V/MIN si applica fino a sei mesi dall'entrata in vigore della
presente disposizione. 4. Un rifiuto che cessa di essere tale ai sensi e per gli effetti
del presente articolo e' da computarsi ai fini del calcolo del
raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio stabiliti
dal presente decreto, dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n 209,
dal decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, e dal decreto
legislativo 120 novembre 2008, n. 188, ovvero dagli atti di
recepimento di ulteriori normative comunitarie, qualora e a
condizione che siano soddisfatti i requisiti in materia di
riciclaggio o recupero in essi stabiliti. 5. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica
fino alla cessazione della qualifica di rifiuto.. Articolo 13 (Modifiche all'articolo 185 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) 1. L'articolo 185 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente: Articolo 185 (Esclusioni dall'ambito di applicazione) 1. Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del
presente decreto: a) le emissioni costituite da
effluenti gassosi emessi
nell'atmosfera; b) il terreno (in situ), inclusi il
suolo contaminato non scavato
e gli edifici collegati permanentemente al terreno, fermo restando
quanto previsto dagli artt. 239 e ss. relativamente alla bonifica di
siti contaminati; c) il suolo non contaminato e altro
materiale allo stato naturale
escavato nel corso di attivita' di costruzione, ove sia certo che
esso verra' riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e
nello stesso sito in cui e' stato escavato; d) i rifiuti radioattivi; e) i materiali esplosivi in disuso; f) le materie fecali, se non
contemplate dal comma 2, lettera b),
paglia, sfalci e potature, nonche' altro materiale agricolo o
processi o metodi che non danneggiano l'ambiente ne' mettono in
pericolo la salute umana. 2. Sono esclusi dall'ambito di applicazione della parte quarta
del presente decreto, in quanto regolati da altre disposizioni
normative comunitarie, ivi incluse le rispettive norme nazionali di
recepimento: a) le acque di scarico; b) i sottoprodotti di origine animale,
compresi i prodotti
trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto
quelli destinati all'incenerimento, allo smaltimento in discarica o
all'utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di
compostaggio; c) le carcasse di animali morti per
cause diverse dalla
macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie,
e smaltite in conformita' del regolamento (CE) n. 1774/2002; d) i rifiuti risultanti dalla
prospezione, dall'estrazione, dal
trattamento, dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento
delle cave, di cui al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 117; 3. Fatti salvi gli obblighi derivanti dalle normative comunitarie
specifiche, sono esclusi dall'ambito di applicazione della Parte
Quarta del presente decreto i sedimenti spostati all'interno di acque
superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d'acqua o
della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di
inondazioni o siccita' o ripristino dei suoli se e' provato che i
sedimenti non sono pericolosi ai sensi della decisione 2000/532/CE
della Commissione del 3 maggio 2000, e successive modificazioni. 4. Il suolo escavato non contaminato e altro materiale allo stato
naturale, utilizzati in siti diversi da quelli in cui sono stati
escavati, devono essere valutati ai sensi, nell'ordine, degli
articoli 183, comma 1, lettera a), 184-bis e 184-ter.. Articolo 14 (Modifiche all'articolo 186 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) 1. All'articolo 186, comma 7-ter, secondo periodo, del decreto
legislativo 3 aprile 2006. n. 152, le parole: derivanti da attivita'
nelle quali non vengono usati agenti o reagenti non naturali sono
sostituite dalle seguenti: che presentano le caratteristiche di cui
all'articolo 184-bis. Articolo 15 (Modifiche all'articolo 187 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) 1. L'articolo 187 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e' sostituito dal seguente: Articolo 187 (Divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi) 1. E' vietato miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti
caratteristiche di pericolosita' ovvero rifiuti pericolosi con
rifiuti non pericolosi. La miscelazione comprende la diluizione di
sostanze pericolose. 2. In deroga al comma 1, la miscelazione dei rifiuti pericolosi
che non presentino la stessa caratteristica di pericolosita', tra
loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali, puo' essere
autorizzata ai sensi degli articoli 208, 209 e 211 a condizione che: a) siano rispettate le condizioni di
cui all'articolo 177, comma
4, e l'impatto negativo della gestione dei rifiuti sulla salute umana
e sull'ambiente non risulti accresciuto; b) l'operazione di miscelazione sia
effettuata da un ente o da
un'impresa che ha ottenuto un'autorizzazione ai sensi degli articoli
208, 209 e 211; c) l'operazione di miscelazione sia
conforme alle migliori
tecniche disponibili di cui all'articoli 183, comma 1, lettera nn). 3. Fatta salva l'applicazione delle sanzioni specifiche ed in
particolare di quelle di cui all'articolo 256, comma 5, chiunque
viola il divieto di cui al comma 1 e' tenuto a procedere a proprie
spese alla separazione dei rifiuti miscelati, qualora sia
tecnicamente ed economicamente possibile e nel rispetto di quanto
previsto dall'articolo 177, comma 4.. Articolo 16 (Modifica degli articoli 188, 189, 190 e 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152) 1. Gli articoli 188, 189, 190 e 193, sono modificati come segue: a) l'articolo 188 e' sostituito dal seguente: Articolo 188 (Responsabilita' della gestione dei
rifiuti) 1. Il produttore iniziale o altro detentore di
rifiuti provvedono
direttamente al loro trattamento, oppure li consegnano ad un
intermediario, ad un commerciante, ad un ente o impresa che effettua
le operazioni di trattamento dei rifiuti, o ad un soggetto pubblico o
privato addetto alla raccolta dei rifiuti, in conformita' agli
articoli 177 e 179. Fatto salvo quanto previsto ai successivi commi
del presente articolo, il produttore iniziale o altro detentore
conserva la responsabilita' per l'intera catena di trattamento,
restando inteso che qualora il produttore iniziale o il detentore
trasferisca i rifiuti per il trattamento preliminare a uno dei
soggetti consegnatari di cui al presente comma, tale responsabilita',
di regola, comunque sussiste. 2. Al di fuori dei casi di concorso di persone
nel fatto illecito
e di quanto previsto dal golamento (CE) n.1013/2006, qualora il
produttore iniziale, il produttore e il detentore siano iscritti ed
abbiano adempiuto agli obblighi del sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis,
comma 2, lett. a), la responsabilita' di ciascuno di tali soggetti e'
limitata alla rispettiva sfera di competenza stabilita dal predetto
sistema. 3. Al di fuori dei casi di concorso di persone
e di quanto previsto dal regolamento (CE) n.1013/2006, la
responsabilita' dei soggetti non iscritti al sistema di controllo
della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo
188-bis, comma 2, lett. a), che, ai sensi dell'art. 212, comma 8,
raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi e' esclusa: a) a seguito del conferimento di
rifiuti al servizio pubblico di
raccolta previa convenzione; b) a seguito del conferimento dei
rifiuti a soggetti autorizzati
alle attivita' di recupero o di smaltimento, a condizione che il
produttore sia in possesso del formulario di cui all'articolo 193
controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi
dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla
scadenza del predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione
alla provincia della mancata ricezione del formulario. Per le
spedizioni transfrontaliere di rifiuti tale termine e' elevato a sei
mesi e la comunicazione e' effettuata alla regione. 4. Gli enti o le imprese che provvedono alla
raccolta o al
trasporto dei rifiuti a titolo professionale, conferiscono i rifiuti
raccolti e trasportati agli impianti autorizzati alla gestione dei
rifiuti ai sensi degli articoli 208, 209, 211, 213, 214 e 216 e nel
rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 177, comma 4. 5. I costi della gestione dei rifiuti sono
sostenuti dal
produttore iniziale dei rifiuti, dai detentori del momento o dai
detentori precedenti dei rifiuti.; b) dopo l'articolo 188 sono inseriti i seguenti articoli
188-bis
e 188-ter: Articolo 188-bis (Controllo della tracciabilita' dei rifiuti) 1. In attuazione di quanto stabilito all'articolo 177, comma 4,
la tracciabilita' dei rifiuti deve essere garantita dalla loro
produzione sino alla loro destinazione finale. 2. A tale fine, la gestione dei rifiuti deve avvenire: a) nel rispetto degli obblighi
istituiti attraverso il sistema di
controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
all'articolo 14-bis del decreto-legge 1� luglio 2009, n.78,
al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare in data 17 dicembre 2009; oppure b) nel rispetto degli obblighi
relativi alla tenuta dei registri
di carico e scarico nonche' del formulario di identificazione di cui
agli articoli 190 e 193. 3. Il soggetto che aderisce al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui al comma 2, lett. a), non
e' tenuto ad adempiere agli obblighi relativi alla tenuta dei
registri di carico e scarico di cui all'articolo 190, nonche' dei
formulari di identificazione dei rifiuti di cui all'articolo 193.
Durante il trasporto effettuato da enti o imprese i rifiuti sono
accompagnati dalla copia cartacea della scheda di movimentazione del
sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui
al comma 2, lett. a). Il registro cronologico e le schede di
movimentazione del predetto sistema di controllo della tracciabilita'
dei rifiuti (SISTRI) sono resi disponibili all'autorita' di controllo
in qualsiasi momento ne faccia richiesta e sono conservate in formato
elettronico da parte del soggetto obbligato per almeno tre anni dalla
rispettiva data di registrazione o di movimentazione dei rifiuti, ad
eccezione dei quelli relativi alle operazioni di smaltimento dei
rifiuti in discarica, che devono essere conservati a tempo
indeterminato ed al termine dell'attivita' devono essere consegnati
all'autorita' che ha rilasciato l'autorizzazione. Per gli impianti di
discarica, fermo restando quanto disposto dal decreto legislativo 13
gennaio 2003, n. 36, il registro cronologico deve essere conservato
fino al termine della fase di gestione post operativa della
discarica. 4. Il soggetto che non aderisce al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui al comma 2, lett. a), deve
adempiere agli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e
scarico di cui all'articolo 190, nonche' dei formulari di
identificazione dei rifiuti nella misura stabilita dall'articolo 193. Articolo 188-ter (Sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI))
1. Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di cui all�articolo 188-bis,
comma 2, lett. a): a) gli enti e le imprese produttori di
pericolosi - ivi compresi quelli di cui all'articolo 212, comma 8; b) le imprese e gli enti produttori di
rifiuti speciali non
pericolosi, di cui all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g) con
piu' di dieci dipendenti, nonche' le imprese e gli enti che
effettuano operazioni di smaltimento o recupero di rifiuti e che
producano per effetto di tale attivita' rifiuti non pericolosi,
indipendentemente dal numero di dipendenti; c) i commercianti e gli intermediari
di rifiuti; d) i consorzi istituiti per il
recupero o il riciclaggio di
particolari tipologie di rifiuti che organizzano la gestione di tali
rifiuti per conto dei consorziati; e) le imprese e gli enti che
effettuano operazioni di recupero o
smaltimento di rifiuti; f) gli enti e le imprese che
raccolgono o trasportano rifiuti
speciali a titolo professionale. Nel caso di trasporto navale,
l'armatore o il noleggiatore che effettuano il trasporto o il
raccomandatario marittimo di cui alla legge 4 aprile 1977, n. 135,
delegato per gli adempimenti relativi al SISTRI dall'armatore o
noleggiatore medesimi; g) in caso di trasporto intermodale, i
soggetti ai quali sono
affidati i rifiuti speciali in attesa della presa in carico degli
stessi da parte dell'impresa navale o ferroviaria o dell'impresa che
effettua il successivo trasporto. 2. Possono aderire al sistema di controllo della tracciabilita'
dei rifiuti (SISTRI) di cui all�articolo 188-bis, comma 2, lett. a),
su base volontaria: a) le imprese e gli enti produttori di
pericolosi di cui all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g) che
non hanno piu' di dieci dipendenti; b) gli enti e le imprese che
raccolgono e trasportano i propri
rifiuti speciali non pericolosi di cui all'articolo 212, comma 8; c) gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice
civile che producono rifiuti speciali non pericolosi; d) le imprese e gli enti produttori di rifiuti speciali non
pericolosi derivanti da attivita' diverse da quelle di cui
all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g); e) i comuni, i centri di raccolta e le imprese di raccolta e
trasporto dei rifiuti urbani nel territorio di regioni diverse dalla
regione Campania. 3. Ai fini del presente articolo il numero dei dipendenti e'
calcolato con riferimento al numero delle persone occupate
nell'unita' locale dell'ente o dell'impresa con una posizione di
lavoro indipendente o dipendente (a tempo pieno, a tempo parziale,
con contratto di apprendistato o contratto di inserimento), anche se
temporaneamente assenti (per servizio, ferie, malattia, sospensione
dal lavoro, cassa integrazione guadagni, eccetera). I lavoratori
stagionali sono considerati come frazioni di unita' lavorative annue
con riferimento alle giornate effettivamente retribuite. 4. Sono tenuti ad aderire al sistema di controllo della
comma 2, lett. a), i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti
urbani del territorio della regione Campania. 5. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, puo' essere esteso l'obbligo di
iscrizione al sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti
(SISTRI) di cui all�articolo 188-bis, comma 2, lett. a), alle
categorie di soggetti di cui al comma 2 ai produttori di rifiuti
speciali pericolosi che non sono inquadrati in un'organizzazione di
ente o di impresa, nonche' ai soggetti di cui al decreto previsto
dall'articolo 6, comma 1-bis, del decreto legislativo 25 luglio 2005,
n. 151, recante modalita' semplificate di gestione dei rifiuti di
apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) da parte dei
distributori e degli installatori di apparecchiature elettriche ed
elettroniche (AEE), nonche' dei gestori dei centri di assistenza
tecnica di tali apparecchiature. 6. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente e della
infrastrutture e dei trasporti, entro tre mesi dalla data di entrata
in vigore della presente disposizione, sono stabiliti, nel rispetto
delle norme comunitarie, i criteri e le condizioni per l'applicazione
del sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di
cui all�articolo 188-bis, comma 2, lett. a), alle procedure relative
alle spedizioni di rifiuti di cui al regolamento 8CE) n. 1013/2006, e
successive modificazioni, ivi compresa l'adozione di un sistema di
interscambio di dati previsto dall'articolo 26, parafrafo 4, del
predetto regolamento. Nelle more dell'adozione dei predetti decreti,
sono fatti salvi gli obblighi stabiliti dal decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 17
dicembre 2009, relativi alla tratta del territorio nazionale
interessata dal trasporto transfrontaliero. 7. Con uno o piu' regolamenti, ai sensi dell'articolo 17, comma
2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, e'
effettuata la ricognizione delle disposizioni, ivi incluse quelle del
presente decreto, le quali, a decorrere dalla data di entrata in
vigore dei predetti decreti ministeriali, sono abrogate. 8. In relazione alle esigenze organizzative e operative delle
Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili
del fuoco, connesse, rispettivamente, alla difesa e alla sicurezza
militare dello Stato, alla tutela dell'ordine e della sicurezza
pubblica, al soccorso pubblico e alla difesa civile, le procedure e
le modalita' con le quali il sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) si applica alle corrispondenti
Amministrazioni centrali sono individuate con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro
dell'economia e delle finanze e, per quanto di rispettiva competenza,
del Ministro della difesa e del Ministro dell'interno, da adottare
entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente
disposizione. 9. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare potranno essere individuate modalita'
semplificate per l'iscrizione dei produttori di rifiuti pericolosi al
all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a). 10. Nel caso di produzione accidentale di rifiuti pericolosi il
produttore e' tenuto a procedere alla richiesta di adesione al SISTRI
entro tre giorni lavorativi dall'accertamento della pericolosita' dei
rifiuti.; c) l'articolo 189 e' sostituito dal seguente: Articolo 189 (Catasto dei rifiuti) 1. Il catasto dei rifiuti, istituito dall'articolo 3 del
decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e' articolato in
una Sezione nazionale, che ha sede in Roma presso l'Istituto
superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), e in
Sezioni regionali o delle province autonome di Trento e di Bolzano
presso le corrispondenti Agenzie regionali e delle province autonome
per la protezione dell'ambiente. 2. Il Catasto assicura un quadro conoscitivo completo e
costantemente aggiornato dei dati acquisiti tramite il sistema di
all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a), e delle informazioni di cui
al comma 3, anche ai fini della pianificazione delle attivita' di
gestione dei rifiuti. 3. I comuni o loro consorzi e le comunita' montane comunicano
annualmente alle Camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, secondo le modalita' previste dalla legge 25 gennaio
1994 n. 70, le seguenti informazioni relative all'anno precedente: a) la quantita' dei rifiuti urbani raccolti nel proprio
territorio; b) la quantita' dei rifiuti speciali raccolti nel proprio
territorio a seguito di apposita convenzione con soggetti pubblici o
privati; c) i soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti,
specificando le operazioni svolte, le tipologie e la quantita' dei
rifiuti gestiti da ciascuno; d) i costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario
degli investimenti per le attivita' di gestione dei rifiuti, nonche'
i proventi della tariffa di cui all'articolo 238 ed i proventi
provenienti dai consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti; e) i dati relativi alla raccolta differenziata; f) le quantita' raccolte, suddivise per materiali, in attuazione
degli accordi con i consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti. 4. Le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano ai comuni
della regione Campania, tenuti ad aderire al sistema di controllo
188-bis, comma 2, lett. a). Le informazioni di cui al comma 3,
lettera d), sono trasmesse all'ISPRA, tramite interconnessione
diretta tra il Catasto dei rifiuti e il sistema di tracciabilita' dei
rifiuti nella regione Campania di cui all'articolo 2, comma 2-bis,
del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210 (SITRA). Le
attivita' di cui al presente comma sono svolte nei limiti delle
vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 5. Le disposizioni di cui al comma 3, fatta eccezione per le
informazioni di cui alla lettera d), non si applicano altresi' ai
comuni di cui all�articolo 188-ter, comma 2, lett. e) che aderiscono
al sistema di controllo della tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI) di
cui all�articolo 188-bis, comma 2, lett. a). 6. Le sezioni regionali e provinciali del Catasto provvedono
all'elaborazione dei dati di cui al comma 188-ter, commi 1 e 2, ed
alla successiva trasmissione, entro trenta giorni dal ricevimento
degli stessi, alla Sezione nazionale che provvede, a sua volta,
all'invio alle amministrazioni regionali e provinciali competenti in
materia rifiuti. L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca
ambientale (ISPRA) elabora annualmente i dati e ne assicura la
pubblicita'. Le Amministrazioni interessate provvedono agli
adempimenti di cui al presente comma con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 7. Per le comunicazioni relative ai rifiuti di imballaggio si
applica quanto previsto dall'articolo 220, comma 2.; d) l'articolo 190 e' sostituito dal seguente: Articolo 190 (Registri di carico e scarico) 1. I soggetti di cui all'articolo 188-ter, comma 2, lett. a) e
b), che non hanno aderito su base volontaria al sistema di
comma 2, lett. a), hanno l'obbligo di tenere un registro di carico e
scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche
qualitative e quantitative dei rifiuti. Le annotazioni devono essere
effettuate almeno entro dieci giorni lavorativi dalla produzione del
rifiuto e dallo scarico del medesimo. 2. I registri di carico e scarico sono tenuti presso ogni
impianto di produzione o, nel caso in cui cio' risulti eccessivamente
oneroso, nel sito di produzione, e integrati con i formulari di
identificazione di cui all'articolo 193, comma 1, relativi al
trasporto dei rifiuti, o con la copia della scheda del sistema di
all�articolo 188-bis, comma 2, lett. a), trasmessa dall'impianto di
destinazione dei rifiuti stessi, sono conservati per cinque anni
dalla data dell'ultima registrazione. 3. I soggetti di cui al comma 1, la cui produzione annua di
rifiuti non eccede le dieci tonnellate di rifiuti non pericolosi,
possono adempiere all'obbligo della tenuta dei registri di carico e
scarico dei rifiuti anche tramite le associazioni imprenditoriali
interessate o societa' di servizi di diretta emanazione delle stesse,
che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile,
mantenendo presso la sede dell'impresa copia dei dati trasmessi. 4. Le informazioni contenute nel registro di carico e scarico
sono rese disponibili in qualunque momento all'autorita' di controllo
qualora ne faccia richiesta. 5. I registri di carico e scarico sono numerati, vidimati e
gestiti con le procedure e le modalita' fissate dalla normativa sui
registri IVA. Gli obblighi connessi alla tenuta dei registri di
carico e scarico si intendono correttamente adempiuti anche qualora
sia utilizzata carta formato A4, regolarmente numerata. I registri
sono numerati e vidimati dalle Camere di commercio territorialmente
competenti. 6. La disciplina di carattere nazionale relativa ai registri di
carico e scarico e' quella di cui al decreto del Ministro
dell'ambiente 1� aprile 1998, n. 148, come modificato dal comma 7. 7. Nell'Allegato C1, sezione III, lettera c), del decreto del
Ministro dell'ambiente 1� aprile 1998, n. 148, dopo le parole: in
litri la congiunzione: e e' sostituita dalla disgiunzione:
o. 8. I produttori di rifiuti pericolosi che non sono inquadrati in
un'organizzazione di ente o impresa, sono soggetti all'obbligo della
tenuta del registro di carico e scarico e vi adempiono attraverso la
conservazione, in ordine cronologico, delle copie delle schede del
all�articolo 188-bis, comma 2, lett. a), relative ai rifiuti
prodotti, rilasciate dal trasportatore dei rifiuti stessi. 9. Le operazioni di gestione dei centri di raccolta di cui
all'articolo 183, comma 1, lettera mm), sono escluse dagli obblighi
del presente articolo limitatamente ai rifiuti non pericolosi. Per i
rifiuti pericolosi la registrazione del carico e dello scarico puo'
essere effettuata contestualmente al momento dell'uscita dei rifiuti
stessi dal centro di raccolta e in maniera cumulativa per ciascun
codice dell'elenco dei rifiuti.; e) L'articolo 193 e' sostituito dal seguente: Articolo 193 (Trasporto dei rifiuti) 1. Per gli enti e le imprese che raccolgono e trasportano i
seguenti dati: a) nome ed indirizzo del produttore dei rifiuti e del detentore; b) origine, tipologia e quantita' del rifiuto; c) impianto di destinazione; d) data e percorso dell'istradamento; e) nome ed indirizzo del destinatario. 2. Il formulario di identificazione di cui al comma 1 deve essere
essere conservate per cinque anni. 3. Il trasportatore non e' responsabile per quanto indicato nella
Scheda SISTRI - Area movimentazione o nel formulario di
identificazione di cui al comma 1 dal produttore o dal detentore dei
rifiuti e per le eventuali difformita' tra la descrizione dei rifiuti
e la loro effettiva natura e consistenza, fatta eccezione per le
difformita' riscontrabili con la diligenza richiesta dalla natura
dell'incarico . 4. Durante la raccolta ed il trasporto i rifiuti pericolosi
devono essere imballati ed etichettati in conformita' alle norme
vigenti in materia di imballaggio e etichettatura delle sostanze
pericolose. 5. Fatto salvo quanto previsto per i comuni e le imprese di
trasporto dei rifiuti urbani nel territorio della regione Campania,
tenuti ad aderire al sistema di controllo della tracciabilita' dei
rifiuti (SISTRI) di cui all�articolo 188-bis, comma 2, lett. a),
nonche' per i comuni e le imprese di trasporto di rifiuti urbani in
regioni diverse dalla regione Campania di cui all�articolo 188-ter,
comma 2, lett. e), che aderiscono al sistema di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti (SISTRI), le disposizioni di cui al comma
1 non si applicano al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal
soggetto che gestisce il servizio pubblico, ne' ai trasporti di
rifiuti non pericolosi effettuati dal produttore dei rifiuti stessi,
in modo occasionale e saltuario, che non eccedano la quantita' di
trenta chilogrammi o di trenta litri, ne' al trasporto di rifiuti
urbani effettuato dal produttore degli stessi ai centri di raccolta
di cui all'articolo 183, comma 1, lett. mm). Sono considerati
occasionali e saltuari i trasporti di rifiuti, effettuati
complessivamente per non piu' di quattro volte l'anno non eccedenti i
trenta chilogrammi o trenta litri al giorno e, comunque, i cento
chilogrammi o cento litri l'anno. 6. In ordine alla definizione del modello e dei contenuti del
formulario di identificazione, si applica il decr

References: Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 3
 Articolo 4

Articolo 5
 Articolo 6

Articolo 7

Articolo 8
 Articolo 9
 Articolo 182
 Articolo 10
 Articolo 11
 Articolo 12
 Articolo 184
 Articolo 13
 Articolo 14
 Articolo 15
 Articolo 16
 Articolo 188