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Timestamp: 2017-07-20 12:39:29+00:00

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02:39:28 Giovedì, 20 Lug 2017	HomeLink utiliDownloadRedazionePdf - Da Piazzale Appio a Piazzale ClodioAvvocaturaRoma (foro)InchiesteIntervisteAssociazionismo su webConvegniElezioni per il rinnovo del COA di RomaGiurisprudenzaSentenzeDirittoMagistraturaDati personaliLocazioniTrasparenzaPrevidenzaInformazioni LegislativeGiustiziaCarceriFamigliaLavoroUffici GiudiziariSanitàAmministrazioneRiformeDirittiDiritti umaniAttualitàInternetAmbienteLazioEticaFormazioneCriminalitàTecnologiaInternazionaleUnione europeaCulturaTeatroProcesso a Babbo NataleArteCinemaEventiRecensioniCostumeMusicaDa Piazzale Appio a Piazzale ClodioInGiustizia ServiziTabella contributo unificatoTabelle parametri ministeriali 2015InDependent Disc JockeyEditorialiParlano di noiPubblicità	You are here:
Riforme	Impatto della norma sulle discipline bionaturali	Martedì 07 Febbraio 2017 12:08	Scritto da Alberto De Blasiis	Le discipline bionaturali possono definirsi - volendo far proprie le parole della giurisprudenza amministrativa – come quelle tecniche che mirano a favorire il miglioramento e la conservazione del benessere globale della persona mediante metodi rintracciabili nella natura stessa e nei suoi processi vitali. Rientrano nel novero delle “medicine non convenzionali”, discipline estranee, dunque, alla medicina ufficiale ed il cui inquadramento normativo difetta o addirittura manca in molti Paesi Europei, nonostante rappresentino una realtà in crescita esponenziale nell’attuale contesto socio-economico. In Italia la figura professionale dell’operatore del benessere non risulta istituzionalizzata e regolamentata a livello territoriale. Detto vuoto normativo ha dato luogo (e per certi versi continua a dare, anche dopo l’avvento della l. 4/13) ad un ambiguo quadro normativo di riferimento, che non ha fatto altro che disincentivare il fiorire di importante iniziative economiche in tale settore. Da sempre, infatti, la querelle di maggiore attualità ha riguardato l’individuazione della disciplina in concreto applicabile agli operatori del benessere. Va registrato che sino agli anni più recenti l’orientamento della P.A. era nel senso di ritenere l’attività di massaggi sussumibile all’interno della disciplina dell’attività di estetista o addirittura in quella propria del terapeuta, estendendo a tale figura professionale la rispettiva e più stringente normativa. Ciò, sul presupposto che l’attività di massaggio, comunque denominata, si risolvesse, in ogni caso, in trattamenti diretti sul corpo umano. Di qui, numerose sono state le ordinanze comunali di inibizione alla continuazione dell’attività disposte a carico degli operatori del benessere per esercizio abusivo della professione, con cui si contestava la violazione dell’art. 12 l. 4 gennaio 1990 n. 1, in ordine al mancato possesso dell’attestato di estetista e delle prescritte autorizzazioni comunali. Senza tralasciare, poi, eventuali profili penalistici della condotta tenuta dall’operatore, legati all’esercizio abusivo della professione ed alla prevista punibilità di tale fatto da parte dell’Ordinamento (art. 348 cod. pen.).
Tale approccio alla problematica, però, prestava il fianco a facili critiche. In primo luogo, la diversità ontologica esistente tra le discipline in esame non giustifica l’applicazione, in via analogica, di un più stringente regime normativo agli operatori del benessere. L’attenzione è stata focalizzata sul differente approccio e sulle differenti finalità che connotano le discipline bionaturali rispetto all’attività di estetista, essendo le prime volte a recuperare/mantenere/ preservare l’ottimale stato di benessere psico-fisico, a prescindere dal conseguimento di benefici di tipo estetico (attenuazione o eliminazioni degli inestetismi presenti). Tale 15 Diritto differenza, con riferimento alle arti mediche, viene invece individuata nella circostanza che l’operatore del benessere non lavora sul quadro sintomatologico del soggetto (e quindi sulla c.d. “malattia”), ma ha come obiettivo primario quello di sollecitare le risorse di cui ciascun organismo è dotato al fine dell’ottimale stato di salute e benessere che, come anche la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha sancito, non indica semplicemente uno stato di mancanza di malattia, bensì una più ampia condizione e pienezza di vita, in cui la persona si esprime ed opera in completa armonia con sé stessa. In secondo luogo, una siffatta impostazione non appariva aderente alla logica di semplificazione e liberalizzazione che caratterizza gli interventi legislativi intervenuti a cavallo tra il 2011 e il 2012 nonché al criterio di proporzionalità sancito dalla direttiva U.E. sui servizi nel mercato interno. Proprio un’interpretazione “tassativa, restrittiva e ragionevolmente proporzionata” della norma non consente, infatti, di assoggettare le discipline bionaturali - in assenza di una normativa ad hoc - a specifiche restrizioni all’esercizio, eventualmente desunte in via analogica da quanto previsto per attività speculari. Il definitivo superamento dell’orientamento che estendeva alle discipline bionaturali il più severo regime proprio dell’attività estetica e terapeutica si è avuto soltanto con l’avvento della l. 14 gennaio 2013, n. 4, dettata proprio in materia professioni non ricomprese in Ordini e Collegi. Oggi, infatti, le discipline bionaturali vengono considerate professioni non organizzate, ricadenti nel perimetro applicativo della citata l. 4/13 e come tali, liberamente esercitabili ed affidate alla competenza ed all’indipendenza di giudizio tecnico ed intellettuale del professionista. Nonostante la citata legge presenti dei limiti per l’eterogeneità delle professioni che mira a regolare (in Italia vengono stimate più di duecento professioni non organizzate), consente tuttavia – per la prima volta – di riconoscere alle discipline bionaturali una dignità giuridica autonoma, tracciando così un confine ancor più marcato rispetto all’attività estetica o terapeutica, troppo spesso erroneamente sovrapposte. In tal senso si è pronunciata anche la giurisprudenza amministrativa e, nonostante le esitazioni iniziali, a tale orientamento hanno aderito anche il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero della Salute. Non che tale normativa possa dirsi, però, risolutiva di tutte le problematiche riscontate nello specifico settore. Permangono, infatti, delle questioni irrisolte legate, in partenza, all’esclusione delle discipline bionaturali dalla medicina ufficiale, sul presupposto che, allo stato, non sono stati chiariti in maniera soddisfacente e rigorosamente scientifica i meccanismi di azione di molte di esse, evidenziandosi la dicotomia esistente tra la medicina basata sull’evidenza ed il trattamento olistico, più connotato di valenza fideistica e filosofica. In conclusione, può affermarsi che la descritta situazione di impasse potrà ritenersi definitivamente superata solo a seguito di un accurato intervento del legislatore, teso a regolamentare, a livello statale, la figura dell’operatore del benessere. Per completezza d’esposizione, va segnalato che, se a livello nazionale il legislatore è rimasto inerte, di converso numerosi sono stati i tentativi dei legislatori regionali di istituzionalizzare la figura professionale dell’operatore del benessere. Tentativi tutti puntualmente dichiarati costituzionalmente illegittimi dalla Consulta, attesa la riserva di legge in materia di professioni ex art. 117, comma 3, Cost., in virtù della quale la definizione dei principi fondamentali concernenti l’individuazione dei profili professionali e dei relativi requisiti di accesso, con l’eventuale istituzione di appositi albi, viene riservata, per il suo carattere necessariamente unitario, allo Stato, rientrando nella competenza delle Regioni la disciplina di quegli aspetti che presentano uno specifico collegamento con la realtà regionale. Tale principio si configura quale limite di ordine generale, invalicabile dalla legge regionale, da ciò derivando che non è nei poteri delle Regioni dar vita a nuove figure professionali. La scelta in tal senso, da parte del Legislatore, risponde all’esigenza fondamentale di dettare una disciplina uniforme sul piano nazionale, coerente anche con i principi dell’ordinamento comunitario. Siffatto quadro viene confermato dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 30 il cui art. 1, comma 2, ha attribuito allo Stato l’individuazione delle professioni ed alle Regioni la potestà legislativa sulle professioni così come individuate e definite dalla normativa statale. Inoltre, l’art. 4, comma 2, stabilisce che lo Stato individua “i requisiti tecnico professionali e i titoli professionali necessari per l’esercizio delle attività professionali che richiedono una specifica preparazione a garanzia di interessi pubblici generali la cui tutela compete allo Stato”; l’art. 2, comma 1, conclude precisando che “le Regioni non possono adottare provvedimenti che ostacolino l’esercizio della professione”.
Roberto De Blasiis avvocato del Foro di Roma Add a comment	Al via il Jobs act per le partite Iva	Venerdì 29 Gennaio 2016 18:45	Scritto da Carmen Langellotto	Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, ha approvato un disegno di legge recante misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato. Nello specifico il disegno di legge prevede misure di sostegno in favore del lavoro autonomo e misure per favorire l'articolazione flessibile della prestazione di lavoro subordinato in relazione al tempo e al luogo di svolgimento. Le principali misure riguardano: a) agevolazioni fiscali, consistenti nella deducibilità: nella misura del 100%, delle spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all'auto-imprenditorialità finalizzate all'inserimento o reinserimento del lavoratore autonomo nel mercato del lavoro; b) nella misura del 100% delle spese per la partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale, e in misura integrale delle spese per gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà; c) la parificazione dei lavoratori autonomi ai piccoli imprenditori ai fini dell'accesso ai fondi strutturali europei; d) il riconoscimento del diritto di percepire l'indennità di maternità spettante per i due mesi antecedenti la data del parto ed i tre mesi successivi, indipendentemente dalla effettiva astensione dall'attività lavorativa, l'estensione della durata e dell'arco temporale entro il quale tali lavoratori possano usufruire dei congedi parentali, prevedendo che l'indennità per congedo parentale possa essere corrisposta per un periodo massimo di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino; e) la previsione della sospensione, senza diritto al corrispettivo, del rapporto di lavoro dei lavoratori autonomi che prestano la loro attività in via continuativa per il committente in caso di gravidanza, malattia e infortunio, per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare, e la sospensione del versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi per l'intera durata della malattia e dell'infortunio fino ad un massimo di 2 anni, in caso di malattia e infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell'attività lavorativa per oltre 60 giorni; f) la previsione di una specifica misura di tutela contro la malattia in base alla quale, i periodi di malattia certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche, sono equiparati alla degenza ospedaliera. La seconda parte del provvedimento invece reca diposizioni in materia di lavoro agile, che consiste, non in una nuova tipologia contrattuale, ma in una modalità flessibile di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato quanto ai luoghi e ai tempi di lavoro finalizzata a regolare forme innovative di organizzazione del lavoro, agevolando così la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Il lavoro agile consiste in una prestazione di lavoro subordinato che può essere eseguita in parte all'interno dei locali aziendali e in parte all'esterno, entro i soli limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. In questo caso è previsto che: a) il lavoratore che presta l'attività di lavoro subordinato in modalità agile ha diritto di ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda; b) gli incentivi di carattere fiscale e contributivo eventualmente riconosciuti in relazione agli incrementi di produttività ed efficienza del lavoro subordinato, siano applicati anche quando l'attività lavorativa sia prestata in modalità di lavoro agile; c) il datore di lavoro garantisce al lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza. (fonte: www.governo.it) Add a comment	Incentivi fiscali su negoziazione assistita e arbitrato Lunedì 11 Gennaio 2016 13:52	Scritto da Carmen Langellotto	In Gazzetta Ufficiale n.5 dell'8 gennaio 2016, è stato pubblicato il decreto interministeriale di attuazione dell'articolo 21 bis del Decreto-legge n. 83 del 27 giugno 2015, convertito con modificazioni in Legge n. 132 del 6 agosto 2015, recante incentivi fiscali nella forma del credito di imposta nei procedimenti di negoziazione assistita. A partire dall' 11 gennaio, le parti che abbiano scelto la negoziazione assistita o l'arbitrato come forme di soluzione alternativa delle cause e che abbiano corrisposto, con riferimento all'anno 2015, un compenso all'avvocato che li ha assistiti in procedimenti che si siano conclusi con successo, potranno presentare domanda per il riconoscimento di tale credito, che viene riconosciuto, in maniera proporzionale, fino alla concorrenza di una somma pari a 250 euro, tenuto conto delle richieste presentate e del budget stanziato che, per l'anno corrente è di 5 milioni di euro. Sul sito del ministero della Giustizia (www.giustizia.it) è disponibile il modulo per la richiesta, che procederà esclusivamente per via telematica, corredata da tutta la documentazione prevista dall'articolo 2 del decreto. Al Consiglio dell'Ordine degli avvocati, è affidato il monitoraggio completo delle procedure di negoziazione e arbitrato e il compito di fornire trimestralmente un quadro completo delle operazioni concluse. Mentre al ministero della Giustizia è affidato il compito di comunicare all'interessato entro il 30 aprile, l'importo del credito d'imposta riconosciuto, che potrà, a seconda della natura del titolare, essere indicato nella dichiarazione dei redditi per l'anno 2015, utilizzandolo così a titolo di compensazione, oppure, portato in diminuzione delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi. Di seguito il decreto: IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
reg.ne prev. n. 3204Add a comment	Riforma in materia di procedure concorsuali, procedure esecutive e processo civile telematico	Venerdì 27 Novembre 2015 17:46	Scritto da Gabriele Germano	A meno di un anno dalla pubblicazione del dl 132/2014, l'esecutivo ricorre nuovamente allo strumento della decretazione d'urgenza per apportare rilevanti interventi in materia di giustizia civile. Riforma del concordato preventivo, istituzione di una nuova procedura di ristrutturazione dei debiti, semplificazione dei finanziamenti per le imprese in crisi, contenuto dell'atto di precetto, efficacia del pignoramento, nuovo regime dei crediti impignorabili e deposito telematico degli atti introduttivi presso i Tribunali e le Corti di Appello. Sono solo alcune tra le principali novità contenute nel Decreto-Legge 27 giugno 2015, n. 83, recante "Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno 2015 e in vigore dallo stesso giorno della sua pubblicazione. Ad una prima analisi, desta perplessità la scelta di ricorrere ancora una volta allo strumento della decretazione d'urgenza e la tecnica degli "innesti" a macchia di leopardo – in luogo della riforma organica di settore tramite il decreto legislativo -, che rischiano di mandare in confusione gli stessi addetti ai lavori, magistrati, avvocati ed ausiliari, e che rendono auspicabili seri ripensamenti, secondo il modello del drafting normativo, in sede di conversione. Il decreto-legge è articolato in cinque Titoli: il primo relativo ad interventi in materia di procedure concorsuali (artt. 1 - 11); il secondo in materia di interventi sulle procedure esecutive (artt. 12 - 15); il terzo reca disposizioni in materia fiscale (artt. 16 e 17); il quarto riguarda la proroga di termini per l'efficienza della giustizia e reca disposizioni per il processo telematico (artt. 18 - 21); il quinto reca disposizioni finanziarie, transitorie e finali (artt. 22 - 24). Tra le modifiche più significative alla legge fallimentare si segnalano gli interventi correttivi alla disciplina dei curatori fallimentari. In primo luogo, per quanto concerne i requisiti per la nomina a curatore, di cui all'art. 28 del R.D. n. 267/1942, viene modificato l'arco temporale di cui al terzo comma: non possono essere nominati in qualità di curatore il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, i creditori e chi ha concorso al dissesto dell'impresa "durante i cinque anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, nonché chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento" (in luogo del più breve termine di due anni). Non potranno, inoltre, assumere l'incarico di curatore i soggetti che abbiano "svolto la funzione di commissario giudiziale in relazione a procedura di concordato per il medesimo stesso debitore, nonché chi sia unito in associazione professionale con chi abbia svolto tale funzione". Prevista la istituzione, presso il Ministero della Giustizia, di un registro nazionale nel quale confluiscono i provvedimenti di nomina dei curatori, dei commissari giudiziali e dei liquidatori giudiziali. Nel registro verranno altresì annotati i provvedimenti di chiusura del fallimento e di omologazione del concordato, nonché l'ammontare dell'attivo e del passivo delle procedure chiuse. Il registro sarà tenuto con modalità informatiche ed accessibile al pubblico (art. 5). Il decreto introduce inoltre una nuova forma di accordo di ristrutturazione dei debiti accessibile da parte delle imprese esposte nei confronti di banche e intermediari finanziari per un ammontare non inferiore al 50% dell'indebitamento complessivo (art. 9). In tema di processo esecutivo si segnalano rilevanti modifiche concernenti il contenuto del precetto, i nuovi limiti al pignoramento di stipendi e pensioni e le misure per le vendite, novelle introdotte con il fine di ridurre i tempi per il recupero dei crediti e snellire le procedure.E' stato inserito l'art. 2929-bis del codice civile, il quale consentirà l'esecuzione forzata per i beni immobili o mobili registrati del debitore anche se sottoposti a vincolo di indisponibilità (o di alienazioni a titolo gratuito), senza la preventiva sentenza dichiarativa di inefficacia del vincolo o del trasferimento, laddove il vincolo sia sorto successivamente al sorgere del credito e se il pignoramento sia stato trascritto entro un anno dalla data in cui l'atto stesso è stato trascritto. La possibilità è concessa anche ai creditori anteriori qualora, entro un anno dalla trascrizione dell'atto pregiudizievole, intervengano nell'esecuzione promossa da altri. Il nuovo atto di precetto comporterà, attraverso la modifica del comma 2 dell'art. 480 c.p.c., l'obbligo del creditore di avvertire il debitore della possibilità di avvalersi dell'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice per "porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento", concludendo con il creditore stesso un accordo di composizione della crisi o proponendo un piano del consumatore: tale disposizione diventerà operativa a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Viene introdotta anche la possibilità per il debitore, a determinate condizioni, di ottenere la conversione del pignoramento "a rate". Secondo il nuovo quarto comma dell'art. 495 c.p.c., infatti, il debitore potrà chiedere la sostituzione dei beni o dei crediti pignorati con una somma di denaro, da rimborsare anche attraverso un meccanismo rateale. Il giudice disporrà con la stessa ordinanza, laddove ricorrano giustificati motivi, che il debitore versi l'importo con rate mensili entro il termine di 36 mesi, maggiorato degli interessi scalari al tasso convenzionale pattuito o in mancanza al tasso legale. Il giudice, inoltre, ogni sei mesi provvederà al pagamento al creditore pignorante ovvero alla distribuzione tra i creditori delle somme versate nelle more dal debitore. Muta sensibilmente il quantum stabilito per la pignorabilità di stipendi e pensioni mediante l'aggiunta di due nuovi commi all'art. 545 c.p.c.. E, così, le somme dovute a titolo di pensione, di indennità o di altri assegni di quiescenza non potranno essere pignorate "per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà" mentre per la parte eccedente tale ammontare sarà pignorabile nei limiti previsti dalla legge; con riferimento agli stipendi, invece, le somme dovute, "nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l'importo eccedente il triplo dell'assegno sociale, quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento", quando invece l'accredito ha luogo "alla data del pignoramento o successivamente", le predette somme possono essere pignorate nei limiti stabiliti dalla legge. Il pignoramento eseguito in violazione delle suddette norme risulterà parzialmente inefficace e la relativa eccezione sarà rilevabile anche d'ufficio dal Giudice. La riforma interviene anche sull'art. 546 c.p.c., prevedendo un'aggiunta al primo comma in base alla quale, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore delle somme dovute a titolo di stipendio, pensione (o altre indennità relative a rapporti lavorativi o pensionistici), "gli obblighi del terzo pignorato non operano, quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell'assegno sociale"; quando, invece, l'accredito ha avuto luogo alla data del pignoramento o in data successiva, gli obblighi tornano ad operare nei limiti previsti dall'art. 545 c.p.c.. Le aste riguardanti beni immobili o mobili registrati si effettueranno online sul portale unico delle vendite pubbliche e la pubblicità sarà obbligatoria, a pena di estinzione della procedura. Il portale sarà gestito direttamente dal Ministero della Giustizia ed è previsto un contributo obbligatorio par ad euro 100 per ogni "lotto" di vendita. La delega al professionista (che dovrà curare la pubblicità) diventa obbligatoria e viene istituito l'albo dei custodi giudiziari: un elenco dei soggetti specializzati per la custodia e la vendita dei mobili pignorati che dovrà essere tenuto (con modalità informatiche) presso ogni tribunale (ex nuovo art. 169-sexies disp. att. c.p.c.), contenendo anche la documentazione comprovante le competenze maturate dal singolo professionista, anche avendo riguardo a specifiche categorie di beni. Vengono dimezzati i termini per la proposizione dell'istanza di vendita e per il deposito della documentazione prevista dall'art. 567 c.p.c. in materia di espropriazioni immobiliari: modificando l'art. 497, primo comma, c.p.c., infatti, il decreto prevede, a decorrere dalla sua entrata in vigore, che la vendita o l'assegnazione dei beni pignorati vada richiesta entro 45 giorni (in luogo degli attuali novanta) a pena di inefficacia, mentre il termine per il deposito della documentazione ipocatastale, ovvero della certificazione notarile, sostitutiva passa da 120 a 60 giorni, decorrenti dal deposito dell'istanza di vendita. Il valore dell'immobile pignorato, secondo il nuovo art. 568 c.p.c. sarà determinato sempre dal giudice avuto riguardo "al valore di mercato sulla base degli elementi forniti dalle parti e dall'esperto nominato ai sensi dell'articolo 569, primo comma". Il calcolo dell'esperto dovrà essere effettuato sulla base della superficie dell'immobile (del valore per metro quadro e di quello commerciale), esponendo analiticamente adeguamenti e correzioni della stima, ivi compresa l'eventuale riduzione del valore di mercato. Riguardo alla vexata quaestio, per gli addetti ai lavori, della possibilità di ricercare con modalità telematiche i beni da pignorare, viene prevista, a fronte della mancata concreta applicazione dell'art. 492 bis c.p.c. (introdotto con il dl 132/2014), la possibilità per il creditore di accedere subito alle banche dati per la ricerca dei beni da pignorare (rivolgendosi autonomamente ai gestori), senza dover attendere il decreto attuativo. La disposizione, prevista dall'aggiunta all'art. 155-quinquies delle disposizioni attuative del codice di procedura civile, perderà efficacia laddove il decreto ministeriale non venga adottato entro un anno dall'entrata in vigore della riforma. L'art. 19, aggiungendo al decreto legge 179/12 art. 16 bis, il comma 1 bis il quale prevede la facoltà per il difensore di depositare telematicamente, a decorrere dal 30 giugno 2015, nei Tribunali e nelle Corti d'Appello, l'atto introduttivo o il primo atto difensivo e i documenti che si offrono in comunicazione, consente di superare la problematica relativa alla possibilità per il difensore di depositare telematicamente atti introduttivi nei Tribunali privi del "valore legale" ex art. 35 DM 44/11 rilasciato dalla Direzione Generale per i Sistemi Informativi Autorizzati e che aveva dato origine a decisioni giurisprudenziali discutibili, e variabili da foro a foro, nonché pericolose per gli avvocati in termini di responsabilità deontologica e professionale. Il medesimo articolo attribuisce il potere di certificazione di conformità delle copie degli atti notificati tramite l'ufficiale giudiziario o in proprio tramite ufficio postale quando di tali atti debba essere effettuato il deposito telematico. In particolare, la norma prevede che quando il difensore, il dipendente di cui si avvale la P.A. per stare in giudizio personalmente, il consulente tecnico, il professionista delegato, il curatore ed il commissario giudiziale, depositano telematicamente la copia informatica, anche per immagine (scansione), di un atto formato su supporto analogico (cartaceo) rilasciato, ad esempio, dalla cancelleria o estratto dal fascicolo informatico e notificato nella maniera tradizionale (e quindi o tramite ufficiale giudiziario o in proprio tramite ufficio postale ai sensi della L. n. 53/94), ne attestano la conformità della copia e, a seguito dell'attestazione di conformità, la copia depositata telematicamente, equivale all'originale atto (cartaceo) notificato. Le stesse disposizioni si applicano anche all'atto (citazione ecc.) che il difensore, ai fini della notifica, consegna all'ufficiale giudiziario o all'ufficio postale e che, dopo la notifica, a seguito di scansione, deposita telematicamente sotto forma di copia informatica. Le modalità attraverso le quali dovrà essere attestata la conformità sono dettate dall'art. 16 undecies del decreto legge 179/12 introdotto dall'art. 19 del decreto legge 83/2015 e, quindi, o nel medesimo documento informatico o in un documento informatico separato contenente l'indicazione dei dati essenziali per individuare univocamente la copia a cui si riferisce, documento informatico che, per essere depositato telematicamente, dovrà essere allegato alla "busta" telematica e veicolato alla cancelleria telematica tramite PEC.
Avvocato del Foro di RomaAdd a comment	Negoziazione assistita: gli esiti Martedì 19 Maggio 2015 16:14	Scritto da Matteo Santini	I possibili esiti della negoziazione sono rappresentati dal mancato accordo e dal raggiungimento dello stesso. E' consigliabile che gli avvocati che assistono le parti redigano, in ogni caso, un verbale anche se ciò è stato specificamente previsto solo in ipotesi di avvenuto accordo. L'accordo configura e vero e proprio contratto atipico (con controllo giudiziale successivo, per i soli accordi in materia familiare). Nella negoziazione assistita in materia familiare si configura un'autonoma "causa familiare", rappresentata dalla volontà dei coniugi di definire in via transattiva il complesso degli interessi e dei rapporti personali e patrimoniali emergenti nell'ambito della crisi matrimoniale. Nel caso in cui la definizione della controversia preveda il trasferimento di diritti immobiliari, è necessario valutare se tale accordo debba produrre effetti reali immediati o effetti obbligatori. Ciò significa che i legali dovranno porre in essere tutte le attività ed osservare le discipline specifiche previste per il tipo di contratto scelto, al fine di evitare che questo sia affetto da vizi che ne pregiudicano la validità o l'efficacia. Altrimenti potrebbe anche configurarsi un illecito deontologico in capo dall'avvocato. Infatti, il legale ha il dovere di "rifiutare" il mandato quando dagli elementi conosciuti desuma che la sua prestazione è richiesta per la realizzazione di "operazioni illecite". Il codice deontologico forense vieta all'avvocato di "suggerire comportamenti, atti o negozi nulli, illeciti o fraudolenti". Quindi, l'avvocato dovrà, in primis, verificare che l'accordo non concerna diritti indisponibili. Particolare attenzione dovrà essere prestata dal legale nell'ambito degli accordi che definiscono questioni di natura familiare in quanto, nella suddetta materia molti diritti sono di natura indisponibile essendo preclusa alla parti la possibilità di comprimere tali diritti neppure in caso di consenso delle stesse. Ad esempio, nessun accordo potrà contenere clausole che escludano il diritto dei minori al mantenimento o il dovere di entrambi i genitori di frequentare ed occuparsi dell'assistenza morale e materiale dei figli. A giudizio dello scrivente non sarebbe nemmeno ipotizzabile un accordo che esclusa un genitore dall'affidamento in quanto l'affidamento condiviso, ai sensi della legge 54 del 2006 rappresenta un principio generale sancito nell'interesse superiore del minore; principio al quale si può derogare solo in caso di comprovata incapacità genitoriale. Incapacità che dovrà necessariamente essere provata in sede istruttoria nell'ambito di un procedimento ad hoc e non valutata autonomamente dalle parti utilizzando criteri empirici, privi di rilevanza scientifica e senza le garanzie e regole del processo. In caso di controversie in materia immobiliare il legale dovrà accertare la corretta intestazione dei beni in capo all'alienante presso i registri immobiliari, il regime patrimoniale per il quale le parti hanno potato (separazione o comunione legale dei beni), eventuali limitazioni alla capacità di disporre, ecc. Negli accordi che concernono diritti immobiliari sarà altresì opportuno fare riferimento, in modo specifico, alle informazioni obbligatorie, in materia urbanistica (D.P.R. n. 380/2001), a quelle relative alla prestazione energetica degli edifici (D.lgs. n. 192/2005), a quelle relative all'antiriciclaggio e alle eventuali prelazioni. Il terzo comma dell'articolo 5 del D.L. n. 132/2014 sancisce che "se con l'accordo le parti concludono uno dei contratti o compiono uno degli atti soggetti a trascrizione, per procedere alla trascrizione dello stesso la sottoscrizione del processo verbale di accordo deve essere autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato". In questi casi l'accordo dovrà, quindi, essere presentato al Notaio per l'autentica. Autentica che non potrà essere negata nel caso in cui il documento sia privo di errori ed omissioni. Se invece l'accordo, dovesse presentare profili di irregolarità o invalidità il notaio inviterà le parti a stipulare un atto ricognitivo dinnanzi a lui, nella forma corretta. Nei casi in cui non si renda necessaria l'autentica notarile sarà l'avvocato stesso ad autenticare le firme. Nulla prevede la normativa nel caso in cui la parte si trovi nell' impossibilità di sottoscrivere, non avendo il legislatore riconosciuto al legale la possibilità di certificare tale impedimento. In tale caso si dovrà, quindi, far ricorso all'autentica notarile. L'avvocato è altresì tenuto ad attestare la conformità dell'accordo raggiunto alle norme imperative e all'ordine pubblico. Si tratta di una condizione essenziale per il conferimento dell'efficacia esecutiva dell'accordo raggiunto e si esplica, in una verifica finalizzata ad escludere la sussistenza di cause di nullità ovvero di condizioni o clausole illecite. L'accordo di composizione ha natura e valore di titolo esecutivo, purchè sia "certificato" come conforme alle norme imperative e all'ordine pubblico. Esso sarebbe quindi da considerarsi ai sensi dell'articolo 474 comma 2, n, 1 cpc come atto al quale la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva. In quanto titolo esecutivo l'accordo costituisce titolo per procedere ad espropriazione o per avviare l'esecuzione in forma specifica per consegna e rilascio (ai sensi degli articoli 605 e seguenti del c.p.c.). Al contrario, l'accordo non costituisce titolo per l'esecuzione forzata in forma specifica degli obblighi di fare o di non fare (art. 612 ss. c.p.c.) non essendo questo equiparabile ad una sentenza di condanna. Non è invece necessaria l'apposizione della formula esecutiva sull'accordo, non trattandosi di sentenza o altro provvedimento dell'autorità giudiziaria, ovvero di atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale (per i quali l'art. 475 c.p.c. esige la spedizione in forma esecutiva). Si segnala infine che l'accordo (che abbia i requisiti di cui all'art. 5 D.L. 132/2014) costituisce valido titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale, in ciò parificandosi in tutto e per tutto al titolo di provenienza giudiziale.
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References: art. 117
 art. 1
 sentenza 
 art. 169
 art. 568
 art. 16
 art. 35
 sentenza 
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