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Timestamp: 2019-01-23 04:00:44+00:00

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Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 19629 - pubb. 09/05/2018
Trust: valutazione di meritevolezza e legittimazione passiva dei beneficiari nel giudizio di revocatoria
Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2018, n. 9637. Est. Cirillo.
Trust - Azione revocatoria - Legittimazione passiva dei beneficiari - Esclusione - legittimazione del trustee - Sussistenza - Rilevanza della eventuale diversa previsione dell'atto di conferimento
Il trustee è legittimato passivamente nell'azione revocatoria in funzione della sua titolarità di poteri di gestione sui beni, mentre i beneficiari non sono titolari di un diritto soggettivo attuale alla corretta amministrazione dei beni, a meno che l'atto di conferimento non stabilisca diversamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
1. L'avv. D.PO convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Bassano del Grappa, M.X., sua moglie B.M. ed i loro figli M.Z., M. e Mo., chiedendo che fosse dichiarato inefficace nei suoi confronti, ai sensi dell'art. 2901 c.c., l'atto pubblico notarile col quale M.X. aveva costituito il trust "(*)" a beneficio dei figli, nominando la moglie come trustee.
A sostegno della domanda espose di essere creditrice di M.X. in base ad una sentenza irrevocabile per la somma di Euro 11.806,89 e che l'atto di costituzione del trust pregiudicava le sue ragioni di credito.
Intervennero nella lite il geom. My. ed i coniugi H.L. e Me.Sr., tutti in qualità di creditori di M.X., proponendo anch'essi domanda di revocatoria del medesimo atto.
2. La pronuncia è stata impugnata, con due diversi atti, da M.X., da B.M. e dai figli suindicati e la Corte d'appello di Venezia, con sentenza dell'8 gennaio 2015, riuniti gli appelli, li ha tutti rigettati, ha confermato la decisione del Tribunale ed ha condannato gli appellanti, in solido, alla rifusione delle ulteriori spese del grado.
Passando al merito della domanda di revocatoria, la Corte d'appello ha rilevato che tutti i crediti vantati dall'originaria attrice e dagli intervenuti si fondavano su provvedimenti giudiziali anteriori rispetto alla costituzione del trust; atto, quest'ultimo, da ritenere a titolo gratuito ai fini dell'azione revocatoria, in quanto idoneo a costituire un patrimonio separato finalizzato ad uno scopo, analogamente a quanto avviene per il fondo patrimoniale di cui all'art. 167 c.c. Era evidente, del resto, che la finalità perseguita da M.X. era quella di trasferire i suoi beni al trustee senza alcun corrispettivo, per cui ne era confermata la natura di atto gratuito. Quanto alla finalità di sottrarre i beni conferiti nel trust alla garanzia per i creditori, essa risultava dimostrata dal fatto che il preponente si era riservato il potere di sostituire a suo piacimento sia il trustee che i beneficiari; per cui poteva sostenersi che, nella realtà, i beni rimanevano nella disponibilità di M.X., risultando così confermata la validità del ragionamento svolto dal Tribunale, secondo cui l'unico scopo dell'atto in contestazione era quello di "vincolare il proprio patrimonio alle proprie esclusive esigenze e contemporaneamente sottrarlo ai creditori, rendendolo apparentemente altro da sè". Doveva pertanto escludersi, alla luce della disposizione dell'art. 1322 c.c., che l'atto di costituzione in trust fosse meritevole di riconoscimento da parte dell'ordinamento nazionale.
3. Contro la sentenza della Corte d'appello di Venezia propongono ricorso M.X., B.M., M.Z., M. e Mo. con un unico atto affidato a tre motivi.
Resistono con separati controricorsi l'avv. D.PO ed il geom. My. H.L. e Me.Sr. non hanno svolto attività difensiva in questa sede.
1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), violazione e falsa applicazione degli artt. 2697, 2727 e 2901 c.c., dell'art. 183 c.p.c., nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Osservano i ricorrenti che nell'azione revocatoria è onere di chi agisce dimostrare la sussistenza delle condizioni fissate dalla legge per la sua effettiva esperibilità. Nella specie la Corte d'appello, facendo un uso scorretto della prova presuntiva, non avrebbe tenuto in considerazione che, a fronte di un credito degli attori assai modesto, il patrimonio residuo di M.X. era tale da soddisfare ampiamente le ragioni dei creditori, per cui la domanda avrebbe dovuto essere rigettata.
I ricorrenti, infatti, si limitano genericamente a sostenere che la Corte di merito non avrebbe adeguatamente considerato la circostanza per cui il residuo patrimonio di M.X. era tale da costituire una sicura garanzia per il creditore. Nel compiere simile affermazione, però, il ricorso fa riferimento alla "mole cospicua del residuo patrimonio del disponente, certamente rimasto a disposizione dei creditori", senza tuttavia indicare quale sia tale patrimonio e, soprattutto, senza specificare se e in quali termini la questione sia stata posta al giudice di merito. Non a caso, infatti, la controricorrente D.P. ha contestato che tale documentazione sia stata prodotta nei gradi precedenti del giudizio.
Sostengono i ricorrenti che la Corte d'appello avrebbe errato nel sostenere che il conferimento di beni in trust sia un contratto atipico e, come tale, bisognoso di tutela in termini di meritevolezza dell'interesse. Il trust è, invece, un contratto regolato dalla legge che ha recepito la Convenzione dell'Aja del 10 luglio 1985. Richiamando le previsioni dell'atto di conferimento, i ricorrenti osservano che M.X. aveva riservato a sè soltanto il potere di nominare e revocare il trustee in qualsiasi momento; la garanzia per i creditori non veniva, però, ad essere intaccata dal conferimento in sè, bensì dal successivo trasferimento dei beni al trustee. Da tanto consegue che la domanda di revocatoria avrebbe dovuto essere rigettata.
La Corte veneziana, infatti, ha chiarito le ragioni per cui ha accolto la domanda di revocatoria, tra l'altro specificando che l'atto in questione era da ritenere a titolo gratuito, che i crediti erano anteriori all'atto di costituzione del trust e che era evidente l'uso strumentale del conferimento, posto che M.X. si era riservato la facoltà di sostituire a suo piacimento sia il trustee che i beneficiari, rimanendo nella sostanza pienamente padrone di quei beni che venivano in tal modo sottratti alla garanzia dei creditori.
Il motivo è incentrato sul problema del presunto difetto di legittimazione passiva dei figli di M.X., pure ricorrenti. Si sostiene, al riguardo, che il loro difetto di legittimazione passiva era stato eccepito fin dal primo grado, ma che nè il Tribunale nè la Corte d'appello avevano riconosciuto tale circostanza. Il motivo censura l'affermazione della sentenza secondo cui sussisterebbe in capo ai figli un interesse di fatto alla lite. In realtà, invece, nessun atto di disposizione è stato compiuto nei confronti degli stessi e l'atto di conferimento in trust aveva stabilito la possibilità anche di modificarne i beneficiari, per cui essi non avevano alcun interesse alla partecipazione al giudizio.
Da tanto consegue che, esclusa la sussistenza di posizioni di diritto soggettivo in capo ai beneficiari, il terzo motivo di ricorso deve essere accolto, con cassazione della sentenza impugnata in relazione e decisione della causa nel merito, poichè non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, con declaratoria di inammissibilità della domanda avanzata nei confronti di M.Z., M. e Mo.
A tale esito segue la condanna di M.X. e B.M. al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.
Quanto a M.Z., M. e Mo., le spese dell'intero giudizio devono essere compensate in considerazione dell'esito complessivo.
Sussistono inoltre le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento, da parte dei ricorrenti M.X. e B.M., dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
La Corte rigetta il primo e il secondo motivo di ricorso, accoglie il terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione e, decidendo nel merito, dichiara l'inammissibilità della domanda avanzata nei confronti di M.Z., M. e Mo.; condanna i ricorrenti M.X. e B.M. al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate per ciascuno dei controricorsi in complessivi Euro 3.000, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge; compensa le spese dell'intero giudizio nei confronti di M.Z., M. e Mo.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte dei ricorrenti M.X. e B.M., dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 13
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