Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2011/10/novita-fiscali-del-06-ottobre-2011.html
Timestamp: 2018-04-20 08:30:24+00:00

Document:
Novità fiscali del 6 ottobre 2011, attenzione all'omessa presentazione della dichiarazione IVA
1) Reato di omessa presentazione della dichiarazione Iva: quando si determina
2) Riscossione erariale più forte ma con dei limiti
3) Accertamento: termini doppi non retroattivi
4) Agricoltura danno biologico: nota dei Consulenti del Lavoro
5) L’attività professionale svolta contestualmente da tre professionisti è soggetta ad IRAP
6) Impianti fotovoltaici: due nuovi studi del notariato
7) Avvisi di accertamento esecutivi: nota delle Entrate
Secondo quanto affermato dalla Suprema Corte, il reato di omessa presentazione della dichiarazione Iva, così come previsto dal D.Lgs. n. 74 del 2000, si determina anche se sono state emesse solo fatture per operazioni inesistenti.
Anche in tali casi l’imposta è sempre dovuta. In mancanza della documentazione contabile, l’Iva evasa deve essere determinata dal giudice.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35858 del 4 ottobre 2011, ha, quindi, stabilito che risponde del reato di omessa dichiarazione IVA anche il contribuente che ha emesso delle fatture per operazioni inesistenti, le quali indipendentemente dall’avvenuta riscossione, vanno registrate.
Secondo i giudici supremi anche per tali fatture è, infatti, dovuto il pagamento dell’Iva, a prescindere dall’incasso, con il conseguente obbligo di presentazione della relativa dichiarazione.
L’imposta va determinata dal giudice
Nella sentenza è stato anche affermato il seguente principio: In tema di reati tributari, ai fini della configurabilità del reato di omessa dichiarazione per l’evasione dell’imposta sui redditi, spetta al giudice determinare l’ammontare dell’imposta evasa anche ricorrendo a presunzioni di fatto.
Se contribuente non ha pagato, allora la società di riscossione è libera di pignorare i beni del debitore dell’azienda. Ma nell’ipotesi del fallimento si può opporre il divieto di azioni esecutive individuali in pendenza di procedura concorsuale.
La Suprema Corte ha, così, accolto il ricorso di una compagnia di assicurazione, già in liquidazione coatta amministrativa, che si era opposta al pignoramento dell’esattore sui beni di un suo debitore facendo valere il principio in base al quale è vietato procedere ad azioni esecutive individuali in pendenza di procedura concorsuale.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20294 del 4 ottobre 2011, ha, quindi, rimarcato che la società di riscossione ha la possibilità di pignorare direttamente i beni del debitore dell’azienda.
Tuttavia, la società debitrice del fisco che sia in stato di liquidazione, può opporre il divieto di azioni esecutive individuali in pendenza di procedura concorsuale.
In particolare, la Suprema Corte ha stabilito che in caso di ordine di pagamento diretto al terzo debitore, intimato per credito tributario dall’esattore ai sensi dell’art. 72-bis del D.P.R. n. 602/1973, il debitore in liquidazione coatta amministrativa può fare valere il divieto di azioni esecutive individuali in pendenza della procedura concorsuale.
Non è applicabile retroattivamente il raddoppio dei termini per l’accertamento fiscale previsto in caso di violazione che comporta l’obbligo di denuncia penale.
La Commissione Tributaria Provinciale di Bari, con la sentenza n. 192/4/11, ha stabilito che il raddoppio dei termini per l’accertamento fiscale, previsto nel caso di reati tributari-penali, non si applica retroattivamente. La sanzione, cioè, non si applica ai periodi d’imposta precedenti alla sua entrata in vigore.
Il caso ha riguardato un imprenditore che ha ricevuto nel mese di novembre 2010 un avviso di accertamento, con cui è stata rettificata la dichiarazione presentata per il 2004, a seguito di una vendita fittizia di un trattore.
Il contribuente si era difeso, in via preliminare, sostenendo la decadenza dell’ufficio dal potere impositivo avendo notificato l’atto oltre il termine stabilito dal D.P.R. n. 633/1972.
Le disposizioni varate nel 2006 e, in particolare le sanzioni contenute, sono pertanto inapplicabili alle dichiarazioni del 2004.
Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate aveva notificato un avviso di accertamento a un imprenditore agricolo con il quale rettificava la dichiarazione presentata dal contribuente per l’anno d’imposta 2004.
L’Inps, con la circolare n. 128 del 4 ottobre 2011, ha evidenziato l’introduzione dell’addizionale Inail per la copertura del danno biologico in agricoltura nella misura dell’1,15%, ciò con il Decreto del 13 giugno 2011 emanato dal Ministero del Lavoro.
Tale Decreto, pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” n. 195 del 23 agosto 2011, ai fini della copertura degli oneri relativi al “danno biologico”, ha determinato l’addizionale sui contributi assicurativi agricoli, dovuti per i lavoratori agricoli a tempo determinato e indeterminato, nelle seguenti misure:
Aumento del 1,15% del contributo assicurativo dovuto per l’anno 2010.
E’ quanto ha ricordato la nota dei Consulenti del lavoro del 05 ottobre 2011.
L’Inps ha diffuso la notizia nella sua veste di ente che si occupa della riscossione delle somme contributive e di quelle relative all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali.
Pertanto, i datori di lavoro agricoli dovranno versare, relativamente al terzo trimestre 2011, oltre ai contributi previdenziali dovuti, anche un contributo addizionale sui premi assicurativi riferito all’anno 2010.
L’attività professionale svolta contestualmente da tre professionisti è soggetta ad IRAP.
Difatti, ciò che conta ai fini dell’applicazione dell’Imposta Regionale sulle Attività Produttive è l’aspetto organizzativo dell’attività esercitata nei locali adibiti a studio professionale.
Affinché si possa applicare l’IRAP necessita la presenza di una struttura che costituisca un di più rispetto agli elementi minimi richiesti per l’esercizio dell’attività professionale. Fattispecie che nel caso di specie è stata riscontrata.
Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19688 del 27 settembre 2011, è emerso che l’attività veniva svolta contestualmente da tre professionisti (ragioniere economista d’azienda, avvocato e ragioniere commercialista) ove l’Agenzia delle Entrate ha riscontrato la sussistenza di un’attività autonoma svolta con organizzazione da parte di ciascun contribuente, circostanza questa che, come è noto, comporta l’assoggettamento ad IRAP. Tali professionisti hanno, invece, sostenuto di svolgere la propria attività in una struttura modesta.
La tesi difensiva esposta dai tre contribuenti, che aveva convinto la Commissione Tributaria Regionale, non è stata accettata dalla Corte di Cassazione. Peraltro, nel caso di specie è stato rilevato che i professionisti non avessero fornito, con fatti concreti, la prova contraria.
Dunque non è apparsa corretta la motivazione, con la conseguenza che la Suprema Corte ha dovuto accogliere il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della C.T.R. che era stata, invece, favorevole ai tre liberi professionisti.
Si riporta di seguito uno stralcio della sentenza della Cassazione n. 19688/2011 nella sua parte più significativa:
<<La doglianza va condivisa. La CTR. osservava che non era dato riscontrare la presenza di un’autonoma organizzazione nei confronti dei professionisti di che trattasi, posto che invece si trattava di attività svolta con un assetto organizzativo di rilievo minimale, che quindi non consentiva di ravvisare gli elementi sufficienti per farne scaturire la tassazione, anche perche “l’elemento
organizzativo di regola non è riscontrabile nell’attività di lavoro autonomo”.
L’assunto non è esatto, se si considera che in realtà per l’Irap è necessaria la presenza di una struttura che costituisca un di più rispetto agli elementi minimi richiesti per l’esercizio dell’attività professionale, la quale, in mancanza di essi, costituisce l’unico dato che è fonte del reddito derivatone.
Ciò posto, tuttavia va osservato che in tema di IRAP l’applicazione dell’imposta è esclusa soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Infatti il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
b)impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’”id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.>>
In (prima) Dottrina la neo sentenza della Cassazione è stata commentata affermando che sia avvenuta da parte dei giudici di legittimità un inversione di marcia contraria ai contribuenti.
Tuttavia, leggendo attentamente il testo della citata sentenza è parso di capire che ad oggi nulla sia cambiato in materia esonero da IRAP per i professionisti ed i piccoli imprenditori, entrambi non dotati di autonoma organizzazione, senza dipendenti (esclusi i lavoratori occasionali) e con beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio della propria professione.
Ovviamente, occorre che il professionista interessato sia in grado di dimostrare la sussistenza di tali elementi che giustificano il non assoggettamento all’Imposta Regionale. Cosa che nel caso di specie non è avvenuta, per cui la Cassazione ha accolto il ricorso delle Entrate.
Gli ultimi due lavori approvati dal Consiglio Nazionale del Notariato sono consultabili nella sezione “Studi e Materiali” e riguardano i profili civilistici e fiscali della realizzazione di impianti fotovoltaici.
Lo ha comunicato lo stesso Consiglio Nazionale del Notariato con la nota del 05 ottobre 2011, con la quale si evidenzia che l’incentivazione al ricorso e alla produzione di energia da fonti rinnovabili costituisce uno dei temi centrali della politica internazionale e comunitaria in materia di protezione dell’ambiente.
Questi di seguito sono i due nuovi lavori del Notariato:
– Alcune questioni civilistiche connesse alla realizzazione di un impianto fotovoltaico: prime note – Studio n. 221-2011/C;
– Profili fiscali degli atti relativi agli impianti foto-voltaici – Studio n. 35-2011/T.
Lo studio n. 35-2011/T in sintesi
In tale neo Studio il Notariato esamina i vari profili fiscali della contrattazione relativa agli impianti fotovoltaici ed affronta la questione della natura immobiliare/mobiliare degli impianti attribuendo rilevanza alle regole catastali che influenzano la formazione degli atti autentici, ma che, di riflesso, incidono anche sui rapporti di leasing.
In merito ai terreni, la disamina valorizza il discrimine tra affitto e locazione per individuare il regime delle concessioni di diritti personali di godimento mentre per la costituzione ed il trasferimento di diritti di superficie e proprietà superficiarie utilizza le disposizioni tributarie che qualificano la natura “edificabile” del suolo.
In relazione ai fabbricati, sceglie di attribuire ai lastrici solari la stessa natura dell’edificio cui appartengano, respingendo la tesi dell’assimilabilità alle “aree urbane”.
In materia di plusvalenze tassabili, equipara la negoziazione di diritti di superficie alla cessione di proprietà, piuttosto che a quella di usufrutto e non ritiene possibile assimilarla all’assunzione di obbligazioni di permettere (così avversando la tesi che vorrebbe applicare le regole del TUIR proprie di queste due fattispecie particolari).
Quanto all’imposta ICI, segnala la possibile assimilazione degli impianti a quelli di interesse pubblico, per i quali vale l’esenzione da detta imposta.
Profili fiscali degli atti relativi agli impianti fotovoltaici (Studio n. 35-2011/T)
In particolare, riguardo allo Studio n. 35-2011/T, è questo di seguito il relativo sommario degli argomenti trattati: Impianti fotovoltaici e prassi contrattuale; La qualificazione dell’impianto come bene mobile od immobile nell’interpretazione dell’amministrazione finanziaria; Il trattamento tributario degli atti preordinati all’installazione dell’impianto; Il ricorso al rapporto di locazione/affitto; Il ricorso al diritto di superficie; La costituzione ed il trasferimento del diritto di superficie su terreni da parte di cedente-costituente che non agisca nell’esercizio d’impresa; La costituzione del diritto di superficie nel caso in cui il cedente agisca invece nell’esercizio d’impresa; Impianto fotovoltaico realizzato su edifici; Gli impianti fotovoltaici: profili fiscali ai fini delle imposte dirette; Plusvalenze da cessione di terreni agricoli o edificabili; Plusvalenze realizzate a seguito di costituzione o cessione di diritti reali di godimento; Il regime pex per le società che operano nel settore delle energie rinnovabili; Cenni sulla disapplicazione della disciplina delle società di comodo; Le operazioni di conferimento: applicabilità dell’art. 176 del Tuir; L’ammortamento fiscale degli impianti di energie rinnovabili; Il leasing di impianti fotovoltaici; Impianti fotovoltaici e tassazione ICI; I fabbricati rurali e l’ICI; La cessione del diritto di superficie e l’ICI.
Alcune questioni civilistiche connesse alla realizzazione di un impianto fotovoltaico: prime note (Studio n. 221-2011/C)
Sulla base dei criteri ermeneuti emersi in ambito dottrinale e giurisprudenziale in ordine alla distinzione tra beni mobili e immobili ai sensi dell’art. 812 c.c., viene ritenuto corretto classificare le centrali fotovoltaiche (ovvero gli impianti di grandi dimensioni e di potenza complessivamente superiori ai 20 kW) nella categoria dei beni immobili giacché l’eventuale precarietà dell’elemento materiale dell’ancoraggio al suolo è compensata da considerazioni attinenti al profilo funzionale.
Alla luce di tali considerazioni, precisa lo Studio del Notariato, non restano, pertanto, dubbi circa la configurabilità della costituzione del diritto di superficie di cui all’art. 952 c.c. quale strumento contrattuale “privilegiato” ai fini dell’acquisizione della disponibilità delle aree necessarie per la loro costruzione; ciò non escludendo, peraltro, la possibilità di servirsi di strumenti contrattuali diversi (quali la locazione, il comodato, ed altre fattispecie obbligatorie anche atipiche), i quali in prima analisi sono apparsi, tuttavia, più idonei alla realizzazione di interessi diversi rispetto a quello dell’acquisizione della disponibilità delle aree per la costruzione, ed essenzialmente legati al godimento statico di impianti già esistenti.
Ciò premesso, dunque, conclude il Notariato, quella di stabilire se un determinato atto abbia ad oggetto la costituzione di un diritto di superficie ovvero una locazione (o altro atto a contenuto meramente obbligatorio) rappresenta una questione interpretativa, la cui soluzione richiede una valutazione analitica del complesso delle clausole e delle condizioni contrattuali da svolgersi sulla base dei canoni ermeneutici stabiliti dagli artt. 1362 e ss. c.c..
Lo ha ricordato l’Agenzia delle Entrate con una nota pubblicata sul proprio sito il 05 ottobre 2011.
Con l’avviso di accertamento l’ufficio delle Entrate notifica formalmente la pretesa tributaria al contribuente a seguito di un’attività di controllo sostanziale.
– rinunci a impugnare l’avviso di accertamento
– rinunci a presentare istanza di accertamento con adesione
Come previsto dall’art. 29 del D.L. n. 78/2010, gli avvisi devono contenere l’intimazione ad adempiere – entro il termine di presentazione del ricorso – all’obbligo di pagare gli importi in essi indicati o un terzo delle maggiori imposte accertate – a titolo provvisorio – nel caso in cui si decida di ricorrere davanti alla Commissione tributaria.
L’esecuzione forzata è comunque sospesa per legge per un periodo di 180 giorni dall’affidamento in carico agli agenti della riscossione dell’atto, senza che sia richiesto al contribuente alcun adempimento.
La sospensione non si applica con riferimento alle azioni cautelari e conservative e ad ogni altra azione prevista dalle norme ordinarie a tutela del creditore.

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