Source: https://www.laleggepertutti.it/136396_che-fare-se-la-madre-ostacola-gli-incontri-tra-padre-e-figli
Timestamp: 2019-06-17 23:55:58+00:00

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Che fare se la madre ostacola gli incontri tra padre e figli?
Fare in modo che i figli si mettano contro il padre comporta la perdita dell’affidamento condiviso e il risarcimento del danno.
Non è raro assistere a situazioni di crisi familiari dove i figli diventano il terreno di scontro dei genitori. E siccome quasi sempre – per principio consolidato – va data preferenza alla madre nel momento in cui bisogna scegliere il genitore con cui questi devono continuare a convivere (almeno finché non sono maggiorenni), ben può succedere che quest’ultima, per ripicca, li allontani dall’ex coniuge. Non solo in senso affettivo, ma anche fisico, rendendo più complicati i contatti e i rapporti. In tal caso, che fare se la madre ostacola gli incontro tra il padre e i figli? Di tanto si sono occupati diversi giudici. Di recente anche il Tribunale di Milano. Vediamo cosa è stato detto.
Secondo il Tribunale di Roma [1] perde l’affidamento dei figli chi fa in modo di allontanarli dall’altro genitore, tentando di sminuirlo e di metterlo in cattiva luce. Spetterà allora al padre far ricorso al giudice per chiedere la revisione delle condizioni di separazione. Si deve, comunque, trattare di comportamenti gravi, visto che l’interesse primario che persegue il giudice nella decisione è sempre quello dei minori. Dunque se la madre ostacola gli incontri tra padre e figli e questi ultimi ne subiscono un danno, tale fino a disconoscere proprio la figura paterna, il tribunale deciderà la revoca dell’affidamento condiviso in favore invece di quello esclusivo.
Anche dopo la separazione, ciascun genitore deve adoperarsi affinché i figli mantengano un contatto stabile e un rapporto amorevole con l’altro. Si tratta, cioè, di garantire il diritto dei minori alla cosiddetta bigenitorialità, ossia ad avere un legame sereno sia con il padre che con la madre.
Non è un semplice dovere negativo, ossia di astenersi dal porre comportamenti che possano allontanare uno dei genitori dai figli; ma anche un dovere positivo, ossia attivarsi – in presenza del rifiuto, da parte dei figli medesimi, a voler frequentare l’altro genitore – a fare in modo da rimuovere ogni ostacolo e riavvicinare i minori all’ex coniuge, nonostante la loro riluttanza e indifferenza.
Chi non si comporta in questo modo commette un grave illecito, sia nei confronti dell’ex coniuge, che nei confronti dei propri figli. Pertanto, rivolgendosi al giudice questi applicherà la sanzione dell’ammonizione e, nei casi più gravi, della revoca dell’affidamento (che, da condiviso diventerà esclusivo, ossia a favore del solo genitore che, invece, si è comportato correttamente nei confronti dell’altro).
La sentenza in commento ricorda che è preciso obbligo di ogni genitore fare in modo di recuperare e mantenere l’immagine dell’altro genitore nei confronti del figlio. Diversamente, in caso di boicottaggio, scattano nei suoi confronti due tipi di conseguenze:
il risarcimento del danno in favore del genitore allontanato [2] che viene determinato in via equitativa ossia – in assenza di quantificazioni precise del danno – secondo quanto al giudice appare giusto;
la perdita dell’affidamento nei casi più gravi.
Nel caso di specie, la madre, presso cui il figlio era stato collocato dal giudice all’esito del giudizio di separazione, non aveva in alcun modo tentato di riavvicinare il minore al padre «risanandone il rapporto nella direzione di un sano e doveroso recupero necessario per la crescita equilibrata del minore, ma al contrario continuando a palesare la sua disapprovazione in termini screditanti nei confronti del marito».
Il Tribunale di Roma ha sottolineato che la ex moglie avrebbe dovuto attivarsi per «consentire il giusto recupero del ruolo paterno da parte del figlio, che nella tutela della bigenitorialità cui è improntato lo stesso affido condiviso postula il necessario superamento delle mutilazioni affettive del minore».
Ogni genitore diventa così custode non solo dei rapporti tra sé e i propri figli (rapporti che, se non curati, danno diritto alla progenie a chiedere un risarcimento del danno per via dell’abbandono), ma anche dei rapporti tra l’ex coniuge e gli stessi figli; i quali vanno spinti a tutti i costi a non trovare pretesti per non vedere il padre o la madre.
In buona sostanza, entrambi i genitori devono aver rispetto dell’ex, che va salvaguardato nei confronti dei figli.
Nel caso deciso da un più recente decreto del Tribunale di Milano [3], accertati gli atteggiamenti ostativi della resistente, procede all’ammonimento previsto dal codice di procedura civile [4] invitando la madre a cessare ogni condotta pregiudizievole alla frequentazione tra padre e figlio.
La norma stabilisce che, in caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento (tipico è appunto il caso della madre che ostacola gli incontri tra padre e figli), può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:
Inoltre, «quale ulteriore “sanzione punitiva”» che possa fungere da deterrente a tali comportamenti, il Tribunale dispone, le cosiddette misure di coercizione indiretta [5], che la stessa sia condannata a corrispondere al padre una somma per ogni volta in cui questa violi gli obblighi imposti dal giudice.
[1] Trib. Roma sent. n. 18799/2016.
[3] Trib. Milano, decr. del 7.01.2018
[4] Art. 709-ter c.p.c.
[5] Art. 614-bis cod cod. proc. civ.
Tribunale di Roma, sez. I Civile, sentenza 9 settembre – 11 ottobre 2016, n. 18799
Presidente Mangano – Relatore Galterio
La parte ricorrente (che ha richiamato la memoria ex art. 183 c.p.c. n. 1): Confermare la pronuncia dello scioglimento del matrimonio civile tra le parti ed ordinari all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di-Roma di procedere alla relativa annotazione; prendere atto che il figlio con il consenso di entrambi i genitori, frequenta l’Istituto e, pertanto, confermato il collocamento presso la casa materna nei periodi non scolastici, disporre che in virtù dell’età e degli attuali studi all’estero, posto un regime di affidamento condiviso, possa prendere direttamente accordi con il padre riguardo i di lui diritti di frequentazione; assumere i provvedimenti necessari al fine della serenità e tutela del minore stabilendo un regime di affidamento esclusivo in capo alla signora con conferma del collocamento del bambino presso la madre; disporre che il sig. contribuisca al mantenimento dei figli corrispondendo alla signora l’importo onnicomprensivo di € 12.000,00, in via anticipata, entro il 5 di ogni mese per 12 mensilità con decorrenza dalla data del deposito del ricorso introduttivo; confermare il provvedimento ai sensi e per gli effetti dell’art. 156 c.c. pronunciato dal Tribunale in data 08.02.2010 c disporre che il sig. presti idonea garanzia personale e reale; respingere la domanda del resistente a qualsivoglia assegno di mantenimento a proprio favore perché del tutto infondata in fatto ed in diritto, con vittoria delle spese di lite
La parte resistente (che ha richiamato le note ex art. 4 L. 898/70 così come integrate dalla memoria 183 n. 1 c.p.c);
in via principale nel merito: pronunciare sentenza non definitiva di scioglimento di matrimonio tra i coniugi ordinando all’Ufficiale dello Stato Civile di procedere alla relativa annotazione; assegnare il godimento della ex casa coniugale alla sig.ra che la conduce in locazione, con quanto l’arreda; confermare, anche alla luce della Consulenza Tecnica redatta dalla dott.ssa i provvedimenti già in essere in relazione all’esplicazione del diritto dei figli a frequentare il padre; disporre in favore dei sig. un assegno divorzile periodico pari ad una somma non inferiore ad € 10.000 alla luce delle disparità patrimoniali cd economiche sussistenti tra i coniugi al fine di consentire al resistente di mantenere la propria collocazione abitativa; dichiarare, in ordine al contributo che il padre ha l’onere di assicurare ai propri figli, come la modalità contributiva diretta agita da parte del sia soddisfatta, rebus sic stantibus, con quanto il medesimo sta già ponendo in essere in favore dei figli, prevedendo ai sensi di legge quale “assegno periodico”, necessario per realizzare il principio di proporzionalità, in capo alla madre ed in favore dei figli, l’importo mensile di € ciascuno, da versarsi ad oggi, nelle mani del padre ed alla maggiore età dei figli direttamente nelle mani degli stessi, tenuto conto delle esigenze dei medesimi, dei tempi di permanenza con il padre ed alla luce delle risorse economiche di entrambi i genitori; disporre che la madre abbia a provvedere alle esigenze dci figli soddisfacendo in via esclusiva a tutte le spese inerenti l’istruzione, il tempo libero e gli sport che sono e verranno praticati da parte dci tre figli, fermo rimanendo che, previo accordo tra i genitori, il padre avrà la facoltà di partecipare alle stesse nella misura che verrà di volta in volta concordata; revocare il provvedimento pronunciato dal Tribunale di Roma ai sensi e gli effetti di cui all’art. 156 c.c. in considerazione delle reali condizioni economiche reddituali del sig. con vittoria delle spese del presente procedimento
1. In via pregiudiziale deve essere rigettata la richiesta di remissione della causa sul ruolo svolta successivamente al deposito della comparsa conclusionale dal resistente atteso che la pronuncia resa dalla Corte d’Appello sulla modifica delle condizioni della separazione afferisce ad un giudizio diverso dalla domanda di divorzio oggetto della causa in esame e che le richieste istruttorie ivi contenute, quand’anche afferenti a fatti sopravvenuti non possono trovare ingresso dopo l’udienza tenutasi ai sensi dell’art. 189 c.p.c. per la precisazione delle conclusioni.
Nel merito va rilevato che essendo già stata pronunciata in data /1 sentenza parziale relativa allo scioglimento dei matrimonio contratto dai coniugi, il thema disputandum resta circoscritto alla determinazione delle condizioni regolatrici del nuovo status, stanti le contrapposte domande accessorie svolte dalle parti.
2. Quanto al figlio minore nato in data avendo nel corso dei giudizio anche il secondogenito raggiunto la maggiore età, si ritiene di dover confermare il regime di affido condiviso che già le parti avevano concordemente prescelto al momento della separazione consensuale.
L’elevata conflittualità della coppia genitoriale certamente acuitasi dopo la separazione non giustifica, trattandosi di una condizione spesso fisiologica dei coniugi in costanza di un procedimento di modifica dei loro status coniugale, un affido esclusivo che appare contrario all’interesse di Invero, a dispetto delle allegazioni della signora svolte solo in sede di ricorso introduttivo, nessuna argomentazione essendo stata da costei spesa in comparsa conclusionale in cui la difesa si è concentrata esclusivamente sulle richieste economiche, non è emersa nel corso dell’espletata istruttoria alcuna inidoneità parentale dell’ex coniuge nei confronti dei figli, avendo al contrario i primi due, ed manifestato nel corso dell’audizione effettuata dal G.I. un radicato attaccamento al padre ed una profonda complicità, caratterizzata da dialogo, divisione di interessi e del tempo trascorso nei giorni di permanenza presso di lui, seppur più centrata sugli aspetti relativi alla pratica sportiva che non scolastica, i quali confermano la diagnosi del CTU a suo tempo incaricato della valutazione psicologica del nucleo familiare nel precedente giudizio di modifica delle condizioni di separazione che ha ritenuto entrambe le parti genitori idonei, muniti di buone capacità cognitive e tanto legate ai figli da averli posti al centro dei rispettivo universo affettivo (cfr. l’elaborato della Dott.ssa prodotto da parte resistente), senza che le scaramucce di natura ritorsiva, continuativa e certamente reciproca poste in essere dai due coniugi nella gestione della prole (sintomatica essendo la frase pronunciata dalla figlia nel corso della sua audizione “Mi rifiuto di parlare perché come è successo fino ad adesso qualunque cosa io dica verrà usata contro di me”) meritino l’attenzione di questo Collegio.
Il rifiuto invece opposto da ‘ alla frequentazione del padre, nei confronti del quale è emerso, essendo stato anch’egli ascoltato dal G.I., un rancore profondo, sembra muovere da lontano affondando le sue radici non già in una condotta volutamente ostile del genitore, bensì nella diversa condizione fisica e di conseguenza psicologica che caratterizza entrambi. E’ proprio la condizione di ex atleta del genitore unitamente alla serrata alleanza che lo lega agli altri due fratelli, la cui grande passione comune è – certamente al centro dei progetto educativo perseguito da quest’ultimo, sia pur senza il coinvolgimento della moglie che sembra avergli da tempo di fatto delegato la gestione organizzativa di od tra scuola e sport (probabilmente a scapito della prima visto che interrompono o saltano le lezioni scolastiche per partecipare alle competizioni di w cui anche la madre, quantunque non preventivamente consultata, assiste) – ad aver marcato nella mente di la sua “diversità” dovuta all’anomalia genetica da cui è affetto sin dalla nascita consistente nel ridotto sviluppo i cui segni clinici sono 4^ CM 4^ (spalle strette e cadenti), la bassa statura, il ginocchio valgo, i piedi piatti, la scoliosi, e nel suo caso anche un forte riduzione, tutte manifestazioni che pur non destando allarme a livello clinico, inequivocabilmente pesano sul processo di accettazione del sé e sulla formazione della personalità che caratterizza l’età adolescenziale nella quale il ragazzo era al momento della sua audizione in procinto di entrare. evidentemente poco aiutato dai genitori nel difficile percorso di interiorizzazione, come già rimarcato dal 01. che ne ha disposto in via di ausilio un percorso psicoterapeutico presso un professionista di fiducia dei genitori e che lo stesso minore ha invece improvvisamente interrotto a causa di un’indebita ingerenza materna ha trovato nel padre il “capro espiatorio” della sua disabilità e del suo meno brillante excursus sportivo e sociale. A fronte dell’incitazione e del compiacimento da costui palesato per i brillanti risultati agonistici di ed risultati che sembrano costituire l’epicentro delle sue proiezioni al pari tuttavia dell’attenzione mostrata per il minore che proprio nella consapevolezza della sua diversità ha inizialmente cercato di dirottare verso il probabilmente però forzandone le inclinazioni, è stesso ad essersi autoescluso riversando sulla condotta dei padre la causa dei suoi insuccessi che si ingigantiscono ai suoi stessi occhi essendo i fratelli il termine di paragone immediato e diretto. Se il disaccordo tra i due genitori ha costituito fertile terreno in un processo che lo ha condotto ad allearsi con la madre, pur certamente ostile al marito, non si ritiene tuttavia
che sia stata costei causa scatenante di un processo di alienazione nei confronti della figura paterna, avendo da sempre la signora lasciato che i ragazzi frequentassero liberamente l’ex coniuge addirittura e delegato al medesimo, come già sopra osservato, il progetto educativo dei minori.
Quel che colpisce dell’audizione dei minore è l’atteggiamento di sostanziale ambivalenza del medesimo che da una parte ha parole fortemente denigratorie nei confronti del padre, ma dall’altro ne sottolinea il ruolo di superiorità sia nell’ambito del nucleo familiare che nel campo sportivo (“Papà è un campione (…)”, “ci siamo trasferiti dall'(…) perché papà doveva fare delle gare per due anni”) che eevidenziano la sua ammirazione unitamente ad un implicito desiderio di emulazione che tuttavia vede il figlio già alla radice perdente. Emblematiche sono le frasi “lui mi vuole bene in molto strano, è possibile che non mi voglia bene” “lui pensa che sia io sbagliato” evidenzianti un processo di proiezione del suo sentirsi diverso: il rifiuto del padre altro non è che l’espressione inconsapevole della sua paura di essere rifiutato. Che poi il timore di ‘ affondi in episodi del passato realmente accaduti quali quelli riferiti nella sua audizione, in cui il padre lo avrebbe forzato alla pratica sportiva e gli avrebbe espresso la sua disapprovazione anche con modalità brusche e poco gratificanti, o invece siano l’elaborazione di una proiezione di fantasia conseguente ad un processo di auto- convincimento, è circostanza che non rileva se non nella misura in cui l’anomalia comportamentale investe direttamente il rapporto padre -figlio, senza che su ciò possa aver avuto incidenza determinante la condotta materna.
Ciò nondimeno la signora non può ritenersi esente da responsabilità non avendo posto alcun in essere alcun comportamento propositivo per tentare di riavvicinare ai padre risanandone il rapporto nella direzione di un sano e doveroso recupero necessario per la crescita equilibrata del minore già gravemente sofferente a causa della patologia da cui è affetto sin dalla nascita, ma al contrario continuando a palesare la sua disapprovazione in termini screditanti nei confronti dei marito. Sarebbe stato per conto precipuo onere di costei, quand’anche non direttamente responsabile delle origini del processo di triangolazione, attivarsi al fine di consentire il giusto recupero del ruolo paterno da parte del figlio che nella tutela della bigenitorialità cui è improntato lo stesso affido condiviso postula il necessario superamento delle mutilazioni affettive del minore da parte del genitore per costui maggiormente referenziale nei confronti dell’altro, non soltanto spingendolo verso il padre anziché avallando i pretesti per venir meno agli incontri programmati, ma altresì recuperando la positività della concorrente figura genitoriale nel rispetto delle decisioni da costui assunte e comunque delle sue caratteristiche temperamentali.
Sulla scorta di tali rilievi e viepiù nella considerazione del già avvenuto trasferimento di e all’estero essendo la prima prossima a frequentare un’università inglese ed il secondo già interno in un college dove frequenta un corso liceale
internazionale (verosimilmente e del fatto che anche è prossimo a raggiungere il fratello nello stesso istituto liceale, non si ravvisano ragioni per mutare il regime di affido condiviso già in corso, né la sua residenza prevalente presso la madre nel periodo della sua permanenza a Roma. Non avrebbe invero ragion d’essere la diversa collocazione richiesta dal resistente che fino a quando non verrà ristabilito il suo rapporto con il figlio avrebbe solo ricadute nefaste finendo per ostacolare definitivamente un possibile processo di apertura e di interiorizzazione da parte di quest’ultimo. Al contrario occorre che venga riattivato un percorso psicoterapeutico cui sottoporre il minore presso o lo stesso specialista scelto a suo tempo dai genitori o altro professionista da concordare con il marito, che coadiuvi ‘ nel suo particolarmente problematico percorso di crescita rispetto al quale il conflitto genitoriale sembra rivestire un rilievo del tutto marginale. Deve pertanto ordinarsi alla madre, in quanto genitore collocatario, di condurre il ragazzo dal terapeuta prescelto che dovrà assisterlo al fine di consentire a quest’ultimo di riprendere i suoi rapporti con il padre. Il signor sarà d’altra parte libero di frequentare il figlio in occasione dei suoi rientri a Roma, così come di andarlo a trovare in (…) senza che possa, nulla essendo stato dedotto in relazione ai tempi di frequentazione della scuola all’estero da parte dei minore, regolamentarsi il tempo di permanenza presso il genitore non collocatario, anche alla luce dei fatto che occorre imprescindibilmente provvedere alla previa riattivazione dei rapporti tra il padre ed il figlio, cui si auspica possa assolvere il già disposto percorso terapeutico.
3. Deve per contro trovare applicazione nei confronti della ricorrente, attesa la sua condotta volta ad ostacolare il funzionamento dell’affido condiviso con gli atteggiamenti sminuenti e denigratori della figura paterna, tali da avere indirettamente indotto a disattendere il calendario degli incontri con il padre, il meccanismo sanzionatorio previsto dall’art.709-ter c.p.c., la cui applicabilità d’ufficio è stata già univocamente ritenuta da questo Tribunale (cfr. per tutte la pronuncia resa in data 8.3.2013 nel procedimento n.r.g. 81370/2008), in ragione della funzione punitiva o comunque improntata, sotto forma di dissuasione indiretta, alla cessazione del protrarsi dell’inadempimento degli obblighi familiari che, attesa la loro natura personale, non sono di per sé coercibili né suscettibili di esecuzione diretta.
Ciò chiarito si reputa che la sanzione più consona alla fattispecie, tenuto conto che la condotta materna ha avuto ricadute dirette sulla figura dell’altro genitore, svilito nel suo ruolo di educatore e di figura referenziale, siano sia quella dell’ammonizione, invitandosi la ricorrente ad una condotta improntata al rispetto dei ruolo genitoriale dell’ex coniuge ed ad astenersi da ogni condotta negativa e denigratoria del medesimo, sia quella del risarcimento del danno nei confronti del resistente che si liquida in via equitatativa, valutata in relazione alle sue capacità economiche ed al protrarsi dell’inadempimento, nella somma di € 30.000,00, al fine di dissuaderla in forma concreta dalla protrazione delle condotte poste in essere, la cui persistenza. potrà peraltro in futuro dare adito a sanzioni ancor più gravi ivi compresa la revisione delle condizioni dell’affido.
4. La questione costituente il punto nodale delle contrapposte richieste delle parti in termini economici, si incentra sul fatto che successivamente alla cessazione della convivenza coni -: ta dalla separazione consensuale omologata risalente al il marito, all’epoca facoltoso imprenditore, obbligatosi in quella sede a corrispondere alla consorte la somma di € 000 per il mantenimento dei tre figli, è stato nel destinatario di provvedimenti restrittivi attinenti alla sua attività di impresa ed alla sua stessa libertà personale e divieto di assunzione di cariche sociali, con conseguente definitiva cessazione dell’attività imprenditoriale fonte della sua produzione di reddito, mentre la moglie, che nel corso della vita matrimoniale aveva sempre ricoperto il ruolo di “casalinga”, ha invece ereditato nel alla morte del un ingentissimo patrimonio costituito da numerosi immobili, titoli e liquidità già stimato nel corso dei procedimento di modifica delle condizioni della separazione in oltre milioni di euro. Quadro questo che ha modificato l’assetto delle condizione della separazione atteso che, pur non essendo stato previsto alcun assegno di mantenimento per nessuno dei due coniugi nella separazione consensuale omologata nel sull’implicito presupposto che entrambi fossero in grado di mantenersi autonomamente, è stato invece disposto con il decreto di modifica pronunciato da questo Tribunale in data che la moglie corrispondesse al marito un
assegno di mantenimento di E 6.000 mensili a decorrere dalla domanda e al contempo dichiarato cessato l’obbligo di contribuzione al mantenimento dei figli a carico dei marito, pari ad € mensili, nei confronti della moglie disponendosi che fosse esclusivamente quest’ultima a doversi accollare il relativo carico economico, ad eccezione delle spese straordinarie cui il signor avrebbe dovuto provvedere nella misura del 25%.
Postulando il diritto all’assegno divorzile l’impossibilità da parte dell’istante di procurarsi autonomamente i mezzi adeguati al suo sostentamento, dove il termine adeguati va riferito al tenore di vita goduto in costanza della convivenza coniugale “e che sarebbe verosimilmente proseguito nel caso in cui il matrimonio fosse proseguito o che poteva ragionevolmente configurarsi in base ad aspettative maturate nel corso del rapporto” (cfr. Cass. 15610/2007, Cass. 23508/2010 e Cass. 19529/2014), si tratta di valutare se la successione ereditaria della signora che la pone comunque in una condizione di superiorità economica rispetto a quella dei marito, a prescindere dalla puntuale disamina delle condizioni di quest’ultimo, possa obbligarla al versamento dell’assegno divorzile richiestole.
Il riferimento alle aspettative del coniuge istante l’assegno, costituente il postulato da cui muove l’interpretazione giurisprudenziale circa le evoluzioni future del tenore di vita, deve essere ancorato come emerge dalla disamina delle sentenze citate, alla condizione del coniuge asseritamente obbligato all’epoca della convivenza coniugale e dunque riferito alle sole prospettive di miglioramento di miglioramento legate o alla tipologia dell’attività lavorativa svolta o alla progressione in carriera derivante dalla qualificazione professionale acquisita: precisa invero la Corte che gli incrementi patrimoniali o reddituali conseguenti alle aspettative riposte dal coniuge richiedente l’assegno sono solo quelli che si configurano come un ragionevole sviluppo di situazioni lavorative preesistenti, in relazione ai quali è doveroso tenere in debita considerazione il contributo fornito dall’altro coniuge al complessivo menage familiare con il proprio lavoro professionale o casalingo, e come tale idoneo a costituire la catena causa-effetto su cui fondare la prognosi di prevedibilità. Ne consegue pertanto, oltre al rilievo che la signora non ha mai svolto né prima né in costanza della convivenza coniugale alcuna attività lavorativa, che le devoluzioni ereditarie acquisite dal coniuge asseritamente obbligato, se idonee a determinare, ove già facenti parte del patrimonio di costui perché acquisite nel corso della convivenza coniugale, la quantificazione dell’assegno di separazione, volto ad assicurare al beneficiario a differenza di quello divorzile il mantenimento del pregresso tenore di vita indipendentemente dalle sue capacità autonome, non possono per contro essere valutate ove si siano verificate, come nel caso di specie, dopo la cessazione della convivenza, sia perché trattasi di eventi imprevedibili e comunque privi di collegamento a pregresse situazioni soggettive, sia perché ininfluenti rispetto al tenore di vita goduto dalla famiglia nel corso della coabitazione matrimoniale di fatto in tal caso esclusivamente assicurato dal marito. E ciò a differenza di quanto avviene per le successioni ereditarie da parte del coniuge beneficiario, la cui rilevanza incide direttamente sulla condizione di bisogno cui è collegata la prestazione assistenziale determinando il venir meno o comunque la riduzione dell’inadeguatezza delle risorse economiche dei medesimo.
A ciò si aggiunge il rilievo, del pari assorbente, che non avendo la signora mai svolto attività lavorativa né prima né durante la convivenza matrimoniale nessuna aspettativa nel significato del termine appena chiarito può essere legittimamente vantata dal resistente.
E’ pur vero, stando all’accertamento effettuato dal giudice della modifica delle condizioni della separazione e mai smentito neppure nel corso dei presente giudizio dall’interessata, che la signora già godeva – sebbene avesse dichiarato a verbale nel procedimento di separazione consensuale di essere priva di redditi – di entrate provenienti in modo sistematico dalla famiglia di origine nel corso della convivenza coniugale tanto da aver escluso negli accordi della separazione il riconoscimento di alcun assegno di mantenimento in suo favore, ma ciò nonostante deve presumersi che il di lei contributo al menage familiare fosse comunque di entità ben più modesta di quello dei marito, che all’epoca si dichiarava percettore di un reddito di circa turo mensili netti, posto che era comunque la moglie a beneficiare del contributo di ben euro mensili per il mantenimento dei figli posto a carico del coniuge.
Conseguentemente nessuna valenza può attribuirsi agli incrementi patrimoniali e reddituali acquisiti dalla ricorrente atteso che costituendo miglioramenti scaturiti da un evento autonomo, peraltro di natura straordinaria ed una tantum (non diversamente da una vincita alla lotteria), mai potrebbero costituire l’evoluzione di aspettative dell’altro coniuge allorquando il vincolo matrimoniale venga con la pronuncia di divorzio, definitivamente sciolto. Senza contare che l’assunto stato di indigenza dei signor tale da non consentire il pregresso tenore di vita cui lo stesso aveva in via prevalente provveduto in costanza della convivenza coniugale è conseguenza non già di un accidentale dissesto finanziario, bensì della sua stessa condotta illecita essendo stato egli condannato la condanna le cui conseguenze non possono ricadere, una volta cessato il vincolo matrimoniale, sull’ex coniuge.
Deve peraltro escludersi, ove si ritenga che l’assegno divorzile debba comunque assolvere alla finalità meramente assistenziale di un assegno alimentare, che il signor versi nell’asserita condizione di bisogno. Invero dalle conclusioni della relazione peritale redatta dal CTU risultano una serie di elementi che sconfessano la suddetta condizione. La puntuale analisi della situazione reddituale, patrimoniale e finanziaria effettuata dal dott. alla cui dettagliata esposizione si rimanda per relationem, lascia fondatamente presumere innanzi tutto che il resistente, a dispetto di quanto dal medesimo dichiarato, disponga di fonti di reddito ulteriori rispetto all’attività imprenditoriale esercitata fino al anno a decorrere dal quale è stato destinatario delle misure restrittive inflittegli nel procedimento penale sopra menzionato: la circostanza che anche prima di allora non abbia mai ricevuto alcun compenso per le numerose cariche sociali ricoperte né per eventuali prestazioni svolte all’interno delle compagini sociali, nulla risultando dalle dichiarazioni dei redditi degli anni 2009-2010 e ciò nonostante figurino sui c/c a lui intestati entrate, sottoforma sia di versamenti che di bonifici, per ben € nel e circa € nel dimostra inequivocabilmente che diverse fossero già allora le sue fonti di reddito, il che consente di escludere che anche le entrate che continuano a registrarsi per gli anni successivi (cfr. tabella pag. 155 della CTU: € 000 nel 2011, € 00 nel 2012 ed € 400 nel 2013, queste ultimi due decisamente meno significativi essendo il presente procedimento già in corso) derivassero dall’attività imprenditoriale. Se poi l’analisi viene estesa, come correttamente fa il perito, alle uscite, tutte superiori alle stesse entrate ed evidenzianti in buona parte spese di natura voluttuaria (aerei, alberghi, ristoranti, equipaggiamenti cfr. 1° tabella pag.157), deve del pari escludersi l’asserita provenienza degli introiti, ribadita dal resistente ancora in sede di memorie di replica ex art. 190 c.p.c., ad elargizioni liberali di parenti ed amici atteso che ove costui avesse versato effettivamente in condizioni di indigenza certamente non avrebbe effettuato le spese riscontrate dall’esame dei c/c né nell’entità né per le finalità accertate. A ciò si aggiunge in ordine all’accertata superiorità delle uscite rispetto alle entrate di carattere finanziario il rilievo che si possa presumere, dei pari fondatamente, così come suggerisce la sussistenza di deleghe ad operare su c/c intestati alle società dal medesimo amministrate evidenzianti movimenti da lui personalmente effettuati (cfr. CTU pagg.69,70), che egli disponga di entrate ancora ulteriori rispetto a quelle riscontrate dai c/c a lui intestati, non avendo altrimenti giustificazione plausibile un depauperamento superiore alle proprie entrate di liquidità, necessariamente privo di accantonamenti da utilizzarsi per le eventuali necessità di sopravvivenza future. A conforto di tale presunzione militano del resto le opacità riscontrate dal CTU in ordine alla cessione della alla riconducibilità della proprietà alle società entrambe anch’esse riconducibili al signor che ne era o unico socio o detentore dell’80% del capitale, come ulteriormente conferma il pagamento da parte di costui di almeno 8.000 euro per il loro mantenimento alla nell’anno 2012 (cfr. allegati 30 e 35 all’elaborato peritale), nonché le risultanze emerse nel corso del libero interrogatorio effettuato dal Q.I. costituite dalle dichiarazioni rese dallo stesso secondo cui egli ha abitato fino al in una villa ubicata nel lussuoso complesso residenziale dell’ che il fratello, che trae le sue fonti di reddito dalla sola attività di ripetizioni pur senza risiederci, avrebbe acquisito in locazione al canone di € mensili e successivamente in altra abitazione anch’essa all’ acquisita invece in locazione al canone di € mensili, pensionata percettrice di emolumenti di tale natura peraltro rimasti indimostrati, dell’entità di appena € (cfr. verbale in data).
Quadro questo che complessivamente valutato consente di concludere, stanti i plurimi, puntuali e concordanti elementi sopra indicati palesemente incompatibili con l’assenza di redditi asserita dall’interessato nell’intero corso dei presente giudizio, che il resistente, seppur allo stato privo delle cospicue entrate percepite fino alla separazione dalla moglie, continui a godere di una non marginale liquidità finanziaria e disponga conseguentemente di una correlativa capacità patrimoniale avente fonti diverse dall’attività imprenditoriale svolta in Italia fino al .
Per tutte le sovra esposte ragioni la domanda di assegno divorzile svolta dal resistente nei confronti della moglie deve essere pertanto rigettata. Resta per contro fermo fino alla pronuncia parziale sullo status coniugale, il provvedimento presidenziale.
5. Le medesime argomentazioni consentono di rigettare la richiesta di un contributo economico per il mantenimento dei tre figli, nessuno dei quali è economicamente autonomo, svolta dalla ricorrente nei confronti dei marito. L’incontrovertibile superiorità delle condizioni economiche della signora unitamente all’enorme valore del suo patrimonio, sia per la parte liquida che per quella immobiliare, rispetto a quelle dei signor impongono, di porre a suo esclusivo carico il mantenimento ordinario della prole.
Quanto alle spese straordinarie si ritiene che sempre ad esclusivo carico della medesima debbano essere poste le spese di natura scolastica ed universitaria che in quanto afferenti ad istituti ubicati all’estero dai costi particolarmente ingenti, caratteristica questa che vale tanto per il collegio quanto per l’ che i figli frequentano come interni e nel cui ambito verosimilmente praticano anche l’attività sportiva, non potrebbero assunte dal resistente. Devono invece essere poste a carico di entrambe le parti, in ragione del 50% cadauna, le spese di natura medico-sanitaria (spese per interventi chirurgici, spese odontoiatriche, oculistiche e sanitarie non effettuate tramite SSN, spese mediche e di degenza per interventi presso strutture pubbliche o private convenzionate, esami diagnostici, analisi cliniche, visite specialistiche, cicli di psicoterapia e logopedia) e quelle di natura ricreativa (corsi di lingua, viaggi di istruzione, vacanze trascorse autonomamente senza i genitori, spese di acquisto e manutenzione straordinaria di mezzi di trasporto), nonché quelle sportive ove praticate fuori dagli istituti di istruzione frequentati dai ragazzi. Tutte le suddette spese straordinarie devono essere preventivamente concordate ad eccezione delle spese obbligatorie o caratterizzate da urgenza (spese sanitarie urgenti, acquisto di farmaci prescritti ad eccezione di quelli da banco, spese per interventi chirurgici indifferibili sia presso strutture pubbliche che private, spese ortodontiche, oculistiche e sanitarie effettuate tramite il SSN in difetto di accordo sulla terapia con specialista privato, spese di bollo e di assicurazione per il mezzo di trasporto acquistato con l’accordo di entrambi i genitori).
6. Con tali statuizioni il giudizio resta definito, nessun altra istanza essendo contenuta nelle conclusioni come in epigrafe trascritte ad eccezione di quelle comunque assorbite dalla pronuncia resa.
il Tribunale definitivamente pronunciando sulla domanda svolta da (…) nei confronti di (…) vista la sentenza parziale pronunciata il giorno (…), rigettata ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:
– affida il figlio minore congiuntamente ad entrambi i coniugi, con collocazione residenziale presso la madre, con facoltà per il padre di vederlo e tenerlo con sé quando vorrà previo accordo con il genitore collocatario durante i periodi di vacanza scolastica e comunque di suo rientro a oltre che di recarsi liberamente a trovarlo in durante il ciclo scolastico;
– dispone che il mantenimento ordinario dei figli sia ad integrale carico della madre;
– pone le spese straordinarie di natura scolastica ad integrale carico della madre ed invece quelle di natura medico-sanitaria, ricreativa e sportiva a carico di entrambe le parti nella misura dei 50% cadauno;
– visto 1’art.709-ter c.p.c. ammonisce la ricorrente, rinviandosi a quanto disposto al riguardo in motivazione e condanna altresì la medesima al pagamento della somma di € 30.000 in favore del resistente, oltre agli interessi legali dalla presente sentenza al saldo;
Tribunale Ordinario di Milano, sez. IX, decreto 14 dicembre 2017 – 7 gennaio 2018
Presidente/Relatore Cosmai
Rilevato che con ricorso, depositato il 20.4.2016, (omissis…) ha chiesto che il Tribunale, previo accertamento delle inadempienze poste in essere dalla madre del minore avuto riguardo al provvedimento reso dal tribunale per i Minorenni di Milano in data 24.9.2012, procedesse ad ampliare e con regolamentazione il diritto di visita tra il medesimo e il figlio (omissis…), nato il (omissis…), con l’introduzione di almeno un pernottamento infrasettimanale e con regolamentazione ed equa suddivisione tra i genitori anche dei tempi di vacanza e dei ponti compresi i pernottamenti con espressa previsione della possibilità di procedere ad un “ recupero” delle frequentazioni infrasettimanali . Chiedeva, infine che il diritto di visita nei fine settimana non fosse soggetto a variazione in caso di ponti. Sotto il profilo economico chiedeva che il Tribunale accertasse le gravi inadempienze della madre del minore anche avuto riguardo al pagamento delle spese condominiali, dichiarasse la corretta imputazione delle spese condominiali relative alla ex casa familiare e deponesse la compensazione tra eventuali importi dovuti dal Sig. (omissis…) a titolo di spese straordinarie con quanto dal medesimo già versato per mensa scolastica, e per le spese straordinarie dal medesimo effettuate. Da ultimo chiedeva una riduzione della misura del contributo indiretto da rimettersi per il mantenimento del minore in considerazione dell’accollo dal medesimo operato per spese condominiali del 2014 e 2015 oltre che per spese condominiali ordinarie del 2016 non pagate dalla Sig.ra (omissis…);
osservato che la resistente (omissis…), ritualmente costituitasi in giudizio, contestava integralmente la prospettazione del ricorrente e chiedeva il rigetto di tutte le domande dal medesimo svolte deducendone la totale infondatezza in fatto ed in diritto. Chiedeva che venisse accertato il grave inadempimento del ricorrente nella modalità di esercizio della “potestà” genitoriale e che venisse stabilita un’equa ripartizione tra i genitori dei ponti con indicazione di un criterio univoco per la lor individuazione. Infine chiedeva che venisse dichiarato l’esatto ammontare delle spese condominiali ordinarie e straordinario relative all’immobile di … per le annualità dal 2011 al 2015 e che fosse fatto obbligo al ricorrente di corrisponderle, a titolo di contributo indiretto al mantenimento del minore l’importo di Euro 1.000,00 da versarle in via anticipata ed entro il 5 di ogni mese. Da ultimo chiedeva che venisse dichiarata la compensazione tra le spese straordinarie relative al minore dalla medesima sostenute e non pagate dal (omissis…) con quelle dalla medesima dovuto per spese condominiali ordinarie;
considerato che le parti veniva sentite dal GOT delegato all’udienza del 4.10.2016 nel corso del quale veniva alle stesse formulata una proposta conciliativa che le parti si riservavano di valutare anche per aspetti eventualmente migliorativi dopo aver intrapreso un percorso di mediazione: in particolare avuto riguardo al pernottamento infrasettimanale del minore e alla domanda di contenuto economico svolta dalla resistente; considerato che alla successiva udienza del 2.2.2017 le parti venivano lungamente sentite dal GOT e convenivano – in attesa della decisione del tribunale- un calendario di frequentazioni dettagliatamente indicato nel verbale stesso;
rilevato che con decreto del 2.2.2017 il tribunale , preso atto che nel corso del procedimento avanti al TM ebbe ad essere disposta una CTU assegnava termine alle parti sino al 30.3.2017 per la relativa acquisizione e nel contempo regolamentava le modalità di frequentazione tra (omissis…) e il padre per le vacanze pasquali, i ponti e per le vacanze estive;
considerato che è stata depositata la CTU effettuata dalla Dott.sa Fiocchi Donatella, su incarico del Tribunale per i minorenni di Milano che ebbe a portare all’emissione del provvedimento di cui nella presente sede viene chiesta la modifica;
osservato che con provvedimento del 13.4.2017 il Tribunale, preso atto dell’insanabile contrasto esistente tra i genitori e dell’impossibilità per gli stessi di trovare accordi confacenti e rispettosi della prole, disponeva rinnovazione della CTU nominando la dott.ssa Mo. Liberatore al fine dell’espletamento dell’incarico, rigettava la richiesta della resistente di elevazione ad Euro 1.000,00 del contributo previsto per il mantenimento della prole. Veniva altresì dichiarata inammissibile – in quanto del tutto estranea al presente procedimento- la richiesta di entrambe le parti volta a richiedere da una lato la valutazione sulla corretta imputazione delle spese condominiali e di manutenzione della casa e la legittimità della compensazione tra le spese condominiali e le spese straordinarie sostenute nell’interesse del minore e dall’altra quella relativa alla determinazione dell’esatto ammontare delle spese condominiali ordinarie e straordinarie relative all’immobile di … evidenziando, peraltro, il consolidato principio giurisprudenziale che esclude la compensabilità degli importi dovuti per il mantenimento e le spese straordinarie della prole e le eventuali altre ragioni di credito/ debito delle parti;
osservato che in esito al rituale deposito della CTU da parte del consulente tecnico incaricato, le parti comparivano all’udienza del 13.12.2017 avanti al Presidente relatore : parte ricorrente, peraltro, evidenziava che la madre del minore “continua ad essere ostacolante nel garantire il pernottamento infrasettimanale del minore e soprattutto non è stato possibile evitare il passaggio dall’abitazione materna per recuperare i libri del giovedì o del lunedì”.
Quanto alle proposta modalità di esercizio di visita contenute nella CTU le parti, pur prendendo atto del diverso calendario proposto dalla consulente, dichiaravano di essere concordi a che la relativa disciplina continuasse ad essere quella predisposta a nel corso dell’udienza con il GOT Dott.ssa Se. e che quindi “non vi sia l’alternanza tra la vigilia di Natale e il Natale ma il periodo natalizio venga suddiviso in due periodi l’uno comprendente il Natale l’altro comprendente il Capodanno. Le parti concordano altresì che il minore stia con il padre tutti i 25 aprile collegando a tale festività il compleanno del papa e che quindi stia con la mamma tutti i 1 novembre. Il compleanno del minore per la trascorso dal medesimo ad anni alternati con l’uno o con l’altro genitore. Il minore poi trascorrerà con il papà la festa del papà e con la mamma la festa della mamma. Le parti chiedono altresì che le festività pasquali siano interamente trascorse ad anni alternati con l’uno o con l’altro genitore”.
Osservato che la CTU disposta nel presente giudizio evidenzia l’indubbia difficoltà dei genitori di trovare degli accordi nell’interesse del minore ma anche la scarsa consapevolezza in capo ai genitori delle proprie criticità.
Rileva la CTU che “Fin dall’inizio della valutazione entrambi i signori sono apparsi affaticati dal protrarsi della difficile situazione relazionale tra loro, ma altresì molto poco consapevoli delle rispettive quote di responsabilità nel mantenere lo stato di conflitto. Seppure siano entrambi portatori di valide risorse personali, al momento dell’osservazione la coppia pare ancora imbrigliata – nonostante i molti anni trascorsi dalla separazione – in una dinamica relazionale e comunicativa patologica che purtroppo limita entrambi, al di là della loro consapevolezza e dei loro intenti, nel corretto svolgimento della funzione genitoriale”.
Aggiunge la CTU che “Ad oggi, nonostante gli anni trascorsi e le molte risorse attivate dall’Ente affidatario, la situazione relazionale tra i due genitori pare immutata. Il padre del minore, che obiettivamente gode di tempi di visita di (omissis…) piuttosto ristretti, lamenta grosse difficoltà nell’accesso al figlio, riportando – anche a ragione – atteggiamenti ostruzionistici della madre. …….. La madre del minore, dal canto suo, nega di ostacolare i rapporti tra il figlio e il padre, ma ritiene che l’atteggiamento bellicoso del Signor (omissis…) nei suoi confronti non consenta di trovare accordi tra loro al di fuori di quanto stabilito dal provvedimento, osservando che l’uomo non asseconda mai le sue richieste (come ad esempio di poter fruire di più giorni di vacanza nel mese di agosto essendo l’unico mese nel quale la donna può effettivamente godere di ferie dal suo lavoro). Secondo la Signora (omissis…) è poi importante per (omissis…) – che ella descrive come un bambino molto abitudinario e bisognoso di certezze – che la scansione della frequentazione sia puntualmente rispettata, per non ingenerare in lui confusione o ansia”.
La CTU ha peraltro preso contatto con i servizi territoriali di competenza, Ente affidatario del minore, i quali hanno rilevato “….difficoltà nella possibilità di trovare accordi o mediazioni tra i due genitori, ciò soprattutto per l’atteggiamento della Signora (omissis…) nei confronti del servizio. La donna avrebbe mostrato negli anni sfiducia nel loro operato e una generale disattesa delle indicazioni date. Viene evidenziato che la madre si è rifiutata di far incontrare loro (omissis…), nonostante tutte le rassicurazioni circa le modalità e le finalità con cui sarebbe stato visto. Il padre viene invece descritto come maggiormente collaborativo e fondamentalmente preoccupato di riuscire a conservare uno spazio di azione nell’educazione del figlio, a fronte dell’ostruzionismo che incontrerebbe da parte della Signora (omissis…), la quale peraltro avrebbe negli anni reiterato critiche sulla bontà genitoriale del signor (omissis…). Gli operatori evidenziano perplessità sul tipo di lavoro che potrebbero ancora fare con questo nucleo familiare, evidenziando che la scarsa collaborazione della madre rende difficile progettare interventi che possano rivelarsi utili. Sottolineano l’esigenza che il calendario di frequentazione di (omissis…) presso l’uno o l’altro genitore sia il più possibile dettagliato e definito di modo da ridurre al minimo la necessità di interloquire sul medesimo, poste le enormi difficoltà riscontrate dagli operatori in tal senso”.
Del resto, come evidenziato dalla CTU sebbene la resistente nel corso della consulenza abbia assunto e manutenuto un atteggiamento rispettoso e collaborativo, nondimeno “la stessa ha sempre chiaramente espresso la propria contrarietà a che venissero apportate delle modifiche in termini di ampliamento al calendario di visita di (omissis…) con il papà, con l’introduzione del pernottamento infrasettimanale (modifica che si è ritenuto di introdurre in stato avanzato di CTU e dopo le vacanze estive, trascorse in maniera serena dal bambino sia con la mamma che con il papà)”.
Ora, rileva il Tribunale che, malgrado gli interventi ad oggi posti in essere per migliorare le competenze e il ruolo di entrambi i genitori, in concreto non sia stato realizzato alcun passo nel miglioramento delle competenze genitoriali: entrambi i genitori, per aspetti differenti, manifestano serie criticità nella relazione tra i medesimi ( il che impedisce la possibilità di un affidamento condiviso del minore) ma altresì nella comprensione dei bisogni di crescita di (omissis…); proprio per evitare che la situazione in essere si aggravi ulteriormente è necessario che permanga il già disposto affidamento del minore all’ente territoriale di competenza (Comune di …) e che entrambi i genitori seguano i percorsi per i medesimi consigliati al fine di scongiurare quel rischio di scissione in capo ad (omissis…) già osservato nella presente CTU. Va invero rilevato che la CTU chiarisce che la sig.ra (omissis…)“…è certamente una madre premurosa e attenta, desiderosa di perseguire il bene di (omissis…), ma poco incline a promuovere una autonomizzazione di (omissis…) rispetto al legame con lei e a condividere il ruolo genitoriale con il padre del bambino. Nel dialogo con la signora Jacqueline in merito alla sua genitorialità e alla sua capacità di riconoscere l’importanza del padre nella vita di (omissis…) si sono spesso colte delle contraddizioni e taluni comportamenti dimostrano una non sempre valida capacità di leggere opportunamente i bisogni del figlio e di anteporre le necessità di (omissis…) alle ragioni del conflitto con il Signor (omissis…). La donna si è detta favorevole a che (omissis…) abbia un rapporto con il suo papà, negando di avere dubbi sulla bontà del Signor (omissis…) come genitore. Nel complesso, talune sue affermazioni e certi suoi agiti lasciano intravvedere una certa ambivalenza e una permanente fatica nel garantire l’accesso del bambino al padre e soprattutto nel riconoscere che l’identità del minore è inevitabilmente il frutto anche del suo rapporto con il paterno”. “La Signora (omissis…) costituisce certamente per (omissis…) il principale riferimento affettivo e negli anni ha costantemente profuso nei suoi confronti cure e attenzioni sotto ogni profilo, ma la sua capacità di promuovere l’accesso all’altro genitore risulta fortemente limitata, probabilmente per il timore inconscio di perdere il legame con il figlio, dal quale fatica a differenziarsi in termini di bisogni e stati emotivi. E’ importante che la donna acceda ad un lavoro che la rassicuri sulla solidità del suo legame affettivo con il figlio e che la accompagni nell’acquisire una immagine del padre di (omissis…) come alleato e non più come competitor nell’accompagnamento del figlio nel suo percorso di crescita”.
Peraltro anche la figura paterna non è priva di criticità: “…Nonostante egli lamenti da sempre un certo ostruzionismo della signora (omissis…) verso la sua funzione genitoriale auspicando una maggiore integrazione nell’esercizio della genitorialità, anche in capo all’uomo si ravvisa una non sempre valida capacità di promuovere l’accesso all’altro genitore, specialmente in termini simbolici.” Come ben chiarito dalla CTU “né la madre né il padre hanno contemplato la presenza dell’altro genitore, confermando implicitamente il bambino nella sua costruzione di due distinte famiglie, inaccessibili e non mentalizzabili al cospetto dell’uno o dell’altro genitore, fatto certamente negativo per la costruzione identitaria e affettiva del bambino. Il padre è comunque risultato disponibile a riflettere sulle esigenze del figlio e potrebbe positivamente fruire di uno spazio di ascolto nel quale riflettere sui bisogni emotivi di (omissis…). Il padre mostra un interesse e un affetto genuini nei confronti del figlio e si ritiene importante che possa occupare negli anni che verranno uno spazio maggiore con lui per permettere ad (omissis…) una positiva identificazione con il maschile”. Ed ancora … “I due genitori non sono riusciti in questi anni a trovare tra loro modalità di gestione minimamente collaborative con il risultato che, ad esempio, i vestiti “della mamma” devono stare a casa della mamma e quelli “del papà” a casa del papà. Così (omissis…), nei weekend di spettanza paterna, viene spogliato al suo arrivo degli abiti che indossa e rivestito il lunedì mattina della biancheria “materna” usata il venerdì. Lo stesso dicasi per quanto concerne il telefono cellulare: a casa della madre (omissis…) ha in uso un cellulare di ultima generazione con cui può comunicare con i suoi amici; quando si reca dal papà invece viene dotato di un altro telefonino con cui può comunicare solo con la madre”. Peraltro risulta che “ Sia la relazione con la madre che quella con il padre sono per (omissis…) positive e rassicuranti; tuttavia entrambe difettano nella possibilità di contemplare l’altra faccia della luna, ovvero il suo rapporto con l’altro genitore e in generale con la complessità della propria storia familiare…..Né la madre né il padre hanno mostrato di considerare il bisogno del figlio di una rappresentazione integrata e non hanno minimamente contemplato l’opportunità di indicare nello spazio di vita del figlio l’esistenza dell’altro genitore”.
Conclude la CTU sottolineando che …. “Sia la Signora (omissis…) che il Signor (omissis…) difettano, tuttavia, nella capacità di empatizzare efficacemente con i bisogni emotivi del figlio, soprattutto nel riconoscere la sua “doppia appartenenza” e il suo fisiologico bisogno di un assetto relazionale nel quale possa accedere in modo permanente ad entrambi i genitori, al di là del calendario di collocamento presso il padre o la madre”.
Va peraltro considerato che sebbene “ Sul minore non si evidenziano segnali di una strutturazione psicopatologica, né disturbi comportamentali”….. nondimeno “…La mancanza di riconoscimento reciproco tra i genitori obbliga il minore ad una difficile e penosa scissione interna del suo universo affettivo, al punto che al cospetto del padre esclude la madre e tutti i familiari materni dalla rappresentazione grafica della sua famiglia e parimenti, al cospetto della madre, esclude il padre e tutti i familiari paterni. Il minore appare rassegnato ad una condizione di incomunicabilità tra i due mondi e la stessa prospettiva di un avvicinamento o di un incontro tra i genitori, seppure sia una condizione intimamente anelata, è per lui ragione di preoccupazione, per il timore che possa provocare nuovi motivi di astio o di scontro, condizione che provoca nel bambino forti sensi di colpa nella consapevolezza di essere al centro della disputa genitoriale”.
Deve, quindi, essere confermato il provvedimento di affidamento del minore al Comune di … dal momento che “ non si ravvisano ancora le condizioni per poter disporre un affidamento condiviso del minore ad entrambi i genitori. Seppure nel corso della consulenza si siano registrati dei piccoli miglioramenti nei rapporti tra i due genitori, in termini di capacità di collaborare tra loro nell’esercizio delle funzioni genitoriali, i medesimi appaiono ad oggi ancora insufficienti e fragili per confortare nella direzione di un affidamento condiviso che potrebbe essere previsto solo al termine di un necessario percorso di sostegno alla genitorialità che la coppia dovrebbe assiduamente seguire con modalità congiunte per almeno un anno. La coppia deve infatti essere sostenuta nell’avviare e nel sostenere le capacità di dialogo a vantaggio del figlio, affinché egli non venga più esposto a penose condizioni di scissione materiale ed esistenziale (si vedano i due cellulari in uso al bambino e gli incresciosi cambi di biancheria tra una abitazione e l’altra cui viene obbligato (omissis…)”. Proprio in ragione della dinamica della coppia e al fine di scongiurare che il dissidio decisionale tra i genitori possa “ paralizzare” le scelte fondamentali per (omissis…) deve espressamente prevedersi che l’Ente affidatario sia autorizzato ad assumere decisioni nell’interesse del minore in caso di disaccordo tra i genitori, in particolare per quanto concerne: regolamentazione dei tempi di (omissis…) con ciascun genitore, questioni scolastiche, attività extrascolastiche, salute .
Quanto al collocamento del minore ritiene il Collegio, in adesione alle conclusioni della CTU che (omissis…) debba restare collocato in via preferenziale presso la madre.
Quanto alle frequentazioni tra padre e figlio- che le parti sono invitate ad osservare scrupolosamente e l’ente a segnalare in caso di inosservanza – deve prevedersi che padre possa frequentare il padre a weekend alterni dal venerdì all’uscita da scuola fino al lunedì mattina con riaccompagnamento a scuola e tutti i mercoledì, sempre dall’uscita da scuola fino alla mattina successiva con rientro a scuola. Si ritiene che la prevista frequentazione sia nell’interesse principale e fondamentale del minore: le “ ansie materne” ( ed in parte anche di (omissis…)) – riscontrate dalla CTU ( che vi ha posto rimedio consentendo che il bambino possa sentire al telefono la mamma sia nella serata del mercoledì sia il giovedì mattina prima di andare a scuola e indicando al padre di dedicare questa serata esclusivamente al figlio, evitando di cenare insieme ai nonni come accadeva prima dell’introduzione del pernottamento infrasettimanale) debbono dalla medesima essere risolte ed elaborate attraverso un lavoro personale dal momento che si tratta di occupazioni immotivate attesa la condizione di (omissis…) che necessità di avere pieno accesso alla figura paterna anche al fine di consolidare la relazione con il mondo paterno strutturare la propria identità maschile. Di conseguenza , come osservato dalla CTU è “importante che la madre collabori fattivamente per facilitare il passaggio del materiale necessario ad (omissis…) per le sue attività (libri, materiale sportivo, ecc…) avendo cura che il minore non sia obbligato a dover passare dalla casa materna la mattina presto prima di recarsi a scuola, condizione che è certamente contraria alla sua serenità”. A fronte, peraltro, del permanere di atteggiamenti ostativi ed ostacolanti da parte della resistente .- da ultimo denunziati dalla difesa del ricorrente anche all’udienza del 13.12.2017- deve procedersi all’ammonimento ex ufficio ( ex art. 709 ter c.p.c.) della resistente invitandola a cessare immediatamente ogni condotta pregiudizievole ed ostative connessa alla frapposizione dei descritti ostacoli nella frequentazione tra padre e figlio. Si ritiene che- quale ulteriore “sanzione punitiva” che possa fungere da deterrente ai comportamenti ostativi ed ostacolanti la frequentazione tra padre e figlio e il legittimo esercizio del diritto di visita paterno deve prevedersi, ex art. 614 bis c.p.c., che la resistente sia condannata a corrispondere al resistente la somma di Euro 30,00 per ogni volta in cui il minore sia “costretto a passare dall’abitazione materna per recuperare il materiale necessario per la scuola ovvero per l’attività sportiva” e che sia altresì condanna al pagamento della somma di Euro 50,00 ogni volta in cui (in assenza di ragione oggettiva- ad esempio malattia certificata dal medico/pediatra di base del bambino) non sia consentito al padre di frequentare il minore nella giornata (con pernottamento) del mercoledì.
Deve, infine prevedersi che entrambi i genitori si impegnino fattivamente per facilitare i contatti telefonici tra il bambino e il genitore che in quel momento non è con lui e che collaborino nel trasmettersi reciprocamente informazioni relative al figlio: il bambino potrà contattare il genitore con il quale non si trovi attraverso una telefonata tra le 19:30 e 20:30 .
Quanto alle ulteriori vacanze, preso atto dell’accordo delle parti, deve essere confermato in calendario concordato avanti al GOT dott.ssa Serpico all’udienza del 4.10.2016: il minore quindi, starà con il padre ad anni alternati con la madre dal 23 al 30 dicembre o dal 31 dicembre ad 6 gennaio, nonché- sempre ad anni alternati- per le intere vacanze pasquali. Inoltre il minore starà con il padre tutti i 25 aprile collegando a tale festività il compleanno del papa e con la mamma tutti i 1 novembre. Il compleanno del minore per la trascorso dal medesimo ad anni alternati con l’uno o con l’altro genitore. Il minore poi trascorrerà con il papà la festa del papà e con la mamma la festa della mamma. I ponti del 1 maggio, 2 giugno e 8 dicembre seguiranno il criterio dell’alternanza.
Inoltre (omissis…) trascorrerà 4 settimane di ferie con entrambi i genitori (con relativa sospensione del diritto di visita per l’altro genitore), così suddivise: per la madre, una settimana nel mese di giugno o nel mese di luglio e le prime tre settimane di agosto (ciò poiché la Signora (omissis…) può godere di ferie lavorative solo nel mese di luglio); per il padre una settimana nel mese di giugno, una settimana nel mese di luglio (come da loro abitudine) e due settimane consecutive nella quarta settimana di agosto e la prima di settembre (soluzione condivisa anche dal Signor (omissis…)). Le vacanze dovranno essere concordate entro il 30 aprile di ogni anno.
Osserva il Collegio che è necessario che i Signori (omissis…) e (omissis…) accedano ad un percorso di supporto alla genitorialità in maniera congiunta di modo che un professionista, che dovrebbe essere indicato dall’Ente affidatario, accompagni entrambi i genitori in una revisione critica del loro rapporto genitoriale e li aiuti ad improntare un minimo di alleanza a vantaggio di (omissis…). Tale percorso, che dovrebbe avere una cadenza sufficientemente assidua (almeno due incontri mensili) e protrarsi per almeno 12 mesi, dovrebbe essere inteso quale occasione per sperimentarsi, con l’aiuto di un professionista, nella condivisione delle scelte genitoriali.
Deve infine prevedersi che (omissis…) possa beneficiare di uno spazio psicologico individuale – anche questo indicato dall’ente affidatario – che lo sostenga nell’affrontare i compiti evolutivi connessi ai nomarli processi di autonomizzazione e di socializzazione.
Va qui da ultimo ribadita l’inammissibilità delle domande afferenti le spese condominiali, richiamandosi sul punto integralmente il provvedimento di questo Collegio ( punto 5) del 13.4.2017. Considerato che non risulta provata alcuna circostanza innovativa che possa determinare l’incremento del contribuito indiretto per il mantenimento di (omissis…) (né del resto per operare una riduzione) risultando l’importo stabilito con decreto del tribunale dei Minorenni di 24.9.2012 adeguato a congruo in relazione alle esigenze di mantenimento dei minori e anche alla luce dei tempi ( come oggi modificati) di permanenza del minore presso ciascun genitore;
considerata la prevalente soccombenza della resistente in relazione alla domanda di modifica ( incrementandola) del diritto di visita avanzata dal padre e in ordine alla reiezione della richiesta di incremento del contributo economico come avanzata dalla (omissis…), la stessa deve essere condanna al pagamento, in favore del ricorrente delle spese di lite che si liquidano in Euro 2.700,00 oltre 15% rimborso forfettario iva e cpa come per legge; considerato, infine, che le spese di CTU, nella misura che verrà liquidata dal Collegio a seguito di presentazione da parte della dott.ssa Moira Liberatore della nota spese debbono essere poste a carico i entrambe le parti per il 50% ciascuno.
In via definitiva decidendo sulla richiesta di modifica del decreto reso inter partes dal Tribunale per i Minorenni di Milano in data 24.9.2012 e in parziale modifica dello stesso così provvede:
1) conferma il provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Milano reso in data 24.9.2012 di affidamento del minore (omissis…) al Comune di … attribuendo espressamente all’ente la facoltà, in caso di mancato accordo tra i genitori, ad di assumere decisioni nell’interesse del minore, in particolare per quanto concerne: regolamentazione dei tempi di (omissis…) con ciascun genitore, questioni scolastiche, attività extrascolastiche, salute.
2) dispone che l’Ente operi uno stretto monitoraggio e vigilanza in ordine al rispetto da parte dei genitori del calendario di frequentazione tra padre e figlio qui predisposto con onere di segnalazione all’autorità giudiziaria minorile di ogni condizione di concreo e grave pregiudizio che si venisse a ravvisare per il minore;
3) conferma il collocamento preferenziale di (omissis…) presso la madre.
4) dispone che il padre possa frequentare (omissis…) a weekend alterni dal venerdì all’uscita da scuola fino al lunedì mattina con riaccompagnamento a scuola e tutti i mercoledì, sempre dall’uscita da scuola fino alla mattina successiva con rientro a scuola.
– il minore starà con il padre ad anni alternati con la madre dal 23 al 30 dicembre o dal 31 dicembre ad 6 gennaio, nonché- sempre ad anni alternati- per le intere vacanze pasquali. Inoltre il minore starà con il padre tutti i 25 aprile collegando a tale festività il compleanno del papa e con la mamma tutti i 1 novembre. Il compleanno del minore per la trascorso dal medesimo ad anni alternati con l’uno o con l’altro genitore.
-Il minore poi trascorrerà con il papà la festa del papà e con la mamma la festa della mamma. I ponti del 1 maggio, 2 giugno e 8 dicembre seguiranno il criterio dell’alternanza.
-Inoltre (omissis…) trascorrerà 4 settimane di ferie con entrambi i genitori (con relativa sospensione del diritto di visita per l’altro genitore), così suddivise: per la madre, una settimana nel mese di giugno o nel mese di luglio e le prime tre settimane di agosto (ciò poiché la Signora (omissis…) può godere di ferie lavorative solo nel mese di luglio); per il padre una settimana nel mese di giugno, una settimana nel mese di luglio (come da loro abitudine) e due settimane consecutive nella quarta settimana di agosto e la prima di settembre (soluzione condivisa anche dal Signor (omissis…)). Le vacanze dovranno essere concordate entro il 30 aprile di ogni anno.
5) Dispone che entrambi i genitori si impegnino fattivamente per facilitare i contatti telefonici tra il bambino e il genitore che in quel momento non è con lui e che collaborino nel trasmettersi reciprocamente informazioni relative al figlio: il bambino potrà contattare il genitore con il quale non si trovi attraverso una telefonata tra le 19:30 e 20:30 .
6) Dispone che l’ente affidatario-in collaborazione con le ATS di competenza predispongano in favore dei genitori Signori (omissis…) e (omissis…) un percorso di supporto alla genitorialità in maniera congiunta di modo che un professionista, indicato dall’Ente affidatario, accompagni entrambi i genitori in una revisione critica del loro rapporto genitoriale e li aiuti ad improntare un minimo di alleanza a vantaggio di (omissis…). Tale percorso, che dovrebbe avere una cadenza sufficientemente assidua (almeno due incontri mensili) e protrarsi per almeno 12 mesi, dovrebbe essere inteso quale occasione per sperimentarsi, con l’aiuto di un professionista, nella condivisione delle scelte genitoriali.
7) Dispone che l’ente affidatario in collaborazione con le ATS di competenza predisponga in favore di (omissis…) uno spazio psicologico individuale che lo sostenga nell’affrontare i compiti evolutivi connessi ai nomarli processi di autonomizzazione e di socializzazione;
8) visto l’art. 709 ter c.p.c. AMMONISCE ex ufficio (omissis…) J…invitandola a cessare immediatamente ogni condotta pregiudizievole ed ostative connessa alla frapposizione dei descritti ostacoli nella frequentazione tra padre e figlio.
9) Dispone ex ufficio, ex art. 614 bis c.p.c., che la resistente (omissis…) J…sia condannata a corrispondere al ricorrente la somma di Euro 30,00 per ogni volta in cui il minore sia “costretto a passare dall’abitazione materna per recuperare il materiale necessario per la scuola ovvero per l’attività sportiva” e che sia altresì condannata al pagamento, in favore del Sig. (omissis…), della somma di Euro 50,00 ogni volta in cui ( in assenza di ragione oggettiva- ad esempio malattia certificata dal medico/pediatra di base del bambino) non sia consentito al padre di frequentare il minore nella giornata( con pernottamento) del mercoledì).
10) conferma nel resto per quanto compatibili le statuizioni di cui al decreto del Tribunale per i Minorenni di Milano in data 24.9.2012;
11) rigetta la richiesta di modifica del contributo previsto per il mantenimento indiretto del minore;
12) Dichiara inammissibili le domande di entrambe le parti di valutazione della corretta imputazione delle spese condominiali e di manutenzione della casa e la legittimità della compensazione tra le spese condominiali dovute e le spese straordinarie sostenute nell’interesse del minore nonchè diretta alla determinazione dell’esatto ammontare delle spese condominiali ordinarie e straordinario relative all’immobile di …;
13) condanna (omissis…) al pagamento in favore di (omissis…) delle spese di lite che liquida in Euro 2.700,00 oltre 15% rimborso forfettario iva e cpa come per legge;
14) Dispone che le spese di CTU, nella misura che verrà liquidata dal Collegio a seguito di presentazione da parte della dott.ssa Moira Liberatore della nota spese, siano essere poste a carico di entrambe le parti per la quota del 50% ciascuno.

References: sentenza 
 Art. 709
 Art. 614
 sentenza 
 art. 183
 art. 4
 sentenza 
 sentenza 
e contrario
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 190
 sentenza 
 sentenza 
 art. 709
 art. 614
 art. 614