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Timestamp: 2020-03-30 00:13:07+00:00

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Studio Avvocato Duchemino Torino | Archivi Mensili: Giugno 2018
Avvocato che assiste il condominio per i lavori di manutenzione: è necessaria la delibera
Pubblicato su 28 Giu 2018 di Studio Duchemino
L’avvocato immobiliarista è spesso coinvolto nelle vicende condominiali: pensiamo semplicemente ai casi in cui sia necessario un accertamento tecnico preventivo davanti al Tribunale, oppure una consulenza relativa ad un appalto di lavori straordinari. Ed è proprio in questi casi che ci si pone la domanda se l’incarico debba essere retribuito quando l’amministratore ha agito di sua iniziativa.
L’ordinanza della Corte di Cassazione|Sezione 6 2|Civile|Ordinanza| 17 agosto 2017 | n. 20136 sembra dare ragione al condominio: qualora il condominio non abbia ratificato o preventivamente approvato una consulenza di questo genere, fornita dall’avvocato immobiliarista in relazione alla redazione dell’appalto, l’avvocato dovrà essere pagato dall’amministratore se quest’ultimo ha agito di sua iniziativa.
C’è ovviamente sempre l’eccezione costituita dalle ragioni di urgenza, che possono legittimare l’operato dell’amministratore, tuttavia c’è da chiedersi se la consulenza legale possa essere oggetto di un bisogno urgente. In ogni caso il Collegio specifica bene questo principio:
La delibera assembleare in ordine alla manutenzione straordinaria deve determinare l’oggetto del contratto di appalto da stipulare con l’impresa prescelta, ovvero le opere da compiersi e il prezzo dei lavori, non necessariamente specificando tutti i particolari dell’opera, ma comunque fissandone gli elementi costruttivi fondamentali, nella loro consistenza qualitativa e quantitativa. Non rientra tra i compiti dell’amministratore di condominio neppure il conferimento a un professionista legale dell’incarico di assistenza nella redazione del contratto di appalto per la manutenzione straordinaria dell’edificio, dovendosi intendere tale facoltà riservata all’assemblea dei condomini. Ove siano mancate la preventiva approvazione o la successiva ratifica della spesa inerente tale incarico professionale da parte dell’assemblea, ex articoli 1135 e 1136 del Cc, l’iniziativa contrattuale dello stesso amministratore non è sufficiente a fondare l’obbligo di contribuzione dei singoli condomini, salvo che non ricorra il presupposto dell’urgenza, ex articolo 1135, ultimo comma, del codice civile.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 28 giugno 2018
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Separazione dei coniugi: quanto bisogna versare per i figli?
Una delle domande che vengono rivolge all’avvocato divorzista è questa: quanto bisogna versare ai figli in sede di separazione dei coniugi? Quanto, quindi, spetta al coniuge verso l’altro coniuge a titolo di mantenimento dei figli minorenni? Una cosa è certa: la filiazione implica che il genitore, a prescindere dalle vicende del matrimonio, è sempre obbligato a mantenere il figlio.
La recente sentenza Corte di cassazione civile, sez. VI, 1 marzo 2018, n. 4811 fornisce alcune indicazioni importanti.
Rappresenta principio acquisito il fatto che:
“nell’imporre a ciascuno dei coniugi l’obbligo di provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, individua, quali elementi da tenere in conto nella determinazione dell’assegno, oltre alle esigenze del figlio, il tenore di vita dallo stesso goduto in costanza di convivenza e le risorse economiche dei genitori, nonché i tempi di permanenza presso ciascuno di essi e la valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti” (Cass. 10 luglio 2013, n. 17089)
Per stabilire l’entità e la misura dell’assegno per i figli, va fatta quindi una valutazione comparativa che tenga conto di vari elementi. Nel caso analizzato, che era poi oggetto di reclamo a Torino, la corte non aveva compiuto questa valutazione.
La sentenza precisa:
il giudice, al fine di realizzare tale principio di proporzionalità, nel determinare l’importo dell’assegno per il minore, deve considerare le “attuali esigenze del figlio”, le quali non potranno peraltro non risentire del livello economico-sociale in cui si colloca la figura del genitore (Cass. 18 settembre 2013, n. 21273; e già Cass. n. 23630 del 2009, n. 23411 del 2009, n. 7644 del 1995, n. 10119 del 2006);
Ricordiamo che nel 2013 il codice civile è stato modificato con questo articolo importante per il mantenimento dei figli:
Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, nei procedimenti di cui all’articolo 337 bis, il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole, ivi compreso, in caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, l’affidamento familiare. All’attuazione dei provvedimenti relativi all’affidamento della prole provvede il giudice del merito e, nel caso di affidamento familiare, anche d’ufficio. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare.
La Cassazione non ritiene in quel caso sufficiente quanto motivato dal tribunale, in quanto la motivazione è:
non supportata da adeguata indagine e considerazione in ordine alle risorse patrimoniali e reddituali disponibili da parte deiconiugi ed alla loro capacità di lavoro: anzi, la corte del merito ha espressamente trascurato la “maggiore capacità economica dell’altro genitore”, pur accertata nel caso concreto
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Subaffitto e sfratto: che fare?
Accade spesso che gli inquilini abbiano bisogno di indicazioni sulla sublocazione: subaffittare è una prassi estremamente diffusa. Bisogna, quindi, attenersi alle norme del codice civile e a quelle del contratto. La giurisprudenza ricorda spesso che:
La sorte della sublocazione – in quanto rapporto obbligatorio derivato – dipende da quella del rapporto principale di locazione ai sensi dell’art. 1595, comma 3, c.c. Pertanto, la sentenza o la convalida dello sfratto, che comportino l’estinzione della locazione per nullità, risoluzione, scadenza del termine, sebbene pronunciate nei confronti del solo originario conduttore, esplicano anche nei confronti del subconduttore gli effetti della cosa giudicata sostanziale
la sublocazione è, infatti, un rapporto che deriva da altro titolo, il contratto base di locazione. Il conduttore diventa locatore di un subconduttore. Tuttavia, il venir meno del rapporto di base, travolge anche il subaffitto.
L’art. 1595 cod. civ. stabilisce che
Senza pregiudizio delle ragioni del subconduttore verso il sublocatore, la nullità o la risoluzione del contratto di locazione ha effetto anche nei confronti del subconduttore e la sentenza pronunciata tra locatore e conduttore ha effetto anche contro di lui.
Il subconduttore non ha un titolo autonomo da opporre.
La recente sentenza Corte di appello civile Trieste, sez. II, 19 maggio 2018, n. 2 ci ricorda, quindi, che
Ciò non toglie che permanga l’obbligo di pagare i canoni / danni fino alla fine dell’occupazione dei locali, che è un dato oggettivo.
Il Tribunale ha poi condivisibilmente ritenuto – uniformandosi alla ordinanza n. 15094/2015 della Suprema Corte, emessa nell’ambito di questo stesso processo – la persistenza dell’obbligo per M.P.S. di pagare al proprio sublocatore i canoni pattuiti, sia pure a titolo risarcitorio ex art. 1591 c.c., e ciò sino al termine del periodo di occupazione.
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References: articolo 1135
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 1591