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Timestamp: 2019-09-22 17:00:03+00:00

Document:
1 Novembre 2018, Nicola Canestrini
Come reagire quando la cronaca giudiziaria non è più aggiornata, per esempio dopo una archiviazione o una soluzione rispetto a indagini largamente pubblicizzate? Il diritto di cronaca giudiziaria fra interesse pubblico e diritto all’oblio.
Le notizie di cronaca giudiziaria non possono prescindere dall’essere aggiornate rispetto alla successiva evoluzione: altrimenti la notizia, originariamente completa e vera, diviene non aggiornata, risultando quindi parziale e non esatta, e pertanto.. sostanzialmente non vera.
Condanna mediatica vs. assoluzione nelle aule di giustizia
Il diritto di cronaca giudiziaria fra interesse pubblico e diritto all’oblio
Il cd. processo mediatico rischia di sacrificare sull’altare del presunto diritto di cronaca la dignità di chi è coinvolto in una indagine, ma anche il principio della presunzione di innocenza e quindi il diritto ad un processo equo.
Infatti, rimane purtroppo largamente ignorato non solo il divieto di divulgare atti di indagine (ma anche le foto segnaletiche degli arrestati, nonostante le condanne del Garante per la privacy e della Corte Europea dei diritti dell’Uomo), ma anche il precetto deontologico per il quale il giornalista (..) rispetta sempre e comunque il diritto alla presunzione di non colpevolezza (e) nelle trasmissioni televisive cura che risultino chiare le differenze fra documentazione e rappresentazione, fra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra pubblico ministero e giudice, fra accusa e difesa, fra carattere non definitivo e definitivo dei provvedimenti e delle decisioni nell'evoluzione delle fasi e dei gradi dei procedimenti e dei giudizi”, come sancito dal Testo unico dei doveri del giornalista, in vigore dal 3 febbraio 2016).
Ma se, nonostante la (ver)gogna mediatica, l’imputato viene poi assolto nelle aule di giustizia, come porre rimedio alla presenza - potenzialmente in eterno, almeno per quanto riguarda Internet – delle notizie di “cronaca” riferite all’accusa, all’arresto, magari alla sentenza di condanna poi rovesciata?
Soccorrono, tra l’altro, la Costituzione italiana, la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e la normativa che tutela la riservatezza (cfr., per una ricostruzione compiuta, la sentenza 19681/19).
Infatti, è stato autorevolmente affermato che è indubitabile che ogni libertà civile trovi il proprio limite nell'altrui libertà e nell'interesse pubblico idoneo a fondare l'eventuale sacrificio dell'interesse del singolo: la tutela del diritto alla riservatezza va così contemperata in particolare con il diritto di ed alla informazione, nonchè con i diritti di cronaca, di critica, di satira e di caricatura, questi ultimi trovanti a loro volta limite nel diritto all'identità personale o morale del soggetto cui l'informazione si riferisce (cfr. anche per i paragrafi seguenti Cass. civ. Sez. III, sentenza 5 aprile 2012, n. 5525).
Il diritto alla riservatezza, che tutela il soggetto dalla curiosità pubblica (in ciò distinguendosi dal diritto al segreto, il quale protegge dalla curiosità privata) è volto a tutelare l'esigenza che quand'anche rispondenti a verità i fatti della vita privata non vengano divulgati, ha visto però ampliarsi il proprio contenuto venendo a compendiarsi anche del diritto alla protezione dei dati personali, il cui trattamento è soggetto a particolari.
Con il D.Lgs. n. 196 del 2003, il legislatore ha introdotto un sistema informato al prioritario rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e della dignità della persona, e in particolare della riservatezza e del diritto alla protezione dei dati personali nonchè dell'identità personale o morale del soggetto; nello stesso senso, ora, gli artt. 5, 16, 17 e 18 del REGOLAMENTO (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, meglio conosciuto come GDPR, i quali si preoccupano di garantire ai diretti interessati il diritto di rettifica e di aggiornamento delle notizie.
In tale quadro, imprescindibile rilievo assume ora il bilanciamento tra contrapposti diritti e libertà fondamentali, dovendo al riguardo tenersi conto del rango di diritto fondamentale assunto dal diritto alla protezione dei dati personali quale diritto a mantenere il controllo sulle proprie informazioni che, spettando a "chiunque" (D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 1) e ad "ogni persona" (art. 8 Carta), nei diversi contesti ed ambienti di vita, "concorre a delineare l'assetto di una società rispettosa dell'altro e della sua dignità in condizioni di eguaglianza" (così Cassazione civile, sentenza del 4 gennaio 2011, n. 186).
L'interessato ha quindi il diritto a che l'informazione oggetto di trattamento risponda ai criteri di proporzionalità, necessità, pertinenza allo scopo, esattezza e coerenza con la sua attuale ed effettiva identità personale o morale: si trata dei cd. principi di proporzionalità, pertinenza e non eccedenza.
All’interessato è pertanto attribuito il diritto di conoscere in ogni momento chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, nonchè di opporsi al trattamento dei medesimi, ancorchè pertinenti allo scopo della raccolta, ovvero di ingerirsi al riguardo, chiedendone la cancellazione, la trasformazione, il blocco, ovvero la rettificazione, l'aggiornamento, l'integrazione (D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 7).
Una notizia non aggiornata lede i diritti fondamentali della persona.
Se l'interesse pubblico sotteso al diritto all'informazione sancito dall’art. 21 della Costituzione costituisce un limite al diritto fondamentale alla riservatezza, protetto dall’articolo 2 della Costituzione, al soggetto cui i dati pertengono è però correlativamente attribuito il diritto all'oblio, e cioè a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che per il trascorrere del tempo risultino ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati.
Decisivo si appalesa al riguardo l'interesse pubblico alla conoscenza della notizia, sia essa di cronaca o storica: a fronte dell'esigenza di garantire e mantenere la memoria dell'informazione si pone infatti il diritto all'oblio del soggetto cui l'informazione si riferisce.
Premesso che "l’operazione consistente nel far comparire su una pagina Internet dati personali va considerata come un «trattamento»" dei dati personali (v. sentenza CGUE Lindqvist, C‑101/01, EU:C:2003:596, punto 25, come ricordato in CGUE Google Spain, C-131/12, ECLI:EU:C:2014:317, 13 maggio 2014), ai fini della lecita a corretta utilizzazione dei dati è dunque anche in tal caso necessario che sussista una stretta correlazione temporale tra l'identificabilità del titolare dei dati e la finalità del relativo trattamento.
Al riguardo, con riferimento alla rete internet non si pone allora un problema di pubblicazione o di ripubblicazione dell'informazione, quanto bensì di permanenza della medesima nella memoria della rete internet e, a monte, nell'archivio del titolare del sito sorgente.
Le notizie di cronaca giudiziaria non possono quindi prescindere dall’essere aggiorante rispetto alla successiva evoluzione: altrimenti la notizia, originariamente compieta e vera, diviene non aggiornata, risultando quindi parziale e non esatta, e pertanto sostanzialmente non vera.
Dal quadro normativo - desumibile da un reticolo di norme nazionali (art. 2 Cost., art. 10 c.c., L. n. 633 del 1941, art. 97) ed Europee (artt. 8 e 10, comma 2 CEDU, artt. 7 e 8 della Carta di Nizza - e giurisprudenziale di riferimento deve, pertanto, inferirsi che con riguardo alla ri-pubblicazione di una notizia datata - il diritto fondamentale all'oblio può subire una compressione, a favore dell'ugualmente fondamentale diritto di cronaca, solo in presenza di specifici e determinati presupposti:
il contributo arrecato dalla diffusione dell'immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico;
l'interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell'immagine o della notizia(per ragioni di giustizia, di polizia o di tutela dei diritti e delle libertà altrui, ovvero per scopi scientifici, didattici o culturali), da reputarsi mancante in caso di prevalenza di un interesse divulgativo o, peggio, meramente economico o commerciale del soggetto che diffonde la notizia o l'immagine;
l'elevato grado di notorietà del soggettorappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica e, segnatamente, nella realtà economica o politica del Paese;
le modalità impiegate per ottenere e nel dare l'informazione, che deve essere veritiera (poichè attinta da fonti affidabili, e con un diligente lavoro di ricerca), diffusa con modalità non eccedenti lo scopo informativo, nell'interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali, sì da evidenziare un esclusivo interesse oggettivo alla nuova diffusione;
la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell'immagine a distanza di tempo, in modo da consentire all'interessato il diritto di replica prima della sua divulgazione al grande pubblico.
In assenza di tali presupposti, la (ri)pubblicazione di una informazione concernente una persona determinata, a distanza di tempo da fatti ed avvenimenti che la riguardano, non può che integrare, pertanto, la violazione del fondamentale diritto all'oblio, come configurato dalle disposizioni normative e dai principi giurisprudenziali suesposti (Cassazione civile Sez. I, ordinanza 20 marzo 2018, n. 6919).
Ma anche in caso di mera permanenza di una notizia di corna non aggiornata con gli sviluppi successivi l’imputato protagonista di articoli di cronaca giudiziaria avrà diritto a chiedere la deindicizzazione o l’aggiornamento delle notizie che lo riguardano, dovendo la fonte della notizia (testata online, ..) predisporre sistemi idonei a segnalare (nel corpo o a margine) la sussistenza di un seguito e di uno sviluppo della notizia, e quale esso sia stato, consentendone il rapido ed agevole accesso da parte degli utenti ai fini del relativo adeguato approfondimento (cfr. fac simili in calce).
Come sancito dalla corte di giustizia dell'Unione europea, infatti, "anche un trattamento inizialmente lecito di dati esatti può divenire, con il tempo, incompatibile con la direttiva suddetta qualora tali dati non siano più necessari in rapporto alle finalità per le quali sono stati raccolti o trattati. Tale situazione si configura in particolare nel caso in cui i dati risultino inadeguati, non siano o non siano più pertinenti, ovvero siano eccessivi in rapporto alle finalità suddette e al tempo trascorso": (..) l’inclusione nell’elenco di risultati – che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome – dei link verso pagine web, legittimamente pubblicate da terzi e contenenti informazioni veritiere relative alla sua persona, è, allo stato attuale, incompatibile" con la normativa europea sulla privacy, "a motivo del fatto che tali informazioni appaiono, alla luce dell’insieme delle circostanze caratterizzanti il caso di specie, inadeguate, non pertinenti o non più pertinenti, ovvero eccessive in rapporto alle finalità del trattamento in questione realizzato dal gestore del motore di ricerca, le informazioni e i link in parola di cui al suddetto elenco di risultati devono essere cancellati" (CGUE Google Spain, C-131/12, ECLI:EU:C:2014:317, 13 maggio 2014).
Ai fini della legittimità della indicizzazione di una notizia vecchia (cioè non aggiornata), sempre secondo CGUE Google Spain cit., "occorre verificare in particolare se l’interessato abbia diritto a che l’informazione riguardante la sua persona non venga più, allo stato attuale, collegata al suo nome da un elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome"; la constatazione di un diritto siffatto non presuppone che l’inclusione dell’informazione in questione nell’elenco di risultati arrechi un pregiudizio all’interessato.
I diritti fondamentali dell'interessato "prevalgono, in linea di principio, non soltanto sull’interesse economico del gestore del motore di ricerca, ma anche sull’interesse di tale pubblico a trovare l’informazione suddetta in occasione di una ricerca concernente il nome di questa persona. Tuttavia, così non sarebbe qualora risultasse, per ragioni particolari, come il ruolo ricoperto da tale persona nella vita pubblica, che l’ingerenza nei suoi diritti fondamentali è giustificata dall’interesse preponderante del pubblico suddetto ad avere accesso, mediante l’inclusione summenzionata, all’informazione di cui trattasi" (CGUE, Google Spain,. cit.)
In Italia, oltre alla Corte di Cassazione anche il Garante per la Privacy ha sancito - in più riprese , cfr. ad es. provvedimenti n. 434 del 20 dicembre 2012 o n. 31 del 24 gennaio 2013 e - che
- al fine di contemperare i diritti della persona (in particolare il diritto alla riservatezza e all´identità personale) con la libertà di manifestazione del pensiero, la disciplina in materia di protezione dei dati personali prevede specifiche garanzie e cautele nel caso di trattamenti effettuati per tali finalità, confermando la loro liceità, anche laddove essi si svolgano senza il consenso degli interessati, purché avvengano nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità delle persone alle quali si riferiscono i dati trattati (cfr. artt. 136 e s. e art. 102, comma 2, lett. a), del Codice, nonché artt. 1, comma 1, e 3, comma 1, codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici (pubblicato in G. U. n. 80 del 5 aprile 2001);
- il trattamento dei dati personali del segnalante, a suo tempo effettuato in modo lecito per finalità giornalistiche, nel rispetto del principio dell´essenzialità dell´informazione riguardo a fatti di interesse pubblico, rientra ora, attraverso la reperibilità dei medesimi dati negli articoli pubblicati quale parte integrante degli archivi storici dei quotidiani resi disponibili on-line sui siti Internet degli editori, tra i trattamenti effettuati al fine di concretizzare e favorire la libera manifestazione del pensiero e, in particolare, la cronaca e la critica anche storica; rilevato che, alla luce di ciò, l´attuale trattamento può essere effettuato senza il consenso degli interessati (cfr. art. 136 e s. del Codice), è compatibile con i diversi scopi per i quali i dati sono stati in precedenza raccolti o trattati e può essere effettuato in termini generali anche oltre il periodo di tempo necessario per conseguire tali diversi scopi (cfr. art. 99 del Codice);
- deve essere valutata la questione concernente le richieste dell´interessato volte ad ottenere l´aggiornamento/integrazione delle notizie pubblicate negli articoli oggetto di segnalazione; visto che a questo riguardo, come indispensabile corollario della riconosciuta liceità della conservazione degli articoli di cronaca a suo tempo pubblicati, negli archivi storici dei quotidiani, va garantito il diritto (pienamente compreso fra le posizioni giuridiche azionabili ai sensi dell´art. 7 del Codice) dell´interessato ad ottenere l´aggiornamento/integrazione dei dati personali che lo riguardano quando eventi e sviluppi successivi abbiano modificato le situazioni oggetto di cronaca giornalistica (seppure a suo tempo corretta) incidendo significativamente sul profilo dell´interessato che da tali rappresentazioni può emergere;
(..) le predette richieste di integrazione/aggiornamento formulate dal segnalante debbano essere accolte e che pertanto gli editori debbano provvedere a predisporre idonee misure nell´ambito dell´archivio storico, idonee a segnalare (ad esempio, a margine dei singoli articoli o in nota agli stessi) l´esistenza del seguito o dello sviluppo della notizia in modo da assicurare all´interessato il rispetto del diritto all´identità personale, risultante dalla compiuta visione dei fatti che lo hanno visto protagonista (anche se solo in parte oggetto di cronaca giornalistica), e ad ogni lettore di ottenere un´informazione attendibile e completa" (cfr. "Aggiornamento e deindicizzazione di articoli relativi a fatti di cronaca pubblicati su quotidiani online e blog - 15 settembre 2016", n. 358 del 15 settembre 2016).
istruzioni di Google per chiedere la rimozione dei link
fac-simile da invocare con pec o raccomandata a.r. all'editore:
1. Deindicizzazione all'editore o testata
Editore - testata giornalistica
OGGETTO: diffida deindicizzazione articolo dal titolo ".." pubblicato in data ....
scrivo la presente per chiedere la deindicizzazione dell'articolo titolato "..." pubblicato in data ... a firma di ...
È di tutta evidenza che il trattamento dei dati personali in caso di cronaca giudiziaria debba corrispondere ai requisiti della correttezza e dell’esattezza, con aggiornamento dei dati quando necessario.
Come sancito dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, infatti, "anche un trattamento inizialmente lecito di dati esatti può divenire, con il tempo, incompatibile con la direttiva (ora regolamento sulla protezione dei dati personali) qualora tali dati non siano più necessari in rapporto alle finalità per le quali sono stati raccolti o trattati. Tale situazione si configura in particolare nel caso in cui i dati risultino inadeguati, non siano o non siano più pertinenti, ovvero siano eccessivi in rapporto alle finalità suddette e al tempo trascorso": (..) l’inclusione nell’elenco di risultati – che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome – dei link verso pagine web, legittimamente pubblicate da terzi e contenenti informazioni veritiere relative alla sua persona, è, allo stato attuale, incompatibile" con la normativa europea sulla privacy, "a motivo del fatto che tali informazioni appaiono, alla luce dell’insieme delle circostanze caratterizzanti il caso di specie, inadeguate, non pertinenti o non più pertinenti, ovvero eccessive in rapporto alle finalità del trattamento in questione realizzato dal gestore del motore di ricerca, le informazioni e i link in parola di cui al suddetto elenco di risultati devono essere cancellati" (CGUE Google Spain, C-131/12, ECLI:EU:C:2014:317, 13 maggio 2014).
In particolare, ai fini della legittimità della indicizzazione di una notizia vecchia (cioè non aggiornata), sempre secondo CGUE Google Spain cit., "occorre verificare in particolare se l’interessato abbia diritto a che l’informazione riguardante la sua persona non venga più, allo stato attuale, collegata al suo nome da un elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome"; la constatazione di un diritto siffatto non presuppone che l’inclusione dell’informazione in questione nell’elenco di risultati arrechi un pregiudizio all’interessato.
Si noti che i diritti fondamentali dell'interessato "prevalgono, in linea di principio, non soltanto sull’interesse economico del gestore del motore di ricerca, ma anche sull’interesse di tale pubblico a trovare l’informazione suddetta in occasione di una ricerca concernente il nome di questa persona. Tuttavia, così non sarebbe qualora risultasse, per ragioni particolari, come il ruolo ricoperto da tale persona nella vita pubblica, che l’ingerenza nei suoi diritti fondamentali è giustificata dall’interesse preponderante del pubblico suddetto ad avere accesso, mediante l’inclusione summenzionata, all’informazione di cui trattasi" (CGUE, Google Spain,. cit.)
Anche per la Cassazione italiana "in caso di memorizzazione nella rete internet, mero deposito di archivi dei singoli utenti che accedono alla rete e cioè dei titolari dei siti costituenti la fonte dell'informazione (cd. siti-sorgente), deve riconoscersi al soggetto cui pertengono i dati personali oggetto di trattamento ivi contenuti il diritto all'oblio, e cioè al relativo controllo a tutela della propria immagine sociale, che anche quando trattasi di notizia vera, e "a fortiori" se di cronaca, può tradursi nella pretesa alla contestualizzazione e aggiornamento dei medesimi,e se del caso, avuto riguardo alla finalità della conservazione nell'archivio e all'interesse che la sottende, financo alla relativa cancellazione” (Cassazione civile sez. III 05 aprile 2012 n. 5525).Ebbene, la mera indicazione in un separato articolo di giornale degli sviluppi della vicenda giudiziaria non è sufficiente ad adempiere al presente obbligo di aggiornamento: il lettore che dovesse imbattersi nell'articolo di cui si tratta, infatti, non avrebbe modo di percepire il fisiologico sviluppo del procedimento penale. Parimenti, il meccanismo di indicizzazione del world wide web non permette un’agevole distinzione della notizia più recente, ingenerando un’inutile e confusa sovrapposizione di contenuti, che risulta ingiustamente dannosa per la mia reputazione.
Tale esigenza è stata infine riconosciuta anche dal Garante della Privacy (Registro dei provvedimenti n. 358 del 15 settembre 2016 - [doc. web n. 5515910]), quando, richiamata l’evoluzione giurisprudenziale citata in nota, ha stabilito che “gli editori debbano provvedere a predisporre idonee misurenell´ambito dell´archivio storico, idonee a segnalare (ad esempio, a margine dei singoli articoli o in nota agli stessi) l´esistenza del seguito o dello sviluppo della notiziain modo da assicurare all´interessato il rispetto del diritto all´identità personale, risultante dalla compiuta visione dei fatti che lo hanno visto protagonista(anche se solo in parte oggetto di cronaca giornalistica), e ad ogni lettore di ottenere un´informazione attendibile e completa”.
Tanto premesso, si chiede pertanto di voler adottare ogni misura tecnica idonea ritenuta opportuna al fine di tutelare il mio diritto alla riservatezza rimuovendo l'articolo di cui si tratta dagli archivi informatici e impedendone la indicizzazione da parte dei motori di ricerca ("noindex", "nofollow" o simili).
Al fine di poter valutare l’idoneità di tale misure, si prega infine di voler riscontrare la presente indicando ogni azione intrapresa.
2. Richiesta di aggiornamento all'editore o testata
OGGETTO: diffida aggiornamento articolo dal titolo ".." pubblicato in data ....
scrivo la presente per chiedere l'aggiornamento dell'articolo titolato "..." pubblicato in data ... a firma di ...
Già precedentemente all’entrata in vigore del GDPR, la giurisprudenza ha chiarito che “così come la rettifica (dei dati personali) è finalizzata a restaurare l'ordine del sistema informativo alterato dalla notizia non vera (che non produce nessuna nuova informazione), del pari l'integrazione e l'aggiornamento sono invero volti a ripristinare l'ordine del sistema alterato dalla notizia (storicamente o altrimenti parziale. L'aggiornamento ha in particolare riguardo all'inserimento di notizie successive o nuove rispetto a quelle esistenti al momento del trattamento, ed è volto a ripristinare la completezza e pertanto la verità della notizia, non più tale in ragione dell'evoluzione nel tempo della vicenda” (Cassazione civile sez. III 05 aprile 2012 n. 5525).
Depongono ora in questo senso l’art. 87 del D. Lgs 196/03 e gli artt. 5, 16-18 del REGOLAMENTO (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, meglio conosciuto come GDPR, i quali si preoccupano di garantire il diritto di rettifica e di aggiornamento delle notizie ai diretti interessati.
Tale diritto è pacificamente riconosciuto anche dalla Corte di giustizia europea (CGUE, caso Google Spain) in caso di memorizzazione nella rete internet; per la Cassazione italiana "anche in caso di memorizzazione nella rete internet, mero deposito di archivi dei singoli utenti che accedono alla rete e cioè dei titolari dei siti costituenti la fonte dell'informazione (cd. siti-sorgente), deve riconoscersi al soggetto cui pertengono i dati personali oggetto di trattamento ivi contenuti il diritto all'oblio, e cioè al relativo controllo a tutela della propria immagine sociale, che anche quando trattasi di notizia vera, e "a fortiori" se di cronaca, può tradursi nella pretesa alla contestualizzazione e aggiornamento dei medesimi,e se del caso, avuto riguardo alla finalità della conservazione nell'archivio e all'interesse che la sottende, financo alla relativa cancellazione” (Cassazione civile sez. III 05 aprile 2012 n. 5525).Ebbene, la mera indicazione in un separato articolo di giornale degli sviluppi della vicenda giudiziaria non è sufficiente ad adempiere al presente obbligo di aggiornamento: il lettore che dovesse imbattersi nell'articolo di cui si tratta, infatti, non avrebbe modo di percepire il fisiologico sviluppo del procedimento penale. Parimenti, il meccanismo di indicizzazione del world wide web non permette un’agevole distinzione della notizia più recente, ingenerando un’inutile e confusa sovrapposizione di contenuti, che risulta ingiustamente dannosa per la mia reputazione.
Tale esigenza è stata riconosciuta anche dal Garante della Privacy (Registro dei provvedimenti n. 358 del 15 settembre 2016 - [doc. web n. 5515910]), quando, richiamata l’evoluzione giurisprudenziale citata in nota, ha stabilito che “gli editori debbano provvedere a predisporre idonee misurenell´ambito dell´archivio storico, idonee a segnalare (ad esempio, a margine dei singoli articoli o in nota agli stessi) l´esistenza del seguito o dello sviluppo della notiziain modo da assicurare all´interessato il rispetto del diritto all´identità personale, risultante dalla compiuta visione dei fatti che lo hanno visto protagonista(anche se solo in parte oggetto di cronaca giornalistica), e ad ogni lettore di ottenere un´informazione attendibile e completa”.
Tanto premesso, si chiede pertanto di voler adottare ogni misura tecnica idonea ritenuta opportuna al fine di tutelare il mio diritto alla riservatezza.

References: sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 sentenza 
 art. 1
 sentenza 
 art. 7
 sentenza 
 CGUE 
 art. 10
 art. 97
 CGUE 
 art. 102
 art. 136
 art. 99
 CGUE