Source: http://www.sistemaambiente.net/news/ITa/Sistema_Ambiente_marzo_2011.htm
Timestamp: 2019-01-16 14:55:04+00:00

Document:
Responsabilità penale tecnica e professionale
Oggetto: Sistema Ambiente marzo 2011
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Sistemi informativi per lo sviluppo sostenibile ®
La responsabilità delle Società e delle persone che operano
la “colpa professionale” e la “colpa tecnica” del RSPP
Responsabilità di dirigenti e preposti
S e n t e n z e e s o l u z i o n i
Studiare i cavilli o fare le cose bene?
La Corte di Cassazione ha raggiunto, con la sentenza n. 2814 del 27 gennaio 2011, una posizione che si può considerare definitiva circa la individuazione delle responsabilità penale del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) nel caso di un infortunio occorso ad un lavoratore presso una azienda nella quale lo stesso svolge il proprio compito di prevenzione.
La “colpa professionale” e la “colpa tecnica” del RSPP si affianca alla “colpa generica” del datore di lavoro, nel caso in cui un infortunio sul lavoro sia derivato da una carenza di misura di sicurezza e sia legato a delle violazioni alla normativa in materia di sicurezza sul lavoro.
In parecchi casi si è verificato che degli RSPP hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo che, nella sua qualità di responsabile del servizio di prevenzione e protezione, era privo dei poteri di decisione e di spesa in materia antinfortunistica.
La Cassazione ha sostenuto che Il mancato potere di decisione e di spesa non esclude il potere e dovere del RSPP di segnalare la situazione di pericolo ai soggetti muniti delle necessarie possibilità di intervento.
Ha inoltre ritenuto irrilevante il fatto, argomentato dal RSPP, che una segnalazione sulla pericolosità della situazione sarebbe stata in ogni caso inutile, perché la pericolosità era ben nota al datore di lavoro.
Anche la segnalazione del pericolo con un cartello è stata ritenuta inadeguata, come si afferma esplicitamente in una sentenza, poiché "il cartello conteneva una prescrizione, non solo a prima vista piuttosto ermetica, ma che finiva per rimettere impropriamente al lavoratore, piuttosto che al datore di lavoro, una valutazione non agevole, da compiere per giunta di volta in volta, nella permanenza di una situazione di potenziale pericolosità”(estratto).
Perché la responsabilità del Rspp?
Dunque la responsabilità del Rspp, può derivare da insufficente perizia, da negligenza o da scarsa prudenza o ancora da non applicazione delle norme di legge, di buona pratica o discipline specifiche. In sostanza se il Rspp ha trascurato di segnalare una situazione di rischio, oppure ha dato un suggerimento non corretto in base al quale il datore di lavoro ha omesso l’adozione di una doverosa misura di prevenzione, risponde insieme al D.L. dell’evento dannoso che ne deriva. In questo senso si configura la colpa professionale.
Si configurano i reati di omissione dolosa e colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro di cui agli articoli 437 e 451 del codice penale, anche se l’omissione riguarda un singolo lavoratore, quando l'evento dannoso o pericoloso è il risultato della azione di omissione. Ciò in particolare dopo che il legislatore ha inteso introdurre per le figure degli addetti e del responsabile del servizio di prevenzione e protezione l’obbligo del possesso di capacità e di requisiti professionali (D. Lgs. 23/6/2003 n. 195).
Perché sia identificato il dolo, dice la Cassazione penale ; “è sufficiente la consapevolezza e accettazione del pericolo insito nell'operare senza le misure necessarie per prevenire disastri, o infortuni sul lavoro, qualunque ne sia la ragione e anche se l'agente risulta mosso dall'intento di ridurre i costi dell'opera e magari speri che il disastro o l'infortunio non si verifichi” [Cass. Sez. IV Pen., sent dell’ 8 novembre 1993, n. 10048, P.M., Arienti e altri].
Nel caso di infortunio mortale si può configurare e si è configurato il reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione della normativa antinfortunistica in danno di un lavoratore
Questo non esime il D.L.
Con ciò la Cassazione conferma che il Rspp non ha capacità immediatamente operative sulla struttura aziendale e che ha il compito di "aiutare" il datore di lavoro nella individuazione e segnalazione dei fattori di rischio delle lavorazioni e nella elaborazione delle procedure di sicurezza nonché di informare e formare i lavoratori.
Si afferma nella sentenza della Corte di Cassazione - Sezione IV Penale - n. 1834 del 15 gennaio 2010: (http://www.sirsrer.it/public/legis/cass_pen_15_gen_2010_1834.pdf) “Con particolare riguardo alle funzioni che il Decreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 9, riserva al responsabile del servizio di prevenzione e protezione”, prosegue la Sez. IV, “l'assenza di capacità immediatamente operative sulla struttura aziendale non esclude che l'inottemperanza alle stesse - e segnatamente la mancata individuazione e segnalazione dei fattori di rischio delle lavorazioni e la mancata elaborazione delle procedure di sicurezza, nonché di informazione e formazione dei lavoratori possa integrare un'omissione "sensibile" tutte le volte in cui un sinistro sia oggettivamente riconducibile a una situazione pericolosa ignorata dal responsabile del servizio”. “Per altro verso”, conclude la suprema Corte, “considerata la particolare conformazione concepita dal legislatore per il sistema antifortunistico, con la individuazione di un soggetto incaricato di monitorare costantemente la sicurezza degli impianti e di interloquire con il datore di lavoro, deve, come si è detto, presumersi che, ove una situazione di rischio venga dal primo segnalata, il secondo assuma le iniziative idonee a neutralizzarla”.
Si afferma con più chiarezza nella sentenza della Corte di Cassazione - Sezione IV Penale - n. 2814 del 27 gennaio 2011
“Quanto detto, però”, prosegue la Sez. IV, “non esclude che, indiscussa la responsabilità del datore di lavoro che rimane persistentemente titolare della ‘posizione di garanzia’, possa profilarsi lo spazio per una (concorrente) responsabilità del RSPP, per cui “anche il RSPP, che pure è privo dei poteri decisionali e di spesa (e quindi non può direttamente intervenire per rimuovere le situazioni di rischio), può essere ritenuto (cor)responsabile del verificarsi di un infortunio, ogni qualvolta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l'obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l'adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione”.
“Occorre”, prosegue quindi la suprema Corte, ”distinguere nettamente il piano delle responsabilità prevenzionali, derivanti dalla violazione di norme di puro pericolo, da quello delle responsabilità per reati colposi di evento, quando, cioè, si siano verificati infortuni sul lavoro o tecnopatie. Ne consegue che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione qualora, agendo con imperizia, negligenza, imprudenza o inosservanza di leggi e discipline, abbia dato un suggerimento sbagliato o abbia trascurato di segnalare una situazione di rischio, inducendo, così, il datore di lavoro ad omettere l'adozione di una doverosa misura prevenzionale, risponderà insieme a questi dell'evento dannoso derivatone, essendo a lui ascrivibile un titolo di colpa professionale che può assumere anche un carattere addirittura esclusivo”.
Ma il Rspp è partecipe del reato
In altri termini, ha precisato la Sez. IV “l'assenza di capacità immediatamente operative sulla struttura aziendale non esclude che l'eventuale inottemperanza a tali funzioni - e segnatamente la mancata o erronea individuazione e segnalazione dei fattori di rischio delle lavorazioni e la mancata elaborazione delle procedure di sicurezza nonché di informazione e formazione dei lavoratori - possa integrare una omissione rilevante per radicare la responsabilità tutte le volte in cui un sinistro sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa ignorata o male considerata dal responsabile del servizio”.
La Responsabilità del Consiglio di Amministrazione
Corte di Cassazione, sentenza n. 38991 del 4 novembre 2010
Stralcio: <<Questa Corte, in plurime sentenze, ha già avuto modo di statuire che nelle imprese gestite da società di capitali, gli obblighi inerenti alla prevenzione degli infortuni e igiene sul lavoro, posti dalla legge a carico del datore di lavoro, gravano indistintamente su tutti i componenti del consiglio di amministrazione (Cass. 4^, 6280/2007, Mantelli).
Infatti, anche di fronte alla presenza di una eventuale delega di gestione conferita ad uno o più amministratori, specifica e comprensiva dei poteri di deliberazione e spesa, tale situazione può ridurre la portata della posizione di garanzia attribuita agli ulteriori componenti del consiglio, ma non escluderla interamente, poiché non possono comunque essere trasferiti i doveri di controllo sul generale andamento della gestione e di intervento sostitutivo nel caso di mancato esercizio della delega. ... (omissis) ... Nel caso di specie, come si evince dalla contestazione e dalle emergenze della istruttoria dibattimentale esposte nelle sentenze di merito, la violazione della disposizioni sull'igiene del lavoro erano talmente gravi, reiterate e "strutturali", da richiedere decisioni di alto livello aziendale non delegabili e proprie di tutto il consiglio di amministrazione ed, in ogni caso, che non sottraevano i suoi componenti da obblighi di sorveglianza e denuncia.Se ciò vale per i singoli componenti del consiglio, a maggior ragione la posizione di garanzia rimane radicata il capo all'amministratore delegato od al componente del comitato esecutivo.>>
Migliorare l’organizzazione o Evitare le sanzioni ?
la salute e la sicurezza delle persone che lavorano
le qualità ambientale dei processi e dei prodotti
sono al centro della gestione aziendale
Fare le cose bene !
Che il Rspp sia interno all’azienda (dipendente) o esterno (consulente), le centinaia di pagine “fotocopia” di enunciazione di principi e i diagrammi colorati non aiutano il miglioramento dell’azienda, anzi creano le premesse di una più grave responsabilità in caso di infortunio.
Il Rspp deve operare con la stessa capacità analitica e lo stesso rigore con cui si opera nelle altre funzioni aziendali per ben funzionare.
Quando parliamo di modelli organizzativi non intendiamo sistemi diversi e separati, ma componenti di un unico sistema (quello aziendale) che devono essere sempre più integrate e interdipendenti.
è importante che l’individuazione dei punti critici e l’analisi dei rischi siano analitiche, ragionate, registrate e documentate, aggiornate nel tempo e verificate con le persone della organizzazione
è importante che le procedure siano il riflesso vivo del funzionamento della organizzazione e ben integrate con i comportamenti quotidiani delle persone, attivate in un sistema che ne permette l’evoluzione ed il miglioramento sia funzionale che organizzativo
è importante che la documentazione sia completa, certa, segua rapidamente e automaticamente gli iter autorizzativi e informativi necessari, sia rapidamente disponibile per tutti coloro che la devono conoscere o consultare e venga aggiornata in tempo reale.
Il D.Lgs. 231/2001 e la responsabilità delle Società e degli Enti
<< Hanno responsabilità amministrativa le persone giuridiche, le società e le associazioni anche prive di personalità giuridica per gli illeciti amministrativi dipendenti da reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio
a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unita' organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonche' da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso
L'ente non risponde se prova che:
Viceversa l’Ente e' responsabile se la commissione del reato e' stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza.
I modelli di organizzazione devono prevedere misure idonee a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio e devono rispondere alle seguenti esigenze:
introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. >>
I reati possono essere compiuti su diversi piani: delitti contro la pubblica amministrazione, reati societari, delitti contro la personalità individuale, i comportamenti contrari alla tutela dell’ambiente, i fenomeni di corruzione nel settore privato, considerando anche i reati commessi all’estero.
Hanno una importanza centrale anche i reati contro la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il modello organizzativo che esime la società dalla responsabilità risponde a dei criteri omogenei per tutti i tipi di reato:
Il sistema organizzativo: deve essere chiaro e definito nelle sue funzioni e articolazioni;
Il sistema di deleghe e di incarichi: deve essere trasparente, adeguato nelle competenze e nei poteri di intervento
L’individuazione dei punti critici e dei rischi: si deve svolgere per ogni aspetto su cui l’azienda vuole garantire la correttezza della propria gestione; particolare rilievo dovrà avere la salute e la sicurezza sul lavoro.
Le procedure: devono essere predisposte per ogni aspetto anche operativo che possa assumere criticità e devono essere costantemente aggiornate e monitorate;
Il sistema di controllo: il sistema di controllo deve avere adeguata autonomia, trasparenza di criteri e possibilità verifica; Il controllo dovrà essere particolarmente analitico sulla gestione operativa della prevenzione.
Metodi e strumenti di informazione e di formazione del Personale sul Modello organizzativo, e di addestramento alle procedure dovranno essere messi in funzione e ne dovrà essere verificata l’efficacia.
È lo strumento presente sul mercato da oltre 16 anni, più completo, più semplice e flessibile, più in grado di rispondere rapidamente e bene al metodo e agli obiettivi che un sistema di gestione per la salute, la sicurezza e la qualità ambientale deve avere, coerente con un modello organizzativo responsabile e con i criteri della certificazione OHSAS 18001 e ISO 14000.
Dei buoni motivi per scegliere “Sistema Ambiente” come sistema di gestione della salute, della sicurezza e della qualità ambientale.
1) il metodo analitico: il metodo analitico identifica l’azienda in ogni sua minima parte, ne evidenzia le caratteristiche e le funzioni e ne esamina con adeguati indicatori i rischi. Il metodo analitico consente alle persone dell’azienda di contribuire in modo diretto e semplice alla individuazione dei problemi ed alla loro soluzione;
2) la gestione dei rischi: ci sono rischi, quali il rischio chimico, che richiedono un monitoraggio costante e in tempo reale, una possibilità di intervento mirato e rapido. La gestione di questi rischi deve essere ben integrata nel sistema di gestione.
3) La gestione della formazione: la prevenzione e la qualità richiedono una adeguata e costante formazione, una buona conoscenza delle procedure e dei metodi; il sistema di gestione deve fornire questi elementi di formazione in modo diretto e aggiornato;
4) La gestione sanitaria: la possibilità concreta del medico del lavoro di verificare i luoghi di lavoro, di formulare i protocolli sanitari con adeguata conoscenza dei rischi, con una buona pianificazione e una possibilità di elaborazioni biostatistiche non superficiali;
5) La configurazione di tutte le procedure, non solo di sicurezza e qualità, con l’aggiornamento delle istruzioni operative, la loro articolata gestione e pianificazione nelle singole unità aziendali, la registrazione storica di tutti gli interventi e di tutte le misure;
6) La possibilità distribuita per tutti i lavoratori di formulare segnalazioni, di consultare le schede di rischio e le istruzioni, di eseguire momenti di autoformazione;
7) La condivisione dei dati tra tutte le funzioni aziendali e la conseguente possibilità per tutti di contribuire a ragion veduta al miglioramento aziendale;
8) Un sistema informativo e degli archivi già pronti, popolati di dati e relazionati con le funzioni che permettono alla azienda i controlli ambientali e l gestione delle ISO 14000 e 22000;
Un modello di analisi e di gestione che si sta diffondendo a livello internazionale.
La Responsabilità del delegato
Corte di Cassazione, sentenza n. 2273 del 19 gennaio 2010
Stralcio: <<il datore di lavoro può essere esonerato da responsabilità in merito all’osservanza delle norme antinfortunistiche solo se dia la prova rigorosa, il che nel caso di specie non è affatto avvenuto, di avere delegato ad altre persone tecnicamente qualificate l'incarico di seguire lo svolgimento delle varie attività, riservando per sé solo funzioni amministrative>>.
Corte di Cassazione, sentenza n. 44890 del 20 novembre 2009
Stralcio: <<... Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il G. e, sotto i profili della violazione di legge e della mancanza e manifesta illogicità di motivazione, ha eccepito che: - la delega conferitagli dal sindaco pro tempore, in materia antinfortunistica e di sicurezza sul lavoro, non poteva ritener si "pienamente valida e produttiva di effetti giuridici", perchè non accompagnata dall'effettiva assegnazione, da parte del delegante, dei fondi necessari per l'espletamento delle funzioni delegate; ...
Se anche fossero vere le circostanze dedotte nell'atto di gravame, infatti, non per questo verrebbe meno la responsabilità del delegato, poiché l'invalidità della delega - in base al principio di effettività - impedisce che il delegante possa essere esonerato da responsabilità ma non esclude la responsabilità del delegato che, di fatto, abbia svolto le funzioni delegate (vedi Cass., Sez. 4, 27.11.2008, n. 48295, Libori). In realtà il delegato che ritenga di non essere stato posto in grado di svolgere te funzioni delegate (ovvero non si ritenga in grado di svolgere adeguatamente quelle funzioni) deve chiedere al delegante di porlo in grado di svolgerle e, in caso di rifiuto o mancato adempimento, rifiutare il conferimento della delega.
I giudici del merito, nella vicenda in esame, hanno adeguatamente argomentato in ordine alla inidoneità degli occhiali di cui il D. era stato dotato a proteggerne gli occhi da schegge e materiali dannosi prodotti nell'esecuzione all'aperto di lavori di smerigliatura, in condizioni metereologiche ove l'azione del vento era un fattore ben conosciuto e prevedibile.
Detti occhiali, infatti - pure essendone certificata (attraverso il contrassegno "FT") la resistenza alle particelle ad alta velocità ed alle temperature elevate - non possedevano l'indefettibile requisito di completa aderenza al volto, dal quale restavano distanziati per oltre un centimetro, consentendo il passaggio di materiale che poteva raggiungere (e, nella specie, aveva appunto raggiunto) gli occhi di chi li indossava. In un tale contesto di evidenza probatoria e non essendovi alcuna dimostrazione di imprevedibile caso fortuito, va poi evidenziato che - secondo la giurisprudenza costante di questa Corte Suprema (vedi Cass.: Sez. 3, 2.2.2006, Biondillo ed altri; Sez. 4, 6.2.2004, n. 4981; Sez. 4, 28.2.2003, n. 9279; Sez. 5, 21.10.1999, n. 12027; Sez. 3, 14.2.1998, n. 13086) - imperizia non può farsi rientrare nel concetto di "prova decisiva", essendo un mezzo di accertamento neutro, sottratto alla disponibilità delle parti e rimesso alla discrezionalità del giudice. ...>>.
La Responsabilità di dirigenti e preposti
Corte di Cassazione, sentenza n. 31679 dell’11 agosto 2010
Corte di Cassazione, sentenza n. 42136 del 1° ottobre 2008
La Inidoneità del preposto
Responsabilità di un datore di lavoro per infortunio ad un lavoratore che, nel corso di lavori di escavazione, veniva colpito alle mani dall'escavatore mentre stava tentando di rimuovere una grossa radice che ostacolava il lavoro.
L'imputato veniva ritenuto responsabile dell'infortunio perchè, nella sua qualità di datore di lavoro, aveva consentito che il dipendente lavorasse all'interno del raggio di azione dell'escavatore o comunque non aveva delegato a persona idonea i compiti relativi alla prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Stralci: <<Gli elementi di fatto accertati e riferiti in precedenza valgono da soli ad escludere la fondatezza dei motivi proposti con il ricorso
In particolare l'inidoneità del preposto - e comunque il mancato accertamento del valido conferimento di una delega sulla sicurezza a persona idonea - consente di escludere che possa farsi riferimento al principio di affidamento e impone dunque di ritenere che gli obblighi di garanzia incombenti sul datore di lavoro fossero rimasti immutati e che la loro violazione vada a lui addebitata.……
Quanto alla possibilità di configurare la condotta del lavoratore infortunato, certamente imprudente, come abnorme e dunque idonea a far ritenere interrotto il rapporto di causalità (art. 41 c.p., comma 2) basta rilevare che l'iniziativa, pur se autonomamente decisa, rientrava nelle mansioni svolte ed era finalizzata a rendere più agevole l'opera dell'escavatore per cui non è possibile affermarne l'imprevedibilità."……
Il D.L. è stato ritenuto responsabile dell'infortunio perché, nella sua qualità di datore di lavoro, aveva consentito che il dipendente lavorasse all'interno del raggio di azione dell'escavatore o comunque non aveva delegato a persona idonea i compiti relativi alla prevenzione degli infortuni sul lavoro.
In particolare l'inidoneità del preposto - e comunque il mancato accertamento del valido conferimento di una delega sulla sicurezza a persona idonea - consente di escludere che possa farsi riferimento al principio di affidamento e impone dunque di ritenere che gli obblighi di garanzia incombenti sul datore di lavoro fossero rimasti immutati e che la loro violazione vada a lui addebitata.
Quanto alla possibilità di configurare la condotta del lavoratore infortunato, certamente imprudente, come abnorme e dunque idonea a far ritenere interrotto il rapporto di causalità (art. 41 c.p., comma 2) basta rilevare che l'iniziativa, pur se autonomamente decisa, rientrava nelle mansioni svolte.>>
La Inidoneità della macchina con marchiatura CE
Stralci: << L'imputato aveva introdotto nella sua azienda, e messo a disposizione dei suoi dipendenti, una macchina realizzata senza il rispetto delle norme antinfortunistiche, norme del cui assoluto ed integrale rispetto egli, quale datore di lavoro della parte lesa, e responsabile della sicurezza dell’ambiente di lavoro, avrebbe dovuto accertarsi, a nulla rilevando la marchiatura “CE” che non esonera da responsabilità, in ragione dell’accertata non conformità della macchina ai previsti requisiti di sicurezza. ………
“Ancor meno può esonerare da responsabilità l’eventuale affidamento sulla notorietà e competenza tecnica del costruttore."
"Giova sottolineare che il datore di lavoro ha il preciso dovere non di limitarsi ad assolvere normalmente il compito di informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma deve attivarsi e controllare sino alla pedanteria, che tali norme siano assimilate dai lavoratori nella ordinaria prassi di lavoro;
“Eventuali concorrenti profili colposi addebitabili al fabbricante o fornitore certamente non elidono, come già sopra accennato, il nesso causale tra la condotta del datore di lavoro e l’evento lesivo in danno del lavoratore.
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Perché Sistema Ambiente fornisce anche la Gestione Elettronica dei Documenti ?
La gestione elettronica dei documenti che Digitalis fornisce con "Sistema Ambiente" è un’altra parte fondamentale per far funzionare bene il sistema di gestione.
Rende possibile la comunicazione di dati tra "Sistema Ambiente" e i vostri gestionali aziendali HR e ERP e inoltre
- La Gestione Elettronica dei Documenti consente una gestione totale dei flussi informativi e decisionali;
- basata sulla definizione dei flussi che descrivono l’iter di approvazione e/o comunicazione di ogni tipo documento e sulla profilazione dei singoli utenti o ruoli aziendali;
- permette di diffondere e notificare tutte le informazioni aziendali ai diretti interessati, in tempo reale e ovunque ci si trovi;
- permette la creazione di dossier articolati nelle più diverse funzionalità con l’aggiunta e la revisione di tutti gli allegati che man mano si intende inserire (da qualunque punto del sistema con un unico clic);
- permette la digitalizzazione e l’acquisizione rapida di ogni documento che pervenga in forma cartacea e ne consente l’immediata archiviazione nel/nei punti utili;
- consente di rendere rapidissimo l’iter di informazione e approvazione (workflow) di ogni piccola o grande procedura, con l’utilizzo eventuale della firma digitale e l’introduzione di qualsiasi tipo di filtro.
La ricerca di un documento o di una informazione se è complessa per il responsabile che la gestisce, è pressoché inaccessibile per chiunque altro. Non solo, sovente l’informazione diventa il risultato di sequenze di copia-incolla, che non ne garantiscono l’aggiornamento reale
Per altro è facile commettere omissioni a causa della faraginosità dei documenti (pensiamo per esempio a quelli necessari per il controllo delle imprese in appalto e dei loro dipendenti che hanno accesso all’azienda e così via). Inoltre la documentazione che quasi sempre dovrebbe essere in comune e accessibile a più servizi dell’azienda (personale, acquisti, produzione e prevenzione) sovente deve essere duplicata e viene difficilmente aggiornata.
Non parliamo poi delle problematiche legate ai documenti che devono essere periodicamente aggiornati (come quelli previsti per le certificazioni ad esempio).
Per saperne di più: digitalis@iride.to.it
POLLUTEC - Parigi (Francia)
29 nov. - 2 dic. 2011
L'Europa nelle sue migliori tecnologie ambientali
scarica la brochure: www.sistemaambiente.net/Schede/Pollutec_2011_brochure_english.pdf
www.isistemaambiente.net/Schede/Pollutec_space_2011.pdf
Salone delle soluzioni del futuro al servizio delle sfide ambientali ed economiche
Appuntamento irrinunciabile degli operatori dell’ambiente, Pollutec Horizons riunirà durante 4 giorni dal 29 novembre al 2 dicembre 2011 40.000 decision maker e consulenti aziendali, della costruzione, del settore terziario e degli enti locali alla ricerca di soluzioni globali per rispondere alle sfide ambientali ed economiche di oggi e del futuro.
Preventica - Rennes (Francia) 18-19/05/2011
Igiene e Sicurezza - Ergonomia - Salute sul lavoro
CIEPF 2011 - Dalian (Cina)
La riconversione ambientale dello sviluppo
http://www.sistemaambiente.net/Cina.htm
La cooperazione tecnologica per l'ambiente
http://www.sistemaambiente.net/News/Cin/Nordest_project2011.pdf
"Sistema Ambiente" nella versione cinese
http://www.sinocansystems.com.cn/digitalis.html
Il Centro di Ingegneria per la Protezione dell'Ambiente (CIPA) cura, attraverso varie forme, l'approfondimento e la divulgazione di tematiche inerenti l'ingegneria per la protezione ambientale. Tali affinità vengono perseguite attraverso tre principali attività:
- svolgimento di studi e ricerche;
- organizzazione di studi e seminari;
- trasferimento delle conoscenze con le pubblicazioni e la diffusione di testi
su argomenti specifici.
http://www.cipaeditore.it/
XIX FISP - San Paolo (Brasile) http://www.fispvirtual.com.br/
3, 4 e 5 ottobre 2012
Lo sviluppo sostenibile nell'America Latina.
San Paolo (Brasile) 8,9 e 10 nov. 2011
http://www.fimai.com.br/v2/
FIMAI – Fiera Internazionale dell’Ambiente Industriale e della sostenibilità, che si terrà il 8 , 9 e 1 0 novembre 2011 , presso la Sala Blu, l'Expo Center Norte di San Paolo, apre una serie di opzioni importanti nel settore ambientale, e il contatto con i principali specialisti e imprenditori operanti in Brasile.
Considerato come il più importante fiera per l'ambiente industriale in America Latina, FIMAI si presenta come un'ottima opzione per mostrare ciò che è meglio e più avanzate al mondo ed è una grande attrazione per gli investitori e gli imprenditori nazionali e internazionali volontà di rafforzare i contatti con le aziende, fare business e ampliare la rete delle relazioni commerciali. Nuove tendenze, innovazioni tecnologiche, di successo delle pratiche ambientali e proattivo i settori sociale e ambientale è il marchio degli espositori alla fiera, trasformando l'evento in un'esperienza centro di eventi e affari importanti
Ogni anno, sin dalla sua 1 ° edizione nel 1999, FIMA ei suoi eventi collaterali riaffermare la proposta di perpetuare la "sostenibilità" nel settore industriale
L'eccellente livello di espositori e visitatori aumenta la crescita esponenziale del mercato brasiliano
ambientale. Esso dimostra inoltre l'importanza del lavoro in corso di sviluppo nel perseguimento della sostenibilità nazionale e la sua riflessione sulla scena mondiale.
FIMAI SI PROPONE
Ø Stimolare i contatti con le aziende operanti nel settore ambientale;
Ø - Promuovere lo scambio di informazioni sulle tecnologie, attrezzature, beni e servizi per lo sviluppo sostenibile;
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Ø - Prevedere la chiusura di grandi offerte.
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Laboratori ambientali: diagnostica e analisi ambientali fisico-chimiche e batteriologiche, le misure e tecnologie per il trattamento dell'aria e le emissioni nell'aria, analisi del suolo, l'acqua, la vegetazione, i rifiuti, la tossicologia, la strumentazione analitica, tra gli altri.
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