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Timestamp: 2019-02-20 15:19:41+00:00

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La violazione della clausola sociale negli appalti non dà luogo alla nullità del capitolato speciale ma alla sua illegittimità, con la conseguente necessità di far valere il vizio attraverso l’impugnazione. - Renato D'Isa
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La violazione della clausola sociale negli appalti non dà luogo alla nullità del capitolato speciale ma alla sua illegittimità, con la conseguente necessità di far valere il vizio attraverso l’impugnazione.
Consiglio di Stato, sezione quinta, Sentenza 2 luglio 2018, n. 4040.
Sentenza 2 luglio 2018, n. 4040
Consorzio Na. Se. so. co., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Ma. Br., con domicilio eletto presso il suo studio, in Roma, via (…);
Mu. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati St. Vi. e Ma. Te., con domicilio eletto presso lo studio del primo, in Roma, via (…);
Regione Liguria, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Mi. So. e Ga. Pa., con domicilio digitale pec come da registri di giustizia e domicilio eletto presso lo studio del secondo, in Roma, viale (…);
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria n. 00640/2017, resa tra le parti, concernente l’affidamento di servizi di supporto tecnico amministrativo a strutture dipendenti della Giunta Regionale.
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Mu. s.p.a. e della Regione Liguria;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 3 maggio 2018 il Cons. Alessandro Maggio e uditi per le parti gli avvocati Br., Te. e Pa.;
All’esito della valutazione delle offerte la commessa è stata aggiudicata al Consorzio Na. Se. so. co. (d’ora in poi CN.).
Ritenendo anomala l’offerta del CN., la Mu. s.p.a., ha impugnato il provvedimento di aggiudicazione davanti al TAR Liguria il quale, con sentenza 21/7/2017, n. 640, ha accolto il gravame, ritenendo illegittima la scelta dell’aggiudicatario, espressa per la prima volta in sede di giustificazioni dell’offerta, di applicare al personale tutelato dalla clausola sociale il CCNL multiservizi in luogo di quello metalmeccanici in godimento.
Avverso la sentenza il CN. ha proposto appello.
Per resistere al ricorso si sono costituiti in giudizio la Mu. e la Regione Liguria.
“I concorrenti — ai sensi dell’articolo 30 – comma 1, ultimo periodo e dell’articolo 50 del decreto legislativo n. 50/2016 e dell’articolo 5 della legge regionale n. 31/2007 — si impegnano prioritariamente ad utilizzare gli stessi operatori della precedente ditta affidataria, esecutrice del contratto in argomento e di che trattasi, allo scopo di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e condizioni contrattuali, per il periodo di durata del servizio, a condizione che il numero e la qualifica degli stessi siano armonizzabili con l’organizzazione di impresa della ditta aggiudicataria e con le esigenze tecnico organizzative previste per l’esecuzione del contratto.
L’art. 21-septies della L. 7/8/1990, n. 241, stabilisce, infatti, che “E’ nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è stato adottato in violazione o elusione del giudicato, nonché negli altri casi espressamente previsti dalla legge”.
Quanto al prospettato contrasto del menzionato art. 50 e conseguentemente dell’art. 5 del capitolato speciale col diritto eurounitario, è sufficiente rilevare che il medesimo determina nell’atto amministrativo solo un vizio di illegittimità non diverso da quello che discende dal contrasto col diritto interno, posto che l’art. 21 – septies della L. 241/1990 non include, come sopra visto, la violazione del diritto europeo tra le cause di nullità del provvedimento.
Con la memoria difensiva depositata in data 32/1/2018 l’appellante ha invocato a sostegno della tesi dell’insussistenza di un onere di espressa impugnazione dell’art. 5 del capitolato speciale, una recente sentenza di questa Sezione (sent. 17/1/2018, n. 272) che, riformando una pronuncia del medesimo TAR Liguria, ha affermato che in quella fattispecie non occorresse impugnare la clausola sociale che imponeva il riassorbimento dei lavoratori impiegati dal gestore uscente, potendo questa essere interpretata, conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, nel senso che il predetto obbligo dovesse essere “armonizzato e reso compatibile con l’organizzazione di impresa prescelta dall’imprenditore subentrante”.
Col terzo motivo l’appellante critica la gravata sentenza nella parte in cui ha respinto l’eccezione con cui la medesima aveva dedotto l’inammissibilità del ricorso proposto dalla Mu. per l’insindacabilità “da parte del giudice amministrativo delle valutazioni discrezionali che connotano il procedimento di verifica di anomalia dell’offerta”.

References: Sentenza 

Sentenza 
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 art. 50
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