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Timestamp: 2020-02-21 06:23:14+00:00

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Con sentenza n. 1239/2014 il Giudice di Pace di Vicenza rigettava l'opposizione proposta da E.D. avverso le sanzioni amministrative irrogate dalla Direzione Territoriale del Lavoro di Vicenza congiuntamente alla Polizia Stradale di Vicenza, contenute in verbali di violazione dell'art. 19 L. n. 727/1978 e dell'art. 174, commi 4, 5, 6 e 8 C.d.S., in materia di controllo dell'orario di lavoro e dì osservanza dei riposi dei dipendenti.
Con sentenza n. 2189/2017, depositata in data 17.7.2017, il Tribunale di Vicenza, ritenuto ammissibile l'appello, lo rigettava condannando l'appellante alle spese di lite. In particolare, il Tribunale confermava la complessità dell'accertamento che aveva comportato l'acquisizione di corposa documentazione aggiuntiva, sicché il termine di 90 giorni non poteva decorrere dal 27.1.2012 (data dell'accesso presso l'impresa), bensì dal 3.5.2012, data in cui l'impresa ottemperava al provvedimento interlocutorio del 18.4.2012, di richiesta della documentazione aggiuntiva: da ciò, il Tribunale deduceva la tempestività della notifica dei verbali di contestazione all'appellante in data 27.7.2012.
Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il E.D. sulla base di tre motivi; l'intimato Prefetto di Vicenza non ha svolto difese. La causa proviene dalla adunanza camerale del 21 febbraio 2019.
Particolarità, queste, ritenute ravvisabili in materia di violazioni delle disposizioni previste dall’art. 174 Cod.Strada, rispetto alle quali l’esame dei registri di servizio e dei dischi cronotachigrafi installati sull'autoveicolo è finalizzato all'accertamento del rispetto dei limiti temporali dell'orario di lavoro e risponde, quindi, alla duplice esigenza di garantire la sicurezza della circolazione e di tutelare i lavoratori addetti al settore dell'autotrasporto (Cass. n. 25622 del 2014; Cass. n. 21062 del 2014); e ciò anche in ottemperanza alla normativa comunitaria di cui al Reg. CEE n. 561 del 2006, nonché alle disposizioni della Circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 22.7.2011, punto 13 (Cass. n. 4825 del 2018).
D'altronde, il ricorrente non ha altrimenti specificato l'assunto sotteso alla censura, relativo alla effettiva conseguenza (nel contesto normativo) di un concreto minor grado di garanzia nel procedimento di cui alla legge n. 689 del 1981, rispetto a quello della legge n. 241 del 1990, che non è dato ravvisare. Né, peraltro, pur denunciando la violazione di norme sul procedimento amministrativo, egli non indica quale apporto avrebbe potuto dare la sua partecipazione al procedimento amministrativo e, soprattutto, se il suo intervento avrebbe, con ragionevole certezza, determinato l’adozione di un provvedimento diverso da quello adottato dalla PA
3.2. - Questa Corte ha ripetutamente affermato che in tema di sanzioni amministrative, allorché siano poste in essere inequivocabilmente più condotte realizzatrici della medesima violazione, non è applicabile in via analogica l’istituto della continuazione di cui all’art. 81, secondo comma, cod. pen., ma esclusivamente quello del concorso formale, in quanto espressamente previsto dall’art. 8 della legge 24 novembre 1981, n. 689, il quale richiede l’unicità dell’azione od omissione produttiva della pluralità di violazioni (Cass. n. 26434 del 2014; conf. Cass. n. 10890 del 2018). Laddove, poi, la disciplina stabilita dal citato art. 8 non subisce deroghe neppure in base alla successiva previsione di cui all'art. 8-bis della medesima legge, che, salve le ipotesi eccezionali del secondo comma, ha escluso, sussistendo determinati presupposti, la computabilità delle violazioni amministrative successive alla prima solo al fine di rendere inoperanti le ulteriori conseguenze sanzionatone della reiterazione (Cass. n. 10890 del 2018, cit.).

References: sentenza 
 sentenza 
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 Cass. 
 Cass. 
 art. 8