Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-11538-del-06-06-2016
Timestamp: 2020-08-14 18:43:44+00:00

Document:
Sentenza Cassazione Civile n. 11538 del 06/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11538 del 06/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/06/2016, (ud. 27/04/2016, dep. 06/06/2016), n.11538
sul ricorso 16514/2014 proposto da:
GIADA SAS DI G.A., in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F. SIACCI 4,
difesa dall’avvocato FABIO BENINCASA giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 146/52/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
La CTR di Napoli ha respinto l’appello della “Giada sas” contro la sentenza n. 631/08/2009 della CTP di Caserta che aveva già respinto il ricorso della contribuente ad impugnazione di avviso di accertamento per maggiori IVA-IRAP relative all’anno 2003, avviso poi valorizzato ai fini della tassazione (“per trasparenza”) dei maggiori redditi imputabili ai fini IRPEF anche ai soci i quali ultimi avevano separatamente impugnato i provvedimenti ad essi rivolti.
La predetta CTR ha motivato la decisione evidenziando che l’obbligo di motivazione degli atti tributari può essere adempiuto anche “per relationem” ad elementi di fatto risultanti da altri documenti (allegati o riprodotti nelle parti essenziali), quali nella specie “gli elementi di fatto posti a base dell’accertamento ed il percorso logico motivazionale che lo sorregge”. Quanto al merito, la CTR osservava che la documentazione prodotta dalla menzionata società non consentiva di superare il dato incontrovertibile della mancanza, nel registro dei beni della ICC srl, dei mezzi che sarebbero stati noleggiati alla società “Giada sas”. Neppure la documentazione bancaria prodotta in atti consentiva di ricondurre con certezza i movimenti “ai pagamenti effettuati in favore della ICC srl”.
Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., assegnato allo scrivente relatore – può essere definito ai sensi dell’art. c.p.c..
Infatti, con il primo motivo di censura (improntato alla violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 14 e 29, nonchè dell’art. 102 c.p.c., assorbente rispetto agli altri) la ricorrente si duole in sostanza dell’omessa pronuncia, da parte del giudice del merito e in controversia caratterizzata da litisconsorzio necessario tra le parti, sulla questione dell’integrazione del contraddittorio.
Il motivo di impugnazione appare fondato ed è preliminare rispetto anche all’esame della fondatezza della eccezione di illegittimità dei provvedimenti impugnati, siccome risulta manifesto che il giudice di appello (pur dando atto che in altre controversie si discuteva del reddito di partecipazione conseguente all’accertamento societario) non ha affatto provveduto sulla questione relativa al necessario contraddittorio tra soci e società.
“In materia tributaria, l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 986, n. 917, art. 5 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali -, sicchè tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi; siffatta controversia, infatti, non ha ad oggetto una singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, con conseguente configurabilità di un caso di litisconsorzio necessario originario. Conseguentemente, il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14 (salva la possibilità di riunione ai sensi del successivo art. 29) ed il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorzi necessari è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio”.
Poichè è pacifico che nella specie qui in esame il contraddittorio non sia stato integrato – nei confronti dei soci su cui si rifletterà il medesimo reddito societario, in proporzione al reddito da partecipazione ed alla conseguente IRPEF da essi dovuta – e poichè non risulta che ricorra, nella specie di causa, il presupposto esonerativo valorizzato nella sentenza n. 14815/2008 (allorquando i ricorsi in primo grado sono stati simultaneamente proposti ed hanno trovato una omogeneità di trattazione sia nel primo che nel secondo grado di giudizio), in ossequio al principio sopra richiamato, non resta che annullare la pronuncia qui impugnata e rimettere la controversia al giudice di primo grado (la CTP di Caserta), affinchè provveda al rinnovo di tutta la procedura irritualmente esperita, previa l’integrazione del contraddittorio nei confronti delle altre parti necessarie.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 5
 art. 14
 art. 29
 sentenza