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Timestamp: 2020-08-12 23:48:58+00:00

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Art. 106 legge fallimentare - Cessione dei crediti, dei diritti e delle quote, delle azioni, mandato a riscuotere - Brocardi.it
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Articolo 106 Legge fallimentare
Cessione dei crediti, dei diritti e delle quote, delle azioni, mandato a riscuotere
Dispositivo dell'art. 106 Legge fallimentare
(1) Il curatore può cedere i crediti, compresi quelli di natura fiscale o futuri, anche se oggetto di contestazione; può altresì cedere le azioni revocatorie concorsuali, se i relativi giudizi sono già pendenti (2).
(2) Il legislatore ha voluto limitare la possibilità di cedere le azioni revocatorie a quelle che siano già pendenti, per evitare vendite a scopo speculativo. Va ricordato, comunque, che la cessione non può essere effettuata a favore dei prossimi congiunti del fallito o dei soggetti cui è stata estesa la procedura o alle società del gruppo di cui fa parte la società insolvente.
Massime relative all'art. 106 Legge fallimentare
Cass. civ. n. 28984/2008
Nel caso in cui i beni mobili oggetto di vendita in sede fallimentare risultino affetti da vizi redibitori, non è configurabile la garanzia prevista dall'art. 1490 cod. civ., neppure se la vendita abbia avuto luogo ad offerte private, ma solo una responsabilità attinente alla custodia dei beni inventariati ed alla vendita degli stessi nell'ambito della procedura concorsuale, e dunque un'obbligazione risarcitoria che, in quanto correlata al compimento di atti tipici rientranti nelle attribuzioni del curatore, non è posta a carico di quest'ultimo come persona fisica, ma a carico del fallimento, iscrivendosi a tutti gli effetti nel novero di quelle elencate dall'art. 111 n. 1 della legge fall.. Qualora pertanto, a fondamento della domanda di risarcimento dei danni, il compratore abbia fatto valere l'erronea descrizione dei beni in sede di inventario, con l'attribuzione di caratteristiche tecniche non possedute e senza il rilevamento di difetto di funzionamento, costituisce una questione di legittimazione passiva, riproponibile anche con il ricorso per cassazione contro le sentenze pronunciate secondo equità dal giudice di pace, quella avente ad oggetto l'esistenza del dovere del curatore, convenuto in proprio, di subire il giudizio instaurato dall'attore, indipendentemente dall'effettiva titolarità passiva del rapporto controverso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 28984 del 10 dicembre 2008)
Cass. civ. n. 21090/2007
L'art. 106 legge fallimentare, nel testo anteriore alla novella del 2006, affida alla discrezionalità del giudice delegato la scelta delle forme della vendita, nonché le concrete modalità della stessa; ne consegue che il rilevante valore economico del bene non rappresenta un impedimento alla vendita ad offerte private né richiede necessariamente la fissazione di un prezzo minimo. (Nella specie la S.C. ha confermato la statuizione del tribunale che, adito in sede di reclamo ex art. 26 legge fallimentare, non aveva censurato la scelta del giudice delegato di vendere a trattativa privata un compendio aziendale di rilevante valore economico, né aveva fissato un prezzo minimo di vendita.)
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 21090 del 9 ottobre 2007)
Cass. civ. n. 14103/2003
Con riguardo alla vendita di beni mobili ad offerte private, prevista dall'art. 106 legge fall. e sottratta alle regole dell'aggiudicazione in esito ad incanto, le disposizioni del giudice delegato devono ritenersi suscettibili di sospensione, revoca o modificazione anche per motivi di opportunità e convenienza fino a quando la vendita non risulti conclusa e il prezzo versato, ancorché sia già intervenuta l'autorizzazione a vendere, da parte del giudice delegato, al curatore.
La vendita fallimentare di beni mobili disciplinata dall'art. 106 legge fall., ancorchè utilizzi forme simili a quelle tipiche dell'autonomia privata (è infatti anche possibile che al decreto di aggiudicazione e di trasferimento dei beni posti in vendita il giudice delegato deliberi che si sostituisca la stipulazione di un atto di vendita, a ciò autorizzando il curatore), è pur sempre vendita giudiziale forzosa che ha luogo nell'ambito e per le finalità della procedura, onde per gli aspetti più strettamente correlati alle finalità della liquidazione concorsuale è soggetta alla disciplina della legge fallimentare; è, dunque, esclusa l'applicabilità, con riferimento al decreto che dispone la vendita, delle norme del codice civile sulla formazione del contratto come l'art. 1336 in tema di offerta al pubblico.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 14103 del 23 settembre 2003)

References: Articolo 106

Articolo 106

Cass. 
 sentenza 

Cass. 
 art. 26
 sentenza 

Cass. 
 sentenza