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Timestamp: 2019-06-19 21:04:39+00:00

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Il Libro di Urantia, Fascicolo 191. Le apparizioni agli
apostoli e ad altri discepoli influenti
Il Libro di Urantia - Fascicolo 191. Le apparizioni agli
Fascicolo 191. Le apparizioni agli
§ 1. L’apparizione a Pietro
§ 2. La prima apparizione agli apostoli
§ 3. Con le creature morontiali
§ 4. La decima apparizione (a Filadelfia)
§ 5. La seconda apparizione agli apostoli
§ 6. L’apparizione ad Alessandria
191:0.1 (2037.1) LA DOMENICA della risurrezione fu un giorno terribile nella vita degli apostoli; dieci di loro trascorsero la maggior parte della giornata nella stanza di sopra dietro delle porte sbarrate. Essi avrebbero potuto fuggire da Gerusalemme, ma avevano paura di essere arrestati dagli agenti del Sinedrio se erano trovati fuori. Tommaso stava meditando sui suoi problemi da solo a Betfage. Egli avrebbe fatto meglio a rimanere con i suoi compagni apostoli, e li avrebbe aiutati ad orientare le loro discussioni in senso più proficuo.
191:0.2 (2037.2) Per tutto il giorno Giovanni sostenne l’idea che Gesù era risuscitato dalla morte. Egli ricordò non meno di cinque differenti occasioni in cui il Maestro aveva affermato che sarebbe risuscitato, e almeno tre volte in cui aveva fatto allusione al terzo giorno. L’atteggiamento di Giovanni ebbe un’influenza considerevole su di loro, specialmente su suo fratello Giacomo e su Natanaele. Giovanni li avrebbe influenzati di più se non fosse stato il più giovane membro del gruppo.
191:0.3 (2037.3) Il loro isolamento influiva molto sulle loro difficoltà. Giovanni Marco li teneva informati di quanto succedeva nel tempio e li informava sulle numerose voci che si sviluppavano nella città, ma non pensò di raccogliere notizie dai differenti gruppi di credenti ai quali Gesù era già apparso. Quello era il tipo di servizio reso fino ad allora dai messaggeri di Davide, ma essi erano tutti assenti per la loro ultima missione di annunciatori della risurrezione a quei gruppi di credenti che abitavano lontano da Gerusalemme. Per la prima volta in tutti questi anni gli apostoli realizzarono quanto erano dipesi dai messaggeri di Davide per la loro informazione quotidiana sugli affari del regno.
191:0.4 (2037.4) Per tutto questo giorno Pietro oscillò emotivamente nel suo modo caratteristico tra la fede e il dubbio sulla risurrezione del Maestro. Pietro non riusciva a sottrarsi alla visione dei panni funebri che giacevano là nella tomba come se il corpo di Gesù fosse evaporato dal loro interno. “Ma”, ragionava Pietro, “se è risuscitato e può mostrarsi alle donne, perché non si mostra a noi, suoi apostoli?” Pietro diveniva triste quando pensava che forse Gesù non veniva da loro a causa della sua presenza tra gli apostoli, perché l’aveva rinnegato quella notte nel cortile di Anna. E poi trovava conforto nelle parole riportate dalle donne: “Andate a dire ai miei apostoli — e a Pietro.” Ma trarre incoraggiamento da questo messaggio implicava che egli doveva credere che le donne avessero realmente visto e udito il Maestro risorto. Pietro oscillò così l’intera giornata tra la fede e il dubbio, fino a poco dopo le otto della sera, quando si avventurò ad uscire in cortile. Pietro pensò di allontanarsi dagli apostoli per non impedire a Gesù di venire da loro a causa della sua rinnegazione del Maestro.
191:0.5 (2037.5) Giacomo Zebedeo sostenne inizialmente di andare tutti alla tomba; egli era fermamente del parere di fare qualcosa per andare a fondo del mistero. Fu Natanaele che impedì loro di uscire in pubblico in risposta alle pressioni di Giacomo, e fece questo ricordando loro l’avvertimento di Gesù di non mettere indebitamente a repentaglio la loro vita in questo momento. Verso mezzogiorno Giacomo si era accordato con gli altri per una vigilante attesa. Egli parlava poco; era tremendamente deluso perché Gesù non appariva loro, e non sapeva delle numerose apparizioni del Maestro ad altri gruppi e a singole persone.
191:0.6 (2038.1) Andrea ascoltò molto questo giorno. Egli era estremamente sconcertato dalla situazione ed aveva più che la sua parte di dubbi, ma godeva almeno di un certo senso di liberazione dalla responsabilità della guida dei suoi compagni apostoli. Egli era veramente contento che il Maestro l’avesse liberato dal fardello del comando prima che essi piombassero in questi momenti sconvolgenti.
191:0.7 (2038.2) Più di una volta durante le lunghe e spossanti ore di questo tragico giorno, la sola influenza sostenitrice del gruppo fu il frequente contributo del consiglio filosofico caratteristico di Natanaele. Egli fu realmente l’influenza di controllo tra i dieci per tutta la giornata. Non una sola volta egli si espresse riguardo al credere o meno nella risurrezione del Maestro. Ma con il trascorrere del giorno egli divenne sempre più incline a credere che Gesù aveva mantenuto la sua promessa di risuscitare.
191:0.8 (2038.3) Simone Zelota era troppo annientato per partecipare alle discussioni. Per la maggior parte del tempo egli rimase sdraiato su un divano in un angolo della stanza con il viso rivolto verso il muro; egli non parlò che una mezza dozzina di volte in tutto il giorno. Il suo concetto del regno era crollato e non riusciva a discernere che la risurrezione del Maestro poteva cambiare materialmente la situazione. La sua delusione era molto personale ed assolutamente troppo profonda per essere superata in breve tempo, anche davanti ad un fatto così stupefacente come la risurrezione.
191:0.9 (2038.4) Strano a dirsi, Filippo, che di solito non si esprimeva, parlò molto per tutto il pomeriggio di questo giorno. Durante la mattina egli aveva detto poco, ma per tutto il pomeriggio pose delle domande agli altri apostoli. Pietro fu spesso annoiato dalle domande di Filippo, ma gli altri accettarono di buon grado il suo interrogatorio. Filippo era particolarmente desideroso di sapere, nel caso Gesù fosse realmente risorto dalla tomba, se il suo corpo portasse i segni fisici della crocifissione.
191:0.10 (2038.5) Matteo era completamente confuso; egli ascoltò le discussioni dei suoi compagni, ma trascorse la maggior parte del tempo a riflettere sul problema delle loro future finanze. Indipendentemente dalla supposta risurrezione di Gesù, Giuda se n’era andato, Davide aveva sbrigativamente consegnato i fondi a lui, ed essi erano senza un capo con autorità. Prima che Matteo si convincesse a prendere in seria considerazione i loro argomenti sulla risurrezione, aveva già visto il Maestro faccia a faccia.
191:0.11 (2038.6) I gemelli Alfeo presero poco parte a queste importanti discussioni; essi erano abbastanza occupati con i loro lavori abituali. Uno di loro espresse l’opinione di entrambi quando disse, in risposta ad una domanda di Filippo: “Noi non comprendiamo la faccenda della risurrezione, ma nostra madre dice che ha parlato con il Maestro, e noi le crediamo.”
191:0.12 (2038.7) Tommaso attraversava uno dei suoi periodi tipici di sconfortante depressione. Egli dormì per una parte della giornata e passeggiò sulle colline per il resto del tempo. Egli sentiva il bisogno di unirsi ai suoi compagni apostoli, ma il desiderio di stare da solo era più forte.
191:0.13 (2038.8) Il Maestro ritardò la prima apparizione morontiale agli apostoli per numerose ragioni. Primo, egli voleva che dopo avere avuto notizia della sua risurrezione essi avessero il tempo di riflettere bene su ciò che aveva detto loro sulla sua morte e risurrezione quando era ancora con loro nella carne. Il Maestro voleva che Pietro affrontasse direttamente alcuni suoi problemi particolari prima che egli si manifestasse a tutti loro. In secondo luogo desiderava che Tommaso fosse con loro al momento della sua prima apparizione. Giovanni Marco localizzò Tommaso a casa di Simone a Betfage questa domenica mattina presto, e ne informò gli apostoli verso le undici. Tommaso sarebbe tornato da loro in ogni momento di questo giorno se Natanaele o due altri apostoli fossero andati a cercarlo. Egli desiderava realmente tornare, ma per il modo in cui li aveva lasciati la sera prima, era troppo orgoglioso per tornare di propria iniziativa così presto. Il giorno seguente egli era talmente depresso che gli necessitò quasi una settimana per decidersi a ritornare. Gli apostoli l’aspettavano, e lui aspettava che i suoi fratelli lo venissero a cercare e gli chiedessero di tornare da loro. Tommaso rimase così lontano dai suoi associati fino al sabato sera successivo, quando, dopo che era scesa la notte, Pietro e Giovanni andarono a Betfage e lo ricondussero con loro. E questa è anche la ragione per cui essi non andarono immediatamente in Galilea dopo che Gesù fu loro apparso la prima volta; essi non volevano partire senza Tommaso.
191:1.1 (2039.1) Erano quasi le otto e mezzo di questa domenica sera quando Gesù apparve a Simon Pietro nel giardino della casa di Marco. Questa era la sua ottava manifestazione morontiale. Pietro aveva vissuto sotto un pesante fardello di dubbio e di colpa dalla sua rinnegazione del Maestro. Per tutto il giorno di sabato e questa domenica egli aveva lottato contro la paura di non essere più, forse, un apostolo. Egli era rabbrividito d’orrore per la sorte di Giuda e credeva di avere anche lui tradito il suo Maestro. Per tutto questo pomeriggio egli pensò che poteva essere la sua presenza tra gli apostoli che impediva a Gesù di apparire loro, a condizione, beninteso, che fosse realmente risuscitato dalla morte. E fu a Pietro, in una tale disposizione mentale e in un tale stato d’animo, che Gesù apparve mentre lo scoraggiato apostolo gironzolava tra i fiori e gli arbusti.
191:1.2 (2039.2) Quando Pietro pensò allo sguardo amorevole del Maestro mentre passava per il portico di Anna, e mentre meditava sul meraviglioso messaggio portatogli quella mattina presto dalle donne di ritorno dalla tomba vuota: “Andate a dire ai miei apostoli — e a Pietro” — mentre contemplava queste testimonianze di misericordia, la sua fede cominciò a vincere i suoi dubbi, ed egli si fermò, stringendo i pugni, e disse ad alta voce: “Io credo che egli è risuscitato dalla morte; andrò a dirlo ai miei fratelli.” E come disse queste parole, apparve improvvisamente davanti a lui la forma di un uomo che gli parlò in tono familiare dicendo: “Pietro, il nemico desiderava averti, ma io non ho voluto abbandonarti. Sapevo che non era dal cuore che mi avevi rinnegato; ti avevo dunque perdonato prima ancora che tu lo chiedessi; ma ora devi smettere di pensare a te stesso e alle difficoltà del momento e devi prepararti a portare la buona novella del vangelo a coloro che sono nelle tenebre. Non devi più preoccuparti di ciò che puoi ottenere dal regno, ma occupati piuttosto di ciò che puoi dare a coloro che vivono in una spaventosa miseria spirituale. Cingiti, o Simone, per la battaglia di un nuovo giorno, per la lotta contro le tenebre spirituali e i dubbi nefasti della mente naturale degli uomini.”
191:1.3 (2039.3) Pietro e il Gesù morontiale camminarono nel giardino e parlarono di cose passate, presenti e future per quasi cinque minuti. Poi il Maestro scomparve dal suo sguardo dicendo: “Addio, Pietro, fino a quando ti vedrò con i tuoi fratelli.”
191:1.4 (2039.4) Per un istante Pietro fu sopraffatto dalla realizzazione di aver parlato con il Maestro risorto e di poter essere certo di essere ancora un ambasciatore del regno. Egli aveva appena udito il Maestro glorificato esortarlo a proseguire la predicazione del vangelo. E con il cuore in subbuglio egli si precipitò nella sala di sopra alla presenza dei suoi compagni apostoli, esclamando ansante di eccitazione: “Ho visto il Maestro; era nel giardino. Ho parlato con lui, ed egli mi ha perdonato.”
191:1.5 (2040.1) La dichiarazione di Pietro di aver visto Gesù nel giardino fece una profonda impressione sui suoi compagni apostoli, ed essi erano quasi pronti ad abbandonare i loro dubbi quando Andrea si alzò e li avvertì di non lasciarsi troppo influenzare dal resoconto di suo fratello. Andrea insinuò che Pietro aveva già visto delle cose irreali. Anche se Andrea non alluse direttamente alla visione della notte sul Mare di Galilea nella quale Pietro aveva affermato di aver visto il Maestro venire verso di loro camminando sull’acqua, disse abbastanza per lasciar intendere a tutti i presenti che si riferiva a questo incidente. Simon Pietro fu molto offeso dalle insinuazioni di suo fratello e cadde immediatamente in uno sconsolato silenzio. I gemelli furono molto dispiaciuti per Pietro e andarono ad esprimergli la loro simpatia e a dirgli che essi lo credevano, e a riaffermare che anche la loro madre aveva visto il Maestro.
191:2.1 (2040.2) Poco dopo le nove di quella sera, dopo la partenza di Cleopa e di Giacobbe, mentre i gemelli Alfeo confortavano Pietro, e mentre Natanaele faceva delle rimostranze ad Andrea e i dieci apostoli erano riuniti nella stanza di sopra con tutte le porte chiuse per paura di essere arrestati, il Maestro apparve improvvisamente in mezzo a loro nella forma morontiale dicendo: “La pace sia su di voi. Perché siete così spaventati quando appaio, come se aveste visto uno spirito? Non vi ho parlato di queste cose quando ero presente con voi nella carne? Non vi avevo detto che i capi dei sacerdoti e i dirigenti mi avrebbero consegnato per essere ucciso, che uno di voi mi avrebbe tradito e che sarei risuscitato il terzo giorno? Perché allora tutti i vostri dubbi e tutta questa discussione sui resoconti delle donne, di Cleopa e di Giacobbe, ed anche di Pietro? Per quanto tempo dubiterete delle mie parole e rifiuterete di credere alle mie promesse? Ed ora che mi vedete realmente, crederete? Anche ora uno di voi è assente. Quando sarete ancora una volta tutti insieme, e dopo che saprete tutti con certezza che il Figlio dell’Uomo è risuscitato dalla tomba, partite da qui per la Galilea. Abbiate fede in Dio; abbiate fiducia l’uno nell’altro, ed entrerete così nel nuovo servizio del regno dei cieli. Io resterò a Gerusalemme con voi fino a che sarete pronti ad andare in Galilea. Vi lascio la mia pace.”
191:2.2 (2040.3) Dopo che il Gesù morontiale ebbe parlato loro, svanì in un istante dalla loro vista. Ed essi caddero tutti faccia a terra, lodando Dio e venerando il loro Maestro scomparso. Questa fu la nona apparizione morontiale del Maestro.
191:3.1 (2040.4) Il giorno successivo, lunedì, fu trascorso interamente con le creature morontiali allora presenti su Urantia. Per partecipare alle esperienze della transizione morontiale del Maestro erano venuti su Urantia più di un milione di direttori morontiali e di loro associati, assieme a mortali di transizione dei vari ordini provenienti dai sette mondi delle dimore di Satania. Il Gesù morontiale soggiornò con queste splendide intelligenze per quaranta giorni. Egli li istruì ed apprese dai loro direttori la vita di transizione morontiale qual è attraversata dai mortali dei mondi abitati di Satania quando passano per le sfere morontiali del sistema.
191:3.2 (2041.1) Verso mezzanotte di questo lunedì la forma morontiale del Maestro fu adattata per la transizione al secondo stadio di progressione morontiale. Quando apparve successivamente ai suoi figli mortali sulla terra egli era un essere morontiale del secondo stadio. Via via che il Maestro progrediva nella carriera morontiale, diveniva tecnicamente sempre più difficile per le intelligenze morontiali ed i loro associati trasformatori rendere visibile il Maestro agli occhi mortali e materiali.
191:3.3 (2041.2) Gesù effettuò il transito al terzo stadio morontiale venerdì 14 aprile; al quarto stadio lunedì 17; al quinto stadio sabato 22; al sesto stadio giovedì 27; al settimo stadio martedì 2 maggio; alla cittadinanza di Jerusem domenica 7; ed entrò nell’abbraccio degli Altissimi di Edentia domenica 14.
191:3.4 (2041.3) In questo modo Micael di Nebadon completò il suo servizio di esperienza universale poiché aveva già, in connessione con i suoi conferimenti precedenti, pienamente sperimentato la vita dei mortali ascendenti del tempo e dello spazio, dal soggiorno nella capitale della costellazione fino al servizio, compreso, della capitale del superuniverso. E fu per mezzo di queste stesse esperienze morontiali che il Figlio Creatore di Nebadon completò realmente e terminò accettabilmente il suo settimo e finale conferimento nell’universo.
191:4.1 (2041.4) La decima manifestazione morontiale di Gesù al riconoscimento dei mortali avvenne poco dopo le otto di martedì 11 aprile a Filadelfia, dove egli si mostrò ad Abner, a Lazzaro e a circa centocinquanta loro associati, inclusi più di cinquanta membri del corpo evangelico dei settanta. Questa apparizione avvenne appena dopo l’inizio di una riunione speciale nella sinagoga, che era stata convocata da Abner per discutere la crocifissione di Gesù ed il più recente resoconto della risurrezione che era stato portato dal messaggero di Davide. Poiché il Lazzaro risuscitato era ora un membro di questo gruppo di credenti, non era difficile per loro credere all’annuncio che Gesù era risuscitato dalla morte.
191:4.2 (2041.5) La riunione nella sinagoga stava giusto per essere aperta da Abner e da Lazzaro, che erano insieme sul pulpito, quando tutto l’uditorio di credenti vide la forma del Maestro apparire improvvisamente. Egli si fece avanti dal luogo in cui era apparso tra Abner e Lazzaro, nessuno dei quali l’aveva notato, e salutando l’assemblea disse:
191:4.3 (2041.6) “La pace sia su di voi. Voi tutti sapete che abbiamo un solo Padre in cielo e che c’è un solo vangelo del regno — la buona novella del dono della vita eterna che gli uomini ricevono grazie alla fede. Mentre gioite nella vostra fedeltà al vangelo, pregate il Padre della verità di spargere nel vostro cuore un nuovo e più grande amore per i vostri fratelli. Voi dovete amare tutti gli uomini come io ho amato voi; dovete servire tutti gli uomini come io ho servito voi. Con simpatia comprensiva ed affetto fraterno, accogliete nella comunità tutti i vostri fratelli che si dedicano alla proclamazione della buona novella, siano essi Ebrei o Gentili, Greci o Romani, Persiani o Etiopi. Giovanni ha proclamato il regno in anticipo; voi avete predicato il vangelo in potenza; i Greci insegnano già la buona novella; ed io manderò presto lo Spirito della Verità nell’anima di tutti questi miei fratelli che hanno consacrato così generosamente la loro vita all’illuminazione dei loro simili che sono immersi nelle tenebre spirituali. Voi siete tutti figli della luce; perciò non incespicate negli intrighi equivoci del sospetto mortale e dell’intolleranza umana. Se siete nobilitati dalla grazia della fede ad amare i non credenti, non dovreste amare altrettanto anche coloro che sono i vostri compagni credenti nella grandissima famiglia della fede? Ricordatevi, da come vi amate gli uni con gli altri tutti gli uomini sapranno che siete miei discepoli.
191:4.4 (2042.1) “Andate dunque in tutto il mondo a proclamare questo vangelo della paternità di Dio e della fratellanza degli uomini a tutte le nazioni e razze, e siate sempre saggi nella vostra scelta dei metodi per presentare la buona novella alle differenti razze e tribù dell’umanità. Voi avete ricevuto liberalmente questo vangelo del regno, e darete liberalmente la buona novella a tutte le nazioni. Non temete la resistenza del male, perché io sono sempre con voi, sino alla fine stessa delle ere. E lascio con voi la mia pace.”
191:4.5 (2042.2) Dopo aver detto “Lascio con voi la mia pace”, egli scomparve dalla loro vista. Ad eccezione di una delle sue apparizioni in Galilea, dove più di cinquecento credenti lo videro simultaneamente, questo gruppo di Filadelfia comprendeva il maggior numero di mortali che lo videro in una sola occasione.
191:4.6 (2042.3) La mattina successiva presto, mentre gli apostoli si attardavano a Gerusalemme aspettando che Tommaso si rimettesse emotivamente, questi credenti di Filadelfia uscirono a proclamare che Gesù di Nazaret era risuscitato dalla morte.
191:4.7 (2042.4) Il giorno dopo, mercoledì, Gesù lo trascorse senza interruzioni in compagnia dei suoi associati morontiali, e durante le ore di metà pomeriggio egli ricevette la visita dei delegati morontiali provenienti dai mondi delle dimore di ciascun sistema locale di sfere abitate di tutta la costellazione di Norlatiadek. E tutti loro furono felici di conoscere il loro Creatore come uno del loro stesso ordine d’intelligenze dell’universo.
191:5.1 (2042.5) Tommaso trascorse una settimana isolato con se stesso sulle colline attorno all’Oliveto. Durante questo periodo egli vide soltanto coloro che erano a casa di Simone e Giovanni Marco. Erano circa le nove di sabato 15 aprile quando i due apostoli lo trovarono e lo ricondussero al loro luogo di ritrovo nella casa dei Marco. Il giorno dopo Tommaso ascoltò il racconto delle storie delle varie apparizioni del Maestro, ma rifiutò ostinatamente di credervi. Egli sostenne che Pietro li aveva entusiasmati portandoli a credere di aver visto il Maestro. Natanaele ragionò con lui, ma senza successo. C’era una cocciutaggine emotiva associata alla sua dubbiosità abituale, e questo stato mentale, unito al suo dispiacere di essersi allontanato da loro, contribuì a creare una situazione d’isolamento che anche Tommaso stesso non comprendeva pienamente. Egli si era allontanato dai suoi compagni, era andato per conto suo, ed ora, anche dopo essere tornato tra di loro, tendeva inconsciamente ad assumere un atteggiamento di disaccordo. Egli era lento ad arrendersi; non amava cedere. Senza averne l’intenzione, egli godeva veramente dell’attenzione che gli si portava; traeva un’inconsapevole soddisfazione dagli sforzi di tutti i suoi compagni per convincerlo e convertirlo. Egli era mancato loro per tutta una settimana, e traeva grande piacere dalle loro persistenti attenzioni.
191:5.2 (2042.6) Essi stavano consumando il loro pasto della sera poco dopo le sei, con Pietro che sedeva da un lato di Tommaso e Natanaele dall’altro, quando l’incredulo apostolo disse: “Io non crederò prima di aver visto il Maestro con i miei stessi occhi ed aver messo il mio dito nel segno dei chiodi.” Mentre essi erano così seduti a cenare, e con le porte accuratamente chiuse e sbarrate, il Maestro morontiale apparve improvvisamente nel mezzo della curvatura della tavola, proprio di fronte a Tommaso, e disse:
191:5.3 (2043.1) “La pace sia su di voi. Ho atteso una settimana intera per potervi apparire di nuovo quando foste tutti presenti per ascoltare ancora una volta l’incarico di andare in tutto il mondo a predicare questo vangelo del regno. Vi dico nuovamente: come il Padre ha mandato me nel mondo, così io mando voi. Come io ho rivelato il Padre, così voi rivelerete l’amore divino, non solo con parole, ma nel vostro vivere quotidiano. Io vi mando non per amare l’anima degli uomini, ma piuttosto per amare gli uomini. Voi non proclamerete soltanto le gioie del cielo, ma mostrerete anche nella vostra esperienza quotidiana queste realtà spirituali della vita divina, poiché voi avete già la vita eterna, come dono di Dio, grazie alla fede. Poiché voi avete la fede, quando il potere proveniente dall’alto, lo Spirito della Verità, sarà venuto su di voi, non nasconderete la vostra luce qui dietro le porte chiuse; voi farete conoscere l’amore e la misericordia di Dio a tutta l’umanità. Per paura voi fuggite ora dai fatti di un’esperienza spiacevole, ma quando sarete stati battezzati con lo Spirito della Verità andrete coraggiosamente e con gioia incontro alle nuove esperienze della proclamazione della buona novella della vita eterna nel regno di Dio. Voi potete fermarvi qui e in Galilea per un breve periodo mentre vi rimettete dallo shock della transizione dalla falsa sicurezza dell’autorità del tradizionalismo al nuovo ordine dell’autorità dei fatti, della verità e della fede nelle realtà supreme dell’esperienza vivente. La vostra missione nel mondo è basata sul fatto che io ho vissuto tra di voi una vita di rivelazione di Dio; sulla verità che voi e tutti gli altri uomini siete figli di Dio; e ciò consisterà nella vita che vivrete tra gli uomini — l’esperienza effettiva e vivente di amare gli uomini e di servirli, così come io ho amato e servito voi. Che la fede riveli la vostra luce al mondo; che la rivelazione della verità apra gli occhi accecati dalla tradizione; che il vostro servizio amorevole distrugga efficacemente i pregiudizi generati dall’ignoranza. Accostandovi così ai vostri simili con simpatia comprensiva e devozione disinteressata, li condurrete alla conoscenza salvifica dell’amore del Padre. Gli Ebrei hanno celebrato la bontà; i Greci hanno esaltato la bellezza; gli Indù predicano la devozione; i lontani asceti insegnano il rispetto; i Romani esigono fedeltà; ma io chiedo ai miei discepoli la vita, una vita di servizio amorevole per i vostri fratelli nella carne.”
191:5.4 (2043.2) Quando il Maestro ebbe parlato così, guardò in viso Tommaso e disse: “E tu, Tommaso, che hai detto che non avresti creduto se non mi avessi visto e non avessi messo il tuo dito nel segno dei chiodi delle mie mani, ora mi hai visto e hai udito le mie parole; e benché tu non veda alcun segno di chiodi sulle mie mani, poiché io sono risorto nella forma che anche tu avrai quando lascerai questo mondo, che cosa dirai ai tuoi fratelli? Tu riconoscerai la verità, perché nel tuo cuore avevi già cominciato a credere anche quando affermavi così risolutamente di non credere. I tuoi dubbi, Tommaso, s’impongono con sempre maggiore ostinazione proprio quando stanno per crollare. Tommaso, ti chiedo di non mancare di fede, ma di credere — ed io so che crederai, e con tutto il tuo cuore.”
191:5.5 (2043.3) Quando Tommaso udì queste parole, cadde in ginocchio davanti al Maestro morontiale ed esclamò: “Io credo! Mio Signore e mio Maestro!” Allora Gesù disse a Tommaso: “Tu hai creduto, Tommaso, perché mi hai realmente visto e udito. Benedetti nelle ere future coloro che crederanno anche senza avere visto con l’occhio della carne né udito con l’orecchio mortale.”
191:5.6 (2043.4) E poi, mentre la forma del Maestro si avvicinava all’estremità della tavola, egli si rivolse a tutti loro dicendo: “Ed ora andate tutti in Galilea, dove vi apparirò presto.” Dopo aver detto questo egli scomparve dalla loro vista.
191:5.7 (2044.1) Gli undici apostoli erano ora pienamente convinti che Gesù era risuscitato dalla morte, e la mattina successiva molto presto, prima dell’alba, partirono per la Galilea.
191:6.1 (2044.2) Mentre gli undici apostoli erano in cammino verso la Galilea e si avvicinavano al termine del loro viaggio, martedì 18 aprile, verso le otto e mezzo di sera, Gesù apparve a Rodano e a circa ottanta altri credenti ad Alessandria. Questa era la dodicesima apparizione del Maestro in forma morontiale. Gesù apparve davanti a questi Greci ed Ebrei alla conclusione del resoconto di un messaggero di Davide sulla crocifissione. Questo messaggero, il quinto dei corrieri sul tratto Gerusalemme-Alessandria, era arrivato ad Alessandria nel tardo pomeriggio, e dopo aver trasmesso il suo messaggio a Rodano, fu deciso di riunire tutti i credenti perché ricevessero questa tragica notizia dal messaggero stesso. Verso le otto il messaggero, Natan di Busiris, si presentò davanti a questo gruppo di credenti e raccontò loro in dettaglio tutto ciò che gli era stato detto dal precedente corriere. Natan terminò il suo toccante racconto con queste parole: “Ma Davide, che ci manda questa notizia, riferisce che il Maestro, annunciando in anticipo la sua morte, dichiarò che sarebbe risuscitato.” Proprio mentre Natan parlava, il Maestro morontiale apparve là alla vista di tutti. E dopo che Natan si fu seduto, Gesù disse:
191:6.2 (2044.3) “La pace sia su di voi. Ciò che mio Padre mi ha mandato nel mondo ad instaurare non appartiene ad una razza, ad una nazione, o ad un gruppo speciale di educatori o di predicatori. Questo vangelo del regno appartiene all’Ebreo e al Gentile, al ricco e al povero, all’uomo libero e allo schiavo, al maschio e alla femmina, ed anche al bambino. E voi tutti proclamerete questo vangelo d’amore e di verità mediante la vita che vivete nella carne. Vi amerete l’un l’altro con un nuovo e sorprendente affetto, così come io ho amato voi. Servirete l’umanità con una nuova e stupefacente devozione, così come io ho servito voi. E quando gli uomini vedranno che voi li amate in tal modo, e quando osserveranno come li servite con fervore, essi percepiranno che siete divenuti membri per fede del regno dei cieli, e seguiranno lo Spirito della Verità che vedranno nella vostra vita, fino a trovare la salvezza eterna.
191:6.3 (2044.4) “Come il Padre ha mandato me in questo mondo, così io ora mando voi. Voi siete tutti chiamati a portare la buona novella a coloro che sono nelle tenebre. Questo vangelo del regno appartiene a tutti coloro che credono in esso; esso non sarà affidato alla custodia dei soli sacerdoti. Presto lo Spirito della Verità verrà su di voi e vi condurrà in tutta la verità. Andate dunque in tutto il mondo a predicare questo vangelo, ed ecco, io sarò sempre con voi, sino alla fine stessa delle ere.”
191:6.4 (2044.5) Dopo aver parlato così il Maestro scomparve dalla loro vista. Per tutta quella notte questi credenti rimasero là insieme, raccontando le loro esperienze di credenti al regno ed ascoltando a lungo Rodano ed i suoi associati. Ed essi credettero tutti che Gesù era risuscitato dalla morte. Immaginate la sorpresa dell’annunciatore di Davide della risurrezione, che arrivò due giorni dopo, quando essi risposero al suo annuncio dicendo: “Sì, lo sappiamo, perché lo abbiamo visto. Egli ci è apparso l’altro ieri.”

References: § 1

§ 2

§ 3

§ 4

§ 5

§ 6