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Timestamp: 2018-08-18 14:25:32+00:00

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Galleano | STUDIO LEGALE Avv. Sergio Galleano – Avv. Vincenzo De Michele
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STUDIO LEGALE Avv. Sergio Galleano – Avv. Vincenzo De Michele
01 06 2016	in Scuola
Avv. Sergio Galleano – Avv. Vincenzo De Michele
Come avrete letto sul sito e come hanno riferito i mass media, la Corte costituzionale ha la causa che è stata discussa dall’avv. Vincenzo De Michele e da chi scrive il 17 maggio u.s. e del quale è possibile veder il video nel lancio effettuato nel settore scuola, depositando la sentenza n. 187/2016.
Questa sentenza, di cui ora si conoscono finalmente le motivazioni complete, segna un notevole passo avanti da parte della Corte costituzionale, poiché stabilisce che la costituzione dei rapporti a tempo indeterminato è la misura corretta per ottemperare alle prescrizioni della Corte europea che, nella sentenza Mascolo, punto 79, afferma che, a fronte dell’abuso commesso nell’utilizzo dei contratti a termine, occorre adottare misure efficaci, dissuasive ed energiche “per eliminare gli effetti dell’abuso commesso e la violazione del diritto europeo”.
La sentenza, inoltre, stabilisce che per il personale non docente, ovvero gli assistenti tecnici amministrativi (ATA) che non sono stati inseriti nel piano di stabilizzazione, l’abuso commesso dovrà essere sanato con il risarcimento del danno che è stato oggetto della nota sentenza 5072 del 15 marzo 2016 e che sul sito si è provveduto ad analizzare e criticare per la insufficienza della misura risarcitoria individuata.
Questi piccoli – ma neanche tanto – passi avanti da parte della giurisprudenza nazionale e costituzionale, sono il frutto di diversi anni di lotta nei Tribunali e nelle alte Corti di chi scrive, insieme a molti altri colleghi che non si sono mai arresi anche di fronte a critiche, minacce e tentativi di isolamento. Si tratta di passi comunque non sufficienti, perché questo è il momento giusto per alzare il tiro e smantellare definitivamente un sistema di potere che vede nei privilegi e nelle rendite di potere a scapito di chi lavora onestamente e chiede solamente la tutela dei propri diritti ed è dovuto andare sino a Lussemburgo (alla Corte dell’unione europea) ed a Strasburgo (alla Corte dei diritti dell’Uomo) per vederseli finalmente riconoscere.
A questo scopo, insieme all’avv. De Michele, questo studio ha ritenuto di aprire questa sezione del sito che affronti la situazione complessiva del comportamento dello Stato italiano, senza dimenticare, oltre alla scuola, anche gli altri settori del pubblico impiego, comprese le società partecipate dallo Stato, Poste italiane per prima.
Tale sezione, lo si anticipa sin d’ora, ha l’obiettivo di trasformarsi in un sito autonomo dove le voci libere dell’avvocatura e di tutti coloro che hanno qualcosa da dire in merito e su tutti i problemi della giustizia in Italia ed in sede europea potranno trovare uno spazio comune per pubblicare le loro opinioni e valutazioni, attraverso anche commenti in tempo reale sulle più importanti decisioni della magistratura ed i provvedimenti legislativi e del Governo, ma non solo.
Abbiamo iniziato nel luglio scorso con un articolo sulla questione dei contratti “acausali” di Poste italiane, stipulati con la norma “di favore” di cui all’art. 2 comma 1 bis dell’abrogato decreto 368 del 2001.
Continuiamo oggi con un commento sulla situazione della scuola dopo la riforma Renzi e la sentenza della Corte costituzionale, alla quale si affianca un articolo più sintetico e quindi più fruibile, che riguarda specificamente la mobilità attuata dal Miur, i problemi che ne sono nati e le possibili soluzioni.
Leggi l’intervento sull’art. 2 comma 1 bis dell’abrogato decreto 368 del 2001
Leggi l’intervento: Mobilita’ professionale docenti e stabilizzazione precariato scolastico dopo la sentenza n.187/2016 della Corte costituzionale. azioni esperibili a tutela dei diritti violati dal Miur con la riforma “Agnese”
Leggi l’intervento: Mobilita’ professionale docenti dopo la sentenza n.187/2016 della Corte costituzionale. azioni esperibili a tutela dei diritti violati dal Miur con la riforma “Agnese”

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