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Timestamp: 2019-05-19 21:04:50+00:00

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Corte di Giustizia Europea: tutela legale dei database
La Court of Appeal aveva sottoposto alla CGE la seguente questione pregiudiziale: «Se, nel caso in cui una parte carichi sul suo server web, situato nello Stato membro A, dati provenienti da una banca di dati protetta da diritto “sui generis” ai sensi della direttiva 96/9/CE (...) e, su richiesta di un utente sito in un altro Stato membro B, il server web invii tali dati al computer dell’utente in maniera che essi vengono registrati nella memoria di quel computer e visualizzati sul suo schermo, a) l’atto di inviare i dati costituisca un atto di “estrazione” o di “reimpiego” ad opera di tale parte; b) un atto di estrazione e/o di reimpiego ad opera di tale parte abbia luogo: i) unicamente nello Stato membro A; ii) unicamente nello Stato membro B, oppure iii) in entrambi gli Stati membri A e B»
La tutela conferita dal diritto sui generis istituito dalla normativa di uno Stato membro è limitata al territorio di tale Stato membro. Di conseguenza, colui che ne beneficia può avvalersene unicamente per tutelarsi da atti di reimpiego non autorizzati compiuti in tale territorio.
L’articolo 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001 prevede in materia di illeciti civili, una competenza speciale in capo al “giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire”.
L’articolo 8 del regolamento n. 864/2007 prevede (nell’ipotesi di violazione di un diritto di proprietà intellettuale che, come il diritto sui generis istituito dalla direttiva 96/9, non presenta natura «comunitaria a carattere unitario», ai sensi del paragrafo 2 di detto articolo) che la legge applicabile all’obbligazione extracontrattuale derivante dalla violazione, in forza del paragrafo 1 di detto articolo 8, sia “quella del paese per il quale la protezione è chiesta”.
La questione giuridica rilevante è chiarire se si siano svolti nel Regno Unito, Stato membro in cui la Football Dataco rivendica la protezione della banca dati Football Live come diritto sui generis, attività di “invio” che possano essere considerate “reimpiego”. Nei casi di reimpiego (del database) effettuati mediante il server di un sito Internet vi è una serie di operazioni in successione che possono avvenire nel territorio di diversi Stati membri. Tale modalità di messa a disposizione del pubblico si distingue dalle modalità tradizionali di diffusione a causa dell’ubiquità del contenuto di un sito Internet, che può essere consultato istantaneamente da un numero indefinito di utenti di Internet, ovunque al mondo, a prescindere dalle intenzioni del gestore di tale sito. Pertanto, la mera accessibilità, in un determinato territorio nazionale, del sito Internet che contiene i dati controversi, non basta per trarre la conclusione che il gestore di tale sito effettui un atto di reimpiego soggetto al diritto nazionale applicabile in tale territorio in materia di tutela conferita dal diritto sui generis. La localizzazione di un atto di riutilizzo nel territorio dello Stato membro verso il quale sono inviati i dati controversi dipende dall’esistenza di indizi che consentano di concludere che detto atto rivela l’intenzione del suo autore di rivolgersi alle persone che si trovano in tale territorio. In presenza di siffatti indizi, il giudice del rinvio potrebbe fondatamente ritenere che un atto di reimpiego del genere di quelli oggetto del procedimento principale sia localizzato nel territorio dello Stato membro in cui è stabilito l’utente che riceve sul proprio computer, su sua domanda e a fini di registrazione e visualizzazione sullo schermo, i dati controversi.
L’articolo 7 della direttiva 96/9 deve essere pertanto interpretato nel senso che, quando una persona, mediante un server web ubicato nello Stato membro A, invia dati, che ha precedentemente scaricato da una banca di dati tutelata dal diritto sui generis ai sensi di tale direttiva, al computer di un’altra persona stabilita nello Stato membro B, su richiesta di quest’ultima, affinché siano registrati nella memoria di tale computer e visualizzati sul suo schermo, si configura un atto di «reimpiego» di questi dati da parte della persona che ha effettuato tale invio. Detto atto va considerato come svolto, per lo meno, nello Stato membro B, qualora esistano indizi che consentono di concludere che da esso traspare l’intenzione del suo autore di mirare a membri del pubblico stabiliti in quest’ultimo Stato membro, profilo che deve essere verificato dal giudice del rinvio.
Corte di Giustizia C-173/11. pdf
La sentenza sopra riassunta riguarda un argomento di cruciale importanza, ossia la riconducibilità ad una particolare giurisdizione di atti illeciti commessi su internet, ossia uno spazio privo di confini giurisdizionali. Avevamo già discusso questa materia in occasione della sentenza Wintersteiger (relativa all’uso di marchi registrati come AdWords). In questo caso il diritto controverso è il diritto sui generis sui database introdotto dalla direttiva 9/96, implementata localmente dai vari stati membri che l’hanno recepita prevedendo – inevitabilmente - un diritto territorialmente limitato alla rispettiva giurisdizione. Football Dataco è titolare, nel Regno Unito, del diritto sui generis su un proprio database dinamico di statistiche calcistiche e ha contestato alla società tedesca Sportradar il riutilizzo del suo database ai sensi della normativa inglese. Il giudice di primo grado inglese aveva pronunciato il proprio difetto di giurisdizione relativamente alla domanda di accertamento della responsabilità principale della società tedesca e contro tale pronuncia Football Dataco ha proposto appello alla Corte d’Appello, che ha sottoposto il quesito sopra riassunto alla CGE. Sportradar sosteneva il difetto di giurisdizione della corte inglese non solo dicendo di aver ricostituito il database, ma anche di aver eseguito l’upload in giurisdizioni terze rispetto al Regno Unito e che pertanto l’eventuale ri-trasmissione dei dati non ha avuto luogo in tale ultima giurisdizione. Football Dataco dal canto suo ha sostenuto la c.d. “teoria della comunicazione delle informazioni” in virtù della quale gli atti di trasmissione oggetto del giudizio non hanno luogo solo nella giurisdizione dove Sportradar ha eseguito l’upload ma anche nel territorio in cui si trovano i destinatari della comunicazione.
La CGE, escludendo qualsiasi rilevanza dei metodi e delle forme di trasmissione, ha affermato la rilevanza, quale atto di riutilizzo ai sensi della Direttiva 9/96, di qualsiasi distribuzione al pubblico delle informazioni tutelate con diritto sui generis e ha ritenuto dirimente, per localizzare la riutilizzazione nel territorio verso il quale tali dati sono inviati, l’esistenza di indizi che consentano di dimostrare l’intenzione di chi invia i dati di indirizzare gli stessi agli utenti del suddetto territorio. Nel caso in esame sono stati ritenuti indizi del suddetto tipo: (i) il fatto che tra i dati contenuti nel server della Sportradar figurassero dati relativi agli incontri dei campionati di calcio inglesi; (ii) che la remunerazione stabilita dalla Sportradar come corrispettivo della concessione di detto diritto d’accesso tenesse conto dell’importanza delle attività delle società sue clienti sul mercato del Regno Unito e delle conseguenti prospettive di consultazione del sito web betradar.com da parte degli utenti di Internet stabiliti in tale Stato membro; (iii) che i dati messi in rete dalla Sportradar fossero accessibili agli utenti di Internet del Regno Unito, clienti di tale società, nella loro lingua, che differisce da quelle abitualmente utilizzate negli Stati membri nei quali tale società esercita le sue attività.

References: sui generis
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 articolo 8
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 sentenza 
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