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Timestamp: 2019-04-26 11:38:12+00:00

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Art. 1703 codice civile - Nozione - Brocardi.it
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Articolo 1703 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1703 Codice civile
(1) Il mandato è il contratto col quale una parte (2) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici (3) per conto dell'altra (4).
(1) Il mandato è un contratto consensuale ad effetti obbligatori (1376 c.c.) ed a forma libera (1325 c.c.); è discusso se il mandato senza rappresentanza (1705 c.c.) ad acquistare immobili debba essere stipulato per iscritto (1350, 1351 c.c.). Esso si distingue dall'appalto (1655 c.c.) e dal contratto di lavoro (2096 c.c.) i quali non hanno ad oggetto una attività giuridica. Si distingue anche dalla commissione (1731 c.c.) poichè anch'essa ha ad oggetto un'attività materiale.
(2) Tale parte è il mandatario (ausiliario se si tratta di attività commerciale, (2082 c.c.).
(3) E' atto giuridico, ad esempio, la conclusione di un contratto (1325 c.c.) o il compimento di un atto unilaterale (1324 c.c.). Ciò costituisce l'oggetto del contratto e, pertanto, deve avere i requisiti previsti dal codice (1346 c.c.).
(4) Chi conferisce l'incarico è il mandante che può attribuire o meno al mandatario anche il potere di rappresentanza (1704, 1705 c.c.).
Il contratto di mandato soddisfa l'interesse del mandante al compimento dell'atto giuridico che egli stesso non può o non vuole compiere e quello del mandatario, se oneroso, a ricevere un compenso per tale attività.
Spiegazione dell'art. 1703 Codice civile
Natura giuridica del "mandato"
Il contratto di mandato è un contratto consensuale, ovvero produce i suoi effetti nel momento dello scambio del consenso.
E' un contratto a effetti obbligatori. Ciò si desume dalle lettera della norma, laddove dice "il mandato è il contratto con il quale il mandatario si obbliga".
E' un contratto incolore. Esso, cioè, può essere sia oneroso che gratuito. Nel primo caso, secondo parte della dottrina, deve considerarsi un contratto a prestazioni corrispettive. Da un lato vi è il mandatario che si obbliga a compiere una determinata attività giuridicamente rilevante, e dall'altra, in un chiaro rapporto di sinallagmaticità, vi è la corresponsione di un compenso da parte del mandante.
E' un contratto ad esecuzione differita. E' chiaro, infatti, che la prestazione del mandatario non potrà che essere differita rispetto al momento di sottoscrizione del contratto. Ciò è rilevante in relazione alla possibilità di applicare la disciplina della risoluzione per sopravvenuta eccessiva onerosità solamente ai contratti che sono ad esecuzione differita, appunto, continuata o periodica.
E' un contratto intuitu personae. Ciò si desume chiaramente dall'art. 1722 n. 4 c.c. laddove prevede che il mandato si estingue per morte del mandatario, non proseguendo in campo ai suoi eredi.
Causa del "mandato"
Come accennato sopra il mandato è un contratto con causa incolore. A prescindere, infatti, dalla presenza o meno di una controprestazione in denaro da parte del mandatario (se c'è, il mandato si considererà oneroso, altrimenti sarà gratuito) è comunque sempre presente un elemento caratteristico e valido per ogni tipo di mandato che consiste nel "programma pattizio di cooperazione gestoria alla cui attuazione una delle parti si impegna nei confronti dell'altra".
Il compenso non incide, quindi, sulla causa del negozio, che rimane la cooperazione gestoria ed alla cui attuazione una parte si impegna nei confronti dell'altra.
La forma del "mandato"
Molto dibattuto sia in dottrina che in giurisprudenza è il problema della forma del mandato. La questione però si pone solo per il mandato senza rappresentanza perché, infatti, per quello con rappresentanza l'ordinamento prescrive in modo espresso che la procura debba avere la stessa forma richiesta per il contratto che il rappresentante deve concludere (art. 1392 c.c.). E in tal caso si ritiene che i requisiti di forma debbano sussistere solo per la procura.
Relativamente dunque al mandato senza rappresentanza sono varie le teorie che si dividono il campo. Quella più accreditata ritiene che valga in generale il principio della libertà della forma, ma non quando il mandato abbia ad oggetto la vendita di diritti immobiliari, nel qual caso sarebbe necessaria la forma scritta.
L’art. 1704 c.c. prevede l’applicazione delle norme sulla rappresentanza qualora al mandatario sia stato attribuito il potere di spendere il nome del mandante (contemplatio domini). In questo caso vi sono due diversi negozi giuridici, il mandato e la procura, con collegamento negoziale e con funzioni differenti: il primo, con effetti obbligatori, regola i rapporti interni tra mandante e mandatario, mentre il secondo regola i rapporti verso i terzi esterni al negozio.
II MANDATO SENZA RAPPRESENTANZA
In questo caso non si instaurano rapporti tra mandante e terzo, anche se questi è a conoscenza del mandato; tuttavia il mandante può esercitare i diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato(art. 1705, co. 2, cc..). La dottrina spiega la possibilità come una speciale azione surrogatoria (ex art. [[n2900cc] c.c.). II mandante, inoltre, può rivendicare le cose mobili acquistate per suo conto dal mandatario (art. 1706 c.c.).
Si discute se la possibilità di rivendica configuri una facoltà solo processuale (tesi più accreditata in dottrina) o indichi un’efficacia reale del mandato senza rappresentanza all’acquisto di beni mobili.
Nel mandato senza rappresentanza ad acquistare beni immobili vi è, invece, un doppio trasferimento (dal terzo al mandatario e da questi al mandante). L'atto di ri-trasferimento deve esplicitare la propria causa ed il contratto di mandato che contenga tale obbligo di ritrasferire è assimilabile ad un contratto preliminare (pertanto, necessita della forma scritta).
Nel mandato senza rappresentanza ad alienare beni immobili la principale questione riguarda il mezzo che permetta al mandatario di acquistare la titolarità del bene da trasferire a terzi in nome proprio:
1) tesi del trasferimento diretto al terzo: secondo la quale il mandato conferisce al mandatario anche la legittimazione a disporre del bene. Critica: la tesi presuppone un'inaccettabile distinzione tra titolarietà e legittimazione a disporre;
2) tesi dell'autonomo atto di trasferimento: trova fondamento normativo nell'art. 1719 c.c. in base al quale il mandante deve somministrare al mandatario i mezzi per l'esecuzione dell'incarico, tra cui quindi il potere di acquistare la titolarietà del bene. Critica: l'attribuzione immediata del diritto al mandatario è eccessiva rispetto all'intento delle parti e crea, tra l'altro, innumerevoli inconvenienti, ad esempio, sottrae al mandante la possibilità di compiere personalmente l'atto. Inoltre, non è chiaro cosa succeda in caso di revoca del mandato;
3) tesi dell'immediata efficacia traslativa del mandato: sostenuta dalla giurisprudenza più recente e si fonda sul cd. consenso traslativo, attribuendo alla causa mandandi efficacia reale. Il trasferimento dal mandante al mandatario è strumentale all'esecuzione del mandato e si ritiene, quindi, che lo stesso sia sospensivamente condizionato alla corretta esecuzione del negozio gestorio. In questo senso il mandato sarebbe certamente trascrivibile.
SCOPO DEL MANDATO AD ALIENARE
Il mandato ad alienare può essere funzionalizzato ad uno scopo di garanzia: nulla quaestio in ordine alla liceità del mandato se con rappresentanza che si sostanzia in una sorta di cessione dei beni ai creditori. Se il mandato è senza rappresentanza il negozio non viola il divieto del patto commissorio in quanto il creditore non acquista per sè stesso, essendo il trasferimento subordinato all'esecuzione del mandato.
Sostituzione e sub-mandato
La sostituzione del mandatario è prevista dall’ art. 1717 c.c.. Oggi si ritiene generalmente che il mandatario rimanga responsabile verso il mandante e che egli non ceda il contratto di mandato, ma stipuli con il sostituito un ulteriore contratto in favore del terzo mandante: da tanto discende l’analogia tra l'azione diretta, spettante al mandante nei confronti del sostituito ex art. 1717 co. 4 c.c., e quella spettante al terzo ex art. 1411, co. 2., c.c.
Si differenzia dalla sostituzione la figura del sub-mandato che esplica effetti meramente interni tra mandatario, sub-mandante e terzo sub-mandatario, non rilevando per i terzi.
Eccesso e abuso del "mandato"
Il negozio compiuto dal mandatario eccedendo i limiti del mandato è improduttivo di effetti nei confronti del mandante, salvo ratifica (art. 1711 c.c.). La ratifica, secondo l'opinione preferibile, è atto unilaterale recettizio modificativo del precedente contratto, con efficacia retroattiva e rivestito della medesima forma. Essa si distingue dalla ratifica prevista dall'art. 1399 c.c. che opera nei rapporti esterni (tra rappresentato e terzo), tuttavia, come è ovvio, qualora l’atto venga ratificato verso i terzi, la ratifica opera anche nei rapporti interni.
La causa del mandato in rem propriam viene arricchita dal perseguimento degli interessi del mandatario all’esecuzione del mandato. Conseguenza del negozio è l'irrevocabilità del mandato che, qualora pattuita, non basta però a far presumere la natura del negozio: deve emergere dal contratto la volontà dei soggetti di perseguire anche l'altrui interesse.
L’estinzione del "mandato"
L’art. 1722 c.c. elenca le cause di estinzione del mandato. La revoca e la rinuncia da parte del mandatario vanno giuridicamente qualificate come recesso, operante ex nunc.
L'art. [n1724cc]] c.c. contempla due casi di revoca tacita (la nomina di un nuovo mandatario od il compimento in proprio dell'affare), tuttavia essa produce effetto solo a seguito della comunicazione al mandatario del verificarsi di uno di tali fatti.
La revoca del mandato oneroso e la rinunzia da parte del mandatario, senza giusta causa, obbligano chi la compie al risarcimento dei danni (art. 1725 ss. c.c.) e la norma si estende anche al mandato oneroso a tempo indeterminato revocato o rinunziato senza congruo preavviso.
Se vi sono più mandanti, la revoca deve essere pronunciata da tutti (art. 1726 c.c.), mentre nel caso di estinzione che opera nei confronti di un solo mandatario il mandato si estingue (art. 1730 c.c.).
508 Per giungere alla determinazione degli elementi costitutivi del mandato ho dovuto anzitutto risolvere il problema della discriminazione di esso dalla locazione d'opera e dal contratto di lavoro.
Questa discriminazione è stata fatta dalla Commissione reale nel senso di rinvenire un mandato nell'incarico normalmente gratuito di gerire uno o più affari o di compiere uno o più atti o fatti (articoli 556 e 557 primo comma del progetto del 1936); la locazione d'opera o il contratto di lavoro invece presupporrebbero, per la detta Commissione, il compimento di un'opera verso compenso o la prestazione retribuita di servigi (art. 557 secondo comma).
Alla gratuità del mandato non è stata data rilevanza essenziale e infatti il progetto del 1936 ammette che possa esservi un mandato anche quando il mandatario ha avuto promesso un compenso. Il che è giuridicamente corretto; e perciò la differenza del mandato dalla locazione d'opera e dal contratto di lavoro deve avere per base la diversa natura della prestazione che è oggetto di ciascuno dei tre contratti.
La Commissione reale si è orientata per vero verso il criterio obiettivo di distinzione al quale ho accennato, ma essa ha posto insieme come oggetto del mandato la gestione d'affari e il compimento di atti o fatti, mentre è opinione consolidata nella nostra dottrina e nella nostra giurisprudenza che si ha mandato solo quando l'incarico deve prestare attività cosidetta negoziale, cioè quando deve emettere delle dichiarazioni di volontà produttive di effetti giuridici (consenso nei contratti o dichiarazioni unilaterali). Questa concezione spinge verso la locazione di opere o verso il contratto di lavoro ogni attività meramente materiale; essa è stata accolta nel codice civile vigente ove la contrapposizione tra mandato locazione d'opera e locazione d'opera si pone nel senso che in base al primo si compra o si tratta un affare (art. 1737 cod. civ. e art. 349 cod. comm.), in base alla seconda si obbliga la propria opera (art. 1627 cod. civ.), in base alla terza si promette di fare un lavoro (art. 1634 cod. civ.).
Il termine "affare" dell'articolo 1737 si usa nella dottrina e nella pratica come sinonimo di negozio giuridico; la sua adozione perciò può fa sorgere il dubbio che solo gli atti volitivi in senso proprio e non le dichiarazioni di scienza possono compiersi dal mandatario. Per poter accentuare che oggetto del mandato può essere anche una dichiarazione di volontà non negoziale, ho parlato genericamente nell'articolo 590 di compimento di uno o più atti giuridici, senza peraltro rinunciare all'uso della parola "affare", ormai tradizionale al mandato, che ho richiamato talvolta quando il rigore della terminologia non mi è parso assolutamente necessario.
509 Ho ulteriormente modificato la definizione del mandato proposta dalla Commissione reale per enunciare che l'atto oggetto dell'incarico deve essere compiuto per conto del mandante: l'essenza del mandato sta infatti nella sostituzione della volontà negoziale del mandante, con la ripercussione diretta sul patrimonio di lui, il che è scolpito negli articoli 1737 e 1744 cod. civ. e negli articoli 380 e seg. cod. comm.
Massime relative all'art. 1703 Codice civile
Cass. civ. n. 11763/2018
E' valido ed efficace nel nostro ordinamento, un mandato "post mortem exequendum" conferito ed accettato durante la vita del mandante ed avente per oggetto un incarico (anche se di contenuto patrimoniale) da eseguirsi dal mandatario dopo la morte del mandante e per conto di questo; tuttavia, la validità di un mandato da eseguirsi "post mortem" è subordinata alla circostanza che la natura dell'affare non sia in contrasto con le norme fondamentali che disciplinano la successione "mortis causa" e in ispecie la successione testamentaria, atteso che la volontà del defunto, relativamente ai beni dell'eredità, non può operare, "post mortem", che come volontà testamentaria, nelle forme, nei modi e nei limiti determinati dalla legge. Pertanto, deve essere negata validità ad un mandato contrattuale che, in qualsiasi forma e modo, comporti, attraverso l'esecuzione da parte del mandatario dopo la morte del mandante, una trasmissione "mortis causa" di beni patrimoniali, inerenti all'eredità, a favore di terze persone ("mandatum post mortem"). (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva escluso la restituzione all'eredità, da parte della mandataria, di somme, già di pertinenza della "de cuius" e rimaste nella sua disponibilità, utilizzate per "spese sostenute per adempiere alle disposizioni della defunta e funerarie", senza distinzione tra atti di disposizione aventi natura meramente esecutiva di impegni già assunti in vita dal mandante ed atti dispositivi di beni ereditari).
(Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 11763 del 15 maggio 2018)
Cass. civ. n. 2828/2016
La qualificazione di un rapporto come mandato o come agenzia va operata avendo riguardo principalmente al criterio della stabilità ed alla natura dell'incarico, che nel contratto di agenzia ha ad oggetto tipicamente la promozione di affari, sicché un'attività promozionale può rientrare nello schema del mandato, e non dell'agenzia, solo se è episodica ed occasionale e, quindi, con le caratteristiche del procacciamento di affari. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione di merito che, senza approfondire l'aspetto della stabilità, aveva escluso che fossero riconducibili all'agenzia rapporti di lavoro di promotori finanziari che presentavano gli elementi tipici del mandato).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2828 del 12 febbraio 2016)
Cass. civ. n. 24128/2009
Il mandato a riscuotere un credito non è soggetto a particolari forme e, pertanto, può essere contenuto in una scrittura privata con sottoscrizione non autenticata; tuttavia la preposizione, da parte del creditore, di altro soggetto incaricato di riscuotere, in sua vece, il credito, deve essere preventivamente ed adeguatamente portata a conoscenza del debitore per poter spiegare effetti nei confronti di questi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 24128 del 13 novembre 2009)
Cass. civ. n. 16382/2009
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16382 del 14 luglio 2009)
Cass. civ. n. 24333/2008
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 24333 del 30 settembre 2008)
Cass. civ. n. 5981/2001
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 5981 del 23 aprile 2001)
Cass. civ. n. 10265/1998
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10265 del 16 ottobre 1998)
Cass. civ. n. 3803/1995
Il contratto di mandato e di locazione d'opera si distinguono in relazione al rispettivo oggetto, che nel primo caso è rappresentato da un'attività qualificata di conclusione di negozi giuridici per conto e nell'interesse del mandante, e nel secondo da un'attività di cooperazione (estranea alla sfera negoziale) consistente nel compimento di un'opera o di un servizio, materiale od intellettuale. Conseguentemente, non può qualificarsi di mandato il rapporto nel quale gli atti da compiere consistano solo in una attività esecutiva riguardante adempimenti tecnico-pratici e di cooperazione materiale da cui esuli ogni profilo giuridico-negoziale, tanto meno se di tali adempimenti il soggetto incaricato debba sopportare in tutto o in parte il rischio economico.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3803 del 30 marzo 1995)
Cass. civ. n. 6384/1993
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6384 del 8 giugno 1993)
Cass. civ. n. 4032/1988
Il mandato si distingue dalla mediazione perché chi accetta l'incarico, nel mandato, ha l'obbligo giuridico di curarne la esecuzione ed acquista il diritto al compenso indipendentemente dal risultato raggiunto, mentre a tale obbligo non è tenuto il mediatore il quale, interponendosi in maniera neutrale ed imparziale fra i due contraenti, ha soltanto l'onere di metterli in relazione, appianarne le eventuali divergenze e far loro concludere l'affare, senza che l'indipendenza del mediatore possa venir meno per la unilateralità del conferimento dell'incarico, ovvero per il fatto che il compenso sia previsto a carico di una sola parte od in misura disuguale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4032 del 14 giugno 1988)
Cass. civ. n. 324/1982
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 324 del 18 gennaio 1982)
Cass. civ. n. 4215/1974
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4215 del 11 dicembre 1974)
Cass. civ. n. 1247/1972
L'elemento che distingue l'istituto del mandato da quello della mediazione consiste nel fatto che chi accetta l'incarico è tenuto, nel mandato, all'obbligo di curarne l'esecuzione dietro corrispettivo, mentre tale obbligo non ha il mediatore, che ha soltanto l'onere di mettere in relazione i futuri contraenti, appianarne le divergenze e far loro concludere l'affare.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1247 del 18 aprile 1972)

References: Articolo 1703

Articolo 1703
 art. 1717
 art. 1717
 art. 1411
 art. 349

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