Source: https://filomatinews.wordpress.com/2016/09/14/come-cambia-la-prostituzione-e-laccattonaggio-anche-minorile/
Timestamp: 2017-10-17 11:14:56+00:00

Document:
Come cambia la prostituzione e l’accattonaggio (anche minorile) |
PHILOMATH / settembre 14, 2016
I profili giuridici dell’attività di meritricio e mendicità
In Italia, la principale fonte del diritto in materia di meritricio è la Legge Merlin (Legge 20 febbraio 1958, n. 75) che recepisce completamente la Convenzione ONU del 1950, favorendo così l’approccio “abolizionista”, proibendo di fatto ogni forma di regolamentazione tecnica, salvo le ipotesi di sfruttamento, adescamento e favoreggiamento, che attengono a profili penalistici. Difatti:
a) il “reato di favoreggiamento della prostituzione” si concretizza, sotto il profilo oggettivo, in qualunque attività idonea a procurare favorevoli condizioni per l’esercizio della prostituzione, mentre sotto il profilo soggettivo è sufficiente la consapevolezza di agevolare il commercio altrui del proprio corpo senza che abbia rilevanza il movente dell’azione ( Pen., sez. III, sentenza 20 novembre 2013, n. 6373) e si perfeziona favorendo in qualsiasi modo la prostituzione altrui, così che non si rende necessaria una condotta attiva, essendo sufficiente ogni forma di interposizione agevolativa quale quella di mettere in contatto il cliente con la prostituta (Cass. Pen., sez. III, sentenza 20 marzo 2001, n. 10938);
b) il “reato di sfruttamento della prostituzione” si concretizza quando esiste la volontà, in capo allo sfruttatore, di voler conseguire un provento economico dall’attività sessuale posta in essere da altri non è idoneo a trasformare lo sfruttamento in delitto contro il patrimonio, con la conseguenza della non applicabilità della circostanza attenuante della speciale tenuità del danno patrimoniale (Pavoncello – Sabatini).
c) il “reato di adescamento” si concretizza, secondo l’ 609-undecies, quando in danno ad un minore di anni 16 si pongono in essere condotte finalizzate a carpire la fiducia attraverso artifici, lusinghe e minacce, anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altri mezzi di comunicazione, al fine di commettere uno dei reati in materia sessuale.
Per maggiore completezza sui profili general-penalistici, si riportano le norme relative al tema in esame:
Art. 600-quater.1. Pornografia virtuale.
Art. 600-septies. Confisca.
Art. 600-septies.1. Circostanza attenuante.
Art. 600-septies.2. Pene accessorie.
Art. 600-octies. Impiego di minori nell’accattonaggio.
In ordine ai profili civilistici e fiscali dell’attività di meritricio, invece, la Corte di Cassazione, di recente, con la Sent. 1 ottobre 2010, n. 20528, ha stabilito che la prostituzione tra adulti dev’essere soggetta a tassazione, poiché è un’attività “lecita” e la prostituta, essendo in tal senso “libera professionista”, ha diritto a ricevere il giusto compenso, da dichiarare al Fisco, emettendo ricevuta fiscale.
Sempre la Cassazione, con la Sent. 13 maggio 2011, n. 10578, ribadisce tale posizione, sottolineando che il meretricio è effettivamente da considerare come “un’attività normale” e che l’art. 36 comma 34bis della Legge 248/2006, facente capo alla Legge 537/1993 articolo 14 comma 4 ed all’articolo 6 comma 1 del D.P.R. 917/1986 T.U.I.R., ha implicitamente modificato la Legge 75/1958 agli articoli 7 e 3 comma primo numero 8, derogando i rispettivi dettami ai fini fiscali.
Tuttavia, ad oggi, il reclutamento, il favoreggiamento, l’induzione la tratta di persone, la prostituzione minorile, e l’esercizio in luoghi aperti e locali chiusi commerciali (alberghi compresi), sono veri e propri reati espressamente puniti dalla legge penale; resta salva l’attività di meritricio nei locali privati e nelle abitazioni, purché non avvenga con/in presenza di minorenni. La giurisprudenza, nelle ultime pronunce, è sempre più tollerante, risparmiando ad esempio la condanna di “favoreggimento” al cliente che dopo aver consumato il rapporto sessuale a pagamento, riaccompagna la prostituta nel luogo in cui questa esercita la sua professione (Sent. Cass., n. 1716/2005) o il marchio di “socialmente pericolose” alle prostitute in genere, tenuto conto che non è sufficiente il mero svolgimento abituale di attività contrarie alla morale pubblica e al buon costume, ma occorrono elementi di fatto dimostrativi della commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica; è dunque del tutto pacifico ormai che l’esercizio della prostituzione in sé non rientra tra le categorie delle persone pericolose ai sensi della vigente normativa e nei casi vietati, sia ammessa o per lo meno tollerata.
Dal punto di vista strettamente civile, il contratto concluso con la prostituta è nullo perché l’oggetto (ovvero la prestazione sessuale in cambio di denaro) è considerato contrario al buon costume e, quindi, illecito. Nullo, nel senso che se il cliente decide di non pagare, la controparte non può obbligarlo ma se effettua il pagamento, questo vale come obbligazione naturale non ripetibile.
Fiscalmente, soprattutto dal 2010, anche le prostitute devono pagare le tasse. Devono dichiarare le loro entrate con la dichiarazione dei redditi e i loro conti bancari sono soggetti a controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate per presunte irregolarità. La prostituzione, in buona sostanza, può essere inquadrata come “prestazione di servizi retribuita”, in quanto la legge dispone che in tale categoria vi rientrano tutte le prestazioni verso corrispettivo, dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere, quale ne sia la fonte. Stessa posizione vale per la normativa comunitaria, in quanto la Corte UE a più riprese ha stabilito che la prostituzione dev’essere ritenuta una prestazione di servizi retribuita a meno che non risulti attività puramente marginale.
E dunque, nulla di strano se al termine della prestazione sessuale a pagamento, ci si sentirà rivolgere dalla prostituta la domanda: “ricevuta fiscale?”. Semmai, il quesito curioso che sorgerà spontaneo sarà: ma se la prestazione ricevuta non soddisfa le aspettative del cliente, quest’ultimo potrà chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto di servizi?
settembre 14, 2016 in consigli del legale. Tag:Giulio Perrotta, legge Merlin, mendicità, minori, Philomath, prostituzione
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References: sentenza 
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Art. 600

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