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Timestamp: 2018-09-19 16:26:31+00:00

Document:
Esecuzione all'estero della sentenza Italiana - Studio Legale Colombo
L’ESECUZIONE ALL’ESTERO DELLA SENTENZA ITALIANA
AI SENSI DEL D.LVO 161/10 DI RECEPIMENTO DELLA DECISIONE QUADRO 2008/909/GAI DEL 27.11.2008 DEL CONSIGLIO D’EUROPA
Il caso concreto riguarda un cittadino spagnolo arrestato nella flagrante detenzione di oltre 200 Kg di stupefacente ed accusato di avere in altre occasioni operato quale corriere per l’importazione in Italia di ulteriori 800 kg di stupefacente.
Dopo la convalida dell’arresto ed un certo periodo di custodia cautelare in carcere, l’assistito era posto agli arresti domiciliari.
Sottoposto a processo, l’imputato patteggiava una pena di anni 4 e mesi di reclusione e chiedeva di poter scontare la residua pena in Spagna, suo paese di origine e di residenza nonché luogo nel quale vive la famiglia del condannato.
La difesa procedeva, quindi, a richiedere alla Procura di Monza l’applicazione della legislazione europea in materia, così come recepita nel diritto interno italiano.
Il provvedimento a cui si rimanda (sentenza) suscita interesse perché risulta essere una delle prime (se non la prima) applicazione pratica del Decreto Legislativo 161/2010 di recepimento della decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio d’Europa del 27.11.2008.
L’impianto normativo ha inteso istituire, all’interno dello spazio comune europeo, un sistema che consenta l’esecuzione nel paese di origine o di residenza del condannato di una sentenza applicativa di pena e/o di misura di sicurezza emessa in altro Stato membro.
Il D.Lvo 161/2010 attribuisce al Pubblico Ministero (quale organo di esecuzione della condanna e/o della misura di sicurezza) la competenza ad avviare il procedimento di esecuzione all’estero al ricorrere delle condizioni di cui all’art.5 del testo normativo, che si riporta:
La trasmissione all’estero è disposta all’atto dell’emissione dell’ordine di esecuzione di cui agli articoli 656 o 659 del codice di procedura penale ovvero, quando l’ordine è già stato eseguito, in un qualsiasi momento successivo, non oltre la data in cui la residua pena o misura di sicurezza da scontare é inferiore a sei mesi.
La trasmissione all’estero è disposta:
a) verso lo Stato membro dell’Unione europea di cittadinanza della persona condannata in cui quest’ultima vive, ovvero;
b) verso lo Stato membro dell’Unione europea di cittadinanza della persona condannata in cui quest’ultima sarà espulsa, una volta dispensata dall’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, a motivo di un ordine di espulsione o di allontanamento inserito nella sentenza di condanna o in una decisione giudiziaria o amministrativa o in qualsiasi altro provvedimento adottato in seguito alla sentenza di condanna, ovvero;
E’ sempre richiesto il consenso della persona condannata per la trasmissione verso uno degli Stati membri indicati al comma 3, lettera c), salvo che si tratti dello Stato dove la persona condannata è fuggita o è altrimenti ritornata a motivo del procedimento penale o a seguito della sentenza di condanna. Il consenso alla trasmissione deve essere espresso dalla persona condannata personalmente e per iscritto”.
Al ricorrere delle condizioni poste dall’art.5, il successivo art.6 del D.Lvo 161/2010 detta le modalità procedimentali per l’esecuzione all’estero.
L’autorità giudiziaria competente ai sensi dell’articolo 4 procede alla trasmissione all’estero di ufficio o su richiesta della persona condannata o dello Stato di esecuzione.
Fermo quanto previsto dall’articolo 5, comma 4, se la persona condannata si trova nel territorio dello Stato l’autorità giudiziaria procede alla trasmissione all’estero solo dopo averla sentita.
Prima di procedere alla trasmissione all’estero, l’autorità giudiziaria consulta, anche tramite il Ministero della giustizia, l’autorità competente dello Stato di esecuzione al fine di:
Quando ricorre l’ipotesi prevista dall’articolo 5, comma 3, lettera c), la trasmissione all’estero è disposta previa acquisizione del consenso dello Stato di esecuzione.
Quando ricorre l’ipotesi di cui all’articolo 5, comma 4, la trasmissione all’estero è disposta previa acquisizione del consenso della persona condannata.
Il provvedimento con cui è disposta la trasmissione all’estero deve contenere l’indicazione dello Stato di esecuzione. Di esso è data in ogni caso comunicazione all’interessato, mediante notifica di un atto contenente i requisiti di cui all’allegato II della decisione quadro. Se la persona condannata si trova nello Stato di esecuzione, l’atto di cui al periodo precedente è trasmesso, anche tramite il Ministero della giustizia, all’autorità competente dello Stato di esecuzione perché provveda alla notifica.
Il provvedimento è trasmesso, unitamente alla sentenza di condanna e al certificato debitamente compilato, al Ministero della giustizia che provvede all’inoltro, con qualsiasi mezzo che lasci una traccia scritta, all’autorità competente dello Stato di esecuzione, previa traduzione del testo del certificato nella lingua di detto Stato. Se la traduzione del certificato non è necessaria o se a questa provvede l’autorità giudiziaria, il provvedimento può essere trasmesso direttamente all’autorità competente dello Stato di esecuzione; in tale caso, esso è altresì trasmesso, per conoscenza, al Ministero della giustizia. La sentenza e il certificato sono trasmessi in originale o in copia autentica allo Stato di esecuzione che ne fa richiesta.
L’autorità giudiziaria sospende la trasmissione quando sopravviene una causa di sospensione dell’esecuzione e può revocare il provvedimento quando, prima dell’inizio dell’esecuzione all’estero, sia venuta meno una delle condizioni di cui all’articolo 5. Alla revoca segue il ritiro del certificato. Della sospensione e della revoca e’ data comunicazione all’interessato, al Ministero della giustizia e all’autorità competente dello Stato di esecuzione, con indicazione dei motivi che le hanno determinate.
In caso di mancato riconoscimento della sentenza di condanna, il Ministero della giustizia ne dà comunicazione all’autorità giudiziaria che ha emesso il provvedimento di trasmissione all’estero”.
Quanto sopra dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale la conoscenza della legislazione europea per garantire la piena tutela dei diritti fondamentali dell’individuo, vieppiù quando si tratti di soggetto in restrizione della libertà.
Lo Studio, grazie al costante ed assiduo aggiornamento cui si dedicano avvocati e collaboratori, è in grado di assicurare la miglior opzione difensiva per gli interessi dei propri assistiti.
Milano, lì 01.07.2017
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