Source: https://aivm.it/avvocato-francesco-greco-palermo/
Timestamp: 2020-04-04 10:56:57+00:00

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Avvocato Francesco Greco Ricorre In Ritardo In Cassazione. Chi Paga?
da Redazione | Giu 12, 2019 | Casi di Malagiustizia | 1 commento
Alla vicenda di Calogero Ponticello, che insegue giustizia dopo quarant’anni, abbiamo già dato visibilità sulle pagine di AIVM.
Vogliamo ripercorrere però in dettaglio questa vicenda di malagiustizia, evidenziando l’errore compiuto dal suo avvocato Francesco Greco.
L’avvocato in questione è stato presidente dell’Ordine professionale di Palermo ed è ora consigliere nazionale dei legali.
Sarà questo il motivo per cui il riscatto per un uomo oramai diventato anziano ancora non arriva?
Calogero Ponticello, siciliano di Campobello di Licata, una popolosa comunità a circa 40 chilometri da Agrigento, oggi ha 86 anni.
Ha lavorato duramente tutta la vita, nel frattempo si è sposato e ha avuto tre figli.
Gran parte della sua vita è stata dedicata, non senza sofferenze, a una vicenda di malagiustizia.
Come molte delle vicende di malagiustizia raccontate da AIVM, anche la vicenda di Ponticello non è riuscita a risolversi velocemente e facilmente.
Si è invece trasformata in un calvario lungo 40 anni.
Oggi Ponticello non trova un legale nella sua Sicilia che sia disposto ad aiutarlo.
Questo perché l’ingiustizia che ha subito è stata causata dalla negligenza del suo avvocato siciliano.
Si tratta dell’ex presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo, l’avvocato Francesco Greco, ora consigliere nazionale.
Il Ricorso Presentato Dall’Avvocato Francesco Greco
La Beffa Perpetrata Dall’Avvocato Francesco Greco
Il Tardivo Ricorso Presentato Dall’Avvocato Francesco Greco
I Punti Fermi Della Vicenda
Tutto inizia un giorno del 1979 quando Calogero si reca dal notaio per stipulare un contratto preliminare di compravendita di un modesto appezzamento di terreno.
Il valore dell’operazione è di 45 milioni di lire che l’uomo vorrebbe destinare all’avviamento di un’attività commerciale per i suoi tre figli.
Nella Sicilia di fine anni Settanta c’è ancora un margine per tentare la strada della piccola impresa in proprio e la famiglia Ponticello non se la vuole far sfuggire.
La campagna di Campobello di Licata in provincia di Agrigento, dove inizia la vicenda di malagiustizia che coinvolge Calogero Ponticello e l’avvocato Francesco Greco
Ma non si aspetta certo che l’acquisto di un piccolo terreno si debba trasformare in una penosa vicenda di malagiustizia che, a causa del comportamento del potente avvocato Francesco Greco, finirà nel peggiore dei modi.
Il problema emerge subito ed è all’origine del rapporto tra acquirente e venditore: al momento del rogito, viene riscontrata la non conformità del frazionamento rispetto al regolamento edilizio allora vigente.
Motivo per cui Ponticello rifiuta la sottoscrizione del contratto definitivo, chiedendo, come è nel suo diritto, la regolarizzazione.
Invece, non solo non ottiene riscontro alla sua legittima richiesta, ma addirittura viene citato in giudizio dai venditori del terreno per inadempimento.
Comincia così l’iter che porterà Calogero Ponticello, quarantaseienne di Campobello di Licata, a diventare anziano senza avere giustizia e senza poter neppure ottenere un risarcimento per l’errore compiuto niente meno che dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo.
Come tutte le vicende che passano per le Aule dei tribunali italiani, l’uomo e i suoi familiari devono attendere quasi dieci anni per vedere l’avvio del caso, ovvero l’ottobre del 1988.
E altri 7 per la definizione del primo grado di giudizio: il Tribunale di Agrigento emette sentenza solo il 25 ottobre 1995, senza per altro accogliere le istanze dei Ponticello.
Il Tribunale di Agrigento. Qui viene emessa la prima sentenza nel caso di Calogero Ponticello (dopo ben 16 anni dall’avvio del caso)
Sono già passati 16 anni e Calogero, all’epoca assistito dall’avvocato Gaetano Caponnetto, si ritrova punto e a capo.
È il marzo del 1996 quando il caso prosegue davanti alla Corte d’Appello di Palermo, davanti alla quale è presente l’avvocato Dario Greco, fratello e socio di Francesco.
Quest’ultimo è stato per molti anni presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo e oggi è consigliere nazionale dell’Ordine nazionale degli avvocati.
Proprio l’avvocato Dario Greco si trova a redigere la seconda Comparsa conclusionale, che è l’atto di parte in cui si espongono le ragioni di fatto e di diritto su cui si fondano le istanze già proposte dinnanzi al giudice istruttore.
Ma Dario Greco redige la seconda Comparsa conclusionale solo nel 2007, cioè 11 anni dopo.
A febbraio viene emessa la sentenza. In un primo momento, l’attesa sembra ripagare le speranze di Ponticello: il consulente d’ufficio del Tribunale rileva, infatti, la non conformità del frazionamento.
Inaspettatamente però il processo di appello si conclude con un’ordinanza di inammissibilità, depositata il 2 febbraio 2007.
Il motivo? Un vizio di notifica relativo all’atto di integrazione del contraddittorio, ovvero un’azione risalente a 9 anni prima.
La sentenza viene notificata all’avvocato Caponnetto il 13 marzo 2007.
Immediatamente avvisa subito il collega Dario Greco, il quale, contestualmente, ne dà comunicazione al Ponticello lo stesso giorno e con una raccomandata.
Piazza Vittorio Emanuele Orlando a Palermo, sullo sfondo il Tribunale di Palermo dove nel 2007 viene emessa la seconda sentenza nel caso di malagiustizia che coinvolge Calogero Ponticello e l’avvocato Francesco Greco. Image credits: Rino Porrovecchio
Forte delle sue ragioni, suffragate da pareri tecnici e legali, Ponticello, nel marzo del 2008, presenta ricorso.
Nella sua richiesta, lamenta principalmente l’erronea valutazione del momento di perfezionamento della notifica fatta dal giudice dell’Appello.
Quest’ultimo, infatti, anziché considerare il momento di affidamento dell’atto all’ufficiale giudiziario, prende in considerazione il momento in cui il destinatario ha ricevuto la notifica.
Passano altri 6 anni prima di sapere cosa ne pensa la Corte di Cassazione che, il 28 febbraio 2014, deposita la sentenza numero 4880 dichiarando inammissibile il ricorso poiché tardivamente proposto dall’avvocato Francesco Greco, all’epoca già presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo.
Fatto di cui l’avvocato Francesco Greco non informa assolutamente il signor Calogero che, fiducioso, firma il ricorso su consiglio dello stesso avvocato, comprensivo del compenso dovuto al legale.
Dunque, la Corte di Cassazione, indipendentemente dai motivi che il ricorrente presenta, dichiara inammissibile il ricorso.
Condanna inoltre il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Un vero caso di malagiustizia.
Facciata della Corte Suprema della Cassazione di Roma, che nel 2014 ha dichiarato inammissibile il ricorso tardivamente proposto dall’avvocato Francesco Greco. Image credits: Dawid Skalec
Ma ciò che è peggio, è che il povero Calogero scopre solo a dicembre del 2014 la verità: il 10 di quel mese, l’avvocato della controparte notifica al Ponticello la copia della sentenza della Corte di Cassazione.
È proprio da questa copia che si capisce che il ricorso è perso perché presentato fuori tempo massimo dall’avvocato Francesco Greco, considerato uno dei migliori sulla piazza di Palermo.
L’uomo chiama subito il fratello del legale, l’altro avvocato Dario Greco, e chiede spiegazioni.
Il professionista, però, addossa la responsabilità al collega Caponnetto per non avergli notificato la sentenza di Appello.
E lo stesso presidente dell’Ordine, l’avvocato Francesco Greco, quando Ponticello gli chiederà il risarcimento per tardivo ricorso in Cassazione, dichiarerà di non essere a conoscenza della data di deposito della sentenza di Appello.
Pertanto, dichiara di non avere alcuna responsabilità.
Calogero Ponticello è incredulo: per un errore dei legali, forse ha perso per sempre la possibilità di avere ragione su una vicenda che risale ormai a 35 anni prima.
Su questo, c’è una fitta corrispondenza tra l’uomo e l’avvocato Dario Greco, ma non si viene a capo di nulla.
A questo punto, non rimane che un’azione da fare: è il 22 febbraio 2017 quando Ponticello decide di chiedere il risarcimento dei danni subiti a Dario e Francesco Greco, e solo in subordine al loro collega Caponnetto.
Il motivo è il ritardo nella proposizione del ricorso e perché non gli hanno notificato la sentenza della Corte di Cassazione, di cui è venuto a conoscenza solo tramite il legale della controparte.
E nel frattempo è passato altro tempo, probabilmente quello necessario per poter intervenire e provare a percorrere altre strade giudiziarie per uscire da quell’abisso di malagiustizia in cui è finito, rivolgendosi agli unici responsabili, i fratelli Dario e Francesco Greco, avvocati di Palermo.
Il 3 marzo seguente l’avvocato Dario Greco risponde al signor Calogero rammaricato per quanto successo.
Allo stesso tempo, declina ogni tipo di responsabilità, sostenendo che tutta la colpa sia da attribuire all’avvocato Caponnetto che non gli ha comunicato la sentenza d’Appello.
Inoltre, Dario Greco ribadisce più volte di aver informato dell’esito della sentenza di Cassazione il Ponticello.
E in effetti ci sono state telefonate in cui il legale parla dell’ammissibilità del ricorso, ma già addossando la responsabilità a Caponnetto.
In ogni caso, sono gli ultimi contatti tra Ponticello e lo studio Greco, in quanto l’avvocato Dario non è più disponibile per ulteriori contatti e chiarimenti.
Tanto meno il fratello presidente dell’Ordine degli avvocati si farà più trovare.
Tirando le fila della vicenda, si possono desumere alcuni punti fermi.
Il fatto che l’avvocato Dario Greco, il 27 gennaio 2007, proponga in appello la Comparsa conclusionale, senza nessun altro coinvolgimento del collega Caponnetto, dimostra che Dario Greco non è certo estraneo a questa fase del procedimento, anzi.
E se il cliente, che non conosce il diritto, incarica un legale di difenderlo nei vari gradi di giudizio, l’avvocato ha l’obbligo di avvisarlo di tutte le successive attività.
A sua volta, se il legale non presenta opposizione contro una sentenza che dà torto al proprio assistito, è personalmente responsabile e tenuto a risarcirgli il danno.
Il solo modo per il legale per non esserne considerato responsabile, è provare di aver sollecitato l’assistito a fornire indicazioni sulla sua intenzione di proporre impugnazione, dopo averlo informato delle conseguenze della mancata azione legale.
Inoltre, non è certo la controparte ad avere l’obbligo della notifica della sentenza.
E in effetti è stato l’avvocato Dario Greco a comunicare a Ponticello, con una raccomandata, lo stato della procedura assieme alla copia della sentenza di Appello.
Era il 13 marzo 2007, come si ricorderà, cioè lo stesso giorno in cui Caponnetto aveva ricevuta la notifica.
Dunque, nessuna notifica è arrivata allo studio degli avvocati Francesco e Dario Greco, ma loro erano sicuramente a conoscenza della sentenza, indipendentemente dalla notifica.
Lo dimostra la raccomandata che invia a Ponticello lo stesso giorno della notifica al collega.
Quindi, c’era tutto il tempo per poter ricorrere in Cassazione senza sforare i termini, anche volendo procedere con il rito breve, ovvero 60 giorni.
Infine, il signor Calogero chiede, appunto, agli avvocati Francesco e Dario Greco di denunciare alla loro polizza assicurativa, obbligatoria per i legali, il colposo incidente professionale.
Tutto ciò in modo da essere risarcito per un errore che probabilmente ha cambiato l’esito di tutta la sua storia processuale, facendolo finire dritto in un grave caso di malagiustizia.
Ma a oggi, Ponticello, ormai ottantaseienne, sta cercando un avvocato che lo assista nel procedimento contro lo studio di Francesco e Dario Greco, non trovandolo.
Perché nessuno vuole più assistere lo sfortunato Calogero Ponticello?
Probabilmente proprio perché l’avvocato Francesco Greco è stato presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo fino al 31 gennaio 2019 e, subito dopo, è diventato consigliere dell’Ordine nazionale degli avvocati.
AIVM ha informato di questo sia il presidente del Tribunale di Palermo, che il presidente della Corte di Appello di Palermo, nonché varie istituzioni locali.
Nella missiva, l’associazione scrive che si sta occupando di
“un fenomeno ormai diffuso in tutta Italia, ma purtroppo ancora sottovalutato: persone anziane o comunque fragili soggiogate dai propri legali/professionisti”.
Invita a leggere proprio la storia di Calogero Ponticello che coinvolge un avvocato di spicco, per Palermo e la Sicilia, come Francesco Greco.
E se una persona “debole” si affida al miglior avvocato sulla piazza, ha diritto a essere seguito con attenzione nella sua causa o a essere risarcito se il legale sbaglia, chiunque sia quest’ultimo.
Eppure, AIVM è ancora in attesa di un riscontro da parte delle autorità a cui si è rivolta per denunciare il grave caso di malagiustizia, perchè casi come quello che hanno visto coinvolto il signor Ponticello e il suo legale, l’avvocato Francesco Greco, non si ripetano più.
Silvana il Giugno 12, 2019 alle 5:00 pm
La responsabilità professionale colposo o dolosa dovrebbe essere contestuale quando così acclamrata. Dove sta scritto che l’avvocato sbaglia e il cliente ne fa le spese? Non ha alcun senso
Il Giudice sa bene che il Tribunale fa obbligo di costituirsi con un avvocato ed allora perché se questi sbaglia la condanna ricade sul cliente che è una vittima? Io vivo in caso simile.

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