Source: http://romanolil.blog.tiscali.it/2006/03/
Timestamp: 2013-05-21 10:48:29+00:00

Document:
Romano Lil » 2006 » Marzo
Archivio Marzo 2006	?Questione Rom?: lettera aperta a candidate/i
Lettera aperta alle candidate e candidati del presidente Nazionale Opera Nomadi. Se i Rom sono ?la cartina di tornasole per una società civile? (Vàclav Havel) la cartina vira al rosso dell?emergenza umanitaria in Italia e in Europa nonostante le numerose Raccomandazioni della Comunità. Un invito quindi a candidate/i a prendere in considerazione la questione Rom (che è la questione morale del Paese). “Per questa ragione abbiamo scritto questa lettera chiedendo alle candidate e ai candidati di sottoscriverla – spiega il presidente nazionale dell’Opera Nomadi Massimo Converso. – Una lettera “aperta” dove sono presenti proposte concrete, da mettere in discussione e da approfondire ulteriormente, ma da promuovere anche per uscire da un v(u)oto di generico pietismo pre-elettorale”.
Gentile Candidata/o
In Italia le molteplici comunità rom e sinte, presenti nel nostro Paese da seicento anni, non sono ancora riconosciute come Mino-ranza Nazionale e pertanto non beneficiano dei diritti che questo ?status? prevede.
L?Italia nega ai Rom e Sinti l?applicazione della “Carta Europea sulle Minoranze Etnico Linguistiche” che tutela le lingue minoritarie e nega la Convenzione Quadro per le Minoranze Nazionali.
I Rom e Sinti Italiani vedono in molti casi negato il diritto alla resi-denza, il diritto alla sanità, il diritto alla scuola, il diritto al lavoro.
Segregati nei ?campi nomadi? delle grandi città italiane, e non solo, i Rom Europei vivono situazioni spesso inumane senza acqua, luce e servizi igienici, costretti a mendicare per le strade il sosten-tamento giornaliero.
E che dentro questo riconoscimento sia previsto l?insegnamento della lingua ?romanés? perché non si può fare nessuna alfa-betizzazione se non passando prima da quella della lingua materna e che dentro questo riconoscimento siano previsti degli ammortizzatori sociali per il popolo più perseguitato d?Europa. Come, per esempio, per i Lavoratori Socialmente Utili. Come per le categorie ?svantaggiate? che godono di facilitazioni nelle coo-perative sociali di tipo B. Che ci siano facilitazioni di tipo urbanistico e per l?accesso alle case popolari per i Rom/Sinti. Si pensi che secondo il Piano Urbanistico Nazionale del giugno 2001 le roulottes posizionate su un terreno edilizio di proprietà sono considerate abusive (e quindi rimosse o distrutte) se usate come abitazione, se finalizzate alle vacanze invece no.
tel.06-44704749
operanomadinazionale@virgilio.itRiferimenti: Lettera aperta a Romano Prodi e Silvio Berlusconi
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?Il Parlamento Europeo: 1. condanna fermamente qualsiasi forma di discriminazione nei confronti della popolazione Rom; 2. invita il Consiglio, la Commissione, gli Stati membri e i paesi candidati ad esaminare il riconoscimento dei Rom come minoranza europea?? Inizia così la Risoluzione del Parlamento Europeo che invita gli Stati Membri a contrastare la discriminazione razziale verso i Rom/Sinti ed a promuovere ed attuare politiche di integrazione sociale effettive verso questa minoranza transnazionale.
Approvata dal Parlamento giovedì 28 aprile 2005 ? Bruxelles Il Parlamento Europeo,
? vista la celebrazione in data 8 aprile 2005 della Giornata internazionale dei Rom, (la Giornata internazionale dei Rom è stata istituita nel 1971 in occasione del Primo Congresso internazionale del popolo Rom),
? visto l’articolo 13 del trattato CE che permette alla Comunità europea di prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sulla razza o l’origine etnica,
? vista la Raccomandazione 1557 (2002) del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, in particolare i suoi paragrafi 3 e 15 che rilevano il diffuso fenomeno della discriminazione contro i Rom nonché la necessità di rafforzare il sistema di monitoraggio delle discriminazioni nei loro confronti e di risolvere la questione del loro status giuridico,
? vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro,
? vista la Carta dei partiti politici europei per una società non razzista,
? vista l’istituzione di un Gruppo di Commissari responsabili per i diritti fondamentali, la lotta contro le discriminazioni e le pari opportunità, e in attesa della presentazione della sua agenda,
? visti, il regolamento (CE) n. 1035/97 del Consiglio, del 2 giugno 1997, che istituisce un Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia, le relazioni annuali e le relazioni tematiche dell’Osservatorio (EUMC) sul razzismo nell’UE e il Libro verde della Commissione su Uguaglianza e non discriminazione nell’Unione europea allargata (COM(2004)0379);
? vista la recente pubblicazione da parte della Commissione di una relazione che richiama l’attenzione sugli inquietanti livelli di ostilità e di violazioni dei diritti dell’uomo contro Rom, zingari e girovaghi in Europa,
? viste la sua risoluzione del 27 gennaio 2005 sull’olocausto, l’antisemitismo e il razzismo,
? visti gli strumenti giuridici internazionali quali la Rac-comandazione generale XXVII (Discriminazioni nei confronti dei Rom) del Comitato delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione razziale e la raccomandazione di politica generale n. 3 sulla lotta al razzismo e all’intolleranza verso i Rom/zingari della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza,
3. saluta con favore la recente dichiarazione del Presidente della Commissione Barroso in merito all’importanza di eliminare le discriminazioni contro i Rom e al ruolo che la Strategia di Lisbona potrebbe svolgere per migliorare le opportunità per questo popolo; sollecita il Consiglio, la Commissione, gli Stati membri e i paesi candidati ad adoperarsi pubblicamente per combattere l’antizingarismo/fobia dei Rom in tutte le sue forme a livello locale, nazionale, regionale o UE;
13. sottolinea che la mancanza di documenti ufficiali costituisce un grave ostacolo all’esercizio dei diritti fondamentali dei Rom in Europa nonché al loro accesso a servizi che sono essenziali per l’inclusione sociale; 14. sollecita tutti gli Stati membri e i paesi candidati ad adottare misure concrete per migliorare l’accesso dei Rom ai mercati del lavoro al fine di assicurare loro una migliore occupazione a lungo termine;
16. ricorda la risoluzione del Consiglio e dei ministri dell’istruzione riuniti in sede di Consiglio, del 22 maggio 1989, concernente la scolarizzazione dei figli degli zingari e dei girovaghi, e ritiene che garantire a tutti i figli dei Rom l’accesso all’istruzione ufficiale continui ad essere una priorità;
28. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati.Riferimenti: Raccomandazione per aiutare i Rom/Sinti
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L?Ansamblu di largo Camesena è una vera e propria orchestra composta da undici elementi: un violino, un clarinetto, due saxofoni, un contrabasso, una congas, tre fisarmoniche, due chitarre. Esegue un repertorio musicale tutto basato sulla tradizione Romanés: hora, sirba, manela, geampara. Provenienti per la maggior parte da Craiova, nella Romania meridionale, i musicisti dell’Ansamblu musicale sono artisti di nascita, poiché l’arte della musica gli è stata tramandata come eredità, essendo i loro padri a loro volta musici, cantanti, ballerini. In Romania i componenti del gruppo esercitavano quella del musicista come professione riconosciuta. Ognuno di loro ha maturato la propria esperienza sia individualmente che, molto spesso, in orchestre e gruppi di discreta importanza.
L’Ansamblu Musicale di largo Camesena si è formato nel 2004 all?interno di un gruppo di Rom Rumeni che, arrivati in Italia a partire dal 2000, dopo varie sistemazioni e peripezie nei ?campi? di Roma, ha trovato alloggio in uno stabile semi-ufficiale nella città capitolina. Il gruppo di residenti di largo Camesena, formato quasi per la maggioranza da musicisti, con orgoglio rivendica l’ufficialità e dignità di questa professione che si porta dietro come bagaglio irrinunciabile assieme agli strumenti, nelle nazioni che è stato costretto ad attraversare per sopravvivere. Non rubano, non chiedono la questua, sono musicisti, bravi musicisti e come tali vogliono essere considerati.
L?Ansamblu ha partecipato lo scorso 6 dicembre al primo concorso di musicisti di strada Rom/Sinti che l’Opera Nomadi ha organizzato nell?ambito dell?VIII Seminario Nazionale.
Il gruppo è disponibile a serate musicali di musica romanés anche in formazione ridotta.
(Scheda realizzata con la collaborazione di Giovanna, volontaria in servizio civile presso l?Opera Nomadi Roma)
Opera Nomadi Nazionale:
tel. 06/44704749 06/44700166
Indirizzo di posta elettronica: operanomadinazionale@virgilio.it
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?Una ragazza d?oro? è uno spettacolo teatrale che va in scena al teatro Zazie di Milano dal 30 marzo al 9 aprile. Fra gli interpreti l?attrice rom Dijana Pavlovic già protagonista della lettura spettacolo ?Porrajmos, voci di uno sterminio dimenticato? organizzato il 24 gennaio scorso dall?Opera Nomadi di Milano. Dijana è nata nel 1976 a Vrnjacka Banja, un comune nel centro della Serbia a 200 km. da Belgrado. I suoi genitori sono Rom, ma da generazioni vivevano con la comunità serba.
?I miei nonni erano molto più legati alla cultura e alla lingua ? spiega Dijana – mio nonno era maniscalco un’occupazione tradizionale tra i Rom. I miei genitori invece si erano affrancati dalla tradizione, erano andati a scuola: mia madre aveva studiato elettrotecnica, mio padre dirigeva un piccolo negozio. Ho passato la mia prima infanzia con il comunismo, che verso i Rom era molto, come dire, ?protettivo?: i principi erano quelli di fratellanza, uguaglianza, libertà, il razzismo non era tollerato, i libri erano passati dallo stato. Io ero l’unica Romnì della scuola. Lì sono venuta a conoscenza della mia origine, quando a 7 anni una mia compagna di classe mi ha detto: ?Oggi tu hai avuto il voto più alto, ma resti una zingara!?. E’ stata una cosa che ha deciso la mia vita. Da allora mi sono sempre imposta di essere ?la più brava? in tutto. Ho poi frequentato il liceo scientifico, e mi sono diplomata che ero già iscritta all’Accademia di Arte Drammatica di Belgrado, unica Rom iscritta, e lì mi sono laureata. Nel frattempo, c’era stato il collasso del comunismo e il difficile passaggio alla democrazia, con la conseguente crisi economica, battaglie politiche, proteste degli studenti. Io vivevo da sola a Belgrado e la vita era sempre più difficile. Durante un festival internazionale, ho conosciuto Claudio, il mio futuro marito, un italiano ? conclude Dijana. – Era un periodo molto confuso, e nel 1999 sono venuta in Italia, mi sono sposata, ho studiato l?italiano e con difficoltà ho iniziato a lavorare in teatro?. (Questo testo è adattato da una intervista di Fabrizio Casavola pubblicato con il consenso preventivo dell’attrice stessa)
Una RAGAZZA d?ORO
Questo spettacolo nasce dall?incontro di due ?ex ragazze dell?Est?, l?attrice serba Dijana Pavlovic e la regista russa Tatiana Olear e dalle loro riflessioni sulla situazione di stranieri in una diversa società. Ciò che ci accomuna è il punto di vista, lo sguardo sulle realtà che si vive nella condizione di immigrato, che nonostante anni di integrazione più o meno felice non diventa mai uno sguardo ?interno?. I nostri costanti dubbi sono: abbiamo fatto bene a emigrare? Come sarebbe stata la nostra vita altrove? Il posto in cui viviamo è veramente il nostro? Con cosa possiamo identificarci? Chi siamo? Intorno a cosa si struttura la nostra identità? Intorno a una qualche ideologia? A una fede religiosa? Alla nostra professione? A ciò che facciamo nella vita? UNA RAGAZZA D?ORO (testo vincitore del premio speciale del concorso nazionale Lago Gerundo) è la storia di una bambina, poi ragazza, poi donna zingara, una estranea per antonomasia, persino nel suo paese d?origine (il personaggio è interpretato da Dijana Pavlovic). In una rapida sequenza di dieci quadri la osserviamo in paesi, contesti sociali, circostanze biografiche diverse: in una repubblica socialista al momento della morte del leader politico, in un giovane paese democratico piombato in piena e drammatica crisi economica che sfocia in una sanguinosa guerra civile e infine in un paese europeo, sotto il timore del terrorismo islamico. Oltre che una migrazione nello spazio e nel tempo, quello della protagonista è anche un viaggio interiore alla ricerca della propria identità e del senso della vita.
Al teatro ZAZIE – via Lomazzo 11, Milano –
dal 30 marzo al 09 aprile 2006
Interpreti: Dijana Pavlovic, Barbara Barbarani,
Nicola Ciammarughi, Tatiana Olear
Voci registrate: Claudio Migliavacca, Bruno Fornasari,
Cristina Ferrajoli
Musica e canzoni originali: Nicola Ciammarughi, Tatiana Olear,
Karina Arutyunyan, John Young
Fonica: Nicola Ciammarughi, Virgilio Patarini
Foto Valentina Carrera
Grafica: Claudio Migliavacca
Spettacolo prodotto dal Centro Culturale Apollo e Dioniso
Con la coproduzione del Centro Culturale La Tenda
Sponsor Provincia di Milano, TVK Italia
Infoline & Prenotazioni : 02-34537852
Nella fotografia: Dijana Pavlovic’ l’11 febbraio al Convegno organizzato dall’Opera Nomadi a Padova, legge alcuni brani di “Porrajmos: voci di uno sterminio dimenticato”
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Da marzo 2004 Roma è diventata più interetnica attivando dei mercatini di prodotti dei Rom/Sinti: i Pijats Romanò. Luoghi di scambio commerciale, ma prima di tutto culturale. Tutte le domeniche dalle 8 alle 12 alcune piazze della città capitale diventano punto d‘incontro fra "comunità", presidi reali contro la discriminazione e l‘esclusione così "normale" verso i Rom/Sinti. Le postazioni culturali e dello scambio, da quel lontano aprile 2004, sono aumentate a tre per un totale di 150 posti di espositori. 150 possibilità di lavoro onesto per sé e la propria famiglia. Il lavoro come "ponte" per l’integrazione sociale. "Per una volta i vigili non sono venuti a mandarci via" ha dichiarato Sanela all’apertura recente del mercato dell‘VIII Municipio. Il mercatino numero quattro è stato aperto domenica 12 marzo con altri 50 posti ed il quinto sarà inaugurato il prossimo mese di maggio.
L‘iniziativa è organizzata dalla cooperativa sociale "Romano-Pijats" e dalla cooperativa sociale Phralipè – Fraternità in collaborazione coi Municipi di Roma V, Roma VII, Roma VIII, Roma XI, comune di Roma 5° Dipartimento, Opera Nomadi sezione Lazio, Sportello di Segretariato Sociale per l‘avviamento al lavoro delle Comunità Rom, Sinti e Caminanti.Vieni a trovarci ai "Pijats Romanò"Manifestazioni culturali e esposizioni artigianali dei Rom/Sinti Tutte le domeniche dalle ore 8.00 alle ore 12.
1-davanti supermercato Auchan, Area Parcheggio via Collatinadi fronte via Zanibelli (Municipio Roma VII)2-davanti supermercato SISAArea Parcheggio via MirtilloCasale Caletto -zona La Rustica (Municipio Roma V)3- Area Parcheggio via Lungotevere DanteZona Ponte Marconi (Municipio Roma XI)4- Area parcheggio viale di Tor Bella Monacadavanti al Municipio Roma VIII (Municipio Roma VIII)
TROVERAI: - artigianato in rame, antiquariato, abiti usati, collezionismo, bigiotteria etc…- esibizione del lavoro effettuato dai maestri ramai Rom,- musica balcanica,- mostra storico - documentaria sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti- banchetti di libri e materiale informativo sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti
Continua l‘esperienza del "Romano Pijats" del VII Municipio di Via Collatina (aperto nel marzo 2004) mentre il 18 settembre 2005 è stato finalmente aperto in via Mirtillo il "Romano Pijats" del V Municipio con 25 posti. Anche questo mercatino sorge su un’area precedentemente in forte stato di degrado e risanata dal X Dipartimento del Comune di Roma. Il terzo mercato è stato riaperto il 15 gennaio 2006 nell‘XI municipio. Questi tre mercatini Rom dispongono di 150 posti. Domenica 12 marzo è stato aperto il quarto mercatino in VIII Municipio con altri 50 posti ed a maggio prossimo aprirà il quinto in X Municipio (Via Lamaro, 50 posti).
Opera Nomadi sezione Lazio telefono 06-44704749Indirizzo di posta elettronica: romlavoro@tiscali.it
RIFERIMENTi: "Pijats Romanò": i mercati romani dei Rom/Sinti
Categorie:Argomenti vari	Tag: pijats, roma, roman, trovarci, vieni	Il corpo e l?anima di Donatella Torresini
L’operatrice scolastica Donatella Torresini, architetto e professoressa di matematica in pensione è deceduta il giorno 23 marzo alle ore 06.15 all’ospedale di Padova dopo un intervento al cuore. Valida collaboratrice, ha sempre lavorato per l’Opera Nomadi seguendo con molta professionalità i Rom e i Sinti che frequentano le scuole medie. Da sempre impegnata su tutti i fronti contro le ipocrisie e le mistificazioni, lottava perchè trionfasse la giustizia nel sociale e perchè i diritti venissero sempre tutelati. In particolare ricordiamo questa sua frase: “Dite sempre la verità perchè la verità è rivoluzione”. Era una persona rara e ci ha lasciato un grande vuoto. Il nostro pensiero va anche ai figli rimasti ora completamente soli ad affrontare la vita senza più una guida così valida come la loro mamma. Ciao Donatella
Opera Nomadi sezione di Padova
tel. 049/655805 368/7771719
E-mail: operanomadipd@yahoo.it
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Cronaca da Milano, a due settimane dall?incendio al campo di via Triboniano: ?Eppure il tanto decantato avvio dei lavori di ristrutturazione del campo, previsti per lunedì prossimo, non sarà un?occasione per rimediare alla più infelice e inutile opera pubblica degli ultimi dieci anni rivolta ai rom, ma l?ennesimo, incontrastato episodio di una politica apertamente ?differenziale? dell?amministrazione comunale, che separa e discrimina i rom da tutti gli altri concittadini milanesi?.
Cronaca da Milano, fine marzo 2006 Una ?nuova primavera? sta per abbattersi sul ?campo di via Triboniano? a Milano, senza il contorno di fiori e celebrazioni rituali, come quella che in genere si festeggia l?8 aprile, giornata di festa internazionale per molte comunità rom in ogni parte del mondo (*Romano dives).
Da oltre 6 anni infatti, centinaia di rom rumeni sono qui costretti a vivere in condizioni disastrose e inumane, ai margini estremi di una periferia le cui case si fermano là dove arriva la fermata del tram. Più oltre, lungo un percorso di centinaia e centinaia di metri a piedi, solo un posto caldo d?inverno per i senza fissa dimora e in lontananza gli ?slum? dei baraccati.
Eppure il tanto decantato avvio dei lavori di ristrutturazione del campo, previsti per lunedì prossimo, non sarà un?occasione per rimediare alla più infelice e inutile opera pubblica degli ultimi dieci anni rivolta ai rom, ma l?ennesimo, incontrastato episodio di una politica apertamente ?differenziale? dell?amministrazione comunale, che separa e discrimina i rom da tutti gli altri concittadini milanesi.
Duemila metri quadrati, ripuliti velocemente dopo il disastroso incendio di due settimane fa, accoglieranno alla rinfusa almeno duecentocinquanta persone, i cosiddetti ?storici?.
Gli altri, quasi altrettanti, seguiranno probabilmente la sorte occasionale di chi scappa inseguito dalla costante minaccia di un fermo di polizia, di una separazione dai familiari, di un?espulsione.
In fondo a destra, se non hai i ?documenti? esci dal campo, dritto davanti a te, se ce li hai o sei più furbo degli altri: ti aspetta per i prossimi 6 mesi un?area priva di tutto, a cominciare dai bagni (ma ne sono stati promessi di quelli chimici), di acqua (quante fonta-nelle ci saranno? E? la domanda che ci verrebbe da rivolgere alla Sig.ra Molteni, consigliere comunale della Lega Nord, che in una sua visita al campo di via Barzaghi ebbe una volta a dire che una, sì, propria una sola fontanella, per le esigenze di settanta persone era più che sufficiente), e le docce? Nessun allacciamento, anche solo provvisorio, è previsto alla corrente elettrica, né la predisposizione di un minimo impianto antincendio.
Ma accade proprio a Milano??
* Romano dives: il giorno della Nazione Rom. A ricordare l?8 aprile 1971 quando a Londra si è riunita per la prima volta la Romani Union, la prima associazione mondiale dei Rom riconosciuta dall?ONU nel 1979. Riferimenti: Lettera alla Protezione Civile Nazionale
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Giovedì 23 alla libreria Calusca di Milano presentazione del libro “Carovane tra le pagine”: un viaggio attraverso la storia e la tradizione del popolo rom. Con la contestualizzazione di Giorgio Bezzecchi e Maurizio Pagani Consiglieri Nazionali dell?Opera Nomadi. Per presentare la cultura dei Rom attraverso le note della curiosità, affinché la conoscenza prenda il posto del pregiudizio. L’opera si compone di varie sezioni: dalla storia delle tribù primigenie alla fuga verso l’Occidente passando per Bisanzio, i Balcani e il cuore d’Europa. Per arrivare alle più recenti persecuzioni, quelle perpetrate durante la seconda guerra mondiale. Il viaggio continua con la descrizione della loro lingua, il Romanès, con la presentazione delle comunità, i valori tradizionali e le forme del pregiudizio. Fino all’antologia critica che racchiude alcuni tra gli scritti più belli dei Rom italiani contemporanei passando attraverso la nascita della loro letteratura.
Giovedì 23 alle ore 21
alla Libreria Calusca di via Conchetta, 18 Milano
“Carovane tra le pagine” di Giada Valdannini
Alberto Gaffi editore, maggio 2005
Giorgio Bezzecchi (segretario nazionale dell?Opera Nomadi, rom harvato)
Francesco Uboldi (regista del documentario ?Rom, musicisti sotterranei?)
Durante la serata sarà proiettato il film di Francesco Uboldi ?Rom, musicisti sotterranei?
IN POCO MENO DI 100 PAGINE
Di Sergio Franzese (ottobre 2005)
In poco meno di cento pagine Giada Valdannini ci parla dei Rom e dei Sinti ed in particolare della loro letteratura fatta di poesia di narrativa e di fiabe senza trascurare altri aspetti meno conosciuti come il teatro, diffuso soprattutto nei paesi dell’est Europa.
Il libro, ?Carovane tra le pagine?, pubblicato nel mese di maggio dalla piccola casa editrice romana Alberto Gaffi si snoda lungo un percorso che conduce il lettore alla scoperta della popolazione romaní attraverso notizie di carattere storico ed attraverso la descrizione delle principali comunità presenti in Italia.
La classificazione dei gruppi che ci viene presentata risulta però un po’ sommaria ed a tratti imprecisa.
Nelle venticinque pagine che costituiscono la parte conclusiva del libro trovano posto scritti di “Mauso” Olimpio Cari, di “Hexo” Luciano Cari, di “Spatzo” Vittorio Mayer Pasquale (che recen-temente ci ha lasciati), oltre ad “Alexian” Santino Spinelli, a Guerino Spada, Bruno Morelli ed altri ancora.
Qualche spazio di troppo – a mio avviso – è stato concesso agli eccessivi risentimenti del Prof. Spinelli, Rom abruzzese, nei confronti del “becero paternalismo di certi preti, [...] le or-ganizzazioni pro-Rom sfruttatrici e manipolatrici, [...] le teorie stupide di certi “scienziati degli Zingari” ecc. ecc.”, osservazioni che sebbene in parte fondate potrebbero forse essere espresse in modo più pacato.
Certe affermazioni – benché si tratti di citazioni non attribuibili all’autrice – appaiono un tantino stonate nel contesto di un prodotto culturale quale intende essere il libro di Giada Valdannini.
Detto questo si tratta comunque nel complesso di un buon lavoro, utile ad avvicinare il lettore ad un aspetto senz’altro trascurato del mondo romanó. Consiglio quindi vivamente di acquistare e di leggere questo libro. Condividi su Facebook.	Categorie:Senza categoria	Tag: calusca, carovane, milano	21 marzo: Newroz col popolo kurdo
Kurdi, il popolo senza patria. Il 21 marzo, in tutti i luoghi del mondo in cui sono sparpagliati, i Kurdi scendono in piazza a festeggiare il “Newroz”. Balli e canti come segno d?identità a ricordare quel “nuovo giorno” di 2400 anni fa in cui il fabbro Kawa li liberò dal tiranno. Oggi i 30 milioni di Kurdi sono sotto il giogo dei despoti e la loro patria è occupata da Turchia, Iran, Siria , Armenia e Iraq (adesso col protettorato americano la situazione è più civile). Ed è per questi motivi che fuggono dalle loro case, per cercare fortuna in Occidente, rischiando la vita sulle sovraffollate ?carrette del mare? o ai valichi di frontiera. In Germania i profughi di questo popolo sono un milione e duecentomila.
ANCHE QUEST?ANNO?
Anche quest?anno una delegazione di pacifisti europei si è recata nell’Anatolia del sud-est (il Kurdistan turco) per attenuare la repressione della grande festa di libertà e di pace e cercare di garantire con la propria presenza lo svolgimento di una festa che continua ad essere negata. 200 osservatori dall?Europa e 50 dall?Italia in rappresentanza di: ARCI, Ass. Naz. Azad, Comitato sardo di solidarietà con il popolo del Kurdistan, Assopace, Ass. Verso il Kurdistan, Attac ? Sicilia, CIAC, Donne in Nero, Rete Antirazzista Catanese, Scuola Per la Pace ?Lucca, PRC, PDCI, FIOM Cgil, Ass. Fonti di Pace ? Onlus, Centro Socio Culturale Ararat, Europa Levante, Uiki. Osservatori presenti nelle seguenti città del Kurdistan: Bingol, Dersim, Diyarbakir, Hakkari (Yuksekova, Semdinli), Mardin (Kiziltepe, Nusaybin, Surgucu), Sirnak, Siirt, Van.
La presenza di osservatori europei alla festa del Newroz, simbolo da sempre per il popolo kurdo della sua aspirazione alla libertà e al riconoscimento dei propri diritti, è quest?anno particolarmente importante, poiché, sebbene sia da poco iniziato il negoziato per l?entrata della Turchia in Europa, la Questione Kurda, la cui pacifica soluzione è ?condicio sine qua non? per un?evoluzione democratica della Turchia, è la grande assente nel dibattito politico e sui mezzi di informazione.
KURDISTAN IL PAESE CHE NON C?E?
Il Kurdistan, paese dei kurdi, corrisponde all?alta Mesopotamia dove sorsero i primi villaggi del mondo occidentale. Occupa una vasta area montagnosa, 475 mila km. quadrati, divisa dalle frontiere politiche di Turchia, Iran, Iraq, Siria, ex-Urss. Il territorio è fertile, ricco di acque e di materie prime quali: gas naturali, petrolio, cromo, ferro, alluminio, carbone ed oro: è per questo motivo che nascono le guerre ed i conflitti.
I Kurdi non sono arabi, ma di lingua e di origine indoeuropea (ariani), discendono dai Medi. E? un popolo diviso fra cinque stati, tre alfabeti, un idioma articolato in due principali gruppi linguistici.
Secondo alcune stime sono circa 30 milioni: 14 milioni in Turchia, 7 milioni in Iran, quattro milioni in Iraq, il rimanente in Siria, Armenia e sparsi per il mondo. Due milioni di immigrati curdi sono in Europa.
STORIA? DI REPRESSIONE
La situazione dei Kurdi è l?esempio più significativo di un gruppo divenuto una cultura minoritaria per avere perduto il suo territorio. I Kurdi sono un?antica popolazione la cui origine è rintracciabile nelle tribù nomadi del sesto secolo a.C. Il loro paese, il Kurdistan, fu il regno di questo gruppo etnico fino alla formazione dell?impero iraniano e, successivamente, dell?impero ottomano.
A seguito della prima guerra mondiale avviene lo sfascio del-l?impero ottomano e le potenze europee dapprima, con il trattato di Sèvres del 1920, prevedono un Kurdistan indipendente ma poi, anche per l?intervento dell?appena costituita repubblica Turca, lo smembrano in cinque parti con il trattato di Losanna del 1923.
Il 22 gennaio 1946 a Mahabad, Qazi Mohammad, approfittando dell?attacco di Russia e Inghilterra all?Iran, proclama la repubblica Curda. Ma nell?aprile dello stesso anno, con il ritiro delle truppe russe, la repubblica viene annientata dall?esercito iraniano e Mohammad giustiziato.
Gli anni ottanta sono anni di terrore per i Kurdi di Iraq, Iran, Turchia.
Nell?Iraq di Saddam Hussein scompaiono almeno 250 mila persone mentre cinquemila villaggi e venti città vengono rasi al suolo. Milioni di mine, in maggioranza di fabbricazione italiana, vengono disseminate nel nord del Paese, abitato dai Kurdi, per impedire il rientro della popolazione costretta alla fuga: sono dislocate tre mine anti-uomo per persona.
Nel 1987 scatta l??Operazione Anfal?, progetto di annientamento del popolo curdo con l?uso anche di armi chimiche. Nel 1981, ad Halabja, con una mistura di gas nervino e di iprite lanciata dagli aerei, muoiono cinquemila persone in 40 secondi. Bambini, vecchi, uomini e donne restano fulminati mentre giocano, fumano la pipa, lavorano o fanno i mestieri di casa.
In Iran, in misura ridotta, vengono adoperati gli stessi metodi. L?ayatollah Khomeini, nel 1979, scatena la guerra santa contro i Kurdi. A Vienna, nel 1989, vengono addirittura assassinati tre rappresentanti del movimento kurdo che dovevano negoziare con i diplomatici dell?Iran.
Nel 1991 alla fine della ?guerra del Golfo? (invasione dell?Iraq in Kuwait) i Kurdi iracheni si riorganizzano e l?intervento dell?Onu, con la creazione di un?area di sicurezza, crea le basi per un precario autogoverno.
Il 19 marzo 2003 l?esercito americano-britannico invade l?Iraq e depone Saddam Hussein (1 maggio 2003). Con la presenza americana nel Paese, i Kurdi dell?Iraq hanno trovato una ?relativa? tranquillità.
In Turchia non esistono i Kurdi che vengono chiamati ?turchi delle montagne?, è vietato parlare il kurdo, vengono proibite le feste tradizionali come il Newroz, e si fa ricorso ad insediamenti turchi nel Kurdistan, Anatolia del sud-est, spingendo la popolazione locale ad andarsene.
Eppure il padre della Turchia moderna, Mustafà Kemal, era stato appoggiato strenuamente dai Kurdi nella guerra di indipendenza che lo avrebbe portato a deporre il sultano ed a proclamare la Repubblica Turca nel 1920. Ma solo dopo pochi anni, nel 1925, mette al bando ogni opposizione kurda e vieta gli usi e costumi tradizionali.
Dal 1984, prendendo a pretesto la guerriglia iniziata sulle montagne dal Partito dei Lavoratori Kurdo (PKK) la regione del Kurdistan turco, dove l?analfabetismo dei ragazzi raggiungeva il 50%, è stata sottoposta a regime militare: nei 13 anni successivi ci sono stati 30.000 morti, 3185 villaggi distrutti, quattro milioni di profughi solo all?interno della Turchia: un milione e mezzo alla periferia di Istranbul in immense baraccopoli dove, fino alle fine del secolo, era anche impedito l?intervento di associazioni umanitarie, sia internazionale (come ?medici senza frontiere?), sia locali.
Per dare un?idea di quegli anni, ecco alcune estrapolazioni da un rapporto dell??associazione turca per i diritti umani? che comprende i mesi gennaio-ottobre del 1997, dieci mesi.
DETENZIONE E CARCERAZIONE: 19835 arrestati in detenzione provvisoria, 1149 nuove detenzioni, 46 scomparsi durante la detenzione;
LIBERTÀ DI OPINIONE, DI STAMPA, DI ORGANIZZAZIONE: 142 chiusure di sedi, associazioni, sindacati ed organi di stampa; 281 detenzioni di giornalisti e tipografi; 221 sequestri di giornali e riviste.
BOMBARDAMENTI E DISTRUZIONI: 13 villaggi bruciati o distrutti, 98 località bombardate.
TORTURA: 211 denunce di casi di tortura. Con l?inizio del nuovo secolo la repressione verso i Kurdi si allenta, sia per l?arresto e detenzione del leader kurdo Abdullah Ocalan (dal 15 febbraio 1999), sia per le aspirazioni della nazione ad entrare nella Unione Europea. Ma la ?questione kurda? resta sempre il principale problema della Turchia sul versante ?diritti civili?.
L?EUFRATE
?Spesso viene l?Eufrate
Fa scorrere la mano
Lungo le onde della lunga barba
di ogni poesia,
quel che rimarrà fino alla fine
è la mia acqua
gli oppressi?.
(di Sherko Bekas, letterato kurdo in esilio)
Foto: Diyarbakir (Amed), 21 marzo 1998
Riferimenti: Newroz 2006: osservatori in Kurdistan
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Le file di centinaia di migliaia di immigrati in coda davanti ai 6240 uffici postali d?Italia di martedì 14 marzo hanno ridato visibilità a questo popolo di migranti per lavoro, relegati di solito nei campi, nei cantieri, in tutti quei ?posti? che gli italiani non vogliono più fare. Per il decreto flussi d?ingresso 2006 possono entrare in Italia 170.000 stranieri solo per motivi di lavoro regolare. Ma più che un decreto flussi d?entrata si tratta in realtà, come ogni anno, di una ?sanatoria? per persone che già da anni si trovano sul territorio nazionale. NON UN DECRETO, UNA “SANATORIA”
Le richieste devono essere compilate dai datori di lavoro che richiedono i nominativi dei lavoranti residenti all?estero, che in teoria neanche conoscono (si pensi ad una famiglia che chiede una ?badante? da tenere in casa senza averla mai conosciuta). Se la domanda è accettata il lavoratore può entrare in Italia con questo visto d’ingresso, per motivi di lavoro, valido un anno. Ma più che un decreto ?flussi d?entrata? si tratta in realtà, come ogni anno, di una ?sanatoria? per persone che già da anni si trovano sul territorio nazionale.Tutti gli immigrati in fila davanti agli sportelli postali erano irregolari in Italia (e potevano essere colpiti da espulsione ostativa per 10 anni al loro rientro) e se la loro domanda verrà accolta dovranno tornare al paese di provenienza (Nigeria, Colombia, Ucraina?) per recuperare il permesso di ingresso e con questo (ri) entrare legalmente in Italia. LE QUOTE D?INGRESSO 2006
Un milione e mezzo sono stati i ?kit? coi moduli compilabili distribuiti dalle Poste Italiane. Quasi mezzo milione le domande inoltrate (486.312) ma solo 170.000 quelle che saranno accolte (fa fede l?ora di inoltro). Una quota bassa anche per l?Unioncamere per la quale la domanda di lavoro immigrato oscilla in una forbice tra 200 e 350 mila l?anno.
La programmazione dei flussi di ingresso in Italia dei 170mila lavoratori extracomunitari per l?anno 2006 è così suddivisa:
- 78.500 per lavoro subordinato
- 3mila per lavoro autonomo
- 50mila stagionali
- 500 per argentini/uruguayani/venezuelani di origini italiane
- 38mila ? sempre per lavoro subordinato o autonomo ? riservati a Paesi che hanno firmato accordi bilaterali con l?Italia. GLI IMMIGRATI IN ITALIA
Gli immigrati regolari in Italia sono quasi tre milioni, con l?incidenza sulla popolazione residente del 5% , la percentuale più bassa della Comunità Europea (Francia, Germania, Belgio e Inghilterra hanno quote dell?8-9%). Tre milioni di persone con permesso di soggiorno legato solo al lavoro (i familiari ed i figli sono connessi al permesso del lavorante). Permesso solitamente concesso per un anno, massimo due (solo con questa durata è concessa la domanda per l?alloggio nelle case popolari). Dopo sei anni di ?regolarità? al sistema sociale (lavoro e residenza accertati) può essere rilasciata la ?carta di soggiorno? che vale dieci anni e consente una discreta sicurezza temporale.
Sono 3,6 milioni gli Italiani, migranti nel mondo, che hanno conservato la cittadinanza del loro Paese e quindi il diritto di voto anche se sono residenti all?estero da anni. Il 9 aprile prossimo voteranno anche 1,6 milioni di cittadini italiani residenti all?estero. I tre milioni di immigrati abitanti in Italia anche da anni non hanno diritto di voto se non dopo avere acquisito la cittadinanza italiana, molto difficile da conseguire: in Italia vige lo ?ius sanguinis? (diritto di sangue) invece che lo ?ius soli? (diritto di suolo) come per altri Paesi. Ma non tutti la richiedono perché per acquisirla, salvo rarissime eccezioni, gli immigrati provenienti dai paesi in via di sviluppo devono rinunciare a quella originaria. Per ottenere la cittadinanza ci vogliono almeno 10 anni di lavoro regolare e di residenza, certificate e documentate, a cui si sommano altri due anni di attesa: dopo di ciò la ?concessione?, di concessione e non di diritto si tratta, può essere rilasciata. Se per un anno si perde un lavoro regolare si deve ripartire da zero. E così ci sono immigrati residenti anche da 15 anni, con famiglia e figli magari tutti nati in Italia, che rischiano l?espulsione, assieme a moglie e figli, per una perdita del contratto di lavoro regolare (una malattia, per esempio), anche dopo anni ed anni di permanenza. Ma anche per una violazione del permesso di soggiorno come per esempio ?resistenza a pubblico ufficiale? in caso di manifestazione non autorizzata. Gli stessi familiari diventano irregolari in caso di morte del loro congiunto e, nel caso, se i ragazzi sono ben integrati nel tessuto sociale la madre può fare richiesta al Tribunale dei Minori (art. 31) per restare in Italia ad accudirli.
L?ITER DELLE DOMANDE
Dal Ministero dell?Interno assicurano che sarà possibile rispondere a tutte le domande inoltrate entro 40 giorni. La graduatoria per l?assegnazione dei posti sarà fatta in base all?orario di spedizione che quest?anno riporta anche i millesimi di secondo. Prime saranno evase le richieste di lavoro stagionale. L?esame delle domande inizia con gli accertamenti della Questura: il lavoratore non deve avere precedenti penali e chi vuole assumerlo non deve avere avuto condanne per favoreggiamento dell?immigrazione clandestina. Poi tocca alle Direzioni Provinciali del lavoro verificare che siano in regola il contratto proposto ed il reddito del datore di lavoro. Infine interviene il Centro per l?Impiego a controllare se tra gli iscritti al collocamento c?è qualcuno interessato ad occupare lo stesso posto di lavoro per il quale è stata fatta la domanda. Dopo questi passaggi, se tutto è in regola, lo Sportello Unico per l?Immigrazione concede il nullaosta che può essere rilasciato al datore di lavoro o spedito al consolato italiano nel paese d?origine del lavoratore. A questa punto il lavoratore che ha ottenuto il nullaosta può chiedere il visto d?ingresso in Italia. ANDATA E RITORNO?
In realtà le code alle poste hanno dimostrato che, nella stragrande maggioranza, gli immigrati che hanno presentato la domanda per rientrare nel decreto flussi 2006 si trovano già in Italia e lavorano ?in nero? (senza contratto e senza permesso di soggiorno). Se otterranno il nullaosta avranno quindi un altro problema da risolvere: quello di lasciare l?Italia senza fare scoprire la propria condizione di irregolari, sennò rischiano l?espulsione con divieto di rientro in Italia per i dieci anni successivi. Per gli oltre 310 mila esclusi non resta che aspettare, sempre da clandestini e lavorando ?in nero? senza diritti e garanzie minime, l?anno prossimo. ASSURDO FARCI ANDARE E TORNARE
Vorrei fare una domanda: per quale ragione dobbiamo ritornare a casa, nei nostri Paesi, per fare il contratto di lavoro? Noi siamo già qua, lo sanno tutti che noi siamo venuti per lavorare e non per fare i turisti. Perché dobbiamo fare il ?passaporto bianco?, prendere l?aereo, andare due-tre volte in Romania (all?Ambasciata italiana) per portare i documenti? Poi aspettare due o tre mesi e ritornare di nuovo con l?aereo in Italia. Tutto questo spendendo soldi che abbiamo guadagnato lavorando onestamente. Io mi trovo da una signora di 85 anni, invalida al cento per cento, che ha bisogno di avere accanto una persona che le stia sempre vicina sempre. Per andare a casa mia, in Moldavia, dovrei cercare un?altra persona che mi sostituisca per due mesi. Tutto questo complica le situazioni non solo nostre, di noi stranieri onesti, ma anche di questi anziani italiani che si chiedono: a noi chi ci pensa, specie se siamo malati? A me sembra che sia una grande assurdità farci andare via per poi tornare. Non si può, mi chiedo, risolvere tutto questo senza farci andare avanti e indietro spendendo i soldi che a noi servono an-che per i nostri familiari rimasti nei nostri Paesi? (Lettera firmata)
Metropoli il giornale dell?Italia Multietnica,
supplemento a la Repubblica.
Sito: www.metropoli.repubblica.itRiferimenti: Le cause delle migrazioni dai paesi ?poveri?
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Il comitato civico pro-Rom, finalmente ricevuto in Prefettura il 17 marzo, riceve solo vaghe promesse per ?prevedere l?accoglienza?. Tra 10 giorni ci sarà un nuovo incontro, sempre in Prefettura, per valutare ipotesi di stabili dimessi per i Rom rumeni di Torre. Martedì 21 marzo ci sarà un incontro in comune di Napoli per valutare un?accoglienza, anche minima, rispetto al previsto sgombero dei 400 rom rumeni di Poggioreale. Il Comitato, salva l?urgenza di una riunione in tempi più ristretti, si riunirà da Mani Tese in P. Cavour il giorno 28 marzo alle ore 19,30.
in data 17 marzo siamo saliti come Opera Nomadi e Comitato Cittadino per i Rom in Prefettura a discutere la moratoria di tutti gli sgomberi della Provincia e l’accoglienza per i Rom rumeni di Torre del Greco (ex-sgomberati da Casoria), di Poggioreale (Calarasi), di Crispano e di Caivano. Avavamo già consegnato una lettera aperta al Prefetto, firmata anche da padre A. Zanotelli, in cui si chiedeva di mettere fine alla pratica barbarica dello sgombero, che, come si è visto a Caivano lo scorso 7 Marzo, getta intere famiglie sulla stra-da, se non si preventivano situazioni di accoglienza decenti.
Dalla riunione si è usciti con qualche vago impegno da parte delle isti-tuzioni che dovrebbero prevedere l’accoglienza (Provincia, Regione, Comune di Napoli). Tra 10 giorni ci reincontreremo alla Prefettura col Commissario Prefettizio di Torre, per vagliare diverse ipotesi su stabili dismessi da riattare in zona per i Rom rumeni di quel comune.
Per quanto riguarda Poggioreale (circa 400 rumeni di Calarasi) sappiamo che è previsto uno sgombero ma non conosciamo la da-ta. La Prefettura ci ha fatto chiaramente intendere che se il Comu-ne di Napoli si attiverà per un’accoglienza anche minima, man-terranno la situazione in sospeso. Tuttavia, ci vuole qualche se-gnale in questa direzione, che ancora non c’é. Pertanto, martedì alle ore 15 saremo ricevuti dall’assessore alle Politiche Sociali R. Tecce a Palazzo S. Giacomo.
Ho fatto presente alla funzionaria della Prefettura che qualora si giungesse a uno sgombero violento il comitato con A. Zanotelli in testa farebbe opposizione pacifica e non-violenta.
Invito tutti a tenere vigile l’attenzione sugli sviluppi della situazione.
Il Comitato si riunirà da Mani Tese in P. Cavour il giorno 28 marzo alle ore 19,30, salvo necessità di una riunione in tempi più ristretti.
Saluti fraterni a tutti,
Opera Nomadi, Comitato Cittadino per i RomRiferimenti: Il comitato pro-Rom incontra il Prefetto
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Incontro in Prefettura il 17 marzo alle ore 10,30.
L’Opera Nomadi di Napoli comunica che è stato convocato un tavolo in Prefettura venerdì 17 marzo, su richiesta del Comitato Cittadino per i Diritti del popolo Rom, per discutere di una moratoria di tutti gli sgomberi di baraccopoli rom in atto nella provincia di Napoli (Poggioreale, Torre del Greco, Crispano, Caivano, etc.) e per studiare politiche di accoglienza mirate per questa minoranza da sempre oppressa e perseguitata.
Sono invitati al tavolo: l’assessore alle politiche sociali di Napoli, gli assessori all’immigrazione e alla solidarietà della Provincia, la Regione, il Comitato Cittadino per i Rom, l’Opera Nomadi e la Caritas di Napoli. Per informazioni: Marco Nieli,
Opera Nomadi di Napoli-Comitato per la Difesa del popolo rom a Napoli tel. 081447497 cell. 3382064347Riferimenti: Lettera aperta al Prefetto di Napoli
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Roma mercoledì 15 marzo: presentazione del libro di Carola Flauto ?Taoma e il mondo di giunglaparola?. Il libro è una favola interculturale per combattere la xenofobia e si propone di dare voce ai ?Rom/Sinti il popolo dei bambini senza parola?, che è il sottotitolo del testo. L?iniziativa è inserita nel progetto ?biblioteche romanì?. Alcune note, di Beppe Grillo e di Marco Nieli dell?Opera Nomadi di Napoli.
TAOMA E IL MONDO DI GIUNGLAPAROLA
Comune di Roma assessorato politiche culturali – Albatros edizioni – Biblioteche di Roma progetto ?biblioteche romanì?,
presentano il libro di Carola Flauto:
?Taoma e il mondo di giunglaparola?
Rom/Sinti il popolo dei bambini senza parola
Presso la sala Gianni Rosi
viale Manzoni 16 (zona Colosseo ? san Giovanni) ROMA
Con l?autrice saranno presenti:
- Raffaela Milano assessora politiche sociali del comune
- Adriana Spera presidente commissione scuola del comune
- Dino Gasparri presidente politiche sociali del comune
- Maria Maddalena Novelli direttore regionale ufficio scolastico regionale per il Lazio
- Edvige Mastrantuono CSA-MIUR Roma
- Vinicio Ongini, MIUR Dir.ne Gen.le per lo studente
Coordina Massimo Converso Responsabile Biblioteca Romanì Introducono:
- Anna Luisa Longo progetto di scolarizzazione C.D.S. Opera Nomadi – comune di Roma
- Marco Nieli insegnante progetto di scolarizzazione Opera Nomadi Napoli
Intermezzo musicale degli adolescenti Rom del Progetto Laboratori di musica e danza romanì
Il libro di Carola Flauto è una favola interculturale per combattere la xenofobia. La fiaba si propone di dare voce al ?Popolo dei bimbi senza parola?.
Beppe Grillo, attraverso la prefazione del libro esprime il suo interessamento alla lotta per i diritti del popolo Rom: ?Il fascino del dire ? scrive Grillo- è nella possibilità d?essere dimenticato. La me-moria come l?oblio sono essenziali, tuttavia i popoli che ricordano tutto sono pericolosi (?) D?altra parte perdonare significa dimen-ticare. Bisogna essere un po? come i bambini. L?infanzia, infatti, è un?idea, non un?età?. Le cose non sono mai come sembrano, si dice nella fiaba. E? proprio così. Se questi bambini non sono seduti in un?aula la colpa non è solo dei genitori. Che facciamo, noi, popoli civili, per evitare tutto questo? Grillo continua estendendo l?orizzonte: ?La nostra mancanza di sensibilità consente oggi che circa 250 milioni di piccoli lavorino 14 o 15 ore al giorno?. Nel libro di Carola Flauto il vice-presidente dell?Opera Nomadi di Napoli, Marco Nieli, fornisce preziose informazioni sullo sconosciuto mondo delle infanzie Rom e degli strumenti di didattica partecipativa utilissimi alla scuola d?oggi: ?I bambini Rom che non riescono a frequentare la scuola vedranno i loro diritti sempre meno rispettati. E? negato il diritto alla scuola, al gioco, ad una vita serena, ma anche il diritto alla parola. L?intercultura è il processo per cui due culture entrano in relazione tra di loro mediante lo scambio. La scuola è il luogo dove è più facile conoscere le tradizioni, le feste, gli usi delle altre culture, perché quando si è bambini si è più curiosi??
Condividi su Facebook.	Categorie:Senza categoria	Tag: giunglaparola, mondo, taoma	La tessera dell?Opera Nomadi
La tessera: l?identità, la dignità, l?appartenenza. I primi mesi dell?anno sono tempi di ?relazioni morali? e di bilanci per le 28 sezioni dell?Opera Nomadi distribuite su tutto il territorio nazionale. Ma sono anche tempi di iscrizioni e di tesseramenti ed allora, adottando le buone prassi di lavoro decennale dell?associazione, si suggerisce qui un modello da utilizzare. Non è infrequente che in sezione telefonino i Carabinieri da un?altra città per sapere se il Rom in questione è veramente iscritto all?Opera Nomadi. La tessera, con la fotografia quindi, è un primo strumento di visibilità e di identificazione per persone che spesso sono costrette a vivere in clandestinità perché non possono essere regolarizzate con la legge ?Bossi-Fini?. METODO
Il modello qui visualizzato è il fronte di una tessera pieghevole di formato 5,7 x 8 cm.
Sul retro ci andranno le solite diciture: a sinistra nome, cognome, data di nascita, nazionalità, domicilio e numero di tessera; a destra lo spazio per la foto e sotto la firma dell?associato e quella del presidente di sezione a cui sovrapporre il timbro. Se la tessera si stampa in tipografia, nessun problema: basta portare il modello.
Se si vogliono risparmiare soldini si può fare la fotocopia su cartoncino colorato, basta un color grigio-panna-verdolino-pallido. Ma allora occorre avere certosina pazienza e precisione nell?im-paginazione. Lavorando col computer, si accostano i fronti di quattro tessere sulla prima pagina (dimensione: orizzontale) e sulla seconda si inseriscono i retri delle stesse. Occorre impaginare i modelli in modo tale che fotocopiando le due diverse pagine su di uno stesso foglio e ritagliando i tasselli le quattro tessere combacino perfettamente: qui sta lo scoglio del lavoro.
Chi non avesse il tempo e volesse usare della nostra esperienza chieda alla redazione il documento (word) con lo schema base della tessera.
Riferimenti: Statuto dell’Associazione "Opera Nomadi"
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Delivery service sistem: buco di sistema…Riferimenti: Vuoto di memoria…
Condividi su Facebook.	Categorie:Senza categoria	Tag: delivery, service, sistem	Da Milano: lettera alla Protezione Civile Nazionale
L?ennesimo incendio di questo lungo inverno ha distrutto una vasta parte dell?insedia-mento Rom di via Triboniano, privando di riparo centinaia di persone? Ancora una volta sono mancati quegli interventi umanitari, di conforto e assistenza minima? A fronte di quanto descritto riteniamo che l?impiego e l?intervento della Protezione Civile Comunale? abbia seguito un criterio ?politico? pregiudiziale non ottemperando ai propri obblighi di assistenza umanitaria verso persone in stato di grave necessità e gettando un?ombra di discredito e preoccupazione sull?operato di un?istituzione che per i propri indiscussi meriti si è guadagnata in Italia e all?estero un generale apprezzamento e simpatia.
Al Responsabile della Protezione Civile Nazionale, Roma
Neonati, bambini di pochi mesi, minori malati sono rimasti, malgrado quello che era successo, senza alcuna forma di as-sistenza se non quella minima che in quelle condizioni potevano dargli i propri sventurati genitori, eppure era ben noto come in quel ?campo?, abitato inizialmente da 600 ? 700 persone, vi fossero anche numerosi minori con patologie gravi per le quali lo stesso Tribunale per i Minorenni ha predisposto nel tempo delle misure di protezione.
A fronte di quanto sopra descritto riteniamo che l?impiego e l?intervento della Protezione Civile Comunale, nel suo coor-dinamento e non certo per l?abnegazione degli operatori, abbia seguito un criterio ?politico? pregiudiziale, non ottemperando ai propri obblighi di assistenza umanitaria verso persone in stato di grave necessità e gettando un?ombra di discredito e preoccupazione sull?operato di un?istituzione che per i propri indiscussi meriti si è guadagnata in Italia e all?estero un generale apprezzamento e simpatia.
Distinti saluti: Il Direttivo Opera Nomadi Sezione di Milano
Il Presidente Nazionale Opera Nomadi: dott. Massimo ConversoRiferimenti: Milano ?campi?: dopo l?incendio l?espulsione
Condividi su Facebook.	Categorie:Senza categoria	Tag: alla, civile, lettera, milano, nazionale, protezione	Lettera aperta al Prefetto di Napoli
ci spiace disturbarLa di nuovo, ma non possiamo farne a meno davanti ai brutali fatti di queste ultime settimane. Da diverso tempo, infatti, nella provincia di Napoli assistiamo a una drammatica sequela di sgomberi forzati di baraccopoli rom (Rumeni o ex-Jugoslavi). Ultimo in ordine di tempo, lo sgombero di Caivano, fraz. Pascarola (in data 7/03/06), dove 18 famiglie musulmane montenegrine (del sottogruppo Crna Gorja) sono state buttate sulla strada, dopo aver assistito alla demolizione delle loro baracche. Queste famiglie, in parte, si sono disperse sul territorio napoletano, in parte sono rimaste all?addiaccio, avendo avute dal giudice misure di detenzione alternativa (ed essendo dunque impossibilitate a lasciare il luogo dove tale misure erano previste, il campo rom di Pascarola). L?assurdità di tutto questo consiste nel fatto che si demoliscono le baracche e si cancellano i campi senza avere prima preventivato soluzioni di accoglienza alternativa.
Questo è disumano, è immorale e non è degno di una nazione che si dice civile. Sappiamo che negli ultimi mesi alcuni altri sgomberi sono stati effettuati, oltre a quello gravissimo di Pascarola, come quelli di Rom Rumeni al Parco Verde di Caivano, quello di Granturco e di Poggioreale. Sono, inoltre, previsti a breve altri sgomberi di questo tipo, come a Torre del Greco, V. de? Monaci (80 Rom rumeni già sgomberati in modo orribile da V. Lufrano, Casoria, lo scorso 3 Novembre), a Crispano (alcune famiglie rumene), e sempre a Poggioreale (dietro il cimitero, circa 300 persone rom rumene di Calarasi).
Troviamo tutto questo a dir poco scandaloso, ma soprattutto disumano. Nessun rapporto dell?ASL e nessuna denuncia di privati cittadini può mai giustificare la barbarie delle ruspe che abbattono i luoghi abitativi , che per loro sono un diritto fondamentale. Signor Prefetto, ci permetta di ripeterLe che tali azioni si vedo-no solo in posti del sud del mondo come Korogocho (Kenya). In certa misura, questi sgomberi napoletani sono anche peggiori, perché si usano metodi di terrorismo psicologico, per fare scappare le persone prima delle demolizioni, non garantendo loro quei diritti minimi previsti persino dalla legge Bossi-Fini.
In conseguenza di tutto ciò, chiediamo una moratoria a tempo indeterminato di tutti gli sgomberi di campi rom. Chiediamo, inoltre, che Lei si faccia promotore di un incontro con il neo-nato Comitato cittadino per i diritti del popolo rom a Napoli, coinvolgendo rappresentanti dei Comuni interessati, della Provincia e della Regione. Gli esempi positivi, come quelli del villaggio attrezzato dei Montenegrini di Caivano o la ex-Scuola Deledda a Napoli per i Rom rumeni dimostrano che, laddove si interviene accogliendo e con-cedendo diritti elementari a queste persone, esse sono in grado di integrarsi nella nostra società esattamente come tutti gli altri immigrati. Altre situazioni di accoglienza (come quella del villaggio di Giugliano o quello del Cantariello a Casoria) sono in via di definizione e se ne sollecita l?attuazione. Ogni ritardo della burocrazia, infatti, si paga in termini di vite umane perse e di drammi immensi.
Il Comitato Civico, nato da alcune settimane sulla scia dei fatti di via Lufrano (Casoria) dello scorso 3 novembre, si propone appunto come obiettivo di mobilitare l?opinione pubblica su questo tema, che sembra non tocchi le corde dei partiti e dei politici.
Siamo sicuri che vorrà incontrarci di nuovo, per un confronto sereno e costruttivo sull?argomento, con all?ordine del giorno la fine delle persecuzioni e della repressione e l?attivazione di serie politiche di accoglienza nei confronti del popolo rom, da sempre oggetto di gravi persecuzioni e discriminazioni di natura razziale. (Napoli 10 marzo)
Felicetta Parisi Riferimenti: Napoli: comitato civico pro-Rom
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Continuano i disagi al campo Rom. Mentre le istituzioni latitano, Protezione Civile ed Assessorato ai Servizi Sociali (con le maiuscole), solo gli scout si danno da fare per incontrare i Rom Khorakhanè del ?campo? di via Parisi a S. Maria Capua Vetere (Caserta). Anche se manca l?acqua ed il container con i bagni è igienicamente impraticabile. Il Commissario Prefettizio (con le maiuscole) di Capua, che ha revocato l?acqua, persiste a negarla. Ma è in pieno svolgimento la campagna elettorale.
COMUNICATO STAMPA: 8 marzo 2006
Di Nadia Marino, Opera Nomadi Caserta
Mentre la campagna elettorale miete le sue vittime (sgomberi violenti delle comunità Rom, leggi Pascarola) si fa strada la speranza di una società d?accoglienza del domani, attenta, costituita dai bambini e dai giovani d?oggi. Quattro domeniche all?insegna dell?Intercultura, questo il progetto degli scout adulti della parrocchia di Puccianiello (guidati da don Antonello), che hanno trascorso la prima domenica di marzo accolti dai Rom Khorakhanè di via Parisi a S. Maria C.V.. Sono arrivati in bicicletta sotto alla pioggia alle dieci del mattino in un campo quasi vuoto per il ?mangel?: di domenica fuori alle chiese e ai cimiteri si elemosina e si spera di raccogliere i soldi per il pranzo. Per il tempo inclemente si sono stipati nell?unica baracca che li conteneva tutti (una trentina) e ?la padrona di casa? ha preparato loro la ?picinta?, la tipica pizza con spinaci e ricotta. Hanno strabuzzato gli occhi per la strabiliante capacità della cuoca di districarsi con pochi utensili e poveri ingredienti in una baracca senza acqua corrente. La ?rumnì? ha steso la pasta con le dita tirandola in aria come un?acrobata e in un?ora ha sfamato tutti con acqua e farina, senza lievito. Poi gli scout hanno tirato fuori i dolci per la gioia dei bambini che correvano sulle biciclette ?rubate? per una giornata ai gagè. Domenica dodici marzo si replica, questa volta gli scout aiuteranno i Rom a riparare alla meglio le roulotte, con teli di plastica, per evitare che la pioggia penetri, poiché la Protezione Civile e l?assessore ai servizi sociali, Edgardo Olimpo, sono sordi alle richieste d?aiuto. All?Opera Nomadi è stata negata la sede di via Galatina senza che abbia ricevuto una revoca ufficiale dell?as-segnazione, avuta con regolare delibera del consiglio comunale. Il container con i bagni, ora usato senz?acqua, è igienicamente impraticabile. Il commissario prefettizio di Capua, che ha revocato l?acqua, persiste a negarla. Il sindaco di S. Maria C.V., Enzo Iodice, non ha più ricevuto l?Opera Nomadi che aveva chiesto un incontro un mese fa per trovare soluzioni ai tanti problemi. La scuola è oramai un sogno lontano per la mancanza di trasporti. Un articolo sul “campo” di S. Maria” è stato pubblicato su Romano Lil in data 2 gennaio.
Nella fotografia il “campo” di via Parisi
Nadia Marino, Opera Nomadi Caserta
E-mail: marinonad@libero.itRiferimenti: Napoli: le Forze dell?Ordine a Pascarola
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Sono circa 150.000 i Rom, Sinti e Camminanti, presenti sul territorio italiano. Per una metà sono provenienti da altri Paesi ma difficilmente rientrabili (e tutelati come specificità) dalla legge Bossi-Fini che regolamenta il settore dell?immigrazione. Per l?altra metà, invece, sono cittadini italiani ma difficilmente rientrabili (cioè esclusi) nella tutela dei diritti fondamentali.
Mettendo da parte il vitale diritto di cittadinanza (?Ius soli?) da parte di Rom nati in Italia, anche di seconda e terza generazione, che invece continuano ad essere espulsi vero Paesi che non hanno mai visto, costretti ad abbandonare figli minorenni,
ecco alcuni articoli violati, nei confronti dei Rom/Sinti, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 10 dicembre 1948:
- art. 26, diritto all?istruzione
- art. 25, diritto ad un decoroso tenore di vita
- art. 24, diritto al riposo ed allo svago
- art. 27, diritto di partecipare alla vita culturale della comunità
- art. 23, diritto al lavoro (previsto anche dalla Cost. Italiana, art.4)
- art.22, diritto alla sicurezza sociale
- art. 13, diritto di movimento nel territorio
- art. 7 diritto di eguaglianza e di non discriminazione.Riferimenti: INFERNO ? PARADISO (se si può dire così)
Condividi su Facebook.	Categorie:Senza categoria	Tag: camminanti, nomadi, opera, sinti, tutela	Non vogliamo i campi perché per noi, qui dentro, non c?è futuro
Una testimonianza sui ?campi? da un residente per forza, Mausino Gabrielli: ?Avete fatto costruire questi campi nomadi e siamo costretti a vivere qui dentro e noi non abbiamo più la nostra libertà. Non vogliamo questi campi, perché per noi qui, dentro di questi non c?è futuro. I nostri figli crescono male, non sanno cosa vuole dire la libertà, non sanno la nostra storia, la storia dei Sinti di tanti anni fa, prima che voi ci costringeste con le Forze dell?Ordine e con le vostre leggi a farci entrare in questi moderni campi di concentramento
?Voi Gagè avete fatto la legge per noi Sinti?
Di Giuliano ?Mausino? Gabrielli.
?Avete fatto costruire questi campi nomadi e siamo costretti a vivere qui dentro e noi non abbiamo più la nostra libertà. Dite che abbiamo tutte le comodità e che stiamo bene; ma voi non avete pensato che qui nel campo nomadi è uguale ad essere in un lager. Uno sopra l?altro, come animali. E? uguale a come facevano neri campi di concentramento, noni oggi viviamo così, come allora. L?unica cosa che manca sono le sale di tortura ma per il resto è tutto uguale: ufficio di comando, cancello, recinzioni; è per questo che non ne vogliamo più sapere di questi campi nomadi che sembrano lager.
Se voi volete aiutarci veramente, lasciateci liberi e permetteteci di continuare il nostro nuovo cammino, il cammino di noi Sinti. Non vogliamo questi campi, perché per noi qui, dentro di questi non c?è futuro. I nostri figli crescono male, non sanno cosa vuole dire la libertà, non sanno la nostra storia, la storia dei Sinti di tanti anni fa, prima che voi ci costringeste con le Forze dell?Ordine e con le vostre leggi a farci entrare in questi moderni campi di concentramento.
Ora abbiamo capito che qui si vive male, perché anche i nostri figli in questo ghetto non sono più loro. Piano piano si vanno distruggendo le nostre tradizioni. Vivendo tutti insieme all?interno dei campi nomadi, come viviamo adesso, i nostri figli imparano tante brutte cose. Noi sappiamo che il male si impara e viene trasmesso da uno all?altro, è per questo che voi non dovevate chiuderci tutti insieme in questi campi nomadi.
Lo sappiamo che noi Sinti da voi Gagè non siamo ascoltati, ma dovete sforzarvi a pensare che anche noi siamo un popolo che vuole vivere in pace con tutti voi.
Noi chiediamo di vivere un po? meglio di come viviamo adesso. Non chiediamo di avere tutto quello che avete voi, ma solo rispetto e tranquillità, e qualche volta vogliamo essere ascoltati. Noi chiediamo solo quello che ci spetta in quanto cittadini italiani. Non vogliamo più vivere nelle condizioni in cui ci troviamo adesso, rinchiusi, stressati, mal messi, uno attaccato agli altri. Pensiamo sempre al domani perché qui in questo ghetto la situazione può scoppiare da un momento all?altro.
L?unica richiesta che abbiamo noi Sinti è di vivere liberi, dormire sotto le stelle ed il cielo che è di tutti e non vivere più chiusi in questi lager moderni?. (Dal ?campo sosta? di Ravina, Trento)
Nella foto: Tzigano Estrekarija di Trento (a destra Mausino)Riferimenti: Come sono nati i "campi nomadi" in Italia
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Europa a numero chiuso per gli immigrati (lavoratori stranieri poveri). Chi non è in possesso di permesso di soggiorno rischia la vita per entrare. Dal 1998 ad oggi sono decedute alle frontiere europee 3.361 persone, 1.870 negli ultimi tre anni. Quasi la metà (1.660 migranti) sono annegati nel canale di Sicilia. Ma si muore anche sui campi minati greci, nascosti nei camion, sotto i treni e negli aerei, oppure di stenti nel deserto libico come sulle montagne turche.
Ecco alcuni dati che spiegano le migrazioni verso Occidente:
sono 4 milioni i morti di Aids all?anno ed il 95% delle vittime abita nei paesi più poveri. Il 20% di donne incinte, africane e asiatiche, muoiono per mancanza di ferro. Le nuove guerre, quelle dell?economia, hanno ridotto alla fame 820 milioni di persone del pianeta. Il 18% delle persone (il Nord – l?Occidente) usa-consuma e spreca l?83% delle risorse: le duecento famiglie più ricche del mondo hanno un reddito complessivo pari a quello dei tre miliardi di persone più povere. IMMIGRATI MORTI ALLE FRONTIERE DELL’EUROPA Secondo una rassegna stampa, parziale, dal 1988 ad oggi lungo le frontiere europee sono morti 3.361 immigrati
- 1.660 morti annegati nel Canale di Sicilia tra la Libia, la Tunisia, Malta e l’Italia, di cui 708 dispersi
- 393 morti nel Mare Adriatico, tra l’Albania, il Montenegro e l’Italia, di cui 49 dispersi
- 282 morti nel Mar Egeo tra la Turchia e la Grecia, di cui 105 dispersi
- 703 morti tra il Marocco e la Spagna, attraverso lo stretto di Gibilterra o al largo delle isole Canarie, di cui 166 dispersi
Nascosti nei tir:
- 141 persone in Grecia, Italia, Francia, Inghilterra, Ungheria, Irlanda
Nei campi minati:
- 75 persone morte sui campi minati al confine tra Grecia e Turchia
Nel Tunnel della Manica:
- 19 persone sono morte nascoste sotto i treni che attraversano il tunnel per raggiungere l’Inghilterra
- 29 persone sono morte di freddo percorrendo a piedi valichi della frontiera in Turchia, Grecia e Slovacchia
- 16 persone morte sotto il fuoco della Guardia civil e della polizia marocchina lungo le barriere al confine delle enclave spagnole in Marocco di Ceuta e Melilla
- 13 persone morte disidratate nel deserto della Libia e del Niger
- 11 persone bruciate nell’incendio di un centro di detenzione in Olanda in attesa di espulsione
- 8 persone sono annegate in un fiume al confine tra Croazia e Bosnia
- 5 persone sono morte viaggiando nascoste nel vano carrello degli aerei
- 3 persone morte sotto il fuoco dei militari a Cipro e nell’ex JugoslaviaRiferimenti: Fortress Europe
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In attesa della pubblicazione degli ?Atti? dell?VIII Seminario Nazionale dell?Opera Nomadi, tenutosi a Roma lo scorso 6-7 dicembre, si riporta la relazione del ?Gruppo diritti?. Una relazione che traccia un quadro sicuramente incompleto, ma di grande preoccupazione sui Rom, una delle grandi questioni morali e civili dell?Europa di oggi. Una relazione in fase di rifinitura da parte degli ?esperti? dell?Opera Nomadi ma, come al solito, aperta al contributo di tutti quelli che ne siano interessati. Basta contattare la sede nazionale.
Quella ?Rom? è una delle grandi questioni morali dell?Europa di oggi, un?opportunità per cambiare il flusso della storia e imbrigliare la debole e incerta volontà politica degli Stati dell?Unione verso il riconoscimento delle comunità presenti storicamente nelle società europee.
Nonostante il fervore che ha accompagnato l?espansione dell?Ue verso l?Europa orientale, i Rom di questa regione, circa i due terzi dei rom europei, vivono in gran parte al di sotto della soglia di povertà. Abitano in quartieri di baracche senza strade, né elettricità, né acqua corrente, vittime di una massiccia disoc-cupazione e discriminati quanto all’assistenza sociale e sanitaria. Gravi casi di segregazione si sono ripetuti nei reparti di maternità dove viene praticata la sterilizzazione di donne Rom senza il loro consenso informato, o nei quali i bambini ricevono spesso un insegnamento mediocre in classi separate o vengono inseriti in classi destinate ai disabili mentali.
L?ITALIA, IL PAESE DEI ?CAMPI?
L?influenza del luogo in cui si vive è un fattore determinante per creare il senso di appartenenza sociale o, viceversa, per rimarcarne le condizioni di emarginazione, discriminazione e disperazione tra le persone. Le barriere mentali prendono forma e consistenza nelle frontiere urbanizzate, in spazi di negazione come i ?campi nomadi?, nelle baraccopoli delle tante ?ban-lieus? (periferie) metropolitane. Inseguendo con lo sguardo i recinti, le reti e talvolta le mura che li circondano, la memoria storica corre ai fantasmi del passato, ai ricordi di quei campi vicini alla ferrovia, da dove i rom venivano condotti via durante la guerra verso i campi italiani del Duce o i domini del Reich, spesso senza farvi ritorno.
Uomini, donne e bambini rom vivono nelle più ricche città occidentali le stesse condizioni di miseria materiale della diaspora ebraica di cinquant?anni fa, nel ricordo del genocidio e della pulizia etnica delle guerre jugoslave degli anni ?90, negli esiti contrastanti seguiti alla dissoluzione dei regimi autoritari oltre cortina. Ma esistono molte forme più sottili di violenza morale, come l?ostracismo culturale che si respira nel monopolio della cultura d?èlite e dell?informazione, il negazionismo storico della tragedia del ?Porrajmos?, i linguaggi violenti della bassa mercanteria politica.
E che dire dell?ostinato e ottuso rifiuto dello Stato italiano che non ha riconosciuto la lingua ?romanì?, il luogo più antico della memoria del popolo rom, annoverandola tra le minoranze linguistiche nazionali, cedendo ai veti incrociati della politica e alla presunzione territorialista del ?luogo certo uguale a cultura certa?, relegando così un intero popolo ai margini della società?
QUALI POLITICHE PUBBLICHE
La varietà e la ricchezza sociale e culturale della ?dimensione Romanì? si misurano dunque con le crescenti condizioni di discriminazione politica e sociale che riguardano sempre più anche l?Italia, ponendo la domanda di ?quali politiche pubbliche? ci attendano nel prossimo decennio.
Su scala nazionale l?azione pubblica continua infatti a non seguire alcun indirizzo generale coerente, rinnovando un meccanismo di delega e ?disimpegno? verso il livello regionale e quello locale. In assenza di un quadro di riferimento statale che favorisca una affermazione esplicita dei diritti e delle modalità di coinvolgimento delle comunità rom nei processi di costruzione e partecipazione sociale, le contraddizioni e i conflitti si riversano esclusivamente sul piano delle politiche comunali, senza alcuna forma di intervento orizzontale tra gli enti del territorio o di coordinamento tra le istituzioni ordinate verticalmente.
Le conseguenze che si registrano sono gravi e riguardano i nodi politici e culturali, poiché la gestione delle problematiche avviene solo sui temi legati all??emergenza? o all??ordine pubblico?, con l?esigenza di coniugare concetti quali ?legalità e solidarietà?, eludendo la ricerca di una strategia più complessiva. E sono estremamente gravi per le comunità dei ?Rom, Sinti e Camminanti? che subiscono gli effetti devastanti di una forte disuguaglianza di accesso alle risorse pubbliche, sanitarie, scolastiche, occupazionali, abitative o di amministrazione della giustizia.
L?estensione dei ?diritti di cittadinanza? sembra dunque mancare di una pre-condizione essenziale: il riconoscimento pubblico delle genti rom come entità culturale della storia del nostro Paese. L?assenza dello status di minoranza linguistica nazionale (e di un?estensione più generale a livello europeo del carattere transtatuario della popolazione romanì) e l?assenza di un insieme di norme e meccanismi di controllo che contrastino gli episodi crescenti di razzismo e discriminazione, si accompagnano alla costruzione di uno stigma sociale il cui effetto più concreto è quello di disconoscere i rom come nostri ?concittadini?, sottoponendoli a un trattamento differenziale sul piano giuridico amministrativo e sociale. In termini più generali, quel che emerge è la necessità di lasciarsi alle spalle una politica sociale ormai logora e rigettata dagli stessi rom, proponendo una svolta culturale che eviti il rischio di un ?differenzialismo culturalista?.
Saranno quindi centrali le politiche che nel prossimo decennio verranno attuate nei settori prioritari dell?istruzione, salute, lavoro, facendo leva sulle esperienze della mediazione culturale e sulle forme di promozione e sostegno all?autonomia attraverso la redistribuzione di risorse pubbliche e la partecipazione delle comunità rom ai progetti di integrazione e sviluppo.
Il metodo che occorre seguire è quello della mediazione culturale, ovvero di una più ampia partecipazione dei Rom e Sinti agli obiettivi e strategie di intervento pubblico e privato, per costruire un confronto aperto e costruttivo tra sistemi culturali anche profondamente diversi, ma che cercano di costruire percorsi di convivenza e cittadinanza comuni. Le esperienze di formazione e di inserimento dei Mediatori non sono un fatto recente o occasionale, ma un processo decennale che è andato progressivamente a estendersi divenendo un patrimonio culturale e sociale irrinun-ciabile. E? necessario quindi promuovere per il futuro un più ampio ricorso alla figura del Mediatore anche in tutte quelle Istituzioni che oggi solo parzialmente né prevedano l?utilizzo.
Un forte elemento di preoccupazione che a breve riguarderà il tema della giustizia nei confronti dei detenuti rom è quello legato al varo delle norme della Legge ex Cirielli. Un cambiamento generale di impostazione destinato ad inasprire nei confronti di chi commette piccoli reati e dei recidivi l?applicazione della pena detentiva, prevedendo per il futuro un aggravamento delle con-dizioni complessive di tutti i detenuti e dei detenuti rom in particolare che difficilmente o quasi per niente potranno ricorrere ai benefici oggi previsti, ma anche largamente disattesi dalla Legge Gozzini. Ricordiamo a questo proposito la permanenza nelle carceri italiane di numerosi soggetti rom, in particolare le giovani donne madri, che in moltissimi casi non possono nemmeno ottenere la sospensione della pena prevista in presenza di minori al di sotto di un anno di età.
O ancora, le iniziative più recenti di alcune Prefetture, tra cui quella di Roma, che fotografando l?attuale situazione di degrado dei moltissimi campi nomadi in cui si raccoglie la maggior parte dei rom, ha decretato l?inadeguatezza di tali strutture, anche di quelle pubbliche, a ospitare detenuti che debbano scontare una pena alternativa, l?affidamento sociale o il reinserimento lavorativo.
SINTESI DI PROPOSTE
Dal quadro generale esposto occorre avanzare anche proposte concrete di lavoro e di proposizione politica. Da mettere in ?rete? con altre associazioni, per fare ?cartelli? ad esempio sul diritto di voto e di cittadinanza attiva agli immigrati visto che i Rom rumeni rientrano anche in questa categoria. E la ?questione? immigrazione con tre milioni di persone non può essere glissata per troppo tempo, soprattutto se alle nuove elezioni vincerà il centro-sinistra.
Ogni politica di integrazione verso i Rom/Sinti deve partire da un processo di ?riconciliazione nazionale? verso queste popolazioni perseguitate da sei secoli, in Europa ed in Italia, che vada ad allentare il pre-giudizio sociale ancora presente in vastissimi strati della popolazione attivando una cultura dell?accettazione del diverso, della gestione creativa dei conflitti, dell?educazione alla intercultura ed alle differenze (che vuol dire accettare sé e l?altro da sé). La riconciliazione nazionale passa attraverso il ricono-scimento di Minoranza Etnica e Linguistica, attraverso l?istituzione di un ?giorno della memoria dei Rom/Sinti? a ricordare le persecuzioni secolari confluite, ma non esaurite, nel Porrajmos del periodo nazi-fascista. In questo contesto occorre poi istituire un Ufficio Governativo per i Rom/Sinti dotato di risorse e con sezioni in tutte le città d?Italia a significativa presenza di Rom/Sinti. Compito dell?Ufficio, attivato con mediatori culturali Rom/Sinti, potrà essere quello di coordinare le politiche di integrazione sociale (dalla scuola, all?abitat, alla cultura, alla sanità?) ma anche di attivare ammortizzatori sociali (si pensi alle facilitazioni per Lavoratori Socialmente Utili o per i disoccupati cinquantenni) per favorire, seguire e tutelare l?accesso al lavoro di queste popolazioni svantaggiate. ?Lavoro? inteso anche come recupero ed ammordenamento dei mestieri tradizionali, nello spirito dell?articolo n.4 della Costituzione Italiana. A questo proposito si porta l?esempio dello ?Sportelli di segretariato sociale per l?avviamento al lavoro dei Rom, Sinti e camminanti? attivato dal comune di Roma pur senza ?fondi sociali? a cui attingere. A lato di questi progetti istituzionali occorre affrontare anche la questione legale. Si pensi ad una ?sanatoria? che mette in regola, e dia quindi visibilità e corpo sociale, i Rom, anche di terza generazione, nati e vissuti in Italia ma che non hanno accesso ai servizi fondamentali perché considerati clandestini e quindi senza nessun diritto di cittadinanza attiva. Una ?sanatoria? per tutti i Rom/Sinti nati in Italia ma anche per tutti quelli che sono nel territorio nazionale da almeno due anni (e sono decine di migliaia).
Opera Nomadi via di Porta Labicana 59? 00185 ROMA
Telefono 06-44704749. E-mail: operanomadinazionale@virgilio.it
La foto, adattata, è del maestro Tano D?AmicoRiferimenti: A Budapest: giovani attivisti Rom per i diritti
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