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Timestamp: 2020-07-15 04:48:46+00:00

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Sentenze Estratti delle sentenze D.Lgs.231/01
Dall'emanazione del D.Lgs.231 sono state emesse varie sentenze a carico delle Aziende, di condanna e di assoluzione, nel seguito riportiamo un elenco che non vuole essere esaustivo né dettagliato nelle motivazioni delle sentenze. Infatti abbiamo estratto dalle sentenze solamente gli elementi che avevano carattere di innovazione e/o di conferma delle prescrizioni del decreto.
Interesse o vantaggio dell’Ente
Sentenza del 01/10/2010 Tribunale Penale di Novara
Un operaio con mansione di "spuntatore di treni" viene investito mentre attraversava un binario sul quale stavano transitando dei treni che non sarebbero dovuti passare di lì. Sono coinvolte più società in subappalto.
Il giudice condanna per omicidio colposo i conducenti del treno e i responsabili delle squadre operative.
Il giudice commina sanzioni pecuniarie alle società per non aver messo in atto idonei modelli per evitare l'incidente, identificando come vantaggio per l'ente la mancata assunzione di misure di prevenzione e protezione con la conseguente maggiore rapidità del ciclo di lavoro.
Sentenza del 23/09/2010 Tribunale di Pinerolo
Un soggetto è amministratore di due società, la prima acquista un impianto da un terzo e lo concede in affitto d'azienda alla seconda.
Un operaio della seconda società rimane vittima di un incidente utilizzando il detto impianto che risulta non rispondente alle direttive di sicurezza (manca pulsante di blocco d'emergenza).
Sono imputate tutte le figure apicali delle società, compreso l'amministratore della ditta terza che ha prodotto l'impianto.
Il tribunale ravvisa solo una colpa in capo all'amministratore e non commina sanzioni nei confronti della prima società non ravvisando interesse o vantaggio nonché profitto ragguardevole dall'utilizzo dell'impianto in condizioni non sicure. La seconda società viene condannata ai sensi del D.Lgs.231.
Natura pubblica dell’Ente
Sentenza del 10/01/2011 n. 234 Corte di Cassazione Sez II
La natura pubblicistica di un ente è condizione necessaria ma non sufficiente per l'esonero dalla disciplina di cui al D.Lgs. 231/01.
Se l'ente, pur erogando servizi pubblici o di pubblica utilità, svolge attività d'impresa vi è comunque sottoposto.
Sentenza del 21/07/2010 n. 28699 Corte di Cassazione Penale
Le società a partecipazione pubblica sono soggette al D.Lgs.231 quando svolgono attività economica.
Sentenza del 22/01/2011 n. 2251 Sezione VI Corte di Cassazione Penale
L'ente a mezzo del suo amministratore commette il reato di corruzione per ottenere una commessa.
Nel ricorso la società contesta che il soggetto non è pubblico quindi non ricorrono i presupposti del D.Lgs. 231/2001. La parte interessante riguarda la definizione di pubblico incaricato. La cassazione rigetta il ricorso perché il fatto che la società nei confronti della quale è stata commessa la corruzione partecipi a gare pubbliche è sufficiente a far ricadere il reato nell'ambito della 231. Non ammette la costituzione di parte civile perché il procedimento che porta alla sanzione amministrativa è complesso e muove dal reato ma non si esaurisce in esso creando un tertium genus che non ammetterebbe la costituzione di parte civile.
Sentenza del 22/11/2011 n. 43108 VI Sezione Corte di Cassazione Penale
Nelle motivazioni si definisce che un ente pubblico che svolge attività d'impresa è sottoposto alla responsabilità ex D.Lgs.231.
Esimente per adozione post factum
Sentenza del 22/10/2009 n. 40749 Sezione II Corte di Cassazione Penale
Adozione del modello e revoca delle sanzioni cautelari.
Sentenza del 16 /02/2012 n. 6248 Corte di Cassazione Penale Sezione VI
Se manca una delle previsioni dell'art. 17 D.Lgs. 231/2001 non vengono rimosse le sanzioni interdittive, in particolare non viene accettato che l'ente metta a disposizione beni strumentali pari al valore del profitto conseguito, ma viene richiesto il pagamento della sanzione pecuniaria.
Responsabilità ex D.Lgs.231/01 per ditte individuali
Sentenza 23/07/2012 n. 30085 Corte di Cassazione Sezione 6 Penale
Un gruppo di aziende di trasporto viene sottoposto a sequestro preventivo ed amministrazione giudiziaria. Tra le consorziate è presente una ditta individuale (padroncino).
Gli imputati costituiscono un consorzio che pian piano svuota il gruppo sottoposto ad amministrazione giudiziaria dei clienti e di alcuni dipendenti. La cassazione accoglie il ricorso delle aziende condannate solo per la ditta individuale sottolineando che la disciplina dettata dal D.Lgs. 231 si applica solo a “...soggetti collettivi...”.
Sentenza del 20/04/2011 n. 15657 III Sezione Corte di Cassazione Penale
Si obietta alla corte che una ditta individuale non possa rispondere ex D.Lgs.231 perchè non inclusa nell'elenco dei soggetti a cui la norma è diretta. La corte risponde che la mancata menzione deve intendersi come inclusione tacita, non esclusione e che per di più la ricorrente non ha fornito l'impianto probatorio che dimostrasse che essa fosse ditta individuale.
Tassatività dei reati presupposto
Sentenza del 03/11/2010 Giudice per le Indagini Preliminari Tribunale Ordinario di Milano
Il soggetto B socio della Società A S.p.A. redigendo la relazione di revisione della Società C S.p.A., nasconde perdite e prodotti derivati che la C S.p.A. trattava ma occultava ai terzi. Il PM chiede la condanna dell'amministratore di C S.p.A. e di B per falsità nelle relazioni dei responsabili di revisione legale, richiede inoltre che A S.p.A. risponda ex D.Lgs.231.
Il giudice risponde che l'elenco dei reati presupposto è TASSATIVO e dato che in esso non è compreso il reato di falsità nelle relazioni di revisione legale, A S.p.A. non risponde.
Effetti premiali di modelli e deleghe
La sentenza analizza il modello di una società quotata che lo ha adottato tempestivamente rispetto all'entrata in vigore del d.lgs 231/2001 e lo ritiene idoneo, scagiona quindi l'ente perché i reati sono stati palesemente commessi in elusione del modello.
Sentenza del 19/03/2012 n. 10702 Sezione IV Corte di Cassazione Penale
Un operaio su un carrello viene a contatto con i fili dell'alta tensione e muore. Il legale rappresentate viene chiamato in giudizio per omicidio colposo. E' presente una delega sulla sicurezza in favore di un terzo. La corte stabilisce che l'amministratore non è colpevole e che sebbene non liberato dagli obblighi della sorveglianza, quest'ultima si intende come sorveglianza alta, a campione sul funzionamento dei sistemi di prevenzione dei rischi, non certo una minuziosa sorveglianza su ogni meccanismo o lavorazione dell'impresa.
Obbligatorietà del modello ex D.Lgs.231/01
L'adozione del modello non è obbligatoria, ma la mancata adozione è sufficiente a configurare "rimproverabilità" in capo all'ente.
Onere della prova e produzione di modelli in giudizio
E' l'ente a dover provare di ave adottato un modello idoneo a prevenire i reati contestati. La sentenza dice esplicitamente che non è obbligo dell'ente dotarsi di un modello, ma sulla base di una precedente sentenza del Tribunale di Milano contro gli amministratori che non adottino il modello, e la prescrizione dell'abi nelle sue linee guida, si rinviene "dovere" di sana gestione in capo all'ente di dotarsi di un adeguato modello organizzativo. La sentenza descrive come tra le prescrizioni contenute nel d.lgs 231/2001, la co-normazione delle associazioni di categoria e l'autoregolamentazione degli enti, si giunga ad un modello funzionale dell'impresa richiesto anche dalle scienze aziendalistiche per ottenere l'efficienza dell'ente medesimo. In giudizio non serve il generico rinvio ad un modello organizzativo dell'ente, ma si deve provare l'attuazione e l'efficacia del modello stesso. Le estese carenze dei sistemi di controllo interno e le evidenti disfunzioni del loro funzionamento vengono elencate per area e sulla base di un audit interno e della relazione della banca d'Italia, successiva a controlli effettuati nell'ambito delle operazioni della banca.
Idoneità / inidoneità del modello
Sentenza del 19/07/2012 n. 1258 Corte di cassazione VI Sezione penale
Tre aziende edili vengono accusate di corruzione per aver elargito somme di denaro, a titolo di sponsorizzazione, ad una società sportiva presieduta dal capo settore dei lavori pubblici del comune di Vado Ligure. La società in oggetto del ricorso (Edilambrosiani) si dota ex post del modello di gestione ed il Gip per questo non applica le misure interdittive. Il Tribunale ritiene il modello non sia idoneo ad evitare la reiterazione del reato. Edilambrosiani ricorre in Cassazione che conferma la sentenza del tribunale principalmente per 2 ordini di motivi
1) Pur prevedendo il modello limiti ad erogazione di denaro in favore di terzi non contiene una adeguata previsione di limiti soggettivi per i beneficiari delle erogazioni a titolo di sponsorizzazione nè prevede alcun dovere in capo all'organo di vigilanza.
2) Non si rileva nel modello maggiore possibilità di sorveglianza da parte degli organi societari, in quanto è solo eventuale la previsione che l'odv possa essere un professionista esterno, ed è possibile che esso sia un dipendente della società. Poi si prevede la nomina di un “vigilante”, che di regola dovrebbe avere un mandato della stessa durata dell'organo che lo nomini, che può essere allontanato per generici motivi. Tutto questo configura il fatto che l'odv possa essere condizionato. E' interessante notare che uno dei motivi di ricorso addotti dalla difesa è di aver redatto il modello in conformità con le linee guida di Confindustria, ragione per la quale il modello doveva essere ritenuto idoneo. La Suprema Corte replica che il modello non è idoneo perchè consente la reiterazione del reato, ma che comunque “[...]non vi è possibilità, in assenza di produzione documentale, di valutare tale presunta conformità del modello organizzativo alle linee guida della Confindustria [...]
Indicazioni di redazione del modello
Sentenza del 16/02/2012 n. 6248 Corte di Cassazione Penale Sezione VI
Se manca una delle previsioni di cui all'art. 17 dlgs 231/2001 non vengono rimosse le sanzioni interdittive, in particolare non èconsentito che l'ente metta a disposizione beni strumentali pari al valore del profitto conseguito, sono richiesti i denari liquidi.
Sequestro preventivo e confisca del profitto del reato
Sentenza del 11/11/2009 n. 42894 Sezione I Corte di Cassazione Penale
Una banca concede un credito come anticipo delle fatturazioni ad un'impresa su un c/c nel quale la banca mette a disposizione del cliente 200000 € e mano a mano che le fatture vengono incassate la banca si riprende i soldi dal conto sul quale i corrispettivi devono essere versati. L'impresa commette il reato di corruzione ed è sottoposta la sequestro dell'illecito guadagno, nella fattispecie il c/c in questione. La banca agisce per sostenere che i soldi sul c/c non sono della ditta, ma gravati da diritti della banca stessa. Il magistrato respinge il ricorso della banca.
Sentenza del 19/02/2010 n. 6974 Sezione II Corte di Cassazione Penale
Massima: il giudice che emette il sequestro preventivo non deve per forza indicare i beni, questi possono essere identificati dalla polizia giudiziaria in sede di esecuzione del provvedimento.
Sentenza del 29/03/ 2012 n. 11808 Sezione II Corte di Cassazione Penale
Entità del sequestro da reato. Essa varia da caso a caso, generalmente corrisponde a tutto il profitto che deriva dal fatto illecito, ma se ci si trova nel caso in cui un ente corrompa per vincere una gara d'appalto e poi esegua tutto quello che è previsto nel bando, allora la dimensione della confisca deve essere quella dell'utile netto percepito dall'ente.
Sentenza del 31/05/2012 n. 20976 Corte di Cassazione Sezione II Penale
Non si può duplicare la confisca da reato, ma essa può avere ad oggetto indifferentemente o congiuntamente i beni dell'ente e della persona che ha commesso il reato.
Sentenza del 28/04/2010 n. 16526 Sezione VI Corte di Cassazione Penale
Confisca del prodotto del reato e sequestro preventivo, in tema di responsabilità da reato, non può procedersi al sequestro preventivo a fini di confisca dei beni dell'ente che, corrispondenti al profitto del reato presupposto, siano oggetto di una possibile pretesa restitutoria del danneggiato dal reato presupposto stesso. (Nella specie la Corte ha escluso che una pretesa di tal genere sussista con riguardo alle somme di danaro risparmiate dall'ente grazie all'illecita espropriazione di alcuni terreni di proprietà del danneggiato, al quale deve essere riconosciuto soltanto il diritto al risarcimento dei danni subiti per effetto del reato).
Sentenza del 08/05/2009 n. 19764 Sezione VI Corte di Cassazione Penale
Sono sottoponibili a confisca solidalmente la persona e l'ente ma la somma delle due confische deve essere uguale al profitto del reato. Non si può confiscare di più in via cautelare.
Applicabilità delle misure interdittive
Sentenza del 31/05/2010 n. 20560 Sezione VI Corte di Cassazione Penale
Massima: In tema di responsabilità da reato degli enti, il giudice, quando dispone una misura cautelare interdittiva o procede alla nomina del commissario giudiziale, deve limitare, ove possibile, l'efficacia del provvedimento alla specifica attività della persona giuridica alla quale si riferisce l'illecito. (In motivazione la Corte ha chiarito che il principio rimane valido anche nel caso in cui l'ente svolga una sola attività, ma la misura possa essere limitata ad una parte della stessa).
Mancata adozione del modello ex D.Lgs.231/01
Sentenza del 19/07/ 2011 n. 28731 III Sezione Corte di Cassazione Penale
Normale sentenza sanzioni cautelari per ente reato ascritto alla persona fisica.
Sentenza del 01/102010 Tribunale Penale di Novara
Ordinanza del 15/07/2010 Tribunale Penale di Pescara
Sentenza di condanna per l'ente e l'amministrazione per corruzione e truffa ai danni dello stato. L'ente non ha adottato modelli 231.

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