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Timestamp: 2018-06-25 07:39:14+00:00

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I primi 70 anni del "lìder minimo"
29 settembre, auguri al Cavaliere
Solitamente non si fanno gli auguri ad un avversario, chiunque esso sia. Di solito si fa finta di dimenticarsi delle ricorrenze degli ex-amici, delle ex-fidanzate, etc. Di solito... non sempre.
Sì, perché questa volta la cosa è diversa. Non possiamo far finta di dimenticarci che oggi, 29 settembre, è il compleanno del Cavalier Berlusconi.
Almeno, non può dimenticarselo chi - come il sottoscritto - è capitato verso le ore 19.55 su Raidue e si è visto il programma "10 minuti" del Tg2. Presenti: Paolo Franchi - direttore del Riformista - e Paolo Guzzanti, senatore di Forza Italia. A fine trasmissione c'è stato un servizio di auguri (da parte di alleati e avversari, alcuni definiti addirittura come nemici).
Dulcis in fundo, Guzzanti ha fatto i suoi auguri via tubo catodico al "Berlusconi-leader politico" ("unico che tiene unita la Cdl"), augurandogli di tornare a Palazzo Chigi "perché tanto questi qua non possono reggere". Infine, Franchi ha fatto gli auguri al "Berlusconi-uomo di calcio", come se fosse una cosa diversa dal Berlusconi-politico. Come se il conflitto di interessi non esista già, comunque, tra Berlusconi proprietario di Mediaset e Berlusconi presidente del Milan, per i diritti televisivi.
Quindi ho cominciato a pensare a come potrei fare io gli auguri a Silvione.
Allora... tolti quelli di Franchi e Guzzanti, potrei fargli gli auguri come "Berlusconi-uomo di tv", ma ahimè con l'arrivo della tv commerciale - all'italiana - è scaduta pure la qualità di quella pubblica e si è creato di fatto un duopolio. No, non si può.
Vediamo... auguri a "Berlusconi-imprenditore edile"... ma non si può nemmeno questo. Da lì è cominciato tutto. No, non va bene.
Cacchio... ah, ecco!! Auguri al "Berlusconi-uomo di Stato"... questa è bella!! Come mi è venuta in mente?! Ma quale uomo di Stato?! No, non andiamo per niente bene.
Dopo un'ora.
Illuminazione, ecco... come ho fatto a non pensarci prima?!
La nostra fortuna è stata che il "ragazzo" è comunque un piccolo uomo. Non di statura...
Voglio dire che, con tutte le sue ricchezze, la sua faccia tosta, il suo modo di interloquire con lo stomaco italico, e tutte le altre sue indubbie capacità è comunque un italiano-medio. Infatti, ha sempre avuto una grossa mancanza. L'amore per la cultura, per il sapere, per la conoscenza.
Uno che dice Remolo, al posto di Remo... non può essere pericoloso. Non può essere un "lìder maximo" alla Castro o come tutti gli altri - veri e perciò pericolosi - dittatori. Il suo è un populismo solo di stomaco, non di testa... e, perciò, destinato a non durare a lungo.
E' proprio vero: "la storia si ripete, prima come tragedia e poi come farsa".
Allora, auguri a "Berlusconi-lìder minimo"... per fortuna.
E ora Di Pietro ci ripensa
Decreto da modificare, meglio non distruggere tutte le prove
Il ministro Di Pietro ci ripensa, meglio se non distruggiamo tutte le prove. Modifichiamo il decreto. Peccato che lo abbia votato al Consiglio dei Ministri, che ormai sia firmato dal Capo dello Stato e che il Parlamento sarà chiamato a breve alla conversione del testo.
E' troppo facile dire "questo non va bene", quando ormai non si può più far nulla e prima ci si trovava d'accordo. L'uscita di Di Pietro è nel suo stile. Prima vota ciò che alla politica fa comodo, poi nega tutto e chiede di rivedere perché ciò fa comodo a lui per tener buono il suo elettorato giustizialista.
Di Pietro, il solito uomo di sistema che fa finta di lottare contro. Stupisce sempre meno il fatto che - nel 1994, sull'onda lunga di "mani pulite" - Berlusconi abbia chiesto a Di Pietro di diventare ministro del suo primo governo.
A quando la verità?
Chi ci dirà la verità, se tutto sarà distrutto? Sospetti e preoccupazioni sul decreto che piace a tutti
Art.1/1. L'articolo 240 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: Art. 240 (Documenti anonimi ed atti relativi ad intercettazioni illegali).
2. L'autorità giudiziaria dispone l'immediata distruzione dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni e comunicazioni, relativi al traffico telefonico e telematico, illegalmente formati o acquisiti. Allo stesso modo si provvede per i documenti formati attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato eseguire copia in qualunque forma. Il loro contenuto non costituisce in alcun modo notizia di reato, nè può essere utilizzato a fini processuali o investigativi.
3. Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà atto dell'avvenuta intercettazione o detenzione e dell'acquisizione, delle sue modalità e dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto delle stesse.
Art. 2. 1. All'articolo 512 del codice di procedura penale, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: «2. È sempre consentita la lettura dei verbali relativi all'acquisizione ed alle operazioni di distruzione degli atti di cui all'articolo 240, comma 2.»
Art. 3. 1. Chiunque illecitamente detiene gli atti o i documenti di cui all'articolo 240, comma 2, del codice di procedura penale, è punito con la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni. 2. Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni se il fatto di cui al comma 1 è commesso da un pubblico ufficiale o da incaricato di pubblico servizio.
Art. 4. 1 - A titolo di riparazione, ciascun interessato può chiedere all'autore della divulgazione degli atti o dei documenti, di cui all'articolo 240, comma 2, del codice di procedura penale, così come modificato dall'articolo 1 del presente decreto, al direttore o vice-direttore responsabile e all'editore, in solido fra loro, una somma di denaro determinata in ragione di cinquanta centesimi per ogni copia stampata, ovvero da cinquantamila a un milione di euro secondo l'entità del bacino di utenza ove la diffusione sia avvenuta con mezzo radiofonico, televisivo o telematico. In ogni caso, l'entità della riparazione non può essere inferiore a ventimila euro.
2. L'azione va proposta nel termine di un anno dalla data della divulgazione, salvo che il soggetto interessato non dimostri di averne avuto conoscenza successivamente. La causa è decisa nelle forme di cui agli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. In caso di giudizio ordinario, ai fini della liquidazione del danno risarcibile si tiene conto della somma corrisposta ai sensi del presente articolo.
3. L'azione è esercitata senza pregiudizio di quanto il Garante per la protezione dei dati personali o l'autorità giudiziaria possano disporre ove accertino o inibiscano l'illecita diffusione di dati o di documenti, anche a seguito dell'esercizio di diritti da parte dell'interessato.
Art. 5. 1 - Il presente decreto-legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo ed farlo osservare.
Eccolo, questo è il testo del decreto che ieri - alle h 17 - il governo Prodi ha varato, su cui tutti - tranne qualche distinguo - da sinistra a destra sono d'accordo.
Premetto che non mi piacciono i giacobini, i giustizialisti e che - avendo studiato abbastanza bene Machiavelli e facendo, nel mio piccolo, politica dall'età di 14 anni - ho ben in mente cosa voglia dire politica.
Prima di tutto significa trovare punti di convergenza, ovvero mettersi d'accordo, rinunciare ad alcune posizioni proprie per accogliere opinioni altrui che però ci permettono di arrivare ad un obbiettivo. Magari non perseguiremo l'obbiettivo esattamente per come c'eravamo prefissati, ma saremo comunque arrivati ad un punto importante.
Insomma, la politica è ragionamento, freddezza e cinismo, ancor prima che sentimento e passione. Senza la freddezza e gli accordi - non sempre alla luce del sole - i valori e gli interessi di cui la politica si fa portatrice, rimarrebbero parole e non si tradurrebbero in azioni o fatti.
C'è però un limite al cinismo della politica. Questo limite arriva quando un accordo, una convergenza, ti obbliga a rinunciare ad uno dei tuoi valori fondanti. Qui, la freddezza della ragione si ferma e parla ciò che sei, la tua cultura di base, e lì trovi un limite agli accordi.
Se facciamo caso al secondo comma dell'articolo 1 (quello sottolineato) ci dobbiamo porre necessariamente delle domande.
Perché tanta necessità e tanta fretta di distruggere le intercettazioni e i dossier di Telecom?
Se queste non possono essere utilizzate per le indagini, come potremmo essere sicuri - oltre ogni ragionevole dubbio - che gli imputati stanno dicendo la verità? Ovvero, se distruggiamo le intercettazioni, la magistratura non avrà documenti per comprovare la veridicità o meno di ciò che gli imputati andranno a dichiarare nel corso dei processi.
Abbiamo una ragionevole sicurezza che tra i richiedenti delle intercettazioni ci sono uomini politici e imprenditori - uomini di potere insomma - e altrettanti uomini di potere erano gli intercettati, anche se si sono trovati dossier su giornalisti, magistrati, cittadini comuni, eccetera.
Le intercettazioni illegali non potranno rappresentare notizia di reato, da come dice il testo di cui sopra. Perciò, eventuali reati che vengono fuori da quelle intercettazioni dovranno essere ritenuti dalla magistratura come inesistenti. Una sorta di ipocrisia giuridica. In questo Paese tutto può essere notizia di reato, ma non un'intercettazione illegale. Siamo d'accordo che si debba punire qualunque cittadino privato che intercetta, è ancor più grave - come fa intendere il decreto - se questo è un pubblico ufficiale. Ma, non possiamo negare ai giudici l'opportunità di venire a conoscenza di quelle intercettazioni.
Insomma, la magistratura deve poter avere il tempo di leggere, per capire se ci sono dei reati dietro anche da parte degli intercettati. Nessuna pubblicazione delle intercettazioni illegali, né per quelle frasi che siano notizia di reato, tantomeno per la vita privata degli intercettati. Ma questo - impedire che la vita privata dei cittadini sia messa sulla pubblica piazza - dovrebbe valere pure per le intercettazioni disposte dalla magistratura.
Con questo decreto nasce una sorta di "principio giuridico" che legalizza l'ipocrisia dei potenti. La politica si mette al riparo distruggendo ciò che probabilmente le fa comodo. Perché sennò non si spiegherebbe come mai - in un Paese in cui c'è guerra aperta da 12 anni tra le forze politiche - su questo tema siano tutti così dannatamente concordi.
Chiunque abbia fatto quelle intercettazioni è un criminale, ma qualcuno le avrà pur richieste quelle spiate. E se distruggiamo "il corpo del reato", come potremo essere sicuri che "l'assassino" stia dicendo la verità. E magari, "il corpo del reato" potrebbe rivelare qualcosa in più, potrebbe rivelare altri "assassini". Ma da domani non sarà più possibile, ahinoi.
Non sono un giustizialista, ma ho fiducia nella magistratura e voglio che indaghi a fondo su questi accadimenti, che ricordano troppo logge segrete, servizi segreti deviati e politica sporca. Oramai il totem della cosiddetta "privacy" si estende dalla vita privata - come dovrebbe essere - fino a quella pubblica, come non dovrebbe essere. Si dimentica che la vita pubblica, e in minima parte quella privata, di un politico dovrebbero essere conosciute da chi lo ha eletto al Parlamento. Essere un politico vuol dire avere potere, ma anche dover rinunciare a qualcosa di più dei semplici cittadini. Il parlamentare è uno status giuridico in Italia ma, ormai, ha solo un surplus di diritti, ma non di doveri e rinunce. Un frainteso diritto alla privatezza che oscura tanti altri diritti, come quello della libertà di informazione e della giustizia, che sono fondamentali per il mantenimento della Democrazia.
La speranza di chi, come me, è sospettoso - non irrazionalmente - su questo provvedimento del governo, che sarà votato da tutto il Parlamento, è che l'informazione di questo Paese sia realmente libera e indipendente, al di là dei suoi stessi editori. L'America di Nixon aveva la sua "gola profonda" e i suoi Bob Woodward e Carl Bernstein e scoprì lo scandalo Watergate. Dio salvi l'Italia, ma forse basterebbe solo qualche buon giornalista. E sono sicuro che in questo Paese ce ne sono.
Mahatma Armani and the New Radical-chique in London
Quando la povertà si combatte col caviale
Ma certo!! Perché, non ci avevamo pensato prima!!
Che stupidi, ci voleva proprio Mahatma Giorgio Armani!!
Ieri a Londra si sono incontrati tutti quanti, da Raul Bova a Beyonce, da Bocelli a Bono Vox. Chiacchere, cene, fotografi, concerti e tant'altro per fare il bene del mondo.
Bono ricorda che "1/3 della popolazione africana è affetta da Aids ed è destinata a morire. Se prendi due pillole al giorno vivi, se non le prendi muori, e noi vogliamo che vivano". Un'altra grande anima, Mahatma Bono. Che grande cuore!!
Ma non solo lui è un grande cuore. Raul Bova ha addirittura indossato una maglietta verde, verde speranza, perché qualcosa cambi. Certo, sicuramente con la sua maglietta qualcosa cambierà. Non prenderà acciacchi nella fredda notte sul Tamigi.
I soldi raccolti ieri da Armani e la sua allegra compagnia di benefattori andranno ai poveri del mondo.
Certo, è vero che il bene si può fare anche senza pubblicità e senza vantarsene, come fanno milioni di bravi cittadini ogni giorno. Certo, è vero che il bene non si fa sfoggiando le proprie ricchezze. I ricchi, questi nuovi radical-chique, dimostrano ancora una volta di essere i veri pezzenti morali. Sfoggiano abiti da migliaia di euro, case ovunque, conti strapieni e - nel mentre - fanno pubblicità alla loro presunta "responsabilità sociale". Sono pezzenti nell'animo, perché non sanno cos'è il pudore, cosa vuol dire fare le cose sottovoce. Perché come sfoggiano la loro ricchezza, così spettacolarizzano le loro bontà.
Sicuramente, grazie a questa e a tante altre invenzione Armani - e altri come lui - venderanno di più e si arricchiranno ancor più. E poi non sarà un problema dare qualche centesimo che non ci sta nel portamonete ai bambini dell'Africa.
Comincino a dare qualcosa in più - dato quello che fanno fanno sfoggio di avere - comincino a farlo senza urlare e senza paparazzi. Provino a rinunciare a qualcosa in più. Imparino dalla gente comune, dai "normali", cosa vuol dire la solidarietà di tutti i giorni. E speriamo capiscano che, innanzitutto, la loro responsabilità sociale sta nel combattere il consumismo nel Nord del mondo. Lo stesso consumismo che ha rappresentanto la loro fortuna. Quando faranno qualcosa per i più poveri, ridimensionando i propri interessi - e non sfruttando la povertà altrui per lucidare la propria immagine - comincerò a guardarli con occhio diverso. Ma, tanto, a loro non fotte niente di come noi "normali" li vediamo.
Cronache da un Paese contro la classe medio-bassa
Sono al secondo anno universitario, ho 20 anni e faccio parte di una famiglia composta da tre persone. Io, mio padre e mia madre. Mio padre è, oramai da un anno, in pensione - ex-dipendente Telecom Italia - mentre mia madre è casalinga da quando sono nato. Mio fratello vive da anni con la sua ragazza, ora sua moglie.
La mia famiglia - secondo gli ultimi dati dell'agenzia delle entrate - fa parte della fascia medio-bassa di reddito, in quanto sotto i 1.233 euro (mi sbaglierò forse di qualche euro) mensili si è nella fascia di povertà. Per fortuna, mio padre ha voluto investire i nostri risparmi e la sua liquidazione in obbligazioni di Stato e quello ci garantisce qualche soldo in più, grazie agli interessi attivi.
Sto preparando tutti i documenti da portare al Caf dell'Acli di Corsico perché possano calcolare l'indice ISEU, che servirà per definire l'importo della seconda rata universitaria. Probabilmente quei risparmi investiti da mio padre non mi permetteranno di risparmiare sulla seconda rata e - con buone probabilità - non riuscirò neppure ad entrare in possesso della borsa di studio, pur avendo voti che me lo permetterebbero.
So bene che c'è chi, come me, vive grazie ad una pensione di un genitore, ma - a differenza mia - non ha neppure risparmi in banca. Quindi, non mi lamento.
Se però andiamo a guardare altri casi, noti a tutti e non così rari, possiamo rischiare l'ulcera perforante allo stomaco. Ma, facciamo un esempio.
Facciamo conto di avere un genitore. Questo è un piccolo industriale o commerciante, proprietario - quindi - di una quota di una società. Le sue proprietà - case, conti, investimenti, etc. - sono solo di fatto sue, ma formalmente proprietaria è la società di cui è socio. Tutto legale, tutto previsto dalla legge, tutte agevolazioni che chi è parte di un'impresa può usare a suo favore. E, giustamente, chi può lo fa.
Essendo formalmente proprietario solo di una quota sociale - discorso a parte e completamente diverso sarebbe se fosse unico proprietario della società - il figliolo che va all'università potrebbe trovarsi maggiormente agevolato rispetto ad altri - e non sono pochi - studenti. Non dico certo che pagherebbe nulla come seconda rata, e neppure che accederebbe ad una borsa di studio - tantomeno se non ha i voti - ma comunque, in proporzione, questo studente è più agevolato dei suoi colleghi figli di dipendenti e pensionati.
Insomma, a me - figlio di pensionato - viene calcolato fino all'ultimo centesimo per determinare ciò che andrò a pagare, a questo altro studente - figlio di commerciante o piccolo industriale - viene calcolata solo la quota parte della società di cui fa parte il genitore e nulla più, perché il resto è di fatto suo, ma nella forma non è di sua proprietà esclusiva.
C'è qualcosa che non funziona in questo ragionamento. Perché il figlio della classe alta può avere - grazie alla legge - più agevolazioni del figlio della classe medio-bassa o bassa? E questo è uno dei tantissimi esempi che si potrebbero fare di ingiustizia sociale, in un Paese contro la classe medio-bassa.

References: Art.1
 Art. 240

Art. 2

Art. 3

Art. 4

Art. 5