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Timestamp: 2014-04-19 06:52:43+00:00

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FININVEST CONDANNATA (CON SCONTO) PER IL LODO MONDADORI (aggiornato al 10 luglio) - Cartoonist globale
10 luglio 2011 - 12:52
La notizia del giorno, peraltro prevista benché l'ammontare della richiesta dei Giudici della Corte d'Appello non fosse prevedebile, è che la Fininvest dovrà pagare. Il Biscione dovrà risarcire Cir per la nota vicenda del Lodo Mondadori, alla quale Cartoonist Globale ha dedicato in questi anni un po' di attemnzione, per circa 540 milioni di euro alla data della sentenza di primo grado dell'ottobre 2009, più gli interessi e le spese decorsi da allora. Il tot quindi arriverebbe quindi intorno ai 560 milioni: un quarto in meno dei 750 stabiliti in primo grado. Il "bello" (si fa per dire, naturalmente) è che la sentenza è immediatamente esecutiva, in assenza della famosa norma, o codicillo, inserito di soppiatto da una manina misteriosa in una legge che avrebbe potuto, se i tempi fossero "quagliati" prima dell'emanazione di questo verdetto.
Questa sentenza è la conseguenza di quanto era iniziato nell'aprile 2004, con la richiesta di un miliardo di risarcimento da parte di Cir (sotto, un piccolo riassunto su quanto scrivevamo un paio di anni or sono).
Il procedimento civile il 3 ottobre 2009 ha visto la sentenza di primo grado: il giudice dal calzino violaceo Raimondo Mesiano aveva stabilito che la holding di Carlo De Benedetti avesse "diritto" al risarcimento da parte di Fininvest "del danno patrimoniale da perdita di chance" per "un giudizio imparziale'. L'azienda editoriale di Arnoldo Mondadori ha un posto molto particolare nel cuore (o nel cervello, se preferite) dei lettori di Fumetti italiani. Olklahoma, Pecos Bill, gli Albi del Falco con Nembo Kid e Batman, gli Albi della Rosa, quelli D'Argento con Davy Crockett e altre storie western, i leggendari Albi d'Oro con le loro varie collane che precedono e seguono la II guerra mondiale, senza contare i giornali antologici a fumetti dell'anteguerra e il settimanale per tutte le tasche lanciato nell'aprile 1949. responsabile del boom improvviso e sorprendente dei pocket a fumetti.
Proseguendo nel campo dell'editoria libraria, si possono mettere all'attivo i volumi della Collana Carosello, i Piccoli Libri d'Oro e i loro "colleghi" di minor prestigio D'Argento. E i microscopici Minilibri, la collana L'Intrepida, con Zorro, i fumetti di Hugo Pratt e i racconti con Braccobaldo Bau, peraltro lanciato in Italia proprio dalla "casa di Arnoldo" in libri e albi fumetti insieme a tutti i suoi colleghi di Hanna-Barbera.
Nella foto sopra, vediamo Alberto e Arnoldo Mondadori, tanti anni fa, quando la casa editrice era quella che tutti ricordiamo con piacere. Nell'altra foto sotto, da sinistra: Alberto Mondadori, Nini Bompiani, Arnoldo Mondadori, Valentino Bompiani.
L'elenco, sterminato, può estendersi ai quasi sconosciuti Dyno o Strippy e alla riproposta dei classici francesi in albi a basso prezzo, al lancio di Mafalda e Momma su Il Mago, alla riproposta di Braccio di Ferro, Blondie, Dick Tracy, Charlie Brown e B.C. nella fortunatissima collana de Gli Oscar Cartoon.
Per le ragioni affettive sopra esposte, a me e ad altri colleghi del mondo dei comics sono sempre sembrati assurdi, inconcepibili, gli accadimenti che hanno circondato la parabola di questa casa editrice (alla quale personalmente devo l'esordio professionale nel settore Fumetti, proprio sul mensile Il Mago) in relazione al Lodo Mondadori, detto anche (confidenzialmente) Guerra di Segrate.
Come la fonte Wikipedia enuncia senza mezzi termini, questa disgustosa questione del Lodo è stata il frutto di "un acerrimo scontro finanziario tra due dei più grandi imprenditori italiani dell'epoca, Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti". Il Lodo (chiamato più tardi anche "Lodo Previti") "è inoltre ricordato come uno dei principali processi che gettano ombre e vedono tra gli imputati il noto imprenditore e presidente del consiglio Silvio Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori, tra cui Cesare Previti".
Ne sintetizzo alcune parti, rimandando chi lo desidera all'originale. E sperando anche di non fare confusione o non sbagliare dei passaggi.
Il caso «è a sentenza», dicono gli avvocati (questo scrivevamo nell'ormai lontano 2009, riprendendolo dalle fonti giornalistiche sopra citate). Il giudice monocratico Raimondo Mesiano della decima sezione civile del Tribunale di Milano ha raccolto tutte le infomazioni necessarie per pronunciarsi, pare in tempi ormai ravvicinati (salvo sorprese), sulla richiesta di risarcimento danni avanzata dalla Cir, finanziaria della famiglia De Benedetti nei confronti della Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, in merito al caso Mondadori. Circa quattro anni fa la Corte di Cassazione aveva stabilito definitivamente la colpevolezza degli avvocati Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora (che assistevano la Fininvest nella guerra di Segrate) e del giudice Vittorio Metta.
La sentenza del 1991 sul Lodo Mondadori, che aveva tolto indebitamente la proprietà della storica casa editrice a De Benedetti a favore di Berlusconi era stata comprata. I soldi della Fininvest avevano corrotto il giudice Metta. Il proprietario della Fininvest, Silvio (non ancora il "Papi" di tutte), era uscito però "pulito" dal procedimento già nel 2001, salvato da una miracolosa prescrizione, la quale, com'è noto, non implica che il fatto non sia stato commesso. La Cassazione, nelle motivazioni della sentenza divulgate nel luglio 2007, aveva riconosciuto alla Cir della famiglia De Benedetti il diritto a ottenere un risarcimento per i danni morali e patrimoniali patiti nella vicenda Mondadori (chiaro, no?). Le parole della Cassazione aprivano la strada alla causa civile, sottolineando «tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari». Come quantificare il danno subito da De Benedetti? Difficile trovare una strada che possa essere per tutti quella giusta nello stabilire l’ammontare del risarcimento. La Mondadori era una grande casa editrice vent’anni fa, lo è a maggior ragione oggi, dopo aver assorbito gruppi un tempo autonomi e indipendenti, spesso svuotandoli di contenuto e sostituendo i loro staff. Dal canto suo, la Fininvest era una holding di partecipazioni importante negli anni Novanta. E sarebbe diventata enormemente più ricca grazie anche allo sviluppo della Mondadori che ha affiancato le altre partecipazioni come Mediaset, Mediolanum, il Milan (GULP!) e di recente persino Mediobanca. Per non parl

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