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Timestamp: 2019-10-17 06:45:34+00:00

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La variazione quantitativa o qualitativa del patrimonio del debitore può configurare l'eventus damni quale presupposto oggettivo dell'azione revocatoria dell'atto dispositivo - Obiettivo Magistrato - Corso Caringella
La variazione quantitativa o qualitativa del patrimonio del debitore può configurare l’eventus damni quale presupposto oggettivo dell’azione revocatoria dell’atto dispositivo
Cass., Sez. VI, ord. 18 giugno 2019, n. 16221
La Corte distrettuale aveva rigettato il gravame proposto da taluni dei ricorrenti, garanti per fideiussione della società debitrice principale in quanto, rispettivamente, legale rappresentante p. t. e presidente, avverso la sentenza con la quale il giudice di prime cure aveva accolto la domanda revocatoria di cui all’art. 2901 c.c. dell’atto di disposizione di un cespite, sub specie di atto di compravendita, in loro proprietà e ritenuto pregiudizievole delle ragioni del creditore.
Con il primo motivo i ricorrenti contestavano la ritenuta sussistenza del c.d. eventus damni, quale presupposto oggettivo dell’azione ex art. 2901 ss. c.c., attesa la natura di atto a titolo oneroso dell’atto di disposizione del patrimonio, peraltro composto da numerosi beni immobili soltanto in parte soggetti a gravame ed in un caso oggetto di accertamento sub iudice.
Il secondo motivo di ricorso censurava la ritenuta sussistenza della scientia damni in capo al debitore, quale requisito addizionale per l’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria, sulla scorta di elementi presuntivi che sarebbero risultati ignorati dalla Corte di merito.
Analogamente, il terzo motivo di ricorso denunciava l’erronea valutazione degli elementi presuntivi
da cui desumere la sussistenza del consilium fraudis in capo al terzo, peraltro escluso da altri indici che sarebbero stati ignorati.
Il giudice di legittimità rigetta il ricorso e richiama la propria consolidata giurisprudenza, in ragione della quale il requisito dell’eventus damni risulta integrato non soltanto da un atto dispositivo del patrimonio che rechi un integrale pregiudizio alla consistenza patrimoniale del debitore, ma anche quante volte lo stesso atto di disposizione determini, con una valutazione operata ex ante con riferimento alla data dell’atto dispositivo, una variazione in via quantitativa ovvero anche soltanto qualitativa del patrimonio, tale da sortire una maggiore incertezza o difficoltà nel soddisfacimento del credito. Non rileva pertanto la sussistenza di altri obbligati, in qualità di coobbligati solidali in via sussidiaria, nei confronti del creditore, sul quale ultimo grava l’onere di dimostrare tali modificazioni quantitative o qualitative della garanzia patrimoniale; diversamente dall’onere che incombe sul debitore di provare l’idoneità del patrimonio residuo a soddisfare ampiamente le ragioni del creditore, in guisa da sottrarsi agli effetti dell’azione revocatoria.
Gli elementi presuntivi da cui desumere la sussitenza della scientia damni in capo al debitore, così come la partecipatio fraudis del terzo nelle fattispecie che involgono atti a titolo oneroso, desumibile anche tramite presunzioni semplici, sono rimessi all’apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità ove congruamente motivato.
Con il primo motivo, rubricato «Violazione e falsa applicazione
dell’art. 2901 c. c. comma 1 circa la sussistenza del requisito del
pregiudizio (eventus dannni) recato dall’atto di compravendita in
relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.», i ricorrenti contestano la
ritenuta sussistenza del cd. eventus damni nel caso di specie, per
aver la Corte di merito ritenuto che, con la ricordata vendita, si
sarebbe verificata una variazione quantitativa e qualitativa del
patrimonio del debitore tale da rendere più incerto e difficile il
soddisfacimento del credito della Banca, in quanto, ad avviso dei
Giudici del merito, il patrimonio immobiliare residuo, essendo gravato
da ipoteche, sarebbe inidoneo a garantire il soddisfacimento del
credito di cui al decreto ingiuntivo notificato dalla banca alla DTP
S.r.l., poi fallita, divenuto definitivo per mancata opposizione.
Sostengono i ricorrenti che la Corte territoriale non avrebbe
tenuto in considerazione che la vendita in parola era atto a titolo
oneroso, sicché nel patrimonio dei venditori sarebbe entrata una
somma di denaro pari al valore di mercato del bene venduto; inoltre,
il patrimonio dei ricorrenti si comporrebbe di numerosi beni immobili
idonei a garantire e permettere alla banca di soddisfare il suo credito;
deducono, altresì, che solo alcuni di tali beni sarebbero soggetti a
gravami, contrariamente a quanto riferito genericamente nella
sentenza impugnata/ ed evidenziano, peraltro, che il bene sito a
Monterotondo, alla via del Casaletto 22 (cat. C/6), sarebbe soggetto a
ipoteca volontaria della Cassa di Risparmio di Reti ma il credito
vantato da tale istituto di credito sarebbe stato contestato in
autonomo giudizio, sicché sia il debito che la conseguente ipoteca,
pur se formalmente ancora iscritti, sarebbero in realtà inesistenti.
Rappresentano, infine, i ricorrenti che la Banca del Lavoro, oltre
alla garanzia dei predetti, vanterebbe un ulteriore diritto di garanzia
nei confronti della società consortile EUROFIDI, in virtù dell’impegno
sussidiario a suo tempo offerto per il 50% del credito.
1.1. Il motivo è infondato
Osserva il Collegio che, come questa Corte ha più volte affermato,
il presupposto oggettivo dell’azione revocatoria ordinaria (cd. eventus
damni) ricorre non solo nel caso in cui l’atto dispositivo comprometta
totalmente la consistenza patrimoniale del debitore, ma anche
quando lo stesso atto determini una variazione quantitativa o anche
soltanto qualitativa del patrimonio che comporti una maggiore
incertezza o difficoltà nel soddisfacimento del credito, con la
conseguenza che grava sul creditore l’onere di dimostrare tali
modificazioni quantitative o qualitative della garanzia patrimoniale,
mentre è onere del debitore, che voglia sottrarsi agli effetti di tale
azione, provare che il suo patrimonio residuo sia tale da soddisfare
ampiamente le ragioni del creditore (Cass., ord., 19/07/2018, n.
19207, Cass. 3/0272015, n. 1902/15).
In particolare, questa Corte ha pure affermato il principio, che va
ribadito in questa sede, secondo cui a fondamento dell’azione
revocatoria ordinaria non è richiesta la totale compromissione della
consistenza patrimoniale del debitore, ma soltanto il compimento di
un atto che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito,
che può consistere non solo in una variazione quantitativa del
patrimonio del debitore, ma anche in una modificazione qualitativa di
esso; a questo proposito, la sostituzione di un immobile con il denaro
derivante dalla compravendita — come nella specie — comporta di per
sé una rilevante modifica qualitativa della garanzia patrimoniale, in
considerazione della maggiore facilità di cessione del denaro (Cass.
9/02/2012, n. 1896).
Peraltro, va rilevato che quanto affermato a p. 3 e 4 della
sentenza impugnata in relazione al patrimonio residuo non risulta, in
sostanza, scalfito dalle doglianze dei ricorrenti, i quali neppure hanno
contestato la ritenuta – da parte della Corte di merito – istituzione di
un fondo patrimoniale sui beni – ad eccezione di un
magazzino/deposito di mq. 4 – siti in Monterotondo di proprietà di
entrambi i fideiussori e hanno confermato che sul bene sito in
Monterotondo, piazza Roma, n. 24 (Cat. C/2) è iscritta ipoteca legale
a favore di Equitalia e che sull’immobile sito a Monterotondo, via del
Casaletto, n. 22 è iscritta ipoteca volontaria della Cassa di Risparmio
di Rieti, pur se, con riferimento a tale ultimo bene, i ricorrenti hanno
dedotto che il credito sottostante tale ipoteca sarebbe contestato,
pendendo al riguardo un giudizio iniziato nel 2015 (come si evince dal
NRG indicato dai predetti, v. p. 8 del ricorso). Tale ultima deduzione
deve ritenersi tuttavia irrilevante, in quanto, ai fini dell’integrazione
dell’elemento oggettivo dell’eventus damni, non è necessario che
l’atto abbia reso impossibile la soddisfazione del credito, ma è
sufficiente che abbia causato maggiore difficoltà od incertezza nel
recupero coattivo, secondo una valutazione operata ex ante, con
riferimento alla data dell’atto dispositivo (nella specie risalente al
2012) e non a quella futura dell’effettiva realizzazione del credito,
avendo riguardo anche alla modificazione qualitativa della
composizione del patrimonio (Cass. 1/08/2007, n. 16986).
Infine, si osserva che è stato affermato dalla giurisprudenza di
legittimità, e tanto va ribadito in questa sede, che, qualora uno solo
tra più coobbligati solidali compia atti di disposizione del proprio
patrimonio, è facoltà del creditore promuovere l’azione revocatoria, ai
sensi dell’art. 2901 cod. civ. – ricorrendone i presupposti – nei suoi
confronti, a nulla rilevando che i patrimoni degli altri coobbligati siano
singolarmente sufficienti a garantire l’adempimento (Cass.
31/03/2017, n. 8315); pertanto, a nulla rileva che vi siano altri
obbligati, peraltro in via sussidiaria, nei confronti della banca.
Con il secondo motivo, rubricato «Violazione e falsa
applicazione dell’art. 2697 c.c. circa l’accertamento del requisito della
consapevolezza del pregiudizio in capo al debitore (scientia damni) in
relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.. Violazione e falsa
applicazione dell’art. 2901 … comma 1 n. 1 c. c. circa la sussistenza
del requisito della consapevolezza del pregiudizio in capo al debitore
(scientia damni) in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.».
Sostengono i ricorrenti che le ragioni a sostegno della ritenuta
sussistenza della scientia damni del debitore, oltre a non essere
esaustive e complete, non sarebbero neppure corrette e veritiere, in
quanto non sarebbe stato provato che gli essi fossero rispettivamente
il legale rappresentante e il Presidente della DTP e dunque, come tali,
conoscendo la situazione di decozione della società, erano
consapevoli di arrecare pregiudizio con l’atto di vendita.
Deducono, inoltre, i ricorrenti che la Corte di merito avrebbe pure
ignorato elementi presuntivi , rilevanti ai fini dell’esclusione del
requisito della scienza damny( -fl’atto di cui si discute in causa era a
titolo oneroso, sicché non avrebbe comportato alcun depauperamento
o alcuna diminuzione patrimoniale in capo ai ricorrenti; b) al
momento della compravendita del 2012 residuavano altri beni in capo
al De Tursi e alla Cloro e tale consistenza patrimoniale sarebbe stata
idonea ex se ad escludere qualsiasi consapevolezza, in capo ai
venditori, di arrecare pregiudizio alle ragioni creditorie della banca; c)
dalla corrispondenza intercorsa tra le parti e prodotta dall’istituto di
credito emergerebbe solo l’esistenza di trattative per rinegoziare il
debito, e sul punto sarebbe poi stata raggiunta l’intesa nel 2011, e
non anche l’intenzione della banca di adire le vie legali per la tutela
delle proprie ragioni).
2.1. Il motivo é infondato, non risultando essere state contestate
le qualità di legale rappresentante e presidente della DTP S.r.l.
(debitrice principale), poi fallita, in capo rispettivamente al De Tursi e
alla Cloro, essendo state tali circostanze dedotte in giudizio
dall’istituto di credito senza che gli attuali ricorrenti abbiano precisato
in quali atti e in che termini abbiano mosso al riguardo specifiche
contestazioni (v. controricorso p. 15).
Inoltre, si rileva che, in tema di azione revocatoria ordinaria,
quando l’atto di disposizione sia successivo al sorgere del credito,
come nel caso all’esame, unica condizione per il suo esercizio è la
conoscenza che il debitore abbia del pregiudizio delle ragioni
creditorie, nonché, per gli atti a titolo oneroso, l’esistenza di analoga
consapevolezza in capo al terzo, la cui posizione, sotto il profilo
soggettivo, va accomunata a quella del debitore; la relativa prova può
essere fornita tramite presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al
giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità ove
congruamente motivato (Cass. 30/12/2014, n. 27546; Cass.
17/08/2011, n. 17327 e Cass. 11/02/2005, n. 2748). E la Corte di
merito, nella specie, ha sinteticamente ma congruamente motivato
(v. sentenza impugnata p. 4 e 5) in relazione alla consapevolezza di
arrecare pregiudizio alle ragioni creditorie in capo ai predetti e a Cloro
Francesco, peraltro tenendo conto, nella medesima sentenza
impugnata, della residua consistenza patrimoniale dei venditori, il che
rileva anche con riferimento all’esame del secondo motivo (v. quanto
già osservato al riguardo in relazione al primo motivo) ed
evidenziando che la volontà di risolvere il contratto di conto corrente
con la revoca degli affidamenti risaliva al 27 maggio 2011 (v.
sentenza impugnata p. 4).
Con il terzo motivo, rubricato «Violazione e falsa applicazione
dell’art. 2901 c. c. comma 1 n. 2 c.c. circa la sussistenza del requisito
della consapevolezza del pregiudizio in capo al terzo (consilium
fraudis) in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.», i ricorrenti,
premesso che la Corte di merito ha ritenuto sussistente il requisito
della consapevolezza in capo al terzo acquirente desumendolo da
alcuni elementi presuntivi ed in particolare dal fatto che Francesco
Cloro, essendo padre e suocero dei venditori e abitando nello stesso
Comune, non poteva non conoscere le vicende patrimoniali dei
predetti, lamentano che la predetta Corte abbia ignorato alcuni
elementi presuntivi che escluderebbero la sussistenza della
consapevolezza in parola e avrebbe valutato erroneamente quelli
indicati in sentenza (v. ricorso p. 13 e 14).
3.1. Il motivo è inammissibile, atteso che la prova del predetto
atteggiamento soggettivo può essere fornita tramite presunzioni il cui
apprezzamento è devoluto al giudice di merito ed è incensurabile in
sede di legittimità ove congruamente motivato (Cass. 22/03/2016, n.
5618 e Cass. 17/08/2011, n. 17327), con la precisazione che la prova
della participatio fraudis del terzo, necessaria ai fini dell’accoglimento
dell’azione revocatoria ordinaria nel caso in cui l’atto dispositivo sia
oneroso e successivo al sorgere del credito, può essere ricavata
anche da presunzioni semplici, ivi compresa la sussistenza di un
vincolo parentale tra il debitore ed il terzo, quando tale vincolo renda
estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della
situazione debitoria gravante sul disponente (Cass. 5/03/2009, n.
5359).

References: sentenza 
 art. 2901

sentenza 
 Cass. 

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 Cass.

 Cass. 
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 Cass.