Source: https://www.scribd.com/document/159570949/Rapporto-Semestrale-1-2013
Timestamp: 2018-11-15 06:18:50+00:00

Document:
Giugno 2013 Anno 4 n. 1 Rapporto previsto dall’art. 46, comma 3 del D. Lgs. 30 marzo 2001 n. 165, realizzato in base alle informazioni disponibili alla data del 21giugno 2013 Autorizzazione Tribunale di Roma n. 135/2006
a cura della Direzione Studi, risorse e servizi dell’Aran
Direttore Responsabile Sergio Gasparrini Redazione Pierluigi Mastrogiuseppe, Cesare Vignocchi Collaboratori di redazione Alessandra D’Amore, Rossella Di Tommaso, Vincenzo Emiliano Martire, Adriana Piacente
permette, nella sezione “Statistiche e Pubblicazioni”, di accedere • ai diversi fascicoli del Rapporto semestrale Aran (pdf) • ai dati statistici (xls):
“Retribuzioni contrattuali” “Retribuzioni medie pro-capite nella PA” “Mobilità del personale nella PA” “Occupati nella PA” per:
Tipologia professionale Rapporto di lavoro Classi di età e genere Classi di anzianità Titolo di studio
1. Il contributo del pubblico impiego alla stabilizzazione finanziaria dei conti pubblici....................................................................... 3 L’evoluzione delle caratteristiche anagrafiche nel pubblico impiego ......................................................................................................... 8
L’età media dei dipendenti pubblici in Italia e in Europa .......................................................8 I differenziali di età tra i diversi comparti della pubblica amministrazione ..........................11 La pubblica amministrazione e i settori privati: benchmarking sull’età dei dipendenti .............................................................................................................................12 L’evoluzione nel tempo dell’anzianità .................................................................................14
Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti – Giugno 2013
Nell’analisi delle politiche pubbliche, sempre più ci si sta accorgendo che l’aspetto centrale su cui è opportuno concentrare l’attenzione è la loro efficacia nel conseguire gli obiettivi che le hanno motivate. In realtà, spesso basterebbe poterne verificare gli obiettivi intermedi, quelli da cui si ritiene possano derivare i risultati finali dell’azione pubblica. In diversi casi questo semplice test non è agevole da condurre a causa della genericità e vaghezza anche degli obiettivi intermedi e sovente il bilancio che si può trarre è del tutto deludente. A circa tre anni dal varo dei provvedimenti restrittivi in tema di pubblico impiego, sul doppio versante retributivo e delle consistenze di personale, le risultanze confermano che la complessa articolazione, studiata per inibire i diversi canali attraverso cui si potevano generare maggiori spese retributive, ha trovato piena efficacia. Chi avesse il dubbio che questo risultato sia scontato dovrebbe ricordarsi di quante volte all’obiettivo di contenere la spesa del pubblico impiego non sia seguito alcun risultato apprezzabile. La Tavola 1 riporta le evidenze curate dall’Istat sulle retribuzioni di fatto pro-capite e rileva, per il complesso della pubblica amministrazione, tra il 2011 e il 2012 una dinamica retributiva negativa pari al -0,6%, un valore del tutto simile a quanto si registrò nell’anno precedente. In questo modo, rispetto alla base del 2010, il complesso dei provvedimenti restrittivi ha indotto una diminuzione della retribuzione pro-capite di fatto prossima all’1,5%. Sia per le Amministrazioni centrali che per quelle Locali si riscontra, peraltro, il medesimo andamento. Per apprezzare l’entità della cesura basti osservare la serie dei tassi di variazione riportati nella Tavola e relativi agli anni precedenti, peraltro avvenuta in un quadro ove l’inflazione non ha invece registrato analoghi salti di regime. Si tratta di una cesura indotta dal complesso di provvedimenti varati a partire dal 2010, riassumibile come blocco della contrattazione collettiva nazionale (triennio 20102012), di quella integrativa di ente e di quella individuale. Il mutamento di regime che ha interessato il settore pubblico diviene ancora più evidente se paragonato con quanto osservato nel settore privato, in particolare nell’industria manifatturiera, che nell’ultimo anno sconta un incremento pari al 2,1%. Il dato, facendo seguito ad una evidenza analoga dell’anno precedente, continua a destare qualche stupore se si pensa alla profondità della crisi che sta attualmente segnando i comparti manifatturieri.
Tavola 1 – La dinamica retributiva pro-capite di fatto
Contabilità nazionale, ISTAT Amm. pubbliche
di cui: Attività manifatturiere (3) Servizi vendibili (4)
Contabilità Nazionale Istat, Sintesi dei cont i ed aggregati economici delle Amministrazioni pubbliche (10/05/2013). Stima basata sul Conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche e sulla Contabilità funzionale. Contabilità Nazionale Istat, Conti funzionali (versione AT ECO 2007). Contabilità Nazionale Istat, Conti funzionali (Settori da G a N della classificazione Ateco 2007). Indice dei prezzi al consumo NIC (compresi i tabacchi).
Nell’interpretare queste evidenze, va ricordato che nell’Accordo quadro di riforma degli assetti contrattuali del 2009 l’adeguamento delle retribuzioni contrattuali nazionali era parametrato alla “previsione dell’IPCA depurato”. Si tratta dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato in sede europea, depurato dall’influsso dei beni energetici importati e previsto dall’Istat su di un orizzonte triennale. Alla metà del 2011, la previsione per lo stesso anno e per quelli a venire si poneva nell’intorno del 2%. Un anno dopo, l’intera serie prevista ha registrato un qualche innalzamento, nuovamente rivisto poi verso il basso nel maggio 2013. Attualmente il dato non è quindi molto sotto al 2% ed è questo il livello che orienterà i rinnovi contrattuali. Va comunque posto in rilievo che a fronte di un analogo riferimento complessivo, l’esito contrattuale emerso nei comparti dei servizi vendibili è affatto diverso da quello raggiunto nella manifattura. La dinamica salariale che caratterizza il settore dei servizi vendibili appare nettamente più moderata, con un incremento rispetto al 2011 dell’1,1%. La Tavola 2 offre una evidenza di medio periodo, mettendo a confronto l’andamento delle retribuzioni di fatto delle Amministrazioni pubbliche e dei due settori privati appena citati, riportando altresì l’andamento dell’inflazione dall’inizio del nuovo millennio fino al 2012. Il blocco della contrattazione nel comparto pubblico è così raffigurato in un orizzonte temporale di maggior respiro.
Tavola 2 – Retribuzioni pro-capite di fatto nella PA e nel privato
150 140 130 120 110 100 ’00 ’01
Inflazione Amm. Pubbliche Attività manifatturiere Servizi vendibili
Fonte : Elaborazione Aran su dati Istat, Contabilità nazionale.
Rispetto al periodo antecedente il 2010, in cui era evidente un andamento della contrattazione nazionale pubblica costantemente in vantaggio nei confronti di quella del settore privato - sia per i comparti manifatturieri sia per quelli dei servizi - si contrappone, alla fine del decennio, una inversione di tendenza. Dopo un lungo periodo di crescita cumulata dei salari pubblici superiore a quella delle attività manifatturiere, il 2010 segna il ricongiungimento delle due curve, con una forbice che successivamente muta di segno. Le retribuzioni associate ai servizi vendibili, come già evidenziato in precedenza, rimangono invece su livelli più bassi, con un tasso di crescita annuo stabile lungo l’orizzonte temporale considerato. Alla fine del periodo il risultato è quello di avere appena tenuto il passo con la crescita dei prezzi al consumo. Il margine registrato verso la metà del decennio precedente si è interamente riassorbito negli ultimi anni. Accanto all’evidenza pubblico/privato, un altro elemento di interesse attiene all’andamento nel tempo della massa retributiva. Alla sua determinazione concorre evidentemente sia la dinamica pro-capite appena vista, sia l’andamento delle consistenze occupazionali. La Tavola 3 mette a confronto in termine di numeri indice - cioè di dinamica cumulata - l’andamento di questi due fattori assieme alla loro risultante, appunto come massa retributiva.
Tavola 3 – Retribuzioni di fatto e unità di lavoro nella PA
Massa retributiva Retribuzioni procapite Unità di lavoro
150 140 130 120 110 100 90 ’00 ’01
Come ampiamente commentato, la parabola della dinamica retributiva ha interrotto la fase ascendente a partire dal 2011 mentre per le unità di lavoro ciò è avvenuto a partire dal 2007. In termini assoluti, da un valore di poco sotto a 3.650.000 unità di lavoro del 2006, si è ora a 3.350.000 unità, pari ad un ridimensionamento occupazionale di 300.000 unità. Come effetto congiunto, la massa retributiva si è stabilizzata nel 2010 ed ha cominciato a ridursi dall’anno successivo, cumulando sino al 2012 una diminuzione poco sotto al 5%, corrispondente a quasi 6 miliardi di minor spesa nominale. Per quantificare cosa questo significhi in termini reali, ai 5 punti di diminuzione nominale va aggiunto anche quanto nel frattempo avvenuto sul versante inflativo e cioè una crescita dei prezzi pari ad 8 punti percentuali. Ciò significa che la stabilizzazione in termini reali è molto più consistente, essendo il risultato dell’andamento congiunto dei due effetti. In questo modo risulta del tutto evidente il beneficio sui conti pubblici delle misure di contenimento varate, al punto che in assenza di questo sforzo importante da parte del pubblico impiego la stabilizzazione finanziaria sicuramente non sarebbe stata conseguibile. L’attuale contesto di finanza pubblica resta comunque difficile. L’enorme massa di debito pubblico che il nostro paese ha accumulato ci rende particolarmente vulnerabili a qualsiasi mutamento di clima dei mercati finanziari, in particolare ove si concretizzasse la tendenza recente ad una intonazione di politica monetaria meno permissiva e quindi a tassi di interesse più sostenuti.
La severità della situazione economica ha fatto sì che già all’inizio dell’anno corrente le diverse forze politiche si trovassero a dibattere nuovamente di “congelamento della dinamica retributiva” per altri due anni, esercitabile grazie ad una facoltà contenuta nel D.L. n. 98/2011. La citata disposizione di legge ha consentito, infatti, al governo di predisporre con regolamento, previo parere delle commissioni parlamentari competenti, una serie di ulteriori misure di contenimento della spesa di personale delle pubbliche amministrazioni. Al momento, è in corso l’iter del regolamento che disciplina la proroga del blocco della contrattazione e delle misure che limitano la crescita dei trattamenti economici per il 2013-14. Si tratta di chiudere nuovamente i tre principali canali di alimentazione della dinamica retributiva: contrattazione collettiva nazionale, integrativa ed individuale. A ciò si aggiunge poi la mancata corresponsione dell’indennità di vacanza contrattuale per lo stesso biennio. Pur a fronte della necessità di questo complesso di interventi, non si può non rilevare che la prosecuzione sulla linea del blocco contrattuale sposterà nuovamente in avanti l’eventuale adozione di misure più selettive. Le misure sinora varate hanno agito essenzialmente come tagli lineari e indifferenziati, rischiando di indebolire o di arrestare del tutto i processi di innovazione della pubblica amministrazione. Peraltro, una sospensione prolungata della contrattazione collettiva comporta l’ulteriore rinvio di alcune questioni centrali nel riassetto complessivo del sistema di regolazione salariale ed occupazionale nel pubblico impiego. Si pensi alla revisione e all’aggiornamento di istituti contrattuali come quelli della mobilità, della classificazione professionale, della premialità individuale e collettiva.
2. L’evoluzione delle caratteristiche anagrafiche nel pubblico impiego
L’età media dei dipendenti pubblici in Italia e in Europa La linea di rigore, adottata ormai da diversi anni, si è contraddistinta per interventi che hanno interessato innanzitutto le dinamiche retributive, ma nondimeno hanno inciso anche su quelle occupazionali, attraverso un sempre più stretto governo del turn-over. Al progressivo contenimento del flusso occupazionale in entrata si sono poi sovrapposti interventi legislativi miranti ad innalzare l’età di uscita dal lavoro, con la conseguenza di rendere sempre più elevata l’anzianità media degli occupati nel settore pubblico. Nella Relazione annuale al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni, anche il Cnel sottolineava come l’invecchiamento degli occupati pubblici rappresenti un fenomeno che, in prospettiva, anche a causa del basso tasso di rimpiazzo, andrà intensificandosi, con potenziali conseguenze in termini di qualità dei servizi e di capacità innovativa per l’intero aggregato della PA. Le preoccupazioni si appuntavano sulla ridotta capacità di aggiornamento e sulla minore produttività. Le rilevazioni del Conto Annuale consentono di approfondire questo tema e, dunque, valutare come si è modificata l’età media dei dipendenti pubblici nel medio periodo. Consentono inoltre di evidenziare la distribuzione dei dipendenti per classi di età e per i principali comparti di riferimento. Volendo posizionare quanto si osserva nella pubblica amministrazione italiana in un orizzonte più ampio, un elemento di indubbio interesse è rappresentato dallo sviluppo di un’analisi comparata sia a livello europeo, sia con i principali settori privati italiani. Una prima rappresentazione circa l’età media dei dipendenti pubblici è ottenibile dalle statistiche predisposte dall’OCSE sulla quota del personale con una età anagrafica di cinquanta anni ed oltre, limitatamente alle Amministrazioni centrali dello stato. Si tratta di una statistica abbastanza preliminare, spesso impiegata in quanto i suoi valori sono disponibili per un ampio insieme di paesi. La Tavola 4 presenta tale statistica con riferimento all’ultima annualità disponibile ed affianca al dato sui dipendenti pubblici quello sull’intera forza lavoro. Il campione disponibile si riferisce alla maggior parte dei paesi OCSE, ma per
semplicità di confronto vengono presentati solo i paesi più direttamente comparabili con la realtà italiana. Tavola 4 – Percentuale di occupati di età pari o superiore a 50 anni
Concentrandosi sulla pubblica amministrazione, risulta immediatamente evidente come la quota italiana sia la più elevata nell’insieme dei paesi raffigurati: in Italia poco meno della metà dei dipendenti pubblici dell’amministrazione centrale hanno un’età pari o superiore a 50 anni, mentre in Francia e Gran Bretagna, ad esempio, tale quota è al 30%. Successivamente al 2009, sono intervenuti i provvedimenti di aumento dell'età di vecchiaia a 65 anni per le donne del pubblico impiego, anche sulla scorta di una sentenza della Corte europea di giustizia, e la riforma Fornero che porta al superamento delle pensioni di anzianità. Come verrà illustrato meglio nell’ultima sezione, non sarà facile evitare nei prossimi anni un ulteriore forte incremento dell’anzianità media. Ulteriori indicazioni circa il posizionamento dell’Italia rispetto ai principali paesi europei giungono da un recente confronto presentato nell’indagine 2013 di Forum PA. In questo caso, anche se solo per tre paesi (Italia, Francia e Gran Bretagna), è disponibile un maggior grado di dettaglio. Rispetto alla semplice indicazione della quota dei dipendenti over 50, l’utilizzo di rilevazioni specifiche per ciascun paese consente di evidenziare la
distribuzione percentuale dei dipendenti per diverse classi di età1. Il dato riportato nella Tavola 5 si riferisce inoltre all’intera Pubblica Amministrazione e ad una annualità più recente, cioè il 2011.
Tavola 5 – Occupati pubblici per fasce d'età
1 Si tratta del Conto Annuale per l’Italia, del Système d’information sur les agents de la function publique (INSEE) per la Francia e del Public Sector Employment Statistical Bulletin per la Gran Bretagna.
I differenziali di età tra i diversi comparti della pubblica amministrazione Un primo elemento da considerare attiene all’età media, non solo con riferimento al complesso della pubblica amministrazione ma anche analizzando i principali comparti che la compongono. Tavola 6 – Età media del personale della PA1
L'analisi riguarda gli aggregati "personale stabile" (personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato comprensivo dei dirigenti a tempo determinato che ricoprono posizioni dirigenziali non riconducibili ad esigenze temporanee dell’amministrazione) e "altro personale" (docenti Scuola a tempo determinato con contratto annuale e con contratto fino al termine dell'attività didattica ed alcune particolari categorie di personale non pienamente riconducibili alla definizione standard di "lavoro pubblico" , come i direttori generali, i contrattisti, i volontari e gli allievi delle Forze armate e dei Corpi di polizia). Sono esclusi i lavoratori flessibili (tempo determinato, formazione lavoro, somministrazione) e i lavoratori socialmente utili.
Come è facile aspettarsi ad un’età media complessiva, attorno ai 47 anni, si contrappongono alcune peculiarità di comparto. Da un lato, si hanno i settori più “giovani”, come le Forze armate, i Corpi di polizia e i Vigili del fuoco; dall’altro, quelli a maggiore anzianità, come la Carriera prefettizia, la Presidenza del Consiglio ed i Ministeri. Da segnalare poi come le Autorità indipendenti e la Carriera diplomatica presentino un valore significativamente più basso rispetto alla media. Per offrire maggiori dettagli, la Tavola 7 illustra la distribuzione dei dipendenti pubblici nelle diverse classi di età e per i principali comparti di riferimento.
Tavola 7 – Composizione degli occupati nella PA per classi di età 1
Dall’osservazione dei dati, si evidenzia ancora più marcatamente che, nei principali comparti di riferimento, le classi di età con maggior densità di dipendenti sono quelle tra 50 e 54 anni e tra 55 e 59. Nel comparto dei Ministeri, inoltre, circa il 10% dei dipendenti si distribuisce nelle classi sopra i 60 anni. Un fenomeno simile è osservabile anche per il personale scolastico e per quello degli Enti locali, ove rispettivamente l’8% ed il 6,7% dei dipendenti si situa oltre i 60 anni. Circa i Corpi di Polizia e le Forze Armate si vede chiaramente quanto era intuibile anche dall’età media, ovvero che quasi il 70% del personale appartiene alle fasce d’età sotto i 45 anni. Considerazioni di segno opposto vanno poi indirizzate alle Carriere prefettizie e penitenziarie, ove circa il 65% del personale si posiziona invece sopra i 50 anni.
La pubblica amministrazione e i settori privati: benchmarking sull’età dei dipendenti Chiarite le caratteristiche di fondo della pubblica amministrazione italiana, si apre la possibilità di metterle a raffronto con analoghe risultanze dei settori privati del nostro sistema economico. Elaborando le risultanze della Rilevazione Continua sulle Forze Lavoro, di fonte Istat, è possibile individuare per ciascuno dei 12 macrosettori Ateco, l’età media dei dipendenti e la distribuzione per classi di età, con riferimento all’anno 2012.
Tavola 8 – Occupati per età media e fasce d'età nei settori economici italiani
età media Agricoltura, caccia e pesca Industria in senso stretto Industria delle costruzioni Commercio Alberghi e ristoranti Trasporti e magazzinaggio Informazione e comunicazioni Intermediazione monetaria e finanziaria Immobiliari, servizi alle imprese e altre attività professionali e imprenditoriali Pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie Istruzione, sanità ed altri servizi sociali Altri servizi pubblici, sociali e alle persone Totale occupati
Per una corretta lettura dei risultati, giova precisare che la suddetta classificazione per settori - tipica dei Conti nazionali e basata su attributi di settore merceologico raggruppa in alcuni di essi sia informazioni relative ai dipendenti pubblici sia quelle riferite ai privati. Il caso tipico è quello del settore Istruzione, sanità ed altri servizi sociali che comprende congiuntamente enti pubblici e strutture private. Come conseguenza il settore Pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie, che costituisce in qualche misura il nucleo più propriamente amministrativo, non esaurisce certamente il complesso del settore pubblico. Queste peculiarità fanno sì che sussistano delle differenze in termini di età media e classi di età rispetto a quelle precedentemente evidenziate utilizzando come fonte informativa il Conto Annuale. L’effetto di questa diversa convenzione metodologica è evidente se si paragona l’età media del complesso della pubblica amministrazione di fonte Conto Annuale con quella associata al settore Pubblica amministrazione, difesa, assicurazioni sociali obbligatorie derivante dall’Istat. Nel confronto fra la rilevazione Istat (relativa all’anno 2012) e quella del Conto Annuale (2011), un’età media lievemente più bassa (46 anni) risultante dalla prima fonte (classificazione Ateco) è tuttavia agevolmente interpretabile se si pensa che tale aggregato esclude la Scuola, un comparto in cui l’età è superiore alla media del settore pubblico e che rappresenta circa 1/3 dei dipendenti pubblici complessivi. Osservando l’età media dei diversi settori privati risulta immediatamente evidente come la pubblica amministrazione rappresenti il settore dell’economia italiana maggiormente “anziano”. Considerando, ad esempio, come benchmark l’industria in senso stretto si vede che l’età media dei dipendenti pubblici è di circa 4 anni superiore rispetto a quella osservata in tale settore, pari a 41,8.
Naturalmente il confronto appena illustrato costituisce una quantificazione preliminare che necessita di essere irrobustita con adeguati controlli statistici, che tengano conto ad esempio delle diverse composizioni professionali nonché di quella per titolo di studio.
L’evoluzione nel tempo dell’anzianità Le evidenze sinora commentate riflettono una rappresentazione statica dell’anzianità, la quale in realtà si determina in un processo dinamico nel tempo, entro il quale interagiscono le politiche di assunzione, gli assetti istituzionali ed i requisiti per il passaggio in quiescenza, le decisioni dei singoli individui. In chiave dinamica, la domanda preliminare da porsi è se la fotografia desumibile oggi appaia molto diversa da quelle relative ad anni precedenti, cioè se l’attuale struttura per anzianità differisca significativamente da quella prevalente, ad esempio, dieci anni orsono. La risposta è nettamente affermativa. Le Tavole che seguono mostrano l’evolvere della struttura per età anagrafica dei dipendenti pubblici in tre diversi istanti temporali, 2001, 2006 e 2011. Come esempio sono riprodotte le evidenze relative alle Regioni ed Autonomie Locali (Tavola 9) e ai Ministeri (Tavola 10). Tavola 9 – L'evoluzione dell'anzianità anagrafica
Occupati per fasce d'età - Regioni ed Enti locali
Tavola 10 – L'evoluzione dell'anzianità anagrafica
Occupati per fasce d'età - Ministeri
Emerge con forza che in pochi anni si è drasticamente innalzata l’incidenza dei dipendenti con età pari o superiore ai 55 anni. Nello specifico, per i Ministeri la quota di personale compreso tra 55 e 59 anni è passata da poco meno del 7,6% nel 2001, a poco meno del 15% nel 2006, fino ad arrivare a quasi 10 punti percentuali in più nel 2011 (24%). Anche la quota di personale che occupa la fascia tra 60 e 64 anni è cresciuta negli ultimi 5 anni, di circa 4 punti percentuali. Non molto diverso è quello che si osserva per le Regioni e Autonomie Locali, dove la quota di personale tra 55 e 59 anni è cresciuta nell’ultimo decennio di quasi 14 punti percentuali, passando dal 7,8% nel 2001 al 21,5% nel 2011. Le Tavole appena viste si prestano anche ad una lettura più immediatamente dinamica. Si osservi che le tre annualità, come tre istantanee, sono state riprese a 5 anni di distanza fra loro (2001, 2006 e 2011), lo stesso lasso temporale che separa le diverse classi di anzianità. E’ quindi rintracciabile un effetto di “onda”, per cui approssimativamente lo stesso personale passa da una annualità a quella successiva, spostandosi allo stesso tempo nella classe di anzianità contigua. Ad esempio, il personale che nella annualità 2011 si trova nella classe 55-59 è più o meno lo stesso che nel 2006 si trovava nella classe 50-54 ed ancora prima in quella 45-49. Diviene così visivamente evidente come l’evolvere dell’anzianità sia la risultante delle politiche attraverso le quali si sono governati (e contenuti) i flussi di ingressi nei diversi anni.
Nel corso del tempo questo fenomeno trova un naturale assestamento, quando queste coorti progressivamente più anziane giungono all’età della pensione. Uno stock di occupati che si distribuisce sempre più densamente nelle fasce d’età anziane tende a produrre un innalzamento dei tassi di cessazione. Questo è quanto si potrebbe desumere dalle rappresentazioni grafiche viste prima e ciò significa, in altri termini, che nei prossimi anni la platea di quanti matureranno il diritto alla pensione andrà ampliandosi. Purtroppo questo naturale aggiustamento verrà ulteriormente procrastinato da quanto recentemente varato in tema di inasprimento dei requisiti per il passaggio in quiescenza2. L’invecchiamento che si è prodotto negli ultimi dieci anni potrebbe quindi tendere, in parte, a riproporsi. Il quadro è utilmente completato mostrando quanto appunto avvenuto, in chiave sintetica, nei principali comparti della pubblica amministrazione, prendendo a riferimento i due istanti temporali già visti, e cioè l’anno 2001 e il 2011. La Tavola 11 riporta queste evidenze mostrando come nell’ultimo decennio l’età media dei dipendenti pubblici è aumentata di circa 4 anni. In alcuni comparti l’invecchiamento dei dipendenti è risultato anche più marcato, pari a circa 6 anni per quello dei Ministeri e per i Corpi di polizia e le Forze armate, mentre nel comparto Scuola l’età media è cresciuta di circa 3,5 anni. Tavola 11 – Età media del personale a tempo indeterminato
Continuano ad operare meccanismi di deroga che consentono per un periodo transitorio e con riferimento a specifiche e selezionate fattispecie, l’applicazione dei requisiti e del regime delle decorrenze vigente prima della recente riforma pensionistica (legge n.214/2011), a condizione che il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico venga comunque conseguito entro l’anno 2014 (Cfr. D.L. 95 del 2012).
I dati di questa sezione, relativi alle retribuzioni contrattuali nel settore privato e nella pubblica amministrazione, sono aggiornati con il comunicato stampa Istat del 21 giugno 2013, che fornisce informazioni riferite al mese di maggio 20134. I contratti collettivi nazionali di lavoro rinnovati coprono il 47,7% degli occupati e corrispondono al 46,3% del monte retributivo complessivo5. Tra i contratti non rinnovati vanno menzionati anche quelli del settore pubblico, sottoposti, come è noto, al blocco della contrattazione nazionale.
La nuova base dicembre 2010 Da gennaio 2013, gli indici delle retribuzioni contrattuali diffusi dall’Istat hanno come riferimento la nuova base dicembre 2010; conseguentemente, tutti i dati sono stati rivisti e la nuova serie, pubblicata di seguito, sostituisce i corrispondenti indici e dati pubblicati finora. L’operazione di ribasamento6 è finalizzata a tener conto delle modificazioni della struttura dell’occupazione e a migliorare la misurazione dei diversi elementi che determinano il valore della retribuzione contrattuale. Questa iniziativa permette dunque di mantenere elevata la capacità dell’indice di rappresentare l’andamento delle retribuzioni contrattuali. Le novità introdotte con il passaggio alla nuova base riguardano:
Si ringraziano Angela Golino, Pierluigi Minicucci, Patrizia Marsili e Livia Fioroni per aver predisposto, nell’ambito dell’unità operativa Istat che elabora i numeri indice delle retribuzioni contrattuali, gli indicatori di base utilizzati per le elaborazioni. 4 La rilevazione mensile Istat fornisce i numeri indice delle retribuzioni contrattuali per dipendente, cioè una misura delle variazioni dei compensi che spetterebbero, nell’arco di un anno, ai lavoratori dipendenti, nell’ipotesi che essi siano presenti al lavoro tutti i giorni lavorativi durante i quali la prestazione lavorativa è contrattualmente dovuta e per le ore previste. L’indagine tiene conto degli elementi retributivi aventi carattere generale e continuativo – paga base, indennità di contingenza, importi per aumenti periodici di anzianità, indennità di turno ed altre eventuali indennità di carattere generale (nei comparti in cui essi assumono rilevanza), premi mensili; comprende, inoltre, le mensilità aggiuntive e le altre erogazioni regolarmente corrisposte in specifici periodi dell’anno. Sono invece esclusi i premi occasionali, gli straordinari, gli effetti sanciti dalla contrattazione decentrata, gli importi corrisposti a titolo di arretrati e una tantum e in generale tutti gli emolumenti non continuativi. Gli indicatori fanno riferimento ad un collettivo di lavoratori costante e caratterizzato da una composizione fissa per qualifica e per livello di inquadramento contrattuale. Complessivamente i contratti rilevati dall’indagine sono 74. 5 I contratti in vigore a maggio 2013 regolano il trattamento economico di circa 6,1 milioni di dipendenti. La copertura è totale nel settore agricolo mentre è del 67,6% nell’industria e del 58% nei servizi privati. 6 Per maggiori informazioni sulla metodologia applicata per il cambio della base dell’indice delle contrattuali si veda la Nota informativa diffusa dall’Istat il 9 aprile 2013 al seguente indirizzo: http://www.istat.it/it/archivio/87184.
• l’aggiornamento del numero dei contratti rilevati dall’indagine: per il settore privato vi è stata una contrazione di tre contratti, in quanto si è preso atto dell’unificazione di alcuni accordi prima separati; per il settore pubblico è stato incluso, invece, il contratto dei dipendenti dei monopoli nel comparto delle agenzie fiscali, mentre per le aree della dirigenza è stato inserito quello dell’area VII (dirigenti amministrativi delle università e degli enti di ricerca) in precedenza non rilevato; a seguito di questi ulteriori aggiornamenti, l’indagine esclude ora solo il 2,8% dei lavoratori pubblici, misurato sul totale dei dipendenti presenti a dicembre 2010 secondo le rilevazioni di Conto annuale; • la revisione delle voci retributive considerate: fra gli elementi della retribuzione da considerare nella costruzione degli indicatori vengono rilevati anche gli “eventuali superminimi”; tale voce assume evidentemente rilievo solo per il settore privato, non risultando presente nella struttura retributiva dei pubblici; • l’introduzione del nuovo sistema di ponderazione in base alla struttura occupazionale di riferimento; al riguardo, è opportuno ricordare che la rilevazione utilizza un sistema di ponderazione basato sul numero di posizioni lavorative alle quali si deve attribuire la dinamica retributiva determinata da ciascun contratto7; tale sistema, che si avvale di numerosi archivi e basi dati, va tenuto aggiornato per tener conto delle modificazioni della struttura occupazionale di ciascun settore contrattuale; gli elementi più importanti da tenere in considerazione riguardano la ripartizione dei dipendenti per ogni livello di inquadramento contrattuale, la valutazione dell’incidenza dei turni, l’individuazione dell’incidenza delle indennità derivanti dagli accordi nazionali da includere tra le voci retributive; con questa nuova serie statistica, viene, dunque, inclusa nella indagine la mappatura completa della struttura occupazionale media del 2010.
Gli indici delle retribuzioni contrattuali di ogni comparto sono sintetizzati tramite il sistema di ponderazione che assegna a ciascun aggregato un peso pari all’incidenza del relativo monte retributivo rispetto a quello totale di settore stimato per l’insieme dei dipendenti a esso riferito. Il monte retributivo deriva dal prodotto tra la struttura occupazionale e la retribuzione media contrattuale.
Gli indici mensili delle retribuzioni contrattuali Le variazioni congiunturali8, con riferimento agli indici mensili degli ultimi cinque mesi, rilevano i seguenti andamenti: • il settore privato mostra variazioni contenute, (cfr. appendice statistica, 4.4) che oscillano dal +0,5% di gennaio - generato dall’applicazione di varie clausole contrattuali sia nell’industria (chimica e metalmeccanica fra i principali) che nell’agricoltura - al valore nullo dei successivi mesi di febbraio, marzo e maggio, passando per un aumento dello 0,4% nel mese di aprile; • il complesso della pubblica amministrazione (cfr. appendice statistica, 4.1 – 2 – 3 – 5 – 6 - 7), in coerenza con il quadro normativo di blocco della contrattazione nazionale, continua, ovviamente, a riportare variazioni nulle. Le variazioni tendenziali9, da maggio 2012 a maggio 2013 (Tavola 12), evidenziano per l’intera economia un aumento dell’1,4% stabile per cinque mesi, mentre nell’ultimo trimestre del 2012 il tendenziale sale fino al +1,7% di dicembre, per poi discendere fino al valore minimo di marzo (+1,3%). Distinguendo gli andamenti tra settore privato e settore pubblico, si evidenzia: • per il settore privato i valori oscillano fra un +2% di maggio 2012 fino al valore massimo di dicembre (+2,4), per poi scendere fino al valore minimo nell’ultimo trimestre (+1,8%): in particolare, sia il raggruppamento dell’industria che quello dei servizi privati restituiscono costantemente valori sopra la media generale con una prevalenza, fino a fine 2012, dei valori dell’industria rispetto ai servizi privati; • il personale non dirigente (contrattualizzato e non) della pubblica amministrazione mostra un ampiamente atteso tendenziale nullo; • la dirigenza delle pubblica amministrazione rileva, invece, in tutta la sua “peculiarità” la vicenda dell’art. 9, comma 2, d.l. 78/201010. In particolare, da maggio a ottobre 2012 si notano gli esiti dell’applicazione del citato comma – chiaramente identificabili solo
8 Le variazioni congiunturali registrano la variazione percentuale dell’indice di un dato mese rispetto al valore rilevato nel mese precedente. 9 Le variazioni tendenziali registrano la variazione percentuale dell’indice di un dato mese rispetto al valore rilevato nello stesso mese dell’anno precedente. 10 La norma prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2013 i trattamenti economici complessivi dei dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, sono ridotti del 5% per la parte eccedente 90.000 euro annui lordi fino a 150.000 euro e del 10% per la parte eccedente 150.000 euro annui lordi.
per la dirigenza pubblica non contrattualizzata, che mostra un -0,2%. Dal mese di novembre, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 223/201211, si manifesta, invece, un andamento di segno opposto (praticamente “speculare” rispetto ai valori negativi sin qui rilevati), con un incremento che varia dal +0,3% al +0,5% per i dirigenti di tutta la pubblica amministrazione – mentre per la dirigenza pubblica non contrattualizzata i valori partono dal +0,7 al +1,4%; ovviamente, si tratta di incrementi che risultano concentrati nel breve periodo in cui è avvenuta la “restituzione” di quanto in precedenza prelevato; • la vicenda dell’applicazione della sentenza della Corte costituzionale 223/2012 si riflette anche nei tendenziali del complesso delle PA (dirigenti e non) che, dal dicembre 2012, mostra un valore del +0,1%.
Tavola 12 – Retribuzioni contrattuali: variazioni % tendenziali
Media ponderata di Agricoltura, Industria e Servizi destinabili alla vendita. Personale pubblico non dirigente rappresentato dall’Aran quale parte datoriale. Personale pubblico non dirigente per il quale gli incrementi retributivi sono determinati in sedi differenti dall'Aran (forze armate e dell'ordine) Dirigenza pubblica contrattualizzata Aran - Aree da I a VIII Dirigenza pubblica non contrattualizzata: Professori e Ricercatori universitari, Magistrati e personale con qualifica dirigenziale delle Forze armate e dell’ordine Il valore differisce da quello pubblicato dall'Istat in quanto considera anche il dato della dirigenza della PA
La Corte costituzionale, con sentenza 8-11 ottobre 2012, n. 223 (G.U. 17 ottobre 2012, n. 41), ha dichiarato, tra l’altro, l’illegittimità costituzionale del comma 2, art. 9, DL 78/2010 nella parte in cui dispone che,”a decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013, i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT ai sensi dell'art. 1, comma 3, L. 31 dicembre 2009, n. 196, superiori a 90.000 euro lordi annui, siano ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150.000 euro”.
Le medie annue degli indici mensili, sono riportate nella Tavola 13. La variazione media annua, sull’intera economia, rileva un +1% rispetto al 2012, il valore più basso degli ultimi otto anni. Superiore alla media generale si trova il raggruppamento dei servizi privati (+1,9%) e dell’industria (+1,7%), mentre il personale non dirigente della PA mostra la consueta variazione nulla. Per gli effetti della sentenza sopra ricordata, la dirigenza della PA evidenzia invece un aumento dello 0,4%.
Tavola 13 – Retribuzioni contrattuali: medie annue, variazioni % annue e cumulate
18,3 20,8 16,5 11,0 11,3 10,3 13,3 11,7 16,5 11,3 –
Media ponderata di Agricoltura, Industria e Servizi privati Personale pubblico non dirigente rappresentato dall’Aran quale parte datoriale. Personale pubblico non dirigente per il quale gli incrementi retributivi sono determinati in sedi differenti dall’Aran (Forze armate e dell’ordine). Dirigenza pubblica contrattualizzata Aran - Aree da I a VIII Dirigenza pubblica non contrattualizzata: Professori e Ricercatori universitari, Magistrati e personale con qualifica dirigenziale delle Forze armate e dell’ordine Il valore differisce da quello pubblicato dall'Istat in quanto considera anche il dato della dirigenza della PA
La variazione cumulata per il periodo 2007-2013 registra una crescita delle retribuzioni contrattuali per l’intera economia pari al 16,1%: i settori che presentano valori sopra la media sono l’industria (+20,8%), i servizi privati e i dirigenti non contrattualizzati della PA (+16,5%); il resto della PA rimane invece al di sotto della media, con valori che variano fra il più elevato dei dirigenti contrattualizzati PA (+11,7%) e il più basso del personale non dirigente degli altri comparti pubblici (+10,3%). Come di consueto, la Tavola 14 riporta l’andamento delle retribuzioni contrattuali del personale non dirigente dei comparti di riferimento Aran, del personale pubblico non contrattualizzato e del personale del settore privato sul lungo periodo (dicembre 2001-maggio 2013) confrontate con l’andamento mensile dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività. La curva delle retribuzioni contrattuali dei dipendenti dei comparti di contrattazione collettiva Aran è ormai bloccata sul valore di luglio 2010 e, da aprile 2011, è al di sotto della curva dell’indice nazionale dei prezzi al consumo. L’andamento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici non contrattualizzati (comparti forze armate, dell’ordine e vigili del fuoco) è anch’esso fermo sul valore del marzo 2011. Le retribuzioni del settore privato sono invece in crescita, risentendo dell’applicazione dei nuovi contratti, rinnovati nel corso del 2013. La dinamica dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività mostra un andamento in costante crescita dalla fine del 2008, con un tasso di inflazione annuo per il 2012 pari al 3% ma in netto calo per l’anno 2013. Infatti, le variazioni congiunturali dei primi mesi di quest’anno rilevano aumenti contenuti per il primo trimestre e variazioni nulle negli ultimi due mesi, con una conseguente inflazione acquisita per il 2013 pari all’1%. L’attuale attenuazione dell’inflazione è il risultato da un lato di spinte al rialzo degli alimentari non lavorati (all’interno del quale la frutta fresca determina un +6,8%) e dei servizi relativi ai trasporti e, dall’altro, di ribassi dei beni energetici trainati dai carburanti.
Tavola 14 – Retribuzioni contrattuali nella Pubblica Amministrazione e nel Settore Privato e confronti con l’inflazione
La base dicembre 2001, anziché dicembre 2010, consente di mantenere una continuità con le elaborazioni presentate precedentemente. Personale pubblico non dirigente rappresentato dall’Aran quale parte datoriale. Media ponderata di Agricoltura, Industria e Servizi destinabili alla vendita. Personale pubblico non dirigente per il quale gli incrementi retributivi sono determinati in sedi differenti dall’Aran (Forze armate e dell’ordine). Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (Nic).
a. Numeri indice (dic. 2010 = 100) - determinata da trascinamento (6) - determinata in corso d’anno (7)
Fonte : Elaborazioni Aran su indici Istat delle retribuzioni contrattuali per dipendente base dicembre 2010 Si tratta di 2.915.224 unità di personale non dirigente al 31 dicembre 2010 (paniere base Istat). Valore del mese su valore del mese immediatamente precedente. Valore del mese su valore del medesimo mese dell’anno precedente. Media ultimi 12 mesi su media dei 12 mesi immediatamente precedenti (dicembre uguale media annua). Valori acquisiti per l’anno in corso. Effetti di trascinamento imputabili alla dinamica dell’anno precedente (valore dicembre anno precedente su media anno precedente). Crescita dell’anno al netto degli effetti di trascinamento.
a. Numeri indice (dic. 2010 = 100) b. Variazione % su anno precedente - determinata da trascinamento (6) - determinata in corso d’anno (7)
Fonte : Elaborazioni Aran su indici Istat delle retribuzioni contrattuali per dipendente base dicembre 2010 Personale pubblico non dirigente rappresentato per la parte datoriale dall’Aran (2.437.967 unità al 31.12.2010, paniere base Istat). Valore del mese su valore del mese immediatamente precedente. Valore del mese su valore del medesimo mese dell’anno precedente. M edia ultimi 12 mesi su media dei 12 mesi immediatamente precedenti (dicembre uguale media annua). Valori acquisiti per l’anno in corso. Effetti di trascinamento imputabili alla dinamica dell’anno precedente (valore dicembre anno precedente su media anno precedente). Crescita dell’anno al netto degli effetti di trascinamento.
Riepilogo annuale a. Numeri indice (dic. 2010 = 100) b. Variazione % su anno precedente - determinata da trascinamento (6) - determinata in corso d’anno (7)
Fonte : Elaborazioni Aran su indici Istat delle retribuzioni contrattuali per dipendente base dicembre 2010 Personale non dirigente delle Forze armate, dell’ordine e vigili del fuoco (477.257 unità al 31.12.2010, paniere base Istat). Valore del mese su valore del mese immediatamente precedente. Valore del mese su valore del medesimo mese dell’anno precedente. Media ultimi 12 mesi su media dei 12 mesi immediatamente precedenti (dicembre uguale media annua). Valori acquisiti per l’anno in corso. Effetti di trascinamento imputabili alla dinamica dell’anno precedente (valore dicembre anno precedente su media anno precedente). Crescita dell’anno al netto degli effetti di trascinamento.
Fonte : Elaborazioni Aran su indici Istat delle retribuzioni contrattuali per dipendente base dicembre 2010 Media ponderata di agricoltura, industria e servizi privati. Si tratta di 9.973.058 unità di personale non dirigente al 31.12.2010 (paniere base Istat). Valore del mese su valore del mese immediatamente precedente. Valore del mese su valore del medesimo mese dell’anno precedente. Media ultimi 12 mesi su media dei 12 mesi immediatamente precedenti (dicembre uguale media annua). Valori acquisiti per l’anno in corso. Effetti di trascinamento imputabili alla dinamica dell’anno precedente (valore dicembre anno precedente su media anno precedente). Crescita dell’anno al netto degli effetti di trascinamento.
Fonte : Elaborazioni Aran su indici Istat delle retribuzioni contrattuali per dipendente base dicembre 2010 Media ponderata dell’indice delle retribuzioni contrattuali della PA diffuso con il comunicato stampa Istat e degli indici della dirigenza pubblica contrattualizzata e della restante dirigenza pubblica (stima Aran). Valore del mese su valore del mese immediatamente precedente. Valore del mese su valore del medesimo mese dell’anno precedente. Media ultimi 12 mesi su media dei 12 mesi immediatamente precedenti (dicembre uguale media annua). Valori acquisiti per l’anno in corso. Effetti di trascinamento imputabili alla dinamica dell’anno precedente (valore dicembre anno precedente su media anno precedente). Crescita dell’anno al netto degli effetti di trascinamento.
Fonte : Elaborazioni Aran su indici Istat delle retribuzioni contrattuali per dipendente base dicembre 2010 Media ponderata dell’indice delle retribuzioni contrattuali della dirigenza Aree da I a VIII (stima Aran). Valore del mese su valore del mese immediatamente precedente. Valore del mese su valore del medesimo mese dell’anno precedente. Media ultimi 12 mesi su media dei 12 mesi immediatamente precedenti (dicembre uguale media annua). Valori acquisiti per l’anno in corso. Effetti di trascinamento imputabili alla dinamica dell’anno precedente (valore dicembre anno precedente su media anno precedente). Crescita dell’anno al netto degli effetti di trascinamento.
Fonte : Elaborazioni Aran su indici Istat delle retribuzioni contrattuali per dipendente base dicembre 2010 Media ponderata degli indici relativi a Professori e Ricercatori universitari, Magistrati e personale con qualifica dirigenziale delle Forze armate e dell’ordine (stima Aran). Valore del mese su valore del mese immediatamente precedente. Valore del mese su valore del medesimo mese dell’anno precedente. Media ultimi 12 mesi su media dei 12 mesi immediatamente precedenti (dicembre uguale media annua). Valori acquisiti per l’anno in corso. Effetti di trascinamento imputabili alla dinamica dell’anno precedente (valore dicembre anno precedente su media anno precedente). Crescita dell’anno al netto degli effetti di trascinamento.
Documents Similar To Rapporto Semestrale 1-2013

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 sentenza