Source: https://ancnapolinord.it/index.php/tutti-gli-articoli/619-informativa-anc-napoli-nord-n-03-2019.html
Timestamp: 2020-05-29 17:46:38+00:00

Document:
Ti trasmettiamo il numero 3-2019 della nostra newsletter settimanale, sperando di fare cosa gradita. Ti invitiamo a consultare il nostro portale internet, dove potrai trovare tutti i riferimenti per effettuare o rinnovare l'iscrizione, che ti consentirà di accedere a tutti i nostri servizi associativi. Nel segnalarti che potrai seguire le attività dell’Associazione Napoli Nord anche sul nostro profilo Facebook, ti ricordiamo che le informative precedenti, relative agli anni precedenti ed all’anno in corso, sono consultabili sul sito nell'apposita sezione. Un caro saluto e una buona lettura!
Informativa ANC Napoli Nord n° 3-2019 – 26 gennaio 2019
ANC Napoli Nord e A.P.S. Inversione di Marcia uniti per il rilancio dell’occupazione.
Si informa che ANC Napoli Nord e l’A.P.S. Inversione di Marcia, in coda al convegno tenuto lo scorso 18 gennaio presso l’auditorium “V. Caianiello” di Aversa, hanno sottoscritto un protocollo di intesa per la promozione degli strumenti utili al rilancio dell’occupazione giovanile ed alla creazione e allo sviluppo d’impresa. Scopo principale dell’accordo – hanno dichiarato Antonio Carboni, Presidente di ANC Napoli Nord, ed Antonio Coppola, Presidente di Inversione di Marcia – è quello di poter fornire agli Associati un’informazione chiara e tempestiva relativamente ai principali strumenti agevolativi esistenti a livello nazionale e territoriale per accompagnare i giovani nell’avvio di attività imprenditoriali e di lavoro autonomo, ed indispensabili al rilancio dell’occupazione giovanile nel nostro territorio. Gli incentivi esistono e molto spesso restano inutilizzati per una scarsa conoscenza delle opportunità offerte e dell’iter da seguire. La sfida sarà di dare ampia conoscenza delle opportunità esistenti, anche attraverso una prima informazione ai tecnici.
Comunicato stampa congiunto ANC – ADC
Con una nota stampa congiunta le due sigle sindacali ANC e ADC hanno acceso nuovamente i riflettori sulle contraddizioni del credito d’imposta finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico sulla formazione 4.0. La manovra economica 2018 ha prorogato la misura per l’anno 2019, compresi i corsi online, con importi differenziali. La medesima misura del MISE prevede finanziamenti anche in caso di acquisti di macchinari aggiornati alle tecnologie 4.0. Il finanziamento per gli acquisti è allargato ai liberi professionisti, tra cui i Commercialisti, pur confermando la loro esclusione dal credito d’imposta sulla formazione, come per l’annualità precedente.
ADC aveva già denunciato le contraddizioni della disposizione, la quale, da un lato, incentiva i professionisti ad investire nella tecnologia utilizzata negli studi professionali e dall’altra esclude la possibilità per loro di scaricare il costo della relativa formazione.
E’ stata evidenziata l’opportunità dell’inclusione dei commercialisti e di tutti i professionisti nelle agevolazioni del MISE, riconoscendo così la complessità gestionale e la potenzialità di sviluppo degli studi professionali, al pari delle PMI.
Non vale l’obiezione che la formazione finanziata valga solo per i dipendenti aziendali e non per gli imprenditori, in quanto l’esclusione pesa sui commercialisti e sui professionisti tutti che investono sui propri dipendenti e collaboratori, penalizzando arbitrariamente una categoria di lavoratori.
Ancora una volta i professionisti devono sostenere in prima persona i costi relativi all’aggiornamento professionale proprio e del loro team.
Non può essere considerato valido neppure l’argomento del presunto scarso utilizzo delle tecnologie 4.0 negli studi professionali, altrimenti non si comprenderebbe l’inclusione dei professionisti nelle agevolazioni sugli acquisti.
La professione del Commercialista non può oggi esimersi dall’utilizzo delle smart tecnologies, soprattutto in considerazione delle richieste dei nuovi mercati che impongono procedure snelle ed efficienti e la piena collaborazione inter e intraprofessionale, anche in modalità remota.
La nostra professione è strettamente correlata alla tecnologia, utilizzata anche per trasmettere, gratuitamente, allo Stato una moltitudine di dati e informazioni, oltre che per dialogare con i portali istituzionali nel rispetto delle scadenze del nostro lavoro.
Da una parte lo Stato mette a disposizione dei Professionisti infrastrutture tecnologiche inefficienti con cui gli addetti ai lavori devono combattere ogni giorno e dall’altra li esclude da alcune agevolazioni sulla tecnologia che, soprattutto per gli studi medio piccoli, potrebbero aprire la possibilità all’implementazione della dotazione tecnologica con la conseguente apertura verso nuovi mercati e nuove collaborazioni.
In Europa, e nel mondo, sfumano i confini geografici tra luoghi di lavoro e collaboratori e viene considerata “impresa” qualsiasi attività che produca reddito, in Italia invece prevale ancora l’idea che sia unicamente l’impresa tradizionalmente intesa a poter essere considerata degna di ricevere finanziamenti sulla tecnologia e si trascurano i professionisti, tra cui i Commercialisti, che producono PIL e posti di lavoro, rispetto ai quali persiste il pregiudizio che li vuole una casta ad alto reddito e a rischio di evasione.
Una visione così miope non fa male solo ai commercialisti, ma azzoppa l’intero sistema Paese, escludendo una larga parte dei lavoratori.
Le due Associazioni, congiuntamente, chiedono al Governo di sanare l’ennesima ingiustizia nei confronti delle professioni e di riconoscere anche ai dipendenti e collaboratori degli studi professionali la possibilità di detrarre i costi relativi alla formazione sulle tecnologie 4.0. E’ una richiesta questa con la quale i professionisti intendono rivendicare la loro dignità e il rispetto che meritano al pari delle aziende.
Comunicato Stampa congiunto ADC-ANC 23.01.2019
IlSole24Ore 24.01.2019 – credito imposta formazione
Fiscopiù 24.01.2019 – credito imposta formazione
Dati allarmanti per la fatturazione elettronica.
34 milioni di fatture elettroniche trasmesse da oltre 600 mila operatori con una percentuale di scarto del 5,6%, dati questi che, resi noti dall’Agenzia delle Entrate lo scorso 15 gennaio in occasione sull’evento promosso dal C.N.C.D.E.C., possono far pensare che l’operazione fattura elettronica, a due settimane dal suo debutto, stia procedendo ormai spedita e senza intoppi, quando invece, purtroppo, sono innumerevoli i disagi che continuano a gravare su professionisti e imprese, a causa dei disservizi sia della piattaforma pubblica sia di quelle private.
“Se leggiamo con attenzione i dati dell’Agenzia delle Entrate –spiega Marco Cuchel Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti – si delinea un trend che, a nostro giudizio, dovrebbe indurre forse a valutazioni più caute, evitando eccessivi entusiasmi.”.
Chiarimenti dell’Agenzia delle entrate in merito alle variazioni in diminuzione dell’IVA.
Con Consulenza giuridica 24 gennaio 2019, n. 2, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle condizioni richieste dalla disciplina IVA per considerare infruttuosa (e quindi procedere con l’emissione di una variazione in diminuzione dell’imponibile ai fini IVA) una procedura esecutiva. L’Amministrazione finanziaria precisa che ai sensi dell’art. 26, comma 12, D.P.R. n. 633/1972 una procedura esecutiva si considera infruttuosa:
• in caso di pignoramento presso terzi, quando dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulti che presso il terzo pignorato non vi sono beni o crediti da pignorare;
• in caso di pignoramento di beni mobili, quando dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulti la mancanza di beni da pignorare ovvero l’impossibilità di accesso al domicilio del debitore ovvero la sua irreperibilità;
• quando, dopo che per tre volte l’asta per la vendita del bene pignorato sia andata deserta, si decida di interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità.
In caso di impossibilità e/o difficoltà nell’applicazione delle ipotesi previste dall’articolo 26, continuano a trovare applicazione le indicazioni contenute nella Circolare n. 77/2000.
L’Agenzia ha chiarito che la procedura può essere dichiarata infruttuosa solo se accertata da un organo super partes (ufficiale giudiziario e/o giudice dell’esecuzione); non può essere invece rimessa all’arbitrio del creditore pignorante.
Credito Iva 2018 da ricalcolare.
I contribuenti che hanno omesso versamenti periodici nell’anno sono tenuti a ricalcolare il credito Iva 2018.
La dichiarazione annuale non può infatti evidenziare un’eccedenza detraibile derivante dallo scomputo ‘tecnico’ di debiti periodici non versati.
Per i contribuenti mensili ciò implica la possibilità che il credito liquidato a dicembre 2018, pur in assenza di ragioni di conguaglio, non sia scomputabile nella liquidazione relativa a gennaio 2019 né, ovviamente utilizzabile in compensazione orizzontale.
Sono gli effetti delle modifiche delle istruzioni di compilazione del modello Iva 2019, con riguardo al rigo VL33 del quadro VL, che quest’anno ‘correggono’ una anomalia rilevata nella dichiarazione Iva 2018 per il 2017 e connessa all’introduzione, nel 2017, delle comunicazioni trimestrali delle liquidazioni periodiche.
Il 31 gennaio 2019 scade per i Revisori legali il termine per il versamento del contributo annuale di iscrizione per l’anno in corso, il cui importo - determinato dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 5 dicembre 2016 - è pari ad euro 26,85. Il versamento potrà essere effettuato utilizzando i servizi del sistema pagoPA®, tramite gli strumenti di pagamento elettronico resi disponibili dalla piattaforma, direttamente dal sito web della revisione legale (Area riservata) o presso gli intermediari autorizzati. È in fase di distribuzione l’apposito avviso di pagamento che sarà recapitato alla casella PEC personale di ciascun iscritto risultante dal Registro dei revisori legali, ovvero a mezzo del servizio postale ordinario.
Fabbrica intelligente, al via le domande al Mise.
Dal 29.01.2019 l'azienda mediante procedura valutativa a sportello potrà presentate l'istanza di accesso agli incentivi esclusivamente tramite procedura informatica, accendendo nell'apposita sezione “accoglienza istanze” e cliccando sulla misura “Macchinari Innovativi”.
È con il decreto direttoriale 16.11.2018, firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico, che vengono definiti i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazioni, nonché le modalità di presentazione delle richieste di erogazione. La misura si rivolge alle Pmi che intendono realizzare investimenti innovativi in coerenza con il piano nazionale “Impresa 4.0” e la “Strategia nazionale di specializzazione intelligente”. Le domande di agevolazione pervenute sono ammesse alla fase istruttoria sulla base dell'ordine cronologico giornaliero di presentazione.
Le agevolazioni, riservate alle aziende ubicate nelle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, sono concesse nella forma del contributo in conto impianti e del finanziamento agevolato, per una percentuale nominale calcolata rispetto alle spese ammissibili pari al 75%.
Il finanziamento agevolato, che non è assistito da particolari forme di garanzia, deve essere restituito dall'impresa beneficiaria senza interessi in un periodo della durata massima di 7 anni a decorrere dalla data di erogazione dell'ultima quota a saldo delle agevolazioni.
l mix di agevolazioni è articolato in relazione alla dimensione dell'impresa come segue:
- per micro e piccola imprese un contributo in conto impianti pari al 35% e un finanziamento agevolato pari al 40%;
- per le media imprese un contributo in conto impianti pari al 25% e un finanziamento agevolato pari al 50%.
Maratona dedicata a Mozart.
Il 26 e 27 gennaio 2019, presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare a Napoli, infatti, avrà luogo la Seconda Edizione dell’evento “Mozart Napoli 2 Days”. L’intento è quello di offrire la possibilità ad artisti dalle più disparate esperienze e provenienze di esibirsi in repertori che vedano come protagonista Mozart. La Maratona avrà inizio sabato alle ore 16 e finirà in tarda serata. Domenica 27 gennaio, invece, avrà luogo dalle 10 alle 14 e dalle 16 fino a sera. Si ricorda che l’ingresso è gratuito. Circolo Ufficiali della Marina Militare, via Cesario Console 3 bis – Salone Principale – I piano. Info e contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Evento Facebook
Prescrizione breve anche per gli avvisi di accertamento.
I giudici della Suprema Corte, con la sentenza n. 30362/18 depositata il 23 novembre 2018, in virtù di una pronuncia del tutto innovativa sulla questione, hanno ampliato l’area di applicazione della prescrizione quinquennale (c.d. breve) riferita ai crediti tributari imputati al contribuente ed iscritti a ruolo presso l’Ente della Riscossione.
In effetti, rispetto alla precedente ordinanza, sempre della Corte di Cassazione n. 20213/15, i giudici di Piazza Cavour hanno osservato che detto termine prescrizionale di “esistenza giuridica” della pretesa tributaria trova piena e legittima cittadinanza “non soltanto nei casi di notifica di cartella esattiva (D.P.R. n° 600 del 1973, art. 36 bis e/o ter), bensì anche nelle fattispecie riguardanti qualsiasi atto amministrativo di natura accertativa (avviso di accertamento)”.
A ben vedere, esaminando nel dettaglio le motivazioni della nota sentenza della S.C., SS.UU. n. 23397/16, i Giudici di Piazza Cavour avevano osservato che il meccanismo prescrizionale breve “si applica con riguardo a tutti gli atti comunque denominati di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via”.
Dalla sentenza delle Sezioni Unite era ipotizzabile, da parte dei difensori tributari, sostenere che il termine di prescrizione breve trovasse operatività anche nelle fattispecie in cui l’atto notificato al contribuente fosse un avviso di accertamento (e non la già richiamata cartella esattoriale).
Pertanto, nella pronuncia a Sezioni Unite, il discrimine tra prescrizione “breve” e “lunga” era caratterizzato dalla eventuale sussistenza di un provvedimento giurisdizionale (ad esempio sentenza tributaria), rendendo dunque superflua l’analisi del nomen del provvedimento notificato al contribuente (atto accertativo od esattivo); tuttavia si trattava di una tesi, del tutto legittima e giuridicamente sostenibile, ma non espressamente “cristallizzata” (expressis verbis) nella mentovata pronuncia del 2016.
Non solo: anche il successivo provvedimento della giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 1997/18) aveva confermato detto “argine”, in materia di prescrizione breve, esclusivamente per gli atti emessi e notificati ad opera dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, ai fini delle conseguenti azioni esecutive e/o cautelari da promuovere ai danni del cittadino.
Con l’ordinanza in commento, i giudici ermellini hanno dunque osservato che “la prescrizione quinquennale è giustificata da un ragionevole principio di equità, che vuole che il debitore venga sottratto all’obbligo di corrispondere quanto dovrebbe per prestazioni già scadute, tutte le volte che queste non siano tempestivamente richieste dal creditore”.
In considerazione degli spunti di riflessione illustrati in precedenza, si legge nella motivazione in parola: “mentre con la nota ordinanza n° 20213/15 la S.C. aveva affermato che la prescrizione quinquennale operava laddove il titolo esecutivo fosse costituito dalla sola cartella esattoriale dell’Ente della Riscossione, sicché nelle altre ipotesi di sussistenza del credito erariale (ad esempio, la notifica dell’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate) avrebbe dovuto essere introdotta la prescrizione quinquennale, il nuovo orientamento ha esteso i margini difensivi del cittadino”.
Riscossione a seguito annullamento parziale o riduzione importo atto impositivo.
Quando un atto impositivo (avviso di accertamento, avviso di liquidazione ecc.) viene annullato parzialmente dal giudice tributario, ovvero quando viene ridotto l’importo accertato o liquidato in origine, la precedente iscrizione a ruolo, effettuata in base all’atto impositivo stesso, perde legittimità e la relativa cartella (recante detta iscrizione) deve intendersi nulla.
La sentenza di annullamento parziale, infatti, elimina l’atto dalla sfera giuridica e vi si sostituisce quale titolo per operare la riscossione. E’, dunque, necessario effettuare una nuova iscrizione a ruolo, che abbia come titolo esecutivo la sentenza tributaria di annullamento parziale.
Neppure è possibile “correggere” l’importo iscritto a ruolo con provvedimento di sgravio che “adatti” le somme a quelle rideterminate dalla sentenza. Poiché la precedente iscrizione a ruolo (avente come base esecutiva l’atto impositivo) non ha più alcun titolo giuridicamente valido su cui poggiarsi la stessa è, pertanto, del tutto illegittima. CTR Campania sentenza n. 6685 del 11-07-2018.
Cessione di partecipazioni e obbligo di non concorrenza del cedente.
Il contratto di cessione di partecipazioni ha come oggetto la partecipazione sociale intesa come insieme di diritti, poteri ed obblighi sia di natura patrimoniale sia di natura c.d. amministrativa in cui si compendia lo status di socio e soltanto quale oggetto mediato la quota parte del patrimonio sociale che la partecipazione rappresenta; tanto che il valore economico della quota non attiene di per sé all’oggetto del contratto, ma alla sfera delle valutazioni motivazionali delle parti e può essere oggetto di contestazioni solo nel caso in cui le parti abbiano previsto pregresse garanzie o in caso di dolo del venditore che abbia inciso, alterandola, sulla apparente consistenza patrimoniale della società.
L’articolo 2557 c.c. individua quale soggetto attivo dell’obbligo di non concorrenza il titolare dell’azienda, e, quale soggetto passivo dell’obbligo, colui che l’ha ceduta. Tale obbligo può sussistere – per via analogica – anche nel caso in cui la cessione dell’azienda sia avvenuta tramite una cessione delle partecipazioni rappresentative del patrimonio sociale che abbia comunque determinato un cambio della proprietà aziendale e della governance.
La ratio dell’articolo 2557 c.c. consista nell’evitare che l’acquirente dell’azienda subisca danno dall’esercizio di un’attività concorrenziale da parte del cedente il quale, essendo conoscenza dell’organizzazione e della rete commerciale dell’azienda ceduta potrebbe facilmente sviare la clientela; rientrano pertanto nel divieto tutti i casi in cui l’alienante inizia l’esercizio della nuova impresa, anche in modo indiretto, attraverso strumenti giuridici con i quali si intenda eludere detto divieto.
In azioni di concorrenza illecita nascenti da una cessione di partecipazioni societarie, è la società le cui partecipazioni erano state oggetto di cessione, e che quindi esercisce l’azienda, ad avere la legittimazione attiva, e non il socio acquirente.
Lo stato di insolvenza cui fa riferimento l’art. 1186 c.c. ai fini della decadenza del debitore dal beneficio del termine non deve rivestire i caratteri di gravità ed irreversibilità, potendo conseguire anche da una situazione di difficoltà economica e patrimoniale reversibile, purché idonea ad alterare, in senso peggiorativo, le garanzie patrimoniali offerte dal debitore e va valutato con riferimento al momento della decisione.
Legittimità del licenziamento del pubblico dipendente iscritto all’Albo degli Avvocati.
E’ quanto ha affermato la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la Sentenza n. 32156/18.
Nel caso di specie, un dipendente comunale aveva presentato ricorso avverso la Sentenza di Appello avente ad oggetto l’impugnativa del licenziamento disciplinare comminato nei sui confronti per incompatibilità della funzione di pubblico dipendente con la professione forense.
La Cassazione, richiamato l’art. 53 del D.lgs. 165/2001 – secondo cui resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dagli artt. 60 e seguenti del Dpr. n. 3/1957, salvo le deroghe espressamente previste – ha affermato che il Legislatore “ha sancito una vera e propria estensione a tutti i dipendenti pubblici, contrattualizzati e non, compresi quelli per i quali vigeva in precedenza una disciplina speciale (quali i dipendenti degli Enti del Parastato Legge n. 70/1975, ex art. 8), della disciplina delle incompatibilità dettata dal Testo unico degli impiegati civili dello Stato agli artt. 60 e seguenti. La stessa norma, poi, ha fatto salve le disposizioni speciali in materia di incompatibilità già vigenti per il personale docente, direttivo e ispettivo della Scuola, per il personale docente dei Conservatori di musica, per il personale degli Enti lirici e del Servizio sanitario nazionale, nonché per i dipendenti pubblici con rapporto di lavoro a tempo parziale”.
In netta diminuzione le procedure fallimentari. Nel 2018 le procedure sono state 116, mentre nel 2017 sono state 190.
n.d. n.d. 1/2019 n.d. n.d. n.d. n.d.
(La numerazione è stata annullata per un problema tecnico procedurale)
Risposta n. 1 del 04/10/18
Individuazione del dies a quo da cui far decorrere il termine di decadenza per la presentazione delle istanze di rimborso - Articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 - pdf
Definizione agevolata dei processi verbali di constatazione. Disposizioni di attuazione dell’articolo 1 del DL n. 119 del 2018 - pdf - (Pubblicato il 23/01/2019)
Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Industria 4.0 - articolo 1, commi da 46 a 56, della legge n. 205 del 2017 e articolo 1, commi da 78 a 81, della legge n. 145 del 2018 - pdf
Rappresentante fiscale di intermediario estero - pdf
Risoluzione n. 84 del 05/12/2018
Le novità della finanza agevolata per l’occupazione a favore del sud, anche a fondo perduto. Biblioteca comunale di Afragola

References: sentenza 
 art. 36
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 Sentenza 
 art. 8
 Articolo 38
 articolo 1
 articolo 1