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Timestamp: 2019-08-23 18:28:10+00:00

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Numero 17 13 aprile 2019
Mediazione familiare, da decenni in campo per la pacificazione
IL TEMA DELLA SETTIMANA Mentre il Ddl Pillon sembra arenato e forse accantonato per sempre, il dibattito sulle questioni legate alla famiglia si è riacceso. In particolare è tornata l’attenzione sullo strumento principe di pacificazione delle relazioni familiari: la mediazione familiare. Fulvio Scaparro e Chiara Vendramini lo dicono chiaramente: niente miracoli né infallibilità, ma testimonianza di interventi solidali, costruttivi e concreti che cercano non di ricomporre le crisi ma di dare loro una nuova forma, più civile e a tutela dei figli. (Chi sono gli autori: Fulvio Scaparro e Chiara Vendramini sono gli autori del volume «Pacificare le relazioni familiari. Tecniche ed esperienze di mediazione familiare», Edizioni Erickson, 2018)
In vigore il decreto Brexit: in caso di “uscita” senza accordo previste norme interne per evitare gli effetti negativi
Il decreto legge 25 marzo 2019 n. 22 contiene misure urgenti per assicurare sicurezza, stabilità finanziaria e integrità dei mercati, nonché tutela della salute e della libertà di soggiorno dei cittadini italiani e di quelli del Regno Unito, in caso di recesso di quest'ultimo dall'Unione europea.
Valida la vendita di un immobile viziato da abuso
Mediazione, immobili abusivi, stupefacenti, kafala. Sono alcuni dei temi trattati in settimana dalle varie corti.
Procedimento di mediazione: l’avvocato deve essere presente e la parte attraverso procura lo può anche delegare
La sentenza 8473/2019 in tema di presenza obbligatoria dell'avvocato alla prima seduta del procedimento di mediazione alla luce della disciplina della mediazione civile e commerciale di cui al decreto legislativo n. 28 del 2010.
La prima sentenza dopo l’obbligatorietà sancita dalla Consulta
La Cassazione compone un tema che la giurisprudenza di merito era arrivata a delineare con arresti tra loro contrastanti e molto spesso penalizzanti per le parti che avevano preferito abbandonare, forse prematuramente, la via della mediazione non ritenendola utile, ovvero idonea, al componimento della controversia, privilegiando così l’antico rito processuale ordinario.
La violazione dei doveri coniugali può dare luogo a una separata richiesta di risarcimento del danno
I doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, discendendo dalla natura giuridica degli obblighi suddetti che la relativa violazione, ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti, possa integrare gli estremi dell’illecito civile. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 6598/2019.
La lesione al partner deve riguardare diritti fondamentali
Se si vuole ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale conseguente all’altrui tradimento occorrerà allegare e provare la lesione di specifici diritti costituzionalmente protetti (salute, dignità personale), occorrerà inoltre dimostrare tutti gli elementi dell’illecito, compreso il superamento della soglia minima di tollerabilità del danno.
Società cooperativa: in caso di licenziamento applicazione delle tutele estesa ai soci dipendenti
In una società cooperativa, anche i soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato devono essere computati ai fini del requisito dimensionale per l’applicazione del regime di stabilità del rapporto di lavoro: con la conseguenza della fruibilità anche per i lavoratori dipendenti non soci della tutela prevista dall’articolo 18 della legge 300/1970. Nella sostanza, ai fini dell’applicazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori nelle società cooperative, i soci lavoratori vanno computati ai fini del requisito dimensionale dei 15 dipendenti previsto per la garanzia reale. Lo dice la Cassazione con la sentenza 6847/2019.
La Cassazione supera il precedente indirizzo giurisprudenziale
La Suprema corte, ribaltando completamente la sentenza dei Giudici di appello, ha accolto il ricorso del socio lavoratore che, in funzione dell'applicazione della tutela reale, aveva dedotto la erronea esclusione, da parte dei Giudici di secondo grado, dal computo del requisito dimensionale dei soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato.
Reati abituali: legittimo l’arresto in quasi flagranza grazie alle pregresse denunce fornite dalla vittima
Nei reati abituali è legittimo l’arresto in quasi-flagranza anche quando il bagaglio conoscitivo dell’operante derivi da pregresse denunce della vittima, relative a fatti a cui egli non abbia assistito personalmente, purché assista a una frazione dell’attività delittuosa che, sommata a quella oggetto di denuncia, integri l’abitualità richiesta dalla fattispecie incriminatrice. Lo ha detto la Cassazione con la sentenza 7915/2019.
Sufficiente assistere a una frazione dell’attività delittuosa
L’odierna soluzione “supera” - ma non contraddice, - il noto precedente delle sezioni Unite penali che ha giudicato illegittimo l’arresto operato dalla polizia giudiziaria sulla base delle informazioni fornite dalla vittima o da terzi nell’immediatezza del fatto, poiché, in tale ipotesi, non sussiste la condizione di «quasi flagranza».
Particolare tenuità del fatto: legittimo il proscioglimento prima del dibattimento nonostante il dissenso del Pm
La non punibilità dell’imputato per particolare tenuità del fatto può essere pronunciata con sentenza di proscioglimento predibattimentale ai sensi dell’articolo 469, comma 1- bis , del codice di procedura penale, nonostante il dissenso del pubblico ministero. Così la sentenza del tribunale di Spoleto 8 gennaio 2019.
Il potere del giudice può così evitare un processo superfluo
Continua il braccio di ferro tra la giurisprudenza di legittimità e parte di quella di merito sulla possibilità per il giudice di pronunciare, anche col dissenso del pubblico ministero, sentenza predibattimentale. Il Tribunale di Spoleto dà una risposta positiva superando la necessità di allineare le posizioni delle contrapposte parti processuali.
Rti: per evitare l’esclusione necessaria la corrispondenza fra requisito di qualificazione e quota dei lavori
La mancanza del requisito di qualificazione in misura corrispondente alla quota dei lavori, cui si è impegnata una delle imprese costituenti il raggruppamento temporaneo in sede di presentazione dell’offerta, è causa di esclusione dell’intero raggruppamento, anche se lo scostamento sia minimo e anche nel caso in cui il raggruppamento nel suo insieme. Lo ha detto la Plenaria con la sentenza 6/2019.
Una tesi coerente con la giurisprudenza e la certezza del diritto
La Plenaria individua un argomento a controprova: ciò che si vuol rendere possibile ex post , con l’intervento di un’altra impresa associata avente un requisito “sovrabbondante”, può avvenire ex ante , in sede di ripartizione tra le associate delle quote dei lavori: ciò dimostra come non sussista alcun restringimento del principio di ampia partecipazione alle gare.
Il minore sottoposto a kafala non rientra nella nozione di discendente diretto ma in “altro familiare”
La nozione di discendente diretto ai fini dell’applicazione del diritto dei cittadini dell’Unione di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri è una nozione propria dell’ordinamento Ue e non rimanda al diritto degli Stati membri. Tale nozione non comprende un minore sottoposto alla tutela legale permanente di un cittadino dell’Unione secondo la kafala algerina. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea (Grande sezione) con la sentenza C-129/18 depositata il 26 marzo.

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