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Timestamp: 2020-08-12 00:27:40+00:00

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CORTE COSTITUZIONALE - Sentenza 21 febbraio 2018, n. 35 - Legittimità costituzionale della soglia di punibilità per Indebita compensazione - Omesso versamento delle somme dovute utilizzando in compensazione, ai sensi dell'art. 17 del d.lgs. n. 241 del 1997, crediti non spettanti o inesistenti - Studio Cerbone
CORTE COSTITUZIONALE – Sentenza 21 febbraio 2018, n. 35 – Legittimità costituzionale della soglia di punibilità per Indebita compensazione – Omesso versamento delle somme dovute utilizzando in compensazione, ai sensi dell’art. 17 del d.lgs. n. 241 del 1997, crediti non spettanti o inesistenti
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CORTE COSTITUZIONALE – Sentenza 21 febbraio 2018, n. 35
Reati tributari – Indebita compensazione – Omesso versamento delle somme dovute utilizzando in compensazione, ai sensi dell’art. 17 del d.lgs. n. 241 del 1997, crediti non spettanti o inesistenti – Soglia di punibilità
1. – Con ordinanza dell’11 novembre 2016, il Tribunale ordinario di Busto Arsizio ha sollevato, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 10-quater del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nel testo anteriore alle modifiche operate dal decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158 (Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell’articolo 8, comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23), nella parte in cui, con riguardo al delitto di indebita compensazione ivi descritto, «indica il limite di punibilità in 50.000 euro annui anziché in 150.000 euro».
2. – È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata.
1. – Il Tribunale ordinario di Busto Arsizio dubita della legittimità costituzionale dell’art. 10-quater del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), nel testo anteriore alle modifiche operate dal decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158 (Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell’articolo 8, comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23), nella parte in cui, con riguardo al delitto di indebita compensazione ivi descritto, «indica il limite di punibilità in 50.000 euro annui anziché in 150.000 euro».
La norma incriminatrice sottoposta a scrutinio si colloca nell’alveo del processo di parziale revisione della strategia politico-criminale sottesa al riassetto del sistema penale tributario attuato dal d.lgs. n. 74 del 2000: strategia consistente nella focalizzazione dell’intervento repressivo preminentemente sulla fase dell’”autoaccertamento” del debito di imposta – ossia della dichiarazione annuale ai fini delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto – a presidio dell’obbligo di veritiera ostensione della situazione reddituale o delle basi imponibili da parte del contribuente.
3. – Il Tribunale rimettente muove le sue censure proprio alla formulazione originaria della norma incriminatrice, vigente alla data di commissione del fatto per cui si procede nel giudizio principale (concernente l’omesso versamento di somme dovute a titolo di imposte sui redditi per l’anno 2009).
4. – Ciò posto, il giudice a quo richiama, quale premessa delle sue censure, la sentenza n. 80 del 2014, con la quale questa Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 10-ter del d.lgs. n. 74 del 2000, nella parte in cui, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, puniva l’omesso versamento dell’IVA, dovuta in base alla relativa dichiarazione annuale, per importi superiori ad euro 50.000 per ciascun periodo di imposta, anziché ad euro 103.291,38.
5. – Diversamente da quanto è avvenuto nei casi che hanno dato luogo all’ordinanza n. 116 del 2016, di restituzione degli atti ai giudici a quibus per ius superveniens – anch’essa richiamata dal rimettente – il Tribunale lombardo non chiede, peraltro, a questa Corte di replicare la ricordata declaratoria di illegittimità costituzionale parziale con riguardo al delitto di indebita compensazione. Formula, invece, una distinta censura, correlata alle modifiche apportate al quadro normativo di riferimento dal d.lgs. n. 158 del 2015.
6. – Il giudice a quo si mostra, per altro verso, consapevole di come il ragionamento che sorregge la richiamata sentenza n. 80 del 2014 non possa essere esteso sic et simpliciter al delitto di indebita compensazione.
7. – Ad avviso del rimettente, ciò non impedirebbe di ravvisare nella diversa parametrazione delle soglie di punibilità dei due delitti – indebita compensazione e dichiarazione infedele – una violazione del principio di eguaglianza.
8. – La tesi non può essere condivisa.
9. – In difetto della necessaria omogeneità tra le fattispecie criminose poste a raffronto, nessun argomento a sostegno della tesi del rimettente può essere tratto dall’analisi differenziale delle rispettive pene edittali.
10. – Alle considerazioni che precedono, di per sé dirimenti, va aggiunto, per completezza, che nel formulare il quesito di costituzionalità il giudice a quo non ha tenuto conto di un ulteriore elemento.
11. – La questione va dichiarata, pertanto, non fondata.
AGENZIA DELLE ENTRATE - Provvedimento 09 luglio 2018, n. 143035 - Estensione delle modalità di versamento di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, alle somme dovute in relazione alla registrazione degli atti dell’autorità…

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