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Timestamp: 2019-02-22 16:55:34+00:00

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I fatti di causa rilevanti ai fini della decisione del ricorso possono così ricostruirsi sulla base della sentenza impugnata.Mevio. e Sempronio , rispettivamente marito e figlio di Caio convennero in giudizio, innanzi al Tribunale di Roma, Tizio, A..C. e S. Ass.ni s.p.a., per essere risarciti dei danni subiti a seguito dell’incidente stradale in cui aveva perso la vita la loro congiunta. Esposero che questa, investita sulle strisce pedonali, aveva riportato lesioni che, dopo una degenza ininterrotta di ventuno giorni, ne avevano provocato la morte.Con sentenza del 12 novembre 2002, il giudice adito, per quanto qui interessa, condannò i convenuti al pagamento, in solido tra loro, delle somme di Euro 113.142, in favore di ..., e di Euro 86.208, in favore di ... per danno morale, mentre escluse ogni attribuzione a titolo di danno patrimoniale, in favore del coniuge superstite, in relazione alla pensione di cui era titolare la moglie, in ragione del riconoscimento al marito di una reversibile del 60%.Proposto gravame da Mevio. e Sempronio, la Corte d’appello, in data 12 luglio 2005, in parziale riforma dell’impugnata sentenza, ha condannato ..., ...e S. Ass.ni s.p.a. al pagamento dell’ulteriore somma di Euro 840,00, a titolo di danno biologico spettante agli attori iure hereditatis, compensando tra le parti le spese del grado in ragione della metà e condannando gli appellanti al pagamento in solido del residuo.Avverso detta pronuncia propongono ricorso per cassazione, illustrato anche da memoria, Mevio. e C., articolando quattro motivi.Resiste con controricorso ...
3. Peraltro i criteri di liquidazione di tale profilo del danno non patrimoniale non possono ignorare la complessiva risposta che il diritto vivente da all’esigenza di ristoro fatta valere dai prossimi congiunti della vittima primaria.Costituiscono invero massime ormai consolidate nella giurisprudenza di questa Corte:
a) che in caso di lesione dell’integrità fisica con esito letale, un danno biologico risarcibile in capo al danneggiato, trasmissibile agli eredi, è configurabile solo se la morte sia intervenuta dopo un apprezzabile lasso di tempo, si da potersi concretamente configurare un’effettiva compromissione dell’integrità psicofisica del soggetto leso, non già quando la morte sia sopraggiunta immediatamente o comunque a breve distanza dall’evento, giacché essa non costituisce la massima lesione possibile del diritto alla salute, ma lesione di un bene giuridico diverso, e cioè del bene della vita (confr. Cass. civ. 17 gennaio 2008, n. 870; Cass. civ. 28 agosto 2007, n. 18163; Corte cost. n. 372 del 1994);
b) che parimenti il danno cosiddetto catastrofale - e cioè la sofferenza patita dalla vittima durante l’agonia - è risarcibile e può essere fatto valere iure hereditatis unicamente allorché essa sia stata in condizione di percepire il proprio stato, abbia cioè avuto l’angosciosa consapevolezza della fine imminente, mentre va esclusa quando all’evento lesivo sia conseguito immediatamente il coma e il danneggiato non sia rimasto lucido nella fase che precede il decesso (confr. Cass. civ. 28 novembre 2008, n. 28423; Cass. civ. 24 marzo 2011, n. 6754);
6. Ad avviso del collegio le argomentazioni svolte dalla Curia capitolina - che ha giustificato il giudizio di congruità delle somme attribuite ai superstiti in base a un’ipotetica vicinanza di altri, non meglio individuati familiari e alla apodittica capacità lenitiva delle connesse relazioni affettive - evidenziano la palese sottovalutazione del danno da lesione del rapporto parentale in cui è incorso il giudice di merito e conseguentemente concretano non solo un vizio motivazionale, per la complessiva inadeguatezza dell’apparato giustificativo della decisione, formulato in termini puramente assertivi e senza neppure esplicitare i parametri tabellari probabilmente applicati, ma una inemendabile violazione del disposto dell’art. 2059 cod. civ., nella portata innanzi precisata.Il giudice di merito ha invero ignorato il principio per cui il danno da perdita del rapporto parentale deve si essere risarcito mediante il ricorso a criteri di valutazione equitativa, rimessi alla prudente discrezionalità del giudice di merito, ma esplicitando le regole di equità applicate (comb. disp. artt. 1226 e 2056 cod. civ.) e, nello specifico, tenendo conto dell’irreparabilità della perdita della comunione di vita e di affetti e della integrità della famiglia subita dai prossimi congiunti della vittima, di talché la relativa quantificazione esige un’attenta considerazione di tutte le circostanze idonee a lumeggiare la pregnanza, in concreto, dell’entità della lesione subita dai superstiti.
8. Non hanno invece pregio le censure svolte nel terzo motivo.La Corte territoriale ha escluso che i ricorrenti avessero subito un danno patrimoniale a seguito della morte della loro congiunta, evidenziando che il marito usufruiva di una pensione di reversibilità pari al 60% di quella goduta dalla moglie e, in ogni caso, che gli appellanti non avevano provato che l’evento luttuoso avesse determinato un peggioramento del loro tenore di vita.9. Osserva il collegio che la prospettiva in cui si è mosso il giudice di merito è all’evidenza la qualificazione come quota sibi (e cioè come porzione del reddito che la defunta avrebbe speso per sé), della parte di pensione non devoluta ai superstiti, congruamente motivando il suo convincimento anche in relazione al contesto probatorio di riferimento. E non par dubbio che il relativo accertamento è incensurabile in sede di legittimità, se immune da vizi di motivazione. Peraltro i rilievi critici formulati dagli impugnanti sono eccentrici, rispetto alle argomentate ragioni della decisione, risolvendosi nell’incongrua denuncia dell’applicazione di un principio - quello della compensatio lucri cum damno - in realtà del tutto estraneo alla ratio decidendi della sentenza oggetto di ricorso.
9. In definitiva la decisione impugnata deve essere cassata in relazione ai primi due motivi di ricorso, con rinvio, anche per le spese di giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che, nel decidere, dovrà applicare il seguente principio di diritto:il danno da perdita del rapporto parentale conseguente alla morte di un prossimo congiunto deve essere integralmente risarcito mediante l’applicazione di criteri di valutazione equitativa, rimessi alla prudente discrezionalità del giudice di merito. Tali criteri devono tener conto dell’irreparabilità della perdita della comunione di vita e di affetti e della integrità della famiglia. La relativa quantificazione va operata considerando tutti gli elementi della fattispecie e, in caso di ricorso a valori tabellari, che vanno in ogni caso esplicitati, effettuandone la necessaria personalizzazione.
La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso; rigetta il terzo, assorbito il quarto. Cassa in relazione ai motivi accolti e rinvia anche per le spese del giudizio di cassazione alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione. Depositata in Cancelleria il 09.05.2011
2011-05-24 Da: Spataro
Approfondimenti: Danni Iure successionis Valutazione Cassazione Sentenze Civile.it
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