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Timestamp: 2016-12-09 03:54:59+00:00

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Codice di procedura penale - Misure cautelari personali
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TITOLO I MISURE CAUTELARI PERSONALI
b) quando l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto e attuale pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione. Le situazioni di concreto e attuale pericolo non
possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui
si procede;
c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o
dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o da suoi precedenti penali, sussiste il concreto e attuale pericolo che questi commetta
gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di
criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della
stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non
inferiore nel massimo a cinque anni, nonché per il delitto di finanziamento
illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195, e
successive modificazioni. Le situazioni
di concreto e attuale pericolo, anche in relazione alla personalità
dell’imputato, non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del
titolo di reato per cui si procede. Art. 275. Criteri di scelta delle misure. 1. Nel disporre le misure, il giudice tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto. 1-bis. Contestualmente ad una sentenza di condanna, l'esame delle esigenze cautelari è condotto tenendo conto anche dell'esito del procedimento, delle modalità del fatto e degli elementi sopravvenuti, dai quali possa emergere che, a seguito della sentenza, risulta taluna delle esigenze indicate nell'articolo 274, comma 1, lettere b) e c).
2-bis. Non può essere applicata la misura della custodia
cautelare in carcere o quella degli arresti domiciliari se il giudice
ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione
condizionale della pena. Salvo quanto previsto dal comma 3 e ferma
restando l'applicabilità degli articoli 276, comma 1-ter, e 280,
comma 3, Non può applicarsi la misura della custodia cautelare in
carcere se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena
detentiva irrogata non sara' superiore a tre anni. Tale disposizione
non si applica nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli
423-bis, 572, 612-bis e 624-bis del codice penale, nonché all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive
comma 1, del presente codice.
3. La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando le altre misure coercitive o interdittive, anche se applicate cumulativamente, risultino inadeguate. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui agli articoli 270, 270-bis e 416- bis del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari. Salvo quanto previsto dal secondo periodo del presente comma, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del presente codice nonché in ordine ai delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, primo comma, 600-ter, escluso il quarto comma, 600-quinquies e, quando non ricorrano le circostanze attenuanti contemplate, 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari o che, in relazione al caso concreto, le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure. 3-bis. Nel disporre la custodia cautelare in carcere il giudice deve
indicare le specifiche ragioni per cui ritiene inidonea, nel caso concreto, la
misura degli arresti domiciliari con le procedure di controllo di cui
all’articolo 275-bis, comma 1. 4. Non può essere disposta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, quando imputati siano donna incinta o madre di prole di età inferiore a tre anni con lei convivente, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, ovvero persona che ha superato l'età di settanta anni.
Con con sentenza 265/2010 ha dichiarato l’illegittimità
costituzionale dell’art. 275, comma 3, secondo e terzo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui agli articoli 600-bis, primo comma, 609-bis e 609-quater del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure.
Con sentenza 164/2011 ha dichiarato l’illegittimità
costituzionale dell’art. 275, comma 3, secondo e terzo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’art. 575 del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure.
Con sentenza 231/2011 ha dichiarato l’illegittimità
costituzionale dell’art. 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11
(Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’art. 74 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure. Con sentenza 110/2012 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2, comma 1, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11
(Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’art. 416 del codice penale, realizzato allo scopo di commettere i delitti previsti dagli artt. 473 e 474 del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure.
La Corte Costituzionale, con sentenza 25 - 29 marzo 2013, n. 57 (in G.U. 1a s.s. 3/4/2013, n. 14), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 2, comma 1, del
decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche' in
tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui - nel prevedere che, quando
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416-bis del
codice penale ovvero al fine di agevolare l'attivita' delle associazioni previste dallo stesso articolo, e' applicata la custodia
cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva,
altresi', l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze
cautelari possono essere soddisfatte con altre misure".
La Corte Costituzionale, con sentenza 3 - 18 luglio 2013, n. 213 (in G.U. 1a s.s. 24/7/2013, n. 30), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzione dell'articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall'articolo 2 del
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all'articolo 630 del codice penale, e' applicata la custodia
La Corte Costituzionale, con sentenza 16 - 23 luglio 2013, n. 232 (in G.U. 1a s.s. 31/7/2013, n. 31), ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'articolo 275, comma 3, terzo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall'articolo 2 del
sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all'articolo 609-octies del codice penale, e' applicata la custodia
1. Nel disporre la misura degli arresti domiciliari anche in
sostituzione della custodia cautelare in carcere, il giudice, salvo
che le ritenga non necessarie in relazione alla natura e al grado
delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto, prescrive
tecnici, quando ne abbia accertato la disponibilità da parte della
polizia giudiziaria. Con lo stesso provvedimento il giudice prevede
l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere
qualora l'imputato neghi il consenso all'adozione dei mezzi e
strumenti anzidetti. (1).
2. L'imputato accetta i mezzi e gli strumenti di controllo di cui al comma 1
ovvero nega il consenso all'applicazione di essi, con dichiarazione espressa resa all'ufficiale o all'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha disposto la misura. La dichiarazione è trasmessa al giudice che ha emesso l'ordinanza ed al pubblico ministero, insieme con il verbale previsto dall'articolo 293, comma 1.
(1) Il D.L. 23 dicembre 2013, n. 146, convertito con modificazioni
dalla L. 21 febbraio 2014, n. 10, ha disposto (con l'art. 1, comma 2)
che l'efficacia della modifica disposta al comma 1 del presente
articolo "è differita al giorno successivo a quello della
1. In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare , il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto conto dell'entità, dei motivi e delle circostanze della violazione.
Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva.
1-ter. In deroga a quanto previsto nel comma 1, in caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari concernenti il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il giudice dispone la revoca della misura e la sostituzione con la custodia cautelare in carcere, salvo che il fatto sia di lieve entità. Art. 277. Salvaguardia dei diritti della persona sottoposta a misure cautelari.
1. Agli effetti dell'applicazione delle misure, si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, fatta eccezione della circostanza aggravante prevista al numero 5) dell'articolo 61
del codice penale e della circostanza attenuante prevista dall'articolo 62 n. 4
del codice penale nonché delle circostanze per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.
1. Salvo quanto disposto dai commi 2 e 3 del presente articolo e dall'art.
391, le misure previste in questo capo possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni.
2. La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della
reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni e per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all'articolo 7
della legge 2 maggio 1974, n. 195, e successive modificazioni.
1. Con il provvedimento che dispone l’allontanamento il
giudice prescrive all’imputato di lasciare immediatamente la casa familiare,
ovvero di non
farvi rientro, e di non accedervi senza l’autorizzazione del
giudice che procede. L’eventuale autorizzazione può prescrivere determinate
2. Il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela
dell’incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, può inoltre
prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente
frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il
domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la
frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. In tale ultimo caso il
giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.
3. Il giudice, su richiesta del pubblico ministero, può altresì
ingiungere il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone
conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta, rimangano prive di
mezzi adeguati. Il giudice determina la misura dell’assegno tenendo conto delle
circostanze e dei redditi dell’obbligato e stabilisce le modalità ed i termini
del versamento. Può ordinare, se necessario, che l’assegno sia versato
direttamente al beneficiario da parte del datore di lavoro dell’obbligato,
detraendolo dalla retribuzione a lui spettante. L’ordine di pagamento ha
efficacia di titolo esecutivo.
4. I provvedimenti di cui ai commi 2 e 3 possono essere assunti
anche successivamente al provvedimento di cui al comma 1, sempre che questo non
sia stato revocato o non abbia comunque perduto efficacia. Essi, anche se
assunti successivamente, perdono efficacia se è revocato o perde comunque
efficacia il provvedimento di cui al comma 1. Il provvedimento di cui al comma
3, se a favore del coniuge o dei figli, perde efficacia, inoltre, qualora
sopravvenga l’ordinanza prevista dall’articolo 708 del codice di procedura
civile ovvero altro provvedimento del giudice civile in ordine ai rapporti
economico-patrimoniali tra i coniugi ovvero al mantenimento dei figli.
5. Il provvedimento di cui al comma 3 può essere modificato se
mutano le condizioni dell’obbligato o del beneficiario, e viene revocato se la
convivenza riprende.
6. Qualora si proceda per uno dei delitti previsti dagli articoli
570, 571, 582, limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o
comunque aggravate, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-septies.1, 600-septies.2, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater,
609-quinquies, 609-octies e 612, secondo comma, del codice penale, commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente, la
misura puo' essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena
previsti dall'articolo 280, anche con le modalità di controllo
previste all'articolo 275-bis.
Art. 282-ter. Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.3. Il giudice può, inoltre, vietare all'imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2. 4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.
Art. 282-quater. Obblighi di comunicazione.
1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono
comunicati all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini
dell'eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e
munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai
servizi socio-assistenziali del territorio. Quando l'imputato si
sottopone positivamente ad un programma di prevenzione della violenza
organizzato dai servizi socio-assistenziali del territorio, il
responsabile del servizio ne dà comunicazione al pubblico ministero
e al giudice ai fini della valutazione ai sensi dell'articolo 299,
comma 2). Art. 283. Divieto e obbligo di dimora.
2. Con il provvedimento che dispone l'obbligo di dimora, il giudice prescrive all'imputato di non allontanarsi, senza l'autorizzazione del giudice che procede, dal territorio del comune di dimora abituale ovvero, al fine di assicurare un più efficace controllo o quando il comune di dimora abituale non è
sede di ufficio di polizia, dal territorio di una frazione del predetto comune o dal territorio di un comune viciniore ovvero di una frazione di quest'ultimo. Se per la personalità del soggetto o per le condizioni ambientali la permanenza in tali luoghi non garantisce adeguatamente le esigenze cautelari previste dall'articolo 274, l'obbligo di dimora può essere disposto nel territorio di un altro comune o frazione di esso, preferibilmente nella provincia e comunque nell'ambito della regione ove è ubicato il comune di abituale dimora.
3. Quando dispone l'obbligo di dimora, il giudice indica l'autorità di polizia alla quale l'imputato deve presentarsi senza ritardo e dichiarare il luogo ove fisserà la propria abitazione. Il giudice può prescrivere all'imputato di dichiarare all'autorità di polizia gli orari e i luoghi in cui sarà
quotidianamente reperibile per i necessari controlli, con obbligo di comunicare preventivamente alla stessa autorità le eventuali variazioni dei luoghi e degli orari predetti.
1. Con il provvedimento che dispone gli arresti domiciliari, il giudice prescrive all'imputato di non allontanarsi dalla propria
abitazione o da altro luogo di privata dimora ovvero da un luogo pubblico di cura o di assistenza ovvero, ove istituita, da una casa
famiglia protetta.
1 bis. Il giudice dispone il luogo degli arresti domiciliari in modo da assicurare comunque le prioritarie esigenze di tutela della
persona offesa dal reato.
2. Quando è necessario, il giudice impone limiti o divieti alla facoltà
dell'imputato di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono.
3. Se l'imputato non può altrimenti provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita ovvero versa in situazione di assoluta indigenza, il giudice può autorizzarlo ad assentarsi nel corso della giornata dal luogo di arresto per
il tempo strettamente necessario per provvedere alle suddette esigenze ovvero per esercitare una attività lavorativa.
5-bis. Non possono essere, comunque, concessi gli arresti domiciliari a chi sia stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede, , salvo che il giudice ritenga, sulla base di specifici elementi, che il fatto sia di lieve entità e che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con tale misura. A tale fine il giudice assume nelle forme più
rapide le relative notizie. Art. 285. Custodia cautelare in carcere.
1. Se la persona da sottoporre a custodia cautelare si trova in stato di infermità di mente che ne esclude o ne diminuisce grandemente la capacità di intendere o di volere, il giudice, in luogo della custodia in carcere, può
disporre il ricovero provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico ospedaliero, adottando i provvedimenti necessari per prevenire il pericolo di fuga. Il ricovero non può essere mantenuto quando risulta che l'imputato non è
più infermo di mente.
1. Con il provvedimento che dispone la sospensione dall'esercizio
della responsabilità genitoriale, il giudice priva temporaneamente l'imputato, in tutto o in parte, dei poteri a essa
2. Qualora si proceda per un delitto contro la libertà sessuale, ovvero per
uno dei delitti previsti dagli articoli 530 e 571 del codice penale, commesso in danno di prossimi congiunti, la misura può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall'articolo 287 comma 1.
2. Qualora si proceda per un delitto contro la pubblica amministrazione, la misura può essere disposta a carico del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall'articolo 287 comma 1. Nel corso delle indagini preliminari, prima di decidere sulla richiesta del pubblico ministero di sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio, il giudice procede all'interrogatorio dell'indagato, con le modalità indicate agli articoli 64 e 65. Se la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio è disposta dal giudice in luogo di una misura coercitiva richiesta dal pubblico ministero, l’interrogatorio ha luogo nei termini di cui al comma 1-bis dell’articolo 294. 3. La misura non si applica agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare. Art. 290. Divieto temporaneo di esercitare determinate attività
professionali o imprenditoriali.
2. L'ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità
rilevabile anche d'ufficio:
c) l'esposizione e l'autonoma valutazione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta, con l'indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato; c-bis) l'esposizione e l'autonoma valutazione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa, nonché, in caso di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l'esposizione delle concrete e specifiche ragioni per le quali le esigenze di cui all'articolo 274 non possono essere soddisfatte con altre misure;
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 156, l'ufficiale o
l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha disposto la
custodia cautelare consegna all'imputato copia del provvedimento
unitamente a una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e
precisa e, per l'imputato che non conosce la lingua italiana,
tradotta in una lingua a lui comprensibile, con cui lo informa:
e) del diritto di accedere agli atti sui quali si fonda il
h) del diritto di essere condotto davanti all'autorita'
giudiziaria non oltre cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione, se
la misura applicata e' quella della custodia cautelare in carcere
ovvero non oltre dieci giorni se la persona e' sottoposta ad altra
misura cautelare;
l'interrogatorio, di impugnare l'ordinanza che dispone la misura
cautelare e di richiederne la sostituzione o la revoca.
prontamente disponibile in una lingua comprensibile all'imputato, le
informazioni sono fornite oralmente, salvo l'obbligo di dare
comunque, senza ritardo, comunicazione scritta all'imputato.
1-ter. L'ufficiale o l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza
informa immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato
ovvero quello di ufficio designato a norma dell'articolo 97 e redige
verbale di tutte le operazioni compiute, facendo menzione della
consegna della comunicazione di cui al comma 1 o dell'informazione
orale fornita ai sensi del comma 1-bis. Il verbale e' immediatamente
trasmesso al giudice che ha emesso l'ordinanza e al pubblico
Art. 294. Interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare personale. 1. Fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento, il giudice che ha deciso in ordine all'applicazione della misura cautelare se non vi ha proceduto nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto o del fermo di indiziato di delitto procede all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione della custodia, salvo il caso in cui essa sia assolutamente impedita.
1-bis. Se la persona e' sottoposta ad altra misura cautelare, sia
coercitiva che interdittiva, l'interrogatorio deve avvenire non oltre
dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o della sua
notificazione. Il giudice, anche d'ufficio, verifica che all'imputato in stato di custodia cautelare in carcere o agli arresti
domiciliari sia stata data la comunicazione di cui all'articolo 293,
3. Mediante l'interrogatorio il giudice valuta se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari previste dagli articoli 273, 274 e 275.
Quando ne ricorrono le condizioni, provvede, a norma dell'articolo 299, alla revoca o alla sostituzione della misura disposta.
Art. 295. Verbale di vane ricerche. 1. Se la persona nei cui confronti la misura è disposta non viene rintracciata e non è possibile procedere nei modi previsti dall'articolo 293, l'ufficiale o l'agente redige ugualmente il verbale, indicando specificamente le indagini svolte, e lo trasmette senza ritardo al giudice che ha emesso l'ordinanza.
3. Al fine di agevolare le ricerche del latitante, il giudice o il pubblico ministero, nei limiti e con le modalità previste dagli articoli 266 e 267, può
disporre l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione. Si applicano, ove possibile, le disposizioni degli articoli 268, 269 e 270.
3-bis. Fermo quanto disposto nel comma 3 del presente articolo e nel comma 5
dell'articolo 103, il giudice o il pubblico ministero può disporre l'intercettazione di comunicazioni tra presenti quando si tratta di agevolare le ricerche di un latitante in relazione a uno dei delitti previsti dall'articolo 51, comma 3-bis nonché dell'articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4).
Art. 296. Latitanza. 1. E' latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare , agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio , all'obbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione.
4. La qualità di latitante permane fino a che il provvedimento che vi ha dato causa sia stato revocato a norma dell'articolo 299 o abbia altrimenti perso efficacia ovvero siano estinti il reato o la pena per cui il provvedimento è
stato emesso.
3. Se nei confronti di un imputato sono emesse più ordinanze che dispongono la medesima misura per uno stesso fatto, benché diversamente circostanziato o qualificato, ovvero per fatti diversi commessi anteriormente alla emissione della prima ordinanza in relazione ai quali sussiste connessione ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettera b) e c), limitatamente ai casi di reati commessi per eseguire gli altri, i termini decorrono dal giorno in cui è stata eseguita o notificata la prima ordinanza e sono commisurati all'imputazione più
grave. La disposizione non si applica relativamente alle ordinanze per fatti non desumibili dagli atti prima del rinvio a giudizio disposto per il fatto con il quale sussiste connessione ai sensi del presente comma.
Art. 298. Sospensione dell'esecuzione delle misure. 1. L'esecuzione di un ordine con cui si dispone la carcerazione nei confronti di un imputato al quale sia stata applicata una misura cautelare personale per
un altro reato ne sospende l'esecuzione, salvo che gli effetti della misura disposta siano compatibili con la espiazione della pena.
Art. 299. Revoca e sostituzione delle misure. 1. Le misure coercitive e interdittive sono immediatamente revocate quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità
previste dall'art. 273 o dalle disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze cautelari previste dall'articolo 274.
2-bis. I provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 relativi alle misure
previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286,
applicate nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con
violenza alla persona, devono essere immediatamente comunicati, a
cura della polizia giudiziaria, ai servizi socio-assistenziali e al
3. Il pubblico ministero e l'imputato richiedono la revoca o la
sostituzione delle misure al giudice, il quale provvede con ordinanza
entro cinque giorni dal deposito della richiesta. La richiesta di
revoca o di sostituzione delle misure previste dagli articoli
282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286, applicate nei procedimenti di
cui al comma 2-bis del presente articolo, che non sia stata proposta
in sede di interrogatorio di garanzia, deve essere contestualmente
notificata, a cura della parte richiedente ed a pena di
inammissibilita', presso il difensore della persona offesa o, in
mancanza di questo, alla persona offesa, salvo che in quest'ultimo
caso essa non abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio. Il
notifica, presentare memorie ai sensi dell'articolo 121. Decorso il
predetto termine il giudice procede. Il giudice provvede anche di
ufficio quando assume l'interrogatorio della persona in stato di
custodia cautelare o quando e' richiesto della proroga del termine
per le indagini preliminari o dell'assunzione di incidente probatorio
ovvero quando procede all'udienza preliminare o al giudizio. 3-bis. Il giudice, prima di provvedere in ordine alla revoca o alla sostituzione delle misure coercitive e interdittive, di ufficio o su richiesta dell'imputato, deve sentire il pubblico ministero. Se nei due giorni successivi il pubblico ministero non esprime il proprio parere, il giudice procede.
4. Fermo quanto previsto, dall'articolo 276, quando le esigenze cautelari risultano aggravate, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, sostituisce la misura applicata con un'altra più grave ovvero ne dispone l'applicazione con modalità più gravose o applica congiuntamente altra misura coercitiva o interdittiva.4-bis. Dopo la chiusura delle indagini preliminari, se l'imputato
chiede la revoca o la sostituzione della misura con altra meno grave
ovvero la sua applicazione con modalita' meno gravose, il giudice, se
la richiesta non e' presentata in udienza, ne da' comunicazione al
pubblico ministero, il quale, nei due giorni successivi, formula le
proprie richieste. La richiesta di revoca o di sostituzione delle
misure previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286,
applicate nei procedimenti di cui al comma 2-bis del presente
articolo, deve essere contestualmente notificata, a cura della parte
richiedente ed a pena di inammissibilita', presso il difensore della
persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa, salvo
che in quest'ultimo caso essa non abbia provveduto a dichiarare o
eleggere domicilio.
Art. 300. Estinzione delle misure per effetto della pronuncia di determinate sentenze. 1. Le misure disposte in relazione a un determinato fatto perdono immediatamente efficacia quando, per tale fatto e nei confronti della medesima persona, è disposta l'archiviazione ovvero è pronunciata sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento .
Art. 301. Estinzione di misure disposte per esigenze probatorie. 1. Le misure disposte per le esigenze cautelari previste dall'articolo 274
comma 1 lettera a) perdono immediatamente efficacia se alla scadenza del termine previsto dall'art. 292 comma 2 lettera d), non ne è ordinata la rinnovazione.
1. La custodia cautelare disposta nel corso delle indagini preliminari
perde immediatamente efficacia se il giudice non procede all'interrogatorio entro il termine previsto dall'art. 294. Dopo la liberazione, la misura può
essere nuovamente disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, previo interrogatorio, allorché, valutati i risultati di questo, sussistono le condizioni indicate negli articoli 273, 274 e 275. Nello stesso modo si procede nel caso in cui la persona, senza giustificato motivo, non si presenta a rendere interrogatorio. Si osservano le disposizioni dell'articolo 294 commi 3, 4 e 5.
b) dall'emissione del provvedimento che dispone il giudizio o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna di primo grado:1) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;
3-bis) qualora si proceda per i delitti di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a), i termini di cui ai numeri 1), 2) e 3) sono aumentati fino a sei mesi. Tale termine è imputato a quello della fase precedente ove non completamente utilizzato, ovvero ai termini di cui alla lettera d) per la parte eventualmente residua. In quest'ultimo caso i termini di cui alla lettera d)
sono proporzionalmente ridotti;b-bis) dall'emissione dell'ordinanza con cui il giudice dispone il giudizio abbreviato o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna ai sensi dell'articolo 442:
[NB: La Corte costituzionale con sentenza 299/2005 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 303, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non consente di computare ai fini dei termini massimi di fase determinati dall’art. 304, comma 6, dello stesso codice, i periodi di custodia cautelare sofferti in fasi o in gradi diversi dalla fase o dal grado in cui il procedimento è
regredito]
4. I termini previsti dall'articolo 303, comma 1, lettera a), sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell'articolo 310, se l'udienza preliminare è
sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nel comma 1, lettere a) e b), del presente articolo.
2. Nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero può altresì
chiedere la proroga dei termini di custodia cautelare che siano prossimi a scadere, quando sussistono gravi esigenze cautelari che, in rapporto ad
accertamenti particolarmente complessi, o a nuove indagini disposte ai sensi dell'articolo 415-bis, comma 4, rendano indispensabile il protrarsi della custodia. Il giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore, provvede con ordinanza appellabile a norma dell'articolo 310. La proroga è rinnovabile una sola volta. I termini previsti dall'articolo 303 comma 1 non possono essere comunque superati di oltre la metà.
Art. 306. Provvedimenti conseguenti alla estinzione delle misure. 1. Nei casi in cui la custodia cautelare perde efficacia secondo le norme del presente titolo, il giudice dispone con ordinanza l'immediata liberazione della persona sottoposta alla misura.
Art. 307. Provvedimenti in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini. 1. Nei confronti dell'imputato scarcerato per decorrenza dei termini il giudice dispone le altre misure cautelari di cui ricorrano i presupposti, solo se sussistano le ragioni che avevano determinato la custodia cautelare.
2. La custodia cautelare, ove risulti necessaria a norma dell'articolo 275, è
tuttavia ripristinata:
b) contestualmente o successivamente alla sentenza di condanna di primo o di secondo grado, quando ricorre l'esigenza cautelare prevista dall'articolo 274
comma 1 lettera b).
1. Le misure coercitive diverse dalla custodia cautelare perdono efficacia
quando dall’inizio della loro esecuzione è decorso un periodo di tempo pari al
doppio dei termini previsti dall’articolo 303.
2. Le misure interdittive non possono avere durata superiore a dodici mesi e
perdono efficacia quando è decorso il termine fissato dal giudice
nell’ordinanza. In ogni caso, qualora siano state disposte per esigenze
probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione nei limiti temporali
previsti dal primo periodo del presente comma. 2-bis. Abrogato.
3. L’estinzione delle misure non pregiudica l’esercizio dei poteri che la
legge attribuisce al giudice penale o ad altre autorità nell’applicazione di
pene accessorie o di altre misure interdittive.
3-bis. Nei termini previsti dai commi 1, 2 e 3 non si computano i giorni per
i quali è stato disposto il differimento del colloquio, a norma dell'articolo 104, comma 3.
6. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare i nuovi motivi davanti al giudice del riesame facendone dare atto a verbale prima dell'inizio della discussione e l'imputato può chiedere di comparire personalmente. 7. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del luogo nel quale ha sede la corte di appello o la sezione distaccata della corte di appello nella cui circoscrizione è compreso l'ufficio del giudice che ha emesso l'ordinanza.
8. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall'articolo 127. L'avviso della data fissata per
l'udienza è comunicato, almeno tre giorni prima, al pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 e, se diverso, a quello che ha richiesto l'applicazione della misura; esso è notificato, altresì, entro lo stesso termine, all'imputato ed al suo difensore. Fino al giorno dell'udienza gli atti restano depositati in cancelleria, con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia.
8-bis. Il pubblico ministero che ha richiesto l'applicazione della misura può
partecipare all'udienza in luogo del pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7. L'imputato che ne abbia fatto richiesta ai sensi del comma 6 ha diritto di comparire personalmente. 9. Entro dieci giorni dalla ricezione degli atti il tribunale, se non deve dichiarare l'inammissibilità della richiesta, annulla, riforma e conferma l'ordinanza oggetto del riesame decidendo anche sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell'udienza. Il tribunale può annullare il provvedimento impugnato o riformarlo in senso favorevole all'imputato anche per
motivi diversi da quelli enunciati ovvero può confermarlo per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del provvedimento stesso. Il tribunale annulla il provvedimento impugnato se la motivazione manca o non contiene l'autonoma valutazione, a norma dell'articolo 292, delle esigenze cautelari, degli indizi e degli elementi forniti dalla difesa. 9-bis. Su richiesta formulata personalmente dall'imputato entro due giorni dalla notificazione dell'avviso, il tribunale differisce la data dell'udienza da un minimo di cinque ad un massimo di dieci giorni se vi siano giustificati motivi. In tal caso il termine per la decisione e quello per il deposito dell'ordinanza sono prorogati nella stessa misura. 10. Se la trasmissione degli atti non avviene nei termini di cui al comma 5 o se la decisione sulla richiesta di riesame o il deposito dell'ordinanza del tribunale in cancelleria non intervengono nei termini prescritti, l'ordinanza che dispone la misura coercitiva perde efficacia e, salve eccezionali esigenze cautelari specificamente motivate, non può essere rinnovata. L'ordinanza del tribunale deve essere depositata in cancelleria entro trenta giorni dalla decisione salvi i casi in cui la stesura della motivazione sia particolarmente complessa per il numero degli arrestati o la gravità delle imputazioni. In tali casi, il giudice può disporre per il deposito un termine più lungo, comunque non eccedente il quarantacinquesimo giorno da quello della decisione. [NB: La Corte Costituzionale con sentenza n.71/1996 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli artt. 309 e 310 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevedono la possibilità di valutare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nell'ipotesi in cui sia stato emesso il decreto che dispone il giudizio a norma dell'art. 429 dello stesso codice. ]
[NB: La Corte Costituzionale, con sentenza n. 293/2013 ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 309 del codice di procedura penale, in quanto interpretato nel senso che la deducibilita', nel procedimento di riesame, della retrodatazione della decorrenza dei termini di durata massima delle misure cautelari, prevista dall'art. 297, comma 3, del medesimo codice, sia subordinata - oltre che alla condizione
che, per effetto della retrodatazione, il termine sia già scaduto al momento dell'emissione dell'ordinanza cautelare impugnata - anche a
quella che tutti gli elementi per la retrodatazione risultino da detta ordinanza".]
2. Si osservano le disposizioni dell'articolo 309 commi 1, 2, 3, 4 e 7.
Dell'appello è dato immediato avviso all'autorità giudiziaria precedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale l'ordinanza appellata e gli atti su cui la stessa si fonda. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall'articolo 127. Fino al giorno dell'udienza gli atti restano depositati in cancelleria con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne la copia. Il tribunale decide entro venti giorni dalla ricezione degli atti con ordinanza depositata in cancelleria entro trenta giorni
dalla decisione. L’ordinanza del tribunale deve essere depositata in
cancelleria entro trenta giorni dalla decisione salvi i casi in cui la stesura
della motivazione sia particolarmente complessa per il numero degli arrestati o
la gravità delle imputazioni. In tali casi, il giudice può indicare nel
dispositivo un termine più lungo, non eccedente comunque il quarantacinquesimo
giorno da quello della decisione.3. L'esecuzione della decisione con la quale il tribunale, accogliendo l'appello del pubblico ministero, dispone una misura cautelare è sospesa fino a che la decisione non sia divenuta definitiva.
1. Contro le decisioni emesse a norma degli articoli 309 e 310, il pubblico ministero che ha richiesto l'applicazione della misura, l'imputato e il suo difensore possono proporre ricorso per cassazione entro dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell'avviso di deposito del provvedimento.
Il ricorso può essere proposto anche dal pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 dell'articolo 309.
2. Entro i termini previsti dall'articolo 309 commi 1, 2 e 3, l'imputato e il suo difensore possono proporre direttamente ricorso per cassazione per
violazione di legge contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva. La proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame.
3. Il ricorso è presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso la decisione ovvero, nel caso previsto dal comma 2, in quella del giudice che ha emesso l'ordinanza. Il giudice cura che sia dato immediato avviso all'autorità
giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette gli atti alla corte di cassazione.
5. La Corte di cassazione decide entro trenta giorni dalla ricezione degli atti osservando le forme previste dall'articolo 127. 5-bis. Se è stata annullata con rinvio, su ricorso dell’imputato, un’ordinanza
che ha disposto o confermato la misura coercitiva ai sensi dell’articolo 309,
comma 9, il giudice decide entro dieci giorni dalla ricezione degli atti e
l’ordinanza è depositata in cancelleria entro trenta giorni dalla decisione. Se
la decisione ovvero il deposito dell’ordinanza non intervengono entro i termini
prescritti, l’ordinanza che ha disposto la misura coercitiva perde efficacia,
salvo che l’esecuzione sia sospesa ai sensi dell’articolo 310, comma 3, e,
salve eccezionali esigenze cautelari specificamente motivate, non può essere
rinnovata.Capo VII - Applicazione provvisoria di misure di sicurezza
1. Nei casi previsti dalla legge, l'applicazione provvisoria delle misure di sicurezza è disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, in qualunque stato e grado del procedimento, quando sussistono gravi indizi di commissione del fatto e non ricorrono le condizioni previste dall'articolo 273
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 299 comma 1, ai fini dell'articolo 206
comma 2 del codice penale, il giudice procede a nuovi accertamenti sulla pericolosità sociale dell'imputato nei termini indicati nell'articolo 72.
3. Ai fini delle impugnazioni, la misura prevista dall'articolo 312 è
equiparata alla custodia cautelare. Si applicano le norme sulla riparazione per
l'ingiusta detenzione.
5. Quando con la sentenza o con il provvedimento di archiviazione è stato affermato che il fatto non è previsto dalla legge come reato per abrogazione della norma incriminatrice, il diritto alla riparazione è altresì escluso per
quella parte di custodia cautelare sofferta prima della abrogazione medesima.
[NB: La Corte costituzionale con sentenza n. 310/1996 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 314 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede il diritto all'equa riparazione anche per la detenzione ingiustamente patita a causa di erroneo ordine di esecuzione. Inoltre la Corte Costituzionale con sentenza 109/ 1999 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 314, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che chi é stato prosciolto con sentenza irrevocabile perchè il fatto non sussiste, per non avere commesso il fatto, perchè il fatto non costituisce reato o non é previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la detenzione subita a causa di arresto in flagranza o di fermo di indiziato di delitto, entro gli stessi limiti stabiliti per la custodia cautelare; Ha dichiarato altresì l'illegittimità
costituzionale dell'art. 314, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che lo stesso diritto nei medesimi limiti spetta al prosciolto per qualsiasi causa o al condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto ad arresto in flagranza o a fermo di indiziato di delitto quando, con decisione irrevocabile, siano risultate insussistenti le condizioni per la convalida.]
1. La domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento o di condanna è
divenuta irrevocabile, la sentenza di non luogo a procedere è divenuta inoppugnabile o è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla persona nei cui confronti è stato pronunciato a norma del comma 3 dell'articolo 314.
Mezzi di ricercadella prova

References: Art. 275
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 Art. 277

Art. 282

Art. 282
 Art. 283
 Art. 285
 Art. 290

Art. 294

Art. 295

Art. 296

Art. 298

Art. 299

Art. 300
 sentenza 

Art. 301
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

Art. 306

Art. 307
 sentenza 
 sentenza 
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 sentenza 
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