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Timestamp: 2019-08-24 04:24:44+00:00

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Perchè il Napoli ha sempre avuto ragione | Lo sconcerto quotidiano
Perchè il Napoli ha sempre avuto ragione
18 GENNAIO 2013 | di Mario Sconcerti
Sono d’accordo con la sentenza della Corte di Giustizia del calcio che ha restituito al Napoli i due punti di penalizzazione. Non è vero che tutti i reati sono uguali e non è nemmeno vero che tutti sono reati. Nel caso di Napoli non era veramente successo niente. Aspettiamo adesso le motivazioni, ma non mi sembra una sconfitta della responsabilità oggettiva, peraltro ormai ridotta, come è giusto, ai minimi termini. Mi sembra piuttosto un’assoluzione quasi completa, una vera caduta dell’impianto accusatorio. Era francamente auspicabile.
E’ stato bravo e coraggioso il presdidente De Laurentiis. Non ricordo tanti presidenti che scavalcano i propri legali e ci mettono la faccia.
blonqvist 18 gennaio 2013 | 17:09
Sono un tifoso juventino e ritengo opportuno fare alcune considerazioni.
1)Secondo me punire le società con punti di penalizzazione è davvero scandaloso. Queste vengono già penalizzate dal comportamento infedele dei calciatori che perdono volutamente(o tentano di farlo) per intascare soldi o favori. Quindi giusto ridare i punti al Napoli, bisogna però ridarli a tutte le squadre coinvolte in queste situazioni. Un esempio su tutti? L’Atalanta che ogni anno si trova con partenze ad handicap per colpa del suo ex capitano e di qualche altro “buontempone”.
2) L’omessa denuncia. Che l’illecito ci sia stato o meno poco importa. Cannavaro e Grava se erano a conoscenza di combine tentate dovevano denunciare. Conte è stato squalificato per la parola di un pentito considerato attendibile a giorni e persone alterne, nonostante testimonianze scritte e verbali di altri calciatori (che se considerati in malafede dovrebbero deferiti e poi squalificati) e nessuno, ripeto, nessun giornalista ha gridato questa verità.
3) Per Conte bisognava concludere subito prima dell’inizio del campionato(anzi prima della partita di supercoppa) per gli altri c’è tutto il tempo di far gridare ai presidenti che le squalifiche a campionato in corso falsano il campionato.
4) Abete rieletto e tutti contenti. Abete è il primo sponsor di Palazzi(l’uomo che veloce per alcuni e che attende le prescrizioni per altri), gli ha rinnovato il mandato soddisfatto per aver mandato in B la Juve e salvato l’Inter per passaporti, intercettazioni, bilanci truccati e plusvalenze. Una classe giornalistica seria avrebbe chiesto le dimissioni di queste due persone e non avrebbe festeggiato la rielezione.
5) Aspettando Mauri, vorrei sapere cosa ne sarà di Ranocchia. La procura della repubblica ha appurato che sapeva ma non ha preso i soldi, quindi nessun reato. Ci sarà il deferimento e la squalifica o l’omessa denuncia vale solo per i tesserati Juventini quando erano in altre squadre????
Mario Sconcerti 18 gennaio 2013 | 17:55
RISPOSTE SCONCERTI
E’ evidente che siamo davanti a una sentenza molto diversa. Il punto è se sia giusta o sbagliata. A me sembra giusta. Se una sentenza giusta serve a riscrivere una regola sbagliata, per me è la benvenuta. Non regge l’esempio di Conte. Nel caso di Napoli c’è stato un giocatore che ha pensato a un illecito e non l’ha fatto, non lo ha nemmeno tentato. Più due suoi colleghi che lo hanno subito mandato al diavolo senza nemmeno volerlo ascoltare. Nel caso Siena c’è stato un illecito ammesso, la partita con l’Albinoleffe; c’è stato il patteggiamento di Stellini, braccio destro di Conte, a oltre due anni di squalifica. Dove sono i punti in comune?
Un’ultima cosa. L’accusa di omessa denuncia per i giocatori del Napoli è caduta, non c’è più. Inutile quindi paragonarla a un’omessa denuncia che il tribunale sportivo a torto o a ragione, ha ritenuto invece esistente.
Lettore_2719525 18 gennaio 2013 | 16:15
Un primo commento alla sentenza della CGF sul “caso napoli” non può che partire, almeno per me, da due premesse.
1- E’ da molto tempo (certamente più di un anno) che, in altre sedi, vado dicendo che, nell’ambito della giustizia sportiva, la responsabilità oggettiva deve essere, se non riscritta, quanto meno applicata cum grano salis, soprattutto nei processi di “calcioscommesse” nei quali le società finiscono per patire oltre ogni misura -e senza colpa alcuna, in realtà- il coinvolgimento di alcuni loro giocatori in fatti illeciti.
2- Il giudizio che si può dare alla decisione di ieri, che ha annullato la penalizzazione del napoli (e pure le squalifiche di grava e cannavaro per omessa denuncia), è giocoforza parziale, in attesa del deposito delle motivazioni. Ma qualche indicazione consistente è già desumibile.
Comincio dunque citando le parole -tratte da un pezzo pubblicato oggi- di un giornalista molto noto per il suo “legame” con il c.d. “Palazzo”, ossia ruggiero palombo. Il quale, sulla gazzetta, scrive testualmente:
“SENTENZA POLITICA. Checché ne dicano alcuni autorevoli membri della Corte di Giustizia Federale, qui non si è trattato di vivisezionare le dichiarazioni di gianello per scoprire che sono contraddittorie e dunque poco attendibili, così da far diventare un tentato illecito in una non meglio precisata (ce lo diranno le motivazioni) slealtà sportiva. C’è un bel verbale della procura di napoli, poi solerte di suo nell’allungare il brodo del buonismo, che dice tutto: è del 15 giugno 2011 e ci sono dentro reticenze e mezze reticenze di gianello, ma soprattutto intercettazioni. Quelle, e solo quelle, di fronte alle quali gianello è costretto giocoforza a fare qualche ammissione. PER LA GIUSTIZIA SPORTIVA DI UNA VOLTA, UN CASO SEMPLICE ED ESEMPLARE DI TESSERATO ALLE PRESE CON UN TENTATO ILLECITO USO SCOMMESSA. E allora? LA VERITA’, CHE ALEGGIAVA NELLE STANZE FEDERALI E ANCHE NEI PALAZZI DEL CONI GIA’ PRIMA DELLE FESTE NATALIZIE, E’ CHE CON IL NAPOLI (E LA LAZIO DI LOTITO IN POTENZIALE ARRIVO) DI MEZZO, IL PROBLEMA DELLA RESPONSABILITA’ OGGETTIVA APPLICATA A SOCIETA’ COLPEVOLI DI AVERE AL LORO INTERNO QUALCHE INCONTROLLABILE MELA MARCIA, NON POTEVA PIU’ ESSERE PROCRASTINATO. E ANDAVA IN QUALCHE MODO, IN QUALUNQUE MODO, RISOLTO.”.
Il maiuscolo, ovviamente, è mio, a sottolineare i concetti cruciali.
Risaliamo a monte. Qual è stato il grimaldello attraverso il quale la CGF è arrivata ad escludere la responsabilità oggettiva e, quindi, la penalizzazione? Una scelta giuridicamente ardita, ma “obbligata”: la derubricazione della posizione di gianello da “illecito sportivo” (tentato, ma pur sempre illecito), a fronte del quale l’applicazione della responsabilità oggettiva è automatica, a semplice “slealtà sportiva”, articolo 1, insomma.
La “forzatura” è evidente. Perché, riprendendo le parole di palombo, quello di gianello era, “per la giustizia sportiva di una volta”, ossia quella che decideva e sanzionava sino all’altro ieri, “un caso semplice ed esemplare di tesserato alle prese con un tentato illecito uso scommessa”.
Ecco perché quella di ieri è, senza ombra di dubbio, una “sentenza politica”. Ossia una decisione condizionata dalla necessità di adeguare le norme vigenti e la loro applicazione al volere di alcuni “poteri forti”, ed in barba ad ogni esigenza di garantire una parità di trattamento a tutte le società coinvolte.
A questo proposito, è bene ricordare come ad inizio campionato, per casi analoghi ed a fronte di una richiesta di penalizzazione di due punti da parte della procura, sampdoria e torino abbiano patteggiato il -1: ora, è vero che il napoli non lotta con doriani e granata per salvarsi, ma come si può accettare che vengano comminate sanzioni differenti all’interno dello stesso campionato e per gli stessi fatti…?
Di fronte alle evidenti storture della giustizia sportiva s’era molto parlato, nelle settimane scorse, della necessità di riformare l’intero sistema: ma un cambio di regole sancito, di fatto, in piena corsa anziché a campionato finito e processi conclusi è un vero abominio giuridico. A genova ed a torino saranno senz’altro contenti d’essere passati per fessi.
Del resto, coloro che hanno avuto modo di studiare le “ondivaghe” decisioni assunte dal massimo organo di giurisdizione sportiva -il TNAS- in questi ultimi mesi si sono già fatti un’idea, piuttosto circostanziata, di come i tesserati, di fronte alla giustizia figc, NON siano tutti uguali.
Ampia, ma doverosa parentesi sul punto. Sono uscite da poco le motivazioni del TNAS a supporto dell’assoluzione per il calciatore fontana, condannato in appello a 3 anni e sei mesi per illecito. In buona sostanza, il TNAS ha dato dei “visionari” ai giudici della Corte Federale. Anzitutto, smontando la tesi della c.d. “credibilità intrinseca” da riconoscere al pentito. Che, nel caso di specie, è gervasoni: “un personaggio di spicco della vicenda del calcio scommesse e per questo (a differenza di Fontana) perseguito dalla Giustizia penale, come tale privo di qualsiasi spessore morale e non meritevole di credito in quanto tale. Insomma, un personaggio per il quale non doveva costituire un grave problema di coscienza mettere in mezzo un innocente pur di conseguire un utile personale”. Non solo. Interessante questo ulteriore passaggio: “Né può rinvenirsi tale credibilità nella natura autoaccusatoria delle dichiarazioni dello stesso Gervasoni o nell’assenzadi motivi di risentimento personale verso il Fontana: elementi su cui pure insiste la difesa della FIGC. Quanto al primo aspetto, non è dato capire (né è stato fatto capire al Collegio) come una dichiarazione di un soggetto già imputato per una serie corposa di altri e diversi accordi fraudolenti per alterare l’andamento di un numero considerevole di partite, già ampiamente ammessi con altre ripetute precedenti dichiarazioni (perciò già ampiamente autoaccusatorie) possa considerarsi, per tale solo fatto, credibile ed attendibile, addirittura più di un semplice testimone terzo. Risponde invece a fatto notorio che proprio perché già colpito da una serie significativa di addebiti lo stesso soggetto tendesse ad alleggerire la propria posizione, mostrandosi collaborativo con le autorità inquirenti e decidenti, come segno di un ravvedimento tangibile per rendere credibile il quale non ci si fa scrupolo di coinvolgere anche soggetti estranei, ignari ed innocenti. Ciò avrebbe imposto un serio riscontro alle dichiarazioni del Gervasoni, nella specie, come detto, inspiegabilmente mancante ma, anzi, doveroso”.
Come si può capire, è la bocciatura, chiara ed esplicita, del lavoro di palazzi. Oltre che di quei magistrati che, in primo e secondo grado, gli sono andati dietro.
Viene da domandarsi, però, come mai una simile interpretazione, giustamente rigorosa, dei riscontri probatori necessari per determinare una condanna (grazie alla quale, tra l’altro, anche il novarese mavillo gheller era stato completamente assolto dalle accuse di carobbio), non sia stata applicata anche nel caso conte. Il quale, contrariamente a gheller e fontana, non è stato prosciolto.
Tanto per evitare di offrire un destro ai soliti malpensanti (pronti, magari, a parlare degli juventini che “fanno le vittime”), mi sembra doveroso tornare all’articolo odierno di palombo, che nessuno può seriamente accusare di filojuventinità: “Il campionato ringrazia, anche se dirigenti e tifosi della juventus avrebbero qualche buona ragione per dissentire, ripensando a storie antiche e anche relativamente recenti, a pesi e misure che cambiano”.
La vicenda recente è quella di conte, com’è ovvio.
Ma è sulle “storie antiche” che rischieremo di accapigliarci ancora, alla fine della fiera. Ossia calciopoli. Perché se la stessa giustizia sportiva non equipara più il tentativo di illecito all’illecito, arrivando addirittura a derubricarlo a slealtà sportiva quando il tentativo non abbia rappresentato una adeguata minaccia al regolare svolgimento della gara, va da sé che il pensiero corre facile al 2006. Al campionato “alterato” anche senza l’alterazione delle partite. Alla cancellazione di due scudetti ed annessa retrocessione pur non essendoci stata prova alcuna di condizionamento concreto delle gare. Come sancito tra l’altro, recentemente, anche dalla sentenza penale di primo grado resa nel processo moggi.
Per chiudere. Gli spunti sono molti. E molte dovrebbero essere anche le riflessioni. Chi, sino all’altro ieri, ha parlato di “irregolarità del campionato”, dovrebbe -per coerenza- ribadirlo anche oggi, con il cambio in piena corsa delle regole. E chi ha veramente a cuore il miglioramento del sistema calcio nel suo complesso e della giustizia sportiva in primis, si studi il campionario di contraddizioni e di errori marchiani che ha contraddistinto le decisioni assunte nei vari gradi di “scommessopoli”.
Gli altri, quelli che prendono per oro colato qualunque porcheria e credono (anzi, sono convinti), per dirne una, che il napoli fosse colpevole ieri ed innocente oggi perché “c’è una sentenza che lo dice”… beh, hanno tutta la mia compassione. Stima, zero. Per quanto conti.
Lettore_2209531 18 gennaio 2013 | 14:56
Ma Lei ritiene ancora credibile la giustizia sportiva dopo tutto quello che è successo in questi anni.
La responsabilità oggettiva per alcuni esiste per altri no, l’impianto accusatorio per alcuni cade per altri rimane in piedi, i c.d.”pentiti” per alcuni fatti sono credibili per altri no; Le telefonate per alcuni non ci sono e se poi si scoprono non erano penalmente rilevanti, ma nel frattempo sportivamente prescritte.
La Giustizia sportiva è come striscia la notizia, che striscia a secondo la notizia che vuole trovare.
Lettore_2224072 18 gennaio 2013 | 13:31
Mi pare alquanto scorretto modificare il testo specialmente dopo aver avuto commenti su quanto scritto…….
Comunque secondo me, la responsabilita’ oggettiva delle societa’, in questo caso del Napoli, mi pare un argomento ridicolo. Sono daccordo sul fatto che la giustizia sportiva dovrebbe essere stravolta, in questa conbine che non si e’ realizzata e’ chiaro come il sole che la societa’ non ha responsabilita’. Diversa la posizione dei giocatori, vengono contattati per decidere un inciucio, giustamente non lo portano a compimento, ma per questa giustizia sportiva sono colpevoli in quanto non lo denunciano.
antomarco63 18 gennaio 2013 | 13:12
Sono dell’idea che l’epilogo di Gava, Cannavaro e la società Napoli che ha riavuto i 2 punti mi conforta e mi rende felice, ma, e questo è un Ma che pesa parecchio,
non le sembra che ci sia stato un peso e due misure nei riguardi della Sampdoria e del Torino?
Se va a guardare bene i fatti vedrà che le accuse e le rispettive penalizzazioni fatte avere alle società suddette, non sono pari pari a quelle ottenute dal Napoli.
Qui, come dice anche lei si parla di assoluzione completa e di una caduta dell’impianto accusatorio. Negli altri casi è stata ridotta la penalizzazione, eppure le motivazioni per cui hanno avuto quell’handicap era uguale a quella del Napoli: (lo dico in parole povere)”il presunto non controllo del loro tesserato, che aveva commesso l’illecito”
Se va a guardasi le motivazioni che ha dato il tnas riguardo l’assoluzione di Fontana, troverà poi una sorta di ricusazione nei riguardi di Palazzi e dei giudici che insieme a lui avevano sentenziato 2 anni e 6 mesi di inibizione.
Non entro in merito ad altri fatti per evitare di essere fazioso, anche se ho letto bene gli atti anche di Conte, ma soprattutto le motivazioni del tnas dell’assoluzione di Alessio (condannato in primo e secondo grado insieme a Conte solo e soltanto perchè il suo secondo).
Guardi, rispetto le sue idee, ma un suo collega certamente non filojuventino o filo-Napoletano della Gazzetta dello sport, questa mattina ha parlato di sentenza politica nella fattispecie Napoli.
Ognuno la può pensare come vuole, ma se ci fosse uniformità di giudizio non saremmo nelle condizioni di dover dire che una persona è innocente o colpevole secondo la discrezione di un giudice, che annulla e distrugge letteralmente le sentenze dell’altro.
In sostanza se entro in un bar e chiedo un caffè e non pago, io magari vado in galera, se invece lo fa lei la ringraziano pure perchè è simpatico al proprietario del bar.
Davanti alla legge io risulterò poi un pregiudicato, mentre lei sarà ancora rispettato. Possiamo anche cambiare i soggetti, il risultato non cambia.
Le avevo richiesto nel topic precedente cosa pensasse della rielezione di Abete. Io sono dell’avviso che sia lui la causa principale di questo caos che si sta avverando, dove continuano ad esserci figli e figliastri.
Una buona campagna pubblicitaria/mediatica per chiedere una riforma reale delle leggi dello sport, ma soprattutto che sia semplice e trasparente è quanto meno, prima che scoppi la guerra tra tifosi, “impellente”.
Grazie per lo spazio che mi da su questo blog e saluti da
Paolo26 18 gennaio 2013 | 10:57
… a parte qualche boss della camorra a guardare a bordo campo un paio di partite perse dalla squadra con modalità sportive.
A parte questa assoluzione, merito dell’avvocato difensore del Sig. Gianello, tale Avv. Eduardo Chiacchio, che ha ottenuto la derubricazione dei fatti “da illecito sportivo” a “slealtà sportiva”.
Ma in fondo, non era successo niente.
“Tojammoce ‘o pinsiero, simm’e Napule, paisà.”
“Domani ci stanno altre partite, pensiamo al futuro…”
Alla memoria dell’ormai defunto giornalismo, dell’etica, dell’onestà, di… ma le faccio sprecare il suo tempo. C’è da scrivere un altro pezzo di elogio per l’onestà di Moratti, del calcio pulito dopo Moggi, della solidarietà al Milan che può giocare una partita a sua discrezione abbandonando il campo quando gli pare, di quanto Preziosi sia sia ravveduto dopo i 250 milioni al Torino, di Cellino che dice ad un raccattapalle di 12 anni che non giocherà più nbel cagliari perchè ha accettato i pantaloncini di Hamsik…
camburi 18 gennaio 2013 | 10:55
È adesso come valutare il dott.palazzi e tutto l’impianto giudiziario del calcio? Il rinnovato mandato ad abete e di conseguenza al gestore della giustizia sportiva cosa faranno? Metteranno democristianamente (perdoni la parolona) la testa nella sabbia e avanti così? O si sono resi conto che pur costando fatica il sistema va aggiornato alla realtà? Dott.sconcerti lei ha dei suggerimenti da dargli?
Lettore_2224072 18 gennaio 2013 | 10:11
” Un terzo portiere ha detto a due giocatori che forse si poteva addobbare una partita. Quelli non lo hanno nemmeno ascoltato, lo hanno mandato ufficialmente al diavolo, la partita si è giocata regolarmente. Ora i due sono squalificati per l’omessa denunica di qualcosa che non è accaduto. E la società penalizzata. Si può pagare per qualcosa che non c’è mai stato?”
Scusi, ma la squalifica nasce proprio dal fatto che i due giocatori non hanno denunciato il compagno per il tentativo di “aggiustare” la partita. Lei stesso afferma che il fatto e’ avvenuto, dove stava lo scandalo?
jean_luc 18 gennaio 2013 | 09:56
Gentile Dott. Sconcerti, riceverà sicuramente molte critiche da tifosi avversi al Napoli ed io, personalmente, per quanto ciò possa contare le faccio i miei complimenti per la sua onestà intellettuale. Se anche gli altri avessero la capacità di approfondire le questioni come ha fatto Lei si renderebbero conto di quella che giustamente Lei ora evidenzia come una differenza, difficile da cogliere in un calcio, come quello odierno, dove si tende a mettere tutto sullo stesso piano.
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