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Timestamp: 2019-07-24 02:49:30+00:00

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Risparmio tradito. Il caso 4YOU e My Way. Prima sentenza della Corte d'Appello a favore dei consumatori.
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Avv. Mary Corsi 4YOU e MYWAY, Diritto bancario e finanziario, Novità per il cittadino
Nuove vittorie per i consumatori sui contratto 4YOU e MyWay
Nonostante il gruppo MPS continui, nelle aule giudiziarie, a sostenere strenuamente la piena legittimità dei detti contratti, sull’orizzonte giudiziario si illuminano nuove schiaccianti vittorie.
Oltre ai Tribunali di Milano e Parma, è stata emessa la prima importantissima sentenza favorevole di secondo grado, sul ricorso in appello avanzato dall’Istituto di Credito alla Corte d’Appello di Lecce, che ha condannato la Banca per le modalità di vendita dei detti prodotti.
Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 13940 dello scorso novembre 2008, ha dichiarato la risoluzione di due contratti “4You” stipulati da un risparmiatore con Monte dei Paschi di Siena S.p.a., condannandola alla corresponsione di tutte le rate pagate dal risparmiatore, oltre agli interessi legali, della rivalutazione monetaria e delle spese processuali.
Come già spiegato nel precedente articolo Piani finanziari “4 you” e “my way”: come ottenere annullamento e risarcimento a cui potete accedere cliccando qui
PIANI FINANZIARI 4YOU E MYWAY
MPS ha venduto i detti prodotti ad oltre 90mila risparmiatori, presentandolo quale prodotto previdenziale che, attraverso l’investimento progressivo su uno strumento finanziario di una piccola rata mensile, consentiva in breve tempo, guadagni superiori a quelli derivanti dall’investimento delle medesime somme in titoli di stato (es. BOT o CCT), assicurando il sottoscrittore che poteva recedere in qualsiasi momento dal piano, senza pagare alcuna penale e con rimborso di tutto quanto versato.
Nel caso trattato dal giudice di Milano, il risparmiatore aveva firmato solo l’ultima pagina del piano finanziario, e non le precedenti pagine, contenenti la descrizione delle caratteristiche del piano finanziario, né gli allegati al medesimo contenenti ulteriori chiarimenti, documenti che non venivano nemmeno consegnati al momento della sottoscrizione (come nella gran parte dei miei casi).
Il Tribunale di Milano ha rilevato che il piano finanziario è un’operazione strutturata assai complessa e che il risparmiatore ha firmato solo l’ultima pagina del contratto, non le precedenti pagine e non gli allegati. Ne consegue che il risparmiatore non ha ricevuto da MPS l’informazione preventiva, specifica ed adeguata di cui al Testo Unico Finanziario e ai regolamenti attuativi Consob. Pertanto, qualora l’informativa è rappresentata dal contratto stesso (come sostenuto dalla banca a giustificazione del mancato consegna degli allegati) costituito da più pagine e da allegati, tutto deve essere firmato dal risparmiatore perché l’intermediario possa sostenere di aver assolto adeguatamente al suo dovere informativo preventivo ed informativo.
La violazione di tale obbligo, così come risultante dall’assenza della sottoscrizione del risparmiatore su documenti fondamentali, è di tale gravità da giustificare la risoluzione del contratto.
Questa la sentenza: Tribunale di Milano 13940/08
Anche il Tribunale di Parma con sentenza n. 1860 del 19 novembre 2008 ha dichiarato la nullità del contratto 4YOU, condannando la banca intermediaria alla restituzione delle somme pagate, nonché al pagamento degli interessi e spese legali.
Il Giudice ha riconosciuto la nullità del contratto per indeterminatezza ed indeterminabilità dell’oggetto, poiché l’istituto di credito non aveva prodotto alcun prospetto informativo, come richiesto dal Testo Unico Finanziario (T.U.F.), e non aveva specificato le caratteristiche e il rischio dell’investimento finanziario alla risparmiatrice.
Questo comportamento viola gli obblighi informativi prescritti dall’art. 21 T.U.F. e dall’ art. 28 Regolamento Consob, non avendo l’istituto di credito dato alcuna preventiva informazione sulla convenienza e adeguatezza dell’investimento rispetto al profilo finanziario della propria cliente.
Vedi la sentenza del Tribunale di Parma 1860/08
Il risparmiatore, solitamente non professionista e di media conoscenza di operazioni finanziarie, si trova dunque ad aver acquistato strumenti finanziari che scopre, poi, di non poter nemmeno vendere nel corso di tutta la durata del contratto (fino a 30 anni), e che sono stati impegnati a favore di MPS per garantire il pagamento delle rate. Invero, non si tratta di un investimento progressivo di rate, ma di un unico investimento iniziale a debito per effettuare il quale è stato concesso, occultandolo debitamente, un ingente mutuo. Il risparmiatore scopre anche che parte dell’investimento è stata effettuata su strumenti finanziari a rischiosità elevata e, quindi, inadeguati al suo profilo di rischio basso (come per la gran parte dei sottoscrittori di tali piani finanziari) .
Arriva, inoltre, la prima importantissima decisione positiva di un Tribunale di secondo grado.
La Corte d’Appello di Lecce, con la sentenza pubblicata pochi giorni fa, ha condannato la ex Banca 121, per le modalità con le quali è stato venduto ad un risparmiatore il prodotto finanziario My Way (gemello del 4YOU).
La Corte, dopo aver dettagliatamente illustrato le caratteristiche del prodotto finanziario, altamente rischioso per i risparmiatori, ha evidenziato la violazione da parte dell’Istituto di credito dei “principi di correttezza e buona fede che devono obbligatoriamente informare il comportamento dell’intermediario nella conclusione delle operazioni di investimento“.
Si legge nella sentenza: “nel caso di specie, la violazione dell’obbligo di non compiere operazioni inadeguate rispetto alla posizione dell’investitore è sicuramente grave, tenuto conto dell’interesse e del profilo dell’investitore, che è stato indotto a sottoscrivere un contratto notevolmente penalizzante, non adeguato al suo profilo di rischio, e del conseguente turbamento dell’equilibrio contrattuale. A tal fine va tenuto conto non solo delle conseguente pregiudizievoli dell’operazione per il risparmiatore, che ha assunto oneri gravosi, ma anche dei riflessi del contratto sull’intero sistema della gestione del risparmio che il TUF intende tutelare“.
Di conseguenza ha dichiarato la risoluzione del contratto e condannato la banca al risarcimento del danno patrimoniale patito dal risparmiatore, pari agli esborsi monetari versati dal risparmiatore in conseguenza dell’operazione.
Per gli aspetti più dettagliati di detti prodotti, Vi rimandiamo all’articolo precedente.
I body scanner: il Codacons dice no
Solitamente MPS gestisce i reclami inoltrati da avvocato o associazioni di consumatori. A ogni modo provveda a far reclamo e veda cosa le risponde MPS.
annamaria milanese/gianfranco secchi
mia moglie è la sfortunata sottoscrittrice di un programma 4You che ha comportato la perdita di € 19.747,28.
Non posso pubblicare i commenti per evitare assunzioni di responsabilità. Potete immaginare. Chiedo se vi sono aggiornamenti rispetto a quanto ho sopra rintracciato poichè sto tentando un approccio con MPS.
per BRUNI:
sono ben felice di condividere vittorie di altri Colleghi, benché è mio onere specificare che sono moltissimi i legali in Italia che hanno ottenuto e ottengono tali vittorie e che invito a partecipare le loro sentenze su questo blog.
A breve pubblicheremo le motivazioni della sentenza del Tribunale di Livomo che dichiara risolto un 4YOU, con condanna alle spese di MPS.
Il caso MY WAY: per i risparmiatori c’è ancora speranza
Un recente orientamento della giurisprudenza italiana in merito a un famoso scandalo finanziario lascia ben sperare le vittime presenti o future di banchieri disonesti
“Prima facevo lo strozzino ma non si guadagnava niente. Allora ho deciso di aprire una banca”.
Questa battuta di un comico romano dà un’idea della collocazione delle banche nell’immaginario collettivo di molti risparmiatori, complici gli innumerevoli scandali finanziari di cui si sono rese protagoniste. Uno in particolare ha tenuto banco per molti anni nei tribunali e giornali italiani: l’inchiesta sui prodotti finanziari “MY WAY”, collocati sul mercato dalla Banca del Salento e dalla Banca 121, poi incorporata in Monte dei Paschi di Siena.
Il caso scoppia nel 2003 quando il prodotto-trappola diventa oggetto di un’ infinita causa giudiziaria. Ma partiamo con ordine: lo strumento finanziario MY WAY viene presentato nel 2000 nella veste di strumento previdenziale a basso rischio con la clausola fondamentale che ogni somma corrisposta avrebbe potuto essere restituita insieme con le plusvalenze nello stesso momento in cui il contraente ne avesse fatto richiesta.
Quello che non fu pubblicizzato fu la sostanza vera di quei contratti, che al di là dei tecnicismi consistevano in un piano di investimento a lungo termine, che poteva durare fino a 30 anni, con il quale la banca concedeva finanziamenti di importi variabili, anche ingenti, al tasso fisso del 6,2%, con il vincolo di investirli in strumenti finanziari indicati nel contratto e rimborsati dal cliente con rate fisse mensili.
Gli strumenti finanziari in cui si era obbligati ad investire erano ad alto rischio, ovvero negoziati in mercati non regolamentati e quindi sottratti alla vigilanza delle autorità di controllo. In questi prodotti la leva finanziaria, ovvero il rapporto tra il rendimento finale e l’investimento iniziale, è illimitata e possono nascere grandi affari così come grandi fallimenti. Non esattamente quello che il classico risparmiatore italiano, spesso un’anziana e prudente signora, predilige.
Molti contraenti si accorsero di essere incappati in una trappola: volendo contrarre un piano di accumulo del capitale a basso rischio si erano ritrovati con un piano di investimento fuori controllo ed estremamente pericoloso.
Scoppiato lo scandalo, seguirono centinaia di ricorsi ai Tribunali di tutta Italia per chiedere la nullità del contratto e la restituzione di quanto versato, con esiti alterni per i risparmiatori. Molti tribunali hanno inizialmente aderito alle difese di merito dell’Istituto di credito, che si appellava ai principi di autonomia contrattuale e di alea dell’investimento.
Ma è sul piano formale che questa volta è stata trovata la strada per vedere soddisfatte le ragioni dei risparmiatori: il contratto “MY WAY” è infatti caratterizzato da un vizio formale che ne sancisce ab origine la nullità, così come accertato negli ultimi anni in numerose occasioni da vari Tribunali italiani, ed in particolare da quello di Roma.
Quest’ultimo ha infatti accolto, anche di recente, con le ultimissime sentenze n. 4644 del 03/03/2011, n. 6092 del 23/03/2011 e n. 15737 del 20/07/2011, le ragioni di alcuni risparmiatori difesi dall’Avv. Francesco Balestrazzi, ed ha dichiarato la nullità del contratto “MY WAY”, condannando l’Istituto di credito alla restituzione integrale delle rate versate. Con un finale felice degno di Hollywood.
Sebbene non c’è mai alcuna certezza nell’intraprendere un’azione giudiziaria di tal genere, è evidente che gli ultimi precedenti giurisprudenziali costituiscano una concreta speranza di veder soddisfatte le legittime ragioni di migliaia di risparmiatori “traditi”. E’ necessaria quindi una nota di ottimismo dopo l’indirizzo intrapreso dalla nostra giurisprudenza in favore di tutti quei risparmiatori che sono stati, sono, o saranno ingannati da banchieri senza scrupoli.
Forse i comici saranno costretti a cambiare repertorio.

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
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 art. 28
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