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LUOGO DI NOTIFICAZIONE DEL RICORSO PER CASSAZIONE
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con l’importante e recente sentenza n. 14916 del 15 dicembre2015, depositata in cancelleria il 20 luglio 2016, ha stabilito il principio di diritto per l'individuazione della disciplina da applicare in ordine al luogo di notificazione del ricorso per Cassazione proposto avverso la sentenza di una Commissione Tributaria Regionale.
LUOGO DI NOTIFICAZIONE DEL RICORSO PER CASSAZIONE [63 Kb]
IPOTESI DI NULLITA' ED INSESISTENZA DELLA NOTIFICAZIONE DEL RICORSO PER CASSAZ.
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con l’importante e recente sentenza n. 14916 del 15dicembre 2015, depositata in cancelleria il 20 luglio 2016, ha stabilito i seguenti principi di diritto.
NOTIFICAZIONE DEL RCORSO PER CASSAZIONE [82 Kb]
L'IRAP E LE DIVERSE CATEGORIE DEI CONTRIBUENTU
L’Irap.
L’Irap, (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), introdotta e disciplinata dal D. Lgs. 15 dicembre 1997, n.446 è un’imposta:
locale, in quanto è applicabile alle attività produttive esercitate nel territorio di ciascuna Regione, alla quale in gran parte è riservato il gettito della stessa (art. 15 D. Lgs. n. 446/1997: <<L'imposta è dovuta alla regione nel cui territorio il valore della produzione netta è realizzato>>);
reale, in quanto prende in esame non il soggetto di imposta ma le tipologie di attività esercitate dallo stesso, produttive di capacità contributiva (art. 1, comma 2, D. Lgs. n.446/1997: << L'imposta ha carattere reale e non è deducibile ai fini delle imposte sui redditi>>);
indeducibile dalla base imponibile delle imposte sui redditi per tutti i soggetti d’imposta (art. 1, comma 2, D. Lgs. n.446/1997: << L'imposta ha carattere reale e non è deducibile ai fini delle imposte sui redditi>>).
Il presupposto dell’Irap.
In forza dell’art. 2 del D. Lgs. n. 446/1997 il presupposto impositivo dell’Irap è individuato nell’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi.
Pertanto, a differenza di altri tributi, il presupposto dell'imposta non è fondato su una capacità contributiva, ma sulla semplice presenza di un'attività “autonomamente organizzata” diretta a produrre o scambiare beni, ovvero a produrre e prestare servizi, in modo abituale.
Di conseguenza, i requisiti, ritenuti essenziali da parte del legislatore nel definire il presupposto dell'imposta, sono:
l'abitualità: l'esercizio dell'attività deve essere svolto con regolarità, stabilità e sistematicità;
l'autonoma organizzazione: l'attività deve essere posta in essere impiegando dei fattori che, sapientemente organizzati tra loro, riescano a far pervenire a un valore aggiunto, ossia, a un quid pluris che, per quanto minimo, è soggetto a imposta.
Si fa presente che la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di Stabilità 2016), ha introdotto con l’art. 1, comma 125, all'interno dell'art. 2 del D. Lgs. n. 446/1997, il comma 1-bis, in base al quale <<Non sussiste autonoma organizzazione ai fini dell'imposta nel caso di medici che abbiano sottoscritto specifiche convenzioni con le strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione all'interno di tali strutture, laddove gli stessi percepiscano per l'attività svolta presso le medesime strutture più del 75 per cento del proprio reddito complessivo. Sono in ogni caso irrilevanti, ai fini della sussistenza dell'autonoma organizzazione, l'ammontare del reddito realizzato e le spese direttamente connesse all'attività svolta. L'esistenza dell'autonoma organizzazione è comunque configurabile in presenza di elementi che superano lo standard e i parametri previsti dalla convenzione con il Servizio sanitario nazionale>>.
A parte quanto previsto per i medici, la definizione dei criteri oggettivi, siano essi quantitativi o qualitativi, relativi ad altri professionisti o imprenditori non ha ancora visto la luce.
Anzi, il legislatore non ha dato attuazione all’art. 11 della legge 11 marzo 2014, n. 23, con la quale il governo tra l’altro era stato delegato a emanare norme volte a <<chiarire la definizione dei criteri oggettivi, adeguandola ai più consolidati principi desumibili dalla fonte giurisprudenziale, ai fini della non assoggettabilità dei professionisti, degli artisti e dei piccoli imprenditori all’imposta regionale sulle attività produttive>>.
Così, in assenza di interventi legislativi, la giurisprudenza ha delineato il concetto di “autonoma organizzazione”.
La Corte di Cassazione, con orientamento consolidato sin dalle sentenze del 2007 (cfr. Cass., del 16 febbraio 2007, n. 3672, 3673, 3674, 3675, 3676, 3677, 3678, 3679 e 3680) e poi a Sezioni Unite con sentenze del 26 maggio 2009, nn. 12108, 12109, 12110 e 12111 e recentissimamente con la sentenza, sempre a Sezioni Unite, del 10 maggio 2016, n. 9451 ha chiarito che il requisito dell’autonoma organizzazione, rilevante ai fini Irap, << il cui accertamento spetta al giudice del merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell'impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria, ovvero meramente esecutive>>.
Dall’immensa mole delle decisioni della Suprema Corte emergono principi generali e direttive per le corti territoriali al fine di individuare, caso per caso, le ipotesi nelle quali possa individuarsi la presenza di autonoma organizzazione con conseguente debenza del tributo.
Si riportano alcuni orientamenti giurisprudenziali suddivisi per categorie di contribuenti.
Cassazione 6 maggio 2016 n. 9155
Secondo la univoca giurisprudenza di questo giudice di legittimità (v. per tutte su n. 12108 del 2009), a norma del combinato disposto del D. Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo e art. 3, comma 1, lett. c), l'esercente l'attività di agente di commercio di cui alla L. 9 maggio 1985, n. 204, art. 1, è escluso dall'applicazione dell'Irap qualora non svolga attività autonomamente organizzata, configurandosi quest'ultima quando il contribuente: sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e - non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza dell'organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Professionista - Sindaco di società
Cassazione 20 novembre 2012 n. 20386
I compensi che il libero professionista, "partner" di un'associazione professionale, percepisce quale sindaco di una società, benché elevati, non possono ritenersi automaticamente conseguiti attraverso la struttura associativa. È, infatti, ben possibile ipotizzare che il professionista abbia percepito redditi - anche considerevoli - utilizzando le strutture di pertinenza della società sindacata.
I redditi conseguiti dal professionista anche di notevole entità non sono sufficienti da soli a provare il requisito dell'"autonoma organizzazione" ex art. 2, D. Lgs. n. 446/1997. Non vi è, infatti, una necessaria corrispondenza tra elevati compensi derivanti dall'attività di sindaco di società e rilevante struttura organizzativa utilizzata dal professionista.
Professionista - Sindaco-Amministratore - Revisore
Cassazione 3 marzo 2016 n. 4246
I compensi percepiti da un dottore commercialista derivanti dagli uffici di amministratore, revisore e sindaco di società non sono soggetti ad IRAP se tali funzioni risultano esercitate mediante lo svolgimento di una attività personale, diretta e priva di particolari mezzi e collaboratori.
Professionista – Albo professionale
Cassazione 5 marzo 2014, n. 5067
L’iscrizione all’albo professionale non è sufficiente all’assoggettabilità all’imposta.
Professionista - Studio
Cassazione 5 marzo 2007 n. 8166, 26 giugno 2009 n. 15110, 31 agosto 2009 n. 18973
L’autonoma organizzazione sussiste qualora il professionista disponga di uno studio attrezzato.
Irrilevante risulta l’esercizio dell’attività presso lo studio ubicato nella propria abitazione, con libreria, telefax e sistema di videoscrittura.
Non ricorre il requisito della "autonoma organizzazione", richiesto per l'applicazione dell'IRAP, nell'ipotesi in cui il ricorrente svolga un'attività di lavoro autonomo usufruendo di una stanza e di un computer concessi in comodato dal padre nell'ambito del proprio studio professionale, giacché nella fattispecie egli non è il responsabile dell'organizzazione, ma è inserito in una struttura riferibile ad altrui responsabilità ed interesse.
Professionista - Compensi a terzi
Cassazione 15 gennaio 2016 n. 573
Con specifico riferimento all'attività svolta da un avvocato la sporadicità ed esiguità delle spese sostenute per lavoro dipendente e per collaborazioni di terzi, nonché l'esiguità degli ammortamenti dei beni strumentali oltre a quella di tutte le altre spese sostenute, inducono a ritenere che il legale abbia esercitato la propria attività professionale senza "organizzazione di capitali o lavoro altrui".
Cassazione Sez. Un. 14 aprile 2016 n. 7371
L'esercizio di professioni in forma societaria costituisce "ex lege" presupposto dell'imposta regionale sulle attività produttive, senza che occorra accertare in concreto la sussistenza di un'autonoma organizzazione, questa essendo implicita nella forma di esercizio dell'attività.
Medico convenzionato con un’Azienda Sanitaria Locale
Cassazione 27 gennaio 2015 n. 1542
Il medico è soggetto ad imposizione se possiede autonoma organizzazione (beni strumentali e collaboratori) finalizzata all’incremento del numero dei pazienti (e quindi di reddito), ovvero alla garanzia, attraverso il miglior servizio reso ai pazienti, della fidelizzazione dei medesimi.
Medico – Beni Strumentali
Cassazione 25 luglio 2013 n. 18108
Non si integra mai in automatico il presupposto impositivo Irap semplicemente dal possesso di beni strumentali di ingente costo, bensì bisogna sempre analizzare, caso per caso, quanto essenziale sia alla professione un bene o un servizio, pur se di importante valore economico.
Medico – Membro Consiglio di Amministrazione
Cassazione 17 ottobre 2014 n. 21978
Il requisito dell'autonoma organizzazione previsto ai fini dell'assoggettamento ad imposta non è automaticamente integrato qualora il lavoratore autonomo rivesta anche la carica di membro del consiglio di amministrazione dell'ente presso il quale esercita la sua attività di libero professionista. Tale incarico, infatti, non necessariamente conferisce la facoltà al professionista di organizzare in piena autonomia non solo il proprio lavoro, ma anche quello dell'ente che lo supporta, integrando così il requisito dell'autonoma organizzazione.
Medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale
Cassazione 27 gennaio 2016 n. 1472
L’entità elevata del reddito prodotto non rileva se il medico esercita l’attività senza avvalersi di collaboratori ed utilizzando un’autovettura e beni strumentali non significativi.
Piccolo imprenditore (artigiano - tassista - coltivatore diretto)
Cassazione 13 ottobre 2010 n. 21124
L'esercizio dell'attività di piccolo imprenditore è escluso dall'applicazione dell'Irap qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata.
Cassazione 17 giugno 2016 n. 12616
Deve ritenersi soggetto all'imposta IRAP l'imprenditore commerciale, titolare di un'impresa familiare (non i familiari collaboratori), afferendo l'Irap "non al reddito o al patrimonio in sé, ma allo svolgimento di un'attività autonomamente organizzata per la produzione di beni e servizi" ed integrando la collaborazione dei partecipanti quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore, o valore aggiunto, rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare.
Attore professionista - Agente
Cassazione 4 dicembre 2015 n. 24788
Non è sufficiente per desumere l'esistenza di un'autonoma organizzazione il solo fatto che l'esercente si avvalga di un agente e/o, per contratto, di una società organizzatrice di spettacoli, dovendosi estendere l'accertamento alla natura, ossia alla struttura e alla funzione, dei due rapporti giuridici.
Lecce, 15 luglio 2016
Avv. Maurizio Villani
Avv. Idalisa Lamorgese
Avvocato Tributarista in Lecce
www.studiotributariovillani.it - e-mail avvocato@studiotributariovillani.it
SENTENZA N.1732 DEL 15 MARZO 2016 [164 Kb]
I TERMINI PER CORREGGERE LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 13378del 07/06/2016, depositata in cancelleria il 30 giugno 2016, ha stabilito quali termini devono essere rispettati per correggere le dichiarazioni dei redditi.
I TERMINI PER CORREGGERE LA DICHIARAZIONE REDDITI [47 Kb]
Con la nuova norma di cui all’art. 10 bis introdotta nello Statuto dei diritti del contribuente (Legge 27 luglio 2000, n. 212) (appunto intitolata “Disciplina dell'abuso del diritto o elusione fiscale”) dall’art. 1 del D.Lgs. n. 128 del 5 agosto 2015 recante “Disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente”, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge 11 marzo 2014, n. 23, l’abuso del diritto è stato depenalizzato.
La nuova disciplina entrata in vigore il 2 settembre 2015 che, ai sensi dell’art. 1, ultimo comma, del citato Decreto, ha acquistato efficacia a decorrere dal 1° ottobre 2015, raccoglie in forma unitaria i principi e le regole in materia di abuso del diritto e di elusione in materia fiscale ovvero unifica le nozioni di abuso del diritto ed elusione fiscale, che vengono fuse in un'unica definizione (art. 10 bis, comma 1).
Al contempo, il comma 2 dell’art. 1 del decreto ha abrogato l’art. 37-bis del D.P.R. 600/1973, attraverso il quale finora è stata disciplinata l’elusione fiscale, limitatamente peraltro a una serie di fattispecie, numerose e molto importanti, ma non esaustive, in esso espressamente indicate.
Ebbene, significativa l'ultima previsione del nuovo articolo 10-bis che chiarisce come le contestazioni relative al "nuovo" abuso del diritto (condotte elusive/abusive) non costituiscono più reato penale; a prevederlo è il nuovo comma 13: «le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie. Resta ferma l'applicazione delle sanzioni amministrative tributarie». La nuova previsione normativa risulta conforme alla ultima giurisprudenza della Cassazione (4561/2015) secondo cui in materia di abuso del diritto devono trovare applicazione le sanzioni per infedeltà della dichiarazione.
Prima dell'entrata in vigore del decreto, elusione e abuso di diritto erano, invece, due condotte perseguite, sotto il profilo penale, in modo differente.
Le operazioni ritenute elusive dall'amministrazione potevano integrare reati tributari al superamento delle soglie di punibilità. Le operazioni abusive, invece, non potevano costituire reato in quanto il concetto di "abuso", considerato "immanente" nel nostro ordinamento dalla giurisprudenza, non era espressamente previsto dalla norma.
Il decreto sulla certezza del diritto riunendo i concetti, esclude la rilevanza penale di queste violazioni denominandole abusive, anche quando la fattispecie comporti il superamento delle soglie di punibilità.
In base al generale principio del favor rei, le operazioni di elusione e di abuso non costituiscono reato nemmeno se commesse in passato. Pertanto, ove sia già stato intrapreso un procedimento penale, occorrerà rappresentare che il fatto non è più previsto dalla legge come reato.
Per contro «resta ferma l'applicazione delle sanzioni amministrative tributarie». A quest’ultimo proposito, peraltro, occorrerà capire in base a quali norme verranno individuate le sanzioni applicabili, dal momento che presupposto dell’abuso del diritto è che non sussista una violazione diretta di una disposizione, ma piuttosto un suo aggiramento, ossia l’elusione della stessa.
ABUSO DEL DIRITTO [160 Kb]
LE SOCIETA' ESTINTE E I DEBITI FISCALI
LE SOCIETA' ESTINTE E I DEBITI FISCALI M.VILLANI
ROTTAMAZIONE CARTELLE EQUITALIA 2016
L'AGGIO DI EQUITALIA INCOSTITUZIONALE? M.VILLANI
L'AGGIO DI EQUITALIA: ASPETTI INCOSTITUZIONALI
I TERMINI PER CORREGGERE LA DICHIAR. REDDITI
I TERMINI PER CORREGGERE LA DICHIARAZIONE DEI REDD
LE MOTIVAZIONI DELLE SENTENZE TRIBUTARIE
LE MOTIVAZIONI DELLE SENTENZE TRIBUTARIE..........
IL LIEVE RITARDO DEL CONTRIBUENTE E LA RISCOSSIONE
IL LIEVE RITARDO DEL CONTRIBUENTE AVV.M.VILLANI
IL RISARCIMENTO DANNI DA ERRONEA SEGNALAZIONE C.R.
La ristrutturazione dei debiti di Marina Puzzello
LE VERIFICHE FISCALI...Avv.Villani e F.Attanasi
Nel mio Blog un articolo sulle verifiche fiscali
PUBBLICA ASSISTENZA E SERVIZI
L'ACCORDO CON I CREDITORI E L'OMOLOGAZIONE
a cura di MARINA PUZZELLO
L'USURA BANCARIA E GLI ABUSI DELLE BANCHE
Il PIANO DEL CONSUMATORE di M.Puzzello
La legge che riduce i debiti di privati e imprese
IL RICORSO PER LA RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI
IL RICORSO EX ART.182-BIS L.F. MARINA PUZZELLO
I NUOVI GRADI DEL PROCESSO TRIBUTARIO
I nuovi gradi del proc.trib. Avv.Maurizio Villani
SENT. CTR LE n.620/2016 Avv.Maurizio Villani Lecce
La nullità delle cartelle Equitalia
CTR BARI n.217/2016 Avv.Maurizio Villani
La sospensione dell'atto di accertamento fiscale
DIFENDERSI DAL REDDITOMETRO
IL REDDITOMETRO AVV.M.VILLANI
IL PIANO DI ATTESTAZIONE DI RISANAMENTO
ART.67 L.F. RISANAMENTO AZIENDE MARINA PUZZELLO
IL NUOVO DISEGNO DI LEGGE M.VILLANI
RIFORMA DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE
LA TUTELA CAUTELARE NEL NUOVO PROCESSO TRIBUTARIO
La nuova tutela cautelare nel processo tributario
L'ESTINZIONE DELLE ASTE E DEL PROCESSO ESECUTIVO
LA QUARTA MAGISTRATURA DI M.VILLANI NEL MIO BLOG
La Quarta Magistratura M.Villani
Nº pagine viste 39054
via Emilia Ponente n.129 – 40133, Bologna BO - P.IVA: 03523021206 - C.F. PZZMRN68B48L064B

References: sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 2
 art. 3
 art. 1
 art. 2

SENTENZA 
 sentenza 
 articolo 10
 ART.182

ART.67