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Sabato 28 Maggio 2016 11:01
Ordinanze extra ordinem ex art. 54 T.U.E.L.
Sentenza Consiglio di Stato n. 2090 del 19/05/2016
L’attivazione dei poteri di ordinanza extra ordinem di cui all’articolo 54 del decreto legislativo n.267/2000 (c.d. T.U.E.L.) è legittima solamente quando si tratti di affrontare situazioni di carattere eccezionale e impreviste, costituenti concreta minaccia per la pubblica incolumità, per le quali sia impossibile utilizzare i normali mezzi apprestati dall'ordinamento giuridico: tali requisiti non ricorrono di conseguenza, quando le pubbliche amministrazioni possono adottare i rimedi di carattere ordinario.
Questo è il principio affermato dalla Quinta Sezione del Consiglio di Stato con la decisione n.2090 del 19 maggio 2016, sulla scorta di consolidata giurisprudenza dello stesso Supremo consesso in materia di ordinanze contingibili ed urgenti (cfr. in tal senso: Cons. Stato, VI, 13 giugno 2012, n. 3490; Cons. Stato, V, 20 febbraio 2012, n. 904).
Avvocato Valentina Magnano S. Lio
sul ricorso numero di registro generale 9553 del 2015, proposto dal dottor L.C., rappresentato e difeso dall'avvocato Giovanni Pellegrino, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, corso del Rinascimento, 11
C. T. ed altri, rappresentati e difesi dall'avvocato Silvio Verri, con domicilio eletto presso Giuseppe Pecorilla in Roma, Via della Scrofa, 64
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Poggiardo e dei signori C.T. ed altri;
Con ricorso proposto dinanzi al T.A.R. della Puglia – Sezione staccata di Lecce, il dott. C., titolare di un’impresa agricola esercente attività di allevamento di apis mellifera diretta alla produzione di risorse nettarifere (nettare, melata, polline e propoli), ha impugnato l'ordinanza n. 11 del 21 maggio 2015 con cui il Sindaco del Comune di Poggiardo (LE), ai sensi dell'articolo 54, comma 4 del decreto legislativo 267 del 2000 (TUEL), ha ingiunto la rimozione dell’apiario di proprietà del ricorrente ubicato presso la sua abitazione nella frazione di Vaste, alla via S.S. Stefani, 16.
La sentenza in questione è stata gravata in sede di appello dal dott. C., il quale ne ha chiesto la riforma articolando plurimi motivi di doglianza e ha, altresì, chiesto la sospensione in via cautelare dei relativi effetti.
- l’insufficienza degli argomenti profusi dall’odierno appellante e fondati, da un lato, sulla non riconducibilità dell’apicoltura nell’ambito degli allevamenti insalubri non localizzabili nei centri abitati secondo quanto disposto dal T.U. delle Leggi Sanitarie e, dall’altro lato, sulla conformità dello svolgimento dell’attività di cui è causa alla disciplina prevista dal codice civile e dalle concorrenti legislazioni regionali per gli apiari;
- la derogabilità, in sede di esercizio del potere sindacale ex art. 54, comma 4 del TUEL, delle normative di settore, a fronte della soggezione ai soli principi generali dell’ordinamento. Verrebbero, dunque, in rilievo i principi generali in tema di tutela degli interessi alla salute e all’igiene pubblica, la cui violazione da parte del dott. C. sarebbe stata acclarata dai verbali di visita medica e di sopralluogo del 19 luglio 2014 e del 2 settembre 2015.
- che l’articolo 54, comma 4 del TUEL, nell’ottica del principio di legalità sostanziale, circoscriverebbe il potereextra ordinem del Sindaco all’emanazione dei soli provvedimenti funzionali a prevenire “gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”. Di tal che, il richiamo contenuto nell’ordinanza di cui è causa a meri “inconvenienti igienico-sanitari e (…) disagi sia ai beni di proprietà che alle persone”, per un verso, e l’incisione su di una situazione da tempo in atto (risalendo la data di installazione dell’apiario in questione al 2010), per altro verso, avrebbero semmai consentito l’impiego dei poteri ordinari in tema di igiene e sanità pubblica spettanti all’amministrazione locale, nel rispetto della pertinente normativa in materia di apiari;
- al Sindaco sarebbe precluso, ai sensi dell’articolo 23 Cost., di incidere sulla posizione giuridica soggettiva del privato il quale abbia rispettato le distanze imposte dalla normativa nazionale e regionale in materia di collocazione degli apiari, tramite l’esercizio del potere contingibile e urgente previsto dal quarto comma dell’art. 54 del TUEL. In particolare, verrebbero in rilievo gli articoli 896-bis cod. civ. e 10 della Legge Regionale n. 45 del 2014, ai quali sarebbe sottesa una scelta legislativa orientata a valorizzare la tutela dell’apicoltura e dei singoli allevamenti, rispetto alla quale gli altri interessi eventualmente confliggenti sarebbero stati considerati recessivi.
Inoltre, l’appellante chiede la riforma della sentenza in epigrafe per la parte in cui i primi Giudici avrebbero omesso di considerare che i verbali di visita medica formati presso il Presidio Ospedaliero di Scorrano fossero successivi all’adozione dell’ordinanza n. 11 del 2015, al provvedimento cautelare di sospensione dell’efficacia di questa e di poco anteriori all’intervento ad opponendum spiegato da terzi nel giudizio promosso dal dott. C..
Si sono altresì costituiti in giudizio i signri C.T. ed altri i quali hanno concluso nel senso della reiezione dell’appello.
1. Giunge alla decisione del Collegio il ricorso in appello proposto dal signor C. (che esercita l’attività di allevamento di apis mellifera presso la sua abitazione nella frazione di Vaste di Poggiardo) avverso la sentenza del TAR della Puglia – Sezione staccata di Lecce con cui è stato respinto il ricorso avverso il provvedimento sindacale (adottato ai sensi dell’articolo 54 del TUEL) con il quale è stata ingiunta la rimozione degli apiari esistenti in loco.
2.2. Al contrario, il ricorso in epigrafe è meritevole di accoglimento per la parte in cui il dottor C. ha rilevato la mancata allegazione da parte del Comune delle specifiche ed eccezionali circostanze che, sole, possono legittimare l’esercizio del più volte richiamato potere di ordinanza.
- che l’esercizio del richiamato potere non risulta giustificato dalla sola presentazione di “numerosi esposti da parte dei residenti confinanti, nei quali vengono lamentati inconvenienti igienico-sanitari e vengono evidenziati disagi sia ai beni di proprietà che alle persone” (in tal senso il secondo ‘Visto’ del provvedimento impugnato in primo grado);
- che, allo stesso modo, dai verbali di sopralluogo del servizio veterinario della ASL e del locale Comando di Polizia Municipale (parimenti richiamati nell’ambito del provvedimento in data 21 maggio 2015) non emerge la presenza dei “gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana (…)” di cui al richiamato articolo 54;
- che le richiamate, eccezionali condizioni legittimanti neppure possono dirsi sussistenti sulla base della segnalazione in data 19 luglio 2014 (con la quale si lamentava la presenza di uno sciame d’api nel giardino dell’abitazione di una vicina, distante circa 15 metri dall’allevamento in questione e che avrebbe provocato “grave disagio ai residenti in quanto impediva effettivamente l’utilizzo dell’area esterna all’abitazione”). Si tratta di uno stato di fatto che, per quanto foriero di indubbi fastidi e disappunti, non legittima l’attivazione di un potere dichiaratamente eccezionale e il cui esercizio non può essere plasmato al fine di dirimere questioni che possono – e debbono - essere affrontate con strumenti giuridici di carattere ordinario;
- che, infine, non può legittimare l’attivazione di un potere sostanzialmente extra ordinem il contenuto della relazione del Servizio veterinario, da cui emerge che “le api soprattutto nel periodo estivo attratte dall’acqua stazionano in gran numero nei giardini dei vicini per abbeverarsi”.

References: art. 54
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 art. 54
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