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Università degli Studi di Pisa. IL CONTRATTO di ASSICURAZIONE della RESPONSABILITÀ CIVILE RISCHIO e AUTONOMIA PRIVATA - PDF
Università degli Studi di Pisa. IL CONTRATTO di ASSICURAZIONE della RESPONSABILITÀ CIVILE RISCHIO e AUTONOMIA PRIVATA
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Aloisio Maurizio Carboni
1 Università degli Studi di Pisa Tesi di dottorato in diritto privato IL CONTRATTO di ASSICURAZIONE della RESPONSABILITÀ CIVILE RISCHIO e AUTONOMIA PRIVATA Candidato Dott. Ilaria Carassale Tutor Prof. Giovanna Visintini I2 INDICE Capitolo Primo IL MONDO ASSICURATIVO CHIAVE DI VOLTA DI UNA OCULATA VITA ECONOMICA MODERNA 1. Responsabilità civile e assicurazione 2. L Assicurazione danni 3. Il rischio 4. Gli elementi del rischio 5. Il rischio putativo 6. Rischio oggettivo e rischio soggettivo: il moral hazard e l adverse selection. 7. L ambito del rischio assunto in contratto: la Responsabilità Civile Capitolo Secondo ASSICURAZIONE RISCHIO E RESPONSABILITÀ IN CAMPO SANITARIO 1. La responsabilità civile con specifico riferimento al settore sanitario 2. Il rischio dell assicuratore alla luce degli orientamenti giurisprudenziali in ordine alla responsabilità medica 3. Svalutazione della colpa e spersonalizzazione della responsabilità ad opera della giurisprudenza 4. La prescrizione del diritto al risarcimento: risvolti assicurativi 5 La responsabilità medica nel contratto di assicurazione II3 Capitolo Terzo I NUOVI RISCHI 1. Il rischio tipico 2. I nuovi rischi 3. Assicurazione obbligatoria e responsabilità del gestore di impianti sportivi sciistici 4. L assicurazione del danno ambientale: la problematica dei danni da inquinamento a rilascio graduale e dei long-tail liabilities 5. La responsabilità da prodotti e il problema delle cause ignote Capitolo Quarto IL CONTRATTO DI ASSICURAZIONE 1. Profili generali: l accordo e gli obblighi di correttezza durante le trattative 2. L oggetto del contratto di assicurazione. La garanzia e gli obblighi di informazione 3. La violazione degli obblighi di informazione. Profili di responsabilità 4 La forma e la trasparenza 5. La causa 6. Caratteri essenziali del contratto di assicurazione: patrimonialità, aleatorietà, sinallagmaticità III4 Capitolo quinto L ASSICURAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ CIVILE: IL CLAIMS MADE 1. Il contratto di assicurazione della responsabilità civile secondo il codice civile. Il modello loss occurrence 2. Verso un nuovo modello contrattuale: il claims made 3. Le problematiche sottese al claims made un contratto vantaggioso (?) 4. Limiti di operatività della polizza con formula claims 5. L atipicità del contratto claims 6. Problemi di causa e di autonomia negoziale 7. La meritevolezza dello scambio nel contratto con formula claims 8. Le ulteriori problematiche sollevate dalla giurisprudenza fra nullità e vessatorietà della clausola. Conclusioni IV5 V6 CAPITO PRIMO IL MONDO ASSICURATIVO CHIAVE DI VOLTA DI UNA OCULATA VITA ECONOMICA MODERNA SOMMARIO: 1. Responsabilità civile e assicurazione. 2. L Assicurazione danni Il rischio. 4. Segue. Gli elementi del rischio 5. Segue. Il rischio putativo. 6. Segue. Rischio oggettivo e rischio soggettivo: il moral hazard e l adverse selection L ambito del rischio assunto in contratto: la Responsabilità Civile. 1. Responsabilità civile e assicurazione L istituto della responsabilità civile e quello dell assicurazione, per quanto concettualmente e giuridicamente distinti, sempre più tendono a fondersi e a sovrapporre i principi posti alla guida dei rispettivi ambiti di applicazione con la conseguenza di una influenza reciproca e dipendenza economica l uno dall altro. Si è soliti, infatti, affrontare lo studio della responsabilità civile 1, in genere, e professionale, in particolare, in un ottica limitata ai soli istituti che nel libro quarto del codice civile, vengono disciplinati all interno del nono titolo dedicato ai fatti illeciti e, per quanto concerne l ambito della disciplina generale, dal primo titolo, ove l art che si occupa della responsabilità derivante dalla violazione delle 1 Tra le opere che approfondiscono lo studio della responsabilità civile si veda G. VISINTINI, Trattato breve della responsabilità civile, Milano 2005; G. ALPA, La responsabilità civile, Milano 1999, C. CASTRONOVO, La nuova responsabilità civile, Milano, 2006; M. FRANZONI, L illecito, in Trattato della responsabilità civile, diretto da M. FRANZONI, Milano, 2004; ID., Il danno risarcibile, Milano, 2004; M. STELLA, La responsabilità civile nei nuovi orientamenti giurisprudenziali, Milano 2007; S. RODOTA, Il problema della responsabilità civile,milano,7 obbligazioni da qualunque fonte esse derivino, viene affiancato dalle nozioni generali sulla diligenza nell adempimento. Gli interessi sostanziali sottesi alla materia (e alludo ancora alla responsabilità civile), in passato, hanno interessato marginalmente lo studioso più attento a comprendere il ragionamento tecnico seguito dal giudice per addivenire a una determinata soluzione, piuttosto che affrontare il fenomeno politico-sociale ed economico che ha profondamente inciso sulle scelte della magistratura la quale, sempre più incisivamente ricorre, in tema di responsabilità del professionista, a costruzioni giuridiche sofisticate 2, ovvero privilegia nella sostanza l impiego del principio della responsabilità oggettiva 3, condannando al pagamento di ingenti somme risarcitorie. Tuttavia, già negli anni 60 Pietro Trimarchi, chiedendosi come si fosse realizzato, nell ordinamento giuridico italiano, un principio di responsabilità senza colpa, nonostante che il medesimo apparisse ufficialmente negato 4 dalla relazione del Ministro Guardasigilli al Codice Civile del 1942, rispondeva che in una «visione realistica delle conseguenze economiche delle possibili regole della responsabilità» il regime della responsabilità deve essere sempre considerato «in rapporto con l assicurazione del rischio» 5. Nella ricerca di criteri di giustizia adeguati, l Autore, analizzando alcune teorie dell epoca 6 volte allo studio della responsabilità oggettiva, che incominciava ad 2 Mi riferisco a quel filone giurisprudenziale che ha inquadrato determinate situazioni, che in passato venivano classificate in termini di responsabilità per fatto illecito, quali ipotesi di responsabilità contrattuale da contatto sociale. 3 M. FRANZONI, La responsabilità oggettiva, Il danno da cose e da animali, Padova, A tale proposito, ripercorrendone il pensiero, già Friedrich Karl von Savigny, rinnovatore della cultura giuridica tedesca di inizio 800, rifletteva ed ammoniva, rilevando che le codificazioni rappresentano quello che è stato e non quello che sarà. F.DE MARINI AVONZO, Diritto romano e diritto privato, Letture da F.K. von Savigny, Torino, P. TRIMARCHI, Rischio e responsabilità oggettiva, Milano, 1961, Si fa riferimento ad alcune teorie di inizio secolo fra cui si ricorda la teoria della responsabilità per pura causalità sostenuta da K. BINDING, Die Normen und ihre Ubertretung, Leipzig, 1916; O. VON GIERKE, Der Entwurf eines bürgerlichen Gesetzbuchs und das deutsche Recht, Leipzig, 1889; G. VENEZIAN, Danno e risarcimento fuori dei contratti, in Opere giuridiche, I, Roma, 1919; la teoria della finzione di colpa, in materia si veda A. BESSON, La notion de garde dans la responsabilité du fait des choses, Paris, 1927; P. BONFANTE, Criterio fondamentale dei rapporti di vicinanza, in Scritti - 2 -8 affiancare l antico principio cardine della letteratura giuridica del secolo scorso Nessuna responsabilità senza colpa, ed a ridurne l operatività, osservava che il risarcimento del danno non ricostruisce la situazione oggettiva preesistente al torto; al contrario, «il danno non si cancella più dalla società: con il risarcimento non lo si annulla, ma semplicemente lo si trasferisce da chi lo ha subito immediatamente a chi lo risarcisce». Cosicché si è incominciato a ragionare nell ottica secondo la quale nella distribuzione dei costi all interno della società sia più equo, secondo più meditati criteri, accollare alcuni oneri economici su colui che è in grado di calcolare il rischio e il costo di eventuali danni e, pertanto, di «prepararsi a subire il rischio». Trimarchi, pur consapevole della possibilità che la giurisprudenza avrebbe potuto affermare più facilmente e in maniera più ampia la responsabilità di soggetti garantiti da una adeguata polizza assicurativa, non ha mai ritenuto condivisibile il principio assurance oblige 7, valutando necessario determinare ex ante chi dovesse prepararsi a subire economicamente- il danno, invece di constatare ex post se il responsabile dell illecito fosse assicurato. La tecnica del trasferimento del danno, nel senso della sopportazione del costo di questo su determinati soggetti, unitamente al timore del verificarsi del danno stesso, ha certamente accresciuto, se non addirittura ingenerato, l interesse alla stipulazione di contratti di assicurazione. Contestualmente, la effettiva presenza e la crescita di un soggetto, quale è l assicuratore, su cui trasferire rischi e costi, ha certamente contribuito alla proliferazioni di ipotesi di responsabilità e ciò anche su differenti profili. Sotto un profilo qualitativo è stata registrata una crescita ad opera della giurisprudenza dell area dei danni risarcibili, unitamente al ricorso sempre più frequente alla tecnica dell inversione degli oneri probatori o ancora al principio della responsabilità giuridici vari, Torino, 1918; teoria del rischio di impresa, seguita e profondamente studiata dallo stesso P. TRIMARCHI, Rischio e responsabilità oggettiva, cit.. 7 L autore critica sia il principio assurance oblige, sia l analogo richesse oblige rilevando che i sistemi fondati su tali direttive non hanno il carattere di una pianificazione sociale, ma, al contrario, conducono unicamente ad una «beneficenza obbligatoria»; v. anche A. EHRENZWEIG, Versicherung als Haftungsgrund, in Juristiche Blätter, 1950; ID., Assurance oblige, A comparative study, in Law and Contemp. Prob., 1950,9 oggettiva con maggiori garanzie per colui che, danneggiato, decide di agire giudizialmente. Sotto un profilo quantitativo, la maggior facilità o speranza di un risarcimento ha condotto alla moltiplicazione delle domande risarcitorie e, quindi, alla proliferazione delle denunce di sinistro. Un tale meccanismo, che forse potremmo vedere meglio come una nuova forma mentis della cultura della seconda metà del secolo scorso, pare essere stato recepito anche dallo stesso legislatore il quale intervenendo in rilevanti settori dell attività imprenditoriale, ha ampliato da un lato le ipotesi di responsabilità (dell imprenditore) senza colpa, dall altro le ipotesi di assicurazione obbligatoria. I pochi cenni introduttivi tratteggiati pongono l attenzione su quel vincolo, sempre più stringente che avvolge il modo assicurativo a quello della responsabilità. Questi si influenzano, dipendono economicamente l uno dall altro: l esistenza di una copertura assicurativa porta alla dilatazione del danno, la quale, a sua volta, conduce alla ricerca di nuove coperture assicurative quasi a formare un circolo vizioso, con ingenti conseguenze di carattere economico. Sotto quest ultimo profilo, si è soliti analizzare quale sia stata la risposta della giurisprudenza rasserenata nel decidere allorché, di fronte alla scelta se accogliere la domanda risarcitoria del danneggiato, ovvero assolvere l asserito danneggiante con il rischio di rovinarlo economicamente, vi sia un assicuratore dotato di larghe spalle su cui far gravare ogni costo. Tuttavia, si ritiene altrettanto interessante superare tale aspetto, già ampiamente analizzato in dottrina, per comprendere quale sia stata la risposta del mondo assicurativo innanzi all aumento esponenziale dei costi su di esso gravanti V. DE LORENZI, Contratto di assicurazione, disciplina giuridica e analisi economica, PADOVA 2008; in proposito si veda ancora A.D. CANDIAN S. PACI, Manuale di tecnica delle assicurazioni, Milano, Si precisa che nel presente lavoro il generico riferimento all Assicurazione è da intendersi quale rinvio all Assicurazione danni, attività diversa e da tenere debitamente distinta, come disciplinato all art c.c., dall Assicurazione vita10 2. L Assicurazione danni Chi sia l Impresa assicurativa, è conoscenza comune. In pratica, quando si parla di Compagnia di assicurazione, si è soliti pensare a quel soggetto forte in grado di tutelare il patrimonio dell assicurato dalle conseguenze negative derivanti da un possibile pregiudizio da questi provocato ad un terzo. Quindi quel soggetto su cui trasferire inizialmente il rischio e successivamente il costo del danno subito da chi è stato colpito in via immediata dal medesimo danno. Ciò è dovuto al fatto che l Impresa di assicurazione si adopera, ma si noti bene con fini speculativi, nello studio del calcolo delle probabilità future di accadimento di un determinato evento dannoso e della sua entità, in termini di somma concretamente risarcibile, sulla base di osservazioni del passato, svolte in particolari settori professionali. Pertanto, per Assicurazione si deve intendere quell attività economica in base alla quale l Impresa, applicando determinati principi tecnici, matematici, statistici e giuridici, raccoglie dagli assicurati, attraverso il pagamento dei c.d. premi, un complesso di mezzi finanziari che, opportunamente gestiti, le consentono di fronteggiare la sopportazione del costo dei danni sulla medesima trasferiti 10. Si osservi ancora che l ammontare del premio, ossia della somma che ogni singolo contraente è tenuto a pagare quale contropartita della prestazione richiesta all assicuratore, ha un costo che dovrebbe essere calcolato mediante operazioni statistico-attuariali 11 prendendo quali parametri di riferimento una massa di rischi omogenei e il numero dei soggetti assicurati per quel rischio Sul discorso matematico finalizzato allo studio del funzionamento del meccanismo assicurativo si veda L. SELLERI Nuovi orientamenti nelle politiche di premio delle imprese di assicurazione, in Dir. ed ec. dell ass., 2001, 969; C. DE FERRA, L assicurazione: nozioni, concetti, base matematiche, Milano, 1995; D. DE STROBEL, Il premio in Manuale di tecnica delle assicurazioni, cit.; F. PISCI, Riserve tecniche dei rami vita e danni, in Commentario al codice delle assicurazioni, Milano, 2006, Lo studio svolto con la matematica attuariale consiste nell analisi delle conseguenze finanziarie dei rischi. A tale scopo l attuario impiega metodi statistici e probabilistici per risolvere problemi finanziari e assicurativi. Si ritiene, infatti, che ingegnere delle assicurazioni potrebbe essere una definizione moderna dell attuario. Il metodo attuariale tiene conto del diverso valore nel tempo del - 5 -11 Un noto giurista ha scritto (volendo richiamare le parole di Salandra) che il premio è quella «somma di denaro commisurata non al valore economico della prestazione, ma alla valutazione economica dell obbligo assunto dall assicuratore di doverla eventualmente eseguire o di doverla eseguire in un certo momento, cioè del rischio che egli sopporta» 14. Nell ottica del privato, professionista, produttore, o anche imprenditore la funzione dell assicuratore è sempre stata di indubbia rilevanza. Basti pensare all origine storica dell impresa assicurativa sorta dall esigenza mutualistica dei membri di una collettività di condividere i rischi e suddividere i costi, cui ciascuno, personalmente, era esposto; poi evolutasi, con motivazioni ben diverse, nell assicurazione a premio nata, diversamente, dal mero spirito del lucro 15. denaro, della probabilità del costo del danno. Secondo la letteratura italiana si veda F. GRASSO, Elementi di tecnica attuariale della riassicurazione nei rami danni, Firenze, 2001; E. PITACCO, Modelli attuariali per le assicurazioni sulla salute, Milano, 1995; C. DE FERRA, L assicurazione, cit., 129. Per la letteratura straniera si veda C. O BRIEN, voce Actuarial methods in finance, in The new Palgrave dictionary of money and finance, London, 1992, A. OLIVERI «Valutazioni» in assicurazione vita: profili attuariali, finanziari ed economici, in Dir. ec. ed ass., 1996, 381; L.VANNUCCI, Statistica assicurativa e valutazioni attuariali, Bologna, Il premio è uno degli elementi fondamentali del contratto di assicurazione costituendone una condizione di efficacia, così come disciplinato all art c.c.. Infatti, se il contraente non paga il corrispettivo dovuto, l assicurazione resta sospesa. In ciò è insita la natura prettamente onerosa del contratto di assicurazione. E, tuttavia, curioso domandarsi l origine storica di tale termine intendendo genericamente una somma di denaro che si conferisce come riconoscimento di un merito. Forse, rifacendosi alla sua origine storica si intendeva già nel medioevo sottolineare la natura gratificatoria dell attività di colui che, assumendosi il rischio economico derivante dai pericoli di danni insiti nell attività altrui, nell ipotesi in cui nessun danno si fosse verificato, egli veniva ricompensato trattenendo la somma di denaro richiesta prima che l attività foriera di rischi venisse praticata dal terzo. Il premio che viene calcolato dall assicuratore è composto dalla somma del c.d. premio puro determinato in considerazione del rischio assunto, più oneri accessori derivanti dai costi gestionali che l assicuratore sopporta, definiti caricamenti, ai quali si aggiungono ancora le tasse e le spese ed i costi per l emissione del contratto di assicurazione. In merito si veda S. CHERUBINI G. EMINENTE, Marketing delle assicurazioni, Torino, 1988, 136; D. DE STROBEL, L assicurazione di responsabilità civile, Milano, 2004, 291; A. DONATI - G. VOLPE PUTZOLU, Manuale di diritto delle assicurazioni, Milano, 1995, 97; M. ROSSETTI, Il contenuto oggettivo del contratto di assicurazione, in Alpa, (a cura di), Le Assicurazioni private, Torino 2006, I, V. SALANDRA, Dell assicurazione, in Scialoja -Branca, (a cura di), Comm. cod. civ, Bologna-Roma, 1966, Già nel mondo greco-romano si conoscevano le prime associazioni di mutuo soccorso e di assistenza a favore dei singoli associati, antesignane delle società di mutua assicurazione, poi seguite, nei primi decenni del sec. XIV, dalle assicurazioni a premio nate dalle esigenze dei traffici - 6 -12 Infatti, le prime forme, sebbene impure, di assicurazioni a premio, si individuano alla fine del secolo XI, nel bacino del Mediterraneo, quali clausole accessorie di altri contratti. Si prenda ad esempio la clausola ad tuum risicum, ad tuam fortunam inserita nei contratti di trasporto marittimo il cui prezzo comprendeva anche l importo del premio per l assunzione del rischio della perdita del carico in mare. Situazione che tuttora si rinviene in alcuni mutui fondiari collegati a una polizza di assicurazione di debito. Tuttavia, per doverosa precisione, si sottolinea che soltanto agli inizi del XIV secolo 16 si possono individuare le prime forme di veri e propri contratti di assicurazione a premio allorché la contrattazione del rischio perde la sua connotazione di accessorietà per divenire elemento centrale dell obbligazione. 17 L assicurazione nasce, quindi, dai «vivi bisogni della vita dei traffici», quale creazione della classe commerciale 18. Oggi, come allora, l impresa assicurativa è ancora il cardine della moderna economia capitalistica. Promuovendo il trasferimento del rischio di un evento di danno che si realizza con la traslazione del costo dell eventuale danno medesimo, l assicuratore ha permesso all imprenditore-professionista sia di effettuare maggiori operazioni economiche, sia di svolgere determinate attività, sgravando l attenzione da rischi e spese impreviste future, così da concentrare energie e ricchezze economiche nel presente 19. P. Bernstein 20, storico della matematica attuariale, come viene ricordato da Francesco Donato Busnelli, per accentuare il rilievo che il mondo assicurativo ha svolto nell economia moderna, accosta l assicurazione alla borsa valori: «Entrambe commerciali maggiormente sviluppati in quel particolare periodo storico. Su tali origini storiche si veda C. VIVANTE, Il contratto di assicurazione, Milano 1885; G. GONETTA, Società di mutuo soccorso, Pistoia, 1887; E. BENSA Il contratto di assicurazione nel Medioevo, Genova, Il più antico contratto che ci è pervenuto è risalente al Fra gli studiosi che maggiormente si sono dedicati alla ricerca delle origini storiche del contratto di assicurazione si ricorda E. BENSA, Il contratto di assicurazione nel Medioevo, cit.; G. BONOLIS, Svolgimento storico dell assicurazione in Italia, 1901; J. GOLDSCHMIDT, Storia universale del diritto commerciale, A. DONATI, Trattato del diritto delle assicurazioni, Milano, 1952, I, A. DONATI, Trattato del diritto delle assicurazioni, cit P. L. BERNESTEIN, Against the Gods. The remarkable story of risk, New York, P. L. BERNSTEIN, Geneva Papers of Risk and Insurance. Issues and Practice, 2000,13 grazie alla loro capacità di promuovere la reversibilità, incoraggiano l investimento, trasformandosi in strumenti essenziali del sistema capitalistico» 21. Il contratto di assicurazione, dunque, nella sua sinallagmaticità, trova la sua causa in quel bilanciamento di interessi che anima le differenti classi sociali e professionali, intendendo perseguire il raggiungimento di equilibri economici tali da incentivare il mercato. In particolare, da una parte si pone l interesse dell assicurato il quale tende al raggiungimento di quella sicurezza in forza della quale, pur cagionando o potendo cagionare un sinistro, troverebbe la pattuita garanzia nella polizza di responsabilità civile che comunque dovrebbe indennizzarlo o manlevarlo - nelle forme dell art e le somme non accantonate a copertura di un evento incerto potranno essere spese per accrescere la produttività. Dall altra, si pone l interesse dell assicuratore per il quale è fondamentale la speculazione economica derivante dalla raccolta dei premi per un valore superiore al costo dei sinistri. Il sacrificio economico di una parte trova corrispettivo nel proporzionale sacrificio economico dell altra ed il mantenimento di tale equilibrio genera ricchezza 22. Quali problemi, quindi, potrebbero sorgere nel caso in cui si determinasse una rottura di detto equilibrio? 21 F.D. BUSNELLI, Prefazione, in Alpa ( a cura di) Le Assicurazioni private, Torino, 2006, XXVII. 22 G. SCALFI, Corrispettività e alea nei contratti, Milano-Varese, 1960, 15. Secondo l Autore quando si affronta il problema dei contratti sinallagmatici è doveroso analizzare se quel rapporto di corrispettività di cui parla la legge si riferisca alle obbligazioni o alle prestazioni o alle attribuzioni patrimoniali. L A. rileva che il significato di contratto a prestazioni corrispettive debba essere inteso in un ampia accezione, essendo riduttivo, se non errato, vincolarlo al mero significato di contratto ad obbligazioni reciproche. La corrispettività deve, quindi, sussistere fra le reciproche attribuzioni patrimoniali in quanto è insita nel vantaggio o nell utilità procurati mediante il contratto14 3. Il Rischio Nei paragrafi precedenti si è accennato al concetto di rischio, senza tuttavia soffermarsi su tale fondamentale elemento del contratto di assicurazione di cui il legislatore non ha voluto offrire una precisa definizione. E certo che ricopra un ruolo fondamentale. Il codice civile, infatti, lo pone come presupposto del contratto medesimo 23. Di esso troviamo menzione negli articoli 1895 e seguenti, i quali, disciplinando l inesistenza, la cessazione e la modificazione del rischio quali motivi di nullità, ovvero di scioglimento o ancora di recesso dal vincolo negoziale, impongono l attenzione dell interprete sulla funzione cardine rivestita da tale elemento all interno del rapporto assicurativo. Comunemente viene inteso come la possibilità, prevedibile, ma incerta, del verificarsi di un evento negativo futuro. Il termine, comunque, assume sfaccettature differenti a seconda dell istituto di riferimento o, ancor più latamente, della diversa disciplina, cui appartiene chi se ne serve. Al di fuori del contratto di assicurazione, si parla di rischio attuariale come fenomeno naturale che si introduce con una certa regolarità nella vita comune. Si parla di rischio contrattuale o di rischio economico come incertezza sul raggiungimento di quel risultato tipico che ci si attende da quello specifico negozio 24, 23 Sulla nozione di rischio la dottrina in passato si era trovata divisa fra coloro che ritenevano il rischio unicamente un presupposto di validità del contratto. (Così. A. PINO, Rischio e alea nel contratto di assicurazione, in Ass., 1960, I, 236) e coloro che lo ritenevano elemento essenziale del contratto quale causa, ovvero quale oggetto dl contratto (Così. POTHIER, Trattato del contratto di assicurazione, in Opere, II, Livorno, 1841). Parimenti sul punto, la stessa giurisprudenza in passato si era trovata sovente in disaccordo. Una per tutte, si veda Cass. 18 settembre 1961, n. 2033, in Ass., 1962, II, 36 secondo la quale il rischio assurge a funzione causale del contratto di assicurazione; Cass., 3 luglio 1991, n. 7300, in Giust. civ., 1992, I, 3151 secondo la quale il rischio è null altro che presupposto del contratto. 24 Si precisa che il rischio contrattuale deve essere distinto dall alea normale del contratto. Per essa normalmente si intende quel rischio denotato dalle oscillazioni di valore delle singole prestazioni, ma non di tutte le oscillazioni di valore delle prestazioni bensì di quelle dovute al tipo ed alla causa concreta scelti dai contraenti. Cfr. G. DI GIANDOMENICO, L alea normale del contratto, in G. Di Giandomenico, D. Riccio ( a cura di), I contratti aleatori, Torino, 2005,15 quale può essere l inadempimento dell altro contraente od ancora l oscillazione di valore delle singole prestazioni 25. Si parla, diversamente, di rischio negoziale o di alea negoziale, tipico del contratto aleatorio, quale elemento la cui presenza incide sulla esistenza o sulla determinazione di una prestazione 26. Più specificatamente, con riferimento all assicurazione della responsabilità civile, il rischio - assicurabile o assicurato -, secondo la prevalente dottrina, rappresenta il pericolo che si verifichi in futuro un sinistro con correlata o consequenziale produzione di un danno 27. Tale definizione, traendo origine dal dettato testuale dell art c.c., che - all interno dello stesso istituto dell assicurazione - pone quale presupposto del contratto tanto il danno prodotto da un sinistro, quanto un evento attinente la vita umana, vuole essere il corollario della ricerca di quelle caratteristiche comuni e presenti in tutte le fattispecie di assicurazione. Secondo il pensiero di Donati, invece, è importante soffermarsi sulla sottile differenza che intercorre fra evento futuro ed incerto, ossia possibile; e possibilità dell evento. Secondo l Autore, un simile approfondimento è necessario per inquadrare correttamente il preciso valore dell elemento rischio sul quale si imposta il rapporto assicurativo in quanto, «il rischio, per tutta la sua durata, è dato proprio dalla pendenza dell evento» G. ALPA, M. BESSONE, E. ROPPO, Rischio contrattuale e autonomia privata, Napoli,1982; F. DELFINI, Autonomia privata e rischio contrattuale, Milano, G. SCALFI, Corrispettività e alea nei contratti, cit., C. VIVANTE, Del contratto di assicurazione in Bolaffi - Vivante ( a cura di) Codice di commercio commentato, Torino, 1909; R. BROLESE, L assicurazione furto, in Candian -Paci (a cura di) Manuale di tecnica delle assicurazioni, II, Milano, 2002, 940; A. DE GREGORIO, G. FANELLI, A. LA TORRE, Il contratto di assicurazione, Milano, 1987; G. SCALFI, I contratti di assicurazione, l assicurazione danni, Torino, 1991, 3; S. SOTGIA, Mutamento ed intensità del rischio nel contratto di assicurazione, in Ass., 1956, II 152. Si osservi ancora l opinione di altra parte della dottrina la quale nega l obbligo di rinvenire necessariamente nell evento un connotato sfavorevole ritenendo più ampiamente che il rischio si estrinsechi in un evento futuro e incerto, favorevole o sfavorevole. 28 A. DONATI, Trattato del diritto delle assicurazioni, II, Milano, 1954,16 La precisazione di Donati, nella sua interpretazione, è decisiva anche per non incorrere nell errore, a volte comune, di confondere il rischio, ossia la possibilità dell evento, con altre differenti ipotesi 29. Benché non sempre la dottrina abbia voluto approfondire e curare uno studio sul corretto significato del rischio all interno del contratto di assicurazione, emerge comunque la difficoltà concettuale e la necessità di questa preliminare indagine. Ancora in proposito, Fanelli 30 ritiene non del tutto corretto collegare il rischio assicurato con la mera possibilità dell evento, creando una dicotomia fra quello che egli definisce rischio assicurabile o assicurato e rischio extra assicurativo. L autore, considerando che «l assicurazione di un determinato rischio non ha alcuna influenza sulla possibilità che si verifichi l evento [in quanto] anche dopo l assicurazione il rischio nella sua realtà pratica e giuridica continua ad esistere», indica la mera possibilità di un evento ordinariamente dannoso, indipendentemente dal contratto di assicurazione quale rischio extra assicurativo ; la possibilità di dovere effettuare una determinata prestazione contrattuale al verificarsi dell evento determinato, quale rischio assicurato. Secondo Fanelli, così precisando, «il rischio realizza il carattere aleatorio del contratto di assicurazione ed equivale all assunzione di una obbligazione aleatoria la cui struttura è oggetto di non pochi contrasti» e che, comunque, necessita di essere dettagliatamente qualificato sia nella sua natura, sia nelle modalità del suo possibile estrinsecarsi 31. Accogliendo le critiche mosse da Donati, l esasperato tecnicismo di Fanelli porterebbe ad una ingiustificata bipartizione del significato di rischio, comunque, mai voluta dal legislatore, venendo a coincidere: il rischio extra assicurativo in quello 29 Donati, fedele al tecnicismo, riprendendo gli studi prima di Kisch, e poi di Fanelli, osservava che sovente il termine rischio viene usato erroneamente, ovvero impropriamente. Si pensi, infatti, alle ipotesi in cui in luogo di sinistro o di evento assicurato, si è soliti dire che il rischio si è già verificato, od ancora, parlando di trasferimento del rischio o di ripartizioni del rischio, si confonde il termine con le conseguenze del sinistro. W. KISCH, Handbuch des Privatversicherungsrecht II, München 1920, G. FANELLI, L assicurazione privata contro gli infortuni, Milano, 1945, 126. Si veda anche ID., Le assicurazioni, cit. 66; ID., Considerazioni sul concetto di rischio nell assicurazione, in Ass., 1944, I, G. FANELLI, L assicurazione privata contro gli infortuni, cit.,17 del solo assicurato; il rischio assicurato in quello del solo assicuratore. La distinzione parrebbe, quindi, arbitraria, in quanto il rischio dell assicuratore dipende sempre dal rischio dell assicurato: «il rischio dell assicurato, infatti, nei limiti stabiliti in contratto, condiziona l obbligazione dell assicuratore» Segue: gli elementi del rischio. Se dunque, abbracciando la tesi di Donati, il rischio è dato dalla pendenza dell evento e, pertanto, corrisponde alla possibilità del suo verificarsi, l elemento di giuridico rilievo che lo informa sarà comunque, come per la restante dottrina, la possibilità 33. Ricorrendo ad un gioco di parole, è possibile ciò che non è impossibile; è possibile ciò che non è certo. Possibilità, quindi, è sinonimo di incertezza. L art c.c, disciplinando che è nullo il contratto se il rischio non è mai esistito o ha cessato di esistere (prima della stipulazione del contratto), non vuole altro che fissare il presupposto dell incertezza dell evento. Si pensi, esemplificando, a quando, nell assicurazione danni, la res oggetto dell interesse protetto non esiste o non è mai stata esposta al pericolo. Od ancora, che il rischio oggetto del contratto si sia già verificato prima della stipula della polizza. È di intuibile evidenza che il rischio impossibile non può essere un rischio, perché mai cagionerà un danno nell avvenire; parimenti il rischio certo è già sinonimo di sinistro. Sulla base di tali considerazioni è, quindi, ormai acclarato in dottrina e in giurisprudenza che la qualificazione possibile del rischio riassume in sé i due aggettivi di futuro e incerto applicati ad un evento prevedibile. Sono, tuttavia, ancora doverose alcune precisazioni. 32 A. DONATI, Trattato del diritto delle assicurazioni, cit., II, A. DE GREGORIO, G. FANELLI, A. LA TORRE, Il contratto di assicurazione, cit.; G. SCALFI, I contratti di assicurazione, l assicurazione danni, cit.; S. SOTGIA, Mutamento ed intensità del rischio cit18 Non è del tutto corretto affermare che l evento espressione del rischio in sé deve sempre essere incerto. Si pensi, ad esempio, all assicurazione sulla vita ove l evento morte è certo. Si badi bene, però, che l alea, nel presente caso, è insita nella durata della vita dell assicurato. Persiste, dunque, sempre l esistenza di un rischio, la quale consisterà, in tale fattispecie, nella incertezza della durata della vita. L incertezza, infatti, può incidere tanto sulla possibilità dell accadimento, quanto sul tempo 34. Lo stesso si dica per l altro aggettivo con il quale si è soliti riferirsi al rischio definendolo sfavorevole. Solo nell assicurazione danni l evento corrisponde al danno prodotto da un sinistro e, pertanto, l operatività della polizza è vincolata al carattere dannoso del medesimo. Nell assicurazione vita, come indicato dallo stesso art c.c., si richiede semplicemente il collegamento con un evento attinente alla vita umana, non necessariamente definibile come dannoso 35. Alla luce di quanto sopra l elemento rischio si mostra sotto diversi profili, divenendo difficile individuare una precisa e corretta definizione. La costruzione di Donati, che incentra l attenzione sulla pendenza dell evento (assicurato) appare, quindi, l unico che possa essere di utilità nei diversi settori dell assicurazione. Il discorso si semplificherebbe notevolmente se si abbandonasse l inutile sforzo di fissare una unitaria nozione di rischio. Benché il Codice ricorra ad una norma unitaria per rendere la definizione di assicurazione e, implicitamente, di rischio, si osservi, comunque, che l assenza della definizione di rischio è supplita 34 L incertezza che riguarda il momento in cui si verificherà l evento si dice relativa ; l incertezza che riguarda la possibilità dell evento si dice assoluta. Nell assicurazione sulla vita è incerto il momento dell evento morte: eventus incertus quando; nell assicurazione danni è incerto sia il se del verificarsi del sinistro, sia il quando: eventus incertus an e quando. 35 Donati, prendendo una posizione parzialmente difforme, ritiene che richiedendo il carattere dannoso dell evento per le sole assicurazioni contro i danni, si incorrerebbe nell errore di ammettere che il rischio sia l evento a priori sfavorevole, sia quello favorevole, sia quello indifferente, sì che il concetto di rischio si confonderebbe con quello più generico di alea: tesi che appare ictu oculi inaccettabile, ove si pensi che la c.d. assicurazione contro la possibilità di un evento indifferente non è un assicurazione, ma una scommessa o un gioco e che l assicurazione di un evento favorevole è inconcepibile poiché verrebbe sempre a priori a raggiungere uno scopo di lucro. In proposito si veda A DONATI, Trattato del diritto delle assicurazioni private, cit.,19 dalla indicazione per ciascun ramo assicurativo dell elemento a presupposto di ciascun settore: secondo gli articoli 1882 e 1904 c.c. nell assicurazione contro i danni, è la pendenza del verificarsi del danno che cagiona il sinistro; secondo gli articoli 1882 e 1919 nell assicurazione vita, è la pendenza di un evento attinente alla vita umana. Così procedendo si pone una netta distinzione fra quello che è genericamente il rischio e quello che è il rischio assicurativo assicurabile. Con particolare riferimento allo specifico rischio che viene dedotto in polizza, cioè quello per cui ci si vuole assicurare, le parti hanno il potere di determinarne i relativi confini nell ambito della loro autonomia contrattuale 36. I contraenti, quindi, sono liberi di circoscrivere l estensione, ossia l entità, del rischio, di determinarne l oggetto ossia la natura, di fissarne i margini, con l unico limite che le delimitazioni stabilite non determinino il venir meno della pendenza dell evento, nel qual caso si incorrerebbe nella violazione dell art c.c. 37. All interno dei margini di autonomia lasciati alle parti, i contraenti possono altresì stabilire un termine di decorrenza del contratto che non dovrà necessariamente coincidere con il momento della stipulazione della polizza. Esso potrà sì essere antecedente, come successivo, alla conclusione del contratto; tuttavia, mantenendo il pieno rispetto dell art c.c., l evento dannoso mai dovrà essersi verificato prima di quel termine fissato dalle parti per l operatività della copertura assicurativa. 36 Per doverosa precisione si fa presente che nel particolare caso della assicurazione obbligatoria avviene un inserimento automatico delle regole fissate dalla disciplina legale, pertanto i parametri del rischio vengono delimitati, a tutela del soggetto assicurato, direttamente dal legislatore. 37 Per costante giurisprudenza la delimitazione del rischio non determina una delimitazione della responsabilità dell assicurato nel qual caso vi sarebbe la necessità di una approvazione per iscritto della clausola ex art. 1341, 2 comma, ma unicamente una precisazione dell oggetto dedotto in contratto in funzione del quale viene determinato il premio. Cosicché è vessatoria, e necessita una approvazione scritta, la clausola «che prevede una riduzione dell indennizzo in caso di concorrenza di più coperture assicurative per il medesimo rischio [ ] poiché da una parte limita la responsabilità dell assicuratore creando una posizione di privilegio per il contraente più forte, e dall altra restringe la libertà contrattuale del contraente più debole nei rapporti con i terzi costringendolo ad avere rapporti assicurativi solo con l assicurazione privilegiata». Cass., 11 gennaio 2007, n. 395, in Danno e resp., 2007, 5, 467, in Fisco on line, 2007, in Impresa, 2007, 4, 629. In proposito si veda ancora Cass., 15 gennaio 1997, n. 373, in Foro it. 1997, 1, 1173, in Ass., 1997, II, 2. E invece clausola che delimita meramente i confini del rischio quella che «riguarda il contenuto e i limiti della garanzia assicurativa e, dunque, si limita a specificare il rischio garantito.», come precisa Cass., 4 febbraio 2002, n. 1430, in Giust. civ., 2002, I,20 In proposito, come ritenuto in giurisprudenza, «il rischio è l elemento necessario del contratto di assicurazione per sua natura aleatorio, per cui è necessario che l alea investa e caratterizzi il negozio fin dalla formazione, in modo che sia incerto il vantaggio economico in relazione al rischio al quale le parti si espongono. Nulla vieta che le parti si accordino per far decorrere gli effetti del contratto ad una data antecedente la conclusione del contratto, sempre che non si addivenga alla copertura di un rischio relativo ad un evento dannoso già verificatosi al momento del perfezionamento del contratto» Segue: Il rischio putativo Altro problema è quello se non possa essere ammessa dal codice civile la particolare categoria del rischio putativo. Per esso si intende la convinzione soggettiva dell esistenza di un rischio il quale può essersi già concretizzato con la causazione di un sinistro o essere ancora (oggettivamente) in potenza. È sempre necessaria, comunque, l ignoranza delle parti in ordine al verificarsi dell evento. Di fronte ad un rischio putativo non si potrà più definire il rischio quale pendenza dell evento in quanto a essere incerto o possibile non sarà il verificarsi del danno, ma la conoscenza dell esistenza del sinistro. In base ad una prima lettura dell art c.c., che impone la nullità del contratto in mancanza ab initio del rischio e, quindi, della possibilità dell evento, si potrebbe affermare che nell assicurazione contro i danni il rischio putativo è un rischio non assicurabile perché contrario allo schema negoziale plasmato dal legislatore Corte di Appello di Milano, 14 aprile 1995, n. 1130, in 39 G. CASTELLANO, Le assicurazioni private, Torino, 1970, 176; M. GRIGOLI, In merito alla disciplina dell assicurazione nel rischio putativo, in Ass., 1960, I, Prima del codice civile del 42, l assicurazione del rischio putativo era ammessa dal codice di Commercio del 1882 per tutti i rami assicurativi. Già allora si conoscevano le prime critiche mosse Vedere altro
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References: Cass. 
 art. 1341
 art. 34
 ART. 19
 art. 186
 Articolo 99
 articolo 28
 articolo 1
 art. 5
 Art. 54

Art. 342
 ART. 134
 Articolo 2
 sentenza 
 sentenza 
 Articolo 1
 art. 29
 sentenza