Source: https://renatodisa.com/2017/05/09/corte-di-cassazione-sezione-tributaria-sentenza-29-marzo-2017-n-8104/
Timestamp: 2017-07-22 12:45:00+00:00

Document:
Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 29 marzo 2017, n. 8104 – Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 29 marzo 2017, n. 8104	By Avv. Renato D'Isa on 9 maggio 2017	• ( Lascia un commento )
Considerato che la ratio della norma di cui all’art. 19, L. 6 marzo 1987, n. 74, che prevede l’esenzione relativa a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio va individuata nel favorire la definizione conciliativa dei rapporti patrimoniali tra coniugi, non può farsi derivare la decadenza dell’agevolazione connessa all’acquisito di un immobile dalla cessione di esso al coniuge in sede di separazione
sentenza 29 marzo 2017, n. 8104
sul ricorso 6733/2013 proposto da:
(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS) giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 1/2012 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE, depositata il 16/01/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 09/03/2017 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FUZIO Riccardo, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito per il controricorrente l’Avvocato (OMISSIS) per delega dell’Avvocato PANSIERI che ha chiesto il rigetto.
1. (OMISSIS) proponeva ricorso avverso l’avviso di liquidazione con cui l’agenzia delle entrate aveva recuperato le maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale in relazione ad un immobile acquistato con i benefici “prima casa” che egli aveva ceduto alla moglie prima dello scadere del quinquennio in attuazione di un accordo di modifica delle condizioni della separazione. La commissione tributaria provinciale di Prato rigettava il ricorso con sentenza che era riformata dalla CTR della Toscana sul rilievo: a) che il contribuente era stato indotto a cedere l’immobile alla moglie per causa di forza maggiore ravvisabile nel fatto che era stato coinvolto in un procedimento penale che aveva comportato il sequestro dei suoi beni; b) che l’immobile era stato conferito in fondo patrimoniale e cio’ confermava la finalita’ abitativa di esso; c) che il contribuente era cittadino residente all’estero e non gli era richiesto di trasferire la residenza nell’immobile; d) che dalla cessione il contribuente non aveva ritratto alcun corrispettivo da impiegare nell’acquisto di un altro immobile.
2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate affidato ad un motivo. Il contribuente si e’ costituito in giudizio con controricorso illustrato con memoria.
3. Con l’unico motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’articolo 1, nota 2 bis della tariffa, parte prima, allegata al Decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986 ed all’articolo 76 dello stesso D.P.R.. Sostiene che la CTR e’ incorsa in errore di diritto per aver considerato come causa di forza maggiore il fatto che il contribuente aveva ceduto l’immobile in attuazione di accordi di separazione. Deduce, poi, l’irrilevanza degli altri elementi addotti dalla CTR a sostegno della decisione.
4. Osserva preliminarmente la Corte che il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa. Ne consegue che la censura relativa al fatto di aver la CTR sussunto la cessione del bene immobile in attuazione degli accordi di separazione nella fattispecie della forza maggiore e’ stata correttamente formulata sotto il profilo della violazione di legge poiche’ si risolve nella censura dell’individuazione, da parte del giudice di merito, della fattispecie astratta in cui si concreta la forza maggiore. Ora, tenuto conto che per forza maggiore si intende un evento imprevedibile ed inevitabile, tale non puo’ ritenersi il trasferimento di un immobile in favore del coniuge per effetto degli accordi intervenuti in sede di separazione consensuale, posto che la pattuizione e’ comunque riconducibile alla volonta’ del cedente e non al provvedimento giudiziale di omologazione sicche’ cio’ potrebbe dar luogo alla revoca delle agevolazioni godute, con conseguente legittimo recupero delle ordinarie imposte di registro, ipotecarie e catastali da parte dell’Amministrazione finanziaria. In tal senso ha deciso la Suprema Corte con la sentenza n. 2263 del 03/02/2014, ritenendo che la cessione, da parte del contribuente, del bene per il quale aveva goduto delle agevolazioni ne comportasse la revoca. Questo collegio, tuttavia, dando continuita’ a quanto gia’ deciso dalla Corte di legittimita’ con le sentenze n. 2111 del 14 gennaio 2016 e n. 13340 del 28 giugno 2016, ritiene di discostarsi da tale pronuncia nella considerazione che le convenzioni concluse dai coniugi in sede di separazione personale, contenenti attribuzioni patrimoniali da parte dell’uno nei confronti dell’altro relative a beni mobili o immobili, non sono ne’ legate alla presenza di un corrispettivo ne’ costituiscono propriamente donazioni, ma rispondono, di norma, al peculiare spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell’evento di separazione consensuale, in funzione della complessiva sistemazione solutorio-compensativa di tutta la serie di possibili rapporti patrimoniali maturati nel corso della convivenza matrimoniale. Ora, considerato che la ratio della norma di cui alla L. 6 marzo 1987, n. 74, articolo 19, che prevede l’esenzione relativa a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, impedisce la decadenza dalle agevolazioni prevista al n. 4 della nota 2 bis, della Tariffa parte prima allegata al Decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986, va individuata nel favorire la definizione conciliativa dei rapporti patrimoniali tra coniugi, non puo’ farsi derivare la decadenza dell’agevolazione connessa all’acquisto di un immobile dalla cessione di esso al coniuge in sede di separazione, considerato che il legislatore ha inteso disciplinare gli accordi presi in tale contesto in modo che da essi non derivino ripercussioni fiscali sfavorevoli per il contribuente.
5. Il ricorso va, dunque, rigettato e la sentenza impugnata va confermata, seppure con la diversa motivazione teste’ esplicitata. Le spese processuali si compensano tra le parti in considerazione dei discordi precedenti giurisprudenziali sul punto controverso.
La Corte rigetta il ricorso dell’Agenzia delle Entrate e compensa le spese processuali
Categorie:Cassazione civile 2017, Corte di Cassazione, Delle persone e della Famiglia, Diritto Civile e Procedura Civile, Diritto Tributario, Sentenze - Ordinanze	Con tag:agevolazione prima casa,Cessione dell'immobile al coniuge in sede di separazione,imposta di registro,Presidente CHINDEMI Domenico,Relatore ZOSO Liana M. T,separazione coniugi	Navigazione articolo
Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 28 marzo 2017, n. 7949

References: sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 articolo 19
 sentenza 
 sentenza