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1 Studio Ansaldi & Associati Via San Paolo n. 3/A Alba - PDF
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1 SOSPENSIONE DEI LAVORI NEI CANTIERI EDILI Articolo 36 bis della legge n. 248/2006 L articolo 36 bis della Legge 4 agosto 2006, n. 248 di conversione del decreto Legge 4 luglio 2006, n. 223 (cosiddetto decreto Bersani) reca una serie di disposizioni dirette a disciplinare misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Dalla formulazione della stessa rubrica della norma si può già intuire uno dei caratteri innovativi delle disposizioni recate dall articolo 36 bis, ovvero la regolamentazione di diversi istituti considerati unitariamente nell ottica della duplice finalità: il contrasto al lavoro nero e la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Particolarmente innovativo, peraltro, si presenta il provvedimento di sospensione dei lavori nei cantieri edili, disciplinato nei commi 1 e 2 dell articolo 36 bis: esso nasce con l intento di riconoscere legalmente il nesso imprescindibile che di fatto sussiste tra l utilizzazione di lavoro nero e l insorgenza dei rischi per la incolumità fisica dei lavoratori. In altri termini, il datore di lavoro che instaura rapporti di lavoro senza l osservanza dei relativi obblighi di registrazione ovvero di denuncia ai competenti soggetti pubblici pone in essere una condotta illegittima che si presume accompagnata, in base ad una regola di esperienza, dalla violazione delle norme di natura cautelare a tutela della sicurezza dei lavoratori. Di qui la configurabilità di un particolare tipo di illecito di pericolo presunto, con il quale il bene primario che si intende tutelare, qual è l obbligo di garanzia della sicurezza nei luoghi di lavoro, riceve un accentuata anticipazione di tutela. L anticipazione di tutela si concretizza nell adozione del provvedimento di sospensione dei lavori nell ambito del cantiere nel quale si riscontri l inosservanza di uno degli obblighi, predeterminati dall articolo 36 bis, cui è tenuto generalmente il datore di lavoro. Si tratta di obblighi che, pur non attenendo alle regole strettamente inerenti al rischio delle lavorazioni tecnicamente edili, costituiscono condizioni sufficienti per l adozione della sospensione dei lavori che sono in corso nel cantiere. Venendo, ora, all analisi del provvedimento di sospensione dei lavori nei cantieri edili, proprio l incipit del comma 1 dell articolo 36 bis ( Al fine di garantire la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori nel settore dell edilizia, nonché al fine di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso ed irregolare ed in attesa dell adozione di un testo unico in materia di sicurezza e salute dei lavoratori ) dà conferma, come appena detto, della duplice funzione cui assolve il provvedimento stesso. Il provvedimento, infatti, oltre a costituire un effetto sanzionatorio conseguente all irregolare instaurazione del rapporto di lavoro, costituisce altresì 1
2 un rimedio per porre fine ad una situazione di pericolo che dalla stessa, presuntivamente, deriva. Perciò, il provvedimento potrà essere adottato ogni volta che sussistano le condizioni prefissate dal comma 1, indipendentemente dalle effettive inosservanze delle norme prevenzionistiche ulteriori (inosservanze che saranno sanzionate secondo le relative norme vigenti). In sede di precisazioni prioritarie il legislatore ha, altresì, evidenziato che l attribuzione del potere di sospensione sancito dall articolo 36 bis non interferisce con le altre misure adottate in sede di vigilanza nell ambito dei cantieri ( ferme restando le attribuzioni del coordinatore per l esecuzione dei lavori di cui all articolo 5, comma 1, lett. e), del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, e successive modificazioni, nonché le competenze in tema di vigilanza attribuite dalla legislazione vigente in materia di salute e sicurezza ). Dunque, il potere di sospensione ex articolo 36 bis resta distinto, per le ragioni che lo giustificano, sia dai provvedimenti adottati dagli organi pubblici di vigilanza a presidio delle norme specifiche in materia sicurezza nei luoghi di lavoro, sia dai poteri del coordinatore per l esecuzione dei lavori. L articolo 36 bis, perciò, con il riferimento alla sola lettera e) del su citato articolo 5, e non anche alla lettera f) - che disciplina il potere di sospensione del coordinatore, fondato sul pericolo grave ed imminente da riscontrarsi in concreto, e perciò non presunto lascia inalterato l obbligo di attivazione dei controlli posto in capo al coordinatore, diretti al ripristino della sicurezza nell ambito del cantiere. Parimenti l articolo 36 bis lascia inalterati i poteri accertativi e sanzionatori svolti dagli organi pubblici di vigilanza relativamente al rispetto degli obblighi specifici previsti dalle norme di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro. Legittimato a disporre la sospensione dei lavori è il personale ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, anche su segnalazione dell istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e dell istituto nazionale per l assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) il quale, secondo il dettato normativo, può adottare il provvedimento di sospensione dei lavori nell ambito dei cantieri edili qualora riscontri l impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori regolarmente occupati nel cantiere ovvero in caso di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale, di cui agli articoli 4, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni. Dall espresso riferimento all ambito dei cantieri edili si deduce che l ambito di applicazione della disposizione contenuta nei commi 1 e 2 dell articolo 36 bis è quello definito dall articolo 2 lettera a) del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, ovvero qualunque luogo in cui si effettuano lavori edili o di ingegneria civile. 2
3 Più specificamente, ciò significa che le imprese destinatarie del provvedimento di sospensione saranno quelle che svolgono almeno una delle attività elencate nell Allegato I del medesimo decreto legislativo , ovvero lavori di costruzione, demolizione, manutenzione, riparazione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le linee elettriche, le parti strutturali degli impianti elettrici, le opere stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche e, solo per la parte che comporta lavori edili o di ingegneria civile, le opere di bonifica, di sistemazione forestale e di sterro; ovvero ancora scavi, montaggio e smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per i lavori edili o di ingegneria civile. Il provvedimento, tra l altro, avrà ad oggetto la sospensione dei lavori che la singola impresa - che ha posto in essere le violazioni - sta svolgendo nell ambito del cantiere ispezionato. La diversa interpretazione della norma - per la quale la sospensione riguarderebbe i lavori svolti in generale nel cantiere, coinvolgendo dunque tutte le imprese operanti finirebbe per suscitare dubbi di incostituzionalità oltreché infliggere un grave danno all intera economia nazionale (in violazione degli articolo 3 e 41 della Costituzione). Appare senz altro singolare la conformazione dell esercizio del potere di sospensione da parte del personale ispettivo. Se da una parte, infatti, il provvedimento di sospensione appare di natura vincolata in quanto si fonda sulla sussistenza di almeno una delle condizioni prefissate dalla norma, ben è vero, dall altra, che la formulazione letterale ( può adottare ) con cui si attribuisce la competenza all adozione del provvedimento depone a favore della natura discrezionale dell atto stesso. Attese le finalità del provvedimento, tra le quali è compresa anche la tutela dell integrità psicofisica dei lavoratori, ed attesa altresì la dettagliata descrizione dei presupposti legali dell atto quali situazioni oggettive e determinate - appare doversi ravvisare un potere-dovere del personale ispettivo di adottare sempre il provvedimento ogni volta che ne sussistano le condizioni, salva l eventuale sussistenza di un interesse prevalente che giustifichi l opportunità di non adottare l atto (si pensi al caso di un attività la cui immediata sospensione causerebbe sicuramente dei pericoli o addirittura dei danni per l incolumità dei lavoratori stessi, come accadrebbe ad esempio durante una fase dei lavori di bonifica dall amianto). I due presupposti del provvedimento (è sufficiente la sussistenza di almeno uno dei due presupposti) previsti dall articolo 36 bis sono: a) l impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori regolarmente occupati nel cantiere. 3
4 A riguardo si rinvia a quanto riferito nell approfondimento relativo alla maxi sanzione riformulata dal comma 7 dell articolo 36 bis. Deve trattarsi cioè di rapporti di lavoro la cui instaurazione non sia stata comunicata o resa conoscibile ad alcuna autorità pubblica competente come previsto dalla legge (rapporti di lavoro, ad esempio, che non siano stati registrati sui libri obbligatori, o non siano stati comunicati al Centro per l impiego o non siano stati denunciati all INAIL). La norma si riferisce, pertanto, all impiego di lavoro nero e non anche al lavoro grigio (nel calcolo della percentuale, perciò, non potranno essere ricompresi i lavoratori definiti autonomi e che di fatto risultino subordinati, sempre che gli stessi, beninteso, risultino dalle scritture o altra documentazione obbligatoria). Dalla chiara formulazione normativa si evince, inoltre, che la determinazione della quota percentuale pari o superiore al 20% deve avere come base di calcolo i lavoratori regolari che la singola impresa impiega nel cantiere al momento dell accesso ispettivo (e non i lavoratori complessivamente in forza in azienda). Esempio: se l impresa, che occupa complessivamente 25 lavoratori, sta impiegando 10 lavoratori nel cantiere, di cui 8 regolari e 2 in nero, la base per il calcolo è 8: pertanto la presenza dei due lavoratori irregolari, superando la quota percentuale, comporterà la sospensione dei lavori. b) reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale, di cui agli articoli 4, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni. È evidente che la ripetizione di una stessa o di diverse violazione mal si concilia con una violazione delle norme in materia di orario di lavoro che sia avvenuta occasionalmente una volta ovvero una tantum a notevole distanza di tempo. La sospensione dei lavori non costituisce l unica conseguenza delle predetta violazioni riscontrate. E previsto infatti che i competenti uffici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale informano tempestivamente i competenti uffici del Ministero delle infrastrutture dell adozione del provvedimento di sospensione al fine dell emanazione da parte di questi ultimi di un provvedimento interdittivo alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni ed alla partecipazione a gare pubbliche di durata pari alla citata sospensione nonchè per un eventuale ulteriore periodo di tempo non inferiore al doppio della durata della sospensione, e comunque non superiore a due anni. A tal fine, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Ministero delle infrastrutture e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale predispongono le attività necessarie per l integrazione dei rispettivi archivi informativi e per il coordinamento delle attività di vigilanza ed ispettive in materia di prevenzione e sicurezza dei lavoratori nel settore dell edilizia 4
5 La continuazione dei lavori, nonostante l ordine di sospensione dei lavori, integra inottemperanza ad un provvedimento legalmente dato dall autorità per ragioni di sicurezza pubblica, come tale punibile penalmente ai sensi dell articolo 650 del codice penale. In tal caso sarà l organo ispettivo a comunicare la notizia di reato alla competente Autorità giudiziaria. Il comma 2 dell articolo 36 bis stabilisce le condizioni necessarie per ottenere la revoca del provvedimento di sospensione: a. la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria. Con la generale richiesta di regolarizzazione il legislatore esige opportunamente, ai fini del provvedimento di revoca, un adeguamento a tutte le norme che governano il corretto svolgimento del rapporto di lavoro; non sarà sufficiente, pertanto, effettuare le dovute registrazioni e comunicazioni obbligatorie, bensì occorrerà dimostrare l osservanza di tutti gli obblighi cui è tenuto il datore di lavoro compresi, oltre a quelli di natura previdenziale e assicurativa, anche tutti quelli in materia di sicurezza sul luogo di lavoro (per citarne solo alcuni, effettuazione delle visite mediche obbligatorie, formazione ed informazione dei lavoratori, fornitura dei dispositivi di protezione, ecc.). Questa logica legislativa risponde tra l altro alle finalità di contrasto del lavoro nero e promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro che sorreggono l adozione della sospensione. b. l accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di reiterate violazioni alla disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale, di cui al decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni. Tale accertamento non può che identificarsi con il pagamento delle relative sanzioni amministrative irrogate dal personale ispettivo, non potendo verificarsi una vera e propria regolarizzazione materiale a causa dell impossibilità di ripristino del bene violato quale è l integrità psico-fisica tutelata dalle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 66/2003. Il comma 2 specifica, infine, che è comunque fatta salva l applicazione delle sanzioni penali e amministrative vigenti. Ciò significa che l adozione del provvedimento di sospensione così come la regolarizzazione ad esso conseguente non incidono sul sistema sanzionatorio penale e/o amministrativo applicabile al caso concreto (si pensi, ad esempio, alla maxi sanzione, che, come già detto, si aggiunge a tutte le altre sanzioni dell ordinamento). La disposizione non detta alcunché sui rimedi amministrativi o giurisdizionali azionabili da parte del datore di lavoro che lamenti di aver subito la sospensione dei lavori in forza di un provvedimento illegittimo. Nel silenzio, deve ritenersi utilizzabile il ricorso amministrativo, 5 entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, all organo gerarchico sovraordinato, che in tal caso è il
6 Direttore regionale del lavoro, ovvero il ricorso al Tribunale amministrativo regionale, entro 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento. In caso di accoglimento delle proprie ragioni, il datore di lavoro avrà altresì diritto a richiedere il risarcimento dei danni ingiusti subiti a seguito dell atto illegittimamente adottato. Studio Ansaldi & Associati Via S. Paolo 3/A - Alba (CN)
ICUREZZA SUL LAVORO E CONDOMINIO
professione sicurezza ICUREZZA SUL LAVORO E CONDOMINIO 2 Le norme applicabili sono previste nel Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81) Sicurezza sul lavoro

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