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Timestamp: 2019-04-21 06:42:34+00:00

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Martedì 23 Maggio 2017 17:58	Francesco Annunziata
Nella sentenza in esame, la Corte di Cassazione, in tal senso confermando e puntualizzando i principi di diritto sostanzialmente già enunciati, ha affermato che la responsabilità per i danni causati dai cani randagi spetti esclusivamente al Comune, o all'ente, cui è attribuito dalla legge (ed in particolare dalle singole leggi regionali attuative della legge quadro nazionale n. 281/1991) il compito di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione connesso al randagismo, e cioè il compito della cattura e della custodia dei cani vaganti o randagi. L’attribuzione per legge ad uno o più determinati enti pubblici del compito della cattura e della custodia degli animali vaganti o randagi (e cioè liberi e privi di proprietario) può, infatti considerarsi il fondamento della responsabilità per i danni eventualmente arrecati alla popolazione dagli animali suddetti, anche sotto l’aspetto della responsabilità civile (Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza del 18 maggio 2017, n. 12495).
N.E. e S.A. , quali genitori rappresentanti della minore N.S. (divenuta maggiorenne in corso di causa), hanno agito in giudizio nei confronti del Comune di Gela e della A.S.L. n. X (oggi A.S.P.) di (omissis) per ottenere il risarcimento dei danni subiti dalla figlia, aggredita e ferita da due cani randagi in data (omissis) .
Non hanno svolto attività difensiva in questa sede gli intimati. Il ricorso è stato trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375 e 380-6/5.1 c.p.c..
Ritiene, al contrario, la Corte (in tal senso confermando e puntualizzando, per quanto occorra, i principi di diritto sostanzialmente già enunciati nei più recenti precedenti in materia: cfr., in particolare, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 17528 del 23/08/2011, Rv. 619444 - 01 e Sez. 3, Sentenza n. 10190 del 28/04/2010, Rv. 612762 - 01) che la responsabilità per i danni causati dai cani randagi spetti escusivamente all’ente, o agli enti, cui è attribuito dalla legge (ed in particolare dalle singole leggi regionali attuative della legge quadro nazionale n. 281/1991) il compito di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione connesso al randagismo, e cioè il compito della cattura e della custodia dei cani vaganti o randagi.
Tali ultimi competenze, in particolare, non possono ritenersi direttamente riferibili alla prevenzione dello specifico rischio per l’incolumità della popolazione derivante dalla eventuale pericolosità degli animali randagi, e non possono quindi fondare una responsabilità civile per i danni da questi ultimi arrecati, avendo ad oggetto il solo controllo "numerico" della popolazione canina, a fini di igiene e profilassi e, al più, una solo generica e indiretta prevenzione dei vari inconvenienti legati al randagismo.
Poiché la legge quadro statale n. 281/1991 non indica direttamente a quale ente spetta il compito di cattura e custodia dei cani randagi, ma rimette alle Regioni la regolamentazione concreta della materia, occorre analizzare la normativa regionale, caso per caso.
Il ricorso va pertanto accolto e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la controversia può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384, comma 2, c.p.c., con l’accoglimento dell’appello proposto dalla ASP ed il rigetto della domanda proposta dall’attrice nei suoi confronti.
L’accoglimento del gravame comporta la necessità di provvedere nuovamente alla regolamentazione delle spese dell’intero giudizio, con conseguente assorbimento del secondo motivo del ricorso (con il quale è denunziata "ingiusta condanna alle spese di giudizio").
Ritiene peraltro la Corte che sussistano motivi tali da giustificare, ai sensi dell’art. 92, comma 2, c.p.c., (nella formulazione della disposizione applicabile ratione temporis), l’integrale compensazione di dette spese, sia con riguardo al giudizio di merito che a quello di legittimità, in considerazione delle oggettive incertezze applicative emerse in giurisprudenza con riguardo alle questioni trattate.
La sentenza impugnata è cassata in relazione, e la causa è decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384, comma 2, c.p.c., con il rigetto - in parziale riforma della decisione di primo grado della domanda proposta nei confronti della ASL n. X (oggi ASP) di (omissis) .
Le spese dell’intero giudizio, nei rapporti tra parte attrice e ASP di Caltanissetta, sono integralmente compensate.
- accoglie il ricorso e cassa in relazione la sentenza impugnata; decidendo nel merito, in parziale riforma della sentenza di primo grado, rigetta la domanda proposta nei confronti della ASP di (omissis) ;
- dichiara integralmente compensate le spese dell’intero giudizio, di merito e di legittimità, nei rapporti tra parte attrice e ASP di (omissis) .
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 Cass. Sez. 
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