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Timestamp: 2020-01-28 04:13:17+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 13576 del 30/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13576 del 30/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 30/05/2017, (ud. 09/05/2017, dep.30/05/2017), n. 13576
sul ricorso 2705-2010 proposto da:
M.R., elettivamente domiciliato in ROMA VIA PIETRO DELLA
avverso la sentenza n. 89/2008 della COMM.TRIB.REG. di FIRENZE,
M.R. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti della Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Toscana che ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello del contribuente avverso la decisione di primo grado che aveva affermato la insussistenza delle condizioni per il riconoscimento del diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni 2001, 2002, 2003 e 2004, in relazione all’attività di medico veterinario esercitata corrispondendo compensi a terzi in misura non insignificante rispetto al reddito lordo prodotto e disponendo di beni strumentali eccedenti rispetto a quelli ordinari, tutti funzionali all’attività professionale, ricorrendo quindi il requisito dell’autonoma organizzazione.
Con l’unico motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, giacchè la CTR non ha tenuto conto del fatto che l’appello era formulato in maniera sufficientemente specifica fondandosi anche, ma non soltanto, sulle ragioni giustificative della nota sentenza n. 156/2001 della Corte Costituzionale, avendo il contribuente, negli anni di riferimento, esercitato la propria attività professionale con prevalente apporto di lavoro personale e in assenza di particolari dotazioni di beni strumentali. Formula il seguente quesito di diritto: “dica la Corte quali sono i limiti dell’ammissibilità dell’appello ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53 ed in particolare dica se l’appello i cui motivi sono genericamente formulati è sempre e comunque inammissibile o se lo è solo nell’ipotesi in cui la genericità impedisce e rende impossibile di appurare i vizi e le censure mosse dal proponente il gravame nei confronti della sentenza di prime cure”.
Orbene, il contribuente non ha riportato nel ricorso quelle parti dell’atto di appello necessarie a dimostrare la proposizione, nel ricorso introduttivo del gravame, di motivi articolati in modo specifico, come prescritto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 al fine di consentire alla Corte di valutare la conseguente erroneità della pronuncia di inammissibilità del giudice di secondo grado.
Vero è che, in tema di contenzioso tributario, “il difetto di specificità dei motivi di appello ricorre quando l’atto introduttivo del gravame si limita a riprodurre le argomentazioni poste a sostegno della domanda disattesa dal giudice di primo grado, senza il minimo riferimento alle statuizioni di cui è chiesta la riforma, e non contenga alcuna parte argomentativa che, mediante censura espressa e motivata, miri a contestare il percorso logico-giuridico della sentenza impugnata” (Cass. n. 1461/2017).
Ed è proprio ciò che la CTR della Toscana ha rimproverato al ricorrente allorchè ha ritenuto insufficiente il richiamo operato alla giurisprudenza del giudice delle leggi, in materia di IRAP, “senza minimamente entrare nel merito delle motivazioni” della sentenza di prime cure e “senza individuare alcun elemento valido ai fini della configurazione del devolutum”, finendo così per rivolgere le censure all’atto impositivo più che alla sentenza di prime cure.
V’è da dire, inoltre, che il contribuente neppure in questa sede individua le decisive ragioni di fatto e di diritto per le quali la sentenza appellata risulterebbe meritevole di riforma per cui non appare superfluo ricordare che l’interesse ad impugnare con il ricorso per cassazione discende dalla possibilità di conseguire, attraverso il richiesto annullamento della sentenza impugnata, un risultato pratico favorevole, sicchè è necessario, anche in caso di denuncia di un errore di diritto a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 3, “che la parte ottemperi al principio di autosufficienza del ricorso (correlato all’estraneità del giudizio di legittimità all’accertamento del fatto), indicando in maniera adeguata la situazione di fatto della quale chiede una determinata valutazione giuridica, diversa da quella compiuta dal giudice a quo” (Cass. n. 11731/2011).

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 53
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