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Timestamp: 2017-07-22 18:37:38+00:00

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AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA ABBANDONO TETTO CONIUGALE ART 570 CC sottratto agli obblighi di assistenza inerenti la potestà genitoriale e alla qualità di coniuge. Ne consegue che il giudice non può esaurire il proprio compito nell'accertamento del fatto storico dell'abbandono, ma deve ricostruire la situazione in cui esso s'è verificato, onde valutare la presenza di cause di giustificazione, per impossibilità, intollerabilità o estrema penosità della convivenza. Una tale ricostruzione non risulta compiuta nella decisione impugnata, che dopo aver dato atto che l'imputato non ha fatto venire meno i mezzi di sussistenza ai figli minori, ritiene, apoditticamente, ingiustificato l'abbandono del domicilio domestico, senza prendere in alcuna considerazione la lettera lasciata alla moglie, in cui lo S. giustifica la sua scelta con riferimento ad una situazione di intenso disagio nei rapporti con il proprio coniuge. In presenza di questo elemento, che sembra deporre per l'esistenza di una situazione di intollerabilità della vita coniugale, la Corte territoriale avrebbe dovuto, a maggior ragione, accertare la presenza di una giusta causa. SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE VI PENALE Sentenza 31 maggio – 11 settembre 2012, n. 34562 (Presidente Milo – Relatore Fidelbo) Ritenuto in fatto 1. Con la decisione in epigrafe indicata la Corte d'appello di Catania ha confermato la sentenza del 6 ottobre 2006 con cui la Sezione distaccata di Giarre aveva condannato S.G. alla pena di Euro 900,00 di multa in ordine al reato di cui all'art. 570 comma 1 c.p., per essersi sottratto agli obblighi di assistenza inerenti la potestà genitoriale e alla qualità di coniuge. 2. L'imputato, tramite il proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione con cui ha dedotto i seguenti motivi: - nullità della notifica dell'avviso di deposito dell'estratto contumaciale, eseguita presso il difensore anziché presso il domicilio eletto in Riposto; - omessa motivazione in ordine al motivo dedotto in appello e riguardante la violazione dell'art. 465 c.p.p., per avere il giudice di primo grado ammesso i testimoni indicati dalla parte civile nella lista depositata prima della costituzione stessa; - vizio di motivazione ed erronea applicazione dell'art. 570 c.p., in quanto la Corte territoriale ha giustificato la colpevolezza dell'imputato in relazione alla condotta di abbandono del domicilio domestico, senza considerare, anche per una mera confutazione, i motivi addotti per giustificare un tale comportamento. Peraltro, si evidenzia come la giurisprudenza di legittimità ha in più occasioni ritenuto che l'abbandono del domicilio coniugale può integrare il reato di cui all'art. 570 c.p. solo In assenza di una giusta causa, che può essere integrata anche da ragioni di carattere interpersonale tra i coniugi che non consentano la prosecuzione della vita in comune; - vizio di motivazione e violazione dell'art. 62-bis c.p., lamentando la mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche. Considerato in diritto 3. Il ricorso è fondato con riferimento al terzo motivo proposto. La Corte d'appello, con motivazione sintetica, ha ritenuto sussistente il reato di cui all'art. 570 comma 1 c.p. per l'allontanamento dell'imputato dall'abitazione coniugale. Si osserva che il primo comma dell'art. 570 c.p. riconduce, anche lessicalmente, l'abbandono del domicilio domestico a una delle possibili condotte contrarie all'ordine o alla morale delle famiglie, richiedendo che la condotta di allontanamento si connoti di disvalore etico sociale, sicché rende punibile non l'allontanamento in sé, ma quello privo di una giusta causa. Ne consegue che il giudice non può esaurire il proprio compito nell'accertamento del fatto storico dell'abbandono, ma deve ricostruire la situazione in cui esso s'è verificato, onde valutare la presenza di cause di giustificazione, per impossibilità, intollerabilità o estrema penosità della convivenza. Una tale ricostruzione non risulta compiuta nella decisione impugnata, che dopo aver dato atto che l'imputato non ha fatto venire meno i mezzi di sussistenza ai figli minori, ritiene, apoditticamente, ingiustificato l'abbandono del domicilio domestico, senza prendere in alcuna considerazione la lettera lasciata alla moglie, in cui lo S. giustifica la sua scelta con riferimento ad una situazione di intenso disagio nei rapporti con il proprio coniuge. In presenza di questo elemento, che sembra deporre per l'esistenza di una situazione di intollerabilità della vita coniugale, la Corte territoriale avrebbe dovuto, a maggior ragione, accertare la presenza di una giusta causa. A tanto dovrà dunque provvedere il giudice del rinvio. Pertanto, la sentenza deve essere annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Catania per nuovo giudizio, che tenga conto di quanto sopra indicato. 4. La altre doglianze devono intendersi assorbite dall'accoglimento del motivo esaminato. P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte d'appello di Catania per nuovo giudizio. | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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AVVOCATO SEPARAZIONI BOLOGNA ABBANDONO TETTO CONIUGALE ART 570 CC
sottratto agli obblighi di assistenza inerenti la potestà genitoriale e alla qualità di coniuge.
Sentenza 31 maggio – 11 settembre 2012, n. 34562
(Presidente Milo – Relatore Fidelbo)
Con la decisione in epigrafe indicata la Corte d’appello di Catania ha confermato la sentenza del 6 ottobre 2006 con cui la Sezione distaccata di Giarre aveva condannato S.G. alla pena di Euro 900,00 di multa in ordine al reato di cui all’art. 570 comma 1 c.p., per essersi sottratto agli obblighi di assistenza inerenti la potestà genitoriale e alla qualità di coniuge.
L’imputato, tramite il proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione con cui ha dedotto i seguenti motivi:
Il ricorso è fondato con riferimento al terzo motivo proposto.
La altre doglianze devono intendersi assorbite dall’accoglimento del motivo esaminato.
Annulla la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte d‘appello di Catania per nuovo giudizio.
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3 ABBANDONO TETTO CONIUGALE – NESSUN ADDEBITO SE CONVIVENZA INTOLLERABILE –AVVOCATO BOLOGNA
Con la sentenza n. 3356 del 2007 questa Corte ha ampliato l’originaria interpretazione, di stampo strettamente oggettivistico, di tale norma – interpretazione secondo la quale il diritto alla separazione si fonda su fatti che nella coscienza sociale e nella comune percezione rendano intollerabile il proseguimento della vita coniugale – per dare della medesima norma una lettura aperta anche alla valorizzazione di “elementi di carattere soggettivo, costituendo la intollerabilità un fatto psicologico squisitamente individuale, riferibile alla formazione culturale, alla sensibilità e al contesto interno alla vita dei coniugi”.
Ribadita, quindi, l’originaria impostazione oggettivistica quanto al (solo) profilo del controllo giurisdizionale sulla intollerabilità della prosecuzione della convivenza nel senso che le situazioni di intollerabilità della convivenza devono essere oggettivamente apprezzabili e giudizialmente controllabili – e puntualizzato che la frattura può dipendere, come già affermato da questa stessa Corte (Cass. 7148/1992) dalla condizione di disaffezione e di distacco spirituale anche di uno solo dei coniugi, ha concluso che in una doverosa “visione evolutiva del rapporto coniugale – ritenuto, nello stadio attuale della società, incoercibile e collegato al perdurante consenso di ciascun coniuge – (…) ciò significa che il giudice, per pronunciare la separazione, deve verificare, in base ai fatti obiettivi emersi, ivi compreso il comportamento processuale delle parti, con particolare riferimento alle risultanze del tentativo di conciliazione ed a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità, l’esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile, allo stato, pur a prescindere da elementi di addebitabilità da parte dell’altro, la convivenza. Ove tale situazione d’intollerabilità si verifichi, anche rispetto ad un solo coniuge, deve ritenersi che questi abbia diritto di chiedere la separazione: con la conseguenza che la relativa domanda, costituendo esercizio di un suo diritto, non può costituire ragione di addebito”.
Corte ha ritenuto, appunto, di argomentare dalle seguenti circostanze: a) la pregressa, risalente separazione dei coniugi, che era indice, a suo giudizio, di una unione non felice; b) l’età – settan’anni – della signora allorché si allontanò dalla casa coniugale, che indicava come l’infelicità avesse superato, per lei, il limite della tollerabilià, perché a un’età avanzata si ha in genere bisogno di stringersi ai propri cari, per riceverne solidarietà morale e materiale, piuttosto che allontanarsene.
– Il primo motivo di ricorso, con cui si deduce violazione di norme di diritto, si conclude con il seguente quesito ai sensi dell’art. 366 bis, primo comma, c.p.c. (ancora vigente alla data della sentenza impugnata): “… se, qualora in un procedimento di separazione giudiziale risulti provato e non contestato che uno dei coniugi ha abbandonato il tetto coniugale, e in difetto di qualsiasi prova e/o fatto obiettivo che dimostri che tale abbandono sia conseguenza del comportamento dell’altro coniuge o della disaffezione e del distacco spirituale tra i coniugi, il giudice che pronuncia la separazione dei coniugi debba dichiarare l’addebito della separazione medesima al coniuge che ha abbandonato il tetto coniugale”.
– Con il secondo motivo si denuncia vizio di motivazione. Il ricorrente individua formalmente, agli effetti dell’art. 366 bis, secondo comma, c.p.c., il fatto controverso e decisivo, oggetto di scorretto accertamento, nelle “asserite vessazioni e umiliazioni che controparte sostiene esser stata causa dell’abbandono del tetto coniugale” ed osserva che in ordine alla sussistenza di tale fatto la sentenza di appello non contiene alcuna motivazione.
– Nessuno di tali motivi può trovare accoglimento, per le seguenti ragioni.
– Il ricorso va in conclusione respinto. In mancanza di attività difensiva della parte intimata non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali.

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