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Timestamp: 2020-05-27 03:16:18+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 23203 del 17/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23203 del 17/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 17/09/2019, (ud. 09/05/2019, dep. 17/09/2019), n.23203
sul ricorso iscritto al n. 14347/2017 R.G. proposto da:
BANCA NAZIONALE DEL LAVORO, in persona del Direttore pro tempore,
BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA, in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DELL’UNITA’ 13,
presso lo studio dell’avvocato LUISA RANUCCI, che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 7191/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
del 17/01/2019 dal Consigliere Dott. DE STEFANO Franco.
l’avv. Z.M. ricorre, affidandosi ad otto motivi con atto notificato a mezzo p.e.c. il 29/05/2017, per la cassazione della sentenza n. 7191 del 29/11/2016 della Corte di appello di Roma, di rigetto – con condanna alle spese ed altresì al pagamento di Euro 500 ai sensi dell’art. 96 c.p.c., comma 3 – del suo appello principale avverso i capi della sentenza resa dal tribunale capitolino, di accertamento del credito verso i terzi Banca Monte dei Paschi di Siena spa e Banca Nazionale del Lavoro spa in capo all’originario debitore esecutato Comune di Roma: appello principale con cui egli si era lamentato dell’insufficienza della liquidazione delle spese di lite a carico della Banca Monte dei Paschi di Siena, di altre violazioni in tema di liquidazione delle spese di lite, nonchè dell’illegittimità del rigetto della domanda ex art. 96 c.p.c. da lui dispiegata;
degli intimati resistono, con separati controricorsi, la Banca Nazionale del Lavoro spa e la Banca Monte dei Paschi di Siena spa, mentre Roma Capitale (già Comune di Roma) non svolge difese;
il ricorrente deposita atto di rinuncia nei confronti della Banca Nazionale del Lavoro, con pedissequa dichiarazione di accettazione;
il ricorrente successivamente deposita asseverazione di conformità del ricorso, e infine memoria ai sensi del medesimo art. 380-bis c.p.c., comma 2, u.p..
va preliminarmente disattesa l’istanza di riunione, non sussistendo i presupposti per provvedervi nel giudizio di legittimità e comunque equivalendo all’invocata riunione la chiamata dei ricorsi stessi alla medesima adunanza;
ciò posto, ricordato che con la memoria non è consentito colmare eventuali lacune originarie del ricorso, nei rapporti tra il ricorrente e la controricorrente Banca Nazionale del Lavoro, nonostante la rinuncia accettata da quest’ultima, non può pronunciarsi l’estinzione del presente giudizio di legittimità, poichè quella non è stata estesa ad un litisconsorte necessario del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, vale a dire il debitore originario Comune di Roma (oggi Roma Capitale);
a) “violazione, errata e/o falsa applicazione del D.M. n. 127 del 2004, art. 1, c.d. tariffario forense 2004 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – motivazione apparente o perplessa in ordine all’individuazione del tariffario applicabile”;
b) “violazione, errata e/o falsa applicazione del D.M. n. 140 del 2012, art. 1, c.d. tariffario forense in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”;
c) “violazione e/o falsa applicazione del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, art. 60, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perplessa o apparente motivazione in ordine all’obbligo di motivazione se la liquidazione è inferiore ai minimi”;
d) “violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 127 del 2004, art. 1, c.d. tariffario forense 2004 e art. 91 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, in ordine alla omessa/perplessa/apparente distinzione tra onorari e diritti”;
e) “violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 127 del 2004, art. 15, c.d. tariffario forense 2004 e art. 91 c.p.c. per omessa liquidazione spese generali in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – motivazione perplessa o apparente”;
f) “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 274 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – omessa/perplessa/apparente pronuncia in ordine alla istanza di riunione ex art. 274 c.p.c.”;
g) “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – illegittimità della liquidazione delle spese del giudizio svolto in corte d’appello a fronte della mancata pronuncia sulla riunione ex art. 274 c.p.c. e dell’abnormità/manifesta iniquità della condanna alle spese di lite”;
h) “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 96 c.p.c., comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – illegittimità della condanna a carico dell’appellante – perplessa e/o apparente motivazione in relazione all’assenza di parcellizzazione, alla richiesta di riunione, all’impossibilità di promuovere un appello unico avverso una pluralità di sentenze, alla presenza di molteplici proposte transattive, tutte prive di riscontro, al rigetto dell’appello incidentale di Monte dei Paschi di Siena”;
è manifestamente infondato e quindi inammissibile ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1, il quinto motivo, visto che il rimborso c.d. forfetario delle spese generali costituisce una componente delle spese giudiziali, la cui misura è predeterminata dalla legge, e compete automaticamente al difensore (da ultimo: Cass. ord. 30/05/2018, n. 13693; ma v. già Cass. 18/06/2003, n. 9700, oppure Cass. 22/02/2010, n. 4209);
manifestamente infondati sono il sesto ed il settimo motivo, in quanto la disapplicazione della disciplina della riunione non comporta mai la nullità della sentenza, nè sussiste un diritto della parte, la quale abbia oltretutto essa stessa dato luogo alla molteplicità delle pendenze, alla riunione o ad un previo contraddittorio sull’eventualità di procedervi oppur no, nè, in linea generale, alla compensazione anche solo parziale delle spese di lite in relazione alla serialità delle iniziative (e riferendosi la giurisprudenza addotta dal ricorrente ad ipotesi in cui invece la compensazione era stata disposta e, poi, ritenuta giustificata); d’altra parte, nemmeno si spiega come e perchè la riunione avrebbe potuto comportare o tanto meno dovuto implicare la compensazione, mentre l’istanza di riunione era stata formulata dalla B.N.L. e la mera non opposizione dello Z. non lo legittimerebbe nemmeno in thesi a dolersi del mancato accoglimento dell’istanza formulata dall’altra parte;
è inammissibile, infine, l’ottavo motivo, risultando applicato l’art. 96 c.p.c. in conformità ai principi elaborati da questa Corte (tra molte, v. Cass.. 07/10/2013, n. 22812, ma soprattutto Cass. ord. 22/02/2016, n. 3376, ovvero Cass. 21/07/2016, n. 15017, ovvero ancora Cass. 14/10/2016, n. 20732) e rimanendo allora incensurabile in questa sede di legittimità, siccome articolata su apprezzamenti di merito a quegli riservati, la valutazione del giudice di appello sulla sussistenza dei relativi presupposti: individuati nella considerazione congiunta di numerosi appelli avverso capi già favorevoli esclusivamente in tema di spese di lite del primo grado (a tanto dovendo appunto riferirsi la censura alla base della condanna) in una molteplicità seriale di controversie di accertamento dell’obbligo del terzo tesoriere di un Ente pubblico territoriale che aveva impartito oltretutto specifiche istruzioni;
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso da lui proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 96
 art. 380
 art. 1
 art. 1
 art. 60
 art. 1
 art. 91
 art. 15
 art. 91
 art. 274
 art. 274
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 Cass. 
 art. 13
 art. 1
 art. 13