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Il vincolo alle leggi statali e regionali derivante dagli obblighi internazionali nella giurisprudenza comune * - PDF
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Fortunato Abate
1 Il vincolo alle leggi statali e regionali derivante dagli obblighi internazionali nella giurisprudenza comune * di Elisabetta Lamarque Professore associato di Istituzioni di diritto pubblico nell Università degli Studi di Milano-Bicocca 1. Premessa. 2. Il vincolo alle leggi statali e regionali derivante dagli obblighi internazionali. Il decalogo per il giudice comune progressivamente formulato dalla giurisprudenza costituzionale. 3. Il vincolo alle leggi statali e regionali derivante dagli obblighi internazionali diversi dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell uomo e delle libertà fondamentali nella giurisprudenza comune. a) L interpretazione conforme agli obblighi internazionali. b) Il criterio di specialità. c) L abrogazione della norma interna incompatibile. d) Le norme di origine pattizia come oggetto di dubbi di costituzionalità. e) Gli obblighi internazionali nell art. 117, primo comma, Cost. 4. Il vincolo alle leggi statali e regionali derivante dalla Convenzione europea nella giurisprudenza comune. a) La posizione della Convenzione europea nel sistema delle fonti. b) Il divieto di disapplicazione, o di non applicazione, della legge difforme dalla Convenzione europea. c) La giurisprudenza della Corte di Strasburgo presso i giudici comuni. d) Le difficoltà applicative che discendono dal monopolio interpretativo della Convenzione europea assegnato alla Corte di Strasburgo. e) L insofferenza nei confronti del monopolio interpretativo della Convenzione europea assegnato alla Corte di Strasburgo. 5. Riflessioni conclusive generali. 6. Attenuare il vincolo interpretativo alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo? 1. Premessa. Sono trascorsi due anni esatti dal giorno in cui la Corte costituzionale ha preso posizione per la prima volta sul vincolo alle leggi statali e regionali derivante dagli obblighi internazionali previsto dall art. 117, primo comma, Cost.. Un vincolo che, come è noto, era stato introdotto senza particolare ponderazione dal legislatore costituzionale del ed era rimasto completamente quiescente per alcuni anni 2, * Relazione presentata al Seminario dal titolo Corte costituzionale, giudici comuni e interpretazioni adeguatrici, Roma, Palazzo della Consulta, 6 novembre A. D ATENA, La nuova disciplina costituzionale dei rapporti internazionali e con l Unione Europea, in Rass. parl., 2002, 915 e 923, ricorda come l introduzione di questa statuizione di dirompente novità sia avvenuta in modo inopinato, nella disattenzione generale, successivamente all elaborazione del testo unificato da parte della prima commissione della Camera dei Deputati. Il primo a segnalarne la presenza nel testo della legge di revisione costituzionale del Titolo V della Parte II della Costituzione e le possibili implicazioni è stato M. LUCIANI, Camicia di forza federale, in La Stampa del 3 marzo 2001; ID., Le nuove competenze legislative delle Regioni a statuto ordinario. Prime osservazioni sui principali nodi problematici della l. cost. n. 3 del 2001, relazione al convegno su Il nuovo Titolo V della Costituzione. Lo Stato delle autonomie, tenutosi a Roma il 19 dicembre 2001, in V. in seguito, fra i contributi dei costituzionalisti, oltre a quello di D Atena sopra richiamato, S. PANUNZIO, Audizione del Presidente dell'a.i.c., in Indagine conoscitiva sugli effetti nell'ordinamento delle revisioni del Titolo v della Parte II della Costituzione, XIV legislatura, I Commissione 1
2 fino appunto alle storiche sentenze costituzionali n. 348 e n. 349 del 2007, che gli hanno dato forma e lo hanno reso concretamente operativo. E giunto quindi ora il tempo di provare a fare un primo provvisorio bilancio dell impatto di questa giurisprudenza costituzionale sul nostro ordinamento. Numerose sono le domande di cui sarebbe interessante conoscere la risposta 3. Quali sono le indicazioni del giudice delle leggi che non hanno trovato resistenza nelle aule giudiziarie e che quindi possono dirsi ormai acquisite da parte dei giudici comuni? Quali sono, invece, le incertezze e le difficoltà operative incontrate dagli interpreti in questi due anni? Quali, ancora, i nodi sui quali la Corte costituzionale non ha ancora avuto modo di pronunciarsi, e che invece la giurisprudenza comune si è trovata a dovere affrontare e risolvere? Quali, di conseguenza, i possibili sviluppi e gli eventuali aggiustamenti dell iniziale orientamento della Corte costituzionale necessari o opportuni per venire incontro alle istanze emergenti nella pratica giudiziaria e per adattarsi a una realtà più complessa e sfaccettata di quella raffigurata nelle prime, seppure molto significative, questioni di costituzionalità pervenute alla Corte? Quali, infine, le conseguenze ordinamentali di questa giurisprudenza costituzionale? Il bilancio che intendo tracciare in queste pagine prende le mosse da un preciso presupposto e si pone al termine di un indagine condotta attraverso una ben determinata prospettiva, che qui di seguito enuncio. permanente, seduta di martedì 20 novembre 2001, in C. PINELLI, I limiti generali alla potestà legislativa statale e regionale e i rapporti con l ordinamento internazionale e con l ordinamento comunitario, in Foro it., 2001, V, 195; L. ELIA, Introduzione, in La Repubblica delle autonomie, a cura di T. Groppi e M. Olivetti, Torino, 2001, 9-11; A. ANZON, I poteri delle Regioni dopo la riforma costituzionale, Torino, 2002, 223 ss.; B. CARAVITA, La Costituzione dopo la riforma del Titolo V, Torino, 2002, 115 ss.; F.G. FERRARI, Il primo comma dell art. 117 della Costituzione e la tutela internazionale dei diritti, in Dir. pubbl. comp. ed europeo, 2002, 1849 ss.; F. PIZZETTI, I nuovi elementi unificanti del sistema costituzionale italiano, in Ist. fed., 2002, 240 ss.; F. SORRENTINO, Nuovi profili costituzionali dei rapporti tra diritto interno e diritto internazionale e comunitario, in Dir. pubbl. comp. ed europeo, 2002, 1355 ss.; G. GEMMA, Rispetto dei trattati internazionali: un nuovo obbligo del legislatore statale, in Quad. cost., 2002, 605 ss.; A. MANGIA, Ancora sugli obblighi internazionali nel Titolo V, ivi, 806 ss.; A. PACE, Problematica delle libertà fondamentali. Parte generale, Padova, 2003, 28 ss.; P. CARETTI, Il limite degli obblighi internazionali e comunitari per la legge dello Stato e delle Regioni, in Stato, Regioni ed Enti locali, Torino, 2003, 57 ss.; G.F. FERRARI G. PARODI, Stato e Regioni di fronte al diritto comunitario e internazionale, in La revisione costituzionale del Titolo V tra nuovo regionalismo e federalismo. Problemi applicativi e linee evolutive, a cura degli stessi Autori, Padova, 2003, 429 ss.; A. GUAZZAROTTI, Niente di nuovo sul fronte comunitario? La Cassazione in esplorazione del nuovo art. 117, comma 1, Cost., in Giur. cost., 2003, 475 ss.. Fra i primi contributi degli internazionalisti si vedano invece gli atti di un convegno tenuto a ridosso dell entrata in vigore della riforma costituzionale dal titolo Attuazione dei trattati internazionali e Costituzione italiana. Una riforma prioritaria dell era della comunità globale, a cura di G. Ziccardi Capaldo, Napoli, 2003; E. CANNIZZARO, La riforma "federalista" della Costituzione e gli obblighi internazionali, in Riv. dir. internaz., 2001, 921 ss. e L.S. ROSSI, Gli obblighi internazionali e comunitari nella riforma del titolo V della Costituzione, in 2 E non solo. Come ricorda F. SORRENTINO, Apologia delle sentenze gemelle (brevi note a margine delle sentenze nn. 348 e 349/2007 della Corte costituzionale), in Dir. soc., 2009, 215, la nuova disposizione costituzionale è stata sottoposta anche a un tentativo di abrogazione, poi fallito, da parte della riforma costituzionale respinta dal referendum popolare del giugno Molte di queste risposte, peraltro, si leggono già nel fondamentale contributo di I. CARLOTTO, I giudici comuni e gli obblighi internazionali dopo le sentenze n. 348 e n. 349 del 2007 della Corte costituzionale: un analisi sul seguito giurisprudenziale, in al quale ho fatto costante riferimento per le ricerche giurisprudenziali. 2
3 Il presupposto da cui muovono queste mie riflessioni è che le sentenze n. 348 e n. 349 non sono altro che decisioni sulle specifiche questioni di costituzionalità sulle quali la Corte costituzionale era in quel preciso momento storico chiamata a pronunciarsi. E vero che tali sentenze sono rivestite della forma solenne tipica delle pronunce giudiziali ben meditate con cui si affronta un tema importante e controverso, in relazione al quale si intende inaugurare un orientamento innovativo che aspira a catturare il massimo del seguito e dell ascolto da parte di tutti gli operatori del diritto e a porsi come punto di riferimento stabile per la futura giurisprudenza. Tuttavia, concordo senz altro con le osservazioni già formulate da autorevole dottrina in sede di primo commento a quelle due sentenze. A mio parere, infatti, le indicazioni in esse contenute sono per definizione non complete 4, nel senso che aspirano a risolvere non già tutti i numerosi problemi interpretativi posti dall art. 117, primo comma, Cost., ma soltanto quelli sollevati dalle singole questioni di costituzionalità effettivamente decise. E sono anche indicazioni provvisorie o di transizione 5, un punto di partenza e non un punto di arrivo 6, in quanto destinate a essere precisate e a subire eventuali correzioni di rotta in dipendenza della infinita varietà dei temi e dei problemi, naturalmente del tutto imprevedibili a priori, che il semplice decorso del tempo fa sempre emergere nella pratica applicativa. Dato questo presupposto, gli itinerari di ricerca che mi è sembrato più interessante percorrere sono due. Da un lato, ho cercato di verificare la compatibilità degli orientamenti seguiti in questo biennio dalla giurisprudenza comune con le strade percorse dalla Corte costituzionale e di comprendere le ragioni di alcune posizioni non perfettamente coincidenti. Dall altro lato, ho provato a evidenziare i profili affrontati dai giudici comuni su cui per vari motivi non si è ancora avuto un intervento esplicito della Corte costituzionale. E proprio sulle divergenze fra giurisprudenza comune e giurisprudenza costituzionale e sugli aspetti non ancora del tutto coperti dalle affermazioni della Corte costituzionale, infatti, che il sistema di controllo di costituzionalità in relazione al tutto sommato ancora recente parametro costituito dall art. 117, primo comma, Cost. attende ancora di essere messo a punto. Chiariti il presupposto e l angolo di visuale da cui procedo, suddividerò le mie riflessioni in quattro passaggi. In una prima parte ricorderò brevemente quali sono i chiarimenti interpretativi sulla portata e sul modo di operare dei vincoli internazionali fino ad ora offerti dalla giurisprudenza costituzionale, indicando anche il contesto all interno del quale sono stati resi (par. 2). In una seconda parte illustrerò e commenterò gli orientamenti della giurisprudenza comune relativi ai vincoli internazionali diversi dalla Convenzione 4 G. GAJA, Il limite costituzionale del rispetto degli obblighi internazionali : un parametro definito solo parzialmente, in Riv. dir. internaz., 2008, A. RUGGERI, La CEDU alla ricerca di una nuova identità, tra prospettiva formale-astratta e prospettiva assiologico-sostanziale d inquadramento sistematico, in Dir. pubbl. comp. eur., 2008, 215; ID., Ancora in tema di rapporti tra CEDU e Costituzione: profili teorici e questioni pratiche, in Pol. dir., 2008, U. LEANZA, Intervento, in Il rango interno della Convenzione europea dei diritti dell uomo secondo la più recente giurisprudenza costituzionale, a cura di E. Sciso, Roma, 2008, 53; F. ANGELINI, L incidenza della CEDU nell ordinamento italiano alla luce di due recenti pronunce della Corte costituzionale, in Dir. Un. Eur., 2008,
4 europea per la salvaguardia dei diritti dell uomo e delle libertà fondamentali del 1950 (par. 3). In una terza parte mi occuperò invece degli orientamenti giurisprudenziali relativi alla Convenzione europea (par. 4). In una quarta e ultima parte svolgerò alcune riflessioni conclusive generali, cercando di illustrare quali sono i meccanismi nei rapporti tra giudici messi in moto dalle pronunce costituzionali della fine del 2007, e quali le ricadute sul ruolo complessivo della Corte costituzionale nel sistema (parr. 5 e 6). 2. Il vincolo alle leggi statali e regionali derivante dagli obblighi internazionali. Il decalogo per il giudice comune progressivamente formulato dalla giurisprudenza costituzionale. Un quadro completo e coerente della giurisprudenza costituzionale in merito al vincolo degli obblighi internazionali posto alle leggi statali e regionali dall art. 117, primo comma, Cost. è agevole da ricostruire, a patto di non dare peso eccessivo alle differenze sul piano dell impostazione teorica che parte della dottrina ha rilevato già nel confronto fra le due sentenze, figlie di due diversi giudici redattori, che hanno inaugurato il nuovo orientamento. Se si presta attenzione alle sole indicazioni pratiche relative al modo di operare di tale vincolo fornite dalla Corte costituzionale sia in quelle due prime sentenze, sia in alcune altre pronunce successive, infatti, non si rileva alcuna particolare contraddizione o incoerenza. Prima di sintetizzare le posizioni assunte dalla Corte mi sembra tuttavia necessario sottolineare una duplice circostanza fondamentale, sulla quale certamente tornerò più volte nel corso della trattazione: a) tutte le decisioni costituzionali in materia di vincoli derivanti dagli obblighi internazionali finora intervenute vedevano direttamente coinvolta la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell uomo e delle libertà fondamentali, e non gli altri impegni internazionali assunti dall Italia; b) le affermazioni più significative svolte fino a oggi dalla Corte costituzionale sono state rese in relazione a questioni di legittimità costituzionale in cui era presente un orientamento della Corte europea per i diritti dell uomo sfavorevole all Italia, con una o plurime condanne del nostro paese per violazione di diritti previsti dalla Convenzione. La breve sintesi delle affermazioni del giudice delle leggi sul modo di operare dei vincoli internazionali che ora formulerò deve quindi essere letta tenendo ben presente che solo una di queste, l ultima, è riferita senz altro ed espressamente alla sola Convenzione europea, mentre tutte le altre, pur formulate in termini generali, e quindi astrattamente riferibili a qualunque vincolo internazionale, sono state in realtà effettivamente rese, come si è detto, in pronunce nelle quali veniva in rilievo soltanto quella Convenzione e nelle quali la legge italiana era sospettata di violare un diritto convenzionale a causa di pregresse condanne dell Italia da parte della Corte di Strasburgo. E quindi perlomeno dubbio che le stesse affermazioni generali siano tutte automaticamente trasponibili in blocco al di fuori dell ambito peculiare nel quale sono state pronunciate. 4
5 Ed ecco qui di seguito esposto il vero e proprio decalogo per il giudice comune, articolato in dieci comandamenti, che la Corte costituzionale ha ricavato in via interpretativa dal nuovo testo dell art. 117, primo comma, Cost.: 1) il meccanismo di adattamento automatico dell ordinamento giuridico italiano al diritto internazionale previsto dall art. 10, primo comma, Cost., vale solo per le norme internazionali consuetudinarie e non può essere invocato per le norme internazionali pattizie, e quindi neppure per la Convenzione europea, che appartiene a tale ultima categoria (sentt. n. 348 e n. 349 del 2007); 2) in relazione alle norme della Convenzione europea non è invocabile neppure il parametro dell art. 11 Cost., poiché esso riguarda soltanto il diritto comunitario. Di conseguenza, non è possibile attribuire alle norme convenzionali l effetto diretto, nel senso e con le implicazioni proprie delle norme comunitarie provviste di tale effetto, in particolare la possibilità per il giudice nazionale di applicarle direttamente in luogo delle norme interne con esse confliggenti (così la sent. n. 349 del 2007, ma sul divieto di disapplicazione, o di non applicazione, della norma interna in contrasto con la Convenzione europea insiste con fermezza anche la sent. n. 348 del 2007); 3) il parametro costituzionale di riferimento per le norme internazionali pattizie, Convenzione europea compresa, è invece l art. 117, primo comma, Cost., il quale certamente conferisce alle norme pattizie una forza di resistenza maggiore rispetto alle leggi interne successive (sent. n. 348 del 2007), senza peraltro attribuire loro il rango costituzionale (sentt. n. 348 e n. 349 del 2007); 4) l art. 117, primo comma, Cost., agisce realizzando un rinvio mobile alla norma convenzionale di volta in volta conferente, la quale dà vita e contenuto a quegli obblighi internazionali genericamente evocati e, con essi al parametro, tanto da essere comunemente qualificata norma interposta (sent. n. 349 del 2007); di conseguenza, gli eventuali contrasti fra una norma convenzionale e una legge interna successiva non generano problemi di successione delle leggi nel tempo o valutazioni sulla rispettiva collocazione gerarchica delle norme in contrasto, ma questioni di legittimità costituzionale aventi come oggetto la legge interna e come parametro interposto la norma convenzionale (sent. n. 348 del 2007); 5) anche il contrasto tra norma convenzionale e legge interna anteriore, peraltro, si configura come questione di legittimità costituzionale di competenza della Corte costituzionale (così, ma solo implicitamente, la sent. n. 39 del 2008); 6) al giudice comune spetta interpretare la norma interna in modo conforme alla disposizione internazionale, entro i limiti nei quali ciò sia permesso dai testi delle norme (sent. n. 349 del 2007); 7) il giudice comune può percorrere la via del giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale solo qualora l interpretazione conforme al vincolo internazionale non sia possibile, e cioè quando il rilevato contrasto tra norma interna e disposizione internazionale è insanabile in via interpretativa da parte del giudice comune (sent. n. 349 del 2007), oppure quando l interpretazione conforme al vincolo internazionale è rifiutata dal diritto vivente (sent. n. 239 del 2009); 8) stante il dovere del giudice comune di procedere all interpretazione della legge in senso conforme al vincolo internazionale ogniqualvolta tale interpretazione sia 5
6 testualmente possibile e non esista un diritto vivente contrario, il mancato esperimento di un tentativo in tal senso rende inammissibile la questione di legittimità costituzionale eventualmente sollevata (così pare dire la sent. n. 239 del 2009); 9) quando la Corte costituzionale entra nel merito di una questione di costituzionalità relativa a un preteso contrasto tra norma interna e norma internazionale interposta, ad essa spetta il compito di verificare congiuntamente la conformità a Costituzione di entrambe e precisamente la compatibilità della norma interposta con la Costituzione e la legittimità della norme censurata rispetto alla norma interposta e, nell ipotesi di una norma interposta che risulti in contrasto con una norma costituzionale, la Corte ha il dovere di dichiarare l inidoneità della stessa ad integrare il parametro, provvedendo, nei modi rituali, ad espungerla dall ordinamento giuridico italiano (sent. n. 348 del 2007 e, analogamente, sent. n. 349 del 2007); 10) infine, con riferimento alle sole norme convenzionali, la Corte costituzionale precisa che esse vivono nell interpretazione che viene data loro dalla Corte europea (così la sent. n. 348 del 2009, ma similmente anche la sent. n. 349 del 2007), nel senso che la loro peculiarità, nell ambito della categoria delle norme internazionali pattizie che fungono da norme interposte, consiste nella soggezione all interpretazione della Corte di Strasburgo, alla quale gli Stati contraenti, salvo l eventuale scrutinio di costituzionalità, sono vincolati ad uniformarsi (così da ultima la sent. n. 39 del 2008). Quando viene in rilievo la Convenzione europea, in definitiva, su tutti gli organi giurisdizionali nazionali, Corte costituzionale compresa, ciascuno nell esercizio delle proprie competenze, grava un vincolo interpretativo assoluto e incondizionato alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo per la determinazione dell esatto contenuto del vincolo internazionale. 3. Il vincolo alle leggi statali e regionali derivante dagli obblighi internazionali diversi dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell uomo e delle libertà fondamentali nella giurisprudenza comune. Come si è detto, nove di questi dieci comandamenti, pur formulati in decisioni nelle quali veniva in rilievo la Convenzione europea, si presentano come applicabili, nelle intenzioni della Corte costituzionale, a tutti gli obblighi internazionali pattizi sul presupposto, più volte ripetuto, che la Convenzione appartenga a tale categoria, pur presentando innegabili peculiarità. Ed è proprio riferendosi alla più evidente peculiarità della Convenzione europea la presenza di un giudice appositamente istituito per vigilare sul rispetto di tale convenzione da parte degli Stati membri che la Corte costituzionale espressamente sottrae alla disciplina generale valevole per tutti i trattati l ultimo comandamento del decalogo, il vincolo interpretativo alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, per riferirlo alla sola Convenzione europea 7. 7 O ai soli trattati che, come la Cedu, prevedono l esistenza di un giudice chiamato a vigilare sulla loro osservanza. In questo senso nota S. CASSESE, I tribunali di Babele, Roma, 2009, 69, che dal testo delle due sentenze non si ricava alcun elemento che escluda un applicazione del meccanismo ivi sancito [quello dell interposizione delle norme di 6
7 Tutti i commentatori concordano su una simile lettura della giurisprudenza costituzionale 8. Con felice sintesi, anzi, c è anche chi ha osservato che la scelta precisa della Corte costituzionale sia stata quella di trattare la Convenzione europea alla stregua di un qualsiasi trattato internazionale dal punto di vista del sistema delle fonti, mentre, guardando alla Convenzione europea dalla diversa prospettiva dei rapporti tra giudici, la Corte ha al contrario inteso differenziarla nettamente dagli altri impegni internazionali assunti dal nostro paese 9. Aggiungerei una sola osservazione, che svilupperò più avanti nella trattazione. Con ogni probabilità anche il secondo comandamento, consistente nel divieto per i giudici comuni di disapplicare, o meglio di non applicare, la legge interna confliggente con il vincolo internazionale, è stato formulato pensando esclusivamente alla Convenzione europea, allo scopo di sgombrare il campo da ogni equivoco, e chiarire una volta per tutte che il diritto convenzionale non è diritto comunitario, e in particolare non ha gli stessi effetti diretti del diritto comunitario. Solo con riguardo alla Convenzione europea, e non certo ad altri trattati internazionali, infatti, negli anni precedenti l intervento della Corte costituzionale la giurisprudenza comune aveva proceduto in ordine sparso, a volte negando e a volte riconoscendo alle norme convenzionali la capacità di essere applicate nei casi concreti a scapito di qualunque altra norma interna anche posteriore alla data di recepimento della Convenzione europea nell ordinamento italiano 10, con la conseguenza che non era più procrastinabile un intervento chiarificatore della Corte su questo punto 11. E, oltretutto, solo con riguardo alla Convenzione europea, e non ad altri obblighi internazionali, la possibilità da parte dei giudici comuni di dare diretta applicazione alla norma di origine pattizia a scapito di qualsiasi altra norma interna avrebbe potuto condurre a una progressiva e incontrollata sovrapposizione di un diverso sistema costituzionale dei diritti, il sistema europeo delineato dalla Convenzione europea e dalla Corte di Strasburgo, su quello stabilito nella nostra Costituzione, e presidiato dal controllo accentrato della Corte costituzionale 12. origine pattizia] a tutti i vincoli derivanti da trattati internazionali, con una sola differenza. Alcuni trattati prevedono un apposito organismo giudicante: le loro norme saranno valutate sulla base dell interpretazione data da tale organismo. Altri trattati non prevedono un organismo giudicante: le loro norme potranno essere interpretate liberamente dai giudici nazionali. 8 Salvo, ma in modo poco convincente, S. PENASA, Tanto rumore per nulla o meglio tardi che mai? Ancora sulle sentenze /2007 della Corte costituzionale, tra dubbi ermeneutici e possibili applicazioni future, in il quale ritiene che l interpretazione dell art. 117, primo comma, Cost. offerta dalla Corte costituzionale si estenda in via analogica ai soli trattati internazionali che, analogamente alla Cedu, introducano un sistema di tutela uniforme dei diritti fondamentali. 9 L. MONTANARI, Il sistema integrato delle fonti: analisi e prospettive in relazione all ordinamento italiano dopo l intervento della Corte costituzionale con le sentenze 348 e 349 del 2007, relazione all incontro di studi sul tema Il sistema integrato delle fonti e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell uomo, Roma, settembre 2009, testo gentilmente fornito dall Autrice. 10 Si rinvia, sul punto, a B. RANDAZZO, Giudici comuni e Corte europea dei diritti, in Riv. it. dir. pubbl. com., 2002, 1303 ss. (e poi anche in La Corte costituzionale e le Corti d Europa, a cura di P. Falzea A. Spadaro L. Ventura, Torino, 2003, 217 ss.). 11 M. CARTABIA, La Cedu e l ordinamento italiano: rapporti tra fonti, rapporti tra giurisdizioni, in All incrocio tra Costituzione e Cedu. Il rango delle norme della Convenzione e l efficacia interna delle sentenze di Strasburgo, a cura di R. Bin G. Brunelli A. Pugiotto P. Veronesi, Torino, 2007, Per questa notazione v. P. RIDOLA, Intervento, in Il rango interno della Convenzione europea dei diritti dell uomo secondo la più recente giurisprudenza costituzionale, cit., 38. 7
8 Ciò nonostante, il divieto di disapplicazione, o di non applicazione, delle norme interne contrastanti con le norme internazionali pattizie presenta certamente portata generale, benché in relazione a trattati diversi dalla Convenzione europea la sua insistita enunciazione possa suonare alle orecchie dell autorità giudiziaria, che non lo ha mai messo in discussione, in qualche modo scontata e quindi superflua. Le indagini sulla giurisprudenza comune relativa ai vincoli discendenti da obblighi internazionali diversi dalla Convenzione europea sono non agevoli e poco fruttuose, ma mi pare che sul punto della riferibilità dei comandamenti dettati dalla Corte costituzionale anche a questi obblighi diano indicazioni del tutto univoche. Il meccanismo fondamentale che la Corte costituzionale ha ricavato dall art. 117, primo comma, Cost. secondo cui il giudice comune si trova di fronte all alternativa tra interpretazione della legge interna conforme al vincolo internazionale e proposizione della questione di legittimità costituzionale avente quel medesimo vincolo internazionale come parametro interposto è stato inteso dalla giurisprudenza comune come senz altro applicabile anche ai trattati internazionali diversi dalla Convenzione europea. Emblematica, in questo senso, è la nota ordinanza con cui lo scorso anno una sezione semplice della Corte di Cassazione ha invocato l intervento delle sezioni unite in materia di attribuzione al figlio del doppio cognome paterno e materno 13. Alle sezioni unite è stato chiesto appunto di prendere posizione su quell alternativa: di valutare cioè se delle attuali disposizioni del codice civile e del regolamento sull ordinamento dello stato civile potesse essere data una interpretazione costituzionalmente orientata, e cioè conforme ad alcune disposizioni contenute in convenzioni internazionali sui diritti umani a cui l Italia ha dato esecuzione con legge, oltre che ad alcune norme della Convenzione europea, ovvero se, qualora tale soluzione fosse ritenuta esorbitante dai limiti dell attività interpretativa, la questione dovesse essere rimessa alla Corte costituzionale. Tuttavia, da un esame complessivo degli orientamenti giurisprudenziali dell ultimo biennio si ricava l impressione che, in relazione ai vincoli internazionali diversi dalla Convenzione europea, l aut aut fra interpretazione conforme al vincolo internazionale e proposizione della questione di costituzionalità tenda a operare, nella pratica, in modo diverso, e meno rigido, di quanto non possa desumersi dalla lettura del decalogo stilato dalla giurisprudenza costituzionale per i vincoli derivanti dalla Convenzione europea. In particolare, i giudici, pur senza contravvenire formalmente ad alcuno dei comandamenti formulati dal giudice delle leggi, di fatto si ritagliano, in modo più o meno ortodosso, gli spazi di discrezionalità interpretativa che consentono loro di far prevalere la disciplina internazionale senza passare attraverso il giudizio di costituzionalità. La giurisprudenza comune sembra così offrire una risposta concreta alle perplessità manifestate in modo particolarmente incisivo dalla migliore dottrina internazionalistica, che già in sede di commento alle sentenze n. 348 e n. 349 del 13 Cass., sez. I civ., ord. 22 settembre 2008, n La questione non verrà tuttavia decisa dalle Sezioni Unite perché è intervenuta rinuncia al ricorso. 8
9 2007 aveva ritenuto assurdo e contrario al buon senso riservare a qualunque impegno internazione bilaterale o multilaterale il medesimo trattamento, sul piano delle fonti, delineato dalla Corte costituzionale a proposito della Convenzione europea 14. Possibile, ci si è chiesti, che qualunque impegno preso dall Italia in sede internazionale, anche recante normuzze spicciole di corto respiro, debba essere catapultato nell ordinamento italiano al sommo della piramide, appena sotto le norme costituzionali, insieme a trattati internazionali come la Convenzione europea o ad altri simili impegni relativi alla tutela dei diritti umani, che consacrano valori essenziali di civiltà e contribuiscono a mantenere e promuovere il sistema democratico? Ancora, è seriamente concepibile che l intera congerie degli obblighi internazionali debba provocare l entrata in gioco dell art. 117, con le imponenti conseguenze indicate dalla Corte, prima fra tutte la necessità di attivare il giudizio di costituzionalità? 15 O non sarebbe piuttosto meglio che, nel caso di obblighi internazionali diversi dalla Convenzione europea e dagli altri di calibro analogo inerenti alla materia costituzionale della tutela dei diritti, fossero i giudici comuni, e non la Corte costituzionale, a combattere in prima linea con le armi dell interpretazione, prima fra tutte quella dell interpretazione conforme al vincolo internazionale, allo scopo di evitare l insorgere della responsabilità dello Stato per violazione dell obbligo internazionale? Sono in effetti molti e di vario tipo gli strumenti presenti nell armamentario dei giudici comuni capaci di garantire il rispetto degli obblighi internazionali nella soluzione delle concrete controversie, alcuni già ampiamente sperimentati prima della riforma costituzionale, altri addirittura suggeriti dal nuovo testo dell art. 117, primo comma, Cost.. Proverò qui di seguito a elencarli, cercando per ognuno di essi di verificarne la rispondenza, o almeno la compatibilità, con il decalogo stilato dalla Corte. a) L interpretazione conforme agli obblighi internazionali. In primo luogo, si deve ricordare che il canone dell interpretazione conforme alle norme dei trattati, su cui insiste la sentenza n. 349 del 2007, non rappresenta una novità per l autorità giudiziaria. I giudici, infatti, da sempre riescono ad assicurare prevalenza ai vincoli internazionali pattizi (precedenti) sulle leggi interne (successive) invocando fra gli altri criteri ermeneutici la presunzione di conformità di queste ultime rispetto ai primi, e cioè la presunzione che lo Stato italiano, tramite il suo legislatore, non abbia inteso sottrarsi all obbligo internazionale che si era in precedenza assunto, non volendo incorrere nella conseguente responsabilità per inadempimento nei rapporti con gli altri Stati L. CONDORELLI, La Corte costituzionale e l adattamento dell ordinamento italiano alla CEDU o a qualsiasi obbligo internazionale?, in Dir. um. e dir. internaz., 2008, L. CONDORELLI, La Corte costituzionale e l adattamento dell ordinamento italiano alla CEDU o a qualsiasi obbligo internazionale?, cit., In questo senso già la risalente Cass., sez. un. civ., 20 ottobre 1976, n. 3610, in Dir. com. e degli scambi internaz., 1977, 137 ss., in cui si afferma addirittura che si deve presumere che lo Stato abbia inteso rispettare, piuttosto che violare, gli impegni internazionali, in mancanza di ostacoli testuali, anche quando i lavori preparatori della legge deporrebbero in senso contrario. 9
10 Il criterio dell interpretazione conforme suggerito dalla Corte costituzionale è di più ampio respiro, operando anche quando l obbligo internazionale è successivo alla disciplina legislativa interna e, al contrario della preesistente presunzione di conformità, ha fondamento positivo nel testo costituzionale 17, ma implica un attività ermeneutica da parte del giudice del tutto analoga. L impressione che si ricava da un esame d insieme della giurisprudenza comune di questi due anni in relazione agli obblighi internazionali diversi dalla Convenzione europea, che pure non presenta casi particolarmente eclatanti di interpretazione conforme a tali obblighi 18, è che i giudici continuino a percorrere senza alcuno sforzo la strada vecchia dell interpretazione conforme 19, ignorando completamente la strada nuova, inaugurata dalle sentenze costituzionali del 2007, della proposizione della questione di costituzionalità, come dimostra la stessa mancanza di questioni di legittimità aventi come unico parametro interposto un trattato internazionale diverso dalla Convenzione europea. In proposito, poi, bisogna anche tenere presente che di fronte a un trattato qualsiasi il giudice ha molto più agio nel pervenire a un interpretazione della legge interna conforme al testo del trattato di quanto non abbia di fronte a una norma convenzionale. In questo caso, infatti, allo scopo di sanare in via interpretativa l antinomia normativa che in un primo momento sembrava presente, egli può giocare sull interpretazione di entrambe le disposizioni a confronto la legge interna e il trattato, mettendo in tensione il testo ora dell una ora dell altro fino a far convergere il loro significato 20. Al contrario, quando è di fronte alla norma 17 L art. 117, primo comma, Cost. infatti, come incisivamente nota L. MONTANARI, Giudici comuni e Corti sovranazionali: rapporti tra sistemi, in La Corte costituzionale e le Corti d Europa, cit., 127, può anche essere letto come una formalizzazione dell obbligo di interpretazione conforme. In questo senso F. SALERNO, Diritto internazionale. Principi e norme, Padova, 2008, 357, sostiene che la presunzione di conformità del diritto interno agli obblighi internazionali, che ha origine dottrinaria risalente ed è canone consolidato in giurisprudenza, ha assunto carattere vincolante per l operatore giuridico solo nel momento in cui ha trovato fondamento nel testo della Costituzione e conseguente avallo da parte della Corte costituzionale. Analogamente, secondo F. SORRENTINO, Il diritto europeo nella giurisprudenza della Corte costituzionale: problemi e prospettive, in Quad. reg., 2006, 636, l esigenza di fedeltà agli obblighi internazionalmente assunti posta da questa nuova disposizione costituzionale crea e rafforza un dovere di interpretazione conforme in capo a tutti gli operatori giuridici interni e, secondo G. CATALDI, Convenzione euroepa dei diritti umani e ordinamento italiano. Una storia infinita?, in Dir. um. e dir. internaz., 2008, , il criterio dell interpretazione conforme, già presente nell ordinamento italiano, alla luce della formulazione dell art. 117 si impone certo con maggior vigore di quanto non avvenga in assenza di una disposizione costituzionale espressa. 18 Anche se costituiscono certamente esempi importanti d interpretazione conforme a norme convenzionali (e in particolare all art. 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 1991) le pronunce giurisdizionali nelle quali si dà ingresso alla regola dell audizione del minore, salvo che l ascolto possa arrecargli danno, in tutte le procedure giudiziarie che lo riguardano, anche se la legge nazionale non impone come obbligatoria tale audizione. Si veda, da ultima, Cass., sez. un. civ., 21 ottobre 2009, n e le numerose pronunce del giudice di legittimità ivi richiamate. 19 Per una motivazione tutta imperniata sulle previsioni delle convenzioni internazionali cui l Italia aderisce, richiamate peraltro congiuntamente alle norme costituzionali e alle sentenze della Corte costituzionale che già vi avevano fatto ricorso per una corretta lettura della legislazione interna, v., ad esempio, Cass., sez. un. civ., 9 dicembre 2008, n , in materia di competenza per territorio del Tribunale per i minorenni nei provvedimenti relativi all affidamento dei minori. 20 Anche se, si deve notare, la giurisprudenza di legittimità è ben consapevole che il metodo interpretativo da adottare per l esatta ricostruzione del contenuto delle norme discendenti da convenzioni internazionali deve ispirarsi alle direttive contenute nella convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969, che stabilisce criteri ermeneutici non sovrapponibili a quelli utilizzati per l interpretazione delle disposizioni dell ordinamento interno (così Cass., sez. un. pen., 10 luglio 23 settembre 2008, n ). Sul dovere del giudice interno di seguire nell interpretazione dei trattati i 10
11 convenzionale, seguendo l impostazione della Corte costituzionale il giudice è vincolato a dare all obbligo internazionale il significato a esso attribuito dalla Corte di Strasburgo, e si trova quindi a poter operare non più su due fronti, ma soltanto a senso unico, e cioè solo sulla norma interna, che deve cercare di adeguare a un parametro interposto il cui significato è rigidamente predeterminato. Ed è proprio la possibilità per ogni giudice di determinare autonomamente il contenuto dell obbligo internazionale che offre una seconda spiegazione della mancanza di questioni di legittimità costituzionale aventi come unico parametro interposto un trattato diverso dalla Convenzione europea. Accade infatti che il giudice riesca ad avvicinare il significato del vincolo internazionale nella maggior parte delle ipotesi una convenzione in materia di tutela dei diritti umani diversa dalla Convenzione europea a quello della nostra Costituzione, fino a identificarlo con esso, in modo da potere poi escludere che la legge interna contrasti contemporaneamente con entrambi. In tal senso mi sembra molto significativa la lunga serie di pronunce in materia di criteri di calcolo del compenso per lavoro straordinario in cui la Cassazione variamente respinge come manifestamente infondate, con motivazioni telegrafiche, le questioni di costituzionalità della normativa interna eccepite in relazione ai parametri interposti costituiti dalla Carta sociale europea e dalla Convenzione OIL. Dopo avere accertato che la disciplina italiana è conforme al dettato dell art. 36 Cost., infatti, il giudice di legittimità si libera facilmente dei dubbi relativi ai parametri interposti attribuendo al generico testo dell impegno internazionale il semplice valore di conferma della norma costituzionale 21. In altre occasioni, poi, la declaratoria di manifesta infondatezza dell eccezione di costituzionalità della legge interna sollevata dalle parti in relazione a una norma convenzionale interposta è facilitata dalla presenza di pronunce della Corte costituzionale che avevano già richiamato la norma convenzionale accanto alla Costituzione, ritenendole portatrici di analoghi principi 22. b) Il criterio di specialità. In secondo luogo, la ricerca giurisprudenziale testimonia che i giudici comuni non hanno affatto abbandonato, dopo le sentenze n. 348 e n. 349 del 2007, l altro criterio interpretativo ulteriore rispetto quello della presunzione di criteri interpretativi emergenti nell ordinamento internazionale v., in dottrina, R. MONACO, Interpretazione. II) Interpretazione delle norme internazionali, in Enc. giur., XVII, Roma, 1989, 2; R. MONACO C. CULTI GIALDINO, Manuale di diritto internazionale pubblico. Parte generale, III ed., Torino, 2009, Argomentando ad esempio che la Carta sociale europea prevede la maggiorazione per lavoro straordinario, nel caso non negata ai lavoratori (Cass., sez. lav., 17 aprile 2009, n. 9238), o conferma il principio del diritto a tale maggiorazione, ma nulla stabilisce sull entità della stessa (Cass., sez. lav., 15 gennaio 2008, n. 649), oppure ancora affermando che a questo riguardo rileva la distinzione tra straordinario legale e contrattuale, e che i vincoli derivanti dalla Carta riguardano soltanto quello legale (Cass., sez. lav., 22 luglio 2009, n ). Analogamente, con varie argomentazioni, si vedano anche, fra le altre, Cass., sez. lav., 15 gennaio 2008, n. 650; 18 gennaio 2008, n. 1080; 21 gennaio 2008, n. 1199; 22 gennaio 2008, n e n. 1333; 24 gennaio 2008, n e n. 1572; 26 marzo 2008, n. 7880; 8 aprile 2008, n. 9132; 28 luglio 2008, n ; 8 settembre 2008, n ; 9 settembre 2008, n , n e n ; 15 dicembre 2008, n ; 17 aprile 2009, n E questo il caso, ad esempio, della questione di legittimità costituzionale avente a oggetto la norma che esclude l applicazione retroattiva di termini più brevi di prescrizione del reato nei processi che pendano in appello o in Cassazione, eccepita dalla parte in relazione all art. 27 Cost. e all art. 15 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, e dichiarata manifestamente infondata dalla Corte di Cassazione sulla base del facile richiamo a due precedenti costituzionali, uno dei quali a quel Patto faceva già riferimento (Cass., sez. II civ., 8 aprile 2008, n ). 11
12 conformità della legge interna all obbligo internazionale, sopra richiamato a cui attingevano già in epoca anteriore alla riforma costituzionale per assicurare prevalenza agli obblighi internazionali nella risoluzione delle concrete controversie. Mi riferisco al criterio di specialità, secondo cui la legge speciale deroga alla legge generale, e la legge posteriore generale non deroga alla legge anteriore speciale, a meno che con la legge posteriore generale il legislatore non abbia manifestato la volontà di abrogare le leggi speciali previgenti 23. La dottrina internazionalistica, come è noto, ha proposto almeno due diverse possibili versioni del criterio di specialità. Secondo una prima versione, tutte le norme pattizie eseguite con legge si sottrarrebbero in quanto tali al normale meccanismo dell abrogazione per incompatibilità da parte di leggi successive grazie a una specialità sui generis, determinata dal fatto che la norma internazionale deve considerarsi sorretta dalla volontà del legislatore che gli obblighi internazionali siano rispettati. Accogliendo questa accezione del criterio, ogni accordo internazionale, una volta introdotto nell ordinamento, dovrebbe prevalere sulla normativa interna fino a che non si dimostrasse la contraria volontà del legislatore di venire meno all obbligo internazionale precedentemente assunto 24. Secondo una seconda opinione, invece, anche per le norme interne di origine internazionale varrebbe invece il consueto criterio della specialità ratione personae o ratione materiae, di cui il giudice dovrebbe valutare l applicabilità caso per caso. La giurisprudenza non accede in linea di massima alla prima tesi 25, ma da molti anni fa comunque largo ricorso al principio di specialità nella seconda accezione, quella comune, fondata sulla specialità dei destinatari e/o degli oggetti disciplinati dalle norme di origine pattizia che di volta in volta vengono in considerazione, allo scopo di risolvere in via interpretativa a favore degli obblighi internazionali il numero maggiore di contrasti con la normativa interna successiva. 23 Sul criterio di specialità come criterio di origine giurisprudenziale a disposizione dell interprete per la risoluzione delle antinomie normative, accanto ai criteri gerarchico, cronologico e della competenza, si vedano da ultimi M. LUCIANI, Fonti del diritto, in Il diritto. Enciclopedia giuridica del Sole 24 ore, diretta da S. Patti, vol. 6, Milano, 2007, 477 e R. BIN G. PITRUZZELLA, Diritto pubblico, VII ed., Torino, 2009, In generale sulle norme speciali F. MODUGNO, Norme singolari, speciali, eccezionali, in Enc. dir., XXVIII, Milano, 1978, 506 ss. e C. COLALUCA, Norme speciali e criterio di specialità, in Dir. soc., 1998, 1 ss.. Sul criterio di specialità come criterio interpretativo fondamentale per i casi di rilevata incompatibilità tra norme interne e norme internazionali, G. ZAGREBELSKY, Manuale di diritto costituzionale. I. Il sistema delle fonti del diritto, Torino, 1992, , il quale osserva (peraltro in relazione alla diversa ipotesi delle norme internazionali consuetudinarie ex art. 10, primo comma, Cost.) che di regola le norme internazionali regolano fattispecie particolari, per quel che riguarda i soggetti, le situazioni e gli interessi in gioco, e che quindi in questi casi, la norma speciale che sia solo diversa, ma non contraria, rispetto a quella interna, può dar luogo a una deroga secondo le regole ordinarie, senza che si possa parlare propriamente di violazione. 24 Si tratta della notissima tesi da ultimo enunciata in B. CONFORTI, Diritto internazionale, VII ed., Napoli, 2006, In una precedente versione della tesi, peraltro, tale specialità si sarebbe fondata sul procedimento, e avrebbe quindi operato solo per i trattati introdotti in Italia con ordine di esecuzione, e non per quelli per i quali si fosse utilizzato il procedimento ordinario di adattamento (B. CONFORTI, Diritto comunitario e diritto degli Stati membri, in Riv. dir. internaz. priv. proc., 1966, 17 ss.; ID., La specialità dei trattati internazionali eseguiti nell ordinamento interno, in Studi in memoria di Giorgio Balladore Pallieri, II, Milano, 1978, 187 ss., ora in Scritti di diritto internazionale, II, Napoli, 2003, 343 ss.). 25 Qualche eco di questa tesi estrema si ritrova tuttavia a tratti nella stessa giurisprudenza di legittimità (si vedano, ad esempio, alcuni passaggi della motivazione della notissima sentenza Cass., sez. I civ., 21 luglio 1995, n. 7950, Di Lazzaro). 12
13 Questa attitudine della giurisprudenza comune non sembra in alcun modo essersi modificata dopo le sentenze costituzionali del Possono essere considerate a questo proposito alcune decisioni nelle quali il giudice di legittimità risolve le antinomie normative tra leggi interne di esecuzione di convenzioni bilaterali per evitare le doppie imposizioni e il testo unico delle imposte sui redditi, a esse successivo nel tempo, a favore delle prime invocando espressamente il criterio di specialità. In tre occasioni, nelle quali veniva in rilievo la convenzione con la Svizzera, ciò accade in applicazione del criterio comune di specialità per la risoluzione delle antinomie normative, con argomentazioni che hanno riguardo all estensione soggettiva e oggettiva degli atti normativi a confronto 26 ; in un altra occasione, invece, riguardante la convenzione con l Irlanda, la Cassazione invoca il criterio di specialità sui generis, quello cioè che sarebbe applicabile a tutte le norme di origine pattizia e che comporterebbe sempre la loro prevalenza sulle corrispondenti norme nazionali, dovendo la potestà legislativa essere esercitata nei vincoli derivanti, tra l altro, dagli obblighi internazionali (art. 117 Cost., comma 1, nel testo di cui alla L. Cost. 18 ottobre 2001, n. 3, art. 3) 27. Come si pongono questi orientamenti giurisprudenziali nei confronti dei comandamenti della Corte costituzionale? Vi contravvengono oppure occupano gli spazi non toccati dal decalogo, andandolo così a integrare con ulteriori indicazioni? La risposta a queste domande è a mio parere articolata. La più avvertita dottrina internazionalistica, all indomani delle sentenze costituzionali del 2007, aveva già notato come la Corte costituzionale non avesse voluto valorizzare tutti gli strumenti interpretativi già presenti nel patrimonio dei giudici comuni che avrebbero consentito di risolvere molte delle possibili antinomie tra norme interne e norme di origine pattizia senza ricorrere alla Corte costituzionale 28. In particolare, gli studiosi hanno messo in rilievo che solo nella sentenza n. 349, e non nella n. 348, la Corte invita i giudici a ricorrere ancora allo sperimentato strumento della presunzione di conformità della norma interna alla norma di origine internazionale, mentre in nessuna delle due pronunce e io aggiungo, neppure in alcuna delle successive decisioni la Corte fa mai cenno alla perdurante possibilità per i giudici di ricorrere al criterio di specialità allo scopo di far prevalere l obbligo internazionale senza passare attraverso il giudizio di costituzionalità Cass., sez. trib., 16 gennaio 2009, n. 941; 13 febbraio 2009, n e n. 3557; 22 luglio 2009, n Cass., sez. trib., 19 gennaio 2009, n M.L. PADELLETTI, L esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti umani tra obblighi internazionali e rispetto delle norme costituzionali, in Dir. um. e dir. internaz., 2008, 357 e V., fra gli altri, E. CANNIZZARO, Sentenze della Corte europea dei diritti dell uomo e ordinamento italiano in due recenti decisioni della Corte costituzionale, in Riv. dir. internaz., 2008, 140, e a L. GAROFALO, Obblighi internazionali e funzione legislativa, Torino, 2009, 117 e 144. L. CONDORELLI, La Corte costituzionale e l adattamento dell ordinamento italiano alla CEDU o a qualsiasi obbligo internazionale?, cit., , osserva in modo del tutto condivisibile che, venendo in considerazione nelle questioni esaminate nelle sentenze n. 348 e 349 del 2007 solo la Cedu, sarebbe stato fuori luogo invocare la categoria logica e giuridica della specialità in quanto essa, comunque la si intenda, è assolutamente inadeguata per le norme della Cedu, la cui vocazione ed il cui ruolo sono di contribuire ad identificare i valori supremi cui l ordinamento giuridico dello Stato parte deve ispirarsi e conformarsi nella sua interezza. 13
14 Il silenzio della Corte costituzionale sul punto è stato inteso dalla stessa dottrina in vari modi. Come divieto per il giudice comune di fare ancora ricorso al criterio di specialità 30 ; come possibilità di farvi ricorso solo al di fuori dei casi considerati dalla Corte, e cioè solo nei casi di accordi in forma semplificata diversi da quelli dell art. 80 Cost. ai quali non sia stata data esecuzione con legge dello Stato, in relazione a norme interne posteriori di pari rango 31 ; come possibilità di utilizzare tale criterio, al contrario, solo allorché una norma convenzionale sia stata resa esecutiva nell ordinamento interno con atto legislativo e possieda caratteri tali da poter essere applicata direttamente nei giudizi interni 32 ; come invito, ancora, a farvi ricorso in larga misura, data la necessità di assicurare la prevalenza del trattato sulle leggi interne anzitutto sul piano interpretativo e di limitare l instaurazione del giudizio di costituzionalità a casi del tutto eccezionali 33. Alla luce dei casi giurisprudenziali esaminati, mi sentirei di dire che il principio di specialità può continuare a essere applicato nei rapporti tra norme interne e norme di origine pattizia, purché queste ultime siano state oggetto di un procedimento di adattamento, per ordine di esecuzione o ordinario non importa, attuato con fonte di grado legislativo e possano dirsi speciali per il loro contenuto e i loro destinatari. Il criterio di specialità sui generis, al contrario, poiché prevede che le norme di origine pattizia prevalgano sempre su ogni altra norma interna con esse incompatibile, non si concilia in alcun modo con il meccanismo delineato dalla Corte costituzionale, secondo cui la Corte deve poter essere adita almeno in qualche occasione, e cioè ogni volta in cui il contrasto tra norma interna e norma di origine internazionale non possa essere risolto dal giudice utilizzando i consueti criteri interpretativi a sua disposizione 34. Anzi, mi pare che il criterio di specialità sui generis si proponga come metodo alternativo a quello disegnato dalla Corte costituzionale per assicurare il rispetto dell art. 117, primo comma, Cost. e somigli molto, nei suoi effetti, alla disapplicazione, o non applicazione, da parte del giudice di ogni legge interna a favore di ogni norma di origine internazionale incompatibile, e quindi contravvenga frontalmente al secondo comandamento del decalogo. Invece, il ricorso da parte del giudice comune al criterio di specialità inteso nella sua accezione comune, e cioè come criterio di risoluzione delle antinomie normative tra una legge generale e una legge che si rivolge a categorie speciali di persone o di oggetti, non solo non contravviene a nessun comandamento del decalogo stilato dalla 30 Così, anche se dubitativamente, C. FOCARELLI, Lezioni di diritto internazionale. I. Il sistema degli Stati e i valori comuni dell umanità, Padova, 2008, In questo senso sembra orientarsi U. LEANZA, Intervento, cit., 53-55; U. LEANZA I. CARACCIOLO, Il diritto internazionale: diritto per gli Stati e diritto per gli individui. Parte generale, Torino, 2008, E. CANNIZZARO, Sentenze della Corte europea dei diritti dell uomo e ordinamento italiano in due recenti decisioni della Corte costituzionale, cit., B. CONFORTI, Diritto internazionale, cit., Sembra aderire a questa posizione anche A. CASSESE, Diritto internazionale, a cura di P. Gaeta, Bologna, 2006, 306, il quale tuttavia osserva in nota quanto segue: a dire il vero, il senso di questa precisazione non è del tutto chiaro. Delle due l una: o l art. 117, 1 comma, Cost. sancisce la prevalenza di tutti i trattati internazionali sulla legge ordinaria incompatibile, e dunque consente il controllo di legittimità della Corte cost., che annulla con efficacia ex tunc la legge in questione; oppure si fa leva sul principio di specialità e si lascia all interprete il compito di disapplicare la legge non conforme al trattato, legge che però continuerà ad esistere nell ordinamento. 34 Lo nota anche A. CASSESE, op. loc. cit., nel brano riprodotto nella nota precedente. 14
15 Corte, ma appare anzi doveroso per l autorità giudiziaria, secondo la stessa impostazione della Corte, che richiede ai giudici di dare fondo a tutti gli strumenti interpretativi a loro disposizione per sanare il contrasto fra legge interna e obbligo internazionale prima di sollevare la questione di costituzionalità della legge interna. L unica differenza con il ricorso all interpretazione conforme all obbligo internazionale avente a oggetto una specifica disposizione di legge interna è che in questo caso il giudice procede a una sorta di interpretazione conforme al vincolo internazionale di sistema, al termine della quale riscontra che la eventuale questione di legittimità costituzionale della norma interna difforme dall obbligo internazionale risulta non rilevante, invece che manifestamente infondata 35. La controprova di quanto si è appena detto si può avere immaginando di ritenere necessario l incidente di costituzionalità invece del ricorso al criterio di specialità nei casi risolti dalla Cassazione sopra esaminati e in altri analoghi, nei quali la norma di origine pattizia si rivolge a specifiche categorie di soggetti e di rapporti giuridici. Come avrebbe potuto la Corte costituzionale risolvere simili dubbi di costituzionalità? Dichiarando (assurdamente) incostituzionale per (plurime) violazioni di (plurimi) obblighi internazionali il testo unico delle imposte sui redditi nella parte in cui pretenderebbe di applicarsi anche ai casi disciplinati da ogni singola convenzione bilaterale tra l Italia e un altro Stato per evitare le doppie imposizioni? Come si vede, la soluzione in via interpretativa da parte del giudice che eviti l instaurazione del giudizio di costituzionalità in casi simili è davvero la più ragionevole, e direi la sola seriamente percorribile. Anche valutazioni di mera opportunità, tra l altro, depongono in questo senso. Non è opportuno che la Corte costituzionale sia investita di un numero indefinito di questioni di tono costituzionale inesistente, da risolvere per di più con la declaratoria di incostituzionalità, che è lo strumento più potente ed incisivo a sua disposizione. Equivarrebbe a chiederle, come si usa dire, di prendere il cannone per sparare ai passeri. L unica critica che si può quindi rivolgere alla Cassazione è allora quella di avere invocato a sproposito, peraltro in una soltanto delle sentenze richiamate, il criterio di specialità sui generis, invece che il comune criterio di specialità, correttamente invocato in tutte le altre decisioni. c) L abrogazione della norma interna incompatibile. L ulteriore questione che mi sembra utile affrontare in questa sede, nella quale si discute del modo in cui i comandamenti della Corte costituzionale agiscono quando vengono in rilievo obblighi internazionali diversi dalla Convenzione europea, è quella della perdurante possibilità per i giudici comuni di ricorrere all istituto dell abrogazione, e in 35 Così ancora E. CANNIZZARO, Sentenze della Corte europea dei diritti dell uomo e ordinamento italiano in due recenti decisioni della Corte costituzionale, cit., 140. Accosta le due operazioni interpretative, ritenendole entrambe doverose per il giudice comune, che non potrebbe adire la Corte costituzionale senza averle sperimentate, anche D. SCHEFOLD, L osservanza dei diritti dell uomo garantiti nei trattati internazionali da parte del giudice italiano, in 15
16 particolare all abrogazione tacita per incompatibilità della norma interna anteriore da parte della norma di origine pattizia posteriore. Se questa via fosse percorribile, l autorità giudiziaria verrebbe a disporre di un terzo, potente, strumento dopo quelli dell interpretazione conforme al vincolo internazionale e del criterio di specialità per assegnare prevalenza all obbligo internazionale sulla normativa interna con esso contrastante senza transitare attraverso il giudizio della Corte costituzionale. Una volta verificata l avvenuta abrogazione della norma interna, infatti, l eventuale questione di legittimità costituzionale avente a oggetto tale norma dovrebbe essere dichiarata ancora una volta non rilevante da parte del giudice comune. Si tratta di un tema altamente problematico che merita di essere affrontato e approfondito per le sue possibili notevoli ricadute applicative, anche se dall esame della giurisprudenza comune di questi ultimi due anni non ho trovato ancora traccia di tentativi di soluzione del problema, in un senso o nell altro. Il problema è il seguente. Quando la Corte costituzionale, formulando il quarto e il quinto comandamento del decalogo, ha stabilito, in relazione alla sola Convenzione europea, che il contrasto insolubile in via interpretativa tra norma interna e norma convenzionale, anteriore o posteriore che essa sia (sentenze n. 348 del 2007 e 39 del 2008), dà luogo a una questione di costituzionalità di competenza della Corte costituzionale, ha voluto anche implicitamente vietare ai giudici di trarre, dalla constatazione della puntuale incompatibilità tra una norma di legge interna e una norma pattizia diversa dalla Convenzione europea a essa successiva, la conclusione dell avvenuta abrogazione della norma interna? Secondo me la risposta a questo quesito è negativa per vari motivi. In primo luogo, il giudice che si serve del comune criterio cronologico per constatare l abrogazione della legge interna a seguito dell entrata in vigore di una legge di origine pattizia puntualmente incompatibile non contravviene ad alcuno dei comandamenti del decalogo, e in particolare non viola il divieto di disapplicazione, o non applicazione, della legge interna. Infatti l abrogazione e la disapplicazione, o non applicazione, nel senso del diritto comunitario sono due istituti ben diversi tra loro, che agiscono sulla base di presupposti e in modi molto differenti 36. Non si può certo sostenere che, vietando espressamente l utilizzo del secondo istituto, la Corte costituzionale intendesse implicitamente impedire anche l utilizzo del primo. In secondo luogo, quando la Corte costituzionale ha affermato, nella sentenza n. 348 del 2007, che gli eventuali contrasti fra una norma convenzionale e una legge interna non generano problemi di successione delle leggi nel tempo o valutazioni sulla rispettiva collocazione gerarchica delle norme in contrasto, ma questioni di legittimità costituzionale aventi come oggetto la legge interna e come parametro interposto la norma convenzionale, aggiungendo che il giudice delle leggi ha competenza esclusiva per la decisione di tali questioni, intendeva prendere una chiara posizione in merito ai problemi sollevati dalla specifica questione di costituzionalità davanti a sé pendente. 36 La constatazione è ovvia e da tutti condivisa, e non ha bisogno qui di essere dimostrata. Sul punto si veda, per tutti, C. PAGOTTO, La disapplicazione della legge, Milano, 2008, 21 ss.. 16
17 E quindi, da una parte, la Corte costituzionale intendeva riferire il divieto di ricorrere alle comuni regole della successione delle leggi nel tempo al caso di norma pattizia anteriore e di norma interna posteriore, e non al caso inverso di cui ora discutiamo, che non veniva in rilievo in quella circostanza. Ciò è confermato dal fatto che nel medesimo passaggio della motivazione della stessa sentenza si afferma che l art. 117, primo comma, Cost. attribuisce alla norma pattizia anteriore una forza di resistenza all abrogazione da parte di leggi interne successive. Dall altra parte, l affermazione della esclusività della competenza della Corte costituzionale a decidere ogni ipotesi di incompatibilità tra norma interna e norma di origine pattizia era in quell occasione espressamente volta a rafforzare e sottolineare il divieto, per il giudice comune, di trattare le norme convenzionali alla stregua delle norme comunitarie, e conseguentemente serviva soltanto a chiarire con fermezza che nel nostro ordinamento il cd. controllo di convenzionalità della legge, e cioè di conformità della legge alla Convenzione europea, non si configura come un controllo di tipo diffuso, esercitabile da tutti i giudici 37, ma è invece un controllo di tipo accentrato, spettante in esclusiva appunto al giudice delle leggi. Sotto questo profilo è facile sostenere che l attività di verifica da parte dell autorità giudiziaria della vigenza o al contrario della intervenuta abrogazione di una norma da parte di una norma successiva di origine pattizia non è certo usurpazione di un attività di controllo spettante al giudice delle leggi, ma bensì semplice e ordinaria attività ermeneutica rientrante nella competenza del giudice. In terzo luogo, non è determinante neppure la circostanza che la sentenza n. 39 del 2008, con grande scandalo della dottrina internazionalistica, abbia affrontato come una questione di costituzionalità di competenza della Corte costituzionale, invece che come un problema di abrogazione di competenza del giudice comune, l incompatibilità tra norma interna precedente e norma convenzionale successiva che in quella specifica occasione veniva in rilievo. In quella sentenza, infatti, la Corte costituzionale non ha affatto negato diversamente da quanto qualche commentatore ha ritenuto, svolgendo per questo motivo una serrata critica alla sentenza 38 che le norme pattizie, se dotate di determinate caratteristiche di contenuto, possano attribuire, una volta immesse nell ordinamento interno mediante ordine di esecuzione, diritti e obblighi in capo ai 37 Prima delle sentenze costituzionali n. 348 e n. 349 del 2007 erano numerose le voci, in dottrina, che denunciavano come nell ordinamento italiano stesse progressivamente affermandosi appunto una sorta di controllo diffuso di convenzionalità, un fenomeno che sarebbe stato da contrastare in quanto avrebbe portato con sé un progressivo aggiramento della Corte costituzionale (cfr., per tutti, A. BARBERA, Corte costituzionale e giudici di fronte ai vincoli comunitari : una ridefinizione dei confini?, in Quad. cost., 2007, 337). Il primo autore ad avere rilevato, in relazione agli effetti esplicati dalla Cedu in molti ordinamenti nazionali europei, compresi quelli nei quali la tradizione nega ai giudici un generale potere di controllo della legittimità costituzionale delle leggi, la nascita di una forma ulteriore di controllo giudiziario diffuso di validità delle leggi, e cioè di un controllo diffuso di legittimità convenzionale delle leggi, peraltro accompagnato da una sorta di controllo accentrato, derivante dalla possibilità di ricorso diretto (allora alla Commissione Strasburgo e oggi) alla Corte di Strasburgo, è stato, con straordinaria preveggenza, M. CAPPELLETTI, Giustizia costituzionale soprannazionale, in Riv. dir. proc., 1978, 28 ss.. 38 B. CONFORTI, Atteggiamenti preoccupanti della giurisprudenza italiana sui rapporti fra diritto interno e trattati internazionali, in Dir. um. e dir. internaz., 2008, 581 ss.; R. MASTROIANNI, Anche le leggi precedenti la Convenzione europea dei diritti dell uomo devono essere rimosse dalla Corte costituzionale?, in Riv. dir. internaz., 2008, 456 ss.. 17
18 soggetti dell ordinamento, né ha negato che tali norme di origine pattizia abbiano la capacità di abrogare o modificare leggi precedenti nel tempo. Una simile affermazione sarebbe stata in contrasto non solo con il consolidato orientamento giurisprudenziale sul carattere immediatamente precettivo delle norme internazionali di tipo self executing, e cioè recanti una disciplina completa e autosufficiente 39, introdotte con ordine di esecuzione, ma soprattutto con il chiaro dettato dell art. 80 Cost., che dà per scontata l esistenza di trattati internazionali che importano modificazioni di leggi. Mi sembra piuttosto che la Corte costituzionale abbia semplicemente ritenuto che, una volta che il dubbio circa la compatibilità di una legge interna con una norma convenzionale posteriore sia stato rimesso da un giudice al suo giudizio, la soluzione di quel dubbio sia senz altro di sua competenza. Nulla dice al contrario la Corte circa l ammissibilità dell ipotesi di cui ora ci occupiamo, di un giudice cioè che ritenga la norma interna abrogata, e di conseguenza giudichi la relativa questione di costituzionalità non rilevante. A me pare che nulla si opponga alla contemporanea praticabilità delle due ipotesi da parte della giurisprudenza: prevalenza della norma pattizia posteriore per abrogazione della norma interna anteriore incompatibile, da una parte, e prevalenza della norma pattizia posteriore a seguito di dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma interna anteriore incompatibile, dall altra 40. L una possibile solo in caso di puntuale ed evidente contrasto, l altra in ogni caso di difformità. L una accertabile con effetto inter partes, l altra con effetto erga omnes. L una di competenza del giudice comune, l altra della Corte costituzionale, se adita in via incidentale in ipotesi da quell unico giudice che non fosse convinto della possibilità di dichiarare l avvenuta abrogazione. Si tratta, come si vede, di un alternativa accertamento dell avvenuta abrogazione da parte dell autorità giudiziaria o dichiarazione di illegittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale del tutto analoga a quella sulla quale prese posizione la prima sentenza costituzionale, la n. 1 del 1956, in riferimento alle leggi anteriori alla Costituzione repubblicana ritenute incompatibili con una norma costituzionale sopravvenuta Su quali siano le caratteristiche che devono possedere le norme internazionali convenzionali introdotte con ordine di esecuzione per essere immediatamente applicabili, e cioè per produrre effetti giuridici su soggetti interni, v. F. RASPADORI, I trattati internazionali sui diritti umani e il giudice italiano, Milano, 2000, 15 ss. e, quanto alla posizione del giudice costituzionale sul tema, S. AMADEO, I trattati internazionali dinanzi alla Corte costituzionale, Milano, 1999, 91. Per i riferimenti di giurisprudenza essenziali si veda, per tutti, P. IVALDI, L adattamento al diritto internazionale, in Istituzioni di diritto internazionale, a cura di S.M. Carbone R. Luzzatto A.M. Santamaria, Torino, 2008, 136 e Lo afferma anche A. RUGGERI, Sistema integrato di fonti, tecniche interpretative, tutela dei diritti fondamentali, in del paper. 41 Suggerisce il parallelismo, se non l identità, dei due problemi, propendendo per la possibilità di ritenere ancora percorribile la strada dell abrogazione V. SCIARABBA, Il problema dei rapporti tra (leggi di esecuzione di) vincoli internazionali e leggi precedenti nel quadro della recente giurisprudenza costituzionale (a margine della sentenza della Corte costituzionale n. 39 del 2008), in (ma pare abbracciare l opposta conclusione in ID., Nuovi punti fermi (e questioni aperte) nei rapporti tra fonti e corti nazionali ed internazionali, in Giur. cost., 2007, 3589 e ID., Tra fonti e Corti, Padova, 2008, ). Analogamente anche L. MONTANARI, Il sistema integrato delle fonti: analisi e prospettive in relazione all ordinamento italiano dopo l intervento della Corte costituzionale con le sentenze 348 e 349 del 2007, cit., ricorda la vicenda delle leggi anteriori alla Costituzione per sostenere che la 18
19 Anche in quella storica occasione la Corte costituzionale affermò innanzitutto la propria competenza esclusiva l espressione in effetti è identica a quella utilizzata dalla sentenza n. 348 del 2007 a giudicare della legittimità costituzionale sia delle leggi anteriori che delle leggi posteriori all entrata in vigore della Costituzione repubblicana. Ma, si noti bene, nel far ciò essa non volle escludere che per le leggi anteriori i giudici comuni potessero continuare a praticare, in alternativa alla strada dell incidente di costituzionalità e qualora ne ricorressero i presupposti, anche la strada della dichiarazione di intervenuta abrogazione da parte della sopravvenuta Costituzione. Può essere utile richiamare testualmente il passaggio che interessa: è innanzi tutto da considerare fuori di discussione la competenza esclusiva della Corte costituzionale a giudicare sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge, come é stabilito nell art. 134 della Costituzione. La dichiarazione di illegittimità costituzionale di una legge non può essere fatta che dalla Corte costituzionale in conformità dell art. 136 della stessa Costituzione. [ ]. Non occorre poi fermarsi ad esaminare se e in quali casi, per le leggi anteriori, il contrasto con norme della Costituzione sopravvenuta possa configurare un problema di abrogazione da risolvere alla stregua dei principi generali fermati nell'art. 15 delle Disp. prel. al Cod. civ. I due istituti giuridici dell abrogazione e della illegittimità costituzionale delle leggi non sono identici fra loro, si muovono su piani diversi, con effetti diversi e con competenze diverse. Il campo dell abrogazione inoltre é più ristretto, in confronto di quello della illegittimità costituzionale, e i requisiti richiesti perché si abbia abrogazione per incompatibilità secondo i principi generali sono assai più limitati di quelli che possano consentire la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una legge. A queste parole, il Presidente della Corte costituzionale, in occasione della seduta inaugurale del secondo anno di attività della Corte, ne aggiunse di sue 42, facendo capire che la scelta del collegio era stata quella di affermare la competenza della Corte sulle questioni relative alle leggi prerepubblicane allo scopo di evitare che per queste fosse operante soltanto l istituto ordinario dell abrogazione (corsivo mio): come se il sindacato accentrato di costituzionalità andasse ad aggiungersi, e non già a sostituirsi, al comune criterio cronologico di risoluzione delle antinomie normative a disposizione dei giudici. Sull interpretazione di queste affermazioni la dottrina dell epoca, come è noto, si divise 43, e nella giurisprudenza comune la scelta della strada dell abrogazione fu di fatto poco praticata, con la conseguenza che quasi tutte le controversie relative alla conformità alla Costituzione delle leggi anteriori, dessero esse vita ad antinomie reali o solo apparenti, vennero alla fine risolte dall organo di giustizia costituzionale 44. Ciò sentenza n. 39 del 2008 non produca di per sé come conseguenza quella di escludere l applicazione del criterio temporale da parte del giudice comune nel caso di leggi interne anteriori a norme convenzionali. 42 G. AZZARITI, Discorso, pronunciato l 8 maggio 1957 nella seduta inaugurale del secondo anno di attività della Corte costituzionale, in 43 Ricostruiscono da diverse prospettive il serrato dibattito dottrinario dell epoca, aggiungendovi ricche indicazioni bibliografiche, V. ONIDA, L attuazione della Costituzione fra Magistratura e Corte costituzionale, in Scritti in onore di Costantino Mortati, IV, Milano, 1977, 513 ss., e S. BARTOLE, Interpretazioni e trasformazioni della Costituzione repubblicana, Bologna, 2004, 121 ss.. 44 L. PALADIN, Le fonti del diritto italiano, Bologna, 1996,
20 nonostante, nessuno studioso ha più dubitato, perlomeno, che l evidenza del contrasto tra norma prerepubblicana e Costituzione possa legittimamente indurre qualche giudice a risolvere l antinomia in chiave di abrogazione 45. Dal canto suo, poi, la Corte costituzionale è arrivata a sciogliere ogni ambiguità quando si è rifiutata di dichiarare inammissibili questioni di legittimità costituzionali aventi a oggetto una legge anteriore alla Costituzione già in precedenza giudicata abrogata in modo costante dalle varie autorità giurisdizionali per il sopravvenire di una disposizione costituzionale, affermando che non possa mai escludersi, in linea astratta, che, nonostante sia stata dichiarata l abrogazione di una norma, permangano nel campo giuridico situazioni tali, la cui rilevanza, sul piano costituzionale, giustifichi la proponibilità del giudizio dinanzi a questa Corte, soprattutto in considerazione del fatto che l ambito abbracciato dal giudizio di costituzionalità è indubbiamente più ampio rispetto all istituto dell abrogazione 46. A mio parere, quindi, rientra ancora nel potere dei giudici comuni, anche dopo le sentenze n. 348 e n. 349 del 2007 e la sentenza n. 39 del 2008, ritenere che una disposizione della Convenzione europea abbia determinato l abrogazione di legge antecedenti al suo ordine di esecuzione con essa puntualmente (e platealmente) incompatibili, o che un tale effetto possa discendere anche da un suo protocollo nei confronti delle leggi precedenti il recepimento del protocollo stesso da parte dell Italia. Solo che, qualora anche un solo giudice non fosse convinto della avvenuta abrogazione, e sollevasse così questione di legittimità costituzionale, la Corte costituzionale non dovrebbe declinare la propria competenza, come mai l ha declinata nel caso delle leggi anteriori alla Costituzione. Dirò di più. Mi sembra probabile che, quando l obbligo internazionale sopravvenuto è un comune trattato internazionale diverso dalla Convenzione europea, i giudici comuni finiranno per ricorrere con maggiore facilità al meccanismo dell abrogazione. Nel caso della Convenzione europea, infatti, il giudice, per dichiarare l avvenuta l abrogazione, deve compiere un doppio salto mortale: quello di fare discendere il carattere self executing e il conseguente effetto abrogativo delle norme interne non già dalle disposizioni della Convenzione europea, di per sé considerate, che presentano un ampio e generico contenuto, se possibile ancora meno specifico di quello delle disposizioni della prima parte della nostra Costituzione, bensì dalle successive decisioni della Corte di Strasburgo che le specificano. In ogni caso, nella giurisprudenza comune degli ultimi due anni non ho trovato alcuna pronuncia in questo senso, e già nel passato ritengo che ce ne siano state pochissime V. CRISAFULLI, Lezioni di diritto costituzionale, II, 1, L ordinamento costituzionale italiano (Le fonti normative), VI ed. agg., Padova, 1993, Corte cost., sent. n. 4 del Ma v. anche Corte cost., sentt. n. 40 del 1958, n. 1 del 1959 e, più recentemente n. 193 del 1985, dove si afferma che, poiché il riconoscimento dell avvenuta abrogazione di una norma rientra nella competenza del giudice ordinario, evidentemente nel caso di specie il giudice a quo aveva inteso non riconoscere l intercorsa abrogazione della norma, nonostante le contrarie indicazioni della dottrina e della giurisprudenza di merito, e sollevare quindi la questione di costituzionalità. Su quest ultima pronuncia v. L. CARLASSARE, L influenza della Corte costituzionale, come giudice delle leggi, sull ordinamento italiano, in Quaderno dell Associazione per gli studi e le ricerche parlamentari, n. 11 del 2000, In epoca anteriore alla riforma costituzionale la dottrina segnala soltanto un caso sicuro di questo tipo. Si tratta di Cass., sez. un. pen, 10 luglio 1991, n. 7662, in Giust. civ., 1992, I, 742 ss., in cui le sezioni unite dichiarano 20

References: art. 117
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e contrario
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 art. 15
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 art. 80
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 art. 134
 art. 136
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