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Timestamp: 2017-09-21 03:16:03+00:00

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rel. Allorio | Codice Deontologico Forense
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Consiglio nazionale forense (rel. Allorio), 22 marzo 2017, n. 18
Quesito n. 161, COA Urbino
Pubblicato in Prassi: pareri CNF	| Contrassegnato 2017/018, L. n. 247/2012 art. 11, L. n. 247/2012 art. 28, L. n. 247/2012 art. 41, rel. Allorio
La Guardia di Finanza formula diversi quesiti in ordine allo svolgimento di attività professionale forense in forma associata, con specifica esclusione della disciplina di svolgimento della professione in forma societaria (sia di persone che di capitali).
In risposta ai quesiti posti, dopo ampia e approfondita discussione, ritiene la Commissione di doversi pronunciare in relazione agli stessi rispettivamente nel modo seguente.
1. L’avvocato ben poteva costituirsi nell’anno 1997 in associazione professionale con altri avvocati ai sensi delle norme sulla società semplice (L. 23 novembre 1939, n. 1815 e art. 2251 c.c.): non avrebbe allora potuto costituire una società di persone, poiché le previsioni di società di persone tra avvocati sono state introdotte nel nostro ordinamento dal D. L.gs n.96/2001; quelle di capitali dall’art. 5 della L. 247/2012 (che però non è ancora stato attuato, avendo il Governo lasciato decadere la delega da detto articolo prevista).
2. L’associazione è validamente costituita mediante contratto, che non è soggetto a forme speciali, salvo quelle richieste dalla natura dei beni conferiti.
3. Il mandato professionale è sempre esclusivamente personale e va quindi conferito in proprio all’avvocato (vedi ora l’art. 4 della L. 247/12).
4. L’avvocato può e deve rappresentare il mandante che gli ha conferito personalmente il mandato a rappresentarlo in giudizio e stragiudizialmente: non potendosi il mandato professionale conferire all’associazione.
5. Per le stesse ragioni l’avvocato può essere domiciliatario di altri avvocati in proprio: e non deve ricevere tali incarichi attraverso l’associazione.
6. Il mandato va conferito dal cliente direttamente e personalmente all’avvocato e non all’associazione: perché questa, essendo priva di ius postulandi, come tale non può stare in giudizio. L’associazione è iscritta in un apposito pubblico elenco, tenuto dal Consiglio dell’Ordine del luogo in cui l’associazione ha la sede.
7. L’avvocato associato può ricevere in proprio da altri colleghi incarichi di domicilio.
Consiglio nazionale forense (rel. Allorio), 23 novembre 2016, n. 112
Quesito n. 249, Guardia di Finanza
Pubblicato in Prassi: pareri CNF	| Contrassegnato 2016/112, cc art. 2251, L. 247/2012 art. 4, L. 247/2012 art. 5, L. n. 1815/1939, rel. Allorio
Il ricorso al CNF è ammissibile solo qualora sia sottoscritto personalmente dal ricorrente munito di “jus postulandi”, ovvero sia sottoscritto da difensore iscritto all’albo dei professionisti abilitati all’esercizio davanti alle giurisdizioni superiori, munito di procura speciale (Nel caso di specie, l’impugnazione al CNF era sottoscritta personalmente dal solo ricorrente e riguardava la sua mancata iscrizione all’albo avvocati. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha dichiarato inammissibile il ricorso).
In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Siotto), sentenza del 3 maggio 2016, n. 111, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Geraci), sentenza del 8 aprile 2016, n. 63, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Sorbi), sentenza del 24 settembre 2015, n. 152, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Allorio), sentenza del 13 marzo 2015, n. 44, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Salazar), sentenza del 10 giugno 2014, n. 90.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2016/222, rel. Allorio
La “nuova” sospensione cautelare: differenze con la previgente disciplina
La sospensione cautelare delineata dall’art. 60 della legge 247/2012 è profondamente diversa da quella disciplinata dall’art. 43, comma 3, R.D.L. 1578/1933: mentre quest’ultima era una misura atipica, da utilizzare anche in casi diversi dal quelli previsti dalla legge (sottoposizione a misura di prevenzione della sorveglianza speciale, emissione di mandato, o di ordine di comparizione, o accompagnamento), allorquando il comportamento dell’interessato avesse generato strepitus compromettendo l’immagine dell’avvocatura, la nuova sospensione ex art. 60 tipizza le ipotesi che la legittimano, escludendo la sussistenza di un potere discrezionale di applicazione al di fuori dei casi ivi contemplati. Inoltre, la sospensione cautelare di cui all’art. 43, comma 3, era sine die, laddove quella prevista dall’art. 60 prevede espressamente il limite massimo di un anno, nonché – a carattere totalmente innovativo – l’inefficacia della sospensione ove nel termine di sei mesi dalla sua irrogazione non venga adottato il provvedimento sanzionatorio.
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Allorio), sentenza del 11 giugno 2016, n. 149
In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Gaziano), sentenza del 6 giugno 2015, n. 73, Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Mariani Marini), sentenza del 28 aprile 2015, n. 69; Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Sorbi), sentenza del 6 giugno 2015, n. 75, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Piacci), sentenza del 14 marzo 2015, n. 49.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2016/149, L. n. 247/2012 art. 60, RDL n. 1578/1933 art. 43, rel. Allorio

References: art. 11
 art. 28
 art. 41
 art. 2251
 art. 2251
 art. 4
 art. 5
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 60
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 60
 art. 43