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Timestamp: 2020-04-04 17:59:20+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 20449 del 11/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20449 del 11/10/2016
Cassazione civile sez. I, 11/10/2016, (ud. 01/06/2016, dep. 11/10/2016), n.20449
F.E. (C.F. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, per procura
speciale a margine del ricorso, dall’avv. Giuseppe Lanciaprima (C.F.
(OMISSIS)) ed elett.te dom.to presso lo studio del medesimo in
Teramo, Via G. Milli n. 15;
S.T., P.E., P.G., P.P., P.M.
IN T., P.S., PE.GI., eredi di P.A.;
avverso la sentenza n. 376/2011 della Corte d’appello dell’Aquila
depositata il 12 aprile 2011;
CAPASSO Lucio, che ha concluso per l’accoglimento del terzo motivo
di ricorso e il rigetto degli altri.
Nell’ottobre 1996 il sig. F.E. propose opposizione al decreto ingiuntivo di pagamento di Lire 10.000.000 emesso nei suoi confronti dal Pretore di Teramo su richiesta del sig. P.A., il quale pretendeva tale somma per avergliela in precedenza mutuata e aveva prodotto, a fondamento della pretesa, due assegni, di Lire 2.000.000 e Lire 8.000.000, emessi in suo favore dall’opponente.
Il Tribunale di Teramo, subentrato nelle more alla Pretura, accolse l’opposizione e la domanda riconvenzionale. Quanto alla prima, osservò che l’opposto aveva esperito l’azione causale, ma non aveva formalmente offerto in restituzione e depositato in cancelleria i titoli di credito, ai sensi dell’art. 58, Legge ass., essendosi limitato ad allegarli al proprio fascicolo di parte, che avrebbe potuto ritirare in qualsiasi momento.
La Corte dell’Aquila, adita con appello principale degli eredi del sig. P., deceduto nelle more, sig.ri S.T. ed E., Pe.Gi., G., M., P. e S., e con appello incidentale del sig. F. sulle spese processuali, ha accolto il primo gravame e, operata la compensazione tra il credito del P. relativo agli assegni e il controcredito del F., ha condannato quest’ultimo al pagamento del residuo debito di Euro 3.537,73 oltre interessi.
che l’offerta di restituzione comunque non era necessaria, essendo alla data della decisione impugnata (giugno 2005) ormai prescritta l’azione cartolare, sicchè era escluso il rischio di un doppio pagamento da parte dell’emittente, e ciò in quanto i titoli, benchè privi di data, erano stati prodotti a corredo della richiesta di decreto ingiuntivo, risalente al 20 luglio 1996, e dunque erano certamente anteriori a tale data;
Da ciò la Corte ha fatto derivare l’accoglimento dell’appello principale e la conseguente condanna del F., come detto, al pagamento del suo residuo debito.
1. – Con il primo motivo di ricorso, denunciando violazione dell’art. 342 c.p.c., e vizio di motivazione si ripropone l’eccezione d’inammissibilità dell’appello principale per difetto di specificità dei motivi.
Va anzitutto sgomberato il campo dalla censura di vizio di motivazione, priva di autonoma rilevanza allorchè si tratti di questioni processuali, in ordine alle quali il giudice di legittimità ha ampio potere di diretto esame e valutazione degli atti del giudizio di merito (cfr., per tutte, Cass. Sez. Un. 8077/2012).
Si è osservato, nel disattendere il primo motivo di ricorso, che la Corte d’appello, una volta superata l’eccezione preliminare basata sull’art. 58 legge ass., avrebbe dovuto esaminare il merito della domanda atto-rea. In proposito, però, la sentenza impugnata si limita ad enunciare un semplice dispositivo di accoglimento, quasi che questo sia conseguenza necessaria e inevitabile del superamento della questione preliminare, ed omette completamente qualsiasi motivazione di merito, pur in presenza di articolate difese dell’opponente relative al rapporto fondamentale, contestato sull’assunto che i titoli si riferivano a un debito di gioco. Le ragioni dell’accoglimento della domanda dell’intimante restano perciò del tutto indecifrabili: il che integra il vizio di nullità del capo di sentenza riguardante quella domanda per difetto del requisito della motivazione, di cui all’art. 132 c.p.c., n. 4.
3. – Il terzo motivo di ricorso, con il quale si lamenta l’omessa pronuncia su eccezioni riguardanti quel capo di sentenza, nonchè sulla domanda di restituzione di quanto indebitamente riscosso dagli eredi P. in sede di provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, resta assorbito nell’accoglimento del motivo precedente.
L’assegno bancario privo di data di emissione, invero, è nullo, non vale cioè come tale (art. 2, comma 1, legge ass.), bensì come mera promessa di paga-mento (Cass. 4804/2006, 4368/1995); conseguentemente non trovano applicazione le disposizioni di cui all’art. 58 legge ass., e in particolare l’onere del deposito in cancelleria, rivolto ad evitare il rischio di esporre il debitore contemporaneamente all’azione cartolare e all’azione causale (Cass. 6/1985).
L’eventualità che il portatore metta in circolazione il titolo nonostante la mancanza di data, può essere fonte di pregiudizi di puro fatto – non già di diritto – per il traente, dato che agli effetti della validità dell’assegno bancario occorre che il requisito dell’indicazione della data sussista al momento in cui il titolo viene emesso e non può essere integrato successivamente, ad opera del prenditore o di altri; e ciò sia perchè la data di emissione serve a stabilire, a norma dell’art. 32 legge ass., il giorno dal quale deve decorrere il termine di presentazione al trattario, decorso il quale il portatore decade dall’azione di regresso, sia perchè il bollo apposto in misura fissa sull’assegno lascia presumere che questo debba avere breve vita, sia, infine, perchè, in mancanza della data di emissione, l’assegno potrebbe circolare a tempo indeterminato ed usufruire cosi indebitamente la funzione propria della cambiale (cfr. Cass. 828/1967).
Nè è esatto che l’emittente sarebbe esposto, come sostiene il ricorrente, all’azione cartolare dell’eventuale giratario di buona fede, atteso che l’eccezione di nullità del titolo per difetto di forma (agevolmente documentabile, peraltro, in tale ipotesi, data la precedente presentazione di esso in giudizio) ha natura reale, non personale, e dunque non è soggetta alle limitazioni di cui all’art. 1993, comma 2, e art. 25 legge ass.

References: Sentenza 
 sentenza 
 Cass. Sez. 
 sentenza 
 sentenza 
 Cass. 
 art. 25