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Timestamp: 2018-07-18 04:43:56+00:00

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Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 26 marzo 2018, n. 1882. Il mancato rispetto del termine di sessanta giorni per la stipulazione negoziale non integra di per sé un'ipotesi di responsabilità precontrattuale - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 26 marzo 2018, n. 1882. Il mancato rispetto del termine di sessanta giorni per la stipulazione negoziale non integra di per sé un’ipotesi di responsabilità precontrattuale
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Il mancato rispetto del termine di sessanta giorni per la stipulazione negoziale non integra di per sé un’ipotesi di responsabilità precontrattuale, spettando al presunto danneggiato dimostrare che il ritardo nella stipulazione sia manifestazione di una condotta antigiuridica dell’amministrazione lesiva del proprio legittimo affidamento.
Sentenza 26 marzo 2018, n. 1882
-OMISSIS-, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avvocato Fa. De Si. Sa., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Ma. An. La. in Roma, corso (…);
Comune di Reggio Calabria, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Ma. De To., con domicilio eletto presso lo studio Srl Pl. in Roma, via (…);
della sentenza del T.A.R. per la Calabria, Sezione staccata di Reggio Calabria, n. -OMISSIS-, resa tra le parti, concernente il risarcimento danni per la mancata stipula del contratto di appalto per lavori di ricostruzione della scuola materna -OMISSIS– informativa interdittiva antimafia
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Reggio Calabria;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 febbraio 2018 il Cons. Stefania Santoleri e uditi per le parti gli avvocati Fe. Gu. su delega di Fa. De Si. Sa. e Mi. Pe. su delega di Ma. De To.;
1. – Con provvedimento n. -OMISSIS-la società -OMISSIS- è risultata aggiudicataria della gara, indetta dal Comune di Reggio Calabria, relativa ai lavori di costruzione della Scuola Materna -OMISSIS-.
Essendo trascorso altro tempo, con atto del 4 luglio 2011, la società ha chiesto al Comune di voler palesare i motivi per i quali non aveva stipulato il contratto, ed ha comunque esercitato il diritto di recesso per esclusiva responsabilità della stazione appaltante, chiedendo il risarcimento dei danni, quantificati nella cifra complessiva di E. 100.000.
2. – Con ricorso proposto dinanzi al TAR per la Calabria, depositato il 4 agosto 2011, la società ricorrente ha chiesto al Tribunale:
– di accertare la responsabilità del Comune di Reggio Calabria per la mancata stipula del contratto di appalto in questione;
– di condannare lo stesso Comune alla rifusione dei costi sostenuti, ammontanti ad E. 3.248,61 ed al risarcimento dei danni patiti, quantificati in E. 129.178,87 oltre ad interessi e rivalutazione;
– di condannare il Comune al pagamento delle spese di lite e all’ulteriore danno ex art. 243 bis del D.Lgs. 163/06.
3. – Con provvedimento del 19 dicembre 2011 il Prefetto di Reggio Calabria ha adottato l’informativa antimafia nei confronti della società ricorrente (impugnata da quest’ultima con motivi aggiunti), e con il successivo provvedimento n. -OMISSIS-, il Comune di Reggio Calabria ha revocato l’aggiudicazione, quando vi era già stato il recesso da parte della società -OMISSIS-.
4. – Con sentenza n. -OMISSIS-il TAR ha accolto in parte il ricorso per motivi aggiunti, annullando l’informativa antimafia, ed ha respinto il ricorso principale.
5. – Avverso tale decisione la ricorrente ha proposto appello avverso il capo di sentenza nel quale è rimasta soccombente, chiedendone la riforma.
6. – All’udienza pubblica del giorno 8 febbraio 2018 l’appello è stato trattenuto in decisione.
7. – Con il primo motivo l’appellante ha dedotto il vizio di omessa pronuncia sulla responsabilità precontrattuale ex art. 1337 c.c. ed extracontrattuale ex art. 2043 c.c.; la violazione dell’art. 11 del D.P.R. n. 252/98, i vizi di travisamento dei fatti e di carenza di motivazione.
8. – Con il secondo motivo di appello l’appellante ha censurato la motivazione della sentenza di primo grado e ha ribadito la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno.
– tutta la documentazione sarebbe stata prodotta prima dell’aggiudicazione (ed infatti il primo giudice avrebbe omesso di indicare quali sarebbero i documenti mancanti);
– la decisione sarebbe stata resa extrapetita, perché mai le parti avrebbero dedotto tale circostanza;
– solo la polizza assicurativa non sarebbe stata prodotta, in quanto richiesta per la stipulazione del contratto;
– il provvedimento di sequestro preventivo non avrebbe assunto alcuna incidenza sulla mancata stipulazione del contratto, imputabile alla sola interdittiva antimafia, e comunque tale provvedimento non avrebbe impedito l’esecuzione della prestazione;
– il TAR avrebbe omesso di valutare la condotta della stazione appaltante: il Comune non avrebbe osservato il termine previsto dall’art. 11 del codice degli appalti per la stipulazione del contratto, ed avrebbe revocato l’aggiudicazione a distanza di sei mesi dall’adozione dell’interdittiva e dopo il recesso della società aggiudicataria;
– sussisterebbe, infine, l’omessa pronuncia in ordine alla richiesta di rimborso delle spese ex art. 11 del D.Lgs. 163/06.
9. – Preliminarmente ritiene il Collegio di dover esaminare l’eccezione di inammissibilità dell’appello sollevata dal Comune di Reggio Calabria.
10. – L’eccezione è infondata.
11. – L’appello, benchè ammissibile, è comunque infondato e, dunque, la sentenza di primo grado va confermata, anche se con diversa motivazione.
Deve però ritenersi, conformemente a quanto ritenuto in giurisprudenza, che sebbene l’art. 11, comma 9, d.lgs. 163/2006, indichi il termine di sessanta giorni dal momento in cui diviene definitiva l’aggiudicazione per la stipula del contratto, tale termine non ha natura perentoria, né alla sua inosservanza può farsi risalire ex sé un’ipotesi di responsabilità precontrattuale ex lege della pubblica amministrazione, se non in costanza di tutti gli elementi necessari per la sua configurabilità. Infatti, le conseguenze che derivano in via diretta dall’inutile decorso del detto termine sono: da un lato, la facoltà dell’aggiudicatario, mediante atto notificato alla stazione appaltante, di sciogliersi da ogni vincolo o recedere dal contratto; dall’altro, il diritto al rimborso delle spese contrattuali documentate, senza alcun indennizzo (cfr. ex multis, Cons. St., Sez. III, 28 maggio 2015, n. 2671).
Né può ritenersi che il comportamento produttivo di danno possa derivare – dopo il decorso di 45 giorni dalla richiesta del provvedimento prefettizio – dalla mancata stipulazione del contratto con l’apposizione della condizione risolutiva prevista dall’art. 11 del D.P.R. n. 252/98: il ricorso a tale misura è, infatti, meramente facoltativo per la stazione appaltante, la quale vi ricorre in caso di urgenza, situazione che – evidentemente – nel caso di specie non sussisteva.
12. – Pertanto, sebbene possa convenirsi con l’appellante che la motivazione addotta dal TAR per il rigetto della domanda risarcitoria non trovi fondamento negli atti di causa, nondimeno non sussiste la responsabilità precontrattuale per le ragioni in precedenza esposte, alle quali va aggiunto che il protrarsi dell’attesa è derivato dalla scelta della stessa impresa, che avrebbe potuto sciogliersi dal vincolo ben prima.
13. – Ne consegue che l’appello va respinto, e per l’effetto va confermata, con diversa motivazione, la sentenza di primo grado. La domanda risarcitoria va quindi respinta, mentre deve essere accolta la domanda proposta in primo grado, assorbita dal TAR, e riproposta in appello ai sensi dell’art. 101, comma 2, c.p.a., diretta ad ottenere il rimborso delle spese documentate, sostenute per la partecipazione alla gara.
14. – Le spese del grado di appello possono compensarsi tra le parti, tenuto conto della parziale soccombenza reciproca.
(Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, così dispone:
– respinge l’appello e, per l’effetto, conferma con diversa motivazione la sentenza di primo grado che ha respinto la domanda risarcitoria proposta in primo grado;
– accoglie la domanda proposta in primo grado, assorbita dal TAR, e riproposta in appello ai sensi dell’art. 101, comma 2, c.p.a., diretta ad ottenere il rimborso delle spese documentate, sostenute per la partecipazione alla gara, nei termini indicati in motivazione;
– compensa tra le parti le spese del grado di appello.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2018-03-29T19:55:39+00:00	3 aprile 2018|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2018, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Diritto|0 Commenti

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Sentenza 
 sentenza 
 provvedimento n. 
 art. 243
 provvedimento n. 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 1337
 art. 2043
 sentenza 
 art. 11
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