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Timestamp: 2016-12-04 18:19:29+00:00

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Assegno postdatato: decreto ingiuntivo nullo
24 Mag 2016	L'autore
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Recupero crediti: va revocato, se opposto, il decreto ingiuntivo notificato al debitore se questo è stato postdatato.
È nullo il decreto ingiuntivo che il creditore ottiene sulla base di un assegno postdatato rilasciatogli dal debitore: e questo perché l’assegno è pagabile a vista e ogni accordo diverso da tale regola è nullo. Dunque, il patto tra creditore e debitore con cui quest’ultimo conferisce al primo un assegno postdatato a garanzia di un futuro pagamento è nullo. Lo ha detto la Cassazione con una importante sentenza di qualche minuto fa [1].
Il risultato spiazzerà numerosi creditori che, sino ad oggi, hanno utilizzato l’assegno postdatato come forma di tutela nei confronti del debitore per tutti i casi in cui il pagamento viene concordato a rate o per un momento futuro. Viene infatti spesso convenuto tra le parti il rilascio di un titolo con l’importo dell’intero credito con data successiva alla scadenza del debito, dimodoché qualora il debitore non paghi quanto concordato, il creditore può portare in banca l’assegno e ottenere i soldi o, in alternativa, consegnare il titolo all’ufficiale giudiziario e procedere con il pignoramento. Ebbene, tutto questo da oggi sarà inutile perché la sentenza della Cassazione rischia di rendere l’assegno postdatato carta straccia.
È vero: sino a ieri la giurisprudenza ha sempre affermato che il patto di postdatazione si considera nullo, ma l’assegno postdatato rimane ugualmente valido, con la differenza che il creditore può portarlo alla banca, per il pagamento, in qualsiasi momento (previa regolarizzazione dell’imposta di bollo e delle sanzioni). Dunque, sostanzialmente, l’assegno manteneva tutto il suo valore di titolo esecutivo, specie una volta superata la data “futura” in esso riportata.
Con la pronuncia odierna, però, la Corte revoca la possibilità di ottenere, con l’assegno postdatato un decreto ingiuntivo, che quindi, se emesso, potrà essere opposto dal debitore entro 40 giorni e revocato. Con la conseguenza che ogni funzione di garanzia all’assegno postdato viene di fatto negata da oggi in poi. Il danno, però, non è solo per il creditore, ma anche per il debitore che, in questo modo, poteva acquistare “fiducia” agli occhi del primo, nel momento in cui la promessa di pagamento fosse stata avvalorata dal rilascio del titolo.
L’emissione di un assegno in bianco o postdatato – si legge in sentenza – è contrario alle norme imperative contenute nel Regio decreto relativo all’assegno [2]. Il giudice deve quindi dichiarare nullo il patto di garanzia e la promessa di pagamento.
La sentenza Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 23 febbraio – 24 maggio 2016, n. 10710
8. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione della legge assegni e formula il seguente quesito di diritto: se l’emissione di un assegno bancario postdatato a garanzia di un altrui futuro adempimentocomporta, stante la violazione degli articoli 1 e 2 della legge assegni e dell’articolo 1343 del codice civile, la nullità del sottostante patto di garanzia, stante la natura imperativa delle norme citate.
10. I1 primo motivo di ricorso è fondato alla luce della giurisprudenza di legittimità (da ultimo Cass. civ. sez. III, n. 26232 del 22 novembre 2013) secondo cui l’emissione di un assegno in bianco o postdatato, cui di regola si fa ricorso per realizzare il fine di garanzia – nel senso che esso è consegnato a garanzia di un debito e deve essere restituito al debitore qualora questi adempia regolarmente alla scadenza della propria obbligazione, rimanendo nel frattempo nelle mani del creditore come titolo esecutivo da far valere in caso di inadempimento -, è contrario alle norme imperative contenute negli artt. 1 e 2 del R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736 e dà luogo ad un giudizio negativo sullameritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, alla luce del criterio della conformità a norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon costume enunciato dall’art. 1343 cod. civ.. Pertanto, non viola il principio dell’autonomia contrattuale sancito dall’art. 1322 cod. civ. ilgiudice che, in relazione a tale assegno, dichiari nullo il patto di garanzia e sussistente la promessa di pagamento di cui all’art. 1988 cod. civ. (cfr. Cass. civ. sezione II, n. 4368 del 19 aprile 1995).
[1] Cass. sent. n. 10710/16 del 24.05.2016.
[2] Artt. 1 e 2 del Rd. n. 1736/33.
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