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Timestamp: 2018-06-22 18:56:17+00:00

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Ravenna, tutti assolti i forzanovisti che manifestarono contro i diritti delle coppie omosessuali
Tutti assolti con formula piena perché il fatto non costituisce reato. Questa la sentenza emessa, giovedì 5 aprile, dal giudice monocratico del Tribunale di Ravenna nei c onfronti di sette attivisti di Forza Nuova imputati di aver organizzato una manifestazione non autorizzata nel capoluogo romagnolo.
I fatti risalgono all’11 ottobre 2015 quando quattro forzanoviste srotolarono nella centrale Piazza del Popolo uno striscione recante la scritta La natura ce l'ha insegnato: un bimbo da 2 gay non è mai nato. Un chiaro segno di protesta al corteo – questo sì autorizzato dal Comune di Ravenna - del movimento Over the rainbow in occasione del Coming Out Day.
A quel punto una sessantina di manifestanti si erano avvicinati ai militanti di Fn intimando loro di andare via. E tra i due gruppi, in un crescendo di tensione, si era interposta la polizia, dalla cui relazione era poi scaturito un decreto penale di condanna per sette forzanovisti.
Gli accusati, difesi dagli avvocati Mario Giancaspro di Perugia e Carlo Benini di Ravenna, avevano presentato opposizione perché, come spiegato da Benini, l'apposita legge sulla pubblica sicurezza, il Tulps, all'articolo 18 precisa che non è punibile chi, obbedendo all'ordine dell'autorità, si ritira da una manifestazione non autorizzata. Come di fatto accadde.
Visibile soddisfazione per la sentenza di assoluzione hanno espresso sui social Forza Nuova Romagna e Forza Nuova Ravenna con un apposito post.
E proprio oggi sempre sulla pagina Fb i forzanovisti ravennati hanno annunciato di essere nel comune di Russi con un banchetto di "controinformazione sui temi di Ius Soli, Famiglia ed adozioni gay".
Contrarietà e amarezza in seguito alla sentenza del tribunale di Ravenna ha invece espresso il gruppo Over the rainbow sulla sua pagina Facebook: «Una vergogna nera, che per fortuna non cancella i diritti che abbiamo ottenuto. Infanga solo la civiltà».
Rotelli (LeU): «Dalla parità di genere all'autoderminazione di tutte le persone, comprese quelle trans: ecco i temi della mia agenda politica»
Giurista, attivista e cofondatore dell’associazione Avvocatura per i diritti Lgbti – Rete Lenford, il 43enne Antonio Rotelli è candidato alla Camera nel collegio uninominale di Martina Franca (Ba) nella lista di Liberi e Uguali con Pietro Grasso Presidente (LeU).
A darne notizia lo stesso avvocato pugliese in un post pubblicato sulla propria pagina Fb il 30 gennaio scorso. Oggi a Gaynews spiega meglio il perché di questa candidatura e gli obiettivi a essa sottesi.
Il cofondatore di Rete Lenford scende in politica: cosa l’ha spinta a questa scelta?
‘Scendere in politica’ mi evoca Berlusconi e mi fa fuggire. Più semplicemente mi è stato chiesto di candidarmi e ho accettato dopo una notte insonne di riflessioni. Mi sono ‘giudicato’ e mi trovavo colpevole di indifferenza e disimpegno nel caso di mancata accettazione.
Perché Liberi e Uguali?
Non ho mai avuto una tessera di partito, ma faccio politica da sempre. Tutte le mie battaglie civili, sempre dall’interno di associazioni, hanno sollecitato la politica e l’hanno cambiata. La mia collocazione è in quell’area che considera l’agire politico conformato alla solidarietà, alla lotta alle ingiustizie, alla dignità del lavoro, alla valorizzazione delle differenze, alla costruzione di un’economia al servizio degli esseri umani e al rispetto della natura. In LeU, nel suo programma, questi elementi ci sono, pur sentendomi un indipendente.
Quali sono i temi Lgbti di cui parlerà in campagna elettorale e, qualora eletto, per i quali si batterà in Parlamento?
Con una battuta mi verrebbe da dire che i temi Lgbti parlano per me in questa campagna elettorale. Ci sono due cose che i concittadini apprezzano di me: che ho fatto battaglie per l’affermazione di tutti i diritti fondamentali delle persone Lgbti e sono un tecnico della politica.
Nel programma elettorale di LeU ci sono tre affermazioni per me fondamentali: autodeterminazione di tutte le persone, anche quelle trans; parità di diritti per le famiglie, anche nell’accesso al matrimonio; riconoscimento pieno della genitorialità, anche in materia di adozione. Sono le mie tre stelle polari, alle quali ne aggiungo una quarta, legata in maniera inestricabile con i nostri temi: la parità di genere, la lotta agli stereotipi e quella senza campo alla violenza sulle donne.
Legge 40 e Gpa. Come giudica le recenti posizioni di ArciLesbica e la petizione ai Segretari di partito per il no alla surrogata?
Sono sideralmente distante dalle posizioni di ArciLesbica. La gestazione per altri è un argomento complesso sul quale è necessario discutere, ma considerarla in sé una forma di sfruttamento è una pretesa assiomatica. Combattiamo ogni forma di sfruttamento e degradazione del corpo femminile, ma lasciamo alle donne la possibilità, regolamentata, di partecipare ad un progetto di gpa.
Rotelli e Rete Lenford sono stati sempre critici nei riguardi della legge sulle unioni civili. Perché?
Non voglio aprire o riaprire polemiche su questo tema. La mia critica è sempre stata rivolta al percorso che ha portato alle unioni civili e al merito della proposta, ma ho anche sempre detto che qualunque legge il Parlamento avesse approvato, sarebbe stata il nuovo punto di partenza per la battaglia verso l’uguaglianza. Ora siamo in questa situazione, dove la legge c’è e bisogna superarla, perché le unioni civili regolano dei diritti e dei doveri, ma discriminano le famiglie formate da persone dello stesso sesso rispetto a quelle eterosessuali. Siamo di fronte a due realtà diseguali fin dal “lessico familiare”, che nelle unioni civili manca. La recente sentenza della Corte costituzionale austriaca, come pure il provvedimento della Corte interamericana dei diritti umani, possono essere un aiuto per tutta la nostra comunità per far ripartire la battaglia per la piena uguaglianza. Rete Lenford, dal canto suo, non si è mai fermata. Ha già ottenuto importanti sentenze su aspetti della legge che si prestavano ad applicazioni discriminatorie e ha portato la legge dinanzi alla Corte costituzionale sulla questione del cognome.
Avvocato Rotelli, lei ha annunciato in un post di lasciare Rete Lenford. Non si sentirà un po’ orfano?
È stata la scelta più difficile che ho dovuto prendere. Ma ho con me la carica che mi hanno dato i soci, le socie e gli aderenti con le loro mail e i messaggi con cui mi hanno salutato. Ho capito una volta di più che sono una persona fortunata.
+Europa, Monaco: «Sulle questioni Lgbti avanti nel solco di Certi Diritti: dal matrimonio ugualitario alla riforma delle adozioni»
Leonardo Monaco, attivista Lgbti e segretario di Certi diritti, ora candidato alla Camera nella lista + Europa con Emma Bonino.
Abbiamo voluto intervistarlo, curiosi, soprattutto, del significato delle parole chiave del mondo radicale in un contesto politico molto difficile qual è quello odieno. Contesto particolarmente difficile per la difesa dei diritti acquisiti e per la potenziale retrocessione dei valori europei in un’agibilità democratica sempre più scricchiolante.
Leonardo, prima la nomina a segretario dell’associazione Certi Diritti. Ora candidato in vista delle elezioni del 4 marzo. Possiamo dire che hai concluso un anno con un successo e ora con una opportunità significativa ?
Si tratta in entrambi i casi di portare avanti quello che negli ultimi dieci anni ho fatto da militante Radicale. Essere segretario di Certi Diritti è un'esperienza che vivo come una grande responsabilità, nei confronti degli iscritti e della storia dell'incrocio tra radicali e libertà sessuali. La candidatura alle politiche è, come dici, "un'opportunità" che vedo come l'occasione per contaminare un progetto politico più ampio con le tematiche che sono al centro del mio attivismo.
Puoi dirci quali sono gli aspetti più significativi di +Europa con Emma Bonino e l'apparentamento con il PD in questo momento per il Paese ?
+Europa è una proposta politica aperta che vuole riconciliare la politica con i fatti, dire le cose come stanno per promuovere riforme di giustizia e libertà. Vogliamo dare il nostro contributo perché l'Italia, tra i fondatori dell'Unione europa e membro del G7, non ceda al rancore, all'irrazionalità o alle proibizioni dettate da emergenze senza fondamento. Guardando allo scenario politico italiano abbiamo fatto una scelta di campo chiara: tenere vivo il sogno europeo mettendo del nostro nell'unica coalizione in grado di arginare l'ascesa dei nazionalismi e dei populismi.
Sappiamo che c'è molto ancora da fare per i diritti delle minoranze. Quali gli aspetti al riguardo su cui +Europa punta in modo significativo?
Come radicali abbiamo l'abitudine di dimenticarci presto delle vittorie, per cominciare a difenderle e per ripartire dall'impegno che investiamo da sempre dal di fuori del Parlamento. Non solo in campagna elettorale.
Continueremo a pungolare sul tema dell'agibilità democratica, dallo stato della democrazia partecipativa fino alla partecipazione alle competizioni elettorali, segnate da leggi di attuazione assolutamente inadeguate per i tempi in cui viviamo. Nella passata legislatura abbiamo raccolto 200mila firme su tre proposte di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia, della cannabis e per la riforma delle politiche migratorie, argomenti ai quali questo parlamento ha dato risposte parziali o assolutamente insufficienti. E non mancheranno le battaglie che ben conoscete, quelle portate avanti da Radicali Italiani, dall'associazione Luca Coscioni, da Certi Diritti.
Passiamo al tema del sex work. Quali le piste che volete percorrere al riguardo?
Faccio mia la posizione di Certi Diritti, che consiste nella traduzione del modello neozelandese di regolamentazione del lavoro sessuale. Favorire la riemersione con politiche fiscali semplici, empowerment legale per comprendere appieno i propri diritti da lavoratore e una capillare azione di informazione sul sesso sicuro. La nostra sfida consiste nel riportare il dibattito coi piedi per terra: tra abolizionismo ideologico e regolamentarismo in salsa leghista preferiamo di gran lunga una buona legge studiata insieme ai sex worker, che guardi alla riemersione fiscale ma soprattutto sociale del fenomeno, per i diritti e la sicurezza di coloro che si prostituiscono e della loro clientela. ​
Qual è la vostra posizione sulle questioni Lgbti?
Sulle questioni Lgbti vado avanti con gli altri compagni nel solco che abbiamo tracciato con Certi Diritti: riforma organica del diritto di famiglia che passi per il matrimonio e le unioni civili per tutti, riforma delle adozioni. Questioni di tutti, non solo LGBTI, come il superamento dei divieti residui della legge 40, come la Pma per i singoli e coppie same-sex o la gestazione per altri. Per quest'ultima partiamo da un bel lavoro svolto in collaborazione tra Certi Diritti e l'Associazione Luca Coscioni per una regolamentazione italiana sulla falsariga di quella californiana che tuteli i diritti di tutte le parti coinvolte.
+Europa: diamo significato a queste parole?
+Europa è un sogno per il quale dobbiamo farci speranza. Un'impresa indispensabile per la conquista dei diritti civili e politici. È cinquant'anni di pace, è storia e innovazione. Qualcosa che non possiamo permetterci di sacrificare in questa fase storica.
Grazie, Leonardo in bocca a lupo. -
Viva il lupo! E grazie a te!
Simona Deidda: «Tra le priorità di Potere al popolo i diritti Lgbti. La mia candidatura? Iniziata con un attacco omofobo»
Potere al Popolo, il nuovo soggetto politico di sinistra nato a Napoli dall'esperienza dell'ex Opg Occupato Je so' Pazzo, ha candidato per le prossime elezioni politiche del 4 marzo vari attivisti e attivisti Lgbti: Simona Deidda, Michele Bellomo, Ilaria Mugnai, Maria Rosaria Malapena, Daniela Tonolli.
Unitasi civilmente con Stefania Mocci il 1° ottobre 2016, Simona Deidda è stata protagonista della prima puntata di Stato Civile. Puntata che, trasmessa in replica il 26 dicembre di quell’anno, fu al centro d’un’ampia polemica suscitata da Mario Adinolfi e sostenuta da esponenti de Il Popolo della Famiglia, da alcuni movimenti cattolici e da politici come Carlo Giovanardi.
Polemica, poi, rimbalzata sui social ed esplosa sulla pagina Fb di Rai3, dove si registrarono nei riguardi della coppia sarda numerosi commenti omofobi di vario genere: dalla deprecazione all’insulto, dal manganellismo verbale alle minacce di morte. Senza contare le parole offensive rivolte a Desirée, la figlia allora 12enne di Stefania.
Oggi Simona scende in politica e si racconta a Gaynews.
Simona Deidda: da lavoratrice e moglie alla politica. Una scelta personale o sei stata invitata a farlo?
Passare alla politica non è stata una mia scelta personale. Ho ricevuto altre proposte a cui ho detto di no. L'assemblea sarda di Potere al popolo ha prodotto dei nomi: persone che hanno un passato da combattenti, persone che si sono distinte per aver portato avanti delle battaglie fondamentali per la società. Così sono stata chiamata da Lorena Cordeddu (una delle prime sostenitrici di Potere al popolo in Sardegna), che mi ha chiesto di rappresentare la comunità Lgbti. All'inizio ho detto no per paura. Poi, parlando con mia moglie Stefania, abbiamo deciso di farlo.
Perché Potere al Popolo?
Potere al popolo è un movimento che nasce dal basso. Mi piace l'idea che tutto nasca dalle assemblee e non dalle stanze chiuse dei partiti, dove i candidati vengono scelti dai segretari e non dal popolo. Questo è uno dei motivi perché ho detto di sì. Potere al popolo è rappresentata da portavoce che hanno tra i più bassi redditti dei candidati. A differenza di altre liste pone tra le priorità tematiche il matrimonio egualitario e legge come l'omotransfobia.
Dove sarai candidata?
Sono candidata alla Camera nel collegio uninominale Sardegna 3, che comprende il Sulcis Iglesiente, mia terra natia, e il sud Sardegna. È un collegio ovviamente difficilissimo: sono in corsa contro avversari "professionisti" della politica e con stipendi 20 volte più alti del mio. Io sono una precaria del mondo della forestazione.
Che cosa c’è nel programma di Potere al Popolo in riferimento ai diritti Lgbti?
In primo luogo c'è il principio cardine della parità di diritti, di salari, di accesso al mondo del lavoro a tutti i livelli e mansioni a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale. aTra gli obiettivi programmatici ci sono poi l’introduzione del matrimonio ugulitario, la legge contro l’omotransfobia, il divieto delle mutilazioni genitali dei bambini intersex, l’accesso per tutte alla fecondazione eterologa e la ridefinizione dei criteri relativi all’adozione, consentendola anche a single e persone omosessuali.
Sei stata vittima di gravi atti di omofobia in occasione della messa in onda della puntata di Stato Civile. Si sono verificati anche in questa campagna elettorale?
I commenti social in occasione della messa in onda, il 26 dicembre 2016, della puntata di Stato Civile che mi riguardava è stato il massimo dello schifo, che potessi vivere.. Ha mostrato alla mia famiglia l'intolleranza e l'omofobia di quella parte d'Italia discriminatoria e violenta. La stessa che vuole cancellare le unioni civili.
La mia campagna elettorale è iniziata comunque con un messaggio terribile, di cui le cito testuali parole: Lesbiche gay trans e altri individui che non hanno una vera identità dovrebbero finire nei campi di concentramento non ai comizi elettorali.
Qualora eletta, che cosa pensa di fare innanzitutto Simona Deidda in materia di diritti?
Nel caso altamente ipotetico di una mia elezione mi piacerebbe lavorare per costruire delle normative che portino al matrimonio ugualitario e alle misure di contrasto contro l'omotranfobia. Ovviamente, da madre, sottolineo l'importanza di tutelare le/i nostri figli che con l'unione civile sono diventati dei fantasmi senza diritti.E per poter ricevere tutele o i dovuti riconoscimenti genitoriali dobbiamo affrontare cause a volte costosissime.
Cerno: «Le mie passate critiche a Renzi? Mica in un partito tutti pensano allo stesso modo. E sul mio tweet anti-Gpa falso dibattito»
La candidatura di Tommaso Cerno nelle liste del Pd è una di quelle che ha sollevato – e continua a sollevare – più attenzione e discussione. Attenzione e discussione inevitabili qualora si considerino la forte personalità e la competenza professionale del giornalista friulano, già assurto ai vertici de L’Espresso e La Repubblica.
Com’era prevedibile, il passato di Cerno è stato messo al setaccio. Si è pertanto fatto notare come l’ex dirigente nazionale d’Arcigay fosse stato candidato tra le file di An alle Comunali di Udine nel 1995 e avesse ricoperto l'incarico d’addetto stampa di Maurizio Fabris, sottosegretario Udeur del ministero del Commercio estero nel II Governo Amato (25 aprile 2000 – 10 giugno 2001). Obiezioni cui Cerno ha risposto dalle colonne de Il Fatto Quotidiano.
Appare però insoluto il quesito sul “mussolinismo” renziano, di cui il giornalista tratta in in A noi! Cosa ci resta del fascismo nell'epoca di Berlusconi, Grillo e Renzi (Rizzoli, Milano 2015). Senza parlare di un suo tweet - sempre del 2015 – sulla gpa che, rilanciato da alcune femministe della differenza, sta suscitando non poche polemiche sui social, soprattutto tra ampi strati della collettività Lgbti.
Raggiunto telefonicamente, ecco come si è espresso al riguardo.
Insomma, in A noi! sono numerosi i passaggi, anche gustosamente ironici, in chiave antirenziana. Come non sono mancate negli ultimi anni critiche nei riguardi del Segretazio nazionale del Pd, che oggi però ti candida al Senato in due collegi “blindati”.
Immaginare che su ogni posizione ci sia l’accordo tra il Segretario e chi in qualche modo aderisce a un progetto di cambiamento nel Paese vorrebbe dire non essere nel Partito Democratico. Nel senso che il dibattito tra diverse visioni è molto intenso ma è proprio il senso della parola partito. Il partito elabora e cambia idea.
In varie occasioni io e Renzi non abbiamo avuto la stessa opinione su molte cose. E a volte ancora abbiamo opinioni diverse. Ma il senso di questo partito è trovare una sintesi tra queste opinioni e visioni, che invece hanno di comune dei paletti imprescindibili. Uno di questo è l’uguaglianza tra i cittadini. Mi sembra insomma che siamo l’unico partito che ha posto la fiducia in Parlamento su un tema di diritti nella storia della Repubblica.
Questo fatto va al di là della singola opinione o della sfumatura su un tema specifico. Così come è ben differente dall’assenza di dibattito interno, ravvisabile invece in altri partiti dove qualcuno dall’alto dà una linea che deve essere seguita (e che si moltiplica, ad esempio, su internet come fosse un virus) e dove non c’è la possibilità di pensare diversamente.
Al contrario, trattandosi di un Partito Democratico, ritengo che non vi sia nulla di male se in un mio libro scrivo una cosa diversa sul Segretario Renzi. Renzi leggendo questo libro avrà immaginato anche lui di continuare il dibattito per vedere dove ci portava. Trovo incredibile che si possa immaginare che in un partito tutti pensino esattamente allo stesso modo. Significa vedere un’Italia brutta proprio come è scritto in A noi!. Un’Italia, cioè, in cui vigono il conformismo e il pensiero unico.
Andiamo al tuo tweet del 30 novembre 2015. Quello in cui affermavi: A scanso di equivoci io sono gay ma trovo la pratica dell’utero in affitto oscena. Pregherei di non identificare le due cose. Tommaso Cerno userebbe ancora oggi le stesse parole?
Si tratta di un falso dibattito che, fra l’altro, si legava a una trasmissione di quei giorni. Quindi in quel momento il clima era particolarmente teso. Ora alcune parole, come diceva Sciascia, fuori contesto possono attrarre troppo l’attenzione. Quindi mi spiego.
La mia posizione è che per prima cosa ci vorrebbero le adozioni per i single e per le coppie di persone dello stesso sesso. Questo sarebbe il primo atto che andrebbe nella direzione del dibattito sulla gpa. È un tema annoso, complesso e mai risolto.
Parlare oggi della gpa in Italia è come dire sostanzialmente: Andiamo su Marte senza che però siamo neanche andati dal vicino di casa.
Il tema vero è che i diritti non sono solo il progresso scientifico. Sono un fatto scientifico e sociale.
Quindi la gpa sarebbe normale se conquistassimo il diritto alle adozioni. Per ora resta un tema già molto limitato di per sé nonché limitato anche dal punto di vista della classe sociale d’appartenenza. A me piacerebbe che diventasse un dibattito civile prima che morale come invece vedo che purtoppo avviene. Con due priorità che sono i bambini e le donne. Così potrebbe diventare anche un dibattito etico, cioè un dibattito sul diritto di tutti.
Senza le adozioni resta un dibattito sul diritto di alcuni molto legato alla scienza, al suo progresso, al progresso dello Stato e ai vari controlli che lo Stato fa sui vari comportamenti dei suoi cittadini.
Mika: «Vietare le adozioni ai gay causa solo conseguenze negative». Ma per Gasparri il centrodestra non le permetterà mai
In mattinata Mika ha ricevuto a Palazzo Vecchio dal sindaco Dario Nardella l’onorificenza delle chiavi della città di Firenze.
Al termine della cerimonia la popstar, nel rispondere alle domande dei giornalisti, ha parlato del cambiamento del finale della Carmen di Bizet, del desiderio di poter cantare nella Cappella Brancacci e della conduzione del festival di Sanremo, per il quale si è detto non ancora pronto. Si è poi espresso sulla questione delle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso a seguito d’una domanda sull’eventuale introduzione d’una specifica norma in Italia.
«Quando una persona dice: Ti amo, voglio passare la mia vita con te, se noi diciamo di no, o se noi blocchiamo tutte le altre conseguenze di questo patto, il no può provocare solamente conseguenze negative». Quindi ha proseguito: «Invece se diciamo sì, possiamo provocare solo cose belle. L'amore si provoca con l'amore e la tolleranza. L'intolleranza, l'odio e anche la violenza si provoca solamente con il no e l'intolleranza. La matematica di questo principio è abbastanza chiara. Però ci vuole un po' di tempo». Per il cantante dunque occorre fare «tutto quello che può aiutare a incoraggiare questa idea che è l'investimento tra una persona l'altra: una donna e un uomo, due donne, due uomini non importa».
Sull’argomento si è anche espresso in giornata Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, al programma KlausCondicio di Klaus Davi.
«Considero molto probabile - così ha dichiarato - che il centrodestra non consentirà le adozioni per i gay se dovesse andare al governo. Io mi sono battuto contro la stepchild adoption. Sono favorevole alla regolamentazione della convivenza fra persone dello stesso sesso su alcuni piani, come il patrimonio, la casa. Sono stato perplesso anche sulla legge per le unioni civili perché penso che ci fossero già contenuti elementi sufficienti nella vecchia legge. Una cosa è sicura: sulle adozioni tutto il centrodestra è contrario».
Sentenza Matera, Cirinnà risponde a Meloni: «Il solo paradosso? Le sue dichiarazioni. A iniziare da quelle sulla famiglia naturale»
Una sentenza indubbiamente importante quella emessa dalla sezione civile del tribunale di Matera il 7 dicembre accogliendo la denuncia del 45enne Vincenzo Trani nei riguardi del padre naturale Giovanni Sanchirico.
L’uomo, all’età di 18 anni, aveva avuto una relazione con una compaesana che aveva poco dopo abbandonato per emigrare a Genova in cerca di lavoro. Noncurante del fatto che la donna aspettasse un figlio. Nel capoluogo ligure Sanchirico s’era fatto un’altra famiglia senza mai darsi pensiero della donna precedentemente amata e di Vincenzo. Atteggiamento di totale indifferenza mantenuto anche quando aveva fatto ritorno a Tursi, paese natale, dove ha trovato lavoro nel corpo della Polizia municipale.
Ma adesso dovrà risarcire di 20mila euro quel figlio non riconosciuto per danno esistenziale. Danno che, secondo il collegio giudicante, è dimostrato dal fatto in sé ossia dal mancato riconoscimento genitoriale. «La mancanza di supporti del padre nel corso del tempo – come si legge nella sentenza – non ha consentito al figlio un percorso di vita e di crescita qualitativamente migliore, costringendolo a vivere con il solo reddito della madre». Ciò ha comportato per Vincenzo di essere conseguentemente «privato di diverse attività realizzatrici della persona che avrebbero potuto comporre il compendio della sua crescita psico-fisica».
Parole inequivocabilmente chiare che da Giorgia Meloni sono state invece lette quale affermazione giurisprudenziale della necessaria presenza di un padre e di una madre per «la crescita armoniosa di un bambino». Un paradosso, quaesto, per la presidente di Fratelli d’Italia, che si è poi chiesta su Facebook: «Com’è possibile, allora, che lo Stato che emette queste sentenze sia lo stesso che legifera contro la famiglia naturale composta da un uomo e una donna e ipotizza le adozioni omosessuali?».
All’interpretazione meloniana della sentenza di Matera ha così risposto la senatrice Monica Cirinnà ai nostri microfoni: «La recente sentenza del tribunale civile di Matera e la legge sulle unioni civili sarebbero per Giorgia Meloni la riprova dei “paradossi della nostra società”. In quanto una negazione dell’altra. Ma qui di paradossale ci sono solo le argomentazioni e le conclusioni della leader dei Fratelli d’Italia.
Forse l’avrà sognata l’affermazione giurisprudenziale della necessaria presenza di un padre e di una madre per garantire la crescita armoniosa di un bambino.
Il collegio giudicante ha infatti dedotto il "danno esistenziale da privazione della figura genitoriale paterna" dalla mancanza di supporti del padre nel corso del tempo. Cosa che non ha consentito al denunciante “un percorso di vita e di crescita qualitativamente migliore", essendo stato costretto il ragazzo senza padre "a vivere con il solo reddito della madre". Un figlio, per giunta, che quel padre non ha mai riconosciuto – dopo averne abbandonato la madre - sì da comportargli durante la sua crescita "rilevanti pregiudizi dei diritti della personalità".
Qui è chiamata in causa la responsabilità genitoriale che nulla ha da spartire con una fantomatica presenza cogente di un papà e di una mamma. Altrimenti il problema si porrebbe per tutti i figli in stato di orfananza o privati da piccoli del padre (o della madre) a seguito di un eventuale nuovo matrimonio dello stesso (o della stessa).
Per non parlare poi di termini assurdi come “adozioni gay” (cioè?) e di “famiglia naturale”. Al cui riguardo piacerebbe capire a quale concetto di natura pensa Giorgia Meloni quando usa una simile espressione. Ad Aristotele? A Tommaso d’Aquino? A Spinoza? A Grozio? O forse ai manifesti di Forza Nuova?
La leader di FdI ignora o finge d’ignorare che lo status familiare è riconosciuto alle coppie delle persone dello stesso sesso, con o senza figli, nella legislazione di molti Paesi Ue.
E in alcuni di essi cio è stato merito di governi di destra. Ovviamente di una destra liberale e non quella nostalgica di manganelli e olio di ricino».

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