Source: https://www.rivistapolemos.it/presentazione-la-serie-delle-azioni/?lang=en
Timestamp: 2019-06-19 17:43:24+00:00

Document:
Preface – The Series of Actions - Pólemos
Preface – The Series of Actions
by Redazione Polemos
1/2006, February ISBN: 88-901301-0-5pp. 5	- 7
Ciò è tanto più vero per le questioni relative all’etica. Esse sono ogni volta «sistemate» da Hegel nel contesto della sua ontologia dello spirito. Ma è persino banale rammentare che la sistematica hegeliana sorge con l’ambizione di costituire una sintesi del cammino compiuto dalla civiltà europea, dopo il giro di boa della Rivoluzione francese. La realtà è razionale perché strutturata su rapporti giuridici, morali e politici basati su costanti fisse, testate a lungo sulla scala allargata dello Stato moderno. Lo stesso sistema dei bisogni, così evidentemente caratterizzato dalla ricerca dell’interesse particolare, alimenta una dipendenza reciproca degli individui, stimola uno sviluppo universale e pubblico dei talenti, che rendono l’intreccio turbolento delle volontà singolari un’«operare di tutti e di ciascuno»((G.W.F. Hegel, Phänomenologie des Geistes, Hamburg 1952; trad. it. di E. De Negri, Fenomenologia dello spirito, Firenze 1963, vol. I, p. 347.)).
Ebbene, prendere coscienza di questa razionalità implica un certo effetto di padronanza sul proprio passato, sul proprio pensiero, sulla propria condizione individuale. Ma è un effetto che non illumina, come un sole meridiano, quel «terreno della finitezza» caratteristico comunque dello «spirito oggettivo»((Id., Enzyclopädie der philosophischen Wissenshaften im Grundrisse, Hamburg 1975, § 483; trad. it. di A. Bosi, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Torino 2000, vol. III, p. 352.)). Il soggetto andrà giudicato e valutato seccamente sulla base dell’opera depositata «come effettualità nell’elemento dell’essere»((Id., Fenomenologia, cit., vol I, p.333.)). E l’azione storica non potrà appellarsi né a motivazioni interne, né a una regola ricavabile da una qualche necessità, pure operante dietro le spalle dell’agente. È la croce e la delizia della notto- la di Minerva, «che inizia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo»((Id., Grundlinien der Philosophie des Rechts, Berlin 1940; trad. it. di G. Marini e B. Henry, Lineamenti di filosofia del diritto, Roma-Bari 1999, p. 17.)). I popoli, i potenti popoli i cui spiriti scandiscono il percorso della civiltà occidentale, «non hanno mai appreso nulla dalla storia, né hanno mai agito secondo dottrine che avessero potuto ricavare da essa»((Id., Vorlesungen über die Philosophie der Weltgeschichte, Leipzig 1919-1920; trad. it. di G. Calogero e C. Fatta, Lezioni sulla filosofia della storia, Firenze 1963, vol. I, p. 201.)). D’altra parte, il tanto decantato governo ra- zionale prussiano costituisce a sua volta una «besondere Weisheit», «una sa- pienza particolare, non la provvidenza universale»((Id., Lineamenti di filosofia del diritto, cit., § 337, p. 263.)), giacché, se non bastasse il problema rappresentato da quell’«eccesso di ricchezza» che rende la società civi- le «non ricca abbastanza» per ovviare all’eccesso di povertà((Ivi, § 245, p. 188.)), gli è comunque preclusa la chiaroveggenza dei flutti della politica internazionale, riluttanti ad acquietarsi in paci perpetue di stampo kantiano.
Il pensiero del mondo hegeliano, che si vuole e si presenta come pensiero in- fluente, non si accredita insomma come ricettario etico rassicurante o soporifero. Gli è propria, anzi, una problematicità che deriva esattamente dalla problematicità intrinseca alla struttura dell’azione umana. Dire, poi, che in Hegel questi nodi sono regolarmente sciolti nel flusso preordinato del suo «Weltgeist», può significare svalutarne la drammaticità, ma può anche significare prendere atto che, con i mezzi e le forme culturali tipiche del suo tempo, egli ha in ogni caso optato per uno sguardo sull’individuo fondato (realisticamente e senza sconti soggettivistici) sul peso della relazione interumana che lo costituisce come tale.
Ora, questo numero di «Pólemos» non propone un ingenuo rilancio, fuori tempo massimo, di tematiche filosofiche logorate dal tempo. Almeno da due de- cenni a questa parte, il pensiero hegeliano risulta circondato da un clima di disinteresse culturale piuttosto accentuato. Sembrerebbe trattarsi di un grande ciclo negativo, fortemente legato all’eclisse dei pensieri egemoni nel Novecento. Hegel, che pure aveva constatato il prevalere, nel mondo moderno, della rettitudine sulla virtù, è sempre tornato di attualità in presenza di quelle «straordinarie circostanze e collisioni» dei rapporti sociali in cui, appunto, «la virtù vera e propria ha la sua collocazione». Ma, almeno in Europa, le contraddizioni laceranti del nostro tempo hanno smesso di presentarsi come scontro consapevole di interessi e culture. È un terreno che non favorisce l’interesse per Hegel, filosofo lontano quant’altri mai da quella particolare «riflessione morale» che (sempre capace di rinascere in nuove forme) «può crearsi collisioni per ogni dove e darsi la coscienza di qualcosa di particolare e di sacrifici compiuti»((Ivi, § 150, p. 136.)).
Polemos, Redazione. "Preface – The Series of Actions". Pólemos I. 1. (2006): 5-7 https://www.rivistapolemos.it/presentazione-la-serie-delle-azioni/?lang=en
Polemos, R. (2006). "Preface – The Series of Actions". Pólemos I. (1). 5-7 https://www.rivistapolemos.it/presentazione-la-serie-delle-azioni/?lang=en
Polemos, Redazione. 2006. "Preface – The Series of Actions". Pólemos I (1). Stamen: 5-7. https://www.rivistapolemos.it/presentazione-la-serie-delle-azioni/?lang=en
TI - Preface – The Series of Actions
Questo primo numero monografico della rivista «Pólemos» è dedicato a Hegel e al rapporto tra il suo pensiero e la filosofia pratica. La grande speculazione dell’autore della Scienza della logica e dell’Enciclopedia delle scienze filosofiche ha sempre rivendicato la propria natura di pensiero del mondo. E questo ha significato, come tutti sanno, una potente affermazione dei «diritti coloniali» della filosofia sui campi del sapere più diversi, già incamminati, all’inizio del XIX secolo, verso gli specialismi e le epistemologie regionali.
Ebbene, prendere coscienza di questa razionalità implica un certo effetto di padronanza sul proprio passato, sul proprio pensiero, sulla propria condizione individuale. Ma è un effetto che non illumina, come un sole meridiano, quel «terreno della finitezza» caratteristico comunque dello «spirito oggettivo»((Id., Enzyclopädie der philosophischen Wissenshaften im Grundrisse, Hamburg 1975, § 483; trad. it. di A. Bosi, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Torino 2000, vol. III, p. 352.)). Il soggetto andrà giudicato e valutato seccamente sulla base dell’opera depositata «come effettualità nell’elemento dell’essere»((Id., Fenomenologia, cit., vol I, p.333.)). E l’azione storica non potrà appellarsi né a motivazioni interne, né a una regola ricavabile da una qualche necessità, pure operante dietro le spalle dell’agente. È la croce e la delizia della notto- la di Minerva, «che inizia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo»((Id., Grundlinien der Philosophie des Rechts, Berlin 1940; trad. it. di G. Marini e B. Henry, Lineamenti di filosofia del diritto, Roma-Bari 1999, p. 17.)). I popoli, i potenti popoli i cui spiriti scandiscono il percorso della civiltà occidentale, «non hanno mai appreso nulla dalla storia, né hanno mai agito secondo dottrine che avessero potuto ricavare da essa»((Id., Vorlesungen über die Philosophie der Weltgeschichte, Leipzig 1919-1920; trad. it. di G. Calogero e C. Fatta, Lezioni sulla filosofia della storia, Firenze 1963, vol. I, p. 201.)). D’altra parte, il tanto decantato governo ra- zionale prussiano costituisce a sua volta una «besondere Weisheit», «una sa- pienza particolare, non la provvidenza universale»((Id., Lineamenti di filosofia del diritto, cit., § 337, p. 263.)), giacché, se non bastasse il problema rappresentato da quell’«eccesso di ricchezza» che rende la società civi- le «non ricca abbastanza» per ovviare all’eccesso di povertà((Ivi, § 245, p. 188.)), gli è comunque preclusa la chiaroveggenza dei flutti della politica internazionale, riluttanti ad acquietarsi in paci perpetue di stampo kantiano.
Ora, questo numero di «Pólemos» non propone un ingenuo rilancio, fuori tempo massimo, di tematiche filosofiche logorate dal tempo. Almeno da due de- cenni a questa parte, il pensiero hegeliano risulta circondato da un clima di disinteresse culturale piuttosto accentuato. Sembrerebbe trattarsi di un grande ciclo negativo, fortemente legato all’eclisse dei pensieri egemoni nel Novecento. Hegel, che pure aveva constatato il prevalere, nel mondo moderno, della rettitudine sulla virtù, è sempre tornato di attualità in presenza di quelle «straordinarie circostanze e collisioni» dei rapporti sociali in cui, appunto, «la virtù vera e propria ha la sua collocazione». Ma, almeno in Europa, le contraddizioni laceranti del nostro tempo hanno smesso di presentarsi come scontro consapevole di interessi e culture. È un terreno che non favorisce l’interesse per Hegel, filosofo lontano quant’altri mai da quella particolare «riflessione morale» che (sempre capace di rinascere in nuove forme) «può crearsi collisioni per ogni dove e darsi la coscienza di qualcosa di particolare e di sacrifici compiuti»((Ivi, § 150, p. 136.)).
UR - https://www.rivistapolemos.it/presentazione-la-serie-delle-azioni/?lang=en
title = {Preface – The Series of Actions},
URL = {https://www.rivistapolemos.it/presentazione-la-serie-delle-azioni/?lang=en},

References: § 483
 § 337
 § 245
 § 150
 § 483
 § 337
 § 245
 § 150