Source: https://www.laleggepertutti.it/202231_i-nuovi-reati-perseguibili-a-querela
Timestamp: 2018-12-10 09:59:29+00:00

Document:
11 maggio 2018 | Autore: Sabina Coppola
Nuove condizioni di procedibilità a querela: tutte le novità in vigore dal 9 maggio 2018.
Lo Stato, come aveva più volte preannunciato, si libera del suo dovere di procedere nei confronti dei colpevoli di alcuni reati trasformandoli da procedibili d’ufficio a procedibili a querela di parte. Questo significa che, per alcuni reati che analizzeremo dettagliatamente in questo articolo, se la vittima sceglierà di non chiedere la punizione del colpevole, non inizierà mai alcun processo. La procedibilità a querela, peraltro, comporta la possibilità di cambiare idea in corso d’opera e, dunque, ritirare la querela nel caso in cui i rapporti tra querelante e querelato si rasserenino ed ancora (secondo la riforma del processo penale), la possibilità per il soggetto querelato di evitare il processo attraverso la riparazione del danno arrecato alla vittima. Ma quali sono i nuovi reati perseguibili a querela? Saperlo è importantissimo in quanto, se non presenterete una formale querela (entro te mesi dalla commissione del fatto che costituisce reato) non potrete più far valere le vostre pretese (in quanto il diritto sarà decaduto).
1 I reati perseguibili di ufficio
3 I nuovi reati perseguibili a querela
3.1 La minaccia
3.2 La violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale
3.3 La falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche
3.4 La falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche
3.5 La rivelazione del contenuto di corrispondenza, commessa da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni
3.6 La truffa
3.7 La frode informatica
3.8 L’appropriazione indebita
I reati perseguibili di ufficio
Nel nostro codice penale ci sono reato procedibili a querela di parte e reati procedibili d’ufficio. La regola generale è quella della procedibilità di ufficio [1]; ma che significa? Quando un delitto è perseguibile di ufficio, per far sorgere il relativo procedimento, è sufficiente che l’autorità giudiziaria venga a conoscenza della notizia di reato tramite quella che viene definita denuncia (che consiste nella esposizione e narrazione del fatto reato). Perseguibile di ufficio significa, allora, che chiunque (e non solo il diretto interessato ovvero la vittima del reato) può denunciare l’illecito alle autorità competenti. Volendo fare un esempio, pensiamo al tentato omicidio: non solo la vittima può denunciarlo ma anche un terzo che ha assistito al fatto. In caso di procedibilità di ufficio, a prescindere dalla volontà e dall’interesse della persona offesa, il procedimento nasce e va avanti perchè vi è attenzione dello Stato alla tutela degli interessi collettivi. La denuncia può essere presentata (abbiamo già detto) da chiunque e, inoltre, senza limiti di tempo.
I reati perseguibili a querela sono quelli meno gravi che tutelano per lo più gli interessi privati e, per tale ragione, sono perseguibili soltanto se vi è l’interesse della persona offesa ad ottenere giustizia. Per fare un esempio, immaginiamo una minaccia, lieve, semplice: soltanto se il soggetto minacciato querela colui che ha profferito la minaccia nei suoi confronti sorgerà un procedimento penale e, proprio perché, la querela non costituisce solo un imput in forza del quale lo stato procede per perseguire un proprio interesse, il terzo che ha assistito alla minaccia non può procedere con la denuncia, che deve essere sporta esclusivamente dal soggetto interessato. La querela deve, dunque, essere presentata solo dalla persona offesa dal reato ed entro precisi termini. La regola prevede che la querela debba essere sporta entro tre mesi dalla commissione (o dalla conoscenza) del fatto. Elemento essenziale e necessario della querela è la richiesta espressa, da parte del querelante, di punizione del colpevole. La querela può essere rimessa (ovvero ritirata) e ciò significa che, se per esempio, le parti trovano un accordo, il procedimento penale si chiude perchè non vi è interesse da parte dello Stato ad andare avanti.
Un recentissimo decreto legislativo [2] che entrerà in vigore dal 9 maggio, ha ampliato il novero dei reati perseguibili a querela. Tale riforma ha previsto la procedibilità a querela di parte per i reati contro la persona puniti con la sola pena pecuniaria o con pena detentiva non superiore a quattro anni, ad eccezione del delitto di violenza privata, nonché per i reati contro il patrimonio contemplati dal codice penale. Vediamo nel dettaglio di quali reati si tratta.
La minaccia [3] era (fino alla nuova riforma) suddivisa in tre fattispecie: minaccia semplice di un danno ingiusto (procedibile a querela); minaccia grave (procedibile di ufficio); minaccia aggravata [4] ovvero commessa con armi o da persona travisata, o da più persone riunite o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte, commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi, commessa mediante il lancio o l’utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere, compresi gli artifici pirotecnici, in modo da creare pericolo alle persone (procedibile di ufficio). Con la riforma la minaccia grave è diventata procedibile a querela (resta, dunque, procedibile di ufficio soltanto la minaccia aggravata, ovvero l’ultima che abbiamo descritto). Facciamo un esempio. Immaginiamo che il tuo vicino di casa ti minacci di morte: fino a poco fa tale minaccia sarebbe stata procedibile di ufficio, oggi, invece, è procedibile a querela.
La violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale
La violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale [5] prevede la punizione per il pubblico ufficiale che, abusando dei poteri inerenti alla sua funzione:
si introduce o si trattiene nell’abitazione altrui o in altro luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essi;
si introduce in detti luoghi senza l’osservanza delle formalità previste dalla legge.
Con il decreto legislativo il secondo caso (che era, come il primo, perseguibile di ufficio) è divenuto punibile a querela.
La falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche
Il delitto di falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche e telefoniche [6] prevede la punizione di chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno:
forma falsamente, in tutto o in parte, il testo di una comunicazione o di una conversazione telegrafica o telefonica ovvero altera o sopprima in tutto o in parte il contenuto di una comunicazione o di una conversazione telegrafica o telefonica vera, anche solo occasionalmente intercettata;
commette tale delitto a danno di un pubblico ufficiale nell’esercizio o a causa delle sue funzioni ovvero è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso di poteri o con violazione dei doveri inerente alla funzione o servizio o da chi anche abusivamente esercita la professione di investigatore privato.
Ciò che cambia con la riforma è che il primo caso diviene procedibile a querela.
La falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche
Il delitto di falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche varia dal precedente esaminato soltanto per il tipo di comunicazione (che in questo caso sono informatiche o telematiche) [7]. Questo delitto è divenuto procedibile a querela nello stesso caso ovvero nel caso in cui il reo forma falsamente, ovvero altera o sopprime in tutto o in parte il contenuto di taluna delle comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrente tra più sistemi. Gli altri casi disciplinati dalla norma restano punibili di ufficio. La violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza commesse da persone addette al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni L’addetto al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni, che, abusando di tale qualità [8], prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al. Fine di prenderne o di farne prendere da altri cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta ovvero la distrugge o sopprime in tutto o in parte, è punito (con l’intervento della riforma) a querela di parte.
La rivelazione del contenuto di corrispondenza, commessa da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni
L’addetto al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni, che, avendo notizia, in questa sua qualità, del contenuto di una corrispondenza aperta, o di una comunicazione telegrafica, o di una conversazione telefonica, lo rivela senza giusta causa ad altri che non ne sia il diretto destinatario, ovvero ad una persona diversa da quelle tra le quali la comunicazione o la conversazione interceduta è punito (oggi) a querela della persona offesa [9].
La truffa [10] è, di regola, procedibile a querela ad esclusione dei seguenti casi:
se commessa ai danni dello Stato o di un altro ente pubblico ;
se commessa ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’autorità;
se commessa avendo profittato di circostanze di tempo e di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa;
se, nei delitti contro il patrimonio ovvero nei delitti determinati da motivi di lucro, cagiona alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità.
Con la riforma notiamo che i casi di procedibilità di ufficio sono diminuiti; infatti l’ultimo caso, prima della riforma, faceva riferimento a qualunque altra circostanza aggravante.
Nell’ipotesi di frode informatica [11], i casi di procedibilità di ufficio sono diminuiti: non vi è più perseguibilità di ufficio ogni volta che si è in presenza di una circostanza aggravante ma soltanto in determinati casi ben descritti dal decreto ovvero se il fatto è commesso:
con abuso della qualità di operatore del sistema;
con furto o indebito utilizzo dell’identità digitale in danno di uno o più soggetti;
profittato di circostanze di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa;
nei delitti contro il patrimonio ovvero nei delitti determinati da motivi di lucro, in modo da cagionare alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità.
Dunque, procedibilità a querela sempre eccetto che nei casi espressamente previsti che abbiamo sopra richiamato.
Il delitto di appropriazione indebita [12] diviene procedibile a querela anche in caso di fatto commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario ovvero contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di pubblico servizio o rivestita della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato, o contro un agente diplomatico o consolare di uno Stato estero, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio.
[1] Art. 50 cod. proc. pen. [2] D. lgs. N. 36 del 10.04.0218 [3] Art. 612 cod. pen. [4] Art. 339 cod. pen. [5] Art. 615 cod. pen. [6] Art. 617 ter cod. pen. [7] Art. 617 sexies cod. pen. [8] Art. 619 cod. pen. [9] Art. 620 cod. pen. [10] Art. 640 cod. pen. [11] Art. 640 ter cod. pen. [12] Art. 646 cod. pen.
31/05/2018 alle 00:44
L’ennesima istigazione ad infrangere le leggi con leggerezza… senza parole!
Orgoglioso di non votare più da anni.

References: Art. 50
 Art. 612
 Art. 339
 Art. 615
 Art. 617
 Art. 617
 Art. 619
 Art. 620
 Art. 640
 Art. 640
 Art. 646