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⭐6.1 RASSEGNA DELLE MISURE DI CONTENIMENTO DEGLI INQUINANTI ATMOSFERICI
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Agnese Fabia Zanella
1 CAPITOLO 6 - LE AZIONI DEL PIANO Le azioni di risanamento dovranno garantire il rispetto dei limiti in tutte le zone soggette a quanto previsto dall art. 8 del d. Lgs 351/99, cioè in tutte quelle in cui il superamento dei limiti sia stato misurato o stimato in almeno una maglia territoriale di 1 Km2 all interno dei comuni compresi nelle stesse, per almeno un parametro. In tutte queste zone le azioni del Piano sono organizzate secondo due livelli di intervento: misure di contenimento dell inquinamento atmosferico, propedeutiche alla definizione dei piani applicativi; azioni di intervento che prospettano una gamma di provvedimenti da specificare all interno dei piani applicativi precedentemente concordati. 6.1 RASSEGNA DELLE MISURE DI CONTENIMENTO DEGLI INQUINANTI ATMOSFERICI Il conseguimento di un miglioramento generalizzato della qualità dell aria, nonché il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla normativa comunitaria e nazionale, dipende da un complesso di misure a differente scala: nazionale, regionale, locale. L efficacia delle singole misure o della sovrapposizione di diverse misure applicate su contesti locali è soggetta ad un elevato grado di incertezza. Si riporta una rassegna delle misure utili al contenimento degli inquinanti atmosferici presenti nel territorio siciliano riferibili alla normativa vigente (D.Lgs. 351/99 e DM 60/02). Successivamente verrano proposti i piani di azione studiati per i suddetti inquinanti e per le zone del territorio individuate come critiche per la presenza di inquinanti di natura industriale. L elenco delle misure riportato non è certamente esaustivo e sarà implementato, in occasione della prima revisione del Piano, in relazione all evoluzione delle tecnologie, della normativa ed in funzione di un continuo ed efficace monitoraggio delle azioni che verranno attuate. Per quanto riguarda le Aree ad elevato rischio di crisi ambientale, caratterizzate dalla presenza di impianti di notevole impatto ambientale soggetti ad A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) statale, va evidenziato che misure risolutive per la tutela della qualità dell aria devono essere adottate dall Autorità competente (lo Stato) nell ambito delle procedure di cui al D. Lgs. 59/ Misure di carattere generale valevoli per tutti gli inquinanti e per tutto il territorio Il trasporto è la fonte principale di inquinamento atmosferico per cui, un attività volta a conseguire una riduzione della pressione dovuta al traffico veicolare privato, a convertire il trasporto merci da gomma a rotaia o ro-ro ed in generale a favorire l intermodalità dei vettori di trasporto deve integrarsi con misure più puntuali. Le azioni a livello nazionali sono riferite al tempestivo recepimento delle direttive comunitarie e/o alla loro attuazione con i provvedimenti di tipo statale. Sarà importante che sia garantito il flusso finanziario per la realizzazione delle grandi opere che possono influire sulla qualità dell aria. La pianificazione regionale potrà avere un ruolo importante attraverso una impostazione dei piani di settore e della loro attuazione. L attuazione del Piano Energetico Regionale sarà significativa. Il sostegno alle iniziative di certificazione e di agenda 21 possono dare un importante contributo. Le azioni locali sono indirizzate alle misure sul trasporto locale e al traffico (vedasi grandi centri in cui il contributo del traffico locale è comparabile a quello di attraversamento). Una riduzione delle emissioni di inquinanti conseguibile con gli interventi che saranno descritti, consentono la riduzione dell inquinamento acustico e la riduzione delle malattie cardiovascolari. A. Interventi di natura tecnologico-strutturale: 1. Incentivazione al risparmio energetico 2. Verifica del buon funzionamento degli impianti di riscaldamento e di combustione in genere 3. Bollino blu annuale obbligatorio su tutto il territorio regionale per i veicoli immatricolati nella Sicilia 4. Incentivazione all uso del metano per gli impianti di riscaldamento e per i grandi impianti di combustione industriale 5. Riduzione dei fattori di emissione per km percorso dai mezzi di trasporto pubblici e privati mediante interventi tecnologici (svecchiamento del parco circolante, trattamento più efficiente dei gas di scarico, utilizzo di carburanti alternativi, aumento di veicoli elettrici, ). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel2 6. Fluidificazione del traffico dei veicoli a motore mediante interventi di miglioramento della rete stradale (nuove strade, sovra- sotto-passi,...) 7. Incremento delle piste ciclabili e delle aree pedonali 8. Ampliamento delle aree urbane vietate al traffico veicolare, in particolare quello privato ed in genere ai veicoli a motore più inquinanti (non dotati di marmitta catalitica, di omologazione del motore meno recente,...) 9. Incremento dell offerta di mezzi pubblici e miglioramento della qualità del servizio (ferrovia, autobus, metro/bus cittadini) e delle infrastrutture (rete ferroviarie, parcheggi scambiatori, aree di sosta, sistemi informativi,...), sia per il trasporto di persone, sia di beni 10. Incentivazione alla certificazione ambientale (EMAS, ISO 14000) di imprese, enti e comunità di cittadini con particolare riguardo alle aree a rischio di inquinamento atmosferico. 11. Presenza diffusa su tutta la rete di distribuzione di carburanti di nuova generazione (ad esempio: benzine a bassissimo tenore di benzene e zolfo, biodiesel, gasolio a bassissimo tenore di zolfo, anticipando i tempi previsti dall Unione europea a partire dal ) 12. Verifica degli obiettivi previsti dalla legge 413/97 volta al contenimento delle emissioni evaporative dai sistemi di produzione, stoccaggio e distribuzione degli idrocarburi. 13. Organizzazione capillare del sistema distributivo di carburanti alternativi (elettricità, gas metano, GPL) B. Interventi di mitigazione della domanda di mobilità privata: 1. Ampliamento delle aree pedonalizzate o accessibili ai soli mezzi pubblici, servite da parcheggi scambiatori (possibilmente coperti al fine di ridurre le emissioni evaporative nei periodi estivi). 2. Attivazione di sportelli unici di supporto ai cittadini e alle imprese, fruibili anche da remoto (servizi via internet) e/o da sedi decentrate (es. Comuni periferici). 3. Definizione di accordi con le categorie interessate per razionalizzare i flussi delle merci soprattutto da e per i centri storici, favorendo il trasporto delle stesse con mezzi più eco-compatibili (es. metano). 4. Applicazione di tariffe minori sui biglietti di ingresso a manifestazioni (mostre, fiere, etc.) ai possessori di biglietti di mezzi pubblici. 5. Realizzazione di un coordinamento dei Mobility Manager (DM 27/03/98) anche al fine di: Applicare un sistema tariffario integrato connesso alla bigliettazione intelligente. Diversificare gli orari di apertura dei grandi centri di aggregazione (es. scuole, centri commerciali, ). Favorire la riduzione dei tempi di percorrenza dei mezzi pubblici e la fruibilità degli stessi da parte dei cittadini, a discapito dei mezzi privati (ad es. attraverso l estensione delle corse anche a Comuni vicini, parcheggi scambiatori integrati, corsie privilegiate/semafori privilegiati per bus ). Realizzare percorsi ciclabili. Favorire l applicazione del car-sharing e del car-pooling. Decentrare alcuni poli di attrazione di cittadini e dotarli di trasporti pubblici possibilmente su rotaia (es. Università). Promuovere il coordinamento tra realtà produttive/erogatrici di servizi presenti nella stessa area territoriale, al fine di creare le condizioni per l attuazione di servizi di trasporto collettivo. Le misure riguardanti i trasporti sono orientati prevalentemente a favorire la riduzione del traffico privato su strada in ambito urbano e del traffico merci su gomma in ambiente extraurbano. L applicazione di una seria politica di attivazione di piste ciclabili sarebbe favorita dal clima mite della regione Misure da applicare per la riduzione degli inquinanti PM 10 e IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) La zonizzazione preliminare, effettuata ai sensi del D. Lgs. 351/99, presuppone azioni mirate al contenimento dell inquinante PM10 e del Benzo(a)pirene in esso contenuto, da attuarsi: in modo programmato e strutturale sui principali assi viari di attraversamento del territorio regionale, in modo programmato e obbligatorio nei Comuni di fascia A, in base ad accordi locali, nei Comuni di fascia B, per i rimanenti Comuni di fascia C, si consiglia di adottare comunque accordi o provvedimenti di natura volontaria, volti a prevenire l acuirsi del fenomeno a livello locale e regionale. Azioni in zone A: Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel3 Nelle zone A individuate nel Capitolo 3, devono essere predisposti piani di azione costituiti da provvedimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico ( Azioni integrate ), in combinazione con interventi da effettuare in fase di emergenza ( Azioni dirette ), volti alla mitigazione/risoluzione del problema di durata temporale limitata e per porzioni definite del territorio. L applicazione di efficaci azioni integrate deve portare, alla data limite del 01/01/2010, al superamento della necessità di dette azioni dirette, di carattere estemporaneo. Azioni integrate: 1. Presenza nella rete di distribuzione solo di gasolio a basso tenore di zolfo (< 50 mg/kg) 2. Incentivi alla metanizzazione degli impianti di riscaldamento e di centrali termiche industriali e disincentivazione all uso di combustibili fossili a medio-alto tenore di zolfo (es. oli pesanti, nafte), se non dotati di idonei sistemi di abbattimento delle polveri. 3. Intensificazione delle verifiche in strada dei livelli di opacità dei veicoli diesel con particolare riguardo ai mezzi pesanti e commerciali. 4. Intensificazione delle verifiche in strada delle prestazioni dei ciclomotori a due tempi. 5. Trasformazione dei veicoli di enti o aziende pubbliche alimentati a gasolio verso combustibili più eco-compatibili (metano-gpl- elettrici). 6. Alimentazione con biodiesel o gasolio a basso tenore di zolfo dei veicoli di enti o aziende pubbliche alimentati a gasolio (autobus, veicoli trasporto rifiuti, autovetture, etc.). 7. Incentivi alla trasformazione dei taxi verso combustibili gassosi, in primis il metano. 8. Alimentazione con biodiesel o gasolio a basso tenore di zolfo dei taxi alimentati a gasolio. 9. Incentivi alla trasformazione dei mezzi commerciali a prevalente azione locale, verso combustibili gassosi, in primis il metano. 10. Riduzione dei livelli di emissione di polveri e IPA delle attività produttive esistenti nel territorio anche mediante accordi volontari (es. EMAS e ISO 14000) e regolamentazione del sistema delle autorizzazioni di nuovi insediamenti, al fine di migliorare complessivamente il bilancio di area. 11. Attivazione di campagne di sensibilizzazione, educazione e informazione partendo dalle scuole fino a raggiungere il singolo cittadino. 12. Realizzazione di barriere sempreverdi ad elevata ramificazione lungo le principali direttrici di traffico. 13. Esecuzione delle operazioni di lavaggio frequenti delle strade soprattutto durante i periodi di stabilità atmosferica delle stagioni autunnali, invernali e primaverili. 14. Verifica del rispetto del divieto di combustione all aperto di ramaglie e altri residui vegetali (al fine di favorirne il conferimento a centri di riutilizzo). Azioni dirette: queste azioni vengono messe in atto al fine di impedire il superamento dei 35 giorni all anno in cui le PM 10 risultino eccedere l indicatore di effetto acuto espresso dalla media giornaliera (dal 2005 è pari a 50 µg/m 3 ). Lo scopo è quello di disincentivare la circolazione dei mezzi privati, soprattutto quelli maggiormente inquinanti e di impedire l accesso a specifiche aree e in determinati periodi a veicoli con scarsa ecocompatibilità (es. non alimentati a GPL/metano, oppure con omologazione non recente del motore). 1. Blocco del traffico per i veicoli commerciali pesanti e autoarticolati ad alimentazione diesel immatricolati prima del 01/10/1997 o comunque non rispondenti alla normativa 91/542/EEC Stage II, all interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) a meno che non siano dotati di FAP 2. Blocco del traffico per le autovetture ad alimentazione diesel immatricolate prima del 01/01/1997 o comunque non rispondenti alla normativa 94/12/EC (Euro II). 3. Limitazione degli orari di riscaldamento per impianti termici civili e produttivi funzionanti a combustibili non gassosi, all interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) a meno che non siano dotati di FAP. 4. Blocco del traffico per le autovetture alimentate a benzina immatricolate prima del 01/01/1993 o comunque non rispondenti alla normativa 91/441/EEC (Euro I). 5. Blocco dei motoveicoli/ciclomotori non catalizzati. 6. Blocco di attività produttive comportanti l emissione significativa (> 10 kg/die) di polveri, all interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso). 7. Attuazione di piani di trasporto alternativi, previa opportuna campagna informativa capillare, così come predisposti dai mobility manager. 8. Intensificazione della frequenza di lavaggio delle strade. 9. Intensificazione dei controlli sulla circolazione e la sosta da parte delle autorità preposte (vigili, polizia, carabinieri, guardia di finanza). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel4 Azioni in zone B: Nelle zone B individuate nel Capitolo 3 devono essere predisposti piani di risanamento costituiti da accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico ( Azioni integrate ) già elencati per le zone A. A differenza delle zone A, non si applicano azioni dirette. Azioni in zone C: Nelle zone C individuate nel Capitolo 3, devono essere predisposti piani di mantenimento costituiti da accordi e provvedimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico di carattere generale come elencate al paragrafo Misure da applicare per la riduzione degli inquinanti Benzene, Piombo, CO, SO 2 La zonizzazione preliminare, effettuata ai sensi del D. L.vo. 351/99, presuppone azioni mirate al contenimento di questi inquinanti da attuarsi: in modo programmato e strutturale sui principali assi viari di attraversamento del territorio regionale, in modo programmato e obbligatorio nei Comuni di fascia A, in base ad accordi locali, nei Comuni di fascia B, per i rimanenti Comuni di fascia C, si consiglia di adottare comunque comportamenti virtuosi di natura volontaria, volti a prevenire l acuirsi del fenomeno a livello locale. Per quanto concerne le azioni da intraprendere per ridurre le emissioni di questi inquinanti nei centri densamente popolati e sulle grandi arterie di attraversamento del territorio regionale, occorre puntare l attenzione soprattutto sul traffico privato (benzene, CO), sulla movimentazione delle merci effettuata con automezzi pesanti (SO 2 ) e sui combustibili (SO 2 ) e sul funzionamento ottimale degli impianti da riscaldamento (CO). Le azioni strutturali individuate sono, quelle generali indicate al paragrafo Per quanto attiene al Biossido di Zolfo (SO 2 ), nonostante i livelli registrati in atmosfera possano ritenersi ampiamente al di sotto delle soglie indicative di un esposizione cronica critica, in talune realtà, prossime ad aree di tipo industriale e portuale, è possibile che si registrino limitati episodi acuti di inquinamento da SO 2. Nelle aree industriali-portuali, è possibile che, in concomitanza di particolari condizioni meteorologiche, si verifichino valori di concentrazione media oraria prossimi al valore limite di 350 µg/m 3 (DM 60/2002). Azioni in zona A Qualora si evidenziassero superamenti delle soglie previste, le azioni sarebbe quelle di seguito elencate. Azioni integrate: Tutte quelle indicate nel paragrafo ed inoltre: 1. Riduzione dei livelli di emissione di SO 2, CO, Benzene e Piombo delle attività produttive esistenti nel territorio anche mediante accordi volontari (es. EMAS) e regolamentazione del sistema delle autorizzazioni di nuovi insediamenti al fine di migliorare complessivamente il bilancio di area Azioni dirette: queste azioni dovrebbero essere messe in atto al fine di impedire il superamento dei valori limite e della soglia di allarme. Per il Piombo non si prevedono azioni dirette, in quanto il metallo non è più presente nella formulazione delle benzine e non sono individuabili fonti di emissioni specifiche da particolari attività. Lo scopo è quello di disincentivare la circolazione dei mezzi maggiormente inquinanti e di impedire l accesso a specifiche aree e in determinati periodi a veicoli con scarsa eco-compatibilità (es. non alimentati a GPL/metano, oppure con omologazione non recente del motore). Nella fattispecie: Superamento soglia di allarme di SO 2 : 1. Blocco del traffico pesante e commerciale diesel immatricolato prima del 01/10/1997 all interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel5 2. Blocco delle autovetture diesel immatricolate prima del 01/01/ Limitazione degli orari di riscaldamento per impianti termici civili e produttivi funzionanti a combustibili non gassosi, all interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso), non dotati di sistemi di abbattimento della SO 2 4. Blocco di attività produttive comportanti l emissione significativa (> 10 kg/die) di SO 2, all interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) Superamento valore limite di CO e valore limite annuale di Benzene: 1. Blocco delle autovetture a benzina immatricolate prima del 01/01/ Blocco dei motoveicoli/ciclomotori non catalizzati 3. Blocco di attività produttive comportanti l emissione significativa (> 10 kg/die) di CO, all interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) 4. Limitazione degli orari di riscaldamento per impianti termici civili e produttivi 5. Attuazione dei piani di trasporto alternativi, previa opportuna campagna informativa capillare, così come predisposti dai mobility manager. Azioni in zone B Le zone B sono identificate nel Capitolo 3. Trattasi in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico Azioni integrate a livello regionale (vedi quanto elencato al punto Azioni in zona A). Azioni in zone C Le zone C sono intese come le aree afferenti all intero territorio regionale, eccezion fatta per le zone B precedentemente trattate. Trattasi in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico, Azioni integrate sovrazonali o a livello regionale come già elencato al punto Misure da applicare per la riduzione del Biossido di Azoto (NO 2 ) Come già citato nel Capitolo 2 il biossido di azoto riveste un ruolo fondamentale nei meccanismi di formazione dello smog fotochimico. La zonizzazione preliminare, effettuata ai sensi del D. Lgs. 351/99, presuppone azioni mirate al contenimento di questo inquinante, che comunque negli ultimi anni non ha superato le soglie di allarme pur mostrando superamenti del valore limite orario e di media annuale, con un trend medio in crescita, in modo esteso prevalentemente sulle zone pianeggianti della regione: in modo programmato e strutturale sui principali assi viari di attraversamento del territorio regionale, in modo programmato e obbligatorio nei Comuni di fascia A; in base ad accordi locali, nei Comuni di fascia B; per i rimanenti Comuni di fascia C, si consigliano comunque dei comportamenti virtuosi di natura volontaria volti a prevenire l acuirsi del fenomeno a livello locale e regionale. Per quanto concerne le Azioni integrate da intraprendere per ridurre le emissioni di questo inquinante nei centri densamente popolati e sulle grandi arterie di attraversamento del territorio regionale, occorre puntare l attenzione soprattutto sul traffico privato con veicoli diesel, sulla movimentazione delle merci effettuata con automezzi pesanti e sul buon funzionamento degli impianti da riscaldamento e degli impianti di combustione in genere. Le azioni strutturali individuate sono quelle citate al paragrafo Azioni in zona A: Le Zone A sono quelle individuate al Capitolo 3. Trattasi anche in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico, le così dette Azioni integrate che prevedano, oltre alle misure già citate al punto 6.1.1, le seguenti azioni: Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel6 Azioni integrate: 1. Intensificazione delle verifiche in strada dei livelli di emissione di NO X dei veicoli diesel con particolare riguardo ai mezzi pesanti e commerciali. 2. Trasformazione dei veicoli di enti o aziende pubbliche alimentati a gasolio verso combustibili più ecocompatibili (metano-gpl-elettrici-ibridi) 3. Incentivi alla trasformazione dei taxi verso combustibili gassosi, in primis il metano 4. Incentivi alla trasformazione dei mezzi commerciali a prevalente azione locale, verso combustibili gassosi, in primis il metano 5. Riduzione dei livelli di emissione di NO X delle attività produttive esistenti nel territorio anche mediante accordi volontari (es. EMAS/ISO 14000) e regolamentazione del sistema delle autorizzazione di nuovi insediamenti, al fine di migliorare complessivamente il bilancio di area 6. Azioni dirette Queste le azioni che dovrebbero essere messe in atto al fine di impedire il superamento dei valori limite e della soglia di allarme del biossido di azoto: 1. Blocco del traffico pesante e commerciale diesel immatricolato prima del 01/10/1997 all interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso). 2. Blocco delle autovetture diesel immatricolate prima del 01/01/1997, all interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso). 3. Blocco delle autovetture a benzina immatricolate prima del 01/01/1993 e dei ciclomotori immatricolati prima del 01/06/1999, all interno di aree prestabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso). 4. Limitazione degli orari di riscaldamento per impianti termici civili e produttivi all interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) 5. Blocco di attività produttive comportanti l emissione significativa (> 60 kg/d) di NO X, all interno di aree stabilite (possono coincidere con la totalità del territorio o con porzioni dello stesso) 6. Attuazione di piani di trasporto alternativi, previa opportuna campagna informativa capillare, così come predisposti dai mobility manager. 7. Azioni in zona B Le Zone B sono quelle individuate al Capitolo 3. Trattasi in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico Azioni integrate già previste per le zone A. Azioni in zona C Le Zone C sono quelle individuate al Capitolo 3. Trattasi in questo caso di un pacchetto di accorgimenti da porre in essere in modo strutturale e programmatico Azioni integrate sovrazonali o a livello regionale come già elencato al punto Non sono previste azioni dirette Misure da applicare per la riduzione dell Ozono Premessa metodologica: ai fini della zonizzazione è stato considerato sia il superamento della soglia di allarme pari a 240 µg/m 3 su tre ore consecutive, sia il valore bersaglio per la protezione della salute umana (media massima giornaliera su otto ore) pari a 120 µg/m 3 da non superare per più di 25 giorni per anno civile (rif. Direttiva 2002/3/CE). Nel caso in cui si sia superata la soglia di allarme si deve applicare il Piano di azione, nel caso si sia superato il valore bersaglio anche per solo un anno va applicato il Piano di risanamento. La zonizzazione preliminare, effettuata ai sensi del D. L.vo 351/99, presuppone azioni mirate al contenimento dei precursori dell ozono (in particolare ossidi di azoto ed alcune categorie di idrocarburi), da attuarsi su tutto il territorio regionale. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel7 Nella tabella seguente si riporta la descrizione di alcune misure adottate dalla Regione Siciliana per la riduzione delle concentrazioni d'ozono e dei suoi precursori Calendari Riferimenti a o di Comuni a cui si Delibere Descrizione della misura attuazione applica la misura regionali/ordinanz della e sindacali etc misura 1 Adesione al programma Nazionale I.C.B.I (Iniziativa Carburanti a Basso Impatto Ambientale) per promuovere l'utilizzo del metano e del GPL per autotrazione. Il programma ha previsto lo stanziamento di fondi: per la trasformazione a gas metano o GPL delle auto non catalizzate, immatricolate fra il 1988 ed il 1995; per lo sviluppo della rete di distribuzione attraverso la realizzazione di stazioni di rifornimento dedicate per flotte pubbliche. Sono state effettuate complessivamente 432 trasformazioni nel Comune di Catania, 39 trasformazioni nel Comune di Gela e circa 3000 trasformazioni nel Comune di Palermo tra il 2001 e il 2003 Dal 2001 Carini, Palermo, Ragusa, Gela, Siracusa, Solarino, Augusta, Catania, Canicatti, Condro Convenzione di Comuni costituita il 24/09/2001 Nuovo Accordo di programma del 19 ottobre 2005 tra il Comune di Parma (Capofila) ed il MATT (DM Ambiente 24 maggio 2004) 3 Finanziamenti per la realizzazione di progetti relativi a: 1) Trasporto elettrico: Incentivi due ruote 2) Mobility management 3) Taxi collettivo 4) Bus navetta parcheggi scambiatori 5) Acquisto veicoli elettrici e colonnine di ricarica; 6) Campagna promozione servizio car sharing; 7) Mobility manager Catania e Palermo Programma Stralcio Tutela Ambientale D.D. 495/SIAR/99 5 Finanziamenti per l'attivazione del servizio di CAR Sharing 2002 Palermo 6 Adesione al Programma nazionale Domeniche Ecologiche. Finanziamenti per la realizzazione di progetti relativi a: Acquisto biciclette e ciclomotori elettrici; Attrezzature per il monitoraggio inquinanti (IPA); Sistema telematico controllo traffico. Acquisto minibus eco-diesel e ibridi Acquisto autobus a basso impatto ambientale e veicoli elettrici Palermo e Caltanissetta Domeniche Ecologiche D.D. 815/SIAR/00 Azioni integrate Per le azioni volte al contenimento degli ossidi di azoto (NO X ) si rimanda al paragrafo Per quanto concerne gli idrocarburi precursori si individuano, oltre a quelle già citate al punto 6.1.1, le seguenti azioni, mirate soprattutto alla riduzione delle emissioni di idrocarburi: 1. Sostituzione dei ciclomotori a due tempi non catalizzati con ciclomotori a 4 tempi, a GPL e, soprattutto, a trazione elettrica 2. Sostituzione dei veicoli alimentati a benzina con veicoli alimentati a gas (GPL, metano) o elettrici 3. Estensione dei parcheggi coperti/alberati per ridurre le emissioni evaporative di benzina Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel8 4. Riduzione delle emissioni di Idrocarburi (es. solventi) delle attività produttive esistenti nel territorio mediante tecniche di prevenzione ed abbattimento, anche mediante accordi volontari (es. EMAS, ISO 14000). Piena applicazione della direttiva europea sulle emissioni di solventi (1999/13/CE). Regolamentazione del sistema delle autorizzazioni di nuovi insediamenti al fine di migliorare complessivamente il bilancio di area 5. Attivazione di campagne di sensibilizzazione, educazione e informazione partendo dalle scuole fino a raggiungere il singolo cittadino, sulla genesi di questo inquinante, sugli effetti sanitari e ambientali dell ozono e sul modo per difendersi 6. Incentivazione delle colture di specie vegetali e arboree non produttrici di idrocarburi biogenici precursori dell ozono (quali i Composti Organici Volatili ed altri): iniziative di piantumazione fino ad arrivare ad un rapporto di 1 albero a cittadino, privilegiando aree sensibili come parchi, scuole, asili, ospedali, ecc. 6.2 INDIVIDUAZIONE DELLE AZIONI DI INTERVENTO Misure a favore della mobilità sostenibile e della prevenzione e riduzione delle emissioni nelle città ed al controllo delle emissioni dei veicoli circolanti Sulla base delle risultanze dalle informazioni derivanti dalla valutazione preliminare della qualità dell aria e tenendo conto delle tendenze e degli sviluppi normativi a protezione dell ambiente e delle popolazioni esposte, risulta indispensabile intervenire in via prioritaria per la riduzione delle emissioni inquinanti, al fine di prevenire e contenere i superamenti dei limiti (già in vigore o previsti per il 2005) per le polveri inalabili (PM 10 ), il Benzene, CO, NO 2 e O 3, nonché per il mantenimento degli obiettivi di qualità dell aria per gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), in modo da ridurre la possibilità del verificarsi sul territorio regionale di episodi acuti di inquinamento atmosferico. La possibilità di superamento dei limiti e degli obiettivi di qualità dell aria si verifica principalmente nelle aree urbane con numero abitanti e densità di popolazione elevati e dove sono localizzate infrastrutture, imprese, attività commerciali e ricreative, arterie di grande comunicazione tali da indurre elevati livelli di traffico, ovvero strade o nodi stradali a bassa fluidità (vedasi il capitolo sulla zonizzazione urbana e industriale). Dalla valutazione preliminare della qualità dell aria, cui si rimanda per i necessari approfondimenti, risulta che il contributo del settore dei trasporti alle emissioni totali è di circa l 80%. Al fine di prevenire gli episodi di inquinamento e di migliorare le caratteristiche della qualità dell aria, risulta prioritario intervenire con provvedimenti stabili e strutturali per ridurre quanto possibile le emissioni inquinanti dovute al traffico, in particolare nelle aree urbane più densamente popolate. Assumono pertanto particolare rilievo i contenuti del Piano Regionale dei Trasporti, dei Programmi Regionali e locali per i servizi di trasporto pubblico locale, dei Piani Urbani del Traffico (PUT) e della mobilità (PUM), atteso che fra gli obiettivi di detti piani vi sia anche la riduzione dell uso del mezzo di trasporto privato individuale, la razionalizzazione e la fluidificazione della circolazione. Considerato che le emissioni inquinanti dovute al traffico hanno un ruolo diffuso su tutto il territorio regionale e che è possibile quindi massimizzare gli effetti della politica ambientale e di quella dei trasporti solo operando in ambito territoriale regionale e perseguendo obiettivi comuni, i provvedimenti finalizzati alla prevenzione e alla riduzione delle emissioni nelle città ed al controllo delle emissioni dei veicoli circolanti riguardano indistintamente tutto il territorio della regione Sicilia. Provvedimenti differenziati sono, invece, da prevedere per la gestione di episodi acuti di inquinamento. Il presente Piano si pone come obiettivo il miglioramento delle emissioni di tutti i mezzi di trasporto, la riduzione delle emissioni complessive dovute al traffico mediante la razionalizzazione e fluidificazione della circolazione, la riduzione dell uso del mezzo di trasporto privato individuale. Si considera strategico garantire in via preventiva e prioritaria la riduzione delle emissioni di inquinanti dei veicoli circolanti su tutto il territorio regionale, attraverso il controllo del rispetto dei limiti e delle prescrizioni tecniche stabiliti dall art. 2 del Decreto del Ministro dei Trasporti e della Navigazione 5 febbraio Una regolare manutenzione del motore porta non solo ad un minor inquinamento dell aria, ma anche a minore consumo di carburanti, ad una miglior efficienza e maggior durata dei motori stessi. Si considerano strategiche anche campagne di controllo volontario, messe in atto dai Comuni, Province ed altri enti/associazioni, dei gas di scarico dei veicoli a motore da effettuarsi in diverse realtà locali per sensibilizzare la cittadinanza sul principio e l importanza del controllo periodico frequente dei gas di scarico. Si ritiene inoltre necessario fornire le prime indicazioni, indirizzi e criteri tendenti alla razionalizzazione e fluidificazione e decongestionamento della circolazione, alla riduzione dell uso del mezzo di trasporto privato individuale. La revisione, l aggiornamento e l integrazione dei provvedimenti per la mobilità sostenibile, per il raggiungimento degli obiettivi fissati, saranno stabiliti seguendo le procedure vigenti nella Regione Siciliana ed in linea con quanto previsto in merito dalla normativa nazionale e della U.E.. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel Vedere altro
CAPITOLO 6 - LE AZIONI DEL PIANO Le azioni di risanamento dovranno garantire il rispetto dei limiti in tutte le zone soggette a quanto previsto dall art. 8 del d. Lgs 351/99, cioè in tutte quelle in cui Dettagli Linee guida. per la stesura dei Piani di. Azione e dei Piani di. Risanamento
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References: art. 8
 art. 2
 art. 8
 Articolo 1
 Articolo 2
 Articolo 3
 Articolo 22