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Timestamp: 2020-07-02 14:02:15+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 2757 del 02/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2757 del 02/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 02/02/2017, (ud. 14/12/2016, dep.02/02/2017), n. 2757
sul ricorso 24970-2015 proposto da:
COMUNE DI PRATO, C.F. (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE LIEGI 32, presso lo studio
dell’avvocato MARCELLO CLARICH, che lo rappresenta e difende
unitamente e disgiuntamente all’avvocato STEFANIA LOGLI giusta
P.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO
172, presso lo studio dell’avvocato SERGIO GALLRANO, rappresentata e
difesa unitamente e disgiuntamente dagli avvocati SILVIA CLARICH
FABBRONI e MAURIZIO RIOMMI giusta procura speciale a margine del
avverso la sentenza n. 275/2015 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
Con sentenza n. 275/2015 la Corte d’appello di Firenze ha respinto l’appello del Comune di Prato avverso la sentenza di primo grado che, in parziale accoglimento della domanda di P.R., accertata la nullità del termine apposto ai contratti stipulati tra la lavoratrice e il Comune, ha condannato quest’ultimo al pagamento, a titolo risarcitorio, di quindici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre accessori.
Con l’unico motivo di ricorso il Comune di Prato deduce violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto censurando la decisione per avere, nella quantificazione del danno scaturito dalla illegittima apposizione del termine, fatto riferimento al criterio previsto dalla L. n. 300 del 1970, art. 18 comma 3, (nel testo vigente fino al 17.7.2012).. Sostiene, in sintesi, richiamando la giurisprudenza di legittimità (Cass. 30 dicembre 2014, n. 27481), che il criterio applicabile sarebbe quello previsto dalla L. n. 604 del 1966, art. 8 in tema di tutela obbligatoria, stante l’assimilabilità della ipotesi regolata da detta norma con la fattispecie in esame, connotata dall’esclusione del diritto del lavoratore alla reintegra nel posto di lavoro.
Preliminarmente deve essere respinta la eccezione di inammissibilità del ricorso formulata da parte controricorrente sul rilievo che il Comune di Prato, solo in sede di legittimità, aveva avanzato richiesta di applicazione del criterio di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 8. La deduzione di parte ricorrente, infatti, non configura alcuna eccezione nuova, fondata su fatti mai dedotti in precedenza, ma si sostanzia in una mera argomentazione difensiva intesa a sollecitare l’individuazione di un parametro di quantificazione del danno diverso da quello di cui all’art. 18 St. lav. utilizzato dal giudice di appello. Tale deduzione è quindi pienamente ammissibile non comportando alcun ampliamento del thema decidendum.
Il lavoratore, che abbia reso una prestazione lavorativa a termine in una situazione di ipotizzata illegittimità della clausola di apposizione del termine al contratto di lavoro o, più in generale, di abuso del ricorso a tale fattispecie contrattuale, essenzialmente in ipotesi di proroga, rinnovo o ripetuta reiterazione contra legem, subisce gli effetti pregiudizievoli che, come danno patrimoniale, possono variamente con figurarsi.
Tuttavia l’esigenza di conformità alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE (Direttiva del Consiglio relativa – all’accordo quadro CEES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato) richiede, in analogia con la fattispecie omogenea, sistematicamente coerente e strettamente contigua, costituita dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, di individuare la misura dissuasiva ed il rafforzamento della tutela del lavoratore pubblico, quale richiesta dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, nell’esonero dalla prova del danno nella misura in cui questo è presunto e determinato tra un minimo ed un massimo. Ad avviso delle sezioni unite, “la trasposizione di questo canone di danno presunto esprime anche una portata sanzionatoria della violazione della norma comunitaria sì che il danno così determinato può qualificarsi come danno comunitario (così già Cass. 30 dicembre 2014, n. 27481 e 3 luglio 2015, n. 13655) nel senso che vale a colmare quel deficit di tutela, ritenuto dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, la cui mancanza esporrebbe la norma interna (art. 36, comma 5, cit.), ove applicabile nella sua sola portata testuale, ad essere in violazione della clausola 5 della direttiva e quindi ad innescare un dubbio di sua illegittimità costituzionale; essa quindi esaurisce l’esigenza di interpretazione adeguatrice. La quale si ferma qui e non si estende anche alla regola della conversione, pure prevista dall’art. 32, comma 5, cit., perchè – si ripete la mancata conversione è conseguenza di una norma legittima, che anzi rispecchia un’esigenza costituzionale, e che non consente di predicare un (inesistente) danno da mancata conversione”.
A tanto consegue, in conformità della proposta formulata dal Consigliere relatore, condivisa dal Collegio l’accoglimento del ricorso e la cassazione della decisione con rinvio, anche ai fini del regolamento delle spese del giudizio di legittimità, ad altro giudice di merito che deciderà la causa adeguandosi al seguente principio di diritto: “Nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36, comma 5, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui alla L. 4 novembre 2010, n. 183, art. 32, comma 5, e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nella L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 8”.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Firenze, in diversa composizione.

References: Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
 art. 18
 art. 8
 art. 8
 art. 32
 Cass. 
 art. 36
 art. 32
 art. 8
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