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Timestamp: 2020-06-02 17:11:48+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 1905 del 27/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1905 del 27/01/2011
Cassazione civile sez. II, 27/01/2011, (ud. 02/12/2010, dep. 27/01/2011), n.1905
sul ricorso 14892-2005 proposto da:
agli avvocati CAZZETTA PIERLUIGI, ROMANO CLAUDIO;
I.L. C.F. (OMISSIS), C.C. C.F.
(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA POLESINE
20, presso lo studio dell’avvocato PATERNOSTER MARIA TERESA, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato LELARIO FERDINANDO;
avverso la sentenza n. 1068/2004 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
chiesto si riporta ed insiste sul ricorso e sulla memoria;
SCARDACCIONE Vittorio Eduardo che ha concluso per il rigetto del
C.C. e I.L. esponevano che: avevano concluso con la Marcos s.r.l. contratti preliminari con cui quest’ultima si era obbligata a vendere agli attori alcune unità immobiliari facenti parte del complesso immobiliare sito in Comune di Bernareggio;
che nei rispettivi contratti preliminari figurava una clausola con cui gli stessi si erano obbligati a pagare alla Marcos s.r.l. gli interessi di preammortamento del mutuo che gli acquirenti si sarebbero accollati al momento del rogito; tale clausola era da considerarsi inefficace o nulla per indeterminatezza e, in ogni caso, era vessatoria anche ex lege n. 52 del 1996, sicchè gli attori avevano diritto alla ripetizione degli importi a tale titolo versato;
la Marcos s.r.l. non aveva ultimato alcuni lavori relativi alle parti comuni.
Pertanto, gli istanti citavano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Lecco, la Marcos s.r.l. per sentire: accertare la disponibilità degli attori, effettuate le opportune compensazioni con i crediti derivanti dalla clausola sub 2 b del contratto,ad adempiere ogni eventuale residua obbligazione e l’inadempimento della convenuta al contratto preliminare; emettersi nei suoi confronti sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c., con condanna della medesima all’esecuzione dei lavori o, in subordine, determinarne il valore e autorizzare gli attori alla loro esecuzione o ancora determinare il minor valore del bene; infine instava per la condanna alla restituzione di quanto già pagato dall’attore in eccedenza. Si costituiva la Marcos s.r.l. che, contestando le allegazioni della controparte, concludeva per il rigetto della domanda di parte attrice Con sentenza dep. 16 ottobre 2000 il Tribunale trasferiva agli attori gli immobili de quibus previo pagamento del residuo prezzo dovuto pari a L. 100.000.00 oltre I.V.A. per l’appartamento e L. 31.000.000 relativamente al locale seminterrato, previo accollo della rispettiva quota del mutuo fondiario; condannava la convenuta all’esecuzione delle opere non realizzate; rigettava la domanda di nullità della clausola relativa agli interessi di preammortamento del mutuo di cui era riconosciuta la validità e quella di restituzione degli importi a tale titolo versati.
I Giudici di appello, per quel che interessa nella presente sede, ritenevano quanto segue:
a) la pretesa della promittente, secondo cui le somme ancora dovute dovevano essere maggiorate di ulteriori importi, era inammissibile ai sensi dell’art. 345 cod. proc. civ., posto che la convenuta si era limitata a instare per il rigetto della domanda proposta dagli attori, riservandosi di chiedere in separato giudizio tutte gli importi ancora dovuti;
b) ugualmente, poichè nel giudizio di primo grado la difesa della convenuta si era limitata a chiedere il rigetto della domanda, era da ritenersi inammissibile la richiesta diretta ad accertare il credito relativamente alla mancata corresponsione delle rate di preammortamento degli interessi del mutuo, così disattendendo il motivo con cui gli appellanti avevano dedotto che essendo prevista tale corresponsione nel contratto preliminare con clausola riconosciuta dal Tribunale valida, gli attori dovevano essere condannati al relativo pagamento ovvero la domanda di esecuzione specifica doveva essere rigettata per il loro inadempimento o, quanto meno, l’effetto traslativo doveva essere subordinato a tale a pagamento; nè la questione poteva ritenersi ricompresa nella domanda con cui gli attori avevano chiesto la nullità della clausola che prevedeva tali interessi e la ripetizione di quelli versati, posto che la domanda proposta in sede di gravame dalla convenuta aveva ad oggetto un credito ulteriore e diverso;
c) era disattesa la deduzione con cui l’appellante aveva censurato la condanna all’esecuzione dei lavori disposta dal Tribunale il quale non avrebbe considerato che, in base all’art. 7 lett. c) del contratto, alla società venditrice era consentito di apportare modifiche che, a suo indi seri minabile giudizio, fossero utili e necessarie e che in effetti la società aveva effettuato miglioramenti per opere pari a L. 100.150.000.000 a fronte di lavori non eseguiti pari a L. 50.000.000; i Giudici di appello osservavano che la clausola in questione non avrebbe consentito certo di non completare quanto promesso in vendita, omettendo di realizzare parti dell’immobile, mentre nella presente sede il rilievo circa le opere migliorative era inconferente, perchè il prezzo della vendita era a corpo e non a misura e comunque la convenuta non aveva formulato alcuna domanda al riguardo;
d) era altresì respinta la deduzione della promittente venditrice secondo cui non era ravvisabile l’inadempimento o il ritardo da parte dell’appellante tale da giustificare la domanda di esecuzione ex art. 2932 cod. civ., atteso che nessun termine per la stipula del contratto definitivo era stato fissato nè le parti potevano stabilire tale termine con loro iniziativa unilaterale; la Corte riteneva che l’art. 1183 cod. civ. non prevede formule sacramentali e che comunque la fissazione di un termine immediato costituisce oggetto implicito della domanda proposta, in quanto domanda di adempimento immediato che era stato, correttamente accolta in considerazione del tempo trascorso (oltre tre anni) dalla conclusione dei contratti mentre era risultata la volontà della venditrice di non volere adempiere.
Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione la Marcos s.r.l., ora Marcos s.r.l. (NIG.) LTD, sulla base di cinque motivi illustrati da memoria. Resistono con controricorso gli intimati.
Preliminarmente va disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso proposto dalla Marcos s.r.l., ora Marcos s.r.l (NIG.) LTD, sollevata dai resistenti, tenuto conto che dalla documentazione dalla medesima ritualmente e tempestivamente depositata ai sensi dell’art. 372 cod. proc. civ. è emersa l’identità della società ricorrente con quella che è stata parte del giudizio di merito, attesa la continuità giuridica fra le predette, avendo la Marcos s.r.l.
Con il primo motivo la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 2907 e 2932 cod. civ., artt. 99 e 345 cod. proc. civ. nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), censura la decisione gravata che aveva ritenuto inammissibile, perchè non sarebbe stata proposta in primo grado, la questione relativa alle maggiori somme dovute quando l’accoglimento della domanda ex art. 2932 cod. civ. postula l’offerta di tutte le prestazioni dovute dall’istante: trattasi di presupposti che il giudice deve verificare d’ufficio, per cui la convenuta non aveva alcun onere di deduzione e comunque, nel contestare il diritto avversario, non aveva rinunziato al prezzo dovuto ma aveva dedotto la mancanza di una valida offerta; la questione era stata messa in evidenza con la comparsa conclusionale depositata nel giudizio dinanzi al Tribunale.
Con il secondo motivo la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 2907 e 2932 cod. civ., artt. 99 e 345 cod. proc. civ. nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), censura la decisione gravata che aveva ritenuto inammissibile, perchè non sarebbe stata proposta in primo grado, la questione relativa alla mancata corresponsione da parte dei promissari acquirenti delle rate di preammortamento degli interessi il cui omesso pagamento era pacifico, avendo gli attori invocato la sospensione ex art. 1460 cod. civ.; erroneamente la sentenza aveva ritenuto che la questione non fosse ricompresa nella domanda, quando la relativa offerta costituiva un presupposto per il suo accoglimento, per cui non era configurabile un onere di deduzione a carico della Marcos la quale aveva comunque chiesto il rigetto di tutte le domande attoree mentre il loro eventuale accoglimento avrebbe comportato il diritto della società di ottenere la prestazione dovuta; la circostanza era pacifica già davanti al Tribunale, avendo gli attori dichiarato di non dovere corrispondere le rate in parola ed avendo il Tribunale ritenuto implicitamente non dovute quelle successive alla lettera di invito alla stipula; la ricorrente aveva proposto appello; la questione circa l’adempimento della prestazione dovuta anche se sospesa era stata evidenziata con le note di replica.
I Giudici di appello hanno fatto corretta applicazione dell’art. 2932 cod. civ. che subordina il trasferimento dell’immobile all’adempimento della controprestazione che il giudice deve determinare evidentemente in base a quanto risultato a stregua delle rispettive allegazioni e delle prove offerte dalle parti secondo il relativo onere incombente. Ed invero, la sentenza ha subordinato il trasferimento al pagamento da parte dei promissari acquirenti della somma ancora dovuta nella misura accertata dai Giudici del complessivo importo di L. 130.000.000 oltre I.V.A. attraverso l’accollo della quota corrispondente del mutuo previsto contrattualmente al momento della stipula del definitivo: somma che gli attori con l’atto di citazione avevano dichiarato di essere disponibili a versare. In realtà, la questione che la Corte di appello ha ritenuto inammissibile, perchè proposta per la prima volta in sede di gravame, concerneva la determinazione del contenuto della controprestazione posta a carico dei promissari ovverossia gli ulteriori crediti vantati dalla promittente relativamente alle maggiorazioni del prezzo e alla corresponsione delle rate di preammortamento degli interessi che, secondo i Giudici, non avrebbero formato oggetto di alcuna richiesta da parte della convenuta che nel giudizio di primo grado non solo si era limitata a chiedere il rigetto della domanda ma si era riservata di chiedere in separato giudizio gli eventuali crediti ad essa spettanti.
In sostanza, la sentenza, ha ritenuto che nel giudizio di primo grado non vi era stata specifica deduzione e, quindi contestazione, da parte della convenuta relativamente alle somme che gli attori avevano offerto a titolo di controprestazione nell’atto di citazione.
Con il terzo motivo la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 1183 e 2932 cod. civ. nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), censura la decisione gravata che aveva accolto la domanda di trasferimento immediato degli immobili promessi in vendita; denuncia che la motivazione era: a) insufficiente laddove l’aveva considerata inadempiente, quando il termine era rimesso alla sua volontà e aveva ritenuto comunque necessaria la sua fissazione per la natura della prestazione, non spiegando perchè essa ricorrente dovesse ritenersi inadempiente se il termine era rimesso alla sua volontà e perchè potesse essere considerato superfluo se aveva riconosciuto che era là necessario:
il che era tanto più evidente nella specie attese le pratiche propedeutiche alle quali si era fatto riferimento; b) contraddittoria, perchè se il termine, come riconosciuto dai Giudici, era rimesso alla volontà della Marcos s.r.l., questa non poteva considerarsi inadempiente; c) erronea, perchè il principio applicato dalla Corte non era applicabile al caso concreto, posto che nella specie il termine era presente, sebbene rimesso al libero arbitrio di essa ricorrente.
Al riguardo, va ricordato che in tema di interpretazione del contratto, l’accertamento della volontà dei contraenti in relazione al contenuto del negozio si traduce in un’indagine di fatto affidata in via esclusiva al giudice di merito, censurabile in sede di legittimità1, oltre che in ipotesi di motivazione inadeguata, in caso di violazione delle norme ermeneutiche, che nella specie non sussiste. Ne consegue che è inammissibile la critica della ricostruzione del contenuto della volontà negoziale operata dal giudice di merito che si risolva nella proposta di un’interpretazione diversa, come appunto si è verificato nella specie, in cui in sostanza la ricorrente formula una interpretazione soggettiva della clausola difforme da quella accolta in sentenza.

References: Sentenza 
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 art. 2932
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 art. 2932
 art. 1460
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