Source: http://www.deltagamma.it/blog/2010/01/
Timestamp: 2020-07-10 01:18:07+00:00

Document:
Factsheet n. 85: una corretta valutazione dei rischi
Disponibile un documento dell’EU-OSHA sulla valutazione, eliminazione e sostanziale riduzione dei rischi professionali: quali sono i principali fattori di successo per una corretta valutazione dei rischi?
L’Agenzia Europea per la sicurezza e salute sul lavoro (EU-OSHA) da anni sottolinea come la valutazione del rischio sia la base di una efficace gestione della salute e della sicurezza aziendale. Una corretta valutazione è non solo la chiave per ridurre malattie professionali e infortuni connessi col lavoro, ma anche per migliorare le prestazioni lavorative delle imprese.
Questo concetto viene ribadito – in relazione alla campagna europea «Ambienti di lavoro sani e sicuri» 2008/2009 sulla valutazione del rischio – nel Factsheet n. 85: “Valutazione, eliminazione e sostanziale riduzione dei rischi professionali. Sintesi di un report dell’Agenzia”.
Il documento, tratto dal report “Assessment, elimination and substantial reduction of occupational risks”, fornisce informazioni su interventi di successo sui luoghi di lavoro volti ad eliminare o a ridurre sostanzialmente i rischi e si rivolge a quanti sono responsabili dello svolgimento delle valutazioni del rischio sul luogo di lavoro e del processo decisionale in materia di misure preventive.
In particolare nel report sono trattati diciotto casi, con sette “istantanee” (brevi casi), tratti da una gamma di professioni e di settori economici in tutta l’Europa.
Ad esempio un caso racconta di una valutazione preliminare dei rischi implicati nella movimentazione manuale di carichi di un cantiere navale, valutazione che “ha rivelato che le operazioni di assemblaggio dell’asse portaelica risultavano alquanto cruciali”.
Per ridurre i rischi rilevati “è stato costruito un carrello che modificava completamente la procedura di assemblaggio dell’asse, riducendo in tale modo la necessità della movimentazione manuale di carichi”.
Alcuni dei i principali fattori di successo per una valutazione del rischio efficace, rilevati dal report:
– valutazione del rischio dettagliata;
– forte motivazione da parte di un gruppo (un dipartimento, un comitato direttivo dei lavoratori, il datore di lavoro, …) e da parte di chi si occupa della gestione dei rischi;
– sostegno da parte della direzione: fondamentale per “garantire che le risorse necessarie, quali il bilancio, le risorse umane, le attrezzature ecc., siano messe a disposizione del progetto”;
– motivazione e coinvolgimento dei lavoratori: “devono essere coinvolti non solo nell’analisi stessa del rischio ma anche nel corso dell’identificazione e dell’attuazione delle soluzioni possibili. La loro conoscenza e competenza pratica e dettagliata è spesso necessaria per sviluppare misure preventive adeguate”;
– conoscenza e analisi delle potenziali soluzioni valide, delle migliori prassi, delle innovazioni scientifiche o tecnologiche disponibili;
– “un’atmosfera improntata sulla fiducia e la cooperazione tra gli attori chiave coinvolti nel processo di valutazione del rischio;
– assenza di ostacoli importanti all’adozione di misure preventive o protettive” (mancanza di risorse economiche, valutazione negativa dell’analisi costi/efficacia, mancanza di soluzioni disponibili, effetti negativi per altri lavoratori, …);
– motivazione a migliorare l’immagine della società o a migliorare l’immagine del dipartimento sicurezza e salute;
– “esistenza di capacità interne in vista dell’identificazione (e lo sviluppo) di soluzioni valide”; – monitoraggio adeguato della misure preventive o protettive adottate;
– “la disponibilità di supporto esterno per soluzioni complicate o avanzate;
– la motivazione a ridurre i costi relativi ad infortuni e malattie in professioni o settori a rischio elevato”.
Le conclusioni del report indicano che esiste “un determinato numero di rischi che può essere completamente evitato o eliminato”, mentre i “rimanenti rischi vengono considerati molto bassi o vicini allo zero”.
Il report riporta in particolare casi di eliminazione dei rischi che riguardano i rischi derivanti dalla corrente elettrica, dalla movimentazione manuale, dalla manipolazione non protetta di sostanze pericolose o dall’esposizione al rumore.
Negli altri casi sono indicate le azioni che permettono di combattere i rischi alla fonte e spesso “ne consegue una riduzione sostanziale del rischio ad un livello decisamente inferiore”.
EU-OSHA, Factsheet n.85 “Valutazione, eliminazione e sostanziale riduzione dei rischi professionali. Sintesi di un report dell’Agenzia” (formato PDF, 308 kB).
EU-OSHA, Report “Assessment, elimination and substantial reduction of occupational risks” (formato PDF, 1755 kB).
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Bozza di recepimento nuova direttiva Macchine in Italia
Segnalata da Ugo che ringrazio.
In attesa del testo del D.Lgs. di recepimento (o sarà un DPR?) do il link alla prima parte del testo italiano di recepimento
http://www.amblav.it/download/Direttiva-Macchine-2006-42_CE-completo.pdf
Pubblichiamo il testo completo dello schema di decreto di recepimento della nuova “Direttiva Macchine” 2006/42/CE, approvato dal Consiglio dei Ministri del 22 gennaio 2010 (con le precisazioni riportate nel file PDF al link sotto-riportato).
Gli allegati saranno inseriti nella prossima AmblavNews.
Corsi di Aggiornamento dal 22 febbraio 2010 (vedi punto B).
Come già ricordato nella precedente AmblavNews, il provvedimento entrerà in vigore e dovrà essere applicata immediatamente dopo la firma del Presidente della Repubblica e la pubblicazione sulla G.U.
L’Italia l’ha recepita fuori tempo massimo (il termine ultimo imposto dall’UE era il 29 dicembre 2009).
Prevede numerose sanzioni (art. 15):
– fino a 150.000 euro (comma 5);
– rifondere le spese sostenute per l’attuazione delle procedure di verifica sulle macchine o quasi-macchine (comma 6).
I cambiamenti sono molteplici e non tutti evidenti:
– sia per gli aspetti applicativi e procedurali (es. definizioni, campo di applicazione, procedure di valutazione)
– sia per gli aspetti tecnici, quali i requisiti essenziali di sicurezza e la documentazione tecnica da predisporre.
La nuova “Direttiva Macchine” 2006/42/CE si applica a macchine fisse, mobili, trasportabili e di sollevamento/spostamento.
Per una corretta applicazione è utile la conoscenza dei requisiti di legge delle altre Direttive Europee incidenti relative a Bassa Tensione, Compatibilità Elettromagnetica, ecc.
Informazioni in continuo aggiornamento, all’indirizzo:
http://www.amblav.it/news_dettaglio.aspx?IDNews=6639
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Questo tipo di attrezzatura, dotata di scale a mano per l’accesso ai piani di lavoro (ponti), è usata spesso per “l’esecuzione di lavori di manutenzione e finitura (imbiancatura, intonacatura, ecc) all’interno degli ambienti”.
I rischi più rilevanti a cui si espone un lavoratore che lavora sul ponte su ruote sono chiaramente la caduta dall’alto e il ribaltamento del ponte (ribaltamento dovuto a inadeguato ancoraggio o al mancato blocco delle ruote).
In particolare la caduta dall’alto può dipendere dal:
– “crollo del ponte per cedimento della base di appoggio;
– cedimento o mancanza dei parapetti;
– rottura delle tavole dell’impalcato;
– mancato uso di dispositivi di protezione individuale;
– spostamento del ponte con persone su di esso”.
Come utilizzare in sicurezza un ponte mobile su ruote?
Intanto “deve essere utilizzato solo a livello del suolo o del pavimento; sui suoi impalcati non devono mai essere utilizzate sovrastrutture come altri ponti su cavalletti, scale, ecc”.
Prima dell’uso è “assolutamente necessario tenere conto che:
– l’altezza del ponte su ruote non superi 12 m se utilizzato all’interno di edifici e 8 m se utilizzato all’esterno di edifici;
– fino a 7,5 m di altezza il lato minore delle basi sia un quarto dell’altezza;
– per altezza superiore ai 7,5 m il lato minore della base sia almeno un terzo dell’altezza. Infatti i ponti su ruote devono avere base ampia in modo da resistere, con largo margine di sicurezza, ai carichi ed alle oscillazioni cui possono essere sottoposti durante gli spostamenti;
– quando si effettuano lavori ad una altezza da terra maggiore di due metri, il ponte sia dotato di parapetti completi di tavola fermapiede su tutti e quattro i lati”.
– “le ruote con i freni, di cui sono dotate, siano bloccate”. Il documento consiglia comunque di “mettere sempre in opera anche cunei che impediscano il movimento del ponte per colpi di vento o altro in modo che non possa essere ribaltato;
– il piano di scorrimento delle ruote sia ben livellato; il carico del ponte sul terreno deve essere opportunamente ripartito con tavoloni o altro mezzo equivalente”.
Infine bisogna fare in modo che il ponte, se usato in esterni, sia adeguatamente ancorato alla struttura sulla quale viene effettuata la manutenzione e garantirne costantemente la verticalità.
– “non accedere al piano di lavoro arrampicandosi sulla struttura esterna del ponte, ma solamente utilizzando scale a mano poste all’interno del castello. L’accesso all’impalcato deve avvenire solo attraverso botole che una volta utilizzate devono essere chiuse lasciando il piano di impalcato libero per il lavoro;
– non sporgersi troppo durante il lavoro per evitare di scendere dal ponte, spostarlo e poi risalirvi;
– non spostare il ponte quando su di esso si trovano persone o materiali;
– evitare di concentrare carichi sugli impalcati (sia di persone che di materiali) specialmente sulla mezzeria delle tavole. Sull’impalcato devono essere tenuti solo i materiali strettamente necessari all’utilizzo immediato durante il lavoro;
– far indossare l’elmetto protettivo a tutti quelli che si trovano ad operare nei pressi del ponti su ruote;
– non avvicinarsi mai a meno di cinque metri da linee elettriche senza aver preso le opportune precauzioni”.
Ricordarsi poi, dopo l’uso, di pulire accuratamente il ponte da eventuali incrostazioni e di verificare che questo non abbia subito danni dovuti all’uso.
Un secondo documento che parla di ponti a torre su ruote è tratto dal sito dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in congedo “Volontariato e Protezione Civile” (ANVVFC) ed è relativo alle “Linee guida per il montaggio e smontaggio di ponti a torre su ruote”, un documento strutturato come un manuale tecnico-pratico per la costruzione di semplici opere provvisionali.
Queste linee guida, che ricordano come il Decreto legislativo 81/2008 raccolga in un Testo Unico precedenti disposizioni dei decreti 547/55, 164/56, 626/94 e di vari decreti ministeriali e circolari esplicative, presentano alcuni articoli del Testo Unico che trovano applicazione nell’impiego di ponteggi fissi e movibili e nei lavori in quota.
Di ponti su ruote a torre si parla in particolare all’articolo 140.
Lo riportiamo per intero perché leggermente variato rispetto a quanto contenuto nelle linee guida (redatte prima dell’entrata in vigore del decreto correttivo 106/2009):
1 – I ponti su ruote devono avere base ampia in modo da resistere, con largo margine di sicurezza, ai carichi ed alle oscillazioni cui possono essere sottoposti durante gli spostamenti o per colpi di vento e in modo che non possano essere ribaltati.
2 – Il piano di scorrimento delle ruote deve risultare livellato; il carico del ponte sul terreno deve essere opportunamente ripartito con tavoloni o altro mezzo equivalente.
3 – Le ruote del ponte in opera devono essere saldamente bloccate con cunei dalle due parti o sistemi equivalenti. In ogni caso dispositivi appropriati devono impedire lo spostamento involontario dei ponti su ruote durante l’esecuzione dei lavori in quota
4 – I ponti su ruote devono essere ancorati alla costruzione almeno ogni due piani; e’ ammessa deroga a tale obbligo per i ponti su ruote a torre conformi all’allegato XXIII.
5 – La verticalità dei ponti su ruote deve essere controllata con livello o con pendolino.
6 – I ponti non devono essere spostati quando su di essi si trovano lavoratori o carichi.
In particolare l’allegato XXIII indica che la deroga del comma 4 vale alle seguenti condizioni:
– il ponte su ruote a torre sia costruito conformemente alla norma tecnica UNI EN 1004;
– il costruttore fornisca la certificazione del superamento delle prove di rigidezza, di cui all’appendice A della norma tecnica citata, emessa da un laboratorio ufficiale (…);
– l’altezza del ponte su ruote non superi 12 m se utilizzato all’interno (assenza di vento) e 8 m se utilizzato all’esterno (presenza di vento);
– per i ponti su ruote utilizzati all’esterno degli edifici sia realizzato, ove possibile, un fissaggio all’edificio o altra struttura;
– per il montaggio, uso e smontaggio del ponte su ruote siano seguite le istruzioni indicate dal costruttore in un apposito manuale redatto in accordo alla norma tecnica UNI EN 1004.
Dunque il decreto rimanda alle norme UNI EN 1004, che a loro volta richiamano le UNI EN 1298.
La norma europea UNI EN 1004 (luglio 2005) parla, ad esempio, di codifiche delle torri mobili di accesso e di lavoro costituite da elementi prefabbricati, di manuali e di marcatura. In particolare si indica che “per ogni tipo di attrezzatura prefabbricata il fabbricante deve produrre un manuale di istruzioni per l’utilizzo in loco” e che “ogni componente deve essere marcato con: a) un simbolo o lettere per identificare il sistema MAT (Mobile Access Tower) e il suo fabbricante; b) l’anno di fabbricazione, utilizzando le ultime due cifre”.
Invece la norma UNI EN 1298 (gennaio 1998) indica regole e linee guida per la preparazione di un manuale d’istruzioni in relazione alle torri mobili da lavoro.
Nell’ultima parte del documento si danno brevi indicazioni per il montaggio e smontaggio del ponte che possono favorire la prevenzione delle cadute dall’alto.
Ad esempio si ricorda che nella fase di montaggio e smontaggio del ponte, “quando si lavora in condizioni di rischio di caduta prima che sia completata l’installazione dei parapetti laterali, è istintivo cercare l’ancoraggio dell’imbraco agganciando il moschettone al primo corrente a portata di mano”. Ma – continua il documento – “è probabile che i correnti non siano sufficientemente dimensionati per resistenti allo strappo determinato dal sistema che deve assicurare la trattenuta delle persona che cade”.
A questo proposito si indica che “per lavorare in modo corretto e rispettoso delle norme dettate ai sensi della UNI EN 795 il punto di ancoraggio deve essere capace di resistere a uno sforzo non inferiore a 10 kN” (chilonewton).
Il documento, che vi invitiamo a visionare direttamente, ha tabelle esplicative riguardo alla resistenza dei punti di ancoraggio e dà inoltre diverse indicazioni sui punti di applicazione dei dispositivi di ancoraggio provvisori.
Servizio sanitario regionale Emilia-Romagna, Università di Bologna, “Scheda Tecnica n° 25: ponte su ruote a torre (trabattelli)” elaborata dal servizio prevenzione e protezione dell’Azienda Ospedaliera S.Orsola Malpighi, a cura di Gianni Aiello e Marialuisa Diodato (formato PDF, 178 kB).
Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in congedo “Volontariato e Protezione Civile” (ANVVFC), “Linee guida per il montaggio e smontaggio di ponti a torre su ruote” (formato PDF, 487 kB).
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Morto operaio precipitato da dieci metri
Conegliano – Precipita dal tetto per oltre dieci metri e muore sul colpo. Vittima Elio De Lucca, operaio 41enne di Conegliano. L’incidente è avvenuto all’interno dell’azienda Casagrande di Fontanafredda, in provincia di Pordenone.
L’infortunio sul lavoro si è verificato questa mattina intorno a mezzogiorno. L’uomo era dipendente della Tofano Sas, azienda di Cordignano che si occupa di impermeabilizzazioni e che stava realizzando alcuni lavori di ristrutturazione alle coperture dell’azienda pordenonese.
Per cause che sono al vaglio dei Carabinieri di Fontanafredda e dello Spsal (Servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro), mentre era sul tetto insieme ad alcuni colleghi, l’operaio è scivolato precipitando e schiantandosi sul pavimento sottostante. La caduta è stata inevitabile nonostante l’uomo fosse regolarmente imbragato.
Un volo pauroso, da un’altezza di circa dieci metri e il tremendo impatto al suolo che non gli ha lasciato scampo. Il giovane, infatti, è morto sul colpo per un gravissimo trauma toracico ed altre lesioni, e inutile è stato l’arrivo sul posto dell’elisoccorso del Suem decollato da Udine.
Dai primi rilievi sembra che ci sia stato qualche problema nell’agganciare correttamente l’attrezzatura di sicurezza al cavo d’acciaio e al terminale che lo sostiene. Lo sfortunato operaio infatti aveva indossato l’imbragatura (che gli è infatti stata tolta dai soccorritori) , ma il cavo che avrebbe dovuto sostenerlo evitando che finisse al suolo, era probabilmente troppo lungo e non la ha protetto.
Sull’incidente è stata aperta un’indagine e l’imbragatura, così come il resto dell’attrezzatura, sono state posta sotto sequestro.
Elio De Lucca, lascia un figlio di 7 anni.
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Macchinari, escluso risarcimento per uso imprudente
Segnalato da ugo (www.studiofonzar.com)… grazie.
Questa notizia è stata tratta da: http://www.insic.it/
Con la sentenza n. 25/2010 del 5 gennaio scorso la Cassazione torna ad occuparsi dell’uso dei macchinari pericolosi, individuando le ipotesi in cui un comportamento imprudente del lavoratore potrebbe escludere, in caso di danni, il diritto al risarcimento.
La colpa del danneggiato nell’essersi procurato l’incidente basterebbe a escludere la risarcibilità dell’infortunio, quand’anche l’attività pericolosa venga esercitata senza adottare tutte le misure idonee ad evitare il danno.
Sancisce la Corte che chi è addetto all’uso di queste attrezzature deve prestare particolare attenzione altrimenti viene meno il nesso causale fra caso fortuito ed incidente, ed il danno subito da un uso imprudente della macchina non può essere risarcito sia quando è attribuibile al fatto di un terzo che del danneggiato stesso.
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Tagliare un albero in sicurezza
Segnalata da Ugo: http://www.studiofonzar.com/blog/?p=13851
Il video su come tagliare un albero in sicurezza.
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Risparmiare con il PC? Si puo’, ecco alcuni consigl
La maggior parte delle persone in un ufficio non crede nella diminuzione del consumo energetico dei pc per puri scopi di salvaguardia dell’ambiente: basta vedere quanti impiegati lasciano il computer acceso dopo la fine del loro orario di lavoro. Ma se fossero informati dei consumi, forse gli atteggiamenti cambierebbero.
Il consumo energetico di un notebook è tipicamente di 20 -50 W, mentre i desktop richiedono dai 60 ai 600 W. I computer più recenti – quindi con componenti come le schede grafiche più performanti – consumano 60 -80 W in modalità “idle”, mentre arriveranno a 100 -150 W con software che richiedono maggiori risorse al sistema operativo.
Provando a quantificare i consumi, chi utilizza per la maggior parte del giorno e-mail, documenti di testo, presentazioni o fogli elettronici non supererà mai un carico del 30-40% della CPU, mentre il carico medio si assesterà sul 20%.
La regola più importante per risparmiare energia, applicabile a tutti i dispositivi, è anche la più banale: non accendeteli se non ne avete bisogno.
Se può avere senso lasciare un computer acceso e pronto a ogni evenienza, ne ha molto di più spegnere il monitor se non lo si usa. I monitor Tft consumano dai 25 ai 100 W in base alla dimensione, i monitor Crt da 19” e oltre consumano almeno 100 W e possono raggiungere anche i 200 W coi modelli più grossi.
Se non volete spegnerli manualmente con gli interruttori, potete utilizzare la gestione energetica del computer, impostandola in maniera tale che spenga i vari componenti dopo un certo periodo di inutilizzo. In modalità stand-by, molti monitor richiedono solo pochi Watt. I moderni Tft riducono il consumo a meno di 1 W.
I meccanismi di risparmio energetico possono essere utilizzati anche per ridurre il lavoro del processore e il consumo dell’alimentazione quando l’attività è bassa. Tutti i processori moderni sono in grado di farlo.
Sia il Bios che il sistema operativo possono, inoltre, fermare la rotazione degli hard disk, risparmiando circa 5-10 W per drive.
Infine, potete anche forzare il computer a entrare in modalità stand-by. Tecnicamente il computer è acceso, ma inattivo e si riprenderà da questa modalità in pochi secondi, un tempo in molti casi trascurabile.
Il computer – Come risparmiare energia con un corretto uso del PC e del monitor
1. Quando fai una pausa…concedila anche al computer e al monitor: puoi attivare la funzione stand-by o da tastiera o dalle impostazioni del sistema operativo. Ad esempio su Windows®: da Start – Pannello di Controllo – Opzioni Risparmio Energia puoi regolare il tempo di spegnimento del monitor, della disattivazione dei dischi rigidi o della modalità standby o sospensione del PC. In alcuni casi non è disponibile la funzione “risparmio energia”; si possono allora impostare le funzioni di risparmio energetico del solo monitor cliccando sull’icona “schermo” anziché su quella “risparmio energia”.
2. L’eliminazione di qualsiasi “salvaschermo” (screen saver) disattiva il segnale del monitor e permette un reale risparmio di energia.
3. Se non utilizzi il PC per un lungo periodo di tempo, ricordati di spegnerlo. Alla fine della giornata di lavoro, stacca la spina del computer: il PC è uno di quegli elettrodomesticiche assorbe una potenza elettrica anche da spento; una potenza che può variare dai 3W a 6W a seconda dei modelli.
4. Stimando l’ammontare annuo medio di ore in cui il PC resta presumibilmente spento ma con la spina attaccata, e il costo medio attuale della fornitura di energia elettrica (0,18 euro per kWh), è possibile valutare una spesa annua che può variare da 28 euro a 56 euro per ogni singolo PC …una spesa che potremmo risparmiare semplicemente staccando la spina.
La stampante -Come risparmiare energia e carta con un corretto uso della stampante
1. Ricordati di spegnere la stampante, dell’ufficio o di rete, alla fine dell’orario di ufficio.
2. Ogni volta che è possibile usa la carta riciclata.
3. Stampa con l’opzione fronte/retro e/o inserendo più pagine nella stessa facciata.
4. Utilizza ogni volta che è possibile la modalità di stampa a bassa risoluzione (“economy”,“draft”, o “bozza”).
5. Per quanto possibile stampa tutti i documenti in un’unica sessione: si evita che la stampante debba ogni volta raggiungere la temperatura adeguata per la stampa.
6. Prima di stampare un documento, usa l’opzione “Anteprima di stampa” per vedere se l’impaginazione e l’effetto visivo è quello desiderato.
7. Ove possibile, riduci i margini della pagina e la dimensione del carattere.
8. Molto spesso capita di dover commentare un documento condiviso: invece di stamparlo, lavoraci in formato elettronico, utilizzando la funzione “Commento” (es. usando MS Word dal menù “Inserisci” “Commento” permette di inserire un commento nel testo).
9. Prima di stampare un documento accertati che sia veramente utile: un po’ di tempo dedicato ad una lettura veloce “a video” faranno risparmiare in termini di carta ed energia!
La fotocopiatrice – Come risparmiare energia e carta con un corretto uso della fotocopiatrice
1. Se la fotocopiatrice non possiede l’opzione di standby automatico ricordati di inserirlo sempre dopo il suo uso.
2. Alla fine dell’orario di ufficio è opportuno spegnere la fotocopiatrice e sconnetterla dalla rete, specialmente se rimane inutilizzata per lunghi periodi come ad esempio i fine settimana e le festività.
3. Quando possibile, fotocopia almeno con modalità fronte/retro, e usa la carta riciclata.
L’ascensore e l’illuminazione – Come risparmiare energia (e migliorare la salute) con un corretto uso dell’ascensore e dell’illuminazione
1. Con il nostro comportamento possiamo ridurre il consumo energetico dell’ascensore per una quota compresa tra il 20 e il 75%. Ogni volta che non usiamo l’ascensore risparmiamo circa 0,05 kWh.
2. Ricordati che la combinazione tra sedentarietà e sovrappeso influenza negli anni il mantenimento del nostro stato di salute. E’ stato dimostrato che i soggetti che praticano regolarmente attività fisica presentano una bassa incidenza di malattie cardiovascolari.
3. Evita di usare l’ascensore tutte le volte che puoi, facendo invece le scale a piedi. Il dispendio energetico complessivo stando in piedi inattivi (come dentro l’ascensore) è pari a 1,0 kCal/minuto; se si cammina tale dispendio è circa tre volte maggiore (2,5 kCal – 3,5 kCal camminando a 4 Km/h), ed è ancora maggiore se si cammina sotto sforzo, come, ad esempio, quando saliamo le scale. Ancora altri benefici sono legati alla movimentazione muscolo scheletrica.
4. Calibra l’illuminazione in base alle reali necessità: spesso è sufficiente utilizzare il 50% dei neon disponibili, specialmente nelle giornate di sole.
5. Spegni le luci quando esci dall’ufficio e dagli ambienti comuni (bagni, corridoi, sale riunioni, ecc.).
La climatizzazione – Come risparmiare energia con un corretto uso degli impianti di climatizzazione
1. ricorda che in estate la differenza tra la temperatura raccomandata interna agli edifici e quella esterna non dovrebbe superare i 7°C. Differenze eccessive tra temperature esterne ed interne ai locali possono favorire l’insorgenza di malesseri e patologie acute (ad es. raffreddori estivi ed invernali o dolori muscolo-scheletrici o reumatici);
2. in inverno, evita di aprire le finestre se fa troppo caldo: se puoi, abbassa ilriscaldamento;
3. in estate, tieni le finestre chiuse quando è acceso l’impianto di condizionamento;
4. se si usano sale riunioni saltuariamente, ricordati di spegnere il riscaldamento a fine riunione;
5. in inverno, ricordati di tenere le porte chiuse, per evitare che il calore si propaghi in ambienti che non è necessario riscaldare;
6. qualunque sia il tipo di radiatore, non ostacolare la circolazione dell’aria, pertanto non coprire i radiatori con “copri-termosifoni” o tende;
7. in estate, regola il climatizzatore sul consumo energetico ottimale e comunque accendilo solo se necessario. Inoltre, a minori velocità di ventilazione, la quantità di aria trattata è minore e quindi viene meglio raffreddata e soprattutto maggiormente deumidificata, con conseguente maggiore sensazione di benessere.
Tratto da “Il risparmio energetico in ufficio. Le azioni quotidiane che fanno bene all’ambiente”, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (formato PDF, 7.84 MB).
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Cass., sent. 48148/09: i file del computer aziendale possono provare l’evasione
Segnalato da Ugo che ringrazio!
Questa notizia è stata tratta da: http://www.penaleeconomico.com/
Con sentenza emessa in data 17 dicembre 2009, n. 48148, la Suprema Corte ha statuito che anche i file rinvenuti nel computer aziendale possono provare nel processo penale il superamento delle soglie necessarie ad integrare il delitto di dichiarazione infedele (art. 4 del d.lgs. 74 del 2000).
Corte di Cassazione, sez. III penale, sentenza 17 dicembre 2009, n. 48148
Il Tribunale di Ascoli Piceno, sezione distaccata di San Benedetto del Tronto, con sentenza del 16/4/08, ha condannato M.R. alla pena di anni uno di reclusione, concesse le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena, perché riconosciuto colpevole del reato di cui al D. Lgs. n. 74 del 2000, art. 4.
– la Corte territoriale ha omesso di esaminare la eccepita carenza di motivazione, posta a sostegno della sentenza del Tribunale, in relazione al superamento delle soglie di punibilità indicate positivamente dal D. Lgs. n. 74 del 2000, art. 4. La norma in oggetto, infatti, prevede una doppia soglia di punibilità, per cui è necessario che si sia congiuntamente conseguita una evasione di imposta, riferita a ciascuna delle singole imposte, superiore ad Euro 103.291,38, con un ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti alla imposizione superiore al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, superiore ad Euro 2.065.827,60;
– la distrazione dell’importo di Euro 2.226.619,600 trasfusa nella imputazione trae origine dalle indicazioni contenute negli accertamenti della Guardia di Finanza, recepiti pedissequamente dalla Agenzia delle Entrate e da questa travasate negli avvisi di accertamento. Sul punto, peraltro, in contrasto con la essenzialità della prova ritenuta a fondamento della tesi accusatoria, costituita dai verbali redatti dalla Guardia di Finanza predetti, si rileva che il Tribunale di Ascoli Piceno, in altro processo per bancarotta fraudolenta, che vedeva imputato lo stesso M., ha avuto modo di affermare, con sentenza del 10/12/08, che detti verbali vanno disattesi.
La sentenza impugnata di palesa sorretta da logica e corretta argomentazione motivazionale.
Il decidente rileva che l’imputato veniva riconosciuto responsabile del contestato delitto di dichiarazione infedele perché, quale amministratore unico della “Platino S.R.L.”, esercente l’attività di “night club”, aveva omesso di annotare e dichiarare maggiori ricavi relativi all’anno d’imposta 2001, per l’importo di Euro 1.345.862,32, con evasione di imposta IRPEG per Euro 484.510,42 e di IVA per Euro 286.654,75, importi superiori alle soglie di punibilità previste dal D. Lgs. 74 del 2000, art. 4, lett. a) e b).
Il fatto veniva constatato dalla Guardia di Finanza di San Benedetto del Tronto ed i testi, B.S. e M.A., riferivano in dibattimento gli esiti della verifica, documentati dal relativo verbale di constatazione, precisando che un rilevante numero di transazioni non erano state annotate nella contabilità ufficiale, ma erano emerse dalla reperita contabilità extracontabile, consistente in fogli stampati e in file conservati nel computer della società.
La Corte territoriale, pur ammettendo che la motivazione della decisione resa dal Tribunale è carente in ordine alla ricorrenza della soglia di punibilità, di cui all’art. 4, lett. b), del citato D. Lgs., ha evidenziato che la ricorrenza di tale necessario requisito si ricava del pari, agevolmente e chiaramente, dagli elementi acquisiti al processo, visto che dagli esiti della verifica fiscale emerge che gli elementi attivi registrati sono dell’importo di L. 560.135.250, mentre quelli attivi, sottratti alla imposizione ammontano a L. 2.749.409.750.
Priva di fondamento si rivela la censura mossa in relazione ai verbali redatti dalla Guardia di Finanza, disattesi in altro processo, che aveva visto lo stesso M. imputato di bancarotta fraudolenta, in quanto la valutazione attribuita a tale prova dal giudice di merito in quella sede nessuna incidenza può avere nel caso che ci occupa: ai fini della pronuncia per il reato di cui al R.D. n. 267 del 1942, art. 216, comma 1, n. 1, comma 2, n. 1, e art. 223, comma 1, il Tribunale di Ascoli Piceno ha ritenuto che i verbali de quibus non comprovassero la tesi accusatoria; di contro, nel processo che vede M. chiamato a rispondere del reato di cui al D. Lgs. n. 74 del 2000, art. 4, i detti verbali sono stati considerati, correttamente, prova essenziale dell’illecita condotta posta in essere dall’imputato, dato che da essi si evince, con nettezza, la omessa annotazione dei maggiori incassi relativi all’anno di imposta 2001, nonché gli specifici importi evasi.
Tenuto conto, poi, della sentenza del 13/6/2000, n. 186, della Corte Costituzionale, e rilevato che non sussistono elementi per ritenere che il M. abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, lo stesso, a norma dell’art. 616 c.p.p., deve essere condannato al pagamento di una somma, in favore della Cassa delle Ammende, equitativamente fissata, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di Euro 1.000,00.
La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento in favore della Cassa delle Ammende delle somma di Euro 1.000,00.
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 art. 4
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 art. 216
 art. 223
 art. 4
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