Source: https://www.torquatiassicurazioni.it/2011/non-viola-la-privacy-del-paziente-il-medico-che-deve-difendersi-in-giudizio/
Timestamp: 2020-01-20 17:21:43+00:00

Document:
Non viola la privacy del paziente il medico che deve difendersi in giudizio - Torquati Assicurazioni
Non viola la privacy del paziente il medico che deve difendersi in giudizio
Un medico pubblico dipendente era accusato di aver abusato di tale qualità e, al fine di trarne profitto, di aver proceduto al trattamento dei dati personali attinenti allo stato di salute di una paziente senza il consenso dell’interessata e l’autorizzazione del garante, al di fuori delle ipotesi consentite di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003 rivelando a vari soggetti notizie concernenti la patologia di cui aveva sofferto. Il sanitario aveva utilizzato le informazioni attingendole anche dalla cartella clinica per difendersi in un giudizio intrapreso dalla paziente per ottenere il risarcimento dei danni e in altro procedimento civile.
Cassazione Penale – Sez. III, Sent. N. 35296 del 29.09.2011
che, con il terzo mezzo (con il quale si duole della nullità della sentenza ex art. 606 c.p.p., lett. b), per inosservanza od erronea applicazione della legge penale – artt. 15 e 326 c.p. – per mancanza, contraddittorietà e illogicità della motivazione: in relazione alle due ipotesi di accusa di cui all’art. 326 c.p.) la ricorrente si duole, anzitutto, che il giudice abbia disatteso la diversa oggettività giuridica delle due ipotesi criminose, ritenendo applicabile il principio di specialità. In secondo luogo, censura l’asserita insussistenza del reato che viceversa sussisterebbe per il comportamento accertato in spregio all’art. 26 cod. privacy. che, con il quarto ed ultimo mezzo (con il quale si duole della nullità della sentenza ex art. 606 c.p.p., lett. b), per inosservanza od erronea applicazione della legge processuale penale relativa alla disciplina dell’udienza preliminare:
artt. 421 e 425 c.p.p.) la ricorrente si duole del fatto che il GUP abbia disatteso la regola di giudizio secondo la quale quando vi sia insufficienza o contraddittorietà degli elementi acquisiti questi devono essere esaminati solo in dibattimento.
che, quanto al bilanciamento operato dal giudice di merito in favore del diritto di difesa dell’imputata, questa Corte non può non richiamare il principio di diritto già enunciato dalle Sezioni Unite civili in fattispecie relativa al trattamento di altri dati sensibili (inerenti al rapporto di coppia in una controversia di status) laddove esse hanno affermato che “In tema di protezione dei dati personali, non costituisce violazione della relativa disciplina il loro utilizzo mediante lo svolgimento di attività processuale giacchè detta disciplina non trova applicazione in via generale, ai sensi del D.Lgs. n. 193 del 2003, artt. 7, 24, 46 e 47 (c.d. codice della privacy), quando i dati stessi vengano raccolti e gestiti nell’ambito di un processo; in esso, infatti,, la titolarità del trattamento spetta all’autorità giudiziaria e in tal sede vanno composte le diverse esigenze, rispettivamente, di tutela della riservatezza e di corretta esecuzione del processo, per cui, se non coincidenti, è il codice di rito a regolare le modalità di svolgimento in giudizio del diritto di difesa e dunque, con le sue forme, a prevalere in quanto contenente disposizioni speciali e, benchè anteriori, non suscettibili di alcuna integrazione su quelle del predetto codice della privacy. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo alla condotta della parte che aveva notificato l’ordine di esibizione dato dal giudice istruttore ed alcuni verbali d’udienza in collegamento con lo stesso ordine, anche in assenza del consenso del titolare dei dati riportati nei predetti atti)” (Sez. U, Sentenza n. 3034 del 08/02/2011, Rv. 616637);
che, peraltro, tale principio non costituisce una novità essendo già emersa da altre decisioni dello stesso segno come ad es. con la sentenza della Cass, Civ. (Sez. 3) n. 3358 del 11/02/2009 (Rv.
606935) secondo cui “La produzione in giudizio di documenti contenenti dati personali è sempre consentita ove necessaria per esercitare il proprio diritto di difesa, anche in assenza del consenso del titolare e quali che siano le modalità con cui è stata acquisita la loro conoscenza. La facoltà di difendersi in giudizio utilizzando gli altrui dati personali va tuttavia esercitata nel rispetto dei doveri di correttezza, pertinenza e non eccedenza previsti dalla L. n. 675 del 1996, art. 9, lett. a) e d), sicchè la legittimità della produzione va valutata in base al bilanciamento tra il contenuto del dato utilizzato, cui va correlato il grado di riservatezza, e le esigenze di difesa. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che, in un giudizio avente ad oggetto il risarcimento dei danni subiti da un avvocato per effetto della cessazione del rapporto professionale con un cliente, aveva ritenuto legittima la produzione di una lettera dello stesso attore indirizzata a terzi, da cui risultava che i motivi della rinuncia all’incarico erano diversi da quelli dedotti in giudizio)”;

References: sentenza 
 art. 606
 sentenza 
 art. 606
 Sentenza 
 sentenza 
 art. 9
 sentenza