Source: https://francescocolaci.wordpress.com/2013/03/
Timestamp: 2018-02-19 21:58:25+00:00

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marzo | 2013 | Francesco Colaci's BLOG
Si avvertono i visitatori del Blog che in occcasione delle festivita’ pasquali ,rispetto a cui si formulano sentiti e sinceri auguri, non si procedera’ all’aggiornamento dello stesso .
RAPPORTO TRA CIGS E TFR
In riferimento alla richiesta di conoscere il rapporto tra la cigs ed il tfr ,con particolare riferimento al fondo di tesoreria inps,si rappresenta che attualmente trova applicazione la disciplina che di seguito si espone
Durante i periodi soggetti al trattamento di integrazione salariale, i lavoratori continuano a maturare il diritto al Tfr, determinando la retribuzione annua, utile a tale scopo, secondo le modalità fissate dall’art. 2120 del codice civile e considerando la retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito se avesse effettivamente lavorato.
Per i lavoratori interessati dal trattamento di integrazione salariale straordinario, così come sancito dall’art. 2 della legge n. 464/1972, le quote di Tfr maturato durante il predetto periodo di sospensione, possono essere chieste a rimborso direttamente all’Inps, nel caso in cui i lavoratori siano stati ininterrottamente sospesi e licenziati durante o al termine del periodo integrato.
Tuttavia, i periodi soggetti al suddetto rimborso, sono quelli immediatamente precedenti la cessazione del rapporto di lavoro e, per i quali, non sia intervenuto un evento che abbia determinato l’interruzione della continuità cronologica della sospensione per Cigs.
A tale fine, determinano l’impossibilità di imputare le quote di Tfr a carico della cassa integrazione straordinaria, i riposi pre e post partum, la rioccupazione presso la stessa azienda, il servizio militare e le ferie (circolare Inps n. 38/1987).
Si aggiunge che la fruizione da parte del lavoratore del trattamento straordinario di integrazione salariale concesso ai sensi dell’ art. 3 della L. 223/91, presuppone la continuazione reale – e non fittizia – del rapporto di lavoro con l’ impresa fallita fino al termine di concessione della CIGS.
Di conseguenza l’ intervento del Fondo, relativamente alla quota del TFR maturata prima del trattamento straordinario di integrazione salariale – con esclusione della quota riferibile al beneficio assistenziale la quale grava sulla Gestione di cui all’ art. 37 della legge n. 88/89 – potrà essere richiesto al termine del periodo di fruizione del trattamento in parola, purché intervenga una causa di risoluzione del rapporto (licenziamento o dimissioni).
Per quanto concerne nello specifico i contratti di solidarieta’ difensivi di cui all’art.1 della legge n.863/84,è da riferire che anche qui il trattamento di fine rapporto matura sull’intero importo della retribuzione contrattuale in quanto la diminuzione della retribuzione non produce effetto su tale istituto contrattuale.(art.1 comma 5 legge precitata ,come sostituito dal comma 2 bis art 8 della legge n.160/88)
Per le ore lavorate, il datore di lavoro continuerà ad accantonare il TFR a suo carico, mentre per quelle non lavorate per effetto del CDS il TFR sarà a carico dell’INPS.
Andranno calcolate due quote:
– una sulla retribuzione corrispondente alle ore effettivamente lavorate (o comunque coperte da eventuale altra assenza tutelata);
– una sulle ore non lavorate per effetto del CDS.
E’ comunque il datore di lavoro a corrispondere l’intero TFR recuperando le quote accantonate, comprensive della rivalutazione mediante conguaglio sui versamenti dovuti tramite codice contributivo L042 da indicare sul flusso UNIEMENS, solo al momento della cessazione del rapporto di lavoro (art. 1 comma 5 d.l n. 726/84 art. 8, c. 2-bis, dl n. 86/88 – conv. in L.160/88 – circolare INPS n. 212 13 luglio 1994).
Sul piano pratico il datore di lavoro dovrà comunicare all’INPS i nominativi dei lavoratori interessati, con l’indicazione delle quote di retribuzione perse, assunte a base di calcolo dell’integrazione salariale. Il codice L042 richiede anche l’indicazione del numero dei lavoratori ai quali è stato liquidato il TFR a carico dell’INPS.
L’INPS ha precisato che il diritto al rimborso può essere riconosciuto solo al momento della risoluzione del rapporto di lavoro, anche se questo avviene a distanza di anni dalla fine del CDS. In attesa di chiarimenti da parte dell’INPS, il contributo da versare presso la tesoreria, verrà effettuato esclusivamente considerando il c/ datore di lavoro.
Per quanto riguarda il versamento del TFR agli eventuali fondi di previdenza complementare scelti dai dipendenti, la questione è ancora complessa e irrisolta. Non essendo l’istituto del CDS quasi mai utilizzato fino ad oggi, non esiste ne’ normativa, ne’ prassi specifica. In merito risulta esser stato posto un quesito al Ministero del lavoro, per il quale si è in attesa di risposta.
Fintanto non giungano gli attesi chiarimenti, e’ stato comunque suggerito di versare l’intera quota maturata ai fondi (quota a carico datore di lavoro e quota a carico INPS) con recupero per il datore di lavoro a fine anno su versamento INPS. Questa logica soluzione permetterà di non penalizzare il lavoratore che ha inteso investire in un fondo il suo trattamento di fine rapporto.
Infine è da ricordsare che ,oltre a quelli con l’intervento della cigs ,operano anche i contratti di solidarieta’ disciplinati dall’art.5 ,comma 5 ,.della legge n.236/93 ,che ,interessando le aziende non destinatarie della disciplina sull’integrazione salariale straordinaria , non comportano l’intervento della cigs ,ma del contributo economico del Ministero del Lavoro ,pari al 50% dell’importo della retribuzione persa dai lavoratori per la contrazione dell’orario lsavorativo ,da ripartire alla pari tra dipendenti e datotri di lavoro.
La norma menzionata non fa cenno in merito aòlle quote di tfr collegate al monte retributivo non percepito dai òlavorstori per l’attuazione per questa tipologia di solidarieta’-
La mancanza di disposizioni in proposito porterrebbe a concludere che le quote di TFR in tale ipotesi non maturano.
PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE DPCM ASSUNZIONI STAGIONALI EXTRACOMUNITARI ANNO 2013
Dalle ore 8 del 26 marzo alle ore 24 del 31 dicembre 2013 possono essere presentate on line le domande per le assunzioni di cui al titolo,previste dal DPCM del 15 febbraio scorso , che regolamenta appunto la rogrammazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari stagionali, nel territorio dello Stato, per l’anno 2013,che risulta pubblicato sulla gazzetta ufficiale n.71 del 25.3.13,il cui testio si riporta di seguito,ricvordando che per la procedura on line si puo’ consultare il seguente sito:https ://nullaostalavoro.interno.it/Ministero/index2.jsp
Si segnala che in merito al nulla osta al lavoro, al fine di semplificare le procedure, la sottoscrizione del contratto di soggiorno sarà valevole ai fini della comunicazione obbligatoria.
1. A  titolo  di  anticipazione  della  programmazione  dei  flussi
d'ingresso dei lavoratori non comunitari stagionali per l'anno  2013,
sono ammessi in Italia, in  via  di  programmazione  transitoria  per
motivi di lavoro subordinato stagionale, i cittadini  non  comunitari
residenti all'estero entro una quota di 30.000 unita',  da  ripartire
tra le regioni e le province autonome a cura del Ministero del lavoro
2. La quota di cui al comma 1  riguarda  i  lavoratori  subordinati
stagionali non comunitari di  Albania,  Algeria,  Bosnia-Herzegovina,
Croazia, Egitto, Repubblica delle Filippine,  Gambia,  Ghana,  India,
Kosovo, Repubblica ex Jugoslava  di  Macedonia,  Marocco,  Mauritius,
Moldavia, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Serbia,  Sri
Lanka, Ucraina, Tunisia.
3. Nell'ambito della quota di cui al comma 1 e' riservata una quota
di 5.000 unita' per i lavoratori non comunitari, cittadini dei  Paesi
indicati al comma  2,  che  abbiano  fatto  ingresso  in  Italia  per
prestare  lavoro  subordinato  stagionale   per   almeno   due   anni
consecutivi e per i quali il datore di lavoro presenti  richiesta  di
nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale.
decreto - con particolare riferimento al nulla osta al  lavoro,  alla
sottoscrizione del  contratto  di  soggiorno  ed  alla  comunicazione
obbligatoria di cui all'art. 9, comma 2, del decreto-legge 1° ottobre
1996, n. 510, convertito, con modificazioni, con  legge  28  novembre
1996, n. 608 - saranno definite, in un'ottica di semplificazione, con
SENTENZA CASSAZIONE :ILLEGITTIMITA’ TRASFERIMENTO LAVORATORE CHE ASSISTE FAMILIARE DISABILE
La Sentenza di cui al titolo porta il numero 9201 ,decisa il 3 aprile 2012 e depositata il 7 giugno 2012,puo’ dirsi innovativa ,.in riferimento allo stato della previsione della legge n.104/92 all’epoca a cui si riferisce il fatto oggetto di ricorso al giudice , risalente al 2007..
Per il testo della sentenza cliccareLa Sentenza n. 9201/2012
Con tale decisione si è stabilito che il datore di lavoro non può trasferire d’imperio un lavoratore che assiste un proprio congiunto con disabilità, anche se non grave. Infatti, la Corte ricorda che già ai sensi dell’art. 2103 del codice civile qualsiasi lavoratore “non può essere trasferito da una unità produttiva ad una altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” e che tali ragioni, quindi, vadano adeguatamente provate dal datore di lavoro.
Tra l’altro, nel caso di lavoratore che assite una persona con disabilità le esigenze del datore di lavoro dovrebbero essere bilanciate rispetto alle esigenze del lavoratore, in virtù del fatto che tale potere datoriale deve essere esercitato in ossequio ai più ampi poteri di solidarietà sociale e di sostegno rispetto alle famiglie che hanno al proprio interno un componente con disabilità secondo le norme proprie della Costituzione e, adesso, dei principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata initalia con Legge n. 18/2009.
Nel caso di specie, il datore di lavoro aveva ritenuto di poter agire senza alcun consenso del proprio lavoratore, in considerazione del fatto che la persona con disabilità da assistere non era stata riconosciuta in “stato di handicap grave” ai sensi dell’art. 3 c.3 Legge n. 104/1992; ma la Corte ha ricordato che al tempo del trasferimento (1997) non era neppure richiesta (ai sensi del vecchio testo dell’art. 33 c. 5 Legge n. 104/1992) tale connotazione di gravità. Oggi è pur vero che la norma, nel frattempo novellata dal Collegato Lavoro (Legge n. 183/2010), richiede espressamente la connotazione di gravità per il rifiuto del lavoratore al trasferimento d’ufficio, ma al tempo stesso l’indicata sentenza evidenzia anche che, in assenza di tale gravità, comunque il datore di lavoro nnon è automaticamente libero di trasferire un proprio dipendente, specie quando all’interno del bilanciamento delle esigenze produttive da una parte e familiari dall’altra, l’ago della bilancia, in assenza di circostanziate prove a sostegno delle prime, pende maggiormente a favore del lavoratore che si fa carico di un compito così socialmente rilevante quale l’assistenza alle persone con disabilità ed il sostegno ad una vita quanto più autonoma possibile per le stesse.
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References: art. 3
 art. 37
 art. 8

SENTENZA 
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