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Timestamp: 2018-10-18 20:50:51+00:00

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LINEE-GUIDA PER IL FINANZIAMENTO ALLE IMPRESE IN CRISI PRIMA EDIZIONE 2010 ( ) - PDF
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1 LINEE-GUIDA PER IL FINANZIAMENTO ALLE IMPRESE IN CRISI PRIMA EDIZIONE 2010 ( ) INDICE Premessa 1. La riduzione dell incertezza attraverso modelli di comportamento condivisi e virtuosi Finalità delle Linee-guida e loro struttura L elaborazione delle Linee-guida. Contatti per l invio di commenti e osservazioni critiche I. Linee-guida sul finanziamento alle imprese in crisi (non in procedura) 1. Gli strumenti per il risanamento 1.1. Premessa Il piano attestato L accordo di ristrutturazione dei debiti Il problema del finanziamento interinale (o finanziamento-ponte ) Piani attestati e accordi di ristrutturazione nella crisi del gruppo Il quadro di riferimento delle operazioni di risanamento stragiudiziale RACCOMANDAZIONE N. 1 (CONTESTO DEL RISANAMENTO E PERCORSI PROTETTI) Gli attori del risanamento 2.1. Consulente e professionista attestatore: ruoli e responsabilità RACCOMANDAZIONE N. 2 (INDIPENDENZA E TERZIETÀ DEL PROFESSIONISTA E TEMPESTIVITÀ DEL SUO INTERVENTO) Scelta del professionista attestatore RACCOMANDAZIONE N. 3 (VERIFICA DEI DATI AZIENDALI DI PARTENZA) Il piano di risanamento 3.1. Struttura e contenuto ( ) L elaborazione delle Linee-Guida è stata resa possibile dal contributo ricevuto dal Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca nell ambito del progetto PRIN 2005 Modelli innovativi nella finanza delle piccole e medie imprese, coordinatore nazionale Prof. Fabrizio Cafaggi, responsabile dell unità di ricerca presso l Università degli Studi di Firenze Prof. Lorenzo Stanghellini, componenti dell unità Prof. Rocco Moliterni, Dott. Francesco D Angelo, Dott.ssa Silvia Turelli, Dott. Andrea Zorzi, Avv. Salvatore Paratore.
2 RACCOMANDAZIONE N. 4 (ESPLICITAZIONE DELLE IPOTESI E DELLE METODOLOGIE) RACCOMANDAZIONE N. 5 (ARCO TEMPORALE DEL PIANO) RACCOMANDAZIONE N. 6 (RISANAMENTO AZIENDALE E CORRETTA GESTIONE SOCIETARIA) RACCOMANDAZIONE N. 7 (ESPLICITAZIONE DEL GRADO DI SOLIDITÀ DEI RISULTATI) RACCOMANDAZIONE N. 8 (ESPLICITAZIONE DEGLI OBIETTIVI INTERMEDI) Indicazione degli atti da compiere e loro specifica finalizzazione RACCOMANDAZIONE N. 9 (INDICAZIONE DEGLI ATTI DA COMPIERE IN ESECUZIONE DEL PIANO) Il problema delle garanzie prestate dal debitore L attestazione del professionista: struttura e contenuto RACCOMANDAZIONE N. 10 (STRUTTURA DELL ATTESTAZIONE) RACCOMANDAZIONE N. 11 (MOTIVAZIONE DELL ATTESTAZIONE) RACCOMANDAZIONE N. 12 (INDICAZIONI CAUTELATIVE, OGGETTO DELL ATTESTAZIONE E CONDIZIONI SOSPENSIVE DELL ATTESTAZIONE) L esecuzione del piano RACCOMANDAZIONE N. 13 (MONITORAGGIO DELL ESECUZIONE DEL PIANO) RACCOMANDAZIONE N. 14 (EFFETTI DEGLI SCOSTAMENTI E MECCANISMI DI AGGIUSTAMENTO) RACCOMANDAZIONE N. 15 (RIATTESTAZIONE DEL PIANO DIVENUTO INESEGUIBILE) II. Linee-guida sul finanziamento alle imprese in procedura 1. Il nuovo quadro normativo e la necessità di una spinta culturale 1.1. La sostanziale assenza di una prassi di finanziamenti ad imprese in procedura nel passato regime e le opportunità create dalla nuova disciplina La nuova stabilità degli atti compiuti nel quadro di un concordato preventivo in caso di suo eventuale insuccesso La nuova filosofia conservativa dell esercizio provvisorio dell impresa nel fallimento Le opportunità di mercato e le incertezze residue Il finanziamento all impresa in concordato preventivo 3.1. Urgenza di proteggere l impresa e accuratezza del piano: due obiettivi difficilmente conciliabili OPPORTUNITÀ N. 1 (CONSERVAZIONE DELL IMPRESA E PRESENTAZIONE DI PIANO INCOMPLETO) Il finanziamento all impresa in ristrutturazione e il piano condizionato al suo ottenimento
3 OPPORTUNITÀ N. 2 (PIANO DI CONCORDATO CONDIZIONATO AL FINANZIAMENTO IN PROCEDURA) Natura e limiti della prededucibilità del finanziamento all impresa in procedura. Il problema delle eventuali garanzie (proprie o improprie) Il finanziamento da erogarsi all impresa ristrutturata dopo l omologazione OPPORTUNITÀ N. 3 (FINANZIAMENTO STRUMENTALE ALL ESECUZIONE DEL CONCORDATO) Il finanziamento all impresa in pendenza di fallimento 4.1. Il finanziamento all impresa nella fase dell esercizio provvisorio OPPORTUNITÀ N. 4 (FINANZIAMENTO NELL ESERCIZIO PROVVISORIO) Il conferimento dell azienda in società e la sua potenzialità come mezzo per ottenere finanziamenti OPPORTUNITÀ N. 5 (CONFERIMENTO DELL AZIENDA DEL FALLIMENTO E SUO FINANZIAMENTO) * * * PREMESSA 1. La riduzione dell incertezza attraverso modelli di comportamento condivisi e virtuosi Ancorché la ristrutturazione di un impresa in crisi sia talvolta possibile anche senza il ricorso a nuovi finanziamenti a titolo di debito, le opzioni disponibili sono più numerose se la ristrutturazione è accompagnata da nuova finanza. La nuova finanza, infatti, consente di disporre di maggiori risorse sia per la gestione della fase di emergenza, sia per la successiva impostazione del processo di ritorno al valore. In Italia, tuttavia, il finanziamento delle imprese in crisi incontra gravi impedimenti causati dalla mancanza di certezza del quadro normativo che specificamente lo riguarda, con conseguenti difficoltà ex ante e rischi ex post. In particolare, quanto alle difficoltà ex ante sussistono incertezze normative (e dunque rischi legali) in relazione: (a) (b) al finanziamento erogato a imprese in crisi nell ambito di piani stragiudiziali di salvataggio, al fine di consentir loro di uscire dalla situazione di difficoltà pagando tutti i creditori nei termini originari o in quelli diversi eventualmente concordati con ciascuno di loro; al finanziamento erogato a imprese sottoposte a procedure concorsuali, al fine di conseguire gli obiettivi della specifica procedura concorsuale cui l impresa è assoggettata (valorizzazione dell attivo e migliore pagamento dei creditori). Gli effetti dell incertezza normativa sono accentuati dal fatto che la valutazione degli interventi è sempre fatta ex post. Nella materia dell insolvenza, infatti, la casistica emerge quasi per definizione in relazione a fattispecie in cui eventuali tentativi di ristrutturazione non hanno avuto successo. Il problema è acuito dal fatto che la disciplina penale in materia di crisi 3
4 d impresa è rimasta quella vigente prima della riforma e non è stata adeguata al ben più moderno quadro che quest ultima ha tracciato. In questo scenario, le strade percorribili per ridurre le incertezze normative appaiono le seguenti: (a) (b) quanto al finanziamento a imprese in crisi nell ambito di piani stragiudiziali di salvataggio. Considerata la molteplicità di profili di rischio (risarcitorio, revocatorio e penale) che gravano sul finanziamento a imprese nell ambito di piani stragiudiziali di salvataggio, la strada più agevole per operare in condizioni di relativa sicurezza (o comunque di minore rischio) non solo dal punto di vista dell azione revocatoria, ma anche su un piano più generale, appare quella degli strumenti di cui all art. 67, comma 3, lett. d) e 182-bis l. fall. (piani di risanamento attestati e accordi di ristrutturazione dei debiti). È infatti opinione prevalente, e preferibile, che un atto che sia esplicitamente autorizzato da una norma è da considerare integralmente lecito per l ordinamento e non può quindi generare responsabilità sotto altri profili; quanto al finanziamento a imprese già sottoposte a procedure concorsuali (concordato preventivo, fallimento o amministrazione straordinaria). Data la quasi assoluta mancanza di una prassi al riguardo, è necessario individuare, all interno dei confini posti dalla vigente disciplina, modalità operative tali da consentire all impresa assoggettata a procedura concorsuale (concordato preventivo o fallimento) di accedere a nuova finanza. Più in generale, si avverte l esigenza di costruire modelli virtuosi di comportamento che, valorizzando al meglio i nuovi strumenti messi a disposizione dalla riforma, ove seguiti, (i) costituiscano un significativo elemento di distinzione rispetto a piani inadeguati o usati in modo distorto, che spesso portano all insolvenza irreversibile, e (ii) nell eventualità di un insuccesso, che non può mai essere del tutto esclusa, pongano quanto più possibile i partecipanti all operazione di risanamento al riparo da responsabilità non prevedibili 1. Nel campo del diritto dell economia, infatti, l incertezza induce un costo inaccettabile. Mentre nel diritto non economico può essere ragionevole ritenere che, nel dubbio circa la liceità o meno di una condotta, occorra astenersi, nel campo del diritto dell impresa l inazione produce gravi conseguenze, e l astensione da tentativi di salvare la propria impresa, oggetto di una libertà costituzionale (art. 41 Cost.), è giustificata solo in presenza di un elevata probabilità dell illiceità. In altre parole, l incertezza va combattuta e l imprenditore in difficoltà deve essere aiutato, e non scoraggiato, dall ordinamento. 2. Finalità delle Linee-guida e loro struttura Queste Linee-guida cercano di ridurre le incertezze che gli operatori incontrano nel finanziamento delle operazioni di ristrutturazione. Esse hanno lo scopo di suggerire prassi 1 In passato, già l ABI aveva promosso la redazione di un Codice di comportamento tra banche per affrontare i processi di ristrutturazione atti a superare le crisi di impresa (2000), disponibile in _6CodiceComportamentoCrisi.pdf, di contenuto prevalentemente procedimentale e, soprattutto, redatto nel vigore della normativa anteriore alla riforma, che frapponeva notevoli ostacoli ai percorsi di risanamento. 4
5 virtuose e comportamenti che, pur non essendo strettamente imposti dalla legge, possono aumentare il grado di sicurezza delle operazioni di finanziamento. È appena il caso di precisare che, sia per la loro natura, sia per il fatto che esse si limitano ad indicare comportamenti in positivo, le Linee-guida non intendono in nessun modo suggerire, in negativo, che qualsiasi comportamento difforme sia, per ciò stesso, illecito, o anche soltanto inopportuno o di dubbia natura. Esse vogliono soltanto proporre modelli di comportamento che potrebbero porsi come una sorta di safe harbor, un porto sicuro nel successivo, eventuale, scrutinio giudiziale. Si tratta di un primo approccio a problemi che non hanno ancora trovato un ampia elaborazione giudiziale, e che dovrà dunque essere rivisto alla luce delle indicazioni che verranno dalla prassi. Esse sono così strutturate: breve illustrazione del quadro normativo di riferimento, descrizione dei comportamenti virtuosi e delle opportunità offerte dalla nuova legge, motivazione degli stessi. Nella prima parte, relativa al finanziamento ad operazioni di ristrutturazione stragiudiziale, una prassi esiste, ed è per questo che si propongono delle raccomandazioni che mirano a porsi come buone prassi. Nella seconda parte, relativa al finanziamento ad operazioni di ristrutturazione mediante procedure concorsuali, la prassi è quasi del tutto assente ed è legata ad un quadro normativo superato, ed è per questo che si propongono delle opportunità che la nuova legge offre agli operatori. 3. L elaborazione delle Linee-guida. Contatti per l invio di commenti e osservazioni critiche L elaborazione iniziale delle Linee-guida si è basata su alcuni seminari di ricerca e innumerevoli consultazioni che si sono svolti negli anni 2007 e A tali seminari ed incontri hanno partecipato avvocati, commercialisti, docenti universitari, esponenti del mondo bancario e finanziario, esperti di soluzione della crisi d impresa, revisori contabili, società di revisione, esponenti di varie associazioni imprenditoriali e di autorità di regolazione del mercato. Una prima bozza è stata presentata a Milano il 20 maggio 2008 e diffusa alla stampa e sui siti internet dell Università di Firenze, del Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili e dell Associazione Nazionale fra le Società italiane per azioni (Assonime), per consentire la formulazione di osservazioni e commenti. Dei commenti ricevuti e degli spunti emersi anche nel corso di convegni scientifici e di seminari nei quali si è parlato del documento, nonché dell esperienza che si è formata nel corso del 2008 e, soprattutto, nella seconda metà del 2009, si è tenuto conto nella redazione della presente versione definitiva. I contributi ricevuti, talvolta adesivi, talvolta critici, sempre costruttivi, sono stati decisivi. È infatti possibile affermare che le presenti Linee-guida, ancorché in modo esplicito riflettano la posizione del Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili e di Assonime, interpretano e cercano di dare risposta ad un esigenza di certezza largamente condivisa. Le Linee-guida, in sostanza, sono nate dal basso. Il fenomeno del finanziamento alle imprese in crisi, reso più attuale dalla riforma del diritto fallimentare, sta acquisendo crescente importanza. Le Linee-guida dovranno perciò essere riviste alla luce dell esperienza e delle prime pronunzie giurisprudenziali che interverranno. Proprio per questo si è scelto di intitolarle Prima edizione, per sottolinearne il carattere contingente ed aperto ad ulteriori contributi. 5
6 Chi fosse interessato a inviare commenti e osservazioni al presente documento, o a essere informato sugli sviluppi del progetto Linee-guida sul finanziamento alle imprese in crisi, può inviare una mail a: I commenti così indirizzati sono da intendersi destinati, oltre che all Università di Firenze, Dipartimento di Diritto privato e processuale, anche al Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili e ad Assonime. Dei dettagli e degli sviluppi del progetto sarà data notizia sui siti: * * * PARTE I LINEE-GUIDA SUL FINANZIAMENTO ALLE IMPRESE IN CRISI (NON IN PROCEDURA) 1. Gli strumenti per il risanamento 1.1. Premessa La recente riforma della legge fallimentare ha fornito all impresa una serie di strumenti stragiudiziali che possono consentirle un uscita guidata dalla situazione di crisi, legittimando così pienamente la finalità di evitare, con tali strumenti, l assoggettamento ad una procedura concorsuale. Per l imprenditore e per i suoi consulenti non esiste dunque un obbligo di adire l autorità giudiziaria, se ed in quanto la crisi venga comunque affrontata in modo tempestivo, in buona fede e con mezzi oggettivamente idonei a rimuoverla. È importante notare che tali strumenti stragiudiziali, se correttamente utilizzati, sono idonei a rimuovere non soltanto lo stato di crisi, ma anche un eventuale stato di insolvenza. Ciò in quanto, a seguito del compimento delle operazioni previste dal piano e della ristrutturazione dei diritti dei creditori (attestata dall esperto nelle forme di legge), il debitore torna in grado: (a) di pagare i creditori che hanno accettato la ristrutturazione nei nuovi termini concordati con loro 2 ; e (b) di pagare i debiti residui con le risorse così liberate. Entrambe queste circostanze sono oggetto di specifica attestazione da parte di un professionista. Ne consegue che le istanze di fallimento sulle quali il tribunale si trovasse a decidere dopo il momento in 2 La ristrutturazione dell indebitamento mediante accordo con alcuni creditori è elemento essenziale dell accordo di ristrutturazione dei debiti, mentre non lo è, pur essendone elemento normale, del piano di risanamento ex art. 67 comma 3 lett. d), che potrebbe basarsi anche solo su dismissioni (cfr. successivo par. 1.2). 6
7 cui lo strumento stragiudiziale diviene efficace dovrebbero essere rigettate per la carenza (originaria o sopravvenuta) dello stato di insolvenza Il piano attestato L art. 67, comma 3, lett. d), prevede che Non sono soggetti all azione revocatoria: ( ) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore, purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata da un professionista iscritto nel registro dei revisori contabili e che abbia i requisiti previsti dall'art. 28, lettere a) e b) ai sensi dell articolo 2501-bis, quarto comma, del codice civile. Il piano di risanamento si fonda di regola anche su accordi con i principali creditori diretti a ristrutturare l indebitamento, ma ciò non è essenziale secondo la norma, sì che il piano potrebbe in teoria basarsi anche soltanto sulla dismissione di cespiti non necessari all imprenditore e/o sull acquisizione di mezzi finanziari da nuovi finanziatori. L istituto del piano attestato è menzionato dalla legge fallimentare al solo fine di una esenzione da revocatoria, e non ad altri fini. Esso assicura stabilità, nell eventualità di un successivo fallimento, ad atti, pagamenti e garanzie concesse su beni del debitore purché: (a) (b) questi siano compiuti in esecuzione di un piano che sia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell impresa ed assicuri il riequilibrio della sua situazione finanziaria; la ragionevolezza del piano di risanamento sia attestata da un professionista iscritto nel registro dei revisori contabili e che abbia i requisiti previsti dall art. 28, lett. a) e b). Il ruolo del professionista appare dunque, in questo contesto, fondamentale. La stabilizzazione degli atti, infatti, è giustificata solo se essi vengono compiuti nel quadro di un programma che sia: - astrattamente idoneo a consentire il risanamento dell impresa (e dunque il ripristino di una condizione di normale esercizio, con il connesso pagamento di tutti i creditori, salvo eventuali diversi accordi conclusi con loro su base individuale); 3 Non si può escludere che, esercitando il suo prudente apprezzamento, il tribunale possa rinviare la decisione sulle eventuali istanze di fallimento pendenti in attesa di conoscere la sorte del tentativo di risanamento, quando esso appaia sufficientemente serio. Ciò accadeva peraltro anche in passato, come è testimoniato dall esperienza del caso Ferruzzi, in cui il tribunale mantenne a lungo aperto il procedimento prefallimentare in attesa dell esito del tentativo di definizione stragiudiziale della crisi. In un recente caso, il tribunale ha addirittura riunito il procedimento prefallimentare e quello di omologa dell accordo ex art. 182-bis, date le evidenti strette interconnessioni fra i due. Secondo una tesi, (che registra autorevoli dissensi) la protezione da azioni esecutive e cautelari offerta dalla pubblicazione nel registro delle imprese dell accordo di ristrutturazione (art. 182-bis, comma 3, l. fall.) si estenderebbe anche all istanza di fallimento, con la conseguenza che, dal momento della pubblicazione dell accordo, il procedimento prefallimentare sarebbe sospeso per sessanta giorni. 7
8 - concretamente realizzabile, secondo le circostanze in cui si trova l impresa. Questo implica anche una verifica della correttezza dei dati di partenza, oltre che della ragionevolezza delle ipotesi previsionali su cui si basa il piano di risanamento. La valutazione dell esperto circa la sussistenza di questi due presupposti e circa la coerenza degli atti indicati dal piano rispetto all obiettivo del risanamento fa scattare il giudizio di meritevolezza degli atti compiuti in esecuzione del piano, giudizio di meritevolezza che resiste anche nell eventualità di insuccesso e di fallimento (nel quale gli atti in questione resteranno dunque inattaccabili). Se le finalità sembrano chiare, la legge non disciplina tuttavia alcun profilo relativamente al contenuto del piano. In particolare, nulla si dice in ordine a come il piano debba essere predisposto e quale debba essere il suo contenuto per poter essere attestato dal professionista. Nessuna indicazione viene data, infine, in ordine a come debba essere redatta l attestazione perché questa produca il suo effetto protettivo, nell eventualità del successivo fallimento dell impresa, rispetto agli atti contemplati nel piano L accordo di ristrutturazione dei debiti Altro importante strumento è quello dell accordo di ristrutturazione dei debiti, disciplinato dall art. 182-bis e, per i suoi effetti, dall art. 67, comma 3, lett. e). Con tale disciplina la legge ha voluto parimenti concedere un esenzione da revocatoria ad atti, pagamenti e garanzie, ma a fronte di un accordo stipulato da creditori portatori di una percentuale significativa del passivo (sessanta per cento) e omologato dal tribunale prima della sua esecuzione, allorché l impresa è ancora in ristrutturazione. La differenza rispetto al piano attestato sta dunque nel fatto che la ristrutturazione postula necessariamente (e non solo normalmente) un accordo con i creditori e, soprattutto, nel fatto che il controllo del giudice è anticipato rispetto a quanto accade nell ipotesi del piano attestato (in cui il controllo è solo eventuale e successivo, a fallimento dichiarato). Anche in questo caso, il professionista svolge un ruolo fondamentale, in quanto deve attestare la attuabilità dell'accordo stesso, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei, la qual cosa implica, ancora, sia un giudizio di idoneità astratta dell accordo (e del sottostante piano) a consentire il ripristino di condizioni di normale solvibilità del debitore (che, in conseguenza di ciò, tornerà a pagare in modo regolare, cioè secondo i termini originariamente convenuti, i creditori non aderenti all accordo), sia un giudizio di realizzabilità in concreto, la qual cosa implica che i dati di partenza siano corretti e le ipotesi previsionali siano ragionevoli. L accordo di ristrutturazione dei debiti, a differenza del piano attestato, ha anche degli effetti protettivi immediati, seppur temporanei, non esaurendosi la sua funzione nell esenzione da revocatoria: in particolare, il suo deposito presso il registro delle imprese comporta la sospensione delle azioni esecutive e cautelari dei creditori per un periodo di sessanta giorni. Per le sue caratteristiche (tempi più lunghi e maggiore pubblicità), lo strumento dell accordo di ristrutturazione dei debiti incontra maggiori difficoltà attuative laddove la durata del processo di risanamento e la sua esteriorizzazione possano pregiudicare i rapporti con clienti e fornitori, e dunque possano danneggiare l impresa. Per questo motivo, lo strumento in questione è stato per lo più utilizzato in operazioni di ristrutturazione in presenza di vasti patrimoni immobiliari, nonché in operazioni di definizione concordata della crisi allorché 8
9 l impresa era già cessata (o l azienda era stata affittata o ceduta a terzi). Tuttavia nulla esclude che questo strumento venga utilizzato anche a fini di salvataggio di imprese attive, e ciò avverrà soprattutto allorché la crisi d impresa verrà finalmente percepita come una fase che, benché non fisiologica, fa parte delle normali vicende di un contesto imprenditoriale dinamico. Ancorché manchi ad oggi qualunque pronuncia al riguardo, è sostenibile che il sindacato del giudice nella causa di revocatoria dell atto per il quale si invochi una delle esenzioni dell art. 67, comma 3, sia più ristretto nel caso sia stato usato lo strumento dell accordo di ristrutturazione (lett. e) rispetto al caso in cui sia stato usato lo strumento del piano attestato (lett. d). Ciò in quanto le due esenzioni, ancorché molto simili nella loro struttura, hanno ad oggetto fattispecie parzialmente diverse: atti inclusi in un accordo di ristrutturazione omologato, in un caso, e atti inclusi in un piano che un professionista abbia attestato come idoneo al risanamento, nell altro caso. In sostanza, la presenza di un vaglio omologatorio e la soggezione ad una preventiva pubblicità impedirebbero al giudice della revocatoria, in caso di fallimento dichiarato a seguito di un accordo di ristrutturazione, di valutare nuovamente se sussistono i presupposti dell esenzione, mentre tale valutazione potrebbe essere fatta con maggiore ampiezza in caso di fallimento dichiarato a seguito di un piano attestato. È impossibile, per ovvi motivi, dare qualsiasi indicazione definitiva su questo argomento, né questa sarebbe la sede adatta. Preme infatti sottolineare che la circostanza che le esenzioni possano operare diversamente per i piani attestati e per gli accordi di ristrutturazione non può incidere sulle modalità di redazione del piano o dell accordo, che rimangono uguali in entrambi i casi: l obiettivo delle presenti Linee-guida è infatti quello di contribuire alla redazione di piani che abbiano le maggiori probabilità di successo e che, in caso di insuccesso, proprio per la qualità del piano, possano proteggere gli atti compiuti in loro esecuzione dall azione revocatoria, anche di fronte ad un sindacato del giudice giustamente rigoroso. L insuccesso del piano, benché sia sempre possibile, è un eventualità che l impresa e i suoi professionisti devono fare quanto in loro potere per evitare Il problema del finanziamento interinale (o finanziamento-ponte ) Rimane al margine, non disciplinato né previsto dalla legge, il tema del finanziamento interinale, o finanziamento-ponte, per il periodo necessario alla redazione del piano e alla sua attestazione. Si tratta di un problema di fondamentale importanza, avvertito con forza dalla prassi in quanto il finanziamento-ponte è sovente essenziale per conservare all impresa in ristrutturazione prospettive di continuità aziendale (anche in vista di una cessione a terzi), su cui però la riflessione non è ancora sufficientemente matura da poter fondare un suggerimento operativo. Il problema del finanziamento-ponte non si porrebbe ove le imprese facessero emergere tempestivamente lo stato di crisi, prima che la situazione diventi difficilmente controllabile. Si tratta certamente di un problema anche culturale, oltre che di incentivi: da un lato, non sono previsti espliciti meccanismi volti a ridurre l asimmetria informativa fra debitore e creditori (c.d. meccanismi di allerta ), dall altro, l inefficienza del concordato preventivo e la natura fortemente afflittiva del fallimento fino alla recente riforma hanno favorito la tendenza a procrastinare il più possibile il momento di emersione della crisi, emersione che era vista (non a torto) come una sciagura sul piano personale e patrimoniale. Infine, la prospettiva dell imprenditore è quasi sempre (e fortunatamente) ottimistica, oltre ad essere il suo investimento nell impresa molto spesso non diversificato. 9
10 Tuttavia, finché il problema culturale non sarà risolto, rimarranno prive di previsione (e protezione) normativa tutte quelle frequenti situazioni in cui l imprenditore non si sia attivato per tempo. La carenza di protezione potrebbe essere vista come uno strumento volto a incentivare l emersione tempestiva della crisi: ma, allo stato attuale dell evoluzione sociale e culturale, rischia di comportare uno spreco di risorse, condannando a priori al fallimento molte imprese la cui principale colpa è il ritardo nell affrontare la situazione. La vera best practice, qui, dovrebbe essere rivolta all imprenditore (e ai suoi consulenti), ed è quella di non attendere l ultimo momento per affrontare la crisi. I termini del problema appaiono, in estrema sintesi, i seguenti. Innanzitutto, il finanziamentoponte, essendo posto in essere prima e in previsione dell utilizzo di uno degli strumenti previsti dalla legge per la soluzione della crisi, è meno tutelato di quello che ha luogo nel quadro di tali strumenti 4. D altro canto, se il finanziamento-ponte avviene in presenza di condizioni che, nel momento in cui viene erogato, lo rendono ragionevole e per un tempo breve (visto che il ritardo nella dichiarazione di fallimento può comportare la perdita di azioni revocatorie), sembrano venir meno i rischi di responsabilità civili e penali, mancandone l essenziale presupposto soggettivo che è, a seconda dei casi, la colpa o il dolo. Si è infatti posto in evidenza da parte di voci autorevoli come la nuova legge fallimentare non solo permetta, ma richieda alle banche un ruolo attivo nel sostegno alle operazioni di risanamento, e consenta quindi anche a terzi interessati (soci attuali, nuovi investitori) di rischiare denaro proprio per facilitarlo 5. Ciò premesso in linea generale, occorrerà, al fine del venir meno dei presupposti soggettivi della responsabilità, che il finanziamento sia erogato con prudenza, perizia e diligenza, e vi sia una seria prospettiva di risanamento dell impresa. In concreto, si può ipotizzare che ciò si verifichi ove il finanziamento sia finalizzato all esclusivo scopo di garantire la continuità aziendale (e dunque al fine di evitare un pericolo di danno generale per i creditori) e sia di entità strettamente limitata a soddisfare questo fabbisogno. Pertanto, in linea di principio, il finanziamento-ponte: (a) dovrebbe essere giustificato dall esigenza di garantire la continuità aziendale o di evitare gravi danni (ad esempio, consentire il pagamento dei dipendenti e dei fornitori dell impresa, delle imposte e dei contributi previdenziali); (b) dovrebbe coprire il solo periodo necessario al perfezionamento di uno degli strumenti di risanamento previsti dalla legge (piano attestato, accordo di ristrutturazione dei debiti, concordato preventivo); 4 In primo luogo, il finanziamento-ponte viene per definizione posto in essere quando non è sicuro che il piano di ristrutturazione abbia successo, o che il piano consenta il pagamento integrale dei creditori (in caso di concordato preventivo opererebbe la falcidia anche a danno del finanziamento ponte). In secondo luogo, anche se poi l imprenditore riesce ad accedere ad un piano attestato, ad un accordo di ristrutturazione o ad un concordato preventivo omologato, le operazioni funzionali al finanziamento-ponte non potranno essere considerate in esecuzione dei medesimi, ai sensi e per gli effetti dell art. 67, comma 3, lett. d) ed e), e potrà esserlo solo il rimborso del medesimo, in quanto esso sia previsto dal piano. 5 Il sostegno finanziario da parte di coloro che divengano soci nell ambito di un operazione di salvataggio è tuttavia scoraggiato dalle norme in materia di postergazione dei finanziamenti (art e 2497-quinquies c.c.). La normativa tedesca prevede al riguardo un apposita esenzione dalla subordinazione. 10
11 (c) dovrebbe essere effettuato, tendenzialmente, mediante la concessione (o il mantenimento) di linee di credito autoliquidanti se erogato da banche o altri intermediari (essendovi peraltro qui spazio anche per interventi di azionisti o investitori non bancari); (d) non dovrebbe comportare il rilascio di garanzie da parte dell impresa; (e) dovrebbe essere subordinato ad una valutazione di stretta funzionalità ad un piano che sia in corso di avanzata elaborazione e all esistenza di un serio pericolo di pregiudizio che deriverebbe dal ritardo nell erogazione del finanziamento. Dell esistenza di questi requisiti dovrebbero dare conto o il professionista che assiste abitualmente l impresa, o il consulente incaricato della redazione del piano. Essi dovrebbero in sostanza rassicurare i finanziatori del fatto che è in corso un processo di risanamento e che esso viene portato avanti in buona fede e con mezzi che appaiono idonei, ancorché nella inevitabile incertezza circa la possibilità di riuscire davvero a redigere e (in quanto ciò sia necessario) a concordare con i creditori un realistico piano di risanamento Piani attestati e accordi di ristrutturazione nella crisi del gruppo Ai fini della disciplina dei piani attestati e degli accordi di ristrutturazione, la legge non prende in esplicita considerazione il caso in cui la crisi coinvolga un gruppo di imprese, nonostante sia assai improbabile che la crisi non coinvolga altre imprese del gruppo 6. In questi casi è evidente che la strategia di risanamento deve coinvolgere l intero gruppo. L autonomia giuridica di ciascuna società, con la conseguente necessità di tenere distinti i relativi patrimoni, impone tuttavia che ciascuna società predisponga il proprio strumento di risanamento, ciascuno dei quali deve ricevere una autonoma attestazione da parte del professionista. Ne consegue che: (a) (b) ogni società può adottare lo strumento che per essa è più adatto, e dunque nulla osta a che società del medesimo gruppo adottino strumenti diversi, e persino a che un piano di ristrutturazione complessiva a livello di gruppo contempli, per alcune società, strumenti di composizione stragiudiziale, e per altre l accesso a procedure concorsuali di concordato preventivo o di fallimento (o amministrazione straordinaria) 7 ; per le società che adottino strumenti stragiudiziali, la ragionevolezza del piano di risanamento attestato e l idoneità dell accordo di ristrutturazione al pagamento dei 6 Le regole in materia di segnalazione delle posizione di rischio alla Centrale dei rischi impongono d altro canto agli intermediari segnalanti la creazione di gruppi di rischio, laddove sussistano collegamenti fra soggetti affidati tali da far ritenere che le difficoltà di uno di essi comportino anche difficoltà per gli altri. La crisi di uno può dunque riverberarsi anche sui rapporti creditizi dei collegati. 7 In caso di accordo di ristrutturazione, è opinione prevalente che sia competente all omologazione il tribunale presso cui l impresa ha la propria sede al tempo del procedimento, non essendo applicabile la norma dell art. 9 comma 2 l. fall., che rende privo di effetto il trasferimento della sede avvenuto nell anno anteriore all iniziativa fallimentare o alla presentazione della domanda di concordato preventivo. Ciò da un lato consente la concentrazione delle sedi delle società nel circondario di un unico tribunale, dall altro lato, tuttavia, non consente la riunione dei procedimenti di omologazione con gli eventuali procedimenti prefallimentari avviati nei confronti di singole società del gruppo la cui sede è stata trasferita da meno di un anno. 11
12 creditori estranei devono sussistere in relazione alla specifica situazione di ciascuna, tenendo ovviamente conto dell influenza della sorte delle altre società del gruppo; (c) (d) non sembra che vi siano, tuttavia, ragioni ostative alla redazione di un unico documento fisico che comprenda il piano di risanamento o l accordo di ristrutturazione di tutte le società che abbiano scelto di ricorrere a questi strumenti; non sembrano infine esservi ragioni contrarie a che il professionista formuli un giudizio che, pur dovendo valutare la situazione di ciascuna società, abbia una motivazione incentrata principalmente sulla ristrutturazione della capogruppo. E infatti normale (anche se ciò deve essere oggetto di analisi e conferma nel caso concreto) che, tenuto conto dei rapporti infragruppo, il superamento della crisi della capogruppo generi risorse sufficienti al superamento della crisi delle controllate. L autonomia dei patrimoni impone che, nella redazione del piano di risanamento o nella negoziazione dell accordo di ristrutturazione, vengano tenuti nel debito conto, dagli organi sociali delle singole società del gruppo, i conflitti d interesse fra i creditori delle varie società e, nei limiti in cui siano rilevanti, i conflitti fra i loro soci. Di tali conflitti il professionista dovrà tenere conto, nella misura in cui il sacrificio indebito di una componente possa minare il successo del piano o dell accordo 8. Si tratta tuttavia di un tema più ampio che esula dalla finalità del presente documento Il quadro di riferimento delle operazioni di risanamento stragiudiziale In sintesi, facilitare le operazioni di ristrutturazione, anche mediante l accesso dell impresa in crisi al finanziamento, è obiettivo pienamente legittimato dal nuovo quadro normativo. Si entra dunque nel primo tema: quello del contesto in cui deve avvenire il compimento di atti potenzialmente revocabili o fonte di possibili responsabilità. Raccomandazione n. 1 (Contesto del risanamento e percorsi protetti). In presenza di un impresa in crisi per la quale sussista un rischio rilevante di insolvenza, ove non si ricorra a procedure concorsuali, è opportuno che l erogazione di nuovi finanziamenti, la concessione di garanzie e in genere il compimento di atti potenzialmente revocabili siano effettuati nell ambito di un piano attestato o di un accordo di ristrutturazione dei debiti. In assenza di un esplicito coordinamento fra normative, vi è il rischio che il salvataggio di un impresa in difficoltà possa generare responsabilità civili e penali a carico di chi vi ha operato. Vi sono tuttavia validi motivi per ritenere, in conformità alla opinione prevalente e condivisibile, che gli atti posti in essere in esecuzione di un piano attestato o di un accordo di ristrutturazione non possano integrare fattispecie di bancarotta né di responsabilità da finanziamento immeritevole ( concessione abusiva di credito ). 8 Se, ad esempio, il piano di risanamento della controllante si basi su un apporto della controllata, come tale di dubbia legittimità, il professionista dovrà tenere conto della possibilità che tale apporto venga meno perché impugnato dai soci o dai creditori della controllata, in quanto a loro eventualmente pregiudizievole. Fra l altro, si noti che qualora la controllata fallisca, l eventuale irrevocabilità dell apporto, in quanto coperto dal piano di risanamento da questa stipulato, non sanerebbe la sua eventuale illegittimità. 12
13 Il principio di coerenza dell ordinamento impone che una regola volta esplicitamente ad autorizzare determinati atti non possa coesistere con una regola che da quei medesimi atti faccia discendere una responsabilità civile o penale. Ciò, ovviamente, purché lo strumento di esenzione venga utilizzato secondo le sue reali finalità, che sono quelle di dare certezza a chi operi (ed assuma rischi) nell ambito di un operazione finalizzata al salvataggio di un impresa, quando essa è condotta con serietà, buona fede e mezzi idonei. Per questo motivo, pur non essendo ciò normativamente imposto, è opportuno che in presenza di un impresa in difficoltà, ove si sia deciso di operare in ambito stragiudiziale, il compimento di atti potenzialmente revocabili o che potrebbero in astratto dar luogo a responsabilità civili o penali avvenga nel quadro di uno dei percorsi protetti creati dalla legge fallimentare. 2. Gli attori del risanamento 2.1. Consulente e professionista attestatore: ruoli e responsabilità Appare di fondamentale importanza distinguere la predisposizione del piano dalla sua attestazione nell ambito degli strumenti di risanamento sopra descritti. Le due funzioni sono diverse. Il piano di salvataggio è predisposto dall imprenditore, il quale può essere e normalmente è assistito da un consulente o una società di consulenza. La figura del consulente non è tuttavia necessaria per legge, né essa è disciplinata dalla legge fallimentare. Si può dunque avere un piano predisposto dalla struttura interna dell impresa, come pure un piano predisposto da un consulente. In ogni caso, l adozione del piano deve essere deliberata dall organo amministrativo, che si assume sempre la responsabilità del piano. Indipendentemente da chi l ha materialmente predisposto, e ferma la competenza e la responsabilità dell organo amministrativo, il piano non produce i suoi effetti protettivi se non in presenza dell attestazione del professionista, iscritto nel registro dei revisori contabili e in possesso dei requisiti previsti dall art. 28, lett. a) e b). L attestazione, quindi, qualifica il piano e dà stabilità agli atti da compiersi in sua esecuzione. Il professionista che attesta il piano, a differenza dell eventuale consulente, ha dunque un ruolo necessario e il suo intervento è fondamentale ai fini della tutela dei terzi. Il professionista, sia nel piano attestato sia nell accordo di ristrutturazione, attesta infatti che il piano appare realizzabile e idoneo a superare la situazione di crisi, consentendo il pagamento integrale dei creditori che non si siano diversamente accordati con l imprenditore. Gli effetti di tale attestazione sono definitivi (seppure, per gli accordi di ristrutturazione, a condizione che intervenga l omologazione), e non vengono meno anche in caso di insuccesso del piano, qualora sussistano i presupposti per l applicazione dello strumento (piano attestato o accordo di ristrutturazione) utilizzato in concreto. I terzi maggiormente bisognosi di tutela sono i creditori che non siano parte di accordi con l imprenditore, i quali potrebbero veder depauperato (o destinato alla soddisfazione prioritaria di alcuni soltanto dei creditori mediante il rilascio di garanzie) il patrimonio di questo senza la possibilità della reintegrazione successiva della garanzia patrimoniale mediante l azione revocatoria. L esperto, la cui attestazione è strumento di tutela principalmente per costoro, 13
14 deve quindi porsi in posizione di indipendenza e terzietà tanto dall imprenditore, quanto dai creditori che partecipano al piano di risanamento. È infatti un principio generale, che trova molti punti di emersione nel sistema anche a livello di principi di deontologia professionale, la constatazione che la serenità e l obiettività di giudizio possono essere condizionate, anche inconsapevolmente, dal coinvolgimento di interessi personali; non serve quindi pensare a condotte collusive tra imprenditore e creditori partecipanti all accordo, in danno dei creditori esterni, per sostenere la necessità che il professionista sia indipendente. Rimane da approfondire se il revisore esterno dell impresa o dei creditori sia da considerare indipendente ai fini dell incarico di attestazione 9. La legge non vieta espressamente che il consulente, avendone i requisiti, possa fungere anche da attestatore, assumendosi la responsabilità dell attestazione di un piano che rimane però giuridicamente imputato all imprenditore. Una distinzione soggettiva tra consulente e attestatore, tuttavia, deve non solo essere vista con grande favore, ma è desumibile dalla natura stessa del ruolo di verifica su un documento (il piano), verifica che non può non essere compiuta da persona diversa dal suo estensore. La distinzione dei ruoli, inoltre, rende possibile una dialettica costruttiva tra il consulente e il professionista attestatore. Il consulente, che consiglia l imprenditore sul piano industriale, tende ad avere una prospettiva ottimista sul futuro dell impresa, sufficientemente ottimista per indurlo ad accettare l incarico (anche se il fallimento di un piano può avere rilevanti ricadute reputazionali). Per il professionista che attesta la bontà del piano solitamente di estrazione contabile, invece, è in gioco sia la reputazione, sia la responsabilità che si assume di fronte ai terzi nel caso la sua valutazione del piano risultasse non semplicemente contraddetta dagli eventi, ma sin dall origine gravemente erronea. La distinzione fra (eventuale) consulente e attestatore sembra avere la controindicazione di un incremento di costi a carico dell imprenditore, costretto a ricorrere ai servizi di due professionisti ove non sia in grado di elaborare un piano da solo (oltre al consulente, necessario per le sue competenze, anche l attestatore, richiesto dalla legge), e, potenzialmente, di un ritardo del processo di attestazione. Tuttavia: (a) considerato che, se il consulente fungesse anche da attestatore, comunque richiederebbe un compenso per questa sua specifica ed aggiuntiva prestazione (il rilascio dell attestazione), l area di efficienza della sovrapposizione dei ruoli riguarderebbe, essenzialmente, solo l attività di acquisizione di informazioni, che sarebbe oggetto di sforzi duplicati. Si tratta peraltro di un area, quella dell accertamento della reale situazione di partenza dell impresa, che è di fondamentale importanza per la tutela dei terzi: non sembra quindi ingiustificato l incremento dei costi a fronte di tali benefici per i creditori estranei all accordo; 9 Il tema dell indipendenza del professionista che assiste il debitore negli strumenti previsti dalla legge fallimentare è stato oggetto di due pronunzie della Cassazione (Cass., 4 febbraio 2009, n. 2706, e Cass., 29 ottobre 2009, n ). Tali pronunzie hanno affermato che il professionista che attesta la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano di concordato preventivo, pur dovendo godere della fiducia del debitore, si pone in una necessaria posizione di terzietà. Il ruolo del professionista che interviene nelle soluzioni stragiudiziali è, se possibile, persino più delicato, in quanto né nel piano né nell accordo vi è un organo equiparabile al commissario giudiziale nel concordato preventivo, e nel piano attestato, anzi, non vi è nessuna forma di controllo preventivo ad opera dell autorità giudiziaria. 14
15 (b) tali costi possono essere ridotti, e i tempi possono essere accelerati, se il professionista attestatore viene nominato tempestivamente e lavora in parallelo con il consulente, riducendo così l onere connesso all acquisizione delle informazioni. In conclusione, pur tenendo conto del fatto che il tema dei costi è un punto-chiave del risanamento, essendo notorio che l accesso a servizi professionali di qualità è, per le imprese in crisi, difficile e molto costoso 10, si deve ritenere quando meno in questa prima fase di rodaggio dei piani attestati e degli accordi di ristrutturazione che il costo di un piano più attendibile sia giustificato, anche a livello di sistema. Fermo il principio che è preferibile vi sia alterità tra consulente e attestatore (il quale ultimo deve essere indipendente), nel caso, inopportuno ma a stretto rigore lecito, in cui il consulente provveda egli stesso all attestazione del piano, i requisiti di indipendenza e terzietà normalmente presenti dell attestatore dovranno sussistere in capo al consulente. In sintesi: (a) è necessario che il professionista sia indipendente e terzo; (b) l intervento del consulente, ancorché normale, non è richiesto dalla legge; (c) l eventuale presenza di un consulente non esonera da responsabilità il professionista che attesta il piano; (d) è opportuno e consigliabile che il professionista sia terzo e indipendente anche rispetto al consulente (oltre che, naturalmente, ai creditori partecipanti all accordo e alle controparti degli atti astrattamente revocabili); (e) è opportuno che l impresa nomini anche l attestatore in una fase anticipata della redazione del piano, al fine di ridurre costi e tempi del processo di attestazione. Raccomandazione n. 2 (Indipendenza e terzietà del professionista e tempestività del suo intervento). Il professionista non deve trovarsi in una delle situazioni di incompatibilità previste per le società di revisione che svolgono l attività di revisione contabile delle società quotate, rispetto all impresa e a coloro che beneficiano delle esenzioni da revocatoria in base al piano, e comunque rispetto ai principali creditori. È opportuno che il professionista, pur potendo intervenire già nella fase di redazione del piano al fine di acquisire le necessarie informazioni, sia soggetto diverso dal consulente. Il professionista che redige l attestazione ex art. 67, comma 3, lett. d) o la relazione ex art. 182-bis non può essere legato all impresa e a coloro che hanno interesse all operazione di salvataggio da rapporti di natura personale o professionale tali da comprometterne l indipendenza di giudizio. La sua funzione di tutela dei terzi sarebbe infatti pregiudicata dall esistenza di un interesse che vada al di là del semplice interesse a massimizzare le probabilità di successo dell operazione di risanamento, con il connesso beneficio anche per i terzi e per i creditori che non vi siano direttamente coinvolti. 10 Si veda al riguardo l importante Comunicazione della Commissione Europea 5 ottobre 2007, COM , Superare la stigmatizzazione del fallimento aziendale. Per una politica della seconda possibilità (disponibile al sito LexUriServ.do?uri=COM:2007:0584:FIN:IT:PDF). 15
16 Dato il tipo di prestazione svolto dal professionista attestatore e data l utilità di poter contare su una disciplina e degli standard interpretativi frutto di ampia elaborazione e condivisione, il criterio di indipendenza che meglio si presta al professionista appare essere quello previsto per l incarico di revisione contabile delle società quotate. Il professionista attestatore, dunque, non deve trovarsi in una situazione di incompatibilità prevista dall art. 160 TUF, così come modificato dalla legge 28 dicembre 2005, n , e dal regolamento emanato ai sensi di questa norma (Regolamento Emittenti, Capo I-bis, Incompatibilità, artt. 149-bis e ss.) 12. Devono essere evitate situazioni di incompatibilità non soltanto con riguardo all impresa cui si riferisca il piano di risanamento o l accordo di ristrutturazione, ma anche con riguardo ai creditori e in genere a coloro che beneficiano delle esenzioni da revocatoria in base al piano (ad esempio, l acquirente dell azienda). Il professionista non può quindi, ad esempio, essere il consulente abituale, il sindaco, l amministratore, il socio di questi soggetti, ancorché egli sia in possesso dei requisiti di legge per rilasciare l attestazione. L ambito dei possibili beneficiari dell esenzione da revocatoria può essere molto ampio. Tuttavia, esso si restringe significativamente ove si consideri che l identificazione degli atti astrattamente revocabili rilevanti al fine del giudizio di indipendenza deve essere filtrata da un giudizio basato sulla rilevanza, soprattutto economica, di tali atti in rapporto alla complessiva dimensione dell operazione di risanamento. L indipendenza non viene meno solo per il fatto che il professionista intervenga, naturalmente con una posizione diversa dal consulente, già nella fase di elaborazione del piano e di acquisizione dei dati, in quanto l interesse nasce, appunto, con l operazione di risanamento e, tendenzialmente, si esaurisce con questa. Al contrario, tale intervento in una fase anticipata, seppure con le predette garanzie di terzietà, è addirittura auspicabile, in quanto riduce i tempi e i costi del processo di attestazione Scelta del professionista attestatore I requisiti di indipendenza e terzietà non impediscono che il potere di scelta dell attestatore spetti all imprenditore, non solo nel caso di accordo di ristrutturazione dei debiti, ma anche nel caso del piano attestato ai sensi dell art. 67, comma 3, lett. d), il cui nuovo testo (dopo la modifica operata con d.lgs. 169/2007) fuga ogni dubbio. Con riferimento al piano attestato, infatti: (a) il rinvio all art bis c.c. è al contenuto della relazione, non alle modalità di nomina; (b) se la nomina fosse operata dal tribunale, non si spiegherebbe perché l art. 124, comma 3, che richiama l art. 67, comma 3, lett. d), contenga l aggiunta dell espressione designato dal tribunale ; (c) la distinzione fra s.p.a. (per le quali la nomina spetterebbe al tribunale) e altre società, enti e imprese individuali ha un senso in un contesto in cui la relazione si dirige soprattutto ai soci (che hanno quindi scelto la forma 11 Sostituito professionista attestatore a società di revisione, e intendendosi per incarico quello di attestare il piano ex art. 67, comma 3, lett. d) o ex art. 182-bis l. fall. 12 Regolamento Consob n di attuazione del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 concernente la disciplina degli emittenti, nel testo risultante dalla Delibera n del 3 maggio
17 societaria), ma non in un contesto in cui la relazione si dirige a creditori attuali, che non necessariamente accettano sacrifici, e a creditori futuri 13. Anche al di là di ogni considerazione ermeneutica, il fatto che la scelta dell esperto sia lasciata all imprenditore (che potrà negoziarla e condividerla con i creditori e gli altri soggetti interessati al piano, al fine di individuare un nominativo che dia il più ampio affidamento) è inoltre in grado di favorire la formazione di un mercato di esperti professionalmente preparati, basato sulla reputazione nell espletamento dei nuovi compiti e non necessariamente sulla pregressa esperienza nell ambito di attività strettamente giudiziali. Del resto, in molti casi la legge prevede funzioni di garanzia pur lasciando all impresa controllata l individuazione del soggetto chiamato a ricoprirle (sindaci, revisori contabili, ecc.). Questo non impedisce tuttavia che in via di prassi virtuosa si individuino requisiti che rendano massima la probabilità di un corretto svolgimento della funzione. L obbligazione del professionista attestatore è, naturalmente, una obbligazione di mezzi, che questi deve adempiere con diligenza. D altro canto, l attestazione contiene anche un giudizio prognostico, che può non trovare conferma nello svolgersi dei fatti senza che ciò sia di per sé imputabile al professionista. Pertanto, il cattivo esito del piano non può comportare un automatica responsabilità del professionista, in quanto, affinché una responsabilità vi sia, è necessario che il comportamento sia stato negligente (oltre al fatto che deve essersi verificato un danno, ciò che non sempre accadrà). Fatta questa premessa, al fine di assicurare che un ruolo così delicato quale quello dell esperto venga assunto da professionisti qualificati, è auspicabile che ci si indirizzi su soggetti che siano in possesso di un organizzazione adeguata, possibilmente di coperture assicurative (che non comportano un abbassamento della diligenza del professionista, ma sono al contrario indice della sua serietà anche se il relativo massimale non fosse commisurato all importo del potenziale danno), e che ritengano altresì importante l acquisizione e il mantenimento di un adeguata reputazione. Raccomandazione n. 3 (Verifica dei dati aziendali di partenza). Il professionista, sia nel piano attestato, sia nell accordo di ristrutturazione dei debiti, attesta anche che i dati di partenza sono attendibili. Conseguentemente, egli deve verificare la correttezza delle principali voci e l assenza di elementi che inducano a dubitare della correttezza delle voci residue. La legge non dà alcuna indicazione circa il grado di legittimo affidamento che l esperto può riporre nei dati fornitigli dall imprenditore, né prescrive espressamente che egli certifichi la veridicità dei dati aziendali, come è invece richiesto al professionista che redige la relazione che accompagna la domanda di concordato preventivo (art. 161); d altro canto la legge non prescrive che la veridicità di tali dati sia accertata, con funzione di garanzia per i terzi, da altri soggetti. 13 A ciò si aggiunga che, qualora il debitore fosse una società quotata in mercati regolamentati, per il gioco dei rinvii (dal 67 comma 3 lett. d al 2501-bis c.c. e da questo al 2501-sexies c.c.), l attestazione potrebbe essere fatta solo da una società di revisione iscritta nell apposito albo, e potrebbe darsi che nessuna di queste soddisfi i requisiti di cui all art. 28, comma 1, lett. b), l. fall. (il cui possesso non è richiesto per l iscrizione all albo); di conseguenza, in base all interpretazione contraria a quella sostenuta nel testo, potrebbe essere impossibile individuare un professionista in grado di attestare il piano. 17
18 La circostanza che l attestazione (seguita, nel caso degli accordi di ristrutturazione, dall omologazione) esenti da revocatoria gli atti in esecuzione del piano, con ciò depotenziando un importante rimedio a tutela dei creditori (l azione revocatoria), impone tuttavia di ritenere che l esperto debba verificare la sussistenza dei presupposti di tale esenzione, assumendosi l obbligo di verificare con diligenza i dati di partenza. L attestatore assume, anche con effetti nei confronti di terzi del tutto estranei (i creditori di un eventuale futuro fallimento), una funzione di garante della serietà del piano. Sarebbe infatti irragionevole se la legge accordasse l esenzione da revocatoria ad atti compiuti in esecuzione di un piano in apparenza perfettamente ragionevole, ma fondato su dati che nessuno ha verificato, senza offrire ai creditori la contropartita della responsabilità dell attestatore (gravemente) negligente. Ciò vale anche per gli accordi di ristrutturazione, dal momento che sebbene l accordo debba essere omologato la relazione del professionista è comunque essenziale per porre il giudice nella condizione di omologare l accordo. Ferma restando l esenzione da revocatoria per chi abbia fatto legittimo affidamento sul piano (con l ulteriore condizione, ove si tratti di accordo di ristrutturazione, che sia intervenuta l omologazione), il professionista attesta anche l attendibilità dei dati di partenza. Ciò non lo rende certo automaticamente responsabile in caso di difformità fra i dati da lui attestati e quelli reali, ma gli impone un elevato standard di professionalità e di cautela, del resto coerente con gli effetti legali della sua attestazione. Data l impossibilità, specialmente nelle imprese di dimensioni medio-grandi, di eseguire una completa verifica di tutti i dati aziendali in tempi ragionevoli e con costi non esorbitanti, il professionista dovrà porre particolare attenzione: (a) (b) (c) agli elementi di maggiore importanza in termini quantitativi, con particolare riferimento, in considerazione dell importanza dei flussi di cassa attesi, alle componenti del capitale circolante; agli elementi che presentino profili di possibile rischio ai fini dell attestazione; all insussistenza di elementi che destino sospetti circa la correttezza e l affidabilità delle rappresentazioni contabili dei fatti di gestione. Lo standard di diligenza nell esecuzione di tali verifiche dipende dalle circostanze concrete. All uopo potranno essere utilizzati anche i principi e le prassi di revisione consolidati, declinati tuttavia in base alle caratteristiche dell impresa e alle sue dimensioni. Ne consegue che: (1) in presenza di dati forniti unicamente dal debitore, senza precise assunzioni di responsabilità da parte di soggetti indipendenti e qualificati (quale il soggetto eventualmente incaricato del controllo contabile o esperti nominati ad hoc per la valutazione di specifici cespiti), il professionista si assume l integrale responsabilità dell attendibilità dei dati aziendali; (2) in presenza di dati recenti verificati da un revisore, è legittimo per il professionista fare un sia pur non completo e incondizionato affidamento sul 18
19 lavoro già svolto. Lo stesso può dirsi, limitatamente ai dati che ne sono oggetto, in presenza di perizie, verifiche e pareri di congruità provenienti da soggetti che appaiano qualificati in relazione all indagine concretamente effettuata. Anche in presenza di verifiche fatte da altri, tuttavia, qualora emergano elementi di anomalia (c.d. red flags ), il professionista deve indagare al fine di giungere ad un giudizio che, lo si ribadisce, deve essere (e non può non essere) di attendibilità dei dati. 3. Il piano di risanamento 3.1. Struttura e contenuto Il piano di risanamento (comprensivo sia del piano finanziario che di quello industriale) deve essere costruito utilizzando le note prassi professionali per la redazione dei business plan, che qui non vengono ripercorse 14. Trattandosi di un impresa in crisi, particolare attenzione dovrà essere dedicata ad illustrare in modo circostanziato gli elementi di specificità derivanti dalla particolare condizione in cui versa l impresa, quali le cause della crisi, distinguendo tra quelle interne ed esterne, lo stato di solvibilità e liquidità con particolare riferimento alla monetizzazione delle componenti attive del patrimonio, lo stato di tensione delle relazioni industriali, ecc. Le raccomandazioni che seguono danno quindi per scontata l adozione delle migliori prassi aziendali in materia di business plan, intendendo dare indicazioni sugli aspetti essenziali affinché il piano possa ottenere l attestazione con maggiore facilità, sicurezza e rapidità. Esse mirano ad aumentare l intelligibilità del piano ai fini del giudizio di idoneità e ragionevolezza e a porre le basi per il successivo monitoraggio della sua esecuzione, e riguardano sia la codificazione di specifici contenuti, sia aspetti metodologici di costruzione del piano. Con ciò, dunque, ci si propone di offrire un contributo affinché i piani siano non solo completi ed esaustivi, ma anche adatti ad essere oggetto di attestazione nell ambito dei nuovi strumenti per il risanamento, anche alla luce dello specifico effetto di esenzione che è accordato dalla legge agli atti che vi danno esecuzione. Quelle fra esse che concernono i contenuti del piano attestato sono applicabili anche all accordo di ristrutturazione ove come talvolta accade esso non si limiti a definire il passivo in vista di un ordinata liquidazione, ma preveda una proiezione futura dell attività. Per altro verso, le indicazioni di questo documento hanno per scopo anche la standardizzazione dei piani (e delle attestazioni), standardizzazione che è un valore in sé nel momento in cui agevola l analisi e il sindacato su tali documenti da parte dei terzi interessati, e in caso di insuccesso, del giudice. 14 Un utile riferimento, in quanto basato su una specifica norma regolamentare, può essere costituito dalla Guida al piano industriale elaborata da Borsa Italiana nel 2003 ( si veda anche la Guida al business plan pubblicata da AIFI, PriceWaterhouseCoopers, IBAN ( Occorrerà peraltro tenere conto che, mentre in condizioni di normale funzionamento il business plan è rivolto soprattutto ai potenziali investitori (specialmente in capitale di rischio), nel caso del piano di risanamento esso è rivolto soprattutto ai creditori, non solo futuri, ma anche attuali, i quali non hanno scelto di investire nel risanamento ma vi si sono trovati- loro malgrado - coinvolti. 19
20 Raccomandazione n. 4 (Esplicitazione delle ipotesi e delle metodologie). Il piano contiene l esplicitazione delle ipotesi poste a base dell analisi, delle fonti informative utilizzate nonché tutti i riferimenti metodologici che consentono all attestatore e ai terzi di verificare la correttezza e la congruità dei calcoli posti in essere per l elaborazione quantitativa del piano. La trasparenza nella esplicitazione delle modalità di costruzione del piano costituisce una condizione necessaria per consentire all attestatore di esprimere un giudizio positivo. Quanto più il piano è opaco, tanto più difficile sarà ottenere l attestazione, e di fronte ad un piano del tutto opaco, l attestatore dovrebbe rifiutarsi di apporla. Al contrario, la trasparenza del piano facilita il lavoro dell attestatore, con beneficio anche dell impresa. L esplicitazione delle ipotesi poste a base del piano consente di ridurre il grado di incertezza che è oggetto di valutazione da parte dell attestatore, permettendo di meglio comprendere la relazione tra azioni proposte e risultati attesi. L indicazione esplicita delle fonti informative utilizzate per la predisposizione del piano costituisce una condizione necessaria al fine di consentire all attestatore e ai terzi di valutare compiutamente l autorevolezza, l esaustività e in termini più generali la fondatezza delle informazioni da cui scaturiscono ipotesi e previsioni. In mancanza di una simile indicazione il piano sarà di qualità inferiore, e il professionista potrebbe addirittura non riuscire a dare su di esso il necessario giudizio di ragionevolezza né ad attestare in modo univoco nel caso degli accordi ex art. 182-bis la sua idoneità a garantire il regolare pagamento dei creditori estranei al piano. Inoltre, l indicazione esplicita delle fonti informative consente all attestatore e ai terzi di recuperare con facilità il dato grezzo, e quindi implicitamente di verificare l accuratezza nella predisposizione del piano. Analogamente, l estensore del piano deve porre una particolare attenzione nell esplicitare in modo chiaro ed esaustivo le metodologie utilizzate per l elaborazione quantitativa dei dati utilizzati per la predisposizione del piano stesso. Raccomandazione n. 5 (Arco temporale del piano). L arco temporale del piano, entro il quale l impresa deve raggiungere una condizione di equilibrio economicofinanziario, non deve estendersi oltre i 3/5 anni. Fermo che il raggiungimento dell equilibrio non dovrebbe avvenire in un termine maggiore, il piano può avere durata più lunga, nel qual caso è però necessario motivare adeguatamente la scelta e porre particolare attenzione nel giustificare le ipotesi e le stime previsionali utilizzate; occorre comunque inserire nel piano alcune cautele o misure di salvaguardia aggiuntive, tali da poter compensare o quanto meno attenuare i possibili effetti negativi di eventi originariamente imprevedibili. L orizzonte temporale del piano costituisce un elemento centrale nel condizionare le possibilità di raggiungimento dell equilibrio economico-finanziario. In termini generali, maggiore è la durata del piano e maggiore è la possibilità di evidenziare l esistenza di condizioni fisiologiche al termine del periodo. Esiste però un trade-off tra orizzonte temporale e capacità di previsione delle tendenze future di lungo periodo, che induce a ritenere opportuno non estendere l orizzonte temporale 20
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References: art. 67
 art. 67
 art. 67
 articolo 2501
 art. 28
 art. 182
 art. 182
 art. 67
 art. 67
 art. 67
 art. 9
 art. 28
 art. 67
 art. 182
 art. 160
 art. 67
 art. 124
 art. 67
 art. 67
 art. 182
 art. 28
 art. 182