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Timestamp: 2020-04-06 13:26:57+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 3264 del 07/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3264 del 07/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 07/02/2017, (ud. 12/01/2017, dep.07/02/2017), n. 3264
sul ricorso 18082-2014 proposto da:
COMUNE DI PALO DEL COLLE, in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FONTI DEL CLITUNNO 12, presso
il Dott. VINCENZO SAVINO, rappresentato e difeso dall’avvocato
GIOVANNI SAVINO giusta procura a margine del ricorso;
avverso la sentenza n. 2060/2014 del TRIBUNALE di BARI, depositata il
22/04/2014;
1. Il Comune di Palo del Colle ha proposto ricorso per cassazione contro A.G. avverso la sentenza del 22 aprile 2014 del Tribunale di bari, con cui è stato accolto l’appello proposto dall’ A. contro la sentenza resa in primo grado fra le parti dal Giudice di Pace di Bitonto e accolta l’opposizione proposta dall’ A. contro un decreto ingiuntivo ottenuto nei su confronti dal ricorrente.
2. Al ricorso non v’è stata resistenza dell’intimato.
3. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., nel testo modificato dal D.L. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, è stata formulata dal relatore proposta di definizione del ricorso con declaratoria di inammissibilità ed è stata fissata con decreto adunanza della Corte. Il decreto è stato notificato all’avvocato del ricorrente.
4. Parte ricorrente ha fatto pervenire a messo PEC un’istanza di riunione del ricorso a quello iscritto al n.r.g. 12323 del 2015, la cui trattazione è fissata per l’adunanza del 20 gennaio 2017. Ha fatto pervenire, sempre a mezzo PEC un atto denominato memoria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., nel quale reitera soltanto detta istanza.
1. Il Collegio in via preliminare rileva l’irritualità dell’istanza di riunione e della memoria, in quanto depositate a mezzo PEC, forma di deposito che non è ancora operane in sede di giudizio di legittimità.
Rileva ancora che l’istanza di riunione, comunque, è del tutto priva di motivazione, atteso che del tutto genericamente vi si deduce che i due ricorsi verterebbero fra le stesse parti ed avrebbero “il medesimo oggetto (sussistenza o meno di un credito unitario)”.
Nella memoria, peraltro, si dice, poi, con evidente contraddittorietà, che oggetto dei giudizi sarebbero due decreti ingiuntivi, uno del 2007, l’altro del 2008, che “sono stati richiesti a distanza di quattordici mesi, per titoli diversi e per crediti riferiti a bilanci annuali differenti.”.
L’inammissibilità del ricorso in esame, che è dal Collegio condivisa, come si dirà di seguito, in ogni caso – al di là della sua genericità e contraddittorietà – precluderebbe comunque l’opportunità della riunione.
2. Ciò premesso, il Collegio, condivide la proposta di inammissibilità formulata dal relatore, che trova giustificazione nelle seguenti ragioni.
3. Il ricorso è manifestamente inammissibile, in quanto i due motivi sono intestati con l’evocazione del paradigma dell’art. 360 c.p.c., n. 5 anteriore alla sostituzione operata dal D.L. n. 83 del 2012, convertito con modificazioni, e, nella loro illustrazione non rispettano in ogni caso i contenuti che l’art. 360, nuovo n. 5 riveste secondo Cass. sez. un. n. 8053 e 8054 del 2014.
Inoltre, non risulta comunque osservato l’art. 366 c.p.c., n. 6, evocandosi risultanze probatorie riguardo alle quali non si ottempera al requisito dell’indicazione specifica prescritta da tale norma (secondo Cass. sez. un. nn. 28547 del 2008 e 7161 del 2010, nonchè secondo Cass. n. 7455 del 2013, ex multis).
Non essendosi replicato in alcun modo alla proposta del relatore e non essendosi formulata alcuna presa di posizione sulla pertinenza della giurisprudenza in essa evocata, nulla è necessario aggiungere in adempimento del dovere di motivazione.

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 Cass. sez. 
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 Cass.