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Timestamp: 2019-10-13 22:42:14+00:00

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IL PRINCIPIO DELLA UNIVERSALITA' DELLA DIVISIONE EREDITARIA - Expartecreditoris
Il principio della universalità della divisione ereditaria può essere derogato sulla base di “valide ragioni non codificate ma da rinvenire in situazioni concrete che legittimano la richiesta di un provvedimento di scioglimento parziale che risulti non solo utile ed opportuno ma soprattutto efficace al fine di portare allo scioglimento della comunione in atto tra i coeredi”.
L’intenzione di volere la divisione parziale può revocarsi anche per implicito dal comportamento della stessa parte che invoca (incompatibilmente) il principio della universalità della divisione.
Questi sono i principi che si evidenziano nella sentenza n. 7104 emessa dalla Corte d’Appello di Roma nella persona della dott.ssa Mirra Maria Teresa, depositata il 10 novembre 2014 in materia di successioni.
Avviene così che due coeredi (attori) evocano nel giudizio divisionale gli altri due, una sorella (originaria erede) e i due nipoti di costei subentrati per rappresentazione all’altro coerede nel frattempo deceduto: (per comodità in seguito quest’ultimi saranno Mevia, Tizia e Sempronio).
Quasi contemporaneamente un terzo estraneo introduce, nei confronti di tutti i suddetti coeredi una causa civile avanti lo stesso Tribunale, chiamato a decidere anche la causa di divisione ereditaria, per far accertare l’acquisto per un usucapione di due beni (negozio e magazzino) facenti parte dell’asse ereditario da dividere.
Nel costituirsi nella causa, Mevia chiede la sospensione del giudizio di divisione in attesa della pregiudiziale definizione di quello di usucapione ex art. 295 c.p.c. stante il fatto che un terzo vantava un possesso a ciò utile, domandando, comunque, la divisione dell’intera comunione ereditaria, richiesta condizionata dagli esiti di detto diverso giudizio.
La necessità che l’asse ereditario relitto sia diviso interamente tra tutti i coeredi, su cui si fonda il principio della universalità della divisione, trova la sua ratio nella esigenza di garantire a tutti i condividendi la formazione di porzioni tra loro omogenee e proporzionali ai valori delle rispettive quote di partecipazione, salvo i casi legislativamente previsti (v. art. 713, co. 3, 720 e 722 c.c.). La giurisprudenza della Cassazione ha da tempo ritenuto che detto principio incontra due ulteriori eccezioni, nell’accordo universale dei condividendi in favore di una visione parziale sulla comunione ed allorchè, richiesta una divisione parziale da una delle parti, le altre non amplino la domanda chiedendo a loro volta la divisione dell’intero (vedasi Cass. 2011/573 ma anche i precedenti conformi Cass. 1994/10220; Cass. 1980/905; Cass. 1978/4036).
La questione sottoposta al vaglio della Corte di Appello di Roma riguarda l’interrogativo se le due ipotesi teste indicate, della deroga al principio della universalità della divisione, esauriscano tutte le ipotesi possibili ovvero costituiscano una esemplificazione esaustiva.
Orbene con la sentenza in rassegna (7104 del 19.11.2014) appare che la Corte di Appello di Roma abbia dato risposta negativa laddove ha ritenuto la possibilità di derogare al principio in esame sulla base di “valide ragioni non codificate ma da rinvenire in situazioni concrete che legittimano la richiesta di un provvedimento di scioglimento parziale che risulti non solo utile ed opportuno ma soprattutto efficace al fine di portare allo scioglimento della comunione in atto tra i coeredi”.
Il giudice avrà il compito di valutare gli specifici contenuti “delle valide ragioni non codificate”, attraverso la valutazione delle evidenze processuali.
Nella specie, questi sono stati individuati dalla Corte Capitolina nella carenza di interesse della appellante alla divisione dell’intero, ricavabile dal contegno processuale della medesima, improntato, ad avviso del Giudice ad quem, dalla mancanza di una reale volontà di pretendere lo scioglimento anche dei beni oggetto della domanda di usucapione, evincibile:
a) dall’aver la stessa indicato nei suoi scritti difensivi il fatto oggettivo della occupazione ultraventennale del terzo;
b) e dalla circostanza che, comunque, l’appellante , attraverso la prosecuzione del giudizio sull’intero asse, non avrebbe ottenuto un risultato maggiore che sarebbe conseguito alla limitazione del giudizio divisorio ai soli cespiti che, per giudizio pacifico fra le parti coeredi rientravano concretamente nell’asse ereditario.
Numero Protocolo Interno : 639/2014

References: sentenza 
 art. 295
 art. 713
 Cass. 
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 sentenza