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Timestamp: 2020-07-11 00:41:21+00:00

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Art. 329 codice di procedura penale - Obbligo del segreto - Brocardi.it
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Articolo 329 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 329 Codice di procedura penale
1. Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero [358] e dalla polizia giudiziaria [347-357], le richieste del pubblico ministero di autorizzazione al compimento di atti di indagine e gli atti del giudice che provvedono su tali richieste sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari [114, 405-415, 554](1).
3. Anche quando gli atti non sono più coperti dal segreto a norma del comma 1, il pubblico ministero, in caso di necessità per la prosecuzione delle indagini, può disporre con decreto motivato [366 2](2):
(1) Il D. Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216, come modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145, ha disposto (con l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 luglio 2019".
(2) Trattasi di decreto motivato inoppugnabile.
Essendo il rito penale strutturato in chiave accusatoria, la sfera del segreto è determinata in rapporto alla conoscenza legittima che la persona sottoposta alle indagini possa vere degli atti d'indagine compiuti dal P.M e dalla P.G.
Spiegazione dell'art. 329 Codice di procedura penale
La norma in commento (strettamente collegata a quella di cui all'art. 114), per ovvi motivi di tutela della regolare prosecuzione delle indagini nei confronti dell'indagato che, se a conoscenza dell'attività di indagini, potrebbe non solo inquinare le prove, ma altresì compromettere l'efficace ampliamento delle indagini nei confronti di altri soggetti o di altri fatti relativi all'inchiesta, stabilisce che gli atti dell'attività investigativa sono coperti da segreto fino a che l'imputato non ne possa avere conoscenza, o comunque fino alla chiusura della fase delle indagini preliminari.
Tuttavia, per speculari motivi di efficace svolgimento delle indagini, il pubblico ministero può consentire co decreto motivato la pubblicazione di parti dell'attività investigativa, ad esempio al fine di reperire persone informate sui fatti che, una volta presa conoscenza di alcuni dettagli dell'inchiesta, potrebbero capire solo in tale momento di aver assistito alla commissione di reati.
Per contro, anche quando gli atti non sono più coperti da segreto ai sensi del comma 1, sempre al fine di agevolare la prosecuzione delle indagini, può disporre con decreto la segretazione per singoli atti ai sensi dell'art 114 c.p.p., ma solamente quando l'imputato lo consente o quando la conoscenza dell'atto può ostacolare le indagini su altri soggetti i quali, se a conoscenza degli atti, potrebbero inquinare le prove o comunque smettere di delinquere, rendendo assai più difficoltosa la ricostruzione di un adeguato quadro probatorio. Parimenti può decretare il divieto di pubblicazione in relazione a singoli atti o a specifiche operazioni investigative.
Massime relative all'art. 329 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 22164/2017
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 22164 del 8 maggio 2017)
Nel procedimento incidentale di applicazione delle misure cautelari, il pubblico ministero deve presentare al giudice tutti gli elementi su cui la richiesta si fonda, ma non ha l'obbligo di indicare i nominativi degli autori di dichiarazioni accusatorie, che possono legittimamente essere tenuti riservati fino alla chiusura delle indagini preliminari - e quindi anche nella fase cautelare e in sede di riesame - qualora la loro divulgazione possa pregiudicare lo svolgimento delle indagini (la Corte ha precisato che la facoltà riconosciuta al pubblico ministero di celare le fonti di prova, trova la sua base normativa negli artt. 65 comma 1, 294 e 329 c.p.).
Cass. pen. n. 10135/1994
In tema di arbitraria divulgazione degli atti di un procedimento penale, la già avvenuta diffusione di notizie di atti di indagine coperti da segreto non fa venir meno la segretezza e quindi il divieto di pubblicazione poiché con la successiva divulgazione vengono dati all'atto maggior risalto e diffusione.
In tema di arbitraria pubblicazione degli atti di un procedimento è sempre consentita la divulgazione delle notizie attinte direttamente da persona che abbia assistito o sia a conoscenza di un «fatto» anche quando lo stesso sia oggetto di accertamento da parte della autorità giudiziaria. Una notizia attinta direttamente da un testimone di un avvenimento, in quanto tale non tenuto al segreto, è liberamente divulgabile con il mezzo della stampa, mentre se detta notizia è tratta dalle dichiarazioni fatte dalla stessa persona alle autorità preposte alle indagini, la sua divulgazione con il mezzo della stampa costituisce reato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10135 del 24 settembre 1994)
Cass. pen. n. 1473/1993
Poiché l'apposizione del segreto sugli atti di indagine non ammette deroghe, il giudice del riesame non può prendere visione di atti oggetto di segretazione. (Nella specie gli atti erano stati inviati al tribunale della libertà in busta chiusa affinché venissero esaminati dal solo collegio).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1473 del 25 giugno 1993)

References: Articolo 329

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Cass. 
 sentenza 

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