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Nazione e nazionalismo in Germania* - PDF
Nazione e nazionalismo in Germania*
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1 Mario Rainer Lepsius Nazione e nazionalismo in Germania* Il caso della Germania ci permette di riconoscere chiaramente la mutevolezza dell'idea di nazione e l'importanza dell'azione che si orienta verso tale idea - ossia il nazionalismo. Tra nazione e nazionalismo esiste un rapporto di stretta simbiosi: la definizione dei criteri che debbono connotare la nazione influenza difatti direttamente l'agire che si orienta verso tale ordine rappresentativo. Regimi politici molto differenti tra loro si sono così legittimati in base a idee di nazione che hanno orientato tutta una variegata gamma di azioni sociali nei confronti dell'interesse nazionale. Ai Tedeschi è stato attribuito sia un nazionalismo estremo che un sentimento nazionale molto debole. La storia recente della Germania abbraccia il tardo e incompiuto processo di costruzione dello stato nazionale guidato dalla Prussia, l'espansione di tale stato-nazione in un impero continentale da parte di Hitler e, infine, la spartizione del medesimo voluta dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Ad esclusione della Polonia, quasi nessun'altra nazione europea è stata caratterizzata da una storia nazionale così piena di cambiamenti. Le vicende storiche tedesche ci permettono così di analizzare alcune peculiarità caratterizzanti i reciproci rapporti funzionali esistenti tra nazione e nazionalismo in modo più approfondito che non le storie nazionali di altri stati dell'europa occidentale. [... ] La nazione è in primo luogo un ordine pensato (eine gedachte OrdnuniJ, una rappresentazione definita culturalmente che raffigura una determinata collettività umana come un'unità. Il tipo di unità contemplato deriva dall'insieme dei criteri denotanti la collettività nazionale che sono contenuti nell'ordine rappresentativo della nazione. Se si tratta di criteri etnici, allora la nazione si concepisce come un'unità di origine etnica; nel caso di criteri culturali, la nazione si presenta come una comunità linguistica; se, infine, vengono usati criteri civici che rinviano allo stato di diritto, allora la nazione risulta essere una comu- 48 Scritto pubblicato nel 1982.2 nità di cittadini. A seconda dei criteri usati e in funzione anche della loro reciproca mescolanza nascono così svariati tipi di collettività umane che vengono a formare delle associazioni nazionali di tipo solidaristico. Le specificità di significato presenti all'interno dell'ordine pensato della nazione fondano in tal modo diversi tipi di nazione. La nazione non appare così affatto come un ordine rappresentativo della vita sociale naturale e univoco. Al contrario, le sue accezioni si modificano nel corso del tempo, essendo capaci di adattarsi alle diverse costellazioni di potere/potenza politico che si susseguono nella storia. Tale plasticità storica e tale manipolabilità sia culturale che politica possono essere riscontrate anche in altri ordini pensati. Così, ad esempio, anche i criteri di significato che fondano l'ordine rappresentativo detta classe - mirante a rispecchiare le disuguaglianze di status esistenti nelle società umane - mutano con il passare degli anni, definendo un numero sempre mutevole di unità sociali come associazioni su base classista. Proletariato e borghesia, classe operaia e classe media, vecchio e nuovo ceto medio sono concetti che si riferiscono a degli ordini di rappresentazione sempre variabili nel tempo, che tentano di denotare le diverse strutturazioni dei gruppi d'indole solidaristica esistenti all'interno di una società. Tali svariate designazioni ci permettono di cogliere meglio la mutevolezza dell'ordine pensato "classe" che non la costanza semantica dell'ordine pensato "nazione"; ma, in linea di principio, entrambi gli ordini rappresentativi appaiono come storicamente mutevoli e come culturalmente e politicamente manipolabili. L'ordine rappresentativo della nazione pretende, nei confronti degli altri tipi di associazioni definite su base solidaristica, un rango di priorità assoluta e quasi universale, e questo soprattutto a scapito delle classi, dei gruppi confessionali, delle comunità etniche e socio-culturali, delle cerchie parentali e dei clan. Tale pretesa ad un rango di priorità conduce a conflitti di varia natura con le altre associazioni solidaristiche esistenti a livello infrasocietario. A seconda dei criteri connotanti l'idea di nazione assisteremo così o ad una maggiore esasperazione delle linee di frattura sociale, oppure ad un loro depotenziamento. Una nazione che si definisce primariamente in termini etnici avrà maggiori conflitti con le proprie minoranze etniche che non una nazione fondata principalmente sui diritti di cittadinanza e di uguaglianza giuridica. Quest'ultima, a sua volta, entrerà però fortemente in contrasto con i gruppi solidali sorti su base classista. La pretesa al rango di priorità assoluta della nazione s'impone definitivamente solo quando il potere politico sovrappone la propria autorità all'idea di nazione, ossia quando l'associazione solidaristica della nazione s'integra appieno nell'organizzazione statale. Le risorse di potere possedute dallo stato in quanto stato-nazione impongono de facto la priorità dell'idea di nazione nei confronti degli ordini rappresentativi di tutte quelle associazioni solidaristiche che possiedono minori risorse organizzative e di 493 potere. È successo spesso che dei gruppi etnici, confessionali e classisti siano riusciti ad opporre una resistenza violenta e durevole allo stato nazionale. In alcuni casi essi sono riusciti persino ad imporsi. Tuttavia, questo succede solo quando l'associazione solidaristica che si oppone muta la propria natura diventando a sua volta una "nazione". In questo caso, tali gruppi prevalentemente etnici o culturali si conquistano il diritto - dopo che è stato loro riconosciuto lo stesso grado di legittimità di uno stato nazionale - ad una potenziale nuova costruzione statale e ad un'ulteriore accumulazione di potere. L'organizzazione dello stato si fonda d'altronde su un principio territoriale che legittima l'esercizio della sua autorità sulla popolazione stanziata all'interno delle sue frontiere. La priorità di rango e la pretesa universalistica riconosciute alla nazione rispetto ad altre associazioni solidaristiche si concretizza soprattutto quando queste ultime non hanno più alcuna possibilità di imporsi come unità territorialmente compatte. In tal modo esse non saranno più capaci di costruirsi una propria organizzazione statale. Ecco il motivo per cui i conflitti tra etnie diverse, possedenti ciascuna un proprio territorio ben delimitato, si caratterizzano per la loro maggiore capacità di imporsi nei confronti dello stato. Ciò non avviene invece nel caso degli scontri tra classi, dato che queste non sono stanziate su un territorio chiuso e ben circoscritto. La peculiare rilevanza della nazione appare quando l'organizzazione politica dello stato agisce sotto forma di stato nazionale, ossia quando l'ordine pensato della nazione s'impossessa dell'organizzazione statale. Ciò avviene ormai con regolarità ogniqualvolta l'autorità statale si legittima sulla base della sovranità popolare e allorquando vi è la necessità di individuarne la fonte legittimante. La nazione acquista in tal modo i diritti all'autodeterminazione, all'indipendenza esterna e all'autorganizzazione interna. I criteri usati per def[nire la nazione hanno notevoli ripercussioni sia sulla delimitazione delle frontiere nazionali verso l'esterno, sia sul regime interno allo stato. Le nazioni possono entrare in conflitto tra loro per questioni di confine soprattutto quando tal criteri includono nella comunità nazionale individui che risiedono al di fuori dei confini dello stato. Quando le categorie rappresentative della nazione non contemplano invece fattori etnici e culturali, allora vi può essere un riconoscimento dei confini anche se parte della popolazione di medesima lingua ed etnia risiede al di fuori del territorio. Parimenti, la difesa dell'interesse nazionale è compatibile con diversi tipi di regimi politici interni, dato che la definizione data dell'interesse nazionale varia in funzione dei rispettivi criteri che connotano l'ordine pensato della nazione. La complessità che caratterizza la struttura logica dei significati contenuti nell'ordine pensato della nazione e i rapporti mutevoli che quest'ultima intrattiene con altri gruppi di natura solidaristica, con gli altri stati nazionali e persino con le forme di governo esistenti al suo interno, complicano notevol- 504 mente l'analisi della fenomenologia della nazione e del nazionalismo. Da qui la necessità sia di studiare analiticamente la variabilità di significato delle idee sincretiche della nazione che si susseguono storicamente, sia di capire la loro valenza sociale in diverse situazioni concrete. Questo al fine di non mettere sullo stesso piano fenomeni che, di per sé, sono molto diversi tra loro. Si tratta quindi di evitare di isolare degli insiemi di criteri di significato - connotanti l'idea di nazione e capaci di orientare l'agire sociale- che rinviano a delle unità di analisi non appropriate per l'indagine storica. [Quattro tipi di nazioni] Tutti gli ordini pensati e tutte le rappresentazioni concernenti gruppi solidaristici possiedono tre caratteristiche fondamentali. In primo luogo, essi devono fissare i criteri che permettono di distinguere un'associazione di natura solidaristica da altri tipi di collettività: ci troviamo di fronte alla loro dimensione classificatoria. Di seguito, essi devono avvalorare un gruppo solidaristico così individuato di modo da farlo apparire agli individui come un'entità meritevole della loro fiducia e come un gruppo sociale fondamentale per qualsiasi forma di convivenza umana: si tratta della dimensione normativa. Infine, tale ordine sociale, prima differenziato e poi avvalorato, deve anche essere capace di orientare l'agire di coloro che vengono inclusi nell'ordine rappresentativo a cui dovrebbero dare il loro assenso: ecco la dimensione orientativa dell'agire (verhaltenspraegender Aspekt). Le tre caratteristiche appena isolate hanno instaurato tra loro mutevoli rapporti di dipendenza e rendono perciò l'idea storica della nazione polisemica e variabile. Da un punto di vista analitico si possono isolare nel migliore dei modi le proprietà strutturali e i significati funzionali delle idee di nazione adottando un approccio tipologizzante. A tal fine presentiamo la seguente elencazione di proprietà e funzioni rinvenibili presso i diversi "tipi di nazione". l) La nazione etnica (die Volksnation) si fonda sulla comune provenienza etnica di una collettività di individui. Di conseguenza devono essere determinate quelle caratteristiche del Volk che ci permettono di tenerlo separato da altri gruppi etnici, di modo che i suoi membri possano apparire come se fossero reciprocamente legati da un rapporto di uguaglianza. Tuttavia, la determinazione univoca dei comuni criteri etnici è difficile dato che solo raramente si possono riscontrare presso tutta la popolazione i segni distintivi di una medesima razza, pensiamo solo al colore della pelle o ad altre caratteristiche corporali invarianti. Per questo le comunità etniche si fondano anche su qualità culturali come la lingua, la religione o su criteri non meglio specificati come il fatto di essere una comunità di destino determinata storicamente. 515 L'omogeneità etnica di una "nazione" non appare pertanto come un "prodotto naturale", ma sembra piuttosto la conseguenza di un'identità impostasi culturalmente e di un sentimento di uguaglianza determinato politicamente. E questo avviene anche se l'idea della Volksnation pretende di legittimarsi sulla base del diritto naturale o della sua indole prepolitica. Grandi problemi sorgono poi con il criterio etno-unitarista dell'idea della Volksnation sia quando la compattezza etna-territoriale viene meno col fatto che i diversi membri di una stessa etnia si trovano sparpagliati su insediamenti territorialmente non adiacenti, sia quando all'interno di uno stesso territorio risultano esclusi ampi gruppi i cui membri vengono considerati come etnicamente stranieri. In quei casi si giunge spesso ad emarginazioni ingiuste o a discriminazioni all'interno della stessa Volksnation. Nel caso dell'europa meridionale e centro-orientale, dove l'eterogeneità etnica è fortemente diffusa, l'idea della Volksnation ha portato con sé profondi conflitti e incomprensioni, soprattutto per ciò che concerne la delimitazione delle frontiere nazionali e la tutela delle rispettive minoranze. Il collegamento creatosi tra il principio legittimante della sovranità popolare e quello della Volksnation condusse al crollo degli Imperi etnicamente eterogenei e fondati sul principio dinastico come quello ottomano e asburgico. Al loro posto però non sorsero stati nazionali etnicamente omogenei. Per la storia dei Tedeschi ciò è stato particolarmente importante visto che la presenza di minoranze di etnia tedesca in tali territori multietnici ha condotto, da un lato, alla legittimazione delle rivendicazioni costantemente attivabili da parte dello stato nazionale tedesco su tali territori, e, dall'altro, alla convinzione che una tale ridefinizione delle frontiere avrebbe dovuto includere nello stato tedesco cospicue minoranze straniere. L'apparizione sia di pratiche discriminatorie interne che di uno spirito interventista verso l'esterno trovano pertanto origine nell'idea della Volksnation e nella sua politicizzazione attraverso lo stato nazionale. [... ) Le qualità che trasformano un Volk in una nazione riguardano la collettività. Il Volk si concepisce quindi come un'entità prepolitica che sussume i singoli sotto la sua equivalenza di indicatori di tipo ascrittivo. La nazione etnica non sorge come un'associazione politico-solidaristica di cittadini, ma appare come un'entità prepolitica di rango superiore rispetto agli individui. Le sue proprietà esistenziali, definite dal diritto naturale, si fondano sul valore che viene attribuito al collettivo etnico nel suo insieme e non su quello dell'individuo. Pertanto la Volksnation è indifferente alla costituzione (verfassungsindif.ferent). Da ciò non deriva la necessità di fondare il proprio regime politico interno su comuni diritti di cittadinanza e su comune regole democratiche capaci di garantire la partecipazione politica. Diversi tipi di regime politico e di ordini costituzionali si legittimano pertanto partendo dallo stesso principio della sovranità del Volk. Il rango di priorità occupato dal Volk nei confronti del- 526 l'individuo può così condurre alla legittimazione di misure di restringimento delle libertà individuali e dei principi della democrazia rappresentativa con il fine dichiarato di realizzare gli interessi superiori del Volk; interessi che si fondano sopra una determinata filosofia della storia e che vengono interpretati dalle élites dominanti. [...] L'indifferenza della Volksnation nei confronti della costituzione ha avuto conseguenze importanti proprio nel caso della Germania. Ciò emerge chiaramente da quel processo iniziato dal nazionalsocialismo che ha portato alla privazione dei diritti giuridici fondamentali anche per molti cittadini etnicamente tedeschi con la giustificazione che ciò veniva fatto al fine di permettere la "rinascita nazionale", il riscatto della sovranità tedesca e la realizzazione della missione universale del popolo tedesco. [...l Il restringimento dei significati del concetto di Volk avvenuto sotto il nazionalsocialismo condusse al dissolvimento del vecchio concetto di popolo tedesco e al suo riassorbimento nell'idea del Volk germanico ed ariano. Quest'ultima non aveva più niente in comune con il concetto storico-culturale di Volk tedesco. Proprio qui notiamo tutte le conseguenze che una definizione ambigua dei criteri nazionali ha portato con sé per la rappresentazione della Volksnation. All'interno della stessa definizione della Volksnation, che contempla simultaneamente un insieme di criteri razzistici, etnici, culturali e storici, vi è quindi la possibilità di potere de facto reinterpretare il significato ultimo dell'idea di nazione pur mantenendo la costanza semantica della parola. Le possibilità di manipolare i significati veicolati dall'ordine pensato della nazione sono estremamente ampie e possono condurre ad una silenziosa ridefinizione dell'idea del Volk (Umvolkuni) al fine di adattare tale idea dal forte potere legittimante, per motivi tattici, alle diverse costellazioni di interessi politici. È stato quindi lo sganciamento del concetto di nazione da qualsiasi disposizione costituzionale e da qualsiasi possibilità di rendere nominalmente stabili i suoi contenuti a permettere la privazione dei diritti, l'emarginazione e, infine, lo sterminio dei cittadini tedeschi di fede o di origini ebraiche, senza che fosse per questo necessaria l'abolizione dei diritti di cittadinanza di tutti i cittadini tedeschi. 2) La nazione culturale (Kulturnation) si fonda sull'eguaglianza culturale degli individui. Essa assume nella storia tedesca un molo di continua rilevanza vista la funzione sostitutiva e complementare che essa ha svolto nei confronti della nazione statale (die Staatsnation). In seguito all'esperienza reale della continua frammentazione politico-istituzionale della comunità culturale tedesca definita su base linguistica, si sviluppò l'idea della Kulturnation in primo luogo come rappresentazione capace di sostituirsi a quell'idea dell'impero tedesco del diciottesimo secolo che si stava ormai disgregando in 537 stati territoriali autonomi. Nella sua intenzione questa rappresentazione era "transpolitica", cioè accettava la non realizzabilità di uno stato nazionale inglobante tutti i tedeschi e cercava di creare un'identità nazionale attraverso l'eguaglianza culturale in presenza della diseguaglianza politica. Tale concetto unificatore della Kulturnation corrispondeva sia alla situazione delle minoranze tedesche nell'europa centro e sud-orientale, sia alla realtà per cui entrambe le grandi potenze tedesche dell'epoca, la Prussia e l'austria, erano delle istituzioni dinastiche etnicamente eterogenee. Tale rappresentazione possedeva per questo una notevole forza interpretativa per la percezione della realtà dell'epoca. Essa la mantenne anche dopo la fondazione del Reich imperiale, dato che esso non incorporava le grandi metropoli della cultura tedesca, soprattutto Vi enna, ma anche Zurigo, Basilea e Praga. [... ] Il presupposto della funzione "transpolitica" della Kulturnation risiede nella costruzione di un concetto complementare di nazione politica (die politiscbe Nation). Il principio dell'unità della cultura tedesca può restare non-politico solo se esiste nel contempo un fondamento legittimatore delle diverse entità politiche che può essere collegato al principio dell'unità della cultura tedesca. Tale idea rappresentativa di tipo complementare (komplementaere Ordnungsidee) veniva fornita, durante il diciottesimo secolo, dal principio dinastico. Con il progressivo declino di tale legittimazione decadeva anche tale concetto complementare alla Kulturnation che, a sua volta, cominciò poco a poco a politicizzarsi. Fu soltanto con l'affermarsi progressivo dell'idea della "sovranità popolare" come principio legittimante del potere politico che la Kulturnation instaurò un nuovo rapporto di complementarietà, ma questa volta con il sempre più forte concetto della Volksnation. Il Reicb tedesco cominciò presto a presentarsi come lo stato nazionale del Volk tedesco e collocò pertanto i territori di lingua tedesca della Svizzera e del P Austria nella categoria resi duale della Kulturnation tedesca. [...] Per ciò che attiene alla strutturazione del regime politico interno alla Germania, dal concetto di Kulturnation non si poteva derivare alcun principio organizzatore. Una comunità puramente linguistica non poteva d'altronde che essere indifferente all'organizzazione politica dello stato. Casomai era solo interessata al fatto che la lingua tedesca venisse considerata come lingua ufficiale dello stato, in modo da assicurarsi una specie di monopolio nel settore dell'amministrazione e della comunicazione politica. Anche a livello poi delle eredità culturali non sorse un principio ordinatore di tipo politico, dato che il contrasto tra protestanti e cattolici fu all'origine della nascita di diverse etiche pubbliche e private. Pertanto, il concetto della Kulturnation rimase sostanzialmente una categoria complementare alla Staatsnation, senza essere capace di determinarne i contenuti politici. [...] 548 3) La classe dirigente della DDR definiva con il termine di nazione classista (Klassennation) un nuovo ordine rappresentativo di identificazione nazionale e statale. La "nazione socialista e tedesca" (die sozialistische deutsche Nation), che si basava sul principio dell'uguaglianza tra le classi, doveva permettere la costruzione, nel sistema statale di autorità della DDR, di un'identità nazionale alternativa a quella della Repubblica federale. In tale prospettiva, i vecchi ordini rappresentativi della Volksnation e della Kulturnation non erano disponibili dato che dai loro criteri etnici e culturali non potevano essere derivate delle qualità capaci di legittimare la nuova sovranità statuale della DDR. L'unica idea alternativa poteva essere quella della nazione dei cittadini (die Staatsbuergernation), ma quest'ultima era incompatibile con la natura stessa del sistema politico della DDR e come tale non venne presa in considerazione. Dalla imprescindibile strategia che mirava a trovare un principio legittimante per la nuova statualità della DDR sia nei confronti della propria popolazione sia nei riguardi della politica di totale chiusura verso la Repubblica Federale, nacque l'obbligo per le élites della DDR di costruirsi uno specifico concetto di nazione. La scelta del criterio classista come distintiva caratteristica descrittiva si collegò così con gli elementi normativi contenuti in una filosofia della storia [quella marxista-leninista, N.d.C] che vedeva nella strutturazione classista di una società la causa principale del suo stadio di sviluppo storico. La Klassennation doveva inserirsi in un sistema di potere che si legittimava in base alla propria capacità di realizzare gli interessi di classe dei lavoratori e dei contadini. La costruzione dell'idea della Klassennation fornì pertanto una giustificazione politica sia alle nuove frontiere esterne della DDR che al suo regime interno. Lo sviluppo e la costruzione di tale nuovo ordine pensato testimoniano ancora una volta della grande elasticità e della marcata manipolabilità che contraddistingue il concetto di nazione presso le élites dominanti. Rimane comunque aperta la questione se tale idea di nazione possa offrire dei criteri orientativi dell'agire convincenti per gran parte della popolazione della DDR. Anche la Klassennation, al pari della Volksnation, trae le sue proprietà definitorie da un'idea di nazione intesa in senso collettivo. I concetti di Volk e di Klasse sono delle categorie che svolgono funzioni sostanzialmente simili: essi collocano i singoli individui all'interno di un organismo collettivo che occupa una posizione di rango superiore e che permette, almeno dal punto di vista di una certa filosofia storica, la limitazione dei diritti civili e individuali. Sia la Volksnation che la Klassennation sono costruzioni concettuali che associano l'idea della sovranità popolare a sistemi di dominio non-democratici. Visto che tale principio legittimante mira a difendere gli interessi di un'entità storico-filosofica, l'esercizio del potere non tiene affatto conto in linea di massima degli interessi individuali dei singoli cittadini. L'interpretazione degli interessi collet- 559 ti vi viene deferita a delle élites appositamente preposte a tale compito. [...] L'affermazione di un'identità che si fonda simultaneamente sulla classe lavoratrice, sul partito dei lavoratori e sul dominio del partito lavoratore giustifica pertanto sia le pretese di legittimazione di tipo non-democratico, sia le rivendicazioni identitarie presentate in nome del Volk da parte di una leadership impostasi in modo plebiscitario. [... ] Le somiglianze d'indole funzionale rinvenibili presso gli ordini pensati della Klassennation e della Volksnation risiedono anche nel fatto che tali entità collettive, costituitesi secondo un determinato progetto storico-filosofico, permettono anche di attribuire un forte grado di legittimazione all'assenza dei diritti individuali. [... ] 4) La nazione dei cittadini (die Staatsbuergernation) si fonda sopra i diritti individuali di uguaglianza giuridica e sopra le procedure di legittimazione democratica del potere di cui sono titolari i cittadini. La delimitazione delle frontiere esterne della nazione avviene in funzione dello spazio in cui vige un determinato ordine costituzionale, e ciò indipendentemente dal fatto che al di fuori delle frontiere statali vi siano dei gruppi di persone che condividono caratteristiche etniche, culturali o storiche con il popolo dello stato democratico. [...l Per ciò che attiene alla natura del regime politico interno allo stato, vi sono notevoli conseguenze che emergono dall'applicazione dell'idea della Staatsbuergernation, dato che essa non è affatto neutrale nei confronti della sua costituzione interna. Essa non può rinunciare alla garanzia dei diritti individuali di cittadinanza e all'applicazione costituzionalmente conforme delle procedure di legittimazione dell'ordine democratico. Tali sono, infatti, i criteri fondanti della Staatsbuergernation. Anche i rapporti con le minoranze etniche e culturali possono essere regolati da norme relative all'uguaglianza dei cittadini, senza che vi sia la 11ecessità di ricorrere a divieti di associazione o a misure di assimilazione culturale forzata. I rapporti di maggior contrasto sorgono invece sul piano delle fratture di classe, dato che l'esercizio effettivo dei diritti di cittadinanza è profondamente legato a specifiche precondizioni di natura economica, sociale e culturali. L'esistenza di sistemi di istituzionalizzazione dei conflitti è pertanto un presupposto necessario per garantire il funzionamento della Staatsbuergernation. I criteri legittimanti adottati dallo stato impongono anche la legittimazioni di associazioni su base classista e così aumentano anche di conseguenza le potenzialità di conflitto al suo interno. Al primato della politica estera si sostituisce così il primato della politica interna. [... ] Da parte sua, la Staatsbuergernation veicola alcuni criteri di significato specifici per la costituzione dell'idea di nazione che la distinguono dalle rappresentazioni della Volksnation, della Kulturnation e della Klassennation. Il principio dell'uguaglianza crea all'interno dello stato l'uguaglianza dei cittadini, mentre il criterio della disuguaglianza verso l'esterno [che viene patrocina- 5610 to dalle altre tre forme di identità naziqnale, N.d.C] instaura la disuguaglianza tra i cittadini. Tuttavia, possiamo constatare anche qui come l'idea della nazione dei cittadini a volte si mescoli con le idee della Volksnation e della Kulturnation. Pertanto, pure le identità nazionali che sorgono in contesti democratici si formano in modo sincretico. Ciò succede perché il processo di democratizzazione avviene a piccoli passi; la Staatsbuergernation si sovrappone difatti a processi di socializzazione predemocratici che hanno già fatto sorgere un'idea di nazione storica capace di garantire la convivenza nazionale. Dal carattere processuale che porta alla sviluppo della Staatsbuergernation nasce così un ordine rappresentativo complementare capace di inglobare sia la vecchia idea nazional-dinastica che i principi solidaristici di natura etnica e culturale. [...] Il nuovo stato nazionale tedesco non si concepiva esplicitamente come una Staatsbuergernation, ma come una Volks- e Kulturnation politicamente unificata dallo stato. La concezione democratico-liberale della Staatsbuergernation, già durante l'iniziale fase di costituzione, venne relegata in una posizione marginale da tale idea di nazione sincretica e maldefinita che fondava la costituzione imperiale. Il pensiero nazionale veniva invocato durante la fase di consolidamento dell'impero dalle élites dominanti per legittimare le loro politiche conservatrici e non-democratiche. Esso fungeva sia da ideologia integratrice all'interno che da credenza giustificatrice per le pretese egemoniche tedesche verso l'esterno. Anche durante il periodo democratico della Repubblica di Weimar non vi fu una chiara e netta presa di posizione a favore della concezione civica della nazione, cosicché nel 1933 vennero aboliti le libertà e i diritti fondamentali con la pretesa di difendere!"'onore" della nazione tedesca; fatto, quest'ultimo, che incontrò anche l'approvazione di ampi strati della popolazione. Solo nella Repubblica federale si venne a creare una situazione in cui la legittimazione del nuovo stato poteva essere possibile solamente attraverso il riconoscimento dei diritti di cittadinanza democratica e della libera autodeterminazione derivante dal principio della sovranità popolare. Unicamente in quella fase storica le élites si trovarono d'accordo sul principio nazionale della Staatsbuergernation. Gli ordini pensati della Volksnation e della Kulturnation ottennero invece un ruolo complementare e politicamente di second'ordine. [...] [Ordini pensati e comportamenti nazionali] Le distinzioni analitiche tra i diversi ordini pensati della nazione, che abbiamo qui tracciato facendo riferimento ai criteri principali che accomunano i diversi membri appartenenti ai vari tipi di nazione, ci permettono di eviden- 5711 ziare alcune conseguenze importanti sia per un'interpretazione della realtà attenta alla dimensione nazionale, sia per l'analisi dei comportamenti che si orientano in funzione delle rappresentazioni nazionali. Non sono, in sé e per sé, la forza o la debolezza del sentimento nazionale oppure la più o meno profonda identificazione affettiva nei confronti della nazione a costituire il problema centrale della storia sia nazionale che internazionale della Germania. Problematica è invece la scarsa strutturazione dei contenuti di significato veicolati dall'idea di nazione, ossia quel suo sincretismo dal quale è sorta tutta una variegata panoplia di interpretazioni situazionali, di orientamenti all'agire e di legittimazioni delle strutture di autorità sia in politica interna che in politica estera. L'alto grado d'intensità dell'orgoglio nazionale e della identificazione nella nazione sono di per sé, almeno in politica estera, poco rilevanti se non si accompagnano a richieste di modifica delle frontiere e da pretese egemoniche sugli stati confinanti. Allo stesso modo il livello d'identificazione nazionale è irrilevante anche dal punto di vista della politica interna quando esso non comporta il sorgere di un'autorità che, per legittimarsi politicamente, persegue una specifica politica discriminatoria e repressiva. Al contrario poi, una esaltazione poco marcata dell'identità nazionale e un simbolismo e una retorica nazionali apparentemente deboli non sono per questo indicatori di una integrazione nazionale mal riuscita. Un sistema politico basato su una struttura di rappresentanza degli interessi ben articolato, su una forte istituzionalizzazione della conflittualità politica e sull'efficienza politica non ha bisogno di compensare e di rimediare ai propri deficit di prestazione usando un linguaggio "nazionalistico" nei confronti di altre società statali. [...] II vantaggio che deriva dal considerare analiticamente la nazione come un ordine pensato e non come una "sostanza" consiste nel fatto che tale accostamento fa emergere chiaramente in tutta la sua portata sia la variabilità di significato delle idee nazionali, sia la loro diversa rilevanza per l'agire sociale. A seconda dei criteri contenuti nei diversi ordini pensati della nazione ci troviamo così di fronte a differenti forme di interpretazione della realtà che avvengono attraverso la categoria della nazione e a diverse modalità di orientamento per il comportamento nazionale. Ciò non significa affatto che la percezione della realtà diventi per questo esclusivamente una questione di costruzione cognitiva della realtà. La forza interpretativa di una costruzione cognitiva della realtà dipende dalla sua capacità di essere attivata come un mezzo interpretarivo idoneo a tracciare della realtà un quadro compiuto di senso, offrendo però nel contempo interpretazioni socialmente accettabili. Non sono le costruzioni cognitive della realtà in sé e per sé che risultano sufficienti per una percezione congruente del mondo reale; esse infatti devono essere attivate dalle élites e debbono risultare plausibili per le non-élites. In linea di principio, ogni uomo ha a sua disposizione, per ogni singola percezione della realtà, diverse 5812 costruzioni cognitive che, per di più, appaiono spesso come contraddittorie. A seconda delle costruzioni cognitive che vengono scelte sia per percepire la realtà che per orientare l'agire, avremo diverse conseguenze rilevanti per il comportamento dell'individuo. Può darsi che, nel caso di un radicale cambiamento delle esperienze del mondo reale, cambino anche completamente le costruzioni cognitive usate per interpretare il mondo, modificando così anche gli orientamenti all'azione. La stabilità degli orientamenti dell'agire riposa pertanto sul grado di costanza che caratterizza l'uso delle costruzioni cognitive della realtà da parte delle élites dominanti e da parte delle contro-élites e dal grado di coerenza delle loro ricostruzioni della realtà. Quanto più ambigui e sincretici sono gli ordini pensati, tanto più facile risulta per le élites introdurre un cambiamento negli orientamenti all'agire; nel caso dei comportamenti che si orientano nei confronti degli ordini pensati della nazione possiamo così trovarci di fronte sia ad un nazionalismo estremo che ad un sentimento nazionale debole ed erratico. E questo fu proprio uno dei problemi fondamentali del nazionalismo nella storia tedesca. 59 Vedere altro
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References: sentenza 
 Art. 1
 art. 4
 Articolo 1
 Art. 1
 Art. 1
 art. 2
 Articolo 24
 Articolo 1
 art.3