Source: http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2015/03/altadonna-giuseppe-e-castellese-carini.html
Timestamp: 2017-06-29 07:11:59+00:00

Document:
ALTADONNA GIUSEPPE E CASTELLESE CARINI COSTRUZIONI SRL CGA RESPINTO RICORSO DINIEGO 2013 by Pino Ciampolillo
Diniego n.20 del 25/09/2012 alle
istanze prot. n.8457/11 e prot. n.20353/11 della ditta “Carini Costruzioni srl”
di Altadonna Giuseppe e del Sig. Castellese Giuseppe. Diniego n.21 del 25/09/2012 all'
istanza prot. n.14956/11 del Sig. Aiello Giuseppe e della Sig.ra Giambona Rita.
Destinazione delle "zone bianche" Sentenza 3320/2004 del Consiglio di Stato
La Sezione IV del
Consiglio di Stato ha ribadito che le zone non più sottoposte a vincolo devono
comunque essere destinate a specifico utilizzo: il Comune deve ricorrere allo
strumento della variante urbanistica (come già prescritto dalla Sentenza 17
luglio 2002 n.3999 del Consiglio di Stato) e decidere in che modo verranno
usati i terreni, nel rispetto delle previsioni generali del Piano Regolatore e
della natura delle aree interessate. Il Consiglio si è pronunciato in merito a
un terreno situato nel Comune di Lainate (MI) che, scaduto il vincolo
quinquennale, a dispetto dell'originaria collocazione in zona di interesse
pubblico con destinazione a centro sportivo, era stato compreso in un Piano di
Zona (Legge 167/62).
Una prima sentenza del TAR
della Lombardia, a cui i proprietari del terreno si erano rivolti ritenendo che
la Giunta regionale avesse violato la Legge per l'edilizia economica e
popolare, aveva stabilito che il cambio di destinazione non era accettabile, perché
il vincolo non poteva considerarsi decaduto e quindi le aree mantenevano la loro
originaria destinazione non residenziale. Il Consorzio Intercomunale Milanese
per l'Edilizia Popolare (C.I.M.E.P.), responsabile per l'applicazione della
legge 167/1962 e della predisposizione dei piani di zona consortili nella
provincia di Milano, era a sua volta ricorso in appello, sostenendo che proprio
in virtù delle indicazioni della 167 il Comune poteva esercitare i suoi ampi poteri
discrezionali e derogare rispetto alle precedenti previsioni di piano.
Secondo il Consorzio il
Comune e il C.I.M.E.P. stesso non erano tenuti a motivare in modo particolare
la scelta di inserire nel Piano di Zona il terreno oggetto della controversia,
anche perché chiarimenti sulla deroga operata erano stati inseriti nelle controdeduzioni
alle osservazioni sul piano. La Sentenza 21 maggio 2004 n. 3320 ha in parte
contraddetto le conclusioni del TAR della Lombardia, affermando che il vincolo
quinquennale in realtà era scaduto, ma anche che questo non poteva in alcun
modo consentire un uso indiscriminato da parte del Comune delle zone cosiddette
Consiglio di Stato, Sez. IV, 21 maggio 2004 n. 3320
Giornale di Sicilia 24 Dicembre
”Erano legati ai
Lo Piccolo” Sei condannati e
due assolti
Aveva sempre protestato la
propria innocenza e il tribunale del riesame lo aveva scarcerato dopo un mese e
mezzo di carcere. Ma le descrizioni, le testimonianze, le accuse avevano
indotto i giudici di primo grado a condannare comunque (a 12 anni) Lorenzo
Altadonna, 47 anni, imprenditore di Carini, ritenuto colluso e legato al clan
dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo: ieri, però, dopo un anno e mezzo
complessivo di custodia cautelare, l'imputato e stato assolto in appello.
Con lui anche Francesco
Biondo, che rimane comunque in carcere, perche sta scontando un' altra
condanna. La sentenza di appello del processo ”Occidente” conferma l'impianto dell'accusa,
ma le gene — anche grazie alle due assoluzioni — escono ridimensionate. Sei i
condannati e per quattro ci sono state riduzioni di pena:
Angelo Conigliaro, pure
lui di Carini, ha avuto 14 anni, contro i 15 del primo giudizio; Vincenzo
Curulli da 6 anni a sceso a 4 anni e 6 mesi; Antonio Cusimano da 8 a 4; Giorgio
Iaquinoto da 5 e mezzo a 4 anni. I due per i quali le condanne sono state
confermate sono Vincenzo Collesano, nei cui confronti a stata ribadita la pena
di 13 anni, e Antonino De Luca (12 anni).
La sentenza di ieri e
della sesta sezione della Corte d'appello, presieduta da Biagio Insacco. I
giudici, alle 16.30, dopo sei ore di camera di consiglio, hanno accolto quasi
del tutto la richiesta del pg, che puntava alla riconferma della decisione di
primo grado. Accolte anche le tesi dei legali di Altadonna (assistito dagli
avvocati Nino Agnello, Nino Mormino e Carlo Ventimiglia), e di Biondo, difeso
dagli avvocati Raffaele Bonsignore e Nino Zanghì e che in primo grado, col
meccanismo della continuazione con una precedente condanna, aveva avuto 11 anni
e 5 mesi. Cusimano, difeso dagli avvocati Riccardo Russo e Velio Sprio, si e
visto derubricare it reato di estorsione aggravata in violenza privata aggravata
dall'agevolazione di Cosa nostra e la pena, rispetto alla decision del tribunale,
gli e stata cosi dimezzata. A Iaquinoto (avvocato Vincenzo Lo Re) e Curulli
(avvocato Aldo Spatafora) stata tolta l'aggravante di avere agevolato Cosa
Il processo era scaturito
da un blitz congiunto di polizia e carabinieri, che il 25 gennaio del 2007
aveva portato a una cinquantina di arresti. Colpito il clan Lo Piccolo, nelle
sue ramificazioni tentacolari delle zone di Tommaso Natale, Resuttana, Sferracavallo,
Carini, ma anche della Noce.
Il procedimento si era poi
diviso in due tronconi: uno era stato celebrate col rito abbreviato dal Gup
Sergio Ziino (sentenza del 7 agosto 2008) e poi dalla prima sezione della Corte
d'appello, che il 10 luglio scorso aveva inflitto 110 anni a 19 imputati;
nell'altro, celebrato col rito ordinario dalla terza sezione del tribunale, la
sentenza di primo grado era stata pronunciata it 3 luglio del 2009, con otto condanne
e due assoluzioni «di pesoo: erano stati scagionati infatti, anche se da accuse
relativamente poco gravi, sia Salvatore Lo Pic-colo) (rispondeva di due estorsioni,
ai danni degli imprenditori Scalici e Billeci) che un altro pluriergastolano di
lungo corso, Salvatore Biondo detto “il lungo”. La Procura non aveva fatto
ricorso e le due assoluzioni sono definitive. Con la sentenza di ieri sono stati
confermati pure i risarcimenti di primo grado. I giudici hanno disposto anche
it pagamento delle spese legali in favore delle parti civili ammesse nel giudizio:
si tratta del Comune di Carini, della Provincia di Palermo e delle associazioni
Addiopizzo, Fai (Federazione anti-racket), Assindustria provinciale, Sos
Impresa, Confcommercio. A patrocinarle, fra gli altri, gli avvocati Catty
Pillitteri, Salvatore Forello, Salvatore Caradonna, Maria Luisa Martorana,
Marco Manno, Fabio Lanfranca, Fausto Amato.
Altadonna, detto “'U
pacchiuni”, era stato arrestato nel blitz del gennaio di tre anni fa ed era
stato rimesso in liberta dopo una quarantina di giorni, su ordine del tribunale
del riesame, per mancanza di gravi indizi. Al processo, collegio presieduto da
Raimondo Loforti gli aveva inflitto un anno in più della richiesta dei pm. Poi
l'imputato era stato riarrestato. L'accusa sosteneva che Altadonna avesse messo
la propria impresa a disposizione di Cosa nostra, di Salvatore e Sandro Lo
Piccolo e del Toro uomo di fiducia nel Carinese, Vincenzo Pipitone.
Determinante, contro di
lui, la deposizione di un suo collega imprenditore vittima del racket, che aveva
detto di avere incontrato Altadonna in presenza di Pipitone, “che cerco di
impormelo per alcuni lavori che dovevano essere eseguiti in un capannone”.
EMEROTECA ASSOCIAZIONE MESSINESE
ANTIUSURA ONLUS
ALTADONNA GIUSEPPE E CASTELLESE CARINI COSTRUZIONI SRL CGA RESPINTO RICORSO DINIEGO 2013, Pubblicato da
POLVERI SOT

References: Sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 Sentenza 
 sentenza 
 sentenza 

sentenza 
 sentenza