Source: https://sostasostenibile.wordpress.com/2015/01/27/il-pup-di-piazza-manila-un-caso-di-scuola/
Timestamp: 2017-10-21 15:45:17+00:00

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Il PUP di Piazza Manila: un “caso di scuola” | sostasostenibile
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Per esporre le nostre obiezioni al parcheggio interrato al Flaminio, usiamo le parole messe nero su bianco dalla stessa amministrazione, in una nota del settembre 2013, che non sappiamo quanto sia poi stata tenuta in considerazione…
[siamo naturalmente a disposizione per pubblicare eventuali precisazioni, correzioni o anche solo repliche che ci venissero sottoposte]
Noi sappiamo distinguere tra obiezioni amministrative, che riguardano la sfera delle procedure, e rivendicazioni “politiche”, che riguardano controindicazioni di interesse pubblico e di buon senso. Le prime sono supportate dai fatti, le seconde dalle opinioni. E se in quest’ultimo caso è giusto che chi è stato eletto si prenda la responsabilità delle scelte finali (“mettendoci la faccia” davanti ai cittadini), sul fronte amministrativo non ci devono essere eccezioni, né sulla trasparenza, né sul rispetto delle regole.
Non abbiamo ancora fatto un nuovo accesso agli atti del parcheggio interrato di Piazza Manila, per cui ci basiamo sempre sui documenti da noi reperiti all’Ufficio Parcheggi più di un anno fa. Ma rileggendo quelle carte, ci ha confortato ritrovare in quel parere negativo del 18 settembre 2013 (il secondo, il primo già nel 2010) dell’Ufficio Pianificazione Mobilità e Infrastrutture del Dipartimento Urbanistica, le stesse considerazioni che abbiamo fatto noi, visionando il progetto. Cercheremo di procurarci presto copia degli elaborati con le nuove soluzioni progettuali, che – a una prima presa in visione al Dipartimento Mobilità – non ci sembra che abbiano risolto le numerose criticità segnalate da quell’Ufficio, anche se ormai pare che una determinazione dirigenziale abbia chiuso favorevolmente la conferenza dei servizi nell’aprile del 2014. Noi apriamo la discussione con i motivi “di buon senso”e “tecnici” al tempo stesso, esposti dall’Ufficio del Dipartimento Urbanistica, formulando alcune stringenti domande sulla opportunità e sulla regolarità amministrativa:
Le sistemazioni superficiali. Secondo la nota dell’Ufficio Pianificazione Mobilità, l’area fa parte di un sistema a verde, in cui i giardini che dividono Via Flaminia da Viale Tiziano, realizzati tra il 1926 e il 1938, hanno una storia che comincia dall’inizio dell’800: “lo square centrale, in virtù di tale valore storico e documentario è stato classificato dal PRG come “giardino storico configurato”(1), un vuoto che definisce l’identità urbana, in relazione alle caratteristiche di disegno e articolazione dello spazio”: “da questo deriva l’esigenza di collocare gli interventi “all’interno di specifici progetti unitari estesi all’intera area“, in assenza dei quali sono consentite esclusivamente le categorie di intervento ambientale“. Sempre secondo l’ufficio “il disegno proposto appare privo di coerenza, dettato dalle esigenze funzionali del sottostante parcheggio (in particolare per le griglie di aerazione), la diminuzione della superficie a verde di circa 350 mq (circa il 15% della superficie complessiva [interessata dall’intervento NDR]) nonché l’eliminazione della permeabilità dello strato vegetale per una porzione consistente del giardino, pregiudicando la possibilità di ricostruire la quinta arborea di dimensione analoga alla parte successiva del giardino”. LE DOMANDE: sappiamo che è in proposito è stato sollecitato il parere della Soprintendenza. Qual’è stato l’esito? Quale valore prescrittivo hanno le Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale e con quali autorizzazioni possono essere aggirate le indicazioni di un elaborato che, non a caso, si intitola “Sistemi e regole”?
Il giardino “degradato” con il Treebar sullo sfondo e, di fronte, la scuola elementare e media Guido Alessi
L’accesso pedonale al giardino
Tavola del progetto del PUP di Piazza Manila del luglio 2013
Sempre lo stesso ufficio segnala una “forte penalizzazione dell’accesso pedonale al giardino, costituendo, per la presenza del tram sui due lati lunghi, la testata verso piazza Manila l’entrata principale al giardino pubblico: la soluzione proposta, per la configurazione della corsia a servizio degli accessi al parcheggio, il posizionamento dell’attraversamento pedonale e la ridotta dimensione del marciapiede, si ritiene incongruente con le necessarie condizioni di fruibilità al pubblico e in evidente contrasto con le finalità di mantenimento/ripristino del giardino configurato“. Ciò è particolarmente grave se si considera che a pochi metri, dall’altra parte della strada, c’è il complesso scolastico della Guido Alessi, con una scuola materna, una elementare e una media. LE DOMANDE: esistono anche delle regole da rispettare a tutela dei pedoni? Qual’è l’interesse prevalente, quello delle centinaia di bimbi che frequentano la scuola o quella di 84 privati che si possono permettere l’acquisto di un box?
L’accesso carrabile al parcheggio e la viabilità. Nel progetto l’ingresso e l’uscita dal parcheggio sono collocati all’interno del giardino, con una sorta di “rotonda” intorno alla base del pino monumentale sul lato di Piazza Manila, quello attraversato dal flusso di traffico che da Viale Pilsudski (cioè da Corso Francia e dai Parioli) si incanala verso il Lungo Tevere, e dal flusso che da Viale Tiziano svolta a sinistra, sempre diretto verso il Lungo Tevere. Una viabilità che secondo la nota è “classificata come principale urbana nel Sistema delle infrastrutture per la mobilità, elaborati G3 del Piano regolatore Generale (2), e sulla quale, secondo il regolamento viario del Comune di Roma (3) non è consentita l’apertura diretta di passi carrabili” . L’Ufficio quindi conferma il parere sul progetto precedente [dell’8 novembre 2010 NDR] con la motivazione che “la proposta attuale si limita a realizzare su Viale Tiziano una cordolatura e una nuova definizione delle manovre…in sostanza utilizzando una corsia della viabilità pubblica ad uso dell’accessibilità al parcheggio, considerato che le auto che la utilizzeranno per il ritorno su via Flaminia saranno pochissime” e che “viene proposto in pratica un declassamento di una porzione di viabilità principale a strada locale, in modo da poter consentire l’apertura del passo carrabile, a scapito della capacità complessiva dell’attuale viabilità che vien di fatto privata di una corsia“. E se – come abbiamo avuto modo di constatare da un recente elaborato mostratoci al Dipartimento Mobilità – fosse stato eliminato il cordolo su Viale Tiziano e su Piazza Manila, il progetto potrebbe non rispettare il regolamento viario. Per inciso: nella Relazione sulla mobilità del “proponente” si afferma che la nuova disciplina del traffico proposta comporterà un “lieve peggioramento” con conseguenze irrilevanti sul livello del servizio complessivo. Ma il dipartimento replica che “tale argomentazione non tiene conto né della situazione attuale…né di possibili futuri utilizzi della strada ad uso pubblico… né di futuri scenari trasportistici“. LE DOMANDE: è possibile, e in quali circostanze, derogare al regolamento viario? Se il progetto è stato modificato dopo il parere contrario dell’Ufficio Mobilità del Dipartimento Urbanistica, la nuova versione è stata di nuovo sottoposta al parere dell’ufficio?
Il percorso amministrativo. Oltretutto per l’intervento non è mai stata stipulata alcuna Convenzione tra proponente e Comune, né è mai stato mai oggetto – a quanto risulta dal sito del Comune – di una Ordinanza del Sindaco Commissario Straordinario per l’Emergenza Traffico e Mobilità (il regime commissariale per l’emergenza è scaduto il dicembre 2012). Quindi, secondo la nostra interpretazione del parere dell’Autorità Vigilanza Contratti Pubblici, ora Autorità Nazionale Anticorruzione, del giugno 2012, la concessione dovrebbe essere riconsiderata “nel rispetto delle procedure di evidenza pubblica previste dalle norme vigenti“(2). Inoltre sembra sia stata completamente ignorata dall’amministrazione una fondamentale sentenza della Cassazione del 16 novembre 2011, che, esprimendosi su un intervento in Via Panama, che pur non facendo parte del Piano Parcheggi comunale era stato avviato ai realizzato ai sensi della legge 122/89 (“Legge Tognoli”) , fornisce una stringente interpretazione della Legge Tognoli., che del Piano urbano Parcheggi è la base di partenza e la colonna portante. Infatti la Cassazione sottolinea l’obbligo di collegamento tra gli edificando box pertinenziali e gli immobili ai quali è destinata la vendita, altrimenti si versa «in ipotesi di iniziativa speculativa». (> vai alla pagina con la sentenza e la nostra disamina )
L’ULTIMA DOMANDA: Se mettiamo su un piatto della bilancia lo sventramento di un giardino storico, la riduzione del verde, le difficoltà per l’accessibilità pedonale, il restringimento di una strada pubblica di grande scorrimento con le relative conseguenze negative sul traffico, il probabile rischio per la sicurezza stradale a causa delle modalità di accesso e uscita dal parcheggio, e sull’altro piatto la realizzazione di un’ottantina di box privati (solo 8 posti a rotazione), in una zona piena di box invenduti e dove moltissimi parcheggi a raso (intorno allo stadio Flaminio) sono sempre semivuoti, l’interesse pubblico di questo parcheggio, dov’è?
Anna Maria Bianchi Missaglia portavoce Coord. Comitati NO PUP e Carteinregola
> vai al Dossier del 18 giugno 2014 consegnato all’Assessore e alla Commissione speciale Metro C e parcheggi
> VAI ALLE NOSTRE REGOLE E PROPOSTE PER IL PUP
> leggi anche Piano Urbano Parcheggi: i conti non tornano Pubblicato il 26 gennaio 2015
Post scriptum: anche sul rischio esondazione al Flaminio, a quanto pare, non è cambiato molto, perché non ci risulta che sia stato collaudato il muretto di sponda e sappiamo per certo che non c’è stata alcuna deperimetrazione dell’area, classificata a rischio R3 dal Piano di Assetto Idrogeologico, che comporta il divieto di costruire nuovi locali interrati. Si veda in proposito le note dell’ARDIS (Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo) e dell’ABFT (Autorità di Bacino del Fiume Tevere) del settembre 2013 (3)
Il muretto di sponda tra Ponte Milvio e Ponte Flaminio
(1) NTA PRG
Art.42. Spazi aperti della Città storica
1.Sono Spazi aperti della Città storica tutte le componenti che costituiscono il sistema dei “vuoti” e che, unitamente con le parti costruite, in ragione della riconoscibilità, della compiutezza storico-morfologico-architettonica e della connotazione dei caratteri orografici ed ecologico-ambientali, partecipano alla definizione dell’identità urbana.
2. Gli Spazi aperti della Città storica sono individuati nell’elaborato 2.“Sistemi e Regole”, rapp. 1:5.000, e sono articolati nelle tipologie così definite:
a) Giardini configurati: si intendono gli spazi aperti che, per caratteristiche di disegno, articolazione dello spazio, riferimento morfologico-funzionale per i tessuti edilizi prospicienti, rappresentano componenti strutturanti e riconoscibili della Città storica;
3.Gli elementi di cui ai punti a), b), d), e) di cui al precedente comma 2 sono accorpati nell’elaborato 3.“Sistemi e Regole”, rapp. 1:10.000, sotto una unica voce Spazi aperti, con destinazione a verde pubblico.
5. Negli Spazi aperti di cui al precedente comma 2, oltre agli interventi di categoria MO, MS e RC, sono ammessi interventi di categoria RE1 e DR1, come definiti dall’art. 36, commi 4 e 5, in base alle diverse caratteristiche degli edifici o impianti esistenti, nonché le categorie d’intervento ambientale cui all’art. 10*. In caso di interventi di categoria VLA, come definita dall’art. 10, comma 6, sono consentiti, con modalità attuativa indiretta, interventi di nuova edificazione o di ampliamento fino a un indice territoriale ET di 0,05 mq/mq, per le attrezzature di cui all’art. 85, lett. d) ed e). Per gli edifici esistenti sono consentite le destinazioni, anche a gestione privata, di cui all’art. 85.
6.Gli interventi che necessitano di titolo abilitativo sono individuati e regolati da specifici progetti unitari estesi all’intera area, predisposti dal Comune o dai proprietari. In assenza di tali progetti unitari, sui fabbricati e impianti non sono consentiti cambi di destinazione d’uso e frazionamenti delle unità immobiliari; sulle aree scoperte, sono consentiti esclusivamente le categorie di intervento ambientale, di cui all’art. 10.
* Art. 10. Categorie di intervento ambientale
1.Gli interventi paesaggistico-ambientali si articolano in sei categorie:
a) Risanamento ambientale
b) Ripristino ambientale
c) Restauro ambientale
d) Mitigazione d’impatto ambientale
e) Valorizzazione ambientale
f ) Miglioramento bio-energetico
SI VEDANO ANCHE TUTTI I MATERIALI sul sito del Dipartimento Urbanistica riproposti per il Progetto Città della Scienza che riportiamo in calce**
(2) Elaborato A3 del PUF (Piano Urbano Flaminio)
(3) scarica PGTU 2005 regolamento_viario_urbano_roma (pag.121)
(4) Deliberazione n. 57 Adunanza 30 maggio 2012 del 18 giugno 2012
(5) IL Flaminio è classificato nel PAI, Piano di Assetto Idrogeologico, a rischio R3, cioè “rischio elevato” “Quando sono possibili problemi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici ed alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, l’interruzione della funzionalità delle attività socioeconomiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale“
Art. 10 – Disciplina delle aree a rischio geomorfologico elevato (R3)
1 ) Nelle aree a rischio elevato (R3) valgono le stesse disposizioni di cui al comma 1 dell’articolo precedente*** e sono altresì consentiti:
a) gli interventi di adeguamento igienico-funzionale degli edifici esistenti, ove necessario, per il rispetto della legislazione in vigore anche in materia di sicurezza del lavoro, connessi ad esigenze delle attività e degli usi in atto;
b) l’ampliamento o la ristrutturazione delle infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico esistenti, purché compatibili con lo stato di dissesto esistente.
Art. 12 – Disciplina delle aree a rischio molto elevato (R4) ed elevato (R3)
1 ) Nelle aree a rischio idraulico molto elevato (R4) ed elevato (R3) sono esclusivamente consentiti:
a) Gli interventi di demolizione senza ricostruzione da autorizzarsi ai sensi dell’articolo 5 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37;
b) Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente di manutenzione ordinaria e straordinaria, gli interventi di restauro e risanamento conservativo e gli interventi di ristrutturazione edilizia parziale degli edifici (con esclusione pertanto della loro totale demolizione e ricostruzione) così come previsto dall’articolo 20, comma 1, lettere a), b), c) e d) della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71;
c) Gli interventi volti a mitigare la vulnerabilità degli edifici esistenti e a migliorare la tutela della pubblica incolumità, senza aumenti di superfici e volume, anche con cambiamenti di destinazione d’uso;
d) Gli interventi necessari per la manutenzione ordinaria, straordinaria e di consolidamento delle opere infrastrutturali e delle opere pubbliche e di interesse pubblico e gli interventi di consolidamento e restauro conservativo di beni di interesse culturale, compatibili con la normativa di tutela;
e) Interventi di adeguamento del patrimonio edilizio esistente per il rispetto delle norme in materia di sicurezza e igiene del lavoro e di abbattimento di barriere architettoniche;
f) Gli interventi di difesa idraulica per la mitigazione o riduzione del rischio idraulico.
***Art. 9 – Disciplina delle aree a rischio geomorfologico molto elevato (R4)
1 ) Nelle aree a rischio molto elevato (R4), sono esclusivamente consentiti:
a) Gli interventi di demolizione senza ricostruzione, da autorizzarsi ai sensi dell’articolo 5 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37;
b) Gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, gli interventi di restauro e risanamento conservativo e gli interventi di ristrutturazione edilizia parziale degli edifici che non comportino delle modifiche strutturali (con esclusione pertanto della loro demolizione totale e ricostruzione), così come definiti dall’articolo 20, comma 1, lettere a), b), c) e d) della legge regionale 27 dicembre 1978 n.71;
c) Gli interventi volti a mitigare la vulnerabilità degli edifici esistenti e a migliorare la tutela della pubblica incolumità, senza aumenti di superficie e volume e cambiamenti di destinazione d’uso che comportino aumento del carico urbanistico;
d) Gli interventi necessari per la manutenzione ordinaria, straordinaria e di consolidamento delle opere infrastrutturali e delle opere pubbliche o di interesse pubblico e gli interventi di consolidamento e restauro conservativo di beni di interesse culturale, compatibili con la normativa di tutela;
e) Le occupazioni temporanee di suolo, da autorizzarsi ai sensi dell’art. 5 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37, realizzate in modo da non recare danno o da risultare di pregiudizio per la pubblica incolumità;
f) Gli interventi di consolidamento per la mitigazione del rischio di frana;
g) Gli interventi di adeguamento del patrimonio edilizio esistente per il rispetto delle norme in materia di sicurezza e igiene del lavoro e di abbattimento di barriere architettoniche.
**Il Quartiere della Città della Scienza – Il Progetto Urbano Flaminio
A.3 – La Rete del trasporto privato e il sistema della sosta (f.to Pdf – Mb 7,10) P. Elaborati di Progetto P.1 – Le strategie d’intervento (f.to Pdf – Mb 3,24)
P.3 – La Rete del trasporto privato (f.to Pdf – Mb 5,87) S. Elaborati di Sintesi S.1 – I sistemi urbani unitari (f.to Pdf – Mb 6,11)
S.2 – Gli obiettivi (f.to Pdf – Mb 3,23) Allegati Allegato 1.1 – Piano territorale paesistico – Amb. terr. 15/8 (f.to Pdf – Mb 24,84)
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