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Timestamp: 2020-01-21 07:50:55+00:00

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sentenza palermo legge 210/92 - sangue infetto
Il TRIBUNALE DI PALERMO -Sezione III Civile
in persona del giudice Istruttore in funzione di Giudice Unico ditt. Cristina Midolla
nella causa civile in primo grado iscritta al n° 12308 del R.G affari contenziosi civile dell’anno 2002 vertente
TRA XXXXX
Rappr. Dif. Dall’avv. E. ZANCLA
Attori e Ministero della salute in persona del Ministro pro rappr. dif. Dell’avvocatura Distrettuale dello stato convenuto
con atto di citazione regolarmente notificato convenivano in Giudizio dinanzi a questo Tribunale il Ministero della Sanità in persona del Ministro pro tempore esponendo che, essendo affetti alcuni da emofilia e pertanto necessitati ad assumere cd. Farmaci salva vita, altri sottoposti a trasfusioni di sangue e/o suoi derivati in seguito ad intervento chirurgico a causa di ciò avevano contratto infezione da HBV e HCV, successivamente evolute, in alcuni casi, in patologie più gravi; che a causa di addetti eventi avevano subito e continuavano a subire un danno grave alla loro salute; che detto danno era conseguenza diretta ed immediata di trasfusione di sangue ed assunzione dei farmaci infetti assunti presso vari enti pubblici, e che l’avvenuto contagio era da ricondurre unicamente al comportamento negligente imprudente e gravemente omissivo degli organi operanti e riconducibili sotto l’aspetto della responsabilità Civile, al Ministero della Sanità chiedevano pertanto ritenere e dichiarare il Ministero della Sanità in persona del Ministro pro-tempore, civilmente responsabile per i fatti esposti; conseguentemente dichiarare il Ministero obbligato al risarcimento dei danni subiti dagli attori sotto l’aspetto materiale biologico della vita di relazione morale conseguentemente dichiarare il diritto degli attori ad ottenere a ciascuno singolarmente il risarcimento dei danni sopradetti, con conseguente condanna del Ministero convenuto a detto risarcimento nella misura da quantificare con separato giudizio.
Si costituiva il Ministero della Sanità che eccepiva preliminarmente la prescrizione delle pretese risarcitorie azionate dagli attori ai sensi dell’art. 2947 c,c atteso che gli accadimenti asseritamene produttivi del danno, secondo quanto esposto dagli stessi attori, risalivano tutti a periodo antecedente al 1989; assumeva dunque che le pretese degli attori erano infondate nel merito non potendosi ravvisare alcuna colpa nel comportamento del Ministero.
Chiedeva pertanto il rigetto delle domande attrici con la condanna alle spese, la causa veniva assunta in decisione all’udienza del 14.10.04 con assegnazione dei termini ex art. 190 bis c.p.c per lo scambio degli atti difensivi conclusionali.
Va preliminarmente esaminata l’eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero della Sanità.
Assume il convenuto che il diritto al risarcimento del danno fatto valere dagli attori sarebbe estinto per il decorso del termine quinquennale di prescrizione di cui all0’art. 2947 c.c.
L’eccezione appare infondata. Va precisato innanzitutto che il termine di prescrizione è quello quinquennale previsto dell’art. 2947 c.c. ne può applicarsi il più lungo termine di prescrizione previsto dall’ultimo comma dell’art.2947 c.c per il reato di lesioni colpose, non essendo stata proposta dagli attori
In tema di danno da fatto illecito, invero, quando il fatto non sia punibili e in sede penale per difetto della querela, non può ritenersi l’esistenza di un” fatto considerato dalla legge come reato” che, ai sensi del comma 3 art. 2947 c.c rende estendibile all’azione civile la più lunga prescrizione penale, non essendo al riguardo ipotizzabile una fattispecie criminosa, con la conseguenza che all’azione risarcitoria vanno applicati i termini prescrizionali fissati dall’art 2947 c.c.
Occorrono premettere inoltre che il giorno della verificazione del fatto illecito quale dies a quo della prescrizione del diritto al risarcimento del danno ex art. 2947 c.c deve essere identificato con quello in cui la condotta illecita abbia inciso nella sfera giuridica del danneggiato con effe3tti esteriorizzati e conoscibili dal medesimo, nel senso che la persona abbia avuto reale e concreta consapevolezza dell’esistenza e gravità del danno( v. App. Roma cit. e, tra le tante, Cass.n. 8845/1995).
L’acquisizione delle malattie virali in questione da parte di attori non è contestata dal Ministero e risulta dalle comunicazioni effettuate da Ministero della Sanità, con le quali venne comunicato agli odierni attori il giudizio della C.M.O, in ordine alla domanda di indennizzo ai sensi della legge 25.2.92 ove è affermato anche il nesso causale tra le trasfusioni o la somministrazione di emoderivati ed il contagio dell’infezione. Le suddette comunicazioni hanno consentito alle persone di conoscere l’esistenza delle malattie e la loro rapportabilità causale alle trasfusioni ovvero agli emoderivati, sicchè è ad esse che si deve fare riferimento ai fini della decorrenza del dies a quo della prescrizione, la quale quindi non si è compiuta. Cosicchè essendo tali comunicazioni datate a decorrenza dal 1988 in poi, al momento della notificazione della citazione della introduttiva del giudizio dinanzi al Tribunale di Roma( 20.7.01), che si dichiarò poi territorialmente incompetente, il termine quinquennale di prescrizione non era maturato.
Quanto a XXXX la cui certificazione è datata 20.6.96, non avendo il Ministero né allegato (e dimostrato) alcunché riguardo all’epoca in cui detto attore ebbe conoscenza dell’esito della richiesta di indennizzo( e quindi dell’esistenza del nesso di causalità tra trasfusione e l’infermità) l’eccezione di prescrizione si deve ritenere ugualmente infondata. Nel merito la domanda va accolta.
La causa pretendi è qui dedotta con riferimento al comportamento omissivo del suddetto Ministero per colposa inosservanza dei suoi doveri istituzionali( oltre che di programmazione, indirizzo e coordinamento) di sorveglianza e vigilanza in materia sanitaria e, in particolare, nella produzione, commercializzazione e distribuzione dei derivati del sangue, a prescindere da ulteriori eventuali responsabilità di altri soggetti nell’attività di effettiva distribuzione e somministrazione.
La fonte normativa che integra la norma primaria del neminem laedere, da cui ricavare l’esistenza di siffatti doveri in capo al Ministero della Sanità, è costituita dall’art. 11(verifica) 13.31958, n296, che gli attribuisce” il compito di provvedere alla tutela della salute pubblica”, di “sovrintendere ai servizi salnitri svolti dalle amministrazioni autonome della Stato e dagli enti pubblici, provvedendo anche al coordinamento … ;emanare, per la tutela della salute pubblica, istruzioni obbligatorie per tutte le amministrazioni pubbliche che provvedendo a servizi sanitari….”
Si tratta di doveri che, già enucleabili dall’ampia disposizione in questione(oltre che dalla stessa attività normativa svolta dal Ministero in questo campo), sono confermati da altre normative ed è opportuno richiamarne alcune, seppure sommariamente ed in ordine cronologico:
a) la legge 14.7.1967, n.592, attribuisce al Ministero il compito di emanare “le direttive tecniche per la organizzazione, il funzionamento ed il coordinamento dei servizi inerenti la raccolta,preparazione, conservazione e distribuzione del sangue umano per uso trasfusionale nonchè alla preparazione dei suoi derivati e ne esercita la vigilanza (art.1),di nominare la commissione provinciale per la disciplina dei servizi trasfusione (art.3),di autorizzare il funzionamento dei centri (regionali o infraregionali)di produzione degli emoderivati e la stessa produzione e distribuzione degli emoderivati (art.4-7),di autorizzare le officine farmaceutiche (v.art.13 che richiama il r. d. 27.7.1933,n.1265, il cui art. 161 significativamente attribuiva al ministero dell”interno penetranti poteri ispettivi nelle officine; v. art. 24 del r.d.3.3.1927 ,n. 478 ;co. 2,1.n. 592 /1976 autorizza l’autorità sanitaria a disporre la chiusura del centro, del laboratorio o dell’officina autorizzati), di approvare la nomina del dirigente medico chirurgico dei centri trasfusionali e di produzione di emoderivati(art.11),di proporre al presidente della repubblica l’emanazione di norme relative all’ organizzazione ,al funzionamento dei servizi trasfusionali,alla raccolta,conservazione ed all’impiego dei derivati,alla determinazione dei requisiti e dei controlli cui debbono essere sottoposti (art. 20), di autorizzare l’importazione e esportazione del sangue umano e dei suoi derivati per uso terapeutico (art. 21.b,)b) il d.p.r.24.8 .1971 n,1256(regolamento di attuazione della legge n.592/1967) contiene norme di dettaglio che confermano nel ministero la funzione di controllo e vigilanza in materia(v,art. 2.3.103.112), c)il d.m. sanità17.12.1972 contiene norme che regolano l’attività del Centro nazionale per la trasfusione del sangue,prevedendo tra l’altro che il ministero della sanità sia costantemente informato delle attività del centro;d) il d.m. sanità 15.9.1972 disciplina l’importazione e l’esportazione del sangue e suoi derivati , prevedendo l’ autorizzazione ministeriale (almeno nei caso di provenienza da paesi nei quali non vi sia una normativa idonea a garantire la sussistenza dei requisiti minimi di sicurezza) agli ospedali e ai centri gestori per la produzione di emoderivati ed alle officine farmaceutiche che siano risultati idonei ad eseguire i controlli sui prodotti importati previo accertamento dell’istituto superiore di sanità(il quale è alle dipendenze del ministero della sanità; v. art.13 n. 296/1958 e91 n.833/1978)(1.5.6.);nei casi di necessità ed urgenza è previsto che il ministero possa procedere direttamente all ‘importazione del sangue e dei derivati ed alla successiva distribuzione tramite il centro nazionale per la trasfusione ed i centri per la produzione degli emoderivati(2).
e) la l. 7.8.1973, n.519, attribuisce all’Istituto superiore di Sanità compiti attivi (accertamenti ispettivi con facoltà di accesso agli impianti produttivi ed ai presidi e servizi sanitari per compiere le indagini di natura igienico-sanitaria, i controlli analitici, gli esami ec.: v. art. 91, n. 833\1978 cit.) cautela della salute pubblica;
f) pur dopo l’inizio del passaggio alle regioni di alcune funzioni statali in materia sanitaria ai sensi dell’art. 117 cost.(v. d.p.r. 14.1.1972, n, 4; 1.29.6.1977, n. 349; d.p.r. 24.7.1977, n. 616), la legge 23.12.1978, n.833 (che ha istituito il s.s.n) conserva al Ministero della Sanità ( il quale si avvale, come s’è detto, dell’Istituto superiore di Sanità), oltre al ruolo primario nella programmazione del piano sanitario nazionale(art. 53 ss.) e a compiti di indirizzo e coordinamento delle attività amministrative regionali delegate in materia sanitaria( tra cui quella riguardante la profilassi delle malattie infettive: v. art. 7, lett. A, che richiama l’art. 6, lett.b ) anche con poteri sostitutivi ( v.art. 5, co. 4), importanti funzioni in materia di produzione, sperimentazione e commercio dei prodotto farmaceutici e degli emoderivati ( v. art. , lett. b,c; l’art. 4, n. 6, conferma che la raccolta, il frazionamento e la distribuzione del sangue umano costituiscono materia di interesse nazionale); è significativo che l’art. 32 attribuisca all’amministrazione centrale il potere di emettere ordinanze di carattere con tingibile ed urgente in materia di sanità pubblica;
g) il d.l. 30.10.1987, n.443 (conv. In l. 29.12.1987, n. 531) stabilisce la sottoposizione dei medicinali alla c.d. “farmacovigilanza” da parte del Ministero della Sanità il quale si avvale dell’Istituto superiore di Sanità e delle stesse unità sanitarie locali ( art. 9, co. 1, 6), le quali hanno un obbligo do informazione nei confronti del Ministero che, a Sua volta, può stabilire le modalità di esecuzione dei monitoraggi sui farmaci a rischio ed emettere provvedimenti cautelativi riguardanti i prodotti in commercio( co. 2, 7, 8)
h) l’importanze legge n. 107\1990 cit.( contenente la disciplina per le attività trasfusionali e la produzione di di emoderivati) stabilisce che il prezzo di cessione delle unità di sangue è fissato annualmente dal Ministero della Sanità( art. 1, co. 6), il quale( sentita la Commissione nazionale per il servizio trasfusionale che nominato dello stesso Ministero: v. art. 12) emette protocolli riguardanti le modalità delle donazioni, l’accertamento dell’idoneità dei donatori, l’organizzazione delle attività( mediante strutture sia nazionali che regionali coordinate dal Ministero: v. art. 8, co. 2, lett. c., h, co. 4); all’Istituto superiore, inoltre, è attribuito il compito di provvedere alla prevenzione delle malattie trasmissibili, di ispezionare e controllare le aziende di produzione di emoderivati e le specialità farmaceutiche emoderivati( v. art. 9, lett. a, d, e,; l’art. 10, co. 1, chiarisce che le frazioni plasmatiche che non possono essere prodotte con mezzi fisici semplici sono specialità farmaceutiche di produzione industriale soggette ai controlli dell’autorità sanitaria” da espletarsi sugli impianti produttivi delle aziende previamente autorizzate sul plasma di origine e sulla produzione finale”), di vigilare sulla quantità dei plasmaderivati prodotti in centri individuali ed autorizzati dal Ministero ( art. 10, co. 2); l’art. 15 stabilisce che l’importazione del sangue umano conservato e dei suoi derivati sono autorizzate dal Ministero della sanità, che l’importazione de emoderivati pronti per l’impiego è consentita a condizione che( fatta eccezione per quelli di provenienza da paesi europei) risultino autorizzati anche da parte dell’autorità sanitaria italiana e comunque” a condizione che su tutti i lotti e sui relativi donatori sia possibile documentare la negatività dei controlli per la ricerca di antigeni ed anticorpi di agenti infettivi lesivi della salute del paziente ricevente”; l’art. 17 prevede sanzioni penali nei confronti delle persone e delle strutture trasfusionali che violino le norme in materia ( cfr. art. 11d.lgs. 18.2.1997, n. 44); il Ministero della Sanità deve presentare annualmente al Parlamento una relazione sullo stato si attuazione della legge( art.22)
i)il d.lgs. 29.5.1991, 1n. 178, disciplina, tra l’altro, le modalità di rilascio e revoca dell’autorizzazione ministeriale alla produzione, importazione ed immissione in commercio delle medicinali, con incisivi poteri ispettivi e di vigilanza del Ministero (v. art 3, 7, 14);
j) il d.m sanità 12.6.1991 disciplina l’ autorizzazione ministerile all’importazione di sangue e plasmaderivati, stabilendo che essa può avvenire “dopo aver accertato l’origine del sangue o del plasma e dopo aver acquisito da parte delle autorità sanitarie e dei produttori dei Paesi importatori le garanzie necessarie e i dettagli delle metodiche utilizzate per assicurare la protezione dei donatori e dei riceventi” (art. 1, co. 2) e “a condizione che il richiedente sia in grado di eseguire sul prodotto importato i controlli previste dalla Farmacopea ufficiale.... e possa assicurare in qualsiasi momento e per qualsiasi evenienza la documentazione relativa alla selezione dei donatori” (co. 3);”i requisiti cui debbono corrispondere le importazioni di plasma e di plasmaderivati sono fissati ...su proposta del Consiglio superiore di sanità... tenendo conte delle acquisizioni scientifiche in materia e della esigenza di realizzare l’autosufficienza nazionale del sangue” (co. 4); “nei casi di necessità ed urgenza...il Ministero della sanità può procedere direttamente all’importazione dei prodotti....e alla successiva distribuzione tramite i centri regionali di coordinamento e compensazione....”(art. 2);
k) il d. lgs. 30.12.1992, n. 502. integrata e modificata da leggi successive, che ha riordinato la normativa in materia sanitaria ampliando le competenze delle regioni, ha conservato al Ministero della sanità poteri di ingerenza e sostitutivi (v. art. 2, co.2, sexies lett. e, octies);
1) in tempi recenti, il lgs. 30.06.1993, n. 266 ha conservato al Ministero della sanità compiti in materia di sanità pubblica e “vigilanza” sulle specialità medicinali (art. 1. lett. c, d) (l’art.4 del regolamento di attuazione approvato con d.p.r. 2.2.1994, n. 196, mod. dal d.p.r. 1.8.1996, n. 518, individua nel dipartimento del Ministero per la valutazione dei medicinali e la farmacovigilanza quello cui è attribuito il compito attinente ai farmaci riguardo alla vigilanza sulla conformità delle specialità medicinali alle norme nazionali e comunitarie, prevede che il suddetto dipartimento “si avvale” per questo compito delle regioni, unità sanitarie locali, aziende ospedaliere ecc., oltre che di un servizio di vigilanza sugli enti, tra cui la Croce rossa italiana); in base al nuovo ordinamento delineato dal d. lgs. 30.6.1993, n. 267, l’Istituto superiore di sanità svolge funzioni di controllo (ad es.., sui farmaci e vaccini, provvede all’accertamento dell’innocuità dei prodotti farmaceutici ecc., e si è detto che gli emoderivati sono “specialità medicinali”), oltre che di ricerca e sperimentazione per quanto concerne la salute pubblica; il d. lgs. n. 44/1997 cit. stabilisce, tra l’altro, che il sistema nazionale della farmacovigilanza fa capo al Ministero della sanità (art. 2); il d, lgs. 27.12.1997, n. 449, ribadisce il compito di vigilanza del Ministero sull’attuazione del Piano sanitario nazionale e sull’attività gestionale delle aziende unità sanitarie locali ed ospedaliere (art. 32, co. 11); il d. lgs. 31.3.1998, n. 112, che ha operato il conferimento alle regioni della generalità delle attribuzioni statali in materia di salute umana, ha lasciato invariato il riparto di competenze in materia di sangue umano e suoi componenti, di produzione di plasmaderivati e farmacovigilanza (art. 115, 116).
Sostiene l’Avvocatura dello Stato che, avendo il Ministero provveduto ad adottare misure per la prevenzione del rischio ed in particolare la circolare n. 68 del 24.7.78
con cui la DGSF ha reso obbligatoria la ricerca dell’antigene dell’epatite B su ogni singolo prelievo o plasma e il saggio RIA su ogni lotto finale di prodotto, ribadito con DM 15.1.88, n. 14, la legge 27.5.91 n. 165 che rende obbligatoria la vaccinazione contro l’epatite B, la circolare n. 20 del 4.10.91 esplicativa della citata legge, ed DM 3.10.91 che approva i protocolli delle vaccinazioni, nessuna omissione potrebbe configurarsi a suo carico.
Al Ministero, infatti, non è contestata l’omissione normativa, cioè di aver omesso di:
emanare provvedimenti nella materia in esame ma di averli emanati in ritardo (ad esempio, è significativo, come si dirà, il ritardo nell’attuazione del c.d. piano sangue), con contenuti inadeguati e di non aver vigilato sulla puntuale esecuzione degli stessi e, sopratutto di non aver effettuato controlli effettivi sulla sicurezza del plasma importato dall’estero ovvero del sangue raccolto senza controllo sulla qualità dei donatori, sui canali di approvvigionamento e distribuzione (per il tramite delle case farmaceutiche , degli ospedali ecc.), sulle modalità e le cautele concretamente seguite nella preparazione dei prodotti.
La responsabilità del Ministero va affermata sull’implicito presupposto che su di esso incombeva il dovere di vigilare in materia, al quale è coessenziale quello di attivarsi operativamente allo scopo di evitare o, quanto meno, di ridurre il rischio delle infezioni virali notoriamente insite nella pratica terapeutica della trasfusione di sangue e dell’uso degli emoderivati.
Si tratta di un orientamento in linea con le acquisizioni più recenti della giurisprudenza (v. Cass. n. 3132/2001, 7339/1998, 8836/1994) la quale ha rilevato che l’omissione da parte della p.a. di qualunque iniziativa funzionale alla realizzazione dello scopo per il quale l’ordinamento attribuisce il potere (qui concernente la tutela della salute pubblica) la espone a responsabilità extracontrattuale quando dalla violazione del vincolo interno costituito dal dovere di vigilanza nell’interesse pubblico, il quale è strumentale ed accessorio a quel potere, siano derivate violazioni dei diritti soggettivi dei terzi.
Assume ancora la Avvocatura che all’epoca in cui si è verificato il contagio il danno non era ragionevolmente prevedibile, sicchè non potrebbe ipotizzarsi un comportamento colposo dell’Amministrazione.
L’argomento appare infondato.
Premesso che, secondo quanto assumono gli attori, il contagio avvenne in epoca successiva al 1981, e che detta circostanza non è stata contestata, si osserva che lo stato delle conoscenze progressivamente raggiunte dalla scienza sin dagli anni ’70 avrebbe dovuto indurre il Ministero della sanità ad esercitare attivamente il dovere di controllare e vigilare sulla sicurezza del sangue e dei suoi derivati distribuiti dal servizio sanitario nazionale.
E’ evidente quindi il ritardo da parte dell’amministrazione centrale, che in quanto organo deputato alla tutela della salute pubblica avrebbe dovuto recepire ed introdurre tempestivamente i più avanzati metodi scoperti dalla scienza al fine di realizzare l’obiettivo tendenziale di rendere sicuro l’uso degli emoderivati,
controllando preventivamente l’effettiva origine del plasma e risalendo ai singoli lotti infetti ed alla loro provenienza.
Ma la responsabilità del Ministero è ancor più grave se si considera che esso non ha soltanto omesso di introdurre (e vigilare sull’attuazione dei metodi conosciuti contro il virus dell’epatite B, ma, consentendo l’importazione di grandi quantità di sangue dall’estero ed anche da paesi, come l’America e L’Africa, ove notoriamente alto era il rischio di infezioni, senza alcun controllo effettivo sul sangue (e ancor meno sui donatori) e limitandosi ad un controllo sui documenti, di fatto rinunciando ad esercitare quella vigilanza cg era invece doverosa.
Nè varrebbe appellarsi allo stato ancora non avanzato della scienza medica: si è detto che agli inizi degli anni ’70 il metodo per la rilevazione del virus era già conosciuto.; in ogni caso, appartenendo senza dubbio l’intrinseca pericolosità del sangue come veicolo di infezioni al patrimonio delle conoscenze comuni ed essendo, in particolare, il rischio di trasmissione di epatiti virali ben noto già agli inizi degli anno ’70, il comportamento omissivo ed inerte del Mistero non può essere giustificato.
In questo contesto assume rilievo anche la tardiva attuazione del piano sangue che, previsto già dalla legge n. 592 del 1967 ed attuato solo nel 1994, avrebbe potuto contribuire a realizzare l’obiettivo tendenziale dell’autosufficienza nazionale del sangue intero e dei plasmaderivati di cui era ed è nota l’importanza al fine di prevenire o ridurre i rischi causati da incontrollate importazioni dall’estero.
Non può essere condivisa l’affermazione secondo cui, essendo gli emoderivati necessari per la salute degli emofilici e delle altre persone affette da patologie emorragiche (in quanto farmaci “salva vita”), era urgente e necessario provvedere comunque alla distribuzione di quelli di cui il servizio sanitario nazionale aveva la disponibilità.
Lo stato di necessità (art. 2045 c.c.) è, infatti, inutilmente invocato: a prescindere da ogni altra considerazione che dimostrerebbe l’inconferenza del richiamo a questa disposizione, è sufficiente considerare che qui è stato il Ministero, con la propria colposa condotta omissiva, ad aggravare volontariamente quel periodo di danno grave alla persona che invece aveva l’obbligo giuridico di evitare.
L’amministrazione, inoltre, avrebbe dovuto tempestivamente informare le persone sui rischi connessi alle trasfusioni e alla somministrazione di emoderivati (v., sul punto, la racc, del Consiglio d’Europa in data 23.6.1983) ma solo nel 1991 (v. art.19 del d.m. 15 maggio) impose al ricevente la trasfusione l’obbligo di prestare il proprio consenso informato sul rischio connesso all’emotrasfusione.
Si tratta di una condotta omissiva qualificata che può ritenersi intrinsecamente idonea a concretizzare un fatto illecito perfetto, in quanto casua efficiente di un grave e concreto pericolo per la salute di coloro che erano costretti (tra cui gli emofiliaci) a periodiche somministrazioni di prodotti emoderivati distribuiti e certificati dal servizio sanitario nazionale. Pur ammettendo che il virus all’epoca non fosse ancora direttamente rilevabile e che solo più tardi (cioè nel 1978) sarebbe stato identificato dalla scienza, ciò non varrebbe ad escludere la responsabilità, non essendo la prevedibilità del danno un criterio utilizzabile in campo extracontrattuale per ridurre l’area dei danni risarcibili (l’art 1225 cc., infatti, non è richiamato dall’art. 2056 c.c.) e, per altro verso, essendo il nesso causale riscontrabile nella probabilità, questa sì preventivamente valutabile, che una condotta ispirata a maggiore prudenza avrebbe ridotto il rischio delle infezioni. la giurisprudenza ha chiarito che è sufficiente che il nesso eziologico tra condotta umana (anche omissiva) e danno sia di tipo probabilistico, nel senso che “per ritenere sussistente il nesso eziologico... è richiesto che ‘l’uomo con la sua azione ponga in essere un fattore casuale del risultato e che tale risultato non sia dovuto al concorso di circostanze le quali, rispetto ad esso, si presentino con carattere di eccezionalità o atipicità...”: v. Cass. n. 2037/2000). E’ evidente che dell’evento dannoso è chiamato a rispondere colui che, essendo venuto meno all’obbligo legale di porre in essere le misure che secondo le conoscenze dell’epoca potevano servire quantomeno a ridurre il pericolo della sua realizzazione, ha contribuito a porre in essere le condizioni necessarie per la realizzazione dell’evento dannoso costituito dalla lesione dell’integrità psico-fisica, non rilevando che quella particolare lesione fosse costituita da una malattia infettiva procurata da virus già conosciuti ovvero non ancora noti perchè non identificati dalla scienza, ciò attenendo al profilo della liquidazione delle conseguenze dannose di un fatto illecito giuridicamente perfetto, in ordine al quale, in materia extracontrattuale, non opers il limite della prevedibilità. Non può, infatti, ritenersi eccezionale l’eventualità di insorgenza di malattie nuove veicolate dal sangue, sicchè prevedibilità e possibile riducibilità del danno alla salute giustificano la responsabilità del Ministero.
La coincidenza epidemiologica dei tre virus in questione (che è particolarmente alta tra HCV ed epatite B), la gravità delle omissioni e dei ritardi del Ministero nella prevenzione delle infezioni conosciute nei diversi tempi, l’utilità che i mezzi di contrasto conosciuti con riferimento ai virus già conosciuti avrebbero avuto nella prevenzione dei virus identificati solo successivamente ed il principio civilistico dell’estensione della responsabilità aquiliana ai danni non prevedibili, sono tutti elementi che concorrono a giustificare la responsabilità del Ministero della sanità.
La domanda pertanto, dev’essere accolta ed il Ministero della sanità condannato al risarcimento dei danni biologici, alla vita di relazione, e morali subiti da attori ed intervenuti a causa della descritta condotta illecita posta in essere dal convenuto, da liquidarsi in separato giudizio.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in complessivi euro 8.460,00, di cui euro 1.690,00 per diritti ed euro 4.880,00 per onorari, oltre i.v.a. e c.p.a. come per legge.
Il Tribunale di Palermo, Terza Sezione Civile, in persona del G.I. in funzione di Giudice Unico, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione respinta, definitivamente pronunciando, dichiara il Ministero della sanità, in persona del suo Ministro pro tempore , obbligato al risarcimento del danno biologico, alla vita di relazione e morale, subiti da
Condanna il Ministero della Sanità, in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento delle spese del giudizio liquidate in complessivi euro 8.460,00, come specificato in motivazione, oltre i.v.a. e c.p.a. come per legge.
La sentenza è provvisoriamente esecutiva tra le parti ai sensi dell’art. 282 c.p.c.
Così deciso in Palermo in data 9.2.05
Il G. I. – Giudice Unico
(dr. C. Midulla)

References: art. 190
 art. 2947
 art. 2947
 art. 161
 art. 24
 art.13
 art. 91
 art. 7
 art. 9
 art. 1
 art. 12
 art. 8
 art. 9
 art. 10
 art. 11
 art.22
 art. 2
 Cass. 
 art.19
 Cass. 
 sentenza