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Timestamp: 2020-03-30 08:22:33+00:00

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Sentenza Cassazione Civile n. 9158 del 12/04/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9158 del 12/04/2018
Cassazione civile, sez. VI, 12/04/2018, (ud. 13/02/2018, dep.12/04/2018), n. 9158
1. Con sentenza del 12 luglio 2016 la Corte d’appello di Palermo, provvedendo in totale riforma della sentenza resa tra le parti dal locale Tribunale, ha respinto la domanda spiegata da R.L.D. e P.A. nei confronti di Poste Italiane S.p.A., presso la quale erano titolari di un rapporto di conto corrente, volta ad ottenere condanna della convenuta, a titolo di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, al pagamento dell’importo di Euro 5500,00, oltre accessori, somma che risultava bonificata, attraverso una operazione on-line, in mancanza di qualunque disposizione da parte loro in tal senso, in favore di un individuo ad essi sconosciuto, tale K.N..
-) che la fattispecie dovesse essere ricondotta all’ambito di applicazione dell’art. 2050 c.c.;
3. Il primo motivo denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, censurando la sentenza impugnata la quale non aveva esaminato e considerato l’avvenuto disconoscimento dell’operazione contabile di addebito operata sul conto corrente, con conseguente omessa valutazione degli effetti che tale disconoscimento aveva determinato il riparto degli oneri probatori delle parti contrattuali.
Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1218,2050 e 2697 c.c., e art. 115 c.p.c., e dei principi in tema di responsabilità contrattuale e riparto dell’onere della prova in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, censurando la sentenza impugnata per aver erroneamente sussunto la fattispecie nell’ambito della responsabilità per attività pericolosa.
Il terzo motivo denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., artt. 2050,2697 e 2729 c.c., artt. 40 e 41 c.p., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione dell’art. 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, nullità della sentenza, censurando la medesima per aver fondato la propria decisione su valutazioni ipotetiche della responsabilità dei danneggiati in assenza di alcuna prova ovvero indizio che essi avessero comunicato a terzi di codici segreti.
Il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., e artt. 2050 e 2697 c.c., nonchè dei principi di valutazione delle prove, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione dell’art. 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, nullità della sentenza, censurando la sentenza impugnata nella parte in cui aveva ritenuto che la prova liberatoria di cui all’art. 2050 c.c., prescindesse dalla valutazione concreta delle misure tecnologiche che il progresso scientifico aveva, all’epoca dei fatti effettivamente messo a disposizione della sicurezza dei sistemi di home banking.
Nel caso di specie la Corte d’appello, dopo aver inquadrato la vicenda nell’ambito della responsabilità per l’esercizio di attività pericolose di cui all’art. 2050 c.c., si è discostata dal principio che precede, in buona sostanza supponendo, in mancanza di qualunque obiettivo riscontro di rilievo pure indiziario, che gli odierni ricorrenti si fossero resi responsabili dell’occorso per aver aperto una ipotetica mail ed aver comunicato per questa via i propri dati ad estranei, mentre avrebbe dovuto verificare se Poste italiane S.p.A. avesse fornito la prova della riconducibilità dell’operazione al cliente.

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 art. 115
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