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Timestamp: 2020-04-03 20:39:33+00:00

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Ordinanza Corte Cassazione n. 1862/2009 - Art. 140 D.Lgs.209/2005: Pluralità di danneggiati e litisconsorzio necessario
... la norma nella sua ambigua formulazione (posto che è certamente atecnica l'espressione “giudizi promossi fra l'impresa di assicurazione e le persone danneggiate”) va intesa, conforme all'esigenza di interpretare restrittivamente le previsioni di litisconsorzio necessario in quanto introducenti restrizioni alla libertà di azione, nel senso che il litisconsorzio sussiste solo se: a) l'assicurazione, di fronte alle richieste di più danneggiati, formuli domanda volta ad ottenere l'accertamento in confronto di tutti del massimale, come dimostra la stessa possibilità ad essa riconosciuta di effettuare deposito liberatorio; b) uno dei danneggiati, vistosi contestare l'esistenza del massimale e ritenuto che il diritto degli altri danneggiati o non sussista o sussista in misura minore, chieda l'accertamento o della non sussistenza o della rispettive quote. Ritenere, infatti, che il litisconsorzio concerna la domanda di risarcimento proposta da uno o più danneggiati contro l'assicuratore senza coinvolgimento di altri renderebbe la norma di dubbia costituzionalità, atteso che il singolo danneggiato può non sapere se e quali siano stati gli altri danneggiati che debbono concorrere sul massimale.
Ordinanza 4 dicembre 2008 - 26 gennaio 2009, n. 1862
(Presidente Vittoria - Relatore Frasca)
§1. F. C. ha proposto istanza di regolamento di competenza avverso l'ordinanza del 30 gennaio 2008, con la quale il Tribunale di Roma, dopo aver disposto la riunione del giudizio iscritto al n. 72401 r.g. del 2005 e di quello iscritto al n. 74826 r.g. del 2006, ha disposto la sospensione, ai sensi dell'art. 295 c.p.c., dei giudizi riuniti in attesa della definizione di un giudizio penale, nel quale le parti attrici della causa n. 74826 si erano costituite parti civili anteriormente all'introduzione del giudizio in sede civile. In particolare, il giudizio iscritto al n. 72401 è stato introdotto con atti notificati fra l'ottobre ed il novembre del 2005 dalla C. in proprio e quale esercente la potestà genitoriale sulla minore M. F., contro L. C., G. L. (il primo in qualità di conducente di un'autovettura e la seconda di proprietario) e M. B. (in qualità di conducente di un motociclo), nonché la Fondiaria-Sai Assicurazioni s.p.a. e la H.D.I. Assicurazioni s.p.a. (in qualità di assicuratrici per la r.c.a. dei due veicoli), nonché la Arval Service Lease s.p.a. per ottenerne la condanna al risarcimento dei danni sofferti per la morte in un sinistro stradale di C. F., marito della C. e padre della minore. Il giudizio iscritto al n. 74286 è stato a sua volta introdotto successivamente contro gli stessi convenuti da C. M., G. F., Fa. F. e F. F., la prima quale genitrice del defunto C. F., e gli altri tre in qualità di fratelli del medesimo, per ottenere il risarcimento dei danni a loro volta sofferti in conseguenza del suo decesso.
Il Tribunale ha giustificato la sospensione quanto al giudizio n. 74826 per il fatto che gli attori risultavano essersi costituiti parte civile anteriormente all'introduzione del giudizio civile e che, dunque, ricorreva l'ipotesi di cui al terzo comma dell'art. 75 c.p.p.. Ha giustificato, invece, la sospensione dell'intero giudizio e, pertanto, in buona sostanza di quello di cui al n. 72401, adducendo l'opportunità della sospensione “essendo destinata la statuizione penale ad incidere - stante l'efficacia del relativo giudicato tra le citate parti - nella individuazione delle responsabilità dedotte in relazione al sinistro in questa sede civile”.
Al ricorso hanno resistito con separate memorie le due società assicuratrici.
Essendosi rilevate le condizioni per la decisione in camera di consiglio con il procedimento di cui all'art. 380-bis c.p.c., è stata redatta relazione ai sensi di tale norma, che è stata ritualmente notificata agli avvocati delle parti e comunicata al pubblico ministero.
Nell'imminenza dell'adunanza, in data 2 dicembre 2008, ha depositato memoria M. F. aderendo all'istanza della C..
§1. La relazione redatta ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c. ha il seguente tenore, che si riproduce, salvo alcune minime correzioni evidenziate in carattere corsivo:
«[...] 3. - Il ricorso prospetta come unico motivo la “violazione o falsa applicazione dei principi e delle norme in tema di sospensione del processo civile e di pregiudizialità tra il processo penale ed il processo civile; violazione dell'art. 24 Cost., violazione e falsa applicazione dell'art. 295 c.p.c., violazione e falsa applicazione dell'art. 75 c.p.p., violazione e falsa applicazione dell'art. 651 c.p.p., violazione e falsa applicazione dell'art. 211 disp. att. c.p.p.”. Il motivo viene illustrato adducendo che della sospensione ai sensi dell'art. 75, comma terzo, non ricorrerebbero gli estremi, in quanto la sospensione necessaria ivi prevista supporrebbe pur sempre che la sentenza penale possa esplicare i suoi effetti nel giudizio civile di danni, il che sarebbe nella specie escluso perché alcune parti del giudizio civile sarebbero rimaste estranee al giudizio penale.
All'illustrazione del motivo viene fatto seguire il seguente quesito: “Dica la Corte Suprema di Cassazione se, nell'ipotesi di un processo civile per danni derivanti dalla circolazione di autoveicoli, è ammessa o meno, ai sensi delle disposizioni di cui agli artt. 295 c.p.c., 75 c.p.p., 651 c.p.p., 211 disp. att. c.p.p., una sospensione del processo civile ex art. 295 c.p.c. - in attesa della definizione del processo penale intentato nei confronti del danneggiante - nei confronti di chi, nel processo civile, non si è costituito parte civile nel processo penale e come tale è rimasto estraneo allo stesso”.
4. - L'istanza di regolamento di competenza sembra doversi ritenere fondata sulla base delle seguenti considerazioni.
A seguito dell'entrata in vigore del c.p.p. del 1989 l'unica ipotesi di sospensione necessaria del processo civile di risarcimento del danno da fatto costituente reato per pendenza del processo penale si individua in quella dell'art. 75, comma 3, c.p.p., al di fuori di eventuali previsioni di norme speciali extra codicem alle quali è da ritenere faccia riferimento l'art. 211 delle disp. di att., di coord. e trans., del c.p.p. Questa ipotesi si verifica allorquando “l'azione (civile) è proposta in sede civile (dal danneggiato) dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sentenza penale di primo grado”. In questi due casi (il primo dei quali comporta la revoca della costituzione di parte civile nel processo penale ai sensi dell'art. 82, comma 2, c.p.p.) dispone lo stesso comma 3 dell'art. 75 che il processo civile è sospeso fino alla sentenza penale non più soggetta a impugnazione, salve le eccezioni previste dalla legge. La norma individua come soggetto passivo dell'azione civile introdotta nel processo civile l'imputato e, quindi, sembrerebbe escludere che intenda riferirsi al caso nel quale l'azione venga esercitata contro il responsabile civile. D'altro canto, ai sensi dell'art. 83 comma 6, c.p.p., la citazione del responsabile civile nel processo penale perde efficacia se la costituzione della parte civile è revocata o se è ordinata l'esclusione di quest'ultima. A sua volta l'art. 88 comma 2 c.p.c. precisa che “l'esclusione della parte civile o del responsabile civile non pregiudica l'esercizio in sede civile dell'azione per le restituzioni e il risarcimento del danno”, salvo poi nel secondo inciso precisare che se l'esclusione del responsabile è avvenuta su istanza della parte civile, quest'ultima non può esercitare l'azione civile contro di lui per il medesimo fatto. In fine, l'art. 88, comma 3, ha cura di precisare che nel caso di esclusione della parte civile non trova applicazione l'art. 75, comma 3.
Ora, avuto riguardo alla circostanza che nel processo penale in cui abbia avuto luogo la costituzione di parte civile può essere stato citato il responsabile civile oppure no, e nel primo caso può essersi costituito, l'ipotesi dell'esercizio dell'azione civile in sede civile contro l'imputato dopo la costituzione di parte civile in sede penale (che interessa in questa sede) si può verificare nelle seguenti situazioni: a) nel processo penale v'è stata soltanto la costituzione della parte civile; b) nel processo penale v'è stata la citazione del responsabile civile, sia stata essa seguita o meno dalla costituzione del medesimo.
A sua volta l'esercizio dell'azione civile da parte di chi si era costituito parte civile può avvenire: aa) contro il solo imputato; bb) contro l'imputato e contro il responsabile civile per una scelta del tutto facoltativa della parte civile; cc) contro l'imputato e contro il responsabile civile per una scelta parzialmente obbligata, in quanto l'ordinamento, se si vuole convenire in giudizio il responsabile civile, impone il litisconsorzio necessario del danneggiante (imputato), come nel caso di esercizio dell'azione diretta contro l'assicuratore nella responsabilità civile da circolazione (e, naturalmente, postulandosi che il responsabile sia anche conducente e, quindi, imputato).
L'art. 75, comma 3, può trovare applicazione e, quindi, il processo civile deve restare sospeso certamente nella prima ipotesi.
La ratio della sospensione, una volta considerato che, con l'esercizio dell'azione civile in sede civile, la costituzione già precedentemente avvenuta di parte civile in sede penale perde efficacia e, dunque, la parte civile non ha più la possibilità di esercitare il suo diritto nel giudizio penale, di cui non è più parte formale, si deve rinvenire nella circostanza che, avendo essa scelto una strada per l'esercizio del suo diritto all'azione per le restituzioni ed il risarcimento del danno, quella del processo penale, ne deve sopportare le conseguenze, non potendo sottrarsi alla sede del “giuoco” processuale prescelta. Onde, l'ordinamento ritiene che all'esito di questa sede egli debba continuare a soggiacere entro quei limiti in cui la sua azione civile vi sarebbe stata comunque soggetta secondo le due norme che regolano l'efficacia nel giudizio civile per le restituzioni ed i danni della sentenza penale di condanna e di quella assolutoria (art. 651 e 652 c.p.p.). Ed è per questa ragione che il processo civile iniziato ex novo deve attendere l'esito del processo penale.
Venendo alle altre due ipotesi occorre distinguere, secondo che il responsabile civile sia stato citato o sia intervenuto nel processo penale oppure non sia stato citato e nemmeno vi sia intervenuto.
Nel primo caso, la circostanza che la parte civile revochi tacitamente la sua costituzione con l'inizio dell'azione in sede civile determina il venir meno della costituzione e dell'intervento ed a maggior ragione degli effetti ricollegati alla citazione del responsabile che non si sia costituito. Ne discende che nei suoi confronti non è applicabile l'art. 651 c.p.p., che trova applicazione al responsabile civile che si sia costituto o sia stato citato, ma sempre a condizione che permanga la sua evocazione nel processo penale. Ritenere che l'art. 651 c.p.p. possa interpretarsi nel senso che l'effetto del giudicato penale nel giudizio civile da esso previsto possa operare nonostante che sia venuta meno la possibilità di partecipazione al processo penale, sia che fosse divenuta concreta per effetto della sua costituzione, sia che fosse rimasta potenziale per il caso di non costituzione, costituirebbe una grave violazione del principio del contraddittorio, in quanto il responsabile civile si vedrebbe assoggettato all'efficacia del giudicato penale condannatorio sia pure nei limiti di cui all'art. 651 c.p.p. pur avendo perso la possibilità di partecipare al processo penale e difendersi influendo in quella sede sui suoi esiti. Con riferimento alla norma dell'art. 652 c.p.p., che si occupa dell'efficacia della sentenza penale assolutoria e, quindi, di un caso in cui la sentenza penale, in quanto favorevole all'imputato, è favorevole (anche) al responsabile civile, posto che esclude la responsabilità dell'imputato, il fatto che il responsabile civile abbia visto venir meno la sua possibilità concreta o potenziale di partecipare al processo penale potrebbe essere irrilevante, posto che, essendo il giudicato favorevole all'imputato favorevole anche a lui ed essendo la sua posizione ai fini civili quella di coobbligato (per il fatto dell'imputato) egli potrebbe dichiarare di volersene valere ai sensi dell'art. 1306, secondo comma, c.c..
Occorre a questo punto distinguere fra il caso nel quale il responsabile civile sia un mero obbligato solidale con l'imputato e sul piano civilistico la domanda proposta contro entrambi sia soggetta a regola di litisconsorzio c.d. facoltativo, dal caso in cui, ferma la coobbligazione, la legge dica il litisconsorzio come necessario.
In riferimento al primo caso, la possibilità che si è indicata quanto all'art. 652, se si valuta la posizione del responsabile civile rispetto alle norme degli artt. 651 e 652 c.p.p. per come ora espressa, non sembra sufficiente a giustificare che il processo civile iniziato ex novo dal danneggiato che si era costituito parte civile sia contro l'imputato che contro il responsabile civile con la determinazione di una situazione di litisconsorzio facoltativo fra coobbligati solidali, sia pure il secondo per fatto dell'altro, possa costituire fattispecie interamente soggetta all'art. 75, comma 3, e che l'intero processo debba dunque essere sospeso ai sensi di tale norma quanto alle domande contro l'uno e contro l'altro. La sospensione potrebbe considerarsi possibile soltanto quanto alla domanda proposta contro l'imputato, previa separazione del relativo giudizio dall'altro, mentre non potrebbe esserlo quanto alla domanda nei confronti del responsabile coobbligato solidale e litisconsorte facoltativo, poiché sarebbe contrario al principio di economia processuale, quale espressione del principio della ragionevole durata del processo, la sospensione anche per il giudizio relativo ad essa, posto che l'esito del processo penale non sarebbe incidente sempre sul processo civile quanto alla posizione del responsabile per l'inoperatività dell'art. 651 ma lo sarebbe solo in via eventuale (cioè per il meccanismo di cui al secondo comma dell'art. 1306 c.c.) quanto all'esito di cui all'art. 652. Onde si avrebbe una sospensione necessaria del processo non già, come vuole la natura della sospensione necessaria, perché il giudizio pregiudicante è idoneo a svolgere l'effetto pregiudicante quale che sia il suo esito, bensì solo con riferimento ad un possibile esito e, tra l'altro, neppure automaticamente. Peraltro, è da credere che la sospensione non sia possibile neppure per la causa contro l'imputato-danneggiante. Invero, la lettera dell'art. 75, comma 3, allude soltanto all'ipotesi dell'esercizio dell'azione civile contro l'imputato, mentre nel caso in questione si tratta di esercizio di una pluralità di azioni consentito dall'ordinamento processuale civile (art. 103 c.p.c.) per uno svolgimento del processo cumulativo in funzione dell'accertamento tendenziale allo stesso modo degli elementi comuni alle posizioni dei convenuti. Sembra, dunque, difficile giustificare la rottura del nesso fra le due cause ed il sacrificio dell'accertamento comune e, quindi, della possibilità di esercizio cumulativo dell'azione. Onde, dando rilievo alla lettera della norma, deve escludersi l'operatività della sospensione necessaria.
Diverso discorso va svolto per il caso in cui il responsabile civile sia non solo un coobbligato ma anche un litisconsorte necessario dell'imputato, come nell'ipotesi di esercizio dell'azione diretta contro l'assicuratore della responsabilità civile da circolazione e contro il responsabile assicurato (proprietario che sia anche conducente e, quindi, imputato). Essendo il cumulo di domande verso l'imputato ed il responsabile civile un cumulo necessario, soggetto a regola di litisconsorzio necessario iniziale non è possibile separare le due domande e, quindi, non è applicabile l'art. 75, comma 3, alla domanda contro l'imputato. Ma è non meno ipotizzabile una sospensione di tutto il processo cumulativo per l'ipotetica operatività dell'art. 652 a favore del responsabile civile e ciò per le ragioni dette a proposito dell'altra ipotesi prima considerata del litisconsorzio facoltativo.
Resta da dire del caso nel quale il responsabile civile nemmeno sia stato citato nel processo penale: si tratta di ipotesi che a maggior ragione resta soggetta alle stesse regole appena indicate.
Naturalmente, ove nel corso del processo civile si verifichi il sopraggiungere della sentenza penale assolutoria ai sensi dell'art. 652 c.p.p. resta ferma la possibilità di ipotizzare che tanto il danneggiante-imputato quanto il responsabile civile possano invocarne gli effetti contro il danneggiato-già parte civile.
5. - Le considerazioni svolte consentono a questo punto di giustificare la valutazione di fondatezza dell'istanza di regolamento di competenza.
Con riferimento al giudizio introdotto in sede civile dalle parti che prima l'avevano introdotto in sede penale la sospensione disposta ai sensi del comma 3 dell'art. 75 c.p.p. non poteva esserlo perché riguardo a ciascuna delle domande proposte contro i danneggianti-conducenti, contro i responsabili civili proprietari e contro i responsabili civili assicuratori non era configurabile il presupposto per l'applicazione della norma e ciò a prescindere dalla mancanza di chiarezza ex actis sul se i responsabili civili di quel processo (cioè le due assicurazioni ed i proprietari) fossero stati citati o no nel processo penale.
Con riferimento al giudizio introdotto originariamente in sede civile la sospensione disposta come sospensione facoltativa era per ciò solo illegittima, giusta i principi affermati da Cass. sez. un. n. 14670 del 2003 e, se fossero sussistiti gli estremi per sospendersi l'altro giudizio ai sensi dell'art. 75, comma 3 la strada da seguirsi sarebbe stata quella della separazione dei giudizi. Separazione alla quale non sarebbe stata d'ostacolo la norma dell'art. 140, ultimo comma, del d.lgs. n. 209 del 2005, là dove ha introdotto una fattispecie di litisconsorzio necessario stabilendo che “nei giudizi promossi fra l'impresa di assicurazione e le persone danneggiate sussiste litisconsorzio necessario, applicandosi l'articolo 102 del codice di procedura civile”. Secondo la Fondiaria-SAI per effetto della riunione dei due giudizi introdotti dai due diversi gruppi di danneggiati e dell'eccezione di responsabilità nei limiti del massimale, si sarebbe verificata una ipotesi di litisconsorzio necessaria ai sensi di tale norma, onde la sorte dei due giudizi non avrebbe potuto che essere la stessa.
Invero, la norma nella sua ambigua formulazione (posto che è certamente atecnica l'espressione “giudizi promossi fra l'impresa di assicurazione e le persone danneggiate”) va intesa, conforme all'esigenza di interpretare restrittivamente le previsioni di litisconsorzio necessario in quanto introducenti restrizioni alla libertà di azione, nel senso che il litisconsorzio sussiste solo se: a) l'assicurazione, di fronte alle richieste di più danneggiati, formuli domanda volta ad ottenere l'accertamento in confronto di tutti del massimale, come dimostra la stessa possibilità ad essa riconosciuta di effettuare deposito liberatorio; b) uno dei danneggiati, vistosi contestare l'esistenza del massimale e ritenuto che il diritto degli altri danneggiati o non sussista o sussista in misura minore, chieda l'accertamento o della non sussistenza o della rispettive quote. Ritenere, infatti, che il litisconsorzio concerna la domanda di risarcimento proposta da uno o più danneggiati contro l'assicuratore senza coinvolgimento di altri renderebbe la norma di dubbia costituzionalità, atteso che il singolo danneggiato può non sapere se e quali siano stati gli altri danneggiati che debbono concorrere sul massimale.
Ora, nella specie, come emerge dalla costituzione nel giudizio di merito della Fondiaria-Sai la stessa si è limitata a svolgere l'eccezione di responsabilità nei limiti del massimale, ma non ha proposto alcuna domanda nei termini di cui alla lettera a), né v'è stata domanda ai sensi della lettera b).
In conclusione sembra doversi disporre la prosecuzione del giudizio nella sua interezza».
§2. Il Collegio condivide le argomentazioni e conclusioni della relazione, riguardo alle quali, del resto, le parti non hanno formulato alcun rilievo.
Ritiene, altresì, opportuno svolgere le seguenti riflessioni a favore della soluzione sostenuta nella relazione.
Essa si giustifica anche per la ragione che le norme sulla sospensione necessaria del processo civile, determinando la stasi della tutela giurisdizionale e, quindi, incidendo sull'effettività di essa (cui è coessenziale, specie al lume del principio costituzionale della ragionevole durata del processo), debbono necessariamente essere interpretate in senso restrittivo.
Inoltre, altra ragione giustificativa si deve ravvisare nella funzionalità della soluzione accolta all'assicurazione dello svolgimento del processo che coinvolge i più coobbligati in modo unitario e, quindi, alla prospettiva (eventualmente anche) del regolamento dei rapporti fra essi, restandone evitata la prospettiva della separazione dei processi e, quindi, il relativo spreco di attività processuale.
Ancora: la costituzione di parte civile del danneggiato potrebbe essere avvenuta in un momento nel quale egli ancora non conosceva o non era stato messo in grado di individuare precisamente altri coobbligati responsabili civili del danno, sicché sarebbe penalizzante ricollegare ad una scelta del foro penale avvenuta inconsapevolmente la normale sanzione della sospensione necessaria.
Considerazioni non dissimili possono farsi per il caso in cui i responsabili civili sono conosciuti, ma hanno manifestato la loro disponibilità a risarcire il danno e, quindi, non appaia necessario evocarli come responsabili civili nel processo penale.
Tutte queste ragioni, ad avviso del Collegio corroborano la fondatezza della soluzione ipotizzata nella relazione e giustificano la caducazione dell'ordinanza impugnata, in applicazione del seguente principio di diritto: « La norma dell'art. 75, comma 3, c.p.p. dev'essere interpretata nel senso che la sospensione necessaria del processo civile disposta per il caso in cui il danneggiato abbia prima esercitato l'azione civile in sede penale con la costituzione di parte civile e, quindi, abbia successivamente esercitato l'azione civile in sede civile, non trova applicazione allorquando il detto danneggiato eserciti l'azione civile in sede civile non solo contro l'imputato, ma anche contro altri coobbligati e ciò tanto se il cumulo soggettivo così realizzato dia luogo ad un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo, quanto se dia luogo ad un'ipotesi di litisconsorzio necessario,restando, altresì, in ogni caso irrilevante che alcuno o tutti fra i coobbligati fossero stati citati nel processo penale come responsabili civili».
§3. L'ordinanza impugnata è, dunque, caducata e va disposta la prosecuzione del giudizio.
Al giudice di merito è rimessa la decisione sulle spese del giudizio di regolamento.
La Corte dispone la prosecuzione del giudizio. Fissa per la riassunzione del giudizio dinanzi al Tribunale di Roma, cui rimette la decisione sulle spese del giudizio di regolamento, termine di mesi tre dalla comunicazione del deposito della presente ordinanza.
Si sciens se non debere solvit, cessat repetitio.

References: Art. 140

§1

§1
 sentenza 
 art. 295
 sentenza 
 sentenza 
In fine
 sentenza 
 sentenza 
 sentenza 
e contrario
 sentenza 
 Cass. sez. 

§2

§3